Seduta n.204 del 14/07/2006 

CCIV SEDUTA

VENERDI' 14 LUGLIO 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 29.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 31 maggio 2006 (198), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Carmelo Cachia, Antonio Cappai, Giuseppe Fadda, Raimondo Ibba e Luciano Uras hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 14 luglio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sul marchio "South of Sardinia" promosso dagli aerei Hapag Lloyd e sulla partecipazione della Regione a questa iniziativa". (535)

"Interrogazione Sanna Matteo - Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'operatività del Comitato misto paritetico per le servitù militari". (536)

"Interrogazione Pisu - Lanzi - Uras - Fadda Giuseppe - Davoli - Licheri, con richiesta di risposta scritta, sulla proposta di istituzione dell'Ispettorato ripartimentale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale nella Provincia del Medio Campidano". (537)

"Interrogazione Marracini, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione del reparto di chirurgia generale dell'Azienda ospedaliera Brotzu". (538)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'attuazione e completamento del progetto "Le biblioteche carcerarie in Sardegna"". (539)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rimborso dei danni provocati dalla virosi gialla del pomodoro". (540)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sui contributi per l'acquisto di decoder set-top-box da utilizzare per la ricezione del segnale televisivo digitale terrestre". (541)

"Interrogazione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla destinazione e utilizzo dei fondi derivanti dalla tassa regionale sulla caccia". (542)

"Interrogazione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'assegnazione di mezzi per la protezione civile e il servizio antincendio" (543)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'accordo di collaborazione sottoscritto dalla Regione con la società Eutelsat". (544)

"Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sui notevoli ritardi nell'avvio dei lavori di realizzazione del primo tratto del nuovo tracciato della statale 128 "Centrale sarda" (Monastir-Sorgono-Nuoro) e sul persistere del grave stato di pericolo e di impercorribilità dell'attuale tracciato". (545)

"Interrogazione Cherchi Silvio, con richiesta di risposta scritta, sul mancato funzionamento degli impianti di condizionamento del poliambulatorio e dell'ospedale San Giuseppe di Isili". (546)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla mancanza di un asilo nido nella sezione femminile della Casa circondariale di Buoncammino a Cagliari". (547)

"Interrogazione La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Petrini - Licandro - Rassu - Pili - Sanciu, con richiesta di risposta scritta, sui criteri e modalità di concessione e rendicontazione dei contributi a favore delle scuole dell'infanzia non statali anno 2006/2007". (548)

"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sulle nuove immissioni in ruolo del personale della scuola". (549)

"Interrogazione Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di crisi della società sarda per l'informatica Krenesiel, società fondata nel 1987 dal Gruppo Banco di Sardegna". (550)

"Interrogazione La Spisa - Sanciu - Contu - Sanjust - Petrini, con richiesta di risposta scritta, sulle quote che gli agricoltori devono corrispondere al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale per il consumo dell'acqua a scopi irrigui". (551)

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata convocazione del comitato paritetico per il monitoraggio del servizio di trasporto aereo in regime di continuità territoriale". (552)

"Interrogazione Sanciu, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione dell'istruttoria delle pratiche di agevolazione finanziaria presentate ai sensi della legge regionale 19 ottobre 1993, n. 51". (553)

"Interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sui danni ambientali nell'area boschiva dell'Azienda foreste demaniali di Castiadas". (554)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'inserimento negli organici della Regione delle figure professionali impegnate nel Centro tutela e restauro dei beni librari". (555)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo avuto dal Presidente della Regione nell'apertura del centro di ricerca e sviluppo della società Telit Communications presso il campus di Tiscali a Sa Illetta". (556)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Mozione Davoli - Uras - Pisu sul sistema idrico regionale, sulla necessità di una nuova legislazione per una gestione pubblica dell'acqua, sui criteri per la nomina del consiglio di amministrazione di Abbanoa Spa e sulla stabilizzazione immeditata e con procedure trasparenti dei lavoratori precari". (79)

"Mozione Davoli - Uras - Pisu sul sistema delle incentivazioni pubbliche alle imprese in Sardegna previsto dalle vigenti normative nazionali, regionali e comunitarie, in relazione alle notizie di illeciti nell'impiego delle relative risorse finanziarie". (80)

"Mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme ed Arbatax". (81)

Continuazione della discussione della mozione Sanjust - La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pili - Rassu - Sanciu sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio (76)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 76. Poiché è stato presentato in questo momento un ordine del giorno unitario, sospendo la seduta per cinque minuti per consentirne la riproduzione e distribuzione.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 35, viene ripresa alle ore 10 e 47.)

PRESIDENTE. Colleghi, è stato distribuito l'ordine del giorno numero 1, firmato da tutti i Gruppi politici del Consiglio regionale, quindi largamente unitario, così come unitaria è stata ieri la discussione della mozione.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

ORDINE DEL GIORNO SANJUST - LA SPISA - MARROCU - BIANCU - ARTIZZU - LICHERI - PISANO - CAPELLI - BALIA - PORCU - PITTALIS - ATZENI - CALIGARIS sulla necessità di ottenere per la Sardegna l'esenzione dal pagamento delle somme dovute al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONE del dibattito sulla mozione n. 76 del 27 giugno 2006 concernente il canone annuo versato dalla Regione al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio e udite le dichiarazioni rese dall'Assessore della difesa dell'ambiente;

PREMESSO che:

- il comma 1 dell'articolo 16 della sezione III dell'allegato al Codice, decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, meglio noto come Legge Gasparri, prevede un "Contributo annuo relativo alla concessione del diritto d'uso delle frequenze utilizzate per l'impianto e l'esercizio di collegamenti radio per il servizio mobile terrestre";

- l'Assessorato della difesa dell'ambiente nell'anno in corso avrebbe già versato al Ministero delle comunicazioni canoni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione, nel settore dei servizi antincendio e per il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, per una somma di circa 501.092,65 euro, importo presumibilmente in acconto sul presunto totale da versare per l'intero anno;

- le medesime frequenze sono in uso al Corpo forestale dello Stato, senza che quest'ultimo versi un euro al Ministero delle comunicazioni;

CONSIDERATO che:

- il comma 2 dell'articolo 32 dell'allegato al Codice di cui in premessa stabilisce che la Regione Valle d'Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano sono esentate dal pagamento dei contributi previsti dalla Legge Gasparri, relativamente all'esercizio dei collegamenti radio utilizzati a fini di protezione civile e di attività antincendio, secondo quanto previsto al comma 2 dell'articolo 96 della Legge n. 342 del 2000;

- in tale elenco non compare la Sardegna, pur essendo questa una Regione a Statuto speciale e che, più di altre, patisce la piaga degli incendi estivi che devastano il territorio con gravi danni all'ambiente e all'economia;

VERIFICATO che le somme versate al Ministero delle comunicazioni risultano essere un canone salatissimo per la casse della Regione, che un'altra Regione e le due Province autonome trattengono in quanto esentate dal pagamento,

impegna il Presidente della Regione e l'Assessore competente

ad attivare tutte le procedure necessarie affinché la Regione autonoma della Sardegna venga esentata dal pagamento delle somme dovute al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione. (1).)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Appoggia la richiesta l'onorevole La Spisa.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, che sostituisce la mozione numero 76.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il presidente Soru e il consigliere Manca hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Calledda - Capelli - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni -Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Soru - Uggias - Vargiu.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 68

votanti 67

astenuto: 1

maggioranza 34

favorevoli 67

(Il Consiglio approva).

Dichiarazioni del Presidente della Regione sulla nuova intesa istituzionale di programma fra il Governo della Repubblica e la Regione sarda, con particolare riguardo alla questione delle entrate regionali

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio proseguono in seduta straordinaria, richiesta dal Presidente della Regione, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, per rendere dichiarazioni sulla nuova Intesa istituzionale di programma fra il Governo della Repubblica e la Regione sarda, con particolare riguardo alla questione delle entrate regionali, come risulta dall'ordine del giorno inviato a tutti i Gruppi.

Ricordo che il Presidente della Regione ha a disposizione venti minuti per rendere le sue dichiarazioni, dopo di che si apre il dibattito, nel quale ciascun consigliere può intervenire per un massimo di dieci minuti.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, vi ringrazio per avermi permesso di fare queste dichiarazioni. Ho ritenuto di intervenire qui in Consiglio per rendere edotti i consiglieri sullo stato del confronto con il Governo.

Come tutti sappiamo c'è stato un momento che ha visto, direi quasi per intero, la politica sarda, il Consiglio regionale, le autonomie locali e anche le parti sociali, i sindacati, le organizzazioni datoriali, insomma l'opinione pubblica e l'intero popolo sardo partecipare attivamente a un confronto col Governo nazionale su temi che abbiamo ritenuto tutti di interesse decisivo per la nostra regione. Dopo la tornata elettorale e l'insediamento del nuovo Governo nazionale, che ha iniziato ormai pienamente la sua attività, è necessario che il Governo regionale ripresenti, con la stessa determinazione, le questioni che erano già state sollevate e per le quali si era avviato un confronto per l'individuazione di possibili soluzioni.

Già in un'altra occasione ho avuto modo di avvisare il Consiglio di un mio incontro col presidente Prodi, il sottosegretario Letta e alcuni ministri. Ho preferito, nel ricordare le diverse questioni che restano aperte, in primo luogo la questione delle entrate, ma anche quella sulle servitù militari, sui beni demaniali e altre ancora, chiedere al Governo di inserire la discussione su questi argomenti in un quadro di riferimento che desse un senso di completezza e unitarietà a un progetto di soluzione delle principali questioni aperte. Ho chiesto, quindi, al Presidente del Consiglio di firmare un documento concernente la riscrittura dell'Intesa istituzionale di programma del 1999, in parte attuata e in larga parte non ancora attuata, che ha scontato forse il fatto di essere la prima Intesa firmata dal Governo e per questo prevedeva delle modalità di attuazione non particolarmente facili e veloci. Naturalmente quella Intesa era stata firmata in un altro contesto, direi, in un'altra situazione storica ed economica, anche per lo Stato, e con una diversa consapevolezza dei problemi. E' assolutamente necessario, quindi, pur ribadendo la validità e l'importanza di quella Intesa istituzionale, riconsiderare oggi i punti che sono importanti per la nostra Regione, magari individuandone pochi e stabilendo con maggiore precisione le modalità operative che possono portare immediatamente al risultato che ci aspettiamo.

Ho chiesto, pertanto, di scrivere il testo di un'intesa riguardante pochi punti, con una maggiore specificazione degli obiettivi che si vogliono raggiungere e la semplificazione degli strumenti necessari a tal fine. Per ora, i colleghi della Giunta regionale ed io abbiamo individuato sei punti precisi che rientrano più o meno, anche come numero, nell'orientamento del Governo, per evitare una lunga lista di richieste e fare in modo che ciò che chiediamo sia effettivamente realizzabile.

Il primo tema naturalmente è quello delle entrate, allargato al tema della tassazione. Quindi al primo punto dell'Intesa metterei pienamente la vertenza sulle entrate, nei modi, nei contenuti e nei dettagli in cui si è articolata e la conoscete.

Al secondo punto porrei il tema del demanio, sul quale è in atto da molto tempo un conflitto ed è in corso un processo di parziale superamento dello stesso con la nuova norma di attuazione che il Consiglio ha recentemente approvato, che ora è all'attenzione del Ministero per gli affari regionali e sta per essere sottoposta al Consiglio dei ministri. Sulla questione del demanio c'è un grave disagio anche perché i beni attualmente non utilizzati dallo Stato potrebbero invece essere proficuamente utilizzati per creare opportunità di sviluppo economico e di lavoro nella nostra regione. Anche su questo tema si è aperto da tempo un confronto. Recentemente è stato sostituito il Direttore generale dell'Agenzia del demanio in Sardegna; abbiamo fatto, anche nelle scorse settimane, direi un puntiglioso lavoro di analisi dei problemi aperti. A Cagliari, la Città del sale, Molentargius, la Manifattura tabacchi, a Oristano la borgata di Marceddì, ma anche nell'isola di La Maddalena o a Siliqua, sono davvero tanti i beni attualmente sciupati e non utilizzati, direi dimenticati tra i libri dello Stato, e che debbono essere invece messi al servizio dello sviluppo di cui questa regione necessita.

Al terzo punto ripropongo il tema delle servitù militari, sul quale, come ricorderete, era stato avviato un confronto con il precedente Governo nazionale, immediatamente riavviato con il Governo attuale, che ha portato alla nomina di una Commissione che deve in brevissimo tempo individuare le servitù di cui noi chiediamo la dismissione e le attività militari che chiediamo non siano più svolte in Sardegna. C'è già stata un'affermazione importante - ed è direi una conquista della nostra Regione - da parte dell'attuale Ministro della difesa, che per la prima volta ha affermato il dovere dello Stato di attuare il riequilibrio delle servitù e delle attività militari in Sardegna. Quindi nei prossimi mesi daremo, ne sono certo, puntuale seguito a questa affermazione, a questa promessa, a questo impegno. Anche questo argomento, quindi, deve necessariamente essere parte della nuova intesa istituzionale di programma.

Come quarto punto proporrei il tema dei beni culturali, della competenza sui beni culturali. Oggi viviamo un disagio importante per quanto riguarda le diverse competenze della Regione, degli Assessorati regionali e delle soprintendenze, che spesso hanno un atteggiamento ormai superato dai tempi e assolutamente distante dalle esigenze e dagli obiettivi della nostra regione. Né mi sembra si possa dire che negli ultimi anni lo Stato, che pure ha questa competenza, si sia preso particolarmente a cuore i nostri beni culturali, che li abbia tutelati e valorizzati nel miglior modo possibile. Cito per tutti i giganti di Monte Prama, di cui si è tanto parlato, che da venticinque anni erano sepolti in un magazzino dell'Istituto del restauro di Sassari, e di cui solo con un finanziamento regionale, recentemente, si è potuto avviare il restauro. Ma questo vale per tutti i beni culturali della Sardegna, per i quali vigono norme, anche nazionali, del tutto incomprensibili. Noi dobbiamo persino pagare allo Stato il diritto di pubblicare una foto di un bene culturale, di un monumento, del nuraghe di Barumini, per esempio, sulle nostre brochure divulgative, eventualmente. Non abbiamo nemmeno il diritto di fotografare i nostri beni culturali e di divulgare quelle fotografie! Mi pare che da solo questo fatto racconti l'arretratezza della legislazione in materia. Noi vogliamo fortemente prenderci cura dei nostri beni culturali, vogliamo tutelarli, vogliamo valorizzarli, vogliamo renderli importanti, così come meritano, nel contesto culturale mondiale nel quale non sono ancora entrati a pieno titolo.

C'è un quinto punto che citerei, quello delle reti infrastrutturali in Sardegna e del diritto di accesso alle reti nazionali. Vorrei che si potesse fare un discorso più generale sulla gassificazione della Sardegna, sul fatto che la Regione ha diritto di portare a compimento il progetto del cavo di collegamento elettrico tra la Sardegna e il continente, con il completamento del programma SAPEI, e sulla conferma del diritto alla continuità territoriale. Vorrei anche che tenessimo a mente un diritto generale e perenne, e cioè il diritto del pieno accesso della Sardegna a tutto il sistema delle reti nazionali: dalla rete del gas, alla rete elettrica, alla rete delle telecomunicazioni, alla rete dei trasporti via aerea e marittima. Nel ribadire questo punto vorrei ottenere dallo Stato delle promesse sull'esercizio del pieno diritto dei sardi ad avere adeguate reti infrastrutturali e un adeguato accesso alle reti nazionali. Prima fra tutte metterei la rete ferroviaria, che tra le reti infrastrutturali della Sardegna è quella che, paragonata alle reti nazionali, ha il livello di sviluppo più debole. I dati ci dicono che, fatta 100 la media delle infrastrutture ferroviarie nazionali, la rete ferroviaria sarda è al 5 per cento, quindi quasi inesistente, direi. In questi primi due anni di legislatura, la Giunta ha affermato con forza la necessità di modificare sostanzialmente la rete ferroviaria in Sardegna e ha sostenuto il completamento di un progetto preliminare, che dovrebbe essere consegnato dalla Rete ferroviaria italiana nel prossimo mese di settembre. Abbiamo anche messo da parte circa 80 milioni di euro di fondi CIPE per sostenere l'investimento per il miglioramento di questa rete.

Abbiamo detto diverse volte che c'è l'obiettivo di collegare Cagliari a Sassari in 2 ore circa e Cagliari a Olbia in 2 ore e 20 minuti, se non sbaglio. Questo sarebbe un passo in avanti di estrema importanza, che renderebbe la Sardegna una regione meno lunga e meno disagevole da percorrere.

Al sesto punto dell'Intesa indicherei il tema della conoscenza, e quindi la necessità di migliorare il sistema scolastico nella nostra regione, la necessità che la scuola non abbandoni i nostri piccoli paesi, che in Sardegna siano adottati dei parametri diversi per stabilire il rapporto tra il numero delle classi e la popolazione studentesca, che siano adottati dei programmi importanti per il miglioramento della qualità della scuola e per la lotta contro l'abbandono scolastico.

Nell'ambito del tema della conoscenza, oltre al problema della scuola, va ricordata la necessità di un rafforzamento della ricerca in Sardegna e anche il fatto che essa sia un pezzo della ricerca nazionale e quindi a pieno titolo sia ricompresa nella rete della ricerca nazionale. E' importante anche che in Sardegna vi siano centri di eccellenza per la formazione in materie importanti, quali le tecnologie informatiche, delle telecomunicazioni, della biomedicina, delle energie rinnovabili.

Questi sono i sei punti su cui stiamo lavorando e che portiamo all'attenzione dello Stato; sei punti sui quali abbiamo già iniziato a lavorare singolarmente e che però sentivamo di dover ricomporre all'interno di un quadro unitario. Per questi sei punti chiediamo risorse allo Stato, anzi vorrei dire che non ne chiediamo, perché allo Stato chiediamo solamente le entrate che ci competono, in virtù del puntuale adempimento di quanto previsto dall'articolo 8 dello Statuto, di una migliore specificazione della compartecipazione regionale e del puntuale adempimento di quanto previsto nella precedente Intesa istituzionale di programma. Per il resto si tratta di utilizzare risorse attualmente inutilizzate, sciupate, come appunto i beni demaniali, compresi quelli del demanio militare, e quelli culturali.

Non c'è quindi solo una richiesta di risorse, ma anche un'assunzione di responsabilità della politica regionale, che si confronta in maniera, credo, responsabile col Governo nazionale, per trovare assieme le possibilità di crescita della nostra Isola, soprattutto traendo spunto dal rispetto dei diritti della Regione sarda e da un migliore utilizzo delle risorse in questo momento sciupate e trascurate, che pure nel nostro territorio sono presenti. Noi vediamo in questo un'anticipazione del confronto con lo Stato che entrerà maggiormente nel vivo con la discussione sullo Statuto. Di fatto sono tutti temi statutari: quello delle entrate, quello delle servitù militari, quello del demanio, il diritto d'accesso alle reti infrastrutturali, la conoscenza, le competenze sui beni culturali. Quindi, in qualche modo, con l'Intesa si cerca di ottenere anticipatamente dallo Stato degli impegni che facilitino la futura discussione che il Consiglio aprirà sullo Statuto. Il prossimo 24 luglio verrà il sottosegretario Letta, per avviare anche formalmente il lavoro di scrittura, che avverrà in tempi brevissimi, di quest'Intesa che vorremmo firmare nel mese di settembre col presidente Prodi. Nel frattempo sono aperti dei tavoli su ogni singolo punto e già lunedì prossimo incontreremo ancora il ministro Visco, il ministro Lanzillotta e il sottosegretario Letta sulla questione più specifica delle entrate, che è stata già avviata e sulla quale ho già avuto modo di relazionare anche all'attuale Governo. Su questa questione mi aspetto risposte chiare e concrete e in tempi brevissimi, per poter affrontare la discussione della prossima legge finanziaria regionale nella maniera più adeguata possibile.

Già dalla prossima settimana, quindi, il lavoro sull'Intesa proseguirà sui singoli tavoli, in modo particolare sul tavolo delle entrate, col ministro Visco e gli altri ministri interessati. Per quanto riguarda le entrate è sopravvenuto un altro elemento rispetto ai mesi precedenti, cioè il tema della tassazione, del diritto della nostra Regione a esercitare l'autonomia impositiva. Come sapete su questo c'è stata opposizione da parte del Governo. Non mi stupisce: il Governo, l'uno o l'altro che sia, si è opposto a qualsiasi legge abbia fatto il Consiglio regionale ultimamente; molto spesso però ha perso e qualche volta i suoi ricorsi sono stati persino irricevibili. Credo che pure in questo caso finirà alla stessa maniera: la Sardegna ribadirà il suo diritto, sancito dallo Statuto. E siccome ci siamo impegnati a limitare al minimo il conflitto, eventualmente sulla legge impugnata dal Governo, ed eventualmente altre leggi, si potranno proporre delle modifiche, ma sicuramente, almeno da parte della Giunta, non sarà sancita la necessità di eliminare una legge che riteniamo giusta e nel diritto di questo Consiglio regionale aver approvato.

PRESIDENTE. Ricordo, rettificando quanto detto prima, che i consiglieri hanno a disposizione venti minuti, perché questa convocazione del Consiglio è stata fatta ai sensi del secondo comma dell'articolo 54 del Regolamento e quindi la durata degli interventi è regolata dall'articolo 78.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, trovo veramente singolare che il Presidente della Regione abbia chiesto, e che il Presidente del Consiglio glielo abbia consentito, di illustrare a questa Assemblea lo stato del confronto tra Regione e Governo e non il rapporto complessivo con lo Stato. Credo che i colleghi capiscano molto bene la differenza e si siano resi conto che le dichiarazioni rese testé dal Presidente riguardano sia competenze della Giunta regionale sai competenze del Consiglio regionale. Quasi tutti i temi richiamati non attengono alla materia statutaria in senso stretto; sono temi che si possono affrontare nel modo in cui abbiamo affrontato tutte le partite della Regione relative alle entrate, e cioè attraverso la legge nazionale numero 122 del 1983 e una proposta di legge nazionale di modifica dello Statuto, che noi in questi giorni presenteremo al Consiglio regionale.

Noi comprendiamo l'esigenza contingente del presidente Soru, il quale ha difficoltà a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale; una campagna elettorale che dovrebbe essere conclusa e che invece continua, in maniera surrettizia e, aggiungerei, ignominiosa sotto il profilo politico e sotto il profilo dei risultati, che sono sotto gli occhi di tutti. Ma a me preme, in questa circostanza, fare due considerazioni. La prima, signor Presidente, riguarda il profondo disagio che noi avvertiamo nello svolgimento del nostro ruolo e della nostra funzione. Intendo noi come singoli consiglieri regionali, noi come forze di opposizione e di minoranza, ma anche come Assemblea nel suo complesso, che rappresenta, o meglio, dovrebbe rappresentare le esigenze e le speranze della nostra gente, di tutto il popolo sardo, di quello che è presente in Sardegna e di quello che è sparso nel mondo e che guarda ancora, con fiducia e speranza, all'Assemblea regionale. Entrerò in un altro momento nel merito dell'attuale tasso di democrazia, che sta diminuendo talmente tanto da portare alcune società a dire: "Ma perché dobbiamo delegare i rappresentanti del popolo? Perché dobbiamo nominare un parlamento? Perché dobbiamo nominare Soru Presidente della Regione? Tanto vale che siamo noi, popolo, a dire quali sono le entrate e a programmare le spese." E guardate che questo non è un paradosso, è una cosa che sta già avvenendo. Per quale motivo io dovrei procedere a delle elezioni e dire alla gente che deve agire in nome e per conto proprio? Sono io che pago le tasse e voglio sapere come devono essere spesi i miei soldi. Sembrerebbe una forma di grande democrazia, ma è in realtà una forma molto pericolosa di democrazia.

Ora, il disagio nasce da questo continuo e pervicace disegno, che si porta avanti da troppo tempo e in molte circostanze, di delegittimazione del nostro ruolo, e quindi del ruolo dell'Assemblea, di mortificazione del nostro impegno, che è un impegno reale e convinto per concorrere alla soluzione dei problemi della Sardegna. E' il caso anche di queste dichiarazioni del Presidente, che seguono la nostra mozione, quella che la minoranza ha presentato qualche tempo fa, l'ordine del giorno unitario che abbiamo cercato di perseguire e le vicende di questi giorni, che hanno visto un frenetico movimentismo da parte del Presidente della Regione, legittimo per carità (ognuno è libero di muoversi come ritiene), ma evidentemente tutto teso a rendere vano, minandolo alla base, un possibile accordo che mettesse insieme e valorizzasse anche le capacità politiche della minoranza - se questo è il senso del richiamo - attraverso gli unici strumenti di cui essa può avvalersi, ovvero le sedi istituzionali parlamentari e rappresentative.

***Avevamo avuto già modo, signor Presidente, di chiarire l'anomalia della iscrizione all'ordine del giorno della mozione numero 72, a seguito della richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio avanzata dalla minoranza. Un'anomalia tesa, evidentemente, a vanificare il nostro ruolo, la dignità stessa della funzione della minoranza, che può avere voce unicamente nell'esercizio della funzione politica e istituzionale che la tutela e la garantisce. I Presidenti nascono e ci sono per tutelare le minoranze, non le maggioranze! Le maggioranze si tutelano da sole, non hanno bisogno di essere tutelate da altri. Lei, signor Presidente, aveva anche opportunamente - gliene do ancora atto - sottolineato come fossimo nella ragione allorquando abbiamo sollevato il caso, consentendo che il confronto e il dibattito si sviluppassero dentro canali di reciproco rispetto dei ruoli e delle funzioni. Lo stesso Presidente della Regione, in quella circostanza, espresse apprezzamento per la posizione della minoranza e condivisione dei problemi prospettati, auspicando che il percorso comune da noi proposto trovasse sollecita operatività. Mai, però, ci saremmo aspettati, signor Presidente, che lei giocasse d'anticipo, staccando la frizione e premendo l'acceleratore prima che apparisse il verde, e iniziasse la corsa in solitario, ancora una volta, com'è nel suo costume.

Qui siamo in attesa di un ordine del giorno unitario, che non deve soltanto appoggiare l'azione del Presidente, ma deve studiare la piattaforma politico-programmatica da presentare al Governo e alle altre istituzioni nazionali. Non siamo persone che devono sentirsi dire: "Datemi il vostro supporto". Noi abbiamo il diritto, il dovere e anche la capacità di dare qualche suggerimento. Ci eravamo lasciati col tentativo di portare a casa, anche in questo caso, un ordine del giorno unitario; avevamo stabilito di non votare l'ordine del giorno della maggioranza, né quello della minoranza, ma di tentare un approccio per predisporre appunto un ordine del giorno unitario. Il presidente Soru e la Giunta hanno ritenuto che non fosse il caso di attendere questi tempi e hanno avviato frenetici e isolati tentativi di giocare d'anticipo, delegittimando così non tanto la minoranza, quanto l'intera Assemblea regionale, posta di fronte al fatto compiuto.

Sta qui il profondo disagio che avverto, signor Presidente, perché così operando viene meno anche e soprattutto quell'impegno di leale collaborazione che sta alla base dei rapporti tra i vari organi istituzionali. Non voglio entrare nel merito dell'ordine del giorno, però questo mio ragionamento mi porta a fare un'altra considerazione che ritengo essenziale, se vogliamo - mi rivolgo ai colleghi della maggioranza - conseguire gli obiettivi che ci siamo preposti. La considerazione riguarda il contenuto politico e strategico dell'ordine del giorno che consegue alle ragioni della mozione e che vorremmo fosse unitario e diventasse patrimonio comune di questa Assemblea. E' sul tappeto la questione sarda, in tutti i suoi molteplici aspetti, ed è fondamentale che l'affrontiamo subito, nella sua globalità e complessità, tutti insieme, nelle sedi competenti e secondo logiche politiche e strategiche. Vorrei che il Presidente del Gruppo D.S. mi ascoltasse, perché sto formalizzando una richiesta.

CUGINI (D.S.). Stiamo commentando politicamente!

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). No, no, ma per carità!

Credo che noi non dobbiamo cadere nel tranello verso il quale ci vogliono ancora oggi portare, ovvero nella logica dei problemi presi singolarmente, un diversivo per avere le mani libere sulla gestione complessiva. Io ho sempre rifiutato l'assioma Governo omologo, Governo amico o Governo nemico, perché non esiste. I Governi sono tutti uguali e mi meraviglia che il Presidente della Regione dica che il Governo amico è più severo. Non può essere più severo, è il Governo nazionale, e io mi rivolgo al Governo nazionale, di qualunque colore politico esso sia. Allora, mani libere non ne dobbiamo lasciare; il Governo ci deve vedere seduti con pari dignità al tavolo della trattativa non soltanto col Parlamento nazionale, ma anche con quello europeo. Per conseguire questi obiettivi vi sono due strade parallele, lo ripeto, perché non ci può essere accordo se non si persegue questa strategia politica: quella della rappresentanza politica e quella degli organi di governo, unitamente ai referenti dei soggetti portatori di interessi generali diffusi. Per questa ragione abbiamo indicato sia nella mozione sia nell'ordine del giorno, se lo si vuol votare, due soggetti responsabili dei due livelli istituzionali: il Presidente del Consiglio regionale per il rapporto con gli organi rappresentativi delle istituzioni parlamentari e il Presidente della Regione per i rapporti con il Governo. Solo così - perché non si tratta di non voler dare al Presidente potere o forza - la minoranza, che non partecipa e non può partecipare all'attività di Governo, può esercitare il suo ruolo e la sua funzione di rappresentanza della volontà popolare che l'ha legittimata. Solo così potrà dare quel forte e convinto sostegno che viene sollecitato anche dalla maggioranza.

Il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione hanno competenze, ruoli e funzioni convergenti ma diversi, e questa diversità istituzionale deve essere salvaguardata anche nell'ottica dell'obiettivo che vogliamo raggiungere. Introdurre confusioni anche su questi valori essenziali della democrazia e della rappresentanza politica e istituzionale significa non voler conseguire quell'unità di intenti che invece noi perseguiamo e che è l'elemento fondante della nostra mozione e dell'ordine del giorno che presenteremo, se non riusciamo a farne uno unitario, tesi a conseguire un rapporto leale e concreto tra lo Stato e la Regione per il progresso della Sardegna.

Vedete, tutte le indicazioni date dal presidente Soru, per carità, riguardano argomenti importanti. Non sono forse importanti il demanio, le servitù militari, i beni culturali, le reti infrastrutturali, la ricerca e le entrate? Certo che sono importanti! Per noi però ci sono argomenti più importanti, sui quali abbiamo la necessità di confrontarci, e non abbiamo bisogno di attendere molto. Ci sono i problemi dell'energia, per esempio, che qui non sono stati richiamati e sono problemi importantissimi, perché non ci può essere sviluppo in Sardegna senza energia. In Sardegna le famiglie e le imprese continuano a pagare le bollette a costi che non hanno eguali in nessuna regione d'Europa, perché siamo l'unica regione che non ha il metano, e non possiamo attendere che arrivi il tubo che ci dà questo gas. Ho fatto soltanto un esempio, ma voglio dire che abbiamo problemi molto più importanti di quelli indicati dal Presidente, che vorremmo discutere e risolvere, ma non li risolviamo con l'Intesa istituzionale di programma. Ciò che è scritto in un'intesa istituzionale deve poi essere tradotto in atti amministrativi e giuridici, ma noi vogliamo approvare qui delle leggi da presentare al Parlamento per la modifica dell'articolo 8 dello Statuto, così come abbiamo fatto con la legge 122.

Signor Presidente, se è vero che deve chiedere gli arretrati, se è vero che il Governo è debitore nei confronti della Sardegna per impegni pregressi che non ha mantenuto, non c'è bisogno di sfidare il popolo sardo e l'Assemblea regionale. Li chieda e se li faccia dare! Qui stiamo parlando d'altro, stiamo parlando di sviluppo della Sardegna! Vogliamo un'intesa più ampia, vogliamo adeguare le nostre aliquote a quelle delle altre Regioni a statuto speciale. Non ci bastano più i quattro, i sette e i nove decimi, vogliamo i dieci decimi di tutto, come li ha la Sicilia! Non è possibile che nel terzo millennio la Sardegna sia ancora al palo e non adegui quelle aliquote che noi avevamo spuntato nel lontano 1983. Che bisogno ha il Presidente, se ritiene di avere dei diritti, di presentarsi in tribunale per denunciare lo Stato inadempiente? Lo denunci! Noi siamo ancora in attesa di conoscere i conti. Questa Assemblea ancora non sa che cosa la Regione abbia chiesto al Governo e quali siano i dati provenienti dal bilancio, vidimati e bollati, relativi al debito pregresso dello Stato.

Queste comunque sono quisquilie, sono cose che si fanno ordinariamente. Se dobbiamo fare qualcosa insieme facciamo qualcosa che riguardi il futuro e lo sviluppo della nostra Isola, e noi daremo tutto il nostro leale contributo.

PRESIDENTE. Le iscrizioni a parlare sono concluse. Vi sono quattordici iscritti a parlare.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, le dichiarazioni del presidente Soru sul rilancio dell'Intesa istituzionale, dopo un prolungato silenzio soprattutto da parte del Governo Berlusconi, e al suo interno la vertenza sulle entrate e l'autonomia impositiva della Regione, consentono, a mio modesto avviso, di svolgere alcune riflessioni con l'attenzione rivolta soprattutto alla prossima riscrittura dello Statuto, cui saranno chiamati prima la Consulta e successivamente il Consiglio regionale. Riguardano inoltre la stesura della Legge statutaria e la modifica, che sta diventando davvero sempre più urgente, della legge elettorale.

La prima considerazione riguarda una delle modifiche introdotte dal Parlamento nello Statuto sardo. Sono del parere che sia stato un errore eliminare la facoltà del Governo di rinviare a nuovo esame del Consiglio le leggi regionali. Anziché dare più autonomia alla Regione, con il nuovo sistema si è accresciuto notevolmente il contenzioso, costringendo i giudici della Corte costituzionale a un superlavoro che si ripercuote sui tempi, sempre più lunghi, per l'emissione delle sentenze. Sarebbe stato forse opportuno, fissando tempi rapidi e certi per i rilievi del Governo e per l'eventuale accoglimento da parte del Consiglio delle proposte di modifica, ripristinare il confronto tra la Regione e il Governo sulla legislazione, fatta salva, ovviamente, la facoltà del Consiglio regionale di respingere totalmente i rilievi del Governo. Se ciò fosse stato possibile, sicuramente si sarebbe evitato l'attuale ricorso alla Corte costituzionale che ora in qualche modo rischia di mettere in discussione anche la facoltà della Regione di accrescere autonomamente il gettito fiscale. I consultori, quindi, dovranno riflettere su questo punto e il Consiglio, in fase costituente, dovrà riproporre con forza l'autonomia impositiva in modo da, come dire, blindarla nei confronti del Parlamento. Del resto, basti pensare che in una Regione come la Campania la benzina costa di più che in altre parti d'Italia.

La seconda riflessione, invece, richiama l'essenza dell'Intesa istituzionale. E' una riflessione amara che purtroppo registra o, quanto meno, indica il fallimento dell'autonomia, proprio per la mancata attuazione delle diverse intese e per il progressivo, scientifico svuotamento nel corso degli anni del Piano di rinascita previsto dall'articolo 13 dello Statuto che, appunto, sancisce l'intervento straordinario e aggiuntivo dello Stato nei confronti dei sardi. Nessuno in Sardegna ritengo sia più disposto a credere ad accordi, a pacchetti, e la storia dell'autonomia è piena di delusioni per le promesse non mantenute dal Governo. Quello che sarà contenuto nella nuova intesa, oltre a essere di fondamentale importanza, dovrà quindi essere condiviso e credibile, perché sia rispettato fino in fondo dai contraenti con scadenze precise e certe. Nel corso di tutti questi anni una delle questioni su cui forse non ci si è soffermati a sufficienza riguarda proprio le richieste o, se posso usare un'espressione non proprio in sintonia con i nostri desiderata, le pretese che con facilità vengono accolte proprio perché resteranno lettera morta. Le difficoltà in cui si dibatte la società sarda e gran parte di quella italiana, accentuatesi in questa fase di profondo cambiamento coincidente con la XIII Legislatura, al punto da diventare in qualche caso davvero drammatiche, chiamano tutti a un'importante atto di responsabilità. L'utopia, che tutti noi abbiamo nel cuore e nella mente, deve fare i conti con la realtà. Lo ha detto con chiarezza il presidente Soru: qualunque traguardo si intenda raggiungere, questo deve necessariamente essere indicato attraverso un percorso definito e non velleitario. Enunciare temi enfatizzandoli, per quanto condivisi e apprezzati dall'opinione pubblica, senza contestualmente individuare le tappe intermedie per consentire concretamente di svolgerli e attuarli, significa prestare il fianco a quanti facilmente ci accusano di populismo e demagogia.

In questi giorni, per me socialista della Rosa nel Pugno, è avvenuto un fatto molto importante che non è stato sottolineato con il risalto che avrebbe meritato dalla stampa nazionale e neppure dai media televisivi. Mi riferisco all'iniziativa assunta dal Governo Prodi e dal confronto tra le Regioni del sud e le parti sociali, Confindustria e sindacati, per rilanciare la questione meridionale legata storicamente e culturalmente alla lotta dei lavoratori e dei contadini del sud contro l'arretratezza socioeconomica aggravata da scelte sbagliate e miopi dei diversi governi. La questione meridionale è parte della nostra storia, ci riguarda direttamente anche in riferimento all'uscita dall'Obiettivo 1 e al tentativo, messo in atto dal Governo di centrodestra, sotto il ricatto della Lega di Bossi, di introdurre una questione settentrionale destinata ad accrescere il divario tra le due Italie. Il tentativo di modificare in tal senso la Costituzione è stato respinto decisamente dai sardi con un no convinto proprio in occasione dell'ultimo referendum confermativo. Gli indici statistici, le ultime rilevazioni in merito, sia quelle nazionali sia quelle europee, confermano, purtroppo, l'aumento dei diversi parametri: reddito, infrastrutture istruzione, formazione, innovazione tecnologica a favore delle regioni del nord, più vicine all'Europa naturalmente. Anche nella nostra Isola il divario tra poveri e ricchi, tra zone rurali interne e quelle urbane, in sintesi il vecchio tema del rapporto tra città e campagna, o se vogliamo tra centro e periferia, quel divario, che a metà degli anni novanta aveva registrato una positiva inversione di tendenza, ha ripreso a crescere con forte preoccupazione.

La situazione del Nuorese, dell'Ogliastra, di diverse aree delle altre sei province, e in particolare di quelle che ci accusano di non poter avere la stessa dignità delle altre, ripropone la questione delle zone interne, delle periferie in senso lato e dell'emigrazione, non solo intellettuale ma anche dei giovani, ai quali, con una retorica spesso di cattivo gusto, viene detto con enfasi che nella vita dovranno cambiare lavoro dieci volte, ma nessuno offre loro la seria opportunità e occasione di trovare almeno il primo lavoro.

Una Regione che vuole crescere nella sua interezza, avere peso nel panorama nazionale, europeo e mondiale, deve prendere in considerazione i bisogni di ciascun territorio e di ciascuna componente sociale e culturale. Così è importante l'alta formazione. In quest'Aula c'è, e ce ne onoriamo, un grande ufficiale della Repubblica per meriti scientifici, ma non può essere trascurata la formazione garantita dalla scuola pubblica di base e da quella professionale. Le regioni italiane più avanzate non straripano di geni della matematica o della neuropsichiatria o della neurofarmacologia, hanno però un tessuto di professionalità e di professioni molto ampio e articolato: un idraulico, nella crescita e nello sviluppo della nostra terra, vale quanto uno scienziato, e credo che il professor Gessa sia d'accordo con me su questo punto. E' quindi giusto intervenire adeguatamente nel settore della formazione e studiare iniziative per garantire, a chi non conseguirà la laurea, di poter avere una vita dignitosa attraverso un lavoro. Guardando all'orizzonte vedo una Sardegna in cui tutti sono in possesso della laurea, conoscono quattro lingue, hanno plurispecializzazioni ottenute in Italia e all'estero, donne e uomini gestiscono paritariamente istituzioni, enti e consigli di amministrazione. E' un obiettivo che deve essere conseguito; a noi spetta definire con chiarezza il percorso, piccoli passi, ma certi, per arrivare alla meta.

Nella stesura dell'Intesa e del prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria regionale non si potrà non tener conto dei segnali, direi anche dei forti campanelli di allarme, che la realtà dell'Isola quotidianamente ci invia. E' necessario che le scelte siano condivise senza che ragioni opportunistiche di schieramento consentano fughe in avanti, posizioni demagogiche o comodi aventini. La concertazione con le forze sociali, costante e puntuale sulle singole questioni, e l'indispensabile e faticosa mediazione democratica di sintesi tra i diversi interessi dovranno caratterizzare le scelte, le soluzioni e gli interventi per riprendere il cammino e percorrere altri significativi tratti della strada verso il rilancio dello sviluppo socioeconomico. Punto di partenza, a mio avviso, può essere il documento "Insieme per lo sviluppo e priorità del Mezzogiorno" in discussione al CNEL.

Le indicazioni per dare respiro all'economia meridionale, e in particolare all'economia sarda, nei prossimi due o tre anni, sono chiare e coincidono con le proposte delle forze sociali isolane: cuneo fiscale differenziato e selettivo per favorire la ripresa degli investimenti, utilizzo massiccio dei fondi strutturali europei, con l'integrazione di risorse statali aggiuntive, come previsto dallo Statuto. In più, per la Sardegna, la definizione della vertenza entrate, con riferimento al pesante debito pregresso dello Stato.

In questo contesto, infine, si inserisce la questione delle tasse regionali che, fatta salva l'autonomia impositiva, deve rifuggire da qualunque velleità di autarchia fiscale. Non possono, in alcun modo, essere i sardi, per le ragioni esposte in premessa, a sopperire alle inadempienze dello Stato. Il debito che lo Stato ha accumulato nei confronti dei sardi, non solo per quanto concerne le entrate fiscali, potrà essere sanato soltanto quando verranno consentite pari opportunità di vita e di sviluppo delle altre regioni italiane, invertendo il concetto che per anni è prevalso.

Meno bisogni si hanno più crescono le pretese e, viceversa, a chi ha maggiori bisogni si chiede di avere meno pretese e di abbassarne sempre di più i livelli. Per questo motivo sono stata in questi due anni - oggi è il 14 luglio - veramente contraria a risanare in fretta i debiti accumulati nel bilancio della Regione, ritenendo che si dovesse stare molto più attenti ai bisogni. Certo, il rating, si chiama così, quello che le società di certificazione assegnano spesso, anzi sempre, non gratuitamente a chi lo richiede, è migliorato, ma i bisogni sono aumentati. Mi auguro che bilancio e finanziaria dei prossimi anni non richiedano ancora lacrime e sangue e deregulation di settori che, pure con privilegi, sprechi, limiti da eliminare, garantivano occupazione. Tutti insieme dobbiamo operare per individuare le alternative e come insegnante consentitemi questa digressione. I temi delle diverse scelte, ma anche il loro svolgimento, dovrà avere un unico fine, quello di risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli e meno attrezzati, che richiedono pari dignità ed equità di trattamento. Per lo svolgimento positivo di questi temi bisogna unire gli sforzi utilizzando i rapporti di tutti, facendo leva su donne e uomini disposti a dare il loro contributo per la crescita socioeconomica della Sardegna. Questo è lo spirito che, da socialista de La Rosa nel Pugno, anima il mio agire e la partecipazione alla maggioranza di governo. Grazie.

PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, vi è una sorta di difficoltà ad andare avanti in una seduta che pure ha i crismi della straordinarietà, per comunicazioni del Presidente della Regione. Probabilmente, in mezzo a tante cose che facciamo, sarebbe stato opportuno inserire nelle modifiche regolamentari l'obbligo di presenza in aula in occasioni particolari e importanti come questa. Magari sarebbe opportuno, comunque e sempre, essere presenti, partecipare, ascoltare, perché è chiaro che dopo che il Presidente della Regione interviene per fare - almeno questo era l'oggetto - delle comunicazioni al Consiglio, poi i lavori proseguono in seduta ordinaria. Io pensavo, e sono ancora di questa idea, che fatte le comunicazioni del Presidente i lavori del Consiglio si sarebbero fermati nella parte straordinaria e sarebbero ripresi nella parte ordinaria. Vedo che il Presidente del Consiglio, ahimè, è impegnato in ben altre disquisizioni, per cui ciò che sto dicendo rimarrà agli atti, ma certamente non farà parte di un futuro che probabilmente il Presidente del Consiglio più di altri avrebbe potuto delineare.

Dicevo, presidente Spissu, e lo ripeto perché probabilmente lei era disattento, che prima di una discussione come questa, a seguito non di notizie certe, non di presa di decisioni, ma di comunicazioni del Presidente della Regione, probabilmente si sarebbe dovuta sospendere la seduta straordinaria per riprenderla successivamente, per consentire a tutti i componenti dell'Assemblea di farsi un quadro delle cose che il Presidente della Regione ha comunicato a quest'Aula, perché di comunicazioni si è trattato.

Si può anche discutere sulle comunicazioni del Presidente, e questo stiamo facendo, ma credo che queste comunicazioni non bastino a invogliare il Consiglio a occuparsi di una materia che è estremamente importante. Ciò che innanzitutto mi interessa ribadire è il ruolo del Consiglio, e credo, anzi ne sono convinto, che abbia fatto molto bene il presidente Floris a ribadire questo concetto. Il Consiglio regionale è chiamato a discutere sulle comunicazioni del presidente Soru, o è chiamato ad altro? Voglio dire che, in qualche maniera, questo potrebbe crearmi dei problemi personali, nel senso che io, consigliere regionale eletto in questa regione, ho tantissimo da dire in ordine alle cose che il Presidente ha detto e anche a quelle che non ha detto. Veda, Presidente, fare delle comunicazioni è diventato un classico, e lei è estremamente abile in questo. Ogni volta che c'è non dico un trend negativo, ma un calo di attenzione da parte dell'elettorato sardo nei confronti del presidente Soru, lui, che non gioca di rimessa, come dice qualche autorevole collega, rilancia! E rilancia su argomenti certamente importanti, comunicando sin d'ora al Consiglio i sei argomenti principali sui quali verterà la discussione col Governo. E anche qui, dobbiamo discutere col Governo in un rapporto di tipo amministrativo o dobbiamo estendere la discussione allo Stato e quindi a un organismo molto più ampio, impegnando politicamente tutto il Consiglio regionale, e non solo il Consiglio regionale? Non si possono chiamare a raccolta i parlamentari sardi per avere sostegno. Il sostegno, presidente Soru, bisogna cercarlo in quest'Aula! Poi lei può anche non cercarlo in quest'Aula, è legittimo, ci mancherebbe altro. Lei ha una maggioranza talmente ampia e votata al sacrificio, nel senso che crede ciecamente alle cose che dice lei, che non interviene nemmeno nelle discussioni, perché ha affidato alle sue grandissime capacità tutte le sue aspettative e tutte le sue aspirazioni. Noi però non abbiamo quest'obbligo, non abbiamo preso nessun impegno in tal senso. Per noi è importante che questa istituzione, più che quest'Aula e i suoi singoli componenti, si pronunci, oggi, sui sei argomenti che sono stati citati dal Presidente della Regione. Io non intendo sottrarmi, ma non intendo assolutamente avvalorare un'ipotesi di questo genere, perché non è qui che inizia e non è qui che finisce il problema.

Presidente Soru, lei è arrivato oggi a fare un qualcosa che noi le avevamo suggerito oltre un anno fa, nel momento in cui si discuteva la legge sulla cosiddetta tassa sul lusso. Abbiamo detto che la strada maestra va oltre la vertenza sulle entrate col Governo Berlusconi, che viene visto ancora come chissà quale spirito aleggiante. E' finita quell'epoca, oggi c'è il Governo di centrosinistra, il Governo Prodi, facciamo i conti con questo. L'onorevole Caligaris non può ricordarsi oggi che è esistito il Governo Berlusconi! La storia la verifichiamo in un altro momento, oggi abbiamo a che fare col Governo di centrosinistra e col presidente Prodi.

In quella circostanza, soprattutto per quanto riguardava la vertenza sulle entrate, io dissi, ma credo che l'avessero detto anche altri colleghi, che si doveva innanzitutto procedere a una modifica dello Statuto; compito, guarda caso, assolutamente importante e principale di questo Consiglio regionale. Con le modalità che si fossero ritenute più opportune, cioè attraverso la Consulta, il Consiglio regionale, le Commissioni consiliari e quant'altro, ma la prima cosa che bisognava fare era appunto mettere mano all'articolo 8 dello Statuto.

Oggi, il presidente Soru, tra le cose che ha detto, ma che non fanno capo ovviamente alla vertenza, o rivendicazione, con lo Stato o col Governo, ha parlato anche di modifica dello Statuto. Giusto, opportuno! Le comunico che la Consulta non si è ancora insediata e le assicuro che, prima che termini questa legislatura, il nostro Statuto non sarà stato approvato. Il nuovo Statuto! Ma perché, allora, nel momento in cui abbiamo preso atto del problema, non ci siamo imposti di fermarci un attimo e di apportare preliminarmente qualche modifica allo Statuto, per esempio all'articolo 8 e all'articolo 14, che tanto sta a cuore al presidente Soru, perché riguarda il passaggio alla Regione dei beni immobili non più utilizzati dallo Stato?

Questi argomenti sono tutti importanti, ma non si può svilire il problema, poi, con l'Intesa istituzionale di programma. Anche questo avevamo detto in quella circostanza: verifichiamo se l'accordo sottoscritto dal presidente Palomba, dal presidente D'Alema e da tutta una serie di soggetti, è stato rispettato, cioè se l'Intesa istituzionale di programma del 1999 ha avuto un seguito, se è stata rivista. Da lì bisognava partire, se non eravamo in grado di modificare subito lo Statuto. Invece non abbiamo fatto la modifica statutaria, non abbiamo preso in esame l'Intesa istituzionale di programma e siamo arrivati, dopo oltre un anno, con grosse frizioni per le nuove tasse regionali e per l'impugnativa proposta in merito dal Governo. E meno male che l'ha proposta questo Governo e non il precedente, perché in quel caso apriti cielo! Chissà cosa sarebbe successo! L'onorevole Caligaris avrebbe fatto proprio uno show stamattina! L'ha invece impugnata questo Governo, ma per questioni che abbiamo sollevato tutti. Poi ha ragione il presidente Soru, la Corte costituzionale potrebbe anche dire che, tutto sommato, la Sardegna ha ragione. Oltre al danno la beffa!

Benissimo, può succedere anche questo, però, Presidente, da più parti della società civile, ma anche dalle parti politiche e dai consiglieri regionali sempre più si sente dire che su quella legge probabilmente è stato commesso qualche errore - io dico più d'uno! - a cui bisognerà porre rimedio. Veda, se lei stamattina si fosse presentato in Aula dicendo, prima di rendere le sue dichiarazioni: "Comunico che intendo ritirare la legge", oppure "Sospendiamo gli effetti di quella legge in attesa di…", sarebbe stato un segno di grande apertura. Ed è un'apertura che le faccio io adesso: lo dica in sede di replica, ci provi! Sospendiamo gli effetti, e quant'altro, derivati da quella legge e poi iniziamo a parlare, iniziamo a discutere.

Il presidente Soru ha toccato sei argomenti, tra cui la questione delle entrate regionali. Presidente, lei ha parlato di Arborea, anzi ha parlato della borgata di Marceddì, che conosco piuttosto bene, dimenticandosi, però, che Marceddì fa parte del demanio marittimo che, guarda caso, è escluso dal disposto dell'articolo 14, in base al quale tutti i beni demaniali dello Stato dismessi nel territorio della Sardegna, debbono entrare a far parte del patrimonio della Regione Sardegna, esclusi quelli del demanio marittimo. Ora, io capisco che lei potrà tentare tutte le strade per risolvere il problema del mancato rispetto dello Statuto, perché se lo Stato riconosce il nostro Statuto, e lo riconosce, deve anche rispettarlo, non rientra però in questa fattispecie tutto il demanio marittimo. Lei ha voluto parlare oggi, con nonchalance, non di un qualsiasi bene del demanio marittimo, ma, guarda caso, della borgata di Marceddì, un insediamento costiero ricadente nel territorio di Terralba, un comune di diecimila abitanti, il secondo della provincia di Oristano. Si tratta di una borgata di pescatori, dove sussiste, ovviamente, un interesse estremamente importante da parte dei proprietari delle case abusive che vi sono state costruite, e che sono abusive da sempre, da oltre settant'anni o forse da un secolo. E proprio oggi, nel momento in cui si parla di demanio, guarda caso, la ciliegina sulla torta, si cita la borgata di Marceddì! Io avrei citato altri beni, se avessi voluto riferirmi al demanio marittimo, o altrimenti avrei citato beni del demanio non marittimo.

Presidente, lei ha citato anche le servitù militari, tutti argomenti, guardi, già previsti nella precedente Intesa istituzionale di programma. Erano già previsti, e non l'avevamo firmata noi quella Intesa, l'aveva firmata il presidente Palomba, col conforto certamente delle parti politiche che lo sostenevano, che erano variabili anche allora, molto variabili. Però, voglio dire, era Assessore della programmazione Pier Sandro Scano, che concorse alla sottoscrizione di quel documento, questo è importante. Le servitù militari erano, dunque, un altro elemento presente nell'Intesa istituzionale del '99. Verifichiamo se le servitù militari presenti in Sardegna sono troppe, forse lo sono. Ma quello che mi preoccupa, Presidente, è ciò che succederà quando non ci saranno più queste servitù, perché dopo tutta la voglia che si aveva a La Maddalena, a Capo Teulada, a Perdasdefogu, di eliminare le basi militari, pian piano la gente incomincia a pensare: "Ma qui sta cambiando qualcosa!" Vanno via gli americani da La Maddalena e già qualche attività commerciale comincia a soffrirne. Non sto dicendo che mancano i camerieri, i netturbini o i giardinieri, parlo di qualche attività commerciale e quindi di qualche iniziativa produttiva che inizia a soffrire, e soffrirà sempre di più! Queste cose si fanno quando si ha un chiaro quadro di riferimento e si sa esattamente che cosa si vuole fare. In altre parole, eliminiamo la servitù militare o la limitiamo? Sappiamo, però, qual è l'alternativa nel momento in cui la servitù militare non esisterà più. Qui alternative non ce ne sono!

Oltre alle servitù militari il presidente Soru ci ha ricordato i beni culturali. Anche qui, guarda caso, la ciliegina: i giganti di Monte Prama. Veda, presidente Soru, probabilmente, se non fossero esistite le soprintendenze, con tutti i loro limiti, non so se le statue di Monte Prama sarebbero state ancora in territorio sardo. Sono difficili da trasportare certamente, ma sono un patrimonio che comunque è rimasto in Sardegna, e che per quanto sottoposto a una grandissima tutela…

(Interruzione)

E' vero, c'è stato un intervento della Regione, non è il primo intervento che la Regione Sardegna ha fatto per il recupero, il restauro e la conservazione di beni culturali di straordinaria importanza. Siamo disponibili a sostenere tutto, ma lei pensa che contrattare con lo Stato sia la strada giusta? Perché se non ho capito male lei vorrebbe svincolarsi dal rapporto con lo Stato sui beni culturali! Mi è sembrato quasi che le sopraintendenze le stiano un po' strette, che non ci debba essere il riconoscimento del Codice Urbani in Sardegna, mi pare di capire questo! Diciamole le cose, però! Lei dica che sta rivendicando l'autonomia culturale della Sardegna, punto! Farà contenti i colleghi del Partito Sardo d'Azione e forse anche altri. Ma per fare deve dire ai sardi, e prima di tutto al Consiglio regionale, come intende mettere mano a un problema di straordinaria importanza come questo. Certo, lei ha toccato il problema della fotografia del nuraghe di Barumini e ieri con l'assessore Dessì abbiamo discusso una mozione sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio. Sono questioni alle quali dobbiamo mettere mano, sono d'accordo, insieme a quella delle infrastrutture, come ha detto lei. Sono tutte cose importanti e abbondantemente contenute nell'Intesa istituzionale di programma del 1999.

Poi, il Presidente è passato al tema della conoscenza, e qui mi fermo, perché la conoscenza è l'argomento, secondo me, più spinoso, nel senso che è conoscenza tutto ciò che si conosce; nel momento in cui non si conosce niente, parlare di conoscenza è un salto nel buio, è guardare nel vuoto. Galileo immaginava, conosceva molto, ma conosceva molto meno di quanto conosciamo noi! Qui quando si mette un punto come questo, la conoscenza è importante. E' importante che cosa? Il rapporto col Consiglio regionale? Il rapporto con i sardi? Cioè, nel momento in cui il presidente Soru dovrà stendere e sottoscrivere un documento sulla nuova intesa istituzionale di programma, lo farà sentito il Consiglio o lo farà sua sponte, sentita la sua maggioranza, più che la sua Giunta? E certamente non il Consiglio regionale! Io credo che questo non sia l'approccio giusto. Come Presidente della Regione, sarei venuto in quest'Aula e avrei detto al Consiglio: "Signori consiglieri, la situazione è questa: stiamo ripartendo per una nuova intesa istituzionale di programma ed è necessario che noi ci presentiamo al tavolo col Governo con le idee chiare su quello che vogliono i sardi". Non quello che vuole il presidente Soru! E' vero che la democrazia qualche brutto colpo sta incominciando a prenderlo, ma fino a prova contraria la rappresentanza del popolo ce l'ha il Consiglio regionale. Poi può darsi che sia anche superato questo sistema, ma per quanto staremo qua e sino a quando le norme non cambiano, noi siamo i rappresentanti del popolo, chi più di noi è legittimato a confortare il Presidente, a sostenerlo, a dargli indicazioni? Ma non con questo sistema, perché con questo sistema, noi abbiamo avuto conoscenza oggi di sei argomenti certamente importanti, ma di altri non ne abbiamo notizia!

Presidente Soru, seppure lei dovesse vincere la battaglia sulle entrate, se non si modifica lo Statuto, lo dico anche all'onorevole Floris, ce li scordiamo i dieci decimi del gettito delle imposte, perché siamo noi che abbiamo chiesto i sette decimi. Noi non abbiamo voluto i dieci decimi, nel 1948, perché la nostra autonomia doveva essere diversa da quella della Sicilia. I siciliani vollero i dieci decimi, noi i sette decimi. Non potendo andare oltre abbiamo preferito tornare indietro: sette decimi!

PRESIDENTE. Sono trascorsi venti minuti, onorevole Diana. Sospendo la seduta per tre minuti per motivi tecnici. Grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 07, viene ripresa alle ore 12 e 10.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, le chiedo la cortesia, per me e per i colleghi del centrosinistra, di avvertirci allo scadere dei dieci minuti. Ci siamo iscritti a parlare in tanti e tutti vogliamo intervenire, per cui concentreremo i nostri interventi in dieci minuti, anziché in venti, a cominciare dal mio intervento.

Mi rivolgo al collega Diana, che so non essere permaloso, anche se dico delle cose che lui non condivide. Collega Diana, voglio dire a lei, e per lei all'opposizione, che noi non vi permetteremo di sottrarvi al confronto unitario. C'è fra di voi questa tendenza, lo si capisce dalle presenze in aula, però, ripeto, non vi permetteremo di sottrarvi al confronto unitario. Noi riteniamo che le rivendicazioni da avanzare nei confronti dello Stato debbano emergere dal confronto in Consiglio regionale e debbano essere discusse in Consiglio regionale, per la funzione insostituibile che tutti assieme, caro Floris, assegniamo a questa Assemblea. Non ci sono scorciatoie. E io apprezzo la scelta che ha fatto il presidente Soru di chiedere il confronto con il Consiglio regionale molti giorni prima del previsto incontro con il Governo, per dare la possibilità al Consiglio stesso di produrre un aggiornamento della piattaforma rivendicativa che a suo tempo avevamo proposto.

E allora si tratta proprio di questo, cioè di discutere delle indicazioni, dei punti, delle priorità che propone il Presidente, di valutare che cosa occorre ancora perché la piattaforma venga definita. E io, collega Floris, sono perfettamente d'accordo: c'è il ruolo del Consiglio, e lei giustamente ha citato il Presidente del Consiglio, e c'è il ruolo della Giunta, e altrettanto giustamente il Presidente della Regione è venuto qui per confrontarsi con noi. E noi vogliamo il confronto, lo ripeto, per evitare che voi possiate sottrarvi a una responsabilità nella fase rivendicativa e nella fase concertativa, perché noi tutti rappresentiamo il popolo sardo, chi ha preso più voti e chi ne ha presi di meno, quindi non ci porterete sulla strada della rottura e della rivendicazione separata. Questo lo diciamo con forza, perché abbiamo chiara la funzione del Consiglio regionale. C'è bisogno di un aggiornamento della proposta, soprattutto perché noi vogliamo fare un unico ragionamento che riassuma quello rivendicativo, quello propositivo e quello sulla gestione delle risorse, da proporre all'insieme del popolo sardo.

Nei prossimi giorni saremo chiamati a votare per la composizione della Consulta per la riscrittura dello Statuto, ma se noi avessimo uno Statuto moderno, uno Statuto attuale, uno Statuto dell'autonomia o dell'autogoverno, in base al quale la Sardegna potesse dialogare con lo Stato come se fosse una nazione, forse non staremmo qui a dire le cose che stiamo adesso dicendo, a parlare, come ha fatto il presidente Soru, di rivendicazioni e molte delle iniziative che periodicamente assumiamo a Roma le potremmo evitare.

Caro collega Diana, quando abbiamo votato la legge a cui lei ha fatto riferimento, non lei né la sua parte, ma molti altri colleghi, hanno preferito, così com'è successo stamattina, non partecipare al voto, non assumersi questa responsabilità. Penso che avremo tempo, da qui all'incontro con il Governo, per far sì che la piattaforma rivendicativa nasca unitariamente. E' stata proposta una funzione al Presidente del Consiglio, che è stata già svolta in passato, la riprendiamo. Si facciano degli incontri tra i Presidenti dei Gruppi, si prendano iniziative a breve scadenza in modo da produrre l'aggiornamento necessario. Per costruire che cosa? Per costruire uno spazio, che ora chiamiamo rivendicativo, ma che è propositivo di una funzione che dobbiamo svolgere in Sardegna. Il presidente Soru ha proposto sei questioni importanti, e io penso che sia giusto che tutto il ragionamento che facciamo abbia sempre come riferimento il fatto che noi rivendichiamo autonomia, rivendichiamo partecipazione, rivendichiamo rappresentanza, perché pensiamo che tutte le nostre proposte debbano poi avere una ricaduta sul lavoro, che è la grande emergenza sempre presente nella nostra regione. E dentro le priorità della gestione delle risorse c'è la parte di responsabilità che deriva dalla conquista di queste stesse risorse, se saranno conquistate. Nella gestione delle risorse ci sono - ha ragione la collega Caligaris - le priorità delle tre Sardegne: quella delle città, quella delle zone costiere e quella della Sardegna principale, che è stata richiamata anche dal presidente Soru, cioè la Sardegna delle zone centrali. Attenzione, l'insieme del ragionamento che noi facciamo deve vertere appunto su una ripartizione equilibrata delle risorse che otterremo.

Allora, quando abbiamo avanzato la prima richiesta di incontro con il Governo Berlusconi, noi abbiamo detto a voi che mostravate, in quel momento, qualche resistenza: "E' giusto e importante che avanziamo, in questa fase, una rivendicazione unitaria, perché tanto perderete le elezioni e la rivendicazione la dovremo riproporre quando noi saremo chiamati a governare". Caro collega Floris, noi siamo fermi a questa posizione. Poi lei dice: "La nostra mozione, la nostra indicazione ha maggiori argomenti di quelli che stamattina, in sintesi, sono stati esposti". Benissimo, vogliamo partire dalla vostra indicazione? Non ci sono problemi, non siamo alla ricerca della primogenitura; non c'è una primogenitura per quanto riguarda l'antico tema del rapporto con lo Stato.

Allora evitiamo inutili rotture, che non è nelle nostre intenzioni produrre o indicare a questo Consiglio. Altri l'hanno fatto, caro Floris, e non cento anni fa, ma questa settimana! Parte dei rappresentanti del popolo sardo che sono a Roma hanno infatti fatto una scelta uguale a quella fatta da diversi colleghi in Consiglio questa mattina, quella cioè di assentarsi. Abbiamo dato, secondo voi, un segnale di forza nei confronti del Governo Prodi in quest'Aula? Abbiamo dato semmai un segnale di debolezza, di debolezza estrema, e io condivido la sottolineatura che faceva il presidente Soru: noi ci dobbiamo presentare al Governo Prodi con la stessa determinazione con la quale ci siamo presentati al Governo Berlusconi. Io condivido questa sottolineatura, perché ho chiaro il concetto di Governo amico.

Insomma, qui ci sono colleghi di antica esperienza politica e ricorderanno che il presidente Andreotti, non riuscendo a soddisfare la richiesta della Sardegna di avere un ministro nel suo Governo, disse: "Sono io il ministro dei sardi". Capisco tutto, ma noi qui vogliamo fare un ragionamento opposto, vogliamo determinare l'unità del Consiglio regionale per rappresentare le rivendicazioni del popolo sardo su una piattaforma condivisa, con funzioni precise. Per questo ringrazio il presidente Soru, che ha assunto, in autonomia, un'iniziativa che ci ha permesso di fare questo dibattito.

Allora, non c'è nessuna intenzione di presentarsi scavalcando gli altri o giocando d'anticipo. Siamo vicini alla conclusione dei mondiali, il nostro è un sistema misto, la formazione è cambiata in tutte le partite, ma abbiamo vinto con grande sacrificio, e chi si è assentato lo ha fatto assumendosene la responsabilità. Noi vogliamo costruire una squadra per avanzare la nostra proposta al Governo e non vi sfidiamo, ma vi invitiamo a partecipare all'elaborazione delle priorità. Non è sufficiente rinnovare l'Intesa che abbiamo firmato col presidente D'Alema. Ci sono state delle evoluzioni di diverso tipo, compresi gli argomenti dell'Obiettivo 1, compresa la situazione economica nella quale è stato fatto precipitare il Paese. Allora, confrontiamoci sul merito e se ci dobbiamo dividere dividiamoci sul merito, ma sono convinto, collega Floris, che possiamo invece trovare una convergenza sulle rivendicazioni nei confronti dello Stato e sulla funzione del Consiglio in questa circostanza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, un proverbio dice che qualche volta si parla a suocera perché nuora intenda, ora se questo è il ragionamento…

CUGINI (D.S.). E chi non ha la suocera?

VARGIU (Riformatori Sardi). Va in cimitero a portarle dei fiori!

CUGINI (D.S.). Incominciamo a offendere, adesso?

VARGIU (Riformatori Sardi). Collega Cugini, io gradisco sempre le sue interruzioni, ne faccia delle altre che consentano, come faceva l'onorevole Cogodi, di introdurre nuovi argomenti. Quello della suocera e della nuora è un argomento che a me sta molto a cuore e sul quale potremmo discutere anche per un quarto d'ora! Potremmo trovare nuovi argomenti di conversazione gradevoli per entrambi, però, ripeto, se nelle parole del collega Cugini c'è il ragionamento che si fa alla suocera perché nuora intenda io questo lo comprendo. Nel senso che l'invito alla partecipazione rivolto alla minoranza, che dalle parole del collega Cugini è emerso chiaramente - all'inizio con toni più accesi poi con toni più pacati -, non può discendere da ciò che si sta svolgendo in Aula oggi. Ciò che si sta svolgendo in Aula oggi è infatti metodologicamente e sostanzialmente non congruo rispetto all'invito fatto dal collega Cugini. Perché? Mi rivolgo direttamente a lei, presidente Soru. Non è congruo perché ciò che noi abbiamo sentito in aula, questa mattina, non si discosta da ciò che abbiamo letto nella rassegna stampa di ieri, non di oggi, o che abbiamo sentito nelle interviste televisive che lei ha rilasciato. Aver reso le sue dichiarazioni a quella parte del Consiglio regionale che l'ha voluta ascoltare e che intende poi ragionare su ciò che lei ha detto, che del resto tutti noi già conoscevamo, ha un senso se l'Aula è poi propositiva nei suoi confronti. I giornalisti che hanno raccolto e pubblicato le sue dichiarazioni hanno semplicemente comunicato il suo pensiero, che in quest'Aula può essere integrato con idee, proposte e approfondimenti. Quindi, in questo senso io spero, credo, ipotizzo che oggi lei abbia voluto iniziare un ragionamento con l'Aula, minoranza compresa, o con la minoranza soprattutto, a seconda di come la si vuol vedere. Ed è possibile, non sicuro, collega Cugini, che da questo momento di confronto in Aula nascano delle interlocuzioni, dei contatti, dei ragionamenti, delle discussioni, le chiami come vuole, nelle quali sia consentito a chiunque sta in questi banchi, e in particolare alla minoranza, che forse ha minori occasioni di poter avere questo tipo di rapporto, di esternare la propria parte propositiva, che non è contenuta né nel metodo né nella sostanza di ciò che sinora si è visto. Perché dico questo? Dico questo facendo un ragionamento che mi piacerebbe venisse contestato, se sbagliassi in qualcosa.

Vertenza entrate: su questa vertenza, iniziata già da parecchio tempo, il Governo regionale ha chiesto, in maniera chiara, che vi fosse il coinvolgimento non soltanto dell'intero Consiglio regionale, ma anche di coloro che il Consiglio rappresenta, e cioè di tutti i sardi. E credo che, forse con incomprensioni in qualche circostanza, sostanzialmente l'adesione al progetto della rivendicazione sulle entrate sia giunta da parte di coloro ai quali la maggioranza l'ha chiesta e di coloro che la maggioranza ha ritenuto di coinvolgere necessariamente, obbligatoriamente, in quel ragionamento, e cioè l'intero Consiglio regionale e l'intera comunità dei sardi da esso rappresentata. Ciò significa che sul problema delle entrate ci si rende conto che la forza della rivendicazione, la forza della richiesta di giustizia è sicuramente più elevata se proviene non da una sola parte politica, ma dall'intero Consiglio regionale e dall'intera comunità sarda. Benissimo, siamo d'accordo, parlo a nome dei Riformatori, che sono disponibili a continuare su questa strada. Però, adesso il Presidente dice che c'è una cornice più ampia e che nell'ambito di questa cornice vi è una serie di problemi che non rappresentano vertenze di maggioranza, ma rappresentano vertenze della Sardegna, quindi richieste che la comunità sarda, nella sua interezza, nella sua totalità, ritiene di dover avanzare allo Stato per accelerare il proprio sviluppo. Dove si è deciso questo? Non in quest'Aula, non in confronti tra le forze politiche, non in base a ragionamenti avanzati da un consigliere o da una parte politica di questa minoranza. Il presidente Soru ce l'ha comunicato ieri sui giornali, oggi attraverso le dichiarazioni rese in Aula. Mi sembra che sia un metodo assolutamente inaccettabile, non perché io ritenga che le sei emergenze di cui si è parlato, che rappresenterebbero la vertenza complessiva della Regione sarda, siano di poco conto, ma semplicemente perché non posso condividere argomenti che mi vengono proposti a scatola chiusa, già imballati, impacchettati e infiocchettati! E non si può fare in quest'Aula il ragionamento che ha fatto, in linea teorica, il collega Cugini: "Sono emergenze di tutti, quindi rimbocchiamoci le maniche e andiamo tutti alla guerra". Chi l'ha deciso che sono emergenze di tutti? Chi ha deciso che sono queste le emergenze più importanti? Chi ha deciso che su queste emergenze c'è condivisione e su altre no? Chi ha deciso che il metodo deve essere questo? Collega Cugini, se le cose le si vuole decidere insieme le si decide insieme, ma ci sono delle cose che vengono solo comunicate, sulle quali qualcuno ha già deciso, allora la parte che ha preso la decisione se ne assuma la responsabilità e se ne ha la forza vada avanti. Se su qualcuna delle rivendicazioni proposte la parte che non è stata interpellata ritiene di dover dare, nell'interesse generale, la propria disponibilità è un altro discorso. Ed è una disponibilità gratuita, nel senso più nobile del termine, che la minoranza dà sulle questioni che decide che debbano far parte del pacchetto di rivendicazioni e che non dà su altre, a meno che non sia diverso il metodo con cui si arriva alla sostanza, a meno che la sostanza non sia davvero da condividere, ma il percorso di condivisione in politica non consiste in una semplice comunicazione e tante grazie. I percorsi di condivisione in politica sono quelli del ragionamento, del confronto, della verifica delle proposte altrui, della scelta di arrivare a una sintesi. Altrimenti la maggioranza, investita dagli elettori di tale ruolo, l'abbiamo detto tante volte in quest'Aula, porta avanti delle battaglie che sono appunto di maggioranza, su qualcuna delle quali, lo ripeto, ci potranno essere delle condivisioni, e tante volte ci sono state, ma sono condivisioni gratuite, cioè condivisioni che non sono state raggiunte attraverso il metodo della politica della condivisione.

Presidente Soru, comprendo che per lei possa non essere automatico l'adeguamento ai meccanismi di formazione del consenso politico, lo comprendo perfettamente, però lei, che è dotato sicuramente di grande intelligenza e conosce metodiche applicabili in tutti i campi, non solo in quello di cui si è occupato prevalentemente sino al momento in cui ha iniziato a fare politica, ha senz'altro la capacità di cogliere le diverse sensibilità che emergono nel dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula, e sta a lei e alla sua maggioranza decidere se e in quale misura tenerne conto. Glielo dico perché dopo aver sentito quali sono per lei le priorità e comprendendo la sua volontà di affermarle con forza nell'ambito della ridiscussione del rapporto tra la Sardegna e lo Stato, mi sono reso conto che è stato trascurato un problema importantissimo, che in qualche misura potrei inserire in quel discorso sull'accesso alle reti infrastrutturali, sulla continuità territoriale, sulla comunicazione, sulla capacità di entrare nel sistema delle relazioni, ed è il problema della sanità. Sulla sanità è necessario aprire con lo Stato una vertenza complessiva e condivisa dall'intera Sardegna, perché quando i commissari continentali sono sbarcati nella nostra Isola hanno parlato di cose che in una certa misura le persone in buona fede condividono: hanno parlato di arretratezza complessiva di una parte del sistema sanitario sardo, è vero, era vero; hanno parlato degli ospedali sporchi, è vero, era vero; hanno parlato di sistema di collusioni che intrecciava la politica e la sanità, era in parte vero. Sono passati due anni e non si è mosso niente, le collusioni, se possibile, sono aumentate con la presenza di gruppi affaristici continentali che si sono aggiunti ai gruppi affaristici sardi, e non è cambiato niente nella qualità della sanità sarda percepita dal cittadino. Parte di questo dipende dal fatto che in Sardegna si scontano decenni di ritardi nell'adeguamento strutturale della sanità; ritardi dovuti anche a carenza di risorse che in altri tempi, quando non esistevano le quote capitale, sono state trasferite ad altre Regioni italiane e non alla Sardegna. Oggi la Sardegna ha bisogno di eliminare il gap che nel settore della sanità la separa da alcune regioni continentali, perché se non lo ripiana questo gap rimarrà e genererà, com'è successo anche in questi due anni di amministrazione Soru, dei disavanzi sempre crescenti. Presidente, controlli i conti pubblici della sanità sarda, che per altro non sono controllabili, purtroppo, perché fuori dal controllo di chi sta gestendo in questo momento la sanità sarda.

Questo è un problema importante e noi dobbiamo spiegare, a Roma, che le risorse finanziarie non possono essere distribuite sulla base del numero degli abitanti, perché in Sardegna 1 milione e 600 mila abitanti sono dispersi in 24 mila chilometri quadrati di territorio, e un conto è garantire assistenza di qualità a 1 milione e 600 mila abitanti concentrati in un quartiere di Milano, altro conto è portare il servizio 118 a Esterzili! Di questo noi dobbiamo farci carico aprendo una vertenza con lo Stato, altrimenti la spesa per la sanità, che oggi inghiotte il 40 per cento del bilancio regionale, continuerà a essere fuori controllo, senza che si possa modificare alcunché della situazione attuale.

Forse potremmo ragionare anche di altre cose: potremmo ragionare del meccanismo della continuità territoriale sino adesso attuata, potremmo ragionare del Master and back, di quanto funzioni il master e anche di quanto funzioni il back, ma soprattutto di quanto la Sardegna abbia bisogno che il back invece funzioni. Quindi, se una sede di confronto e di ragionamento vi serve, noi abbiamo detto tante volte in quest'Aula di essere assolutamente disponibili a confrontarci, a portare quella parte di rappresentanza del mondo della Sardegna che garantiamo noi e non voi, quella parte di intelligenza, quella parte di cultura, quella parte di sensibilità della Sardegna che noi garantiamo e che voi non garantite, perché ha votato noi e non voi. Ma non si può improvvisamente accomunare l'argomento delle entrate, sul quale abbiamo costruito un faticosissimo e lacerante consenso, ad altri cinque argomenti sui quali chiedete alla minoranza di garantire la stessa disponibilità. Questo non lo si può fare, nel senso che è un percorso che deve essere costruito, non è un risultato che voi avete già acquisito e che pertanto si può "spendere" a Roma.

Questo è il ragionamento fondamentale che rende debolissima la prospettazione politica che voi avete fatto questa mattina, che rende debolissimi gli appelli che il collega Cugini ha fatto in quest'Aula, perché i risultati in politica sono frutti da far maturare sull'albero, sono frutti che maturano se c'è la volontà di tutti di farli maturare. E la volontà del confronto è molto più faticosa dell'andare avanti a colpi di maggioranza, perché è assai più faticoso costruire consenso sulle idee, su progetti condivisi anche da chi politicamente può non avere un interesse specifico, elettorale, del momento ad avanzare su una certa strada. Ma c'è un interesse generale, c'è un interesse diffuso, del quale noi vorremmo poter essere interpreti. Quindi vorremmo che voi ci deste l'occasione di fare la nostra parte rappresentando gli interessi dei sardi che ci hanno votato, che possono essere sotto molti aspetti assolutamente coincidenti con gli interessi dei sardi che hanno votato per voi. Ma è un percorso da costruire, non è un regalo, non è qualcosa che si ottiene con un dibattito che dura mezza giornata in un'aula ampiamente e desolatamente in parte vuota e in parte distratta.

Quindi, colleghi, la giornata odierna è, per riprendere le parole del collega Cugini, una giornata di approccio, nel senso che si è messo sul tavolo un problema e, ragionando, si è visto che il problema può essere affrontato in tanti modi. Dal modo in cui voi deciderete di affrontarlo discenderà anche il modo in cui noi vi risponderemo in merito, perché la ricerca del metodo della condivisione, la ricerca del modo per mettere i sardi intorno ai problemi, per individuare insieme la soluzione di un problema non è una strada che voi avete sempre praticato. Vorrei ricordarvi il ragionamento sulla Consulta. Noi vi abbiamo proposto una condivisione larga sull'argomento più importante che questo Consiglio regionale ha in discussione, che è la riscrittura dello Statuto e la rivisitazione dei rapporti con Roma; una condivisione larga che, seppur sconfitta l'alternativa dell'Assemblea costituente, sulla quale noi abbiamo battagliato tanto, andasse comunque verso una rappresentanza larga della società, verso una rappresentanza elettiva della società sarda. Voi avete invece rinculato e avete deciso di istituire una commissione, che probabilmente nominerete con ampia assenza di parti politiche e di parti della società sarda, per fare una delle cose più importanti per la Sardegna in questo momento - lo pensate voi e lo pensiamo anche noi -, quindi avete scelto una strada "di maggioranza". E' una vostra responsabilità, una vostra scelta, andate avanti, ma se farete la stessa cosa per le altre vertenze che sono aperte, non stupitevi se le nostre posizioni saranno diverse. Ma questo sarà dovuto, almeno in parte, al fatto che le posizioni unitarie voi ce le avrete sollecitate soltanto in maniera formale e non anche in maniera sostanziale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, colleghe e colleghi, il rischio forte è che un'altra occasione importante di dibattito in questo Consiglio regionale su aspetti fondamentali della vita della nostra Isola si concluda con un nulla di fatto. Lo rappresentava abbastanza bene, almeno in parte, il collega Vargiu: c'è una parte importante del Consiglio regionale che ha deciso che sono prioritari altri argomenti, e questo è uno dei segnali, certamente non l'unico, che sono stati dati. Non è certamente vero, invece, collega Vargiu, che una parte politica sia presente ma distratta. Noi siamo presenti, convintamente presenti e molto preoccupati, però anche coraggiosamente decisi ad andare avanti tutti insieme sulla strada che si è tracciata, perché riteniamo che, così come è accaduto nel passato - lo ricordava brillantemente il collega Cugini -, si possano trovare le ragioni di un'azione unitaria che renda merito a tutti dei propri ruoli e delle proprie funzioni, ma renda anche possibile che qualcuno, peraltro non incaricato per caso, tracci una linea, demarchi una velocità, segni delle priorità. Questo è avvenuto sempre, ancor più avviene oggi in un sistema di governo che è cambiato e che io non richiamo per tutte le ragioni che ciascuno di noi conosce.

Potremmo fare distinzioni di vario genere, e qualche distinzione è necessario farla perché se no non ci si capisce, ma preferiamo privilegiare, in questo ennesimo dibattito in Consiglio regionale, la necessità di essere uniti, così come lo siamo stati in altri momenti importanti di questa legislatura, per non parlare di quelle precedenti. E allora io non mi preoccupo, collega Floris, del ruolo e della funzione del Consiglio regionale, di cui sono assolutamente convinto, così come sono convinto che per qualunque intesa che generi la necessità - e mi auguro che la generi in fretta - di approvare proposte o disegni di legge che modifichino integralmente il nostro rapporto con lo Stato in attesa del nuovo Statuto, il Consiglio regionale verrà chiamato a svolgere il suo alto ruolo, la sua alta funzione.

Non posso non riferirmi, perché emerge continuamente, al giudizio secondo cui due anni di Governo Soru non hanno prodotto nulla. A parte il fatto che potremo utilizzare altre occasioni per richiamare i risultati di questi due anni di legislatura, per quanto riguarda la materia che stiamo trattando, alla quale mi voglio attenere, la drammaticità della situazione deriva, a mio avviso, da alcune cause, la prima delle quali, che non bisogna mai dimenticare, è che per cinque anni l'Intesa istituzionale di programma del 1999 è caduta in oblio. Abbiamo accumulato, ai ritardi che già avevamo allora, ulteriori imperdonabili ritardi, inoltre l'interlocuzione con il Governo di centrodestra è stata praticamente impossibile. Perché non riconoscerlo, presidente Soru, signori Assessori, colleghi del Consiglio?

A distanza di qualche settimana, diceva il presidente Soru, dall'insediamento del Governo Prodi, certamente non possiamo vantare nessun risultato, ma di sicuro ci sembra che si stia aprendo un'interlocuzione che, se saremo bravi, se saremo uniti, se saremo capaci di orientare bene i nostri bisogni e obiettivi, potrà produrre dei risultati. E allora la scommessa non è su chi corre più veloce, la scommessa è dire: "Va bene, vogliamo vedervi a settembre, a ottobre, entro l'anno, con risultati acquisiti su queste materie". E questi risultati, in base alla legislazione vigente, non bisogna mai dimenticarlo, attengono alle entrate che ci sono mancate in tutti questi anni, alla capacità impositiva che ci è riconosciuta ma che genera, il giorno che la adottiamo, e non se ne capisce il motivo, tanti problemi e incomprensioni.

Perché non possiamo rilanciare temi come quelli proposti dal presidente Soru? Che novità costituiscono questi temi nell'agenda politica della Sardegna? Sono temi rimasti sinora senza un concreto impianto di risoluzione per poter davvero rilanciare lo sviluppo e la crescita della Sardegna. E allora, non distinguiamoci su chi è stato sentito prima e su chi è stato sentito dopo o in quale modo si deve interloquire. Certamente va richiesta una maggiore condivisione, anche prima che si lancino certe iniziative, e di sicuro va colta la bontà di queste iniziative, che vanno sostenute riportando il dibattito in Consiglio regionale, per integrare l'azione del Governo della Regione, con l'unico scopo di andare verso il risultato. Altrimenti la preoccupazione è che si cerchino le piccole distinzioni per rafforzare la divisione, il che può essere giustificato in vario modo, in quest'Aula e fuori di qui, ma non porta nessun beneficio alla Sardegna.

Io preferisco qualche passaggio velocemente piuttosto che il niente. E allora, se abbiamo fatto qualche passaggio troppo velocemente, riprendiamo la velocità giusta, riprendiamo a dialogare nelle sedi istituzionali, che sono il Consiglio e le Commissioni, dove per molto tempo questi temi sono stati dibattuti. Se vogliamo aggiornarli, riprendiamo a dialogare anche in quelle sedi, per consentire che sia chiaro a tutti, ai nostri parlamentari, al Governo della Repubblica, alle opposizioni in Parlamento, che la Sardegna è unita nel rivendicare ciò che da molto tempo le è dovuto e che finalmente ha deciso di raggiungere degli obiettivi che non le si possono più negare. Altrimenti il risultato sarà che la Sardegna continuerà penosamente a decrescere e i nostri figli saranno sempre di più costretti ad andare da altre parti per cercare fortuna e successo sulla base delle conoscenze acquisite.

Signor Presidente, spero che il dibattito su questi argomenti non si concluda oggi perché, con le premesse che si sono viste, la conclusione rischia di non essere positiva. Penso anzi che sia opportuno che questo dibattito continui in quest'Aula e in altre sedi di discussione all'interno del Consiglio regionale e della Giunta. Spero che ciascuno di noi, ciascun Gruppo, ciascuna componente di questo Consiglio e le forze sociali trovino i giusti motivi per interloquire, per andare avanti uniti, perché solo l'unità ci può far conseguire risultati apprezzabili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Anch'io, per la verità, ho avuto la sensazione che questo dibattito rischi di esaurirsi in una mera esercitazione oratoria - legittima, per carità -, nella quale si evidenziano le contrapposizioni, le differenze, senza tenere conto, però, che non si può ridurre questo dibattito alla stregua di tanti dibattiti che sono stati fatti in quest'Aula, perché la materia oggetto della discussione non è ordinaria o di routine. E soprattutto bisogna sgombrare il campo da quelle posizioni in un certo modo pregiudizievoli, che sono dettate, legittimamente, dall'appartenenza a questo o a quello schieramento, anche se mi rendo conto, come diceva un grande scienziato come Albert Einstein, che è più facile spezzare in due un atomo che non un pregiudizio.

Dobbiamo fare uno sforzo comune, anche perché non abbiamo appuntamenti elettorali imminenti. Le prossime elezioni regionali saranno fra tre anni, le elezioni politiche si sono appena svolte, non ci sono elezioni amministrative alle porte, dunque esiste, cari colleghi, il presupposto, la condizione ottimale per fare un dibattito recuperando maggiore serenità e lasciando, appunto, da parte il pregiudizio. Perché, vedete, quando la discussione viene portata sul piano della contrapposizione, ci si dimentica che questa non è una vertenza interna, ma è una vertenza della Sardegna nei confronti dello Stato. Se non teniamo conto di questo dato rischiamo, ancora una volta, che chiunque di noi si alzi per richiamare le responsabilità dei Governi passati, dei Presidenti passati, quello che è stato fatto, quello che non è stato fatto, quello che è stato fatto bene o che è stato fatto male. Sarebbe facile per ciascuno di noi richiamare le responsabilità dei Governi nazionali. Per la verità il Governo appena entrato in carica sta muovendo i primi passi; attenderemo di vedere, fra qualche mese, se sarà conseguente e coerente con quanto promesso, ma sarebbe facile per chiunque fotografare, per non andare lontano, la situazione della finanziaria nazionale del 2005, che alla Regione Sicilia riservava un trattamento, non dico di favore, ma dovuto, perché la Sicilia rivendicava un diritto e questo diritto le è stato accordato. La Regione Sardegna, nella stessa posizione, nella stessa situazione ha dovuto invece capitolare, e questo nonostante le promesse, le assicurazioni, gli impegni personali del Presidente del Consiglio di allora e di qualche ministro sardo.

Vedete, indichiamo questi fatti perché certamente pesano anche in termini di responsabilità politiche, così come pesano le responsabilità politiche dei Presidenti, delle Giunte e delle maggioranze che si sono succeduti nel corso degli anni passati anche in questa Regione, ma soffermarsi su questo aspetto per far partire una vertenza non mi pare che sia la giusta soluzione. Allora bisogna senz'altro raccogliere - e io di questo do atto al presidente Soru - l'appello all'unità, al coinvolgimento di tutte le forze sociali della Sardegna, delle forze politiche, anche se mi pare che già il primo incontro sollecitato per quanto riguarda i parlamentari abbia visto partecipi solo forze del centrosinistra e l'UDC, ma bisogna insistere su questa strada. Io non sottovaluto neppure l'appello che è venuto oggi anche dall'onorevole Mario Floris, che chiede che su questa vertenza ci si riferisca non solo al Governo regionale, ma anche agli altri livelli istituzionali. Se questo è utile per dare maggiore forza e anche maggiore autorevolezza alla vertenza, mi pare che vada tenuto in debito conto.

Colleghi, non utilizzerò tutti i venti minuti, ad evitare di ripetere cose già dette, ma mi pare che questo sia veramente il modo migliore per dare concreto significato a parole spesso da tutti noi abusate, come autonomia, sovranità, identità. E questa è l'occasione per tutte le forze politiche di misurarsi su una battaglia che, debbo riconoscerlo, anche nel metodo questa volta supera una visione antica, quella del rivendicazionismo fine a se stesso, direi del mortificante piagnisteo a cui spesso nel passato tutti noi abbiamo assistito. Si sta inaugurando una stagione nuova dell'autonomia, nella quale l'esercizio di una potestà come quella impositiva finalmente deve essere visto come l'esercizio normale di un potere di questa Regione e non già come una graziosa regalia o concessione da parte dello Stato, e soprattutto di uno Stato ancora gravemente inadempiente.

Ecco perché, signor Presidente, per quanto ci riguarda, noi la invitiamo ad andare avanti, e ritengo che senz'altro avrà al suo fianco in questa battaglia, se non tutte le forze politiche, perché l'unanimismo è impossibile, la maggioranza dei sardi. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, onorevoli colleghi, concordo molto sull'impostazione che il presidente Soru ha dato al confronto che si è riavviato col Governo, per arrivare in tempi accettabili a una nuova intesa istituzionale di programma basata sui sei punti indicati dal Presidente, quindi a un'intesa più snella rispetto a quella del 1999, che comprendeva dodici punti, a partire dal problema energetico.

Credo che in questa nuova intesa dovrà essere definita in modo particolare tutta la partita delle entrate, stabilendo finalmente quelle certezze che possono permettere alla nostra Isola di programmare al meglio il proprio futuro. Sicuramente su questo punto si dovrà riaffermare il valore del nostro Statuto e il pieno rispetto innanzitutto dell'articolo 8. Questo significa anche stabilire un rapporto diverso fra la Regione sarda e lo Stato, che deve basarsi principalmente sulla valorizzazione della nostra autonomia, che deve riguardare, certo, la nostra storia, la nostra cultura, ma deve anche essere estesa alla capacità di decidere appieno le scelte da portare avanti sul nostro territorio. L'autonomia deve essere anche impositiva, per permettere alla nostra Isola di decidere sulle tasse che ritiene giuste rispetto alla specifica situazione che sta vivendo.

Questo è sicuramente uno dei momenti più delicati per noi, perché è dal risultato di questo confronto che dipende parte delle scelte che faremo nei prossimi anni. Per questo ritengo che il rapporto con il Governo debba caratterizzarsi per la massima correttezza e la concretezza degli atteggiamenti, ma anche per la nostra fermezza nel rivendicare una risposta da parte dello Stato che, riconoscendo quanto ci è dovuto, faccia emergere l'impegno specifico del Governo per la risoluzione di quei punti che stanno alla base della nuova intesa. Non esistono, lo voglio ribadire, in questa fase, Governi buoni e meno buoni. Noi dobbiamo pretendere che l'Esecutivo nazionale, legittimamente eletto, ristabilisca con gli organi rappresentativi di quest'Isola un rapporto di reale confronto e collaborazione che salvaguardi il valore della rappresentanza democratica di questa Regione.

Credo che questa Intesa, per il valore che avrà nei prossimi anni, dovrà contenere i punti che ha ricordato il Presidente, a partire dalla questione delle entrate, dei beni demaniali, delle servitù militari, dei beni culturali, delle reti infrastrutturali, della conoscenza, che oggi rappresentano, secondo noi, le priorità di questa Regione, perché questo è il momento di raccordo delle varie tipologie negoziali poste in essere a livello regionale. Questa Intesa costituisce lo strumento con il quale vengono stabiliti congiuntamente, tra il Governo e la Giunta, gli obiettivi da conseguire e i settori nei quali è indispensabile l'azione comune. Essa rappresenta l'ordinaria moralità del rapporto tra Governo nazionale e Giunta regionale, per favorire che cosa? Per favorire innanzitutto lo sviluppo della nostra Isola, in coerenza con la prospettiva di una progressiva delimitazione di uno Stato in senso federalista. La sottoscrizione, quindi, dovrà permettere alle parti di collaborare per l'attuazione del piano pluriennale degli interventi di interesse comune. Da qui nasce l'obiettivo di accelerare e qualificare il processo di sviluppo territoriale, che deve essere perseguito attraverso una stretta collaborazione e cooperazione tra Governo nazionale e Regione Sardegna, costituendo il quadro di riferimento degli interventi di programmazione negoziata da realizzarsi nei prossimi anni nella nostra Isola, che dovrà riguardare la progettazione e l'attuazione delle azioni concertate secondo le modalità e i tempi specificati in ciascuno dei suoi strumenti attuativi. L'esigenza, che noi abbiamo oggi, è quella di affrontare, con le norme di attuazione, il problema dell'applicazione delle varie leggi nazionali, a partire dalle leggi numero 662 e 94, adeguandole, però, alle specifiche esigenze regolate dal nostro Statuto di autonomia speciale.

Io ritengo, signor Presidente, che vi siano due problemi delicati, spinosi, drammatici, che sicuramente, per le scelte fatte nel passato dai Governi nazionali di turno, meritano di essere poste all'attenzione del nuovo confronto con il Governo. Il primo riguarda la questione irrisolta delle aree dell'interno della Sardegna. Io le riconosco, signor Presidente, l'impegno che lei in prima persona sta portando avanti a favore di quelle aree, credo però che, partendo dagli effetti che le politiche di privatizzazione hanno prodotto dal punto di vista economico e sociale, che hanno visto il licenziamento di migliaia di lavoratori, con i conseguenti drammi sociali che si sono determinati, vada ricordato innanzitutto che quelle scelte furono avallate dal Governo nazionale e furono portate avanti primariamente dall'ENI. E' necessario, quindi, impostare un nuovo progetto di sviluppo, che riguardi i settori primario, secondario, terziario. Occorre cioè un intervento dello Stato e della Regione all'interno di un'area che tocca tre province della Sardegna, a partire dalla zona di Ottana, dal Goceano e dall'Alto Oristanese. Questo naturalmente può rappresentare una risposta all'esigenza di avviare una politica di riequilibrio territoriale nella nostra Isola. Queste zone, lo voglio ricordare, sono quelle che hanno permesso di far permanere la nostra Isola nell'Obiettivo 1 fino al 2006.

Io ritengo, signor Presidente, che il problema del riequilibrio delle aree interne, problema irrisolto che ancora permane all'interno di quelle comunità, sia strettamente legato alla nostra storia statutaria, perché attorno alle battaglie di riscatto delle popolazioni dell'interno, è maturata, nella nostra Isola, in tutti questi anni, quella cultura autonomistica che rappresenta ancora oggi la base culturale su cui riscrivere la nostra carta costituzionale. Se non si risolvono le problematiche delle aree interne, sono convinto che la nostra autonomia rischi di fallire.

L'altro punto che ritengo debba essere inserito all'interno dell'Intesa riguarda la promozione e lo sviluppo delle attività produttive. Su questo, di fronte al peso limitato che ha l'industria nell'Isola, di fronte al rischio di un ulteriore ridimensionamento occorre impegnare il Governo, partendo dagli accordi firmati e non rispettati, ma anche da tutte quelle decisioni che, in questi ultimi anni, hanno penalizzato la nostra Isola, contribuendo a indebolirne l'apparato industriale. Per queste ragioni, io credo, signor Presidente, che ci debba essere un impegno.

PRESIDENTE. Concluda, prego.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Non ho dubbi, signor Presidente, che lei saprà valutare al meglio queste riflessioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, debbo dire di essere rimasto sostanzialmente molto deluso dalle dichiarazioni fatte dal Presidente della Regione in una seduta straordinaria del Consiglio, nella quale, al termine di una fase di una vertenza dal presidente Soru aperta, inaugurata e poi portata avanti, anche recentissimamente, nei suoi importanti incontri con il Governo nazionale a Roma, mi sarei aspettato che il Presidente della Regione avesse fornito all'Aula qualche elemento in più, qualche elemento più preciso, qualche elemento più concreto, qualche elemento più credibile. Purtroppo, così non mi pare che sia stato.

Presidente Soru, nel suo intervento, ha proseguito nella enunciazione di una serie di principi sostanzialmente condivisibili, validi, buoni, che sono gli stessi che da mesi sta propugnando all'opinione pubblica sarda e, occasionalmente, anche al Consiglio regionale, in qualche rara epifania in quest'aula consiliare. Però, di concreto, presidente Soru, c'è davvero molto poco. L'unica cosa certa che emerge dall'operato suo e della sua Giunta di questi ultimi mesi è una spaventosa mancanza di sostanza, una spaventosa, triste e preoccupante mancanza di contenuti e proprio di quei risultati concreti che lei enuncia come se li avesse già ottenuti e che invece sono ancora molto lontani dall'essere realtà. Un quadro che all'apparenza potrebbe sembrare credibile, avvincente, interessante, ma che rimane utopistico, lontano dai fatti che proverò, molto modestamente, anche a ripercorrere.

Nel suo intervento ho sentito una buona dose di demagogia, una serie di proclami generici, anche a lei cari nella sua iconografia: il nuraghe che non viene fotografato in modo adeguato, i reperti archeologici o le opere d'arte che vengono tenuti nel sottoscala. D'accordo, tutto questo è sicuramente interessante, ma non è la priorità nella Sardegna di oggi. Tutto questo non è la risposta alle speranze che i sardi hanno riposto in lei, presidente Soru, quando si è candidato alle elezioni, quando si è proposto come l'uomo nuovo, anche come l'uomo forte, non tanto per una sua caratteristica personale, che non metto peraltro in dubbio, quanto per interpretare quel ruolo che una legge elettorale nuova e di nuova applicazione in Sardegna le aveva attribuito.

Sono passati, però, non due settimane o due mesi, ma più di due anni da quando lei è stato eletto Presidente della Regione e non è più tempo di dichiarazioni programmatiche. Noi oggi abbiamo sentito una sorta di dichiarazioni programmatiche, quelle che lei non aveva fatto all'inizio della legislatura. Ricorda? Non le aveva fatte. Oggi, dopo due anni di vuoto, dopo due anni di promesse non mantenute, dopo due anni di impegni disattesi, dopo due anni di delusioni, dopo due anni di fumo, fa ancora delle dichiarazioni programmatiche! Sei punti, sei nuvolette di fumo oggi lei ha proposto al Consiglio regionale, dopo due anni di governo della regione. Non credo che sia un'interpretazione solo dell'opposizione considerare davvero poco quello che lei oggi ha proposto al Consiglio. Lei ha cercato di mettere in pratica, presidente Soru, una sua personale interpretazione dell'autonomia impositiva della Regione, ad esempio. Ha cercato di proporre una sua personale impostazione e valutazione del ruolo dell'autonomia e dell'attualizzazione del concetto di autonomia sarda. E' andato a Roma e ha portato molti sardi per sostenerla nel chiedere al Governo Berlusconi i soldi, tutti e subito. Allora, lei, presidente Soru, che ha fatto la sua campagna elettorale in buona parte su questo argomento - che mi rendo conto poteva avere un valido appeal nei confronti dell'opinione pubblica sarda, e lo ha avuto -, stia attento, perché certe volte alcune battaglie, se non vengono portate in modo credibile e valido a compimento, diventano dei boomerang. E ho l'impressione che sarà così anche in questo caso.

Lei deve avere la capacità di ottenere quei soldi, tutti e subito, oggi che il suo amico Prodi è diventato Presidente del Consiglio. Se non riuscirà a portare i soldi, tutti e subito, oggi, in Sardegna, lei avrà fallito in quella che è una delle battaglie più importanti che stanno caratterizzando la sua presidenza alla regione sarda.

In tutta questa situazione in cui lei ha creato una degenerazione, a mio avviso, del concetto di autonomia impositiva della Regione, e non lo dico perché critichi le sue tasse sul turismo, ma perché quello stesso Governo nazionale che le ha per ora dato risposte non troppo convincenti e concrete sulla vertenza sulle entrate, è anche quello stesso Governo che ha rimandato alla Corte costituzionale le famose tasse contro il turismo. E non è vero, mi permetta, signor Presidente, che si tratta soltanto di rilievi marginali di carattere tecnico, che possono essere aggiustati in itinere, su cui ci si può mettere d'accordo. Non è così, lei sa meglio di me che in effetti i rilievi che le sono stati mossi, e che sono contenuti - peraltro tutti i cittadini possono controllarlo nel sito del Ministero per gli affari regionali - nella relazione che accompagna l'impugnazione, sono molto consistenti e importanti, sono di carattere tecnico, ma sollevano problemi di incostituzionalità. E questo è esattamente quello che il Consiglio regionale cercava di farle capire quando portò in Aula il maxicollegato alla finanziaria.

Tutto questo sta provocando danni considerevoli all'economia della Sardegna. Telefono Blu, che è una nota associazione che riunisce albergatori di "destra", operatori turistici di "destra", segnala che nel mese di luglio… Sarebbe bello poter ridere, collega, purtroppo si sorride, ma è un riso amaro!

SECCI (La Margherita-D.L.). Questo ci rimane!

ARTIZZU (A.N.). Telefono Blu, un'organizzazione di "destra", dicevo, segnala che nel mese di luglio, in Sardegna, ci sarà un calo del 10 per cento delle presenze, per effetto dello spavento e della preoccupazione creata nell'opinione pubblica nazionale e internazionale dalla sua geniale invenzione delle tasse sul turismo.

Ora, io mi domando come lei valuti tutto questo, se non abbia, diciamo, qualche problema interiore, qualche preoccupazione, qualche dubbio: "Avrò agito bene, avrò agito male, avrò agito davvero nell'interesse di tutti i sardi, nel provocare un danno di questo genere?", che spero possa essere presto quantificato in termini di euro o di milioni di euro, temo anche di decine di milioni di euro. E mi aspetterei che lei facesse un mea culpa degno di una persona di coscienza, quale non dubito lei sia. Soprattutto vorrei e mi aspetterei che lei dicesse come intende rimediare a questa situazione oggettiva e certificata che si è venuta a creare in Sardegna.

Non credo che tutto questo possa essere fatto con proclami, ripeto, generici e tutto sommato anche abbastanza demagogici, quali quelli che lei, oggi, ha fatto in Aula. Penso che lei debba portare davvero i soldi della vertenza delle entrate tutti e subito in Sardegna, perché se no si creerà una situazione difficilmente gestibile. Quei soldi, dal suo amico Prodi, lei li deve ottenere davvero tutti, fino all'ultimo euro, persino quelli che ha fatto contabilizzare nell'ultimo bilancio e che non esistevano se non nella fantasia, diciamo, dell'Assessore del bilancio. Non voglio chiamare in causa sempre lei, attribuiamo anche all'Assessore la responsabilità di avere iscritto in bilancio risorse inesistenti. Però devono entrare davvero nelle casse della Regione anche quelle risorse inesistenti che l'assessore Pigliaru aveva iscritto in bilancio.

Presidente, la campagna elettorale è finita, la sua campagna elettorale è finita due anni fa! Lei non può pensare di venire oggi nell'aula del Consiglio regionale a fare le dichiarazioni programmatiche che non ha fatto due anni fa, perché le assicuro che questo modo di fare, questo suo continuare a parlarci del nuraghe che non viene fotografato bene o delle anfore di Nora coperte di polvere… Insomma, qui ci sono problemi davvero drammatici, qui c'è un calo del 10 per cento dell'industria turistica sarda nel mese di luglio, qui ci sono i disoccupati che continuano ad aumentare e gli occupati che continuano a diminuire, e lei ci viene a parlare del nuraghe che non viene bene in fotografia!

Ha individuato, peraltro in perfetta e beata solitudine, i punti della vertenza da portare a Roma. Per ora non ha ottenuto alcun risultato, credo che non stia andando, presidente Soru, sulla buona strada. Credo che questa non sia davvero una buona strada per lei, ma potrei di questo esserne lieto, lei è un avversario politico, per cui potrebbe farmi piacere che vada su una strada insidiosa e ricca di trabocchetti che lei stesso si è teso, ma mi preoccupo per le conseguenze che questo ha già nella nostra regione.

Le ho citato solo alcuni dati; altri dati macroeconomici verranno fuori. Ci sono delle scadenze tecniche fisse, che sono poi dei numeri che parlano in modo molto eloquente e che purtroppo è anche difficile consultare. Non si può continuare con le promesse, non si può continuare con la demagogia, non si può perseverare su una strada sbagliata, e che sia tale glielo ha detto il Governo a lei amico. Non può certamente pensare di rimediare al male originario con un male ancora maggiore, come ad esempio accollare sulle spalle degli emigrati e dei loro figli l'errore che era prima destinato soltanto ai non residenti in Sardegna, perché questo credo che sarebbe davvero un perseverare diabolico.

Io spero che lei, presidente Soru, dopo due anni di governo, abbia avuto modo di carburare bene e che sia finalmente in grado di passare da una fase dell'abito di velluto e delle promesse fatte all'ombra del nuraghe a qualcosa di un po' più consistente, più credibile, più valido, soprattutto, ripeto, in vertenze così importanti quali quelle per le quali e in nome delle quali lei ha portato diecimila persone, o quante erano, a Roma.

Capisco che quando c'è un vuoto di sostanza si cerchi di coprire quel vuoto con belle parole, con belle promesse. Quando si capisce che si sta perdendo terreno, si sta perdendo credibilità sulle cose vere e autentiche, si cerca di arrampicarsi sempre sugli specchi, sui richiami alla sardità, al nuraghe, alla nostra cultura, però, non basta. Non basta! Capisco che questo possa essere non tanto un gioco diretto alla globalità del Consiglio regionale, quanto un problema politico forte, che sta emergendo all'interno della sua maggioranza. Sta emergendo, cioè sta venendo fuori dal ristretto e riservato ambito delle vostre riunioni di maggioranza. Qualcuno già incomincia a parlare sui giornali, qualche voce fugge dal seno e i problemi sono evidenti, quindi capisco che la partita è più interna a voi che diretta, diciamo così, erga omnes. Quindi anche per questo motivo, se pur graditi e opportuni, soprattutto graditi perché vengono da persone credibili e serie, sono purtroppo da non prendere troppo seriamente gli inviti che da parte della maggioranza continuano ad arrivare al dialogo, al trovarsi nelle battaglie comuni, perché non si può predicare bene e razzolare male. C'è addirittura anche chi predica male e razzola peggio, non è il vostro caso, però non si possono fare continui richiami a un'unità, a un'unione, a una collegialità che poi voi stessi, a iniziare dalle cose più importanti, calpestate, dimenticate, umiliate e svilite. Purtroppo, i vostri appelli a questi sani, belli e apprezzabili principi non possono essere accolti, perché non sono credibili: non si può predicare l'unità se si pratica la divisione, non si può predicare la collegialità del Consiglio regionale se poi quel Consiglio regionale viene sottoposto a continue umiliazioni, delegittimazioni e privazioni delle proprie competenze. E questo lo riferisco anche al discorso sulle riforme che, purtroppo, essendo nate come un'operazione di parte, essendo state studiate anche tecnicamente come un'operazione di parte che vi consentirebbe o vi consentirà di creare un nuovo, robusto carrozzone, per distribuire incarichi, gratificazioni, penso sia opportuno da parte nostra non accogliere.

I colleghi Secci e Cugini dicono: "Noi andiamo avanti lo stesso". Andate, andate, secondo me state andando indietro, rischiate davvero di andare indietro in modo pericoloso e forse anche irreversibile, perlomeno nell'orizzonte ristretto di questi tre anni che ci separano dalla fine della legislatura. Andate pure, ma certamente su certe cose e con certi modi andate da soli.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, la Sardegna merita intransigenza e serietà sui principi e sui diritti che spesso vengono calpestati da uno Stato che, storicamente, si è dimostrato malevolo verso il regionalismo e la specialità. Noi Sardisti ci siamo sempre posti con coerenza il quesito: quando si condividono questi sacrosanti principi, e in questo caso sarebbe opportuno fossero bipartisan, quali strategie, quali metodi ideali dobbiamo adottare per portare a casa un successo, al di là delle incomprensioni? Certamente questa battaglia è sacrosanta; siamo stati a Roma, stringendoci attorno al Presidente della Regione che difendeva una battaglia dei sardi disattesa, dalla destra e dalla sinistra, da dodici anni. Adesso, sulla tassa impropriamente detta "sul lusso" anche autorevoli accademici e docenti di diritto costituzionale, come il professor Ciarlo, anche se notoriamente di destra, avvertono pericoli di incostituzionalità. Ma era prevedibile che in un testo inidoneo e frettoloso come il maxicollegato non potesse trovare allocazione una materia così importante. Tutti segnali che dovevano essere presi nella giusta considerazione.

Ecco, questa strategia e questo metodo non possono trovare i Sardisti interessati. E non possiamo permetterci divisioni su una sacrosanta battaglia. Tra l'altro, gli effetti devastanti e perversi di questa legge comunque qualche danno all'immagine della Sardegna lo stanno creando, oltre al lucro cessante agli imprenditori che campano da questo settore. Non dimentichiamo che il turismo è una voce molto importante per la nostra economia. Con la riforma del Titolo V della Costituzione, il Governo avanza delle perplessità però non arresta, in questo caso, la perniciosa efficacia di questa legge fino a quando non c'è la sentenza della Corte costituzionale. Ecco perché dobbiamo stare attenti a non creare ulteriori danni. Bisogna, candidamente, qualche volta ammettere che abbiamo imitato Zaccardo, che ai Mondiali di calcio, con quell'autogol, ha creato apprensione in numerose famiglie italiane. Quella legge è stata un autogol, ma noi non possiamo permetterci, né divisioni né fughe in avanti con protervia. Dobbiamo confrontarci, concertare, senza dimenticare il disperato bisogno del popolo sardo, che da troppo tempo vede violati i propri diritti da questo Stato, che qualche volta definiamo anche leale o amico. Constateremo il tasso di lealtà di questo Governo.

La verità è che noi Sardisti avevamo avanzato una proposta, oltre alla realizzazione dell'Agenzia regionale per le entrate, che non si limitasse in un modo codino, supino, col cappello in mano, a piatire la generosità, la bonomia di un Governo ritenuto amico leale. No, dicevamo che questo Statuto asfittico, rachitico, per colpa dei consultori sardi, e datato nel tempo - e gli effetti purtroppo li vediamo - andava adeguato. Noi volevamo la riscrittura del Titolo III dello Statuto speciale per rapportarci alle altre Regioni, per esempio alla Sicilia, perché, tutto sommato, nel contesto mediterraneo e nella Repubblica italiana l'unica vera isola è la Sardegna, e i gap strutturali derivanti dall'isolamento e dall'insularità sono devastanti. Ecco il motivo che ci autorizza a chiedere i dieci decimi del gettito fiscale; non è un privilegio, è una tardiva compensazione alla distrazione dei consultori sardi.

Noi dobbiamo avere il coraggio di riscrivere profondamente, in un modo innovativo, la parte dello Statuto che riguarda le entrate fiscali, altrimenti gestiremo in modo dozzinale, routinario, l'esistente e ci riterremo soddisfatti se lo Stato ci darà il mal tolto. No, questo è intollerabile, ecco perché mi auguro che riprenda la marcia. La specialità deve andare di pari passo con le risorse; specialità-risorse è un binomio inscindibile, però se le risorse noi le otteniamo con leggi anticostituzionali, allora tradiamo le aspettative dei sardi, l'economia della nostra Isola. Noi dobbiamo rispettare le regole, siamo in grado di farlo autonomamente, senza che la benevola mano dello Stato ci accompagni nella riscrittura di una legge che ha urtato la sensibilità della Corte costituzionale. Ma in un sistema statalista, centralista, come da sempre è l'Italia, è chiaro che anche la Corte costituzionale fa sistema e si appiattisce sulle posizioni del Governo. Siamo lontani, purtroppo, dal raggiungimento di uno Stato federale; allora sì, anche la mentalità della Corte costituzionale si adeguerà, come negli altri Stati dove il processo federale è compiuto, alle realtà regionali. Questi grandi valori non devono permetterci di polemizzare in modo sterile e strumentale, ma devono trovarci uniti. Il Presidente della Giunta farà uno sforzo maggiore per diventare un fattore di coagulazione e lo strumento che è stato adottato, cioè la Consulta, lo dobbiamo farcire con questi concetti. Ormai la Regione sarda si è dotata di questo strumennto con legge, e all'interno del nuovo Statuto devono essere contenute tutte le osservazioni che sono emerse in quest'Aula.

Con questo spirito noi potremo costringere lo Stato a rispettare i patti, che spesso disattende, credo, non ho la presunzione di avere certezze, anche per la nostra immaturità politica, per la nostra capacità di farci del male e di dividerci su tante cose. Questo non possiamo più permettercelo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, la vertenza della Regione con lo Stato rappresenta un tema fondamentale per questo Consiglio. Non ci possono essere sconti nei confronti del Governo nazionale, chiunque esso sia, amico o non amico, per ripristinare quegli elementi di autogoverno necessari, a mio giudizio, alla Sardegna per avviare una nuova fase di sviluppo.

Alcuni mesi fa abbiamo fatto una grande manifestazione che ha coinvolto le forze politiche e sociali e le comunità locali nel rivendicare una rapida conclusione della questione relativa alle entrate. Tutti uniti, per risolvere un problema che investe tutti i sardi. Dobbiamo ripartire da lì, dal coinvolgimento di tutti, da un percorso unitario che veda quest'Aula compatta nel rivendicare una rapida conclusione di un'intesa in materia di entrate, ma anche in merito alle questioni che riguardano il demanio, le servitù militari, i beni culturali.

In materia di entrate abbiamo più volte sottolineato la necessità che sia rispettato lo Statuto sardo, che obbliga lo Stato, con il fattivo contributo della Regione, a percorrere la strada per un programma organico capace di garantire e favorire la rinascita economica della Sardegna. Contestualmente in quella fase, abbiamo rivendicato la piena applicazione dell'accordo sottoscritto nel 1999, tra la Giunta regionale e il Governo nazionale, che impegna quest'ultimo a dare risposte concrete in materia di entrate.

Per quanto riguarda le servitù militari, personalmente registro un forte ritardo rispetto alle dismissioni in alcune aree dell'Isola; è un peso, quello delle servitù, diventato insopportabile per lo sviluppo dei nostri territori, delle nostre popolazioni. Penso che sul tema delle servitù militari si debba avere il coraggio di avviare un confronto con lo Stato che coinvolga le popolazioni interessate, consapevoli che lo smantellamento delle basi può valorizzare i nostri territori, può avviare uno sviluppo compatibile con l'ambiente, che deve essere considerato il bene più prezioso della Sardegna. Sul demanio e patrimonio è più che mai urgente che la Regione sarda venga messa in condizioni di poter partecipare direttamente alla ricognizione e al controllo di tutti i beni presenti nella nostra Isola, il che vale anche per i beni culturali.

La Sardegna vive una condizione drammatica dal punto di vista economico e sociale; il tasso di disoccupazione ereditato dal passato è tra i più alti d'Italia e sono presenti livelli drammatici di incertezza, di insicurezza sociale. La modernizzazione della società si è estesa dappertutto, anche nei piccoli centri, creando nuove ricchezze, ma anche nuovi squilibri. Questo sistema ha creato nuove vulnerabilità, disagi, disuguaglianze e povertà che investono una parte consistente della popolazione sarda. Per questa ragione la partita delle entrate, la riqualificazione del territorio, l'attuazione di nuove forme di sviluppo possono rappresentare il primo passo per rispondere con chiarezza a questi problemi. Questa battaglia va perseguita fino in fondo, perché rafforza i principi di piena autonomia sanciti dal nostro Statuto e rompe quel rapporto di sudditanza nei confronti dello Stato italiano in materia fiscale, dolosamente occultato negli anni passati da una classe politica che si è dimostrata inetta.

Per questa ragione dobbiamo avere la capacità di fare una sana autocritica, che vale per tutti, anche per lei, onorevole Mario Floris, che ha governato in passato questa regione, per trovare gli stimoli giusti che diano, attraverso una battaglia unitaria, dignità al popolo sardo.

L'onorevole Vargiu ha sostenuto, nel suo intervento, che non è detto che siano questi i temi di confronto con lo Stato. Ma ho potuto osservare anche oggi, in quest'Aula, con stupore, che dai banchi dell'opposizione non è arrivata una proposta organica per capire quali siano, oltre alle entrate, le vertenze da sottoporre al confronto con lo Stato. Io penso, ancora una volta, che i temi delle entrate, del demanio, dello sviluppo del territorio attraverso le dismissioni delle servitù, con tutte le conseguenze positive che ne deriverebbero (lavoro per le nuove generazioni, salvaguardia dell'ambiente, nuove forme di sviluppo sostenibile), siano le priorità, in linea con quello che sta avvenendo nei paesi più progrediti d'Europa.

Collega Vargiu - mi dispiace che non ci sia -, lei da Riformatore convinto dovrebbe illuminare quest'Aula con proposte riformatrici in grado di avviare un processo di grande alternativa per la nostra regione, invece si limita a dire che le proposte del presidente Soru, che correttamente ha relazionato in aula, non rispondono alle richieste e alle esigenze della opposizione, perdendo così un'occasione storica per costruire un percorso condiviso in grado di cambiare le sorti della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, è stato già osservato che questo dibattito rischia, in qualche modo, di essere davvero una mera esercitazione teorica, e peraltro un'esercitazione teorica con molte assenze. Credo che nessuna parte politica consideri inutile il dibattito; probabilmente è una scelta che parte da alcune considerazioni, forse ciascuna parte ha deciso di recitare un ruolo.

Onorevole Artizzu, io penso che sia un errore grossolano concludere il proprio intervento dichiarando: "Non intendiamo accogliere nessuna delle indicazioni. Non intendiamo accogliere le proposte presentate". Allo stato attuale c'è una proposta, rispetto alla quale dai banchi della maggioranza è venuto l'invito: "Proviamo a ragionare assieme, proviamo su questo argomento a individuare assieme temi comuni".

Si parte già col contestare l'espressione "Governo amico", ma in questa espressione, ovviamente, non vi è, né da parte del presidente Soru né da parte di altri, uno spirito cortigiano; vi è una consapevolezza, quella della omogeneità di questo Governo regionale col Governo nazionale, amico in questo senso, così come il Governo di ieri, collega Floris, era amico vostro. Ma siccome non vi è, ripeto, uno spirito cortigiano nei confronti del Governo nazionale, noi non facciamo sconti; non ne facevamo al Governo di ieri e riaffermiamo la caparbia volontà di non farne neanche al Governo di oggi. Quindi né spirito cortigiano, né atti di bontà o di pietismo chiediamo al Governo nazionale, ma la riaffermazione dei diritti che esprimiamo con la forza di un popolo, che è il popolo della Sardegna.

E allora, se non ci si muove c'è immobilismo, se ci si muove c'è uno sterile movimentismo! Io credo che rispetto all'immobilismo la volontà di fare qualcosa, da chiunque essa promani, pure con le osservazioni che sono state fatte, sia di per sé un fatto assolutamente positivo. E il rilancio di queste problematiche, che sono per noi ormai storiche, non rappresenta certo un fatto trascurabile. Ora, dobbiamo individuare due livelli di confronto, quello consiliare e quello dell'Esecutivo? Credo di no. Credo che alle iniziative dell'Esecutivo debbano parallelamente, congiuntamente, unitariamente fare riscontro le iniziative del Consiglio regionale. E le iniziative, certo, devono avere un contenuto politico condiviso, devono avere anche un contenuto strategico condiviso, ma su questo c'è disponibilità a ragionare indipendentemente dal fatto che il Governo sia più o meno amico, perché ciò che ci interessa è tenere alto il livello del confronto, che è un confronto con lo Stato.

Io continuo a essere convinto - l'ho detto in altre occasioni e con molta pacatezza lo riaffermo oggi - che queste battaglie noi siamo in grado di condurle e di portarle a compimento con risultati positivi solo se riusciamo a ricostruire, dentro questo livello istituzionale, quella unitarietà che serve a sancire la dignità del confronto, che è alta. Invece la divisione su questi temi, onorevole Artizzu, indebolisce questa istituzione nel confronto con lo Stato.

Ora, il presidente Soru ha elencato sei punti che considera importanti e prioritari, e non può essere disconosciuto che questi punti abbiano una grande dignità e un grande valore, perché sono sei punti che dovrebbero poi trovare spazio all'interno dello Statuto sardo. Sono punti di levatura statutaria, di levatura costituzionale, che non sono stati scelti in maniera casuale. Questi punti non sono sufficienti? Riteniamo che debbano essere arricchiti, completati? Riteniamo che debbano essere raccolte le più puntuali indicazioni aggiuntive che da questo dibattito sono venute? Sinceramente, al di là delle dichiarazioni di principio, pure importanti, osservazioni nel merito, se non qualcuna che è venuta dall'onorevole Floris, sinceramente ho io ne ho sentito poche, ma se ve ne sono completiamo quei sei punti dando loro una dignità diversa, più alta, staccandoli dagli altri punti, se serve, ma facendo seguire anche gli altri. L'importante è che fra di noi non adottiamo la tattica della recita a soggetto o la tattica delle parti che in ogni caso già a priori hanno deciso di dividersi sulle cose, ma adottiamo, invece, la decisione dell'utile confronto dentro l'Aula e anche fuori dell'Aula per pervenire a un comune risultato.

L'onorevole Diana ha richiamato - io credo giustamente, poi lo ha fatto anche il Capogruppo dei Riformatori, onorevole Vargiu - l'importanza del discorso, che deve trovare un contenitore forte, un contenitore di grande dignità all'interno dello Statuto. Perfetto! Però, onorevole Diana, mi consenta, lei affronta il problema e contemporaneamente lo consacra e lo traduce in una minaccia: "Noi non saremo parte nella scelta dei consultori, perché avete seguito una via che non tiene conto dei nostri ragionamenti." Ma, perbacco, abbiamo scelto quella via dopo averne sperimentato altre che non hanno dato frutti! Abbiamo scelto quella via dopo giorni di dibattito dentro il Consiglio regionale e dopo un dibattito ugualmente approfondito in sede di Commissione! Se per fare le cose assieme dobbiamo scegliere solo le vie che l'opposizione, di volta in volta, individua, è evidente che non vi è una congruità di rapporto. E' evidente che rispetto ai cedimenti, agli adeguamenti a cui questa maggioranza si è resa disponibile, tradotti poi in quell'atto di legge, deve far fronte una uguale disponibilità delle opposizioni. Certo, la Costituzione rappresenta il momento più importante, intangibile, che resta lì a memoria dei popoli e senza bisogno di ulteriori intese, se non di natura operativa, proprio perché è una costruzione di ingegneria costituzionale che riassume l'indole dei popoli. Siccome non posso ampliare il discorso su questa parte, la proposta è: ragioniamo ancora ma subito, se la tattica non è dilatoria, e su quei punti, laddove riusciamo a raggiungere un'intesa, arriviamo a un documento comune, che è l'unica cosa che darà forza, come concludeva l'onorevole Atzeri, a una proposta di questa istituzione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, è stato sottolineato da più parti, soprattutto dal centrosinistra, il pericolo che i colleghi della minoranza si vogliano, in qualche modo, disimpegnare da questi temi. Da più parti è stata rilevata la scarsa presenza in aula dei consiglieri di minoranza, ma anche la volontà di non entrare nel merito del dibattito fino in fondo - lo ricordava adesso il collega Balia -, la difficoltà nel proporre tempi e contenuti di una nuova intesa, nel dettare indicazioni che possano essere utili per portare avanti questa vertenza, che riguarda tutti i sardi e non soltanto le forze politiche.

Io non so se questo disimpegno sia vero, sia voluto o sia occasionale, ma credo che sia un disimpegno da evitare. Noi faremo in modo che questo disimpegno non avvenga o avvenga con la piena assunzione di responsabilità da parte dei colleghi della minoranza, perché sottintende una posizione troppo comoda: "Se non si otterrà alcun risultato, la responsabilità non sarà delle nostre divisioni, delle nostre lacerazioni, della nostra incapacità di dare forza alle nostre istanze unitarie, di rivendicare quello che è giusto, ma sarà interamente in capo alla Giunta e al presidente Soru". E se si otterrà qualche impegno, qualche risultato - il collega Artizzu l'ha ben delineato -, questo sarà sempre troppo poco. Il collega Artizzu ha detto che il presidente Soru vuole ottenere tutto e subito. Non si capisce perché non possa ottenere tutto a rate, o un po' subito e un po' a rate, e perché questo dovrebbe essere considerato un risultato non buono rispetto ai risultati pari a zero che abbiamo ottenuto, per esempio, dal 2001.

ARTIZZU (A.N.). Perché così il Presidente ha promesso!

PORCU (Progetto Sardegna). Non so, a me non l'ha promesso in questi termini. Non so a chi l'abbia promesso, ma non l'ha promesso in quest'Aula. "Tutto e subito" è un tema che pone lei; può essere una strada, ma mi chiedo se il "tutto a rate" sia un risultato da buttare nel cestino o non sia invece un risultato che può cominciare a dare delle risposte ai sardi.

Il disimpegno dei colleghi della minoranza, poi, prende anche la forma di una strumentalizzazione del dibattito odierno, in cui, appunto, si entra poco nel merito, nei contenuti. Magari si citano altri dati, come i risultati della Giunta o le presenze turistiche in Sardegna nel corrente mese di luglio. Credo che il collega Artizzu abbia doti di chiaroveggenza! Io non so se le presenze turistiche caleranno del 10 o del 5 per cento o se cresceranno, credo però che non sia possibile trarre oggi delle conclusioni sulle presenze turistiche a luglio, ma soprattutto non sia questo l'oggetto del nostro dibattito. Forse, avendo dedicato una seduta straordinaria a un tema così importante, sarebbe più opportuno vedere se insieme riusciamo a dare delle indicazioni per impegnare la Giunta e il presidente Soru nella direzione che riteniamo più giusta nell'interesse di tutti i sardi. Quindi non rispondo a queste argomentazioni perché rischierei, ed è un rischio che non voglio correre, di facilitare una strumentalizzazione del dibattito, spostandolo su altri argomenti che poco hanno a che fare con l'oggetto della discussione.

L'onorevole Floris, nel suo intervento - un intervento costruttivo che ha offerto argomenti di riflessione - citava un'esigenza condivisa, quella di arrivare a una piattaforma comune, a un ordine del giorno unitario che faccia sintesi del dibattito di questi mesi, per dare un mandato forte al nostro Presidente e consentire al Consiglio di svolgere un ruolo attivo in questa vertenza, che non si riapre ma continua, e nel continuare deve portare i risultati auspicati in tempi brevi. Su questo dobbiamo essere tutti d'accordo. Non stiamo parlando di una vertenza che durerà anni; l'impegno che chiediamo, e che vogliamo, è che questa vertenza non ricominci, non azzeri tutto, ma che ci possa portare dei risultati sin dai prossimi mesi.

Credo che il rischio da non correre, proprio per non allontanare i risultati possibili, sia quello di dar vita a un'Intesa basata sulla legislazione vigente. Ci si deve muovere su un doppio binario per ottenere, magari con la revisione di alcune norme di attuazione, quello che, a legislazione vigente, si può ottenere subito e poi seguire un percorso parallelo, che è quello che si aprirà con la Consulta e l'avvio delle riforme più profonde, che però hanno tempi piuttosto lunghi.

Sono d'accordo con il collega Artizzu quando dice che la Sardegna non può attendere la revisione dello Statuto per ottenere i primi risultati. Il collega Vargiu parlava della necessità di una maggiore condivisione e individuava, nelle dichiarazioni rese oggi dal Presidente, un vulnus iniziale: non c'è stata condivisione di base sullo strumento dell'Intesa e sui suoi contenuti e quindi questa discussione parte col piede sbagliato. Io trovo un po' paradossale questa argomentazione, perché credo che gli argomenti trattati oggi siano gli stessi di cui abbiamo discusso per mesi, che sono emersi più volte in quest'Aula, anche da parte dei colleghi Riformatori, e che riguardano le reti infrastrutturali, le politiche della conoscenza, e così via. Anche nella mozione numero 72, presentata dal centrodestra e che reca anche la firma del collega Vargiu, si chiede proprio l'individuazione di una nuova intesa istituzionale, che delinei e definisca tutte le questioni aperte con lo Stato. Quindi questo affannarci a parlare sempre del metodo, credo ci faccia perdere l'occasione di scriverlo quel metodo, se riteniamo che debba essere diverso, e di dare il nostro contributo, in termini di contenuti, al rilancio di questa vertenza.

Non voglio dilungarmi, anche perché mi pare che l'attenzione dell'Aula stia scemando, ma è importante chiudere oggi una parte di questo percorso per poter scrivere, nei prossimi giorni, come diceva anche l'onorevole Secci, Presidente della terza Commissione, quell'ordine del giorno unitario che credo sia auspicato anche da molti colleghi del centrodestra e che non siamo stati capaci di scrivere fino a questo momento. Perché se non riuscissimo a scrivere un ordine del giorno unitario, questo sì indebolirebbe le ragioni del popolo sardo e la forza della Regione nella negoziazione con il Governo.

L'ordine del giorno unitario, ovviamente, deve ripartire dai contenuti già delineati; possiamo aggiungerne degli altri, possiamo non essere d'accordo su qualche punto, possiamo stabilire delle priorità, possiamo dire che la priorità delle priorità è quella delle entrate, perché forse su quel tavolo siamo più avanti e ci aspettiamo delle risposte dalla prossima finanziaria nazionale, ma entriamo nel merito degli argomenti, scriviamo insieme quest'ordine del giorno, non perdiamo questa occasione, non rimandiamo tutto per questioni di metodo o perché altri argomenti ci dividono. Mettiamo insieme le cose che ci uniscono nell'interesse di tutti i sardi e diamo forza alle nostre ragioni nel confronto con il Governo nazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, se fosse vera una notizia che in modo insistente circola in queste ore, e cioè che il Governo si accingerebbe a impugnare la legge che istituisce la Consulta, questa discussione assumerebbe un significato completamente diverso da quello che sino ad oggi le abbiamo attribuito. Il Governo si accingerebbe a dichiarare illegittima e incostituzionale la volontà del Consiglio regionale di farsi supportare dalle migliori intelligenze di questa regione per definire una proposta da presentare al Parlamento per il rinnovo del nostro Statuto.

Se questo fosse vero, sarebbe per tutti noi un invito a superare quelle differenze che ci stanno caratterizzando anche in questo dibattito. Dirò di più, sarebbe un invito a superare quelle piccole, spesso misere convenienze di parte che producono solo propaganda. Sarebbe un fatto così grave che realmente il rapporto Stato-Regione diventerebbe qualcosa di diverso rispetto a ciò che è stato fino ad oggi. Ci sarebbe bisogno di un sussulto d'orgoglio! Io non vorrei che il Governo interpretasse male il significato dell'ultimo referendum e dimenticasse che dentro la difesa della Costituzione, significata da quel voto, c'è anche lo Statuto dei sardi, che è legge costituzionale. Realmente, ripeto, l'impugnazione del Governo ci dovrebbe indurre a superare quelle che ho chiamato misere e piccole convenienze di parte e a dare quella risposta forte che una vertenza come questa richiede.

Il presidente Soru ha indicato sei punti, e io sono tra quelli che apprezzano il fatto che, prima di avviare un confronto col Governo, il Presidente abbia avvertito il bisogno di condividere col Consiglio questa iniziativa per individuare insieme i punti centrali del rapporto Stato-Regione. Quindi condivido anche gli appelli fatti da alcuni colleghi in quest'Aula. L'onorevole Cugini diceva: "Non vi consentiremo di sottrarvi al confronto". Io vi dico: "Non consentiteci di andare avanti da soli rispetto a questi temi". Stiamo parlando dell'Intesa Stato-Regione, non dell'Intesa Governo Prodi-Governo Soru, e gli interessi dei sardi sono interessi di tutti.

Allora faccio mio l'appello dei colleghi Cugini, Secci, Porcu e, in primis, del presidente Floris a trovare una sintesi unitaria. Precedentemente la discussione di due mozioni è stata sospesa perché la loro votazione avrebbe sancito la spaccatura di questo Consiglio. Io rinnovo oggi l'invito a predisporre un documento unitario, prendendo come base anche la mozione di cui è primo firmatario l'onorevole Maio Floris. Tra l'altro le nostre posizioni non sono molto distanti, per cui possiamo rapidamente stendere un documento unitario che metta insieme il Consiglio e il Governo legittimo di questa regione.

A me pare che le questioni che vengono poste oggi si intreccino con quelle di cui a breve dovremo occuparci, che attengono al rinnovo dello Statuto e alla legge statutaria. Sul tema delle entrate devo dire che siamo di fronte al fatto che quello che è dovuto alla Sardegna non è riconosciuto oggi e non è stato riconosciuto nei decenni passati. Si è dunque aperta una vertenza sulle entrate, e proprio per questo il Consiglio ha deciso di introdurre, nel collegato alla finanziaria, ma sempre nel rispetto dello Statuto, una nuova tassazione a livello regionale. Tutti noi, qui, abbiamo denunciato che delle entrate regionali così ridotte garantiscono a malapena la spesa corrente e determinano un disavanzo e un indebitamento che una Regione non può sopportare.

Quello sulle entrate è un tema maturo, è un tema ormai unitario, che ci riguarda tutti. E' dunque inutile fare certe affermazioni. Anche oggi, il collega Artizzu ha detto, rivolgendosi al Presidente: "Se lei non otterrà risultati…". Io dico "se noi non otterremo risultati", perché ottenere risultati sul versante del trasferimento delle risorse alla Sardegna non è un obiettivo del presidente Soru, è un obiettivo di tutti noi. Se fallisce il presidente Soru, fallisce anche Ignazio Artizzu, che è qui per rappresentare interessi legittimi della Sardegna. Quindi stiamo parlando di una battaglia di tutti, sulla quale mi pare che non ci siano grandi differenze tra noi.

Sulla questione delle servitù militari ugualmente siamo pervenuti a una sintesi, al di là delle distinzioni su ciò che sarà dopo le dismissioni. Mi pare che anche su questo tema il Presidente non abbia fatto altro che recuperare un dibattito, forse decennale, di quest'Aula. Ci sono poi i problemi del demanio e del mancato rispetto della norma statutaria sul trasferimento dei beni non più utilizzati dallo Stato alla Regione; il problema delle reti infrastrutturali, dalla rete del gas alla rete delle telecomunicazioni, che è poi un problema di modernizzazione della Sardegna; il problema della continuità territoriale; il problema che si porrà allo scadere della convenzione con la Tirrenia. Insomma, quello della modernizzazione della Sardegna è un tema che interessa tutti i cittadini sardi.

A questi quattro temi, sui quali concentro maggiormente l'attenzione, rispetto agli altri due che sono stati citati, che considero meno maturi anche nella discussione al nostro interno, ne aggiungerei un altro, Presidente - ne abbiamo discusso anche in un'altra occasione -, ed è il tema dell'emergenza sociale, che comprende il problema del lavoro e dello sviluppo della Sardegna. Che poi questo punto sia dentro l'Intesa o in un protocollo aggiuntivo, resta il diritto della Sardegna a un moderno sviluppo anche dal punto di vista industriale.

In questi anni, abbiamo stanziato tante risorse attraverso strumenti come le leggi numero 15, 17 e 21, accordi di programma e quant'altro, ma gli incentivi finanziari non hanno determinato uno sviluppo industriale vero nella nostra Isola, anzi, gradualmente la crisi si è accresciuta. Non è il contributo in conto capitale che possiamo offrire noi ai gruppi industriali, che spesso vengono qui con volontà più speculative che imprenditoriali, che può cambiare le cose, bensì una politica statale volta a favorire l'allocamento nelle regioni del sud, e quindi anche in Sardegna, delle grandi industrie. Il tema dell'emergenza sociale, che si collega a una rivendicazione delle parti sociali, dei sindacati, di tutti coloro che insieme a noi hanno manifestato a Roma e vogliono essere un pezzo importante della vertenza della Sardegna con lo Stato, deve comunque entrare nel confronto Governo-Regione.

Chiedo, infine, al Presidente del Consiglio di farsi promotore di un incontro tra i Capigruppo, per costituire un gruppo di lavoro che, sulla base delle mozioni numero 72 e 74, presentate su questa materia, sulla base delle dichiarazioni rese dal Presidente e sulla base del dibattito odierno e delle novità che sono emerse, prepari un documento unitario per la difesa delle nostre prerogative statutarie, e quindi costituzionali, che in questo momento sono a rischio di attacchi da parte del Governo, che rappresenta lo Stato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, una convocazione straordinaria avrebbe meritato qualcosa di straordinario. In realtà, ascoltando le comunicazioni del Presidente, abbiamo sconsolatamente assistito a una fiera dello scontato, della superficialità e dell'assoluta mancanza di concretezza. Voglio essere molto chiaro, colleghi, in questo mio intervento, perché credo che ci si debba dire tutto e subito, per evitare di ripetere errori che nel passato hanno condizionato negativamente il confronto parlamentare in quest'Aula. Vedete, quando si brucia della paglia alla fine si rischia di non produrre né calore né arrosto, ma solo fumo. Il collega Cugini, con la sua solita ironia mista ad arroganza del potere, ha richiamato tutti dicendo: "Vi costringeremo a seguirci sul piano della condivisione". Per quanto mi riguarda, vorrei accettare la sua sfida, vorrei trovare un piano di condivisione, ma la condivisione, per sua stessa natura, non può essere unilaterale. Per arrivare a un punto di condivisione bisogna che tutti facciamo dei passi indietro per poterne fare poi qualcuno in avanti. E spiegherò le ragioni per le quali è indispensabile, da parte vostra, fare dei passi indietro, che sono fondamentali per riprendere una logica di condivisione in quest'Aula, fuori di qui e in altri consessi istituzionali.

Il primo dato: il Governo ha sonoramente bocciato una delle leggi che avete definito cardine della vostra azione di governo. Non l'ha rinviata, non l'ha impugnata, l'ha sonoramente bocciata! Chiunque abbia l'accortezza di leggere la premessa e la sostanza dell'impugnativa del Governo si accorgerà che siamo di fronte a una sonora bocciatura. Io vorrei su questo soffermarmi, perché già questo è l'elemento che deve portarci, in qualche modo, a trovare il viatico dell'intesa istituzionale e dell'intesa politica, in quest'Aula prima di tutto. Il presidente Soru ha detto: "Il potere impositivo della Regione non si tocca". Io potrei su questo essere d'accordo, e non è un caso che abbia sostenuto il referendum che poi è stato bocciato dagli elettori, perché sono convinto che le Regioni debbano avere un proprio potere impositivo, per altro già siglato nel Titolo V della Costituzione. Occorre, quindi, una legge dello Stato che consenta di esercitare quel potere impositivo a tutte le Regioni, e a maggior ragione a quelle a statuto speciale, come la Sardegna. Vorrei però dire questo: chiarezza e onestà intellettuale - mi rivolgo al massimo rappresentante della Giunta - sono i presupposti, per cui non possiamo da una parte dire che vogliamo l'autonomia impositiva e dall'altra accettare di firmare un documento congiunto con lo stesso Governo che ci ha preso a schiaffi e a cazzotti. Nel dispositivo approvato è infatti scritto che leggi impositive il Governo Prodi non ne farà fare mai, ed è scritto con una chiarezza elementare! Mi consentirete di dirlo anche in questo Consiglio regionale, che forse ha gli occhi più aperti per fare delle valutazioni. Sostanzialmente il Governo dice che è vietato fare qualsiasi norma impositiva che non sia complementare, che sia una doppia imposizione. E soprattutto dice: "Non può essere attuata, in assenza di armonia tra le leggi impositive regionali e quelle statali, nessuna legge regionale in materia di tassazione". Nemmeno per quei campi disciplinati dall'articolo 8 del nostro Statuto. Lo afferma il Governo, riprendendo la sentenza della Corte Costituzionale numero 37 del 2004, che dice che è totalmente fuori da qualsiasi ordinamento e non è ammessa nessuna esplicazione di potestà regionali autonome se prima non vengono esercitati i poteri legislativi del Parlamento italiano per attuare il dettato del Titolo V. Quindi cosa volete rinegoziare? E' scritto chiaramente che non potete più fare nessuna legge impositiva, perché il Governo, che diceva di essere federalista, ma che è più centralista del re, vi dice, con estrema chiarezza, che quella strada va abbandonata. E questa, colleghi, è la prima condicio sine qua non per discutere. Il centrodestra sardo vi ha presentato, avantieri, una proposta di legge che, per quanto mi riguarda, è la condicio sine qua non per andare avanti. Prima di andare avanti su qualsiasi trattativa, riportate subito in Aula quella legge che crea disoccupati, che crea un danno all'economia turistica della nostra Isola, poi si discuterà di unità. Non potete pretendere di avere da noi la spinta per portare la Sardegna verso il burrone! Chiedeteci sostegno per rimettere la Sardegna in carreggiata, non per portarla verso il burrone. Quale spinta dovremmo dare? Quella per contribuire ad affossare la Sardegna? E cosa siamo noi, dei suicidi? Non è possibile, colleghi! Riportate quella legge in Aula, la voteremo tutti e allora si aprirà una stagione di consenso e di discussione, perché, altrimenti, non ci può essere nessun tipo d'intesa. Non ci potete chiedere, colleghi, di creare una pattuglia di polizia fiscale davanti a Palazzo Chigi, se poi uno dei componenti la pattuglia si allea con il ladro e noi restiamo a pattugliare contro il nostro compagno che si è alleato col ladro! Se tale è il Governo, che nel corso degli anni ha sottratto il cosiddetto maltolto alla nostra Regione.

Non c'è credibilità, non c'è affidabilità da parte di un Governo regionale che ha scaricato - io parlo per l'opposizione - l'opposizione, ma anche l'intero Consiglio regionale, facendo un comunicato congiunto. Di fronte a un verbale del Consiglio dei ministri di un certo tenore, non si fanno, presidente Soru, comunicati congiunti, ma si dichiara ciò che si vuole dichiarare senza condivisione, perché se c'è condivisione vuol dire che si sono condivise le ragioni di quella impugnativa. Quindi non potete qui urlare "al ladro al ladro" e a Roma essere complici di quello stesso ladro!

Allora, colleghi, se questo è l'elemento di cui vogliamo discutere discutiamone, perché il passo successivo è discutere degli strumenti concreti su cui costruire un serio confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione. E questo dibattito tra maggioranza e opposizione non si crea - lo ha sottolineato il collega Floris in maniera molto puntuale - soltanto dicendo: "Sosteniamo il presidente Soru". Potrete sostenere voi il presidente Soru, noi sosteniamo le vertenze, gli obiettivi, i metodi concreti che possono tradursi in risultati politici, economici e istituzionali per la Sardegna. Non ci interessa sostenere cause perse, ci interessa sostenere questioni concrete. E allora, per quanto mi riguarda non m'interessa sostenere la tesi di una nuova intesa istituzionale. Chi persegue la strada della nuova intesa istituzionale persegue la logica del perdere e del prendere tempo, e lo dico supportandomi con l'Intesa istituzionale firmata, nel 1999, dal presidente Palomba e dal presidente D'Alema. Ma l'avete letta? Avete visto cosa è scritto all'articolo 2? Colleghi, l'articolo 2 recita: "In ogni caso, la presente Intesa impegna le parti contraenti fino alla completa attuazione degli interventi in essa previsti". Che bisogno c'è di una nuova intesa? Che bisogno c'è di perdere altri sei mesi per fare un'intesa istituzionale? Chiunque conosca le procedure di un'intesa istituzionale sa che si dovrebbe riscrivere la cornice. La Sardegna è piena di cornici, ma occorrono i contenuti, occorre il quadro e, in questo caso, occorrono gli accordi di programma quadro, che sono gli strumenti attuativi degli indirizzi e degli obiettivi posti. Chi si candida a fare nuove intese si candida a perdere tempo.

Colleghi, gli elementi cardine di un'intesa istituzionale sono tre, innanzi tutto i temi. Quali sono i temi di questa nuova intesa istituzionale? Io li voglio vedere uno per uno e voglio raffrontare quello che ha detto il presidente Soru stamattina, qui, con quello che è scritto nell'Intesa istituzionale del 1999, firmata da Palomba e D'Alema. Cercherò di compararli l'uno all'altro.

PIRISI (D.S.). Berlusconi non l'ha fatta quella Intesa!

PILI (Forza Italia). Onorevole Pirisi, lei è uno di quelli che non conoscono il significato di intesa istituzionale e di accordo di programma quadro, le spiegherò la differenza!

PIRISI (D.S.). Per quale motivo non l'ha fatta il Governo Berlusconi?

PILI (F.I.). Le spiegherò che era un imbroglio allora ed è un imbroglio oggi!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, onorevole Marrocu, non è necessario condividere ciò che dice l'onorevole Pili, basta ascoltarlo. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Può ascoltarlo chi lo vuole ascoltare, chi non lo vuole ascoltare può anche legittimamente non ascoltare.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ancora, onorevole Pirisi? Ci lasci lavorare, onorevole Pirisi. Grazie.

PIRISI (D.S.). Scusi, Presidente, chiedo scusa anche all'onorevole Pili.

PILI (F.I.). All'articolo 4 di quella Intesa istituzionale è scritto che le parti concordano che le risorse necessarie per attuare l'Intesa saranno integrate con quelle necessarie all'esecuzione degli interventi previsti negli accordi di programma quadro stipulati successivamente alla stipula dell'Intesa stessa. Cioè l'Intesa dice che se volete aggiungere soldi, se avete veramente carta che canta, aggiungeteli pure! Che bisogno c'è di fare un'intesa? Potete tranquillamente integrare sia gli accordi di programma quadro sia l'ammontare complessivo delle risorse per l'intesa. Non serve un articolato. Serve sapere se il Governo Prodi mette risorse finanziarie per la Sardegna, quante ne mette, per che cosa le mette, con quali tempi, con quali scadenze. Non ci interessa una nuova intesa cartacea, ci interessa un'intesa di sostanza.

Il presidente Soru dice: "Questi sono i sei pilastri della nostra azione di governo". Primo, le entrate. Sapete cosa c'è scritto nell'Intesa istituzionale del 1999? "Regime delle entrate fiscali". Niente di nuovo! Soru dice: "Demanio"; l'Intesa del '99 dice: "Demanio e patrimonio". Soru: "Servitù militari"; Intesa del '99: "Servitù militari". Soru parla poi di "Beni culturali". Sapete cosa dice l'Intesa istituzionale all'articolo 3? "Ambiente, paesaggio e beni culturali". Soru: "Reti infrastrutturali"; Intesa istituzionale: "Viabilità e trasporti interni, trasporti esterni e continuità territoriale", e per ognuno di questi campi un accordo di programma quadro. Soru: "Conoscenza"; Intesa istituzionale: "Ricerca scientifica, tecnologica e formazione". Cioè, non vi è nelle proposizioni avanzate in quest'Aula un solo elemento innovativo, anzi ce n'è qualcuno in meno. E l'onorevole Marrocu, che parla chiaro, usando il tono soft di uno che arriva da Villacidro, quindi con una certa attenzione alle parole, ha detto al Presidente della Regione: "Ti sei dimenticato dello sviluppo e dell'occupazione". E infatti, Palomba e D'Alema, che erano più attenti a queste cose, al primo punto dell'Intesa del '99 scrissero: "Sviluppo e occupazione". Guarda caso, è l'unico tema che è stato saltato dal Presidente della Regione!

Colleghi, a noi servono accordi di programma quadro e vi spiego - cercherò di spiegarvi, non ho questa presunzione - perché bisogna fare gli accordi di programma quadro e non perderci in chiacchiere. Se qualcuno di voi andrà a leggersi, come spero farete e faremo tutti in questi giorni, il contenuto dell'Intesa istituzionale di programma, si accorgerà che le uniche cose che si sono potute concretizzare sono quelle relative agli accordi di programma quadro. E vorrei citare gli unici accordi di programma quadro che sono stati sottoscritti, richiamando, non le mie parole, ma il DPEF della Giunta Soru-Pigliaru, in cui è scritto - lo dico all'onorevole Pirisi, che prima cercava di interloquire con un fare che non è suo costume, ma credo che nel discorso parlamentare tutto possa essere giustificato e perdonato - che gli unici accordi di programma quadro sono stati sottoscritti dall'aprile del 2002 sino alla chiusura della scorsa legislatura nazionale. Aggiungo che la Giunta Soru ha fatto degli accordi di programma quadro e li ha fatti in base a questa Intesa. Perché? Perché l'APQ sulla Società dell'informazione non è previsto nell'Intesa istituzionale del '99, eppure l'ha fatto. E l'ha fatto col Governo Berlusconi! E l'APQ sulle risorse idriche, quello sulla viabilità e quello sull'energia chi li ha fatti? Potrei continuare citando l'APQ sullo sviluppo locale, potrei citare decine di intese fuori dall'Intesa istituzionale.

Il presidente Soru ha detto: "Vogliamo gassificare la Sardegna". Attenzione, vogliamo costruire una puntuale rete per dare alla Sardegna il gas, perché il rischio è che veramente si possa gassificare la Sardegna nel senso stretto del termine, con questo tipo di atteggiamento. Noi vogliamo puntuali impegni. Non potete chiedere all'opposizione di vincolarsi su generiche, confuse, elusive azioni d'unità. L'unità delle forze politiche sulla Sardegna necessita concretezza. Non può fondarsi solo su principi di adesione alla richiamata autonomia del nostro popolo, della nostra regione, che ha causato, storicamente, gravi problemi alla nostra Isola. Io voglio citare per tutti lo Statuto autonomo della Sardegna. Si era detto: "Dobbiamo perseguire una logica autonomista ancora più forte delle Regioni a statuto speciale del nostro Paese. Ancora più autonomisti della Sicilia. Non accettiamo, dissero allora i costituenti, di integrare il nostro Statuto con le clausole previste per la Sicilia. E infatti la Sicilia ha ottenuto i dieci decimi dell'IVA e noi modestamente dobbiamo trattare per i due o tre decimi all'anno!

Io non vorrei che la logica dell'autonomia, dell'unanimismo ci portasse a imbavagliare ognuno le nostre posizioni. Il confronto deve essere serio; per essere chiari, l'unità e il confronto non devono essere uno stratagemma per lasciare indisturbato il manovratore. Lo scenario politico è profondamente cambiato: mentre prima l'opposizione, in Sardegna, aveva una posizione politica omologa a quella del Governo nazionale, oggi, a Cagliari come a Roma, governa il centrosinistra. Noi possiamo semmai essere di stimolo per chiedere di più, per chiederlo in tempi più brevi, dando il necessario contributo di idee, che non mancheranno da parte nostra. E proprio su questo, colleghi, vorrei soffermarmi un attimo, perché vanno bene tutti questi punti, ma io concordo con l'onorevole Marrocu: le politiche su sviluppo e occupazione, a partire da quelle attuate con la programmazione negoziata, vanno migliorate e integrate. Manca però un altro punto, quello che riguarda l'Europa. Colleghi, se la Sardegna rischia di arretrare, non c'è Governo nazionale o regionale che tenga! Noi rischiamo di arretrare perché l'Europa non tiene conto della specificità della nostra Isola, e questo può essere evitato solamente se c'è una grande determinazione del nostro popolo e del Consiglio regionale. Per quanto ci riguarda non ci sarà bavaglio per l'unanimismo a tutti i costi, ma ci sarà una partecipazione concreta nell'interesse alto del popolo sardo e della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Finalmente l'ha presa in mano l'Intesa istituzionale, onorevole Pili! Credo che l'abbia presa in mano per la prima volta, perché se l'avesse presa in mano da Presidente della Regione forse oggi non saremmo qui, forse oggi avremmo fatto un dibattito diverso. Credo che l'abbia veramente presa in mano per la prima volta e si è talmente stupito di quello che ha letto che pensa pure che gli altri non l'abbiano letta!

DIANA (A.N.). Lasci andare!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Possiamo lasciar parlare il presidente Soru? Grazie onorevole Sanciu, grazie onorevole Diana.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Mentre la leggeva mi sembrava sorpreso da quello che ci trovava scritto e ha confermato l'impressione che ho avuto in questi anni, cioè che non l'abbia mai letta prima e nemmeno l'abbia presa in mano.

ARTIZZU (A.N.). Ma cerchi di aver rispetto!

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, possiamo provare ad andare avanti?

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Onorevole Artizzu, ho rispettato pure lei, ascoltandola in silenzio.

PRESIDENTE. Naturalmente il Presidente ha il diritto di dire quello che pensa, onorevole Pili, esattamente come lei ha il diritto di dire ciò che pensa.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Io non ho interrotto nessuno! Non ho interrotto lei, onorevole Artizzu, nonostante abbia riportato in maniera del tutto falsata quello che io ho precedentemente detto e abbia riportato da par suo le argomentazioni che ho addotto sui beni culturali. Le ha riportate da par suo eppure io non l'ho interrotta. Così come non ho interrotto lei, onorevole Pili, anche se la sua animosità, il suo tono di voce e il distacco che ha mostrato dalla realtà mi ricordavano un'altra occasione, in cui, con la stessa animosità, lei cercava di convincere i sardi della necessità di innaffiare il grano. Le ripeto oggi, onorevole Pili, ciò che le dissi allora: il grano non si innaffia! E non basta parlare a voce alta per avere ragione.

Per quanto riguarda l'Intesa istituzionale di programma del 1999, è agli atti dei miei interventi in quest'Aula, negli ordini del giorno e nelle mozioni approvate quanto io mi sia sempre richiamato a quella Intesa, compresa la parte relativa all'attuazione dell'articolo 8 dello Statuto. Esattamente come ha ricordato lei, onorevole Pili, quella Intesa vincolava e vincola lo Stato e la Regione. L'abbiamo richiamato in alcuni documenti di quest'Aula, forse lei in quelle occasioni non c'era. Solamente lei non si è sentito vincolato da quella Intesa, e infatti io non mi capacito di come siano passati anni senza che un solo documento sia uscito dalla Giunta regionale richiamando la piena attuazione di quella Intesa, che, come lei ha detto, vincolava Stato e Regione. Dove sono i documenti che lei ha mandato?

(Interruzione del consigliere Pili)

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Mi scusi, ma io non l'ho interrotta.

PILI (F.I.). Si rivolga all'Aula!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E infatti mi sto rivolgendo all'Aula! Dove sono i documenti?

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, il presidente Soru si rivolge all'Aula e alle persone, perché l'Aula non sono i mobili. Andiamo avanti, però!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Allora glielo dico in maniera diversa: non ho trovato un solo documento in cui si chiedesse l'attuazione di quella parte dell'Intesa del '99.

PILI (F.I.). Cerchi meglio!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Lei ogni tanto perde forse anche il ricordo delle buone maniere, non solo nelle aule parlamentari.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, presidente Soru. Onorevole Pili, possiamo lasciar proseguire? Grazie.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Quindi, come dicevo, non ho trovato una sola lettera, un solo documento, non c'è stata una sola discussione che abbia richiamato il Governo nazionale al puntuale rispetto dell'Intesa istituzionale del 1999, che, come diceva lei, onorevole Pili, impegnava Governo e Regione. Così come - visto che ha parlato dell'Europa da ultimo - ho bene in mente il documento che lei ha firmato con il Presidente del Consiglio dei ministri, insieme ad autorevoli ministri del Governo di allora, che impegnava il Governo stesso, nell'avvio della discussione con l'Europa per il successivo Quadro comunitario di sostegno, a difendere l'insularità della Sardegna e il suo permanere nell'Obiettivo 1, anche in virtù dell'ultimo testo della proposta di Costituzione europea, che impone un'attenzione particolare verso le regioni insulari. Dopo sette mesi, nel Memorandum che ha accompagnato la posizione italiana nella discussione per il successivo Quadro comunitario di sostegno - l'onorevole Pili era ancora Presidente della Regione - tutta quella parte dell'Intesa era già stata stralciata e abbondantemente dimenticata. Il destino della Sardegna è stato dimenticato da quel Governo, a fronte di documenti che era costato fatica far inserire nella documentazione europea riguardante le regioni insulari.

E allora per quale motivo sono venuto in quest'Aula stamattina? Perché ho chiesto questa convocazione con urgenza? Per il rispetto di quest'Aula, per l'urgenza, appunto, perché è stato fissato un appuntamento per il prossimo 24 luglio, e prima di parteciparvi, insieme al sottosegretario Letta, volevo confrontarmi con quest'Assemblea, sapendo che ci sono diversi compiti, diversi ruoli, diverse responsabilità e sapendo, presidente Floris, che questo Consiglio regionale potrà fare tantissime cose autonomamente. Potrà approvare leggi regionali e anche proposte di legge nazionale, ed è liberissima di farlo, anzi auspico che ne faccia il più possibile, perché anche attraverso l'attività legislativa si potrà fare molto per il superamento delle difficoltà di questa Regione. C'è un'attività di governo che si esercita nelle discussioni e nella pratica di governo di tutti i giorni, nelle rivendicazioni dell'attività di governo di tutti i giorni, e attraverso questa attività di governo ci sono rivendicazioni e il tentativo di far rispettare l'Intesa. Per questo ci sono tavoli aperti sulla questione delle entrate, delle servitù militari e dei beni demaniali, anche questi ultimi erano appunto temi contenuti nell'Intesa.

Ma mentre rimangono aperti dei tavoli su ognuno di questi fronti, ho sentito il dovere di chiedere aiuto al Consiglio regionale, così come ho chiesto aiuto ai sindacati e, pochi giorni fa, ai parlamentari sardi, affinché il Governo nazionale che si confronta con il Governo della Sardegna sappia che su alcuni temi non c'è solamente la Giunta Soru, ma c'è l'intera politica sarda e c'è l'intero popolo sardo. Non ho detto questo all'inizio del mio intervento stamattina, forse ho fatto un salto logico perché pensavo fossero acquisite le ultime cose che ho detto in quest'Aula e tutto il lavoro che è stato recentemente fatto per presentare assieme, la classe politica e il popolo sardo, e con determinazione, alcuni temi fondamentali al nuovo Governo. Sicuramente ci siamo ritrovati nel tema delle entrate. Io non ho inventato nulla, ha fatto bene il presidente Pili a sottolineare che questi temi facevano già parte della precedente Intesa. Ritenete che sia importante andare assieme per parlare di servitù militari? Se lo ritenete, gradirei il vostro aiuto. Ritenete che sia importante ribadire che siamo assieme sui temi del demanio? Se lo ritenete, gradirei il vostro aiuto. Ritenete che sia importante ribadire l'impegno del Governo a fare in modo che in Sardegna ci siano reti infrastrutturali degne di questo nome e che queste reti siano connesse alle reti nazionali? Se ritenete che questo sia importante, ho bisogno del vostro aiuto.

Ho citato il tema della conoscenza, che è forse l'unica differenza rispetto all'Intesa istituzionale precedente. L'Intesa istituzionale precedente finanziava il Progetto Marte, il che significa chiudere le scuole e diffondere il sistema della videoconferenza. Noi stiamo dicendo di buttare via la videoconferenza e di rimettere gli insegnanti nelle scuole aperte, nei piccoli paesi. Sto parlando di ricerca e ne sto parlando in maniera diversa; non sto parlando di un laboratorio in Sardegna e per la Sardegna, ma della necessità di fare in modo che la ricerca in Sardegna sia un pezzo della ricerca nazionale, che siano creati - così come si sta facendo - centri di eccellenza, affinché la ricerca nella nostra Isola sia di riferimento per il Paese. Così com'è stato sottolineato, c'è bisogno di industrie, ma non ci sono più le partecipazioni statali, non bastano più i contributi finanziari per richiamare nuove industrie. Allora, forse si può fare in modo che attorno alla ricerca nasca industria innovativa in Sardegna e che lo Stato sia impegnato nel legare la ricerca al trasferimento tecnologico e alla nascita di nuove imprese.

Se pensate che tutto questo non sia di maggioranza o di minoranza, ma appartenga a tutti, sono venuto a chiedere il vostro aiuto e spero che riuscirete a firmare un documento unitario. Se ci riuscirete darete un aiuto al Governo regionale, che non esclude il fatto che attraverso l'attività legislativa potrete essere autonomamente di grandissimo aiuto alla nostra regione.

PRESIDENTE. Grazie, Presidente. E' evidente che non essendoci un ordine del giorno, oggi abbiamo fatto una discussione che è il prosieguo della discussione che si è svolta qualche settimana sulle mozioni numero 72 e 74, e in particolare su quella presentata dall'onorevole Mario Floris, che non si era potuta concludere con l'approvazione di un ordine del giorno unitario per esplicita decisione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che riteneva si dovesse predisporre un testo comune conclusivo per quanto riguarda il percorso del confronto con lo Stato e i suoi contenuti.

La discussione di oggi arricchisce quella precedente discussione di nuovi elementi di conoscenza. Ci sono degli appuntamenti che si stanno approssimando ed è ancor più necessario - se fosse utile sottolinearlo - concludere questo nostro dibattito con una posizione possibilmente unitaria, la più ampia e condivisa possibile, che supporti il Consiglio regionale, nelle sue varie articolazioni, e il Governo regionale nel confronto che si sta per aprire con lo Stato sull'agenda che è stata qui oggi richiamata.

Nelle prossime giornate convocherò la Conferenza dei Presidenti di Gruppo e i presentatori di quelle mozioni per predisporre un testo da portare in Aula magari venerdì prossimo, che concluda questa lunga fase di approfondimento, di confronto e di discussione sul rapporto tra lo Stato e la Regione Sardegna, perché i problemi, com'è stato detto, stanno assumendo dimensioni non più tollerabili per la nostra regione.

Quindi, con questo impegno, possiamo concludere la riunione odierna, ringraziando tutti anche per la lunghezza di questa discussione.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Insistenti sollecitazioni mi inducono a chiedere la verifica del numero legale. Siccome non posso esimermi dal sottoporre a un ulteriore gravame i colleghi consiglieri, la pregherei di verificare la presenza del numero legale. Grazie.

PRESIDENTE. E' una richiesta irrituale in conclusione di un dibattito. Comunque, siccome ne ho capito il senso, prego i colleghi di prendere posto. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole Atzeri?

(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 45 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Dedoni - Diana - Floris Mario - Floris Vincenzo - Gessa - Lai - Lanzi - Licheri - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Porcu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Scarpa - Secci - Serra - Spissu - Vargiu.)

Abbiamo attestato che siamo in numero legale. Il Consiglio è riconvocato per martedì 18 luglio, alle ore 11 e 30.

La seduta è tolta alle ore 14 e 44.



Allegati seduta

CCIV SEDUTA

VENERDI' 14 LUGLIO 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 29.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 31 maggio 2006 (198), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Carmelo Cachia, Antonio Cappai, Giuseppe Fadda, Raimondo Ibba e Luciano Uras hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 14 luglio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sul marchio "South of Sardinia" promosso dagli aerei Hapag Lloyd e sulla partecipazione della Regione a questa iniziativa". (535)

"Interrogazione Sanna Matteo - Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'operatività del Comitato misto paritetico per le servitù militari". (536)

"Interrogazione Pisu - Lanzi - Uras - Fadda Giuseppe - Davoli - Licheri, con richiesta di risposta scritta, sulla proposta di istituzione dell'Ispettorato ripartimentale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale nella Provincia del Medio Campidano". (537)

"Interrogazione Marracini, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione del reparto di chirurgia generale dell'Azienda ospedaliera Brotzu". (538)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'attuazione e completamento del progetto "Le biblioteche carcerarie in Sardegna"". (539)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rimborso dei danni provocati dalla virosi gialla del pomodoro". (540)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sui contributi per l'acquisto di decoder set-top-box da utilizzare per la ricezione del segnale televisivo digitale terrestre". (541)

"Interrogazione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla destinazione e utilizzo dei fondi derivanti dalla tassa regionale sulla caccia". (542)

"Interrogazione Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'assegnazione di mezzi per la protezione civile e il servizio antincendio" (543)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'accordo di collaborazione sottoscritto dalla Regione con la società Eutelsat". (544)

"Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sui notevoli ritardi nell'avvio dei lavori di realizzazione del primo tratto del nuovo tracciato della statale 128 "Centrale sarda" (Monastir-Sorgono-Nuoro) e sul persistere del grave stato di pericolo e di impercorribilità dell'attuale tracciato". (545)

"Interrogazione Cherchi Silvio, con richiesta di risposta scritta, sul mancato funzionamento degli impianti di condizionamento del poliambulatorio e dell'ospedale San Giuseppe di Isili". (546)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulla mancanza di un asilo nido nella sezione femminile della Casa circondariale di Buoncammino a Cagliari". (547)

"Interrogazione La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Petrini - Licandro - Rassu - Pili - Sanciu, con richiesta di risposta scritta, sui criteri e modalità di concessione e rendicontazione dei contributi a favore delle scuole dell'infanzia non statali anno 2006/2007". (548)

"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sulle nuove immissioni in ruolo del personale della scuola". (549)

"Interrogazione Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul grave stato di crisi della società sarda per l'informatica Krenesiel, società fondata nel 1987 dal Gruppo Banco di Sardegna". (550)

"Interrogazione La Spisa - Sanciu - Contu - Sanjust - Petrini, con richiesta di risposta scritta, sulle quote che gli agricoltori devono corrispondere al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale per il consumo dell'acqua a scopi irrigui". (551)

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata convocazione del comitato paritetico per il monitoraggio del servizio di trasporto aereo in regime di continuità territoriale". (552)

"Interrogazione Sanciu, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione dell'istruttoria delle pratiche di agevolazione finanziaria presentate ai sensi della legge regionale 19 ottobre 1993, n. 51". (553)

"Interrogazione Murgioni - Ladu - Gallus, con richiesta di risposta scritta, sui danni ambientali nell'area boschiva dell'Azienda foreste demaniali di Castiadas". (554)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sull'inserimento negli organici della Regione delle figure professionali impegnate nel Centro tutela e restauro dei beni librari". (555)

"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo avuto dal Presidente della Regione nell'apertura del centro di ricerca e sviluppo della società Telit Communications presso il campus di Tiscali a Sa Illetta". (556)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Mozione Davoli - Uras - Pisu sul sistema idrico regionale, sulla necessità di una nuova legislazione per una gestione pubblica dell'acqua, sui criteri per la nomina del consiglio di amministrazione di Abbanoa Spa e sulla stabilizzazione immeditata e con procedure trasparenti dei lavoratori precari". (79)

"Mozione Davoli - Uras - Pisu sul sistema delle incentivazioni pubbliche alle imprese in Sardegna previsto dalle vigenti normative nazionali, regionali e comunitarie, in relazione alle notizie di illeciti nell'impiego delle relative risorse finanziarie". (80)

"Mozione Ladu - Murgioni - Gallus sulla mancata attuazione dell'articolo 12 dello Statuto e sui porti franchi di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Portovesme ed Arbatax". (81)

Continuazione della discussione della mozione Sanjust - La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pili - Rassu - Sanciu sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio (76)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 76. Poiché è stato presentato in questo momento un ordine del giorno unitario, sospendo la seduta per cinque minuti per consentirne la riproduzione e distribuzione.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 35, viene ripresa alle ore 10 e 47.)

PRESIDENTE. Colleghi, è stato distribuito l'ordine del giorno numero 1, firmato da tutti i Gruppi politici del Consiglio regionale, quindi largamente unitario, così come unitaria è stata ieri la discussione della mozione.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

ORDINE DEL GIORNO SANJUST - LA SPISA - MARROCU - BIANCU - ARTIZZU - LICHERI - PISANO - CAPELLI - BALIA - PORCU - PITTALIS - ATZENI - CALIGARIS sulla necessità di ottenere per la Sardegna l'esenzione dal pagamento delle somme dovute al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONE del dibattito sulla mozione n. 76 del 27 giugno 2006 concernente il canone annuo versato dalla Regione al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio e udite le dichiarazioni rese dall'Assessore della difesa dell'ambiente;

PREMESSO che:

- il comma 1 dell'articolo 16 della sezione III dell'allegato al Codice, decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, meglio noto come Legge Gasparri, prevede un "Contributo annuo relativo alla concessione del diritto d'uso delle frequenze utilizzate per l'impianto e l'esercizio di collegamenti radio per il servizio mobile terrestre";

- l'Assessorato della difesa dell'ambiente nell'anno in corso avrebbe già versato al Ministero delle comunicazioni canoni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione, nel settore dei servizi antincendio e per il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, per una somma di circa 501.092,65 euro, importo presumibilmente in acconto sul presunto totale da versare per l'intero anno;

- le medesime frequenze sono in uso al Corpo forestale dello Stato, senza che quest'ultimo versi un euro al Ministero delle comunicazioni;

CONSIDERATO che:

- il comma 2 dell'articolo 32 dell'allegato al Codice di cui in premessa stabilisce che la Regione Valle d'Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano sono esentate dal pagamento dei contributi previsti dalla Legge Gasparri, relativamente all'esercizio dei collegamenti radio utilizzati a fini di protezione civile e di attività antincendio, secondo quanto previsto al comma 2 dell'articolo 96 della Legge n. 342 del 2000;

- in tale elenco non compare la Sardegna, pur essendo questa una Regione a Statuto speciale e che, più di altre, patisce la piaga degli incendi estivi che devastano il territorio con gravi danni all'ambiente e all'economia;

VERIFICATO che le somme versate al Ministero delle comunicazioni risultano essere un canone salatissimo per la casse della Regione, che un'altra Regione e le due Province autonome trattengono in quanto esentate dal pagamento,

impegna il Presidente della Regione e l'Assessore competente

ad attivare tutte le procedure necessarie affinché la Regione autonoma della Sardegna venga esentata dal pagamento delle somme dovute al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione. (1).)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Appoggia la richiesta l'onorevole La Spisa.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, che sostituisce la mozione numero 76.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il presidente Soru e il consigliere Manca hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Calledda - Capelli - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Floris Mario - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - La Spisa - Lai - Lanzi - Licandro - Licheri - Lombardo - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni -Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Soru - Uggias - Vargiu.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 68

votanti 67

astenuto: 1

maggioranza 34

favorevoli 67

(Il Consiglio approva).

Dichiarazioni del Presidente della Regione sulla nuova intesa istituzionale di programma fra il Governo della Repubblica e la Regione sarda, con particolare riguardo alla questione delle entrate regionali

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio proseguono in seduta straordinaria, richiesta dal Presidente della Regione, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, per rendere dichiarazioni sulla nuova Intesa istituzionale di programma fra il Governo della Repubblica e la Regione sarda, con particolare riguardo alla questione delle entrate regionali, come risulta dall'ordine del giorno inviato a tutti i Gruppi.

Ricordo che il Presidente della Regione ha a disposizione venti minuti per rendere le sue dichiarazioni, dopo di che si apre il dibattito, nel quale ciascun consigliere può intervenire per un massimo di dieci minuti.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, vi ringrazio per avermi permesso di fare queste dichiarazioni. Ho ritenuto di intervenire qui in Consiglio per rendere edotti i consiglieri sullo stato del confronto con il Governo.

Come tutti sappiamo c'è stato un momento che ha visto, direi quasi per intero, la politica sarda, il Consiglio regionale, le autonomie locali e anche le parti sociali, i sindacati, le organizzazioni datoriali, insomma l'opinione pubblica e l'intero popolo sardo partecipare attivamente a un confronto col Governo nazionale su temi che abbiamo ritenuto tutti di interesse decisivo per la nostra regione. Dopo la tornata elettorale e l'insediamento del nuovo Governo nazionale, che ha iniziato ormai pienamente la sua attività, è necessario che il Governo regionale ripresenti, con la stessa determinazione, le questioni che erano già state sollevate e per le quali si era avviato un confronto per l'individuazione di possibili soluzioni.

Già in un'altra occasione ho avuto modo di avvisare il Consiglio di un mio incontro col presidente Prodi, il sottosegretario Letta e alcuni ministri. Ho preferito, nel ricordare le diverse questioni che restano aperte, in primo luogo la questione delle entrate, ma anche quella sulle servitù militari, sui beni demaniali e altre ancora, chiedere al Governo di inserire la discussione su questi argomenti in un quadro di riferimento che desse un senso di completezza e unitarietà a un progetto di soluzione delle principali questioni aperte. Ho chiesto, quindi, al Presidente del Consiglio di firmare un documento concernente la riscrittura dell'Intesa istituzionale di programma del 1999, in parte attuata e in larga parte non ancora attuata, che ha scontato forse il fatto di essere la prima Intesa firmata dal Governo e per questo prevedeva delle modalità di attuazione non particolarmente facili e veloci. Naturalmente quella Intesa era stata firmata in un altro contesto, direi, in un'altra situazione storica ed economica, anche per lo Stato, e con una diversa consapevolezza dei problemi. E' assolutamente necessario, quindi, pur ribadendo la validità e l'importanza di quella Intesa istituzionale, riconsiderare oggi i punti che sono importanti per la nostra Regione, magari individuandone pochi e stabilendo con maggiore precisione le modalità operative che possono portare immediatamente al risultato che ci aspettiamo.

Ho chiesto, pertanto, di scrivere il testo di un'intesa riguardante pochi punti, con una maggiore specificazione degli obiettivi che si vogliono raggiungere e la semplificazione degli strumenti necessari a tal fine. Per ora, i colleghi della Giunta regionale ed io abbiamo individuato sei punti precisi che rientrano più o meno, anche come numero, nell'orientamento del Governo, per evitare una lunga lista di richieste e fare in modo che ciò che chiediamo sia effettivamente realizzabile.

Il primo tema naturalmente è quello delle entrate, allargato al tema della tassazione. Quindi al primo punto dell'Intesa metterei pienamente la vertenza sulle entrate, nei modi, nei contenuti e nei dettagli in cui si è articolata e la conoscete.

Al secondo punto porrei il tema del demanio, sul quale è in atto da molto tempo un conflitto ed è in corso un processo di parziale superamento dello stesso con la nuova norma di attuazione che il Consiglio ha recentemente approvato, che ora è all'attenzione del Ministero per gli affari regionali e sta per essere sottoposta al Consiglio dei ministri. Sulla questione del demanio c'è un grave disagio anche perché i beni attualmente non utilizzati dallo Stato potrebbero invece essere proficuamente utilizzati per creare opportunità di sviluppo economico e di lavoro nella nostra regione. Anche su questo tema si è aperto da tempo un confronto. Recentemente è stato sostituito il Direttore generale dell'Agenzia del demanio in Sardegna; abbiamo fatto, anche nelle scorse settimane, direi un puntiglioso lavoro di analisi dei problemi aperti. A Cagliari, la Città del sale, Molentargius, la Manifattura tabacchi, a Oristano la borgata di Marceddì, ma anche nell'isola di La Maddalena o a Siliqua, sono davvero tanti i beni attualmente sciupati e non utilizzati, direi dimenticati tra i libri dello Stato, e che debbono essere invece messi al servizio dello sviluppo di cui questa regione necessita.

Al terzo punto ripropongo il tema delle servitù militari, sul quale, come ricorderete, era stato avviato un confronto con il precedente Governo nazionale, immediatamente riavviato con il Governo attuale, che ha portato alla nomina di una Commissione che deve in brevissimo tempo individuare le servitù di cui noi chiediamo la dismissione e le attività militari che chiediamo non siano più svolte in Sardegna. C'è già stata un'affermazione importante - ed è direi una conquista della nostra Regione - da parte dell'attuale Ministro della difesa, che per la prima volta ha affermato il dovere dello Stato di attuare il riequilibrio delle servitù e delle attività militari in Sardegna. Quindi nei prossimi mesi daremo, ne sono certo, puntuale seguito a questa affermazione, a questa promessa, a questo impegno. Anche questo argomento, quindi, deve necessariamente essere parte della nuova intesa istituzionale di programma.

Come quarto punto proporrei il tema dei beni culturali, della competenza sui beni culturali. Oggi viviamo un disagio importante per quanto riguarda le diverse competenze della Regione, degli Assessorati regionali e delle soprintendenze, che spesso hanno un atteggiamento ormai superato dai tempi e assolutamente distante dalle esigenze e dagli obiettivi della nostra regione. Né mi sembra si possa dire che negli ultimi anni lo Stato, che pure ha questa competenza, si sia preso particolarmente a cuore i nostri beni culturali, che li abbia tutelati e valorizzati nel miglior modo possibile. Cito per tutti i giganti di Monte Prama, di cui si è tanto parlato, che da venticinque anni erano sepolti in un magazzino dell'Istituto del restauro di Sassari, e di cui solo con un finanziamento regionale, recentemente, si è potuto avviare il restauro. Ma questo vale per tutti i beni culturali della Sardegna, per i quali vigono norme, anche nazionali, del tutto incomprensibili. Noi dobbiamo persino pagare allo Stato il diritto di pubblicare una foto di un bene culturale, di un monumento, del nuraghe di Barumini, per esempio, sulle nostre brochure divulgative, eventualmente. Non abbiamo nemmeno il diritto di fotografare i nostri beni culturali e di divulgare quelle fotografie! Mi pare che da solo questo fatto racconti l'arretratezza della legislazione in materia. Noi vogliamo fortemente prenderci cura dei nostri beni culturali, vogliamo tutelarli, vogliamo valorizzarli, vogliamo renderli importanti, così come meritano, nel contesto culturale mondiale nel quale non sono ancora entrati a pieno titolo.

C'è un quinto punto che citerei, quello delle reti infrastrutturali in Sardegna e del diritto di accesso alle reti nazionali. Vorrei che si potesse fare un discorso più generale sulla gassificazione della Sardegna, sul fatto che la Regione ha diritto di portare a compimento il progetto del cavo di collegamento elettrico tra la Sardegna e il continente, con il completamento del programma SAPEI, e sulla conferma del diritto alla continuità territoriale. Vorrei anche che tenessimo a mente un diritto generale e perenne, e cioè il diritto del pieno accesso della Sardegna a tutto il sistema delle reti nazionali: dalla rete del gas, alla rete elettrica, alla rete delle telecomunicazioni, alla rete dei trasporti via aerea e marittima. Nel ribadire questo punto vorrei ottenere dallo Stato delle promesse sull'esercizio del pieno diritto dei sardi ad avere adeguate reti infrastrutturali e un adeguato accesso alle reti nazionali. Prima fra tutte metterei la rete ferroviaria, che tra le reti infrastrutturali della Sardegna è quella che, paragonata alle reti nazionali, ha il livello di sviluppo più debole. I dati ci dicono che, fatta 100 la media delle infrastrutture ferroviarie nazionali, la rete ferroviaria sarda è al 5 per cento, quindi quasi inesistente, direi. In questi primi due anni di legislatura, la Giunta ha affermato con forza la necessità di modificare sostanzialmente la rete ferroviaria in Sardegna e ha sostenuto il completamento di un progetto preliminare, che dovrebbe essere consegnato dalla Rete ferroviaria italiana nel prossimo mese di settembre. Abbiamo anche messo da parte circa 80 milioni di euro di fondi CIPE per sostenere l'investimento per il miglioramento di questa rete.

Abbiamo detto diverse volte che c'è l'obiettivo di collegare Cagliari a Sassari in 2 ore circa e Cagliari a Olbia in 2 ore e 20 minuti, se non sbaglio. Questo sarebbe un passo in avanti di estrema importanza, che renderebbe la Sardegna una regione meno lunga e meno disagevole da percorrere.

Al sesto punto dell'Intesa indicherei il tema della conoscenza, e quindi la necessità di migliorare il sistema scolastico nella nostra regione, la necessità che la scuola non abbandoni i nostri piccoli paesi, che in Sardegna siano adottati dei parametri diversi per stabilire il rapporto tra il numero delle classi e la popolazione studentesca, che siano adottati dei programmi importanti per il miglioramento della qualità della scuola e per la lotta contro l'abbandono scolastico.

Nell'ambito del tema della conoscenza, oltre al problema della scuola, va ricordata la necessità di un rafforzamento della ricerca in Sardegna e anche il fatto che essa sia un pezzo della ricerca nazionale e quindi a pieno titolo sia ricompresa nella rete della ricerca nazionale. E' importante anche che in Sardegna vi siano centri di eccellenza per la formazione in materie importanti, quali le tecnologie informatiche, delle telecomunicazioni, della biomedicina, delle energie rinnovabili.

Questi sono i sei punti su cui stiamo lavorando e che portiamo all'attenzione dello Stato; sei punti sui quali abbiamo già iniziato a lavorare singolarmente e che però sentivamo di dover ricomporre all'interno di un quadro unitario. Per questi sei punti chiediamo risorse allo Stato, anzi vorrei dire che non ne chiediamo, perché allo Stato chiediamo solamente le entrate che ci competono, in virtù del puntuale adempimento di quanto previsto dall'articolo 8 dello Statuto, di una migliore specificazione della compartecipazione regionale e del puntuale adempimento di quanto previsto nella precedente Intesa istituzionale di programma. Per il resto si tratta di utilizzare risorse attualmente inutilizzate, sciupate, come appunto i beni demaniali, compresi quelli del demanio militare, e quelli culturali.

Non c'è quindi solo una richiesta di risorse, ma anche un'assunzione di responsabilità della politica regionale, che si confronta in maniera, credo, responsabile col Governo nazionale, per trovare assieme le possibilità di crescita della nostra Isola, soprattutto traendo spunto dal rispetto dei diritti della Regione sarda e da un migliore utilizzo delle risorse in questo momento sciupate e trascurate, che pure nel nostro territorio sono presenti. Noi vediamo in questo un'anticipazione del confronto con lo Stato che entrerà maggiormente nel vivo con la discussione sullo Statuto. Di fatto sono tutti temi statutari: quello delle entrate, quello delle servitù militari, quello del demanio, il diritto d'accesso alle reti infrastrutturali, la conoscenza, le competenze sui beni culturali. Quindi, in qualche modo, con l'Intesa si cerca di ottenere anticipatamente dallo Stato degli impegni che facilitino la futura discussione che il Consiglio aprirà sullo Statuto. Il prossimo 24 luglio verrà il sottosegretario Letta, per avviare anche formalmente il lavoro di scrittura, che avverrà in tempi brevissimi, di quest'Intesa che vorremmo firmare nel mese di settembre col presidente Prodi. Nel frattempo sono aperti dei tavoli su ogni singolo punto e già lunedì prossimo incontreremo ancora il ministro Visco, il ministro Lanzillotta e il sottosegretario Letta sulla questione più specifica delle entrate, che è stata già avviata e sulla quale ho già avuto modo di relazionare anche all'attuale Governo. Su questa questione mi aspetto risposte chiare e concrete e in tempi brevissimi, per poter affrontare la discussione della prossima legge finanziaria regionale nella maniera più adeguata possibile.

Già dalla prossima settimana, quindi, il lavoro sull'Intesa proseguirà sui singoli tavoli, in modo particolare sul tavolo delle entrate, col ministro Visco e gli altri ministri interessati. Per quanto riguarda le entrate è sopravvenuto un altro elemento rispetto ai mesi precedenti, cioè il tema della tassazione, del diritto della nostra Regione a esercitare l'autonomia impositiva. Come sapete su questo c'è stata opposizione da parte del Governo. Non mi stupisce: il Governo, l'uno o l'altro che sia, si è opposto a qualsiasi legge abbia fatto il Consiglio regionale ultimamente; molto spesso però ha perso e qualche volta i suoi ricorsi sono stati persino irricevibili. Credo che pure in questo caso finirà alla stessa maniera: la Sardegna ribadirà il suo diritto, sancito dallo Statuto. E siccome ci siamo impegnati a limitare al minimo il conflitto, eventualmente sulla legge impugnata dal Governo, ed eventualmente altre leggi, si potranno proporre delle modifiche, ma sicuramente, almeno da parte della Giunta, non sarà sancita la necessità di eliminare una legge che riteniamo giusta e nel diritto di questo Consiglio regionale aver approvato.

PRESIDENTE. Ricordo, rettificando quanto detto prima, che i consiglieri hanno a disposizione venti minuti, perché questa convocazione del Consiglio è stata fatta ai sensi del secondo comma dell'articolo 54 del Regolamento e quindi la durata degli interventi è regolata dall'articolo 78.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, trovo veramente singolare che il Presidente della Regione abbia chiesto, e che il Presidente del Consiglio glielo abbia consentito, di illustrare a questa Assemblea lo stato del confronto tra Regione e Governo e non il rapporto complessivo con lo Stato. Credo che i colleghi capiscano molto bene la differenza e si siano resi conto che le dichiarazioni rese testé dal Presidente riguardano sia competenze della Giunta regionale sai competenze del Consiglio regionale. Quasi tutti i temi richiamati non attengono alla materia statutaria in senso stretto; sono temi che si possono affrontare nel modo in cui abbiamo affrontato tutte le partite della Regione relative alle entrate, e cioè attraverso la legge nazionale numero 122 del 1983 e una proposta di legge nazionale di modifica dello Statuto, che noi in questi giorni presenteremo al Consiglio regionale.

Noi comprendiamo l'esigenza contingente del presidente Soru, il quale ha difficoltà a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale; una campagna elettorale che dovrebbe essere conclusa e che invece continua, in maniera surrettizia e, aggiungerei, ignominiosa sotto il profilo politico e sotto il profilo dei risultati, che sono sotto gli occhi di tutti. Ma a me preme, in questa circostanza, fare due considerazioni. La prima, signor Presidente, riguarda il profondo disagio che noi avvertiamo nello svolgimento del nostro ruolo e della nostra funzione. Intendo noi come singoli consiglieri regionali, noi come forze di opposizione e di minoranza, ma anche come Assemblea nel suo complesso, che rappresenta, o meglio, dovrebbe rappresentare le esigenze e le speranze della nostra gente, di tutto il popolo sardo, di quello che è presente in Sardegna e di quello che è sparso nel mondo e che guarda ancora, con fiducia e speranza, all'Assemblea regionale. Entrerò in un altro momento nel merito dell'attuale tasso di democrazia, che sta diminuendo talmente tanto da portare alcune società a dire: "Ma perché dobbiamo delegare i rappresentanti del popolo? Perché dobbiamo nominare un parlamento? Perché dobbiamo nominare Soru Presidente della Regione? Tanto vale che siamo noi, popolo, a dire quali sono le entrate e a programmare le spese." E guardate che questo non è un paradosso, è una cosa che sta già avvenendo. Per quale motivo io dovrei procedere a delle elezioni e dire alla gente che deve agire in nome e per conto proprio? Sono io che pago le tasse e voglio sapere come devono essere spesi i miei soldi. Sembrerebbe una forma di grande democrazia, ma è in realtà una forma molto pericolosa di democrazia.

Ora, il disagio nasce da questo continuo e pervicace disegno, che si porta avanti da troppo tempo e in molte circostanze, di delegittimazione del nostro ruolo, e quindi del ruolo dell'Assemblea, di mortificazione del nostro impegno, che è un impegno reale e convinto per concorrere alla soluzione dei problemi della Sardegna. E' il caso anche di queste dichiarazioni del Presidente, che seguono la nostra mozione, quella che la minoranza ha presentato qualche tempo fa, l'ordine del giorno unitario che abbiamo cercato di perseguire e le vicende di questi giorni, che hanno visto un frenetico movimentismo da parte del Presidente della Regione, legittimo per carità (ognuno è libero di muoversi come ritiene), ma evidentemente tutto teso a rendere vano, minandolo alla base, un possibile accordo che mettesse insieme e valorizzasse anche le capacità politiche della minoranza - se questo è il senso del richiamo - attraverso gli unici strumenti di cui essa può avvalersi, ovvero le sedi istituzionali parlamentari e rappresentative.

***Avevamo avuto già modo, signor Presidente, di chiarire l'anomalia della iscrizione all'ordine del giorno della mozione numero 72, a seguito della richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio avanzata dalla minoranza. Un'anomalia tesa, evidentemente, a vanificare il nostro ruolo, la dignità stessa della funzione della minoranza, che può avere voce unicamente nell'esercizio della funzione politica e istituzionale che la tutela e la garantisce. I Presidenti nascono e ci sono per tutelare le minoranze, non le maggioranze! Le maggioranze si tutelano da sole, non hanno bisogno di essere tutelate da altri. Lei, signor Presidente, aveva anche opportunamente - gliene do ancora atto - sottolineato come fossimo nella ragione allorquando abbiamo sollevato il caso, consentendo che il confronto e il dibattito si sviluppassero dentro canali di reciproco rispetto dei ruoli e delle funzioni. Lo stesso Presidente della Regione, in quella circostanza, espresse apprezzamento per la posizione della minoranza e condivisione dei problemi prospettati, auspicando che il percorso comune da noi proposto trovasse sollecita operatività. Mai, però, ci saremmo aspettati, signor Presidente, che lei giocasse d'anticipo, staccando la frizione e premendo l'acceleratore prima che apparisse il verde, e iniziasse la corsa in solitario, ancora una volta, com'è nel suo costume.

Qui siamo in attesa di un ordine del giorno unitario, che non deve soltanto appoggiare l'azione del Presidente, ma deve studiare la piattaforma politico-programmatica da presentare al Governo e alle altre istituzioni nazionali. Non siamo persone che devono sentirsi dire: "Datemi il vostro supporto". Noi abbiamo il diritto, il dovere e anche la capacità di dare qualche suggerimento. Ci eravamo lasciati col tentativo di portare a casa, anche in questo caso, un ordine del giorno unitario; avevamo stabilito di non votare l'ordine del giorno della maggioranza, né quello della minoranza, ma di tentare un approccio per predisporre appunto un ordine del giorno unitario. Il presidente Soru e la Giunta hanno ritenuto che non fosse il caso di attendere questi tempi e hanno avviato frenetici e isolati tentativi di giocare d'anticipo, delegittimando così non tanto la minoranza, quanto l'intera Assemblea regionale, posta di fronte al fatto compiuto.

Sta qui il profondo disagio che avverto, signor Presidente, perché così operando viene meno anche e soprattutto quell'impegno di leale collaborazione che sta alla base dei rapporti tra i vari organi istituzionali. Non voglio entrare nel merito dell'ordine del giorno, però questo mio ragionamento mi porta a fare un'altra considerazione che ritengo essenziale, se vogliamo - mi rivolgo ai colleghi della maggioranza - conseguire gli obiettivi che ci siamo preposti. La considerazione riguarda il contenuto politico e strategico dell'ordine del giorno che consegue alle ragioni della mozione e che vorremmo fosse unitario e diventasse patrimonio comune di questa Assemblea. E' sul tappeto la questione sarda, in tutti i suoi molteplici aspetti, ed è fondamentale che l'affrontiamo subito, nella sua globalità e complessità, tutti insieme, nelle sedi competenti e secondo logiche politiche e strategiche. Vorrei che il Presidente del Gruppo D.S. mi ascoltasse, perché sto formalizzando una richiesta.

CUGINI (D.S.). Stiamo commentando politicamente!

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). No, no, ma per carità!

Credo che noi non dobbiamo cadere nel tranello verso il quale ci vogliono ancora oggi portare, ovvero nella logica dei problemi presi singolarmente, un diversivo per avere le mani libere sulla gestione complessiva. Io ho sempre rifiutato l'assioma Governo omologo, Governo amico o Governo nemico, perché non esiste. I Governi sono tutti uguali e mi meraviglia che il Presidente della Regione dica che il Governo amico è più severo. Non può essere più severo, è il Governo nazionale, e io mi rivolgo al Governo nazionale, di qualunque colore politico esso sia. Allora, mani libere non ne dobbiamo lasciare; il Governo ci deve vedere seduti con pari dignità al tavolo della trattativa non soltanto col Parlamento nazionale, ma anche con quello europeo. Per conseguire questi obiettivi vi sono due strade parallele, lo ripeto, perché non ci può essere accordo se non si persegue questa strategia politica: quella della rappresentanza politica e quella degli organi di governo, unitamente ai referenti dei soggetti portatori di interessi generali diffusi. Per questa ragione abbiamo indicato sia nella mozione sia nell'ordine del giorno, se lo si vuol votare, due soggetti responsabili dei due livelli istituzionali: il Presidente del Consiglio regionale per il rapporto con gli organi rappresentativi delle istituzioni parlamentari e il Presidente della Regione per i rapporti con il Governo. Solo così - perché non si tratta di non voler dare al Presidente potere o forza - la minoranza, che non partecipa e non può partecipare all'attività di Governo, può esercitare il suo ruolo e la sua funzione di rappresentanza della volontà popolare che l'ha legittimata. Solo così potrà dare quel forte e convinto sostegno che viene sollecitato anche dalla maggioranza.

Il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione hanno competenze, ruoli e funzioni convergenti ma diversi, e questa diversità istituzionale deve essere salvaguardata anche nell'ottica dell'obiettivo che vogliamo raggiungere. Introdurre confusioni anche su questi valori essenziali della democrazia e della rappresentanza politica e istituzionale significa non voler conseguire quell'unità di intenti che invece noi perseguiamo e che è l'elemento fondante della nostra mozione e dell'ordine del giorno che presenteremo, se non riusciamo a farne uno unitario, tesi a conseguire un rapporto leale e concreto tra lo Stato e la Regione per il progresso della Sardegna.

Vedete, tutte le indicazioni date dal presidente Soru, per carità, riguardano argomenti importanti. Non sono forse importanti il demanio, le servitù militari, i beni culturali, le reti infrastrutturali, la ricerca e le entrate? Certo che sono importanti! Per noi però ci sono argomenti più importanti, sui quali abbiamo la necessità di confrontarci, e non abbiamo bisogno di attendere molto. Ci sono i problemi dell'energia, per esempio, che qui non sono stati richiamati e sono problemi importantissimi, perché non ci può essere sviluppo in Sardegna senza energia. In Sardegna le famiglie e le imprese continuano a pagare le bollette a costi che non hanno eguali in nessuna regione d'Europa, perché siamo l'unica regione che non ha il metano, e non possiamo attendere che arrivi il tubo che ci dà questo gas. Ho fatto soltanto un esempio, ma voglio dire che abbiamo problemi molto più importanti di quelli indicati dal Presidente, che vorremmo discutere e risolvere, ma non li risolviamo con l'Intesa istituzionale di programma. Ciò che è scritto in un'intesa istituzionale deve poi essere tradotto in atti amministrativi e giuridici, ma noi vogliamo approvare qui delle leggi da presentare al Parlamento per la modifica dell'articolo 8 dello Statuto, così come abbiamo fatto con la legge 122.

Signor Presidente, se è vero che deve chiedere gli arretrati, se è vero che il Governo è debitore nei confronti della Sardegna per impegni pregressi che non ha mantenuto, non c'è bisogno di sfidare il popolo sardo e l'Assemblea regionale. Li chieda e se li faccia dare! Qui stiamo parlando d'altro, stiamo parlando di sviluppo della Sardegna! Vogliamo un'intesa più ampia, vogliamo adeguare le nostre aliquote a quelle delle altre Regioni a statuto speciale. Non ci bastano più i quattro, i sette e i nove decimi, vogliamo i dieci decimi di tutto, come li ha la Sicilia! Non è possibile che nel terzo millennio la Sardegna sia ancora al palo e non adegui quelle aliquote che noi avevamo spuntato nel lontano 1983. Che bisogno ha il Presidente, se ritiene di avere dei diritti, di presentarsi in tribunale per denunciare lo Stato inadempiente? Lo denunci! Noi siamo ancora in attesa di conoscere i conti. Questa Assemblea ancora non sa che cosa la Regione abbia chiesto al Governo e quali siano i dati provenienti dal bilancio, vidimati e bollati, relativi al debito pregresso dello Stato.

Queste comunque sono quisquilie, sono cose che si fanno ordinariamente. Se dobbiamo fare qualcosa insieme facciamo qualcosa che riguardi il futuro e lo sviluppo della nostra Isola, e noi daremo tutto il nostro leale contributo.

PRESIDENTE. Le iscrizioni a parlare sono concluse. Vi sono quattordici iscritti a parlare.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, le dichiarazioni del presidente Soru sul rilancio dell'Intesa istituzionale, dopo un prolungato silenzio soprattutto da parte del Governo Berlusconi, e al suo interno la vertenza sulle entrate e l'autonomia impositiva della Regione, consentono, a mio modesto avviso, di svolgere alcune riflessioni con l'attenzione rivolta soprattutto alla prossima riscrittura dello Statuto, cui saranno chiamati prima la Consulta e successivamente il Consiglio regionale. Riguardano inoltre la stesura della Legge statutaria e la modifica, che sta diventando davvero sempre più urgente, della legge elettorale.

La prima considerazione riguarda una delle modifiche introdotte dal Parlamento nello Statuto sardo. Sono del parere che sia stato un errore eliminare la facoltà del Governo di rinviare a nuovo esame del Consiglio le leggi regionali. Anziché dare più autonomia alla Regione, con il nuovo sistema si è accresciuto notevolmente il contenzioso, costringendo i giudici della Corte costituzionale a un superlavoro che si ripercuote sui tempi, sempre più lunghi, per l'emissione delle sentenze. Sarebbe stato forse opportuno, fissando tempi rapidi e certi per i rilievi del Governo e per l'eventuale accoglimento da parte del Consiglio delle proposte di modifica, ripristinare il confronto tra la Regione e il Governo sulla legislazione, fatta salva, ovviamente, la facoltà del Consiglio regionale di respingere totalmente i rilievi del Governo. Se ciò fosse stato possibile, sicuramente si sarebbe evitato l'attuale ricorso alla Corte costituzionale che ora in qualche modo rischia di mettere in discussione anche la facoltà della Regione di accrescere autonomamente il gettito fiscale. I consultori, quindi, dovranno riflettere su questo punto e il Consiglio, in fase costituente, dovrà riproporre con forza l'autonomia impositiva in modo da, come dire, blindarla nei confronti del Parlamento. Del resto, basti pensare che in una Regione come la Campania la benzina costa di più che in altre parti d'Italia.

La seconda riflessione, invece, richiama l'essenza dell'Intesa istituzionale. E' una riflessione amara che purtroppo registra o, quanto meno, indica il fallimento dell'autonomia, proprio per la mancata attuazione delle diverse intese e per il progressivo, scientifico svuotamento nel corso degli anni del Piano di rinascita previsto dall'articolo 13 dello Statuto che, appunto, sancisce l'intervento straordinario e aggiuntivo dello Stato nei confronti dei sardi. Nessuno in Sardegna ritengo sia più disposto a credere ad accordi, a pacchetti, e la storia dell'autonomia è piena di delusioni per le promesse non mantenute dal Governo. Quello che sarà contenuto nella nuova intesa, oltre a essere di fondamentale importanza, dovrà quindi essere condiviso e credibile, perché sia rispettato fino in fondo dai contraenti con scadenze precise e certe. Nel corso di tutti questi anni una delle questioni su cui forse non ci si è soffermati a sufficienza riguarda proprio le richieste o, se posso usare un'espressione non proprio in sintonia con i nostri desiderata, le pretese che con facilità vengono accolte proprio perché resteranno lettera morta. Le difficoltà in cui si dibatte la società sarda e gran parte di quella italiana, accentuatesi in questa fase di profondo cambiamento coincidente con la XIII Legislatura, al punto da diventare in qualche caso davvero drammatiche, chiamano tutti a un'importante atto di responsabilità. L'utopia, che tutti noi abbiamo nel cuore e nella mente, deve fare i conti con la realtà. Lo ha detto con chiarezza il presidente Soru: qualunque traguardo si intenda raggiungere, questo deve necessariamente essere indicato attraverso un percorso definito e non velleitario. Enunciare temi enfatizzandoli, per quanto condivisi e apprezzati dall'opinione pubblica, senza contestualmente individuare le tappe intermedie per consentire concretamente di svolgerli e attuarli, significa prestare il fianco a quanti facilmente ci accusano di populismo e demagogia.

In questi giorni, per me socialista della Rosa nel Pugno, è avvenuto un fatto molto importante che non è stato sottolineato con il risalto che avrebbe meritato dalla stampa nazionale e neppure dai media televisivi. Mi riferisco all'iniziativa assunta dal Governo Prodi e dal confronto tra le Regioni del sud e le parti sociali, Confindustria e sindacati, per rilanciare la questione meridionale legata storicamente e culturalmente alla lotta dei lavoratori e dei contadini del sud contro l'arretratezza socioeconomica aggravata da scelte sbagliate e miopi dei diversi governi. La questione meridionale è parte della nostra storia, ci riguarda direttamente anche in riferimento all'uscita dall'Obiettivo 1 e al tentativo, messo in atto dal Governo di centrodestra, sotto il ricatto della Lega di Bossi, di introdurre una questione settentrionale destinata ad accrescere il divario tra le due Italie. Il tentativo di modificare in tal senso la Costituzione è stato respinto decisamente dai sardi con un no convinto proprio in occasione dell'ultimo referendum confermativo. Gli indici statistici, le ultime rilevazioni in merito, sia quelle nazionali sia quelle europee, confermano, purtroppo, l'aumento dei diversi parametri: reddito, infrastrutture istruzione, formazione, innovazione tecnologica a favore delle regioni del nord, più vicine all'Europa naturalmente. Anche nella nostra Isola il divario tra poveri e ricchi, tra zone rurali interne e quelle urbane, in sintesi il vecchio tema del rapporto tra città e campagna, o se vogliamo tra centro e periferia, quel divario, che a metà degli anni novanta aveva registrato una positiva inversione di tendenza, ha ripreso a crescere con forte preoccupazione.

La situazione del Nuorese, dell'Ogliastra, di diverse aree delle altre sei province, e in particolare di quelle che ci accusano di non poter avere la stessa dignità delle altre, ripropone la questione delle zone interne, delle periferie in senso lato e dell'emigrazione, non solo intellettuale ma anche dei giovani, ai quali, con una retorica spesso di cattivo gusto, viene detto con enfasi che nella vita dovranno cambiare lavoro dieci volte, ma nessuno offre loro la seria opportunità e occasione di trovare almeno il primo lavoro.

Una Regione che vuole crescere nella sua interezza, avere peso nel panorama nazionale, europeo e mondiale, deve prendere in considerazione i bisogni di ciascun territorio e di ciascuna componente sociale e culturale. Così è importante l'alta formazione. In quest'Aula c'è, e ce ne onoriamo, un grande ufficiale della Repubblica per meriti scientifici, ma non può essere trascurata la formazione garantita dalla scuola pubblica di base e da quella professionale. Le regioni italiane più avanzate non straripano di geni della matematica o della neuropsichiatria o della neurofarmacologia, hanno però un tessuto di professionalità e di professioni molto ampio e articolato: un idraulico, nella crescita e nello sviluppo della nostra terra, vale quanto uno scienziato, e credo che il professor Gessa sia d'accordo con me su questo punto. E' quindi giusto intervenire adeguatamente nel settore della formazione e studiare iniziative per garantire, a chi non conseguirà la laurea, di poter avere una vita dignitosa attraverso un lavoro. Guardando all'orizzonte vedo una Sardegna in cui tutti sono in possesso della laurea, conoscono quattro lingue, hanno plurispecializzazioni ottenute in Italia e all'estero, donne e uomini gestiscono paritariamente istituzioni, enti e consigli di amministrazione. E' un obiettivo che deve essere conseguito; a noi spetta definire con chiarezza il percorso, piccoli passi, ma certi, per arrivare alla meta.

Nella stesura dell'Intesa e del prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria regionale non si potrà non tener conto dei segnali, direi anche dei forti campanelli di allarme, che la realtà dell'Isola quotidianamente ci invia. E' necessario che le scelte siano condivise senza che ragioni opportunistiche di schieramento consentano fughe in avanti, posizioni demagogiche o comodi aventini. La concertazione con le forze sociali, costante e puntuale sulle singole questioni, e l'indispensabile e faticosa mediazione democratica di sintesi tra i diversi interessi dovranno caratterizzare le scelte, le soluzioni e gli interventi per riprendere il cammino e percorrere altri significativi tratti della strada verso il rilancio dello sviluppo socioeconomico. Punto di partenza, a mio avviso, può essere il documento "Insieme per lo sviluppo e priorità del Mezzogiorno" in discussione al CNEL.

Le indicazioni per dare respiro all'economia meridionale, e in particolare all'economia sarda, nei prossimi due o tre anni, sono chiare e coincidono con le proposte delle forze sociali isolane: cuneo fiscale differenziato e selettivo per favorire la ripresa degli investimenti, utilizzo massiccio dei fondi strutturali europei, con l'integrazione di risorse statali aggiuntive, come previsto dallo Statuto. In più, per la Sardegna, la definizione della vertenza entrate, con riferimento al pesante debito pregresso dello Stato.

In questo contesto, infine, si inserisce la questione delle tasse regionali che, fatta salva l'autonomia impositiva, deve rifuggire da qualunque velleità di autarchia fiscale. Non possono, in alcun modo, essere i sardi, per le ragioni esposte in premessa, a sopperire alle inadempienze dello Stato. Il debito che lo Stato ha accumulato nei confronti dei sardi, non solo per quanto concerne le entrate fiscali, potrà essere sanato soltanto quando verranno consentite pari opportunità di vita e di sviluppo delle altre regioni italiane, invertendo il concetto che per anni è prevalso.

Meno bisogni si hanno più crescono le pretese e, viceversa, a chi ha maggiori bisogni si chiede di avere meno pretese e di abbassarne sempre di più i livelli. Per questo motivo sono stata in questi due anni - oggi è il 14 luglio - veramente contraria a risanare in fretta i debiti accumulati nel bilancio della Regione, ritenendo che si dovesse stare molto più attenti ai bisogni. Certo, il rating, si chiama così, quello che le società di certificazione assegnano spesso, anzi sempre, non gratuitamente a chi lo richiede, è migliorato, ma i bisogni sono aumentati. Mi auguro che bilancio e finanziaria dei prossimi anni non richiedano ancora lacrime e sangue e deregulation di settori che, pure con privilegi, sprechi, limiti da eliminare, garantivano occupazione. Tutti insieme dobbiamo operare per individuare le alternative e come insegnante consentitemi questa digressione. I temi delle diverse scelte, ma anche il loro svolgimento, dovrà avere un unico fine, quello di risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli e meno attrezzati, che richiedono pari dignità ed equità di trattamento. Per lo svolgimento positivo di questi temi bisogna unire gli sforzi utilizzando i rapporti di tutti, facendo leva su donne e uomini disposti a dare il loro contributo per la crescita socioeconomica della Sardegna. Questo è lo spirito che, da socialista de La Rosa nel Pugno, anima il mio agire e la partecipazione alla maggioranza di governo. Grazie.

PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, vi è una sorta di difficoltà ad andare avanti in una seduta che pure ha i crismi della straordinarietà, per comunicazioni del Presidente della Regione. Probabilmente, in mezzo a tante cose che facciamo, sarebbe stato opportuno inserire nelle modifiche regolamentari l'obbligo di presenza in aula in occasioni particolari e importanti come questa. Magari sarebbe opportuno, comunque e sempre, essere presenti, partecipare, ascoltare, perché è chiaro che dopo che il Presidente della Regione interviene per fare - almeno questo era l'oggetto - delle comunicazioni al Consiglio, poi i lavori proseguono in seduta ordinaria. Io pensavo, e sono ancora di questa idea, che fatte le comunicazioni del Presidente i lavori del Consiglio si sarebbero fermati nella parte straordinaria e sarebbero ripresi nella parte ordinaria. Vedo che il Presidente del Consiglio, ahimè, è impegnato in ben altre disquisizioni, per cui ciò che sto dicendo rimarrà agli atti, ma certamente non farà parte di un futuro che probabilmente il Presidente del Consiglio più di altri avrebbe potuto delineare.

Dicevo, presidente Spissu, e lo ripeto perché probabilmente lei era disattento, che prima di una discussione come questa, a seguito non di notizie certe, non di presa di decisioni, ma di comunicazioni del Presidente della Regione, probabilmente si sarebbe dovuta sospendere la seduta straordinaria per riprenderla successivamente, per consentire a tutti i componenti dell'Assemblea di farsi un quadro delle cose che il Presidente della Regione ha comunicato a quest'Aula, perché di comunicazioni si è trattato.

Si può anche discutere sulle comunicazioni del Presidente, e questo stiamo facendo, ma credo che queste comunicazioni non bastino a invogliare il Consiglio a occuparsi di una materia che è estremamente importante. Ciò che innanzitutto mi interessa ribadire è il ruolo del Consiglio, e credo, anzi ne sono convinto, che abbia fatto molto bene il presidente Floris a ribadire questo concetto. Il Consiglio regionale è chiamato a discutere sulle comunicazioni del presidente Soru, o è chiamato ad altro? Voglio dire che, in qualche maniera, questo potrebbe crearmi dei problemi personali, nel senso che io, consigliere regionale eletto in questa regione, ho tantissimo da dire in ordine alle cose che il Presidente ha detto e anche a quelle che non ha detto. Veda, Presidente, fare delle comunicazioni è diventato un classico, e lei è estremamente abile in questo. Ogni volta che c'è non dico un trend negativo, ma un calo di attenzione da parte dell'elettorato sardo nei confronti del presidente Soru, lui, che non gioca di rimessa, come dice qualche autorevole collega, rilancia! E rilancia su argomenti certamente importanti, comunicando sin d'ora al Consiglio i sei argomenti principali sui quali verterà la discussione col Governo. E anche qui, dobbiamo discutere col Governo in un rapporto di tipo amministrativo o dobbiamo estendere la discussione allo Stato e quindi a un organismo molto più ampio, impegnando politicamente tutto il Consiglio regionale, e non solo il Consiglio regionale? Non si possono chiamare a raccolta i parlamentari sardi per avere sostegno. Il sostegno, presidente Soru, bisogna cercarlo in quest'Aula! Poi lei può anche non cercarlo in quest'Aula, è legittimo, ci mancherebbe altro. Lei ha una maggioranza talmente ampia e votata al sacrificio, nel senso che crede ciecamente alle cose che dice lei, che non interviene nemmeno nelle discussioni, perché ha affidato alle sue grandissime capacità tutte le sue aspettative e tutte le sue aspirazioni. Noi però non abbiamo quest'obbligo, non abbiamo preso nessun impegno in tal senso. Per noi è importante che questa istituzione, più che quest'Aula e i suoi singoli componenti, si pronunci, oggi, sui sei argomenti che sono stati citati dal Presidente della Regione. Io non intendo sottrarmi, ma non intendo assolutamente avvalorare un'ipotesi di questo genere, perché non è qui che inizia e non è qui che finisce il problema.

Presidente Soru, lei è arrivato oggi a fare un qualcosa che noi le avevamo suggerito oltre un anno fa, nel momento in cui si discuteva la legge sulla cosiddetta tassa sul lusso. Abbiamo detto che la strada maestra va oltre la vertenza sulle entrate col Governo Berlusconi, che viene visto ancora come chissà quale spirito aleggiante. E' finita quell'epoca, oggi c'è il Governo di centrosinistra, il Governo Prodi, facciamo i conti con questo. L'onorevole Caligaris non può ricordarsi oggi che è esistito il Governo Berlusconi! La storia la verifichiamo in un altro momento, oggi abbiamo a che fare col Governo di centrosinistra e col presidente Prodi.

In quella circostanza, soprattutto per quanto riguardava la vertenza sulle entrate, io dissi, ma credo che l'avessero detto anche altri colleghi, che si doveva innanzitutto procedere a una modifica dello Statuto; compito, guarda caso, assolutamente importante e principale di questo Consiglio regionale. Con le modalità che si fossero ritenute più opportune, cioè attraverso la Consulta, il Consiglio regionale, le Commissioni consiliari e quant'altro, ma la prima cosa che bisognava fare era appunto mettere mano all'articolo 8 dello Statuto.

Oggi, il presidente Soru, tra le cose che ha detto, ma che non fanno capo ovviamente alla vertenza, o rivendicazione, con lo Stato o col Governo, ha parlato anche di modifica dello Statuto. Giusto, opportuno! Le comunico che la Consulta non si è ancora insediata e le assicuro che, prima che termini questa legislatura, il nostro Statuto non sarà stato approvato. Il nuovo Statuto! Ma perché, allora, nel momento in cui abbiamo preso atto del problema, non ci siamo imposti di fermarci un attimo e di apportare preliminarmente qualche modifica allo Statuto, per esempio all'articolo 8 e all'articolo 14, che tanto sta a cuore al presidente Soru, perché riguarda il passaggio alla Regione dei beni immobili non più utilizzati dallo Stato?

Questi argomenti sono tutti importanti, ma non si può svilire il problema, poi, con l'Intesa istituzionale di programma. Anche questo avevamo detto in quella circostanza: verifichiamo se l'accordo sottoscritto dal presidente Palomba, dal presidente D'Alema e da tutta una serie di soggetti, è stato rispettato, cioè se l'Intesa istituzionale di programma del 1999 ha avuto un seguito, se è stata rivista. Da lì bisognava partire, se non eravamo in grado di modificare subito lo Statuto. Invece non abbiamo fatto la modifica statutaria, non abbiamo preso in esame l'Intesa istituzionale di programma e siamo arrivati, dopo oltre un anno, con grosse frizioni per le nuove tasse regionali e per l'impugnativa proposta in merito dal Governo. E meno male che l'ha proposta questo Governo e non il precedente, perché in quel caso apriti cielo! Chissà cosa sarebbe successo! L'onorevole Caligaris avrebbe fatto proprio uno show stamattina! L'ha invece impugnata questo Governo, ma per questioni che abbiamo sollevato tutti. Poi ha ragione il presidente Soru, la Corte costituzionale potrebbe anche dire che, tutto sommato, la Sardegna ha ragione. Oltre al danno la beffa!

Benissimo, può succedere anche questo, però, Presidente, da più parti della società civile, ma anche dalle parti politiche e dai consiglieri regionali sempre più si sente dire che su quella legge probabilmente è stato commesso qualche errore - io dico più d'uno! - a cui bisognerà porre rimedio. Veda, se lei stamattina si fosse presentato in Aula dicendo, prima di rendere le sue dichiarazioni: "Comunico che intendo ritirare la legge", oppure "Sospendiamo gli effetti di quella legge in attesa di…", sarebbe stato un segno di grande apertura. Ed è un'apertura che le faccio io adesso: lo dica in sede di replica, ci provi! Sospendiamo gli effetti, e quant'altro, derivati da quella legge e poi iniziamo a parlare, iniziamo a discutere.

Il presidente Soru ha toccato sei argomenti, tra cui la questione delle entrate regionali. Presidente, lei ha parlato di Arborea, anzi ha parlato della borgata di Marceddì, che conosco piuttosto bene, dimenticandosi, però, che Marceddì fa parte del demanio marittimo che, guarda caso, è escluso dal disposto dell'articolo 14, in base al quale tutti i beni demaniali dello Stato dismessi nel territorio della Sardegna, debbono entrare a far parte del patrimonio della Regione Sardegna, esclusi quelli del demanio marittimo. Ora, io capisco che lei potrà tentare tutte le strade per risolvere il problema del mancato rispetto dello Statuto, perché se lo Stato riconosce il nostro Statuto, e lo riconosce, deve anche rispettarlo, non rientra però in questa fattispecie tutto il demanio marittimo. Lei ha voluto parlare oggi, con nonchalance, non di un qualsiasi bene del demanio marittimo, ma, guarda caso, della borgata di Marceddì, un insediamento costiero ricadente nel territorio di Terralba, un comune di diecimila abitanti, il secondo della provincia di Oristano. Si tratta di una borgata di pescatori, dove sussiste, ovviamente, un interesse estremamente importante da parte dei proprietari delle case abusive che vi sono state costruite, e che sono abusive da sempre, da oltre settant'anni o forse da un secolo. E proprio oggi, nel momento in cui si parla di demanio, guarda caso, la ciliegina sulla torta, si cita la borgata di Marceddì! Io avrei citato altri beni, se avessi voluto riferirmi al demanio marittimo, o altrimenti avrei citato beni del demanio non marittimo.

Presidente, lei ha citato anche le servitù militari, tutti argomenti, guardi, già previsti nella precedente Intesa istituzionale di programma. Erano già previsti, e non l'avevamo firmata noi quella Intesa, l'aveva firmata il presidente Palomba, col conforto certamente delle parti politiche che lo sostenevano, che erano variabili anche allora, molto variabili. Però, voglio dire, era Assessore della programmazione Pier Sandro Scano, che concorse alla sottoscrizione di quel documento, questo è importante. Le servitù militari erano, dunque, un altro elemento presente nell'Intesa istituzionale del '99. Verifichiamo se le servitù militari presenti in Sardegna sono troppe, forse lo sono. Ma quello che mi preoccupa, Presidente, è ciò che succederà quando non ci saranno più queste servitù, perché dopo tutta la voglia che si aveva a La Maddalena, a Capo Teulada, a Perdasdefogu, di eliminare le basi militari, pian piano la gente incomincia a pensare: "Ma qui sta cambiando qualcosa!" Vanno via gli americani da La Maddalena e già qualche attività commerciale comincia a soffrirne. Non sto dicendo che mancano i camerieri, i netturbini o i giardinieri, parlo di qualche attività commerciale e quindi di qualche iniziativa produttiva che inizia a soffrire, e soffrirà sempre di più! Queste cose si fanno quando si ha un chiaro quadro di riferimento e si sa esattamente che cosa si vuole fare. In altre parole, eliminiamo la servitù militare o la limitiamo? Sappiamo, però, qual è l'alternativa nel momento in cui la servitù militare non esisterà più. Qui alternative non ce ne sono!

Oltre alle servitù militari il presidente Soru ci ha ricordato i beni culturali. Anche qui, guarda caso, la ciliegina: i giganti di Monte Prama. Veda, presidente Soru, probabilmente, se non fossero esistite le soprintendenze, con tutti i loro limiti, non so se le statue di Monte Prama sarebbero state ancora in territorio sardo. Sono difficili da trasportare certamente, ma sono un patrimonio che comunque è rimasto in Sardegna, e che per quanto sottoposto a una grandissima tutela…

(Interruzione)

E' vero, c'è stato un intervento della Regione, non è il primo intervento che la Regione Sardegna ha fatto per il recupero, il restauro e la conservazione di beni culturali di straordinaria importanza. Siamo disponibili a sostenere tutto, ma lei pensa che contrattare con lo Stato sia la strada giusta? Perché se non ho capito male lei vorrebbe svincolarsi dal rapporto con lo Stato sui beni culturali! Mi è sembrato quasi che le sopraintendenze le stiano un po' strette, che non ci debba essere il riconoscimento del Codice Urbani in Sardegna, mi pare di capire questo! Diciamole le cose, però! Lei dica che sta rivendicando l'autonomia culturale della Sardegna, punto! Farà contenti i colleghi del Partito Sardo d'Azione e forse anche altri. Ma per fare deve dire ai sardi, e prima di tutto al Consiglio regionale, come intende mettere mano a un problema di straordinaria importanza come questo. Certo, lei ha toccato il problema della fotografia del nuraghe di Barumini e ieri con l'assessore Dessì abbiamo discusso una mozione sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio. Sono questioni alle quali dobbiamo mettere mano, sono d'accordo, insieme a quella delle infrastrutture, come ha detto lei. Sono tutte cose importanti e abbondantemente contenute nell'Intesa istituzionale di programma del 1999.

Poi, il Presidente è passato al tema della conoscenza, e qui mi fermo, perché la conoscenza è l'argomento, secondo me, più spinoso, nel senso che è conoscenza tutto ciò che si conosce; nel momento in cui non si conosce niente, parlare di conoscenza è un salto nel buio, è guardare nel vuoto. Galileo immaginava, conosceva molto, ma conosceva molto meno di quanto conosciamo noi! Qui quando si mette un punto come questo, la conoscenza è importante. E' importante che cosa? Il rapporto col Consiglio regionale? Il rapporto con i sardi? Cioè, nel momento in cui il presidente Soru dovrà stendere e sottoscrivere un documento sulla nuova intesa istituzionale di programma, lo farà sentito il Consiglio o lo farà sua sponte, sentita la sua maggioranza, più che la sua Giunta? E certamente non il Consiglio regionale! Io credo che questo non sia l'approccio giusto. Come Presidente della Regione, sarei venuto in quest'Aula e avrei detto al Consiglio: "Signori consiglieri, la situazione è questa: stiamo ripartendo per una nuova intesa istituzionale di programma ed è necessario che noi ci presentiamo al tavolo col Governo con le idee chiare su quello che vogliono i sardi". Non quello che vuole il presidente Soru! E' vero che la democrazia qualche brutto colpo sta incominciando a prenderlo, ma fino a prova contraria la rappresentanza del popolo ce l'ha il Consiglio regionale. Poi può darsi che sia anche superato questo sistema, ma per quanto staremo qua e sino a quando le norme non cambiano, noi siamo i rappresentanti del popolo, chi più di noi è legittimato a confortare il Presidente, a sostenerlo, a dargli indicazioni? Ma non con questo sistema, perché con questo sistema, noi abbiamo avuto conoscenza oggi di sei argomenti certamente importanti, ma di altri non ne abbiamo notizia!

Presidente Soru, seppure lei dovesse vincere la battaglia sulle entrate, se non si modifica lo Statuto, lo dico anche all'onorevole Floris, ce li scordiamo i dieci decimi del gettito delle imposte, perché siamo noi che abbiamo chiesto i sette decimi. Noi non abbiamo voluto i dieci decimi, nel 1948, perché la nostra autonomia doveva essere diversa da quella della Sicilia. I siciliani vollero i dieci decimi, noi i sette decimi. Non potendo andare oltre abbiamo preferito tornare indietro: sette decimi!

PRESIDENTE. Sono trascorsi venti minuti, onorevole Diana. Sospendo la seduta per tre minuti per motivi tecnici. Grazie.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 07, viene ripresa alle ore 12 e 10.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, le chiedo la cortesia, per me e per i colleghi del centrosinistra, di avvertirci allo scadere dei dieci minuti. Ci siamo iscritti a parlare in tanti e tutti vogliamo intervenire, per cui concentreremo i nostri interventi in dieci minuti, anziché in venti, a cominciare dal mio intervento.

Mi rivolgo al collega Diana, che so non essere permaloso, anche se dico delle cose che lui non condivide. Collega Diana, voglio dire a lei, e per lei all'opposizione, che noi non vi permetteremo di sottrarvi al confronto unitario. C'è fra di voi questa tendenza, lo si capisce dalle presenze in aula, però, ripeto, non vi permetteremo di sottrarvi al confronto unitario. Noi riteniamo che le rivendicazioni da avanzare nei confronti dello Stato debbano emergere dal confronto in Consiglio regionale e debbano essere discusse in Consiglio regionale, per la funzione insostituibile che tutti assieme, caro Floris, assegniamo a questa Assemblea. Non ci sono scorciatoie. E io apprezzo la scelta che ha fatto il presidente Soru di chiedere il confronto con il Consiglio regionale molti giorni prima del previsto incontro con il Governo, per dare la possibilità al Consiglio stesso di produrre un aggiornamento della piattaforma rivendicativa che a suo tempo avevamo proposto.

E allora si tratta proprio di questo, cioè di discutere delle indicazioni, dei punti, delle priorità che propone il Presidente, di valutare che cosa occorre ancora perché la piattaforma venga definita. E io, collega Floris, sono perfettamente d'accordo: c'è il ruolo del Consiglio, e lei giustamente ha citato il Presidente del Consiglio, e c'è il ruolo della Giunta, e altrettanto giustamente il Presidente della Regione è venuto qui per confrontarsi con noi. E noi vogliamo il confronto, lo ripeto, per evitare che voi possiate sottrarvi a una responsabilità nella fase rivendicativa e nella fase concertativa, perché noi tutti rappresentiamo il popolo sardo, chi ha preso più voti e chi ne ha presi di meno, quindi non ci porterete sulla strada della rottura e della rivendicazione separata. Questo lo diciamo con forza, perché abbiamo chiara la funzione del Consiglio regionale. C'è bisogno di un aggiornamento della proposta, soprattutto perché noi vogliamo fare un unico ragionamento che riassuma quello rivendicativo, quello propositivo e quello sulla gestione delle risorse, da proporre all'insieme del popolo sardo.

Nei prossimi giorni saremo chiamati a votare per la composizione della Consulta per la riscrittura dello Statuto, ma se noi avessimo uno Statuto moderno, uno Statuto attuale, uno Statuto dell'autonomia o dell'autogoverno, in base al quale la Sardegna potesse dialogare con lo Stato come se fosse una nazione, forse non staremmo qui a dire le cose che stiamo adesso dicendo, a parlare, come ha fatto il presidente Soru, di rivendicazioni e molte delle iniziative che periodicamente assumiamo a Roma le potremmo evitare.

Caro collega Diana, quando abbiamo votato la legge a cui lei ha fatto riferimento, non lei né la sua parte, ma molti altri colleghi, hanno preferito, così com'è successo stamattina, non partecipare al voto, non assumersi questa responsabilità. Penso che avremo tempo, da qui all'incontro con il Governo, per far sì che la piattaforma rivendicativa nasca unitariamente. E' stata proposta una funzione al Presidente del Consiglio, che è stata già svolta in passato, la riprendiamo. Si facciano degli incontri tra i Presidenti dei Gruppi, si prendano iniziative a breve scadenza in modo da produrre l'aggiornamento necessario. Per costruire che cosa? Per costruire uno spazio, che ora chiamiamo rivendicativo, ma che è propositivo di una funzione che dobbiamo svolgere in Sardegna. Il presidente Soru ha proposto sei questioni importanti, e io penso che sia giusto che tutto il ragionamento che facciamo abbia sempre come riferimento il fatto che noi rivendichiamo autonomia, rivendichiamo partecipazione, rivendichiamo rappresentanza, perché pensiamo che tutte le nostre proposte debbano poi avere una ricaduta sul lavoro, che è la grande emergenza sempre presente nella nostra regione. E dentro le priorità della gestione delle risorse c'è la parte di responsabilità che deriva dalla conquista di queste stesse risorse, se saranno conquistate. Nella gestione delle risorse ci sono - ha ragione la collega Caligaris - le priorità delle tre Sardegne: quella delle città, quella delle zone costiere e quella della Sardegna principale, che è stata richiamata anche dal presidente Soru, cioè la Sardegna delle zone centrali. Attenzione, l'insieme del ragionamento che noi facciamo deve vertere appunto su una ripartizione equilibrata delle risorse che otterremo.

Allora, quando abbiamo avanzato la prima richiesta di incontro con il Governo Berlusconi, noi abbiamo detto a voi che mostravate, in quel momento, qualche resistenza: "E' giusto e importante che avanziamo, in questa fase, una rivendicazione unitaria, perché tanto perderete le elezioni e la rivendicazione la dovremo riproporre quando noi saremo chiamati a governare". Caro collega Floris, noi siamo fermi a questa posizione. Poi lei dice: "La nostra mozione, la nostra indicazione ha maggiori argomenti di quelli che stamattina, in sintesi, sono stati esposti". Benissimo, vogliamo partire dalla vostra indicazione? Non ci sono problemi, non siamo alla ricerca della primogenitura; non c'è una primogenitura per quanto riguarda l'antico tema del rapporto con lo Stato.

Allora evitiamo inutili rotture, che non è nelle nostre intenzioni produrre o indicare a questo Consiglio. Altri l'hanno fatto, caro Floris, e non cento anni fa, ma questa settimana! Parte dei rappresentanti del popolo sardo che sono a Roma hanno infatti fatto una scelta uguale a quella fatta da diversi colleghi in Consiglio questa mattina, quella cioè di assentarsi. Abbiamo dato, secondo voi, un segnale di forza nei confronti del Governo Prodi in quest'Aula? Abbiamo dato semmai un segnale di debolezza, di debolezza estrema, e io condivido la sottolineatura che faceva il presidente Soru: noi ci dobbiamo presentare al Governo Prodi con la stessa determinazione con la quale ci siamo presentati al Governo Berlusconi. Io condivido questa sottolineatura, perché ho chiaro il concetto di Governo amico.

Insomma, qui ci sono colleghi di antica esperienza politica e ricorderanno che il presidente Andreotti, non riuscendo a soddisfare la richiesta della Sardegna di avere un ministro nel suo Governo, disse: "Sono io il ministro dei sardi". Capisco tutto, ma noi qui vogliamo fare un ragionamento opposto, vogliamo determinare l'unità del Consiglio regionale per rappresentare le rivendicazioni del popolo sardo su una piattaforma condivisa, con funzioni precise. Per questo ringrazio il presidente Soru, che ha assunto, in autonomia, un'iniziativa che ci ha permesso di fare questo dibattito.

Allora, non c'è nessuna intenzione di presentarsi scavalcando gli altri o giocando d'anticipo. Siamo vicini alla conclusione dei mondiali, il nostro è un sistema misto, la formazione è cambiata in tutte le partite, ma abbiamo vinto con grande sacrificio, e chi si è assentato lo ha fatto assumendosene la responsabilità. Noi vogliamo costruire una squadra per avanzare la nostra proposta al Governo e non vi sfidiamo, ma vi invitiamo a partecipare all'elaborazione delle priorità. Non è sufficiente rinnovare l'Intesa che abbiamo firmato col presidente D'Alema. Ci sono state delle evoluzioni di diverso tipo, compresi gli argomenti dell'Obiettivo 1, compresa la situazione economica nella quale è stato fatto precipitare il Paese. Allora, confrontiamoci sul merito e se ci dobbiamo dividere dividiamoci sul merito, ma sono convinto, collega Floris, che possiamo invece trovare una convergenza sulle rivendicazioni nei confronti dello Stato e sulla funzione del Consiglio in questa circostanza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, un proverbio dice che qualche volta si parla a suocera perché nuora intenda, ora se questo è il ragionamento…

CUGINI (D.S.). E chi non ha la suocera?

VARGIU (Riformatori Sardi). Va in cimitero a portarle dei fiori!

CUGINI (D.S.). Incominciamo a offendere, adesso?

VARGIU (Riformatori Sardi). Collega Cugini, io gradisco sempre le sue interruzioni, ne faccia delle altre che consentano, come faceva l'onorevole Cogodi, di introdurre nuovi argomenti. Quello della suocera e della nuora è un argomento che a me sta molto a cuore e sul quale potremmo discutere anche per un quarto d'ora! Potremmo trovare nuovi argomenti di conversazione gradevoli per entrambi, però, ripeto, se nelle parole del collega Cugini c'è il ragionamento che si fa alla suocera perché nuora intenda io questo lo comprendo. Nel senso che l'invito alla partecipazione rivolto alla minoranza, che dalle parole del collega Cugini è emerso chiaramente - all'inizio con toni più accesi poi con toni più pacati -, non può discendere da ciò che si sta svolgendo in Aula oggi. Ciò che si sta svolgendo in Aula oggi è infatti metodologicamente e sostanzialmente non congruo rispetto all'invito fatto dal collega Cugini. Perché? Mi rivolgo direttamente a lei, presidente Soru. Non è congruo perché ciò che noi abbiamo sentito in aula, questa mattina, non si discosta da ciò che abbiamo letto nella rassegna stampa di ieri, non di oggi, o che abbiamo sentito nelle interviste televisive che lei ha rilasciato. Aver reso le sue dichiarazioni a quella parte del Consiglio regionale che l'ha voluta ascoltare e che intende poi ragionare su ciò che lei ha detto, che del resto tutti noi già conoscevamo, ha un senso se l'Aula è poi propositiva nei suoi confronti. I giornalisti che hanno raccolto e pubblicato le sue dichiarazioni hanno semplicemente comunicato il suo pensiero, che in quest'Aula può essere integrato con idee, proposte e approfondimenti. Quindi, in questo senso io spero, credo, ipotizzo che oggi lei abbia voluto iniziare un ragionamento con l'Aula, minoranza compresa, o con la minoranza soprattutto, a seconda di come la si vuol vedere. Ed è possibile, non sicuro, collega Cugini, che da questo momento di confronto in Aula nascano delle interlocuzioni, dei contatti, dei ragionamenti, delle discussioni, le chiami come vuole, nelle quali sia consentito a chiunque sta in questi banchi, e in particolare alla minoranza, che forse ha minori occasioni di poter avere questo tipo di rapporto, di esternare la propria parte propositiva, che non è contenuta né nel metodo né nella sostanza di ciò che sinora si è visto. Perché dico questo? Dico questo facendo un ragionamento che mi piacerebbe venisse contestato, se sbagliassi in qualcosa.

Vertenza entrate: su questa vertenza, iniziata già da parecchio tempo, il Governo regionale ha chiesto, in maniera chiara, che vi fosse il coinvolgimento non soltanto dell'intero Consiglio regionale, ma anche di coloro che il Consiglio rappresenta, e cioè di tutti i sardi. E credo che, forse con incomprensioni in qualche circostanza, sostanzialmente l'adesione al progetto della rivendicazione sulle entrate sia giunta da parte di coloro ai quali la maggioranza l'ha chiesta e di coloro che la maggioranza ha ritenuto di coinvolgere necessariamente, obbligatoriamente, in quel ragionamento, e cioè l'intero Consiglio regionale e l'intera comunità dei sardi da esso rappresentata. Ciò significa che sul problema delle entrate ci si rende conto che la forza della rivendicazione, la forza della richiesta di giustizia è sicuramente più elevata se proviene non da una sola parte politica, ma dall'intero Consiglio regionale e dall'intera comunità sarda. Benissimo, siamo d'accordo, parlo a nome dei Riformatori, che sono disponibili a continuare su questa strada. Però, adesso il Presidente dice che c'è una cornice più ampia e che nell'ambito di questa cornice vi è una serie di problemi che non rappresentano vertenze di maggioranza, ma rappresentano vertenze della Sardegna, quindi richieste che la comunità sarda, nella sua interezza, nella sua totalità, ritiene di dover avanzare allo Stato per accelerare il proprio sviluppo. Dove si è deciso questo? Non in quest'Aula, non in confronti tra le forze politiche, non in base a ragionamenti avanzati da un consigliere o da una parte politica di questa minoranza. Il presidente Soru ce l'ha comunicato ieri sui giornali, oggi attraverso le dichiarazioni rese in Aula. Mi sembra che sia un metodo assolutamente inaccettabile, non perché io ritenga che le sei emergenze di cui si è parlato, che rappresenterebbero la vertenza complessiva della Regione sarda, siano di poco conto, ma semplicemente perché non posso condividere argomenti che mi vengono proposti a scatola chiusa, già imballati, impacchettati e infiocchettati! E non si può fare in quest'Aula il ragionamento che ha fatto, in linea teorica, il collega Cugini: "Sono emergenze di tutti, quindi rimbocchiamoci le maniche e andiamo tutti alla guerra". Chi l'ha deciso che sono emergenze di tutti? Chi ha deciso che sono queste le emergenze più importanti? Chi ha deciso che su queste emergenze c'è condivisione e su altre no? Chi ha deciso che il metodo deve essere questo? Collega Cugini, se le cose le si vuole decidere insieme le si decide insieme, ma ci sono delle cose che vengono solo comunicate, sulle quali qualcuno ha già deciso, allora la parte che ha preso la decisione se ne assuma la responsabilità e se ne ha la forza vada avanti. Se su qualcuna delle rivendicazioni proposte la parte che non è stata interpellata ritiene di dover dare, nell'interesse generale, la propria disponibilità è un altro discorso. Ed è una disponibilità gratuita, nel senso più nobile del termine, che la minoranza dà sulle questioni che decide che debbano far parte del pacchetto di rivendicazioni e che non dà su altre, a meno che non sia diverso il metodo con cui si arriva alla sostanza, a meno che la sostanza non sia davvero da condividere, ma il percorso di condivisione in politica non consiste in una semplice comunicazione e tante grazie. I percorsi di condivisione in politica sono quelli del ragionamento, del confronto, della verifica delle proposte altrui, della scelta di arrivare a una sintesi. Altrimenti la maggioranza, investita dagli elettori di tale ruolo, l'abbiamo detto tante volte in quest'Aula, porta avanti delle battaglie che sono appunto di maggioranza, su qualcuna delle quali, lo ripeto, ci potranno essere delle condivisioni, e tante volte ci sono state, ma sono condivisioni gratuite, cioè condivisioni che non sono state raggiunte attraverso il metodo della politica della condivisione.

Presidente Soru, comprendo che per lei possa non essere automatico l'adeguamento ai meccanismi di formazione del consenso politico, lo comprendo perfettamente, però lei, che è dotato sicuramente di grande intelligenza e conosce metodiche applicabili in tutti i campi, non solo in quello di cui si è occupato prevalentemente sino al momento in cui ha iniziato a fare politica, ha senz'altro la capacità di cogliere le diverse sensibilità che emergono nel dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula, e sta a lei e alla sua maggioranza decidere se e in quale misura tenerne conto. Glielo dico perché dopo aver sentito quali sono per lei le priorità e comprendendo la sua volontà di affermarle con forza nell'ambito della ridiscussione del rapporto tra la Sardegna e lo Stato, mi sono reso conto che è stato trascurato un problema importantissimo, che in qualche misura potrei inserire in quel discorso sull'accesso alle reti infrastrutturali, sulla continuità territoriale, sulla comunicazione, sulla capacità di entrare nel sistema delle relazioni, ed è il problema della sanità. Sulla sanità è necessario aprire con lo Stato una vertenza complessiva e condivisa dall'intera Sardegna, perché quando i commissari continentali sono sbarcati nella nostra Isola hanno parlato di cose che in una certa misura le persone in buona fede condividono: hanno parlato di arretratezza complessiva di una parte del sistema sanitario sardo, è vero, era vero; hanno parlato degli ospedali sporchi, è vero, era vero; hanno parlato di sistema di collusioni che intrecciava la politica e la sanità, era in parte vero. Sono passati due anni e non si è mosso niente, le collusioni, se possibile, sono aumentate con la presenza di gruppi affaristici continentali che si sono aggiunti ai gruppi affaristici sardi, e non è cambiato niente nella qualità della sanità sarda percepita dal cittadino. Parte di questo dipende dal fatto che in Sardegna si scontano decenni di ritardi nell'adeguamento strutturale della sanità; ritardi dovuti anche a carenza di risorse che in altri tempi, quando non esistevano le quote capitale, sono state trasferite ad altre Regioni italiane e non alla Sardegna. Oggi la Sardegna ha bisogno di eliminare il gap che nel settore della sanità la separa da alcune regioni continentali, perché se non lo ripiana questo gap rimarrà e genererà, com'è successo anche in questi due anni di amministrazione Soru, dei disavanzi sempre crescenti. Presidente, controlli i conti pubblici della sanità sarda, che per altro non sono controllabili, purtroppo, perché fuori dal controllo di chi sta gestendo in questo momento la sanità sarda.

Questo è un problema importante e noi dobbiamo spiegare, a Roma, che le risorse finanziarie non possono essere distribuite sulla base del numero degli abitanti, perché in Sardegna 1 milione e 600 mila abitanti sono dispersi in 24 mila chilometri quadrati di territorio, e un conto è garantire assistenza di qualità a 1 milione e 600 mila abitanti concentrati in un quartiere di Milano, altro conto è portare il servizio 118 a Esterzili! Di questo noi dobbiamo farci carico aprendo una vertenza con lo Stato, altrimenti la spesa per la sanità, che oggi inghiotte il 40 per cento del bilancio regionale, continuerà a essere fuori controllo, senza che si possa modificare alcunché della situazione attuale.

Forse potremmo ragionare anche di altre cose: potremmo ragionare del meccanismo della continuità territoriale sino adesso attuata, potremmo ragionare del Master and back, di quanto funzioni il master e anche di quanto funzioni il back, ma soprattutto di quanto la Sardegna abbia bisogno che il back invece funzioni. Quindi, se una sede di confronto e di ragionamento vi serve, noi abbiamo detto tante volte in quest'Aula di essere assolutamente disponibili a confrontarci, a portare quella parte di rappresentanza del mondo della Sardegna che garantiamo noi e non voi, quella parte di intelligenza, quella parte di cultura, quella parte di sensibilità della Sardegna che noi garantiamo e che voi non garantite, perché ha votato noi e non voi. Ma non si può improvvisamente accomunare l'argomento delle entrate, sul quale abbiamo costruito un faticosissimo e lacerante consenso, ad altri cinque argomenti sui quali chiedete alla minoranza di garantire la stessa disponibilità. Questo non lo si può fare, nel senso che è un percorso che deve essere costruito, non è un risultato che voi avete già acquisito e che pertanto si può "spendere" a Roma.

Questo è il ragionamento fondamentale che rende debolissima la prospettazione politica che voi avete fatto questa mattina, che rende debolissimi gli appelli che il collega Cugini ha fatto in quest'Aula, perché i risultati in politica sono frutti da far maturare sull'albero, sono frutti che maturano se c'è la volontà di tutti di farli maturare. E la volontà del confronto è molto più faticosa dell'andare avanti a colpi di maggioranza, perché è assai più faticoso costruire consenso sulle idee, su progetti condivisi anche da chi politicamente può non avere un interesse specifico, elettorale, del momento ad avanzare su una certa strada. Ma c'è un interesse generale, c'è un interesse diffuso, del quale noi vorremmo poter essere interpreti. Quindi vorremmo che voi ci deste l'occasione di fare la nostra parte rappresentando gli interessi dei sardi che ci hanno votato, che possono essere sotto molti aspetti assolutamente coincidenti con gli interessi dei sardi che hanno votato per voi. Ma è un percorso da costruire, non è un regalo, non è qualcosa che si ottiene con un dibattito che dura mezza giornata in un'aula ampiamente e desolatamente in parte vuota e in parte distratta.

Quindi, colleghi, la giornata odierna è, per riprendere le parole del collega Cugini, una giornata di approccio, nel senso che si è messo sul tavolo un problema e, ragionando, si è visto che il problema può essere affrontato in tanti modi. Dal modo in cui voi deciderete di affrontarlo discenderà anche il modo in cui noi vi risponderemo in merito, perché la ricerca del metodo della condivisione, la ricerca del modo per mettere i sardi intorno ai problemi, per individuare insieme la soluzione di un problema non è una strada che voi avete sempre praticato. Vorrei ricordarvi il ragionamento sulla Consulta. Noi vi abbiamo proposto una condivisione larga sull'argomento più importante che questo Consiglio regionale ha in discussione, che è la riscrittura dello Statuto e la rivisitazione dei rapporti con Roma; una condivisione larga che, seppur sconfitta l'alternativa dell'Assemblea costituente, sulla quale noi abbiamo battagliato tanto, andasse comunque verso una rappresentanza larga della società, verso una rappresentanza elettiva della società sarda. Voi avete invece rinculato e avete deciso di istituire una commissione, che probabilmente nominerete con ampia assenza di parti politiche e di parti della società sarda, per fare una delle cose più importanti per la Sardegna in questo momento - lo pensate voi e lo pensiamo anche noi -, quindi avete scelto una strada "di maggioranza". E' una vostra responsabilità, una vostra scelta, andate avanti, ma se farete la stessa cosa per le altre vertenze che sono aperte, non stupitevi se le nostre posizioni saranno diverse. Ma questo sarà dovuto, almeno in parte, al fatto che le posizioni unitarie voi ce le avrete sollecitate soltanto in maniera formale e non anche in maniera sostanziale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, colleghe e colleghi, il rischio forte è che un'altra occasione importante di dibattito in questo Consiglio regionale su aspetti fondamentali della vita della nostra Isola si concluda con un nulla di fatto. Lo rappresentava abbastanza bene, almeno in parte, il collega Vargiu: c'è una parte importante del Consiglio regionale che ha deciso che sono prioritari altri argomenti, e questo è uno dei segnali, certamente non l'unico, che sono stati dati. Non è certamente vero, invece, collega Vargiu, che una parte politica sia presente ma distratta. Noi siamo presenti, convintamente presenti e molto preoccupati, però anche coraggiosamente decisi ad andare avanti tutti insieme sulla strada che si è tracciata, perché riteniamo che, così come è accaduto nel passato - lo ricordava brillantemente il collega Cugini -, si possano trovare le ragioni di un'azione unitaria che renda merito a tutti dei propri ruoli e delle proprie funzioni, ma renda anche possibile che qualcuno, peraltro non incaricato per caso, tracci una linea, demarchi una velocità, segni delle priorità. Questo è avvenuto sempre, ancor più avviene oggi in un sistema di governo che è cambiato e che io non richiamo per tutte le ragioni che ciascuno di noi conosce.

Potremmo fare distinzioni di vario genere, e qualche distinzione è necessario farla perché se no non ci si capisce, ma preferiamo privilegiare, in questo ennesimo dibattito in Consiglio regionale, la necessità di essere uniti, così come lo siamo stati in altri momenti importanti di questa legislatura, per non parlare di quelle precedenti. E allora io non mi preoccupo, collega Floris, del ruolo e della funzione del Consiglio regionale, di cui sono assolutamente convinto, così come sono convinto che per qualunque intesa che generi la necessità - e mi auguro che la generi in fretta - di approvare proposte o disegni di legge che modifichino integralmente il nostro rapporto con lo Stato in attesa del nuovo Statuto, il Consiglio regionale verrà chiamato a svolgere il suo alto ruolo, la sua alta funzione.

Non posso non riferirmi, perché emerge continuamente, al giudizio secondo cui due anni di Governo Soru non hanno prodotto nulla. A parte il fatto che potremo utilizzare altre occasioni per richiamare i risultati di questi due anni di legislatura, per quanto riguarda la materia che stiamo trattando, alla quale mi voglio attenere, la drammaticità della situazione deriva, a mio avviso, da alcune cause, la prima delle quali, che non bisogna mai dimenticare, è che per cinque anni l'Intesa istituzionale di programma del 1999 è caduta in oblio. Abbiamo accumulato, ai ritardi che già avevamo allora, ulteriori imperdonabili ritardi, inoltre l'interlocuzione con il Governo di centrodestra è stata praticamente impossibile. Perché non riconoscerlo, presidente Soru, signori Assessori, colleghi del Consiglio?

A distanza di qualche settimana, diceva il presidente Soru, dall'insediamento del Governo Prodi, certamente non possiamo vantare nessun risultato, ma di sicuro ci sembra che si stia aprendo un'interlocuzione che, se saremo bravi, se saremo uniti, se saremo capaci di orientare bene i nostri bisogni e obiettivi, potrà produrre dei risultati. E allora la scommessa non è su chi corre più veloce, la scommessa è dire: "Va bene, vogliamo vedervi a settembre, a ottobre, entro l'anno, con risultati acquisiti su queste materie". E questi risultati, in base alla legislazione vigente, non bisogna mai dimenticarlo, attengono alle entrate che ci sono mancate in tutti questi anni, alla capacità impositiva che ci è riconosciuta ma che genera, il giorno che la adottiamo, e non se ne capisce il motivo, tanti problemi e incomprensioni.

Perché non possiamo rilanciare temi come quelli proposti dal presidente Soru? Che novità costituiscono questi temi nell'agenda politica della Sardegna? Sono temi rimasti sinora senza un concreto impianto di risoluzione per poter davvero rilanciare lo sviluppo e la crescita della Sardegna. E allora, non distinguiamoci su chi è stato sentito prima e su chi è stato sentito dopo o in quale modo si deve interloquire. Certamente va richiesta una maggiore condivisione, anche prima che si lancino certe iniziative, e di sicuro va colta la bontà di queste iniziative, che vanno sostenute riportando il dibattito in Consiglio regionale, per integrare l'azione del Governo della Regione, con l'unico scopo di andare verso il risultato. Altrimenti la preoccupazione è che si cerchino le piccole distinzioni per rafforzare la divisione, il che può essere giustificato in vario modo, in quest'Aula e fuori di qui, ma non porta nessun beneficio alla Sardegna.

Io preferisco qualche passaggio velocemente piuttosto che il niente. E allora, se abbiamo fatto qualche passaggio troppo velocemente, riprendiamo la velocità giusta, riprendiamo a dialogare nelle sedi istituzionali, che sono il Consiglio e le Commissioni, dove per molto tempo questi temi sono stati dibattuti. Se vogliamo aggiornarli, riprendiamo a dialogare anche in quelle sedi, per consentire che sia chiaro a tutti, ai nostri parlamentari, al Governo della Repubblica, alle opposizioni in Parlamento, che la Sardegna è unita nel rivendicare ciò che da molto tempo le è dovuto e che finalmente ha deciso di raggiungere degli obiettivi che non le si possono più negare. Altrimenti il risultato sarà che la Sardegna continuerà penosamente a decrescere e i nostri figli saranno sempre di più costretti ad andare da altre parti per cercare fortuna e successo sulla base delle conoscenze acquisite.

Signor Presidente, spero che il dibattito su questi argomenti non si concluda oggi perché, con le premesse che si sono viste, la conclusione rischia di non essere positiva. Penso anzi che sia opportuno che questo dibattito continui in quest'Aula e in altre sedi di discussione all'interno del Consiglio regionale e della Giunta. Spero che ciascuno di noi, ciascun Gruppo, ciascuna componente di questo Consiglio e le forze sociali trovino i giusti motivi per interloquire, per andare avanti uniti, perché solo l'unità ci può far conseguire risultati apprezzabili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Anch'io, per la verità, ho avuto la sensazione che questo dibattito rischi di esaurirsi in una mera esercitazione oratoria - legittima, per carità -, nella quale si evidenziano le contrapposizioni, le differenze, senza tenere conto, però, che non si può ridurre questo dibattito alla stregua di tanti dibattiti che sono stati fatti in quest'Aula, perché la materia oggetto della discussione non è ordinaria o di routine. E soprattutto bisogna sgombrare il campo da quelle posizioni in un certo modo pregiudizievoli, che sono dettate, legittimamente, dall'appartenenza a questo o a quello schieramento, anche se mi rendo conto, come diceva un grande scienziato come Albert Einstein, che è più facile spezzare in due un atomo che non un pregiudizio.

Dobbiamo fare uno sforzo comune, anche perché non abbiamo appuntamenti elettorali imminenti. Le prossime elezioni regionali saranno fra tre anni, le elezioni politiche si sono appena svolte, non ci sono elezioni amministrative alle porte, dunque esiste, cari colleghi, il presupposto, la condizione ottimale per fare un dibattito recuperando maggiore serenità e lasciando, appunto, da parte il pregiudizio. Perché, vedete, quando la discussione viene portata sul piano della contrapposizione, ci si dimentica che questa non è una vertenza interna, ma è una vertenza della Sardegna nei confronti dello Stato. Se non teniamo conto di questo dato rischiamo, ancora una volta, che chiunque di noi si alzi per richiamare le responsabilità dei Governi passati, dei Presidenti passati, quello che è stato fatto, quello che non è stato fatto, quello che è stato fatto bene o che è stato fatto male. Sarebbe facile per ciascuno di noi richiamare le responsabilità dei Governi nazionali. Per la verità il Governo appena entrato in carica sta muovendo i primi passi; attenderemo di vedere, fra qualche mese, se sarà conseguente e coerente con quanto promesso, ma sarebbe facile per chiunque fotografare, per non andare lontano, la situazione della finanziaria nazionale del 2005, che alla Regione Sicilia riservava un trattamento, non dico di favore, ma dovuto, perché la Sicilia rivendicava un diritto e questo diritto le è stato accordato. La Regione Sardegna, nella stessa posizione, nella stessa situazione ha dovuto invece capitolare, e questo nonostante le promesse, le assicurazioni, gli impegni personali del Presidente del Consiglio di allora e di qualche ministro sardo.

Vedete, indichiamo questi fatti perché certamente pesano anche in termini di responsabilità politiche, così come pesano le responsabilità politiche dei Presidenti, delle Giunte e delle maggioranze che si sono succeduti nel corso degli anni passati anche in questa Regione, ma soffermarsi su questo aspetto per far partire una vertenza non mi pare che sia la giusta soluzione. Allora bisogna senz'altro raccogliere - e io di questo do atto al presidente Soru - l'appello all'unità, al coinvolgimento di tutte le forze sociali della Sardegna, delle forze politiche, anche se mi pare che già il primo incontro sollecitato per quanto riguarda i parlamentari abbia visto partecipi solo forze del centrosinistra e l'UDC, ma bisogna insistere su questa strada. Io non sottovaluto neppure l'appello che è venuto oggi anche dall'onorevole Mario Floris, che chiede che su questa vertenza ci si riferisca non solo al Governo regionale, ma anche agli altri livelli istituzionali. Se questo è utile per dare maggiore forza e anche maggiore autorevolezza alla vertenza, mi pare che vada tenuto in debito conto.

Colleghi, non utilizzerò tutti i venti minuti, ad evitare di ripetere cose già dette, ma mi pare che questo sia veramente il modo migliore per dare concreto significato a parole spesso da tutti noi abusate, come autonomia, sovranità, identità. E questa è l'occasione per tutte le forze politiche di misurarsi su una battaglia che, debbo riconoscerlo, anche nel metodo questa volta supera una visione antica, quella del rivendicazionismo fine a se stesso, direi del mortificante piagnisteo a cui spesso nel passato tutti noi abbiamo assistito. Si sta inaugurando una stagione nuova dell'autonomia, nella quale l'esercizio di una potestà come quella impositiva finalmente deve essere visto come l'esercizio normale di un potere di questa Regione e non già come una graziosa regalia o concessione da parte dello Stato, e soprattutto di uno Stato ancora gravemente inadempiente.

Ecco perché, signor Presidente, per quanto ci riguarda, noi la invitiamo ad andare avanti, e ritengo che senz'altro avrà al suo fianco in questa battaglia, se non tutte le forze politiche, perché l'unanimismo è impossibile, la maggioranza dei sardi. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, onorevoli colleghi, concordo molto sull'impostazione che il presidente Soru ha dato al confronto che si è riavviato col Governo, per arrivare in tempi accettabili a una nuova intesa istituzionale di programma basata sui sei punti indicati dal Presidente, quindi a un'intesa più snella rispetto a quella del 1999, che comprendeva dodici punti, a partire dal problema energetico.

Credo che in questa nuova intesa dovrà essere definita in modo particolare tutta la partita delle entrate, stabilendo finalmente quelle certezze che possono permettere alla nostra Isola di programmare al meglio il proprio futuro. Sicuramente su questo punto si dovrà riaffermare il valore del nostro Statuto e il pieno rispetto innanzitutto dell'articolo 8. Questo significa anche stabilire un rapporto diverso fra la Regione sarda e lo Stato, che deve basarsi principalmente sulla valorizzazione della nostra autonomia, che deve riguardare, certo, la nostra storia, la nostra cultura, ma deve anche essere estesa alla capacità di decidere appieno le scelte da portare avanti sul nostro territorio. L'autonomia deve essere anche impositiva, per permettere alla nostra Isola di decidere sulle tasse che ritiene giuste rispetto alla specifica situazione che sta vivendo.

Questo è sicuramente uno dei momenti più delicati per noi, perché è dal risultato di questo confronto che dipende parte delle scelte che faremo nei prossimi anni. Per questo ritengo che il rapporto con il Governo debba caratterizzarsi per la massima correttezza e la concretezza degli atteggiamenti, ma anche per la nostra fermezza nel rivendicare una risposta da parte dello Stato che, riconoscendo quanto ci è dovuto, faccia emergere l'impegno specifico del Governo per la risoluzione di quei punti che stanno alla base della nuova intesa. Non esistono, lo voglio ribadire, in questa fase, Governi buoni e meno buoni. Noi dobbiamo pretendere che l'Esecutivo nazionale, legittimamente eletto, ristabilisca con gli organi rappresentativi di quest'Isola un rapporto di reale confronto e collaborazione che salvaguardi il valore della rappresentanza democratica di questa Regione.

Credo che questa Intesa, per il valore che avrà nei prossimi anni, dovrà contenere i punti che ha ricordato il Presidente, a partire dalla questione delle entrate, dei beni demaniali, delle servitù militari, dei beni culturali, delle reti infrastrutturali, della conoscenza, che oggi rappresentano, secondo noi, le priorità di questa Regione, perché questo è il momento di raccordo delle varie tipologie negoziali poste in essere a livello regionale. Questa Intesa costituisce lo strumento con il quale vengono stabiliti congiuntamente, tra il Governo e la Giunta, gli obiettivi da conseguire e i settori nei quali è indispensabile l'azione comune. Essa rappresenta l'ordinaria moralità del rapporto tra Governo nazionale e Giunta regionale, per favorire che cosa? Per favorire innanzitutto lo sviluppo della nostra Isola, in coerenza con la prospettiva di una progressiva delimitazione di uno Stato in senso federalista. La sottoscrizione, quindi, dovrà permettere alle parti di collaborare per l'attuazione del piano pluriennale degli interventi di interesse comune. Da qui nasce l'obiettivo di accelerare e qualificare il processo di sviluppo territoriale, che deve essere perseguito attraverso una stretta collaborazione e cooperazione tra Governo nazionale e Regione Sardegna, costituendo il quadro di riferimento degli interventi di programmazione negoziata da realizzarsi nei prossimi anni nella nostra Isola, che dovrà riguardare la progettazione e l'attuazione delle azioni concertate secondo le modalità e i tempi specificati in ciascuno dei suoi strumenti attuativi. L'esigenza, che noi abbiamo oggi, è quella di affrontare, con le norme di attuazione, il problema dell'applicazione delle varie leggi nazionali, a partire dalle leggi numero 662 e 94, adeguandole, però, alle specifiche esigenze regolate dal nostro Statuto di autonomia speciale.

Io ritengo, signor Presidente, che vi siano due problemi delicati, spinosi, drammatici, che sicuramente, per le scelte fatte nel passato dai Governi nazionali di turno, meritano di essere poste all'attenzione del nuovo confronto con il Governo. Il primo riguarda la questione irrisolta delle aree dell'interno della Sardegna. Io le riconosco, signor Presidente, l'impegno che lei in prima persona sta portando avanti a favore di quelle aree, credo però che, partendo dagli effetti che le politiche di privatizzazione hanno prodotto dal punto di vista economico e sociale, che hanno visto il licenziamento di migliaia di lavoratori, con i conseguenti drammi sociali che si sono determinati, vada ricordato innanzitutto che quelle scelte furono avallate dal Governo nazionale e furono portate avanti primariamente dall'ENI. E' necessario, quindi, impostare un nuovo progetto di sviluppo, che riguardi i settori primario, secondario, terziario. Occorre cioè un intervento dello Stato e della Regione all'interno di un'area che tocca tre province della Sardegna, a partire dalla zona di Ottana, dal Goceano e dall'Alto Oristanese. Questo naturalmente può rappresentare una risposta all'esigenza di avviare una politica di riequilibrio territoriale nella nostra Isola. Queste zone, lo voglio ricordare, sono quelle che hanno permesso di far permanere la nostra Isola nell'Obiettivo 1 fino al 2006.

Io ritengo, signor Presidente, che il problema del riequilibrio delle aree interne, problema irrisolto che ancora permane all'interno di quelle comunità, sia strettamente legato alla nostra storia statutaria, perché attorno alle battaglie di riscatto delle popolazioni dell'interno, è maturata, nella nostra Isola, in tutti questi anni, quella cultura autonomistica che rappresenta ancora oggi la base culturale su cui riscrivere la nostra carta costituzionale. Se non si risolvono le problematiche delle aree interne, sono convinto che la nostra autonomia rischi di fallire.

L'altro punto che ritengo debba essere inserito all'interno dell'Intesa riguarda la promozione e lo sviluppo delle attività produttive. Su questo, di fronte al peso limitato che ha l'industria nell'Isola, di fronte al rischio di un ulteriore ridimensionamento occorre impegnare il Governo, partendo dagli accordi firmati e non rispettati, ma anche da tutte quelle decisioni che, in questi ultimi anni, hanno penalizzato la nostra Isola, contribuendo a indebolirne l'apparato industriale. Per queste ragioni, io credo, signor Presidente, che ci debba essere un impegno.

PRESIDENTE. Concluda, prego.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Non ho dubbi, signor Presidente, che lei saprà valutare al meglio queste riflessioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, debbo dire di essere rimasto sostanzialmente molto deluso dalle dichiarazioni fatte dal Presidente della Regione in una seduta straordinaria del Consiglio, nella quale, al termine di una fase di una vertenza dal presidente Soru aperta, inaugurata e poi portata avanti, anche recentissimamente, nei suoi importanti incontri con il Governo nazionale a Roma, mi sarei aspettato che il Presidente della Regione avesse fornito all'Aula qualche elemento in più, qualche elemento più preciso, qualche elemento più concreto, qualche elemento più credibile. Purtroppo, così non mi pare che sia stato.

Presidente Soru, nel suo intervento, ha proseguito nella enunciazione di una serie di principi sostanzialmente condivisibili, validi, buoni, che sono gli stessi che da mesi sta propugnando all'opinione pubblica sarda e, occasionalmente, anche al Consiglio regionale, in qualche rara epifania in quest'aula consiliare. Però, di concreto, presidente Soru, c'è davvero molto poco. L'unica cosa certa che emerge dall'operato suo e della sua Giunta di questi ultimi mesi è una spaventosa mancanza di sostanza, una spaventosa, triste e preoccupante mancanza di contenuti e proprio di quei risultati concreti che lei enuncia come se li avesse già ottenuti e che invece sono ancora molto lontani dall'essere realtà. Un quadro che all'apparenza potrebbe sembrare credibile, avvincente, interessante, ma che rimane utopistico, lontano dai fatti che proverò, molto modestamente, anche a ripercorrere.

Nel suo intervento ho sentito una buona dose di demagogia, una serie di proclami generici, anche a lei cari nella sua iconografia: il nuraghe che non viene fotografato in modo adeguato, i reperti archeologici o le opere d'arte che vengono tenuti nel sottoscala. D'accordo, tutto questo è sicuramente interessante, ma non è la priorità nella Sardegna di oggi. Tutto questo non è la risposta alle speranze che i sardi hanno riposto in lei, presidente Soru, quando si è candidato alle elezioni, quando si è proposto come l'uomo nuovo, anche come l'uomo forte, non tanto per una sua caratteristica personale, che non metto peraltro in dubbio, quanto per interpretare quel ruolo che una legge elettorale nuova e di nuova applicazione in Sardegna le aveva attribuito.

Sono passati, però, non due settimane o due mesi, ma più di due anni da quando lei è stato eletto Presidente della Regione e non è più tempo di dichiarazioni programmatiche. Noi oggi abbiamo sentito una sorta di dichiarazioni programmatiche, quelle che lei non aveva fatto all'inizio della legislatura. Ricorda? Non le aveva fatte. Oggi, dopo due anni di vuoto, dopo due anni di promesse non mantenute, dopo due anni di impegni disattesi, dopo due anni di delusioni, dopo due anni di fumo, fa ancora delle dichiarazioni programmatiche! Sei punti, sei nuvolette di fumo oggi lei ha proposto al Consiglio regionale, dopo due anni di governo della regione. Non credo che sia un'interpretazione solo dell'opposizione considerare davvero poco quello che lei oggi ha proposto al Consiglio. Lei ha cercato di mettere in pratica, presidente Soru, una sua personale interpretazione dell'autonomia impositiva della Regione, ad esempio. Ha cercato di proporre una sua personale impostazione e valutazione del ruolo dell'autonomia e dell'attualizzazione del concetto di autonomia sarda. E' andato a Roma e ha portato molti sardi per sostenerla nel chiedere al Governo Berlusconi i soldi, tutti e subito. Allora, lei, presidente Soru, che ha fatto la sua campagna elettorale in buona parte su questo argomento - che mi rendo conto poteva avere un valido appeal nei confronti dell'opinione pubblica sarda, e lo ha avuto -, stia attento, perché certe volte alcune battaglie, se non vengono portate in modo credibile e valido a compimento, diventano dei boomerang. E ho l'impressione che sarà così anche in questo caso.

Lei deve avere la capacità di ottenere quei soldi, tutti e subito, oggi che il suo amico Prodi è diventato Presidente del Consiglio. Se non riuscirà a portare i soldi, tutti e subito, oggi, in Sardegna, lei avrà fallito in quella che è una delle battaglie più importanti che stanno caratterizzando la sua presidenza alla regione sarda.

In tutta questa situazione in cui lei ha creato una degenerazione, a mio avviso, del concetto di autonomia impositiva della Regione, e non lo dico perché critichi le sue tasse sul turismo, ma perché quello stesso Governo nazionale che le ha per ora dato risposte non troppo convincenti e concrete sulla vertenza sulle entrate, è anche quello stesso Governo che ha rimandato alla Corte costituzionale le famose tasse contro il turismo. E non è vero, mi permetta, signor Presidente, che si tratta soltanto di rilievi marginali di carattere tecnico, che possono essere aggiustati in itinere, su cui ci si può mettere d'accordo. Non è così, lei sa meglio di me che in effetti i rilievi che le sono stati mossi, e che sono contenuti - peraltro tutti i cittadini possono controllarlo nel sito del Ministero per gli affari regionali - nella relazione che accompagna l'impugnazione, sono molto consistenti e importanti, sono di carattere tecnico, ma sollevano problemi di incostituzionalità. E questo è esattamente quello che il Consiglio regionale cercava di farle capire quando portò in Aula il maxicollegato alla finanziaria.

Tutto questo sta provocando danni considerevoli all'economia della Sardegna. Telefono Blu, che è una nota associazione che riunisce albergatori di "destra", operatori turistici di "destra", segnala che nel mese di luglio… Sarebbe bello poter ridere, collega, purtroppo si sorride, ma è un riso amaro!

SECCI (La Margherita-D.L.). Questo ci rimane!

ARTIZZU (A.N.). Telefono Blu, un'organizzazione di "destra", dicevo, segnala che nel mese di luglio, in Sardegna, ci sarà un calo del 10 per cento delle presenze, per effetto dello spavento e della preoccupazione creata nell'opinione pubblica nazionale e internazionale dalla sua geniale invenzione delle tasse sul turismo.

Ora, io mi domando come lei valuti tutto questo, se non abbia, diciamo, qualche problema interiore, qualche preoccupazione, qualche dubbio: "Avrò agito bene, avrò agito male, avrò agito davvero nell'interesse di tutti i sardi, nel provocare un danno di questo genere?", che spero possa essere presto quantificato in termini di euro o di milioni di euro, temo anche di decine di milioni di euro. E mi aspetterei che lei facesse un mea culpa degno di una persona di coscienza, quale non dubito lei sia. Soprattutto vorrei e mi aspetterei che lei dicesse come intende rimediare a questa situazione oggettiva e certificata che si è venuta a creare in Sardegna.

Non credo che tutto questo possa essere fatto con proclami, ripeto, generici e tutto sommato anche abbastanza demagogici, quali quelli che lei, oggi, ha fatto in Aula. Penso che lei debba portare davvero i soldi della vertenza delle entrate tutti e subito in Sardegna, perché se no si creerà una situazione difficilmente gestibile. Quei soldi, dal suo amico Prodi, lei li deve ottenere davvero tutti, fino all'ultimo euro, persino quelli che ha fatto contabilizzare nell'ultimo bilancio e che non esistevano se non nella fantasia, diciamo, dell'Assessore del bilancio. Non voglio chiamare in causa sempre lei, attribuiamo anche all'Assessore la responsabilità di avere iscritto in bilancio risorse inesistenti. Però devono entrare davvero nelle casse della Regione anche quelle risorse inesistenti che l'assessore Pigliaru aveva iscritto in bilancio.

Presidente, la campagna elettorale è finita, la sua campagna elettorale è finita due anni fa! Lei non può pensare di venire oggi nell'aula del Consiglio regionale a fare le dichiarazioni programmatiche che non ha fatto due anni fa, perché le assicuro che questo modo di fare, questo suo continuare a parlarci del nuraghe che non viene fotografato bene o delle anfore di Nora coperte di polvere… Insomma, qui ci sono problemi davvero drammatici, qui c'è un calo del 10 per cento dell'industria turistica sarda nel mese di luglio, qui ci sono i disoccupati che continuano ad aumentare e gli occupati che continuano a diminuire, e lei ci viene a parlare del nuraghe che non viene bene in fotografia!

Ha individuato, peraltro in perfetta e beata solitudine, i punti della vertenza da portare a Roma. Per ora non ha ottenuto alcun risultato, credo che non stia andando, presidente Soru, sulla buona strada. Credo che questa non sia davvero una buona strada per lei, ma potrei di questo esserne lieto, lei è un avversario politico, per cui potrebbe farmi piacere che vada su una strada insidiosa e ricca di trabocchetti che lei stesso si è teso, ma mi preoccupo per le conseguenze che questo ha già nella nostra regione.

Le ho citato solo alcuni dati; altri dati macroeconomici verranno fuori. Ci sono delle scadenze tecniche fisse, che sono poi dei numeri che parlano in modo molto eloquente e che purtroppo è anche difficile consultare. Non si può continuare con le promesse, non si può continuare con la demagogia, non si può perseverare su una strada sbagliata, e che sia tale glielo ha detto il Governo a lei amico. Non può certamente pensare di rimediare al male originario con un male ancora maggiore, come ad esempio accollare sulle spalle degli emigrati e dei loro figli l'errore che era prima destinato soltanto ai non residenti in Sardegna, perché questo credo che sarebbe davvero un perseverare diabolico.

Io spero che lei, presidente Soru, dopo due anni di governo, abbia avuto modo di carburare bene e che sia finalmente in grado di passare da una fase dell'abito di velluto e delle promesse fatte all'ombra del nuraghe a qualcosa di un po' più consistente, più credibile, più valido, soprattutto, ripeto, in vertenze così importanti quali quelle per le quali e in nome delle quali lei ha portato diecimila persone, o quante erano, a Roma.

Capisco che quando c'è un vuoto di sostanza si cerchi di coprire quel vuoto con belle parole, con belle promesse. Quando si capisce che si sta perdendo terreno, si sta perdendo credibilità sulle cose vere e autentiche, si cerca di arrampicarsi sempre sugli specchi, sui richiami alla sardità, al nuraghe, alla nostra cultura, però, non basta. Non basta! Capisco che questo possa essere non tanto un gioco diretto alla globalità del Consiglio regionale, quanto un problema politico forte, che sta emergendo all'interno della sua maggioranza. Sta emergendo, cioè sta venendo fuori dal ristretto e riservato ambito delle vostre riunioni di maggioranza. Qualcuno già incomincia a parlare sui giornali, qualche voce fugge dal seno e i problemi sono evidenti, quindi capisco che la partita è più interna a voi che diretta, diciamo così, erga omnes. Quindi anche per questo motivo, se pur graditi e opportuni, soprattutto graditi perché vengono da persone credibili e serie, sono purtroppo da non prendere troppo seriamente gli inviti che da parte della maggioranza continuano ad arrivare al dialogo, al trovarsi nelle battaglie comuni, perché non si può predicare bene e razzolare male. C'è addirittura anche chi predica male e razzola peggio, non è il vostro caso, però non si possono fare continui richiami a un'unità, a un'unione, a una collegialità che poi voi stessi, a iniziare dalle cose più importanti, calpestate, dimenticate, umiliate e svilite. Purtroppo, i vostri appelli a questi sani, belli e apprezzabili principi non possono essere accolti, perché non sono credibili: non si può predicare l'unità se si pratica la divisione, non si può predicare la collegialità del Consiglio regionale se poi quel Consiglio regionale viene sottoposto a continue umiliazioni, delegittimazioni e privazioni delle proprie competenze. E questo lo riferisco anche al discorso sulle riforme che, purtroppo, essendo nate come un'operazione di parte, essendo state studiate anche tecnicamente come un'operazione di parte che vi consentirebbe o vi consentirà di creare un nuovo, robusto carrozzone, per distribuire incarichi, gratificazioni, penso sia opportuno da parte nostra non accogliere.

I colleghi Secci e Cugini dicono: "Noi andiamo avanti lo stesso". Andate, andate, secondo me state andando indietro, rischiate davvero di andare indietro in modo pericoloso e forse anche irreversibile, perlomeno nell'orizzonte ristretto di questi tre anni che ci separano dalla fine della legislatura. Andate pure, ma certamente su certe cose e con certi modi andate da soli.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, la Sardegna merita intransigenza e serietà sui principi e sui diritti che spesso vengono calpestati da uno Stato che, storicamente, si è dimostrato malevolo verso il regionalismo e la specialità. Noi Sardisti ci siamo sempre posti con coerenza il quesito: quando si condividono questi sacrosanti principi, e in questo caso sarebbe opportuno fossero bipartisan, quali strategie, quali metodi ideali dobbiamo adottare per portare a casa un successo, al di là delle incomprensioni? Certamente questa battaglia è sacrosanta; siamo stati a Roma, stringendoci attorno al Presidente della Regione che difendeva una battaglia dei sardi disattesa, dalla destra e dalla sinistra, da dodici anni. Adesso, sulla tassa impropriamente detta "sul lusso" anche autorevoli accademici e docenti di diritto costituzionale, come il professor Ciarlo, anche se notoriamente di destra, avvertono pericoli di incostituzionalità. Ma era prevedibile che in un testo inidoneo e frettoloso come il maxicollegato non potesse trovare allocazione una materia così importante. Tutti segnali che dovevano essere presi nella giusta considerazione.

Ecco, questa strategia e questo metodo non possono trovare i Sardisti interessati. E non possiamo permetterci divisioni su una sacrosanta battaglia. Tra l'altro, gli effetti devastanti e perversi di questa legge comunque qualche danno all'immagine della Sardegna lo stanno creando, oltre al lucro cessante agli imprenditori che campano da questo settore. Non dimentichiamo che il turismo è una voce molto importante per la nostra economia. Con la riforma del Titolo V della Costituzione, il Governo avanza delle perplessità però non arresta, in questo caso, la perniciosa efficacia di questa legge fino a quando non c'è la sentenza della Corte costituzionale. Ecco perché dobbiamo stare attenti a non creare ulteriori danni. Bisogna, candidamente, qualche volta ammettere che abbiamo imitato Zaccardo, che ai Mondiali di calcio, con quell'autogol, ha creato apprensione in numerose famiglie italiane. Quella legge è stata un autogol, ma noi non possiamo permetterci, né divisioni né fughe in avanti con protervia. Dobbiamo confrontarci, concertare, senza dimenticare il disperato bisogno del popolo sardo, che da troppo tempo vede violati i propri diritti da questo Stato, che qualche volta definiamo anche leale o amico. Constateremo il tasso di lealtà di questo Governo.

La verità è che noi Sardisti avevamo avanzato una proposta, oltre alla realizzazione dell'Agenzia regionale per le entrate, che non si limitasse in un modo codino, supino, col cappello in mano, a piatire la generosità, la bonomia di un Governo ritenuto amico leale. No, dicevamo che questo Statuto asfittico, rachitico, per colpa dei consultori sardi, e datato nel tempo - e gli effetti purtroppo li vediamo - andava adeguato. Noi volevamo la riscrittura del Titolo III dello Statuto speciale per rapportarci alle altre Regioni, per esempio alla Sicilia, perché, tutto sommato, nel contesto mediterraneo e nella Repubblica italiana l'unica vera isola è la Sardegna, e i gap strutturali derivanti dall'isolamento e dall'insularità sono devastanti. Ecco il motivo che ci autorizza a chiedere i dieci decimi del gettito fiscale; non è un privilegio, è una tardiva compensazione alla distrazione dei consultori sardi.

Noi dobbiamo avere il coraggio di riscrivere profondamente, in un modo innovativo, la parte dello Statuto che riguarda le entrate fiscali, altrimenti gestiremo in modo dozzinale, routinario, l'esistente e ci riterremo soddisfatti se lo Stato ci darà il mal tolto. No, questo è intollerabile, ecco perché mi auguro che riprenda la marcia. La specialità deve andare di pari passo con le risorse; specialità-risorse è un binomio inscindibile, però se le risorse noi le otteniamo con leggi anticostituzionali, allora tradiamo le aspettative dei sardi, l'economia della nostra Isola. Noi dobbiamo rispettare le regole, siamo in grado di farlo autonomamente, senza che la benevola mano dello Stato ci accompagni nella riscrittura di una legge che ha urtato la sensibilità della Corte costituzionale. Ma in un sistema statalista, centralista, come da sempre è l'Italia, è chiaro che anche la Corte costituzionale fa sistema e si appiattisce sulle posizioni del Governo. Siamo lontani, purtroppo, dal raggiungimento di uno Stato federale; allora sì, anche la mentalità della Corte costituzionale si adeguerà, come negli altri Stati dove il processo federale è compiuto, alle realtà regionali. Questi grandi valori non devono permetterci di polemizzare in modo sterile e strumentale, ma devono trovarci uniti. Il Presidente della Giunta farà uno sforzo maggiore per diventare un fattore di coagulazione e lo strumento che è stato adottato, cioè la Consulta, lo dobbiamo farcire con questi concetti. Ormai la Regione sarda si è dotata di questo strumennto con legge, e all'interno del nuovo Statuto devono essere contenute tutte le osservazioni che sono emerse in quest'Aula.

Con questo spirito noi potremo costringere lo Stato a rispettare i patti, che spesso disattende, credo, non ho la presunzione di avere certezze, anche per la nostra immaturità politica, per la nostra capacità di farci del male e di dividerci su tante cose. Questo non possiamo più permettercelo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, la vertenza della Regione con lo Stato rappresenta un tema fondamentale per questo Consiglio. Non ci possono essere sconti nei confronti del Governo nazionale, chiunque esso sia, amico o non amico, per ripristinare quegli elementi di autogoverno necessari, a mio giudizio, alla Sardegna per avviare una nuova fase di sviluppo.

Alcuni mesi fa abbiamo fatto una grande manifestazione che ha coinvolto le forze politiche e sociali e le comunità locali nel rivendicare una rapida conclusione della questione relativa alle entrate. Tutti uniti, per risolvere un problema che investe tutti i sardi. Dobbiamo ripartire da lì, dal coinvolgimento di tutti, da un percorso unitario che veda quest'Aula compatta nel rivendicare una rapida conclusione di un'intesa in materia di entrate, ma anche in merito alle questioni che riguardano il demanio, le servitù militari, i beni culturali.

In materia di entrate abbiamo più volte sottolineato la necessità che sia rispettato lo Statuto sardo, che obbliga lo Stato, con il fattivo contributo della Regione, a percorrere la strada per un programma organico capace di garantire e favorire la rinascita economica della Sardegna. Contestualmente in quella fase, abbiamo rivendicato la piena applicazione dell'accordo sottoscritto nel 1999, tra la Giunta regionale e il Governo nazionale, che impegna quest'ultimo a dare risposte concrete in materia di entrate.

Per quanto riguarda le servitù militari, personalmente registro un forte ritardo rispetto alle dismissioni in alcune aree dell'Isola; è un peso, quello delle servitù, diventato insopportabile per lo sviluppo dei nostri territori, delle nostre popolazioni. Penso che sul tema delle servitù militari si debba avere il coraggio di avviare un confronto con lo Stato che coinvolga le popolazioni interessate, consapevoli che lo smantellamento delle basi può valorizzare i nostri territori, può avviare uno sviluppo compatibile con l'ambiente, che deve essere considerato il bene più prezioso della Sardegna. Sul demanio e patrimonio è più che mai urgente che la Regione sarda venga messa in condizioni di poter partecipare direttamente alla ricognizione e al controllo di tutti i beni presenti nella nostra Isola, il che vale anche per i beni culturali.

La Sardegna vive una condizione drammatica dal punto di vista economico e sociale; il tasso di disoccupazione ereditato dal passato è tra i più alti d'Italia e sono presenti livelli drammatici di incertezza, di insicurezza sociale. La modernizzazione della società si è estesa dappertutto, anche nei piccoli centri, creando nuove ricchezze, ma anche nuovi squilibri. Questo sistema ha creato nuove vulnerabilità, disagi, disuguaglianze e povertà che investono una parte consistente della popolazione sarda. Per questa ragione la partita delle entrate, la riqualificazione del territorio, l'attuazione di nuove forme di sviluppo possono rappresentare il primo passo per rispondere con chiarezza a questi problemi. Questa battaglia va perseguita fino in fondo, perché rafforza i principi di piena autonomia sanciti dal nostro Statuto e rompe quel rapporto di sudditanza nei confronti dello Stato italiano in materia fiscale, dolosamente occultato negli anni passati da una classe politica che si è dimostrata inetta.

Per questa ragione dobbiamo avere la capacità di fare una sana autocritica, che vale per tutti, anche per lei, onorevole Mario Floris, che ha governato in passato questa regione, per trovare gli stimoli giusti che diano, attraverso una battaglia unitaria, dignità al popolo sardo.

L'onorevole Vargiu ha sostenuto, nel suo intervento, che non è detto che siano questi i temi di confronto con lo Stato. Ma ho potuto osservare anche oggi, in quest'Aula, con stupore, che dai banchi dell'opposizione non è arrivata una proposta organica per capire quali siano, oltre alle entrate, le vertenze da sottoporre al confronto con lo Stato. Io penso, ancora una volta, che i temi delle entrate, del demanio, dello sviluppo del territorio attraverso le dismissioni delle servitù, con tutte le conseguenze positive che ne deriverebbero (lavoro per le nuove generazioni, salvaguardia dell'ambiente, nuove forme di sviluppo sostenibile), siano le priorità, in linea con quello che sta avvenendo nei paesi più progrediti d'Europa.

Collega Vargiu - mi dispiace che non ci sia -, lei da Riformatore convinto dovrebbe illuminare quest'Aula con proposte riformatrici in grado di avviare un processo di grande alternativa per la nostra regione, invece si limita a dire che le proposte del presidente Soru, che correttamente ha relazionato in aula, non rispondono alle richieste e alle esigenze della opposizione, perdendo così un'occasione storica per costruire un percorso condiviso in grado di cambiare le sorti della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, è stato già osservato che questo dibattito rischia, in qualche modo, di essere davvero una mera esercitazione teorica, e peraltro un'esercitazione teorica con molte assenze. Credo che nessuna parte politica consideri inutile il dibattito; probabilmente è una scelta che parte da alcune considerazioni, forse ciascuna parte ha deciso di recitare un ruolo.

Onorevole Artizzu, io penso che sia un errore grossolano concludere il proprio intervento dichiarando: "Non intendiamo accogliere nessuna delle indicazioni. Non intendiamo accogliere le proposte presentate". Allo stato attuale c'è una proposta, rispetto alla quale dai banchi della maggioranza è venuto l'invito: "Proviamo a ragionare assieme, proviamo su questo argomento a individuare assieme temi comuni".

Si parte già col contestare l'espressione "Governo amico", ma in questa espressione, ovviamente, non vi è, né da parte del presidente Soru né da parte di altri, uno spirito cortigiano; vi è una consapevolezza, quella della omogeneità di questo Governo regionale col Governo nazionale, amico in questo senso, così come il Governo di ieri, collega Floris, era amico vostro. Ma siccome non vi è, ripeto, uno spirito cortigiano nei confronti del Governo nazionale, noi non facciamo sconti; non ne facevamo al Governo di ieri e riaffermiamo la caparbia volontà di non farne neanche al Governo di oggi. Quindi né spirito cortigiano, né atti di bontà o di pietismo chiediamo al Governo nazionale, ma la riaffermazione dei diritti che esprimiamo con la forza di un popolo, che è il popolo della Sardegna.

E allora, se non ci si muove c'è immobilismo, se ci si muove c'è uno sterile movimentismo! Io credo che rispetto all'immobilismo la volontà di fare qualcosa, da chiunque essa promani, pure con le osservazioni che sono state fatte, sia di per sé un fatto assolutamente positivo. E il rilancio di queste problematiche, che sono per noi ormai storiche, non rappresenta certo un fatto trascurabile. Ora, dobbiamo individuare due livelli di confronto, quello consiliare e quello dell'Esecutivo? Credo di no. Credo che alle iniziative dell'Esecutivo debbano parallelamente, congiuntamente, unitariamente fare riscontro le iniziative del Consiglio regionale. E le iniziative, certo, devono avere un contenuto politico condiviso, devono avere anche un contenuto strategico condiviso, ma su questo c'è disponibilità a ragionare indipendentemente dal fatto che il Governo sia più o meno amico, perché ciò che ci interessa è tenere alto il livello del confronto, che è un confronto con lo Stato.

Io continuo a essere convinto - l'ho detto in altre occasioni e con molta pacatezza lo riaffermo oggi - che queste battaglie noi siamo in grado di condurle e di portarle a compimento con risultati positivi solo se riusciamo a ricostruire, dentro questo livello istituzionale, quella unitarietà che serve a sancire la dignità del confronto, che è alta. Invece la divisione su questi temi, onorevole Artizzu, indebolisce questa istituzione nel confronto con lo Stato.

Ora, il presidente Soru ha elencato sei punti che considera importanti e prioritari, e non può essere disconosciuto che questi punti abbiano una grande dignità e un grande valore, perché sono sei punti che dovrebbero poi trovare spazio all'interno dello Statuto sardo. Sono punti di levatura statutaria, di levatura costituzionale, che non sono stati scelti in maniera casuale. Questi punti non sono sufficienti? Riteniamo che debbano essere arricchiti, completati? Riteniamo che debbano essere raccolte le più puntuali indicazioni aggiuntive che da questo dibattito sono venute? Sinceramente, al di là delle dichiarazioni di principio, pure importanti, osservazioni nel merito, se non qualcuna che è venuta dall'onorevole Floris, sinceramente ho io ne ho sentito poche, ma se ve ne sono completiamo quei sei punti dando loro una dignità diversa, più alta, staccandoli dagli altri punti, se serve, ma facendo seguire anche gli altri. L'importante è che fra di noi non adottiamo la tattica della recita a soggetto o la tattica delle parti che in ogni caso già a priori hanno deciso di dividersi sulle cose, ma adottiamo, invece, la decisione dell'utile confronto dentro l'Aula e anche fuori dell'Aula per pervenire a un comune risultato.

L'onorevole Diana ha richiamato - io credo giustamente, poi lo ha fatto anche il Capogruppo dei Riformatori, onorevole Vargiu - l'importanza del discorso, che deve trovare un contenitore forte, un contenitore di grande dignità all'interno dello Statuto. Perfetto! Però, onorevole Diana, mi consenta, lei affronta il problema e contemporaneamente lo consacra e lo traduce in una minaccia: "Noi non saremo parte nella scelta dei consultori, perché avete seguito una via che non tiene conto dei nostri ragionamenti." Ma, perbacco, abbiamo scelto quella via dopo averne sperimentato altre che non hanno dato frutti! Abbiamo scelto quella via dopo giorni di dibattito dentro il Consiglio regionale e dopo un dibattito ugualmente approfondito in sede di Commissione! Se per fare le cose assieme dobbiamo scegliere solo le vie che l'opposizione, di volta in volta, individua, è evidente che non vi è una congruità di rapporto. E' evidente che rispetto ai cedimenti, agli adeguamenti a cui questa maggioranza si è resa disponibile, tradotti poi in quell'atto di legge, deve far fronte una uguale disponibilità delle opposizioni. Certo, la Costituzione rappresenta il momento più importante, intangibile, che resta lì a memoria dei popoli e senza bisogno di ulteriori intese, se non di natura operativa, proprio perché è una costruzione di ingegneria costituzionale che riassume l'indole dei popoli. Siccome non posso ampliare il discorso su questa parte, la proposta è: ragioniamo ancora ma subito, se la tattica non è dilatoria, e su quei punti, laddove riusciamo a raggiungere un'intesa, arriviamo a un documento comune, che è l'unica cosa che darà forza, come concludeva l'onorevole Atzeri, a una proposta di questa istituzione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, è stato sottolineato da più parti, soprattutto dal centrosinistra, il pericolo che i colleghi della minoranza si vogliano, in qualche modo, disimpegnare da questi temi. Da più parti è stata rilevata la scarsa presenza in aula dei consiglieri di minoranza, ma anche la volontà di non entrare nel merito del dibattito fino in fondo - lo ricordava adesso il collega Balia -, la difficoltà nel proporre tempi e contenuti di una nuova intesa, nel dettare indicazioni che possano essere utili per portare avanti questa vertenza, che riguarda tutti i sardi e non soltanto le forze politiche.

Io non so se questo disimpegno sia vero, sia voluto o sia occasionale, ma credo che sia un disimpegno da evitare. Noi faremo in modo che questo disimpegno non avvenga o avvenga con la piena assunzione di responsabilità da parte dei colleghi della minoranza, perché sottintende una posizione troppo comoda: "Se non si otterrà alcun risultato, la responsabilità non sarà delle nostre divisioni, delle nostre lacerazioni, della nostra incapacità di dare forza alle nostre istanze unitarie, di rivendicare quello che è giusto, ma sarà interamente in capo alla Giunta e al presidente Soru". E se si otterrà qualche impegno, qualche risultato - il collega Artizzu l'ha ben delineato -, questo sarà sempre troppo poco. Il collega Artizzu ha detto che il presidente Soru vuole ottenere tutto e subito. Non si capisce perché non possa ottenere tutto a rate, o un po' subito e un po' a rate, e perché questo dovrebbe essere considerato un risultato non buono rispetto ai risultati pari a zero che abbiamo ottenuto, per esempio, dal 2001.

ARTIZZU (A.N.). Perché così il Presidente ha promesso!

PORCU (Progetto Sardegna). Non so, a me non l'ha promesso in questi termini. Non so a chi l'abbia promesso, ma non l'ha promesso in quest'Aula. "Tutto e subito" è un tema che pone lei; può essere una strada, ma mi chiedo se il "tutto a rate" sia un risultato da buttare nel cestino o non sia invece un risultato che può cominciare a dare delle risposte ai sardi.

Il disimpegno dei colleghi della minoranza, poi, prende anche la forma di una strumentalizzazione del dibattito odierno, in cui, appunto, si entra poco nel merito, nei contenuti. Magari si citano altri dati, come i risultati della Giunta o le presenze turistiche in Sardegna nel corrente mese di luglio. Credo che il collega Artizzu abbia doti di chiaroveggenza! Io non so se le presenze turistiche caleranno del 10 o del 5 per cento o se cresceranno, credo però che non sia possibile trarre oggi delle conclusioni sulle presenze turistiche a luglio, ma soprattutto non sia questo l'oggetto del nostro dibattito. Forse, avendo dedicato una seduta straordinaria a un tema così importante, sarebbe più opportuno vedere se insieme riusciamo a dare delle indicazioni per impegnare la Giunta e il presidente Soru nella direzione che riteniamo più giusta nell'interesse di tutti i sardi. Quindi non rispondo a queste argomentazioni perché rischierei, ed è un rischio che non voglio correre, di facilitare una strumentalizzazione del dibattito, spostandolo su altri argomenti che poco hanno a che fare con l'oggetto della discussione.

L'onorevole Floris, nel suo intervento - un intervento costruttivo che ha offerto argomenti di riflessione - citava un'esigenza condivisa, quella di arrivare a una piattaforma comune, a un ordine del giorno unitario che faccia sintesi del dibattito di questi mesi, per dare un mandato forte al nostro Presidente e consentire al Consiglio di svolgere un ruolo attivo in questa vertenza, che non si riapre ma continua, e nel continuare deve portare i risultati auspicati in tempi brevi. Su questo dobbiamo essere tutti d'accordo. Non stiamo parlando di una vertenza che durerà anni; l'impegno che chiediamo, e che vogliamo, è che questa vertenza non ricominci, non azzeri tutto, ma che ci possa portare dei risultati sin dai prossimi mesi.

Credo che il rischio da non correre, proprio per non allontanare i risultati possibili, sia quello di dar vita a un'Intesa basata sulla legislazione vigente. Ci si deve muovere su un doppio binario per ottenere, magari con la revisione di alcune norme di attuazione, quello che, a legislazione vigente, si può ottenere subito e poi seguire un percorso parallelo, che è quello che si aprirà con la Consulta e l'avvio delle riforme più profonde, che però hanno tempi piuttosto lunghi.

Sono d'accordo con il collega Artizzu quando dice che la Sardegna non può attendere la revisione dello Statuto per ottenere i primi risultati. Il collega Vargiu parlava della necessità di una maggiore condivisione e individuava, nelle dichiarazioni rese oggi dal Presidente, un vulnus iniziale: non c'è stata condivisione di base sullo strumento dell'Intesa e sui suoi contenuti e quindi questa discussione parte col piede sbagliato. Io trovo un po' paradossale questa argomentazione, perché credo che gli argomenti trattati oggi siano gli stessi di cui abbiamo discusso per mesi, che sono emersi più volte in quest'Aula, anche da parte dei colleghi Riformatori, e che riguardano le reti infrastrutturali, le politiche della conoscenza, e così via. Anche nella mozione numero 72, presentata dal centrodestra e che reca anche la firma del collega Vargiu, si chiede proprio l'individuazione di una nuova intesa istituzionale, che delinei e definisca tutte le questioni aperte con lo Stato. Quindi questo affannarci a parlare sempre del metodo, credo ci faccia perdere l'occasione di scriverlo quel metodo, se riteniamo che debba essere diverso, e di dare il nostro contributo, in termini di contenuti, al rilancio di questa vertenza.

Non voglio dilungarmi, anche perché mi pare che l'attenzione dell'Aula stia scemando, ma è importante chiudere oggi una parte di questo percorso per poter scrivere, nei prossimi giorni, come diceva anche l'onorevole Secci, Presidente della terza Commissione, quell'ordine del giorno unitario che credo sia auspicato anche da molti colleghi del centrodestra e che non siamo stati capaci di scrivere fino a questo momento. Perché se non riuscissimo a scrivere un ordine del giorno unitario, questo sì indebolirebbe le ragioni del popolo sardo e la forza della Regione nella negoziazione con il Governo.

L'ordine del giorno unitario, ovviamente, deve ripartire dai contenuti già delineati; possiamo aggiungerne degli altri, possiamo non essere d'accordo su qualche punto, possiamo stabilire delle priorità, possiamo dire che la priorità delle priorità è quella delle entrate, perché forse su quel tavolo siamo più avanti e ci aspettiamo delle risposte dalla prossima finanziaria nazionale, ma entriamo nel merito degli argomenti, scriviamo insieme quest'ordine del giorno, non perdiamo questa occasione, non rimandiamo tutto per questioni di metodo o perché altri argomenti ci dividono. Mettiamo insieme le cose che ci uniscono nell'interesse di tutti i sardi e diamo forza alle nostre ragioni nel confronto con il Governo nazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, se fosse vera una notizia che in modo insistente circola in queste ore, e cioè che il Governo si accingerebbe a impugnare la legge che istituisce la Consulta, questa discussione assumerebbe un significato completamente diverso da quello che sino ad oggi le abbiamo attribuito. Il Governo si accingerebbe a dichiarare illegittima e incostituzionale la volontà del Consiglio regionale di farsi supportare dalle migliori intelligenze di questa regione per definire una proposta da presentare al Parlamento per il rinnovo del nostro Statuto.

Se questo fosse vero, sarebbe per tutti noi un invito a superare quelle differenze che ci stanno caratterizzando anche in questo dibattito. Dirò di più, sarebbe un invito a superare quelle piccole, spesso misere convenienze di parte che producono solo propaganda. Sarebbe un fatto così grave che realmente il rapporto Stato-Regione diventerebbe qualcosa di diverso rispetto a ciò che è stato fino ad oggi. Ci sarebbe bisogno di un sussulto d'orgoglio! Io non vorrei che il Governo interpretasse male il significato dell'ultimo referendum e dimenticasse che dentro la difesa della Costituzione, significata da quel voto, c'è anche lo Statuto dei sardi, che è legge costituzionale. Realmente, ripeto, l'impugnazione del Governo ci dovrebbe indurre a superare quelle che ho chiamato misere e piccole convenienze di parte e a dare quella risposta forte che una vertenza come questa richiede.

Il presidente Soru ha indicato sei punti, e io sono tra quelli che apprezzano il fatto che, prima di avviare un confronto col Governo, il Presidente abbia avvertito il bisogno di condividere col Consiglio questa iniziativa per individuare insieme i punti centrali del rapporto Stato-Regione. Quindi condivido anche gli appelli fatti da alcuni colleghi in quest'Aula. L'onorevole Cugini diceva: "Non vi consentiremo di sottrarvi al confronto". Io vi dico: "Non consentiteci di andare avanti da soli rispetto a questi temi". Stiamo parlando dell'Intesa Stato-Regione, non dell'Intesa Governo Prodi-Governo Soru, e gli interessi dei sardi sono interessi di tutti.

Allora faccio mio l'appello dei colleghi Cugini, Secci, Porcu e, in primis, del presidente Floris a trovare una sintesi unitaria. Precedentemente la discussione di due mozioni è stata sospesa perché la loro votazione avrebbe sancito la spaccatura di questo Consiglio. Io rinnovo oggi l'invito a predisporre un documento unitario, prendendo come base anche la mozione di cui è primo firmatario l'onorevole Maio Floris. Tra l'altro le nostre posizioni non sono molto distanti, per cui possiamo rapidamente stendere un documento unitario che metta insieme il Consiglio e il Governo legittimo di questa regione.

A me pare che le questioni che vengono poste oggi si intreccino con quelle di cui a breve dovremo occuparci, che attengono al rinnovo dello Statuto e alla legge statutaria. Sul tema delle entrate devo dire che siamo di fronte al fatto che quello che è dovuto alla Sardegna non è riconosciuto oggi e non è stato riconosciuto nei decenni passati. Si è dunque aperta una vertenza sulle entrate, e proprio per questo il Consiglio ha deciso di introdurre, nel collegato alla finanziaria, ma sempre nel rispetto dello Statuto, una nuova tassazione a livello regionale. Tutti noi, qui, abbiamo denunciato che delle entrate regionali così ridotte garantiscono a malapena la spesa corrente e determinano un disavanzo e un indebitamento che una Regione non può sopportare.

Quello sulle entrate è un tema maturo, è un tema ormai unitario, che ci riguarda tutti. E' dunque inutile fare certe affermazioni. Anche oggi, il collega Artizzu ha detto, rivolgendosi al Presidente: "Se lei non otterrà risultati…". Io dico "se noi non otterremo risultati", perché ottenere risultati sul versante del trasferimento delle risorse alla Sardegna non è un obiettivo del presidente Soru, è un obiettivo di tutti noi. Se fallisce il presidente Soru, fallisce anche Ignazio Artizzu, che è qui per rappresentare interessi legittimi della Sardegna. Quindi stiamo parlando di una battaglia di tutti, sulla quale mi pare che non ci siano grandi differenze tra noi.

Sulla questione delle servitù militari ugualmente siamo pervenuti a una sintesi, al di là delle distinzioni su ciò che sarà dopo le dismissioni. Mi pare che anche su questo tema il Presidente non abbia fatto altro che recuperare un dibattito, forse decennale, di quest'Aula. Ci sono poi i problemi del demanio e del mancato rispetto della norma statutaria sul trasferimento dei beni non più utilizzati dallo Stato alla Regione; il problema delle reti infrastrutturali, dalla rete del gas alla rete delle telecomunicazioni, che è poi un problema di modernizzazione della Sardegna; il problema della continuità territoriale; il problema che si porrà allo scadere della convenzione con la Tirrenia. Insomma, quello della modernizzazione della Sardegna è un tema che interessa tutti i cittadini sardi.

A questi quattro temi, sui quali concentro maggiormente l'attenzione, rispetto agli altri due che sono stati citati, che considero meno maturi anche nella discussione al nostro interno, ne aggiungerei un altro, Presidente - ne abbiamo discusso anche in un'altra occasione -, ed è il tema dell'emergenza sociale, che comprende il problema del lavoro e dello sviluppo della Sardegna. Che poi questo punto sia dentro l'Intesa o in un protocollo aggiuntivo, resta il diritto della Sardegna a un moderno sviluppo anche dal punto di vista industriale.

In questi anni, abbiamo stanziato tante risorse attraverso strumenti come le leggi numero 15, 17 e 21, accordi di programma e quant'altro, ma gli incentivi finanziari non hanno determinato uno sviluppo industriale vero nella nostra Isola, anzi, gradualmente la crisi si è accresciuta. Non è il contributo in conto capitale che possiamo offrire noi ai gruppi industriali, che spesso vengono qui con volontà più speculative che imprenditoriali, che può cambiare le cose, bensì una politica statale volta a favorire l'allocamento nelle regioni del sud, e quindi anche in Sardegna, delle grandi industrie. Il tema dell'emergenza sociale, che si collega a una rivendicazione delle parti sociali, dei sindacati, di tutti coloro che insieme a noi hanno manifestato a Roma e vogliono essere un pezzo importante della vertenza della Sardegna con lo Stato, deve comunque entrare nel confronto Governo-Regione.

Chiedo, infine, al Presidente del Consiglio di farsi promotore di un incontro tra i Capigruppo, per costituire un gruppo di lavoro che, sulla base delle mozioni numero 72 e 74, presentate su questa materia, sulla base delle dichiarazioni rese dal Presidente e sulla base del dibattito odierno e delle novità che sono emerse, prepari un documento unitario per la difesa delle nostre prerogative statutarie, e quindi costituzionali, che in questo momento sono a rischio di attacchi da parte del Governo, che rappresenta lo Stato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, una convocazione straordinaria avrebbe meritato qualcosa di straordinario. In realtà, ascoltando le comunicazioni del Presidente, abbiamo sconsolatamente assistito a una fiera dello scontato, della superficialità e dell'assoluta mancanza di concretezza. Voglio essere molto chiaro, colleghi, in questo mio intervento, perché credo che ci si debba dire tutto e subito, per evitare di ripetere errori che nel passato hanno condizionato negativamente il confronto parlamentare in quest'Aula. Vedete, quando si brucia della paglia alla fine si rischia di non produrre né calore né arrosto, ma solo fumo. Il collega Cugini, con la sua solita ironia mista ad arroganza del potere, ha richiamato tutti dicendo: "Vi costringeremo a seguirci sul piano della condivisione". Per quanto mi riguarda, vorrei accettare la sua sfida, vorrei trovare un piano di condivisione, ma la condivisione, per sua stessa natura, non può essere unilaterale. Per arrivare a un punto di condivisione bisogna che tutti facciamo dei passi indietro per poterne fare poi qualcuno in avanti. E spiegherò le ragioni per le quali è indispensabile, da parte vostra, fare dei passi indietro, che sono fondamentali per riprendere una logica di condivisione in quest'Aula, fuori di qui e in altri consessi istituzionali.

Il primo dato: il Governo ha sonoramente bocciato una delle leggi che avete definito cardine della vostra azione di governo. Non l'ha rinviata, non l'ha impugnata, l'ha sonoramente bocciata! Chiunque abbia l'accortezza di leggere la premessa e la sostanza dell'impugnativa del Governo si accorgerà che siamo di fronte a una sonora bocciatura. Io vorrei su questo soffermarmi, perché già questo è l'elemento che deve portarci, in qualche modo, a trovare il viatico dell'intesa istituzionale e dell'intesa politica, in quest'Aula prima di tutto. Il presidente Soru ha detto: "Il potere impositivo della Regione non si tocca". Io potrei su questo essere d'accordo, e non è un caso che abbia sostenuto il referendum che poi è stato bocciato dagli elettori, perché sono convinto che le Regioni debbano avere un proprio potere impositivo, per altro già siglato nel Titolo V della Costituzione. Occorre, quindi, una legge dello Stato che consenta di esercitare quel potere impositivo a tutte le Regioni, e a maggior ragione a quelle a statuto speciale, come la Sardegna. Vorrei però dire questo: chiarezza e onestà intellettuale - mi rivolgo al massimo rappresentante della Giunta - sono i presupposti, per cui non possiamo da una parte dire che vogliamo l'autonomia impositiva e dall'altra accettare di firmare un documento congiunto con lo stesso Governo che ci ha preso a schiaffi e a cazzotti. Nel dispositivo approvato è infatti scritto che leggi impositive il Governo Prodi non ne farà fare mai, ed è scritto con una chiarezza elementare! Mi consentirete di dirlo anche in questo Consiglio regionale, che forse ha gli occhi più aperti per fare delle valutazioni. Sostanzialmente il Governo dice che è vietato fare qualsiasi norma impositiva che non sia complementare, che sia una doppia imposizione. E soprattutto dice: "Non può essere attuata, in assenza di armonia tra le leggi impositive regionali e quelle statali, nessuna legge regionale in materia di tassazione". Nemmeno per quei campi disciplinati dall'articolo 8 del nostro Statuto. Lo afferma il Governo, riprendendo la sentenza della Corte Costituzionale numero 37 del 2004, che dice che è totalmente fuori da qualsiasi ordinamento e non è ammessa nessuna esplicazione di potestà regionali autonome se prima non vengono esercitati i poteri legislativi del Parlamento italiano per attuare il dettato del Titolo V. Quindi cosa volete rinegoziare? E' scritto chiaramente che non potete più fare nessuna legge impositiva, perché il Governo, che diceva di essere federalista, ma che è più centralista del re, vi dice, con estrema chiarezza, che quella strada va abbandonata. E questa, colleghi, è la prima condicio sine qua non per discutere. Il centrodestra sardo vi ha presentato, avantieri, una proposta di legge che, per quanto mi riguarda, è la condicio sine qua non per andare avanti. Prima di andare avanti su qualsiasi trattativa, riportate subito in Aula quella legge che crea disoccupati, che crea un danno all'economia turistica della nostra Isola, poi si discuterà di unità. Non potete pretendere di avere da noi la spinta per portare la Sardegna verso il burrone! Chiedeteci sostegno per rimettere la Sardegna in carreggiata, non per portarla verso il burrone. Quale spinta dovremmo dare? Quella per contribuire ad affossare la Sardegna? E cosa siamo noi, dei suicidi? Non è possibile, colleghi! Riportate quella legge in Aula, la voteremo tutti e allora si aprirà una stagione di consenso e di discussione, perché, altrimenti, non ci può essere nessun tipo d'intesa. Non ci potete chiedere, colleghi, di creare una pattuglia di polizia fiscale davanti a Palazzo Chigi, se poi uno dei componenti la pattuglia si allea con il ladro e noi restiamo a pattugliare contro il nostro compagno che si è alleato col ladro! Se tale è il Governo, che nel corso degli anni ha sottratto il cosiddetto maltolto alla nostra Regione.

Non c'è credibilità, non c'è affidabilità da parte di un Governo regionale che ha scaricato - io parlo per l'opposizione - l'opposizione, ma anche l'intero Consiglio regionale, facendo un comunicato congiunto. Di fronte a un verbale del Consiglio dei ministri di un certo tenore, non si fanno, presidente Soru, comunicati congiunti, ma si dichiara ciò che si vuole dichiarare senza condivisione, perché se c'è condivisione vuol dire che si sono condivise le ragioni di quella impugnativa. Quindi non potete qui urlare "al ladro al ladro" e a Roma essere complici di quello stesso ladro!

Allora, colleghi, se questo è l'elemento di cui vogliamo discutere discutiamone, perché il passo successivo è discutere degli strumenti concreti su cui costruire un serio confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione. E questo dibattito tra maggioranza e opposizione non si crea - lo ha sottolineato il collega Floris in maniera molto puntuale - soltanto dicendo: "Sosteniamo il presidente Soru". Potrete sostenere voi il presidente Soru, noi sosteniamo le vertenze, gli obiettivi, i metodi concreti che possono tradursi in risultati politici, economici e istituzionali per la Sardegna. Non ci interessa sostenere cause perse, ci interessa sostenere questioni concrete. E allora, per quanto mi riguarda non m'interessa sostenere la tesi di una nuova intesa istituzionale. Chi persegue la strada della nuova intesa istituzionale persegue la logica del perdere e del prendere tempo, e lo dico supportandomi con l'Intesa istituzionale firmata, nel 1999, dal presidente Palomba e dal presidente D'Alema. Ma l'avete letta? Avete visto cosa è scritto all'articolo 2? Colleghi, l'articolo 2 recita: "In ogni caso, la presente Intesa impegna le parti contraenti fino alla completa attuazione degli interventi in essa previsti". Che bisogno c'è di una nuova intesa? Che bisogno c'è di perdere altri sei mesi per fare un'intesa istituzionale? Chiunque conosca le procedure di un'intesa istituzionale sa che si dovrebbe riscrivere la cornice. La Sardegna è piena di cornici, ma occorrono i contenuti, occorre il quadro e, in questo caso, occorrono gli accordi di programma quadro, che sono gli strumenti attuativi degli indirizzi e degli obiettivi posti. Chi si candida a fare nuove intese si candida a perdere tempo.

Colleghi, gli elementi cardine di un'intesa istituzionale sono tre, innanzi tutto i temi. Quali sono i temi di questa nuova intesa istituzionale? Io li voglio vedere uno per uno e voglio raffrontare quello che ha detto il presidente Soru stamattina, qui, con quello che è scritto nell'Intesa istituzionale del 1999, firmata da Palomba e D'Alema. Cercherò di compararli l'uno all'altro.

PIRISI (D.S.). Berlusconi non l'ha fatta quella Intesa!

PILI (Forza Italia). Onorevole Pirisi, lei è uno di quelli che non conoscono il significato di intesa istituzionale e di accordo di programma quadro, le spiegherò la differenza!

PIRISI (D.S.). Per quale motivo non l'ha fatta il Governo Berlusconi?

PILI (F.I.). Le spiegherò che era un imbroglio allora ed è un imbroglio oggi!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, onorevole Marrocu, non è necessario condividere ciò che dice l'onorevole Pili, basta ascoltarlo. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Può ascoltarlo chi lo vuole ascoltare, chi non lo vuole ascoltare può anche legittimamente non ascoltare.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ancora, onorevole Pirisi? Ci lasci lavorare, onorevole Pirisi. Grazie.

PIRISI (D.S.). Scusi, Presidente, chiedo scusa anche all'onorevole Pili.

PILI (F.I.). All'articolo 4 di quella Intesa istituzionale è scritto che le parti concordano che le risorse necessarie per attuare l'Intesa saranno integrate con quelle necessarie all'esecuzione degli interventi previsti negli accordi di programma quadro stipulati successivamente alla stipula dell'Intesa stessa. Cioè l'Intesa dice che se volete aggiungere soldi, se avete veramente carta che canta, aggiungeteli pure! Che bisogno c'è di fare un'intesa? Potete tranquillamente integrare sia gli accordi di programma quadro sia l'ammontare complessivo delle risorse per l'intesa. Non serve un articolato. Serve sapere se il Governo Prodi mette risorse finanziarie per la Sardegna, quante ne mette, per che cosa le mette, con quali tempi, con quali scadenze. Non ci interessa una nuova intesa cartacea, ci interessa un'intesa di sostanza.

Il presidente Soru dice: "Questi sono i sei pilastri della nostra azione di governo". Primo, le entrate. Sapete cosa c'è scritto nell'Intesa istituzionale del 1999? "Regime delle entrate fiscali". Niente di nuovo! Soru dice: "Demanio"; l'Intesa del '99 dice: "Demanio e patrimonio". Soru: "Servitù militari"; Intesa del '99: "Servitù militari". Soru parla poi di "Beni culturali". Sapete cosa dice l'Intesa istituzionale all'articolo 3? "Ambiente, paesaggio e beni culturali". Soru: "Reti infrastrutturali"; Intesa istituzionale: "Viabilità e trasporti interni, trasporti esterni e continuità territoriale", e per ognuno di questi campi un accordo di programma quadro. Soru: "Conoscenza"; Intesa istituzionale: "Ricerca scientifica, tecnologica e formazione". Cioè, non vi è nelle proposizioni avanzate in quest'Aula un solo elemento innovativo, anzi ce n'è qualcuno in meno. E l'onorevole Marrocu, che parla chiaro, usando il tono soft di uno che arriva da Villacidro, quindi con una certa attenzione alle parole, ha detto al Presidente della Regione: "Ti sei dimenticato dello sviluppo e dell'occupazione". E infatti, Palomba e D'Alema, che erano più attenti a queste cose, al primo punto dell'Intesa del '99 scrissero: "Sviluppo e occupazione". Guarda caso, è l'unico tema che è stato saltato dal Presidente della Regione!

Colleghi, a noi servono accordi di programma quadro e vi spiego - cercherò di spiegarvi, non ho questa presunzione - perché bisogna fare gli accordi di programma quadro e non perderci in chiacchiere. Se qualcuno di voi andrà a leggersi, come spero farete e faremo tutti in questi giorni, il contenuto dell'Intesa istituzionale di programma, si accorgerà che le uniche cose che si sono potute concretizzare sono quelle relative agli accordi di programma quadro. E vorrei citare gli unici accordi di programma quadro che sono stati sottoscritti, richiamando, non le mie parole, ma il DPEF della Giunta Soru-Pigliaru, in cui è scritto - lo dico all'onorevole Pirisi, che prima cercava di interloquire con un fare che non è suo costume, ma credo che nel discorso parlamentare tutto possa essere giustificato e perdonato - che gli unici accordi di programma quadro sono stati sottoscritti dall'aprile del 2002 sino alla chiusura della scorsa legislatura nazionale. Aggiungo che la Giunta Soru ha fatto degli accordi di programma quadro e li ha fatti in base a questa Intesa. Perché? Perché l'APQ sulla Società dell'informazione non è previsto nell'Intesa istituzionale del '99, eppure l'ha fatto. E l'ha fatto col Governo Berlusconi! E l'APQ sulle risorse idriche, quello sulla viabilità e quello sull'energia chi li ha fatti? Potrei continuare citando l'APQ sullo sviluppo locale, potrei citare decine di intese fuori dall'Intesa istituzionale.

Il presidente Soru ha detto: "Vogliamo gassificare la Sardegna". Attenzione, vogliamo costruire una puntuale rete per dare alla Sardegna il gas, perché il rischio è che veramente si possa gassificare la Sardegna nel senso stretto del termine, con questo tipo di atteggiamento. Noi vogliamo puntuali impegni. Non potete chiedere all'opposizione di vincolarsi su generiche, confuse, elusive azioni d'unità. L'unità delle forze politiche sulla Sardegna necessita concretezza. Non può fondarsi solo su principi di adesione alla richiamata autonomia del nostro popolo, della nostra regione, che ha causato, storicamente, gravi problemi alla nostra Isola. Io voglio citare per tutti lo Statuto autonomo della Sardegna. Si era detto: "Dobbiamo perseguire una logica autonomista ancora più forte delle Regioni a statuto speciale del nostro Paese. Ancora più autonomisti della Sicilia. Non accettiamo, dissero allora i costituenti, di integrare il nostro Statuto con le clausole previste per la Sicilia. E infatti la Sicilia ha ottenuto i dieci decimi dell'IVA e noi modestamente dobbiamo trattare per i due o tre decimi all'anno!

Io non vorrei che la logica dell'autonomia, dell'unanimismo ci portasse a imbavagliare ognuno le nostre posizioni. Il confronto deve essere serio; per essere chiari, l'unità e il confronto non devono essere uno stratagemma per lasciare indisturbato il manovratore. Lo scenario politico è profondamente cambiato: mentre prima l'opposizione, in Sardegna, aveva una posizione politica omologa a quella del Governo nazionale, oggi, a Cagliari come a Roma, governa il centrosinistra. Noi possiamo semmai essere di stimolo per chiedere di più, per chiederlo in tempi più brevi, dando il necessario contributo di idee, che non mancheranno da parte nostra. E proprio su questo, colleghi, vorrei soffermarmi un attimo, perché vanno bene tutti questi punti, ma io concordo con l'onorevole Marrocu: le politiche su sviluppo e occupazione, a partire da quelle attuate con la programmazione negoziata, vanno migliorate e integrate. Manca però un altro punto, quello che riguarda l'Europa. Colleghi, se la Sardegna rischia di arretrare, non c'è Governo nazionale o regionale che tenga! Noi rischiamo di arretrare perché l'Europa non tiene conto della specificità della nostra Isola, e questo può essere evitato solamente se c'è una grande determinazione del nostro popolo e del Consiglio regionale. Per quanto ci riguarda non ci sarà bavaglio per l'unanimismo a tutti i costi, ma ci sarà una partecipazione concreta nell'interesse alto del popolo sardo e della nostra Isola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Finalmente l'ha presa in mano l'Intesa istituzionale, onorevole Pili! Credo che l'abbia presa in mano per la prima volta, perché se l'avesse presa in mano da Presidente della Regione forse oggi non saremmo qui, forse oggi avremmo fatto un dibattito diverso. Credo che l'abbia veramente presa in mano per la prima volta e si è talmente stupito di quello che ha letto che pensa pure che gli altri non l'abbiano letta!

DIANA (A.N.). Lasci andare!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Possiamo lasciar parlare il presidente Soru? Grazie onorevole Sanciu, grazie onorevole Diana.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Mentre la leggeva mi sembrava sorpreso da quello che ci trovava scritto e ha confermato l'impressione che ho avuto in questi anni, cioè che non l'abbia mai letta prima e nemmeno l'abbia presa in mano.

ARTIZZU (A.N.). Ma cerchi di aver rispetto!

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, possiamo provare ad andare avanti?

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Onorevole Artizzu, ho rispettato pure lei, ascoltandola in silenzio.

PRESIDENTE. Naturalmente il Presidente ha il diritto di dire quello che pensa, onorevole Pili, esattamente come lei ha il diritto di dire ciò che pensa.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Io non ho interrotto nessuno! Non ho interrotto lei, onorevole Artizzu, nonostante abbia riportato in maniera del tutto falsata quello che io ho precedentemente detto e abbia riportato da par suo le argomentazioni che ho addotto sui beni culturali. Le ha riportate da par suo eppure io non l'ho interrotta. Così come non ho interrotto lei, onorevole Pili, anche se la sua animosità, il suo tono di voce e il distacco che ha mostrato dalla realtà mi ricordavano un'altra occasione, in cui, con la stessa animosità, lei cercava di convincere i sardi della necessità di innaffiare il grano. Le ripeto oggi, onorevole Pili, ciò che le dissi allora: il grano non si innaffia! E non basta parlare a voce alta per avere ragione.

Per quanto riguarda l'Intesa istituzionale di programma del 1999, è agli atti dei miei interventi in quest'Aula, negli ordini del giorno e nelle mozioni approvate quanto io mi sia sempre richiamato a quella Intesa, compresa la parte relativa all'attuazione dell'articolo 8 dello Statuto. Esattamente come ha ricordato lei, onorevole Pili, quella Intesa vincolava e vincola lo Stato e la Regione. L'abbiamo richiamato in alcuni documenti di quest'Aula, forse lei in quelle occasioni non c'era. Solamente lei non si è sentito vincolato da quella Intesa, e infatti io non mi capacito di come siano passati anni senza che un solo documento sia uscito dalla Giunta regionale richiamando la piena attuazione di quella Intesa, che, come lei ha detto, vincolava Stato e Regione. Dove sono i documenti che lei ha mandato?

(Interruzione del consigliere Pili)

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Mi scusi, ma io non l'ho interrotta.

PILI (F.I.). Si rivolga all'Aula!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. E infatti mi sto rivolgendo all'Aula! Dove sono i documenti?

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, il presidente Soru si rivolge all'Aula e alle persone, perché l'Aula non sono i mobili. Andiamo avanti, però!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Allora glielo dico in maniera diversa: non ho trovato un solo documento in cui si chiedesse l'attuazione di quella parte dell'Intesa del '99.

PILI (F.I.). Cerchi meglio!

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Lei ogni tanto perde forse anche il ricordo delle buone maniere, non solo nelle aule parlamentari.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, presidente Soru. Onorevole Pili, possiamo lasciar proseguire? Grazie.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Quindi, come dicevo, non ho trovato una sola lettera, un solo documento, non c'è stata una sola discussione che abbia richiamato il Governo nazionale al puntuale rispetto dell'Intesa istituzionale del 1999, che, come diceva lei, onorevole Pili, impegnava Governo e Regione. Così come - visto che ha parlato dell'Europa da ultimo - ho bene in mente il documento che lei ha firmato con il Presidente del Consiglio dei ministri, insieme ad autorevoli ministri del Governo di allora, che impegnava il Governo stesso, nell'avvio della discussione con l'Europa per il successivo Quadro comunitario di sostegno, a difendere l'insularità della Sardegna e il suo permanere nell'Obiettivo 1, anche in virtù dell'ultimo testo della proposta di Costituzione europea, che impone un'attenzione particolare verso le regioni insulari. Dopo sette mesi, nel Memorandum che ha accompagnato la posizione italiana nella discussione per il successivo Quadro comunitario di sostegno - l'onorevole Pili era ancora Presidente della Regione - tutta quella parte dell'Intesa era già stata stralciata e abbondantemente dimenticata. Il destino della Sardegna è stato dimenticato da quel Governo, a fronte di documenti che era costato fatica far inserire nella documentazione europea riguardante le regioni insulari.

E allora per quale motivo sono venuto in quest'Aula stamattina? Perché ho chiesto questa convocazione con urgenza? Per il rispetto di quest'Aula, per l'urgenza, appunto, perché è stato fissato un appuntamento per il prossimo 24 luglio, e prima di parteciparvi, insieme al sottosegretario Letta, volevo confrontarmi con quest'Assemblea, sapendo che ci sono diversi compiti, diversi ruoli, diverse responsabilità e sapendo, presidente Floris, che questo Consiglio regionale potrà fare tantissime cose autonomamente. Potrà approvare leggi regionali e anche proposte di legge nazionale, ed è liberissima di farlo, anzi auspico che ne faccia il più possibile, perché anche attraverso l'attività legislativa si potrà fare molto per il superamento delle difficoltà di questa Regione. C'è un'attività di governo che si esercita nelle discussioni e nella pratica di governo di tutti i giorni, nelle rivendicazioni dell'attività di governo di tutti i giorni, e attraverso questa attività di governo ci sono rivendicazioni e il tentativo di far rispettare l'Intesa. Per questo ci sono tavoli aperti sulla questione delle entrate, delle servitù militari e dei beni demaniali, anche questi ultimi erano appunto temi contenuti nell'Intesa.

Ma mentre rimangono aperti dei tavoli su ognuno di questi fronti, ho sentito il dovere di chiedere aiuto al Consiglio regionale, così come ho chiesto aiuto ai sindacati e, pochi giorni fa, ai parlamentari sardi, affinché il Governo nazionale che si confronta con il Governo della Sardegna sappia che su alcuni temi non c'è solamente la Giunta Soru, ma c'è l'intera politica sarda e c'è l'intero popolo sardo. Non ho detto questo all'inizio del mio intervento stamattina, forse ho fatto un salto logico perché pensavo fossero acquisite le ultime cose che ho detto in quest'Aula e tutto il lavoro che è stato recentemente fatto per presentare assieme, la classe politica e il popolo sardo, e con determinazione, alcuni temi fondamentali al nuovo Governo. Sicuramente ci siamo ritrovati nel tema delle entrate. Io non ho inventato nulla, ha fatto bene il presidente Pili a sottolineare che questi temi facevano già parte della precedente Intesa. Ritenete che sia importante andare assieme per parlare di servitù militari? Se lo ritenete, gradirei il vostro aiuto. Ritenete che sia importante ribadire che siamo assieme sui temi del demanio? Se lo ritenete, gradirei il vostro aiuto. Ritenete che sia importante ribadire l'impegno del Governo a fare in modo che in Sardegna ci siano reti infrastrutturali degne di questo nome e che queste reti siano connesse alle reti nazionali? Se ritenete che questo sia importante, ho bisogno del vostro aiuto.

Ho citato il tema della conoscenza, che è forse l'unica differenza rispetto all'Intesa istituzionale precedente. L'Intesa istituzionale precedente finanziava il Progetto Marte, il che significa chiudere le scuole e diffondere il sistema della videoconferenza. Noi stiamo dicendo di buttare via la videoconferenza e di rimettere gli insegnanti nelle scuole aperte, nei piccoli paesi. Sto parlando di ricerca e ne sto parlando in maniera diversa; non sto parlando di un laboratorio in Sardegna e per la Sardegna, ma della necessità di fare in modo che la ricerca in Sardegna sia un pezzo della ricerca nazionale, che siano creati - così come si sta facendo - centri di eccellenza, affinché la ricerca nella nostra Isola sia di riferimento per il Paese. Così com'è stato sottolineato, c'è bisogno di industrie, ma non ci sono più le partecipazioni statali, non bastano più i contributi finanziari per richiamare nuove industrie. Allora, forse si può fare in modo che attorno alla ricerca nasca industria innovativa in Sardegna e che lo Stato sia impegnato nel legare la ricerca al trasferimento tecnologico e alla nascita di nuove imprese.

Se pensate che tutto questo non sia di maggioranza o di minoranza, ma appartenga a tutti, sono venuto a chiedere il vostro aiuto e spero che riuscirete a firmare un documento unitario. Se ci riuscirete darete un aiuto al Governo regionale, che non esclude il fatto che attraverso l'attività legislativa potrete essere autonomamente di grandissimo aiuto alla nostra regione.

PRESIDENTE. Grazie, Presidente. E' evidente che non essendoci un ordine del giorno, oggi abbiamo fatto una discussione che è il prosieguo della discussione che si è svolta qualche settimana sulle mozioni numero 72 e 74, e in particolare su quella presentata dall'onorevole Mario Floris, che non si era potuta concludere con l'approvazione di un ordine del giorno unitario per esplicita decisione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che riteneva si dovesse predisporre un testo comune conclusivo per quanto riguarda il percorso del confronto con lo Stato e i suoi contenuti.

La discussione di oggi arricchisce quella precedente discussione di nuovi elementi di conoscenza. Ci sono degli appuntamenti che si stanno approssimando ed è ancor più necessario - se fosse utile sottolinearlo - concludere questo nostro dibattito con una posizione possibilmente unitaria, la più ampia e condivisa possibile, che supporti il Consiglio regionale, nelle sue varie articolazioni, e il Governo regionale nel confronto che si sta per aprire con lo Stato sull'agenda che è stata qui oggi richiamata.

Nelle prossime giornate convocherò la Conferenza dei Presidenti di Gruppo e i presentatori di quelle mozioni per predisporre un testo da portare in Aula magari venerdì prossimo, che concluda questa lunga fase di approfondimento, di confronto e di discussione sul rapporto tra lo Stato e la Regione Sardegna, perché i problemi, com'è stato detto, stanno assumendo dimensioni non più tollerabili per la nostra regione.

Quindi, con questo impegno, possiamo concludere la riunione odierna, ringraziando tutti anche per la lunghezza di questa discussione.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Insistenti sollecitazioni mi inducono a chiedere la verifica del numero legale. Siccome non posso esimermi dal sottoporre a un ulteriore gravame i colleghi consiglieri, la pregherei di verificare la presenza del numero legale. Grazie.

PRESIDENTE. E' una richiesta irrituale in conclusione di un dibattito. Comunque, siccome ne ho capito il senso, prego i colleghi di prendere posto. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole Atzeri?

(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 45 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Dedoni - Diana - Floris Mario - Floris Vincenzo - Gessa - Lai - Lanzi - Licheri - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Porcu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Scarpa - Secci - Serra - Spissu - Vargiu.)

Abbiamo attestato che siamo in numero legale. Il Consiglio è riconvocato per martedì 18 luglio, alle ore 11 e 30.

La seduta è tolta alle ore 14 e 44.