Seduta n.209 del 28/02/2002 

Seduta CCIX

Giovedì 28 Febbraio 2002

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 10 e 05.

licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 5 febbraio 2002 (204), che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, poiché è presente in Aula un esiguo numero di consiglieri, ritengo opportuna una sospensione dei lavori.

I lavori riprenderanno alle ore alle ore 10 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 06, viene ripresa alle ore 10 e 20.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, anche se io proporrei un'altra sospensione dato che i consiglieri presenti sono ancora pochi Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io penso che non costituisca un obbligo per i consiglieri regionali, almeno per quelli non iscritti a parlare, stare ad ascoltare; credo cioè che i consiglieri regionali abbiano la facoltà di assistere o non assistere alle discussioni, come avviene alla Camera ed al Senato.

Io la pregherei, perchè come lei ricorderà nel corso della Conferenza dei Capigruppo di ieriè stato stabilito un termine per chiudere la discussione generale riservando ai Capigruppo la giornata di martedì mattina, di chiamare gli iscritti a parlare; chi c'è c'è, e chi non c'è decade. La regola vale naturalmente sia per gli oratori della maggioranza che per quelli della opposizione. Non possiamo far carico a chi è presente una mancanza che invece va addebitata agli assenti.

PRESIDENTE. Condivido le sue osservazioni, onorevole Pittalis, io avrei dovuto adottare questo metodo di lavoro dall'inizio, però le posso assicurare che avremmo già chiuso i lavori del Consiglio perché eravamo presenti in due. Comunque se mi si dice che possiamo procedere così, io chiamerò i colleghi, chi c'è parlerà, chi non c'è perderà il diritto a parlare.

Sull'ordine del giorno ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ritengo che sia cosa saggia procedere nel rispetto anche formale del Regolamento, quindi chiamare gli iscritti a parlare e, qualora siano assenti, dichiararne la decadenza. Ritengo però che sia cosa altrettanto saggia che chi deve parlare possa parlare a chi può ascoltare. Perché le questioni sono due, non solo una. Ci sono dei colleghi che sono iscritti a parlare e sono assenti per i quali in Regolamento è prevista già la sanzione che è la decadenza della facoltà di prendere la parola; facoltà che essendo appunto una cosa che è rimessa al singolo consigliere, è anche rinunciabile; quindi, nulla di strano in questo.

La cosa più strana invece è che vi è un'altra questione che non è una facoltà, ma che è un obbligo, un obbligo morale ma anche giuridico, quello dei consiglieri regionali di svolgere la loro funzione. Ora può capitare ad ognuno di avere un impegno particolare, perché si svolgono attività politiche e istituzionali di altra natura, o di non essere sempre in perfetta forma fisica, però, insomma, quando l'Aula è ridotta, discutendo il bilancio della Regione e la finanziaria, ad avere una presenza media di quindici persone, signor Presidente, c'è un problema che riguarda non la conduzione ma il fatto politico-istituzionale di questo Consiglio di cui lei ha la responsabilità nell'organizzazione.

Io chiedo invece che si faccia il punto della situazione e si valuti, sul piano politico-istituzionale, se ci sono le condizioni per discutere la finanziaria della Regione date le assenze, pressochè permanenti del Presidente della Regione e della Giunta. Il Presidente della Regione si fa qui in Regione, non si fa né a Bruxelles né a Singapore.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu.

L'onorevole Morittu non è presente.

E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C). Signor Presidente, io ho chiesto una sospensione della seduta per poter valutare la situazione..

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi lei ha detto delle cose che io posso, sul piano etico, comprendere e condividere, però il problema è un altro. Al massimo posso scrivere ai colleghi una lettera nella quale li sollecito ad essere presenti; ma io ritengo anche giusto che se un collega non vuole ascoltare l'intervento di uno o di più colleghi sia libero di non partecipare. Questo non significa che non stia esercitando il suo ruolo di consigliere regionale. Alla Camera per esempio può capitare ai deputati di dover svolgere il loro intervento intorno alle 13 o alle 14 quando in Aula non c'è nessuno.

COGODI (R.C.). E' un malvezzo anche quello; è una interpretazione libertina!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, ieri sera in Conferenza dei Capigruppo abbiamo raggiunto una faticosissima intesa per concludere i lavori sulla discussione generale entro la mattinata di martedì votando, al termine dell'intervento della Giunta, il passaggio all'esame degli articoli.

Stamani si sarebbe dovuto continuare a svolgere il dibattito. Onestamente, ripeto quello che ho detto ieri, va malissimo per chi deve intervenire, sviluppare un intervento in un'Aula che è completamente vuota, soprattutto sono vuoti i banchi della maggioranza.

Noi riusciamo benissimo a parlarci addosso anche da soli senza venire in quest'Aula in questo modo, perché questo non è dignitoso per chiunque svolga il proprio intervento. A questo punto, Presidente, lei potrebbe disporre una sospensione dei lavori affinché i Capigruppo si attivino per sollecitare i colleghi consiglieri a prendere posto in Aula così che possano iniziare gli interventi..

Il nostro Gruppo ha dei colleghi iscritti a parlare, ed interverremo così come era previsto, limitando, sulla base delle iscrizioni, i nostri interventi alla mattinata di oggi, essendo dedicata la mattinata di martedì agli interventi dei Capigruppo. Questa era l'intesa e questo continueremo a fare; quindi cancelleremo noi chi non deve intervenire, Presidente, perché questa era l'intesa raggiunta ieri nella Conferenza dei Capigruppo.

Preghiamo quindi i Capigruppo della maggioranza di attivarsi perché in Aula ci sia un numero sufficiente di colleghi che partecipano al dibattito; in merito alla presenza della Giunta, apprezziamo l'Assessore competente che è qui permanentemente, però i banchi della Giunta sono paurosamente vuoti e privi anche della presenza del Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu, io credo che gli orari vadano rispettati.. Io in genere, me ne darete atto, sono abbastanza puntuale; alle 10 ero in Aula, alle 10 e cinque minuti ho aperto i lavori, poi ho sospeso perché non c'era nessuno.

Adesso sono le 10 e 33. Io sospendo dieci minuti, raccomandando, onorevole Spissu, non solo ai Capigruppo della maggioranza ma a tutti i Capigruppo di chiamare i colleghi perché entrino in Aula

COGODI (R.C.). Eccetto noi che siamo presenti al cento per cento.

PRESIDENTE. Il richiamo, è` chiaro, non è rivolto a chi è presente, onorevole Cogodi, richiamo tutti i Capigruppo perché tra dieci minuti io comincerò a chiamare.

Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Morittu; segue l'onorevole Cassano. La seduta è sospesa e riprenderà tra dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 35, viene ripresa alle ore 10 e 55.)

Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A); "Bilancio di previsione per l'anno 2002 e bilancio pluriennale per gli anni 2002-2003-2004" (296/A) e della proposta di "Note di programma 2002" (Progr. n. 31/A)

PRESIDENTE. E'iscritto a parlare è il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Per la verità non ero il primo iscritto a parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, il suo Gruppo mi ha fatto pervenire l'elenco, io non mi sarei permesso.

PINNA (D.S.). Sottolineo che non ero io il primo iscritto a parlare di questa giornata, tuttavia cercherò di svolgere il mio intervento anche se non avrà l'organicità che a mio avviso avrebbe dovuto avere.

Signor Presidente, colleghi, con quattro mesi di ritardo ci apprestiamo ad esaminare la manovra finanziaria 2002 -2004; voglio partire proprio da questo dato sul grave ritardo perché mi sembra che la maggioranza e la Giunta regionale non abbiano preso coscienza dei gravi danni che questi ritardi comportano per la Sardegna. L'esempio della presenza della maggioranza e in particolare...

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, mi scusi un secondo, colleghi siamo pochi, almeno un po' di attenzione. Davvero uno si scoraggia a parlare in un'Aula così!

PINNA (D.S.). Io Presidente non mi scoraggio, si dovrebbe scoraggiare di più la maggioranza che non è presente, soprattutto la Giunta regionale che è presente soltanto nella persona dell'Assessore competente e vede totalmente assenti gli altri assessori competenti per le altre materie che dobbiamo trattare. Il Presidente poi va in giro con i giornalisti e ci lancia da Roma e da Bruxelles messaggi propagandistici; ma è veramente desolante che si verifichi questa situazione.

A mio avviso non è mai stata discussa una manovra finanziaria, in quest'Aula, con l'assenza così corposa e vistosa della Giunta regionale. Questo è il segno, probabilmente, che questa maggioranza e questa Giunta non hanno preso realmente coscienza della gravità del problema.

In particolare, il problema del mancato rispetto dei tempi nell'adozione degli strumenti di programmazione, che per la vostra Giunta di centrodestra è diventato un fatto cronico ormai, oltre a bloccare la macchina amministrativa della Regione, ridurre al minimo storico la capacità di spesa e far proliferare in misura abnorme i residui passivi, come ha riconosciuto il relatore di maggioranza, sta distruggendo l'idea stessa di programmazione.

Siamo di fronte ad una crisi pericolosa dell'idea di programmazione, che nasce dal problema di fondo della mancanza di una vera maggioranza politica; una maggioranza politica priva di un disegno e di un progetto strategico di sviluppo della Regione.

In queste condizioni, invece di governare la Sardegna, state rincorrendo gli eventi, con pericolose improvvisazioni che stanno generando la più grande confusione istituzionale e politica.

Altro che ciclo unico di programmazione ed accelerazione della spesa!

Vi siete fatti travolgere dalla contestazione sociale per mancanza della necessaria e preventiva concertazione con le parti sociali e avete fatto diventare la legge finanziaria una legge omnibus, con la quale, per cercare di accontentare tutti - anche gli appetiti particolari dei singoli componenti della vostra maggioranza - state scontentando tutti, creando incertezza e immobilismo della macchina amministrativa regionale e danni incalcolabili allo sviluppo della Sardegna.

La manovra finanziaria è stata sostanzialmente modificata in Commissione ed è stata peggiorata dalla stessa maggioranza, come ha dovuto onestamente ammettere in quest'Aula e sugli organi di informazione il relatore di maggioranza. E per non lasciare dei dubbi sulla sua posizione, il relatore di maggioranza ha anche elencato gli aspetti negativi che accompagnano la manovra finanziaria e di bilancio pervenuta all'esame dell'Aula.

E' stata cancellata la finanziaria in due tempi, uno tecnico e l'altro politico, nata da un'idea demenziale del proponente; è stato triplicato l'indebitamento, facendo avanzare l'idea che la spesa corrente si possa finanziare con il debito; non è stata fatta la tanto promessa pulizia del bilancio, manca il monitoraggio della spesa e le verifiche effettuate sui bilanci precedenti sono del tutto insufficienti. Questa è la conclusione a cui è arrivato il relatore di maggioranza.

Nel merito dei problemi, il Presidente della Commissione bilancio ha anche affermato che non ha capito la protesta degli artigiani, dimenticandosi che a dare ragione agli artigiani e ad alimentare la loro protesta ci aveva pensato il giorno prima l'Assessore competente, dichiarando che se non fossero stati aumentati i fondi per questa categoria si sarebbe dimesso. Vediamo se nei prossimi giorni verranno aumentati i fondi per gli artigiani, che il presidente Balletto non capisce, oppure se si dimetterà l'Assessore del turismo; un fatto, quest'ultimo, che sarebbe peraltro utile anche per questo settore, quello del turismo appunto, visto che l'assenza dell'Assessore competente alla BIT di Milano ha fatto crescere l'interesse turistico per la Sardegna.

Nella confusione politica più totale creata dalla maggioranza quello che maggiormente ci deve preoccupare è il dato sull'indebitamento che passa dai 4.000 miliardi di lire stimati alla fine del 1999 ai 10.000 miliardi previsti per la fine di quest'anno. Seimila miliardi in tre anni, un indebitamento di questa portata non si era mai visto in cinquant'anni di autonomia. Voi avete battuto tutti i record! Di questo passo, tra qualche anno rischiamo di arrivare alla bancarotta delle finanze regionali. Altro che Giunta delle regole e del risanamento finanziario, come sosteneva pomposamente l'assessore Pittalis! Se fossimo lavoratori di un'azienda privata non solo vi caccerebbero, come ha sostenuto il collega Cogodi, ma vi intenterebbero anche un'azione di responsabilità per i danni che state creando.

Io, più semplicemente, spero che vi mandino a casa i cittadini con il rumore delle vecchie pentole, come hanno fatto gli argentini per cacciare i loro governanti incapaci e corrotti. Contrariamente a quanto potrebbe succedere in Argentina, nel nostro caso non interverrà la Banca Mondiale per cancellare una parte del debito e neppure la Tobin Tax ci potrà venire in aiuto.

Nel nostro orizzonte, mentre voi continuate a parlare inutilmente di revisione del Titolo III, c'è soltanto il federalismo fiscale che rischia di travolgerci e c'è l'egoismo delle Regioni forti che, con la deregulation proposta dai vostri alleati della Padania, vogliono cancellare tutti i principi di sussidiarietà e di solidarismo che hanno assicurato l'unità del nostro Stato repubblicano negli ultimi cinquant'anni.

La vostra è, dunque, una manovra finanziaria confusa e pericolosa che crea un drammatico indebitamento, senza peraltro risolvere i fattori strutturali di crisi presenti nella nostra Regione. Mentre alcuni componenti della vostra maggioranza sono coscienti delle difficoltà e vi invitano a cambiare musica per riacquistare credibilità, il Presidente della Giunta continua a infastidire tutti con i suoi slogan propagandistici, come ha dovuto denunciare ieri in quest'Aula, giustamente, l'ex Presidente Floris a proposito dei trionfalismi ingiustificati scaturiti dalla firma con il "padrone" Berlusconi di un documento sui fondi per risolvere il problema dell'emergenza idrica; un problema che, come quello per la continuità territoriale, non lo dovete mai dimenticare, era già stato risolto dai governi di centrosinistra oltre tre anni fa. Con la vostra inconcludenza avete solo ritardato, e in parte pasticciato, la soluzione di quei problemi.

Ma il Presidente della Giunta continua ad andare per la sua strada, non ascolta gli alleati e i loro consigli, come quello di cercare di riacquistare credibilità con i fatti concreti, con la "politica del fare", per citare un altro slogan presente nelle sue dichiarazioni programmatiche; continua, proseguendo nella sua campagna propagandistica, esaltando il master plan per l'agricoltura, dimenticandosi di dire agli agricoltori che la sua finanziaria taglia i fondi per questo settore di quasi 200 miliardi rispetto all'anno precedente.

Nelle sue dichiarazioni programmatiche il Presidente della Giunta aveva lanciato tanti slogan propagandistici, che abbiamo già denunciato come tali, che questa maggioranza non è stata capace di concretizzare.

Ne ricordo uno fra tutti, perché mi sembra che oggi rappresenti la vera grande emergenza della Sardegna: il master plan per la ricostruzione ambientale, che la Regione si darà nei prossimi mesi, così è scritto a pagina 59 del documento programmatico del cosiddetto "Progetto Sardegna" del Presidente Pili. Per fare questo, diceva il Presidente della Giunta regionale, bisogna investire in qualità ambientale e indicava anche i rimedi che secondo lui dovevano essere adottati: la lotta contro la desertificazione che in questa finanziaria non trova nessun riferimento, se non nella realizzazione (sempre prevista nelle finanziarie) del solito GIS, il sistema geografico informatizzato territoriale; l'incremento della forestazione, e qua addirittura il Presidente Pili scendeva nei dettagli asserendo che altri 200 mila ettari del territorio della nostra Regione dovevano essere ricostituiti dal punto di vista del manto vegetale, del patrimonio boschivo e, in particolare, con il reimpianto delle sughere. Assistiamo invece nella finanziaria a una riduzione degli interventi sulla forestazione; vedremo in merito che cosa succederà nei prossimi giorni.

Altro punto: la lotta contro gli incendi. Tutti abbiamo sempre detto che occorreva intervenire sulla prevenzione degli incendi e non soltanto sull'emergenza; ma, per quanto riguarda la prevenzione, nulla è previsto nella finanziaria, tutta l'organizzazione antincendi partirà regolarmente nei tre mesi estivi, quando l'emergenza sarà già in atto e quando i fenomeni saranno diventati inarrestabili, accentuati dalla gravissima siccità che ci sta colpendo in questi mesi. Relativamente alle proposte, contenute nelle dichiarazioni programmatiche, in tema di bonifica e di risanamento ambientale, poco o nulla se ne parla nella finanziaria. Vi abbiamo dato, come Giunta regionale, la possibilità di ottenere, tra l'altro con una lotta molto dura dei lavoratori, un centinaio di miliardi dai fondi nazionali per le bonifiche, cosa che non era mai successa e voi state iniziando a gestirli con una metodologia e con un criterio dir poco inaccettabili e assurdi.

Voi, con le società private, almeno a giudicare da quello che avete fatto in queste due mesi, state perpetrando il più grosso imbroglio e il più grosso sperpero di denari pubblici camuffato sotto la gestione delle società private. Pagare i lavoratori, come è avvenuto in questi due mesi, senza una sola giornata di lavoro all'attivo, è una vergogna di cui dovete rispondere a questo Consiglio regionale e a tutta la Sardegna. Organizzare corsi di formazione con docenti improvvisati, che avrebbero necessità loro di imparare le cose che devono insegnare agli allievi, è veramente una vergogna della quale dovete rispondere e sulla quale ritorneremo nei prossimi giorni.

Un altro punto di forza in tema di risanamento e di master plan è la sostenibilità nell'utilizzo dei suoli e del territorio, e mentre riproponete questa questione (i relativi progetti dovevano essere attuati nei mesi successivi), continuate a paventare la variante automatica e la delegiferazione sulle leggi urbanistiche. Ecco, veramente, questa grande emergenza ambientale che viene enunciata, questo master plan che dovrebbe porvi rimedio, alla fine davvero sta creando maggiori danni per l'inefficienza e l'inconcludenza della Giunta regionale.

Il vero problema è che la vostra cultura ambientale è tutta rivolta al consumo del territorio e non alla sua tutela e alla sua valorizzazione. Badate, il problema dei parchi è davvero il campanello d'allarme sul modo in cui voi volete gestire il territorio. Dico questo perché su questo problema i paesi occidentali illuminati, dagli Stati Uniti alla Germania, al Giappone, con la politica dei parchi stanno realizzando la politica di difesa del territorio, di ricostituzione dell'ambiente. Voi non ne volete sentire parlare. Gli stessi paesi in via di sviluppo sono attenti alla questione ambientale. La settimana scorsa, il Presidente del Sud Africa Mandela e il Presidente dello Zimbabwe hanno inaugurato la più grande riserva naturale del mondo, per estensione, e sono stati lodati da parte della comunità internazionale, da parte di tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia della natura e dell'ambiente che, se non tutelati, possono costituire un fattore critico, importante, in relazione soprattutto alla grande emergenza idrica, ai problemi climatici che stanno interessando il nostro pianeta; problemi dai quali non riusciremo a liberarci se non saremo in grado di applicare le convenzioni internazionali, di intervenire per la ricostituzione del manto vegetale e del patrimonio boschivo.

In questa sede, invece, l'unica cosa che vi appassiona e che vi fa discutere e che mette in contrasto la stessa maggioranza, i consiglieri della maggioranza con gli Assessori, addirittura esponenti dello stesso partito tra loro, relativamente ai problemi dell'ambiente è la nomina dei Presidenti dei parchi.

Questo è veramente desolante per la Sardegna e, certamente, è l'esempio più concreto di come stiate vanificando giorno dopo giorno le enunciazioni del Presidente Pili; sono in atto discussioni e vengono rivolte interrogazioni sulla nomina dell'avvocato Cualbu a Presidente del parco de La Maddalena, nulla si dice sull'istituzione concreta del parco del Molentargius, nulla sugli altri parchi istituiti dalla legge regionale 31/1989 (e in questi casi non potete utilizzare gli slogan contro lo Stato centralista); nulla ancora è stato fatto sul parco del Gennargentu, né per riattivare il discorso sul vecchio decreto, né per impostare una politica che, con il vostro Ministro di centrodestra, possa superare quelle che voi chiamavate le grosse difficoltà incontrate col Governo del centrosinistra.

E debbo sottolineare, con molto dispiacere e con molta preoccupazione, oltre questi episodi, lo stallo quasi totale della vicenda del parco geominerario. Io ho avuto modo di parlarne con l'Assessore dell'ambiente, lo Stato ha erogato i finanziamenti, sei miliardi all'anno per la gestione del parco, è il primo ed unico parco italiano che ottiene erogazioni dallo Stato destinate a questo fine; e voi state tenendo questi fondi nel cassetto, siete incapaci di iniziare a spenderli di far partire la gestione del parco, di rispettare quello che è scritto nella legge istitutiva e nel decreto.

Io devo dire che da questo punto di vista sono molto preoccupato, per cui non mi limiterò e non ci limiteremo certamente a protestare in quest'Aula, perché di fronte a quest comportamento inefficiente viene veramente da pensare che occorra riprendere la protesta sociale, perché non potete non rispettare la volontà degli enti locali e dei cittadini. Un altro problema importante, che voglio rimarcare in questo mio intervento, è il problema della sanità. E ricordo che sorprese, in certo qual modo, l'assessore Masala la determinazione con la quale l'allora Capogruppo, onorevole Cugini, pose all'attenzione dell'Aula, nel corso della discussione del Dpef, il problema della sanità. L'onorevole Cugini nel suo intervento sostenne che la Giunta regionale, in occasione del bilancio, dovesse riferire a all'Aula in merito ai problemi della sanità; tutti noi infatti vogliamo sapere, sia quelli che si interessano di sanità sia quelli che non se ne interessano. Io finora ho sentito parlare di sanità soltanto da mia moglie e dai suoi colleghi, ma questo non mi esime, non esime nessuno, dal dover affrontare questo problema.

Si tratta davvero di una voragine senza precedenti che avete creato e che è stata creata nel corso del passato esercizio del bilancio nel settore della sanità in Sardegna. Si tratta di una cifra ancora non ben quantificabile, che l'allora capogruppo Cugini, assessore Masala, le chiese di farci sapere con precisione; si parla di sette-ottocento miliardi di perdite in un solo esercizio. Ma i conti in rosso della sanità non costituiscono un problema soltanto dell'opposizione, non costituiscono un problema che hanno posto solo le opposizioni.

Ieri, molto onestamente e molto correttamente ha fatto bene il collega Piana a porre il problema con decisione e con determinazione, chiedendo soprattutto il rispetto della legge, là dove dice che i manager delle aziende sanitarie locali non possono stare al loro posto se sfondano il budget. Ebbene, tutti i manager che avete nominato voi, tutti i vostri sostenitori, in qualche caso i vostri amici, perfino l'amico dell'assessore Oppi l'hanno sfondato.

Su questo noi aspettiamo risposte, perché non è pensabile che di fronte alla crisi finanziaria della Regione, di fronte al rischio di bancarotta alla quale voi state portando questa Regione, si possano accettare simili disavanzi nella gestione della sanità, con sprechi, con clientelismi che si registrano tutti i giorni nella gestione di questo come di altri settori.

E non mi soffermo su altri esempi particolari, lo faremo nel corso della discussione della finanziaria, quando riferiremo di casi specifici, interessati da episodi di sprechi e di clientelismi quali non si erano mai verificati in precedenza. Faremo denunce circostanziate su questo argomento. Credo che questi siano davvero i problemi principali sui quali occorre intervenire.

La discussione della finanziaria quindi come momento di riflessione sulla gestione della finanza regionale, ma soprattutto un momento per riflettere e per esprimere la preoccupazione per come la Giunta regionale ha fallito.

Fortunatamente, rispetto a questi problemi che non sono estranei ai problemi più generali della politica, ai problemi più generali del mondo, ci ha pensato il Presidente Floris a ricordarci i disastrosi attentati terroristici dell'11 settembre, il fallimento della Enron, gli avvenimenti a livello internazionale che stanno cambiando il mondo. E, poi, mi hanno fatto piacere le sue parole sul liberismo senza regole di mercato; quel liberismo a cui voi vi ispirate, sulla traccia del Governo nazionale guidato dalla politica berlusconiana, sta fallendo in tutto il mondo, in tutto il mondo si sta elevando una protesta contro la globalizzazione basata sul liberalismo senza regole.

Io credo che noi non possiamo rimanere estranei a questi avvenimenti; i riferimenti che ho fatto in precedenza sono, a mio avviso, un elemento di riflessione sui quali ritorneremo perché noi non possiamo accettare che voi coinvolgiate anche la Sardegna nel fallimento di quella politica, fallimento ormai denunciato dalla platea internazionale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, numerosi colleghi, tra i quali anche esponenti della maggioranza, hanno sottolineato il ritardo spaventoso con il quale ci accingiamo ad esaminare questo provvedimento. In una società che, nell'era di Internet, viaggia sempre più veloce vi sarebbe la necessità di dare risposte reali in tempi reali; se questo non accade sarebbe auspicabile che il tempo trascorso non fosse tempo sprecato, che tale ritardo, quanto meno da parte vostra, fosse stato messo a frutto per elaborare una proposta capace di corrispondere alle aspettative della società sarda. Invece, che cosa constatiamo oggi? Un ritardo spaventoso, un tempo non messo a frutto e, soprattutto, constatiamo la protesta di tutti i ceti e le categorie sociali presenti nella nostra isola. Protestano gli industriali, protestano i sindacati, protestano i sindaci, protestano i rappresentanti delle Comunità Montane, protestano gli artigiani, protestano i disoccupati. E perché protestano? Protestano perché ritengono che questa manovra finanziaria, questo bilancio non diano risposte, assolutamente, alle esigenze della società. E se consideriamo l'insieme di tutti questi soggetti, dobbiamo dire che la società sarda nel suo complesso protesta, è insoddisfatta del vostro modo di governare.

E` chiaro, siamo di fronte alla mancanza di una strategia complessiva, di un piano capace di far ingranare la marcia dello sviluppo. Manca cioè, come noi abbiamo già denunciato da tempo, un progetto strategico, e abbiamo anche denunciato che il grande vuoto politico che voi oggi rappresentate non può originare nessun progetto strategico. Voi esprimete un vuoto politico ma anche un vuoto istituzionale. Siamo di fronte a una maggioranza virtuale sul piano politico e, di conseguenza, periodicamente, ma sono periodi sempre più ravvicinati, siamo di fronte ad una maggioranza virtuale anche sul piano numerico.

Queste mie affermazioni trovano un riscontro nella realtà, nel senso che la vita parlamentare e la mancanza di risposte, che pure si dovrebbero dare alla società, sono sotto gli occhi di tutti.

L'attività legislativa è bloccata, non per una carenza del Consiglio regionale, ma perché tutti i provvedimenti per un motivo o per l'altro (ma la responsabilità è sempre in capo alla maggioranza), non vengono elaborati e istruiti secondo le regole; se le regole venissero osservate si potrebbe accelerare l'iter dei provvedimenti in Aula. Ben si comprende, quindi, da che cosa derivi la vostra incapacità.

Nel passato avevate promesso una "svolta", una svolta che doveva consentire di cambiare completamente le regole del gioco; in tal senso parlavate di dare un'accelerazione alla spendita dei fondi regionali, di riformare l'apparato amministrativo di questa nostra Regione, di riformare gli enti. Insomma il vostro è stato un battage pubblicitario, direi, sulla necessità del cambiamento.

Oggi, invece, possiamo constatare che, non soltanto non avete cambiato nulla, non avete colto il meglio, non avete al limite innovato, ma anzi che avete fatto vostri tutti i metodi più deteriori delle passate Giunte regionali. La stessa filosofia sta alla base di questo documento finanziario. Le modifiche apportate nelle sedute della Commissione programmazione, sempre su proposta della maggioranza, dimostrano che state viaggiando a vista. E da quello che si vede, e anche da quello che abbiamo sentito in queste giornate, sembra che ulteriori nubi si profilino all'orizzonte, tanto che rischiate di perdere completamente la bussola.

Se entriamo nel merito del provvedimento vediamo che viene proposta una serie di norme atte a liberalizzare la legislazione nazionale e regionale, attraverso l'alibi dell'accelerazione della spesa e di una più efficace azione amministrativa.

Io non condivido, noi non condividiamo questa filosofia perché "deregolamentare" le materie, senza porre comunque delle regolegenerali, significa rischiare di andare non soltanto alla cieca ma di creare grandi guasti; è quanto avviene quando si introducono forme di gestione dei beni pubblici e dei fondi pubblici tali come se questi beni fossero "cosa vostra", mi riferisco per esempio all'articolo 2, comma 14; o quando si cerca di cambiare le regole del gioco a partita iniziata, vedi l'articolo 11, sulla incentivazione delle opere in corso, in cui, sempre al fine di accelerare la spesasi stabilisce di dare un premio agli imprenditori che portano a termine i lavori prima dei tempi previsti nella gare d'appalto da loro vinte. Questa sembra essere la filosofia che sottende la vostra azione.

Anche se sul principio in quanto tale potremmo essere d'accordo, quest'ultima norma è palesemente illegittima perché in contrasto con quanto previsto dalle normative sugli appalti pubblici; è chiaro infatti che si può prefigurare una turbativa intervenuta dopo una gara, perciò le regole si cambiano dopo, non si possono cambiare in corso d'opera. Per cui si se vuole introdurre un principio di questo tipo è possibilissimo introdurlo nel corso della preparazione dei bandi di gara dove si possono introdurre elementi funzionali al raggiungimento di un determinato obiettivo.

Non è assolutamente possibile, viceversa, cambiare le regole del gioco con situazioni in movimento. Così come non è condivisibile l'idea, che nasce sempre dalla vostra posizione in favore della deregolamentazione, di interrompere praticamente il rapporto di collaborazione tra gli enti locali e la Regione. Mi riferisco all'articolo 2, comma 17, in materia di interventi sostitutivi, quali previsti dalla legge numero 45 del 1989, per le demolizioni.

Ma come si fa, oggi, ad affermare che per le demolizioni eseguite e per quelle che verranno eseguite i costi sono a carico dei comuni. Ma scusate, l'illecito da chi è stato fatto, dagli abusivi? Ed allora il costo dovrà essere a carico dell'abusivo, quanto meno, per cui la Regione si deve porre il problema di come recuperare le spese che ha affrontato per demolire le opere abusive, e non porle a carico dei comuni!

E` forse un sistema questo per evitare che i comuni chiedano l'aiuto della Regione per stroncare l'abusivismo!? Non lo so. In noi sorgono diversi dubbi sulla filosofia che si vuole introdurre attraverso articoli che sembrano, di per sé, quasi inefficaci, ma che poi invece, a ben vedere, comportano una deregolamentazione e, soprattutto, una mancanza di efficacia delle leggi vigenti.

Si propongono provvedimenti per far venire meno il rapporto collaborativo con gli enti, e questo fatto non è limitato soltanto a questa fattispecie. Se leggiamo bene la finanziaria, anche in modo non organico, ma prendendo per esempio anche articoli a caso, possiamo verificare che la filosofia della deregulation coinvolge diverse materie, e pone gli enti locali in una condizione di subalternità rispetto alla Regione. Altro che decentramento!

Vorrei anche sottolineare la linea che ispira il recupero dei fondi di rotazione. Non è una cosa nuova che ci sia la necessità, si è verificata anche nel passato, di recuperare attraverso una rimodulazione i fondi di rotazione per meglio distribuirli. Io mi ricordo che quando fu introdotta questa prassi, alcuni anni fa in passate finanziarie, da parte del centrodestra, ci fu una alzata degli scudi, nel senso che venne considerato un dramma distogliere risorse dai fondi di rotazione, e si disse che si stava raschiando il fondo del barile. Oggi veramente si sta raschiando il fondo del barile! Ma la rimodulazione di per sé può essere anche una cosa utile, se è sostenuta da una strategia precisa.

In questo caso, invece, siamo di fronte ad una mancata strategia della spendita e stiamo assistendo a una ridistribuzione a pioggia di questi fondi, creando così un ulteriore danno agli apparati produttivi isolani. La vostra improvvisazione si desume anche da un esame delle norme introdotte puramente per riuscire a "far cassa". Io non ho capito bene quanto si riuscirà a "far cassa", per esempio, dall'introduzione della norma che aumenta i canoni dei diritti minerari, senza che si proceda a un riordino della legislazione in materia a garanzia, a mio avviso, della tutela dell'ambiente e a sostegno di un settore specifico, per alcuni versi anche in crisi, come quello dei marmi e dei graniti.

Quindi, non si risponde alle esigenze dell'imprenditoria cercando strumenti più efficaci nel rispetto delle norme ambientali, ma vi limitate, con questo provvedimento, ad aumentare il canone.

Ma scusate, ma vi sembra forse questo il modo più adatto a risolvere i problemi dei settori economici in questa nostra Isola? A me sembra di no, mi sembra veramente una operazione "raffazzonata"; forse avevate l'esigenza di recuperare un miliardo ed allora vi siete inventati questa cosa per dire: "Adesso vediamo quanti miliardi recuperiamo, i problemi di merito, i problemi di sostanza li affronteremo dopo". Ma, tenendo conto che i diversi provvedimenti in carico alle Commissioni non si riesce a discuterli, a causa delle vostre assenze nelle commissioni medesime, non so quanto delle questioni trattate nelle commissioni potrà arrivare in quest'Aula così da poter affrontare anche le questioni di merito che poc'anzi citavo.

Volete anche porre in essere una deregolamentazione della legge 31 del 1998, inerente le questioni del personale e, di conseguenza la gestione della macchina amministrativa della nostra Regione. E ricordo che l'assessore Masala diede un importante contributo all'elaborazione, alla discussione e al varo di questo provvedimento su cui c'era stato un confronto serrato in Aula.

Oggi, con legge finanziaria, si cerca con alcuni colpi di scure di tagliare i punti più qualificanti di quel provvedimento; si attiva infatti una ulteriore spesa per personale privilegiando il decentramento dei servizi, anche attraverso forme di lavoro interinale, e dall'altra si rinvia la riorganizzazione dei servizi della pubblica amministrazione rinunciando a quell'azione di riordino della macchina amministrativa che così bene la legge 31 individuava. Non mi sembra che sia il metodo più corretto per andare avanti.

Inoltre ho ricevuto un invito da parte dell'assessore Fois per partecipare ad un convegno organizzato proprio su questo tema. Ma io sostengo che non c'è più bisogno di convegni e approfondimenti. Vi è invece la necessità di agire concretamente sulla base della legislazione vigente in materia, varata ormai da quattro anni, tanti sono gli anni intercorsi dal 1998 ad oggi, 2002, per far compiere alla struttura regionale quel salto di qualità che tutti si aspettano.

Guarda caso, dulcis in fundo, alla fine praticamente dell'articolato, all'articolo 22 " disposizioni diverse", gli Assessori si riappropriano delle prerogative che per legge, su precise disposizioni della legislazione nazionale, erano state trasferite ai dirigenti. . Quelle disposizioni prevedevano chiaramente la separazione delle competenze tra il potere politico e il potere amministrativo. E forse si giustificherà questa scelta come una forma di rispetto per la nostra specialità., Certamente è una scelta che io ritengo grave, anche perché si ispira ad una filosofia organizzativa che, da parte nostra, non soltanto non può essere condivisa, ma deve essere con grande energia combattuta. Non possiamo condividere tali aberrazioni. E dico questo cosa perché non vorrei che, quando passeremo all'esame degli articoli, così come è successo in altre occasioni, da parte vostra si tacci l'opposizione di ostruzionismo, perché presenterà emendamenti che cercheranno di modificare tale impostazione filosofica. Non tacciateci quindi di "fare ostruzionismo" se chiederemo di discutere nel merito alcuni articoli della finanziaria e del bilancio, se vorremo formulare nuove proposte.

Io penso che se avrete la sensibilità di ascoltare e un minimo di disponibilità per riflettere, le aberrazioni legislative proposte potranno decadere. Finora non mi risulta che ci sia stata, e ci sia, questa disponibilità all'ascolto e alla riflessione; infatti sia l'Aula sia i banchi degli Assessori sono completamente vuoti. Forse si pensa che sulle questioni di merito possa rispondere concretamente solo l'Assessore della programmazione o che non debbano essere fornite risposte sulle questioni trattate, che riguardano tutti gli assessorati.. E questo atteggiamento ci porta anche a non approfondire, rinviandole ad un momento successivo, alcune questioni perché ci sembra inutile porle adesso.

Io comunque rivolgo l'invito all'ascolto soprattutto ai consiglieri della maggioranza affinché compiano un minimo di esame critico di quello che è stato proposto. Un provvedimento, infatti, se ci saranno orecchie per ascoltare e disponibilità per riflettere, potrà essere integrato e sensibilmente migliorato. Non diventerà un testo ottimo ma di sicuro noi avremo operato correttamente..

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

Licandro (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, oggi la lira va in pensione mentre a Bruxelles intelligenze e culture iniziano a riunirsi per scrivere la Carta Costituzionale dell'Europa.

L'11 settembre scorso, quindi nemmeno sei mesi fa, i tragici fatti di New York sconvolgevano il già flebile ordine mondiale, costringendoci tutti, anche i più restii e i più distanti da questi temi, a ripensare ai ruoli delle istituzioni come alla vita di tutti i giorni.

La nostra piccola Isola del resto non è poi così lontana da tutto questo; la nostra piccola Isola vive ed è coinvolta da questi problemi e con essi è chiamata a fare i conti. Un mese fa, colto da un raptus di sdegno, ho scritto al Presidente del Consiglio una lettera chiedendogli di farsi garante del rispetto delle regole e del funzionamento dell'Assemblea. Gli episodi verificatisi, tutti li conosciamo, a volte sono di scarsa gravità, ma quando sono prolungati e i toni e i modi raggiungono intensità, diciamo così, imbarazzanti, minano profondamente la credibilità e la stessa potenzialità della massima Assemblea legislativa sarda.

C'è un nesso tra la lira che va in pensione e il Consiglio regionale che non produce; c'è un nesso tra le Torri Gemelle avvolte della fiamme e l'ansia di cambiamento e ammodernamento che si respira in tutta la dolente società sarda, ma che qui, invece, colleghi, non si coglie. E anche quando la cogliamo non riusciamo poi a tradurla in atti concreti.

C'è un nesso, sì che c'è, tra avvenimenti che pure appaiono distanti, e in questo nesso risiede la ragione stessa della politica, ossia la ragione per cui noi consiglieri stiamo qui e non nelle nostre rispettive occupazioni, professioni, nelle nostre aziende e nei nostri uffici. La politica innanzitutto, e davanti a tutto la politica per la Sardegna e i sardi.

Un politico sardo non può che essere sardista nel senso più autentico del termine, e se non è intimamente sardista o non è un politico, oppure non è sardo. Non vedo altre possibilità per chi, come me, crede in maniera convinta nell'Assemblea costituente come metodo per riscrivere il nostro Statuto, la carta d'identità del nostro popolo. Da qualunque punto di osservazione, dovunque noi ci poniamo, ai lati o al centro dell'arco costituzionale, in ogni caso la nostra politica, il nostro agire politico non può che mettere in primo piano davanti a tutto l'interesse della Sardegna e dei sardi. Questo abbiamo giurato e questo impegno dobbiamo mantenere ogni giorno, preoccupandoci semmai di scegliere la strada più rapida, meno accidentata per raggiungere questo obiettivo.

L'interesse dei sardi, dunque, che si cura perseguendo progetti a breve, media e lunga scadenza. Meriti dei governi e dei governanti precedenti, uso il plurale non a caso, hanno permesso ai sardi di ottenere il riconoscimento sacrosanto della continuità territoriale; una rivendicazione e un modello che oggi, cito un importante quotidiano economico finanziario, altre regioni, come la nostra cugina Sicilia, stanno inseguendo e a tal fine stanno intavolando già trattative con lo Stato.

Per ottenere risultati così importanti sono necessarie qualità proprie della politica: la visione dell'insieme, la scelta degli strumenti adatti, la tempistica corretta. A parte, poi, che serve anche un pizzico di fortuna, quella fortuna che il presidente Pili, che pure ha tutte le qualità, non ha ancora avuto; la fortuna di potersi confrontare con l'esperienza di governo senza dover fare i conti quotidianamente con le fibrillazioni che colpiscono tutte le componenti politiche.

La fortuna di attuare un modello di sviluppo senza dover cedere, a ogni passo, alla logica dei personalismi e degli egoismi che sono - ha ragione l'onorevole Floris - uno dei cancri autentici di questa stagione senza regole, e soprattutto senza umiltà, senza più rispetto dei ruoli. Si accusa la maggioranza di avere stravolto la manovra della Giunta; si accusa la Giunta di aver allargato, come mai prima, la falla dell'indebitamento; si accusa questa maggioranza di non avere un progetto chiaro di governo, di non sapere nemmeno spendere le ingenti risorse arrivate, fino a quando non si sa, da Bruxelles.

Io non riesco a nascondermi dietro ad un dito, l'opposizione a volte ha ragione, soprattutto quando non ha torto. Ma il difetto più grande lo mostra quando, con un atteggiamento sterile, e con l'altra faccia, quella del ricattino per interesse personale, o con l'altra faccia ancora, quella della discussione a volte anche molto accesa in Aula, non si fa carico di quell'emergenza costituita dai tempi in cui oggi purtroppo viviamo.

Se è vero che in democrazia il ruolo dell'opposizione dovrebbe essere quello del controllo, è anche vero che il buon senso e il cervello non vanno mai in aspettativa, nemmeno quando gli elettori premiano gli avversari e ci lasciano lontani dal palazzo. Ecco cosa mi piacerebbe, cosa piacerebbe a molti colleghi che come me partecipano, e sottolineo partecipano, ai lavori dell'Aula e delle Commissioni, con coscienza del ruolo. Ci piacerebbe che su questi temi, come le riforme, non esistessero steccati, antipatie e rivalità personali, che non vincesse la subcultura tutta sarda dell'immobilismo, soltanto per penalizzare il proprio rivale.

All'onorevole Biancu, che ieri in Aula mi ha chiesto se sono ancora convinto che l'oristanese sia degnamente rappresentato in Giunta, anche senza che un oristanese sieda a Villa Devoto, io rispondo che la sua è una domanda retorica per un falso problema. Molte altre volte Assessori oristanesi, di molti colori, hanno fatto parte della Giunta, senza per questo che per l'oristanese si concretizzassero risultati positivi. Potrei recitare un rosario di esempi, ma, fortunatamente per voi, ve li risparmio.

Il problema, invece, è un altro, Presidente e colleghi, è il problema della consapevolezza del nostro stato, di quello che siamo, un popolo che ha bisogno di essere guidato verso lo sviluppo, in un contesto che non è più soltanto locale ed europeo, ma addirittura planetario. Io dico che se proprio non si può vincere questa sfida, almeno la si può pareggiare, che già sarebbe un gran bel risultato; sul come dobbiamo certamente confrontarci.

Leggo che a Catania e nella sua provincia, anche povera e sottosviluppata, come certe zone della nostra Sardegna, accorte politiche di investimento sulla ricerca scientifica, sull'innovazione tecnologica, sull'alta formazione, praticate negli ultimi vent'anni da governi policromi, hanno portato a risultati economicamente sorprendenti: imprese nuove, disoccupazione settoriale azzerata, master e corsi di laurea specifici. E' questo quello che noi oggi dovremmo fare in una Sardegna che getta, anche indebitandosi, le basi e si dà infrastrutture; la cultura della ricerca e dell'innovazione, non sbandierata come una parola vuota, rappresenta a mio parere l'unico metodo praticabile per la crescita armonica dei territori. E in Sardegna c'è bisogno soprattutto di armonia, di colmare gli squilibri sedimentati che politiche economiche poco attente possono ulteriormente provocare.

Il mito dello sviluppo omogeneo, che si traduce poi in un più alto tasso di benessere sociale, si può raggiungere solo se capiamo che le periferie hanno senso e ragione di esistere quanto il centro; solo se capiamo che senza le periferie non può nemmeno esistere il centro. Un modello nuovo, umano, un modello da costruire avendo a riferimento soltanto il bisogno dei sardi è anche quello che questa maggioranza vuole costruire. Ne sono convinto, e so che in questi tempi, votando, com'è nel suo pieno diritto, contro la manovra finanziaria, l'opposizione non aiuterà i sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Il clima è dimesso, l'Aula è grigia, non arrivo ai manipoli e mi fermo a "l'Aula è grigia". E` diffusa - l'incipit è leggero, ma per dire una cosa grave - assai diffusa, la consapevolezza anche tra di noi dello scarto esistente tra le esigenze e le aspirazioni della società sarda e il livello della politica e delle istituzioni. Si ha la sensazione di assistere, poi arrivo subito al bilancio, al trionfo della politichetta e alla irreperibilità della politica, soprattutto nei luoghi ad essa deputati, a partire del Consiglio regionale.

Consiglio regionale che sta vivendo, io credo si possa affermarlo senza tema di forzare i termini reali della questione, forse il punto massimo della sua crisi di funzionamento e di rappresentatività; questo sia nelle cose grandi, penso al rapporto con gli enti locali, penso anche al disinteresse del Consiglio regionale come tale, per le proposte di legge costituzionale che esso stesso approva. Ma, oltre alle cose grandi, penso anche alle cose piccole, persino ai problemi di minuta organizzazione del lavoro, badate, io dico queste cose senza voler personalizzare alcuna responsabilità, e senza voler fare alcuna polemica.

Domando, innanzitutto a me stesso, se c'è coscienza piena di questo, ed anche se si vuol fare qualcosa. Qui la domanda va posta, serenamente e pacatamente, al Presidente innanzitutto, ma anche alla Conferenza dei Capigruppo. Ho fatto questo cenno, perché con il bilancio 2002 siamo allo snodo proprio della legislatura, al bivio; nel senso che o il Consiglio esaurisce la sua funzione, cosa che è anche possibile, o rimane. Ma se rimane non si può continuare così. Davvero non si può continuare così, né dal lato del Governo regionale, che non c'è, che ha palesemente - questo emerge dalla prima metà della legislatura - fallito, dopo tanti proclami di cambiamento, di novità, di efficienza, di efficacia, di shock, di quant'altro, ha fallito; né dal lato del Consiglio.

Ci sono due grandi ordini di questioni a cui un po' tutti facciamo riferimento nei nostri interventi, grandi ordini di questioni con cui le istituzioni e la politica hanno da misurarsi; l'economia, le riforme; a partire dallo Statuto, ma non a finire con lo Statuto, perché ci sono altre cose da fare subito. E io farò al termine due piccoli elementari esempi.

Sulla politica economica e finanziaria: vanno bene le proposte, i ragionamenti, le prospettazioni, tutto questo va benissimo, ma è meglio partire da dati, da numeri, da fatti. Ed allora una riflessione che non è nuova, perché ho già avuto modo di farla diverse volte, sull'esercizio 2001, che io considero, dal punto di vista della gestione finanziaria, l'esempio di ciò che non si deve fare, perché il 2001 è un anno di grandi disponibilità, c'è l'intero POR da programmare, ci sono due annualità che entrano nel bilancio; beh, il 2001 è l'anno in cui si realizza il record del ricorso all'indebitamento.

Anche qui io voglio dire, e lo dico pacatamente, anche perché c'è sempre stato e c'è un rapporto assolutamente civile, sereno ed amichevole, voglio dirlo al collega Pittalis, non è il lascito del 1999; ma non perché lo dico io, ma perché lo dice il Dpef, che è scritto dalla Giunta, su responsabilità della Giunta, che dice - ve lo leggo per brevità - a pagina 104: "Il saldo del debito al 31 dicembre 2000 è 4.468 miliardi.", quindi ci abbiamo messo anche il 2000, ad essere generosi. "Il saldo del debito al 31 dicembre 2001", in 12 mesi "è di 7.351 miliardi", sono 2.883 miliardi per l'esercizio 2001, che portano l'insieme a 7.351, con il ricorso al debito relativo all'annualità di cui stiamo per approvare i documenti contabili siamo a 10 mila miliardi; insomma in due anni è più che raddoppiato il carico del debito.

E questo si abbina ad un altro record olimpico, al record di lentezza della spesa. Se voi guardate il dato sul rapporto stanziamenti-pagamenti, che è il vero indice della capacità di spesa, non tiratemi fuori, lo dico anche al Presidente Floris che lo ha fatto in Commissione, discutendo garbatamente e produttivamente con me e con altri, non tiratemi fuori altri dati che non sono significativi; chiunque conosce un po' queste cose, come noi le conosciamo, sa che bisogna confrontare stanziamenti e pagamenti. Il rapporto tra stanziamenti e pagamenti del 2001 è il più basso degli ultimi dieci anni.

Allora, c'era da mandare avanti una riforma e un processo di risanamento, di qualificazione degli strumenti e della spesa e purtroppo, dico purtroppo perché mi dispiace, non è mica un problema di centrodestra o di una Giunta, è un problema della Sardegna, però le responsabilità devono essere chiare, si è sviluppata una controriforma, e un processo di ulteriore dequalificazione.

Ho compreso, ho ascoltato ed anche apprezzato, ciascuno naturalmente nel suo ruolo, nella sua responsabilità, i toni preoccupati del relatore di maggioranza.

Non basta - tocco un altro punto rapidamente - non basta ragionare in termini di stanziamento; chiunque lo faccia, sbaglia. La cultura dello stanziamento è quanto di più stantio e illusorio possa reperirsi nel dibattito sulle politiche finanziarie; è sempre meno un problema di stanziamento, certo che c'è anche un problema di stanziamento, ci mancherebbe altro!, per esempio, forse per quanto riguarda l'artigianato stavolta c'è anche un problema di stanziamenti. Però è sempre meno un problema della formalità dell'iscrizione in bilancio degli stanziamenti, con tutto quel po' po' che ne consegue in termini di residui e di quant'altro, ed è sempre più un problema di qualità della politica economica e di efficienza della gestione finanziaria.

Ed allora, per ragionare, lo dico molto rapidamente, relativamente alla politica economica è necessario avere tre punti di riferimento. Il primo attiene alla situazione reale della Sardegna in tema di economia e di lavoro. A farla breve, non ho tempo di scartabellare altri dati, la forbice tra il ritmo della crescita sarda e il ritmo della crescita nazionale, dal 2000 ha ripreso a crescere, dopo essersi ridotta per alcuni anni; lasciamo stare per merito di chi, per colpa di chi, la storia è nota, sia per quanto riguarda i Governi nazionali che i Governi regionali.

Secondo dato, con il 2006, ne parliamo tutti, ma vorrei che oltre a parlarne ci pensassimo tutti, con il 2006 si esce dall'Obiettivo 1! Noi possiamo giustamente dire che ci sarà il phasing out, benissimo. Ma ci sarà una caduta formidabile nel volume delle risorse spendibili; come ci prepariamo a questo? Terzo, nel 2010, di questo se ne parla meno e sbagliamo a non parlarne, a non pensarci, a non rifletterci, con l'avvio dell'area del libero scambio euromediterraneo, non è che non cambi nulla, cambia il mercato in cui è inserita la Sardegna; cambia lo scenario in cui opera l'economia sarda, e questa è un'altra cosetta di non poco conto.

Voi direte " Eh, ma si parla del 2010!"; in processi di queste dimensioni il 2010, quando servono per attrezzarsi modifiche strutturali, il 2010 è domani, non dopodomani.

Ed allora se questo è lo scenario, si può andare avanti con questo tipo di bilancio?! Si può andare avanti con questo tipo di politica finanziaria ed economica regionale? Io dico questo naturalmente polemizzando con la maggioranza, ma credo che il ragionamento riguardi tutti, riguardi tutte le forze politiche sarde. Certo, maggiore è la responsabilità di chi oggi detiene l'onere di "guidare" la Regione; ma, ripeto, possiamo continuare con questo tipo di bilanci?

Si è tornati, badate, oltre che nella sostanza, persino nella forma della legge finanziaria, all'impostazione classica; per farla breve, alla cultura dello stanziamento; cioè la preoccupazione è quella di dire a coloro che me lo chiedono che ho messo lo stanziamento in bilancio, quindi, poche storie. Poi si spenda, non si spenda, con quali strumenti, arrivi qualcosa, si produca qualcosa, non si produca un tubo, chi se ne frega; lo stanziamento c'è, quindi mi dovrai votare, rientri nella mia piccola armata.

Cultura dello stanziamento; indebitamento massiccio e non finalizzato, o scarsamente finalizzato; filosofia basata sullo scambio risorse-consenso, e non su una strategia della produttività; assenza di selezione negli obiettivi e negli strumenti. Ed allora alla domanda se si può continuare così, dobbiamo rispondere no: non si può.

Con tanti limiti, con tanti problemi, io voglio ricordare che abbiamo provato, non parlo di me, parlo di un insieme di volontà e di sforzi e di impegno, a determinare un cambio di politica, ed è anche partito un processo di riforma e di risanamento, con tremila limiti, con tante cose che non andavano bene; ma un processo era partito, ma ora stiamo tornando al punto di partenza, se non peggio.

Servirebbe, lo dico in due parole, una linea strategica che muova da una riflessione sullo stato dell'economia sarda, sullo stato della finanza regionale e sull'esame degli strumenti da adottare per una politica economica e sociale. Una linea strategica che scelga una strada, che combini due fattori: la razionalizzazione nell'uso delle risorse da una parte, e gli investimenti per determinare in tempi brevi, guardando appunto al 2006 e al 2010, un salto nella produttività e nella competitività del sistema Sardegna.

Naturalmente, per me che sono uomo di sinistra questo è normale, una politica di modernizzazione, di efficienza e di apertura al mercato, deve essere accompagnata da una vigorosa politica di equità sociale, di lotta alle diseguaglianze, di sostegno alle fasce sociali ed ai territori deboli.

A questo punto pongo due questioni, rapidissimamente, senza svilupparle, perché non ho tempo. Nella riforma del bilancio, della spesa e della programmazione il punto chiave è il monitoraggio, io lo dirò fino all'esaurimento fisico, il monitoraggio procedurale, amministrativo, fisico e contabile. Beh, allora, lo avete scritto voi anche questo, non l'ho scritto io, c'è nelle note di programma, non vi cito la pagina adesso perché vado di fretta. Dal '97 al '98 non si è mosso nulla, c'è scritto lì. Quando arriveremo a quel punto lo leggeremo insieme, ne chiederò la lettura sono quattro righe, sul monitoraggio dal '97 al '98 non si è mosso nulla! Ed è la cosa più importante, altrimenti non si può parlare di efficienza, di efficacia sono tutte stupidaggini, se non si fa il monitoraggio della spesa, sono solo chiacchiere!

Secondo punto, le politiche di sviluppo e le politiche attive per il lavoro. Anche per queste politiche è necessario stanziare dei fondi, ma non basta, bisogna mettere mano, per procedere ad un aggiornamento sia alla strumentazione per lo sviluppo, cioè alle leggi per lo sviluppo, sia anche alle leggi per il lavoro. Poi ne parleremo più a fondo nel corso della discussione.

Una parola, se ho due minuti, sul tema delle riforme. Intanto, diciamoci con chiarezza che per essere credibili bisogna fare le cose elementari. Per esempio, i controlli sugli atti degli enti locali; ma che cosa ci vuole, che cosa si aspetta a porli in essere? Siamo in tema di recepimento della Bassanini che per alcuni aspetti è inapplicata, invecchia senza essere applicata. La questione delle province; ma si può, è pensabile che una Regione istituisca quattro province - giusto o sbagliato che sia, d'accordo o non d'accordo che si sia - ma è pensabile che un Consiglio regionale istituisca quattro province e poi se le dimentichi? Diventiamo una barzelletta; non è possibile!

E poi lo Statuto, gli sviluppi di questi giorni, perché ci sono degli sviluppi, richiedono che tutti riflettano; gli ambienti del Quirinale, io non attribuirò questo al Presidente Ciampi, perché non è giusto tirare la giacchetta al Capo dello Stato, ma gli ambienti del Quirinale, gli incontri formali dicono che la proposta di legge, l'Assemblea Costituente è plausibilissima, è compatibilissima. Ricordo ancora grida all'eversione, all'intenzione, alla superficialità, all'improvvisazione; tutto via, è passata una scopa!

Il Presidente del Consiglio, in un incontro limpidamente istituzionale dice: "Io condivido, ne investo il Governo"; ne investo il Governo come attore del processo parlamentare, perché questo era il senso, nient'altro.

Ma al di là di queste cose che dovrebbero farci riflettere tutti, al di là delle posizioni di partenza, che sono legittime, motivate, non c'era nulla di immotivato e di ingiustificato, e di non riflettuto, al di là di tutto questo io credo che stia germinando, che possa germinare un sentimento popolare assuma la Costituente, a torto o a ragione (quando una comunità fa propria una questione noi possiamo anche fargli le pulci, ma questo è), come simbolo, oggi più visibile, più forte, di una volontà di riscatto, di sviluppo civile, di risveglio.

Io dico lasciamo anche questo sofisma, questo marchingegno di contrapporre i contenuti al contenitore, badate, la procedura ordinaria l'abbiamo detto ieri al Capo del Governo, è mortificante, è umiliante, èè inaccettabile, e questo dovrebbero dirlo i sostenitori e i non sostenitori della Costituente, perché quel contenitore è un contenitore che può contenere solo la rassegnazione, può contenere solo la continuità, può contenere solo la sfiducia, può contenere solo il "continuare così"!

Il federalismo parte dal percorso, poi non si esaurisce, naturalmente, lo sappiamo tutti, con il percorso. La scelta tra lo stare nel Titolo V, che è una cosa più avanzata, ovviamente rispetto al passato, e il federalismo, richiede che il nostro popolo ci dia un mandato; perché non è vero che noi sappiamo cosa vuole fare il nostro popolo su questo. Io non ho un mandato su questo, se qualcuno ce l'ha lo dica! Abbiamo un mandato per stare nel Titolo V? Abbiamo un mandato ad andare oltre? No, e questo va chiesto al cittadino, va chiesto ai sardi: "Che cosa vuoi fare?" Deve continuare l'autonomia speciale o bisogna aprire al federalismo, e quale federalismo?. Questo è il senso del dire coinvolgiamo con l'Assemblea costituente gli elettori, ed è un fatto formale; ci deve essere un mandato, non un dibattito, non una consultazione, un mandato! Il mandato è ciò che si dà nelle elezioni, non nei convegni.

E poi dobbiamo esigere, io dico esigere, che il Parlamento si pronunci sul testo definito dalle rappresentanze istituzionali sarde, dopo un'interlocuzione, certo; poi approvi, non approvi, ma il testo lo deve scrivere la Sardegna, non dev'essere scritto né a Montecitorio, né a Palazzo Chigi, né da qualche altra parte.

Concludo. Ho iniziato il mio intervento chiedendomi se in tema di politiche economiche e di politiche di riforma si può uscire dalla difficoltà, si può uscire dal pantano. Si può cioè riprendere, ciascuno all'interno del suo ruolo, senza confusioni, senza commistioni, a fare politica seria e vera, ed alta? Io con questa domanda concludo, con questa domanda rivolta naturalmente, in primo luogo, a me stesso, al Consiglio regionale, alle forze politiche, guardando, lo diceva poc'anzi bene il collega Giampiero Pinna, alle tante cose che stanno muovendosi in Italia, dove ci sono sintomi, comunque vengano giudicati, di una ripresa di interesse per la politica, e di una ripresa di moti della coscienza civile nel mondo: movimento sulla globalizzazione, sull'ambiente, tante questioni che interrogano la coscienza di ciascuno di noi, ed anche nella società sarda, perché non è vero che siamo morti noi, ed è morta anche la società sarda. Io vedo che la società sarda è viva e dovremmo provare ad essere vivi anche noi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io ho apprezzato lo sforzo operato da questa Giunta regionale, e al suo interno in particolare dall'assessore Masala, che, pur nella difficile contingenza politica e finanziaria, come è stato ricordato da più parti, è riuscita in un'impresa davvero difficile. Debbo anche esaltare, intanto quel filo di continuità che io ho potuto cogliere e apprezzare nella proposta di bilancio e di finanziaria che è stata sottoposta all'esame dell'Aula.

Mi rendo conto che è difficile, in questa circostanza, coniugare il rigore con le politiche per il lavoro e con le politiche per lo sviluppo; il rigore è assolutamente necessario, siamo d'accordo, collega Piersandro Scano, ma direi che è necessitato, soprattutto e proprio, e io qui lo voglio ancora ribadire, da quella pesante eredità che i governi del passato ci hanno lasciato.

E sottolineo questo dato perché sono i numeri a parlare; li ha richiamati bene il collega Scano. Io voglio ricordare che proprio nella scorsa legislatura il Gruppo di Forza Italia, che allora era all'opposizione, attraverso l'azione dei colleghi Balletto e Casu, non presente in questa legislatura, denunciò la tendenza sistematica al ricorso disinvolto, e da noi giudicato spregiudicato, alla contrazione di nuovi mutui.

Porto l'esempio dell'ultimo bilancio, quello del 1999; pensate che (forse perché vi erano le elezioni alle porte) nel solo bilancio '99, noi troviamo poste per 3.300 miliardi, suddivise in 2.017 miliardi per il 1999, 690 miliardi per il 2000, e 660 miliardi per il 2001; cioè la giunta di centrosinistra uscente sostanzialmente ha ipotecato fino al 2001 la capacità di questa Regione di porre in essere manovre come si suol dire espansive, perché ha proprio creato le condizioni di un pesante irrigidimento delle future manovre di bilancio.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue PITTALIS.) Dunque, bisogna richiamare innanzitutto questo, alla memoria e all'attenzione di noi tutti. Bisogna saper fare anche autocritica, perché io dico che oggi purtroppo, non per dare giustificazioni di facciata, se vi è la necessità di ricorrere all'autorizzazione alla contrazione di nuovi mutui, è perché noi ci trasciniamo partite che sono rimaste aperte. Io voglio fra tutte ricordare le situazioni di assoluta emergenza e di straordinarietà che in questa legislatura il Governo Floris prima, e il Governo Pili oggi, hanno dovuto e debbono affrontare.

Ricorderete tutti gli sforzi compiuti per affrontare le alluvioni, la siccità, la blue tongue; siamo nell'ordine di migliaia di miliardi, perché queste erogazioni, cumulate raggiungono cifre davvero considerevoli. Lo sforzo fatto per coprire una eredità pesantissima, quale è quella della legge regionale 28/84, uno sforzo quantificato in oltre 1.000 miliardi. Lo sforzo fatto per coprire quelle annualità dal 1993, che non erano state coperte nel passato, relative alla sanità, che solo nel bilancio 2001 hanno richiesto uno sforzo ulteriore di circa 520 miliardi.

Gli forzi fatti nella direzione della programmazione negoziata, che non è stata svuotata né di contenuti e né di risorse. Vede onorevole Biancu, quando lei parla degli strumenti della programmazione negoziata, ha ragione nel rilevare che sono finiti i tempi in cui questi strumenti venivano utilizzati, probabilmente si riferisce al suo territorio, per fini non propriamente utili alla collettività; quindi io la capisco, e capisco anche le sue preoccupazioni, ma le assicuro che è stato fatto quanto era necessario per riportare il sistema della programmazione negoziata, anche attraverso un apposito monitoraggio, a livelli di programmazione quanto meno adeguati. E, tralascio di rispondere, anche per la stima che le porto, ad altre considerazioni.

Mi ha fatto piacere inoltre, e la ringrazio, che lei abbia richiamato un intervento che non ha riguardato per la verità solo la provincia di Nuoro, ma ha interessato tutte le aree marginali della nostra Sardegna, situate nelle diverse province, nell'ottica di una politica di riequilibrio che, sicuramente, non ha precedenti nella storia autonomistica della Sardegna. E di questo intervento spero mi diano atto i colleghi in particolare della provincia di Nuoro, anche quelli del centrosinistra.

Allora io ho sorriso quando, questa mattina, ho letto sul giornale che l'ex Presidente della Regione, Federico Palomba, si è arrogato alcuni meriti, sicuramente avrà, anche se la sinistra ha l'idea strana di arrogarsi i meriti per tutto ciò che va bene e, invece, di addebitare agli altri le cose che non vanno bene.

Fino a qualche mese, se non ricordo male, la sinistra ha presentato interpellanze, interrogazioni proprio sulla spendita delle risorse del piano operativo plurifondo '94-'99, denunciando il pericolo della perdita di non so quante migliaia di miliardi. Per la verità, anche in questo caso abbiamo ereditato una situazione davvero pesante, catastrofica, perché il 60 per cento dei fondi erano stati appena spesi.

E' merito - se mi consentite - di questa Giunta regionale di aver rivisto le procedure per la spendita, imprimendogli una accelerazione e rendendo quindi possibile che la Sardegna non perdesse una sola lira, nonostante le previsioni contrarie delle cassandre e dei profeti di sventura di turno. Così come sono i dati a dirci che la Regione Sardegna è ai primi posti nella spesa dei fondi del Programma operativo regionale. Penso che di questi dati positivi tutti quanti noi dobbiamo avere consapevolezza e trarre anche motivo di orgoglio.

Penso che non debba esserci divisione tra destra e sinistra su questi temi, che sono i temi che interessano poi tutto il territorio e il futuro dell'economia della nostra Isola.

Questa Giunta regionale è stata ingiustamente accusata di aver fatto carta straccia anche della concertazione. Anche qui bisogna intenderci e riportare a verità quanto meno storica i fatti, così come li hanno rappresentati per la Giunta, il Presidente e il suo Assessore. La Giunta aveva davanti a sé due vie; la prima via era quella di aprire il tavolo della concertazione, cosa che però avrebbe determinato l'arrivo in Aula della manovra forse non prima di febbraio, o l'altra via, che è stata quella scelta, una scelta intelligente, che la maggioranza ha apprezzato, e cioè la presentazione subito in Aula della manovra con la riserva di avviare la concertazione in corso d'opera; anche perché la nuova Giunta regionale si era insediata da poco tempo.

Allora, il problema vero è capire se è stata seguita quell'indicazione, che ha visto nella prima fase del governo Floris assumere la concertazione come metodo di lavoro; capire se questa Giunta regionale, il Presidente e l'Assessore della Programmazione in particolare, abbiano rifiutato questo metodo o invece l'abbiano in qualche modo rivisto. Io vi dico che non l'hanno abbandonato, perché ho potuto constatare direttamente come l'Assessore della Programmazione e lo stesso Presidente abbiano avviato un confronto serio con le parti sociali sulle questioni di sostanza; e se la manovra è stata arricchita, è stata migliorata anche in corso d'opera è proprio il frutto di una intensa attività che ha visto la maggioranza, e in particolare la Giunta, impegnata in un lavoro di concertazione.

Certo è che noi non possiamo attenderci giudizi sereni da parte del Segretario della CGIL, e che il giudizio del segretario della CGIL sia una giudizio pregiudiziale, sia un giudizio in ogni caso contro qualunque cosa faccia il Governo di centrodestra, lo vediamo a livello regionale così come a livello nazionale. Che la UIL, che è altra cosa dal suo Segretario, che è un ex candidato nel listone regionale col centrosinistra, dica cose diverse da un Governo e da una maggioranza di centrodestra, non è neanche più possibile spiegarlo perché lo comprendono tutti!

spissu (d.s.). Ma piantala!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). E,quindi, nessun mistero sulle posizioni ideologiche che animano alcuni personaggi, espressioni del sindacato di questa regione. Apprezziamo certamente il lavoro che la UIL territoriale e la stessa CISL fanno, apprezziamo il lavoro delle rappresentanze degli artigiani, dei commercianti, della cooperazione, della piccola e media impresa per il contributo che hanno sempre saputo dare.

Devo, però, dire anche una cosa; apprezzo il segnale dato dalla CGIL, che finalmente permette di eliminare anche un'anomalia del sistema, che consiste nel rinunciare ai contributi che da tantissimi anni la Regione destinava al sindacato, E la rinuncia a questi contributi finalmente colloca la CGIL in una situazione di assoluta autonomia politica, che deve essere la condizione propria di un sindacato.

Allora, vedete, in questo contesto la Regione ha lavorato bene, questo Governo sta lavorando bene, altro che "dirigismo berlusconiano", caro onorevole Gian Valerio Sanna. Siccome io ho un gran rispetto del Partito Popolare Italiano, mai mi sognerei di parlare di "dirigismo alla Castagnetti", forse perché non fa neanche rumore!

GIAGU (Popolari-P.S.). Magari!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Noi abbiamo un leader, abbiamo un grande leader, che hanno voluto gli italiani e che sta dimostrando nei fatti che la sua politica è non una politica dirigista, ma una politica ispirata ai valori veri della liberaldemocrazia.

FADDA (Popolari-P.S.). E della legalità!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Nel caso vostro veramente suona male anche dire: "dirigismo di chi?" Perché mi rendo conto che in assenza di leader veri e autentici è difficile, a volte, in una battuta, racchiudere anche il pensiero di chi parla.

Così come abbiamo apprezzato le politiche in favore degli enti locali. Certo, sono d'accordo che bisogna fare qualcosa di più, che bisogna iniziare a rivedere questo sistema di controlli che è davvero anacronistico, siamo d'accordo e su questo siamo pronti a confrontarci e a dialogare con le opposizioni.

Allora, io dico in sintesi che questa coalizione non ha avuto paura, e non ne avrà per il futuro, di andare contro gli interessi costituiti di compagnie di bandiera, di colossi industriali, di banche.

A proposito di banche, ieri il collega Cugini riferendosi ad alcune realtà di comuni governati dal centrodestra, dove possono esserci anche problemi, e noi non ci scandalizziamo, ce ne sono tanti di problemi nei comuni guidati dalla sinistra, sostanzialmente ha formulato una sorta di assioma per cui dove governiamo noi tutto si dissolverebbe, non saremmo cioè in grado di reggere la gestione, in quel caso, degli enti locali.

Questa mattina, benché la notizia circoli già da qualche giorno, qualche giornale titolava: "Resa dei conti per la Fondazione del Banco di Sardegna tra Partito Popolare Italiano e DS". Questo sta a significare, cari signori, che la volpe perde il pelo ma non il vizio; cioè che laddove ancora avete il potere, o detenete, o controllate la gestione di enti e istituzioni, come nel caso della Fondazione, voi vi accapigliate, scoppiano le risse, questo avete fatto nel corso della passata legislatura. Guai se voi foste ancora al governo delle ASL, degli enti strumentali, e via dicendo. Per fortuna che vi rimane poco da controllare!

PIRISI (D.S.). Da quale pulpito!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Per fortuna che vi rimane solo la Fondazione del Banco di Sardegna, che sta a dimostrare come non siete capaci neanche dai banchi dell'opposizione di mettervi d'accordo sulla gestione di una istituzione creditizia così importante.

SECCI (Popolari-P.S.). E' materia vostra!

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Noi ci rendiamo conto che la Regione deve essere completamente modernizzata, le sue infrastrutture portate a livello degli standard europei, l'intero tessuto economico e sociale dell'Isola deve essere ricostruito e rilanciato per affrontare la sfida della competizione nazionale e internazionale.

Ci rendiamo conto che questa maggioranza sa di governare con la spada di Damocle sospesa sul capo una situazione sociale che, però, è migliorata rispetto a qualche anno fa, perché fra le cose che non vanno, e che sempre addossate a questa maggioranza, allora riconoscete almeno a questa maggioranza, alle sue capacità, un merito, e cioè come emerge dai dati, una inversione di tendenza del tasso di disoccupazione che è in diminuzione. Certamente, non ci soddisfa ancora il risultato raggiunto.

Vedo che il tempo scorre ma, signor Presidente, gradirei ancora qualche minuto per completare il discorso. Ci sono troppe Cassandre che sperano, e sono pronte a far festa per questo, in un tonfo clamoroso del Presidente Pili, di questo Governo regionale e di questa maggioranza.

Si tratta probabilmente di chi ha sicuramente niente da perdere, ma noi riteniamo anche niente da guadagnare. Mi rivolgo soprattutto a quegli esponenti della maggioranza che hanno portato avanti con grande coerenza il progetto politico del centrodestra, come l'onorevole Mario Floris. Ho interpretato positivamente il suo intervento come un contributo al consolidamento di questa compagine, di questa coalizione; ma al caro amico Mario Floris io dicoche l'idea del terzo polo nazionalitario è buona, ma o si inserisce all'interno di uno dei due poli, e noi riteniamo che sia utile ed agevole l'inserimento nel polo del centrodestra, o altrimenti rischia davvero di diventare un progetto velleitario.

Con l'onorevole Floris noi vogliamo dialogare perché riteniamo che questo progetto, all'interno della Casa delle Libertà, all'interno della coalizione del centrodestra possa rappresentare un grande arricchimento, conoscendo anche lo spessore culturale e politico dell'onorevole Mario Floris, riteniamo però che questo dialogo debba proseguire nella chiarezza senza creare, assolutamente, nessuna situazione di confusione; una situazione di confusione che riteniamo siano altri a voler portare all'interno di un dibattito che a nostro avviso deve continuare ad essere sereno e propositivo come è stato fino ad oggi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Presidente e colleghi, ormai mi pare del tutto evidenteche questo dibattito sulla finanziaria del 2002 si è trasformato in una sorta di giudizio politico su questa maggioranza; questo l'hanno dimostrato gli interventi sia di maggioranza, che di opposizione. Ha iniziato ieri l'onorevole Floris, ma lo stesso nervosismo che oggi traspariva dall'intervento dell'onorevole Pittalis ne è una chiarissima dimostrazione.

Siamo al giro di boa di questa legislatura, dai più ritenuta ormai poco esaltante, se non proprio confusa e inconcludente; insomma, una legislatura sprecata. La responsabilità evidentemente, onorevole Pittalis, non mi pare che possa essere scaricata ancora sul Presidente Palomba o sulla Giunta di centrosinistra. La responsabilità di questa situazione è evidentemente in capo a questa maggioranza raccogliticcia e litigiosa, nata con gli inganni e i tradimenti più volte denunciati in quest'Aula dai banchi del centrosinistra.

Questo bilancio, più che essere un primo consuntivo, come è stato detto da più parti, appare come un bilancio di consunzione politica di questa maggioranza, sempre più logora e priva di qualsiasi convinzione politica. Doveva essere la finanziaria del rilancio, della svolta, finalmente la finanziaria del giovane Presidente candidato alle elezioni del '99. Doveva essere la finanziaria quindi della motivazione, della determinazione e dell'entusiasmo. Sfido il più ottimista in quest'Aula a trovare traccia di ciò in questa finanziaria, e men che meno negli umori che attraversano i consiglieri di questa maggioranza.

E` stata anche definita una finanziaria "senza padre", ma è vero, lo stesso Presidente Pili la presenta inizialmente come una manovra tecnica da attuare in più tempi. Poi qualcuno si chiede: "Ma quali tempi? Visto che abbiamo già perso i primi tre o quattro mesi dell'anno perchè ce li siamo giocati con l'esercizio provvisorio?". Quindi il tentativo di rilanciare, rimandando al domani la finanziaria, non è riuscito, e il pleonastico articolo 1 è stato cassato in Commissione.

Forse oggi il Presidente Pili si è reso conto della differenza che passa tra le promesse elettorali, gli slogan e la concreta attività di governo. Dico forse perché non ne sono ancora convinto, a sentire le sue ultime, come dire, sparate, tra virgolette, mi sia consentito, per altro riprese anche dell'onorevole Floris a proposito dell'APQ sull'idrico, mi sembra che comunque tenda ancora a mantenere quel vizio, cioè a ragionare fuori dalla realtà.

Era più facile sicuramente fare le promesse elettorali, le promesse di cambiamento in nome di stabilità, efficienza, buon governo, rigore, moralità, abolizione degli enti che poi si stanno moltiplicando; abbiamo assistito a situazioni di degrado e di occupazione delle istituzioni quali non si erano mai viste. Per non parlare, poi, del grande cavallo di battaglia, non solo dell'onorevole Pili - per la verità - del quale abbiamo sentito parlare in quest'Aula più volte, soprattutto all'inizio della legislatura, e cioè il risanamento finanziario.

Altra questione: le riforme. Ultimamente l'onorevole Pili ha detto che con quattro articoli lui è capace di cambiare i "connotati" a questa Regione. Ma soprattutto delle grandi riforme, della riforma dello Statuto, il nuovo Statuto dei sardi, delle leggi di riforma della Regione non c'è traccia da nessuna parte. Per quanto riguarda la riforma dello Statuto siamo al contenitore, la Costituente, la cui proposta è certo suggestiva, non si può negare, e non si può negare che non sia priva di argomenti, ma è stata elaborata ed è oggi animata da forze che certo non sono espressione del mondo culturale che ruota attorno al centrodestra.

Sulla stabilità e l'efficienza, lasciamo parlare i fatti. La rissa è continua. Ci si scontra anche per le presidenze di commissione, e a volte le lotte sono davvero titaniche. Sull'efficienza è meglio stendere un velo pietoso; la macchina regionale è ferma, non funziona perché non la si vuole far funzionare. Gli shock burocratici promessi hanno solo prodotto continue convulsioni nella Giunta e nella maggioranza. A questo punto gli unici scioccati sono davvero i cittadini sardi, e tra questi, io credo, soprattutto gli elettori del centrodestra che avevano riposto fiducia nelle promesse di stabilità, di efficienza, di buon governo, di cambiamento.

Oggi, siccome la terapia dello shock non ha funzionato si pensa di sostituire il paziente, cioè la burocrazia regionale, con consulenze esterne ben pagate, si intende, tanto ce lo possiamo permettere con il grasso che cola dai nostri bilanci, e naturalmente, per fare ciò che normalmente dovrebbero fare i nostri impiegati, i nostri funzionari interni, cioè la revisione straordinaria dei residui. Ma, io non credo che sarà facile privatizzare la Regione, né credo che sia facile appaltarla davvero ai privati.

Una riflessione più approfondita merita, e la voglio fare, la questione del risanamento.

Questo tema dell'indebitamento e delle strategie da adottare per risanare i bilanci regionali rimbombava in quest'Aula già in occasione del varo del bilancio e della finanziaria del 2000.

Avete annunciato con moti forti, decisi, di voler perseguire al primo posto tra i vostri obiettivi risanamento finanziario ed aiuti alle imprese; è lo stesso moto che abbiamo risentito oggi, in una situazione completamente mutata, dall'onorevole Pittalis. Allora, il relatore alla finanziaria, l'onorevole Giorgio La Spisa, che era presidente di commissione sosteneva che la maggioranza aveva coerentemente mantenuto fede ai propri impegni e obiettivi che erano quelli di risanare le casse della Regione, di rilanciare l'economia e di favorire l'occupazione. Con la finanziaria si era stabilito che l'indebitamento dovesse fermarsi a 930 miliardi nel 2000, e a 660 nel 2001. E` il caso di dire che l'onorevole La Spisa allora non ci ha azzeccato per niente, perché il disavanzo della finanziaria del 2000 ammonta non a 930 miliardi, ma esattamente al doppio, e non sono 660 i miliardi del disavanzo del 2001, bensì circa 3000, cioè qualche cosa come cinque volte tanto l'ammontare previsto nella finanziaria del 2000.

Oggi il quadro finanziario è davvero allarmante; abbiamo ad oggi, cioè al 31.12.01 un disavanzo di amministrazione di 7.500 miliardi, di cui 3.000 addebitabili all'esercizio del 2001; cioè nel 2001 abbiamo avuto un incremento del 40 per cento del disavanzo complessivo risultante al 31.12.2000; e le previsioni del 2002 portano - così recita il documento finanziario - a 11.400 miliardi il disavanzo presunto.

Certo, questo disavanzo è presunto, ma sempre di disavanzo si tratta.

Se io faccio una semplice proiezione di questi dati, prevedendo che vi siano 2.000 miliardi l'anno di disavanzo, ciò che è nell'ordine di grandezza delle cose possibili, noi avremo a fine di questa legislatura un disavanzo di amministrazione di circa 15.400 miliardi, una cifra enorme, una cifra mai sentita, difficile probabilmente anche da concepire e da pronunciare, un vero e proprio disastro finanziario che non può essere addebitato al pregresso, onorevole Pittalis.

Le cifre lo dicono in maniera chiara, se non vogliamo anche qui - come dire - negare l'evidenza. So che lei ha una coraggiosa sfrontatezza nell'affrontare questi problemi, e non solo, ma insomma! Guardiamo le cose così come debbono essere viste, cioè analizzando i dati sui quali sicuramente possiamo convenire perché supportati dai numeri.

Come si vuole aggredire questo disavanzo? Ancora oggi, nonostante questa lievitazione abnorme del debito, si pensa che il tutto possa essere risolto con un bel mutuo, con un rateo da circa 1.000 miliardi l'anno, una cifretta mica da niente, mica da scherzo! Poi, operiamo una bella revisione dei residui passivi - e dirò che risultati ha avuto questa revisione dei residui passivi effettuata l'anno scorso con l'auspicio di un contenimento delle spese improduttive e di maggiori entrate derivanti dalla contrattazione con lo Stato sul Titolo III.

Questo è - diciamo così - lo schema della maggioranza, preoccupato da un lato, ma rassicurante ed ottimista su un futuro virtuoso dall'altro, che ci ha fatto conoscere nella sua relazione l'onorevole Balletto.

Veniamo al primo punto; la contrazione di un mutuo sicuramente non risolve l'indebitamento, anzi lo accerta, lo acclara e quindi formalmente è semplicemente una sorta di coperta che viene messa sopra il disavanzo. Sono 1.000 miliardi a fronte di entrate regionali che si pensa siano nell'ordine di 5.500 miliardi di entrate proprie, salvo le entrate straordinarie e così via.

Cioè, una sorta di piombo al piede della finanza regionale. Pertanto il disavanzo con questo piombo tenderà ad aumentare, mica a diminuire, perché dai 5.500 miliardi bisognerà detrarre il rateo del mutuo. Come si riuscirà in qualche modo a risanare il disavanzo che secondo le proiezioni arriverà a 15.000 miliardi nel 2004? E` davvero - secondo me - una rincorsa al dissesto finanziario. L'unica possibilità di ottenere maggiori risorse può derivare dalla contrattazione del Titolo III ma, con l'aria che tira, con il patto di stabilità, con l'aumento della spesa sanitaria, io non credo che riuscirete ad ottenere grandi risorse, nonostante il vostro amato, beneamato Presidente del Consiglio, Berlusconi che, ad oggi, non mi pare che abbia "sganciato" molte lire, al di là degli slogan e dei grandi sorrisi che vi ha elargito a tutto spiano.

Credo che abbiate portato avanti davvero, in questi due anni la politica delle cicale. E` una politica dissennata, ma poco vi importa secondo me. In questo vi è il segno della vostra irresponsabilità! L'onorevole Pittalis dichiarava a settembre che questa maggioranza non avrebbe mai imposto nuove tasse ai sardi; ma con questa politica sarà obbligatorio imporre l'addizionale IRPEF ai sardi come hanno fatto tante altre regioni più ricche della nostra. Allora il circolo virtuoso diventa davvero non virtuoso! Avremo voglia noi di erogare contributi a favore della piccola e media impresa, se poi la stessa impresa si troverà anche gabellata dalle tasse regionali!

Noi stiamo generando una situazione drammatica che richiederà domani, per essere risanata, se non si attua una svolta immediata, una politica di lacrime e di sangue.

Sulla revisione dei residui passivi, io vi dico semplicemente una cosa. Qua si parla solo di revisione dei residui passivi e mai di revisione dei residui attivi! Guardate che esistono anche i residui attivi, e forse non tutti si concluderanno positivamente. Vi faccio solo un esempio; il Governo Berlusconi, ed ancor prima il Governo Amato, hanno cancellato la tassa sulle successioni e sulle donazioni. La Regione Sardegna percepiva i cinque decimi sul totale delle entrate incamerate dallo Stato. Io vi chiedo se questa entrata l'avete ancora previsto oppure no.

Io dico infatti che occorre attenzione perchè noi non possiamo pensare che questo bilancio sia costituito soltanto dal peso della spesa, è costituito infatti anche dal peso delle entrate, e se i due aspetti non si armonizzano in qualche modo, rischiamo di continuare a spendereritenendo che il bilancio sia un pozzo di San Patrizio sempre pieno; poi alla fine lo troveremo, come l'hanno trovato a livello nazionale, nei primi anni novanta, drammaticamente vuoto, ed allora sarà veramente un dramma continuare ad offrire in Sardegna i servizi essenziali.

Su questo, secondo me, dovete riflettere anziché inseguire il facile giochino del donare a tutti ciò che viene chiesto volta per volta, ed anche ciò che non viene chiesto.

Sui residui passivi l'onorevole Balletto sostiene che su di essi gravano i cosiddetti residui di stanziamento. Sa, onorevole Balletto, i residui di stanziamento gravano sui residui passivi complessivi in misura lieve, e comunque io la sfido a convincere gli Assessori a rinunciare al residuo di stanziamento. Non ci rinunceranno mai, perché è una risorsa di competenza occulta che volta per volta negli anni successivi viene utilizzata per soddisfare le esigenze politico-clientelari in maniera anche non controllata e fuori dalle righe.

E poi l'esempio di come avviene la cancellazione dei residui passivi noi l'abbiamo avuto l'anno scorso! Avete cancellato dal bilancio presunti, non accertati, presunti residui passivi per circa 700 miliardi! Di questi 700 miliardi io so, per esperienza diretta, che molti dovranno essere restituiti agli enti locali ai quali sono stati indebitamente sottratti, tant'è che una norma che la Commissione lavori pubblici presenta in finanziaria prevede la proroga dei termini per alcune fattispecie; tutto questo porterà al recupero di quei 700 miliardi, che voi non avete utilizzato per coprire il disavanzo, ma per aumentare le spese l'anno scorso, se ben ricordate!

Ed allora, quei 700 miliardi costituiscono un ulteriore buco occulto che voi troverete quando farete l'esame dei residui passivi, quando farete gli accertamenti reali. A quel punto troveremo altri buchi, non certo le ulteriori risorse nelle quali spera l'onorevole Balletto, nell'ordine dei 4000 miliardi, se non vado errato. Dovrebbero essere intorno ai 4000 miliardi le risorse derivanti dalla differenza tra residui attivi e residui passivi. Ma così non sarà, onorevole Balletto, io penso che avremo delle amare sorprese. Ed allora il disavanzo, ahimè, presunto andrà a coincidere con una grossa cifra di indebitamento, e allora davvero saranno lacrime e sangue.

Dall'altro canto pensate però di accelerare la spesa. Se accelerassimo la spesa in questa Regione, se pensassimo di spendere tutto ciò che è impegnato, noi saremmo al dissesto finanziario! Non avremmo soldi per pagare! A me risulta che la Giunta regionale a dicembre di quest'anno ha assunto un'anticipazione di cassa di circa 1000 miliardi, secondo una delibera mi pare del 16 dicembre 2001. Mille miliardi non sono una briciolina! E, magari, non saranno stati neanche utilizzati tutti, in attesa dei trasferimenti nazionali e così via. Ma questo è già un segnale, con una cassa così fortemente deficitaria, che ci stiamo avvicinando alla zona di non ritorno, ci stiamo avvicinando alla zona del cosiddetto dissesto finanziario.

Occorre fare ulteriori e superiori sforzi nello spendere le risorse comunitarie, le nuove risorse comunitarie, non le vecchie. In merito alla spendita delle vecchie risorse comunitarie sappiamo di essere in una posizione buona rispetto alle altre regioni meridionali, siamo ai primi posti, infatti, ma è l'effetto degli impegni contratti negli anni '97, '98, '99. Oggi, invece, rispetto al nuovo quadro comunitario siamo fortemente deficitari a livello di spesa e di impegni; questo secondo me ci riporta indietro, eparadossalmente le due cose coincidono; si spendono meno fondi comunitari, ci si indebita di più, è una correlazione al contrario che è stata anche evidenziata da uno studio compiuto da "Il Sole 24 Ore" sulle regioni meridionali.

Una maggioranza quindi, la vostra, che affronta i problemi con grande approssimazione, presa com'è dai suoi litigi e dalle sue continue convulsioni. Si litiga anche sulla paternità delle azioni di Governo; è il caso dell'APQ sull'acqua. L'onorevole Floris impone l'alt, mentre il Presidente Pili sostiene di aver finalmente concluso il procedimento. Ma, attenzione, all'onorevole Floris mi permetto sommessamente di ricordare che quelle risorse provengono dal precedente Governo di centrosinistra. E questo vale anche per il caso "metano"; vi è stato un litigio tra l'onorevole Pirastu e l'onorevole La Spisa sulla questione del metano.

Mi viene in mente un giochino che facevo da piccolino con le carte, il gioco del ruba mazzetto, chi butta l'ultima carta uguale a quella del mazzo prende tutto il mazzo. E questo è il giochino che mi sembra si stia facendo all'interno di questa maggioranza. Ma si dimentica che il mazzo di carte proviene dal centrosinistra! E riprenderei a questo punto la metafora dell'uccellino Ziri Ziri simpaticamente raccontata dall'onorevole Cogodi. Il centrosinistra ha costruito per voi il nido, cioè le leggi, l'architettura legislativa che voi state utilizzando (per esempio, l'intesa e così via), e l'ha riempito con le uova, cioè le risorse finanziarie. Voi state semplicemente sprecando! State sprecando le risorse perché non avete un'idea sufficientemente alta della politica, una politica che guardi cioè agli interessi generali della Sardegna e dei sardi. Di questa idea della politica in questa maggioranza mi pare che non se ne intraveda neanche l'ombra!

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi; io non vorrei entrare in polemica con alcuno in questo mio intervento, perché di polemica ce n'è stata e ce n'è fin troppa. Sono apprezzabili anche le critiche e le censure che talvolta, anzi spesso, arrivano dai banchi dell'opposizione; più difficile risulta capire le critiche quando il loro tono è così roboante da sentirsi al di fuori di questo palazzo, e va molto spesso in direzione del dileggio e dell'insulto.

In questa situazione, colleghi, non è certamente facile né dialogare né capire, né costruire qualche cosa.

Il mio intervento non sarà polemico perché io vorrei, veramente, stabilire con la opposizione quel filo conduttore che porti, maggioranza ed opposizione, ad affrontare i veri problemi della Sardegna pur, ovviamente, nella distinzione dei ruoli.

Mi domando, anche alla luce degli interventi di ieri e di oggi, tranne alcuni molto critici ma che si distinguevano proprio per i toni, dove è il limite che l'opposizione si deve porre nei confronti dell'attività della maggioranza. Questa opposizione deve essere un'opposizione costruttiva oppure deve essere un'opposizione urlata, di facciata, sterile, che si blocca e che è tesa solamente ad impedire alla maggioranza di fare quello che può fare, non il meglio della sua azione politica, quello che può fare, con tutti i limiti che le possono derivare dalla incapacità, con tutti i limiti che le possono derivare anche dalle lacerazioni interne, semmai ce ne fossero, come ce ne sono.

Allora io mi domando, in questa situazione, se l'opposizione deve invece essere presente con una proposta alternativa, con una proposta costruttiva, o se deve limitarsi solamente ad impedire alla maggioranza di fare anche quel poco, secondo un'opinione diffusa, che è capace di fare.

Credo che responsabilmente, poiché noi qui rappresentiamo interessi di altri e non certamente ed esclusivamente quelli dei partiti ai quali apparteniamo, dovremmo convergere su questa direzione.

Raramente è capitato che ci sia stata la convergenza su qualche tema importante e fondamentale. In questa finanziaria si parla di disavanzo. Credo che la Commissione nella relazione di maggioranza abbia espresso questa preoccupazione sull'indebitamento; una preoccupazione che era stata propria anche dei governi di centrosinistra. L'assessore Scano aveva cercato di attuare infatti una politica di rigore, che è stata proseguita dal collega Pittalis, e alla quale era stata improntata anche l'attuale manovra, quella originaria presentata all'esame della Giunta; ma e in corso d'opera, a seguito delle pressioni provenienti dal mondo della produzione, dal mondo dei servizi, vista la necessità di intervenire in direzione del sociale, quel rigore si è allentato.

Tutte quelle spinte hanno portato, come ho già detto, ad una alterazione dell'impostazione originaria della manovra che era in coerenza con il DPEF. Qualcuno, interpretando non correttamente, ha detto in quest'Aula, probabilmente senza aver letto la relazione, che io avrei sostenuto nella relazione e nel mio intervento in Aula che la manovra era peggiorata. Io ho detto che la manovra passata in Commissione tende, ancora di più, ad andare verso quella posizione di indebitamento che è preoccupante, e che non deve essere preoccupante solamente per la maggioranza, deve essere preoccupante per tutti.

Come ha sottolineato il collega Pittalis, infatti, nella manovra del 2000 - la prima che abbiamo fatto noi - e del 2001, nel bilancio triennale vi erano già autorizzazioni di spesa nella finanziaria che indebitavano la Regione per centinaia e centinaia di miliardi. Quindi non si è fatto altro che dare attuazione a una legge finanziaria e a un bilancio che già esistevano e che nella programmazione del centrosinistra già impegnavano l'amministrazione regionale in una determinata direzione, quella di una esposizione debitoria concretizzata con le finanziarie approvate e prodotte dal centrodestra.

Se andiamo a vedere questi aspetti effettivamente le responsabilità convergono, mentre non vi è convergenza sulle cose che devono essere fatte.

Tutti noi sappiamo che le risorse si sono ridotte perché, come è stato sottolineato da più parti, l'osservanza rigida del patto di stabilità ha comportato minori trasferimenti statali a favore degli enti locali. Badate, però, che i minori trasferimenti statali non si traducono solamente in una non crescita delle entrate; ma anche il permanere delle entrate da diversi anni allo stesso livello si traduce sostanzialmente, ai termini degli effetti che essa produce, in una diminuzione di entrata perché le esigenze crescono.

Tutti noi sappiamo che il settore dell'artigianato, tanto per fare un esempio e per ribadire un concetto che era già stato espresso nell'intervento illustrativo della manovra, rispetto alla manovra del 2000, che ancora veniva fatta con fondi ordinari, ha avuto un incremento, se non ricordo male, nell'ordine di 30 o 40 miliardi, e tuttavia poiché il settore è in sofferenza gli operatori si sono lamentati. D'altra parte attraversiamo anche un momento di crisi congiunturale, che non investe ovviamente solo l'economia della nostra Regione, ma che, come è stato sottolineato egregiamente sia dal collega Licandro che dal collega Pittalis, investe l'economia mondiale.

Quindi la nostra Regione, data la limitatezza del suo intervento non può non soffrire questa situazione di disagio e di sofferenza, acuita dalle richieste sempre più pressanti che pervengono dal mondo della produzione e dei servizi.

Di fronte a questa situazione, data la limitatezza delle risorse, la responsabilità di dare risposte non penso possa e debba gravare tutta sulle spalle della maggioranza. Ci deve essere una condivisione dei problemi, una condivisione delle necessità cui dare risposte, e questo presuppone una istituzione unita. Perché, come è stato ancora più volte detto, l'indebitamento prodotto ieri dal centrosinistra è stato trasferito da chi ha amministrato al centrodestra, e l'indebitamento al quale arriverà questa amministrazione al termine della legislatura sarà un'eredità che verrà trasmessa a chi ci succederà e che potrà essere, così io mi auguro, una maggioranza di centrodestra, ma che nella logica dell'alternanza potrà anche essere una maggioranza di centrosinistra.

Allora è un problema di tutti quanti salvaguardare l'entità delle risorse future ottimizzando la spesa per rispondere ai bisogni di crescita della società. Quindi è un problema di priorità, è un problema di scelte non facili che la maggioranza deve certamente fare; ma una volta che le scelte sono fatte è troppo comodo dai banchi dell'opposizione criticare i tagli, dove ci sono stati, in ossequio a quel principio di rigore e di risanamento della finanza pubblica. Ed è altrettanto facile dire che devono essere rifinanziati i settori che hanno subito un taglio delle risorse, che deve essere rifinanziato il Piano straordinario del lavoro, che ha impegnato 1000 miliardi, e che ha dato i risultati che ha dato.

SECCI (Popolari-P.S.). Quali risultati ha dato? Chi li conosce i risultati? Ci dia un giudizio in merito se è in condizioni di farlo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non ha dato risultati! Collega Secci, risultati non ne ha dato perché purtroppo ci sono 800 miliardi di residui passivi su quella voce! Quindi, mi consenta di dire che quando si discuteva del Piano straordinario del lavoro in Aula, l'opposizione aveva detto che quella legge fatta in quel determinato modo avrebbe causato risultati effimeri, parziali e non soddisfacenti. E i risultati li abbiamo avuti, li abbiamo avuti e ce li abbiamo alla prova dei fatti.

Anche sotto questo aspetto c'è necessità, quando discuteremo l'articolo 17 dell'attuale finanziaria, che si individuino finalmente i percorsi e le strade nuove perché questo grandissimo sforzo che la Regione sta facendo nella direzione delle politiche straordinarie del lavoro dia realmente frutti, perché saranno se no altri 330 miliardi che costituiranno residui passivi di stanziamento perché non si è stati capaci di spenderli, che andranno ad aumentare l'indebitamento e che ancora una volta comprimeranno la finanza regionale limitando l'efficacia della sua spesa.

A me piacerebbe che da parte dell'opposizione ci fosse una attività di controllo, di censura e di critica, come è giusto che ci sia, ma vorrei che ci fossero anche attività propositive, cioè proposte che tutto sommato all'atto pratico, dall'inizio della legislatura ad oggi, mi sembra che non ci siano state, o se ci sono state sono state certamente alquanto carenti.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 05.