Seduta n.233 del 14/09/2006
CCXXXIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
GIOVEDI' 14 SETTEMBRE 2006
Presidenza del Vicepresidente SECCI
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 25.
SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 7 settembre 2006 (227), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Luigi Cucca, Paola Lanzi, Paolo Maninchedda e Giommaria Uggias hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 14 settembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
SANNA MATTEO, Segretario:
"Mozione Pisu - Barracciu - Serra - La Spisa - Marrocu - Dedoni - Biancu - Porcu - Atzeri - Licheri - Caligaris - Farigu - Balia - Capelli - Giagu - Ladu - Artizzu - Davoli - Cherchi Oscar - Cugini - Salis - Rassu - Ibba - Uras - Fadda - Lanzi - Marracini - Masia - Licandro - Sanna Alberto - Amadu - Sanna Simonetta - Vargiu - Pisano - Pittalis - Cassano - Pinna - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Sabatini - Cucca - Floris Vincenzo - Cerina - Moro - Cocco - Frau - Cappai - Pacifico - Corrias - Scarpa - Gessa - Milia - Lombardo - Cherchi Silvio - Sanna Franco - Liori - Calledda - Randazzo Alberto - Corda - Sanna Matteo - Lai - Orrù - Pirisi - Manca - Sanjust - Mattana - Cachia - Bruno - Petrini - Biancareddu - Sanciu - Giorico - Randazzo Vittorio - Murgioni sull'ammodernamento ed il potenziamento delle linee ferroviarie della Sardegna ed in particolare delle tratte turistiche servite dal 'trenino verde'." (90)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione generale della proposta di legge numero 238/A. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare la consigliera Cerina, relatrice.
CERINA (Progetto Sardegna), relatrice. Grazie, Presidente. Ringrazio anche i colleghi presenti e l'Assessore, so che l'ora non è molto favorevole, però dobbiamo andare avanti.
Non vorrei tediare questa Assemblea più di quanto sarà necessario, dato che questa proposta di legge sul cinema era già stata presentata e voi tutti ne avete già sentito parlare. E' stata presentata una prima volta nel dicembre del 2005, ma è stata rimandata a settembre, evidentemente con un debito formativo. La nemesi storica, evidentemente, colpisce e non salva neppure i professori, anche se in veste di semplici relatori. Sono qui di fronte a voi, a nome anche di tutti proponenti della legge, perché si discuta e si valuti se questo debito formativo può essere saldato.
La legge, che naturalmente in questi mesi ha avuto modo di essere rivista, di essere ritoccata, addirittura di essere modificata, mantiene tuttavia nell'impianto la struttura, l'architettura della legge precedente. Cioè le finalità, gli obiettivi e le istituzioni finanziarie rimangono come quelle precedenti, tuttavia ci sono stati alcuni interventi correttivi e sono state recepite delle indicazioni che sono venute da parte della maggioranza, della Giunta e anche della minoranza. Alcune modifiche riguardano il linguaggio; sappiamo che il linguaggio cinematografico è un linguaggio in evoluzione e dunque bisogna anche adeguarsi a queste nuove forme di dire. Mi sono, devo dire, anche trattenuta dall'usarle in modo eccessivo. Per esempio, "sviluppo della sceneggiatura" ora viene ridotto a semplice "sviluppo"; se avessi usato questo termine probabilmente avrei creato un po' di confusione, ma in ambito europeo anziché sviluppo della sceneggiatura è invalso l'uso di dire semplicemente sviluppo. Io volevo andare liscia su questo terreno e ho mantenuto questa forma.
Un'altra novità importante è la partecipazione della Regione alla produzione. Questa richiesta, che veniva, mi pare, da qualche esponente della minoranza, direi che è già stata messa in opera. Lo sceneggiato televisivo che abbiamo visto sabato e domenica dà un'immagine, a mio parere, bella della Sardegna, checché ne dicano alcuni professori che hanno un po' di puzza al naso. Questo sceneggiato, a cui la Regione ha partecipato come coproduttrice, ha cominciato a mandare in giro nel mondo un'immagine che è, diciamo, positiva della Sardegna, e questa era appunto la finalità.
Altre novità importanti da che cosa sono rappresentate? Da un intervento che riguarda l'esercizio cinematografico. Questo ritardo di nove mesi ci ha consentito di recepire una recentissima norma elaborata e approvata dalla Regione Liguria, che è stata sottoposta all'analisi della Conferenza Stato-Regioni e che riguarda l'esercizio cinematografico, cioè un settore che era appena delineato e che invece adesso è normato. Noi abbiamo recepito la norma all'interno della legge e questo certamente allarga il campo degli interventi e dell'interesse della Regione Sardegna per tutti gli aspetti che riguardano questo settore fondamentale, oggi, per lo sviluppo e per la crescita culturale della nostra regione.
Questa legge, come la precedente, si ispira alla legge nazionale, che tiene conto ovviamente del dettato costituzionale che considera il cinema fattore importante, fondamentale addirittura per la crescita della società, e d'altra parte dice che è un fattore di incremento delle attività produttive, in quanto l'industria cinematografica costituisce una fonte di sviluppo e di ricchezza, oltre che di crescita delle professionalità legate a questo settore. Abbiamo da una parte l'indicazione nazionale e dall'altra le sollecitazioni della Commissione Europea, che addirittura dà una sottolineatura forte alla valenza culturale degli audiovisivi e del cinema, anche perché favorendo le singole regioni si favorisce il confronto, l'apporto di un patrimonio di immagini e di cultura che proviene dalle varie regioni, in un'ottica che è di confronto multiculturale e che fa sì che l'Europa, che rischia di essere annullata dall'omologazione soprattutto americana, cioè da questo appiattirci sul modello americano - ma naturalmente adesso stanno emergendo altre realtà -, possa mantenere quelle peculiarità che nel corso dei secoli ciascuna nazione ha messo a punto: l'Irlanda, la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e l'Italia, con le loro realtà storiche, politiche e culturali, con i loro saperi e sapori, diciamo, daranno un apporto grandissimo a questa mappa dell'Europa così variegata, così interessante, che noi vogliamo mettere a disposizione di tutti.
Abbiamo, dunque, questo supporto. Perché in Sardegna, oggi, questa legge? Veramente ci avevano pensato le legislature precedenti, quindi è un'esigenza che è sentita, che è radicata, e penso che la gran parte di voi sia convinta di questo. Ma poi felicemente, in questi ultimi anni, la Sardegna, come titolava "L'Unione Sarda" sembra non solo l'isola dei nuraghi, ma l'isola della creatività. Non faccio la storia, la conoscete già, ve l'ho raccontata un'altra volta, di tutti i successi che i nostri sceneggiatori, i nostri registi, i nostri attori hanno riscosso. Pensiamo solo a Salvatore Niffoi, chiuso a Orani come un astore che scrive le sue storie forti e sbaraglia gli altri concorrenti, portando la casa editrice Adelphi a vincere, per la prima volta, in quarant'anni, il Premio Campiello. Vincono, poi, naturalmente lo sappiamo tutti, Grimaldi, Cabiddu, Mereu addirittura a Venezia, Pau a Locarno, Pitzianti a Lecce. Hanno vinto anche il "Tamburino d'argento", che è un premio che Gavoi dà, oltre che per l'attività letteraria, a questo settore che sta crescendo e che riguarda appunto il cinema. Per non parlare, poi, di altre realtà che noi ignoriamo, ma che all'interno delle nostre comunità stanno crescendo.
Vorrei ricordare anche i premi per cortometraggi di Villacidro, che ben conosce il capogruppo Marrocu per avervi partecipato rimanendone letteralmente sorpreso. A Nuoro c'è un gruppo che fa cinema corto indipendente, ma ci sono anche piccole imprese di audiovisivi. Allora questa realtà è in fermento, come tutte le altre realtà, e io credo che stiamo procedendo nella strada giusta, stiamo mettendo ordine in un territorio ricco e in crescita. E' come se fossimo degli adolescenti, alle prese con una crescita impetuosa, ma che va disciplinata.
Ora, con questa norma non solo riempiremo un vuoto normativo, ma faremo un'operazione molto importante per queste realtà. Per esempio, a Sarule c'era una realtà che riguardava il cinema per ragazzi ed era gemellata con Giffoni. Ecco, pensate come si possono espandere questi settori. Quindi la Sardegna ci chiedeva e ci chiede una norma che sia di sostegno alle produzioni e quindi alle case di produzione, ma anche agli artisti, che con i loro soggetti, con le loro sceneggiature chiedono spazio per dire qualcosa. E siccome noi vogliamo che sia la Sardegna a venire in primo piano diciamo loro: "Sì, i soldi ve li diamo, però il vostro film deve essere girato in Sardegna o deve avere un grande interesse regionale, ma non necessariamente un soggetto sardo". Noi siamo radicati in Sardegna, amiamo la Sardegna, la sosteniamo, ma non ci chiudiamo in Sardegna. Noi vogliamo che la Sardegna interagisca con storie, personaggi, esperienze anche al di fuori del suo territorio.
Naturalmente, tutte le finalità e gli obiettivi li condividiamo, perché sono quelli che ci hanno guidato nell'approvazione della legge sui beni culturali. Anche questa attività è un bene immateriale; sono espressioni di creatività, sono talenti nostri e noi li vogliamo valorizzare. Ecco, allora, l'intervento della Regione con un fondo di rotazione che è importante. Devo dare atto all'onorevole Diana di aver proposto una soluzione oggi più avanzata, ma, come abbiamo fatto per lo sviluppo della sceneggiatura, abbiamo usato la prudenza per muoverci su un terreno già noto, anziché sperimentare forme che in Europa cominciano ad affermarsi. Se il dialogo, anziché interrompersi, fosse andato più avanti probabilmente le distanze si sarebbero ridotte.
Non voglio farla molto lunga, ma mi preme ricordare che un'altra operazione di recupero, di riorganizzazione e di rifunzionalizzazione della sua presenza culturale in Sardegna riguarda la Cineteca sarda, che è nata qui in anni lontani e che ha adesso un patrimonio di filmati e di libri di notevole valore. La legge organizza, norma anche questa istituzione, ne fa un organismo proprio che continuerà a svolgere un'azione di promozione culturale. Per esempio, la preparazione di moltissimi insegnanti in Sardegna si deve all'azione costante della Cineteca sarda che fornisce libri e anche competenze.
La relazione scritta è a disposizione di tutti, contiene anche la descrizione dell'articolato, e dunque non vi intrattengo oltre, perché si può discutere, poi, nel merito dei singoli articoli, vorrei però chiudere con due citazioni che rispondono alle due polarità interdipendenti della legge: l'aspetto culturale e l'aspetto economico. L'aspetto culturale prevede, naturalmente, delle borse di studio per l'alta formazione, prevede premi, festival, prevede l'educazione al cinema e soprattutto, ricordiamocelo, a prescindere dal cinema, l'educazione all'immagine! Noi del mondo abbiamo una percezione che passa attraverso quello che noi vediamo o altri hanno visto per noi. Educare i ragazzi all'immagine, è questo un progetto educativo su cui ancora non abbiamo riflettuto abbastanza e che riprenderemo con la legge sulla scuola. Noi siamo distanti dalle capacità di apprendimento dei nostri ragazzi perché non ne abbiamo compreso la logica percettiva né le strutture cognitive che si sono modificate attraverso questa educazione, fin da bambini, all'immagine, che comunque non è negativa, perché è un linguaggio di conoscenza altamente incisivo. L'immagine crea emozione, l'immagine porta all'ascolto nel cinema, l'immagine usa la parola, e così via discorrendo.
E allora credo che se tutto questo sarà gestito in maniera intelligente, in senso moderno, per andare avanti, per rendere un servizio alla collettività, alle diverse fasce d'età che compongono la nostra società, questa può essere una scommessa vincente. Ripeto ancora, attrezziamoci a gestirle bene. La discussione critica servirà a correggere, a integrare, a rendere più fattiva questa norma. Voglio citare soltanto un esempio, che mi sembra anche un auspicio per la Sardegna. Di recente, giornali internazionali, da "Le Monde" a giornali economici, si sono interessati di uno straordinario fenomeno che riguarda l'India. L'industria cinematografica indiana, che all'inizio degli anni Novanta era in piena crisi, può ora vantare un tasso di sviluppo intorno al 20 per cento annuo. Nel corso del 2005 - quindi i dati sono recenti - ha mosso una cifra pari a 1.150 milioni di euro, che secondo gli analisti della PricewaterhouseCo[s1] opers potrebbe raddoppiare entro il 2010, con la produzione di 1.041 film. Cioè, l'India, paese che noi definivamo sottosviluppato, ha innescato attraverso il cinema un volano di sviluppo straordinario, tanto da fare di Bombay una piccola Hollywood, che i giornali economici chiamano Bollywood. I film che vengono lì prodotti hanno ormai una rapida penetrazione nei mercati europei e statunitensi. Qual è stata la ricaduta ulteriore? La domanda dei prodotti tipici indiani, cioè tessuti, abbigliamento, alimentari e persino corsi di danza è in rapida crescita. E' un fenomeno che si è sviluppato e attestato in brevissimo tempo. Noi non siamo l'India, per disgrazia o per fortuna! Siamo una piccola realtà con molta energia, con molte idee. Siamo un popolo creativo, che però deve imparare a tradurre questa sua creatività anche in un bene economico, anche in un benessere. E allora, senza nulla togliere alla nostra presenza e alla funzione culturale che è prioritaria per me in particolare, ma credo per tutti noi, guardiamo anche a quest'altro aspetto e siamo fiduciosi che questa legge, che di sicuro dovrà essere rapidamente aggiornata, se si innescherà lo sviluppo che auspichiamo, potrà creare un micromiracolo come quello che sta sostenendo l'India, un paese che noi amiamo e che è in rapida crescita. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale, Presidente.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)
Prima verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale, con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Sono presenti 59 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri Amadu - Atzeri - Balia - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Ladu - Lai - Licheri - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Moro - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Alberto - Rassu - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci.).
Poiché siamo in numero legale, proseguiamo i lavori. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, mi pare assodato che la Sardegna avesse urgentemente bisogno di uno strumento normativo capace di riordinare il settore cinematografico. Credo sia fuori discussione il fatto che una buona legge sul cinema debba, prioritariamente, portare sviluppo, esportare l'immagine della Sardegna, consentire la crescita professionale e occupazionale dei nostri giovani alle prese con un mercato difficilissimo e con una concorrenza spietata.
Il cinema, come altri settori in cui si coniugano identità e sviluppo, rappresenta un punto strategico, dove occorre pensare attivamente a coniugare la valorizzazione dell'identità locale con le regole del mercato, la competitività con i contributi regionali, la formazione delle risorse umane con la realtà di scuole e laboratori largamente assenti o insoddisfacenti. E' una sfida importante e la riproposizione della proposta di legge, dopo le disavventure consiliari, avrebbe dovuto suggerire altre e più incisive forme di intervento, forse per migliorarne anche il contenuto. In realtà, alcuni aspetti della filosofia di fondo sono sostanzialmente condivisibili. I nostri validissimi professionisti, che si sono distinti in campo nazionale e internazionale in condizioni davvero proibitive, hanno fatto presente che se si vuole davvero fare cinema in Sardegna e sulla Sardegna, non bastano la preparazione, la buona volontà e la capacità imprenditoriale. Così come in altre regioni italiane, e sulla scorta di importanti esperienze straniere, anche il cinema sardo ha bisogno di supporti intelligenti. Non di aiuti di Stato, si intende, ma di contributi, affinché anche le realtà locali e marginali possano concorrere su un piano di parità con altre culture e con altre realtà regionali.
Anche in Commissione non sono mancati fisiologiche critiche e scontri dialettici, improntati però sempre al rispetto personale oltre che a quello politico. Perciò le considerazioni che intendo fare sono esclusivamente politiche e consentono di marcare, però, alcune differenze fondamentali rispetto all'impostazione complessiva che invece ne ha dato la maggioranza. Una prima marginale considerazione che riguarda la forma, ma che fatalmente investe la sostanza politica, riguarda proprio il contenuto della relazione di accompagnamento. Trattandosi di una legge destinata a disciplinare interessi pubblici, nella quale si sottolinea anche che la proposta non si limita all'oggi, ma intende aprire spazi e strategie a lungo termine, sarebbe stato forse più opportuno emendare i riferimenti nominali ai singoli autori così transitori e restrittivi, per sottolineare in termini più generali i caratteri della recente e fortunata produzione di opere cinematografiche in Sardegna. E dico questo perché nessuno possa domani dubitare e neppure ventilare l'ipotesi che la legge che andiamo a discutere e magari oggi stesso ad approvare sia, alla fine, una legge ad personam, magari ritagliata su una figura emergente di riferimento. Né appare corretto stabilire in un documento normativo, destinato soprattutto a regolare il settore nei prossimi decenni, una sia pure dissimulata classifica di gradimento degli autori, dai quali possa magari trasparire il professionista più organico all'attuale sistema di potere. Se così fosse, infatti, sarebbe pervertita la stessa filosofia della legge, che avrebbe il dovere di guardare all'avvenire senza cristallizzarsi nella miopia del presente. Naturalmente si tratta di un dettaglio, su cui si può anche velocemente sorvolare, dato che vi sono, a mio parere, ben altre situazioni che meritano più articolate e puntuali analisi critiche.
Io non sono sicuro di presentare, alla fine del mio ragionamento, degli emendamenti, mi auguro, però, che le considerazioni che da qui inizierò a fare possano essere in un certo qual modo recepite da lei, onorevole Cerina, e magari dai colleghi che insieme a me hanno lavorato in Commissione, per poter arrivare a un miglioramento, almeno secondo il mio modo di vista, del testo.
Un primo esempio riguarda proprio l'articolo 2, comma 3. Si tratta dello sportello Sardegna film commission, che acquista nella legge un ruolo centrale e delicato di servizio e collaborazione. Stupisce che, nel regolare i criteri per l'incarico della relativa direzione, il testo sia rimasto nel vago, forse troppo nel vago. Sappiamo solo che deve trattarsi di una figura di chiara fama in campo cinematografico e senza conflitti di interesse. Aggiungo io, ci mancherebbe altro! E' obiettivamente troppo poco e dalla lettura della norma sembra proprio che l'incarico possa essere prolungato sine die. Una più corretta impostazione dovrebbe circoscrivere meglio le qualità e i titoli del direttore e stabilire soprattutto un tempo massimo, ad esempio un quinquennio, di durata dell'incarico. Infatti, noi siamo contro ogni ipotesi di infeudamento delle posizioni di potere. Occorre, in sostanza, evitare che si ripetano situazioni tipo quella dell'ISRE, tanto per intenderci, in cui il direttore svolge funzioni di indirizzo politico, di indirizzo culturale e perfino artistico e può essere rinominato in modo indefinito, al punto che la forza politica che riesca a dominare un direttore di area può contare, di fatto, su una rendita di posizione che potenzialmente è illimitata nel tempo.
Questo discorso, per coerenza, andrebbe esteso anche alla previsione dell'articolo 14, comma 4, che lascia ugualmente nel vago la regolamentazione del direttore della Cineteca regionale sarda. Anche qui l'incarico rischia di essere potenzialmente a vita. Altri problemi riguardano l'ammontare dei contributi pubblici con particolare riferimento all'articolo 5, comma 3. Il problema non è in astratto il tetto massimo dell'ammontare, ma riguarda l'opportunità politica di allargare lo spettro dei possibili fruitori. In questo caso si potrebbe, a mio parere, abbassare il contributo da 50 a 30 mila euro, eventualmente aumentando il numero di sceneggiature finanziabili. Ciò consentirebbe di promuovere un maggior numero di autori, e in particolare di giovani autori, e quindi di attivare un circuito altrimenti appannaggio dei soliti noti, che possono contare su una rendita consolidata e di posizione.
Lo spirito di questa legge dovrebbe fondarsi proprio sulla centralità del sostegno alle nuove produzioni, sulla valorizzazione effettiva dei molti giovani e bravissimi professionisti altrimenti destinati a lunghi periodi di isolamento.
Naturalmente, oltre ai problemi politici e generali, ci sono anche questioni tecniche, le quali meritano alcune considerazioni non foss'altro perché una buona legge è tale quando sa fornire risposte certe ai suoi fruitori. Prendiamo, ad esempio, l'articolo 6: credo sia necessario esplicitare meglio e con maggiore precisione la differenza tra mediometraggio, cioè sotto i 75 minuti, e cortometraggio, per evitare, così, particolari zone d'ombra, alimentare ambiguità e ridurre gli spazi discrezionali di chi poi è chiamato a decidere sui finanziamenti.
Sempre in tema di finanziamenti e di oscurità del testo, merita qualche considerazione anche l'articolo 7. In effetti non è del tutto chiaro se la compartecipazione della RAS, di cui si parla approfonditamente nella relazione, si realizza solo nel caso in cui il fondo di rotazione non venga restituito. Non è chiaro se la RAS possa decidere o meno in partenza di acquisire dei diritti mentre io ritengo si tratti di una questione delicata, che attiene a una sfera di troppo larga discrezionalità in questo caso dell'Esecutivo. E bene farebbe, perciò, il Consiglio regionale, su questo non secondario aspetto, ad approvare una norma più chiara e stringente.
La proposta di legge è, poi, discutibile nella parte relativa alla gestione del diritto d'uso delle opere finanziate. Mi riferisco all'articolo 14, comma 9. Ritengo debbano essere esclusi il diritto d'uso, sia pure con scopi non commerciali, la riproducibilità e l'utilizzo via Internet delle opere realizzate con il concorso della Regione e depositate presso la Cineteca. Tale diritto o facoltà dovrebbe esprimersi solo in forma occasionale, una volta che si è esaurito lo sfruttamento commerciale delle stesse opere, e subordinatamente all'autorizzazione dei proprietari dell'opera stessa. Se un diritto di questo genere fosse stabilito senza vincoli, oltre a sottrarre spazio pubblico ai canali di diffusione commerciale andrebbe a confliggere in modo inaccettabile con la gestione dell'opera da parte di produttori e degli stessi autori. Nessuna seria produzione che non sia totalmente assistita e disinteressata al mercato potrebbe accettarlo.
Un altro capitolo importante riguarda la formazione e l'educazione al cinema, credo che nessuno possa negare che si tratta di un problema centrale, certamente meritevole di risorse e di adeguata normazione. Tuttavia l'articolo 16 è di fatto evasivo proprio nella parte in cui dovrebbe precisare il quantum ammissibile anche nella prospettiva di una norma finanziaria realmente in grado di coprire le previsioni normative con risorse certe. Sarebbe perciò utile stabilire all'entità di tali possibili contributi un limite percentuale rispetto alle risorse complessive.
Infine, alcune considerazioni su un vezzo ormai consolidato, orientato alla moltiplicazione di organismi che, a mio parere, sono francamente inutili, pagati con denaro pubblico. Lo dico senza alcuna vis polemica e con il senso di responsabilità che occorre manifestare quando si esitano leggi che anche lei, onorevole Cerina, ha considerato nel suo intervento molto, ma molto importanti. La Consulta regionale per il cinema, prevista dall'articolo 17, sinceramente non riesco a capire bene che cosa debba fare. Inoltre, la sua composizione ricalca largamente quella della Commissione tecnica. Poiché il cinema sardo non ha bisogno di organismi consultivi, ma di indirizzi pragmatici, finanziamenti certi e norme chiare, la Consulta rappresenta di fatto un sistema grossolano per aggirare la fama, e la fame più che altro, di consigli di amministrazione. Sparite moltissime occasioni per l'esercizio del sottogoverno resta comunque sempre una Consulta per sistemare chi è rimasto al palo, pertanto invito i colleghi a non moltiplicare gli enti e a sopprimere la Consulta. Nessuno dei professionisti che aspetta dal Consiglio regionale l'esito che avrà questa legge quest'oggi si accorgerà a mio parere di questa lacuna.
In conclusione, vorrei fare alcune considerazioni generali sul senso della proposta di legge in discussione. Forse il testo pecca un po' di presunzione dal momento che si carica di troppi argomenti e rischia, poi, fatalmente, di non avere le gambe per camminare. Mi riferisco alla norma finanziaria. La copertura delle leggi è uno dei compiti più delicati che ogni legislatore deve affrontare per evitare di creare aspettative sociali spesso ingiustificate e per non correre il rischio di cadere nella demagogia. Ebbene, questo testo pretende di contribuire alla realizzazione di opere cinematografiche, di fare pubblicità, di fornire assistenza, di fornire formazione, di dare e distribuire contributi alla ricerca per l'archiviazione, nonché di pagare inutili gettoni a inutili organismi consultivi.
Ritengo che sarebbe stato più opportuno puntare su pochi obiettivi e su quelli indirizzare le poche risorse disponibili. Una legge sul cinema dovrebbe prioritariamente occuparsi di finanziare la produzione cinematografica, di valorizzare l'innovazione tecnologica, di promuovere e divulgare il cinema sardo nel mondo. Ma se, poi, ingenti risorse finiscono nei mille rivoli di interventi che potrebbero anche apparire clientelari o comunque sovrastimati, ecco che lo spirito di una legge come questa viene pervertito. Per semplificare, il progetto di finanziare l'attività di catalogazione, archiviazione e digitalizzazione del patrimonio cinematografico isolano è, in astratto, un'ottima idea, a patto che le risorse per la produzione di nuove opere siano effettivamente sufficienti a trainare e a dare nuova linfa al cinema sardo. La norma finanziaria non induce, su questo punto, a considerazioni rassicuranti.
In conclusione, e dispiace dirlo, la legge risente, forse, di un indirizzo troppo astratto, che mal si concilia con l'esigenza prioritaria di produrre imprenditorialità, innovazione, promozione del prodotto sardo e perciò dell'immagine della nostra Sardegna nel mondo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). E' uscito un attimo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, il mio intervento sarà abbastanza breve. Ritengo che l'aver presentato questa proposta di legge, tra qualche giorno quindi sarà emanata la relativa legge, sia per la nostra cultura, per la nostra identità e per lo sviluppo socioeconomico della Sardegna un fatto senz'altro positivo.
La relatrice ha precisato quanta importanza abbia avuto per l'India l'aver sollecitato, in qualche maniera, e l'aver sostenuto questa attività che, per effetto domino, ha di fatto trascinato altri settori, creando non solo cultura, ma principalmente occupazione e sviluppo sociale. La Sardegna aveva certamente necessità di norme del genere, anzi, come abbiamo avuto modo di dire la prima volta che questa proposta di legge è arrivata in Aula, probabilmente queste norme arrivano in ritardo. Comunque sia, è bene che ciò sia stato fatto.
Il testo della legge certamente non è privo di incongruenze e tanto meno di imprecisioni. Il collega che mi ha preceduto ne ha esaurientemente elencato alcune di carattere generale, ma anche soggettivo. Io vorrei solamente soffermarmi sugli articoli che riguardano le provvidenze, in quanto, a mio parere - ebbi occasione di dirlo in occasione della prima discussione di questa proposta di legge - probabilmente non è stato recepito che ci sono norme che sono fuori dal contesto giuridico richiesto dalla normativa europea. Faccio l'esempio del comma 6 dell'articolo 7 bis. Questo articolo, per chi non lo avesse letto, praticamente finanzia ogni progetto, previa fideiussione bancaria, sino a 400 mila euro, elevabili a 500 mila euro in caso di coproduzione internazionale. Questi benefici sono cumulabili con altri, quindi con altri contributi, purché non si superi il massimale imposto dalla Comunità Europea. Il comma 6 recita: "Nel caso di una nuova domanda presentata a norma del presente articolo, chi abbia già in corso un finanziamento può chiedere di reinvestire le somme ancora dovute nella produzione di un nuovo film che deve essere realizzato entro i successivi due anni". Quindi un produttore o comunque il soggetto interessato presenta un progetto compiuto, il progetto viene esaminato e approvato da una commissione paritetica, che è indicata in legge e che valuta la funzionalità del progetto; poi l'intermediario finanziario determina anche la bancabilità dell'intervento. Ci siamo? Come si può ritenere che io, dopo aver ottenuto 400 mila euro per una mia produzione cinematografica, cammin facendo non cambi idea e non produco più il film per il quale mi ero impegnato dicendo: voi mi avete anticipato tot euro, la rimanente quota non la utilizzo più per completare quel film, quindi la accantono - questo dice il comma 6 - e la utilizzerò per un altro progetto. Allora, le cose sono due: o chi ha presentato il primo progetto non sapeva ciò che stava facendo, o non era in grado di realizzare quel progetto, o chi ha esaminato il progetto non era in grado di far questo. Ma non è possibile! Se io chiedo un finanziamento per realizzare una falegnameria, non posso dire a metà dell'opera che non faccio più la falegnameria, ma creo un laboratorio di officina meccanica, pur avendo già speso la metà dei fondi per la falegnameria.
Questa è una discrasia. Io non mi intendo di produzione di cortometraggi, di mediometraggi o di lungometraggi, ma ritengo, come ha già rilevato il collega che mi ha preceduto, che questa sia una delle norme poco chiare di questo testo. Probabilmente l'Assessore ci illuminerà in questo senso.
Perché ho detto che probabilmente qualche norma è in contrasto con la normativa europea? Io ritengo che, ad esempio, un'anticipazione del 70 per cento sia esosa, perché, se andiamo al fondo, da quanto è possibile leggere qui, chi beneficia di questi finanziamenti non offre nessun tipo di garanzia. L'articolo 7, se non erro, dice che il beneficiario deve offrire una garanzia fideiussoria bancaria, mentre all'articolo 13 la Regione va a coprire il rischio, con una garanzia sussidiaria, per la parte del progetto che non è coperta da contribuzione pubblica. E cioè, se io incasso il 40 per cento del contributo, debbo dimostrare, chiaramente con mezzi miei, di poter coprire il restante 60 per cento. Così dice la legge. Su questo 60 per cento interviene la Regione con una garanzia sussidiaria, che ne copre il 75 per cento, quindi quel 40 per cento di fatto diventa l'80 per cento. E' quindi la Regione che offre garanzia per la parte di finanziamento non coperta dai contributi concessi dalla Regione stessa. Questa è una norma, a mio parere, in contrasto con la normativa europea, perché si sta concedendo una doppia agevolazione. Per quanto riguarda questo tipo di interventi la Comunità Europea aveva già bloccato la famosa legge numero 28 del 1984, quindi bisogna stare attenti a questi passaggi.
Stupisce anche, all'articolo 12, la previsione che i beneficiari delle provvidenze, di cui agli articoli 5, 6, 7 e 7 bis, nel caso in cui non realizzino l'opera - così è scritto testualmente - debbono restituire i fondi non utilizzati detratto il 20 per cento delle spese sostenute. Allora, mi domando, ed è un aspetto poco chiaro a cui ha accennato anche il collega Sanjust: questi fondi da che cosa vengono garantiti? Poiché le banche o le compagnie di assicurazioni se non trovano solidità nel soggetto proponente non daranno mai una garanzia assicurativa, ecco che interviene la Regione con una garanzia sussidiaria. Ma qui non è scritto da nessuna parte che una erogazione per esempio di 1 miliardo debba avere un minimo di garanzia reale, cioè non si dice nulla in merito salvo che chi non realizza il progetto finanziato deve restituire l'anticipazione ricevuta aumentata degli interessi correnti, e questa mi sembra una cosa logica. Comunque sia, da nessuna parte è scritto che chi riceve queste provvidenze deve offrire una garanzia certa alla Regione per i soldi che gli sta anticipando, ma quando parliamo di anticipare il 70 per cento di 500 mila euro stiamo parlando di 700 milioni di vecchie lire.
Quindi non si vorrebbe che le anticipazioni finanziarie da parte della Regione non venissero utilizzate per i fini per i quali vengono concesse. Questo purtroppo succede in tutti i settori, e succederà probabilmente anche in questo settore specifico. Parto dal presupposto, l'ho già detto, che ciò che si sta facendo, pur con limitazioni e con tanti dubbi, è una cosa encomiabile che anzi arriva in ritardo, però è necessario che la norma con cui vengono concessi i soldi pubblici sia ben chiara, perché non è possibile, Assessore, che i fondi pubblici concessi per la realizzazione di un determinato progetto possano poi, a progetto già iniziato, essere utilizzati per un progetto diverso. Ebbene i soldi ricevuti per il progetto rimasto a metà dove vanno a finire? Devono essere restituiti perché la Regione ha finanziato quel progetto, non un altro. E che fine fanno questi soldi? Non è scritto da nessuna parte che in quel caso devono essere restituiti. Questa è un'incompletezza, perché non è possibile che possano essere dati fondi pubblici per progetti che poi non vengono realizzati senza prevederne la restituzione. Almeno, da una lettura cruda della norma, anche se non c'è ancora un regolamento di attuazione, questo è ciò che si evince.
A parte, ripeto ancora, la bontà dell'intervento, se si finanzia un progetto non possono essere pensati, cammin facendo, altri progetti, perché così non si conclude niente. Io non mi intendo di cinematografia, ma ritengo probabile e possibile che alcune parti delle opere realizzate possano essere riutilizzate. Questo non lo capisco bene, mi creda.
Per concludere, confermo ancora una volta che quando si parla di finanziamenti pubblici è indispensabile essere il più possibile chiari, perché parrebbe che uno possa utilizzare dei fondi, che non si erano finora mai visti in questo settore, senza che però l'eventuale restituzione sia ben chiara. Si parla di restituire le anticipazioni ricevute, ma se ciò non avviene subentra la garanzia sussidiaria regionale? Le banche, infatti, si rivolgeranno alla Regione. Quindi se il beneficiario non restituisce le anticipazioni ricevute, chi le deve restituire? La compagnia di assicurazione o la banca, ma la banca è coperta dalla garanzia sussidiaria regionale, per cui la Regione garantisce per la mancata restituzione dei suoi stessi contributi! Ecco dove vedo un po' forzata la norma dal punto di vista giuridico, confrontandola con similari tipi di leggi e di investimenti che hanno riguardato altri settori.
Come noi abbiamo detto anche nella precedente discussione di questa legge e come ha ribadito oggi un collega, la copertura finanziaria è effimera, perché se si vogliono finanziare iniziative di questo genere è necessario che ai contributi possano accedere i nostri registri di talento, ma anche coloro il cui nome non è ancora noto. Quindi occorre aumentare le erogazioni verso una certa parte e contenerle verso l'altra, affinché possano beneficiarne anche soggetti che non hanno ancora trovato non dico il successo, ma una collocazione in quel tipo di mercato. E comunque la dotazione finanziaria della legge è insufficiente. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, la proposta di legge oggi in discussione punta a promuovere lo sviluppo e la riqualificazione dell'esercizio dell'attività cinematografica in Sardegna. C'è da chiedersi, visto il percorso accidentato che ha contraddistinto l'avvio di questa legge, se questo provvedimento sia utile, oggi, per la nostra Isola, se rappresenta effettivamente una priorità per un'Isola gravata da una serie di emergenze, a partire da quella occupazionale, industriale, sociale, che necessita, da parte della politica, di risposte certe e immediate.
Parlare, quindi, di una legge che si pone l'obiettivo di valorizzare un settore che è legato alla parte spirituale dell'uomo in molti suscita sicuramente qualche perplessità. Io sono convinto, invece, che nel riprendere il percorso che era stato sospeso dobbiamo cercare di uscire fuori da visioni precostituite, che il più delle volte sono limitative, parziali, e in quanto tali non riescono a cogliere la complessità di un settore, quello cinematografico, che è portatore di interessi culturali diffusi ed è in grado di generare ricadute anche economiche importanti, così come è dimostrato tra l'altro dalle varie rassegne cinematografiche che si tengono nel nostro paese, a iniziare dalle più importanti, quella di Venezia o quella romana. Per esempio, il festival cinematografico di Roma è un momento culturale tra i più alti che la capitale d'Italia possa esprimere, e vi è un contrasto oggi evidente tra il sindaco di Venezia e il sindaco di Roma, perché tutti e due ritengono che la rassegna cinematografica sia un momento culturale importantissimo, che qualifica quelle città.
Analizzando il rapporto della Sardegna con il cinema, ci rendiamo conto di quanto sia stato importante l'aver avuto momenti significativi dal punto di vista cinematografico nell'Isola, che hanno arricchito non soltanto la Sardegna, ma hanno anche permesso di far conoscere all'esterno i nostri uomini, la nostra cultura, il nostro territorio. Il cinema indirizza per la prima volta il suo obiettivo sulla Sardegna nel 1916, con il film di Febo Mari "Cenere", tratto da un romanzo di Grazia Deledda, che vedeva come protagonista principale la famosa Eleonora Duse: la vecchia madre concludeva il suo cammino terreno con quel fatalismo religioso, contenuto nel romanzo della Deledda, dove tutto è cenere, la vita, la morte, l'uomo, il destino. Quel film apre, per la prima volta, uno squarcio nel nostro mondo, ne mostra le tensioni che lo percorrono e fa vedere al mondo un microcosmo isolato, ma ricco di cultura, con una sua morale e una ricchezza di valori positivi che destano interesse e ammirazione a livello nazionale. Negli anni Venti ci prova un altro grande regista, Aldo De Benedetti, nel film "La grazia", con Carmen Boni attrice principale. Il film non ebbe un grande successo di pubblico e per tanti anni le varie sperimentazioni, a livello cinematografico, che riguardarono la Sardegna non ebbero un apprezzabile diffusione a livello nazionale e internazionale.
La svolta arriva nel 1961, con Vittorio De Seta, un documentarista siciliano di altissimo livello, che, avendo letto un'indagine su Orgosolo scritta da un grande antropologo, Franco Cagnetta, decide di girare nel Supramonte di Orgosolo, non nella Costa Smeralda, utilizzando come protagonisti quei pastori che lo abitavano. Un film vero, crudo, che riprendeva nel suo vivere quotidiano un popolo fino ad allora sconosciuto. E' un film girato all'aperto, a contatto vivo con la realtà, lontano da ogni filtro e per questo schietto, che nelle sue qualità interne raffigura un'immagine di potente realismo. Questo film mostra l'assenza dello Stato e la sfiducia nella legge, fa vedere con lucidità un mondo pastorale rimasto intatto nei sui valori e nei suoi drammi, tocca il tema del banditismo, assumendo a modello i testi di Antonio Pigliaru. I critici di tutto il mondo, convenuti, nell'agosto-settembre del 1961, a Venezia, per la XXII Mostra internazionale d'arte cinematografica, assegnano a De Seta e al suo "Banditi a Orgosolo" il premio come opera prima, facendolo diventare vincitore morale del Leone d'Oro di quella rassegna. De Seta rivoluziona il linguaggio cinematografico e apre la strada a tutti quei registi sardi che rappresentano, oggi, una realtà importante per la nostra Isola, perché rafforzano quel legame fruttuoso fra cinema e letteratura sarda. Infatti, nelle sceneggiature di gran parte dei film girati dai registi sardi sono presenti letture cinematografiche di opere di Emilio Lussu, di Giuseppe Fiori, di Sergio Atzeni, di Grazia Deledda, di Marcello Fois e di Maria Giacobbe. E' un modo, questo, per valorizzare il meglio delle produzioni artistiche che la Sardegna è stata in grado di produrre in tutti questi anni.
Nel bellissimo film di Salvatore Mereu, "Ballo a tre passi", ho apprezzato molto il legame del linguaggio filmico con la simbologia nuragica: nell'ultima parte del film che rappresenta l'inverno, cioè l'ultima stagione della vita, vi è il trasporto nel regno delle anime invece che con la barchetta votiva con un biplano. A parte la differenza evidente tra due epoche, il linguaggio rimane inalterato e riscopre quella simbologia che affonda le sue radici nel profondo della nostra storia.
Ho voluto fare queste considerazioni per dire che una legge sul cinema, oggi, in Sardegna, non è una perdita di tempo, perché il cinema è informazione, didattica, agitazione, trasformazione; il cinema può fare cultura e determinare una comunicazione qualitativa; il cinema può contribuire a modificare la coscienza dell'uomo. La legge, quindi, ha un buon impianto e va dato atto all'onorevole Cerina e all'ottava Commissione del lavoro fatto e della passione che in qualche modo ha accompagnato la scrittura e la discussione di questa legge.
Sono altresì convinto che alcuni articoli, a partire dall'articolo 10, meritino una riflessione più approfondita da parte del Consiglio, perché vi è la necessità di definire una buona legge che migliori la produzione cinematografica nell'Isola, dando agli uomini che fanno cinema la possibilità di operare nell'Isola parlando e valorizzando il nostro patrimonio culturale, e affidando alla Regione, fra le altre cose, la possibilità di compartecipare alla produzione di opere di particolare interesse regionale.
Ho colto le osservazioni dell'onorevole Sanjust, ma credo che l'impostazione che viene data nell'articolo 7 permetta alla Regione di garantire la sopravvivenza del fondo di rotazione previsto, appunto, dall'articolo 7 bis, dove viene definita, per quelle case di produzione che non sono in grado di restituire il prestito, la possibilità per la Regione di acquisire una quota dei diritti da utilizzare per lo sfruttamento dell'opera fino alla corrispondenza della parte di prestito non restituita. Ma questo articolo è altra cosa - lo voglio dire all'onorevole Sanjust - rispetto alla possibilità di compartecipazione regionale prevista, invece, nell'articolo 4, dove si parla di opere di interesse regionale. Questo articolo affida alla Regione un ruolo importante che qualifica questo provvedimento, dando certezze a questo settore, che deve saper crescere in modo particolare creando produzioni di alta qualità.
Per tutto questo ritengo importante votare a favore di questo provvedimento legislativo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, possiamo dire: finalmente! Finalmente oggi esaminiamo un provvedimento di legge che per troppo tempo è mancato dalla vita sociale e culturale della nostra terra. E' vero, ne sentivamo il bisogno, si sentiva un grande bisogno di una legge sul cinema e la normativa predisposta dalla ottava Commissione, di cui sono componente, colma un vuoto che da tempo ormai doveva essere colmato, un vuoto che possiamo definire addirittura anacronistico.
Mi permetto di ricordare che questa legge ha avuto un iter un po' particolare e che è stato respinto da quest'Aula il passaggio all'esame degli articoli, è inutile nasconderlo. Ci tengo a sottolineare che mi dispiace che, nonostante io abbia a suo tempo lavorato a quella proposta di legge, svolgendo con tanto impegno un lavoro duro, difficile, la nuova proposta rechi solo ed esclusivamente nomi di colleghi che fanno parte della maggioranza. Infatti, essa è firmata soltanto da componenti della maggioranza: sono primi firmatari i componenti di maggioranza della Commissione, di cui noi facciamo parte, e tutti i Capigruppo della maggioranza, a significare che la minoranza non esiste e non può contribuire a proporre certi tipi di legge. Quindi il lavoro svolto a suo tempo è stato dimenticato e messo, chiaramente, nel cassetto.
Dopo questa polemica iniziale, vorrei spendere comunque delle parole a favore di questa proposta di legge. Una proposta di legge che parla di cinema e, diciamolo pure, il cinema è una delle più grandi forme d'arte contemporanee: somma in sé cultura, arte e, diciamolo chiaramente, comunicazione, una delle forme più importanti in questo momento, anche per chi sta in quest'Aula e quindi vive il suo periodo nel mondo della politica. Il cinema somma in sé, dicevo, cultura, arte e comunicazione e, per sua natura, contribuisce allo sviluppo culturale, alla crescita sociale e anche economica delle diverse realtà in cui esso stesso si sviluppa. Una grande fabbrica di ricchezze che fino adesso ha potuto solo sfiorare la nostra terra. Abbiamo grandi potenzialità che spesso non hanno avuto gli strumenti per riuscire a realizzarsi completamente. E' vero che in passato non sono mancati i film sardi, tanti film, in effetti, fanno parte della storia culturale della Sardegna, ma è soprattutto in questi ultimi anni che giovani talenti si stanno cimentando dietro la macchina da presa e in regia. E la loro opera ha ottenuto degli ottimi risultati.
Nella relazione introduttiva viene citato Salvatore Mereu, con "Ballo a tre passi", ma non dimentichiamo, per esempio, Pietro Sanna con "La destinazione", e tanti altri che, a poco a poco, stanno emergendo. Ne cito soltanto due, non voglio offendere nessun altro artista, ma sono due di tanti nomi che costituiscono il ricco patrimonio culturale della nostra terra, un esempio, per sottolineare ancora le grandi capacità artistiche che possediamo.
Ma immaginate quanta fatica c'è dietro riuscire a farsi conoscere e riuscire a emergere! Ora, nonostante si parli tanto di promozione di cultura, di promozione di arte, certe attività restano soltanto un lusso, una prerogativa per pochi eletti, per pochissimi fortunati. E' difficile farsi strada in questo mondo, ma è difficile soprattutto riuscire a tenersi a galla in un mondo, come dicevo, quello del cinema e di tutte le altre forme d'arte, di per sé molto complesso e ricco certamente di mille sfumature. Una realtà in cui i giovani molto spesso non trovano spazi e non trovano soprattutto aiuti concreti.
Ecco, in Sardegna c'è un interessante fermento culturale che merita assolutamente di essere coltivato e incentivato. Dobbiamo aiutare e favorire questa crescita culturale, che passa necessariamente anche dallo sviluppo del cinema, altrimenti non stupiamoci e non recriminiamo se i nostri talenti, quei pochi talenti che produce la nostra terra, vanno a cercare fortuna altrove. Dobbiamo fare di tutto per tenerli qua, per tenerli a casa nostra, per farli crescere nella loro casa natale, perché il loro successo sarà anche una conquista per tutti noi e per la nostra Isola.
Dobbiamo dare risposte concrete a questi giovani, a questi ragazzi e far sentire loro che non sono soli e che la Regione, la nostra Regione, tende loro una mano in un'avventura difficile, in un'avventura abbastanza complicata. Ed ecco perché questa non può essere una legge che gestisce e regola soltanto il centrosinistra; è una legge di tutti, è una legge di tutto questo Consiglio regionale. Questa legge sul cinema ha questa rilevanza, ha questa importanza, ed ecco perché sono favorevole e contribuirò all'approvazione di questa proposta di legge, nonostante essa abbia necessità di alcune modifiche; modifiche che chiarirò, presenterò più avanti, attraverso degli emendamenti, dopo aver chiarito altri punti, altre idee che all'interno della legge si dovranno sviluppare.
Finora, in Sardegna, abbiamo avuto il deserto: non c'era alcuna norma, non esisteva praticamente niente. Era, diciamo così, un mondo articolato, che non forniva e non dava risposte e si sentiva forte l'esigenza di sostenerlo, di incentivare proprio la produzione di opere cinematografiche. Ma, diciamolo pure, un simile potenziamento passa, ovviamente, da un rafforzamento delle imprese locali, dalla formazione di nuove e qualificate professionalità che contribuiranno al salto di qualità e a un'effettiva crescita. E la Regione, la nostra Regione deve essere presente in questo sviluppo. E' vero che alcuni dei nostri artisti ce l'hanno fatta da soli, anche senza una normativa regionale, ma per uno che è riuscito a emergere quanti hanno dovuto abbandonare, hanno dovuto cambiare strada e lasciare da parte questi loro sogni, mettendoli nel cassetto?
Non possiamo permetterci, in questo momento, di perdere questa forza e di non dare una risposta a chi da tanto tempo sta aspettando. E' vero, hanno ragione i colleghi che mi hanno preceduto, è necessario studiare strategie di intervento finanziario - ed ecco qua il primo punto - per andare incontro a questa industria cinematografica che spesso è costretta ad arrancare tra difficoltà economiche che ne limitano l'operato. Attenzione, quindi, alla norma finanziaria, attenzione all'articolo 21 della nostra proposta di legge. Su questo credo che la maggioranza, a questo punto, ma anche il resto dell'Aula, si dovrà fermare per chiarire alcuni aspetti della copertura finanziaria, perché così come è stata predisposta non andiamo molto lontani e non diamo certo le risposte che invece la Sardegna e i sardi si aspettano. Certamente non è un problema solo sardo, questo lo sappiamo; il problema economico è di tutti, anche del resto d'Italia. Nel resto dell'Italia la situazione è ugualmente critica e l'aspetto finanziario credo che sia uno dei problemi più importanti. Ma se la situazione è già complicata in contesti in cui il tessuto economico è saldo, figuriamoci quali e quanti ostacoli e limiti possono esserci nella nostra Isola! Inevitabilmente, capita che le case produttrici stiano ben distanti da realtà particolari come quella sarda. Nessuno se la sente di rischiare e investire, e quindi il nostro cinema rischia di essere penalizzato.
Per questo è importante l'intervento pubblico. La concessione di finanziamenti e crediti agevolati può essere la soluzione giusta per iniziare a dare una boccata d'ossigeno. E concordo pienamente con la necessità, prevista da questa normativa, di istituire un fondo per il sostegno della produzione di opere da girare in Sardegna. Sarà questa la strada che consentirà di attirare le produzioni esterne e consentirà di dare nuovi impulsi alla nascita dell'industria cinematografica sarda, anche se ritengo che il pubblico debba andare in parallelo, debba andare di pari passo con l'intervento dei privati.
Condivido, poi, appieno l'idea che bisogna condurre l'impegno a lungo termine. Non si guarda solo al presente, non si può guardare soltanto all'oggi e all'esigenza di coccolare, aiutare e tenersi ben stretti gli artisti di oggi, ma l'occhio è già rivolto verso il futuro, l'occhio deve essere rivolto verso il futuro. E' indispensabile pensare alla formazione di professionalità qualificate ed è doveroso che la Regione intervenga con borse di studio, agevolazioni e incentivi vari, in favore di quanti coltivano questa passione e vogliono intraprendere questa strada. Altrettanto importante è favorire l'educazione verso il cinema, fare opera di sensibilizzazione nelle scuole e riuscire ad avvicinare i più giovani a questo universo. Ancora, sarà fondamentale promuovere attività e iniziative culturali legate al cinema: la ricerca, lo studio e la sperimentazione. Questa sarà la via per far crescere questo settore. Uno sviluppo che dovrà andare di pari passo con la tutela e la salvaguardia del patrimonio cinematografico isolano e in questo senso va vista più che positivamente l'idea di istituire la Fondazione Cineteca regionale sarda. L'obiettivo sarà quello di favorire l'acquisizione, la catalogazione, ma anche lo studio e la fruizione del patrimonio cinematografico e audiovisivo che noi possediamo.
Vorrei, poi, soffermarmi sullo sportello Film commission, sul quale non sono totalmente d'accordo, ne abbiamo discusso tante volte in Commissione. Con esso la Regione vuole favorire la realizzazione di produzioni cinematografiche e televisive dell'Isola. Spero che questo, se approvato e se si deciderà di portarlo avanti, possa essere visto in una prospettiva ad ampio raggio, perché dovrebbe consentire di creare una rete di validi operatori nel settore, oltre a tutta una serie di imprese e soggetti privati, ma anche enti pubblici, che potranno offrire servizi e una sorta di guida tecnico-logistica a chi si affaccia in questo mondo affascinante. Però, attenzione, si sta mettendo in moto una grande macchina e quando si mette in moto una grande macchina si ha bisogno anche di meccanici qualificati. E ricordiamoci che quando si mette in moto una macchina e si hanno meccanici qualificati si devono avere anche le officine. Quindi stiamo attenti, Assessore, a questo particolare. E' vero, la legge prevede l'impegno da parte della Regione di favorire i circoli e le associazioni che si occupano di questo settore, mettendo a disposizione spazi e dando incentivi, però, ripeto, stiamo attenti, perché dovrà essere sostenuta la realizzazione di centri di produzione cinematografica con spazi, laboratori, strutture necessarie, oltre al personale da mettere a disposizione della produzione esterna. Ecco le officine!
Tutte queste attività dovranno essere sostenute sull'intero territorio, in particolare, ritengo veramente rilevante l'aver incluso tra le opere pubbliche di interesse regionale anche l'acquisizione, la ristrutturazione o la costruzione di locali per la diffusione di attività cinematografiche. E ancora qui dico: stiamo attenti ancora alla norma finanziaria, una norma finanziaria che non permette la copertura per la realizzazione di tutte queste attività. Quindi, credo che bisognerà veramente fermarci e discutere su questo aspetto.
Con tutti questi elementi, oggi ci troviamo di fronte a una legge che pone dei paletti precisi, paletti che sono utili per lo sviluppo del cinema. Mi sento di poter dire che stiamo mettendo delle solide fondamenta perché l'industria cinematografica possa iniziare a muovere i primi passi concreti e duraturi anche in Sardegna. Abbiamo notevoli ricchezze: le diversità culturali e le tradizioni, che poi sono nette differenze anche con Paesi non troppo distanti da noi, sono una marcia in più e in questo settore, più che mai, potranno essere l'arma vincente. Ci sono tutte le premesse per far bene. Il cinema sardo può ripartire da qui e fare molta strada.
Questa legge si pone, quindi, come un punto di partenza, sarà la spinta giusta, l'input decisivo che il cinema aspettava. Ora, sembrerò eccessivamente ottimista, ma io sono consapevole del lavoro che, comunque, la Commissione ha svolto. Sono certo che questa è un'ottima normativa di base e merita pertanto il lasciapassare di tutto il Consiglio regionale. Chiedo, però, che anche quello che qualche volta propone la minoranza finalmente venga accolto o perlomeno ci si sieda a discutere e a chiarire anche le posizioni della minoranza e la contrapposizione eventuale con la maggioranza, perché non si ripeta quanto è successo fino a oggi, cioè che tutti gli emendamenti o quasi tutti gli emendamenti presentati dalla minoranza sono stati cestinati senza neanche essere presi in considerazione.
Ricordiamoci che stiamo parlando di cinema, di cultura e di arte, che sono valori e ricchezze che non conoscono colori politici, non possono avere schieramenti politici. Sono universali e politicamente trasversali e per quello che riescono a dare in termini di emozioni, di arricchimento interiore e crescita culturale, hanno un diritto quasi intrinseco a essere tutelati e salvaguardati da tutti, non dimentichiamolo, da tutto il Consiglio regionale e da tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, credo di non utilizzare tutto il tempo consentito, anche perché, dopo la solita breve, ma sempre bella illustrazione dell'onorevole Cerina, ci sarebbe ben poco da dire in termini generali. Voglio solo fare qualche riflessione su alcuni aspetti specifici della legge.
L'onorevole Cerina ha parlato, inizialmente, di debito formativo e noi insegnanti sappiamo cosa significa il debito formativo oggi, per fortuna è un concetto che forse verrà eliminato. L'approvazione, stamattina, della legge sui beni culturali ha dimostrato che la Commissione cultura e pubblica istruzione ha superato qualche lacuna; lacuna magari dettata da ingenuità, dettata forse da una non professionalizzazione della politica e per questo siamo stati rimandati a settembre. Siamo a settembre, infatti. Però, stamattina, la Commissione è riuscita, insieme a tutto il Consiglio, a far approvare questa importantissima legge. Legge che parla di cultura, che parla della storia della nostra terra, che parla del nostro patrimonio culturale e paesaggistico, che è stato illustrato, e lo ricordava sempre l'onorevole Cerina, nella fic[s2] tion di due giorni a cui ha lavorato molto attentamente Marcello Fois. Una due giorni che ha suscitato anche qualche polemica, sì. Qualcuno ha ironizzato sul fatto che il fazzoletto di una donna di Orgosolo invece era il fazzoletto di una donna di Sarule. Ha suscitato qualche polemica qualche frase detta da un barbaricino con una cadenza cagliaritana; ha suscitato qualche polemica, questa davvero per me estranea e assurda, la straordinaria figura della moglie del Pintore, per il fatto che togliendosi il fazzoletto o il copricapo i suoi capelli si sono sciolti al vento. Anche quello ha suscitato polemica, non rendendosi conto che il film deve in qualche modo estremizzare, esagerare, per rendere il messaggio molto più forte, molto più convincente. Ma in questo film molti hanno riconosciuto soprattutto l'aspetto fotografico, straordinario, il Supramonte, le sorgenti di Su Gologone. Sì, tutti conoscono su Gologone, forse tutti lo conoscono perché c'è un ottimo ristorante, ma a su Gologone oltre al ristorante ci sono le sorgenti, c'è tutto il massiccio calcareo del Corrasi, si va verso Lanaittu. Ebbene, queste raffigurazioni in questo film, ripeto, che ha suscitato diverse polemiche, a volte anche troppo elitarie, come diceva l'onorevole Cerina, ha presentato, comunque, ai cittadini italiani una Sardegna vera, credibile, chissà perché è una coincidenza che a noi della Commissione un po' fa piacere, perché discutiamo di cinema quasi contemporaneamente a questa presentazione.
Ripeto, abbiamo superato il debito formativo e anche gli interventi di alcuni esponenti dell'opposizione, per ultimo quello dell'onorevole Cherchi, ci convincono davvero che questo debito formativo sia stato superato. Bene, abbiamo lavorato, abbiamo approfondito, abbiamo smussato certe spigolature che erano presenti nella legge, abbiamo anche tra noi ragionato su come modificare, su come presentare alcuni emendamenti, non con polemiche, ma con una discussione a volte confusa, a volte aspra, però sempre franca, sempre serena, sempre leale. La lealtà, oggi, forse è un qualcosa che bisogna ricercare. Anche stamattina, per quanto mi riguarda, ho trovato momenti, nella parte finale della discussione sui beni culturali, di evidente slealtà. E' una mia riflessione, che tengo per me, però, ripeto, in Commissione si è lavorato in questo modo.
L'onorevole Cerina parlava dell'India, uno straordinario evento, sì. Quattro o cinque giorni fa, in un servizio televisivo si vedevano migliaia di persone in fila davanti alle sale cinematografiche indiane che aspettavano per ore e ore la proiezione di un film. Ragionavo con un collega e dicevo, forse mi sbagliavo: ma il Festival di Venezia è stato vinto da un cinese, allora, come mi ricorda sempre il buon Luciano Uras, che mi ha regalato uno straordinario libro, forse bisognerebbe parlare non di India, ma di Cindia, cioè Cina più India, il nuovo continente dove, appunto, anche l'arte cinematografica ha un grande successo. Perché? Perché racconta la vita di quelle popolazioni, perché racconta le sofferenze e non descrive solamente paesaggi hollywoodiani americani. No, racconta la sofferenza degli indiani e la sofferenza degli operai cinesi che, oggi, per guadagnarsi un salario lavorano diciotto ore al giorno, in Cina. Questo per dire che cosa? Per dire che il cinema è uno strumento che non serve solo a raccontare illusioni o favole, ma serve anche a descrivere la realtà e soprattutto a comunicare.
Voglio fare semplicemente una riflessione su due articoli, il 15 e il 16, perché il resto mi pare sia stato discusso in maniera approfondita da altri colleghi. L'articolo 15 riguarda la promozione delle attività della cultura cinematografica. Noi abbiamo assistito in questi anni, in Sardegna, a un fenomeno che trent'anni fa sarebbe stato assolutamente impensabile. Abbiamo assistito a un intreccio, in maniera artistica eccezionale, tra la musica sarda, i canti a tenore, su cuncordu, con la musica jazz (ricordo Paolo Fresu, che è stato il primo); un intreccio che ha dato risultati insperati. In Sardegna ci sono tanti festival di jazz: Nuoro, Berchidda, Cala Gonone, Sant'Anna Arresi, Carloforte, ma ne stanno sorgendo altri; un intreccio tra due parti, tra due strumenti di comunicazione che sembravano assolutamente impenetrabili l'uno con l'altro. A questo si è aggiunta, poi, anche la letteratura, perché è sempre più facile, oggi, vedere uno scrittore, come ha fatto Fois a Orosei, che usa il jazz e la musica sarda per raccontare, per illustrare, appunto, le pagine dei suoi libri.
Mi domando: perché non possiamo pensare e perché non possiamo credere che anche il cinema possa contribuire a costruire queste immagini, a raccontarci queste favole e queste sofferenze? Io credo di sì, e la legge ha anche questo obiettivo. Gli articoli 15 e 16 riguardano proprio l'idea di promuovere, attraverso festival, attraverso borse di studio, attraverso incentivi vari, la divulgazione dell'arte cinematografica. In questi giorni c'è stato, a Sassari, il festival del corto, ma è l'ennesimo festival del corto: lo si è fatto a Nuoro, mi pare che a Carloforte, a fine mese, ce ne sia un altro. Ci sono vari momenti in cui questo strumento riesce sempre ad attirare attenzione e a coinvolgere persone sempre più impegnate.
Finisco ricordando che l'altro giorno mi è capitato di incontrare, a Roma, un giovane laureando del centro Sardegna che studia cinematografia nella capitale e che aveva letto sulla stampa che noi stavamo per iniziare la discussione di una legge sul cinema. Ci siamo fatti una chiacchierata e ho visto in questo ragazzo l'attesa, l'aspettativa di riuscire a vedere realizzato un sogno, quello di rientrare in Sardegna e dedicarsi all'arte cinematografica. Ebbene, l'articolo 16 prevede proprio incentivazioni per i giovani, per scuole e associazioni varie che intendano lavorare a costruire, appunto, un percorso di questo tipo. Non è una cosa da niente, non è una cosa da poco. So che è difficile, so che i passi devono essere fatti con un certo ordine; è un grosso risultato ed è anche merito della Commissione pubblica istruzione che nel suo insieme, componenti di maggioranza e di minoranza, ha lavorato con molto impegno e con molta assiduità riuscendo a raggiungere un risultato che, secondo noi, è da ritenere molto importante. Per cui anticipo immediatamente, sperando che si proceda questa sera alla votazione, il voto favorevole di Rifondazione Comunista su questa legge. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, io non ho partecipato ai lavori dell'ottava Commissione, come invece feci nella precedente edizione della proposta di legge sul cinema, e quindi non ne sono rimasto contagiato, non voglio dire plagiato, ma certamente contagiato no. Peraltro le perplessità che avevo allora, sebbene in minima parte fugate, sono rimaste tutte, professoressa Cerina, perché, per quanto lei e i commissari vi siate impegnati a far sì che questo testo potesse essere condiviso da maggioranza e opposizione, ci sono delle differenze che non possono e non ammettono l'universalità della materia, così come mi pare abbia detto l'onorevole Cherchi. Ci sono delle cose che ci differenziano ed è normale che così sia.
Io ho sempre detto, e lo ha ribadito lei, che l'Europa è andata avanti, che il mondo sta andando avanti, e noi continuiamo a rimanere indietro. Questa è una delle tante differenze. Avevate l'opportunità e avete ancora l'opportunità di intervenire, per cui perché io dovrei uniformarmi quando la relatrice di maggioranza ammette che questa legge è perfettibile? Ma non l'ha detto solo la relatrice, lo hanno detto anche gli autorevoli colleghi che mi hanno preceduto. Per cui ci sono delle differenze; ci sono differenze in moltissimi articoli.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue DIANA.) Ne voglio citare alcuni, perché non debbo fare una discussione per convincere qualcuno dell'utilità di questa legge o di una legge che tuteli l'attività cinematografica o la salvaguardia del patrimonio cinematografico sardo. Non debbo fare questo, è nelle cose. Entriamo nel merito. Noi dovremmo parlare della Cina, dell'India, dovremmo ricordare la sofferenza di quelle popolazioni, ma non siamo qui per questo.
Primo problema: l'assegnazione dei contributi. Non sono d'accordo sul meccanismo che si utilizza per la concessione dei contributi; non sono d'accordo sulla penale che dovrebbero pagare coloro che, presi i contributi, non realizzano il film. Devono restituire solo il 20 per cento delle somme percepite, ma per quale motivo? Non hanno completato l'opera, hanno preso il contributo dalla Regione Sardegna e nel momento in cui, passati tre anni, gli chiediamo la restituzione debbono restituire il 20 per cento di quello che hanno preso. Ripeto, ma per quale motivo? A chi è concessa una cosa di questo genere? In quale tipo di intervento pubblico succede questo? Siccome vedo musi storti, discutiamo. Per quale motivo si è previsto all'articolo 5 che "in caso di mancata realizzazione del film entro tre anni dalla completa erogazione del contributo di cui al presente articolo, il beneficiario è tenuto alla sua restituzione detratte le spese sostenute e documentate sino ad un massimo del 20 per cento"? Deve restituire tutto e per intero! Ho capito per quale motivo ne deve restituire solo una parte! E' chiaro, voi date per scontato che tutti i registi, tutti i produttori, tutti gli sceneggiatori, tutto il mondo del cinema sia un mondo incontaminato, un mondo nel quale non succedono i pasticci che sono successi, per esempio, da poco a Oristano.
La professoressa Cerina ci ha detto, con grande enfasi, che la Regione Sardegna si pone come coproduttrice. Anche qui non ho molto da eccepire, ma chi stabilisce i criteri? In quale momento e di quali opere la Regione Sardegna diventa coproduttrice? Chi è il soggetto che stabilisce questo? Quella famosa commissione tecnica, professoressa Cerina, che in maniera abbastanza indefinita ci dice che è composta da un regista, un attore e uno sceneggiatore? Tre soggetti, scelti non si sa soggetta chi, ma comunque una commissione decide che la Regione Sardegna deve coprodurre quel particolare film. Anche questo era già presente nella precedente stesura della legge. Il presidente Soru non ha aspettato una legge del Consiglio regionale per coprodurre un film, un bel film, benissimo, ma comunque lo ha fatto senza che la legge esistesse! Non si è preoccupato del fatto che il Consiglio regionale aveva bocciato una legge sul cinema. Una legge, professoressa Cerina - mi rivolgo a lei, perché è quella che maggiormente si è interessata di questo problema -, che per ammissione anche sua andava rivista e corretta, ed ecco perché ci siamo tornati. Nonostante quella legge fosse profondamente sbagliata e il Consiglio regionale l'avesse bocciata, il presidente Soru ha finanziato un film e lo ha coprodotto come Regione Sardegna. A che cosa serve che noi facciamo una legge se il presidente Soru può comunque aggirare le norme e coprodurre i film? Lo poteva fare in nome del fatto che quel tal regista meritava più di altri? Non lo so, può darsi, ma io credo che anche altri meritassero, perché si è scelto lui?
Insomma, per tornare al discorso della commissione che dovrebbe dirci quali sono i film da coprodurre, c'è il problema della spendita e dei requisiti per attingere ai finanziamenti. Professoressa Cerina, solitamente quando impegniamo risorse regionali facciamo sempre in modo che siano coinvolti dei lavoratori sardi, degli operatori sardi, della manovalanza sarda. Non ho visto in nessun articolo niente del genere, non se ne fa cenno da nessuna parte! Ci preoccupiamo tanto, per quanto riguarda i lavori pubblici, quando le imprese che arrivano dall'estero o dal continente prendono lavori nel nostro territorio senza curarsi minimamente della disoccupazione, della manovalanza, delle professionalità locali, e spesso e volentieri le amministrazioni denunciano questo fatto, non capisco per quale motivo non ci debba essere, per chi attinge ai fondi regionali per il cinema, una direttiva per utilizzare prevalentemente maestranze sarde. E non mi riferisco agli attori, perché attori non si nasce, gli attori non si trovano per strada, ma alle tante altre figure professionali che sono necessarie per produrre un film e che vanno ben al di là del fatto di essere un attore, un'attrice o una comparsa.
Altro problema è quello della Cineteca. Guardate, non presento neanche un emendamento, così vi risparmio il pensiero, e bene ha detto l'onorevole Sanjust, sta diventando talmente inutile presentare emendamenti che ci limitiamo a sollevare il problema, per avere la possibilità, un domani, di ricordarvi quanti errori avete commesso, perché ve li ricorderemo tutti. La Cineteca è un organo non ben definito, anzi assolutamente indefinito! Avevamo chiesto, e lo richiediamo adesso, che fosse acquisito al patrimonio della Regione Sardegna tutto il patrimonio possibile e disponibile nel territorio sardo, compreso quello della RAI. Non se ne fa neanche menzione, cioè non rientra neanche nelle intenzioni, ma per quale motivo? Ecco, lì avete avuto il buon senso di non andare avanti con un organismo privato, almeno quello, bontà vostra! Comunque non è chiaro neanche in questo senso e in questo caso come sarà.
L'articolo 8 prevede il lancio pubblicitario. Anche qui, in sede di finanziamento o di cofinanziamento deve essere ben evidente che le spese pubblicitarie, le spese per la divulgazione devono essere previste già prima. Non si può intervenire con un altro meccanismo, non è assolutamente corretto. Io finanzio una parte del film, se lo debbo finanziare, se sono coproduttore e partecipo, ma una parte delle risorse debbono essere già indicate preventivamente per la pubblicità. E invece no, all'articolo 8 voi dite le cose che dite, lo sapete benissimo, perché vi interessano molto, e io so perché vi interessano molto, ma non è possibile fare queste cose! Dice l'articolo: "La Regione eroga contributi per il lancio pubblicitario e per campagne promozionali e di marketing…". Professoressa Cerina, perché introdurre un articolo per questo? Stabilite direttamente che una quota del contributo è destinata a quella finalità, punto e basta, e viene assunto l'impegno. Invece no! E poi il contributo al comma 2 è tutto un altro programma! In questo modo si rischia veramente di investire in film che non verranno mai all'attenzione degli spettatori, non andranno nelle sale, non andranno da nessuna parte, rimarranno opere morte, rimarranno alla memoria, come tanti film che sono stati citati dai colleghi, che hanno una storia perché sono diventati storia, ma non fanno certo la storia del cinema. Anche i film del ventennio menzionati dall'onorevole Floris sono opere d'arte, sono capolavori? Non lo so, hanno certamente più di ottant'anni, solo questo è il loro pregio. E ce ne sono tanti, fatti anche negli anni Cinquanta, negli anni Sessanta e negli anni Settanta in Sardegna.
Allora, perché vi meravigliate se ci sono voci di dissenso? Io credo che le voci di dissenso servano quanto meno a farvi meditare, però la meditazione non può durare in eterno. Questa legge ha un pregio: forse non si era mai verificato nella storia dell'autonomia regionale che una legge, alla scadenza dei sei mesi, dopo la bocciatura del Consiglio regionale, tornasse in Aula. Credo che non si sia verificato mai! Una celerità straordinaria! E' una legge che risolve gran parte dei problemi che attanagliano l'economia della Sardegna questa? Non c'era forse qualche altro provvedimento più importante da discutere entro i sei mesi? Io credo di sì. Beh, questa legge ha avuto una corsia preferenziale, ha avuto un'autostrada davanti a sé. E certo, è una legge della sinistra, ed è solo una legge della sinistra! E' una legge della sinistra, voluta dalla sinistra e dagli amici della sinistra, e sarà criticata, ve lo garantisco, sarà molto criticata, perché non risolve neanche uno dei problemi, perché i problemi più importanti li hanno già risolti l'Assessore e il Presidente!
Per lo sportello Film commission c'era bisogno di una legge? Stamattina, il gazzettino sardo ci ha dato la notizia che l'assessore Pilia ha messo in pagamento 200 mila euro per la Film commission. La legge non è stata neanche approvata, però 200 mila euro per la Film commission sono venuti fuori, d'incanto! E' vero che li avevamo messi in bilancio, c'erano in finanziaria, certamente, Assessore, io vivo qua e quindi le cose le so. Anche quella fu un'imposizione: a legge bocciata avete preteso 200 mila euro per la Film commission. A legge bocciata! Ecco perché le perplessità rimangono tutte. Esistono perplessità su questa legge così come esistevano perplessità sulla legge che avete approvato ieri, ma non perché non affrontino problemi importanti, importantissimi, ma perché una volta che voi esitate una legge in Commissione o una volta che la Giunta vi presenta un disegno di legge, cari colleghi del centrosinistra, non avete la capacità di affrontare i problemi e di dire qualche volta "no"! Non sempre, qualche volta! Invece chinate il capo e andate avanti. Non era così e non è mai stato così il centrosinistra, neanche quando governava prima del centrodestra. Io non parlo del centro, parlo del centrosinistra. Quando c'era da urlare si urlava, ma qui c'è un appiattimento continuo! E' possibile che tutto quello che voi esitate in Commissione, che tutte le proposte che arrivano dalla Giunta siano tutte perfette e non ci sia da dire niente? Tranne per il Piano paesaggistico, e mi dispiace per l'onorevole Pirisi, non lo vedo in aula, che ha subito veramente...
MARROCU (D.S.). C'è!
DIANA (A.N.). Mi fa piacere che ci sia, è sempre presente. Ogni tanto si alza qualcuno e dice qualcosa. Certo, eravamo abituati diversamente sino a qualche mese fa. L'onorevole Uras urlava, sbraitava, saltava, pestava anche su bonette dell'onorevole Davoli. Hanno saltato anche quello! Adesso vi stanno mangiando la pastasciutta in testa, e pretendete che facciano altrettanto con noi?
Noi le cose che dobbiamo dire ve le diciamo, domani ve le ricorderemo, perché non potremo fare altro. Mettere agli atti emendamenti su una legge come questa credo che non sia né merito nostro che non li presentiamo né merito vostro che, probabilmente, non li avreste mai recepiti. Per cui, in bocca al lupo per questa legge. Io sono convinto che non sia una buona legge - e si sarebbe, invece, potuta fare tranquillamente una buona legge - non per volontà dei consiglieri regionali, professoressa Cerina, ma per le sollecitazioni alle quali lei, insieme ai suoi amici, è stata sottoposta da registi, sceneggiatori, personaggi che ruotano attorno al mondo del cinema. Si sono avvicinati a voi, vi hanno chiesto la cortesia di modificare, si sono impegnati anche a farvi delle proposte, le avete evitate sempre. Quindi non è uno scontro che avviene qui dentro, è uno scontro che si trasferisce qui dentro a seguito di uno scontro che è già avvenuto fuori. Allora questa non è più politica, allora questa legge non la stanno facendo i consiglieri regionali, allora questa legge non è fatta dal Consiglio regionale, e non c'entrano i ringraziamenti all'assessore Pilia. Evidentemente ci sono mondi esterni che si sovrappongono al Consiglio regionale e fanno passare anche quelle cose che probabilmente né noi né voi avremmo mai voluto votare. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCO (D.S.). Signor Presidente, la proposta di legge che disciplina lo sviluppo del cinema in Sardegna ritorna in Aula a qualche mese di distanza dalla decisione di interrompere l'esame del precedente provvedimento, sulla cui utilità, tuttavia, il Consiglio non aveva manifestato alcun dubbio.
Questo testo, affidato di nuovo alla competente Commissione consiliare, è stato corretto, integrato, migliorato in alcune parti, comunque approfondito, e ora è riproposto all'Aula a sostegno di una proposta formulata dall'intero centrosinistra. Non credo si intraveda, nel lavoro appassionato della Commissione, alcun ripensamento rispetto all'esigenza condivisa di dotare la nostra Regione di strumenti adeguati per promuovere una forma d'arte del nostro tempo fortemente espressiva, che in questi ultimi anni è cresciuta di livello e ha avuto una diffusione più ampia, dimostrando: primo, che le espressioni visive assumono un ruolo di particolare evidenza in una società che ha abbracciato la cultura dell'immagine e la comunicazione per immagini, la cui efficacia è considerata assai elevata; secondo, che la cultura, il patrimonio storico, l'ambiente e l'identità dei sardi favoriscono tale affermazione e rappresentano, comunque, una risorsa interessante sul piano della comunicazione, con attività di tipo economico da non sottovalutare.
C'è da aggiungere che in questi ultimi anni la Sardegna ha registrato una crescita generale del settore, con punte di eccellenza per impulso creativo. Sulla scena sono comparsi autori sardi di grande talento, che hanno occupato le cronache nazionali e internazionali. Cito per tutti "Ballo a tre passi", di Salvatore Mereu, più volte richiamato in quest'Aula, che per contenuti, efficacia narrativa, emotività, struttura e ritmo del racconto è considerato un piccolo capolavoro. I premi che sono stati attribuiti al film e al regista sono molto significativi; sono premi assegnati da una critica competente ed esigente, che non si possono confondere col solito contentino di partecipazione alle rassegne. Sono riconoscimenti autorevoli che dimostrano la qualità eccellente degli autori.
Alcuni mesi fa, l'iter della legge era stato interrotto. Personalmente non intendo fare alcun riferimento a quella circostanza, pur riconoscendo che siamo stati presi in contropiede. Ora quell'iter viene ripreso. Il contributo offerto durante i lavori della Commissione da maggioranza e minoranza e dalla stessa Giunta conferma l'impegno comune e mi auguro possa consentire in breve l'approvazione del provvedimento. Sottolineo, ribadendo quanto ho avuto occasione di dire in modo più dettagliato nell'intervento fatto nel precedente dibattito, che il cinema è considerato un tramite importante nel processo di conoscenza di un popolo e il pathos che suscita è uno strumento ideale per la capacità di indagine, per indagare sui valori della società e assecondarne lo sviluppo. Narrando squarci di verità, esso partecipa a costruire o ricostruire le grandi storie partecipate, l'emozione testuale e visiva di una memoria che la pellicola contribuisce a salvare.
Siamo, accennavo all'inizio, in una fase di ripresa di un tramite di mediazione culturale che ha resistito all'usura del tempo, all'overdose d'immagine favorita dalla televisione, spesso alla semplificazione dei linguaggi comunicativi, all'occasionalità del discorso, ai reality show, a tutto ciò che ha caratterizzato in questi anni l'incerto connubio tra contenuti ed espressione visiva, ora dilatando ora restringendo i confini della comunicazione di massa. Il cinema, in particolare quello d'autore, ha resistito alle tentazioni dell'usa e getta, è diventato strumento di costruzione o ricostruzione storica e sociale del costume, offrendo gli spunti per difendere le identità culturali attraverso vere e proprie scuole di espressione. C'è spazio per quest'arte totale? C'è spazio, soprattutto oggi che il rilancio di questo strumento spettacolare e popolare si affida agli orizzonti della multimedialità. Sto dicendo questo per sostenere che i tempi sono maturi, lo dimostra, come dicevo all'inizio di questo intervento, la crescita culturale, professionale e artistica di una schiera di registi sardi di indubbia qualità, capaci di narrare in modo asciutto, fuori dalla retorica di certi modelli di un non lontano passato, quelli del cinema celebrativo, storie convincenti legate alla nostra terra, alle esperienze umane, alle proiezioni della nostra comunità.
Nel cinema del terzo millennio rivendichiamo il riconoscimento di un contesto sardo con pari dignità rispetto ad altre forme più pubblicizzate e anche, in tal senso, più note. Pensiamo, attraverso questa normativa, a un'industria sarda della cinematografia, puntando sullo sviluppo delle imprese locali e sulle professionalità che questa legge aiuterà ad affermarsi. Pensiamo a raccogliere le molte testimonianze del passato per mettere in piedi una cineteca sarda che sia al tempo stesso memoria e stimolo, occasione di riflessione e di indagine, capace di delineare con migliore definizione la nostra società. Stiamo attraversando una congiuntura culturalmente e artisticamente favorevole, almeno credo. Crediamo pertanto che sia utile non perdere il treno approfondendo una legge che, nell'ambito della legislazione nazionale e all'interno delle misure europee incentivi il settore. Tra l'altro la Sardegna è un grande set naturale, dove i paesaggi, gli ambienti, il segno della storia sono parte integrante del racconto cinematografico. Stimolare la vitalità dei registi, degli sceneggiatori, della cultura audiovisiva, significa aprire un nuovo capitolo di grande interesse. A me sembra che la vicenda umana dell'Isola aiuti. In generale c'è una più diffusa coscienza dei nostri valori e un'accresciuta vivacità dell'in[s3] tellighenzia.
La diffusione della scrittura compiuta, il pullulare di scrittori, romanzieri e saggisti di vaglia, che ha totalmente ridotto, dopo decenni di sussurri, se non di silenzi, il gap con altri Paesi e altre regioni, è la dimostrazione di questa riscoperta identitaria. Abituati come siamo a camminare con i piedi per terra e a concepire lo sviluppo di un popolo attraverso il grado di autonomia che sa cogliere in sé, non ci lasciamo cullare dall'onda della vaghezza intellettuale e del nuovo manierismo che sconfina nell'autocompiacimento, ma individuiamo alcuni punti essenziali per corroborare il discorso culturale. Uno di questi, appunto, è il cinema; cinema d'autore, cinema d'espressione, ricerca di valori condivisi, strumento di mediazione culturale.
Abbiamo elaborato, in Commissione, questa proposta, animati dalla convinzione che la cultura possa e debba essere motore di crescita non solo intellettuale e sociale, ma anche economica. Sono convinto che il cinema sia una forma di espressione artistica di straordinaria efficacia e potenza da utilizzare per contribuire a uno sviluppo economico duraturo e compatibile. Questa legge chiude un percorso non scevro da tribolazioni, anche politiche, da dubbi sulla identificazione dei percorsi, ma, pur nella sua necessaria incompletezza - come tutte le opere d'alto profilo che si mettono in cantiere e non possono essere considerate concluse se non dopo un adeguato monitoraggio -, chiude un tragitto, dando gambe a chi vuole far crescere il mondo della cinematografia sarda.
Abbiamo dato a spazio alla Film commission, come era necessario, per una reale diffusione sul territorio della cultura cinematografica. Vogliamo allinearci alle regioni più avanzate d'Italia, dobbiamo favorire le produzione di qualità, quelle che meriteranno di essere ricordate nel tempo. Siamo convinti che la Sardegna, da un punto di vista delle risorse umane e ambientali, sia in grado di dare un contributo all'arte totale del cinema. La potenzialità, indicata dagli esperti, di numerosi film di lungometraggio, da quattro a otto all'anno per tutto il resto delle produzioni e delle post-produzioni, indica una concreta via allo sviluppo cinematografico sardo. Se il cinema è spesso illusione, noi vogliamo restare con i piedi per terra. La nostra fiducia è perciò moderata, ma convinta. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, la legge che stiamo esaminando nasce con alcuni brutti precedenti che non abbiamo avuto l'impressione, per la verità, che siano stati positivamente superati. Ricordiamo, tra questi, la purtroppo solita anomala decisione del Presidente di finanziare le opere di due cineasti amici con procedura diretta e senza alcuna valutazione sul merito delle proposte, che non fosse appunto quella dell'amicizia e della vicinanza politica. Un collega che mi ha preceduto lo ha fatto rimarcare all'Assessore, che, purtroppo, per motivi suoi personali, in questo momento non è presente. Un episodio fra i tanti dello stesso genere che hanno attraversato questa legislatura, ma un episodio non privo di significati politici, visto che questo stesso provvedimento fu respinto dall'Aula, qualche tempo fa, con una votazione a scrutinio segreto. In quel caso ci fu la protesta di numerosi operatori culturali sardi, che alla fine, giustamente, si erano sentiti vittime incolpevoli di un ingranaggio perverso. Se proprio si vogliono aiutare gli amici, in altre parole, almeno lo si faccia rispettando le regole, privilegiando la meritocrazia e sostenendo opere e iniziative in grado di avere un loro mercato e un loro libero consenso pubblico. Tutto, invece, venne travolto da un'improvvida spallata del Presidente, che sicuramente è la causa prima del ritardo con cui la legge è arrivata in Aula. Ci fu, dunque, allora, un segnale preciso che, numeri alla mano, la stessa maggioranza indirizzò a un Presidente che comunque ha avuto e vorrebbe sempre più avere le mani libere su tutto. Questo fatto lo abbiamo sempre denunciato, non soltanto in questa occasione, ma anche in altre sue precedenti iniziative. Un atteggiamento che continua a pesare come un macigno sull'attività istituzionale della Regione e in particolar modo sul Consiglio, che anzi, proprio dopo quell'episodio, ha visto ridurre sempre più il suo ruolo, lasciando praticamente tutto il campo a mediazioni esterne che si svolgono in altre sedi estremamente ristrette.
Leggevo sul giornale di oggi un fondo di Simonetta Sotgiu, che è un magistrato di Cassazione, la quale dopo aver sentito o letto che questa maggioranza si era lamentata per il fatto che il Piano paesaggistico veniva promosso dalla Giunta, dice: "Che cosa dovete dire se avete delegato tutto alla Giunta!" E questa maggioranza, che è prigioniera di questo Presidente, è costretta, appunto, a delegare qualsiasi cosa si voglia realizzare in questo Consiglio.
Ne deriva, dicevo, una situazione generale sempre più degradata, in cui viene messo pesantemente in discussione lo stesso principio fondamentale del bilanciamento dei poteri che dovrebbe rappresentare, e così in effetti è dove le cose funzionano correttamente, la solida architrave su cui poggiano le istituzioni. Qui, abbiamo visto, e ci sono state ripetute lamentele da parte della stessa maggioranza, che tutto è sbilanciato a favore del Presidente.
Dicevamo in apertura che l'esame del testo non ci porta a dire che siano stati superati questi precedenti negativi e che ci si sia posti definitivamente al riparo da un uso distorto dello strumento legislativo, costruito formalmente secondo percorsi amministrativamente corretti, ma progettato, in realtà, per andare a parare nella solita direzione, cioè a favore di un mondo culturale politicamente orientato, è indubbio, a sinistra, che dal Governo amico sa di poter trarre vantaggi economici per il solo fatto della comune appartenenza. Il testo appare, in altri termini, pensato più per chi fa il cinema che per chi va al cinema! Quasi che il numero dei biglietti staccati nelle sale di proiezione fosse un optional, un particolare di nessuna importanza, tanto il prodotto è già stato pagato profumatamente dal denaro pubblico!
E' vero che questa è una materia che non appassiona nessuno, infatti vorrei che tutti andaste a prendervi un caffè, così forse produrrete qualcosa di più consistente. C'è un posto di ristoro qua vicino e forse vi conviene maggiormente! Ma il protocollo impone che io parli, quindi parlo all'Assessore che mi auguro che almeno un po' di attenzione la possa dedicare! Comunque è un vezzo costante dei componenti di questo Consiglio uscire dall'aula appena terminato il proprio intervento. Ci aspettiamo che rimangano in aula soltanto quelli che dovranno intervenire successivamente, e non perché si siano appassionati all'argomento in discussione.
Molti temi non appassionano e neanche questa legge sul cinema appassiona, lo dimostrano mille situazioni che si sono verificate in quest'Aula. Quindi, sotto questo profilo, dicevo, non possiamo che definire improprio il riferimento della relazione a numerose opere di cineasti sardi, carichi di riconoscimenti della critica, ottenuti in rassegne o manifestazioni specializzate, e altrettanto poveri di consensi presso il pubblico che frequenta le sale cinematografiche. Ricordiamo tutti le polemiche per le innumerevoli opere riconosciute di interesse nazionale dal Ministero dei beni culturali, governato dalla sinistra, e mai entrate nel circuito delle sale cinematografiche. Alcuni registi isolani, e non è il caso di fare nomi, ma il senso del discorso credo che sia comprensibile ai più, devono la loro notorietà più alle fiction delle reti Mediaset, pur essendo essi stessi politicamente schierati a sinistra, che alle produzioni pubbliche. A dimostrazione del fatto, se ce ne fosse bisogno, che la strada è e deve restare quella del pluralismo culturale, della professionalità e del merito, senza storcere il naso davanti al mercato, perché anche la cultura non può essere privilegio di pochi intellettuali illuminati, ma deve saper parlare alle persone e possibilmente farle anche riflettere su determinati aspetti della realtà che ci circonda.
Fermo restando questo caposaldo, rispetto al quale non ci sentivamo e non ci sentiamo sufficientemente garantiti, resta da chiedersi se la Sardegna possa avere un ruolo nel mondo del cinema e nel panorama in genere della comunicazione audiovisiva. La legge non offre, da questo punto di vista, risposte convincenti, proprio perché, come dicevamo, privilegia di fatto chi fa il cinema piuttosto che chi va al cinema. Non si parla, ad esempio, dei legami tra cinema e letteratura, dimenticando il fatto fondamentale che il cinema è molto spesso, se non quasi sempre, la proiezione con altri mezzi di storie che nascono da opere di narrativa e che successivamente vengono tradotte in sceneggiature adatte allo strumento cinematografico. Non si parla ancora di fiction, cioè di prodotti a cavallo fra la televisione e il cinema, che sono stati riscoperti in Italia da non molti anni e che rappresentano, oggi, uno dei fiori all'occhiello della cultura nazionale, la quale principalmente grazie a questo tipo di prodotto ha riconquistato spazi importanti di mercato all'estero e ha, in un certo senso, liberato i palinsesti televisivi dalla preponderante presenza di serie realizzate in America e persino in Sud America. Fra poco arriveranno quelli dell'India. Abbiamo appreso, anche in un recente servizio della televisione pubblica, che in India si producono oltre mille film all'anno e che gli indiani, pur essendo molto bravi, addirittura fanno la fila per andare al cinema, come facevamo noi negli anni Cinquanta. Oggi, in Sardegna, non si vedono certo code di questo genere.
Non si parla, inoltre, delle opportunità che la Sardegna può offrire al mondo del cinema e della fiction attraverso la location, cioè l'individuazione dei siti in cui realizzare le opere. Eppure, con poca sensibilità da parte della Regione, la nostra Isola, che costituisce uno splendido scenario naturale per la comunicazione audiovisiva, è continuamente prescelta da grandi case di produzione che hanno realizzato opere di vario genere, senza dimenticare fra queste la comunicazione pubblicitaria, che la sinistra continua scioccamente a demonizzare nonostante si tratti di prodotti di elevatissima qualità, che entrano nelle case di milioni di italiani e molto spesso sono proposti con successo anche all'estero. Certo, la bellezza della Sardegna resta molto attraente per chi opera in questo settore, ma si potrebbe fare molto di più se gli specialisti esterni di queste produzioni trovassero da noi un ambiente più accogliente e strutture di supporto dotate di buona professionalità.
Il testo della legge risulta carente anche sotto questo profilo, perché sembra privilegiare il cosiddetto prodotto locale, quasi che questo da solo avesse i numeri e le potenzialità per diventare l'ombelico del mondo! E' un errore di prospettiva che potrebbe vanificare l'intero impianto della legge laddove non si immagini un percorso graduale fatto di crescita e di relazione con le realtà più avanzate, ma piuttosto un misto di provincialismo che strizza l'occhio ai tanti amici che sanno di aver trovato l'occasione giusta.
E ancora, manca del tutto un riferimento al ruolo del servizio pubblico svolto dalla Rai in Sardegna, che invece proprio in una regione a statuto speciale avrebbe dovuto essere coinvolta nelle produzioni più legate alla storia e alla cultura dell'Isola e in generale all'identità regionale. I raffronti con le altre esperienze della Rai in altre regioni a statuto speciale avrebbero dovuto essere materia non solo di rivendicazione nell'ambito del nuovo contratto di servizi, ma anche meritevoli di attenzione e di considerazione legislativa.
Presidente, mi scusi, un po' di decenza ci vuole. Stiamo facendo una legge per i sardi, se non serve chiudiamo la riunione e ce ne andiamo a casa.
PRESIDENTE. Lasci fare alla Presidenza, onorevole Moro, grazie. Prego i colleghi che intendono interloquire di farlo fuori dell'Aula. Chi rimane in aula deve ascoltare chi sta intervenendo, grazie.
MORO (A.N.). No, può anche non ascoltare, non è una prerogativa, può anche mettere in folle il cervello!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Moro!
MORO (A.N.). Scorgiamo in questa legge un vizio di fondo che non ce la fa apprezzare, abbiamo sentore di un vecchio sistema in cui l'operato pubblico si limita al facile ruolo di dispensatore dei contributi, forse perché non vuole o non sa guardare più avanti. Non vuole o non sa confrontarsi sul serio con un mondo in continua evoluzione, con l'umiltà di chi, arrivato per ultimo, ha soprattutto il dovere di imparare cercare di prendere il meglio da altre situazioni più avvantaggiate o più avanzate.
E' un limite culturale, a nostro giudizio, di una sinistra che crede di essere la sola depositaria della cultura anche nel cinema e che, però, rifiuta di misurarsi con una società che è molto più complessa e che pone molte più domande rispetto agli stereotipi ideologici di un tempo. In definitiva, Assessore, questa legge nasce zoppa e produrrà pochi risultati concreti, le è stato detto anche questo da parte di qualche collega. Speriamo che essendo pochi non siano anche sempre i soliti, ma molti elementi ci portano a dubitarne fortemente.
Noi abbiamo presentato due emendamenti, che considero superflui soprattutto alla luce di quanto è avvenuto in questi due anni nei confronti degli emendamenti presentati dal centrodestra. Li dovrò sostenere, perché presentati dalla mia parte politica, ma non penso che sia il caso neanche di discuterli. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Come mio solito non ho preparato uno scritto e me ne dispiaccio. Probabilmente non seguirò un filo logico, come invece hanno fatto altri colleghi anche questo pomeriggio. Certamente cercherò di approfondire alcune parti, dando qualche suggerimento, se mi è consentito, anche in questa discussione che riguarda una normativa che credo mancasse nel contesto della legislazione sarda.
Debbo dare atto alla professoressa Cerina di essere stata capace, con la relazione introduttiva, di dare il la al dibattito di questo pomeriggio. Pur tuttavia esiste ancora qualche problema all'interno di questa proposta di legge, che va esaminata con più attenzione, con più delicatezza rispetto a quanto è stato fatto in Commissione. Di questo mi assumo la mia parte di responsabilità quale componente dell'ottava Commissione. L'onorevole Moro per due volte ha fermato il suo interloquire, lamentando il fatto che probabilmente c'era poca attenzione nell'Aula. Ed è vero, forse sono in difetto anch'io. Non abbiamo sentito, ripeto, forse perché quando si tratta di cultura l'interesse viene meno, quel ragionamento che invece deve essere posto all'attenzione dei sardi non solo sulla valenza culturale, ma anche sulle potenzialità economiche e occupazionali di questa legge, in un contesto che non è dei più facili.
Io mi auguro che l'approvazione della seconda legge sulla cultura non ci tolga l'onorevole Assessore che sinora ci ha accompagnati, perché mi sembrava una delle persone che potevano "prendere il volo", ma l'approvazione subitanea di queste due leggi credo abbia permesso la crescita di un personaggio che ha consentito di dibattere argomenti importanti e di vivere dei momenti culturali.
Per quanto riguarda la Film commission, il dibattito non è iniziato oggi, ma qualche anno fa. Stiamo parlando di una cosa importante. Si è citata qualche esperienza lontana, ma vicina per il rapporto mediatico che oggi lega un continente all'altro, ci sono, però, regioni come Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, che hanno avuto esperienze di qualche anno che hanno dato risposte positive. Addirittura ricordo che in Lombardia il primo fatturato della Film commission di quella regione raggiunse la cifra di 10 miliardi di lire. Quella della Film commission è quindi un'esperienza carica di interessi, di possibilità, di capacità, di espressioni non solo culturali, ma, ripeto, anche economiche e occupazionali. Ma è un'occupazione che va attentamente valutata; è un'occupazione specialistica e quindi è importante avere una scuola di alta formazione per tutto quello che serve nella produzione e distribuzione cinematografica. C'è bisogno di capitali, c'è bisogno di finanziamenti e non deve essere il solo finanziamento pubblico a reggere le sorti di questa attività culturale, ma debbono essere richiamati capitali di investimento da parte di chi ha interesse a partecipare alla produzione cinematografica.
Una delle carenze che riscontro nella legge è proprio questa: non si ricerca appieno l'investimento finanziario da parte del privato, ma questa è una leva importantissima per sopperire alla carenza di disponibilità finanziarie da parte del pubblico. Noi viviamo una condizione data, che è quella per la quale dei giovani registi sardi, che poi non sono più neanche tanto giovani, che hanno avuto un exploit, la capacità di inserirsi nel circuito nazionale e qualcuno anche in quello internazionale, non hanno però utilizzato per le loro produzioni professionisti sardi, o perlomeno anche sardi. Io vi chiederei, e non cito neanche un nome perché li dovrei citare quasi tutti, di verificare se i costumisti erano in quei casi sardi o romani. Vi posso assicurare che ci sono figure professionali, in Sardegna, in possesso del titolo di laurea di secondo livello, che non sono state utilizzate, ovvero sono state sottoutilizzate, perché la produzione non volendo utilizzare professionisti sardi, si è portata appresso tutto il sistema donde veniva. Vorrei che qualcuno comprovasse quello che sto dicendo.
Allora, c'è la necessità non di scrivere che la produzione deve essere sarda, perché questo non basta, scrivere Film commission della Sardegna non basta, ma di fare in modo che la produzione sarda sia competitiva e quindi abbia figure professionali, ma sia anche in grado di assorbire le figure professionali sarde che sono andate fuori della Sardegna, perché qui non le hanno fatte lavorare! E questo vale anche per il Teatro di Cagliari, che ha le stesse figure professionali che può avere il cinema, perché è anche teatro di prosa. Bisogna, dunque, prestare attenzione anche a questo sistema e a questo "girare attorno" ad alte professionalità che non vengono utilizzate, perché stiamo parlando di occupazione e di risorse che restano in Sardegna.
In questo testo c'è un errore di fondo: si è voluta inserire la diffusione della cinematografia come se si trattasse di assistenza alle proiezioni cinematografiche o per la costruzione di sale cinematografiche. Ora, questo è importante perché c'è un ragionamento da farsi, ma in una prospettiva diversa. Si tratta, infatti, di un finanziamento volto a promuovere la cultura nei piccoli paesi, o in aggregati di piccoli paesi, e nelle zone interne, ma in maniera diversa da quanto può essere fatto all'interno del sistema di produzione e distribuzione della cinematografia sarda. Sono due aspetti diversi, che però oggi esistono e bisogna pensare a questa caratterizzazione non del tutto corretta all'interno di questa proposta che stiamo analizzando.
Non voglio entrare neanche minimamente nel discorso sul corto, medio o lungometraggio. Queste sono questioni tecniche legate alle regolamentazioni che il Consiglio regionale dovrebbe guardare con più distacco, con minore attenzione. Ciò a cui il Consiglio regionale dovrebbe invece prestare attenzione sono le norme di interesse generale, quelle che consentono di avere strutture innovative e adeguate a risolvere i problemi del settore.
E qui entra anche il ragionamento sulla diffusione e sulla presenza di rassegne, premi cinematografici e così via. Collega Davoli, io non mi spavento se si fanno molte rassegne, caso mai va fatta un'analisi dettagliata su quelle che hanno la capacità di richiamare l'attenzione a livello nazionale e internazionale. Va bene che ci sia ancora il premio Solinas a La Maddalena. Vogliamo che sia fatto in un certo modo o in un altro? Vogliamo che ci sia una rassegna cinematografica del Mediterraneo? E la vogliamo fare a Cagliari o a Nuoro, dove c'è l'Istituto etnografico sardo che già fa una cosa del genere? E' il caso, eventualmente, di recuperare qualche altro genere di rassegna cinematografica, oggi che abbiamo momenti di apertura nel Mediterraneo e ci poniamo veramente come fronte di raccordo tra la Mitteleuropa e il Maghreb, in una posizione che rappresenti la scuola egiziana, quella di Algeri, antecedente alla jihad, che era di alta cinematografia, e quella di Tunisi? Chi conosce anche questi aspetti della cinematografia nordafricana può capire che c'è la possibilità, se questo Consiglio regionale lo vuole, di recitare un ruolo diverso, molto diverso da quello che è precisato nella stessa legge, ed è quello di essere parte portante anche a livello nazionale di un discorso internazionale. Lo vogliamo o non lo vogliamo? C'è poi il ragionamento attorno al fatto che Rai Tre abbia produzioni che riguardano l'Isola, compresa una meravigliosa registrazione di tutto quello che faceva Radio Macomer, che devono essere acquisite al patrimonio della Regione sarda, come momento dell'istituto della cultura sarda, come sostenevo io stamattina. Credo sia importante il fatto che esistono dei filmati estremamente interessanti, risalenti ai primi anni di presenza della Rai in Sardegna, che recuperano uno spezzone di vita vissuta della Sardegna. Anche questi vanno riportati all'interno dell'istituto di cultura, ma non va dimenticata la Cineteca sarda-Società umanitaria: occorre riacquistare complessivamente tutto il patrimonio di questa società, un patrimonio immane! E questo non va fatto solo perché viene fissato in legge, ma perché si ha il convincimento che da lì può partire una storia diversa, una presenza diversa della Sardegna nel Mediterraneo, una proiezione demo-etnografica e antropologica dei fattori sociali e di sviluppo in Sardegna e nel Mediterraneo. Si può cioè fare una rassegna viva, partecipata sulla rivisitazione di un mondo passato, anche attraverso il restauro di pellicole che col tempo si sono rovinate.
Film commission è anche questo, non è soltanto fare un service, non è soltanto offrire un set che, già oggi, si prende tranquillamente chi viene a fare lo spot pubblicitario ora di questo ora di quell'altro prodotto nelle nostre bellissime spiagge o in qualche parte più significativa della Sardegna centrale. Film commission è offrire occasioni di sviluppo anche al popolo di Sardegna, che ha bisogno di occupazione, alle nostre risorse professionali, a chi ha studiato, ai giovani che hanno fatto sacrifici e sono andati al Dam di Bologna o a Milano o a Firenze o a Roma per studiare condizioni diverse e nuove per fare attività artistica e di avere professionalità che non sono state né utilizzate né poste in condizioni di esserlo in questo momento.
Torno sempre lì, perché se è vero, colleghi, il dato secondo cui in due anni si sono persi circa 3.000 posti di lavoro in Sardegna, noi dobbiamo recuperare in fretta questi posti di lavoro. E se questa è l'occasione, va finanziata in qualche modo.
Voi capite che il fatto che siano stati dati pochi danari dalla Regione per questa proposta - non è un'accusa all'Assessore - è significativo, ma proprio per questo ho esordito dicendo c'è bisogno di sviluppare un'azione diversa da quella che si è posta in campo, cercando di recuperare finanziamenti esterni, finanziamenti privati, convenzionamenti con le banche. La Banca Nazionale del Lavoro, per esempio, aveva un fondo per la cinematografia. Sono d'accordo con quanto ha detto Mario Diana, e cioè che non bisogna consentire che sia restituita solo una parte del finanziamento, per cui o ci sono garanzie assolute iniziali che il film sarà prodotto e distribuito, ponendo a tal fine condizioni pesanti, o altrimenti denaro pubblico non se ne dà, per non continuare a creare carrozzoni che non servono a niente. Su queste cose meditate. Non si tratta di un attacco della minoranza nei confronti della maggioranza; sono suggerimenti che dovrebbero farvi riflettere, perché è importante avere la possibilità di prendere dal mercato risorse finanziarie, ma c'è soprattutto la necessità di un rapporto diverso con le banche che lavorano nel nostro sistema creditizio.
Anche da questo punto di vista si poteva agevolare il sistema cinematografico che stiamo ponendo in piedi, ma soprattutto la capacità di iniziativa che hanno mostrato i registi sardi che oggi si sono fatti avanti. E sono convinto, anzi ne sono certo, che ci sono altri ragazzi ancora più giovani che noi dobbiamo aiutare affinché abbiano una possibilità che altri non hanno avuto, quella di avere una platea e un aiuto finanziario da parte del potere pubblico, ma soprattutto il riconoscimento che la loro capacità di avere l'arte nel cuore, nell'anima e nel cervello può dare ancora una volta alla Sardegna la possibilità di brillare nel campo della cultura, come è successo anche in altre circostanze.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi consiglieri, saremo circa quaranta e ci ritroviamo dopo che la proiezione di questo "film", diciamo, si era bruscamente interrotta. Quindi tutti a casa, adesso siamo in Aula per vedere le differenze tra la prima e la seconda proiezione di questa proposta di legge.
E' chiaro che la proposta può essere condivisa in tante parti, non foss'altro perché pone fine a un vuoto normativo, ed è grave che nella legislazione regionale ci sia stato per troppo tempo questo vuoto. Noi siamo d'accordissimo sulla necessità di porre ordine nel settore cinematografico, non foss'altro perché il cinema ha fatto conoscere la Sardegna nei circuiti nazionali e internazionali, e poi perché, con regole certe, può creare, appunto, occupazione innovativa. Ci sono anche delle distorsioni e, diciamo, delle imprudenze, perché in una relazione sarebbe opportuno non inserire nomi e cognomi di artisti, che io non sono in grado di giudicare, a differenza dei critici e di altri colleghi che hanno fatto recensioni. Io apprezzo tutti, però è inopportuno mettere nomi e cognomi, come è stato sottolineato, perché ingenera quel sospetto che si vogliano fare leggi ad personam, magari ai chierichetti che col turibolo incensano soprattutto il carro del vincitore, con più agilità di altri bravissimi artisti sono saltati su questo carro, e quindi vengono citati. Ma noi abbiamo anche altri artisti. Nessuno ha parlato di Columbu, figlio di sardista, può essere una distrazione, ma noi abbiamo l'ambizione non di fare leggi per coloro che ci scaldano affettuosamente in un periodo particolare, ma di fare leggi che anziché fotografare l'esistente, guardino con ambizione al futuro.
L'immagine di questa nostra Sardegna, soprattutto nel Settecento e nell'Ottocento, era diffusa dai viaggiatori, anche in modo spesso distorto; oggi il cinema, soprattutto per chi è meno avvezzo alla lettura, ha un effetto mediatico spaventoso. E allora, noi sardi, con questa vocazione alla specialità, come possiamo creare quelle figure professionali, quel lavoro? A proposito del film proiettato ultimamente in un canale della Rai, sinceramente ho detto che era una banale storia d'amore tra un uomo e una donna e nient'altro, perché tutto ciò che è la ricchezza dal punto di vista scenografico ce l'ha data la natura. La ricchezza ambientale non l'ha inventata nessun regista, e anche quel regista se l'è ritrovata lì. Quindi con grande severità dobbiamo pensare agli artisti che, in silenzio, con mille difficoltà, combattono contro gli storici mali endemici della Sardegna e soprattutto contro la cinematografia, che impedisce la crescita e l'accesso dei nostri professionisti. Uno di questi, Salvatore Niffoi, ha conseguito da poco, lo ricordava l'onorevole Cerina, uno dei premi più ambiti. Allora, perché una legge speciale, fatta da legislatori che dicono che l'identità e la specialità sono valori inestimabili, non deve pensare alla realizzazione di una filiera, per cui il prodotto del professionista, dell'artista sardo viene elaborato e poi proiettato nei circuiti nazionali e internazionali? Qui rimane la vera ricchezza.
In questa legge, secondo il nostro punto di vista, l'appiattirsi su chi produce e diffonde questa cultura cinematografica è un errore, perché sfavorisce i sardi, perché chi produce e diffonde ha il controllo ed entra anche nel merito, invece noi dobbiamo prevedere finanziamenti anche per questi artisti sardi. L'utilizzo della lingua sarda non è previsto, perché si fa un generico riferimento all'identità regionale. Ma, scusate, Mel Gibson ha usato una lingua morta, l'aramaico, per un film capolavoro, "The passion of the Christ" (La passione di Cristo) dove i centurioni parlavano in latino! Cioè, uno straniero ha dimostrato una sensibilità e un'onestà tali da ricreare veramente dal punto di vista identitario e ambientale tutte le condizioni, ed è stato rispettato fedelmente tutto. E noi che ci riteniamo Regione a Statuto speciale, assertori e difensori della lingua sarda, dimentichiamo una cosa così importante! Perché la nostra legge, la legge della Regione autonoma della Sardegna non deve favorire gli artisti che privilegiano l'utilizzo della lingua sarda? Ma questo è un modo per distinguerci, questo non vuol dire isolarci, su connottu, come fanno certi rancorosi, ancora oggi, nei confronti di questi grandi valori. La Sardegna, tutto ciò che riguarda la Sardegna deve essere privilegiato. Scambiavo quattro chiacchiere con l'assessore Dadea, prima ancora che entrassimo in aula. Anche lui condivide questo sogno, questa speranza, ma spetta a noi concretizzare i sogni.
Le regole certe: l'onorevole Cerina ricordava, durante l'esposizione della relazione, che rispetto alla prima proiezione erano stati recepiti alcuni emendamenti e non ricordava chi avesse emendato. I sardisti! Erano fortemente preoccupati, perché vedevano forti caratteri di illegittimità per ciò che riguarda i finanziamenti a coloro che devono creare i film e, se entro tre anni - come sosteneva prima l'onorevole Diana - non riescono a consegnare il prodotto finito, non possono trattenersi impunemente il 20 per cento nel conto corrente, perché chiunque, con un esposto al TAR oppure alla Corte dei Conti, può far saltare questa norma. Cioè, il legislatore deve essere più prudente: devono restituire tutto! E l'emendamento sardista che è stato recepito, lo ricordo, era quello che tendeva a impedire ai furbacchioni di fruire di altri benefici previsti dalla legge. Invece prima c'era questo affetto, questa generosità, perché quando c'è amicizia magari si esagera e per non creare traumi ossei o di altra natura si davano soldi a fondo perduto. Gravissimo, danaro pubblico, non nostro, perché noi dei nostri soldi possiamo fare l'uso che riteniamo più giusto. Quella norma era di una distorsione e di una miopia spaventose, quindi noi dobbiamo correggere positivamente e abbiamo espresso, tutto sommato, un parere quasi positivo su questa proposta di legge, perché finalmente si fa ordine in un settore così importante.
Ricordo che l'onorevole Simonetta Sanna, a proposito di un personaggio storico, Giovanni Maria Angioy, sul quale si vuole creare quasi un'onesta e giusta biografia, mi diceva che spesso le vicende che riguardano questi personaggi si basavano sulla maldicenza, sulla delazione, su rapporti epistolari creati proprio dai loro acerrimi nemici. Quindi, che idea distorta ci facciamo della storia? Ecco perché un legislatore attento deve sensibilizzare, deve avvertire, deve fare in modo che questa industria possa esplodere.
Io ho visto, nella fiction televisiva di cui si è parlato, un ex artista, oggi è un'artista, diciamo che era un aspirante artista, Giampaolo Loddo, che dal tormentone de "La bombola", l'unico capolavoro che era riuscito a fare negli anni Ottanta, credo, ha subito una evoluzione fino a impersonare il padre di quella ragazza che si era perdutamente innamorata del carabiniere. E vedere questa evoluzione, questa mimica, questa faccia di un attore quasi consumato mi incoraggia, dico: chissà quanti sardi ci sono che, con le nostre attenzioni, con l'oculata canalizzazione delle risorse pubbliche possono entrare nei circuiti internazionali per rappresentare, come ambasciatori di una delle arti più belle, quella cinematografica, la Sardegna.
Sabatini è entusiasta, vedo che annuisce con una precisione quasi spaventosa!
Quindi questa proposta di legge arriva tardi, ma può essere ancora perfezionata. Noi ci siamo permessi di presentare una ventina di emendamenti, molti dei quali tendono, appunto, a rimediare a questa disattenzione. Ci auguriamo che questa legge, verso la quale nutriamo rispetto e un certo plauso, possa essere esitata dopo che anche i nostri emendamenti saranno stati metabolizzati. Finalmente il risultato politico è che si colma un vuoto spaventosamente grave della nostra regione.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Onorevoli consiglieri, è difficile introdursi in questo dibattito così variegato, ma per qualche verso, in qualche tratto, anche un po' distratto.
PRESIDENTE. Mi scusi, Assessore. Onorevole Giorico, onorevole Diana, per cortesia! Prego, Assessore.
PILIA, Assessore tecnicodella pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Vorrei riprendere alcune cose che sono state dette, seguendo però una traccia che ho in testa e che vuole rappresentare il significato che la Giunta attribuisce a questa legge.
Intanto, c'è un elemento di sostanziale condivisione che ci unisce tutti: la legge è necessaria. Non abbiamo una legge sul cinema, ci sono molte aspettative ed è ora, appunto, che la Regione si assuma qualche responsabilità e cominci a dire che cosa vuole fare anche in questo ambito.
Si diceva che nessuna legge è perfetta, ma credo che questo non debba essere motivo di demerito. Un'affermazione di questo tipo è stata fatta dall'onorevole Cerina, e credo che vada apprezzata la disponibilità al miglioramento e anche la modestia con cui questa affermazione è stata fatta. D'altra parte credo che tutti siano consapevoli che non c'è nulla di perfetto e che tutto è perfettibile, e il compito di quest'Aula e di tutti noi è anche quello di contribuire a migliorare, nell'interesse della generalità, anche questo testo di legge.
Si è parlato ripetutamente, negli interventi, delle due anime di questa legge che toccano sia gli aspetti culturali sia quelli della produzione cinematografica, e credo che si possa convenire sul fatto che anche questa legge può dare l'avvio non soltanto alla crescita professionale degli operatori in questo settore (che sono ancora molto pochi e tutto sommato giovani come professionalità), ma anche potenziare, come si diceva, la Sardegna come set cinematografico. Il che non vuol dire soltanto usufruire dei paesaggi cartolina un po' stereotipati che abbiamo visto nella fiction di Franco Bernini, ma anche veicolare la cultura, l'identità sarda e far conoscere oltre alle coste, i centomila paesaggi, anche umani, che la Sardegna può offrire. E a questo proposito convengo con quanto ha detto, per esempio, l'onorevole Sanjust, che è stato ripreso anche da altri intervenuti del centrosinistra, e cioè che forse la legge dovrebbe prestare un'attenzione in più proprio al mondo delle fiction, degli sceneggiati, che nel testo che abbiamo portato in Aula vengono assimilati ai talk show e altro. Perché dico questo? Perché l'esperienza di altre regioni, e in particolare di altre Film commission, ci dice che l'indotto portato dalle fiction televisive è notevole, non soltanto per l'ampiezza dei canali distributivi attraverso i quali esse vengono circuitate, ma anche per la loro capacità di portare lavoro laddove i film vengono girati. Pensate che il famoso sceneggiato "Elisa di Rivombrosa", che è andato in onda ripetutamente su Mediaset e che è stato sostenuto dalla Film commission Piemonte, a fronte di un investimento di poco più di 4 milioni di euro - non erano pochi, per noi sarebbe un costo quasi insostenibile - ha avuto un indotto economico nei luoghi in cui è stato girato di ben 750 milioni di euro, creando oltretutto un'ulteriore possibilità connessa al sostegno delle produzioni cinematografiche. Mi riferisco alla promozione del turismo culturale cinematografico, in base al quale i luoghi, soprattutto quelli più ambiti, più conosciuti, diventano meta - come la villa di quello sceneggiato - di incessanti pellegrinaggi, anche se sembra ridicolo dirlo, da parte del pubblico televisivo.
La legge prevede, com'è giusto che sia, una serie di contributi, di sostegni finanziari a questo mondo, che non è un mondo ricco e che comunque non è stato mai sostenuto dal danaro regionale, se non in maniera frammentaria e del tutto estemporanea. Quindi si prevede un sostegno alla sceneggiatura, ai corto, ai medio e ai lungometraggi. A proposito di questi ultimi, vorrei dire che la legge non fa esplicito riferimento a delle definizioni, perché rimanda alle definizioni previste nel decreeto legislativo numero 28 del 2004, che è un po' il fratello del Codice Urbani e che è il codice, sempre fatto da Urbani, che prevede regolamentazioni in ambito cinematografico. Quel decreto legislativo dà tutta una serie di definizioni che ci è sembrato ridondante riproporre nel testo di questa legge.
Siamo consapevoli, e nel corso dei lavori della Commissione se ne è ripetutamente parlato, della necessità di individuare - e in questo senso forse qualche emendamento lo potremmo prendere in considerazione - in maniera più precisa, che quindi non dia adito ad ambiguità o imprecisioni, i criteri di valutazione. Per esempio, per quanto riguarda la commissione che valuta i progetti si è già presa in considerazione la possibilità di inserire una figura che oltre alla qualità sia in grado di misurare correttamente la sostenibilità economico-finanziaria dei progetti presentati alla Regione.
Credo di poter dire, a nome della Giunta e, scusate se mi allargo un po', anche a nome della Commissione consiliare, che c'è la massima disponibilità a prendere in considerazione tutti i suggerimenti che possono aiutare a migliorare questo testo di legge, senza prevenzione o pregiudiziali da parte di nessuno e nei confronti di nessuno.
Vorrei spendere una piccola parola su una parte della legge che ha trovato poco spazio nei vostri interventi e che invece a me pare ugualmente importante, ed è quella che è stata inserita proprio dalla Commissione nel Capo IV bis e che parla di diffusione dell'esercizio cinematografico. Anche questa occasione è stata buona, credo, per la Sardegna per normare uno degli aspetti legati al cinema che non aveva una norma, per la quale, però, noi abbiamo preso in considerazione delle leggi molto recenti: la legge della Toscana, che è del 2004, quella della Liguria, che è del maggio 2006, e quella dell'Emilia Romagna, che è stata approvata proprio durante l'estate, il 28 luglio 2006. Perché le Regioni normano in questo ambito? Normano in questo ambito perché il decreto legislativo di Urbani sul cinema aveva rivendicato la potestà statale e anche competenze che entravano nel merito della regolamentazione dell'esercizio cinematografico in casa delle Regioni.
L'articolo 22 di questo decreto legislativo è stato impugnato da alcune Regioni a anche dal Comitato delle Regioni, che hanno vinto di fronte alla Corte costituzionale, che ha riconosciuto che questa è materia concorrente Stato-Regione e in base a questa norma le Regioni stanno legiferando. Perché credo che sia importante questa norma? Intanto perché al momento noi viviamo, in assenza di norme, in una sorta di giungla e se siamo convinti che il cinema abbia un ruolo non soltanto di espressione artistica anche alta, ma anche di educazione, di comunicazione, dobbiamo porci il problema che abbiamo paesi molto piccoli, zone molto periferiche e lontane, e in Sardegna, come del resto in altre regioni d'Italia, vanno diffondendosi le cosiddette multisale, che spesso comportano investimenti finanziari massicci e che però depauperano assolutamente i centri storici delle città o i piccoli centri. Quindi una norma che sia attenta alla centralità dello spettatore, ma anche alla pari opportunità garantita in tutte le zone dell'Isola, piccole e grandi, e che sostenga oltre alle grandi sale anche i cineclub o comunque le associazioni culturali che offrono la possibilità a giovani e adulti di vedere un film, credo che sia molto importante. Non trascuriamo il fatto che molte di queste sale cinematografiche che si diffondono anche in Sardegna si trovano sempre nelle periferie delle città e che la popolazione sarda, come tutte, sta invecchiando velocemente e quindi, di fatto, stiamo anche precludendo la possibilità di andare al cinema a chi non ha mezzi per recarsi in periferia, a chi non ha la possibilità di utilizzare i mezzi pubblici o non guida più la macchina perché è anziano. E devo dire che anche in Sardegna, sebbene non si assista alla chiusura di molte sale cinematografiche (ma dal 2004 ad oggi ne sono state chiuse sei), se non c'è una legge che tuteli anche le piccole realtà o le molteplici opportunità da offrire alla popolazione, ci troveremo magari con tante multisale concentrate nelle grandi città.
Da ultimo, colgo l'appello che veniva dall'onorevole Moro, che ho ascoltato con attenzione e che faceva richiamo al pluralismo culturale e alla professionalità. Io credo che questi siano due dei fattori che guidano questa legge e quindi penso che quando discuteremo gli emendamenti e più approfonditamente ogni singolo articolo, ci sarà modo di dimostrare che l'intenzione c'era tutta e che se forse non siamo riusciti a esplicitarla con le parole nel modo migliore siamo disponibilissimi a fare le precisazioni che saranno necessarie. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per chiedere una sospensione di circa mezz'ora, perché abbiamo l'esigenza, come maggioranza, di concordare gli emendamenti.
Mi permetto anche di suggerire, qualora lei lo ritenesse opportuno, che subito dopo, diciamo alle 20 e 15, si può riunire la Commissione, in modo informale, per esaminare gli emendamenti, così avremo un percorso più agevole nella giornata di domani.
PRESIDENTE. Quindi sospendiamo direttamente la seduta e rinviamo i lavori a domani mattina?
BIANCU (La Margherita-D.L.). Sì, rinviamo il passaggio all'esame degli articoli a domani mattina. Chiedo una riunione informale della Commissione.
PRESIDENTE. Una riunione informale della Commissione per iniziare a esaminare gli emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Direi di mettere ai voti la proposta del collega. Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, voleva intervenire? Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole Capelli, la votazione si può fare soltanto per alzata di mano, per cui mantiene la richiesta?
Onorevole Artizzu, su che cosa intende intervenire?
ARTIZZU (A.N.). Avevo già chiesto la parola.
PRESIDENTE. E io infatti le ho chiesto prima su che cosa intendeva intervenire.
ARTIZZU (A.N.). Ma io non ho avuto occasione di risponderle, Presidente.
PRESIDENTE. Ha risposto, dicendo che intendeva avanzare la stessa richiesta dell'onorevole Capelli.
ARTIZZU (A.N.). Non ho assolutamente aperto bocca!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). Assolutamente no, io attendevo che lei mi desse la parola.
PRESIDENTE. Io le ho chiesto se intendeva intervenire.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, non ci siamo capiti.
Chiedo la verifica del numero legale, Presidente.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggia la richiesta il consigliere Capelli.)
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale, con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Sono presenti 59 consiglieri, per cui siamo in numero legale.
(Risultano presenti i consiglieri: Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - La Spisa - Lai - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Mattana - Meloni - Milia - Murgioni - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Porcu - Randazzo Vittorio - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Vargiu.).
Onorevole Capelli, mantiene la richiesta?
CAPELLI (U.D.C.). No, va bene la proposta dell'onorevole Biancu.
PRESIDENTE. Prego i Gruppi di impegnarsi a presentare gli emendamenti entro le ore 20 e 30 di questa sera. Alla stessa ora è convocata informalmente l'ottava Commissione per l'esame degli emendamenti stessi.
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore19 e 22.
[s1]S.p.A.
[s2]"L'ultima frontiera" fiction RAI di F. Bernini
[s3]non in corsivo non è una parola straniera ma un italianismo
Allegati seduta
Testo della mozione annunziata in apertura di seduta
Mozione Pisu - Barracciu - Serra - La Spisa - Marrocu - Dedoni - Biancu - Porcu - Atzeri - Licheri - Caligaris - Farigu - Balia - Capelli - Giagu - Ladu - Artizzu - Davoli - Cherchi Oscar - Cugini - Salis - Rassu - Ibba - Uras - Fadda - Lanzi - Marracini - Masia - Licandro - Sanna Alberto - Amadu - Sanna Simonetta - Vargiu - Pisano - Pittalis - Cassano - Pinna - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Sabatini - Cucca - Floris Vincenzo - Cerina - Moro - Cocco - Frau - Cappai - Pacifico - Corrias - Scarpa - Gessa - Milia - Lombardo - Cherchi Silvio - Sanna Franco - Liori - Calledda - Randazzo Alberto - Corda - Sanna Matteo - Lai - Orrù - Pirisi - Manca - Sanjust - Mattana - Cachia - Bruno - Petrini - Biancareddu - Sanciu - Giorico - Randazzo Vittorio - Murgioni sull'ammodernamento ed il potenzia-mento delle linee ferroviarie della Sardegna ed in particolare delle tratte turistiche servite dal "Trenino verde".
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- la società Ferrovie della Sardegna (FdS) versa da tempo in una condizione di grave crisi, che ha portato ad una costante diminuzione del personale, passato nel decennio da 2.200 a 1.400 unità, mentre la progressiva obsolescenza del materiale rotabile ha determinato una crescente difficoltà ad assolvere alla domanda di mobilità, sia nel trasporto passeggeri che sulle tratte turistiche;
- in conseguenza dell'irrisolta situazione di crisi, il numero di treni assicurati al servizio turistico è progressivamente calato dai 1.300 del 2002 ai 988 del 2005, mentre anche l'avvio dei servizi turistici è progressivamente slittato dal marzo 2004 all'aprile 2005 sino al giugno 2006, sino al paradosso di rinunciare a soddisfare la domanda proveniente dalle scuole;
- nel corso del 2006, ai problemi relativi alla carenza di materiale rotabile si sono aggiunti quelli relativi al blocco del turnover ed alla conseguente carenza di personale viaggiante e pertanto la linea Mandas-Arbatax è stata attivata solamente per sei giornate alla settimana, la linea Tempio-Palau solamente per due giornate alla settimana, mentre sulla linea Isili-Sorgono è addirittura in via di sospensione il servizio turistico;
- la situazione è peggiorata dal fatto che la legge finanziaria dello Stato per il 2006 (comma 15 dell'articolo l della Legge n. 266 del 2005) ha ridotto di quasi il 30 per cento le risorse destinate alle gestioni governative, addossando il 73 per cento di tali tagli alla Sardegna (20.641.000 euro su 28.297.930 euro) e che in particolare per le Ferrovie della Sardegna, a fronte di un fabbisogno pregresso pari a 62.818.000 euro vengono invece effettuate assegnazioni pari a 46.259.000 euro con un taglio di 16.559.000 euro (-26 per cento);
- in conseguenza di tali tagli, la direzione generale delle Ferrovie della Sardegna ha trasferito 37 unità di personale dalla tratta Isili-Sorgono alla tratta Mandas-Cagliari, mantenendo sulla Isili-Sorgono solamente l'attività di "sorveglianza", peraltro con dubitabile efficacia sugli equilibri economici dell'azienda, gravata da 1.400 dipendenti;
- tutto ciò costituisce la premessa per il definitivo abbandono dell'intera tratta Isili-Sorgono;
CONSIDERATO che, d'altra parte:
- attorno ai flussi turistici delle linee ferroviarie montane sono sorte, soprattutto nelle zone interne, numerose iniziative imprenditoriali, rivolte alla ristorazione, all'accoglienza ed alla valorizzazione dell'esteso patrimonio archeologico, storico, naturalistico e ambientale, consentendo di far nascere e crescere un'economia indotta che rappresenta una importante occasione di sviluppo per un territorio ad elevato spopolamento e con poche altre alternative economiche e di lavoro;
- l'utilizzazione delle linee ferroviarie turistico-montane della Sardegna risulta in costante aumento, passando dai 9.000 viaggiatori/anno del 1993 agli 83.000 del 2004;
- nonostante l'assenza di una adeguata attività di promozione, risulta presso gli uffici delle Ferrovie della Sardegna, una quantità di domanda di trasporto turistico inevasa complessivamente stimabile in almeno 20.000 unità;
VISTE le notizie relative:
- al potenziamento dei servizi ferroviari nella vicina Corsica, per la quale lo Stato francese, a fronte di 250.000 abitanti, ha disposto un programma di investimenti per l'ammodernamento della linea e l'acquisizione di nuovo materiale rotabile panoramico, per complessivi 250 milioni di euro;
- alla riapertura, nel 2005, in Val Venosta (Alto Adige), con grande successo, di una linea ferroviaria chiusa da oltre un decennio;
RICHIAMATA la necessità di completare il processo di trasferimento delle Ferrovie della Sardegna dallo Stato alla Regione nei tempi più celeri e con l'impegno di adeguate risorse finanziarie, come previsto già nell'intesa Stato-Regione del 1999, che sul punto non ha avuto però concreto seguito;
EVIDENZIATA l'attenzione posta dalle amministrazioni locali e da numerosi operatori economici privati alla promozione del "Trenino verde", com'è dimostrato anche della quantità di progetti presentati da numerose amministrazioni locali ai laboratori territoriali, dei quali è stata accertata la coerenza con le direttrici di sviluppo della progettazione integrata;
VISTO l'impegno già posto dalla Regione sarda non soltanto per l'ammodernamento delle tratte ferroviarie a maggiore valenza urbana, ma anche per la riqualificazione di tracciati ferroviari turistico-montani, come risulta dalle modifiche al complemento di programmazione approvate dal Comitato di sorveglianza del POR Sardegna nel maggio 2006 e dall'emanazione del bando per la redazione dello studio relativo alla "Valutazione dello stato di conservazione e della consistenza e stima dei beni e delle risorse relative alle ferrovie in concessione";
RITENUTO pertanto che, nell'ottica della coesione e del riequilibrio territoriale, sia necessario dare coerenza e continuità ad una politica volta ad affermare il binomio ferrovie-territorio come elemento capace di orientare significativi flussi turistici verso le aree dell'interno, contribuendo all'allungamento della stagione e potenziando l'integrazione con le aree costiere,
impegna la Giunta regionale
1) ad intervenire presso la direzione delle Ferrovie della Sardegna e presso il Ministero competente per bloccare il trasferimento delle 37 unità operanti sulla Isili-Sorgono, mantenendo in esercizio la tratta;
2) ad intervenire in tutte le sedi amministrative e politiche, ed in particolare presso la Conferenza Stato-regioni e i Ministeri dell'economia e delle infrastrutture, al fine di ottenere il reintegro delle risorse tagliate dalla finanziaria 2006 e la deroga al blocco del turnover;
3) ad inserire l'argomento della rete delle ferrovie in concessione, ed in particolare delle tratte turistiche, entro la nuova intesa Stato-Regione;
4) ad assumere la decisione di promuovere, d'intesa con gli enti locali interessati e gli operatori privati, un progetto regionale di valorizzazione del "Trenino verde", attivando sin da subito:
- un'azione di promozione delle linee turistiche, in particolare presso le scuole ed i principali operatori turistici;
- un processo di adeguamento della linea e di potenziamento del materiale rotabile, fondato su nuove carrozze panoramiche e sul ripristino delle storiche locomotive a vapore. (90)
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