Seduta n.205 del 21/02/2002 

CCV SEDUTA

Giovedì, 21 Febbraio 2002

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 16 e 42.

cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 24 gennaio 2002, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giorgio Oppi ed Edoardo Usai hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 21 febbraio 2002. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che in data 19 febbraio 2002 l'onorevole Giacomo Spissu è stato nominato Presidente del Gruppo dei Democratici di Sinistra.

Comunico che i consiglieri Pier Paolo Vargiu, Franco Sergio Pisano, Massimo Fantola, Gavino Cassano, Mario Floris, Marco Fabrizio Tunis e Beniamino Scarpa hanno costituito, in data 20 febbraio 2002, il Gruppo dei Riformatori Sardi-U.D.R..

Comunico che i consiglieri Ettore Businco ed Efisio Serrenti hanno dichiarato di aderire al Gruppo consiliare del Partito del Popolo Sardo-C.D.U. Sardi.

Comunico che in data 21 febbraio 2002 i consiglieri Alberto Randazzo e Salvatore Amadu hanno dichiarato di aderire al Gruppo Forza Italia-Sardegna.

Comunico che il Gruppo C.C.D., con lettera del 9 gennaio 2002, ha reso noto che l'onorevole Giorgio Oppi, attualmente Assessore regionale dell'igiene e sanità, è anche il nuovo Presidente del Gruppo e che, in caso di impedimento o assenza, verrà rappresentato dall'onorevole Antonio Cappai.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione PIANA sul blocco dei lavori della metropolitana di superficie di Sassari a causa della mancanza dello studio di impatto ambientale". (392)

(Risposta scritta in data 5 febbraio 2002.)

"Interrogazione FRAU sulla gestione del mattatoio di Nulvi". (409)

(Risposta scritta in data 12 febbraio 2002.)

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Contributo alla gestione liquidatoria dell'EMSA per l'esercizio 2002". (301)

(Pervenuto il 13 febbraio 2002 ed assegnato alla sesta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Licandro - Fantola - Capelli - Diana - Onida - Cappai - Floris - Pirastu - Pilo:

"Norme sulla tutela sanitaria e sulla protezione ambientale dall'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici". (297)

(Pervenuta il 5 febbraio 2002 ed assegnata alla quinta Commissione.)

dai consiglieri Manca - Sanna Giacomo:

"Interpretazione autentica dell'art. 16 della legge regionale 14.11.2000, n. 21 'Adeguamento delle provvidenze regionali a favore dell'agricoltura agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato nel settore e interventi a favore delle infrastrutture rurali e della silvicoltura'". (298)

(Pervenuta il 6 febbraio 2002 ed assegnata alla quinta Commissione.)

dai consiglieri Sanna Gian Valerio - Pirisi - Biancu - Orru' - Demuru:

"Norme per l'abolizione del controllo sugli atti". (299)

(Pervenuta l'8 febbraio 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Dore - Biancu - Deiana - Granella - Sanna Gian Valerio - Selis:

"Norme in materia di pianificazione territoriale paesistica e modifiche alla legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45". (300)

(Pervenuta il 12 febbraio 2002 ed assegnata alla quarta Commissione.)

dai consiglieri Calledda - Dore - Sanna Emanuele - Fadda - Morittu - Balia:

"Disciplina e valorizzazione della mobilità ciclistica regionale". (302)

(Pervenuta il 15 febbraio 2002 ed assegnata alla ottava Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

Cappai, Segretario:

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla precaria situazione dei lavoratori della MULTISS S.p.A. di Sassari". (427)

"Interrogazione CALLEDDA - FALCONI - ORRU', con richiesta di risposta scritta, sulla situazione della Palmas Cave (ex Seamag), di Sant'Antioco". (428)

"Interrogazione MANCA - SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sull'inattività del Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale di Nuoro". (429)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul Parco dell'Asinara". (430)

"Interrogazione Sanna Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dello scalo portuale di Porto Torres e sul trasferimento della Dogana". (431)

"Interrogazione ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione e il funzionamento delle Aree Marine Protette (A.M.P.)". (432)

"Interrogazione LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sul corretto utilizzo dei locali della Regione sarda". (433)

"Interrogazione MANCA - SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sulle sperequazioni a danno dei cacciatori sardi". (434)

"Interrogazione IBBA - BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di attuazione dei lavori di salvaguardia e ripristino dell'arenile del Poetto di Cagliari". (435)

"Interrogazione FADDA - SANNA Emanuele, con richiesta di risposta scritta, sulle allarmanti notizie di una possibile diffusione in Sardegna della peste equina". (436)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

Cappai, Segretario:

"Interpellanza LAI - SANNA Alberto - CALLEDDA - MORITTU sulla applicazione del diritto alla continuità territoriale". (214)

"Interpellanza ORRU' - MARROCU - CALLEDDA sul trasferimento ai Comuni dei beni connessi all'attività mineraria dismessa di cui alla legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33". (215)

"Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata istituzione di porti franchi in Arbatax, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme, Sant'Antioco". (216)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

Cappai, Segretario:

"Mozione PIRISI - CUGINI - CORONA - FADDA - SANNA Giacomo - ONIDA - COGODI - MURGIA - OPPI - DORE - BALIA - VARGIU - FLORIS - CAPELLI - AMADU - RANDAZZO sul ripetersi degli episodi di violenza contro gli amministratori locali sardi". (56)

"Mozione SANNA Giacomo - CUGINI - FADDA - DORE - COGODI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sul tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulle inadempienze in materia di demanio e patrimonio pubblico". (57)

"Mozione FADDA - SANNA Emanuele - DORE - COGODI - BALIA - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla gravissima emergenza idrica e sulle problematiche aperte dalla interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu". (58)

Elezione dei componenti l'Ufficio di Presidenza

PRESIDENTE. Il Consiglio deve procedere alla votazione a scrutinio segreto per l'elezione dei componenti il nuovo Ufficio di Presidenza secondo quanto stabilito dall'articolo 11, primo comma, del Regolamento interno. Devono pertanto essere eletti due Vicepresidenti, tre Questori e un Segretario.

Secondo l'articolo 5 del Regolamento interno, per le elezioni di cui sopra, ciascun consigliere deve scrivere sulla propria scheda un solo nome per i Vicepresidenti, due nomi per i Questori e uno per il Segretario. Risulteranno eletti coloro che abbiano ottenuto il maggior numero di voti. A parità di voti è eletto il più anziano di età. Al termine di ogni scrutinino saranno annunciati i risultati della votazione.

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di due Vicepresidenti. Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama.

(Seguono la chiama, la votazione e lo spoglio delle schede)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 71

votanti 70

astenuti 1

schede bianche 2

Hanno ottenuto voti: Biggio Luigi, 36; Sanna Salvatore, 32.

Vengono proclamati eletti Vicepresidenti del Consiglio: Biggio Luigi e Sanna Salvatore.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI -FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: Il Presidente SERRENTI.)

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di tre Questori del Consiglio. Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama.

(Seguono la chiama, la votazione e lo spoglio delle schede)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 73

astenuti 1

schede bianche 2

Hanno ottenuto voti: Granara Antonio, 42; Cassano Gavino, 40; Giagu Giovanni, 30; Ibba Raimondo, 1; Balia Giuseppino, 1; Sanna Nivoli Noemi, 1.

Vengono proclamati eletti Questori del Consiglio i consiglieri: Granara Antonio, Cassano Gavino e Giagu Giovanni.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI )

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di un Segretario del Consiglio.

Ricordo che con questa votazione tutti i Segretari decadono, rimane in carica solamente colui che sarà eletto. Tutti i Gruppi non rappresentati nell'Ufficio di Presidenza potranno richiedere, se vorranno, l'elezione di altri Segretari.

Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama.

(Seguono la chiama, la votazione e lo spoglio delle schede)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

presenti 70

votanti 69

astenuti 1

schede bianche 30

Hanno ottenuto voti: Licandro Gerolamo, 36; Corda Cesare, 2; Biancu Antonio, 1.

Viene proclamato eletto Segretario del Consiglio: il consigliere Licandro Gerolamo.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Discussione della mozione FADDA - SANNA Emanuele - DORE - COGODI - BALIA - SANNA Giacomo - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA -DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla gravissima emergenza idrica e sulle problematiche aperte dalla interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu (58)

PRESIDENTE. Colleghi, è stato distribuito il testo A del disegno di legge di bilancio. Vi prego di tenerlo nella giusta considerazione perché da oggi a martedì, giorno in cui cominceremo la discussione, non sarà possibile distribuirne altre copie, pertanto martedì dovrete lavorare sulla copia che riceverete oggi. Vi prego pertanto di non smarrirla.

L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 58. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Mozione Fadda - Sanna Emanuele - Dore - COGODI - Balia - Sanna Giacomo - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marroccu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo sulla gravissima emergenza idrica e sulle problematiche aperte dalla interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATA la gravissima emergenza idrica che colpisce l'intero territorio regionale con particolare drammaticità nell'area meridionale dell'isola;

PREMESSOche, nello specifico, per far fronte a questa insostenibile situazione , nell'ambito del relativo programma operativo delle regioni dell'Obiettivo 1, la Regione sarda ha attribuito al Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale il finanziamento dei lavori per la realizzazione della Diga sul rio Monti Nieddu, la traversa di sbarramento di Medau Aingiu e la galleria di collegamento tra gli invasi di Monti Nieddu e Is Canargius;

CONSTATATO che l'intervento, localizzato in provincia di Cagliari, interessa i comuni di Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Domus de Maria e Teulada e che lo stesso è finalizzato ad eliminare il deficit idrico, irriguo e potabile della fascia costiera sud-occidentale del golfo di Cagliari collegandosi, così, alle politiche e alle strategie contenute negli orientamenti del Piano Generale delle Acque;

CONSIDERATO che l'invaso di Monti Nieddu per la sua consistenza riveste non solo una funzione strategica per gli usi idropotabili e irrigui dell'area interessata, ma interviene in maniera funzionale all'ottimizzazione dello stesso sistema del Flumendosa;

PREMESSO CHE:

- i lavori di che trattasi sono stati aggiudicati all'Associazione Temporanea d'Imprese Dragados Y Construccion P.O.-S.A., Fomento De Costrucciones Y Contratas S.A., Grandi Lavori Fincosit S.p.A.;

- la consegna dei lavori all'impresa è avvenuta il 21.01.1998 e che la loro ultimazione era fissata al 21.01.2002;

- l'importo delle opere affidate in appalto ammontano a Lire 74.776.458.152 al netto del ribasso d'asta del 14,49%;

- successivamente alla gara d'appalto e alla stipula del relativo contratto il Ministero dei LL.PP. ha proceduto al recupero del ribasso d'asta e ha rideterminato il fabbisogno finanziario complessivo per la realizzazione dell'intervento nell'importo di lire 101.132.310.715, di cui lire 68.705.248.152 per lavori in appalto;

- con nota del 21.04.2000 il Consorzio di Bonifica, a causa di sopravvenute complicazioni di carattere tecnico e in particolare di natura geologica, ha rappresentato al Ministero dei LL.PP. e all'Assessorato regionale dei lavori pubblici l'impossibilità di rispettare il termine per il completamento degli stessi e per la rendicontazione dell'intero importo del finanziamento al fine di attivare il contributo dell'Unione Europea;

CONSIDERATO che, al fine di ottenere il contributo dell'Unione Europea che permetta il completamento delle opere con finanziamento comunitario 2000-2006, occorre che la Regione Sardegna adotti apposita delibera con la quale si preveda che la quota residua - consistente in lire 71 miliardi - dell'intervento finanziario del POR 1994-2000, non rendicontato e destinato all'opera di cui trattasi, venga inserito nel POR Risorse Idriche 2000-2006, ovvero nell'APQ;

RAVVISATA ulteriormente la necessità che, per completare funzionalmente le opere in oggetto e consentire l'attivazione delle iniziative più opportune per la rapida ripresa dei lavori, si rende urgente integrare le somme disponibili fino all'importo originario dell'appalto;

PREMESSO che alla data del 18 dicembre 2001 l'impresa appaltatrice ha eseguito lavori solo per il 30 per cento del totale appaltato e finanziato;

SOTTOLINEATO che a fronte dello stanziamento del Ministero dei lavori pubblici pari a lire 101.132.320.715, le spese sostenute per le attività e i lavori eseguiti alla data del 18.12.2001 ammontano a lire 34.945.368.576;

DENUNCIATO il fatto che i gravissimi ritardi nella edificazione della diga con calcestruzzo rullato si sono determinati per la mancata realizzazione degli impianti secondo i tempi dei verbali di consegna e per discutibili riserve sulla quantità e sulla qualità delle ceneri provenienti dalle centrali Enel;

PREMESSO che in data 19 dicembre 2001 l'Associazione Temporanea d'Imprese, appaltatrice dei lavori, ha proposto domanda di arbitrato contenente la richiesta di risoluzione del rapporto contrattuale e che conseguentemente si è aperto un contenzioso ove il Consorzio - nell'interesse generale di cui è portatore - si è visto costretto ad avviare la risoluzione d'ufficio del rapporto contrattuale d'appalto per fatto e colpa della ditta appaltatrice;

CONSIDERATOche per il completamento dell'intero schema idrico nel quale è inserita la diga di Monti Nieddu e dunque la realizzazione delle opere complementari e di adduzione connesse, di cui il Consorzio di Bonifica dispone delle relative progettazioni, occorre l'impegno di un intervento finanziario complessivo di lire 137.500.000.000;

CONSIDERATO inoltre che a tal fine il Presidente della Regione dispone dei poteri, conferiti dal Governo, di commissario straordinario per l'emergenza idrica in Sardegna;

SOTTOLINEATO che a causa dell'interruzione dei lavori e della precarietà del quadro finanziario, circa 70 persone, tra dipendenti ATI e imprese appaltatrici, rischiano il proprio posto di lavoro con evidenti e gravi ripercussioni sul tessuto sociale del territorio;

RIMARCATO che a causa dei lavori realizzati si è di fatto in presenza di una condizione del territorio fortemente compromessa da un punto di vista ambientale ed è pertanto necessario e urgente ultimare le opere e procedere alla più rapida sistemazione dei siti, anche in considerazione del fatto che la diga dal 15 gennaio 2002, avendo ricevuto il parere finale del Servizio Nazionale Dighe, può essere costruita con tutte le necessarie garanzie tecniche e giuridiche;

CONSIDERATA di riflesso la drammatica situazione che sopportano sia il comparto agricolo che quello turistico, penalizzati da una condizione diventata oramai insostenibile e che troverebbe stabile soluzione solamente con la realizzazione di questa importante opera,

impegna la Giunta regionale

1) ad adottare urgentemente apposita delibera nella quale si preveda che la quota residua di lire 71 miliardi dell'intervento finanziario del POR 1994-2000, non rendicontato e destinato alla realizzazione dell'opera, venga inserito nel Complemento di Programmazione del POR Sardegna 2000-2006 - Risorse Idriche;

2) a reperire le risorse finanziarie necessarie per la immediata ripresa dei lavori per il completamento della diga e di tutte le infrastrutture idrauliche e di distribuzione dell'acqua nel comprensorio interessato;

3) a disporre in particolare nell'ambito del POR 2000-2006 l'ulteriore fabbisogno finanziario necessario alla realizzazione di quelle opere complementari e di adduzione, già progettate dal Consorzio di Bonifica, al fine di rendere funzionale e operativo l'intero schema idrico di Monti Nieddu;

4) a trovare le soluzioni più idonee per garantire la necessaria continuità occupativa alle maestranze già impegnate nella costruzione della diga garantendo nel contempo i servizi indispensabili di guardiania e di sicurezza degli impianti e dei cantieri per evitare, in attesa della ripresa dei lavori, che gli stessi subiscano danneggiamenti e compromissioni;

5) a mettere in essere, oltre ad ogni prerogativa legislativa assegnata al commissario straordinario per l'emergenza idrica, le eventuali e necessarie intese con il Governo nazionale e i suoi Dicasteri competenti per una positiva e rapida risoluzione della vertenza. (58)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a discutere sulla gravissima emergenza idrica e sulle problematiche aperte dall'interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu. Fra alcuni minuti credo che entreranno in aula, nelle tribune riservate al pubblico, i componenti dei consigli comunali dei comuni di Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Pula e Domus De Maria, convocati in seduta straordinaria qui in Consiglio regionale. Saranno presenti anche delegazioni di lavoratori e rappresentanti sindacali e imprenditoriali di quel territorio ed è stata convocata la Xxiii Comunità Montana. Questo per dimostrare quanta importanza le popolazioni e gli amministratori del territorio interessato danno alla ripresa dei lavori della diga di Monti Nieddu.

E' la prima volta che nella storia delle autonomie di questi comuni, i consigli comunali si autoconvocano nella città di Cagliari. Da sempre in questi comuni maggioranza e opposizione sono unite nel rivendicare un diritto che da quarant'anni ormai aspettano venga loro riconosciuto. Era un sogno, un sogno dei tanti abitanti di quel territorio; un sogno che il 21 gennaio 1998 sembrava si fosse concretizzato. Loro ci chiedono con forza di essere uniti, di aiutarli a far sì che possano riprendere i lavori di costruzione di questo bacino idrico. Urlano: "Aiutateci a risolvere questo problema!" E io sono convinto che ci siano tutte le condizioni perché il Consiglio e la Giunta unitariamente facciano il proprio dovere.

Ci chiedono, dicevo, di essere uniti e ritengo che ci siano le condizioni perché ciò avvenga. Credo che il Presidente della Giunta abbia letto la mozione, e giustamente, in quanto non ci sono responsabilità da parte di questo Esecutivo regionale, loro ci dicono: "Fate in modo di reperire le risorse perché si possano creare le condizioni per la ripresa dei lavori". Non è un problema localistico, che riguarda cioè soltanto il territorio di quei comuni; è un problema che riguarda insieme la città di Cagliari - e l'assessore Ladu ne è a conoscenza - e il Medio Campidano, perché i 35 milioni di metri cubi d'acqua che potranno essere invasati in questa diga serviranno anche per alleggerire il dramma che la città di Cagliari e il Medio Campidano stanno vivendo a causa della crisi idrica.

Stiamo parlando di una zona della Sardegna a vocazione agricola e turistica, dove, come voi sapete, è maggiormente diffusa la coltivazione in serra e dove si producono le primizie. E' giusto che il Consiglio sappia che siamo di fronte a un dramma, perché tutti i pozzi artesiani sono ormai salmastri e non c'è più la possibilità che gli agricoltori, nonostante gli sforzi che stanno facendo, possano da soli affrontare questo problema. Non parliamo di quella che sarà la stagione turistica in questo territorio dove stanno sorgendo tantissimi nuovi alberghi, per i quali la preoccupazione maggiore è proprio la carenza d'acqua.

Faccio un po' di cronistoria: nel 1998 iniziano i lavori per la costruzione dell'invaso di Monti Nieddu, finalizzato a intervenire nella ottimizzazione del sistema Flumendosa, che si spera vengano completati, così come previsto nel capitolato d'appalto, entro il 21 dicembre 2001. Tantissime sono le ragioni per cui le amministrazioni locali, gli imprenditori e la Comunità montana si rivolgono a noi, al di là di quelle che possono essere le responsabilità, ma non ci interessa, in questo momento, scoprire di chi sono le responsabilità. Voi sapete che nel mese di dicembre dell'anno scorso è stata presentata una domanda di arbitrato da parte dell'impresa italo-spagnola che aveva vinto l'appalto. Alcuni giorni dopo il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale ha notificato all'impresa la risoluzione del contratto per colpa dell'impresa stessa. Non sappiamo come andrà a finire tutta questa partita, quello che sappiamo è che dobbiamo evitare che siano causati danni gravissimi all'intera zona interessata, perché le amministrazioni comunali, nell'esprimere i loro pareri, avevano indicato, per la realizzazione di quella diga, una delle zone più belle del loro territorio.

Io invito il Presidente della Giunta e l'Assessore dei lavori pubblici a visitare il sito per rendersi conto del disastro ambientale che è stato creato per preparare il getto del calcestruzzo. E' un disastro ambientale di vastissime proporzioni, ma quel che è peggio è che rischia di creare, se le piogge saranno abbondanti, dei danni a valle, ai paesi vicini, perché è stato deviato il corso dei fiumi e le condizioni di carattere meteorologico in quel territorio sono tra le più instabili. Quindi è indispensabile che il Consiglio regionale e la Giunta regionale si adoperino per scongiurare il pericolo di un ulteriore disastro di carattere ambientale.

Dicevo prima che per tutta una serie di ragioni (la domanda di arbitrato da parte dell'impresa, i ritardi nella consegna dei lavori, le motivazioni addotte dal Consorzio e quelle, naturalmente contrarie, dell'impresa) si è realizzato soltanto il 30 per cento dei lavori previsti. Dovevano essere eseguiti lavori per circa 74 miliardi di lire e credo che sia importante, Assessore, fare una breve ricostruzione dei fatti anche per quanto riguarda i finanziamenti. Questo Consiglio regionale, nei primi anni '90, decise di programmare la spendita di 123 miliardi di lire provenienti da fondi europei. Il Ministero dei lavori pubblici rideterminò il fabbisogno finanziario per la realizzazione dell'intervento in 101 miliardi, furono affidate in appalto opere per un ammontare di 74 miliardi e l'impresa appaltatrice ha eseguito lavori soltanto per il 30 per cento del totale appaltato e finanziato. Mi risulta, Assessore, almeno da notizie apprese sulla stampa, che attraverso un progetto sponda dell'Unione Europea i finanziamenti non sono stati persi, quindi è possibile recuperare quei 70 miliardi che devono essere ridati alla nostra Isola dallo Stato.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue FADDA) Queste risorse finanziarie comunque non bastano, è indispensabile reperire almeno altri 30 miliardi, in quanto sia che si proceda a un accordo con l'impresa appaltatrice, sia che si proceda a una nuova gara d'appalto, a detta dei tecnici sono indispensabili almeno altri 30 miliardi.

Da qui, presidente Pili, l'urgenza e la necessità, così come richiesto dai consigli comunali che ho citato prima, dai sindacati e dai lavoratori, che questo dibattito avvenisse prima della discussione della finanziaria, perché se è indispensabile trovare almeno altri 30 miliardi, dobbiamo fare qualsiasi sforzo perché queste risorse siano individuate all'interno della finanziaria del 2002.

Quindi è indispensabile che lo Stato ci restituisca circa 70 miliardi e che siano messe in essere comunque tutte le iniziative per individuare le altre risorse finanziarie necessarie per il completamento della diga di sbarramento di Monti Nieddu. Questi miliardi comunque non sarebbero sufficienti per completare l'opera, Assessore: servono, infatti, altri 137 miliardi per l'irrigazione. Esiste già il progetto da parte del Consorzio di Bonifica, ci sono tutte le condizioni perché si possano spendere i finanziamenti europei, occorre soltanto rivedere il progetto. Quindi credo che sia indispensabile, per fare in modo che l'acqua di questo invaso possa essere un domani utilizzata, che il Consiglio regionale impegni la Giunta a reperire anche queste ulteriori risorse. L'intesa con lo Stato deve pertanto essere portata avanti.

Però, badate, o noi abbiamo la capacità di discutere di questo problema con serenità, cercando di individuare le cause che hanno determinato l'interruzione dei lavori, o altrimenti non ci sono dissalatori, non ci sono altre fonti di approvvigionamento idrico alternative che possano soddisfare il fabbisogno della nostra Isola. Se l'emergenza idrica - mi rivolgo al presidente Pili - è il vero problema che sta assillando la nostra Isola, credo che sia indispensabile convocare il Consiglio, senza che sia presentata alcuna mozione, su iniziativa dello stesso Presidente della Giunta regionale, per discutere di questa emergenza che riguarda, ripeto, tutto il territorio regionale.

Allora potremo capire qual è lo stato di attuazione del piano generale delle acque, quali sono le risorse finanziarie necessarie, quali i tempi di esecuzione delle opere e quali le fonti di finanziamento alternative. Tutti i comuni stanno diventando campanilistici, tanto che il sindaco del suo [S1] comune, presidente Pili, ha dichiarato: "Le acque che sono nel nostro territorio decideremo noi come utilizzarle;" - è una dichiarazione apparsa sulla stampa - "nessuno si permetta di pensare che le acque del nostro territorio possano essere utilizzate dagli enti regionali".

Un dibattito in Consiglio regionale su questa materia è indispensabile, perché il dramma della mancanza d'acqua porta a un eccesso di campanilismo e a far sì che vengano soddisfatti per primi i bisogni del territorio in cui l'acqua viene raccolta. Allora credo che, per la prima volta nella storia della nostra Isola per quanto riguarda la materia delle risorse idriche, dobbiamo convocare il Consiglio regionale per capire quali sono le risorse a disposizione, aprire una trattativa tra lo Stato, la Regione, i Comuni e gli altri enti interessati, stabilire quali riforme occorre fare per la gestione delle acque e in che modo destinare i contributi ai comuni per il rifacimento delle condotte idriche.

La stampa riporta notizie - non so, Presidente, se siano vere o no - secondo le quali si porterà l'acqua in Sardegna dalla Corsica. Ecco, credo che prima di discutere di dissalatori o dell'acqua proveniente dalla Corsica, noi dobbiamo avere la capacità di programmare, di analizzare, di capire, di chiedere un sacrificio a tutti i comuni, a tutti gli enti, ai cittadini perché una volta per tutte questo problema venga risolto.

Diceva il collega Cogodi, l'altro giorno, in un incontro che abbiamo avuto, io ero all'opposizione: "Tante Giunte del comune di Cagliari sono state criticate", ma io voglio ricordare la Giunta Murtas (sindaco Franco Murtas) che decise di congelare tutti i finanziamenti destinati al comune di Cagliari per affrontare e risolvere il problema per l'intera Sardegna. Allora, se è necessario rivisitare il POR, rimodularlo, e credo che questa sia l'emergenza più importante, in che modo possiamo rieducare la gente a un uso corretto della risorsa acqua? Quali sono le priorità che dobbiamo individuare? Credo che siano tutti elementi che possono permetterci di discutere, di programmare, di capire in che modo dare risposte in ordine all'emergenza idrica, che è il vero grande problema della nostra Isola.

Credo che le risorse ci siano, lo ha dichiarato tante volte anche l'Assessore, abbiamo i fondi europei, verifichiamo quali risorse lo Stato destina alle grandi opere, sediamoci e affrontiamo per primo questo grande problema. Tutto questo possiamo e dobbiamo farlo in Consiglio regionale. Vediamo - mi rivolgo all'onorevole Fantola, che non vedo in aula - se dobbiamo finalmente riformare gli enti che gestiscono le acque nella nostra Isola. E' da anni che l'onorevole Fantola, bisogna dargliene atto, ne discute e afferma l'esistenza di questo problema. Bene, se nel dibattito sull'emergenza idrica che svilupperemo in Consiglio regionale sarà possibile affrontare anche il tema delle riforme, noi ci dichiariamo disponibili ad affrontare questo argomento, perché una volta per tutte l'emergenza idrica nella nostra Isola termini.

Signor Presidente della Giunta utilizzi - nella mozione noi non diciamo niente di particolare - i suoi poteri come commissario straordinario per l'emergenza idrica, veda quali sono le modalità più rapide per risolvere questo problema e per far sì che i lavori per la costruzione della diga di Monti Nieddu possano riprendere immediatamente. Presidente Pili, esiste un pericolo pubblico in quel territorio, perché il rischio di inondazioni è reale, rendiamo quindi disponibili per il Consorzio di Bonifica le risorse necessarie, sia che si porti a termine una trattativa con l'impresa appaltatrice, sia che venga indetta una nuova gara d'appalto, perché senza risorse finanziarie non c'è speranza che i lavori possano riprendere.

Inseriamo nella programmazione regionale i finanziamenti per il completamento dell'opera, si tratta di circa 130 miliardi, ci sono i progetti esecutivi. Una delle lamentele dell'assessore Ladu è che qui non si riesce a spendere i fondi. Allora facciamo in modo, Assessore, che se esistono i progetti esecutivi, i progetti quasi cantierabili si finanzino le relative opere. Se è necessario venga qui per rimodulare anche il POR, muoviamoci tutti, creiamo una mobilitazione di tutte le amministrazioni locali perché una volta per tutte si affronti e si risolva il problema idrico. E' indispensabile, comunque, questo lo dico perché credo che l'abbiano riferito anche all'Esecutivo, non solo che lo Stato restituisca immediatamente i 70 miliardi, ma che all'interno della finanziaria o attraverso i fondi europei si creino le condizioni perché il Consorzio di Bonifica possa affrontare e risolvere il problema della ripresa dei lavori. C'è un'intesa con lo Stato che deve essere attuata.

Vorrei dire due parole soltanto, non perché sia una questione meno importante, ma perché so che la Giunta se ne è già interessata, in merito alla situazione dei circa settanta operai che avevano la speranza di poter lavorare per alcuni anni e che ora rischiano di perdere il posto di lavoro. Occorre creare le condizioni perché questi lavoratori abbiano tutti i sussidi possibili, e questa è un'idea che noi abbiamo lanciato anche nella mozione: anziché dare assistenza, che diventa comunque indispensabile, cerchiamo di utilizzare una parte di questi lavoratori, se non tutti, per il controllo del cantiere (il 25 sarà fatta la consegna per lo stato di consistenza del cantiere), perché io ritengo che ci siano le condizioni perché essi continuino a lavorare attraverso il Consorzio di Bonifica stesso. Se questo non fosse possibile, ci sarebbero delle responsabilità che comunque il Consorzio si deve assumere. Creiamo però tutti gli strumenti di aiuto, anche finanziario perché essi possano vivere in serenità in attesa che il problema generale venga risolto.

PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare nell'ordine i consiglieri Giacomo Sanna, Cogodi, Calledda e Liori. Ricordo che le iscrizioni a parlare devono pervenire entro la conclusione del primo intervento.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la cecità politica di larga parte della maggioranza di governo e del suo Presidente e la mancata terzietà del Presidente del Consiglio regionale non consentono a quest'Aula di discutere la mozione sul tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulle inadempienze in materia di demanio e di patrimonio pubblico, sottoscritta da tutti i consiglieri dell'opposizione, sui cui contenuti la Giunta e la sua maggioranza temono il confronto. Meglio sarebbe dire sfuggono al confronto, e non hanno tutti i torti vista la gravità della situazione. Infatti il significato politico dell'iniziativa intrapresa, in sede parlamentare, da alcune forze politiche presenti nella Casa delle Libertà è chiaro e ben definito: uno scippo in piena regola in danno della Sardegna, un atteggiamento di stampo coloniale e padronale organizzato a Cagliari per essere realizzato a Roma.

Il centrodestra sardo preferisce il silenzio tra l'opinione pubblica e la censura in Aula, mentre suoi autorevoli esponenti, in ben individuali studi professionali, predispongono atti inaccettabili da portare in Parlamento, formalmente presentati con la firma dell'ultimo dei peones e con il benestare preventivo del famiglio del ministro romano di turno. Inseguendo porzioni di potere sempre più sostanziose si è promossa un'azione piratesca in danno della Sardegna, del suo sviluppo e della sua precaria economia. Solo un fatto puramente tecnico ha impedito l'approvazione dell'emendamento del deputato di Porto Azzurro, Marcello Meroi, in sede di esame in Commissione del disegno di legge numero 2032 presentato dal Governo italiano.

Resta aperta la questione politica e restano da chiarire soprattutto gli aspetti di una vicenda grottesca, che dimostra quanto sia elevato il livello di subordinazione di questa Giunta, piegata agli interessi e alle pretese delle lobby di quest'area urbana e appiattita ai voleri dei ministri romani e anche agli interessi economici dei loro familiari. Una dimostrazione di quanto sia vuota l'autonomia sbandierata da questa maggioranza e di quanto sia strumentale persino l'uso della parola federalismo. Sembrano tornati i tempi bui dello strapotere e dell'arroganza dei governi italiani, con le istituzioni sarde pronte a raccogliere le briciole per costruire carriere politiche disegnate a misura dei loro presidenti. E' una vergogna, un insulto alla storia autonomistica dell'Isola, un colpo mortale alle speranze di riscatto del nostro popolo.

Non so quale contributo possa offrire all'Europa dei popoli un Presidente che in casa sua non è capace di difendere i diritti del suo popolo; non so quali proposte di riscatto possa formulare in Europa un Presidente che, governando un'isola, si fa scippare i porti e le zone industriali costiere. Certamente accontenterà chi in Europa ha deciso di mandarcelo; a lui, infatti, deve rispondere e non già al Consiglio regionale della Sardegna, che non gli ha mai attribuito tale incarico.

Sulle questioni vitali per il futuro dell'Isola il Presidente della Giunta non è garanzia di tutela degli interessi della Sardegna. Questo è il significato politico del suo silenzio, soprattutto dell'assordante silenzio sulle recenti questioni delle aree industriali costiere, del silenzio di parte della maggioranza che lo sostiene, a cui è ufficialmente iscritto chi in quest'aula dovrebbe essere il garante di tutti.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Sanna, non sta parlando della mozione in discussione, sta parlando di un altro problema.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Questo può trarre in inganno, Presidente. Sto parlando di aree demaniali e siccome c'è pertinenza tra le aree demaniali di riferimento e le aree demaniali dove l'invaso viene posizionato...

PRESIDENTE. Latu sensu, proprio.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Basta guardare il mappale, Presidente.

PRESIDENTE. Semmai se ne può parlare dopo.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non verrei mai meno al rispetto, data la sua presenza.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, lei interpreta in senso molto lato!

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sì, un po' lato, sinceramente, però guardando il mappale ci si arriva, con buona volontà.

PRESIDENTE. Non stiamo nei termini dell'ordine del giorno. Mi consenta, essendo la mia prima esperienza come vicepresidente mi mette in seria difficoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Infatti ho notato che c'è stata l'inaugurazione del suo nuovo ruolo. Non posso che formularle i migliori auguri, con l'impegno di non venir mai meno al rispetto di una persona che stimo e verso la quale nutro profonda amicizia.

PRESIDENTE. Voglio farle rilevare che non c'è corrispondenza con l'argomento all'ordine del giorno.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). C'è corrispondenza se consideriamo le aree demaniali. C'è un sito demaniale che, come ho detto, se si guarda bene…

PRESIDENTE. Grazie.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Ma oggi si è oltrepassato il limite della decenza politica censurando una mozione che, a termini di Regolamento, meritava una sessione straordinaria dei lavori. Voglio ricordare che sono firmatario sia della mozione su Monti Nieddu, che è arrivata in Aula grazie alla firma di chi sente questo ulteriore difficile momento che si sta vivendo, soprattutto in quella parte di territorio, sia dell'altra mozione in cui veniva chiesto alla Giunta di riferire non soltanto sullo scippo di un patrimonio di migliaia di miliardi che lo Stato minaccia di fare nei confronti della Sardegna, ma anche sui ritardi dell'introduzione del regime di zona franca nei porti sardi, che è un tema di grande attualità in questo momento, visto qualche atto pubblico che è stato fatto. Su quali basi possano quindi giustificarsi e superare tali istanze è veramente un mistero che soltanto chi ha impedito che tale regime fosse introdotto potrà spiegare. Fatti recenti, di questi giorni, ci dicono non soltanto che le aree e gli impianti delle zone industriali sono a rischio di confisca, ma anche che le zone franche nei porti sardi sono destinate a diventare tali soltanto sulla carta.

Sono trascorsi quattro anni dall'approvazione del decreto istitutivo, niente è stato fatto e niente sembra si stia facendo per far sì che Cagliari, Olbia, Porto Torres, Arbatax, Portovesme e Oristano possano godere di più convenienti regimi doganali. Anzi, ad Arbatax i commissari liquidatori tendono ad accorpare con certe mire, a parte sette ettari, il resto del terreno che riguarda proprio quel sito, mentre a Cagliari il nuovo dominus del porto ha deciso che la Regione con la zona franca non dovrà avere niente a che fare. Un modo come un altro per fermare i meccanismi di attuazione del regime di zona franca. L'accaparramento delle aree industriali costiere non è slegato dalla mancata introduzione del regime franco nei porti sardi, lo sanno bene quegli imprenditori e quei noti professionisti che hanno già costituito società apposite e predisposto nuove norme per impadronirsene convenientemente. E' vero che la loro attenzione è rivolta in misura principale alla realtà portuale e industriale del capoluogo, ma è altrettanto vero che le operazioni dilatorie interessano tutte le realtà coinvolte. L'esempio della mostruosità approdata in Parlamento la scorsa settimana ne è la testimonianza più lampante. Connivenze politiche, vecchi e nuovi affari muovono con una logica ben precisa: insediare, con l'aiuto di Roma, i nuovi padroni del porto e della zona industriale di Cagliari. Un'azione congiunta, coordinata e concordata tra i pochi potenti del nuovo regime che avanza, autorità portuale, ministri vari, i loro familiari e qualche straccione della politica sarda. Sono i protagonisti di questa nuova intrapresa piratesca, la Sardegna ne è la vittima, la Giunta e il suo Presidente i primi complici.

Senza le censure e le gratuite interpretazioni del Regolamento, il Consiglio regionale avrebbe potuto confrontarsi su un tema di grande attualità e indiscutibile valenza strategica. Le competenze regionali sul demanio, specialmente quello marittimo, meritano attenzione e soprattutto azioni concrete che vadano nel verso dell'attribuzione di maggiori poteri alla nostra Isola. La discussione della mozione avrebbe potuto porre fine alle inadempienze sull'incorporazione delle opere trasferite alla Regione dalla ex Cassa per il Mezzogiorno.

Questi sono argomenti importanti che denunciano responsabilità che vengono da lontano, ma ai componenti di questa Giunta sembra non interessare un confronto politico sulle cose da fare, così come poco gli importa risolvere i problemi anche del passato per costruire un futuro migliore. Oggi gli interessa soltanto favorire accaparramenti vari ed eventuali e accondiscendere alle richieste delle lobby familiari dei ministri romani e a quelle di alcune famiglie, nella speranza che qualche briciola rimanga anche per loro e per i loro amici, convinti che nuove o riciclate maniere personali possano allungarsi o protrarsi all'infinito. E' un errore che in passato hanno fatto in molti, è un errore che oggi pagano in molti, è un errore imperdonabile che presto pagherà anche questa allegra e spregiudicata armata Brancaleone di passaggio a Villa Devoto e in transito in quest'aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Della maggioranza non c'è nessuno? E l'alternanza?

PRESIDENTE. Noi ritenevamo che lei gradisse intervenire, perché ogni due colleghi dell'opposizione parla un collega della maggioranza. Prego.

COGODI (R.C.). Ogni due dell'opposizione uno della maggioranza, diciamo due a uno, prendi due paghi uno!

PRESIDENTE. Prego, onorevole Cogodi, cerchiamo di fare quanto meglio sia possibile per l'alternanza.

COGODI (R.C.). Va bene, la ringrazio, quindi devo parlare per la maggioranza? Cioè se il principio dell'alternanza è uno e uno, due di noi e uno di loro non può essere un'alternanza, se no saremmo maggioranza noi!

PRESIDENTE. Siete bravi, siete tanti, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, nel formularle gli auguri per il suo nuovo incarico, intervengo nel merito della mozione che è in discussione dicendo innanzitutto che ero tentato anch'io, nel poco tempo che il Regolamento consente per sviluppare argomenti di carattere generale, di intrecciare le due questioni: la questione acqua e infrastrutturazione generale della Sardegna (la diga e la vicenda dell'interruzione dei lavori di Monti Nieddu) e la questione non solo contigua, ma annessa e interconnessa della vicenda delle aree demaniali industriali e costiere, per la quale noi dell'opposizione avevamo presentato un'altra mozione ugualmente urgente con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio. Credo che sia sufficiente l'illustrazione fatta dal collega Giacomo Sanna di quella seconda mozione che inopinatamente il Presidente del Consiglio - dico il Presidente e non la Presidenza per non coinvolgere chi in questo momento svolge questo delicato compito e nulla ha a che vedere con la pregressa responsabilità del Presidente del Consiglio - non ha ammesso alla discussione, in virtù di una sua interpretazione che noi abbiamo ritenuto arbitraria e persino illegittima. Per di più il Presidente del Consiglio ha deciso di non presiedere l'Assemblea e di lasciare questa incombenza delicata in questo momento al collega Biggio, il quale, essendo stato appena eletto, si trova, lo comprendiamo, in una particolare condizione psicologica.

Quindi, raccogliendo e sottolineando il valore politico e istituzionale della protesta politica che ha elevato il collega Giacomo Sanna, che dell'altra mozione ha parlato intenzionalmente, mi riferirò rapidamente alla mozione formalmente in discussione, aspettando che quella mozione, che ha pari dignità e rilevanza rispetto a questa, venga iscritta all'ordine del giorno.

Voglio intanto raccontare la storia. Secondo noi, la storia della vicenda che trattiamo non è tanto quella dei contratti, degli appalti, delle clausole, dei contenziosi, dei codicilli. Quella è una storia, come dire, burocratico-amministrativa. Noi, in questa vicenda, dobbiamo raccontare e raccontarci la storia nel suo significato più profondo. Questa è la storia - una storia che si ripete - di un'altra diga, di un'altra opera annunciata come grande - e che è grande -, i cui lavori iniziano e poi si fermano, che rischia di ripercorrere la strada delle incompiute, cioè delle opere importanti e rilevanti che debbono impiegare, proprio perché urgenti, trenta o quarant'anni per essere ultimate! Noi siamo all'inizio di un'altra di queste storie terribili per la nostra Isola. Questa storia ha sicuramente tre capitoli che io posso pensare di titolare così: un capitolo "lavoro", un capitolo "ambiente" e un capitolo "acqua".

Il primo capitolo è il lavoro: si potrà dire quello che si vuole, però accade che in questo Consiglio unanimemente ci si appassioni spesso e volentieri a questioni pure importanti riguardanti la nostra Isola. Faccio un riferimento a una di quelle leggi che tutti hanno caldeggiato qualche settimana fa qui in aula, in una competizione in cui tutti intervenivano unanimi: doppiette e munizioni in canna, per allungare la caccia di alcuni giorni, in sette, dico sette giorni, una legge in questa regione è stata pensata, scritta, istruita, presentata, approvata e resa esecutiva. In sette giorni! Era più importante sparare a un uccellino piuttosto che porsi una grande questione. Almeno con quella stessa attenzione, non pretendo di più, questa e altre grandi vicende della Regione possono essere trattate sotto i diversi profili, a partire da quello del lavoro? Ma varrà un uomo, varrà una famiglia, varrà un lavoratore che non sa che cosa fare quando perde il lavoro? E quando perde il lavoro non perde solo il compenso, perde pure il suo equilibrio ambientale e familiare, perde un ruolo anche sociale. Di fronte al dramma non dico di settanta, cento o trecentomila lavoratori, ma di un lavoratore, può aversi in quest'Aula la stessa tensione, la stessa attenzione, la stessa sinergia e convergenza unanime che si ha per sparare a un uccellino, migratore per di più? Questa stessa attenzione non c'è.

E allora, noi abbiamo proposto queste questioni, e dico noi la sinistra, noi l'opposizione democratica, noi Rifondazione Comunista, più di altri, purtroppo più di altri, perché vorremmo insieme agli altri riproporre (e lo faremo in occasione della discussione della prossima legge finanziaria, come facciamo ogni anno, riuscendo ad ottenere anche qualcosa, seppure non nella misura in cui lo dovremmo ottenere, non per noi, ma per i lavoratori disoccupati) che questa Regione destini una parte del suo bilancio, che è di 12 mila miliardi, non dico a tutti, ma almeno a una parte consistente dei suoi disoccupati. E se ci sono 520 mila occupati e 300 mila disoccupati il bilancio della Regione non può essere tutto destinato al sistema delle imprese, ma una parte di esso deve essere destinata anche a chi dalla Regione non ha avuto e non ha nulla, cioè alla parte esclusa, alla parte che non è impegnata neppure nell'andare a spasso, nel poter sudare, lavorare, produrre ed essere utile.

Riproporremo anche quest'anno la questione della istituzione di un fondo per il lavoro, perché se viene meno il lavoro, per una ragione che può qualche volta essere tecnicamente valutabile, come un'interruzione di attività o un contenzioso (per un breve periodo ciò può accadere), il prezzo non lo devono pagare i lavoratori. Ci deve essere per loro la possibilità di essere assunti in impieghi contigui, impegnando la loro professionalità, capacità e volontà di lavorare. Non è possibile che a pagare il prezzo delle burocrazie che non funzionano, dei ritardi, dei contenziosi, delle cause sulle decine, centinaia di miliardi per le imprese, debbano essere sempre i lavoratori, ai quali pare che si faccia un regalo dicendo: "Studieremo un ammortizzatore sociale." Ma quale ammortizzatore sociale! Gli ammortizzatori sono per le cose meccaniche, sono per i corpi duri; per le persone, per gli uomini, per le donne non c'è ammortizzatore che valga! C'è il diritto al lavoro che deve essere garantito e questa Regione lo può garantire almeno in queste condizioni di emergenza.

Quindi necessitano progetti di lavoro nel settore ambientale, perché io non credo che tutti i lavoratori rimasti indietro per il blocco di una grande opera potranno essere impiegati come guardiani di quel costone di monte che è stato per intanto tagliato. Possono essere invece impegnati anche in attività produttive collaterali nel settore ambientale.

Il secondo capitolo di questa vicenda è quello relativo all'ambiente: non è pensabile che si inizi un'opera (che da principio è una ferita inferta all'ambiente che deve essere rimarginata con la prosecuzione e ultimazione dei lavori) che poi per anni rimane bloccata e rischia di non essere portata a compimento. Nel frattempo il beneficio è annullato da tanti altri danni e disastri possibili, perché un monte tagliato può dare origine a tante altre conseguenze negative.

Da ultimo il problema dell'acqua. Il presidente Pili prima era qui, dov'è? Vorrei vederlo con quella bottiglia d'acqua con la quale, circa tre anni fa, voleva riempire la diga di Busachi. Vorrei vedere il presidente Pili con quella bottiglia d'acqua, la cui propaganda tre anni fa gli ha consentito di avere molte preferenze alle elezioni regionali, andare a Monti Nieddu per riempire quella diga che non c'è! E in attesa di quella bottiglia che non serve, quindi della propaganda inutile, lo vorrei vedere adoperare tutti gli strumenti dell'amministrazione, del governo per far sì che questa Regione abbia opere che dopo essere state pensate, approvate e pure finanziate vengono interamente realizzate, in quanto rappresentano pur sempre un'utilità per la comunità. E da ultimo vorrei vedere il presidente Pili adoperare l'autorità e gli strumenti della Regione e dell'autonomia, quelli che ci sono propri, e della rivendicazione presso lo Stato, perché quest'opera - e direi anche altre, ma adesso ci fermiamo a questa - possa essere ripresa e almeno questo capitolo possa avviarsi a conclusione positiva, anziché diventare la vicenda di un'altra opera infinita e dispendiosa e di tanti danni economici e soprattutto sociali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questo inciampo della diga del Monti Nieddu è servito, se non altro, a ricordare a tutti quanto grave sia, e ogni anno sempre di più, il problema della perdurante siccità, con la quale la Sardegna si è trovata a combattere negli ultimi decenni in modo direi continuo. Ricordo che all'inizio della scorsa legislatura approvammo delle leggi finalizzate ad affrontare le problematiche legate alla siccità, ma credo che mai prima d'ora questo problema in Sardegna sia stato così grave come in questo disgraziato - per quanto riguarda la disponibilità d'acqua - anno 2002. Diciamo inoltre - come è scritto anche nella mozione - che il problema della siccità nell'area del Campidano si fa sentire ancora di più. Però dobbiamo cogliere l'invito dell'onorevole Fadda ad affrontare questa problematica in modo globale, così come altre volte abbiamo avuto occasione di dire, quindi non solo attraverso la realizzazione di opere e in generale di infrastrutture che permettano di sopperire almeno in parte alla mancata piovosità. L'ingegno umano può porre riparo ai danni creati dalla natura, per esempio con la costruzione di dighe e dissalatori, ma è necessario porre mano a delle riforme - che è possibile realizzare - che permettano di risparmiare questo bene prezioso che in Sardegna viene sciupato in maniera sconsiderata.

Voglio ricordare che, essendo così indispensabile per il nostro pianeta, l'acqua ad uso potabile e irriguo è una risorsa limitata, tanto che nazioni che pure hanno a disposizione una quantità d'acqua molto superiore a quella di cui disponiamo noi, come la Francia, fanno pagare questo bene a un prezzo molto meno politico rispetto a quello praticato in Italia, sia ad uso civile che ad uso industriale o agricolo. Questo testimonia l'importanza che altre nazioni, pur avendo a disposizione quantità d'acqua molto più considerevoli delle nostre, danno a questo bene.

E' necessario, quindi, porre in essere una politica che affronti questa problematica attraverso la costruzione, ripeto, di nuove infrastrutture, ma per far ciò occorre anche che siano approvate opportune leggi, e a questo fine esistono già dei progetti di legge, uno dei quali è stato presentato dal Gruppo di Alleanza Nazionale, un altro dall'assessore Masala, un altro ancora dal Gruppo dei Riformatori, ma ce ne sono anche degli altri.

Credo che sia veramente arrivato il tempo di affrontare il problema della gestione delle acque in Sardegna attraverso una riforma organica e che non si debbano più sentire frasi come quella pronunciata dall'onorevole Fadda, secondo cui ci sarebbero territori che si considerano depositari di quella poca acqua presente in Sardegna. In quel caso io sarei fortunato, potrei essere anche più ricco di qualche sceicco, perché il mio è un paese ricchissimo d'acqua; con l'acqua del Gennargentu si rifornisce metà della Sardegna. L'acqua, da tempo immemorabile, dal tempo dei romani, non è dei privati cittadini, non è delle popolazioni che hanno la fortuna di avere nel proprio territorio le sorgenti più importanti; a queste popolazioni devono essere riconosciuti dei privilegi e dei vantaggi, ma esse non sono proprietarie dell'acqua che si raccoglie nel loro territorio.

Sono discorsi che abbiamo già sentito in questo Consiglio quando abbiamo chiesto che ritornasse nell'ambito del demanio regionale la competenza relativa all'uso dell'acqua dell'alto Flumendosa, che oggi è ancora, e non si capisce perché, sotto il controllo dell'ENEL. Mi chiedo - e ne approfitto per chiederlo anche all'Assessore - perché non si sia ancora ottemperato a un deliberato di quest'Aula, che è sovrana, in base al quale la gestione delle risorse idriche, essendo l'acqua una risorsa demaniale, deve avvenire sotto il controllo della Regione, che decide, con criteri politici, in che misura questo bene deve essere destinato all'uso agricolo, all'uso civile e a quello industriale. Quindi la Regione si deve riappropriare della competenza relativa al governo delle acque, che fino ad oggi è stata attribuita a una pluralità di enti inutili. Sono stati contati più di quaranta enti in Sardegna con competenza nella gestione delle acque; enti che hanno creato danni, non sono stati capaci di dare risposte ai cittadini e hanno sicuramente impedito un utilizzo razionale e proficuo di questo bene prezioso, che è l'acqua.

Voglio dire che certamente la vicenda della diga di Monti Nieddu è incresciosa e presenta aspetti senz'altro negativi, come il fatto che, nel mese scorso, i lavori di costruzione sono stati bloccati nel momento in cui dal Servizio Nazionale Dighe arrivava, dopo quattro anni dall'inizio dell'iter di realizzazione dell'opera, il permesso per l'inizio dei lavori. Chi ha esperienza in questo settore dice che sono stati tempi velocissimi, che non era mai successo in Sardegna che prima di dieci anni si riuscisse a realizzare un'opera di questo genere, perché dopo la tragedia della diga del Vajont, che causò la morte di migliaia di persone, prima di avviare la costruzione di una qualunque diga il Servizio Nazionale Dighe provvede a eseguire una serie di accertamenti, dopo di che dà parere favorevole all'inizio di ogni tipo di opera. Ben quattro anni sono dunque occorsi al Servizio Nazionale Dighe per dare il suo parere. Certamente, com'è stato detto oggi, pur essendo in ritardo rispetto ai tempi previsti dal capitolato d'appalto, chi ne capisce più di me di queste cose sostiene che nel giro di un anno la costruzione di questo invaso potrebbe essere portata a termine e questo Consiglio sarebbe colpevole se non venisse incontro alle esigenze delle popolazioni dei comuni di Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Domus de Maria, Pula e Teulada, che attendono di poter disporre dell'acqua che verrà invasata nella nuova diga, e che oggi si disperde in mare, per avere delle possibilità di sviluppo, per esprimere la loro vocazione agricola e turistica e migliorare la qualità della vita civile. Ma, come bene ha detto l'onorevole Paolo Fadda, certamente di rimbalzo ne trarrebbe utilità tutta l'area cagliaritana, a cui rimarrebbe l'acqua che oggi viene distribuita in questa zona.

Io dico che noi abbiamo non solo il potere, ma anche il dovere di fare in modo che il Governo ci restituisca le risorse finanziarie necessarie per il completamento dell'opera da parte dell'impresa che fino ad oggi ha eseguito i lavori. Mi si dice che sia un'impresa seria, che però adesso si trova in difficoltà anche perché effettivamente, dopo quattro anni, i prezzi della gara d'appalto non sono più competitivi, quindi non sono soltanto questioni di lana caprina quelle che questa stessa impresa solleva. Certamente tutelando l'interesse del Consorzio di Bonifica, che rappresenta la Sardegna e l'amministrazione regionale, deve essere fatto di tutto perché si arrivi a un accordo conveniente per entrambe le parti che consenta di portare a termine nel più breve tempo possibile la costruzione di questa diga.

Il consigliere Fadda ha ricordato che per la realizzazione della diga di Monti Nieddu si è scelto un sito di particolare valore ambientale, e chi ha l'occasione di passare lungo la costa che va verso Santa Margherita di Pula, come fanno tanti cagliaritani, non tarda a scorgere la ferita che è stata infera alla montagna, che può trovare giustificazione soltanto col completamento dell'opera destinata a incanalare le acque di due fiumi. Per la costruzione della diga si è scelto l'alveo del fiume più piccolo, per la facilità di esecuzione dei lavori, ma anche perché le caratteristiche della roccia del sito prescelto davano la massima garanzia di sicurezza. Però non bisogna dimenticare che soprattutto il fiume più grande andava a cadere in un bacino certamente più vasto e incanalato in un bacino piccolo potrebbe creare pericoli di allagamenti qualora scorresse libero, cioè non imbrigliato nell'invaso che deve ancora essere costruito. Ci sarebbero quindi seri pericoli per il territorio, e non vorrei che fossimo costretti a intervenire nel solito clima di emergenza per riparare qualche disastro, non solo di carattere ambientale, ma anche di ben altro tenore. Credo che tutti ne abbiano capito l'importanza.

Certamente ci vorrebbe più tempo per affrontare questo argomento e chiedo scusa all'Aula per aver forse divagato e non essermi attenuto alla problematica più strettamente connessa alla costruzione della diga di Monti Nieddu. Vorrei soltanto dire, prima di concludere, a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale, che mi trovo sostanzialmente d'accordo con l'impostazione di questa mozione e quindi chiedo di poter sottoscrivere questo atto politico importante anche a nome del mio Gruppo. Mi complimento con chi l'ha steso perché effettivamente è da accogliere in toto, e mi complimento anche per il tipo di proposta che è stata fatta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Prendo atto volentieri, signor Presidente, dell'affermazione che ha appena fatto l'onorevole Liori, perché io volevo proprio ricordare altri momenti in cui in questo Consiglio non vi è stata contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra. Mi riferisco, per esempio, alle questioni dell'alluvione, che si è presentata all'inizio di questa legislatura, e della lingua blu, che all'unanimità siamo riusciti ad affrontare, dando anche una risposta. Quindi l'affermazione fatta poc'anzi dall'onorevole Liori va sicuramente presa nella giusta considerazione.

Ovviamente, parlare di questa mozione sembra quasi paradossale, nel senso che mentre la Sardegna sta vivendo un'emergenza idrica di carattere straordinario ci viene notificato che una diga in costruzione, destinata ad invasare 35 milioni di metri cubi d'acqua, non si può più realizzare. Credo che questo paradosso debba essere in qualche misura considerato come un elemento negativo nella politica che questa Regione ha intrapreso in ordine al governo delle acque. Certo è che la situazione che si è determinata a Monti Nieddu crea alcuni rischi, perciò noi chiediamo che i lavori proseguano e siano portati a termine. Ci mancherebbe altro!

Però è evidente che tutto ciò è legato a un contratto d'appalto e io mi chiedo: se l'impresa appaltatrice dovesse ricevere nuovi finanziamenti per proseguire i lavori cosa farebbero le altre ditte che hanno partecipato a quell'appalto? Credo che questo sia un problema a cui dobbiamo cercare di dare una risposta. Io sono del parere che dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per trovare le risorse finanziarie necessarie per il completamento dell'opera, però questo è un problema che resta aperto.

Un altro problema che resta aperto è quello che riguarda i lavoratori, ed è senz'altro un aspetto non secondario nell'impostazione generale. Se non c'è più l'impresa è del tutto evidente, così come prevede il Contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria, che tutti quei lavoratori perderanno il posto di lavoro, con una differenza rispetto ad altre categorie: l'applicazione dei cosiddetti ammortizzatori sociali - si chiamano così, e così io li chiamo - è legata, in questo caso, alla continuità di lavoro. Se viene meno la continuità di lavoro è evidente che questi lavoratori si ritroveranno sulla strada, saranno licenziati. Dobbiamo perciò fare una verifica per capire quali strumenti hanno la Giunta regionale e il Commissario straordinario per l'emergenza idrica per fronteggiare questa situazione e trovare una soluzione perché, badate, Monti Nieddu è uno dei tanti problemi che rimangono aperti per quanto riguarda le nostre riserve idriche.

Faccio un esempio: a qualche chilometro di distanza c'è un altro invaso che si è iniziato a costruire negli anni ottanta, mi riferisco alla diga di Medau Zirimilis. Ancora oggi questo invaso non è in grado di contenere l'acqua per la piana del Cixerri. Allora io mi chiedo: se le cose stanno in questi termini, non sarebbe il caso, come Consiglio regionale, di fare una disamina della situazione che vi è in Sardegna? Assessore Ladu, che fine ha fatto l'iniziativa che abbiamo preso l'anno scorso circa l'utilizzo delle acque del Flumendosa in gestione all'ENEL? A questo ha accennato anche il collega Liori, e io credo che per quanto riguarda quelle acque sia ora che la Regione batta un colpo per riavere il controllo su di esse, perché alla fine è inutile costruire altre dighe se il problema, come io ritengo, non sta a monte, ma a valle. Cosa facciamo, per esempio, per controllare le reti? I tecnici dell'ESAF e dell'Ente Flumendosa dicono che le reti idriche di tutta la Sardegna sono delle reti colabrodo, allora è del tutto evidente che il problema sta qui. Assessore, visto che ci sono tanti residui nel bilancio, abbiamo anche i soldi del Por, perché non facciamo un piano straordinario per la sistemazione delle reti idriche? Credo che questo sia uno degli aspetti sui quali dobbiamo, in qualche misura, intervenire.

A mio modo di vedere hanno fatto bene le amministrazioni comunali di Pula, Domus De Maria, Capoterra e Uta, ad essere presenti stasera qui in aula, perché, badate, il problema dell'acqua non interessa singolarmente questa o quella città.

Come Democratici di Sinistra e come centrosinistra riteniamo che anche per il modo serio e civile con cui queste amministrazioni e i lavoratori coinvolti in questa vicenda hanno manifestato di fronte alla Regione abbiamo il dovere di dare risposte concrete a quei paesi, ma soprattutto ai lavoratori. Se riusciremo a chiudere la discussione di questa mozione con posizioni serie, chiare, facilmente leggibili, cioè risolutive del problema, credo che avremo fatto un lavoro serio e saremo stati in grado di dare una risposta non solo per quei territori, ma per tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, intervengo perché questo è un problema che sentiamo tutti e che abbiamo già affrontato in Commissione. Mi dispiace di non vedere in aula il Presidente neoeletto, naturalmente questo non porta bene, perché dopo quello che abbiamo letto sui giornali mi pare che l'intenzione fosse diversa.

Comunque sia la Commissione - è di questo argomento che mi voglio interessare - è entrata nel merito della vicenda e ha incontrato i rappresentanti del Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale. Oggi sono presenti in aula i rappresentanti di tutti gli enti locali interessati e diversi consigli comunali si sono qui convocati per dimostrare quale tensione vi sia in quei territori e per porre naturalmente i loro problemi all'attenzione del Consiglio regionale. Ancora una volta occorre rimarcare che questa attenzione non c'è, in particolare da parte della maggioranza. Credo che di questo la maggioranza se ne debba fare carico e quando i suoi rappresentanti torneranno da quelle parti dovranno riferire che forse quell'interesse tanto proclamato non trova corrispondenza nei lavori di quest'Aula.

Voglio entrare nel merito dell'argomento in discussione, senza naturalmente dimenticare che si tratta - è stato già detto - di uno degli argomenti che attengono alla problematica dell'emergenza idrica in Sardegna. Anzi, voglio rimarcare che siamo in ritardo e che questo argomento dovrà ancora essere oggetto di discussione in Consiglio, perché non è possibile che noi continuiamo a parlarne nei corridoi, riferiamo i nostri punti di vista, magari attraverso la stampa, ma non assumiamo decisioni precise che impegnino seriamente il Consiglio a individuare adeguate soluzioni ai problemi che sono stati sollevati.

Nel prendere in considerazione l'argomento specifico di Monti Nieddu devo dire che ho seguito con attenzione gli interventi di alcuni colleghi che mi hanno preceduto e ho apprezzato anche lo schematismo adottato dal collega Cogodi quando ha parlato di quelli che sono i fondamentali argomenti che toccano questo problema e che poi, se vogliamo, riguardano l'intera problematica dell'emergenza idrica. Ha parlato infatti di lavoro, di ambiente, di acqua, e per ognuno di questi punti ha indicato mille ragioni che ci inducono a dire sì alla continuazione dei lavori di costruzione di questa diga. Ha parlato degli operai, che in questo momento vedono svanire la possibilità di mantenere il posto di lavoro, e sappiamo quanto sia drammatico il problema della disoccupazione in quei territori come in tutta la Sardegna. Quindi noi dobbiamo sicuramente impegnarci affinché questo non accada.

Ci sono mille modi per far sì che questi operai continuino a lavorare; uno di questi è sicuramente quello portare a termine la realizzazione della diga. Si dice che si siano realizzati lavori per il 30 per cento del totale appaltato e finanziato e che se non si procede al completamento degli stessi le risorse fin qui utilizzate andranno perse.

Il collega Cogodi ha parlato, dicevo, anche di ambiente. Voi sapete che cosa significa realizzare una diga? Significa coinvolgere un territorio amplissimo e, in particolare, chiedere alle popolazioni che vi risiedono - sicuramente a favore di sé stesse, ma anche a favore di altri territori - di rinunciare al possesso delle aree su cui sarà realizzata la diga. Immaginate che cosa significa interrompere adesso tutto questo e far passare ancora degli anni, magari decidendo infine di realizzare la diga altrove, come mi è capitato di sentire da parte di qualcuno, e non oso dare una definizione di una simile proposta. Credo che una proposta di questo genere non possa nemmeno essere presa in considerazione da persone che abbiano un minimo di cervello, figuriamoci poi se si può pensare di interrompere i lavori in un territorio che è stato già devastato, che rischia a questo punto di subire gravi danni ambientali e che per poter rinascere ha bisogno di questa diga.

Ma parliamo più direttamente della risorsa acqua: i discorsi su questo argomento ormai stanno entrando a far parte dei luoghi comuni. Credo che in particolare questa parte del territorio della Sardegna, per quello che stiamo vedendo, abbia sofferto e stia soffrendo a causa della mancanza d'acqua. Se la diga di Monti Nieddu fosse stata completata nei tempi previsti adesso la Sardegna avrebbe una risorsa in più e sicuramente noi oggi avremmo parlato di altre infrastrutture. Invece ha ragione chi dice che anche questa può essere, se non lo è già, una delle tante incompiute che la nostra regione, in particolare, non si può permettere. Ecco perché io queste cose le dico con forza, le ribadisco, se serve, sapendo che il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale, gli amministratori di quel territorio e anche molti consiglieri qui presenti sono concordi sul fatto che il lavoro non può essere interrotto. Capisco che probabilmente il forte ribasso d'asta ha causato dei problemi per la prosecuzione dei lavori, però è anche vero che l'impresa appaltatrice ha rilevanza internazionale e se si è aggiudicata l'appalto vuol dire che era in grado di portare a termine i lavori. Per cui io dico che questo Consiglio, insieme naturalmente a chi è preposto a verificare lo stato dell'arte, deve trovare le soluzioni giuste affinché i lavori non siano interrotti.

A chi sta presiedendo il Consiglio in questo momento faccio gli auguri per il suo nuovo incarico. Qualche collega che mi ha preceduto ha detto che il collega Biggio è molto stimato, e io sono d'accordo con lui.

Credo che quello che noi stiamo dicendo dimostri qual è la nostra sensibilità nei confronti di questa zona della Sardegna e di coloro che stanno soffrendo per tutta una serie di problemi dipendenti dalla crisi idrica e dalla disoccupazione. Un'ulteriore crisi, però, si può verificare con l'interruzione dei lavori di realizzazione di questa diga, perciò subito dopo l'approvazione della legge finanziaria occorre affrontare questo argomento, ma in generale tutta la problematica relativa all'emergenza idrica.

Noi siamo dunque favorevoli al completamento dei lavori di costruzione della diga di Monti Nieddu e pretenderemo che tutta la materia delle risorse idriche sia discussa, ripeto, subito dopo l'approvazione della legge finanziaria.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

Capelli (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Grazie, Presidente, e sinceri auguri per il suo nuovo incarico. Vorrei un attimo, se è possibile, avere l'attenzione dei colleghi…

COGODI (R.C.). Dillo alla maggioranza!

Capelli (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Mi riferisco all'attenzione dei presenti. Ovviamente condivido nella forma, nella sostanza e nell'impostazione la mozione illustrata dal collega Fadda e firmata dai colleghi del centrosinistra, non sto perciò a ripetere le motivazioni corrette che sono state addotte e quanto stia a cuore a questo Consiglio una definitiva rivisitazione e conclusione del progetto acqua per la Sardegna, ma, signor Presidente, colleghi, in quest'aula questa sera c'è stato un intervento che ha suscitato in me, e nel Gruppo che rappresento, una gravissima preoccupazione. Mi riferisco all'intervento del collega Giacomo Sanna, perché quanto da lui riportato è a nostro avviso di grande importanza e gravità, di una gravità che causa in noi anche stupore. Giusto dieci anni fa la politica ha pagato i gravi errori commessi da pochi rappresentanti del popolo italiano; molti altri sono stati fagocitati dall'equazione: politica uguale affarismo. Alcuni partiti sono anche stati cancellati dallo scenario politico con strumenti poco consoni a uno stato democratico. Oggi tante verità stanno venendo a galla e, nel bene e nel male, noi confidiamo in chi dovrà giudicare quanto è avvenuto da dieci anni fa in poi. Ma chi saprà senz'altro giudicare sarà soprattutto la gente.

Vi chiederete il perché di questa premessa. Quanto riferito dall'onorevole Giacomo Sanna in quest'aula credo che debba turbare chi crede ancora nel ruolo della politica, chi come noi - ho già espresso diverse volte in quest'aula questo concetto - crede nella centralità dell'uomo, nel ruolo dell'impresa, ma condanna senza appello il triste connubio politica-affarismo.

Onorevole Sanna, noi del centro - parlo del mio Gruppo - non abbiamo assolutamente paura e non vogliamo evitare il confronto sui temi da lei sollevati in quest'Aula. Ma dirò di più: sollecitiamo con urgenza tale confronto e garantiamo fin d'ora che, se ciò che lei ha affermato corrisponde al vero, ci confronteremo fianco a fianco in difesa degli interessi della nostra terra. Non abbiamo nulla a che fare con ambigui studi professionali, così come non abbiamo nulla a che fare con le famiglie di ministri romani di turno, sicuramente non dei nostri ministri, vorrei aggiungere, tanto meno con peones di Porto Azzurro, luogo assai noto per altri motivi, in questo caso spero sia una casuale coincidenza.

Credo che bastino queste considerazioni per sottolineare quella che è una preoccupazione molto forte del nostro Gruppo politico. Invitiamo perciò l'Esecutivo, il Consiglio regionale, il centrodestra in particolare, a chiarire con immediatezza qual è lo stato dell'arte. Ai colleghi dell'opposizione diciamo: noi non sappiamo, ma vorremmo sapere, vorremmo essere al fianco di tutte le componenti del Consiglio per far sì che la nostra terra non sia per l'ennesima volta scambiata per un bancomat da qualche imprenditore-ministro o pseudo tale, che scambia appunto la Sardegna per la cassa della sua famiglia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

Ortu (R.C.). Presidente, Assessore, a me sembra che il problema sollevato con la mozione meriterebbe più attenzione da parte del Consiglio e della Giunta. Il Presidente della Giunta è invero in tutt'altro affaccendato; nonostante egli ami, in modo anche abbastanza figurativo, risolvere i problemi attraverso slogan, nella sostanza si affaccenda, come dicevo, in altre cose. Meriterebbe più attenzione anche da parte della maggioranza che non si può mettere la coscienza a posto con alcuni interventi di mera testimonianza, tanto per dire "ci siamo", in cui peraltro ha parlato d'altro. Ci vuole attenzione perché stiamo trattando un problema di grande rilevanza che è arrivato in Aula accidentalmente, in quanto si è aperta una questione in ordine alla diga di Monti Nieddu. Stiamo parlando degli addetti alla costruzione di questa diga, quindi c'è il problema dei lavoratori occupati in quel cantiere, c'è il problema delle popolazioni dei territori circostanti, che hanno accettato l'idea della diga dopo un confronto aspro, convinte dal miraggio che si sarebbe risolto un problema che è drammatico per loro e per l'intera Sardegna, e avrebbero potuto finalmente disporre di una quantità d'acqua che non hanno mai avuto. Hanno acceduto, ripeto, anche attraverso discussioni laceranti, al progetto di costruzione di una nuova diga. E il risultato è che oggi c'è il problema dei lavoratori di quel cantiere, c'è il problema di quelle popolazioni, deluse nelle loro aspettative, c'è il problema delle attività economiche che si svolgono in quei territori, e specificamente dell'agricoltura, essendo l'intera zona interessata da un sistema di coltivazione tra i più avanzati dell'Isola, che senza un adeguato approvvigionamento d'acqua non è in grado di mantenere il livello di produzione raggiunto con tanta fatica e quindi di rimanere nel mercato. C'è poi un problema più generale che sarebbe opportuno discutere in quest'Aula oggi, perché oggi la nostra Isola vive una situazione più che mai drammatica, ed è il problema delle risorse idriche. Forse sarebbe stato opportuno che l'Assessore e l'intera Giunta, cogliendo l'occasione della discussione della mozione, avessero deciso di riferire in Aula su una situazione drammatica di cui si parla dappertutto, di cui anche di recente il Presidente della Giunta ha parlato in una trasmissione televisiva, facendo riferimento, in questo caso, anziché alle autostrade del mare, all'autostrada dell'acqua, però poi nessuno ne parla nella sede istituzionale preposta ad affrontare queste questioni.

Vi è anche un'altra considerazione che va fatta con grande chiarezza: rispetto a questo problema non avete alibi, non potete dire "c'erano altri", perché c'eravate, oggi come ieri, sempre voi! Da due anni e mezzo c'è l'assessore Ladu, prima di lui c'era l'assessore Fois, che gli ha passato il testimone; fanno parte della stessa maggioranza. Voi ci siete sempre stati, in cinquant'anni siete sempre stati in quei banchi. Prima di voi c'erano i Riformatori, allora si chiamavano Patto Segni, mi sembra, non ricordo bene, forse "Pattisti", anche loro ex democristiani, che hanno preteso di gestire, nel corso di questi ultimi anni, i lavori pubblici, perché dovevano attuare quel progetto di cui ha parlato l'onorevole Fantola. Dovevano attuare! Badate, tutti gli Assessori che si sono succeduti dal '95 ad oggi, cioè questi tre Assessori, Ladu, Fois e prima ancora Fadda (Fadda dei Pattisti per essere chiari) godevano e godono di poteri straordinari.

Mi chiedo come siano stati utilizzati questi poteri straordinari, quale risultato essi abbiano conseguito. Cosa ci dirà l'assessore Ladu? Possibile che egli non fosse a conoscenza di quello che stava accadendo? Possibile che non sapesse come era partito il progetto? Badate è scritto dappertutto, basta prendere una rivista qualsiasi in cui si fa la sintesi della situazione. Addirittura la Giunta, con un grande atto - Assessore, lei dovrebbe sapere a menadito di che si tratta, ci dirà poi che cosa è successo - il 17 agosto 2000 ha stipulato con il Governo nazionale un accordo di programma quadro Stato-Regione sulle risorse idriche. Io ho qui parte del testo di quell'accordo. A dicembre del 2000, in una situazione che era drammatica, ma in qualche modo migliore di quella che registriamo oggi, voi dicevate che era necessario proseguire l'intervento straordinario avviato nel '95 a seguito della dichiarazione dello stato di calamità e dell'emergenza idrica. Dicevate che bisognava destinare ulteriori somme a questa emergenza prelevandole dai fondi comunitari, e l'avete fatto con l'Asse I del Complemento di programmazione, riguardante appunto le risorse naturali destinate al ciclo integrato dell'acqua.

Allora, giustamente, dicevate che la Sardegna aveva una dotazione idrica da paese del terzo mondo, vale a dire 260 metri cubi annui per abitante. Altro che Francia, di cui si è parlato! "Magari fossimo dietro la Francia!", si diceva. E voi, in quell'accordo dicevate che la dotazione minima per un paese che doveva e poteva definirsi moderno era di almeno 1.000 metri cubi annui e che stando al di sotto di questa soglia noi potevamo essere assimilati, come lo siamo stati, ai paesi del Nord Africa. Siamo infatti dietro paesi come l'Algeria, la Tunisia, la Giordania, l'Egitto e così via.

Questa è la situazione. Purtroppo devo concludere, però sarebbe necessario, Assessore, sapere che cosa lei ha prodotto in questi anni, che cosa hanno prodotto i suoi predecessori e come si intende risolvere il problema della diga di Monti Nieddu. Voi avevate perfino detto che non eravate in grado di rispettare i termini imposti dall'Unione Europea, e l'approdo che oggi registriamo era dunque datato già da allora, perché si sapeva che con quel ribasso d'asta non si poteva andare da nessuna parte e che si sarebbe persa gran parte delle risorse del QCS 1996-2000, così come sta accadendo.

Allora, Assessore, vi sono responsabilità precise che non possono essere scaricate su altri e oggi dovete dire come intendete mantenere gli impegni nei confronti di quei lavoratori e delle popolazioni interessate, come opererete per soddisfare le esigenze di sviluppo di quel territorio e dell'intera Sardegna e se sarete capaci di risolvere, in tempi rapidi, il problema delle risorse idriche.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

Dore (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, anche da parte mia auguri di buon lavoro a lei e ai colleghi ai quali sono state affidate delle cariche delicate, e anche un ringraziamento a coloro che, nella precedente legislatura, hanno ricoperto gli stessi ruoli, sia pure con qualche carenza, ritengo sempre in buona fede, perché in ogni caso hanno svolto un servizio per tutti e per l'Assemblea in particolare.

Voglio rivolgere un apprezzamento - è il momento degli apprezzamenti - anche ai colleghi Paolo Fadda ed Emanuele Sanna per aver avuto l'iniziativa di presentare questa mozione. Iniziativa provvidenziale - io ritengo -, segno tra l'altro di grande sensibilità, di grande competenza e di volontà di approfondire i problemi, di trovare delle soluzioni intelligenti e utili per le popolazioni e, in generale, per il progresso - fra virgolette - di quest'Isola. Purtroppo la Sardegna è una terra molto sfortunata per tutta una serie di motivi, mi riferisco soprattutto alle calamità naturali e ai mali endemici, ma anche per il fatto di essere in questo momento governata da una classe dirigente - ci saranno carenze anche da parte dell'opposizione, ma io mi riferisco alla maggioranza che ha il dovere di governare - che sta dando una prova veramente indecente. La quasi totale disattenzione alla quale si è assistito questa sera in un dibattito così importante, mi pare che ne costituisca la migliore o la peggiore, se vogliamo, conferma.

Qui si parla di acqua, di coste, di lavoro, di ambiente; guarda caso sono forse, e senza forse, i principali problemi che attanagliano la Sardegna. E' vero, quello delle coste è un problema che è stato toccato in un certo senso in modo acrobatico, per superare un provvedimento illegittimo volto a impedire che se ne parlasse. Ma è un'esigenza che molti, moltissimi sentivano e che molto opportunamente è venuta a galla, perché il problema è grosso, drammatico, pesante, vergognoso e quindi va opportunamente esaminato e illustrato. Quindi, il fatto che alcuni colleghi prima di me lo abbiamo fatto, e in modo così efficace, credo che sia comunque positivo, anche se dello stesso problema si potrà parlare ancora perché non è passato, non è scongiurato il pericolo, nonostante il fatto che quel provvedimento non sia passato per il momento. Qualcuno giorni fa, opportunamente, con un paragone piuttosto calzante, diceva: "E' quasi come se di fronte a un tentativo di omicidio non se ne dovesse parlare solo per il fatto che l'omicidio non c'è stato". Il tentativo di omicidio è di per sé un reato. E anche qui il tentativo di scippo doveva comunque essere tenuto presente, e dovrà essere tenuto presente, non è accantonato, se ne dovrà riparlare e si dovrà approfondire il problema.

Rimangono gli altri tre aspetti: acqua, lavoro e ambiente.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue DORE) Non sto a ripetere quello che è stato detto da chi mi ha preceduto, dico solo che sono considerazioni molto serie che devono indurre alla riflessione. Non so se sia stato opportuno progettare quest'opera a suo tempo, forse oggi qualcuno sarebbe riuscito a bloccare un'iniziativa di questo genere, però, non essendo un tecnico, non avendo studiato a fondo il problema, non mi voglio esprimere in merito. Certo il problema delle risorse idriche in Sardegna non si risolve con le dighe, non si risolve più con le dighe. Non si risolve nemmeno, come qualche sindaco buontempone vorrebbe fare - e tutti sanno a chi mi riferisco - con i dissalatori. Questo non è un problema di dissalatori, questo è un problema di risparmio, di gestione e di razionalizzazione delle risorse idriche e ovviamente dei relativi impianti.

Manco a farlo apposta noto l'assenza di un intero Gruppo consiliare e di uno degli artefici storici del così detto Piano generale delle acque. Questi sono i risultati del Piano generale delle acque e di chi per anni, non dico che se n'è riempito la bocca, perché sarebbe quasi volgare, ma comunque ci ha marciato facendone un suo cavallo di battaglia, che è stato poi sostituito dalle riforme degli enti, di cui nel frattempo si rivendicano e si gestiscono le presidenze, e da altre riforme contorniate da viaggi, trasferte nel Continente e via discutendo; riforme che naturalmente, sia ben chiaro, vogliamo tutti, anche chi per adesso non ha fatto viaggi a Roma.

C'è il problema drammatico del coordinamento, c'è il problema drammatico della razionalizzazione, c'è il problema drammatico di recuperare quelle risorse, assessore Ladu, ne abbiamo parlato l'anno scorso in Commissione lavori pubblici, di fronte all'assurdità delle acque che, diciamo, in base ad atti formalmente regolari, ma oramai superati dalla situazione di emergenza, venivano sottratte dall'ENEL, da questo potente ente che sottrae una risorsa fondamentale alla Sardegna per usi a cui si potrebbe benissimo sopperire in altro modo, e soprattutto senza causare sprechi, senza scarichi a mare di tonnellate di liquido prezioso, senza lo spreco di energia elettrica per far scendere e risalire l'acqua da una parte all'altra, come se si trattasse di un ottovolante in un circo equestre o in un parco dei divertimenti, e via dicendo.

Poniamoci il problema di Monti Nieddu perché è drammatico e va risolto subito, seguendo la linea che è stata molto opportunamente tracciata dai colleghi che mi hanno preceduto, e mi fa piacere che anche qualche collega della maggioranza dotato di senso di responsabilità abbia dichiarato di aderire a questa iniziativa, perché è così che si fa politica seriamente. Le buone idee non hanno targa politica, le buone idee sono buone in quanto tali. E' allo sviluppo e al progresso che si deve pensare, quindi mi fa piacere che in mezzo a tanti segnali negativi ve ne sia uno positivo.

Il problema Monti Nieddu, dicevo, è urgente, urgentissimo, e va risolto seguendo le linee indicate. Poi, certo, qualcuno si potrebbe chiedere come mai qui si passa da una cifra di 74 miliardi, che potevano essere 90 o 100 con l'aggiunta dei ribassi, eccetera, a una cifra, mi pare, di 137 miliardi. Mi domando come fu fatto il piano finanziario all'epoca. Questa è una domanda alla quale credo sia abbastanza difficile, ma potrebbe essere anche molto facile, dare risposta.

Occorre quindi cogliere l'occasione per trattare finalmente, non fugacemente in Commissione, bensì, se necessario, con una sessione straordinaria del Consiglio, il problema generale delle risorse idriche, perché è un problema fondamentale per la nostra Isola e non lo stiamo certamente scoprendo in questo momento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.

Pacifico (D.S.). Signor Presidente, è difficile affrontare un dibattito su questo argomento in un'aula che vede i banchi della maggioranza pressoché deserti, e soprattutto senza che ai numerosi interventi dei colleghi del centrosinistra faccia seguito una opportuna dialettica su un argomento così rilevante per la nostra regione come quello dell'emergenza idrica, che prende spunto dalla vicenda della diga di Monti Nieddu.

Alcune cose però vanno dette, senza ripetere quanto, in maniera egregia, è stato detto dai colleghi precedentemente. Credo che il senso di responsabilità di questo Consiglio debba manifestarsi soprattutto oggi, vista la mobilitazione di tutti gli amministratori delle comunità che sono interessate a questa importante opera e che oggi sono qui largamente presenti. Questo è un dato significativo, perché questa vicenda non interessa a una parte politica soltanto, non riguarda cioè soltanto il centrosinistra; gli amministratori delle popolazioni dell'area interessata rappresentano, infatti, anche altre parti politiche, rappresentano una comunità nel suo complesso e un'esigenza forte, che è quella di dare sviluppo al loro territorio. Queste popolazioni ci dicono che quest'opera è importante per lo sviluppo di quel territorio e per tutte le attività che vi si svolgono: agricoltura, turismo e soprattutto industria. Non è in campo soltanto la questione degli usi idropotabili; se noi vogliamo dare una prospettiva concreta e seria di sviluppo, dobbiamo dare alla questione delle infrastrutture, alla questione dell'acqua e dell'ambiente, una valenza fondamentale, così come la diamo alla questione dei trasporti.

Allora è chiaro che la risposta di questo Consiglio e del Governo regionale non può essere una risposta dilatoria. Noi dobbiamo dare certezza e concretezza di intervento. E' questo che chiediamo all'Assessore e al Presidente della Giunta regionale. Credo che questo serva per fugare tanti dubbi, perché, pure chi non ha vissuto in questo Consiglio, ma si occupa di politica da anni, ha la sensazione di assistere a un déjà vu. Quanti di noi, più o meno direttamente, o perché impegnati in politica o dalla lettura dei giornali, non hanno assistito a percorsi di questo tipo, cioè alla progettazione di opere pubbliche il cui costo iniziale "x" poi diventa "x" per 2, "x" per 3 o "x" per 4, che a volte non vengono neppure portate a termine e gravano soltanto sulle spalle dei cittadini, di coloro che vivono la mortificazione di un'aspettativa vana per decenni, che non vede mai una buona fine.

Allora, questa è una questione per noi rilevante, di cui abbiamo discusso altre volte e in maniera rilevante. Ricordo anche gli interventi del presidente Pili quando ha presentato il programma di governo. Quella dell'acqua è una questione fondamentale ed è vero che molti di noi affermavano che non è più una questione di numero di dighe. Io credo che su questo siamo tutti d'accordo; non è una questione di numero di invasi o di dighe, è anche una questione di riordino complessivo della gestione delle acque in Sardegna, è anche una questione complessiva di riordino degli enti gestori, è una questione di rifacimento delle reti idriche e di lotta agli sprechi. Tutta questa materia va affrontata attraverso impegni seri, con una strategia importante che non può essere limitata soltanto a una singola opera.

Ma in questo caso specifico l'opera di cui trattasi è universalmente riconosciuta importante e necessaria per lo sviluppo del territorio. Un collega - non ricordo esattamente chi - parlava del particolare tipo di agricoltura che si pratica in questo territorio, l'agricoltura biologica, che è un elemento fondamentale di sviluppo per questa zona, come è riconosciuto da tutti, ma anche economicamente rilevante per l'intera Isola, e noi dobbiamo perciò dare certezze nella programmazione dello sviluppo. Il Consiglio, il Governo regionale, l'Assessore dei lavori pubblici e il Presidente della Giunta sono qui questa sera per dare certezze. Noi non possiamo dire che dovremo, potremo o ci impegneremo a cercare le risorse; dobbiamo dare certezze di strumenti, prendere impegni politici seri, perché questa diga sia tra le opere prioritarie che la Sardegna oggi ha davanti a sé.

Questo lo dico anche per fugare altri dubbi, in quanto io ho partecipato - e devo dire che ho notato l'assenza di riferimenti istituzionali che in quella sede dovevano, a mio avviso, essere invece presenti -, tra il pubblico, alla riunione congiunta dei consigli comunali dei cinque comuni interessati a quest'opera pubblica. In quella occasione ho avvertito la forza delle richieste che venivano avanzate e intervenendo nella discussione ho affermato che noi dobbiamo sconfiggere un sospetto, onorevole assessore Ladu, quello di una sorta di ritorno indietro della politica. Io ho parlato - forse stravolgendo il termine o accentuandone il significato - di neofeudalesismo della politica moderna, cioè di una visione quasi padronale della politica odierna. Devo dire che vi sono segnali che lei dovrà sconfessare in quest'aula, rispetto a quanto stiamo affermando oggi e nei confronti degli amministratori locali e dei cittadini di questo territorio, perché non vi deve essere attenzione soltanto in relazione ai collegi elettorali di riferimento: noi siamo qui per governare le esigenze di un'intera regione e il sospetto viene rispetto alle attenzioni, rispetto alle priorità di questo territorio, non soltanto per quanto riguarda le risorse idriche, ma anche per quanto riguarda la questione della viabilità, perché le risposte che sono state date nel merito dalla Giunta e dall'Assessorato competente, guarda caso, sono in assoluto contrasto con quanto richiesto dalle comunità locali. Allora questo è un contenzioso dialettico ancora aperto, non si può riconoscere che non è così.

Queste sono esigenze fondamentali; voglio dire che oggi noi dobbiamo affrontare, partendo da questa vicenda, un problema che probabilmente è più generale, che dovrà coinvolgere il Consiglio, nella sua interezza, credo nei prossimi mesi. E questo Consiglio, questo Governo regionale da questo impegno non possono uscire sconfitti, perché si tratta di uno degli impegni prioritari che avevano assunto.

Io non sono molto fiducioso, e per quanto riguarda il problema dell'acqua lo sono ancora meno, perché è da decenni che sosteniamo la necessità di dare l'acqua ai sardi; per decenni abbiamo affidato soltanto incarichi per progettazioni e l'acqua la stiamo ancora aspettando. Io non vorrei che questo percorso e questo periodo, così come affermava anche l'onorevole Capelli, si dovesse prolungare ancora per chissà quanto tempo e dovessimo offrire lo stesso triste spettacolo dei decenni precedenti.

Allora, credo, e chiedo, così come gli altri colleghi, che la risposta che oggi deve arrivare dal Governo regionale sia una risposta di certezza. Le vaghe promesse di impegno credo che questa sera non basteranno, ci dovrà essere qualche cosa di più, perché quest'opera non può rimanere come una ferita aperta in un territorio lacerato e deve essere conclusa nell'interesse di tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

Diana (A.N.). Mi inserisco in questo dibattito certamente di grande importanza e che, per certi versi, è stato a tema libero, nel senso che in alcuni momenti non si è affatto rispettato l'ordine del giorno. Devo anche dire che il Consiglio gode della presenza graditissima degli amministratori locali interessati alle problematiche attinenti alla diga di Monti Nieddu, ma ritengo che, oltre a questa diga, questo consesso si debba interessare di tutti i problemi che attanagliano la Sardegna.

Ho sentito stasera numerosissimi interventi; sembrerebbe quasi che i consiglieri regionali debbano trasformarsi in consiglieri di circoscrizione o addirittura in consiglieri provinciali, perorando una causa ben definita e poco interessandosi, se non in rari e sporadici casi, di quelle che invece sono le problematiche di un'intera Isola. Affrontare l'emergenza idrica in Sardegna in maniera estemporanea è certamente poco costruttivo e poco produttivo. E' un problema ormai drammatico per la Sardegna e la vicenda della diga di Monti Nieddu è certamente il risultato di una politica legata all'emergenza idrica che è nata forse quarant'anni fa. Credo infatti che il primo studio della diga di Monti Nieddu risalga a trentacinque anni fa, mentre la gara d'appalto è stata fatta nel '98, con dei prezzi probabilmente non attuali per quel periodo e con una serie di problematiche che in corso d'opera hanno fatto sì che succedesse quasi l'irreparabile, dico io.

Ho affrontato anch'io questa materia in Commissione, dove sono state ascoltate con grande attenzione le considerazioni del Consorzio di Bonifica, ed è emersa certamente una problematicità piuttosto difficile da risolvere. Io sono del parere che questo problema debba essere risolto con un arbitrato, in tempi brevi e prendendo coscienza e conoscenza dello stato della situazione. Mi fermo a questo. Il Consiglio regionale si deve certamente pronunciare in merito a quest'opera e dato che le risorse a suo tempo messe a disposizione oggi sono risultate inconsistenti, deve necessariamente metterne a disposizione di ulteriori. Ma non basta questo per definire la questione dell'emergenza idrica in Sardegna, e io dico che se vogliamo affrontare davvero questo problema è necessario che il Consiglio si pronunci una volta per tutte sulle priorità di quest'Isola, non solo per quanto riguarda la provincia di Cagliari o di Oristano o di Sassari o di Nuoro, ma anche sulla necessità o meno di importare l'acqua da paesi stranieri.

Sono delle considerazioni che in questo Consiglio io non ho ancora sentito, probabilmente sono state fatte.

FADDA (Popolari-P.S.). Allora non hai ascoltato gli interventi.

DIANA (A.N.). Chiedo scusa, onorevole Fadda, io non ho sentito parlare in questa sala stasera del problema degli invasi che in Sardegna possono raccogliere un miliardo e mezzo di metri cubi d'acqua…

FADDA (Popolari-P.S.). Abbiamo proposto una seduta straordinaria del Consiglio su questo.

DIANA (A.N.). Su questo sono d'accordo, onorevole Fadda. Ascolti anche lei come ho ascoltato io.

Il nostro territorio ha invasi capaci di contenere un miliardo e mezzo di metri cubi d'acqua; ha un fabbisogno annuale di almeno 450-500 milioni di metri cubi d'acqua per usi civili. Oggi le nostre risorse idriche vanno per il 70 per cento all'agricoltura e per il 30-35 per cento all'industria e agli usi civili. L'emergenza più importante riguarda l'acqua per usi civili, su questo non c'è dubbio, e allora quando sento dire - lo ha detto anche l'onorevole Fadda - che la Giunta si deve impegnare per reperire le risorse finanziarie necessarie per completare quest'opera, e contestualmente anche quelle che servono per risolvere il problema delle adduzioni, condivido questa impostazione a titolo di programmazione, di intenti, ma credo che in questo momento ci siano delle emergenze che vanno ben al di là del problema delle adduzioni perché, come ben sanno i colleghi consiglieri, per le adduzioni è necessario operare un riordino fondiario, è necessario che i consorzi di bonifica pongano in essere tutta una politica che a tutt'oggi molti non hanno ancora avviato.

FADDA (Popolari-P.S.). A che cosa serve completare la diga?

DIANA (A.N.). Onorevole Fadda, io non ho l'abitudine di interrompere nessuno, e men che meno lei.

FADDA (Popolari-P.S.). Questo è vero, chiedo scusa.

DIANA (A.N.). Non cercavo le scuse, ci mancherebbe altro!

Quello che voglio dire è che un dibattito serio e attento deve tracciare definitivamente quello che per l'emergenza idrica in Sardegna si deve fare, deve cioè indicare la soluzione del problema.

Torno al miliardo e mezzo di metri cubi d'acqua perché si è innescato un meccanismo perverso nel territorio regionale con una serie infinita di opere che dovrebbero essere fatte e per la cui realizzazione certamente c'è bisogno di tempi lunghi. Noi dobbiamo preoccuparci di portare a termine le opere già iniziate, garantire che l'acqua arrivi alle abitazioni, rivedere tutta la rete idraulica e fognaria del territorio regionale perché le perdite sono ingentissime. Credo che in media in Sardegna vi sia una perdita del 38-39 per cento dell'acqua che viene immessa in condotta, che si disperde poi nel sottosuolo. Sono milioni e milioni i metri cubi d'acqua che vengono dispersi.

Io non sto facendo e non voglio fare accuse contro nessuno. Gradirei invece che ci fosse un confronto serio e concreto, e quindi condivido l'ipotesi avanzata dall'onorevole Fadda di un dibattito serio, che non tenga conto di chi è stato Assessore dei lavori pubblici quindici anni fa piuttosto che venti anni fa o l'anno scorso, perché il disastro ambientale di Monti Nieddu, se disastro lo si deve definire, credo che non abbia assolutamente come responsabile nessuno degli Assessori dei lavori pubblici che si sono succeduti negli ultimi cinquant'anni. Ci saranno anche delle responsabilità, qualcuno ha invitato a non cercarle e nessuno le vuole cercare, certo è che d'ora in avanti sarà necessario che un collante tenga unite maggioranza e opposizione nel portare avanti le istanze, impegnando le risorse finanziarie disponibili. In tempi brevi deve essere pubblicato il vero piano per l'emergenza idrica in Sardegna, da cui occorre partire senza interrompere assolutamente la programmazione.

Noi vogliamo che l'acqua arrivi in un certo modo in Sardegna, diamoci da fare perché questo avvenga, ma facciamo prima un piano, impegniamo le risorse e andiamo avanti. Non utilizziamo momenti come questo per creare discordie, fratture o per far nascere contrapposizioni campanilistiche tra i diversi territori, perché l'acqua è un bene di tutti. Non concordo con gli amministratori che ritengono che l'acqua sia patrimonio esclusivo del territorio che la produce o che la contiene. Ritengo che l'acqua sia un bene prezioso per tutti e se così è il Presidente della Giunta regionale, con i poteri che gli sono conferiti come commissario straordinario per l'emergenza idrica, deve fare valutazioni più attente e più conseguenti.

Se saremo capaci di tenere un livello alto nella programmazione di ciò che è necessario fare per risolvere il problema delle risorse idriche, il popolo sardo sarà orgoglioso di avere un Consiglio regionale che finalmente affronta una problematica dalla "a" alla "z". Portiamola a termine, almeno in termini di programmazione, e poi impegniamo le risorse e andiamo avanti. Credo che solo così si possano risolvere i problemi e non sfogliare il carciofo ogni volta che si presenta una vicenda come questa. Peraltro ho già dato un'indicazione, occorre cioè arrivare a un arbitrato con l'impresa e chiudere la vicenda nel modo più indolore e meno traumatico per le maestranze e per le popolazioni di questo territorio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Onorevoli colleghi e colleghe, io non posso non fare riferimento all'affermazione fatta per ultimo dal collega Diana, il quale ha detto che questa sera abbiamo parlato a tema libero. Non mi pare sia avvenuto questo; casomai si può dire che ha parlato in prevalenza la minoranza e l'unico che ha fatto riferimento a un problema diverso, ma molto attuale e importante, è il collega Giacomo Sanna.

Io non parlerò dei problemi affrontati dal collega Sanna, ma mi associo al suo atto di protesta e contestazione della decisione assunta dal Presidente del Consiglio regionale di non consentire la discussione della mozione sulle proprietà immobiliari legate ai consorzi industriali e alle proprietà demaniali. Credo che il collega Sanna abbia fatto bene a elevare la sua protesta, perché impedire questa discussione è stato un atto inaccettabile di violazione del Regolamento, che conferma quanto il più delle volte il Presidente del Consiglio tenda a favorire una parte di questo Consiglio e non sia un garante delle esigenze di tutti. E' bene ribadirlo in questa circostanza.

Non voglio parlare di questo, dicevo, voglio semplicemente dire che se nel frattempo queste aree dovessero andare perse al controllo e al patrimonio regionale senza un indirizzo e una presa di posizione di questo Consiglio la responsabilità sarà di chi ha impedito di discutere in questa sede tempestivamente questo problema. E i pericoli sono imminenti, ne ricordo uno per tutti: i mille e cinquecento ettari delle saline di Sant'Antioco, che sono state annesse come beni di proprietà alla privatizzazione dell'attività delle saline. Questo speriamo che non avvenga, speriamo che questo pericolo venga scongiurato, ma anche per questa ragione la mozione presentata dal centrosinistra era importante, e averne impedito la discussione, come ha voluto il Presidente della Giunta, assecondato dal Presidente del Consiglio, è un atto che va condannato. Per questa ragione credo che il riferimento fatto dal collega Diana sia inopportuno, anche tenendo presente il fatto che uno dei rappresentanti del centrodestra, il collega Capelli, ha suonato un campanello d'allarme sul grave pericolo di speculazione ai danni della Sardegna.

Torno ad affrontare il problema della diga di Monti Nieddu: anche a me sembra una questione molto importante. Credo che l'iniziativa assunta dai colleghi Fadda e Sanna sia stata opportuna, necessaria e tempestiva, perché non si poteva andare avanti di fronte a questa emergenza senza che il Consiglio regionale ne discutesse. Credo sia indispensabile che il Consiglio approvi questa mozione, che siano rapidamente stabiliti i tempi e le risorse finanziarie necessarie per il completamento dell'opera, anche al fine di impedire ulteriori impatti ambientali, oltre a quelli probabilmente, anzi sicuramente inevitabili derivanti dalla creazione dell'imposta della diga. Occorre impedire, attraverso opere di prevenzione, che nel frattempo eventuali alluvioni (noi speriamo che arrivi semplicemente la pioggia e che in ogni caso le alluvioni non assumano proporzioni devastanti) possano creare problemi ai paesi sottostanti al bacino idrogeologico che sottende la diga di Monti Nieddu, e nell'attuazione di queste opere di prevenzione deve trovare impiego, se non la totalità, buona parte dei lavoratori impegnati nella costruzione della diga.

Questa è una delle grandi emergenze sociali che ha creato l'interruzione dei lavori della diga di Monti Nieddu, e ci sono le possibilità per dare una risposta, perché i danni che possono derivare dal lasciare gli impianti e i cantieri incustoditi e abbandonati sarebbero molto più gravi, in termini di costi, di quanto costerebbe garantire la continuità occupativa ai lavoratori attraverso la predisposizione di servizi di guardiania e di sicurezza. Oltre naturalmente al danno sociale derivante dal tenere nell'incertezza e nello sbando settanta famiglie di nostri conterranei. Io credo che non stiamo neanche parlando di un problema localistico o particolare, perché il completamento della diga di Monti Nieddu contribuirà a ridurre il grave deficit idrico, non solo dell'area interessata, ma dell'intera Sardegna meridionale.

Ho apprezzato anche l'intervento dell'onorevole Liori, il quale condividendo in pieno questa mozione del centrosinistra ha chiesto di sottoscriverla. E questo deve essere accolto con molto piacere.

Sulla diga non mi soffermo ulteriormente; mi voglio invece soffermare su alcune osservazioni fatte con preoccupazione dall'onorevole Fadda nel presentare la mozione stessa. In questa zona, ha detto Fadda, tutte le falde sono diventate salmastre. Questo è un grave problema, che credo sia indispensabile affrontare non solo per lo stato in cui si trovano le falde del litorale che va da Capoterra a Sarroch, fino a Pula, ma perché nell'affrontare il problema dell'emergenza idrica occorre anche riflettere sui gravi disastri ambientali verificatisi in Sardegna, tra cui quello derivante dall'emungimento incontrollato delle falde sotterranee, che assieme al depauperamento della copertura e del manto vegetale sta creando gravissimi problemi di desertificazione nella nostra regione. Noi, anziché all'Europa, ci stiamo avvicinando all'Africa, da questo punto di vista, cari colleghi, e credo che questo campanello d'allarme vada suonato in questo Consiglio regionale perché al più presto prendiamo, se saremo capaci di farlo, provvedimenti che non siano solo di emergenza, per intervenire su un problema che sta diventando planetario, quello appunto relativo alle condizioni ambientali. I disastri ambientali stanno anche contribuendo a ridurre le precipitazioni nel nostro pianeta e quindi anche nella nostra regione, il che è conseguenza dei cambiamenti climatici indotti dal depauperamento del manto vegetale. Quindi dobbiamo portare avanti una lotta senza quartiere alla desertificazione e nel contempo provvedere alla ricostituzione del manto vegetale in Sardegna, come condizione per arginare la riduzione del 15-20 per cento delle precipitazioni che si è verificata nell'area mediterranea negli ultimi dieci anni,.

Credo che questo sia un problema che ci dobbiamo porre con grande impegno e con grande serietà. Probabilmente ciò non servirà per guadagnare voti alla prossima competizione elettorale, ma è un problema che ci dobbiamo porre perché ce ne chiederanno conto i nostri figli.

Ritornando al problema delle acque sotterranee, prima di tutto voglio smentire chi dice che la falda dell'iglesiente è stata dichiarata dagli iglesienti di loro proprietà. Questa affermazione la respingo, anche perché ci sono stati recenti ordini del giorno del Consiglio comunale di Iglesias che dimostrano che questa non è la posizione del Comune di Iglesias, che unanimemente si è espresso per fare in modo che questa grande risorsa idrica, che sta ricostituendosi dopo la fermata delle pompe della miniera di Monteponi, diventi un patrimonio comune e non sia l'occasione per speculazioni particolari da parte di privati.

Voglio ricordare in quest'aula che, nel silenzio generale, dei privati hanno fatto domanda di adduzione per accaparrarsi questa risorsa. La risorsa è di tutti e tutti la dobbiamo gestire senza consentire speculazioni, così come dobbiamo porci il problema delle acque sotterranee di tutta la Sardegna, perché caro Luigi Cogodi - che adesso non c'è - per fare propaganda politica l'attuale commissario per l'emergenza idrica non è solo andato a gettare acqua con la bottiglia alla diga di Busachi, è anche sceso in miniera, occupandola, per arrestare le pompe di Monteponi, il che ha consentito di avere oggi quei dodici milioni di metri cubi d'acqua che devono servire a quella città, a tutto il territorio della Sardegna meridionale e a tutti quelli che possono averne necessità.

Chiudo, visto che ho superato il tempo, dicendo che si rende necessario con urgenza, immediatamente dopo la finanziaria, al massimo entro trenta giorni, che questo Consiglio affronti seriamente il problema dell'emergenza idrica in Sardegna, sperando che assieme al problema delle acque superficiali, e quindi alla spendita di migliaia di miliardi, si affronti per la prima volta il problema delle acque sotterranee che, probabilmente perché riguardano una spesa di poche decine di miliardi, non vengono mai prese in considerazione!

Noi amiamo le grosse cifre delle opere pubbliche e non prestiamo attenzione a questo problema, forse perché costa poco, ma io credo che anche durante la discussione della finanziaria dovremo tornare a discutere di questo problema, per avere un quadro completo in termini di risorse, di interventi, di tempi per affrontare l'emergenza idrica in Sardegna. Mi auguro che per allora le risposte alle domande e ai quesiti posti dalla mozione del centrosinistra siano già arrivate, perché i lavoratori non possono aspettare e le comunità interessate credo abbiano fatto bene a mobilitarsi, attraverso un coordinamento dei sindaci, per fare in modo che questa non resti l'ennesima incompiuta della nostra regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dei lavori pubblici.

LADU (P.P.S.-C.D.U.), Assessore dei lavori pubblici. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghe, io ringrazio i firmatari della mozione perché hanno promosso in Aula un dibattito approfondito e interessante. Un dibattito che ha trattato un problema specifico, quello della diga di Monti Nieddu, ma è entrato un po' anche nel merito di tutte le problematiche relative alla situazione idrica in Sardegna e nella parte meridionale in particolare. Pertanto credo che si debba subito dire che il dibattito è stato abbastanza approfondito, e io ho colto da parte di tutti quelli che sono intervenuti la volontà di arrivare a una soluzione del problema. Ciò dimostra che c'è la consapevolezza che la diga di Monti Nieddu è un'opera importante e pertanto è indispensabile il contributo di tutti, sia della maggioranza che dell'opposizione, per arrivare in tempi rapidi alla definizione del problema.

Si tratta di un'opera strategica nell'ambito della programmazione regionale, che una volta ultimata consentirà di invasare 35 milioni di metri cubi d'acqua, capaci di risolvere tutta una serie di problemi idrici, non solo per quanto riguarda gli usi idropotabili, ma anche quelli irrigui e industriali in tutta la zona interessata. In questo modo si alleggerirà la situazione dell'area di Cagliari, che oggi praticamente deve garantire risorse idriche anche per quella zona, e quindi è chiaro che riuscire a realizzare questa grande opera in quel territorio avrà grande importanza.

In questa logica la Giunta regionale si muove con un triplice obiettivo: prima di tutto il completamento dell'opera, perché, bisogna dirlo, oggi ci sono delle difficoltà per le motivazioni che sono state già dette e per quello che dirò io più avanti. A noi però interessa che i lavori siano completati in tempi rapidi.

Il secondo obiettivo che vogliamo raggiungere è quello del recupero dei finanziamenti, e anche questo è un aspetto importante perché bisogna dire subito che la diga doveva essere ultimata entro il 31 dicembre 2001, pertanto, siccome si tratta di finanziamenti comunitari del quinquennio 1994-1999, secondo le norme comunitarie le somme che non sono state utilizzate entro il 31 dicembre 2001 in pratica andrebbero perse. Questo è un problema che ha impegnato la Regione, e in particolare l'Assessorato dei lavori pubblici, in questi anni, e che si sta avviando, devo dirlo, a soluzione.

Però, se mi è consentito, devo dire anche una cosa che mi pare sia sfuggita in qualche intervento in cui si è addebitata qualche responsabilità per i ritardi alla Regione e, in modo particolare, all'Assessorato dei lavori pubblici. Bisogna dire subito che l'autorità di gestione di questi finanziamenti non era l'Assessorato dei lavori pubblici, ma direttamente il Ministero dei lavori pubblici, che ha concesso il finanziamento alla stazione appaltante, in questo caso al Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale, e quindi c'era un rapporto diretto tra il Ministero e il Consorzio di Bonifica. Io mi auguro che questoo non si ripeta più e sono convinto che con i finanziamenti del sessennio 2000-2006, quando l'organo gestore sarà invece la Regione, queste cose perlomeno si tenterà di evitarle.

Tuttavia ciò non significa che la Regione non abbia svolto un suo ruolo importante in questi anni, proprio in considerazione delle problematiche che ci ha presentato il Consorzio di Bonifica. Pertanto noi ci siamo mossi e se oggi possiamo dire di avere la disponibilità di queste risorse per il sessennio 2000-2006 è proprio perché la Regione ha fatto i suoi passi importanti presso il Ministero dei lavori pubblici.

Infine c'è un terzo obiettivo che riguarda un altro grande problema, quello dei lavoratori coinvolti in questa vicenda. Si tratta di circa settanta persone che lavorano in imprese interne ed esterne, a cui bisogna dare una risposta. Il nostro obiettivo non è solo procedere alla realizzazione dell'opera, ma anche garantire i finanziamenti e nel contempo dare una risposta a questi operai, che possono avere la speranza di conservare il posto di lavoro solo se noi saremo capaci di assicurare in tempi rapidi la ripresa e l'ultimazione dei lavori.

Bene, fatte queste premesse, io credo che noi oggi dobbiamo evitare, nella maniera più assoluta, che la diga di cui trattasi diventi un'incompiuta, con i prevedibili danni dal punto di vista ambientale e geologico che potrebbero verificarsi, considerato che si è già eseguito lo sbancamento e quindi il terreno è preparato per la costruzione dell'invaso. Sarebbe davvero un gravissimo errore, un gravissimo danno per queste popolazioni se, a questo punto, noi non riuscissimo a individuare una soluzione che consenta di portare a termine la costruzione dell'invaso. Devo dire anche che questa sera sono stati posti altri problemi relativi ad altri invasi che si trovano quasi nella stessa situazione. Il collega Calledda parlava della diga di Medau Zirimilis, ma tante altre opere hanno bisogno dell'intervento della Regione, cosa che noi stiamo facendo. Credo però che sul problema più generale della gestione delle risorse idriche in Sardegna bisognerà attivare un confronto diverso. Anzi, già da oggi chiedo al Presidente della Giunta, e anche al Presidente del Consiglio, di programmare una sessione straordinaria per affrontare questo problema, che veramente merita grande attenzione, grande considerazione, soprattutto per il fatto che in Sardegna stanno avvenendo fatti straordinari, nel senso che ormai la siccità è diventata un fatto strutturale vero e proprio, i livelli di piovosità negli ultimi ottant'anni sono diminuiti in modo progressivo, ed è chiaro che la tendenza non è a un miglioramento nel prossimo futuro, anzi sicuramente le condizioni climatiche saranno in futuro ancora più difficili per la Sardegna. Quando noi diciamo che stiamo già dentro il pericolo reale di desertificazione diciamo una cosa vera, e quindi ci dobbiamo preparare a realizzare quelle infrastrutture e quegli interventi capaci di contribuire alla soluzione del problema idrico in Sardegna. Questo ci obbliga a una programmazione diversa che sia in grado di dare una risposta in tempi rapidi.

Io credo che occorra fare una rapida verifica della situazione relativa a questo invaso; intanto quest'opera è stata finanziata con i fondi del Quadro comunitario di sostegno per il quinquennio '94-'99, che dal Ministero dei lavori pubblici sono stati trasferiti direttamente al Consorzio di Bonifica. Il finanziamento iniziale era di 123 miliardi, 87 dei quali erano destinati alla realizzazione dell'opera e poi, con il ribasso d'asta del 14 per cento, c'è stata una rideterminazione del finanziamento in circa 101 miliardi di lire, 74 dei quali praticamente sono destinati alla realizzazione dell'opera.

L'opera di cui trattasi è di grande importanza, nel senso che prevede la diga sul Rio Monti Nieddu, la traversa di sbarramento di Medau Aingiu e la galleria di collegamento tra gli invasi di Monti Nieddu e Is Canargius. Come dicevo prima i lavori dovevano completarsi entro il 31 dicembre 2001, ma così non è stato. Purtroppo dei 101 miliardi stanziati ne sono stati spesi soltanto 35, e 22 su 74 per la realizzazione dell'opera. Praticamente vi è stata una spendita di appena il 30 per cento delle risorse, il che pone oggi problemi importanti dal punto di vista finanziario, perché queste risorse, ripeto, andavano comunque spese entro il 31 dicembre 2001.

L'Assessorato dei lavori pubblici, anche su sollecitazione del Consorzio di Bonifica, ha tenuto diversi incontri col Ministero dei lavori pubblici nel 2000 e nel 2001, in seguito ai quali è stata formalizzata una procedura per salvare il finanziamento ministeriale che, appunto, rischiavamo di perdere. Tant'è che, in una delibera di Giunta, il collega Pani, Assessore dell'ambiente, ed io abbiamo inserito il completamento di diverse opere, compresa la diga di Monti Nieddu, prevedendo anche l'utilizzazione della quota residua, pari a 71 miliardi di lire, dell'intervento finanziario del POR 1994-2000 nel sessennio 2000-2006. Pertanto, praticamente, noi siamo adesso in attesa della definizione dell'intesa col Ministero, che credo debba essere firmata proprio la prossima settimana. Il Presidente della Giunta mi diceva prima che probabilmente l'intesa sarà firmata martedì pomeriggio.

Bisogna però dire perché si è potuto verificare tutto questo: la consegna dei lavori è stata fatta il 21 gennaio '98, quindi se in quattro anni si è realizzato soltanto il 30 per cento dei lavori appaltati evidentemente ci sono stati problemi tali da impedire il completamento dei lavori. E i problemi, bisogna dirlo subito, sono da imputare alla problematica relativa alle ceneri, che avrebbe dovuto produrre l'ENEL e che di fatto non sono state prodotte, il che ha ritardato la realizzazione del corpo dell'opera, che è la parte più importante, tant'è che l'impresa si è attivata per porre in essere tutta una serie di interventi collaterali, ma non è entrata nel merito della costruzione del corpo dell'opera proprio perché mancavano le ceneri. Nonostante diversi incontri tra impresa ed ENEL - incontri che anche noi abbiamo provveduto ad attivare - non ci sono state le condizioni perché si potesse raggiungere un accordo. Almeno così è stato ripetutamente dichiarato dall'Associazione temporanea di imprese (due imprese spagnole e una italiana) che si è aggiudicata i lavori. Noi sappiamo che effettivamente non c'è stata la possibilità di mettere a disposizione queste ceneri per la costruzione dell'opera e quindi questo ha ritardato enormemente i lavori, così come, a causa di questi ritardi, l'autorizzazione del Servizio Nazionale Dighe è arrivata soltanto qualche mese fa. Si sono accavallati quindi numerosi problemi che in qualche modo hanno ritardato la realizzazione dell'opera. Ora è chiaro che occorre trovare una soluzione al problema, perché da una parte l'impresa ha avanzato delle riserve per circa 43 miliardi e ha presentato una domanda di arbitrato, finalizzata al riconoscimento di maggiori oneri (circa 64 miliardi), mentre dall'altra parte il Consorzio di Bonifica, dopo aver invitato l'impresa, con un ordine di servizio, a proseguire i lavori, a seguito del diniego della stessa, ha chiesto la risoluzione contrattuale presso il Tribunale di Cagliari. Allora, noi oggi ci troviamo di fronte a due possibilità: la prima è quella di procedere alla risoluzione del contratto, con tutte le conseguenze possibili e immaginabili che possono verificarsi, non solo per quanto riguarda i tempi di realizzazione dell'opera, che si prolungherebbero a questo punto ancora per diversi anni, ma anche perché dovendo fare un altro appalto si dovrebbe anche ripetere la procedura per il rilascio di tutte le autorizzazioni necessarie, compresa quella impegnativa del Servizio Nazionale Dighe. La seconda possibilità è quella di valutare le richieste avanzate dall'impresa per cercare di giungere a un accordo, a una transazione che magari riconosca alcune riserve, alcuni danni subiti dall'impresa stessa. Questo ci permetterebbe di accelerare la ripresa dei lavori e nel contempo di giungere al completamento dell'opera in tempi rapidi, dando anche una risposta ai problemi occupazionali causati dal blocco dei lavori.

Noi diciamo subito che l'orientamento della Giunta regionale è quello di raggiungere, se è possibile, un accordo tra le parti, naturalmente nel rispetto della legislazione vigente, in particolare della legge nazionale 109/94, in cui è previsto che in questi casi si possa arrivare a un'ipotesi di transazione, e devo dire che noi stiamo perseguendo questa strada. Abbiamo sentito proprio ieri un rappresentante dell'Associazione di imprese e il Consorzio di Bonifica e abbiamo invitato entrambi a fare una quantificazione delle opere che sono state realizzate e dei danni che ci sono stati, per arrivare comunque a un'ipotesi di transazione, anche perché probabilmente non saranno i 64 miliardi che chiede l'impresa che faranno la differenza, però, considerato che rispettando quel capitolato d'appalto non è possibile per l'impresa riprendere i lavori perché sicuramente andrebbe dai 20 ai 25 miliardi sotto, è chiaro che noi queste considerazioni le dobbiamo fare, fermo restando quanto diceva prima il collega Calledda in un passaggio importante: "Stiamo attenti perché se la gente si è buttata magari a capofitto facendo ribassi impossibili, poi bisognerà fare i conti con le altre imprese". Certo, noi staremo molto attenti, vigileremo perché gli accordi siano previsti a norma di legge e diano la possibilità di completare in tempi rapidi l'opera, anche al fine di determinare un risparmio per la Regione Sardegna, perché se dovessimo iniziare un'altra volta tutto da capo sicuramente la spesa sarebbe molto superiore, e allora se il tutto si può chiudere con un accordo che prevede una spesa accettabile e documentata, noi siamo favorevoli a perseguire questa strada e naturalmente ci impegneremo, una volta che avremo elementi più concreti, con il Ministero dei lavori pubblici perché ci vengano date risorse aggiuntive che permettano la prosecuzione dei lavori. Pertanto, noi abbiamo invitato, per la prossima settimana, i rappresentanti legali e i responsabili dell'Associazione di imprese perché ci dicano chiaramente quali sono le condizioni che essa pone o comunque per verificare come possa essere raggiunta una transazione, e quindi se le richieste che loro faranno sono accoglibili, naturalmente sulla base di una documentazione precisa del lavoro che è stato fatto e che dovrà essere fatto.

Dopodiché, una volta quantificate le risorse finanziarie che ancora servono per la realizzazione dell'opera, noi tenteremo da una parte di attivare un ulteriore confronto con il Ministero e dall'altra di stabilire la disponibilità complessiva anche derivante dai fondi P.O.R..

Noi vogliamo raggiungere un accordo con l'impresa e con il Consorzio di Bonifica e stiamo lavorando attivamente in questi ultimi tempi per raggiungere questo accordo, perché sappiamo che una risoluzione del contratto con ripresa da capo di tutto l'iter procedurale sicuramente richiederebbe tempi molto più lunghi probabilmente con un dispendio ancora maggiore di risorse da parte della Regione Sardegna. Pertanto, condividendo le preoccupazioni e i contenuti della mozione, io credo che, con le integrazioni che stiamo tentando di apportare, si possa pensare alla firma di un ordine del giorno unitario che impegni la Giunta a stabilire quelle condizioni che sono praticamente necessarie e possibili, a questo punto, per definire in tempi rapidi una vicenda che sta creando non pochi problemi, ma credo che con la volontà e l'impegno di tutti si possa giungere a una soluzione di questa vicenda.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

Sanna eMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che non si sia fatta una discussione inutile stasera e che non si sia neanche fatta una discussione, in seduta straordinaria e alla vigilia dell'esame della legge finanziaria, circoscritta a un problema di carattere locale, come paventava il collega Diana nel suo intervento. Noi non stiamo discutendo dell'approvvigionamento idrico di cinque comuni della Sardegna sudoccidentale, cioè Sarroch, Pula, Villa San Pietro, Domus De Maria e Teulada, stiamo discutendo nell'ambito di un'emergenza generale che purtroppo si è ripresentata quest'anno in termini particolarmente preoccupanti. Siamo infatti di fronte all'ennesima stagione siccitosa per la nostra Isola e stiamo discutendo di un problema strutturale, quindi io do un giudizio positivo sul dibattito, sul contributo che hanno dato i diversi colleghi non solo dei Gruppi di minoranza che hanno presentato la mozione, ma anche degli altri Gruppi consiliari, e do un giudizio sostanzialmente positivo anche sull'intervento che ha appena pronunciato l'Assessore regionale dei lavori pubblici. Mi sembra che la Giunta abbia sostanzialmente recepito le preoccupazioni, le denunce, le indicazioni che erano contenute nel nostro documento e io ritengo che questa discussione e le conclusioni, mi auguro unitarie, alle quali perverremo tra qualche minuto, possano supportare adeguatamente l'iniziativa del Governo regionale, in particolare dell'Assessore dei lavori pubblici e del Presidente della Giunta, che esercita, come sappiamo, anche la funzione importante, in questo momento, di commissario straordinario per l'emergenza idrica.

La scelta di costruire e finanziare la diga di Monti Nieddu fu accompagnata, circa quindici anni fa, a cavallo tra gli anni '80 e '90, da un'intensa discussione tra le forze politiche, nel mondo tecnico, fra il Consiglio regionale e gli enti locali maggiormente interessati, anche sulla opportunità - è bene ricordarlo, signor Presidente - di inserire questo bacino idrico artificiale fra le priorità del cosiddetto Piano generale delle acque. Anche allora l'emergenza idrica, dopo l'ennesima annata siccitosa, era al centro delle preoccupazioni del Consiglio impegnato a tamponare le situazioni più critiche nel settore idropotabile, in particolare nel mondo delle campagne. Ha citato dei dati il collega Diana: il fabbisogno attuale totale dell'Isola, pur ridimensionato sulla base del decremento allarmante della piovosità che c'è stato nel corso dell'ultimo decennio, per gli usi civili è di 294 milioni di metri cubi all'anno, 61 milioni di metri cubi all'anno per gli usi industriali e ben 807 milioni di metri cubi all'anno per il solo settore agricolo. Attualmente, come ben sa l'Assessore, nonostante il problema sia perdurante (il collega Pinna richiama opportunamente ogni tanto, anche in quest'aula, il fatto che per fortuna abbiamo una risorsa sotterranea consistente, poco sfruttata o, peggio ancora, sfruttata in maniera del tutto irrazionale, con conseguenze ambientali che rischiano di essere irreversibili), le scorte d'acqua sono meno della metà del fabbisogno vitale per la nostra Isola. Quindi andremo incontro, anche se dovesse piovere nella prossima primavera, a un'altra stagione terribilmente difficile. Allora perché è importante discutere di questo piccolo invaso, che raccoglierà, nelle annate buone, circa 35 milioni di metri cubi di acqua rispetto a un fabbisogno di quelle dimensioni? E' importante intanto perché per quei cinque paesi, per uno dei poli industriali più importanti della nostra Isola, per uno dei comprensori turistici più importanti della regione e per un comprensorio agricolo e serricolo fra i più interessanti, soprattutto dal punto di vista della qualità della produzione, non ci sarà più bisogno di portare l'acqua dal bacino del Flumendosa, che quest'anno è anch'esso semivuoto o prosciugato per centinaia di chilometri. Ma la realizzazione di questa diga è importante perché tutta questa vicenda non riguarda più solo un'emergenza di carattere idrico, ma ormai anche un'emergenza, come sappiamo, di carattere giuridico e ambientale.

I lavori sono stati consegnati, come è stato scritto puntualmente nella nostra mozione, il 21 gennaio '98, dovevano essere completati il 21 gennaio 2002. Noi oggi non dovremmo trovarci qui a discutere di questa opera, perché l'acqua dovrebbe essere già invasata in quella diga. Allora, se in questi quattro anni, degli oltre 100 miliardi disponibili, come ha ricordato l'onorevole Assessore dei lavori pubblici, se ne sono spesi meno di 30 e si sono eseguiti lavori solo per il 30 per cento dell'importo totale appaltato, ci dovrà pur essere qualche responsabilità. Badate bene, io considero del tutto fisiologico che per un'opera pubblica di queste dimensioni l'impresa che appalta con un forte ribasso cerchi in qualche modo di recuperare risorse finanziarie. Però, attenzione, qui si pone un problema molto delicato: se l'impresa pensa di recuperare risorse magari per decine e decine di miliardi senza che noi abbiamo certezza e chiarezza sulla ripresa e sul completamento dei lavori in tempi certi, non credo che sia più un problema di risorse finanziarie. Nessuno di noi è venuto qui con l'intendimento di mungere altri soldi dal bilancio della Regione o dai fondi di derivazione comunitaria per un altro cantiere senza fine, per un'altra fabbrica di Sant'Anna, che durerà magari altri decenni. Non solo noi, ma soprattutto i sindaci, che sono qui in tribuna, e i lavoratori, che vivono un momento di grandissima difficoltà, non sono venuti qui per chiedere l'elemosina, per essere trasformati in guardiani del cantiere non finito per altri anni. No, noi vogliamo che si faccia chiarezza e che si decida nella chiarezza una soluzione definitiva.

Quella valle - aggiungo io, ma lo hanno già detto l'onorevole Fadda, molti colleghi che sono intervenuti e anche l'Assessore - senza diga sarebbe davvero una ferita ambientale insopportabile. Io ricordo le discussioni che abbiamo fatto anche in quest'Aula dieci, quindici anni fa, quando anche tanti ingegneri progettisti, magari pagati e che poi si sono pentiti, sostenevano che in quel bacino imbrifero non pioveva più, che era inutile fare la diga perché ormai non pioveva più a Monti Nieddu e in quel bacino, dove si può raccogliere, come sappiamo, tra l'altro, acqua di prima qualità, perché a monte non ci sono né insediamenti abitativi né insediamenti produttivi. E poi c'erano gli ambientalisti giustamente preoccupati del danno ambientale che un bacino artificiale, sia pure di piccole dimensioni, in un ecosistema così delicato poteva determinare. Una diga determina anche un impatto ambientale pesante, muore una valle fluviale sotto la diga, e quindi erano giuste le preoccupazioni e le raccomandazioni degli ambientalisti, però noi abbiamo deciso, nell'interesse generale della nostra comunità regionale, che la diga andava fatta e abbiamo reperito le risorse finanziarie necessarie a questo fine. Ora è insopportabile che di queste risorse se ne si sia speso solo il 30 per cento e, dopo quattro anni, il cantiere sia fermo senza che si sappia come potrà andare avanti.

Noi vogliamo che la diga venga completata anche perché quella lacerazione ambientale provocata dai lavori già eseguiti, sia pure con grave ritardo, venga definitivamente riparata. Siamo naturalmente d'accordo per una soluzione unitaria e abbiamo discusso con l'Assessore e con il Presidente della Giunta di come correggere, in parte, il documento da noi presentato, che rimane però nel suo impianto fondamentale, mi sembra, abbastanza integro. C'è una convergenza che noi consideriamo positiva, però resta il problema di affrontare globalmente questa importante problematica che riguarda, come sappiamo, tutto il territorio della nostra Isola.

Presidente, non voglio concludere senza fare un brevissimo riferimento all'altro tema, che i colleghi Giacomo Sanna e Capelli hanno ripreso discutendo della mozione sull'emergenza di Monti Nieddu. C'è un'altra emergenza, Presidente, mi appello alla sua sensibilità di Presidente di questa Assemblea, che riguarda beni inestimabili territoriali, produttivi ed economici della nostra regione, che sono messi a rischio e a repentaglio da manovre per adesso un po' oscure e spericolate che stanno incubando in Sardegna, in Parlamento e in qualche anticamera ministeriale. Il tema che noi abbiamo sollevato con la mozione sui consorzi industriali costieri (non stiamo parlando solo del CASIC o solo di Cagliari, stiamo parlando di tutti i consorzi industriali costieri della Sardegna), sui beni demaniali e soprattutto sul punto, per noi irrinunciabile, del decollo delle zone franche, deve approdare a una discussione in Consiglio.

Non penso, dopo le cose che abbiamo letto in questi giorni, e dopo le cose che abbiamo sentito anche oggi in quest'aula, che ci sia qualcuno, ancor meno la massima autorità di questa Assemblea, che si voglia assumere la responsabilità di evitare un confronto in questo Consesso democratico o di rinviare un chiarimento su questo punto molto delicato.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, per le vie brevi sono stato informato che la richiesta di discussione verrà reiterata domani. Convocherò immediatamente dopo la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per valutare nel merito la questione.

E' pervenuto un ordine del giorno.

Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - MURGIA - FADDA - DORE - VARGIU - CAPPAI - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - CAPELLI sulla gravissima emergenza idrica e sulla necessaria ripresa dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sulla mozione n. 58 riguardante le problematiche aperte dalla interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu;

CONSTATATA la gravissima emergenza idrica che colpisce l'intero territorio regionale con particolare drammaticità nell'area meridionale dell'isola;

PREMESSO CHE, nello specifico, per far fronte a questa insostenibile situazione, nell'ambito del relativo programma operativo delle regioni dell'Obiettivo 1, la Regione sarda ha attribuito al Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale il finanziamento dei lavori per la realizzazione della diga sul rio Monti Nieddu, la traversa di sbarramento di Medau Aingiu e la galleria di collegamento tra gli invasi di Monti Nieddu e Is Canargius;

CONSTATATO che l'intervento, localizzato in provincia di Cagliari, interessa i comuni di Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Domus de Maria, Teulada e Capoterra e che lo stesso è finalizzato ad eliminare il deficit idrico, irriguo e potabile della fascia costiera sud-occidentale del golfo di Cagliari collegandosi, così, alle politiche e alle strategie contenute negli orientamenti del Piano generale delle acque;

CONSIDERATO che l'invaso di Monti Nieddu per la sua consistenza riveste non solo una funzione strategica per gli usi idropotabili e irrigui dell'area interessata, ma interviene in maniera funzionale all'ottimizzazione dello stesso sistema del Flumendosa;

PREMESSO CHE:

- i lavori di che trattasi sono stati aggiudicati all'Associazione Temporanea d'Imprese Dragados Y Construccion P.O.-S.A., Fomento De Costrucciones Y Contratas S.A., Grandi Lavori Fincosit S.p.A.;

- la consegna dei lavori all'impresa è avvenuta il 21.01.1998 e che la loro ultimazione era fissata al 21 gennaio 2002;

- l'importo delle opere affidate in appalto ammonta a lire 74.776.458.152 al netto del ribasso d'asta del 14,49 per cento;

- successivamente alla gara d'appalto e alla stipula del relativo contratto il Ministero dei lavori pubblici ha proceduto al recupero del ribasso d'asta e ha rideterminato il fabbisogno finanziario complessivo per la realizzazione dell'intervento nell'importo di lire 101.132.310.715, di cui lire 68.705.248.152 per lavori in appalto;

- con nota del 21 aprile 2000 il Consorzio di Bonifica, a causa di sopravvenute complicazioni di carattere tecnico e in particolare di natura geologica, ha rappresentato al Ministero dei lavori pubblici e all'Assessorato regionale dei lavori pubblici l'impossibilità di rispettare il termine per il completamento degli stessi e per la rendicontazione dell'intero importo del finanziamento al fine di attivare il contributo dell'Unione Europea;

RAVVISATA ulteriormente la necessità che, per completare funzionalmente le opere in oggetto e consentire l'attivazione delle iniziative più opportune per la rapida ripresa dei lavori, si rende urgente integrare le somme disponibili fino all'importo originario dell'appalto;

PREMESSO CHE:

- alla data del 18 dicembre 2001 l'impresa appaltatrice ha eseguito lavori solo per il 30 per cento del totale appaltato e finanziato;

- in data 19 dicembre 2001 l'Associazione Temporanea d'Imprese, appaltatrice dei lavori, ha proposto domanda di arbitrato contenente la richiesta di risoluzione del rapporto contrattuale e che conseguentemente si è aperto un contenzioso ove il Consorzio - nell'interesse generale di cui è portatore - si è visto costretto ad avviare la risoluzione d'ufficio del rapporto contrattuale d'appalto per fatto e colpa della ditta appaltatrice;

CONSIDERATOche per il completamento dell'intero schema idrico nel quale è inserita la diga di Monti Nieddu e dunque la realizzazione delle opere complementari e di adduzione connesse, di cui il Consorzio di Bonifica dispone delle relative progettazioni, occorre l'impegno di un intervento finanziario complessivo di lire 137.500.000.000;

CONSIDERATO inoltre che a tal fine il Presidente della Regione dispone dei poteri, conferiti dal Governo, di commissario straordinario per l'emergenza idrica in Sardegna;

CONSIDERATO, altresì, che la Regione ha fatto inserire la diga di Monti Nieddu nel collegato infrastrutturale della legge obiettivo già approvato dal CIPE;

SOTTOLINEATO che a causa dell'interruzione dei lavori e della precarietà del quadro finanziario, circa 70 persone, tra dipendenti ATI e imprese appaltatrici, rischiano il proprio posto di lavoro con evidenti e gravi ripercussioni sul tessuto sociale del territorio;

RIMARCATO che a causa dei lavori realizzati si è di fatto in presenza di una condizione del territorio fortemente compromessa da un punto di vista ambientale ed è pertanto necessario e urgente ultimare le opere e procedere alla più rapida sistemazione dei siti, anche in considerazione del fatto che la diga dal 15 gennaio 2002, avendo ricevuto il parere finale del Servizio Nazionale Dighe, può essere costruita con tutte le necessarie garanzie tecniche e giuridiche;

CONSIDERATA di riflesso la drammatica situazione che sopportano sia il comparto agricolo che quello turistico, penalizzati da una condizione diventata oramai insostenibile e che troverebbe stabile soluzione solamente con la realizzazione di questa importante opera,

impegna la Giunta regionale

6) a reperire le risorse finanziarie, anche nell'ambito dell'APQ delle risorse idriche e del collegato infrastrutturale della legge obiettivo, necessarie per la immediata ripresa dei lavori per il completamento della diga e di tutte le infrastrutture idrauliche e di distribuzione dell'acqua nel comprensorio interessato;

7) a reperire l'ulteriore fabbisogno finanziario necessario alla realizzazione di quelle opere complementari e di adduzione, già progettate dal Consorzio di Bonifica, al fine di rendere funzionale e operativo l'intero schema idrico di Monti Nieddu;

8) a trovare le soluzioni più idonee per garantire la necessaria continuità occupativa alle maestranze già impegnate nella costruzione della diga garantendo nel contempo i servizi indispensabili di guardiania e di sicurezza degli impianti e dei cantieri per evitare, in attesa della ripresa dei lavori, che gli stessi subiscano danneggiamenti e compromissioni;

9) a mettere in essere, oltre ad ogni prerogativa legislativa assegnata al commissario straordinario per l'emergenza idrica, le eventuali e necessarie intese con il Governo nazionale e i suoi Dicasteri competenti per una positiva e rapida risoluzione della vertenza. (1)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno ha facoltà di illustrarlo.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che possiamo fare a meno di illustrare l'ordine del giorno, perché l'impianto è quello della mozione, quindi l'abbiamo già illustrato durante la mozione. Colgo soltanto l'occasione per dichiararmi anch'io soddisfatto delle conclusioni di questo dibattito, così evito la dichiarazione di voto. Credo che siano soddisfatti anche gli amministratori comunali, i sindacati, gli imprenditori di quel territorio.

Faccio un'unica osservazione: Assessore, noi continueremo a vigilare come abbiamo fatto con questa mozione, promuovendo la discussione di un problema gravissimo che riguarda non soltanto una parte del territorio, ma tutta la Sardegna. Aspettiamo, inoltre, che venga discusso in Consiglio regionale il problema generale dell'emergenza idrica e vi avvisiamo che se non lo farete voi, attraverso comunicazioni del Presidente della Giunta, saremo costretti a presentare un'altra mozione.

Siccome, giustamente, gli amministratori comunali di Capoterra hanno fatto notare che manca, nella dicitura, il Comune di Capoterra, voglio precisare che questo è dovuto solo al fatto che nella progettazione non compare il Comune di Capoterra. Naturalmente Capoterra è uno dei comuni più interessati alla realizzazione di questa diga, però nella progettazione non è indicato, quindi non è una dimenticanza. Noi nella mozione abbiamo voluto indicare i comuni che erano stati interessati nel Consorzio.

PRESIDENTE. Quindi non dobbiamo modificare nulla, con questa spiegazione è chiaro che l'interesse del Comune di Capoterra rimane.

Per esprimere il parere della Giunta sulla mozione ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici

LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Il parere della Giunta naturalmente è favorevole, in quanto condivide la mozione, che fra l'altro è firmata, mi pare, da tutti i Capigruppo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). In realtà il mio intervento non sarà una dichiarazione di voto, ma può essere compreso nell'ambito del tempo eventualmente utilizzabile per la dichiarazione di voto.

L'ordine del giorno è largamente unitario, raccoglie la conclusione di un confronto e un impegno forte e solidale di tutto il Consiglio regionale, quindi nel merito abbiamo contribuito alla presentazione della mozione, abbiamo contribuito al dibattito, contribuiamo alla conclusione di questo confronto e quindi manifestiamo completa condivisione delle proposte.

Poi, sappiamo tutti che un ordine del giorno non conclude la vicenda; un ordine del giorno, una risoluzione, una decisione del Consiglio regionale conferma una volontà, dà un indirizzo e chiama il Governo della Regione a fare tutti gli atti conseguenti. Non è che la vicenda finisce qui, oggi, con la risoluzione del Consiglio. La Giunta dovrà fare la sua parte e purtroppo noi non abbiamo tanta fiducia, perché la Giunta non merita fiducia per le cose che fa e che fa male e per le cose che non fa, perché non le sa fare o non le vuole fare.

Quanto invece alla dicitura dell'ordine del giorno, non perché lo rappresentano gli amministratori di questo o di quel comune, ma perché ce lo dobbiamo rappresentare noi qui, in Consiglio regionale, il fatto di cui parliamo è evidente, è questa opera, la diga e tutto quello che è ad essa connesso per attenzione del Consiglio regionale e per volontà di intervento. Abbiamo detto che qui non parlavamo di una questione tecnica o burocratica, di una pratica legale; abbiamo detto che parlavamo di una questione che riguarda un territorio inteso non come cosa, e forse è meglio non utilizzare più l'espressione "territorio" quando parliamo di politica, usiamo l'espressione "le popolazioni, la gente, le persone dei luoghi", perché se parliamo di territorio sembra che ci stiamo riferendo alla terra, a spunzoni di roccia e comunque a cose inanimate. Quando nel gergo politico si fa riferimento a un territorio si intende la gente interessata e cointeressata a quella vicenda. Ora, o si tolgono i nomi di tutti i comuni che sono cointeressati, e ben si comprende che stiamo parlando della diga di Monti Nieddu, con tutti i riferimenti territoriali e quindi sociali intorno, ma se si fa riferimento alle aree, nulla importa e rileva che il progetto tecnicamente e burocraticamente non comprenda areali amministrativi di Capoterra. Capoterra è coinvolta alla pari degli altri, è coinvolta la popolazione, parte dei lavoratori. Abbiamo detto che questa era una questione di lavoro, una questione di ambiente, una questione di acqua, una questione di sviluppo, e lo sviluppo è d'insieme delle popolazioni, non dei timbri e delle pratiche burocratiche!

Per cui noi proponiamo che nel rigo in cui è contenuta l'elencazione dei comuni o si elimina tale elencazione, perché ben si intende di che cosa stiamo parlando per tutti, oppure la si integra, indicando anche il comune di Capoterra, perché ci riferiamo a una cointeressenza di carattere sociale. Quindi, in questo senso credo di ricomprendere positivamente anche quanto diceva prima il collega Fadda, che in termini formali è così, però, siccome vogliamo badare alla sostanza e all'obiettivo, è più opportuno che si elimini l'elencazione dei comuni o forse è meglio che la si completi con l'indicazione anche del Comune di Capoterra. E non per aggiungere un campanile o una campana, ma per avere un riferimento d'insieme complessivo alle popolazioni di questa parte della Sardegna.

PRESIDENTE. Io proporrei di aggiungere Capoterra e di non aprire su questo argomento una discussione, perché siamo, lo voglio ricordare, alle dichiarazioni di voto.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (Riformatori Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, avrei potuto fare l'intervento quando si è discussa la mozione, ma volutamente ho ritenuto di farlo al momento della conclusione e di fronte a un ordine del giorno unitario perché potevo farlo in qualità di Presidente della quarta Commissione, quindi a un livello superiore e non di parte, in quanto bisogna dare atto che su questo argomento, su segnalazione delle autorità, delle categorie e dei consiglieri regionali che appartengono alle popolazioni interessate a questa vicenda, noi componenti della Commissione non ci siamo nascosti dietro un dito. Debbo dare atto che abbiamo discusso dell'argomento e, a dire la verità, alla presenza anche dei consiglieri regionali provenienti dai territori interessati.

Chiaramente abbiamo anche chiamato in causa i rappresentanti del Consorzio di Bonifica e dopo un'ampia relazione abbiamo convenuto su determinate posizioni. Poiché non era direttamente interessata la Regione, ma comunque l'amministrazione pubblica, sentivamo il dovere di stare a fianco di questa amministrazione nella ricerca della soluzione più giusta. Abbiamo audito l'Assessore dei lavori pubblici il quale, sulla scorta delle dichiarazioni e delle pressioni che si stavano portando avanti, ha avuto modo di precisare quanto ha ripetuto oggi, cioè che la Giunta si impegnerà alla ricerca di una soluzione che consenta il completamento di quest'opera, perché la ritiene utile, così come si è affermato in Consiglio, e quindi anche in sede di quarta Commissione.

Devo infatti dare atto che c'era stato un consenso unanime in Commissione, pertanto come Presidente della Commissione non posso che condividere quest'ordine del giorno e apprezzarne il contenuto. La Commissione continuerà in ogni caso a vigilare perché si possa raggiungere quel risultato che tutti si prefiggono.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Ricordo ai colleghi che i lavori riprenderanno martedì 26 febbraio alle ore 10 e 30.

La seduta è tolta alle ore 21 e 01.


[S1] Quale comune? Iglesias?



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione Piana sul blocco dei lavori della metropolitana di superficie di Sassari a causa della mancanza dello studio di impatto ambientale. (392)

In data 7 gennaio u.s. è pervenuta, trasmessa dall'Ass.to dei LL.PP., una richiesta di invio di elementi di risposta per l'interrogazione indicata in oggetto.

In merito alle richieste dell'interrogante, preme innanzitutto descrivere l'iter approvativo del progetto in parola, che si può così esemplificare:

- nel dicembre 1989 il progetto fu presentato dal Comune di Sassari alla RAS;

- nel 1991 il Ministero dei Trasporti ne verificò la conguenza con il P.G.T., il P.R.T. e con il piano dei Trasporti del Comune di Sassari;

- in data 25.11.94 il progetto fu inserito nel P.O.P. 94/99 e approvato dalla U.E.;

- in data 17.11.95 il progetto fu trasferito alle F.d.S. con convenzione;

- con delibera CIPE del 20.11.95 il progetto fu definitivamente approvato e contestualmente finanziato a valere sui fondi ex L. 402/94;

- in data 30.11.96 il progetto fu posto a base di gara (bando pubblicato sulla G.U.C.E.), pertanto in data antecedente all'entrata in vigore sia del D.P.R. 12.4.96, che indica quali progetti vanno sottoposti alla procedura di VIA, sia della L.R. 18.1.99, n. 1, di recepimento del citato D.P.R./96.

Il progetto definitivo fu comunque sottoposto alla verifica ex art. 1, comma 6, del D.P.R. 12.4.96, con richiesta all'Assessorato EE.LL., Finanze ed Urbanistica, il quale rese parere negativo sulla necessità della procedura di V.I.A. con nota 2617/U del 9.6.99; peraltro a tale data non era ancora stato istituito l'Organo Tecnico competente per l'Istruttoria (O.T.I.) di cui alla deliberazione della G.R. n. 36 del 2.8.99;

Il 12.5.99 si teneva, ai sensi della L. 142/90, apposita Conferenza dei Servizi e, raccolti i vari pareri e nullaosta degli Enti interessati, il 23.02.2000 veniva definitivamente approvato il progetto con la stipula dell'Accordo di Programma, ratificato con decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 21 del 27.3.2000, che dichiarava l'opera di pubblica utilità, urgente e indifferibile;

I lavori vennero consegnati all'Impresa appaltatrice A.T.I., in data 10.4.2000.

Tutto ciò premesso, per aderire ai quattro quesiti posti dall'Interrogante, si precisa quanto segue.

1) La procedura di valutazione di impatto ambientale per l'opera in trattazione - precedentemente esclusa per le motivazioni sopra esposte -, è stata invece attivata in data 08.08.01, dall'Ente concessionario F.d.S., a seguito di denuncia di "gruppi ambientalisti" depositata presso la U.E., il Ministero dell'Ambiente e la Regione. Tale procedura si è conclusa con esito favorevole; e quindi con l'esclusione della procedura di V.I.A. (parere O.T.I. in data 18 gennaio u.s.).

2) Ad oggi non vi sono elementi di pericolo che possano far sospettare una perdita dei finanziamenti del quadro finanziario comunitario.

3) La situazione in esame, che in sostanza ha comportato solo un lieve ritardo nell'esecuzione dei lavori, si è verificata a causa di un'incompressione tra organi regionali preposti alla procedura di V.I.A., in concomitanza dell'istituzione di nuove competenze e conseguenti nuovi organi tecnici regionali (O.T.I.), e F.d.S. al momento dell'inizio dei lavori.

4) I lavori iniziarono solo dopo la ratifica da parte del Presidente della Giunta Regionale dell'Accordo di Programma siglato da tutti gli Enti interessati.

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione Frau sulla gestione del mattatoio di Nulvi. (409)

In riscontro alla interrogazione in oggetto per quanto riguarda il punto 1), allo stato attuale per quanto concerne le competenze di questo Assessorato, non è contemplato dalle leggi finanziarie vigenti alcun regime di aiuto o di contributo finanziario per coprire gli oneri di gestione degli impianti di macellazione e per le spese connesse alla distruzione degli scarti di macellazione.

Peraltro, in considerazione della particolare situazione di disagio in cui si trovano i comuni titolari di impianti di macellazione e gli operatori del settore per l'incremento notevole della quantità di scarti di macellazione da smaltire, a seguito dell'applicazione delle misure sanitarie di protezione contro le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili, questo Assessorato, nella predisposizione del programma degli interventi per il potenziamento dei pubblici macelli per l'anno 2001, ha proposto la concessione di finanziamenti, alle amministrazioni comunali che ne hanno fatto specifica richiesta (D.G.R. del 13.11.2001, n. 38/30), per consentire l'acquisizione di attrezzature idonee alla distruzione dei residui di macellazione non edibili e patogeni.

Per ciò che concerne il secondo punto che si riferisce alla costruzione di un inceneritore infracomunale, si fa presente che sulla scorta della normativa vigente possono essere finanziati, in base a programmi approvati dalla Giunta Regionale su proposta dell'Assessore dell'Igiene e Sanità di concerto con l'Assessore dei Lavori Pubblici, esclusivamente interventi per la costruzione e adeguamento strutturale dei mattatoi.


Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA LAI - SANNA Alberto - CALLEDDA - MORITTU sulla applicazione del diritto alla continuità territoriale.

I sottoscritti, premesso che:

1) con la Legge n. 144 del 1999, articolo 36, è stata introdotta la continuità territoriale per il trasporto aereo dei passeggeri da e per la Sardegna;

2) l'applicazione della norma è avvenuta attraverso apposita Conferenza dei servizi che ha definito tariffe e tratte su cui applicare la norma suddetta;

3) l'attribuzione delle tratte è avvenuta tramite bando pubblico al quale hanno partecipato diverse compagnie aeree;

4) al 31 gennaio sono state affidate tutte le tratte;

5) il bando prevede l'applicazione degli oneri di servizio pubblico su rotte in regime di monopolio con una tariffa ridotta che viene ulteriormente scontata per residenti in Sardegna e per cittadini UE appartenenti a specifiche categorie (giovani, studenti, anziani, portatori di handicap),

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per sapere:

a) se siano a conoscenza del fatto che le compagnie aeree non stiano applicando le norme relative agli oneri di servizio per ciò che riguarda le tariffe scontate;

b) se siano al corrente che la mancata applicazione delle norme riguardi la quantità di biglietti messi a disposizione dei residenti e delle categorie assimilate e l'entità del costo del biglietto per i non residenti e i non appartenenti alle categorie assimilate;

c) se siano al corrente che la tariffa applicata ai non residenti non sia, ad oggi, quella definita dalla "continuità territoriale" ma una tariffa a costo pieno, quantitativamente corrispondente al periodo precedente l'applicazione della norma;

d) che cosa intendono fare per garantire l'applicazione del diritto definito dalla norma, e quali siano le azioni che intendono porre in essere per verificarne la correttezza. (214)

INTERPELLANZA ORRU' - MARROCU - CALLEDDA sul trasferimento ai Comuni dei beni connessi all'attività mineraria dismessa di cui alla legge regionale 4 dicembre 1998, n. 33.

I sottoscritti,

PREMESSO che la legge regionale n. 33 del 1998 e le direttive di attuazione (delibera della Giunta regionale n. 21/23 del 18 maggio 2000) prevedono la possibilità di cessione ai Comuni o ad altre Amministrazioni ed enti pubblici, dei beni immobili dell'EMSA;

CONSIDERATO che era intendimento, sia del Consiglio che della Giunta regionale favorire lo snellimento delle procedure amministrative connesse al trasferimento dei beni, prevedendo semplicemente l'adozione da parte dei Comuni di un atto amministrativo e di programmazione che fissava l'utilizzo e quindi la destinazione finale degli stessi;

VERIFICATO che si sono determinati casi in cui la richiesta è stata negata, in particolare ciò è accaduto al Comune di Arbus che, insieme al trasferimento di nove immobili, si è visto negare il trasferimento degli immobili oggetto di interventi, di cui alla Legge 23 giugno 1993, n. 204 (nota Assessorato regionale industria n. 1948 del 13 settembre 2000), con ragioni che appaiono alquanto discutibili, riassumibili sostanzialmente nell'assunto che i beni immobili non possono essere trasferiti in quanto oggetto di interventi progettati già finanziati (Legge n. 204 del 1998) ed in corso di realizzazione;

SOTTOLINEATO che tali motivazioni sono in evidente contrasto con la legge regionale n. 33 del 1998 in quanto non si è prodotto un semplice piano di utilizzo ma progetti esecutivi in corso di esecuzione;

CONSIDERATO, inoltre, che la possibilità di utilizzo delle risorse finanziarie della Legge n.204 del 1993 era subordinata alla disponibilità dell'immobile oggetto di intervento da parte del Comune richiedente, disponibilità piena che è stata regolarmente certificata e dichiarata dalla Regione autonoma della Sardegna;

EVIDENZIATO che destinatario dei finanziamenti è il Comune di Arbus, che in un caso esegue direttamente le opere e negli altri due casi si avvale dell'EMSA sulla base di un accordo di programma;

RIMARCATO che, in assenza di un provvedimento che sancisca il trasferimento finale dei suddetti beni al Comune di Arbus, tali immobili potrebbero essere ricompresi tra i beni inclusi nel bando internazionale in via di predisposizione,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per conoscere quali iniziative intendano assumere per predisporre urgentemente il provvedimento del trasferimento finale dei beni connessi all'attività mineraria dismessa di cui alla legge regionale n. 33 del 1998 al Comune di Arbus ed eventualmente agli altri comuni che si trovano nella medesima situazione, al fine di evitare che si attivi una possibile procedura conflittuale sotto il profilo amministrativo e soprattutto per evitare un grave danno al patrimonio pubblico in generale, ed a quelle comunità minerarie in particolare. (215)

INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sulla mancata istituzione di porti franchi in Arbatax, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme, S. Antioco.

I sottoscritti,

rilevato che il Consiglio regionale, in occasione della istituzione del porto franco sull'area del Porto canale di Cagliari, aveva impegnato la Giunta regionale a promuovere le procedure e gli atti necessari per l'istituzione dei porti franchi succitati;

considerato che sulla utilità dei porti franchi non è stata avanzata alcuna osservazione contraria, anzi ne è stata riaffermata la necessità al fine di favorire migliori condizioni per lo sviluppo dei territori interessati;

evidenziato che per lo specifico porto di Arbatax si hanno notizie di stampa secondo le quali i commissari liquidatori della Cartiera di Arbatax avrebbero deciso di alienare, attraverso asta pubblica, le aree libere di pertinenza della cartiera medesima;

sottolineato che tali aree sono assolutamente necessarie al fine di poter istituire il porto franco di Arbatax;

richiamato il fatto che la S.F.I.R.S. e il C.I.S. sono creditori della cartiera di Arbatax per alcune decine di miliardi,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore dell'industria e l'Assessore dei trasporti:

- per conoscere quali orientamenti abbia la Giunta in ordine alla istituzione dei porti franchi e per lo specifico del porto di Arbatax;

- per sapere se non ritengano di dover chiedere alla S.F.I.R.S. e al C.I.S. di acquisire, a compensazione dei rispettivi crediti, le aree di pertinenza della cartiera per cederle alla autorità del porto franco di prossima istituzione. (216)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla precaria situazione dei lavoratori della MULTISS S.p.A. di Sassari.

Il sottoscritto,

premesso che i lavoratori impiegati dalla MULTISS S.p.A. di Sassari svolgono i lavori di manutenzione straordinaria ed ordinaria per quanto concerne gli edifici e le strade di proprietà e di competenza della Provincia di Sassari;

considerato che tale prestazione d'opera permette di attenuare le sofferenze conseguenti ai tagli previsti dal Governo nazionale in materia di edilizia scolastica e fornisce un reddito a circa un centinaio di famiglie dal 1998;

evidenziato che gli operai in oggetto da diverso tempo chiedono di essere ricevuti dalla Presidenza della Provincia di Sassari per conoscere il loro futuro, in quanto il rapporto di lavoro con la MULTISS dovrebbe chiudersi nel prossimo mese di maggio, e - strano a dirsi - non vi sono ancora riusciti;

ritenuto che obiettivo primario di qualsiasi Governo regionale, come anche di quello provinciale, deve essere quello di favorire la nuova occupazione e di tutelare i posti di lavoro oggi esistenti e che diritto di ogni lavoratore è quello di tutelare il proprio lavoro,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere

1) se siano a conoscenza del problema evidenziato;

2) se non ritengano opportuno intervenire presso la Provincia di Sassari affinché ascolti le giuste richieste dei lavoratori, che chiedono soltanto la tutela dei propri diritti e non assistenza, al fine di salvaguardare l'occupazione in una provincia già sofferente. (427)

INTERROGAZIONE CALLEDA - FALCONI - ORRU', con richiesta di risposta scritta, sulla situazione della Palmas Cave (ex Seamag), di Sant'Antioco.

I sottoscritti,

premesso che la Società Palmas Cave (ex Seamag), che ha come socio di maggioranza la finanziaria regionale Sigma Invest, ha comunicato in questi giorni ai cento dipendenti, già ridotti al minimo contrattuale in assenza di integrazioni aziendali, che gli stipendi del mese di gennaio non potranno essere pagati per mancanza di fondi;

rilevato che la decisione dei vertici della società è conseguente alla applicazione, da parte della Sigma Invest, di una delibera della Giunta regionale che prevedeva la copertura del fabbisogno finanziario della Palmas Cave fino al 31 dicembre 2001;

sottolineato che anche lo stabilimento della Sardamag era stato chiuso con l'impegno che si sarebbero costruite le condizioni per una riconversione turistica del territorio, e che l'allora Assessore regionale dell'industria, considerando preliminare a qualsiasi progetto di riconversione la soluzione del contenzioso sulla proprietà dell'area, si era impegnato a risolverlo nel giro di un mese;

sottolineato che, ad oggi, a distanza di mesi decine di tecnici continuano a lavorare sul contenzioso senza aver ancora trovato alcuna soluzione, e che questo fatto, con la chiusura della Sardamag e le grosse difficoltà della Palmas Cave, desta notevoli preoccupazioni per la situazione occupazionale e per le prospettive di sviluppo,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere quali atti abbia compiuto o intenda compiere per:

1) prorogare i termini della delibera della Giunta regionale per la copertura finanziaria alla Società Palmas Cave al fine di garantire gli stipendi al personale dipendente;

2) giungere ad una rapida soluzione del contenzioso sulla proprietà dell'area ex Sardamag, per poter dare avvio a qualsiasi progetto di riconversione per la piena valorizzazione delle risorse economiche e occupazionali del territorio. (428)

INTERROGAZIONE MANCA - SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sull'inattività del Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale di Nuoro.

I sottoscritti, premesso che:

- in occasione dell'ultima riunione del consiglio dei delegati del Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale, l'85 per cento dei componenti ha sfiduciato la deputazione amministrativa, contestandone l'operato ed il perdurare di violazioni di norme di legge e dello statuto;

- non è stato approvato il bilancio consuntivo relativo all'anno 1999, non è stato neppure predisposto il bilancio consuntivo dell'anno 2000 e dunque neppure quelli di previsione per l'anno 2001 e per l'anno 2002, tant'è che il COCICO di Nuoro ha nominato un commissario ad acta;

- sono in corso due indagini della Procura della Repubblica di Nuoro, per accertare la liceità di alcuni investimenti fatti dal Consorzio e di alcune convezioni stipulate dallo stesso;

- il Consorzio pone in essere, unico caso in Italia, convenzioni con singoli comuni, per la distribuzione dell'acqua potabile alle utenze e la relativa bollettazione e per la manutenzione di impianti idrici e fognari, interni ed esterni all'abitato dei comuni di Siniscola, Budoni, Torpè e Dorgali, contravvenendo le disposizioni della Legge 36/94 (Legge Galli) e delle leggi regionali n. 29\1997 e n. 15\1999 che stabiliscono che i Consorzi di Bonifica non sono legittimati ad esercitare e svolgere tali servizi, come confermato anche dalla Corte di Cassazione, Sezione unite, il 17 maggio 1991, n. 5520;

- senza l'espletamento di regolare gara d'appalto si è provveduto al tacito rinnovo della convenzione con la Banca di Sassari per il servizio di tesoreria e cassa;

- il collegio sindacale ha rilevato che tale convenzione si protrae illegittimamente da lungo tempo;

- non si è proceduto alla deliberazione ed alla determinazione del "riparto di contribuenza" e del "piano di classifica" (come previsto dall'art. 53 dello statuto consortile, dagli artt. 11 e 12 del regio decreto n. 215 del 1993 e dall'art. 5 della legge regionale n. 21 del 1984) sulle effettive superfici da iscrivere a ruolo in ragione dei benefici conseguiti o conseguibili per i consorziati;

- il 19 aprile 2001, a seguito di numerose richieste pervenute, l'Assessorato regionale dell'agricoltura e della riforma agropastorale, ha disposto una visita ispettiva, al fine di verificare il funzionamento e la regolare attuazione dei fini istituzionali del Consorzio,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere:

1) quali siano stati gli esiti della visita ispettiva disposta il 19 aprile 2001 presso la sede amministrativa del Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale di Nuoro;

2) se, considerata la gravità dei fatti sopra esposti ed il perdurare dell'inattività del Consorzio, non giudichi opportuno procedere al commissariamento, perché possano indirsi nuove elezioni per il rinnovo del consiglio dei delegati e possa assicurarsi una deputazione amministrativa, efficiente e rispettosa delle leggi, dello statuto e dei fini istituzionali del Consorzio stesso. (429)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul Parco dell'Asinara.

Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) se siano vere le notizie, riportate dalla stampa, secondo le quali ci sarebbe un accordo tra il Ministro dell'ambiente Matteoli, l'Assessore dell'ambiente Pani ed il sindaco di Porto Torres Gilda Usai Cermelli per la nomina di quest'ultima quale commissario straordinario dell'Ente Parco dell'Asinara;

2) se il Presidente della Regione abbia dato il proprio benestare a tale nomina e quali siano le motivazioni;

3) per quali motivi, se le notizie dovessero essere vere, non siano stati coinvolti in tale scelta i consiglieri regionali di maggioranza del territorio e principalmente quelli di AN, nonostante le assicurazioni in tal senso avute durante gli incontri per la risoluzione dell'ultima crisi regionale;

3) se non sia invece opportuno addivenire in tempi brevi alla nomina del Comitato definitivo, dopo i necessari accordi fra le forze politiche di maggioranza, bloccando nel contempo simile nomina che potrebbe essere devastante per gli assetti politici turritani. (430)

INTERROGAZIONE SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dello scalo portuale di Porto Torres e sul trasferimento della Dogana.

I sottoscritti, premesso che:

- sembrano confermati i timori riguardo al paventato trasferimento degli uffici della Direzione circoscrizionale della Dogana di Porto Torres e della relativa sezione operativa, nella città di Sassari, presso i locali degli uffici finanziari di Piandanna;

- l'allontanamento dal porto della sezione operativa produrrà un'oggettiva penalizzazione per tutti gli operatori dello scalo turritano, costretti ad affrontare crescenti difficoltà per il corretto espletamento delle operazioni doganali relative alle merci che transitano nel porto;

- la Dogana di Porto Torres è la prima in Italia per le spedizioni di formaggio tipo pecorino romano nei Paesi extra UE;

- nel porto transitano annualmente circa 2.500 navi di cui circa 1.800 per il trasporto di carichi liquidi e 700 circa fra navi passeggeri e mercantili per carichi secchi;

- la situazione del porto turritano diventa di giorno in giorno sempre più preoccupante e si caratterizza per l'assenza dei principali servizi, anche dei più elementari, tanto che sembra improponibile parlare di competitività dello scalo portuale;

- nessun regime di zona franca è stato introdotto, nonostante siano trascorsi ormai quattro anni dall'emanazione del D.L. n. 75 del 10 marzo 1998, con il quale in attuazione dell'articolo 12 dello Statuto, si sono istituite le zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913\1992 e n. 2454\1993, nei porti di Cagliari Olbia, Oristano, Portovesme, Arbatax ed appunto Porto Torres;

- al momento sono soltanto annunciati gli inderogabili interventi infrastrutturali ed in particolare, i lavori di escavo e dragaggio e la realizzazione di una nuova banchina;

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) se il trasferimento degli uffici della Direzione circoscrizionale della Dogana di Porto Torres ha carattere definitivo, oppure se gli annunciati progetti di ristrutturazione del porto prevedano una ricollocazione della Dogana a Porto Torres;

2) quali iniziative intendano intraprendere per assicurare la presenza nel porto almeno della sezione operativa della Dogana di Porto Torres;

3) quali siano i tempi previsti per l'inizio dei lavori di escavo e per la realizzazione della nuova banchina;

4) se siano state presentate varianti al progetto di ristrutturazione del porto e, in caso di risposta affermativa, quali siano i tempi previsti per la loro approvazione;

5) quali siano le opportune azioni che intendano intraprendere per la realizzazione della zona franca nel porto di Porto Torres, considerata l'imminente introduzione del regime di zona franca nel porto di Cagliari (431)

INTERROGAZIONE ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione e il funzionamento delle Aree Marine Protette (A.M.P.).

premesso che:

- le leggi che disciplinano l'istituzione ed il funzionamento delle Aree Marine Protette sono la Legge n. 979 del 1982, la Legge Quadro n. 349 del 1991 e la Legge n. 426 del 1998;

- i decreti istitutivi e le convenzioni, sottoscritte da ciascun ente gestore, dal Ministero dell'ambiente e dalla Regione sarda, Assessorato della difesa dell'ambiente, regolamentano la gestione delle A.M.P.;

- altresì, in controtendenza a quanto decretato e sancito nei protocolli d'intesa tra la Regione sarda e il Ministero dell'ambiente e ulteriormente ribadito nelle convenzioni sottoscritte dai tre organismi interessati, due circolari del Servizio difesa mare del Ministero dell'ambiente (in data 28 settembre 2000 e 23 maggio 2001) stabiliscono comportamenti degli enti gestori in contrasto con le norme previste per gli enti locali in materia di contabilità e di assunzione e utilizzo del personale;

constatato che:

- le circolari richiamate, oltre a essere in contrasto con i decreti istitutivi e le convenzioni sottoscritte, costituiscono sia una palese violazione della autonomia e della potestà regolamentare degli enti locali, ai quali è affidata la gestione, sia un'arbitraria interferenza nell'organizzazione degli stessi enti;

- i criteri introdotti unilateralmente nella formazione del programma di gestione tramite le circolari richiamate, non consentono nella realtà alcuna programmazione dell'attività né garantiscono alcun quadro di certezza e per di più ne risulta che la scelta decisionale effettiva viene esercitata dalla burocrazia ministeriale e dai vari organismi che intervengono nel processo gestionale;

ricordato, a tale proposito, che l'ente gestore dell'A.M.P. è "affiancato" nella formulazione del programma di gestione da una "Commissione di riserva" composta da 12 membri di cui solo 2 nominati dall'ente gestore, che è prevista l'istituzione di un Comitato scientifico con compiti di "ausilio all'ente gestore e alla Commissione di riserva", che presso il Ministero dell'ambiente è istituita una "Segreteria tecnica" con compiti di supporto alla gestione e al funzionamento dell'A.M.P.;

considerato che tutti questi organi e soggetti diversi, senza reale responsabilità, si sovrappongono e interferiscono nel processo gestionale e decisionale relegando di fatto l'ente gestore in situazioni di marginalità e di supplenza e consentendo che la gestione effettiva venga sottratta all'ente preposto e trasferita in sedi improprie con commistione di funzioni e ruoli,

chiede di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere se non ritenga opportuna e indifferibile una sua iniziativa al fine di:

- riaffermare la preminenza delle norme che disciplinano l'istituzione, il funzionamento delle Aree Marine Protette nonché dei decreti istitutivi e delle convenzioni sottoscritte da ciascun ente gestore, dal Ministero dell'ambiente e dalla Regione Sarda;

- riaffidare agli enti locali l'autonomia gestionale in materia di A.M.P. e restituire loro quella dignità istituzionale necessaria a scongiurare un grave arretramento rispetto alle acquisizioni autonomistiche degli anni scorsi. (432)

INTERROGAZIONE LAI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sul corretto utilizzo dei locali della Regione sarda.

I sottoscritti, premesso che:

- i locali della Regione sarda siti in Sassari, in viale Umberto n. 76, risultano ad oggi non essere totalmente disponibili per le attività istituzionali.;

- sembra che in passato siano stati a lungo utilizzati dal consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Paolo Nuvoli;

- gli stessi locali parrebbe vengano tuttora utilizzati come segreteria personale dello stesso parlamentare nazionale di Forza Italia,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:

a) se corrispondano al vero le notizie dell'utilizzo, nel passato e attualmente, dei locali della Regione sarda siti in Sassari da parte del consigliere regionale e parlamentare Giovanni Paolo Nuvoli e di altre persone;

b) in caso positivo, a quale titolo e chi sia il dirigente che ha dato l'autorizzazione ovvero, nel caso quest'ultima non sia stata data, se non ritengano di dover immediatamente procedere alla richiesta dei danni subiti e al recupero dei costi sostenuti dall'Amministrazione regionale;

c) se non ritengano utile dare avvio ad una indagine che verifichi lo stato e l'utilizzo di tutti i locali di proprietà della Regione sarda. (433)

INTERROGAZIONE MANCA - SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sulle sperequazioni a danno dei cacciatori sardi.

I sottoscritti, premesso che:

- un cacciatore sardo, munito di tesserino regionale, nel caso ometta di trascrivere sul medesimo la data della giornata di caccia, incorre nella violazione dell'articolo 46, comma 6, della legge regionale n. 23 del 1998 e pertanto sanzionato ai sensi dell'articolo 31, comma 1, lettera i) della Legge n. 157 del 1992 e dell'articolo 74, comma 4, della legge regionale n. 23 del 1998, con una multa pari a euro 154.94;

- medesima sanzione è prevista nel caso non venga riportata, sull'apposito tesserino, la selvaggina abbattuta;

- un cacciatore locale, munito di tesserino regionale che eserciti la caccia alla nobile stanziale in territorio diverso dalla zona di autogestita di appartenenza, contravviene all'articolo 97, comma 1 della legge regionale n. 23 del 1998 e sanzionato dall'articolo 31, comma 1, lettera e) della Legge n. 157 del 1992 ed anche dall'articolo 74, comma 4, della legge regionale n. 23 del 1998, con una multa pari a euro 206.58;

- un cacciatore non residente in Sardegna, sprovvisto di tesserino regionale, se incorre in tutti gli illeciti amministrativi di cui sopra paradossalmente contravviene però solamente all'articolo 47 della legge regionale n. 23 del 1998 e viene sanzionato dall'articolo 55 della legge regionale n. 4 del 2000, con una multa pari a euro 129.11,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

- quale iniziative intenda intraprendere per evitare una così evidente sperequazione a danno dei cacciatori sardi;

- se non ritenga opportuno innalzare la sanzione, prevista dall'articolo 55 della legge regionale n. 4 del 2000, a carico dei cacciatori non residenti in Sardegna, sprovvisti di tesserino regionale che esercitano però la caccia in territorio sardo, ad almeno euro 775. (434)

INTERROGAZIONE IBBA - BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di attuazione dei lavori di salvaguardia e ripristino dell'arenile del Poetto di Cagliari.

I sottoscritti,

premesso che dal marzo 1998 sono disponibili circa 30 miliardi di finanziamenti nazionali e comunitari per la realizzazione di un intervento di ripristino e salvaguardia del litorale del Poetto;

appreso che alla Provincia di Cagliari è stata attribuita la funzione di soggetto attuatore e coordinatore del progetto medesimo che dal punto di vista territoriale coinvolge i comuni di Cagliari e di Quartu Sant'Elena;

considerato che la Provincia di Cagliari aveva predisposto un progetto che prevedeva di eseguire il ripascimento della spiaggia mediante lo spandimento di sabbia lavata e vagliata proveniente da cave localizzate nell'area del Campidano, ma che dopo un approfondito dibattito svoltosi all'interno del Consiglio comunale di Cagliari ha scelto di utilizzare le sabbie provenienti dal fondale marino del Golfo degli Angeli;

rilevato che il ripascimento riguarda lo spandimento di circa 366.000 mc. di sabbia in solo sei punti prestabiliti degli oltre otto chilometri del litorale del Poetto;

considerato che si tratta di un intervento importante, ma largamente insufficiente per un definitivo recupero della spiaggia del Poetto, visto che dagli studi predisposti dalla Provincia è risultato che la spiaggia, negli ultimi 150 anni, è arretrata di circa 100 metri e sono circa 2.000.000 i mc. di sabbia che sarebbero stati prelevati per vari usi fino agli anni settanta e che le mareggiate del novembre u.s. hanno ulteriormente degradato la spiaggia provocando nuove zone di erosione;

preso atto che la Provincia di Cagliari il 27 novembre 2001 ha dato inizio ai lavori di prelievo delle sabbie dalle dune situate a 50 metri di profondità e a 18 miglia dalla costa al largo del Golfo degli Angeli, mediante l'utilizzo di una nave specializzata per tali interventi;

rilevato, altresì, che da notizie apparse sulla stampa locale, per "motivi tecnici", riconducibili ad alcuni massi aspirati per errore dall'idrovora, la nave è dovuta ripartire, per essere riparata, a Venezia;

ricordato che il Consiglio comunale di Cagliari, in data 26 agosto 1999, ha espresso il proprio parere favorevole per l'intervento di ripascimento proposto dalla Provincia a condizione che:

a) l'impresa aggiudicataria valuti la qualità delle sabbie presenti nei fondali del golfo di Cagliari onde poter fare il confronto tra la qualità delle sabbie di cava e di quelle prelevabili dal mare e che i suddetti risultati siano sottoposti alla verifica di un non meglio definito organismo di monitoraggio per la scelta d'idoneità dei materiali, prima che si dia inizio ai lavori di ripascimento;

b) i componenti dell'organismo di monitoraggio siano nominati d'intesa con le amministrazioni interessate ed alle stesse siano sottoposti periodicamente i risultati del medesimo monitoraggio prima di dare corso alle successive fasi dei lavori;

c) l'intervento prenda avvio prioritariamente dalla stazione di ripascimento compresa fra Marina Piccola e lo stabilimento balneare "D'Aquila";

considerato che anche la Conferenza dei servizi del 30 agosto 1999 considerava essenziali le condizioni succitate;

ritenuto che il prelievo delle sabbie dal fondale marino e il loro spandimento lungo il litorale della spiaggia del Poetto rappresenti un intervento da monitorare costantemente per non pregiudicare il delicato ecosistema spiaggia-mare;

ritenuto, altresì, che i lavori si dovevano concludere entro il 31 dicembre 2001 e che invece così non è stato;

considerato inoltre che la spiaggia del Poetto rappresenta un bene ambientale e naturalistico che è parte integrante del patrimonio complessivo della Sardegna,

chiedono di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se sia stato nominato il suddetto organismo di monitoraggio ed eventualmente quali siano i nomi degli esperti che i Comuni di Cagliari e Quartu Sant'Elena hanno nominato in tale organismo;

2) quali siano i risultati della campagna di indagini che l'impresa aggiudicataria doveva effettuare prima dell'inizio dei lavori;

3) quali lavori siano stati realizzati fino al momento dell'avaria della nave idrovora;

4) quali iniziative intenda intraprendere, a seguito della fermata dei lavori, per evitare il rischio di perdere i 30 miliardi di finanziamenti, considerando che i lavori dovevano concludersi entro il 31 dicembre 2001. (435)

INTERROGAZIONE FADDA - SANNA Emanuele, con richiesta di risposta scritta, sulle allarmanti notizie di una possibile diffusione in Sardegna della peste equina.

I sottoscritti,

fortemente allarmati per le notizie apparse recentemente sulla stampa relative ad un focolaio di peste equina in un allevamento della nostra Isola;

premesso che l'epidemia catarrale degli ovini, meglio conosciuta come morbo della lingua blu, ha comportato ingenti danni per la nostra economia e per le finanze regionali e constatato che è indispensabile valutare attentamente ogni indizio per scongiurare il diffondersi di qualsiasi nuova forma epidemica;

considerata che la ragguardevole entità quantitativa e qualitativa del nostro patrimonio equino impone la più attenta e puntuale sorveglianza sanitaria per prevenire le drammatiche conseguenze di una minaccia come quella ipotizzata dalla stampa,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità e l'Assessore regionale dell'agricoltura:

- per conoscere se sono state verificate nelle apposite sedi le allarmanti notizie di un eventuale focolaio epidemico;

- per sapere, qualora fosse reale la minaccia di una diffusione della peste equina, quali iniziative di prevenzione sono state predisposte dalla Regione per fronteggiarla e circoscriverla. (436)

-

MOZIONE PIRISI - CUGINI - CORONA - FADDA - SANNA Giacomo - ONIDA - COGODI - MURGIA - OPPI - DORE - BALIA - VARGIU - FLORIS - CAPELLI - AMADU - RANDAZZO sul ripetersi degli episodi di violenza contro gli amministratori locali sardi.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che gli ultimi gravissimi episodi di minacce e intimidazioni ed attentati posti in essere contro amministratori locali rappresentano un preoccupante attacco alle persone, alle istituzioni locali e alla convivenza democratica;

CONSIDERATO che l'attentato subito in data 4 febbraio 2002 dall'Assessore comunale dei lavori pubblici e urbanistica del Comune di Macomer costituisce, per la inusitata potenza distruttiva - e che solo per un caso fortuito non ha provocato vittime - una pericolosa escalation di violenza di cui non è dato immaginare il punto di approdo;

SOTTOLINEATO che continua a permanere una sostanziale impunità degli autori di questi gravissimi atti criminali;

RIMARCATA la possibilità che una sottovalutazione dei fenomeni delinquenziali posti in essere conduca alla sfiducia, con conseguente abbandono dell'impegno e della funzione amministrativa da parte di onesti amministratori;

RILEVATO che numerosi sindaci e amministratori locali hanno presentato pressanti istanze alle autorità competenti, nelle quali veniva denunciata la criticità e la pericolosità delle diverse condizioni nelle quali sono costretti a svolgere la loro funzione, che a tutt'oggi sono di fatto rimate inascoltate,

impegna la Giunta regionale

ad assumere tutte le necessarie iniziative presso il Governo nazionale al fine di:

1) garantire agli amministratori locali, e a tutti i cittadini sardi, l'incolumità personale e delle proprie famiglie;

2) dare avvio ad una efficace attività di intelligence, già sperimentata fruttuosamente in Sardegna nella lotta ad altre forme di criminalità, che consenta di individuare e punire i colpevoli;

3) ottenere un'adeguata e capillare presenza delle forze dell'ordine nel territorio, al fine di arginare la inaccettabile situazione di emergenza causata dai frequenti e ripetuti episodi di criminalità. (56)

MOZIONE SANNA Giacomo - CUGINI - FADDA - DORE - COGODI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sul tentativo di accaparramento delle aree industriali costiere e sulle inadempienze in materia di demanio e patrimonio pubblico.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che il disegno di legge A.C. n. 2032, recante "Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti", presentato il 28 novembre 2001 dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con quello dell'economia e finanze, è all'esame, in sede referente, delle Commissioni riunite trasporti e ambiente della Camera dei Deputati;

VERIFICATO che i termini per la presentazione degli emendamenti al testo di legge erano fissati per lunedì 11 febbraio 2002, alle ore 14.00;

APPRESO che il gruppo politico di Forza Italia ha presentato un emendamento al disegno di legge n. 2032 che prevede che tutte le aree espropriate e attrezzate, le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, i depuratori, i collettori per lo smaltimento dei reflui, gli edifici realizzati nelle aree dei consorzi industriali, passino integralmente ai beni del demanio marittimo e dunque sotto l'amministrazione delle Autorità portuali;

VERIFICATO che la Regione sarda rischierebbe di perdere aree, strutture e infrastrutture il cui valore è quantificabile in 4/5 miliardi di euro;

APPRESO inoltre che il personale attualmente in forza ai Consorzi ASI entrerebbe nei ruoli dell'Autorità portuale, laddove questa sia istituita;

RILEVATO che il patrimonio di aree pubbliche, impianti e attrezzature dei consorzi industriali di Cagliari - Macchiareddu, Porto Torres, Olbia, Arbatax, Oristano e Portoscuso è stato costituito con la rilevante partecipazione della Regione Sarda, attraverso l'erogazione di ingenti finanziamenti; si consideri, ad esempio, la realizzazione degli impianti del Tecnocasic che ha visto l'impiego di circa 600 miliardi di lire di risorse regionali;

RICORDATO con viva preoccupazione che circa 1.500 ettari di terreno con numerosi fabbricati e un rilevante patrimonio immobiliare ricadenti nelle aree costiere del Consorzio industriale di Macchiareddu di proprietà ex ANIC, acquisiti con fondi esclusivamente pubblici, sono stati nei mesi scorsi alienati dal Commissario liquidatore a società private costituite ad hoc a prezzi circa cinquanta volte inferiori a quelli di mercato, configurandosi come una spregiudicata operazione speculativa a danno in primo luogo degli enti locali territoriali e nella più assoluta inerzia della Giunta regionale;

RIMARCATO che le aree industriali costiere hanno valenza strategica per l'intero sistema economico isolano, in considerazione dell'istituzione, in attuazione all'articolo 12 dello Statuto speciale di autonomia, delle zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913\1992 e n. 2454\1993, nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres, Arbatax ed in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili;

evidenziato che ai noti ritardi circa l'introduzione delle zone franche nei porti individuati dal D.L. n. 75 del 10 marzo 1998, si aggiungono alcune discutibili iniziative, quali ad esempio quelle dei commissari liquidatori della cartiera di Arbatax, tendenti ad alienare, attraverso asta pubblica, aree di pertinenza della cartiera, ricomprese nella delimitazione territoriale della relativa zona franca;

evidenziato, altresì, che l'emendamento proposto dal gruppo politico di Forza Italia al disegno di legge n. 2032, rappresenta il tentativo di scippare la Sardegna di professionalità, aree, impianti e attrezzature di rilevanza strategica per il corretto sviluppo economico dell'isola ed, anche, la testimonianza del perdurare delle politiche centralistiche e di stampo prettamente coloniale e padronale, praticate dallo Stato Italiano in danno della Sardegna e del suo popolo;

richiamato, ancora, il fatto che perdurano, in modo inammissibile, gravissime inadempienze politiche, giuridiche e istituzionali del Governo centrale, circa il rispetto dell'articolo 14 dello Statuto di autonomia, in materia di beni e diritti patrimoniali di natura immobiliare e di quelli demaniali nell'ambito del territorio regionale;

DENUNCIATO il fatto che, sulla base di circostanziate notizie riportate da un quotidiano sardo, l'emendamento parlamentare prima di essere consegnato a mano agli uffici del ministro Lunardi, sarebbe stato redatto in un noto studio cagliaritano dopo essere stato concordato con alcune forze politiche del Polo e con l'obiettivo dichiarato di consegnare all'Autorità portuale (attualmente commissariata) tutto il patrimonio del Consorzio industriale di Cagliari;

considerato che il silenzio dell'attuale Giunta regionale e del suo Presidente sulla vicenda, conferma nei fatti l'atteggiamento di vera e propria sudditanza nel confronto con il Governo italiano, anche su questioni che compromettono gli interessi dell'isola ed i diritti del nostro popolo,

impegna la Giunta regionale

1) a riferire la posizione della Giunta regionale rispetto all'inaccettabile emendamento proposto dal gruppo politico di Forza Italia in occasione dell'esame del disegno di legge n. 2032 nelle Commissioni trasporti e ambiente della Camera dei Deputati, tendente a scippare la Sardegna delle aree industriali costiere;

2) ad attivare le opportune iniziative politiche affinché venga scongiurata la perdita del patrimonio dei consorzi industriali costieri della Sardegna e vengano salvaguardati gli interessi della Regione sarda che ha destinato ingenti risorse per la realizzazione di impianti ed infrastrutture;

3) a riferire la posizione della Giunta regionale, riguardo l'acquisizione delle competenze regionali e dei beni sul demanio, ivi compreso quello marittimo;

4) a riferire sui ritardi che caratterizzano l'introduzione delle zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili, peraltro già istituite con l'emanazione del D.L. n. 75 del 10 marzo 1998, in attuazione all'articolo 12 dello Statuto sardo e secondo le disposizione dei regolamenti CEE n. 2913\1992 e n. 2454\1993. (57)

Mozione Fadda - Sanna Emanuele - Dore - COGODI - Balia - Sanna Giacomo - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marroccu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo sulla gravissima emergenza idrica e sulle problematiche aperte dalla interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monti Nieddu.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATA la gravissima emergenza idrica che colpisce l'intero territorio regionale con particolare drammaticità nell'area meridionale dell'isola;

PREMESSO che, nello specifico, per far fronte a questa insostenibile situazione , nell'ambito del relativo programma operativo delle regioni dell'Obiettivo 1, la Regione sarda ha attribuito al Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale il finanziamento dei lavori per la realizzazione della Diga sul rio Monti Nieddu, la traversa di sbarramento di Medau Aingiu e la galleria di collegamento tra gli invasi di Monti Nieddu e Is Canargius;

CONSTATATO che l'intervento, localizzato in provincia di Cagliari, interessa i comuni di Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Domus de Maria e Teulada e che lo stesso è finalizzato ad eliminare il deficit idrico, irriguo e potabile della fascia costiera sud-occidentale del golfo di Cagliari collegandosi, così, alle politiche e alle strategie contenute negli orientamenti del Piano Generale delle Acque;

CONSIDERATO che l'invaso di Monti Nieddu per la sua consistenza riveste non solo una funzione strategica per gli usi idropotabili e irrigui dell'area interessata, ma interviene in maniera funzionale all'ottimizzazione dello stesso sistema del Flumendosa;

PREMESSO CHE:

- i lavori di che trattasi sono stati aggiudicati all'Associazione Temporanea d'Imprese Dragados Y Construccion P.O.-S.A., Fomento De Costrucciones Y Contratas S.A., Grandi Lavori Fincosit S.p.A.;

- la consegna dei lavori all'impresa è avvenuta il 21.01.1998 e che la loro ultimazione era fissata al 21.01.2002;

- l'importo delle opere affidate in appalto ammontano a Lire 74.776.458.152 al netto del ribasso d'asta del 14,49%;

- successivamente alla gara d'appalto e alla stipula del relativo contratto il Ministero dei LL.PP. ha proceduto al recupero del ribasso d'asta e ha rideterminato il fabbisogno finanziario complessivo per la realizzazione dell'intervento nell'importo di lire 101.132.310.715, di cui lire 68.705.248.152 per lavori in appalto;

- con nota del 21.04.2000 il Consorzio di Bonifica, a causa di sopravvenute complicazioni di carattere tecnico e in particolare di natura geologica, ha rappresentato al Ministero dei LL.PP. e all'Assessorato regionale dei lavori pubblici l'impossibilità di rispettare il termine per il completamento degli stessi e per la rendicontazione dell'intero importo del finanziamento al fine di attivare il contributo dell'Unione Europea;

CONSIDERATO che, al fine di ottenere il contributo dell'Unione Europea che permetta il completamento delle opere con finanziamento comunitario 2000-2006, occorre che la Regione Sardegna adotti apposita delibera con la quale si preveda che la quota residua - consistente in lire 71 miliardi - dell'intervento finanziario del POR 1994-2000, non rendicontato e destinato all'opera di cui trattasi, venga inserito nel POR Risorse Idriche 2000-2006, ovvero nell'APQ;

RAVVISATA ulteriormente la necessità che, per completare funzionalmente le opere in oggetto e consentire l'attivazione delle iniziative più opportune per la rapida ripresa dei lavori, si rende urgente integrare le somme disponibili fino all'importo originario dell'appalto;

PREMESSO che alla data del 18 dicembre 2001 l'impresa appaltatrice ha eseguito lavori solo per il 30 per cento del totale appaltato e finanziato;

SOTTOLINEATO che a fronte dello stanziamento del Ministero dei lavori pubblici pari a lire 101.132.320.715, le spese sostenute per le attività e i lavori eseguiti alla data del 18.12.2001 ammontano a lire 34.945.368.576;

DENUNCIATO il fatto che i gravissimi ritardi nella edificazione della diga con calcestruzzo rullato si sono determinati per la mancata realizzazione degli impianti secondo i tempi dei verbali di consegna e per discutibili riserve sulla quantità e sulla qualità delle ceneri provenienti dalle centrali Enel;

PREMESSO che in data 19 dicembre 2001 l'Associazione Temporanea d'Imprese, appaltatrice dei lavori, ha proposto domanda di arbitrato contenente la richiesta di risoluzione del rapporto contrattuale e che conseguentemente si è aperto un contenzioso ove il Consorzio - nell'interesse generale di cui è portatore - si è visto costretto ad avviare la risoluzione d'ufficio del rapporto contrattuale d'appalto per fatto e colpa della ditta appaltatrice;

CONSIDERATO che per il completamento dell'intero schema idrico nel quale è inserita la diga di Monti Nieddu e dunque la realizzazione delle opere complementari e di adduzione connesse, di cui il Consorzio di Bonifica dispone delle relative progettazioni, occorre l'impegno di un intervento finanziario complessivo di lire 137.500.000.000;

CONSIDERATO inoltre che a tal fine il Presidente della Regione dispone dei poteri, conferiti dal Governo, di commissario straordinario per l'emergenza idrica in Sardegna;

SOTTOLINEATO che a causa dell'interruzione dei lavori e della precarietà del quadro finanziario, circa 70 persone, tra dipendenti ATI e imprese appaltatrici, rischiano il proprio posto di lavoro con evidenti e gravi ripercussioni sul tessuto sociale del territorio;

RIMARCATO che a causa dei lavori realizzati si è di fatto in presenza di una condizione del territorio fortemente compromessa da un punto di vista ambientale ed è pertanto necessario e urgente ultimare le opere e procedere alla più rapida sistemazione dei siti, anche in considerazione del fatto che la diga dal 15 gennaio 2002, avendo ricevuto il parere finale del Servizio Nazionale Dighe, può essere costruita con tutte le necessarie garanzie tecniche e giuridiche;

CONSIDERATA di riflesso la drammatica situazione che sopportano sia il comparto agricolo che quello turistico, penalizzati da una condizione diventata oramai insostenibile e che troverebbe stabile soluzione solamente con la realizzazione di questa importante opera,

impegna la Giunta regionale

1) ad adottare urgentemente apposita delibera nella quale si preveda che la quota residua di lire 71 miliardi dell'intervento finanziario del POR 1994-2000, non rendicontato e destinato alla realizzazione dell'opera, venga inserito nel Complemento di Programmazione del POR Sardegna 2000-2006 - Risorse Idriche;

2) a reperire le risorse finanziarie necessarie per la immediata ripresa dei lavori per il completamento della diga e di tutte le infrastrutture idrauliche e di distribuzione dell'acqua nel comprensorio interessato;

3) a disporre in particolare nell'ambito del POR 2000-2006 l'ulteriore fabbisogno finanziario necessario alla realizzazione di quelle opere complementari e di adduzione, già progettate dal Consorzio di Bonifica, al fine di rendere funzionale e operativo l'intero schema idrico di Monti Nieddu;

4) a trovare le soluzioni più idonee per garantire la necessaria continuità occupativa alle maestranze già impegnate nella costruzione della diga garantendo nel contempo i servizi indispensabili di guardiania e di sicurezza degli impianti e dei cantieri per evitare, in attesa della ripresa dei lavori, che gli stessi subiscano danneggiamenti e compromissioni;

5) a mettere in essere, oltre ad ogni prerogativa legislativa assegnata al commissario straordinario per l'emergenza idrica, le eventuali e necessarie intese con il Governo nazionale e i suoi Dicasteri competenti per una positiva e rapida risoluzione della vertenza. (58)