Seduta n.121 del 28/02/2001 

SEDUTA CxXI

(Pomeridiana)

Mercoledì 28 Febbraio 2001

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Spissu

indi

del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Carloni

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 34.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 1° febbraio 2001, che è approvato.

Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2001)" (141/A) e "Bilancio di previsione per l'anno 2001 e bilancio pluriennale per gli anni 2001-2002-2003" (142/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 141/A e 142/A.

E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, così come qualcuno ha detto ieri, intervengo per senso del dovere, non so con quale utilità, però va detto che la situazione in cui ci troviamo è singolare. E' singolare perché io mi sarei aspettato che, così come è prassi, nella logica dell'alternanza, visto che hanno parlato più consiglieri dell'opposizione, se teniamo conto anche delle relazioni di minoranza che sono state ben tre……

(Interruzioni)

Mi aspetterei almeno che i colleghi facessero silenzio! Mi sarei aspettato che prendesse la parola qualcuno della maggioranza. E` vero che gli iscritti a parlare della maggioranza non sono molti, tuttavia a me risulta che stamattina erano quattro contro i tanti dell'opposizione.

Mi auguro che quei quattro, a questo punto, siano dichiarati decaduti dal diritto alla parola; almeno il primo, visto che l'onorevole Corda doveva prendere la parola ieri, doveva prendere la parola oggi prima di me, è assente, non c'è mai, spero che venga dichiarato decaduto; anche se mi sarei aspettato che uno degli altri tre fosse chiamato a intervenire. La maggioranza, al di là della relazione svolta in aula dall'onorevole La Spisa, non ha ancora preso la parola - forse non lo ritiene opportuno - almeno per sostenere le ragioni che la portano a sostenere in Aula questa manovra finanziaria, in una logica che sia quella di utilizzare il confronto in modo positivo, con l'obiettivo di consentire all'Aula, dopo aver sentito le ragioni di tutti, di apportare quelle modifiche che pure sono necessarie, che pure sono state auspicate e sulle quali ieri si diceva, e questa è stata la motivazione del rinvio a stamattina, che si sarebbe voluto discutere e trovare un'eventuale sintesi, accogliendo alcune delle osservazioni che con le relazioni di minoranza sono state espresse in quest'Aula, Altrimenti non si capirebbe la disponibilità della Giunta e dell'Assessore, e non si capirebbe l'interruzione di ieri, anche se, per dire il vero, tante cose sono incomprensibili. Se pensiamo a quanto è accaduto stamattina c'è da rabbrividire, una maggioranza che chiede in Aula un'inversione dell'ordine del giorno, che avrebbe potuto riservare a tempi più opportuni, e non si preoccupa delle conseguenze, e tanto meno del dovere che pure ha di garantire i numeri e quindi la possibilità concreta di dare attuazione all'inversione. Ma questa maggioranza non c'è, e ha dimostrato in tante occasioni, e sta dimostrando anche con la discussione di questo bilancio, un atteggiamento che è difficile da definire. Dire che è singolare è poco, dire che è al limite dell'irresponsabilità non è molto. Non solo, al di là delle tante dichiarazioni, rende improduttiva la sua azione come maggioranza, tanto più la sua azione di governo, e tenta anche di rendere impossibile a questo Consiglio di lavorare in modo ordinato, come è stato dimostrato stamattina.

Nonostante tutto ciò, questa maggioranza, che ha un atteggiamento singolare, si presenta spesso con pronunciamenti trionfalistici, e lo fa anche con la finanziaria. Io attendo che l'assessore, l'unico assessore presente in Aula smetta di telefonare, so che non diciamo cose importanti, ma comunque è suo dovere ascoltare.

La maggioranza si presenta con atteggiamenti trionfalistici, lo fa anche con la finanziaria, tant'è che il primo capoverso della relazione della Giunta dice che il disegno di legge finanziaria proposto presenta innanzitutto una grande innovazione, giacché ha un numero di articoli limitato ed essenziale. Anche qui si presenta con atteggiamenti trionfalistici con l'obiettivo di fare propaganda, di tentare di dare di sé un'immagine di efficienza. Lo ha sbandierato nel corso di questi mesi, nonostante i ritardi e l'incapacità di fare fronte alla discussione prima in commissione e poi in Aula.

Il risultato ha dell'incredibile, e io ritengo anche che sia difficilmente comprensibile all'esterno. Per chi non è addetto ai lavori è difficile capire quello che sta accadendo in Aula, è difficile capire che la maggioranza si presenta con una immagine di efficienza, affermando di aver semplificato tutto, riducendo a quattro articoli la legge finanziaria, cioè la legge fondamentale che accompagna il bilancio della Regione e di essere capace con lo shock burocratico di conseguire risultati, salvo poi rimanere scioccata e non riuscire ad approvare neanche l'esercizio provvisorio, perché questo è il risultato dei lavori di stamattina. La realtà è che i quattro articoli sono composti di ben centodue commi. Il primo articolo è diviso in sessantadue commi. Ma perché richiamo questo aspetto? Perché in realtà non si tratta di commi, ma di veri e propri articoli. Uno dei commi, il comma numero ventuno, è di ben tre pagine e si suddivide in sub commi che vanno dalla A alla Z e, non bastando le lettere dell'alfabeto, raddoppiano anche. Questa è la realtà.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Segue ORTU.) Ma cosa nasconde la realtà? Da un lato nasconde la singolarità di questa maggioranza e di questa Giunta che non perde il vizio di copiare e, come al solito, copia male. Perché in realtà, così come è detto nella relazione della Giunta, il disegno di legge finanziaria proposto si vorrebbe rifare all'impostazione della finanziaria nazionale. Si copiano le cose negative, le cose che noi non condividiamo, e si copia male, anche perché la finanziaria nazionale non ha la protervia dei centodue commi o dei sessantadue commi dell'articolo uno, e ha ben più di quattro articoli. La realtà è che si utilizza questo espediente per impedire al Consiglio di discutere. Questa è la realtà. Si vuole impedire all'Aula di fare una discussione seria, che possa consentire di entrare nel merito del contenuto della finanziaria, e quindi di discutere delle scelte che vengono compiute. Ma non solo, si pensa che in questo modo la discussione degli articoli possa essere resa impossibile, come è in pratica e come di fatto potrà essere. Vedremo come la maggioranza se la caverà, se farà come ha fatto ieri, se farà come ha fatto stamattina, o in questi giorni, dimostrando in più di un'occasione una grande distrazione, un'incapacità a governare i lavori dell'Aula. Pensiamo al regolamento che è stato approvato nell'ultima tornata del Consiglio...

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, ha parlato per venti minuti. Chiedo scusa, sono undici minuti, c'è qualche problema tecnico.

ORTU (R.C.). Posso parlare per venti minuti. Qui non è questione di problemi tecnici, siamo davvero al ridicolo. Stamattina ne avete detto di tutti i colori nei confronti di Cogodi che parlava delle disfunzioni dell'Aula, ed addirittura gli avete detto che si doveva rivolgere a me. Io a chi mi debbo rivolgere, almeno per fare funzionare i microfoni?

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, ha ragione, prosegua il suo intervento.

ORTU (R.C.). Lei capisce che in queste condizioni è difficile riuscire a discutere in modo serio tentando di sviluppare un ragionamento; è una violenza vera e propria.

Dicevo che si vuole impedire di discutere, di entrare nel merito, vedremo cosa succederà. Tra l'altro questa scelta alla fine si rivelerà una scelta sciagurata perché costringerà tutti noi a presentare un emendamento su tutti i commi, per costringere la Giunta ad aprire una discussione comma per comma. Questa è la realtà. Vi rendete conto della follia che vi ha pervaso quando avete dato alla legge finanziaria questa impostazione? Pensavate di risolvere tutti i problemi, pensavate di cancellare la possibilità di un confronto, pensavate di bloccare la discussione in Aula, la realtà sarà l'opposto, perché si complicherà la discussione con il rischio che diventi ingovernabile. Avete costretto noi a presentare un emendamento su tutti i commi, per costringervi a discutere su ogni articolo, perché in realtà sono degli articoli. Ripeto, siamo alla follia. Questa è l'efficienza che avete sbandierato nel corso di questi mesi, questa è la vostra capacità di cambiare le cose! Ripeto, copiate le cose peggiori con i risultati che ne conseguiranno, che saranno ancora peggiori delle cose che avete fatto.

Ma l'impostazione del disegno di legge finanziaria da voi proposto è singolare anche per altri aspetti, e ci torneremo nel corso della discussione. E' singolare anche per quanto riguarda quello che viene indicato, nella relazione della Giunta e in quella della maggioranza, come il secondo elemento che caratterizzerebbe questa manovra, cioè la grande disponibilità di risorse che all'improvviso questa Giunta avrebbe scoperto e che, guarda caso alla vigilia delle elezioni, dovrebbe essere in grado di risolvere tutto. L'anno scorso avete inondato il Consiglio, avete riempito le pagine dei giornali, soprattutto dei giornali sardi, - di dichiarazioni di grande preoccupazione per quello che stava accadendo in quest'Aula e in questa Regione, avete perfino parlato di fallimento, eravamo sull'orlo del baratro e, guarda caso, quest'anno all'improvviso si scoprono 4.200 miliardi in più, di cui una parte deriva dalla normativa comunitaria, che pure erano disponibili anche nell'esercizio scorso; avete perfino scoperto che vi sono grandi risorse, sia per quanto riguarda le entrate proprie della Regione sia per quanto riguarda il recupero di eventuali residui. Quindi, quest'anno, finalmente, e questa è l'altra idea che volete dare, può essere risolto tutto. Quindi, c'è...

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, abbia pazienza, evidentemente c'è qualche problema tecnico. Usi la postazione a fianco per piacere.

ORTU (R.C.). Badate, se pensate che il tempo che noi dedicheremo alla discussione del bilancio possa essere in qualche modo condizionato e compresso da atteggiamenti di non so che tipo, vi sbagliate. Anzi, queste cose ci aiutano anche a trarre un respiro che ci consente di continuare.

Dicevo che, anche da questo punto di vista, si vuole dare l'idea che tutto sia possibile e tanto meglio darla alla vigila delle elezioni. Ecco perché Cogodi ha detto, nella relazione di minoranza, che la scelta dei tempi, pur essendo una iattura per quest'Isola, non è secondaria nel vostro disegno. Magari poi inciampa in qualcosa, come è accaduto stamattina, quando è inciampata nella vostra impossibilità di proseguire, nel corso delle prossime settimane, con il trend di promesse, quindi con l'emissione di decreti a tutto spiano, per far fronte a tutto e a tutti. Noi ci auguriamo che sia così, ma anche qui i nodi verranno al pettine e, anche per quanto riguarda questo aspetto, la vostra iniziativa si rivelerà fallimentare. Faccio un solo esempio, poi su questo torneremo nel corso della discussione. Basti pensare a quello che accade nel settore dell'agricoltura, di cui il Presidente della Giunta, nelle dichiarazioni programmatiche, ha parlato a lungo, affermando che è un settore da tenere in particolare considerazione, e utilizzando perfino una terminologia per lui inconsueta, cioè dicendo che sarebbe necessaria, così come è necessaria, in agricoltura, una sorta di grande rivoluzione, e ponendo al centro dell'esigenza di intervenire la questione dell'indebitamento.Il risultato è che il bilancio, nonostante le maggiori disponibilità, nonostante i 4200 miliardi in più... Presidente, io non parlo più perché qui mi si stacca il microfono, la Giunta che dovrebbe ascoltare non ascolta...

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non stiamo ascoltando lei.

ORTU (R.C.). Mi scusi, onorevole Pittalis, intanto lei deve fare a meno di rispondere in questi termini...

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, ci pensa la Presidenza.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ma stia zitto, la smetta con questi atteggiamenti!

ORTU (R.C.). La smetta lei di fare il buffone. E se non è in grado di fare l'assessore, vada a fare altro, perché è mio diritto chiedere alla Giunta di essere ascoltato, ed è mio diritto chiedere a chi vi fa da reggicoda, che per lo meno mi si consenta di assolvere al mio ruolo e al mio dovere in Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, ha ragione. Io prego i colleghi Assessori di prestare più attenzione e i colleghi consiglieri di non assembrarsi davanti al banco della Giunta.

ORTU (R.C.). La realtà è che avete paura che vi dicano le cose.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Davvero!

ORTU (R.C.). Poi fate la figura di stamattina, perché la realtà è questa. E voi siete la maggioranza che si è presentata come una maggioranza in grado di capovolgere il mondo, di cambiare tutto! La realtà è che siete quello che state dimostrando qui questa sera, quello che avete dimostrato stamattina e quello che avete dimostrato nella giornata di ieri, cioè non siete in grado nemmeno di rispettare chi è venuto in quest'Aula per tentare di esporre le sue ragioni. Non siete in grado nemmeno di garantire questo, immaginatevi se siete in grado di garantire un governo serio di quest'Isola. Questo è il problema, ed è per questa ragione che io vi stavo dimostrando che, per esempio, al di là delle risorse che avete sbandierato per quanto riguarda l'agricoltura, al di là delle cose dette dal Presidente della Giunta nelle dichiarazioni programmatiche, per quanto riguarda le risorse ordinarie vengono sottratti cospicui finanziamenti a questo settore che è vitale, che tutti riconoscete vitale per l'economia della nostra Isola, così come state utilizzando le risorse comunitarie in modo sostitutivo rispetto all'intervento ordinario. Andatevi a guardare gli stanziamenti che derivano dalle entrate proprie della Regione nell'esercizio 2001 e gli stanziamenti precedenti, a partire dal 1996 fino al 1999, che dimostrano, appunto, la vostra incapacità e la vostra mancanza di volontà di affrontare davvero i problemi di quest'Isola. Per queste ragioni noi abbiamo già espresso un giudizio fortemente negativo e preoccupato sulle scelte che state compiendo. Ve lo dimostreremo nel corso della discussione degli articoli e degli emendamenti, sui quali interverremo per dimostrarvi che questa Giunta non solo non è capace di governare quest'Aula, presentandosi con una proposta che non solo sia credibile, ma che sia anche capace di sostenere, ma non è nemmeno capace di governare alcun processo di rinnovamento della Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ortu, io le chiedo ancora scusa per i disguidi tecnici che ovviamente non sono dipendenti dalla volontà della Presidenza. Invito i colleghi che intervengono a non battere costantemente sul microfono perché questo può essere uno dei motivi che li fa andare in tilt.

E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Chiedo scusa per la mia assenza dall'Aula quando sono stato chiamato a intervenire. Ero nel palazzo ma ero convinto di non dover intervenire anche oggi per primo. Immaginavo che il destino non mi avesse riservato il primo posto anche questo pomeriggio poiché ero primo ieri pomeriggio e primo stamattina. In ogni caso, vi ringrazio per la pazienza.

Dopo una manovra finanziaria predisposta in tutta fretta da una Giunta appena insediata, che aveva ottenuto il voto favorevole dopo sei mesi di lunghe ed accese e qualche volta perfino poco edificanti battaglie in Aula, e che aveva dovuto subire perfino la tegola dell'alluvione del novembre 1999, dopo quella manovra finanziaria che venne comunque aggiustata in corso d'opera, finalmente quella Giunta con un ritardo normale, cioè uguale ai ritardi di decine di altri Governi regionali che l'hanno preceduta, ha portato all'attenzione dell'Aula il bilancio. E' un documento accompagnato da dettagliate note di programma che indicano lo stato di previsione delle entrate e della spesa. Sarebbe impossibile ed anche inutile analizzare in venti minuti, Assessorato per Assessorato, misura per misura, i capitoli di riferimento dei veri interventi proposti. Tuttavia la lettura di questo documento, che probabilmente va migliorato e integrato con il contributo dell'Aula, mi suggerisce una considerazione.

Cito come esempio, la misura 4.9 dei Fondi Feoga, Asse Quarto sistemi locali, interventi nel settore ovicaprino, e cito testualmente dalle note di programma: "Per le aziende di successo, strutturate in maniera corretta, gli investimenti strutturali saranno limitati ed essenzialmente volti al mantenimento e al rafforzamento del buon assetto aziendale con lo scopo di superare i requisiti minimi in fatto di ambiente, igiene e benessere degli animali. Per le aziende suscettibili di miglioramento occorrerà agire per la rimozione dei vincoli che attualmente ostano ad una corretta utilizzazione dei fattori di produzione che ne condizionano la redditività." "Nello specifico - continua questa nota di programma - dovranno incentivarsi ulteriormente l'acquisizione di importanti innovazioni tecnologiche", si parla di mungitura meccanica e refrigerazione del latte, "nonché miglioramenti fondiari volti a migliorare l'efficienza complessiva dell'azienda." Ho letto questa parte, ma ne avrei potuto leggere un'altra perché la scelta di indirizzo è generale ed è uguale per ogni misura.

L'intervento si propone di favorire il miglioramento qualitativo e quantitativo della produzione, di migliorare la capacità di competere sui mercati, di aumentare la possibilità di produrre ricchezza e quindi creare benessere per l'azienda, ma anche certezze e stabilità per i lavoratori, la possibilità di conquistare nuovi mercati e di creare posti di lavoro. Non troverete una sola riga in cui si parli di interventi a pioggia, di umiliante e inutile assistenzialismo, di lavori socialmente utili che offendono la dignità delle persone o di ridicoli piani del lavoro che sono serviti solo a creare nuovi disoccupati e inutili aspettative. La nostra è infatti una filosofia diversa, noi puntiamo sull'uomo, sulla sua intelligenza, sul suo coraggio di fare impresa, sul suo entusiasmo e sulla sua voglia di avere successo per sé e per la sua gente. Questa è la filosofia del centrodestra: aiutare le persone e le aziende a crescere con le proprie gambe.

Certo non è facile, e non sarà facile, ci avete lasciato una eredità di aziende e di persone abituate alla respirazione assistita, di orrende cattedrali di aziende fallite, figlie di scelte sbagliate, che ci hanno succhiato decine di migliaia di miliardi dei tanti, inutili piani di rinascita. Ci avete lasciato migliaia di ettari di terreni pieni di discariche e di veleni. Migliaia di aziende agricole, commerciali, di allevamento, artigiane sono in stato semicomatoso, queste aziende sono strozzate anche dagli altissimi tassi di interessi passivi pagati alle banche, quelle banche sarde che voi avete venduto ai vostri amici non certo di destra dell'Emilia Romagna. In tanti anni non siete riusciti a creare nemmeno le precondizioni per lo sviluppo, lasciandoci strade, un sistema idrico e di produzione dell'energia, e un sistema di trasporto ferroviario che ci costringono in uno stato di arretratezza che certo non può consentire lo sviluppo. Non sappiamo quanto tempo occorrerà per apportare significativi miglioramenti alle strutture ed ai settori produttivi e dei servizi, ma se noi avremo il coraggio di fare scelte di cambiamento radicale, e si stanno facendo, io sono sicuro che in pochi anni si potranno raggiungere buoni risultati.

Cambiamento! Riforme! Di questo parlano anche le note di programma. Se ne è parlato per molto tempo, ma fino a ieri si è parlato solo a vuoto, non ci sono stati fatti concreti. La farraginosa, dannosa, apparentemente invincibile macchina burocratica della Regione, così come è, toglie ogni speranza di crescita. Non esiste il minimo collegamento tra i dodici Assessorati, ogni ente o azienda va per conto suo, i progetti o le proposte dei cittadini o delle imprese finiscono dimenticati in qualche pila di documenti di chissà quale archivio o di chissà quale ufficio. Anche alle domande della gente spesso non si dà risposta. In molti casi i cittadini sono in balia di impiegati o funzionari, poco solerti, a volte arroganti che costringono la gente in condizioni di soggezione psicologica e fanno vedere la Regione come un nemico da evitare. Una volta su due non rispondono al telefono, probabilmente perché non ci sono, e quando rispondono lo fanno come se fossero a casa loro, senza mai presentarsi a nome dell'ufficio che rappresentano. Con una struttura così organizzata non ci può essere crescita né miglioramento. Ed allora parliamo di riforme e questa volta parliamo di cose concrete.

Il centrodestra aveva promesso le riforme anche attraverso chi, come i riformatori dell'amico Massimo Fantola, sta combattendo questa battaglia da molti anni. Alleanza Nazionale...

(Interruzioni)

Se è possibile evitare questi commenti che poi non contribuiscono credo...

(Interruzione del consigliere Sanna Salvatore)

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lasci che l'onorevole Corda possa esprimere liberamente il proprio pensiero.

CORDA (A.N). Credo di avere il diritto di fare un complimento ad un collega, se è così cortese, onorevole Sanna.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, non si lasci interrompere, prosegua.

CORDA (A.N). Non è una interrruzione di quelle che danno fastidio. Alleanza Nazionale aveva chiesto l'Assessorato degli Affari generali, del Personale e della Riforma della Regione. Il nostro assessore Italo Masala, come è sua abitudine, ha lavorato molto e bene, ha predisposto molti disegni di legge di riforma della Regione e degli enti e del decentramento amministrativo che prevedono tra l'altro il riordino legislativo e la semplificazione delle procedure mediante la creazione di testi unici di coordinamento e di testi innovativi delle diverse materie, e la semplificazione delle procedure amministrative.

L'8 agosto scorso la Giunta ha deliberato la presa d'atto di testi unici con proposte di innovazione su materie come il turismo, l'artigianato, l'industria, l'ambiente, i lavori pubblici, l'agricoltura, un progetto iniziato nel 1997 denominato "Teseo Sardegna", quindi iniziato da voi. Fin da allora, cioè fin dall'agosto dell'anno scorso, l'assessore Masala aveva predisposto tavoli di consultazione tra le parti sociali e sindacali.

Ma vediamo in breve alcuni dei più importanti disegni di legge di riforma proposti dall'assessore Masala. Il primo del quale voglio parlare, e del quale voi avete parlato per anni inutilmente, senza mai fare nulla, è il disegno di legge elettorale.

Ci sono poi le nuove norme sull'organizzazione turistica in Sardegna, nelle quali si prevede l'istituzione del Comitato regionale per l'attività turistica, il Crat, che elabora un programma di attività inquadrato in una logica di sviluppo globale del territorio. Si istituisce l'Agenzia per il turismo che assorbe gli enti provinciali per il turismo e le aziende autonome della consulta, quale sede di partecipazione delle associazioni di categoria alle attività di programmazione. I sistemi turistici locali raggruppano, nella forma della società mista, enti territoriali e soggetti privati al fine di consentire una adeguata partecipazione a livello locale. Viene infine soppresso l'Esit.

C'è poi un disegno di legge sull'istituzione dell'Agenzia regionale per le risorse agricole, l'Arar.

(Brusii nei banchi del centrosinistra)

CORDA (A.N.). No, non vi preoccupate, sono proposte. Mi rendo conto che per voi il rinnovamento è una cosa assolutamente sbalorditiva, ma credo che ci sia bisogno di rinnovamento, dunque non ve ne meravigliate.

Dicevo, c'è un disegno di legge sull'istituzione dell'Agenzia regionale per le risorse agricole, l'Arar. Si riconduce alla struttura centrale dell'assessorato competente l'attività strettamente amministrativa, si istituiscono una agenzia con compiti di studio, progettazione, assistenza tecnica e un istituto finalizzato alle attività di ricerca e sperimentazione. Sono soppressi l'ERSAT, il CRAS, l'IZC, e i consorzi per la frutticoltura, si prevede il riordino dei consorzi di bonifica e la valorizzazione del loro ruolo nel settore della tutela del territorio. Questi sono disegni di legge concreti, non sono parole al vento, e sono stati già presentati alla Giunta.

C'è poi la disciplina delle risorse idriche. Si disciplina la materia delle acque nel rispetto dei principi della legge numero 183 del 1989; la attività di gestione viene data in concessione, si prevede la soppressione dell'EAF e l'istituzione di una tariffa unica.

Altri disegni di legge sono quelli concernenti "Norme per l'attuazione del diritto allo studio universitario, per la promozione della ricerca scientifica"; "Trasformazione dell'Azienda regionale sarda dei trasporti"; "Scioglimento dell'istituto sardo organizzativo del lavoro artigiano".

Potremmo andare avanti a parlare anche di altre novità. Per esempio, sono stati elaborati dei disegni di legge per l'approvazione dei testi unici che raccolgono la normativa regionale per settori e contengono proposte di innovazione nelle seguenti materie: agricoltura, ambiente, artigianato, industria, lavori pubblici e turismo.

I testi unici propongono: l'adeguamento alla normativa comunitaria della disciplina regionale vigente, l'adeguamento della legislazione regionale alla normativa nazionale sopravvenuta, la semplificazione e la delegificazione dell'organizzazione e dell'attività amministrativa regionale.

Questi sono alcuni dei disegni di legge predisposti dal centro-destra e, nella fattispecie, dall'Assessore di Alleanza Nazionale.

Questi sono fatti concreti, sono disegni di legge che presto arriveranno nelle Commissioni, poi arriveranno in Aula, e vedremo se il Consiglio avrà voglia di rinnovare questa Regione o di mantenerla nelle condizioni in cui è.

Attraverso la formazione dobbiamo migliorare la preparazione dei nostri giovani, dei nostri imprenditori; è necessaria una migliore capacità progettuale. Se Soru è stato capace di creare l'impresa che ha creato, non è perché aveva i soldi, è perché ha saputo fare un progetto, e a noi in Sardegna manca purtroppo questa capacità progettuale. I soldi a disposizione sono tanti, il problema è spenderli bene e in fretta, favorendo l'intervento del capitale privato, in modo magari da raddoppiare i fondi disponibili. Si è accennato al piano telematico regionale, anche questo lo sta predisponendo, su disposizione della Giunta, l'assessore Masala .

Il piano telematico regionale prevede di inserire in rete tutti gli uffici della Regione, degli enti, delle aziende regionali, degli enti locali, dalle province ai comuni, perché siano in grado di interagire tra loro, di creare siti dove mettere a disposizione dei cittadini, utilizzando un linguaggio chiaro, l'attività di ogni assessorato e di ogni ente. C'è poi la mia proposta di trasmettere in diretta, via Internet, tutte le sedute di Giunta, di trasmettere in diretta televisiva con convenzione, non facendo una rete televisiva, le sedute del Consiglio regionale modificando prima il Regolamento del Consiglio ed adeguando i tempi degli interventi a quelli di altre Assemblee italiane e europee.

Sappiate che in Europa i deputati hanno diritto di intervenire per un minuto, il Presidente della commissione, Prodi, quando interviene ha a disposizione cinque minuti, nel Parlamento italiano gli interventi vanno dai cinque ai dieci minuti come massimo. In altre Assemblee regionali i tempi di intervento sono decisamente inferiori ai nostri, è una vergogna che in quest'Aula, dopo aver discusso di un argomento per sei mesi in Commissione, dove sono rappresentati tutti i Gruppi consiliari, e quindi tutti i partiti di maggioranza ed opposizione, si facciano anche quattro, cinque, sei, sette, venti interventi in Aula su ogni legge. E' possibile intervenire nella discussione generale e su ogni articolo e su ogni emendamento! In quest'Aula si producono moltissime parole inutili, come forse sono anche le mie. Questo è il Regolamento al quale io mi sono adeguato.

Dobbiamo dare priorità al rinnovamento, all'ammodernamento della macchina regionale, riqualificando anche il personale, se è necessario. Noi abbiamo per esempio un sistema di resocontazione vecchissimo, che non serve più. È un sistema inutile, vecchio di venticinque anni. Si usa la stenografia, facendo una fatica immane. Esiste da vent'anni la stenotipia che consente di utilizzare una macchinetta molto più rapida, più efficiente, collegabile ad un computer che in tempo reale stampa l'intervento di chiunque. Ma se se noi non riusciamo a capire che dobbiamo rinnovarci, mi sembra che l'ironia su queste cose sia fuori luogo.

E' necessario riqualificare il personale, rendendo efficiente il sistema della formazione, levandolo dalle mani di chi fino a ieri l'ha gestito con risultati disastrosi.

La formazione in Sardegna è servita solamente a chi l'ha gestita, non a chi ha frequentato i corsi, ed è vergognoso che si siano spesi tanti miliardi per ottenere i risultati che abbiamo ottenuto. Se noi non capiamo che la preparazione culturale e professionale è una condizione indispensabile per lo sviluppo, credo che faremo poca strada.

E' stato detto in quest'Aula che si finanziano i progetti che interessano una provincia, piuttosto che un'altra. Si sono accusati i vari Assessori di aver privilegiato la provincia di Cagliari, di Sassari, di Oristano, di Nuoro o il proprio paesino, come ha fatto l'onorevole Fadda, che quando era Assessore privilegiava le sue zone.

FADDA (Popolari-P.S). Voglio parlare per fatto personale. Quando ero Assessore, mi rimproveravano proprio di non fare questo!

CORDA (A.N.). Paolo, queste sono degenerazioni della politica, io dico comprensibili perché vedo che vengono capite, anche se io non le capisco e non le apprezzo.

Ciò che è importante è che noi ci rendiamo conto che è necessario far crescere, culturalmente e professionalmente, la nostra gente, perché non siamo in grado, e voi lo sapete bene, di competere, salvo qualche eccezione, con i giovani, con gli imprenditori, di altre regioni italiane ed europee.

Per questo è importante il rinnovamento, è importante l'efficienza della macchina regionale, perché non renda inutili i provvedimenti, perché un intervento che arriva a destinazione dopo un anno e mezzo o dopo due anni spesso diventa inutile. Faccio l'esempio dei risarcimenti per i danni causati dall'alluvione del 1999, i cui denari in qualche caso non sono stati ancora assegnati, non perché la Giunta non abbia deliberato, ma perché si sono persi nei meandri degli uffici della Regione, degli enti preposti al controllo, dei comuni che di fatto non consentono che le risorse stanziate con tanta celerità arrivino alle zone e alle aziende alle quali devono arrivare.

Allora, la cultura alla base del rinnovamento, la preparazione...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Io sono tentato di mettere da parte gli appunti che avevo predisposto, perché prevedevo di intervenire questa mattina, e rispondere a braccio alle considerazioni, ma direi anche ad alcune provocazioni che il collega Corda ha portato in Aula. Però ritengo il rispondere alle provocazioni, quasi tempo sprecato. Svolgo quindi il mio intervento, non senza peraltro riprendere alcune affermazioni di particolare gravità. Quando si parla di "ridicoli piani del lavoro" che la Giunta di centro destra ha finanziato nella passata manovra finanziaria, e ha condiviso, anche se in forma postuma, anche in questa manovra finanziaria, credo che, per usare le sue parole, questa non sia una filosofia così diversa, forse la sua è una filosofia diversa, è un'opposizione al passato che non serve a nulla, o meglio, serve forse al centro destra per sfuggire alle proprie responsabilità. Fa opposizione al passato perché non sa affrontare il presente.

Quando cita tutti quei dati negativi noi non sappiamo se quelle considerazioni sono rivolte alla passata Giunta Palomba o alla passata Giunta Floris, perché anche questa fa parte di un recente passato. Non c'è un comportamento degno di una vera maggioranza, di una classe di governo, non c'è un'attitudine a risolvere veramente i problemi ma solo a denunciarli. Ebbene, questo lasciatelo fare a noi. Che l'apparato regionale non funziona noi lo sappiamo e lo denunciamo, ma ci aspettavamo quello shock burocratico preannunciato un paio d'anni fa. Ve lo ricordate? Forse deve ancora arrivare.

Infine credo che non si possa affermare che in questa Giunta, se sta lavorando e sta producendo qualcosa, sia solo l'assessore Masala a produrre. Il collega Corda non può diventare il consigliere di un assessore, questo lo dico come consigliere regionale, è riduttivo descrivere il lavoro della Giunta in quel modo. Io le consiglierei di parlare, la prossima volta, della maggioranza, ma tant'è, ripeto, non raccolgo molte delle sue affermazioni che ritengo non siano da intervento organico nella discussione generale della finanziaria, ma da comizio di piazza, e questo io non lo voglio fare nel mio intervento, quindi mi appresto a fare le mie brevi considerazioni, restando ben al di sotto dei venti minuti previsti.

Il ritardo che questa Giunta regionale ha accumulato nel portare in discussione la manovra finanziaria, è stato sottolineato da tutti i colleghi dell'opposizione intervenuti in questa discussione generale. Io non voglio rimarcare solo questo, che pure è un aspetto importante non di poco conto, l'aspetto che invece vorrei sottolineare ai colleghi di maggioranza e di opposizione, e che verrà ancora sottolineato nei prossimi giorni, è l'insistenza sulla necessità di liquidare in fretta la manovra finanziaria, imputando i ritardi a questo Consiglio regionale.

Sarà bene invece sottolineare da subito che la fretta non si accompagna mai ad un buon lavoro, e noi ci accingiamo tentare di fare un buon lavoro. Non lentezza strumentale dunque, non ostruzionismo, ma attenzione, studio, valutazione, punto per punto, da parte di quest'Aula e dell'opposizione in particolare, prendendoci tutto il tempo necessario per fare bene le cose, senza perdere tempo, né con slogan, né con frasi fatte, come quelle usate poco fa, valide per ogni occasione, da ripetere a prescindere dal provvedimento che si sta analizzando! Io voglio dunque entrare subito nel merito, senza atteggiamenti preconcetti dettati dalla mia collocazione in minoranza.

Tutti abbiamo piena consapevolezza che la manovra che stiamo discutendo è eccezionalmente ricca, ed è stato ricordato in tutte le relazioni. Quando si passa dai 9.600 miliardi del 2000 a 13.524 miliardi per il 2001, siamo di fronte ad un aumento di risorse assolutamente eccezionale, dovuto ad una sommatoria di diverse cause positive che hanno contribuito, non a caso a questa elevata disponibilità finanziaria.

Qual è la strategia - mi chiedo, ci chiediamo, vi chiediamo - per indirizzare la spesa verso un efficace progetto di sviluppo? C'è una proposta, un disegno eccezionale in grado di scuotere l'economia dell'Isola? Niente di tutto questo; per sintetizzare, non con uno slogan ma con una brevissima considerazione si può dire che con una manovra eccezionale si sta facendo un qualcosa di assolutamente ordinario. Si perde una ulteriore occasione. Avevamo timidi segnali di ripresa dell'economia e dell'occupazione in Sardegna, tra l'altro questa è una delle cause che hanno portato maggiori risorse alle casse regionali, una causa sottaciuta peraltro dalla relazione di maggioranza, forse per la consapevolezza che il positivo andamento dell'occupazione non può essere ancora attribuito all'azione di questa Giunta. Avevamo e abbiamo buone possibilità di aggancio a politiche nazionali che stanno dando buoni risultati per quanto riguarda l'occupazione in tutto il Meridione. Noi eravamo e siamo chiamati a svolgere il nostro ruolo fino in fondo in questa direzione.

Voi, Governo della Regione Sardegna, vi limitate a riempire un po' di più, questa forse è la strategia, i capitoli di leggi ordinarie, senza un disegno strategico, senza mettere, se così si può dire, un po' di anima in tutto questo progetto. In questo scenario è stato facile per la Giunta concertare con le associazioni sindacali e datoriali, ottenendo da queste un via libera forse non ben meritato. In particolare non si sono messi a fuoco due aspetti che voglio tentare di richiamare. I due aspetti sono i disegni di legge collegati - tutti hanno accennato anche a questo fatto - e il riparto delle risorse tra i diversi assessorati che si occupano di economia e di lavoro.

In uno dei miei ultimi interventi in quest'Aula ho avuto modo di rispondere al Presidente Floris che in una intervista del giorno prima si lamentava della scarsa produttività di questo Consiglio - forse per certi aspetti non aveva tutti i torti, ma non aveva suffragato le sue esternazioni alla stampa con dati reali - che la mancata produzione era causata dalla scarsa presenza della maggioranza e dalla scarsa produzione legislativa della sua stessa Giunta.

Con i diciotto disegni di legge collegati a questa finanziaria forse si vuole porre rimedio a quest'ultimo problema. La Giunta regionale produce, ma pensate seriamente che questo Consiglio regionale, la sua maggioranza, abbia la possibilità di fare in sessanta giorni ciò che non ha fatto in seicento giorni? Come possono pensare le associazioni sindacali e datoriali che la Giunta regionale abbia fatto bene a proporre diciotto collegati, che peraltro sono scollegati per l'assenza di un progetto compiuto che li colleghi fra loro?

Cinque di questi disegni di legge possono essere assorbiti dal testo unico per gli aiuti alle impreseda noi presentato a febbraio del 2000 e sostanzialmente condiviso da questa Giunta regionale, che ha presentato un proprio disegno di legge nel successivo mese di ottobre, che però non è mai stato portato all'attenzione del Consiglio per essere discusso ed esitato in quest'Aula.

Allora, se avete incassato l'approvazione su questo punto, diteci come intendete andare avanti, visto che siamo tutti consapevoli che difficilmente i disegni di legge collegati verranno analizzati in tempo utile. Ci chiediamo come davvero si vogliano spendere i 350 miliardi accantonati per i nuovi oneri legislativi. Stiamo sciupando una buona opportunità che nei prossimi mesi il Consiglio può, in una certa misura recuperare, ma certamente non per merito di questa Giunta.

Sulla ripartizione delle risorse tra i diversi settori produttivi - è il secondo punto che vorrei brevemente toccare - vorrei sottolineare alcune incongruenze o addirittura scelte inique tra un settore e l'altro; gli squilibri si manifestano tra assessorati e in alcuni casi all'interno degli stessi assessorati, con diverse unità previsionali di base non consone alle reali esigenze. Il settore dell'industria passa da 265 miliardi a 397 miliardi, ma si punta molto sugli incentivi generalizzati - altro che, come diceva Corda, questi non ci sono più, ci sono eccome! - senza porsi il problema dell'infrastrutturazione industriale, quindi delle aree che servono all'industria o delle grandi infrastrutture come la metanizzazione. Vediamo che è sparita la voce della metanizzazione, e anche su questo aspetto presenteremo degli emendamenti. Badate, non è che io non sia d'accordo sul fatto che queste risorse finanziarie debbano essere destinate all'industria, io ne stanzierei anche di più, perché sono un convinto industrialista, ma è il modo di spenderle che non ci convince. Lo stesso ragionamento vale per il settore dell'agricoltura, per il quale si torna ai fasti economici della fine degli anni '80, passando da 445 miliardi a 800 miliardi. Su quale progetto strategico di sviluppo vi basate? Non l'abbiamo capito, perché non c'è un progetto strategico di sviluppo di questi comparti. Ma non voglio essere frainteso, io non contesto la quantità delle risorse per l'industria e l'agricoltura, io contesto il modo di spesa. Le Cenerentole nel riparto di questa grande torta sono il turismo, l'artigianato, il commercio, concentrati peraltro in un unico Assessorato. Perché questa scelta? Per la debolezza politica dell'assessore Frongia o per il gusto di fare scelte che vanno esattamente in direzione inversa rispetto alle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris e al documento di programmazione economica e finanziaria? Non si spiega altrimenti. Ma il turismo non doveva essere il nostro vero volano di sviluppo, e strategicamente l'avete promosso da comparto a sistema, in grado di dare risposte occupazionali anche nell'immediato? Le risorse finanziarie per queste trasformazioni epocali nel turismo sono un sesto rispetto a quelle destinate all'agricoltura e un terzo rispetto a quelle previste per l'industria, con una previsione complessiva di 139 miliardi per tutto il comparto turistico, dei quali ben 10 miliardi destinati agli incentivi per il comparto alberghiero. L'artigianato, che rappresenta 36.000 aziende, con 92.000 occupati, quindi il 20 per cento dell'occupazione globale in Sardegna, e il 60 per cento della produzione industriale della nostra Isola, viene liquidato con 131 miliardi. Si possono fare anche per l'artigianato le dovute proporzioni. Il commercio è il settore più debole: non è vero che si passa da 10 miliardi del 2000 a 46 miliardi del 2001; si tolgono anche i 10 miliardi che c'erano nel 2001 e si accantonano gli altri 36 in una legge che deve ancora nascere, perché la legge "35" non è stata notificata all'Unione Europea, e il tutto viene accantonato in quel plafond di 350 miliardi che il Consiglio dovrà destinare nei prossimi mesi, ma intanto per il commercio non c'è nulla.

Queste sono alcune brevi considerazioni che ho voluto esporre, ma sono anche delle preoccupazioni, assessore Pittalis. Non sono solo considerazioni negative di un consigliere della minoranza, sono preoccupazioni per i comparti produttivi, alle quali possiamo e dobbiamo porre parziale rimedio in quest'Aula. Noi abbiamo presentato alcuni emendamenti che tentano di riequilibrare le cose, che puntano sostanzialmente a una maggiore trasparenza nell'attribuzione delle risorse ai vari Assessorati, e puntano a garantire la provvista finanziaria a quei settori e a quelle leggi di sostegno che nell'esercizio finanziario del 2000 hanno dimostrato una maggiore incisività e una maggiore capacità di spesa, garantendo in ogni caso la spesa effettiva del 2000. Questo ragionamento va esteso, come dicevo, a tutte le leggi di sostegno, a tutti i comparti, a tutti i consorzi di garanzia fidi che tanta azione positiva hanno dispiegato nell'economia della Sardegna.

Infine, nell'avviarmi alla conclusione, vorrei sottolineare alcuni aspetti che non riguardano solo il mio territorio, ma devono riguardare tutti i rappresentanti dei diversi territori in quest'Aula. La terza Commissione non ha accolto nessun emendamento della minoranza, neanche quelli che non prevedevano un ulteriore impegno di spesa. Mi riferisco in particolare, per quanto riguarda il mio territorio, all'emendamento che verrà ripresentato in quest'Aula che mirava a salvare dalla perenzione 94 miliardi destinati alla Sardegna centrale, per la reindustrializzazione di quel territorio, che peraltro sono somme statali che non possono essere destinate ad altro fine.

Abbiamo presentato ulteriori emendamenti che puntavano allo snellimento di alcune leggi, in particolare della legge "215" sull'imprenditoria femminile, e penso che debbano essere ripresentati in Aula e possibilmente accolti, anche perché, ripeto, non comportano una maggiore spesa.

Voglio fare un'ultima considerazione: la discussione sul ruolo del Consiglio regionale e sui contrappesi per la gestione del potere fra la Giunta e il Consiglio regionale e le prerogative che in questa finanziaria la Giunta sta cercando di attribuirsi in merito alle unità previsionali di base, penso debbano preoccupare soprattutto i colleghi della maggioranza che su questo aspetto debbono ragionare e a queste considerazioni debbono possibilmente dare risposta per ovviare ad alcuni inconvenienti. Noi siamo disponibili, non a trattare, come qualcuno ha detto, ma a vedere insieme a voi quei punti che possono migliorare sicuramente la manovra, a beneficio della Sardegna e di noi tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Le relazioni e i vari interventi sui disegni di legge numero 141 e 142, che sono alla nostra attenzione, hanno messo in rilievo le importanti novità e le sostanziali differenze rispetto agli anni precedenti. La riforma della legge di contabilità...

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, certifichiamo che ci sono quattro o cinque persone della maggioranza. Se la maggioranza è soddisfatta di questa grande presenza e di questo interesse per la manovra, noi ne prendiamo atto, però mi pare che non faccia onore alla maggioranza. Ci vorrebbe un po' di fair play, direbbe il collega Pittalis, lo dico perché nel nostro paese si usa questa terminologia inglese, così ci comprendiamo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Selis, ciò che lei dice naturalmente è sotto gli occhi di tutti, le presenze in Aula sono ovviamente registrate, quindi proseguiamo la discussione.

SELIS (Popolari-P.S.). Vogliamo che resti agli atti che durante il dibattito sono presenti solo quattro o cinque consiglieri della maggioranza. Questo dimostra poca sensibilità.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Adesso non andiamo a discutere di questo.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Demuru.

DEMURU (D.S.). Dicevo, la riforma della legge di contabilità aveva come scopo di consentire la costruzione di una struttura di bilancio che rendesse più agevole la sua lettura, e più facile e immediato il collegamento delle poste finanziarie ai progetti di sviluppo che andava a finanziare, in una visione più ampia e con un meccanismo più flessibile, tale da consentire la possibilità di semplificare e rendere più efficace la spesa a tutto vantaggio del raggiungimento degli obiettivi.

L'articolazione del bilancio in unità previsionali di base, che sono aggregati di capitoli omogenei, determina una maggior flessibilità che si traduce in un grado di discrezionalità notevolmente più ampio per la Giunta. Prerogativa del Consiglio regionale è dettare gli indirizzi, individuare gli obiettivi e fissare le priorità dello sviluppo; con la precedente struttura del bilancio, ciò si conseguiva approvando i singoli capitoli e vincolandone la spesa, con il nuovo bilancio lo si consegue attraverso le note di programma.

Le note di programma, che vengono approvate insieme al bilancio e che con esso fanno un tutt'uno, rivestono un'importanza fondamentale nella programmazione dello sviluppo e rappresentano anche uno strumento di riequilibrio di potere fra Consiglio e Giunta, equilibrio alterato dall'aumentata discrezionalità per la Giunta, derivante dalla nuova articolazione in unità previsionali di base.

Le note di programma, oltre a rappresentare un fattore di riequilibrio tra poteri, se redatte in modo organico, di facile lettura, precise ed essenziali nell'indicare gli obiettivi, gli strumenti, i tempi e i responsabili delle azioni per raggiungere tali obiettivi, costituiranno anche un fondamentale e puntuale strumento per la verifica dell'attuazione dei programmi e per la loro efficacia.

Con il documento di programmazione economica e finanziaria, attraverso un'analisi approfondita dello stato dell'economia e sociale si sono individuate le linee guida e i punti di forza per uno sviluppo armonioso della Sardegna. Tra i vari strumenti indicati è stato ritenuto molto importante il ciclo unico di programmazione. Gli elementi fondamentali di un progetto di sviluppo sono la sua concreta elaborazione, che deve essere basata sulle necessità reali delle popolazioni, sulle compatibilità ambientali, sul rispetto della cultura, sulla vocazione dei territori badando a conservare il patrimonio naturalistico. Sono altresì fondamentali risorse finanziarie adeguate agli obiettivi da raggiungere, nonché gli strumenti legislativi, tecnici ed amministrativi idonei. Importanza primaria rivestono i tempi di presentazione, approvazione ed attuazione degli strumenti legislativi connessi.

Una novità di rilievo della finanziaria del 2001 è costituita dal notevole incremento della dotazione delle risorse finanziarie, più volte ricordato. Anche se il merito di questa abbondanza non può essere rivendicato da questa Giunta, di vera abbondanza si tratta. La quota maggiore di questo aumento di risorse proviene dal Quadro comunitario di sostegno per il permanere della Sardegna nell'Obiettivo 1, e cioè per la situazione di grave arretratezza della nostra Regione rispetto alle altre Regioni d'Italia e d'Europa, questo grazie soprattutto, purtroppo, alle province più povere, che sono, come è noto, la provincia di Nuoro e quella di Oristano.

Le risorse finanziarie del Quadro comunitario di sostegno sono dunque finalizzate, o sarebbero dovute essere finalizzate, ad un programma straordinario di sviluppo per ridurre il ritardo accumulato dalla Sardegna e soprattutto dalle zone particolarmente arretrate. Negli esercizi finanziari degli ultimi anni, e soprattutto nella presentazione e discussione del bilancio del 2000, si è posta l'attenzione sulla necessità di un graduale rientro dell'indebitamento e quindi di un risanamento accorto della finanza regionale senza compromettere lo sviluppo. Per queste considerazioni e premesse era lecito aspettarsi qualcosa di più e di meglio dai disegni di legge che sono alla nostra attenzione. Intanto il rispetto dei tempi previsti dalla legge per la presentazione dei documenti di bilancio, e cioè il 30 settembre, sarebbe dovuto essere un punto fondamentale; non si riesce a individuare motivazioni plausibili che possano giustificare questo ritardo, soprattutto se si ricordano le promesse della Giunta allorché annunciò, o meglio, rinunciò alla manovra di assestamento del bilancio nell'autunno scorso. Questo grave ritardo, oltre a determinare un abnorme ricorso all'esercizio provvisorio, arreca un notevole danno all'attuazione di qualsiasi programma di sviluppo, le cui possibilità di successo sono strettamente connesse ai tempi di approvazione ed attuazione. Il rischio reale, oltre all'eventuale perdita di quote di finanziamento, è di essere costretti a rincorrere il tempo perso accelerando procedure e progetti a scapito della qualità delle scelte.

Era lecito aspettarsi, inoltre, la redazione di note di programma asciutte, magari, ma chiare, funzionali a determinare l'indirizzo e il vincolo delle poste di bilancio delle unità previsionali di base.

Al Consiglio invece sono state presentate delle note di programma spesso incomplete, alcune inesistenti, altre confuse e inutilmente prolisse che molto hanno contribuito ai ritardi e alle defatiganti e lunghe discussioni in terza Commissione. Era lecito aspettarsi che la manovra di bilancio fosse inserita nel più ampio quadro del ciclo unico di programmazione per dare maggior razionalità e potenzialità di successo ad un progetto di sviluppo organico ed armonioso. Anche questo strumento di programmazione è stato abbandonato.

Almeno le risorse notevoli derivanti dal Quadro comunitario di sostegno e finalizzate al recupero del divario di sviluppo rispetto alle altre regioni d'Italia e d'Europa sarebbero dovute essere utilizzate per realizzare uno straordinario progetto e programma di sviluppo per raggiungere questa finalità, invece queste risorse vengono inserite in modo piatto nell'ordinaria programmazione.

Era lecito aspettarsi, infine, un segnale anche minimo nella direzione della riduzione del debito, invece, nonostante l'abbondanza delle risorse, c'è il concreto rischio di un ulteriore aggravio dell'indebitamento.

Tra i temi di politica generale che con più evidenza emergono sia in Europa che in Italia il decentramento e il concetto di sussidiarietà sono ai primi posti; pertanto si trasferiscono competenze, funzioni e mezzi dallo Stato alle Regioni e al sistema delle autonomie locali.

Il termine decentramento è diventato imperativo, così pure sburocratizzazione, semplificazione, divisione ed equilibrio tra i poteri. In virtù di tutto ciò era lecito aspettarsi che nella legge finanziaria e di bilancio si trovassero tradotti in pratica questi concetti. Niente di tutto questo, anzi, al contrario emerge un neocentralismo regionale e un tentativo esplicito di alterare gli equilibri tra i poteri istituzionali a tutto vantaggio della Giunta e a scapito del Consiglio regionale che rischia di vedersi limitato e ridimensionato il potere di indirizzo e di controllo.

Gli enti locali, invece di vedersi aumentate le risorse trasferite, se le vedono diminuite, con buona pace del decentramento e della sussidiarietà.

In conclusione e per le considerazioni fatte non si può che esprimere un giudizio complessivamente negativo sulle proposte di legge.

Si auspica che con la buona volontà da parte di tutti i consiglieri, maggioranza, opposizione, minoranza e quant'altri, si possano apportare correttivi approvando emendamenti che rendano questa manovra più efficace e più utile per tutta la popolazione dell'Isola.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Chiedo l'inversione dell'ordine del giorno. Siccome non c'è un clima sufficientemente attento per discutere un provvedimento importante come il bilancio, chiedo che si sospenda questa discussione e si passi all'esame del progetto di legge sulle opere pubbliche. C'è il relatore, onorevole Tunis, quindi si può procedere.

PRESIDENTE. Ricordo che, a sostegno della proposta del consigliere Selis, occorre la maggioranza di due terzi dei votanti.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, vorrei esprimere il mio personale parere contro la proposta che è stata presentata.

PRESIDENTE. Va bene, la sua è una dichiarazione di voto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sulla proposta si dovrà esprimere un consigliere a favore ed uno contro e poi la si dovrà sottoporre al voto del Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Comprendo lo spirito forse provocatorio, lo dico in senso buono, che ha animato questa richiesta dell'onorevole Selis. La discussione della legge finanziaria deve certamente vedere più partecipe l'Assemblea e gli stessi Assessori, perché io colgo negli interventi dei colleghi, sia della maggioranza che dell'opposizione, dei rilievi critici utili, alcuni probabilmente anche infondati, ma sarebbe utile che soprattutto i diretti interessati, i proponenti delle proposte di bilancio e di finanziaria, potessero essere presenti. Al di là di questo però ritengo che questa richiesta di inversione dell'ordine del giorno sia legittima e ne capisco le motivazioni. Il mio vuole essere anche un ulteriore contributo perché l'importanza dell'argomento in discussione dovrebbe vedere più partecipi tutti, la Giunta regionale innanzitutto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

USAI (A.N.). Comprendo le ragioni che inducono il collega Selis a fare questo tipo di proposta, ragioni che dal punto di vista regolamentare sono fondate, però faccio appello alla sua ben nota saggezza per chiedergli di ritirarla in considerazione , della non opportunità di sospendere in questo momento la discussione sul bilancio e sulla legge finanziaria per procedere ad un'inversione dell'ordine del giorno.

Quindi mi appello al noto buonsenso del collega, onorevole Selis.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, intende intervenire?

FADDA (Popolari-P.S.). Hanno parlato due consiglieri contro, dovrebbe parlare un altro a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari - P.S.). L'onorevole Fadda intende parlare a favore. Il collega Usai era contrario; sentiamo il collega Fadda e poi trarrò le conclusioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Quando ho chiesto di parlare ero a conoscenza del Regolamento, quindi sapevo che potevano parlare un consigliere a favore ed uno contro, anche se due consiglieri della maggioranza hanno parlato contro.

Io comunque mi adeguerò come capogruppo al parere del collega Selis che ha fatto la proposta, però penso che potremmo cogliere questa occasione, visto che non c'è il numero legale e sono presenti in Aula il Presidente Floris e l'Assessore Pani, per mantenere gli impegni che sono stati presi stamattina e che purtroppo sono saltati.

Stamattina i capigruppo della maggioranza e dell'opposizione e la Giunta regionale, hanno assunto l'impegno di incontrare le organizzazioni sindacali e i sindaci che sono ancora presenti; questo incontro non si è potuto tenere, quindi potremmo utilizzare quest'ora, a meno che la Giunta non stabilisca un altro orario, per incontrare le organizzazioni sindacali e gli amministratori locali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari - P.S.). Presidente, visto il garbo dei colleghi Pittalis e Usai, e visto che è stato inteso lo spirito del mio intervento, ritiro la mia proposta. Non vogliamo che tutti i consiglieri siano costantemente in Aula, perché la sessione è lunga, però fare un dibattito in cui non c'è un minimo di interlocuzione non ha senso, non per il collega che parla, ma proprio per la dignità dell'Aula.

Chiedo scusa se ho fatto perdere due minuti. Ritiro la mia proposta.

PRESIDENTE. Grazie consigliere Selis. Io credo che debba essere interpretato lo spirito col quale lei ha fatto la proposta, che è quello di richiamare tutti i Gruppi alla presenza in Aula durante questa discussione, segnatamente i Gruppi della maggioranza, particolarmente assenti nella mattinata ed anche nel pomeriggio. Questo naturalmente pone un problema per quanto riguarda anche la tensione necessaria per affrontare una discussione su una manovra di bilancio, importante come questa, e naturalmente è fatto carico a tutti i capigruppo di garantire la presenza in Aula durante tutta la discussione.

FADDA (Popolari-P.S.). Ho fatto una richiesta alla Giunta, voglio una risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, il Presidente della Giunta è presente e può concordare con lei le modalità con le quali si deve svolgere l'incontro che era stato annunciato. Però ora dobbiamo proseguire nella discussione della finanziaria.

Ha domandato di parlare il Presidente Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Intanto confermo che questo incontro ci sarà appena possibile. Credo che lo faremo domani nell'intervallo tra i lavori del mattino e quelli del pomeriggio. Stiamo parlando dell'incontro sui lavori socialmente utili. C'è appena stato un incontro con l'assessore, ci possiamo vedere anche per cinque minuti adesso.

Però vorrei che rimanesse agli atti che io ritengo la proposta di inversione dell'ordine del giorno fatta dal collega Selis non accettabile. C'è una sessione di bilancio in corso, non credo che si possa chiedere ogni volta di invertire l'ordine del giorno, perché altrimenti introduciamo una prassi che non vorrei che rimanesse agli atti di questo Consiglio.

SELIS (Popolari-P.S.). Chiedo scusa, Presidente, non vogliamo aprire una discussione col collega Floris.

Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2001)" (141/A) e "Bilancio di previsione per l'anno 2001 e bilancio pluriennale per gli anni 2001-2002-2003" (142/A)

PRESIDENTE. Onorevole Selis, le chiedo scusa. Io ho ascoltato con attenzione le cose che ha detto il presidente Floris. Vorrei ricordare che stamane abbiamo fatto esattamente ciò che il presidente Floris ritiene che stasera non si possa fare. Stamattina, cioè, per poter approvare il bilancio provvisorio, abbiamo fatto un'inversione dell'ordine dei lavori a discussione generale iniziata. La proposta dell'onorevole Selis stasera, più che mirare alla reale inversione dell'ordine del giorno, intendeva essere una provocazione, quindi, se il Presidente è d'accordo, proseguiamo i nostri lavori, senza trasformarla in una questione regolamentare.

Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, sento il dovere di ringraziare il collega Selis, il collega Usai e gli esponenti delle forze politiche presenti in Consiglio, che mi consentono di poter svolgere il mio intervento con un discreto numero di presenze. Comunque, per smorzare il tono e la situazione che si sta creando in quest'Aula, vorrei dire che sia nella discussione generale sulla finanziaria, sia se si fosse accettata l'inversione dell'ordine del giorno, avrei dovuto parlare sempre io, quindi non ci sarebbe stato nessun guadagno. Però, devo dire la verità, mi è più facile fare il mio intervento quando un po' di colleghi sono presenti in Aula, e ringrazio tutti, quelli del centro destra e quelli del centro sinistra.

Signor Presidente, colleghi consiglieri, la discussione della legge finanziaria è un momento di fondamentale importanza per la Regione, sia per la portata delle misure che comprende, sia perché è l'occasione per fare una riflessione sulle scelte di fondo della nostra politica.

Vorrei iniziare questo mio intervento con un esame della situazione economica della nostra Regione. Lo ha detto più volte molte bene l'Assessore della programmazione: quell'Italia a due velocità che spesso troviamo tratteggiata anche nei quotidiani e nei periodici economici è una dura realtà che riguarda anche la nostra Isola.

La nostra Regione attraversa una fase molto critica e rischia di trovarsi relegata ai margini dei grandi processi di sviluppo a livello internazionale.

Da una parte abbiamo un'economia nella quale a competere sono sempre più i sistemi territoriali. Ci troviamo ad affrontare le sfide che provengono da altre regioni, ed in particolare dall'area euro-mediterranea. Dall'altra parte abbiamo un sistema politico-istituzionale ormai sorpassato, una burocrazia lenta, capace solo di frenare le idee e le iniziative; un sistema produttivo non ancora competitivo per la collocazione geografica della nostra terra.

Siamo di fronte ad una miscela di arretratezza che ha costituito negli anni il terreno ideale per una politica basata sull'assistenza, sulla clientela, sui contributi a pioggia, sul favore elettorale, sul campanile. Ma noi abbiamo bisogno di un'altra Sardegna.

Abbiamo bisogno di una Sardegna dinamica e coraggiosa e di una Regione che lasci spazio agli imprenditori, che diventano grandi grazie al coraggio e all'intelligenza, e che lottano per il futuro delle aziende e dei lavoratori contemporaneamente. E' la Regione delle comunità locali, che credono nella forza delle loro radici, e che si costruiscono un progetto del loro territorio.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue TUNIS MARCO.) La legge finanziaria è anche un'occasione per dire ai cittadini quale Sardegna abbiamo in mente, per un patto che assicuri investimenti privati per il triplo dei contributi regionali, una strada che ci consenta di coniugare la distribuzione capillare con la stabilità del lavoro. E non possiamo accontentarci di distribuire elemosine per garantire una qualche pace sociale; non possiamo accontentarci di dare un lavoro assistito fine a se stesso, ma abbiamo il dovere di creare un sistema che abbia un effetto moltiplicatore e sia capace di attivare lavoro in diversi settori. Dobbiamo guardarci in faccia e decidere se ai padri di famiglia senza un lavoro, che sempre più numerosi portano la loro sacrosanta protesta sotto il palazzo del Consiglio, vogliamo dare l'ennesimo palliativo, oppure una speranza concreta; se per chi vive nelle zone interne immaginiamo un futuro da emarginati, oppure una vera integrazione nella regione. A queste domande dobbiamo dare risposte.

Ebbene, il disegno di legge finanziaria presentato dalla Giunta è indubbiamente coraggioso, non solo per il rigore che caratterizza il bilancio regionale, non solo per le grandi risorse che destina al sostegno e allo sviluppo del sistema produttivo, ma anche per la coerenza interna che si fonda su un progetto di sviluppo serio e credibile. Vorrei aggiungere che questa legge finanziaria per la prima volta ha il coraggio di scegliere, e questa capacità di fare scelte chiare dovremmo applicarla nella pratica politica, che spesso si ispira all'esempio di Pilato. Cito qualche esempio: io credo che sia ora di finirla con scelte che fino adesso si sono dimostrate contraddittorie; da una parte si favorisce con manovre di bilancio un destino turistico per Carloforte, dall'altra interveniamo favorendo l'insediamento di industrie che inquinano a Portovesme, cioè a pochissima distanza. A Furtei, nel Medio Campidano, si sceglie la via della grande agricoltura e contemporaneamente si permette la creazione di depositi di veleni, grazie alle iniziative di sfruttamento del territorio ivi esistenti.

Vorrei proseguire con qualche breve considerazione. Abbiamo parlato di "scelte chiare e grandi risorse ad esse destinate". Le scelte chiare sono queste: si è bonificato il bilancio liberando risorse dal 1977 al 1985 e recuperando circa 1.000 miliardi. Si tratta di risorse consistenti. All'agricoltura, per esempio, il bilancio 2001 destina circa 1.100 miliardi, però occorre che gli uffici dell'Assessorato dell'agricoltura siano resi operativi ed efficienti. Abbiamo gli Ispettorati provinciali dell'agricoltura bloccati. Ad esempio, per gli indennizzi per la virosi del pomodoro, sia pure a fatica, gli Ispettorati provinciali dell'agricoltura della Sardegna hanno provveduto alla liquidazione. L'Ispettorato provinciale dell'agricoltura di Iglesias non ha ancora provveduto, perché non aveva le attrezzature e il personale sufficiente e regolarmente attrezzato per porre in esecuzione quello che era l'obiettivo della Regione. Dietro le pressioni del territorio, dei consiglieri regionali operanti in quel territorio, tale lavoro è stato affidato all'Ispettorato provinciale dell'agricoltura di Cagliari, nonostante l'esistenza dell'Ispettorato di Iglesias. Stanno per iniziare a pagare ora, mentre tutti gli altri Ispettorati lo hanno già fatto, quindi in agricoltura si sono create situazioni di disparità di trattamento fra gli agricoltori delle diverse province della Sardegna. Questo non è certamente un fatto positivo per la Regione sarda. Nonostante le cospicue risorse stanziate da questa Regione, abbiamo molte pratiche ancora bloccate, come quelle relative ai contributi per le attrezzature agricole e i miglioramenti fondiari. Occorre pertanto accelerare l'iter burocratico.

Solo per citare le risorse destinate ai vari settori, vorrei ricordare la cooperazione alla quale sono stati destinati 100 miliardi a fronte dei 6-7 miliardi degli esercizi precedenti; oggi il settore della cooperazione, con questa finanziaria, è diventato la torre dello sviluppo. Alla edilizia scolastica sono stati destinati 500 miliardi in dieci anni; sono stati destinati 300 miliardi ai comuni, per far fronte definitivamente al contenzioso per le espropriazioni e quant'altro. Per quanto riguarda la legge "28", tanto invocata dai giovani, sono stati destinati 600 miliardi, per coprire tutte le pratiche presentate ad oggi; per la formazione sono stati destinati 130 miliardi, e l'elenco potrebbe continuare a lungo.

Per concludere questa elencazione, vorrei ricordare che l'Assessore della programmazione, Pittalis, ha voluto anticipare che mediante un emendamento coprirà tutto il deficit della sanità. Sono iniziative che fanno impallidire tutte le manovre di decenni e decenni di una politica che noi abbiamo sempre criticato, e che gli elettori hanno condannato. Ho voluto fare qualche esempio delle grandi risorse mobilitate da questo bilancio 2001, al fine di dare sostegno allo sviluppo del sistema produttivo.

Signor Presidente, colleghi del Consiglio, è ora di fare scelte univoche per ciascun territorio; si rende necessario un approfondito coordinamento del marketing territoriale della Regione. La capacità di attrazione di idee e investimenti esterni è legata proprio alla chiarezza e alla decisione con cui ciascuna comunità locale sa agire come sistema unico, decidendo di privilegiare certi settori piuttosto che altri. Ritengo che questo bilancio 2001, che questa Giunta regionale, questa maggioranza, questo Consiglio possano perseguire questi obiettivi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la manovra finanziaria 2001 - 2003 sia un tassello molto importante di una manovra più ampia di cui una parte, ugualmente molto rilevante, probabilmente quella più rilevante, è già stata esaminata ed approvata da quest'Aula. Mi riferisco ai fondi strutturali 2000 - 2006. Il ciclo unico della programmazione, di cui anche oggi si è parlato in quest'Aula, che poi nei fatti concretamente non esiste, in quanto la maggioranza sta procedendo a programmare senza un quadro complessivo dei bisogni, e quindi della destinazione delle risorse, questo ciclo unico, che dovremmo sforzarci di affermare concretamente, mette a disposizione delle risorse notevolissime per la nostra Regione.

Io credo che questa sia un'occasione importantissima che non possiamo nel modo più assoluto permetterci il lusso di perdere. E` un'occasione probabilmente unica per la comunità regionale. Io, molto schematicamente, voglio ripetere, come anche in altre occasioni ho avuto modo di dire, che a mio parere il segno complessivo dei programmi che in quest'Aula si stanno definendo, e quindi anche della manovra finanziaria in discussione, è un segno che ha due limiti di fondo; il primo è che manca un progetto, un disegno complessivo di ammodernamento dell'economia della nostra Regione, e che, in mancanza di questo, il rischio concreto è che questo grande quantitativo di risorse venga distribuito in mille rivoli e che non incida e che non modifichi sostanzialmente le ragioni di fondo che hanno determinato questo ritardo nello sviluppo della nostra comunità regionale.

Il problema vero quindi è quello di rendere competitivo il sistema Sardegna. Io credo che questo dovrebbe essere questo il punto di partenza di tutti i nostri ragionamenti, perché se noi non riusciamo a superare gli ostacoli che si frappongono tra noi e le aree del nostro paese e dell'Europa più sviluppate, che sono le cause del ritardo nel nostro sviluppo, credo che davvero questa occasione rischiamo di perderla tutti, maggioranza e opposizione, ma di perderla soprattutto come comunità regionale.

Credo che noi dovremmo avere il coraggio di aggredire e di rimuovere le cause strutturali di questo mancato sviluppo, e queste cause sono da individuare soprattutto nella carenza delle nostre infrastrutture di base, che riguardano i trasporti, che riguardano l'acqua, che riguardano l'energia, che riguardano le reti informatiche. Queste carenze infrastrutturali, se non saranno rimosse, non consentiranno alla nostra economia di superare il gap, di essere competitiva, mentre proprio su questo punto si registrano i limiti più evidenti, anche di questa manovra. Le risorse sono destinate in tutti i settori in modo generalizzato. Non ci sono scelte di fondo, e il risultato è che, anche alla fine di questi sei anni di programmazione dei fondi strutturali, con tutte le risorse di cui disponiamo, non usciamo dal sottosviluppo, e ci ritroviamo con le ferrovie costruite nel 1800, con la viabilità che tutti conosciamo, senza un'integrazione dei diversi sistemi di trasporto, con i porti da adeguare, con iproblemi strutturali ai quali un'isola come la nostra deve riuscire a mettere mano sia nel sistema dei trasporti interni, sia in quello dei collegamenti con il continente e con il resto dei paesi del Mediterraneo.

Se noi non ci dotiamo quindi di programmi, se non attuiamo la legge sul trasporto pubblico locale, e siamo una delle poche Regioni che ancora non è riuscita a farlo, se non ci dotiamo del piano regionale per il trasporto dei passeggeri e di quello per il trasporto delle merci, se noi non diamo alla nostra Regione gli strumenti e le risorse necessarie perché sia superato questo ritardo nel settore complesso e rilevantissimo del trasporto, credo che i limiti dovuti all'insularità non riusciremo a superarli. A me pare che questo sia il limite più importante, quello più rilevante, quello che impedisce più di tutti lo sviluppo della nostra economia.

Un'altra questione di grandissima rilevanza è quella dell'acqua. Quest'anno per fortuna sta piovendo molto, ma non in tutta la Sardegna, ma noi non abbiamo le infrastrutture che permettono di distribuire la risorsa, di accumularla, di riutilizzarla, di economizzarne l'uso. Queste condizioni sono fondamentali per lavorare ad un piano che miri all'autosufficienza della nostra comunità regionale, anche rispetto a questo bisogno primario. Senza l'acqua non possiamo immaginare lo sviluppo dell'agricoltura o del turismo o degli assetti civili. Quindi va bene quello che è stato previsto nel POR, a questo proposito, però non basta, perché noi abbiamo bisogno certamente di risparmiare questa risorsa, ma abbiamo bisogno anche di accumulare altra risorsa.

Io faccio due esempi che sono di mia stretta conoscenza, perché si tratta di due interventi che andrebbero fatti nella provincia di Oristano, perché la nostra provincia per la sua posizione geografica e fisica, da questo punto di vista, ha a disposizione notevoli risorse. Io credo che i due interventi, quello dell'invaso sul rio Flumineddu, che attualmente sta portando al mare più di duecento milioni di metri cubi d'acqua senza nessuna possibilità di utilizzo, e sul rio Mogoro, che hanno un rilievo evidentemente regionale, potrebbero aiutare tutta la Sardegna a risolvere questo problema. Potrebbero aiutare la parte meridionale dell'isola che ha maggiori necessità. E voglio ricordare che questi due invasi hanno il consenso di tutte le popolazioni interessate, cosa non frequente rispetto ad opere di questa importanza. Questi interventi però non sono presenti nei programmi che la Regione sta elaborando e io penso che ci sia bisogno di una riflessione seria su queste questioni.

Ma bisogna anche riprendere seriamente le intese con lo Stato firmate dalle precedenti Giunte regionali; rilanciarle, verificare lo stato di attuazione, e stabilire un rapporto serio di sussidiarietà e di partenariato con il Governo, perché questo è il rapporto che oggi la nostra Regione deve avere con lo Stato, se vuole affrontare seriamente i grandi problemi che riguardano il suo mancato sviluppo.

Io credo che, rispetto ai temi delle infrastrutture di cui sto rapidamente parlando, la Regione dovrebbe mettere a disposizione una quota delle sue risorse, per confrontarsi col Governo con le carte in regola per affrontare questi nodi del suo mancato sviluppo. Questo è il modo serio di affrontare i problemi.

L'altra questione, che è l'altra faccia di questa moneta, è il mancato riequilibrio che in tutte le manovre finanziarie, anche in questa che abbiamo in discussione, purtroppo è assente.

Non è giusto che questo avvenga, perché ci sono delle aree nella nostra isola che hanno degli indici economici fortemente negativi, e sono quelle aree che hanno consentito alla Sardegna di restare nell'Obiettivo uno, e per quelle aree neanche questa manovra di bilancio mette a disposizione risorse e strumenti per superare questo stato di arretratezza.

Io credo che anche rispetto a questo aspetto ci sia bisogno di un impegno prima di tutto morale e poi politico di chi governa la Regione, perché non è pensabile che noi lasciamo gran parte del territorio regionale in via di spopolamento, dove le attività economiche e la stessa residenza delle popolazioni sono messe in forse, proprio perché non ci sono le condizioni di base perché ci sia uno sviluppo economico e perché ci siano condizioni di vita civile. Rispetto a questo, che è un altro dei problemi di fondo dello squilibrio nello sviluppo della nostra regione, non c'è una politica.

Io credo che, anche rispetto a questa questione, sia un dovere morale e politico insieme destinare quote di risorse rilevanti del bilancio della Regione, dei fondi comunitari, dei fondi per le aree depresse, perché si attivi con coraggio una politica che inverta questa tendenza, che altrimenti creerà maggiori squilibri, e, ripeto, non modificherà sostanzialmente le condizioni di sottosviluppo della Sardegna.

Voglio fare alcuni riferimenti anche ai problemi legati alla agricoltura e all'ambiente, che sono altri due settori, a mio parere, che anche in questa manovra di bilancio presentano elementi di forte debolezza.

Voglio intanto ricordare che il settore dell'agricoltura passa dai 402 miliardi di residui passivi del 2000 ai 1268 miliardi del 2001. I residui passivi si triplicano in un anno, a fronte di una competenza del 2001 di 786 miliardi Le risorse, insomma, anche per l'agricoltura non mancano; però non vengono spese. Questo è un altro punto di estrema debolezza dell'azione di questa Giunta regionale.

L'agricoltura, in fatto di risorse non spese, è seconda soltanto al settore dei lavori pubblici che dai 446 miliardi dell'anno scorso passa ai 2176 miliardi di quest'anno.

Insomma, quando si parla di riforma della Regione, penso che questi numeri siano, da questo punto di vista, estremamente significativi.

Sull'agricoltura vale il ragionamento generale che ho già fatto, cioè manca una strategia da parte di questa Giunta, una strategia che affronti e che dia risposta ai problemi che impediscono alla nostra agricoltura di essere un comparto moderno e competitivo.

Noi, come centro-sinistra, abbiamo individuato quattro punti fondamentali, che sono quelli che impediscono alla nostra agricoltura di essere al passo con i tempi. Il primo è il risanamento delle imprese; le nostre imprese sono fortemente sottocapitalizzate e indebitate, e da parte della Giunta regionale non solo non c'è una strategia per ristrutturare il debito e per risanare le imprese, ma addirittura si sta aggravando la situazione chiedendo alle imprese una restituzione coatta di risorse che non sono in grado di pagare. La prima questione, quindi, è quella di tenere in vita le imprese agricole, perché senza queste non c'è futuro per la nostra agricoltura.

L'altra questione di fondo riguarda il riordino fondiario. Noi abbiamo aziende che hanno una dimensione media di un ettaro e mezzo. Con questa dimensione aziendale non si va da nessuna parte. Quindi c'è bisogno urgente che questa questione sia affrontata, ma il riordino fondiario non è presente né nel POR, né tanto meno nella manovra di bilancio. Le infrastrutture, la viabilità, l'energia, l'acqua per le nostre aziende; non c'è traccia di queste cose. Questi sono tre punti fondamentali che non sono presenti nella politica della Giunta regionale.

L'altra questione importantissima è l'esigenza, ormai sempre più attuale, di mettere mano ad una politica seria di riconversione della nostra agricoltura. Per troppi anni la politica agricola comunitaria si è basata sulla riduzione dei costi e sull'aumento della produzione, e non sulla qualità. Oggi, alla luce dei fatti di cui tutti siamo al corrente, c'è la necessità impellente di puntare su una riconversione della nostra agricoltura, che punti sulla qualità, sulla certificazione dei prodotti alimentari, che dia certezza ai consumatori, certezza che può nascere da un'agricoltura ecocompatibile e biologica, che quindi rispetti la salute delle piante, degli animali e delle persone.

Anche di questo non c'è traccia nella politica della Giunta regionale. Su queste questioni abbiamo presentato diversi emendamenti che avremo modo di approfondire e di chiarire meglio nel dibattito che si svolgerà in quest'Aula.

L'altra questione è il problema dell'ambiente, inteso come risorsa strategica che dobbiamo tutelare e che dobbiamo cercare di sviluppare. Un altro dei punti deboli della manovra in discussione, è proprio questo. Noi ci troviamo in Sardegna di fronte ad un processo di desertificazione che coinvolge la nostra isola seriamente. Noi abbiamo la necessità di ricostituire, nei limiti del possibile, l'habitat mediterraneo tipico della nostra isola, che nel corso del Novecento, per una serie di vicissitudini, è stato messo duramente alla prova.

Noi siamo la regione, in Europa, che ha l'estensione di foreste più bassa in assoluto, solo il dodici per cento circa del territorio della nostra isola è ricoperto dai boschi. Dobbiamo seriamente pensare a definire un piano di ricostituzione dell'ambiente mediterraneo nella nostra isola, e in questo senso c'è bisogno di incentivare fortemente una politica tesa allo sviluppo della forestazione produttiva ed ambientale, e di tutto questo, cari colleghi, non c'è traccia né nel POR, né tanto meno nella manovra di bilancio che stiamo discutendo.

Questi sono i motivi fondamentali che a mio parere la maggioranza dovrebbe tenere in dovuta considerazione. Mi dispiace che la nostra discussione anche stavolta sembri una discussione tra sordi. Ciascuno di noi sta cercando di dare un contributo al governo della Regione, nel rispetto naturalmente del ruolo di ciascuno, però la cosa più mortificante è che di questo contributo la maggioranza non intende avvalersi; questo mi sembra il dato, al di là di tutto, più negativo dell'atteggiamento politico, culturale e mentale di questa maggioranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il progetto di legge finanziaria per l'anno 2001 e il bilancio per gli anni 2001 - 2003, presentati come portatori di importantissime novità rispetto alle precedenti manovre finanziarie, riflettono invece l'impostazione conservatrice di questa Giunta e della maggioranza che la sostiene.

L'entrata a regime della riforma della contabilità regionale avrebbe dovuto portare ad una struttura di bilancio più agile e trasparente, per cui le note di programma avrebbero dovuto indicare gli obiettivi e le procedure attraverso le quali perseguirli, tutto ciò attraverso un'illustrazione chiara, capace di consentire una rapida e puntuale verifica dell'avvenuto conseguimento degli obiettivi indicati.

Le note di programma presentate, sicuramente molto voluminose, non sono invece sufficienti a soddisfare le esigenze di un'agile ed efficace gestione in grado di consentire la verifica costante e precisa degli effetti dell'azione di governo.

L'assessore Pittalis ha parlato di una finanziaria rivoluzionaria. L'unico elemento rivoluzionario è però rappresentato dal tentativo di esautorare il Consiglio regionale, mortificando il suo ruolo nell'ambito della programmazione e del controllo delle politiche di bilancio.

Onorevoli colleghi, questa Finanziaria è assolutamente tradizionale, anzi, fa parecchi passi indietro, riesumando i vecchi strumenti dello scambio politico e della dispersione clientelare delle risorse.

E` una finanziaria che ignora le tensioni innovatrici legate al federalismo, facendo arretrare la Sardegna rispetto a molte realtà nazionali, dove politiche federaliste sono oggi in fase di avanzata attuazione.

I decreti 59/97 e 112/98, che dispongono il trasferimento di nuove funzioni agli enti locali, continuano a non trovare applicazione e rimangono lettera morta nella nostra Regione. Eppure questa doveva essere la legislatura delle riforme, con il decentramento delle funzioni agli enti locali, e invece a tutt'oggi non è stato fatto niente, e per il futuro questa Giunta e questa maggioranza non hanno predisposto alcun disegno o proposta di legge per avviare il processo di riforma; anzi, attraverso le continue assenze in Commissione, la maggioranza ha impedito, fino a questo momento, l'esame dei progetti di legge sul decentramento presentati dai consiglieri dell'opposizione.

Con questa manovra di bilancio la maggioranza realizza una fase di neo centralismo politico - burocratico che mortifica il ruolo degli enti locali, e che tenta di azzerare le positive conquiste che il sistema delle autonomie locali ha raggiunto con le battaglie condotte fin dai primi anni Novanta.

E` vero che il bilancio regionale dispone di più risorse rispetto agli esercizi precedenti, ma non certo per merito della Giunta di centro destra. La presenza di tali risorse è esclusivamente il frutto del positivo lavoro delle precedenti giunte di centro sinistra, e dell'attenzione e dei positivi rapporti con i governi nazionali dell'Ulivo.

E in ogni caso, in tale situazione di maggiore disponibilità, c'era da aspettarsi un incremento dei trasferimenti agli enti locali, con la prosecuzione della politica di decentramento avviata, sia pure parzialmente, anche nella nostra Regione.

La manovra finanziaria, al contrario, diminuisce i trasferimenti agli enti locali, compromettendo l'erogazione dei servizi e delle positive politiche avviate dai comuni per l'occupazione e per lo sviluppo.

E` inspiegabile come questa Giunta possa prevedere consistenti tagli sui trasferimenti di grande significato, quali ad esempio cinque miliardi in meno per il funzionamento degli enti locali, un miliardo in meno per lo sportello unico delle imprese, dieci miliardi in meno per gli interventi straordinari per il lavoro, diciassette miliardi in meno per progetti per lo sviluppo e l'occupazione, due miliardi in meno per il funzionamento delle biblioteche comunali. E tutto questo senza farsi carico in alcun modo delle gravi difficoltà in cui si troveranno ad operare i comuni della Sardegna, né delle minori opportunità occupative che ne scaturiranno. A fronte di un bilancio che dispone di oltre duemila miliardi in più rispetto a quello dell'esercizio precedente, al minore trasferimento di cinquantotto miliardi ai comuni relativi alla quota dell'IRAP per l'anno 2001, non solo si ha il dovere, e mi rivolgo in particolar modo alla Giunta e alla maggioranza, di ripristinare gli stanziamenti precedenti, ma si deve procedere ad aumentarli, sia con l'utilizzo dei cinquantotto miliardi dell' IRAP, sia con un incremento che io propongo sia dell'un per cento, una misura sicuramente molto ridotta, ma che sarebbe significativa di questa attenzione che questo Consiglio regionale, che questa maggioranza e questa Giunta dovrebbero avere verso i comuni, quindi un incremento dell'un per cento calcolato sulle risorse del presente bilancio.

Con la disponibilità di queste significative e maggiori risorse si sarebbero dovuti affrontare i nodi storici che hanno ostacolato e ritardato lo sviluppo della nostra Regione, quali la disponibilità della risorsa idrica per garantire il soddisfacimento dei bisogni sia per gli usi potabili, sia per l'agricoltura, i trasporti, l'energia.

Oltre alla realizzazione delle grandi reti infrastrutturali, si sarebbe dovuto provvedere alle grandi infrastrutture immateriali della nostra società, con investimenti per la valorizzazione della risorsa umana, delle intelligenze, della formazione, dell'informatica, della telematica, per le imprese ad alto valore aggiunto, per la ricerca di nuovi mercati.

La manovra finanziaria non offre le risposte a tutti questi problemi, e quando ci prova lo fa in modo inadeguato.

Dopo gli ultimi preoccupanti avvenimenti relativi alle produzioni alimentari, ci saremmo aspettati indicazioni per favorire produzioni alimentari sane, e avremmo considerato opportuno un ripensamento di questa Giunta e di questa maggioranza sulle politiche ambientali e sui parchi regionali.

Di fatto non vengono previste risorse né per garantire l'avvio dei parchi già istituti, né tanto meno di quelli per i quali esiste un'ampia condivisione da parte delle popolazioni interessate, che ne attendono l'istituzione.

Con l'approvazione della legge quadro istitutiva del sistema integrato dei servizi sociali, ci si attendeva che la manovra finanziaria contenesse interventi per sostenere e valorizzare le responsabilità familiari, per rafforzare i diritti dei minori, per potenziare gli interventi per contrastare la povertà, per i servizi domiciliari per le persone non autosufficienti, e in particolare per le disabilità gravi, ma anche in questo settore si continua a riproporre i modelli del passato, senza porre in essere quelle scelte che i cittadini sardi reclamano.

Nella nostra Regione si mantiene un regime di quasi monopolio dei fornitori privati di servizi alla persona, quando sarebbe giunto il momento per la Regione di prevedere l'attuazione del quasi mercato, anche attraverso il potere di scelta da parte dei cittadini, con i cosiddetti "buoni-servizio". Infatti, anche nelle situazioni più gravi le famiglie preferiscono accedere ai servizi di qualità e non sono più disponibili all'accettazione passiva di ciò che viene fornito attraverso i canali tradizionali.

Nelle politiche di sviluppo locale, positivamente avviate anche nella nostra Isola, un elemento importante è rappresentato dall'imprenditoria giovanile. In questi ultimi anni, anche grazie a leggi regionali di incentivazione, come la legge "28", i giovani sardi hanno rivelato una crescente propensione alla creazione di impresa, con numerosi progetti finanziati e realizzati.

L'assunto secondo cui nella società contemporanea, dinamica e in continua trasformazione, la realizzazione professionale presuppone la capacità di inventarsi un lavoro, trova conferma nei successi di tanti giovani imprenditori, nella emergente tendenza all'associazionismo, nella originalità delle idee proposte. Questa Giunta e questa maggioranza dovrebbero in teoria sostenere il fermento di idee e di iniziative che può tradursi in nuova occupazione e sviluppo, così importanti per il futuro della nostra regione. In pratica fanno invece di tutto per aumentare le difficoltà incontrate dai giovani, che cercano di concretizzare le proprie idee imprenditoriali, con le lentezze burocratiche, la complessità delle procedure e soprattutto con il ritardo nella concessione dei finanziamenti e nell'adeguamento della stessa legge "28" alla normativa comunitaria.

Non è certo pensabile che i 600 miliardi previsti per rifinanziare la legge "28" possano essere stanziati in un periodo che vada oltre il biennio 2000-2001 senza che i progetti perdano il loro carattere innovativo, e senza che gli aspiranti imprenditori perdano l'entusiasmo necessario per avere successo con le iniziative proposte.

In conclusione, sembrerebbe pressoché impossibile riuscire a rendere questa manovra finanziaria adeguata alle reali esigenze e opportunità di sviluppo della nostra Isola, tuttavia, se la Giunta e la maggioranza vorranno superare l'incomprensibile chiusura manifestata in Commissione, e vorranno accogliere le proposte di modifica del centrosinistra, persino questa manovra potrà essere migliorata, e forse, anche per la nostra Isola, potrebbero crearsi le condizioni per beneficiare della favorevole congiuntura che interessa in questo momento l'Italia e l'Europa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, il fatto singolare di questa manovra è che essa piace a tutti: imprenditori, parti sociali, almeno quelle autonome e realmente svincolate dai partiti politici, enti locali, società civile e via discorrendo, tranne che all'opposizione, la quale sinora l'ha osteggiata e anche combattuta.

Questo atteggiamento, dal punto di vista dell'opposizione, può anche essere comprensibile. Riconoscere la bontà della manovra, e quindi la capacità della maggioranza di affrontare in maniera corretta i problemi della nostra regione, significherebbe per essa sminuire il proprio ruolo propositivo e perdere ancora di più, rispetto a quanto è fino adesso avvenuto, elettori e consenso. E' normale, quindi, nel gioco delle parti, che la minoranza si opponga, contesti, si arrabatti per cercare di dimostrare ciò che non è. Ci sarebbe da meravigliarsi, e sarebbe pure preoccupante, se ciò non avvenisse.

E così, in buona sostanza, questa manovra non piace alla sinistra proprio perché piace a tutti i soggetti ai quali si rivolge; non è gradita perché in essa, finalmente, in modo innovativo e rivoluzionario rispetto al passato, è chiaramente delineato il progetto del centrodestra per fare uscire la Sardegna dalle secche del sottosviluppo e dell'arretratezza in cui il centrosinistra l'aveva relegata negli ultimi trent'anni di suo governo.

Eppure le critiche dell'opposizione sono debolissime: la maggioranza è stata accusata di avere approntato la legge finanziaria all'insegna dell'indebitamento sfrenato, abbandonando il suo cavallo di battaglia, cioè il risanamento dei conti pubblici. Nulla di più errato e vediamone il perché: l'autorizzazione alla contrazione di nuovi mutui per 1.050 miliardi comporterà, in realtà, un indebitamento di soli 300 miliardi. E' vero infatti che sono state realizzate economie che hanno ridotto il disavanzo accumulato in precedenza dalle gestioni del centro sinistra per circa 750 miliardi.

Queste minori passività si riferiscono e derivano, come è a tutti noi noto, dalla eliminazione di residui di vecchissima data, dei quali si è accertata la sostanziale insussistenza, poiché non costituiscono reali debiti, per 700 miliardi, nonché dalla chiusura di un impressionante numero di conti correnti bancari inattivi da anni, che danno origine a un risparmio di altri 50 miliardi. A conti fatti, quindi, 300 miliardi di nuovo indebitamento sono ben poca e trascurabile cosa solo se si considera che la manovra complessiva per il 2001 contempla entrate per complessivi 13.524 miliardi, 4.240 miliardi in più rispetto alle entrate riferite all'esercizio finanziario precedente. Queste maggiori entrate, da ascriversi per 1.990 miliardi alla prima e alla seconda annualità del Por Sardegna, per 300 miliardi a maggiori entrati tributarie, e per 150 miliardi al recupero di disponibilità eccedenti rispetto ai fabbisogni a valere su alcuni fondi di rotazione.

E' dimostrato così che l'indebitamento attuale riferito all'entità delle entrate previste per il 2001 è nettamente inferiore, in termini percentuali, a quello esistente per il 2000, annualità questa in cui, peraltro, l'attuale maggioranza aveva dato avvio al processo di risanamento della finanza regionale, che così non solo permane, ma si consolida. Le economie, i risparmi, e il nominale indebitamento, nominale nei termini dianzi chiariti, consentiranno interventi nella direzione degli investimenti in opere a carattere permanente, armonicamente previsti nella legge finanziaria, in quella di bilancio e nei disegni di legge collegati, in attuazione di un chiaro e fattivo progetto di sviluppo e di crescita; progetto di sviluppo e di crescita caratterizzato da interventi nei settori di seguito elencati: 600 miliardi nel triennio per l'imprenditoria giovanile ad esaurimento del pregresso della legge "28" a tutto il 31/12/1999; 500 miliardi agli enti locali, comuni e province nel decennio per l'edilizia scolastica; 310 miliardi ai comuni per il loro risanamento finanziario; 333 miliardi per il rifinanziamento dell'annualità per la legge "37" relativa al piano straordinario del lavoro; 60 miliardi per la nuova legge sull'apprendistato; 150 miliardi di sgravi fiscali alle imprese, sull'IRAP.

Tornando ancora un momento sull'indebitamento, la critica mossa all'Esecutivo non sta proprio in piedi, giacché i numerosi emendamenti presentati in Commissione dal centrosinistra, oltre 250, comporterebbero, se accolti dall'Aula, un vero e reale indebitamento aggiuntivo per oltre 2.000 miliardi. La cosa che più sorprende in questo contraddittorio comportamento dell'opposizione è rappresentata dal fatto che le maggiori spese richieste con questi emendamenti sono prive di un filo conduttore; queste sì che sono veramente prive di un filo conduttore, senza un vero e programmato progetto di interventi razionali, organici e tra loro coordinati, e aventi come grande obiettivo l'approdo verso la spiaggia dello sviluppo e dell'occupazione. In poche parole, non si può, colleghi dell'opposizione, censurare l'altrui operato per poi agire nella stessa direzione, ma in maniera irrazionale, scomposta e disarticolata, nel senso poc'anzi chiarito.

Come ben si vede, la manovra finanziaria predisposta dall'Esecutivo e fortemente condivisa e voluta dalla maggioranza per il triennio 2001-2003, è caratterizzata, come mai è avvenuto nel passato - e, sottolineo, come mai è avvenuto nel passato - da interventi di importanza storica rivolti con assoluta preferenza e responsabile attenzione agli investimenti strutturali e quindi allo sviluppo economico, e costituisce una sfida al dilagante fenomeno della disoccupazione.

La manovra, come si è fatto osservare, si distingue non solo per l'entità della spesa, circa 4.000 miliardi in più, sapientemente ripartita nei vari stati di previsione della spesa, come peraltro specificato dal presidente della Commissione La Spisa nella relazione di maggioranza, ma soprattutto per la chiara inversione di tendenza nel rapporto tra spese in conto capitale e spese in conto corrente, in passato fortemente sbilanciato verso queste ultime che crescono sì anche esse, ma in misura meno che proporzionale rispetto alle prime, denotando un contenimento che ha dello straordinario. Spese in conto capitale che rimuovono il deficit strutturale, in assenza del quale non vi sono stanziamenti di maggiori risorse per i diversi settori che siano idonei a risolvere i problemi specifici dei settori stessi. Questi obiettivi sono stati tenuti presenti e caratterizzano la manovra.

In poche parole, che senso ha e che utilità può avere, l'indiscriminato aumento degli stati di previsione della spesa, se non vengono rimosse le cause, se l'insufficienza di quei settori era stata causata proprio dalla carenza di infrastrutture?

Si badi bene, quest'ultimo risultato si è ottenuto come conseguenza dell'eliminazione di sprechi, tanto presenti quando diffusi in passato, per effetto di una abnorme dilatazione di questo tipo di spesa, troppo spesso rivolta ad interventi di natura assistenziale e per se stessa di chiara matrice clientelare, e ciò si è verificato senza intaccare minimamente l'efficacia e la produttività della spesa stessa che, seppur contenuta nella sua crescita, non soffre di caduta di produttività.

Politica degli investimenti quindi, contro la politica dell'assistenzialismo, più spese volte a rimuovere il gap infrastrutturale della Sardegna col fine di rendere la nostra isola più moderna ed adeguata ai tempi delle grandi sfide nazionali ed internazionali, che l'appartenenza all'Unione Europea ci prospetta ed assumono sempre più la caratteristica di essere indilazionabili. E` necessario allinearsi ai mutamenti epocali in atto per non restare ai margini della crescita o peggio per non esserne definitivamente esclusi.

Questa straordinaria, innovativa e per certi versi rivoluzionaria manovra, unitamente ai disegni di legge collegati che la completano, e ai complementi di programmazione recentemente approvati dal Consiglio, può ben rappresentare lo strumento iniziale per dare attuazione a questo ambizioso ed irrinunciabile progetto. Certo, lo strumento iniziale, non certamente lo strumento ultimo che può essere solamente quello che si vedrà e si potrà constatare alla fine della legislatura. Rivoluzionaria ed innovativa manovra, proprio così, onorevoli colleghi, il tempo ne darà a tutti noi dimostrazione.

Come è stato precisato in precedenza, non vi è stato settore di spesa che non sia stato opportunamente incrementato e, come mi insegna l'onorevole, ex assessore Scano, l'azione amministrativa, o meglio l'azione di governo, si estrinseca in volontà politica che prende forma ed attuazione attraverso lo strumento del programma che ogni Assessore predispone all'interno delle unità previsionali di base.

E` prematuro oggi affermare che la manovra finanziaria nel suo complesso rimane nell'ambito della tradizione. Questa, signori del Consiglio, colleghi di maggioranza e di opposizione, è la manovra del triennio 2001 - 2002, né per inficiarne in qualche modo i contenuti possono valere le critiche avanzate da vasti settori dell'opposizione in Commissione terza, sui ritardi che si sono accumulati per la presentazione al Consiglio della manovra finanziaria, ben oltre i termini previsti dalla legge di contabilità. Sotto questo aspetto va ricordato all'Aula, per amore del vero, che nella scorsa legislatura solo in un'unica occasione non si è fatto ricorso all'esercizio provvisorio, ma mentre i ritardi non avevano giustificazione alcuna, in una situazione di assoluta continuità della normativa in materia di contabilità, l'esercizio finanziario 2001 segna l'entrata in vigore della riforma approvata alla fine della scorsa legislatura; riforma questa, voluta da tutte le forze politiche, innovativa ed adeguata alla legislazione nazionale, ma allo stesso tempo complessa e di laboriosa applicazione. Va detto, va ricordato e va riconosciuto. L'introduzione delle unità previsionali di base ha comportato una vera e propria rivoluzione copernicana, con riferimento alla forma e al contenuto del bilancio, circostanza questa che ha influito non poco, mettendo a dura prova gli uffici dell'Assessorato e a loro va il ringraziamento per l'attività fattiva e costruttiva che hanno saputo dimostrare. Inoltre, alcune innovative disposizioni si sono rivelate di non facile lettura e di conseguente difficile interpretazione ed applicazione.

Qui è d'obbligo il riferimento alle note di programma sulla cui natura, atto legislativo soggetto ad approvazione o meno, ci si è dilungati in estenuanti e faticose discussioni. Tutto questo ha originato, talvolta, aspri confronti tra maggioranza ed opposizione che a loro volta hanno causato ulteriori ritardi nell'esame in Commissione dei provvedimenti finanziari; confronti, a mio parere, non sempre privi di contenuto, aventi sterile natura dilatoria.

Sotto quest'ultimo aspetto, col solo intento di rendere più rapido ed agevole l'iter di approvazione delle future manovre, si renderà opportuno, se non necessario, ritornare quanto prima in Aula per apportare alla legge di contabilità regionale le dovute correzioni. E poiché, colleghi, si tratta di rimettere mano ad una legge di riforma, di approvazione e di miglioramento delle regole, le quali valgono per tutti e sono dettate per soddisfare gli interessi di tutti, mi auguro che messe al bando le questioni di destra o di sinistra si possa avviare un percorso rapido ed agevole per raggiungere il risultato voluto. Detto questo, spero vivamente, nell'interesse dei sardi, che noi tutti ci onoriamo di rappresentare, che si possa svolgere in questo alto consesso, nell'ambito e nel rigoroso rispetto del Regolamento del Consiglio, spesso poco osservato per intemperanza di alcuni di noi, ma anche talvolta, chiedo venia, per eccesso di permissivismo da parte della Presidenza, e quando parlo di questo, Presidente, mi riferisco all'uso e all'abuso che si fa in Aula dell'intervento sull'ordine del giorno e sull'uso del Regolamento.

Questo lo dico perché spesso accade che, proprio avvalendosi di questo strumento, rispetto al dibattito sulla legge che è in corso, si introducono argomenti nuovi sui quali in Aula si svolgono dibattiti nei dibattiti ed ulteriori dibattiti nei dibattiti. Prendo atto dell'innovazione che è stata introdotta, attraverso la quale si arriverà veramente al rispetto dei tempi e dei termini che sono messi a disposizione di ciascun consigliere per svolgere la propria azione legislativa, cioè dell'interruzione dell'intervento attraverso lo spegnimento del microfono.

Un sereno e fattivo confronto tra le forze di maggioranza e di opposizione è indispensabile per trasformare i provvedimenti in discussione in legge della nostra Regione nei tempi più brevi possibili. Tornando ancora un momento alle critiche che sono state sollevate sulla manovra finanziaria è opportuno fare qualche riferimento e qualche appunto. L'ANCI, si dice, critica la manovra ed è normale che sia così. Noi sappiamo che l'ANCI è un'organizzazione i cui esponenti sono in massima parte del centrosinistra, e non è affatto vero che gli Enti locali sono stati trascurati, basta fare il confronto tra gli stanziamenti dei bilanci predisposti dagli Esecutivi precedenti (mi riferisco alla scorsa legislatura) e quelli della proposta di bilancio in discussione. Quanto alla celerità della spesa è vero che essa è ancora troppo lenta, meno comunque di quanto non fosse nella scorsa legislatura.

Va ancora considerato che il ritardo deriva da un sistema incancrenito che il centrosinistra ha voluto ed alimentato nel trentennio in cui ha governato; la bacchetta magica non la possiede nessuno e tanto meno il centro-destra, bisognerà lavorare molto e con buona volontà per eliminare le incrostazioni che ci vengono dal passato. Sono quindi lamentazioni fuori luogo; per tanto tempo altri hanno governato e questa è l'eredità che è stata lasciata al centro-destra. Artefici e primi attori di questa situazione, voi dell'opposizione, oggi date con esagerata semplicità colpa ad altri del vostro operato. Quanto alla trasparenza degli atti, va detto che solo con l'avvento del centro-destra si va verso quella direzione. Come in tutti i processi di innovazione, un certo periodo di rodaggio è necessario. Non dimentichiamo che la Giunta è in carica da poco più di un anno, e nel suo cammino ha dovuto affrontare emergenze di non poco conto. Si apprezza, sotto questo aspetto, il contributo che il centro-sinistra intende apportare e si ringrazia. Ma con lieve spunto polemico - mi sia consentito - non si può tacere che questo processo di trasparenza e di informazione, anziché avere inizio a impulso del centro-destra poteva oggi essere già cosa fatta, o quanto meno cosa avviata, solo che, ai tempi in cui il centro-sinistra governava, si fosse avuto a cuore questo problema.

Concludo richiamando l'attenzione di noi tutti sull'importanza dei disegni di legge collegati, auspicando che quanto prima essi possano giungere in aula per la loro approvazione, perché in assenza di essi chi contesta questa manovra finanziaria potrebbe anche avere ragione.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Balletto. In merito alle questioni che ha sollevato non è opportuno che adesso io dia delle risposte. Voglio solo farle osservare che presiedere non è una cosa facile perché ci sono interessi che spesso sono tra loro contrastanti e il Presidente cerca di mantenere un equilibro. Non può mai essere che soddisfi pienamente una parta e l'altra, spesso il Presidente si trova con tutte e due le parti contro, ma è il suo ruolo, deve fare il suo lavoro, quindi quello che chiedo a lei e a tutti è un po' di comprensione anche per il lavoro che facciamo noi, io e i miei due colleghi che mi aiutano a presiedere.

E` iscritto a parlare il consigliere Pasqualino Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Vorrei prendere spunto dall'intervento del collega Balletto, senza nessun intento polemico, per fare una piccola considerazione. È ormai abituale riferirsi ai trent'anni precedenti accusando non so quale maggioranza. Vorrei semplicemente chiedere a Mariolino Floris, a Emilio Floris, all'onorevole Contu se nei trent'anni precedenti hanno svolto azioni di durissima opposizione. Mi pare che sia ora di finirla con questa storia, cerchiamo di ritagliarci il nostro spazio e di andare avanti.

Cercherò di essere breve anche nell'esprimere in maniera molto concisa alcune considerazioni su questa manovra finanziaria, visto anche il disinteresse quasi totale, la scarsa attenzione che questa maggioranza, e un po' anche l'opposizione, stanno dimostrando. Quello che si sta verificando in quest'aula è veramente paradossale. La maggioranza è muta, quasi assente, e i pochi presenti non dico che sono infastiditi, ma quasi.

Comunque vorrei parlare un po' di questa manovra finanziaria; la legge finanziaria 2001 e la proposta di bilancio 2001-2003, a giudizio della maggioranza di centro-destra sono di portata storica. In realtà, a me sembra che di storico vi sia soltanto l'ammontare complessivo di questa manovra che è di oltre tredicimila e cinquecento miliardi e questo è effettivamente un fatto storico, ma non è sufficiente una grande massa di risorse finanziarie per poter affermare che questa sia una manovra che risolverà i nodi storici del sottosviluppo che attanagliano la nostra economia. Quindi, cari colleghi, occorrono contenuti, occorrono strategie, percorsi di sviluppo ben delineati e realizzabili, che a me pare che nel documento di bilancio oggi in discussione non siano presenti.

Parlo piano, perché la situazione è veramente irreale.

USAI (A.N.). Più silenzio di così non c'è mai stato!

MANCA (Gruppo Misto). No, è per il numero, per l'attenzione.

Se limitassimo la valutazione soltanto all'ammontare complessivo di questa manovra e delle cifre a disposizione, mi parrebbe giustificato un calcolo che si sta facendo e cioè che se distribuissimo questi tredicimila e cinquecento miliardi fra tutti i sardi, potremmo regalere circa trenta milioni a ciascun sardo, in età lavorativa s'intende, senza che nessuno lavori o produca alcunché.

Ma la manovra finanziaria deve essere una cosa ben diversa dalla mera distribuzione delle risorse finanziarie. La manovra finanziaria deve avere un progetto di sviluppo, possibilmente armonico, e deve contenere interventi mirati e politicamente realizzabili.

Storiche, invece, potrebbero essere definite le contraddizioni che caratterizzano questa manovra e i consueti ritardi con i quali si procede alla sua approvazione. Anche il più importante documento di bilancio ha registrato i toni e i modi trionfalistici che caratterizzano le iniziative del governo regionale. Assessori in giro per la Sardegna in veste di Re Magi, elargitori e distributori di ricchezza, conferenze stampa per annunciare chissà quali rivoluzioni, ma nessuna delle azioni contenute nella manovra è proporzionata all'enfasi e al trionfalismo sbandierato.

Certamente le somme straordinarie a disposizione non sono da ascriversi a merito dell'attuale governo (altri colleghi, in altri interventi, lo hanno menzionato). Queste somme straordinarie derivano - e lo sappiamo bene - dal risanamento della finanza pubblica statale, dalla nuova programmazione europea e da maggiori entrate tributarie.

Ma per questo centro-destra, anche un documento serio come la manovra finanziaria è soltanto un pretesto per la propaganda elettorale. La paura che il vostro governo non produca in Sardegna i risultati sperati da Arcore, dal vostro "braveheart" vi costringe a strumentalizzazioni al limite della decenza, vi costringe a fibrillazioni, ad equilibrismi che mal si addicono ad un confronto serio e serrato, come dovrebbe essere quello su una manovra finanziaria importante e consistente come questa.

Io dico che nella realtà c'è molto poco di cui vantarsi su questa manovra, certamente non i tempi con i quali si procede all'approvazione; la manovra è arrivata in Consiglio il 21 febbraio 2001, mi pare, con cinque mesi di ritardo e ha prodotto già tre mesi di esercizio provvisorio. Questi fatti avrebbero dovuto provocare almeno una riflessione critica da parte dell'attuale maggioranza, se si considera la gran fretta con la quale l'anno scorso avete definito gli interventi delle opposizioni come ostruzionismo barricadiero. Quest'anno invece qual è la vostra tattica? Quest'anno preferite il ritmo blando per allungare il brodo in vista della competizione elettorale. Non vi spaventano i mesi di esercizio provvisorio e non disdegnate rinvii e temporeggiamenti per tessere le vostre trame. Dicevo che per questa Giunta ogni cosa è superflua.

D'altronde, quindi, la vostra spavalderia già in altre occasioni vi ha visto usare con grande elasticità le regole, anche le più elementari. Così le carenze documentali del bilancio sembrano riguardare solo i consiglieri di opposizione, quasi non rappresentassero un handicap anche per i colleghi della maggioranza, privati anch'essi dei necessari strumenti conoscitivi per più accurate valutazioni.

Si è tanto parlato delle modifiche introdotte nella struttura del bilancio regionale, ma mai come in queste occasioni si sono riscontrate lacune, ritardi e carenze nei documenti a corredo, previsti dalla normativa, come d'altronde evidenziato anche dalla Presidenza del Consiglio in una sua nota; carenze che non hanno impedito alle commissione consiliari di esprimere, anche se con difficoltà, i pareri e le valutazioni, che evidenziano la contraddittorietà della manovra finanziaria di questa Giunta e le contraddizione politiche della stessa maggioranza, del resto ben evidenziate oggi durante la votazione sull'esercizio provvisorio del bilancio.

Dicevo che ogni cosa per questa Giunta è superflua, lo sono le richieste di documentazione, lo sono i pareri delle Commissioni, lo è il dibattito dell'Aula; anche per la finanziaria questa Giunta si dichiara infallibile, così come ha fatto in altre occasioni per altri temi, salvo poi dimostrarsi incapace di gestire l'ordinaria amministrazione. Continuando di questo passo, questa Giunta finirà - se mi si passa la metafora - come quel tale che fabbricava palline dal naso e se ne cibava. Tale è la vostra autostima!

Certo, stupisce il grande favore che andate sbandierando sulla vostra proposta, industriali, piccole imprese, associazioni varie, volontariato, sport, spettacolo, e non sono chiaramente mancati i sindacati che non hanno esitato a mostrare favore per le risorse stanziate per i settori di specifica competenza; nessuna visione globale dello sviluppo ma soltanto una verifica contabile delle risorse finanziarie destinate al comparto di propria pertinenza!

Nessuno ha guardato più in là del proprio orto, ma tutti sono stati abbagliati dalla massa di risorse finanziarie e dai collegati alla finanziaria. Mi chiedo fino a quando funzionerà lo specchietto per le allodole dei collegati. Quanto sarà duraturo il consenso che oggi mostrate e che, senza offesa per nessuno, è un consenso comprato con moneta falsa? Che ne sarà di quei collegati che riempiono il piatto a tutti? Ditelo oggi, dite che fine faranno? Come intendete approvare diciotto collegati, caro Assessore, quando lo scorso anno su sei il Consiglio ne ha potuto approvare solo uno? Queste, cari colleghi, sono le politiche del ritorno al passato, con gli uomini del passato, con i metodi del passato; altro che rinnovamento! Quelle politiche per le quali il consenso non si conquista: si compra. La Regione rischia di diventare di nuovo la gallina dalle uova d'oro e i suoi governanti l'esempio emblematico della sintesi fra il rampantismo imperante e la vecchia nomenclatura democristiana. Il neo centralismo della Giunta fa il paio con il neo centralismo cagliaritano. Alla faccia del decentramento, delle politiche per il sistema delle autonomie locali, del riequilibrio territoriale e delle altre belle parole che con il Governo di centro destra sono destinate a restare tali!

Tutto deve essere deciso da pochi; ci si lamenta del Governo italiano, ma il Governo regionale è in grado di eguagliarlo, se non di superarlo per bugie e promesse non mantenute. Si afferma che questa Giunta ha saputo spendere per investimenti meglio di tutte le altre che l'hanno preceduta, e si scoprono seimila miliardi di residui dal bilancio 2000. Si afferma, nel documento di programmazione economica e finanziaria, che è tempo di porre un freno all'indebitamento della finanza regionale, e si contraggono nuovi mutui per mille e cinquecento miliardi di lire. Sinceramente, questi nuovi economisti made in Sardegna, sono unici da capire. Queste sono le contraddizioni, queste sono le bugie che andate raccontando da più di un anno ai sardi e al Consiglio regionale, e che forse raccontate anche a voi stessi per convincervi reciprocamente della vostra bontà di amministratori. Così pensate che lo shock burocratico significhi sostituire con uomini di vostra fiducia i dirigenti dei vari assessorati e non dare una scossa all'apparato burocratico della Regione; quello stesso apparato che il più stretto collaboratore dell'assessore regionale alla programmazione non ha esitato pubblicamente, mai smentito, ad indicare come causa principale per la mancata spendita delle ingenti risorse comunitarie.

Ma la coerenza, cari colleghi, non è di questa Giunta, lo è invece l'approssimazione con cui vengono affrontati i temi vitali del nostro sviluppo, questo sì, ed una diffusa superficialità è facile da riscontrare anche sui temi cari a chi ha fatto dell'autonomia la propria ragion d'essere nella politica. Ma il più alto concetto di autonomia di questa Giunta è quello espresso da un suo autorevole rappresentante in una nota trasmissione televisiva nazionale. L'unica discontinuità verso il passato che siete riusciti a dimostrare è quella rivolta verso il peggio e non perdete occasione di rimarcarlo e dimostrarlo.

PRESIDENTE. Cari colleghi, sono iscritti a parlare i consiglieri Calledda, Marrocu, Morittu, Onnis, che, essendo assenti, decadono dal diritto di intervenire.

E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Non ritenevo di dover intervenire ora ma cercherò di supplire all'impreparazione.

Presidente, io le chiedo la cortesia, dal momento che lei si era impegnato a seguire un altro calendario di interventi, di considerare il mio intervento sostitutivo di quelli che lei ha chiamato poc'anzi e dia loro la possibilità di intervenire domani mattina, perché dal momento che sono chiamato a intervenire, intervengo al posto di quelli che lei ha chiamato e non hanno risposto.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Al posto di dieci persone?

SELIS (Popolari-P.S.). Il Regolamento lo consente.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, io chiamo gli iscritti nell'ordine, cercando naturalmente di far intervenire uno della maggioranza e uno della opposizione. Quando un consigliere è chiamato deve essere presente in aula. Una volta che ha parlato non può più parlare sull'argomento, per cui lei il suo intervento lo fa stasera e non lo potrà fare domani per nessuna ragione, neanche se un altro dei colleghi....

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Di questo sono consapevole, non lo vorrei neanche ripetere per essere chiari.

PRESIDENTE. Allora forse non ho compreso io.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Ho chiesto che, dal momento che lei aveva impostato un calendario diverso, e mi aveva detto che sarei dovuto intervenire domani mattina, poiché io sto accettando di intervenire in questo momento, quelli che lei ha chiamato prima di me e non hanno risposto possano avere l'opportunità di intervenire domani mattina al posto mio.

PRESIDENTE. Se durante il suo inntervento uno di questi colleghi arriva io lo riammetto a intervenire, se no decade, perché i consiglieri regionali durante la discussione devono essere in aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Selis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Io condivido quello che il Presidente del Consiglio ha appena detto, che i consiglieri devono essere in aula. E poco fa, anche in maniera un po' leggera e provocatoria, abbiamo dedicato a questo tema qualche minuto.

Il problema di stare in aula riguarda tutti i consiglieri, non solo quelli della opposizione, ma anche quelli della maggioranza, anche perché, in qualunque momento l'Aula può essere chiamata a votare non solo su una richiesta di inversione dell'ordine del giorno. Io non ripeterò l'esperimento di prima, ma in qualunque altro momento potrei porre una questione sospensiva, e su questa potrebbero intervenire un consigliere a favore e uno contro e si dovrebbe votare. Non vorrei che i colleghi disciplinati che sono presenti in Aula, come in questo caso il collega Gian Valerio Sanna, fossero penalizzati dall'indisciplina o dalla leggerezza di altri colleghi. E parlo per tutti, maggioranza e opposizione, a cominciare da me

Quindi in un clima di collaborazione, io mi permetterei di dire che il Regolamento consente lo scambio degli oratori. Se chi intende intervenire, in questo caso il collega Gian Valerio Sanna, è d'accordo col collega che è iscritto a parlare prima di lui….

PRESIDENTE. Ci deve essere l'altro collega che per dire che è d'accordo.

SELIS (Popolari-P.S.). Se il collega è d'accordo, e se non si oppone significa che è d'accordo, facciamo intervenire il collega Sanna. Non solleviamo questioni, né sospensive, né pregiudiziali e non mettiamoci a guardare, come si direbbe in gergo, la pagliuzza negli occhi degli altri. Siamo assenti e siamo un po' distratti, gli uni e gli altri, la serata è andata così, chiudiamola in questo modo, parla il collega Sanna e domani si riapre il discorso. Se no ci portate a dire: "Va bene, ricominciamo il gioco della conta dei presenti. Chi è della maggioranza deve garantire la maggioranza" e il collega Usai mi rimprovererebbe. Se il collega Sanna interviene, concludiamo i lavori di stasera e si riprende la discussione domani mattina.

PRESIDENTE. Onorevole Selis, lei ha buona memoria e credo anche una memoria precisa, quindi ricorderà che l'articolo 77 prevede la possibilità dello scambio, naturalmente quando c'è un accordo tra due consiglieri. Lei capisce che adesso si crea una situazione complessa: chi faccio salvo degli iscritti a parlare che non sono presenti in aula? Con chi si fa lo scambio? Lei comprende che questo non è possibile, perché se io salvassi uno solo di quelli che non sono presenti, e non lo considerassi decaduto danneggerei gli altri, quindi questo non è possibile, onorevole Selis.

La prego, lei sa bene che le cose stanno così. Pertanto, applicando il Regolamento, chi non è presente decade dal diritto a intervenire. L'onorevole Sanna, al quale chiedo scusa, è venuto prima da me per vedere l'elenco degli iscritti, e io ho fatto una valutazione sui tempi possibili per il suo intervento sulla base del numero di iscritti a parlare, ma se decadono quattro o cinque consiglieri, capisco che alla fine è lui che viene danneggiato. Però io non posso fare diversamente, pertanto devo dare la parola al consigliere Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Mi preme sottolineare che l'assenso dell'Assessore a questa sua interpretazione va nella direzione di favorire il dibattito! E mi rendo conto che gli interventi e il lavoro del Consiglio in sede di discussione generale interessano ben poco questa classe dirigente della Sardegna.

Infatti, al di là, di qualche isolato e, se mi consentite, per altro verso, scandaloso intervento, come quelli del collega Marco Tunis e Corda, che sembrano più il frutto di un incubo notturno che l'analisi reale del contesto che viviamo in questo presente, latita abbondantemente il confronto politico sui temi generali della manovra finanziaria in esame, sui suoi presupposti politici, sulla sua stessa fondatezza riguardo all'esame concreto della condizione economica e sociale che attraversiamo.

Siamo convinti che questo comportamento sia la dimostrazione ancora più evidente, se volete, delle stesse debolezze che hanno dato vita a questa proposta, e che da qualche tempo sono state da noi stessi denunciate ed evidenziate.

Sono certo, al contrario, che il fuoco di protezione organizzato dall'Assessore competente sulle proposte di emendamento da noi avanzate già a partire dalle Commissioni, sia sicuramente assai più partecipato e motivato in una maggioranza che prima di ogni altra considerazione preferisce apparire coesa e forte, piuttosto che esserlo realmente nei fatti e nella concretezza del governo.

Non vi appaia tutto ciò un grande investimento per il futuro, basare infatti su un gioco di squadra la esclusiva difesa di un etichetta o di un marchio non vi esimerà, nel tempo dovuto, dal rendere conto ai sardi dei risultati e degli obiettivi mancati ed attesi. Un po' ovunque, nelle relazioni e nei pareri ufficiali delle Commissioni, si ritrovano appunti e censure su carenze e mancanza di adeguate coperture a svariate partite finanziarie.

E allora, ora che il bilancio aumenta, ci chiediamo dove avete collocato le risorse, se non siete stati capaci neppure di garantire il funzionamento acquisito del sistema regionale. Dovrete spiegare, se non ora certamente al consuntivo, il ritardo con il quale portate all'esame del Consiglio regionale la manovra finanziaria per il 2001, lo dovrete giustificare sapendo di proporre alla Sardegna un vostro singolare disegno di prospettiva, ammettendo contemporaneamente di aver fallito nell'esercizio precedente gli obiettivi che vi eravate proposti. Seimila miliardi dei novemila ai quali ammontava la vostra complessiva proposta del 2000 sono lì a dimostrare che strumenti ed idee da voi avanzate non hanno trovato sbocco operativo ed oggi pesano enormemente sui ritardi della Sardegna, ben più evidenti delle vostre false volontà di cambiare la realtà regionale, non si sa bene poi con quale illusorio modello di sviluppo di importazione certificata. Avete saputo spendere meno che nel passato, ed è stato già detto, con l'aggravante che dal punto di vista funzionale ed organizzativo questa Regione, attraverso la legge "31", ha avuto opportunità di fare qualche passo in avanti in tema di snellimento ed accelerazione delle procedure.

Restano peraltro in piedi del tutto insoluti sia il tema di una pericolosa involuzione, e cioè del ritorno in esercizio della vecchia quanto indimenticata abitudine dei politici ad interferire e condizionare le scelte che appartengono all'amministrazione, sia il vincolo indotto dalla scelta ancora incredibilmente fiduciaria dei livelli di dirigenza e di coordinamento dei diversi Assessorati. Al di là di tutto, credo che possiamo concordare sul fatto che, almeno per ora e per quello che tutti possono osservare, lo shock burocratico lo state subendo voi, e per intero.

Non di meno possiamo dire sulla carenza documentale con la quale il Consiglio affronta l'esame del bilancio, carenza che non addebitiamo al peso della carta che poteva essere esibito e che poi alla fine avete pure esibito, ma alla qualità delle proposte, alla puntualità di chiarificazione sugli obiettivi, sul filo conduttore che avete in testa, che non potevate darci perché non esiste un presupposto ispiratore e strategico a questo fine. Dunque questa carenza, che è tale soprattutto rispetto al saper interpretare non già furbescamente l'innovazione normativa, ma il dettato di un indirizzo che va nella direzione di maggiore e più responsabile complicità del Consiglio nelle scelte proposte, se da un lato risponde all'evidente constatazione dell'assenza totale di un progetto e di un'idea che non sia quella di rinnegare sistematicamente il passato, per altro verso manifesta una consapevole volontà di nascondere e mistificare un bilancio che trova i suoi deboli consensi nella operazione di mero soddisfacimento in stanziamento, e non già in progetti, delle diverse e più disparate esigenze settoriali e corporative.

Avete certamente convinto al silenzio, per rispondere all'onorevole Balletto sul gradimento di questa manovra, coloro che avrebbero potuto concretare una palese azione di contrasto e di critica a questo vostro programmare la Sardegna, ma siamo certi che questa non sia stata la vera concertazione che neppure voi pensate, e che comunque il costo di questa operazione comporterà la condanna della Sardegna a un altro lungo anno di stagnazione e di paralisi. La concertazione è un'altra cosa, e lo dico con consapevole nettezza anche nei confronti di una classe sindacale regionale che oggi appare in preda ad eutanasia da denari, ma che dovrà comunque anch'essa confrontarsi con i fatti e con le conseguenze delle scelte accomodanti che oggi si stanno compiendo. Noi siamo certi che la concertazione che noi intendiamo, e che malgrado le vostre idee abbiamo avuto modo di diffondere positivamente negli scorsi anni, sia quella che comporta oltre alle risorse la partecipazione non solo alla formazione e alla promozione dei programmi ma al coinvolgimento diretto nel fare, nel partenariato e nel necessario regime di sussidiarietà di tutti i soggetti dello sviluppo, ed è tale da rispettare e non offendere il livello delle autonomie locali e territoriali.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue Gian Valerio SANNA.) Qualcuno prima di me ha ricordato che, a fronte di questo enorme incremento di risorse, gli enti locali perdono la bellezza di 58 più 37 miliardi rispetto agli stanziamenti dell'anno precedente, in virtù anche di una disposizione nazionale che restituisce alla Regione, impedendole la ridistribuzione verso i comuni e le province, i 58 miliardi derivanti dal gettito dell'IRAP.

Tutto questo si somma alle innumerevoli lacune di tutti i settori che riguardano gli enti locali e gli altri aspetti della vita economica e sociale della Sardegna che sono stati riportati ampiamente nelle nostre relazioni delle Commissioni. E poi sappiamo anche di altri aspetti; sappiamo di sindaci e di amministratori locali, per la verità anche numerosi, chiamati o convenuti a colloquio con le segreterie degli Assessori, quando non anche al cospetto degli stessi, interrogati sulle loro appartenenze, violentati oltre misura nella professione della loro collocazione politica locale e personale, perché l'esercizio di una funzione pubblica possa meglio calarsi nella più necessaria strategia dell'intruppamento, che qualcuno pensa potrà salvarvi da una ineluttabile verifica sui risultati che, state certi, prima o poi ci sarà, e comunque noi ne avvertiamo fin d'ora l'inizio.

Sulle riforme che avrebbero dovuto accompagnare la stagione del cambiamento, registriamo la paralisi totale. Anche se l'onorevole Corda fa da sponsor all'Assessore competente, per ora non sappiamo che di una timida comparsa di disegni di legge in Giunta; verificheremo con l'attività delle Commissioni la vostra dichiarata volontà di semplificare questa Regione.

Per ora l'attivismo a surrogare ogni leva di potere disponibile fa evidentemente a pugni con l'onere di una proposta di riforma e di razionalizzazione del complesso e farraginoso apparato degli enti regionali. Mentre si tengono in piedi le finanziarie che registrano passivi miliardari e crescenti, si cancellano quelle che avrebbero ancora ragione di esistere e che realizzano, malgrado tutto, pareggi di bilancio. All'unica prova sui fatti a cui il centrodestra è stato sottoposto, in ordine alla riforma dei comitati circoscrizionali di controllo, si registra il conflitto parentale di chi non intende mandare a casa gli amici recentemente accasati e coloro che con un pizzico di maggiore lungimiranza non possono che constatare la palese inutilità di questo organismo.

E' assente del tutto poi il confronto autonomistico con lo Stato, oggetto di quotidiani attacchi e di una perenne lamentazione, ma non possiamo registrare nulla sul terreno del confronto sull'articolo 13, sulle intese istituzionali, sul federalismo e le tematiche ambientali. Non possiamo non constatare questi fatti assieme ad altri meschini e bassi giochi di sistemazioni di parenti ed amici all'interno degli organici e delle amministrazioni di enti e organizzazioni varie che in altra sede dovremmo far venire a galla e discutere per spiegarci e denunciare ai sardi l'idea che la politica deve essere capita e assecondata per come questa si rapporta agli interessi di tutti e al bene della nostra terra.

Se per ora l'arroganza e la protervia, così come la disinvoltura che mostrate farà pure il gioco dei vostri immediati interessi, noi, qui, pur alle prese con gli appuntamenti contingenti dell'agenda politica, sappiamo di esserci posti, nell'arco di una legislatura, l'obiettivo di conseguire il massimo di chiarimenti e di limpidezza, e intendiamo spendere interamente questo tempo non solo per espiare le nostre colpe e i nostri errori, ma anche per ritrovare le ragioni e il primato di una cultura di governo che è certamente superiore alla vostra nelle idee, nella fantasia e, se mi consentite, anche nel suo presupposto etico.

Su questo aspetto, al di là delle vostre supponenze, non possiamo ricevere lezioni da nessuno; conosciamo bene i limiti e i condizionamenti di un tempo politico costretto a sintesi e ad elaborazioni spesso non sempre naturali, ma sappiamo distinguere con altrettanta nitidezza i progetti e le alleanze fondate sulle convenienze e sulle aride aspettative di molti, lasciate poi a se stesse in un percorso senza patria e senza futuro per coloro che la politica non la pronunciano ma la patiscono.

Il vostro bilancio, ordinario oltre i limiti, anche in ragione dell'ingente dotazione finanziaria, merito e risultato di ben altre politiche, non interpreta affatto il bisogno di individuare percorsi strategici e strutturali finalizzati al recupero competitivo rispetto alle altre regioni d'Italia, ma dissemina laconicamente e per qualche verso capziosamente, nei noti rivoli della spesa storica e discrezionale, denari che avevano e continuano ad avere per noi un ben chiaro significato di responsabilità e di sfida strategica.

Ciò che maggiormente ci sorprende e preoccupa in questi giorni è tuttavia il contrasto stridente fra il livello di questo biglietto da visita che andate proponendo e che per la prima volta ci presentate senza l'ingombro di una nostra minima intrusione o condizionamento, e l'idea che il Presidente Floris porta avanti con l'assenso di tutti voi nel tentativo di consegnare questi fallimenti ad una prospettiva di conferma e di durata di legislatura.

Se vista superficialmente potrà pure apparire paradossale, tuttavia, a ben guardare, questa maggioranza, nata in odio ad un risultato elettorale per nulla plebiscitario rispetto alle attese, non potrebbe che pensare ad una propria sopravvivenza oltre se stessa, dal momento che restano aperti e intatti i numerosi e sconfinati altri obiettivi di occupazione di potere e di soddisfacimento dei più diversi appetiti di governo, ai quali molti non intendono a nessun costo rinunciare.

Il tempo necessario ad una smentita su questo fronte è scaduto, è trascorso inutilmente, e i fatti e fatterelli che ci è dato conoscere e che scandiscono i vostri passi dimostrano largamente le nostre supposizioni e invocherebbero, in un impeto di onestà, il bisogno di una seria e concreta verifica politica del vostro operare.

I piani integrati territoriali e i diciotto collegati alla manovra non fanno altro che dimostrare la volontà di collocare la Sardegna in una più manovrabile eutanasia operativa, evidente e conclamata nelle amministrazioni provinciali e comunali, che amministrate in sintonia con le decisioni delle centrali cagliaritane poco fanno oltre litigare anche esse per le poltrone, ed assumere costosi consulenti, meglio se calabresi, espulsi con motivazione dal circuito della progettazione finanziaria pubblica e privata.

Smantellate lo sviluppo locale nei fatti proprio nel momento in cui le politiche concertative assumono, per una decisione del Governo nazionale di autentico federalismo, una superiore responsabilità regionale, portate all'esasperazione gli strumenti di sgravio fiscale alle imprese per nulla preoccupati che i giovani, le nuove idee imprenditoriali, soffrano la mancanza di sbocchi concreti e di corrispondenti iniziative legislative.

Preferite lo spettacolo, i balli e le manifestazioni folcloristiche alla volontà di dare ai sardi opportunità e nuove forme di alta e competente formazione universitaria e scientifica.

Sono fatti che parlano con i numeri che voi stessi avete assegnato e con lo scenario di un'opportunità che pensate di ripetere e di reiterare, io aggiungo tragicamente, per i prossimi anni, ricchi anch'essi di maggiori risorse e di maggiori opportunità.

Avete tentato, di fronte alle nostre proposte emendative, di evocare un perverso istinto ostruzionistico che alimenterebbe la nostra azione di opposizione democratica, ma non vi ha sfiorato minimamente il pensiero di dovere ai sardi la spiegazione del perché non avete speso oltre il 50 per cento dei fondi del 2000 e dopo tre mesi, su questi presupposti, che anche oggi abbiamo visto in quest'aula, non avete fatto ancora alcunché per il 2001.

Potremmo chiamarla, anziché incapacità, una sorta di ostruzionismo istituzionale, ma per quello che ci riguarda, oltre alle idee che ci avete copiato nella esasperata pratica propagandistica, vantiamo il primato di aver speso il tempo che ci è stato dato a favore della trasparenza dei passaggi ed accompagnati sempre da un bagaglio per nulla trascurabile di precise proposte e di idee. Sarà poco, ma per noi è tuttavia sufficiente per continuare l'impegno che ci deriva da una responsabilità assunta di fronte agli elettori e per perseguire l'idea che questa stagione politica strana e certamente di retroguardia vada spesa interamente per fare riguadagnare alla politica centralità nelle coscienze dei cittadini e per sperare che, oltre la grigia restaurazione che andate proponendo, vi sia l'inizio di un ritorno autentico alla politica all'altezza della sua funzione.

Da questo punto di vista mi pare di constatare che neppure l'anzianità di servizio di molti di voi, spesso esibita per tacitare i più giovani, sia utile per vedere un po' di luce oltre il tunnel di insipienze nel quale state trascinando la Sardegna.

Tutto ciò è tuttavia utile per confermare a noi stessi quantomeno che sono esempi da non seguire e per guardare e lavorare per un diverso orizzonte.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pusceddu, in sostituzione del consigliere Masia, col quale si è accordato. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio; il dibattito in quest'aula sulla finanziaria va avanti in un clima di non grande partecipazione, però ritengo che sia comunque opportuno da parte dei consiglieri regionali esprimersi sull'atto più qualificante che arriva in aula con puntualità annuale.

Vorrei fare solo alcune brevi considerazioni, cose risapute che però a mio parere è necessario ribadire perché stamani noi abbiamo votato un ulteriore mese di esercizio provvisorio. Questo significa che gli interventi in favore del sistema delle imprese, della società e delle persone che vivono in condizioni di disagio, che attendono opportunità lavorative, vengono ulteriormente rinviate; e questo in controtendenza rispetto ad una finanziaria nazionale che sta già dando i suoi effetti positivi sul sistema delle imprese e delle famiglie. C'è stato un colpevole ritardo nella presentazione degli atti del bilancio e della finanziaria, unitamente alla incompletezza della documentazione che ha fatto perdere ulteriore tempo, basti pensare alla carenza degli atti, gli stati di attuazione dei vari programmi, basti pensare alle note di programma che non erano redatte in conformità della legge di riforma del bilancio e che dovevano individuare gli obiettivi specifici attorno a cui articolare i programmi di attività riferibili alle singole unità previsionali di base. Ma, oltre a questo, l'elemento che emerge è che questa manovra che state presentando è una manovra negativa nel senso antico del termine, vale a dire è una legge finanziaria che dà risposte ad esigenze particolaristiche, ad interessi settoriali, è una leggina che, seppur contiene pochi articoli e molti commi, è diventata una legge omnibus, dove si è cercato di ancorare un po' di tutto, cercando di disseminare le risorse senza un quadro di riferimento ben preciso.

Altri colleghi del centro-sinistra hanno sottolineato che l'altro elemento che emerge è quello di una sorta di rigurgito neocentralistico da parte degli assessorati di spesa che cercano di mortificare il ruolo da protagonista che invece assolvono, per garantire opportunità di sviluppo locale, gli enti locali della Sardegna.

Ma l'altro dato che emerge è che si dà spazio a manovre di tipo strettamente clientelare favorendo ipotesi anche di scambio politico, all'insegna dell'idea che in questa Regione tutto ha un prezzo e tutto si può comprare.

E` per questo che noi sottolineiamo che questo bilancio evidenzia un elemento fondamentale, manca un'ispirazione di fondo, manca un disegno strategico, c'è una polverizzazione ed una parcellizzazione delle risorse all'insegna del voler accontentare un po' tutti, però questo significa che la manovra è disarticolata, questo significa che mancano obiettivi specifici, questo significa che questa manovra non è coerente neanche rispetto all'imposizione del documento di programmazione economico-finanziaria.

La stessa consistenza dei residui passivi, così come il fatto che questa grande mole di risorse finanziarie, circa 13 mila e 500 miliardi, che potrebbe rappresentare una occasione unica e irripetibile per far fare un passo avanti alla nostra regione per superare ritardi di sviluppo, per superare le diseconomie, rischia di essere vanificata se non inquadrata in un discorso di uso strategico delle risorse all'insegna della logica del ciclo unico di programmazione.

Per questo, assieme al fatto che non è stata neanche applicata la programmazione triennale in quanto state continuando ad operare nella logica di un bilancio annuale, se mi passate, per designare la situazione del nostro bilancio, la metafora che usò tempo addietro l'economista Sylos Labini in un altro contesto, il corpo della manovra finanziaria della Regione ha una testa grossa rappresentata dai seimila miliardi, ha un ventre rigonfio rappresentato dagli oltre tredicimila miliardi di risorse, però ha gli arti inferiori scheletrici, perché abbiamo appena 8.200 miliardi per le annualità 2002 - 2003. Questo significa che è completamente assente una visione strategica, è completamente assente una programmazione triennale, e si continua all'insegna della programmazione annuale, sapendo che l'anno prossimo ci sarà un ulteriore programmazione dove quello che conterà sarà sempre l'anno di partenza.

Questo, a nostro parere, confligge nettamente con le positive intuizioni che erano contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria che ha la funzione di tracciare le linee guida, per orientare lo sviluppo economico, per delinearne obiettivi e per specificare azioni di intervento, coordinando i vari flussi finanziari pubblici, e dunque determinando nel complesso le risorse disponibili.

In quella occasione, dopo avere, nelle dichiarazioni programmatiche, spaziato dalla Catalogna, siete arrivati in Irlanda prendendo quel modello come esempio per lo sviluppo della nostra Regione. E` chiaro che il modello irlandese, caratterizzato da un forte dinamismo del prodotto interno lordo e della domanda di lavoro, è stato influenzato però da componenti su cui si è inteso valorizzare sia l'azione di politica amministrativa, sia l'azione finanziaria, sia l'azione di incentivazione fiscale, il tutto all'insegna dell'attrattività verso il sistema delle imprese, verso gli investimenti esteri, da parte di quella nazione che contemporaneamente ha diminuito la pressione fiscale.

Però gli elementi forti di quel modello sono rappresentati anche da altri aspetti, soprattutto dallo sviluppo verso le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, verso un forte dinamismo nel campo del lavoro, ma soprattutto attraverso una forte coesione sociale ed attraverso una azione forte che è stata operata col ritorno degli emigrati che hanno riportato in Irlanda il valore delle competenze e delle acquisizioni ottenute nella esperienza dell'emigrazione.

Nella nostra Regione, invece - basta vedere gli ultimi indicatori demografici e leggere il rapporto ISTAT - noi assistiamo ad un ulteriore decremento demografico e il saldo negativo della nostra bilancia demografica è rappresentato da questa nuova esperienza di emigrazione che sta interessando le nostre giovani generazioni. Anche rispetto a questo problema, non solo non stiamo riuscendo ad avere una capacità di richiamo degli emigrati, ma stiamo alimentando un flusso ulteriore di emigrazione di forze giovani.

Occorre quindi cambiare la rotta, occorre veramente impostare degli interventi, in coerenza con certi obiettivi che voi avete delineato, però poi siete stati incoerenti.

Il dato che emerge è che questa è la Giunta degli annunci, dei proclami, però alla prova dei fatti, quando deve misurarsi con le azioni concrete dimostra tutta l'insufficienza e improvvisazione e soprattutto dimostra incoerenza.

Ma allora, se noi vogliamo veramente puntare sulle possibilità di sviluppo della nostra Regione, mi riallaccio all'intervento svolto poc'anzi dal collega Gian Valerio Sanna, bisogna puntare molto sullo sviluppo locale, bisogna puntare molto sulla capacità di coesione, di valorizzazione delle risorse tipiche locali da parte dei nostri territori, dando uno spazio da protagonisti agli enti locali e alle parti sociali che devono essere direttamente interessate nella fase di progettazione, di programmazione e di attuazione degli interventi, e non con una concertazione di facciata tipo quella a cui abbiamo assistito in occasione della predisposizione del POR e del complemento di programmazione.

Bisogna puntare soprattutto sul miglioramento dell'attrattività del contesto locale, creando migliori condizioni a livello sociale, istituzionale, di sicurezza, creando nuove relazioni fiduciarie, creando una diversa qualità dell'amministrazione pubblica che faciliti l'insediamento delle imprese e le scelte di investimento.

Per quanto riguarda l'ammontare delle risorse, questa finanziaria, questo bilancio dimostrano che non si è operato nella logica del ciclo unico di programmazione, in un sistema unitario dei vari strumenti di programmazione coordinati, vale a dire le risorse del Quadro comunitario di sostegno 2000 - 2006, le intese istituzionali di programma, i fondi CIPE per le aree depresse, le politiche regionali di bilancio, il nuovo strumento che dovrà essere predisposto in attuazione dell'articolo 13 del nostro Statuto, che rappresenta comunque una pietra miliare per quanto riguarda le nostre possibilità di manovra espansiva e che comunque dovrà sostituire la legge "402", ed assieme poi alla mole di risorse che perverranno alla Regione sulla base della territorializzazione del bilancio dello Stato. Molte competenze, in attuazione delle varie leggi Bassanini, sono in carico alle regioni. Ci saremmo attesi una coerenza della finanziaria rispetto a questa impostazione del ciclo unico di programmazione; una metodologia questa che si sta realizzando a tutti i livelli, a livello nazionale e comunitario, e che implica veramente, come è stato più volte ribadito, il superamento della logica delle politiche di compensazione per puntare sulla valorizzazione sia delle risorse mobili che delle risorse immobili in possesso di questa Regione.

Allora quali erano i principi ispiratori che stavano dietro anche al documento di programmazione che quest'Aula ha approvato il 3 ottobre, vale a dire in una data in cui il bilancio 2001 doveva essere già approvato dalla Giunta, e dunque quanto meno, stante anche la contestualità dei tempi, sarebbe stato opportuno operare all'insegna della stessa logica, del ciclo unico di programmazione?

Voi avevate quattro punti cardine. Uno era quello della liberalizzazione; dicevate no alla Regione imprenditrice; dicevate che la Regione deve vendere sul mercato privatizzando le sue aziende. E` un concetto che è ormai diffuso attraverso un neologismo che parla di esternalizzazione dei servizi pubblici locali. Questa Regione, attraverso un suo ente strumentale è riuscita a coniare un altro neologismo, mi riferisco in particolare all'iniziativa che ha messo in atto l'ESAF e che parla di internalizzazione dei servizi di depurazione, dei servizi idrici, prevedendo non più le commesse all'esterno, ma l'assunzione all'ESAF di 500 fontanieri operatori degli impianti di depurazione. Questo è proprio in controtendenza rispetto a quello che quegli stessi giorni dicevate di voler liberalizzare.

L'altro vostro punto forte era la delegificazione. Dicevate: "Bisogna eliminare i vincoli burocratici, gli ostacoli allo sviluppo, serve una grande deregulation". A parte il fatto che anche questo appesantimento della finanziaria attraverso 18 collegati, che difficilmente vedranno la luce, alcuni di questi proprio di scarso significato, mentre potevano essere semplici norme di carattere anche meramente amministrativo, dimostra che voi non state delegificando ma state appesantendo la nostra strumentazione amministrativa, anche attraverso tutta quella serie di norme che voi avete introdotto con la legge di bilancio, norme surrettizie che vanno a modificare leggi importanti, volute da questo Consiglio regionale, perché per quanto attiene, per esempio, anche alla responsabilità dei direttori generali, voi avete modificato le norme con la legge di bilancio.

La norma cardine era che le autorizzazioni di spesa erano in capo ai direttori di servizio perché non era opportuno che venissero attribuite ai direttori generali che erano di nomina strettamente politica, perché comunque un principio di sana amministrazione è quello della continuità amministrativa e non quello di una dirigenza provvisoria messa su all'insegna del concetto dello spoil system, tipico in un sistema maggioritario in altre democrazie, ma non nel modo in cui l'avete voluto attuare voi in un contesto completamente diverso. Così come avete tentato di modificare altre leggi importanti, tipo la legge "20", che delinea il ruolo e l'importanza del Consiglio sugli atti di programmazione che riguardano gli interventi comunitari, con una delegificazione in peius, peggiorativa, così come i tentativi che voi state portando avanti per quanto riguarda l'impatto ambientale, per quanto riguarda il Piano urbanistico territoriale e tutta la problematica ambientale che volete rimettere in discussione.

Il terzo punto forte della vostra proposta programmatica era la defiscalizzazione. "Creiamo", dicevate, "una zona economica speciale, favoriamo i crediti di imposta, non vogliamo più imprese assistite e siamo disponibili" - dicevano i proclami e le prime pagine dei giornali - "a ridare al sistema delle imprese i 1.000 miliardi che ci vengono dall'IRAP e possiamo anche rinunciare in parte alla quota dei sette decimi dell'IRPEG". Di tutto questo non c'è nella finanziaria una coerente riproposizione, che avrebbe avuto un senso se collegata a quel modello a cui voi vi siete riferiti, quello irlandese, che però ha funzionato perché lì sono riusciti a creare agenzie di sviluppo locale, sono riusciti a creare e a valorizzare soprattutto le potenzialità dei territori, e se non si fosse cercato, come state facendo voi con questa manovra, di creare assessorati centralistici, burocratici, che vogliono condizionare le libere autonome scelte degli enti locali attraverso una elargizione - il termine giusto è proprio questo - di risorse che sono pubbliche secondo convenienze di tipo politico.

L'ultimo punto era la flessibilizzazione: dicevate che avreste rivisto le leggi di incentivazione e le avreste raccolte in un testo unico e che l'esperienza della legge "28" è un capitolo chiuso che va comunque accantonato.

Anche rispetto a questo si è vista, alla prima prova dei fatti, la vostra insufficienza. E cosa dire per l'indebitamento, per il nuovo mutuo che viene contratto, per quanto riguarda la riduzione del 5 per cento delle spese correnti e delle spese di rappresentanza?

Per questo io concludo dicendo che noi non ci sottrarremmo dal presentare delle proposte come centrosinistra, ci auguriamo solo che le buone proposte che noi presenteremo anche questa volta in aula non vengano vanificate con una gestione negativa, così come è avvenuto per esempio per l'esperienza dell'alfabetizzazione informatica e linguistica, perché, mentre sono stati già dati i contributi per l'acquisto dei computer, qui stiamo continuando a creare la fabbrica dell'illusione dei formatori...

PRESIDENTE. I lavori di stasera sono terminati, riprenderanno domani alle ore 10.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, intervengo a nome della Giunta. Io mi rendo conto che i lavori di questa serata sono stati concordati, e che è stato concordato di concludere i lavori alle venti, ma proprio per le preoccupazioni che sono state espresse dall'opposizione per i ritardi con cui si sta affrontando il dibattito su questa manovra, mi pare si possa andare, almeno per i prossimi giorni, oltre le venti, per consentire di accelerare la discussione. Lo dico soltanto per una migliore organizzazione dei lavori perché, essendo iscritti a parlare molti consiglieri regionali, si possa dare un contributo tutti per accelerare i tempi, quantomeno per la discussione generale. Poi comprendiamo che per quanto riguarda l'esame dell'articolato il problema si porrà in quel momento.

PRESIDENTE. Prendiamo atto della sua richiesta. Se ne potrà parlare domani, in Conferenza dei Capigruppo.

I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 16.