Seduta n.141 del 23/11/2005 

CXLI SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 23 Novembre 2005

Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 15 novembre 2005, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Il consigliere regionale Giommaria Uggias ha chiesto congedo per la giornata del 23 novembre 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interrogazione pervenuta alla Presidenza.

SERRA, Segretario:

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sul nuovo ospedale di Olbia". (388)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 49. Onorevole Pinna, su che cosa intende intervenire?

PINNA (Progetto Sardegna). Sull'ordine dei lavori. Chiedo, ai sensi dell'articolo 91, comma 3, del Regolamento, di sospendere i lavori in quanto, non essendo trascorsi dieci minuti dall'inizio della seduta, non si può procedere alla votazione della mozione numero 49.

PRESIDENTE. La richiesta è corretta. La seduta è sospesa sino alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 09, viene ripresa alle ore 10 e 35.)

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Mario Diana ha chiesto congedo per la giornata del 23 novembre 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Continuazione e fine della discussione della mozione Floris Mario - La Spisa - Oppi - Diana - Vargiu - Ladu - Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Gallus - Licandro - Liori - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Sanciu - Sanna Matteo - Sanjust - Randazzo sull'applicazione e sull'adeguamento della normativa vigente in materia di entrate della Regione autonoma della Sardegna e sul rapporto Stato-Regione per la definizione del contenzioso in essere, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi e per gli effetti del comma 2 dell'articolo 54 del regolamento. (49)

PRESIDENTE. Come preannunciato prima della sospensione, l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 49. Dobbiamo procedere alla votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per una breve dichiarazione di voto e per spiegare il motivo per cui noi manteniamo la mozione. Non ci sono state, tra le forze di minoranza, decisioni formali, però dagli avvertimenti, dalle dichiarazioni, dalle partecipazioni dei colleghi ci è sembrato di cogliere la comune volontà di dare risalto all'azione unitaria del Consiglio per la vecchia, ma sempre attuale vertenza sulle entrate della Regione.

Noi non abbiamo preso il richiamo della maggioranza come un richiamo generico; l'abbiamo invece preso come un richiamo forte a dimenticare la nostra appartenenza anche nazionale e a creare, sulle entrate della Regione, una zona franca nel medio, nel breve e nel lungo periodo. Questo è il senso della mozione che noi abbiamo presentato e che tende proprio a offrire la disponibilità della minoranza in ordine alle decisioni da prendere su una cosa così impegnativa, delicata e complessa.

Poiché, a nostro avviso, non si trattava di un generico richiamo alla solidarietà della minoranza verso la Giunta regionale e il suo Presidente, noi abbiamo presentato una mozione che non è di corto respiro, ma guarda in prospettiva, che ha il valore oggi, e lo avrà anche domani, di un'alleanza. Per cui, dopo il federalismo, e quindi l'esigenza di conoscere la volontà del Governo in ordine al ruolo delle specialità, dopo il trasferimento di determinate competenze, alle soglie della istituzione della Consulta per la modifica dello Statuto, a noi sembrava che mettere un punto fermo su alcuni punti fondamentali, come per esempio la compartecipazione al gettito dell'IVA (non mi riferisco a una quota variabile, ma a una compartecipazione pari a quella che hanno tutte le Regioni del mondo), significasse condurre una battaglia unitaria oggi e domani.

Se invece così non è, questo non significa che manchi da parte della minoranza la solidarietà alla Giunta e al suo Presidente. Il Presidente chiami, noi saremo sempre disponibili, comunque si conduca la battaglia, ma ricordatevi che le battaglie si vincono non soltanto perché si ha ragione, ma anche perché si usano strategie e tattiche di un certo tipo. Noi riteniamo che questa battaglia vada condotta con intelligenza politica, senza lasciarsi prendere, come mi sembra accada a qualcuno, non dico proprio in quest'Aula, da smanie propagandistiche. A noi interessa poco la propaganda o il protagonismo, in questo caso ci interessa il risultato.

Ecco perché manteniamo la mozione, così come manteniamo inalterata la disponibilità a condurre unitariamente questa battaglia, ma se chiamassimo a raccolta i nostri dirigenti, i nostri amministratori, quella fetta di società che noi rappresentiamo, vorremmo che il Consiglio regionale si pronunciasse anche sul modo di condurre questa battaglia politica nei confronti del Governo centrale e desse quindi anche a noi la possibilità di partecipare.

Ovviamente il diritto del Presidente, che istituzionalmente è il legale rappresentante, non è in discussione; è in discussione, invece, il modo in cui si deve condurre, nelle pieghe di questa difficile battaglia, il rapporto con lo Stato. Ecco perché noi riteniamo che questa mozione abbia una sua validità e ci dichiariamo disponibili comunque, per il resto, a fare quello che il presidente Soru chiederà di fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Preannunciando la richiesta di votazione nominale, dichiaro il voto favorevole alla mozione numero 49, per significare la nostra disponibilità su una questione così difficile e controversa, con cui si intrecciano questioni tecniche particolarmente complesse da analizzare in rapporto al problema contingente dell'accertamento delle entrate dovute dallo Stato alla Regione sarda. Noi continuiamo a dire che da parte del Governo centrale vi è la piena disponibilità a riconoscere i diritti, le legittime aspettative della Sardegna, che in questo periodo si stanno concretizzando in una presa di coscienza straordinaria rispetto al più recente passato. Occorre però una presa di coscienza molto più forte, più lungimirante, orientata a individuare una soluzione di lungo respiro che possa effettivamente dare alla Regione sarda uno status differenziato rispetto alle altre Regioni e che potrebbe disegnare per il futuro una forma di federalismo fiscale speciale, che parta dalle specifiche differenze geografiche, economiche e sociali della nostra regione. Questo richiede sicuramente uno sforzo, un impegno politico, un'unità di intenti tra tutte le forze politiche che non può limitarsi alla vertenza sul cosiddetto pregresso.

Noi abbiamo firmato e sosterremmo nella votazione questa mozione perché essa ha il merito di aver posto la questione delle entrate sottolineando il fatto che un impegno così forte come quello che si sta chiedendo in queste settimane merita evidentemente che si guardi lontano. In una votazione come questa possono emergere posizioni differenti tra le forze politiche del Consiglio, ma crediamo che questo non abbia il senso di una divisione, ma semmai quello della piena consapevolezza che si tratta di una vertenza sulla quale la Sardegna è e deve rimanere unita. Sottolineiamo il fatto che anche se nella votazione della mozione non ci fosse la piena condivisione di tutto il Consiglio, si dovrà perseguire un percorso comune, che porti effettivamente al risultato che tutti aspettiamo.

Ci attendono, in questi giorni, scadenze molto importanti, appuntamenti a cui noi crediamo responsabilmente di dovere e poter partecipare mettendo da parte valutazioni partitiche o prese di posizione che si differenziano sottolineando responsabilità diverse. Crediamo che sia importante guardare oltre e dare spessore a una vertenza che davvero può significare molto per la Sardegna, però in una prospettiva più solida e che guardi veramente al futuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Intervengo per annunciare, anche a nome dei colleghi del mio Gruppo, il voto favorevole alla mozione numero 49, presentata dall'onorevole Floris, e anche per rappresentare una nota di rammarico per il fatto che non si sia riusciti a trovare l'unitarietà su un argomento così importante per il quale si auspicava davvero l'unitarietà. Ancora una volta si ha, infatti, la sensazione che quando la proposta o l'iniziativa non è collocabile all'interno della maggioranza si trovano delle difficoltà per far mancare l'unitarietà. E poiché stiamo parlando, tra l'altro, di un argomento che tutti abbiamo dichiarato di condividere, è evidente che la mancanza di unitarietà su questa mozione ci preoccupa.

Il problema delle entrate, noi l'abbiamo detto, riguarda tutta la Sardegna, tutto il popolo sardo, e riguarda ovviamente la riscrittura dello Statuto, compreso l'articolo 8, che sicuramente ha dato luogo a interpretazioni divergenti, dal punto di vista giuridico, rispetto a quelle che ci saremmo aspettati. E qui voglio fare una considerazione brevissima, cioè il documento che accompagna la rivendicazione da parte della Giunta regionale e che avrebbe dovuto avere la connotazione di un documento esclusivamente tecnico, a mio giudizio, contiene qualche insufficienza. E dico esattamente a che cosa è riferibile: nel momento in cui noi rivendichiamo, in maniera più che legittima, un credito nei confronti dello Stato per via delle compartecipazioni alle entrate erariali e distinguiamo queste compartecipazioni in due tronconi, quelle relative alla quota variabile dell'IVA e quelle relative alla quota fissa dell'IRPEF, le argomentazioni che portiamo avanti, soprattutto per rivendicare il 70 per cento delle entrate IRPEF, non sono vere argomentazioni che possano dimostrare il tutto. Tutto questo assomiglia molto a ciò che facevano un po' tutte le famiglie di noi poveri, cioè annotavano in un registro il debito del pane. Lo annotavano, voglio dire, in modo unilaterale e quando poi venivano fatti i conti, i loro non coincidevano mai con quelli di chi esigeva il credito.

La situazione è quasi analoga, ma se vogliamo davvero dimostrare che ci è stata sottratta una parte di risorse perché è stata computata male la quota dell'IRPEF, non possiamo limitarci a dire: "Guarda che l'IRPEF è cresciuta in maniera anomala rispetto al PIL e quindi noi abbiamo registrato una riduzione delle entrate". Per intenderci, voi dite che il rapporto tra le entrate IRPEF regionali e le entrate IRPEF statali si è ridotto, portandosi dallo 0,37 per cento allo 0,2 per cento in undici anni di monitoraggio. Ecco, tutto questo ci pare insufficiente e noi davvero pensiamo che i calcoli debbano essere rifatti. D'altro canto, se fosse vera questa annotazione non potrebbe essere vera quella dell'Unione Europea, che dice, invece, che la Sardegna è uscita dall'Obiettivo 1 proprio per aver superato il trend di crescita, cioè il suo PIL per abitante ha superato il 75 per cento della media comunitaria. Noi sappiamo che queste due grandezze, IRPEF e PIL, sono direttamente proporzionali ed evidentemente c'è qualcosa che non quadra. Qualcuno ci deve qualcosa, però dobbiamo davvero trovare argomentazioni forse più tecniche, forse più scientifiche per portare avanti questa giusta e legittima rivendicazione di tutto il popolo sardo. Auspichiamo che davvero l'unitarietà su questo argomento possa essere raggiunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, vorrei fare delle brevissime considerazioni e dichiarare il mio voto. Qui non è in discussione il problema delle entrate e la specificazione dei suoi contenuti. Su questa materia il Consiglio, la Commissione competente e le forze sociali si sono interrogati, hanno discusso, hanno approfondito la materia e hanno infine deciso, esprimendosi più volte all'unanimità, di andare avanti nella grande battaglia contro lo Stato per vedere riconosciuti i diritti della Sardegna. Quindi il riferimento ai problemi e ai contenuti della questione delle entrate è superfluo, in quanto la discussione su questo argomento è stata già affrontata e ha trovato la massima condivisione da parte di tutti.

Noi abbiamo cercato di capire, di approfondire, di riportare a una gestione unitaria le ragioni della presentazione di questa mozione, e in particolare della sua parte dispositiva, ma non ci siamo riusciti. Abbiamo anche proposto, non più tardi di ieri sera, un ordine del giorno che avrebbe avuto senso se presentato unitariamente. Ci è stato detto che visto il contenuto dell'ordine del giorno non c'erano neppure le condizioni minime per ragionarci su. Questo ordine del giorno non faceva altro che richiamare la continuità di un'azione che ci vede tutti impegnati positivamente nel rivendicare quanto dovutoci dallo Stato, quindi non si capisce perché adesso si insista nel voler mantenere la mozione numero 49. E non ci si dica che questa mozione, di cui è primo firmatario il collega Floris, per il 95 per cento è simile o addirittura uguale alla mozione presentata nel dicembre del 2002, di cui ero io il primo firmatario, perché non sfuggirà a nessuno, e non penso che sfugga nemmeno all'abituale attenzione dell'onorevole Floris, che le condizioni in cui si svolge oggi il confronto con lo Stato sono nettamente differenti rispetto ad allora.

Se l'intento è unitario e come è stato detto in più di una circostanza vogliamo focalizzare l'attenzione su ciò che in materia di entrate ci è dovuto in base al regime legislativo vigente, inserire nel punto "c" del dispositivo l'impegno per la Giunta regionale - già previsto nella mozione del 2002 - a predisporre e portare entro un mese all'attenzione del Consiglio un documento di modifica dell'articolo 8 dello Statuto e della legge numero 122 del 1983, significa spostare, secondo noi, l'obiettivo principale. Se aveva un senso allora dire, con largo respiro, al Governo regionale e al Governo nazionale le cose che in quella mozione erano contenute, ci sembra difficile che oggi si possa, in brevissimo tempo, interloquire non soltanto sul sistema delle entrate previste dalla legislazione vigente, ma persino sul grande progetto di riforma di questa materia, che è sicuramente uno degli obiettivi assolutamente condivisi, ma che deve avere una scansione temporale differente.

Onorevole Floris, penso che abbiamo fatto uno sforzo importante per cercare l'unità e l'abbiamo conseguita al 98 per cento, in tutto questo periodo. Chiedo a lei di fare uno sforzo per ottenere l'unità assoluta, le chiedo quindi di ritirare la sua mozione e di entrare nel contesto della discussione che ci vede tutti uniti e che vedrà anche l'apporto qualificante dell'onorevole Floris, così come sono state tenute in conto tutte le posizioni sinora espresse su questa materia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per preannunciare, con amarezza profonda, l'astensione del Gruppo sardista, perché è palese il limite della politica sarda, che non riesce a fondere in una sintesi delle rivendicazioni giustissime. E' infatti innegabile la sovrapponibilità della mozione presentata nella passata legislatura con la mozione dell'onorevole Floris, che non vede la presenza del Partito sardo d'Azione. Ci asterremo anche per questo motivo, perché non vogliamo prestarci a strumentalizzazioni di sorta, ma la sovrapponibilità di questi documenti è disarmante e significa che a questa classe politica manca l'onestà intellettuale, la capacità di entrare nel merito delle tematiche. Chi non condivide il desiderio di uscire, stante la mozione Floris, dall'angusto perimetro in cui si trova la Sardegna, con uno Statuto, come è stato sostenuto da più parti, asfittico, rachitico, malaticcio e precario? Perché accontentarsi dell'elemosina derivante dal vigente Statuto e non pensare alla riscrittura del Titolo III e dell'articolo 13? Sia in una mozione che nell'altra questi nobilissimi concetti sono contemplati, però c'è sempre la maledizione del distinguo, e quando una proposta, pur intelligente e profonda, viene avanzata da una determinata componente politica si attua una chiusura, si mostra un isterismo che non rende onore al Consiglio.

E' vero che in questo frattempo si è creato un clima unitario, forse è una frase troppo impegnativa, però anche ieri, di fronte alla classe sociale, sindacale, dirigenti, abbiamo fatto uno sforzo immane per calibrare la sintassi, per cercare di trasferire questa sacrosanta vertenza con il rispetto del galateo istituzionale al fine di non disturbare chissà chi e di arrivare a Roma senza bandiere e senza immatricolazioni, cioè come dei fantasmi. E' questo il limite di questa classe politica miope, che permette allo Stato di discriminare la Sardegna rispetto ad altre Regioni che hanno riconoscimenti ben più corposi dei nostri.

Ecco perché noi non vogliamo prestarci alle strumentalizzazioni, ma avremmo volentieri votato se ci fosse stata la volontà sincera di sintetizzare queste due mozioni, posto questo meraviglioso e speriamo lungo clima che si è creato. Non ha però futuro una classe politica che non riesce a entrare nel merito delle questioni e a superare gli steccati, dimenticando che si deve interloquire con decisione con lo Stato moroso, con lo Stato inadempiente. Fra cinque o sei mesi, stando alle quotazioni nei borsini statali, ci dovrebbe essere un avvicendamento tra questa classe politica e l'altra, e anche allora noi non potremo, per coerenza, abbassare la guardia o fare sconti a chicchessia, perché la Sardegna non ha avuto vantaggi da una classe politica che sta facendo vergognare l'Italia di fronte a tutto il mondo e ha portato discredito anche nelle istituzioni bancarie; una classe politica che ha portato l'Italia e soprattutto la Sardegna a livelli economici spaventosi.

Facendo un augurio a chi subentrerà, che erediterà macerie, dobbiamo ricordare che la Sardegna sarà puntuale nel portare avanti queste rivendicazioni che passano attraverso un rapporto diverso con lo Stato per quanto riguarda le spettanze tributarie, l'energia, i trasporti. Noi non possiamo, come classe politica che rappresenta tutti i sardi, fare sconti a chicchessia, non possiamo comportarci come gli ultras allo stadio Sant'Elia, che, accecati dal tifo esasperato, gratificano comunque la squadra del cuore. Qui è in gioco proprio il futuro dei sardi.

Concludo dicendo che siamo costretti ad astenerci perché qui emerge proprio il limite della classe politica, che non riesce a trovare una sintesi intelligente e a marciare unita verso questo Stato moroso e indifferente ai drammi dei sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, vorrei che la mozione presentata dall'onorevole Floris e dalla opposizione fosse votata all'unanimità non foss'altro perché le stesse cose venivano sollecitate nella passata legislatura, quindi non ci avrei visto nulla di strano nel fatto che l'attuale maggioranza di governo facesse proprie le richieste che lei stessa avanzava ieri come minoranza. Questo non sarà, nonostante da parte dell'opposizione ci sia stata la manifesta volontà di fare un discorso unitario, di presentarci compatti di fronte al Governo nazionale per una giusta e legittima rivendicazione sulle entrate della Regione.

Non mi pare che questo sforzo che l'opposizione ha fatto sia stato premiato, quindi non capisco perché la maggioranza di governo non abbia accolto questa sfida, perché di sfida si tratta. E' una richiesta che allarga il raggio di intervento, volta non soltanto a ottenere alcune risorse immediatamente, ma anche a verificare la situazione complessiva oggi esistente in Sardegna per quanto riguarda le entrate derivanti dalla compartecipazione all'IVA, all'IRPEF e all'IRPEG, che sono legittime, come abbiamo detto. Anche noi dobbiamo rivendicare, così come hanno fatto altre Regioni a statuto speciale, norme più vincolanti nei confronti dello Stato, perché allo stato attuale effettivamente si perde tempo anche per stabilire le cifre esatte che devono essere percepite dalla Regione. Ho notato una netta differenza tra i dati forniti dalla Giunta regionale e quelli riferiti invece da alcune forze politiche della maggioranza. Io ritengo che vi debba essere certezza sulle risorse che spettano alla Sardegna, perciò dobbiamo lavorare perché il nostro Statuto sia più vincolante nei confronti dello Stato. Dicendo questo dobbiamo anche dire quale evoluzione dovrà caratterizzare il rapporto tra la Regione Sardegna e lo Stato nei prossimi anni, perché questo è il primo passo di una battaglia che la Regione porterà avanti, ma che sicuramente non sarà sufficiente.

Quando parliamo di un nuovo piano di rinascita o della riscrittura dell'articolo 13 dello Statuto, parliamo di cose attuali, attualissime. Sappiamo bene che lo Statuto della Regione autonoma della Sardegna, che ha ormai quasi sessant'anni, necessita di essere riscritto, prima però bisogna valutare la situazione contingente, il cambiamento che si c'è stato negli ultimi anni, tanto più che, proprio in questi giorni, il Parlamento ha approvato la legge sulla devolution, che ha fatto fare ulteriori passi avanti alle Regioni a statuto ordinario, mentre quelle a statuto speciale sono ferme, per non dire che stanno tornando indietro.

Allora il vero problema è come noi ci poniamo di fronte a questa sfida, a questa nuova situazione che si è determinata a livello nazionale. Gli articoli 54 e 55 della legge sulla devolution aprono un varco grande quanto un'autostrada, perché praticamente prevedono che le Regioni a statuto speciale possano riscrivere i loro statuti, c'è quindi la possibilità effettiva di affermare una nuova specialità.

Voglio dire che non ci possiamo limitare a ottenere delle piccole cose oggi, dobbiamo pensare in grande, valutare cosa dovremo fare domani, quale sarà il ruolo della Sardegna nei confronti di questo nuovo Stato federale. Questa è la grande sfida che voleva portare avanti la mozione numero 49 e mi dispiace che la maggioranza non l'abbia accolta. Noi, comunque, voteremo convintamente questa mozione e continueremo a fare politica a tutto campo senza limitarci alle piccole concessioni che ci possono essere fatte oggi sulle entrate. In ogni caso questo incidente di percorso non pregiudica la volontà di ricercare l'unità per le rivendicazioni nei confronti dello Stato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, continuando sulla falsa riga di quanto ha detto l'onorevole Ladu, anch'io mi sono reso conto che la maggioranza, puntualmente, chiede il ritiro degli ordini del giorno presentati dalla opposizione, mentre chiede l'unanimità sui propri. A questo punto, effettivamente, noi della opposizione dobbiamo decidere di camminare sulla strada che ci ispira, presentando le nostre proposte senza lasciarci alterare il quadro dalle imposizioni bonarie della maggioranza.

Per quanto riguarda l'argomento in discussione voglio invece fare riferimento a un avvenimento che ha avuto come protagonista il presidente Soru, che in questo periodo si è dato molto da fare, intervenendo a tutto campo per cercare di portare avanti le sue iniziative. E aveva ragione il Presidente della Regione Sicilia, Cufaro, a lamentarsi del fatto che il presidente Soru lo avesse accusato di collusione con il Governo Berlusconi, a proposito della soluzione del problema delle entrate tributarie della Regione Sicilia. Aveva ragione, perché la Sicilia ha uno statuto diverso dal nostro e comunque si è impegnata per anni perché fossero riconosciute le sue motivazioni, cosa che è avvenuta con l'interpretazione dello statuto siciliano da parte della Corte Costituzionale.

Tutte queste tematiche tecniche, che purtroppo disturbano il Governatore della Sardegna, sono all'ordine del giorno. Anche la stampa di ieri ne ha dato notizia, dicendo che tutta la Sardegna, su questa battaglia, è con Soru. Questo non è vero. Il presidente Soru ha una sua visione del confronto istituzionale, ritiene di risolvere tutto con una lettera, con un viaggio a Roma, e soprattutto pensa che sia giusta la sua deriva populista: insulta un Ministro al giorno, fa minacce trasversali e si paragona a Masaniello, il quale, come tutti sappiamo, non era altro che un contrabbandiere spregiudicato messo a fare politica, di cui non capiva un'acca, dagli alti monarchici, solo perché godeva di un largo seguito fra i banchi del mercato del pesce di Napoli.

Nessuno sta mettendo in discussione la fondatezza delle richieste della Regione Sardegna. Si tratta di risorse ingentissime, l'hanno detto tutti gli intervenuti, che spettano alla Sardegna e che la Sardegna certamente otterrà, ma con un confronto istituzionale serio, condotto nelle sedi competenti, come recita la mozione presentata dall'onorevole Floris. Questo del resto è l'impegno formale assunto dal Governo, da onorare possibilmente in tempi più brevi rispetto a quanto non sia avvenuto per la Sicilia. Ma occorre dire fin d'ora che quando arriverà questo risultato il presidente Soru non potrà certo attribuirsene il merito, che sarà invece di coloro che su questo tema hanno ragionato e soprattutto lavorato bene, come si conviene a una pubblica amministrazione efficiente.

La questione in effetti parte da lontano, all'incirca dagli anni novanta, e non ha colore politico, presidente Soru. E' stata, in realtà, abbastanza sottovalutata perché in quel periodo i trasferimenti dallo Stato alle Regioni marciavano a ritmi elevatissimi. Mi riferisco, in particolare, alla spesa sanitaria che il Governo centrale rimborsava in periferia praticamente a piè di lista. Con la finanziaria approvata dal Governo Amato nel 1992 è cominciata la stretta che ha obbligato le Regioni da un lato a esercitare un maggiore controllo sulla spesa, dall'altro a impegnarsi in ogni direzione per ottenere nuove risorse.

PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo, onorevole Moro. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Oggi è una bella giornata ed è arrivata una buona notizia: i sommergibili americani lasceranno la Sardegna. Quella che sembrava una battaglia - uso il termine che ha usato il collega Moro - di Masaniello, dei risultati della quale pochi erano convinti, invece sta cominciando a produrre qualche risultato.

Ieri sera abbiamo riscontrato una straordinaria unità sulla vertenza contro lo Stato, per quanto riguarda le entrate, da parte delle forze vive della Sardegna, delle rappresentanze del mondo dell'impresa, delle rappresentanze sociali, del volontariato, delle rappresentanze degli enti locali; un'unità forte, reale, che ha coinvolto tutti i Capigruppo del Consiglio regionale e che ha portato alla definizione di una giornata di mobilitazione generale del popolo sardo. Si è stabilito che il 1° dicembre la Sardegna si ferma: Confesercenti, Confcommercio, CNA hanno detto: "Chiederemo ai nostri associati di chiudere i negozi, seppure per un'ora, simbolicamente, di dare il segnale che c'è una vera, corale unità di intenti del popolo sardo.

Poche ore fa i Capigruppo della maggioranza e della opposizione erano insieme alle rappresentanze delle forze vive della società, che sono l'humus di questa nostra terra. E' pensabile che oggi si faccia venir meno quella unità che si è cercato di costruire in questi giorni per una mozione che aveva il solo scopo provocatorio di mettere in difficoltà l'attuale maggioranza? L'intento era cioè quello di dirci: "E' ciò che avete scritto voi tre anni fa". Noi venti giorni fa abbiamo approvato , quasi all'unanimità, un ordine del giorno che rappresentava la sintesi di un lavoro di studio e di collaborazione tra la Commissione competente e la Giunta regionale. Ero convinto, sinceramente, che raggiunto l'obiettivo alla fine comunque prevalesse il buon senso, e ieri sera abbiamo tentato di fare questa operazione. Noi non siamo entrati nel merito della mozione, non abbiamo mai che non va bene, e non abbiamo nemmeno verificato la corrispondenza con la mozione presentata sullo stesso argomento dal centrosinistra nella scorsa legislatura. Abbiamo solo detto che la mozione era inopportuna. Venti giorni dopo l'approvazione di un ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio, in piena vertenza, nel momento in cui si costruisce l'unità delle forze politiche e delle forze sociali, che senso ha una nuova mozione?

Quando non si vuole trovare l'unità ci sono sempre quelli che dicono: "Sì, però..." Per rompere l'unità si possono dire tutti i "sì, però" che si vuole, in qualsiasi occasione. Di fronte allo sforzo che è stato fatto di scrivere un documento che raccogliesse un'indicazione che è contenuta nella mozione, alla fine si è detto: "Sì, però, c'è questo punto…", per segnare una divisione.

Noi voteremo contro questa mozione, perché la riteniamo dannosa in questo momento, in quanto pregiudica l'unità che era stata raggiunta e che speriamo ci sia anche dopo il nostro voto contrario. Quella unità che il Consiglio aveva raggiunto, ieri sera, con le forze politiche e sociali e, venti giorni fa, con l'approvazione di un ordine del giorno su questa materia, noi la vogliamo mantenere. Come si può dire "sì, però" solo per portare elementi di divisione? E' più difficile trovare gli elementi che uniscono, quelli di cui abbiamo discusso ieri, venti giorni fa e che abbiamo affrontato anche in Commissione, nell'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Il consigliere La Spisa aveva chiesto la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, PETRINI, LOMBARDO, SANCIU, SANJUST, VARGIU, PISANO.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Ho chiesto di intervenire solo per un motivo, onorevole Floris, e cioè per invitarla anch'io a rinunciare a questa mozione, se le è possibile e se vi è possibile, pur essendo arrivati a questo punto del dibattito. Vi chiedo con molta convinzione, se vi è possibile, di rinunciare a questa mozione, di rinunciare quindi a creare una divisione tra noi, rappresentanti del popolo sardo, su un argomento che ci deve vedere necessariamente uniti.

Cosa diremo alla gente? Per quale motivo stiamo votando divisi su un argomento come questo? Qualunque sia il motivo è un motivo sbagliato e nessuno capirà perché per l'ennesima volta siamo divisi, per di più su un argomento come questo. Quindi vi prego di riflettere e di ritirare questa mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Per dire, con rammarico, al presidente Soru che non possiamo ritirare la mozione. Abbiamo detto che le daremo il nostro supporto, nelle battaglie che vorrà portare avanti troverà unita anche la minoranza oltre alla maggioranza. E il nostro supporto non sarà fittizio, ma leale e convinto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, sarò breve, non avevo cancellato la mia prenotazione e mi dispiace dover intervenire dopo il presidente Soru, perché non è rituale che si intervenga dopo il Presidente della Regione, voglio però chiarire la posizione del Gruppo U.D.C..

Noi non mettiamo in discussione l'unità sul tema delle entrate; continueremo convinti la nostra azione di sostegno, così come il nostro Capogruppo ha dichiarato nell'incontro di ieri tra le forze sociali, imprenditoriali e gli altri partiti. D'altra parte non possiamo non accedere alla mozione Floris, che abbiamo sottoscritto e di cui condividiamo il contenuto e il senso, che non riteniamo provocatorio.

Noi non riteniamo che il buon senso stia solo da una parte e non stiamo spaccando il fronte. Siete voi che state attentando, con il vostro non voto, al fronte unitario. Credo che il passaggio sul voto di questa mozione sia importante per voi stessi. E' vero, non si comprende perché si sia raggiunta questa unità, molti in giro dicono: "Finalmente, dopo tanti anni!" A parte il fatto che questo non è vero, perché nella storia dell'autonomia della Sardegna più e più volte si è raggiunta l'unità in Consiglio regionale su temi importanti di interesse generale, è chiaro che si raggiunge l'unità perché c'è un'opposizione che ha buonsenso, un buonsenso che, ahimè, non state dimostrando voi in questa fase.

Quando la sinistra deve esprimersi su qualcosa che è proposto dall'opposizione non accede mai all'unità pregiudizialmente, e questo è uno di quei casi. Non per questo noi spaccheremo il fronte unitario, assolutamente no, riteniamo che questa mozione idonea al caso, che vada oltre il momento contingente, ne condividiamo il dispositivo, non la riteniamo provocatoria o demagogica, e ci stupiamo quando asserite che non siete riusciti a capirla e ad approfondirne il senso. Non siete riusciti ad approfondire e capire voi stessi, perché la mozione è vostra, ma non voglio tornare su questo argomento. E' triste e quanto meno singolare che chi scrive e sottoscrive una mozione non riesca poi a capirne il contenuto. Perciò noi voteremo convintamente la mozione numero 49, avete davanti una opposizione di buonsenso, una opposizione cosciente, purtroppo non manifestate altrettanta coscienza e buon senso nell'accedere alla nostra proposta, che è in linea con l'azione che si sta portando avanti in questo momento.

Si è fatto riferimento alle basi militari, o meglio al ritiro dei sommergibili nucleari, anche questa è una vittoria della Sardegna, dopo tanti anni, e tutti credo l'abbiamo dichiarato. E' una vittoria ottenuta nonostante un Governo "nemico", che però anche in questo caso ha dimostrato buon senso accedendo a delle richieste che venivano avanzate da anni.

Questo è un punto a favore del Consiglio, a favore del buonsenso della politica, a favore della Sardegna e a favore di questo Governo regionale, i cui componenti sono scarsamente presenti in questo momento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della mozione numero 49.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - FLORIS Mario - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PIRISI - PISANO - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA

Si sono astenuti: ATZERI - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

Presenti 68

Votanti 66

Astenuti 2

Maggioranza 34

Favorevoli 25

Contrari 41

(Il Consiglio non approva).

Continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano: "Norme in materia di politiche del lavoro e organizzazione dei servizi per l'impiego" (21/A), Lai - Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Franco: "Norme in materia di servizi e politiche per il lavoro" (33/A), Sabatini Giagu Biancu Cucca Cuccu Giuseppe Addis Fadda Sanna Simonetta Sanna Francesco Secci - Manca: "Norme in materia di politiche del lavoro e organizzazione dei servizi per l'impiego" (81/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 21/A, 33/A e 81/A. Per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, ci apprestiamo, dopo anni di ritardi, ad approvare una legge importante per la Sardegna. Come è stato detto, la Sardegna è l'ultima Regione d'Italia a dotarsi di un sistema efficiente di servizi per l'impiego, ma anche di politiche attive del lavoro adeguate alla situazione di grave disoccupazione esistente in Sardegna.

Desidero, preliminarmente, ringraziare tutta la Commissione che ha lavorato alla predisposizione di questo testo unificato, che raccoglie tre progetti di legge di iniziativa consiliare e un disegno di legge della Giunta. Ringrazio anche il Presidente della Commissione, l'onorevole Giagu, il relatore Cherchi e la Commissione nel suo complesso per la grande competenza e l'impegno dimostrati. Ringrazio inoltre la minoranza e l'opposizione per il contributo positivo che hanno dato nella discussione in Aula di questo testo unificato.

Il fatto che oggi si discuta un testo che unifica, come dicevo prima, tre proposte di legge, due delle quali presentate dalla maggioranza e una dalla minoranza, e un disegno di legge della Giunta, sta a evidenziare che l'attenzione al problema del lavoro è unanime in Sardegna. Unanime è anche la condivisione degli obiettivi programmatici di questa maggioranza, che sono, lo voglio ricordare, la riduzione della disoccupazione e la creazione di lavoro stabile. Questi sono obiettivi primari del programma di governo, che saranno perseguiti puntando su identità, ambiente, innovazione, conoscenza e sviluppo locale integrato.

L'obiettivo della piena occupazione e della crescita occupazionale certamente si deve realizzare dotandoci di efficienti servizi per il lavoro e di politiche attive del lavoro, ma anche attraverso una nuova stagione di programmazione economica e sociale che coinvolga tutte le parti sociali e le autonomie locali, per promuovere lo sviluppo sostenibile, per promuovere una nuova stagione di crescita economica e sociale della nostra regione, per promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro.

La Regione, quindi, indirizza la propria attività verso la promozione dell'occupazione, delle politiche attive del lavoro e delle misure di sostegno all'occupazione, provvedendo da un lato alla regolazione dei servizi per l'impiego in tutte le sue forme, dall'altro all'attivazione degli strumenti e degli interventi utili a rendere effettivi sul territorio gli indirizzi della programmazione economica e sociale. Prendo atto di questa positiva condivisione e auspico che questa legge sia approvata all'unanimità a dimostrazione dell'attenzione unanime ai problemi del lavoro e dell'occupazione da parte della Regione.

Al centro di questa riforma, come è stato detto dal relatore e dagli altri intervenuti, sta dunque la piena realizzazione del diritto al lavoro, quel diritto fondamentale della nostra Costituzione, che, come diceva l'onorevole Floris nel suo intervento, non può essere statico, ma deve essere reso effettivo. Quindi la Regione deve attivarsi per creare tutte le condizioni affinché questo diritto sia effettivamente garantito e venga concretamente favorita non solo la piena occupazione, ma anche la qualità, la regolarità, la stabilità e la sicurezza del lavoro.

I dati sulla situazione attuale sono ancora fortemente preoccupanti. Condivido le preoccupazioni di coloro che ieri dicevano: "Stiamo per uscire dall'Obiettivo 1, ma non abbiamo ancora risolto i nodi strutturali che hanno impedito lo sviluppo e l'occupazione in Sardegna". Condivido anche il fatto che usciamo dall'Obiettivo 1 con un tasso di disoccupazione ancora abbastanza allarmante, anche se devo dire che sono stati già conseguiti dei risultati positivi in questo primo anno di attività della nuova Giunta regionale, tant'è che, per quanto io nutra forti dubbi sul modo in cui vengono rilevati i dati sull'occupazione e sulla disoccupazione da parte dell'ISTAT, i dati ufficiali indicano una tendenza positiva. Confrontando il tasso di disoccupazione del primo trimestre 2004 con quello del primo trimestre 2005 si rileva una riduzione del 3,7 per cento: dal 15,7 per cento al 12,2 per cento. Siccome questo dato riguarda il periodo da gennaio a marzo, non sono computati i lavoratori stagionali, e quindi gli avviamenti stagionali. In valori assoluti si passa da 109 mila a 82 mila iscritti nelle liste di collocamento, anche se devo dire che di questi 27 mila iscritti in meno 19 mila risultano occupati (un dato che metto tra virgolette perché sappiamo che l'ISTAT rileva come occupati anche coloro che vengono assunti per una settimana) e 8 mila non sono più interessati alla ricerca di un lavoro. C'è comunque un segnale positivo, ma permane ancora grave, lo diceva anche il relatore Cherchi, il dato sul lavoro nero, che si attesta intorno al 16-18 per cento e raggiunge il 30 per cento nei settori dell'edilizia e dell'agricoltura. Lavoro nero significa, in Sardegna, anche lavoro non sicuro, perché purtroppo questo è un binomio inscindibile. Allarmante rimane pertanto il dato relativo agli infortuni sul lavoro e alle "morti bianche", cioè alle morti per infortunio di lavoratori della cui esistenza spesso veniamo a conoscenza solo in questi casi.

Allarmanti sono pure i dati sulla dispersione scolastica e sulla dequalificazione della forza lavoro: circa il 50 per cento degli iscritti nelle liste di collocamento è composto da lavoratori disoccupati senza qualifica e senza titolo di studio. Ad aggravare questa situazione vi è l'aumento della precarizzazione. Ricordava ieri il relatore che in Sardegna gli 85 mila lavoratori assunti con contratto di Co.Co.Co. non sono certamente da paragonare ai lavoratori assunti con lo stesso contratto nel resto d'Italia, e spesso da noi questo tipo di contratto si trasforma in disoccupazione piuttosto che in opportunità di lavoro stabile e sicuro. Quindi l'aumento della precarizzazione e della flessibilizzazione del mercato del lavoro colpisce pesantemente la nostra regione. La riforma Biagi ha sicuramente prodotto degli effetti devastanti in Sardegna, e mi fa piacere che l'onorevole Pisano, condividendo questo giudizio, abbia affermato ieri, nel suo intervento, che una riforma che potrebbe avere effetti positivi - ma io nutro qualche dubbio su questo, onorevole Pisano - ha conseguito effetti positivi in alcune regioni d'Italia ed effetti del tutto negativi in Sardegna.

La necessità di dotarci di una legge di riforma che contrasti fortemente anche la riforma del lavoro realizzata a livello nazionale e di dare finalmente attuazione alle leggi Bassanini sul decentramento amministrativo e alla riforma del Titolo V della Costituzione per quanto attiene alle funzioni e ai compiti attribuiti alle Regioni in tema del mercato del lavoro, è oggi urgentissima, perché mentre le altre Regioni d'Italia, negli ultimi cinque, sei, sette anni, si sono dotate di moderni strumenti di gestione dei servizi per l'impiego e hanno elaborato nuovi strumenti di politiche attive del lavoro, la Regione Sardegna colma solo oggi questo grave ritardo, e tanti danni materiali e immateriali, come è stato ricordato ieri dai consiglieri intervenuti, sono stati prodotti proprio dall'assenza di legislazione in merito. Quindi noi oggi stiamo dando una prima importante risposta non solo in termini di servizi per l'impiego, ma anche di politiche attive del lavoro efficaci, efficienti, a garanzia dell'effettivo esercizio del diritto al lavoro in Sardegna.

Il testo unificato prevede un efficace ed efficiente sistema di servizi pubblici, che devono essere titolari dei servizi per l'impiego, devono avere il primato di questa attività, perché la situazione dei lavoratori e dei disoccupati e lo svantaggio sociale oggi esistente in Sardegna richiedono il primato dell'intervento pubblico, il solo che può garantire attenzione, impegno e anche imparzialità nell'affrontare problemi così delicati.

Certamente non bisogna marginalizzare o non prendere in considerazione l'apporto che anche il privato può dare al sistema dei servizi per l'impiego, però occorre prestare molta attenzione all'accreditamento dei privati, perché anche il loro apporto deve essere improntato ai criteri di programmazione, coordinamento, controllo e verifica che sono posti in capo alla Regione. Quindi occorre creare servizi pubblici non residuali, ma efficienti e in grado di dare risposte esaustive ai problemi del mercato del lavoro, ai disoccupati, ma anche al mondo delle imprese. L'onorevole Silvio Lai parlava, ieri, di un sistema che valorizza il ruolo degli enti locali, a cui vengono attribuite le funzioni amministrative secondo il principio di sussidiarietà orizzontale, assicurando però, da parte della Regione l'esercizio unitario delle funzioni. Un sistema moderno ed efficace di politiche attive del lavoro, che dà tutte le risposte ai problemi oggi presenti nella nostra Isola: dal recupero dei lavoratori svantaggiati, alla promozione della stabilizzazione e della sicurezza del lavoro, alla prevenzione delle situazioni di crisi. Anche questo è un nodo cruciale, perché purtroppo la crisi del nostro sistema produttivo, in particolare del sistema industriale, vede tanti lavoratori, soprattutto ultra quarantenni, espulsi dal mercato del lavoro senza alcuna possibilità di recupero.

Il testo di legge rivolge un'attenzione importante anche ai soggetti diversamente abili, al mondo dell'immigrazione e dell'emigrazione, e prevede un sistema integrato di politiche attive del lavoro, che concorrono al raggiungimento degli obiettivi dettati dalla Strategia di Lisbona. Anche questo è stato ricordato ieri nel corso del dibattito. E gli obiettivi sono la coesione sociale, l'inclusione sociale, nonché l'attuazione di una serie di politiche: le politiche dell'istruzione e della formazione, le politiche dell'orientamento scolastico e professionale, le politiche per lo sviluppo locale. Anche qui voglio ricordare, in riferimento all'intervento dell'onorevole Uras, che la strategia dello sviluppo locale, del partenariato, del coinvolgimento di tutti gli attori del territorio rimane al centro anche di questa riforma, orientata quindi alla creazione di strumenti efficaci.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue SALERNO.) Certamente l'approvazione di questo testo di legge pone delle importanti sfide alle Province e alla Regione. Ricordava ieri l'onorevole Sabatini che però non partiamo dal nulla, che la Regione ha avviato anche negli anni scorsi importanti iniziative di sperimentazione di nuovi servizi per l'impiego, che ci sono Province che non hanno alcun problema a recepire nuove funzioni e nuove competenze. Per contro, è vero, altre Province, in particolare le nuove, versano in condizioni di difficoltà. Voglio a questo proposito rassicurare il Consiglio sul fatto che la Provincia di Sassari non abbia ancora siglato la convenzione per il passaggio - a cui ha provveduto la stragrande maggioranza delle altre Province - di personale e risorse finanziarie dal Ministero del lavoro alle Province stesse. C'è stata qualche incomprensione, ma la Provincia di Sassari firmerà la convenzione con la Regione il 25 di questo mese.

La Regione ha il compito di dare un forte impulso e tutto il sostegno necessario per garantire livelli omogenei in tutto il territorio regionale. Questa è la prima sfida, però noi non abbiamo aspettato l'approvazione della legge perché l'Assessorato ha lavorato, in tutto il corso dell'anno, per costruire il nuovo rapporto con le Province, e fin da quando vi erano i commissari nelle nuove Province ha promosso delle riunioni e ha provveduto a ripartire equamente le risorse provenienti dai fondi POR, ma anche quelle attribuite precedentemente dal Ministero del lavoro alle vecchie Province. L'Assessorato ha provveduto anche a ripartire i fondi per la sperimentazione della riforma dei servizi per l'impiego e oggi tutte le Province, anche quelle vecchie, che ancora non si erano attivate in questo senso, stanno avviando questa fase. Certamente la Regione deve continuare a dare il proprio impulso, deve continuare ad assistere e sostenere le Province in questa sfida, deve garantire il coordinamento di tutte le azioni necessarie affinché i cittadini sardi abbiano standard omogenei di servizio in tutto il territorio regionale.

Anche per quanto riguarda le politiche del lavoro non abbiamo aspettato l'approvazione della legge, ma abbiamo già iniziato a dare piede alla riforma, perché in seguito a un accordo con le parti sociali si è modificato il bando della legge 36, prevedendo una premialità per le assunzioni a tempo indeterminato, quindi per la stabilizzazione dei posti di lavoro, per l'inserimento di soggetti svantaggiati, di disabili e di un maggior numero di donne nel mercato del lavoro, con particolare riferimento alle zone interne della Sardegna, perché le politiche attive del lavoro devono prestare grande attenzione anche al problema del riequilibro territoriale, dello spopolamento delle zone interne, alla necessità di garantire anche a queste zone sviluppo e nuove occasioni di lavoro.

In seguito a un accordo con le imprese, abbiamo attivato i Piani di inserimento professionale, fermi da cinque anni, consentendo l'avvio dei tirocini formativi di circa 1.400 giovani. Inoltre il presidente Soru ha parlato, qualche giorno fa, del piano per il "lavoro verde", per il quale si pensa di stanziare 30 milioni di euro con la prossima finanziaria per garantire, in un anno, lavoro per circa 1500 unità, che in tutto il territorio regionale attueranno azioni di risanamento e di riqualificazione ambientale. Rimane certamente molto da fare ed è vero che le politiche attive del lavoro, le politiche per i servizi per l'impiego rimarrebbero del tutto sterili se non fossero accompagnate da un'azione di promozione dello sviluppo economico, e quindi di creazione di nuovi posti di lavoro.

PRESIDENTE. Concluda, Assessore.

SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Credo che la Giunta, la maggioranza e tutto il Consiglio siano impegnati in questa direzione. Quindi dobbiamo continuare a lavorare insieme, come abbiamo fatto finora anche in Commissione, per dare le giuste soluzioni ai problemi del lavoro in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, per dar modo ai Gruppi di perfezionare gli emendamenti, propongo all'Aula di posticipare la votazione del passaggio all'esame degli articoli alla ripresa dei lavori questo pomeriggio.

PRESIDENTE. Di fatto, onorevole Porcu, lei chiede di interrompere adesso i lavori della mattinata. Per un motivo o per un altro stiamo continuando a sospendere, per cui se siamo d'accordo di riprendere i lavori questo pomeriggio alle ore 16 e di chiuderli alle ore 20 e 30 o 21, terminiamo qui i lavori della mattinata.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Siccome prima qualche consigliere mancava dall'Aula, chiedo, semplicemente per una questione di forma, che la proposta sia messa ai voti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Siccome, signor Presidente, lei ha partecipato in questi giorni alla Conferenza dei Presidenti di Gruppo, da lei stesso convocata, sa benissimo qual è il pensiero che il Presidente ha espresso sulla scarsa produttività del Consiglio regionale. Io mi sono trovato d'accordo con lui. Molte volte noi abbiamo chiesto di sospendere i lavori per far fronte a importanti impegni, e abbiamo ricevuto anche dei netti rifiuti, soprattutto da parte del centrosinistra, per cui mi domando per quale ragione dovremmo adesso perdere cinque o sei ore? Abbiamo altri argomenti da discutere, andiamo avanti, facciamo le nomine, per esempio. Gli emendamenti quando si vuole si possono preparare anche in corso di seduta. Avevamo la giornata di ieri a disposizione, potevamo provvedere stamattina, non ci sono giustificati motivi per rinviare i lavori a questo pomeriggio e protrarli fino alle 21 o 21 e 30. Ognuno di noi conosce la tempistica e quindi riteniamo di doverci attenere ad essa. Sono decisamente contrario alla richiesta di posporre la votazione del passaggio all'esame degli articoli, a meno che nel frattempo non continuiamo a lavorare discutendo altri argomenti.

PRESIDENTE. Su questo argomento, colleghi, non è aperta la discussione, perché continuate a iscrivervi a parlare? E' stata avanzata una richiesta di sospensione dei lavori della mattinata, su cui l'onorevole Oppi ha espresso parere contrario. L'onorevole Pittalis ha chiesto che la proposta venga messa ai voti, non so cos'altro si possa aggiungere.

Ha domandato di parlare il consigliere Giagu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

GIAGU (La Margherita-D.L.). Vorrei precisare i termini della richiesta. Io sono totalmente d'accordo con la richiesta fatta dal collega Porcu. Se vogliamo ottimizzare i lavori dell'Aula credo che sia necessario coordinare la predisposizione degli emendamenti per procedere nella maniera più spedita questo pomeriggio. Si chiede un'ora di sospensione perché la Commissione competente possa riunirsi per conseguire un risultato che consenta poi a tutto il Consiglio di lavorare bene.

PRESIDENTE. La richiesta è più chiara, nel senso che il lavoro che non si fa in Aula lo si farà fra i Gruppi e in Commissione, affinché questo pomeriggio si possano presentare degli emendamenti approvati all'unanimità in Commissione. Se la richiesta di mettere ai voti la proposta di sospensione è confermata, procediamo alla votazione.

Onorevole Oppi, non si lavora in Aula per il motivo che ha appena esposto l'onorevole Giagu. Propongo di recuperare questo pomeriggio il tempo perduto, cominciando alle ore 16, per finire intorno alle 20 e 30 o 21. Non oltre, perché capisco che un prolungamento ulteriore della seduta andava preannunciato, quindi si finirà entro un'ora canonica.

L'onorevole Pittalis ha chiesto che la proposta sia messa ai voti. La votazione avviene per alzata di mano, come voi sapete, i Segretari prendono nota. Chi approva la proposta di rinviare a questo pomeriggio la votazione del passaggio all'esame degli articoli del testo unificato in discussione alzi la mano.

(E' approvata)

I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 11 e 53.



Allegati seduta

Testo dell'interrogazione annunziata in apertura di seduta

INTERROGAZIONE SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sul nuovo ospedale di Olbia.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che:

- sia l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale che il Presidente della Regione hanno proclamato in questi ultimi tempi l'importanza di ultimare la nuova struttura ospedaliera di Olbia;

- l'opera cantierata ha visto l'inizio dei lavori con la realizzazione soltanto del primo lotto del progetto;

- il Ministero della salute ha stanziato oltre 30 miliardi di vecchie lire per la realizzazione della struttura ospedaliera;

- a tutt'oggi non esiste alcuna delibera della Giunta regionale della Sardegna in merito al completamento dei lavori del secondo lotto della struttura in oggetto;

- in data 15 luglio 2005, con delibera n. 33/1, la Regione si è impegnata a rimodulare i lavori per il completamento del primo lotto dell'opera senza in alcun modo menzionare i tempi e i finanziamenti del secondo lotto;

constatato che l'opera, di vitale importanza per tutta la Gallura e non solo, potrà diventare la punta di diamante della politica sanitaria dell'intera Regione,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

- come intende la Regione Sardegna sostenere economicamente la realizzazione del secondo lotto della struttura ospedaliera di Olbia;

- quali intendimenti stanno alla base del silenzio da parte dell'Assessorato regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale sulla realizzazione del secondo lotto del nuovo ospedale di Olbia. (388)