Seduta n.289 del 12/05/1998 

CCLXXXIX SEDUTA

Martedì 12 maggio 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 17 e 24.

CONCAS, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 15 aprile 1998 (285), che è approvato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CONCAS, Segretaria:

"Interrogazione CUCCA, con richiesta di risposta scritta, sulla gara d'appalto bandita dalla Regione sarda per la fornitura del servizio di pulizia di tutti i centri regionali di formazione professionale" (1002);

"Interrogazione SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi dell'istituzione di un punto franco doganale a Porto Torres" (1003);

"Interrogazione GRANARA - BALLETTO - PIRASTU - LOMBARDO sulla Conferenza del lavoro svoltasi alla Fiera di Cagliari" (1004);

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento urgente della Giunta regionale per abbattere i tassi bancari in Sardegna alla luce delle recenti riduzioni del costo del denaro e per modificare la L.R. n. 32 del 1985 sui mutui casa in favore dei cittadini sardi" (1005);

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, su due conti "fuori bilancio" dell'ESIT" (1006);

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui motivi che hanno indotto la dirigenza amministrativa della Regione Autonoma della Sardegna a negare il nulla osta alla delega di pagamento prevista per i dipendenti associati alla Cassa di Mutuo Soccorso" (1007);

"Interrogazione BIANCAREDDU - PITTALIS - GIORDO - MILIA - OPPIA, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata liquidazione dei contributi chilometrici del 1996 e del 1997 alle aziende del trasporto pubblico locale della Regione (1008);

"Interrogazione TUNIS Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sul problema del mancato inizio dei lavori di risanamento nel rio Santa Lucia (Capoterra)" (1009);

"Interrogazione CONCAS - MONTIS - VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulla intimazione di sgombero nei confronti di alcuni abitanti di Siliqua da parte del Genio Militare" (1010);

"Interrogazione USAI Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo del Presidente dell'autorità portuale di Cagliari nelle elezioni amministrative di Cagliari" (1011);

"Interrogazione BALIA - MANCHINU - DEGORTES, con richiesta di risposta scritta, sui criteri di applicazione delle direttive per l'utilizzo del demanio marittimo di interesse turistico ricreativo da parte della Regione" (1012);

"Interrogazione GRANARA - PITTALIS - PIRASTU - LOMBARDO - BALLETTO, con richiesta di risposta scritta, sulle terme di Sardara" (1013).

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CONCAS, Segretaria:

"Interpellanza CONCAS - VASSALLO - MONTIS sulla carenza di personale tecnico per l'utilizzo dei tomografi assiali computerizzati nella ASL n. 7 di Carbonia" (443);

"Interpellanza CADONI sul reparto di rianimazione dell'Ospedale di Bosa" (444);

"Interpellanza AMADU sulla crisi idrica della Nurra e sulla necessità di provvedimenti urgenti in favore dei produttori agricoli" (445);

"Interpellanza FRAU - MASALA sugli studi di nuove possibilità irrigue nella Gallura" (446);

"Interpellanza PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - PIRASTU sulla rinegoziazione dei mutui agricoli" (447);

"Interpellanza PITTALIS - BALLETTO - CASU sull'ammanco di 1.000 miliardi dal bilancio della Regione" (448);

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CONCAS, Segretaria:

"Mozione VASSALLO - CONCAS - MONTIS sulla legge regionale 30 maggio 1997, n. 20, concernente provvidenze a favore di persone affette da patologie psichiche" (147).

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:

"Riutilizzo di risorse provenienti dalle contabilità speciali di cui alle leggi 588/1962 e 268 del 1974" (415).

(Pervenuto il 24 aprile 1998 ed assegnato alla terza Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Murgia - Lombardo - Busonera - Amadu - Biancareddu - Cucca - Dettori Ivana - Giagu - Ladu - Liori - Macciotta - Marracini - Sanna Nivoli - Sanna Giacomo - Montis:

"Interventi a favore dei bambini affetti da labiopalatoschisi. Integrazioni alla legge regionale 24 dicembre 1991, n. 39: "Finanziamenti in favore di diversi settori e disposizioni varie" già modificata dalla legge regionale 1 agosto 1996, n. 34: "Integrazioni alla legge regionale 24 dicembre 1991, n. 39 (Finanziamenti in favore di diversi settori e disposizioni varie) riguardante le prestazioni sanitarie protesiche straordinarie"" (416).

(Pervenuta il 30 aprile 1998 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo:

"Misure di politiche attive del lavoro" (417).

(Pervenuta il 30 aprile 1998 ed assegnata alla sesta Commissione.)

dai consiglieri Fois Paolo - Petrini - La Rosa - Sassu - Vassallo:

"Interventi per agevolare la frequenza di giovani disoccupati presso Istituti di formazione professionale" (418).

(Pervenuta il 4 maggio 1998 ed assegnata alla ottava Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione BONESU sulla soppressione del distretto notarile di Oristano" (822).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione FRAU sulla iscrizione al REC presso la Camera di Commercio di Sassari" (897).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione LIPPI sulla pubblicazione della guida 'Sardegna romantica'" (898).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione FRAU sulla chiusura dell'Ufficio protocollo del distretto sanitario di Alghero" (903).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione USAI Edoardo sulla ventilata chiusura della manifattura tabacchi di Cagliari" (906).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione USAI Edoardo sui servizi forniti dall'Associazione guide ed interpreti" (936).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione LOMBARDO - PITTALIS - MARRACINI sul grave stato delle vie di comunicazione nel Sulcis" (939).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione VASSALLO sul mancato avvio della sperimentazione della terapia anticancro denominata 'Di Bella'" (950).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione AMADU sulla necessità da parte dell'Assessorato regionale della sanità di estendere la sperimentazione del metodo Di Bella a tutti i malati di tumore che hanno presentato richiesta alle AA.SS.LL. della Sardegna" (951).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione SANNA Salvatore - BUSONERA - CHERCHI - MARROCU sulle dichiarazioni rilasciate dall'Assessore regionale degli enti locali in merito alla istituzione della nuova Provincia del Medio Campidano" (964).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

"Interrogazione MONTIS sulla notizia di stampa che la Giunta non intende dare attuazione alla legge istitutiva delle nuove province escludendo quella del Guspinese-Medio Campidano" (965).

(Risposta scritta in data 30 aprile 1998.)

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 2, 5, 9, 17, 23, e 30 dicembre 1997; 9, 23 e 30 gennaio 1998; 4, 10, 20 e 25 febbraio 1998.

Discussione e non approvazione della mozione Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo sulla previsione del Governo di imporre l'orario settimanale di 35 ore per tutti i lavoratori dipendenti (145)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 145. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Mozione Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Noemi - Usai Edoardo sulla previsione del Governo di imporre l'orario settimanale di 35 ore per tutti i lavoratori dipendenti.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

- il Presidente del Consiglio dei Ministri, On.le Romano Prodi, ha annunciato nella giornata del 18 marzo la presentazione di un disegno di legge finalizzato ad imporre un orario massimo di 35 ore settimanali per tutti i lavoratori dipendenti;

- tale provvedimento verrà esaminato dal Parlamento in assenza di un'intesa tra le parti sociali e quindi al di fuori del normale alveo della contrattazione che per tutta la storia della Repubblica italiana ha rappresentato la sede naturale per disciplinare l'orario di lavoro;

- l'aggravio dei costi di produzione per le aziende, negli intendimenti del Governo, verrebbe compensato con incentivi che rappresentano comunque risorse sottratte alle politiche di sviluppo delle aree depresse del Paese, agli investimenti infrastrutturali reclamati da anni da imprenditori e sindacati;

- la contrattazione collettiva nazionale ha costantemente assicurato nell'ultimo decennio una graduale riduzione dell'orario di lavoro senza anacronistici interventi dirigisti imposti per legge;

- già nel mese di febbraio importanti gruppi industriali avevano preannunciato la loro determinazione a trasferire gli impianti produttivi all'estero nel caso in cui il Governo avesse dato attuazione con provvedimento di legge ad una riduzione d'autorità a 35 ore settimanali dell'orario di lavoro;

- il rischio che molte aziende diano seguito a quest'ultima opzione è realistico e concreto, considerate le caratteristiche delle politiche degli investimenti produttivi nel mercato globale e l'evidente svantaggio in termini di aggravio dei costi di produzione, che subirebbero le imprese italiane rispetto a tutte le concorrenti europee ed extraeuropee, con la sola eccezione delle aziende francesi;

- ogni Regione ha il dovere di tutelare l'occupazione e il diritto delle imprese a competere senza inutili aggravi sui mercati nazionali e internazionali,

dà mandato al Presidente della Giunta regionale

I. di rappresentare al Presidente del Consiglio dei Ministri la più viva contrarietà nel merito e nel metodo di questa vicenda e l'invito a tornare ad un tavolo delle trattative, affidando alle sole parti sociali il compito di determinarsi liberamente su questa materia;

II. di rappresentare al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Governo la determinazione del Consiglio regionale a ricorrere tempestivamente alle prerogative riconosciute dall'articolo 75 della Costituzione italiana alle Regioni in materia di indizione di referendum abrogativo, nel caso in cui si procedesse comunque all'approvazione di una legge vincolante in materia di riduzione dell'orario di lavoro;

III. di valutare l'opportunità di coordinarsi con i Governi di altre Regioni europee, interessate da analoghi provvedimenti di legge imposti dai governi centrali, per intraprendere un'azione congiunta presso le autorità comunitarie, sollecitandole ad intervenire per impedire che vengano artificiosamente imposte scelte legislative lesive del corretto svolgimento di una leale concorrenza tra le diverse imprese operanti nell'ambito dell'Unione Europea. (145)

PRESIDENTE. La mozione può essere illustrata.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi, la mozione numero 145 si inserisce nel più ampio dibattito che anche a livello regionale è stato di recente introdotto in materia di lavoro, di occupazione e di sviluppo. Anche nel corso della Conferenza regionale sullo sviluppo e sulla occupazione si è molto discusso con un contributo, comunque con una partecipazione attiva da parte di tutte le parti sociali, le categorie produttive, le organizzazione sindacali e le istituzioni. E tutti si sono dichiarati preoccupati della situazione, della grave situazione nella quale si trova l'economica sarda e meridionale, ma in particolare quella sarda.

E' di tutta evidenza che quando si parla di problemi riguardanti l'occupazione non si può, per quanto non sia esaustivo l'argomento, prescindere dal parlare di sviluppo, e quando si parla di sviluppo non si può assolutamente prescindere dal parlare delle condizioni nelle quali le imprese sono chiamate a operare e quindi delle infrastrutture e quindi delle precondizioni nelle quali l'impresa stessa deve operare. Ed è di tutta evidenza che in un sistema economico che si è ormai avviato alla globalizzazione, è evidente che in una situazione di questo genere un'attività produttiva può reggere il confronto del mercato soltanto se si trova in condizioni di competitività. E le condizioni di competitività evidentemente discendono per le imprese sarde essenzialmente dalla creazione delle infrastrutture, dalla eliminazione dei maggiori costi che derivano dall'isolamento e, perché no, anche dal costo lavoro.

E' chiaro che poiché il costo lavoro è una componente, è un fattore dell'economia non può assolutamente essere trascurato. E infatti, anche in questa Regione, sia da parte di gruppi di opposizione, come quello di Alleanza Nazionale, sia da parte della Giunta e della stessa maggioranza ci si interroga sul come ridurre i costi di produzione e quindi anche il costo del lavoro. E infatti si preannuncia anche nel documento base che è stato presentato all'esame e alla discussione della Conferenza regionale sulla occupazione e sul lavoro, e che ha avuto anche un breve passaggio qui in quest'Aula, anche in quel documento si avanzano proposte volte a incentivare le attività produttive. Quindi, mentre da un lato si afferma che evidentemente per poter rendere le nostre imprese competitive sul mercato nazionale e internazionale si ha necessità di interventi massicci sulla eliminazione del divario esistente tra il Meridione e la Sardegna da un lato e il Centro-Nord dall'altro, in materia infrastrutturale, dall'altra si afferma che invece i costi relativi al lavoro possono essere tranquillamente aumentati. Questo è il senso dell'accordo che è stato preso a livello nazionale di imporre attraverso una legge la riduzione generalizzata delle ore settimanali di lavoro. Noi, in questi decenni, abbiamo sempre assistito a un metodo che ha riguardato anche la questione relativa alla durata della giornata di lavoro attraverso un confronto alle volte anche serrato, alle volte anche contrastato, tra le rappresentanze delle categorie produttive e le rappresentanze dei lavoratori, attraverso quel metodo che viene ormai definito e che viene universalmente riconosciuto, e cioè il metodo della concertazione. A questo metodo della concertazione si è fatto riferimento spesso, forse in alcune occasioni anche abusando di questo concetto, anche in quest'aula, nel corso della discussione sul documento base predisposto dalla Giunta, e ancora di più nella richiamata Conferenza regionale per lo sviluppo e l'occupazione. Allora, il primo punto che attraverso l'ordine del giorno, attraverso questa mozione viene posto in evidenza è l'abbandono da parte del Governo nazionale di un metodo che ha dato i suoi frutti anche in tema di riduzione dell'orario di lavoro, e cioè il metodo della concertazione. Non è assolutamente possibile che possa essere accettato passivamente un metodo diverso, mediante il quale, cioè, con una legge viene imposta automaticamente la riduzione dell'orario di lavoro nelle imprese, senza preoccuparsi della situazione nella quale versano le imprese del Meridione e, per quanto ci riguarda, le imprese sarde, e quindi attraverso un aumento indiscriminato del costo del lavoro. E come avrò modo di documentare in sede di replica sicuramente non è uno strumento la spendita ai fini dell'incremento della occupazione, essendo caso mai sufficiente soltanto per creare qualche ora di lavoro in più.

Noi ci troviamo di fronte a un grave problema, le imprese sarde si trovano di fronte a un gravissimo problema: non sono nella condizioni di assumere, di creare nuovi posti di lavoro per l'eccessivo costo del lavoro stesso. Tanto è vero che, sia a livello nazionale, sia a livello regionale, c'è chi propone che ci sia una riduzione del costo delle imprese attraverso la riduzione della fiscalità, oppure attraverso la riduzione degli oneri previdenziali e assistenziali. Tutta la tradizione in materia di incentivi alle imprese che ha riguardato il Meridione è sempre stata improntata alla incentivazione indiretta, attraverso cioè la creazione di vantaggi dal punto di vista fiscale, ma soprattutto previdenziale, allo scopo di consentire agli imprenditori settentrionali che hanno il possesso del capitale di poter investire nelle regioni meridionali. Se noi, invece di seguire questa strada, sia pure con costi gravi per la collettività nazionale e regionale, non provvediamo o almeno fino a quando non si provvederà, se mai si provvederà, a creare le infrastrutture occorrenti perché le imprese possano essere competitive sul mercato, se noi comunque abbandoniamo questa strada e al contrario ne imbocchiamo una di segno opposto, cioè aumentando il costo del lavoro anziché ridurlo, noi insieme ai disagi che dalla europeizzazione del mercato e comunque dalla globalizzazione del mercato in genere deriverà alle imprese meridionali e a quelle sarde in particolare che sono più deboli e quindi in condizioni di non poter reggere il confronto e la competizione con le altre imprese del settentrione, se noi aumenteremo indiscriminatamente il costo del lavoro non faremo che dare un segnale, una morte definitiva per l'imprenditoria del meridione e della Sardegna in particolare. Questa mozione quindi è volta ad impegnare l'intero Consiglio regionale nell'adozione di un indirizzo politico e programmatico che sia volto ad indicare al Governo centrale la contrarietà della Regione sarda affinché questa riduzione obbligatoria delle ore di lavoro sia contestata sia abbandonata strada facendo da parte del Governo, nella consapevolezza che se questo non verrà adottato dal Governo nazionale sicuramente saranno giornate molto tristi per l'imprenditoria sarda. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che intendono iscriversi di farlo con la giusta tempestività.

BALLETTO (F.I.). Grazie Presidente, colleghi e colleghe, questa mozione presentata dai colleghi di Alleanza Nazionale, a cui va il merito di aver sollevato il problema in quest'Aula, giunge proprio a puntino, nel senso che in questo momento la Regione sarda non può esimersi, proprio perché fortemente coinvolta nei processi di decadimento dell'economia a fenomeni di disoccupazione dilagante a rimanere estranea alle problematiche che il decreto, la legge sulla introduzione del vincolo dell'orario di lavoro a 35 ore pone. Il Governo centrale ritiene di poter incidere sul problema della disoccupazione con un provvedimento che noi non esitiamo a definire folle, e proprio perché questo viene assunto proprio nel momento in cui in Italia, nel nostro paese, prevalgono e vengono incentivate le politiche dei sussidi e faccio un esempio. E' mai possibile che i bilanci della fiat e delle grandi case automobilistiche vengano sanati attraverso l'istituzione degli ecoincentivi e quindi degli incentivi e dei sussidi per la rottamazione? Domanda con punto interrogativo. A lor signori, a lor colleghi, non sfuggirà che la politica dei sussidi che ha comportato in questa circostanza interventi per svariate migliaia di miliardi sono a carico della fiscalità centrale, e quindi come tali ricadono a carico della collettività.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Balletto, chiedo ai colleghi per cortesia di prendere posto.

BALLETTO (F.I.). Dicevo che le migliaia di miliardi spesi nell'operazione di interventi per la cosiddetta rottamazione, non arrivano, le spese e quindi gli interventi e quindi i sacrifici finanziari non arrivano per grazia divina ma sono evidentemente rappresentati da impegni di disponibilità statali e questi derivano ovviamente dalla fiscalità. La fiscalità coinvolge tutti i contribuenti, dal più piccolo al già grande,da chi paga per intero a chi paga evidentemente non quanto dovuto in un'azione molto spesso volta a difendersi piuttosto che a offendere. Ma questo risultato si è ottenuto attraverso un incremento notevole di ciò che è la pressione fiscale, e qui sfugge ai nostri poco oculati governanti il fatto che l'aumento della produttività, della fiscalità tende a eliminare o a mettere in seria difficoltà le cosiddette imprese marginali. Lor colleghi sanno che le imprese marginali sono quelle che presentano bilanci di sopravvivenza, cioè dove le entrate, o meglio i ricavi tendono a malapena a pareggiare i costi, talché un incremento della pressione fiscale parte delle quali entrate sono state utilizzate per il pagamento degli incentivi per la rottamazione portano ad un incremento della pressione fiscale, come dicevo. Allora queste imprese marginali di fronte ad un ulteriore balzello si trovano di fronte ad una alternativa, e delle due l'una, o ridurre i costi variabili cioè quelli che sono evidentemente più facilmente aggredibili, e tra questi evidentemente è il costo del lavoro dipendente licenziando di conseguenza, oppure chiudere la loro impresa dichiarando il fallimento portando i libri in tribunale, comunque sia le due operazioni portano a espulsione di lavoratori dal mondo e dal processo produttivo. Se questa è oculatezza, se questo è un procedimento di ben operare, lascio a voi qualsiasi considerazione e qualsiasi conclusione perché evidentemente le nostre le abbiamo già fatte. Il Governo è intervenuto sul problema della occupazione con misure che, a nostro avviso, portano pochissimi risultati e sono di effetti veramente, ma veramente ridotti o secondari, quali sono le politiche che riguardano i contratti d'area, perché se dovessimo andare a vedere quelle che sono le ricadute in termini di incidenza sui processi di sviluppo ci spaventeremmo e ci metteremmo le mani nei capelli, chi ce li ha bianchi non rischierebbe il rischio che bianchi diventino ma chi non ce li ha probabilmente vedrà la propria testa incanutirsi. Le politiche del mantenimento dei lavori socialmente utili che oggi finalmente, perché il compagno di taluni, Cofferati, ha detto che sono quanto di più ingiusto e di quanto più improduttivo possa esistere, all'improvviso sono diventate e rappresentano situazioni che non sono più sostenibili certamente e anche in questo caso quel tipo di intervento è sostenuto dalla fiscalità. Ma mentre si dovrebbe invece intervenire per recuperare a reddito tutte quelle fonti di ricchezza che ne vengono invece escluse o che quanto meno ne sono sottratte quali il lavoro sommerso e il lavoro nero, per questo tipo di fenomeni nessun intervento concreto è stato attuato dai nostri legislatori e dai nostri governanti. In questo quadro così confuso dove, a mio avviso, si fa esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere fatto e che rappresenterebbe effettiva utilità per il sistema si inventa e viene prodotto ed emanato il provvedimento normativo riguardante la istituzione per legge delle 35 ore. È vero questo tipo di intervento può soddisfare le esigenze dei lavoratori, ed ecco che i sindacati in misura peraltro alquanto contenuta per il fatto che tutto il mondo economico, non solamente quello nazionale ma anche quello internazionale, ed economisti anche vicini alla sinistra hanno ritenuto questo accadimento un misfatto inemendabile, il che significa che non può essere corretto, nel momento in cui si interviene in questa direzione, mentre si soddisfano, dicevo, le esigenze dei lavoratori che a parità di salario, quindi a parità di retribuzione devono lavorare meno, dall'altro lato si procura un danno forse non correggibile e non superabile alle imprese che producono, che incidono sullo sviluppo e che con la loro presenza e con lo sviluppo possono garantire nuova occupazione e mantenimento dei posti di lavoro. Non vale dire che riducendo l'orario di lavoro all'interno di ogni azienda per mantenere inalterati i livelli di produzione occorre assumere un numero di dipendenti tale che il monte ore dei lavoratori nuovi assunti sopperisca, pareggi e conguagli con quello che si è perduto per la riduzione del lavoro, perché così non sarà, così non è. Non sarà così e non è così solo ed esclusivamente per un semplice fatto e per un semplice motivo. Che l'economia ristagna, che i consumi non crescono e che di conseguenza assumendo nuovi soggetti i costi aziendali aumentano, ma in una fase di recessione, in una fase di stagnazione le imprese possono espandere le loro produzioni e quindi le loro vendite solo se fanno una politica di ribasso dei prezzi; e una politica di ribasso dei prezzi non può evidentemente conciliarsi con fatti interni alle aziende che nascono dall'aumento dei costi che sono per l'appunto rappresentati dal costo del lavoro. E anche in questa circostanza queste imprese se vorranno rimanere sul mercato dovranno evidentemente ricorrere a misure che sono l'esatto contrario di ciò che la proposta di legge vorrebbe ottenere, e cioè ridurre il numero dei lavoratori, ma proprio per poter stare sul mercato. E poi, diciamocelo chiaro e tondo, come può lo Stato in un paese libero, in un paese democratico, inserirsi a disciplinare con norma cogente quelli che sono i rapporti tra le parti, cioè rapporti di natura e di diritto privatistico, cioè il contratto tra il datore di lavoro imprenditore privato e il lavoratore soggetto privato. Io dico che con questo provvedimento, se verrà definitivamente approvato e se verrà approvato nelle forme in cui è stato proposto, sarà veramente la mina che farà saltare il sistema delle libertà e della democrazia. In Sardegna credo che chi veramente si richiama ai principi di democrazia; lasciamo perdere la liberalità perché oggi è evidentemente diventata di moda, e tali sono tutti quanti calcano questa aula e tutte le formazioni partitiche dalle quali provengono, lasciamo perdere questo aspetto che forse è solamente una dichiarazione di facciata e non rispecchia le effettive condizioni e soprattutto gli effettivi comportamenti, ma la democrazia sta a cuore a tutti noi. La Regione Sardegna non può non essere presente in questa vicenda, non può non far sentire la sua voce al Parlamento, non può far presente quelle che sono le esigenze di una Regione che soffre, di una Regione che vede fra tutte quelle del meridione il più alto indice di disoccupazione. Questo provvedimento potrebbe rappresentare il colpo di mannaia definitivo che recide il capo a chi evidentemente non ha altro da chiedere. Invito i colleghi a voler riflettere sulle conseguenze che un siffatto provvedimento potrebbe riversare sulla nostra economia e sulla testa dei nostri lavoratori.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, voglio illustrare molto brevemente le ragioni per le quali questa Regione, come diceva l'onorevole Balletto, non può rimanere in silenzio, non può rimanere assente, non può rimanere ai margini di una questione che per la nostra Regione può essere invece di fondamentale importanza. Ma non direi soltanto per la nostra Regione, soprattutto per la nostra Italia e soprattutto per questa nostra Europa. Una Europa che cerchiamo di costruire a misura di uomo, a misura di persone che siano libere non soltanto di muoversi ma di vivere una condizione sociale, lavorativa, degna di questo nome. Si è accentrato tutto il ragionamento su una base che a mio avviso ha una consistenza molto debole, quella del costo del lavoro, prendendo come pretesto e come unico elemento questo elemento come elemento che possa condizionare la vita degli uomini. Noi pensiamo che si debba invertire questo stato di cose, nel senso che deve essere il governo della politica a governare l'economia e non viceversa. Invece sta avvenendo in questo sistema di globalizzazione del mondo intero e soprattutto dell'Europa, stiamo assistendo all'inverso che in molti casi l'economia governa anche la politica. Vi sono segnali di innovazione in Europa, segnali che arrivano dalla Francia , segnali che registriamo anche in Italia; dobbiamo fare in modo che questi segnali si espandano non soltanto in Sardegna ma si espandano in tutta l'Europa, per affermare il diritto al lavoro come diritto inalienabile da parte di ogni persona, ma soprattutto come diritto inalienabile ad un lavoro dignitoso. Non si può pensare che tutto il problema della produzione, della competitività del lavoro sia basata sul risparmio del costo del lavoro per cui tutti i danni e tutti i costi vengono gettati sulle spalle di chi poi esercita l'attività lavorativa. È un dato che si può constatare come soprattutto in Sardegna in questi ultimi anni siano circa ormai il 95 per cento i casi di assunzioni che non avvengono più a tempo determinato; nel senso che tutte le assunzioni in Sardegna sono a titolo precario. Sto parlando di un abbondante numero oltre il 90 per cento. Questo dato dovrebbe insegnare, dovrebbe far capire qualcosa a tutti noi, nel senso che non basta lavorare, si tratta anche di consolidare il lavoro, si tratta di dare dignità a chi il lavoro lo esercita. Per cui più che chiedere al governo di stoppare la legge sulle 35 ore, io chiederei al governo della Regione, come fra l'altro se non vado errato era indicato in una parte delle dichiarazioni sulla conferenza per il lavoro che la Regione deve assumere un impegno politico per l'attivazione di risorse per gli interventi di riduzione dell'orario di lavoro, a parità di salario, in complementarità con la normativa nazionale. E noi riteniamo che questa sarà una opportunità per gli esclusi dal lavoro, perché introduce un elemento di ridistribuzione del lavoro e del reddito e anche, a nostro avviso, uno stimolo per il sistema delle imprese per migliorare la loro organizzazione, per puntare su elementi di competitività diversi da quelli del basso costo del lavoro, ottenuto attraverso la precarietà e, concedetemi, molte volte attraverso lo sfruttamento. Dico queste cose perché la situazione sarda, ma anche la situazione italiana, soprattutto quella del nord, è sotto gli occhi di tutti; basti vedere le incidenze sugli straordinari che vi sono, ma nella stessa Sardegna. Vi do soltanto un dato: se voi andate all'Enichem di Porto Torres, ex SIR, voi troverete centinaia di lavoratori che devono rinunciare ogni anno, sistematicamente, alle loro ferie, perché? Perché hanno già un regime di 36 ore settimanali, perché sono articolati in turni, per cui coprono l'intero ciclo della giornata lavorativa, e l'azienda invece che tiene conto di questo elemento, che i lavoratori non riescono nemmeno a poter esercitare il loro diritto al riposo annuale, perché questo avviene, introducono elementi di vero e proprio ricatto perché, per altro, non si possono assentare dall'attività lavorativa essendo collegata a cicli produttivi di alta responsabilità e soprattutto legati a problemi di sicurezza degli impianti. E allora voglio dire, questi qua non soltanto non fanno come legittimamente gli spetterebbe le loro ferie, ma sono costretti a fare molte volte, a coprire l'orario di lavoro di altri lavoratori che per cause naturali mancano dal lavoro, essendo in malattia o essendo infortunati. Per cui è un falso problema quello di porre il problema, così come è stato posto, quello che l'introduzione delle 35 ore pone fuori mercato le nostre imprese. Pone di sicuro alcuni problemi, però pone soprattutto alle nostre imprese l'esigenza di adeguare il loro sistema tecnologico e il loro sistema di produrre, essendo che non si può più produrre pensando allo sfruttamento della gente, ma bisogna produrre pensando che bisogna articolare la produzione nell'arco delle 24 ore, e quindi non lavorare soltanto 8 ore ma lavorare su più turni, perché solamente attraverso una utilizzazione piena degli impianti, così come per altro avviene o è già avvenuto nella nostra Italia, e soprattutto nelle regioni del nord, si raggiunge quella competitività che permette di superare anche gli altri paesi. Oltre a questo cosa vi è da dire: vi è da dire che in altre nazioni, le 35 ore in alcuni settori produttivi già vengono svolte e non ha creato certamente drammi per nessuno. E per altro le stesse dichiarazioni smorzate della Confindustria, che ha gridato allo scandalo e ha minacciato di uscire dal mercato italiano per andare a cercarsi altri mercati in altri paesi del terzo mondo, vediamo che via via sta venendo meno. E' chiaro che loro fanno i loro interessi, ma noi dobbiamo soprattutto fare gli interessi di chi lavora, e soprattutto di chi lavoro non ne ha mai avuto e che, attraverso la riduzione dell'orario di lavoro, potrà invece ottenere. Per altro questo provvedimento, dato che avrà bisogno ed ha la necessità di essere confortato e sostenuto, perché è un provvedimento di politica economica che va sostenuto in Italia, per essere poi esportato in altri paesi della comunità europea, dove ancora il capitale è ancora più forte che da noi, per cui riesce a esercitare quelle pressioni politiche sui loro governanti che fanno sì che provvedimenti analoghi vengano in maniera più ferma ostacolati e bloccati. Bisogna far sì, dicevo, che le nostre imprese siano, nel breve periodo, sostenute. E il governo ha, nel suo animo e nei suoi propositi l'articolazione di azioni di sostegno proprio alle imprese che attuano la riduzione dell'orario di lavoro, perché attraverso la riduzione dell'orario di lavoro, non soltanto si incentivano nuove assunzioni, ma si incentiva soprattutto la circolazione di reddito, e di un reddito molto più diffuso. Voi sapete meglio di me come avviene la fiscalità, come avviene il prelievo e come avvengono le azioni e i fondi che si utilizzano attraverso anche questo prelievo. Per cui voi sapete meglio di me che quando in Italia ci sono più gente che lavora, più operai, più mano d'opera che presta la loro attività professionale, più capacità di circolazione del denaro avviene e più ricchezza si produce. Quindi è una catena virtuosa che produce reddito e produce soprattutto ricchezza, ricchezza che può essere ripartita in parte per coloro che attuano questa riduzione dell'orario di lavoro. Io penso che la nostra Regione, come dicevo in premessa, non soltanto si debba preoccupare di non accogliere la mozione formulata dagli amici di Alleanza Nazionale, sostenuta, ho sentito, anche da Forza Italia, ma metta in moto una politica di sostegno alla stessa legislazione nazionale. Per altro, la storia ha sempre insegnato che si può andare avanti se si va avanti, nel senso che se si fanno quelle azioni che possono migliorare, non soltanto la qualità del lavoro, ma soprattutto la qualità della vita. Non si è mai visto un paese civile, industrializzato come il nostro, che si possa in futuro fare passi indietro. Non è facendo passi indietro che si riesce ad andare concretamente avanti in una fase di sviluppo. Non vogliamo essere quelli che vanno avanti facendo passi indietro, nel senso che non si può pensare di tornare a livelli di paesi del terzo mondo, dello sfruttamento anche attraverso il lavoro minorile, peraltro alcuni fenomeni sono già ben presenti, non soltanto in Sardegna ma soprattutto nel Meridione, le stesse statistiche sugli infortuni danno una fascia molto preoccupante della situazione del lavoro nella nostra Italia e soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di contrastare con più forza invece del Governo questa tipo di azioni, di controlli, una lotta vera e precisa contro il lavoro nero ed eliminare il sommerso. Agli industriali, alla Confindustria dobbiamo dire e dobbiamo chiedere che non soltanto deve essere con noi rispetto a queste dichiarazioni di fare una guerra a tutto campo a questi fenomeni, ma la deve fare in maniera concreta e in forma attiva. Nel senso che non siamo più nel periodo che abbiamo bisogno di chiacchiere o di sterili affermazioni, abbiamo bisogno di azioni incisive, concrete, azioni che possono concretamente modificare questo stato di cose. Per cui io concludo questa mia breve introduzione, rispetto al mio breve giudizio, rispetto a questa mozione, dicendo che noi non possiamo di sicuro accogliere una mozione che ha questo schema, questo taglio, che penso che così come è formulata fa percorrere molti passi indietro alla civiltà, alla classe operaia, a tutti quelli che nel mondo del lavoro hanno dato in questi anni, qualche cosa e sappiamo che il lavoratore al mondo operaio ha dato molto. Qualcuno diceva che però è necessario che quest'azione avvenga attraverso una concertazione. E' vero, ci possono essere punti di vista diversi rispetto a una nostra visione, a quella del sindacato, però un elemento è utile ribadire, che nessuno dice, nemmeno i sindacati, perché molte volte si sentono stravolgimenti delle opinioni e delle idee, che le 35 ore siano elemento di dissesto e di disastro per le aziende italiane. Perché molte volte si attribuiscono affermazioni a parte avverse, che poi non corrispondono concretamente alla realtà.

Vi è un provvedimento del Governo che dovrà essere discusso nelle sedi appropriate; si tratta che tutte le parti sociali, soprattutto il Parlamento, dovrà fare una disamina di quello che è il provvedimento, di trarne i giusti consigli, suggerimenti e integrazioni che da tutti possono venire, e sono convinto che attraverso il contributo di tutti si potranno fare quei passi in avanti che possono permettere da una parte una riduzione dell'orario, e quindi una ridistribuzione del reddito e una capacità di occupazione maggiore rispetto a quella che si ha oggi, dall'altra parte si può avere una riorganizzazione delle attività produttive corrispondenti non soltanto ai bassi livelli del costo del lavoro, ma corrispondenti alle esigenze di una maggiore produttività, che non è soltanto data dal costo, ma è data soprattutto dall'utilizzo degli impianti stessi. Per cui riportare anche in Sardegna un sistema economico che sia efficiente e corrispondente non soltanto alla società produttiva e dei consumi, ma soprattutto sia corrispondente alle esigenze di chi lavora, di chi produce, anche di chi produce le materie prime, cioè quei beni che poi tutti noi con i nostri denari contribuiamo ad acquistare.

Possiamo comunque stare nel mercato, non è vero che questa questione si può portare fuori mercato, si tratta, lo ribadisco, che questa linea non deve essere ribadita soltanto qua, ribadita in Italia, ribadita in Francia, ma dobbiamo esportarla in tutti i paesi dell'Europa, perché è un'esigenza di tutti, è un'esigenza di civiltà e soprattutto è un'esigenza per chi lavora.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Grazie, signor Presidente del Consiglio. L'argomento potrebbe anche essere stimolante, ma non lo è questa sera in quest'Aula, basta che noi ci guardiamo intorno e vediamo che il problema viene affrontato con molta distrazione e disattenzione nonostante si tratti di un problema per me abbastanza serio.

L'onorevole Vassallo in sostanza dice: non si vive di solo pane, cioè quando afferma che non deve essere l'economia a governare il mondo, ma la politica. Sotto questo profilo potrei anche essere d'accordo, collega Vassallo, però quando entriamo nel merito del problema che noi oggi stiamo trattando ci accorgiamo che il Governo non ha fatto altro che invadere un campo non proprio perché i problemi…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Casu. Prego i colleghi di prendere posto.

CASU (F.I.). …i problemi del lavoro e della correlativa rimunerazione sono stati trattati e vengono trattati in primo piano dalle associazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro, quindi sarebbe stato opportuno che il problema delle 35 ore, che in qualche caso può anche sussistere, fosse stato trattato da parte dei rappresentanti delle confederazioni sindacali e da parte delle confederazioni dei datori di lavoro. Veramente, chi non ha la memoria corta ricorda che il Governo Prodi stava per rassegnare le dimissioni o le aveva già rassegnate, perché Rifondazione Comunista aveva tolto l'appoggio al Governo. Ad un tratto il problema si risolve con una specie di ricatto politico da parte di Bertinotti nei confronti del Governo in merito alle 35 ore imposte per legge. E' l'imposizione per legge che non sta bene, anche perché il problema del lavoro non deve essere trattato con leggerezza né da parte dei rappresentanti del Governo, né da parte delle altre forze politiche, e sta ancora male in Sardegna. Loro hanno ritenuto, chi ha proposto la legge, vale a dire Rifondazione Comunista riteneva di poter incrementare il lavoro, di poter incrementare l'occupazione riducendo l'orario di lavoro, però a parità di retribuzione. Io credo che a nessuna persona che esamini il problema della produzione in modo attento sfugga che la produzione è data da due fattori produttivi: capitale e lavoro. Laddove abbonda il capitale il lavoro è ben remunerato; laddove scarseggia il capitale il lavoro è poco remunerato e si assiste al fenomeno della disoccupazione che è il nostro nodo cruciale, quello della disoccupazione, in sede nazionale, ma in particolare in Sardegna. Ecco perché gli amici di Alleanza Nazionale e Forza Italia che mi hanno preceduto hanno messo in evidenza il problema della disoccupazione. Cioè riducendo l'orario di lavoro senza ridurre il salario non possiamo non avere un incremento dei costi di produzione, se crescono i costi di produzione diminuisce il reddito, diminuendo il reddito è inevitabile che diminuisca la quota di risparmio da destinare a nuovi investimenti. Se noi destiniamo minori capitali agli investimenti il lavoro certamente non può crescere, è destinato a diminuire. D'altra parte chi è stato attento ed ha seguito il dibattito che si è sviluppato in campo nazionale e internazionale credo che abbia letto che la questione delle 35 ore può essere veramente una palla al piede della nostra economia. Ripeto, non è che si debba in modo categorico assoluto respingere la questione delle 35 ore, però è un risultato che deve essere conseguito e concordato tra i datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori. Cosa che hanno fatto del resto, almeno quest'aspetto positivo abbiamo avuto, negli ultimi anni in Italia, che c'è stata veramente la concertazione e quindi si è arrivati a stipulare dei contratti di lavoro forse più equi di quanto non avvenisse prima.

In Sardegna io credo che dobbiamo istituire non le 35 ore, ma la flessibilità del lavoro. Non abbiamo altro in Sardegna che imprese che producono al di sopra dei costi sostenuti in sede nazionale. Allora, se noi introduciamo le 35 ore non facciamo altro che aggravare i costi e accentuare il dislivello tra costi e ricavi, perché sono i costi che superano i ricavi. Mi sono preso la curiosità recentemente di vedere nel settore agricolo come sta la produzione. La produzione di grano duro è assistita, c'è un contributo da parte dello Stato, la produzione di riso è assistita, c'è un contributo da parte dello Stato, c'è la produzione di colza, non si sa che cosa se ne faccia del prodotto addirittura, viene pagato un certo ammontare per ettaro coltivato ma certamente il prodotto non è in grado di competere con analoghi similari prodotti che si realizzano da altre parti. Ovunque noi volgiamo lo sguardo troviamo, non parliamo del settore produttivo anche nel campo dell'artigianato che è pure un settore assistito, un settore assistito e d'altra parte noi abbiamo più volte approvato delle disposizioni di legge regionali che vanno nella direzione di concedere contributi all'artigianato in conto capitale, abbattimento di interessi, ecco nessuno di noi in quest'Aula io credo che abbia incominciato sul serio ad esaminare il problema della globalizzazione, ci rendiamo la bocca spesso di globalizzazione però non andiamo a approfondire il fatto che nella globalizzazione rimane sul mercato chi produce a costi più bassi non chi produce a costi più alti, chi produce a costi più alti viene eliminato dal mercato. Io credo che questo esame noi dovremmo fare, questa prospettiva noi dovremmo studiare, di ridurre i costi di produzione in modo tale che anche l'isola prospetti la possibilità di entrare nel mercato nazionale e internazionale. Quindi io credo che l'approvazione della legge riguardante l'obbligo delle 35 ore sia un provvedimento di legge che in questo momento vada assolutamente respinto, perciò mi associo alla posizione assunta da coloro che hanno presentato e promosso la mozione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (F.D.S.-Progr.Sar.). Signor Presidente, intervengo perché seppure condivido alcuni appunti sul metodo della questione delle 35 ore contenute nella mozione, mi pare che sostanzialmente si tratti di una presa di posizione che non si limita a correggere un iter sbagliato o meno, o che si presume sbagliato, nell'impostazione delle 35 ore, ma in ultima analisi riguarda anche il merito e scarta la possibilità di una riduzione generalizzata dell'orario di lavoro nel nostro paese come elemento che possa contribuire a risolvere anche i problemi dell'occupazione. Io credo che si sottovaluti un problema che esiste molto marcato anche in Sardegna cioè che lo sviluppo delle attività produttive, l'aumento della produzione, la crescita di nuove iniziative di per sé non è sufficiente a ridurre in modo significativo la disoccupazione nel nostro paese e tanto meno in Sardegna; anche se noi riuscissimo a immaginare dei trend di sviluppo da record per la nostra area, la disoccupazione è talmente elevata soprattutto a livello giovanile che non è immaginabile che possa essere assorbita senza dei contemporanei interventi di politica attiva del lavoro, interventi di carattere strutturale che in qualche modo riescano a accompagnare la crescita economica, la crescita delle imprese con dei provvedimenti che tendano a moltiplicare la crescita dell'occupazione. E' chiaro che una riduzione dell'orario, una riduzione del lavoro tra più soggetti è una delle leve principali che si devono utilizare nella nostra Regione. Vorrei aggiungere anche che il problema da noi è ancora più drammatico perché, a mio avviso, l'aumento della produttività deve realizzarsi anche in gran parte delle aziende esistenti, dove l'indice di produttività attuale del lavoro è estremamente basso che per stare sul mercato queste aziende dovranno innovare sul piano tecnologico, introdurre tecniche di produzione molto più avanzate e che inevitabilmente avranno come riflesso anche una tendenza alla riduzione del lavoro impiegato. Sono motivi per cui anche nella nostra isola questa leva non può essere trascurata, è vero invece che una riduzione per decreto generalizzato dell'orario di lavoro può condurre a effetti in qualche caso contrari a quelli sperati. Non credo tanto che porti a rovinare le imprese, perché ormai a livello mondiale la competitività non è del tutto determinata dal costo del lavoro e proprio le imprese più dinamiche sul mercato hanno dei rapporti tra reddito e costo del salario tali che delle variazioni di merito non possono essere del tutto significative. Noi pensiamo ad aziende come la Saras di fatto sono già abbondantemente al di sotto delle 35 ore come orario di fatto dei dipendenti e non ne risentono certamente nella competitività internazionale, lo stesso riguarda quelle aziende tecnologicamente avanzate o con prodotti qualitativamente più significativi che stanno sul mercato. Ma la riduzione delle 35 ore può portare ad un aumento di costi del lavoro invece che ad un aumento dell'occupazione attraversoun aumento del ricorso generalizzato agli straordinari in certi casi oppure può avere altri effetti negativi nel nostro paese, se per esempio si considera la diversa distribuzione delle attività produttive tra il nord e il sud, per cui se anche venisse applicata rigorosamente e in modo generalizzata, uno degli effetti potrebbe essere un aumento dell'emigrazione dal sud verso il nord dove le attività produttive sono più sviluppate, mentre una gestione articolata e monitorata di questo problema e soprattutto contrattata può farne una leva per favorire lo spostamento di produzioni attualmente fatte nel nord Italia verso le regioni del Mezzogiorno. Per cui io credo che in linea di massima la Regione non debba essere assente dal dibattito su questo problema e debba anche intervenire sulla formazione di questa legge a livello nazionale, in questo c'è un aspetto positivo nella presentazione della mozione perché richiama l'attenzione su questo punto e io ritengo che giustamente come Regione meridionale il modo con cui la riduzione dell'orario di lavoro viene praticata nel nostro paese non può lasciarci indifferente, una legge che stabilisca dei principi, delle scadenze, dei vincoli di carattere generale, ma anche che dia strumenti per una gestione contrattata del problema e per valorizzarne al massimo gli effetti positivi è un fatto che ci interessa e sul quale dobbiamo intervenire, così come dobbiamo prepararci attraverso una dotazione di strumenti di intervento sulle politiche di lavoro che ancora in larga misura non abbiamo, penso ancora con rammarico che esiste una mia interrogazione che riguarda i problemi dell'Agenzia del lavoro che non è stata posta all'ordine del giorno dell'Aula, che è sempre più attuale dal momento che si continua ad avere una struttura acefala perché non mi risulta che sia stato nominato ancora il direttore dell'Agenzia del lavoro dopo parecchi mesi che questa Agenzia si trova in una situazione di sbandamento terribile, cosa che contraddice con gli impegni sulle politiche del lavoro più volte conclamati da questa Giunta. Allora io credo che la Regione debba, ripeto, essere estrememente attenta, dotarsi di strumenti di intervento sulle politiche del lavoro e avere una sua politica di riduzione dell'orario, io credo che dovremmo anche destinare delle risorse per agevolare questi processi. Una politica di riduzione dell'orario di lavoro che non sia la meccanica applicazione di un'indicazione nazionale ma una ricerca di soluzioni originali e che riguardi non tanto e non soltanto le 35 ore settimanali, ma interventi sull'orario annuo di lavoro e sulla flessibilità delle prestazioni lavorative in considerazione per esempio della stagionalità di molti lavori che nella nostra Regione si effettuano nella stagione turistica, e cerchi in qualche modo di massimizzare gli effetti di questa battaglia, di questa iniziativa di riforma del lavoro per averne il maggior numero di vantaggi nella Regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la Giunta l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, mi sembra che già qualche intervento abbia detto chiaramente della utilità della discussione che stiamo facendo a proposito delle 35 ore. Una discussione che si diversifica anche a livello nazionale, ma che molte volte prende una posizione che forse è una posizione dettata dalla espressione politica che ognuno di noi rappresenta e per questo richiede un approfondimento maggiore e quindi è un tema che si inserisce nel tema più generale del lavoro e dello sviluppo e che quindi richiede sicuramente un iter di approfondimento, anche temporale, diverso. Un iter di approfondimento che non deve essere limitato ai momenti assembleari o ai momenti istituzionali quale è quello della politica nazionale ma anche della politica regionale, in questo caso in Consiglio, ma che debba trovare un momento che possa essere anche di concertazione tra le forze sociali e le forze del lavoro. Quindi le 35 ore sono uno degli elementi, uno dei punti che vanno a definire quel mondo vasto che sono le politiche del lavoro e come tale va preso nella giusta considerazione. Però il primo interrogativo che ci dobbiamo porre e che penso che tutti abbiano già iniziato a porsi è vedere se questo punto in discussione si inserisce in un modo positivo, negativo o neutro per quanto riguarda l'occupazione, la produzione e la ricchezza lorda interna, non soltanto di quella nazionale ma anche dei singoli territori nazionali e in questo caso della Sardegna. Quindi è un discorso che oltre ad essere enunciato e riflettuto, è un discorso che va sperimentato; ma se va sperimentato mi sembra che a tale proposito abbiamo già degli esempi in essere, dove esistono già o le 34 ore o le 32 ore, abbiamo già un dato di fatto che ci porta a riflettere. Ma si deve ritornare nel tempo in una verifica che ci deve permettere con dati statistici la verità della risposta; la verità della risposta per vedere, come dicevo, se effettivamente attuando in campo nazionale e in campo regionale lo strumento delle 35 ore il lavoro e l'occupazione aumentano. Io penso che questo aspetto abbia una ricaduta diversificata territorio per territorio e di conseguenza una ricaduta diversificata anche in Sardegna. E fa bene il governo se la mette alla attenzione e se la mette in discussione; per questo non credo che ci si debba allarmare più di tanto, perché mi sembra che le risposte che vengono date a tutti i livelli sono più prese di posizione di parti politiche che non un entrare nel merito dell'argomento. È giusto che l'abbia messo alla riflessione e non è che noi come dirigenza regionale ci dobbiamo scandalizzare se il governo ha messo alla attenzione il tutto. Ma esiste uno strumento che è conosciuto e che rispettiamo, e che mi sembra che sia stato richiamato nei vari interventi che sono stati fatti, ed è quello della contrattazione, che è uno strumento di grande maturità ma è uno strumento anche di grande libertà, dove ci si incontra con questo strumento e nei momenti di incontro si danno anche delle risposte che sono concordate tra le parti e quindi subentra quell'altro principio, che noi il più delle volte richiamiamo, e che è quello della flessibilità. Allora ben venga la possibilità di una proposta di questo genere inserita in una realtà territoriale che si aggancia alla contrattazione. Però mi sembra che ultimamente dal governo vogliamo anche di più, non soltanto una attenzione a tale proposito nella riduzione a 35 ore dell'orario di lavoro, ma una attenzione che non faccia apparire le 35 ore come un falso problema. Perché se è un problema reale che ci dà delle risposte positive va bene, altrimenti penso che purtroppo nella crisi occupazionale nella quale questo territorio si trova penso che non sia sufficiente dare in argomento ai nostri disoccupati la giustificazione delle 35 ore, perché sicuramente i disoccupati si aspettano da noi risposte diverse che possano andare in favore di un recupero dei termini positivi della occupazione. Io penso che le considerazioni che stasera stiamo facendo abbiano una necessità di maturazione e quindi abbiano questa necessità di presa in carico dell'argomento delle 35 ore, in un evolversi di verifica in modo che si possa dire anche successivamente che questo strumento può essere realmente calato nella nostra realtà perché dà risposte positive e non avversato solamente perché probabilmente non ne darà.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replica l'onorevole Masala.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, dunque io debbo qualche risposta preliminare innanzitutto per affermare che nessuno contesta il primato della politica sulla economia, e soprattutto non lo contesta Alleanza Nazionale che invece lo afferma e lo afferma con forza. Ma è proprio perché la politica ha esercitato il suo primato che si è instaurato in Europa e nel mondo un sistema economico che impone a tutte le imprese di operare in un sistema di mercato. Cioè tutte le imprese devono regolarsi seguendo le logiche e le regole del mercato, il che significa che l'impresa più forte demolisce l'impresa più debole, la Regione più forte demolisce la Regione più debole, le aree economicamente più forti, più attrezzate, più infrastrutturate, più in condizioni di competere sul mercato soffocano le iniziative delle imprese, delle aree prive di infrastrutture, prive di quelle condizioni per le quali, in ragione delle quali, e soltanto delle quali, si può competere in materia economica. Questa è una conseguenza di una politica economica che è stata adottata dai governi del mondo occidentale, e che ha coinvolto ormai tutto il globo, che non può assolutamente essere ignorata. Il problema sollevato dall'assessore, e cioè che rimane sempre o che rimarrebbe sempre il metodo della concertazione per definire, caso per caso, se debba o non debba essere applicata questa generalizzazione, la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro, è il metodo che il Governo nazionale non ha seguito. E la legge, una volta che verrà approvata, non consentirà alle parti sociali di adottare nessuna concertazione, perché sarà una legge che, come tale, sarà obbligatoria e conseguentemente dovrà essere applicata da tutti, invece di aver seguito un sistema che verificasse, sulla base dei conti economici delle singole imprese o quanto meno dei settori produttivi, per verificare se caso per caso, di volta in volta, regione per regione, sussistessero le condizioni per attuare una riduzione concordata dell'orario del lavoro. L'esempio della SARAS, che è stato poc'anzi citato, è la dimostrazione della bontà della tesi di chi combatte l'attuazione della riduzione dell'orario di lavoro per legge, perché la riduzione dell'orario di lavoro non si applica soltanto alla SARAS, che già l'ha attuata per conto suo, sulla base dei suoi conti economici, sulla base della sua capacità competitiva, sulla base della sua tecnologia, ma sarà e dovrà essere applicata anche dall'artigiano, dal commerciante, dall'impresa che invece nulla hanno di tecnologico e tutto ciò che producono lo devono esclusivamente al lavoro proprio e dei suoi collaboratori. Non è che noi dobbiamo esportare i nostri modelli all'estero, a tutta l'Unione Europea, in realtà è accaduto il contrario, caro onorevole Vassallo: è l'Italia che, per imposizione del partito della Rifondazione Comunista, ha deciso di importare il sistema che è stato adottato in Francia o che stanno per adottare in Francia dal governo Jospin (?). Quindi non è che stiamo esportando noi, lo stiamo importando, caso mai. E allora, mi consenta qualche cosa. A parte il fatto che questa abitudine di dover copiare sempre quello che fanno gli altri non la trovo, per il fatto che lo fanno gli altri, una buona soluzione, perché ogni Stato, ogni area geografica, soprattutto quando si parla di economia, ha delle caratteristiche particolari. Ci sono delle economie che si reggono, per esempio, sulla grande industria, ci sono delle economie, invece, che si reggono sulle piccole e medio imprese. Le abbiamo in Italia, il nord est è diverso da Milano, è diverso da Torino; il Meridione è diverso da tutta l'Italia meridionale, l'Italia centrale è diversa per le caratteristiche delle imprese, per la sua composizione, perché sono prevalentemente imprese familiari, con pochi addetti, e quindi non è suscettibile di recepire queste imposizioni. Se noi avessimo avuto le 35 ore, anziché dal 2001 come prevede l'accordo di governo, l'avessimo avuto nel 1997, quanto avrebbe dovuto dare, quanto sarebbe costato alla collettività nazionale la rottamazione per compensare le perdite che la FIAT avrebbe accumulato in conseguenza della diminuzione del costo del lavoro? Cioè, possibile che non riusciamo a pensare che prima ancora di distribuirla la ricchezza deve essere prodotta. Non basta assumere 100 impiegati, dare loro uno stipendio e poi dire che è aumentato il reddito. Be,' almeno non lo possiamo fare in una società come quella in cui viviamo oggi. Certo, se noi vivessimo nell'Unione Sovietica o in un sistema economico a economia collettiva, allora sì. Io un lavoro, un determinato lavoro, invece di farlo fare a un solo dipendente, a un solo operaio o impiegato, e quindi andando a verificare, a mettere in relazione il costo del lavoro, la produttività, la capacità professionale, quindi la produttività del lavoro esterno, lo faccio fare a due dipendenti, a tre, a quattro, a cinque. Per spalare una strada dalla neve, invece di utilizzare un mezzo meccanico io utilizzo dieci operai, venti operai, trenta operai, quanto è necessario. Ma questo noi, anche volendo, non lo potremo fare, perché la nostra economia deve per forza fare i conti con l'economia degli altri paesi, dell'Europa e del mondo. Qui ci sono degli studi da parte della Camera di commercio tedesca, che è quella alla quale ci si riferisce sempre come la nazione che è presa ad esempio per tutti per l'efficienza amministrativa, per l'efficienza istituzionale, per l'efficienza dell'economia, quindi prendiamola per buona anche quando si tratta di dati statitici. Loro ritengono che la riduzione dell'orario di lavoro porterà un aumento tale del costo del lavoro che renderà la stessa impresa tedesca nelle condizioni di non competere con il Giappone e con gli Stati Uniti. Nel nord est, già in conseguenza della minacciata, che poi non è solo la minaccia, è già stato incluso nel documento di programmazione economico e finanziario del Governo nazionale, e quindi sarà oggetto di discussione e, una volta che sarà approvata, poi diventerà legge, altro che concertazione. Nel nord est, già in conseguenza della pressione fiscale insopportabile, in conseguenza del costo previdenziale insopportabile, e comunque superiore a quello degli altri paesi, noi sappiamo che ci sono imprese, e sono documentate, che hanno trasferito la loro attività in Bosnia, in Austria e in altre paesi dell'Europa orientale, al confine dell'Italia orientale. Ci sono imprese che investono in aree geografiche dove il costo del lavoro, ahimé, è quasi uguale a zero. Questo è il problema di fronte al quale...poi si fa in fretta a dire, e domani si farà in fretta a dire, caro onorevole assessore del lavoro, quando lei verrà velocemente, come spesso è accaduto, frettolosamente, nel corso dei lavori, a ottenere l'autorizzazione per inserire all'ordine del giorno una leggina per i lavori socialmente utili, perché poveretti sono senza lavoro. Giustamente, ma dobbiamo noi fare una programmazione seria per tempo. Cioè non è tempo di rimandare alla calende greche la discussione e l'approfondimento su questi temi, perché incidono profondamente sulla capacità lavorativa, sulla produttività delle imprese. Ci saranno imprese che possono fare anche 30 ore. Quelle che hanno forti capitali, sai cosa faranno? Non faranno altro che investire in tecnologia, perché farà fare alla macchina quello che oggi fa l'uomo perché gli verrà a costare di meno, e lei potrà fare tutte le leggi che vuole, potrà imporre anche i cinque minuti di lavoro, quelli non glieli assumono, perché prenderanno il computer. Questo è il problema. Se noi non creiamo un clima di certezza, di sicurezza, cioè di affidabilità nell'impresa, l'imprenditore, cioè quelli che hanno i soldi, non ce li mettono i soldi. Avete sentiti i dibattiti? Anche ieri sera quando si parla, per esempio, di investimenti al Sud, i settentrionali che hanno i soldi vogliono la sicurezza, le infrastrutture, vogliono costi di lavoro inferiori, costi di produzioni inferiori, perché diversamente se lo fanno in casa loro.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(Segue MASALA.) Cioè è logico: io vengo a Cagliari perché c'è la sede regionale, ma avrei convenienza se la sede del Consiglio fosse a Sassari perché mi risparmierei 500 chilometri di strada. E' logico che è così. Io vengo a Cagliari perché sono stato incentivato; se non fossi stato incentivato a farlo, me ne sarei stato a Sassari. Questo è un calcolo economico; il capitale funziona così. Se noi non creiamo le condizioni, tutte le condizioni, comprese anche quelle delle forze lavoro, chi ha il capitale investa dove il costo di lavoro è più basso e quindi è più redditivo, è più produttivo, si creano maggiori utili, e noi dobbiamo garantire la possibilità di avere un giusto compenso perché si possa investire in posti di lavoro e dobbiamo aiutare le imprese, anzi, uso una parola impropria, quasi ricattare le imprese e dire: io ti do l'incentivo, questo incentivo se tu mi assumi. Le proposte devono essere in questa direzione, non nella direzione della riduzione del costo di lavoro a parità di costi. Se noi non approfondiamo queste cose seriamente noi correremo il rischio nel 2001 di non avere più da parlare di queste cose perché non avremo imprese, non perché non ci saranno le 35 o le 48 ore, non avremo più imprese presso le quali avviare i disoccupati, anche perché non c'è più l'ente pubblico. Non è più come un tempo dove era facile ridurre le 35 ore. Anche nel campo dell'impiego pubblico non è costato nessun trauma il ridurre per esempio da 38 a 36 ore, è da tempo immemorabile che sono 36 ore e non è successo niente. E lì si possono veramente creare posti di lavoro, certo, ma gli enti pubblici non possono più assumere, non ci sono più le risorse per gonfiare gli organici e conseguentemente, e tutta la legislazione degli ultimi anni lo dimostra, si deve anche in quella direzione andare verso una razionalizzazione e un risparmio di risorse da destinare ad altre cose, alle attività produttive. Questa è un'impostazione seria, ma bisogna essere coerenti, cioè non basta auspicare la concertazione, lodarne gli effetti e poi annullare completamente, umiliare questo concetto della concertazione con una legge e rendere obbligatoria questa cosa senza fare una valutazione, senza regionalizzare, per esempio, questo discorso. Cioè io avrei capito se avessero fatto una cosa di questo genere lasciando poi alle regioni, ad ogni singola Regione di valutare se sussistono o non sussistono le condizioni. Una notizia, infine, per dire che non sono soddisfatto, per quanto ci siano state delle dichiarazioni apprezzabili, cioè della buona volontà, della necessità di un approfondimento, ecc., però nell'insieme il dibattito mi ha convinto che non è soddisfacente e che è orientato per logiche che non hanno nulla a che vedere con i principi economici, con l'affare (?), e che l'Aula magari è orientata anche alla reiezione della mozione. Però, la Lucania, per esempio, ha approvato lo stesso ordine del giorno, eppure è governata dall'Ulivo. Evidentemente i casi sono due: o i lucani sono più sensibili ai problemi delle attività produttive e quindi si sono preoccupati di questa situazione, oppure siamo più lungimiranti noi, nel senso che abituati come siamo ad essere sempre sovvenzionati dallo Stato, in passato, abbiamo evidentemente la speranza che anche in futuro queste cose possano ugualmente accadere, mentre noi sappiamo e tutti noi, almeno noi dovremmo sapere che questa strada non è più percorribile e quindi ci dobbiamo rimboccare le maniche e risolvere i nostri problemi solo con le nostre forze. Però dobbiamo, e abbiamo il diritto di farlo, chiedere al Governo nazionale e allo Stato che quanto meno non creino intralci al nostro lavoro. Perché se noi vogliamo rendere e produrre non deve essere lo Stato che ci crea ulteriori intralci alla nostra attività produttiva.

PRESIDENTE. Con la replica dell'onorevole Masala si è conclusa la discussione e quindi procediamo, in mancanza di indicazioni contrarie, alla votazione per alzata di mano.

Metto in votazione la mozione Masala e più. Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non la approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Discussione della mozione Montis - Concas - Vassallo - Aresu - La Rosa - Fois Paolo - Ghirra - Sanna Salvatore sull'istituzione del Parco geominerario delle ex miniere metallifere (142)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 142, relativa all'istituzione del Parco geominerario delle ex miniere metallifere, a firma Montis e più. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

MozioneMontis - Concas - Vassallo - Aresu - La Rosa - Fois Paolo - Ghirra - Sanna Salvatore sull'istituzione del parco geominerario delle ex miniere metallifere.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che:

- le ex miniere metallifere della Sardegna, le strutture del processo estrattivo e del trattamento di flottazione, gli edifici, i territori annessi, hanno ricevuto di recente l'alto riconoscimento dell'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite) per la scienza e la cultura che esprimono;

- il recupero di questo patrimonio, quasi unico al mondo e per la Sardegna parte importante della identità storico-culturale, riveste un ruolo importante anche per lo sviluppo economico nell'Isola, con riflessi particolarmente positivi in territori peraltro penalizzati dalla disoccupazione e da fenomeni di mortificazione e disgregazione sociale;

RILEVATO che vengono propagandate (in modo poco responsabile) iniziative pubbliche, a volte prospettate come soluzione nel breve e medio periodo, e una valorizzazione complessiva dei siti ex minerari così creando aspettative che potranno invece trovare risposte nel lungo periodo con atti che tengono debitamente conto delle disponibilità finanziarie;

RILEVATO altresì che:

- una risposta ufficiale, data in sede di assemblea regionale il 2 febbraio 1998 da un Assessore a nome della Giunta regionale, ha spazzato via la mistificazione di una imminente realizzazione del parco geominerario, affermando testualmente: "Il riconoscimento del parco geominerario è sicuramente rilevante. E' il primo al mondo che ottiene il riconoscimento. Io considero, la Giunta considera, questo evento di grande rilevanza, ovviamente il riconoscimento è solo il primo passo, On. Montis. Primo passo perché sarà necessaria una disposizione di legge nazionale, sarà necessario predisporre progetti concreti, dei progetti operativi, occorrerà reperire risorse finanziarie probabilmente da fonte europea oltre che statale";

- da questa risposta assessoriale è agevole dedurre come non esiste né una legge apposita, né progetti, né risorse finanziarie rendendo quindi necessario provvedere in tempi rapidi e idonei, in un arco di tempo ragionevole a rendere operante il parco,

impegna la Giunta regionale

1) a predisporre un disegno di legge nazionale per costituire il Parco regionale geominerario comprendente tutti i siti delle ex miniere metallifere;

2) ad elaborare un disegno di legge regionale che disciplini l'uso dei territori e determini gli aspetti di competenza di tutta la Regione;

3) a promuovere, fin dai prossimi mesi, iniziative volte ad ottenere dal governo le risorse finanziarie necessarie sia per consentire la predisposizione del progetto generale, sia di stralci esecutivi da utilizzare a fini turistici ed occupativi;

4) ad includere fin dal 1998 l'iniziativa della costituzione del parco nel documento di programmazione economica e finanziaria prevedendo nel bilancio regionale un adeguato finanziamento;

5) a considerare fin dal momento della predisposizione dei succitati disegni di legge proposti, una richiesta di finanziamento da parte della stessa Unione Europea. (142)

PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare la mozione il consigliere Montis.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi del consiglio, desidero fare una premessa, che sia poi giustificata dalle cose che dirò successivamente: chi pensasse in questo Consiglio e fuori di quest'Aula, che le nostre discussioni sono sempre per contribuire a dipanare il groviglio di problemi economici e sociali che gravano…per cortesi, signor Presidente, vuol ristabilire un minimo di ordine?

PRESIDENTE. Prego i colleghi di seguire i lavori, e comunque di consentire a chi vuole seguirli di farlo. Prego i consiglieri ed eventualmente anche gli Assessori di collaborare.

MONTIS (R.C.-Progr.). Dicevo chi pensasse che le nostre discussioni sono per dipanare questo groviglio di problemi economici, sociali e di sviluppo che gravano sulla nostra Isola o di discutere di indirizzi generali, di leggi, ecc., sarebbe spesso in errore. Discutiamo su comunicazioni incerte e a volte persino inesatte.

PRESIDENTE. Prego i colleghi, se hanno da conversare di accomodarsi nella aule attigue, perché l'oratore giustamente si trova a disagio in un'aula che non lo segue.

MONTIS (R.C.-Progr.). Non vorrei utilizzare altre parole, solo, ripeto, per dire che comunque spesso si discute su dati non oggettivi. Forse esagero, ma preferisco esagerare anziché discutere su ipotesi inesistenti. Ci sono prove ultime, molto serie: il 14 marzo il Presidente della Giunta regionale, ad Arbus, presentando il parco geominerario aveva annunciato che ormai la Regione aveva acquisito il patrimonio della SNAM. Annuncio, per la verità, che aveva già dato a Montevecchio nel dicembre del 1996. Questa, purtroppo, è una affermazione inesatta. Se è vero che la SNAM, attraverso queste società che ha costituito, la Riva di Scivu, la Garden Club Holding (?), di questa immobiliare, per attivare questi due grandi progetti in questa costa sudoccidentale di Funtanazza e dello stesso Scivu, se è vero che la SNAM non firmerà, così è stato detto e così credo che potremo anche chiarire oggi con la presenza degli Assessori interessati, l'onorevole Palomba è assente, immagino assente assolutamente giustificato, non firmerà l'atto notarile di passaggio degli immobili e dei terreni di Ingurtosu e Montevecchio alla Regione, perché c'è un ricatto in atto: o voi mi date questi terreni e 70 mila metri cubi di un insediamento turistico solo Funtanazza o io non firmo questo. Ecco perché si discute su dati inesatti, su situazioni che non esistono, che sono spesso frutto se non di fantasia di acquietare la situazione economica e sociale che esiste in queste nostre zone e in molti altri territori della nostra isola, noi abbiamo presentato questa mozione, c'è un Gruppo di consiglieri abbastanza autorevoli della sinistra e del Gruppo misto, per due motivi fondamentali e vogliamo discutere e vogliamo anche degli impegni precisi, credo che in questo campo l'assessore Paba sia stato il più coerente con la realtà del momento, infatti affermava in quest'Aula il 2 febbraio 1998 il riconoscimento del parco geominerario è sicuramente rilevante. E' il primo al mondo che ottiene il riconoscimento, e io considero, la Giunta considera questo evento di grande rilevanza ovviamente il riconoscimento è solo il primo passo perché sarà necessaria una disposizione di legge nazionale, sarà necessario predisporre progetti concreti, progetti operativi, bisognerà reperire risorse finanziarie probabilmente da fonte europea oltre che statale, questo vuol dire con molta onestà che l'assessore Paba ha detto che non ci sono le leggi, non ci sono le risorse finanziarie, non ci sono i progetti, non c'è cioè una situazione nella quale si possa prevedere a brevissimo termine un intervento in questa direzione. Dice che questa mozione tende ad evitare che questo patrimonio delle ex concessioni minerarie metallifere, consistente in terreni, fabbricati, strutture estrattive siano disperse in assegnazioni secondo giurisdizioni comunali, divisi in piccole o anche grandi quote territoriali senza disporre di un progetto unitario dell'uso ai fini produttivi e di rilancio di un'economia moderna che solo l'istituzione regionale può realizzare. Questo è il primo obiettivo; secondo obiettivo, credo, è il riaffermare che questo patrimonio deve essere riconsiderato, perché lo è stato certamente in passato, come una ricchezza che appartiene al popolo sardo, che non è patrimonio di un singolo comune o di un singolo territorio, anche se a beneficiarne poi saranno le popolazioni di quei territori, di quei comuni, di quelle zone, ma è un patrimonio del popolo sardo e come tale va tutelato e inserito in una programmazione generale per uno sviluppo unitario e globale con stralci esecutivi per singoli territori omogenei aggregando più comuni e risorse finanziarie in una gestione che veda, oltre i comuni e le amministrazioni locali in genere e alle comunità montane e alle amministrazioni provinciali eccetera, sovrintendere alla realizzazione di questo grande patrimonio. Se volete possiamo anche perfino fare un passo indietro, e cercare nella storia, la storia di questa nostra isola non è la storia delle città, non è la storia di Cagliari o Sassari, dove c'erano i presidi e la gestione amministrativa dell'intera isola o i presidii militari, la storia di questa isola è la storia delle popolazioni interne, che rifiutarono e combatterono lo straniero da qualche millennio, ed è la storia delle popolazioni più avanzate territorialmente, organizzativamente e anche democraticamente del sud occidentale dell'isola che va dalle ultime propaggini della provincia di Oristano fino a Sant'Antioco e Carloforte per abbracciare questa intera fascia che una volta rappresentava un terzo degli abitanti dell'isola e che oggi rappresenta un quinto degli abitanti della stessa isola. Allora anche sotto questo punto di vista io credo che dobbiamo avere maggiore attenzione verso questi problemi, io cercherò di dire le cose essenziali anche perché vedo che non c'è grande interesse da parte di questo Consiglio, direi che non c'è neanche grande interesse della Giunta regionale, del Governo dell'isola, erano presenti alcuni Assessori, sono andati via, probabilmente avevano degli impegni, i fatti economici e sociali di un quinto dell'isola, di un quinto delle popolazioni isolane, di territori importantissimi che tra l'altro danno anche riscontri di natura elettorale per rappresentanti di forze politiche presenti in quest'Aula, non interessa sufficientemente; io ho, e anche questo meriterebbe una risposta da parte della Giunta regionale, una risposta compiuta, un ultimo documento che mi è stato trasmesso oggi, che dice che con il Governo nazionale sono stati valutati gli interventi necessari per il disinquinamento e la riabilitazione ambientale delle aree minerarie dismesse i cui costi sono stati valutati dal recente piano elaborato tra Regione sarda e Ministero dell'ambiente in 900 miliardi di lire, non 900 miliardi di lire occorrenti per il rilancio produttivo di queste zone, ma solo per creare le premesse che parrebbero interessare positivamente il Governo della Repubblica e per esso il Ministero dell'ambiente. Si tratta di 900 miliardi quindi si tratta della possibilità di avere a stralcio queste somme così rilevanti che si tradurrebbero poi in occupazione, cioè su quel problema sul quale questo Consiglio continua in tutte le occasioni, in tutte le manifestazioni, in tutti i dibattiti, a pronunciarsi per una soluzione, per un avvio di soluzione della gravità occupativa, disoccupativa più che occupativa esistente nella nostra isola. Ecco ci sono tutta una serie di elementi che hanno bisogno di chiarezza, che hanno bisogno di essere approfonditi e hanno bisogno di un impegno. Continuiamo a leggere, non è che abbiamo notizie di prima mano, se non in momenti assolutamente particolari, che ci sono nelle ex zone minerarie 46 progetti, sono stati stanziati non so quanti miliardi, 7 miliardi e 600 milioni per incentivare l'attivazione dei progetti stessi, io non so che tipo di progetti sono, e in che modo potranno usufruire delle aree, dei fabbricati, delle pertinenze eccetera che non sono di proprietà della Regione, la Regione investirebbe fondi per attività imprenditoriale di natura industriale piccola e media in territori che non sono propri, che non sono suoi, immagino che verranno richiesti da privati con l'autorizzazione all'utilizzo degli stessi territori da parte della SNAM progetti. Quindo abbiamo questi due problemi, affrontare i problemi dell'emergenza che sono problemi seri, come è possibile sottovalutare questioni di questo genere? A Montevecchio ci sono ancora 400 abitanti, è uno dei comuni che ha più abitanti di altri cento esistenti nell'isola, dell'alto oristanese, della provincia di Cagliari, della Marmilla, della provincia di Nuoro, come non dimenticare i problemi dell'Iglesiente, di Agruxiau, San Benedetto, Nebida, Masua, dove ci sono ancora popolazioni nei vecchi centri minerari che hanno bisogno di servizi, che hanno bisogno di un minimo di infrastrutture, di strade, di scuole efficienti. A Montevecchio per esempio pare che siano stati finanziati progetti per il recupero di un ospedale, il solo ospedale costruito nella seconda metà del secolo scorso dopo le città sarde. Non esisteva in alcun luogo neanche nei grandi comuni. Quindi abbiamo bisogno di avere tutte queste notizie e, se me lo consentite, di stimolare anche la fantasia della amministrazione regionale, perché affronti questi problemi. Non indicando di volta in volta soluzioni miracolistiche o cercando di tacitare richieste pressanti che provengono da popolazioni di singoli comuni o di territori interi. Noi abbiamo in questa mozione indicato alcune cose che sono assolutamente indispensabili per poter fare questo parco geominerario e concorrere quindi in modo assolutamente primario, vorrei dire, alla riconversione produttiva e allo sviluppo produttivo di queste zone minerarie, oltre ripeto alle necessità impellenti. Credo che la Giunta regionale farebbe bene, io ne ho chiesto una copia, non so se me la daranno, la esporremo, non è possibile esporla in quest'aula, la esporremo almeno nella biblioteca, nei locali della biblioteca della Regione, dove ci sono i disegni sui vuoti esistenti nel sottosuolo delle miniere di Montevecchio e Ingurtosu. La tracimazione del pozzo di Sanna che ha inquinato Piscinas è niente nei confronti di quello che potrebbe succedere a valle nella parte di levante per i vuoti di queste miniere che sono cose gigantesche, tenendo conto che la miniera di Montevecchio è una delle più grandi del mondo nelle vecchie produzioni di blend, di galena e di altri minerali metalliferi. Quindi ci sono problemi di emergenza, problemi contingenti e poi ci sono questi problemi per il recupero. Il piccolo cabotaggio, le piccole erogazioni, le piccole concessioni, l'ottenimento che possono soddisfare immediatamente richieste qua e là, del miliardo, dei due miliardi, dei quattro miliardi per il recupero dei vecchi centri minerari, pregiatissimi anche dal punto di vista generale, sono importanti ma sono un modo per distribuire queste risorse e fare degli interventi necessari, ma inutili ai fini del recupero generale e dello sviluppo, e soprattutto ai fini della capacità produttive che queste zone possono sviluppare per tradizione, capacità, vocazione e peculiarità delle stesse. Quindi occorre però che vengano fatte le cose che devono essere fatte, senza le quali tutto diventa accademia anche le cose che stiamo dicendo oggi. Un disegno di legge nazionale per costituire il parco geominerario comprendente tutti i siti delle ex miniere metallifere e sono vaste in Sardegna; toccano la provincia di Sassari, toccano la provincia di Nuoro, toccano ancora non solo la zona sud occidentale dell'isola ma anche quella orientale con le ex miniere di Monte Narba (?) nel Sarrabus Gerrei. Un disegno di legge anche regionale, se non lo farà la Giunta potranno prendere questa iniziativa i consiglieri regionali, che disciplini l'uso del territorio; non possiamo pensare di poter distribuire questo territorio, ripeto, non solo secondo giurisdizioni ed evitare che si manifestino i primi sintomi di aspre contese come già avvenne qualche anno fa in alcune zone ex minerarie, ma soprattutto perché si determini con la maggiore esattezza possibile l'utilizzo di questi territori. Promuovere questo incontro con il governo e intanto assicurare che questo progetto di cui abbiamo notizie e che parrebbe, ripeto, interessare positivamente il governo nazionale e il ministero dell'ambiente per 900 miliardi per un disinquinamento totale, provvedere affinché queste risorse attraverso la elaborazione dei progetti vengano disposte anche se in un arco di tempo comprensibilmente medio, perché è impensabile che possa essere erogato in un solo esercizio finanziario del bilancio dello Stato italiano. Infine includere nelle iniziative della costituzione del parco e nel documento di programmazione economica e finanziaria della Regione un adeguato finanziamento. Non è che possiamo continuare a dare 100 miliardi, 50 miliardi, 109, 103 che se ne chiedono adesso per la liquidazione delle miniere iglesienti. Non possiamo continuare ad erogare centinaia di miliardi per perdere posti di lavoro, non in senso produttivo, quindi cominciare a disporre anche risorse finanziarie in questo senso da parte della Regione anche perché rappresenti, tra virgolette, un incentivo per finanziamenti nazionali e dell'Unione europea. Considerare sin dal momento della predisposizione di questi progetti di legge una richiesta di finanziamento europeo. C'è oggi un articolo di stampa di un ex parlamentare europeo nel quale si paventa la possibilità di emarginazione di queste zone mediterranee, e soprattutto dell'isola intorno alla quale tra l'altro l'onorevole Fois, firmatario di questa mozione e uno dei maggiori sostenitori, è convinto che è possibile con un confronto da operare con l'Unione europea o con singoli comparti dell'Unione europea, è possibile ottenere risorse finanziarie importanti per rilanciare queste zone, questi territori, questa parte meridionale dell'Unione europea che è meno privilegiata di altre ed è in difficoltà economiche più di altre; e più di altre lo sono le isole per le note questioni che sono all'ordine del giorno non solo del nostro Consiglio regionale, ma spero anche del paese, e che è la continuità territoriale e che è una serie di parità di condizioni per sviluppare una nostra attività competitiva con gli altri mercati. Infine vorremmo dire, io non so se gli articoli di stampa sono sempre molto precisi, o se sono imprecisi sino al punto di distorcere le cose che vengono dette dalle singole personalità o dai ministri. Ma quando il ministro Treu in una videoconferenza chiede ai sardi di cercarlo da soli il lavoro, bisognerebbe dire al ministro Treu che bisogna che ai sardi siano opportunamente concesse le stesse condizioni che hanno le regioni più avanzate d'Italia, altrimenti questo è un segno se non di disprezzo certamente di sottovalutazione grave della situazione economica e sociale esistente nell'isola e occupativa, e soprattutto grave perché disattende una richiesta che viene dal popolo sardo, dalle sue forze economiche e sociali, dalle forze istituzionali che unanimemente intendono sviluppare un confronto con lo Stato italiano.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, dopo l'intervento così ricco, così stimolante, così approfondito, così appassionato del collega Montis, io mi limiterò ad alcune considerazioni, riprendendo quanto detto nella mozione di cui sono firmatario. Considerazioni che riguardano sia l'importanza del progetto, della iniziativa per la creazione del parco geominerario, sia i riflessi che questa iniziativa ha sulla intera tematica dei parchi in Sardegna. Perché questo parco geominerario, anche se è un parco sui generis, con delle caratteristiche particolari, presenta alcuni aspetti che sono quelli comuni alla tematica dei parchi in generale, ed è bene che di questo noi prendiamo coscienza. Mi sembra infatti che, rispetto ai contrasti, alle divisioni che riguardo all'istituzione dei parchi tradizionali in Sardegna e in particolare ad alcuni di questi, mi riferisco al dibattito che si è sviluppato sulla questione del parco del Gennargentu, rispetto al progetto del parco geominerario si possa delineare qui in Consiglio uno schieramento sufficientemente unitario, senza quelle divisioni e quelle fratture che, per alcuni degli altri parchi, si realizzano e si manifestano, facendo ben sperare, appunto, per gli sviluppi futuri del progetto stesso. La prima considerazione che volevo fare riguarda la procedura che è stata finora seguita; una procedura che ha portato ad una, non dico approvazione ma comunque ad una presa d'atto molto favorevole da parte dell'UNESCO di un progetto volto a realizzare in Sardegna un parco geominerario, consistente in un complesso coordinato di siti o bacini geominerari dislocati nelle varie parti dell'Isola, anche se il bacino minerario dell'Iglesiente, come ricordava l'onorevole Montis, era l'ossatura, diciamo così, il perno dell'intero sistema. Ora questa procedura, che è stata seguita, non potrebbe formare oggetto delle stesse critiche, fondate o meno, che sono state formulate a proposito del parco del Gennargentu. Qualcuno in questa sede ha criticato l'iniziativa che sarebbe a suo dire risultata troppo centralistica. In questo caso, forse non tutti sanno che a questa presa d'atto con favore da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per la scienza e la cultura, si è arrivati a seguito di un'iniziativa che è maturata in questa sede, con un'approvazione del progetto di massima da parte della Giunta regionale e, adesso, comincia anche l'altra istituzione del Consiglio regionale a prendere una posizione all'altezza del caso, pari all'importanza che il caso presenta. Ora quindi siamo partiti dal basso; non ci è stata una decisione di vertice che ha imposto questo parco, questo progetto complessivo, ma siamo stati noi, e l'iniziativa della Giunta e di alcuni dirigenti è stata accolta favorevolmente da tutte le popolazioni, da quanto abbiamo potuto constatare, per arrivare poi, attraverso questa iniziativa, a un consenso manifestato dagli organi statali, c'è stato il coinvolgimento entusiasta del ministero degli esteri e c'è stato poi, alla fine, questo assenso anche da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per la scienza e la cultura. Quindi nessuna imposizione dall'alto ma una presa di consapevolezza dell'importanza di questo progetto e, partendo dal basso, si è arrivati a ottenere l'assenso della massima organizzazione mondiale per la scienza e la cultura. Non si è quindi neppure manifestata quella mancanza di stile che abbiamo rilevato a proposito del riconoscimento, peraltro prestigioso, dato dall'UNESCO alla reggia nuragica di Barumini, caso in cui non vi è stato un coinvolgimento della Regione circa la formulazione della proposta, ma l'iniziativa e tutta la procedura si è sviluppata attraverso un dialogo tra gli organi del ministero dei beni culturali e l'UNESCO, in questo caso coinvolto e interessato dagli organi statali, con esclusione quindi degli organi regionali e delle popolazioni locali e delle amministrazioni locali. Questo è il primo punto che tenevo a sottolineare; il secondo punto riguarda le particolarità dei problemi da affrontare. Mentre nella generalità dei parchi tradizionali c'è un problema di tutela, di preservazione di un ambiente che complessivamente si trova conservato a un livello più elevato rispetto alla generalità dei territori della Sardegna, in questo caso, pur avendo di fronte un problema di parco da costruire, abbiamo dei territori che sono fortemente degradati, e infatti giustamente il collega Montis ha parlato della necessità di interventi sul piano del disinquinamento, che si rendono necessari, urgenti, anche per la sicurezza delle popolazioni, ma anche come primo passo da fare per un recupero e per un miglioramento dell'ambiente attraverso una serie di azioni che devono essere conseguenti l'una all'altra, che devono essere programmate, ma che devono conseguire a quest'opera di disinquinamento e di risanamento che non troviamo normalmente nei comuni parchi dove la natura, mediamente è conservata a un buon livello. In un caso o nell'altro, peraltro, abbiamo un problema di programmazione; non sono interventi che possono essere affidati al caso, che possano svilupparsi senza un ordine e senza una logica, ma deve tutto questo risultare da una programmazione, da una pianificazione affidata ad organi competenti per l'intero parco o per quel determinato bacino preso in considerazione. Vi è, anche in questo caso, come per la generalità dei parchi, un problema e un'esigenza di valorizzazione delle risorse naturali. Non ci sono soltanto le foreste o la fauna ittica o la fauna selvatica da preservare in questo caso, ma ci sono altri beni, altre risorse naturali che sono costituite appunto da una ricchezza inestimabile, che prima ha formato oggetto di sfruttamento spesso selvaggio, ora sta lì, attendendo degli interventi di risanamento, perché l'insieme di questo straordinario patrimonio geominerario possa essere riportato alla luce e presentato all'attenzione anche dei fruitori di questo parco, quegli stessi turisti e quegli stessi visitatori che, insieme alle coste preservate all'interno di un'area, insieme ai nostri boschi e alle nostre bellezze naturali, saranno chiamati a visitare questo che è un patrimonio geominerario unico al mondo. Anzi, sotto questo profilo direi che forse le bellezze naturali e quello che abbiamo di nostro sul piano del patrimonio geominerario, è sicuramente unico e ci distingue , ci caratterizza rispetto all'intera Italia più di quanto forse non facciano le altre ricchezze naturali, anche culturali, che possiamo peraltro con ragione vantare. Resta da vedere quale debba essere la procedura da seguire. Ho ascoltato l'intervento del collega Montis che ha ricordato come, sotto questo profilo, a questo fine, sia essenziale la stesura di un progetto di legge nazionale, seguendo precedenti quali appunto quelli della legge nazionale che ha regolato gli interventi per il ripristino e per la valorizzazione della zona di Matera, sappiamo che è stato affidato uno studio ad uno specialista per predisporre una bozza di disegno di legge che dovrebbe essere presentato al Parlamento, la complessità delle questioni e l'esigenza di ottenere un finanziamento anche da parte dell'Unione Europea suggerisce questa formula, evidentemente c'è un problema di concorso della Regione, del Consiglio regionale anche sotto il profilo della definizione dei principi che sono applicabili al parco geominerario. E questo può formare oggetto o di una legge regionale che affianchi quella statale o di un'iniziativa di un progetto di legge nazionale che sia poi recepito, accolto dal Parlamento nazionale o, a seconda di quanto le circostanze suggeriranno, una autolimitazione da parte del Consiglio regionale ad un ruolo di impulso alla formulazione di un ordine del giorno in cui, appunto, si sottolineino i principi ispiratori di questa che potrebbe essere unicamente una legge nazionale se si vuole accelerare l'iter e se una legge nazionale non risultante da una proposta di legge del Consiglio regionale potesse risultare l'iter più rapido e più opportuno. C'è poi, naturalmente, il ruolo da svolgere sotto il profilo del reperimento dei fondi delle risorse, risorse che naturalmente non possono essere reperite sul bilancio regionale, ma che con un'accorta programmazione la Giunta e il Consiglio possono prevedere, evitando interventi a pioggia, che questa materia così complessa e delicata difficilmente potrebbe ritenere adeguati alla complessità dei problemi che abbiamo di fronte.

In conclusione, io credo che ci siano tutte le condizioni in questo caso, come accennavo all'inizio, per una presa di posizione unitaria da parte del Consiglio. C'è questo ricorso alla programmazione che anche in questa sede, quando si è parlato poc'anzi del problema delle 35 ore, da più parti è stato giustamente richiamato; c'è uno dei punti cardine della nostra politica economica che è quello della valorizzazione delle risorse naturali, c'è il coinvolgimento e l'assenso da parte delle popolazioni e delle amministrazioni interessate, c'è infine un opportuno ed equilibrato rapporto tra il ruolo delle amministrazioni locali nella Regione, dello Stato, il ruolo della comunità internazionale con riferimento a quanto l'UNESCO è chiamato a svolgere.

Queste premesse e i benefici vantaggi che per la Sardegna, per un certo tipo di sviluppo che tutti auspichiamo dalla realizzazione di questo progetto, che è ancora agli inizi, non mancheranno di arrivare, credo che ci possano portare ad assumere una posizione unitaria in questa sede che appoggiando il progetto nel suo insieme ne rafforzi e ne acceleri l'iter da tutti auspicato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che il parco geominerario, se lo intendiamo come attività di programmazione del territorio ai fini della conservazione di una civiltà, chiamiamola così, che ha caratterizzato certe zone, non sia qualcosa da mettere in discussione. C'è invece molto da discutere sulla via per arrivare a questa programmazione del territorio.

Io ritengo che la Regione possa legittimamente, anche efficacemente, darsi da sé le norme per creare questo parco geominerario, perché è tutto sommato una attività di gestione del territorio e di programmazione del territorio che appartiene fondamentalmente alla Regione. Io credo che l'unica attività che si debba richiedere allo Stato è il cofinanziamento delle attività regionali. Se una legge statale si riducesse a prevedere un finanziamento, una norma per esempio della finanziaria, mi troverebbe anche d'accordo. Non mi trova d'accordo invece la volontà di calare su tutto quanto non è Gennargentu o altri parchi un'altra cappa proveniente dallo Stato, una legge nazionale per costituire il parco regionale geominerario. Credo che questa sia una autentica follia, come l'esperienza della costituzione del parco del Gennargentu sta dimostrando. Non è possibile far calare sul territorio scelte fatte a Roma, che non sono né necessarie né utili. Fra l'altro mi stupisce molto l'argomentazione dell'onorevole Fois che occorrerebbe una legge nazionale per ottenere i finanziamenti dell'Unione Europea. A quanto ne so l'Unione Europea finanzia attività, siano previste da norme di legge o da norme puramente amministrative, essendo completamente irrilevante per l'unione Europea questo. Se ci fosse bisogno di leggi nazionali io credo che l'Unione Europea non finanzierebbe nessuna attività in Gran Bretagna dove le leggi sono talmente rare che sicuramente non troverebbe nessuna occasione per finanziare. Invece vedo che la Gran Bretagna riesce a farsi finanziare le attività molto più dell'Italia. Per cui mi trova decisamente contrario questa impostazione; tutt'al più una norma di carattere finanziario a livello nazionale può essere utile, ma non il resto. Il resto invece da fare è una normativa regionale che chiaramente costituisca un quadro di riferimento per tutte le attività amministrative della Regione e che costituisca la base di una programmazione e gestione di questo territorio.

Qualche giorno fa in un comunicato rilevavo che l'Ente minerario sardo, attraverso le sue società controllate è proprietario di migliaia e migliaia di ettari, di migliaia e migliaia di edifici che sicuramente possono essere utilizzati a fini di sviluppo e di occupazione. Credo che questo parco, più che un'attività mera di conservazione, perché se stiamo fermi non conserviamo un bel niente, perché tutto decade, debba essere appunto un progetto di sviluppo di zone dove la monocoltura mineraria ha creato gravi danni e nel momento in cui scompare ne crea di ulteriori. Per cui la mozione così com'è non trova il consenso del Gruppo sardista, a meno che non la si voglia rivedere evitando queste commistioni, queste intromissioni del centralismo romano che a Iglesias come a Pratobello non ci vedono concordi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (Progr. Fed.). La mozione che è stata presentata dai colleghi Montis e più pone all'attenzione del Consiglio regionale un problema rilevante. E' giusto che venga riconosciuta l'importanza nazionale e internazionale delle aree minerarie dismesse, le conclusioni, l'impostazione della mozione non mi convincono completamente.

Esistono per quelle aree problemi di risanamento, problemi di tutela e di valorizzazione per determinare occasioni di sviluppo durevole che in quelle aree sono mancate quando è venuta a mancare l'utilizzazione dei giacimenti minerari. In quelle aree sono però stratificati aspetti naturali, aspetti storici e culturali, e sono disseminate sul territorio strutture minerarie, intese come organizzazione delle attività estrattive, gallerie, pozzi e attrezzature legate a questo, sono presenti immobili che sono più o meno integri, come ricordava poco fa il collega Bonesu e sistemi di organizzazione del territorio che indicano alquanto efficacemente dal punto di vista visivo cosa negli anni passati sia successo in quelle zone. Ci sono comunque anche aspetti naturalistici rilevanti che sono aspetti da conservare e da gestire anche se sono compresi in territori offesi, grandemente offesi, da uno sfruttamento intensissimo e selvaggio. Apro una parentesi, ancora oggi pare che non si sia imparato molto da quella storia lì, visto che si continua promuovendo estrazioni di vario tipo dalla miniera d'oro di Furtei che si esaurirà in 3, 4, 6, 8, 10 anni anche se fossero 20 sarebbe un tempo limitatissimo rispetto alla modificazione del territorio che produce ma anche estrazioni di materiali lapidei, escavazioni ed estrazioni di sabbia e di argille e di altri materiali che modificano irreversibilmente il territorio senza determinare sviluppo durevole. C'è quindi una esigenza di chiarezza preliminarmente rispetto a questo tema del parco geominerario; la vicenda del parco nazionale del Gennargentu insegna che l'ipotesi di ricercare formule di gestione del territorio nuove e innovative è un'operazione alquanto complicata, ne sa qualcosa anche questo Consiglio che nei giorni scorsi ha dovuto discutere dell'argomento. Quindi non mi pare proprio il caso che su questo tema si improvvisino soluzioni che non sono sufficientemente discusse e meditate anche e soprattutto dentro quest'Aula, ritengo che si debba definire una strategia, che oggi io non vedo, in merito alla questione dei parchi e in merito alle politiche di gestione del territorio nel loro complesso, io mi pongo immediatamente un problema, non è stato finora rilevato dagli oratori che hanno parlato prima di me, il problema è questo: come si innesta il parco geominerario con i previsti parchi naturali regionali? Che rapporto dovrà esserci tra la gestione del parco geominerario e la gestione dei parchi naturali? Io credo che questo argomento non lo possiamo occultare facendo finta che non esista. Non lo possiamo occultare per una ragione molto molto semplice, la ragione semplice è che le aree minerarie dismesse individuate come parco geominerario corrispondono in larga parte alle aree incluse nella delimitazione provvisoria di diversi parchi e riserve naturali regionali per i quali sono in carico alla competente Commissione consiliare i relativi progetti di legge esecutivi. Allora la domanda è: se si fa l'uno e si fa l'altro, chi dovrà gestire l'uno e chi dovrà gestire l'altro, attraverso quali strumenti e quali incroci dovrà essere condotta la gestione di problemi che sono complessi e che insistono su un unico territorio. Io credo che ragionare attorno a questo problema ci debba spingere a riflettere sulla questione dell'istituzione dei parchi regionali e ad accelerarne l'iter, rispettando il principio però che mi pare fondamentale, il principio che il territorio va governato democraticamente e che deve essere affidato agli enti locali un ruolo fondamentale, in modo che non siano più, come era un tempo, le società minerarie, non siano più le aziende pubbliche ad incidere su quella che dovrà essere la rinascita di territori che oggi sono impoveriti. In una parola io ritengo che sia fondamentale stabilire, e stabilire in quest'Aula, che ad un territorio corrisponde un governo, non due governi per uno stesso problema, allora ritengo che la mozione debba essere modificata nel senso di individuare procedure che riconoscano l'esistenza dei progetti di legge per l'istituzione dei parchi naturali regionali, per fare in modo che laddove si dovesse predisporre e presentare in Consiglio un disegno di legge nazionale questo sia limitato al riconoscimento dell'importanza nazionale e internazionale del risanamento ambientale, della tutela, della valorizzazione dei siti delle aree minerarie dismesse, ma in questo disegno di legge nazionale eventualmente predisposto deve essere previsto in modo esplicito che il parco geominerario essendo costituito da unità territoriali distinte e non formanti un unico corpo, ma anche se fosse così sarebbe lo stesso, questo parco geominerario deve essere un tema della gestione dei parchi naturali che si stanno per istituire e che la gestione di questi stessi temi, compreso il tema minerario dei parchi, debba essere affidato agli organismi di gestione in base alla rispettiva competenza territoriale. Per quanto riguarda invece l'iniziativa della Giunta riguardo all'eventuale disegno di legge regionale, come è scritto nella mozione io credo che questo debba definire sostanzialmente gli aspetti di competenza della Regione e debba definire le modalità di coordinamento tra i diversi organismi di gestione di parchi regionali nel cui territorio sono comprese le aree che noi indichiamo come parco geominerario. Per quanto riguarda poi la questione del reperimento delle risorse, io credo che una volta che esiste il riconoscimento che queste aree hanno una validità e un'importanza sul piano storico culturale e anche in prospettiva dello sviluppo per quanto riguarda il reperimento delle risorse statali e dell'Unione Europea si possono far tutte le iniziative possibili e immaginabili senza però, e in questo mi trovo d'accordo con Bonesu, senza confondere le cose che possiamo far noi con una sorta di placet che ci dovrebbe venire dal livello nazionale e credo che possa creare più di un equivoco se non viene visto e analizzato alla luce della prevista nascita dei parchi regionali. Per cui se i proponenti sono disponibili ad un'integrazione e ad una modifica della mozione io sono disposto a votarla, diversamente penso che non potrò votarla così com'è.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi piace introdurre questo argomento ricordando il titolo di un libro che un grande scrittore sardo, forse non abbastanza apprezzato in Sardegna ma anche in continente perché l'avrebbe meritato, Marcello Serra, "Sardegna: quasi un continente" ed è vero che la Sardegna è quasi un continente perché a me risulta, non sono un geologo però per le mie frequentazioni nel Sulcis risulta che per veder dal punto di vista geologico quello che si può osservare in un'isola piccola, relativamente alla grandezza del nostro pianeta, come la Sardegna, bisognerebbe girare per trovare siti geologici simili l'America dal polo nord fino al polo sud. Be' noi abbiamo un gioiello, abbiamo uno scrigno delle peculiarità della natura che ci ha voluto regalare oltre alle altre tante bellezze questo insieme di epoche geologiche che fanno della Sardegna non solo una delle isole più antiche del mondo, sempre dal punto di vista geologico, ma anche un condensato di bellezze e quindi di richiami culturali. Questa del parco geominerario che dà valore a questa ricchezza è motivo di orgoglio per noi sardi perché è il risultato della nostra cultura e della nostra autodeterminazione che si paragona, a fronte della incapacità di questo governo nazionale e regionale, di dare risposte ai problemi della Sardegna; e nella nostra isola è nata la capacità e si à affermata di dare risposte alla programmazione del nostro futuro. Diciamo che il parco geominerario, per come è nato, trova la sua origine nella associazione per il parco geominerario dell'iglesiente dove sono racchiuse circa l'80 per cento delle ricchezze minerarie della Sardegna. La storia mineraria in Sardegna è sicuramente una delle più antiche del mondo. Incomincia con la cultura di Monte Arci dove molti millenni fa venivano non solo i popoli del Mediterraneo ma anche dal Nord Europa, si sono sviluppati commerci e prelievi di quello che era non l'oro, era l'acciaio di quei tempi perché serviva per fare gli utensili, per fare molte cose che ancora oggi destano la meraviglia per quello che gli uomini di allora riuscivano a fare, e la presenza in così grande quantità di questo materiale nella nostra isola già da millenni fa ha portato in Sardegna richiami commerciali e richiami di ogni tipo non solo dall'arco del Mediterraneo, ma ripeto anche dal Nord Europa. E via via questo prelievo minerario e la crescita di questa cultura è continuata con i fenici, con i romani che si sono avvicinati in Sardegna per fare incetta di piombo, di rame. Voglio soltanto ricordare ai più distratti che dalla miniera di Gadoni si estraeva il rame nel quale sono fusi insieme al piombo sempre della Sardegna, che ha creato la lega del bronzo, i famosi bronzetti che culturalmente caratterizzano l'antichità artistica della nostra isola. Ma via via anche oltre i romani e i fenici, i pisani, i piemontesi, gli spagnoli, i francesi e gli inglesi si sono succeduti nello sfruttamento dell'argento che per almeno un millennio ha caratterizzato l'attività estrattiva più importante della Sardegna sino a quella del carbone che si è sviluppata alla fine del secolo scorso e ha raggiunto l'acme nella prima parte di questo secolo. Diciamo che dalle miniere dismesse perché prima non esistevano attività di regolamentazione. Solo nel 1929 in Italia si è data una legislazione e una regolamentazione alla estrazione mineraria, seria, fino ad allora le miniere si sono sfruttate e poi si sono lasciati i disastri ambientali a cui faceva riferimento il collega Diana che hanno lasciato uno strascico di guasti che ancora oggi chiede di essere sanato. Oggi noi con questo progetto siamo riusciti a trasformare un problema, come si usa dire oggi, in opportunità, una opportunità di lavoro, di sviluppo economico, e di sviluppo culturale per la nostra isola. Diciamo però che questo non potrà avvenire prima che ci sia stato un risanamento generale delle attività estrattive e di ciò che contorna i resti degli edifici, i resti dei siti di lavorazione di questi metalli che ancora oggi deturpano il paesaggio di gran parte del Sulcis, dell'Iglesiente e di altre zone dell'isola, voglio ricordare l'Argentaria e voglio ricordare il Gerrei anche esso sede di siti minerari molto importanti. Intanto questo riconoscimento dell'UNESCO è per noi una opportunità che assolutamente non possiamo trascurare, e i cui risultati debbono essere pensati ricordando che soltanto un anno fa, con riconoscimento a Barumini da parte dell'UNESCO di un altrettanto importante riconoscimento, mi scuso per la ripetizione delle parole, ha portato in un solo anno centomila visitatori al sito nuragico di Barumini. Allora senz'altro il parco geominerario deve portare ad un risanamento delle strutture, ad un recupero architettonico, ma deve portare alla salvaguardia di quelle tecnologie che hanno fatto venire da tutto il mondo geologi, ingegneri minerari a vedere come a Monteponi si riusciva ad estrarre il carbone da sotto il livello del mare, dove si sono realizzate delle soluzioni tecnologiche che hanno permesso di pompare l'acqua del mare fuori dalle gallerie, che si sono riallagate quest'anno ma che, quando sono state create, hanno destato certamente la meraviglia di tutto il mondo. Bene, noi abbiamo queste meraviglie in Sardegna e ancora oggi esse possono essere fonte di richiamo di studiosi, di studenti di geologia, di ingegneria mineraria, di istituti minerari che da tutta l'Europa vengono in Sardegna non soltanto perché trovano una palestra geologica nella quale esercitarsi, ma trovano anche tanti siti minerari dove fare esperienza. Quindi non soltanto il mantenimento dei siti e delle tecnologie, ma anche la formazione delle professionalità dei geologi, dei minatori; oggi abbiamo tanti minatori se volessimo fare delle gallerie, ma un domani se avessimo bisogno probabilmente, senza questa opportunità , dovremmo portarli dall'estero in Sardegna. Ma certamente non sfugge a nessuno l'opportunità di uno sviluppo turistico integrato che può portare la creazione di un parco geominerario così importante, il primo al mondo, voglio ricordarlo. Certo, abbiamo parlato tante volte della necessità di uno sviluppo economico integrato in Sardegna; uno sviluppo economico che tenga conto delle esigenze dell'ambiente, delle esigenze della agricoltura, del turismo, della cultura, ma soprattutto deve tenere presente quale forza di promozione può avere un parco di questo genere per lo sviluppo turistico e culturale dell'isola. Credo che, arrivati a questo punto, non ci resta che dire grazie a quel gruppo di persone amanti della cultura mineraria, a quei cultori, parlo del geologo Telli(?), parlo di Giampiero Pinna, parlo di quel gruppo di persone che veramente soltanto per il fatto che la Sardegna grazie a loro ha avuto questo riconoscimento, grazie alla loro abnegazione, grazie al loro impegno, ha avuto questo riconoscimento, io li considero da oggi dei benefattori della nostra isola. Sta a noi adesso, dopo che altri hanno portato a compimento questa opera, essere alla altezza della situazione e dare risposte che ci qualifichino come classe di governo, non rinunciando noi in linea con ciò che abbiamo chiesto per il parco del Gennargentu, in quella famosa mozione che ci ha visto tutti uniti, a essere determinanti, chiedere le competenze per noi, per legiferare, per fare una buona legge che ci veda finalmente uniti per dare risposte al popolo sardo che attende la creazione di questo parco e che ci veda noi disegnatori e artefici del compimento del parco stesso.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, da poco la Commissione quinta ha avuto l'opportunità di visitare l'area, una delle aree che sono all'interno di quello che oggi viene chiamato il parco geominerario. Credo che sia stata una visita importante per molti dei commissari perché soprattutto ci ha fatto vedere, ha messo in evidenza una realtà estremamente bella, ma allo stesso tempo una realtà violentata. Credo che a molti dei visitatori venga naturale pensare alla storia che ha subito questo territorio, le ragioni non solo economiche ma credo anche politiche, che hanno portato quel territorio a doversi piagare in questa maniera. Per cui, in un certo senso, credo che sia anche giusto pensare che a qualcuno debba competere la responsabilità di risanare quelle ferite. Io credo che, dal punto di vista istituzionale, sia doveroso che in quella realtà ci si soffermi per vedere di restituire la dignità che in un certo senso sembra essere stata violata. La mozione presentata dall'onorevole Montis dà questa opportunità oggi, però devo dire all'onorevole Montis che non so se sia questo il momento più adatto. Non so se sia il momento più adatto per parlare di parchi, perché non li vedo tanto di moda, anche perché sinceramente c'è necessità di un chiarimento intorno a questo termine, intorno a questa valenza. Infatti, io voglio superare il ragionamento del parco, in un primo momento del mio intervento. Io credo che ci sia un debito nei confronti di certi territori, ci sia un debito nei confronti della popolazione di quei territori ai quali si è chiesto troppo, nel senso che dopo che si è utilizzato fino in fondo ciò che era utile utilizzare, sono stati abbandonati. E devo dire che i giovani in quei territori, non per il disagio di una economia malferma, ma perché gli abbiamo restituito un ambito massacrato, un ambito dove effettivamente oggi si stanno anche complicando le cose, perché dalle gallerie cosiddette messe in sicurezza escono delle acque fortemente inquinate, che col tempo finiranno per inquinare le vallate adiacenti. Io credo che da questo punto di vista, in quest'aula, ci debba essere comunque la presa di coscienza di una responsabilità che attiene all'istituzione più importante della Sardegna, anche se sappiamo tutti che la Sardegna non ha risorse sufficienti per poter risolvere l'ampiezza dei problemi, l'ampiezza di quel massacro fatto in quelle aree. Ed è per questo che credo che ci si voglia rivolgere in campo nazionale, ed è per questo che ci si voglia rivolgere anche in campo internazionale, e gli interventi che mi hanno preceduto credo che puntino in questa direzione. A quella di chiamare o richiamare l'attenzione di queste realtà. Ed è chiaro che a questo punto noi dobbiamo riuscire ad essere convincenti che il patrimonio che abbiamo oggi tra le mani non è cosa di poco conto, e la mozione di oggi, anche se partecipata in maniera disattenta, credo che comunque questa opportunità ce la debba consentire. Noi abbiamo il dovere, anzitutto, di segnalare e farci sentire dalle popolazioni di quei territori, che non si possono abbandonare, che non abbiamo la voglia di abbandonare. Ma allo stesso tempo, siccome siamo persone serie, non possiamo dar loro il sogno che si possa modificare in poco tempo quella situazione. Io credo che tradiremo due volte quelle popolazioni: la prima volta le abbiamo tradite portandole via il bene più ambito, che era il loro territorio, e oggi le tradiamo facendole sognare con progetti vuoti per il futuro. E questo non ci compete; nessuno io credo che, in quest'aula, questo voglia fare. E' una risorsa difficile da capire quella ambientale, perché l'uomo tende sempre a prelevare quanto più possibile, con un senso un po' miope devo dire. Ma c'è un dovere morale, e il dovere morale è quello di rinunciare a qualcosa che oggi possiamo afferrare per poterla lasciare alle future generazioni, per poterla pianificare e poter rendere giustizia alle future generazioni. Ma non possiamo fare e lasciare il deserto, questo credo che sia il senso, quando si parla di parchi: un modo di essere, un modo di vivere il nostro presente salvaguardando il futuro. E solo attraverso questo tipo di cultura noi potremo realizzare il sogno di consegnare questi territori che tutti ci invidiano, questi spazi che tutti ci invidiano, poterli consegnare alle future generazioni in maniera corretta. E' un problema, oggi, onorevole Montis, trovare l'unanimità in quest'aula, ma io spero che si riesca a far capire che non si tratta solo di un problema di storno di risorse; non si tratta solo di fare una battaglia perché in quei territori arrivino risorse a discapito di altri territori. Si tratta di programmare le nostre risorse affinché anche quel territorio possa avere giustizia, compatibilmente, ripeto, a quella che può essere una disponibilità, una disponibilità concreta. E su questo versante se si chiarisse che programma poter sviluppare, in quanti anni, con quante risorse, e mettere all'interno di una pianificazione, io penso che allora si possa essere corretti anche nel poter rappresentarci. Il restauro di un'area, di qualsiasi area, è sempre più costoso del tentare di utilizzare quell'area in termini corretti. Ecco perché tante volte, quando si chiede un intervento più consapevole nei territori, e per quanto riguarda la cementificazione, e per quanto riguarda l'uso indiscriminato dei suoli, e per quanto riguarda il check-up che si deve fare per i dissesti idrogeologici e quant'altro, io ritengo che questo sia un dovere, perché le tasche regionali non sono così ricche, e programmare perché il territorio queste violenze non debba subire, credo che sia corretto e credo che sia meno dispendioso di quanto non sia intervenire successivamente. Chiudo rivolgendo un appello all'Aula, cioè quello di fare uno sforzo perché da questa mozione venga fuori semmai un ordine del giorno che possa essere condiviso e che possa gratificare intanto in termini culturali l'argomento che stiamo trattando, perché qui non ci si deve dividere intorno al termine del parco minerario o geominerario oppure non parco, ovvero completa assenza da quei territori. Riuscire a fare un ordine del giorno che possa essere condiviso da questo Consiglio e poter dare, con questo, sostegno a quelle popolazioni che oltre ad aver visto e ferito il loro territorio, credo che in molti casi, in troppi casi sono stati feriti nel cuore e nei lutti che quel territorio con quell'attività produceva.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della difesa dell'ambiente.

ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, colleghi, io dico subito, prima di addentrarmi nel merito della mozione, che il dibattito mi ha pagato dell'impegno e dell'attenzione che stiamo portando in questa materia. Sono stati trattati temi importanti, il risanamento -è stato detto - delle ferite della nostra terra è un dovere dello Stato. Noi chiediamo che lo Stato sia presente; questa è la direzione che noi vogliamo recuperare della nostra politica nei confronti dello Stato e, per quanto mi riguarda, come Assessore dell'ambiente, all'interno dell'intesa Stato-Regione questo aspetto del recupero, del restauro ambientale della nostra terra ferita, lacerata, piena di buchi, di problemi legati all'attività mineraria deve essere un obiettivo sul quale non possiamo in nessun modo demordere.

Il 18 si insedierà il Comitato scientifico che farà da supporto a questo grande e illuminato progetto; lo presiederà un grande sardo, un vero sardo, un sardista, tra virgolette, che ha con certezza e il plauso di tutti la vocazione all'onestà intellettuale, alla straordinaria consapevolezza della sua ricerca, del suo lavoro, rappresentante forte e vero di tutte le ansie, di tutte le attenzioni che noi, quelli che siamo qui dentro, tutti i partiti che sono qui dentro rivolgono alla politica, al governo, all'amministrazione, il professor Lilliu. Uomini, come l'onorevole Montis, il primo firmatario di questa mozione, che con passione e con costanza, non oggi, dal primo momento della sua esperienza politica, antesignano di questo progetto, ha combattuto per questo obiettivo e quest'Aula tutta con gli interventi di oggi, con la passione che tutti hanno portato dentro questo dibattito, dentro questo confronto, garantiscono io credo il risultato finale che poniamo tutti attorno a questo ambizioso progetto.

La documentazione tecnico-scientifica presentata all'UNESCO rappresenta compiutamente la consistenza e la complessità che caratterizza il patrimonio geominerario della Sardegna, che per le sue peculiarità e i suoi valori ha ricevuto un primo importante riconoscimento dall'Assemblea generale della Organizzazione delle Nazioni Unite, la scienza e la cultura, l'UNESCO, riunitasi a Parigi il 24 ottobre 1997. Per il prossimo mese di maggio o di giugno, probabilmente ci sarà un rinvio, è prevista la dichiarazione ufficiale di riconoscimento da parte dell'Organizzazione, che sarà formalizzata in occasione di un'apposita cerimonia ufficiale che si terrà in Sardegna alla presenza delle massime autorità dell'UNESCO e del Governo nazionale nel prossimo futuro. Il parco geominerario della Sardegna si appresta, dunque, ad essere dichiarato il primo parco geominerario del mondo. Si tratta di un risultato di grande prestigio internazionale al quale la Regione attribuisce un valore strategico per la riconversione e lo sviluppo economico e sociale delle aree minerarie dismesse. Dopo aver predisposto la documentazione tecnico-scientifica che ha consentito l'ottenimento del riconoscimento da parte dell'UNESCO, l'Ente minerario sardo, sulla base di una delibera della Giunta regionale che prevede uno stanziamento di 2 miliardi e 300 milioni, è stato incaricato di predisporre lo studio di fattibilità propedeutico all'istituzione del parco. L'adozione di tutti gli atti necessari all'istituzione del parco dovrà essere realizzata con il concorso attivo degli enti locali, affinché il progetto nasca con il necessario consenso, vengano positivamente superate le diffidenze e le posizioni di chiusura che hanno caratterizzato il processo istitutivo dei parchi naturali, si realizzi un virtuoso processo di cooperazione tra le istituzioni, il mondo scientifico, le associazioni di impresa e le forze sociali. E' questo il processo che la Giunta regionale intende seguire già dalla fase di predisposizione dello studio di fattibilità, senza intenti propagandistici, perseguendo e ricercando il più ampio livello di partecipazione e coesione istituzionale e sociale. Le conferenze pubbliche programmate nei territori interessati intendono perseguire questi obiettivi. Un primo risultato tangibile conseguito ancora prima della formale istituzione del parco geominerario è rappresentato dall'intesa di programma sottoscritta il 10 dicembre 1997 dalla Regione con i Ministeri dell'ambiente, dei beni culturali e dell'industria, per l'avvio dei primi interventi che prevedono: uno, avvio delle procedure per la formale istituzione del parco geominerario con la elaborazione dello studio di fattibilità e di uno studio giuridico con annessa proposta di articolato normativo; due, progettazione del presidio minerario della Sardegna che si propone di mantenere e salvaguardare a fini scientifici, didattici, formativi, culturali e turistici, i cantieri minerari più rappresentativi della memoria storica e della cultura materiale della millenaria attività mineraria della Sardegna. Il progetto comprensivo della stima dei costi di investimento e di esercizio sarà completato entro il prossimo mese di giugno; tre, istituzione di un centro internazionale per la formazione dei tecnici minerari e ambientali dei paesi in via di sviluppo, per la realizzazione del quale è stato costituito un consorzio tra l'Ente minerario e l'Università di Cagliari, al quale è prevista l'adesione dell'ENEA e di altri enti di rilevanza nazionale (un primo avvio dei corsi sperimentali è previsto per il prossimo mese di settembre); quattro, attuazione del progetto interregionale di lavori socialmente utili con l'impiego di 550 lavoratori distribuiti in tutte le aree del parco per la esecuzione dei lavori propedeutici alla sua istituzione. Il progetto è finanziato con un intervento di 13 miliardi, di cui 7 miliardi e 800 milioni a carico del fondo nazionale per l'occupazione, 2 miliardi a carico del Ministero dell'ambiente e 2 miliardi e 700 milioni a carico della Regione. Sono in fase di pubblicazione i bandi per il reclutamento del personale e la predisposizione dei piani operativi di intervento. L'intesa di programma è stata sottoscritta anche dall'Ente minerario in qualità di soggetto attuatore. Presupposto fondamentale e condizione primaria di tutti gli interventi di riconversione economica e produttiva che faranno parte del parco geominerario sono il disinquinamento e la riabilitazione ambientale della aree minerarie dismesse, nelle quali la millenaria attività estrattiva che in esse si è svolta ha lasciato vistosi e pericolosi fenomeni di degrado. In tale prospettiva è stata sottoscritta tra il Ministero dell'ambiente, la Regione e l'ente minerario un'intesa di programma per l'elaborazione di un piano finalizzato al disinquinamento e alla riabilitazione ambientale delle aree minerarie, che interessa in questa prima fase l'intero territorio della Sardegna sud occidentale da Capo Teulada allo Stagno di Marceddì. Il finanziamento previsto è di 1 miliardo e 600 milioni, di cui una metà a carico della Regione, l'altra metà a carico del Ministero dell'ambiente. Anche grazie alla snellezza della procedura di attuazione dell'intesa che ha consentito di poter disporre con la massima celerità delle risorse finanziarie dello Stato, l'Ente minerario, avvalendosi del supporto tecnico della controllata PROGEMISA, ha potuto predisporre il piano previsto nella stessa intesa, che ha ottenuto nei giorni scorsi l'approvazione del Comitato di coordinamento presieduto dal Ministro dell'ambiente. Il piano ha potuto accertare il preoccupante stato dell'ambiente, indotto dalla passata attività mineraria, che ha creato gravi fenomeni di vulnerabilità di tutte le componenti dell'ecosistema (atmosfera, acqua, suoli) e in una prospettiva globale di risanamento del territorio ha individuato l'esigenza di mettere in atto un intervento di notevoli dimensioni che necessita di un volume di risorse raguagliabile ad oltre 900 miliardi. Lo ripeto, questo problema, caro collega Cogodi, è stato posto dal mio Assessorato come punto centrale, nodale del rapporto Stato-Regione e dell'intesa che deve essere nelle sue forme puntuali sottoscritta tra qualche mese. In attesa di reperire anche per fasi successive le risorse finanziarie necessarie, che trascendono le capacità di intervento della Regione, l'Assessorato dell'ambiente ha comunque preso in esame alcune situazioni di emergenza. In seguito alla fuoriuscita di acque contaminate da metalli pesanti, provenienti dalle miniere dismesse di Montevecchio, località Casargiu, l'Ente minerario ha già predisposto in via d'urgenza un progetto di intervento attualmente all'esame della Giunta, che dovrà individuare le coperture finanziarie per la sua realizzazione. Come sempre, lo dico a me stesso, lo dico ai miei colleghi, il primo passo, la prima coerenza la dobbiamo dare in casa nostra, sono convinto che, come è indispensabile, dobbiamo necessariamente trovare le risorse per porre fine a questo inconveniente grave anche sotto l'immagine generale che la Sardegna che deve dimostrare di mantenere in ordine la pulizia del suo mare e delle sue coste più importanti. Però è da tener presente che il problema del ripristino ambientale e del recupero dei compendi immobiliari delle aree minerarie dismesse ricomprese nel parco geominerario è stato già affrontato dallo Stato con l'approvazione della legge 204 del 1993, a valere sugli stanziamenti previsti da tale legge, la Regione ha potuto sottoscrivere tre distinti accordi di programma con il Ministero dell'industria attraverso i quali sono stati finanziati all'ente minerario i primi nove programmi di intervento per un importo complessivo di quasi 48 miliardi di lire, relativi alla riabilitazione ambientale delle aree minerarie dismesse di Arenas Schinnì (?) 4 miliardi in località Fluminimaggiore Domusnovas, alla riabilitazione ambientale del compendio minerario di Ingurtosu, 4 miliardi, alla riabilitazione ambientale per le aree di Monteponi, (?), San Giovanni, 20 miliardi, recupero ambientale a fine turistico culturale di edifici dell'ex villaggio minerario della miniera dismessa di Arenas Schinnì(?) di Fluminimaggiore, 4 miliardi e 800 milioni, recupero ambientale e adeguamento tecnologico degli edifici della ex direzione dell'ospedale della miniera dismessa di Montevecchio, 4 miliardi e 700 milioni, recupero ambientale e valorizzazione del percorso della galleria (?) della miniera dismessa di Pranusartu(?), 3 miliardi 140 milioni, recupero ambientale e valorizzazione del villaggio minerario (?) della miniera di San Giovanni a Gonnesa, 1 miliardo e 900 milioni, recupero ambientale e valorizzazione turistico-culturale delle miniere di Sos(?) Ematos(?), Lula, 1 miliardo e 700 milioni, restauro e ammodernamento dell'ex ospedale di Ingurtosu per 1 miliardo e 700 milioni. L'Ente minerario ha recentemente affidato l'esecuzione degli interventi cantierabili per un totale di 14 miliardi. L'istituzione del parco geominerario può rappresentare un'importante opportunità per la realizzazione di un modello di sviluppo delle aree interessate, bisogna tuttavia tener presente che la sola attività del parco non potrà risolvere i problemi di grave crisi economica e occupativa che investono le aree interessate. Per questa ragione l'istituzione del parco deve essere inserita all'interno di un processo di sviluppo basato sulla valorizzazione delle risorse locali, dall'artigianato alla piccola e media impresa, all'agroalimentare, come supporto dell'introduzione di tecnologie avanzate per le produzioni ecocompatibili. Ai fini dell'istituzione del parco, occorre porsi fin d'ora il problema dello strumento legislativo, lo avete detto tutti qui questa sera, che in prima valutazione non potrà che essere quello di una legge a livello nazionale che guarda alla dimensione, al livello, alla qualità di area mondiale di questo parco. Questa opzione è suggerita non solo dalla rilevanza di scala nazionale che il parco ha già assunto per effetto del riconoscimento da parte dell'Unesco ma anche se non soprattutto dall'esigenza di reperire le ingenti risorse finanziarie che si renderanno necessarie non solo per gli interventi connessi alla creazione del parco stesso ma anche per il supporto e l'attività di gestione non riconducibili all'iniziativa privata. Risorse che non sono assicurabili se non in misura molto limitata alle possibilità di intervento finanziario della Regione. Valga in proposito quale esempio significativo il percorso istituzionale seguito per i sassi di Matera, la cui salvaguardia è stata prevista dopo il riconoscimento dell'Unesco, da una legge dello Stato, che parallelamente alla misura di tutela ha reso disponibile uno stanziamento di 100 miliardi. L'istituzione del parco dovrà prevedere adeguate soluzioni normative e gestionali che consentano di superare il nodo principale che ha ostacolato finora la concreta istituzione dei parchi naturali. A questo fine, sono convinto, così come anche voi avete detto, come ha detto credo la totalità degli interventi che la legge nazionale, che deve mantenere la funzione di cui ho parlato, avvenga e ci sia la legge regionale che invece regolamenti la collocazione nella nostra realtà e la gestione del nostro territorio in rapporto con gli altri parchi, il momento gestionale e la profonda vocazione del nostro tessuto istituzionale a governare un processo di così grande importanza. In particolare gli eventuali vincoli necessari per meglio tutelare i beni ambientali storico-culturali presenti nelle aree interessate dovranno essere adottati contestualmente agli atti di pianificazione, piano del parco e programma di sviluppo economico e sociale, evitando così di ripercorrere la politica dei due tempi che vede nascere prima i vincoli e le limitazioni e successivamente le azioni per lo sviluppo e le risorse finanziarie. L'esperienza fin qui compiuta dimostra che si ha certezza in ordine al primo tempo mentre rimane purtroppo aleatorio il secondo momento. Discorso che ricade purtroppo sempre allorquando dobbiamo ripercorrere le valutazioni di giudizi sulla legge 394 che regolamenta la vita e l'istituzione dei parchi nazionali. Bisogna in sostanza muoversi fuori da modelli precostituiti, liberare il governo e la gestione delle aree protette dall'attuale appesantimento burocratico che può paralizzare il sistema, rompere la commistione con le funzioni tecnico-scientifico-amministrative e di governo. Gli enti parco così come previsti dalla 394 non sono in grado di assicurare l'efficienza tecnica necessaria e neppure la partecipazione e il controllo degli enti locali territoriali a cui spetta la potestà di governo del territorio; il governo e la pianificazione delle aree protette non possono essere esercitati da enti settoriali che si muovono in una dimensione autorefenziale. La visione separata e gerarchica dei veti, dei divieti, dei vincoli deve essere sostituita da una pianificazione organica e integrata in un circuito virtuoso nella responsabilità e nella programmazione comune. In questo senso anche lo schema di decreto legislativo su conferimento delle funzioni amministrative alle regioni e agli enti locali per il governo dei parchi e delle aree protette esprime posizioni settoriali e centraliste assai lontane dal federalismo che la Bassanini esprime su altre materie e in particolare per la pianificazione territoriale. Su questa materia dobbiamo registrare una sconfitta delle posizioni regionaliste sul fronte nazionale nei confronti del Governo che su questa materia ha per il momento frenato le istanze, le decisioni,le vocazioni e le sensibilità autonomistiche delle regioni. Per quest'ultima competenza infatti il decreto prevede che tutto il sistema normativo operante nel territorio, pianificazione territoriale di settore possa essere unificato con legge regionale nel piano territoriale di coordinamento provinciale concentrando così in un unico strumento gli effetti dei piani di tutela nei settori della protezione della natura, della tutela dell'ambiente, delle acque e della difesa del suolo e della protezione delle bellezze naturali. Il parco geominerario della Sardegna deve essere considerato un parco originale e speciale, unico nel suo genere per la funzione e il rilievo internazionale che poi deve avere. Esso deve essere inteso come un sistema di aree diverse e distinte non solo per la competenza istituzionale e la delimitazione territoriale ma anche per la funzione economica e sociale che le diverse aree hanno rappresentato nella storia della Sardegna. Ciascuna area dovrà essere organizzata e configurata come un distretto geoambientale, l'ambizione non è di dire una verità ereditata da certezze assolute, è una valutazione che sta facendo l'Assessore dell'ambiente, ritenendo di non dire cose sciocche ma certamente con l'apertura a un confronto di questi temi nel futuro perché eventualmente possono essere recuperate e recepite soluzioni che non siano quelle che io sto proponendo. Io a queste però credo in maniera fondamentale, i distretti geoambientali dovranno essere collegati in un sistema regionale a rete riservando a livello regionale le funzioni di indirizzo e di coordinamento e la promozione delle attività di ricerca e di assistenza tecnica di formazione tecnica e scientifica. Il parco geominerario della Sardegna così concepito potrà essere lo strumento per creare una moderna industria per la promozione e la valorizzazione e la gestione delle straordinarie risorse geoambientali. Questi obiettivi possono essere conseguiti attraverso una struttura caratterizzata da un'elevata competenza tecnica e scientifica capace di dialogare e di interagire sia con il sistema istituzionale degli enti locali che con le più moderne esperienze industriali e della ricerca applicata a livello mondiale e di offrire il necessario supporto per la realizzazione delle attività nei distretti geoambientali. Con la realizzazione del parco geominerario della Sardegna intendiamo promuovere un processo di forte innovazione economica per avviare uno sviluppo durevole e sostenibile, sociale e culturale, per coniugare il sapere scientifico e il sapere comune, riscoprire l'identità e la tradizione come valori di una nuova modernità, istituzionale per realizzare un processo di feconda cooperazione tra i diversi livelli istituzionali. Un messaggio che io non mi stancherò di portare, di continuare a portare, di ripetere in tutte le sedi nelle quali mi è consentito di fare valutazioni su questa materia. Un parco così concepito non si propone di conservare in modo statico i valori della storia mineraria. La realizzazione delle iniziative ipotizzate creerà crescita culturale, sviluppo economico articolato, flussi turistici, nuova industria compatibile con l'ambiente, opportunità di relazioni con altri paesi ad iniziare da quelli del Mediterraneo. Un quadro quindi di attività dinamico innovativo motore di un nuovo e più avanzato assetto socio economico della nostra Regione. Il prezioso patrimonio di esperienze tecnico professionali, maturate in Sardegna, nelle attività minerarie tradizionali, dovrà essere pienamente recuperato e valorizzato operando se necessario azioni di aggiornamento e di riqualificazione professionale, indirizzando queste esperienze verso la realizzazione nell'isola di una nuova e moderna industria per le risorse geoambientali. In questo senso dovrà essere coordinata e finalizzata la riforma e la riorganizzazione dell'ente minerario e delle sue consociate, attualmente in discussione presso le competenti commissioni del Consiglio regionale. La storia delle miniere ha richiamato invasori, generato sofferenze, oppressioni e sfruttamento delle popolazioni locali, bisogna comunque riconoscere che tali vicende hanno contribuito in misura rilevante ad aprire ai sardi gli orizzonti più ampi della cultura mediterranea ed europea, a creare relazioni di confronto e di scambio sul piano economico e civile terreno fecondo per coltivare e diffondere valori e messaggi universali. Si tratta di una vicenda millenaria che ha segnato profondamente la storia della Sardegna, crocevia di incontri che hanno contribuito ad alimentare un reciproco arricchimento di cultura, tradizioni e civiltà differenti. È proprio con questa consapevolezza che la Regione intende valorizzare la storia e la cultura mineraria dell'isola proiettandola in un orizzonte mediterraneo ed europeo con l'obiettivo di diffondere a livello internazionale i valori che essa è stata in grado di generare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Montis per una replica che speriamo sia breve.

MONTIS (R.C. Progr.). Signor Presidente, non solo sarò breve, ma non compete a lei giudicare della mia eventuale brevità.

PRESIDENTE. Era solo uno scherzo, se non si può più scherzare poveri noi.

MONTIS (R.C.Progr.). Scherzavo anche io. Volevo dire che i firmatari della mozione non hanno alcuna intenzione di fare né propaganda né polemiche per il dibattito che si è avuto in sede di Consiglio. Unanimemente credo, senza eccezioni, coinvolgendo l'intero Consiglio, le opposizioni e la maggioranza che è stata così presente e solidale nel corso di questo dibattito, massicciamente presente, è nostra intenzione non mettere in votazione la mozione e creare un gruppo di lavoro, anche se non sarà indicato qui, uno per Gruppo e anche più di uno per Gruppo, per produrre una proposta di legge regionale che abbia anche un iter rapido attraverso le commissioni e attraverso l'aula, perché il problema è impellente e ci sono delle condizioni che hanno assoluto bisogno di essere affrontate. Credo che in questo modo potremo confrontarci in una discussione tra i componenti di questo gruppo di lavoro, che spero anche le opposizioni di destra accolgano positivamente e portare avanti questo processo. Per quanto riguarda la risposta dell'assessore Onida, che io ringrazio di questo poema così vasto, ce ne fornirà copia così potremo anche valutarlo meglio. Se dovessi fare polemiche direi una sola cosa, e cioè che per quanto riguarda le attività minerarie non abbiamo bisogno di nessuno al mondo. Il professor Zufardi, che era docente tra l'altro della facoltà di geologia applicata, era uno di quelli che studiò più di ogni altro e presiedette per un lungo arco di tempo l'attività geologica nelle miniere di Montevecchio e Ingurtosu; e quando era ancora a Montecatini, trenta o quarant'anni fa, veniva inviato su richiesta delle aziende minerarie in Europa ma anche in Medio Oriente e in Nord Africa per dare il suo parere su progetti di sviluppo e di coltivazione della attività mineraria. Abbiamo avuto maestranze, tecnici, ingegneri e geologi di prim'ordine in Europa e nel mondo, quindi non ci sono problemi. Le cose che ha detto, una sola osservazione ma assolutamente benevola, Liori, il piano di adduzione(?) delle acque a Monteponi non era per coltivare carbone, era per coltivare il filone di blend e di galena che era sotto il livello del mare, e fu anche poi un errore commesso, se non un errore un programma che non dette i risultati sperati perché la pressione poi sotto il livello del mare fu così forte da creare anche delle condizioni di pericolosità eccetera. Per il resto io confido che il Consiglio, molto amichevolmente, perchè sono problemi drammatici e problemi seri, infine voglio anche fare un appello sentimentale: andate a visitare queste zone, oltre ad essere molto belle sono decine di chilometri di boschi, di bei boschi, di impianti, di fabbricati, di strutture che si richiamano architettonicamente a costruzioni che sono tra le più pregiate nelle zone minerarie europee. Andate a visitarle perché sono veramente belle e troverete conforto anche in questa azione positiva che le forze politiche presenti in questo Consiglio credo che intenderanno operare per produrre questo disegno di legge. Infine, ed ho finito sul serio, la proposta di legge nazionale aveva questo obiettivo, di coinvolgere lo Stato italiano per una pressione diciamo benevola nei confronti della Unione europea e naturalmente con una modifica strutturale della formazione della legge numero 394 del 97 per i parchi naturali. Chiedo scusa al Presidente per quella battuta iniziale molto amichevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, siccome c'è stato un invito rivolto ai Gruppi mi pare doveroso non lasciar cadere la proposta del collega onorevole Montis. Il Gruppo di Forza Italia accoglie positivamente l'invito e pertanto ci rendiamo disponibili a trovare nelle sedi istituzionali, in Commissione o anche trovare un momento anche qui in Consiglio per costituire questo gruppo di lavoro. Mi riferisco non ai gruppi di lavoro dell'Assessore degli affari generali, un gruppo di lavoro formato da consiglieri che possa effettivamente studiare una proposta di legge da sottoporre anche con un iter veloce, noi diamo sin da questo momento almeno sul piano del metodo, del percorso, la nostra piena disponibilità perché sia portata anche con celerità una proposta di legge che dia le risposte al problema che mi pare, anche se vengono da un partito che è distante da noi, ma un problema serio e sentito che noi apprezziamo anche per come seriamente è stato posto il problema dallo stesso collega Montis.

PRESIDENTE. Mi pare di poter riassumere nel modo seguente: la mozione si intende ritirata e si accoglie la proposta dell'onorevole Montis di nominare un gruppo di lavoro che appronterà una proposta di legge della quale si discuterà a suo tempo. I lavori del Consiglio per oggi sono conclusi. Riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 43.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni


Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Concas - Vassallo - Montis sulla carenza di personale tecnico per l'utilizzo dei tomografi assiali computerizzati nella ASL n. 7 di Carbonia.

I sottoscritti, considerato che:

- in data 13 febbraio 1998 hanno presentato una interrogazione, alla quale non è stata data risposta, sull'acquisizione da parte della ASL n. 7 di Carbonia di due tomografi assiali computerizzati con un costo pari ad un miliardo e mezzo;

- la struttura è carente di tecnici specializzati per far funzionare tali apparecchiature;

appurato che a tutt'oggi il Direttore generale della ASL n. 7 non ha proceduto ad ampliare la pianta organica del personale,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché intervenga con urgenza al fine di modificare la suddetta situazione per consentire l'utilizzo dei macchinari rispettando la finalità dell'investimento. (443)

Interpellanza Cadoni sul reparto di rianimazione dell'ospedale di bosa.

Il sottoscritto,

considerato che la finanziaria del 1992 e precisamente l'articolo 70 destinava un miliardo all'Ospedale di Bosa e che la stessa Giunta regionale con delibera n. 43/316 del 30 dicembre 1992 con nove mesi di ritardo aveva provveduto al trasferimento di detta somma alla USL n. 6 di Macomer, somma finalizzata alla realizzazione del reparto di rianimazione dell'Ospedale di Bosa, precisamente 500 milioni per la struttura e 500 milioni per le attrezzature;

rilevato che a distanza di cinque anni, al sottoscritto non risultano essere state spese le somme in oggetto,

chiede di interpellare l'Assessore della sanità per conoscere:

- quali motivi hanno impedito e impediscono tutt'ora la spendita delle somme in oggetto;

- quali provvedimenti intenda porre in essere per risolvere il problema. (444)

Interpellanza Amadu sulla crisi idrica della Nurra e sulla necessità di provvedimenti urgenti in favore dei produttori agricoli.

Il sottoscritto,

premesso che la crisi idrica della Nurra si protrae da anni senza che la Giunta regionale abbia messo in atto progetti e opere idrauliche capaci di rispondere ai fabbisogni idrici dei produttori agricoli consorziati;

rilevato che la campagna irrigua 1998 si prospetta drammatica a seguito del provvedimento di razionamento resosi necessario in considerazione della scarsa disponibilità d'acqua nei bacini del sistema Temo - Cuga;

considerato che le restrizioni e i razionamenti, ritenuti dal Consorzio di bonifica indispensabili, determineranno gravi e inevitabili conseguenze sulla produzione agricola, sull'occupazione e sui bilanci aziendali,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e dei lavori pubblici per conoscere le decisioni urgenti della Giunta regionale e i provvedimenti amministrativi e legislativi che intendano adottare a favore dei produttori agricoli della Nurra per sopperire alla grave situazione. (445)

Interpellanza Frau - Masala sugli studi di nuove possibilità irrigue nella Gallura.

I sottoscritti, premesso che:

I. la situazione idrica nella Gallura diventa giorno dopo giorno sempre più grave, anche in considerazione che la diga del Liscia non può invasare più di 53 ML/mc in quanto non ancora collaudata;

II. ad invaso pieno l'acqua non sarebbe assolutamente sufficiente per far fronte alle reali necessità per usi irrigui, agricoli e produttivi per i prossimi anni;

III. il mancato realizzo di nuove strutture per la raccolta delle acque pregiudica sul nascere qualunque iniziativa per lo sviluppo agricolo e turistico della Gallura;

IV. per questi motivi fu stipulata, in data 29 ottobre 1990, la convenzione n. 269/88 - per la durata di 38 mesi - fra l'Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno (AGENSUD) e l'ERSAT per assicurare la elaborazione dello studio di nuove possibilità irrigue nella Gallura;

V. la convenzione è stata approvata dall'ERSAT con delibera n. 4815 del 7.9.1989 ed è scaduta il 29.12.1993;

VI. la Cassa Depositi e Prestiti, subentrata all'AGENSUD, con nota n. 3328 del 12 marzo 1997,segnalava - ai sensi dell'art.12 della predetta convenzione n. 269/88 - che l'intervento oggetto della convenzione era stato realizzato in parte e non ravvisava la causa di forza maggiore nella richiesta dell'ente attuatore di una proroga della convenzione scaduta il 29 dicembre 1993;

VII. in data 3 aprile 1997 era stato comunicato all'ente attuatore l'avvio della procedura di revoca dei finanziamenti e che, in risposta, l'ERSAT aveva richiesto in data 8 maggio 1997 il termine del 30 giugno 1997 per la presentazione di concrete proposte operative per il completamento degli studi;

VIII. al termine richiesto dall'ERSAT non è pervenuta alla CCDDPP alcuna ulteriore documentazione utile alla chiusura della convenzione;

IX. con deliberazione n. 160 del 5 agosto 1997 il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha revocato il finanziamento pari a lire 1.482.000.000, regolato con la convenzione n. 269/88, decidendo anche in ordine al recupero delle somme non legittimamente spese,

chiedono di interpellare l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) se sia vero che per gli studi parziali elaborati si siano spese lire 398.900.980, di cui lire 222.000.000 erogate dalla CCDDPP e lire 176.900.980 da fondi anticipati dall'ERSAT;

2) quali iniziative intenda assumere per accertare le responsabilità della mancata predisposizione, nei tempi prefissati, degli elaborati per nuove possibilità irrigue nella Gallura, che ha portato alla revoca della convenzione n. 269/88 ed alla perdita di lire 1.482.000.000;

3) chi pagherà in solido per le cifre malamente spese e che la Cassa Depositi e Prestiti richiede indietro ,secondo quanto previsto dall'art.12 della convenzione n. 269/88;

4) chi infine sarà chiamato a risarcire la somma di lire 176.900.980 anticipata dalla casse dell'ERSAT;

5) se nel caso di specie non si configuri una responsabilità politica degli organi preposti alla vigilanza dell'attività dell'Ente strumentale. (446)

Interpellanza Pittalis - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Casu - Floris - Giordo - Granara - Lippi - Lombardo - Pirastu sulla rinegoziazione dei mutui agricoli.

I sottoscritti, considerato che:

- i tassi di interesse sono stati ridotti dalla Banca d'Italia in misura considerevole negli ultimi mesi;

- numerosissime, se non la quasi totalità, delle imprese agricole sarde hanno contratto mutui in epoca in cui il costo del denaro era superiore e, dunque, godono di un trattamento di svantaggio;

- non è certo interesse delle banche ridurre il proprio profitto e, quindi, pare inutile e velleitario attendere una determinazione alla rinegoziazione dei tassi dal sistema bancario operante nell'Isola;

- la Regione Autonoma della Sardegna ha parte rilevante in alcune istituzioni bancarie tra le più interessate dalla concessione di mutui agrari;

- l'impresa agricola coinvolge una rilevantissima parte del tessuto economico isolano e impiega migliaia di cittadini;

- è proprio della Regione assumere iniziative concrete per equilibrare il mercato isolano,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro - pastorale per sapere quali concrete misure intendano assumere per indurre il sistema bancario operante nell'Isola a rinegoziare immediatamente i tassi di interesse dei mutui agrari e a consentire ai cittadini sardi di godere effettivamente della riduzione del costo del denaro. (447)

Interpellanza Pittalis - Balletto - Casu sull'ammanco di 1.000 miliardi dal bilancio della Regione.

I sottoscritti,

considerato che l'Assessore del bilancio ha dichiarato ai mezzi di informazione che mancherebbero circa 1.000 miliardi dalle casse della Regione;

considerato che tale fatto era stato già segnalato dal Gruppo di forza Italia nel corso della discussione della legge finanziaria e del bilancio 1998;

considerato che si tratta di un fatto di inaudita gravità, che incrementerebbe il già ingente indebitamento della Regione, proprio mentre la Giunta regionale si era impegnata a reperire 1.000 miliardi aggiuntivi per il lavoro;

considerato che pare opportuno che di un simile fatto sia informato il Consiglio regionale prima di qualunque altro soggetto,

chiedono di interpellare l'Assessore del bilancio per sapere:

1) quale sia l'esatto ammontare dell'ammanco in bilancio;

2) come si sia potuto generare un simile errore nel bilancio;

3) quali implicazioni comporterà per la spesa della Regione;

4) quali settori produttivi verranno penalizzati;

5) come possa essere conciliato il fatto in questione con l'annunciato reperimento di nuove risorse per 1.000 miliardi in favore dell'occupazione. (448)

Interrogazione Cucca, con richiesta di risposta scritta, sulla gara d'appalto bandita dalla Regione sarda per la fornitura del servizio di pulizia di tutti i centri regionali di formazione professionale.

Il sottoscritto,

premesso che sui quotidiani sardi è stato pubblicato un avviso di gara d'appalto per l'assegnazione da parte dell'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale e sicurezza sociale del servizio di pulizia di tutti i centri regionali di formazione professionale della Sardegna;

considerato che essendo la base d'asta pubblicata di lire 2.200.000.000:

I. potranno partecipare alla gara soltanto imprese che abbiano un equivalente giro d'affari e la iscrizione alla Camera di commercio nella apposita categoria;

II. si impedisce di fatto alle 16 imprese attualmente operanti, che, pur essendo in grado di soddisfare il servizio richiesto, non hanno un giro d'affari sufficientemente grande per la categoria richiesta dal bando, di partecipare alla gara mettendo a rischio le oltre 30 famiglie che vivono grazie a questo lavoro;

rilevato che la realtà territoriale della Sardegna e in particolare della Provincia di Nuoro è costituita prevalentemente da piccole e medie imprese e che pertanto esiste il rischio che tale servizio venga affidato a qualche impresa del continente che generalmente garantisce solo sottoccupazione e sfruttamento dei dipendenti,

chiede di interrogare l'Assessore regionale del lavoro per sapere se non ritenga opportuno revocare il bando di gara e rivederlo frazionandolo per provincia in bandi di più modesta entità. (1002)

Interrogazione Sanna Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi dell'istituzione di un punto franco doganale a Portotorres.

Il sottoscritto, premesso che:

- in data 18 settembre 1991 il Consiglio regionale della Sardegna, in coerenza col protocollo d'intesa Stato - Regione del 21 aprile 1997, ha approvato un ordine del giorno sullo schema della norma di attuazione dello Statuto per la Regione Sardegna concernente "Istituzione di punti franchi", con il quale impegnava la Giunta regionale a presentare al Consiglio, entro il 31 ottobre 1997, la proposta di delimitazione delle zone franche individuate nella norma di attuazione nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portotorres, Portovesme, Arbatax e in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegati o collegabili, esclusa quella di Cagliari e il Governo nazionale a presentare, entro il mese di novembre 1997, una organica proposta di zona franca fiscale;

- il Consorzio per l'area di sviluppo industriale di Sassari, Alghero e Portotorres, in data 29 ottobre 1997, ha inoltrato, al Presidente della Giunta regionale, previa consultazione dei propri organi, delle forze politiche, sindacali e imprenditoriali del territorio del Sassarese, una indicazione di massima con allegata cartografia per l'individuazione di una zona franca doganale per il porto di Portotorres e le aree industriali ad esso collegate o collegabili,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per conoscere:

I. quali siano le valutazioni della Giunta in merito alla proposta avanzata entro i tempi stabiliti dal Consorzio industriali ASI e quali siano i tempi previsti per la predisposizione degli atti necessari da inoltrare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'istituzione dell'area franca doganale di Portotorres;

II. quali siano le iniziative che la Giunta ha posto in essere per promuovere e favorire le formulazioni e le delimitazioni dei punti franchi doganali di Olbia, Oristano, Portotorres, Portovesme e Arbatax, come preannunciato in una nota inviata in data 17 novembre 1997 a firma degli Assessori regionali della programmazione e degli affari generali ai Presidenti delle Province sarde, ai Sindaci di Oristano, Olbia, Portotorres, Portoscuso, Arbatax e Tortolì, ai Presidenti dei Consorzi industriali dell'Oristanese, del Sulcis - Iglesiente, di Olbia, di Tortolì - Arbatax., dell'ASI e alle Associazioni degli industriali delle quattro province;

III. se tali gravi ritardi e tali inopportune inadempienze si giudichino funzionali al progetto che puntava all'istituzione della sola zona franca doganale nel porto di Cagliari;

IV. se sia intenzione della Giunta predisporre una organica proposta di zona franca fiscale per tutto il territorio della Sardegna e delle sue isole, da presentare al Governo nazionale, e in caso di risposta affermativa quali siano i tempi previsti per la stesura del progetto;

V. se i comportamenti tenuti dalla Giunta sulla vicenda dei punti franchi doganali non si giudichino lesivi degli interessi e delle aspettative del territorio del Sassarese, che ormai da mesi attende risposte sulla proposta formulata per l'istituzione del punto franco doganale a Portotorres e che vede nella condotta tenuta dall'attuale Giunta il riproporsi di scelte discriminatorie a favore di altri territori dell'Isola. (1003)

Interrogazione Granara - Balletto - Pirastu - Lombardo sulla Conferenza del lavoro svoltasi alla Fiera di Cagliari.

I sottoscritti,

premesso che si è conclusa ieri la tanto declamata Conferenza sul lavoro che avrebbe dovuto indicare le strategie operative per superare la grave crisi occupazionale che attanaglia la nostra regione e che, di fatto, sembrerebbe essersi trasformata in una carrellata pre-elettorale delle forze dell'Ulivo, che in pratica hanno aperto ufficialmente la loro campagna per la conquista dei Comuni sardi che vanno ad elezioni;

considerato che il Presidente della Giunta nella sua relazione introduttiva, animato sicuramente da incomprensibile ottimismo, ha fornito dati statistici sulla disoccupazione che non corrispondono alla realtà riducendo a «ruolo» di disoccupati solo la fascia stabile dei disperati, e trascurando tutta l'altra parte reale di persone alla ricerca di un'occupazione o sottoccupate;

apprese con attenzione e preoccupazione le risposte fornite dal Ministro del lavoro, che in un afflato di onestà intellettuale, informando l'opinione pubblica che i sardi potranno contare solo sulle risorse a disposizione della Giunta, ha richiamato a più riprese l'operato della Giunta stessa e le sue strategie occupazionali a breve termine, destinate ad alimentare solo illusioni fra i giovani e i disoccupati sardi;

valutato che l'unica certezza offerta dalla Conferenza per il lavoro è stata la «beatificazione» del dramma che già tutti conoscono e che continua ad opprimere il popolo sardo;

verificato che continuano ad essere individuati programmi strategici a lunga scadenza quando in pratica ci si trova di fronte ad emergenze gravissime per risolvere le quali mancano oltreché i denari anche la volontà e le idee;

ritenuto che, anche in questa occasione, si è perduta l'opportunità di rivendicare la soluzione dei nodi strutturali dell'economia sarda quali il problema energetico che troverebbe adeguata e immediata risposta attraverso la semplice defiscalizzazione delle fonti primarie;

appurato che la manifestazione-conferenza avrà un proseguo con la visita del Ministro dei trasporti che illustrerà gli intenti governativi su un problema mai affrontato compiutamente durante i cinquant'anni dell'autonomia sarda,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori del bilancio e del lavoro per conoscere con immediata urgenza:

I. quale sia stato il costo effettivo di questa convention di regime che graverà sulle tasche dei contribuenti e anche dei disoccupati, senza offrire nulla di concreto in merito alle soluzioni promesse ai sardi sin dalla prima "edizione" degli esecutivi a guida dell'On.le Federico Palomba;

II. su quali poste di bilancio siano stati fatti gravare i costi pagati dalla Regione per l'organizzazione della Conferenza e per la "ospitalità" dei Ministri intervenuti con gran seguito di "addetti ai lavori";

III. chi abbia "pagato" o "contribuito a sostenere" i costi del concerto realizzato a margine del Convegno, cui ha assicurato la propria adesione - in perfetto stile da Festival consociativistico - il cantautore Roberto Vecchioni e la sua banda o se piuttosto corrisponda al vero che l'impegno finanziario sia stato coperto dall'Anci, in una maldestra operazione propagandistica che ha comunque attinto a piene mani da risorse pubbliche, utilizzabili per sostenere una seria analisi del fenomeno disoccupazione;

IV. con quali criteri di equità e imparzialità siano stati negati spazi all'opposizione che, nel bene e nel male, convive suo malgrado con questo dramma sociale e che in rappresentanza del dissenso dei sardi ha tutto il diritto di poter anche avanzare le proprie soluzioni ed alternative. (1004)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento urgente della Giunta regionale per abbattere i tassi bancari in Sardegna alla luce delle recenti riduzioni del costo del denaro e per modificare la L.R. n. 32 del 1985 sui mutui casa in favore dei cittadini sardi.

Il sottoscritto,

premesso che la Banca d'Italia ha deciso di ridurre ulteriormente di mezzo punto (0,50%) il tasso di sconto e che questo fatto dovrebbe permettere di rinegoziare la politica dei tassi bancari;

considerato che sarebbe auspicabile da parte degli istituti di credito isolani un allineamento alle decisioni della Banca d'Italia anche per una rinegoziazione dei mutui per l'acquisto della prima casa (L.R. n.32 del 1985);

vista, peraltro, la buona riuscita della legge regionale n. 32 del 1985 per l'acquisto della prima abitazione che, oltre alle agevolazioni bancarie destinate a chi vuole acquistare la prima casa, ha favorito l'occupazione e lo sviluppo economico indotto;

ritenuto necessario un intervento da parte della Regione per negoziare con gli istituti di credito sardi i nuovi tassi di sconto bancari e per rivedere i termini delle agevolazioni che riguardano la L.R. n. 32 del 1985,

chiede di interrogare:

I. il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative intenda assumere al fine di favorire un allineamento della banche sarde alla diminuzione del costo del denaro secondo le ultime decisioni di Bankitalia;

II. l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere come intenda intervenire al fine di favorire ulteriormente, alla luce di quanto sopra, l'abbattimento dei mutui fondiari, previsto dalla legge regionale n. 32 del 1985 per l'acquisto, la ristrutturazione, la costruzione della prima casa, valutando la possibilità di proporre una nuova normativa che consenta di estendere i benefici dell'abbattimento degli interessi per tutto il periodo della contrazione del mutuo e non solamente per i primi nove anni, secondo quanto la stessa legge prevede, in modo da favorire, oltre all'acquisto del bene primario, anche l'occupazione e lo sviluppo economico indotto. (1005)

Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, su due conti "fuori bilancio" dell'E.S.I.T..

Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se sia vero che l'E.S.I.T. (Ente Sardo Industrie Turistiche) aveva, presso la BNL di Cagliari, due conti "fuori bilancio" di 500 milioni l'uno, scoperti dai revisori dei conti e riportati dentro la contabilità ufficiale;

2) se siano state condotte delle indagini al fine di appurare:

I. chi abbia attinto negli anni da tali conti;

II. chi siano stati i beneficiari delle somme, per quali importi e a quale titolo;

III. chi abbia autorizzato questa contabilità nascosta;

IV. da quanto tempo simile "marchingegno" andasse avanti;

3) se non sia opportuno - ove tali indagini fossero state effettuate e concluse - renderne pubblici i risultati, al fine di tranquillizzare la pubblica opinione, essendo le centinaia di milioni utilizzati patrimonio di tutta la comunità, e cacciare i responsabili di simili vergognosi abusi, tanto cari alla partitocrazia della prima Repubblica;

4) se non sia necessario anche, in nome della trasparenza e della buona amministrazione, promuovere una ulteriore indagine per stabilire l'eventuale esistenza di altri "fondi neri" sia all'E.S.I.T. che negli altri enti regionali. (1006)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sui motivi che hanno indotto la dirigenza amministrativa della Regione Autonoma della Sardegna a negare il nulla osta alla delega di pagamento prevista per i dipendenti associati alla Cassa di Mutuo Soccorso.

Il sottoscritto,

premesso che la Cassa di Mutuo Soccorso (CMS) fra i dipendenti pubblici di Cagliari e provincia, sorta a Cagliari, nelle altre province sarde e a Roma cinque anni fa e già operante con cinquemila iscritti come associazione senza fini di lucro, propone come suo fine varie agevolazioni ai dipendenti associati per ottenere prestiti personali, mutui ipotecari e altri servizi bancari a condizioni nettamente inferiori a quelle di mercato, con risultati notevoli nel breve periodo;

considerato che tale tipo di servizio opera con la trattenuta di rimborso di finanziamento direttamente dalla busta paga del dipendente e svolge l'intera istruttoria della pratica, curando la riscossione delle rate, realizzando, peraltro, una forte riduzione dei costi di gestione da parte degli istituti di credito convenzionati;

rilevato che per poter svolgere il servizio di cui sopra la CMS ha bisogno dell'autorizzazione da parte delle varie pubbliche amministrazioni ad operare con la delega di pagamento, autorizzazione già concessa da varie amministrazioni, ma non dalla Regione Autonoma della Sardegna che ha addotto come motivo il proprio potere di discrezionalità in merito;

ritenuto alquanto discriminante nei confronti della CMS che l'autorizzazione di cui sopra sia stata concessa dalla direzione amministrativa della Regione Autonoma della Sardegna ad altre società e associazioni in base a criteri che sembrano non rispettare il concetto della "par condicio" adducendo pretesti contraddittori,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere per quale motivo la direzione amministrativa della Regione Autonoma della Sardegna abbia negato alla CMS l'autorizzazione alla delega di trattenuta sulla busta paga dei dipendenti associati, concedendola secondo discrezionalità ad altre società con pari, e forse meno, requisiti dell'associazione in questione, tenendo conto del fatto che la stessa CMS opera già con altre pubbliche amministrazioni e consente ai suoi iscritti, mediante servizi bancari, di godere di numerose agevolazioni finanziarie e rappresenta, pertanto, un valido strumento d'aiuto e di integrazione, nonché di riduzione dei costi di gestione, per gli istituti di credito. (1007)

Interrogazione Biancareddu - Pittalis - Giordo - Milia - Oppia, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata liquidazione dei contributi chilometrici del 1996 e del 1997 alle aziende del trasporto pubblico locale della Regione.

I sottoscritti,

premesso che le associazioni di categoria Cispel Sardegna e Anac regionale hanno già rappresentato al Presidente della Giunta regionale, con note del 22 dicembre 1997, del 23 febbraio e del 18 marzo 1998, le gravi difficoltà finanziarie in cui si sono venute a trovare a causa della mancata erogazione dei contributi chilometrici in oggetto;

considerato che le stesse associazioni hanno ripetutamente richiamato l'attenzione del governo regionale sulla necessità di determinare annualmente, come previsto dal comma c) della legge regionale n. 16 del 1982, l'ammontare delle somme da erogare in via preventiva sulla base delle percorrenze delle linee ordinarie risultanti dagli atti di concessione;

rilevato che la Giunta regionale è riuscita a definire il costo economico standardizzato dei servizi per l'anno 1996 (il cui fabbisogno ammonta a circa 148 miliardi) solo nella seduta dell'8 ottobre 1997, e quindi con grave ritardo, mentre per gli anni 1997 e 1998 non vi ha ancora provveduto;

constatato che la legge finanziaria 1997 ha assegnato al comparto solo 120 miliardi, a fronte di un fabbisogno di circa 160 miliardi, e che la legge finanziaria 1998 ha assegnato 135 miliardi, mentre il fabbisogno ammonta a circa 165 miliardi;

visto che, per problemi di tipo burocratico amministrativo, le aziende non hanno ancora percepito il saldo dei contributi del 1996, la quarta trimestralità del 1997 e l'anticipo del primo e secondo trimestre 1998, e che per continuare ad assicurare i servizi in concessione hanno dovuto ricorrere al credito bancario;

considerato, inoltre, che la situazione è ormai diventata insostenibile in quanto le imprese non sono in grado di assicurare le retribuzioni al personale, l'acquisto del carburante, gli obblighi previdenziali e la stessa occupazione degli addetti,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti per sapere quali ostacoli ancora si frappongono all'erogazione dei contributi alle aziende e quali urgenti interventi intenda adottare per rimediare ai gravi ed ingiustificati ritardi che si sono accumulati. (1008)

Interrogazione Tunis Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sul problema del mancato inizio dei lavori di risanamento nel rio Santa Lucia (Capoterra).

Il sottoscritto,

premesso che in data 23 ottobre 1996 è stata presentata in Consiglio regionale una interpellanza sul problema relativo all'inquinamento delle risorse idriche sotterranee nel territorio di Capoterra;

rilevato che nel febbraio 1996 l'allora Presidente della Commissione agricoltura (on. Ladu) rendeva noto che l'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro - pastorale disponeva di uno stanziamento di circa un miliardo di lire da destinare ai lavori di risanamento del rio Santa Lucia;

denunciato che dopo oltre due anni nessun lavoro di risanamento del corso d'acqua è stato realizzato e di conseguenza si è aggravato il problema dell'elevato grado di salinità delle falde acquifere della zona con ulteriore penalizzazione dell'agricoltura del comune di Capoterra,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro - pastorale per sapere:

I. perché, stante la disponibilità di risorse finanziarie regionali da destinare al risanamento del rio Santa Lucia, i lavori non hanno mai avuto inizio;

II. se corrisponda al vero il fatto che il letto del rio Santa Lucia anziché essere risanato viene utilizzato come scarico dell'argilla derivante dal lavaggio di materiale inerte. (1009)

Interrogazione Concas - Montis - Vassallo, con richiesta di risposta scritta, sulla intimazione di sgombero nei confronti di alcuni abitanti di Siliqua da parte del Genio Militare.

I sottoscritti,

appreso che da un rilievo tecnico condotto per conto dell'amministrazione militare, riguardante il magazzino del Commissariato di via Cixerri sito in Siliqua, risulta un'occupazione abusiva della fascia di sicurezza da parte di terzi;

constatato che il Genio Militare ha notificato ai confinanti di sgomberare l'area occupata, informandoli che l'utilizzo della stessa deve essere assoggettato al pagamento delle indennità di occupazione determinate a cura dell'amministrazione finanziaria di Cagliari;

considerato che questo caso ancora una volta sottolinea l'urgenza che la Giunta regionale apra un confronto con il Governo nazionale per discutere il problema delle aree vincolate e delle servitù militari,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

I. se la tesi sostenuta dal Genio Militare corrisponda al vero;

II. se intenda attivarsi al fine di risolvere nel miglior modo la suddetta situazione. (1010)

Interrogazione Usai Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo del Presidente dell'autorità portuale di Cagliari nelle elezioni amministrative di Cagliari.

Il sottoscritto

appreso dalla stampa che:

- è stata costituita a Cagliari in vista delle prossime elezioni comunali la "Consulta del candidato Sindaco" in sostegno del candidato del centrosinistra, consulta che ha lavorato alla predisposizione del programma di quest'ultimo;

- di tale consulta, tra gli altri, fa parte il professore Italo Ferrari, il quale attualmente riveste la carica di Presidente (pro tempore) dell'autorità portuale di Cagliari;

- tale incarico è stato affidato al professor Ferrari tre anni fa dal Governo, in virtù, a quanto consta all'interrogante, delle sue capacità, della sua competenza, della sua professionalità, a prescindere dalla sua collocazione politica;

- sempre il medesimo incarico, ad avviso dell'interrogante, data la rilevanza istituzionale finalizzata allo sviluppo della portualità cagliaritana e dei comuni contermini, richiederebbe, a tacer d'altro, la totale estraneità dell'autorità portuale dalle vicende elettorali del capoluogo della Sardegna;

- in ogni caso l'esperienza, la professionalità, la competenza della medesima autorità sicuramente non può essere messa al servizio di alcuna parte politica, ancorché rappresentata da un candidato rispettabilissimo votato peraltro ad un sicuro insuccesso;

rilevato che la notizia riportata potrebbe determinare nei cittadini il sospetto che la nomina del Presidente dell'Autorità sia stata determinata da criteri non certo di competenza e di professionalità, ma da altre necessità vicine alle esigenze lottizzatrici e spartitorie alle quali nella città di Cagliari i cittadini si sono disabituati,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta Regionale per conoscere:

- se non ritenga opportuno richiedere al Ministero competente quali criteri siano stati utilizzati nell'effettuare la nomina del Presidente dell'autorità portuale;

- quale sia il pensiero del Presidente in ordine alla partecipazione del responsabile dell'autorità alla citata "Consulta del candidato Sindaco" in favore del candidato del centrosinistra;

- se non ritenga il Presidente - alla luce della presa di posizione del professor Ferrari - che il ruolo di quest'ultimo, che avrebbe dovuto operare in sintonia con l'Amministrazione della città di Cagliari, sia stato invece ostile nel periodo del suo mandato alla medesima Amministrazione;

- se per caso le opinioni ed i suggerimenti del Presidente dell'Autorità contenuti nel programma del candidato del centrosinistra siano mai stati forniti all'attuale amministrazione di Cagliari nel recente passato. (1011)

Interrogazione Balia - Manchinu - Degortes, con richiesta di risposta scritta, sui criteri di applicazione delle direttive per l'utilizzo del demanio marittimo di interesse turistico ricreativo da parte della Regione.

I sottoscritti,

avendo preso visione della delibera assunta dalla Giunta regionale in data 14 aprile 1998 avente per oggetto le nuove direttive per l'utilizzo del demanio marittimo di interesse turistico ricreativo ex articolo 46, D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348;

atteso che rilevano positivamente la volontà dell'Amministrazione regionale di mettere ordine in un settore che può essere anche fonte di risorse finanziarie oltre che di lavoro;

considerato che l'Amministrazione regionale ha, da molto tempo, messo a disposizione delle Amministrazioni provinciali risorse (due miliardi) per la predisposizione dei piani di assetto dei litorali e nulla, ad oggi, in tale direzione, è stato fatto dalle stesse;

atteso anche che i PUC in adeguamento ai PTP sono in alto mare;

considerato, altresì, che, alla luce di quanto sopra detto, apparirebbe velleitario ipotizzare che il piano generale regionale per l'utilizzo del demanio marittimo per uso ricreativo possa essere predisposto e approvato entro l'anno,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere se non ritenga opportuno, anche nel medio tempo, continuare ad assentire concessioni nuove o rinnovabili per il periodo di quattro anni come previsto dalla legge per consentire l'ammortamento degli investimenti (e non come contemplato per un anno) per evitare la possibilità del non interesse a chiedere le concessioni con il conseguente rischio di eliminare, di fatto, centinaia di posti di lavoro che, anche se precari, attenuano attualmente la grave crisi occupazionale soprattutto giovanile. (1012)

Interrogazione Granara - Pittalis - Pirastu - Lombardo - Balletto, con richiesta di risposta scritta, sulle terme di Sardara.

I sottoscritti,

premesso che nel territorio del Comune di Sardara, fin dai tempi romani, esiste uno dei pochi insediamenti termali dell'Isola e che tale attività ha sempre rappresentato per la popolazione uno sbocco naturale di occupazione e di grande prestigio;

appurato che da tempo opera egregiamente un impianto termale con annesse strutture alberghiere, al quale probabilmente si sarebbero dovuti affiancare una serie di insediamenti complementari al fine di garantire una serie di servizi che rendessero ancor più produttiva l'iniziativa termale;

verificato invece che il Comune di Sardara avrebbe - tempo addietro - operato delle scelte che hanno condotto alla realizzazione di una struttura similare, in concorrenza con quella esistente;

considerato che, per la realizzazione di tale impianto, sarebbero state impegnate parecchie decine di miliardi, attinti dalle casse comunitarie e da quelle regionali;

accertato altresì che il Comune pare non abbia attribuito la dovuta importanza al fatto che le concessioni fossero già state "congelate" dalla Idroterme Sardara;

stabilito che per rendere operative la struttura pubblica concorrente si è reso necessario un accordo con gli imprenditori già operanti nel settore che limiterà paurosamente l'operatività dello stesso impianto chiamato a rinunciare:

I. alla pratica delle tradizionali terapie termali;

II. alla pratica delle cure inalatorie in regime di day - hospital;

III. all'accreditamento presso il Servizio Sanitario Nazionale per tutta una serie di attività terapeutiche di estremo interesse curativo e quindi di notevole rilievo economico,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per sapere:

I. se siano a completa conoscenza del problema delle terme di Sardara e delle sue implicazioni;

II. come sia stato possibile finanziare un'iniziativa idrotermale che pare non avesse - e non ha tuttora - a disposizione alcuna sorgente;

III. perché si è voluto predisporre un protocollo d'intesa fra i vari contendenti, al solo scopo, sembrerebbe, di sanare leggerezze ed errori delle amministrazioni e degli amministratori precedenti;

IV. quali criteri vengano utilizzati per imprimere la giusta svolta ad una attività dalla quale la popolazione di Sardara attende impaziente una valida ricaduta economica - occupazionale e che, invece, si tradurrà in un perpetuo debito per le casse comunali e per gli abitanti di Sardara;

V. se non sia opportuno verificare l'esistenza di eventuali responsabilità, considerata la possibilità che l'Unione Europea chieda al Comune di Sardara e alla Regione la restituzione, ancor più in Euro, delle ingenti somme elargite per sostenere un progetto fuori da qualsiasi logica imprenditoriale. (1013)

Mozione Vassallo - Concas - Montis sulla legge regionale 30 maggio 1997, n. 20, concernente provvidenze a favore di persone affette da patologie psichiche.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATO che attraverso la legge regionale 30 maggio 1997, n. 20, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare un sussidio economico a favore delle persone residenti in Sardegna che siano affette da disturbi mentali aventi carattere invalidante che presentano una delle infermità previste dall'allegato A della legge in oggetto;

APPRESO che la patologia psichica "ritardo mentale" si definisce come un difetto dell'intelligenza imputabile ad eziologie diverse, genetica prenatale, perinatale, postnatale oppure ritardi mentali di natura non organica, ma dovuti o ad una sottoutilizzazione del cervello o a deprivazioni sensoriali o a scarsità di stimolazioni, isolamento affettivo etc.. La perdita delle capacità intellettive superiori porta ad una limitazione gravissima delle attività e del comportamento per cui il soggetto non è in grado di compiere i normali atti della vita quotidiana. Compaiono poi spesso disturbi del pensiero come deliri e allucinazioni che si configurano in questi casi come delle psicosi d'innesto;

APPRESO ALTRESI' che tale quadro clinico dal punto di vista delle "nuove tabelle per l'invalidità civile" riconoscerebbe il 100 % di invalidità con l'indennità d'accompagnamento;

CONSIDERATA la gravità della sintomatologia psichica, il carattere di cronicità e l'assoluta mancanza di un trattamento farmacologico adeguato appare ovvio come tale disturbo mentale sia molto più grave e invalidante di tutte le patologie elencate nell'allegato A, peraltro trattasi di patologie suscettibili di compenso farmacologico;

PRESO ATTO che gli sviluppi temporali della patologia "ritardo mentale grave" e la gravità del quadro clinico si può assimilare, per via analogica, alla voce schizofrenia,

impegna la Giunta Regionale

ad emanare un'apposita direttiva che preveda il riconoscimento delle patologie assimilabili a quelle previste nell'allegato A al fine di superare i limiti interpretativi dello stesso e rendere il lavoro delle commissioni provinciali e della stessa commissione, recentemente istituita per l'istruttoria dei ricorsi in base alla legge regionale 30 maggio 1997, n. 20, più agevole e corrispondente alle esigenze e aspettative dei familiari degli infermi di mente e dei minorati psichici della nostra Regione. (147)