Seduta n.252 del 26/06/2002
CCLII SEDUTA
Mercoledì, 26 Giugno 2002
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente SANNA SALVATORE
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 17 e 04.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 18 giugno 2002 (246), che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 310. E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Presidente, io preferirei la presenza all'interno dell'Aula di un maggior numero di colleghi, in particolare di colleghi di maggioranza. Questa era chiaramente una battuta.
PRESIDENTE. Io non ho nessuna difficoltà a sospendere due minuti per richiamare i colleghi.
MURGIA (A.N.). No, Presidente, l'uditorio è qualificato, la ringrazio.
PRESIDENTE. Informo l'Aula che sono iscritti a parlare dieci consiglieri, questo significa in sostanza che saremo in sede di discussione generale per quasi tutta la serata. Prego, onorevole Murgia.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, il disegno di legge numero 310 non è all'attenzione del mondo politico solo in quest'ultimo periodo, come testimoniano i contatti che i Gruppi consiliari hanno avuto con moltissimi dipendenti e con molte associazioni sindacali. Si tratta di un provvedimento che attiene ad un problema sentito e che ha necessità, a nostro modo di vedere, di essere discusso con molta tranquillità per poter trovare una soluzione a questi problemi che non lasci scontenti tutti gli interessati.
Voglio dire subito, in apertura, e lo voglio dire soprattutto al collega Gian Valerio Sanna, del quale ho apprezzato anche molti dei temi che egli ha portato nel suo intervento, che ritengo che questa maggioranza, ma più in generale questo Consiglio non possano pensare di trarre una qualsiasi sorta di consenso dall'approvazione di questo disegno di legge. Io credo che debba essere sgomberato il tavolo della discussione da questo aspetto.
Questo è infatti un provvedimento che riguarda molti dipendenti regionali, che riguarda il buon funzionamento dell'amministrazione regionale e sarebbe sciocco pensare di poter ottenere voti, proprio per parlare volgarmente, da una operazione che invece è difficoltosa.
Io ho verificato che il testo esitato dalla Commissione è in qualche modo diverso dal testo proposto dall'Assessore; è un testo che però è stato votato dai colleghi della maggioranza e che ha visto un'astensione che noi abbiamo giudicato, noi esponenti del centrodestra, in maniera positiva, un'astensione oserei dire quasi attiva. Ecco perché questi elementi ci fanno pensare, ci fanno sperare che vi possa essere dentro, ma soprattutto fuori da quest'Aula, una possibilità di accordo.
Quando il collega Sanna diceva che è molto difficile mettere insieme le opinioni diverse dei sindacati e della politica, in qualche modo ci rimandava al ruolo della politica e al ruolo del Consiglio.
Ecco perché noi siamo convinti che se vi può essere una base di accordo, rappresentata da alcuni punti fermi, si possa continuare su questa strada. E' ovvio che nessuno di noi vuole fare della demagogia su questo provvedimento e arrogarsi qualche diritto che invece non ha, ma è altrettanto ovvio che consideriamo a tutt'oggi l'interlocuzione ancora aperta.
Noi abbiamo fissato alcuni paletti, che per noi sono importanti, e sono le questioni che l'Aula conosce benissimo relative ai concorsi interni, alla dirigenza, al precariato. Sono temi dei quali si è discusso molto e che necessitano di una soluzione, tanto più che il contratto dei regionali ha la copertura finanziaria .
Io non penso, collega Gian Valerio Sanna, che se si dovesse arrivare a una seconda fase, per definire alcune questioni che eventualmente nel primo pacchetto non possono stare, si possa parlare di una sorta di mercificazione del provvedimento. Io ritengo che il buon senso possa anche spingerci a lavorare verso questa ipotesi, per cui dalla discussione in atto noi ci aspettiamo una sorta di impegno su alcuni punti fondamentali e il la possibilità valutare, le altre questioni di merito in un disegno di legge a parte. L'intento comunque è di concordare tutte queste azioni che noi vogliamo mettere in campo perché, lo ripeto ancora una volta, noi non vogliamo fare della demagogia su un provvedimento che è atteso da decine e decine di dipendenti e da un'amministrazione regionale che ha bisogno di regole per ben funzionare. Il nostro interesse è che la politica finalmente faccia il suo mestiere.
Su queste basi può trovarsi un accordo. Il Gruppo - io parlo ovviamente a nome di Alleanza Nazionale - che rappresento è anche assolutamente disponibile a ritirare gli emendamenti, è disponibilissimo quindi a sgomberare il campo e a rendere pulito il tavolo per una discussione di alta qualità sul merito del provvedimento.
E' ovvio che anche sulle tre questioni che noi abbiamo posto, concorsi interni, dirigenza e precariato, siamo aperti ad un minimo di interlocuzione; è ovvio che una legge non può essere comunque completamente stravolta e, poiché vogliamo anche rispettare l'enorme mole di lavoro svolta dalla Commissione, se è possibile vogliamo trovare quelle interlocuzioni che consentano di addivenire ad un risultato positivo. Altrimenti, se ci deve essere battaglia siamo anche pronti alla battaglia, però il provvedimento, lo voglio ricordare, è un provvedimento che riguarda tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, vorrei ricordare i giorni del dibattito in quest'Aula, durante l'esame della finanziaria. Io ero tra coloro, pochi a dire la verità, che ritenevano che i problemi gravi in materia di personale potevano essere trattati, definiti e decisi in quel contesto, nel corso dell'esame cioè della legge finanziaria. E non perché pretenda o pensi di teorizzare che è possibile sviare l'argomentazione dalla norma; so benissimo che i problemi specifici vanno trattati all'interno delle leggi di settore, ma nella storia dell'autonomia le emergenze che hanno riguardato il personale sono state trattate sempre anche nella legge finanziaria.
FADDA (Popolari-P.S.). E' la nuova legge di contabilità che prevede che la legge finanziaria non contenga norme sul personale.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). No, Paolo, ti chiedo scusa, io oggi ancora di più sostengo che avevo ragione di pensarla in questo modo, perché? Oggi l'onorevole Cogodi ha fatto una proposta seria di mediazione nel corso di una interlocuzione tenuta stamattina; mi dispiace però che l'onorevole Cogodi passi per essere quello che oggi ha fatto una proposta seria, non perché egli non sia in condizioni, come sempre, di fare proposte serie, anche se qualcuna in meno, probabilmente, gioverebbe all'andamento più puntuale dei lavori del Consiglio. Comunque, l'onorevole Cogodi sostiene che si può trovare una soluzione a questo problema, recuperando la decisione dell'Aula oggi sulla questione della copertura finanziaria e degli aspetti contrattuali; e sui problemi relativi al personale precario.
L'onorevole Cogodi ci tiene a sottolineare che si tratta non di personale precario, ma di personale in attesa di vedere risolto, in via definitiva, sulla base di norme vigenti, il problema che lo mantiene in una condizione di precariato. Era uno dei problemi sollevati dall'assessore Icaro, che non è caduto, il che vuol dire che non aveva creta a congiungergli le ali al resto del tronco, vuol dire che è stato un Assessore che ha pensato seriamente nell'arco del tempo, anche con umiltà, consapevole della difficoltà di gestire un Assessorato come questo, ma che ha camminato con pragmatismo e con realismo, con buon senso e con neutralità.
L'assessore Fois, già da quella fase, segnalava queste emergenze, da tenere a suo parere nella dovuta considerazione nella fase fondante di questo avvio di esercizio finanziario e di nuova gestione del personale.
Allora non è una proposta Cogodi, però mi fa piacere che oggi sia stata ripresa, e io credo che dalla proposta Cogodi, che è la proposta Fois, e che in fondo è un ragionamento che molti del centrosinistra fanno e che credo tutto il centrodestra, in termini di disponibilità, condivida e sia disponibile a recuperare, eliminando tutta la congerie degli emendamenti (poi tornerò sui cento o duecento emendamenti futuri e sui cento esistenti), possa nascere oggettivamente una mediazione.
Credo che però si possa raggiungere una intesa anche sulla questione dei concorsi interni e del personale dirigente. Nessun governo, nessuna Giunta può pensare di poter governare, di poter amministrare se non ha un minimo di certezze sulla soluzione di problemi come questi.
Ma ritorniamo alle emergenze, consideriamo solo quelle senza pensare, e qui faccio riferimetno agli emendamenti, che il resto sia violenza, sia egoismo, sia spinta corporativa, sia attenzione alla clientela, sia bisogno di recuperare voti dalla gestione del personale della Regione, anche perché il centrodestra su questa materia credo che sia, come minimo, innocente.
E anche l'onorevole Cogodi ricorderà che, se è vero che oggi si è arrivati a individuare come emergenza il problema del personale precario, nella storia della Regione sappiamo anche che quel personale, quei lavoratori sono arrivati a lavorare nella condizione di precariato non in maniera limpidissima. E un'altra cosa vorrei ricordare anche all'onorevole Cogodi, e non solo a lui, perché su questa questione anche altri si trincerano dietro un bisogno di trasparenza che non è corretto, che non sempre la decisione di bandire dei concorsi interni nasconde il bisogno di dare definizione e copertura a intrallazzi, a cose brutte costruite dalla politica.
Queste cose molto spesso, anzi normalmente, avvengono durante l'espletamento dei concorsi pubblici e non sto qui a dilungarmi, a dirvi, a raccontarvi il perché; tutti quanti voi sapete infatti com'è che avvengono queste cose. Mentre i concorsi interni normalmente sono l'esito, il frutto della concertazione con le organizzazioni sindacali. Allora questa concertazione quando c'è non va bene, se non c'è "dagli all'untore" significa che il governo non funziona. Mettiamoci d'accordo!
Io credo però che trovare una soluzione su questa materia sia vitale per il sistema complessivo, sia vitale per il governo, ma sia vitale per tutelare i lavoratori, e sia vitale anche per consentire un miglioramento dei lavori dell'Aula. A mio avviso, dato lo stretto rapporto esistente, risolvere i problemi di chi lavora nel sistema regionale influenzerà positivamente la nostra vita politica, la nostra vita anche d'Aula.
Allora partendo dalla proposta del collega Cogodi, che ricordo era la proposta originaria dell'assessore Fois, recuperando quella semplificazione, quella lettura delle emergenze, che sono le emergenze che anche l'onorevole Murgia ha ricordato poc'anzi, possiamo recuperare un momento di dignità in questo periodo di caldo, di difficoltà anche a stare qui, alle prese poi con problemi nuovi della politica e della programmazione economica; almeno questo per il senso di dignità di tutti cerchiamo di risolverlo.
Gli emendamenti non saranno accantonati e bruciati perché non è vero che non sono cosa seria, perché chi lavora soffre, chi lavora ha problemi, e possono esserci ingiustizie; dicevano gli antichi latini summum ius, summa iniuria, e dicevano anche ne bis in idem. Ma quante contraddizioni noi abbiamo nel sistema di gestione del personale?
Allora anche la legge numero 31/98 non è sacra, nonostante i suoi quattro anni di vita; non è intoccabile; abbiamo modificato la legge sull'Ente foreste perché già quando venne approvata avevamo detto, con umiltà e dignità, che dopo due anni avrebbe avuto bisogno di una verifica. Facciamolo anche per la "31".
Ed è giusto quello che è stato detto stamattina, e cioè che rimandando alla discussione sul contratto la definizione di tantissimi degli aspetti contenuti negli emendamenti renderemo le leggi migliori, alcune cose però probabilmente dovranno ancora trovare definizione all'interno di un contesto legislativo.
Credo che questo impegno lo possiamo assumere e più in là, in maniera organica, il Consiglio, la Commissione, la Giunta, l'Assessore potranno proporre una risoluzione delle questioni che riguardano tanti nostri amici, amici della Sardegna, amici del lavoro, amici della nostra terra, non nostri clienti; questioni che stanno creando una serie di problemi molto seri, molto seri, però li vedremo dopo.
Oggi cerchiamo una soluzione a queste emergenze; troviamo un punto di incontro sui bisogni primari. Credo che questa sarebbe una dimostrazione di grande serietà da parte di tutti noi, perché su questi temi è difficile dividere nettamente le posizioni della maggioranza e quelle della opposizione come tutti sapete benissimo.
Questa maggioranza credo che sia disponibile a trovare questo accordo, se non lo fosse probabilmente vuol dire che questa maggioranza non c'è proprio e allora bisognerebbe che ce ne fosse un'altra, però verifichiamolo anche alla luce delle dichiarazioni che stiamo rendendo in Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
Prego, onorevole Cogodi, che cosa c'è?
COGODI (R.C.). Chiedo di intervenire per fatto personale.
PRESIDENTE. Lei sa benissimo, la procedura la conosce alla perfezione, quindi rinviamo…
COGODI (R.C.). Alla fine della seduta.
PRESIDENTE. Grazie. Prego, onorevole Marrocu. Si?
COGODI (R.C.). La mia proposta è stata avvicinata a quella dell'assessore Fois.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Marrocu, per cortesia, vuole iniziare il suo intervento?
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, interverrò per pochi minuti. In effetti anch'io ascoltando l'intervento del collega Onida, che era rivolto ai banchi del centrosinistra, ho pensato che la sua preoccupazione maggiore dovrebbe essere rivolta verso i banchi del centrodestra. Questo provvedimento arriva in Aula in un momento particolare della legislatura e in un momento particolare della vita di questa presunta, perché per noi ormai è presunta, maggioranza, ed effettivamente c'è il rischio che l'esito e la sorte di questo provvedimento siano condizionati non tanto dagli argomenti che sono alla base del progetto di legge, quanto dalla situazione contingente che sta vivendo questa, ripeto, presunta maggioranza.
Quindi anch'io sono del parere che sarebbe opportuno un momento di riflessione che ci permettesse di capire che forse non sarebbe corretto che l'esito finale di questo provvedimento non fosse quello auspicato almeno da chi è interessato a risolvere quelle tre emergenze sulla cui soluzione la prima Commissione si era trovata d'accordo.
E sarebbe corretto quindi che ci fosse una ulteriore riflessione e si andasse nella direzione che ha auspicato Cogodi, che ha auspicato Onida e che hanno auspicato altri colleghi in questi giorni, ancora prima che si arrivasse alla discussione in Aula.
Ma pervengono emendamenti su emendamenti perché tutti noi siamo stati sollecitati a presentarli, siamo stati tirati per la giacca per presentare emendamenti con finalità generali, emendamenti con finalità particolari, alcuni addirittura intenderebbero risolvere casi individuali, quasi fotografie. Comunque alcuni di questi emendamenti,spesso firmati dallo stesso consigliere, sono in contraddizione fra di loro, costruiti giorno per giorno per cercare di affrontare problemi differenti; cito come esempio qualche emendamento del collega Rassu.
E il flusso degli emendamenti è dato dalla convinzione, così come era avvenuto nella fase del dibattito sul bilancio, che questa legislatura sia giunta al capolinea, che non ci sia una maggioranza, una maggioranza che in Aula cade puntualmente non solo su provvedimenti di questo genere, ma anche su altri ritenuti importanti e qualificanti. Penso ai provvedimenti sulle province, sull'Irap, alla discussione sulla finanziaria nel corso della quale la maggioranza è caduta sia nelle votazioni a voto palese che in quelle a voto segreto, più volte.
Poiché, dicevo, c'è la convinzione che siamo giunti al capolinea, ognuno cerca comunque di tutelare il proprio territorio, i propri amici, quindi di rispondere alle sollecitazioni che vengono da più ambienti, da un sindacato, da un gruppo di dipendenti, anche da un singolo funzionario, da un singolo dirigente e così via. Ma rispondere è necessario perché comunque può contribuire ad allargare la base del consenso di quel gruppo, di quel partito o di quel singolo consigliere.
Questo giustifica quegli emendamenti; ma allora se si è convinti realmente che vi erano solo due, tre, tre io dico, emergenze sulle quali potrebbe essere trovata una posizione di sintesi in quest'Aula, al di là della battaglia politica che c'è, che permane e che si evidenzia ad ogni votazione nel corso della quale si dimostra che non esiste una maggioranza che sorregga questa Giunta, , io credo che ci debba essere, in quest'Aula, lo dico proprio perché non voglio soffermarmi più di tanto, anche un sussulto di dignità da parte nostra.Per cui io invito i colleghi che hanno presentato quegli emendamenti a ritirarli, per dare la possibilità di portare in Aula un provvedimento che sia sobrio, che affronti quelle tre emergenze sulle quali abbiamo detto di essere d'accordo per risolverle, e quindi si possa approvare questo provvedimento con le modalità che avevamo deciso nel corso della discussione sulla finanziaria.
Capisco che può essere difficile accettare le cose che sto dicendo in un momento nel quale sono state presentate decine e decine di emendamenti, e qualcuno deve rispondere a chi gli ha sollecitato un emendamento e magari qui dovrà fare un po' di gazzosa e chiedere che si voti per poi dire di aver portato avanti quella richiesta ma che non è passata per colpa di altri Veramente alcuni di questi emendamenti sono assurdi, e sul loro contenuto avevamo già discusso nel corso della finanziaria; ora abbiamo invitato i colleghi a ritirarli e sono stati ritirati perché veramente non aveva senso, anche dal punto di vista politico presentarli.
Badate che i lavoratori guardano al risultato concreto che si raggiunge, non al fatto che si agiti il problema o si faccia finta di sostenere una determinata rivendicazione come è avvenuto per gli emendamenti sui forestali, presentando emendamenti - mi ripeto - privi di senso, che sono in contrasto con ciò che la Giunta ha deliberato, con le modifiche che la Commissione ha già apportato al provvedimento di legge sull'Ente Foreste e così via.
Concludo ribadendo quanto è stato già sostenuto in queste settimane, e cioè che questo provvedimento deve essere un provvedimento sobrio; quindi innanzitutto la maggioranza ritiri tutti i suoi emendamenti che sono una provocazione, sono emendamenti non misurati, emendamenti che non solo snaturano la legge numero 31, ma fanno a pugni anche col provvedimento di cui parlavo prima. Di conseguenza, sulla base di un accordo politico il provvedimento potrebbe essere incentrato su quelle tre emergenze, cui anche il collega Onida faceva riferimento, così da poter essere approvato. Vorremmo evitare infatti di caricare eccessivamente il provvedimento perché potrebbe accadere a questo testo quello che succede alla rana che vuol diventare bue: la rana scoppia.
Quindi il risultato sarebbe che non solo non trovano soluzione quei problemi individuali che quegli emendamenti cercano di affrontare in modo non corretto, ma rischiamo di non dare soluzione neppure a quelle tre emergenze sulle quali invece mi pare che in Commissione si sia lavorato per giungere ad una soluzione unitaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, oggi varie volte in quest'Aula, e ciò mi lusinga da una parte ma mi contraria dall'altra, è stato evocato il mio nome, quasi io fossi la pietra dello scandalo, da parte del collega Gian Valerio Sanna. Io ringrazio il collega perché in quest'ultimo periodo sta concentrando l'attenzione sui miei interventi, di questo me ne compiaccio perché mi dà la possibilità, se non altro, di rispondere. Io sono però una persona poco adusa ai palcoscenici, alle scene da primo attore, alla visibilità estrema.
Chi mi conosce sa che lavoro in silenzio, anzi, tento sempre di mettermi da parte proprio per avere il minimo di visibilità. Questo può anche penalizzarmi perché di solito chi tiene la scena è sempre colui il quale, come nelle corse automobilistiche deve vincere per forza. E' il caso di Schumacher e Barrichello; Barrichello non può vincere perché deve fare il secondo e magari corre meglio ed è anche più abile. Una scena è sempre caratterizzata da primi attori, da comparse, da secondi attori, io lascio fare il primo attore a chi è abituato a farlo, non da oggi ma da sempre, sul nostro palcoscenico, il palcoscenico della Sardegna. Saranno gli spettatori, il popolo, il popolo sardo che vede la scena a giudicare se quell'attore è degno o no del suo plauso.
Io me ne guardo bene dall'andare a prendere in giro i lavoratori, sono figlio di un salariato, ho studiato grazie alle mie giornate di lavoro, quando qualcuno lo vuole sono pronto a presentargli il mio libretto di lavoro da manovale, lavoro che ho svolto sino ai 24 anni; ho fatto poi il professionista, ho lavorato quattro anni in uno studio tecnico per pagarmi gli anni di università, non mi sono laureato per colpa mia, , ho fatto un concorso in banca, l'ho vinto e sono diventato funzionario bancario.
Quindi me ne guardo bene dall'andare a fare proposte che possono essere demagogiche o che possano illudere minimamente la povera gente perché so che cosa vuol dire, per esperienza personale, la povertà, dignitosa, ma pur sempre povertà. E prima di fare certe osservazioni è necessario che quando si alza la mattina qualcuno si guardi allo specchio per evitare di riempirsi la bocca di belle parole. Questa è la scena, questo è il palcoscenico, non il mio chiaramente, io sto solo rispondendo, perché sono stato citato con nome e cognome, e mi dispiace. Non si fanno queste cose, non si fanno!
I miei emendamenti hanno la medesima dignità degli emendamenti del collega Sanna, che io rispetto; io ho letto i suoi emendamenti, possono essere a mio avviso sbagliati o no, ma da questo a dire che qualcuno vuole fare scena, che vuole speculare sulle necessità degli operai, c'è un divario enorme, questa è mancanza di rispetto e mancanza di correttezza. E allora a queste cose bisogna rispondere. E con questo considero chiuso l'argomento.
Torniamo al dibattito sugli emendamenti. Questi emendamenti io li sto portando avanti da dieci mesi, non da oggi; prima li ho presentati alla finanziaria, poi al bilancio, e li ho sempre ritirati perché altrimenti, così mi si diceva, avrei creato difficoltà al provvedimento finanziario e a quello del bilancio. Oggi è in discussione un provvedimento sul personale, sono emendamenti che saranno discussi, esaminati, bocciati o approvati, o ritirati, in sede di discussione della legge sul personale. Ma qual è la sede più idonea per la discussione delle istanze di cui ognuno di noi, come ha detto giustamente il collega Marrocu, si fa portavoce, provenienti da gruppi, da sindacati, anche da singole persone e quant'altro che hanno determinato la presentazione degli emendamenti?
Ma anche oggi si sostiene che è necessario ritirare tutti gli emendamenti per arrivare ad una soluzione unitaria, così che il provvedimento abbia un percorso lineare, o almeno incontri meno difficoltà, fino alla stesura dell'ordine del giorno finale.
Si può anche essere d'accordo su questa argomentazione, ma di questo passo si continua comunque a interdire l'azione personale, propria della vita parlamentare di ognuno di noi; si costringono i singoli a non intervenire in un dibattito così importante, nonostante si presentino emendamenti che possono avere un carattere demagogico, ma poi si dimostra che non lo sono, , e si dichiara di voler presentare un'altra norma che raccolga tutte queste istanze. Ma, scusate, questo non è il provvedimento sul personale? E perché maggioranza e minoranza non possono fare, come ha detto giustamente il collega Cogodi, una selezione degli aspetti più importanti, più significativi, venendo incontro alle istanze, magari le più urgenti, avanzate dal personale attualmente in servizio alla Regione, ma anche da quello in pensione? Ho visto l'emendamento 23 a firma del collega Sanna sul personale andato in quiescenza, che è giusto, perché chi va in pensione da direttore generale non può percepire una pensione da vice direttore , e non è certamente "far bottega questo", no, significa rispondere a un'esigenza legittima, documentata, frutto di anni di sacrifici da parte di chi ha raggiunto quel grado e ha diritto a riscuotere una pensione conseguente. Risolvere questo problema, ripeto, non è " far bottega", ma vuol dire rispondere a un'esigenza legittima del personale della Regione.
Voglio rispondere brevemente sull'emendamento numero 13, relativo al personale dell'Ente Foreste, e sull'emendamento numero 43 sul Corpo Forestale. Il primo riguarda il riconoscimento al personale dell'Ente Foreste dello stesso trattamento economicodi cui gode il personale degli altri enti strumentali della Regione. L'Ente Foreste è dotato di personalità giuridica, è un ente di diritto pubblico non economico, come sancito dalla legge. I rapporti di lavoro del personale dipendente da questo ente sono disciplinati dalle disposizioni del capo primo, titolo secondo, libro quinto del Codice Civile (l'ho già detto durante la discussione della finanziaria), e dalle disposizioni di legge che disciplinano i contratti di lavoro del settore, sia regionali che nazionali. Ora, io dico se questo ente ha le stesse caratteristiche dell'Azienda Foreste Demaniali, a questo ente attribuite da una precedente sentenza della Corte Costituzionale che ne equiparava lo status giuridico ed economico a quello dell'Azienda Foreste Demaniali dell'Emilia Romagna, un impiegato dell'ente non deve e non può percepire lo stesso stipendio che percepisce un altro impiegato dello stesso livello di un altro ente strumentale? Perché un operaio dell'Ente Foreste deve percepire una retribuzione inferiore, non potendo adeguarsi il contratto, a quella di un operaio dello stesso livello di un altro ente strumentale della Regione? Questa era la mia domanda; allora sono andato oltre e ho commissionato una stima sui costi agli uffici che mi hanno riportato i calcoli effettuati dalle tre sigle sindacali. Ebbene, le risorse necessarie per effettuare questa equiparazione non supererebbero i trenta miliardi; infatti la spesa per gli stipendi dell'Ente Foreste è attorno ai 250 miliardi, l'adeguamento si aggirerebbe sul 13 per cento, quindi sarebbe solo un problema di disponibilità politica e finanziaria.
E anche il passaggio all'INPDAD, richiederebbe non più di 50 miliardi; mentre stamattina abbiamo dato il parere finale sul rifinanziamento dell'EMSA, 870 dipendenti per un costo di 150 miliardi, con tutto il rispetto.
Quindi non è "fare demagogia", occuparsi dei questo ente; certo, si è recepita l'istanza portata avanti dal personale, ma è un'istanza tecnicamente documentata da una ricerca, ho qui tutti i dati. Tenete presente inoltre che il contratto dall'Ente Foreste, che prima si chiamava Azienda Demaniale Foreste, non è stato più adeguato dal 1997. So bene che questa questione è materia sindacale, sono d'accordo, ma perché non obblighiamo, se non altro, il Governo regionale a trattare la questione? Perché non si mette in legge, o imputiamo in legge almeno l'intervento finanziario affinché il Governo regionale sia obbligato a trattare con i sindacati e quindi a stipulare il contratto di lavoro aggiornato? Tutto qui. Questo emendamento può essere una "marchetta", può essere un emendamento di bottega, chiamatelo come volete, ma pone una giusta istanza.
Credetemi quando vi dico che ho presentato questi emendamenti il 17 aprile, quindi due mesi e mezzo prima che fosse approvata la legge sull'Ente Foreste.
Ho voluto in questo mio intervento fare delle precisazioni per dimostrare che non ho presentato gli emendamenti con leggerezza, con superficialità o per prendere in giro qualcuno, ma bensì sulla base di una seria documentazione reperita non presso una solo fonte ma presso diverse fonti, e qui ho i dati.
Sono d'accordo sul fatto che sia necessario in questa materia trovare, giustamente, l'accordo generale, perché è una materia delicata, è una materia che riguarda il personale, ma se così è si tenti comunque di salvare gli emendamenti più significativi, se ciò è possibile, presentati sia da una parte politica che dall'altra. Non sto dicendo di salvare gli emendamenti che io ho presentato, ma ribadisco però che quanto ho asserito nel mio intervento è la pura verità.
Certamente questi emendamenti non causeranno la bancarotta della Regione, pur essendo io conscio che le difficoltà finanziarie che sta incontrando il governo regionale in questo momento non sono di poco conto; ma tra Ente Foreste e Corpo Forestale parliamo di circa 6500 dipendenti, ed è necessario comunque sia trovare anche per loro una soluzione.
Non mi soffermo su alcuni aspetti che ha egregiamente illustrato il collega Onida, e ribadisco l'invito già rivolto sia dal collega Murgia che dal collega Marrocu sull'avvio di una trattativa. Però, se trattativa ci sarà che sia una trattativa corretta, senza pensare che accettando o meno una proposta si possa favorire o l'uno o all'altro di questi colleghi.
Io, credetemi, sono pronto a ritirare gli emendamenti se li fa propri l'Aula, se li fa propri chi vuole, io su questi emendamenti non voglio speculare per niente. I dati sulla spesa sono certi e corretti, sono dati supportati da ricerche effettuate sia dai funzionari che dai sindacati, e le differenze nei calcoli sono minime.
Per cui, lo ripeto, non è vero che si va incontro alla bancarotta, si cerca invece di dare pari dignità di trattamento economico a lavoratori dipendenti. Perché gli stipendi dell'Ente Foreste li paga la Regione, perché l'Ente Foreste è un ente regionale, e ciò che oggi non farà il governo regionale tra uno o due mesi, dolente o nolente, giustamente lo otterrà la contrattazione sindacale, tutto qui. Allora però non si griderà allo scandalo, allora le cose saranno lineari, naturali, perché la richiesta partirà dalla fonte giusta.
Ho voluto fare queste precisazioni e soffermarmi su un aspetto di questi emendamenti giusto perché sono stato provocato. Comunque sia, ripeto, è giusto che su questa materia ci sia un'unità di intenti, è giusto che su questa materia si raggiunga con la dovuta serenità, la dovuta compattezza tra maggioranza e minoranza un'intesa perché ormai non è più procrastinabile una soluzione di questi problemi Io sono d'accordo quindi che vengano individuate le emergenze, chiamiamole così, le priorità, come le ha definite il collega Marrocu, ma sollecito ancora, pur essendo pronto, come ho già detto, a ritirare gli emendamenti, una decisione del Consiglio regionale in merito, decisione che può essere presa all'unanimità. Ho concluso e mi scuso se ho voluto puntualizzare, ma io non sono uso a chiamare i colleghi per nome e cognome tacciandoli di superficialità, di leggerezza, di demagogia, accusandoli di speculare sulla pelle degli altri. Questo non è nel mio costume, nella mia cultura politica e neanche, assolutamente, nelle mie abitudini.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Battista Orrù, che non è presente in Aula.
E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, su questo provvedimento esisteva un accordo tra la maggioranza e l'opposizione, accordo che fu siglato nel corso dei lavori sul disegno di legge della finanziaria, e che prevedeva la possibilità, attraverso lo stralcio, di esaminare alcune norme che si riteneva non fossero compatibili con le norme sulla legge di contabilità che vieta la previsione di norme sull'ordinamento del personale in finanziaria.
Sulla base di questo accordo si ritenne di istituire una corsia preferenziale per portare subito all'esame dell'Aula quei tre punti che l'Assessore competente in materia di personale aveva richiamato all'attenzione di noi tutti. Per la verità mi pare di ricordare che il termine per la discussione fosse stato fissato entro il 30 aprile, o comunque nella prima decade di maggio; siamo alla fine del mese di giugno e ancora il provvedimento tarda a essere esitato.
Per la verità un lavoro davvero encomiabile sotto questo aspetto è stato svolto dalla Commissione competente, che ha addirittura ritenuto necessario procedere, insieme all'Assessore, all'audizione anche delle categorie di dipendenti pubblici, quelle maggiormente rappresentative o comunque interessate dalla problematica in esame.
Tutto questo lavoro in corso d'opera ha fatto emergere un insieme di esigenze, necessità, richieste tale da creare poi una sorta di stravolgimento rispetto all'ipotesi di lavoro iniziale. Ho voluto ripercorrere, sia pure brevemente, le tappe che hanno contrassegnato l'iter di questo travagliato disegno di legge, per richiamare, lo dico a me stesso, al mio Gruppo innanzitutto, ma mi sia consentito estendere il richiamo anche a tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione, al senso di responsabilità, almeno sulle questioni sulle quali quest'Aula, attraverso un ordine del giorno, si era impegnata a discutere con celerità e, semmai, a valutare anche la possibilità di proporre un altro provvedimento, sotto forma di un disegno di legge di iniziativa della stessa Giunta o di una proposta di legge formulata anche dai consiglieri della prima Commissione di maggioranza e di opposizione, per recepire tutte queste altre istanze avanzate, molte delle quali non sono fotografie, come si è detto; o forse ve ne sono, e su questo aspetto si deve aprire allora un dibattito e un confronto sereni.
Noi dobbiamo cercare comunque di recuperare tutto ciò che possa far funzionare la macchina amministrativa regionale nel segno della efficienza, della premialità e della produttività.
E allora mi pare possa essere utile, io non so quanti interventi siano ancora previsti, utilizzare anche le ore di questa giornata per approfondire se esistono margini per poter definire un metodo di lavoro che porti a esaurire una fase per aprirne subito dopo un'altra che tenga conto, ripeto, di tutte le istanze che sono pervenute dal personale regionale dell'amministrazione e degli enti.
Io penso che in questo modo in ogni caso il Consiglio regionale non smentisca sé stesso e dia attuazione ad un impegno assunto con un ordine del giorno. In conclusione vorrei esprimere il mio apprezzamento all'Assessore del quale stamattina qualche collega ricordava le difficoltà che egli aveva esternato nell'assumere l'incarico. Debbo dire invece che, probabilmente, proprio una sua particolare attenzione ai problemi del personale e della riforma della Regione gli hanno consentito di essere adeguato a questo ruolo.
Ecco perché attendiamo anche dall'Assessore eventualmente la formulazione di una proposta di sintesi che tenga conto delle risultanze che dal dibattito su questo aspetto sono emerse in Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Anche nel mio breve intervento, come in quello di altri colleghi, si manifesterà un certo disagio perché la pietanza che ci viene proposta contiene cose buone ed anche giuste, ed alcune cose molto buone e molto giuste; ma, onestamente, gli emendamenti contengono anche delle componenti non commestibili; e, in tutta franchezza, anche il testo esitato dalla prima Commissione, che si sarà pure impegnata su una materia sicuramente complessa e difficile, contiene molte cose che non vanno bene.
Quindi noi ci troviamo di fronte all'esigenza di riflettere non solo su aspirazioni, domande, molte giustificate altre meno, che vengono avanzate, ma anche su alcune questioni di equità che si pongono, faccio un esempio per tutti, la questione delle misure perequative. Comunque, da un punto di vista generale, le perplessità sull'insieme della materia che stiamo trattando sono molte, Ma ripeto, non solo sugli emendamenti, perché qui si parla tanto degli emendamenti, ma anche sul testo della Commissione.
Io per non dilungarmi faccio solo alcuni cenni telegrafici.
L'articolo 1 bis, prima attuazione dei concorsi interni, non ha nemmeno bisogno di tanti commenti perché è sufficiente la lettura: "Trovano attuazione una volta soltanto nella fase di prima applicazione dello stesso contratto relativamente ad un numero di posti non superiore al novanta per cento". Che espressioni pudiche! Insomma, non si fanno così le leggi !
Articolo 2 bis sul personale comandato. Anche su questo potrei argomentare per mezz'ora, dico solo che non va bene.
Articolo 4 quater: istituzione della vicedirigenza. Mi scuso con coloro che ci aspirano, ma lasciamo perdere per cortesia, lasciamo perdere, non si fa così una legge sul personale. Istituzione della vicedirigenza, ma via! E' quasi comico.
Rispetto alle emergenze che sono state dette, alcune reali e giustificate, che io condivido, c'è un'altra emergenza di cui mi pare che si parli poco.
Il Consiglio regionale in carica, e anche quello precedente, ha istituito quattro nuove province. Io sono d'accordo con ciò che abbiamo fatto, ok, ma che si sia d'accordo o che non si sia d'accordo, qualunque cosa se ne pensi, una cosa è chiara: che nel parlare del personale della Regione non si può prescindere da questa cosetta qui.
Noi abbiamo deciso la settimana scorsa, giustamente, di accelerare quel processo.
Bene, però allora dobbiamo affrontare, anche dal lato del personale, le questioni che si pongono.
Nessuno può pensare che si può tenere tutto fermo, cioè la Regione così com'è, con gli attuali poteri, le attuali risorse, l'attuale personale, gli enti così come sono, funzioni, risorse, personale, le comunità montane, le vecchie e le nuove province, non so bene cos'altro ci inventeremo.
Mantenere tutto fermo senza una scelta difficile, coraggiosa, di semplificazione, di razionalizzazione, in nome della efficienza, della vicinanza ai cittadini, dei principi che regolano ormai su scala europea ed anche in Italia, e dovrebbero anche in Sardegna, i rapporti tra i vari livelli dell'ordinamento, significa andare in un paio d'anni, io dico in un paio d'anni, non di più, verso un disastro finanziario.
E allora è chiaro che bisogna ripensare il disegno sul livello dei poteri, sul livello delle risorse e, siccome di questo stiamo parlando, sul livello del personale, e portare la Regione innanzitutto, poi certo ci sono gli enti e così via, ma la Regione, dall'attuale stato elefantiaco ad un modello diverso: governo, legislazione, programmazione, amministrazione essenziale effettivamente connessa all'esercizio delle funzioni proprie del livello regionale. Questo è il lavoro che dobbiamo fare.
Allora domando, e ho concluso, ma questa legge è pensata in questa logica? E' consapevole di questi problemi? Fa almeno un passo avanti in quella direzione? Mi pare di no. Io non voglio sparare sulla Croce rossa, ma mi pare proprio di no, non ci siamo proprio. E allora che cosa facciamo? E qui c'è una grande difficoltà perché alcune cose, io ne ho citato alcune, sarebbe giusto farle, alcune cose sarebbe anche urgente farle, alcuni gruppi di dipendenti che ci pongono dei problemi avrebbero anche diritto di avere giustizia, ma la legge nel suo insieme, però, così com'è, è un pasticciaccio.
Io non me ne sono occupato, l'ho vista nei giorni scorsi, ma invito la Commissione a riprenderla in mano, si può fare anche molto rapidamente, si sceveri ciò che è giusto e ciò che è necessario, la Giunta dica la sua opinione, si tolgano tutte le cose che non servono a nulla, si inizi a fare un riferimento sul nuovo problema che abbiamo, che è quello delle province, e io penso che rapidissimamente questo lavoro si possa fare. Non si lasci il Consiglio in questa situazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, colleghi, anch'io ritengo che esistessero dei motivi per intervenire con riferimento al dettato della legge numero 31 per razionalizzare alcuni aspetti, per chiarire alcuni punti, per porre rimedio a delle situazioni inique che potevano anche essersi venute a creare, ma da qui a impostare una legge che dovrebbe essere importante, perché riguarda un settore fondamentale per l'amministrazione, in questo modo barbaro ce ne passa! Ce ne passa tanto, Assessore, ce ne passa tanto, Presidente della Giunta che, come al solito, non si fa vedere dove dovrebbe essere!
Io credo che delle persone che si atteggiano o hanno la pretesa di essere legislatori si dovrebbero vergognare di formulare una legge in questo modo, con quel preambolo, con quella relazione illustrativa dove, in sostanza, si fa riferimento a un percorso destabilizzante. Ma voi lo sapete che cos'è lo Stato di diritto? Lo sapete? Ne avete la minima idea? Bene, io vi pongo questa domanda.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Noragugume!
DORE (I DEMOCRATICI). Noragugume? Io veramente sarei quasi senza parole perché dire che si fa una legge, prendiamo il testo, così è più semplice. C'è anche il preambolo, ma passiamo all'articolo 1: "Allo scopo di introdurre esplicitamente nell'ordinamento del personale un'autorizzazione legislativa ad espletare i concorsi interni". Infatti nella legge 31/9 mentre è prevista una riserva del 40 per cento a favore dei dipendenti che partecipino ai concorsi pubblici, nulla è detto relativamente ai concorsi interni. Li prevede invece, in via straordinaria, il contratto collettivo 1998/2000. Tuttavia, i relativi bandi sono stati impugnati da dipendenti esclusi per mancanza dei requisiti e sono stati sospesi dal TAR della Sardegna con argomentazioni che poggiano sull'asserita divergenza delle disposizioni dei bandi stessi, conformi al contratto collettivo, da quelle della legge.
Quindi, siccome c'è un giudice dello Stato, che poi è quello competente in questo settore, che ha rilevato dei vizi di legittimità su dei provvedimenti amministrativi della Regione, che cosa si fa? Non si dice ciò che sarebbe più opportuno, e cioè che occorre prendere atto del fatto che chi di dovere ha stabilito che sono illegittimi perché in contrasto col dettato della Costituzione. Questo è l'aspetto più grave.
Noi invece troviamo un escamotage per aggirare delle decisioni giudiziarie, e quindi pensare di aver risolto il problema; ma il problema non si risolve; se fosse il modo per risolvere il problema potrebbe essere un'azione pragmatica, ma questo non è il modo di risolvere il problema, è piuttosto il modo di creare un disastro. Intanto, per come stiamo procedendo si frustrano i diritti dei soggetti che si sono rivolti al giudice; in secondo luogo prima o poi potrebbe intervenire anche la magistratura di grado superiore per far rimarcare la corbelleria che si è fatta. E alla fine chi paga, cari signori?
Perché con queste norme, fra l'altro, ripeto, non è che si sia posto rimedio a situazioni inique, ma anzi si è voluto creare un presupposto per escludere, per almeno dieci, quindici, vent'anni dall'accesso alle carriere burocratiche della Regione, soprattutto di alto livello, giovani sardi, che grazie al cielo esistono, dotati di notevoli capacità, di notevole preparazione e anche di notevole, devo dire, acume, di esperienze spesso fatte all'estero, e quindi in grado di portare nuova linfa nei ranghi della Regione.
Nessuno pretende che si azzeri quello che c'è, assolutamente, ci mancherebbe altro, però bisogna rendersi conto che un'amministrazione che si rispetti deve essere aperta agli apporti esterni, specie quando questi sono conformi al diritto e determinano delle utilità nell'interesse generale. Questo è il punto che non si può assolutamente eludere.
Allora io non sto qui a fare l'elenco di tutti i principi esistenti, però ci sono dei principi che né voi, né io, né nessun altro può superare. C'è qualcuno, qualche spirito ameno, che dopo l'applicazione al pubblico impiego delle norme di diritto privato ha ritenuto che ormai si potesse fare tutto quello che si voleva, come nel rapporto privatistico, appunto. Questi non sono rapporti di lavoro di natura privata, questi sono comunque dei rapporti di lavoro pubblici. I contratti di lavoro collettivi, e qui è evidente il misfatto di aver fatto saltare per aria la struttura del CORAN, i contratti del pubblico impiego, non possono superare, non possono far saltare determinati principi, caro Assessore, che piaccia o che non piaccia.
Ebbene, questi principi li conosciamo, li conoscete tutti, o li dovremmo e li dovreste conoscere tutti.
Qui, anche nei giorni scorsi ha circolato, l'hanno avuta tutti in mano, una sentenza recentissima della Corte Costituzionale che ha ribadito questi principi. Ma, insomma, ne vogliamo prendere atto o vogliamo continuare a comportarci come se queste cose non esistessero e a prendere in giro la gente? Perché alla fine dei conti si prende anche in giro la gente facendo queste cose; e queste decisioni hanno dell'incredibile. Allora, per farla breve, io ritengo, e non sto inventando niente di nuovo, l'hanno già detto alcuni dei colleghi che mi hanno preceduto, altri lo ripeteranno, che bisogna assolutamente rientrare nell'alveo della legittimità. E in Giunta è presente anche qualche avvocato che conosce bene queste cose; tra l'altro, nel caso specifico, mi sto riferendo all'assessore Masala, a colui che è stato responsabile di questo settore fino a poco tempo fa.
Ora, la legge numero 31 può presentare dei problemi, nessuno lo nega, ci sono aspetti della legge che possono essere rivisti, perché ci sono delle situazioni, come dicevo prima, che meritano tutela, però questo non è il modo, lo ribadisco, di predisporre l'impianto di una legge, tanto più che anche i termini utilizzati sono veramente rozzi e denotano scarsa abilità. Comunque, è inutile aggiungere ulteriori commenti, ma finché siamo in tempo, finché siete in tempo, cerchiamo di riportare le cose nell'alveo della legalità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamattina i relatori della Commissione, il collega Enzo Satta e il collega Gian Valerio Sanna, hanno opportunamente ricordato la genesi e l'itinerario del disegno di legge che il Consiglio sta esaminando.
Il provvedimento, sulla base dell'ordine del giorno votato da questo Consiglio lo scorso 26 marzo e dell'accordo consiliare, ha avuto una sorta di corsia preferenziale nella programmazione dei lavori del Consiglio. Nonostante le festività di fine marzo, il 2 aprile, quindi con assoluta puntualità, la Commissione che io presiedo ha licenziato il testo del disegno legge, dopo un concreto confronto con le organizzazioni sindacali dei dipendenti regionali e con la costante e attiva partecipazione e presenza della Giunta regionale e dell'Assessore del personale.
Come sappiamo, questo disegno di legge sarebbe dovuto venire in Aula entro il 15 di aprile; perché arriva invece in Consiglio con un ritardo così sensibile, circa quarantacinque giorni, quasi due mesi? Badate bene, cari colleghi, questo ritardo non deriva solo dai problemi politici e istituzionali che sono sopravvenuti, e neanche dalla particolare, delicatissima e tesissima congiuntura politica che sta attraversando questa maggioranza. Questo ritardo deriva oggettivamente, a mio avviso, dalla difficoltà di raggiungere una sintesi ragionevole sulle misure davvero urgenti e indifferibili da introdurre nel rapporto giuridico con i dipendenti dell'amministrazione regionale.
Nonostante i colloqui politici informali che sono continuati anche stamattina tra i Capigruppo, ai quali io non ho partecipato, ma che hanno visto impegnati presidenti di tutti i Gruppi consiliari al di là anche delle logiche di maggioranza, minoranza e di schieramento, io penso e temo, signor Presidente, cari colleghi, che a poco a poco nel corso di questi quarantacinque giorni, da quando la Commissione ha licenziato il provvedimento, dalla scadenza superata abbondantemente del 15 di aprile, ho la sensazione che dalla sintesi ci stiamo allontanando. Non solo perché ci sono lì depositati 106 emendamenti, e incombono altri possibili emendamenti, ed esaminando un provvedimento così urgente, così importante il Consiglio rischia di diventare, come la definiva stamattina con un termine suggestivo il collega Gian Valerio Sanna, una gara propagandistica o una gara demagogica, o peggio ancora, con termine altrettanto suggestivo e anche un po' brutale, come lo definiva il collega Cogodi stamane, una specie di mercato o di suk arabo.
C'è una difficoltà oggettiva, e allora io penso che ci dobbiamo dire con la massima chiarezza alcune cose e fissare alcuni punti fermi, ed è per questo che intervengo in questa discussione. Attenzione, cari colleghi, noi non stiamo scrivendo una nuova legge sul personale della Regione, e non stiamo neanche operando per una riforma radicale della legge 31 del '98, quella legge quadro, quella legge madre, quella legge fondamentale che regola il rapporto di lavoro di oltre seimila dipendenti regionali e disciplina, come sappiamo, l'organizzazione e il funzionamento degli uffici della nostra Regione autonoma.
Io penso, da questo punto di vista, che sarebbe imprudente, lo hanno detto anche altri colleghi, ce lo siamo detti tutti in Commissione, nel corso dell'esame abbreviato, ma molto concreto e molto serrato, che abbiamo fatto, e forse anche pericoloso riformare strutturalmente una legge così importante, così complessa e anche così recente, con le procedure e i tempi nei quali stiamo procedendo all'esame del disegno di legge presentato dalla Giunta regionale il 28 di marzo, se non ricordo male, il giorno dopo l'approvazione in quest'Aula dell'ordine del giorno consiliare.
E' bene che non si perda di vista neanche per un istante la portata e la natura di questo provvedimento, e anche se le pressioni per allargare lo spettro delle norme da modificare o da introdurre in questo disegno di legge, che passa adesso all'esame del Consiglio regionale, sono molto forti, io penso, cari colleghi, che sia rischioso allontanarsi dalle priorità e dalle finalità da cui è nato questo specifico progetto di legge presentato in quella congiuntura dalla Giunta regionale.
Questo è un disegno di legge mirato e circoscritto alla soluzione di alcune situazioni molto critiche che si sono determinate negli ultimi anni nella gestione delle risorse umane, di tutte le risorse umane della nostra Regione. Un provvedimento mirato ad affrontare alcune emergenze conseguenti primo, all'espletamento dei concorsi interni; secondo, alla utilizzazione della graduatoria del recente concorso per la copertura dei posti vacanti nella dirigenza, di cui peraltro la Commissione si era già occupata con specifiche proposte di legge prima dell'avvicendamento nella composizione della Presidenza delle Commissioni;e, infine, forse questo è il problema più pressante, alla esigenza non più eludibile di stabilizzare i lavoratori precari che ormai da diversi anni prestano, come sappiamo, la loro opera in Regione, con un contributo preziosissimo per il funzionamento dell'amministrazione regionale.
Ora è vero che la Commissione ha aggiunto qualche altra norma, ha aggiunto qualche articolo, però dobbiamo dirci anche qui, con la massima chiarezza, colleghi, che l'Aula è sovrana, il Consiglio può aggiungere anche altri cinquanta articoli o commi, ma può anche ritornare a tre o quattro articoli.
La legge numero 31, si è detto, non è il Vangelo, non è intoccabile, e io sono d'accordo, però noi stiamo facendo un restauro molto mirato. Intanto depuriamo la legge da tutto quello che deve essere materia di contratto e di negoziato con le organizzazioni sindacali. Lo hanno detto quasi tutti i colleghi, mi sembra, di maggioranza e di minoranza, e spero che la Giunta quando interverrà, fra qualche minuto, confermi questo orientamento. . La legge numero 31 delegifica il contratto e attraverso - lo diceva in particolare il collega Cogodi stamattina - un'agenzia tecnica lo definisce sulla base delle direttive della Giunta e attraverso un negoziato limpido con le organizzazioni dei lavoratori.
Nessuno spero voglia ritornare al contratto politico, al rapporto diretto dell'Assessore e della Giunta con le organizzazioni sindacali. Se diciamo no a questa ipotesi si fa un passo in avanti molto importante, e l'esame di questa legge diventa molto più agevole, ne siamo tutti consapevoli.
Lasciatemi anche dire che la rappresentanza organizzata nei sindacati dei dipendenti regionali è ricca e frastagliata, ci sono i sindacati confederali e quelli autonomi, come sappiamo, perché quando parliamo dei seimila e passa dipendenti della Regione sappiamo che non tutti si riconoscono nelle organizzazioni sindacali confederali; ma noi, nel recepire doverosamente le istanze giuste e senza mai assecondare strade che possono depotenziare il ruolo democratico dei sindacati, dobbiamo - questo è il nostro compito di legislatori - anche selezionare le richieste prevalenti e giungere ad una sintesi legislativa che corrisponda alle legittime aspettative dei dipendenti, ma anche degli utenti dell'amministrazione regionale.
La legge numero 31, come dicevo prima, è una legge giovane, ha meno di quattro anni di vita, non ha superato neanche quello che in termine pediatrico si definisce la seconda infanzia. Ora, prima di scardinarla, di eroderla nei suoi pilastri fondamentali, con modifiche contingenti, bisognerebbe applicarla e sperimentarne i risultati non solo in termini di progressione di carriera, onorevole Assessore, ma anche in termini di efficienza dei servizi garantiti alla collettività dalla nostra Regione autonoma.
Lo dico ai colleghi, lo dico a me stesso e lo dico anche a chi ci segue tra il pubblico con particolare e vigile attenzione. Fare un'amministrazione solo a misura dei dipendenti e non tenere conto dei diritti e delle esigenze degli utenti sarebbe una scelta politica deleteria; bisogna diminuire, si dice, il tasso di contiguità e di dipendenza della burocrazia dalla politica. Io condivido questo obiettivo, ma ciò non si deve tradurre in una separazione dell'amministrazione dalle scelte politiche e dagli obiettivi programmatici stabiliti da chi ha la titolarità delle scelte di governo. Anche questo lo dobbiamo ribadire con molta nettezza nell'esaminare questo provvedimento.
La Giunta, devo dirlo, Assessore, in una certa fase, , che spero sia superata, soprattutto prima che si votasse l'ordine del giorno, ed anche successivamente, alla fine di marzo, ha dato la sensazione preoccupante di voler concedere tutto; i sindacati sono rimasti spiazzati, e noi siamo stati assediati non tanto come Commissione, perché abbiamo rifiutato quel tipo di rapporto e abbiamo rispettato il ruolo democratico delle organizzazioni sindacali costituite e strutturate, ma come singoli consiglieri regionali, come Gruppi consiliari, siamo stati, come dire, inseguiti ed assediati, si stava aprendo una specie di asta per vedere chi presentava più emendamenti. Lo vorrei ricordare all'onorevole Rassu.
Ora, noi dobbiamo ascoltare i dipendenti della Regione perché sono la risorsa più preziosa da utilizzare per il buon funzionamento, non solo per l'immagine, della nostra autonomia, però dobbiamo ascoltare anche altre voci; e dobbiamo riflettere anche sulle lettere che ci hanno indirizzato ad esempio le organizzazioni professionali, e ascoltare quelli che rappresentano i tanti giovani laureati che aspettano di entrare nel mercato del lavoro della nostra isola. Bisogna ascoltare anche altre voci, quindi.
E la riflessione conclusiva che voglio fare è proprio questa, cari colleghi e signor Presidente, tra concorsi interni oltre la soglia fisiologica, tra stabilizzazione doverosa dei precari e riserva dei posti nei concorsi pubblici, l'amministrazione regionale rischia di chiudersi in se stessa in una dimensione autarchica senza ricambio generazionale e senza ricambio culturale. Noi dobbiamo prevenire questo rischio, e quindi dobbiamo essere rigorosi nell'esaminare questo provvedimento.
Ogni azienda che cura la sua produttività favorisce la progressione e la gratificazione professionale delle sue risorse umane e noi dobbiamo incoraggiare, in tutti i modi possibili e trasparenti, la progressione di carriera, la gratificazione professionale e la formazione permanente dei dipendenti della Regione, però ogni amministrazione, ogni azienda, opera anche una selezione di qualità ed affida i ruoli di maggiore responsabilità ai quadri più capaci, più dinamici, più diligenti e più meritevoli, e soprattutto non si chiude in se stessa ma attinge, quando è necessario, copiosamente e permanentemente anche alle risorse esterne.
La Regione è l'azienda pubblica più grande della nostra isola, il datore di lavoro è il cittadino contribuente, il cittadino utente, non lo dobbiamo mai dimenticare. Se mettiamo mano alle riforme necessarie e ineludibili, cari colleghi, a quelle che bisogna fare, a quelle che dobbiamo attuare perché sono state fatte in altri livelli istituzionali, la Regione non deve più gestire, le funzioni amministrative devono passare tutte all'ordinamento autonomistico di base, ai comuni ed agli enti locali, e quindi attenzione, collega Rassu, perché se operiamo per appesantire ed allargare l'apparato burocratico della Regione noi faremmo una scelta disastrosa.
Possiamo fare una buona legge ma c'è anche il rischio di peggiorare la normativa vigente, di alimentare conflitti sindacali e contenziosi giuridici come ci hanno insegnato recenti pronunciamenti dei Tribunali amministrativi, e quello più recente della Corte Costituzionale, contenziosi giuridici sempre più aspri e irrisolvibili. La montagna quindi può partorire il topolino, o peggio ancora una creatura giuridica mostruosa.
Noi siamo disponibili a discutere e a confrontarci ulteriormente, se è necessario, per prevenire questo, e per riportare la legge alle sue finalità originarie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
FOIS (P.P.S.-Sardistas), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, fermo restando che la Giunta si riserva di entrare nel merito delle questioni non appena si arriverà alla discussione dell'articolato, nel corso della quale cercheremo di dare le risposte che ognuno di voi ha sottoposto alla nostra attenzione, oggi noi siamo chiamati a dare un altro tipo di risposta, cioè noi oggi dobbiamo essere capaci di dire se del problema "personale" ce ne siamo solo occupati o se del problema "personale" ce ne siamo occupati e abbiamo anche portato delle soluzioni. Questa è la questione che oggi dobbiamo affrontare.
Ebbene, a me è sembrato che fino ad oggi alcuni abbiano parlato di problema "personale", altri di "risorsa personale". Ma l'ordine del giorno che avevamo sottoscritto in occasione della finanziaria a mio avviso intendeva valorizzare la "risorsa personale" visti i tempi e l'accelerazione che, grazie alla Commissione, siamo riusciti a dare al "personale", ma è stato un intervento mirato, perché volevamo dargli l'attenzione che meritava.
Ebbene, io parto da quel punto, perché sennò, Presidente Sanna, pur riconoscendole quanto lei, in qualità di Presidente, ha fatto e lo stesso vale per la Commissione, noi rischhiamo veramente di vanificare tutto. Cioè è inutile aver dato una corsia preferenziale, è inutile aver firmato e sottoscritto un ordine del giorno, è inutile essersi riuniti di sabato o di domenica, mi pare, è inutile tutto se noi non riusciamo a dare una risposta a questo disastro nel quale ci troviamo, perché si può parlare di difficoltà ma è un disastro.
Perché oggi tutte le comunità moderne, per prima la comunità europea, non fanno altro che riaffermare la necessità dell'efficienza della pubblica amministrazione.
Noi invece siamo ancora qui, dentro quest'Aula, a chiederci se dobbiamo fare un concorso e come dobbiamo farlo, se riusciamo a trovare quindici miliardi per la mobilità verticale e se riusciamo a fare quella orizzontale, insomma, siamo ancora all'anno zero, pur avendo approvato una legge di riforma, una legge quadro, che in qualche modo doveva rilanciare il rapporto con i nostri dipendenti, e soprattutto ricreare un vero senso di appartenenza…
FADDA (Popolari-P.S.). Dillo all'assessore Masala, non a noi.
FOIS (P.P.S.-Sardistas), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La legge numero 31 si basava, ripeto, su un perno fondamentale: la valorizzazione, a prescindere dal succedersi delle maggioranze , di un sistema che comunque fosse capace di funzionare e di andare avanti.
Io vi faccio una domanda: "Ma oggi abbiamo risolto il problema a prescindere dalla maggioranza che c'è o che c'è stata? Possiamo dire che, chiunque governi, abbiamo un'amministrazione in grado di dare risposte?". Io credo di no, nel modo più assoluto.
Gli interventi molto pacati, che sono stati svolti, hanno sottolineato i quattro punti originari del disegno di legge; perché, badate, a me tutto si può dire, ma non che quei quattro punti non pongano solo ed esclusivamente questioni di carattere generale. Su queste questioni possiamo anche entrare nel merito, possono anche non essere condivise a fondo, ma sono comunque quattro questioni di carattere generale, che dovrebbero permetterci di focalizzare i problemi nel loro complesso.
Il primo problema riguarda i concorsi interni. Esiste una sentenza della Corte Costituzionale, come ha giustamente detto l'avvocato Dore, ma noi abbiamo, o dobbiamo avere, la capacità di affrontare i problemi per cercare di risolverli, per cercare comunque di andare avanti pur tenendo conto che c'è una sentenza che va rispettata. C'è poi il problema della dirigenza. Noi avevamo presentato un articolo che arrivava alla copertura massima del novantacinque per cento dei posti per dirigente, la modifica apportata dalla Commissione, che porta la copertura dei posti al cento per cento, ci pone dei seri problemi di legittimità della norma. Allora, io capisco che alcuni di questi aspetti possano essere rivisti per essere migliorati, ma altri credo che abbiano una caratterizzazione così generale e così importante e così attesa dalle organizzazioni sindacali, dai nostri dipendenti, che non possiamo assolutamente dire che possono aspettare e che c'è ancora del tempo. Tempo non ce n'è più, tempo ne è passato anche troppo, hanno avuto anche troppa pazienza i nostri dipendenti, hanno fatto anche troppo pur avendo mezzi inadeguati a far fronte ad un mondo che si aggiornava.
Noi oggi abbiamo il dovere di cogliere quanto è emerso in Aula, particolarmente le osservazioni provenienti dall'opposizione che invita a non vanificare alcuni aspetti importanti del provvedimento. La Giunta è pronta a cogliere questo invito. La Giunta deve tentare in tutti i modi di dare gambe anche alle vostre proposte, certo, ma deve tenere conto di coloro i quali, pur pressati e spinti a presentare emendamenti hanno capito che si sarebbero create ulteriori difficoltà a questa legge.
Ebbene, oggi credo che il buon senso possa prevalere perché se noi dovessimo accogliere tutti gli emendamenti aggraveremmo la situazione, e chiaramente non avremmo neanche le risorse economiche necessarie per rispondere alle richieste, mentre abbiamo delle risorse certe che possiamo mettere in circolo per dare risposte parziali al nostro comparto. Possiamo soprattutto assumerci delle responsabilità rivisitando alcuni punti perché si svolgano i concorsi e, soprattutto, perché si abbia una dirigenza proporzionata alle esigenze della nuova pianta organica che dalla legge numero 31 era stata ridisegnata.
Bene, a me questi sembrano argomenti, Presidente, che ci possano consentire di riprendere il filo del ragionamento con gli stessi criteri che avevamo deciso nel corso della discussione della finanziaria, cioè verificare da subito i punti di incontro, abbandonando quelli che invece possono alimentare lo scontro, per ottenere il risultato perseguito dalla Commissione e dalla stessa l'Aula. E' passato troppo tempo, credo che questa possa essere una occasione da valorizzare e non da vanificare. Quindi io, Presidente, cogliendo l'invito di alcuni colleghi, le chiederei una breve sospensione per verificare la possibilità di trovare un accordo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Chiedo una breve Conferenza dei Presidenti dei Gruppi per poter organizzare i lavori nell'immediato futuro.
PRESIDENTE. Quindi c'è una contestuale richiesta di sospensione da parte dell'Assessore per organizzare i lavori e da parte dell'onorevole Murgia per una Conferenza dei Capigruppo. Sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 35, viene ripresa alle ore 20 e 01.)
Presidenza del Presidente Serrenti
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori soprattutto per informarvi che essendo le ore 20.00, l'ora solita di chiusura dei lavori, fatti salvi accordi diversi, i lavori del Consiglio finiscono qui. Poiché il Presidente ha un impegno nelle prime ore della mattinata, i lavori riprenderanno pertanto domani mattina alle ore 11.00.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne la facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente io credo che lei anche stasera avesse degli impegni di carattere istituzionale, altrimenti avrebbe presieduto così come fa sempre; d'altra parte gli argomenti che abbiamo all'ordine del giorno sono tanti e importanti, quindi poiché abbiamo due vicepresidenti, sarebbe il caso di chiedere la gentilezza ad uno dei due vicepresidenti di presiedere per poter iniziare almeno alle dieci. Io comprendo che lei si assuma tutte queste responsabilità, ma noi sappiamo dell'incontro che la maggioranza ha avuto, e che desidera iniziare alle 11.00, ma io dico che è ora di smettere di fare ostruzionismo. Siamo qui, si inizi alle 10.00, incarichi uno dei due vicepresidenti, perché abbiamo voglia di lavorare.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, faccia fare ad ognuno il proprio mestiere. Io ho l'ingrato compito di fare il Presidente del Consiglio in questa legislatura. I lavori riprenderanno quindi domani mattina alle ore 11.00.
La seduta è tolta alle ore 20 e 03.
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