Seduta n.340 del 06/11/1998 

CCCXL SEDUTA

(Pomeridiana)

Venerdì 6 Novembre 1998

Presidenza del Vicepresidente Milia

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 16 e 45.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 14 ottobre 1998 (336), che è approvato.

Discussione degli articoli della legge regionale 7 agosto 1998: "Interventi per la riconversione delle aree minerarie, costituzione dell'Agenzia per le Risorse Geologiche e Ambientali (ARGEA) e soppressione dell'Ente Minerario Sardo (EMSA)" (CCCVII), rinviata dal Governo

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione degli articoli della legge regionale rinviata CCCVII.

Si dia lettura dell'articolo 1.

FRAU, Segretario f.f.:

Art. 1

Sostegno alla riconversione delle aree minerarie e relativa delimitazione

1. Al fine di sostenere la riconversione produttiva ed occupazionale nelle aree interessate dalla ristrutturazione o dalla cessazione dell'attività mineraria, l'Amministrazione regionale è autorizzata a realizzare nei comuni compresi nei bacini minerari della Sardegna gli interventi di cui agli articoli 2 e 3, coordinandoli con quelli finanziati dallo Stato in attuazione del decreto legge 24 aprile 1993, n. 121 (Interventi urgenti a sostegno del settore minerario), convertito in legge, con modificazioni, dalla Legge 23 giugno 1993, n. 204, e del relativo piano per la riconversione produttiva approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 marzo 1996.

2. I comuni in cui si realizzano gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 sono individuati con decreto dell'Assessore dell'industria, sulla base dei seguenti criteri:

a) comuni nel cui territorio insistono concessioni minerarie dismesse da non oltre 15 anni o in corso di dismissione;

b) comuni in cui sono presenti in misura significativa lavoratori che sono o che sono stati impiegati nelle concessioni minerarie di cui alla lettera a);

c) limitatamente agli interventi di cui all'articolo 3, comuni nel cui territorio insistono immobili direttamente o indirettamente connessi ad attività minerarie dismesse, indipendentemente dalla data di dismissione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

FRAU, Segretario f.f.:

Art. 2

Incentivi agli investimenti produttivi

1. Al fine di incentivare gli investimenti per la nuova realizzazione, l'ampliamento, l'ammodernamento, la ristrutturazione, la riconversione o la riattivazione di attività produttive nelle aree minerarie, è autorizzata la costituzione presso la Società Finanziaria Industriale Rinascita Sardegna (SFIRS) di un fondo speciale destinato alla concessione, a favore di piccole e medie imprese industriali, agro-industriali e turistico-alberghiere, delle agevolazioni previste dall'articolo 30, comma 2, lettere a) e c) della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17 (legge finanziaria 1993), modificato dall'articolo 4 della legge regionale 29 settembre 1993, n. 48.

2. Per l'istruttoria dei progetti di investimento, l'Amministrazione regionale è autorizzata a stipulare con la SFIRS e con istituti creditizi operanti in Sardegna con adeguate strutture organizzative apposita convenzione ai sensi dell'articolo 99 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 13 (legge finanziaria 1991).

3. Le agevolazioni di cui al comma 1 sono concesse sulla base di direttive di attuazione deliberate dalla Giunta regionale ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 28 aprile 1992, n. 6 (legge finanziaria 1992). In ogni caso, per l'ammissione alle stesse agevolazioni è riconosciuta priorità alle imprese che si obbligano ad assumere, almeno in parte, personale già dipendente delle società direttamente interessate da cessazione o ristrutturazione dell'attività mineraria, assicurandone altresì il mantenimento al lavoro per almeno un triennio, con la prestazione delle opportune garanzie finanziarie.

4. Le agevolazioni di cui al comma 1 sono cumulabili con quelle previste da altre leggi regionali o nazionali, purché l'ammontare complessivo delle agevolazioni non superi l'intensità dell'aiuto stabilita dalla normativa comunitaria e nazionale per l'area in cui l'impresa è localizzata e per la corrispondente dimensione dell'impresa, calcolata in termini di "equivalente sovvenzione netto".

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati 4 emendamenti. Se ne dia lettura.

FRAU, Segretario f.f.:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare gli emendamenti.

BALLETTO (F.I.). Si danno per illustrati.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

La Rosa (G.D.R.I. ed Indip.), relatore. Signor Presidente, la Commissione dopo un attento esame di questi emendamenti li ritiene incongrui rispetto al testo del provvedimento e ritiene anche che le proposte medesime di questi emendamenti siano peggiorativi rispetto a quanto previsto nel testo in discussione. Pertanto non può accoglierli.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Si rimette al parere della Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Sull'emendamento 22, l'articolo di cui si propone la soppressione prevede la istituzione di incentivi agli investimenti produttivi; stanno bene le finalità propositive dell'articolo di cui trattasi, poco convincenti appaiono invece gli strumenti, le modalità e i beneficiari con cui si vuole dare attuazione a tale intendimento.

La necessità di intervento muove dalla considerazione che ciò che è in crisi non è il solo settore minerario ma soprattutto l'economia di un vasto territorio, il Sulcis Iglesiente in primissimo piano. E` quindi necessario intervenire non sullo specifico settore in crisi ma sull'intera area sottosviluppata e depressa. Ai giorni nostri infatti non è più concettualmente ammissibile che si creino apposite leggi di incentivazione a sostegno dei settori produttivi in crisi.

Se questa fosse la scelta politica, si costituirebbero dei precedenti pericolosissimi poiché si aprirebbero varchi non controllabili all'ingresso di altri settori, per i quali allo stato attuale non è difficile diagnosticare lo stato di gravissima sofferenza.

Questo strumento non appare quindi adeguato alla gravità della situazione alla quale si intende portare rimedio, effimero rimedio, aggiungo io, anche perché in assenza di interventi radicali, quali sono ad esempio i contratti d'area (per tutti, vedasi quello di Ottana e Portotorres, con il consistente e la massiccia presenza di apporti di risorse adeguati da parte dello Stato) esistono già le leggi di settore, la 15, la 17, la 21 eccetera, alle quali si può accedere per lo scopo che ci riguarda e che quindi necessiterebbero di adeguati e più consistenti rifinanziamenti.

Per favorire il settore minerario in crisi sarebbe, a questo punto, sufficiente che l'Assessorato dell'Industria e quegli altri interessati, con apposite direttive stabilissero un nuovo ordine di priorità per le imprese che vanno a insediarsi nelle zone minerarie interessate dalla legge in discussione.

Occorrono strumenti nuovi per dare reale impulso alle zone sottosviluppate; tra queste, come dicevo prima, certamente al pari di Ottana e Portotorres, due delle cinque zone del territorio nazionale per le quali sono stati previsti i contratti d'area, può benissimo comprendersi il Sulcis, l'Iglesiente e il Guspinese, ed oggi, anche se non mancano critiche, che se vogliamo sono pure fondate, o lo sono almeno in parte, questi strumenti possono servire allo scopo.

La flessibilità del costo del lavoro, gli incentivi economici alle imprese, la sburocratizzazione attraverso l'unicità delle procedure, la fornitura dei servizi da parte della società mista avente anche funzione di promozione ai nuovi insediamenti costituiscono un primo passo verso la rinascita dei territori abbandonati a sé stessi. Ciò non sarà peraltro sufficiente se a tali strumenti non seguirà un'adeguata politica nazionale, che attraverso la politica di bilancio, dei redditi e dei trasporti non costituisca serie e durevoli prospettive per le imprese di insediamento a condizioni realmente competitive e per ciò (?) stesso remunerative.

L'emendamento numero 24 propone di sopprimere le parole "con la Sfirs". Il comma secondo dell'articolo 2 prevede che per dare attuazione a queste norme innovative si debba costituire un apposito fondo presso la SFIRS e presso il CIS, recitava il vecchio testo. Noi riteniamo che sia opportuno sopprimere la parola "SFIRS", in maniera tale che nella nuova riformulazione, che è più ampia, i soggetti nei confronti dei quali possono essere stipulate le apposite convenzioni, avendo estesa questa possibilità, non si capisce perché si debba dare un ruolo preminente alla SFIRS mantenendola e indicandola specificatamente in legge. Sembra che il mantenere la SFIRS in via prioritaria e preminente sia lesivo degli interessi degli altri istituti di credito dal momento che per gli altri istituti si possono, quindi a discrezione della Giunta, stipulare le convenzioni.

Se questo poteva essere giustificato nella vecchia stesura del secondo comma, laddove era previsto che i soggetti che potevano avere le convenzioni con la Regione erano la SFIRS e la Banca CIS, non si comprende adesso perché si voglia eliminare la banca CIS ricomprendendola nella locuzione generica e generale degli altri istituti di credito dotati di adeguate strutture.

Quindi noi riteniamo che la generalità stia bene, perché è giusto che l'amministrazione regionale abbia a stipulare convenzioni con tutti quegli istituti di credito che abbiano le carte in regola per poterlo fare, ma non si comprende perché la SFIRS debba avere un trattamento particolare essendo, a parere della Giunta, meritoria di una annotazione specifica con la esplicitazione del suo nome.

Con l'emendamento numero 23, che poi, se ben ricordate era stato oggetto di un emendamento presentato da Forza Italia al disegno di legge unificato numero 350, era stata affiancata alla SFIRS "la Banca CIS quale destinataria di un fondo, proprio perché potesse essere un fondo speciale destinato alla concessione dei contributi ai soggetti di cui all'articolo 1.

Ora la Commissione ha ritenuto opportuno tornare sui suoi passi e ripristinare l'originario testo escludendo che la Banca CIS possa essere destinataria del fondo speciale insieme e a fianco della Banca SFIRS.

Riteniamo che questo sia un comportamento, un atteggiamento o una decisione non sufficientemente meditata e non rispondente a quella che è stata la volontà dell'Aula dimostrata e manifestatasi con l'approvazione dell'emendamento di Forza Italia, che aveva visto l'inclusione della Banca CIS per la gestione del fondo speciale. Con questo emendamento si intende ripristinare il primo comma dell'articolo 2 nella stesura originaria.

L'emendamento numero 28 rappresenta uno dei punti cardine dell'intera legge di riforma; si riferisce alla problematica relativa al trasferimento dei beni di proprietà dell'EMSA e delle società consociate, controllate e comunque partecipate.

Noi tutti sappiamo, perché non è trascorso molto tempo dalla contrapposizione che c'è stata in Aula relativamente alle problematiche suscitate dalla destinazione dei beni immobili, che la Regione centralista intende ancora una volta, nonostante che dai territori provengano istanze in senso opposto, persistere nel proprio atteggiamento, quello di entrare e diventare proprietaria di tutti i beni per poi gestirli secondo proprie scelte, che sarebbero pure legittime se fossero oculate e veramente rivolte all'interesse degli enti locali, territoriali e delle popolazioni relative.

Con questo emendamento vogliamo e riteniamo giusto che i comuni siano gli artefici della propria programmazione e i principali interpreti di tutte le attività di programmazione sui loro territori, in relazione alle quali possono fare le loro fortune o le loro disavventure da sottoporre poi al giudizio dei propri elettori.

Riteniamo che questo sia giusto proprio nel momento in cui anche a livello nazionale si afferma sempre più il principio del decentramento, se non arrivare addirittura alle necessità e ai problemi e alle sempre più sentite esigenze di federalismo.

L'accentrare nelle mani della Regione la proprietà di questi beni e programmare la Regione secondo i criteri ormai visti, conosciuti e sperimentati ma che sono certamente negativi, visti i risultati che hanno dato, riteniamo che questo tipo di atteggiamento non sia più perseguibile anche perché è chiaramente in controtendenza.

Va anche detto che i beni che passano alla Regione comportano un doppio passaggio di proprietà con duplicità e duplicazione di oneri relativi ai trasferimenti, e gli oneri di cui si tratta non sono di poco conto perché riguardano le spese notarili dei trasferimenti e in più tutti gli oneri tributari che sui trasferimenti stessi gravano.

Va anche detto che vi è un'apposita norma, contenuta nel Testo unico sull'imposta di registro, che prevede che i trasferimenti diretti ai comuni, quindi agli enti locali territoriali comuni, beneficiano del pagamento dell'imposta fissa di registro e dell'imposta fissa di catasto, per cui gli oneri, come taluno sosteneva nel mese di agosto, quando si discusse sull'argomento, non sono affatto presenti, non sono affatto esistenti, per cui anche quell'indicato ostacolo non ha motivo di sussistere perché superato dalle cose.

(Interruzione del consigliere Montis)

(Segue BALLETTO). Non ho sentito.

MONTIS (Gruppo Misto). Era un'osservazione benevola e amichevole. BALLETTO (F.I.). Grazie, lei è sempre cortese, collega Montis. I sindaci dei comuni interessati, comune di Arbus, comune di Guspini, comune di Buggerru e comune di Iglesias hanno fatto sentire con insistenza e con fermezza la loro voce in merito alle problematiche del trasferimento dei beni. Vi è stata un'audizione del sindaco di Iglesias in Commissione nel mese di luglio, se non ricordo male, che consegnò alla Commissione una memoria contenente considerazioni ed anche la proposta, se non ricordo male, di un emendamento alla norma in questione.

Forse, come tanti altri colleghi, ho avuto da parte dei quattro sindaci un'ulteriore memoria nella quale con chiarezza, con lucidità e quindi con molta efficacia per chi sappia leggere e per chi voglia intendere le ragioni fondate degli interlocutori, propongono e confermano la loro intenzione a che sia discusso in Aula un emendamento che viene proposto che non è esattamente identico a quello che ha proposto Forza Italia ma che ha lo stesso contenuto e lo stesso spirito.

Per essere chiaro, per non essere frainteso, voglio leggere in Aula qual è il convincimento e quali sono le ragioni che spingono i quattro comuni interessati a chiedere con fermezza e determinazione l'emendamento che si riassume e si concretizza in quello che ha presentato Forza Italia per vedere soddisfatte le loro ragioni.

L'ultima stesura del testo di legge riguardante la riforma dell'EMSA, in particolar modo l'articolo 8 bis, ripropone in modo preoccupante il tema della cessione di beni connessi ad attività minerarie. Nel testo scaturito dall'esame in Commissione vengono riproposte alcune norme che rischiano di mortificare definitivamente le istanze e le aspirazioni dei comuni minerari soprattutto per quanto riguarda i tempi e per il ruolo stesso dei comuni.

In questo quadro, mi sia consentito, questo è un sindaco che scrive, e chiedo veramente scusa per la mia insistenza, rivolgere a tutto il Consiglio regionale un sentito ed accorato appello affinché valuti con la giusta attenzione una partita delicatissima come quella relativa al patrimonio immobiliare delle aree minerarie. Al fine di meglio rappresentare le preoccupazioni sul testo di legge rielaborato dalla Commissione consiliare si propone una lettura schematica per punti: primo comma, salva e contraria deliberazione della Giunta regionale adottata su conforme parere della competente Commissione consiliare e motivata da evidenti ragioni di perseguimento di un diverso rilevante pubblico interesse, i beni immobili pervenuti alla Regione per la liquidazione dell'EMSA e delle società partecipate sono ceduti a titolo gratuito ai comuni in cui sono situati entro sei mesi dalla domanda a condizione che questa sia accompagnata da un piano di utilizzazione formalmente adottato dall'amministrazione comunale.

In questo disposto, e questi sono gli spunti critici, viene mantenuta la salva e contraria determinazione della Giunta regionale. I comuni non potranno mai presentare alcun tipo di progetto per richiedere quel patrimonio in quanto le norme impediscono la spesa di risorse finanziarie per progetti che non abbiano preventivamente certezza di disporre di quel bene e tanto meno potrà essere predisposto un serio piano di utilizzo se la Giunta regionale si riserva di volta in volta di valutare ciò che è di interesse e ciò che non lo è. E` evidente che una clausola talmente indefinita limita qualsiasi tipo di progettualità lasciando nel vago qualsiasi tipo di azione che l'Amministrazione comunale vuole concretamente portare a compimento sia in termini di collaborazione con altri enti che con privati.

Secondo punto: il diverso rilevante interesse pubblico, richiamato nel testo di legge rielaborato, deve essere considerato tale anche per l'Amministrazione comunale e deve essere eventualmente recepito nelle previsioni pianificatorie dell'ente stesso.

Terzo punto: nello stesso comma viene ribadito il concetto che il passaggio avverrà solo dopo che i beni sono pervenuti alla Regione per la liquidazione dell'EMSA o delle sue società partecipate; piccolo inciso, ricordiamoci che nel testo rielaborato vi è un articolo del quale si è discusso abbondantemente stamani in sede di discussione generale, secondo il quale alla scadenza del diciottesimo mese, se le operazioni di liquidazione non saranno ultimate, è concessa facoltà di rinnovare per un eguale periodo gli organi della liquidazione, il che significa che questi beni arriveranno all'EMSA, alla Regione solamente a liquidazione ultimata, chissà dopo quanto tempo. Questo passaggio è il più delicato, la liquidazione dell'EMSA è infatti prevista in circa 42 mesi dall'approvazione della legge, io non so come siano pervenuti a quantificare i 42 mesi, ma certamente se non sarà tanto sarà un tempo molto prossimo. Se a questi si sommano i sei mesi di valutazione della Giunta regionale si va a 48 mesi, ovvero quattro anni.

Terzo punto o ulteriore punto: ben si comprende che tale previsione risulta gravissima per la situazione del patrimonio immobiliare e per le mancate occasioni di sviluppo alle quali i singoli comuni dovrebbero rinunciare per quattro anni.

Altro punto: un piano di utilizzo con tutte queste clausole preventive risulta dunque improponibile in considerazione del fatto che le opportunità legislative possono essere attivate attraverso canali finanziari, sia pubblici che privati, che prevedono la preventiva disponibilità dell'immobile da parte del soggetto attuatore.

Secondo comma...Presidente, chiedo scusa per il tempo...

TUNIS GIANFRANCO (Popolari). A che ora possiamo tornare?

BALLETTO (F.I.). Sto discutendo su quattro emendamenti, se fossero stati 60 unificati non si può comprimere il diritto...

TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Sono già quaranta minuti!

BALLETTO (F.I.). No, presidente Tunis, non è come dice lei, capisco lo spirito ma sto chiedendo garbatamente al Presidente di avere pazienza.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Sto chiedendo a che ora devo tornare.

PRESIDENTE. Onorevole Tunis e onorevole Balletto, per cortesia.

BALLETTO (F.I.). Non abbocchiamo alle provocazioni.

Comma 2° - articolo 8 bis: nelle more del compimento della liquidazione dell'EMSA e delle società da questo controllate i beni immobili connessi ad attività minerarie dismesse di proprietà dell'EMSA o di società interamente controllate dall'EMSA possono essere ceduti, previa specifica e motivata richiesta e fatti salvi i diritti dei creditori delle citate società:

a) a titolo gratuito ai comuni nel cui territorio sono ubicati o ad altre amministrazioni ed enti pubblici per la realizzazione di opere pubbliche;

b) al prezzo di mercato alle imprese che intendano riutilizzarli per la realizzazione di iniziative economiche produttive idonee a favorire lo sviluppo.

Con questo comma si cerca di porre rimedio al primo per quanto riguarda i tempi ma si propongono due limiti di notevole rilevanza e si apre un varco preoccupante sull'utilizzo da parte di terzi senza un piano globale. Primo limite, fatti salvi i diritti dei creditori non è pensabile che tale patrimonio possa essere utilizzato come compenso di credito posto che nel primo comma si sosteneva potesse essere ritenuto anche di superiore interesse pubblico. I due concetti confliggono e appaiono contrastanti nella sostanza e nei termini.

Secondo limite, il patrimonio, si dice alla lettera a) del comma 2, può essere ceduto a titolo gratuito ai comuni nel cui territorio sono ubicati per la realizzazione di opere pubbliche; questa appare come una grave limitazione concettuale e sostanziale del ruolo degli enti locali che dalla riforma delle autonomie locali non sono chiamati solo a realizzare opere pubbliche ma soprattutto a promuovere lo sviluppo (articolo 2, 2° comma, legge 142/90), in questa direzione andrebbe esteso il concetto a tutto ciò che riguarda l'interesse pubblico. Infine un varco preoccupante; la legge 221, ha assegnato finanziamenti per predisporre un utilizzo programmato e pianificato del patrimonio. Con la lettera a) del comma 2 si intende invece, senza alcuna regola pianificatoria, provvedere ad una mera vendita del patrimonio senza prevedere, tra l'altro, il riutilizzo del ricavato per investimenti nello stesso patrimonio. E` evidente che, anche nella logica dello sportello unico, il soggetto titolato a valutare eventuali organici piani di utilizzo sono i comuni che, attraverso appositi regolamenti, possono, in ambito locale, inquadrarli in maniera più consona nella propria pianificazione generale e di dettaglio, e in questa direzione, proprio per lo sportello unico, si muove anche il tanto contestato piano straordinario dello sviluppo e dell'occupazione.

Comunicazioni del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al consigliere Boero una comunicazione da parte del Presidente della Giunta.

Prego Onorevole Palomba.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Ho chiesto di parlare brevemente per dare informazione al Consiglio di due telex, che sono arrivati testé alla Presidenza, che sono della rappresentanza di Governo per la Regione Sardegna. Si comunica che nella seduta del Consiglio dei Ministri di ieri la legge regionale 7 ottobre 1998 "finanziamento integrativo della legge regionale a favore delle imprese" in relazione a questa legge il Governo ha deliberato di non opporsi all'ulteriore corso, anche della legge 7 ottobre 1998, relativa alla disciplina del personale e dell'organizzazione degli uffici della Regione, il Consiglio dei Ministri ha deciso di non opporsi all'ulteriore corso e tuttavia ha formulato delle osservazioni. La prima di queste riguarda la disposizione di cui all'articolo 28, comma 8, la seconda le disposizioni di cui all'articolo 52, comma 4, e la terza le disposizioni di cui all'articolo 77, commi 2, 3, 4 e 15.

Io ho assunto l'impegno, nelle interlocuzioni che sono intercorse con i Ministeri competenti, con il Consiglio dei Ministri, ho detto che il Consiglio regionale avrebbe valutato con estrema attenzione e rispetto queste osservazioni, ne avrebbe tenuto conto ai fini di una prossima produzione normativa. Ciò ha consentito al Governo di dare ulteriore corso a questa legge, che è una legge fondamentale di riforma.

Io la promulgherò immediatamente, con lettera ufficiale comunicherò al Presidente del Consiglio, al Presidente della Commissione queste osservazioni del Consiglio dei Ministri.

Continuazione della discussione degli articoli della legge regionale 7 agosto 1998: "Interventi per la riconversione delle aree minerarie, costituzione dell'Agenzia per le Risorse Geologiche e Ambientali (ARGEA) e soppressione dell'Ente Minerario Sardo (EMSA)" (CCCVII), rinviata dal Governo

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, visto che al peggio di questa legge siamo arrivati, si tenta, almeno personalmente tento, di porre al peggio qualche rimedio e di arrivare al meno peggio.

I miei unici emendamenti, che non sono oggetto di questo intervento, sono tendenti e consequenziali a dare sostanza e realtà al mio intervento di questa mattina per quei problemi di legittimità che sono stati causa del rinvio della stessa legge che stiamo esaminando. Quindi, per arrivare al meno peggio del peggio, la legge dice: "interventi per la riconversione delle aree minerarie". Questa ovviamente è una parte del titolo che, in quanto tale, non può non essere condivisa. Le aree minerarie in oggetto rappresentano quella parte della Sardegna, insieme a qualche altra, maggiormente svantaggiata sotto tutti i punti di vista nella problematica economico occupazionale. Conseguentemente, gli interventi per la riconversione delle aree minerarie dovrebbero indirizzarsi, con chiarezza e con capacità, a risolvere questo grave stato di disagio economico ed occupazionale.

Ecco perché mi sento di condividere in larga parte, oserei dire pienamente, l'emendamento 22 prodotto da Pittalis, Balletto, Noemi Sanna, Casu, Oppia e più, perché, al contrario del testo della legge che questa riconversione disegna in modo assai fumoso e disorganico, e soprattutto gli interventi, che dovrebbero essere esecutivi, capaci di creare realmente questa riconversione in modo mirato e giusto, sono decisamente mal contenuti, oserei dire non contenuti nella legge stessa. In effetti l'emendamento non fa che mirare a tutti quei settori prioritari, strategici, settori cardini, per i quali l'intervento di riconversione delle aree minerarie deve avere sostanza e praticità indicando esattamente, periodicamente, settorialmente e immediatamente la spesa e i settori stessi. Cioè, da parte dei colleghi che hanno steso questo emendamento c'è la precisa attenzione e volontà di arrivare, come dicevo prima, al meno peggio del peggio, cioè cercare di dare a questa specie di legge, come la chiamo io, un minimo di credibilità e di indirizzo.

Ecco perché, pur non firmatario né per bene né per male, mi sento di affermare ciò che sto affermando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (Gruppo Misto). Per una considerazione brevissima, mi consentirà il relatore degli emendamenti, l'onorevole Balletto.

A me non viene mai a noia ripetere cose che intendo sostenere, perché ritenute giuste, e quindi le ripeterò ancora.

Intanto voglio fare una premessa. Mi sembra strano che un documento di quattro comuni minerari, due dei quali ex comunisti, il comune di Guspini fu conquistato dalla frazione comunista il 3 ottobre del 1920, le prime elezioni amministrative dopo il primo dopoguerra, lo tenne fino al gennaio del 1924 e fu ripreso dagli stessi amministratori, o dai suoi eredi, il 26 luglio del 1943; il comune di Arbus subì vicende alterne ed alternanze nell'amministrazione. Tra l'altro, onorevole Balletto, sono stato un autorevole sindaco di Guspini. Nel momento in cui c'erano quelle lotte famose, nel periodo in cui Giasolli, l'amministratore delegato dell'Amis (?), scrisse un libro che proponeva allo Stato italiano di acquistare i minerali concentrati di piombo e di zinco da mezzo mondo e chiudere le miniere italiane, perché quelle portavano una differenza di costi intorno al 25 - 30 per cento. Fummo tra gli artefici di quelle battaglie ed impedimmo allora la chiusura delle miniere.

E` possibile che amministratori di questo tipo, che sono eredi di altri tipi di altri amministratori che hanno sostenuto queste battaglie, che hanno avuto nelle miniere morti e feriti, che hanno vissuto le loro famiglie con il cuore in gola finché non suonava la campana dell'imboccatura del pozzo per l'uscita del turno che diceva che non c'erano stati incidenti in miniera, è possibile che questi non potessero rivolgersi ai propri rappresentanti territoriali? Ma questa è una considerazione mia, ognuno è padrone di fare come vuole.

Ma la cosa che volevo ripetere è che è improponibile, ai fini della valorizzazione delle risorse ex minerarie e ai fini di uno sviluppo diverso delle azioni minerarie, senza che questo coinvolga la Regione, l'istituto regionale, la sua istituzione suprema, come abbiamo detto stamattina. Verrebbe distrutto questo patrimonio in una conflittualità localistica, paesana, eredità dell'occupazione spagnola, anzi aragonese, quando questo documento firmato dai quattro sindaci del comune di Arbus, ex comunista, tra l'altro della mozione numero 2, che non voleva lo scioglimento del Partito Comunista e la costituzione del Partito del P.D.S., del comune di Guspini, del comune di Buggerru, credo che sia un socialista, del comune di Iglesias, che non conosco i suoi orientamenti politici e che rispetto quelli che esternerà, che professerà nel corso della sua carriera di amministratore e di politico della città di Iglesias, possono pensare che saranno compromessi gli obiettivi fissati dalle singole amministrazioni se non disporranno immediatamente, entro un brevissimo periodo, di tutte le proprietà immobiliari, fabbricati, terreni e quanto altro, chi darebbe loro i soldi, quali risorse finanziarie, da dove le attingerebbero? Dall'Unione europea, dallo Stato italiano, dalla Regione? Questo è un patrimonio dei sardi, della Sardegna, anche dei sassaresi, dei nuoresi, anche di quelli di Villasimius e di Muravera, è un patrimonio dei sardi, va restituito ai sardi, utilizzato dai sardi per uno sviluppo diverso di quello che non fu l'attività estrattiva in quelle zone. E va restituito nel senso che, attraverso un progetto generale, una ricerca di fondi, che in un arco di tempo non inferiore ai dieci o ai vent'anni, devono essere stanziati centinaia di miliardi, forse migliaia di miliardi per il recupero di quelle zone e per uno sviluppo diverso di quello che non può essere prospettato nell'immediato, dopo la fine delle attività estrattive in quelle zone.

Allora il problema è di una semplicità estrema. Siano le amministrazioni locali a gestire i piani particolareggiati nel quadro di un piano generale che deve essere fatto dalla Regione. Se mi sentisse il Presidente della Regione e riflettesse anche su queste cose credo che sarebbe utile un po' per tutti, attraverso un piano generale, ai piani particolareggiati estrapolati da questo programma generale con risorse finanziarie adeguate e gestite dalle amministrazioni locali, dai comuni e dalle province, che non bisogna dimenticare che sono anche esse amministrazioni locali, con il concorso delle organizzazioni sindacali e delle altre associazioni ed enti che si richiamano in quelle zone alla costruzione di una economia diversa e che, per queste motivazioni, si mobilitano in una serie di iniziative, come è avvenuto anche nel recente passato. Questo è il problema.

A noi non verrà noia, a me non verrà noia ripetere queste cose, perché credo che noi dobbiamo superare i particolarismi, dobbiamo superare questa nostra mentalità tradizionale di dividerci in piccoli compartimenti, che non porterebbero a quei risultati di invertire questa tendenza alla disoccupazione, perché quando saranno finiti nelle zone minerarie, il mio comune, se non lo sa il sindaco di Guspini lo so io, che sono state sindaco di Guspini, percepisce ancora direttamente oltre duemila pensioni dall'istituto infortuni, dirette, di silicosi e di reversibilità per le vedove, e sono queste pensioni che fanno vivere centinaia e centinaia di giovani oggi senza lavoro, di ragazzi e di studiare, di conseguire un titolo di studio per un avvenire diverso di quanto non fu dei loro padri, dei loro genitori nei decenni passati. Questo è il problema.

Faccio un appello anche a chi ha illustrato questo emendamento, che ci sia un ripensamento. Un ripensamento di grande onestà politica e intellettuale, perché questo patrimonio sia conservato ai sardi, gestito dalle amministrazioni locali nel quadro di un programma che riguardi questi territori in primo luogo, ma riguardi uno sviluppo complessivo della Sardegna e la valorizzazione di questo immenso patrimonio che è costato tanti sacrifici ai lavoratori e ai cittadini sardi nelle zone minerarie.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 22. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 24. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Sull'emendamento numero 28, a nome del Gruppo Forza Italia, chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Prima di mettere in votazione a scrutinio segreto l'emendamento aggiuntivo numero 28, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 23. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Votazione segreta

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 28.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 63

Maggioranza 32

Favorevoli 24

Contrari 39

(Il Consiglio non approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Si dia lettura dell'articolo 3.

CONCAS, Segretaria:

Art. 3

Realizzazione di infrastrutture

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata, sulla base di programmi d'intervento approvati dalla Giunta regionale, a finanziare e cofinanziare opere infrastrutturali integrate nei settori dell'industria, dell'agricoltura e del turismo. I programmi d'intervento sono proposti alla Giunta regionale dall'Assessore dell'industria, di concerto con gli altri Assessori competenti nei diversi settori oggetto dell'intervento, e possono essere finanziati, oltre che con gli appositi stanziamenti a carico del bilancio della Regione, con le risorse previste dalle leggi regionali di settore.

2. L'approvazione dei programmi d'intervento di cui al presente articolo comporta la dichiarazione di pubblica utilità delle opere in essi considerate.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

CONCAS, Segretaria:

Art. 4

Recupero e riabilitazione ambientale

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a finanziare e cofinanziare interventi di recupero e di riabilitazione ambientale dei siti interessati da attività minerarie o di cava dismesse o in fase di dismissione, a valere sul fondo di cui all'articolo 32 della legge regionale 7 giugno 1989, n. 30 (Disciplina delle attività di cava), come modificata dalla legge regionale 21 maggio 1998, n. 15.

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento aggiuntivo numero 25. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

BALLETTO (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. e Indip.), relatore. Signor Presidente, la salvaguardia delle risorse di competenza e di professionalità minerarie è contenuta nella legge come uno degli obiettivi sicuramente fondamentali, ma proprio per questa ragione le modalità che sono previste in questo emendamento non raggiungono sicuramente l'obiettivo che invece sembra che voglia prefissarsi, perché è evidente a tutti che non si può trattare soltanto di un fatto culturale. Quindi l'associazione senza scopo di lucro, che è prevista in questo emendamento, non corrisponde certamente a questo obiettivo. Mentre a questo corrisponde quanto previsto nel testo di legge stesso nel mantenimento in efficienza di alcuni impianti minerari, per cui ovviamente non si può accogliere questo emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. Conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Con questo emendamento, in buona sostanza, si vuole garantire, attraverso la costituzione di un presidio minerario, gestito da una associazione senza scopo di lucro, e mi deve spiegare l'onorevole La Rosa, il relatore del provvedimento, se l'ARGEA, che sovrintende anche a questo tipo di esigenza, è forse al contrario un ente pubblico che opera nel mercato a scopo di lucro, perché se così fosse evidentemente non avrebbe colto nel segno. Ed è proprio a una associazione senza fine di lucro che devono essere riservati questi compiti e queste funzioni, e la dotazione finanziaria, che è prevista, non è di poco conto perché con un miliardo questo tipo di attività può essere svolta egregiamente solo che, evidentemente, chi ha compiti e funzioni di governo non ostacolasse in tutti i modi che questi soggetti possano svolgere appieno il loro compito.

Con la costituzione del presidio si vuole veramente portare fuori dalla sfera pubblica il controllo, la gestione e la salvaguardia di queste esigenze, che proprio trincerandosi sotto la denominazione di patrimonio non solo dei sardi, ma dell'intera comunità nazionale o addirittura patrimonio dell'umanità, vogliono mantenere anche per il futuro sistemi che, sino a prova contraria, hanno fallito in passato e tuttora sono fonte generatrice di sprechi e di inefficienze.

Il rimedio che è stato individuato in questa legge non assolve minimamente a quel compito, o perlomeno assolve alla funzione di dare moralizzazione al settore, e che questi tipi di attività vengano veramente e finalmente gestiti senza secondi fini che non siano quelli di alimentazione di fenomeni di nepotismo e di clientelismo.

Non accogliere questo emendamento significa voler continuare a gestire le cose con i criteri di sempre.

Noi ovviamente non siamo d'accordo.

PRESIDENTE. Poiché nessuno altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 25. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

CONCAS, Segretaria:

Art. 5

Agenzia per le Risorse Geologiche e Ambientali (ARGEA)

1. È istituita l'Agenzia per le Risorse Geologiche e Ambientali (ARGEA), ente regionale di diritto pubblico.

2. L'ARGEA svolge attività di:

a) servizio geologico regionale, secondo le disposizioni dell'articolo 5 bis;

b) ricerca scientifica e tecnologica nel settore della coltivazione e trasformazione delle risorse geominerarie e del sottosuolo suscettibili di valorizzazione economica anche per fini energetici;

c) predisposizione di studi e progetti di messa in sicurezza e di riabilitazione ambientale dei siti interessati da attività minerarie e di cava dismesse;

d) fornitura di servizi per il costituendo parco geominerario della Sardegna e per altre iniziative di archeologia industriale;

e) presidio minerario, consistente nel mantenimento in efficienza di alcuni impianti minerari strettamente necessari al fine di conservare e valorizzare le tecnologie e le professionalità minerarie, anche a scopi formativi.

3. L'ARGEA svolge la sua attività sulla base di propri programmi annuali e pluriennali, nonché su appositi incarichi conferiti da enti pubblici, da soggetti esteri e da organismi internazionali, anche con riferimento alle attività di cooperazione allo sviluppo, stabilendo gli opportuni rapporti di collaborazione con le Università, il Consiglio nazionale delle ricerche ed altri istituti ed enti culturali e di ricerca nazionali ed esteri.

4. Si applicano all'ARGEA le norme recate dalla legge regionale 23 agosto 1995, n. 20 (Semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento degli enti strumentali della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell'ambito regionale) e dalla legge regionale 15 maggio 1995, n. 14 (Indirizzo, controllo, vigilanza e tutela sugli enti, istituti ed aziende regionali). Nelle medesime leggi le parole "Ente Minerario Sardo (EMSA)" sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle parole "Agenzia per le Risorse Geologiche e Ambientali (ARGEA)". Gli amministratori dell'ARGEA non possono essere scelti fra coloro che nell'ultimo quinquennio abbiano rivestito cariche nei consigli di amministrazione dell'EMSA e delle società controllate.

5. Presso l'ARGEA è istituito un comitato tecnico-scientifico avente la composizione e ed i compiti stabiliti dall'articolo 12 della legge regionale n. 20 del 1995. Nel comma 1 del medesimo articolo, prima di "il CRAS", sono inserite le parole "l'ARGEA".

6. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente della Giunta regionale, su conforme deliberazione della Giunta medesima, adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di industria di concerto con l'Assessore competente in materia di ordinamento degli enti regionali, si provvede alla approvazione dello statuto e della pianta organica provvisoria dell'ARGEA ed alla costituzione degli organi della medesima.

7. Alla copertura dei posti in organico si provvede, in fase di prima attuazione e per una volta sola, mediante concorso per titoli riservato al personale di cui all'articolo 9 comma 1 ed al personale dipendente, con contratto a tempo indeterminato, dalle società interamente controllate dall'EMSA in possesso dei requisiti formativi e di esperienze professionali idonei allo svolgimento delle attività istituzionali dell'ARGEA.

8. All'ARGEA è fatto divieto di partecipare al capitale di rischio in qualunque intrapresa e di concedere finanziamenti o rilasciare garanzie a favore di imprese.

9. L'ARGEA orienta la propria attività in modo tale da non costituire ostacolo alla libera concorrenza entro il mercato dell'offerta di beni e servizi considerati dalla presente legge, anche con riguardo alle attività del lavoro autonomo professionale.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati quattordici emendamenti.

Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). L'articolo 5 è uno dei punti centrali della legge. Sarebbe necessario che il Segretario o il consigliere Segretario non si limitasse a leggere il numero dell'emendamento, ma gli emendamenti li leggesse tenendo anche presente che su questo articolo lei stesso poc'anzi ha annunciato la presenza di una dozzina di emendamenti e lei pensi che, non essendo gli emendamenti disposti in ordine e per articolo, solo la ricerca degli emendamenti comporta un certo periodo di tempo, se poi non si devono neanche leggere, effettivamente il lavoro e l'attenzione non è possibile.

Quindi si chiede che quanto meno gli emendamenti siano letti per intero.

CONCAS (Gruppo Misto) Segretaria. Ho ricevuto disposizioni dal Presidente, se mi viene chiesto di leggere l'emendamento, lo leggo tutto, non ci sono problemi.

PRESIDENTE. Accogliamo la richiesta del consigliere Balletto. Prego segretaria Concas.

CONCAS, Segretaria. Allora continuo con la lettura dell'emendamento numero 26.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 26.

BALLETTO (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 16.

BIGGIO (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis Marco Fabrizio per illustrare l'emendamento numero 1.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, signori rappresentanti della Giunta, l'emendamento che ho presentato intende riferirsi esclusivamente all'eliminazione del punto A del comma 2, laddove l'Agenzia per le Risorse Geologiche Ambientali, chiamata anche ARGEA, prevede di svolgere il servizio geologico regionale; trattasi di un tipo di servizio che non può stare all'interno di un ente regionale, in quanto vi sono delle leggi precise e altre regioni hanno deliberato l'istituzione di un servizio geologico regionale che non può essere collocato in enti regionali stessi, sono autonomi, hanno una loro funzionalità e proprio con legislazione dell'agosto 1998 si è previsto, a livello nazionale, che tutte le regioni ne devono essere dotate.

Il crescente interesse della collettività verso i problemi ambientali obbliga ad una riconsiderazione degli interventi da programmare nel territorio, con particolare riferimento alle opere pubbliche. La scarsa incisività organizzativa della pubblica amministrazione si è finora esplicata con la propensione all'istituzione di vincoli o a governare nell'emergenza, talora con la confusione tra leggi ambientali e paesistiche.

Occorre essere consapevoli che le risorse ambientali costituiscono un prezioso bene economico finito, e che le stesse trasformazioni antropiche non devono essere sempre fortemente penalizzanti. Questi presupposti determinano scelte attente, che influiranno non solo nella trasformazione fisica del territorio, ma anche nella trasformazione culturale della società; l'intero paese, e la Sardegna in particolare, avverte la necessità di un sostanziale mutamento di rotta, nel comprendere e interpretare gli aspetti fisici del modello gestionale delle georisorse.

L'attuale Giunta Regionale e gli Assessori non potranno sottrarsi alle attuali realtà e prospettive offerte dalle scienze della terra; è indubbio che esista un nesso causale tra le carenze geologiche e dissesti territoriali. Occorre quindi perseguire un approccio meno settoriale, rispetto a quello tradizionalmente in uso che tenga conto degli aspetti geologici, naturalistici, estetici della presenza storica e artistica di un territorio.

Queste sono le parole contenute in una mozione che è stata depositata il 1° marzo 1995, il primo firmatario è stato Marco Fabrizio Tunis, cioè l'esigenza di dover creare un servizio geologico regionale meritava già attenzione dal 1995; finalmente, al termine di questa legislatura, si sente il dovere di poterlo portare però creandolo nell'alcova di un ente che è la resurrezione del mostro dalle tante teste.

Con l'emendamento da me presentato, tende a slegare il rapporto ARGEA - Servizio geologico regionale e a prevedere invece, con la presentazione anche dell'emendamento successivo all'articolo 5 bis, perché allora si può capire meglio mettendolo insieme, l'istituzione autonoma del Servizio geologico regionale, provvisoriamente nell'ambito della presidenza della Giunta, ad esso dovrà essere demandato il compito di formulare un parere tecnico di compatibilità geologica in ogni opera pubblica sottoposta a finanziamento regionale, che abbia implicazione diretta o indiretta nella modifica dei parametri geologici del territorio.

Tale struttura tecnica dovrà trovare attuazione, a prescindere dall'attuazione della legge 18 maggio '89 numero 18 "norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo".

In conclusione, la proposta che sottopongo all'attenzione del Consiglio, è una proposta tendente a istituire successivamente, con l'emendamento all'articolo 5 bis, un servizio regionale, oggi non esistente, evitando con l'approvazione invece del punto a) di questo articolo che si crei un Servizio geologico regionale all'interno dell'ARGEA, per cui si sta creando un presupposto negativo e diverso rispetto a quanto hanno operato tutte le altre regioni, specialmente anche quelle a vocazione mineraria, cioè noi lamentiamo che si debba creare il Servizio all'interno dell'ARGEA stessa, mentre ne auspichiamo l'istituzione come un ente regionale autonomo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 29, soppressivo parziale.

BALLETTO (F.I.). Presidente, nell'ordine i sostitutivi parziali vengono discussi prima dei soppressivi?

PRESIDENTE. Io l'ho indicato come soppressivo parziale, forse c'è un errore; sono soppresse le lettere a) e d), quindi è soppressivo parziale.

BALLETTO (F.I.). Però l'emendamento numero 26 è un soppressivo totale.

PRESIDENTE. No, stiamo illustrando l'emendamento numero 29.

BALLETTO (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 17.

BIGGIO (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 30.

BALLETTO (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 31.

BALLETTO (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 32.

BALLETTO (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 34.

BALLETTO (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 27.

BALLETTO (F.I.). L'originaria formulazione del disegno di legge della Giunta prevedeva che l'ARGEA fosse una società per azioni. Noi riteniamo che, ammesso e non concesso che l'ARGEA debba esistere e debba essere istituita e quindi funzionare, possa meglio funzionare se la sua attività è regolamentata dalle norme del diritto privato, e cioè delle norme che nella fattispecie regolano e disciplinano il sorgere e il funzionamento delle società commerciali, e quindi una società per azioni.

Anche perché gli organi amministrativi, quindi gli organi istituzionali della società, sono investiti in maniera più rapida e più imperativa di tutte le responsabilità che possano derivare da un'attività non corretta e non rispondente a quelle che sono le finalità e quindi l'oggetto della società, quindi del soggetto che opera, situazioni che invece nell'ambito del pubblico tendono ad offuscarsi, tendono a permearsi di una logica che poco ha a che fare con l'amministrazione in termini di efficienza e di evitare gli sprechi, in questa convinzione siamo assistiti e siamo confortati dal fatto che tutte le attività che erano rivolte verso il mercato, gestite dall'ente pubblico, o dal pubblico, hanno causato gli sfasci e gli sconquassi che ne sono derivati.

Quindi riteniamo che se ARGEA debba essere, questa può meglio rappresentare le esigenze per le quali sorge se retta ed istituita secondo le logiche privatistiche, disciplinate ovviamente dal Codice Civile e non anche sotto la logica e l'influenza della sfera pubblica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero per illustrare l'emendamento numero 14.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, l'emendamento si illustra da sé, ma va sottolineato con forza che è il Consiglio regionale che deve, su proposta della Giunta Regionale, approvare lo Statuto. Quindi mi riferisco a tutti i Gruppi, a tutti i colleghi, questa è una regola generale, al di là dell'attuale maggioranza o delle prossime maggioranze.

Questo non è un atto da delegare direttamente al Presidente della Giunta regionale, è un atto che spetta a noi e al Consiglio, non c'è da aggiungere altro.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Murgia per illustrare l'emendamento numero 3.

MURGIA (Gruppo Misto). Con questo emendamento si intende porre riparo ad un'anomalia della procedura di formazione del personale dell'ARGEA, che prevede una rigida parificazione delle condizioni per l'accesso all'ARGEA stessa, sia dei dipendenti dell'Ente Minerario Sardo, che hanno svolto comunque esperienze lavorative di tipo molto più omogenee a quelle che l'ARGEA dovrà svolgere in futuro, con quelle di tutti i dipendenti delle società collegate all'Ente Minerario Sardo stesso.

Per cui si rischia di avere una valutazione soltanto dei titoli e non anche dell'esperienza lavorativa condotta negli anni da questi dipendenti; d'altra parte si cerca di ovviare all'inconveniente che lo stabilire una semplice facoltà di opzione per i dipendenti dell'EMSA nel passaggio all'ARGEA, possa collocare nell'ARGEA delle figure che non hanno competenze e titoli specifici per quanto invece l'ARGEA deve fare, stabilendo sostanzialmente una sorta di preferenzialità, a parità di profilo professionale e di titoli, per il personale proveniente dall'Ente Minerario Sardo, ottenendo in questo modo anche di riconoscere il fatto che già comunque il personale dell'Ente Minerario Sardo, avendo svolto dei pubblici concorsi ed essendo già nell'ambito dell'amministrazione regionale, in qualche modo ha diritto ad un riconoscimento di questa funzione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero per illustrare l'emendamento numero 13.

BOERO (A.N.). Presidente, colleghe e colleghi, questo è un emendamento che si ripete ed è uno dei motivi certi, se non accolto, di illegittimità e di ricorso di tanti cittadini che non possono soggiacere ad una situazione anticostituzionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 33.

BALLETTO (F.I.). Questo emendamento ha la sua ragione di esistere nel momento stesso in cui l'Aula dovesse riconoscere all'ARGEA, anziché la veste di ente pubblico, quello di una società per azioni.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 26 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. e Ind.), relatore. Questo, come diceva già il collega Balletto, ovviamente fa riferimento ad un articolo fondamentale, è l'articolo 5 che costituisce l'ARGEA. E' evidente che senza di questo cadrebbe parte fondamentale di questa legge, per cui non può essere accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 16 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Questo è sempre un soppressivo di punti dell'articolo 5, che so che fa riferimento a finalità dell'ARGEA che sono da ritenersi comunque finalità da conservare, per cui non può essere accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. e Ind.), relatore. Sull'emendamento numero 1, che è in qualche modo da ricollegare anche ad altri emendamenti che riguardano il servizio geologico, la Commissione ha lungamente discusso e ha considerato che probabilmente, alla base di questo emendamento e di altri, ci fosse un'interpretazione non adeguata e dei compiti che vengono da questo provvedimento attribuiti all'ARGEA, questa interpretazione potrebbe essere anche indotta dal fatto che si parla nell'articolo 5 e nell'articolo 5 bis di servizio geologico, mentre invece all'ARGEA sono affidati soltanto compiti di ricerca di tipo conoscitivo, di raccolta, di archiviazione e di documentazione nel settore geominerario e geologico.

Pertanto si è ritenuto di proporre al Consiglio un ordine del giorno, nel quale si impegna la Giunta ad adottare le misure necessarie per istituire un servizio geologico con competenze di vigilanza, di controllo, di allertamento, di polizia amministrativa e quant'altro, considerando che all'ARGEA vengono affidati soltanto compiti di carattere tecnico - scientifico e non tecnico - amministrativo.

Allora l'ipotesi che la Giunta suggerisce, se il Consiglio è d'accordo, se il presentatore Tunis è d'accordo, che al punto A dell'articolo 2 "Servizio geologico" può essere sostituito con "ricerca geologica"; così anche nell'articolo 5 bis successivamente il termine "servizio" dovrebbe essere sostituito dal termine "ricerca". E questo renderebbe in maniera corretta ed adeguata il senso dei compiti che sono attribuiti all'ARGEA.

Per cui la Commissione propone di non accogliere l'emendamento, ma propone di considerare la possibilità che "servizio geologico" possa essere riscritto come "ricerca geologica".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 29 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. e Ind.), relatore. Questo emendamento, come altri precedenti, tende a sopprimere alcuni dei compiti e delle attività dell'ARGEA, non può essere accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 17 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Il 17 può essere accolto perché la soppressione delle parole "forniture di" non comporta alcun problema.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 30 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Questo non può essere accolto, non si capisce perché non dovrebbe essere consentito ad enti pubblici di richiedere all'ARGEA, che a sua volta è un ente pubblico, di fornire eventuali servizi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 31 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Non può essere accolto anche in questo caso, perché si chiede la soppressione di un comma che invece si ritiene fondamentale ai fini dell'articolo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 32 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Per la stessa ragione di prima non può essere accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 34 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. E` esattamente come prima.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 27 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Questo non può essere accolto, perché se fosse accolto addirittura dovrebbe cambiare almeno tre quarti della legge.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 14 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Lo Statuto è certamente un atto interno, fondamentale, ma è un atto interno all'ente, pertanto non è certamente da attribuire come compito al Consiglio regionale, per cui non può essere accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 3 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. L'emendamento numero 3 fa riferimento a un problema che la Commissione ha discusso già in più occasioni, ma alla fine la dicitura che è stata prevista nel comma 7 dell'articolo 5 del provvedimento in discussione è quella che è risultata congrua rispetto ai rilievi formulati dal Governo, e si ritiene di non doverla modificare in nessuna misura, proprio per evitare di incorrere eventualmente nel pericolo di nuovo rinvio. Solo per questa ragione non si ritiene di poterlo accogliere.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 13 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Questa questione è stata esaminata attentamente già col Governo nazionale, il quale comprende benissimo le ragioni che hanno portato e portano, nel provvedimento, a considerare che soltanto in prima attuazione si faccia ricorso a una selezione riservata, a personale che è munito di titoli, a personale che è già dipendente a tempo indeterminato dell'EMSA o delle società interamente controllate dall'EMSA. D'altra parte questa scelta risponde a una scelta di buona amministrazione, perché comunque si tratta di personale che dovrebbe essere mantenuto in carica alla Regione. Per cui questo emendamento non può essere accolto e in ogni caso anche il provvedimento e la misura ...(?) del provvedimento è stata anche già autorizzata per via informale dal Governo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione sull'emendamento numero 33 ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa.

LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind.), relatore. Questo è legato all'emendamento che prevede per l'ARGEA di farne una società per azioni, se non ricordo male, quindi non può essere accolto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

PINNA, Assessore dell'industria. La Giunta condivide le osservazioni fatte dal relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Presidente, colleghe e colleghi, devo osservare con piacere che almeno a livello procedurale il relatore, il collega La Rosa, qualcosa dice, anche se non accoglie. E' un modo diverso di lavorare, quanto meno un modo procedurale accettabile: al contrario di quanto quasi sempre è accaduto, tutto ciò che viene dalla opposizione, salvo rarità, non solo non si commenta, non si argomenta, ma eravamo abituati a sentirci dire "non si accoglie", punto e basta.

Osservato ciò, per dare a Cesare quello che è di Cesare, per quanto concerne l'emendamento numero 14, il relatore dice che lo Statuto è un atto interno e in quanto tale non è di pertinenza dell'Aula. Sono le testuali parole pronunciate poc'anzi dal relatore. Se questa osservazione fosse pertinente, reale, in quanto atto interno non è neanche di pertinenza del Presidente della Giunta. Allora lo Statuto chi lo determina?

Qui non stiamo parlando di bruscolini, stiamo cercando di riformare nella sostanza uno Statuto e un modo di procedere che nel passato, in mani dei padroni del vapore, chiunque essi fossero, ha provocato danni, solo danni riconosciuti da tutti. Lo Statuto per questo motivo e per la sovranità di questo Consiglio deve essere del Consiglio e non in mano del Presidente della Giunta di turno, chiunque esso sia.

Per quanto concerne l'emendamento 13, posto che è stato oggetto di rigetto, sembra un gioco di parole, per illegittimità, oggi vengo a sapere dal relatore che si è trovato un accordo col Governo amico e per le vie informali - testuali parole del relatore La Rosa - si riesce, in ipotesi, a superare una illegittimità.

Questo è uno scandalo nello scandalo, sia che sia vero, sia che non sia vero! Perché un governo nazionale che respinge una norma illegittima, poi per le vie formali, chissà su quali sollecitazioni, riapprova la stessa norma illegittima, certamente ci saranno varie organizzazioni di cittadini che hanno tutto il sacrosanto diritto di riaffermare la legittimità, e quindi sarà oggetto di ogni tipo di ricorso in ogni sede immaginabile e possibile.

Questa risposta, comunque vada la votazione, è scandalosa!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Sull'emendamento numero 26. La legge di riforma parte da un presupposto fondamentale e irrinunciabile: porre rimedio a una continua emorragia di pubblico denaro (non meno di qualche migliaio di miliardi, nel periodo), causata da un potere politico che l'ha voluta e l'ha alimentata nel tempo con scelte azzardate e, a dir poco, irresponsabili.

Altra fondamentale esigenza da tutelare sarebbe quella di salvare ciò che di buono esiste nel settore, poco, per la verità, se si considera che non vi è società del Gruppo che chiude il proprio bilancio con utili (questa mattina, in discussione generale, il collega Casu ha dato i conti e il collega Lippi ha pure ribadito questo aspetto); nonché quella di salvaguardare il diritto dei lavoratori a mantenere l'occupazione.

Questa esigenza di salvaguardare il diritto dei lavoratori all'occupazione era prevista nell'articolo 10 della legge, ma, l'articolo 10 della legge è stato soppresso e nei motivi del rinvio, alla lettera c): "Le disposizioni di cui all'articolo 10, miranti ad incentivare l'esodo ed il reimpiego dei lavoratori dell'EMSA e delle società direttamente o indirettamente controllate, esulano dalla competenza regionale".

Allora, se questa era una delle esigenze della riforma, che era quella di salvaguardare il personale dipendente (per "personale dipendente" intendo riferirmi agli operai, non certamente ai livelli dei funzionari e dei dirigenti), con la soppressione dell'articolo 10 viene meno, perché tutte quelle misure previste, gli incentivi alle imprese che attraverso la privatizzazione assumevano il personale, gli incentivi ai dipendenti per la mobilità lunga, per le forme di autoimpiego, o che dir si voglia, vengono tutte meno, non sono più previste in legge, per cui, questi lavoratori rimangono ancora nel sistema EMSA, ed ecco forse il motivo per il quale il termine di 18 mesi da perentorio è diventato elastico, fino a perpetuare all'infinito la posizione, perché c'è proprio l'esigenza di mantenere nel sistema questo personale. Però, quando andremo a vedere l'articolo 9, vedremo che i dirigenti, la maggior parte dei quali, o buona parte dei quali, o alcuno dei quali, sono responsabili dello sfascio, perché hanno assecondato le volontà politiche che in quella direzione li hanno mossi, eppure, ricordiamoci che erano amministratori anche di società private, e quindi, devono prima di tutto rispondere agli obblighi che derivano dalla legge e che sono imposti agli amministratori prima ancora che al potere politico protervo e prevaricante, questi soggetti sono, invece, tutelati, e non vi è consigliere della sinistra che non perda occasione per trovare situazioni che agevolino ancora di più questa loro situazione.

Per carità di Dio, non si vuole con questo negare il posto di lavoro a chi ce l'ha, però, è anche vero che nel mondo normale, nel mondo dell'impresa normale, nel mondo che si confronta, quando un'azienda è in difficoltà - purtroppo - patiscono tutti, e non solamente i proprietari, non solamente gli operai, ma anche i dirigenti e i funzionari. Due pesi e due misure! Forse perché, evidentemente, il collegamento tra potere politico e dirigenti è molto più immediato e più diretto di quanto non possa essere tra potere politico ed operai. In buone parole: i voti forse si controllano meglio nei rapporti con i dirigenti ed i funzionari, piuttosto che con gli operai.

Questi obiettivi, nobili, della riforma possono raggiungersi solo a condizione che esista una vera volontà di rimuovere le cause che hanno causato il dissesto. Occorre, in primo luogo, far sì che la Regione esca definitivamente dal sistema che la vede coinvolta e rinunci ad esercitare, su un settore che è stato sottratto a iniziativa privata, la propria dominante sfera d'influenza.

Ogni riforma che di fatto dissimula questa necessità, non è una vera riforma, poiché non affronta i problemi, anzi, li ingigantisce facendo sì che nel breve periodo essi si manifestino in maniera esplosiva per le più sempre gravi implicazioni di carattere sociale che necessariamente comporteranno. La sensazione, per non dire la certezza, è che l'intero impianto della legge non voglia eliminare le cause del disastro e che la riforma abbia finalità perpetuatrici dell'esistente.

L'EMSA, infatti, al di là dell'enunciazione dell'articolo 6, non si estingue, o quanto meno, non cesserà in tempi brevi, ed i tempi brevi che erano stati previsti in un anno e sei mesi sono stati cancellati con l'emendamento dell'articolo e di quel comma, da parte della Commissione. Come ho detto stamani, a distanza di poco meno di tre mesi, la Commissione ha invertito la rotta di 180 gradi e quindi va in direzione completamente opposta.

La sua azione, cioè quella dell'EMSA, infatti non è solamente rivolta alla mera attività di realizzo dell'attività e all'estinzione delle passività, ma sovrintende ad altre operazioni quali quella della costituzione attraverso la fusione o l'incorporazione di società del gruppo, cosa gravissima già avvenuta, e questa mattina il collega Lippi ha stigmatizzato questo fatto, perché, ancorché la legge di riforma non fosse stata ancora approvata, il consiglio di amministrazione dell'EMSA ha disposto la fusione per incorporazione delle tre principali società che portano perdite al bilancio del gruppo e quindi emorragia di risorse alle casse regionali, hanno già costituito l'Igea. Questa società ha lo scopo di favorire l'immediato reimpiego dei lavoratori non ricollocati. Però, in una Sardegna, in una Italia che va verso l'Unione Europea e quindi, verso il mercato unico e globalizzato, dove la Commissione europea non perde occasione per promuovere azioni di responsabilità per infrazione delle norme comunitarie, come è mai possibile che una società a prevalente, a totale capitale pubblico, possa funzionare con commesse e con lavori che le vengono garantiti esclusivamente e totalmente da parte del pubblico?

Per quale motivo le imprese, le altre imprese che si confrontano ogni giorno con il mercato, non possono e non devono concorrere per avere l'assegnazione e l'aggiudicazione dei lavori riguardanti la messa in sicurezza dei territori devastati da un'azione irresponsabile dell'EMSA e delle società controllate, e questo deve essere riservato esclusivamente ad un mostro che nasce per partogenesi da società che già facevano parte del gruppo EMSA.

Se poco poco si riflettesse su queste verità e non si fosse mossi da interessi certamente non nobili, probabilmente poiché l'intelligenza qua dentro non manca a nessuno, e si volesse realmente fare l'interesse della nostra gente, della gente amministrata, in questa direzione probabilmente non si muoverebbe nessuno.

Veniamo all'ARGEA: l'ARGEA nasce come ente di diritto pubblico e non più come società per azioni, com'era stato più correttamente previsto nel disegno di legge della Giunta, la quale non è altro che un doppione dell'EMSA, o quanto meno è un doppione dell'EMSA al quale è stata tolta la possibilità, di non poco conto, per la verità, di poter assumere partecipazioni in altre società e di creare società essa stessa. Nella sostanza è un doppione che ha, tra le altre cose, ingigantito, poiché alle originarie funzioni che spettavano a questo soggetto, la legge così com'è stata licenziata in un primo momento dalla Commissione e com'è stata ripartorita in questo secondo esame, attribuisce nuovi e delicati compiti, invadendo sfere di competenza altrui e dando luogo ad inevitabili conflitti con altri organismi regionali. Significative ed esaustive sono in proposito le considerazioni fatte dall'Ordine dei geologi della Sardegna, che abbiamo avuto modo di commentare nella precedente occasione, ma, che si è rifatta sotto nel momento in cui, all'articolo 5, alla lettera a) si rimanda all'articolo 5 bis per le competenze dell'ARGEA in esclusiva, relative all'istituendo Servizio geologico regionale. Parleremo anche di questo quando arriveremo all'articolo 5 bis.

Attraverso l'ARGEA, quindi, si tengono in piedi le attività che il degenerato sistema aveva riconosciuto alle società di ricerca, di consulenza e di progettazione, la cui più deleteria espressione è rappresentata dalla Progemisa, la quale altro non è che il principale artefice dello sfascio del settore.

Sopravviverà all'EMSA, oltre essa stessa, questo nuovo soggetto di diritto privato l'Igea e l'ARGEA, con compiti e funzioni che invadono sfere di competenza altrui, che limitano e violano il principio della libera concorrenza e, statene pur certi, che in relazione a quel fatto lì, arriveranno le infrazioni comunitarie.

Questa, signori, non è una riforma, e se questo articolo passerà, così com'è stato concepito, ulteriori e gravissimi danni cascheranno sulla testa degli incolpevoli sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (Progr. Fed.). Anche quando si portano argomentazioni un po' valide, quando non si difetta ma si va in eccesso, si rischia di perdere la causa. Questo è per il collega Balletto.

Intervengo per porre due questioni. Una più in generale, che pongo oggi a nome anche un po' della Commissione quinta che abbiamo posto anche in un documento che arriva fuori tempo massimo rispetto alla legge che stiamo affrontando, ma, che è utile (questo lo faccio alla presidenza) per il seguito, per il proseguo di questa legislatura per altri provvedimenti e altri progetti di legge.

La costituzione di un ente come l'ARGEA che ha competenze in materia di ambiente e di ripristino ambientale, secondo noi avrebbe dovuto comportare anche un coinvolgimento della quinta Commissione che, in materia di ambiente, ha competenza primaria.

Non solo non siamo stati coinvolti, ma non è stato neppure acquisito un parere dalla Commissione che ha competenza in materia di ambiente. Ritengo che lo stesso errore non vada commesso, visto che sono giacenti in prima Commissione altri progetti di legge che interessano settori importanti della politica ambientale, penso alla riforma dell'intervento pubblico nel settore forestale, penso alla stessa modifica della legge 26, tutte interessanti il settore ambientale, che si possa discutere e concludere all'interno esclusivamente della Commissione riforme e all'interno della Commissione prima, ma vada coinvolta direttamente la quinta Commissione che ha competenza in materia di ambiente e che, per quanto riguarda l'ARGEA, sicuramente non è stata coinvolta.

La seconda questione che pongo è questa. Tra la prima approvazione e l'attuale discussione della legge, in questo Consiglio c'è stato qualcosa, cioè l'approvazione di progetti di legge, di disegni di legge, poi oggi diventati legge - con l'annuncio del Presidente - che riguardano il personale.

Devo dire che io personalmente, lo voglio confessare, provo un po' d'imbarazzo e una certa incoerenza. Sono intervenuto in quel dibattito sul personale, contro alcuni emendamenti dei colleghi del centro destra qui presenti, che erano tendenti a introdurre, a far sì che venisse esteso ai dipendenti dell'Azienda foreste demaniali, (che è un organo amministrativo della Regione) del Consorzio per la frutticoltura di Cagliari e Sassari, dei consorzi Iacp, il trattamento dei dipendenti regionali.

In quell'occasione, io pur essendo uno che proviene dal sindacato e che seguiva direttamente quei lavoratori, e pur avendo avuto qui la pressione di quei lavoratori, di quella categoria di lavoratori che già lavorano all'interno degli uffici dell'amministrazione regionale, e per i quali ci sono state anche delle sentenze della Corte di Cassazione che riconoscevano un rapporto di pubblico impiego all'amministrazione regionale, io ho sostenuto la tesi che era legittimo, corretto e politicamente giusto che comunque venissero mantenuti almeno nel rapporto contrattuale privatistico, così come erano previsti dalle leggi regionali precedenti, in quanto, anche quelle sentenze della Corte Suprema di Cassazione sostenevano la legittimità dell'essere pubblico dipendente e di avere una disciplina contrattuale previdenziale privata; sostenni questa tesi - ripeto - pur essendo "tirato per la giacca" da ex colleghi che lavoravano nel sindacato e da quei lavoratori, perché ritenevo che la tendenza non dovesse essere quella di continuare a inglobare personale nell'amministrazione regionale ma, possibilmente, quella di introdurre il diritto privato dove vi era già il diritto pubblico.

Devo dire sinceramente che avrò molta difficoltà a spiegare a quei lavoratori che operano e lavorano alle dipendenze dell'amministrazione regionale e che hanno una disciplina contrattuale privatistica come quella degli impiegati e dei tecnici forestali, come quella degli operai forestali, del Consorzio per la frutticoltura e dello IACP, che questa coerenza che noi abbiamo dimostrato e per la quale abbiamo avuto anche il coraggio di scontrarci in aula nel passato provvedimento, non la dimostriamo altrettanto con gli ultimi arrivati che sono i lavoratori dell'EMSA e delle società controllate dall'EMSA.

Questa incoerenza, sinceramente la voglio rilevare perché a me personalmente mi crea non poco imbarazzo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento dell'onorevole Marrocu mi ha sollecitato a intervenire perché credo che ci sia abbastanza confusione e che da questo derivi un dibattito, che mi sembra eccessivo, su questo articolo 5 e poi, credo, sul connesso articolo 5 bis.

Si può discutere se sia opportuno istituire o meno l'ARGEA ma, se viene istituita, chiaramente occorre anche darle dei compiti che non si limitano a quei compiti che l'EMSA doveva fare e che poi, magari, ha fatto fare a qualche società collegata, e che non sono compiti di valenza economica, perché chiaramente l'ARGEA è un ente pubblico che non esercita alcuna attività economica e non può assumere alcuna partecipazione.

Detto questo, credo che la discussione potrebbe sintetizzarsi; è opportuno che venga o meno istituita l'ARGEA, ma se si opta per l'istituzione di un ente che conservi comunque un intervento della regione, non nel settore minerario come settore economico, ma nel settore minerario come conoscenze, come studi, come attività amministrativa, io credo che l'ARGEA, a questo punto vada fornita di effettivi compiti e, siccome c'è un compito che l'amministrazione ha regolarmente trascurato pur essendosene occupata nel 1951, ed è il compito di servizio geologico, è opportuno che questo compito venga conferito.

Ma, questo compito non può entrare in conflitto con quelle esigenze che vi sono di tutela dell'ambiente e che formano il grosso dell'oggetto del servizio geologico nazionale, che non fa solo compiti di ricerca, ma fa praticamente un compito di programmazione relativo ad attività di protezione civile.

E` chiaro che questo compito deve restare alla Regione, ma per questo chiaramente i numerosi componenti della Commissione hanno firmato per chiarire l'effettiva volontà del Consiglio che, peraltro, risulta chiara dagli articoli 5 e 5 bis, e da un ordine del giorno, che è il numero 2, che fornisce un'interpretazione autentica e richiama comunque la Regione ad esercitare in proprio quei compiti legati all'ambiente, alla protezione civile che, chiaramente, presuppongono anche poteri di polizia, poteri autoritativi nei confronti dei privati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.

TUNIS Marco (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il mio intervento precedente era incentrato su articoli che avevano un certo senso, quindi, il sottoscritto non era a conoscenza delle discussioni che sono avvenute in Commissione, del fatto che sono incorsi in un errore nel momento in cui hanno intitolato l'articolo 5 bis "Servizio geologico regionale", perché se non si da senso alle parole è una cosa, ma se noi le mettiamo insieme "Servizio geologico regionale" significa istituzione di un servizio, che è geologico e che è regionale.

Quindi, a un certo punto, era logico che io potessi presentare un emendamento di quel tipo all'articolo 5 bis e, conseguentemente, intervenire al punto a) prevedendo l'abolizione, laddove si prevedeva l'attività di servizio geologico regionale stesso.

Ora, sulla scorta delle puntualizzazioni che ha fatto il relatore, sul fatto che dal punto di vista privato, cioè personalmente ho avuto una chiacchierata con il Presidente della Commissione stessa che io gradirei che confermasse in aula queste osservazioni che mi ha portato, sul fatto poi che è stato presentato un ordine del giorno di cui non ero a conoscenza nel momento in cui ho presentato l'emendamento stesso, e per cui io senza quell'ordine del giorno dovevo rimanere fermo sul fatto che desideravo che si creasse il Servizio geologico regionale, non all'interno di un ente regionale stesso o all'interno di un'agenzia, perché altrimenti questa ARGEA diventava una e trina, cioè ente regionale, agenzia ed anche servizio regionale! Ma stiamo scherzando! Cioè, quindi, era il "mostro dalle tre teste"!

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(segue Tunis Marco.) Era specificare che a un certo punto poi, sulla scorta di una discussione avvenuta in Commissione di cui non ero a conoscenza e a cui non ero stato invitato a parteciparvi, hanno fatto anche un ordine del giorno teso a finalizzare l'istituzione di un Servizio geologico regionale, sulla scorta anche della legge 101 che abbiamo da poco approvato e che il Presidente della Regione ci ha comunicato ufficialmente che è diventata legge, e quindi, laddove si prevede che l'istituzione dei servizi è delegata addirittura alla Giunta stessa, ne viene di conseguenza che non occorre una legge regionale apposita per istituire il servizio stesso.

Sulla scorta di tutte queste osservazioni, mi porta a ritirare quello che io ho presentato, purché, quanto meno, se io ho pensato una certa materia, ho avuto un certo indirizzo, questa mia opera debba essere consacrata, quanto meno firmando quell'ordine del giorno, da cui risulti che anch'io vi ho potuto partecipare, essendo stato un atto successivo alla presentazione dei miei emendamenti.

Tutto ciò premesso, ritengo di dover ritirare i miei emendamenti qualora qui si accettasse che io sia firmatario di quell'ordine del giorno, perché altrimenti ne avrei un ruolo svilito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Concordo con la prima parte delle osservazioni del collega Marrocu, relativamente al lavoro congiunto che le commissioni devono fare soprattutto sulle leggi di riforma. Per quanto attiene il disegno di legge della Giunta di riordino dell'Azienda foreste demaniali, abbiamo già deliberato in Commissione di chiedere il parere di merito alla quinta Commissione, quindi, sostanzialmente, significa che concordiamo con quanto esposto dal collega Marrocu stesso.

Sul punto sollevato dal collega Marco Tunis: dico semplicemente che nell'intendimento della Commissione che ha lavorato alla riscrittura dell'articolo 5, è chiaro che non si vuole, non si pensa di istituire il servizio geologico regionale inteso come servizio dell'amministrazione da dislocare poi successivamente presso l'ARGEA. Il ragionamento è abbastanza lungo e complesso, e per risolvere questo problema, anche a seguito della nota presentata dall'ordine dei geologi (che abbiamo ricevuto tutti, non l'hanno ricevuta soltanto una parte dei consiglieri) noi abbiamo ritenuto opportuno predisporre un ordine del giorno che specifica con molta precisione quello che c'è da fare in relazione all'istituzione del servizio geologico regionale.

Per quanto attiene, quindi, la questione dell'ordine del giorno, credo che sia senza alcun dubbio da accogliere la proposta dal collega Tunis di firmare, insieme ai colleghi della Commissione, l'ordine del giorno che è stato depositato, che è appunto un ordine del giorno presentato dalla Commissione nella sua interezza senza esclusione di alcun commissario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.).Chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 26

Votazione segreta

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 26.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 64

Votanti 64

Maggioranza 33

Favorevoli 33

Contrari 31

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LADU - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRAS - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRAS - PITTALIS - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Il Consiglio ha approvato l'emendamento soppressivo totale dell'articolo 5, il che implica automaticamente che la discussione di tutti gli altri emendamenti relativi all'articolo 5 non avrà luogo perché decadono con l'articolo. Sul piano formale anche l'emendamento 33 di natura aggiuntiva, data la sua natura, essendo aggiuntivo ha un comma e decade automaticamente.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.

LA ROSA (G.D.R.I ed Ind.),relatore. Dato l'esito della votazione c'è l'esigenza (che io avverto) di un riordino di tutti gli emendamenti ed anche delle decisioni prese in Commissione, quindi ritengo che sarebbe necessaria una sospensione di almeno 30 minuti.

PRESIDENTE. L'onorevole La Rosa, in qualità di relatore, alla luce della soppressione di questo articolo, ritiene che siano mutate le condizioni anche relative agli altri articoli e chiede (come tante volte è stato fatto) una sospensione di mezz'ora dell'ordine dei lavori, questo è il senso della richiesta.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, nessun problema sulla richiesta del collega La Rosa; vorrei però che il Presidente chiarisse quali emendamenti, o se tutti gli emendamenti per i quali si è svolta la discussione sono decaduti. A me interessa soltanto sapere ciò.

PRESIDENTE. Il Presidente ha già chiarito che tutti gli emendamenti relativi all'articolo 5, anche il 33 di natura aggiuntiva, decadono automaticamente.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, intervengo per dire che sono d'accordo con la richiesta dell'onorevole La Rosa, e per chiedere anche che, naturalmente, la Commissione possa riunirsi immediatamente per poter procedere all'esame di questa situazione e organizzare i lavori. Credo che la sospensione di mezz'ora sia un termine troppo ristretto, pertanto io chiederei la sospensione di almeno un'ora.

PRESIDENTE. Mi pare che la richiesta sia giustificata.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, l'ARGEA era uno dei punti fondamentali della legge. Per esempio, è chiaro che con la bocciatura dell'articolo 5 cade il 5 bis, cadono o comunque vanno riveduti numerosi commi. A questo punto è chiaro che la Commissione debba preparare un nuovo testo di tutti gli articoli, per cui, chiedo non la sospensione di un'ora, che tecnicamente non serve, ma il rinvio del Consiglio a martedì.

PRESIDENTE. La Presidenza è aperta a tutte le proposte come è suo dovere. Ci sono due proposte in campo: una che consiste nell'aggiornare i lavori alle ore 20; un'altra, che è stata formulata testé dall'onorevole Bonesu, che invece chiede di aggiornare i lavori a martedì della prossima settimana.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, intervengo per chiedere la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Convoco una Conferenza dei Capigruppo, con mio sommo piacere.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 57, viene ripresa alle ore 19 e 40.)

PRESIDENTE. Sentita la Conferenza dei Capigruppo, dopo lunga e proficua discussione, i lavori dell'Aula sono aggiornati a giovedì della prossima settimana, alle ore 17, mentre la Commissione è convocata per martedì.

La seduta è tolta alle ore 19 e 42.