Seduta n.6 del 14/09/1999 

Seduta VI

Martedì 14 Settembre 1999

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Spissu

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 18 e 23.

FLORIS EMILIO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del lunedì 13 settembre 1999 (5), che è approvato.

Elezione di un Segretario del Consiglio regionale

PRESIDENTE. E` al primo punto all'ordine del giorno l'elezione di un Segretario.

Il Gruppo I Democratici non è rappresentato nell'Ufficio di Presidenza, ha chiesto, ai sensi del secondo comma dell'articolo 4 del Regolamento interno, che si proceda all'elezione di un Segretario.

L'Ufficio di Presidenza secondo il dettato del terzo del suddetto articolo 4 ha deliberato di accogliere tale richiesta in quanto legittima e regolarmente espressa.

Il Consiglio può, pertanto, procedere alla relativa votazione.

Verrà consegnata una scheda nella quale ciascun consigliere può scrivere un solo nominativo. Risulta eletto il consigliere che, essendo iscritto al gruppo I Democratici, ottiene il maggior numero di voti. A parità di voti è eletto il più anziano di età.

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. Indico la votazione per l'elezione di un Segretario del Gruppo I Democratici.

Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Astenuti 1

Votanti 74

Schede bianche 13

Schede nulle 2

Ha ottenuto voti: LODDO Antonio, 59

E' proclamato eletto Segretario del Consiglio: Antonio Loddo.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - COGODI -CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - GRAUSO - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LODDO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MEREU - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA NIVOLI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Gianfranco - USAI Edoardo - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale.

Voglio ricordare che all'articolo 77 del Regolamento consiliare, secondo comma, viene detto: "I consiglieri che intendono parlare in una discussione devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento della discussione generale".

Come primo intervento è iscritto a parlare l'onorevole Masala, quindi i colleghi che intendono iscriversi a parlare devono iscriversi entro la conclusione di questo intervento.

E` iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi e colleghe, è certamente fatto inconsueto che il Presidente del Gruppo del secondo partito della coalizione di maggioranza, inizi ed avvii il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche presentate ed illustrate dal Presidente della Giunta in quest'aula. Ma, esiste un motivo per questa scelta: infatti, l'ultimo della serie degli oratori che interverranno per conto della coalizione di maggioranza sarà l'onorevole Pittalis, e ciò a dimostrare che una coalizione che inizia da Alleanza Nazionale passa attraverso il C.C.D., i Riformatori, l'U.D.R., credo anche il Nuovo Movimento e si chiude con Forza Italia, e cioè una coalizione che vuole dare anche un'immagine di coesione e di compattezza, perché si vuole attraverso questa immagine dare la sensazione che la coalizione è quasi una federazione, è un corpo unico che risponde nella sua globalità ed assume tutta interna nella sua collegialità le responsabilità di fronte a questo Consiglio e di fronte ai cittadini sardi.

La Sardegna si trova di fronte ad una enormità di problemi, occorre affrontarli con urgenza ed allora, a nome della coalizione sento anche il dovere di anticipare che noi limiteremo al numero massimo possibile gli interventi, li limiteremo al numero che sia sufficiente per consentire una dignità a questo dibattito, perché il momento, l'importanza del momento e le dichiarazioni programmatiche presentate dal Presidente Pili richiedono che questa sia una occasione per un alto dibattito, per un confronto sereno ma, allo stesso tempo costruttivo; quindi, noi ci limiteremo ad intervenire nei limiti strettamente necessari per garantire questo minimo di dialettica che deve essere assicurata all'importanza di questo dibattito.

Un programma - dico subito - così com'è stato illustrato dal Presidente Pili che non è chiuso ma è aperto; è aperto ai suggerimenti, è aperto alle indicazioni che possono provenire certamente dai banchi della maggioranza ma sicuramente, anzi è auspicabile vengano dai banchi della opposizione, perché è assolutamente necessario che sui programmi, sui temi e sulle questioni, sulle scelte di programma che interessano tutta la Sardegna, che è destinato essere attuato in tutta la Sardegna, ci sia il concorso - per quanto possibile - di tutte quante le componenti politiche qui rappresentate. Quindi, a mio giudizio, sussistono tutte le condizioni perché questo dibattito si svolga col massimo di serenità possibile, perché è giusto che quando si parla di problemi che riguardano la Sardegna tutti quanti, sia da una parte che dall'altra, dicano la loro opinione, esprimano i loro giudizi e diano i loro suggerimenti, poi, naturalmente il Presidente che è deputato a questo avrà la capacità di fare la sintesi, di operare le scelte necessarie ed insieme alla Giunta, che questo Consiglio vorrà votare dando la fiducia, realizzerà con atti di governo e con provvedimenti di governo.

Io devo dire che anche nella legislatura scorsa, quella passata da qualche mese, l'opposizione ha assunto delle iniziative volte a migliorare la qualità legislativa dell'ordinamento esistente, ha dato cioè una serie di contributi in questo senso, cioè non si è tirata indietro l'opposizione della passata legislatura in questa direzione. Il Presidente Selis nel formulare gli auguri al Consiglio regionale alla vigilia del Natale o alla chiusura dell'anno 1998, ebbe a ricordare in quest'aula che i tre provvedimenti legislativi più qualificanti approvati nel 1998, e cioè quello sulla informatica, quello sulla riforma dell'amministrazione regionale (ordinamento del personale) e quello sugli incentivi a favore delle imprese che facciano nuove assunzioni, furono tutti provvedimenti che avevano la firma di Alleanza Nazionale, questo a dimostrazione del fatto che anche dai banchi dell'opposizione se si ha cuore l'interesse della Sardegna e dei sardi si possono fare le proposte, si possono assumere degli atteggiamenti costruttivi.

Io questo chiedo all'opposizione. Non di fare o di stravolgere le regole del gioco, ma di fare né più e né meno quello che hanno saputo fare altre opposizioni, quando si presenti l'occasione, le iniziative legislative, le proposte serie, le proposte intelligenti dovranno essere ben accettate dalla maggioranza, perché io penso che questo sia il minimo che debba essere fatto.

Naturalmente nel rispettivo ruolo che ciascuno deve svolgere, come è stato più volte detto proprio da questo posto che non si devono mai confondere i ruoli della maggioranza con quelli della opposizione di turno, perché occorre anche accettare l'idea che ci possa essere una turnazione in queste vicende della politica, naturalmente i ruoli devono rimanere ben distinti; la maggioranza deve assumere la responsabilità di governo, l'opposizione deve assumere la responsabilità di vigilare e di controllare l'azione di governo e deve esercitare anche un'azione di impulso e di stimolo. Questa maggioranza che oggi si presenta in quest'aula per ottenere la fiducia dal Consiglio, trae origine dal cosiddetto forum delle opposizioni. Cioè, un accordo, un'intesa un ragionamento politico svolto tra forze politiche che avevano storie e percorsi diversi, ma che comunque si sono incontrati e hanno condiviso un comune sentire nell'interesse della Sardegna.

E` da lì che trae origine il comportamento successivo di queste forze politiche, sia di quelle che si sono poi alle recenti elezioni presentate come Polo per la Sardegna, sia da quelle che poi si sono riconosciute nella casa comune dei sardi, cioè sia gli uni che gli altri traggono origine, hanno dibattuto, si sono confrontate e sono giunte alle medesime conclusioni in quella sede, passando cioè da un progetto, da un'idea delle opposizioni che era evidentemente tutto da scrivere ad una conclusione che è quella di un buon governo, forum del buon governo; questo è in sostanza il messaggio politico che trae origine da Arizzo e che si è concluso il 13 e il 27 giugno con le elezioni e col conseguente risultato elettorale.

Dei quali pure bisognerà dire qualche cosa, non si può assolutamente negare, né si può disconoscere ulteriormente il fatto che il Polo per la Sardegna ha avuto oltre il 52, 53 per cento al ballottaggio ed oltre il 48 per cento nel primo turno delle elezioni; cioè le indicazioni che erano destinate al governo, cioè il voto che aveva come punto di riferimento il Presidente della Giunta, il Governo della Regione, ha ricevuto i consensi che ho appena citato, di questo deve essere dato atto e deve essere dato atto in che modo? Accettando democraticamente il responso delle urne. Senza cioè ricorrere al mutamento delle regole della matematica, perché non è corretto o non sarebbe corretto sommare i voti degli altri pur non essendo questi altri organici, o almeno non essendosi presentati organicamente al corpo elettorale, quando fa comodo, e non sommando invece i voti di altri che pure nelle stesse condizioni non si sono organicamente presentati con altre coalizioni, valga l'esempio dei Democratici onorevole Selis.

I Democratici non erano organici al centro sinistra, al listone del centro sinistra e quindi, i voti e i seggi dei democratici potranno essere sommati a quelli della coalizione autonomistica con un'operazione politica, cioè successivamente al voto né più e né meno di come i voti di Nuovo Movimento possono essere sommati al voto del Polo per la Sardegna con un'operazione politica, cioè con accordi post-elettorali, non pre-elettorali e di coalizione. Questo tanto per chiarire un aspetto del problema che non è di poco rilievo, perché attiene alla stessa legittimazione della coalizione che si appresta ad assumere la responsabilità del governo, e del Presidente che questa coalizione dirige. E cioè, il Presidente Pili che ha ricevuto non solo una legittimazione, ma addirittura un'investitura popolare attraverso oltre 151 mila voti di preferenza, cioè un risultato che - statistiche alla mano - non ha mai raggiunto nessun altro uomo politico in Sardegna, né il Presidente Segni quando - chi lo ricorda - si candidò, ed erano 4 le preferenze e non una sola come adesso; né il Presidente Cossiga, 101 mila, sarà stata l'eccezione forse del Presidente Cossiga ma, c'erano 4 preferenza, mai nessuno con un'unica preferenza ha sognato di poter raggiungere la quota di 151 mila preferenze, credo che basti ed avanzi per poter dire che il giovane Sindaco di Iglesias candidato dal Polo per la Sardegna alla Presidenza della Regione, con 151 mila voti di preferenze ed oltre, possa essere considerato ben investito dal popolo sardo Presidente della Regione Sarda. Certo, sotto il profilo formale, statutario e costituzionale è il Consiglio che lo ha eletto Presidente della Giunta, bene ha fatto il Presidente a ricordare, a rimarcare e a sottolineare questo aspetto del problema; però naturalmente pur essendo tutto ciò vero e sacrosanto, indiscutibile, non può essere sottaciuto il fatto che questo feeling particolare che si è stabilito tra il Presidente Pili e le popolazioni della Sardegna, che non riguardano soltanto i 151 mila voti delle persone che hanno dato la preferenza a lui, ma riguardano le centinaia, e centinaia di migliaia di persone che si sono riconosciute nelle liste del Polo, ma anche in quelle dell'U.D.R. che fa parte della coalizione, e di una parte del Partito Sardo d'Azione e del Nuovo Movimento che hanno dato un'indicazione verso il voto a favore del Presidente Pili, evidentemente è un dato che non va assolutamente trascurato, e di questo bisogna tener conto e quindi, l'opposizione deve riconoscere la piena legittimazione a governare al Polo per la Sardegna e alla casa comune dei sardi.

Presidenza del Vicepresidente Spissu

(Segue MASALA.) Allora, non è che devo andare oltre perché dovevo dare un'indicazione di natura politica, perché forse sugli stessi temi in fase conclusiva altri colleghi, magari di altre forze o del mio stesso gruppo, ritorneranno anche avanzando delle ipotesi di prospettiva, in ordine per esempio, alle regole che necessariamente dovranno essere riscritte perché finalmente chiunque sia poi naturalmente, perché è fatto altamente significativo, ed è giusto che chi vince le elezioni possa essere messo in grado di governare e possibilmente di ben governare se è sufficientemente sorretto dal voto, ma soprattutto dalle rappresentanze che attraverso il voto vengono espresse. Quindi, diciamo che in conseguenza di tutti questi avvenimenti si è verificato un fatto che - almeno per Alleanza Nazionale - è molto importante. E` molto importante perché si è andati oltre le espressioni che solitamente vengono usate, e cioè: si deve affermare la discontinuità di questa maggioranza e di questa Giunta con le precedenti, si deve affermare questo principio perché giustamente non deve essere fatta una confusione tra le scelte, sia in materia politica che in materia economica ed anche in materia sociale delle giunte precedenti con quelle che dovranno essere fatte da questa maggioranza o da questa Giunta e dalla maggioranza che la sorregge. Io dico che c'è stato qualcosa di più di questa semplice discontinuità, c'è stata una vera e propria svolta, perché l'alternanza era - chiamiamola così - era nel conto, era logico che si potesse (ad un certo momento) giungere date le premesse ad una situazione di alternanze, è naturale che vi fosse una eventualità di questo genere; però, in questo caso io ritengo che vi sia stata una svolta, un cambiamento maggiore di quello che può essere rappresentato, concettualmente maggiore da quello che può essere rappresentato dalla semplice affermazione di una discontinuità, e cioè io dico una vera e propria svolta. Perché è la prima volta che la destra politica ha la possibilità di assumere responsabilità o corresponsabilità di governo insieme ad altre forze politiche della Regione sarda, questo è un fatto estremamente positivo non per Alleanza Nazionale che è una cosa assolutamente trascurabile, e non l'avrei detto se avessi pensato minimamente che questo lo avrei potuto rivendicare soltanto per Alleanza Nazionale, no, lo voglio dire perché è un interesse generale e perché si tratta di mettere a disposizione della Regione Sarda delle risorse che non sono state mai utilizzate e nessuno di voi può dire se queste risorse saranno utili o non utili alla Sardegna, se e fino a quando non verranno utilizzate. Allora, signor Presidente della Giunta, onorevole Mauro Pili, la responsabilità che grava sulle sue spalle è enorme, perché enormi sono i problemi che noi abbiamo di fronte; però io debbo dire che la sua intelligenza, la sua capacità e la sua volontà sono più che sufficienti alla bisogna, vada quindi avanti con coraggio, noi di Alleanza Nazionale la seguiremo in questa esaltante stagione politica.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (P.R.C.). Signor Presidente e signori colleghi consiglieri, chiedo preventivamente scusa a tutti se il mio intervento non avrà il carattere dell'organicità, riconosco che ciò deriva da un mio limite di comprensione e di esposizione, ma riconoscerete anche che ciò deriva dal fatto che al Consiglio regionale ieri, a noi consiglieri alla pari dell'audience, dell'utenza televisiva, del discorso alla nazione (alla nazione sarda si intende) è stato esposto un programma, dei lineamenti programmatici che solo in minima parte contengono le vere intenzioni della presunta maggioranza, giacché poi a margine o in esito alla riunione del Consiglio è stato consegnato un malloppo grosso di molti fascicoli che andavano pure se non proprio esaminati e studiati almeno scorsi, visti. Poi, poco importa che molti di questi fascicoli contenessero l'elenco dei sindaci, di altre persone, mi pare che ci fosse anche l'elenco telefonico, però anche per vedere questo ci è voluto del tempo, e quando abbiamo chiesto di poter esaminare o almeno conoscere nell'insieme le intenzioni, le linee del programma per poter dare una valutazione c'è stato detto dopo tre mesi circa dalle elezioni che bisognava fare in fretta, che era tutto chiaro ed evidente che la maggioranza c'era e che era pure coesa, anzi unita come un unico uomo, dice adesso l'onorevole Masala e per cui c'era poco ancora da avere tempo, era tutto chiaro ed era tutto evidente.

Ora a me consigliere regionale, alla parte politica alla quale appartengo Rifondazione Comunista, ritengo anche all'insieme della coalizione Autonomista, non pare proprio che tutto sia chiaro, tutto sia definito, tutto sia così facilmente praticabile. Intanto a me pare che ancora questa riunione di avvio della legislatura si svolga in un clima e una condizione abbastanza paradossale, per alcuni versi surreale; sono state esposte delle dichiarazioni programmatiche, delle intenzioni di governo e non si è fatto cenno né nella parte oralmente espressa, quella letta in aula e nel discorso alla nazione, il discorso dal balcone ripreso dalle televisioni private ovviamente, di parte ovviamente, che devono veicolare il messaggio al popolo ovviamente, ma solo quando parla il Presidente, se poi c'è il dibattito in aula in questo Consiglio nessuno si premura di far conoscere al popolo, a quel popolo sardo di cui bontà vostra, bontà sua Presidente del quale ancora riconosce che deve essere usata l'espressione di far conoscere almeno in parte a quello stesso popolo quali sono le opinioni del Consiglio regionale, quale è il confronto, quale è il dibattito, quali sono le risultanze, al popolo si devono far conoscere solo i discorsi dal balcone, il discorso alla nazione, il dibattito no, il consiglio no, e neppure si è detto. Nelle dichiarazioni programmatiche a nome di chi? E di quali parti del Consiglio - intendo parti politiche - quelle dichiarazioni venivano rese? E` un disprezzo sommo, totale della democrazia parlamentare e del valore della democrazia autonomistica che in questo consesso ha la sua massima espressione di volontà e di rappresentanza popolare. A nome di chi il Presidente, di quale coalizione, formato da quelli forze politiche che costituiscano una maggioranza possibile e non presunta, non virtuale e non da raccogliere, non da costruire così in modo posticcio con incontri politici e trattative che ben si sa ancora si protraggono in queste ore, e si protrarranno nelle ore successive, prendere o lasciare, con un appello rivolto in conclusione perché in meno i più vicini, o non ho capito se i meno lontani, poi riescono ad aderire al punto di costituire una maggioranza almeno risicata, che possa consentire di costituire un governo. Ed allora, di chi sono quelle dichiarazioni programmatiche? A chi appartengono? A quella coalizione dice l'onorevole Masala unita come un solo uomo, un tutt'uno tanto che inizia Masala e finirà Pittalis e diranno la stessa cosa, in una consecuzione logica, politica, non solo temporale per cui tutti la pensano allo stesso modo, ma come, non è vero, lo sapete. Voi avete annoverato per fare numero, contano i numeri in democrazia, onorevole Masala, un tempo non contavano, allora contavano i bastoni, ma finchè si lotta in questo paese e si voterà i numeri contano, perché i numeri rappresentano persone vive, che hanno anima, i cittadini rappresentano i numeri.

Ognuno di noi è qui perché rappresenta quei numeri che sono persone, chi di più, chi di meno ne rappresentiamo, però ognuno rappresenta una sensibilità, un interesse reale e questo insieme di interessi che si agitano nella società, oltre che essere presenti e vivere, tutto questo fa il popolo vero, reale, con i suoi bisogni, i suoi diritti.

Il popolo sardo non è un'espressione letteraria, un'accezione da salvare nel vocabolario politico, è un insieme di interessi e di bisogni ai quali bisogna concretamente rispondere, e di questi interessi e di questi bisogni reali qui bisogna parlare e dire come in realtà si è capaci di affrontarli e di risolverli.

Voi avete annoverato nella maggioranza presunta e virtuale, voi parlate come maggioranza, ma chi vi ha eletto maggioranza? Sarete quando sarete maggioranza.

Anche nel tenere questo dibattito si è dato la parola a chi l'aveva chiesta per secondo, e non a chi l'aveva chiesta per primo perché ha detto: "No, prima ad uno della maggioranza", auguri.

A voi, nel ritenere che siete maggioranza, sommate i numeri, numeri che non avete allo stato delle cose, può essere che le abbiamo, auguri, anche perché fra quelli che voi dite che comporranno questa maggioranza, come dire, chi sente, chi ascolta e chi crede alle cose che si dicono? Io per esempio sono fra quelli che credono alle cose che i colleghi, i consiglieri regionali rappresentanti del popolo dicono, che ragioni avremmo di non crederci fra di noi? Se un consigliere regionale dice: "Io sono di Sinistra" intanto aspetto che mi spieghi com'è che essendo di Sinistra, dicendolo lui, poi va a costituire una maggioranza di Destra, se la costituisse.

Allora sento dire oralmente e per iscritto che l'onorevole Serrenti dice di essere uomo di Sinistra, sento dire oralmente o per iscritto che l'onorevole Grauso si considera uomo impenitente di Sinistra, per non dire di altri, per non dire di Demontis che ne aveva aggiunto di Centro Sinistra e poi ancora un assessore, per non dire di altre personalità di spicco di questo Consiglio che hanno storie vissute, nobili, di gente che ha appartenuto a componenti di Sinistra, dei loro schieramenti politici autonomisti e democratici.

Possiamo così semplificare questa realtà complessa e ritenere tout cour, Masala, perché Pili se ha preso 150 mila preferenze automaticamente voi abbiate acquisito chissà quale diritto fondamentale a essere maggioranza, a prescindere dai numeri? Come si fa a essere maggioranza a prescindere dai numeri? Si può avere un'aspirazione a esserlo. Qualcuno dei consiglieri, che voi annoverate nel numero risicato di 40, che non sarebbe poi una maggioranza parlamentare, sarebbe un espediente tecnico assembleare perché possa essere varata una Giunta, 40 su 80, la maggioranza, stravincere le elezioni, cambiamento, sconvolgimento.

Ha detto che per esempio la Destra, io non so esattamente quale sia la Destra vera alla quale ci si poteva riferire, era una cosa secca, non so se la cosa era secca o fresca, però il livello del raccordo, del giudizio, dell'interlocuzione, chiamiamola così, politica, è anche questa e con le cose secche o fresche si può fare maggioranza così coesa, così nobilmente rivolta a risolvere finalmente i problemi dei sardi, a realizzare il cambiamento?

La verità è che questa che si presenta, o presume di essere una maggioranza non lo è, e quindi, signor Presidente, forse è opportuno che prima che si creino altri danni, oltre quelli già consumati in questo tempo lungo di attesa e di incapacità di proporre una maggioranza, proprio quelle forze che hanno presunto di aver vinto le elezioni, le elezioni si vincono quando si ha una maggioranza, le elezioni non le ha vinte nessuna delle coalizioni, chi non ha maggioranza forma coalizioni allargando la sua base, quella che ha alla luce del sole, concorrendo ognuno con la sua forza e con la sua idea a costituire un programma di governo, non un'attribuzione di assessorati e di pezzi di potere perché è un'altra cosa l'attribuzione dei pezzi di potere, della conquista degli spazi di potere o di sotto governo, o anche solo di potere, di potere legittimo, di potere ordinato, di potere pulito, ma in democrazia anche la rappresentanza ha un suo valore.

Onorevole Masala, lei accede ad una ipotetica maggioranza nella quale il cittadino sardo che ha votato il suo Partito, Partito rispettabile perché è un Partito politico che non solo ha una storia controversa che io non condivido, e spero di poter contrastare fino a quando avrò possibilità di vivere, tuttavia è un Partito politico che ha una sua connotazione, una sua storia, una sua riconoscibilità, una sua dignità da quella parte. Ma lei accede all'idea che un sardo che vota il suo Partito, la sua idea, il suo programma esprima un tasso di valore politico che sia un terzo, un quarto, un settimo di quello di un altro partner della sua maggioranza? Che in ipotesi lo stesso vicino di quel sardo, un altro sardo che vota U.D.R. esprima invece un voto che vale cinque volte il voto del sardo che vota la sua idea e il suo Partito? Questa è democrazia? Comprendo il fatto che lei dica: "La novità sta solo nel fatto - dal nostro punto di vista - che per la prima volta la Destra politica - cioè la Destra più vera, e devo dire anche più sincera, quella più riconosciuta e riconoscibile, cioè Alleanza Nazionale - varchi la soglia del governo". Lo comprendo, paga un prezzo, ma paga un prezzo, una dogana troppo alta rispetto ai valori di una democrazia rappresentativa. Direte: "A te che te ne importa, sono affari nostri, noi dividiamo le nostre cose fra di noi".

Ma la democrazia non è degli uni e degli altri, la democrazia è di tutti, quando una compagine di governo, una possibile maggioranza si costituisce e si compone in questo modo, ben si comprende quali saranno gli sviluppi successivi perché non c'è una convinzione, una base comune a fare da cemento, ma forse c'è del cemento che deve essere utilizzato per fare molte costruzioni.

Di quale casa comune si vuol parlare? Ma perché dobbiamo continuare a vivere, a tenerci in questa condizione di paradosso e di surrealità? Casa comune, peraltro dei sardi, tutti i sardi che non sono all'U.D.R. non hanno casa, non hanno diritto di avere casa, devono fare i baraccati a vita? Tutti quelli che non sono dell'U.D.R., perché della casa comune è rimasto solo U.D.R., io leggo l'elenco degli assessori e vedo che sono tre assessori dell'U.D.R. su tre consiglieri regionali...

(Intervento fuori microfono)

(Segue COGODI.) Perché di quella presunta casa comune per cui si è detto: "Alleanza Politica è fondata fra il Polo e la casa comune". Di quella casa comune ci sono tre attribuzioni assessoriali, tutti e tre all'U.D.R., non vedo attribuzioni assessoriali agli altri eventuali coinquilini, quelli che voi avete dichiarato, mica io, che dovevano abitare in quella casa comune. Li avete già sfrattati, ha tre stanze, li avete messi fuori, nel sottoscala, qualcuno in terrazza a mettere un'antenna, qualche altro a raccogliere in giro qualcosa, ma nelle stanze non ci sono, se stiamo alla metafora della casa comune, ma l'avete inventata voi la metafora, mica io, voi l'avete proposta nella politica, mica noi.

Intendo dire seriamente che tutta questa costruzione, che appare essere una colazione non lo è, è un coacervo di persone e di interessi particolari che non badano ad un progetto politico di sviluppo della Sardegna, ma badano intanto a trovare casa.

Siccome il tempo scorre, vorrei fare due accenni a questioni più di contenuto, di merito del programma esposto sia del discorso alla nazione, sia del discorso dal balcone, sia della parte scritta e consegnata che non è altra cosa rispetto a quello che prima esponevo perché è del tutto consequenziale mancando un reale, comune intendimento non c'è base comune a tutto questo, questa coalizione se si compone si compone per una assomatoria di interessi particolari. Non c'è progetto, spirito di Aritzo, chiediamo ai sardi cos'è lo spirito di Aritzo, tutti pensano al torrone, che spirito Aritzo? Ma che c'entra lo spirito di Aritzo, ma chi l'ha visto, chi lo conosce?

Il popolo è tutto mobilitato alla ricerca dello spirito di Aritzo, quello che richiamate voi, bisogna smetterla con questo tipo di rappresentazioni puramente parolaie che vogliono suscitare sensazione, perché diventa il modo più vecchio di fare politica, altro che innovazione e cambiamento!

Ho cercato inutilmente nelle dichiarazioni programmatiche sia quella del discorso alla nazione, sia in quelle più modestamente scritte, ho cercato inutilmente il capitolo delle riforme Fantola, tu non volevi andare a Destra per fare le riforme, tu volevi andare a Destra perché dovevi tornare a casa; casa comune, casa comune di Destra, questo va bene, la Destra con la Desta, la Sinistra e il Centro Sinistra con il Centro Sinistra, l'autonomia con l'autonomia, gli antiautonomisti con gli antiautonomisti perché l'autonomia è democrazia, l'autonomia è partecipazione popolare alle vicende della politica, è presenza vera dei bisogni nei luoghi dove si fa politica, perché questi bisogni possono essere affrontati e risolti e dei diritti perché siano soddisfatti i diritti veri della gente, della gente, signor Presidente in carne ed ossa, quella vera, tutta la gente, quella che vota e quella che non vota, quella che fa davvero un popolo che non è il gentismo, che non è il populismo, che non è il peronismo made in Sardinia.

Questa visione che si ha di gente, di popolo indistinto sempre sullo sfondo, che però non vale nei modi e nei luoghi nei quali in modo consapevole il popolo si organizza nei suoi Sindacati, nei suoi partiti politici, nelle sue organizzazioni, questo è un modo che travolge la democrazia, i valori della democrazia e quindi anche dell'autonomia.

Lei ieri non si è rivolto al Consiglio regionale, si è rivolto al popolo indistinto attraverso una televisione privata, che oggi non c'è, nel dibattito non c'è, non ci deve essere nel confronto politico, ci deve essere solo nel momento del discorso dal balcone, e tornerà quella televisione quando lei ritornerà sul balcone a parlare, magari a replicare.

Questa è umiliazione della democrazia e dell'autonomia, altro che esaltazione. Ma nel merito e nelle cose due riferimenti rapidi. Avete detto che questa coalizione nascerebbe per cambiare in meglio la situazione sarda, per affrontare soprattutto i nodi dello sviluppo e i nodi del lavoro, non è vero e non è neppure vero che voi abbiate proposto o che il Presidente abbia proposto a coloro ai quali ha lanciato l'appello perché costituiscono qui una maggioranza, ai meno lontani o ai più vicini.

Cose generiche, cose anche ambivalenti, o almeno ambigue, che possano avere cioè diversa lettura, che le possa leggere in un certo modo, ad esempio Fantola pensando alle sue riforme, quelle che escludono la gran parte della gente alla politica, quelli che fanno della politica un'attribuzione di un elite privilegiata, maggioritario di tutte le minoranze dove il popolo può rimanere indietro o peggio per lui, come se noi non avessimo il dovere di domandarci perché chi rimane indietro rimane tale. Anche a chi non vota noi abbiamo il dovere di andare a ricercare e a indagare perché chi non vota si allontana dalla politica si disaffeziona perché dove non c'è la gente che torni ad occuparsi, ad interessarsi, a contare, a pesare, a condizionare non c'è più la democrazia, non c'è più l'autonomia.

Però quando voi affrontate le grandi questioni, quelle che davvero dovrebbero costituire e dire la sostanza di un accordo di governo e parlate per esempio di lavoro, non è vero che non dite nulla di diverso e di pericoloso. Quando parlate di sanità non è vero che non dite nulla di diverso e di dannoso, mi domando come l'Assessore alla Sanità Oppi, che ha fatto cose egregie anche in altri momenti della vita pubblica regionale e della vicenda autonomistica, potrà accettare l'idea che la sanità pubblica debba essere spiantata per fare luogo alla cosiddetta concorrenza con i privati, ad una sorta di autonomia totale per cui la cura, la salute sia di chi fa meglio nel mercato, come se il malato faccia un indagine di mercato prima di farsi ricoverare e di farsi curare.

So bene che qui c'è una lobby politica importante della sanità, soprattutto della ospedalità privata in questo Consiglio, ma non è una buona ragione per cui si pensi che debba essere spiantato in questa regione il sistema di garanzie di tutela della salute, oppure se ne discuta più apertamente, il Presidente non ne ha parlato, il popolo non lo sa perché non l'ha sentito ieri, è in quella parte scritta, non è in quella parte annunciata a tutti.

Se voi dite in materia di lavoro che in questa regione bisogna fare una guerra frontale contro la disoccupazione, e ignorate che questa regione sia dotata di strumenti speciali ed eccezionali per il lavoro, e non vi fate neppure riferimento a questi strumenti che vedono impegnati tutti i Comuni della Sardegna, non solo i Sindaci, tutti i Comuni impegnati nel produrre una programmazione dello sviluppo locale che tenga conto dell'occupazione, con la possibilità di avere da questa regione mille miliardi da combinare con le risorse private per fare sviluppo ed occupazione in sede locale, perché non se ne fa cenno, neanche si menziona.

Dite che entro sei mesi farete una proposta per il lavoro, quando invece c'è da pensare come attuare e migliorare tutto quello che abbiamo; in materia di territorio voi dite che la legge 45, quella che fu approvata da questo Consiglio essendo Presidente l'onorevole Floris, che quella legge 45 non vale più e a quella legge 45 va ugualmente spiantata e che gli interventi del territorio nel frattempo, mentre si pensa che si avrà una nuova legge, dovranno avvenire attraverso la proposta dei privati le quali proposte munite di valutazione di impatto ambientale varranno come sostitutivi dei Piani Paesistici di garanzia pubblica.

Tutte queste cose ed altre sono contenute nei programmi che in forma scritta sono stati consegnati ai consiglieri, i consiglieri li leggono, credo che dovranno essere trovate forme perché anche l'opinione pubblica conosca queste proposte, perché nel discorso pubblico di ieri non apparivano e quindi su questo, cari colleghi, avvenga un confronto vero in aula, su queste cose, nel merito della politica regionale possono avvenire gli incontri, anche gli scontri se è necessario, in ogni caso laddove sarà possibile la più ampia sintesi perché la Sardegna avere un governo ma perché sia...

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.). Egregio Presidente, colleghi, io vi annuncio da subito che il mio sarà un intervento fatto con emozione perché è il primo intervento che faccio in Consiglio regionale, e ve ne chiedo scusa da subito.

Per prima cosa mi permetto di sottoporre al Presidente del Consiglio che la democrazia vuole anche il rispetto delle regole, l'onorevole Cogodi ha parlato per 28 minuti senza che lei abbia fatto osservare al collega che anche i tempi e le regole sono un fatto che deve essere rispettato.

Ma non voglio entrare in polemica, dico questo perché ho profondo rispetto delle regole e delle istituzioni per le quali noi tutti ci siamo messi a disposizione, perché abbiamo avuto un mandato dai cittadini. Mi spiace che l'onorevole Cogodi non abbia letto gli allegati al programma che il Presidente della Giunta ha presentato, e che forse abbia ascoltato poco le dichiarazioni che sono state rilasciate ieri verbalmente in aula, perché avrebbe capito che noi non abbiamo nessuna intenzione e nessun interesse ad occupare il potere, perché noi la democrazia è, onorevole Cogodi, rispondere ai bisogni dei cittadini e della Sardegna. In questo momento i cittadini e la Sardegna hanno bisogno di riforme, hanno bisogno di lavoro, hanno bisogno di poter vivere meglio di quanto non abbiano vissuto fino a d'ora.

Dico anche che il Presidente Pili non è vero che non rappresenta nessuna maggioranza, rappresenta la maggioranza che legittimamente l'ha eletto in aula e che poi, certo, questa aula verificherà attraverso il voto se ancora deve restare Presidente di una Giunta che avrà o no il consenso di quest'aula, ma non è rappresentante di nessuno, è rappresentante di 152 mila sardi che l'hanno votato ed è rappresentante di tutti i Partiti e di tutti i consiglieri che gli hanno dato la fiducia e l'hanno eletto Presidente della Giunta, non credo che occupi quel posto abusivamente.

Sono spiacente del fatto che l'onorevole Cogodi, mi auguro che riguardi solo lui, non abbia letto il nostro programma, perché il nostro programma si incentra su una volontà di conquistare l'autonomia, e attraverso questa autonomia noi vogliamo dare risposte concrete ai bisogni della Sardegna e di tutti i sardi.

La nostra, diversamente da come spesso ho sentito dire, non è l'isola del sottosviluppo perché tutti gli indicatori economici e sociali rivelano una qualità e una quantità di consumi che non sono certo da isola del sottosviluppo.

Il problema vero e che noi siamo l'isola della dipendenza, è un'isola nella quale le risorse, non solo quelle finanziarie ma anche quelle umane, servono ad aumentare i consumi le cui produzioni invece portano ricchezza fuori da quest'isola, è un'isola nella quale esiste la politica e la filosofia della dipendenza perché nessuna decisione può essere assunta a livello istituzionale e politico senza che ci siano poi gli equilibri e gli interessi che esistono a livello nazionale, molto fuori e molto lontano da noi che non possono essere modificati e pertanto spesso e volentieri abbiamo assistito all'impedimento di riforme e di nuove politiche che potevano essere fatte a livello istituzionale.

Le politiche che si sono attuate in questi ultimi anni hanno purtroppo aggravato questa dipendenza e l'hanno aumentata in modo considerevole, sottomettendo agli interessi della collettività gli interessi che erano della partitocrazia e anche gli interessi delle ideologie.

Credo che nel programma che il Presidente Pili ha illustrato si faccia un grande passo avanti, cioè si chiede a questo Consiglio di confrontarsi non sugli interessi della partitocrazia e sugli interessi delle ideologie, ma di confrontarci sui bisogni della Sardegna e sulle proposte di soluzione che noi diamo, aperti anche al confronto se queste sono o no le risposte che la Sardegna attende.

Questa politica della dipendenza ha creato le grandi diseguaglianze di fronte alle quali oggi ci troviamo, e noi siamo vittime di questa politica e di questa dipendenza due volte: come istituzioni e come cittadini, perché ciascuno di noi qua è cittadino e ciascuno di noi rappresenta i cittadini che l'hanno votato.

Credo che sia importante trasformare un circolo che purtroppo è diventato un circolo vizioso, farlo tornare in un circolo virtuoso, questo è quanto ci proponiamo col programma che è stato presentato ieri dal nostro Presidente. Ci rendiamo conto anche che per invertire la rotta ci vuole coraggio, ed è lo stesso coraggio che i sardi ci hanno chiesto di avere nel momento in cui avendo dato 152 mila voti a Mauro Pili, gli hanno anche di fatto chiesto di essere il Presidente della regione sarda.

Però noi crediamo che questo coraggio non debba appartenere soltanto alla coalizione che oggi si presenta qui perché si propone di governare la Sardegna, credo che questo coraggio possa essere condiviso da molti altri, da tutti quelli che credono davvero che la Sardegna abbia bisogno di interventi e di azioni concrete, che diano soluzione ai bisogni della nostra isola e soprattutto dalle persone che vivono in questa isola; spesso si ha l'impressione di vivere in un posto dove manca l'aria, avere voglia di poter respirare un'aria nuova che qua chissà perché non c'è più. Credo che sia compito di questo Consiglio aprire le finestre e far entrare la ventata di novità, che poi è aria che ci consente di vivere perché l'aria è fondamentale.

Noi facciamo delle scelte che riteniamo di fondo e che riteniamo rispondano a quello che i sardi si aspettano da noi, in particolare vogliamo ridare dignità alla Sardegna con azioni concrete, che favoriscano lo sviluppo economico, ma nello stesso modo, nella stessa misura, con lo stesso peso e la stessa attenzione vogliamo, con impegno, migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini della Sardegna, soprattutto di quelle fasce deboli e disagiate che sono state schiacciate dalla politica della dipendenza.

Noi vogliamo creare condizioni di benessere diffuso, attraverso lo sviluppo dell'occupazione, ma anche attraverso una politica sociale e assistenziale che nel rispetto della solidarietà, quella vera, non quella che si racconta ma che poi in realtà ci mette tutti uguali e quindi non soddisfa quelli che davvero ne hanno bisogno, risponda e dia soluzioni e aiuti alle persone che davvero hanno bisogno di aiuto in termini di assistenza e di solidarietà e in Sardegna cominciano veramente a essere tante, a essere troppe, credo, e ciascuno di noi ha questa consapevolezza.

Per noi questo significa anche sottrarre i singoli all'umiliazione del dover chiedere perché, badate, purtroppo sempre di più, in modo drammatico, quelli che sono diritti che uno stato di diritto deve garantire, diventano invece cortesie che i singoli cittadini devono chiedere, diventano raccomandazioni che li mettono ostaggio dei singoli politici, dei singoli portaborse, della politica in generale; questo non è possibile, noi questo non lo possiamo accettare.

Noi assumiamo all'interno del programma che ha presentato il Presidente Pili un impegno che per noi è fondamentale, ed è quello di rimettere al centro dell'attività anche politica - istituzionale la persona, per noi la persona conta, il singolo conta, i suoi interessi e i suoi bisogni devono essere soddisfatti e i suoi interessi devono essere tutelati.

E` per questo che se l'onorevole Cogodi avesse letto gli allegati alle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili, avrebbe trovato qualcosa di interessante circa le politiche assistenziali e sociali per quanto riguarda la famiglia, con l'impegno della regione a stanziare delle somme verso le famiglie più deboli che consentano quindi loro di mantenere unita questa famiglia, se siamo d'accordo che la famiglia è il centro poi della nostra vita, della nostra azione politica e sociale dalla quale non si può prescindere.

Avrebbe trovato anche delle cose interessanti sull'assistenza agli anziani che noi vogliamo ottenere all'interno delle famiglie e non vogliamo spostare negli ospizi, fra l'altro cosa che aumenta i costi della spesa sanitaria in modo notevole, perché come tutti sanno, una parte dei costi sanitari sono dovuti al fatto che la grande ospedalizzazione degli anziani poi è dovuta al fatto che in realtà spesso non si sa dove metterli; teniamoli in famiglia, aiutiamo le famiglie a tenere gli anziani al proprio interno.

Credo anche che siano contenuto delle cose importanti sulla scuola, che per noi non può essere soltanto un momento di trasmissione di nozioni e di informazioni, ma che per noi deve essere un momento fondamentale per la formazione della persona e per la valorizzazione di una ricchezza, che è una ricchezza di tutti noi che è quella della diversità.

Questo deve passare nelle scuole di ogni ordine e grado, perché sé vero che tutti noi vogliamo valorizzare le risorse umane, la prima cosa da fare è valorizzare le diversità che danno la ricchezza alla collettività.

Concludo perché so che i tempi sono limitati, e dico a questo Consiglio e al Presidente Pili che noi di Forza Italia, ed io in particolare, saremmo i primi a vigilare perché gli impegni assunti con i cittadini vengano rispettati insieme ai valori di libertà, di rigore morale e giustizia che sono alla base della nascita stessa di Forza Italia.

Credo che tutti noi abbiamo un grande nemico da abbattere, la povertà, non vogliamo più poveri in Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (F.D.) ...gli elementi che non troveranno corrispondenza nella realtà contingente. Ho pertanto seguito con attenzione ed interesse le dichiarazioni programmatiche da Lei rese ieri sera in aula, per cercarvi quale dei due elementi la caratterizzavano al di là dal suggestivo titolo del ponte passerella.

Debbo purtroppo constatare che le sue dichiarazioni programmatiche sanno tanto di dichiarazioni e poco di programmatico. Infatti il mal riuscito mix di autonomismo delle citazioni, genericità delle proposte attinte a piene mani anche da programmi che non gli appartengono, tipo quello dei cattolici democratici, dei laburisti di Blair, non sono sufficienti a delineare un progetto credibile di sviluppo per la Sardegna. Al di là, infatti, dell'ovvietà di alcune analisi e delle sue soluzioni proposte vedo il limite di fondo di tutte le sue dichiarazioni programmatiche e un limite di carattere politico. A queste dichiarazioni programmatiche manca un'anima, manca una visione globale dei problemi e dei bisogni, dei vincoli e delle opportunità di sviluppo. Ma questo non ci meraviglia più di tanto, perché non è solo un problema di crisi delle ideologie, di eccesso di pragmatismo o del prevalere dell'immagine televisiva, il problema vero è che Lei, presidente Pili, vive in prima persona tutti i limiti e le contraddizioni di un quadro politico precario, instabile ed ancora oggi indefinito per stessa ammissione del capogruppo di Alleanza Nazionale.

Nessun riferimento è stato fatto ad un accordo di maggioranza, alle forze che lo compongono, e lo stesso appello che Lei ha rivolto a tutto il Consiglio all'insegna di una generica unità dei sardi a prima vista potrebbe apparire come il tentativo di un presidente che sente il dovere di fare una proposta di governo perché investito da un largo consenso popolare e che sapientemente condisce populismo e peronismo, tentando di contrapporre il palazzo alla gente.

L'ultima pagina delle dichiarazioni programmatiche, quella che propone la lista degli assessori, diciamo che è sintomatica, perché rileva che siamo in presenza non di una Giunta del Presidente, ma di una Giunta costruita con il tentativo di raggiungere una seppur risicata maggioranza in Consiglio. Pertanto questa Giunta, modificando e mortificando la volontà popolare cerca di far entrare - per riprendere la metafora usata poc'anzi dal consigliere Pilo - in quest'aula dalla finestra persone che gli elettori non hanno consentito che entrassero dalla porta, proponendo, peraltro, in nome della discontinuità assessori buoni per tutte le stagioni.

Sappiamo che siamo in un sistema dove non c'è l'elezione diretta del Presidente e che siamo ancora in una fase di transizione, dove prevale un sistema di rappresentanza e di governo all'insegna della democrazia consiliare. Gli esecutivi vengono formati, infatti, tramite maggioranze politiche che si coagulano in Consiglio.

Presidente Pili, Lei ha fatto male a non partire da questo dato oggettivo, dai limiti della proposta, che è il limite proprio di questa proposta che è precaria nei contenuti; ha fatto male a non proporre soluzioni, a ignorare completamente il dibattito in corso sulla riforma della forma della regione e del sistema elettorale che rappresentano le sole e vere precondizioni per una reale democrazia governante. Ma per raggiungere un'autonomia governante non servono giunte balneari o ponte che dir si voglia, occorrono giunte sostenute da maggioranze qualificate, possibilmente a larga base consiliare, coese politicamente, e con un respiro di legislatura. Solo così sarà possibile aggredire e risolvere i problemi della nostra isola.

L'instabilità della Giunta, la precarietà degli equilibri politici, la scarsa solidità delle maggioranze, magari rette - come in questo caso - nella migliore delle ipotesi sul voto di uno o due consiglieri che garantiscono solidarietà a giorni alterni, unitamente alla brevità temporale degli esecutivi rappresentano impedimenti oggettivi che Lei non può disconoscere e che limitano la possibilità di esplicare un'attività di governo efficace ed efficiente, come peraltro Lei ha auspicato.

Signor Presidente, comprendo il suo stato d'animo, che le deriva dall'essere circondato da tanti personaggi in cerca d'autore che le fanno vivere una condizione esistenziale dove Lei è uno, nessuno e centocinquantaduemila, ma sarebbe opportuno che fosse attento a non farsi travolgere da una visione epicurea, o meglio edonistica della politica, una sorta di carpe diem dalla politica, del cogli il giorno, vivi alla giornata, senza alcun respiro strategico, quello che serve per risolvere i problemi della nostra isola.

Infatti, condivido un'affermazione che è contenuta nelle sue dichiarazioni programmatiche laddove dice che fuori c'è un popolo vero, una società adulta che guarda criticamente alla politica, ma questa società adulta critica la politica e critica soprattutto quella politica che è resa privata nella duplice accezione del termine. Privata perché tutela interessi personalistici e di gruppi e privati e perché sottratta agli elettori, sottratta ai cittadini. Ed è proprio quello a cui abbiamo assistito nei tentativi di formazione del suo esecutivo con la scesa in campo, con vari mezzi di comunicazione, di autorevoli esponenti del panorama politico nazionale che magari tentano di venire qui in Sardegna a darci lezioni di autonomia.

Ma l'efficienza e l'efficacia da Lei richiamate possono essere perseguite solo in presenza, ripeto, di stabilità, di decisionalità, e di responsabilità che sono e possono essere frutto solo di un consenso forte ottenuto sulla base di una chiara piattaforma programmatica proposta agli elettori, possibilmente in un contesto bipolare di democrazia dell'alternanza. Occorre, pertanto, un serio lavoro da parte di tutti, al di là delle contingenti collocazioni consiliari, per ristabilire quel circolo virtuoso che dovrebbe stare alla base di ogni democrazia, consenso, potere, responsabilità.

Purtroppo nel nostro sistema anche qui in Sardegna, permangono poteri senza consenso e poteri senza responsabilità. Dobbiamo partire, allora, da questa consapevolezza se vogliamo avviare una vera e non retorica stagione delle riforme, a partire da quella riforma elettorale che consente ai cittadini un vero potere decisionale. In sintesi si tratta, per parafrasare il titolo di un celebre libro di un noto politologo, di restituire lo scettro al principe. Mi rendo conto che forse questa affermazione in questo Consiglio, per alcuni consiglieri potrebbe avere un significato molto meno metaforico per guardare oltre il polo ed oltre Pili.

Lei presidente ha insistito molto su due concetti, autonomia e sviluppo. Giustamente questi due concetti si integrano e se vogliamo uno sviluppo non imposto dall'esterno, ma profondamente ancorato alle politiche di sviluppo locale, che significa valorizzazione delle nostre risorse produttive, territoriali, umane, dobbiamo essere i veri protagonisti delle nostre scelte e sviluppare processi di reale autonomia senza essere diretti dall'esterno. Ma il concetto di autonomia, Presidente, se non è sostenuto da quello dell'identità rischia di essere un concetto vano. Ritengo, pertanto, molto riduttiva la sua concezione dell'autonomia come è stata esposta nelle dichiarazioni programmatiche che è basata solo su uno sterile piagnone rivendicazionismo nei confronti delle Stato, non fosse altro perché sono pienamente convinto che anche le regioni siano Stato.

Presidente, lei sbaglia a ritenere che il contenitore naturale del popolo sardo sia l'insularità, non possiamo trascurare i tanti sardi nel mondo che fanno parte del popolo sardo perché legati ad una identità indissolubile.

L'elemento geografico da solo non è sufficiente per caratterizzare un popolo. L'elemento fondante è quello della sovranità. E` quindi giusto e necessario difendere le ragioni della specialità dell'autonomia sarda in un contesto di pericolosa omologazione a cui stiamo assistendo ultimamente dei poteri regionali. Ma difendere le ragioni della specialità significa anche partire da una considerazione autocritica dell'esercizio dell'autonomia e contemporaneamente, mi dispiace contraddire sempre la collega Pilo che dice che dobbiamo inventare l'autonomia, mentre questo è un patrimonio comune in quest'aula, che ha avuto esponenti di rilievo che al tema dell'autonomia hanno dedicato la propria vita, ripeto occorre sviluppare invece una forte e stringente azione politica per sviluppare nuove quote di autonomia statutaria nell'ambito di una ridefinizione della forma dello Stato in senso federalistica, applicando il principio di sussidiarietà. Principio questo che dovremo far valere anche nei rapporti tra la regione e il sistema delle autonomie locali, se veramente crediamo in una stagione di deleghe agli enti locali e di valorizzazione delle loro autonomie.

Solo così potremmo avere un'autonomia che non sia concessa, ma ottenuta perché naturalmente e primariamente appartiene al popolo sardo. Ma l'esercizio di una vera autonomia presuppone ancora e soprattutto la capacità di una seria e profonda autoriforma, e qui è necessario partire dalla riforma interna della regione. E` chiaro, è stato sottolineato, c'è un problema di delegificazione, di snellimento di procedure, di rivisitazione di competenze, ma soprattutto, a mio parere, c'è anche un problema di applicazione delle leggi; troppo spesso nella pubblica amministrazione permane un perversa convinzione che non esistano obblighi vincolanti ma solo facoltà. Dobbiamo, quindi, passare da una regione sportello, sensibile a mille spinte e richieste corporative, ad una regione agenzia intesa nel senso letterale del termine che conduce e guida i processi di sviluppo. Lo Stato, d'altronde, nei processi di riforma del governo sta andando molto avanti, basta vedere la riforma dei ministeri, in Sardegna invece siamo da oltre vent'anni che non riusciamo a modificare la legge regionale numero 1 del '77 sull'ordinamento degli assessorati e sull'organizzazione della regione. Per cui occorre cercare di superare questa immagine di immobilismo, anche perché forse un malinteso senso dell'autonomia ha impedito in Sardegna l'applicazione di importanti leggi di riforma, ponendo la nostra regione a livelli lontani da quelli raggiunti da regioni a statuto ordinario che hanno avuto una maggior prontezza e snellezza nell'interpretare anche la legislazione di delega e di trasferimento delle funzioni.

Rispetto ai temi trattati nelle sue dichiarazioni programmatiche vorrei soffermarmi brevemente solo su due aspetti, quelli del lavoro e della formazione. Sono questi temi con caratteristiche di complessità tali che non possono essere liquidati in poche battute, come Lei ha fatto, senza tener conto di quanto ultimamente è stato elaborato nella nostra regione con il piano del lavoro, che rappresenta un atto importante nella misura in cui rende protagonisti dell'attività e della creazione di impresa e del lavoro, il tessuto dei nostri enti locali, e soprattutto perché fa tesoro della precedente esperienza del piano straordinario del lavoro, laddove si è assistito che aveva più funzionato l'articolo 94 che trasferiva le risorse ai comuni per la creazione dei cantieri progetti obiettivo e piani per l'occupazione rispetto agli articoli 92 e 39 a titolarità regionale, che sono rimasti inapplicati per lunghi anni. Ma diciamo nel suo atteggiamento omissivo Lei non ha neanche citato i vari atti significativi di programmazione, basti pensare al D.P.F., basti pensare a quanto è stato elaborato anche per quanto riguarda la riforma del bilancio, che ha trovato un riconoscimento puntuale anche nella relazione del Procuratore della Corte dei Conti all'apertura dell'anno giudiziario '99, dove riconosce alla regione questo sforzo di riforma del bilancio, utilizzando le risorse per obiettivi e razionalizzando i centri di spesa. Così come è ingiustificabile il fatto che non sia stato tenuto in debito conto quanto contenuto nell'intesa istituzionale di programma, stipulato dalla Regione Sardegna con il Governo, da lei completamente ignorata in questa intesa, se non per un aspetto utilizzato a fini propagandistici e che peraltro appartengono al lavoro fatto dai suoi predecessori.

Dicevo che per quanto riguarda il lavoro dobbiamo saper affrontare queste problematiche di un lavoro che cambia, di un lavoro che non c'è, che non c'è per i giovani che non l'hanno mai avuto e per coloro che l'hanno perso, per rispondere alle loro aspettative e bisogni. E la stessa sua affermazione ritengo sia troppo semplicistica quando dice che i disoccupati diminuiscono se le aziende vanno bene. Questa non è un'affermazione che può avere un valore assoluto, perché nelle società moderne ci troviamo in un contesto di crescita economica e di contrazione dell'occupazione, così come non è detto che non ci sono licenziamenti in aziende che aumentano gli utili.

Per quanto concerne, invece, i problemi della formazione, le dichiarazioni programmatiche non fanno nessun riferimento, per esempio, al Master Plan, non intendo il Master Plan di cui forse avete ben conoscenza, e che appartine a quella categoria di atti e a quegli aspetti di cose che non farete, perché sono convinto che ci sono molte cose che non farete e che dite, così come ci sono cose che farete e che non dite. Per cui bisognerà anche fare un'approfondimento sull'omissione di determinati aspetti che riguardano, per esempio, le politiche del territorio per quanto riguarda anche le politiche di sviluppo.

Parlavo del Master Plan della ricerca, della formazione, dell'istruzione che è stato lanciato dal Governo impegnando ingenti risorse finanziarie, e che rappresenterà la vera scommessa per quanto riguarda lo sviluppo della nostra nazione. Così come nessun cenno è stato fatto, per esempio, alla recente estensione dell'obbligo formativo a diciotto anni che significa, essendo legato anche all'elevazione dell'obbligo scolastico, per la nostra regione prestare particolare attenzione alla formazione iniziale, riprogettandone l'offerta e predisponendo piani formativi che abbiano cadenza e regolarità annuale. Significa consolidare, allora, il sistema della formazione professionale regionale che deve avere un continuità strategica prestando particolare attenzione alla nuova legge sull'apprendistato, sui tirocini formativi, sugli stages aziendali, cercando di pervenire al più presto alla modifica della legge regionale 47 del '79 riqualificando gli operatori del settore e legando la formazione alle politiche di sviluppo locale, evitando la clonazione di corsi fotocopia.

Presidenza del Presidente Serrenti

Un nuovo versante di impegno è rappresentato poi dall'istruzione e dalla formazione tecnica superiore, che avrà sempre maggior rilievo nel nostro sistema, così come è necessario prestare attenzione a quanto previsto dal regolamento dell'articolo 17 della legge 196, la legge Treu, che parla dell'accreditamento dei centri di formazione, che devono avere standard adeguati e prestazioni di qualità. Ma l'accreditamento dei centri, Presidente, è un concetto diverso rispetto a ciò che lei ha richiamato come certificazione di qualità.

PRESIDENTE. Onorevole Pusceddu, la prego, il tempo.

PUSCEDDU (F.D.). Sto concludendo. Anche perché in Italia l'eccesso di certificazione di qualità sta ponendo un problema della qualità della certificazione. La regione, per cui, dovrà assumere sempre più funzioni di indirizzo, controllo, assistenza tecnica, monitoraggio della qualità della progettazione e delle azioni formative. Meno gestione quindi, più deleghe alle province, mma più attenzione al riconoscimento dei crediti formativi, alla personalizzazione e flessibilizzazione dei percorsi formativi, alla formazione a distanza, alla formazione continua, alla formazione in alternanza.

Un'ultima considerazione, in conclusione, sulla metafora della passerella; nel linguaggio del parlamentare il ponte ha sempre rappresentato e ricordato quei governi monocolore democristiani e quelle giunte minoritarie che dovevano preparare assetti di governo più stabili e definitivi. Il ponte che lei intende lanciare, poiché privo di una adeguata progettazione, rischia di controllare lasciando nella polvere solo la passerella televisiva. Ma c'è un altro aspetto in conclusione che vorrei sottolineare, che è il maldestro tentativo di appropriazione indebita dei padri dell'autonomia regionale.

PRESIDENTE. Concluda la prego, onorevole Pusceddu.

PUSCEDDU (F.D.). ...non le avrebbe fatto sfuggire la citazione contenuta nell'orazione proponte (?) di Lussu, laddove dice a pagina 3 che solo abolendo il frumento e sostituendolo con l'ulivo si può avere una prospettiva per l'avvenire, ed è proprio l'ulivo a cui si richiama questa coalizione autonomista ritengo abbia la possibilità di portare avanti, e lo dimostreremo nel corso del dibattito, puntuali proposte programmatiche di governo che cercheranno di dare senz'altro qualche illusione in meno ai nostri cittadini e qualche speranza in più per il futuro della Sardegna.

PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Pusceddu era l'ultimo della serata.

Il Consiglio si aggiorna a domani mattina alle ore 10. La seduta è tolta.

I Presidenti dei Gruppi sono pregati di salire in Presidenza.

La seduta è tolta alle ore 20 e 18.