Seduta n.299 del 28/05/1998 

CCXCIX SEDUTA

(Antimeridiana)

Giovedì 28 Maggio 1998

Presidenza del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 10 e 09.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 26 maggio 1998 (295), che è approvato.

Richiamo al Regolamento ex articolo 81

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul Regolamento il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Ieri, subito dopo la proclamazione di un risultato, il Presidente ha interrotto la seduta, per cui, siccome su quella proclamazione abbiamo forti dubbi, e lo stesso Presidente, chiudendo la seduta, ha detto che non era in grado di spiegarci il motivo della proclamazione, vorrei ritornare sull'argomento.

Si tratta del quorum richiesto per quella che all'ordine del giorno, nel testo distribuito, era definita legge rinviata. E' risultato che dopo la proclamazione del voto, che ha visto una maggioranza non qualificata esprimersi a favore, il Presidente ha dichiarato che la legge era approvata.

Considerato che mi sembra, almeno nella prassi di questa legislatura, che sia la prima volta che si verifica un fatto del genere, vorrei fare alcune considerazioni sulla questione.

Credo che l'articolo 33 dello Statuto, che afferma che occorre la maggioranza qualificata per la riapprovazione delle leggi rinviate, possa essere suscettibile di varie interpretazioni, quindi io non sto a contestare il fatto che una legge che non sia di riapprovazione pura e semplice della legge rinviata non possa essere considerata legge nuova, però rilevo un fatto, che vi è un principio dell'ordinamento che è la tutela dell'affidamento, cioè questa che è stata definita come legge rinviata è stata assegnata alla commissione con la procedura delle leggi rinviate, che è stata iscritta all'ordine del giorno come legge rinviata, che è stata distribuita come legge rinviata, che è stata discussa dal Consiglio come legge rinviata, tanto ché sono stati ritirati alcuni emendamenti perché non si voleva innovare rispetto ad una legge rinviata, dopo l'esito, dopo che il dibattito in Consiglio si è tenuto sempre presupponendosi che si trattava di legge rinviata, è stata dichiarata come legge nuova.

Questa è una violazione del principio dell'ordinamento che si basa sulla tutela dell'affidamento, che non è una pura questione nominalistica. Il comportamento del Consiglio è stato determinato dal fatto che si è sempre detto che fosse legge rinviata.

Faccio rilevare al Presidente, fra l'altro, un fatto estremamente pericoloso, che se questa legge entrasse in vigore sarebbe uno spiraglio per consentire alla magistratura di sindacare atti del Consiglio, perché qualunque cittadino che avrà un diniego da parte di un sindaco di un'autorizzazione in materia paesistica, ricorrendo al TAR solleverà l'inesistenza della legge.

E` vero che la giurisprudenza ritiene che non siano sindacabili gli interna corporis delle assemblee legislative, ma qua non si tratta di interna corporis, perché attiene alla deliberazione finale, all'atto conclusivo, alla dichiarazione del Presidente di approvazione. Se fosse un'irregolarità regolamentare, per esempio, dei lavori in commissione, nulla quaestio, non sarebbe sollevabile davanti alla magistratura, ma trattandosi dell'atto finale chiaramente è sollevabile. Fra l'altro credo che creerebbe un pericoloso precedente in cui la Magistratura sindacherebbe, in un senso o nell'altro, comunque un comportamento del Consiglio, e noi sappiamo che quando la Magistratura inizia a invadere il terreno del legislativo non si sa poi dove si fermi e quali conseguenze possa avere.

Per cui io chiedo all'ufficio di Presidenza di riesaminare quella proclamazione che effettivamente, non discuto sul merito della questione, ma per tutta la procedura che ha seguito il Consiglio, è sicuramente una proclamazione erronea.

PRESIDENTE. In attesa di una discussione che si potrà anche fare in ufficio di Presidenza è mio dovere riferire al Consiglio alcune determinazioni; il Consiglio è sovrano anche di decisioni che comportino il ribaltamento di decisioni precedentemente assunte. C'è poi la sentenza della Corte Costituzionale numero 158 del 1988 che dice: "La legge deve considerarsi sostanzialmente nuova quando apporti modifiche sostanziali non connesse a quelle suggerite dal rinvio governativo, viceversa è da considerarsi non nuova qualora modificata soltanto nelle parti incise di rinvio governativo."

Delle due fattispecie mi pare che il caso in oggetto ricada sulla prima fattispecie. Quindi io sono in grado di dare questa comunicazione e non altre, tra l'altro non ero neanche presente. Comunque ritengo che anche un approfondimento Nell'Ufficio di Presidenza difficilmente possa comportare che la proclamazione sia tenuta in non cale. Per intanto mi impegno a riferire in Ufficio di Presidenza della richiesta dell'onorevole Bonesu che venga approfondito il problema.

Ha domandato di parlare il consigliere Usai Pietro. Ne ha facoltà.

USAI PIETRO (Progr. Fed.). Io ieri sera ho chiesto alla Presidenza di turno se non fosse il caso di votare oggi la legge per assicurarci il numero necessario, eventualmente fossero considerazioni che potevano in qualche modo mettere in gioco il risultato della legge.

La Presidenza ci ha risposto che si trattava di nuova legge, e siamo andati avanti. Questo è successo ieri, prima del voto.

PRESIDENTE. Sì, io avevo chiaro questo aspetto. Grazie onorevole Usai.

Discussione della mozione Pittalis - Masala - Amadu - Bonesu - Fantola - Marracini - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Casu - Federici - Floris - Giordo - Granara - Lippi - Lombardo - Marras - Milia - Oppia - Pirastu - Tunis Marco - Boero - Biggio - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Sanna Giacomo - Serrenti - Manunza di censura e sfiducia alla Giunta regionale per il contegno assunto nel non opporsi al decreto istitutivo del Parco del Gennargentu contro il parere del Consiglio regionale" (150)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 150, Pittalis e più. Si dia lettura della mozione.

DEMONTIS, Segretario:

MOZIONE PITTALIS - MASALA - AMADU - BONESU - FANTOLA - MARRACINI - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco Fabrizio - BOERO - BIGGIO - CADONI - CARLONI - FRAU - LIORI - LOCCI - SANNA Noemi - SANNA Giacomo - SERRENTI - MANUNZA di censura e sfiducia alla Giunta regionale per il contegno assunto nel non opporsi al decreto istitutivo del Parco del Gennargentu contro il parere del Consiglio regionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO CHE:

- il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità nella scorsa settimana un ordine del giorno che impegna la Giunta regionale a chiedere al Governo nazionale la sospensione dell'intesa Stato - Regione sull'istituzione del Parco del Gennargentu;

- ciò nondimeno il Ministro dell'ambiente, Ronchi, ha provveduto alla promulgazione del decreto dell'istituzione del Parco del Gennargentu e alla sua perimetrazione, comprendendo in essa addirittura territori di comuni contrari;

- la Regione Sardegna ha tra le sue potestà statutarie l'impugnazione unilaterale di atti del Governo contrari alla propria volontà politica;

- non risulta che la Giunta regionale abbia inteso esercitare il proprio diritto e partecipare al Governo la formale volontà del Consiglio regionale;

- la Giunta regionale è tenuta ad attuare l'indirizzo politico dettato dal Consiglio regionale;

- il mancato rispetto dei voti del Consiglio regionale incrina irrimediabilmente il rapporto di fiducia con l'Assemblea;

- pare altresì necessaria una efficace presa di posizione della Giunta regionale contro la violazione delle prerogative autonomistiche del Consiglio regionale,

censura duramente

la decisione del Ministro Ronchi di promulgare il decreto oggetto delle censure del Consiglio regionale e

impegna la Giunta regionale

a presentare le proprie immediate dimissioni.(150)

PRESIDENTE. Come previsto dall'articolo 114, uno dei presentatori deve aprire la discussione della mozione.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio regionale, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, mai nessuna mozione ha avuto nel medesimo tempo tanto bisogno di essere illustrata e tanta chiarezza che renderebbe inutile una sua illustrazione.

Si farebbe presto a voler essere schematici: la Giunta regionale ha il compito di attuare l'indirizzo politico del Consiglio regionale. Questa Giunta non lo ha fatto nella questione Parco del Gennargentu, tra le altre;non sappiamo, ma non vogliamo sapere se non lo abbia fatto perché non lo abbia voluto fare o non lo abbia saputo fare, ma sappiamo che il Consiglio regionale ha detto no all'intesa e no al Parco del Gennargentu. E sappiamo anche che qualche giorno dopo un ministro magnificente, esempio di democraticità e rispetto, ha emanato il decreto oggetto di tanti dissidi, di tanti problemi. E se la Giunta non lo ha fatto, la Giunta deve porre rimedio alla sua incapacità ad attuare per qualsiasi ragione il mandato politico del Consiglio, e deve rassegnare a quest'Aula le dimissioni. Dimissioni vere però, non come le dimissioni "teatrino" - ci consentirà l'assessore Loddo di definirle tali -, al quale va riconosciuto l'alto merito politico di aver contribuito a consolidare l'istituto dell'annuncio di dimissioni, quindi quello della minaccia di dimissioni sino al ritiro di dimissioni non date, ma comunque precedentemente congelate.

Assessore Loddo, non dedico alla sua performance che queste scarne battute: ad un più esaustivo giudizio penseranno con gioia tutti gli elettori e i cittadini che in Ogliastra sono più che mai poco disposti a farsi gabellare.

E vengo al problema squisitamente politico che oggi affrontiamo: le poche note che avevo preparato sono state superate dalle recentissime dichiarazioni del ministro Ronchi. Evocando un luttuoso modo di intendere la vita e il dibattito politico, il Ministro dell'ambiente ha parlato, come è noto a tutti, di cadaveri e di necessità di oltrepassarli per rinunciare al parco.

Si tratta di note la cui improvvida arroganza a nostro giudizio non merita alcuna riflessione. Ma il ministro sappia che il decreto lo deve revocare, voglia o non voglia. Le intese si firmano in due, e questa parte, la Regione Sardegna, ha detto no con un voto franco ed inequivocabile del suo Consiglio regionale.

Ma questa Assemblea, quest'Aula di storia autonomistica cosa vuole rispondere al tracotante Ministro romano? Colleghi, vogliamo consegnare ai sardi davvero la memoria del peggior Consiglio regionale dell'ultimo mezzo secolo? Vogliamo davvero essere ricordati per quelli che non seppero opporsi?

Onorevole presidente Palomba, per ragioni le più svariate, che nemmeno vogliamo discutere, la sua Giunta non è riuscita a far rispettare i voti del Consiglio regionale e chiedo a lei: cosa intende fare? Intendiamo chiedere cosa voglia fare davvero, oltre alle parate di una resipiscenza autonomistica tardiva.

Una cosa chiedo alla Giunta: di non dire cose che non sono vere. La pianta della perimetrazione, Presidente Palomba, la conoscevate. Lo dice lo stesso decreto istitutivo del parco, posto che copia conforme è depositata presso la Regione Autonoma della Sardegna.

E allora, Presidente, ella sapeva bene quali paesi fossero stati inseriti e quali no. Perché negare tanta evidenza? Come ella sa che le comunicazioni rese al Ministro in merito alla volontà del Consiglio regionale non sono giunte con sufficiente chiarezza né con sufficiente autorevolezza.

Presidente, chiedo a lei e alla sua Giunta come intendete rimediare.

Signori della Maggioranza, siete davvero sicuri che il voto che oggi esprimerete per riconfermare la fiducia alla Giunta Palomba, come già sappiamo farete, garantisca un governo alle popolazioni e alla Sardegna tutta?

Vedete, quello che è successo con il Parco del Gennargentu è capitato anche con l'istituzione della commissione per il Parco di Tavolara, in cui l'arroganza ministeriale, probabilmente congiunta ad alcune indicazioni specifiche provenienti dall'isola, è arrivata addirittura ad escludere il sindaco di Olbia, guarda caso il sindaco di Olbia! Ma è successo con quella che il provvidenziale Valentini chiama "la patacca Master Plan", sta succedendo con la grande melma della gassificazione del Sulcis e dei piani energetici, primo fra tutti il metano. Ciascuno dei colleghi della maggioranza, e se non ciascuno, perlomeno molti, sa che questa Giunta regionale ha un potenziale distruttivo prossimo a quello dei biblici sciami di cavallette, e vogliamo ancora assicurarle lunga vita?

La mozione che Forza Italia ha proposto e che ha trovato il valido e gradito sostegno di tutti i Gruppi di opposizione ha questo duplice scopo: chiedere all'Assemblea come intenda difendere le sue prerogative di autonomia e nei confronti della Giunta regionale e nei confronti del Governo di Roma, e poi chiedere ai rappresentanti eletti perché vogliano confermare fiducia ad una compagine il cui grado di successi è prossimo allo zero, basti per tutte ricordare, tra le altre, la Conferenza regionale sul lavoro.

Con umiltà, ma con convinzione chiedo ai colleghi di volerci spiegare perché vorranno ancora dare fiducia ad una Giunta regionale che disattende il loro parere e la loro, la nostra volontà. In ogni caso è certo che la questione dei parchi, da quello del Gennargentu all'istituzione di quello di Olbia deve essere efficacemente risolta da questo Consiglio.

Mi rivolgo anche al Presidente, in questo momento presiede l'onorevole Zucca, e mi rivolgo a lui, che si assumano, Presidente del Consiglio, delle iniziative per far rispettare i voti e i deliberati del Consiglio. Pretendiamo che la nostra volontà in casa nostra conti, conti effettivamente, e conti ben più di quella di Ministri avventizi.

Aspettiamo dal Consiglio una risposta degna della storia e della tradizione di indipendenza che l'Assemblea sarda tutela; attendiamo dal Consiglio che arrivino oggi ai sardi risposte plausibili sulle iniziative da assumere e sulle reazioni di questo Parlamento.

Solo dopo che il decreto verrà revocato potremo ricominciare a parlare di parco, ma democraticamente, spiegando alle popolazioni quali vincoli avranno e quanti aggiuntivi finanziamenti potrebbero avere, ma dati certi, inequivocabili, impegnativi. Poi facciamo sì che siano loro a decidere in un problema di così grande importanza; il modo migliore è appunto lasciando al voto delle popolazioni interessate, e finiamola con questa querelle oramai deprimente, ma prima dobbiamo salvare e salvaguardare ben più dei territori del parco, e cioè la nostra autonomia, la nostra capacità di decidere, di scegliere, di indirizzare la politica della Giunta regionale.

Deve essere il Consiglio a dettare la linea politica della Giunta e non le associazioni private di ambientalisti, verdi o di quale altro colore si ammantino, e deve essere il Consiglio e il suo Presidente, ed ancora io mi rivolgo a Lei, Presidente del Consiglio, a reagire con forza nella difesa delle sue costituzionali prerogative.

Colleghi, credete, penso che non serva a nessuno salvare questa Giunta, purtroppo, vassalla della prepotenza romana; con questo si potrà solo umiliare la dignità e l'autonomia del popolo sardo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.

GHIRRA (Progr. Fed.). Presidente, colleghi, devo dire che l'intervento del collega Pittalis e la proposta di mozione di sfiducia del Gruppo di Forza Italia e del Polo della Libertà mi conferma nell'idea che la Destra ha nella conservazione, se non nella restaurazione, il suo orizzonte politico - intellettuale.

Emerge dalle parole del Capogruppo di Forza Italia una linea che è un "no" al parco; emerge la verità. Il collega Pittalis non vuole il parco del Gennargentu, non vuole nessun parco. Difende "su connottu", difende l'esistente, pensa di attaccare la Giunta, in realtà regala ai sardi una mancanza di prospettiva di sviluppo economico, sociale e culturale. In un dialogo Platone sgrida uno degli allievi perché dice "Tu vedi quel cavallo ma non vedi l'idea di cavallo"; ho l'impressione che qualcuno anche in questo Consiglio regionale veda il parco ma non colga l'idea del parco, vede un albero, vede una foresta ma non coglie le potenzialità che ci sono nel suo uso produttivo.

C'è una visione, dell'ambientalismo e del parco, caricaturale, che è quella dei conservatori, che è quella che non si tocca, non si cambia niente. Vedete, 150 anni fa veniva pubblicata un'opera che si chiama Il Manifesto del Partito Comunista, gli autori erano Marx ed Engels; quindi dentro fa quasi scandalo nominarli, ma questo testo oggi è un best-seller negli Stati Uniti d'America, il paese del capitalismo.

La Sinistra, diciamo, a differenza della Destra che è conservatrice, si definisce nella sua capacità di cambiare il mondo, ecco la vera differenza tra la Destra e la Sinistra, del non stare alla tutela pura dell'esistente ma del tentativo di modificare l'esistente; e anche dal punto di vista del rapporto fra l'uomo e la natura, che non è un rapporto di conservazione o di pura contemplazione, ma è un rapporto di utilizzazione produttiva. Il problema è quale utilizzazione produttiva, se è un'utilizzazione produttiva che garantisca il bene nella sua durata e che quindi sia fruibile anche per il futuro, o se invece è un'utilizzazione di tipo speculativo, di rapina, che distrugge il bene e non crea ricchezza. Questa è la vera differenza, mi pare; e questo è anche l'ambientalismo non caricaturale di contro a questa rappresentazione caricaturale dell'ambientalismo, o anche... è divertente, va benissimo crearsi l'avversario che si vuole, inventarsi l'avversario che si vuole per poter dire "non si fa niente".

I parchi sono una robusta possibilità di sviluppo per quest'isola, e sono anche interessanti per quelle categorie che li avversano a priori; c'è un parco che io conosco, il Parco dei Monti Sibillini fra le Marche e l'Umbria, che è un luogo nel quale persino i contadini, collega Piras, che all'inizio erano contrari, hanno scoperto poi, e hanno chiesto e rivendicato l'ingresso dentro il parco perché hanno scoperto l'utilità economica dell'essere parco, dell'avere il marchio parco sui loro prodotti. E` un parco nel quale i cacciatori hanno la possibilità e decidono insieme all'ente gestore l'abbattimento selezionato della selvaggina, cioè partecipano alla caccia, ovviamente nelle aree nelle quali si può praticare; è un parco dove il presidente è uno dei sindaci, cioè dove le comunità locali decidono come governare il territorio.

Qui si è organizzata un'immagine della vicenda per cui c'è un Ministro centralista che dà gli ordini e la Regione e i comuni che vengono in qualche modo violentati da questa ipotesi, e persino un assessore ha levato alto i lai contro la lesione della dignità autonomistica.

Secondo me il Ministro ha fatto degli errori, ma giocare questa questione soltanto intorno al tema della violazione autonomistica è un'altra delle strade per dire "non si fa il parco", perché persino nella legislazione attuale e nei poteri della Regione esiste la possibilità di sedersi intorno a un tavolo, di chiamare nel comitato istituzionale di coordinamento tutte le istituzioni che, come è noto, in quanto istituzioni hanno pari dignità, che siano governi della Repubblica, della Regione o amministrazioni comunali, e lì è possibile, se si vuol fare il parco, chiamare tutti a costruire un progetto di sviluppo vero, dove si cimentano le capacità di governo, e non le astrazioni ideologiche, con il consenso delle popolazioni, perché non si fanno parchi se non col consenso delle popolazioni.

PIRAS (Popolari).Hai detto bene, con il consenso delle popolazioni che fino ad oggi non c'è, soprattutto da parte di chi lavora in campagna.

GHIRRA (Progr. Fed.). L'opera di chi governa, e qui mi rivolgo in particolare alla Giunta, è creare consenso e costruire. Mentre l'opposizione può rivelare il suo vero volto, che è un volto di rifiuto assoluto della politica dei parchi, e non solo di quello nazionale, chi è in maggioranza, l'Ulivo, che ha anche un nome... è una pianta che sta bene nei parchi, deve dimostrare nei fatti di voler fare i parchi!

Le capacità di governo si misurano negli atti, allora è compito di chi governa coinvolgere e costruire il consenso delle popolazioni interessate, le quali popolazioni ovviamente saranno interessate al parco soltanto nella misura in cui ne coglieranno gli aspetti di utilità, di positività.

Quindi da parte della Regione è mancata sinora e deve partire una grande operazione di coinvolgimento e di informazione; deve essere spiegato sino in fondo che il parco è una serie di opportunità produttive di sviluppo e di occupazione, non è una serie di vincoli. Questa storia dei vincoli è proprio una finzione, è una aberrazione inventata dai nemici dei parchi e dai nemici di quelle popolazioni che comunque verranno lasciate nello stato in cui sono. Poi qualcuno piangerà, scriverà mozioni e le voterà sullo spopolamento delle zone interne, perché nell'ipocrisia dei reazionari c'è anche questo, che si denuncia anche lo spopolamento delle zone interne, però azioni positive perché queste vengano invece valorizzate, non se ne faranno.

Qui si cimentano le capacità di governo, o la capacità di chiamarsi Ulivo, perché, vedete, anche le autoaffermazioni non esistono, bisogna dimostrare nei fatti, e sinora non siamo stati all'altezza sul tema delle politiche di sviluppo del territorio, la maggioranza di centrosinistra e le giunte non sono state all'altezza del compito, non certo sulla base delle motivazioni della destra.

Allora noi abbiamo ben poche frecce al nostro arco da qui alla fine della legislatura, ma questo è uno dei terreni di azione su cui si capirà se noi siamo davvero una forza di progresso o se anche dentro l'Ulivo dominano le forze della conservazione.

E` un tema che mi interessa soprattutto in quanto io mi ritengo un uomo di sinistra, e io non posso assistere passivamente all'emergere del doroteismo dentro la sinistra, non posso assistere passivamente alla non politica, alle non scelte, al non governo. Io chiedo a tutti noi di dare atti concreti perché ci siamo cimentati troppo in questa legislatura in atti di pura occupazione del potere che non hanno alcuna utilità, che non creano alcun consenso, che non creano né occupazione né sviluppo, dobbiamo, a partire dalle politiche ambientali, dimostrare nei fatti di saper costruire il consenso, di saper costruire sviluppo ed occupazione.

Siccome ho sentito anche degli accenni stravaganti, anche le politiche edilizie, perché poi di questo si tratta, devono essere orientate allo sviluppo, all'occupazione, alla crescita e alla valorizzazione di quel nostro grande ambiente che è anche la nostra arte, che sono i nostri centri storici. Questo Consiglio, la destra dimostri in questo di essere capace di dare risposte all'occupazione, si batta con noi perché si vari la legge sui centri storici, perché le responsabilità sono della maggioranza ma anche di una opposizione che spesso è incline a fare gazzarra demagogica per bloccare gli atti di sviluppo, ma nei fatti non collabora a portare avanti azioni concrete di sviluppo economico. Costruire sulle coste dà effimero sviluppo, distrugge i beni; evocare problemi come lo sviluppo edilizio senza battersi poi nei fatti per dei provvedimenti pure già all'esame delle Commissioni del Consiglio che possono garantire occupazione e sviluppo, anche questa è una inclinazione alla demagogia che non crea sviluppo.

Agitare bandiere, la dimostrazione è il Master Plan, è una bandiera agitata strumentalmente, è diventata un feticcio. Vengano fuori gli imprenditori con i progetti! Questo Consiglio è dominato dalla pura ideologia, dalle pure battaglie di bandiera, mentre non vedo progetti da parte di questa opposizione che si dice così capace di creare sviluppo e ricchezza. E comunque, non è un compito dell'opposizione governare. E` la Giunta, è il governo regionale che deve costruire atti di governo, e il Ministro Ronchi dopo gli errori che ha fatto, se non ho inteso male, ha mostrato totale disponibilità a fare un nuovo decreto. Quello è un terreno su cui l'Assessore all'ambiente, il Presidente della Regione, i comuni interessati possono, secondo me, lavorare concretamente. Anche su questo punto, con il consenso delle popolazioni interessate, io credo che così come il parco dell'Asinara è presieduto, se non ricordo male, dal sindaco di Porto Torres, ci si possa battere e tutto il Consiglio possa essere d'accordo perché il parco del Gennargentu venga governato quasi interamente da sindaci e da rappresentanti delle popolazioni locali e che insieme a loro si creino sia le strutture di governo del parco, sia i progetti di sviluppo. Mi pare che ci sia un terreno per fare, né per dimettersi, né per bocciare. Io penso che i sardi a partire dalle popolazioni del Gennargentu attendano atti di governo, atti di fare e non propaganda.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d.Az). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Credo che vadano fatte alcune considerazioni. Siamo in presenza, in materia ambientale, ad una tendenza al centralismo, perché non è nei singoli atti che lo vediamo, non lo vediamo solo nel parco del Gennargentu, nelle riserve marine e così via, che ci riguardano direttamente, ma lo vediamo sulla grande impostazione. Anche il disegno della Bicamerale riserva allo Stato le competenze primarie in materia di ambiente ed esclude, nonostante il vasto decentramento previsto, i poteri delle regioni. L'abbiamo visto nelle leggi Bassanini che attribuiscono alle regioni grandi poteri ma non li attribuiscono in materia di ambiente.

Vi è un indirizzo ideologico quindi che è affermato
(PM/05) dalla maggioranza e credo non contrastato sufficientemente neppure dalla minoranza a livello romano, per cui questa materia ambientale è un tabù, non è una materia che va governata con i normali criteri di poteri legislativi ed amministrativi. Basta che scatti la parola magica "ecologia" e tutte le regole dell'ordinamento vengono meno, basti vedere anche le sentenze della Corte Costituzionale in materia di paesaggio su cui purtroppo siamo andati più volte a sbattere noi ed anche le altre regioni.

E` un qualcosa di illogico, come se la tutela ecologica potesse venire soltanto da autorità alte e non sia invece il frutto non solo di poteri locali, ma addirittura del comportamento dei singoli cittadini. Io credo che i danni all'ambiente derivino dal comportamento del singolo cittadino, cioè quanto di più decentrato vi può essere nella società civile. E' il cittadino che strappa un fiore, è il cittadino che ammazza un animale, è il cittadino che inquina un corso d'acqua, ed è soprattutto la coscienza civica dei cittadini quella che va sollecitata se si vuole avere tutela. Io credo che si è più vicini ai cittadini se i poteri in materia siano delle comunità, degli organi istituzionali più vicini ai cittadini, cioè quelli della comunità locale. Per cui, in effetti, credo che sul problema si sia creata una contrapposizione di tipo ideologico che sta riverberandosi estremamente negativa per la tutela dell'ambiente, perché il movimento verde, piccolo movimento in Italia ed assolutamente insignificante in Sardegna, ha ritenuto e ritiene che soltanto dall'alto possa avvenire una tutela di valori ecologici. Concetto profondamente sbagliato ed estremamente pericoloso non solo per la dignità delle autonomie, ma soprattutto anche per la stessa tutela dell'ambiente. Io credo che zone come quelle del Gennargentu abbiano bisogno di tutela. Il concetto di parco forse è un concetto che è una rinuncia ad una tutela, perché fare un parco, delimitare un ambiente, un territorio, è praticamente anche una rinuncia a far valere regole di tutela, di coordinamento delle attività economiche - sociali con la tutela con i beni naturali sull'intero territorio. Credo che la filosofia del parco sia una filosofia che, tutto sommato, appartiene alle società antinaturalistiche, in cui si ritiene che vi siano zone che possano essere impunemente inquinate e zone che invece occorre riservare per vederle la domenica. Belle cartoline illustrate in un mondo di sfacelo. Quindi la stessa filosofia del parco è effettivamente sbagliata in questo senso, perché la tutela del territorio va fatta in tutto il territorio, parco o non parco.

Ma il parco può avere, nell'attuale situazione della pubblica amministrazione italiana, una finalità positiva, considerato che la pubblica amministrazione non riesce a dare uno sviluppo equilibrato in tutti i sensi economico - sociale ed anche ecologico all'intero territorio, concentrare l'impegno e le risorse nei territori particolarmente fragili e meritevoli di particolare tutela può essere un aspetto positivo, questo purché non si risolva in ulteriore burocrazia. Oltre le mille autorizzazioni necessarie in tutto il territorio, sui parchi ne occorrono anche altre, magari contrastanti, chiaramente questo significa ancora di più bloccare la società civile, bloccare l'economia, bloccare la capacità progettuale della gente che non è detto che sia poi negativa all'ambiente. Rendiamoci conto che non abbiamo in Sardegna, e credo in Italia ancora a maggior ragione, degli ambienti assolutamente naturali, anche gli ambienti che conosciamo e riteniamo naturali risentono profondamente dell'opera dell'uomo, e anzi si evolvono negativamente se manca un'azione dell'uomo. Quindi, quando si parla di riserve integrali dobbiamo sempre renderci conto che non essendo equilibri puramente naturali vanno comunque conservati con l'opera dell'uomo.

Io credo che di questa concezione centralistica profondamente sbagliata e controproducente per la tutela dell'ambiente, il Ministro Ronchi sia il più degno rappresentante. Credo che forse abbiamo sottovalutato i pericoli, non solo per l'ambiente, ma soprattutto i pericoli istituzionali del comportamento di questo ministro che è accecato da furore ideologico. In qualche occasione io l'ho definito l'Ayatollah dell'ambiente, cioè quello che di fronte a obiezioni ha in carne il verbo; è scritto nel Corano verde e non si discute.

Credo che effettivamente la regione non abbia mai tenuto nel debito conto, nonostante sollecitazioni che per esempio la mia parte politica ha sempre fatto, del fatto che tra le nostre concezioni di autonomia istituzionale e di tutela dell'ambiente compatibili con la società sarda, e le concezioni del Ministro Ronchi, vi fosse un conflitto latente e potenziale che prima o poi non poteva non esplodere in un conflitto effettivo.

Credo che il Consiglio, con l'ordine del giorno approvato, avesse individuato questo aspetto. Però, è mancata, almeno per quello che conosciamo, un'azione della Giunta in grado di combattere questo aspetto. L'assessore Onida, in sede di discussione dell'ordine del giorno, aveva promesso ai consiglieri un dossier sullo sviluppo della pratica del parco del Gennargentu che a suo parere avrebbe chiarito ai Consiglieri l'esatto evolversi della vicenda, dimostrando che la Giunta aveva fatto il possibile ed era stata ingannata dal Ministro. Questo dossier non l'abbiamo avuto, confido che l'assessore Onida comunque, siccome il problema non è esaurito, ce lo faccia avere per una migliore conoscenza, per cui mi scuso di qualche eventuale inesattezza dovuta alla mancata conoscenza di tutta la documentazione.

Il fatto è che il Ministro Ronchi e le sue teorie non sono contrastate sufficientemente a livello romano. Il conferimento del Ministero dell'Ambiente ad un esponente del fondamentalismo verde è una resa opportunistica perché i voti ai verdi magari servono per cementare i candidati dell'Ulivo in determinati collegi ad una esigua minoranza, per cui il Ministro Ronchi si avvale della forza di ulivi e querce e si arrampica sulle medesime facendo il Ministro della Repubblica. Chiaramente lui cerca di sfruttare gli spazi che gli vengono dati, ma è anche responsabilità di chi glieli dà. Credo che vi siano delle sintonie pericolose fra la maggioranza che governa la Regione e la maggioranza che ha il Governo a Roma nel consentire al Ministro Ronchi di fare ciò che fa. Io non credo che sia da addebitare all'interno governo, all'intera Maggioranza, all'intera Giunta regionale, all'intera maggioranza di questo Consiglio l'operato di Ronchi, ma sicuramente c'è una tolleranza, e nei casi come quello dell'onorevole Ghirra e dell'intervento che abbiamo sentito precedentemente, c'è un incoraggiamento a comportarsi in questo modo. Questa sintonia non sarà espressione dell'onorevole Piras che protesta vivacemente almeno a parole in quest'aula, ma trova, all'interno di questa maggioranza, una convivenza, un accordo, una corrispondenza tra quello che decide Ronchi ed anche settori di questa maggioranza che governa in Regione.

Io credo che la Giunta debba tutelare la sua autonomia e non ricorrendo a mosse da cabaret come quella dell'assessore Loddo che finge di dimettersi. L'altro giorno ho sollevato il problema in Consiglio, le risposte del Presidente Selis e del Presidente Palomba sono state univoche, e cioè che dimissioni dell'assessore Loddo non ce ne sono mai state. Le dimissioni e i proclami non si fanno davanti al televisore. L'assessore Loddo è tra l'altro Assessore alla riforma della Regione, l'assessore che dovrebbe occuparsi dei rapporti istituzionali con lo Stato, dovrebbe fare quello che dice di voler fare, anziché fare queste mosse cercando di separare le proprie responsabilità da quelle della Giunta. Non è corretto, perché quando si vogliono separare le proprie responsabilità si prendono veramente i piedi e si esce dalla Giunta; si invia la lettera di dimissioni al Presidente del Consiglio Regionale che è l'unico che può far fare un iter alla lettera di dimissioni. Il Consiglio regionale aveva chiesto alla Giunta di opporsi a quel decreto. Il decreto è stato pubblicato, non era un atto strettamente obbligatorio perché, chiaramente, se si poneva in essere un iter di revisione, di revoca o di annullamento del decreto, il decreto si poteva non pubblicare. Ricordo che anche a livello regionale, per esempio il decreto sulla concessione degli stagni di Cabras, contestato e su cui si era avviata una nuova istruttoria, non vide mai la luce sul bollettino regionale e vide invece la luce il decreto che lo sostituiva, la vide dopo molti mesi. Quindi, non si vada a dire che era un atto obbligato. La prassi amministrativa è che quando su un provvedimento, per quanto completo di tutte le firme, vi sono dei dubbi sulla opportunità o legittimità, basta dire, a chi pubblica la Gazzetta Ufficiale, di non pubblicarlo, atto puramente amministrativo che credo venga fatto spesso senza nessuna formalità, visto che certi decreti appaiono addirittura dopo anni sulla Gazzetta Ufficiale, e quindi si aveva tutto il tempo per rivedere. Ma, andando al sodo della questione, e per evitare di discutere sul latte versato, invece di discutere sulle cose che la Giunta deve e può fare se dice di non essere in discordia con quell'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio e che aveva anche il consenso della Giunta che aveva dichiarato formalmente di accettare in quest'aula, il punto è questo: quel decreto è conforme alle intese stipulate o non è conforme?

Se è conforme alle intese stipulate è chiaro che vi è una responsabilità della Giunta in quel decreto; se non è conforme la Giunta sollevi conflitto di competenza davanti alla Corte Costituzionale, perché l'intesa e la concordanza del decreto con l'intesa è un presupposto necessario per l'istituzione del parco. Più volte la Corte Costituzionale ha detto che in Sardegna il Governo non può istituire parchi senza l'intesa con la Regione. Intesa vuole dire che si è d'accordo sulla singole clausole. E` stato annullato il decreto per il parco marino del Golfo di Orosei, è stato annullato il decreto per la riserva naturale Monte Arcosu; quando la Regione ha impugnato dicendo che non c'era intesa, la Corte Costituzionale ha sempre dato ragione alla Regione e ha annullato i provvedimenti del Governo. Ma esserci intesa o essere in violazione dell'intesa è la stessa cosa. Non avendo il dossier, noi non possiamo in questo momento affermare con sicurezza se quel decreto è conforme o non è conforme alle intese raggiunte tra la Regione e il Governo. Però, questo giudizio la Giunta è in grado di darlo e di decidere: se ritiene che vi sia violazione dell'intesa, è chiaro che non può limitare la propria azione a trattative politiche che finora non hanno ottenuto alcun risultato. Deve procedere sul corretto livello istituzionale di impugnare il decreto nei termini che stanno purtroppo correndo. Quindi, è necessario anche che si proceda con la necessaria solerzia se la Giunta ritiene questo; altrimenti si ha il solito pateracchio politico che per i motivi che dicevo prima di corrispondenza tra la maggioranza di questa Regione e la maggioranza di governo a Roma, e soprattutto tra parti di questa maggioranza regionale e parti della maggioranza di governo a Roma, credo che non si otterrebbe nessun risultato perché, mentre in una corrispondenza politica normalmente dovrebbe ottenere dei risultati di coordinamento in un'azione comune, abbiamo visto che tra la maggioranza regionale e la maggioranza di governo finiscono per prevalere poi magari forze minoritaria all'interno delle stesse maggioranze, con risultati sempre nefasti sulla Sardegna non solo sotto il profilo ambientale.

Quanto alla mozione di sfiducia era un modo di proporre in modo forte questi problemi davanti a quest'Aula.

Credo che la Giunta, al di là di questo argomento, la sfiducia se la meriti ampiamente, dal nostro punto di vista, chiaramente la maggioranza potrà essere di altra opinione. Tutto sommato se venisse accolta questa mozione credo che sarebbe un bene per la Sardegna, ma sarebbe forse in contrasto con quello che dicevamo, che occorre portare il popolo sardo tra un anno a una decisione chiara sugli indirizzi di governo. Per cui noi auspichiamo, nell'interesse immediato della Sardegna che la mozione venga accolta. Nell'interesse più lontano invece speriamo che non venga accolta, che questa Giunta duri ancora un anno, ma che quest'anno lo viva male come sta vivendo questo momento.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare l'onorevole Floris. Ne ha facoltà.

Floris (F.I.). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, chiedo scusa se faccio una considerazione preliminare a quello che è il mio intervento nel rispondere al collega Ghirra, il quale nelle sue oniriche constatazioni definisce l'opposizione come una opposizione colpevole di non fare il proprio lavoro. Egli definisce la nostra come una cultura conservatrice "de su connottu". La sua invece è una cultura innovatrice, è una cultura di regime, che vorrebbe soffocare l'opposizione. Non ci riuscirà onorevole Ghirra, l'opposizione non si farà soffocare. Le forze liberal-democratiche stanno per affermare quella che è una possibilità di governo differente, che ascolterà l'opposizione, al contrario di quello che avete fatto con la vostra cultura di regime. Non ci appartiene la supponenza dimostrata da lei nel suo intervento.

Né mi fermerò molto sulla mozione del Gennargentu, della quale ha già parlato il mio Presidente di Gruppo, l'onorevole Bonesu e tanti altri esponenti che interverranno dopo.

La mozione del Gruppo di Forza Italia ha avuto il pregio di far emergere tutte le contraddizioni e le incongruenze della Giunta regionale e delle forze politiche che la sostengono. Sono fin troppo ovvie le ragioni politiche, sociali e economiche che stanno alla base di questa iniziativa di Forza Italia, contro l'atto prevaricatore e l'arroganza del Governo dell'Ulivo sul parco del Gennargentu. Un provvedimento che la Giunta regionale ha supinamente accettato, perché è lontana da me l'ipotesi di credere che il Presidente della Giunta lo abbia cercato e perseguito. Un provvedimento grave, non solo e non tanto per il contenuto, ma anche e soprattutto atto sprezzante verso l'autonomia regionale e verso le autonomie locali, che hanno il diritto morale, civile, oltre che giuridico, di determinare le scelte che riguardano direttamente il loro e il nostro futuro.

Un atto arrogante, sprezzante, prevaricatore, non solo del Ministro all'ambiente ma dall'intero Governo che quel provvedimento ha consentito. Ancora più grave perché cade in momento in cui le difficoltà economiche e sociali hanno toccato punte di crisi senza pari, che mette a repentaglio la stessa convivenza civile nelle singole comunità locali e nell'intera comunità nell'Isola. In questa vicenda, come in altre, alle quali mi riferirò nel corso di questo mio intervento, le responsabilità della Giunta regionale e delle forze politiche che la sostengono a livello locale e nazionale sono gravissime, ed è giunta l'ora che ne rendano conto all'opinione pubblica e agli elettori, togliendosi di dosso finalmente la maschera della ambiguità e della incapacità a governare i processi di crescita e di sviluppo della nostra Isola.

Noi siamo qui, con il nostro ruolo di opposizione seria e costruttiva, ad aiutarli a togliere questa maschera, perché venga fatta chiarezza, perché ciascuno di noi si assuma le proprie responsabilità, perché la Sardegna e i sardi possano finalmente avere un governo che dia speranza nel futuro, che risolva i problemi contingenti in primo luogo quello della disoccupazione e delle condizioni minime di vita civile. E` per queste ragioni che il mio intervento ha un taglio e un contenuto di più ampio respiro, che prende le mosse dalla vicenda del parco del Gennargentu per spaziare sulla questione che unitamente alle politiche ambientali sono più pressanti per lo sviluppo della Sardegna.

La mozione di Forza Italia ha posto l'accento sugli aspetti giuridici, politici e economico-sociali del parco del Gennargentu, un argomento che da solo è sufficiente a giustificare il giudizio negativo che noi abbiamo dato, ma non solo noi, sull'intero operato della Giunta regionale, avviata ineluttabilmente verso la settima crisi in quattro anni, un vero record nella storia delle istituzioni regionali, caro presidente Palomba, le spetta così facendo la maglia nera dell'autonomia; siamo ormai alla fine dell'undicesima legislatura, siamo in grado di trarre sin d'ora le conclusioni che possiamo racchiudere in un solo e significato vocabolo: fallimento.

Quattro anni fa i partiti della sinistra uniti hanno vinto il ballottaggio alle elezioni regionali, ma non avevano i numeri per governare. Il Partito Popolare che aveva convenuto un'alleanza elettorale con il Patto Segni uscito sconfitto al ballottaggio, dopo aver giurato ai suoi elettori che mai avrebbe governato con una sinistra ex comunista ha dato vita ad una giunta di sinistra-centro che ha fallito tutti gli obiettivi. Soccorsa dopo l'ultima sesta crisi dal partito di Rifondazione Comunista, reintegrato nei ranghi della sinistra dai quali era stato ingenerosamente espulso per dare spazio ai Popolari e ai partiti di centro, la Giunta Palomba non ha superato lo stato di crisi congenita dalla quale è affetta, ed ora sta per precipitare nel baratro spalancato dall'improvvisa e dannosa iniziativa del Ministro Ronchi e del Governo Prodi. Un baratro profondo, formato da gradoni sovrapposti, sorti man mano che gli impegni dei vari programmi stagnavano e si fossilizzavano. Elencarli e enumerarli tutti sarebbe una fatica inumana, perché l'accavallarsi di programmi, di progetti, di scadenze, via via disattesi e rinnovati hanno gettato nel caos persino i più buoni propositi. Abbiamo avuto per quattro lunghi anni una Giunta inefficiente e inconcludente. Se poniamo mente alle ultime più recenti esperienze, pur tralasciando la questione del parco del Gennargentu, ce ne sarebbe a sufficienza per bollare questa Giunta regionale di incapacità e di inconcludenza. Incapacità, ma sbaglio, perché le cose che riguardano l'occupazione, l'occupazione del potere e non quella vera della gente e dei disoccupati e l'esercizio del potere, anche quello effimero, hanno dimostrato di saperlo esercitare e gestire al meglio, basti pensare alle nomine degli enti, basti pensare al concerto di Vecchioni che alla fine è stata l'unica cosa reale e concreta che ha portato la Conferenza per lo sviluppo e l'occupazione.

Il D.P.E.F. è stato presentato come la panacea di tutti i mali, è lì a testimoniare il fallimento di un ruolo antico e perverso di fare politica, e di gestire la cosa pubblica. Nato come una denuncia preoccupante, se non sorgesse il dubbio che potesse essere una denuncia ad effetto da parte dell'Assessore della programmazione che rilevava un buco di mille miliardi nel bilancio regionale, il D.P.E.F. ha registrato, eccetto quelli di chi nel sistema delle autonomie e delle organizzazioni economiche, fa parte della stessa cordata, giudizi ampiamente negativi su tutti i fronti, compreso il rifiuto di chi come l'Apisarda, salvo ripensamento, si è vista chiamare all'ultimo momento ad avallare scelte che non hanno il conforto del confronto con la base della società civile, la base della società vera, caro Presidente. E che sia un D.P.E.F. ricco di buone intenzioni, ma povero di concretezza e realismo, lo testimoniano le ultime sue dichiarazioni, Presidente. La prego di smentirmi, Presidente, mi sto rivolgendo a lei, capisco che ci sono altre motivazioni che la inducono a distrarsi...

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Stiamo commentando.

FLORIS (F.I.). Ma voglio solamente sapere, in questo passaggio, se è vero che lei, in risposta alle critiche mosse delle forze sociali e dal mondo delle imprese, ha assicurato, come tutti abbiamo potuto leggere sui giornali sardi di sabato scorso, che la Giunta regionale è già al lavoro per apportare i dovuti aggiustamenti, in modo particolare l'inserimento di strategie nel breve medio periodo per il lavoro e per lo sviluppo, scaturite da conferenze del lavoro, l'indicazione delle priorità nella spesa, la rimodulazione dei residui non utilizzati, la promozione delle imprese. Ma se questi sono gli aggiustamenti da fare, come ella, signor Presidente, ha dichiarato non più tardi di quattro giorni fa, mi sa dire che cos'è in concreto, al di là delle analisi che contiene il D.P.E.F., che viene annunciato come una sorta di farmaco miracoloso, lo strumento in grado di far fare alla Sardegna quel salto di qualità invano promesso e mai realizzato dalla Giunta che ella stessa ha l'onore di presiedere? Cos'è questo D.P.E.F. se va così ampiamente trasformato?

Ella, signor Presidente della Giunta, deve capire che la Sardegna ha necessità di programmi seri, di realizzazioni concrete, in funzione delle risorse disponibili, non di libri dei sogni. La questione del parco del Gennargentu, qualsiasi sia la soluzione alla quale approderà la sua Giunta e il suo Governo, e il Governo Prodi, richiama la più vasta e generale gestione del territorio, nella quale occorre una vera e propria mobilitazioni di tutte le coscienze civili e di tutte le parti direttamente integrate, a cominciare dalle autonomie locali e dalle popolazioni che vivono, oggi più che mai, oggi più di ieri, il dramma del mancato sviluppo e della disoccupazione, per effetto delle non scelte di questa Giunta e di questa maggioranza arroccata nel Palazzo, che rifiuta il confronto democratico, che non accetta mediazioni, autoritaria com'è e priva di progettualità.

Le vicende del parco del Gennargentu e del Master Plan, a proposito del quale esprimo la mia solidarietà e quella del partito all'ex collega, attuale sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, sono la testimonianza che anche questa Giunta non è stata capace di imprimere una svolta, che questa Giunta non è stata capace di proporre un progetto di sviluppo e di uso del territorio della Sardegna, compatibili con le caratteristiche dell'Isola, che ha ricchezze incommensurabili di natura ambientale, paesistica, storica, archeologica, culturale, che, unite alle tradizioni, ai costumi di vita, all'arte e a tutto ciò che nella nostra terra e nei nostri paesi e città vive e pulsa, fanno di noi un punto di riferimento non solo turistico e economico, ma soprattutto di civiltà nel Mediterraneo.

La Giunta regionale da lei presieduta, onorevole Palomba, ha avuto il pregio di ignorare e sottovalutare questo immenso patrimonio, questa irripetibile fonte di sviluppo, non essendo stata capace, in quattro anni di governo, di predisporre un organico piano di sviluppo che avesse a monte, come è necessario sia, una chiara ed affidabile programmazione culturale e economica del territorio. E` andata avanti minacciando commissariamenti generalizzati dei comuni sardi che non riescono a definire i loro strumenti urbanistici non solo per colpa propria, ma soprattutto perché la Regione, la sua Regione, non ha saputo dare ad essi quegli indirizzi e quell'assistenza tecnico progettuale e culturale di cui hanno bisogno. Perché la stessa Regione è inadempiente totalmente rispetto alle sue stesse leggi urbanistiche, non esiste infatti una moderna ed avanzata pianificazione regionale, non esistono le direttive per le aree urbane, per i centri storici, non esistono gli indici di edificabilità che sono tuttora in sintonia con una legislazione superata; esiste un coacervo di vincoli, non coordinati, lasciati al controllo dei soggetti che agiscono in maniera contraddittoria e dannosa.

Con un tale caos, come si pretende di individuare e programmare avanzate reali politiche di sviluppo? E` realmente un mistero.

Ed è proprio in questo settore vitale della crescita della Sardegna che registriamo il più clamoroso fallimento, perché attiene ad un settore nel quale la Regione ha competenza legislativa primaria ed esclusiva. Così come un fallimento è il capitolo delle riforme, sia quelle interne sia quelle collegate alle riforme dello Stato. Sei Giunte, sei progetti diversi, risorse immense spese inutilmente, nessun risultato concreto. Né si venga a sbandierare come riforma...non so se proseguirò ugualmente, spero che poi possa leggere il contenuto anche se è attualmente distratto, Presidente, non importa. Sarei anche portato a fare altre considerazioni, ma ritengo di tenerle dentro di me, è molto meglio.

Non mi si venga a sbandierare come riforma la legge sull'istituzione delle nuove province, tanto meno quella di modifica dei controlli sugli atti degli enti locali, perché siamo in presenza di schegge impazzite, rispetto al quadro generale annunciato da quelle riforme, senza le quali è quanto meno velleitario parlare di progresso e sviluppo.

Sta di fatto che la Sardegna cammina a ritroso, come i granchi, che l'autonomia, così come è gestita da questa Giunta, è una vera palla al piede, che condiziona ogni iniziativa, come hanno sempre denunciato, con notevole amarezza, gli enti locali della Sardegna, lasciati ormai ai margini di ogni scelta che conta.

Non esiste, e quello che si è sviluppato in questi anni è solo un confronto di maniera, nessun rapporto dialettico e costruttivo con gli enti locali, che rappresentano invece il cardine e il motore dello sviluppo possibile; e la denuncia l'abbiamo potuta sentire nel corso delle audizioni delle rappresentanze delle autonomie locali in Consiglio regionale.

La riforma della Regione è sempre in alto mare, il personale è allo sbando, non esiste certezza nella dirigenza, le leggi Bassanini sono inattuate, gli enti regionali e para regionali continuano a essere soggetti di spreco di risorse, di parassitismo istituzionale e di spartizione del potere, anziché promotori dello sviluppo della Sardegna.

Intanto la disoccupazione aumenta, giorno dopo giorno, vasti settori registrano espulsione dei lavoratori, mentre nubi nere si addensano sulla testa di altre migliaia e migliaia di lavoratori, come è il caso della Telecom e di Carbosulcis. E` una Regione senza peso politico, è una Giunta che non sa dialogare con il governo dello Stato, che non riesce a farsi rispettare, nonostante l'omogeneità politica con lo stesso, nonostante la venuta in Sardegna di autorevoli esponenti di governo e di partito, a fare vane promesse e a proporre soluzioni ed interventi che poi rimangono al di là del Terreno.

La vicenda Carbosulcis è l'emblema di questo totale scollamento, degli impegni presi e non mantenuti, del fallimento di un'aggregazione politica che non possiamo nemmeno chiamare alleanza. Direi che gli ultimi appelli del Presidente della Giunta e di alcuni esponenti nazionali della sinistra sarda sarebbero patetici se non ci fosse in mezzo la sorte di migliaia di lavoratori che nel Sulcis, da anni, vivono drammatiche tensioni economiche e sociali, legati e dipendenti a processi di utilizzazione del carbone.

Mi chiedo come si fa, con quale coraggio ci si rivolge allo Stato e al Governo perché l'ENEL mantenga gli impegni sottoscritti se ancora oggi, e a distanza di quattro anni, si tollera che la stessa persona sia contemporaneamente responsabile del coordinamento delle privatizzazioni delle miniere e vice ministro del governo in carica e al quale si chiede di intervenire. All'onorevole Cabras, anziché rivolgere appelli, si chieda di esercitare in sede di governo le sue prerogative istituzionali, e si chiedano non interrogative ma risposte certe ai minatori del Sulcis, e quelle popolazioni che attendono di vedere spiragli di luce e di prospettive di progresso anche per i loro giovani.

Ma non ci sono solo questi fallimenti nelle politiche della Giunta da lei presieduta, onorevole Palomba. Mi permetta: energia, comunicazione, strade, ferrovie, trasporti, servizi essenziali come la scuola, le Poste, giustizia, sicurezza pubblica, il credito, rappresentano altrettante questioni sulle quali trovare risposte positive o provvedimenti concreti che possano consentire di dare un giudizio positivo a quattro anni di governo della sinistra. Dico della sinistra perché il ruolo assegnato ed esercitato dai partiti di centro che sostengono la giunta regionale è stato riduttivo ed ininfluente. Lo dico quasi con rammarico, anche perché riconosco che quelle forze politiche si richiamano a valori e a ideali, molti dei quali trovano condivisione in Forza Italia e ad essi ci accomunano, e che avrebbero meritato maggiore rispetto in passato, nel presente e che meritano maggiore rispetto nelle prospettive future.

Non per questo le responsabilità sono minori, anzi sono più gravi, soprattutto perché alla base c'è la volontà di essere ininfluenti nelle scelte e nelle decisioni, pur di rimanere ancorati al potere, pur di essere presenti nella stanza dei bottoni.

La conseguenza è che ci troviamo, dopo quattro anni di governo del centrosinistra, con una Sardegna fuori dai processi di riforma, lontana dall'Europa, senza prospettive di sviluppo, senza peso politico nei confronti del governo e del Parlamento, priva di certezza delle risorse, con una struttura organizzativa e burocratica elefantiaca ed obsoleta, lontana dai processi di modernizzazione, con una disoccupazione in costante crescita, nonostante i dati da lei riferiti, con i giovani impreparati, soprattutto a combattere le sfide del futuro. Una Regione fallimentare, Presidente.

Esistono però risorse umane, culturali, economiche che dobbiamo sostenere ed aiutare ad emergere, per portar fuori la Sardegna dalle secche e presentarla al confronto con il mondo, dispiegandone tutte le loro potenzialità. Esiste una Sardegna positiva, che merita fiducia ed incoraggiamento, e Forza Italia si candida a guidarla in questo processo di cambiamento, non per autoproclamazione, ma per il consenso riconosciuto dagli elettori.

PRESIDENTE. Comunico che le iscrizioni a parlare sono chiuse e abbiamo, al momento, sedici iscritti a parlare.

Il primo iscritto a parlare è il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.).Signor Presidente, il 30 aprile, quando il Consiglio regionale ha votato il noto ordine del giorno unitario sull'istituzione del Parco del Gennargentu, chi vi parla non aveva preso la parola. Ma in questo ordine del giorno si è riconosciuto, ha votato a favore e in questo ordine del giorno si riconosce.

Per questo motivo, considerato che la mozione di sfiducia è essenzialmente incentrata sulla constatazione che, ad avviso dei firmatari, questo ordine del giorno sia stato disatteso, io centrerò il mio intervento sul rapporto tra la mozione e l'ordine del giorno, per cercare di ricondurre la discussione su quello che forma l'oggetto del dibattito di oggi, che sulla mozione presentata dalle opposizioni deve essere incentrata.

Questo ordine del giorno del 30 aprile, se lo scorriamo con un po' di attenzione, è centrato essenzialmente su tre ordini di richieste che vanno tenute presenti: la sospensione dell'efficacia del decreto, la rinegoziazione dell'intesa, la revisione della legge numero 394 del '91, che è la nota legge quadro sulle aree protette, la legge nazionale. Tra questi tre punti esiste un rapporto, ma queste tre punti vanno presi in considerazione uno distintamente dall'altro.

La sospensione. La sospensione era evidentemente un gesto, un atto, che il Consiglio regionale richiedeva dal governo in funzione di un clima più disteso in occasione degli ugualmente auspicati, nuovi negoziati, per una nuova intesa. Quindi era al fine di creare un clima di fiducia e le condizioni più favorevoli per la rinegoziazione che questa richiesta era stata formulata.

Allora, dobbiamo valutare attentamente l'atto che si è concretato nella pubblicazione del decreto per vedere se, nella sostanza, questo atto possa essere considerato come un ostacolo nella ripresa dei negoziati per la modifica dell'intesa. Intanto io voglio fare una considerazione che, si può discutere se sia atto dovuto, obbligato, la questione richiederebbe un'analisi giuridica più approfondita, ma la stessa opposizione, nella sua mozione, non ha parlato di un atto che è illegittimo, ha infatti, nella mozione, detto che questo atto avrebbe comportato l'impugnazione unilaterale da parte della Regione Sardegna di un atto contrario alla propria volontà politica. E qui siamo al discorso delle direttive e delle istruzioni che il Consiglio regionale ha formulato con il noto ordine del giorno numero 110.

Io sono un profondo sostenitore del ruolo del Consiglio regionale, che deve essenzialmente concretarsi in questa funzione di indirizzo e di controllo, ma non dobbiamo perdere di vista un fatto, che l'indirizzo, con questo documento del 30 aprile, noi l'abbiamo dato a cose fatte. Cioè, più che un indirizzo per delle cose che dovevano essere fatte, la firma, o un certo tipo di negoziato, si è trattato, a ben vedere, di una mancata ratifica della firma. Si tratta di vedere se la firma è avvenuta per errore o meno, ma non è un indirizzo per qualcosa che doveva essere fatto, è la mancata ratifica semmai, valutato l'insieme delle considerazione ed anche, credo, con le prese di posizione in proposito da parte della Giunta, di un atto che era già avvenuto. Quindi non è che noi potessimo chiedere un diversa firma, perché la firma si era già verificata, il problema si sarebbe posto se, avendo dato un certo indirizzo prima della firma dell'intesa, la Giunta l'avesse firmata ugualmente. Questo, dal punto di vista giuridico, va attentamente considerato, per valutare poi se possa dirsi che la pubblicazione del decreto sia in sé un atto che rende impossibile o compromette la ripresa dei negoziati. Io credo che, anche se sull'opportunità politica della pubblicazione del decreto si possa discutere, le condizioni per la ripresa del negoziato ci siano tutte, perché nel momento in cui si parla di arroganza del Ministro ci dimentichiamo che questo Ministro che ha pubblicato, accetta, facendo marcia indietro, di rimettere in discussione quel documento che ha pubblicato. Quindi semmai la avvenuta pubblicazione può indebolire la posizione del Ministro che forse, se era così deciso a riprendere il negoziato, poteva anche non pubblicare questo decreto.

Voglio dire però che quello che era il nostro obiettivo, cioè di ottenere la sospensione per facilitare la ripresa dei negoziati su basi diverse, dopo le recenti dichiarazioni del ministro Ronchi, viene ugualmente raggiunto e ci sono tutte le condizioni perché il negoziato possa riprendere su basi diverse.

Ma allora qui ritorniamo al malinteso, all'equivoco, che c'è anche un po' tra le righe dell'ordine del giorno del 30 aprile. Perché, cari colleghi, noi dobbiamo renderci conto di una cosa, che se vogliamo svolgere una funzione di indirizzo non possiamo limitarci a sottolineare l'importanza del coinvolgimento delle popolazioni interessate. Siamo tutti d'accordo sul fatto che su una questione così delicata, come per l'insieme dei parchi, come anche per altre questioni, le popolazioni interessate debbano essere coinvolte. Ma questo non basta. Se noi, se il Consiglio vuole svolgere un ruolo attivo deve, da oggi, prima comunque che inizino i negoziati, dare delle direttive alla Giunta, altrimenti rischieremo di trovarci nella stessa situazione di prima, cioè di non accettare un documento che la Giunta, credendo a torto o a ragione di interpretare la volontà dell'intero Consiglio, ha concluso. Quindi la prima considerazione che voglio fare è che l'ordine del giorno del 30 aprile, che io sottoscrivo, va, a partire da oggi, integrato con un contributo che il Consiglio deve dare, per specificare su quali basi, oltre che naturalmente il coinvolgimento delle popolazioni interessate, questo negoziato deve essere riaperto.

E lo stesso dico per il terzo punto dell'ordine del giorno, che era quello della revisione della 394. Qui dobbiamo anche dire su quali basi la revisione deve avvenire, perché se lasciamo la Giunta sola a trattare, è chiaro che si possano creare quelle mancanze di indirizzo unitario tra Giunta e Consiglio che noi denunciamo.

La 394, di per sé, non permette di raggiungere gli obiettivi che noi, tra le righe dell'ordine del giorno, auspichiamo, e cioè di una sorta di competenza esclusiva della Regione in materia di parchi e di aree protette. La 394 è, purtroppo, fondata sui principi di una Costituzione e di uno Statuto che, per effetto di quanto questa Costituzione e questo Statuto stabiliscono, e soprattutto per effetto delle ripetute sentenze del Corte Costituzionale, non danno certo una competenza esclusiva alla Regione. Affermano il principio, che nessuno può mettere in discussione, di una intesa tra Stato e Regione. Si tratta di vedere se noi la revisione della 394 la vogliamo modellando la legge stessa più precisamente sul principio dell'intesa e della collaborazione tra Stato e Regione, oppure se vogliamo qualcosa di più. Ma se qualcosa di più noi vogliamo, questo qualcosa di più lo dobbiamo ottenere non già attraverso la revisione della 394, ma attraverso la revisione dello Statuto. E le indicazioni che emergono dai lavori della Bicamerale non sono delle più rassicuranti, perché, per quanto riguarda le norme della parte seconda della Costituzione, vi è quella nota distinzione tra tutela dei beni ambientali e culturali, che è riservata allo Stato, e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali che rientra nella competenza dello Stato e nella competenza della Regione. E` vero che noi possiamo rivendicare delle maggiori competenze nello Statuto, ma è un'operazione che dobbiamo svolgere. Ed è questo quindi l'altro punto importante, che l'ordine del giorno non tocca esplicitamente, ma che ritengo emerga da questa richiesta di una profonda revisione della 394, che costituisce un altro impegno del Consiglio regionale, che non può limitarsi a chiedere alla Giunta, o impegnare la Giunta a fare qualcosa. Una affermazione di principi di competenza della Regione in materia di tutela dei beni ambientali e culturali che poggia sulla nostra identità culturale, che poggia sul rapporto molto stretto che esiste, soprattutto nella nostra Regione, tra beni culturali, tra patrimonio culturale e patrimonio ambientale, che costituiscono un tutt'uno, un qualcosa di armonioso e di organico che non può essere separato.

Per questi motivi, poiché ritengo che l'ordine del giorno in quanto tale non sia stato violato dalla Giunta, in quanto si tratta adesso di avviare i negoziati, ed è sull'impegno della Giunta a rinegoziare l'intesa che potremo valutare la sua coerenza con l'ordine del giorno, e tenendo conto del fatto che l'ordine del giorno stesso va integrato dallo stesso Consiglio per evitare che ci sia un vuoto all'interno del quale la Giunta si trova, suo malgrado, costretta a muoversi, io dichiaro che voterò contro la mozione di sfiducia, in quanto non ritengo che l'ordine del giorno in questione sia stato violato.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare l'onorevole Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.) Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il 28 aprile scorso il sottosegretario dell'ambiente, l'onorevole Valerio Calzolaio, ha partecipato a una visita guidata al parco dell'Asinara, insieme a un centinaio di alunni e studenti delle scuole di Sassari e Porto Torres. In quella occasione il sottosegretario, quasi a sorpresa, dichiarò che il Governo era pronto a rivedere tutta l'intesa con la Regione per il parco del Gennargentu. Parola di Calzolaio.

Ricordiamoci che questo sottosegretario era lo stesso che innescò la miccia delle proteste dei paesi dell'Ogliastra e della Barbagia quando, rispondendo alla Camera, a nome del Ministro Ronchi comunicò che Baunei, volente o nolente, avrebbe dovuto far parte del parco.

"Rivedremo l'intesa" fu pertanto la nuova promessa durante l'escursione all'Asinara. Come dire che la vecchia, che aveva scatenato il putiferio in mezza Sardegna, firmata di soppiatto con una cartografia beffa, che comprendeva terreni non concessi dai comuni, era praticamente carta straccia.

In quella occasione disse ancora: "Il Ministro Ronchi non ha intenzione di imporre niente a nessuno. Se dobbiamo rivedere l'intesa, lo faremo". Questo, onorevoli colleghi, accadeva il 28 aprile 1998.

Il 14 maggio 1998 la notizia che sulla Gazzetta Ufficiale era stato pubblicato il Decreto del Presidente della Repubblica per l'istituzione dell'ente parco con i confini che erano stati contestati dai comuni e dalle popolazioni in disaccordo.

Ma non solo. Nel momento in cui il sottosegretario Calzolaio il 28 aprile diceva quello che ho detto prima, sicuramente il Presidente della Repubblica aveva già firmato quel decreto, quindi era una presa in giro alla presa in giro.

Le dichiarazioni del sottosegretario Calzolaio, che ho ricordato innanzi, venivano pertanto disattese, dimostrando la poca considerazione che questi signori hanno della Sardegna, della sua popolazione e dei suoi organi istituzionali.

Il tutto aggravato dal fatto che costoro hanno considerato carta straccia l'ordine del giorno che questa Assemblea ha approvato il 30 aprile e che chiedeva, con voto unanime, la sospensione del provvedimento istitutivo del parco del Gennargentu con la rinegoziazione con il Governo nazionale di una nuova intesa.

Pertanto, a mio avviso, un insulto a questo Consiglio regionale e la dimostrazione di scarso peso politico dell'attuale Esecutivo, che non ha fatto valore nelle stanze romane un mandato e un impegno ricevuto dall'Aula. E` inutile adesso che l'onorevole Ronchi dica che vuole rivedere, che è disponibile; troppe volte costoro hanno detto di essere disponibili, ma poi hanno fatto quello che hanno voluto.

La pubblicazione del decreto, onorevole Palomba, non è un atto che ha carattere procedimentale - così è stato scritto, sono le parole virgolettate sue - ma una volontà di andare avanti ad ogni costo, trovandosi il Ministro dell'Ulivo di fronte un Esecutivo debole che solo a parole parla del principio dell'autodeterminazione e di un modello di gestione affidato alle autonomie locali".

La pubblicazione del decreto - a mio avviso - poteva essere sospesa, giuridicamente era possibile. Io non sono un costituzionalista, ma, queste cose le ha dette, le ha affermate il prof. Paolo Carrozza, ordinario di diritto costituzionale, solo se da parte dell'Esecutivo ci fosse stata la volontà, la voglia e l'autorevolezza del caso.

Non vorrei, onorevoli colleghi, che tutto questo pasticciaccio sia il solito gioco delle parti, tanto per confondere le idee alla gente. Infatti, il ministro Ronchi - basta leggere la stampa del 16 maggio scorso - ha fra le altre cose affermato testualmente: "Un altro punto mi preme sottolineare, e vorrei che fosse ben chiaro: noi non stiamo interferendo nelle competenze delle amministrazioni comunali, ma stiamo legiferando su una disciplina di carattere nazionale dopo esserci confrontati con la Regione Sarda, che era ed è il nostro interlocutore istituzionale". Quindi, confronto con la Regione Sarda.

In poche parole, il ministro Ronchi, pur non dicendolo esplicitamente, scarica su altri la responsabilità delle forzature del decreto, come dire: noi abbiamo incluso nel perimetro del parco quanto ci era stato indicato.

Sicuramente qualcuno avrà indicato qualcosa a questo ministro, non credo che conoscesse tutto il territorio.

E chi aveva indicato pertanto la perimetrazione, se non la Regione Sarda, interlocutore istituzionale del Ministero? Pertanto - sempre in nome di quel gioco delle parti a cui accennavo prima - non servono a cose fatte le pompose dichiarazioni pubblicitarie delle dichiarazioni, poi rientrate; non serve il dire di non voler partecipare, quasi da bambini offesi, ai vertici collegiali. Avevate in mano un atto importante da buttare in faccia ai signori del Governo nazionale, l'ordine del giorno approvato da questo Consiglio, purché per voi, e si è discusso molto ieri a proposito di un emendamento, presentiamo un ordine del giorno, purché per voi un ordine del giorno non si neghi a nessuno, e pertanto anche questi ordini del giorno diventino carta straccia.

Ordine del giorno importante che aveva fatto fare un passo indietro a quelle forze politiche che dopo un'ubriacatura pro- parco avevano avuto un momento di ripensamento alla vista della montante protesta delle popolazioni.

Avevate anche, fatto importantissimo, con voi, con tutto il Consiglio regionale, le popolazioni e i consigli comunali che, a chiare lettere, non erano disponibili ad alcuna prevaricazione.

Però, purtroppo, questo è il grave, ed è questo che dobbiamo dire alle nostre genti, non avete avuto la capacità o la volontà di rappresentare realmente le nostre popolazioni, dimostrando ancora una volta la lontananza dalle loro aspettative.

Ronchi ha dimostrato tutta la sua arroganza di verde, che non sa che tutte le bellezze che ancora noi possiamo ammirare ci sono pervenute tali dopo millenni e millenni, grazie alle popolazioni ivi insediate, le quali hanno usato in modo intelligente e difeso con cuore il territorio. Popolazioni che, certamente, continuando a comportarsi come i loro predecessori (e sicuramente lo faranno) sapranno salvaguardare.

Quindi, le popolazioni non sono gli Unni che distruggono, e quindi bisogna mettere vincoli su vincoli sui parchi e sui pre-parchi. Perché esiste il parco ed esiste anche il pre-parco.

Il problema, per quanto è successo in questa occasione (visto che è stato accennato da qualcuno) a mio avviso non dipende dal centralismo romano, ma dall'arroganza dell'uomo, per nostra sfortuna anche ministro, che da buon democratico si prende il gusto di calpestare i voti di un Consiglio regionale, i voti delle amministrazioni e delle popolazioni.

Popolazioni che, nonostante tutto (tolto qualche caso, ma sicuramente è l'eccezione che conferma la regola), hanno mantenuto in questa occasione, con alto senso civico, un comportamento corretto, pronte sì a manifestare ed a protestare con serenità, con la certezza che niente può essere imposto senza il loro benestare, convinte che, quando non si rispetta la volontà popolare, è in pericolo la libertà.

Ma, l'arroganza dell'uomo Ronchi continua, se, sbagliare è umano, perseverare è diabolico, infatti, ha continuato senza alcun coordinamento con la Regione, anzi infischiandosene della Regione, se è vero, come è vero che l'onorevole assessore Onida aveva già convocato ad Olbia un incontro per lunedì 8 giugno.

Che cosa ha fatto il Ministro Ronchi? E siamo alla seconda, due volte ci ha preso a calci dietro questo signore verde. Ha firmato un decreto che istituisce la Commissione di gestione del parco di Tavolara, escludendo Olbia, punendo forse, e questo è grave,un'Amministrazione del Polo che aveva osato ricorrere al TAR contro il decreto istitutivo.

Ma insieme all'Amministrazione del Polo di Olbia ci sono ormai tutte le popolazioni del territorio; c'è la provincia di Sassari che sicuramente non è schierata politicamente con l'onorevole Nizzi, al quale va tutta la nostra solidarietà, che stanno insorgendo in questo momento.

Escludere, omorevoli colleghi, dall'organismo di gestione un Comune nel cui territorio ricade buona parte del territorio posto sotto tutela, è un fatto grave. Direi che è un fatto gravissimo.

Il decreto di fatto smentisce le assicurazioni date ai Comuni circa il loro ruolo della Commissione, finendo per dare ragione al Comune di Olbia, che aveva accusato il Ministro di aver disatteso gli accordi intercorsi. Cioè, il signor Ministro Ronchi ha fatto il bis, dimostrando anche in questa occasione, la scarsa considerazione del territorio e delle istituzioni.

E voi, componenti della Giunta regionale, che cosa avete fatto dopo questo altro schiaffo? Ufficialmente, a tutt'oggi, poco o niente! Sicuramente, se avete fatto qualcosa, non è sufficiente per dire che non siamo più disponibili ad accettare, non nel nome dell'autonomia, ma nel nome del buon senso, che certa gente voglia prevaricare quello che noi desideriamo, quello che desiderano le nostre popolazioni! Perché le popolazioni possono essere pro o contro il parco, ma, sicuramente vogliono decidere loro! Vogliono gestire tutto loro.

Pertanto, per concludere, non entro nel merito dei problemi del parco, sì o no, dei problemi dell'occupazione e dello sviluppo di cui ha parlato qualcuno. Ne abbiamo parlato, credo, la settimana scorsa o 10 giorni fa, c'è stato un grosso dibattito sul perché, sul per come, di chi è o non è favorevole al parco del Gennargentu.

Pertanto, concludendo, onorevole Palomba e onorevoli Assessori, se già prima avevate poca considerazione presso i nostri conterranei per non aver combinato niente di buono in questi quattro anni e per aver trascorso il vostro tempo, tra una crisi e l'altra, a bisticciare per la spartizione del potere, dopo questi ulteriori schiaffi del Ministro Ronchi, la considerazione è ormai sotto i tacchi della gente.

Un atto di orgoglio vorrebbe che quelle dimissioni annunciate da alcuni fossero collegiali, a dimostrazione che non si può impunemente mortificare il Consiglio Regionale, di cui molti di voi fanno parte, e che non si possono calpestare le volontà delle nostre popolazioni. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie Onorevole Frau. E` iscritto a parlare il consigliere Berria. Ne ha facoltà.

BERRIA (Progr. Fed.). Grazie Presidente. Lo voglio dire senza polemica: quando serve, su un problema delicato e complesso come il parco del Gennargentu, il massimo dell'unità del Consiglio regionale, ci si divide. Ci si divide perché c'è una mozione che non pone il problema di come stiamo gestendo la vicenda parco, pone, invece, il problema che riguarda la Giunta regionale; allora è bene che su questa questione si faccia chiarezza, altrimenti è propaganda, o discutiamo quali linee assumere sulla vicenda del parco del Gennargentu o discutiamo, invece, della situazione politica e della fiducia alla Giunta. Io non vedo altra strada; altrimenti è propaganda!

Perché nel merito della vicenda del Parco del Gennargentu abbiamo discusso anche recentemente, e siamo giunti ad una sintesi unitaria, quindi, non ad una sintesi del Polo delle Libertà o di Forza Italia, ma ad una sintesi unitaria che ha visto protagoniste tutte le componenti del Consiglio, della maggioranza e dell'opposizione, Consiglio e Giunta. Quindi, su quello abbiamo costruito un accordo unitario; poi, discutiamo nel merito di quell'accordo e di come lo stiamo gestendo. Dico questo perché io credo che è compito nostro, è compito del Consiglio, della maggioranza e dell'opposizione, e della Giunta regionale sia quello di ridare certezza sulla vicenda del parco del Gennargentu a quelle comunità locali. Perché, signor Presidente, c'è incertezza e confusione. C'è incertezza e confusione nelle comunità locali, e la gente vuole governo per risolvere quel problema. Vuole un governo che governi e che risolva i problemi che sono aperti nell'area regionale.

Ci sono, l'abbiamo detto tutti anche nella precedente riunione del Consiglio regionale, ci sono errori da correggere, errori che non sono stati taciuti o nascosti, ma che sono emersi limpidamente nella discussione in Consiglio regionale.

Siamo in presenza di quello che possiamo definire (io così lo chiamo, perché a me così pare che sia) un conflitto istituzionale tra lo Stato e la Regione, non più tra il Comune di Orgosolo o di Baunei e il Governo, ma tra la Regione e il Governo.

Io credo che sia giusto, che sia giunto il momento (e questo deve essere il messaggio che secondo me deve uscire dalla riunione di oggi del Consiglio Regionale), di riaprire il dialogo, di riattivare il confronto tra la Giunta e il Governo, ripartendo dall'ordine del giorno del Consiglio Regionale.

Invitando tutto il Governo, a cominciare dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell'Ambiente, a tenere conto di quella che è l'opinione del Consiglio regionale e dei Consigli comunali, per ridare anche agli amministratori locali, che sono il punto più delicato in questa fase, certezza e la possibilità di affrontare e discutere serenamente questo problema.

Io nei Comuni vedo, nelle amministrazioni comunali, se non viene riattivato il confronto e non vengono sciolti i nodi fondamentali, che sono oggetto di una polemica aspra e difficile, vedo, in quelle amministrazione comunali, rischi di abbandono.

Quindi, è bene che tutti Giunta e Consiglio, maggioranza e opposizione, ci facciamo carico di questo problema e operiamo per trovare una vita d'uscita. L'ordine del giorno che abbiamo approvato in Consiglio regionale è una sintesi unitaria del Consiglio; ed allora, evitiamo tutti, maggioranza e opposizione, Consiglio e Giunta, di tirarla ognuno dalla sua parte.

Io vedo in quell'ordine del giorno tre cose fondamentali: non c'è un "no" al parco, anzi c'è un "sì" al parco del Gennargentu; c'è l'esigenza di sospendere l'efficacia del decreto e di attivare una nuova intesa; e terzo, solo dopo questa discussione e solo dopo che le amministrazioni comunali si sono pronunciate se aderire o non aderire liberamente al parco del Gennargentu, sulla base del principio che abbiamo detto dell'autodeterminazione, si torna alla firma della nuova intesa. Questi sono gli elementi fondamentali che maggioranza e opposizione hanno costruito nell'ordine del giorno unitario del Consiglio regionale.

Allora, teniamo fede a quegli impegni. La Giunta tenga fede a quegli impegni!

E, sulla base di quel principio - io lo voglio dire al Presidente della Giunta e a tutta la Giunta regionale- garantendo la libera adesione al Parco del Gennargentu, la Giunta regionale abbia la forza e il coraggio di aprire in quelle comunità, e con quelle comunità, un confronto di merito. Ci vada la Giunta in quei paesi! E` salutare anche per il Governo della Regione, andare a discutere ed a capire i problemi e le esigenze che quelle comunità stanno ponendo. A dare le indicazioni su quali sono le politiche di sviluppo, su quali sono le risorse, a informare, a dare una corretta e doverosa informazione. Così si ricostruisce fiducia anche in quelle comunità. Credo che il compito della Giunta regionale debba essere questo.

Quindi, credo, rimangano in piedi tutte le priorità che nell'ordine del giorno sono state richiamate. La Giunta si attivi per riattivare il confronto con il governo nazionale Perché quegli atti vengano rispettati e perché la volontà del Consiglio venga rispettata, sospendendo immediatamente l'efficacia di quel decreto e riaprendo un confronto su tutta la vicenda e su tutta la tematica del Gennargentu.

Si torni nelle Comunità locali, si discuta con le popolazioni, si stabilisca il principio della libera adesione, si informi correttamente su tutta la vicenda del Parco del Gennargentu, e poi, sulla base della libera scelta, si vada a riattivare la nuova intesa.

Ecco, in questo contesto io vedo un impegno forte e fondamentale della Giunta nelle comunità locali.

Io credo che quelle comunità locali abbiano bisogno di un governo, di un governo che governi, anche per ristabilire un rapporto di fiducia tra quelle comunità e le istituzioni regionali e nazionali.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa maggioranza ed i governi che ha prodotto, tutti presieduti dall'onorevole Palomba, in questa sciagurata legislatura, hanno combinato danni incalcolabili, e non solo di ordine economico (crescita zero, disoccupazione dilagante primi tra tutti), ma anche danni di tipo psicologico: crescente sfiducia dei cittadini verso le istituzioni, non più viste ed intese come punto di riferimento per la soluzione dei problemi. La nostra società oggi è caratterizzata da un crescente stato di sofferenza che si traduce in totale abbandono e sottomissione ad un potere che compra il consenso con una politica conservatrice di tipo assistenziale, demagogica e strumentale per il raggiungimento di fini non nobili e, comunque, non rivolti alla tutela degli interessi degli elettori che si dovrebbero, invece, rappresentare.

Per conseguire questi perversi obiettivi, la maggioranza e i diversi esecutivi, in un esasperato cinismo, non hanno esitato a calpestare una società ormai esangue e a seppellire i propri cadaveri, per poi rigenerarsi in un fantastico processo di clonazione.

Per sei volte la giunta è stata presieduta dall'onorevole Palomba.

Per garantirsi la sopravvivenza, la maggioranza ha rinunciato all'autonomia faticosamente conquistata dai nostri padri nel dopoguerra, in una supina, continua limitazione della sovranità regionale.

Non ha esitato a dispensare menzogne con l'intento di abbellirsi, ovvero di salvare se stessa dal crescente dileggio dei cittadini, frutto di incapacità, inefficienza inconcludenza e totale assenza nei processi decisionali, nelle finte vertenze con lo Stato per assicurare alla Sardegna il concorso e la solidarietà dovuti dalla nazione, per un vero e reale piano di rinascita.

Così nessuno dei problemi atavici che affliggono la Sardegna è stato seriamente affrontato: continuità territoriale, trasporti, viabilità, energia, necessità idriche, servizi della pubblica amministrazione, e via dicendo.

Affermavo poc'anzi, interventi demagogici e strumentali, si impiegano immense risorse per progetti di esito discutibile, per assenza di aperto confronto che ne valuti i pro ed i contro; ma, se essi rispondono ad esigenze di acquisizione di consenso per favorire il rilancio di personaggi politici o la discesa di altri nuovi nelle prossime competizioni elettorali, questi progetti vanno comunque avanti, mantenuti e sostenuti. Così si spiegano, forse, i problemi della gassificazione del Sulcis e il parco geominerario.

Cosa dire della gassificazione del Sulcis? Nel nome del carbone, dichiarato risorsa strategica nazionale, si ferma sottraendo le risorse il motore dell'industria e delle pubbliche imprese che non possono avere in un vero processo, in un vero e reale piano di sviluppo, alcun sostegno e nessuna sorte.

Cosa dire del parco geominerario, mitico ormai per quanto è stato enfatizzato da chi lo sostiene, senza che di esso ancora si conosca nulla, senza che di esso si sappia quali possono essere le ricadute sul territorio. Questa, probabilmente, costituisce l'enfatizzazione di un problema o di una tesi di sviluppo fatta solo ed esclusivamente per mantenere in piedi l'Ente Minerario Sardo, di cui ormai non vi è forza politica e non vi è cittadino che non ne veda l'esigenza della sua soppressione.

Ma, quando vi sono enti, quando vi sono istituzioni, quando vi sono situazioni che vogliono essere mantenute comunque in piedi, perché da essi si traggono consensi elettorali, ecco che bisogna inventare e crearsi l'alternativa per garantire il mantenimento e la sua sopravvivenza. Ma, su questi problemi, evidentemente, si ritornerà in seguito quando verranno affrontati in commissione e in Aula.

La vicenda Parco Gennargentu, sconcertante ed allucinante in tutti i suoi aspetti, sui quali non entrerò, siccome abbondantemente conosciuti e trattati sia sulla stampa, sia dentro queste aule, si inquadra in questo contesto della politica regionale, che è fatta non solo di sciagurati tentativi di conservazione, ma anche - caro collega Ghirra - di volgari tentativi di restaurazione e, questa restaurazione non è certamente di chi sta all'opposizione, ma di chi governa e di chi vuole ritornare ai vecchi fasti per poter continuare imperterrita a gestire la cosa pubblica.

Avete governato solo perché avevate i numeri dalla vostra parte, essi non si sono mai incrinati per contrasti interni su progetti e programmi (per altro mai esistiti, se essi vengono intesi nel significato di progetti validi). I numeri hanno vacillato solamente su questioni di lottizzazione e di spartizione, per ristabilirsi in equilibro, inesorabilmente in equilibrio, quando le parti, i contendenti in lizza, hanno dato risposte alle esigenze di occupazione per sé (quindi, i politici) e per i propri amici e compari.

I cittadini, però, cari colleghi, vivono ormai la politica, e vi giudicano, e ci giudicano nel bene e nel male.

L'esito delle elezioni nel Comune di Cagliari è l'evidente riprova del mal governo e la conseguente punizione che avete avuto. I numeri oggi ancora una volta si ricompatteranno probabilmente, e la mozione di sfiducia probabilmente non passerà. L'importante è che la sfiducia monti, dilaghi nella gente. E così è.

I risultati si vedranno alle prossime elezioni regionali.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha la facoltà.

DIANA (Progr. Fed.). Grazie signor Presidente. Fa un certo effetto vedere tanta gente affannarsi a difesa delle popolazioni del centro Sardegna.

Negli ultimi tempi, le popolazioni del Gennargentu hanno trovato tanti amici, difensori della tradizione e gelosi custodi delle più antiche regole di convivenza. Questi novelli taleban sono pronti alla guerra santa contro tutto e contro tutti; il loro motto è: "Il parco non passerà". Intanto, poco importa se i paesi del centro Sardegna si spopolano, se in questi centri vengono pesantemente ridimensionati i servizi essenziali come la scuola, le poste, i trasporti, la sanità e l'economia che non decolla. Ma, per le aree del Gennargentu, che lo si voglia o no, oggi c'è in campo un solo serio progetto: quello del parco. Tutto il resto sono chiacchiere inconcludenti e inconsistenti.

Sarebbe troppo lungo fare la storia di questo progetto; spaventa, però, che mentre tutto il mondo cambia, da noi si continuino ad usare slogan e argomenti sostanzialmente immutabili nel tempo.

Nel 1989, dopo l'approvazione della Legge Regionale 31, quella sui parchi, come oggi si è parlato di prevaricazione centralistica, di parco calato dall'alto, e questo nonostante la legge regionale (ahimè inapplicata) prevedesse e preveda di affidare la gestione dei parchi ai consorzi di Comuni.

C'è la sensazione netta che, in realtà, non di centralismo si tratti, ma di paure legate alla diffusa incapacità di misurarsi con l'innovazione della gestione dei territori. Manca una vera consapevolezza, manca una vera strategia. E allora, che fare?

Attardarsi a contestare i vari centralismi e lo scippo vero o presunto di competenze? Non sarebbe meglio abbandonare i comodi alibi che attribuiscono ad altri le responsabilità che, in realtà, sono solo nostre?

Personalmente ho creduto che questa maggioranza avesse i numeri per promuovere una nuova stagione di attenzione ai temi ambientali. La politica dei parchi realizzata con successo da altre parti, in Sardegna non decolla. Ci sarà pure un motivo.

Non decolla Perché questa maggioranza non ci crede veramente. La colpa, quindi, non è del Governo romano, o per lo meno, se il Governo romano ha delle colpe, non ha colpa in questo.

La colpa non è di un ministro arrogante, come viene definito, che usa più la clava che il ragionamento. La colpa è anche nostra. Il ritardo è tutto nostro!

Attaccare il ministro è un po' una foglia di fico per nascondere le nostre vergogne. Ed è una vergogna che ancora oggi si parli di "decreto che istituisce il parco", e non di "decreto che istituisce l'ente parco". Perché il parco è stato istituito da un altro decreto, non dal decreto ultimo. Il parco era già istituito. E` stato istituito con l'ultimo decreto l'ente parco, l'ente di gestione. E` stata fatta la perimetrazione.

La Regione e gli Enti Locali, fra il decreto che ha istituito il parco e il decreto che istituiva l'ente parco, dovevano essere dei protagonisti, dovevano essere protagonisti nel comitato istituzionale di coordinamento.

Il risultato è stato il fallimento di cui stiamo parlando. Allora, dobbiamo ricominciare. Ma non possiamo ricominciare da dove dice il collega Pittalis.

L'ordine del giorno che è stato citato, non dice di no al parco del Gennargentu - è già stato ricordato - questo lo dice il collega Pittalis, e dicendolo fa un atto di chiarezza; per lui e per il suo Gruppo, il parco non si deve fare. Per altri, me compreso, il parco è un obiettivo ancora valido.

L'ordine del giorno dice che alcuni atti, per l'istituzione dell'ente parco e per la delimitazione del parco, devono essere ridiscussi e ricontrattati. La strada indicata, dunque, è quella della ripresa del dialogo tra i diversi livelli istituzionali, per correggere gli errori, per costruire il consenso, per costruire la partecipazione degli enti locali e delle popolazioni interessate, per perseguire una scelta di civiltà che porti allo sviluppo sostenibile dei territori del Gennargentu, coniugando economia ed ecologia, tutela, sviluppo e democrazia, in un quadro di regole chiare, di lealtà istituzionale e di trasparenza.

Non ci sono scorciatoie!

La Regione Sarda e la Provincia di Nuoro hanno finanziato, negli anni scorsi, diversi studi specifici per dare fondamento scientifico ai confini e alla zonazione del parco. Mi domando: Perché il Comitato istituzionale di coordinamento, l'Assessore della Difesa dell'Ambiente, il Presidente della Giunta Regionale non ne hanno tenuto conto?

Perché è stata sottoscritta - come dice qualcuno con festeggiamenti e brindisi - un'intesa e una cartografia senza il consenso degli Enti Locali, un'intesa e una cartografia costruite in modo empirico e avulso da ogni valutazione tecnico-scientifica. Perché?

Presidente Palomba e Assessore Onida: i sardi hanno bisogno di una risposta. Per quanto mi riguarda, ritengo che sia positivo che il Ministro Ronchi, nell'audizione di ieri alla Camera, abbia riconfermato l'impegno a sottoscrivere una nuova intesa. E' quello che volevamo anche noi, volevamo una nuova intesa con la Regione e, su questa base ad emanare un nuovo D.P.R. che modifichi quello del 30 marzo. E` quello che noi vogliamo: che ci sia un nuovo D.P.R.

L'impegno ad emanare un nuovo D.P.R., di fatto, rappresenta il riconoscimento della necessità di riaprire il dialogo istituzionale con la Regione e con gli Enti Locali, per rettificare il perimetro e per ricercare soluzioni istituzionali rispettose delle autonomie locali e tali da garantire contemporaneamente, le esigenze di tutela ambientale e le aspettative di sviluppo economico. Sarebbe sbagliato, è sbagliato, in un momento caratterizzato da forti tensioni sociali e da preoccupanti episodi di violenza, attardarsi a sottolineare gli elementi di contrapposizione.

Non condivido, quindi, la scelta di andare in questa direzione.

Attardarsi a sottolineare gli elementi di contrapposizione piuttosto che cogliere la possibilità di definire accordi politici che consentano alle popolazioni interessate di essere protagoniste consapevoli di una scelta che oggi le vede dubbiose.

Ha detto bene Berria: C'è bisogno di governo, c'è bisogno di soluzioni, c'è bisogno informazione, c'è bisogno di trasparenza, perché o si cresce insieme o insieme si rimane disorientati.

Voterò contro la mozione di sfiducia. Ma la fiducia nella Giunta - per quanto mi riguarda - deve essere ricostruita su fatti concreti, e non su proclami.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi Consiglieri: il problema parco è un tema che interessa tutte le forze politiche, e tutti, a parole, sentono questo problema, però, i comportamenti che tengono sono diversi e sono altalenanti. Cioè, è giusto che ci siano delle posizioni diverse tra le forze della maggioranza che possono avere un indirizzo ed anche quelle di opposizione che possono averne un altro.

E` ingiusto, però, che le forze di maggioranza, una volta che hanno imboccato una scelta univoca, poi adottino anche quelle della opposizione. Cioè, uno dei colleghi fa delle affermazioni, un altro dei colleghi ne fa delle altre. E mi riferisco ad alcuni componenti di questa maggioranza.

Io chiedo loro di evitare questa sporca politica, di fare il doppio gioco di maggioranza e opposizione. L'hanno fatto su diversi campi e lo si sta facendo anche sul problema parchi. E` troppo comodo recitare il doppio ruolo, annacquare il problema e andare nelle piazze a dire che sono le forze della opposizione che affossano il problema, che sono gli unici contrari e che intendono andare contro il movimento di sviluppo, lasciando capire che il problema parco è la soluzione di tutti i problemi, e che è quello che risolverà definitivamente il problema dei posti di lavoro in questa ingrata Sardegna.

Per me è ingiusto che le forze di maggioranza adottino le parole come oppio per le genti, cioè, le stordiscono per poi carpire il voto al momento della fase elettorale. Noi rifiutiamo categoricamente questo doppio atteggiamento. Noi siamo chiari, non siamo affossatori dei parchi, come si vuole dire da parte della maggioranza. Non fosse per altro, e cito ad esempio, il comportamento da me avuto e dai colleghi nella Commissione ambiente del Consiglio Regionale, dove, di fronte al problema parco abbiamo trovato un'unità quando si è trattato di parlare del problema Molentargius, cioè di un argomento a cuore a tutte le forze politiche, abbiamo trovato un momento aggregante; cioè tutti i componenti, maggioranza e opposizione, si sono trovati d'accordo e hanno votato all'unanimità per l'istituzione del parco di Molentargius, naturalmente affinato, naturalmente ridiscusso, naturalmente con un teste univoco, verrà in Aula.

Quindi, l'affermazione del collega Ghirra che dice "Voi siete gli affossatori", la restituisco al mittente! Il collega Ghirra deve sapere che se arriverà il provvedimento del parco di Molentargius in Aula con un testo univoco, lo si deve anche alle forze di opposizione. Quindi, bisogna stare attenti quando uno formula questo genere di parole. Le forze di opposizione trattano l'argomento, lo guardano. Se vi sono degli aspetti positivi come quello di Molentargius, che non presentava dei diretti danneggiamenti alle popolazioni, hanno portato un contributo e hanno votato a favore; ma, quando i parchi diventano uno strumento di sopraffazione ai diritti dei cittadini, così come lo sono stati nella precedente legislatura, quando sono stati portati all'attenzione delle diverse zone, si sono creati dei malumori e dei fermenti che non hanno soddisfatto la popolazione, in quanto si sentivano minati in quelle che erano le loro prerogative. Vi era l'esempio di comuni come quello di Nuxis, che al 98 per cento era compreso come territorio nel parco del Sulcis stesso. Questo comportava che anche poter ottenere una licenza edilizia già gravata da una serie di adempimenti burocratici, uno più difficile dell'altro, diventava impossibile poterla ottenere anche per la capanna del pastore, in quanto ricadeva tutto il territorio nel problema parco.

Signori, questo lo citavo ad esempio. Occorre, probabilmente, agire "cum grano salis", cioè con una certa intelligenza e con un certo dosaggio. Per di più il problema parco è sentito diversamente dal nord Italia al sud Italia, dal nord Sardegna al sud Sardegna. Addirittura, il problema parco può essere diverso tra le diverse zone della Sardegna, tra quelle del Sulcis, quelle di Tavolara, quelle della Gallura.

Allora, trovare un punto in comune sarebbe quello di salvaguardare le esigenze primarie della consultazione, prima delle amministrazioni interessate, e non trattarle come fossero dei panni sporchi da lavare e poi da buttare. Il problema è quello di sentire la popolazione, perché laddove in determinate zone, come cito ad esempio, quelle di Capoterra (sempre del Sulcis) per le quali hanno (?) esercitato un certo tipo di attività, nel momento in cui si parla di parco loro sentono subito la pelle d'oca, nel momento in cui potrebbero perdere anche quel poco di vita che si assicurano con quelle forme che noi conosciamo.

Altrettanto si dica per quelli delle zone interne estremamente poveri che sono soliti andare nelle zone di montagna a procurarsi gli arbusti per il focolare, per potersi assicurare un po' di riscaldamento durante l'inverno. Se questi signori non sanno che in determinate zone del costituendo parco può essere esercitato questo diritto, quelli sono nemici dell'istituendo parco.

Se il cacciatore sa che non potrà andare assolutamente non solo nel parco, ma neanche nel pre-parco e nelle zone vicino al parco, chiaramente il cacciatore diventa nemico dell'istituendo parco.

Quando il cercatore di funghi, di asparagi, di lumache, sa che non può avvicinarsi non solo al nucleo centrale che è quello interdetto a tutti (e deve essere interdetto a tutti), ma non può avvicinarsi neanche a zone limitrofe, a zone consentite, è chiaro che questi amici considerano il parco come fumo negli occhi.

Allora, signori, procediamo a non fare i "komeinisti" del parco, che per forza di cosa deve essere imposto anche a danno della popolazione. Il parco può essere un utile strumento se usato diligentemente e con intelligenza.

Ricordo che nella precedente legislatura, quando ero Assessore allo sviluppo economico della provincia, andavo nel territorio ad illustrare gli istituendi parchi. Ne ricordo due, visita a Burcei, e abbiamo illustrato insieme ai funzionari e al rappresentante della Regione il problema parco. Orbene, nel frattempo che noi stavamo parlando le ruote dell'autovettura dell'amministrazione erano sgonfie, cioè si erano limitati a qualche dimostrativa.

A Santadi, invece, mentre l'esponente, Assessore della Regione, proponeva l'istituzione del parco Sulcis, a 200 metri di distanza è scoppiato un incendio appiccato apposta. I forestali, poiché il convegno si teneva nella casermetta dei forestali, sono accorsi a spegnere il fuoco, noi abbiamo proseguito il convegno e il fuoco è stato riappiccato a 200 metri dalla casermetta della forestale.

Questo sta a significare, non perché è un invito, perché i cittadini della Sardegna sentono molto questo vincolo per quello che è il territorio, per quelle che sono le loro esigenze, e noi dobbiamo toglierci dalla testa di poter imporre le cose con violenza, o come il Ronchi di turno vorrebbe fare. Se lo vuole fare lui, lo faccia pure a casa sua, nel suo territorio! Ma qui nella Sardegna non è che siamo esasperati con i ministri del territorio, noi vorremmo poter contribuire a trovare soluzioni comuni.

Gli atteggiamenti ondeggianti che si sono avuti in questa Assemblea tra i Verdi dei diversi partiti ondeggianti, i democratici e i popolari benpensanti, hanno già causato dei disastri.

Noi abbiamo avuto sulla scorta e sull'altare di questi ideali la fuga dell'Aga Khan, cioè il problema del Master Plan, cioè noi siamo stati un obbrobrio. abbiamo fatto arretrare la nostra Sardegna di tanti anni di progresso a causa della nostra insipienza: il parlare, il discutere, il non voler prendere decisioni perché i verdi e i verdastri che ci sono all'interno del Consiglio dovevano essere tutelati al massimo. Le decisioni andavano fatte e adottate per tempo. Le chiacchiere non servono a nessuno. Intanto noi abbiamo perso ricchezza, abbiamo perso il nostro nome nel mondo, è inutile da raccontare. Noi, via via per una zona come Olbia, non solo abbiamo perso un naturale sviluppo, ma, abbiamo perso un veicolo che consentiva a questa nostra Sardegna di circolare nel mondo. Era quella sigla di "Sardegna" sugli aerei che pure ci portava nel mondo come emblema e che noi non avremo più. E voi direte:"E'una sciocchezza!". Orbene, la Sardegna per tanti anni quando sono stato fuori, ci ricordavano per primo perché si chiamava Alisarda.

Noi, attraverso queste parole, abbiamo perso anche quello, il nome della Sardegna nel mondo, perché? Perché vi era un problema di equilibri all'interno del Consiglio regionale.

Fino ad oggi non abbiamo avuto soluzioni per richieste che sono state garantite qui dagli Assessori di turno per il problema di Fluminimaggiore, presentati i progetti dicendo che erano diversi dal Master Plan, quello di Buggerru, di Arbus, di Teulada, orbene, nessuno di questi è potuto decollare, sempre per la preoccupazione di muovere un sasso. Ora, io non dico che sono per la cementificazione, io sono per dover parlarne, per trattarne, non per fare lo struzzo ed inserire la testa sotto per non vedere. Intanto noi abbiamo perso ricchezza e la stiamo perdendo anche nella zona sud-occidentale e nella zona sud-orientale. E' un'amministrazione fallimentare, è un'amministrazione che non produce, che non ha ottenuto nessun risultato positivo. La gente è scontenta. Non ve ne accorgete?

Io chiudo nel dire che il problema della vostra non amministrazione ha portato nei cittadini l'idea di doversi difendere da se stessi. Il Grauso del momento, perché è venuto fuori? E` venuto fuori perché non si sono risolti, o non si sono voluti affrontare determinati problemi, non si sono volute dare risposte a lui personalmente anche di tipo negativo, e in lui è invalsa l'idea di mettersi, probabilmente, la maglietta di "Superman" e di trovare delle soluzioni che possono essere confacenti a lui e alla Sardegna, secondo il suo modo di pensare.

Noi, altro grave errore che dovremmo addebitare a questa amministrazione, oltre ad avere fatto sorgere un uomo come Grauso, consentirà ad altri movimenti di schierarsi alle prossime elezioni regionali contro, non solo voi della maggioranza, ma si schiereranno contro il vivere civile, si schiereranno contro il progresso, si schiereranno anche contro l'opposizione, si schiereranno contro tutti i partiti. Orbene, si stanno attrezzando il partito del famoso cinghiale, il partito dei pescatori, dei cacciatori, degli agricoltori esasperati.Noi, la prossima volta, avremo 24 partiti che gareggeranno qui. Secondo voi, se si presenteranno in 24, è una cosa giusta? Voi avete favorito la democrazia. Perché più partiti ci sono, secondo voi, meglio è! Questo è perché il cittadino non si sente tutelato e vuole venire qui a farsi giustizia da sé.

Concludo dicendo che, sul problema parco, come su tanti altri, in questo momento noi non siamo affossatori; noi vorremmo che possa essere considerato uno strumento di sviluppo, discutendone e trovando soluzioni, però, in sintonia con la gente e con le amministrazioni locali.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Tunis. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io penso che questa vicenda del parco nazionale del Gennargentu la si stia caricando di significati che non ha.

Non penso sia mai successo in quest'Aula che, a distanza di qualche settimana, si torni su un argomento pure importante, e che ci sia un secondo dibattito così sentito, così atteso, e che non produrrà alcunché. Questa è la considerazione amara e tragica che io rappresento in una certa misura insieme ad altri colleghi del centro Sardegna, rappresento quel territorio in questa sede. Si sta caricando di significati che non ci sono, e si sta intervenendo, e ci si dimentica con i nostri interventi, che si sta intervenendo in un territorio molto difficile, tragicamente difficile. Si sta intervenendo male, con strumentalizzazioni politiche, con fibrillazioni fuori luogo, ma queste fibrillazioni non stanno intervenendo solo tra forze politiche, ma stanno intervenendo fra i partiti e all'interno stesso dei partiti e, perché non dirlo, anche tra di noi.

In quei territori ci sono 20 comunità coinvolte nel progetto parco. Di queste 20 comunità, 18 sindaci sono espressione del nostro Partito. Quindi, vi lascio pensare anche a quali contraddizioni interne siamo esposti. Ciò nonostante proprio perché non si riusce a "raffreddare la testa", non riusciamo a fare un ragionamento compiuto, utile per quei territori.

Si usano paroloni, si usano solenni dichiarazioni, si dice: "Sì, io sono dalla parte dei sindaci". Ma chi di noi può fare una dichiarazione contraria? Non abbiamo bisogno, non c'è bisogno!

Dalla parte dei sindaci, delle amministrazioni e delle popolazioni, bisogna esserlo in concreto, bisogna essere in concreto come Consiglio regionale, come Giunta regionale andando a proporre un qualcosa di fattibile, di concreto, di tangibile che cambi il destino di quelle montagne. Tutto questo che si sta facendo in queste settimane, non serve, fa danno! Questa è l'amara considerazione che mi sento di fare.

Si sta intervenendo con pericolosità; si interviene da parte dei partiti, di tutti i partiti, da parte della stampa che non sta giocando un buon ruolo in tutta questa vicenda. Badate, quando nel maggiore giornale della Sardegna, in un editoriale si leggono queste cose, io penso che tutti quanti dobbiamo preoccuparci. Quando leggiamo che: "Quel muflone era innocente, ma non meritava morte a fuoco così come danno non meritano gli amministratori di Orgosolo. Altri che camminano su due gambe e usano la cravatta, devono pagare secondo la legge antica". Colleghi, qui si sta additando il Consiglio regionale e si invita la gente a sparare addosso al Consiglio regionale! Questo è questo editoriale!

E non c'è stato nessuno né fra noi, né fra i magistrati che sia intervenuto per questa istigazione a delinquere. Di questi interventi davvero non se ne ha bisogno. Queste parole hanno quel significato (almeno io le interpreto così).

Si carica, si è caricata e lo si fa ancora, di significati che non ci sono sulla manifestazione di Pratobello. Siamo tornati la volta scorsa e ci torno un minuto adesso: io penso che per quella vallata bisognerà riscrivere, quando avremo più tempo, un po' la storia e un tantino anche la geografia, perché la vallata di Pratobello è per l'80 per cento di Fonni, paese favorevole al Parco.

Quella vallata, non deve diventare la vallata dei "no", la vallata al non sviluppo. Io penso che sia molto più utile pensare a quella vallata come alla vallata dell'agroalimentare del Parco e del centro Sardegna e quindi, deve diventare la vallata dello sviluppo, della speranza di quel territorio.

Non si può definire un parco giochi, un parco che nasce senza Villagrande e Baunei. Questo è offensivo per le altre diciotto comunità, per Dorgali, Fonni, Oliena, Aritzo, Tonara, e per tutti i paesi del Mandrolisai che vogliono partecipare e non fanno un parco giochi; fanno un parco vero! Fanno un parco nazionale e vogliono andare avanti con questo progetto, con questo tipo di programmazione negoziata che in quei territori è compatibile con lo sviluppo.

Pratobello oggi è altra cosa! E forse si vuole difendere anche questo. Da parte di alcuni, non dico da parte della stampa o dei partiti, ma da parte di alcuni celati nell'ombra, si vuole difendere quello che è il crocevia di abigeatari, il crocevia di non solo abigeatari, ma di altro molto più pesante.

Ebbene, è questo che siamo chiamati a superare e a cancellare; proprio perché bisogna creare i presupposti - dico i presupposti non lo sviluppo - i presupposti per lo sviluppo se si interviene convinti che quella, oggi così com'è, è una vallata difficile e pericolosa.

Sulla mozione; colleghi di Forza Italia, io penso che sia una strategia, lasciatemelo dire - altre volte il collega Pietro Pittalis ha preso male un'affermazione del genere - è una strategia di opposizione sbagliata. Perché vi aggiungo a questo, che se ci lasciate soli, sappiamo farci male da soli. L'unico collante di questi ultimi tempi (collante per la maggioranza e per la Giunta) stanno diventando le vostre mozioni. Questo è. E allora, colleghi di Forza Italia, in questo senso io vi dico che è una strategia sbagliata, anche perché ci fa perdere qualche giornata di tempo che poteva essere meglio utilizzata per studiare e vedere strumenti concreti su leggi che stavamo già vedendo ieri e che potevamo vedere oggi per esaurire l'ordine del giorno, a me sembra un modo di procedere molto più concreto che risolleva le sorti non della maggioranza ma dell'intero Consiglio regionale; e perchè di questo abbiamo bisogno.

All'inizio dicevo che si usano paroloni anche offensivi, io non sono notoriamente un ambientalista, anzi vengo collocato dai più come cementificatore anche se non lo sono. Però, quando si fanno documenti ufficiali offendendo, si offende soprattutto chi li fa. Quando si dice che per adesso pare volerlo il Parco del Gennargentu solo uno sparuto gruppo di ambientalisti senza professione, non è un linguaggio che rasserena, un linguaggio che porta pace, un linguaggio che è dialogante, è un linguaggio che non deve essere utilizzato, che non serve a nessuno e tanto meno a chi lo usa.

Più concretamente torno sull'ordine del giorno, che insieme, rinunciando un po' noi e un po' voi, abbiamo saputo costruire all'interno di quest'Aula e l'abbiamo votato all'unanimità, allora torniamo a quell'ordine del giorno che unisce piuttosto che alla mozioni e alle dichiarazioni che dividono e spaccano su argomenti così importanti il Consiglio regionale.

L'ordine del giorno mi pare non abbia detto che il Consiglio regionale è contrario al Parco. Il Consiglio regionale ha ribadito che quella è la direttrice, in quella direzione bisogna marciare, si deve marciare. Allora i colleghi che intervengono dicano in apertura, come dico io, come ha detto il collega Diana e come hanno detto altri: "Io sono favorevole alla costituzione del Parco Nazionale del Gennargentu", questa è la prima chiarezza che bisogna fare qui e in quei territori, perché se non riusciamo a difenderlo sul posto non riusciamo più a capirci. Poi entriamo nel merito su ciò che è riportato nell'ordine del giorno, a "rinegoziare con il Governo l'intesa", noi abbiamo usato questa parola, non a "cancellare l'intesa", noi abbiamo usato, insieme, all'unanimità, la parola "rinegoziare" che è diverso, che non significa cancellare tutto. Abbiamo detto che bisogna utilizzare il nostro Statuto speciale per superare i vincoli e le imposizioni della legge numero 394; abbiamo ribadito il concetto di autodeterminazione, l'abbiamo ribadito e lo ribadiamo anche oggi, quindi, anche nell'ordine del giorno non ci siamo reinventati nulla, sono concetti sui quali confluivamo tutti.

Abbiamo ribadito altresì che la trattativa svolta dalla Giunta, di concerto con i consigli e con le amministrazioni comunali interessate, della trattativa doveva essere tempestivamente informato il Consiglio regionale; e poi tornare a quel confronto istituzionale vero che non c'è stato. Lo sbaglio vero, iniziale, che deve essere rimosso è proprio il confronto istituzionale tra Comuni, Regione e Stato, bisogna tornare a quello non azzerando tutto, ma ripartendo da lì.

Nei rapporti con il Governo certo che si sono state delle smagliature, ci sono stati degli sbagli soprattutto da parte del Governo. Ma ci fermiamo a questo? Ci sfasciamo la testa per questa ragione? Io credo che ci siano ragioni molto più forti per poter superare anche questo, denunciando naturalmente anche gli sbagli fatti se ci sono stati da parte soprattutto del Ministro Ronchi. Ma noi dobbiamo dimostrare una disponibilità concreta a rivedere il D.P.R., questo dobbiamo fare e questo dobbiamo ribadire anche oggi. Rivedere la perimetrazione, essere rispettosi dell'autodeterminazione in tempi utili e possibilmente brevi. Questo serve per ristabilire la serenità, serve da parte di noi tutti quel senso istituzionale, da parte anche dei consiglieri comunali e dei sindaci ma in questa fase serve soprattutto da parte nostra. Noi potremmo anche non definirlo Parco, potremmo chiamarlo strumento di programmazione negoziata ecocompatibile, abbiamo cambiato nome, ma nella sostanza noi dobbiamo fare qualcosa in quelle montagne, perché serve a loro e serve a noi per lasciare almeno la speranza, perché se si continua con questi toni e con questo modo di fare, per una manciata di preferenze alla prossima scadenza elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale noi rischiamo di cancellare anche la speranza di questo strumento di programmazione negoziabile.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.) Signor Presidente, gentili colleghe, colleghi, l'onorevole Palomba, Presidente della vostra sesta Giunta regionale, non è vero che non ha prodotto in assoluto nulla di buono, oltre ai tutti e tanti disastri, qualcosa di buono l'ha fatto. Qualcuno di voi, forse molti di voi, si ricorderà un mio intervento alla penultima crisi mi pare, tra le tante si perde il conto, e riferendomi al Presidente Palomba gli dissi che era titolare di un particolare brevetto, unico, che se portato avanti in trasformazione industriale avrebbe risolto gran parte dei problemi occupazionali della Sardegna, e quel brevetto era quel particolare, potente, unico ed incomparabile collante che lo tiene attaccato alla poltrona, nonostante tutti i danni che anche dai banchi della maggioranza si denuncia e ha prodotto in questi quattro anni nelle sue sei giunte. Ebbene, quel brevetto non l'ha utilizzato con esercizio egoistico solo per se, è riuscito a trasferirlo anche all'assessore Loddo.

Caro assessore, o si è coerenti o si è Palomba dipendenti, quanto meno nel collante. Quando si fa una protesta o la si sostiene coerentemente o, diversamente, si è omologhi a questa palude, e lei, onorevole Loddo, è omologo al suo Presidente e a questa palude. Meravigliarsi perché? Se i colleghi dell'opposizione, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale producono una mozione di sfiducia perché meravigliarsi? E' il minimo che va fatto anche se, certamente, produce l'effetto di riaggregazione, come diceva poc'anzi il collega Falconi, ma riaggregazione a che cosa? A quel famoso brevetto dell'onorevole Palomba, a quel collante che vi tiene nei banchi della maggioranza in Aula e nei banchi della Giunta, abbarbicati ad un potere fine a se stesso proprio ed unicamente per quella ricerca di voti preferenziali a cui si riferiva l'onorevole Falconi e nulla altro, perché gestire potere per il potere senza creare un posto di lavoro ai sardi, anzi toglierlo perché i dati statistici e la drammaticità della situazione in Sardegna segna questo triste traguardo. Ed allora come perpetuare il proprio posto, il proprio scranno, se non gestire il potere per potere, se non continuare a dare piccoli, più o meno leciti, favori che derivano dalla gestione del potere per il potere per avere quelle preferenze che altrimenti l'opinione pubblica non può darvi, perché ai falliti non si può dare fiducia, e il fallimento è nelle cifre e non nelle parole del sottoscritto. Il fallimento è nel pianto del popolo sardo che non trova più occupazione e prospettiva di occupazione. Meravigliarsi della mozione di sfiducia! Ma voi meritate una mozione di sfiducia al giorno, anche se quel particolare collante vi consentirà di respingerla numericamente.

Il parco del Gennargentu è una delle tante perle male odoranti di questi quattro anni di mal Governo. Quattro anni fa questa maggioranza, questa Giunta, con qualche variante di assessore - ma quello rientra nel gioco - ha spinto ciecamente, ottusamente verso la creazione del parco del Gennargentu che, con l'ordine del giorno, avete dovuto riconoscere "obtorto collo", essere una autentica bufala. Bufala! Un disastro contro le tradizioni, le esigenze, la storia e la cultura del nostro popolo. Quattro anni fa, tre anni fa, due anni fa, un anno fa, un paio di mesi fa, il sottoscritto vi ricordava sempre e costantemente il nodo da sciogliere, perché la problematica non è parco sì, parco no, la problematica è poter essere gestori del proprio patrimonio ambientale, poter essere gestori del proprio destino anche tramite un parco dove non ci si vede comandati da gente di fuori e, soprattutto, dove non venga espulsa l'essenza stessa della nostra tradizione e della nostra cultura. Tutto questo è rappresentato dagli assurdi vincoli contenuti nella legge 394. Se vi fosse stata una vera volontà, altro che ridiscutere, riparlare, quello è prendere tempo, è far scivolare l'acqua sotto i ponti, ma la realtà drammatica dei fatti è il decreto del Ministro Ronchi che oltraggia anche voi stessi, nella vostra insipienza, perché responsabili del Governo della Regione, state delegittimando in tutto e per tutto la nostra autonomia speciale, la nostra che dovrebbe essere anche la vostra, giusto perché interessi ben più inconfessabili di chi per una minimissima percentuale porta avanti ancora la problematica delinquenziale dell'abigeato. Il parco, sappiamo tutti quali altri interessi, per pochi inconfessati e inconfessabili, viene sostenuto. Ma i sardi e i sardi di quelle zone della Sardegna sanno tutto, sono individuati gli interessati, non eticamente interessati alla realizzazione di quel mostruoso parco, soprattutto con la cappa dei vincoli della 394.

In quest'Aula tutti gli esponenti dell'opposizione, di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, in tutti i dibattiti, tutti con le loro proprie parole hanno detto di non essere contrari alla realizzazione della valutazione e rivalutazione del nostro ambiente anche tramite il sistema parco, anche il sottoscritto ovviamente, a patto che decadessero i vincoli della 394; e una volontà vera, che non nasconda secondi fini, avrebbe dovuto muovere, come da me richiesto più volte, dall'inizio della legislatura, i vostri rappresentanti che governano, che sono in maggioranza a livello nazionale, affinché si procedesse a una normalissima, velocissima, facilissima rettifica della parte vincolistica della 394 che riguarda la nostra regione. Basta che una legge di rettifica, una modifica di quegli articoli affrancasse le regioni a Statuto speciale, una a caso, una costruzione assai complicata a livello legislativo, dalla parte vincolistica veniva a cadere tutto, tutta la battaglia che si deve fare ancora oggi si sarebbe svuotata immediatamente; ma la volontà politica è quella che è venuta a mancare, la volontà di supportare altri interessi inconfessati e inconfessabili di tenere sempre in piedi il sistema Ente e, tramite il sistema Ente - Parco, sistemare i propri galoppini elettorali, per poter avere quelle preferenze, caro onorevole Falconi, per continuare a scaldare immeritatamente questi banchi tramite il vecchio sistema clientelare.

Comunque io penso che tra i banchi della maggioranza ci siano e ci sono dei galantuomini, probabilmente lo stesso Assessore all'ambiente, che conoscono la problematica e la soffrono in prima persona. E allora ci vuole coerenza di comportamento, quella coerenza di comportamento quando si parla, quando hanno parlato dai banchi della maggioranza, e soprattutto del PDS, regolarmente si dimentica, come ha fatto artatamente l'onorevole Falconi, che nell'ordine del giorno votato da tutti c'era e c'è la richiesta di variare la 394. Cerchiamo di non ciurlare nel manico, tanto non ve lo permettiamo, tanto vi inchiodiamo su questo punto, perché è il punto che dimostra dove c'è mala fede o dove c'è buona fede, dove c'è volontà politica o dove non ce n'è, dove c'è concretezza o dove si vuole continuare a camminare nelle paludi. Non ve lo consentiremo, e questa mozione di sfiducia è solo l'inizio o il prosieguo di una battaglia di civiltà a favore della nostra autonomia speciale, a favore della Sardegna e di tutti i sardi, indipendentemente dal colore politico che essi sentono di gradire, perché quando si è qui dentro, lo ripeto anch'io, l'avranno detto tanti, lo si è non solo per la propria parte politica, ma lo si è per tutto il popolo sardo.

Noi portiamo avanti la mozione di sfiducia con quella determinazione costruttiva della politica del domani, anche se alcuni organi di informazione hanno sempre taciuto o sottaciuto il costante e perdurante lavoro di una seria e concreta opposizione. Qui continuo a denunciare chi, per portare avanti il partito degli affari trasversale, cerca di delegittimare un lavoro che i colleghi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale hanno fatto e faranno fino all'ultimo giorno di questa legislatura per denunciare con concretezza tutte le vostre inefficienze. Ma non è solo una denuncia che si è fatta qui: in questi quattro anni il sottoscritto, i miei colleghi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia nelle Commissioni e in Aula hanno fatto tante proposte, hanno cercato di variare in meglio l'obbrobrio di tutte le vostre finanziarie, finanziarie targate, che indicavano a chi e come in via clientelare dovevano andare i pochi denari che non siete stati capaci neanche di spendere.

Io osservo il volto dell'assessore Cogodi che certamente appartiene a quella parte politica che ha preteso una certa spendita, certi mille miliardi per l'occupazione e il lavoro. A parte il fatto della demagogia e della mentalità di chi ha vissuto sempre un certo tipo di battaglia, mille miliardi se prima di tutto procurati, fatti riapparire da quello strano cappello che usano i prestigiatori, qui appaiono, scompaiono, ci sono, non ci sono, ma vanno programmati e spesi in modo giusto se ci sono. Intanto bisogna farli riapparire e poi vanno spesi. Qui, in materia di lavoro, fino ad oggi meritate totale ed unica sfiducia. Non basta solo fare la sparata propagandistica; bisogna passare concretamente ad una programmazione mirata, immediata, senza perdita di tempo ed anche nell'ultimo anno di questa disastrata legislatura cercare di fare il fattibile.

Ma, come sono stato facile profeta sulla vicenda parco Gennargentu, denunciando tutto quello che andavo denunciando e che vi ho ricordato e vi rammenterò sempre, certamente non sarete capaci di spendere in modo giusto e meritato, e soprattutto non clientelare, le risorse per procurare posti di lavoro duraturi e non socialmente utili ed elettoralmente utili, perché su questo terreno vi controlleremo, perché i soldi vanno spesi per creare un posto di lavoro che duri, non sei mesi, otto mesi per prendersi, nella disperazione che avete artatamente generato, il riscontro elettorale. Questa denuncia qui e fuori di qui verrà portata avanti. I soldi vanno spesi per creare vera impresa in tutti i settori peculiari della nostra regione e non nelle fantasie, come invece accade.

Care colleghe e cari colleghi, non si può fare un frullato di parole, come ha fatto il collega Fois, per dimostrare se i tempi sono giusti in base alla firma del Presidente della Giunta, alle intese se il Ministro dell'ambiente abbia o non abbia colpa e via dicendo. La storia del parco del Gennargentu è di una tragica chiarezza, di una volontà politica persecutoria, che ha il suo prosieguo nel parco di Tavolara, e che dimostra una arroganza storica di chi da rosso si è trasformato in verde, perché il passato politico del ministro Ronchi, e financodi extra parlamentare, lo conosciamo tutti, e quel tipo di DNA, di arroganza non gli è passato e l'ha dimostrato con questo atto lesivo della nostra autonomia speciale.

A questo punto non si può che produrre mozioni di sfiducia perché tutta l'opinione pubblica sappia e continui a sapere chi difende i sacrosanti diritti della Sardegna e chi li offende.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.) Signor Presidente, io ho seguito con attenzione tutti gli interventi che si sono susseguiti in quest'Aula questa mattina, ma in modo particolare ho seguito l'intervento dell'onorevole Falconi, il quale mi ha fatto appena appena riflettere e pensare, ma gli amici Pietro Pittalis, Italo Masala, Tore Amato, Salvatore Bonesu, Massimo Fantola, non avranno per caso sbagliato nel presentare una mozione di sfiducia? A sentire il collega Falconi noi avremmo dovuto presentare una implorazione al Ministro Ronchi, implorandolo di eliminare le smagliature - così le ha definite - tra i programmi della Regione e quelli del Ministro, smagliature, cioè il Ministro Ronchi non sarebbe colpevole di niente secondo l'intervento del collega Falconi. Siccome a me piace cogliere un po' tutti i documenti che possono interessare l'argomento all'ordine del giorno, sono andato a vedere il documento approvato dalle opposizioni e dai banchi dalla maggioranza in data 30 aprile nel quale al punto 1 si deliberava, vi risparmio la lettura di tutto il documento, vi leggo solo il pumto 1 "Impegna la Giunta regionale". A che cosa impegna la Giunta regionale? "A chiedere al Governo della Repubblica, ai sensi dell'articolo 51 dello Statuto speciale per la Sardegna, la sospensione del provvedimento istitutivo del parco nazionale del Gennargentu". Oggi ho dato anche uno sguardo al giornale "L'Unione Sarda" tra una conversazione e l'altra. Si legge in prima pagina sulla destra, ben visibile, con una fotografia anche del Gennargentu "Il Ministro Ronchi non molla. Per annullare il decreto che istituisce il parco del Gennargentu" - scritto tra virgolette e quindi ve lo riporto così come è scritto - "dovete passare sul mio cadavere, ha detto davanti alla Commissione per l'Ambiente della Camera". E' disposto ad accettare che i confini possano essere rivisti e corretti; il decreto istitutivo può essere modificato da un successivo, ma è vietato parlare di annullamento. Cioè mentre il deliberato di questo Consiglio, certo che, signor Presidente, mi consenta la battuta, se la consistenza numerica di questo Consiglio ad approvare il documento fosse quella che è in questo momento, non avrebbe molto molto valore. Stiamo discutendo di una mozione di sfiducia alla Giunta, a vedere quanto sono assiepati i banchi di questo Consiglio veramente farebbe ridere parecchio coloro che ci guardano dall'esterno. E` un mozione di sfiducia, se si è presentata una mozione di sfiducia evidentemente dei motivi ci sono. Però, ciascuno viene in quest'Aula, fa il suo intervento, molte volte la sua sparata, e poi esce fuori. Comunque dobbiamo rispettare, noi siamo rispettosi della libertà di tutti, quindi, anche in questo caso non ce ne facciamo un problema, onorevole Presidente, io il mio intervento lo farò ugualmente.

Allora alla luce del deliberato di questo Consiglio del 30 aprile 1998, la Giunta avrebbe dovuto far sì che il Governo bloccasse il decreto istitutivo del parco del Gennargentu. Cosa ha fatto la Giunta? Se dai giornali appaiono queste notizie evidentemente non ha fatto molto nei confronti del Governo centrale, e signori della maggioranza non lo diciamo solo noi, l'ha riferito in quell'Aula molto garbatamente e onestamente un collega della maggioranza, l'onorevole Berria, adesso non lo vedo in Aula, e io penso che anche gli amici Falconi e Diana avrebbero dovuto ascoltare con santa pazienza quello che ha detto non uno dell'opposizione, ma uno della maggioranza, che si è limitato a fare il discorso in una circostanza, relativamente ad un problema di importanza notevole per la Sardegna, la maggioranza e l'opposizione riescono a trovare un punto d'incontro, riescono a redigere un documento comune, be' questo documento comune avrebbe dovuto produrre tutti gli effetti desiderati, l'ha detto Berria, io ricalco questo discorso. Ha prodotto questi effetti? Ha bloccato il decreto del Ministro Ronchi? Evidentemente no! Ma se non ha bloccato gli effetti, se la Giunta non è riuscita a sostenere quanto il Consiglio ha deliberato, la Giunta se ne deve andare, non devono essere finte le dimissioni, onorevole Tonino Loddo, devono essere vere, perché qui si tratta di prestigio, si tratta di dignità, non solo vostra ma della Regione che voi in qualche modo rappresentate, non avrebbe dovuto aspettare la mozione di sfiducia che hanno presentato le opposizioni, la Giunta si sarebbe dovuta dimettere spontaneamente perché non è stata in grado di far valere quanto lo Statuto della Regione autonoma della Sardegna stabilisce. Non è riuscita a imporre ad un Ministro arrogante ed invadente di rientrare nei limiti della proprie competenze. I parchi non devono essere parchi per decreto del Ministro in contrasto con i desiderata della popolazione, i parchi devono essere parchi di comune accordo con le comunità locali. Non è questa fonte di sviluppo economico, così come sosteneva il collega Falconi, lo sviluppo economico è altra cosa, noi non facciamo altro che distrarre la gente sostenendo che i parchi, ce ne sono in ballo la bellezza di dieci, io conosco qualche parco nazionale in tutta la penisola, noi non facciamo altro che fare parchi. Ma non si tratta di essere favorevoli o contrari al parco, al verde, bene ha fatto il collega Bonesu quando stamattina ha sostenuto il verde, l'ambiente, noi lo dobbiamo rispettare non solo dentro i parchi, ma dentro e fuori i parchi, è un problema che deve gravare su tutti i cittadini. Io credo che vi illudiate se voi pensate che il parco del Gennargentu sia fonte di sviluppo economico, lo sviluppo economico è altra cosa. Anch'io, come qualche altro collega, ho dato uno sguardo, ho leggiucchiato, non ho potuto leggere tutto il documento di programmazione economica e finanziaria in bozza che dovrà essere presentato in questo Consiglio. Sinceramente, vi dico che questo documento affronta con dovizia di particolari, con analisi che io ritengo assolutamente vere, in modo abbastanza significativo quella che è la situazione attuale dell'occupazione in Sardegna. Ma quando noi compiliamo un documento di questo genere che deve essere anche programma economico, non deve semplicemente analizzare la situazione esistente oggi in Sardegna in merito all'occupazione, deve proiettare nel futuro l'attività amministrativa della Giunta regionale. Cosa fa per proiettare nel futuro l'attività amministrativa della Regione? Non fa niente, proprio niente. E io che conosco e stimo Pier Sandro Scano, sono convinto che il suo non proiettare nel futuro l'attività di politica economica, che dovrà essere svolta nella Regione, abbia trovato un muro invalicabile nella stessa maggioranza. La Giunta non è in grado di programmare per il futuro perché non riesce a trovare accordo neanche nelle cose essenziali, nelle cose più elementari, sono poche le cose elementari di cui noi abbiamo bisogno per incrementare l'occupazione.

Ma la maggioranza è sorda, poche sono le cose che dobbiamo fare, ma non avete il coraggio di farle. Le cose che noi dobbiamo fare per incrementare l'occupazione sono queste: chiedere investimenti in Sardegna. L'occupazione si può creare, parlo di occupazione duratura, parlo di occupazione capace di produrre ricchezza, l'occupazione si fa crescere solo attraverso l'afflusso di investimenti, ma per poter avere l'afflusso di investimenti ci sono delle condizioni e dei presupposti a creare i quali si dovrebbe impegnare la giunta regionale, e invece non appare assolutamente alcun impegno nel futuro. Notate oggi il divario tra il tenore di vita della Sardegna e il tenore di vita delle regioni più fortunate, parlo delle regioni del centro-nord Italia, è notevole, parliamo di 50-60 per cento di reddito della Sardegna rispetto al reddito della media nazionale. Nel documento di programmazione economica si prevede addirittura che questo squilibrio da qui al 2001, da qui al 2006 possa crescere, e cosa fa la Giunta per eliminare lo squilibro? Bussa alla porta del governo centrale che gli risponde picche.

I provvedimenti che possano guarire la Sardegna da questo male li dobbiamo trovare noi in quest'Aula. Qualcuno ha ragione, non dovremmo discutere di mozioni di sfiducia, è vero, avremmo dovuto discutere di problemi ben più importanti, ma quando una Giunta, di fronte ad un Ministro incapace di riflettere appena appena, incapace di rispettare la volontà delle autonomie locali, sostiene che il provvedimento si fa a costo di passare sul suo cadavere. Quindi il tempo che noi utilizziamo per discutere la mozione di sfiducia non è certamente tempo perso. E' l'inattività della Giunta e spesse volte anche del Consiglio che ci porta ad non affrontare i veri problemi che noi dovremmo affrontare.

Siamo pochi, caro Presidente, oltre a essere pochi siamo anche molto distratti; cercherò allora di soddisfare il suo desiderio di chiudere. Lei è stato insegnante come me e siamo stati nelle classi, quando nelle classi l'insegnante fa venti minuti di lezione e si accorge che i ragazzi sono distratti si ferma, riflette e poi riprende il discorso. Però riprendi e vedi l'uditorio attento, il Consiglio regionale no, evidentemente non gradisce gli interventi dell'opposizione.

Presidente. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 20.