Seduta n.212 del 04/02/1993 

CCXII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

GIOVEDI'4 FEBBRAIO 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

INDICE

Mozioni (Annunzio) ..................

Proposta di legge nazionale Scano - Fantola - Serra Pintus - Amadu - Barranu - Casu -Manca - Ruggeri - Salis - Tamponi - Tarquini: "Modifica del sistema elettorale regionale previsto dallo Statuto speciale per la Sardegna" (3); Pubusa: "Integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)" (4); Baroschi - Mannoni: "Modificazioni e integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948 (Statuto speciale della Sardegna)" (5). (Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato):

COGODI...................................

SCANO ....................................

TAMPONI................................

SELIS........................................

FANTOLA ...............................

PULIGHEDDU........................

PRESIDENTE .........................

BAROSCHI ………………….

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 37 …………..

Risultato della votazione ...........

DADEA......................................

CABRAS, Presidente della Giunta ……………..

MANNONI................................

La seduta è aperta alle ore 10 e 02.

SECHI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta 22 gennaio 1993, che è approvato.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio alle mozioni pervenute alla Presidenza.

SECHI, Segretario:

"Mozione Pusceddu - Desini - Mereu Orazio - Onnis sullo stato della sanità in Sardegna con particolare riferimento alle ipotesi di riforma ed all'utilizzo delle risorse". (120)

"Mozione Oppi - Serra Pintus - Sechi - Tidu - Serra Antonio - Sanna Adalberto - Piras - Onida - Amadu - Satta Antonio - Corda sulle gravi e devianti affermazioni del Ministro della sanità De Lorenzo sulla presunta responsabilità della Regione per il mancato utilizzo di 344 miliardi destinati all'edilizia sanitaria". (121)

Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato delle proposte di legge nazionale Scano - Fantola - Serra Pintus - Amadu - Barranu - Casu -Manca - Ruggeri - Salis - Tamponi - Tarquini: "Modifica del sistema elettorale regionale previsto dallo Statuto speciale per la Sardegna" (3); Pubusa: "Integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)" (4); Baroschi - Mannoni: "Modificazioni e integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948 (Statuto speciale della Sardegna)". (5)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 3, 4 e 5. Ieri è stata chiusa la discussione del titolo e degli emendamenti numero 6, 37, 38, 39, 40 e 41. Ricordo che la Giunta si è rimessa al Consiglio per l'emendamento aggiuntivo numero 6, mentre ha accolto gli emendamenti numero 37, 38, 39, 40 e 41. Metto in votazione il titolo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 6.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (Gruppo Misto). Colgo l'occasione della dichiarazione di voto sull'emendamento aggiuntivo numero 6 per svolgere una considerazione che vale in relazione a questa e ad altre consimili norme, sia proposte originariamente sia proposte attraverso emendamenti. Un'osservazione di carattere generale, che quindi mi esimerà dalla necessità di dichiarare il voto sui successivi emendamenti. L'osservazione di carattere generale è questa: noi stiamo approvando o comunque discutendo per ora un provvedimento di legge di carattere complesso, rilevante per i suoi fini e rilevante per la strumentazione nuova che intende adottare. Tuttavia questa proposta di legge si presenta al Consiglio - io non so se deliberatamente, comunque così è nei fatti - in modo tale da non consentire un libero e produttivo confronto politico. Le norme sono formulate in modo confuso, non tanto nel senso che non si capiscono, ma nel senso che mirano a fondere insieme, a fare lega di istituti e di principi e di obiettivi molto dissimili tra loro. Conseguentemente il Consiglio è posto in condizione, votando sì, di votare tutto, votando no di pronunciarsi contro tutto, la qual cosa non è, come dire, il modo migliore di produrre leggi.

Prendiamo questo emendamento: questo emendamento è presentato da una parte del Consiglio che dichiara di essere molto sensibile a conseguire alcuni obiettivi di riordino, di riforma, di moralizzazione, di trasparenza. Qui si tratta del numero dei consiglieri regionali, cioè della composizione del Consiglio. Io ho già detto, per ragioni di ordine politico e pratico, che sono favorevole a che il Consiglio regionale riduca la sua composizione al numero di 60 consiglieri; tuttavia ho anche detto che sono contrario, per le ragioni che sono note e che potranno essere ancora esplicitate nel confronto aperto in Aula, ad indebolire o eliminare alcune garanzie di ordine statutario, come appunto la previsione del sistema proporzionale. Da qui la difesa della legge che la Regione ha già, di cui si è dotata di recente, prevedendo un sistema proporzionale corretto e nel contempo l'incentivo alla formazione di coalizioni fondate sui programmi. Perciò è incongruo proporre in uno stesso emendamento due cose diverse, entrambe importanti, su ciascuna delle quali in Consiglio possono esservi maggioranze diverse. Prendiamo per esempio la riduzione del numero da 80 a 60: questo punto importante è oggetto di una proposta di referendum, ma nella richiesta di referendum i colleghi che hanno presentato questo emendamento non hanno collegato la riduzione del numero all'introduzione del sistema maggioritario, hanno proposto la riduzione del numero e basta. Formulare questo collegamento nel medesimo emendamento sembra cosa congegnata in modo tale da farselo respingere, ben sapendo che una parte del Consiglio (non perché io lo presuma, ma perché i consiglieri si sono espressi in un dibattito articolato e molto partecipato) non disponibile, almeno in questo momento, ad eliminare la garanzia statutaria del sistema proporzionale, che peraltro è stata ben interpretata e ben regolata da questo Consiglio pochi mesi or sono.

E allora perché mettere il Consiglio e i colleghi nella condizione di non potersi esprimere su un punto specifico, che è anche un punto rilevante, cioè il numero dei consiglieri e la composizione del Consiglio? Perché legarlo ad un altro fatto, che è importante pur esso, ma è diverso? Perché col pretesto della riduzione del numero si introduce invece il sistema elettorale maggioritario, che non ci dovrebbe entrare nulla col numero, dato che la composizione del Consiglio è un fatto a sé, indifferente rispetto al sistema elettorale? Su ciascuno di questi punti potrebbe verificarsi una maggioranza diversa; ma la modalità prescelta di formulare norme che inducono a sommare punti di divergenza può determinare il fatto che non si arrivi ad un voto favorevole. Ed in effetti il mio voto è necessariamente contrario: se io infatti votassi, come vorrei fare, per la riduzione del numero, mi si costringerebbe a votare nel contempo anche un'altra cosa su cui non sono d'accordo. Questo non è il modo più corretto di presentare le cose: pare che tutto sia congegnato per impedire che si faccia chiarezza sulle rispettive posizioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCANO (P.D.S.). Signor Presidente, intendo dichiarare che voterò a favore dell'emendamento numero 6 per due distinte ragioni. Anzitutto perché contiene la riduzione del numero dei consiglieri da 80 a 60, che è una tesi da me proposta con le argomentazioni che ho espresso nell'intervento, delle quali sono convinto e che non ripeto. In secondo luogo perché l'emendamento numero 6, come del resto l'emendamento numero 37, che si vedrà successivamente, comporta la rimozione dallo Statuto del vincolo proporzionale. Io considero il superamento del vincolo proporzionale il fatto più positivo di questa legge: non credo nemmeno che togliere dallo Statuto questo vincolo significhi lasciare paritariamente tutte le strade aperte, perché è del tutto evidente che gli articoli vanno letti insieme e che la lettura dell'emendamento numero 6, dell'emendamento numero 37 presentato dai Capigruppo della maggioranza e dell'emendamento numero 38 configura una vera e propria scelta a favore del sistema maggioritario. L'emendamento numero 38, infatti, dice che il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale in modo che sia assicurata la scelta da parte degli elettori della coalizione di governo e del programma. E' ben vero che noi non scriviamo nello Statuto che adottiamo il sistema maggioritario e che ci limitiamo a togliere dallo Statuto il vincolo proporzionale, ma è anche vero che stiamo scrivendo nello Statuto, se il Consiglio approverà l'emendamento numero 38, che l'opzione che stiamo effettuando è a favore del sistema maggioritario. Questo è appunto il motivo per cui io voto l'emendamento numero 6.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Anch'io parlo per annunciare il mio voto favorevole a questo emendamento che non vede la mia firma per un mero problema tecnico. Il collega Cogodi ha posto, peraltro opportunamente, un problema che è stato chiarito poco fa dall'onorevole Scano. Noi avevamo preparato altri due emendamenti, uno all'emendamento numero 6, e un altro, successivo, all'emendamento numero 37, che servivano proprio a mettere il Consiglio nella condizione di scegliere su una opzione uninominale e maggioritaria. Di fatto, collega Cogodi, questa opzione non è espressamente indicata nell'emendamento numero 6 e nell'emendamento numero 37, anche se essi cominciano a configurare un sistema presidenziale. Ma il sistema presidenziale, come ho già detto nell'intervento, prefigura a sua volta un sistema elettorale uninominale maggioritario, la cui adozione io reputo insita nella logica del provvedimento che si sta approvando. Una precisa specificazione avrebbe certamente contribuito alla chiarezza delle scelte prospettate ai consiglieri in merito ad un problema di non secondaria importanza. Tuttavia i nostri emendamenti non si sono potuti presentare perché non sono state raccolte le dieci firme necessarie e perché nessun Capogruppo ha voluto apporre la propria firma. Anche questo fatto richiama un problema di carattere generale, già sollevato ieri dal collega Lorettu: un problema che certamente sarà affrontato quando discuteremo delle modifiche da apportare al Regolamento interno. Prendiamo comunque atto che oggi una notevole parte del Consiglio, che avrebbe potuto dare un ulteriore contributo a questa importante discussione, è stata messa nell'impossibilità di poter far pensare e riflettere il Consiglio su una scelta specifica a favore del sistema uninominale maggioritario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C.). Solo per sottolineare quanto già ho affermato precedentemente: è difficile per me e forse per qualche altro dare delle valutazioni su singoli punti, che forse in un complessivo disegno di riforma, che non si intravede, potrei anche votare, ma che al momento sono avulsi da un tale disegno. In gran parte si rinvia a progetti oggi non identificati, non tratteggiati, non concordati. Si stanno proponendo solamente dei brandelli di riforma, forse si sta facendo finta di fare una riforma, più che fare una riforma vera e propria. Per cui io dichiaro la mia astensione su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Fantola per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FANTOLA (D.C.). Brevissimamente, signor Presidente, per dichiarare il mio voto favorevole a questo emendamento e anche all'emendamento successivo, l'emendamento numero 37 a firma Soro, Dadea, Mannoni, Merella. Voto favorevole per due motivazioni. Anzitutto la riduzione del numero dei consiglieri regionali da 80 a 60, già motivata ieri, risponde ad esigenze presenti nell'intero Paese riferibili in particolare alla nostra Regione. L'eliminazione del vincolo proporzionale in secondo luogo, è per noi un passo avanti nel cammino delle riforme e consente a tutti noi, soprattutto a chi si batte per l'introduzione del sistema uninominale maggioritario, di intravedere le possibilità che a questa soluzione si possa giungere in tempi brevi, noi speriamo già dalle prossime elezioni regionali. In questo emendamento, come in quello successivo, non è stata posta direttamente l'introduzione del maggioritario uninominale. Il mio voto sarebbe stato più convinto se i presentatori avessero trovato il coraggio di andare avanti nel cammino della riforma presentando direttamente un progetto di legge compiuto per l'introduzione dell'uninominale maggioritario.

Il tempo delle scelte è questo: anzi, il tempo delle scelte, per me, è scaduto; in questo momento avremo dovuto avere il coraggio non solo di chiedere i poteri, ma di giungere alla definizione complessiva del progetto di riforma.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Sull'emendamento aggiuntivo numero 37 il Gruppo del Movimento Sociale Italiano chiede la votazione a scrutinio segreto.

COGODI (Gruppo Misto). Chiedo la parola.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione segreta. Lei ha facoltà di parlare per dichiarare la sua astensione, altrimenti non posso darle la parola. Prego.

COGODI (Gruppo Misto). Ritengo - è un mio parere personale - inopportuno il ricorso alla votazione a scrutinio segreto soprattutto nella fase in cui il confronto consiliare è ancora aperto. In ogni caso, se questa è la conseguenza dovrò astenermi nella votazione di questo emendamento. Cionondimeno intendo esprimere la mia opinione. L'emendamento numero 37 è l'interfaccia dell'emendamento precedente, dice sostanzialmente la stessa cosa. L'emendamento numero 6, su cui la stragrande maggioranza del Consiglio si è pronunciata contro, è stato presentato dai colleghi più attivi del Movimento delle riforme: peraltro ci sono altri colleghi del Movimento delle riforme che non condividono queste cose e nessuno può prendere in appalto esclusivo le riforme. Ma qual è la differenza fra l'emendamento di Fantola, Scano, Serra Pintus, eccetera, e l'emendamento del direttorio Soro, Dadea, Mannoni, Merella? E' solo ed esclusivamente nel numero dei consiglieri regionali. Io chiedo ancora: perché non si è voluta dare la possibilità al Consiglio di pronunciarsi distintamente, posto che c'è in campo un referendum che è solo sul numero e non sul numero legato al carro del maggioritario? C'è un referendum, però il collega Fantola dice: "Io voterò anche il 37", che però stabilisce in 80 il numero dei consiglieri; ma allora a Fantola interessa l'80, il 60 o interessa di più il maggioritario sempre e comunque? E il referendum sul 60 è fatto per il 60 o è fatto per il maggioritario? Insomma, in materia politica e istituzionale non si può giocare e io avrei avuto diritto, come consigliere regionale, di fronte a un referendum indetto, di potermi pronunciare distintamente, insieme a ogni collega, sulla composizione del Consiglio regionale. Invece qui, sia da parte dei colleghi delle riforme, sia da parte del direttorio di maggioranza, si propongono con due emendamenti identici, con l'unica differenza del numero, e non si dà possibilità al Consiglio di decidere distintamente sul numero, che è uno degli oggetti del referendum. Questo non è coretto e rivela un disegno perverso, una finalità confusa volutamente, una commistione, un pasticcio che sottende questa legge. Si fanno norme che pare vogliano significare una cosa, per conseguire tutt'altri obiettivi. Quindi, quando si adotta la categoria della novità e si indicano i novisti e i frenatori, per favore si sia un pochino più prudenti, perché io credo che in questo Consiglio ci sia una stragrande maggioranza dei consiglieri i quali vogliono fare cose serie, cose nuove, riforme vere, come si è fatto con la legge elettorale modificata a luglio. Però non si possono usare le categorie del novismo per inserire altri obiettivi, legittimi dal punto di vista di chi li afferma, ma che non possono essere veicolati nel cavallo di Troia di altre proposizioni normative.

Ecco perché ho voluto intervenire. Mi asterrò quindi nel voto, ma ritengo più importante, in questa fase, dire le mie opinioni, piuttosto che aggiungere un mio voto contrario, che potrà essere comunque esplicitato in altro momento sull'insieme di questa manovra che non è davvero preordinata a migliorare la situazione, ma sicuramente, a confonderla e a pasticciarla di più, in modo che poi si abbia campo dove si vuole per poter dire che c'è chi è contro le riforme. Chi è per le riforme si dichiari qui, i consiglieri regionali si dichiarino qui e chi vuole il referendum sul numero dei componenti il Consiglio regionale presenti qui un emendamento secco, che parli di numero del Consiglio regionale, non d'altro, perché se no quel referendum non è sincero, è fatto per altri fini, è fatto per dire che si esiste, non perché si vuole una riforma.

Forse è ancora tecnicamente possibile, forse c'è ancora la possibilità: io invito a distinguere, nella formulazione delle norme, istituti che sono di carattere sostanzialmente diverso. Così questo quando si tratterà dell'elezione diretta del Presidente, non la si potrà mettere nel carro, ancora una volta, del maggioritario o della modifica dello Statuto, dove c'è la garanzia della proporzionale. Sono cose diverse, per favore si distinguano, perché il Consiglio deve essere libero di pronunciarsi su ognuna delle questioni e magari la maggioranza del Consiglio o anche una maggioranza diversa possono essere d'accordo sugli istituti che si propongono, presi ad uno ad uno, salva la libertà di ognuno di distinguersi, mentre la stragrande maggioranza del Consiglio potrebbe non essere d'accordo sul cumulo delle cose, su quell'intreccio che poi determina punti di dissenso su aspetti fondamentali, o che almeno ognuno dal proprio punto di vista ritiene fondamentali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (P.D.S.). Signor Presidente, solo per chiedere la votazione per parti dell'emendamento numero 37, in modo che il Consiglio possa pronunciarsi distintamente sulle due questioni che sono contenute in questo emendamento. Dico il Consiglio nel suo insieme, compreso il collega Cogodi, le cui argomentazioni francamente non capisco. La votazione per parti può essere sempre richiesta: il Consiglio nel modo più nitido può pronunciarsi sia sulla composizione numerica del Consiglio, sia sulla rimozione del vincolo proporzionale.

PRESIDENTE. Chi intende intervenire è pregato di alzare la mano.

Onorevole Puligheddu, su che cosa intende intervenire?

PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Su una mia proposta, o meglio su una richiesta che vorrei fare alla Presidenza. Noi come Consiglio abbiamo in questo momento respinto l'emendamento numero 6.

PRESIDENTE. Onorevole Puligheddu, abbia pazienza, noi siamo in sede di votazione; può essere chiesta la parola soltanto per fare una dichiarazione di astensione, perché c'è già una richiesta, da parte di un Gruppo, di votazione a scrutinio segreto. Quindi se lei deve parlare per dichiarare la sua astensione bene, ma non possiamo aprire surrettiziamente una discussione.

PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, non voglio aprire una discussione. A nostro giudizio questo emendamento è improponibile, quindi non è votabile, perché le parole sono identiche a quelle dell'emendamento che è stato respinto, salvo la previsione del numero dei consiglieri. Non si è accettato di fissare il numero a 60: noi siamo già 80, non è possibile quindi che si vada a votare questo numero. E siccome le parole dell'emendamento numero 37 sono identiche a quelle di un emendamento respinto, ricordo che a norma di Regolamento, tutti i provvedimenti respinti, per essere ripresentati, debbono attendere almeno sei mesi. Questa è la nostra posizione: aspettiamo un suo pronunciamento su questo.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza ritiene che l'emendamento aggiuntivo numero 37 non possa essere votato per parti, perché il Consiglio si è pronunciato su tutto il corpo dell'emendamento numero 6 e così si deve pronunciare sull'emendamento numero 37. L'emendamento tuttavia è ammissibile, perché la differenza del numero è una differenza di sostanza, nel senso che il Consiglio può non ritenere di fissare il numero dei propri componenti a 60, eletti senza la proporzionale, ma può per contro ritenere che un'Assemblea di 80 consiglieri, eletti senza la proporzionale, sia composta in modo adeguato e funzionale.

Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C.). Mi pare che l'emendamento numero 37 sia identico all'articolo 16 dello Statuto, salva la rimozione del vincolo proporzionale. Poi, e non capisco il motivo, questa rimozione del vincolo proporzionale viene riproposta con l'emendamento numero 42...

PRESIDENTE. Onorevole Selis, è chiaro che una volta approvati o respinti gli emendamenti al titolo, molti degli altri emendamenti all'articolo 1 decadranno, non c'è dubbio. Adesso però non è in discussione questo: stiamo discutendo l'emendamento aggiuntivo numero 37.

Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Presidente, per chiedere di valutare la proponibilità dell'emendamento numero 37. Mi spiego. Sottoponendo a votazione l'emendamento numero 6 noi abbiamo deciso di due questioni fondamentali, sostanziali. La prima era la riduzione da 80 a 60 del numero dei consiglieri regionali; la seconda era la modifica dello Statuto nel senso di eliminare il vincolo proporzionale. Abbiamo quindi deciso su due questioni, non su una sola, come del resto hanno voluto i presentatori ponendole entrambi nello stesso emendamento. Allora il Consiglio ha testé respinto l'ipotesi di ridurre il Consiglio da 80 a 60 e di togliere il vincolo proporzionale. Io le chiedo di valutare la proponibilità alla votazione dell'emendamento numero 37.

PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, ho già spiegato che il Consiglio si è espresso contro la proposta di fissare il numero in 60 eletti senza la proporzionale e si è espresso su un emendamento nella sua globalità: può darsi che il Consiglio si esprima a favore della proposta di fissare il numero in 80 eletti senza la proporzionale: le due cose sono diverse.

E' stata chiesta la votazione a scrutino segreto sull'emendamento numero 37. Prego i consiglieri di rimanere al loro posto per consentire che la votazione avvenga in maniera segreta e invito i Questori a stabilire l'ordine in Aula.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 37.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 77

votanti 74

astenuti 3

maggioranza 38

favorevoli 37

contrari 37

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda A. - Fadda F. - Fadda P. - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu G. - Ladu L. - Lombardo -Lorelli - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Melis - Meloni - Mereu O. - Mereu S. - Morittu - Mula F.M. - Mula M.G. - Muledda - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Sardu - Satta A. - Satta G. Scano - Sechi - Selis - Serra A. - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tarquini - Tidu - Urraci - Usai E. - Usai S. - Zucca.

Si sono astenuti: il Presidente Floris e i consiglieri Cogodi e Lorettu.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, per chiedere una sospensione dei lavori di almeno un quarto d'ora.

PRESIDENTE. C'è la richiesta di un Capogruppo di sospendere i lavori del Consiglio per quindici minuti. Se non vi sono osservazioni i lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 11 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 03, viene ripresa alle ore 11 e 57.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, penso che la bocciatura di un emendamento che riguardava una delle parti più importanti e qualificanti della normativa che il Consiglio sta discutendo, rappresenti un fatto politico rilevante, non solo perché l'emendamento era un emendamento firmato dalla gran parte dei Capigruppo della maggioranza, ma soprattutto perché riguardava un pezzo del modello istituzionale a cui noi pensiamo o pensavamo si dovesse far riferimento. Nel senso che l'elezione diretta del Presidente della Regione sganciata da un superamento del vincolo della proporzionale fa ipotizzare la necessità di ripensare un modello istituzionale con caratteristiche diverse. Io penso che questo imponga una riflessione, naturalmente, all'interno della maggioranza, riflessione che avverrà nei modi e nei tempi dovuti; io penso che in fondo una riflessione si imponga a tutti i Gruppi, sia di maggioranza che di opposizione, al fine di ripensare e in qualche modo anche adeguare la parte rimanente della normativa al fatto nuovo che si è verificato stamattina. Cioè c'è la necessità di riflettere sugli ulteriori emendamenti. A tal fine noi vorremo proporre una sospensione della seduta, per chiedere, appunto, un incontro a tutti i Gruppi e poi riprendere il dibattito nella seduta pomeridiana.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Gruppo Misto). Ritengo che se un Gruppo politico chiede di avere tempo per una riflessione, come usualmente accade, questo tempo debba essere concesso a quel Gruppo politico. Non ritengo però che questa esigenza possa essere automaticamente estesa a tutti i Gruppi, di maggioranza e di opposizione. Per quanto riguarda noi, per esempio, non abbiamo questa esigenza, però rispettiamo l'esigenza altrui. Ragione per la quale io ritengo che possa addivenirsi ad una sospensione in tempi contenuti dei lavori del Consiglio, però rispettando sostanzialmente, come dire, la necessità che il Consiglio possa continuare a lavorare e a produrre. Si dice che la bocciatura di un articolo costituisce un fatto politico rilevante. Intanto io credo che quando il Consiglio vota un articolo o un emendamento lo approva o non lo approva, non è che promuove o boccia. Il Consiglio ha ritenuto su una sola cosa, su un istituito normativo, di pronunciarsi in modo sfavorevole. Quel punto, voglio ricordarlo, era scritto in modo tale da consentire un'eventualità: noi abbiamo detto che bisogna lavorare con sincerità, in Consiglio regionale, soprattutto per la responsabilità che abbiamo nei confronti della gente, dei cittadini. Quando una norma prevede un'eventualità, deve rimanere inteso che era e si voleva dire una eventualità, non un vincolo. Come è che una possibilità già diventa un vincolo di sistema maggioritario? Non c'era scritto affatto che la Regione si impegnava ad adottare il sistema maggioritario. A meno che non ci fosse un'altra recondita volontà, e allora il Consiglio ha compiuto un atto di saggezza, in questa situazione, proprio perché non c'era chiarezza di propositi. Di fronte all'incognito io credo che abbia evitato danni per il tempo futuro mantenendo per intanto il sistema statutario normato e graduato in modo equilibrato dalla recente legge regionale.

Rimane invece da normare quanto altro è contenuto nella legge e che non è in nessun contrasto col sistema vigente, perché il sistema proporzionale corretto introdotto nella recentissima legislazione regionale è compatibilissimo, anzi completa il disegno della possibile elezione diretta del Presidente.

Non dovrei essere io a far richiamo alle dichiarazioni programmatiche della Giunta: tuttavia le dichiarazioni programmatiche votate dal Consiglio sono il mandato che è stato conferito alla Giunta, quindi se c'è un fatto politico rilevante che coinvolge i rapporti tra Consiglio, maggioranza, Giunta, di questo tragga le conseguenze la Giunta regionale, non può essere un fatto che si distribuisce su tutti i consiglieri e su tutti i Gruppi. La Giunta tragga le conseguenze, se il fatto è così rilevante, se l'effetto è addirittura squilibrante o devastante: tragga le conseguenze, appunto, la Giunta regionale. Perciò noi riteniamo che si debba procedere e che la legge debba essere votata in prosecuzione di questa riunione del Consiglio regionale, anche perché essere indicato, ognuno di noi, a turno, a seconda della propensione degli umori di questo e di quello, come acceleratori o frenatori, non fa piacere a nessuno. Cerchiamo di camminare con passo fermo, senza correre verso il precipizio e senza fermarci ciascuno in modo testardo e ostinato sempre e comunque sulle posizioni di partenza. Camminiamo. E così come il Consiglio deve fare e ha già fatto, con equilibrio e con saggezza, potrà completare un disegno di riordino e di riforma vero, che, mi sia consentito di ricordare, non appartiene alla sola maggioranza, perché le regole del gioco appartengono all'Assemblea, appartengono all'insieme delle istituzioni rappresentative. La maggioranza faccia la sua parte, deduca quello che deve dedurre, giudichi quello che deve giudicare, valuti se la sua proposta, che è stata respinta dal Consiglio è compatibile con la permanenza di una presunta maggioranza e di una apparenza di Giunta, ma questo è un argomento diverso da quello della prosecuzione dei lavori in relazione a una legge che è interesse di tutti poter completare per la parte sulla quale si può essere d'accordo.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che è stato proposto di rinviare i lavori di questo Consiglio a stasera. Il collega Dadea ha posto un'esigenza di maggioranza, però ha allargato l'invito a tutti i Gruppi che eventualmente volessero adoperarsi per uscire dall'impasse.

Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Colleghi consiglieri, signor Presidente, io credo che a questo punto sia necessario che la Giunta chiarisca sino in fondo, proprio perché è stata chiesta una sospensiva, che cosa considera strettamente vincolato al suo programma e quindi cosa investe la sua ragione politica di esistenza e di legittimazione. Mi pare non si possa dimenticare che la Giunta è nata su un programma nel quale è scritto che bisogna preparare una riforma che porti all'elezione diretta del Presidente della Regione, punto e basta. Nel programma della Giunta non è scritto che bisogna modificare il sistema elettorale. Ovviamente la modifica del sistema elettorale poteva essere un punto di esame nel contesto della predisposizione degli strumenti di legge per portare all'elezione diretta del Presidente e su questo il Consiglio ha avviato, prima fra tutte le sue componenti, poi soltanto fra le componenti di maggioranza, una discussione. Il Consiglio ha tentato di trovare una sintesi in una votazione libera, come quella che si è espressa. A giudizio mio, ma credo anche della Giunta, il Consiglio ha valutato che sulla modifica del sistema elettorale legato alla proporzionale gli elementi fin qui emersi dal dibatto che si è sviluppato in Aula non sono sufficienti per prendere una decisione in direzione del suo cambiamento. Sarebbe sbagliato ritenere che il Consiglio ha detto no alla modifica del sistema elettorale: esso ha semplicemente, introdotto un elemento di sospensiva. Così l'esito del voto va correttamente interpretato.

Premesso questo, nel provvedimento - che, ricordo, non è partito su proposta della Giunta, ma è un provvedimento che ha trovato il suo esito di sintesi in Commissione - permangono i punti, essi sì, contenuti nel programma concordato e mi riferisco in particolare alle modalità di elezione diretta del Presidente. Io sono d'accordo con la sospensiva proposta dal Presidente del Gruppo del P.D.S. Da questo momento la Giunta intende svolgere, proprio perché nel progetto di legge sono rimasti esclusivamente gli elementi che fanno parte del suo programma, un ruolo propositivo, ma guardando anche alle opinioni espresse dai Gruppi non di maggioranza su questo argomento, manifestando un orientamento che, vorrei ricordare, è stato sempre positivo: il Consiglio non si è mai diviso sull'elezione diretta del Presidente, ma soltanto sulla problematica legata al sistema elettorale. Sotto questo profilo, quindi, la sospensiva mi sembra utile per cercare di ristabilire anche l'intesa più larga, che a mio giudizio su questa materia va sempre ricercata.

PRESIDENTE. Bene, la Giunta ha chiarito con precisione la sua posizione.

Ha domandato di parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.

PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, soltanto per dire che concordiamo su quanto ha detto il Presidente della Giunta: le norme sull'elezione del Presidente sono contenute in questa legge e noi ci dichiariamo disposti a discuterla. Se la maggioranza, e non solo il P.D.S., dovesse chiedere il rinvio, evidentemente non possiamo che accogliere questa richiesta. Detto questo, però, vorrei ricordare al Capogruppo del P.D.S. che egli, con altri Capigruppo della maggioranza, ha proposto gli emendamenti senza consultare gli altri Gruppi, senza neppure sentirli: e quando una parte della maggioranza in qualche modo si arroga il diritto di modificare le regole del gioco, questo non ci sta più bene. Noi non abbiamo - come dire - il vantaggio che ha la maggioranza di riunirsi, di consultarsi con la Giunta, di proporre e decidere insieme: perciò, tutte le volte che ce ne viene data l'occasione, in Aula o in Commissione, intendiamo esercitare il nostro diritto di dire ciò che pensiamo. E a proposito di quello che hanno deciso i Capigruppo, cioè di presentare questi emendamenti, vorrei ricordare una cosa: se è vero che la politica si sta allontanando dalla gente, dal risultato delle votazioni di oggi, in Aula, emerge anche che gli stessi Capigruppo si stanno allontanando dai consiglieri regionali. Non basta più che essi firmino un emendamento: forse è necessario che consultino meglio i loro Gruppi e che decidano in accordo con gli altri colleghi. Sono certo che se questo avvenisse probabilmente le cose che sono avvenute oggi, che sono avvenute in passato e che avverranno anche in futuro, non si verificherebbero.

Con amarezza ho letto oggi, in un articolo sul giornale, che a Carbonia si considera ormai morente un certo gruppo politico. Ho la vaga impressione che ci sia anche qualcuno già morto, in quest'Aula, che ha pretese di vivere in un sistema che non c'è più. La politica si deve avvicinare alla gente e i Capigruppo si devono avvicinare ai consiglieri: non possono avere la pretesa di decidere per tutti perché poi, quando i consiglieri sono chiamati ad esprimere liberamente il proprio voto, il risultato può essere sorprendente. Naturalmente condivido quello che ha detto il Presidente: bisogna continuare, perché abbiamo previsto di correggere la legge elettorale in relazione all'elezione diretta del Presidente. Su questo piano siamo perfettamente d'accordo, fermo restando che se la maggioranza chiede la sospensione noi, evidentemente, non possiamo che accettarla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.

MANNONI (P.S.I.). Presidente, noi non dobbiamo ora compiere un giro di opinioni sul voto che il Consiglio ha reso poc'anzi, che ha il suo valore democratico e su cui in altra sede potremmo pure esprimere le nostre valutazioni politiche. Ci dobbiamo ora esprimere su una proposta concreta, che un Gruppo consiliare ha avanzato e della quale non si può che prendere atto. Per quanto ci riguarda è una richiesta che ha fondamento. Vorrei tuttavia dire questo: si è iniziata per la seconda o terza volta una sessione avente a oggetto la discussione di rilevanti leggi di riforma. Noi avvertiamo la necessità e ci preme sottolineare l'esigenza che si proceda in questa sessione anche a ritmi di lavoro inusitati, intensi, nella misura che la Conferenza dei Capigruppo e l'Assemblea vorranno valutare, affinché comunque questo lavoro porti a concludere l'esame di questa proposta di legge e degli altri atti posti all'ordine del giorno, cioè del disegno di legge sul contenimento delle spese elettorali e delle proposte di modifica del Regolamento, perché, come è stato posto giustamente in rilievo, anche il Consiglio ha bisogno di sistemare i propri organi per ritrovare funzionalità e piena rappresentatività. Non possiamo quindi far trascorrere questa circostanza senza adempiere pienamente al nostro dovere. Stasera si vada ancora avanti nella discussione e nella votazione del disegno di legge sull'elezione del Presidente della Regione, ma se è necessario si faccia seduta domani e magari anche dopodomani, perché non possiamo bloccare su questa tematica importantissima il funzionamento del resto della Regione. La sessione di bilancio è iniziata, urgono problemi relativi all'approvazione di leggi e di programmi che hanno un forte rilievo sul versante dello sviluppo e del lavoro. Quindi io, senza voler fare il primo della classe, per carità, ma aderendo alla richiesta del Capogruppo del P.D.S., metterei in campo l'opportunità di programmare i lavori di quest'Aula in maniera che si concluda l'esame dei provvedimenti posti all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ringrazio tutti i Gruppi, compresi quelli di opposizione, che hanno avuto modo di esprimere una forte sensibilità su un argomento così delicato, concordando una proposta che mi pare avesse insita in se stessa l'esigenza di andare avanti e di arrivare a votare il provvedimento possibilmente in questa giornata. Per cui, non essendovi opposizioni, dichiaro accolta la richiesta di sospendere i lavori del Consiglio in questo momento e di riprenderli nel pomeriggio per andare avanti con l'esame del provvedimento e possibilmente arrivare entro stasera alla votazione finale. Sospendo quindi i lavori del Consiglio, che verranno ripresi stasera alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 12 e 17.



Allegati seduta

Testo delle mozioni annunziate in apertura di seduta.

Mozione Pusceddu - Desini - Mereu Orazio - Onnis sullo stato della sanità in Sardegna con particolare riferimento alle ipotesi di riforma ed all'utilizzo delle risorse.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che le recenti dichiarazioni rese dal Ministro della sanità, On. De Lorenzo, divulgate sia attraverso le interviste rilasciate alla stampa locale che attraverso altri organi di informazione, hanno creato nell'opinione pubblica comprensibili perplessità per il rischio di perdita e di finanziamenti da parte della RAS a valere sulle disponibilità previste dall'articolo 20 ex legge finanziaria 67/88;

CONSIDERATO che a seguito delle varie interpellanze presentate sull'argomento le risposte fornite dal competente Assessore regionale della sanità sollevano problematiche tali da imporre precise direttive per quanto concerne l'operato della Giunta regionale;

RIBADITA la necessità di una sollecita attivazione dei vari adempimenti necessari per la piena utilizzazione delle risorse stanziate ai fini di promuovere una equilibrata distribuzione sul territorio regionale dei servizi e delle strutture sanitarie nell'ambito di un organico quadro programmatico;

RITENUTO altresì, di dover fornire precise indicazioni sullo stato della sanità in Sardegna anche a seguito di quanto disposto dalle nuove norme in materia di riforma sanitaria approvate con decreto legislativo 502/92 nei confronti del quale da parte di diverse Regioni è stato presentato ricorso alla Corte Costituzionale,

impegna la Giunta regionale

1) ad un sollecito potenziamento delle strutture dell'Assessorato della sanità, anche attraverso l'istituzione di uno specifico gruppo di lavoro interassessoriale, affinché venga definita nel più breve tempo possibile l'istruttoria dei vari progetti relativi al programma decennale degli investimenti per l'ammodernamento del patrimonio pubblico sanitario;

2) a modificare la convenzione stipulata con la società Hosgencos prevedendo i tempi di con segna dei progetti esecutivi;

3) ad impartire precise direttive alle USL della Sardegna per quanto concerne gli interventi tecnologici;

4) a presentare in tempi brevi un programma organico in materia di sanità con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

- modello organizzativo;

- livelli di assistenza;

- riduzione delle USL;

- riorganizzazione dei presidi ospedalieri;

- gestioni dei presidi multizonali di prevenzione;

- scelta degli ospedali da scorporare;

- convenzioni;

- forme differenziate di assistenza;

- determinazione degli indicatori di efficienza e di qualità dei servizi. (120)

Mozione Oppi - Serra Pintus - Sechi - Tidu - Serra Antonio - Sauna Adalberto - Piras - Onida -Amadu - Satta Antonio - Corda sulle gravi e devianti affermazioni del Ministro della sanità De Lorenzo sulla presunta responsabilità della Regione per il mancato utilizzo di 344 miliardi destinati all'edilizia sanitaria.

IL CONSIGLIO REGIONALE

SENTITE le gravi e devianti dichiarazioni rese alla TV e alla stampa dal Ministro della sanità Francesco De Lorenzo, nelle quali afferma la responsabilità della Regione per il mancato utilizzo di 344 miliardi assegnati in base al programma decennale per l'ammodernamento del patrimonio pubblico sanitario;

RITENUTO che tali affermazioni non corrispondono alla verità dei fatti in quanto la Regione Sardegna fu la prima Regione a rispettare i termini unitamente alla Provincia autonoma di Bolzano e a pochissime altre Regioni nel gennaio 1990 con la presentazione del programma pluriennale degli interventi;

CONSIDERATO che il Ministero della sanità riaprì i termini di presentazione dei programmi per consentire alla quasi totalità delle altre Regioni di rientrare nei benefici del programma decennale, senza peraltro fissare alcun termine di scadenza;

ACCERTATI i seguenti fatti:

1) che il programma pluriennale di interventi venne approvato dal CIPE con delibera 3 agosto 1990 e pubblicato sulla G.U. n. 201 del 29 agosto 1990, per un importo di L. 344.029 miliardi;

2) che nel dicembre del 1990 vennero avviati gli studi di fattibilità trasmessi al Ministero che nel luglio del 1991 richiedeva un ridimensionamento del programma stesso;

3) che nel settembre 1991 il Ministero emanava un'altra direttiva che consentiva, modificando le due precedenti, di programmare lotti funzionali che implicò il rifacimento integrale degli studi di fattibilità di ben otto ospedali della Regione;

4) che nel 1991 il Nucleo di valutazione fu affiancato da parte del Ministero da una struttura esterna chiamata ITALSANITA' che fu coinvolta nello scandalo delle case per anziani e per le successive vicende giudiziarie venne revocato tale incarico che determinò, comunque, molti mesi di ritardo nell'iter di approvazione dei progetti;

5) che nel febbraio 1992 il Ministero trasferiva alle Regioni il compito di redigere due distinte complesse schede per i progetti non accora esaminati, schede che vennero consegnate nel marzo 1992;

6) che nel maggio 1992 il Nucleo di valutazione chiedeva un'ulteriore rielaborazione degli studi di fattibilità disponendo che gli anziani non autosufficienti venissero assimilati ai disabili psichici, chiedendo contemporaneamente l'eliminazione degli studi presentati incompatibili con tale ipotesi;

7) che da quanto precede appare chiaro che le indicazioni emanate dal Ministero per la predisposizione dei programmi e degli studi di fattibilità non solo non assicuravano la necessaria "linearità" operativa, ma sembrano avere le caratteristiche di un percorso di guerra e per tale ragione circa 30 progetti di massima sono stati approvati solo nel dicembre 1992.

Per tutte le ragioni sopra esposte

impegna la Giunta regionale

a verificare la fondatezza delle dichiarazioni del Ministero e ad aprire un dibattito in Aula alla prossima tornata dei lavori al fine di far chiarezza sui fatti come sono realmente avvenuti e soprattutto per contrastare le accuse rivolte alla Regione dal Ministro De Lorenzo che non potendo distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dalla sua discutibile proposta di riforma sanitaria, si esercita a scaricare sulle Regioni responsabilità che attengono al Suo Ministero ed agli organi preposti a far avanzare i programmi di risanamento ed ammodernamento delle strutture ospedaliere. (121)