Seduta n.369 del 05/06/2003 

CCCLXIX SEDUTA

Giovedì, 5 giugno 2003

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 10 e 10.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 14 maggio 2003, che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Nazareno Pacifico e Giampiero Pinna, con nota del 5 giugno 2003, hanno dichiarato di rientrare nel Gruppo D.S. con effetto dalla data del 3 giugno 2003.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, al primo punto, la discussione della mozione numero 107. Abbiamo tre richieste differenti. Partiamo da quella dell'onorevole Balia, che credo voglia chiedere una sospensione dei lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Chiedo dieci minuti in attesa che arrivino i colleghi.

PRESIDENTE. Onorevole Gian Valerio Sanna, lei si lamentava della luce? Credo che per oggi non riusciremo a risolvere questo problema. Onorevole Fadda, lei dell'impianto di condizionamento? Anche questo problema non riusciremo a risolverlo oggi.

Allora la seduta è sospesa e i lavori riprenderanno alle ore 10 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 12, viene ripresa alle ore 10 e 24.)

PRESIDENTE. Onorevole Balia, mi pare che il suo appello sia un po' caduto nel vuoto, ma io non posso continuare a rinviare l'inizio della seduta in attesa che i colleghi prendano posto in aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Presidente, per fare una dichiarazione a lei e a tutta l'Aula. Io non ritengo che di fronte a un problema importante come quello della chimica, che prevede la dismissione di impianti, l'espulsione di centinaia di lavoratori dai cicli produttivi, possa essere discusso in un'Assemblea di questo tipo. Il problema è troppo serio e deve essere affrontato dall'Assemblea, per cui io ritengo che sia dovere nostro, per quanto mi riguarda io mi rifiuto di discutere di un problema con un'Aula di questo tipo. Mi rifiuto perché è una cosa indecente, indescrivibile e inammissibile.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Guarda dalla tua parte quanti siete. Ma cosa stai dicendo? Perché dici queste stupidaggini?

ORTU (R.C.). E stai zitto una volta tanto!

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia, onorevole Balletto, usiamo un linguaggio...

Onorevole Vassallo, lei può naturalmente, nella sua piena e totale libertà, decidere di partecipare o non partecipare a questo dibattito. Io non posso fare di più rispetto a quello che è stato fatto per costringere i colleghi ad essere presenti e attenti in aula. Ho rinviato l'inizio dei lavori una volta, non intendo farlo la seconda volta.

Discussione della mozione BALIA - SPISSU - FADDA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO sulla drammatica situazione dell'industria sarda dopo l'annuncio della chiusura della Montefibre di Ottana. (107)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 107. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

MOZIONE BALIA - SPISSU - FADDA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO sulla drammatica situazione dell'industria sarda dopo l'annuncio della chiusura della Montefibre di Ottana.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che martedì 29 aprile scorso il Consiglio di Amministrazione della Montefibre di Ottana riunitosi a Milano, ha notificato ai sindacati la decisione di chiudere lo stabilimento e la messa in mobilità dei 257 lavoratori;

PRESO ATTO che le poche righe che decretano la morte di un altro "pezzo" di industria sarda, vitale per l'ormai comatoso stato del comparto industriale isolano, affermano che la decisione deriva dalla impossibilità, ormai strutturale, di utilizzare la capacità produttiva dell'impianto, che comporta perdite economiche non più sostenibili;

CONSIDERATO che la decisione del Gruppo Orlandi, holding internazionale della chimica, giungeva quantomeno inaspettata, visto che appena due giorni prima l'Amministratore delegato della Montefibre nell'incontro con l'Assessore regionale dell'industria ed il Sottosegretario alle attività produttive riteneva percorribile la proposta - illustrata dall'Assessore regionale dell'industria on.le La Spisa - di far acquisire alla società di Ottana gli impianti dell'Enichem di Assemini, dove si produce la materia prima utilizzata per le fibre chimiche prodotte alla Montefibre;

CONSTATATO che la decisione del Consiglio di Amministrazione, decretando la chiusura dello stabilimento, dimostra che viene ritenuta del tutto inadeguata la proposta dell'Assessorato dell'industria di concerto con il Ministero delle attività produttive;

RILEVATO che l'accordo raggiunto nella giornata di ieri, 6 c.m., che sospende il provvedimento di messa in mobilità dei lavoratori fino al prossimo 19 maggio, non si basa su presupposti concreti, ma sulle consuete, fumose promesse del Governo centrale di definire l'ormai vetusto -seppure mai entrato in vigore- Accordo di Programma sulla chimica;

RITENUTO quindi che la sospensione del provvedimento dello stabilimento di Ottana, alla luce degli ultimi avvenimenti, sembra esclusivamente un breve prolungamento dell'agonia, che preannuncia la fine del comparto chimico in Sardegna,

impegna la Giunta regionale

a riferire in Consiglio regionale sulla generale situazione di grave crisi dell'industria isolana ed in particolare:

a) far conoscere quali iniziative politiche ed istituzionali la Regione sarda intende intraprendere presso il Governo nazionale, per evitare la chiusura della Montefibre di Ottana e le inevitabili ripercussioni che tale provvedimento comporterebbe per la già devastata economia della zone interne e per l'intero comparto chimico isolano;

b) giungere alla definizione, in tempi che devono essere brevissimi, di concerto con le associazioni sindacali e i rappresentanti della forze politiche ed istituzionali, dell'Accordo di Programma per la chimica sarda;

c) elaborare una politica industriale per la Sardegna volta a garantire lo sviluppo e l'occupazione evitando il rapido ed inesorabile smantellamento del tessuto industriale senza alcuna valida alternativa economica ed occupazionale per la nostra Isola. (107)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente, anche se non c'è il minimo dubbio che sia perlomeno desolante illustrare una mozione sulla chimica, su problematiche poi che toccano in maniera diretta il tessuto industriale della Sardegna con un'aula semivuota. Non era rivolto certamente a una parte, onorevole Balletto, l'appello dell'onorevole Vassallo, riguardava credo tutti.

Presidente mi sia consentita quella che potrebbe apparire una breve digressione, ma che di fatto poi digressione non è, serve a introdurre, mi auguro nel giusto modo e cercando di creare il giusto clima, la problematica sulla chimica. Abbiamo presentato tre mozioni; io credo che siano tutte e tre le mozioni all'ordine del giorno, quella di ieri, questa sulla chimica e quella sulle scorie, tre mozioni importanti che non possono, colleghi, vedere il Consiglio regionale diviso. Non possono vedere alcuni da una parte della barricata e altri da un'altra parte, perché sono problematiche che ledono in maniera diretta gli interessi della Sardegna. Ecco Presidente, ieri, a mio avviso, una certa moderazione, che mi auguro nasca nel corso della giornata odierna, non avrebbe certamente guastato. Vi è stato, lo dico sommessamente, per certi versi un comportamento simulatorio: da un lato la Giunta regionale e la maggioranza che si è chiusa a difesa, presidente Pili, mi scusi ma pareva che nella notte precedente lei avesse appreso una marea di notizie talmente importanti così come non le aveva mai apprese in passato; c'era l'assessore Ladu, chiedo ancora scusa, che diceva che i risultati che si sono ottenuti in questi tre anni di governo non si sono ottenuti negli ultimi trent'anni. E l'assessore Ladu dimenticava, in ogni caso, che già nella passata legislatura si sono succeduti - sto parlando della legislatura di centrosinistra - due Assessori, uno di provenienza del Gruppo dei Riformatori, che aveva molte preoccupazioni nel ricercare una serie di equilibrismi; l'altro era l'assessore Fois e sarebbe bastato che l'assessore Ladu si guardasse alla sua sinistra perché, così come oggi l'assessore Ladu sfila nelle manifestazioni pubbliche, l'assessore Fois nella passata legislatura ha utilizzato quale strumento e metodica per risolvere i problemi quello di rinchiudersi all'interno di una roulotte in attesa che succedessero avvenimenti, che accedesse qualcosa. Questo per dire, Presidente, che non c'erano da una parte i cherubini che volevano apparire e dall'altra parte un gruppo di opposizione gioiosamente all'attacco.

Partendo da queste premesse io voglio augurare all'Aula che oggi si trovino modi e forme per concludere sia il dibattito sulla chimica, sia il dibattito sulle scorie con un ordine del giorno unitario. Se ciò non dovessimo fare abbiamo tutti piena consapevolezza che le divisioni su questi temi, che sono temi di portata generale, hanno il solo effetto di sminuire la portata di qualunque richiesta, di far apparire una regione divisa e di sminuire le opportunità che invece potrebbero costruirsi a favore delle due ipotesi.

Nel merito: io da poco ho letto un libro di economia scritto da un autore sardo, da un professore di economia dell'Università di Cagliari. Il titolo è: "Il governo della scarsità", l'autore è il professor Vittorio Dettori. Il titolo è già sintomatico, scarsità di beni e quindi necessità di compiere delle scelte e quindi necessità di allocazione di risorse; ma nel titolo "Il governo della scarsità" già di per se stesso si pone un problema di ridistribuzione delle risorse, di riallocazione e quindi in qualche maniera di ridistribuzione della ricchezza. Naturalmente non sto parlando di ridistribuzione della ricchezza semplicemente fra cittadini, ma di ridistribuzione della ricchezza fra territori e aree che godono e hanno goduto di alcuni vantaggi e territori e aree che di quei vantaggi non hanno avuto l'opportunità di godere, figuriamoci se, mentre vengono descritte queste situazioni e la Sardegna è un territorio laddove il governo della scarsità si manifesta davvero più che in altre realtà, possiamo permetterci di arrivare divisi a Roma e se possiamo permetterci che davvero quel poco che resta del misero tessuto industriale della Sardegna non venga difeso, tutelato per intero e sino in fondo dall'intero Consiglio regionale.

Ecco, ai discorsi gioiosamente esaltanti che di tanto in tanto sentiamo e che noi non vogliamo contestare per partito preso, non vogliamo in quest'aula vivere con un clima di conflittualità permanente, fanno riscontro notizie che ci lasciano perlomeno sconfortati: quelle delle assunzioni che non sappiamo come siano avvenute nel Centro regionale di programmazione, non sappiamo che tipo di programmazione sia stata riservata a quegli uffici e unita a questo la decisione - e lo apprendo da una dichiarazione di due senatori - assunta dall'onorevole Matteoli, in violazione anch'essa di legge, che decide designazioni e nomine che riguardano la presidenza del Parco dell'Asinara senza che la Sardegna venga neanche consultata, almeno così ci risulta. Noi ci muoviamo in questo clima di difficoltà e in questo clima laddove altri esercitano un ruolo e un potere che finisce col lasciare tutti annichiliti e comunque col non offrire quelle opportunità anche alla Giunta e al Consiglio regionale di esprimere il proprio parere e le proprie opinioni. E tutto questo avviene mentre industriali, sindacati, categorie sociali, associazioni di lavoratori varie segnalano situazioni di allarme in base al rapporto sullo stato di avanzamento della coesione economica e sociale. Così come viene comunicato dalla Commissione Europea, infatti il Pil in Sardegna è al minimo storico del 1996, i consumi delle famiglie sono in diminuzione, il tasso di disoccupazione giovanile è in aumento, le esportazioni sono in flessione, l'occupazione nel settore industriale presenta un saldo negativo. La nostra è purtroppo l'ultima regione dell'Obiettivo 1 per raggiungimento di obiettivi istituzionali.

Badate, questi sono dati obiettivi, non possiamo mascherarli, non serve mascherarli, serve uno scatto di orgoglio e di volontà per invertire invece questa tendenza. E' in questo clima e in questo contesto che si pone in problema della chimica in Sardegna, problema che solo chi ha livelli notevoli di ingenuità potrebbe pensare che riguardi soltanto Ottana, ma tutti noi abbiamo piena consapevolezza che se non si pone immediato rimedio quei provvedimenti negativi sono rapidamente destinati a estendersi sia ad Assemini che a Porto Torres. Allora una delle domande che nasce in automatico parte un pochino dalla memoria storica di tutti noi. Rammentiamo che nel 1996 l'Enichem ha ceduto a Montefibre la produzione delle fibre acriliche di Ottana. Torniamo a quella data e a quell'atto perché riteniamo che quell'atto assuma anche oggi ancora importanza. Quella decisione, quella del 1996 - assessore La Spisa lei lo sa bene - ha comportato pesanti ripercussioni sull'occupazione con la chiusura degli impianti di produzione di acrilico di Porto Torres e la SNIA di Villacidro e con la conseguente chiusura anche del fiocco poliestere ad Ottana. Perché torniamo ad allora? Perché in quella occasione l'Enichem aveva giustificato quella operazione di cessione come un'operazione utile e necessaria per salvare il comparto chimico ad Ottana. Quindi, torniamo al 1996 per un fatto logico, vi era una giustificazione alla cessione e la giustificazione era: ciò serve a salvare il comparto, la realtà industriale di Ottana. Bene, quei provvedimenti poi e di fatto quale tipo di effetto avevano avuto? Avevano avuto l'effetto di rinforzare le produzioni di Acerra e di Porto Marghera e lì infatti, ad Acerra e a Porto Marghera, trovarono allocazione gli impianti che erano stati smantellati ad Ottana.

Da un lato si era partiti dicendo che l'obiettivo della cessione era quello della salvaguardia del comparto industriale ad Ottana e dall'altro lato invece si sono rinforzati col trasferimento degli impianti chiusi ad Ottana verso Acerra e Porto Marghera. Oggi nasce una domanda. Gli impegni che allora sono stati assunti perché oggi a distanza di soli sette anni vengono rimessi in discussione? Prima domanda. L'ENI in quell'occasione giustificò la scelta anche con motivi di pubblico interesse, ma il pubblico interesse lo rimandava sempre agli impianti di Ottana nel tentativo diceva di compiere un'azione di utile salvataggio di quella realtà industriale. La domanda dei sindacati, ma la domanda che ci poniamo anche tutti noi, consapevoli che disattendere gli accordi che Montefibre allora aveva sottoscritto avrebbe effetti sociali disastrosi, significherebbe la totale cancellazione dell'esperienza industriale e di quel poco di tessuto industriale esistente nel centro Sardegna e con un naturale, logico, conseguente indebolimento di tutto l'apparato industriale sardo e con i rischi per l'intero tessuto industriale isolano. La domanda a cui accennavo era, sarebbe utile, tant'è che qualche sindacato parla dell'esigenza di promuovere una Commissione d'inchiesta, ma non è quella proposta, con altri obiettivi e altri motivi e che riguardava una pluralità di settori, dall'onorevole Capelli in altra occasione, dicevo che qualche sindacato parla dell'esigenza di promuovere una Commissione di inchiesta per verificare se intanto vi siano risorse pubbliche che Montefibre ha ricevuto, che fine queste risorse pubbliche abbiano fatto, dove siano state indirizzate e canalizzate, che effetti abbiano prodotto e, oltre alla verifica, se un'altra verifica sul quando quante risorse pubbliche sono state destinate, perché se a distanza di qualche anno si ipotizza anche solo il rischio della serrata di quel comparto, evidentemente qualcosa non ha funzionato oppure vi è una volontà distorcente che viaggia verso posizioni contrarie al mantenimento dell'industria chimica in Sardegna.

Probabilmente assessore La Spisa serve un diretto coinvolgimento dell'Eni, perché se non altro anche l'Eni concorra alla gestione dei problemi che sono imputabili alla discutibile scelta operata allora nel '96 dall'Enichem in Sardegna. Vanno credo verificati gli accordi tra Enichem e Montefibre e vanno verificati quei risultati a cui prima facevamo riferimento. Ecco noi vorremmo che il Consiglio regionale nella sua interezza, e per questo faccio appelli alla sensibilità di tutti perché il dibattito oggi possa concludersi con un ordine del giorno unitario e poi magari possa anche essere sospeso per quanto riguarda ulteriori determinazioni in attesa dell'incontro del 6 che deve avvenire per vedere quali risultati il 6 si ottengano, non vogliamo però Assessore che questo sia il preludio per impegni brevi, per riavvii che poi avranno rallentamenti, per riavvii ed accordi che poi l'indomani potrebbero essere contestati e disattesi, insomma non vogliamo che quel tessuto industriale sia sottoposto ad una lenta agonia. Abbiamo anche un tessuto di professionalità che non può né scomparire né assottigliarsi né smagrire, deve essere tenuto in tutta la sua interezza.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente. Io credo che noi dobbiamo contestare in maniera forte e decisa una volontà neanche tanto occulta che Montefibre avanza, e la volontà neanche tanto occulta è quella di restare solo a Porto Marghera. Non vogliamo trascinare in una lenta agonia e poi prendere atto che tutto il settore in Sardegna è scomparso. Ovviamente con ciò è evidente che noi dobbiamo esprimerci in maniera netta e decisa anche contro un futuro di ammortizzatori sociali, quelli rappresentano l'agonia, dopo gli ammortizzatori sociali vi sarebbe la decretazione definitiva della morte del settore. Se il Consiglio regionale saprà farsi unanime interprete, io credo attraverso un ordine del giorno comune, di queste volontà di salvaguardia forte e decisa allora davvero il fatto non rappresenterà l'ultimo canto del cigno. Se anche su queste cose dovessimo dividerci, io credo che la nostra capacità di incidenza sarebbe di parecchio ridotta. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

Invito i colleghi che intendessero intervenire ad iscriversi entro l'intervento del collega Secci. Prego onorevole Secci.

SECCI (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. Signor Presidente, assessore, colleghi non so quante volte questo Consiglio regionale, o il Consiglio regionale meglio, è stato chiamato a discutere di un problema la cui gravità è andata man mano amplificandosi. La chimica in Sardegna costituisce e soprattutto costituiva un settore importantissimo della nostra economia. Nei periodi ante crisi le aziende dell'Eni, perché praticamente dopo il fallimento della SIR Rumianca la chimica in Sardegna significava Eni, occupava direttamente oltre diecimila lavoratori e siccome sappiamo che la chimica - come tutta la grande industria - non ha solo occupazione diretta, ma ha anche tutta una serie importantissima di occupazione indiretta si può valutare questo numero di lavoratori del settore chimico in Sardegna oltre i quindicimila. Abbiamo un dato che mi dava ieri sera un dirigente dell'Eni attuale che nel settore chimico smembrato - come è stato smembrato - oggi non ci sono tremila lavoratori dipendenti diretti e se la proporzione è rimasta invariata rispetto - e non ho motivo di dubitare che sia rimasta invariata per gli indiretti - abbiamo una occupazione complessiva di quattromila e 500, quattromila e 700 lavoratori.

Questi dati già di per se stessi dicono la gravità di una situazione in assenza totale di una politica industriale che abbia visto sostituire la chimica, se questo si fosse voluto, con altre attività industriali di pari livello o migliorative. La chimica in Sardegna oggi è l'unica entità di grande industria che rimane e sappiamo tutti, ce lo insegna chi ha studiato più di noi, ma lo potrebbero insegnare tante persone anche qua dentro, che un'economia evoluta senza un importante settore primario è un economia debole, è un'economia che non va da nessuna parte e allora occorre evidentemente che rispetto a questo che sta diventando un dramma, che parte questa volta dai 257 lavoratori della Montefibre, ma che se dovesse Montefibre chiudere significherebbe - per le cose che dirò anch'io, ma che sono nella convinzione di tutti - l'inizio di un ulteriore tracollo del settore chimico in Sardegna.

Dico che occorre fare argine e occorre fare argine - lo diceva il collega Balia, lo condivido io - speriamo in un modo diverso da come si è concluso il dibattito in questo Consiglio regionale ieri sera su un problema che assolutamente doveva essere ed è di tutta la Sardegna e che invece sembrava che ci si fosse accapigliati come i polli di Renzo. Io spero che il dibattito sulla chimica oggi abbia una conclusione diversa, anche se necessariamente ed ovviamente il giudizio sulle cose passate deve essere fatto, ma deve essere dato un giudizio di responsabilità anche sulle cose che sono le cose di oggi e le cose di oggi vedono necessariamente la responsabilità di soggetti diversi da quelli del passato e allora siccome non si può sempre storicizzare i problemi in Sardegna e dire sempre che l'origine dei mali è dell'ante guerra o anche prima, occorre che noi ragioniamo sulle cose che possiamo fare, occorre guardarsi indietro per trarre insegnamento, ma occorre in qualche maniera prendere le decisioni che riguardino il futuro. Perché dividersi su quello che è fatto può essere anche facile, può essere anche comodo, ma non porta da nessuna parte.

Allora il settore chimico in Sardegna per chi lo conosce e per chi lo ha vissuto ed io sono tra quelli, è un settore che ha visto di volta in volta in funzione della forza che i Governi regionali hanno avuto dei momenti felici di espansione e dei momenti assolutamente tristi di abbandono di tante attività. Io per le cose che conosco mi sento di affermare questo, confortato in questo non da studi che ho fatto io, ma da studi che ho visto fare ad esimi professionisti che so che oggi collaborano anche in maniera diretta con l'Amministrazione regionale e che sono portatori e che sono stati portatori all'interno dell'Eni di progetti di rilancio della chimica nell'area sarda, di rilancio della chimica produttiva, di rilancio della chimica economicamente valida, di rilancio della chimica che rispetta l'ambiente, perché sono questi gli elementi fondamentali che devono costituire la presenza della grande industria chimica in Sardegna.Io sarei anche del parere, come hanno detto molti colleghi in diverse circostanze, anche in questo Consiglio regionale, anche in questa legislatura, che la chimica è stata una iattura per la Sardegna perché ci ha rovinato, non ci capisce bene che cosa, perché ha influito sull'ambiente in modo negativo. Inviterei quei colleghi che altre volte hanno fatto questi discorsi a visitare e a conoscere meglio quelli che sono gli investimenti fatti nel settore ambientale negli stabilimenti chimici della Sardegna, a vedere che tipo di acqua viene scaricata a mare, a vedere che tipo di acqua viene riciclata e qualche volta anche bevuta dai processi industriali. Pregherei i colleghi di andare a vedere quali sono le emissioni dei fumi nei camini delle centrali e degli stabilimenti petrolchimici e a vedere se sono o non sono sotto le soglie previste dalla legislazione italiana che risulta in questa materia delle più conservative.

Quindi c'è una chimica in Sardegna che oggi produce ricchezza, che ha prodotto ricchezza nel passato, che può produrre ancora ricchezza e che se non è sostituibile da altre attività industriali di grande peso è necessario che in qualche maniera noi salviamo. Ed allora per salvarla che cosa bisogna fare, Assessore, Presidente? Io penso che occorra fare una grande battaglia perché la Sardegna ci ha abituato, i Governi che hanno governato l'Italia hanno abituato la Sardegna che le cose si devono strappare con le unghie e con i denti. E allora o noi dimostriamo di avere unghie e denti sufficientemente affilati per avere un rapporto competitivo con il Governo nazionale che imponga delle scelte industriali, della politica industriale del governo, la politica della chimica che non è una politica nazionale perché l'Eni, Montefibre, gli altri grandi produttori di fibra acrilica è un mercato internazionale che si governa e che si governa anche dall'Italia e allora siccome la politica industriale la fa il Governo è necessario che il Governo su questa materia e per la Sardegna abbia un occhio di riguardo e salvi almeno l'esistente e si impegni in qualche maniera. Io ho visto, Assessore, stavo leggendo anche l'ultimo testo dell'accordo di programma che lei gentilmente ha voluto fornirmi ieri sera. E` datata 4 giugno l'ultima bozza, l'altra bozza precedente era datata 20 di luglio se non mi ricordo male, il verbale di intesa sulla proposta di accordo di programma mi sembra che sia dell'ottobre del 2001. Siamo a tempi Assessore - e non giudico certamente lei il responsabile di questo - che sono assolutamente inadeguati per ottenere risultati che siano risultati seri, risultati possibili per salvare un settore importante e fondamentale e siccome il tempo è tiranno - come in tutte le cose - mi avvio a concludere dicendo questo: noi abbiamo un sistema industriale in Sardegna che adesso vede Ottana come il punto critico, ma che fra due mesi, tre mesi vedrà la (crio…(?) di Assemini, fra sei mesi vedrà - siccome è un sistema collegato in rete - il polo di Sarroch, poi ritornerà a Portotorres perché ciclicamente ritorna a Portotorres e a Portotorres - ci ricordiamo - l'anno scorso a maggio noi abbiamo approvato un ordine del giorno in Consiglio regionale che prendeva atto della situazione di crisi e che invitava ancora l'Eni a fare le cose che io sto cercando di dire.

Dico che siamo arrivati al limite, Assessore e Presidente, e che non si può andare oltre, perché oltre veramente rischiamo di avere attività industriali che non possono essere competitive e non possono essere competitive non solo per i problemi annosi che ci sono e che permangono del problema dei trasporti, del costo aggiuntivo dei trasposti e del costo aggiuntivo dell'energia sui quali bisogna mettere in qualche maniera una parola definitiva, ma diventano ormai insormontabili le difficoltà perché i sistemi dei servizi degli stabilimenti industriali che chi li conosce sono dimensionati per avere una potenzialità di produzione assolutamente diversa da quella che oggi costituisce le potenzialità di produzione o le produzioni che vengono realizzate, significa che le centrali termoelettriche, significa che i sistemi di servizi del trattamento delle acque, significa che tutto il sistema infrastrutturale che ruota intorno alle produzioni primarie degli stabilimenti diventano assolutamente diseconomici.

E allora cancellare 257 posti di lavoro adesso in Montefibre significa dire che Ottana deve chiudere, ma deve chiudere fra tre giorni se non si vogliono perdere somme ingenti. Ottana è oggi in condizioni di vivere ancora ed è al limite se non si fanno investimenti in quell'area industriale che portino nuove attività produttive non soltanto risorse o prevalentemente - come c'è scritto nell'accordo di programma - risorse soltanto per la bonifica dei territori o delle aree occupate da impianti improduttivi che non sono più in produzione. Non può essere il lavoro di impresa di due, tre anni di bonifica di questi impianti o di queste aree che può interessare la politica sarda, che può interessare il sindacato sardo, che può interessare i lavoratori sardi. I lavoratori sardi devono vedere nella chimica oggi o in settori diversi, ma che devono essere chiari nell'accordo di programma che si stipula col Governo, che ci devono essere alternative industriali serie di produzioni di beni che siano beni durevoli e che non siano ancora una volta il portare in Sardegna imprenditori che tendono a prendere i soldi pubblici degli accordi di programma finanziati dalla Regione e dello Stato e poi dopo un po' attraverso meccanismi che non si capiscono bene si dileguano. Queste sono le cose e queste cose, Assessore e Presidente, hanno un colore nelle responsabilità, non hanno nessun colore o hanno il colore di tutti se vogliamo vederlo da un'altra parte, sulla necessità che siamo uniti in questa battaglia, che siamo sinergici in questa battaglia, che siamo tutti impegnati non a difendere gli interessi di parte, ma a difendere gli interessi della Sardegna. E gli interessi della Sardegna, caro Presidente, si difendono quando è necessario anche contro il Governo e noi siamo pronti - come l'abbiamo fatto quando al Governo c'eravamo noi contro i Governi democristiani - a dire che la Sardegna viene prima. Se si dicono queste cose e se questo è l'impegno di questo Consiglio regionale, io penso che avremo fatto un buon servizio per i nostri cittadini.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Secci.

E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente. Colleghi la problematica della chimica in Sardegna è nota a tutti, è una problematica grave che riguarda non solo un settore della nostra produzione, ma riguarda un settore che dietro di sè trascina un vastissimo indotto di piccole e medie imprese e che rappresenta a tutt'oggi, nel totale, seppur oltre tremila diretti dipendenti delle industrie chimiche con l'indotto sfiora le cinquemila unità. Io non nascondo - come non credo non lo nascondano i colleghi che mi hanno preceduto e che mi seguiranno - che l'incertezza che caratterizza il futuro, parliamoci chiaro, del dopo Enichem è un dilemma che sta attanagliando, credo, tutti coloro che veramente credono e si battono per la risoluzione del problema disoccupazione in Sardegna e per il mantenimento degli attuali livelli occupativi. Sappiamo tutti che ormai da vari anni l'Enichem (l'Eni, chiamiamola come la qualsivoglia) ha deciso di andar via e sta attuando questo processo con la vendita a piccoli pezzi del petrolchimico, cosa che è indispensabile e necessario bloccare se si vuole se non altro che ciò che resta dopo tanti anni di saccheggio e mutilazioni possa essere appetibile ad altre società che possono e vogliono investire nel settore e garantire quindi gli attuali livelli occupativi.

Oggi noi qui ci troviamo a difendere quello che ancora resta, a difendere quei posti di lavoro che sono rimasti, difendere quindi l'esistente. Questa per noi è diventata una necessità di vitale importanza.

Oggi tutti gli interventi - compresa la mozione - puntano a questo. L'esistente di quegli oltre quindicimila posti di lavoro sul settore chimico in Sardegna quando negli anni '60 giustamente si è pensato a creare ciò e che oggi sono ridotti a non più di tremila posti di lavoro. Poteva essere evitato questo in parte, ritengo, se mano a mano si fosse pensato, ho sentito qualche spunto del collega Secci, ad una possibile e necessaria riconversione del processo produttivo. Non lo si è fatto nei tempi dovuti, si deve a tutti i costi tentare di farlo oggi per salvare ciò che è indispensabile e necessario salvare. Allora l'industria è stata collocata in un contesto sociale ed economico il cui periodo completamente avulso e diverso da un contesto che il mercato naturale locale poteva offrire, che era la Sardegna. Però tutto questo andava bene perché tutto ciò che ci era dietro era garantito da chi? Dall'Enichem - Eni, quindi, parliamoci chiaro, da una partecipata statale e quindi dalla Stato. Mano mano che è stato deciso nel corso degli anni di dismettere la chimica in Sardegna a favore di altri poli industriali, perché bisogna anche dire questo, vuoi perché i costi di produzione nostri sono molto più elevati, vuoi perché probabilmente c'è in atto una politica a livello internazionale dove strategicamente per chi la sta adottando e mi riferisco sempre all'Enichem, è più conveniente e quindi più consono, dal punto di vista economico, investire in altri settori o in altre parti d'Europa o in altri tipi di produzione lasciando la chimica o il settore chimico ad altri investimenti ed in altri siti, dicevo oggi si è di fronte a questo fenomeno.

Io ho sentito quello che ha detto il collega Balia e mi auguro veramente che una volta tanto questo Consiglio all'unisono unitamente, concordemente, pensi veramente al bene della Sardegna. Questa è la lotta di tutti come lo era la lotta e lo è la lotta di tutti la mozione sulla "131" presentata ieri, come è e deve essere la lotta di tutto il popolo sardo per opporci ad un eventuale ingresso di scorie nucleari e di quant'altro in Sardegna. Io accolgo questo appello, ma senz'altro verrà accolto da tutti.

Oggi non possiamo arretrare di un passo sulla chimica, non è possibile, dobbiamo - ripeto - difendere necessariamente i posti di lavoro, quei pochi che sono rimasti e che causano un indotto positivo e che rappresentano malgrado tutto quasi il 30 per cento della produzione industriale in Sardegna. E` chiaro che l'ENI o l'Enichem, essendo una partecipata statale, ma essendo sempre un'azienda, pensa al profitto, né più e né meno come la Montefibre, ma giustamente in Sardegna rappresenta e ha rappresentato anche un intervento di carattere sociale per le motivazioni che ho detto prima, perché senza la garanzia della partecipata statale era impossibile investire in un contesto di mercato che nulla aveva a che vedere col contesto socio-economico presente in Sardegna.

Allora, a questo punto non è possibile permettere che si butti tutto a mare e che ci si dimentichi degli impegni presi allora, oppure che si possano perdonare le omissioni, intendo dire per omissioni il doveroso studio di riconversione industriale che doveva essere fatto nei tempi giusti per poter arrivare un domani quando iniziava la parabola discendente a poter gradatamente spalmare quei posti di lavoro da una chimica che era gestita a livello industriale dalla grossa industria essendo al pari coi tempi oggi affinché potesse essere spalmata nelle piccole e medie imprese che rappresentano attualmente il futuro della chimica in Sardegna che poi è una chimica fine, una chimica di cosmesi, una chimica farmaceutica, una chimica compatibilmente ed ambientalmente utile e compatibile. Questo non è stato fatto, è necessario farlo oggi. Ed è necessario anche ascoltare e stare attenti alle probabili e possibili offerte che stanno nascendo in quel settore da parte di altre società private che sono interessate al petrolchimico, che sono interessate all'industria chimica in Sardegna e nel caso difendere quelle posizioni, perché se no la fine è vicina.

L'atteggiamento di Montefibre che è un atteggiamento, il solito atteggiamento del "mordi e fuggi", il solito atteggiamento del saccheggiatore continentale perché io dico pane al pane e vino al vino, che è arrivato nel '96 in Sardegna coi fondi pubblici e ben venga l'inchiesta proposta dai sindacati e richiesta anche dalla Commissione industria e fin dal '98 ha iniziato a mettere in cassa integrazione gli operai, chi vuole sapere quanti, quando e come ha speso, se hanno beneficiato, se hanno beneficiato dei soldi pubblici.

Mi avvio alla conclusione. Ho detto che le tendenze ormai della nostra chimica sono note, dalla grossa industria alla piccola e media industria ad un'industria fine, ad un'industria compatibile, utilizzando perché no per quello che è possibile gli impianti esistenti, utilizzandoli per questa riconversione, oppure entro cinque o sei anni, questo è quello che abbiamo sentito in Commissione da parte del responsabile dell'Enichem, l'Enichem dismetterà tutto il suo patrimonio in Sardegna.

E` necessario quindi che la Regione stimoli e incentivi immediatamente gli investimenti in quel settore favorendo quelli che sono gli investimenti che vengono chiamati di seconda e terza generazione. Quindi la chimica fine, la cosmesi, la farmaceutica, per fare questo è necessario anche intervenire, caro collega Secci, con gli interventi di bonifica, attrezzare le aree, creare i servizi, garantire energia a basso costo, garantire la continuità territoriale per le merci, problema sul quale siamo in enorme ritardo.

Io vedo questa chimica, come penso la vediamo tutti, una chimica compatibile, una chimica accettata non solo dall'ambiente, ma una chimica accettata anche nel contesto economico sardo, una chimica che non produca fumi, che non produca scorie, che sia integrata con le altre attività produttive del territorio, solo questa chimica e spero si arrivi a questo potrà garantire per il futuro i posti di lavoro che attualmente appunto hanno.

E, un'ultima cosa, è necessario dare un'accelerata all'accordo di programma, sentire i sindacati, ciò che loro hanno detto, ciò che loro stanno insistendo nel dire all'assessore La Spisa affinché in quell'accordo di programma non ci siano solo formule future, caro Giorgio, ma che ci sia la concretezza, ci siano gli investimenti chiari, ci siano le somme chiare e dove e in che tempo vanno spese. Solo in questo modo un accordo di programma può essere degno di questo nome e può dare garanzie per il futuro.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io ho la necessità senza divagarmi molto di fare un po' non il quadro internazionale, ma di riprendere l'argomento e inquadrarlo appunto nel contesto del mercato internazionale e su ciò che negli ultimi anni e in questi mesi sta avvenendo per mettere in crisi non solo la chimica, ma tutto l'apparato industriale nazionale e quindi quello sardo e meridionale che sono gli anelli deboli di un contesto già di per sé debole.

Noi rappresentavamo in Europa con l'industria, in particolare con l'industria chimica, una forza appunto continentale che via via è andata a posizionarsi su due grandi poli, pubblico e privato, che sostanzialmente potremmo riassumere in Montedison e in Enichem per quanto riguarda l'industria chimica. Questi due grandi poli, anche a seguito del referendum, e delle determinazioni dei governi di centrosinistra prima e del centrodestra adesso, hanno dismesso tutto ciò che riguardava la chimica di base concentrando queste dismissioni in quella che in Europa veniva chiamata la grande bad company della chimica europea e che era Polimeri Europa. Questa grande concentrazione che doveva gestire e ha gestito in una certa misura il passaggio non solo dal pubblico al privato, ma il passaggio dell'industria chimica di base dall'Europa ai paesi emergenti che potevano ancora lavorare nella chimica e soprattutto nella chimica di base con costi dei lavoratori infinitamente minori rispetto a quelli europei.

La chimica europea nel frattempo e quella italiana soprattutto, si gestiva lo "spezzatino" chiamiamolo così, la diversificazione in piccola e media impresa orientandosi ad una chimica fine e in particolare alla chimica farmaceutica. Questo è avvenuto negli ultimi anni, ma questo non è avvenuto in Sardegna. Perché? Mentre a Porto Marghera da parecchi mesi e da qualche anno si è gestita planando, facendo planare queste chiusure in forma governata, appunto per ricollocare i lavoratori in aziende alternative farmaceutiche, e tutto questo nella cornice di un accordo di programma fra le organizzazioni sindacali, territoriali, nazionali e le autonomie locali del Veneto e il governo nazionale, tutto quanto in una cornice di accordo di programma. Ecco cosa non è avvenuto in Italia, in Sardegna, non è avvenuto appunto questo.

Collateralmente a questi avvenimenti c'è un ripensamento del governo nazionale, che io riputo anche giusto, che dice il Ministro Marzano nelle sue dichiarazioni reiterate più volte: "L'Italia non può ritirarsi dalla chimica, neanche dalla chimica di base, è necessario questa considerarla un'industria strategica, è necessario che l'Italia resti in alcune produzioni". Sono enunciazioni che cadono nel vuoto, perché questa enunciazione non viene trasferita operativamente all'ENI, dove il governo nazionale, attraverso il 30 per cento controllato dal Ministero del Tesoro, può e deve intervenire per dare gambe a ciò che il governo nazionale enuncia. Questo non avviene nonostante quel 30 per cento rappresenti il core business, è il controllo di quella società adesso non più statale perché l'ENI è al 30 per cento del Ministero del Tesoro, al 70 per cento azionariato diffuso, va da sé che viene ancora oggi controllata dal Governo. Ciò nonostante il suo sub ministro o plenipotenziaria dell'Eni Mincato fa esattamente il contrario rispetto alle dichiarazioni del Ministro competente. Quindi un ruolo del governo nazionale in questo settore assolutamente contraddittorio, un ruolo del governo regionale in questo contesto assolutamente insufficiente, assolutamente impreparato ad arginare una situazione di emergenza che vede la Sardegna anello debole fra gli anelli deboli.

Quando parlo di insufficienza della presenza del governo regionale non sto parlando naturalmente dell'Assessore regionale che ha ereditato una situazione già decotta, ha ereditato una situazione alla quale è difficile far fronte, però vedo che anche l'insistenza del Presidente della Giunta regionale su questi temi è abbastanza o scarsa o inesistente nel senso che poco entra di queste tematiche nelle sue dichiarazioni programmatiche, nel suo agire quotidiano, vi entra quando si sollevano questioni che sono considerate territoriali, oppure peggio ancora esclusivamente di ordine pubblico.

Non è questo il contendere, è in gioco il futuro dell'industria in Sardegna perché è rappresentata l'industria in Sardegna, ma non solo l'oggi, la sua storia, la sua nascita come industria nella nostra isola, è rappresentata dalla chimica ed ancora di più l'industria è rappresentata nel nuorese esclusivamente dalla chimica con una appendice cartaria e il resto tutto dipende da quelle ciminiere di Ottana. Anche il tessile che via via si è sviluppato nella verticalizzazione verso Macomer e verso Siniscola dipende da quelle produzioni acriliche e poliestere che a Ottana hanno concentrato non solo la produzione regionale ma la produzione di qualità di fibra acrilica cotoniera di Ottana è ancora oggi competitiva non in Sardegna, non in Italia; in termini qualitativi e produttivi è competitiva nel mondo perché si producono centomila tonnellate annue, e cioè un terzo del fabbisogno europeo di ottima qualità che però ha difficoltà a essere collocata nel mercato per una serie di problemi strutturali, di problemi anche gestionali che quell'azienda a Montefibre ha e ha dovuto sopportare in questi anni e sulle quali non siamo intervenuti. La Regione che doveva e poteva intervenire in tempo utile evidentemente ha trascurato questa problematica e non è intervenuta a chiedere con forza verso il governo nazionale le tre principali questioni che ogni volta che parliamo di industria in Sardegna ci ritroviamo. E la questione energetica e il suo abbattimento dei costi, perché l'energia elettrica che viene prodotta dalla centrale di servizi che ricordava il collega Secci poco fa ha dei costi che sono sicuramente superiori se non doppi rispetto a Porto Marghera, per esempio, che è concorrente anche in questo caso di Ottana. I costi energetici, dicevo, i costi di trasporto delle materie prime e delle materie semilavorate o delle materie finite da e per i porti e gli aeroporti sardi e le infrastrutturazioni più generali materiali e immateriali che mancano un po' in tutte le zone industriali della Sardegna. Questi sono i motivi per i quali quell'azienda, pur producendo bene ciò che produce, tecnologicamente in forma avanzata non riesce poi a vendere nel mercato. Ma ahinoi non riusciamo ancora oggi ad entrare in questo meccanismo internazionale, a difendere questo apparato produttivo, che badate, oggi è Ottana, ma per un perverso effetto domino, anche questo è stato già ricordato, se a valle chiude Ottana, a monte chiude la acrilonitrile di Macchiareddu, poi a seguire tutti i servizi che necessitano per queste aziende e quindi in un perverso effetto a catena, una reazione a catena è la chiusura dell'industria chimica nell'intera Sardegna.

Chiudo Presidente, mi serve qualche secondo non per proporre un rinvio, la discussione può e deve andare a avanti, ma nel frattempo io ritengo che si debba e si possa fare un ordine del giorno unitario, stavolta deve essere unitario perché è la Sardegna che chiede e deve chiederlo il suo Consiglio regionale al Governo nazionale un serio impegno per rimuovere quei nodi strutturali che ad oggi non ha ancora rimosso, che ho richiamato, che i colleghi hanno richiamato, che sono le infrastrutturazioni materiali e immateriali, il costo dei trasporti per la continuità territoriale delle merci e il costo energetico. Oltre a chiedere con forza, e deve essere questo il mandato per l'incontro di domani presso il Consiglio dei Ministri con la presenza di quattro Ministri e del sottosegretario alla Presidenza, nonché di tutte le organizzazioni sindacali nazionali, regionali e territoriali, io penso che il mandato debba essere deciso, unitario, ma molto preciso. Montefibre non si chiude perché se si chiude Montefibre, chiude la chimica sarda, chiude l'industria sarda; oltre a questi impegni molto precisi, naturalmente sempre in un eventuale ordine del giorno unitario, bisogna vedere il dispositivo che la Giunta, alla prossima riunione di Consiglio regionale, debba riferire dell'incontro che domani si terrà a Roma.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io voglio porre subito una questione: sarebbe un errore tragico da parte della società sarda, delle sue espressioni sociali, politiche, culturali se si commettesse un peccato di sottovalutazione della situazione che abbiamo di fronte, caratterizzata anche emblematicamente per un caso, probabilmente, in questa giornata di lavori del Consiglio, dalle due mozioni che oggi discutiamo: chimica e scorie. E penso che, l'ha detto anche qualche altro collega, siamo in uno di quei momenti nei quali bisogna, degli argomenti che sono all'attenzione del Consiglio, fare non un terreno di scontro politico, ma un terreno di lotta unitaria, perché siamo di fronte, come dire, ad un pericolo, ad una minaccia mortale sulla prospettiva sarda, non sto esagerando!

La questione chimica dice la parola fine sulla storia dell'industrializzazione sarda; la questione scorie metterebbe, ove avvenisse il dislocamento in Sardegna dei famosi 55 mila metri cubi di scorie nucleari, la parola fine prima ancora del suo inizio, alla prospettiva dello sviluppo basata sulla qualità, che è l'unica carta di cui la Sardegna dispone per il turismo, per l'agricoltura e per il resto.

Quindi credo che debba essere innanzitutto il Consiglio regionale in uno dei suoi non frequenti momenti di impegno alto...

(Interruzione)

Sì, no ma le assenze mi preoccupano fino ad un certo punto, mi preoccupano ma mi interessa più la conclusione del dibattimento sia sulla chimica che sulle scorie.

In uno dei suoi momenti di dignità e di responsabilità a porre con forza difronte alla comunità sarda la portata delle due questioni. Debbo dire che finora forse è stata più sensibile, anche questo non è frequente, sono stati più sensibili il sistema dell'informazione che la politica regionale e le forze politiche. Io dirò poche parole, perché non mi pare che ci siano tantissime cose da dire nel merito; il quadro, perché anche questo conta, è di una economia mondiale in cui la ripresa non parte, non riparte dopo alcuni anni di stasi. Ricorderete tutti quello che dicevano gli analisti, la grande stampa internazionale: con la fine della guerra riguardante l'Iraq l'economia si riprenderà, ripartirà il treno dello sviluppo. La guerra è cessata, senza per altro che sia stata trovata (non c'entra col discorso di oggi, ma voglio dirlo) la ragione della guerra, non hanno trovato la pistola fumante e, per la verità, nemmeno la pistola non fumante. Ma comunque le ostilità sono cessate e l'economia non riprende. Un'economia italiana in forte difficoltà, basta citare le considerazioni del governatore della Banca d'Italia Fazio, che nessuno può accusare di essere fazioso contro il Governo. Il problema che Fazio ha posto è come contrastare il rischio di declino dell'Italia. Solo un anno e mezzo fa, due anni fa, aveva detto "Siamo alle soglie di un nuovo miracolo italiano". Beh, tra il miracolo italiano ed evitare il declino del paese c'è una bella distanza! Non solo non ci sono stati, non lo dico per polemizzare, ma alcune cose vanno dette se vogliamo tracciare un quadro obiettivo della situazione, non solo non ci sono stati miracoli annunciati, ma credo che si possa dire che le stesse politiche, le politiche del Governo, sono diventate un fattore della crisi. In questo contesto la situazione sarda, in questo contesto mondiale e italiano la situazione sarda! I dati sono preoccupanti, sono stati citati qui, ma anche nel dibattito di queste settimane, non li ripeterò, credo che siano noti, quelli sul PIL, quelli sul valore aggiunto, quelli sugli investimenti, quelli sulle esportazioni e in controtendenza rispetto alle dinamiche meridionali ed anche rispetto ai dati sardi degli anni scorsi, quelli sul mercato del lavoro. Badate che nel Mezzogiorno da ultimo se voi aprite i giornali di oggi e vedete l'ultimo rapporto Unioncamere, ma anche quello Svimez di qualche giorno fa diceva lo stesso, ci sono delle dinamiche di un certo interesse, la Sardegna in questo momento non è toccata da queste dinamiche. Quindi abbiamo una situazione relativamente più preoccupante dello scenario meridionale, non in termini assoluti, relativamente più preoccupante.

E sta pesando, questo lo dico in particolare alla Giunta, la diminuzione della spesa pubblica (parlo della Sardegna) in un mercato ristretto e debole come il nostro. Spesa pubblica, per non girare molto attorno alle questioni, significa Regione fondamentalmente, significa spesa regionale. Quattro anni senza politiche coordinate di bilancio, di programmazione e di sviluppo. Le parti sociali ormai hanno chiarissimo il quadro e ultima, non unica, la Confindustria, stanno pronunciando una forte denuncia. Sono molto significative le cose dette dalla Confindustria pochi giorni fa, ma prima dalla CNA, dai sindacati: dalla C.G.I.L. C.I.S.L. U.I.L. etc.. Io dico quattro anni, non due anni, nessuno se la prenda, perché c'è stata una fase, sì, di concertazione, ma senza operatività di governo effettiva, alta, c'è stata una fase di sconcertazione di propaganda, ma anche questa priva di operatività. L'operatività quella era e questa è, se vogliamo dirci con chiarezza le cose.

La Regione sta contribuendo non poco alla crisi sarda, con l'assenza di progetto, con la paralisi del Consiglio regionale, che fa molte discussione ma non fa le poche leggi utili che dovrebbe fare, la responsabilità naturalmente non è mica da ripartirsi in parti uguali, la responsabilità, quando un Consiglio è paralizzato, è in primo luogo della Giunta e della maggioranza, e poi noi ci assumeremo le nostre responsabilità, però per cortesia niente confusione dei ruoli e delle responsabilità. Dicevo: con l'assenza di progetto, con la paralisi del Consiglio, con la pubblica amministrazione abbandonata a se stessa. Raramente si sono viste fasi di sbando totale della pubblica amministrazione; un certo sbando è fisiologico, ma oggi la situazione è abbastanza acuta. In questo quadro si inserisce la problematica chimica con la chiusura annunciata di Montefibre e con le ricadute che ciò avrebbe sul sistema sardo, in termini diretti, in termini indiretti e in particolare, ma non solo, sui poli chimici, a partire da Enichem naturalmente. Cioè dopo le scelte di industrializzazione, comunque vengano valutate....

PRESIDENTE. Onorevole Scano concluda.

SCANO (Gruppo Misto). Dopo le scelte di industrializzazione il ciclo della deindustrializzazione si avvia a conclusione. Cioè una regione senza industria, questo è lo scenario.

Io concludo sul punto da cui sono partito, che cioè chimica e scorie si tengano insieme le due questioni, che c'è una minaccia mortale sulla prospettiva sarda, che queste sono due partite di portata storica, che serve una risposta unitaria, perché se non si vincono queste battaglie, anche quella sulla chimica, ancora di più quella sulle scorie, ma tutte e due, gli schieramenti politici sardi non potranno più nemmeno gareggiare, come dire, perché non ci sarà più il campo in cui gareggiare, non ci sarebbe più una prospettiva di sviluppo moderno della Sardegna e quindi - ho concluso - la società sarda su queste due partite, fermo rimanendo che su tutto il resto c'è una dialettica forte e prospettive diverse, ma su due questioni che mettono a repentaglio la prospettiva, il futuro di questa terra, deve unirsi con forme davvero straordinarie di mobilitazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Mi permetto di interrompere un attimino le interessanti disquisizioni dei colleghi, per segnalare ulteriormente il grave imbarazzo a discutere di cose di tale portata, da qualcuno definite storiche, in una situazione d'Aula con presenza ampia della Giunta e di alcuni Gruppi e significative assenze. Credo che questo non faccia onore al Consiglio regionale e agli argomenti dei quali stiamo discutendo. Fosse possibile sospendere dieci minuti per richiamare ulteriormente i colleghi, magari dalla festa dei Carabinieri o da qualche altro sito, sarebbe cosa ben fatta.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi su cosa vuole intervenire?

COGODI (R.C.). Voglio intervenire sulla proposta.

PRESIDENTE. Non intendo metterla in discussione, onorevole Cogodi, perché è dall'inizio di stamattina che io ho già concesso una sospensione dei lavori perché c'era poca gente in Aula e ho già detto che intendo andare avanti perché ci sono, per altro, oltre a questa mozione anche altre mozioni che attendono di essere discusse nella giornata odierna, e credo che la cosa migliore da fare sia quella di continuare e richiamare per l'ennesima volta i colleghi ad una presenza in Aula, sapendo per altro che tutto questo è affidato alla sensibilità personale di ciascuno di noi. Quindi credo che la proposta dell'onorevole Capelli non possa essere accolta. Io ho molti iscritti a parlare e quindi intendo dare la parola all'onorevole Floris per continuare in questa discussione.

E` iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, io non so se la mozione che ha presentato il mio Gruppo diverso tempo fa sia stata abbinata, una volta si usava così, adesso non so se sia stato provveduto a questo o no. Certo ha ragione l'onorevole Capelli nel dire le cose che ha detto perché oggi noi siamo chiamati ad esprimerci su un'attività economica che sta attraversando una crisi senza precedenti.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Floris, se lei non ha niente in contrario, io intenderei procedere in questo modo: è vero che in Conferenza dei Capigruppo non abbiamo abbinato, non si è provveduto ad abbinare la mozione, ma possiamo procedere immediatamente, nel senso che la mozione presentata dal suo Gruppo verrà recuperata e verrà messa immediatamente in distribuzione e possiamo procedere, se non vi sono opposizioni, a un abbinamento in corso d'opera, possiamo definirlo così. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

MOZIONE FLORIS - BUSINCO - TUNIS sulla grave situazione delle attività chimiche in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

a) l'industria è un elemento strategico di sviluppo per l'economia della Sardegna e che le attività chimiche ne costituiscono, oggi, una parte essenziale rappresentando quasi il 30% della produzione complessiva dell'industria regionale in senso stretto;

b) la Sardegna è una Regione particolare, con le attività chimiche che sono assurte ad un vero e proprio "sottosistema" economico perché hanno una radicazione, una ramificazione, una interrelazione produttiva, non solo fra i vari poli chimici presenti nel nord, nel centro e nel sud della nostra Isola, ma anche con le altre attività produttive che costituiscono l'ossatura dell'intero sistema economico della nostra Regione;

c) la Sardegna, nella divisione internazionale del lavoro, ha avuto la chimica ed ha "messo e compromesso" il proprio territorio nella certezza che lo sviluppo, cosiddetto "per poli", una volta avviato si diffondesse in tutta l'Isola con la nascita di nuove attività al di fuori dei poli chimici: concezioni poi contraddette dalla realtà e dall'esperienza;

d) la Sardegna non vuole la chimica a tutti i costi, né intende proteggere attività antieconomiche, ma per il peso che ha assunto nell'economia regionale e per la validità tecnologica degli impianti produttivi, non può consentire che le attività chimiche siano minimamente messe in discussione;

OSSERVATO che lo scenario che abbiamo davanti a noi è complesso e delicato, in quanto:

- la mondializzazione delle attività chimiche, in atto da tempo, ha portato le imprese a competere in modo esasperato anche per l'entrata, nella scena produttiva, di nuovi paesi che hanno una aggressività senza precedenti perchè basano la loro competitività sul bassi costi di energia, mano d'opera e materia prima di cui dispongono;

- questa mondializzazione e competizione sta portando ad una forte specializzazione produttiva;

- in forza di tutto questo, è in atto un continuo processo di fusioni e di incorporazioni a livello mondiale, tesi a raggiungere gli obiettivi di specializzazione produttiva e di economicità necessari per stare sul mercato globale;

- in Sardegna, invece, è in atto un'accelerazione dello smembramento di impianti e siti produttivi, anche tecnologicamente avanzati, attraverso interventi di "break up" e cioè lo spezzettamento di attività e la successiva cessione a soggetti che, dopo qualche anno, chiudono gli stabilimenti acquistati, comportando talvolta l'azzeramento di interi cieli produttivi per la interdipendenza esistente fra i vari siti chimici, per cui il prodotto finito di un impianto costituisce la materia prima di un altro impianto localizzato in un altro sito;

RITENUTO che una politica economica per la chimica della Sardegna non possa avere una dimensione solo regionale, ma debba rientrare all'interno di una politica nazionale ed europea;

VALUTATO CHE:

- è urgente attivare tutti gli strumenti necessari, non per proteggere eventuali siti ed impianti antieconomici e decotti, ma per eliminare gli elementi che tengono in sofferenza gli impianti ed "hanno in ostaggio" i nostri siti, considerato che ci sono impiantì che sono tra gli unici in Italia e che, tra qualche anno, saranno i soli ad essere ammessi a produrre sulla base delle direttive UE (quale l'impianto a membrana per il cloro-soda di Assemini);

- il costo dell'energia "uccide" le attività produttive della Sardegna, mina alla base la competitività delle sue 'industrie e, in particolare, di quelle fortemente consumatrici di energia, tra cui quella chimica, ed è un fattore che limita la localizzazione di nuove iniziative produttive, in quanto la Sardegna "soffre" un differenziale di costo energetico con il resto d'Italia che, a sua volta, ha dei costi energetici superiori al resto d'Europa (7,8 cents per Kwh contro i 2,7 della Svezia);

- per un solo impianto, ogni dieci lire in meno del costo del chilowattora si avrebbe un minor costo per l'energia di 5 miliardi annui e che l'energia importata dall'estero, che costa circa 50 lire in meno al chilowattora, consentirebbe un risparmio di costi di circa 25 miliardi di lire all'anno, spostando da solo la valutazione, di un intero sito produttivo, da antieconomico a fortemente remunerativo;

RICORDATO che, sulla base di tutte queste considerazioni, la precedente Giunta regionale aveva:

a) formalmente costituito, presso la Presidenza della Giunta regionale, un organismo collegiale permanente denominato "Osservatorio regionale per il settore chimico", con il compito di predisporre:

- l'analisi sulla situazione attuale delle produzioni, dei consumi e dell'occupazione delle attività chimiche regionali;

- le interrelazioni delle attività chimiche regionali con il resto del sistema produttivo isolano;

- l'individuazione degli eventuali limiti ed ostacoli che rendono non economiche le produzioni delle attività chimiche regionali e degli interventi necessari per rimuoverli;

- le indagini sugli andamenti dei trend tecnologici della chimica italiana e mondiale individuando strategie e tecnologie da porre alla base della competitività del settore chimico regionale;

- l'individuazione dì filiere produttive che portino a verticalizzare le produzioni chimiche di base presenti in Sardegna;

b) approvato uno specifico accordo di programma, predisposto dall'Osservatorio regionale per le attività chimiche con la collaborazione del Ministero delle attività produttive, con l'obiettivo di promuovere la qualificazione dei Poli chimici sardi e favorirne la reindustrializzazione per mantenere nel tempo, in Sardegna, condizioni ottimali di coesistenza tra tutela dell'ambiente, consolidamento e trasformazione produttiva nel settore chimico;

RICORDATO, altresì, che nell'accordo di programma (considerati gli assetti ed i programmi di Enichem spa, EVC, Montefibre, AES, DOW e SASOL) era prevista:

- la promozione di adeguati investimenti industriali per dotare gli impianti esistenti di tecnologie di processo ed ambientali per rendere le imprese concorrenziali sul piano internazionale, garantendone l'economicità nel tempo ed assicurando il mantenimento e la qualificazione dell'occupazione;

- la verticalizzazione del settore chimico attraverso la nascita e lo sviluppo di nuove piccole e medie imprese e la fertilizzazione imprenditoriale finalizzata alla produzione di nuova conoscenza scientifica e tecnologica, nello stesso settore chimico e nei settori immediatamente collegati;

- il risanamento e la tutela dell'ambiente attraverso azioni di disinquinamento, bonifica e messa in sicurezza dei siti, di riduzione delle emissioni in atmosfera e di prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti, non solo con riferimento alle aree interne ai complessi produttivi, ma anche alle aree esterne interessate da fenomeni di inquinamento;

- l'istituzione, per la salvaguardia dell'occupazione, del "Tavolo permanente di concertazione per l'occupazione" presso l'Osservatorio regionale per il settore chimico, costituito da rappresentanti dell'Amministrazione regionale competenti per materia, da rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e dalle rappresentanze imprenditoriali, finalizzato ad assicurare la massima salvaguardia dell'occupazione ed a non procedere a riduzione dei livelli occupativi in essere presso le singole aziende nel corso della realizzazione degli interventi previsti nell'accordo di programma, prevedendo che le conclusioni del "Tavolo di concertazione" venissero portate, a cura dell'Osservatorio regionale per il settore chimico, all'esame della Giunta regionale per la necessaria adozione dei relativi interventi;

- l'istituzione del "Centro permanente di studio e di analisi per la chimica", presso il Parco scientifico e tecnologico della Sardegna, al fine di supportare le attività delle aziende chimiche presenti in Sardegna, con il compito di:

a) valutare costantemente i mutamenti tecnologici in atto a livello internazionale e curare il trasferimento tecnologico alle aziende interessate;

b) realizzare indagini di mercato mirate a specifici prodotti della chimica fine e secondaria che possano trovare sinergie con le attuali produzioni chimiche della Sardegna per la realizzazione di nuove iniziative di investimento;

c) definire i "business plan" delle iniziative da realizzare;

d) svolgere un'attività di "ricerca ed il contatto" con nuovi soggetti potenzialmente interessati alla realizzazione degli investimenti individuati;

CONSIDERATO che, nello stesso Accordo di programma:

a) il Ministero delle attività produttive - Osservatorio per il settore chimico - d'intesa con la Regione Sardegna - Osservatorio regionale per il settore chimico si impegnava specificamente a:

- individuare le filiere produttive finalizzate a promuovere una completa verticalizzazione;

- predisporre studi di prefattibilità per le iniziative individuate;

- svolgere le attività di promozione dell'area finalizzate all'attrazione di nuove iniziative produttive;

- offrire un supporto per rendere gli strumenti di agevolazione e di programmazione negoziata attualmente disponibili funzionali all'attuazione del progetto di riqualificazione dei poli;

- adeguare, nelle more della realizzazione del gasdotto sottomarino per l'approvvigionamento del gas naturale, il costo energetico (termico ed elettrico) della Sardegna a quello medio nazionale sulla base delle analisi dei costi di produzione enucleati dall'Osservatorio regionale per il settore chimico;

b) era previsto di attribuire ad una "Struttura regionale di promozione industriale" le attività di recupero delle infrastrutture ed i progetti di miglioramento delle effettive esigenze di reindustrializzazione;

per tutto quanto sopra descritto,

impegna la Giunta regionale

a) ad attivare l'immediata operatività dell'Osservatorio regionale per il settore chimico costituito con deliberazione della Giunta regionale n. 8/2 del 27 febbraio 2001;

b) a chiedere al Governo l'urgente sottoscrizione dell'Accordo di Programma, già approvato dalla Giunta regionale il 10 ottobre 2001 e predisposto dall'Osservatorio regionale per il settore chimico, in collaborazione con il Ministero delle attività produttive e con la partecipazione di tutti i soggetti politici e di tutte le forze rappresentative dei lavoratori e degli imprenditori della Sardegna, per ricondurre queste attività al ruolo che debbono e possono svolgere nel nostro sistema economico, dopo essere state colpite da eventi che nulla avevano a che fare con la loro validità economica. (108)

FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). La ringrazio. Dicevo che siamo chiamati ad esprimerci su un'attività economica che sta attraversando una crisi senza precedenti e che sta portando all'annientamento di un'intera attività industriale nella nostra regione, tutte le attività chimiche.

La nostra è una regione particolare, con le attività chimiche che sono assurte a un vero e proprio sottosistema del sistema economico complessivo. Queste attività hanno una radicazione, una ramificazione, un'interelazione produttiva non solo fra i vari poli chimici presenti nel nord, nel centro e nel sud della nostra Isola, ma anche con le altre attività produttive che sono l'ossatura del sistema economico della nostra regione. Le attività chimiche hanno rappresentato per la Sardegna un elemento decisivo per la rottura di quel circolo vizioso che teneva la nostra economia in una condizione di sottosviluppo. L'ingresso della chimica, con investimenti a alto rapporto capitale per addetto e tecnologia avanzata ha consentito cioè al nostro sistema economico di porsi in un processo di crescita, spezzando la spirale del sottosviluppo ed internazionalizzando le nostre produzioni. Il modello di sviluppo che stava alla base della presenza della chimica nella nostra Isola era un modello di sviluppo cosiddetto per poli, fondato sul convincimento che lo sviluppo, una volta avviato, si diffondesse in tutta l'Isola con la nascita di nuove attività economiche, a cascata, al di fuori dei poli produttivi. Queste concezioni sono state contraddette dalla realtà e dall'esperienza e la stessa teoria economica non ha avuto grossi successi. Oltretutto il mondo della chimica è profondamente cambiato non solo rispetto alla loro nascita, che risale a circa quarant'anni fa, ma anche rispetto a dieci anni fa.

In queste attività la globalizzazione è operante da tempo, ma si è ancor più mondializzata con la presenza di nuovi soggetti che hanno esasperato la competitività, come dicevo prima, con un'aggressività senza precedenti. Gli attori della chimica nazionale non sono più le Partecipazioni statali, ma sono le multinazionali della chimica. Le leggi economiche stanno portando alla specializzazione produttiva e vedono quindi queste attività a tecnologia matura andarsi a insediare in prospettiva nei paesi che hanno le materie prime, l'energia e il lavoro a costi estremamente inferiori rispetto a quelli dei paesi sviluppati. C'è quindi la necessità di essere concreti, assoluta obiettività e analisi oggettive di impianti e di siti; occorre scindere considerazioni politiche da analisi tecniche che devono essere severe e realistiche.

Noi non vogliamo la chimica a tutti i costi, ma vogliamo che le attività chimiche che oggi sono una forte componente del prodotto interno lordo regionale, per i quali usciremo anche dall'Obiettivo 1 rappresentando quasi un terzo del valore aggiunto dell'intera produzione industriale in senso stretto, non siano minimamente messe in discussione. Per questi motivi, Assessore e Presidente della Giunta, la precedente Giunta da me presieduta aveva creato un organismo tecnico politico che doveva dare le risposte su che cosa fare per la chimica sarda, l'osservatorio regionale per le attività chimiche quale gemmazione dell'Osservatorio chimico nazionale. A quel tavolo erano stati chiamati e sono presenti amministratori regionali, provinciali e comunali, tutte le industrie chimiche regionali, i sindacati, le associazioni imprenditoriali, gli studiosi. Un osservatorio che non solo vigilasse sui nostri siti chimici e sulle società che li gestiscono, ma che fosse di stimolo, di supporto e di proposta per le attività chimiche regionali; un osservatorio cioè che individui i limiti e gli ostacoli che si frappongono all'economicità delle nostre produzioni e gli interventi necessari per rimuoverli, le tecnologie che rendono competitive le nostre imprese, le nuove attività produttive nella chimica fine e secondaria che verticalizzino le attuali attività della chimica di base. Nessun posto di lavoro poteva essere toccato senza che l'osservatorio ne fosse stato coinvolto.

La Sardegna ha messo e compromesso il proprio territorio per le attività chimiche nella certezza che queste attività avrebbero dovuto costituire il nucleo su cui fondare lo sviluppo futuro della nostra terra. Messo e compromesso sono due termini importanti che sintetizzano il senso che dovrebbe avere la nostra azione. "Messo" nel senso che le aree importanti della nostra Isola sono state destinate alla chimica sottraendole ad altri tipi di sviluppo più congeniali al nostro DNA economico; "compromesso" perché le imprese chimiche hanno creato situazioni delicate nei territori in cui hanno svolto e svolgono la propria attività. E' proprio su questi due termini che si deve impegnare l'azione di governo per la chimica; la salvaguardia il consolidamento delle attività chimiche oggi presenti nella nostra Isola, con la qualificazione dei siti esistenti, individuando gli interventi e le azioni del Governo regionale e centrale che diano una maggiore competitività alle produzioni e le filiere produttive che possono essere sviluppate a valle, creando un sistema meno vulnerabile dell'economia regionale; bonifica dei siti azzerando l'eventuale rischio igienico-sanitario e ripristinando l'ambiente compromesso. Sono due linee d'azione parallele, su cui occorre muoversi con assoluta determinazione, in modo pesante e deciso per ricondurre queste attività al ruolo che devono e possono svolgere nel nostro sistema economico dopo aver vissuto ormai da troppi anni traversie economiche ed essere state attraversate e colpite da eventi che nulla avevano a che fare con la loro validità economica. Un'azione che deve portare in tempi brevissimi alla stipula di un accordo di programma quadro, che vincoli anche giuridicamente tutte le parti a compiere gli interventi di propria competenza. Accordo di programma che era già stato definito e concordato tra Regione, Governo, sindacati e imprese e che prevedeva un insieme di azioni ripartite tra questi soggetti.

Noi dobbiamo fare tutto questo e tutto quello che si renderà necessario e che sia di nostra competenza; al Governo nazionale la sua parte, con interventi che eliminino i condizionamenti che tengono in ostaggio lo sviluppo delle nostre attività, creando situazioni di disparità tra la nostra economia e quella dei nostri concorrenti e la bonifica dei siti compromessi da decenni di attività da parte delle industrie di Stato.

La chimica per noi, per la nostra economia, è oggi un'attività strategica e su questi due fronti non è possibile concedere sconti a nessun Governo nazionale. La nostra posizione dovrà essere ferma, incalzante, indilazionabile, basata su dati e argomentazioni tecniche che non potranno non avere risposte in termini di interventi concreti. Faccio un esempio così ci comprendiamo meglio. L'energia: abbiamo un costo energetico impari rispetto al resto d'Italia, che a sua volta ha costi medi energetici più alti di tutti i paesi europei. Questo è un discorso che riguarda tutto il nostro sistema produttivo, ma ancor più sentito dalle industrie energivore, cioè dalle industrie che sono forti divoratrici di energia per le loro produzioni, quali quelle chimiche, basti pensare che, sempre per esemplificare, in termini di vecchie lire, il solo impianto del clorosoda di Assemini ogni 10 lire in meno del kilowattora ha un minor costo complessivo di 5 miliardi annui. Se si pensa che oggi l'energia è pagata in vecchie lire, 110 lire a kilowattora e che l'energia importata dall'estero costa 55 lire - 60 lire a kilowattora, quell'impianto avrebbe un risparmio di costi di circa 25 miliardi all'anno che sposta da solo la valutazione di un intero sito produttivo da antieconomico a fortemente remunerativo.

Noi non vogliamo privilegi, vogliamo solo essere messi nelle condizioni di poter competere con le stesse armi degli altri produttori, non vogliamo niente di più, ma fin quando questo non accade chiediamo che il Governo intervenga per evitare questa condizione di oggettiva e insostenibile disparità, perché la competitività ormai si gioca su margini molto ridotti. La Sardegna nella divisione internazionale del lavoro ha avuto la chimica, noi non l'abbiamo voluta, ma intendiamo creare le condizioni perché questa chimica possa vivere nel mercato globale, perché si crei l'humus per la nascita e la trazione di nuove imprese che si leghino non solo all'attività della chimica di base oggi presente, ma soprattutto alle attività su cui intendiamo imperniare il futuro sviluppo della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C). Siamo ancora una volta chiamati ad affrontare l'ennesima emergenza nel settore della chimica. Le cause del crollo della chimica sarda, ancor prima che nelle ragioni di mercato, stanno nella volontà di ENI e di Enichem di dismettere, di chiudere, di vendere, soprattutto di fare cassa e di abbandonare il settore per dedicarsi ad altro. Si succedono ormai con frequenza le notizie che gli interventi dell'ex ente petrolifero, si fa per dire ex perché poi le azioni sono tutte in mano al Tesoro, per cui l'ente petrolifero nazionale che emette sul mercato finanziario internazionale obbligazioni, ad aprile vi furono emissioni per 1.500 milioni di euro, a maggio per altri 160 milioni di euro, e si leggeva proprio alcuni giorni fa: "Stavolta si emettono obbligazioni addirittura in sterline inglesi". Per cui siamo sul piano strettamente industriale, queste politiche portano ad interrompere i processi di evoluzione e di integrazione tanto faticosamente raggiunti, con ingenti, ricordiamolo, risorse finanziarie di capitale pubblico. Questa integrazione in Sardegna ha avuto un ruolo perché permetteva lo scambio dei prodotti tra aziende diverse e molte volte anche distanti tra loro, ma collegate per le attività e i prodotti che venivano tra loro scambiati. Questo collegamento permane uno dei presupposti fondamentali per il mantenimento delle attività produttive chimiche in Sardegna. Il grado di integrazione, ne abbiamo parlato altre volte, questo è il vero valore aggiunto che si prefigura negli impianti petrolchimici, quando vi è l'integrazione tra aziende e aziende, quando vi è lo scambio di prodotti, quando vi è in effetti il supporto dell'uno con l'altro, e questo permette soprattutto l'abbattimento dei costi. Non a caso, e qua vi sono anche elementi, chiaramente, di strumentalità, nel polo di Ottana si manifesta la crisi, nel polo di Ottana si manifesta immediatamente dopo l'annuncio della chiusura da parte di Enichem dell'impianto di acrilonitrile di Assemini, prodotto base indispensabile per far marciare gli impianti di Montefibre di Ottana, per cui è chiaro va salvaguardata l'integrazione fra i poli, tra Porto Torres, Cagliari, Macchiareddu e Ottana. Questa non è una battaglia di retroguardia, ma risulta essere elemento fondamentale perché non si determini il crollo definitivo dell'intero sistema chimico isolano.

Questa oggi è la posta in gioco, oggi non stiamo discutendo unicamente della sorte degli oltre 257 operai e tecnici licenziati o in procinto di esserlo di Montefibre; dobbiamo avere la consapevolezza che questo primo passaggio comporta inevitabilmente l'aumento dei costi fissi, intanto, del polo industriale di Ottana e compromette inevitabilmente altri importanti aziende operanti nello stesso sito, oltre chiaramente a interrompere il buon grado di integrazione raggiunto tra i diversi poli dell'Isola, quelli che richiamavo poc'anzi.

Si dice che questa crisi ha colpito in modo particolare il centro Sardegna, dove maggiormente si vede la condizione di emarginazione, di arretratezza, di isolamento economico. Compagni, io non contesto questo dato, il fatto che nel centro Sardegna vi siano quelle condizioni, però la questione è un'altra …

COGODI (R.C.). Compagni siamo noi!

VASSALLO (R.C.). Colleghi, compagni e colleghi, giusto! Il problema a mio avviso è un altro e anche ben più drammatico: siamo di fronte a una battaglia per la sopravvivenza dell'intero sistema chimico isolano. L'espulsione di un lavoratore dal ciclo produttivo, sia esso di Ottana, di Cagliari o ancora di Porto Torres, condanna oggi l'uomo e la donna, il tecnico e l'operaio all'emarginazione nella propria terra, all'assistenza perpetua, quando va bene, o all'emigrazione forzata per pochi altri. Questa è la situazione, per cui stiamo discutendo di una questione che riguarda l'intera Sardegna e ancora oggi stiamo scontando gli effetti delle espulsioni dalla produzione avvenute oltre dieci anni fa. Basti pensare che sono ancora alcune migliaia i lavoratori socialmente utili, parte dei quali proviene proprio da quelle esperienze.

Il Governo nazionale, peraltro, non deve meravigliarsi se qua in Sardegna si sostiene che non sono più accettabili ulteriori processi di deindustrializzazione del complesso industriale chimico isolano. Nel recente passato la logica della concertazione, con questa logica, si sono da prima condivisi e poi subiti i processi di dismissione di alcune linee produttive e di ottimizzazione di altre. Queste ultime si diceva che avrebbero dovuto creare nel tempo le condizioni per recuperare i vuoti lasciati liberi dalle prime. Si riaffermava anche allora la necessità di un'integrazione con altri gruppi chimici nazionali e internazionali; si sosteneva che questo avrebbe rafforzato il settore della chimica nel quale il nostro paese era sempre in condizione deficitarie, che tutte queste azioni avrebbero consentito l'ammodernamento dell'intero sistema e un suo conseguente sviluppo. La realtà oggi è sotto gli occhi di tutti, purtroppo è una realtà diversa, poche integrazioni, in qualche caso nessuna, solo dismissioni. Questa è la realtà! Vedete, è una realtà tutta sarda, perché in questi anni è vero che la chimica si è modificata, è vero che sono cambiati i rapporti di forza della presenza chimica in Italia come soggetti, sono cambiati i rapporti rispetto per esempio al settore pubblico, che prima era maggioritario, oggi, che è in prevalenza rappresentato da Enichem, in Italia rappresenta soltanto il 15 per cento, che le stesse multinazionali rappresentano nella chimica italiana il 25 per cento, per cui la chimica in Italia è rappresentata dal 60 per cento di piccole e medie imprese, peraltro tutte maggiormente concentrate nel Centro-Nord soprattutto in Lombardia. Invece in Sardegna il quadro risulta completamente capovolto, la presenza della piccola e media impresa praticamente è insignificante.

Qua non c'è tempo per richiamare i numeri che rappresenta la chimica in Italia e le potenzialità di sviluppo e di occupazione che rappresenta, che potrebbe rappresentare la chimica anche in Sardegna. E' chiaro che di fronte alle dismissioni, di fronte all'abbandono da parte del pubblico della chimica in Sardegna non si può pensare che si possa ipotizzare la presenza della chimica più piccola, quella rappresentata dalla piccola e media impresa, perché vi è uno stretto nesso, uno stretto collegamento tra le due realtà e non è neppure vero che in Italia non vi sia la chimica di base o che tutta la chimica di base si stia trasferendo nei paesi del terzo mondo, quelli più poveri, o i paesi produttori, perché vi è sempre l'elemento strategico che comunque nei paesi industrializzati una parte di presenza di chimica di base è comunque necessaria, perché se no ci metteremmo nelle mani dei paesi cosiddetti del terzo mondo, anche se in prevalenza poi quelle attività sono controllate da altre multinazionali occidentali.

Questa realtà si vede constatando quello che avviene in altri paesi, quello che avviene, ad esempio, in Germania, dove si stanno potenziando numerosi impianti di industria chimica di base, perché così facendo si permette alle loro industrie, soprattutto alla piccola e media industria locale di essere rafforzata e di avere il prodotto sotto casa con costi inferiori. Per cui oggi anziché colmare il divario con l'incentivazione e la creazione delle condizioni per la proficua presenza della piccola e media impresa si procede alla chiusura di quello che è rimasto. Nessuno si pone, in effetti, il problema dei danni economici e sociali che tali scelte provocano. Questo ragionamento, chiaramente, va fatto non soltanto in Sardegna, dato che queste scelte sono fatte all'esterno, va fatto soprattutto rispetto al Governo nazionale, a chi controlla comunque ancora l'economia, soprattutto l'economia...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Vassallo.

VASSALLO (R.C.). Io concludo, poi darò questa serie di considerazioni alla Presidenza e ai colleghi, dicendo che si pone un'esigenza, l'esigenza di fare un patto unitario, ma i patti unitari vanno fatti nella chiarezza. Guardate che ci sono già i becchini della chimica pronti ad aspettare che si faccia l'accordo, perché non tutti, nemmeno quelli che dichiarano solidarietà sono d'accordo; sono d'accordo soltanto a canalizzare risorse, sono d'accordo perché in Sardegna arrivino altre risorse, non so se sono altrettanto d'accordo su come queste risorse devono essere investite e ripartite nel territorio, per cui sarà bene che ci siano altri momenti di approfondimento per capire esattamente che strada pigliamo, partendo però da un dato, che per quanto ci riguarda la rinascita e la possibile…(?)della chimica può avvenire solamente se quello che c'è rimane, viene consolidato e viene sviluppato.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, la mozione 107 oggi in discussione porta alla ribalta un problema, quindi quello della chimica sarda, che sin dalle sue origini ha avuto vita poco facile, sempre ostaggio di potentati economici e politici. Il sogno industriale, la scelta che gli uomini politici isolani e non, alla fine degli anni '60, avevano fatto sembra voglia miseramente infrangersi soprattutto per un'accorta o poco accorta politica industriale che l'ente di Stato in tutti questi ultimi anni ha perseguito. Quindi il sogno industriale di tutta la Sardegna, ma in questo momento così particolare per la Sardegna centrale, ma anche degli altri siti, che miseramente si vuol far fallire comporterà gravissime ripercussioni nel tessuto economico e sociale non solo del centro Sardegna, ma in generale di tutta l'isola.

La sostituzione, l'alternare l'economia agro-pastorale che bene o male aveva consentito un decoroso standard di vita in quei territori, sostituire tutto questo con un processo e un'economia di tipo industriale si sta rivelando un boomerang, quindi tutte le incentivazioni, che il piano di rinascita e lo Stato avevano messo in campo, hanno a quel tempo mobilitato e favorito tutta una serie di iniziative di tipo imprenditoriale, pubblico e privato e che idealmente aveva lo scopo di superare lo squilibrio economico tra l'economia industriale del nord e quella agricola del meridione, quindi l'idea originale, questa idea, la finalità, trovò d'accordo quasi tutte le forze politiche, solo qualcuno obiettò e fece osservazioni critiche, furono soprattutto i piccoli imprenditori locali, i medi e i piccoli imprenditori, che vedevano nella prevalenza delle iniziative petrolchimiche, sia esse pubbliche che private, un pericoloso modello di sviluppo. Tutto questo chiaramente col senno del poi marginalizzò quindi le piccole e le medie imprese, le piccole e le medie iniziative affidate agli imprenditori locali.

Uno dei primi errori, secondo me, se così si può dire, fu che i politici di allora furono succubi probabilmente di decisioni, se vogliamo imposte più per valenza politica che per valenza economica. Quindi dopo la nascita di questi poli industriali la loro attività legata alle varie dinamiche economiche internazionali, quindi alle varie turbolenze dei prezzi e quant'altro, le forze politiche hanno fatto quasi a gara per costringere le industrie petrolchimiche al ridimensionamento se non, come si paventa in alcuni casi, anche alla loro scomparsa. Quindi sorte perché in Sardegna vi era originariamente un surplus Carbosulcis di energia elettrica, queste realtà ora muoiono perché la loro fonte primaria, appunto l'energia, le sta strangolando, infatti accanto a un costo energetico, come rimarcato anche da vari colleghi, troppo alto, dai trasporti svantaggiosi hanno indotto privati e parastato prima a rallentare e ora a paventare la dismissione e la chiusura di queste aziende.

La politica, cari colleghi, continua a controllare le industrie, continua in una certa qual maniera a opprimere e a limitare la crescita delle aziende, anche questo quindi, l'eccessiva presenza politica, è uno dei mali che hanno impedito la crescita e la modernizzazione industriale della nostra Isola. Oggi siamo in una situazione quasi disperata, unilateralmente, proditoriamente, Montefibre annuncia la chiusura di Ottana, non più tardi di quattro o cinque mesi fa, mi pare a febbraio, al Ministro Marzano era stato posto il problema del settore chimico isolano, il Ministro era, secondo me, ed è, a perfetta conoscenza che il disimpegno in alcuni casi annunziato, vedi Assemini e Portotorres, in altri Ottana quasi attuato, era in itinere, quindi ne era a perfetta conoscenza, egli quindi sa benissimo che la testa, il controllo dell'industria petrolchimica sarda è dislocato nelle stanze romane, in quelle stanze che non sono molto lontane dalle stanze della politica, dalle stanze della politica che conta. Il Ministro lo sa bene, lo sapeva già da febbraio perché era stato informato, che la dismissione dei siti industriali procurerebbe gravissime ripercussioni nel tessuto economico e sociale dell'intero territorio regionale, quindi ripercussioni prima economiche, poi sociali, poi sicuramente anche di ordine pubblico.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue MANCA.) Accanto quindi a una proposta di riqualificazione, di modernizzazione, si è assistito al solito tombale silenzio, quattro mesi di silenzio, quindi in quattro mesi niente, improvvisamente Montefibre senza preavviso, senza nessuna remora, senza nessuna concertazione ha deciso unilateralmente di chiudere, decenni di speranze, di illusioni e di proclami si infrangono nella realtà di una decisione per noi assurda.

Come è infatti possibile che a febbraio il Ministro è disposto a riqualificare e tre mesi dopo si chiude? E` impensabile - secondo me - che chi governa, chi dovrebbe coordinare le politiche industriali di un ente di Stato non conoscesse le sue reali intenzioni. Io credo che siamo di fronte ad un disegno chiaro, chiaro - ripeto - quanto proditorio di dismissione, siamo in presenza di un progetto che ha come finalità il dirottamento di una realtà industriale come quella di Ottana e poi anche delle altre, in altre realtà più remunerative e quindi più convenienti. Quindi una logica in questo comportamento vi è, è chiara, i fatti sono poco chiari, i fatti poco chiari che in questi ultimi giorni si stanno verificando tolgono però ogni dubbio, le varie mediazioni avvenute sempre, mi pare, senza il Ministro ma con il Sottosegretario da parte dei nostri vertici e rappresentanti istituzionali regionali, domani vedranno se è veramente la giornata cruciale, quindi le rassicurazioni, se vi sono, non bastano più, se si vuol salvare e rendere meno precaria la vita della chimica sarda bisogna far leva soprattutto sull'Eni che, come ben sappiamo, fornisce servizi e materie prime a Montefibre. Gli strumenti chi sono, sono in capo come al solito non a noi ma al Governo nazionale, bisogna chiaramente, e su questo sono d'accordo, unitariamente, contrastare questo perverso disegno, bisogna quindi che realmente tutti ci si renda conto della preoccupante crisi che non solo il comparto chimico ma tutto il comparto industriale sardo in generale sta vivendo. Quindi è necessario combattere con estrema determinazione lo smantellamento del settore industriale isolano. Tutti, tutte le forze politiche, tutte le forze economiche, imprenditoriali, sindacali devono trovare una sintesi che, portata a livello governativo nazionale, permetta non solo il ripensamento per le decisioni prese, ma soprattutto con un confronto che affronti con una diversa ottica il problema della nostra industrializzazione in generale e della chimica in particolare.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere. Prego.

MANCA (Gruppo Misto). Il nostro impegno, quindi, di tutto il Consiglio deve portare ad esercitare con tutte le sue prerogative tutte le pressioni tramite il Governo nazionale verso Montefibre ed Eni per impedire - quello che dicevo poc'anzi - la fine di un sogno, ma trasformare questo sogno in una certezza.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Grazie Presidente, sarò telegrafica ma ciò che mi interessa stamane è ribadire un fatto importante per tutti noi e per lo scenario della politica regionale: ci troviamo davanti all'ennesima emergenza occupazionale in Sardegna e ciò deriva indirettamente dalla incapacità, soprattutto in questi ultimi 4 anni di tenere insieme politiche di sviluppo, politiche economiche e politiche occupazionali. Credo che sia giunto, almeno per stamane, il momento di provare a fare un ragionamento collettivo, a proporre soluzione alte, ad una situazione che rischia di diventare pericolosissima per l'intera struttura chimica ed economica della nostra isola. Anch'io concordo con la necessità di pervenire, onorevole La Spisa, ad un ordine del giorno unitario perché questo rafforzerebbe notevolmente la nostra posizione, il Consiglio rispetto al Governo regionale, che avrebbe in questo modo la spinta necessaria e autorevole, speriamo bene, di poter confrontarsi e contrattare col Governo nazionale e con la Montefibre. Questa è l'unica, vera preoccupazione, ci sono in gioco questioni fondamentali che certamente attengono allo sviluppo economico, in questo caso del centro Sardegna ma anche dell'intera isola, ma che attengono in modo particolare alla sopravvivenza economica di intere famiglie in questo caso del centro Sardegna.

Tutto questo si innesca in un sistema economico molto fragile e molto povero, perché se è vero da una parte che vi è una progettazione e che negli anni passati abbiamo provato con gli accordi di programma per la Sardegna centrale di far sì che vi fosse un impegno e quindi una sollecitazione forte ad uno sviluppo economico di piccole e medie imprese, questo ancora non decolla e noi lì, in modo particolare, lavoriamo affinché ciò avvenga, ma è anche vero che non si può far morire la chimica di base ad Ottana in questo modo terrificante, senza che vi sia una contrattazione forte e un'opposizione forte da parte di questa Giunta regionale che almeno una volta rappresenterebbe gli interessi generali e il mandato di questo Consiglio.

Quando si iniziò con l'industrializzazione della Sardegna centrale, non tutti la pensavamo allo stesso modo, io ero una giovane ragazza che aveva appena iniziato il liceo e ricordo le perplessità di cercare soluzioni di sviluppo di quel tipo in territori che poco avevano a che fare con quella mentalità, tant'è che l'industria ha fatto progredire certamente quel territorio, ha fatto nascere una classe politica ed amministrativa molto apprezzata ancora oggi, ma indubbiamente non si è probabilmente e congiuntamente tenuta insieme la capacità di sviluppo, l'intrapresa economica in quel territorio e l'impatto che quel tipo di attività avrebbe prodotto negli anni successivi con la società e con l'ambiente di quel territorio. Non si è fatto, in questi ultimi anni si è addirittura degenerato e questa è la situazione.

Siamo certamente in uno scenario nazionale e internazionale come è stato ricordato, molto diverso da quando come dicevo, negli anni '70 nascevano le grandi concentrazioni, i cosiddetti poli chimici ed era tutt'uno e ricorderete bene, qualcuno stamane l'ha detto, che questi facevano parte integrante della politica economica di incentivazione su cui tanto dovremo riflettere. Erano nate Marghera, Manfredonia, Mantova, Ravenna, Ferrara, Gela e Ottana, appunto, oggi le grandi produzioni e la chimica di base si sono spostate dove costano poco la materia prima o il lavoro e quando si parla di materia prima - è detto e non ci ritorno - è la questione energetica, è la capacità di collegamenti veloci, è il dimezzamento delle spese per trasportare ciò che si produce. La chimica di oggi, lo sappiamo bene, l'ha detto l'Osservatorio della chimica nazionale, ci sarebbe piaciuto che l'Osservatorio regionale della chimica avesse prodotto un'analisi più coerente, più cogente su quello che avveniva in Sardegna e su quale poi poteva essere lo sviluppo reale, tenendolo assieme a ciò che nel territorio nazionale accadeva.

Non è stato fatto, qua voglio solo ricordare che abbiamo dovuto fare interrogazioni e interpellanze affinché questa Giunta insediasse l'Osservatorio regionale per la chimica che avevamo introdotto nella passata legislatura. Non è certo questo ritardo che ha determinato l'abbandono di Montefibre, ma era solo per capire e spiegare che a volte la celerità degli interventi determina anche una capacità di stare in campo e di contrattare posizioni forti di questo Governo.

Dicevo che la chimica è fatta di piccole e medie aziende ad altissima specializzazione di produzione di nicchia, di lavorazioni raffinate, di chimica, di prodotto. Mi chiedo: "Cosa di tutto ciò siamo capaci noi in Sardegna di dire al Governo nazionale perché si costringa la Montefibre a non scegliere, mettendoci in contrapposizione in una lotta terrificante tra poveri con altri poli chimici?".

Su questi temi della nuova chimica e delle medie imprese che stanno via via sostituendo i poli, la Sardegna è fuori, non c'è nel dibattito nazionale, non viene presa in considerazione; è necessario trovare una soluzione per evitare la morte dello stabilimento che trascinerebbe con sé il poco che resta dell'agonizzante sistema petrolchimico sardo. Non possiamo dimenticare Macchiareddu, Cagliari, Portotorres, Villacidro ormai è già cancellata e quindi manco la citiamo più. Allora, ordine del giorno unitario, ma anche da parte vostra capacità, una volta, davvero autorevole, di contrattare soluzioni vere, perché altrimenti tutto quello che è accaduto ora, anche la messa in cassa integrazione di quei 270 operai è solo un accanimento terapeutico che non può sopportare il territorio del nuorese perché guardate - e lo dico sommessamente - questo comporta anche un problema vero di ordine pubblico in quel territorio, serio, non possiamo disgiungere questo ragionamento neanche col Governo nazionale e teniamone conto! L'Assessore degli interni ha detto di saperlo molto bene, che dimostri che oltre a saperlo, sia anche capace di dare soluzioni!

Quindi, ragioniamo serenamente, troviamo soluzioni e facciamo in modo che non sia una morte annunciata ancora una volta per quel territorio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Qualche mese fa, a gennaio di quest'anno, con un documento che era stato prodotto dalla Segreteria territoriale dei Socialisti Uniti di Sassari avevamo detto che la chiusura del petrolchimico di Portotorres era una follia, che il territorio privato di quella realtà avrebbe perso immediatamente duemila posti di lavoro, quelli che sono rimasti oggi, quelli che sono conseguenti al fatto che ad ogni due operai che escono dal produzione, soltanto uno è quello che viene reimmesso, quando naturalmente viene pure reimmesso.

Avevamo anche detto che quella perdita di posti di lavoro sarebbe stato un enorme danno sotto il profilo economico e principalmente sotto il profilo sociale per quel territorio e ribadivamo invece che occorreva valorizzare quella che è la produzione del polo chimico di Portotorres, il fenolo, il PVC, la gomma perché avevamo detto, e eravamo coscienti e tutti condividevano, che questi sono impianti moderni, all'avanguardia, unici nel loro genere, alcuni per la tecnologia, per le strutture presenti e, perché no, anche per i brevetti, ma unici a livello mondiale, e avevamo anche detto che purtroppo tutte le agitazioni, gli scioperi, i blocchi del cancelli non erano stati in alcun modo supportati, almeno in maniera adeguata, dai vari livelli istituzionali, quasi che il polo chimico di Porto Torres non fosse una risorsa importante non solo per quel territorio ma per tutta la Sardegna.

E poi un paio di mesi dopo avevamo potuto constatare che le segretarie territoriali dei sindacati dell'Enichem di Assemini denunciavano con forza che la direzione aziendale aveva deciso di chiudere a giugno l'impianto acrilico e annunciava anche la probabile vendita della linea del cloro, saline e cloro. Quelle organizzazioni sindacali denunciavano con forza che la chiusura dell'impianto acrilo avrebbe determinato nell'immediato non solo la chiusura ad Assemini, ma anche a cascata importanti settori di Ottana e avrebbe penalizzato la produzione di gomme, una delle tre che ho citato prima, a Porto Torres, con una perdita nel complessivo di almeno 500 posti di lavoro. Non è successo, debbo dire meno male, però sono degli avvisi, erano degli avvisi, avvisi gravi che oggi naturalmente riprendiamo in questo dibattito.

Oggi si discute di Ottana in questo Consiglio e bene ha fatto il relatore naturalmente a dire che non è soltanto Ottana quello che ci deve interessare in questo momento, perché il problema di oggi non è soltanto Ottana. L'onorevole Falconi, intervenendo prima di me, ha detto più o meno le stesse cose per Ottana, ha detto che è un importante polo tessile, ad alta tecnologia, con alta professionalità che si caratterizza per il fatto che produce un terzo della produzione europea, naturalmente del settore acrilico; produzione di fibre, di polietilene che sono strettamente collegate agli altri due poli, il polo di Assemini e di Porto Torres. Se chiude Ottana - l'ha ribadito - vale bene ribadirlo, a cascata chiude Assemini e chiude pure l'importante produzione di Porto Torres. Noi di questo ne siamo convinti, ogni polo chimico e non solo Ottana è parte integrante del tessuto industriale della Sardegna.

Quindi oggi il problema non riguarda solo Ottana, però dobbiamo metterci qualche domanda: perché accade questo? Perchè ogni tanto si rimette in discussione la politica industriale della nostra Isola, perché si mette in discussione quello che è il settore chimico e perché noi non riusciamo a difendere questo importante settore?

La Commissione sesta si è trovata il 28 gennaio nell'attività che solitamente svolge, a svolgere una riunione a Portotorres per valutare con i sindacati, i responsabili della fabbrica, gli amministratori locali le prospettive degli impianti a Portotorres, appunto. Noi eravamo lì principalmente per difendere i posti di lavoro e avevamo detto che la salvaguardia dell'esistente era una condizione irrinunciabile. Credo che valga questo anche oggi; per noi è irrinunciabile l'attuale livello di occupazione e non solo a Portotorres e ogni smantellamento, ogni chiusura di linea, ogni chiusura di linea di produzione, ogni dismissione è il certificato di morte non solo dell'importante settore chimico, ma è il certificato di morte di quelle aree, di quei territori che legano le prospettive di crescita proprio a questa attività e non possiamo quindi accettare che si chiuda in Sardegna, come si è già fatto altre volte, per mantenere in piedi la produzione di altre realtà industriali del continente, perché questo è quello che probabilmente sta accadendo e si vuole far accadere.

Non possiamo dimenticare che la chimica in Sardegna è nata per risolvere problemi sociali importanti; e come fa il governo nazionale a nascondere, a non vedere che questi problemi sociali sono ancora presenti in Sardegna ed in particolare in quei territori non si riesce naturalmente a capirlo. Oggi occorre che noi ci impegniamo tutti - è stato detto ed io sono d'accordo - uniti in questo Consiglio, uniti nei territori, uniti fra i territori per evitare la fermata degli impianti e sappiamo che questi possono continuare a funzionare e ad essere produttivi perché questa è la certezza su cui principalmente noi dobbiamo basare il nostro impegno.

Dobbiamo impegnarci anche perché possano coesistere la tutela ambientale, questo sì, e il settore chimico naturalmente lo deve tenere presente, lo deve rispettare, però dobbiamo promuovere anche iniziative per far sì che in quei siti bonificati si creino alternative. In via prioritaria, io credo, la Regione deve chiedere che i livelli occupativi siano mantenuti, anche per favorire proprio lo sviluppo del tessuto economico locale; non possiamo accettare proposte, e questo è uno degli elementi che ritengo vada con forza rimarcato della relazione puntuale del mio Capogruppo, di promuovere ammortizzatori sociali che in quei territori, ma per tutta la Sardegna, rappresenterebbero certamente il preludio (uso le sue stesse parole) alla chiusura della chimica e di tutto quello che rappresenta nella nostra Regione.

Ancora oggi la chimica - serve ricordarlo - rappresenta il 30 per cento della produzione industriale (perché questi sono i numeri che dobbiamo tener presenti) complessiva in Sardegna. Negli anni '70 noi avevamo dodicimila addetti, oggi sono soltanto tre mila e cinquecento, non possiamo permetterci di ridurre questo numero perché è vitale proprio per la nostra realtà sociale, come dicevo, e sotto questo numero davvero saremmo in una crisi ulteriore.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente; negli anni '60, il periodo della ricostruzione del Paese, la scelta della classe politica di quel tempo si orientò verso l'industria pesante che garantiva massicci interventi, occupazione per la realizzazione delle opere ed una certa economicità della gestione degli impianti operando le nuove realtà in mercati protetti ed in qualche modo svincolati dalle leggi che li regolavano.

Quelle scelte, allora giustificate, si sono dimostrate nel tempo non proprio indovinate e comunque superate dall'apertura dei mercati a seguito del processo di globalizzazione, il cui punto caratterizzante lo si riscontra nella competitività che le imprese sono in grado di mettere in campo. Quelle scelte che oggi si vogliono difendere, va chiarito, sono collegate alla insopprimibile esigenza di assicurare il mantenimento dei livelli occupativi del settore, peraltro già fortemente compromessi dalla crisi che appare irreversibile. E si badi bene che ciò non si limita alla sola chimica sarda, riguarda anche altri paesi, certamente più avvantaggiati rispetto al nostro per il minore costo della manodopera, per i più sopportabili costi di approvvigionamento delle materie prime, per i minori costi energetici e quant'altro. E` quindi un problema di carattere prettamente sociale, di solidarietà nei confronti di nostri concittadini che vedono compromesso il loro futuro e quello delle proprie famiglie.

Alla soluzione di questo problema nessuno di noi può sottrarsi, Stato compreso, al quale incombe l'obbligo di mettere a disposizione le risorse finanziarie per gli interventi ritenuti necessari ed indispensabili. Ma affermare semplicemente, come è detto nella mozione e come è emerso in tanti interventi di questa discussione, che occorre mantenere l'esistente con ulteriori massicci interventi finanziari significa in concreto rinunciare ad affrontare il problema alle sue radici. Ai provvedimenti tampone non può essere associata una politica di riconversione graduale dell'industria chimica esistente verso produzioni più competitive con la contestuale e progressiva sostituzione di tutto ciò che oggi non risulta più mantenibile. Scelte politiche quindi che vadano nella direzione del risanamento dei territori devastati sotto l'aspetto ambientale, che riconsiderino la necessità della difesa dei cittadini, la cui salute è stata ed è minacciata dall'inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra. Scelte politiche indirizzate al recupero dello spopolamento dei centri interni e di ritorno alle attività tradizionali abbandonate sotto l'illusoria attrazione di sviluppo e facile benessere che l'industria chimica ha potuto garantire solo con l'intervento statale, che si è rivelato - ahinoi - dilapidatore di risorse per centinaia e centinaia di miliardi che altrimenti impiegate avrebbero oggi dato risultati diversi.

Tutto questo colleghi - ci rendiamo perfettamente conto - che non è di facile attuazione, tant'è vero che sino adesso, pur il problema della chimica essendo presente da tempo, nessuno è riuscito ad affrontarlo e a risolverlo, né il centrosinistra, forse perché non ha mai voluto affrontare il problema, né il centrodestra che da pochi anni amministra il Paese e la nostra Isola.

L'imprenditore pubblico ha fallito ogni qualvolta si è impegnato direttamente nel governo dell'economia e in Sardegna ne abbiamo tristi episodi con l'Ente Minerario Sardo e con tutto il sistema delle Partecipazioni statali. In tempi andati, colleghi, quando il problema della crescita del debito pubblico non era ancora avvertito, tutto ciò è stato possibile; gli attuali problemi della finanza pubblica, risvegliati anche dalla necessità di dare attuazione completamente al processo che ha portato all'Unione Europea, richiamano tutti noi a un utilizzo delle risorse che non abbiano solo e esclusivamente lo scopo di tamponare situazioni per mantenere le stesse situazioni senza la risoluzione del problema.

Il collega Balia nel suo intervento ha detto giustamente: "Non si vogliono misure che abbiano la caratteristica e la funzione di semplici ammortizzatori sociali perché diversamente, e se si affrontasse il problema con quest'ottica, noi non lo risolveremmo, dilapideremmo ancora risorse che oggi si dimostrano sempre più compresse e limitate per affrontare i problemi che la spesa pubblica e l'erogazione dei servizi comporta".

Quindi, ben venga un ordine del giorno unitario ma che sia indirizzato proprio verso la soluzione reale del problema, che non si limiti al mantenimento di ciò che esiste perché noi dobbiamo avere la capacità, Consiglio regionale intero, di individuare quelle soluzioni che possano costituire validamente, nel tempo e nella progressione che il tempo dirà essere necessario perché ciò avvenga, alla riconversione e alla sostituzione di quelle attività che, come dicevo in precedenza, hanno causato altri problemi che, in determinate circostanze, hanno assunto ruolo centrale nell'azione politica e nei nostri dibattiti. Perchè, colleghi, parlare dello spopolamento delle campagne senza ritenere che il processo di industrializzazione, di quella industrializzazione, è stata la causa scatenante dello spopolamento dei centri urbani sarebbe negare un'evidenza che poi è stata a suo tempo sostenuta; parlare dell'esigenza della tutela della salute dei cittadini, che convivono con le zone ad alto tasso di presenza industriale significa negare che in passato si sono fatte scelte che in quella situazione di minaccia della salute sono state sostenute e favorite.

La necessità del ritorno alle tradizioni e quindi alle attività dei nostri padri e quindi a quelle attività artigianali che si sono dimostrate, laddove sono state mantenute, vincenti e comunque valido sostegno al tessuto imprenditoriale locale è un'altra questione che merita rispetto, tutela, ma è sempre legata a quei processi di industrializzazione che oggi stanno dando tutti i risultati negativi, ahinoi, che minacciano anche le popolazioni e quella occupazione residua di questi territori.

Quindi affrontiamo i problemi per quelli che sono, nella loro complessità, assumendosi o riconoscendo responsabilità di scelte sbagliate, ma che come dicevo in precedenza possono anche essere state giustificate dai particolari momenti e periodi storici che si attraversava, ma che oggi creano, hanno creato problemi ma che devono essere affrontati e risolti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, la mozione 107 ha inteso, come è stato già detto, richiamare l'attenzione del Consiglio regionale sulla drammatica situazione dell'intero comparto industriale sardo. Nella riflessione parto dalla annunciata chiusura della Montefibre di Ottana con il conseguente licenziamento di 257 lavoratori. E` vero, è stato con forza sottolineato che quell'area, quel territorio, quel tessuto sociale, quella fragile economia, attraversata già oggi da gravissime tensioni sociali e da forte e a volte disperata domanda di lavoro, rischia di non essere in grado di reggere ad un colpo così forte.

Ma ciò che oggi è in discussione non è l'attacco al tessuto occupazionale del nuorese, ma è un attacco a tutto il gracile comparto industriale sardo. E non c'è dubbio che le responsabilità sono tante e sono state anche già richiamate, anche se l'onorevole Balletto su cui ritornerò, le ha richiamate unilateralmente.

Io ritengo che a noi tutti debba stare a cuore la salvezza della chimica in Sardegna e che è vero che questo Consiglio regionale debba trovare un forte spirito unitario, così come già altri colleghi hanno rimarcato, per rivendicare al governo nazionale quello che a noi compete. Al governo, a Montefibre, all'ENI deve giungere forte e unitaria la voce dell'Assemblea del popolo sardo che urla che Ottana non può chiudere, che non può essere smantellato il polo chimico sardo e non si può smantellare la principale industria della Sardegna.

Il piano di rinascita nel 1962 è vero non prevedeva a Ottana uno sviluppo basato sulla chimica, ma prevedeva invece uno sviluppo basato sulla vocazione di quel territorio, agricoltura razionale, allevamento razionale, piccole industrie di trasformazione.

Questo era scritto fino al quarto programma attuativo del piano stesso. Successivamente si puntò, invece, sullo sviluppo industriale, si puntò sui poli di sviluppo, qualcuno dice che sono state scelte sbagliate. Io credo che siano state delle scelte comunque che hanno dato occupazione e benessere anche in quei territori e nel centro Sardegna, e gli altri poli, come ricordava il presidente Floris, ha messo a disposizione e ha anche compromesso aree importanti. Allora oggi cosa dovremmo fare, siccome dobbiamo discutere e ragionare e evitare quindi di spendere ulteriori risorse, dovremmo stare silenti e muti accettando ineluttabilmente che oggi si compia un disegno che altri hanno deciso sulle spalle dei sardi? Noi questo non lo possiamo assolutamente fare.

Io credo che la cosa fondamentale sia veramente che noi oggi troviamo lo spirito unitario perché, come è stato già detto, se assieme non riusciremo a rispondere a questa controffensiva, mancherà veramente il campo sul quale poi dovranno avvenire le diverse valutazioni e sulle quali ci dovremo confrontare noi del centrosinistra rispetto a voi del centrodestra.

Però, questi richiami bucolici all'aria pura, alla natura, all'ambiente, sono semplicemente - collega Balletto, mi scuso, ha parlato per ultimo e quindi un po' mi riferisco alle cose che lei ha detto - ma sono dei richiami che non trovano poi da parte del governo regionale politiche che siano conseguenti, che vadano in quella direzione. Lei ci ha detto oggi che dovremo valutare attentamente in che modo pensare alla riconversione, però noi ci troviamo di fronte ad un deserto di proposte da parte vostra, quindi noi oggi diciamo, sebbene ci siano state delle perplessità forti rispetto a quelle che erano state le scelte di allora, che debba essere assolutamente fatta una battaglia per mantenere quello che oggi abbiamo; e quindi la politica che deve essere attuata in questo momento contingente tutti insieme dobbiamo cercare di portarla avanti nei confronti del governo nazionale. Da parte vostra credo che sarebbe stato opportuno se in questi quattro anni aveste elaborato un progetto di sviluppo per la vostra Isola che non c'è stato, una proposta alternativa rispetto a ciò che in questi territori della nostra regione esiste, niente di tutto ciò noi possiamo apprezzare, non ci possiamo manco confrontare perché non c'è stato assolutamente un progetto organico di sviluppo che ci vedesse tutti quanti eventualmente marciare su altre ipotesi.

Concludo il mio intervento veramente con forza, ponendo al Consiglio, al Presidente della Giunta, all'Assessore all'industria e a tutti i colleghi l'esigenza che oggi si esca con un ordine del Giorno unitario affinché realmente, su questo punto, lasciamo da parte le divisioni e mettiamo invece in campo una proposta che arrivi unitariamente al Ministro dell'industria nazionale, al Presidente del Consiglio dei Ministeri e al tavolo che domani si apre e che vedrà i protagonisti di tutta la politica economica e sociale della Sardegna.

Quindi, io veramente mi auguro che ci sia questa volontà da parte di tutti e che riusciamo a dire no alla chiusura di Ottana, alla chiusura di Montefibre e allo smantellamento di tutto il nostro comparto produttivo ed industriale della Sardegna.

PRESIDENTE. Si sono conclusi gli interventi, adesso è previsto l'intervento della Giunta.

Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

LA SPISA (F.I- Sardegna), Assessore dell'industria. Sul problema della Montefibre probabilmente dico che non possiamo che essere d'accordo con alcune valutazioni preliminari e questo ci può anche far risparmiare tempo sull'analisi della storia di questo investimento, di questo impianto e di questo imprenditore, di questa impresa. In sintesi si può dire che davvero la vendita da parte di Enichem fibre a Montefibre nel 1996 era stata fatta a condizioni molto vantaggiose, con la prospettiva dichiarata di rilanciare la chimica e in particolare le produzioni delle fibre in Sardegna. Successivamente alla vendita si sono susseguite ancora altre decisioni che sono state ricordate e che hanno portato alla chiusura prima di Villacidro e poi di Portotorres negli impianti di produzione di fibre, dichiarando lo scopo di rafforzare le produzioni di Ottana nel settore cotoniero e di Porto Marghera specializzata, invece, nel settore della Lana. Per questo scopo, il sindacato ricorda in questi giorni, solo per questo scopo, erano stati accettati o concordati alcuni sacrifici per alcuni impianti di Porto Torres, alcune produzioni erano state addirittura trasferite a Porto Marghera. La logica seguita da Montefibre da allora si è mostrata però indirizzata progressivamente verso la prospettiva di rafforzare alcuni siti produttivi con la finalità ormai dichiarata di concentrare le produzioni per ottenere maggiore competitività nei mercati internazionali, mentre contemporaneamente il mercato internazionale - e questo è vero - manifestava evidentemente segni di cedimenti soprattutto per lo spostamento del mercato tessile verso l'estremo oriente che automaticamente portava la necessità e indeboliva comunque la competitività dei produttori di fibre in Europa. Questo è oggettivo, ma è altrettanto vero che Montefibre, pur manifestando negli ultimi anni queste difficoltà di mercato internazionale, è stata sostenuta anche questa particolare difficoltà di mercato con la garanzia, con il sostegno da parte dello Stato, attraverso la cassa integrazione ordinaria per almeno tre anni. Anche nell'ultima concessione della cassa integrazione ordinaria Montefibre dichiarava, solo pochi mesi fa, che se certamente c'erano difficoltà nel mercato internazionale ma che non dichiaravano di voler ancora gettare la spugna, ma di tentare invece di verificare le possibilità di ripresa del mercato, in considerazione dell'alto valore tecnologico delle produzioni di Ottana su cui sono stati fatti degli investimenti, sono impianti di altissimo valore con alta tecnologia e quindi con un know how assolutamente competitivo nel mercato nazionale, invece manifestando le difficoltà soprattutto legate ai costi di trasporto e, si diceva, questo è un passaggio molto importante, legate alla prossima scadenza del contratto di fornitura della materia prima dall'Enichem dell'acrilonitrile prodotto, come sappiamo tutti, ad Assemini. Il contratto che è in scadenza, ricordo in questa sede, è un contratto particolarmente vantaggioso per Montefibre ed è un altra forma di sostegno che lo Stato ha dato, che il sistema pubblico ha dato nell'atto della vendita dell'impianto a Montefibre. Non bisogna dimenticare ciò che forse non tutta l'opinione pubblica conosce ma che è un dato di fatto, e cioè che l'acrilonitrile di Assemini viene venduto ad un prezzo che è ottenuto secondo il parametro del minor prezzo di mercato praticato sul momento, diminuito di un ulteriore 6 per cento. E` una condizione di assoluto favore di cui ha goduto in tutti questi anni Montefibre, e che evidentemente faceva parte del pacchetto di vendita e delle garanzie che però accompagnavano questo pacchetto di vendita. Quindi, complessivamente, si può dire che Montefibre ha partecipato, è entrata nel sistema produttivo sardo, evidentemente a condizioni di assoluto vantaggio che naturalmente hanno inciso favorevolmente sui propri bilanci. Ed è per questo che ha sorpreso tutti, debbo ribadirlo, veramente tutti, la decisione improvvisa, fulminea del 29 aprile, anzi del 28 aprile da parte di Montefibre, che il Consiglio di amministrazione in quella data decideva di chiudere l'impianto di Ottana. Nella stessa data, voglio ricordarlo, al Ministero delle attività produttive era stato chiesta e ottenuta una riunione da parte della Regione Sardegna con la presenza del sottosegretario Valducci e del dottor Borghini della Presidenza del Consiglio dei Ministri per affrontare il problema specifico dell'acrilonitrile di Assemini concordando in quella sede, con Montefibre, telefonicamente, la data del 9 maggio per un incontro successivo in cui si doveva incontrare Regione, Governo, Montefibre e Enichem per verificare la possibilità di un incentivo all'acquisto da parte di Montefibre dell'impianto dell'acrilonitrile. In quelle ore Montefibre dichiarava di volersi incontrare, nelle stesse ore il consiglio di amministrazione decideva la chiusura e il giorno successivo venivano inviate le lettere di avvio della procedura di mobilità. Si è trattato di un atto, quindi, di una gravità inaudita, una gravità inaudita sotto l'aspetto sostanziale perché il venir meno della produzione di fibre acriliche a Ottana porta necessariamente ad un indebolimento evidentissimo del tessuto produttivo, a partire dalla produzione di energia elettrica della centrale oggi di proprietà degli americani della AES, ma per estendersi a tutte le altre aziende operanti nel sito. Si rischia concretamente, non possiamo che concordare con l'analisi fatta da tutti gli interventi, si rischia la chiusura a catena di tutte le produzioni di Ottana e si rischia evidentemente una ripercussione immediata su tutte le altre produzioni chimiche della Sardegna. Gravità inaudita per questi motivi, una gravità inaudita sotto l'aspetto formale delle relazioni istituzionali e sindacali. Una chiusura fulminea, senza nessun atto di concertazione con il mondo sindacale, senza nessun atto di comunicazione alle istituzioni nazionali e regionali da parte di un'azienda che dallo stato e dalla regione ha ottenuto in questi anni ampie, significative e forti agevolazioni. Io non posso che sottolineare che quando il sindacato chiede l'apertura e l'avvio di una Commissione d'inchiesta su Montefibre, sulle procedure attivate, sui rapporti attivati da Montefibre nei confronti del sistema pubblico nazionale, io credo che faccia bene a chiederlo, è probabilmente una riflessione che si farebbe bene ad attuare.

Ma senza stringerci oltre una polemica, che però deve essere rimarcata in questi termini di assoluta decisione, e che è stata riconfermata in tutti questi giorni in alcune riunioni, due particolari riunioni che si sono svolte in un clima molto acceso presso il Ministero delle attività produttive il 9 e il 20 maggio, alla presenza del sindacato, della Regione, di alcuni amministratori locali e con la presenza della stessa Montefibre a cui, da parte regionale e statale, ovviamente oltre che da parte del sindacato e degli enti locali, è stata ribadita la inaccettabilità di queste procedure, la inaccettabilità della soluzione così come è stata proposta.

Si è arrivati anche, grazie alla fattiva intermediazione dei più alti vertici del Governo nazionale, alla revoca delle lettere di licenziamento che sono state fatte, sospese una prima volta nell'incontro del 9 maggio e reiterate a seguito dell'incontro del 20 maggio, ma con l'intervento della Presidenza del Consiglio dei Ministri si è ottenuta anche la formale revoca, a distanza di un'ora dall'invio delle lettere di mobilità ai lavoratori. E di questo io credo che si debba dare atto al Governo che ha convocato, attraverso il sottosegretario Gianni Letta, un incontro per domani pomeriggio.

Io credo che in quella sede si dovrà verificare la volontà e la disponibilità di Montefibre a recedere dalla fulminea decisione di chiudere l'impianto di Ottana e verificare l'utilità di interventi da inserire nell'accordo di programma della chimica che erano stati proposti puntualmente dalla Regione e dal Governo a Montefibre. Significative proposte di potenziamento e di razionalizzazione del sistema delle infrastrutture energetiche a Ottana, con il repairing della centrale, anche con la possibile trasformazione da centrale olio combustibile a centrale a carbone per dare competitività nei costi, quindi nell'abbattimento dei costi per le aziende e anche la disponibilità a verificare, attraverso la programmazione negoziata, la possibilità di incentivi per la ripresa di competitività delle fibre cotoniere che Montefibre oggi produce a Ottana con una riconversione che possa in qualche modo collegarsi con le produzioni di Porto Marghera che, come tutti sanno, sono produzioni a alto rischio ambientale, che addirittura la stessa regione Veneto dichiara che non possono rimanere a Porto Marghera nei prossimi anni. E` stata quindi presa dal sistema istituzionale responsabilmente ogni iniziativa perché Montefibre fosse messa in condizioni di accettare una dignitosa ritirata. Montefibre fino a questo momento non ha accettato questa posizione, noi crediamo che ancora sia possibile, che ci siano margini di ripensamento e speriamo che domani questi margini possano manifestarsi in termini utili. Siamo però certi anche che, in ogni caso, se la risposta fosse ancora negativa, io credo che si debba veramente accertare tutte le responsabilità di Montefibre, andare fino in fondo. Contemporaneamente occorre che il sistema pubblico e il sistema privato pongano mano però alla complessiva soluzione del problema. Sono state fatte alcune considerazioni anche stamattina su cui io credo si possa concordare. Il nodo della questione è certamente quello dell'accordo di programma per la chimica. Mi permetto di polemizzare, simpaticamente credetemi, con chi ha detto che l'accordo di programma era già stato definito e concertato, questo purtroppo non è vero, sarei stato lietissimo trovare un accordo di programma già concertato con le parti sindacali, con le aziende e con il Governo. A ottobre del 2001 era stata elaborata una bozza di accordo di programma dall'Osservatorio regionale per la chimica, su cui immediatamente questa Giunta si è posta a lavoro. Vorrei ricordare che l'Osservatorio si è riunito da sabato, la prima riunione è avvenuta nei primi giorni di gennaio 2002, ad appena un mese e mezzo dall'insediamento di questa Giunta, è stato aperto l'Osservatorio dal Presidente della Giunta che ha seguito costantemente i lavori dell'Osservatorio, è proseguito in successive riunioni tanto che si è addirittura arrivati ad una firma di un verbale che identificava un contenuto dell'accordo di programma che doveva essere ancora integrato sotto due profili, le schede che le aziende si dovevano impegnare a presentare indicando quali dovessero essere i loro investimenti per il futuro e gli adempimenti, gli impegni da parte del Governo per quanto riguarda gli interventi per il rilancio possibile, realistico delle produzioni chimiche in Sardegna, accanto evidentemente a tutta la prospettiva del risanamento ambientale e degli interventi sostitutivi.

Le tre direttrici su cui ci si è mossi, elaborando successive bozze che pian piano si sta arrivando a concordare, sicuramente con le organizzazioni sindacali, per parti regionali la bozza che è stata distribuita anche agli operatori, al sindacato e su cui si sta lavorando è in grandissima parte condivisa da tutti, occorre chiudere la questione di quali impegni concreti si possano mettere da parte del Governo per intervenire per il rilancio di alcune produzioni e alcune infrastrutture. Siamo al punto in cui si può già dire che il Governo ha manifestato concrete disponibilità a dare una priorità assoluta alle proposte di programmazione negoziata che arrivino dalla Sardegna per risolvere questo problema. E` un risultato a nostro giudizio molto importante, di concreta manifestazione di interesse e di disponibilità da parte del Governo, io credo che si possa arrivare in tempi rapidi alla firma dell'accordo di programma, evidentemente con senso di responsabilità da parte di tutti. Non è ammesso, io credo, da parte di nessuno, un gioco al rialzo per cui non si firma ponendo continuamente successive rivendicazioni. Io credo che siamo già ad un passo significativo e che si possa andare ad un rilancio delle produzioni chimiche, che non vuol dire che noi riproponiamo la politica degli anni Sessanta, significa che accettando ciò che la storia ha costruito dagli anni Sessanta in poi, e riconoscendo che lo sviluppo industriale, perché questa è la chiave di volta del problema, che deve essere compatibile ed integrato con quello del turismo, dei servizi, dell'agricoltura, di tutti quei settori cioè di economia leggera, di economia quindi innovativa, o anche tradizionale, su cui la Regione da anni sta puntando, però ha necessità sicuramente di una quota di industria presente e benché noi tutti credo puntiamo per uno sviluppo industriale che sia evidentemente di un tessuto forte di piccole e medie imprese, ha ancora necessità di una presenza significativa di grande industria che accompagni questo processo. Non si tratta di tenere in piedi industrie decotte, né di dare incentivi per proseguire attività che non stiano più sul mercato, si tratta invece di valutare che comunque la chimica rimane un settore strategico per la nazione, non tanto per la Sardegna e non soltanto per la Sardegna, dal punto di vista della bilancia commerciale, della bilancia dei pagamenti, la chimica incide ancora pesantemente e per non aggravare la bilancia dei pagamenti e la bilancia commerciale occorre ancora strategicamente che sia presente la chimica in Italia. La linea del Governo nazionale, vorrei ricordarlo, è questa. Il tavolo aperto dal ministro Marzano e dalla Presidenza del Consiglio attraverso anche il sottosegretario Letta ha portato all'attenzione dell'Eni in maniera forte l'esigenza che si ripensi tra strategia nel settore della chimica, evidentemente con pieno rispetto dell'ambiente, con pieno rispetto dei diversi modelli di sviluppo nazionali, regionali e locali. Occorre cioè trovare la giusta integrazione fra piccola, media e grande industria.

Ci sono alcune possibilità concrete che stiamo sperimentando, nella bozza di accordo di programma si dice esplicitamente che ci sono alcune filiere che evidentemente vanno verso l'esaurimento, ci sono altre filiere anche nella chimica che hanno ancora mercato. Alcune di queste filiere hanno soggetti internazionali e nazionali interessati ad alcuni investimenti, si può quindi prendere in considerazione la possibilità che questi investimenti possano, anche in Sardegna, essere presenti sostenuti adeguatamente, senza regali e sconti per nessuno, ma guardando a progetti industriali seri e con la verifica di questi progetti industriali. Questa è la prospettiva su cui credo tutto il Consiglio regionale si possa muovere perché è una prospettiva strategica e, contemporaneamente, rispettosa di tutte le esigenze e di un modello di sviluppo, come ho detto, equilibrato, su cui io credo che si possa concordare e che però ha una necessità, quella di non accettare ferite come quelle che si stanno manifestando, perpetuando contro un territorio e un sistema produttivo come quello della Sardegna centrale, che non può sopportare in questo momento un colpo di questo tipo.

Io credo che si possa andare domani, accompagnati dalla risoluzione del Consiglio regionale, non ottimisti, purtroppo, ma fiduciosi del fatto che tutto il sistema istituzionale, sindacale, imprenditoriale della Sardegna è unito per un obiettivo che è di sviluppo e speriamo che prossimamente possiamo comunque trovare delle soluzioni che arrivino a un obiettivo vantaggioso per tutto il sistema sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie, Presidente. A conclusione del dibattito sulla chimica, al di là di alcune differenze sulle analisi, differenze peraltro abbastanza comprensibili sia sulle disponibilità che sulle responsabilità, però il dibattito, che si è svolto direi in termini abbastanza moderati e con una comune consapevolezza che è quella che il Consiglio regionale per meglio perseguire l'obiettivo debba concludere relativamente a questo aspetto i propri lavori con un ordine del giorno unitario, consente naturalmente una replica anch'essa positiva.

Peraltro alcune delle osservazioni conclusive fatte dall'assessore La Spisa restano abbastanza condivisibili, basta dare uno sguardo attento al rapporto per esempio di Federchimica, dal quale emerge una forte competitività nel settore. Io provo adesso a fornire qualche elemento, non l'ho potuto fare nella illustrazione della mozione, stamattina, per mancanza di tempo, ma, per esempio, in termini di produzione espressi in miliardi di euro nel 2001 era pari a 44,1 e nel 2002 a 44,3 miliardi di euro; le esportazioni nel 2001 pari a 16,8 miliardi, nel 2002 a 16,6, contro 25,5 miliardi di euro di importazioni nel 2001 e 24,6 nel 2002, con una domanda interna di 52,8 miliardi di euro nel 2001 e 52,3, dati quindi abbastanza simili nel 2002. Poi mi pare che si concordi abbondantemente anche sulla esigenza di una indagine che porti a comprendere il perché della decisione di Montefibre, dopo che sicuramente ha attinto in maniera abbastanza cospicua, riteniamo in poterlo dire, a finanziamenti pubblici. Peraltro sui metodi di indagine sempre e sulle metodiche, sugli indirizzi della nuova politica europea per la chimica, dovrà occuparsi l'Osservatorio nazionale sulla chimica, organismo nato 1998 dal Ministero delle attività produttive per fornire sostegno di dati e di documenti, assieme al tavolo sulla chimica che è, sì, un organismo informale promosso dal Ministero, ma non per questo meno importante. Ma se è dimostrata, come dicevamo, la competitività è evidente che il mancato rispetto degli accordi a suo tempo raggiunti non trovano logiche e ragion d'essere e che devono essere individuati, per evitare che in futuro si ripetano, i motivi che hanno indotto Montefibre ad assumere una decisione poi sospesa, poi rimangiata, poi ulteriormente sospesa, ma che non sappiamo ancora quale definizione finale potrà trovare.

Certo è che uno dei motivi sta problemi in quelli che l'assessore La Spisa ha individuato e a cui anche altri hanno fatto riferimento, e cioè a un problema di costi, sia di approvvigionamento, che costi trasportazionali e costi del lavoro. Però, siccome mi pare che vi siano tutte le condizioni per concludere con un documento comune che dia forza contrattuale alla Giunta regionale e all'intero Consiglio regionale rispetto all'incontro che dovrà tenersi a partire da domani, dobbiamo tendere a impedire la demolizione dell'intero tessuto industriale che partirebbe da Ottana, ma comunemente abbiamo condiviso l'opinione di chi sosteneva che poi sarebbe destinato ad allargarsi in tutta la Sardegna.

Oltre al documento comune, l'ordine del giorno, per il quale, dicevo, mi pare sussistano tutte le condizioni, io faccio un'ulteriore proposta all'esame del Presidente della Giunta, ma di tutto il Consiglio, e cioè che il Consiglio, seppure si chiude con un ordine del giorno, resti formalmente aperto sia sul problema della chimica, sia sul problema delle scorie nucleari, di cui dobbiamo discutere subito dopo. Formalmente aperto perché dobbiamo tenere abbastanza alta, abbastanza elevata l'attenzione di tutta la Sardegna, l'attenzione del mondo della politica e perché tenendo alta l'attenzione è possibile, io credo che sia più percorribile l'ipotesi di una migliore salvaguardia, di un migliore risultato della battaglia comune e per la tutela del polo chimico e per il problema delle scorie nucleari.

PRESIDENTE. Apprendiamo con soddisfazione che è stato raggiunto un accordo per un documento unitario, di cui siamo in attesa.

COGODI (R.C.). Dica "quasi unitario".

PRESIDENTE. Quasi unitario, va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo gentilmente la sospensione dei lavori per cinque minuti per permettere la presentazione di un ordine del giorno, dice il collega Cogodi "quasi unitario", mi auguro invece unitario.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa, cortesemente magari, colleghi, stando in aula per non perdere ulteriore tempo, vorremmo possibilmente discutere anche l'altra mozione sui problemi che ci attanagliano in questo momento e che ci preoccupano sul nucleare, quindi, stando in aula, la seduta è sospesa per cinque minuti circa.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 11, viene ripresa alle ore 13 e 28.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Si dia lettura dell'ordine del giorno pervenuto alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - MURGIA - VARGIU - FLORIS- FADDA - CAPELLI - BALIA - SANNA Giacomo - ONIDA - COGODI - SCANO - DEIANA sulla grave situazione creatasi nel settore chimico in Sardegna ed in particolare alla Montefibre di Ottana.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che si aggrava e assume le caratteristiche di uno smantellamento la situazione industriale nel sito di Ottana e nei siti di Porto Torres e di Macchiareddu;

VALUTATO che la chiusura del sito di Ottana con la ricerca di soluzioni alternative per le maestranze nelle imprese interessate al Contratto d'area, aumenterebbe il disagio economico e sociale in un territorio con tassi di disoccupazione elevatissimi;

CONSIDERATO che da settimane è in corso un confronto fra Azienda, Governo nazionale e regionale, organizzazioni sindacali per la ricerca di soluzioni adeguate che scongiurino i pericoli di chiusura dell'azienda Montefibre di Ottana e della chimica sarda più in generale attraverso strumenti che intervengano nella integrazione dei siti e dei cicli produttivi e nella diminuzione dei costi di produzione che rendano competitivi i prodotti;

PRESO ATTO che nella giornata di domani 6 giugno 2003, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sotto il coordinamento del Sottosegretario Letta, si terrà un incontro tra la Giunta regionale e il Governo nazionale, le organizzazioni sindacali nazionali, regionali e territoriali, le autonomie locali territoriali, e Sviluppo Italia perché si affrontino tutti gli aspetti relativi alla vertenza in corso,

impegna la Giunta regionale

a sollecitare dal Governo nazionale:

1) iniziative che modifichino gli indirizzi adottati nel settore chimico sardo dalle aziende partecipate dallo Stato al fine di mantenere livelli produttivi e impianti che salvaguardino l'occupazione;

2) il mantenimento produttivo dello stabilimento Montefibre di Ottana nel contesto della salvaguardia e del rilancio della chimica sarda;

3) l'equiparazione dei costi energetici negli impianti industriali sardi a quelli delle imprese operanti in altre regioni del paese;

4) il finanziamento degli interventi tecnologici necessari all'impianto di produzione di energia elettrica di Ottana che riducano i costi oggi tropo elevati;

5) l'abbattimento del costo di trasporto delle materie prime e delle merci lavorate (continuità territoriale),

impegna, inoltre, la Giunta regionale

a) a svolgere ogni iniziativa utile alla predisposizione, anche con il concorso del Consiglio regionale, di un Accordo di programma per il rilancio e il consolidamento della chimica in Sardegna, che vincoli il Governo nazionale, le aziende partecipate e tutti i soggetti e privati interessati;

b) a riferire in Consiglio regionale sugli esiti dell'incontro del prossimo 6 giugno 2003. (1)

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sulla modalità di votazione.

PRESIDENTE. Aveva chiesto prima l'onorevole Cogodi, effettivamente. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Penso che la mia richiesta sia in parte coincidente con quella di qualche altro collega. Prima delle eventuali dichiarazioni di voto, vorrei chiedere, sulla modalità di votazione, il seguente procedimento, la qualcosa poi ha effetti anche sulla motivazione del voto, di porre in votazione per parti…

PRESIDENTE. Un attimo, onorevole Cogodi. Per cortesia, chiedo agli Uffici che vengano messi due commessi al lato destro e sinistro per evitare questa aggressione alla Giunta ogni volta che si fanno i lavori in Aula. E' un via vai che non è più possibile consentire, almeno a fine legislatura.

COGODI (R.C.). Sembra un ufficio di consulenza!

PRESIDENTE. Onorevole Frau, vuole accomodarsi al suo posto per cortesia?

FRAU (A.N.). Per una volta che mi muovo!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma a chi tocca tocca. D'altronde è capitato a lei, e comunque non è la prima volta. Chi è senza peccato… Tutti siamo stati sotto i banchi. Onorevole Frau, prima di lei si sono allontanate altre persone, non se ne abbia a male. Prego, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Per quanto attiene alle modalità di voto, per la parte espositiva nulla quaestio, per la parte dispositiva chiediamo che si votino separatamente i punti 1, 2 e 4 e quindi distintamente il punto 3; per quanto attiene al punto 2, distintamente la lettera a) rispetto alla lettera b). Quindi votazione congiunta può essere punto 1 e punto 4, distintamente il punto 3 e per quanto attiene al punto 2 la lettera a) distintamente dalla lettera b).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, brevissimamente, io credo che lo sforzo delle opposizioni…

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Selis, perché non ci siamo capiti qui. Onorevole Giacomo Sanna, vuole parlare ancora sulle modalità di votazione?

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Mi ha anticipato il collega Cogodi, va bene. Sto chiedendo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Va bene, grazie. Prego, onorevole Selis.

SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, sento il dovere di parlare sia pure brevissimamente per sottolineare che lo sforzo, per quello che mi riguarda, ma credo per qualche altro collega, che le opposizioni stanno facendo è uno sforzo di massima buona volontà, perché quello che stiamo cercando di fare è dare la maggior forza possibile alle istituzioni, al Consiglio e alla Giunta, visto che la Giunta, il Consiglio e la maggioranza ne hanno molto poco. Mi auguro che questo fatto di buona volontà delle opposizioni non serva a coprire le carenze e invece serva di stimolo alla Giunta e alla maggioranza per recuperare il tempo perduto.

Allora io voglio dire, lo dico all'Assessore, al quale mi lega un sentimento di stima oltre che di amicizia, ma questo è un fatto personale, ma lo dico all'intera Giunta: è possibile avere le politiche della chimica, così come le politiche industriali, in un documento che faccia l'analisi del degrado della situazione che stiamo vivendo? E' possibile avere un documento programmatico, un tempo si chiamavano i piani di settore, chiamateli come volete, in cui le politiche vengano fondate esplicitamente sulle analisi e si stabilisca dove sta andando e dove stiamo andando a parare? E' possibile avere certezza che l'accordo di programma non sia la premessa di un sistema di dismissioni? E' possibile avere, cioè discutere in quest'Aula strategia non di emergenza, come stiamo invece continuamente facendo per cercare di salvare il salvabile, ma strategie di sviluppo in cui sul sistema industriale si scommette per la crescita, in cui si smette di criminalizzare il sistema industriale e si capisce in che modo l'industria si integra con l'ambiente, genera servizi, genera nuova imprenditorialità, genera sviluppo. E su questa base si fa un confronto finalmente in quest'Aula tra maggioranza ed opposizione, tra istituzioni e società fuori di quest'Aula, tra Governo e Regione nelle sedi opportune, in cui si tracciano le linee di una politica di sviluppo e questa politica di sviluppo industriale diventa centrale anche nel piano di rinascita, che giochi certamente sulle infrastrutture ma che punti sul sistema industriale, quindi adeguino ed adeguiamo noi tutti insieme il sistema degli incentivi e l'azione degli enti. Ecco, se questo degli enti regionali, delle società di sviluppo se tutto questo non avvenisse e se tutto questo fosse poi ancora una volta rinviato è evidente che quello che stiamo facendo serve solamente a tutelare l'emergenza, a salvare l'emergenza, ma rischia di essere un modo per salvarsi l'anima di fronte ai dipendenti, di fronte alle amministrazioni ed invece non è un tassello, come vogliamo che sia, delle politiche di sviluppo. E` possibile avere il vostro piano di sviluppo? Il piano di sviluppo di settore nella chimica, nell'industria e capire come si vuole realizzare, qual è la prospettiva che diamo a questa Regione, all'industria di questa Regione, non solo nella chimica, nel minerario metallurgico, negli altri settori, nel tessile e su questo si facciano davvero battaglie serie, ma se questo non c'è le politiche e lo sforzo di buona volontà che stiamo facendo sono solamente un alibi, una copertura per dire: abbiamo fatto tutto il possibile, ma non c'è niente da fare, siamo condannati al sottosviluppo. Non vorrei che questo succedesse, non vorrei davvero che questo atto di buona volontà sia un alibi e invece voglio che sia, vorrei che sia uno sforzo di crescita.

Ed allora chiedo alla Giunta nei tempi che ritiene, ma più brevi possibile, di poter disporre dei documenti di programmazione economica e industriale perché siano documenti di crescita.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, nell'esprimere il nostro voto a favore sino al punto 1, mentre per quanto riguarda il punto 2 alla lettera A) noi non condividiamo ma abbiamo firmato l'ordine del giorno perché riteniamo che questo momento unitario debba comunque esserci e proponiamo un correttivo al punto A). Correttivo perché questo comma dove parla di costi energetici e di diversificazione della centrale termoelettrica di Ottana garantendo finanziamenti. La diversificazione è una sola e questo è bene che tutti lo sappiano. Se oggi sta camminando e sta funzionando, quindi, ad olio combustibile, l'olio combustibile sino a prova contraria è il prodotto di lavorazione dei siti industriali di quest'Isola. Il portare carbone, questa è l'alternativa, a Ottana a meno che qualcuno non riesca a farci arrivare le navi, costruire un carbondotto in egual misura come a Portotorres, con tutto ciò che sul carbone di Portotorres è successo, sta succedendo e continuerà a succedere. Dal referendum, quindi, alla protesta delle popolazioni e così via. Credo che questo sia impensabile, produrre un ordine del giorno con questo comma.

Noi proponiamo una cosa, che invece di questo appesantimento e voler fare una cosa che è irrealizzabile, perché sfido comunque a vedere i TIR in fila che portano il carbone da uno dei nostri porti sino ad Ottana per far funzionare questa diversificazione, quindi questa centrale, io credo che l'impianto possa continuare avanti così, ma in attesa di questa benedetta metanizzazione e quindi fra qui a dieci anni se ci andrà bene, quest'Isola ha necessità di uscire da una penalizzazione che non ha eguali in Italia ed in Europa e proponiamo che ci sia l'equiparazione del costo energetico, che è ben altra cosa. L'equiparazione del costo energetico al resto del territorio nazionale.

Il punto B), l'abbattimento del costo del trasporto delle merci lavorate e delle materie prime. Anche qua, noi da tre anni abbiamo messo risorse, la Giunta ha individuato nella SFIRS il soggetto per riuscire a mettere in essere la continuità territoriale delle merci che non sono solo quelle dalla chimica, ma stiamo parlando delle merci in generale di tutta l'isola. Cosa vogliamo dire al Governo, che non siamo stati capaci? Cosa andiamo a rappresentare al Governo con questo ordine del giorno riferito alle merci e alle materie prime in entrata e in uscita solo del settore chimico, perché vogliamo restringere il campo. E per ultimo il punto tre: adoperare affinché l'accordo di programma della chimica in Sardegna venga sottoscritto dal Governo. Qua c'è un accordo di programma che, a prescindere da tutto, prevede un risanamento, cioè ciò che a Porto Marghera è successo, si sta concretizzando, risorse esistenti e risanamento in corso. E` ben altra cosa dal nostro accordo di programma, così come è stato presentato; già nel primo impatto ha avuto un impatto negativo, i sindacati l'hanno rigettato. Oggi c'è una via di mezzo ma che non soddisfa, anche su questo è necessaria maggiore chiarezza; forse esplicitarlo in modo diverso, ma non nel modo in cui lo troviamo scritto che può dare adito a molte, diverse incomprensioni. Noi su questi tre punti nel chiedere il sistema di votazione non certo unitario dell'ordine del giorno, come ha detto il collega Cogodi, chiediamo la votazione per parti per vedere se quest'Aula può fare un proprio ragionamento senza nulla togliere a chi ha predisposto l'ordine del giorno, anzi un plauso a chi se ne è assunto la responsabilità e l'onere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

Abbia pazienza, onorevole Cogodi, qui arrivano fulmineamente notizie, ci sarebbe una proposta.

COGODI (R.C.). Noi intendiamo prima esprimere la nostra opinione e poi eventualmente sentiamo proposte, se no qui non si capisce.

PRESIDENTE. Non la sento, scusi vuole ripetere.

COGODI (R.C.). Noi gradiremmo intanto poter esprimere la nostra opinione ed ugualmente gradiremmo successivamente avere altre proposte, se no non si capisce nulla.

PRESIDENTE. E` affidato alla sua cortesia, onorevole Cogodi, c'è una richiesta di modifica.

COGODI (R.C.). Bastava accogliere l'ordine del giorno presentato da noi e avremmo finito in cinque minuti.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Prego onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ma si sarà capito bene già dalla modalità di votazione che abbiamo richiesto ed anche dal fatto che la nostra firma non è nella intestazione dell'ordine del giorno, che noi condividiamo solo parzialmente, e neppure in parte preponderante, l'ordine del giorno che è all'attenzione del Consiglio; proprio perché non condividiamo punti essenziali riteniamo che coerentemente la nostra firma non debba apparire nella titolarità del documento stesso, se no vi sarebbe una sorta di scissione schizofrenica tra quello che appare all'esterno e quello che è il reale convincimento che invece si esprime.

I punti di diversa valutazione, chiamiamola così, ma sono una diversità di valutazione di carattere e di ordine sostanziale, sono principalmente relativi alla lettera A) del punto 2 e al punto 3. Lettera A) del punto 2, è scritto che si chiede al Governo di garantire il contenimento dei costi energetici con la diversificazione della centrale termoelettrica di Ottana. Ora, la centrale termoelettrica di Ottana si conosce che funziona a gasolio, ad olio combustibile; qui si chiede ai fini di contenere i costi, quindi per spendere di meno e pagando la Regione e lo Stato, perché si dice anche "garantendo i finanziamenti" per fare l'operazione, l'operazione di diversificazione, cioè renderla diversa anziché funzionare a olio combustibile dovrebbe funzionare con un'altra fonte energetica, qui non si dice qual è l'altra fonte. Quindi, il collega Sanna, come dire, in qualche modo fa un processo alle intenzioni, ma è un processo facile perché si capisce che l'intenzione è quella, perché andando ad escludere che non sarà energia eolica quella che si metterà al posto dell'olio combustibile, non sarà energia solare, non sarà energia da bio-masse, potrebbe essere energia nucleare, per esempio, tanto ci stanno dando la materia prima con le scorie, potrebbe essere nucleare la fonte alternativa. Ma, insomma, logicamente andando ad escludere si capisce che è carbone e nasce un problema: chi l'ha mai deciso? Con quali altre evenienze positive, o si suppone negative, portare il carbone a Ottana? Insomma, qui si fa un'affermazione, si dice una cosa, si decide una politica senza che sia stata minimamente istruita e non è un punto secondario dire carbone a Ottana. A noi non ci convince questa cosa ed è un punto dirimente, è un punto sostanziale, non è una cosetta. Viva l'unità del Consiglio, non per questo noi per non essere d'accordo ci dimetteremo da sardi quando non c'è l'unità con tutto il Consiglio e principalmente con la destra e con questa Giunta di destra. Non ci dimetteremo da sardi se poniamo un punto interrogativo grande, anzi sciogliamo l'interrogativo e diciamo che non siamo d'accordo sull'ipotesi del carbone ad Ottana.

Ugualmente il punto 3, qui si approva un accordo di programma che nessuno conosce. Noi abbiamo acquisito un po' acrobaticamente questa bozza di accordo di programma, è targato 4 giugno 2003, cioè è targato ieri ed è anche corposo, chi di voi l'ha letto? Io non so se l'ha letto tutta la Giunta, sicuramente non ce l'ha il Consiglio perché nessuno l'ha dato al Consiglio. E qui con un ordine del giorno si fa propria una bozza di accordo di programma, redatto in non so quale ufficio della Regione, dove sono contenuti dei punti da noi affatto condivisi. Si dice, per esempio, che la prima finalità di questo accordo di programma sarebbe di procedere "governando in modo non traumatico le emergenze venutesi a creare", in mezza riga c'è...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ho finito, qualcuno degli altri colleghi del Gruppo poi completerà il ragionamento seppure brevissimamente. Allora, in mezza riga ci sono tre concetti, "governando", tra virgolette, ma voi se non siete un Governo, non dovreste essere, va bene siete fra parentesi, non c'entrate nulla. Cosa vuol dire "governando"? O governate o non governate! "Governando", tra virgolette, vuol dire facendo finta di governare questi processi, in modo non traumatico. Cosa vuol dire in modo non traumatico? Cioè dolcemente, l'eutanasia. Voi volete far morire comunque la chimica però in modo non traumatico. Che cosa volete "governare", tra virgolette, in modo non traumatico? Le emergenze che si vengono a creare, ma il progetto di sviluppo quando mai lo volete delineare e governare? In mezza riga, tre corbellerie; in mezza riga, tre assunti per niente condivisibili e questa è solo mezza riga di questa roba corposa dove ce n'è tante altre, che dicono non di uno progetto di sviluppo e non di uno sviluppo integrato e di uno sviluppo ordinato e pulito, ma tante altre cose che pulite non sono, ivi compresa l'opzione carbone che veramente per Ottana nessuno ha discusso, almeno in questa sede, o almeno pubblicamente, né si ha il coraggio manco di scriverlo. Scrivetelo almeno carbone, non dite diversificando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, io condivido molte delle osservazioni che i colleghi fanno e che derivano, evidentemente, da una stesura del documento che si può prestare ad alcuni equivoci e sulle quali, secondo me, anziché proseguire in un lungo dibattito, in un lungo confronto fra di noi su questioni sulle quasi possiamo essere d'accordo, forse vale la pena fare qualche minuto di sospensione, trovare una formulazione migliore, certamente questo è possibile per la lettera A) del punto 2, così come credo che sia possibile trovare una migliore formulazione per il punto 3 che salvaguardi anche la possibilità che l'Assemblea regionale affronti la discussione, ed utilizzeremo utilmente il nostro tempo. Io mi rendo conto che la stesura si presta ad equivoci, ma gli equivoci possono essere risolti non tanto rappresentando opinioni contrapposte, perché non mi sembra questo il caso, quanto piuttosto pervenendo ad una stesura del testo che sia rispondente a quella che mi sembra l'opinione convergente della maggior parte dei colleghi. Io ho scritto anche delle modifiche, soprattutto per il punto A), che credo che fughino quelle preoccupazioni e quei dubbi di cui hanno parlato i colleghi, però è inutile che lo facciamo in Aula, se sospendiamo cinque minuti lo possiamo scrivere in maniera diversa e vedere se su questo testo siamo tutti d'accordo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Presidente, io ho già insistito intervenendo nel dibattito sulla assoluta esigenza di un voto unitario, mi sembra quindi giusto cercare di apportare quei leggeri emendamenti, miglioramenti che consentano un voto unitario. Ma ho preso la parola perché c'è un punto che purtroppo non richiede solo cinque minuti, forse richiede appena appena in più e cioè che si vada alla seduta di questo pomeriggio, perché al punto 3 c'è il riferimento all'accordo di programma. Io vorrei poter votare anche il punto 3, ritengo positivo poterlo votare. Ho qualche difficoltà a votare una cosa che non ho nemmeno informalmente letto, quindi io credo che potrebbe essere dato informalmente e che poi ci si veda questo pomeriggio per poter votare l'insieme con piena consapevolezza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Grazie Presidente, sono d'accordo con la proposta fatta dal mio Capogruppo onorevole Spissu e dalle considerazioni che faceva anche l'onorevole Scano, però anziché sospendere e riprendere in mattinata proporrei di sospendere questo argomento e trasferirlo al pomeriggio e però in questa mattinata, signor Presidente, io chiederei che venisse illustrata la mozione sulle scorie radioattive perché abbiamo in Aula la presenza di molti sindaci e questi sindaci hanno la necessità di rientrare nei loro territori ed io credo che sia giusto che quanto meno venga svolta l'illustrazione della mozione con il proseguo del dibattito al pomeriggio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna, è la proposta che volevo fare, infatti è questa, di aprire con l'illustrazione, i rappresentanti dei Gruppi possono anche lavorare al limite, se non impegnati ad illustrare la mozione, possono iniziare i lavori, oppure i lavori per quanto riguarda la discussione finora svolta trasferirli a questo pomeriggio dopo terminato l'iter della mozione sul nucleare.

Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Io vorrei sottoporre al Consiglio questa esigenza e cioè per la preparazione dell'incontro di domani, io avrei la necessità di alcuni approfondimenti tecnici con gli uffici, per andare all'incontro di domani, su alcune cose particolarmente importanti da preparare. Credo che siccome il dibattito si è svolto e credo che siamo arrivati al dunque, se il problema è la questione dell'accordo di programma per la chimica, io mi rendo conto che l'osservazione fatta da più di un collega, cioè sia dall'onorevole Cogodi, sia dall'onorevole Scano, cioè che non si può dire di voler approvare un testo che non... si può anche riprecisare una cosa che è sostanziale, cioè il Consiglio non sta dicendo: si firmi questo accordo di programma, anche perché le bozze che sono circolate sono appunto bozze di lavoro che ancora e continuamente si stanno elaborando. Anche stasera, anche domani nell'incontro col governo, con i sindacati; ciò che il Consiglio sta dicendo mi sembra, più propriamente, è che si chieda al governo di operare affinché venga sottoscritto un accordo di programma per il rilancio dei siti chimici della Sardegna. Si chiede, cioè, di andare allo strumento, il Consiglio non si esprime sul contenuto perché obiettivamente non è neanche sua competenza perché è un atto che si fa, appunto, in accordo con altre parti. Con questa semplice correzione io credo che si potrebbe anche approvare subito quest'ordine del giorno consentendomi, se il Consiglio è d'accordo, lo chiedo proprio per cortesia, di poter stasera lavorare su questi contenuti.

PRESIDENTE. Allora, se l'Assemblea è d'accordo proseguiamo. Non basta onorevole La Spisa.

Non c'è la volontà di interrompere i lavori sull'ordine del giorno ed iniziare il nucleare. Sospendo i lavori cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 58, viene ripresa alle ore 14 e 13.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Non ci sono i termini per proseguire perché il documento non è pronto, quando è pronto va ristampato, va distribuito e va ridiscusso ulteriormente.

L'Assessore preme per definire il documento adesso, sia definito Assessore però l'Aula chiede di interrompere i lavori, non ci sono i termini per proseguire.

Ci vediamo alle 16 e 30, colleghi, chi deve lavorare al documento lavori, non è possibile, non ci sono i termini qui.

La seduta è tolta ed è riconvocata per questo pomeriggio alle ore 16e 30.

La seduta è tolta alle ore 14 e 14.



Allegati seduta

CCCLXIX SEDUTA

Giovedì, 5 giugno 2003

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 10 e 10.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 14 maggio 2003, che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Nazareno Pacifico e Giampiero Pinna, con nota del 5 giugno 2003, hanno dichiarato di rientrare nel Gruppo D.S. con effetto dalla data del 3 giugno 2003.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, al primo punto, la discussione della mozione numero 107. Abbiamo tre richieste differenti. Partiamo da quella dell'onorevole Balia, che credo voglia chiedere una sospensione dei lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Chiedo dieci minuti in attesa che arrivino i colleghi.

PRESIDENTE. Onorevole Gian Valerio Sanna, lei si lamentava della luce? Credo che per oggi non riusciremo a risolvere questo problema. Onorevole Fadda, lei dell'impianto di condizionamento? Anche questo problema non riusciremo a risolverlo oggi.

Allora la seduta è sospesa e i lavori riprenderanno alle ore 10 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 12, viene ripresa alle ore 10 e 24.)

PRESIDENTE. Onorevole Balia, mi pare che il suo appello sia un po' caduto nel vuoto, ma io non posso continuare a rinviare l'inizio della seduta in attesa che i colleghi prendano posto in aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Presidente, per fare una dichiarazione a lei e a tutta l'Aula. Io non ritengo che di fronte a un problema importante come quello della chimica, che prevede la dismissione di impianti, l'espulsione di centinaia di lavoratori dai cicli produttivi, possa essere discusso in un'Assemblea di questo tipo. Il problema è troppo serio e deve essere affrontato dall'Assemblea, per cui io ritengo che sia dovere nostro, per quanto mi riguarda io mi rifiuto di discutere di un problema con un'Aula di questo tipo. Mi rifiuto perché è una cosa indecente, indescrivibile e inammissibile.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Guarda dalla tua parte quanti siete. Ma cosa stai dicendo? Perché dici queste stupidaggini?

ORTU (R.C.). E stai zitto una volta tanto!

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia, onorevole Balletto, usiamo un linguaggio...

Onorevole Vassallo, lei può naturalmente, nella sua piena e totale libertà, decidere di partecipare o non partecipare a questo dibattito. Io non posso fare di più rispetto a quello che è stato fatto per costringere i colleghi ad essere presenti e attenti in aula. Ho rinviato l'inizio dei lavori una volta, non intendo farlo la seconda volta.

Discussione della mozione BALIA - SPISSU - FADDA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO sulla drammatica situazione dell'industria sarda dopo l'annuncio della chiusura della Montefibre di Ottana. (107)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 107. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

MOZIONE BALIA - SPISSU - FADDA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO sulla drammatica situazione dell'industria sarda dopo l'annuncio della chiusura della Montefibre di Ottana.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che martedì 29 aprile scorso il Consiglio di Amministrazione della Montefibre di Ottana riunitosi a Milano, ha notificato ai sindacati la decisione di chiudere lo stabilimento e la messa in mobilità dei 257 lavoratori;

PRESO ATTO che le poche righe che decretano la morte di un altro "pezzo" di industria sarda, vitale per l'ormai comatoso stato del comparto industriale isolano, affermano che la decisione deriva dalla impossibilità, ormai strutturale, di utilizzare la capacità produttiva dell'impianto, che comporta perdite economiche non più sostenibili;

CONSIDERATO che la decisione del Gruppo Orlandi, holding internazionale della chimica, giungeva quantomeno inaspettata, visto che appena due giorni prima l'Amministratore delegato della Montefibre nell'incontro con l'Assessore regionale dell'industria ed il Sottosegretario alle attività produttive riteneva percorribile la proposta - illustrata dall'Assessore regionale dell'industria on.le La Spisa - di far acquisire alla società di Ottana gli impianti dell'Enichem di Assemini, dove si produce la materia prima utilizzata per le fibre chimiche prodotte alla Montefibre;

CONSTATATO che la decisione del Consiglio di Amministrazione, decretando la chiusura dello stabilimento, dimostra che viene ritenuta del tutto inadeguata la proposta dell'Assessorato dell'industria di concerto con il Ministero delle attività produttive;

RILEVATO che l'accordo raggiunto nella giornata di ieri, 6 c.m., che sospende il provvedimento di messa in mobilità dei lavoratori fino al prossimo 19 maggio, non si basa su presupposti concreti, ma sulle consuete, fumose promesse del Governo centrale di definire l'ormai vetusto -seppure mai entrato in vigore- Accordo di Programma sulla chimica;

RITENUTO quindi che la sospensione del provvedimento dello stabilimento di Ottana, alla luce degli ultimi avvenimenti, sembra esclusivamente un breve prolungamento dell'agonia, che preannuncia la fine del comparto chimico in Sardegna,

impegna la Giunta regionale

a riferire in Consiglio regionale sulla generale situazione di grave crisi dell'industria isolana ed in particolare:

a) far conoscere quali iniziative politiche ed istituzionali la Regione sarda intende intraprendere presso il Governo nazionale, per evitare la chiusura della Montefibre di Ottana e le inevitabili ripercussioni che tale provvedimento comporterebbe per la già devastata economia della zone interne e per l'intero comparto chimico isolano;

b) giungere alla definizione, in tempi che devono essere brevissimi, di concerto con le associazioni sindacali e i rappresentanti della forze politiche ed istituzionali, dell'Accordo di Programma per la chimica sarda;

c) elaborare una politica industriale per la Sardegna volta a garantire lo sviluppo e l'occupazione evitando il rapido ed inesorabile smantellamento del tessuto industriale senza alcuna valida alternativa economica ed occupazionale per la nostra Isola. (107)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente, anche se non c'è il minimo dubbio che sia perlomeno desolante illustrare una mozione sulla chimica, su problematiche poi che toccano in maniera diretta il tessuto industriale della Sardegna con un'aula semivuota. Non era rivolto certamente a una parte, onorevole Balletto, l'appello dell'onorevole Vassallo, riguardava credo tutti.

Presidente mi sia consentita quella che potrebbe apparire una breve digressione, ma che di fatto poi digressione non è, serve a introdurre, mi auguro nel giusto modo e cercando di creare il giusto clima, la problematica sulla chimica. Abbiamo presentato tre mozioni; io credo che siano tutte e tre le mozioni all'ordine del giorno, quella di ieri, questa sulla chimica e quella sulle scorie, tre mozioni importanti che non possono, colleghi, vedere il Consiglio regionale diviso. Non possono vedere alcuni da una parte della barricata e altri da un'altra parte, perché sono problematiche che ledono in maniera diretta gli interessi della Sardegna. Ecco Presidente, ieri, a mio avviso, una certa moderazione, che mi auguro nasca nel corso della giornata odierna, non avrebbe certamente guastato. Vi è stato, lo dico sommessamente, per certi versi un comportamento simulatorio: da un lato la Giunta regionale e la maggioranza che si è chiusa a difesa, presidente Pili, mi scusi ma pareva che nella notte precedente lei avesse appreso una marea di notizie talmente importanti così come non le aveva mai apprese in passato; c'era l'assessore Ladu, chiedo ancora scusa, che diceva che i risultati che si sono ottenuti in questi tre anni di governo non si sono ottenuti negli ultimi trent'anni. E l'assessore Ladu dimenticava, in ogni caso, che già nella passata legislatura si sono succeduti - sto parlando della legislatura di centrosinistra - due Assessori, uno di provenienza del Gruppo dei Riformatori, che aveva molte preoccupazioni nel ricercare una serie di equilibrismi; l'altro era l'assessore Fois e sarebbe bastato che l'assessore Ladu si guardasse alla sua sinistra perché, così come oggi l'assessore Ladu sfila nelle manifestazioni pubbliche, l'assessore Fois nella passata legislatura ha utilizzato quale strumento e metodica per risolvere i problemi quello di rinchiudersi all'interno di una roulotte in attesa che succedessero avvenimenti, che accedesse qualcosa. Questo per dire, Presidente, che non c'erano da una parte i cherubini che volevano apparire e dall'altra parte un gruppo di opposizione gioiosamente all'attacco.

Partendo da queste premesse io voglio augurare all'Aula che oggi si trovino modi e forme per concludere sia il dibattito sulla chimica, sia il dibattito sulle scorie con un ordine del giorno unitario. Se ciò non dovessimo fare abbiamo tutti piena consapevolezza che le divisioni su questi temi, che sono temi di portata generale, hanno il solo effetto di sminuire la portata di qualunque richiesta, di far apparire una regione divisa e di sminuire le opportunità che invece potrebbero costruirsi a favore delle due ipotesi.

Nel merito: io da poco ho letto un libro di economia scritto da un autore sardo, da un professore di economia dell'Università di Cagliari. Il titolo è: "Il governo della scarsità", l'autore è il professor Vittorio Dettori. Il titolo è già sintomatico, scarsità di beni e quindi necessità di compiere delle scelte e quindi necessità di allocazione di risorse; ma nel titolo "Il governo della scarsità" già di per se stesso si pone un problema di ridistribuzione delle risorse, di riallocazione e quindi in qualche maniera di ridistribuzione della ricchezza. Naturalmente non sto parlando di ridistribuzione della ricchezza semplicemente fra cittadini, ma di ridistribuzione della ricchezza fra territori e aree che godono e hanno goduto di alcuni vantaggi e territori e aree che di quei vantaggi non hanno avuto l'opportunità di godere, figuriamoci se, mentre vengono descritte queste situazioni e la Sardegna è un territorio laddove il governo della scarsità si manifesta davvero più che in altre realtà, possiamo permetterci di arrivare divisi a Roma e se possiamo permetterci che davvero quel poco che resta del misero tessuto industriale della Sardegna non venga difeso, tutelato per intero e sino in fondo dall'intero Consiglio regionale.

Ecco, ai discorsi gioiosamente esaltanti che di tanto in tanto sentiamo e che noi non vogliamo contestare per partito preso, non vogliamo in quest'aula vivere con un clima di conflittualità permanente, fanno riscontro notizie che ci lasciano perlomeno sconfortati: quelle delle assunzioni che non sappiamo come siano avvenute nel Centro regionale di programmazione, non sappiamo che tipo di programmazione sia stata riservata a quegli uffici e unita a questo la decisione - e lo apprendo da una dichiarazione di due senatori - assunta dall'onorevole Matteoli, in violazione anch'essa di legge, che decide designazioni e nomine che riguardano la presidenza del Parco dell'Asinara senza che la Sardegna venga neanche consultata, almeno così ci risulta. Noi ci muoviamo in questo clima di difficoltà e in questo clima laddove altri esercitano un ruolo e un potere che finisce col lasciare tutti annichiliti e comunque col non offrire quelle opportunità anche alla Giunta e al Consiglio regionale di esprimere il proprio parere e le proprie opinioni. E tutto questo avviene mentre industriali, sindacati, categorie sociali, associazioni di lavoratori varie segnalano situazioni di allarme in base al rapporto sullo stato di avanzamento della coesione economica e sociale. Così come viene comunicato dalla Commissione Europea, infatti il Pil in Sardegna è al minimo storico del 1996, i consumi delle famiglie sono in diminuzione, il tasso di disoccupazione giovanile è in aumento, le esportazioni sono in flessione, l'occupazione nel settore industriale presenta un saldo negativo. La nostra è purtroppo l'ultima regione dell'Obiettivo 1 per raggiungimento di obiettivi istituzionali.

Badate, questi sono dati obiettivi, non possiamo mascherarli, non serve mascherarli, serve uno scatto di orgoglio e di volontà per invertire invece questa tendenza. E' in questo clima e in questo contesto che si pone in problema della chimica in Sardegna, problema che solo chi ha livelli notevoli di ingenuità potrebbe pensare che riguardi soltanto Ottana, ma tutti noi abbiamo piena consapevolezza che se non si pone immediato rimedio quei provvedimenti negativi sono rapidamente destinati a estendersi sia ad Assemini che a Porto Torres. Allora una delle domande che nasce in automatico parte un pochino dalla memoria storica di tutti noi. Rammentiamo che nel 1996 l'Enichem ha ceduto a Montefibre la produzione delle fibre acriliche di Ottana. Torniamo a quella data e a quell'atto perché riteniamo che quell'atto assuma anche oggi ancora importanza. Quella decisione, quella del 1996 - assessore La Spisa lei lo sa bene - ha comportato pesanti ripercussioni sull'occupazione con la chiusura degli impianti di produzione di acrilico di Porto Torres e la SNIA di Villacidro e con la conseguente chiusura anche del fiocco poliestere ad Ottana. Perché torniamo ad allora? Perché in quella occasione l'Enichem aveva giustificato quella operazione di cessione come un'operazione utile e necessaria per salvare il comparto chimico ad Ottana. Quindi, torniamo al 1996 per un fatto logico, vi era una giustificazione alla cessione e la giustificazione era: ciò serve a salvare il comparto, la realtà industriale di Ottana. Bene, quei provvedimenti poi e di fatto quale tipo di effetto avevano avuto? Avevano avuto l'effetto di rinforzare le produzioni di Acerra e di Porto Marghera e lì infatti, ad Acerra e a Porto Marghera, trovarono allocazione gli impianti che erano stati smantellati ad Ottana.

Da un lato si era partiti dicendo che l'obiettivo della cessione era quello della salvaguardia del comparto industriale ad Ottana e dall'altro lato invece si sono rinforzati col trasferimento degli impianti chiusi ad Ottana verso Acerra e Porto Marghera. Oggi nasce una domanda. Gli impegni che allora sono stati assunti perché oggi a distanza di soli sette anni vengono rimessi in discussione? Prima domanda. L'ENI in quell'occasione giustificò la scelta anche con motivi di pubblico interesse, ma il pubblico interesse lo rimandava sempre agli impianti di Ottana nel tentativo diceva di compiere un'azione di utile salvataggio di quella realtà industriale. La domanda dei sindacati, ma la domanda che ci poniamo anche tutti noi, consapevoli che disattendere gli accordi che Montefibre allora aveva sottoscritto avrebbe effetti sociali disastrosi, significherebbe la totale cancellazione dell'esperienza industriale e di quel poco di tessuto industriale esistente nel centro Sardegna e con un naturale, logico, conseguente indebolimento di tutto l'apparato industriale sardo e con i rischi per l'intero tessuto industriale isolano. La domanda a cui accennavo era, sarebbe utile, tant'è che qualche sindacato parla dell'esigenza di promuovere una Commissione d'inchiesta, ma non è quella proposta, con altri obiettivi e altri motivi e che riguardava una pluralità di settori, dall'onorevole Capelli in altra occasione, dicevo che qualche sindacato parla dell'esigenza di promuovere una Commissione di inchiesta per verificare se intanto vi siano risorse pubbliche che Montefibre ha ricevuto, che fine queste risorse pubbliche abbiano fatto, dove siano state indirizzate e canalizzate, che effetti abbiano prodotto e, oltre alla verifica, se un'altra verifica sul quando quante risorse pubbliche sono state destinate, perché se a distanza di qualche anno si ipotizza anche solo il rischio della serrata di quel comparto, evidentemente qualcosa non ha funzionato oppure vi è una volontà distorcente che viaggia verso posizioni contrarie al mantenimento dell'industria chimica in Sardegna.

Probabilmente assessore La Spisa serve un diretto coinvolgimento dell'Eni, perché se non altro anche l'Eni concorra alla gestione dei problemi che sono imputabili alla discutibile scelta operata allora nel '96 dall'Enichem in Sardegna. Vanno credo verificati gli accordi tra Enichem e Montefibre e vanno verificati quei risultati a cui prima facevamo riferimento. Ecco noi vorremmo che il Consiglio regionale nella sua interezza, e per questo faccio appelli alla sensibilità di tutti perché il dibattito oggi possa concludersi con un ordine del giorno unitario e poi magari possa anche essere sospeso per quanto riguarda ulteriori determinazioni in attesa dell'incontro del 6 che deve avvenire per vedere quali risultati il 6 si ottengano, non vogliamo però Assessore che questo sia il preludio per impegni brevi, per riavvii che poi avranno rallentamenti, per riavvii ed accordi che poi l'indomani potrebbero essere contestati e disattesi, insomma non vogliamo che quel tessuto industriale sia sottoposto ad una lenta agonia. Abbiamo anche un tessuto di professionalità che non può né scomparire né assottigliarsi né smagrire, deve essere tenuto in tutta la sua interezza.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente. Io credo che noi dobbiamo contestare in maniera forte e decisa una volontà neanche tanto occulta che Montefibre avanza, e la volontà neanche tanto occulta è quella di restare solo a Porto Marghera. Non vogliamo trascinare in una lenta agonia e poi prendere atto che tutto il settore in Sardegna è scomparso. Ovviamente con ciò è evidente che noi dobbiamo esprimerci in maniera netta e decisa anche contro un futuro di ammortizzatori sociali, quelli rappresentano l'agonia, dopo gli ammortizzatori sociali vi sarebbe la decretazione definitiva della morte del settore. Se il Consiglio regionale saprà farsi unanime interprete, io credo attraverso un ordine del giorno comune, di queste volontà di salvaguardia forte e decisa allora davvero il fatto non rappresenterà l'ultimo canto del cigno. Se anche su queste cose dovessimo dividerci, io credo che la nostra capacità di incidenza sarebbe di parecchio ridotta. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

Invito i colleghi che intendessero intervenire ad iscriversi entro l'intervento del collega Secci. Prego onorevole Secci.

SECCI (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. Signor Presidente, assessore, colleghi non so quante volte questo Consiglio regionale, o il Consiglio regionale meglio, è stato chiamato a discutere di un problema la cui gravità è andata man mano amplificandosi. La chimica in Sardegna costituisce e soprattutto costituiva un settore importantissimo della nostra economia. Nei periodi ante crisi le aziende dell'Eni, perché praticamente dopo il fallimento della SIR Rumianca la chimica in Sardegna significava Eni, occupava direttamente oltre diecimila lavoratori e siccome sappiamo che la chimica - come tutta la grande industria - non ha solo occupazione diretta, ma ha anche tutta una serie importantissima di occupazione indiretta si può valutare questo numero di lavoratori del settore chimico in Sardegna oltre i quindicimila. Abbiamo un dato che mi dava ieri sera un dirigente dell'Eni attuale che nel settore chimico smembrato - come è stato smembrato - oggi non ci sono tremila lavoratori dipendenti diretti e se la proporzione è rimasta invariata rispetto - e non ho motivo di dubitare che sia rimasta invariata per gli indiretti - abbiamo una occupazione complessiva di quattromila e 500, quattromila e 700 lavoratori.

Questi dati già di per se stessi dicono la gravità di una situazione in assenza totale di una politica industriale che abbia visto sostituire la chimica, se questo si fosse voluto, con altre attività industriali di pari livello o migliorative. La chimica in Sardegna oggi è l'unica entità di grande industria che rimane e sappiamo tutti, ce lo insegna chi ha studiato più di noi, ma lo potrebbero insegnare tante persone anche qua dentro, che un'economia evoluta senza un importante settore primario è un economia debole, è un'economia che non va da nessuna parte e allora occorre evidentemente che rispetto a questo che sta diventando un dramma, che parte questa volta dai 257 lavoratori della Montefibre, ma che se dovesse Montefibre chiudere significherebbe - per le cose che dirò anch'io, ma che sono nella convinzione di tutti - l'inizio di un ulteriore tracollo del settore chimico in Sardegna.

Dico che occorre fare argine e occorre fare argine - lo diceva il collega Balia, lo condivido io - speriamo in un modo diverso da come si è concluso il dibattito in questo Consiglio regionale ieri sera su un problema che assolutamente doveva essere ed è di tutta la Sardegna e che invece sembrava che ci si fosse accapigliati come i polli di Renzo. Io spero che il dibattito sulla chimica oggi abbia una conclusione diversa, anche se necessariamente ed ovviamente il giudizio sulle cose passate deve essere fatto, ma deve essere dato un giudizio di responsabilità anche sulle cose che sono le cose di oggi e le cose di oggi vedono necessariamente la responsabilità di soggetti diversi da quelli del passato e allora siccome non si può sempre storicizzare i problemi in Sardegna e dire sempre che l'origine dei mali è dell'ante guerra o anche prima, occorre che noi ragioniamo sulle cose che possiamo fare, occorre guardarsi indietro per trarre insegnamento, ma occorre in qualche maniera prendere le decisioni che riguardino il futuro. Perché dividersi su quello che è fatto può essere anche facile, può essere anche comodo, ma non porta da nessuna parte.

Allora il settore chimico in Sardegna per chi lo conosce e per chi lo ha vissuto ed io sono tra quelli, è un settore che ha visto di volta in volta in funzione della forza che i Governi regionali hanno avuto dei momenti felici di espansione e dei momenti assolutamente tristi di abbandono di tante attività. Io per le cose che conosco mi sento di affermare questo, confortato in questo non da studi che ho fatto io, ma da studi che ho visto fare ad esimi professionisti che so che oggi collaborano anche in maniera diretta con l'Amministrazione regionale e che sono portatori e che sono stati portatori all'interno dell'Eni di progetti di rilancio della chimica nell'area sarda, di rilancio della chimica produttiva, di rilancio della chimica economicamente valida, di rilancio della chimica che rispetta l'ambiente, perché sono questi gli elementi fondamentali che devono costituire la presenza della grande industria chimica in Sardegna.Io sarei anche del parere, come hanno detto molti colleghi in diverse circostanze, anche in questo Consiglio regionale, anche in questa legislatura, che la chimica è stata una iattura per la Sardegna perché ci ha rovinato, non ci capisce bene che cosa, perché ha influito sull'ambiente in modo negativo. Inviterei quei colleghi che altre volte hanno fatto questi discorsi a visitare e a conoscere meglio quelli che sono gli investimenti fatti nel settore ambientale negli stabilimenti chimici della Sardegna, a vedere che tipo di acqua viene scaricata a mare, a vedere che tipo di acqua viene riciclata e qualche volta anche bevuta dai processi industriali. Pregherei i colleghi di andare a vedere quali sono le emissioni dei fumi nei camini delle centrali e degli stabilimenti petrolchimici e a vedere se sono o non sono sotto le soglie previste dalla legislazione italiana che risulta in questa materia delle più conservative.

Quindi c'è una chimica in Sardegna che oggi produce ricchezza, che ha prodotto ricchezza nel passato, che può produrre ancora ricchezza e che se non è sostituibile da altre attività industriali di grande peso è necessario che in qualche maniera noi salviamo. Ed allora per salvarla che cosa bisogna fare, Assessore, Presidente? Io penso che occorra fare una grande battaglia perché la Sardegna ci ha abituato, i Governi che hanno governato l'Italia hanno abituato la Sardegna che le cose si devono strappare con le unghie e con i denti. E allora o noi dimostriamo di avere unghie e denti sufficientemente affilati per avere un rapporto competitivo con il Governo nazionale che imponga delle scelte industriali, della politica industriale del governo, la politica della chimica che non è una politica nazionale perché l'Eni, Montefibre, gli altri grandi produttori di fibra acrilica è un mercato internazionale che si governa e che si governa anche dall'Italia e allora siccome la politica industriale la fa il Governo è necessario che il Governo su questa materia e per la Sardegna abbia un occhio di riguardo e salvi almeno l'esistente e si impegni in qualche maniera. Io ho visto, Assessore, stavo leggendo anche l'ultimo testo dell'accordo di programma che lei gentilmente ha voluto fornirmi ieri sera. E` datata 4 giugno l'ultima bozza, l'altra bozza precedente era datata 20 di luglio se non mi ricordo male, il verbale di intesa sulla proposta di accordo di programma mi sembra che sia dell'ottobre del 2001. Siamo a tempi Assessore - e non giudico certamente lei il responsabile di questo - che sono assolutamente inadeguati per ottenere risultati che siano risultati seri, risultati possibili per salvare un settore importante e fondamentale e siccome il tempo è tiranno - come in tutte le cose - mi avvio a concludere dicendo questo: noi abbiamo un sistema industriale in Sardegna che adesso vede Ottana come il punto critico, ma che fra due mesi, tre mesi vedrà la (crio…(?) di Assemini, fra sei mesi vedrà - siccome è un sistema collegato in rete - il polo di Sarroch, poi ritornerà a Portotorres perché ciclicamente ritorna a Portotorres e a Portotorres - ci ricordiamo - l'anno scorso a maggio noi abbiamo approvato un ordine del giorno in Consiglio regionale che prendeva atto della situazione di crisi e che invitava ancora l'Eni a fare le cose che io sto cercando di dire.

Dico che siamo arrivati al limite, Assessore e Presidente, e che non si può andare oltre, perché oltre veramente rischiamo di avere attività industriali che non possono essere competitive e non possono essere competitive non solo per i problemi annosi che ci sono e che permangono del problema dei trasporti, del costo aggiuntivo dei trasposti e del costo aggiuntivo dell'energia sui quali bisogna mettere in qualche maniera una parola definitiva, ma diventano ormai insormontabili le difficoltà perché i sistemi dei servizi degli stabilimenti industriali che chi li conosce sono dimensionati per avere una potenzialità di produzione assolutamente diversa da quella che oggi costituisce le potenzialità di produzione o le produzioni che vengono realizzate, significa che le centrali termoelettriche, significa che i sistemi di servizi del trattamento delle acque, significa che tutto il sistema infrastrutturale che ruota intorno alle produzioni primarie degli stabilimenti diventano assolutamente diseconomici.

E allora cancellare 257 posti di lavoro adesso in Montefibre significa dire che Ottana deve chiudere, ma deve chiudere fra tre giorni se non si vogliono perdere somme ingenti. Ottana è oggi in condizioni di vivere ancora ed è al limite se non si fanno investimenti in quell'area industriale che portino nuove attività produttive non soltanto risorse o prevalentemente - come c'è scritto nell'accordo di programma - risorse soltanto per la bonifica dei territori o delle aree occupate da impianti improduttivi che non sono più in produzione. Non può essere il lavoro di impresa di due, tre anni di bonifica di questi impianti o di queste aree che può interessare la politica sarda, che può interessare il sindacato sardo, che può interessare i lavoratori sardi. I lavoratori sardi devono vedere nella chimica oggi o in settori diversi, ma che devono essere chiari nell'accordo di programma che si stipula col Governo, che ci devono essere alternative industriali serie di produzioni di beni che siano beni durevoli e che non siano ancora una volta il portare in Sardegna imprenditori che tendono a prendere i soldi pubblici degli accordi di programma finanziati dalla Regione e dello Stato e poi dopo un po' attraverso meccanismi che non si capiscono bene si dileguano. Queste sono le cose e queste cose, Assessore e Presidente, hanno un colore nelle responsabilità, non hanno nessun colore o hanno il colore di tutti se vogliamo vederlo da un'altra parte, sulla necessità che siamo uniti in questa battaglia, che siamo sinergici in questa battaglia, che siamo tutti impegnati non a difendere gli interessi di parte, ma a difendere gli interessi della Sardegna. E gli interessi della Sardegna, caro Presidente, si difendono quando è necessario anche contro il Governo e noi siamo pronti - come l'abbiamo fatto quando al Governo c'eravamo noi contro i Governi democristiani - a dire che la Sardegna viene prima. Se si dicono queste cose e se questo è l'impegno di questo Consiglio regionale, io penso che avremo fatto un buon servizio per i nostri cittadini.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Secci.

E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente. Colleghi la problematica della chimica in Sardegna è nota a tutti, è una problematica grave che riguarda non solo un settore della nostra produzione, ma riguarda un settore che dietro di sè trascina un vastissimo indotto di piccole e medie imprese e che rappresenta a tutt'oggi, nel totale, seppur oltre tremila diretti dipendenti delle industrie chimiche con l'indotto sfiora le cinquemila unità. Io non nascondo - come non credo non lo nascondano i colleghi che mi hanno preceduto e che mi seguiranno - che l'incertezza che caratterizza il futuro, parliamoci chiaro, del dopo Enichem è un dilemma che sta attanagliando, credo, tutti coloro che veramente credono e si battono per la risoluzione del problema disoccupazione in Sardegna e per il mantenimento degli attuali livelli occupativi. Sappiamo tutti che ormai da vari anni l'Enichem (l'Eni, chiamiamola come la qualsivoglia) ha deciso di andar via e sta attuando questo processo con la vendita a piccoli pezzi del petrolchimico, cosa che è indispensabile e necessario bloccare se si vuole se non altro che ciò che resta dopo tanti anni di saccheggio e mutilazioni possa essere appetibile ad altre società che possono e vogliono investire nel settore e garantire quindi gli attuali livelli occupativi.

Oggi noi qui ci troviamo a difendere quello che ancora resta, a difendere quei posti di lavoro che sono rimasti, difendere quindi l'esistente. Questa per noi è diventata una necessità di vitale importanza.

Oggi tutti gli interventi - compresa la mozione - puntano a questo. L'esistente di quegli oltre quindicimila posti di lavoro sul settore chimico in Sardegna quando negli anni '60 giustamente si è pensato a creare ciò e che oggi sono ridotti a non più di tremila posti di lavoro. Poteva essere evitato questo in parte, ritengo, se mano a mano si fosse pensato, ho sentito qualche spunto del collega Secci, ad una possibile e necessaria riconversione del processo produttivo. Non lo si è fatto nei tempi dovuti, si deve a tutti i costi tentare di farlo oggi per salvare ciò che è indispensabile e necessario salvare. Allora l'industria è stata collocata in un contesto sociale ed economico il cui periodo completamente avulso e diverso da un contesto che il mercato naturale locale poteva offrire, che era la Sardegna. Però tutto questo andava bene perché tutto ciò che ci era dietro era garantito da chi? Dall'Enichem - Eni, quindi, parliamoci chiaro, da una partecipata statale e quindi dalla Stato. Mano mano che è stato deciso nel corso degli anni di dismettere la chimica in Sardegna a favore di altri poli industriali, perché bisogna anche dire questo, vuoi perché i costi di produzione nostri sono molto più elevati, vuoi perché probabilmente c'è in atto una politica a livello internazionale dove strategicamente per chi la sta adottando e mi riferisco sempre all'Enichem, è più conveniente e quindi più consono, dal punto di vista economico, investire in altri settori o in altre parti d'Europa o in altri tipi di produzione lasciando la chimica o il settore chimico ad altri investimenti ed in altri siti, dicevo oggi si è di fronte a questo fenomeno.

Io ho sentito quello che ha detto il collega Balia e mi auguro veramente che una volta tanto questo Consiglio all'unisono unitamente, concordemente, pensi veramente al bene della Sardegna. Questa è la lotta di tutti come lo era la lotta e lo è la lotta di tutti la mozione sulla "131" presentata ieri, come è e deve essere la lotta di tutto il popolo sardo per opporci ad un eventuale ingresso di scorie nucleari e di quant'altro in Sardegna. Io accolgo questo appello, ma senz'altro verrà accolto da tutti.

Oggi non possiamo arretrare di un passo sulla chimica, non è possibile, dobbiamo - ripeto - difendere necessariamente i posti di lavoro, quei pochi che sono rimasti e che causano un indotto positivo e che rappresentano malgrado tutto quasi il 30 per cento della produzione industriale in Sardegna. E` chiaro che l'ENI o l'Enichem, essendo una partecipata statale, ma essendo sempre un'azienda, pensa al profitto, né più e né meno come la Montefibre, ma giustamente in Sardegna rappresenta e ha rappresentato anche un intervento di carattere sociale per le motivazioni che ho detto prima, perché senza la garanzia della partecipata statale era impossibile investire in un contesto di mercato che nulla aveva a che vedere col contesto socio-economico presente in Sardegna.

Allora, a questo punto non è possibile permettere che si butti tutto a mare e che ci si dimentichi degli impegni presi allora, oppure che si possano perdonare le omissioni, intendo dire per omissioni il doveroso studio di riconversione industriale che doveva essere fatto nei tempi giusti per poter arrivare un domani quando iniziava la parabola discendente a poter gradatamente spalmare quei posti di lavoro da una chimica che era gestita a livello industriale dalla grossa industria essendo al pari coi tempi oggi affinché potesse essere spalmata nelle piccole e medie imprese che rappresentano attualmente il futuro della chimica in Sardegna che poi è una chimica fine, una chimica di cosmesi, una chimica farmaceutica, una chimica compatibilmente ed ambientalmente utile e compatibile. Questo non è stato fatto, è necessario farlo oggi. Ed è necessario anche ascoltare e stare attenti alle probabili e possibili offerte che stanno nascendo in quel settore da parte di altre società private che sono interessate al petrolchimico, che sono interessate all'industria chimica in Sardegna e nel caso difendere quelle posizioni, perché se no la fine è vicina.

L'atteggiamento di Montefibre che è un atteggiamento, il solito atteggiamento del "mordi e fuggi", il solito atteggiamento del saccheggiatore continentale perché io dico pane al pane e vino al vino, che è arrivato nel '96 in Sardegna coi fondi pubblici e ben venga l'inchiesta proposta dai sindacati e richiesta anche dalla Commissione industria e fin dal '98 ha iniziato a mettere in cassa integrazione gli operai, chi vuole sapere quanti, quando e come ha speso, se hanno beneficiato, se hanno beneficiato dei soldi pubblici.

Mi avvio alla conclusione. Ho detto che le tendenze ormai della nostra chimica sono note, dalla grossa industria alla piccola e media industria ad un'industria fine, ad un'industria compatibile, utilizzando perché no per quello che è possibile gli impianti esistenti, utilizzandoli per questa riconversione, oppure entro cinque o sei anni, questo è quello che abbiamo sentito in Commissione da parte del responsabile dell'Enichem, l'Enichem dismetterà tutto il suo patrimonio in Sardegna.

E` necessario quindi che la Regione stimoli e incentivi immediatamente gli investimenti in quel settore favorendo quelli che sono gli investimenti che vengono chiamati di seconda e terza generazione. Quindi la chimica fine, la cosmesi, la farmaceutica, per fare questo è necessario anche intervenire, caro collega Secci, con gli interventi di bonifica, attrezzare le aree, creare i servizi, garantire energia a basso costo, garantire la continuità territoriale per le merci, problema sul quale siamo in enorme ritardo.

Io vedo questa chimica, come penso la vediamo tutti, una chimica compatibile, una chimica accettata non solo dall'ambiente, ma una chimica accettata anche nel contesto economico sardo, una chimica che non produca fumi, che non produca scorie, che sia integrata con le altre attività produttive del territorio, solo questa chimica e spero si arrivi a questo potrà garantire per il futuro i posti di lavoro che attualmente appunto hanno.

E, un'ultima cosa, è necessario dare un'accelerata all'accordo di programma, sentire i sindacati, ciò che loro hanno detto, ciò che loro stanno insistendo nel dire all'assessore La Spisa affinché in quell'accordo di programma non ci siano solo formule future, caro Giorgio, ma che ci sia la concretezza, ci siano gli investimenti chiari, ci siano le somme chiare e dove e in che tempo vanno spese. Solo in questo modo un accordo di programma può essere degno di questo nome e può dare garanzie per il futuro.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io ho la necessità senza divagarmi molto di fare un po' non il quadro internazionale, ma di riprendere l'argomento e inquadrarlo appunto nel contesto del mercato internazionale e su ciò che negli ultimi anni e in questi mesi sta avvenendo per mettere in crisi non solo la chimica, ma tutto l'apparato industriale nazionale e quindi quello sardo e meridionale che sono gli anelli deboli di un contesto già di per sé debole.

Noi rappresentavamo in Europa con l'industria, in particolare con l'industria chimica, una forza appunto continentale che via via è andata a posizionarsi su due grandi poli, pubblico e privato, che sostanzialmente potremmo riassumere in Montedison e in Enichem per quanto riguarda l'industria chimica. Questi due grandi poli, anche a seguito del referendum, e delle determinazioni dei governi di centrosinistra prima e del centrodestra adesso, hanno dismesso tutto ciò che riguardava la chimica di base concentrando queste dismissioni in quella che in Europa veniva chiamata la grande bad company della chimica europea e che era Polimeri Europa. Questa grande concentrazione che doveva gestire e ha gestito in una certa misura il passaggio non solo dal pubblico al privato, ma il passaggio dell'industria chimica di base dall'Europa ai paesi emergenti che potevano ancora lavorare nella chimica e soprattutto nella chimica di base con costi dei lavoratori infinitamente minori rispetto a quelli europei.

La chimica europea nel frattempo e quella italiana soprattutto, si gestiva lo "spezzatino" chiamiamolo così, la diversificazione in piccola e media impresa orientandosi ad una chimica fine e in particolare alla chimica farmaceutica. Questo è avvenuto negli ultimi anni, ma questo non è avvenuto in Sardegna. Perché? Mentre a Porto Marghera da parecchi mesi e da qualche anno si è gestita planando, facendo planare queste chiusure in forma governata, appunto per ricollocare i lavoratori in aziende alternative farmaceutiche, e tutto questo nella cornice di un accordo di programma fra le organizzazioni sindacali, territoriali, nazionali e le autonomie locali del Veneto e il governo nazionale, tutto quanto in una cornice di accordo di programma. Ecco cosa non è avvenuto in Italia, in Sardegna, non è avvenuto appunto questo.

Collateralmente a questi avvenimenti c'è un ripensamento del governo nazionale, che io riputo anche giusto, che dice il Ministro Marzano nelle sue dichiarazioni reiterate più volte: "L'Italia non può ritirarsi dalla chimica, neanche dalla chimica di base, è necessario questa considerarla un'industria strategica, è necessario che l'Italia resti in alcune produzioni". Sono enunciazioni che cadono nel vuoto, perché questa enunciazione non viene trasferita operativamente all'ENI, dove il governo nazionale, attraverso il 30 per cento controllato dal Ministero del Tesoro, può e deve intervenire per dare gambe a ciò che il governo nazionale enuncia. Questo non avviene nonostante quel 30 per cento rappresenti il core business, è il controllo di quella società adesso non più statale perché l'ENI è al 30 per cento del Ministero del Tesoro, al 70 per cento azionariato diffuso, va da sé che viene ancora oggi controllata dal Governo. Ciò nonostante il suo sub ministro o plenipotenziaria dell'Eni Mincato fa esattamente il contrario rispetto alle dichiarazioni del Ministro competente. Quindi un ruolo del governo nazionale in questo settore assolutamente contraddittorio, un ruolo del governo regionale in questo contesto assolutamente insufficiente, assolutamente impreparato ad arginare una situazione di emergenza che vede la Sardegna anello debole fra gli anelli deboli.

Quando parlo di insufficienza della presenza del governo regionale non sto parlando naturalmente dell'Assessore regionale che ha ereditato una situazione già decotta, ha ereditato una situazione alla quale è difficile far fronte, però vedo che anche l'insistenza del Presidente della Giunta regionale su questi temi è abbastanza o scarsa o inesistente nel senso che poco entra di queste tematiche nelle sue dichiarazioni programmatiche, nel suo agire quotidiano, vi entra quando si sollevano questioni che sono considerate territoriali, oppure peggio ancora esclusivamente di ordine pubblico.

Non è questo il contendere, è in gioco il futuro dell'industria in Sardegna perché è rappresentata l'industria in Sardegna, ma non solo l'oggi, la sua storia, la sua nascita come industria nella nostra isola, è rappresentata dalla chimica ed ancora di più l'industria è rappresentata nel nuorese esclusivamente dalla chimica con una appendice cartaria e il resto tutto dipende da quelle ciminiere di Ottana. Anche il tessile che via via si è sviluppato nella verticalizzazione verso Macomer e verso Siniscola dipende da quelle produzioni acriliche e poliestere che a Ottana hanno concentrato non solo la produzione regionale ma la produzione di qualità di fibra acrilica cotoniera di Ottana è ancora oggi competitiva non in Sardegna, non in Italia; in termini qualitativi e produttivi è competitiva nel mondo perché si producono centomila tonnellate annue, e cioè un terzo del fabbisogno europeo di ottima qualità che però ha difficoltà a essere collocata nel mercato per una serie di problemi strutturali, di problemi anche gestionali che quell'azienda a Montefibre ha e ha dovuto sopportare in questi anni e sulle quali non siamo intervenuti. La Regione che doveva e poteva intervenire in tempo utile evidentemente ha trascurato questa problematica e non è intervenuta a chiedere con forza verso il governo nazionale le tre principali questioni che ogni volta che parliamo di industria in Sardegna ci ritroviamo. E la questione energetica e il suo abbattimento dei costi, perché l'energia elettrica che viene prodotta dalla centrale di servizi che ricordava il collega Secci poco fa ha dei costi che sono sicuramente superiori se non doppi rispetto a Porto Marghera, per esempio, che è concorrente anche in questo caso di Ottana. I costi energetici, dicevo, i costi di trasporto delle materie prime e delle materie semilavorate o delle materie finite da e per i porti e gli aeroporti sardi e le infrastrutturazioni più generali materiali e immateriali che mancano un po' in tutte le zone industriali della Sardegna. Questi sono i motivi per i quali quell'azienda, pur producendo bene ciò che produce, tecnologicamente in forma avanzata non riesce poi a vendere nel mercato. Ma ahinoi non riusciamo ancora oggi ad entrare in questo meccanismo internazionale, a difendere questo apparato produttivo, che badate, oggi è Ottana, ma per un perverso effetto domino, anche questo è stato già ricordato, se a valle chiude Ottana, a monte chiude la acrilonitrile di Macchiareddu, poi a seguire tutti i servizi che necessitano per queste aziende e quindi in un perverso effetto a catena, una reazione a catena è la chiusura dell'industria chimica nell'intera Sardegna.

Chiudo Presidente, mi serve qualche secondo non per proporre un rinvio, la discussione può e deve andare a avanti, ma nel frattempo io ritengo che si debba e si possa fare un ordine del giorno unitario, stavolta deve essere unitario perché è la Sardegna che chiede e deve chiederlo il suo Consiglio regionale al Governo nazionale un serio impegno per rimuovere quei nodi strutturali che ad oggi non ha ancora rimosso, che ho richiamato, che i colleghi hanno richiamato, che sono le infrastrutturazioni materiali e immateriali, il costo dei trasporti per la continuità territoriale delle merci e il costo energetico. Oltre a chiedere con forza, e deve essere questo il mandato per l'incontro di domani presso il Consiglio dei Ministri con la presenza di quattro Ministri e del sottosegretario alla Presidenza, nonché di tutte le organizzazioni sindacali nazionali, regionali e territoriali, io penso che il mandato debba essere deciso, unitario, ma molto preciso. Montefibre non si chiude perché se si chiude Montefibre, chiude la chimica sarda, chiude l'industria sarda; oltre a questi impegni molto precisi, naturalmente sempre in un eventuale ordine del giorno unitario, bisogna vedere il dispositivo che la Giunta, alla prossima riunione di Consiglio regionale, debba riferire dell'incontro che domani si terrà a Roma.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io voglio porre subito una questione: sarebbe un errore tragico da parte della società sarda, delle sue espressioni sociali, politiche, culturali se si commettesse un peccato di sottovalutazione della situazione che abbiamo di fronte, caratterizzata anche emblematicamente per un caso, probabilmente, in questa giornata di lavori del Consiglio, dalle due mozioni che oggi discutiamo: chimica e scorie. E penso che, l'ha detto anche qualche altro collega, siamo in uno di quei momenti nei quali bisogna, degli argomenti che sono all'attenzione del Consiglio, fare non un terreno di scontro politico, ma un terreno di lotta unitaria, perché siamo di fronte, come dire, ad un pericolo, ad una minaccia mortale sulla prospettiva sarda, non sto esagerando!

La questione chimica dice la parola fine sulla storia dell'industrializzazione sarda; la questione scorie metterebbe, ove avvenisse il dislocamento in Sardegna dei famosi 55 mila metri cubi di scorie nucleari, la parola fine prima ancora del suo inizio, alla prospettiva dello sviluppo basata sulla qualità, che è l'unica carta di cui la Sardegna dispone per il turismo, per l'agricoltura e per il resto.

Quindi credo che debba essere innanzitutto il Consiglio regionale in uno dei suoi non frequenti momenti di impegno alto...

(Interruzione)

Sì, no ma le assenze mi preoccupano fino ad un certo punto, mi preoccupano ma mi interessa più la conclusione del dibattimento sia sulla chimica che sulle scorie.

In uno dei suoi momenti di dignità e di responsabilità a porre con forza difronte alla comunità sarda la portata delle due questioni. Debbo dire che finora forse è stata più sensibile, anche questo non è frequente, sono stati più sensibili il sistema dell'informazione che la politica regionale e le forze politiche. Io dirò poche parole, perché non mi pare che ci siano tantissime cose da dire nel merito; il quadro, perché anche questo conta, è di una economia mondiale in cui la ripresa non parte, non riparte dopo alcuni anni di stasi. Ricorderete tutti quello che dicevano gli analisti, la grande stampa internazionale: con la fine della guerra riguardante l'Iraq l'economia si riprenderà, ripartirà il treno dello sviluppo. La guerra è cessata, senza per altro che sia stata trovata (non c'entra col discorso di oggi, ma voglio dirlo) la ragione della guerra, non hanno trovato la pistola fumante e, per la verità, nemmeno la pistola non fumante. Ma comunque le ostilità sono cessate e l'economia non riprende. Un'economia italiana in forte difficoltà, basta citare le considerazioni del governatore della Banca d'Italia Fazio, che nessuno può accusare di essere fazioso contro il Governo. Il problema che Fazio ha posto è come contrastare il rischio di declino dell'Italia. Solo un anno e mezzo fa, due anni fa, aveva detto "Siamo alle soglie di un nuovo miracolo italiano". Beh, tra il miracolo italiano ed evitare il declino del paese c'è una bella distanza! Non solo non ci sono stati, non lo dico per polemizzare, ma alcune cose vanno dette se vogliamo tracciare un quadro obiettivo della situazione, non solo non ci sono stati miracoli annunciati, ma credo che si possa dire che le stesse politiche, le politiche del Governo, sono diventate un fattore della crisi. In questo contesto la situazione sarda, in questo contesto mondiale e italiano la situazione sarda! I dati sono preoccupanti, sono stati citati qui, ma anche nel dibattito di queste settimane, non li ripeterò, credo che siano noti, quelli sul PIL, quelli sul valore aggiunto, quelli sugli investimenti, quelli sulle esportazioni e in controtendenza rispetto alle dinamiche meridionali ed anche rispetto ai dati sardi degli anni scorsi, quelli sul mercato del lavoro. Badate che nel Mezzogiorno da ultimo se voi aprite i giornali di oggi e vedete l'ultimo rapporto Unioncamere, ma anche quello Svimez di qualche giorno fa diceva lo stesso, ci sono delle dinamiche di un certo interesse, la Sardegna in questo momento non è toccata da queste dinamiche. Quindi abbiamo una situazione relativamente più preoccupante dello scenario meridionale, non in termini assoluti, relativamente più preoccupante.

E sta pesando, questo lo dico in particolare alla Giunta, la diminuzione della spesa pubblica (parlo della Sardegna) in un mercato ristretto e debole come il nostro. Spesa pubblica, per non girare molto attorno alle questioni, significa Regione fondamentalmente, significa spesa regionale. Quattro anni senza politiche coordinate di bilancio, di programmazione e di sviluppo. Le parti sociali ormai hanno chiarissimo il quadro e ultima, non unica, la Confindustria, stanno pronunciando una forte denuncia. Sono molto significative le cose dette dalla Confindustria pochi giorni fa, ma prima dalla CNA, dai sindacati: dalla C.G.I.L. C.I.S.L. U.I.L. etc.. Io dico quattro anni, non due anni, nessuno se la prenda, perché c'è stata una fase, sì, di concertazione, ma senza operatività di governo effettiva, alta, c'è stata una fase di sconcertazione di propaganda, ma anche questa priva di operatività. L'operatività quella era e questa è, se vogliamo dirci con chiarezza le cose.

La Regione sta contribuendo non poco alla crisi sarda, con l'assenza di progetto, con la paralisi del Consiglio regionale, che fa molte discussione ma non fa le poche leggi utili che dovrebbe fare, la responsabilità naturalmente non è mica da ripartirsi in parti uguali, la responsabilità, quando un Consiglio è paralizzato, è in primo luogo della Giunta e della maggioranza, e poi noi ci assumeremo le nostre responsabilità, però per cortesia niente confusione dei ruoli e delle responsabilità. Dicevo: con l'assenza di progetto, con la paralisi del Consiglio, con la pubblica amministrazione abbandonata a se stessa. Raramente si sono viste fasi di sbando totale della pubblica amministrazione; un certo sbando è fisiologico, ma oggi la situazione è abbastanza acuta. In questo quadro si inserisce la problematica chimica con la chiusura annunciata di Montefibre e con le ricadute che ciò avrebbe sul sistema sardo, in termini diretti, in termini indiretti e in particolare, ma non solo, sui poli chimici, a partire da Enichem naturalmente. Cioè dopo le scelte di industrializzazione, comunque vengano valutate....

PRESIDENTE. Onorevole Scano concluda.

SCANO (Gruppo Misto). Dopo le scelte di industrializzazione il ciclo della deindustrializzazione si avvia a conclusione. Cioè una regione senza industria, questo è lo scenario.

Io concludo sul punto da cui sono partito, che cioè chimica e scorie si tengano insieme le due questioni, che c'è una minaccia mortale sulla prospettiva sarda, che queste sono due partite di portata storica, che serve una risposta unitaria, perché se non si vincono queste battaglie, anche quella sulla chimica, ancora di più quella sulle scorie, ma tutte e due, gli schieramenti politici sardi non potranno più nemmeno gareggiare, come dire, perché non ci sarà più il campo in cui gareggiare, non ci sarebbe più una prospettiva di sviluppo moderno della Sardegna e quindi - ho concluso - la società sarda su queste due partite, fermo rimanendo che su tutto il resto c'è una dialettica forte e prospettive diverse, ma su due questioni che mettono a repentaglio la prospettiva, il futuro di questa terra, deve unirsi con forme davvero straordinarie di mobilitazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Mi permetto di interrompere un attimino le interessanti disquisizioni dei colleghi, per segnalare ulteriormente il grave imbarazzo a discutere di cose di tale portata, da qualcuno definite storiche, in una situazione d'Aula con presenza ampia della Giunta e di alcuni Gruppi e significative assenze. Credo che questo non faccia onore al Consiglio regionale e agli argomenti dei quali stiamo discutendo. Fosse possibile sospendere dieci minuti per richiamare ulteriormente i colleghi, magari dalla festa dei Carabinieri o da qualche altro sito, sarebbe cosa ben fatta.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi su cosa vuole intervenire?

COGODI (R.C.). Voglio intervenire sulla proposta.

PRESIDENTE. Non intendo metterla in discussione, onorevole Cogodi, perché è dall'inizio di stamattina che io ho già concesso una sospensione dei lavori perché c'era poca gente in Aula e ho già detto che intendo andare avanti perché ci sono, per altro, oltre a questa mozione anche altre mozioni che attendono di essere discusse nella giornata odierna, e credo che la cosa migliore da fare sia quella di continuare e richiamare per l'ennesima volta i colleghi ad una presenza in Aula, sapendo per altro che tutto questo è affidato alla sensibilità personale di ciascuno di noi. Quindi credo che la proposta dell'onorevole Capelli non possa essere accolta. Io ho molti iscritti a parlare e quindi intendo dare la parola all'onorevole Floris per continuare in questa discussione.

E` iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, io non so se la mozione che ha presentato il mio Gruppo diverso tempo fa sia stata abbinata, una volta si usava così, adesso non so se sia stato provveduto a questo o no. Certo ha ragione l'onorevole Capelli nel dire le cose che ha detto perché oggi noi siamo chiamati ad esprimerci su un'attività economica che sta attraversando una crisi senza precedenti.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Floris, se lei non ha niente in contrario, io intenderei procedere in questo modo: è vero che in Conferenza dei Capigruppo non abbiamo abbinato, non si è provveduto ad abbinare la mozione, ma possiamo procedere immediatamente, nel senso che la mozione presentata dal suo Gruppo verrà recuperata e verrà messa immediatamente in distribuzione e possiamo procedere, se non vi sono opposizioni, a un abbinamento in corso d'opera, possiamo definirlo così. Se ne dia lettura.

ORTU, Segretario:

MOZIONE FLORIS - BUSINCO - TUNIS sulla grave situazione delle attività chimiche in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

a) l'industria è un elemento strategico di sviluppo per l'economia della Sardegna e che le attività chimiche ne costituiscono, oggi, una parte essenziale rappresentando quasi il 30% della produzione complessiva dell'industria regionale in senso stretto;

b) la Sardegna è una Regione particolare, con le attività chimiche che sono assurte ad un vero e proprio "sottosistema" economico perché hanno una radicazione, una ramificazione, una interrelazione produttiva, non solo fra i vari poli chimici presenti nel nord, nel centro e nel sud della nostra Isola, ma anche con le altre attività produttive che costituiscono l'ossatura dell'intero sistema economico della nostra Regione;

c) la Sardegna, nella divisione internazionale del lavoro, ha avuto la chimica ed ha "messo e compromesso" il proprio territorio nella certezza che lo sviluppo, cosiddetto "per poli", una volta avviato si diffondesse in tutta l'Isola con la nascita di nuove attività al di fuori dei poli chimici: concezioni poi contraddette dalla realtà e dall'esperienza;

d) la Sardegna non vuole la chimica a tutti i costi, né intende proteggere attività antieconomiche, ma per il peso che ha assunto nell'economia regionale e per la validità tecnologica degli impianti produttivi, non può consentire che le attività chimiche siano minimamente messe in discussione;

OSSERVATO che lo scenario che abbiamo davanti a noi è complesso e delicato, in quanto:

- la mondializzazione delle attività chimiche, in atto da tempo, ha portato le imprese a competere in modo esasperato anche per l'entrata, nella scena produttiva, di nuovi paesi che hanno una aggressività senza precedenti perchè basano la loro competitività sul bassi costi di energia, mano d'opera e materia prima di cui dispongono;

- questa mondializzazione e competizione sta portando ad una forte specializzazione produttiva;

- in forza di tutto questo, è in atto un continuo processo di fusioni e di incorporazioni a livello mondiale, tesi a raggiungere gli obiettivi di specializzazione produttiva e di economicità necessari per stare sul mercato globale;

- in Sardegna, invece, è in atto un'accelerazione dello smembramento di impianti e siti produttivi, anche tecnologicamente avanzati, attraverso interventi di "break up" e cioè lo spezzettamento di attività e la successiva cessione a soggetti che, dopo qualche anno, chiudono gli stabilimenti acquistati, comportando talvolta l'azzeramento di interi cieli produttivi per la interdipendenza esistente fra i vari siti chimici, per cui il prodotto finito di un impianto costituisce la materia prima di un altro impianto localizzato in un altro sito;

RITENUTO che una politica economica per la chimica della Sardegna non possa avere una dimensione solo regionale, ma debba rientrare all'interno di una politica nazionale ed europea;

VALUTATO CHE:

- è urgente attivare tutti gli strumenti necessari, non per proteggere eventuali siti ed impianti antieconomici e decotti, ma per eliminare gli elementi che tengono in sofferenza gli impianti ed "hanno in ostaggio" i nostri siti, considerato che ci sono impiantì che sono tra gli unici in Italia e che, tra qualche anno, saranno i soli ad essere ammessi a produrre sulla base delle direttive UE (quale l'impianto a membrana per il cloro-soda di Assemini);

- il costo dell'energia "uccide" le attività produttive della Sardegna, mina alla base la competitività delle sue 'industrie e, in particolare, di quelle fortemente consumatrici di energia, tra cui quella chimica, ed è un fattore che limita la localizzazione di nuove iniziative produttive, in quanto la Sardegna "soffre" un differenziale di costo energetico con il resto d'Italia che, a sua volta, ha dei costi energetici superiori al resto d'Europa (7,8 cents per Kwh contro i 2,7 della Svezia);

- per un solo impianto, ogni dieci lire in meno del costo del chilowattora si avrebbe un minor costo per l'energia di 5 miliardi annui e che l'energia importata dall'estero, che costa circa 50 lire in meno al chilowattora, consentirebbe un risparmio di costi di circa 25 miliardi di lire all'anno, spostando da solo la valutazione, di un intero sito produttivo, da antieconomico a fortemente remunerativo;

RICORDATO che, sulla base di tutte queste considerazioni, la precedente Giunta regionale aveva:

a) formalmente costituito, presso la Presidenza della Giunta regionale, un organismo collegiale permanente denominato "Osservatorio regionale per il settore chimico", con il compito di predisporre:

- l'analisi sulla situazione attuale delle produzioni, dei consumi e dell'occupazione delle attività chimiche regionali;

- le interrelazioni delle attività chimiche regionali con il resto del sistema produttivo isolano;

- l'individuazione degli eventuali limiti ed ostacoli che rendono non economiche le produzioni delle attività chimiche regionali e degli interventi necessari per rimuoverli;

- le indagini sugli andamenti dei trend tecnologici della chimica italiana e mondiale individuando strategie e tecnologie da porre alla base della competitività del settore chimico regionale;

- l'individuazione dì filiere produttive che portino a verticalizzare le produzioni chimiche di base presenti in Sardegna;

b) approvato uno specifico accordo di programma, predisposto dall'Osservatorio regionale per le attività chimiche con la collaborazione del Ministero delle attività produttive, con l'obiettivo di promuovere la qualificazione dei Poli chimici sardi e favorirne la reindustrializzazione per mantenere nel tempo, in Sardegna, condizioni ottimali di coesistenza tra tutela dell'ambiente, consolidamento e trasformazione produttiva nel settore chimico;

RICORDATO, altresì, che nell'accordo di programma (considerati gli assetti ed i programmi di Enichem spa, EVC, Montefibre, AES, DOW e SASOL) era prevista:

- la promozione di adeguati investimenti industriali per dotare gli impianti esistenti di tecnologie di processo ed ambientali per rendere le imprese concorrenziali sul piano internazionale, garantendone l'economicità nel tempo ed assicurando il mantenimento e la qualificazione dell'occupazione;

- la verticalizzazione del settore chimico attraverso la nascita e lo sviluppo di nuove piccole e medie imprese e la fertilizzazione imprenditoriale finalizzata alla produzione di nuova conoscenza scientifica e tecnologica, nello stesso settore chimico e nei settori immediatamente collegati;

- il risanamento e la tutela dell'ambiente attraverso azioni di disinquinamento, bonifica e messa in sicurezza dei siti, di riduzione delle emissioni in atmosfera e di prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti, non solo con riferimento alle aree interne ai complessi produttivi, ma anche alle aree esterne interessate da fenomeni di inquinamento;

- l'istituzione, per la salvaguardia dell'occupazione, del "Tavolo permanente di concertazione per l'occupazione" presso l'Osservatorio regionale per il settore chimico, costituito da rappresentanti dell'Amministrazione regionale competenti per materia, da rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e dalle rappresentanze imprenditoriali, finalizzato ad assicurare la massima salvaguardia dell'occupazione ed a non procedere a riduzione dei livelli occupativi in essere presso le singole aziende nel corso della realizzazione degli interventi previsti nell'accordo di programma, prevedendo che le conclusioni del "Tavolo di concertazione" venissero portate, a cura dell'Osservatorio regionale per il settore chimico, all'esame della Giunta regionale per la necessaria adozione dei relativi interventi;

- l'istituzione del "Centro permanente di studio e di analisi per la chimica", presso il Parco scientifico e tecnologico della Sardegna, al fine di supportare le attività delle aziende chimiche presenti in Sardegna, con il compito di:

a) valutare costantemente i mutamenti tecnologici in atto a livello internazionale e curare il trasferimento tecnologico alle aziende interessate;

b) realizzare indagini di mercato mirate a specifici prodotti della chimica fine e secondaria che possano trovare sinergie con le attuali produzioni chimiche della Sardegna per la realizzazione di nuove iniziative di investimento;

c) definire i "business plan" delle iniziative da realizzare;

d) svolgere un'attività di "ricerca ed il contatto" con nuovi soggetti potenzialmente interessati alla realizzazione degli investimenti individuati;

CONSIDERATO che, nello stesso Accordo di programma:

a) il Ministero delle attività produttive - Osservatorio per il settore chimico - d'intesa con la Regione Sardegna - Osservatorio regionale per il settore chimico si impegnava specificamente a:

- individuare le filiere produttive finalizzate a promuovere una completa verticalizzazione;

- predisporre studi di prefattibilità per le iniziative individuate;

- svolgere le attività di promozione dell'area finalizzate all'attrazione di nuove iniziative produttive;

- offrire un supporto per rendere gli strumenti di agevolazione e di programmazione negoziata attualmente disponibili funzionali all'attuazione del progetto di riqualificazione dei poli;

- adeguare, nelle more della realizzazione del gasdotto sottomarino per l'approvvigionamento del gas naturale, il costo energetico (termico ed elettrico) della Sardegna a quello medio nazionale sulla base delle analisi dei costi di produzione enucleati dall'Osservatorio regionale per il settore chimico;

b) era previsto di attribuire ad una "Struttura regionale di promozione industriale" le attività di recupero delle infrastrutture ed i progetti di miglioramento delle effettive esigenze di reindustrializzazione;

per tutto quanto sopra descritto,

impegna la Giunta regionale

a) ad attivare l'immediata operatività dell'Osservatorio regionale per il settore chimico costituito con deliberazione della Giunta regionale n. 8/2 del 27 febbraio 2001;

b) a chiedere al Governo l'urgente sottoscrizione dell'Accordo di Programma, già approvato dalla Giunta regionale il 10 ottobre 2001 e predisposto dall'Osservatorio regionale per il settore chimico, in collaborazione con il Ministero delle attività produttive e con la partecipazione di tutti i soggetti politici e di tutte le forze rappresentative dei lavoratori e degli imprenditori della Sardegna, per ricondurre queste attività al ruolo che debbono e possono svolgere nel nostro sistema economico, dopo essere state colpite da eventi che nulla avevano a che fare con la loro validità economica. (108)

FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). La ringrazio. Dicevo che siamo chiamati ad esprimerci su un'attività economica che sta attraversando una crisi senza precedenti e che sta portando all'annientamento di un'intera attività industriale nella nostra regione, tutte le attività chimiche.

La nostra è una regione particolare, con le attività chimiche che sono assurte a un vero e proprio sottosistema del sistema economico complessivo. Queste attività hanno una radicazione, una ramificazione, un'interelazione produttiva non solo fra i vari poli chimici presenti nel nord, nel centro e nel sud della nostra Isola, ma anche con le altre attività produttive che sono l'ossatura del sistema economico della nostra regione. Le attività chimiche hanno rappresentato per la Sardegna un elemento decisivo per la rottura di quel circolo vizioso che teneva la nostra economia in una condizione di sottosviluppo. L'ingresso della chimica, con investimenti a alto rapporto capitale per addetto e tecnologia avanzata ha consentito cioè al nostro sistema economico di porsi in un processo di crescita, spezzando la spirale del sottosviluppo ed internazionalizzando le nostre produzioni. Il modello di sviluppo che stava alla base della presenza della chimica nella nostra Isola era un modello di sviluppo cosiddetto per poli, fondato sul convincimento che lo sviluppo, una volta avviato, si diffondesse in tutta l'Isola con la nascita di nuove attività economiche, a cascata, al di fuori dei poli produttivi. Queste concezioni sono state contraddette dalla realtà e dall'esperienza e la stessa teoria economica non ha avuto grossi successi. Oltretutto il mondo della chimica è profondamente cambiato non solo rispetto alla loro nascita, che risale a circa quarant'anni fa, ma anche rispetto a dieci anni fa.

In queste attività la globalizzazione è operante da tempo, ma si è ancor più mondializzata con la presenza di nuovi soggetti che hanno esasperato la competitività, come dicevo prima, con un'aggressività senza precedenti. Gli attori della chimica nazionale non sono più le Partecipazioni statali, ma sono le multinazionali della chimica. Le leggi economiche stanno portando alla specializzazione produttiva e vedono quindi queste attività a tecnologia matura andarsi a insediare in prospettiva nei paesi che hanno le materie prime, l'energia e il lavoro a costi estremamente inferiori rispetto a quelli dei paesi sviluppati. C'è quindi la necessità di essere concreti, assoluta obiettività e analisi oggettive di impianti e di siti; occorre scindere considerazioni politiche da analisi tecniche che devono essere severe e realistiche.

Noi non vogliamo la chimica a tutti i costi, ma vogliamo che le attività chimiche che oggi sono una forte componente del prodotto interno lordo regionale, per i quali usciremo anche dall'Obiettivo 1 rappresentando quasi un terzo del valore aggiunto dell'intera produzione industriale in senso stretto, non siano minimamente messe in discussione. Per questi motivi, Assessore e Presidente della Giunta, la precedente Giunta da me presieduta aveva creato un organismo tecnico politico che doveva dare le risposte su che cosa fare per la chimica sarda, l'osservatorio regionale per le attività chimiche quale gemmazione dell'Osservatorio chimico nazionale. A quel tavolo erano stati chiamati e sono presenti amministratori regionali, provinciali e comunali, tutte le industrie chimiche regionali, i sindacati, le associazioni imprenditoriali, gli studiosi. Un osservatorio che non solo vigilasse sui nostri siti chimici e sulle società che li gestiscono, ma che fosse di stimolo, di supporto e di proposta per le attività chimiche regionali; un osservatorio cioè che individui i limiti e gli ostacoli che si frappongono all'economicità delle nostre produzioni e gli interventi necessari per rimuoverli, le tecnologie che rendono competitive le nostre imprese, le nuove attività produttive nella chimica fine e secondaria che verticalizzino le attuali attività della chimica di base. Nessun posto di lavoro poteva essere toccato senza che l'osservatorio ne fosse stato coinvolto.

La Sardegna ha messo e compromesso il proprio territorio per le attività chimiche nella certezza che queste attività avrebbero dovuto costituire il nucleo su cui fondare lo sviluppo futuro della nostra terra. Messo e compromesso sono due termini importanti che sintetizzano il senso che dovrebbe avere la nostra azione. "Messo" nel senso che le aree importanti della nostra Isola sono state destinate alla chimica sottraendole ad altri tipi di sviluppo più congeniali al nostro DNA economico; "compromesso" perché le imprese chimiche hanno creato situazioni delicate nei territori in cui hanno svolto e svolgono la propria attività. E' proprio su questi due termini che si deve impegnare l'azione di governo per la chimica; la salvaguardia il consolidamento delle attività chimiche oggi presenti nella nostra Isola, con la qualificazione dei siti esistenti, individuando gli interventi e le azioni del Governo regionale e centrale che diano una maggiore competitività alle produzioni e le filiere produttive che possono essere sviluppate a valle, creando un sistema meno vulnerabile dell'economia regionale; bonifica dei siti azzerando l'eventuale rischio igienico-sanitario e ripristinando l'ambiente compromesso. Sono due linee d'azione parallele, su cui occorre muoversi con assoluta determinazione, in modo pesante e deciso per ricondurre queste attività al ruolo che devono e possono svolgere nel nostro sistema economico dopo aver vissuto ormai da troppi anni traversie economiche ed essere state attraversate e colpite da eventi che nulla avevano a che fare con la loro validità economica. Un'azione che deve portare in tempi brevissimi alla stipula di un accordo di programma quadro, che vincoli anche giuridicamente tutte le parti a compiere gli interventi di propria competenza. Accordo di programma che era già stato definito e concordato tra Regione, Governo, sindacati e imprese e che prevedeva un insieme di azioni ripartite tra questi soggetti.

Noi dobbiamo fare tutto questo e tutto quello che si renderà necessario e che sia di nostra competenza; al Governo nazionale la sua parte, con interventi che eliminino i condizionamenti che tengono in ostaggio lo sviluppo delle nostre attività, creando situazioni di disparità tra la nostra economia e quella dei nostri concorrenti e la bonifica dei siti compromessi da decenni di attività da parte delle industrie di Stato.

La chimica per noi, per la nostra economia, è oggi un'attività strategica e su questi due fronti non è possibile concedere sconti a nessun Governo nazionale. La nostra posizione dovrà essere ferma, incalzante, indilazionabile, basata su dati e argomentazioni tecniche che non potranno non avere risposte in termini di interventi concreti. Faccio un esempio così ci comprendiamo meglio. L'energia: abbiamo un costo energetico impari rispetto al resto d'Italia, che a sua volta ha costi medi energetici più alti di tutti i paesi europei. Questo è un discorso che riguarda tutto il nostro sistema produttivo, ma ancor più sentito dalle industrie energivore, cioè dalle industrie che sono forti divoratrici di energia per le loro produzioni, quali quelle chimiche, basti pensare che, sempre per esemplificare, in termini di vecchie lire, il solo impianto del clorosoda di Assemini ogni 10 lire in meno del kilowattora ha un minor costo complessivo di 5 miliardi annui. Se si pensa che oggi l'energia è pagata in vecchie lire, 110 lire a kilowattora e che l'energia importata dall'estero costa 55 lire - 60 lire a kilowattora, quell'impianto avrebbe un risparmio di costi di circa 25 miliardi all'anno che sposta da solo la valutazione di un intero sito produttivo da antieconomico a fortemente remunerativo.

Noi non vogliamo privilegi, vogliamo solo essere messi nelle condizioni di poter competere con le stesse armi degli altri produttori, non vogliamo niente di più, ma fin quando questo non accade chiediamo che il Governo intervenga per evitare questa condizione di oggettiva e insostenibile disparità, perché la competitività ormai si gioca su margini molto ridotti. La Sardegna nella divisione internazionale del lavoro ha avuto la chimica, noi non l'abbiamo voluta, ma intendiamo creare le condizioni perché questa chimica possa vivere nel mercato globale, perché si crei l'humus per la nascita e la trazione di nuove imprese che si leghino non solo all'attività della chimica di base oggi presente, ma soprattutto alle attività su cui intendiamo imperniare il futuro sviluppo della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C). Siamo ancora una volta chiamati ad affrontare l'ennesima emergenza nel settore della chimica. Le cause del crollo della chimica sarda, ancor prima che nelle ragioni di mercato, stanno nella volontà di ENI e di Enichem di dismettere, di chiudere, di vendere, soprattutto di fare cassa e di abbandonare il settore per dedicarsi ad altro. Si succedono ormai con frequenza le notizie che gli interventi dell'ex ente petrolifero, si fa per dire ex perché poi le azioni sono tutte in mano al Tesoro, per cui l'ente petrolifero nazionale che emette sul mercato finanziario internazionale obbligazioni, ad aprile vi furono emissioni per 1.500 milioni di euro, a maggio per altri 160 milioni di euro, e si leggeva proprio alcuni giorni fa: "Stavolta si emettono obbligazioni addirittura in sterline inglesi". Per cui siamo sul piano strettamente industriale, queste politiche portano ad interrompere i processi di evoluzione e di integrazione tanto faticosamente raggiunti, con ingenti, ricordiamolo, risorse finanziarie di capitale pubblico. Questa integrazione in Sardegna ha avuto un ruolo perché permetteva lo scambio dei prodotti tra aziende diverse e molte volte anche distanti tra loro, ma collegate per le attività e i prodotti che venivano tra loro scambiati. Questo collegamento permane uno dei presupposti fondamentali per il mantenimento delle attività produttive chimiche in Sardegna. Il grado di integrazione, ne abbiamo parlato altre volte, questo è il vero valore aggiunto che si prefigura negli impianti petrolchimici, quando vi è l'integrazione tra aziende e aziende, quando vi è lo scambio di prodotti, quando vi è in effetti il supporto dell'uno con l'altro, e questo permette soprattutto l'abbattimento dei costi. Non a caso, e qua vi sono anche elementi, chiaramente, di strumentalità, nel polo di Ottana si manifesta la crisi, nel polo di Ottana si manifesta immediatamente dopo l'annuncio della chiusura da parte di Enichem dell'impianto di acrilonitrile di Assemini, prodotto base indispensabile per far marciare gli impianti di Montefibre di Ottana, per cui è chiaro va salvaguardata l'integrazione fra i poli, tra Porto Torres, Cagliari, Macchiareddu e Ottana. Questa non è una battaglia di retroguardia, ma risulta essere elemento fondamentale perché non si determini il crollo definitivo dell'intero sistema chimico isolano.

Questa oggi è la posta in gioco, oggi non stiamo discutendo unicamente della sorte degli oltre 257 operai e tecnici licenziati o in procinto di esserlo di Montefibre; dobbiamo avere la consapevolezza che questo primo passaggio comporta inevitabilmente l'aumento dei costi fissi, intanto, del polo industriale di Ottana e compromette inevitabilmente altri importanti aziende operanti nello stesso sito, oltre chiaramente a interrompere il buon grado di integrazione raggiunto tra i diversi poli dell'Isola, quelli che richiamavo poc'anzi.

Si dice che questa crisi ha colpito in modo particolare il centro Sardegna, dove maggiormente si vede la condizione di emarginazione, di arretratezza, di isolamento economico. Compagni, io non contesto questo dato, il fatto che nel centro Sardegna vi siano quelle condizioni, però la questione è un'altra …

COGODI (R.C.). Compagni siamo noi!

VASSALLO (R.C.). Colleghi, compagni e colleghi, giusto! Il problema a mio avviso è un altro e anche ben più drammatico: siamo di fronte a una battaglia per la sopravvivenza dell'intero sistema chimico isolano. L'espulsione di un lavoratore dal ciclo produttivo, sia esso di Ottana, di Cagliari o ancora di Porto Torres, condanna oggi l'uomo e la donna, il tecnico e l'operaio all'emarginazione nella propria terra, all'assistenza perpetua, quando va bene, o all'emigrazione forzata per pochi altri. Questa è la situazione, per cui stiamo discutendo di una questione che riguarda l'intera Sardegna e ancora oggi stiamo scontando gli effetti delle espulsioni dalla produzione avvenute oltre dieci anni fa. Basti pensare che sono ancora alcune migliaia i lavoratori socialmente utili, parte dei quali proviene proprio da quelle esperienze.

Il Governo nazionale, peraltro, non deve meravigliarsi se qua in Sardegna si sostiene che non sono più accettabili ulteriori processi di deindustrializzazione del complesso industriale chimico isolano. Nel recente passato la logica della concertazione, con questa logica, si sono da prima condivisi e poi subiti i processi di dismissione di alcune linee produttive e di ottimizzazione di altre. Queste ultime si diceva che avrebbero dovuto creare nel tempo le condizioni per recuperare i vuoti lasciati liberi dalle prime. Si riaffermava anche allora la necessità di un'integrazione con altri gruppi chimici nazionali e internazionali; si sosteneva che questo avrebbe rafforzato il settore della chimica nel quale il nostro paese era sempre in condizione deficitarie, che tutte queste azioni avrebbero consentito l'ammodernamento dell'intero sistema e un suo conseguente sviluppo. La realtà oggi è sotto gli occhi di tutti, purtroppo è una realtà diversa, poche integrazioni, in qualche caso nessuna, solo dismissioni. Questa è la realtà! Vedete, è una realtà tutta sarda, perché in questi anni è vero che la chimica si è modificata, è vero che sono cambiati i rapporti di forza della presenza chimica in Italia come soggetti, sono cambiati i rapporti rispetto per esempio al settore pubblico, che prima era maggioritario, oggi, che è in prevalenza rappresentato da Enichem, in Italia rappresenta soltanto il 15 per cento, che le stesse multinazionali rappresentano nella chimica italiana il 25 per cento, per cui la chimica in Italia è rappresentata dal 60 per cento di piccole e medie imprese, peraltro tutte maggiormente concentrate nel Centro-Nord soprattutto in Lombardia. Invece in Sardegna il quadro risulta completamente capovolto, la presenza della piccola e media impresa praticamente è insignificante.

Qua non c'è tempo per richiamare i numeri che rappresenta la chimica in Italia e le potenzialità di sviluppo e di occupazione che rappresenta, che potrebbe rappresentare la chimica anche in Sardegna. E' chiaro che di fronte alle dismissioni, di fronte all'abbandono da parte del pubblico della chimica in Sardegna non si può pensare che si possa ipotizzare la presenza della chimica più piccola, quella rappresentata dalla piccola e media impresa, perché vi è uno stretto nesso, uno stretto collegamento tra le due realtà e non è neppure vero che in Italia non vi sia la chimica di base o che tutta la chimica di base si stia trasferendo nei paesi del terzo mondo, quelli più poveri, o i paesi produttori, perché vi è sempre l'elemento strategico che comunque nei paesi industrializzati una parte di presenza di chimica di base è comunque necessaria, perché se no ci metteremmo nelle mani dei paesi cosiddetti del terzo mondo, anche se in prevalenza poi quelle attività sono controllate da altre multinazionali occidentali.

Questa realtà si vede constatando quello che avviene in altri paesi, quello che avviene, ad esempio, in Germania, dove si stanno potenziando numerosi impianti di industria chimica di base, perché così facendo si permette alle loro industrie, soprattutto alla piccola e media industria locale di essere rafforzata e di avere il prodotto sotto casa con costi inferiori. Per cui oggi anziché colmare il divario con l'incentivazione e la creazione delle condizioni per la proficua presenza della piccola e media impresa si procede alla chiusura di quello che è rimasto. Nessuno si pone, in effetti, il problema dei danni economici e sociali che tali scelte provocano. Questo ragionamento, chiaramente, va fatto non soltanto in Sardegna, dato che queste scelte sono fatte all'esterno, va fatto soprattutto rispetto al Governo nazionale, a chi controlla comunque ancora l'economia, soprattutto l'economia...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Vassallo.

VASSALLO (R.C.). Io concludo, poi darò questa serie di considerazioni alla Presidenza e ai colleghi, dicendo che si pone un'esigenza, l'esigenza di fare un patto unitario, ma i patti unitari vanno fatti nella chiarezza. Guardate che ci sono già i becchini della chimica pronti ad aspettare che si faccia l'accordo, perché non tutti, nemmeno quelli che dichiarano solidarietà sono d'accordo; sono d'accordo soltanto a canalizzare risorse, sono d'accordo perché in Sardegna arrivino altre risorse, non so se sono altrettanto d'accordo su come queste risorse devono essere investite e ripartite nel territorio, per cui sarà bene che ci siano altri momenti di approfondimento per capire esattamente che strada pigliamo, partendo però da un dato, che per quanto ci riguarda la rinascita e la possibile…(?)della chimica può avvenire solamente se quello che c'è rimane, viene consolidato e viene sviluppato.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, la mozione 107 oggi in discussione porta alla ribalta un problema, quindi quello della chimica sarda, che sin dalle sue origini ha avuto vita poco facile, sempre ostaggio di potentati economici e politici. Il sogno industriale, la scelta che gli uomini politici isolani e non, alla fine degli anni '60, avevano fatto sembra voglia miseramente infrangersi soprattutto per un'accorta o poco accorta politica industriale che l'ente di Stato in tutti questi ultimi anni ha perseguito. Quindi il sogno industriale di tutta la Sardegna, ma in questo momento così particolare per la Sardegna centrale, ma anche degli altri siti, che miseramente si vuol far fallire comporterà gravissime ripercussioni nel tessuto economico e sociale non solo del centro Sardegna, ma in generale di tutta l'isola.

La sostituzione, l'alternare l'economia agro-pastorale che bene o male aveva consentito un decoroso standard di vita in quei territori, sostituire tutto questo con un processo e un'economia di tipo industriale si sta rivelando un boomerang, quindi tutte le incentivazioni, che il piano di rinascita e lo Stato avevano messo in campo, hanno a quel tempo mobilitato e favorito tutta una serie di iniziative di tipo imprenditoriale, pubblico e privato e che idealmente aveva lo scopo di superare lo squilibrio economico tra l'economia industriale del nord e quella agricola del meridione, quindi l'idea originale, questa idea, la finalità, trovò d'accordo quasi tutte le forze politiche, solo qualcuno obiettò e fece osservazioni critiche, furono soprattutto i piccoli imprenditori locali, i medi e i piccoli imprenditori, che vedevano nella prevalenza delle iniziative petrolchimiche, sia esse pubbliche che private, un pericoloso modello di sviluppo. Tutto questo chiaramente col senno del poi marginalizzò quindi le piccole e le medie imprese, le piccole e le medie iniziative affidate agli imprenditori locali.

Uno dei primi errori, secondo me, se così si può dire, fu che i politici di allora furono succubi probabilmente di decisioni, se vogliamo imposte più per valenza politica che per valenza economica. Quindi dopo la nascita di questi poli industriali la loro attività legata alle varie dinamiche economiche internazionali, quindi alle varie turbolenze dei prezzi e quant'altro, le forze politiche hanno fatto quasi a gara per costringere le industrie petrolchimiche al ridimensionamento se non, come si paventa in alcuni casi, anche alla loro scomparsa. Quindi sorte perché in Sardegna vi era originariamente un surplus Carbosulcis di energia elettrica, queste realtà ora muoiono perché la loro fonte primaria, appunto l'energia, le sta strangolando, infatti accanto a un costo energetico, come rimarcato anche da vari colleghi, troppo alto, dai trasporti svantaggiosi hanno indotto privati e parastato prima a rallentare e ora a paventare la dismissione e la chiusura di queste aziende.

La politica, cari colleghi, continua a controllare le industrie, continua in una certa qual maniera a opprimere e a limitare la crescita delle aziende, anche questo quindi, l'eccessiva presenza politica, è uno dei mali che hanno impedito la crescita e la modernizzazione industriale della nostra Isola. Oggi siamo in una situazione quasi disperata, unilateralmente, proditoriamente, Montefibre annuncia la chiusura di Ottana, non più tardi di quattro o cinque mesi fa, mi pare a febbraio, al Ministro Marzano era stato posto il problema del settore chimico isolano, il Ministro era, secondo me, ed è, a perfetta conoscenza che il disimpegno in alcuni casi annunziato, vedi Assemini e Portotorres, in altri Ottana quasi attuato, era in itinere, quindi ne era a perfetta conoscenza, egli quindi sa benissimo che la testa, il controllo dell'industria petrolchimica sarda è dislocato nelle stanze romane, in quelle stanze che non sono molto lontane dalle stanze della politica, dalle stanze della politica che conta. Il Ministro lo sa bene, lo sapeva già da febbraio perché era stato informato, che la dismissione dei siti industriali procurerebbe gravissime ripercussioni nel tessuto economico e sociale dell'intero territorio regionale, quindi ripercussioni prima economiche, poi sociali, poi sicuramente anche di ordine pubblico.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue MANCA.) Accanto quindi a una proposta di riqualificazione, di modernizzazione, si è assistito al solito tombale silenzio, quattro mesi di silenzio, quindi in quattro mesi niente, improvvisamente Montefibre senza preavviso, senza nessuna remora, senza nessuna concertazione ha deciso unilateralmente di chiudere, decenni di speranze, di illusioni e di proclami si infrangono nella realtà di una decisione per noi assurda.

Come è infatti possibile che a febbraio il Ministro è disposto a riqualificare e tre mesi dopo si chiude? E` impensabile - secondo me - che chi governa, chi dovrebbe coordinare le politiche industriali di un ente di Stato non conoscesse le sue reali intenzioni. Io credo che siamo di fronte ad un disegno chiaro, chiaro - ripeto - quanto proditorio di dismissione, siamo in presenza di un progetto che ha come finalità il dirottamento di una realtà industriale come quella di Ottana e poi anche delle altre, in altre realtà più remunerative e quindi più convenienti. Quindi una logica in questo comportamento vi è, è chiara, i fatti sono poco chiari, i fatti poco chiari che in questi ultimi giorni si stanno verificando tolgono però ogni dubbio, le varie mediazioni avvenute sempre, mi pare, senza il Ministro ma con il Sottosegretario da parte dei nostri vertici e rappresentanti istituzionali regionali, domani vedranno se è veramente la giornata cruciale, quindi le rassicurazioni, se vi sono, non bastano più, se si vuol salvare e rendere meno precaria la vita della chimica sarda bisogna far leva soprattutto sull'Eni che, come ben sappiamo, fornisce servizi e materie prime a Montefibre. Gli strumenti chi sono, sono in capo come al solito non a noi ma al Governo nazionale, bisogna chiaramente, e su questo sono d'accordo, unitariamente, contrastare questo perverso disegno, bisogna quindi che realmente tutti ci si renda conto della preoccupante crisi che non solo il comparto chimico ma tutto il comparto industriale sardo in generale sta vivendo. Quindi è necessario combattere con estrema determinazione lo smantellamento del settore industriale isolano. Tutti, tutte le forze politiche, tutte le forze economiche, imprenditoriali, sindacali devono trovare una sintesi che, portata a livello governativo nazionale, permetta non solo il ripensamento per le decisioni prese, ma soprattutto con un confronto che affronti con una diversa ottica il problema della nostra industrializzazione in generale e della chimica in particolare.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere. Prego.

MANCA (Gruppo Misto). Il nostro impegno, quindi, di tutto il Consiglio deve portare ad esercitare con tutte le sue prerogative tutte le pressioni tramite il Governo nazionale verso Montefibre ed Eni per impedire - quello che dicevo poc'anzi - la fine di un sogno, ma trasformare questo sogno in una certezza.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (Gruppo Misto). Grazie Presidente, sarò telegrafica ma ciò che mi interessa stamane è ribadire un fatto importante per tutti noi e per lo scenario della politica regionale: ci troviamo davanti all'ennesima emergenza occupazionale in Sardegna e ciò deriva indirettamente dalla incapacità, soprattutto in questi ultimi 4 anni di tenere insieme politiche di sviluppo, politiche economiche e politiche occupazionali. Credo che sia giunto, almeno per stamane, il momento di provare a fare un ragionamento collettivo, a proporre soluzione alte, ad una situazione che rischia di diventare pericolosissima per l'intera struttura chimica ed economica della nostra isola. Anch'io concordo con la necessità di pervenire, onorevole La Spisa, ad un ordine del giorno unitario perché questo rafforzerebbe notevolmente la nostra posizione, il Consiglio rispetto al Governo regionale, che avrebbe in questo modo la spinta necessaria e autorevole, speriamo bene, di poter confrontarsi e contrattare col Governo nazionale e con la Montefibre. Questa è l'unica, vera preoccupazione, ci sono in gioco questioni fondamentali che certamente attengono allo sviluppo economico, in questo caso del centro Sardegna ma anche dell'intera isola, ma che attengono in modo particolare alla sopravvivenza economica di intere famiglie in questo caso del centro Sardegna.

Tutto questo si innesca in un sistema economico molto fragile e molto povero, perché se è vero da una parte che vi è una progettazione e che negli anni passati abbiamo provato con gli accordi di programma per la Sardegna centrale di far sì che vi fosse un impegno e quindi una sollecitazione forte ad uno sviluppo economico di piccole e medie imprese, questo ancora non decolla e noi lì, in modo particolare, lavoriamo affinché ciò avvenga, ma è anche vero che non si può far morire la chimica di base ad Ottana in questo modo terrificante, senza che vi sia una contrattazione forte e un'opposizione forte da parte di questa Giunta regionale che almeno una volta rappresenterebbe gli interessi generali e il mandato di questo Consiglio.

Quando si iniziò con l'industrializzazione della Sardegna centrale, non tutti la pensavamo allo stesso modo, io ero una giovane ragazza che aveva appena iniziato il liceo e ricordo le perplessità di cercare soluzioni di sviluppo di quel tipo in territori che poco avevano a che fare con quella mentalità, tant'è che l'industria ha fatto progredire certamente quel territorio, ha fatto nascere una classe politica ed amministrativa molto apprezzata ancora oggi, ma indubbiamente non si è probabilmente e congiuntamente tenuta insieme la capacità di sviluppo, l'intrapresa economica in quel territorio e l'impatto che quel tipo di attività avrebbe prodotto negli anni successivi con la società e con l'ambiente di quel territorio. Non si è fatto, in questi ultimi anni si è addirittura degenerato e questa è la situazione.

Siamo certamente in uno scenario nazionale e internazionale come è stato ricordato, molto diverso da quando come dicevo, negli anni '70 nascevano le grandi concentrazioni, i cosiddetti poli chimici ed era tutt'uno e ricorderete bene, qualcuno stamane l'ha detto, che questi facevano parte integrante della politica economica di incentivazione su cui tanto dovremo riflettere. Erano nate Marghera, Manfredonia, Mantova, Ravenna, Ferrara, Gela e Ottana, appunto, oggi le grandi produzioni e la chimica di base si sono spostate dove costano poco la materia prima o il lavoro e quando si parla di materia prima - è detto e non ci ritorno - è la questione energetica, è la capacità di collegamenti veloci, è il dimezzamento delle spese per trasportare ciò che si produce. La chimica di oggi, lo sappiamo bene, l'ha detto l'Osservatorio della chimica nazionale, ci sarebbe piaciuto che l'Osservatorio regionale della chimica avesse prodotto un'analisi più coerente, più cogente su quello che avveniva in Sardegna e su quale poi poteva essere lo sviluppo reale, tenendolo assieme a ciò che nel territorio nazionale accadeva.

Non è stato fatto, qua voglio solo ricordare che abbiamo dovuto fare interrogazioni e interpellanze affinché questa Giunta insediasse l'Osservatorio regionale per la chimica che avevamo introdotto nella passata legislatura. Non è certo questo ritardo che ha determinato l'abbandono di Montefibre, ma era solo per capire e spiegare che a volte la celerità degli interventi determina anche una capacità di stare in campo e di contrattare posizioni forti di questo Governo.

Dicevo che la chimica è fatta di piccole e medie aziende ad altissima specializzazione di produzione di nicchia, di lavorazioni raffinate, di chimica, di prodotto. Mi chiedo: "Cosa di tutto ciò siamo capaci noi in Sardegna di dire al Governo nazionale perché si costringa la Montefibre a non scegliere, mettendoci in contrapposizione in una lotta terrificante tra poveri con altri poli chimici?".

Su questi temi della nuova chimica e delle medie imprese che stanno via via sostituendo i poli, la Sardegna è fuori, non c'è nel dibattito nazionale, non viene presa in considerazione; è necessario trovare una soluzione per evitare la morte dello stabilimento che trascinerebbe con sé il poco che resta dell'agonizzante sistema petrolchimico sardo. Non possiamo dimenticare Macchiareddu, Cagliari, Portotorres, Villacidro ormai è già cancellata e quindi manco la citiamo più. Allora, ordine del giorno unitario, ma anche da parte vostra capacità, una volta, davvero autorevole, di contrattare soluzioni vere, perché altrimenti tutto quello che è accaduto ora, anche la messa in cassa integrazione di quei 270 operai è solo un accanimento terapeutico che non può sopportare il territorio del nuorese perché guardate - e lo dico sommessamente - questo comporta anche un problema vero di ordine pubblico in quel territorio, serio, non possiamo disgiungere questo ragionamento neanche col Governo nazionale e teniamone conto! L'Assessore degli interni ha detto di saperlo molto bene, che dimostri che oltre a saperlo, sia anche capace di dare soluzioni!

Quindi, ragioniamo serenamente, troviamo soluzioni e facciamo in modo che non sia una morte annunciata ancora una volta per quel territorio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Qualche mese fa, a gennaio di quest'anno, con un documento che era stato prodotto dalla Segreteria territoriale dei Socialisti Uniti di Sassari avevamo detto che la chiusura del petrolchimico di Portotorres era una follia, che il territorio privato di quella realtà avrebbe perso immediatamente duemila posti di lavoro, quelli che sono rimasti oggi, quelli che sono conseguenti al fatto che ad ogni due operai che escono dal produzione, soltanto uno è quello che viene reimmesso, quando naturalmente viene pure reimmesso.

Avevamo anche detto che quella perdita di posti di lavoro sarebbe stato un enorme danno sotto il profilo economico e principalmente sotto il profilo sociale per quel territorio e ribadivamo invece che occorreva valorizzare quella che è la produzione del polo chimico di Portotorres, il fenolo, il PVC, la gomma perché avevamo detto, e eravamo coscienti e tutti condividevano, che questi sono impianti moderni, all'avanguardia, unici nel loro genere, alcuni per la tecnologia, per le strutture presenti e, perché no, anche per i brevetti, ma unici a livello mondiale, e avevamo anche detto che purtroppo tutte le agitazioni, gli scioperi, i blocchi del cancelli non erano stati in alcun modo supportati, almeno in maniera adeguata, dai vari livelli istituzionali, quasi che il polo chimico di Porto Torres non fosse una risorsa importante non solo per quel territorio ma per tutta la Sardegna.

E poi un paio di mesi dopo avevamo potuto constatare che le segretarie territoriali dei sindacati dell'Enichem di Assemini denunciavano con forza che la direzione aziendale aveva deciso di chiudere a giugno l'impianto acrilico e annunciava anche la probabile vendita della linea del cloro, saline e cloro. Quelle organizzazioni sindacali denunciavano con forza che la chiusura dell'impianto acrilo avrebbe determinato nell'immediato non solo la chiusura ad Assemini, ma anche a cascata importanti settori di Ottana e avrebbe penalizzato la produzione di gomme, una delle tre che ho citato prima, a Porto Torres, con una perdita nel complessivo di almeno 500 posti di lavoro. Non è successo, debbo dire meno male, però sono degli avvisi, erano degli avvisi, avvisi gravi che oggi naturalmente riprendiamo in questo dibattito.

Oggi si discute di Ottana in questo Consiglio e bene ha fatto il relatore naturalmente a dire che non è soltanto Ottana quello che ci deve interessare in questo momento, perché il problema di oggi non è soltanto Ottana. L'onorevole Falconi, intervenendo prima di me, ha detto più o meno le stesse cose per Ottana, ha detto che è un importante polo tessile, ad alta tecnologia, con alta professionalità che si caratterizza per il fatto che produce un terzo della produzione europea, naturalmente del settore acrilico; produzione di fibre, di polietilene che sono strettamente collegate agli altri due poli, il polo di Assemini e di Porto Torres. Se chiude Ottana - l'ha ribadito - vale bene ribadirlo, a cascata chiude Assemini e chiude pure l'importante produzione di Porto Torres. Noi di questo ne siamo convinti, ogni polo chimico e non solo Ottana è parte integrante del tessuto industriale della Sardegna.

Quindi oggi il problema non riguarda solo Ottana, però dobbiamo metterci qualche domanda: perché accade questo? Perchè ogni tanto si rimette in discussione la politica industriale della nostra Isola, perché si mette in discussione quello che è il settore chimico e perché noi non riusciamo a difendere questo importante settore?

La Commissione sesta si è trovata il 28 gennaio nell'attività che solitamente svolge, a svolgere una riunione a Portotorres per valutare con i sindacati, i responsabili della fabbrica, gli amministratori locali le prospettive degli impianti a Portotorres, appunto. Noi eravamo lì principalmente per difendere i posti di lavoro e avevamo detto che la salvaguardia dell'esistente era una condizione irrinunciabile. Credo che valga questo anche oggi; per noi è irrinunciabile l'attuale livello di occupazione e non solo a Portotorres e ogni smantellamento, ogni chiusura di linea, ogni chiusura di linea di produzione, ogni dismissione è il certificato di morte non solo dell'importante settore chimico, ma è il certificato di morte di quelle aree, di quei territori che legano le prospettive di crescita proprio a questa attività e non possiamo quindi accettare che si chiuda in Sardegna, come si è già fatto altre volte, per mantenere in piedi la produzione di altre realtà industriali del continente, perché questo è quello che probabilmente sta accadendo e si vuole far accadere.

Non possiamo dimenticare che la chimica in Sardegna è nata per risolvere problemi sociali importanti; e come fa il governo nazionale a nascondere, a non vedere che questi problemi sociali sono ancora presenti in Sardegna ed in particolare in quei territori non si riesce naturalmente a capirlo. Oggi occorre che noi ci impegniamo tutti - è stato detto ed io sono d'accordo - uniti in questo Consiglio, uniti nei territori, uniti fra i territori per evitare la fermata degli impianti e sappiamo che questi possono continuare a funzionare e ad essere produttivi perché questa è la certezza su cui principalmente noi dobbiamo basare il nostro impegno.

Dobbiamo impegnarci anche perché possano coesistere la tutela ambientale, questo sì, e il settore chimico naturalmente lo deve tenere presente, lo deve rispettare, però dobbiamo promuovere anche iniziative per far sì che in quei siti bonificati si creino alternative. In via prioritaria, io credo, la Regione deve chiedere che i livelli occupativi siano mantenuti, anche per favorire proprio lo sviluppo del tessuto economico locale; non possiamo accettare proposte, e questo è uno degli elementi che ritengo vada con forza rimarcato della relazione puntuale del mio Capogruppo, di promuovere ammortizzatori sociali che in quei territori, ma per tutta la Sardegna, rappresenterebbero certamente il preludio (uso le sue stesse parole) alla chiusura della chimica e di tutto quello che rappresenta nella nostra Regione.

Ancora oggi la chimica - serve ricordarlo - rappresenta il 30 per cento della produzione industriale (perché questi sono i numeri che dobbiamo tener presenti) complessiva in Sardegna. Negli anni '70 noi avevamo dodicimila addetti, oggi sono soltanto tre mila e cinquecento, non possiamo permetterci di ridurre questo numero perché è vitale proprio per la nostra realtà sociale, come dicevo, e sotto questo numero davvero saremmo in una crisi ulteriore.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente; negli anni '60, il periodo della ricostruzione del Paese, la scelta della classe politica di quel tempo si orientò verso l'industria pesante che garantiva massicci interventi, occupazione per la realizzazione delle opere ed una certa economicità della gestione degli impianti operando le nuove realtà in mercati protetti ed in qualche modo svincolati dalle leggi che li regolavano.

Quelle scelte, allora giustificate, si sono dimostrate nel tempo non proprio indovinate e comunque superate dall'apertura dei mercati a seguito del processo di globalizzazione, il cui punto caratterizzante lo si riscontra nella competitività che le imprese sono in grado di mettere in campo. Quelle scelte che oggi si vogliono difendere, va chiarito, sono collegate alla insopprimibile esigenza di assicurare il mantenimento dei livelli occupativi del settore, peraltro già fortemente compromessi dalla crisi che appare irreversibile. E si badi bene che ciò non si limita alla sola chimica sarda, riguarda anche altri paesi, certamente più avvantaggiati rispetto al nostro per il minore costo della manodopera, per i più sopportabili costi di approvvigionamento delle materie prime, per i minori costi energetici e quant'altro. E` quindi un problema di carattere prettamente sociale, di solidarietà nei confronti di nostri concittadini che vedono compromesso il loro futuro e quello delle proprie famiglie.

Alla soluzione di questo problema nessuno di noi può sottrarsi, Stato compreso, al quale incombe l'obbligo di mettere a disposizione le risorse finanziarie per gli interventi ritenuti necessari ed indispensabili. Ma affermare semplicemente, come è detto nella mozione e come è emerso in tanti interventi di questa discussione, che occorre mantenere l'esistente con ulteriori massicci interventi finanziari significa in concreto rinunciare ad affrontare il problema alle sue radici. Ai provvedimenti tampone non può essere associata una politica di riconversione graduale dell'industria chimica esistente verso produzioni più competitive con la contestuale e progressiva sostituzione di tutto ciò che oggi non risulta più mantenibile. Scelte politiche quindi che vadano nella direzione del risanamento dei territori devastati sotto l'aspetto ambientale, che riconsiderino la necessità della difesa dei cittadini, la cui salute è stata ed è minacciata dall'inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra. Scelte politiche indirizzate al recupero dello spopolamento dei centri interni e di ritorno alle attività tradizionali abbandonate sotto l'illusoria attrazione di sviluppo e facile benessere che l'industria chimica ha potuto garantire solo con l'intervento statale, che si è rivelato - ahinoi - dilapidatore di risorse per centinaia e centinaia di miliardi che altrimenti impiegate avrebbero oggi dato risultati diversi.

Tutto questo colleghi - ci rendiamo perfettamente conto - che non è di facile attuazione, tant'è vero che sino adesso, pur il problema della chimica essendo presente da tempo, nessuno è riuscito ad affrontarlo e a risolverlo, né il centrosinistra, forse perché non ha mai voluto affrontare il problema, né il centrodestra che da pochi anni amministra il Paese e la nostra Isola.

L'imprenditore pubblico ha fallito ogni qualvolta si è impegnato direttamente nel governo dell'economia e in Sardegna ne abbiamo tristi episodi con l'Ente Minerario Sardo e con tutto il sistema delle Partecipazioni statali. In tempi andati, colleghi, quando il problema della crescita del debito pubblico non era ancora avvertito, tutto ciò è stato possibile; gli attuali problemi della finanza pubblica, risvegliati anche dalla necessità di dare attuazione completamente al processo che ha portato all'Unione Europea, richiamano tutti noi a un utilizzo delle risorse che non abbiano solo e esclusivamente lo scopo di tamponare situazioni per mantenere le stesse situazioni senza la risoluzione del problema.

Il collega Balia nel suo intervento ha detto giustamente: "Non si vogliono misure che abbiano la caratteristica e la funzione di semplici ammortizzatori sociali perché diversamente, e se si affrontasse il problema con quest'ottica, noi non lo risolveremmo, dilapideremmo ancora risorse che oggi si dimostrano sempre più compresse e limitate per affrontare i problemi che la spesa pubblica e l'erogazione dei servizi comporta".

Quindi, ben venga un ordine del giorno unitario ma che sia indirizzato proprio verso la soluzione reale del problema, che non si limiti al mantenimento di ciò che esiste perché noi dobbiamo avere la capacità, Consiglio regionale intero, di individuare quelle soluzioni che possano costituire validamente, nel tempo e nella progressione che il tempo dirà essere necessario perché ciò avvenga, alla riconversione e alla sostituzione di quelle attività che, come dicevo in precedenza, hanno causato altri problemi che, in determinate circostanze, hanno assunto ruolo centrale nell'azione politica e nei nostri dibattiti. Perchè, colleghi, parlare dello spopolamento delle campagne senza ritenere che il processo di industrializzazione, di quella industrializzazione, è stata la causa scatenante dello spopolamento dei centri urbani sarebbe negare un'evidenza che poi è stata a suo tempo sostenuta; parlare dell'esigenza della tutela della salute dei cittadini, che convivono con le zone ad alto tasso di presenza industriale significa negare che in passato si sono fatte scelte che in quella situazione di minaccia della salute sono state sostenute e favorite.

La necessità del ritorno alle tradizioni e quindi alle attività dei nostri padri e quindi a quelle attività artigianali che si sono dimostrate, laddove sono state mantenute, vincenti e comunque valido sostegno al tessuto imprenditoriale locale è un'altra questione che merita rispetto, tutela, ma è sempre legata a quei processi di industrializzazione che oggi stanno dando tutti i risultati negativi, ahinoi, che minacciano anche le popolazioni e quella occupazione residua di questi territori.

Quindi affrontiamo i problemi per quelli che sono, nella loro complessità, assumendosi o riconoscendo responsabilità di scelte sbagliate, ma che come dicevo in precedenza possono anche essere state giustificate dai particolari momenti e periodi storici che si attraversava, ma che oggi creano, hanno creato problemi ma che devono essere affrontati e risolti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, la mozione 107 ha inteso, come è stato già detto, richiamare l'attenzione del Consiglio regionale sulla drammatica situazione dell'intero comparto industriale sardo. Nella riflessione parto dalla annunciata chiusura della Montefibre di Ottana con il conseguente licenziamento di 257 lavoratori. E` vero, è stato con forza sottolineato che quell'area, quel territorio, quel tessuto sociale, quella fragile economia, attraversata già oggi da gravissime tensioni sociali e da forte e a volte disperata domanda di lavoro, rischia di non essere in grado di reggere ad un colpo così forte.

Ma ciò che oggi è in discussione non è l'attacco al tessuto occupazionale del nuorese, ma è un attacco a tutto il gracile comparto industriale sardo. E non c'è dubbio che le responsabilità sono tante e sono state anche già richiamate, anche se l'onorevole Balletto su cui ritornerò, le ha richiamate unilateralmente.

Io ritengo che a noi tutti debba stare a cuore la salvezza della chimica in Sardegna e che è vero che questo Consiglio regionale debba trovare un forte spirito unitario, così come già altri colleghi hanno rimarcato, per rivendicare al governo nazionale quello che a noi compete. Al governo, a Montefibre, all'ENI deve giungere forte e unitaria la voce dell'Assemblea del popolo sardo che urla che Ottana non può chiudere, che non può essere smantellato il polo chimico sardo e non si può smantellare la principale industria della Sardegna.

Il piano di rinascita nel 1962 è vero non prevedeva a Ottana uno sviluppo basato sulla chimica, ma prevedeva invece uno sviluppo basato sulla vocazione di quel territorio, agricoltura razionale, allevamento razionale, piccole industrie di trasformazione.

Questo era scritto fino al quarto programma attuativo del piano stesso. Successivamente si puntò, invece, sullo sviluppo industriale, si puntò sui poli di sviluppo, qualcuno dice che sono state scelte sbagliate. Io credo che siano state delle scelte comunque che hanno dato occupazione e benessere anche in quei territori e nel centro Sardegna, e gli altri poli, come ricordava il presidente Floris, ha messo a disposizione e ha anche compromesso aree importanti. Allora oggi cosa dovremmo fare, siccome dobbiamo discutere e ragionare e evitare quindi di spendere ulteriori risorse, dovremmo stare silenti e muti accettando ineluttabilmente che oggi si compia un disegno che altri hanno deciso sulle spalle dei sardi? Noi questo non lo possiamo assolutamente fare.

Io credo che la cosa fondamentale sia veramente che noi oggi troviamo lo spirito unitario perché, come è stato già detto, se assieme non riusciremo a rispondere a questa controffensiva, mancherà veramente il campo sul quale poi dovranno avvenire le diverse valutazioni e sulle quali ci dovremo confrontare noi del centrosinistra rispetto a voi del centrodestra.

Però, questi richiami bucolici all'aria pura, alla natura, all'ambiente, sono semplicemente - collega Balletto, mi scuso, ha parlato per ultimo e quindi un po' mi riferisco alle cose che lei ha detto - ma sono dei richiami che non trovano poi da parte del governo regionale politiche che siano conseguenti, che vadano in quella direzione. Lei ci ha detto oggi che dovremo valutare attentamente in che modo pensare alla riconversione, però noi ci troviamo di fronte ad un deserto di proposte da parte vostra, quindi noi oggi diciamo, sebbene ci siano state delle perplessità forti rispetto a quelle che erano state le scelte di allora, che debba essere assolutamente fatta una battaglia per mantenere quello che oggi abbiamo; e quindi la politica che deve essere attuata in questo momento contingente tutti insieme dobbiamo cercare di portarla avanti nei confronti del governo nazionale. Da parte vostra credo che sarebbe stato opportuno se in questi quattro anni aveste elaborato un progetto di sviluppo per la vostra Isola che non c'è stato, una proposta alternativa rispetto a ciò che in questi territori della nostra regione esiste, niente di tutto ciò noi possiamo apprezzare, non ci possiamo manco confrontare perché non c'è stato assolutamente un progetto organico di sviluppo che ci vedesse tutti quanti eventualmente marciare su altre ipotesi.

Concludo il mio intervento veramente con forza, ponendo al Consiglio, al Presidente della Giunta, all'Assessore all'industria e a tutti i colleghi l'esigenza che oggi si esca con un ordine del Giorno unitario affinché realmente, su questo punto, lasciamo da parte le divisioni e mettiamo invece in campo una proposta che arrivi unitariamente al Ministro dell'industria nazionale, al Presidente del Consiglio dei Ministeri e al tavolo che domani si apre e che vedrà i protagonisti di tutta la politica economica e sociale della Sardegna.

Quindi, io veramente mi auguro che ci sia questa volontà da parte di tutti e che riusciamo a dire no alla chiusura di Ottana, alla chiusura di Montefibre e allo smantellamento di tutto il nostro comparto produttivo ed industriale della Sardegna.

PRESIDENTE. Si sono conclusi gli interventi, adesso è previsto l'intervento della Giunta.

Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

LA SPISA (F.I- Sardegna), Assessore dell'industria. Sul problema della Montefibre probabilmente dico che non possiamo che essere d'accordo con alcune valutazioni preliminari e questo ci può anche far risparmiare tempo sull'analisi della storia di questo investimento, di questo impianto e di questo imprenditore, di questa impresa. In sintesi si può dire che davvero la vendita da parte di Enichem fibre a Montefibre nel 1996 era stata fatta a condizioni molto vantaggiose, con la prospettiva dichiarata di rilanciare la chimica e in particolare le produzioni delle fibre in Sardegna. Successivamente alla vendita si sono susseguite ancora altre decisioni che sono state ricordate e che hanno portato alla chiusura prima di Villacidro e poi di Portotorres negli impianti di produzione di fibre, dichiarando lo scopo di rafforzare le produzioni di Ottana nel settore cotoniero e di Porto Marghera specializzata, invece, nel settore della Lana. Per questo scopo, il sindacato ricorda in questi giorni, solo per questo scopo, erano stati accettati o concordati alcuni sacrifici per alcuni impianti di Porto Torres, alcune produzioni erano state addirittura trasferite a Porto Marghera. La logica seguita da Montefibre da allora si è mostrata però indirizzata progressivamente verso la prospettiva di rafforzare alcuni siti produttivi con la finalità ormai dichiarata di concentrare le produzioni per ottenere maggiore competitività nei mercati internazionali, mentre contemporaneamente il mercato internazionale - e questo è vero - manifestava evidentemente segni di cedimenti soprattutto per lo spostamento del mercato tessile verso l'estremo oriente che automaticamente portava la necessità e indeboliva comunque la competitività dei produttori di fibre in Europa. Questo è oggettivo, ma è altrettanto vero che Montefibre, pur manifestando negli ultimi anni queste difficoltà di mercato internazionale, è stata sostenuta anche questa particolare difficoltà di mercato con la garanzia, con il sostegno da parte dello Stato, attraverso la cassa integrazione ordinaria per almeno tre anni. Anche nell'ultima concessione della cassa integrazione ordinaria Montefibre dichiarava, solo pochi mesi fa, che se certamente c'erano difficoltà nel mercato internazionale ma che non dichiaravano di voler ancora gettare la spugna, ma di tentare invece di verificare le possibilità di ripresa del mercato, in considerazione dell'alto valore tecnologico delle produzioni di Ottana su cui sono stati fatti degli investimenti, sono impianti di altissimo valore con alta tecnologia e quindi con un know how assolutamente competitivo nel mercato nazionale, invece manifestando le difficoltà soprattutto legate ai costi di trasporto e, si diceva, questo è un passaggio molto importante, legate alla prossima scadenza del contratto di fornitura della materia prima dall'Enichem dell'acrilonitrile prodotto, come sappiamo tutti, ad Assemini. Il contratto che è in scadenza, ricordo in questa sede, è un contratto particolarmente vantaggioso per Montefibre ed è un altra forma di sostegno che lo Stato ha dato, che il sistema pubblico ha dato nell'atto della vendita dell'impianto a Montefibre. Non bisogna dimenticare ciò che forse non tutta l'opinione pubblica conosce ma che è un dato di fatto, e cioè che l'acrilonitrile di Assemini viene venduto ad un prezzo che è ottenuto secondo il parametro del minor prezzo di mercato praticato sul momento, diminuito di un ulteriore 6 per cento. E` una condizione di assoluto favore di cui ha goduto in tutti questi anni Montefibre, e che evidentemente faceva parte del pacchetto di vendita e delle garanzie che però accompagnavano questo pacchetto di vendita. Quindi, complessivamente, si può dire che Montefibre ha partecipato, è entrata nel sistema produttivo sardo, evidentemente a condizioni di assoluto vantaggio che naturalmente hanno inciso favorevolmente sui propri bilanci. Ed è per questo che ha sorpreso tutti, debbo ribadirlo, veramente tutti, la decisione improvvisa, fulminea del 29 aprile, anzi del 28 aprile da parte di Montefibre, che il Consiglio di amministrazione in quella data decideva di chiudere l'impianto di Ottana. Nella stessa data, voglio ricordarlo, al Ministero delle attività produttive era stato chiesta e ottenuta una riunione da parte della Regione Sardegna con la presenza del sottosegretario Valducci e del dottor Borghini della Presidenza del Consiglio dei Ministri per affrontare il problema specifico dell'acrilonitrile di Assemini concordando in quella sede, con Montefibre, telefonicamente, la data del 9 maggio per un incontro successivo in cui si doveva incontrare Regione, Governo, Montefibre e Enichem per verificare la possibilità di un incentivo all'acquisto da parte di Montefibre dell'impianto dell'acrilonitrile. In quelle ore Montefibre dichiarava di volersi incontrare, nelle stesse ore il consiglio di amministrazione decideva la chiusura e il giorno successivo venivano inviate le lettere di avvio della procedura di mobilità. Si è trattato di un atto, quindi, di una gravità inaudita, una gravità inaudita sotto l'aspetto sostanziale perché il venir meno della produzione di fibre acriliche a Ottana porta necessariamente ad un indebolimento evidentissimo del tessuto produttivo, a partire dalla produzione di energia elettrica della centrale oggi di proprietà degli americani della AES, ma per estendersi a tutte le altre aziende operanti nel sito. Si rischia concretamente, non possiamo che concordare con l'analisi fatta da tutti gli interventi, si rischia la chiusura a catena di tutte le produzioni di Ottana e si rischia evidentemente una ripercussione immediata su tutte le altre produzioni chimiche della Sardegna. Gravità inaudita per questi motivi, una gravità inaudita sotto l'aspetto formale delle relazioni istituzionali e sindacali. Una chiusura fulminea, senza nessun atto di concertazione con il mondo sindacale, senza nessun atto di comunicazione alle istituzioni nazionali e regionali da parte di un'azienda che dallo stato e dalla regione ha ottenuto in questi anni ampie, significative e forti agevolazioni. Io non posso che sottolineare che quando il sindacato chiede l'apertura e l'avvio di una Commissione d'inchiesta su Montefibre, sulle procedure attivate, sui rapporti attivati da Montefibre nei confronti del sistema pubblico nazionale, io credo che faccia bene a chiederlo, è probabilmente una riflessione che si farebbe bene ad attuare.

Ma senza stringerci oltre una polemica, che però deve essere rimarcata in questi termini di assoluta decisione, e che è stata riconfermata in tutti questi giorni in alcune riunioni, due particolari riunioni che si sono svolte in un clima molto acceso presso il Ministero delle attività produttive il 9 e il 20 maggio, alla presenza del sindacato, della Regione, di alcuni amministratori locali e con la presenza della stessa Montefibre a cui, da parte regionale e statale, ovviamente oltre che da parte del sindacato e degli enti locali, è stata ribadita la inaccettabilità di queste procedure, la inaccettabilità della soluzione così come è stata proposta.

Si è arrivati anche, grazie alla fattiva intermediazione dei più alti vertici del Governo nazionale, alla revoca delle lettere di licenziamento che sono state fatte, sospese una prima volta nell'incontro del 9 maggio e reiterate a seguito dell'incontro del 20 maggio, ma con l'intervento della Presidenza del Consiglio dei Ministri si è ottenuta anche la formale revoca, a distanza di un'ora dall'invio delle lettere di mobilità ai lavoratori. E di questo io credo che si debba dare atto al Governo che ha convocato, attraverso il sottosegretario Gianni Letta, un incontro per domani pomeriggio.

Io credo che in quella sede si dovrà verificare la volontà e la disponibilità di Montefibre a recedere dalla fulminea decisione di chiudere l'impianto di Ottana e verificare l'utilità di interventi da inserire nell'accordo di programma della chimica che erano stati proposti puntualmente dalla Regione e dal Governo a Montefibre. Significative proposte di potenziamento e di razionalizzazione del sistema delle infrastrutture energetiche a Ottana, con il repairing della centrale, anche con la possibile trasformazione da centrale olio combustibile a centrale a carbone per dare competitività nei costi, quindi nell'abbattimento dei costi per le aziende e anche la disponibilità a verificare, attraverso la programmazione negoziata, la possibilità di incentivi per la ripresa di competitività delle fibre cotoniere che Montefibre oggi produce a Ottana con una riconversione che possa in qualche modo collegarsi con le produzioni di Porto Marghera che, come tutti sanno, sono produzioni a alto rischio ambientale, che addirittura la stessa regione Veneto dichiara che non possono rimanere a Porto Marghera nei prossimi anni. E` stata quindi presa dal sistema istituzionale responsabilmente ogni iniziativa perché Montefibre fosse messa in condizioni di accettare una dignitosa ritirata. Montefibre fino a questo momento non ha accettato questa posizione, noi crediamo che ancora sia possibile, che ci siano margini di ripensamento e speriamo che domani questi margini possano manifestarsi in termini utili. Siamo però certi anche che, in ogni caso, se la risposta fosse ancora negativa, io credo che si debba veramente accertare tutte le responsabilità di Montefibre, andare fino in fondo. Contemporaneamente occorre che il sistema pubblico e il sistema privato pongano mano però alla complessiva soluzione del problema. Sono state fatte alcune considerazioni anche stamattina su cui io credo si possa concordare. Il nodo della questione è certamente quello dell'accordo di programma per la chimica. Mi permetto di polemizzare, simpaticamente credetemi, con chi ha detto che l'accordo di programma era già stato definito e concertato, questo purtroppo non è vero, sarei stato lietissimo trovare un accordo di programma già concertato con le parti sindacali, con le aziende e con il Governo. A ottobre del 2001 era stata elaborata una bozza di accordo di programma dall'Osservatorio regionale per la chimica, su cui immediatamente questa Giunta si è posta a lavoro. Vorrei ricordare che l'Osservatorio si è riunito da sabato, la prima riunione è avvenuta nei primi giorni di gennaio 2002, ad appena un mese e mezzo dall'insediamento di questa Giunta, è stato aperto l'Osservatorio dal Presidente della Giunta che ha seguito costantemente i lavori dell'Osservatorio, è proseguito in successive riunioni tanto che si è addirittura arrivati ad una firma di un verbale che identificava un contenuto dell'accordo di programma che doveva essere ancora integrato sotto due profili, le schede che le aziende si dovevano impegnare a presentare indicando quali dovessero essere i loro investimenti per il futuro e gli adempimenti, gli impegni da parte del Governo per quanto riguarda gli interventi per il rilancio possibile, realistico delle produzioni chimiche in Sardegna, accanto evidentemente a tutta la prospettiva del risanamento ambientale e degli interventi sostitutivi.

Le tre direttrici su cui ci si è mossi, elaborando successive bozze che pian piano si sta arrivando a concordare, sicuramente con le organizzazioni sindacali, per parti regionali la bozza che è stata distribuita anche agli operatori, al sindacato e su cui si sta lavorando è in grandissima parte condivisa da tutti, occorre chiudere la questione di quali impegni concreti si possano mettere da parte del Governo per intervenire per il rilancio di alcune produzioni e alcune infrastrutture. Siamo al punto in cui si può già dire che il Governo ha manifestato concrete disponibilità a dare una priorità assoluta alle proposte di programmazione negoziata che arrivino dalla Sardegna per risolvere questo problema. E` un risultato a nostro giudizio molto importante, di concreta manifestazione di interesse e di disponibilità da parte del Governo, io credo che si possa arrivare in tempi rapidi alla firma dell'accordo di programma, evidentemente con senso di responsabilità da parte di tutti. Non è ammesso, io credo, da parte di nessuno, un gioco al rialzo per cui non si firma ponendo continuamente successive rivendicazioni. Io credo che siamo già ad un passo significativo e che si possa andare ad un rilancio delle produzioni chimiche, che non vuol dire che noi riproponiamo la politica degli anni Sessanta, significa che accettando ciò che la storia ha costruito dagli anni Sessanta in poi, e riconoscendo che lo sviluppo industriale, perché questa è la chiave di volta del problema, che deve essere compatibile ed integrato con quello del turismo, dei servizi, dell'agricoltura, di tutti quei settori cioè di economia leggera, di economia quindi innovativa, o anche tradizionale, su cui la Regione da anni sta puntando, però ha necessità sicuramente di una quota di industria presente e benché noi tutti credo puntiamo per uno sviluppo industriale che sia evidentemente di un tessuto forte di piccole e medie imprese, ha ancora necessità di una presenza significativa di grande industria che accompagni questo processo. Non si tratta di tenere in piedi industrie decotte, né di dare incentivi per proseguire attività che non stiano più sul mercato, si tratta invece di valutare che comunque la chimica rimane un settore strategico per la nazione, non tanto per la Sardegna e non soltanto per la Sardegna, dal punto di vista della bilancia commerciale, della bilancia dei pagamenti, la chimica incide ancora pesantemente e per non aggravare la bilancia dei pagamenti e la bilancia commerciale occorre ancora strategicamente che sia presente la chimica in Italia. La linea del Governo nazionale, vorrei ricordarlo, è questa. Il tavolo aperto dal ministro Marzano e dalla Presidenza del Consiglio attraverso anche il sottosegretario Letta ha portato all'attenzione dell'Eni in maniera forte l'esigenza che si ripensi tra strategia nel settore della chimica, evidentemente con pieno rispetto dell'ambiente, con pieno rispetto dei diversi modelli di sviluppo nazionali, regionali e locali. Occorre cioè trovare la giusta integrazione fra piccola, media e grande industria.

Ci sono alcune possibilità concrete che stiamo sperimentando, nella bozza di accordo di programma si dice esplicitamente che ci sono alcune filiere che evidentemente vanno verso l'esaurimento, ci sono altre filiere anche nella chimica che hanno ancora mercato. Alcune di queste filiere hanno soggetti internazionali e nazionali interessati ad alcuni investimenti, si può quindi prendere in considerazione la possibilità che questi investimenti possano, anche in Sardegna, essere presenti sostenuti adeguatamente, senza regali e sconti per nessuno, ma guardando a progetti industriali seri e con la verifica di questi progetti industriali. Questa è la prospettiva su cui credo tutto il Consiglio regionale si possa muovere perché è una prospettiva strategica e, contemporaneamente, rispettosa di tutte le esigenze e di un modello di sviluppo, come ho detto, equilibrato, su cui io credo che si possa concordare e che però ha una necessità, quella di non accettare ferite come quelle che si stanno manifestando, perpetuando contro un territorio e un sistema produttivo come quello della Sardegna centrale, che non può sopportare in questo momento un colpo di questo tipo.

Io credo che si possa andare domani, accompagnati dalla risoluzione del Consiglio regionale, non ottimisti, purtroppo, ma fiduciosi del fatto che tutto il sistema istituzionale, sindacale, imprenditoriale della Sardegna è unito per un obiettivo che è di sviluppo e speriamo che prossimamente possiamo comunque trovare delle soluzioni che arrivino a un obiettivo vantaggioso per tutto il sistema sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie, Presidente. A conclusione del dibattito sulla chimica, al di là di alcune differenze sulle analisi, differenze peraltro abbastanza comprensibili sia sulle disponibilità che sulle responsabilità, però il dibattito, che si è svolto direi in termini abbastanza moderati e con una comune consapevolezza che è quella che il Consiglio regionale per meglio perseguire l'obiettivo debba concludere relativamente a questo aspetto i propri lavori con un ordine del giorno unitario, consente naturalmente una replica anch'essa positiva.

Peraltro alcune delle osservazioni conclusive fatte dall'assessore La Spisa restano abbastanza condivisibili, basta dare uno sguardo attento al rapporto per esempio di Federchimica, dal quale emerge una forte competitività nel settore. Io provo adesso a fornire qualche elemento, non l'ho potuto fare nella illustrazione della mozione, stamattina, per mancanza di tempo, ma, per esempio, in termini di produzione espressi in miliardi di euro nel 2001 era pari a 44,1 e nel 2002 a 44,3 miliardi di euro; le esportazioni nel 2001 pari a 16,8 miliardi, nel 2002 a 16,6, contro 25,5 miliardi di euro di importazioni nel 2001 e 24,6 nel 2002, con una domanda interna di 52,8 miliardi di euro nel 2001 e 52,3, dati quindi abbastanza simili nel 2002. Poi mi pare che si concordi abbondantemente anche sulla esigenza di una indagine che porti a comprendere il perché della decisione di Montefibre, dopo che sicuramente ha attinto in maniera abbastanza cospicua, riteniamo in poterlo dire, a finanziamenti pubblici. Peraltro sui metodi di indagine sempre e sulle metodiche, sugli indirizzi della nuova politica europea per la chimica, dovrà occuparsi l'Osservatorio nazionale sulla chimica, organismo nato 1998 dal Ministero delle attività produttive per fornire sostegno di dati e di documenti, assieme al tavolo sulla chimica che è, sì, un organismo informale promosso dal Ministero, ma non per questo meno importante. Ma se è dimostrata, come dicevamo, la competitività è evidente che il mancato rispetto degli accordi a suo tempo raggiunti non trovano logiche e ragion d'essere e che devono essere individuati, per evitare che in futuro si ripetano, i motivi che hanno indotto Montefibre ad assumere una decisione poi sospesa, poi rimangiata, poi ulteriormente sospesa, ma che non sappiamo ancora quale definizione finale potrà trovare.

Certo è che uno dei motivi sta problemi in quelli che l'assessore La Spisa ha individuato e a cui anche altri hanno fatto riferimento, e cioè a un problema di costi, sia di approvvigionamento, che costi trasportazionali e costi del lavoro. Però, siccome mi pare che vi siano tutte le condizioni per concludere con un documento comune che dia forza contrattuale alla Giunta regionale e all'intero Consiglio regionale rispetto all'incontro che dovrà tenersi a partire da domani, dobbiamo tendere a impedire la demolizione dell'intero tessuto industriale che partirebbe da Ottana, ma comunemente abbiamo condiviso l'opinione di chi sosteneva che poi sarebbe destinato ad allargarsi in tutta la Sardegna.

Oltre al documento comune, l'ordine del giorno, per il quale, dicevo, mi pare sussistano tutte le condizioni, io faccio un'ulteriore proposta all'esame del Presidente della Giunta, ma di tutto il Consiglio, e cioè che il Consiglio, seppure si chiude con un ordine del giorno, resti formalmente aperto sia sul problema della chimica, sia sul problema delle scorie nucleari, di cui dobbiamo discutere subito dopo. Formalmente aperto perché dobbiamo tenere abbastanza alta, abbastanza elevata l'attenzione di tutta la Sardegna, l'attenzione del mondo della politica e perché tenendo alta l'attenzione è possibile, io credo che sia più percorribile l'ipotesi di una migliore salvaguardia, di un migliore risultato della battaglia comune e per la tutela del polo chimico e per il problema delle scorie nucleari.

PRESIDENTE. Apprendiamo con soddisfazione che è stato raggiunto un accordo per un documento unitario, di cui siamo in attesa.

COGODI (R.C.). Dica "quasi unitario".

PRESIDENTE. Quasi unitario, va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo gentilmente la sospensione dei lavori per cinque minuti per permettere la presentazione di un ordine del giorno, dice il collega Cogodi "quasi unitario", mi auguro invece unitario.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa, cortesemente magari, colleghi, stando in aula per non perdere ulteriore tempo, vorremmo possibilmente discutere anche l'altra mozione sui problemi che ci attanagliano in questo momento e che ci preoccupano sul nucleare, quindi, stando in aula, la seduta è sospesa per cinque minuti circa.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 11, viene ripresa alle ore 13 e 28.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Si dia lettura dell'ordine del giorno pervenuto alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - MURGIA - VARGIU - FLORIS- FADDA - CAPELLI - BALIA - SANNA Giacomo - ONIDA - COGODI - SCANO - DEIANA sulla grave situazione creatasi nel settore chimico in Sardegna ed in particolare alla Montefibre di Ottana.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che si aggrava e assume le caratteristiche di uno smantellamento la situazione industriale nel sito di Ottana e nei siti di Porto Torres e di Macchiareddu;

VALUTATO che la chiusura del sito di Ottana con la ricerca di soluzioni alternative per le maestranze nelle imprese interessate al Contratto d'area, aumenterebbe il disagio economico e sociale in un territorio con tassi di disoccupazione elevatissimi;

CONSIDERATO che da settimane è in corso un confronto fra Azienda, Governo nazionale e regionale, organizzazioni sindacali per la ricerca di soluzioni adeguate che scongiurino i pericoli di chiusura dell'azienda Montefibre di Ottana e della chimica sarda più in generale attraverso strumenti che intervengano nella integrazione dei siti e dei cicli produttivi e nella diminuzione dei costi di produzione che rendano competitivi i prodotti;

PRESO ATTO che nella giornata di domani 6 giugno 2003, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sotto il coordinamento del Sottosegretario Letta, si terrà un incontro tra la Giunta regionale e il Governo nazionale, le organizzazioni sindacali nazionali, regionali e territoriali, le autonomie locali territoriali, e Sviluppo Italia perché si affrontino tutti gli aspetti relativi alla vertenza in corso,

impegna la Giunta regionale

a sollecitare dal Governo nazionale:

1) iniziative che modifichino gli indirizzi adottati nel settore chimico sardo dalle aziende partecipate dallo Stato al fine di mantenere livelli produttivi e impianti che salvaguardino l'occupazione;

2) il mantenimento produttivo dello stabilimento Montefibre di Ottana nel contesto della salvaguardia e del rilancio della chimica sarda;

3) l'equiparazione dei costi energetici negli impianti industriali sardi a quelli delle imprese operanti in altre regioni del paese;

4) il finanziamento degli interventi tecnologici necessari all'impianto di produzione di energia elettrica di Ottana che riducano i costi oggi tropo elevati;

5) l'abbattimento del costo di trasporto delle materie prime e delle merci lavorate (continuità territoriale),

impegna, inoltre, la Giunta regionale

a) a svolgere ogni iniziativa utile alla predisposizione, anche con il concorso del Consiglio regionale, di un Accordo di programma per il rilancio e il consolidamento della chimica in Sardegna, che vincoli il Governo nazionale, le aziende partecipate e tutti i soggetti e privati interessati;

b) a riferire in Consiglio regionale sugli esiti dell'incontro del prossimo 6 giugno 2003. (1)

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sulla modalità di votazione.

PRESIDENTE. Aveva chiesto prima l'onorevole Cogodi, effettivamente. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Penso che la mia richiesta sia in parte coincidente con quella di qualche altro collega. Prima delle eventuali dichiarazioni di voto, vorrei chiedere, sulla modalità di votazione, il seguente procedimento, la qualcosa poi ha effetti anche sulla motivazione del voto, di porre in votazione per parti…

PRESIDENTE. Un attimo, onorevole Cogodi. Per cortesia, chiedo agli Uffici che vengano messi due commessi al lato destro e sinistro per evitare questa aggressione alla Giunta ogni volta che si fanno i lavori in Aula. E' un via vai che non è più possibile consentire, almeno a fine legislatura.

COGODI (R.C.). Sembra un ufficio di consulenza!

PRESIDENTE. Onorevole Frau, vuole accomodarsi al suo posto per cortesia?

FRAU (A.N.). Per una volta che mi muovo!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, ma a chi tocca tocca. D'altronde è capitato a lei, e comunque non è la prima volta. Chi è senza peccato… Tutti siamo stati sotto i banchi. Onorevole Frau, prima di lei si sono allontanate altre persone, non se ne abbia a male. Prego, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Per quanto attiene alle modalità di voto, per la parte espositiva nulla quaestio, per la parte dispositiva chiediamo che si votino separatamente i punti 1, 2 e 4 e quindi distintamente il punto 3; per quanto attiene al punto 2, distintamente la lettera a) rispetto alla lettera b). Quindi votazione congiunta può essere punto 1 e punto 4, distintamente il punto 3 e per quanto attiene al punto 2 la lettera a) distintamente dalla lettera b).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, brevissimamente, io credo che lo sforzo delle opposizioni…

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Selis, perché non ci siamo capiti qui. Onorevole Giacomo Sanna, vuole parlare ancora sulle modalità di votazione?

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Mi ha anticipato il collega Cogodi, va bene. Sto chiedendo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Va bene, grazie. Prego, onorevole Selis.

SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, sento il dovere di parlare sia pure brevissimamente per sottolineare che lo sforzo, per quello che mi riguarda, ma credo per qualche altro collega, che le opposizioni stanno facendo è uno sforzo di massima buona volontà, perché quello che stiamo cercando di fare è dare la maggior forza possibile alle istituzioni, al Consiglio e alla Giunta, visto che la Giunta, il Consiglio e la maggioranza ne hanno molto poco. Mi auguro che questo fatto di buona volontà delle opposizioni non serva a coprire le carenze e invece serva di stimolo alla Giunta e alla maggioranza per recuperare il tempo perduto.

Allora io voglio dire, lo dico all'Assessore, al quale mi lega un sentimento di stima oltre che di amicizia, ma questo è un fatto personale, ma lo dico all'intera Giunta: è possibile avere le politiche della chimica, così come le politiche industriali, in un documento che faccia l'analisi del degrado della situazione che stiamo vivendo? E' possibile avere un documento programmatico, un tempo si chiamavano i piani di settore, chiamateli come volete, in cui le politiche vengano fondate esplicitamente sulle analisi e si stabilisca dove sta andando e dove stiamo andando a parare? E' possibile avere certezza che l'accordo di programma non sia la premessa di un sistema di dismissioni? E' possibile avere, cioè discutere in quest'Aula strategia non di emergenza, come stiamo invece continuamente facendo per cercare di salvare il salvabile, ma strategie di sviluppo in cui sul sistema industriale si scommette per la crescita, in cui si smette di criminalizzare il sistema industriale e si capisce in che modo l'industria si integra con l'ambiente, genera servizi, genera nuova imprenditorialità, genera sviluppo. E su questa base si fa un confronto finalmente in quest'Aula tra maggioranza ed opposizione, tra istituzioni e società fuori di quest'Aula, tra Governo e Regione nelle sedi opportune, in cui si tracciano le linee di una politica di sviluppo e questa politica di sviluppo industriale diventa centrale anche nel piano di rinascita, che giochi certamente sulle infrastrutture ma che punti sul sistema industriale, quindi adeguino ed adeguiamo noi tutti insieme il sistema degli incentivi e l'azione degli enti. Ecco, se questo degli enti regionali, delle società di sviluppo se tutto questo non avvenisse e se tutto questo fosse poi ancora una volta rinviato è evidente che quello che stiamo facendo serve solamente a tutelare l'emergenza, a salvare l'emergenza, ma rischia di essere un modo per salvarsi l'anima di fronte ai dipendenti, di fronte alle amministrazioni ed invece non è un tassello, come vogliamo che sia, delle politiche di sviluppo. E` possibile avere il vostro piano di sviluppo? Il piano di sviluppo di settore nella chimica, nell'industria e capire come si vuole realizzare, qual è la prospettiva che diamo a questa Regione, all'industria di questa Regione, non solo nella chimica, nel minerario metallurgico, negli altri settori, nel tessile e su questo si facciano davvero battaglie serie, ma se questo non c'è le politiche e lo sforzo di buona volontà che stiamo facendo sono solamente un alibi, una copertura per dire: abbiamo fatto tutto il possibile, ma non c'è niente da fare, siamo condannati al sottosviluppo. Non vorrei che questo succedesse, non vorrei davvero che questo atto di buona volontà sia un alibi e invece voglio che sia, vorrei che sia uno sforzo di crescita.

Ed allora chiedo alla Giunta nei tempi che ritiene, ma più brevi possibile, di poter disporre dei documenti di programmazione economica e industriale perché siano documenti di crescita.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, nell'esprimere il nostro voto a favore sino al punto 1, mentre per quanto riguarda il punto 2 alla lettera A) noi non condividiamo ma abbiamo firmato l'ordine del giorno perché riteniamo che questo momento unitario debba comunque esserci e proponiamo un correttivo al punto A). Correttivo perché questo comma dove parla di costi energetici e di diversificazione della centrale termoelettrica di Ottana garantendo finanziamenti. La diversificazione è una sola e questo è bene che tutti lo sappiano. Se oggi sta camminando e sta funzionando, quindi, ad olio combustibile, l'olio combustibile sino a prova contraria è il prodotto di lavorazione dei siti industriali di quest'Isola. Il portare carbone, questa è l'alternativa, a Ottana a meno che qualcuno non riesca a farci arrivare le navi, costruire un carbondotto in egual misura come a Portotorres, con tutto ciò che sul carbone di Portotorres è successo, sta succedendo e continuerà a succedere. Dal referendum, quindi, alla protesta delle popolazioni e così via. Credo che questo sia impensabile, produrre un ordine del giorno con questo comma.

Noi proponiamo una cosa, che invece di questo appesantimento e voler fare una cosa che è irrealizzabile, perché sfido comunque a vedere i TIR in fila che portano il carbone da uno dei nostri porti sino ad Ottana per far funzionare questa diversificazione, quindi questa centrale, io credo che l'impianto possa continuare avanti così, ma in attesa di questa benedetta metanizzazione e quindi fra qui a dieci anni se ci andrà bene, quest'Isola ha necessità di uscire da una penalizzazione che non ha eguali in Italia ed in Europa e proponiamo che ci sia l'equiparazione del costo energetico, che è ben altra cosa. L'equiparazione del costo energetico al resto del territorio nazionale.

Il punto B), l'abbattimento del costo del trasporto delle merci lavorate e delle materie prime. Anche qua, noi da tre anni abbiamo messo risorse, la Giunta ha individuato nella SFIRS il soggetto per riuscire a mettere in essere la continuità territoriale delle merci che non sono solo quelle dalla chimica, ma stiamo parlando delle merci in generale di tutta l'isola. Cosa vogliamo dire al Governo, che non siamo stati capaci? Cosa andiamo a rappresentare al Governo con questo ordine del giorno riferito alle merci e alle materie prime in entrata e in uscita solo del settore chimico, perché vogliamo restringere il campo. E per ultimo il punto tre: adoperare affinché l'accordo di programma della chimica in Sardegna venga sottoscritto dal Governo. Qua c'è un accordo di programma che, a prescindere da tutto, prevede un risanamento, cioè ciò che a Porto Marghera è successo, si sta concretizzando, risorse esistenti e risanamento in corso. E` ben altra cosa dal nostro accordo di programma, così come è stato presentato; già nel primo impatto ha avuto un impatto negativo, i sindacati l'hanno rigettato. Oggi c'è una via di mezzo ma che non soddisfa, anche su questo è necessaria maggiore chiarezza; forse esplicitarlo in modo diverso, ma non nel modo in cui lo troviamo scritto che può dare adito a molte, diverse incomprensioni. Noi su questi tre punti nel chiedere il sistema di votazione non certo unitario dell'ordine del giorno, come ha detto il collega Cogodi, chiediamo la votazione per parti per vedere se quest'Aula può fare un proprio ragionamento senza nulla togliere a chi ha predisposto l'ordine del giorno, anzi un plauso a chi se ne è assunto la responsabilità e l'onere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

Abbia pazienza, onorevole Cogodi, qui arrivano fulmineamente notizie, ci sarebbe una proposta.

COGODI (R.C.). Noi intendiamo prima esprimere la nostra opinione e poi eventualmente sentiamo proposte, se no qui non si capisce.

PRESIDENTE. Non la sento, scusi vuole ripetere.

COGODI (R.C.). Noi gradiremmo intanto poter esprimere la nostra opinione ed ugualmente gradiremmo successivamente avere altre proposte, se no non si capisce nulla.

PRESIDENTE. E` affidato alla sua cortesia, onorevole Cogodi, c'è una richiesta di modifica.

COGODI (R.C.). Bastava accogliere l'ordine del giorno presentato da noi e avremmo finito in cinque minuti.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Prego onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ma si sarà capito bene già dalla modalità di votazione che abbiamo richiesto ed anche dal fatto che la nostra firma non è nella intestazione dell'ordine del giorno, che noi condividiamo solo parzialmente, e neppure in parte preponderante, l'ordine del giorno che è all'attenzione del Consiglio; proprio perché non condividiamo punti essenziali riteniamo che coerentemente la nostra firma non debba apparire nella titolarità del documento stesso, se no vi sarebbe una sorta di scissione schizofrenica tra quello che appare all'esterno e quello che è il reale convincimento che invece si esprime.

I punti di diversa valutazione, chiamiamola così, ma sono una diversità di valutazione di carattere e di ordine sostanziale, sono principalmente relativi alla lettera A) del punto 2 e al punto 3. Lettera A) del punto 2, è scritto che si chiede al Governo di garantire il contenimento dei costi energetici con la diversificazione della centrale termoelettrica di Ottana. Ora, la centrale termoelettrica di Ottana si conosce che funziona a gasolio, ad olio combustibile; qui si chiede ai fini di contenere i costi, quindi per spendere di meno e pagando la Regione e lo Stato, perché si dice anche "garantendo i finanziamenti" per fare l'operazione, l'operazione di diversificazione, cioè renderla diversa anziché funzionare a olio combustibile dovrebbe funzionare con un'altra fonte energetica, qui non si dice qual è l'altra fonte. Quindi, il collega Sanna, come dire, in qualche modo fa un processo alle intenzioni, ma è un processo facile perché si capisce che l'intenzione è quella, perché andando ad escludere che non sarà energia eolica quella che si metterà al posto dell'olio combustibile, non sarà energia solare, non sarà energia da bio-masse, potrebbe essere energia nucleare, per esempio, tanto ci stanno dando la materia prima con le scorie, potrebbe essere nucleare la fonte alternativa. Ma, insomma, logicamente andando ad escludere si capisce che è carbone e nasce un problema: chi l'ha mai deciso? Con quali altre evenienze positive, o si suppone negative, portare il carbone a Ottana? Insomma, qui si fa un'affermazione, si dice una cosa, si decide una politica senza che sia stata minimamente istruita e non è un punto secondario dire carbone a Ottana. A noi non ci convince questa cosa ed è un punto dirimente, è un punto sostanziale, non è una cosetta. Viva l'unità del Consiglio, non per questo noi per non essere d'accordo ci dimetteremo da sardi quando non c'è l'unità con tutto il Consiglio e principalmente con la destra e con questa Giunta di destra. Non ci dimetteremo da sardi se poniamo un punto interrogativo grande, anzi sciogliamo l'interrogativo e diciamo che non siamo d'accordo sull'ipotesi del carbone ad Ottana.

Ugualmente il punto 3, qui si approva un accordo di programma che nessuno conosce. Noi abbiamo acquisito un po' acrobaticamente questa bozza di accordo di programma, è targato 4 giugno 2003, cioè è targato ieri ed è anche corposo, chi di voi l'ha letto? Io non so se l'ha letto tutta la Giunta, sicuramente non ce l'ha il Consiglio perché nessuno l'ha dato al Consiglio. E qui con un ordine del giorno si fa propria una bozza di accordo di programma, redatto in non so quale ufficio della Regione, dove sono contenuti dei punti da noi affatto condivisi. Si dice, per esempio, che la prima finalità di questo accordo di programma sarebbe di procedere "governando in modo non traumatico le emergenze venutesi a creare", in mezza riga c'è...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ho finito, qualcuno degli altri colleghi del Gruppo poi completerà il ragionamento seppure brevissimamente. Allora, in mezza riga ci sono tre concetti, "governando", tra virgolette, ma voi se non siete un Governo, non dovreste essere, va bene siete fra parentesi, non c'entrate nulla. Cosa vuol dire "governando"? O governate o non governate! "Governando", tra virgolette, vuol dire facendo finta di governare questi processi, in modo non traumatico. Cosa vuol dire in modo non traumatico? Cioè dolcemente, l'eutanasia. Voi volete far morire comunque la chimica però in modo non traumatico. Che cosa volete "governare", tra virgolette, in modo non traumatico? Le emergenze che si vengono a creare, ma il progetto di sviluppo quando mai lo volete delineare e governare? In mezza riga, tre corbellerie; in mezza riga, tre assunti per niente condivisibili e questa è solo mezza riga di questa roba corposa dove ce n'è tante altre, che dicono non di uno progetto di sviluppo e non di uno sviluppo integrato e di uno sviluppo ordinato e pulito, ma tante altre cose che pulite non sono, ivi compresa l'opzione carbone che veramente per Ottana nessuno ha discusso, almeno in questa sede, o almeno pubblicamente, né si ha il coraggio manco di scriverlo. Scrivetelo almeno carbone, non dite diversificando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, io condivido molte delle osservazioni che i colleghi fanno e che derivano, evidentemente, da una stesura del documento che si può prestare ad alcuni equivoci e sulle quali, secondo me, anziché proseguire in un lungo dibattito, in un lungo confronto fra di noi su questioni sulle quasi possiamo essere d'accordo, forse vale la pena fare qualche minuto di sospensione, trovare una formulazione migliore, certamente questo è possibile per la lettera A) del punto 2, così come credo che sia possibile trovare una migliore formulazione per il punto 3 che salvaguardi anche la possibilità che l'Assemblea regionale affronti la discussione, ed utilizzeremo utilmente il nostro tempo. Io mi rendo conto che la stesura si presta ad equivoci, ma gli equivoci possono essere risolti non tanto rappresentando opinioni contrapposte, perché non mi sembra questo il caso, quanto piuttosto pervenendo ad una stesura del testo che sia rispondente a quella che mi sembra l'opinione convergente della maggior parte dei colleghi. Io ho scritto anche delle modifiche, soprattutto per il punto A), che credo che fughino quelle preoccupazioni e quei dubbi di cui hanno parlato i colleghi, però è inutile che lo facciamo in Aula, se sospendiamo cinque minuti lo possiamo scrivere in maniera diversa e vedere se su questo testo siamo tutti d'accordo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Presidente, io ho già insistito intervenendo nel dibattito sulla assoluta esigenza di un voto unitario, mi sembra quindi giusto cercare di apportare quei leggeri emendamenti, miglioramenti che consentano un voto unitario. Ma ho preso la parola perché c'è un punto che purtroppo non richiede solo cinque minuti, forse richiede appena appena in più e cioè che si vada alla seduta di questo pomeriggio, perché al punto 3 c'è il riferimento all'accordo di programma. Io vorrei poter votare anche il punto 3, ritengo positivo poterlo votare. Ho qualche difficoltà a votare una cosa che non ho nemmeno informalmente letto, quindi io credo che potrebbe essere dato informalmente e che poi ci si veda questo pomeriggio per poter votare l'insieme con piena consapevolezza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Grazie Presidente, sono d'accordo con la proposta fatta dal mio Capogruppo onorevole Spissu e dalle considerazioni che faceva anche l'onorevole Scano, però anziché sospendere e riprendere in mattinata proporrei di sospendere questo argomento e trasferirlo al pomeriggio e però in questa mattinata, signor Presidente, io chiederei che venisse illustrata la mozione sulle scorie radioattive perché abbiamo in Aula la presenza di molti sindaci e questi sindaci hanno la necessità di rientrare nei loro territori ed io credo che sia giusto che quanto meno venga svolta l'illustrazione della mozione con il proseguo del dibattito al pomeriggio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna, è la proposta che volevo fare, infatti è questa, di aprire con l'illustrazione, i rappresentanti dei Gruppi possono anche lavorare al limite, se non impegnati ad illustrare la mozione, possono iniziare i lavori, oppure i lavori per quanto riguarda la discussione finora svolta trasferirli a questo pomeriggio dopo terminato l'iter della mozione sul nucleare.

Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Io vorrei sottoporre al Consiglio questa esigenza e cioè per la preparazione dell'incontro di domani, io avrei la necessità di alcuni approfondimenti tecnici con gli uffici, per andare all'incontro di domani, su alcune cose particolarmente importanti da preparare. Credo che siccome il dibattito si è svolto e credo che siamo arrivati al dunque, se il problema è la questione dell'accordo di programma per la chimica, io mi rendo conto che l'osservazione fatta da più di un collega, cioè sia dall'onorevole Cogodi, sia dall'onorevole Scano, cioè che non si può dire di voler approvare un testo che non... si può anche riprecisare una cosa che è sostanziale, cioè il Consiglio non sta dicendo: si firmi questo accordo di programma, anche perché le bozze che sono circolate sono appunto bozze di lavoro che ancora e continuamente si stanno elaborando. Anche stasera, anche domani nell'incontro col governo, con i sindacati; ciò che il Consiglio sta dicendo mi sembra, più propriamente, è che si chieda al governo di operare affinché venga sottoscritto un accordo di programma per il rilancio dei siti chimici della Sardegna. Si chiede, cioè, di andare allo strumento, il Consiglio non si esprime sul contenuto perché obiettivamente non è neanche sua competenza perché è un atto che si fa, appunto, in accordo con altre parti. Con questa semplice correzione io credo che si potrebbe anche approvare subito quest'ordine del giorno consentendomi, se il Consiglio è d'accordo, lo chiedo proprio per cortesia, di poter stasera lavorare su questi contenuti.

PRESIDENTE. Allora, se l'Assemblea è d'accordo proseguiamo. Non basta onorevole La Spisa.

Non c'è la volontà di interrompere i lavori sull'ordine del giorno ed iniziare il nucleare. Sospendo i lavori cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 58, viene ripresa alle ore 14 e 13.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Non ci sono i termini per proseguire perché il documento non è pronto, quando è pronto va ristampato, va distribuito e va ridiscusso ulteriormente.

L'Assessore preme per definire il documento adesso, sia definito Assessore però l'Aula chiede di interrompere i lavori, non ci sono i termini per proseguire.

Ci vediamo alle 16 e 30, colleghi, chi deve lavorare al documento lavori, non è possibile, non ci sono i termini qui.

La seduta è tolta ed è riconvocata per questo pomeriggio alle ore 16e 30.

La seduta è tolta alle ore 14 e 14.