Seduta n.251 del 30/11/2006 

CCLI Seduta

(Antimeridiana)

Giovedì 30 novembre 2006

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

Indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 23.

CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 24 ottobre 2006 (245), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Diana, Pisu, Salis e Serra hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 30 novembre 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza:

CHERCHI OSCAR, Segretario:

"Interpellanza Ladu - Dedoni sulla valorizzazione del patrimonio culturale sardo con particolare riferimento alla figura di Giorgio Asproni". (214)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CHERCHI OSCAR, Segretario:

"Mozione Capelli - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Ladu - Biancareddu - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Farigu - Diana - Lombardo - Cherchi Oscar - Gallus - Dedoni - Pisano - Moro - Amadu - Randazzo Alberto - Sanna Matteo - Contu - Licandro - Petrini - Randazzo Vittorio - Liori - Cassano - Rassu - Sanciu - Sanjust - Murgioni sulla recrudescenza della blue tongue, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (104)

Discussione generale del testo unificato "Disposizioni in materia di risorse idriche e bacini idrografici" (153-186/A) del disegno di legge: "Disposizioni in materia di risorse idriche e bacini idrografici" (153) e della proposta di legge: Sanciu - Cuccu Franco Ignazio - Murgioni - La Spisa - Ladu - Diana - Pili: "Disciplina della difesa del suolo e della gestione delle risorse idriche" (186)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato numero 153-186/A.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Uras, relatore.

URAS (R.C.), relatore. Presidente, onorevoli colleghi, la quarta Commissione consiliare ha approvato…

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, onorevole Biancu, per cortesia, il relatore ha la necessità dell'attenzione della Giunta, grazie. Prego onorevole Uras.

URAS (R.C.), relatore. Presidente, colleghi, Giunta regionale, la quarta Commissione consiliare ha approvato all'unanimità nella seduta del 16 novembre scorso il Testo Unificato del disegno di legge numero 153 e della proposta di legge numero 186 concernente "Disposizioni in materia di risorse idriche e bacini idrografici". Questo è un risultato che, mi permetto di sottolineare, si aggiunge ad altri risultati importanti ottenuti da questo Consiglio e dalle Commissioni in merito. Un risultato importante che attesta la condivisione piena della Commissione, quindi di maggioranza e di minoranza, anzi, un ringraziamento particolare va ai colleghi della minoranza che hanno garantito in tutto il prosieguo dei lavori di esame di questo provvedimento non solo una presenza ma una presenza assolutamente produttiva in una relazione tra maggioranze e minoranze che non si è mai piegata a valutazioni di tipo pregiudiziale, settario e privo di ragionamento di merito, anzi, il contrario. Quindi piena condivisione, dicevo, di maggioranza e minoranza sulla necessità e anche sull'urgenza di procedere alla definizione della normativa sul sistema idrico multisettoriale che va a completare la normativa regionale in funzione anche dell'adeguamento a quella nazionale-comunitaria in materia di gestione di uno dei beni comuni essenziali per la vita delle persone della comunità come l'acqua. Qua mi corre l'obbligo di sottolineare che, anche nella discussione in atto nel dibattito in corso a livello nazionale, a livello europeo, ma direi di più a livello internazionale, la gestione della risorsa idrica non solo è uno dei temi più attuali della battaglia verso il riconoscimento dei diritti veri dell'umanità nel suo complesso, delle persone di ciascuna comunità, ma è al centro anche di un ripensamento sul ruolo che deve essere esercitato dalla pubblica amministrazione nel garantire l'accesso, ma non solo l'accesso, ai cittadini all'acqua e a tutto ciò che dall'acqua, sul piano delle attività anche produttive, deriva. Cosa tratta in modo specifico la norma: tratta la definizione dell'Autorità di bacino che individua con riferimento ad un unico bacino idrografico; tratta, come dicevo, dell'adeguamento della normativa regionale a quella nazionale in modo particolare concernente la difesa del suolo; tratta le norme concernenti la gestione delle acque in funzione di un uso economicamente parsimonioso ed ambientalmente sostenibile; tratta delle competenze regionali in materia di gestione e manutenzione di grandi invasi multisettoriali, ricondotti con chiarezza sotto la diretta responsabilità e gestione dell'amministrazione regionale partecipata dal sistema amministrativo locale. In questo senso il provvedimento nell'individuare il Comitato istituzionale dell'Autorità di bacino, che è costituito essenzialmente da due organi, uno di natura politica e l'altro di natura tecnica, interviene a costituire un organismo partecipato di amministrazione regionale e di amministrazioni locali consentendo la presenza delle province, dei comuni al di sotto e al di sopra dei 15.000 abitanti e consentendo altresì che nella indicazione degli amministratori locali, a carico del Consiglio delle autonomie, l'indicazione avvenga con voto disgiunto, articolato, in modo tale da consentire e garantire la presenza delle minoranze politiche. Tutto questo è frutto della discussione avvenuta in Commissione, che ha voluto anche sottolineare l'esigenza di una partecipazione ampia delle istituzioni rappresentative della volontà popolare nei punti cardine della costruzione normativa e dei processi di approvazione degli strumenti di pianificazione generale; tant'è che è attribuita al Consiglio regionale l'approvazione finale del Piano di bacino il quale, come si evince dalla normativa, dal testo delle singole disposizioni, è un piano mosaico, costituito da più piani stralcio di natura tematica e settoriale. La normativa nazionale concernente la difesa del suolo risale ad oltre vent'anni e procediamo per la prima volta, quindi dopo tanto tempo, così come si è proceduto in altri casi, sempre con il protagonismo della Commissione alla quale mi onoro di appartenere, cioè la quarta Commissione, a regolamentare materie che sono state, diciamo, per lungo tempo dimenticate; così è stato, per esempio, per il trasporto pubblico locale e anche in quella circostanza siamo riusciti a lavorare per trovare una sintesi che vedesse il Consiglio nel suo complesso costruire una norma con forti equilibri, in grado quindi di reggere alle situazioni politiche che vanno a succedersi nell'ordinario prosieguo della vita istituzionale, di queste e delle legislatura che verranno, introducendo un principio che noi riteniamo che sia fondamentale, che è quello della verifica costante dell'efficacia delle disposizioni di legge, attraverso un monitoraggio e degli appuntamenti, che sono definiti nella norma, di relazione da parte della Giunta e dell'Esecutivo sull'attuazione delle disposizioni e di controllo dell'efficacia di quelle disposizioni, in modo tale da consentire poi al Consiglio di intervenire con le dovute modificazioni ed integrazioni tali da rendere il sistema assolutamente funzionale, efficace ed efficiente.

Nell'entrare nel merito delle norme approvate va sottolineato: 1. La migliore articolazione e semplificazione degli organismi e delle strutture previste e della loro composizione. Prima ricordavo il Comitato istituzionale dell'Autorità di bacino, ma questo riguarda anche la stessa Agenzia che nasce come una direzione generale e interna all'amministrazione regionale e diventa un organo tecnico integralmente a disposizione del Comitato istituzionale; così riguarda anche l'Ente per le risorse idriche della Sardegna, l'ERIS, che assorbe l'EAF e procede, in tempi rapidissimi, a una semplificazione del sistema superando i troppi, spesso anche causa di inefficienze generali del sistema idrico integrato, soggetti locali tutti quanti preposti al governo o alla gestione di strutture e di impianti fuori da una articolazione invece di visione e di contenuto più generale.

Altro elemento caratteristico, altro elemento di rilievo è la differente imputazione delle responsabilità di approvazione del Piano di bacino. Prima parlavo di quelle dell'organo legislativo che ha il potere di approvazione finale; esiste un potere, invece, di definizione dei criteri e di predisposizione degli atti che è in capo all'Esecutivo. Parliamo di pianificazione sul piano tecnico assolutamente complessa, di pianificazione che non può avere un respiro di breve durata, di pianificazione che ha necessariamente un respiro di lunga durata, parliamo dell'acqua che è uno dei temi principali nella storia di questa nostra Regione, dall'autonomia ad oggi ma anche prima dell'autonomia, e sappiamo tutti che cosa significa dover contrastare fenomeni gravi di siccità prolungata, che cosa significa dover contrastare fenomeni gravi di siccità prolungata, che cosa significa dover contrastare il processo di desertificazione del territorio al quale si accompagnano fenomeni gravissimi di riduzione della capacità produttiva e quindi anche di stanzialità antropica e quindi fenomeni gravi di spopolamento delle aree interne a favore di poli urbani o della cinta costiera, con tutti gli squilibri che da questo poi nascono.

In sostanza la Commissione, dopo un'analisi che è stata attenta delle funzioni attribuite agli organismi che sono oggetto di questa disposizione, ha cercato di procedere ad una semplificazione forte di procedure e di soggetti e ha cercato di andare verso una direzione di migliore organizzazione dell'attività gestoria e di programmazione della risorsa idrica, della sua raccolta, conservazione e distribuzione. Va sottolineato - e concludo, rinviando i colleghi alla lettura della brevissima relazione di accompagnamento della legge - che anche in questa circostanza noi ci siamo ritrovati di fronte a situazioni relative al personale degli enti che sono interessati a questo processo di riforma, a situazioni di precariato; alcune cose, alcune forme di precariato, noi le abbiamo considerate anche addirittura scandalose per il fatto che esistessero così come esistevano. C'è capitato, per esempio, di riscontrare che 15-18 qualificatissimi ricercatori assegnati all'attività di analisi delle acque - che, come ben sappiamo, poi sono attribuite a ciascuno dei settori di intervento: quello per l'irrigazione delle campagne, quello per le attività industriali, quello per gli usi civili, ivi compreso l'idro-potabile - beh, chi ha in mano la valutazione, l'esame fisico-chimico dell'acqua, noi abbiamo scoperto essere stato inquadrato come commesso, attribuendo la funzione di gestione del laboratorio ad una società privata che questo personale - precario per anni, addirittura fino a 10-11 anni di condizione di precariato, parlo di biologi, di chimici, cioè di professionalità altamente specializzate, di laureati capaci di operare in un complesso laboratorio di analisi - beh, questo personale era inquadrato da quella società come commesso di un'azienda commerciale! Abbiamo trovato una soluzione, nel rispetto concreto di quel principio di selezione per cui si accede alla pubblica amministrazione solo tramite concorso, riconoscendo come altre volte si è fatto nell'ordinamento regionale un punteggio aggiuntivo per chi, a qualunque titolo, avesse espletato precedentemente servizio presso l'ente di provenienza, che andiamo a riformare. Ma questo richiama ad un principio che io ritengo sia fondamentale, che sia presente nell'azione anche della Giunta, non solo di questo Consiglio, cioè che non è pensabile che ai vertici, all'apice dei processi di precarizzazione del lavoro, della condizione del lavoratore, ci sia la pubblica amministrazione! La pubblica amministrazione deve assumere come valore la cancellazione, nei propri organici, di ogni qualunque forma di lavoro precario, perché se ciò non facessimo avrebbe danno la collettività, avrebbe danno la singola persona cittadino avente diritti per un servizio che non è di qualità, ma avrebbero danno anche i lavoratori, gli operatori che debbono realizzare servizi di grande importanza come, per esempio, l'analisi dell'acqua, la valutazione sulla sua salubrità, sulla sua consistenza e contenuto tale da renderlo inutilizzabile per le attività umane.

Chiudo rammentando a me e ai colleghi una scritta che c'è in un murales di Orgosolo che rivolgendosi al padre eterno dice "Dio, noi non chiediamo carne di bue, ma chiediamo acqua, acqua da bere". La Sardegna ha vissuto momenti veramente difficili da questo punto di vista e ha fatto un'esperienza sicuramente positiva da questo punto di vista cioè l'esperienza del commissariamento straordinario per l'emergenza idrica, cioè la verifica di quanto sia importante il governo unitario, il governo pubblico della risorsa idrica, il non considerare le fonti come di proprietà di questa o di quella comunità, di questo o di quel comune, di questa o di quella provincia, ma come un patrimonio generale di regione che è un sistema chiuso che deve, quindi, guardare a questa risorsa con ogni attenzione, con ogni volontà di risparmio, con ogni volontà di buon utilizzo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras.

E' iscritto a parlare il consigliere Giorico. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che intendono intervenire che si devono iscrivere entro la fine dell'intervento dell'onorevole Giorico.

GIORICO (Gruppo Misto). La ringrazio signor Presidente per avermi dato la parola e ringrazio i colleghi e il signor Assessore per l'attenzione che vorranno riservarmi. Esporrò brevi considerazioni su questo importante provvedimento di legge che disciplina le risorse idriche e i bacini idrografici della Sardegna, sul quale la Commissione ha lavorato con particolare impegno e competenza, in modo particolare il Presidente della Commissione. Questa legge colma una vistosa lacuna che ha influito negativamente all'assetto idrogeologico del territorio e della gestione dei grandi invasi. Una legge che è la grande incompiuta della politica regionale, proposta sin dai primi anni sessanta e mai realizzata. L'esigenza del governo delle acque era molto sentita, ricordo l'interesse dell'onorevole Paolo Dettori a dotare la regione di uno strumento che garantisse controllo, economicità ed efficienza nella gestione delle risorse idriche e via via partiti diversi e uomini politici hanno sempre proposto questo argomento, rimasto per troppi gli anni lettera morta. Una risorsa strategica come l'acqua deve far capo alla Regione, superando la fase della pluralità dei gestori. Oggi questo percorso sta per compiersi e dobbiamo essere soddisfatti di questo traguardo, la gestione dei grandi invasi - politica indispensabile di una regione che non ha corsi d'acqua abbondanti e perenni -, ma anche le norme di disciplina e competenze di tutela ambientale e dell'assetto idrogeologico diventate essenziale per un buon governo del territorio. Basti pensare che nell'emergenza del dissesto, che in Sardegna non sono gravi come in altre regioni italiane, e cito la Campagna, ma anche alcune zone pedemontane nel Nord Italia, l'intervento ha rappresentato vere e proprie forzature di tipo amministrativo non esistendo una legge e definisca le competenze e, insieme, identifichi le responsabilità operative. Rispetto al testo proposto dalla Giunta il provvedimento all'esame dell'Aula presenta alcune novità, puntualizza meglio alcune situazioni, tiene conto - aspetto molto importante - della fase transitoria non contenuta nel disegno di legge, semplifica la fase operativa varando due organismi molto agili, quello politico - di programmazione e governo, vale a dire il Comitato istituzionale delle autorità di bacino - e quello tecnico - l'Agenzia regionale del distretto idrografico -. Sono stati eliminati altri organismi quali il Comitato di consultazione e l'Osservatorio regionale, sulla cui utilità la Commissione ha espresso perplessità. E' stata introdotta una novità importante, oggi si parla spesso di dare più visibilità e autorevolezza al Consiglio che affida all'Assemblea l'approvazione del Piano di bacino, originariamente competenza dell'esecutivo. Il confronto su questo argomento è stato sereno ma deciso, qualche volta persino aspro, la Regione diventa unica titolare, i vecchi gestori, nei tempi e nei modi previsti, diventeranno semplici utenti. Nasce un nuovo ente, ERIS, che estende le funzioni all'EAF, ente Flumendosa e tutta la Regione, sfrutta potenzialità e professionalità esistenti, anche provvedimenti dall'ESAF si dà un'organizzazione come ente strumentale rendendo conto del proprio operato alla Giunta regionale. La gestione unica delle dighe multi settoriali destinate cioè a dare acqua alla società civile e alle attività agricole e industriali consentirà di raggiungere uno scopo, quello della tariffa unica in tutta la Regione, dell'acqua grezza, si prevede, articolo 17, anche un piano di recupero dei costi e dei servizi tenendo conto delle esigenze che maturano in ambito sociale ed economico. E' in atto, credo sia giusto accennarne, una polemica con alcuni consorzi di bonifica che attraverso la gestione delle dighe reperiranno risorse finanziarie per sanare i bilanci, consorzi che da gestori sono classificati a semplici utenti, tuttavia l'articolo 19 alla lettera "a" lascia aperta se non la porta principale almeno quella di servizio prevedendo che ERIS oltre alla gestione diretta, una gestione indiretta prevedendo appunto la possibilità che altri enti, consorzi in prima fila possano continuare a gestire previa garanzia di efficienza tecnica e amministrativa questa risorsa attraverso convenzione. Insomma, la legge intende riconoscere i meriti a chi li ha. Con questa legge, e concludo, si compie una storica aspirazione nel mondo politico sardo, soffriremo meno la sete, le attività economiche che sull'acqua fanno affidamento affronteranno meno disagi, ciò è nelle logiche previsioni, il controllo delle risorse sarà infatti più attento, le valutazioni prese in quadro complessivo regionale, i bacini monitorati continuamente. Eviteremo quando il processo sarà a regime, come è accaduto nella grande siccità del 1995, che l'agricoltura si fermi a prezzo di enormi sacrifici e irreparabili danni o l'industria segni il passo mentre da qualche parte l'acqua è in esubero, l'acqua in esubero viene scaricata in mare, un vero spreco inconcepibile che con questo provvedimento viene finalmente eliminato, grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Giorico.

E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Sì, grazie Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi. Prima di affrontare il provvedimento in discussione, credo sia utile partire da una necessaria premessa che per dare un significato più compiuto a quella che è l'opera del legislatore, stiamo parlando infatti di acqua, una risorsa che in tutte le latitudini del pianeta determina le condizioni e la qualità della vita di tutti gli esseri umani ma anche della flora e della fauna. Senza l'acqua non c'è vita possibile. Per questo motivo tenterò di svolgere le mie argomentazioni non lasciandomi trasportare da sentimenti di appartenenza a schieramenti politici o pregiudizi di carattere ideologico. Lodi e critiche per quanto mi riguarda vanno inserite in questo contesto, questo di oggi è un disegno di legge che si presta ad una serie di valutazioni che proiettano verso il provvedimento in esame un insieme di luci e ombre, tuttavia in primo luogo devo onestamente riconoscere che nel testo del decreto legge così come giunto in Commissione nel corso dell'esame da parte dei commissari sono state introdotte rilevanti modifiche che ne hanno certamente migliorato il contenuto. Va posto nel giusto rilievo il fatto che durante i lavori per esitare il testo si è creato in Commissione un fattivo clima di attenzione e considerazione, del resto lo ha evidenziato anche il collega Uras, clima che ha portato all'accoglimento di alcune delle proposte di emendamento all'articolato provenienti dalle forze di opposizione.

Fra le novità di rilievo che hanno caratterizzato il testo esitato dalla Commissione, assume a mio avviso una particolare rilevanza il ruolo attivo del Consiglio regionale. Ciò grazie alla previsione che il Piano di bacino va sottoposto all'approvazione in Consiglio, comma 4 articolo 9, e non come voleva la precedente versione che lasciava l'onere decisionale in seno alla Giunta regionale. Non è una differenza da poco e rientra nella logica di far sì che questa risorsa non sia lasciata alla discrezionalità di un potere ad indirizzo monocratico, favorendo una scelta più democratica che porta la nostra Assemblea a una partecipazione attiva. In questa stessa direzione va valutato il ruolo di maggior coinvolgimento nella gestione del governo di questa risorsa vitale anche alla Conferenza delle autonomie, due innovazioni introdotte come dicevo in sede di Commissione che certamente rendono il testo meno appiattito nei confronti della Presidenza della Giunta regionale, introducendo elementi di equilibrio e autonomia nei compiti di tutela e gestione. Va apprezzato anche lo sforzo compiuto nell'adottare i criteri per eleggere i componenti del comitato istituzionale, organo dell'autorità di bacino prevedendo specificatamente che i tre da nominare in capo alla Conferenza delle autonomie siano esterni allo stesso organismo evitando in tal senso una duplicazione di cariche che sarebbe risultata antipatica e poco partecipativa. Aggiungerei che l'"ottimo" si potrebbe ottenere nel prevedere in norma che i componenti del comitato istituzionale, di espressione della Conferenza delle autonomie, siano dichiarati decaduti qualora cessino alla carica elettiva. Questo per evitare che chi non ha più incarichi elettivi possa continuare a mantenere ruoli di rappresentanza in organismi o enti regionali.

A questo punto permettetemi di sottolineare l'accoglimento dell'emendamento presentato dal sottoscritto in riferimento all'articolo 7 comma b che ha abbassato la soglia dei Comuni chiamati ad esprimere un proprio rappresentante in seno al comitato istituzionale, da quindicimila a cinquemila abitanti. Infatti, precedentemente, dei tre rappresentanti della Conferenza delle autonomie, uno era di espressione provinciale, uno dei Comuni al di sopra dei quindicimila abitanti e uno di quelli inferiori ai quindicimila. Oggi, in forza dell'emendamento, fermo il rappresentante provinciale, uno espresso dai Comuni superiori ai cinquemila abitanti e uno di quelli con meno di cinquemila abitanti.

Si è dato in questo modo voce a una componente importante nella realtà comunale sarda, i piccoli Comuni che generalmente vengono sempre trascurati, che il mantenimento della soglia a quindicimila abitanti avrebbe certamente estromesso.

In merito alla composizione del comitato istituzionale, resta il rammarico per non essere riusciti a inserire nell'organismo anche i rappresentanti delle organizzazioni professionali - agricole che avrebbero certamente portato un contributo notevole di conoscenza delle problematiche legate al loro settore, un settore che rimane strategico per lo sviluppo economico trattandosi di una risorsa storica della nostra isola. Altro aspetto positivo lo possiamo individuare nell'introduzione del principio di perequazione sociale per quanto riguarda il costo delle bollette, ciò per la particolare attenzione che è stata rivolta alle fasce più deboli della nostra società, l'emergere di nuove povertà, infatti, ci deve indurre a prestare sempre e di più la dovuta attenzione verso quelle componenti della nostra società che sono entrate in sofferenza a causa delle ridotte risorse economiche delle quali dispongono. Rimanendo in argomento mi permetto di suggerire l'adozione di piani tariffari che prevedono uno sgravio per le aziende agricole che già oberate da costi elevatissimi avrebbero in tal modo la possibilità di un minimo di respiro per le loro aziende. L'acqua per tali aziende rappresenta oltre che la vita, un costo vivo che incide notevolmente sui già magri bilanci. Abbattere tali costi significa intervenire sulle politiche per lo sviluppo, cercando di frenare la costante emorragia di mortalità delle aziende che ogni anno chiudono attività perché soffocate dai debiti. Questo testo ha sicuramente il pregio di comportare una semplificazione generale nella gestione di questa importantissima risorsa e di questo bene, risorsa che sta diventando di giorno in giorno sempre più preziosa, dato l'innalzamento della temperatura del globo, che sta comportando un incremento della desertificazione in molte zone della terra. Ed è su quest'aspetto che vorrei soffermarmi, per richiamare l'attenzione proprio su un punto che mi sembra carente nell'articolato oggi in esame. Infatti l'impianto di questo tessuto normativo, seppure abbia mutato gran parte delle norme emanate dal decreto legislativo 152 del 2006, che nella sua prima parte è ispirato proprio alla tutela della qualità delle acque mediante la tutela del suolo, del sottosuolo e dell'equilibrio geologico, sembra più sbilanciato verso le forme di governo dell'acqua. Nel testo del disegno di legge possiamo infatti notare una differenza sostanziale, perché oltre a dettare norme in materia di tutela del territorio, in realtà si spinge oltre: istituisce, fra gli organi di governo, l'Autorità di Bacino Sardegna, l'Agenzia. Per non dire poi che il punto centrale appare la riforma dell'EAF dove, ampliandone le competenze territoriali, si è creato un super-ente denominato l'ERIS.

In buona sostanza la ratio che governa il testo appare maggiormente mirata a dettare norme in materia di governo che di tutela della risorsa idrica. In questo senso, rilevo l'ennesimo accentramento di funzioni dell'ente nascente nelle mani del Presidente della Giunta. Per questo motivo, credo sia necessario dedicare una particolare attenzione all'istituzione dell'ERIS che, come detto nella formulazione del testo di legge, diventa un super-ente. Non vorrei che come accaduto per ABBANOA, si decida per il gigantismo, sconvolgendo i principi economici moderni che vogliono la semplificazione, rendendo le unità produttive più piccole e autonome. In breve, semplificare non fa rima con accentrare le funzioni verso la Presidenza. Si creerebbe, in tal modo, un rallentamento dell'operatività che andrebbe a scapito della funzionalità e dell'autonomia dell'ente. Quindi, una maggior attenzione per le problematiche legate all'aspetto della tutela e difesa delle risorse idriche, attraverso una regolamentazione più dettagliata e approfondita credo che diventi necessaria. Ciò anche in previsione del fatto che, come dicono gli esperti, nel futuro anche i nostri territori potrebbero essere interessati da questa incipiente avanzata desertificazione. Spero che ciò non avvenga mai! Una maggiore coscienza verso queste tematiche, oggi che siamo ancora in tempo, non sarebbe poi male. Diamo sempre grande importanza alle tematiche ambientali, nel senso di tutela delle coste, mentre spesso trascuriamo gli aspetti, come ad esempio, l'inquinamento delle acque e del suolo. Altro punto critico riguarda il reclutamento del personale, ponendo in primo piano la garanzia, la difesa del mantenimento degli attuali livelli occupazionali. In questo caso, è bene adottare criteri trasparenti a tutela dei diritti dei lavoratori e di sani principi di amministrazione. Il tutto per evitare che si ripetano forme di reclutamento, già avvenute nel passato, non certamente orientate verso la migliore della professionalità dei titoli, ma piuttosto ossequiose verso forme di assunzioni adottate attraverso criteri opachi e discutibili. Per finire, si potrebbe sintetizzare dicendo che si tratta di una legge che mira sì a tutelare il territorio, lasciando tuttavia una parte preponderante al governo delle risorse. Per superare tale limite sarebbe opportuno separare questi aspetti differenti in maniera più marcata. Infatti, la tutela della qualità del territorio e dell'acqua si basa su una serie di presupposti di ordine scientifico e di una serie di controlli e verifiche, spesso anche non necessariamente collegabili verso chi opera la gestione. Ciò, per esempio, avrebbe evitato la possibile commistione tra chi controlla e chi invece è controllato. Si potrebbe ipotizzare che, per ottenere una migliore capacità di gestione della risorsa idrica, sarebbe stato meglio dividere la legge in due parti, per quanto legate fra loro: Una, volta alla tutela del territorio, nel rispetto degli indirizzi del disegno di legge 152, sopra richiamato; e l'altra, volta alla gestione del governo dell'acqua e sulle economie che questa risorsa riesce a mettere in campo.

Entrando brevemente nell'esame dell'articolato, mi permetto di suggerire alcune ulteriori modificazioni. Per esempio, nell'articolo 1 comma 2 punto i), sarebbe stato meglio parlare di "ristoro dei costi di gestione", anziché usare la dizione di "costo di risorsa". Nell'articolo 3, tra gli usi dell'acqua, non è richiamato quello zootecnico, aspetto che nella nostra regione, visto l'enorme patrimonio di allevamento che vanta l'isola, assume una notevole rilevanza. Voglio rimarcare che, durante i periodi di siccità, oltre gli esseri umani, gli animali sono i primi a soffrire della carenza idrica. Nell'articolo 12, l'Agenzia è diventata di fatto una sorta di Assessorato dell'acqua, con delega al Presidente della Giunta; quest'articolo, nello stravolgere la situazione attuale e togliere le competenze all'Assessorato dei lavori pubblici, sembra voler anticipare la nuova ripartizione delle competenze della Giunta. Infine, nell'articolo 21 comma 2, sono previsti, come novità rispetto al passato, i cosiddetti ripiani di bilancio da parte della Regione. Segnalo che potrebbe nascere, per via di questa decisione, una incompatibilità con le norme vigenti a livello europeo. Inoltre, in tal modo, si pongono sicuramente le premesse per una cattiva amministrazione, in quanto non essendo stati posti limiti di bilancio per far in modo che la gestione delle risorse finanziarie debba essere oculata e finalizzata al raggiungimento migliore degli obiettivi, si favorisce l'incremento incontrollato della spesa. In conclusione, possiamo certamente affermare che la legge parte da una buona base, ma è necessario continuare a lavorare per migliorare un provvedimento le cui ricadute riguardano una risorsa che mantiene in vita i sardi ed è essenziale per il nostro sviluppo futuro. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente. Sono trascorsi 17 anni dall'approvazione della "183", del 18 maggio 1989, che conteneva le norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo. Siamo di fronte ad un ritardo gravissimo per una regione come la nostra, caratterizzata da ricorrenti e prolungati fenomeni di siccità. La gravità delle situazioni che si sono succedute negli ultimi decenni ha spinto, più volte, il Governo nazionale a dichiarare lo stato di emergenza idrica e, con ordinanze di protezione civile, a nominare più volte dei commissari governativi. Questo per poter intervenire sia in materia di gestione delle risorse che in materia di programmazione e realizzazione di opere idriche, ritenute indispensabili per il buon funzionamento del sistema. Così il Governo, in accordo con la Regione, ha operato nel passato per sopperire ad una lunga situazione di stallo istituzionale. Incapace di recepire la normativa nazionale, dando vita agli organismi e gli atti programmatori previsti attraverso il Commissario, delibere e atti di Giunta. E' evidente che sarebbe stata diversa la gestione della situazione di crisi idrica avvenuta nel passato. Sarebbe stata diversa, più tempestiva, sicuramente, e più efficace, in presenza di un'Autorità di bacino costituita e dotata di strumenti operativi. Sarebbe stata diversa, ad esempio, se la Regione si fosse dotata di un Piano di bacino. Questo disegno di legge pone quindi fine ad un sistema commissariato, per avviare un processo di governo unitario della risorsa idrica. Pone fine ad una gestione esercitata da più soggetti, per passare ad un unico gestore del sistema idrico multisettoriale. Sicuramente, se avessimo dovuto dare delle priorità nell'approvazione delle norme, questo disegno di legge viene prima dell'istituzione dell'Autorità d'ambito, viene prima della costituzione del gestore unico del settore idrico potabile, ABBANOA. Si è, per motivi contingenti politici, scelto altre strade, ma non vi è nessun dubbio che questa legge avrebbe dovuto essere la base per tutto il progetto di riforma; la riforma complessiva del sistema idrico della nostra Regione. Così non è stato e questo ha creato certamente non pochi problemi alla gestione della risorsa idrica nella nostra Regione. Le difficoltà che oggi vive l'ente gestore dell'idrico potabile, Abbanoa, sappiamo dovute oltre che ai sovraccarichi degli organici degli enti assorbiti, oltre che a una difficoltà obiettiva di mettere a regime le diverse realtà, puntando all'ottimizzazione dei costi, vi è certamente una inefficiente programmazione degli interventi infrastrutturali, che non ha ridotto gli sprechi portando a costi aggiuntivi che oggi vanno a scaricarsi sugli utenti finali, cioè sulle nostre famiglie.

Ma, chi più di tutto condizionerà non solo il gestore della risorsa idrico potabile, ma l'uso dell'acqua in agricoltura, l'uso dell'acqua nell'industria sarà il costo dell'acqua grezza, cioè quella che sarà fornita dal nuovo ente che è previsto da questo disegno di legge. L'abbassamento di questo costo è uno dei principali obiettivi, a mio modo di vedere, di questa legge attraverso un'organica gestione del sistema idrico multisettoriale, va anche ricordato che all'articolo 21 della presente legge è previsto l'intervento finanziario della Regione, determinato dalle risultanze, certamente dei piani e degli atti pianificatori approvati, ma dice anche che la Regione interverrà a parziale copertura dei costi del servizio idrico multisettoriale, al fine di tener conto delle conseguenze sociali, ambientali, economiche, del recupero dei costi a carico dei soggetti utilizzatori delle risorse idriche e delle specifiche condizioni geografiche e climatiche della Sardegna. Mi pare evidente che, mentre si costruisce un sistema organicamente strutturato, finalizzato ad una gestione economicamente sana, non si perdono di vista alcune difficoltà oggettive determinate da questioni sociali, ambientali ed economiche. Questo mi pare un fatto di rilevante importanza.

La Commissione ha lavorato di concerto con l'Assessore e con i suoi collaboratori, apportando diverse modifiche al testo presentato dalla Giunta, le modifiche hanno reso l'impalcatura della riforma più semplice, più snella arrivando ad un risultato ampiamente condiviso dalla Commissione, con un voto all'unanimità, e che personalmente giudico in termini positivi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sabatini.

E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (Progetto Sardegna). Grazie, Presidente, Assessori e colleghi consiglieri. E' un'altra legge, questa, che evidenzia ancora una volta quali siano le priorità della politica della Giunta e di questa maggioranza, la razionalizzazione delle risorse e il riordino del settore pubblico sono i principi ispiratori, l'obiettivo è quello di rispondere a standard di qualità ed efficienza tali da rendere il nuovo soggetto non solo efficace nell'azione, ma realmente utile per la collettività perché rispondente ai suoi fondamentali bisogni. Questi principi trovano ancora una volta, con questo intervento normativo, concreto e tangibile riconoscimento. Affrontare con decisione un altro annoso e complesso problema qual è, per la Sardegna, lo sfruttamento delle risorse idriche significa impiegare tempo e risorse per risolvere questioni difficili, talvolta conflittuali, la cui soluzione è però improcrastinabile se si ha di mira il serio sviluppo del territorio.

Come per il Piano paesaggistico, la riforma degli enti agricoli, il Piano sanitario che sta per approdare in Aula ed altre numerose ed importanti leggi approvate in questo scorcio di legislatura, tutte attese da troppi lustri, non si può non riconoscere a questo Governo e a questa maggioranza - ma qui va sottolineato anche l'importante contributo che nella Commissione è arrivato dall'opposizione, tant'è che la proposta di legge è stata licenziata all'unanimità, come altri colleghi hanno sottolineato - la volontà e la determinazione nell'affrontare i più spinosi problemi di sempre, senza cercare comodi alibi o facili nascondigli in insormontabili difficoltà strutturali.

Nel redigere la proposta di legge si è tenuto conto di un aspetto fondamentale: l'oggetto della riforma è un bene, l'acqua, insostituibile, limitato e degradabile rispetto al quale deve essere garantito a tutti l'usufrutto ed a nessuno la proprietà. Le falle, oggi presenti nell'organizzazione del settore idrico, sono tante e tali da non rendere più tollerabile il permanere della situazione attuale, è inammissibile e controproducente continuare nell'attuale gestione frammentaria e disorganica del settore, i cui alti costi gestionali non trovano rispondenza nei deludenti e lacunosi risultati dei servizi offerti. Un ripensamento degli enti di gestione del settore parte innanzitutto dalla certezza di dover agire nell'ambito di un piano d'azione unitario, per garantire la multifunzionalità tra i vari comparti e la loro stretta collaborazione. L'introduzione delle norme che regolano la gestione delle risorse idriche è finalizzata, quindi, al miglioramento del servizio attraverso la razionalizzazione di tutte le fasi di gestione. L'intervento è in linea con quanto previsto dalla direttiva europea in materia di acque, la quale ne sollecita, già nel 2000, l'uso ambientalmente ed economicamente sostenibile. Considerata l'importanza del bene oggetto della legge in esame, l'intervento normativo deve essere tale da rendere compatibile l'interesse pubblico degli utenti, che deve essere sempre garantito, con la sostenibilità economica del servizio stesso. L'istituzione dell'autorità regionale, cui demandare tra le altre le funzioni di programmazione e monitoraggio, risponde a questa esigenza.

Il modello organizzativo dell'autorità è senz'altro quello più coerente, per avviare quei processi di cambiamento e di riforma che interessano settori nevralgici della pubblica amministrazione. La sua struttura infatti è tale da assicurare funzionalità e velocità operativa indispensabili per dare risposte immediate ai cambiamenti in atto. Ciò è possibile in quanto il riconoscimento della personalità giuridica con le modalità previste nel testo, inquadra l'autorità di bacino regionale come soggetto istituzionale autonomo nelle relazioni con gli altri soggetti, anche se è sottoposto al potere di indirizzo politico. Giova sottolineare che con l'approvazione di questa legge, si dà attuazione finalmente alla legge quadro numero 189 del '93 sul riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, rispetto alla quale la Sardegna vanta un decennale ritardo nei confronti di altre Regioni. I criteri fondanti della riforma sono quelli quindi dell'unificazione, accorpamento e semplificazione delle funzioni amministrative, principi coerenti con la ricerca dell'equilibrio e della razionalizzazione delle competenze, del riordino delle concessioni idriche e finalizzati a garantire l'interesse pubblico. Le misure operative adottate comprendono, tra le altre, strumenti e azioni di sensibilizzazione degli utenti finali affinché l'uso di una risorsa, tanto strategica quanto limitata, divenga attento e parsimonioso. In questo senso, considero importante e opportuno, che nella legge venga prestata particolare attenzione alle zone territorialmente svantaggiate ed ai soggetti socialmente ed economicamente sofferenti in materia di approvvigionamento idrico, nonché alle fonti di inquinamento ed alla difesa del territorio con l'attribuzione, in capo all'agenzia, di specifici conti.

L'attuazione di una buona riorganizzazione passa, necessariamente, per l'adozione di regole chiare e l'individuazione delle responsabilità, soprattutto quando le azioni riformatrici riguardano settori come quello idrico nei quali i danni causati da uno scellerato sfruttamento ambientale possono inevitabilmente compromettere lo sviluppo di un territorio.

L'istituzione, in seno all'Autorità di bacino, dell'agenzia preposta al raggiungimento degli obiettivi programmatici in modo unico ed armonioso rappresenta lo strumento di maggiore novità ed efficacia; esso segna il passaggio forte ad un modo nuovo di amministrazione delle risorse, ponendosi come elemento di raccordo tra le strutture competenti, promuovendone la concertazione e garantendo la gestione integrata delle risorse presenti nei diversi bacini.

La semplificazione dei processi decisionali è attuata per mezzo di una struttura snella ed essenziale di pianificazione, programmazione e attuazione, capace di agilità operativa.

La ripartizione delle aree di competenza tra gli organi componenti l'Autorità di bacino, l'Agenzia e il Comitato istituzionale, consente l'elaborazione di piani di bacino coerenti con la più generale pianificazione regionale, ma contemporaneamente consente anche che essi vengano formulati con attenzione alle esigenze del territorio, alla qualità del servizio, all'equità delle tariffe nonché al rispetto delle norme in materia di inquinamento delle falde e uso equilibrato delle risorse.

La centralità dei temi trattati e la loro rilevanza sociale trovano la dovuta attenzione, in primo luogo, nella decisione di connotare il governo dell'acqua secondo un'accezione esclusivamente pubblica; proprietà pubblica, dunque, ma logiche di gestione mutuate dal privato. In questo senso l'Agenzia elabora il piano per il recupero dei costi relativi ai servizi idrici che, tenendo conto delle esigenze e degli impatti sulle diverse categorie di utenza, si pone l'obiettivo di una gestione economicamente sostenibile.

Sono disposte norme per la trasparenza dei costi che consentono la corretta individuazione e separazione delle voci di spesa sostenute dal soggetto gestore del sistema di approvvigionamento, in modo da consentirne una più precisa imputazione per categoria di utenza.

L'attenzione usata nell'introdurre, con questo testo, precise norme di gestione, coordinamento e attuazione nasce dalla volontà di assicurare alla riforma un'applicazione che non vanifichi e distorca i propositi e non ne svilisca l'intuizione.

Concludo dicendo che l'intento è quello di riuscire finalmente nell'abbandono delle azioni sporadiche, imposte dall'incuria e dall'ingovernabile contingente, e l'adozione, nel settore idrico, di un modello organizzativo strutturato nella forma e costante nell'impegno. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Corda.

E' iscritto a parlare il consigliere Farigu ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, colleghi, Assessori, ho chiesto di parlare in ordine al disegno di legge all'esame di questo Consiglio non tanto per entrare nel merito degli aspetti tecnici della legge: non faccio parte della Commissione, ho seguito, come dire, più con la sensibilità che è propria di ciascuno di noi di fronte a problemi di così rilevante importanza che con l'effettiva partecipazione intelligente dell'aspetto che è nel contenuto di questa legge. E intervengo per manifestare, certo, grande soddisfazione che finalmente il Consiglio regionale e la Regione si dota di uno strumento di cui ha parlato per decenni senza mai riuscire a definirlo. Intervengo, certo, figlio come sono, culturalmente, del mondo agropastorale dove l'acqua diventava il dramma ricorrente di pastori e di contadini e si ricorreva assai spesso anche alle invocazioni con cerimonie religiose per propiziare le piogge. Ho, dentro di me, tutta questa cultura, questa partecipazione, anche, a quelle cerimonie fin da ragazzo. Ho anche, dentro di me, ovviamente, tutta quella storia di drammi vissuti dalle famiglie che appunto dall'acqua dipendeva la loro sopravvivenza economica. Ho partecipato, certo, a tante battaglie, anche in termini più propriamente politici, dei contadini in ordine alle problematiche dell'acqua, supporto fondamentale. Quindi, per me, questo, sotto questo aspetto emozionale e politico, è un giorno felice; ma ho chiesto di parlare soprattutto per manifestare un'altra mia gioia, oggi, la prima forse gioia dopo il mio rientro in questo Consiglio. Il mio rientro in Consiglio non è stato davvero, come dire, confortato molto da esperienze simili a quelle che sono condensate in questo provvedimento di legge.

Appena lette le prime righe della relazione che lo accompagna io francamente ho riacquistato speranza e fiducia che, di fronte dei grandi problemi, esistono in questo Consiglio, esistono nelle forze politiche che lo animano e lo sorreggono, ancora valori che ci consentono di avere fiducia. Di fronte a problemi come quelli dell'acqua, un bene di valore assoluto per noi ma per l'intera umanità, ecco, le forze politiche hanno saputo trovare la sintesi; ed io sento il dovere - ed è per questo in particolare che ho chiesto di parlare -, sento il dovere di ringraziare le sensibilità politiche che si vedono dietro questo provvedimento legislativo, del suo Presidente di Commissione, del suo relatore, degli Assessori, vi è una sensibilità e una cultura politica evidente, e di tutti quanti hanno partecipato in quella Commissione. Allora esistono, in questo Consiglio esistono le sensibilità, esistono quei valori che, se riusciamo a portarli sempre a sintesi, ci possono consentire di garantire a questa nostra regione una grande svolta. Non è solo l'acqua, e su questa non c'è bisogno di spendere nessuna parola per definirne la rilevanza, l'importanza, il valore assoluto, e tralascio, vi sono altri problemi: anche la sanità avrebbe meritato una simile attenzione politica, una simile sensibilità politica; anche i trasporti meriterebbero la stessa sensibilità; tutte le infrastrutture che sono i presupposti per garantire aspetti sociali, aspetti economici della nostra Isola; ma anche la riforma dello Statuto della Regione richiede la stessa sensibilità, la stessa volontà; la riforma della legge elettorale (adesso si chiama la legge statutaria). Occorre questa sensibilità, e allora, se esistono e se sono esistite nel momento in cui si è affrontata questa fondamentale legge, perché quelle sensibilità, perché quella volontà politica, quella superiore capacità di affrontare i problemi che devono dare alla Sardegna una scossa - una scossa sul piano economico, una scossa anche sul piano sociale, una scossa sul piano politico -... perché questi insegnamenti hanno sì, certo, un valore perché danno risposte concrete a problemi reali, ma hanno anche un altro valore, quello della sollecitazione politica, della sensibilizzazione politica di cui abbiamo bisogno per affrontare i grandi problemi che affliggono la nostra Regione.

E' inutile che ci ripetiamo appare persino retorica, a furia di ripeterlo, che tutti i settori produttivi sono in crisi, e lo manifestano, e lo dico che la scuola è in crisi, che l'amministrazione pubblica è in crisi, che la sanità è in crisi, è tutto in grande sofferenza, e allora su questi problemi grossi noi dobbiamo avere la capacità, e lo dicevo negli altri miei interventi, esiste in questo momento la possibilità di andare super partes affrontare i grandi problemi di riforma, e citavo uno, occorre sicuramente per la nostra Isola un nuovo Piano di rinascita, riaffrontiamo l'articolo 13 del nostro Statuto, perché c'è bisogno di affrontare, con lo spirito antico dei fondatori dell'autonomia, che si sono espressi a più riprese nella nostra Regione, ebbene questo episodio è significativo proprio perché dice, che quei valori non sono smarriti, quei valori politici non sono smarriti, e siccome tutto è in evoluzione, gli attuali assetti politici non dureranno a lungo, gli attuali schieramenti, così come sono definiti, non avranno vita eterna, anzi, è presumibile e augurabile che sia breve, si arrivi davvero presto ad un bipolarismo ben definito è chiaro, che non serva solo a vincere le elezioni, ma per garantire alternative di governo anche nella nostra Regione, e non soltanto in campo nazionale. Ebbene si colga questo momento, che serve alla Sardegna, ma serve a ciascuno di noi per maturare più a fondo, più compiutamente quelli che sono i processi politici in atto, e diamo anche noi il nostro contributo perché quei processi politici davvero definiscano con più chiarezza gli schieramenti che siano, come dire, omogenei e che costituiscono veramente presupposti del futuro e vere alternative di governo. Portiamo la Sardegna, portiamo l'Italia, si dice, in armonia a quelli che sono gli assetti politici dell'Europa, di cui dobbiamo farne parte, non soltanto per l'euro, ma per essere protagonisti, e noi sardi abbiamo tanto da dire anche in questo processo politico dell'Europa, ma per essere protagonisti all'interno del sistema europeo, per quello che l'Europa dovrà soprattutto dire da oggi in poi, noi qui abbiamo problemi vitali, che possono insieme risolvere e quelli nostri, e contribuire a risolvere i problemi più complessivi dell'Italia e dell'Europa.

Per questo Presidente ho chiesto di parlare, per manifestare, come dire, la mia grande soddisfazione, per questo grande episodio politico al di là di quello che è il contenuto, io, infatti, non entro nel contenuto della legge e nei suoi aspetti tecnici, non ne avrei neanche una grande competenza, ma ho soltanto manifestato, ma soprattutto per gli aspetti politici. E voglio chiudere rinnovando alle forze politiche di ritrovare quella capacità di unità di intesa, per affrontare i grandi problemi che io ho già individuato nella riforma elettorale, nella riforma dello Statuto, e soprattutto un nuovo piano di rinascita. E voglio ripetere, e lo dico con convinzione, il mio ringraziamento al relatore, al Presidente della Commissione, ai suoi componenti e agli Assessori da cui sensibilità di una certa cultura e di una certa storia politica è presente in questo disegno di legge.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Farigu.

E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

MARRACINI (Gruppo Misto). Torniamo nell'acqua, credo che questa legge, di cui, a cui ho cercato di dare un piccolo contributo, sia un punto di partenza, non sia sicuramente il punto di arrivo, certamente il Presidente della Commissione ha lavorato benissimo, tutta la Commissione per ottenere questo primo risultato, ma cercherei di far capire anche a chi, insomma tecnicamente non ha conoscenza esatta della materia, che a fronte di una possibilità che c'era di rinnovare completamente la normativa sul servizio idrico, rivedendo completamente la legge 29, che avrebbe potuto portare, avrebbe potuto toccare anche i singoli cittadini, abbiamo fatto un primo passaggio. Credo in questo che anche l'onorevole Pirisi sia consapevole che ci aspetta un altro lavoro, un lavoro ancora importante, un lavoro che dovrà riguardare soprattutto l'idro-potabile. Sostanzialmente con questa legge che cosa abbiamo fatto, abbiamo creato un vestito nuovo al Flumendosa, abbiamo a fronte di due figli che erano l'ESAF e l'EAF, messo, tempo fa, l'ESAF in un collegio con altri bambini a bisticciare, al Flumendosa gli abbiamo dato la villa. Questo sicuramente non è quello che, come si suol dire, si dice delle buone famiglia, trattare tutti nello stesso modo, dobbiamo recuperare quello, che non per colpa nostra, cioè non per colpa di questa Giunta regionale, ma per via di una normativa, che ci ha obbligato a sottostare ad una volontà dell'autorità d'ambito, che non era quella sicuramente dell'Assessore, perché sapevo perfettamente che l'Assessore avrebbe voluto, per conoscenza, per esperienza, per competenza, intraprendere un'altra strada, che era quella di dare una villa anche all'ente gestore del servizio idrico potabile. Purtroppo in questa vicenda si è frapposta questo mostro normativo che è l'autorità d'ambito, una cosa che veramente se noi ci chiediamo quanto costa un milione di euro all'anno, alla cittadinanza, perché cosa? Per niente! Allora se questo è vero, e sappiamo tutti che è vero, se non ci mettiamo a lavorare in quella direzione, che è la direzione che poi tocca gli utenti, perché badate noi adesso stiamo dicendo che abbiamo fatto una grande cosa, tra un anno i cittadini ci diranno "ma insomma ma come mai io pago di più l'acqua, non ho un miglioramento della qualità, perché era già buona prima", se poi gli dimostriamo anche che abbiamo creato un consiglio di amministrazione, uffici nuovi, abbiamo aperto degli uffici chissà dove, insomma, abbiamo creato anche un costo aggiuntivo non stiamo dicendo, che abbiamo fatto bene, allora prepariamoci a risolvere tutto il problema. Noi avevamo in Sardegna 15 discount oggi abbiamo fatto un unico discount, la gente si aspetterà che da quel discount la merce esca a tariffe inferiore altrimenti qual è il vantaggio? No?! Noi lo sappiamo qual è il vantaggio, che abbiamo tolto un potere al consorzio di bonifica di vendere acqua potabile, l'abbiamo tolto al consorzio industriale, l'abbiamo tolto all'Enel, ma al cittadino, alla fine gli interessa che all'acqua sia buona e che costi di meno, se questo è un vantaggio, come dire, normativo rispetto al quale noi ci siamo impegnati, quindi questo andremo a vedere dopo se accadrà, e non accadrà se noi non mettiamo mano sul riordino della legge 29 che è quella che tocca il servizio idrico all'utenza, perché viva Iddio sul 100 per cento di acqua che verrà contenuta in questo discount unico, il 70 per cento se ne andrà in agricoltura, il 20 per cento se ne andrà in industria e il 10 per cento solo toccherà da vicino tutta la popolazione, e su quel 10 per cento l'inciso che si avrà sull'applicazione di questa norma è praticamente zero. Allora io credo che ottimo il lavoro fatto, l'abbiamo fatto, e andava fatto, anzi, come ha detto giustamente Sabatini andava fatto prima, andava fatto prima, però è urgentissimo rivedere tutto il disegno normativo sul servizio idrico integrato in Sardegna, partendo dalla considerazione che, una norma del 1992, che avrebbe dovuto dare uno slancio agli interventi privati nella gestione del servizio e idrico, è stata in tutta Italia fortemente fallimentare, abbiamo avuto una tendenza anche, come dire, filosofica che si è invertita a livello internazionale, si sta tornando con grande velocità, giustamente e correttamente, a considerare l'acqua un bene pubblico e non un bene da business, anche perché, onestamente, vorrei capire chi è quel matto che si mette a fare un business sull'acqua quando, oggi, tutti i gestori hanno difficoltà ad andare in pareggio, tutti i gestori in tutta Italia, per via delle reti idriche, per via di costi maggiorati, per via di una serie di cose. Allora, o ci mettiamo in testa che sul meccanismo, sul sistema dobbiamo intervenire radicalmente, e io ho chiesto anche all'Assessore di avere coraggio in questo, perché potremmo essere i primi in Italia - e non è mica da poco - perché una legge Galli, che non ha prodotto effetti reali, non ha avuto nessuno a livello parlamentare, nazionale, capace di riprendere il discorso in mano e di dire: "Si è fatta una legge che poi non ha avuto nessuna applicazione", perché questo è successo anche nel servizio sanitario nazionale, quando si sono fatti i comitati di gestione. Le norme si cambiano, se non funzionano, bisogna avere il coraggio di cambiarle, anche quando avvantaggiano, magari, strutture, le più diverse, come possono essere i partiti, perché nell'autorità d'ambito abbiamo amici tutti, abbiamo colleghi tutti. Però, di fatto, farà quasi la stessa cosa che farà questo ente che oggi stiamo facendo, farà la stessa cosa che fa o che dovrebbe fare l'ente gestore, o molte cose saranno sovrapposte. Per cui dovremmo trovarci nelle condizioni di dover capire che cosa vogliamo fare veramente della "29". Vogliamo capire se vogliamo dare una casa decente anche a chi l'acqua la deve dare ai cittadini per essere bevuta; vogliamo sapere se, dopo cinquant'anni che mamma Regione ha partorito ESAF ed EAF, il problema è stato che non è stata ingravidata dallo stesso padre, e quindi l'EAF, evidentemente, aveva un padre nobile, l'ESAF aveva probabilmente uno che stava passando di là. Allora, noi dobbiamo porre rimedio a questa ingiustizia. Dobbiamo far capire ai cittadini che abbiamo la volontà politica, la capacità di intervenire su tutto il comparto, altrimenti, avremmo fatto sicuramente una bella legge, avremmo fatto sicuramente un'opera meritoria rispetto a un'economia di scala sull'acqua che andava fatta, però, ci ritroveremmo che, mentre tre anni fa ai cittadini arrivava la bolletta dell'acqua a casa e dovevano pagare una tariffa che è la metà di quella che pagano oggi, saranno ancora con un punto interrogativo, a spiegarsi come mai e perché e dove questi soldi che pagano in più vanno a finire, se poi, spesso, come sta succedendo, il servizio, sicuramente, non è migliore di quello che c'è. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marracini.

E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Grazie. Qualche collega di maggioranza mi perdonerà, in apertura di questo breve intervento, se mi soffermerò su un aspetto che ogni tanto fa capolino anche in momenti di politica felice, come questo, e che forse sarebbe meglio che non facesse capolino.

Ecco, io vorrei fare una considerazione su un evento quale è quello di una Commissione consiliare che licenzia un provvedimento all'unanimità. Quando accade questo, significa che i suoi componenti, i componenti di quella Commissione, sia pure partendo da angolazioni politiche differenti, da presupposti iniziali differenti, responsabilmente e serenamente, scegliendo di tutelare il superiore interesse della comunità sarda, decidono di confrontarsi e soprattutto di ascoltarsi serenamente, valutando insieme, con onestà mentale, le rispettive posizioni, concordando infine formulazioni più rispondenti alle posizioni di ognuno di loro. Se si colgono occasioni come queste per dare fatti come questi, quali inevitabile conseguenza della luce abbagliante del programma della Giunta Soru e del Governatore, significa dirci che non dobbiamo fare minoranza, dobbiamo fare opposizione; significa dirci che non è giusto tutelare il maggiore interesse dei sardi, ma semplicemente impedire alla Giunta di fare bollini qualità. Sono altri i momenti delle celebrazioni. Quando c'è una proposta di legge, il Consiglio, serenamente, si deve esprimere nel merito e deve valutare se la proposta che le viene sottoposta è giusta, è sbagliata, va modificata, oppure va accettata.

Detto questo, io credo che nel merito dello strumento non ci sia granché da aggiungere a quello che, come al solito, con molta puntualità, ha illustrato l'onorevole Uras, mio collega in Commissione. Io sposterei, per un attimo, l'attenzione, su questa proposta di legge, su qualche aspetto che, peraltro, qualche collega ha toccato e che, secondo me, seppure non direttamente incardinato in questo strumento, è comunque ancorato a questo strumento perché è parte importante di tutto il sistema acqua. Allora, una considerazione politica su questa legge, intanto, su questa proposta di legge, mi sia consentito di farla. E' importante, dopo l'esperienza della legge numero 8 e del Piano paesaggistico regionale, che il Consiglio regionale abbia riportato a se la funzione legislativa principale, scegliendo di approvare il Piano di bacino. Ma è una legge importante, è una proposta di legge che quando sarà approvata diventerà una legge importante, perché comunque completa un primo quadro normativo per il Governo complessivo, unitario, della risorsa acqua in Sardegna. E' vero quello che diceva l'onorevole Marracini, mano a mano che si cammina stanno emergendo punti di criticità, preoccupazioni su quello che stiamo andando a vedere, particolarmente nel discorso dell'idropotabile. Stanno emergendo elementi di tensione anche all'interno delle utenze che non hanno tutte la stessa robustezza sociale, ad esempio, per il costo dell'acqua. Se è vero quello che diceva l'onorevole Uras, che l'acqua è di tutti e, come tale, deve avere un costo uguale per tutti, beh, uguale non significa, secondo giustizia, la stessa dimensione. Il costo dell'acqua si divide, sostanzialmente, in due componenti: il costo di captazione di accumulo, che è uguale per tutti, se si fa una diga che contiene una quantità di metri cubi, è un'opera pagata dalla comunità sarda per accumulare una quantità di risorsa idrica per tutti i sardi; l'altra componente del costo della tariffa è però la rete di distribuzione e la manutenzione di quella rete di distribuzione. Allora, se giustizia deve essere giustizia, significa che chi ha 10 chilometri di rete di distribuzione, le perdite su 10 chilometri della rete di distribuzione, le manutenzioni su 10 chilometri della rete di distribuzione, abbia un costo inferiore a quello che ha 50 chilometri di rete di distribuzione. E' il principio dei millesimali nei condomini, badate. La donna che fa la pulizia delle scale ha le tariffe orarie tutte uguali, ma la pagano in quota millesimale differente l'inquilino del primo piano e quello del settimo piano. Da noi, è come dire, per dare un nome alle cose, che il Comune di Fordongianus, che è sotto la diga, ha un costo di costruzione della rete di distribuzione e di manutenzione di quella rete inferiore a quello che è a Oristano, che invece sta a 30 chilometri, quindi più rete, più perdite, più costi di manutenzione. E' sicuramente una cosa sulla quale il Consiglio è opportuno che faccia una riflessione. C'è un emendamento della Commissione che va in questa direzione, dice: "Fra un anno, abbiamo definito un quadro normativo con cui far partire, finalmente, dopo lungo tempo, uno strumento complessivo di governo della risorsa acqua, unitario, centralizzato", e dice: "Dopo dodici mesi", questo dice l'emendamento, sostanzialmente: "La Giunta ci porti una relazione sull'efficacia, sui punti di criticità, sui punti di forza, per vedere tutti insieme che cosa può e deve essere modificato perché lo strumento funzioni meglio". Tornando alle tariffe che, badate, è una cosa che occupa le cronache locali quotidianamente, su questo si innescano una serie di problemi, voglio dire, intanto la frantumazione dei passivi consolidati che si rovesciano sulla tariffa acqua, l'ex ESAF aveva un passivo consolidato di 30 milioni di euro annui, ora, portando tutto all'interno dello stesso calderone, creando un soggetto di gestione unico questo va a finire nelle bollette di signora Maria, questo non è molto corretto. Allora, occorre che in prospettiva si adottino tutte quelle necessarie iniziative perché vengano riviste le varie fasi di lavorazione e perché anche dopo aver sistemato tutti i casi di precarietà che questo tipo di iniziativa può aver creato e in questo sono totalmente d'accordo con il collega Uras, comunque, nel periodo in divenire si vada, con un attento controllo del turn-over, anche a snellire i carichi che, comunque, si vanno a creare sull'utenza. Io credo che sarebbe giusto fare una valutazione anche delle aree di disagio sociale per l'applicazione della tariffa. Voglio dire, se in un piccolo centro dell'interno, e Dio sa se ce ne sono tanti, non esiste prodotto lordo di quella comunità, esiste un reddito medio pro capite bassissimo, l'unica attività produttiva è il pensionificio, voglio dire, qualche valutazione bisogna pur farla, non si può dire: "L'acqua è uguale per tutti punto e basta", uguale significa non parità aritmetica ma a parità secondo giustizia. Infine, io credo che vada valutata anche la storia di eventuali montanti compensativi per quei comuni che hanno pagato e pagano un prezzo altissimo all'accumulo dell'acqua. Ci sono comuni collinari che hanno visto sacrificate le loro valli per sempre, nelle quali non sarà mai più possibile fare prodotto agricolo vendibile perché sono occupati dall'invaso. E' vero, quei terreni sono stati espropriati, i proprietari sono stati risarciti, ma quella comunità ha perso una potenziale fonte di produzione della ricchezza, così come ci sono dei comuni che traevano dei vantaggi che trasferivano nel loro bilancio per la gestione dell'acqua. Io ricordo in Commissione, il sindaco di Guspini che diceva: "Sì, avete ragione, va bene quello che state facendo, però io avevo a bilancio 280 mila euro di profitti che ricavavo dall'acqua, se questi me li portate via il bilancio di Guspini non rimane più in piedi", sono problemi reali, non è solo il caso di Guspini, è il caso di Santu Lussurgiu, è il caso di Domusnovas, ce ne sono tanti. Ecco, ora è chiaro che non si può risolvere tutto e subito e che non tutto può essere esente, mano mano che si va a realizzare, da pecche e da critiche che possono essere fatte. E' importante, però, che l'articolo proposto dalla Commissione per un impegno in divenire di una revisione attenta del sistema possa trovare accoglimento anche perché, anche nei meccanismi di rappresentanza degli enti locali occorre in qualche modo introdurre una formula perché non si verifichi, per la stessa comunità, la piccineria dei sindaci contro. Chi era sindaco è centrato in quanto la funzione di sindaco la svolgeva prima, rappresentare una comunità poi si trova contro chi è sindaco di quella stessa comunità, successivamente, il primo ha perduto la funzione, il secondo ce l'ha, non c'è più interesse generale, in questi casi ci son solo conflitti di persone per ragioni differenti da quello che è l'interesse generale, una soluzione potrebbe essere quella di ancorare la rappresentanza al mandato, cessato il mandato cessa la rappresentanza. Ecco, credo che al di là di queste considerazioni personalmente mi sento gratificato dall'aver partecipato, per il poco che posso aver contribuito, ai lavori della Commissione per il raggiungimento di questo obiettivo, se pure ho la piena consapevolezza che, comunque, lo ha detto l'onorevole Marracini e lo voglio ripetere, non è certamente un punto d'arrivo, ma è comunque un punto di partenza, una buona partenza per arrivare ad una gestione corretta anche socialmente equa, io spero, della risorsa acqua per tutti i sardi che di essa devono fare uso.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cuccu.

E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Presidente, Assessori e colleghi, sul problema delle acque vorrei iniziare a parlare raccontando due simpatici aneddoti che indicano le virtù miracolistiche dell'acqua. Un clinico che teneva lezione nella facoltà di medicina, per individuare un simulatore disse ai propri studenti "il paziente qui presente trae giovamento immediato e notevole dalla somministrazione di iniezioni di H2O" che ci sarebbe bisogno di dire è il termine chimico dell'acqua, ed un collega consigliere provinciale, un collega medico di Cagliari, simpaticissimo, consigliere provinciale, per indicare che non si vendeva nei bar, nei distributori dell'acqua della provincia di Cagliari acqua di Sardegna, prese una bottiglietta d'acqua e disse: "Perché questa non è acqua semplice, ma qui dentro c'è il sangue della Sardegna" e un noto giornale satirico stampato del comune di Cagliari intitolò la storiellina, "il miracolo di San Gennaro". Ecco, io vorrei metterla un po' più sul serio. Fino a qualche anno fa avevamo più di 40 enti che gestivano l'acqua in Sardegna, c'era una confusione assolutamente importante, c'era uno spreco di risorse, molti di questi enti erano diventati dei carrozzoni dove si sistemavano i galoppini politici di turno, e venivano gestiti in maniera abbastanza allegra. Qualcuno dei dirigenti di questo ente voleva assumere anche altri 500 dipendenti e poi, questo ente, doveva essere anche privatizzato dopo poco tempo. Si era tentato anche di venderlo e di trasformarlo in una società per azioni. Allora, sinceramente c'era una necessità, c'era una necessità della quale centrodestra ha preso atto, qualcuno ha detto che abbiamo fatto la minoranza e non l'opposizione anche se, egli atteggiamenti che abbiamo visto in questo periodo in Commissione sanità, in Aula, sembrano spingerci sempre di più verso l'opposizione becera, cosa che non ci si addice per cultura, anche se poi le conseguenze delle azioni commesse in quest'Aula si fanno sentire a lungo e non vorrei che si proseguisse verso questi errori perché oggi si è data la dimostrazione di come noi abbiamo collaborato, sempre, con uno spirito costruttivo per il bene dell'Isola, e oggi si vara una legge che ha avuto un'importante contributo dell'opposizione per dare razionalità, non tendendo per razionalizzazione i tagli, i licenziamenti, ma per dare razionalità alla gestione delle acque. Quando si sentono discorsi dei sindaci che non hanno un minimo di senso dello Stato, nemmeno un minimo di senso dell'amministrazione, della cosa pubblica, rivendicare per sé il diritto della gestione delle acque che sgorgano per loro fortuna nei loro comuni, sinceramente mi viene da sorridere, perché è nel diritto delle acque che dai tempi dei romani noi tramandiamo, l'acqua è un bene di tutti, è un bene della res pubblica avrebbe detto i nostri antenati, cioè è un bene della nazione, è un bene del popolo sardo, in questo caso, che la gestisce per conto del Governo e ha il dovere di distribuirla a tutti con pari opportunità, a parità di prezzo, cioè non deve più esistere che un ente vada, perché amministra quella città, ad imporre con contratti di adesione prezzi altissimi come succedeva ai cittadini che avevano la sfortuna di aver avuto un sindaco che cascava nella proposta di dare in gestione a questo ente un patrimonio così prezioso e i comuni vicini magari continuavano a pagare l'acqua a prezzi irrisori, parlo dell'acqua ad uso civile. Non può esistere che continui ad essere che un Consorzio di bonifica dia ai cittadini l'acqua ad 1 milione di lire ad ettaro e altri che la danno 500 mila lire ad ettaro, come succedeva. Non può esistere che l'acqua venga gestita senza una gestione politica. Perché? Perché l'acqua è un bene di tutti e sta alla politica decidere se l'acqua, in base alla risorsa disponibile - si spera sempre di più nei nostri laghi, nelle nostre risorse anche sotterranee, nei nostri fiumi -; se faremo una politica intelligente della quale bisognerebbe parlare, ci vorrebbe un forum, ci vorrebbe molto tempo per poterlo decidere, però alla politica spetta decidere, in questo caso alla Giunta regionale e a chi per essa, all'Assessore dei lavori pubblici e all'Assessore dell'ambiente, stabilire se della risorsa per l'anno corrente il 30 per cento va all'agricoltura, il 40 per cento va all'uso civile e l'altro 30 per cento va all'industria o viceversa. Se per un normativo speciale che trae giustificazione dai dati oggettivi bisogna per un anno, per esempio, aumentare la distribuzione dell'acqua a favore del settore industriale che magari è in crescita. E questa è una cosa che spetta alla politica e che può essere data soltanto dal gestore unico. Quindi bene ha fatto la Giunta, bene ha fatto la Commissione a proporre che l'EAF, non a dispetto di altri enti regionali, ma per dare razionalità alla gestione dell'acqua - tra l'altro l'EAF è un ente che in questi anni forse è stato il miglior ente che la Regione ha avuto, non è stato mai trasformato in un carrozzone, ha un gran numero di tecnici tutti di grandissima qualità, hanno dato sempre risposte importanti e si sono sempre qualificati positivamente per il loro operato, quindi hanno dimostrato di essere in grado di diventare il braccio operativo della Giunta regionale -; bene facciamo a dare in carico all'EAF la gestione del cosiddetto settore multisettoriale.

Cosa si intende per multisettoriale, colleghi? Il settore multisettoriale è l'acqua che non ha una destinazione d'uso, cioè quella che è dei laghi, che deve essere deciso se darla in percentuale più o meno maggiore, ripeto, ai tre usi principali, che sono l'uso agricolo, il civile e l'industriale. Una volta che esce dai tubi e arriva al rubinetto della distribuzione verso tre questi tre canali, l'acqua verrà comprata dai comuni, verrà comprata da Abbanoa, se lo gestirà Abbanoa, verrà comprata dai consorzi industriali, verrà comprata dai consorzi agricoli ad un prezzo stabilito uguale per tutti. Un collega ha detto che non è possibile che chi ha più reti paghi di più e chi ha meno reti paghi di meno. Ma, scusate, forse che chi ha più ospedali a Cagliari deve pagare di più di chi ha meno ospedali della Barbagia? Stiamo parlando di un bene prezioso, di un bene primario, di un bene strategico; qualcuno dice che nel mondo in futuro le guerre si scateneranno per il controllo delle acque, non per il controllo delle risorse energetiche, in particolare del petrolio. Beh, abbiamo il dovere di dare ai Sardi una razionalizzazione in questo settore. Facciamo bene a mettere mano, a impedire che da ora in avanti continuino quei tipi di gestione a cui abbiamo assistito fino ad oggi. Non è possibile che i consorzi di bonifica… ci siano consorzi che a parità di rete di distribuzione, a parità di utenti che hanno l'irrigazione, a parità di superficie e di abitanti del territorio abbiano uno 50 dipendenti e un altro 150. E' chiaro che questi enti vanno al fallimento! E' chiara la mala gestione! La Regione fa bene a mettere mano nel riordino! E se qualche consorzio viene danneggiato la colpa è dei consorzi stessi in generale, perché loro avevano gli strumenti per trasformarsi in consorzi di consorzi, cioè i cosiddetti consorzi di secondo grado, che avrebbero impedito la nascita di questi enti di razionalizzazione che, oltretutto, sono imposti da leggi dello Stato alle quali noi ci dobbiamo adeguare per forza, scusate, o a marolla, come si dice in sardo perché peggio per noi che siamo perennemente in ritardo. Non possiamo sempre fare vittimismo. La colpa di quello che è successo fino ad oggi è della Regione sarda! Se magari le instabilità politiche ci hanno impedito di razionalizzare fino ad oggi, oggi che c'è stabilità e una garanzia di governo che durerà cinque anni; bene, abbiamo questa fortuna? Approfittiamone, colleghi! Miglioriamo, se è possibile, la legge in questo dibattito in Aula, però abbiamo il dovere di dare risposte adeguate alle esigenze dei Sardi. Ecco, colleghi, non è possibile che si continui così. E' necessario dare queste risposte. Potremmo entrare in polemiche se vogliamo e io le voglio evitare perché i toni forti in questo caso, soprattutto quando si parte da una concordia di fondo. La Commissione ha approvato questa legge con un dibattito sereno, lasciamo il dibattito sereno in quest'Aula, non ricordiamo colpe a nessuno, però l'invito è: siamo seri per una volta su un problema che non è né di destra né di sinistra, che non è né di maggioranza né di opposizione, diamo ai Sardi la migliore risposta possibile. Ce ne saranno tutti grati. Non perdiamo questa occasione che è storica, secondo me. La gestione delle acque è l'ultimo grande potere che noi abbiamo. Ci siamo venduti il potere economico delle banche oltre Tirreno, abbiamo dato la gestione della sanità oltre Tirreno nell'Assessorato, nelle due più importanti AA.SS.LL. della Sardegna? Teniamoci almeno la gestione dell'acqua in casa nostra e diamo finalmente dimostrazione di essere persone serie, di essere persone capaci, perché lo siamo, di dare una risposta adeguata alle aspettative dei Sardi che se lo meritano e forse si meriterebbero una classe dirigente migliore di quella che hanno; ma non siamo neanche così scarsi. Abbiamo un'occasione per riscattarci; cogliamola, colleghi. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori.

E' iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). In questo secolo sei l'unico fascista che ha parlato bene!

MANCA (La Margherita-D.L.). Sì, grazie signor Presidente. Colleghi consiglieri, signori Assessori, io faccio una brevissima riflessione che non tenderà ad evidenziare le caratteristiche positive dei singoli articoli di questo provvedimento. Faccio due considerazioni che sono di carattere politico, anche abbastanza generale. La prima è stata già posta qua dal collega Cuccu ed è questa: io penso che questo provvedimento, tra l'altro atteso da 17 anni e che rappresentava e rappresenta per noi un provvedimento importantissimo per la nostra Regione, dimostra in maniera evidente, in maniera chiara, che in alcuni momenti, quando riusciamo a toglierci di dosso i panni di quello che ognuno di noi dovrebbe rappresentare per le parti che rappresenta, vi è la possibilità di trovare il dialogo sulle cose che contano e sulle cose che poi vanno a esclusivo beneficio dei cittadini. L'approvazione all'unanimità di questo provvedimento in Commissione secondo me è nell'evidenza chiara di un qualcosa che probabilmente risulterà anche scontata detta dentro quest'Aula, ma che io penso debba sentire sia il Consiglio, ma anche la Giunta, attenta a una profonda e seria riflessione su questo che sta accadendo quest'oggi. La seconda è questa e tende a evidenziare, secondo me, l'importante lavoro che avviene generalmente nelle Commissioni e all'interno di quest'Aula.

Il provvedimento, il disegno di legge che è arrivato in discussione in Commissione, presentato dalla Giunta, aveva alcune caratteristiche. La Commissione, dopo un dialogo e un confronto costruttivo, non di contrapposizione ma che tendeva a migliorare il provvedimento, ha ritenuto opportuno agire per due aspetti che secondo me sono fondamentali. Il primo è quello di limare gli organismi presenti all'interno di questo provvedimento per rendere una gestione del sistema idrico sicuramente più semplice, più facile, più adeguata e più vicina ai cittadini; il secondo è stato quello di riacquisire la responsabilità dell'approvazione dei documenti di indirizzo generale, che sono quelli del Piano di bacino, i Piani stralcio e i Piani di gestione del distretto, al Consiglio regionale, questo proprio nell'ottica non di una contrapposizione della Giunta al Consiglio, ma nell'ottica, invece, di un dialogo, nell'evidenziare il Consiglio in documenti di indirizzo così importanti, assolutamente deve avere voce in capitolo e deve essere lui il portatore di quelli che sono gli indirizzi di un bene del quale tutti riconosciamo l'importanza.

Lo vedremo dopo, probabilmente durante gli emendamenti. Io penso che anche l'emendamento numero 4 all'articolo 30, quindi l'inserimento della relazione di verifica, rappresenti anche essa un aspetto molto importante; questo dà la possibilità di agire in maniera di screening continuosu uno strumento che è fondamentale e che va gestito, secondo me, con un monitoraggio attento, con analisi quotidiana di quelli che sono i cambiamenti, di quelle che sono le esigenze del territorio a seconda anche delle situazioni ambientali e climatiche che si vanno a creare. Queste erano le due considerazioni che volevo fare, penso in conclusione di poter dire che questa sia l'approvazione di un provvedimento assolutamente importante e di questo sono contento. In ultimo, un ringraziamento particolare al relatore della Commissione, onorevole Uras, al Presidente, ai colleghi, all'Assessore e alla sua struttura con il quale si è aperto un dialogo costruttivo che ha portato, ripeto, all'esitazione di un provvedimento che rappresenta per la nostra regione un punto di partenza molto importante.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Manca.

E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie, Presidente, credo che fosse necessario intervenire, questo l'hanno detto tutti i colleghi, è stato più volte ribadito, dopo circa vent'anni di chiacchiere, di impegni presi dal punto di vista politico dalle varie Giunte che si sono succedute, bisogna dare atto che si sta affrontando il problema. Dico che in Sardegna si fa sempre il contrario di quello che si fa dalle altre parti, invece di iniziare con l'Autorità di bacino abbiamo iniziato con l'Autorità d'ambito, invece di partire dalla testa siamo partiti dei piedi. E' chiaro che troppi interessi girano nel mondo che, diciamo, è il servizio idrico integrato e delle concessioni multisettoriali. Tutti quanti, l'ha ricordato Liori, l'ha ricordato il mio amico Marracini in più passaggi, che da tempo ci sono molte più attenzioni per la scalata al centro di potere che questo settore può dare che non alla soluzione dei problemi. Questo è un aspetto che, con serenità, lo dobbiamo analizzare, lo stiamo facendo tutti, prima in Commissione l'avete fatto, io ho solo portato un mio contributo con una proposta di legge e i miei colleghi di minoranza si sono impegnati per dare un apporto costruttivo, ma qualche passaggio che non va bene bisogna evidenziarlo. Già all'origine, quando è stata approvata la "Galli", la "183", nel recepimento fatto in Sardegna con la "29" si è commesso un primo errore, invece di applicare l'articolo 8 della "183", che dice che gli ambiti devono essere per zone omogenee dal punto di vista idrografico e amministrativo, in questo caso, in Sardegna, l'ambito omogeneo dal punto di vista idrografico è stato individuato come che sia omogenea tutta la Sardegna con situazioni orografiche completamente diverse, con situazioni amministrative diverse, con utenze diverse, con schemi idrici totalmente diversi. Quindi, bene avremo fatto ad individuare gli ambiti omogenei, che in Sardegna erano circa 6 o 7, e ad applicare per aree omogenee, il cosiddetto ambito, che avrebbe permesso di dare risposte misurate, certe, per le esigenze di quel territorio. Perché bisogna dirlo anche, qua ci sarà una confusione generale, perché lo schema idrico della Gallura è totalmente diverso dallo schema idrico del Sulcis! Le utenze della Gallura sono totalmente diverse da quelle del Sulcis! E in questo senso bisogna dare risposte precise e adeguate per quelle esigenze, poi mettere a sistema tutto, perché il principio di sussidiarietà bisogna salvaguardarlo e se quel territorio produce acqua in sovrabbondanza e quell'altro schema ne ha di meno bisogna mettere in rete l'acqua in modo che tutta la Sardegna abbia la risorsa a disposizione. Ma non è che per questo il modello amministrativo di gestione debba essere uguale! Questo è chiaro che non doveva essere così! Però, in Sardegna, tutti quanti hanno commesso lo stesso errore, quindi abbiamo le colpe le varie coalizioni che si sono succedute, da questo punto di vista, credo che comunque da alcuni anni bisogna prendere atto che le cose stanno cambiando. Già i commissari, il fatto che se li gestiva, a regime monocratico, l'emergenza idrica ha dato delle risposte importanti. Su questo modello questa legge si sta, in qualche modo, appiattendo perché continuiamo a camminare, ad operare, con un regime monocratico, perché l'autorità di bacino che si sta andando a fare non è una vera autorità di bacino! Un modello così non esiste in Italia! Solo in Sardegna, perché in questo modello tutto si concentra nelle mani del Presidente della Regione, della Giunta, ma del Presidente della Regione, perchè con questo sistema elettorale chiunque ci vada governerà tutto e, quindi, qualsiasi politica che si farà, qualsiasi decisione che si prenderà, si prenderà dal Palazzo. Qua stiamo passando, io la dico spesso questa cosa, a non decentrare più nulla, ma addirittura noi siamo ossessionati dal fatto che siamo passati da una Roma padrona a una Cagliari padrona! C'è uno spirito positivo di voler risolvere il problema, ma comunque prevalgono sempre interessi diversi che prevalgono sugli interessi collettivi e alla fine ci si concentra nella gestione del centro di potere e nel controllo delle grandi risorse che questo darà. Qua c'è troppa gente che si occupa da vent'anni, anche in modo trasversale, lo denuncio in questo Consiglio, impegnata non alla soluzione del problema ma al controllo del centro di potere e delle risorse economiche che ci sono intorno. Perché qualche volta non ci occupiamo, invece, della soluzione dei problemi? E invece di perdere tempo a rinfacciarci, l'ha ricordato qualcuno che non serve, chi ha gestito gli enti, chi ha fatto questo, chi ha fatto quell'altro, è chiaro che dobbiamo analizzare chi ha lavorato bene e chi ha lavorato male e non si può fare di tutta l'erba un fascio. Allora, io dico che serve anche un'analisi ancora più approfondita, un'analisi ancora più serena in questo Consiglio e andiamo a vedere tutto quello che non va e creiamo le condizioni perché, veramente, almeno dal punto di vista politico, ci siano le sensibilità dentro l'Autorità di bacino. Non è possibile concentrare tutto, ma colleghi, ma cosa stiamo combinando? Ancora una volta tutto in mano a una sola persona, chiunque sia, chiunque sia! Bisogna stare attenti, in questo momento siamo in grado di fare delle scelte serene, non è possibile nominare... che l'Autorità di bacino sia fatta dal Presidente della Regione, da quattro Assessori e da tre nominati dall'autonomia locale col voto limitato a due, quindi, due di maggioranza e uno dei minoranza. Ma non è questo, perché ci sarà un rappresentante di piccoli comuni sotto i 5 mila, uno sopra i 5 mila e un rappresentante dei Presidenti delle Province! Non è così che funziona, portiamo dentro, Assessore, le sensibilità dei territori almeno per ambiti omogenei, creiamo le condizioni che ci siano in rappresentanza degli otto Presidenti delle Province almeno quattro, due dell'area centro Nord e due dell'area centro Sud della Sardegna e che ci siano...chi poi hanno un'esperienza cinquantennale, che sono riconosciuti dalla costituzione, non è possibile, così come succede in tutte le regioni, di passare da un estremo all'altro in questo caso, facciamo quello che fanno anche nelle regioni dove funziona il sistema, prendiamo come modello non la Puglia, dove hanno sempre funzionato le "pappotte" politiche e il controllo del centro di potere e non si sono mai occupati della soluzione del problema, dove c'è un solo ambito e modelli di questo tipo. Andiamo a prendere modelli che funzionano come il Veneto, come la Lombardia, che ci sono dentro i rappresentanti dei Consorzi di bonifica, un rappresentante dei consorzi di bonifica, sono i maggiori consumatori, prendono il 70 per cento dell'acqua, li vuole mettere dentro? Se non per decidere almeno per ascoltare le decisioni prese e così poter mettere in rete le politiche e le azioni che si decidono in quella sede. Mi sembra veramente assurdo che non si inseriscano i Presidenti delle Province, o loro rappresentanti, per portare in rete anche in questo senso le decisioni che si prendono, ma anche per portare le sensibilità e le esigenze di quei territori. Mi sembra veramente allucinante quello che sta succedendo, che per ogni cosa ci dobbiamo rinfacciare, stiamo commettendo l'errore di mettere tutto in mano a una sola persona, non si può fare perché alla fine si intasa, perchè non può fare tutto, neanche! Allora, soprattutto io mi rivolgo all'Assessore, perché, vedete, l'assessore Mannoni io lo considero uno dei maggiori esperti in assoluto in Sardegna e forse in campo nazionale, e lui conosce queste cose e sa che si possono anche trovare le soluzioni però ci vogliono anche, come dire, ci vuole che la politica si dia una svegliata in questo senso, perché sta, siamo tutti dormienti, sta passando tutto quanto... e ci siamo parlati tutti e nessuno per alcuni aspetti è contento, siamo tutti d'accordo in linea di principio che bisogna intervenire, che è giusto farlo ma non siamo d'accordo quello che si sta facendo su alcuni aspetti. E allora diciamolo con molta serenità, interveniamo in questo senso, in senso migliorativo, io dico che, dicevo che da alcuni anni si stanno trovando, si sta incidendo in modo interessante nel problema del servizio idrico in Sardegna e del settore anche multi settoriale, basta pensare, sì è vero, l'Autorità d'ambito sta avendo difficoltà perché comunque ha lo stesso personale, il contenitore diciamo che è lo stesso, quindi non è che cambiando alcune cose è facile, manca la mentalità manca, voglio dire, ha necessità di un certo periodo di tempo per poter risolvere i problemi cronici che ha ereditato, bisogna creare con equilibrio quel momento economico per creare la cultura dell'utilizzo della risorsa, ma anche la mentalità che tutte le reti devono essere in ordine, a posto che bisogna creare le condizioni che le cose si fanno ma poi vanno anche mantenute, insomma creare quella giusta razionalizzazione della gestione che però io sono fiducioso piano piano si attuerà. Il problema è che anche lì non subentri più, come dire, nell'impegno degli amministratori l'interesse anche in quel caso al controllo del centro di potere, alla conquista delle poltrone perché a quello abbiamo assistito in quest'ultimo periodo che ha da elaborare un progetto strategico per la soluzione dei vari problemi.

Questo dovrebbe essere. Dicevo, i commissari hanno, il commissario Floris, il commissario Pili, il commissario Soru hanno inciso perché il fatto che si gestiva in quel modo, effettivamente, ma non si può creare una situazione nel tempo, quella era emergenza, hanno inciso nel settore, nel multi settoriale e hanno inciso nella soluzione dei problemi delle reti idriche di distribuzione e quelle soprattutto delle reti anche cittadine, non sono azioni che hanno portato veramente in molti casi alla soluzione, io con l'Assessore in passato abbiamo avuto anche, come dire, un confronto forte e poi gli dicevo, guarda, se c'è... noi avevamo una situazione, parlo del "Liscia" in Gallura gestito dalla Regione Sardegna per quarantacinque anni ed era un disastro, non si portava mai a collaudo questa diga, non si riusciva mai a portarla al massimo invaso, c'era una situazione di mala gestione con cinquantacinque dipendenti che l'allora ente regionale dava in carico al consorzio di bonifica e purtroppo abbiamo assistito a un degrado totale della gestione sino a trovare veramente una situazione a dir poco fatiscente. Insieme si pensava ed allora l'Assessore era convinto che era giusto dare già all'ESAF allora, io insistetti, abbiamo avuto anche, come dire, quel confronto, prevalse poi la linea di darlo al nascente consorzio di bonifica. Beh, in soli sei anni me ne ha dato atto anche l'Assessore, è stato mio ospite lì il giorno che abbiamo portato al massimo l'invaso e l'abbiamo scaricato siamo riusciti a risolvere un problema perché c'era un sostegno vero della Regione Sardegna, c'era un'amministrazione locale democraticamente eletta nel territorio che portava quella giusta sensibilità e aveva un'energia, una forza nel voler risolvere il problema che alla fine non solo ce l'ha fatta a risolvere tutti i problemi sino a risolvere il problema dell'emergenza idrica in Gallura che potete immaginare quanto incideva nello sviluppo anche economico di quel territorio. Quindi stiamo parlando di dimostrazione in molti casi che ci sono enti che hanno una tale esperienza che non possono essere messi da parte. La Regione Sardegna, cioè l'ente pubblico deve ancora dimostrare perché in cinquant'anni queste gestioni sono state sempre fallimentari, quindi dargli una chance per dire che si accorpa tutto e gestisce di nuovo tutto lei senza demandare nulla, a me pare veramente una cosa, scusatemi, una follia, perchè almeno le eccellenze bisognerebbe utilizzarle quelle che hanno funzionato perché ci sono anche esempi, parlavamo perché c'è dentro questo anche un attacco evidente a un certo sistema di gestione e io sono perché vengano puniti chi ha gestito male. Nelle concessioni di derivazione quando si danno, ci devono essere delle prescrizioni dove sì nel caso che uno non sia un buon gestore bisogna ritirargli la concessione, ma non è che tu fai un esproprio in questo modo, a gente che vanta dei diritti che ha pianificato per trent'anni risorse, impegno per poter risolvere i problemi di quel territorio mettendo anche mezzi propri, perché molti consorzi hanno messo il 5 per cento, il 10 per cento, quindi questo aprirà anche un contenzioso sicuro, quindi io dico, stiamo attenti molte volte per perseguire certi obiettivi, in questo caso sono due leggi che viaggiano appaiate per raggiungere un unico obiettivo che è quello di cancellare il mondo agricolo dalla gestione delle risorse idriche e poterle accentrare invece le concessioni in mano a un unico ente. Questo bisogna stare attenti perché quelli con gli scarponi grossi in Sardegna sono quelli che hanno portato le grandi opere, non sono solo riusciti a portare le risorse importanti, le hanno create e in molti casi le hanno fatte funzionare, basta pensare a certe aree che il modello è efficiente e funziona bene, nell'area invece vicino a Palazzo prendi il caso del Campidano non funzionano bene perché erano influenzate dal sistema politico, qualcheduno ha ricordato che alcuni enti invece di avere trentacinque dipendenti come ce li ha il consorzio di bonifica della Gallura, lo stesso consorzio con gli stessi numeri, con gli stessi numeri ne hanno centoventi, centotrenta, centoventi, centotrenta. Quindi lo devi conoscere, infatti molto spesso parlando da Villacidro e non conoscendo quella zona ecco quello che succede, il dramma è questo, Siro, il dramma sì... però per quarantacinque anni l'hanno gestita gli altri ce lo potevano anche dimostrare, veramente, guarda non m'interessa duellare in questo modo, voglio solo dirvi che c'è anche uno dei massimi, uno dei massimi esperti in campo nazionale e internazionale dice su questa proposta "Il testo del progetto di legge in oggetto indicato quale approvato dalla competente Commissione consiliare della Regione Sardegna propone soluzioni per la gestione del sistema idrico multi settoriale che si pongono in stridente contrasto con i principi generali dettati nella direttiva quadro europea delle acque 2000 - 2006 in particolare risultano violati due principi generali di seguito li elenco; primo punto, l'acqua non è un prodotto commerciale al pari degli altri, bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale, invece il provvedimento regionale sardo, viceversa, introduce il principio opposto della vendita dell'acqua ai diversi utenti da parte di un istituendo ente cui è affidato il compito di realizzare e gestire il sistema idrico multi settoriale, viene addirittura introdotto il principio della cosiddetta fornitura dell'acqua all'ingrosso per la quale è previsto un corrispettivo economico.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue SANCIU.) Questo viene detto all'articolo 17, 19 e 21 a prescindere dalla violazione delle norme della direttiva europea va rilevato che il sistema previsto a differenza di quello attualmente in vigore viene ad addossare agli utenti il corrispettivo per la fornitura dell'acqua all'ingrosso in aggiunta ai costi attualmente in vigore per la gestione dell'uso settoriale della risorsa idrica. Da elaborazioni effettuate sul territorio emergono aumenti che in alcune realtà supererebbero il 400 per cento. Comunque, a prescindere anche dagli oneri va rilevata la palese violazione di numerose norme contenute nella direttiva che com'è noto sono complessivamente finalizzate a porre in essere un sistema volto prioritariamente a garantire la protezione delle acque, protezione delle acque e utilizzazione sostenibile sono i cardini del sistema di tutela garantito dalla direttiva e non già il mercato dell'acqua altro aspetto di palese violazione della direttiva europea si riscontra nella circostanza che, per quanto riguarda i costi del servizio idrico, la direttiva europea detta un principio fondamentale che è il seguente: "Chi inquina, paga". In tema di costi di servizio idrico, rimanendo escluso che si possa parlare di costo dell'acqua, la direttiva introduce un principio che tende a colpire economicamente il soggetto. Poi, insomma, è molto criticata da questa… poi magari la do agli atti, dice: "Viceversa nella proposta della Regione sarda per il sistema idrico multisettoriale, in aperta violazione con il principio di sussidiarietà e del pluralismo, viene affidato l'intero settore ad un unico ente, che diventa il monopolista dell'acqua in Sardegna, che impone regole per l'utilizzo e corrispettivi per la fornitura dell'acqua all'ingrosso". Comunque, chiudo, dicendo che ci sono tutte le condizioni per dare un apporto migliorativo, creiamo le condizioni che il Comitato istituzionale abbia tutte le sensibilità…

PRESIDENTE. Onorevole Sanciu, il suo tempo sarebbe finito!

SANCIU (F.I.). Un minuto!

PRESIDENTE. No, un minuto mi sembra troppo. Concluda onorevole Sanciu.

SANCIU (F.I.). Grazie Presidente, sempre gentilissimo. Dicevo, creare le condizioni perché nel Comitato ci siano le sensibilità di tutto il territorio e del sistema delle bonifiche. L'agenzia non sia in mano ad un unico direttore generale e ragioniamo sull'ente operativo, sull'ERIS, che veramente gli si sta dando una competenza, direi, esagerata.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, grazie. Signori Assessori, colleghe e colleghi. Io credo che stamattina si sia svolto un dibattito importante ed approfondito e credo che il testo unificato del disegno di legge numero 153 e della proposta di legge numero 186, che ha come primo firmatario il senatore Sanciu, che è stato approvato all'unanimità nella seduta del 16 novembre 2006, rappresenta, cari colleghi, così com'è stato sottolineato da praticamente tutti gli interventi, compreso l'ultimo intervento, appunto, del senatore Sanciu, che mi è sembrato un po' fuori dal coro delle valutazioni che si sono svolte questa mattina. Ma rappresenta un fatto importante che va sottolineato, cari colleghi, con la giusta enfasi, come hanno già fatto tanti che mi hanno preceduto. A partire dalla relatore onorevole Uras. Si tratta, cari colleghi, di un lavoro frutto dell'impegno corale della Giunta e segnatamente dell'assessore Mannoni e della Commissione IV, voglio sottolinearlo, di tutti i propri componenti di maggioranza e di minoranza. Duole doverlo dire! Il sistema elettorale, per cui l'onorevole Sanciu, che è diventato nel frattempo senatore, non ha potuto scegliere, quindi abbiamo già fatto gli auguri, ma il fatto che non abbia potuto scegliere se stare a Roma o stare qui in Sardegna, non gli ha consentito di entrare nello spirito del lavoro che la Commissione ha fatto con un grande sforzo. E devo dire che il tutto è anche frutto di quello che ho detto e anche del contributo e dell'assistenza puntuale e precisa del nostro funzionario, il dottor Gianfranco Cocco. Il mio augurio è che l'Aula possa seguire ed approvare la legge con il medesimo esito della Commissione e con il medesimo spirito, cari colleghi. E mi auguro che questo possa accadere anche per provvedimenti futuri. Ma se mi è permesso, signor Presidente del Consiglio e signori rappresentanti del governo della Regione, io vorrei dire che non vi è risposta più appropriata e seria per rispondere a certi tentativi qualunquisti, involontari o meno, di delegittimazione del Consiglio regionale e dei suoi singoli componenti. Sono fatti come questo che testimoniano della serietà e della volontà di lavoro e di riforme, portato avanti nell'interesse esclusivo del Popolo sardo. Per questo voglio dire grazie agli onorevoli componenti ed osservatori, anche chi ha collaborato pur non facendone parte, come l'onorevole Marracini, della Commissione nella solennità di quest'Aula. Grazie davvero. onorevoli consiglieri! Io vorrei dire grazie per nome a tutti i colleghi, ma mi permetta signor Presidente anche di fare una piccolissima osservazione, una piccolissima stigmatizzazione del fatto che in questo momento l'Aula è abbastanza piena, ma quando hanno parlato altri colleghi oratori, mi è sembrato che praticamente non ci fosse nessuna volontà di attenzione per quanto si stava discutendo. E questo io credo che sia un fatto sbagliato, perché ci porta, quasi in una sorta di edonismo autocelebrativo, a presenziare soltanto quando si trattano di argomenti delle Commissioni di cui facciamo parte e snobbare, quasi sistematicamente, con una distrazione palese, i lavori che vengono portati avanti e in quasi tutti i provvedimenti che non ci vedono protagonisti. Onorevoli consiglieri, noi stiamo dibattendo di acqua, stiamo trattando di un bene fondamentale ed indispensabile per tutti e per ciascuno di noi, stiamo trattando di un bene che dovrebbe essere garantito a dei prezzi giusti e accessibili, con un utilizzo corretto, evitando gli sprechi. Cioè con un utilizzo sostenibile della risorsa idrica, come oggi si dice. E mi ha fatto piacere che l'onorevole Farigu, che non fa parte della Commissione, e l'onorevole Liori, che non fa parte della Commissione, abbiano colto lo spirito con cui la Commissione ha lavorato ed operato, lo diceva l'onorevole Cuccu ma l'hanno detto tutti i colleghi, anche di maggioranza, in una rapporto di reciproco ascolto e di reciproco rispetto, con un unico obiettivo: colmare il ritardo enorme nella riforma del comparto; colmare questo ritardo decennale, la cui responsabilità, cioè, attraversa tutto l'arco delle forze politiche sarde. Non ci sono quindi… Onorevole Biancareddu, so che lei è distratto da altre questioni, ma la pregherei…

BIANCAREDDU (U.D.C.). Anche l'acqua serve!

PIRISI (D.S.). Anche l'acqua serve, nonostante tutto! Servirà anche qualunque sia l'esito! Bene, dicevo, è un ritardo che non può essere imputato a nessuno, in modo particolare, alle forze politiche sarde. Ecco, assieme, onorevoli consiglieri, abbiamo lavorato e stiamo lavorando in quest'Aula per cercare di colmare il ritardo di cui parlavo. E lo voglio ribadire, che siamo in ritardo nell'applicazione della normativa nazionale, disciplinata dalla legge numero 183, dell'89 e ridefinita dal decreto legislativo 152 del 2006, ma oggi io mi auguro che colmeremo questo ritardo. Siamo però dentro alla direttiva comunitaria 2060… Onorevole, anzi, senatore Sanciu, che dopo aver… sembra quasi aver proferito il "verbo"… non ascolta l'interlocuzione!

SANCIU (F.I.). Sto sentendo!

PIRISI (D.S.). No, non credo. Non credo che abbia questa dote, questa qualità. Mi scusi onorevole Sanciu! Però voglio dirle che noi siamo dentro la direttiva comunitaria e con questo provvedimento, voglio sottolinearlo, con l'approvazione di questa legge, saremo in presenza di una sua prima applicazione nazionale. Sì, cari colleghi, qualche volta, credo sia anche il caso che ce le diciamo le cose di cui possiamo menar vanto! Allo stato attuale, salvo provvedimenti degli ultimi giorni, noi siamo quelli che, prima di tutti, recepiamo la direttiva comunitaria sulla tutela delle risorse idriche. Il testo unificato che ha per titolo "disposizioni in materia di risorse idriche", mentre recepisce il titolo proposto dall'esecutivo regionale, ne modifica profondamente il contenuto, va detto, operando un integrazione con parti contenute anche nella proposta di legge che è stata presentata dal senatore Sanciu e che non ha avuto, non abbiamo avuto noi, la fortuna di averlo presente, perché potesse meglio articolare anche il suo pensiero. Ma io credo che il risultato ottenuto, e lo voglio ribadire, è frutto di una fattiva collaborazione tra Giunta e Commissione, e questo si dispiega in un articolato che io ritengo essere, come già hanno detto i colleghi e io condivido, condivido quello che ha detto, a partire dal relatore, onorevole Uras, un testo più snello con la eliminazione di organismi originariamente proposti, che avrebbero comportato dei costi per la collettività, quindi abbiamo minori costi e direi anche una minore farraginosità, ma questo è avvenuto in perfetta sintonia con l'assessore Mannoni. E credo che dobbiamo sottolineare quello che è stato già detto, oggi esiste, rispetto alla proposta che è stata portata in Commissione, un ruolo maggiore del Consiglio regionale della Sardegna che approva i Piani di gestione, i Piani stralcio, e quindi ha un ruolo che prima non c'era ed è una conquista di tutti. L'Esecutivo prende atto, perché l'Assessore ha detto: "Io prendo atto di quella che è la vostra decisione, ma la proposta rimane l'altra". Noi invece, in Commissione, abbiamo ritenuto che il ruolo del Consiglio fosse esaltato. E c'è anche un ruolo degli enti locali, non lo si banalizzi, per cortesia, onorevole Sanciu il ruolo degli enti locali, e questo avviene attraverso la presenza di tre amministratori che sono indicati dal consiglio delle autonomie locali, con un voto limitato a due, e quindi una presenza delle minoranze all'interno dell'autorità di bacino. Noi abbiamo semplificato, e le posso dire onorevole Sanciu, che se, non soggetti astratti ma, i cittadini sardi avessero visto la pletora di persone che erano state proposte per andare a governare questi organismi, che avrebbero anche determinato forse la impossibilità di una riunione plenaria, perché erano previsti non solo i Presidenti delle Province, non solo i Presidenti di consorzi, ma quasi diventava una specie di parlamentino, con indennità, con staff, con apparati, abbiamo semplificato, con il contributo di tutti, perché abbiamo ritenuto di dover dare una svolta rispetto al passato.

E' vero, onorevole Liori, quando ha affermato che le prossime guerre probabilmente saranno fatte per il controllo dell'acqua. Ma in molti dicono che già oggi ci sono delle guerre e lo afferma un'economista indiana, Vandana Schiva, nel suo saggio "Le guerre dell'acqua", sostiene che oggi più di una guerra in atto sia proprio per quel motivo, per il controllo di questa risorsa e di questo bene primario. Ed è altrettanto vero, onorevole Liori, la cito perché nel suo intervento ha toccato tante questioni che noi abbiamo affrontato in Commissione, oggi si deve mettere fine alla Babele di voci esistenti intorno a questo problema, dove ci sono tanti gruppi e tanti potentati che a volte hanno il sapore della derivazione di tipo medievale, dove il bene acqua non viene trattato come un bene indispensabile per tutti, per il mondo agricolo, per l'industria, per l'utilizzo idrico potabile, ma si pensa al bene acqua come un bene su cui lucrare risorse, potere e clientele. Quindi, sottolineo la sua osservazione condividendola appieno, onorevole Liori, ma come si può andare a dire, io non so chi abbia scritto quelle osservazioni che sono state lette dal senatore Sanciu poc'anzi, nelle finalità e all'articolo 1, al comma 1, è scritto testualmente: "La Regione riconosce l'acqua quale patrimonio da tutelare in quanto risorsa limitata di alto valore ambientale, culturale ed economico; considera altresì l'accesso all'acqua quale diritto umano, individuale e collettivo e ne regolamenta - in attuazione dell'articolo 43 della Costituzione - l'uso al fine di salvaguardare i diritti e le aspettative delle generazioni future.". Questo è lo spirito, altro che tratta dell'acqua come un bene commerciale, di più, il cuore della riforma è contenuto nell'articolo 11, qui non c'entra il discorso di affidare all'uomo solo al comando le prerogative del governo dell'acqua, è una visione fuorviante che non risponde alla volontà della Commissione, di tutta la Commissione, qui si dice che: "La Regione subentra nella sola titolarità di tutte le concessioni di acqua pubblica, o dei titoli a derivare comunque denominati in corso ovvero di tutte le domande di concessione in istruttoria" e viene detto al comma 2: "Agli attuali utilizzatori - ai signori dell'acqua - è assicurata la possibilità di prelevare, per gli utilizzi settoriali della risorsa, in qualità di utenti del soggetto gestore del sistema multisettoriale". E' una rivoluzione! Cari colleghi, per quarant'anni si è cercato di mettere mano a questo argomento, oggi siamo in Aula con lo spirito giusto per affrontarlo e ritengo che l'unico motivo, onorevole Sanciu, per cui non c'è stato tra di noi quella contaminazione buona, quel confronto dialettico e di merito sulle questioni, è per la sua lontananza e ce ne dispiace.

Non solo, nessuno parla qui, secondo l'osservazione che è stata avanzata, per esempio, della vendita dell'acqua, si parla all'articolo 17 di Piano per il recupero dei costi relativi ai servizi idrici, ma quale speculazione? Bisogna recuperare i costi che ci sono e devono essere i più bassi possibile e l'abbiamo fatto cercando di vedere in che modo incidere per eliminare tutte le spese accessorie possibili che poi avrebbero gravato sul costo finale della risorsa idrica. Ecco in questo noi ci siamo sforzati, cari colleghi, care colleghe e signor Presidente.

Io credo di dover avviarmi alla conclusione perché tante cose sono state già dette, una parola ci sono poi le norme per la trasparenza dei costi, insomma, voglio dire, ci siamo mossi esattamente secondo uno spirito delle cose auspicate dall'onorevole senatore e questo c'è stato mosso quasi come un rimprovero…

SANCIU (F.I.). Che cosa ha detto?

PIRISI (D.S.). Non posso ripetere tutte le cose che le dico, stia attento, se no si annoiano i colleghi. Bene, c'è stata solo una voce dissonante mentre mi sembra che ci sia un'armonia, invece, che sia stata praticamente corale e questo mi fa piacere. Interloquiamo con chi ha qualche parere di tipo differente.

Oggi, io voglio dire che sia importante anche sottolineare come il soggetto gestore, della riforma idrica multisettoriale, diventa l'EAF che cambia nome e diventa ente delle risorse idriche della Sardegna. Io ritengo che tutte le riforme che vengono proposte, in qualunque momento, siano fatte per essere poi valutate sul campo, ritengo però di dover spendere, come già hanno fatto degli altri colleghi, delle parole di apprezzamento per l'ente acque Flumendosa, per l'EAF, che viene chiamato a svolgere questo ruolo importante, ruolo cioè di ente delle risorse idriche della Sardegna, che ha persone altamente qualificate, persone specializzate, personale che deve essere, nella maniera giusta, apprezzato e io questo apprezzamento lo voglio fare, perché veramente coloro che operano in questo settore, sia quelli che lavorano e sono di provenienza ESAF, sia quelli che sono di provenienza EAF, sia tutti coloro che si occupano di questo comparto svolgono un ruolo e una funzione che certamente è delicata e molto importante per tutta la Sardegna.

Quindi, signor Presidente e colleghi, nel concludere, io auspico che lo spirito che ci ha visti confrontarci su questa riforma, sia lo spirito che noi possiamo trovare anche nel proseguo del lavoro di questo Consiglio su tematiche altrettanto importanti e altrettanto significative per le sorti della Sardegna.

E in ultimo vorrei dire, come si dice in sardo in un detto abbastanza diffuso, che "in camminu s'acconza carrigu", il carico verrà aggiustato lungo strada, e noi abbiamo iniziato questo cammino che è il cammino di una riforma importante e che tra un anno avremo la possibilità di verificare in che modo la strada la stiamo portando avanti o quali saranno le cose che viceversa dovranno essere messe a fuoco. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pirisi.

Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Grazie, onorevole Presidente. Onorevoli consiglieri, signori Assessori, ripartirò dall'Ente Flumendosa. Quest'anno il "Flumendosa" è diventato sessantenne, ha compiuto sessant'anni insomma, essendo nato nel '46 è mio coetaneo, scusate questa confidenza personale. E nel sessantesimo anno sono state celebrate delle manifestazioni importanti di ricordo anche di tutta l'attività dell'Ente, una delle quali è stato un concerto con la raccolta di fondi per realizzare dei serbatoi dell'acqua in Eritrea, a favore delle scuole; cioè si è partiti da un concetto solidaristico che va al di là del territorio regionale per arrivare addirittura a terre lontane.

Voi sapete che - questo è risaputo - un miliardo di persone nel mondo oggi non ha acqua sufficiente al vivere civile, l'acqua essenziale, il minimo vitale diciamo. Spesso l'acqua è lontana dai centri abitati, normalmente nei Paesi africani sono le donne che vanno a raccogliere l'acqua, con ore e ore di cammino. Si dice che fra qualche anno, fra dieci anni, se il mondo, la società mondiale, gli organismi mondiali non adotteranno misure correttive, tre miliardi di persone non avranno l'acqua sufficiente. E quindi vedete che l'acqua è un punto, lo sappiamo, nevralgico, centrale nella vita civile, essenziale, quindi, per l'esercizio dei diritti essenziali e lo è soprattutto poi per lo sviluppo delle comunità. E' un bene, diciamo, raro, specialmente per chi, come noi in Sardegna, l'acqua la raccoglie dal cielo, vive soprattutto di acqua raccolta negli invasi; è quindi un bene che va tutelato e soprattutto va tutelato per le future generazioni.

Parlavamo del mondo africano e ricordavamo in queste cerimonie i tempi in cui anche da noi in Sardegna... lo stemma del "Flumendosa" è una donna con una brocca d'acqua sulla testa, ecco, anche noi, io ricordo, io ho vissuto per anni a San Gavino, paese del Campidano, dal '50 al '60, e le donne andavano nelle fontanelle a raccogliere l'acque e a portarla a casa. Io, un quegli anni, vivevo tre mesi a Santa Teresa di Gallura e lì l'acqua c'era, c'erano i pozzi, già da allora la Sardegna aveva situazioni differenziate: deficit idrico in alcuni paesi e invece una sufficienza idrica in altri.

Ecco, da cui partiamo, la Sardegna ha fatto grandi progressi nel tempo, il sistema idrico ha migliorato tecnologicamente, sono stati creati nuovi invasi, oggi la Sardegna può vantare una situazione di, come dire, eccellenza nel sistema idrico: abbiamo invasi che possono raccogliere circa 2 miliardi e 300 milioni di metri cubi d'acqua, quindi una capacità di invaso notevolissima. Tra l'altro tutte dighe, praticamente, collaudate; vi ricordate, c'è stato un periodo in cui una delle critiche che si facevano era quella: " l'acqua non si può raccogliere perché le dighe non sono collaudate", tutte le dighe in Sardegna sono collaudate, tranne quella del Tirso che ha un percorso più lungo perché è una diga particolare, molto, molto osservata che però già da oggi raccoglie oltre 400 milioni di metri cubi. Pensate che qualche anno fa la diga di Santa Chiara era limitata a 150 milioni, quindi c'e, come dire, una capacità oggi, anche attraverso poi i collegamenti tra invasi, cito il collegamento Tirso-Flumendosa, come cito altre iniziative importanti di sbarramenti che possono raccogliere l'acqua e riportarla alle dighe in caso di siccità.

Ecco, abbiamo una situazione tecnologica e di raccolta dell'acqua avanzatissima e abbiamo, devo dire, tecnici che si sono formati in Sardegna nelle Università e negli enti che hanno raggiunto capacità tecniche e operative riconosciute non solo a livello regionale ma a livello nazionale; quindi, voglio dire, ci presentiamo come Sardegna in una situazione di partenza buona.

Perché la legge? La legge nasce per una serie di concomitanze, la prima è che eravamo obbligati a farla questa legge, da una direttiva comunitaria sull'acqua: l'acqua è un bene sottoposto a pressioni forti in tutta l'Europa e l'Europa, dopo lungo dibattito, ha emanato delle direttive forti, obbligando gli Stati membri in qualche modo ad applicarle a scadenze delimitate, alcune scadenze sono già intervenute altre interverranno nel 2010 e nel 2012.

Che cosa si era riproposta la Giunta quando ha fatto il disegno di legge? Lo ha fatto, paradossalmente, prima dello Stato: noi abbiamo proposto il disegno di legge nel 2005 quando ancora il decreto legislativo 152, il cosiddetto decreto ambientale, non era stato approvato. Ci siamo messi, come dire, in una anticipazione rispetto allo Stato, poi è intervenuto il decreto e la legge oggi in Aula. Abbiamo fatto un lavoro importante che, come si è detto qui nel dibattito di oggi, si è arricchito di un grande dibattito all'interno della Commissione, della maggioranza e della minoranza, e nel dibattito di oggi emerge una condivisione, credo, generalizzata sul disegno di legge, modificato con, ripeto, l'impegno dei commissari e anche, come ricordavano il relatore e il Presidente di Commissione Pirisi, anche con la partecipazione della Giunta, attiva, anche a livello politico e tecnico, ai lavori della Commissione.

Ne è venuto fuori un disegno di legge, e devo darne atto alla Commissione, più snello, più agile, meno pesante negli organismi, come dire, più leggibile anche dalla comunità, un disegno di legge che vuole affrontare in modo lineare tutto il sistema dell'acqua in Sardegna e dell'ambiente in Sardegna.

Ci siamo soffermati, vi siete soffermati tutti, probabilmente, oggi in questo dibattito sull'acqua ma non dimentichiamo che questa legge non affronta solo il problema dell'acqua ma affronta il problema del territorio nel suo complesso, definisce infatti i principi fondamentali in materia di governo dell'acqua ma definisce, soprattutto e anche, i principi fondamentali in materia di assetto idrogeologico della Sardegna. Sono le due grandi linee, una è l'assetto idrogeologico l'altra il governo dell'acqua.

Colmando un ritardo ormai ventennale, dell'acqua se ne parla dal '78, voi sapete che i primi progetti di legge nascono nel '78, i primi progetti di riforma, già da allora si avverte, sono passati trent'anni, che il sistema sardo deve cambiare, che c'è bisogno di un governo centrale, di un governo unitario della risorsa.

Sul piano della difesa del suolo, la legge 183 dell'89 è stata lettera morta in Sardegna, pensate che l'Autorità di bacino è stata dal '91 la Giunta regionale, con una semplice autoinvestitura, deliberata nel lontano '91. Tutte le Regioni hanno legiferato in materia, la Sardegna è rimasta in qualche modo al palo e ha dovuto applicare, nella sua attività di programmazione dell'attività di difesa del suolo o dei piani delle acque, norme di riferimento statali riportate attraverso norme di adattamento nelle varie finanziarie che ne riconoscessero le competenze. Quindi, siamo rimasti fermi, ma siamo rimasti fermi sul piano istituzionale, non siamo rimasti fermi, devo dire, devo ricordarlo, sul piano politico, programmatico e operativo. Io ricordo solo tre cose, in questi due anni: il Piano di assetto idrogeologico, già, devo dire, predisposto dalla Giunta precedente, io ho trovato, devo dare atto, un documento che abbiamo adottato e approvato definitivamente nel 2006, ed è il piano fondamentale sul riassetto idrogeologico dell'Isola, il documento base di riferimento al quale noi facciamo riferimento per ogni iniziativa di difesa e di protezione delle nostre comunità, non a caso la Giunta approvandolo ha dato una priorità assoluta: tutti gli interventi vanno fatti prioritariamente a difendere le comunità.

Ebbene, sappiate che il sistema sardo non è un sistema sardo, come dire, indenne da rischi, vi dirò solo alcuni dati, che il rischio idraulico interessa, per le zone a rischio maggiore, circa 13.000 ettari e il rischio di frana interessa 6.500 ettari, con proiezioni di spesa altissime, devo dire. Allora, per la prima volta, e qui l'ho detto altre volte in Consiglio, la Giunta ha assunto una sua forte responsabilità di scegliere direttamente gli interventi di difesa del suolo, e non facendoli passare per pseudo bandi garantistici molto burocratizzati, che tutto facevano fuorché scegliere gli interventi prioritari. Ecco la Giunta si è riportata al piano di assetto idrogeologico e questo è per noi è un piano, come dire, di riferimento. Il piano delle acque è un piano delle acque adottato è approvato anche esso quest'anno, un documento di riferimento che può essere chiaramente ancora aggiornato e migliorato, e rappresenta il quadro di riferimento degli investimenti possibili, delle opzioni nel settore multi settoriali e dell'approvvigionamento idrico nei vari settori civili, industriali e agricoli. Il piano degli acquedotti fermo dagli anni 80, approvato quest'anno, con una proiezione al 2043, che da una diversa, come dire, articolazione dei vari schemi acquedottisti stabilisce linee di intervento, costi, fabbisogni e pianificazione, cioè tre grossi argomenti, e tre grossi atti di pianificazione che la Giunta regionale ha prodotto, questo vuol dire che non si è fermati. Ora però noi entriamo con questa legge in un assetto istituzionale diverso con una autorità di bacino, che finalmente, rispondo all'onorevole Sanciu, è un'autorità di bacino che vede presenti le autonomie locali al suo interno, c'è un Comitato istituzionale in cui sono presenti i Comuni e le Province, è un Comitato istituzionale che ha compiti forti di predisposizione degli atti, di predisposizione dei piani, che vanno approvati, come si diceva poc'anzi, dal Consiglio regionale. E' un riconoscimento di quel principio di leale collaborazione e cooperazione che la legge 9 ha ribadito riportando le norme della Bassanini nel rapporto fra Regione ed enti locali. E' vero che la Giunta ha la maggioranza, ma ovviamente la Giunta ha, all'interno dei Comitato istituzionale, un compito come dire decisionale definitivo, ma ecco il problema era far partecipare ai processi decisionale anche il sistema locale. La legge quindi, come dire, crea questo nuovo organismo e a supporto di questo organismo, istituisce ciò che la direttiva comunitaria ci impone, la cosiddetta agenzia di distretto, devo dire che inizialmente si era pensato ad un'agenzia normale, no le agenzie tipiche che oggi sono presenti nelle strutture e nelle pubbliche amministrazioni, agenzie dello Stato e la Regione Sardegna, con le sue agenzie anche nel settore agricolo e altro. Nella Commissione abbiamo aderito a questa richiesta di modifica, l'agenzia diventa una direzione generale, perché sta in Presidenza, ma non perché il Presidente voglia accentrare l'acqua ai suoi poteri, sta in Presidenza perché è un'agenzia, è una direzione che ha, come dire, competenze interdisciplinari che trovano presenti l'ambiente, i lavori pubblici e anche l'agricoltura e altro, c'è sembrato giusto collocarla nell'organo che ha una competenza trasversale nell'ambito della Regione, l'agenzia di distretto guardate è lo snodo fondamentale di questa riforma, secondo me, dotare la Regione di un organismo forte e tecnicamente fortissimo, capace di armonizzare le politiche nella difesa del suolo e dell'acqua, e di supportare, soprattutto, l'autorità di bacino e della Giunta nelle scelte fondamentali. Quindi riforma dell'acqua, riforma del suolo, ma soprattutto guardate in questa legge c'è un pezzo di riforma della Regione, credo che questo vada sottolineato perché oggi ci sono nei settori dell'acqua e della difesa del suolo, duplicazioni di procedimenti, scarsa collegialità tra uffici, poca voglia di dialogare, va superato in Regione, queste barriere vanno riportate nell'ufficio del distretto idrografico. Quindi con l'autorità di bacino, l'istituto idrografico sono le strutture fondamentali, lascerei la difesa del suolo e i piani di bacino per riportarci poi al nucleo centrale della riforma, è l'acqua, l'acqua intesa come bene demaniale, bene pubblico, io leggevo da poco un libro di Francesco Masala scritto nel 1991 sulla storia dell'acqua in Sardegna, e Francesco Masala diceva, se mi ascoltate, anche se Pirisi, diceva fondamentalmente questo, si riportava al 1820, quando fu emanata in Sardegna la legge delle chiudende, la legge delle chiudende, dice Masala, fu emanata la legge delle chiudende Sa stanca serrada a muru, legge con la quale le terre comunitarie dell'etnia sarda furono privatizzate gratis et amore Dei, anche il problema dell'acqua dice Masala, fu stravolto da questa triste legge, i chiuditori son principales, prima di tutto, e soprattutto inglobarono nelle chiusure tutte le sorgenti, le fontane e gli abbeveratoi pubblici espropriando l'acqua proprio a chi ne avevaa più bisogno i contadini e pastori, ecco un esempio citato da qualche (…)sole un certo Mura, nobile di Santulussurgiu, inglobò nella sua vasta chiusura in agro di Paulilatino una fontana pubblica, e costrinse gli antichi fruitori a bere fuori dalla sua tanca l'acqua torbida e fangosa. Cioè insomma l'acqua come bene privato, allora, io non dico, non credo, non voglio dire che oggi l'acqua in Sardegna, prima di questa riforma, è gestita da soggetti privati in modo privatisti, va riportato però l'acqua ad un uso pubblico, più corretto e più controllato e più governato in cui il governo dell'acqua sia veramente un governo democratico, incisivo, che sia a servizio di una comunità e soprattutto basato su un governo, basato sul principio solidaristico, oggi si parla tanto delle fonti comunale e dei Comuni che difendono le loro posizioni, io le chiamo alcune rendite di posizione lontane, Comuni montani, alcuni Comuni che hanno le fonti, raccontavo l'altro giorno, avendo visitato i Comuni di Nuoro ed Orroli, da poco, e avendo fatto tutto il Flumendosa in barca, bellissimo percorso di 12 chilometri che questi territori hanno dato l'acqua e il loro terreni per dissetare il Campidano, l'hanno fatto tantissimi anni fa, quando fu fatta la diga di nuraghe Arrubiu e di Mulargia. Ecco quei territori hanno pagato un grande prezzo, hanno dato i loro territori per dissetare il Campidano, ecco, l'acqua arriva da Sant'Antioco fino a Villasimius, da Cagliari a Quartu, insomma, è un sacrificio che ha consentito di dissetare la metà del nostro territorio sardo. Ecco credo che questo principio di solidarietà vada in qualche modo ribadito, e in qualche modo sottolineato, io credo che l'ente Flumendosa, che si chiamerà ERIS, è strumento oggi di riferimento importante ha delle élite tecniche importanti, ha capacità tecniche importanti, come rispondendo all'onorevole Marracini, le aveva anche l'ex ESAF al quale riconosciamo la grande capacità tecnica dei suoi quadri, dei suoi dirigenti. La Sardegna in questo senso è stata capace di formare una grande, come dire, cultura tecnica nella gestione dell'acqua. Dobbiamo, però, fare un salto dicevo, rispondevo all'onorevole Marracini da poco, che nessuna società nasce buona o cattiva per fatto genetico, diventano buone o cattive per il modo con cui noi le sappiamo gestirle, se crediamo in un progetto, se lavoriamo come oggi mi pare che stiamo lavorando in Consiglio, per raggiungere uno scopo al di là della posizione politica che rivestiamo, su Abbanoa questa, a questo dobbiamo arrivare, credo che Abbanoa nasca con un grande scopo, unificare le gestioni, economizzare il sistema della gestione dell'acqua, dare un servizio, dare un'acqua buona, evitando che la Sardegna sprechi le sue risorse comprando all'acqua minerale, che è un costo altissimo, riduca le perdite, riduca i costi. E' una missione molto molto difficile, al quale però dobbiamo credere, allora il problema è, non nella società che è sbagliata, probabilmente dobbiamo trovare il modo di avere una governance migliora, un management buono, e avere, e credere in questo soggetto.

Oggi le grandi discussioni sono su parentopoli, sulle assunzioni. Tutte questioni che Abbanoa ha ereditato, io credo che il discorso vada ripulito da questi fatti negativi e vada spiegato alla gente, che l'acqua è un bene primario che è un bene che deve essere pagato e deve essere risparmiato. Il valore economico dell'acqua rappresenta la sua rarità, la sua strategicità oggi viviamo, ripeto, in un momento di risorsa invasata negli invasi abbondante, abbiamo i tre quarti degli invasi che hanno, gli invasi invasati per i tre quarti, quindi avremmo un triennio di gestione sicura, ecco dobbiamo imparare, però, a capire che l'acqua è un bene che va gestito in modo responsabile, in modo attento. Ecco Abbanoa in questo senso può fare molto. La Regione è ancora all'interno di questa società, rimarrà all'interno ancora, uscirà progressivamente e aiuterà, lo dico con molta serenità, aiuterà nella finanziaria di quest'anno il sistema locale a sostenere dei costi, che voglio qui sottolineare, non sono costi, non sono deficit che derivano dall'ESAF ente, l'ESAF ente è in fase di liquidazione, quindi non è un soggetto che porta debiti a terzi. Hanno un deficit gestionale previsto dal piano d'ambito, che andrà recuperato con una sana gestione e anche con una tutela dei lavoratori che oggi sono in una posizione di precariato. Il paradosso è che oggi, per la prima volta, il precariato si sta abolendo, Abbanoa ha fatto già sessanta assunzioni, quindi, c'è un'inversione di questo percorso del precariato. Si eviteranno le assunzioni a termine, si stabilizzeranno i lavoratori, ecco, credo che questo sarà un percorso lungo, ma al quale la Regione non se la sente. Io voglio solo ricordare, l'anno scorso, nel 2004-2005, la vertenza degli appalti ESAF, appalti, in qualche modo, che vedevano un esubero di personale impiegato, abbiamo avuto degli esuberi…

PRESIDENTE. Prego Assessore, concluda.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Centoventi lavoratori che sarebbero stati licenziati sono oggi in ESAF, in Abbanoa, avranno ancora un contratto per altri mesi, quindi anch'essi andranno nel processo di internalizzazione. Quindi, credo che il messaggio che diamo oggi è questo: una legge di riforma è importante, una legge organica, che dà alla Sardegna un respiro nuovo. Ci pone non solo alla pari, ma forse all'avanguardia nel campo nazionale. Tutte queste riforme devono garantire un servizio efficiente e devono garantire la stabilità dell'occupazione. In questo la Giunta è attenta e presente, e farà la sua parte. Grazie

PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Presidente, per chiedere una sospensione di poco ma, siccome sono le 13 e 12 e i lavori dovrebbero terminare alle 13 e 30, propongo, invece di rientrare alle 16 e 30, di rientrare alle 16, in modo da darci il tempo di poterci confrontare con la maggioranza per poter concertare magari un emendamento o due emendamenti, quello che è possibile per essere positivi e costruttivi, perché poi saremo lontani.

PRESIDENTE. La proposta dell'onorevole Sanciu è chiara, sospendere adesso il lavoro, non votare il passaggio all'esame degli articoli e riprendere alle ore 16.

Onorevole Pirisi? La proposta dell'onorevole Sanciu? Propone di votare questo pomeriggio il passaggio all'esame degli articoli. Questa è la proposta.

PIRISI (D.S.). No, no.

PRESIDENTE. Possiamo pronunciarci?

Onorevole La Spisa, vuole intervenire anche se l'abbigliamento è sportivo?

LA SPISA (F.I.). Sono senza cravatta, non posso intervenire.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, qualcuno della maggioranza può dirmi se è una proposta che si può…

MARROCU (D.S.). Mi pare doveroso accettare la proposta.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi. La seduta è chiusa. Stasera si riprende alle ore 16 e si vota il passaggio all'esame degli articoli. Grazie.

La seduta è tolta alle ore 13 e 14.



Allegati seduta

Testo dell'interpellanza e mozione annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Ladu - Dedoni sulla valorizzazione del patrimonio culturale sardo con particolare riferimento alla figura di Giorgio Asproni.

I sottoscritti,

premesso che la Sardegna ha la fortuna di possedere un'enorme risorsa culturale in termini materiali ed immateriali che spesso non viene promossa con sufficiente convinzione quale strumento di crescita civile e sviluppo socio-economico;

atteso che la recente legge sui beni culturali della Sardegna, da poco esitata dal Consiglio regionale, vede inserito un articolo, fortemente voluto dai gruppi di opposizione, sulla riscoperta e valorizzazione delle personalità che hanno dato lustro alla storia della Sardegna, rappresentando anche un riferimento a livello italiano ed europeo;

accertato che negli ultimi tempi associazioni culturali e istituti di storia di rango universitario hanno organizzato convegni di ottimo livello che hanno messo in luce la grandiosità del pensiero di illustri personaggi sardi e la loro opera che in maniera significativa è stata presente in momenti storici del nostro passato;

considerato che nei giorni scorsi è stata celebrata la figura di Giorgio Asproni a Bitti, suo comune di nascita, e a Cagliari, capoluogo isolano, ponendo in evidenza il grande amore che quest'uomo politico ha avuto da sempre per la sua terra estrinsecandolo nella propria attività parlamentare, durata ben 27 anni, sia nel Parlamento cisalpino che in quello italiano, ove appunto ha avuto modo di difendere gli interessi della Sardegna confrontandosi con i più grandi personaggi del suo tempo; infatti, fu intimo amico di Mazzini, di Cattaneo ed anche di Garibaldi, ma spesso fiero avversario di Cavour che non rispondeva alle pressanti richieste provenienti dalla nostra Isola, e testimoniò con scritti la sua attività politica; è stato a questo proposito pubblicato il suo diario dall'Università di Cagliari in ben 7 volumi, con i famosi interventi in Parlamento e con il ricco epistolario intrattenuto con i maggiori esponenti del Parlamento e del Governo;

considerata l'ampiezza di questa figura sotto l'aspetto culturale, storico e socio-politico che dà lustro non solo alle zone interne, bensì a tutta la Sardegna;

accertato che da tempo la sua casa natia nel Comune di Bitti non trova da parte delle istituzioni la dovuta attenzione e riguardo, affinché sia tenuta in modo consono e positivamente utilizzata quale centro di raccolta di studio della produzione storico-letteraria che riguarda questo notevole personaggio,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e l'Assessore regionale dei lavori pubblici sulle iniziative più opportune da adottare per consentire un ripristino ed adeguamento della casa natale di Giorgio Asproni in Bitti per realizzarne un centro di cultura, affidandone la gestione al Comune di Bitti, finalizzato alla ricerca storico sociale e politica del personaggio così da consentire anche a questo centro della Sardegna interna di rinvigorire la propria tradizione culturale utilizzando nelle forme più consone le potenzialità insite nella figura di Giorgio Asproni. (214)

Mozione Capelli - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Ladu - Biancareddu - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Farigu - Diana - Lombardo - Cherchi Oscar - Gallus - Dedoni - Pisano - Moro - Amadu - Randazzo Alberto - Sanna Matteo - Contu - Licandro - Petrini - Randazzo Vittorio - Liori - Cassano - Rassu - Sanciu - Sanjust - Murgioni sulla recrudescenza della blue tongue, con richiesta di convocazione straordinaria del consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATO che le imprese agro-pastorali della Sardegna, in particolare gli allevamenti ovi-caprini, sono investiti da una nuova epidemia di febbre catarrale ovina, di origine virale, che nel breve volgere di alcune settimane ha colpito ben oltre cento allevamenti determinando la morte di un numero considerevole di capi e la totale paralisi della commercializzazione verso il continente degli animali vivi dell'intero comparto zootecnico regionale;

PRESO ATTO che le dichiarazioni e le previsioni sull'origine e sull'andamento dell'epidemia fatte dall'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale attraverso gli organi di stampa sono state clamorosamente e drammaticamente smentite dai fatti e dagli eventi morbosi, confermando una strategia confusa e del tutto inadeguata;

RILEVATO che il morbo, dopo i primi focolai segnalati, forse con colpevole ritardo, in un allevamento del Comune di S. Anna Arresi, si è rapidamente diffuso nei territori del Sulcis e della Provincia di Cagliari e si presume che arrivi pressoché incontrastato in tutte le province della nostra Isola;

CONSIDERATO che nella attività di controllo clinico e sierologico degli allevamenti, nell'azione di smaltimento dei capi infetti morti, nei provvedimenti finalizzati a creare un efficace cordone sanitario, nel controllo della movimentazione interna degli animali e ancor più nelle misure di disinfestazione e di lotta al vettore dell'agente virale, si è registrata una incredibile approssimazione e leggerezza delle autorità politiche regionali;

EVIDENZIATO che, contrariamente a quanto dichiarato dall'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, non è stato ancora isolato il virus e che, pertanto, non è certo che la malattia sia sostenuta dal sierotipo 1;

ACCERTATO che le misure di polizia veterinaria adottate subito dopo la diagnosi di blue tongue sono risultate assolutamente inefficaci per arginare la trasmissione dell'infezione, che ha assunto un travolgente carattere epidemico e diffusivo;

SOTTOLINEATOche, nonostante le tempestive sollecitazioni dei gruppi politici di opposizione in Consiglio regionale (interpellanza 32/A del 28 settembre 2004) e le proposte costruttive delle associazioni degli allevatori e dei consigli comunali, l'Assessore e i suoi consulenti hanno seguito una linea non solo velleitaria e improduttiva nella lotta alla epizoozia, ma hanno anche adottato una strategia gravemente carente sotto il profilo istituzionale, in particolare nei rapporti con i comuni, le aziende sanitarie locali, le rappresentanze professionali e sindacali dell'organizzazione veterinaria regionale, il Governo nazionale e gli organi della CEE;

RIBADITO che, mentre la nostra Regione sta vivendo l'ennesima emergenza di sanità animale con conseguenze irreversibili sul mondo produttivo, è indispensabile la più ampia mobilitazione e la massima sinergia di tutte le istituzioni pubbliche e di tutte le organizzazioni politiche e sociali per dare la massima efficacia ad una tempestiva azione d'intervento che utilizzi tutti gli strumenti scientifici, sanitari, operativi e legislativi che portino a bloccare ed eradicare definitivamente nel territorio della Sardegna la febbre catarrale ovina,

impegna il Presidente del Consiglio Regionale

ad affidare alle Commissioni agricoltura e sanità del Consiglio regionale lo svolgimento di una rapida e approfondita indagine conoscitiva sulle cause, sulla diffusione e sulle conseguenze sanitarie, economiche e sociali dell'epidemia di febbre catarrale ovina, al fine di acquisire, nei tempi più stretti possibili, tutti gli elementi di conoscenza e di valutazione sulle misure che sono state finora adottate e sugli interventi, anche di carattere straordinario, che devono essere promossi con la massima sollecitudine per contrastare una evoluzione endemica della malattia e prevenire il possibile collasso delle attività produttive e commerciali della zootecnia sarda,

impegna le Commissioni permanenti V e VII

a presentare entro 15 giorni al Consiglio un dettagliato rapporto che abbia il carattere di atto generale di indirizzo per tutte le misure che dovranno essere adottate per fronteggiare l'emergenza che stanno vivendo le aziende agro-pastorali della Sardegna; il suddetto rapporto dovrà essere predisposto dopo aver consultato le organizzazioni imprenditoriali e professionali, le istituzioni sanitarie e scientifiche regionali, nonché le istituzioni locali, nazionali e comunitarie che devono concorrere a debellare l'epidemia di febbre catarrale ovina,

impegna la Giunta regionale

1) a fornire, con la massima tempestività e completezza al Consiglio regionale, i seguenti dati aggiornati: numero e ubicazione degli allevamenti interessati dalla malattia; totale di capi finora colpiti, morti ed eventualmente abbattuti; contenuto delle direttive impartite alle ASL e alle altre istituzioni che operano nel campo della zooprofilassi; tempi e contenuto delle indicazioni date alle amministrazioni comunali e provinciali e alle associazioni degli allevatori per contrastare la diffusione dell'epidemia e affrontare correttamente i danni conseguenti;

2) a predisporre un corpo di misure organiche (sotto la forma dell'ordinanza o del decreto assessoriale e/o presidenziale) per dare indicazioni precise, supportate da sicure basi scientifiche, per condurre una lotta sistematica ed ambientalmente corretta contro i vettori della malattia tenendo conto del particolare ciclo biologico dell'imicola culicoides e di altri insetti vettori che, presenti nel territorio sardo, possano diffondere il virus anche in altri territori dell'Isola;

3) ad assicurare mezzi, supporti tecnici e finanziari adeguati alle province, alle ASL, ai comuni e agli allevatori per le necessarie operazioni di disinfestazione e per il corretto smaltimento dei capi morti nel rispetto delle normative in vigore;

4) a condurre un'indagine clinica e sierologica sistematica su tutto il patrimonio ovino, caprino, bovino e negli animali selvatici recettivi che possono diventare il serbatoio naturale e inesauribile della virosi;

5) a promuovere un robusto progetto di ricerca e di sperimentazione scientifica da affidare alle più qualificate istituzioni scientifiche locali, nazionali e internazionali per la messa a punto, in tempi auspicabilmente non troppo lunghi, di una sicura profilassi vaccinale;

6) a potenziare immediatamente, con figure professionali altamente qualificate nella materia, il Servizio veterinario dell'Assessorato regionale anche per porre fine alle intollerabili carenze operative, culturali e professionali manifestate negli ultimi anni da parte dello staff assessoriale e di cui sono testimonianza la recente e devastante diffusione della peste suina africana, il riapparire preoccupante nell'uomo di zoonosi quali la trichinellosi, il carbonchio ematico e la tubercolosi che si ritenevano definitivamente debellate;

7) a rafforzare ulteriormente e strutturalmente tutti i servizi veterinari ricorrendo alla copertura stabile dei numerosissimi posti vacanti di veterinari nelle piante organiche delle ASL e non avvalendosi, invece, del lavoro precario e temporaneo di poche unità quando gli eventi morbosi hanno già inferto ingenti danni alla salute degli uomini ed alla zootecnia sarda puntando in tal modo sulla prevenzione e sull'aggiornamento culturale dell'organizzazione veterinaria sarda;

8) a superare i limiti della cosiddetta "cabina di regia" costituendo una qualificata Commissione consultiva regionale per indirizzare tutti gli interventi contro la blue tongue; la Commissione dovrà essere composta dai più qualificati specialisti in materia di sanità animale, di epidemiologia, di entomologia, di lotta agli insetti e di tutte le altre discipline collegate con le patologie di tipo epizootico; della Commissione regionale dovranno far parte anche i rappresentanti delle organizzazioni produttive e del mondo agro-pastorale per garantire la correttezza e la concretezza degli interventi nei territori;

9) ad attivare e rendere immediatamente operative tutte le misure di pronto indennizzo per gli allevatori con anticipazione dei fondi sul bilancio regionale attivando contestualmente le procedure e le provvidenze previste per gli aiuti di Stato nel settore agricolo;

10) a predisporre e concordare col Governo italiano e gli organi della Comunità europea un piano organico di eradicazione del virus della febbre catarrale ovina dal territorio della Sardegna (senza affidarsi alla clemenza delle stagioni come ha superficialmente proposto l'Assessore pro-tempore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale) rivendicando che le risorse finanziarie e i supporti tecnici necessari debbano gravare sui bilanci dello Stato e della Comunità europea;

11) a verificare quante partite di animali recettivi alla blue tongue siano pervenute in Sardegna da altri Paesi ove sia presente la stessa malattia sostenuta dal sierotipo 1 (qualora confermato) ed a dimostrare se attraverso gli stessi sia sicuramente penetrato lo stesso agente patogeno che va devastando e depauperando il patrimonio zootecnico della nostra Isola e, in caso affermativo, a rivendicare con la massima fermezza da parte del Governo italiano un più rigoroso controllo nei presidi portuali e aeroportuali, degli animalie dei prodotti agro-alimentari che entrano in Sardegna;

12) a rivedere, d'intesa con le autorità sanitarie, statali e comunitarie in maniera rigorosa e selettiva, il divieto della movimentazione e della esportazione dei capi vivi provenienti dalla Sardegna; tale blocco, superficialmente generalizzato sull'intero territorio isolano con improprio provvedimento regionale, sta arrecando, ancora una volta, un danno economico rilevante alle imprese isolane che vedono di nuovo compromessa una sicura e collaudata area di espansione della commercializzazione dei capi ovini e bovini di elevata qualità genetica e riproduttiva allevati e selezionati nelle aziende sarde;

13) ad avviare definitivamente in maniera costante e continuativa una efficace campagna di informazione istituzionale per dare:

- a tutti gli allevatori le notizie più corrette sui sistemi di prevenzione e sui meccanismi di trasmissione del virus della febbre catarrale ovina;

- ai consumatori la garanzia sulla assoluta sicurezza sotto il profilo sanitario e nutrizionale dei prodotti alimentari degli allevamenti sardi;

14) a fornire urgente risposta al Consiglio:

- sulla opportunità della scelta operata dall'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale che ha portato ad impegnare, con apposita deliberazione della Giunta regionale n. 45/29 del 7 novembre 2006, ingenti risorse finanziarie (euro 380.000) per l'acquisto di 12.670 unità di insetticida "Butox" ritenuto unico prodotto che agisce da repellente nei confronti degli insetti vettori presente sul mercato, e se a corredo della deliberazione ne fosse dichiarata, con apposito atto, la privativa industriale;

- se esistano sul mercato altri prodotti similari;

- da quale organismo tecnico-scientifico sia stato scelto l'insetticida in questione o se sia stata nominata apposita commissione di esperti nella materia che ne supportassero la scelta;

- se siano stati previsti i controlli ed i danni subiti dagli allevatori per il mancato reddito da essi subito nei periodi di sospensione necessari perché i principi attivi presenti nel farmaco non si riscontrino nelle carni e nel latte degli animali trattati;

15) a procedere al superamento degli insopportabili e negligenti ritardi che datano oramai da alcuni anni ed all'immediata liquidazione, da parte dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, delle indennità spettanti agli allevatori che hanno subito ingenti danni indiretti per l'utilizzo di vaccino vivo, imposto con apposite norme dalle autorità sanitarie nazionali e comunitarie nelle precedenti campagne vaccinali, sui loro capi di bestiame ovino e caprino;

16) portare a conoscenza del Consiglio regionale quali siano i risultati a cui sono pervenute le ricerche su questa specifica patologia, lautamente finanziate dall'Assessorato negli ultimi anni, che hanno interessato ricercatori, istituti universitari, istituti zooprofilattici, e ad accertare se gli stessi fossero dotati degli specifici requisiti strutturali, delle competenze istituzionali e delle autorizzazioni previste dalle leggi e regolamenti di polizia veterinaria vigenti. (104)