Seduta n.94 del 24/05/2005 

XCIV Seduta

Martedì 24 Maggio 2005

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 17 e 16.

CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 7 Aprile 2005 (89), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Nicolò Rassu ha chiesto congedo per la seduta del 24 maggio 2005. Poiché non ci sono opposizioni il congedo s'intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 27 aprile 2005.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Norme urgenti in materia di espropriazione per pubblica utilità". (136)

(Pervenuto il 6 maggio 2005 ed assegnato alla quarta Commissione.)

"Norme in materia di qualità dell'aria". (137)

(Pervenuto il 12 maggio 2005 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Modifica all'art. 21 della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20 (Semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento degli enti strumentali della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico nell'ambito regionale". (140)

(Pervenuto il 18 maggio 2005 ed assegnato alla prima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

DEDONI - VARGIU - CASSANO - PISANO: "Istituzione di una rete museale dell'emigrazione". (138)

(Pervenuta il 13 maggio 2005 ed assegnata all'ottava Commissione.)

PACIFICO - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - LAI - MATTANA - ORRU' - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Norme per l'introduzione dell'alimentazione biologica nelle mense scolastiche della Sardegna". (139)

(Pervenuta il 16 maggio 2005 ed assegnata alla settima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione BIANCU sul grave abuso praticato dalla SOGAER società di gestione dell'aeroporto di Cagliari-Elmas nei confronti delle ditte private concessionarie dei parcheggi custoditi esterni prospicienti la stazione aeroportuale". (169)

(Risposta scritta in data 16 maggio 2005.)

"Interrogazione SERRA sulle iniziative da assumere per garantire, organizzare e regolamentare l'attività della divisione di chirurgia d'urgenza del presidio ospedaliero Marino di Cagliari". (112)

(Risposta scritta in data 18 maggio 2005.)

"Interrogazione SANCIU sull'espletamento della gara d'appalto per l'affidamento della gestione e manutenzione degli impianti di potabilizzazione e depurazione dell'Esaf". (115)

(Risposta scritta in data 18 maggio 2005.)

"Interrogazione BALIA - MASIA sulla mancata emanazione del IV bando di cui all'articolo 1 della legge regionale n. 36 del 1998 (Politiche attive sul costo del lavoro)". (116)

(Risposta scritta in data 18 maggio 2005.)

"Interrogazione AMADU sul mancato accreditamento al Comune di Sassari dei fondi della legge n. 162 del 1998 a favore di persone con handicap grave". (135)

(Risposta scritta in data 18 maggio 2005.)

"Interrogazione CAPELLI sulle incompatibilità di alcuni dirigenti dell'Amministrazione regionale". (188)

(Risposta scritta in data 18 maggio 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CHERCHI OSCAR, Segretario:

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla costruzione del pontile nel Porto Palma dell'isola di Caprera". (219)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulle "allegre spese" per consulenze alla Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari". (220)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'assunzione di un professionista da parte del manager della ASL n. 1 di Sassari". (221)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rispetto della legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7". (222)

"Interrogazione SANCIU - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi dell'azienda conserviera Palmera e sul mantenimento dei livelli occupazionali, in relazione al piano di risanamento finanziario in atto e al previsto piano industriale per il triennio 2005-2008". (223)

"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'Amministrazione regionale". (224)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di una soluzione per evitare esuberi fra i lavoratori delle ditte d'appalto dell'ESAF". (225)

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del servizio di radiologia del poliambulatorio di Via Zanfarino a Sassari". (226)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CHERCHI, Segretario:

"Interpellanza URAS - CHERCHI Silvio - DAVOLI - PISU - CALLEDDA - PACIFICO sul peso rilevante di servitù militare che interessa vaste aree territoriali della Sardegna, e in particolare le zone costiere, tra cui quelle di capo Teulada, ove sono anche inibite, per gran parte dell'anno, le attività di pesca". (84)

"Interpellanza URAS - DAVOLI - PISU sulla situazione debitoria nella quale versano le aziende agricole sarde e sulla continuazione delle azioni di riscossione forzata del credito su iniziativa degli istituti di credito". (85)

"Interpellanza LA SPISA - SANJUST sul tema delle ultime decisioni della Giunta regionale in tema di formazione professionale". (86)

Discussione delle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente; prima di iniziare il mio intervento vorrei che la Presidenza chiarisse, rispetto all'articolo 2 della legge numero 8, che prevede il piano paesaggistico regionale come obiettivo finale, come si debba pronunciare il Consiglio regionale sulle linee guida.

Io chiederei che questo fosse prioritariamente valutato dall'Assemblea e quindi conseguentemente, se lei lo riterrà opportuno, anche dalla Conferenza dei Capigruppo, per chiarire in che forma si debba pronunciare il Consiglio sull'atto presentato e se si debba proporre - come io credo - un ordine del giorno che approvi o modifichi o integrri queste linee guida.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, noi abbiamo valutato in quale modo, ai sensi del comma 7 dell'articolo 2, debba esprimersi il Consiglio regionale sulle linee guida e riteniamo che debba pronunciarsi attraverso un ordine del giorno che approva o non approva le linee guida. Questa è la nostra opinione; se c'è bisogno di riunire la Conferenza dei Capigruppo per approfondire questo aspetto è bene che venga chiesto formalmente, ma a noi pare abbastanza fondata questa interpretazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo, Presidente, una breve sospensione di cinque minuti per verificare la possibilità di presentare un altro ordine del giorno.

PRESIDENTE. Va bene, accordo la sospensione di cinque minuti, la seduta riprenderà alle 17 e 35.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 27, viene ripresa alle ore 17 e 35.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di riprendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, noi abbiamo interrotto la seduta precedente con l'impegno che il documento presentato dall'Assessore della Pubblica istruzione e dall'Assessore degli Enti locali andasse in Commissione per un'analisi approfondita e tornasse in Aula per la discussione generale.

Ritengo che sarebbe opportuno, prima di iniziare il dibattito, sentire per voce, presumo, del Presidente della Commissione o dei componenti, che tipo di lavoro è stato svolto in Commissione e quali siano le conclusioni alle quali si è pervenuti.

PRESIDENTE. Lei ricorda bene, onorevole Capelli. Io non ho nessuna difficoltà, se il Presidente della Commissione vuole riferire i contenuti del lavoro della Commissione, a dargli la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, io non ho difficoltà a prendere la parola per riferire quanto è stato deciso dalla Commissione. Come i colleghi sanno, tra l'altro, questo passaggio in Commissione forse è un po' irrituale, visto e considerato che il comma 7 dell'articolo 2 dice, appunto, che il Consiglio si deve pronunciare nel merito delle linee guida illustrate all'Assemblea.

Voglio ricordare, i colleghi del centrodestra erano presenti, che dopo un interessante dibattito, a seguito di una serie di domande che sono state poste all'assessore Sanna, domande di chiarimento, la minoranza ha ritenuto di dover trasferire in Aula il confronto sul merito del documento. Io devo dire che negli interventi che ci sono stati da parte della maggioranza, ma anche da parte, se non ricordo male, dell'onorevole Murgioni, e di qualche altro, non sono state mosse delle critiche di fondo alle linee guida, e da parte della maggioranza c'è stato un sostanziale accordo sulla filosofia che è stata espressa nelle linee guida e quindi gli interventi che sono stati fatti, tendevano a porre delle domande di chiarimento all'assessore Sanna, che ha risposto in maniera molto esaustiva e quindi la Commissione non ha svolto, diciamo, un vero e proprio lavoro istruttorio, ritenendosi soddisfatta delle risposte che l'assessore Sanna ha voluto fornire.

Questo ritengo di dover riferire all'Aula e credo che questo sia oggettivamente quanto è avvenuto in Commissione. Quindi, Presidente, se non ci sono ulteriori chiarimenti che devo fornire all'Aula stessa, mi riservo di intervenire successivamente, nel merito delle linee guida che sono state illustrate dalla Giunta in quest'Aula ed anche sulla base dei chiarimenti forniti alla Commissione dell'assessore Gian Valerio Sanna.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi. Siamo al punto di partenza, è aperta la discussione, prego i colleghi di iscriversi a parlare.

È iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente e grazie onorevoli colleghi per l'attenzione. Troppo spesso temi di grande rilevanza, come questo, diventano oggetto di scontro politico, più volte fondato da una parte e dall'altra, purtroppo, su posizioni preconcette che impediscono un serio ragionamento sulle questioni che sono oggetto del dibattito - è capitato più volte, anche nella discussione della legge che prevede il piano paesaggistico regionale - posizioni rigide e intransigenti a cui si è reagito con altrettante dure ed irriducibili posizioni.

Il tema in questione, però, colleghi, riveste, a prescindere dal contesto politico di scontro, un interesse straordinario per il futuro della Regione, o meglio della Sardegna tutta. E' con questo spirito che voglio tentare, anche se non avevo previsto di intervenire in apertura del dibattito, di fare un'analisi a prescindere dalle parti politiche, a prescindere dal contesto dell'attualità politica. Sono storia recente, come voi tutti sapete, le divergenze sulla concezione della valorizzazione del nostro patrimonio ambientale e naturalistico, infatti, pur partendo da una univoca valutazione sul fatto che la natura, l'ambiente e il paesaggio sono beni da tutelare, i diversi schieramenti hanno fatto analisi ed espresso posizioni, in quest'Aula, a volte diametralmente opposte.

Vorrei, colleghi, tentare pur con tutti i distinguo di individuare però punti di convergenza, per capire se è possibile attraverso questi limitare le divergenze. Partirei da un primo punto di convergenza tra le linee guida proposte dalla Giunta e la concezione che abbiamo dell'ambiente e del paesaggio. Per la Giunta, per la maggioranza ma anche per l'opposizione che parla, l'ambiente e il paesaggio hanno una priorità assoluta ai fini della valorizzazione del territorio dell'isola. Cioè, c'è un punto che ci unisce, sul quale credo debba essere fondato il ragionamento che segue. Ogni fuga in avanti, dunque, colleghi, è destituita di ogni fondamento e questo presupposto deve costituire il valore comune di quest'Aula. Ed è in questa ottica che dobbiamo affrontare la successiva riflessione che non è tanto legata alla sostanza, quanto ai modi, ai tempi e ai risultati della politica regionale in questo settore.

Colleghi, nessuno può mettere in discussione la valenza del passaggio, inteso come elemento capace di tutelare al massimo livello l'identità di una terra e conseguentemente di un popolo. E nessuno può mettere in discussione che le dune di Piscinas, le scogliere di Capocaccia, gran parte dei sistemi dunali, l'articolato sistema costiero, le zone di interesse storico, ambientale, archeologico, naturalistico debbano trovare la massima e totale tutela da parte della Regione.

E sono anche convinto, colleghi, che non vi sia consigliere regionale di maggioranza o di opposizione, cittadino sardo delle zone interne o delle zone costiere, che metta in discussione il valore del passaggio inteso come patrimonio identitario, ma anche come bene di grande valore economico e sociale. Se questa premessa, colleghi, allontana le reciproche, a volte gratuite, speculazioni su chi è più cementificatore dell'altro, si abbia il coraggio di aprire in quest'Aula una riflessione approfondita e un'analisi seria.

Il documento che c'è stato presentato in alcune parti dice tutto e il contrario di tutto, non fissa paletti e per sua stessa ammissione vorrebbe essere un elastico della pianificazione. Sono certo, colleghi, che non sfuggirà ai più che molti commentatori politici hanno attribuito la vittoria, anche quest'ultima netta, chiara del centrosinistra, alla condivisione da parte dell'elettorato della scelta compiuta in materia di politica ambientale. Se fossimo tutti certi di questo non ci sarebbe nemmeno da discutere. La classe politica, però, colleghi, se vuole essere anche classe dirigente, ha il dovere e il compito di elevare il proprio sguardo oltre il risultato contingente, verso le possibili conseguenze delle scelte e delle decisioni che vengono assunte.

Per questo, colleghi, non mi limiterò a tentare di demolire quel timido, a volte inconsistente approccio delle linee guida. Del resto se fosse questa l'alba della nuova panificazione non esiterei un attimo a sostenere che siamo già al tramonto. So, e mi rivolgo ai colleghi più navigati di quest'Aula, delle istituzioni, che questa discussione in Consiglio sulle linee guida viene considerata come un passaggio burocratico, per giunta non codificato, fatto più per rispondere ad un obbligo di legge che perché si sente la reale necessità di un confronto parlamentare. Ma sono altrettanto certo, colleghi, che non sfuggirà ai più che in questo documento non si dice cosa sarà il piano paesaggistico regionale e non si và al di là di una mera enunciazione filosofica, purtroppo in alcuni casi superficiale e indefinita. Non vi è, colleghi, un punto fermo, non vi è, purtroppo, una individuazione di aree, oggetti, beni, paesaggi che dovranno col piano paesaggistico regionale essere tutelati, valorizzati e trasformati. Vi è un sistematico richiamo al significato intrinseco di paesaggio, ma ci si ferma all'analisi solo filologica senza alcuna parametrazione, senza un senso compiuto del termine paesaggio.

Occorre, dunque, colleghi, e questo credo fosse il compito del Consiglio regionale, sciogliere una riserva. Il Consiglio regionale deve esaminare questo documento giudicandolo nel suo valore o è chiamato a dare un contributo positivo, propositivo, innovativo, integrativo delle linee guida presentate dalla Giunta? Se la maggioranza, colleghi, e la Giunta sono aperte al confronto io credo che l'apporto della Commissione consiliare possa essere ancora più deciso di quanto non sia stato sino ad oggi. E quindi la Commissione si può fare artefice di una pronuncia vera del Consiglio regionale, se intende essere, come può, non succube e silente, ma propositiva e autorevole. Se dovesse prevalere questa seconda ipotesi, cioè di un'azione propositiva e autorevole da parte del Consiglio regionale, credo che non ci possa essere da parte della Giunta una chiusura in tal senso, io sono convinto che il confronto arricchirebbe ambo le parti. La maggioranza potrebbe trovare insieme all'opposizione gli strumenti più adeguati per affrontare le questioni aperte, in alcuni casi drammaticamente aperte.

Prima di tutto la questione dei tempi - mi rivolgo al presidente Soru, così come al presidente Pirisi, ai colleghi della maggioranza -: appare ormai chiaro, anche a un profano, leggendo le linee guida, che i tempi sono destinati a dilatarsi oltre misura. E' una sfida al cronometro, colleghi, che sinceramente non mi appassiona, una posizione che fosse protesa solo alla verifica dei tempi e che, come nel caso delle linee guida, si limitasse a certificare i ritardi, ci darebbe davvero, colleghi, una magra consolazione. E' chiaro sin da oggi che i tempi non saranno rispettati, non potranno essere rispettati. Occorre, dunque, trovare un'intesa tra maggioranza e opposizione, prima che sia troppo tardi, sotterrando ognuno la propria ascia per fare il minor male possibile alla Sardegna e agli interessi dei sardi.

Sarebbe un suicidio non solo politico, ma purtroppo anche economico e sociale se non si individuasse sin da oggi la strada dei due tempi. E quando parlo di strada dei due tempi, colleghi, mi riferisco a una strada obbligata, di buonsenso, che evita il prevalere di alcune rigidità rispetto a scelte razionali e armoniche che devono essere pure proposte. Con ciò intendo che occorre prendersi tutto il tempo necessario per compiere la fase più delicata dell'analisi, dello studio, della predisposizione del piano paesaggistico regionale, ovvero della salvaguardia delle cosiddette grandi invarianti. Abbiamo il compito di individuare quelle grandi invarianti che pure le linee guida richiamano e porci nelle condizioni di analizzarle, di tutelarle nel minor tempo possibile, ma sicuramente nel miglior modo possibile.

Appare, invece, arbitrario il principio che secondo il quale la lunghezza o larghezza della fascia costiera potrà assumere dimensioni notevolmente maggiori o minori di duemila metri. Sono affermazioni, queste, che sconfinano nella discrezionalità, se non accompagnate da parametri di merito e di sostanza. E' per questo motivo, colleghi, che occorre definire in tempi relativamente brevi quali siano i presupposti perché la fascia costiera, e non solo, sia di 2000 o 300 metri. Non può essere posto un vincolo così importante in modo indistinto e indefinito. Va codificato e normato subito, senza ulteriori ritardi. Nel contempo vanno individuate norme urgenti per la valorizzazione, per la trasformazione e la ricostruzione di quegli ambiti che possono essere suscettibili di modifiche. Ambiti, colleghi, a grandi linee già individuati nei precedenti piani territoriali paesistici, quindi non c'è un grande lavoro di analisi da compiere per definire le aree suscettibili di modificazioni o di trasformazioni con regole certe e codificate in modo da non ledere quello che già esiste o incidere su di esso.

Colleghi, spero che questo appello non cada nel vuoto con la sola motivazione che arriva da un esponente della minoranza o della opposizione, chiamatemi come volete, per giunta anche quella più convinta della inopportunità di una legge che blocca e non pianifica, e che con più determinazione patentato di ostacolarla.

Avete previsto nelle linee guida uno strumento - voglio concludere così - che avete chiamato piano direttore. Io suggerirei che quel piano direttore che voi dite non deve essere in alcun modo normativo, diventi invece uno strumento normativo e sostanziale, capace di anticipare i tempi su tutti quegli interventi che voi per primi individuate come strumenti di crescita dello sviluppo che non può attendere. Di quegli interventi che sono utili a non bloccare il processo evolutivo e innovativo del sistema turistico, proponendo subito norme capaci di individuare modelli e il conseguente impatto di nuovi, eventuali insediamenti che potrebbero essere proposti da subito alla valutazione della Giunta regionale e quindi della Sardegna tutta.

Io, colleghi, spero e credo che quest'Aula, il Presidente della Commissione per la sua competenza in questa materia, e i molti colleghi che hanno pure vissuto le vicende urbanistiche di questa Regione, possano guardare alla proposta dei due tempi con l'attenzione che essa merita. Se invece a prevalere sarà il concetto del blocchiamo tutto indistintamente senza porci i due tempi per realizzare la coesione dell'interesse economico e sociale della Sardegna e dello sviluppo della Sardegna, della tutela tout court della Sardegna senza distinguere, come voi già distinguete, secondo macro-aree tutto il processo di pianificazione territoriale, è evidente che ci sarà una prevaricazione a causa dei tempi che la storia di questa Sardegna non potrà accettare.

E' vero che avete richiamato nella premessa il paesaggio come elemento cardine, ma il paesaggio diventa cardine se l'uomo non ne viene estromesso neanche per un attimo. Oggi il rischio è che purtroppo, con una pianificazione che si protrae nel tempo, che nei modi non è conforme alla filosofia anche europea della stessa pianificazione, i tempi si allunghino in modo tale da estromettere l'uomo, quindi l'economia, quindi la socialità dalla gestione e dalla possibilità di interpretare quel paesaggio che è dinamico, che non può essere statico, che ha bisogno dell'uomo sempre protagonista.

E' per questo che il mio appello non è fatto per creare tensione politica, ma per richiamare al proprio ruolo le istituzioni, a correggere, come molto spesso accade, anche errori. Io stesso credo di averne commessi più di uno adottando il metodo dello scontro muro contro muro, forse portato avanti a causa di reazioni che anche dall'altra parte non si sono fatte attendere, ma credo che quest'Aula possa valutare sulla base del buonsenso la proposta dei due tempi per evitare che la Sardegna tutta viva una grande stagione di pianificazione, come un grande vincolo che può limitare lo sviluppo economico e sociale della nostra terra.

Credo che i sardi, alla lunga, non ci capiranno, non capiranno la maggioranza, ma ciò che più conta, purtroppo, non avranno quelle risposte che dalle istituzioni si attendevano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Grazie, Presidente. Se vogliamo dare inizio al confronto sulle linee guida che l'assessore Sanna ha illustrato la settimana passata, è bene usare i termini del confronto, perché io non penso che si possa fare un confronto dicendo a una parte del Consiglio, alla parte più impegnata nei prossimi mesi nella definizione del contenuto del piano paesaggistico, che la Commissione è succube e silente. Perché se questo è il giudizio che il centrodestra avanza nei confronti della Commissione è chiaro che noi non siamo d'accordo. Non ci può essere una Commissione, quella che tratta le questioni urbanistiche, succube e silente e non penso che la minoranza di quella Commissione voglia assumere una funzione rinunciataria. Quindi io penso che in premessa occorra sgombrare il campo da giudizi di questo tipo.

Io penso che sia giusto, corretto fare un ragionamento in quest'Aula che permetta alla Commissione e al Consiglio di svolgere una funzione attiva, aggiungo, dialogante nei confronti della Giunta e degli Assessori che sono e saranno maggiormente impegnati nei prossimi mesi su questa materia. Perché il lavoro che dobbiamo fare, lo dico per i colleghi che hanno svolto e svolgono funzioni amministrative nei nostri comuni e province, è un lavoro molto impegnativo, perché si tratta di sostenere una linea per quanto riguarda lo sviluppo, che apprezzi prima di tutto, quindi con una forte autocritica, la legge che abbiamo approvato per evitare lo scempio delle coste, perché essa rimane un riferimento dal quale muovere le riflessioni.

Quindi io, che sono abituato a fare critiche e anche autocritiche, mi aspetto che ci siano delle considerazioni che si richiamino a quella fase del nostro confronto politico, perché senza quella legge, senza quella indicazione, senza quella convinzione politica che era alla base del ragionamento che noi abbiamo fatto, è difficile procedere alle fasi successive. Si può procedere alle fasi successive solo perché siamo in presenza di una legge coraggiosa, sembrava allora, normale, appare oggi. Siccome noi siamo a favore di una Sardegna normale, infatti ci siamo adeguati al resto dell'Italia, penso che dobbiamo fare questo ragionamento. Un ragionamento che dice che occorre fare in modo che le nostre riflessioni su un tema estremamente delicato e complesso, muovano dalla legge e poi si richiamino al fatto che i provvedimenti precedenti sono stati bocciati perché considerati eccessivamente permissivi dal punto di vista dell'intervento sulle coste. Per essere conseguenti a quei ragionamenti, non si tratta qui di aprire una nuova fase in cui rilanciare tutto, siamo in presenza di un giudizio che è stato espresso, da quel giudizio occorre muovere le ulteriori riflessioni e allora io penso che onestamente, correttamente, senza nessuna forzatura né di carattere dialettico né di altro tipo occorre apprezzare l'impostazione che data alle linee. Perché quelle linee ci dicono che noi possiamo lavorare per la valorizzazione del sistema Sardegna, noi erroneamente tentiamo di dire: "Ma qui si sta parlando di coste, di cemento o di attività edilizie". No, noi stiamo parlando di un pezzo estremamente importante del piano di sviluppo generale della Sardegna, visto dall'ottica che ci viene proposta attraverso le linee guida nel rispetto della legge.

E allora io penso che ci debba essere un apprezzamento; un apprezzamento per l'impostazione, poi è chiaro che entreremo nel merito. Già l'Assessore nell'illustrazione ha richiamato il Consiglio a svolgere la propria funzione ma, occorre anche dirlo, noi non ci vogliamo limitare alla funzione del Consiglio o alla funzione della Commissione, noi abbiamo detto: occorre stabilire un rapporto con gli enti locali, ma non solo, anche con le intelligenze che in materia sono tante in Sardegna, per costruire un piano paesaggistico regionale che sia adeguato alla funzione che noi vogliamo far svolgere alla Sardegna. E allora, noi indichiamo - dico noi perché io condivido le linee - tre aree di attività, tre aree principali, sapendo che non ci sono solo quelle, ma come attività alle quali facciamo riferimento, dal punto di vista teorico.

Per quanto riguarda l'area della conservazione, se avesse parlato anche l'assessore Pigliaru, avrebbe bene spiegato che va intesa come momento di arricchimento complessivo della regione, non solo dal punto di vista culturale, paesaggistico, ambientale, ma di arricchimento dal punto di vista economico, perché conservare un bene, metterlo sul mercato attraverso la conservazione, farlo diventare un bene generale è una scelta di natura economica che deve essere apprezzata, perché quel bene se è consumato, se è distrutto, non ha più valore economico, non solo per la Sardegna ma per l'insieme dell'umanità. Questo è un concetto sul quale voi vi dovete esprimere, dire che c'è un pezzo che deve essere conservato, conservato come valore, ma non come valore locale, come valore generale è un principio sul quale voi vi dovete misurare, sennò non ci può essere base di accordo.

Poi c'è l'area della ricostruzione. Ma l'area della ricostruzione è l'insieme della ricostruzione della nostra regione che parte da queste considerazioni riferite ad un pezzo del progetto che noi indichiamo. E l'area della ricostruzione guardate che è ampia, vasta e arriva dentro le case di ognuno di noi, non solo per i vantaggi che possono derivare dal punto di vista sociale dagli interventi qualificati che conservano la memoria, la storia, la cultura, che conservano l'oggi, perché quando noi non ci saremo più, parleranno per noi le pietre, ma se non ci sono le pietre che parlano per noi, per noi non parlerà nessuno. E allora l'area della ricostruzione è un aspetto importante dell'indicazione generale che noi diamo.

L'area della trasformazione costituisce l'aspetto più delicato; l'area della trasformazione nel concetto della conservazione, dello sviluppo e della valorizzazione. Trasformare con intelligenza, trasformare senza consumare, trasformare per far diventare l'insieme dell'economia un intervento generale. E su questo c'è il momento del confronto, e va ricordato che sono stati bocciati i piani precedenti. E l'area della trasformazione non è riferita solo alle questioni del piano paesaggistico regionale, ma è riferita a tutti i beni, a tutti i valori, a tutte le risorse della nostra regione.

Guardate, per tre o quattro mesi all'anno la lingua che si parla in Sardegna non è né gallurese né logudorese né campidanese, è la lingua della tecnologia, è una lingua esterna alla nostra regione. Si parla prevalentemente quella lingua e noi a quella parte dell'umanità dobbiamo dare delle risposte proponendoci, come regione, come riferimento sovraregionale e internazionale, perché noi non siamo un pezzo periferico del sistema economico europeo, noi siamo un pezzo importante del sistema economico e vogliamo diventare un pezzo importante del sistema in sé per quanto riguarda il ragionamento che facciamo. Voi dite: "Ci misuriamo" e noi siamo favorevoli a che vi misuriate; noi vi stiamo dicendo: "Siete disposti, al di là delle elezioni (ormai si voterà il prossimo anno, ma in Italia si vota spesso), al dì là della competizione che c'è stata in queste settimane, ad aprire un confronto sulla base della consapevolezza che i cinque anni che sono trascorsi per quanto riguarda questi aspetti, riferiti allo sviluppo, hanno prodotto risultati pari a zero? Questa è la verità. Se siete disposti a fare un ragionamento che tiene conto di questo, la Commissione, che è un organo consiliare, non è né succube né silente, può rappresentare un momento di confronto.

Ma noi non ci limitiamo a questo. Vi sarà l'apporto del Consiglio regionale, degli amministratori locali, dei territori, perché il documento fa riferimento alle aree di compensazione per il mancato intervento riferito alla conservazione e questo è un altro aspetto delle indicazioni che sono state fornite dalla Giunta, e poi si dice nelle linee guida: "C'è un'area che noi consideriamo area di studio e non area di riferimento", questo lo dico per gli amici, colleghi della Giunta, anche compagni, non si offendano, della Giunta. Lo dico per evitare che si ripetano gli errori, per evitare che si riproponga un sistema che non corrisponde al ragionamento generale che stiamo facendo; guardate, lo dico con una battuta, chi ha vinto il premio Italcementi non può pensare di vincere il premio della Lega Ambiente, uno se ne vince, ad uno si concorre. Allora io penso che noi dobbiamo fare questo ragionamento in termini di indicazione. Pili dice: "Forse io ho ecceduto", ma non c'è niente di personale in questo confronto, non ci sono eccessi sui quali ragionare in Aula; noi diciamo che la legge numero 8 è un buon riferimento dal quale partire, che le indicazioni contenute nei piani bocciati debbono rimanere come punti di riferimento e poi occorre costruire il piano paesaggistico regionale.

Io non pretendo, noi non pretendiamo, ma la Giunta non lo chiede, che ci sia la unanimità sul ragionamento, noi pretendiamo che ci sia discussione, che ci sia confronto, che ci siano suggerimenti, come viene detto nel documento che è stato illustrato, e quindi in presenza del confronto, dei suggerimenti che possono essere avanzati prevalentemente in Commissione ma anche in un confronto diretto con la Giunta da parte del Consiglio, in questa materia noi pensiamo che si possa riaprire il ragionamento, perché stiamo parlando della costituzione di uno strumento che deve servire per i prossimi anni. Allora nessuna faciloneria nelle indicazioni, nessuna approssimazione nel giudizio, ma scelte che ci permettono di dare al sistema Sardegna uno strumento importante per lo sviluppo.

Per quanto riguarda il centrosinistra siamo serenamente aiutati dal risultato elettorale, possiamo fare una discussione senza dire che ridurre i termini della concessione significa impedire ai sardi di andare al mare, insomma evitare letture strumentali di questo tipo per fare un ragionamento che invece lega anche quel provvedimento alla valorizzazione che vogliamo attuare del sistema, e tutti gli atti conseguenti perché figli di un unico strumento, quello che coraggiosamente noi abbiamo proposto in quest'Aula che è la legge numero 8 dalla quale prende avvio il lavoro di cui stiamo discutendo oggi in quest'Aula.

La norma è chiara. Io penso che si debba apprezzare il lavoro che è stato fatto e la Conferenza dei Capigruppo successivamente può stabilire anche che attraverso il rapporto che la Commissione potrà avere con la Giunta ci sia un aggiornamento continuo; l'Assessore indica l'autunno come momento finale di questa parte del ragionamento, io spero che si possa lavorare perché l'autunno sia l'appuntamento importante finale, ma se non dovesse essere l'autunno non ci sarà problema per un mese in più, l'importante è che la procedura permetta il confronto, il rapporto con il territorio e con gli enti locali e poi i tempi saranno quelli che noi vogliamo che siano. Noi vogliamo che il piano sia presentato in tempi molto ravvicinati perché abbiamo bisogno di dare risposte molto ravvicinate, ma nella logica della partecipazione che è stata in tante occasioni richiamata e illustrata molto bene dall'Assessore nella seduta precedente.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

Le iscrizioni a parlare colleghi sono chiuse, perché siamo in sede di discussione generale. I colleghi devono seguire la procedura prescritta dal Regolamento.

Prego onorevole Diana, ha facoltà di intervenire.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Mi sono chiesto tutte le diverse volte che mi sono apprestato a leggere le linee guida, ad ascoltare i commenti anche in sede di Commissione, per quanto mi riguarda, avendovi partecipato non come componente, ma per una curiosità che credo debba essere…

CUGINI (D.S.). Come simpatizzante.

DIANA (A.N.). Come l'onorevole Cugini ama dire, come "simpatizzante", e quindi ho avuto modo di ascoltare l'ulteriore esposizione che l'assessore Sanna ha voluto fare alla Commissione; sinceramente non ho capito, forse, anzi certamente, per mia colpa, per quale motivo siamo andati in Commissione in quel modo. Onestamente non ho compreso assolutamente il senso di tale riunione, dalla quale siamo usciti, probabilmente, ognuno con le proprie idee e non perché la Commissione sia stata silente o abbia condiviso o non abbia condiviso, abbiamo ascoltato, magari con qualche precisazione, la medesima esposizione che è stata fatta ora da parte dell'assessore Sanna.

Mi chiedo ancora oggi quale deve essere il ruolo del Consiglio regionale in questa discussione che mi è sembrato di capire coinvolgerà pochissimi colleghi, visto che per un problema di scarsa attenzione forse, non ci si è preoccupati di iscriversi a parlare, per cui mi è sembrato di capire che saremo piuttosto pochi ad essere impegnati in questa discussione. Comunque io ascolterò, non pazientemente ma convinto di poter trarre spunti di grande interesse come quelli che ha evidenziato l'onorevole Cugini che, per quanto mi riguarda, non ha detto nulla di nuovo, mi sarei aspettato qualcosa di nuovo. Se l'onorevole Cugini, che è molto sottile anche nel frasario e nel linguaggio, dice che le linee sono apprezzabili, il termine apprezzabile nella consuetudine, soprattutto quando si parla in politica, non è l'eccellenza, tanto per essere chiari, sì, è un lavoro apprezzabile, notiamo lo sforzo che c'è stato certamente da parte della Giunta, dei tecnici, di chi ci ha lavorato, è un lavoro apprezzabile, non c'è dubbio, però personalmente, avrei gradito qualcosa di più di "un apprezzabile lavoro". Ma dico questo perché dalle linee guida mi sarei aspettato veramente che emergesse un indirizzo.

Debbo comunque evidenziare che già in premessa si dice che i destinatari delle linee guida sono tutta una serie di soggetti istituzionali ma fino a questo punto l'unica istituzione che ha avuto modo di leggere e vedere le linee guida è il Consiglio regionale. Già questo fa nascere qualche perplessità. Perché se ci deve essere un coinvolgimento e ci deve essere un consenso e ci deve essere un confronto con i territori, - può darsi che ci sia successivamente - sarebbe stato meglio che prima ancora di elaborare la proposta ci fosse stato un coinvolgimento di tutte le comunità, perlomeno di quelle che più di altre sono interessate direttamente o indirettamente alle linee guida che la Giunta propone, perché la Giunta sta facendo una proposta di linee guida.

Non riesco a capire neanche se abbiamo noi la possibilità di emendare le linee guida, per esempio, o di modificarle o comunque di concordarle con altri soggetti istituzionali. Non appare questo, può darsi che ci sia una fase successiva, però questo a me preoccupa e ho detto l'altro giorno ad un amico che mi ha chiesto: "Cosa te ne pare?", che sono molto preoccupato, non per quello che c'è scritto, perché quello che c'è scritto, lo dico molto serenamente e tranquillamente, non mi preoccupa affatto, mi preoccupa ciò che non è scritto, questo sì, questo mi preoccupa, non lo conosco, non lo so, non so quali siano gli atti successivi, non so quali siano i territori soggetti a conservazione, non so quali siano i territori soggetti a trasformazione e non so quali siano quelli soggetti a salvaguardia o a ricostruzione o a ristrutturazione e quindi questo per me è un enigma, ma quali saranno? Posso immaginare che saranno individuate delle zone in cui ci sarà una tutela totale, ma non so quali saranno, chi le sceglierà, chi le indicherà, se saranno concordate o no, beh, questo mi preoccupa. Ma mi preoccupa perché avendo avuto una esperienza di cinque anni come Presidente di Provincia ed avendo adottato un piano urbanistico provinciale, tutti questi problemi me li sono posti quando ero dall'altra parte, nel senso che ero io che dovevo dimostrare agli altri la validità di ciò che stavamo facendo, di ciò che si doveva fare.

Adesso mi trovo di fronte a delle linee guida che sono solo delle linee, perché non mi guidano. Presidente Soru, è una guida che per quanto mi riguarda avevo già in testa e credo che ce l'abbiano tutti i sardi: sviluppo sostenibile, salvaguardia dell'ambiente, del paesaggio, sono tutti valori che credo che ormai tutti i sardi abbiamo metabolizzato. Per cui credo che forse bisognasse andare avanti, cioè certamente rimarcarlo ma dire anche qualcosa di più ed è proprio il fatto che non c'è questo qualcosa in più che mi preoccupa, e mi preoccupa non perché l'Aula sia silente o la Commissione sia silente, per questo non mi preoccupo, può succedere, però se noi vogliamo che ci sia un confronto, onorevole Cugini, e lei ha richiamato diverse volte questa esigenza, se vogliamo che ci sia un confronto, su cosa ci dobbiamo confrontare? E' un confronto già chiuso, perlomeno per la stragrande maggioranza delle cose che sono riportate nelle linee guida; su questi contenuti non ci può essere né un confronto né uno scontro; è un testo che abbiamo letto, tutto sommato è condivisibile, però questo non basta, è la fase successiva che ci preoccupa.

Onorevole Cugini, lei dice che con la legge numero 8 si sono evitati gli scempi nelle coste, ma!, io credo che comunque quello che era stato fatto è rimasto e comunque credo che da allora ad oggi si sarebbero potuti approntare altri strumenti, ma non voglio tornare sulla vicenda della legge numero 8, forse da allora si sarebbero potute fare direttamente le linee guida ed oggi probabilmente ci saremmo trovati in una fase più avanzata per arrivare all'approvazione del piano paesaggistico regionale. Questo non è avvenuto e non c'è stato neanche il coinvolgimento delle comunità locali, dei territori, perché se si prevede la costruzione di un percorso di condivisione con le comunità, questo è scritto nelle linee guida, assessore Sanna, un percorso di condivisione che passi ad esempio attraverso laboratori eccetera eccetera - come è scritto - forse sarebbe stato il caso di iniziarlo questo percorso, forse sarebbe dovuto essere già in fase avanzata, anzi sarebbe dovuto essere propedeutico alla scrittura delle linee guida. Ma io capisco che questi sono tutti argomenti che probabilmente, non essendoci incarichi professionali, non essendoci consigli d'amministrazione da spartire, non essendoci considerazioni che probabilmente sono più vicine all'attenzione di qualche collega, non interessano nessuno.

Interessano forse solo a me che continuo a fare ragionamenti a voce alta su una materia che è pura filosofia in questo momento e mi piace anche parlarne in questi termini, avrei gradito certamente anche ascoltare colleghi più distanti dalla mia parte politica e che però rappresentano in questo Consiglio regionale parti del nostro elettorato, della nostra società, che forse avrebbero potuto essere più distaccati di noi nel parlare di questa materia e mi dispiace di non aver avuto ancora modo di sentire queste persone che in qualche maniera avrebbero dovuto rappresentare la voce nuova del Consiglio regionale in una materia importante, determinante per lo sviluppo del nostro territorio. Questo non c'è stato; e quindi dobbiamo accontentarci di noi stessi, di un umile consigliere regionale, ex Presidente di una provincia, Capogruppo pro tempore, di qualche altro collega che ha prestato e presterà credo anche successivamente la sua opera. Tuttavia ci manca una voce che noi avremmo atteso, ci manca l'esterno, perché forse noi siamo condizionati, o condizionabili, certamente lo siamo anche dal risultato elettorale.

No, onorevole Cugini non sono affatto condizionato, proprio è un aspetto che non mi ha toccato minimamente nel valutare questa materia. Mi condizionerà su altre materie ma non per quanto riguarda le linee guida. I risultati non mi hanno spaventato né mi potevano spaventare e quindi continuo a ragionare su questa materia. Ma aspetto di sentire il presidente Soru, che ora è assente, perché forse, paradossalmente, è l'unico che in questo momento è più fuori di noi dalla politica, essendo arrivato alla politica da un mondo diverso, visto che non l'hanno potuto fare altri che sono venuti da un mondo diverso, continuiamo a sperare e a pensare che le cose che il presidente Soru ci dirà, spero al termine della discussione, siano utili.

Rimangono poche altre cose da dire. Forse non ho capito, assessore Sanna, ma mi è sembrato di cogliere nelle linee guida una impostazione che dovrebbe portare ad una sorta di piano stralcio per le coste. Il problema lo pongo all'attenzione di tutti i colleghi per evitare un domani che qualcuno possa dire: "Nessuno ha detto niente, nessuno si è preoccupato di un aspetto che forse è l'unico che può andare a confliggere con la competenza, non concorrente ma primaria, dello Stato (parlo del Codice Urbani), e vorremmo evitare che il Presidente del Consiglio impugnasse la legge perché vorremmo cercare di limitare l'ingerenza del Governo nazionale sulle leggi che questo Consiglio regionale esita. Per evitare tutto questo mi chiedo se siamo veramente certi di poter prevedere un piano stralcio per le coste. Siamo veramente certi di non incorrere in qualche "Buccia di Banana"? E' una trasmissione che interessa molto il centrosinistra e quindi ne parlo per questo.

Può essere che accada un fatto di questo genere; su questo aspetto in particolare io credo che la Giunta debba dare assicurazioni che non incorreremo in uno scivolone che potrebbe compromettere tutto il lavoro vorremmo contribuire a rendere il migliore possibile per le sorti dell'economia della Sardegna. Certo, dell'economia della Sardegna onorevole Cugini, intendendo con ciò l'utilizzo anche in termini economici di quello che in altre occasioni ho definito il capitale ambientale, e non solo io ho usato questa definizione. L'assessore Pigliaru, che non è presente, l'ha definito così qualche decennio fa forse, assieme ad altri. Il fatto stesso di definirlo capitale ambientale ci porta subito sulla strada dell'economia. Certo con tutte le salvaguardie, con tutte le restrizioni, però sempre capitale ambientale è, e quindi non sono contrario a questa concezione, anzi, e dico sinceramente che è la cosa che mi interessa maggiormente.

Così come mi interessa molto capire se le linee guida debbano andare a modificare anche il piano paesaggistico numero 7 del Sinis, se nel Sinis oggi sia da ritenersi bloccata qualsiasi attività, se in assenza di linee guida e di piano paesaggistico regionale, il piano paesaggistico numero 7 del Sinis sia da considerare un fatto a sé e quindi in quel territorio sia possibile utilizzare tutte le norme previste, oppure ci si debba adeguare alla legge numero 8 e quindi aspettare il piano paesaggistico regionale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Così come ho avuto modo di affermare in Commissione, le presenti linee di indirizzo non sono altro che una tappa importante del percorso avviato con l'approvazione della legge numero 8. La stampa nei giorni scorsi ha presentato l'atto come un dietrofront rispetto alle posizioni acquisite durante la discussione del disegno di legge. Niente di più falso, siamo e rimaniamo, infatti, all'interno delle procedure previste dalla legge denominata salvacoste, che prevede la discussione di linee di orientamento durante la predisposizione del piano paesaggistico regionale. Quindi nessun passo indietro, nessuna indecisione, ma la riaffermazione più che mai decisa di un principio ampiamente recepito, cioè favorire uno sviluppo integrato sulla base del principio della sostenibilità.

Lo sviluppo sostenibile è ormai universalmente riconosciuto come un valore su cui poggiare ogni tipo di sviluppo e non vi è documento della comunità economica europea che non vi faccia riferimento, così come non vi è documento in materia di ambiente, di urbanistica, di sviluppo sostenibile - si pensi al Codice Urbani - che non tenga conto delle linee guida dettate dalla normativa europea. Non si vede come ci si possa sottrarre a tali linee di indirizzo, ci si possa non riconoscere in esse; non riconoscerne la portata anzitutto, come non ribadirlo, significherebbe non cogliere lo spirito di una cultura dello sviluppo che trova nella tutela del patrimonio culturale e naturale della comunità europea il suo caposaldo.

Ma ci sono, è chiaro, motivazioni reali e più circoscritte che abbiamo più volte enunciato e descritto, che ci riguardano più da vicino. La prima motivazione sta nella necessità di recepire il Codice Urbani e di approvare un nuovo piano paesaggistico. Vi è poi la mancanza di regole certe in materia urbanistica e paesaggistica, la qualcosa conduce inesorabilmente verso il pericolo, noto a tutti, di una speculazione edilizia che già in questi ultimi anni ha esposto il patrimonio ambientale della Sardegna all'emergenza di una consunzione veloce, e si spera non irreparabile, soprattutto di alcune aree.

Ecco perché è fuori discussione una cultura dello sviluppo fondata su un concetto di sviluppo sostenibile, che guardi prima di tutto a una crescita reale tesa a realizzare nel territorio le più alte ricadute economiche, che ponga al centro di ogni valutazione il dato imprescindibile del bilancio economico e che miri infine alla creazione di un benessere che sia duraturo nel tempo.

Il tema quindi non è da poco e gli obiettivi della legge 8 sono ambiziosi perché guardano ad un nuovo disegno di sviluppo economico in Sardegna. Un tema che avrebbe meritato una riflessione seria. Prendiamo atto di questo invito dell'onorevole Pili ad una riflessione seria, pacata e fattiva su un tema che invece è stato oggetto delle solite strumentalizzazioni in questi mesi, e lo si è constatato persino negli ultimi lavori di Commissione dove non c'è stata discussione, quella poca, come diceva il presidente Pirisi, interessante, ma l'onorevole Sanciu non c'era, lo stesso onorevole Pili non è intervenuto in Commissione a discutere di queste linee, salvo poi organizzare il giorno dopo una conferenza stampa gridando di nuovo al blocco dell'economia, del turismo, del settore edile. Ma queste affermazioni, questi continui allarmi non hanno premiato il centrodestra, non hanno premiato l'opposizione.

È vero, certo, che in Sardegna l'economia vive momenti drammatici con tassi di disoccupazione fortemente preoccupanti, ma è anche vero che questa situazione non può essere addebitata alla legge salvacoste, perché è una situazione che ereditiamo da tempo e che certamente preoccupa tutti noi; ed è vero nello specifico che viviamo una crisi del settore turistico, più forte e diffusamente manifesta nel cosiddetto sistema turistico chiuso giacché i villaggi, offrendo un turismo omologato, simile a quello offerto in tante altre parti del mondo, non soddisfano più una domanda di mercato che vuole un turismo legato alla cultura, alle tradizioni e all'identità del luogo che si va a visitare.

Anche lo sviluppo del settore edilizio con ogni evidenza deve uniformarsi ad uno spirito di distinzione, rafforzando il carattere di una terra per la quale andranno scongiurati i pericoli incombenti di nuove speculazioni, di piani dissennati che generano effetti devastanti sul territorio e che conducono prima o poi verso una crisi del sistema. Sarà necessario allora ripartire da una programmazione turistica che guardi a ciò che ci distingue, a ciò che ci differenzia come Sardegna dagli altri, ponendo al centro le unicità e puntando ad una diversificazione del prodotto turistico che non si fermi al solo sistema balneare ma che guardi oltre. Tutto ciò, inoltre, consentirebbe la naturale salvaguardia del territorio equilibrando l'impatto del turismo e riducendo una pressione ambientale già troppo elevata, che grava sul nostro territorio nei soli mesi di luglio ed agosto. E' necessario quindi avviare un processo virtuoso del turismo, di crescita del turismo e delle attività ad esso connesse senza prescindere quindi da un nuovo piano paesaggistico regionale, che ne diventa il fondamento, la base, il punto di partenza.

Queste sono le ragioni che stanno alla base di una valutazione positiva del documento che, lo ripeto, non rappresenta un cambiamento di rotta ma ribadisce quanto già affermato, chiarisce le scelte di fondo e sviluppa in modo approfondito e netto tutte le idee forza che hanno portato questa maggioranza all'approvazione della legge numero 8. Il documento specifica meglio gli obiettivi, le strategie, le procedure amministrative con cui si intendono realizzare le nuove regole del piano. Le presenti linee guida non individuano criteri definitivi per la elaborazione del nuovo piano paesaggistico regionale, tracciano invece, come è giusto che sia, le modalità procedurali per arrivare a dettarne le regole, regole che dovranno essere ampiamente condivise dalle autonomie locali e dai territori su cui troveranno applicazione. Quindi dettano un iter procedurale, che mira a individuare le regole che nella condivisione poi dovranno essere applicate in quei territori.

Non intendo dilungarmi ancora su questi concetti. Vorrei invece citare brevemente il significato delle tre grandi aree di intervento che vengono individuate nel documento, alle quali ha fatto già cenno l'onorevole Cugini che mi ha preceduto. Le aree di conservazione, in cui si intende lasciare intatto ciò che deve essere lasciato tale per il suo valore intrinseco; le aree di ricostruzione, individuabili con gli ambiti da recuperare e da integrare in modo funzionale al contesto urbano, e questi sono tanti; le aree di trasformazione laddove sarà possibile avviare nuove costruzioni tenendo conto delle nuove regole date, con i principi a cui prima facevo cenno. L'individuazione di queste tre aree renderà inutile il vincolo assoluto dei 2000 metri che, così come recitano le linee guida, potrà assumere larghezza anche notevolmente maggiore o minore rispetto ai 2000 metri. Il che vuole dire che ci saranno delle fasce costiere da preservare e conservare, delle fasce da ricostruire e delle fasce costiere da trasformare, mentre per mesi si è continuato a ripetere che quello dei 2000 metri dovesse essere ormai un vincolo perpetuo, un vincolo non più mutabile.

In conclusione vorrei mettere in luce alcuni elementi che mi sembrano in questa fase importanti. Il primo riguarda il coinvolgimento degli enti locali, pensiamo soprattutto alle nuove quattro province, che sicuramente metteranno in essere delle pianificazioni di sviluppo, dalle quali si dovrà partire, concordando con le nuove otto province anche in campo di pianificazione nel territorio. Il secondo riguarda il principio dell'equilibrio, teso a riconoscere a tutte le aree territoriali della Sardegna la possibilità di uno sviluppo turistico che determini necessariamente la crescita della piccola e media impresa; una necessità, questa, spesso sottovalutata da vecchi piani territoriali paesaggistici che avevano dislocato le aree edificabili in modo non sempre equilibrato. Esistono delle aree in Sardegna che erano fortemente penalizzate dai vecchi piani paesaggistici. Il terzo elemento riguarda la necessità di operare scelte di pianificazione territoriale in tempi ragionevolmente brevi, tali da dare garanzie di un buon risultato e da scongiurare allo stesso tempo il pericolo dell'inutile, eccessiva estensione nel tempo del vincolo previsto dalla legge salvacoste.

Un altro elemento determinante è quello legato alla necessità di provvedere, di pari passo alla elaborazione del nuovo piano paesaggistico, all'approvazione di una nuova legge quadro urbanistica in grado di mettere a disposizione degli enti locali e degli operatori economici regole certe ed adeguate allo sviluppo dei vari settori. Allo stesso tempo alle linee guida, a ciò che esse affermano, deve accompagnarsi un progetto organico di sviluppo turistico, che contempli l'idea di sostenibilità e che badi insieme a una realtà come la nostra, la cui crescita è legata e deve essere legata ai dati dell'offerta e della domanda turistica.

Le linee guida rappresentano quindi una riconferma dei principi ispiratori della legge salvacoste, pensata, appunto, per l'avvio di una nuova pianificazione urbanistica in Sardegna; essa rappresenta una sfida con un obiettivo alto, che è quello di mettere in piedi un modello di sviluppo innovativo che dia le giuste risposte alle nostre imprese e ai tanti disoccupati che oggi non trovano lavoro. Ecco perché è necessario un reale coinvolgimento del Consiglio regionale, della Commissione urbanistica, delle autonomie locali e delle forze sociali. Ecco perché è più che mai necessario fare un dibattito serio e riflessivo, anziché fomentare continuamente attorno a questa difficile e importante problematica la facile polemica strumentale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Io non ero presente in Commissione Urbanistica questa settimana, quando si è riunita per esprimere una valutazione sulle linee guida. C'ero però il 2 marzo, quando il Presidente Pirisi, con puntualità, con attenzione, solo pochi giorni dopo lo scadere dei tre mesi previsti dalla legge 8 per la presentazione al Consiglio delle linee guida, invitò l'assessore dell'urbanistica, Gian Valerio Sanna, a una audizione in Commissione per illustrare gli elementi essenziali delle linee guida.

L'assessore Sanna venne insieme all'assessore Pilia, e debbo dire che in quella circostanza fu quasi eroico, perché davanti alla domanda sulla esistenza di un documento contenente le linee guida, ci disse che non ce n'era, che la legge diceva che il Presidente le avrebbe illustrate al Consiglio, che l'esposizione sarebbe stata orale e che quindi non era possibile, se non esisteva un documento, metterlo a disposizione della Commissione perché scambiasse le valutazioni che il caso richiedeva. In quella circostanza, con un pizzico di amarezza e con un pizzico di ironia, noi della minoranza dicemmo al Presidente: "Va bene, vuol dire che dopo l'illustrazione in Aula chiederemo il resoconto per poterlo leggere, per poterlo valutare e per esprimere un parere compiuto".

La realtà è che non c'erano le linee guida. In quel momento faceva il suo cammino in Commissione la manovra finanziaria e quindi non si doveva venire in Aula, bastava assicurare che le linee guida erano pronte e sarebbero state illustrate e discusse appena possibile, ben sapendo che quel "appena possibile" si sarebbe convertito in un periodo sufficientemente lungo.

Ricordo che facemmo, consapevoli che non sarebbe stata presa in considerazione, la proposta al Presidente che il Consiglio, ove fosse possibile - era accaduto altre volte, così era stato detto a noi che siamo alla prima esperienza - potesse occuparsene nel periodo intercorrente tra la fine dei lavori della Commissione e l'inizio della discussione in Aula. Ma, ovviamente, la cosa non ebbe seguito. Comunque in quella circostanza l'assessore Pilia con garbo, con gentilezza, come suo solito, ci fece un elenco di buone pratiche sulla pianificazione urbanistica che solo per educazione non gli dicemmo che erano ovvie, scontate, che era come raccontare ai bambini di non attraversare la strada, poi ce le ha scritte in questo documento, ma fondamentalmente i concetti sono gli stessi: il rapporto tra l'uomo e l'ambiente, l'ambiente che si può ricreare, quello che non si può ricreare, la compatibilità, il grado di sopportazione, sono dei consigli delle buone pratiche. E davvero, comunque, in quelle circostanze non poteva fare di più. L'assessore Sanna, invece, che ha capacità professionale e politica, con uno sforzo che in quel momento quasi potei percepire apprezzandolo, costruì, mentre pensava lo diceva e mentre lo diceva pensava, una linea di esposizione dicendo: "Sì, non ci sono le linee guida per iscritto, le esporrà a voce il Presidente, però ne abbiamo parlato in Giunta, ne abbiamo parlato e fondamentalmente i concetti sui quali ci muoveremo sono questi".

Il resto è storia delle scorse settimane; c'è stato il periodo di impegno per la discussione della manovra finanziaria e siamo arrivati alla fine di maggio ad ottemperare all'impegno stabilito dalla Legge numero 8 del 2004; nel frattempo è stato nominato un comitato di saggi, molti dei quali sono di livello indiscusso e non solo in Sardegna, e sono certo che sapranno fare in maniera lodevole il loro lavoro. Una delle loro prime osservazioni riportate dalla stampa è stata che hanno molti dubbi di riuscire a finire il lavoro in 12 mesi, con buona pace del collega Uras, che non vedo, che si sgolava ad urlare che i 18 mesi previsti per l'adozione del piano erano puramente cautelativi poiché si sarebbe fatto in 12 mesi e gli altri 6 mesi erano previsti come paracadute; bene, i 14 saggi che ha nominato la Giunta hanno manifestato questo riserbo.

Il documento che c'è stato illustrato è la riproposizione di quanto, con grande abilità, ci aveva illustrato l'assessore Sanna in Commissione. Certo, con gli effetti speciali, i colori, gli elementi di contorno che fanno gioco, fanno effetto, perro fondamentalmente è lo stesso; questo documento contiene tutto, tranne che linee guida, tant'è vero che l'estensore - se l'avesse fatto il Professor Macciocco l'avrebbe chiamato probabilmente piano metodologico, più che linee guida - quando parla di quelli che dovrebbero essere gli indirizzi parla di schema direttore, è una espressione inusuale in urbanistica, però è un compromesso tra l'indicazione di metodologia di lavoro e quella di indirizzo guida per la realizzazione degli obiettivi.

Badate, lo sanno tutti che fondamentalmente qualsiasi strumento di pianificazione urbanistica è fatto di tre cose: il quadro territoriale sul quale si va a lavorare, le caratteristiche dell'obiettivo finale al quale si vuole pervenire, i metodi attraverso i quali esso viene perseguito. Allora il quadro di lavoro ce l'ha mostrato nella sua esposizione l'assessore Sanna, un po' attraverso gli elementi, non pochi, seppure largamente insufficienti, di cui dispone il sistema informativo regionale, ma sono a disposizione dei saggi e dei tecnici che collaboreranno con loro attraverso il lavoro fatto nelle province per i piani territoriali di coordinamento, però cosa deve essere fatto non c'è scritto, onorevole Cugini. Mi perdoni, voglio dire, la storia delle tre aree, alla quale il Consiglio si è aggrappato con disperazione, come ad un salvagente: questa è l'idea scritta in maiuscolo che indica il livello alto e nobile delle linee guida che vengono date, sa cosa sono? Le aree di conservazione sono l'equivalente, in un comune piano di fabbricazione di un paese di mille abitanti, dei vincoli. Le aree di trasformazione sono quelle da risanare entro il tessuto urbano. Le aree di ricostruzione, cioè le aree di trasformazione, sono le zone di espansione.

Il contenuto delle linee guida non è questo, le linee guida ci devono dire come immagina la Giunta che il piano paesaggistico regionale debba trasformare il sistema di utilizzo delle coste in Sardegna. Cioè, faccio un esempio: abbiamo un forte sovraccarico di insediamenti umani nel versante nord occidentale, occorre che da quella parte venga messo un freno forte e che invece vengano create condizioni di incentivazione per gli insediamenti abitativi e turistici nel versante sud occidentale; questo è un indirizzo, giusto o sbagliato, condivisibile oppure no. Un altro elemento di indirizzo può essere quello di stabilire se questo piano paesaggistico regionale deve creare condizioni perché siano rese più difficoltose le politiche delle seconde case e invece incentivate e rese più facili le politiche, tanto care al Presidente, dei piccoli alberghi, oppure quelle dei grandi centri vacanza. Cioè quando noi andiamo da un professionista e gli chiediamo di farci il progetto della casa, il progetto lo fa lui, ma come vogliamo la casa glielo diciamo noi. Questo manca, le linee guida sono un adempimento puramente formale, giusto per onorare un impegno previsto dalla legge numero 8, perché di tutto ciò che ho detto non è stato indicato nulla, ed è l'interpretazione più benefica che voglio dare perché ce n'è un'altra, delegando ai saggi il compito di tracciare e l'una e l'altra cosa, cioè di disegnare un progetto dello sviluppo turistico in Sardegna fatto da persone che conoscono il metodo, il sistema, le regole del gioco, riservandosi poi di dare l'approvazione finale, integrandola con qualche saggio consiglio o meglio opportuno consiglio. Se così non fosse sarebbe davvero molto triste perché per quanto riguarda le aree di conservazione, onorevole Cugini, sarebbe corretto e giusto che venissero indicati i parametri molto generali attraverso i quali tutte le zone che hanno quelle caratteristiche saranno vincolate, non si può dire che ci saranno delle aree di conservazione punto e basta. Questi criteri qui non ci sono, onorevole Cugini. Lei ha parlato di una Commissione umile e silente. Io sono in Commissione, le garantisco che con i colleghi della maggioranza e i colleghi della minoranza andiamo d'accordo, ci rispettiamo, sono tutti modestissime persone, ma non siamo né umili né silenti sotto questo aspetto. Voglio dire che se siamo invitati a discutere e fare proposte qualche idea molto umile ce l'abbiamo.

CUGINI (D.S.). Guardi che non l'ho detto io; l'ha detto Pili che lei è succube e silente.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (La Margherita - D.L.). Forse non me ne ero accorto di essere succube e silente. Comunque io credo, ma non mi soffermo su questo aspetto, che tanto per le aree di conservazione, quanto per le aree di ricostruzione e per quelle di trasformazione vanno indicati dei parametri oggettivi generali di riferimento in base ai quali, salvo casi particolari che vanno visti con attenzione in ogni momento in cui il lavoro si svolge, debbono essere individuate queste zone.

Ecco, io credo che questo sia mancato. A noi rimane la possibilità di dirlo, per quello che può servire, perché sentiremo comunque interventi che diranno che va bene così, che questo è il meglio, che più di questo oggettivamente non si poteva fare, che è stato giusto fare così. Credo anche che sia necessario avere pazienza perché, badate, la responsabilità di Governo ha tre fasi, quella esaltante dell'impegno, delle profferte di fede, dei sogni, quello duro del lavoro per cucire insieme tutte le difficoltà che la quotidianità mette davanti a chi ha la responsabilità di decidere il destino degli altri e poi quello delle giustificazioni. Noi con pazienza aspetteremo quello delle giustificazioni.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). La ringrazio Presidente. Presidente della Regione, signori della Giunta e signori consiglieri, devo manifestare, così come ho fatto in occasione dell'ultima riunione della Commissione urbanistica, il gradimento, la soddisfazione per il contenuto delle linee guida del piano paesaggistico regionale, così come sono state illustrate in quest'Aula. E lo faccio partendo dall'apprezzamento della concezione dell'urbanistica che informa le linee guida. In quest'Aula si è parlato a lungo di come deve essere interpretata l'urbanistica, anche negli interventi precedenti, si è detto in che cosa deve consistere o dovrebbe consistere l'esplicitazione dell'attività urbanistica nell'elaborazione delle linee guida; si è detto che non possono essere troppo generali, che non possono filosofeggiare, ma filosofeggiare è diverso dall'enunciare una filosofia; si è detto che devono essere indicati dei parametri quasi in termini numerici, però probabilmente occorre, colleghi consiglieri e assessori, fare uno sforzo ulteriore per illustrare meglio il concetto che sta alla base di queste linee guida.

Io cercherò di manifestare la mia opinione per vedere se alla fine del dibattito corrisponderà con quello che non c'è scritto, ma che può essere inteso, e se l'interpretazione di quello che è scritto corrisponde effettivamente a quella che è stata la mia comprensione. Una comprensione che è iniziata già in occasione dell'ultima riunione di Commissione e nell'affermare ciò sottoscrivo ciò che ha detto il Presidente Pirisi relativamente all'andamento dei lavori e devo dire che vi è stata la disponibilità della presidenza e della Commissione a vedere nascere un dibattito in quella sede, a richiedere approfondimenti, interventi, non soltanto a porre domande, e se fosse stata manifestata la necessità di un'ulteriore attività sicuramente vi sarebbe stato lo spazio perché questa si sviluppasse. Però devo prendere atto comunque positivamente della disponibilità manifestata dai leader dell'opposizione a prendere in grande considerazione l'argomento trattato, a non elevare barriere e a ritenere che su un argomento di tale importanza ci si possa confrontare al di là degli schieramenti. Perché noi stiamo andando a delineare lo schema guida o a confermare, meglio, per quanto mi riguarda, lo schema guida così come è stato prospettato, e a condividere una filosofia contenuta in queste linee che, bisogna dire, è una filosofia di cambiamento rispetto ad una concezione tradizionale dell'urbanistica, del passato quando, di volta in volta, si individuava una porzione di territorio da consumare a seconda delle necessità di sviluppo demografico o economico o sociale di un comune o di una provincia o in questo caso della regione. Oggi viene fatto uno sforzo per dare una impostazione completamente diversa, non si tratta di individuare con il pennarello una linea che vada dai 300 metri dalla costa ai 2000 o più dalla stessa, ma non si tratta neanche di individuare la costa come unico punto di riferimento del piano paesaggistico regionale. Questo è un passaggio importantissimo, la costa diventa una delle parti del piano paesaggistico regionale, la centralità diventa l'identità, la centralità diventa la storia, la centralità diventa la cultura, la centralità diventa ciò che abbiamo finora, e di esso ciò che riteniamo che vada conservato oppure ciò che riteniamo che vada trasformato, ricostruito, oppure che vada assolutamente tutelato.

Ecco, a me piace proprio questo percorso, questo modo di progettare, attraverso il quale si individua una fattispecie legale, astratta e poi solo successivamente si individua quella concreta, e non dal punto di vista dell'imprenditore, noi non siamo imprenditori, noi siamo legislatori, non siamo neanche il Consiglio comunale che deve individuare all'interno del proprio perimetro urbano le zone dove si dice che c'è un indice piuttosto che un altro. Questo è il grande sforzo al quale siamo chiamati in termini di cambiamento culturale, ed è una forma mentis che mi piace, è una forma mentis che condivido. È una concezione articolata, non è una mera enunciazione, ci sono procedure di pianificazione, sono state già illustrate le tre aree di intervento, della conservazione, della ricostruzione, della trasformazione, e non si tratta di mere enunciazioni, nello stesso modo in cui si individuano queste aree si sta già stipulando, in quello stesso momento, il nuovo patto tra la comunità e l'ambiente, nel momento in cui si riconosce che quelle aree meritano di essere mantenute così, gli si sta dando la stessa valenza, quella massima che si dà a tutto ciò che di più caro abbiamo nel nostro territorio.

Laddove invece si ritiene che ci sia da ricostruire significa che c'è un'attenuazione, che c'è un miglioramento, che c'è un percorso che ci porta a rivedere se sono stati fatti degli errori, se questi errori possono essere anche rimediati, in quale misura poi è tutto un discorso da vedere; oppure laddove si ritiene che ci siano aree di trasformazione, è più agevole operare sul territorio secondo dei criteri ben precisati precedentemente, ma c'è la maggiore disponibilità all'operatività. E proprio per stabilire questo nuovo patto tra la comunità e l'ambiente che dobbiamo fare un grande sforzo dal momento che riteniamo che effettivamente l'ambiente, il paesaggio, l'uomo siano il valore fondante di ogni pianificazione, di ogni programmazione. Quella è la scommessa per la quale siamo tutti chiamati a dare il meglio di noi stessi, evitando barriere, evitando scontri e contrapposizioni sulla base di posizioni preconcette, perché è un tema sul quale non siamo chiamati a contrapporci, siamo chiamati a fare sforzi di elaborazione, siamo chiamati a tirar fuori le idee, siamo chiamati a confrontarci sullo sviluppo di quella che sarà la Sardegna, non nel senso dei metri cubi, ma dell'identità.

Forse però questo, assessore Sanna, ci impone un supplemento di attenzione, un supplemento di illustrazione, un supplemento di spiegazione; cito ad esempio la delibera della Giunta regionale sulle concessioni demaniali, che è stata un passaggio da intendere come presupposto della programmazione del demanio, perché dare oggi delle concessioni per sei anni significa ipotecare la programmazione di quelle aree; bisogna, assessore Sanna, dire che oggi non si sta bloccando nulla con più forza, pubblicizzando maggiormente questa scelta, con più chiarezza, non ne sto facendo una colpa a lei, me ne guardo bene, ma siamo chiamati tutti a fare uno sforzo perché non ci possano essere strumentalizzazioni di questo genere. Si è detto: "Noi oggi non siamo in grado di fare una programmazione così come tutti vogliamo" perché tutti gli Assessori dell'urbanistica che si sono succeduti negli ultimi anni, almeno negli ultimi dieci anni, almeno quelli di cui sono a conoscenza da quando ho iniziato a fare politica, hanno detto che questo doveva essere un punto fermo: rimettere mano alla programmazione delle concessioni sul demanio e rilasciare oggi, su uno spazio, una concessione di sei anni significa che noi, che tutto il Consiglio, che tutta la Regione, sta rinunciando a programmare. Questo dobbiamo far capire. Dare in questo momento questa proroga a tutti gli operatori meritevoli di proroga per la stagione estiva, dire che nel frattempo daremo le regole certe per cui tutti possano fare i propri investimenti, possano valutare con certezza le proprie convenienze alla fine della stagione, è una scelta di programmazione vera. Anche questo, con coraggio, con forza, con determinazione, è un provvedimento che dobbiamo portare avanti.

Ritorno all'argomento oggi all'ordine del giorno. Ho apprezzato anche la previsione di momenti di partecipazione delle comunità, delle istituzioni alla pianificazione, l'approccio trasparente alla pianificazione, la pubblicizzazione di tutte le fasi della pianificazione sul sito della Regione e attraverso tutti i canali utilizzabili. Ecco che in questa maniera - mi avvio alla conclusione, Presidente - c'è una possibilità di fare un altro passaggio significativo verso questa programmazione complessiva, però dobbiamo stare attenti a non incorrere in alcuni errori. Un errore può essere quello della presunzione della nostra capacità di elaborazione. Non dobbiamo pensare di elaborare un nuovo corpus iuris, cioè la legge delle leggi, un piano che disciplini tutti i casi siano specificati, che contenga tutti i tipi di pianificazione, perché altrimenti rischiamo di non andare avanti, di non raggiungere gli obiettivi che ci siamo proposti. Allora in questo senso può essere anche utile impostare un dialogo con il Consiglio, per mantenere il rapporto virtuoso che abbiamo avuto modo di sperimentare con la presentazione delle linee guida, verificare e rendere partecipe il Consiglio dello stato dell'arte e soprattutto essere consapevoli che questo strumento che ci stiamo dando sarà uno strumento determinante non solo per il paesaggio, ma anche per l'equilibrio istituzionale delle nuove province.

Noi abbiamo otto nuove province che hanno la necessità di rivedere il proprio territorio, di rivedere la propria attività, di rivedere il proprio sviluppo, di ridisegnare la propria identità complessivamente intesa. Allora, se questo è il piano non dell'edilizia, non dei metri cubi, ma è il piano dell'identità, dobbiamo dire alle province: "Da questo strumento potete attingere per avere anche prospettive di sviluppo alle quali potervi riferire" e in questo senso l'attesa di questo piano è un'attesa che non può certamente durare a lungo, che deve rimanere nei tempi che ci siamo prefissi, non perché ci sia una scadenza, ad essa infatti possiamo anche derogare, non è questo il punto, ma ad essa dobbiamo guardare come momento in cui deve essere approntato uno strumento di sviluppo non soltanto di una comunità intesa in termini generali, ma di otto nuove comunità che stanno nascendo e che si vogliono sviluppare correttamente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie, signor Presidente. Prima di entrare nel merito delle linee guida del piano paesaggistico regionale e formulare le mie valutazioni sul lavoro fatto sino ad oggi dalla Giunta regionale, mi preme esprimere le mie preoccupazioni sui tempi dettati dalla legge regionale, la numero 8 del 25 novembre 2004. Oggi ci troviamo, infatti, di fronte alla conferma di quanto noi della minoranza andavamo affermando nelle settimane di dibattito in Aula sulla legge, e cioè che le previsioni dei termini temporali previsti per l'attuazione della normativa fossero troppo ottimistiche. Appare evidente che se le linee guida del piano sono giunte in Consiglio regionale con oltre tre mesi di ritardo rispetto a quanto promesso, il piano stesso probabilmente avrà una gestazione che andrà molto più in là dei diciotto mesi previsti.

I nostri pronostici, giudicati troppo allarmistici e additati come catastrofici dalla maggioranza, rischiano di essere confermati dalla reale complessità del lavoro da svolgere. Stiamo parlando, infatti, di un argomento delicato che interessa sia il sistema economico che il mondo del lavoro e deve comunque tutelare non gli interessi di parte, ma gli interessi ambientali e quindi favorire uno sviluppo sostenibile che risponde agli interessi e alle esigenze di tutti i sardi. Solo dopo sei mesi la Giunta è riuscita a portare in Aula un testo che io considero, se vogliamo, un libro dei sogni, ma che si deve concretizzare in un progetto realizzabile in tempi certi e definiti. Invece, praticamente un terzo del tempo previsto per l'attuazione della legge nella sua complessità, quei famosi diciotto mesi che da subito abbiamo giudicato insufficienti, è stato già impiegato unicamente per stabilire come la Giunta intende impostare il lavoro di definizione del piano paesaggistico regionale.

Vorrei ricordare che questa legge è stata preceduta da un provvedimento che blocca tutti gli interventi nella fascia costiera dei due chilometri dal mare; una disposizione che ha determinato la sospensione dell'attività di diversi cantieri, con ripercussioni sui settori produttivi direttamente interessati come il turismo, l'artigianato, l'agricoltura e la zootecnia. Vorrei, inoltre, ricordare che oltre al blocco degli interventi questa legge ha introdotto un elemento di incertezza legata all'attesa della definizione di una norma chiara in base alla quale le amministrazioni locali possano programmare il governo del proprio territorio e nel contempo i cittadini e gli imprenditori possano decidere i propri investimenti.

Siamo tutti chiamati a porre estrema attenzione su un tema così strategico per il futuro di qualsiasi ambito territoriale e, a maggior ragione, per il futuro della nostra Isola, a cui tutti siamo fortemente legati e verso la quale tutti siamo interessati a mettere in atto un'azione di valorizzazione e tutela rispetto a una sconsiderata azione cementificatoria. Ci sono due linee di pensiero, che non rispecchiano solo due posizioni politiche contrapposte, bensì due modi e due visioni progettuali che devono interessare lo sviluppo e la salvaguardia del nostro ambiente. E forse proprio dalla sintesi di queste due posizioni potrà nascere una moderna politica di tutela ambientale, con l'uomo presente e protagonista. Quindi con un ambiente a misura d'uomo in cui egli possa correttamente integrarsi e al contempo svilupparsi. L'abbiamo ribadito più volte, avremmo preferito un intervento diverso, un intervento meno vincolistico, rispetto a quello proposto dalla Giunta e approvato dalla maggioranza.

La nostra concezione della valorizzazione dell'ambiente l'abbiamo espressa chiaramente in quest'Aula, ribadendo che avremmo voluto provvedimenti che coinvolgessero le comunità interessate e tenessero conto della presenza e delle attività dell'uomo, come base di partenza per un'adeguata gestione dell'ambiente. Abbiamo parlato della necessità di predisporre interventi che facessero interagire tra loro i diversi settori produttivi della nostra regione, evitando di seguire una politica a compartimenti stagni. Dai risultati di questa tornata elettorale si deve dedurre che i cittadini forse condividono maggiormente la politica vincolistica. Dovremo forse aspettare ancora qualche anno prima che si abbiano i primi risultati concreti delle politiche del Governo Soru, nel bene o nel male. Per il momento è largamente legittimato. Le contrapposizioni riguardano, quindi, il metodo che si è scelto di perseguire per arrivare a predisporre quello che sarà il PPR e non certo una diversa concezione dell'importanza dell'ambiente in Sardegna. La linea portata avanti dalla Giunta è rivolta a creare un ambiente, se vogliamo, ovattato, dove però sembra non trovare spazio l'uomo.

Entrando nel merito delle linee guida del piano paesaggistico regionale non si può dire nulla attorno al testo predisposto dalla Giunta, perché, come ho detto prima, appare un libro dei sogni o delle buone intenzioni, in molti casi condivisibili, che per buona parte contraddice però quanto questa Giunta ha fatto sino ad oggi. Quando si parla di coinvolgimento delle comunità nel processo di gestione del territorio, quando si introducono frasi altisonanti, come "il paesaggio percepito dev'essere un paesaggio partecipato e quindi condiviso", non possono che tornare alla mente i provvedimenti che a tutt'oggi sono stati adottati dalla Regione, a cominciare dalla cosiddetta delibera salvacoste che non mi sembra sia stata frutto di una concertazione con le comunità interessate. Il decreto salvacoste è stato il primo atto d'imperio che ha assunto la Giunta. Soprattutto non si può pretendere di considerare il dialogo e la partecipazione come principi guida della gestione del territorio, dopo che proprio in quest'Aula la maggioranza non ha mai accolto la nostra disponibilità a confrontarci su proposte e idee.

Al di là delle dichiarazioni di intenti, a mio avviso le linee guida del piano paesaggistico regionale appaiono molto fumose e poco concrete, nel senso che si indicano le strade che si vogliono seguire, ma senza entrare nei particolari su come percorrerle. Vedremo in futuro. Ci sono delle affermazioni sulle quali ci si dovrebbe soffermare maggiormente, perché per come sono formulate assumono un connotato ambivalente. Penso agli obiettivi del piano, in particolare ai due orientamenti essenziali: identificare le grandi invarianti del paesaggio regionale e ricostruire, risanare i luoghi delle grandi e piccole trasformazioni in atto. L'assessore Pilia ha posto giustamente l'accento sulla parola "ricostruire"; un termine che può avere delle valenze importanti. Ha ragione, infatti, l'Assessore, quando ci dice che il termine "ricostruire" implica una dinamicità e una complessità maggiori rispetto a "costruire". Ebbene, nonostante questa complessità degli interventi di ricostruzione, questo aspetto viene limitato a un puro enunciato, nonostante sia un aspetto sul quale avremmo voluto maggiori elementi di valutazione, sul quale vorremmo confrontarci maggiormente.

Come ha detto il collega Pili l'ambiente è un tema importante che non può essere sottratto al confronto di quest'Aula, che deve essere affrontato con un'ampia partecipazione e coinvolgimento di tutte le forze politiche. La campagna elettorale si è conclusa e su un argomento come questo, su un argomento di primaria importanza per i sardi e per il loro futuro, credo che si debba mettere da parte la contrapposizione politica per individuare e rafforzare gli eventuali punti di convergenza. Punti di convergenza che potrebbero non essere pochi e dai quali, con serenità e lealtà, possiamo trarre spunto per dare risposte concrete alle genti di Sardegna, ascoltando sia i loro suggerimenti, sia le loro preoccupazioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, Assessori, colleghi, ho seguito con attenzione il dibattito e gli interventi di tutti i colleghi, in particolare dei colleghi del centrodestra, perché in qualche modo cercavo una risposta a quello che oggi un autorevole commentatore su La Nuova Sardegna chiama "il voto contro la guerra delle coste", indicando proprio questa strategia di contrapposizione a un modello di sviluppo sostenibile, proposto con obiettivi, magari che può essere messo in discussione, ma che indicava una traiettoria, con un alzare i toni, un indicare tale modello come "blocca tutto", come "blocca sviluppo", affermando, come ha fatto qualcuno, che non potremo andare più al mare.

Quindi cercavo un po' nelle parole dei colleghi qualche spunto di riflessione dopo questa fase, che evidentemente non ha evidenziato, almeno dal punto di vista elettorale, una sconfessione di questa maggioranza, e questo ci dà sollievo e anche soddisfazione, in particolare per il risultato ottenuto in Gallura e per il messaggio che in qualche modo è passato sul lavoro svolto da questa Giunta e da questa maggioranza. Devo dire che in generale i toni sono stati pacati, apprezzabili, credo anche propedeutici a una riflessione, ma nelle osservazioni dei colleghi del centrodestra credo siano emersi tre paradigmi, che io vorrei richiamare, perché se non avremo la capacità di superare questi tre paradigmi credo che sarà difficile avviare quel dialogo che tutti i colleghi hanno auspicato.

Il primo paradigma che è emerso in maniera chiara è quella che io definisco un po' l'ansia da vincolo. Ci si aspettava quasi che in queste linee guida emergessero delle norme precettive, che fossero indicati dei vincoli: qui si può costruire, qui no, due chilometri, un chilometro e mezzo. C'era un po' un'ansia di avere forse qualcosa con cui confrontarsi che non fosse un documento articolato e complesso come necessariamente deve essere un piano paesaggistico.

Il collega Pili è arrivato anche a proporre una scorciatoia, che personalmente considero sciagurata, dicendo: "Abbiamo i P.T.P., facciamo presto, partiamo da quelli", dimenticando proprio che i piani paesaggistici cassati dal TAR e dal Consiglio di Stato sono proprio quelli che, per le loro manchevolezze cartografiche, di approccio e di concertazione, hanno mancato di svolgere il loro ruolo. Allora credo utile, da questo punto di vista (anche per uscire da questa attesa alla quale hanno fatto cenno vari colleghi, qualcuno ha anche detto: "Mi sarei aspettato qualcosa di più"; c'era quasi una voglia di dire: "Speravo di avere il vincolo con cui confrontarmi, magari da abbattere, da criticare") che noi richiamiamo la nozione di piano paesaggistico, e credo che nessuno non lo possa fare meglio del Consiglio di Stato quando, nel cassare i previgenti P.T.P., ci ha ricordato che i piani paesaggistici non sono identificabili con i vincoli. Tra l'altro è utile ricordare che il territorio regionale è già gravato da vincoli, e noi sappiamo che sulla base delle leggi del '39, dell'85, dei vari decreti assessoriali circa il 43 per cento del nostro territorio regionale, a vari livelli, in vari modi, è soggetto a vincoli.

Credo che sia interessante leggere questa sentenza per ricordarci che cosa è un piano paesaggistico e quale deve essere il suo contenuto, queste poi addirittura sono le linee guida. Dice chiaramente che il piano paesaggistico non è il vincolo, ma deve semplicemente disciplinare l'operatività del vincolo e gli effetti del vincolo stesso, quindi non ha un carattere precettivo e pertanto non può diventare uno strumento di negazione o di elusione del vincolo stesso. Quindi si tratta di una materia decisamente complessa. Credo che superare questo concetto che appartiene al passato, che era anche dei vecchi P.T.P., cioè questo concetto di zonizzazione, di cubature, di interventi ammissibili, superare l'esistenza di un vincolo rigido - qui sì, qui no, qui si può fare questo lavoro - che poi magari diventa soggettivo, sia un presupposto proprio per aprire quel dialogo.

L'altra osservazione fatta dai colleghi del centrodestra che sono intervenuti oggi, io la chiamo la sindrome da centralizzazione. Anche oggi c'è stato il collega Diana che ha detto: "Ma chi ha visto le linee guida, con chi sono state discusse? E' un enigma, non so", come dire che ancora una volta si tende a decidere dall'alto e a propinare soluzioni già preconfezionate. Credo che anche questo sia un modo di vedere, mi permetto di dire, da superare perché proprio nelle linee guida è indicato come avviene la partecipazione e come dovrebbe avvenire non solo attraverso buone pratiche, come diceva il collega Cuccu, ma attraverso tutta una serie di interventi, di azioni anche innovative, i progetti pilota, i piani di azione locale, le azioni di sensibilizzazione, l'attivazione di forum, di interventi sul web, tutte le attività normali di concertazione istituzionale a tutti i livelli; ecco tutte queste nel piano sono ben previste, quindi semmai si tratta non di dire chi le ha viste o chi le vedrà o chi le discuterà, ma magari di suggerire qualche nuova modalità che eventualmente non è stata prevista. Anche in questo caso uscire da questa sindrome da centralizzazione, da decisione dall'alto, specie in presenza di proposte concrete, credo che aiuterebbe lo sviluppo del dialogo.

L'altro dubbio che è emerso, sempre dai colleghi del centrodestra, è addirittura più amletico, più esistenziale, parafrasando Shakespeare il collega Cuccu si è chiesto: "Linee guida o non linee guida, questo è il dilemma", ha detto: "Queste non sono neanche linee guida, ben altro avrebbero dovuto contenere". Credo che anche da questo punto di vista forse vale la pena di fare un'osservazione, proprio per poter incanalare il dibattito in maniera corretta; innanzitutto le linee guida non potevano far altro che indicare un metodo attraverso il quale esse andavano discusse, create, superando proprio concezioni ormai arcaiche, vecchie, della pianificazione urbanistica. Da questo punto di vista, collega Cuccu - che stimo e ci confrontiamo spesso in Commissione, in questo momento non è in Aula - credo che queste linee guida lo facciano molto bene quando parlano di valori condivisi, di obiettivi di qualità paesaggistica, di paesaggio percepito e partecipato, quindi un paesaggio le cui regole di fruizione e di gestione vanno scritte dal basso sulla base naturalmente di una visione di insieme. Quindi credo che da questo punto di vista siamo assolutamente dentro il contenuto delle linee guida e possiamo, per i posteri e per i colleghi che cominciavano a preoccuparsi, sciogliere questo dilemma e dire che queste sono effettivamente linee guida paesaggistiche e che forse il collega Cuccu nel suo dilemma si riferiva a forme di perequazione, di riequilibrio, parlava di riequilibrio fra territorio e territorio, di combattere forme di eccessiva diffusione dei modelli di urbanizzazione, per cui forse si riferiva a dei capisaldi di una futura legge urbanistica piuttosto che di linee guida per il paesaggio. Credo che, abbandonando un po' degli schemi del passato, questi tre paradigmi: l'ansia da vincolo, la sindrome da centralizzazione e questo dubbio amletico dobbiamo superarli, dobbiamo superarli tutti insieme perché dobbiamo discutere dell'argomento oggi in esame.

Da questo punto di vista - e mi avvio rapidamente a concludere - credo che queste linee guida assolvano molto bene al loro compito, che è quello di tracciare un percorso, delineare un metodo attraverso il quale le linee guida andranno appunto costruite cominciando dal basso. Ma io voglio dire di più, il percorso tracciato da queste linee guida è un percorso che ci aiuterà in molte altre cose che dovremo fare, perché richiama le popolazioni locali, le persone, le associazioni, le istituzioni tutte, ad un ruolo attivo nel partecipare, nel decidere, nel non chiedere e basta, nel non tirare la giacca a qualcuno e basta, ma chiede loro di essere protagoniste attive e di partecipare alle decisioni; quindi ci offrono un'occasione importante per una riflessione su quello che deve essere il modello di sviluppo sostenibile, su quello che deve essere il modello turistico ed economico, su quali devono essere le sue ricadute. Dobbiamo valutare se tutto quello che è successo in Sardegna in questi anni in termini di villaggi turistici, di crescita di una grande città costiera ci ha determinato ricadute importanti, se ha avuto un impatto positivo sul PIL della Sardegna, sui guadagni, sui ricavi delle famiglie in maniera adeguata, se esistono altri modelli, altre possibilità, magari prendendo esempio da altre realtà in giro per il mondo, rispetto a quello che siamo riusciti a fare fino ad oggi, che comunque avrà zone d'ombra, ma avrà anche alcuni elementi da recuperare.

Quindi credo che nel momento in cui stiamo per avviare la stagione dei bandi dei POR, della pianificazione integrata territoriale, del piano di sviluppo regionale, questo piano paesaggistico e questo modo di procedere, indichi una strada, ci abitui ad un modo di progettare, elaborare, programmare il nostro futuro, che è tutt'altro che centralizzato, ma è estremamente partecipato, richiamando ognuno a partecipare attivamente. Quindi nel momento in cui stiamo ripensando la politica degli incentivi, per esempio, passando da una politica di incentivi a sportello ad una politica di incentivi per sistemi, per obiettivi settoriali, che coinvolga aree, territori, che devono riscoprire la loro vocazione, che devono decidere il loro futuro, che devono decidere su quale base competere, credo che le linee guida e il metodo da esse delineato ci saranno d'aiuto per aprire una nuova stagione della programmazione economica e per attivare politiche di sviluppo che siano appunto condivise, partecipate e abbiano quelle ricadute nel tempo che noi tutti ci auspichiamo per le nostre comunità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Io credo che questo tema, così come è stato più volte sottolineato dagli interventi che mi hanno preceduto, abbia necessità in qualche modo di essere approfondito e anche digerito tutto sommato, vista anche l'importanza del problema che andiamo a discutere. Una delle questioni principali che è stata dibattuta stasera all'interno di quest'Aula parlamentare riguarda proprio il fatto che si possa definire questo documento come "linee guida" o come una relazione generica, forse anche un po' sterile, qualcuno può avere pensato anche così, per la redazione del piano paesaggistico regionale.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue CHERCHI OSCAR.) Probabilmente però bisogna in qualche modo ricordare quali sono le differenze che possono intercorrere tra la definizione di paesaggio e la redazione e attuazione del piano paesaggistico regionale che credo che siano sostanziali, infatti il secondo condiziona il piano urbanistico ed è questo l'argomento che si sta affrontando stasera, l'altro riguarda i concetti generali sulla salvaguardia del paesaggio, che non hanno niente a che fare con le problematiche dell'urbanistica in Sardegna.

Ecco perché è facilissimo ed è anche logico non trovare nessuna critica da fare a questo documento, perché se andiamo a delineare il concetto di paesaggio niente da dire, o il concetto di sviluppo sostenibile ancora di meno, non è questo il problema, e non è possibile tanto meno smentire quello che dice questo documento, in quanto la professoressa Incani o la professoressa Zedda (li posso citare tutti i geografi della Facoltà di lettere dell'Università di Cagliari), il professor Loi e lo stesso dottor Parascandolo, avrebbero fatto una lezione molto simile se avessero dovuto spiegarci esattamente il concetto di paesaggio e quello di sviluppo sostenibile; però noi, o meglio voi che come Giunta dovete andare a redigere un piano regionale paesaggistico, avreste dovuto, a mio avviso, in qualche modo individuare realmente i paletti, tra virgolette, che il Consiglio regionale deve dare alla Giunta e poi successivamente ai progettisti per redigere realmente e materialmente questo piano. Credo che forse una cosa giustissima è stata detta a pagina 14 di questo stesso documento laddove si afferma la necessità di redigere una nuova e moderna (io utilizzerei piuttosto che "moderna" "attuale") legge urbanistica regionale. Forse sarebbe stato molto più importante e corretto, in qualche modo, individuare prima le nuove norme urbanistiche e successivamente procedere alla redazione di un piano che in qualche modo comprende e comprenderà quelle che saranno le nuove norme dell'urbanistica in Sardegna. Ma così non è avvenuto, accettiamo la vostra proposta e tra l'altro mi diventa difficile dover contrappormi in questa circostanza a quello che voi avete esposto.

Prima di entrare in Aula, ho scaricato dal sito del Consiglio regionale il resoconto, predisposto dall'Ufficio stampa del Consiglio regionale, delle sedute precedenti, quello che viene trasmesso alle diverse testate giornalistiche. Effettivamente mi diventa praticamente impossibile contrastare l'idea che il paesaggio, così come ha sottolineato l'assessore Pilia, deve essere considerato come la massima espressione della cultura e dell'identità della Sardegna. E chi mai può contraddire una cosa del genere? E' logico che necessariamente deve essere e sarà una delle massime espressioni della cultura e dell'identità sarda; anche perché ci battiamo come Progetto Nazionalitario proprio per questo, immaginiamoci se posso essere oggi io a dire che così non è e che così non deve essere. "Il paesaggio deve essere rispettato, il paesaggio deve essere tutelato, valorizzato per la sua parte caratteristica di fattore identitario". Vi immaginate un amministratore che si sieda dove oggi siete seduti voi e che dica: "Il paesaggio non deve essere rispettato, non abbiamo intenzione di tutelare niente, non abbiamo intenzione di valorizzare niente", sarebbe chiaramente impossibile. Quindi credo che molto probabilmente la differenza stia proprio nel fatto di stabilire e individuare realmente delle linee guida, cioè quelle norme che un Consiglio regionale approva e trasmette all'Assessore competente, nel caso specifico all'assessore Sanna e all'assessore Pilia, norme che essi poi trasmetteranno ai progettisti del piano paesaggistico regionale.

Se queste sono le linee guida le devo approvare, devo essere necessariamente favorevole perché non c'è niente su cui poter dire: "No, assolutamente non va bene", se non un punto fondamentale, quello della gestione futura del piano. Credo che gli obiettivi, che poi sono il dato fondamentale, che deve raggiungere la Giunta in questo caso, e che il Consiglio regionale deve approvare, avrebbero potuto essere in qualche modo riepilogati solo ed esclusivamente in un'unica pagina e non dar luogo ad un testo così ampio e anche così difficile, tanto da sembrare una dispensa universitaria, così come ho già detto all'inizio. Molto probabilmente però il reale problema riguarda la definizione e pianificazione delle tre famose aree che tutti abbiamo citato e che necessariamente dobbiamo citare perché è l'unico elemento che ci è stato messo a disposizione dalla Giunta per poter discutere le linee guida del piano paesaggistico regionale. Le tre aree di conservazione, ricostruzione e trasformazione.

Per deformazione professionale, come ha affermato un collega che mi ha preceduto, mi viene logico pensare a questa definizione delle tre aree individuate: le aree di conservazione non sono altro che ciò che esiste e che devo necessariamente tutelare; le aree di ricostruzione non sono altro che quelle nelle quali è possibile realizzare nuovi insediamenti, cioè quelli che potrò fare in più realmente; le aree di trasformazione sono quelle non di completamento, ma di nuova concezione. Quindi, la filosofia del piano, questa filosofia di cambiamento che tanto viene sbandierata, avrebbe dovuto realmente individuare in qualche modo - Assessore lei tra l'altro è anche un tecnico quindi queste cose le conosce perfettamente - gli indirizzi che si vogliono dare e che cosa si vuole fare con il piano paesaggistico regionale.

Noi conosciamo la storia, perché tra l'altro molto gentilmente l'avete riepilogata in un allegato del documento che ci avete consegnato, dei P.T.P., dei quali l'unico rimasto in piedi è il numero 7 del Sinis, che ha già delle norme tracciate e, per fare un esempio semplicissimo, prevede la realizzazione soltanto del 50 per cento della cubatura che rientra nelle capacità edificatorie del territorio. Chi si occupa di urbanistica sa perfettamente che le capacità edificatorie di una costa sono definite sulla base della fruizione ottimale del litorale. Fruizione ottimale del litorale che è data dalla dimensione dello stesso litorale che permette, poi, di stabilire e di identificare quanti turisti o bagnanti realmente possono recarsi su quel territorio ed eventualmente insediarsi nella costa. Quindi, già esiste un piano che ancora oggi è in vigore e che però non si sa che fine faccia e come verrà, in qualche modo, trasformato; ecco che una delle indicazioni delle linee guida avrebbe potuto essere quella della riduzione, per quanto riguarda sempre il litorale e quindi le coste, del 50, del 60, del 70 per cento, della cubatura edificabile, ma questo lo dovreste proporre al Consiglio regionale che poi dovrà adottare o, in qualche modo, accettare questa proposta.

Queste sono le reali linee guida di un piano paesaggistico regionale. Io ho sempre sottolineato e continuerò a sottolinearlo e mi troverò sempre d'accordo con l'operato, almeno quello posto in essere sino ad ora, di questa Giunta regionale. Tra l'altro i risultati elettorali vi danno ragione, a parte che nella provincia di Oristano, in cui noi siamo stati protagonisti, quindi molto probabilmente non si tratta soltanto di un vento che cambia, ma vi è anche una questione di aggregazioni, bisogna sottolinearlo, e di numero di liste che si presentano, ma non credo che sia questo il momento di evidenziare queste differenze sostanziali sul vento che passa oggi in Sardegna, che tra l'altro è quel vento che la rende diversa, sempre per esprimersi in termini geografici, quel vento di maestrale che ripulisce la nostra Sardegna, che la fa unica in tutto il Mediterraneo.

Per ritornare al tema principale, apprezzo il grande coraggio della vostra Giunta e continuerò a sottolinearlo, fino a quando su questo l'elettorato vi darà ragione. In effetti queste linee sono il frutto delle scelte che la maggioranza giustamente fa, in questo caso proprio linee non sono, ma comunque un percorso che la Giunta regionale traccia e io, in qualche modo, ve ne devo dare atto. L'unico elemento su cui non sono sicuramente d'accordo - anche questo problema è stato sollevato più volte all'interno di quest'Aula - riguarda i tempi di realizzazione. Credo che sia inutile che ve lo dica io, siete ben consapevoli che i tempi individuati nella legge regionale numero 8 del novembre del 2004 non sarà possibile sicuramente rispettarli, per cui saranno sicuramente disattesi. Spero che questo non comporti ancora disagi per il nostro territorio che ha necessità, comunque, di individuare strategie di sviluppo, sviluppo che necessariamente sarà trainato dal turismo sulle coste, su cui tutti hanno appuntato l'attenzione, per cui questi famosi due chilometri di blocco hanno suscitato grandi perplessità, anche se tutto sommato è logico che per poter predisporre un piano bisogna bloccare tutto e andare a conoscere realmente che cosa esiste nel territorio. Credo però che questo piano debba essere realizzato. Per cui, lo annuncio da stasera, non saremo totalmente contrari alle linee guida che voi avete illustrato così come non lo siamo stati in precedenza sulle leggi regionali numero 25 e numero 8,.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cherchi. E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (La Margherita-D.L.). Grazie signor Presidente. Signor Presidente della Giunta, colleghi, colleghe e signori Assessori, l'appuntamento in Aula per la discussione delle linee guida del piano paesaggistico regionale arriva in un momento politico molto importante, e non tanto per i recentissimi risultati elettorali che confermano in maniera chiara la volontà politica espressa dai cittadini della nostra Isola due settimane fa, quanto perché questa volontà - a mio parere - questa scelta politica, rappresentano una risposta forte, concreta e determinata di chi con la propria testa e con le proprie opinioni non si è fatto demagogicamente strumentalizzare e condizionare nelle proprie scelte da campagne elettorali fatte all'insegna di bordate, sparate nei confronti di questa Giunta e di questa maggioranza per i danni scientemente causati, a dire dell'opposizione, alla nostra Isola in addirittura dieci mesi di governo regionale. E non è bastato neanche agitare l'idea dell'aggravarsi della crisi economica e occupazionale a causa della tanto vituperata legge salvacoste. Non è bastato perché in questa occasione i sardi hanno dimostrato la loro maturità, la maturità di chi è stanco di slogan e parole, di chi vuole, anzi esige, fatti e azioni concrete. La maturità di chi ha voluto segnare in maniera chiara la discontinuità con il passato. Questo, a mio modesto parere, deve essere di monito per tutti noi, per chi fa politica sia nel centrodestra sia nel centrosinistra: i sardi vogliono essere governati da persone che realmente lavorino per il bene della nostra Isola. La facilità con la quale si passa da un governo all'altro, da una maggioranza all'altra ne rappresenta un esempio chiaro e lampante.

Questa primissima riflessione mi sia consentita per sostenere ancora con più forza e convinzione l'importanza dell'argomento che oggi siamo chiamati a discutere in quest'Aula. Le linee guida espresse in questo documento evidenziano in maniera elastica, passatemi questo termine, quella che dovrà essere la strada maestra che la Giunta e il Consiglio seguiranno per raggiungere l'obiettivo e le finalità che con la predisposizione del piano paesaggistico regionale ci siamo prefissati.

La pianificazione, la razionalizzazione e lo sviluppo del nostro territorio non possono, così come già accade in molti paesi più evoluti, ma anche in quelli meno evoluti del nostro, non tener conto di due valori assolutamente fondamentali: il paesaggio e l'ambiente. Su questi due temi, in maniera maggiormente esaustiva sul primo, le linee guida si soffermano evidenziando una serie di principi assolutamente condivisibili. "Il paesaggio come" - leggo testualmente appunto dalle linee guida - "elemento chiave del benessere individuale e sociale", deve in maniera condivisa rappresentare il riferimento principale delle politiche del territorio e delle istituzioni che amministrano tali territori. Perché questo possa accadere in maniera compiuta è necessario un sistema di conoscenza dei luoghi, della loro diversità e della loro peculiarità; a tal fine l'analisi dell'esistente, l'utilizzo di tutto il materiale disponibile, di tutte le cartografie, degli studi e di tutte le ricerche svolte da diversi organi istituzionali, comuni, province, la Regione stessa, penso rappresentino un punto di partenza assai importante.

L'illustrazione fatta dall'assessore Sanna ci ha evidenziato la disponibilità di strumenti importanti ed utili alle nostre esigenze di pianificazione. La mancanza, però, di strumenti normativi che permettessero una gestione nell'immediato più serena, a causa dell'annullamento dei P.T.P., ci ha posto nella condizione di avere - a mio parere - un avversario forte e difficile che incombe sulle nostre scelte in maniera pressante, ma che allo stesso tempo non ci può indurre in errore: il tempo. Sì, signor Presidente e signori Assessori, penso che in questa nostra missione il tempo sia il nemico più duro. Questo lo dico non per agitare fantasmi di attività bloccate per anni e di sviluppo interrotto, ma perché sia noi che l'Assessore dovremo porre il massimo impegno per la riduzione dei tempi necessari per arrivare all'applicazione del piano paesaggistico regionale. Anche perché la nostra pianificazione andrà tradotta e recepita a livello comunale e solo successivamente si potrà passare ai reali interventi sul territorio che, di qualsiasi natura essi siano, di conservazione, di ricostruzione o di trasformazione, sono il vero ed ultimo obiettivo che noi ci prefiggiamo.

Alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno parlato di genericità delle linee guida, di poca presenza di dettagli; probabilmente è anche vero, ma sicuramente ciò è valutabile in maniera diversa a seconda della interpretazione che si vuol dare a questa genericità. Io ad esempio, è un mio personale parere, la interpreto in maniera positiva proprio perché questa formulazione generale, ma chiara e con un obiettivo finale definito, consente il recepimento di tutte le osservazioni utili, l'analisi di tutte le istanze che possano consentire la predisposizione di un piano paesaggistico regionale completo e in sintonia con le esigenze della nostra Isola. Ad esempio, in quest'ottica sarà fondamentale il confronto con le autonomie locali che, a differenza del passato, devono essere giustamente coinvolte in quanto portatrici di grandi conoscenze del territorio, che certe volte sfuggono alla stessa Regione.

Avviandomi a concludere mi permetto un'ultima brevissima considerazione. Personalmente condivido - in diversi l'hanno proposto, specialmente dai banchi della minoranza - la richiesta di un confronto, di un dialogo più approfondito su tematiche che come questa devono interessare tutti noi, a prescindere dalla casacca politica che indossiamo. Però, per quanto riguarda questo aspetto, condivido molto quanto detto dal collega onorevole Cugini che, nel sostenere l'assoluta disponibilità al dialogo e al confronto,evidenzia che dobbiamo tener ben presente, soprattutto chi fa parte dell'opposizione, della minoranza, che i cinque anni precedenti sono stati caratterizzati, in relazione a queste tematiche, da una inerzia assoluta.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Manca. Colleghi, quello dell'onorevole Manca era l'ultimo intervento della serata. I lavori riprenderanno domani mattina alle ore dieci e il primo iscritto a parlare è l'onorevole Pirisi.

La seduta è tolta alle ore 19 e 47.



Allegati seduta

isposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione BIANCU sul grave abuso praticato dalla SOGAER società di gestione dell'aeroporto di Cagliari-Elmas nei confronti delle ditte private concessionarie dei parcheggi custoditi esterni prospicienti la stazione aeroportuale. (169)

Prima di fornire le risposte alle domande poste dall'On. Biancu, occorre fare la seguente premessa:

A. la SOGAER, nella realizzazione dei "lavori riguardanti l'apposizione di un guard-rail", agisce quale mero soggetto esecutore di decisioni assunte dall'Amministrazione competente (Direzione Circoscrizionale Aeroportuale di Cagliari), cui compete l'adozione dei provvedimenti finalizzati a regolamentare il traffico nelle aree appartenenti al demanio aeronautico (articoli 5 e 6 del Codice della Strada);

B. nel caso di specie, tali lavori rientrano in un progetto di "riqualificazione ed ampliamento della sede stradale zona sud dell'aeroporto", approvato dalla competente D.C.A. con provvedimento n. 15 del 30.12.2004;

C. peraltro tale provvedimento conferma il già esistente divieto di attraversamento, rendendolo effettivo con la posa di una barriera fisica al centro della carreggiata al posto della semplice linea bianca continua; ciò non può che elevare il livello della sicurezza sia per i veicoli che per i pedoni;

D. nulla è mutato rispetto alla situazione precedente, atteso che il rispetto della segnaletica, cui tutti gli utenti della strada sono tenuti, comportava anche prima della posa del guard-rail la necessità di fare un giro più lungo per raggiungere le zone occupate dalle ditte private concessionarie dei parcheggi;

E. in relazione alla questione delle tariffe, la SOGAER, su richiesta dell'Assessorato, ha puntualizzato che il prezzo più alto richiesto dal gestore aeroportuale, rispetto a quello richiesto dal gestore dei parcheggio esterno, è giustificato dalla "profonda differenza nei costi di gestione dell'infrastruttura e di erogazione dello specifico servizio".

In risposta alle domande poste dall'interrogante, comunico quanto segue:

1/a i lavori in questione sono realizzati in esecuzione del provvedimento della D.C.A. richiamato in premessa (lett. B);

1/b non pare sussistere l'asserita lesione della libera concorrenza per abuso di posizione dominante della SOGAER, atteso che la posa del guard-rail, rafforzando con una barriera fisica il divieto prima segnalato con la sola barriera giuridica della linea bianca continua, non impedisce comunque l'accesso ai parcheggi degli altri operatori;

1/c sulla base delle considerazioni di cui sopra, non si può affermare che sia preclusa agli utenti la scelta tra diversi operatori, in quanto tutte le aree di parcheggio sono comunque raggiungibili senza problemi dai veicoli ed, anche, sia pure con qualche disagio, dai pedoni;

2 risulta che i lavori siano già stati temporaneamente interrotti con decisione del Tribunale di Cagliari, a seguito della quale la SOGAER ha eseguito le opere necessarie alta messa in sicurezza del cantiere;

3 per quanto esplicitato sopra, non riscontrandosi lesione di diritti per aziende o utenti,non sussistono le condizioni per un intervento da parte di questo Assessorato. L'intervento della SOGAER, attuato in esecuzione di decisioni legittimamente assunte dalla competente Direzione Circoscrizionale Aeroportuale, non ha modificato la disciplina della circolazione nell'area, in cui il divieto di attraversamento della carreggiata era già previsto e debitamente segnalato con la presenza della linea bianca continua al centro della strada.

Si rileva, comunque, che la presenza del guard-rail crea gravi disagi per chi deve raggiungere a piedi il parcheggio esterno. A tale proposito l'Assessorato ha preso contatto con la SOGAER per verifica re la possibilità di consentire almeno un attraversamento pedonale, debitamente segnalato. Tale intervento non può essere realizzato in prossimità dell'ingresso del parcheggio, in quanto non sarebbe rispettata la distanza minima prescritta dal Codice della Strada (100 metri dalla curva). D'altra parte non avrebbe senso realizzarlo nel rispetto di tale distanza, in quanto l'allungamento del percorso indotto dal guard-rail è inferiore ai 100 metri.

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione SERRA sulle iniziative da assumere per garantire, organizzare e regolamentare l'attività della divisione di chirurgia d'urgenza del presidio ospedaliero Marino di Cagliari. (112)

In riferimento alla interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi conoscitivi ritenuti utili per la risposta.

L'istituzione del pronto Soccorso e chirurgia d'urgenza è stata determinata dalla necessità di garantire i ricoveri d'urgenza nel P.O. Marino, che all'epoca ospitava al suo interno solamente i reparti ortopedici. Nel tempo anche i reparti a conduzione universitaria hanno chiesto, per motivi di didattica, di poter essere inseriti nei turni d'urgenza e la calendarizzazione è stata concordata tra i responsabili dei reparti chirurgici dell'Azienda. La dotazione del personale infermieristico della chirurgia d'urgenza è costituita da 19 infermieri professionali e due generici. Degli infermieri professionali presenti tre fruiscono della L. 104/92, due dell'art. 53 del D.L.vo 151/2001, di cui uno assente dall'1.12.04 . Si precisa che nell'ambito del Presidio le seguenti attività sono eseguite da personale dedicato, pertanto non gravano sul personale infermieristico della Chirurgia d'Urgenza:

attività delle Sale

Operatoria attività ambulatoriale

pre ospedalizzazione

Inoltre sono centralizzate alcune attività di supporto quali: ritiro dei rifiuti pericolosi, distribuzione del materiale di magazzino economale, distribuzione di presidi sanitari e farmaci, raccolta, consegna e smistamento di comunicazioni cartacee interne. Nel periodo dicembre 2004, gennaio 2005 alcuni operatori (tre) hanno fruito di alcuni giorni di congedo parentale e in contemporanea si sono verificate assenze per malattia. Per assicurare la continuità dell'assistenza il Dirigente Medico, responsabile del Presidio ha disposto la copertura dei turni di servizio con personale di altre unità operative, pertanto l'assistenza infermieristica è sempre stata garantita. Inoltre la Direzione Sanitaria Aziendale anche a seguito di un incontro con il personale infermieristico ha concordato col responsabile del Presidio l'inserimento in turno di tutti gli infermieri fisicamente idonei, presenti in reparto, ma finora fuori turno, l'attivazione di una squadra di supporto per le consulenze esterne, per evitare di distrarre il personale infermieristico dal reparto.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione SANCIU sull'espletamento della gara d'appalto per l'affidamento della gestione e manutenzione degli impianti di potabilizzazione e depurazione dell'Esaf. (115)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta relativi agli ambiti di competenza dì questo Assessorato:

La situazione segnalata dall'interpellanza è già all'attenzione del competente Ufficio dell'Assessorato del Lavoro che, in tal senso, sta effettuando le necessaria e doverose verifiche.

Risulta infatti che, almeno una impresa che ha partecipato all'appalto richiamato nell'interpellanza, ha, in passato, inoltrato istanza per l'accesso al beneficio di cui alla L.R. n. 36/1998.

All'Impresa di cui sopra sono stati richiesti gli elementi conoscitivi finalizzati all'accertamento dei necessari requisiti per l'accesso ai benefici previsti dalla legge, i quali, per l'obbligo posto dalle disposizioni in materia di semplificazione dell'attività amministrativa di cui al D.P.R. 445/2000 erano state dalla stessa autocertificate.

D'altra parte il sistema di accesso al contributo, mediante l'applicazione delle norme sulla semplificazione surrichiamate, non consente, se non successivamente al godimento dei benefici, le verifiche di merito sul possesso dei requisiti formalmente costitutivi dell'istanza.

E' pertanto conseguenza logica, nel caso di accertamento di mendaci in tutto o in parte dichiarazioni, fare ricorso agli strumenti di autotutela previsti dalle norme sull'autocertificazione, e disporre il recupero anche coatto dei contributi di cui eventualmente la stessa Impresa avesse indebitamente beneficiato.

"Interrogazione BALIA - MASIA sulla mancata emanazione del IV bando di cui all'articolo 1 della legge regionale n. 36 del 1998 (Politiche attive sul costo del lavoro). (116)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto, si trasmettono i seguenti elementi di risposta:

La L.R. 24.12.1998, n. 36 all'art. 1 prevede l'erogazione di contributi per l'abbattimento del costo del lavoro in ambito regionale mediante il sistema della Convenzione, tuttora vigente, tra la Regione - Assessorato del Lavoro e l'INPS.

Quello introdotto dalla L.R. 36 è uno dei pochi regimi di aiuto operativi in ambito regionale avendo ottenuto le deroghe previste dall'art. 87 del trattato della Comunità Europea.

La L.R. 36/98 fino ad oggi ha consentito di riconoscere, nei tre bandi emanati, sgravi che interessano oltre 20.000 lavoratori, articolati nelle varie tipologie di contratti così come individuati nell'art. 1 della norma.

All'atto dell'insediamento dell'esecutivo regionale in carica vigevano le direttive e le modalità attuative approvate con deliberazione della G.R. n. 28/l 1 del 9.8.2002 applicate per il 3° bando relativo al 2002 che hanno comportato un impegno finanziario non più sostenibile data la precaria condizione del Bilancio regionale ereditata dalla precedente legislatura.

Tuttavia deve ritenersi che il sistema di incentivazione, seppur efficiente, di per sé non costituisce condizione esclusiva per l'incremento dell'occupazione se ad esso non si accompagnano idonee politiche di sviluppo, in un quadro di efficienza ed efficacia generale dell'apparato pubblico in tutte le sue articolazioni.

Si è pertanto imposto un ripensamento critico sul sistema di aiuti indiscriminati rivelatisi inidonei a realizzare una modifica significativa del sistema economico e produttivo isolano.

Previa intesa intervenuta tra l'Assessorato del Lavoro e le parti sociali e datoriali è stato previsto un nuovo sistema di incentivazione diretto a privilegiare ed agevolare quelle imprese che hanno operato assunzioni con contratti a tempo indeterminato e di categorie svantaggiate del Mercato del lavoro e, con particolare attenzione al sistema direttamente produttivo dell'Isola.

Detto nuovo sistema è stato trasfuso nel ddl finanziaria 2005, e non appena questo sarà approvato, si provvederà prontamente all'emanazione del IV Bando.

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione AMADU sul mancato accreditamento al Comune di Sassari dei fondi della legge n. 162 del 1998 a favore di persone con handicap grave. (135)

In riferimento all'interrogazione in oggetto si forniscono i seguenti elementi conoscitivi utili per la risposta.

I ritardi nell'accreditamento dei fondi si sono verificati per tutti i comuni beneficiari dei finanziamenti. Ciò a causa della quantità di piani personalizzati finanziati (passati dai 123 del 2000 ai 2458 del 2003) e delle procedure adottate in precedenza che richiedevano da parte degli uffici dell'Assessorato la verifica della documentazione di ogni singolo piano personalizzato. Tali circostanze hanno generato una imponente mole di lavoro che gli uffici non hanno potuto evadere in tempi adeguati.

Al fine di superare tale situazione, la Giunta Regionale su proposta dell'Assessore dell'Igiene, Sanità e dell'Assistenza Sociale, con delibera n. 48/21 del 18.11.2004 ha adottato la semplificazione delle procedure deliberando il trasferimento immediato dei fondi assegnati ai comuni. Con le determinazioni del Direttore del Servizio delle Politiche Sociali n. 2452 del 2.12.2204 è stato disposto, per tutti i comuni interessati, il pagamento a saldo dei contributi relativi alla programmazione 2001, con la determinazione n. 2612 del 6.12.2004 il pagamento del programma 2002, e con le determinazioni nn. 2786 e 2787 del 16.12.2004 il pagamento del programma 2003. Da contatti informali con gli uffici della Ragioneria Regionale si è accertato che la stessa ha emesso i mandati di pagamento e pertanto ad oggi i problemi oggetto dell'interrogazione sono superati.

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione CAPELLI sulle incompatibilità di alcuni dirigenti dell'Amministrazione regionale. (188)

In ordine all'interrogazione di cui all'oggetto, e per la parte di competenza di questo Assessorato si osserva quanto segue:

La Giunta, rilevata l'incompatibilità tra le funzioni ricoperte dal dott. Fiori (Direttore Generale dell'I.A.C.P. di Nuoro e Consigliere di Amministrazione del Banco di Sardegna S.p.a.), ha invitato il Commissario straordinario dello I.A.C.P. a sollecitare il Direttore ad eliminare le cause di incompatibilità, o in difetto, ad attivare la procedura prevista dall'ex art. 44, comma 9, L.R. 31/98.

La deliberazione della Giunta è indirizzata all'organo istituzionale dell'Ente, col quale è stato instaurato il rapporto fiduciario col Direttore Generale, ed è sulla base della sua proposta che il Presidente della Giunta adotta i provvedimenti di nomina e revoca di cui all'art. 33 L.R. 31/98.

L'atto adottato non contrasta con deliberazioni assunte in precedenza dalla Giunta ed in particolare non contrasta con la revoca dell'incarico nei confronti del Direttore Generale dell'Ersat. Le due situazioni, infatti, sono totalmente differenti e quindi incomparabili: con riferimento al Dott. Solina, infatti, è stata accertata la responsabilità dirigenziale ai sensi del combinato disposto degli artt. 22 e 29 della L.R. 31/98 e per l'effetto la Giunta ha revocato l'incarico sempre in seguito a proposta dell'organo amministrativo dell'Ente.


Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA URAS - CHERCHI Silvio - DAVOLI - PISU - CALLEDDA - PACIFICO sul peso rilevante di servitù militare che interessa vaste aree territoriali della Sardegna, e in particolare le zone costiere, tra cui quelle di capo Teulada, ove sono anche inibite, per gran parte dell'anno, le attività di pesca.

I sottoscritti,

richiamata la dichiarazione dell'intero territorio della Sardegna "terra di pace e di amicizia fra i popoli", pronunciata dal Consiglio regionale;

considerato che:

- la Sardegna è sottoposta ad un presenza militare qualitativamente e quantitativamente superiore all'insieme delle altre regioni italiane;

- in Sardegna risultano asservite a fini militari ampie zone di territorio pari a 37.374 ettari, di cui 23.766 demanio e 13.608 servitù militare (mentre le aree di servitù a mare superano la superficie dell'intera Sardegna), nelle quali sono interdette per gran parte dell'anno molte delle normali attività umane ed economiche, ivi comprese, nelle vaste porzioni di mare prospicienti le zone di esercitazione, quelle di ancoraggio e pesca;

premesso che:

- in questa legislatura, anche per il tramite di specifiche iniziative adottate dal Presidente e dalla Giunta regionale, è stato più volte richiesta al Governo la riapertura del confronto finalizzato alla ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aerei prospicienti gli insediamenti militari esistenti, nonché in relazione ai necessari interventi di bonifica delle zone adibite a poligono;

- non si registra, ancora, da parte del Governo nazionale, la disponibilità ad affrontare con l'urgenza e i contenuti necessari tale ridefinizione complessiva dei gravami militari in Sardegna;

considerato che:

- anche dal punto di vista dell'attuazione degli interventi in materia di indennizzo economico verso i lavoratori e le comunità locali colpite dalle procedure di interdizione adottate nei periodi di esercitazione, sempre più lunghi, in particolare per quanto attiene le attività di ancoraggio e pesca nella zona di Capo Teulada, si registrano tempi e modalità di attuazione inadeguati e un arretrato rilevante (circa 2 anni) nella erogazione degli indennizzi, peraltro previsti in misura insufficiente dal protocollo del Ministero della Difesa - Regione Autonoma della Sardegna del 9 agosto 1999;

- la proposta integrativa del predetto protocollo, elaborata nelle scorse settimane, risulta inadeguata sotto diversi profili, e in particolare in relazione alle operazioni di bonifica delle zone compromesse, della ampiezza degli spazi interdetti e della durata dei periodi di inibizione;

- la eventuale decisione di soprassedere alla stipula del protocollo integrativo non può determinare alcuna conseguenza negativa sui lavoratori del mare interessati agli indennizzi, ma al contrario deve trovare la Regione al loro fianco, per rafforzare le richieste più volte avanzate dagli stessi pescatori di riduzione degli spazi interdetti e di bonifica delle porzioni di mare e di territorio, teatro anche in questi giorni delle esercitazioni,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere:

1) quali iniziative intenda intraprendere la Giunta regionale perché abbia concreta attuazione la dichiarazione, pronunciata dal Consiglio regionale, della Sardegna come "terra di pace e di amicizia fra i popoli";

2) se ritenga, comunque, di attivare ogni legittima azione nei confronti del Governo, con il coinvolgimento pieno anche delle Istituzioni locali, delle parti sociali, e delle rappresentanze parlamentari dei sardi, per la ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aerei prospicienti i poligoni e gli insediamenti militari, nonché in relazione ai necessari interventi di bonifica delle zone teatro di esercitazioni;

3) se ritenga, al contempo, di dover assumere, con urgenza, ogni necessaria iniziativa, con riferimento particolare alla specifica situazione dei pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi, atta a garantire il più libero esercizio dell'attività di pesca e il reddito da lavoro che non possono essere sostituiti da nessuna forma di indennizzo economico;

4) se ritenga di definire adeguate procedure di immediata anticipazione degli indennizzi a favore delle marinerie di Sant'Anna Arresi e Teulada, fatto salvo il diritto - dovere della Regione a rivalersi sullo Stato, per le responsabilità che allo stesso competono. (84)

INTERPELLANZA URAS - DAVOLI - PISU sulla situazione debitoria nella quale versano le aziende agricole sarde e sulla continuazione delle azioni di riscossione forzata del credito su iniziativa degli istituti di credito.

I sottoscritti,

premesso che:

- si registra un progressivo aggravarsi della crisi del settore agricolo e zootecnico sardo, in relazione alla situazione economico-finanziaria complessiva delle aziende, dovuta non solo a oggettive difficoltà di mercato ma, anche, a causa di ricorrenti eventi calamitosi, siccitosi e di fitopatologie ed epizoozie ;

- in particolare molte di tali aziende (nella sola provincia di Cagliari sono oltre un migliaio e regionalmente risultano circa 2500) versano in situazioni debitorie pesantissime e sono oggetto di provvedimenti giudiziari;

- anche in data odierna si ha notizia dell'esecuzione di tali provvedimenti e della vendita, o meglio dire svendita, delle citate aziende agricole;

- a seguito dell'inadeguatezza e tardiva definizione di soluzioni non si è ancora posto fine agli effetti negativi della situazione debitoria, determinatasi dalla pregressa pessima gestione del sistema degli aiuti regionali del settore agricolo e zootecnico, ivi compresa quella riferita alla applicazione della legge regionale n. 44 del 1988;

- gli agricoltori e gli allevatori e le loro famiglie non potranno sopportare la prospettiva drammatica della perdita del fondo, del lavoro e conseguentemente di ogni possibilità di sostentamento, senza che si determini un diffuso disastro economico e sociale;

considerato che la situazione descritta appare particolarmente grave anche dal punto di vista sociale, come dimostrano gli eventi accaduti in occasione dell'esecuzione di provvedimenti giudiziari emessi in relazione alle azioni di recupero dei crediti da parte di istituti bancari nei confronti delle citate aziende,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro pastorale per conoscere:

1) se la Giunta regionale intenda promuovere le necessarie iniziative tendenti all'immediata sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di recupero crediti già avviati nei confronti delle predette aziende agricole e zootecniche, su iniziativa insensibile degli istituti bancari già convenzionati con la Regione ai fini della gestione del sistema pubblico degli aiuti, impegnando gli stessi istituti a concordare modalità e tempi d'intervento in ragione anche degli eventuali danni derivabili al bilancio regionale connessi all'assolvimento degli obblighi fideiussori della Regione;

2) se intenda immediatamente avviare, in collaborazione con le organizzazioni sociali del settore agricolo, una approfondita verifica della situazione, sia sotto il profilo tecnico che in relazione alle conseguenze economiche e sociali che si determinerebbero in tutto il territorio rurale;

3) se, in esito a tale verifica, intenda predisporre un piano concreto di salvataggio delle aziende in crisi, al quale non si sottrarrebbero gli agricoltori interessati, che determini il mantenimento in capo agli stessi agricoltori delle proprietà aziendali e un programma sostenibile di rientro dal debito. (85)

INTERPELLANZA LA SPISA - SANJUST sul tema delle ultime decisioni della Giunta regionale in tema di formazione professionale.

I sottoscritti,

ricordato che a seguito della discussione avviata dagli enti di formazione professionale nell'autunno scorso, venne siglato dalla Giunta regionale un accordo finalizzato a garantire una solida prospettiva di sviluppo dell'attività formativa degli enti sardi attraverso l'imminente emanazione di nuovi bandi per l'affidamento di progetti relativi alle misure del POR Sardegna, in grado di scongiurare la perdita di un gran numero di posti di lavoro nel settore specifico;

preso atto che la questione si interseca con la necessità di avere regole certe per l'accreditamento delle agenzie formative;

appreso che la Giunta regionale ha adottato alcune deliberazioni sia in materia di criteri per l'accreditamento sia di approvazione dei nuovi bandi;

constatato che per l'accreditamento degli enti è stato scelto un sistema che da un lato amplia l'ambito dei soggetti per quanto attiene la natura giuridica, ma per altro vincola al possesso di alcuni requisiti minimi, al fine di selezionare in base alla qualità ed alla esperienza raggiunte negli ultimi anni, ma oltremodo penalizzante per le agenzie formative sarde in rapporto alle strutture immateriali ed ad alcune figure professionali obbligatorie previste in controtendenza a quanto la formazione sempre più specializzata ed in continua evoluzione richiede;

rilevato che il contenuto dei bandi contestualmente approvati, relativamente agli assi III e IV del POR, è caratterizzato da una forte impronta selettiva, che appare non congruente con le disposizioni relative all'accreditamento; in particolare si riscontra che "i soggetti proponenti dovranno dimostrare di avere svolto, nell'ultimo quinquennio, almeno un corso per una qualifica professionale ascrivibile alla stessa attività economica per la quale viene presentata la domanda" (pag. 3 dell'avviso pubblico per la selezione di progetti formativi per l'inserimento di figure professionali nelle aziende dei sistemi produttivi regionali);

considerato che tale impostazione costringerebbe a svolgere attività formative solo nei settori già praticati, senza poter quindi impegnare l'esperienza acquisita da ciascuna agenzia formativa in iniziative nuove e potenzialmente capaci di creare occupazione aggiuntiva;

rimarcato che la qualità degli enti di formazione consiste proprio nella capacità di acquisire progettisti di alto profilo e nonché di valorizzare ed aggregare le migliori professionalità formative, rimanendo quindi in capo agli esperti di settore la responsabilità di fornire i migliori contenuti;

valutato che l'impostazione degli atti della Giunta si espone al rischio di escludere enti di buona levatura, per il solo fatto che l'attività svolta pur con grande professionalità non si è espletata negli specifici ambiti economici e merceologici, mentre enti di minore livello qualitativo potrebbero essere ammessi per il solo fatto di aver svolto attività corsuali e addirittura solamente nell'obbligo formativo negli stessi settori;

sottolineato il fatto che è il sistema di accreditamento che deve costituire il giusto filtro rispetto alla serietà e la qualità dei soggetti formativi,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere quale sia stato il procedimento attraverso cui si è giunti alla individuazione dei differenti criteri di selezione adottati nei bandi e quale sia la valutazione in merito ai rischi di ingiustificata esclusione di agenzie formative che pur avendo tutti i requisiti per l'accreditamento non possano svolgere alcuna attività con gravi ripercussioni sul versante occupazionale. (86)

INTERROGAZIONE CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla costruzione del pontile nel Porto Palma dell'isola di Caprera.

La sottoscritta,

premesso che:

- l'isola di Caprera, nell'arcipelago di La Maddalena, è parte integrante dell'omonimo parco nazionale;

- tutta l'area dell'arcipelago é da salvaguardare per il bene collettivo soprattutto per gli aspetti ambientali;

- costituisce un compendio di altissimo valore paesistico e culturale non solo per la presenza del Museo nazionale istituito nella Casa Bianca dimora di Giuseppe Garibaldi;

appreso che:

- lo Yacht Club Arcipelago della Maddalena (YCAM) ha ricevuto, presumibilmente in concessione, dalla Marina Militare due capannoni in località Porto Palma;

- é attivo un cantiere per allungare il pontile in muratura con una struttura galleggiante di circa 100 metri per accogliere da 50 a 70 barche all'ormeggio;

- Legambiente ha denunciato i pericoli di degrado dell'area marina derivanti dai lavori e dalla presenza di un numero così elevato di imbarcazioni,

chiede di interrogare gli Assessori della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport degli enti locali, finanze ed urbanistica e della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se risponda al vero che sia stato concesso dalla Marina Militare l'utilizzo dei due capannoni;

2) quale tipo di accordo sia intervenuto tra le autorità militari e i rappresentanti dello Yacht Club Arcipelago della Maddalena;

3) se l'amministrazione comunale e l'autorità del parco siano state informate dell'iniziativa e del tipo dei lavori in corso nel cantiere a Porto Palma;

4) se, infine, non ritengano opportuno effettuare controlli severi su quanto denunciato anche per verificare se siano state rispettate le rigide norme a salvaguardia di un ambiente particolarmente delicato come quello dell'isola di Caprera, dove peraltro opera un centro velico. (219)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulle "allegre spese" per consulenze alla Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari.

Il sottoscritto,

preso atto che:

- l'Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari, dopo aver stipulato una convenzione per una consulenza informatica con un tecnico modenese per un costo di 800 euro al giorno per cinque giorni, continua a spendere ingenti risorse pubbliche in barba ai tagli dell'attuale Giunta regionale che penalizzano economia, lavoro e sviluppo in Sardegna;

- l'Assessore Dirindin pare voglia tagliare 800 posti letto della Azienda sanitaria locale n. 1 per fare cassa e risanare la sanità in provincia;

avendo appreso che in questi giorni il direttore generale dell'Azienda sanitaria locale di Sassari ha affidato un incarico di consulenza per un importo pari a 100.000 euro l'anno più IVA ad un tecnico che, chissà perché, è sempre modenese anziché sardo, senza che siano chiari i reali vantaggi per la sanità sassarese, dal momento che già vi sono le figure del direttore sanitario (sempre modenese) e del direttore amministrativo che sono pagati per fare questo;

sottolineato che l'attuale Giunta regionale, con in testa il Presidente Soru, complice di questo stato di cose, permette in totale dispregio che i tecnici sardi vengano messi da parte per valorizzare "i continentali modenesi";

constatato che per i compiti che si sono affidati per 200 milioni di vecchie lire all'anno, si vuole procedere con un contratto di diritto privato per una durata pari a quella dell'incarico del direttore generale,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza di quanto sopra segnalato;

2) quali provvedimenti intendano assumere per sospendere il provvedimento adottato dal direttore generale della Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari e per impedire le commesse periodiche di queste consulenze;

3) se queste consulenze rientrano nei progetti obiettivo stabiliti dalle norme vigenti, dal momento che al primo posto c'è il contenimento della spesa;

4) se la spendita di tali risorse pubbliche poteva essere evitata, considerato che va contro i proclami e le enunciazioni di cambiamento che la maggioranza di governo ha invocato per chiedere la fiducia degli elettori in occasione delle ultime elezioni regionali. (220)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'assunzione di un professionista da parte del manager della ASL n. 1 di Sassari.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza, tramite un articolo apparso in data 12 maggio 2005 su un importante organo di informazione, che il direttore generale della ASL n. 1 di Sassari avrebbe provveduto alla stipula di un rapporto di collaborazione tra la stessa ASL n. 1 e un professionista modenese, prevedendo una remunerazione pari a circa 120.000 euro all'anno;

ritenuto che sia necessario conoscere l'esatta situazione della pratica, al fine di consentire una più approfondita valutazione del caso,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della citata deliberazione adottata dal manager della ASL n. 1 di Sassari;

2) se abbiano verificato che le procedure di assunzione adottate siano rispondenti alle norme sulla trasparenza e se la stipula della convenzione sia stata preceduta da un avviso pubblico;

3) se condividano il provvedimento adottato che, se confermato, mortificherebbe ancora una volta professionalità sarde analoghe che attendevano dal nuovo corso politico decisioni coerenti rispetto agli impegni sbandierati in campagna elettorale;

4) se ritengano che, a seguito di questa decisione, i sardi si debbano, purtroppo, considerare sempre più nani;

5) se l'importo previsto (120.000 euro l'anno) a carico della ASL n. 1 di Sassari sia compatibile con le conclamate esigenze di risparmio;

6) se ritengano di invitare il direttore generale della ASL n. 1 di Sassari a revocare il citato provvedimento, fonte di crescente malcontento. (221)

INTERROGAZIONE SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rispetto della legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che:

- l'articolo 12 della legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7 (finanziamento delle spese per attività delle federazioni e dello svolgimento di iniziative d'interesse generale) prevede finanziamenti finalizzati alla partecipazione a convegni e congressi dei sardi emigrati;

- è stato riscontrato un tentativo di condizionare le scelte e l'autonomia dei circoli dei sardi nel mondo;

- manca totalmente una programmazione relativa all'articolo 4 della legge n. 7 del 1991;

- da parte della Giunta regionale è assente l'approfondimento delle tematiche legate al mondo dell'emigrazione;

- non è ancora stata insediata la Consulta regionale per l'emigrazione,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) come la Regione Sardegna intenda garantire il rispetto della legge regionale n. 7 del 1991;

2) quali provvedimenti intenda prendere la Giunta regionale per istituire la Consulta regionale per l'emigrazione. (222)

INTERROGAZIONE SANCIU - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi dell'azienda conserviera Palmera e sul mantenimento dei livelli occupazionali, in relazione al piano di risanamento finanziario in atto e al previsto piano industriale per il triennio 2005-2008.

I sottoscritti,

premesso che:

- nel dicembre 2004 è stato siglato un accordo tra gli istituti di credito Bnl, Carige, Antonveneta, Intesa, Banco di Sardegna, Monte dei Paschi, Banca Toscana, Unicredit e l'industria conserviera Palmera, con sede ad Olbia, finalizzato al risanamento del debito accumulato dall'azienda nell'ultimo anno di esercizio;

- l'accordo prevede la disponibilità delle otto banche a investire nell'azienda risorse finanziarie per un ammontare di 13 milioni di euro, ai quali verebbero sommati altri 6 milioni e 500 mila euro messi a disposizione dalla proprietà;

- contestualmente l'azienda si sarebbe impegnata a predisporre un nuovo piano industriale per il triennio 2005-2008 volto a una maggiore razionalizzazione dei costi dei processi produttivi e a un ammodernamento degli impianti;

- a fronte di questo impegno finanziario e programmatico, persiste una situazione di scarsa chiarezza in relazione al mantenimento dei livelli occupazionali e sul futuro della forza lavoro che negli ultimi due anni è stata drasticamente ridimensionata, passando da 464 dipendenti del giugno 2003 agli attuali 280;

considerato che:

- la crisi dell'azienda sarebbe determinata da un'errata valutazione, per il 2004, delle prospettive di allocazione nel mercato dei beni prodotti, che ha portato a una sovrastima dei livelli produttivi rispetto alle possibilità di commercializzazione e a un conseguente accumulo di ingenti scorte invendute;

- per contrarre il deficit finanziario, che ammonta ormai a 8 milioni e 700 mila euro, la società ha progressivamente ridotto i cicli di produzione e i livelli occupazionali, non rinnovando i contratti di lavoro a tempo determinato e avviando le procedure di cassa integrazione;

rilevato che da quanto esposto in precedenza, emerge che a sostenere il peso maggiore della crisi è stato il personale dell'azienda;

considerato che:

- un piano di risanamento e di rilancio della produzione non può prescindere dal ripristino della forza lavoro preesistente alla fase di crisi;

- il piano industriale per il triennio 2005-2008 elaborato dalla Palmera individua, quali priorità dell'azienda, lo sviluppo commerciale, attraverso l'introduzione di nuovi prodotti e la razionalizzazione dei costi di produzione e di struttura;

- i rappresentanti dei lavoratori lamentano le nuove disponibilità finanziarie, una situazione di profonda incertezza attorno al destino degli attuali dipendenti e di scarsa chiarezza sull'assetto futuro della pianta organica;

- non sono stati rinnovati i contratti in scadenza di 37 operatori dell'impianto e nei mesi di giugno, luglio e settembre si risolveranno altri rapporti per i quali non sono state ancora fornite garanzie di rinnovo;

- la Palmera è una azienda storica che ha contribuito alla crescita del territorio della Gallura favorendo la vivacità economico-imprenditoriale della provincia, grazie alla formazione di una forza lavoro altamente specializzata e alla creazione di un indotto di piccole e medie aziende;

- la crisi dell'industria conserviera ha quindi rappresentato un danno di ingenti proporzioni che si è abbattuto principalmente sulla forza lavoro dipendente, in particolar modo sui giovani avviati alla formazione in azienda e sui piccoli imprenditori dei comparti direttamente collegati alla Palmera,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'industria e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) quali iniziative intendano adottare per evitare che gli effetti negativi della crisi della Palmera e i costi di attuazione del piano di risanamento finanziario e del piano industriale triennale ricadano esclusivamente sulla forza lavoro;

2) se non ritengano opportuno intervenire presso la dirigenza della società Palmera per verificare i contenuti del piano di rilancio aziendale e valutare l'efficacia del medesimo in relazione al mantenimento dei livelli occupazionali attuali e al ripristino di quelli precedenti alla crisi;

3) se non ritengano opportuno intervenire presso l'azienda per ottenere un chiarimento in merito al mancato rinnovo dei contratti di lavoro scaduti a febbraio e sulla situazione dei dipendenti con contratto a tempo determinato destinati a risolversi nei prossimi mesi;

4) se non ritengano opportuno predisporre interventi di natura finanziaria volti a sostenere la difficile situazione dei dipendenti ai quali non è stato rinnovato il contratto di lavoro. (223)

INTERROGAZIONE LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'amministrazione regionale.

I sottoscritti,

premesso che con decreto dell'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione del 17 giugno 2003, n. 593/P, pubblicato nel supplemento ordinario del BURAS n. 19 del 28 giugno 2003, veniva bandita la selezione interna per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'amministrazione regionale;

considerato che:

- nel giugno 2004 veniva pubblicata nel Notiziario ufficiale del personale n. 1 del 2004 la "raccolta dei quesiti" e veniva altresì consegnata copia a ciascun concorrente;

- con decreto assessoriale n. 1134/P del 23 settembre 2004 pubblicato nel BURAS n. 31 del 30 settembre 2004 veniva modificato il bando di concorso nel quale si provvedeva a rideterminare in 520 il numero complessivo dei quesiti e a stabilire che tra tale pubblicazione e la data di svolgimento della prova scritta intercorresse un periodo di tempo non inferiore a 30 giorni;

evidenziato che, in data 9 ottobre 2004, veniva pubblicato nel BURAS l'avviso agli interessati che in data 9 novembre 2004 alle ore 8.00 presso il padiglione G della Fiera internazionale della Sardegna si sarebbe svolta la prova scritta, e veniva pubblicata altresì, sul sito Internet della Regione Autonoma della Sardegna, la scheda riepilogativa del concorso (decreti assessoriali, termini utili presentazione domande, commissione esaminatrice, raccolta quesiti, errata corrige quesiti, diario prova scritta);

sottolineato che con decreto assessoriale n. 1298/P del 4 novembre 2004 si provvedeva a modificare il decreto assessoriale n. 593/P del 17 giugno 2003, determinando in 167 unità i posti messi a concorso (riunione straordinaria Giunta venerdì sera delibera 45/16 del 4 novembre 2004);

evidenziato che:

- il decreto di modifica n. 1298/P veniva pubblicato sul BURAS n. 35 in data 8 novembre 2004;

- il decreto sopraccitato non motiva in alcun modo la non estensibilità della graduatoria;

preso atto che in data 9 novembre 2004, presso la Fiera internazionale della Sardegna, veniva espletata la prova scritta del concorso, al termine della quale sono state corrette le schede tramite lettura ottica alla presenza dei partecipanti e in serata sono stati pubblicati i punteggi riportati da ciascun concorrente;

evidenziato che in data 19 novembre 2004 si è proceduto a una ulteriore lettura ottica delle schede concorsuali e numerosi punteggi attribuiti in data 9 novembre sono stati modificati;

atteso che alla data di espletamento del concorso esisteva l'idonea capienza finanziaria per sostenere l'avanzamento dall'area B all'area C di 469 dipendenti;

visto che con decreto assessoriale n. 140/P del 16 febbraio 2005, si è tenuto conto delle forti aspettative di alcuni dipendenti in ordine al passaggio dalla categoria C alla D, tanto da riaprire i termini per la presentazione delle domande per la partecipazione al concorso;

considerata l'opportunità di consentire ai dipendenti che hanno espletato il concorso per l'accesso alla categoria C, e risultati idonei, di poter progredire nella carriera, per evidenti ragioni di equità e di tutela delle aspettative venute meno a causa della chiusura dell'estensibilità della graduatoria;

considerato che:

- molti di coloro che hanno ottenuto il punteggio massimo nella prova scritta del predetto concorso non sono risultati vincitori del medesimo concorso;

- la graduatoria del concorso interno per dirigenti è stata ulteriormente prorogata al 30 giugno 2005, ai sensi del comma 6, dell'articolo 12, della legge finanziaria regionale del 2005,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione perché riferisca con urgenza quali azioni intendano porre in essere al fine di:

1) ripristinare l'elevabilità del numero iniziale di posti messi a concorso;

2) soddisfare le aspettative dei partecipanti alla selezione interna risultati idonei che da quattordici anni attendevano questa opportunità per ottenere un avanzamento di carriera;

3) motivare il decreto 1298/P del 4 novembre 2004 che modifica il bando iniziale del concorso. (224)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di una soluzione per evitare esuberi fra i lavoratori delle ditte d'appalto dell'ESAF.

Il sottoscritto,

considerato che fra i lavoratori delle ditte aggiudicatrici dei servizi per conto dell'ESAF serpeggia un forte malcontento per il mancato rispetto del verbale di accordo stipulato il 6 maggio 2005 fra la Giunta regionale, l'ESAF Spa, i sindacati di categoria e le imprese aggiudicatarie dei servizi di sorveglianza, conduzione, manutenzione e controllo degli impianti di potabilizzazione e/o depurazione e degli impianti di sollevamento di competenza dell'ESAF;

ritenuto che la Giunta regionale debba assumere ogni utile iniziativa al fine di far trattenere in servizio tutti i lavoratori occupati,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dei lavori pubblici e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per conoscere le iniziative urgenti che intendano adottare per far rispettare il citato verbale di accordo tra la Regione, l'ESAF, sindacati e imprese e per impedire il dramma della disoccupazione ai lavoratori che vivono momenti di disagio e ansia. (225)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del servizio di radiologia del poliambulatorio di via Zanfarino a Sassari.

Il sottoscritto,

avendo appreso che l'Assessore Dirindin, in accordo con il direttore generale della ASL n.1 da lei nominato, ha deciso la chiusura, dal 1° giugno 2005, del servizio di radiologia del poliambulatorio di Via Zanfarino a Sassari;

sottolineato che l'attuale Giunta regionale, nonostante le reiterate promesse di migliorare e rendere più efficiente il sistema sanitario sardo, continua a tagliare servizi indispensabili per i cittadini;

considerato che la chiusura di tale servizio, che è operativo da alcuni decenni, rischia di far allungare i tempi di prenotazione e crea forti disagi agli utenti, che saranno costretti a vagare per la provincia in cerca di una prestazione che oggi è facilmente accessibile;

constatato che la struttura di via Zanfarino garantisce con efficienza un alto numero di prestazioni sanitarie annuali e pertanto sarebbe opportuno potenziare, e non smantellare, il servizio di radiologia;

evidenziato che appare inaccettabile la scelta di spostare il personale medico e paramedico in altre strutture della provincia, creando ulteriori notevoli disagi;

constatato che siamo davanti all'ennesima beffa in danno alla salute dei sardi, in particolare di quelli residenti nella città di Sassari e dell'hinterland,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) se quanto su esposto corrisponda al vero;

2) quali motivazioni abbiano portato all'adozione di tale provvedimento, che rischia di creare notevoli svantaggi all'utenza, che dovrebbe essere invece sempre favorita ed agevolata;

3) se non intendano rivedere e riconsiderare quanto deliberato, tenendo conto delle effettive e reali necessità dei pazienti e non soltanto della necessità di risanare i bilanci, priorità che, tuttavia, alcune volte è stata messa da parte anche dalla attuale Giunta regionale. (226)