Seduta n.203 del 13/07/2006
CCIII SEDUTA
Giovedì 13 luglio 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e45.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 24 maggio 2006 (197), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cappai, Ibba, Porcu e Uras hanno chiesto congedo per la seduta del 13 luglio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Norme in materia di progettazione, costruzione, esercizio e vigilanza degli sbarramenti di ritenuta e dei relativi bacini di accumulo nella Regione Sardegna". (240)
(Pervenuto il 29 giugno 2006 e assegnato alla quarta Commissione.)
"Norme per l'attuazione di prestiti d'onore per studenti universitari". (241)
(Pervenuto il 29 giugno 2006 e assegnato alla ottava Commissione.)
Annuncio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
CERINA - GESSA - BARRACCIU - DAVOLI - FADDA Paolo - MANCA - SANNA Franco - SANNA Simonetta - MARROCU - BIANCU - PORCU - LICHERI - BALIA - MARRACINI: "Norme per lo sviluppo del cinema in Sardegna".(238)
(Pervenuta il 27 giugno 2006 e assegnata alla ottava Commissione.)
RASSU - PETRINI: "Modifiche all'articolo 51 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267". (239)
(Pervenuta il 29 giugno 2006 e assegnata alla prima Commissione.)
LA SPISA - ARTIZZU - VARGIU - OPPI - LADU - CAPELLI - DIANA - CONTU: "Abrogazione di norme della legge regionale 11 maggio 2006, n. 4 (Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo)". (242)
(Pervenuta il 12 luglio 2006 e assegnata alla terza Commissione)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione DEDONI sui costi energetici e, in particolare, sul costo del gas in bombola". (456)
(Risposta scritta in data 23 giugno 2006.)
"Interrogazione DIANA sulla realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna". (487)
(Risposta scritta in data 23 giugno 2006.)
"Interrogazione DIANA - LIORI sull'esclusione delle associazioni di volontariato della Sardegna dai finanziamenti per il Servizio civile nazionale". (524)
(Risposta scritta in data 23 giugno 2006.)
"Interrogazione CASSANO sull'ennesimo mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti delle strutture private convenzionate con la ASL n. 1 di Sassari, con particolare riferimento alla COOPAS". (493)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione AMADU sulla necessità di un presidio medico-sanitario nell'Isola dell'Asinara". (494)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione VARGIU sulla sospensione della vigilanza presso il pronto soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari". (496)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione CONTU - LA SPISA - PETRINI sull'interruzione del servizio di sorveglianza e di sicurezza nell'ospedale S.S. Trinità di Cagliari". (499)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione AMADU sui ritardi nella corresponsione degli stipendi ai dipendenti della Cooperativa per l'assistenza agli anziani (COOPAS) che prestano servizio presso la ASL n. 1 di Sassari". (506)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione SANNA Matteo sulla Università di Nuoro e il fondo unico". (128)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione AMADU sulla necessità di aumentare la dotazione finanziaria a favore degli Enti regionali per il diritto allo studio (ERSU) della Sardegna". (133)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione AMADU sulle notizie che porterebbero ad una rimodulazione con consistenti tagli alle incentivazioni della Legge n. 51 del 1993 a favore delle imprese artigiane della Sardegna". (151)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione BALIA - MASIA sul mancato trasferimento dei fondi dalla Regione ai comuni". (175)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione CALIGARIS sulla vicenda delle quote azionarie della ex Banca Popolare di Sassari". (195)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione PISANO - CAPPAI sulla gravità dei provvedimenti adottati dal Banco di Sardegna inerenti la soppressione delle piccole agenzie comunali che vengono trasformate in micro-sportelli di filiale". (316)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione DEDONI sul funzionamento del CRS4 e del Consorzio 21". (418)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione CHERCHI Oscar sul paventato trasferimento della dott.ssa Giuseppina Garau". (153)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
"Interrogazione RASSU sull'assenza nella Regione Sardegna di programmi di prevenzione secondaria dei tumori mediante screening attivo". (197)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
"Interrogazione DEDONI sulla carenza in Sardegna di impianti di smaltimento degli scarti di macellazione". (318)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
"Interrogazione DEDONI sull'istituzione del distretto sanitario della Planargia con sede in Bosa". (374)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza PIRISI - MATTANA - MARROCU - FLORIS Vincenzo - BARRACCIU sulla situazione del trasporto merci FS in Sardegna". (173)
"Interpellanza LA SPISA - LOMBARDO - CONTU sul progetto di riuso unitario Comunas". (174)
"Interpellanza LA SPISA - LOMBARDO - CONTU - SANJUST - RASSU - SANCIU - LICANDRO - PILI sugli interventi a favore dei serricoltori danneggiati dal virus giallo del pomodoro". (175)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione SANJUST - LA SPISA - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio". (76)
"Mozione CHERCHI Silvio - SECCI - PORCU - BALIA - URAS - SALIS - MATTANA - IBBA - MARRACINI sulla valorizzazione e sullo sviluppo del sistema portuale cagliaritano". (77)
"Mozione DIANA - LA SPISA - OPPI - MURGIONI - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - RANDAZZO - CAPPAI - CAPELLI - GALLUS - RASSU - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - AMADU - CHERCHI Oscar - LADU - BIANCAREDDU - PETRINI - MILIA - LOMBARDO - CONTU - PILI - LICANDRO - SANJUST - SANCIU - CASSANO - DEDONI sulla necessità di revocare la deliberazione della Giunta regionale n. 17/9 del 26 aprile 2006 sul Parco geominerario, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (78)
Richiesta di risposta orale ad interrogazione
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che l'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 78, a firma Diana, La Spisa, Oppi e più, per la quale è stata richiesta, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento, la convocazione straordinaria del Consiglio.
(Interruzione della consigliera Caligaris)
Onorevole Caligaris, su che cosa intende intervenire?
CALIGARIS (Gruppo Misto). Su un richiamo al Regolamento, signor Presidente.
PRESIDENTE. Se non ne approfitta del richiamo al Regolamento per parlare d'altro…
CALIGARIS (Gruppo Misto). No, no, no…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, chiedo la parola in base al comma 2 dell'articolo 107 del Regolamento. Siccome non mi ritengo pienamente soddisfatta della risposta fornita, dopo oltre un anno, dagli uffici dell'Assessorato della programmazione, all'interrogazione 195/A, considerata l'attualità del tema, chiedo di discuterla nella competente Commissione. Si tratta dell'interrogazione che attiene alla vicenda dei soci dell'ex Banca Popolare di Sassari.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, il Presidente della Commissione fisserà, nel calendario dei lavori della Commissione, la giornata nella quale verrà data risposta orale alla sua interrogazione.
PRESIDENTE. Come dicevo, l'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 78 per la quale è stata richiesta, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento, la convocazione straordinaria del Consiglio.
(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 78:
MOZIONE DIANA - LA SPISA - OPPI - MURGIONI - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - RANDAZZO - CAPPAI - CAPELLI - GALLUS - RASSU - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - AMADU - CHERCHI Oscar - LADU - BIANCAREDDU - PETRINI - MILIA - LOMBARDO - CONTU - PILI - LICANDRO - SANJUST - SANCIU - CASSANO - DEDONI sulla necessità di revocare la deliberazione della Giunta regionale n.17/9 del 26 aprile 2006 sul Parco geominerario, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- con deliberazione n. 17/9 del 26 aprile 2006, la Giunta regionale ha adottato il bando di gara internazionale per la cessione, riqualificazione e trasformazione di ambiti di particolare interesse paesaggistico del Parco geominerario della Sardegna, con riferimento ai siti del territorio dell'Iglesiente e di Arbus facenti parte del Parco geominerario;
- la deliberazione ha proposto un primo bando da esperire con gara internazionale riguardante due lotti di intervento: il primo di Masua e Monte Agruxiau per complessivi 160.000 metri cubi, il secondo di Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli per complessivi 100.000 metri cubi; per il primo lotto è prevista una base d'asta di 32.520.000 euro, per il secondo di 11.000.000 di euro;
- la Giunta ha scartato l'ipotesi di concessione dei lotti oggetto del bando, optando per la cessione a titolo oneroso;
- la procedura di gara è finalizzata alla selezione di soggetti qualificati operanti nel settore immobiliare o alberghiero e dovrà prevedere l'accertamento dei requisiti d'impresa, gli elaborati di progetto e il prezzo di acquisto; le attività riguardanti la bonifica saranno oggetto di apposito accordo di programma fra la società aggiudicataria, IGEA Spa, e la Regione; l'iniziativa dovrà prevedere la ristrutturazione urbanistica degli immobili esistenti e i concorrenti potranno altresì avanzare specifiche e puntuali richieste di interventi pubblici riguardanti i livelli di competenza pubblica in ordine alla realizzazione delle infrastrutture generali;
- in difformità da quanto previsto nel Piano paesaggistico regionale recentemente adottato, nei compendi oggetto del bando saranno possibili interventi di strutturazione alberghiera ricettiva con annessi centri di benessere, strutture sportive e per il golf, interventi di miglioramento ambientale e di forestazione, strutture di supporto alla fruizione turistica dei siti di archeologia industriale eventualmente insistenti su tali aree;
- gli interventi di messa in sicurezza, riqualificazione ambientale e bonifica delle aree interessate dalla gara saranno a carico della Regione che, per la realizzazione degli interventi, si avvarrà dell'IGEA Spa;
- la gara si svolgerà secondo procedura negoziata privata distinta in due fasi, la prima per la presentazione della documentazione comprovante i requisiti di ammissibilità dei soggetti partecipanti, la seconda per la presentazione di una proposta di piano urbanistico di riqualificazione dell'area, di un progetto economico e gestionale di sviluppo e valorizzazione socio-economica, di un'analisi del fabbisogno e di un eventuale progetto di sviluppo delle infrastrutture viarie e di collegamento, e di un'offerta economica per l'acquisto dei beni;
- il bando di gara non riporta alcuna spiegazione relativamente alle modalità di svolgimento della fase preselettiva e, in particolare, ai criteri in base ai quali saranno valutate le manifestazioni di interesse pervenute;
- non è fornita altresì alcuna informazione sulle modalità con cui saranno composte le due commissioni esaminatrici che si occuperanno, rispettivamente, della fase di preselezione e di quella di aggiudicazione;
RITENUTO che:
- il bando, di fatto, preclude ogni possibilità di iniziativa da parte del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna; la partecipazione del direttore generale del Parco all'organismo di valutazione né soddisfa né rispetta le prerogative del Parco come previste dal decreto ministeriale 16 ottobre 2001, istitutivo del Parco; infatti tale decreto attribuisce al Parco, attraverso i componenti degli organi direttivi, la finalità di "assicurare la conservazione e valutazione del patrimonio tecnico, scientifico, storico-culturale ed ambientale dei siti e dei beni ricompresi nel territorio", nonché la competenza (a) a recuperare e conservare i territori e (b) il patrimonio di archeologia industriale; (c) a proteggere e conservare gli habitat e il paesaggio culturale generato dall'attività industriale nonché (d) le zone di interesse archeologico e i valori antropici delle attività umane connesse all'espletamento delle attività minerarie; (e) a promuovere e sostenere attività educative, ricreative, sportive e artistico-culturali compatibili con i valori da tutelare; (f) a promuovere, sostenere e sviluppare centri di ricerca di eccellenza di livello internazionale; (g) a collaborare con gli enti locali e con le istituzioni competenti al fine di concorrere alla creazione, nel territorio del Parco, di un nuovo processo integrato di sviluppo sostenibile; (h) di curare, d'intesa con gli enti locali preposti, il coordinamento di interventi di bonifica, di riabilitazione e di recupero;
- per realizzare tale finalità e adeguarsi alle competenze sopra indicate, il decreto istitutivo indica come incompatibili con gli obiettivi sopra indicati: (a) qualsiasi mutamento della destinazione dei terreni e quanto altro possa incidere sulla morfologia del territorio; (b) il danneggiamento e la distruzione dei manufatti; (c) l'esecuzione di nuove costruzioni e la trasformazione di quelle esistenti; (d) lo svolgimento di attività pubblicitarie non autorizzate dall'organismo di gestione;
- la gestione del Parco (articolo 4 del decreto ministeriale 16 ottobre 2001) è affidata a un consorzio costituito dal Ministero dell'ambiente, dal Ministero della attività produttive, dal Ministero dell'istruzione, università e ricerca scientifica, dal Ministero dei beni e attività culturali e dalla Regione autonoma della Sardegna; sono organi del consorzio del Parco il presidente, il consiglio direttivo, la comunità del parco, il collegio dei revisori dei conti;
CONSIDERATO che:
- la deliberazione della Giunta e il bando di gara per trattativa privata violano le disposizioni del decreto istitutivo del Parco, escludono sia gli organi direttivi del Parco, sia la comunità dalle decisioni e dagli interventi, così svuotando di contenuto e di possibilità operativa il Parco, i suoi organi direttivi e la comunità che del Parco è direttamente partecipe;
- la deliberazione, oltre che palesemente antidemocratica, appare in contrasto con le direttive europee per quanto riguarda gli appalti pubblici e suscita perplessità in ordine a possibili particolari interessi, che si traducono nella scelta discrezionale dei partecipanti alla gara;
- l'impegno a farsi carico delle operazioni di messa in sicurezza, riqualificazione ambientale e bonifica espone la Regione al pericolo di investire nell'operazione di cessione risorse superiori a quelle che potrà acquisire e dunque di rendersi responsabile di un danno erariale,
impegna la Giunta regionale
a revocare la deliberazione n. 17/9 del 26 aprile 2006 e il bando internazionale di gara conseguente e a predisporre nuovi criteri per l'affidamento dei lavori e del progetto con gara pubblica e non con procedura negoziata privata, e a coinvolgere direttamente, perché competenti, gli organi rappresentavi del consorzio e, in particolare, la comunità del parco. (78).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla. DIANA (A.N.). Signor Presidente, ovviamente mi rammarico subito per l'assenza del presidente Soru perché l'argomento è come tutti gli argomenti affrontati in questa Aula consiliare quindi, come tutti gli altri, avrebbe meritato la presenza del presidente Soru. Su una materia, che è da diversi mesi all'attenzione del Consiglio regionale e certamente della Giunta, di organizzazioni sindacali, di sindaci e di quanti altri sono interessati ad un aspetto importantissimo della nostra isola, mi sarebbe piaciuto, e credo che sarebbe piaciuto a tutti quanti noi, avere la presenza del presidente Soru. Presidente Soru che sfrutta tutte le occasioni per essere assente, soprattutto quando viene chiamato in causa come farò io oggi.
Il Presidente, qualche settimana fa, disse che i portatori di perplessità debbono trasferire i loro dubbi altrove; beh, io avrei voluto dire al presidente Soru che, benché ci abbia provato a trasferire i miei dubbi altrove, non sono riuscito a farlo soprattutto alla luce dei comunicati che, non dal centrodestra ma dal centrosinistra, appaiono sempre più spesso; ne citerò, tra gli altri, uno in particolare: "La Sardegna è in vendita forse per soddisfare l'investimento opportunistico e speculativo". Non l'ho scritto io ovviamente, l'ha scritto un opinionista, un giornalista molto vicino al centrosinistra, perlomeno lo era fino a qualche giorno fa, non so se poi abbia deciso di modificare il suo atteggiamento politico, certo è che un comunicato che usa questi toni "La Sardegna è in vendita forse per soddisfare l'investimento opportunistico e speculativo", già sarebbe bastato.
Questa mozione, che viene riproposta nel rispetto dell'articolo 54 del Regolamento, è stata presentata il 12 dicembre, quindi in tempi non sospetti, quando ancora il bando di gara per la gestione dei siti minerari non aveva avuto tutto il suo corso. Allora il presidente Soru ci invita a non avere dubbi, a trasferirci altrove se abbiamo dei dubbi, già questo è un fatto incredibile, non possiamo neanche avere dubbi, quando parla il presidente Soru dobbiamo avere solo certezze,mi dispiace che non sia presente perché sottopone componenti della Giunta autorevoli, forse i più autorevoli, a presenziare e a subire critiche che, lo dico subito, non sono indirizzate alla Giunta, sono semmai indirizzate al presidente Soru e alla maggioranza che lo sostiene, soprattutto a quei colleghi che vivono e operano in un territorio che ha certamente molte sofferenze e che nulla fanno per arginare la tracotanza e l'arroganza del presidente Soru.
Io non sono contrario alle iniziative che possano restituire produttività, economia, benessere, ambiente, salubrità ad un territorio, non ho assolutamente niente in contrario. Dove iniziano le mie contrarietà? Sono fondamentali, guardate!
Da un lato, nella mozione si chiede maggiore trasparenza sui bandi di gara e, dall'altro, si chiede che venga assicurato il Consiglio, ma non solo il Consiglio, sul rischio che, secondo me, è estremamente fondato di perdere tutte le risorse per il risanamento ambientale. Vedo che non è un argomento che appassiona molto i colleghi. Non ci sono cariche da distribuire, non ci sono incarichi da affidare, stiamo parlando di un argomento che, esclusi probabilmente i colleghi di quel territorio, tutti gli altri glissano.
Dicevo che esiste veramente il rischio di compromettere seriamente, conseguentemente di perderle, le risorse che, con grande sacrificio e battaglie politiche, fatte dal centrosinistra prima e dal centrodestra dopo, si erano ottenute. Perché dico questo? Perché vedete, colleghi, quando il Governo nazionale promulgò la legge per il risanamento ambientale dei siti più inquinati d'Italia, parlo di Bagnoli, parlo di Marghera, la legge numero 426, i siti minerari della Sardegna, al suo interno, non erano previsti, ci fu una grande battaglia in seguito alla quale si riuscì ad avere il riconoscimento di risorse importanti per risanare quel comparto. Si quantificò allora e credo che oggi sia quantificato in circa 750 milioni di euro, non stiamo parlando di noccioline, stiamo parlando di 750 milioni di euro, di questi circa 35 milioni di euro sono già stati trasferiti, ci dovremmo chiedere che fine hanno fatto e che utilizzo ne stiano facendo.
Ma per ritornare alla "426", è una legge talmente esplicita, cari colleghi, che all'articolo 1 comma 7 dice: " Nel caso di cambio di destinazione dei siti oggetto degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale ovvero di alienazione entro dieci anni dall'effettuazione degli stessi in assenza di cambio di destinazione…" - e successive modificazioni eccetera eccetera - "Con decreto del Ministero dell'ambiente… verranno determinati i criteri e le modalità della restituzione", ovviamente di tutte le somme investite nella bonifica di quei siti. Ora mi chiedo: qualcuno sarà andato a chiedere o a verificare se un rischio di questo genere di 750 milioni di euro può essere commisurato all'alienazione di una parte importante del nostro patrimonio per una cifra a base d'asta di 32 o 33 milioni di euro con tutto ciò che questo comporta? Questo è il primo quesito che io pongo.
La legge che ho citato è una legge del 1998, pieno Governo di centrosinistra, Ministro Bordon, non è una legge del Governo del centrodestra, è una legge del Governo di centrosinistra. Vado avanti, il decreto numero 468, del 18 settembre 2001, a conferma di quanto scritto, all'articolo 8 intitola: "Procedure di revoca dei finanziamenti e procedure di riassegnazione". Nel suo contenuto è previsto che i finanziamenti, concessi ai sensi di quella legge citata, nel mancato rispetto del loro utilizzo e nel non rispetto dell'articolo 1 comma 7, verranno immediatamente restituiti allo Stato e gravati degli interessi, perché la bonifica di quei siti ovviamente li qualifica maggiormente e li rende economicamente più validi.
Allora, quegli opinionisti di centrosinistra, vicini al mondo degli ambientalisti, oltre che scrivere che la Sardegna è in vendita forse per soddisfare appetiti di chissà quale genere, vanno avanti e scrivono: "Politica e affari immobiliari, il governatore Soru non fa quello che dice e i portatori di perplessità rispondono che il re è nudo". Questo non l'ho scritto io, lo scrivono autorevoli giornalisti, esponenti del mondo ambientalista, che hanno a cuore le sorti di quel territorio. Ma perché il presidente Soru non è presente in Aula? Quanto meno mi dovrebbe dare suggerimenti per come difendermi dagli attacchi che subisco anch'io, perché mi si dice che non faccio niente, che noi non facciamo niente. Invece il presidente Soru è assente. Allora il presidente Soru, subissato da proteste, la settimana scorsa in Confindustria è andato a dire che non si trattava di cessione delle aree minerarie, ma di concessione. Mi sono letto il bando non so quante volte e, per risparmiare tempo a voi e me stesso, vi dico che per almeno otto volte viene citata la parola cessione, acquirente e venditore, mentre non c'è un passaggio dove si parli di concessione, si parla sempre di cessione. Ora stiamo cambiando in corso d'opera, benissimo, la mozione chiede di revocare quel bando e di procedere in maniera diversa, questo per tranquillità anche dei colleghi.
Quando la "426" è stata fatta, c'era una motivazione, la "426" ha distribuito migliaia di miliardi nei siti più inquinati d'Italia, Bagnoli, Marghera, ce n'è un elenco dal quale è esclusa la Sardegna. Sapete perché quell'articolo 1 comma 8 dice quello che dice? Perché si tratta di siti che potevano essere sottoposti a grandissime speculazioni edilizie, allora il legislatore di centrosinistra, Ministro Bordon, non il Ministro di centrodestra, proprio per avere la certezza che non ci sarebbero state speculazioni, ha previsto che i siti interessati da bonifiche ambientali, con la contribuzione dello Stato, quindi con danari pubblici, non possono assolutamente modificare il loro stato! Non lo possono modificare prima dei dieci anni!
Signori, noi siamo in presenza di questa fattispecie. Tutti quei siti sono oggetto di bonifica parziale. Onorevole Calledda, molto parziale! A fronte di 750 milioni di euro necessari, non ne sono stati spesi neanche 33! Li abbiamo già spesi? Non li abbiamo spesi? Ma, se il presidente Soru intende alienare quei terreni, come si concilia con l'articolo 1, comma 7, della legge numero 426? Allora mi chiedo perché accelerare le procedure. La Sardegna è vero che non ha grandi infrastrutture, non ha una grande viabilità. Però, viva Dio, non siamo nel deserto del Sahara, siamo in Sardegna! Abbiamo accelerato per andare a sorvolare quei siti. E abbiamo accelerato! Ci sono state interrogazioni, mozioni, interpellanze su questo aspetto, ma il presidente Soru è andato avanti! Il 12 aprile ha fatto l'ultimo bando! Un bando sul quale, poi, avrò qualcosa da dire. Quindi si vola! Si vola e allora nascono le illazioni. Prima ancora di sapere chi aveva partecipato, era normale incontrare qualcuno che diceva: "Ma lì c'è la mano di Tronchetti Provera, ma lì c'è la mano di Testa, ma lì c'è la mano di Barrack, ma lì c'è la mano di altre associazioni temporanee d'impresa, lì c'è la mano del presidente Soru!". Tutto si dice in assenza di informazioni, c'è da capirle le persone, non possiamo che capirle, poi vedremo se condividere o meno ciò che dicono. Queste sono le cose che si dicono nella pubblica piazza, come si diceva una volta.
A settembre dovrebbe essere ultimata la procedura, con una Commissione che è il fiore all'occhiello, conosciamo soltanto qualcuno dei nomi, ma basta e avanza! Non conosciamo il pronunciamento del Ministero dell'ambiente ma soprattutto quello del Ministero dei beni culturali. Il dottor Scarpellini chiamato in causa da me, la settimana scorsa, in una conferenza stampa, tace. Assordante silenzio! Il dottor Scarpellini, voluto fortemente dal presidente Soru, non parla dei siti minerari dismessi del Sulcis Iglesiente, patrimonio dell'Unesco, archeologia industriale. Chi meglio di lui poteva parlare di questa materia? Non ne parla! Non ne parla neanche il Parco geominerario - altro soggetto che non è stato assolutamente coinvolto - se non per la parte che riguarda il direttore generale coinvolto nella Commissione, non dice di più. Non ne parlano gli imprenditori, la Confindustria sì, forse qualche accenno.
Per partecipare a questo bando bisognava essere colossi mondiali! Pensate, colleghi, una perla fra tutte: chi vuole partecipare deve avere effettuato interventi del genere per 30 ettari e minimo 100 mila metri quadri di pavimentazione. In Sardegna: 100 mila metri quadri! Ma qual è l'impresa sarda che può affrontare un'esperienza di questo genere? Allora quando il presidente Soru (torno a bomba per le cose che non dico io, ma che ha detto il presidente Soru e che vengono regolarmente riportate dai vostri autorevoli amici del centrosinistra) dice: "Ai nostri giovani vogliamo dare una speranza, quella che possiamo risolvere i problemi della Sardegna con il loro contributo, il loro entusiasmo, la loro capacità, non attraverso il piattino con la richiesta di aiuto, con l'aiuto di un americano".
Qui incomincia la sequela di notizie del presidente Soru sui BOND, sui fondi di investimento americani, sui fondi di investimento inglesi! Ma cosa gliene importa ai sardi dei fondi di investimento americani? Ma perché il presidente Soru deve andare a dichiarare che, con 250 milioni di euro di fondi di investimento americani, si compra tutta la Sardegna? Con 250 milioni di euro, è vero, si può comprare gran parte delle coste della Sardegna, si possono pagare i BOND di Tiscali a settembre, si può fare qualsiasi cosa con 250 milioni di euro! Non c'è dubbio! Ma questo Consiglio regionale non può tacere! Il presidente Soru sta vendendo fumo, e lo sta vendendo, io me ne rammarico (onorevole Calledda, mi rivolgo a lei, che ha fatto battaglie decennali su questa materia), per dare risposte a quei territori, risposte che non avranno! Sono delle risposte che forse, fra qualche anno, qualcuno ci darà, ma non oggi.
Il presidente Soru diceva, all'inizio della sua legislatura, che non avrebbe voluto rendere i nostri giovani tutti camerieri. Beh, voi spiegatemi se, in un'iniziativa di questo genere, non può succedere quello, chiedo scusa agli abitanti di Pula, che per un momento stava succedendo in un territorio molto più piccolo, molto più complesso, poteva succedere ma non è successo perché evidentemente gli imprenditori locali hanno saputo venir fuori da quella sacca. Invece in questo caso si rischia di creare cinque generazioni di camerieri, giardinieri, lavapiatti, sciacquini, manovalanza generica. Qui succede questo! Allora, a che cosa sono servite tutte le promesse del presidente Soru? Non sono servite a niente! Sono servite al fatto che il presidente Soru non è presente in Aula e non vuole ascoltare le considerazioni che io ho portato e le tantissime altre che saranno arrivate anche sul suo tavolo. Leggo una perla: "La verità è che il governatore Soru dimostra di non conoscere gli atti assunti dal suo Esecutivo e pubblicati nel sito Internet". Di fronte ad accuse di questo genere, il presidente Soru aveva necessità, io credo l'obbligo, il dovere e il diritto, di difendersi e di venire qua e parlarci di questi argomenti. Invece è assente! E' venuto per il metano, non so perché o meglio lo so, ma non è argomento in discussione oggi.
Le richieste che ci facciamo e che ci hanno portato a sottoscrivere questa mozione, io credo che siano da condividere. Guardate, possiamo prendere tempo, io credo che anche la maggioranza dovrebbe prendere tempo e chiedere al presidente Soru di sospendere qualsiasi iniziativa, perché tutte le iniziative che il presidente Soru sta prendendo - per questa materia, non discuto le altre - vi assicuro che sono, assolutamente, non meritevoli di attenzione in termini di risultato. Si compromette prima l'utilizzo delle risorse nazionali per la bonifica. Nel bando c'è scritto che la Regione Sardegna si occuperà della bonifica… Posso terminare?
PRESIDENTE. Ha parlato per venti minuti, onorevole Diana, se sta terminando, continui, prego.
DIANA (A.N.). Se fosse vero che la bonifica di quei siti dovesse essere a carico della Regione Sardegna, spiegatemi che interesse avrebbe la Sardegna a vendere per 35 milioni o 40 milioni di euro il suo territorio, per spenderne poi 650 o 700 per bonificare quei siti.
PRESIDENTE. Ricordo ai consiglieri che intendono parlare che devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, io ho ascoltato con molta attenzione il collega Diana e ho avuto modo, anche stamattina, di scambiare alcune opinioni nel merito. Lo ringrazio per avermi citato, però mi sarei aspettato molto di più dall'illustrazione di questa mozione. Nel senso che, voglio dire, affrontare la questione solo ed esclusivamente per quanto riguarda il fatto avvenuto attraverso la gara internazionale è riduttivo e, in qualche maniera, offende anche la storia di quella realtà.
Quando parliamo di siti minerari, dobbiamo ricordarci tutti quanti che quella vicenda, quella situazione, ha coinvolto migliaia e migliaia di persone, operai e minatori che hanno creduto in quel territorio, che hanno svolto una funzione e che sono stati un punto di riferimento anche per la nostra autonomia. Sono stati un elemento di propulsione per la democrazia e per l'emancipazione. Insomma, noi abbiamo fatto lo sforzo, già in queste ultime tre legislature, di affrontare la questione mineraria in termini diversi e avendo un approccio, come dire, che in qualche misura desse a quel territorio opportunità diverse rispetto a quelle avute sino ad oggi.
C'è stata una discussione enorme sul ruolo e sulla funzione dei comuni; ci sono state alcune sperimentazioni, come quella di attribuire ai comuni la gestione della cosiddetta archeologia industriale. Io vorrei fare alcuni esempi,tra gli altri Rosas a Narcao o la miniera di Orbai, dove i comuni si sono fatti carico di realizzare l'intervento, quindi di ristrutturare quelle miniere, quei villaggi minerari, per poi scoprire però (dopo che ci sono stati investimenti importanti, peraltro anche realizzati bene dal punto di vista architettonico e dal punto di vista ingegneristico), guarda caso, che i comuni non sono stati e non sono in grado di gestire quei villaggi, di gestire quel tipo di patrimonio.
Allora, cari colleghi, attenzione! Io sono tra coloro i quali, nel passato recente e anche oggi, vuole attribuire alle amministrazioni locali, ai comuni, la possibilità di avere una funzione e un ruolo. Però la funzione e il ruolo del comune non possono essere sostitutivi di quelli dell'imprenditore riguardo alle iniziative economiche. Non può essere così, perché se fosse così, commetteremmo un errore ancora più grave rispetto a quello che abbiamo commesso negli anni passati.
Nel merito, badate, io non appartengo alla categoria degli immobiliaristi, degli speculatori, e tanto meno di coloro che vogliono fare affari relativamente alle zone minerarie. Però, se esaminiamo la mozione Diana, abbiamo per esempio (cito quello che conosco meglio, poi parleranno anche altri colleghi) il caso di Monte Agruxiau o di Bindua che, è vero, sono realtà e zone nelle quali, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, si può creare un nuovo sviluppo economico; io credo a questa cosa qui, poi comprendo le perplessità, le osservazioni che ha fatto l'onorevole Diana, però badi bene che noi non siamo più disponibili ad aspettare. Dopo le battaglie combattute prima della chiusura della miniera (mi riferisco in modo particolare ai lavoratori di San Giovanni in miniera, di Campo Pisano, alla chiusura del Pozzo Amsicora a Monte Vecchio, eccetera), con le quali i minatori chiedevano che quelle realtà dovessero essere in qualche misura riutilizzate per dare una prospettiva e un futuro ai loro figli, e tutto ciò non è avvenuto, abbiamo ottenuto la legge numero 221; e cos'è successo? In pratica, la Sardegna ha utilizzato pochissimo e quel poco che ha realizzato è fallito in maniera misera perché gran parte della legge numero 221 è stata utilizzata fuori dalla Sardegna, perché la "221" era una legge nazionale.
Allora, mettiamoci d'accordo, se qualcuno ha notizia che ci sono elementi di speculazione, io sono disposto a discutere e ad affrontare la questione, in Aula, però non solo in Aula. Io sono convinto, onorevole Diana, per dirla tutta, che questi siti minerari non possano essere gestiti esclusivamente dai comuni, certo le comunità locali devono avere un ruolo e una funzione, però credo che, se vogliamo dare un contributo per uno sviluppo economico diverso rispetto a quello del passato, occorre gente che sia capace di realizzare interventi e soprattutto di creare nuova economia. Questo è il dato vero! Quando noi parliamo di Monte Agruxiau e di Masua, sappiamo che stiamo parlando di luoghi che sono già a mare; allora siccome non può essere quella l'area, la zona, il luogo, dove tutto è fatiscente, dove tutto è degradato, dove tutto è inquinato, cari colleghi, anche voi dell'opposizione, date una mano affinché quel territorio possa avere una prospettiva e uno sviluppo economico diverso rispetto a quello che ha avuto sino ad oggi! Su questo, siamo disponibili a misurarci, poi per le altre cose, chi sa più di quanto so io, per cortesia, agisca, dato che neppure io voglio incorrere in situazioni sgradevoli rispetto alle cose che ha detto l'onorevole Diana; se è così, noi abbiamo il ruolo di controllare, di verificare ma soprattutto dobbiamo creare speranza.
In questi giorni mi è capitato di incontrare un gruppo di lavoratori di Fluminimaggiore (stiamo arrivando al ridicolo, cari colleghi!), Fluminimaggiore era una delle zone più importanti dal punto di vista minerario, ancora oggi ci sono siti di pregio rispetto agli interventi che possono essere fatti. Oggi le miniere sono chiuse, ci sono solo disoccupati, è un paese che morirà, un paese che io definisco dell'interno, un paese che è stato ricco, dove non esisteva la disoccupazione, un paese dove tutti quanti hanno avuto l'opportunità, dagli anni '60 in poi, di andare a scuola e di studiare.
Allora, affrontiamo questo ragionamento in senso responsabile. Io sono del parere, onorevole Diana, che questa possa essere una svolta, non in nome del ruolo e della funzione che ha questa Assemblea, che è sovrana e rappresentativa, ma un ruolo e una funzione per quanto hanno fatto quei lavoratori che tanto hanno sacrificato per dare una speranza e un futuro non a loro stessi ma ai loro figli, alle loro famiglie, ai loro nipoti. Se noi partiamo da questo presupposto, probabilmente questa discussione sarà interessante, oltre per le questioni di carattere particolare, anche perché ne scaturirà sicuramente una possibilità di sviluppo diverso rispetto a quello che abbiamo avuto sino ad oggi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, credo che l'ultimo intervento, quello del collega che mi ha appena preceduto, abbia aperto una discussione importante che, fortunatamente, viene portata all'attenzione di quest'Aula da una mozione, presentata con le firme praticamente di quasi tutti i componenti dell'opposizione di questo Consiglio regionale; la problematica che andiamo a discutere oggi, ci offre uno spunto, anzi un ottimo spunto, proprio per affrontare e probabilmente cercare di tirare le somme del lavoro di questo Esecutivo che da due anni governa la nostra Regione.
Ecco quindi che soprattutto i colleghi della maggioranza dovrebbero veramente ringraziare i colleghi dell'opposizione, per aver presentato questa importantissima mozione sollevando così un rilevantissimo problema, all'interno di quest'Aula, puntando una volta per tutte i riflettori su un atteggiamento che, da tempo, come ho già detto, è unilaterale da parte vostra ma soprattutto da parte del Governo regionale il quale, ancora una volta, fa suonare quel campanello d'allarme che preoccupa non soltanto noi di questa posizione politica ma anche tutto il resto dei sardi e della Sardegna.
Siamo chiamati quindi ad esaminare una mozione sui siti delle ex miniere, siti ex minerari, sul futuro di questo bando di vendita che ha fatto e sta continuando a far discutere soprattutto, mi dispiace per l'intervento che mi ha appena preceduto, per la poca chiarezza che lo caratterizza.
Faccio l'esempio della scarsa trasparenza a partire dalle modalità e rivolgo una domanda che avrei voluto porre al Presidente, che anche oggi non è presente, qualcuno gliela riferirà:si vende o quelle aree possono essere date in concessione?. Il bando è inequivocabile, usa il termine "acquirenti" ma, come ho detto prima, addirittura lo stesso presidente Soru avrebbe dichiarato che, in alcuni casi, il sistema della concessione sarebbe addirittura preferibile. Ecco la prima incongruenza, non si capisce perchè si fa un bando per vendere e poi si dice che si vuole dare in concessione; qualcosa evidentemente non funziona, qualcosa evidentemente non è comprensibile, allora sarebbe opportuno avere un po' più le idee chiare ed essere più precisi prima di lanciarsi in certe affermazioni e in fantomatiche operazioni che servono per il bene della Sardegna e per il futuro dei sardi, così decanta uno slogan che, da due anni, ripeto, porta avanti il nostro Presidente. Questo punto, appena sottolineato, è soltanto l'inizio di una serie di incongruenze che la questione delle zone minerarie del Sulcis ha portato alla luce.
Proseguiamo: guardiamo per esempio le domande di partecipazione al bando, mi dispiace ancora sottolineare questo aspetto, si trovano quattro offerte, tutte e quattro stranamente di imprenditori immobiliari. Ora, nessuno vuole fare il processo alle intenzioni, per carità, non è l'Aula consiliare, non è il Consiglio regionale che deve fare questo genere di allusioni, ma la paura che spaventa tutti e che si sta mettendo in evidenza è sapere se veramente dietro ci sia una speculazione immobiliare. Ci si sarebbe aspettati che avessero partecipato imprese leaders del settore turistico, magari anche qualche azienda sarda, che stranamente non ha partecipato, invece gli interlocutori parlano tutti la lingua del settore edilizio e solo quello.
Che dire poi delle possibilità di ristrutturare anche nelle aree vincolate, di demolire le vecchie strutture o addirittura ricostruirle? Signori, avete preso le vostre decisioni in barba al vostro carissimo Piano particolareggiato recentemente adottato oppure, per quel che vi ritorna più utile, a volte il Piano può finire tranquillamente nel cassetto? Quando non serve, quando non torna con le vostre linee di interesse? Nei compendi oggetto del bando sono previsti interventi di ristrutturazione alberghiera ricettiva con centri di benessere, strutture sportive, interventi di miglioramento ambientale e, ancora, strutture di supporto alla fruizione turistica dei siti archeologici e industriali. Cari colleghi, se qui non si sta contravvenendo a ciò che voi stessi avete previsto con il Piano paesaggistico, ditemi che cosa significa quello che avete scritto nel bando.
Io continuo a rimanere scettico, come lo sono stato dall'inizio di questa legislatura, e continuerò ad essere critico; se, da un lato, sono convinto della necessità di valorizzare quelle aree, e tutti ne siamo convinti, dall'altro lato, questa operazione ha una sorta di sapore amaro di un affare che, alla fine, ai sardi e alla Sardegna non porterà niente, praticamente nulla.
Si sarebbero dovute coinvolgere imprese locali per creare occupazione e ricchezza nella nostra terra e lasciarla qui, ai sardi, alla nostra gente, invece sembriamo molto lontani, lontanissimi, da questo obiettivo, non ci preoccupiamo dei sardi e della Sardegna nel portarli, sia che si chiamino managers, sia che si chiamino funzionari, sempre da fuori, i sardi probabilmente a qualcuno non interessano.
Ora, tralasciando la poca chiarezza su alcuni aspetti come la composizione delle commissioni esaminatrici, vorrei soffermarmi sull'esclusione del Parco geominerario. Il bando, così com'è stato predisposto, taglia le gambe a qualsiasi possibilità di iniziativa dello stesso Parco eppure, tra le sue prerogative, come era stato previsto dal decreto istitutivo del 2001, l'Ente deve vigilare e conservare l'habitat di quelle zone, il patrimonio storico, ambientale, culturale e così via di seguito. Voi invece fate finta di niente, forse non vi siete manco accorti che esisteva e che esiste il Parco geominerario o, forse, il Parco, in quel preciso momento, rappresentava qualcosa di scomodo per cui avete preferito tirare dritto per la vostra strada, come ho detto prima e come avete fatto per il Piano paesaggistico? Purtroppo non sarebbe la prima volta, come ho già detto in questo intervento, lo avete fatto da due anni a questa parte e un atteggiamento simile, da parte di questo Esecutivo, oramai non stupisce più nessuno, siamo abituati e ne prendiamo atto.
Come vi ho detto prima, in due anni ci avete abituato fin troppo a decisioni arbitrarie, uniche, solo vostre, senza mai coinvolgere nessuno, senza mai aprire a dibattiti esterni e a crescere magari con iniziative provenienti fuori dai palazzi e da chi potrebbe dare magari maggiori suggerimenti. Sono atteggiamenti antidemocratici, sono atteggiamenti antidemocratici di qualcuno e sono stati fino a oggi implacabili, hanno colpito come i peggiori virus, vi siete contagiati a vicenda, oramai questo è scritto nel vostro DNA e non si potrà più cancellare.
Quando si parla della nostra terra, non dimenticheremo mai quelle zone nelle quali, in passato, com'è stato appena accennato da chi ci ha preceduto, è stato visto sudore, fatiche - diciamo pure anche morti - all'interno di quelle miniere, di quanti hanno passato parte della loro vita là sotto; almeno dico, per rispetto nei loro confronti, per la loro memoria, non svendiamo e non facciamoci del male, pensiamo prima a quello che realmente stiamo realizzando, a quelle aree che sono testimoni del nostro passato e rappresentano una ricchezza per il nostro futuro.
La mozione sollecita l'impegno a revocare la delibera, a revocare il bando internazionale, è quello che noi chiediamo, perché serve a riaprire il dialogo e a riproporre un'interlocuzione tra noi, tra il Consiglio regionale e quello che è veramente il futuro e lo sviluppo di quei territori e di quelle aree. Ora, l'affidamento dei lavori e del progetto, attraverso una gara pubblica, servirà per coinvolgere direttamente gli organi rappresentativi del consorzio, che ci siamo dimenticati, o meglio vi siete dimenticati, in particolare del Parco. Ora io chiudo, dicendo che è soltanto questo, secondo me, secondo noi, l'unico modo per riuscire realmente a valorizzare queste aree con correttezza e nel pieno rispetto dei sardi e, lo dico ancora una volta, della loro intelligenza.
Buttare fumo negli occhi e indorare la pillola è solo un modo ingiusto e mediocre di prendersi gioco di chi ci ha dato fiducia, di chi vi ha dato fiducia per governare e per rilanciare ancora una volta la nostra terra, la nostra Isola; quelle terre e tutti i sardi, sicuramente, non meritano tutto ciò.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti della Giunta, il Consiglio regionale della Sardegna ha già discusso, direi anche con una notevole voglia di approfondimento, all'incirca un anno fa, del tema di cui ridiscutiamo in maniera un po' generica, devo dire rispetto alle contestazioni presenti nella mozione, cioè circa il problema di che cosa debba fare la Regione Sardegna, proprietaria delle aree minerarie dismesse, per la loro valorizzazione. Lo faceva un anno fa in forza dello stimolo che veniva da una mozione del centrodestra, o un'interpellanza, adesso non ricordo, ma il senso del vostro suggerimento, colleghi del centrodestra, era più o meno questo: "Prima di alienare i beni minerari (quindi non è che non si debbano alienare), prima di venderli, uscendo dall'espressione "giuridichese", dovete fare una procedura di evidenza pubblica e, state attenti,poiché ci proponete di rivisitare la disciplina urbanistica attraverso il Piano paesaggistico, bisogna aspettare gli indirizzi precisi del Piano paesaggistico e poi potete iniziare a vendere". Questo avveniva un anno fa.
La Giunta regionale, pur essendo stata respinta quella mozione, ha fatto esattamente questo, ha predisposto un bando trasparente, dichiaratamente trasparente, al punto tale che c'è una disponibilità del testo di questo bando, degli orientamenti, delle carte, degli estratti catastali, dei principi e dei criteri di prequalifica addirittura da prima che il bando divenisse efficace, direi, con la trasmissione ai competenti uffici dell'Unione Europea, e questa pubblicazione anticipata ha consentito a tutti i soggetti di ragionarci sopra, discutere, raccogliere suggerimenti e intuizioni tecniche, far venire l'Assessore dell'urbanistica e degli enti locali a parlare di queste cose in una seduta aperta del Consiglio comunale di Iglesias, potrei aggiungere tante di queste cose.
Quella provocazione è stata molto utile; ritengo, colleghi, meno utile, diciamo così, la mozione di oggi, perché se dobbiamo smentire gli slogans, tipo questa cosa della Sardegna in vendita, bastava il richiamo a quei nostri lavori. Come sarebbe capitato che la Sardegna andasse in vendita? Sarebbe capitato se la Regione Sardegna avesse utilizzato, come per esempio ha utilizzato il Governo di centrodestra nazionale, forse anche per nobili motivi, uno strumento che principalmente è utile al far cassa, cioè si anticipano tutte le procedure di vendita, senza preoccuparsi di che cosa si farà di quei territori, di quei terreni, di quegli immobili, cioè si procede con un meccanismo che si chiama in inglese securitisation, in italiano, come diciamo noi, cartolarizzazione. Abbiamo detto alla Giunta "no" alle cartolarizzazioni, la Giunta non ha usato cartolarizzare nulla dei beni minerari dismessi, pur essendoci una norma, nella legge finanziaria 2004 sul 2005, che consente incisive attività di cartolarizzazione su gran parte del patrimonio regionale. Abbiamo detto in quella sede che ci servono i progetti, vogliamo progetti di valorizzazione e di riutilizzazione compatibile sotto il profilo ambientale, sotto il profilo economico, sotto il profilo storico e di bene culturale del patrimonio minerario.
Guardate, la Regione non è padrona di miniere, di quelle estensioni, da molto tempo, l'acquisizione non è avvenuta duecento anni fa o cinquant'anni fa, con la Regione che nasce nel '48, ma nemmeno prima si trattava di beni pubblici, la pubblicizzazione di questi beni, voglio ricordarlo, circa 6700 ettari di territorio sardo e 1950 unità immobiliari, avviene tra il 1997 e il 1998, alla fine dell'epopea mineraria della Sardegna, è da quel periodo che iniziamo a porci il tema e a dover dare una risposta se la Regione debba essere una sorta di latifondista e di soggetto che contempla attività del passato o, se pur concedendo ai comuni il recupero e il riutilizzo delle vestigia dell'epopea mineraria, valorizzando tutto quello che è stato fatto ed è potuto essere utilizzato dal sistema pubblico, tutto il resto lo doveva mettere a fruttare, perché altrimenti saremmo preda, saremmo prigionieri di una concezione della proprietà pubblica direi, nemmeno di tipo socialista, ma del tipo della manomorta ecclesiastica che lo Stato unitario ha cancellato e che ogni tanto però ritorna in alcune demagogie, in alcune ideologie, senza cultura che ritengono che il pubblico è a prescindere meglio di qualsiasi utilizzazione privata, anche quando è un pubblico che distrugge, che dimentica, che è distratto, e che pesa sulle casse degli italiani o dei sardi a preferenza.
Il tema principale della mozione è che il Parco è escluso, beh non è escluso. Non è escluso perché il Parco geominerario, che vede oggi molti tifosi, forse ieri erano tifosi distratti, è parte essenziale dell'accordo di programma, che è una sorta di Conferenza dei servizi che diventa l'ultimo atto di questa procedura di alienazione. Anche io, come i colleghi che mi hanno preceduto del centrosinistra, non sono un appassionato, in questa sede, quando faccio la mia professione magari sì, del tecnicismo e della distinzione tra alienazione e concessione. Posso solo dire che il meccanismo della concessione è un istituto tipico del diritto amministrativo che si usa quando un bene pubblico viene, appunto, concesso; però il legislatore del 1998, con la legge numero 33, ha passato questi beni ad una società che, pur posseduta interamente dalla Regione, è di diritto privato e non usa il meccanismo concessorio. Se dovessi suggerire qualcosa, all'onorevole Diana e a chi legittimamente, devo riconoscere, pone questo problema, direi che rifiuterei procedimenti di demanializzazione di quei beni, di quegli immobili e di quei territori, di quei terreni, e cercherei di ragionare magari sull'utilizzazione del diritto di superficie, ma questi sono, come dire, lavori degli avvocati.
Quello che mi sta a cuore è invece sostenere e chiedere, ancora una volta, come un anno fa, alla Giunta di procedere con la correttezza, la trasparenza e la assoluta disponibilità a dialogare, con chiunque si avvicini, con appropriatezza tecnica economica al bando che è stato fatto, ma con la giusta speditezza verso la riutilizzazione di quei beni. E' questa una prerogativa, una richiesta, che viene dal centrosinistra.
Guardate, io non so, ma se girate ad Iglesias, ad Arbus, a Masua, probabilmente non troverete gente, nemmeno tra gli ex minatori, che dica di revocare la delibera. Del resto alcuni tentativi, direi più approssimativi, di procedere su questa strada li avete fatti anche voi; vorrei citare, onorevole Diana, onorevole Cherchi, la delibera numero 47/23 del 21 novembre 2000 che prevedeva il bando per la vendita internazionale degli stessi beni infischiandosene del Parco geominerario che pure era stato di lì, in quei giorni, istituito. Dopo quasi quattro anni, mentre noi eravamo in campagna elettorale, la delibera numero 16/31 del 6 aprile 2004 fu uno degli ultimi atti della Giunta Masala, aveva il seguente oggetto: Bando internazionale per la alienazione del patrimonio minerario. Interpellato il Parco? Manco per idea! Va beh, qui il Parco è dentro l'accordo di programma.
I problemi urbanistici certamente sono un pezzo essenziale del bando, quando si dice "non cartolarizziamo per non far cassa", si dice anche che non ci interessa un milione di euro in più, ci interessa il migliore dei progetti in zone che erano già state previste da governi del centrodestra, o governi atipici in quel tempo, anche dalle autonomie locali, per una destinazione d'uso tipicamente turistica e orientata allo sfruttamento economico. Vorrei ricordare qui al collega di oggi, ma anche di ieri, onorevole Mauro Pili che da sindaco, a metà degli anni '70, fece votare gli indirizzi del Piano urbanistico di Iglesias che prevedevano la riutilizzazione di tutte le volumetrie, non una parte ridotta come qui, della zona di sua competenza e cioè Masua.
Non scopriamo quindi nulla, onorevoli colleghi, andiamo avanti con la trasparenza e la decisione che gli ex minatori, ma anche i loro figli e i loro nipoti ci chiedono per fare le cose bene, in fretta, ma soprattutto farle.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). So che la Giunta, nel concludere questa discussione, puntualmente risponderà, credo, ai rilievi che sono posti nella mozione, a me solo alcune considerazioni. Io conosco bene quei luoghi per averci vissuto i miei primi anni di vita essendo, come ho ricordato altre volte, figlio di un minatore che lì ha trascorso quarant'anni della sua vita, ho vissuto a Sa Barraxiutta, Sa Duchessa, Monte Agruxiau, mio padre concluse i suoi quarant'anni di lavoro a Nebida. Quindi conosco quella realtà e quei luoghi, come conosco bene Ingurtosu perché è il territorio dove invece vivo.
La legge numero 33 è della legislatura 1994-1999, dopo di me interverrà il collega Pili, al quale vorrei rivolgere una domanda, come se fosse seduto lì, ricordo che - allora era sindaco - interloquì molto con me, che ero Presidente della Commissione ambiente, ricordo le polemiche, le discussioni, le difficoltà ad emendare la legge, i contrasti, anche dentro la maggioranza di allora, il rapporto con i comuni, l'emendamento che fu introdotto per stabilire che una parte di questo patrimonio, quello che poteva avere destinazione pubblica, andasse ai comuni, il discorso delle bonifiche, il discorso dell'utilizzo di questo patrimonio per dare risposte che non fossero solo assistenza a quei comuni e a quelle popolazioni, e ricordo la partecipazione con la quale ci fu una condivisione di quel momento. Ora, al collega Pili, che parlerà dopo di me, domanderei: "Cosa è avvenuto dal giorno in cui fu approvata la legge (a fine legislatura '94-'99) al 2004 per quei territori e per quei comuni? Dove è finita la battaglia per trasferire i beni ai comuni? Perché ci si dimentica che, in cinque anni, quel sindaco battagliero poi è diventato Presidente della Giunta regionale e ha governato per cinque anni, da Presidente e da rappresentante leader del centrodestra, la Sardegna. Quale bene di quegli immobili è stato trasferito dal 1999 al 2004? Quale operazione di bonifica è avvenuta in quei luoghi? Quale operazione di valorizzazione di quell'immenso patrimonio che, tutti si diceva, è un delitto lasciare nelle condizioni di degrado e di abbandono, quando può avere uno sviluppo, un recupero e una valorizzazione per dare risposte occupative a quei luoghi e a quelle popolazioni? Non è avvenuto nulla.
A me è capitato spesso, o qualche volta anzi, di non condividere azioni di governo e di manifestare anche il mio contrasto, invece c'è un punto sul quale sono totalmente d'accordo con l'iniziativa della Giunta, solo chi ha un rapporto con quei territori, per averci vissuto, e passa oggi in quei luoghi vedendo il degrado e l'abbandono di quelle strutture, di quei territori, può capire quanto sia importante avviare un progetto di valorizzazione, seguendo la strada che voi stessi avete indicato dal 1999 al 2004.
Allora dico alla Giunta: "Si vada avanti, speriamo che realmente si riesca ad avviare un processo di valorizzazione di quei luoghi, che ci sia realmente un gruppo interessato ad avviare progetti turistici in quelle aree, in quei territori". Inoltre invito la Giunta a procedere con celerità per il bando internazionale per la valorizzazione di Nebida, di Ingurtosu e di Masua e, allo stesso tempo, con la medesima celerità anche a trasferire quei beni ai Comuni di Guspini, di Arbus, di Iglesias, che hanno chiesto i beni per i quali hanno presentato progetti, per i quali hanno investito risorse, e che hanno già realizzato miglioramenti di quel patrimonio immobiliare che l'IGEA, in modo colposo, complice una Giunta che (quando si parlava da sindaco si diceva una cosa e poi da Presidente se ne è fatta un'altra) non ha trasferito per cui non ha fatto concludere quel processo previsto.
Allora si attui la legge per trasferire quei beni ai comuni, si attui subito. E' stato accolto, in quest'Aula, un emendamento di modifica alla "33", che il collega Orrù ha presentato, per consentire che quei tempi scaduti - perché si sono fatti scadere anche i tempi per poter trasferire i beni ai comuni - fossero recuperati; per cui si vada avanti nella direzione del bando internazionale, della valorizzazione di quel patrimonio (perché quello che fa piangere è vedere quei luoghi in quella tristezza, è vedere che i ragazzi, figli di quei minatori, senza lavoro, oggi vanno a fare i precari a Rimini per due o tre mesi) e si trasferiscano ai comuni - così come si impegnò il Consiglio regionale nella legislatura 1994-1999 quando approvò la legge - quei beni che sono stati già recuperati e per i quali i comuni hanno scommesso, fatto progetti, investito risorse, accelerandone il processo.
Su questo punto non dirò altro perché so che la Giunta risponderà in modo preciso e meticoloso, è una di quelle azioni di governo che condivido di più, proprio perché, ripeto, ho un rapporto con quei luoghi e con quei territori per averci vissuto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, l'argomento è talmente complesso che non mi consentirà di fare una puntuale analisi, considerati i tempi a disposizione. Parto da un primo presupposto: sul piano giuridico, sul piano sostanziale, gli atti messi in campo dalla Giunta regionale costituiscono la più grave e potenziale, speculazione immobiliare sulla testa dei sardi.
Colleghi, cercherò brevemente di richiamare un documento, che forse in pochi hanno avuto modo di conoscere, che è allegato al bando, il quale è stato chiamato, in maniera irrituale, "Quesiti e chiarimenti"; è un allegato che si pone a margine del bando stesso, qualora le imprese chiedano di conoscere ulteriori dettagli oltre che specificare meglio le norme previste. Io voglio citare soltanto uno di questi capoversi. Il quesito numero 38, dove le imprese che hanno chiesto di partecipare domandano alla Regione: "Le volumetrie previste sono quelle esistenti o sussiste la possibilità di ampliamento ex novo?". E' questa la questione fondamentale. Esiste o non esiste? C'è un piano paesaggistico approvato? Ipotizziamo che il Consiglio regionale, l'onorevole Pirisi e altri non contino niente, perché nel bando si dà per assodato, la Giunta lo dice, che il Piano è in vigore e quindi il Consiglio regionale non c'entra niente! Quelle sono le volumetrie, secondo la Giunta; "no", non sono quelle, colleghi, perché, alla risposta 38, la Giunta regionale dice: "Eventuali ulteriori ampliamenti rispetto a quelli esistenti potrebbero essere ammissibili solo se compatibili con la sostenibilità di carico del litorale prospiciente e previsti dal piano del turismo sostenibile". Non esiste nessun piano di turismo sostenibile e questo sarà fatto a dimensione dell'acquirente e di colui che andrà a trattare con la Regione!
Colleghi, questa è la potenziale speculazione che avete messo in campo e che voi state difendendo, voi sinistra, il centrosinistra che difende una potenziale speculazione che ha tutti i canoni di legge, altro che piano paesaggistico! Sul piano paesaggistico avete inserito delle cose che sono in qualche modo contestabili, ma c'è un atto che voi non avete letto o che forse avete fatto finta di non conoscere, dove si dice che eventuali ulteriori ampliamenti sono consentiti ma sono consentiti nella trattativa privata, segreta, tra il Presidente della Regione, l'Assessore, e chi sarà l'acquirente. Questo è un atto depositato nel sito della Regione che vi invito a vedere.
E' questo il primo aspetto che mi induce davvero il sospetto che si voglia stendere un velo di perbenismo su questa operazione che si sta facendo. Non c'è niente proiettato allo sviluppo perché, nello stesso bando e nella stessa logica dei quesiti e dei chiarimenti, avete dimenticato un'ulteriore chicca sostanziale, perché non si potrà mai fare niente sino a quando non si risolve un problema che è annoso quanto la storia di quelle aree, di quei territori.
Mi riferisco alla riabilitazione ambientale. Sapete quanto è previsto di spesa per Masua, nei piani approvati dal Ministero dell'industria (parlo dell'industria e non delle attività produttive) nel 1996, approvato con parere tecnico della struttura tecnica del Ministero delle attività produttive oggi, dell'industria ieri? 350 miliardi delle vecchie lire! E sapete chi si deve far carico di queste ristrutturazioni? Forse il privato che viene a salvare, a prendere il patrimonio e a farci un grande regalo? C'è scritto nei "Quesiti e chiarimenti", colleghi, che voi regalate i 350 miliardi, che potenzialmente non avete ma che vi impegnate a mettere, perché scrivete: "Gli interventi di messa in sicurezza, di qualificazione ambientale e bonifica delle aree interessate della gara saranno a carico dell'amministrazione regionale sarda". State regalando 350 miliardi a un privato che viene qui a lucrare sulla testa dei lavoratori! Questa è la realtà, perché se è vero com'è vero, questa clausola non sarebbe stata qui: "Io ti do il bene, in concessione diciamo noi, in vendita dite voi, ma per fare gli interventi, tu non ti prendi solo la polpa ma ti curi anche dell'osso che è quello che consente di dare struttura all'investimento economico di quel territorio".
Colleghi, basterebbero questi due presupposti per dire che siamo di fronte alla incompetenza totale di questa Giunta regionale nell'affrontare un tema così serio. L'onorevole Marrocu, che ha la memoria corta evidentemente, sa bene che, su quella intesa, c'era un elemento sul quale il sottoscritto non concordava: "pubblico interesse". Voi l'avete voluto scrivere, e lei, onorevole Marrocu, gliene devo dare atto, fece una battaglia perché passasse la formula "pubblico interesse", ma non "interesse economico". Ricordo che allora feci una battaglia per dire che bisognava sostituire al pubblico interesse l'interesse economico di quei territori. L'espressione "pubblico interesse" cosa significa, colleghi? Significa sostanzialmente che potevano essere messe in campo attività da parte del pubblico; ma, nella specificazione, chi volesse andare a vederlo, dal dibattito parlamentare di allora si evince che non avevate previsto la possibilità che ci fossero interventi di natura economica e quindi di natura imprenditoriale.
Aggiungo, colleghi, che, se davvero noi avessimo l'onestà intellettuale di valutare tutto quello che c'è scritto nel bando, ci accorgeremmo di essere di fronte ad un'operazione immobiliare, perché non è dato conoscere la volumetria di quel territorio, non l'avete stimata. Cito una dichiarazione del Presidente della Regione, dove si dice " Questa è Masua...", ve lo leggo come è scritto, è un resoconto stenografico: "Questi edifici qui, ve li faccio vedere, non si vende Pan di Zucchero, non si vende Porto Flavia, non si vendono le spiagge, non si vendono gli edifici storici". Domanda: a Ingurtosu cosa si vende? C'è qualche edificio che non è storico a Ingurtosu? Ce n'è soltanto uno che merita di essere cestinato? O Ingurtosu, esso stesso, è un patrimonio naturalistico, ambientale, culturale, architettonico? Soru dice: "Non si vendono gli edifici storici", non solo si vendono, si svendono!
Voglio ricordare all'onorevole Marrocu, il quale ha detto che non si è fatto niente dal 1994 in poi, che io dal 1994 al 1999 non mi assumo nessuna responsabilità perché governavate voi, la legge era in vigore e non è stato fatto niente; so quello che ha fatto la mia Giunta, che ha trasferito tutti i beni, nessuno escluso, che i comuni hanno chiesto. Basta avere l'onestà intellettuale di prendersi le delibere e di vedere l'elenco delle richieste dei comuni, da quello di Iglesias a quello di Arbus e quant'altri, che hanno chiesto e ottenuto tutto il patrimonio. Certo, se fossi stato io sindaco di Iglesias, non avrei chiesto solo quello che è stato chiesto, avrei chiesto anche Masua! Perché la possibilità che un comune pianificasse, governasse il proprio territorio era, già allora, un obiettivo fondamentale. Questo voi non lo avete fatto, colleghi!
Vi siete dimenticati, per esempio, di tutti gli investimenti fatti. Forse l'onorevole Marrocu è da tempo che non passa a Ingurtosu; mentre io, essendo un suo frequentatore non soltanto da bambino ma anche di questi tempi, so che tutto il piano per le ristrutturazioni è stato portato a compimento e so perfettamente che sono stati investiti anche recentemente 5 miliardi per interventi di urbanizzazione primaria e secondaria nel sito di Ingurtosu. E questi 5 miliardi spesi, a chi vengono regalati? Questo è il quesito, colleghi. Serve un piano di sviluppo serio, le risorse finanziarie per la riabilitazione ambientale, non soltanto quattro immobiliaristi che si candidano a entrare nelle pieghe di quella discrezionalità che voi, Giunta, vi siete ritagliati e che il presidente Soru, con i voli in elicottero prima e con le interlocuzioni dopo, si accinge a gestire alla faccia del Consiglio regionale della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che non sia necessario appartenere a quel territorio per poter parlare di un pezzo importante (e parlarne ugualmente anche se non fosse così tanto importante) del territorio della Sardegna e di una scelta per il suo sviluppo. Uno dei tanti bellissimi territori della Sardegna che possono essere oggetto di sviluppo per tutto l'indotto che auspichiamo si venga a creare. Perciò, pur non conoscendo, come tanti colleghi che mi hanno preceduto, il singolo abitante di Masua o l'ex minatore, ma sapendo un po' di storia, ritengo di poter dire che tutti abbiamo l'interesse che si crei un volano di sviluppo, in questo caso particolare di sviluppo turistico, in un'area della Sardegna. Perciò devo dire, in premessa, che non sono --pregiudizialmente contro il fatto che si invitino dei privati a investire in quella o in altre aree della Sardegna e non sono pregiudizialmente contro il fatto che un rappresentante delle istituzioni accompagni chi non conosce alcune realtà della Sardegna in visita alle stesse per provocarne un interesse. Sono tutte azioni, a mio avviso, lecite ed opportune come è anche opportuno che chi può sfrutti, per il bene comune e l'interesse generale, le proprie conoscenze perché qualificate società finanziarie, immobiliari e quant'altro possano intervenire nel nostro territorio per creare momenti e luoghi di sviluppo.
Perciò la premessa è che sono fondamentalmente d'accordo su tutto ciò che crea, dentro le regole, dentro regole che devono essere determinate prima, certe e poco interpretabili, questa sinergia tra pubblico e privato o un'azione congiunta perché si creino, finalmente, lo dico per queste aree in modo particolare, delle aspettative di sviluppo, quindi di lavoro, di accrescimento, di scambi culturali anche, che possano sicuramente rappresentare una ricchezza per la nostra Regione.
Nel merito credo di aver già detto come la pensiamo sotto questo punto di vista, però ho anche premesso che questo deve avvenire dentro le regole, perciò più che un intervento di critica o di condivisione, chiederei all'Assessore alcuni chiarimenti, ritenendo opportuno farlo in quest'Aula e non a mezzo stampa. Quanto io sto dicendo adesso è totalmente in linea con quello che è sempre stato detto in quest'Aula, perlomeno da questa parte politica, sull'intervento del privato insieme, in collaborazione o in partecipazione, con il pubblico. Devo ricordare che, fino a ieri, voi non dicevate così. E' questo lo strano mondo della politica, cioè pur di dire qualcosa contro o di esprimere una non condivisione perché da "quella" parte arriva la proposta, devo riconoscere che abbiamo molto da imparare, nel senso che voi siete maestri, possiamo fare anche altri esempi oltre questo che citiamo oggi. Non so, per le super tasse abbiamo detto in quest'Aula tutto quello che oggi esce sui giornali, però avete alzato la manina per condividere quella scelta, oggi dite che ci vuole collaborazione tra le forze politiche, che non è un problema di maggioranza, minoranza e quant'altro, però rinnegate immediatamente, cioè non rinnegate, rigettate immediatamente qualsiasi proposta razionale che possa venire dalla minoranza o, quanto meno, prima di accettarla dovete cambiare i termini, per esempio, non più "contributo di soggiorno" ma "contributo ambientale", così potete mettere la "patacchina" di latta, non d'oro, nell'accettare, nel proporre una cosa che innovativa non è, ma che comunque è sicuramente migliorativa delle vostre proposte.
Così come ricordo la mozione, che non ho fatto in tempo a farmi stampare, o un'interrogazione, presentata, se non sbaglio anche a sua firma collega Sanna, sulle frequenti visite, rapporti, contatti e incontri che intervenivano tra l'Aga Khan e il presidente Pili; siete arrivati a presentare una mozione chiedendo come si permetteva il Presidente di discutere, troppo, con l'Aga Khan, non di andare in elicottero, ma di discutere un po' troppo e avete tenuto l'Aula ferma per diverse ore per rimproverare quella maggioranza, quella Giunta, quel Presidente dei troppi colloqui che intervenivano in quel momento.
CUGINI (D.S.). Era Floris, non era Pili.
CAPELLI (U.D.C.). Cugini, sono sempre rispettoso, però in questo momento sto parlando seriamente.
CUGINI (D.S.). Sto ricordando…
CAPELLI (U.D.C.). Che sia Floris o Pili è uguale.
CUGINI (D.S.). Non è la stessa cosa.
CAPELLI (U.D.C.). No, è la stessa medesima cosa, ti porterò l'interpellanza dove citavi Pili. Allora superiamo tutto questo. Noi abbiamo la capacità intellettuale di superare tutto questo e credo che qualcosa in merito potreste anche imparare.
Allora mi chiedo, partendo dalle regole, la legge numero 33, che ho avuto modo di verificare, in questo momento non concede la vendita di questi beni a privati, non dice cosa succede se i comuni, entro sei mesi, non richiedono la cessione a titolo gratuito dei beni situati in quel territorio, pone una serie di vincoli; di fatto, non riesco ad individuare la richiamata legge numero 33, nella delibera di Giunta, e anche nel bando, non riesco a intravedere quale sia la norma che rende possibile la cessione ai privati, è una domanda la mia, non riesco a trovare questa norma o, se esiste, una norma che lo vieta, un percorso di Stato di diritto, onorevole Sanna, perché noi, fino a prova contraria, dovremmo essere uno Stato di diritto, perciò muoverci all'interno delle norme in vigore, poi certo abbiamo anche la facoltà di modificare queste norme, ma non è che si fa prima una cosa e poi si fa la sanatoria, se la norma non lo prevedeva, facciamo la norma post. La "33", che non prevede appunto, o almeno non riesco a intravedere dove, che si possa consentire la cessione a privati, può essere modificata e questa Giunta ha i numeri in Aula, in Commissione, per modificare e accedere al fatto che la "33" lo possa prevedere, quindi modifichiamo la "33" e andiamo verso la cessione a privati di queste aree. Questo è un percorso di Stato di diritto.
Un'altra cosa, Assessore: bando internazionale. E' mai possibile che non sia stata data adeguata pubblicità al bando internazionale sui quotidiani nazionali ed internazionali? Certo era su Internet ma scrivere, in nome e per conto della Regione Sardegna, che su Internet è presente un bando, anche questo io non l'ho trovato, probabilmente è una mia carenza di informazione, ma non è stata data l'adeguata pubblicità ad una cosa come questa.
Ancora: è opportuno procedere alla cessione quando ancora non è approvato il Piano paesaggistico regionale? Approviamo… Presidente, posso concludere?
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, concluda, sì. Prego.
CAPELLI (U.D.C.). Così anche gli imprenditori o le imprese che intendono partecipare avranno piena conoscenza e coscienza, senza dare a nessuno la patente di poter derogare alle norme, in presenza di un Piano paesaggistico approvato. Sono alcuni dubbi che, se avrò le risposte adeguate, conforteranno il mio voto sulla mozione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la Giuntal'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, vorrei da subito rassicurare l'onorevole Diana sulla mancanza del Presidente, il Presidente non si sottrae ovviamente ma si trova all'estero per impegni istituzionali, se no sarebbe stato qua.
In ogni caso, una lettura corretta degli atti della delibera che è stata assunta avrebbe fatto intuire, se non vi fossero, come ci sono, altri obiettivi, al di là del merito, che mentre ogni forma di governo, ogni scelta di governo è composta da un'idea e da una procedura; mi è parso di sentire qua dentro, al di là della totale carenza di quella che si potrebbe chiamare la competizione delle idee, che farebbe un ragionamento diverso su proposte alternative, ma non c'è stata, cioè vorrei dire che, mentre sull'idea mi pare che tutti siano d'accordo, la valorizzazione, guarda caso proprio l'idea è l'esatta responsabilità di governo che ha in capo il Presidente, mentre la delibera pone in capo la procedura, quindi le modalità, a chi vi parla e quindi è del tutto evidente che questa semplice lettura ci chiamerebbe a dare un'interpretazione e una finalità della mozione di stampo nettamente differente da quella che si vuol fare apparire.
Tuttavia, cercherò di utilizzare il tempo per non fare ragionamenti aulici sul futuro, sulla preziosità, su questo e su quest'altro, intanto, perché io spero che il popolo del Sulcis possa leggere e sentire quello che è stato detto in questa circostanza, ma - per quello che ci riguarda - vorrei dire che per noi è moralmente inaccettabile, di fronte al degrado e alla condizione drammatica di quelle popolazioni, portare avanti le politiche dei tavoli, dei contro tavoli, delle infinite discussioni e delle critiche fini a se stesse. Questo non significa che ci sottraiamo all'onere del controllo, che è in capo al Consiglio, ma di questo certamente non si sarebbe fatta capo una mozione che chiede la cancellazione di una delibera, cioè la cancellazione di un atto di governo e non, come correttamente dovrebbe essere, il chiarimento nel merito degli aspetti che si ritengono in qualche modo pregiudizievoli e successivamente, in esito a questo ragionamento, la revoca di un atto di governo, cioè di un atto del fare, che comunque rappresenta una risposta ad alcune esigenze.
Intanto è bene ricordare che cosa ha trovato questo Governo regionale, oltre alle situazioni di carattere sociale ed economico che tutti conoscono, ha ben da dire l'onorevole Pili che ha queste oscillazioni tra l'enciclopedia delle certezze e l'enciclopedia del dubbio, però è vero che la Regione, in forza della legge 33, si è assunta in capo un compito di risanamento che, di fatto, andava imputato a chi ha la responsabilità di aver inquinato quelle cose, purtroppo non c'è traccia in nessun atto di governo né suo, né della sua parte politica, di iniziative contro chi è causa di quell'inquinamento, mentre il Governo regionale ha avviato le procedure di richiamo giurisdizionale dell'Eni per danno procurato nei confronti della Regione sarda.
Secondo aspetto: i finanziamenti. La Regione sarda ha di recente approvato, proprio in forza della "461" citata dall'onorevole Diana, il piano biennale sulla base degli stanziamenti che lo Stato cofinanzia con la Regione per il risanamento di quelle aree, si tratta di 12 milioni di euro in un biennio. Abbiamo fatto un calcolo ottimistico (bisogna che chi ha assunto responsabilità di governo, e chi ce le ha oggi, lo tenga presente, compresa la comunità del Sulcis),per rimettere in sicurezza e bonificare quel territorio, che ammonta a circa 800 milioni, 1 miliardo di euro. Se facciamo i calcoli rispetto al gettito che lo Stato ci fornisce, quindi al cofinanziamento che noi abbiamo, avremo bisogno di mezzo secolo, andando bene; nessuno si pone il problema che un sito inquinato, che continua, nelle discussioni infinite, ad essere inquinato e ad essere in qualche modo deteriorato dagli effetti meteorologici, che comunque distribuiscono e affondano quel livello di inquinamento, non sia una responsabilità assai maggiore di non tentare una via di sblocco ad una condizione che è, dal punto di vista del diritto alla salute, un dovere prioritario di qualunque Governo regionale.
Non mi fermo a dire quante risorse sono state date dal Governo del centrodestra ai collegi elettorali dei Ministri di quel Governo, in barba alle emergenze e alle priorità che lo stesso Ministero riconosceva in ordine alle emergenze ambientali di alcuni siti rispetto ad altri; ci sono state trasmissioni televisive che hanno denunciato apertamente questa vergogna senza dare una risposta. Abbiamo trovato questo stato, anzi, scusate, abbiamo trovato anche un'altra cosa: abbiamo trovato un quadernino su tutti questi siti, procurato attraverso un incarico della precedente Giunta, costato 1 miliardo di lire, ottanta pagine di fotografie su questi siti, che descrivevano la fotografia dello stato attuale e una fotografia un po' corretta di come sarebbe potuta essere la ristrutturazione: 1 miliardo!
Questo abbiamo trovato negli uffici della Regione. Allora, di fronte a questo stato, il Governo regionale ha assunto la responsabilità di prendere una decisione. E' vero, qualcuno dice che è una procedura strana, però bisogna anche lasciarsi il beneficio della buona fede, siccome nessuno di noi intende forzare le normative e le regole che sovrintendono all'uso dei beni collettivi, abbiamo usato una procedura, che non è privata solo perché è scritto "procedura negoziata privata", ma è un'evidenza pubblica a tutti gli effetti, che è stata assimilata alla stessa procedura svolta dalla Regione Lombardia, guardate un po' dalla Regione Lombardia, per il ripristino delle aree degradate di Milano, per la realizzazione della nuova fiera di Milano, attraverso una procedura che prevede al suo interno la candidatura dei soggetti abilitati, quindi la verifica del possesso dei requisiti in riguardo alla capacità di investimento e dei rischi che questi investimenti hanno e, solo per quelli che hanno questi requisiti, la possibilità di partecipare alla gara vera e propria. Gara che, quindi, allo stato attuale non c'è stata, perché siamo ancora alla valutazione, attraverso queste candidature, di chi ha i titoli e i requisiti, da solo o in cordata o in associazione temporanea di impresa (che non esclude, ovviamente, la partecipazione delle imprese locali), requisiti che noi abbiamo ritenuto congrui per garantire a quelle popolazioni il diritto di avere una concreta speranza di sviluppo.
La valutazione delle aree: la valutazione delle aree non è stata inventata. Esiste una società per azioni e quindi, secondo il diritto societario, sulla base della delibera della Regione sarda, è stata fatta una perizia di stima, che è agli atti, ufficiale, che ha dato un valore a quei sedimi territoriali e a quelli immobili. Il valore iscritto in gara, per diritto societario, non può essere inferiore al valore posto a bilancio da parte della società e la Regione ha incrementato quei valori proprio per mantenersi sui livelli di legalità rispetto a quest'obbligo derivante dal diritto societario.
La procedura è atipica, è vero, perché noi non abbiamo a cuore la speculazione immobiliare, tant'è che, nei parametri di valutazione, la qualità progettuale, la sua capacità di mantenimento dei caratteri identitari, la sua integrazione col territorio, la capacità di esercitare realmente funzioni di sviluppo locale, è legata al 60 per cento dell'intero punteggio che potrà essere assegnato, mentre il 40 per cento è stato attribuito all'offerta economica e ai tempi che si propone di eseguire. Anche su questo elemento cade un po' questa logica, no?, della speculazione immobiliare.
Badate, c'è gente che ha la fissa nel cervello, per chi la vuole vedere, ogni qual volta è in gioco un bene pubblico, c'è sempre speculazione. Però, bisogna dire con che altro strumento bisogna operare, tant'è che noi prima di definire gli ambiti, abbiamo interloquito con i comuni interessati, estrapolando da quegli ambiti gli immobili e i siti di cui erano interessati quei comuni, perché potessero essere oggetto del trasferimento e della valorizzazione, perché non pensiamo mai che un soggetto imprenditoriale possa vivere da solo e realizzare da solo le condizioni dello sviluppo. Tant'è che abbiamo partecipato, come diceva l'onorevole Sanna, a due consigli comunali aperti, convocati dagli stessi comuni, uno il 18 novembre 2005 e l'altro, credo, il 23 maggio 2006 ad Arbus. Quindi, assolutamente trasparenza, se i tre quarti delle cose che ha detto l'onorevole Pili, le ha potute dire perché le ha lette sul sito della Regione, questo dimostra quanta trasparenza in più rispetto al passato si sta dando; tutti gli atti successivi verranno, li leggerete sul sito, perché non abbiamo assolutamente nulla da nascondere.
Per quanto riguarda il Parco geominerario, il Parco geominerario ha un ruolo e lo avrà non solo quando avrà gli organi, ma quando avrà gli strumenti per essere parco, tant'è che noi abbiamo interloquito, nei modi in cui potevamo in quella fase, con i soggetti del Parco geominerario che ne hanno condiviso le finalità, perché il Parco geominerario non aveva ancora il suo piano di sviluppo del parco; da lì a due mesi, dal novembre 2005, fu dato l'incarico per avviare le procedure che terranno conto anche di questo.
Il Piano paesaggistico non è assolutamente violato perché se c'è una norma, che peraltro è contenuta nella sua fattibilità al comma 4 dell'articolo 15 delle norme tecniche di attuazione, è la ristrutturazione urbanistica di siti compromessi per le finalità diverse, e poiché noi non abbiamo da fare speculazione, perché su quel territorio insistono volumetrie che si aggirano intorno ai 300 mila metri cubi, che noi stiamo autorizzando per circa il 35 o 40 per cento in meno rispetto a quelle che, attualmente, sussistono in quei luoghi, ciò che potrà essere recuperato è enormemente inferiore a quello che già esiste in termini di degrado, di strutture e di infrastrutture, posto che è difficile riconvertire un silos, in acciaio o in cemento armato, in una struttura che possa avere una finalità di carattere produttivo moderno se non dello stesso tipo industriale. Quindi, assoluto rispetto delle norme del Piano paesaggistico, che bisogna leggere tutto, così come bisogna leggere l'articolo 41, nel quale si dice che le aree di recupero ambientale sono quelle interessate dalle attività minerarie dismesse e relative aree di pertinenza e che, nelle aree di compromissione ambientale, dovuta ad attività mineraria dismessa e ai sedimi, a impianti industriali dismessi, alle discariche o altre operazioni di bonifica e di messa in sicurezza e recupero, gli interventi devono promuovere, ove possibile, il ripristino dei luoghi, anche al fine della valorizzazione turistico - ambientale, tenendo conto della conservazione dell'identità storica e culturale del paesaggio.
Piano paesaggistico regionale: noi non abbiamo intaccato nessun ambito che avesse riguardo all'archeologia industriale, che deve rimanere un elemento centrale di attrazione nella proposta di sviluppo turistico di quel territorio. E a ben ragione Scarpellini non ha nulla da dire, perché abbiamo integralmente tutelato quel patrimonio che deve essere valorizzato e, se non è così, basta metterlo in evidenza, perché è esattamente come sto dicendo io.
Abbiamo, quindi, delle risorse, avremo delle risorse che serviranno a implementare le fasi di messa in sicurezza di questi siti, concorrendo con le altre somme a disposizione. Ora, noi svolgeremo la nostra azione con la massima trasparenza; mi sorprende solo un fatto: l'idea e la delibera iniziale è del 17 novembre 2005. Si è scatenato in questi giorni un gran putiferio su un'idea e un processo di gara che si è avviato nel novembre 2005.
(Interruzione del consigliere Cugini)
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Io parlo delle cose che so io.
Nessuno ha sollevato alcuna questione e credo che, per quanto riguarda la pubblicità, non abbiamo nulla da obiettare, perché anche questa è stata fatta secondo le norme previste per questi bandi, con la pubblicazione negli strumenti, diciamo, previsti e normativi dei bollettini ufficiali, in tre riviste specializzate di carattere internazionale, in due quotidiani nazionali, nonché in quelli regionali. Così come prevede la normativa in questo settore, poi, è chiaro che…
CAPELLI (U.D.C.). Quali sono i quotidiani nazionali?
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Due quotidiani nazionali: credo che siano "Il Sole 24 ORE" e "Il Corriere della Sera". Complessivamente, quindi, è stata seguita la stessa procedura; noi crediamo di aver individuato, nella seconda fase, la gara vera e propria, che comunque non si concluderà con un'aggiudicazione automatica e, circa il problema che è stato sollevato, sulla concessione o sulla alienazione, è stato oggetto, in tutti questi mesi, di un approfondimento di carattere giuridico non da poco, che ha investito anche organi della Comunità Europea, proprio perché, essendo materia nuova, avevamo bisogno di approfondirlo dove non si poteva mettere a gara la valorizzazione di questi siti, contemporaneamente mettendo o prevedendo l'offerta economica per la cessione o un'offerta di canone, perché non avrebbe reso minimamente confrontabili, e quindi valutabili, le offerte economiche.
Sarà nostra cura, come abbiamo preannunciato, cercare di utilizzare l'offerta economica nella lettera di invito con i parametri che dovranno segnare gli elementi di valutazione del bando, la possibilità che chi fa l'offerta indichi anche la disponibilità alla traduzione della propria offerta economica in canone concessorio. Questo elemento di opzione renderà operativa una premialità nel punteggio che renderà fattibile la trasformazione dell'offerta economica in canone concessorio. La premialità indicherà la volontà della Regione di privilegiare la cessione in concessione, questa è stata individuata dagli esperti e dai tecnici come una strada che in qualche modo rimette insieme questa doppia opzione.
Io credo che, da questo punto di vista, abbiamo limitato anche il territorio interessato; riteniamo che ci sia l'urgenza di continuare, riteniamo che la delibera non debba essere revocata, ma anzi trasformata in un invito al Consiglio a continuare a vigilare e a impegnare la propria attenzione sulla procedura di questo bando, però evitando questa inutile lagnanza sul perché, sul come, sul dove, perché io credo che al Consiglio regionale spetti anche dare una risposta autorevole, in termini ovviamente di diversa responsabilità, come hanno detto anche i consiglieri della maggioranza, a un territorio che noi, non a caso, abbiamo individuato come il primo bacino sul quale utilizzare questa nuova forma di incentivazione all'investimento, posto che, al di là delle parole, tutte le amministrazioni precedenti hanno promesso e illuso inutilmente una popolazione che, a mio giudizio, ha sofferto già troppo e che ancora oggi corre dei rischi per la propria salute e per la propria prospettiva di vita, che ci deve sollevare da qualunque istinto alla demagogia e al ragionamento inutile su questi problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ovviamente, per le cose che dice, soprattutto per quelle che pensa, quelle che io penso pensi, l'assessore Sanna meritava certamente la mia attenzione, ma credo quella di tutti.
Vede, onorevole, onorevole lo rimane comunque, assessore Sanna, credo che su questo siamo tutti d'accordo, non ho mai messo e non intendo mettere in discussione la necessità che su quei siti si intervenga. Dall'intervento dell'onorevole Marrocu e dall'intervento dell'onorevole Sanna Francesco, soprattutto, sembra quasi che noi abbiamo presentato una mozione perché riteniamo che non si debba fare niente in quel territorio; non è questo lo spirito per il quale noi abbiamo presentato la mozione. La dimostrazione è, lo ha già detto lei, che precedenti Giunte, anche di centrodestra, avevano iniziato un percorso, osteggiato a suo tempo, onorevole Sanna, glielo assicuro, osteggiato, io non sto osteggiando nessuno.
Io ho ascoltato l'Assessore. La prima domanda che le ho fatto, Assessore, è questa: "I fondi della "426" rimangono in capo alla Regione Sardegna per la bonifica ambientale, sì o no?". Non sono state date risposte! Questa è la prima domanda che ho fatto nel mio intervento, perché la legge numero 426, articolo 1 comma 7, onorevole Francesco Sanna, dice che, nel momento in cui quei siti dovessero avere una destinazione urbanistica diversa, essere modificati nei loro usi, nei loro costumi, in tutto quello che intendiamo, vengono revocate immediatamente le risorse disponibili e richieste quelle già spese, con gli interessi. Non ho fatto io questa legge, è una legge del Ministro Bordon, poi lei può fare così con la testa, va benissimo, assessore Sanna, però questo si legge in quella legge.
D'altronde bastava dare una risposta alla domanda: "C'è questa certezza?". Non c'è questa certezza, onorevole Calledda, perché interessa molto a lei e a un suo collega che non è più presente in questa Aula, l'onorevole Giampiero Pinna, che si incatenava, allora, per avere i fondi della legge numero 426, poi l'Assessore arriva qui e ci dice che ci sono 12 milioni di euro. Assessore, i fondi disponibili non sono 12 milioni, io so che i fondi disponibili non sono 12 milioni di euro, Assessore, perché i fondi del Ministero dell'ambiente, articolo 1 legge numero 426, assommano a 32 milioni 846 mila euro, dei quali 12 milioni e 394 mila contributo 2002-2003, Governo di centrodestra. Onorevole Francesco Sanna, stiamo parlando di altri Governi, un mutuo ventennale di 1 milione e 704 mila euro che assomma a 20 milioni e 451 mila euro, una quota destinata, 19 milioni di euro, a quelli che consideriamo essere i più svantaggiati di quel territorio, i lavoratori socialmente utili, all'Ati Ifras, ce ne vogliamo dimenticare ?
Sono risorse, ma sono piccola cosa, oltre ai soldi destinati all'IGEA, 12 milioni e passa di euro, ma sono piccola cosa rispetto a quello che ha detto l'assessore Sanna che, per bonificare il tutto, io ho parlato di 780 milioni di euro, l'Assessore oggi arriva ad 1 miliardo di euro; spiego anche perché arriva ad 1 miliardo di euro, perché i fondi della legge numero 426 sono per tutta la Sardegna, è ovvio che l'85 per cento andrà per quelle aree e che il resto, il 15 per cento, andrà per tutti gli altri siti che hanno necessità di interventi di bonifica di questo genere. Per cui è vero questo, ma nel bando c'è scritto che questo tipo di intervento è a carico della Regione Sardegna, colleghi! Ma chi l'ha detto che deve essere a carico della Regione Sardegna? Ma dove sta scritto? Quando abbiamo già risorse dalla "426", che è una legge dello Stato, e che, siccome l'onorevole Sanna, anzi l'assessore Sanna, chiedo scusa, non perde il vizio di essere anche consigliere regionale qualche volta, mi scuso per rispondere a lei in questo modo, la campagna elettorale è finita per tutti, e anche a lei, onorevole Francesco Sanna, non si può dire a noi che abbiamo utilizzato, col Governo di centrodestra, le risorse a territorio, ad amici.
Ministro era Bordon, non ero io, ci sono tutti i siti minerari e tutti i siti ambientali più inquinati d'Italia che hanno avuto migliaia di miliardi, Bagnoli prima, certo non amministrata dal centrodestra, Marghera seconda, certo non amministrata dal centrodestra! Tutti questi siti, sono sedici in Italia, hanno preso migliaia di miliardi con la "426", e li ha dati il Governo di centrosinistra, ma io non dico niente, non lo avrei citato neanche se lei non l'avesse citato, ma perché continuate a ricordare quello che è successo? Perché avete necessità di guardare se ci sono scheletri dietro? Guardate che non ce ne siano davanti quanto meno; non è questo l'approccio. Io ho posto un problema, se non ce ne daranno altri, i soldi della "426", per intenderci questi 32 milioni e 600 mila euro, sono in cassaforte? L'assessore Sanna dirà di sicuro di sì, deve dire di sì, allora spiegatemi per quale motivo se c'è una legge dello Stato che riconosce il finanziamento a fondo perduto della bonifica dei siti minerari dismessi, questa debba essere a carico delle risorse della Regione Sardegna, che ci arrivino o non ci arrivino le nuove entrate. Questo mi chiedo io, non sto chiedendo altro.
La trasparenza sul bando. Può darsi che sia anche come dice lei, Assessore, può darsi anche che i serbatoi non si debbano utilizzare, sfido ad andare a vedere dove sono state fatte opere di recupero di archeologia industriale, per vedere se i serbatoi possono essere utili o meno, visto che lei ha citato i serbatoi;, ma il presidente Soru, spero di avere il tempo, dice che non si tratta di vendere il territorio, il territorio lo si bonifica e lo si riutilizza. Benissimo, lui vuole fare così, il bando non serve a niente; siccome non è così, perché non è sufficiente fare questo in quei siti, bisogna fare qualcos'altro. Allora il Governatore dice che si tratta di serbatoi, cubature, capannoni in metallo, cioè non sono opere di grande pregio, però se uno va a leggere il bando, per invogliare, come lo specchietto per le allodole, anche se non è lo specchietto delle allodole ma è la verità, in esso si dice: "Sono le architetture di un'epoca passata, elegantissime, sui fianchi delle alte colline affacciate verso il mare" - che poesia! Dov'è la professoressa Cerina? - "a volte a ridosso delle spiagge, sovrastate dalle creste di una catena montuosa frastagliata…". Pensi, neanche Pascoli avrebbe scritto queste cose per invogliare la gente a comprare questo sito, e il presidente Soru che invece dice: "E' un cesso!", perché questo ha detto, ma scherziamo!
Ditemi per quale motivo un imprenditore che vuole investire miliardi dovrebbe comprare quello che dice il presidente Soru e non invece quello che ha scritto l'attento estensore di questo documento, cioè il bando, e ne dice altre: "Un vero spettacolo della natura" - ma scherziamo! - "Macchia mediterranea, foreste protette. Sorgono in una zona costiera, in gran parte intatta e 'scampata' alla edificazione che ha interessato molti altri tratti della costa sarda…", questo si sta dicendo nel bando, sono d'accordo, è vero! E' vero! Onorevole Calledda, è vero! E' un posto straordinario, incantevole, ma per quale motivo il Consiglio regionale non ci deve mettere il naso, almeno per verificare, poi l'assessore Sanna mi dirà che è stato fatto col massimo della trasparenza, io dico che non è stato fatto con il massimo della trasparenza, non è quanto meno sufficiente la trasparenza che c'è.
La dimostrazione che oggi state tornando indietro sulla cessione per andare sulla concessione è un fatto emblematico, perché voi di concessione non avete mai parlato, avete sempre parlato di vendita. Allora perché dire a noi, come qualcuno dice, che non vogliamo gli interessi del Sulcis? Ma come non li vogliamo, stanno a cuore a tutti anche se è una provincia certamente molto più vicina al centrosinistra di quanto non si pensi, anzi, si pensa e si vede, voglio dire, i risultati elettorali mi pare parlino chiaro, ma questo non vuol dire niente.
Anche se l'onorevole Calledda dice che i sindaci non sono in grado di gestire, io sono sicuro che il sindaco di Arbus, che è quello che crede di più in questa iniziativa, perché credo che sia uno di quelli che proprio l'ha sposata anima e corpo, non il sindaco di Carbonia che è andato per la sua strada, ha fatto le scelte giuste e ha fatto ciò che doveva fare, non ha aspettato mica la Regione, altro cervello, altra capacità! Allora, mamma Regione, mette i sindaci nello stesso tavolo, sistema tutto quanto, promettiamo posti di lavoro a tutti, non abbiamo stabilizzato neanche LSU, abbiamo grossissimi problemi, cosa vogliamo vendere? Con questo meccanismo, assessore Sanna, non risolviamo nessuno dei problemi di quel territorio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Mi preme precisare, onorevole Diana, che il Presidente non può aver deciso di non portare in Aula una sua mozione, la mozione era una mozione presentata così come ce ne sono altre, per la quale il centrodestra non ha richiesto l'iscrizione all'ordine del giorno, né aveva chiesto la convocazione, così come prevista dal Regolamento, con i termini d'urgenza per la discussione della mozione stessa. Quindi, come lei sa, il Presidente non ha questa facoltà, dunque non la può utilizzare né l'ha utilizzata in questo caso.
Siamo in sede di votazione della mozione, sono ammessi interventi per dichiarazione di voto, naturalmente, per i quali i colleghi hanno tre minuti a disposizione.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Come abbiamo visto, questa vicenda del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna è stata lunga e sofferta, ma chi ha storia politica, soprattutto storia politica e sindacale, passata tra i lavoratori e minatori, sa quale sia stato il graduale declino delle miniere per effetto della competizione internazionale. In questa discussione è emerso ancora una volta che non siamo più in una discussione in quella fase e che dunque era necessario cambiare la situazione. Una situazione che ci ha portato ad interrogarci sul che fare di questo immenso patrimonio minerario dopo anni di inattività e la giusta richiesta di bonifica che veniva dai comuni.
Ma era necessario fare anche un altro passo in avanti, imparando anche da quelle realtà che hanno riconvertito queste aree, che le hanno valorizzate sia in Europa sia nel mondo. Una valorizzazione che è stata di grande rilevanza sul piano culturale e turistico, che ha dato prospettive di lavoro diverse dal passato a quelle popolazioni. Questo è quanto si è fatto, come sappiamo, anche in Sardegna, in particolare dal 1997, quando con la Giunta Palomba, l'assessore Onida, Giampiero Pinna e altri, anche tra i presenti in quest'Aula (che allora eravamo sindaci e rappresentavamo importanti territori coinvolti nella storia di questo parco), è stata coinvolta anche l'UNESCO nell'ipotesi di valorizzazione di cui parlavo prima. Ma questa battaglia ha coinvolto fior fior di studiosi, di tecnici, ed è coincisa con le lotte sindacali tese a salvaguardare 485 posti di lavoro per cui questi lavoratori hanno avuto la porta aperta verso una speranza in un futuro migliore. Ci sono state occupazioni di pozzi, ci sono stati comitati unitari che hanno sostenuto quelle lotte, persino la Chiesa ufficiale, quasi cento sindaci coinvolti nella vicenda del Parco.
Credo che nessuno possa disconoscere che oggi c'era anche la necessità di smuovere le acque, bloccate dalla gestione politica e amministrativa del centrodestra; dunque, noi, della sinistra….
PRESIDENTE. Onorevole Pisu, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Molto velocemente, Assessore, come le ho detto, io mi sono posto davanti a questa mozione con molta serenità, libertà, senza nessun pregiudizio. Le ho chiesto due cose, su una sua risposta mi permetta di avere qualche dubbio, praticamente nel merito sulla pubblicazione nei giornali da lei citati, è un dubbio. Secondo, io le ho detto semplicemente che, nel momento in cui lei già enuncia come cosa fatta il Piano paesaggistico regionale, a mio avviso avrebbe fatto bene ad attendere l'approvazione del Piano paesaggistico regionale per dare appunto le garanzie opportune agli imprenditori e poi fare la gara, la gara così come l'ha fatta. Ovviamente non facendo paragoni col progetto-concorso per l'ex Fiera di Milano, perché è un'altra cosa e lei, che sicuramente ne sa molto più di me, essendo tecnico del settore, sa bene che è un'altra cosa, rispetto alla gara di Masua. Per quanto mi riguarda i problemi non sono di metri cubi, secondo me si possono anche raddoppiare quelli consentiti; l'importante è la qualità dell'intervento. E se non ci fosse la redditività dell'intervento, che voi in maniera molto spregevole qui chiamate speculazione edilizia, non ci sarebbero stati partecipanti alla gara; perciò non nascondiamoci dietro una verginità inesistente nel citare la speculazione edilizia come grande peccato.
La speculazione edilizia è ovvio che c'è, è chiaro che ci sia, in termini positivi basta citarla, perché sennò non ci sarebbe l'intervento e l'interesse imprenditoriale. Nessuna fondazione sta partecipando all'acquisizione dell'area per conservarla, altri, potendolo fare, hanno acquisito delle aree per conservarle in quella zona, poi vedremo se questo progetto andrà in porto in tal senso. Per cui non ho nessuna remora nei confronti della speculazione, così come voi l'avete chiamata.
La trasparenza è, invece, di rigore. Le ho citato la legge numero 33, l'opportuna modifica prima di procedere, l'approvazione del piano e l'adeguata pubblicità del bando; se così non fosse, e avrò ragione io, Assessore, le chiedo semplicemente di riaprire i termini e così vedremo se questa può essere un'ulteriore disponibilità della Giunta alla trasparenza da lei citata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, relativamente al problema della mozione, mi scuso con lei, non mi scuso con l'Assessore che dovrebbe conoscere tra l'altro anche tutto ciò che accade in Consiglio regionale, volevo solo ricordarle che, subito dopo la delibera di novembre, quindici giorni dopo è stata presentata la mozione in Consiglio regionale, quindici giorni dopo! Non aveva i crismi per la convocazione straordinaria del Consiglio ed ecco perché è stata riproposta, ma è stata presentata quindici giorni dopo. Per chiarezza.
Ovviamente voterò a favore di questa mozione, ci mancherebbe altro, non posso fare diversamente. Perché i sospetti? Ma perché è nelle cose, ha ragione l'onorevole Capelli, è nelle cose! Non si tratta di 150, 200, 300 mila metri cubi. Nell'ultimo numero di "Repubblica", il supplemento "Affari e finanze", non l'ultima delle riviste del mattino, pubblica una dettagliata analisi delle operazioni finanziarie che PIRELLI RE intende condurre nel paese e all'estero, non l'ho condotta io, c'è anche il nome dell'esperto, tale Cimarosti: "L'investimento opportunistico e speculativo", cioè non fanno mistero che sta facendo speculazioni in tutta Italia, in molte parti d'Europa. E' normale, sono arrivati anche in Sardegna, ne hanno già fatto speculazioni in Sardegna, in casa nostra! Nessuno se ne è accorto, ma le hanno fatte. Se partecipano a questo bando cosa fanno, modificano la strategia? Io non credo che PIRELLI RE sia nata per fare altre cose; è nata per fare speculazioni! E' previsto e se ne vantano di questo, perché è un modo per fare utili importanti! E' legittimo, è ammesso da tutte le norme, ma un attento osservatore delle questioni politiche della sua Regione deve stare attento anche a questo. Non può che stare attento.
Allora, Assessore, presenterò un'altra interrogazione, questa volta per sapere come sono stati spesi i 36 milioni di euro della legge numero 426 e questa volta la risposta la dovrà dare anche l'onorevole Calledda. Sì, certo, certo, ce l'ha a fianco, quindi dovrà rispondere l'assessore Dessì del quale ho oggi letto un'ottima comunicazione che, per conoscenza, arriva ai consiglieri regionali, ma era indirizzata all'onorevole Maninchedda. L'Assessore è molto prodigo di notizie, per cui darà anche la notizia su come sono state utilizzate queste risorse…
PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Sui 44 quesiti e richieste di chiarimenti formulati dagli aventi interesse sul sito regionale, ce ne è uno in particolare, il quesito numero 1, il primo, che chiede, in soldoni, conferme sulla possibilità di demolire i volumi esistenti e di realizzare le nuove volumetrie in altra collocazione, all'interno dell'area di intervento. La risposta è: "Considerate le norme del Piano paesaggistico, ai sensi dell'articolo 20 della "52" del 1990, è possibile demolire i volumi esistenti e realizzare le nuove volumetrie in altra collocazione". Assessore, il Piano paesaggistico regionale non è in vigore! La proposta di Piano paesaggistico regionale, sulla quale la quarta Commissione sta esprimendo un parere, è stata solo adottata ed è suscettibile, fino al momento dell'approvazione definitiva, di eventuali possibili, almeno teoricamente, modificazioni e variazioni.
Attualmente il Piano paesaggistico regionale è in vigore soltanto per la disciplina transitoria che lei ha richiamato del comma 4 dell'articolo 15, che fa riferimento alla riqualificazione urbanistica; però la riqualificazione urbanistica, quella di cui all'articolo 3 comma 1 del DPR numero 380 del 2001, dice: "Gli interventi di ristrutturazione urbanistica sono quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico edilizio con altro diverso" - non in altro luogo, dice "con altro diverso" - "mediante un insieme sistematico di interventi edilizi anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della sede stradale". Quindi non ha nulla a che vedere col trasferimento dei volumi in altro sito.
Di più: nella risposta si fa riferimento all'articolo 20 che richiama i piani di azione paesaggistica per i quali però, per espressa previsione delle norme tecniche di attuazione, al terzo comma dell'articolo 11 si dice: "Con legge regionale verranno disciplinate le modalità attuative dei piani di azione paesaggistica", cioè si fa riferimento, nel bando, ad uno strumento di un piano che non è approvato, per uno strumento che dovrà essere definito con legge del Consiglio. Se tutto questo non è costruirlo sull'aria, è difficile immaginare che possa essere un riferimento certo per chi partecipa.
Infine, l'articolo 90 è l'unico punto dei riferimenti citati nel quale si parla della possibilità di trasferire dei volumi in altro sito… ho finito, mi bastano 10 secondi…
PRESIDENTE. Anche meno perché non lo stiamo concedendo a nessuno.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). … alla modifica, all'aggiornamento del Piano urbanistico comunale del territorio di riferimento, ma soprattutto ad un accordo premiale che possa portare a stabilire le regole dello spostamento con premialità fino al 100 per cento dei metri cubi possibili.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cuccu. Vota a favore della mozione?
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Sì.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole e per respingere al mittente, quindi all'assessore Sanna, alcune affermazioni che inchiodano la sua parte politica in maniera puntuale, perché l'assessore Sanna ha detto che la Giunta e le Giunte passate non hanno fatto niente per richiedere i danni all'Eni in particolar modo. La invito a guardarsi la data e le firme in calce all'acquisizione del patrimonio minerario della Sardegna da parte della Regione sarda; leggerà il nome di un suo amico di coalizione, Giuliano Murgia, del Presidente della Regione Federico Palomba, che acquisirono - onorevole Marrocu, so che lei allora non era molto d'accordo - quel patrimonio, tutto il patrimonio della Sardegna dicendo: "Acquisiamo il valore del patrimonio e il patrimonio stesso perché è pari al costo delle bonifiche".
Sostanzialmente allora si disse: "Eni, liberati pure del patrimonio, non ti chiediamo niente perché tanto il valore è pari a quello che costerà riabilitarlo sul piano ambientale, la messa in sicurezza e quant'altro". E' per questo che lo state svendendo! Quell'operazione fu utilizzata per bloccare l'allora Comune di Iglesias che in una trattativa parallela con la SNAM diceva: "Noi vi paghiamo i beni per il valore che hanno, ma voi Eni pagate tutto quello che c'è da pagare per la riabilitazione ambientale." Fu un'operazione maldestra portata avanti da Pinna Giampiero, in combutta con l'allora assessore dell'industria Murgia e il Presidente della Regione e tutto il centrosinistra, che bloccarono quell'operazione; oggi come un boomerang si ripercuote su voi stessi.
Assessore Sanna, la sfida delle idee l'avete persa, perché nel 1997 il Ministero dell'industria ha approvato un piano esatto di dettaglio per cosa fare su quelle aree e l'idea non era vostra, ma è stata approvata, è stata da voi bloccata perché il vostro è un agire "contro" e non "per".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, io credo che gli ultimi due colleghi, sia Cuccu che Pili, abbiano chiarito all'Assessore alcuni aspetti che probabilmente nella sua mente sono anche giustificazioni accettabili, ma che in realtà sono in palese contrasto con quello che c'è scritto, con quello che è stato presentato all'interno del bando. Ne cito uno, quello del Piano paesaggistico: lei dichiara che non è in contrasto, in palese contrasto con il Piano paesaggistico e che non è stata violata l'adozione dello stesso Piano o, per lo meno, quello che è contenuto all'interno del Piano. Non è assolutamente vero e lei ne è più che consapevole, lei è un tecnico e sa perfettamente di che cosa si tratta e la conosce bene, anche perché ho seguito a fondo alcuni suoi interventi di relazione in alcune manifestazioni, diciamo così, di interesse particolare proprio del Piano paesaggistico.
Il Piano paesaggistico è stato violato nella strutturazione; nel momento in cui si ha la necessità di spostare, di cambiare delle volumetrie dimostra che c'è discrezionalità e la discrezionalità all'interno del Piano è palesemente in contrasto con quelle che sono le norme di attuazione dello stesso Piano. Così c'è scritto, è scritto; il famoso comma 4 dell'articolo 15 lo dice chiaramente: è in contrasto la discrezionalità di spostamento delle varie volumetrie. Questo è chiaro, non si può fare un bando dove la commissione ha la discrezione di quel famoso 60 per cento di accettare, valutare se, effettivamente, si può o non si deve accettare o ha più punteggio quello o quell'altro progetto. Lei sa meglio di me che queste sono aperture dirette alla cosiddetta speculazione, speculazione che è in contrasto con l'utile d'impresa, e gli utili d'impresa sono una cosa, ma la speculazione un'altra, è quella di dover indirizzare all'interno di quella stessa impresa vincitrice, come lei ben sa, il diritto a guadagnare di più oltre probabilmente a quello che invece è previsto all'interno del suo utile d'impresa.
E' per questa ragione che i contenuti della mozione, soprattutto la richiesta della mozione di cancellare la delibera e di riproporre il bando, ha il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Io esprimo il parere favorevole alla mozione che abbiamo firmato tutti noi componenti dell'opposizione e sinteticamente, nel poco tempo a disposizione, per dichiarare e precisare che non si mette in discussione l'esigenza di valorizzare queste aree per uno sviluppo di tipo diverso, alternativo a quello minerario e industriale che negli anni ha perso tutta la sua capacità di produrre ricchezza e occupazione per quei territori, ma noi non siamo d'accordo, non condividiamo il metodo scelto da questo Governo regionale che, su questa materia, ha voluto accentrare a sé - come d'altra parte avviene per molti altri ambiti dell'azione di governo e amministrativa - uno spazio di discrezionalità veramente alto. Vi state assumendo una responsabilità molto grave; se tutto dovesse andare davvero per il meglio avrete un grande merito, ma noi crediamo che, per come sono impostate le cose, questa iniziativa possa aprire un varco veramente grande a operazioni di investimento che non è detto che rispettino la finalità originaria.
In sintesi, noi abbiamo detto, e ribadiamo, che non si può mettere in gara l'acquisto, l'acquisizione comunque, a qualunque titolo, di un'area che non abbia una destinazione urbanistica ben chiara, perché il valore che viene dato e viene messo a base della gara è infinitamente più basso di quello che potrà avere nel momento in cui le aree avranno un'altra destinazione urbanistica. E' una cosa su cui abbiamo riflettuto a lungo negli anni scorsi e l'orientamento prevalente, anche in sede di esame preventivo sulla legittimità della procedura, consigliava proprio di determinare prima la destinazione urbanistica e poi di mettere in gara, perché è evidente che si possono aprire spazi di incrementi di valore veramente spaventosi. Abbiamo sottolineato anche la necessità di coinvolgere il Parco geominerario che invece viene lasciato totalmente estraneo da questa procedura. Per questo, votiamo a favore della mozione.
PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 78. L'onorevole Cassano chiede la votazione nominale per scrutinio elettronico. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Pili, Randazzo, Gallus, Rassu, Lombardo, Murgioni, Petrini.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 78.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Cuccu Franco Ignazio ha votato a favore e il consigliere Masia ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 74
Votanti 71
Astenuti 3
Maggioranza 36
Favorevoli 27
Contrari 44
(Il Consiglio non approva).
Terminata la parte dell'ordine del giorno che prevedeva la discussione della mozione numero 78, presentata con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, continuiamo i nostri lavori con i successivi punti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il primo punto all'ordine del giorno della seduta ordinaria prevede le dimissioni di un consigliere. Il consigliere regionale onorevole Paolo Fadda ha fatto pervenire alla Presidenza, in data 3 luglio 2006, la seguente comunicazione della quale do lettura al Consiglio: "Le sarò grato, onorevole signor Presidente, se vorrà accogliere e rappresentare, ai colleghi consiglieri, il mio più cordiale saluto, nel momento in cui presento le irrevocabili dimissioni da componente del consesso più alto di rappresentanza del Popolo Sardo, per assumere il ruolo di Parlamentare nazionale. Ed insieme, vorrà cortesemente accettare, ed estendere, agli stessi colleghi, i sensi della mia gratitudine per la comprensione e collaborazione che, in questi ultimi due anni, mi hanno manifestato nel corso dei lavori consiliari, durante i quali ho esercitato il ruolo di Vicepresidente dell'Assemblea.
Non intendo celare la commozione che mi prende in questo momento; non sono trascorsi invano ventidue anni di lavoro consiliare e di rapporti anche politicamente conflittuali, ma sempre guidati dalla volontà di considerare le battaglie nell'Assemblea e nelle Commissioni per quello che esse realmente sono e devono essere, cioè un'occasione per sostenere ed affermare posizioni politiche in modo deciso o anche aspro, mai però indirizzate contro la persona che ci contrasta, la sua vita personale, i suoi sentimenti. Fin da quando, molto giovane, ho fatto il mio ingresso in questa Assemblea come suo componente, sono stato persuaso che dalle battaglie chiaramente combattute può scaturire la reciproca comprensione ed il dialogo, mediante il quale si producono leggi più chiare, efficaci, migliori.
Ho avuto, nel maturare questo convincimento, la fortuna di conoscere e frequentare ottimi ed autorevoli maestri di vita e di politica, che qui ricordo con deferenza. Ed ho potuto contare sempre sull'alta professionalità del personale del Consiglio, personale che ringrazio vivamente per la collaborazione ed il rispetto che mi ha sempre manifestato.
Da quei maestri, ho appreso l'attitudine a considerare il Consiglio come costante e puntuale riferimento, anche quando ho avuto l'onore di esercitare, come Assessore della sanità e dell'assistenza sociale, ruoli di governo.
Ritengo che questo riferimento al valore del Consiglio, come sede di orientamento politico e baluardo di democrazia, debba essere sempre tenuto presente, anche in questo momento, quando i suoi compiti, ed i suoi rapporti con l'Esecutivo, sono oggetto di riflessione e discussione, alla ricerca di un equilibrio non sempre facile, ma più che mai meritevole del nostro impegno, quale ne sia la collocazione politica, perché riforme della natura e di importanza di quelle attualmente in discussione, si elaborano, si approvano e si consolidano solo con il coinvolgimento di tutte le articolazioni politiche presenti nell'Assemblea.
Del resto, il problema dell'equilibrio tra le due entità, quella di governo e quella della elaborazione normativa, di programmazione e controllo, non è peculiare della nostra Regione, né solo di questo livello di governo. Esso suscita discussione nel Parlamento nazionale ma anche nei Consigli comunali e provinciali.
Anche per questo, perché debbo lasciare questi compiti in un momento di forte investimento di energie da parte del Consiglio, cresce il mio rammarico. Tuttavia, il fatto di condividere, da oggi, con gli altri colleghi eletti nel Parlamento nazionale, battaglie comuni, come quelle sulle entrate, le servitù militari, la continuità territoriale, battaglie che sono le stesse che affronta il Consiglio regionale, e che tutti ci auguriamo di poter vincere, attenuerà il peso del mio distacco da un'esperienza che ha segnato larga parte della mia vita politica e personale.
A Lei, ai colleghi consiglieri e a tutto il personale, l'assicurazione del mio grato ricordo, il mio più cordiale saluto ed il vivissimo augurio di buon lavoro.
Firmato Paolo Fadda".
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri membri.
Ove non vi siano opposizioni, si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Paolo Fadda, che ringraziamo anche per le parole che ha rivolto al Consiglio.
Vorrei pregare il Vicepresidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà al consigliere di cui si sono testé accettate le dimissioni.
A tal fine sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 09, viene ripresa alle ore 19 e 23.)
Proclamazione e giuramento di consigliere
PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, procediamo negli adempimenti successivi alla presa d'atto delle dimissioni dell'onorevole Paolo Fadda da consigliere regionale.
Informo che la Giunta delle elezioni, che si è riunita in questa pausa di sospensione per verificare quale fosse il candidato alle elezioni regionali del 12 e 13 giugno 2004 che subentra all'onorevole Paolo Fadda, eletto deputato, dimissionario, ha comunicato che, dagli atti dell'Ufficio centrale circoscrizionale, risulta eletto Meloni Marco, con cifra elettorale 3352, che precede il signor Espa e il signor Cozzolino nella lista La Margherita-Democrazia e Libertà, nella quale era stato eletto l'onorevole Paolo Fadda.
Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni, proclamo quindi eletto consigliere regionale Marco Meloni.
Poiché constato che è presente, lo invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250.
(Il consigliere Marco Meloni si reca di fronte al banco della Presidenza)
PRESIDENTE. Do lettura della formula del giuramento, così come previsto dall'articolo 3 del citato DPR, al termine della quale risponderà "Lo giuro": "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
MELONI. Lo giuro.
(Applausi)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, diamo il benvenuto all'onorevole Meloni. Vi prego di riprendere posto per la prosecuzione dei nostri lavori. Possiamo andare avanti e magari i convenevoli li potete fare anche dopo, vi dispiace? Grazie. Prego, onorevole Meloni, prenda posto. Prego i colleghi di prendere posto.PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze.
Per prima viene svolta l'interpellanza numero 162/A.
(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza numero 162/A:
Interpellanza Maninchedda - Balia - Masia - Serra sull'albergo Valle dell'Erica (S. Teresa di Gallura).
I sottoscritti,
premesso che il direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione autonoma della Sardegna, in data 3 agosto 2005 (Buras 12 settembre 2005 parte I e II), ha ritenuto che il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero in località "Valle dell'Erica" - Piano di lottizzazione comparto f 5.5 "Padulazzu", in comune di Santa Teresa di Gallura, proposto dalla società Libellula Srl, con sede legale in Palau, relativo alla realizzazione di un villaggio alberghiero, costituito da 5 edifici con tipologia a schiera di altezza massima 6 metri, volume pari a 27.875 metri cubi e complessivi 390 posti letto, dovesse essere sottoposto alla ulteriore procedura di valutazione di impatto ambientale;
ricordato che il comma 7 dell'articolo 5 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, recita testualmente: "Gli esiti della procedura di valutazione di impatto ambientale, di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 1 del 1999 riguardanti i piani urbanistici attuativi, sono trasmessi alle commissioni provinciali per la tutela del paesaggio, di cui all'articolo 33 della legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche ed integrazioni ed all'articolo 137 del decreto legislativo n. 42 del 2004, per il definitivo parere. Per le restanti procedure di verifica e di valutazione dell'impatto ambientale, non concluse alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenuti";
appurato che il comma 6 dell'articolo 5 della medesima legge regionale n. 8 del 2004 recita: "Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale allegato ai piani attuativi, rappresenta il quadro di riferimento urbanistico territoriale e di disciplina paesisitica per la procedura di VIA...". Il dato letterale - si parla solo di VIA e non di verifica - significa che l'assunzione di tale procedura è considerata obbligatoria per i piani attuativi (qual è quello dell'albergo Valle dell'Erica) in considerazione della particolare valenza territoriale e paesaggistica della fascia costiera considerata;
constatato che, essendo la richiesta di verifica del progetto "Valle dell'Erica" successiva al varo della legge regionale n. 8 del 2004, tale procedura ricadeva pienamente in quanto disposto dai commi 6 e 7 dell'articolo 5 della legge regionale n. 8 del 2004 che invece non risulta citata nel provvedimento;
accertato che lo stesso direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione autonoma della Sardegna, in data 19 gennaio 2006 (Buras 16 febbraio 2006 parte I e II), ha ritenuto che il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero a 5 stelle in località Valle dell'Erica, proposto dalla Società Libellula Srl, consistente nella realizzazione di un villaggio alberghiero costituito da 5 edifici con tipologia "a schiera" di altezza massima di 6 metri fuori terra, per un totale di 366 posti letto, volumetria complessiva pari a 27.875 metri cubi, superficie coperta totale pari a 9.000 metri quadri, superficie a verde pari a 60.300 metri quadri, superficie destinata a un campo da tennis e a uno di calcetto pari a 1.700 metri quadri, non dovesse più essere sottoposto alla procedura di impatto ambientale in ragione di una variazione del progetto che, come si evince dagli atti, non diminuiva la cubatura ma solo i posti letto e che anche in questo caso nessuna prescrizione viene imposta in ragione della legge regionale n. 8 del 2004;
considerato che entrambi i provvedimenti del direttore del Servizio sviluppo sostenibile sono successivi, non solo alla legge regionale n. 8 del 2004, ma anche all'adozione della deliberazione della Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005 riguardante "Procedure per l'attuazione dell'articolo 31 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. l, recante "Norma transitoria in materia di sviluppo ambientale", la quale prevede all'articolo 3 dell'allegato B, che la procedura di valutazione di impatto ambientale si applichi ai progetti ricadenti nelle previsioni di cui all'articolo 5 della legge regionale n. 8 del 2004, il quale viene evidentemente citato per quanto disposto dai commi 6 e 7 dello stesso articolo;
ricordato che la legge regionale n. 8 del 2004 prevede che per i comuni con i piani urbanistici approvati, come quello di S.Teresa di Gallura, non si applichino le misure di salvaguardia di cui al comma 3, ma non dispone che per questi stessi comuni si preveda una procedura diversa da quella ordinaria per le verifiche e per le valutazioni d'impatto ambientale, per cui anche per i progetti ricadenti nei loro territori vale quanto disposto dai commi 6 e 7 dell'articolo 5 della stessa legge e quanto stabilito dalla deliberazione della Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005 e che pertanto il progetto per l'albergo Valle dell'Erica doveva essere sottoposto a valutazione d'impatto ambientale e nella procedura dovevano essere applicati i divieti e le prescrizioni di cui ai commi 6 e 7 dell'articolo 5 citato,
chiedono di interpellare con urgenza il Presidente della Regione, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore della pubblica istruzione, dei beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se:
- non ritengano di ravvisare negli atti dell'Amministrazione regionale, rispetto alle richieste della società Libellula Srl, profili di illegittimità rispetto alle leggi citate;
- non ritengano comunque necessario rivedere la procedura autorizzativa per renderla analoga a quella applicata ad altri cittadini e conforme alle leggi.(162/A).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda per illustrare la sua interpellanza.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi e signor Assessore, mi limito in sede introduttiva a descrivere i fatti e mi riservo alcune valutazioni politiche in sede di replica. Il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero a cinque stelle in località Valle dell'Erica a Santa Teresa di Gallura, un albergo di 366 posti letto, 27800 metri cubi, 9000 metri quadrati, è stato giudicato in data 16 gennaio 2006 dal direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione sarda tale da non dover essere più sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale come invece lo stesso dirigente aveva disposto in data 3 agosto 2005; tale mutamento di orientamento è avvenuto in ragione di una variazione del progetto e dell'iscrizione di numerosi vincoli che però, come si evince dagli atti, non hanno ridotto la cubatura ma hanno ridotto i posti letto.
Il villaggio è stato realizzato, è l'unico di queste dimensioni a pochi metri dal mare, in vigenza della legge salvacoste. Il progetto è tecnicamente un piano attuativo del Piano urbanistico comunale di Santa Teresa di Gallura che, come tutti sappiamo, rientra tra i fatti salvi della legge numero 8, la stessa legge però diceva con chiarezza, ai commi 6 e 7 dell'articolo 5, che i piani attuativi anche dei piani fatti salvi come quello di Santa Teresa dovevano essere inviati alla valutazione di impatto ambientale. L'invio alla valutazione di impatto ambientale è disposto dalla legge, non è previsto come un'eventualità subordinata alla valutazione del funzionario come accadeva in precedenza e in questo senso si esprime anche la delibera della Giunta numero 5/11 del 15 febbraio 2005.
Il progetto del signor Muntoni, tra l'altro, rientrava pienamente in una fattispecie prevista dalla legge numero 8, laddove la legge precisa che per le procedure di verifica di valutazione dell'impatto ambientale, non conclusa alla data di entrata in vigore della legge, come appunto quella del signor Muntoni, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenute, tali prescrizioni sono appunto quelle dei commi 6 e 7 dell'articolo 5. Doveva andare a valutazione di impatto ambientale perché piano attuativo. Viceversa all'istanza del signor Muntoni si è risposto facendo valere la normativa precedente alla legge numero 8 e in tal modo il signor Muntoni ha potuto edificare in tempi brevi e prima dell'attuazione del Piano paesaggistico che avrebbe impedito la realizzazione della struttura. L'interpellanza tiene conto di tutto questo e chiede alla Giunta se non ritenga di revocare le procedure autorizzative; mi riservo valutazioni politiche dopo avere ascoltato la Giunta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Onorevoli consiglieri, il problema è stato posto, in un momento nel quale io non ero presente in Aula, dall'onorevole Maninchedda, il 19 aprile del 2006. Io ne ho avuto notizia dalla stampa. Senza perdere tempo, tuttavia, ho attivato immediatamente il mio potere di controllo, ai sensi dell'articolo 21, comma 8, della legge regionale numero 31 del 1998,in cui si prevede che: "Il Presidente della Regione e gli Assessori hanno facoltà di procedere in ogni tempo all'annullamento d'ufficio per motivi di legittimità delle determinazioni adottate dai dirigenti degli uffici afferenti al ramo di amministrazione cui essi sono preposti, ove sussista un interesse pubblico attuale all'annullamento". Ho esercitato un controllo di legittimità che avrebbe potuto essere sollecitato in modo meno inusuale e forse anche più rispettoso di quanto si evinca dagli atti consiliari che mi sono successivamente fatto consegnare.
Il 20 aprile del 2006 ho inviato all'onorevole Maninchedda una nota formale, con allegata la versione integrale degli atti amministrativi da lui citati. La stessa nota è stata contestualmente trasmessa al Presidente del Consiglio, onorevole Spissu, e al Presidente della Regione, onorevole Soru. Il giorno dopo, informalmente, per ragioni di un fair play istituzionale che mi risulta essere stato apprezzato (ho constatato, oggi, che invece l'onorevole Diana non ha apprezzato altrettanto un'analoga mia iniziativa), ho consegnato personalmente la nota anche all'onorevole La Spisa, Presidente del maggior Gruppo dell'opposizione, il quale aveva manifestato sui giornali, anch'egli, curiosità per la vicenda.
Ora, quella lettera, che io chiedo, signor Presidente, rimanga agli atti di quest'Assemblea, perché l'ho ritrasmessa ieri a lei e a tutti i consiglieri, è un'attestazione formale, della quale assumo per intero la responsabilità: essa fa fede fino a prova di falso ed è valida fino a impugnativa per le vie gerarchiche (al Presidente della Regione), ai sensi dell'articolo 41 dello Statuto, o per le vie giurisdizionali, cosa che finora non è avvenuta. Non avrei molto da aggiungere a quello che ho scritto. Tuttavia, esclusivamente per rispetto nei confronti dell'Aula, vorrei annoiarvi qualche minuto sull'esame degli atti.
Dall'esame degli atti istruttori (tutto il procedimento è verbalizzato) emerge quanto segue: Libellula S.r.l. ha inizialmente (il 6 agosto 2004) proposto un progetto, all'interno di un piano di lottizzazione già approvato, convenzionato e infrastrutturato in comparto F5.5 "Padulazzu", Comune Santa Teresa Gallura. Cinque edifici a schiera, altezza massima 6 metri, superficie coperta totale 9 mila metri quadri, volumetria massima 28 mila metri cubi. Il progetto superava la soglia al di sotto della quale si è esclusi completamente da qualsiasi valutazione ambientale. Qualora si superino i 25 mila metri cubi si deve verificare preliminarmente se l'opera sotto esame non debba anche essere assoggettata a ulteriore procedimento di VIA. La verifica, tuttavia, onorevole Maninchedda - ecco l'abbaglio incredibile, suo e di chi l'ha eventualmente consigliata - è un momento della VIA, come può constatare dalle disposizioni del Codice ambientale e dall'articolo 31 della legge regionale numero 1 del 1999, che ha recepito integralmente la specifica direttiva comunitaria.
E' essa stessa una valutazione ambientale e si conclude (o meglio, si concludeva, prima dell'entrata in vigore della legge regionale numero 9 del 2006, sulla quale poi tornerò) con una decisione di stretta competenza dirigenziale che stabilisce se approfondire ulteriormente o meno l'esame dei progetti e conseguentemente se demandare o meno la valutazione finale ad una deliberazione della Giunta regionale. La procedura preliminare di verifica è stata effettuata - tant'è che il ricorrente se n'è doluto - secondo quanto disposto dalle nuove procedure di valutazione ambientale, approvate nel 2005 dalla Giunta su mia proposta, che la rendono estremamente rigorosa, incisiva, simile, appunto, a quella che viene chiamata normalmente procedura di VIA.
La verifica preliminare è pur sempre un procedimento di valutazione che avviene non solo in contraddittorio con la parte proponente, ma in forma pubblica: l'avviso della sua apertura viene dato sui giornali e viene pubblicato sull'albo pretorio dei Comuni; nella conferenza istruttoria si cercano, si provocano le osservazioni dei cittadini, delle associazioni ambientaliste, si acquisiscono tutti i pareri prescritti da parte degli altri Assessorati e delle ulteriori autorità competenti, comprese, ovviamente, quelle locali.
PRESIDENTE. Assessore, dovrebbe concludere perchè il tempo a sua disposizione è terminato. Concluda, Assessore, mi dispiace, magari lascia il suo intervento all'Assemblea, perché mi sembra interessante. Prego, concluda.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Morale della favola. Nel caso in esame, la prima procedura di verifica si concluse con una determinazione (la numero 1442/VII del 3 agosto 2005), assunta contro i pareri di tutti gli altri uffici coinvolti. E' agli atti, nei verbali. Assessorato enti locali, Ufficio tutela del paesaggio, Genio civile, Agricoltura, parteciparono solertemente tutti e tutti i loro rappresentanti avevano sostenuto in istruttoria che non si dovesse procedere ad ulteriore valutazione d'impatto ambientale. Fu la dirigente responsabile del procedimento che disse: "No, sulle componenti biotiche, idrogeologiche e su alcuni altri aspetti strettamente ambientali (non urbanistici), non ci sono elementi per cui l'Assessorato dell'ambiente possa giudicare non assoggettabile a ulteriore VIA il progetto". Vorrei aggiungere che successivamente c'è stato un pronunciamento del TAR Sardegna, in materia, su un caso analogo. Quando un soggetto chiede - sostengono i giudici nell'ordinanza cautelare numero 417/2005 del 26 ottobre 2005 - l'integrazione dell'istruttoria di una verifica preliminare, anche a verifica conclusa, l'amministrazione è obbligata ad esaminare le integrazioni proposte. Cosa che è stata fatta con la seconda procedura di verifica -apertasi l'11 novembre 2005 su un progetto che lo stesso proponente aveva peraltro variato - a conclusione della quale, con determinazione dirigenziale numero 21/VII del 19 gennaio 2006, è stato escluso l'ulteriore assoggettamento a VIA e sono state date, cionondimeno, ben undici severissime prescrizioni ambientali da ottemperarsi a pena di revoca di ogni autorizzazione. Due battute soltanto e proprio lascio…
PRESIDENTE. Concluda, Assessore, non mi metta in difficoltà.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Vorrei solo aggiungere questo. Non c'entrano niente i commi 6 e 7 dell'articolo 5 della legge regionale numero 8 del 2004, il quale nel suo complesso fa riferimento alla valutazione non dei progetti bensì dei piani secondo le prescrizioni della direttiva VAS (Valutazione Ambientale Strategica), non della direttiva VIA. Onorevole Maninchedda, legga bene, invece, quanto prescrive l'articolo 8, commi 1, 2, 3 della legge "salvacoste": Santa Teresa Gallura è un Comune col PUC fatto salvo a tutti gli effetti, insieme a tutti i suoi strumenti attuativi ed esecutivi. Questa è la prescrizione cui attenersi, anche ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 5.
Qualche tempo dopo abbiamo comunque potuto risolvere definitivamente ogni problema. O meglio, l'ha risolto il legislatore con la recente legge regionale numero 9 del 2006, recante il trasferimento delle competenze agli enti locali. Il legislatore ha dato agli organi politici due indirizzi. Primo: rispettare le istruttorie degli uffici e non intromettersi in esse con atti arbitrari, men che meno esercitando una discrezionalità di tipo politico. Il punto è stato oggetto di accurata ponderazione in quest'Aula. Secondo: tutte le procedure di valutazione ambientale, sia quelle attinenti le verifiche preliminari, sia quelle attinenti l'eventuale approfondimento in sede di VIA, d'ora in poi, si concluderanno con deliberazione della Giunta. Se il problema posto dall'onorevole Maninchedda è quello del luogo dove devono "morire" i progetti, tale problema può considerarsi risolto: dall'entrata in vigore della legge numero 9, verifiche preliminari e valutazioni d'impatto si concluderanno tutte in Giunta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarare se è soddisfatto.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, chiedoqualche minuto in più.
PRESIDENTE. No, non credo…
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Non un minuto, qualche secondo se non dovessi starci, per il privilegio accordato.
Assessore, io non raccolgo le sue provocazioni, non mi interessa ma non posso che dichiararmi insoddisfatto perché lei è stato ben lontano dal parlare del merito della cosa, lei non ha parlato della "8" e sa bene che quell'articolo è stato violato ma il problema è politico, lei ha parlato della procedura esattamente com'era prima della "8", ma non è così e infatti è stato molto lontano dalla "8", molto lontano dalla "8". Evidentemente è una cosa che la mette in imbarazzo, ma per me il problema è politico.
Io voglio capire questo, se si ritiene che la ricchezza personale sia un requisito per ottenere corsie privilegiate con l'amministrazione regionale, cioè se il privilegio Muntoni è fondato sull'idea "Muntoni dà lavoro a quel territorio", allora io chiedo che un privilegio analogo venga realizzato per il nuorese non in ragione della sua ricchezza ma in ragione della sua povertà. Resta il fatto che non sono d'accordo ad affidare ai ricchi le risorse ambientali della Sardegna; se cioè si tratta di favorire investimenti privati nella formazione, nella ricerca, nel manifatturiero e in quant'altro, magari nel nuorese, e sarebbe ora di farlo, io sarei d'accordo, se si tratta invece di favorire i Barrack, i Muntoni, i nuovi ricchi russi, sulle risorse ambientali che sono il nostro differenziale di valore, allora io non sono d'accordo ma…
(Interruzioni)
Io non l'ho interrotta, Assessore stia al suo posto, stia molto al suo posto, stia al suo posto!
Se invece il ragionamento è un altro, sulla clamorosa e autorizzata violazione della legge numero 8 non giudica certo il Consiglio regionale, no, ma per quanto riguarda il modello cioè la ricchezza personale come presupposto di un rapporto privilegiato con la pubblica amministrazione in nome dello sviluppo, se per caso questo stesse prendendo corpo - mi auguro di no - occorrerà parlarne qui dentro. Ci ritroveremo allora qui dentro a parlare di questo modello e della mancanza di trasparenza di automatismi amministrativi che questi precedenti inaugurano.
PRESIDENTE. Assessore, la prego di lasciare il suo intervento agli atti dell'Assemblea. Grazie.
La seconda interpellanza che deve essere svolta è l'interpellanza numero 175/A.
(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza numero 175/A:
Interpellanza La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Rassu - Sanciu - Licandro - Pili sugli interventi a favore dei serricoltori danneggiati dal virus giallo del pomodoro.
I sottoscritti,
preso atto che:
- negli anni 2002/2003 e 2004/2005 si è verificata una grave calamità (virus giallo del pomodoro) che ha colpito in particolare i serricoltori dei comuni di Decimoputzu, Uta, Villaspeciosa, Assemini, Pula e Villasor;
- con deliberazione n. 36/77 del 26 luglio 2005, la Giunta regionale ha disposto che:
1) lo stanziamento previsto per l'intervento è pari a 10 milioni di euro, spesa imputabile al capitolo 06094 UPB S06. 030 del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2005;
2) la Commissione europea, esaminati i contenuti del provvedimento, ha ammesso l'aiuto previsto, alla luce dei principi e delle disposizioni enunciati al punto 11.4 degli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo e, con decisione C(2005)389 del 14 febbraio 2005, ne ha approvato i contenuti tenuto conto delle informazioni complementari fornite dall'Amministrazione regionale; conseguentemente, è stata disposta l'attuazione del provvedimento, tramite i servizi dipartimentali dell'agricoltura, alle condizioni di seguito indicate:
- possono beneficiare dell'aiuto gli imprenditori serricoli, produttori di pomodoro da mensa, le cui aziende siano ubicate nel territorio regionale e le cui coltivazioni praticate in una delle annate 2002/2003 o 2003/2004 siano state danneggiate dal virus giallo del pomodoro;
- per accedere al beneficio gli imprenditori dovranno dimostrare con le fatture di acquisto delle piantine o delle sementi di avere praticato la coltura del pomodoro da mensa nell'annata per la quale si chiede l'indennizzo;
- l'acquisto delle piantine e dei materiali di moltiplicazione del pomodoro deve essere stato effettuato presso i vivai iscritti nel Registro dei produttori e accreditati al Servizio fitosanitario regionale, nel rispetto delle direttive comunitarie in materia;
- il parametro dell'indennizzo sarà determinato successivamente alla presentazione delle domande, in base alla superficie complessiva ammissibile all'aiuto risultante dall'istruttoria preliminare delle istanze pervenute;
considerato che:
- il riconoscimento dell'indennizzo dovrebbe prescindere dalla esibizione delle pezze giustificative comprovanti l'acquisto delle piantine dai vivai autorizzati, in quanto è notoriamente diffusa la produzione autonoma del seme di varietà standard e delle piantine da parte degli operatori;
- il danno effettivamente subito è quantificabile dagli esperti dell'Assessorato e documentabile anche tramite autocertificazione;
- molti imprenditori possono comprovare la vendita dei pomodori prodotti nelle proprie serre;
rilevato che:
- il problema è aggravato dalla inadeguatezza dei fondi disponibili per la liquidazione del danno;
- la Giunta regionale si è impegnata più volte al reperimento delle risorse necessarie;
sottolineato che:
- ancora oggi non è stato risolto il problema finanziario;
- ai coltivatori viene ancora richiesta la presentazione della fattura di acquisto delle sementi, pena l'archiviazione della pratica, e l'indennizzo è stato esteso anche ai territori comunali su cui non risulterebbe alcuna segnalazione ufficiale,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere quali iniziative abbiano assunto o intendano ancora assumere sul grave problema dei serricoltori. (175/A).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'interpellanza.
LA SPISA (F.I.). Questa interpellanza riprende un problema che sia l'Aula, quindi molti colleghi, sia l'Assessore in prima persona conoscono bene. Riguarda uno dei tanti casi di calamità naturale (si tratta del virus giallo del pomodoro) che ha colpito i serricoltori di alcuni comuni della provincia di Cagliari, per i quali la Giunta regionale già dal 2005 aveva disposto alcune questioni che sono citate anche nell'interpellanza. Non mi dilungo sul contenuto di questa deliberazione, mi limito soltanto a sintetizzare i due problemi di fondo di questa questione, cioè la carenza di risorse finanziarie e, ancora di più, direi, le condizioni che sono state poste dalla deliberazione (pur essendo stata riconosciuta da tutti la calamità che ha impedito di avere una produzione normale) per poter avere un giusto indennizzo, in seguito al danneggiamento.
Uno dei requisiti richiesti per comprovare l'avvio della produzione, quindi il diritto ad avere l'indennizzo, è quello di presentare le fatture di acquisto delle sementi. Fatture d'acquisto che molti produttori non possono produrre perché, come è detto in maniera molto chiara, sia nell'interpellanza sia nei numerosi documenti di alcune delle associazioni di produttori, la produzione in proprio delle sementi è una pratica diffusa da parte di molti di questi agricoltori che quindi non possono dimostrare ciò che è un presupposto formale, cioè l'avvenuto acquisto. Mentre possono dimostrare invece che ci sia stata, attraverso altre pezze giustificative, la produzione e la vendita di pomodori. Così come è facile che le strutture dell'Assessorato possano, in qualche modo, certificare, attraverso i propri esperti, e documentare che la produzione è stata avviata e che il danno si sia effettivamente verificato.
Abbiamo già parlato di questo anche in sede di manovra finanziaria, non ricordo se fossimo in legge finanziaria o nel collegato, ma l'Assessorato è stato irremovibile. Noi sappiamo che il disagio è ancora molto forte, chiediamo pertanto alla Giunta se non ci siano le condizioni per rivedere la posizione assunta fino adesso, sia per quanto riguarda le procedure sia per quanto riguarda la disponibilità di risorse finanziarie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Con riferimento all'interpellanza, su questa particolare situazione della virosi del pomodoro, mi preme precisare che le direttive di attuazione della virosi del pomodoro, che sono state approvate dalla Giunta, sono rispettose dei criteri imposti dalla Commissione Europea con la decisione 389 del febbraio 2005.
Il riconoscimento dell'indennizzo non può prescindere dall'esibizione di pezze giustificative che comprovino l'acquisto delle piantine, non solo l'acquisto in sé ma soprattutto che l'acquisto sia stato effettuato da vivai autorizzati, in grado quindi di dare garanzie sul rischio di carattere fitosanitario e quindi sul fatto che non si utilizzino delle piantine o delle sementi che contengano il virus della virosi.
Prescrizioni e condizioni queste dell'Unione Europea nel momento in cui ha consentito la possibilità di indennizzare parzialmente i produttori del pomodoro. Tengo a precisare che la richiesta iniziale, avanzata dall'Assessorato dell'agricoltura alla Commissione, parlava, come importo congruo, di appena 6 milioni di euro. La legge 15 ne approvò 10 milioni, quindi in maniera sufficientemente più ampia. Il problema vero è che, soltanto nel 2005, per danni accaduti nel 2002, 2003, 2004 e 2005, si sono dovuti individuare gli strumenti che consentissero di poter certificare in maniera oggettiva i danni che si sono verificati.
Per far questo, l'Assessorato ha incontrato numerose volte le organizzazioni agricole al tavolo verde, occasione nella quale il 14 luglio 2005, ad integrazione delle prescrizioni precisamente richieste e imposte dall'Unione Europea, si è stabilito che uno dei criteri oggettivi, per poter accertare chi realmente avesse coltivato quel pomodoro in quegli anni, fosse la pezza giustificativa dell'acquisto e quindi la fattura o gli scontrini fiscali.
Per cui il tempo che è trascorso, è trascorso perché ci sono state delle sollecitazioni che volevano vedere riconosciute, come oggi lo stesso onorevole La Spisa fa, le piantine che si sono auto-prodotte in azienda. L'Unione Europea in tal senso è estremamente chiara, dice che si possono ammettere soltanto i produttori che hanno utilizzato delle piantine o sementi certificate, nel rispetto della normativa di carattere fito sanitario. Ad oggi, comunque, sono iniziati i pagamenti sulla base dei 10 milioni che la legge numero 15 aveva stabilito ma anche con l'integrazione dei 2 milioni di euro che la delibera della Giunta regionale del 30 maggio 2006 ha previsto; le domande pervenute sono 1316 per la superficie richiesta di 7 milioni e 556 metri quadri, diciamo che, oltre che le determinazioni in ragioneria, stanno già arrivando i pagamenti direttamente ai produttori..
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per dichiarare se è soddisfatto.
LA SPISA (F.I.). Più che una replica è una presa d'atto, intanto, del fatto che i pagamenti stiano iniziando. Non può essere certamente una dichiarazione di soddisfazione perché, in questa vicenda, nei confronti dei produttori (numerosi dei quali sono anche ricorsi a manifestazione di protesta piuttosto eclatanti), l'Assessorato, non solo l'Assessorato, perché non è una questione che riguarda soltanto l'Assessore dell'agricoltura, ma anche altri esponenti della Giunta e lo stesso Presidente, più volte hanno dichiarato di essere disponibili ad incrementare le risorse finanziarie, tuttavia questo non è accaduto. E sul problema della documentazione necessaria per poter certificare l'avvenuto danno, ci si è fermati sostanzialmente in una posizione di difesa, di una giustificazione burocratica in qualche modo.
La possibilità di dimostrare che il danno è avvenuto deve essere pur riconosciuta anche per quei produttori che ricorrono all'auto-produzione di sementi e di piantine, perché questo fa parte di una tradizione, di una pratica ampiamente diffusa, e il danno è uguale per tutti. Occorre che su questo, anche nei confronti dell'Unione Europea, non si sia ossequienti ad accettare qualunque tipo di prescrizione, perché il rispetto delle norme fito-sanitarie può essere certificato anche attraverso altre forme che però garantiscano la possibilità di riconoscere il diritto di auto-produrre le sementi e le piantine.
Credo che sia utile che il confronto con le organizzazioni, con tutte le forme di consultazione, prosegua in modo tale che la questione venga affrontata anche per successive occasioni che sicuramente, come sappiamo, non mancheranno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 76.
(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 76:
Mozione Sanjust - La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pili - Rassu - Sanciu sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSOche:
- l'articolo 16, comma 1, Sezione III dell'Allegato al Codice, decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, meglio noto come "Legge Gasparri", prevede un "Contributo annuo relativo alla concessione del diritto d'uso delle frequenze utilizzate per l'impianto e l'esercizio di collegamenti radio per il servizio mobile terrestre";
- l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, nell'anno in corso, avrebbe già versato al Ministero delle comunicazioni, per l'utilizzo di frequenze radio in concessione, nel settore dei servizi antincendio e per il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, una somma di 501.092,65 euro, importo presumibilmente in acconto sul presunto totale da versare per l'intero anno;
- le medesime frequenze sono in uso al Corpo forestale dello stato, senza che quest'ultimo versi una lira al Ministero delle comunicazioni;
CONSIDERATO che:
- l'articolo 32 dell'Allegato al Codice (di cui in premessa), al comma 2 stabilisce che le regioni della Valle d'Aosta e della Sicilia e le province autonome di Trento e Bolzano sono esentate dal pagamento dei contributi previsti dalla Legge Gasparri, relativamente all'esercizio dei collegamenti radio utilizzati a fini di protezione civile e di attività antincendio, secondo quanto previsto al comma 2 dell'articolo 96 della Legge n. 342 del 2000;
- in tale elenco non compare la Sardegna, pur essendo questa una Regione a Statuto speciale e che, più di altre, patisce la piaga degli incendi estivi che devastano il territorio con gravi danni all'ambiente e all'economia;
VERIFICATO che:
- in diverse dichiarazioni alla stampa, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente ha dichiarato la non disponibilità economica da parte della Regione per l'apertura delle sedi estive dei vigili del fuoco, una scelta fatta senza aver programmato una valida alternativa nel periodo in cui gli incendi si moltiplicano in maniera esponenziale;
- le somme versate al Ministero delle comunicazioni risultano essere un canone salatissimo per la casse della Regione, che altre regioni e province autonome trattengono in quanto esentate dal pagamento,
impegna il Presidente della Regione e l'Assessore competente
1) ad attivare tutte le procedure necessarie affinché la Regione autonoma della Sardegna venga esclusa dal pagamento delle somme dovute al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione;
2) ad utilizzare tali somme per la campagna antincendio, potenziando strutture importanti per la lotta ai roghi boschivi, quali le sedi estive dei vigili del fuoco.
Cagliari, 27 giugno 2006.(76).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla. Prego consigliere Sanjust.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, colleghi, io inizio la presentazione di questa mozione citando alcuni brani tratti da articoli che sono comparsi nei quotidiani locali, il 7 giugno per quanto riguarda il primo e il 10 giugno per quanto riguarda il secondo. Il giornale "La Nuova Sardegna" inizia questo suo articolo dicendo che: "La campagna regionale antincendio è appena incominciata ma senza i vigili del fuoco", continua dicendo che: "Dopo vent'anni ininterrotti di attività sul fronte del fuoco, nel programma predisposto per combattere gli incendi estivi, non è stata infatti prevista l'apertura delle cosiddette basi estive, che garantivano la copertura di tutto il territorio della Sardegna e in particolare di alcune zone impervie e difficilmente raggiungibili a causa delle condizioni delle strade". Prosegue dicendo che: "Questa è una scelta - quella fatta dall'Assessorato regionale all'ambiente - che ha lasciato di stucco il comando dei vigili del fuoco, che ha dovuto comunicare ai vari comandi provinciali, ma soprattutto ai comuni interessati, che le basi quest'anno non saranno aperte". Potrei proseguire, ma continuo semplicemente invece con il primo capoverso de "L'Unione Sarda" di due giorni dopo: "Una campagna antincendi senza i vigili del fuoco o almeno senza le basi estive dislocate sul territorio, che da vent'anni costituiscono le principali…", e così via.
La mozione, ovviamente, scaturisce non solo ed esclusivamente e non tanto, detto con estrema sincerità, per il fatto che siano stati esclusi i vigili del fuoco. Ma nasce per la preoccupazione che, da vari punti della Sardegna, da più comuni, si è avuta nei giorni successivi a queste dichiarazioni che, tra l'altro, sono dichiarazioni rese in una conferenza stampa che lei stesso aveva tenuto. La mozione nasce ed invita ad una riflessione tutti i colleghi, mi auguro, non solo ed esclusivamente quelli della minoranza, ma soprattutto i colleghi dell'attuale maggioranza che governa la nostra Regione. Nel momento in cui sono venuto a conoscenza del fatto che la legge Gasparri del 2003 aveva previsto un contributo annuo relativo alle concessioni del diritto d'uso delle frequenze utilizzate per l'impianto e l'esercizio di collegamenti radio per il servizio mobile terrestre da parte della Regione Sardegna. E dopo essermi reso conto che l'Assessorato regionale, il suo quindi, Assessore, quello della difesa e dell'ambiente, soltanto nell'anno in corso, avrebbe già versato nelle casse dello Stato oltre 500 mila euro, però ben sapendo, io e sicuramente lei, che alla fine dell'anno l'esborso andrà toccare quasi il milione di euro e quindi circa 2 miliardi delle vecchie lire.
Dopo aver verificato che le medesime frequenze sono in uso al Corpo forestale dello Stato, senza che quest'ultimo versi un euro nelle casse dello Stato e contestualmente, sempre citando la legge Gasparri, mi rendo conto (qua per carità faccio il mea culpa, come già qualche altra volta mi è capitato di fare prendendo la parola in Aula), nello stesso tempo anche rendendomi conto che non amministravo io, cinque anni fa, quattro anni fa, o sei anni fa, dai banchi della maggioranza questa Regione, che nel momento in cui questa legge è stata partorita, il Governo regionale probabilmente non ha avuto la forza, o forse è stata una dimenticanza, non ne ho idea, comunque la Regione amministrata dal centrodestra si è dimenticata probabilmente di bussare alle porte del Governo per far inserire anche la nostra Regione, che è a Statuto speciale come le altre, fra quelle Regioni che non avrebbero dovuto pagare questo benedetto canone. Nell'assumermi la quota parte delle colpe che ci spettano, nello stesso tempo però vorrei ricordare che l'attuale maggioranza e l'attuale Giunta governano la nostra Regione già da due anni, e che l'Assessorato sempre da quanto mi risulta attraverso gli uffici è da sempre a perfetta conoscenza di questo problema.
Nella mozione che non vuole essere un atto né di prepotenza né di arroganza ma vuol essere semplicemente un atto fatto e posto all'attenzione di tutti perché finalmente anche la Sardegna e anche la nostra Regione, che ripeto insieme alle altre è a Statuto speciale, abbia finalmente il diritto di godere degli stessi privilegi che fino ad oggi sono stati concessi solo ed esclusivamente alla Valle d'Aosta e alle Province autonome di Trento e Bolzano.
Un caso leggermente diverso ha la Regione Sicilia che, è vero non paga, non è esentata completamente del canone, però sono riusciti a trovare comunque delle altre formule che sono leggermente migliori rispetto a quelle che invece noi proprio non possediamo.
La speranza è quella che si riesca a trovare una posizione comune per questa mozione che ripeto deve semplicemente impegnare prima di tutto l'Assessore e il Presidente a porre in essere tutte quelle giuste sollecitazioni che serviranno a far sì che questi 500 mila, 1 milione di euro, vengano invece utilizzati, e qua ritorno alla premessa iniziale, perché non ci siano più i problemi di una sola base estiva chiusa in un periodo molto critico come quello estivo per la nostra Sardegna e purtroppo per la piaga degli incendi.
PRESIDENTE. Ricordo ai consiglieri che intendono parlare che devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo scusa, Presidente, ero distratto.
Io credo che questa mozione abbia un suo senso certamente e che vada giustamente esaminata dal Consiglio e accolta, vista la grande necessità che abbiamo di avere comunque personale impegnato per una piaga che annualmente vede occupate le forze dell'ordine, il Corpo forestale e tanti altri soggetti.
Io non sono riuscito a capire esattamente quali siano state le motivazioni che hanno portato a questa situazione, certo è che per quanto mi riguarda quando ero Presidente della provincia di Oristano con risorse dell'amministrazione provinciale favorimmo l'apertura stagionale di un distaccamento dei Vigili del fuoco in una zona calda del nostro territorio, che era Ghilarza, e fu - credo - un'esperienza positiva, successivamente è stata ripetuta, addirittura il Comune impegnò risorse proprie anche per favorire questo tipo di insediamento, quindi non posso che essere d'accordo su questa mozione.
Però, siccome c'è ancora in Aula l'assessore Foddis, che si interessa molto dei problemi che attanagliano l'agricoltura e in questo caso il pomodoro, non essendo potuto intervenire, Assessore, sull'interrogazione che le è stata illustrata dal collega La Spisa, voglio dire una cosa, mi sia consentito.
Io capisco tutte le motivazioni sulla certificazione delle piantine di pomodoro, ciò che non capisco però è perché si usino due metri e due misure. Mi spiego: le cooperative hanno la possibilità di acquistare certificate le piantine, di darle ai loro associati e questo è sufficiente perché, sulla base della legge numero 15, l'Assessorato dell'agricoltura, e quindi la Regione Sardegna, ristori i soggetti.
Ciò che non capisco è quando una società agricola (lei forse sa anche a chi mi riferisco, ma non è l'unica), che ha dei soci e che quindi funziona da cooperativa, acquista le piantine certificate, le mette nella sua azienda e nessuno dice niente, nel momento in cui le dà ad uno dei soci, così come fanno le cooperative, a quel punto decade questo beneficio economico. Io credo che vadano valutate perché presumo che questi soggetti ricorreranno, certamente debbono ricorrere perché non si capisce per quale motivo ci sia un trattamento diverso tra una società cooperativa ed una società di persone che, per centomila motivi, hanno ritenuto di essere quella la forma societaria più accettabile. Questo è quello che è successo, Assessore, io credo che su questo lei debba dare risposte a questi signori, perché credo che abbiano tutti i diritti di essere ristorati da una virosi come quella del pomodoro che certamente ha creato molti danni. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò brevissimo. Ringrazio innanzitutto il collega Sanjust che mi ha fatto firmare questa mozione. Io debbo denunciare la mia ignoranza, sinceramente non sapevo che un organo (che fosse la Regione o un altro) pagasse un tributo allo Stato per l'uso delle onde radio e quant'altro, in più quando ciò viene usato per salvaguardare la pubblica sicurezza, i beni comuni, l'ambiente, i nostri territori sardi, che poi sono territori dello Stato italiano.
Mi meraviglio ancora di più del fatto che alcune Regioni a statuto speciale non paghino oppure paghino un tanto mentre noi purtroppo, a quanto ho capito, dobbiamo pagare, almeno sino ad oggi, speriamo cambi da oggi in poi, il canone completo. Sempre e sempre la Sardegna è l'ultima del carro, è l'ultima ad arrivare, a subire, a pagare cose che gli altri non pagano, a piangere più di quanto non dobbiamo e non possiamo piangere.
Forse gli altri non pagano, tipo il Trentino Alto Adige, se ho capito bene, perché lì probabilmente il problema della piaga degli incendi verosimilmente può essere un fenomeno sconosciuto, credo, non lo so, non ci sono mai stato. Non so neanche dove è piazzato, sì, fisicamente lo so. La Sicilia credo che sia interessata quanto noi, essendo una regione del sud, essendo una regione dove il sole batte, e quindi è soggetta a questo tipo di calamità.
Io non so se la Regione possa o abbia già fatto qualcosa in merito, se si sia attivata affinché il Governo riconosca anche alla Sardegna quel diritto che ha già riconosciuto ad altre Regioni a statuto speciale perché credo che il nostro Corpo forestale compia le stesse azioni e lo stesso servizio, senz'altro con maggior rischio e con maggior impegno, del Corpo forestale dello Stato; non foss'altro perché il problema degli incendi in Sardegna non ha eguali in tutta Italia.
Quel Corpo forestale che, a differenza del Corpo forestale dello Stato, non percepisce l'indennità di rischio che viene dallo Stato corrisposta alle guardie forestali dello Stato; di questo, Assessore, lei è molto sensibile, se ne faccia capo, e se ne faccia merito, perché i nostri forestali, che fanno lo stesso lavoro, con la stessa dedizione, con gli stessi rischi, con gli stessi sacrifici se non di più, del Corpo forestale dello Stato, hanno se non altro lo stesso diritto ad avere riconosciuta l'indennità percepita dalle altre forze di polizia nel territorio nazionale e sardo. Prenda questo impegno, sarà un'azione anche meritoria da parte della Giunta regionale. Quindi ben venga, se non è già avvenuto, l'intervento della Regione, sperando che anche questa volta si possa recuperare il maltolto alla nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, anche su questa mozione mi sono premurato (non per voler inaugurare una prassi, perchè non so se in futuro potrò mantenere sempre questo impegno) di far pervenire, stamattina, all'onorevole Sanjust gli elementi di conoscenza di cui ero in possesso io ed anche quelli relativi alle iniziative che ho intrapreso.
In effetti è vero che la legge Gasparri prevede l'esenzione dal canone per le frequenze radio usate in protezione civile e in attività antincendi della Regione Valle d'Aosta e delle Province autonome di Trento e Bolzano. Si tratta di un trascinamento perché la legge Gasparri è del 2003, questa previsione che la legge Gasparri riporta era già stata inserita curiosamente in un articolo della legge numero 342 del 2000 sul volontariato, qui l'hanno riprodotta uguale uguale, nessuno ha pensato alle altre Regioni. In realtà la questione non riguarda solo la Sardegna, la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia ad esempio, ma riguarda tutte le Regioni italiane e riguarda non solo i Corpi forestali delle Regioni a statuto speciale ma tutte le organizzazioni di protezione civile e di volontariato e tutte le Regioni se ne sono lamentate, compresa la Regione sarda che più volte (sia sotto la passata Giunta, il mio predecessore lo ha fatto, sia sotto questa Giunta regionale) ha sollecitato lo Stato, il Governo, il Ministero degli interni in particolare, a rimuovere questo incomprensibile ostacolo, tenuto conto che il Corpo forestale della Regione sarda svolge in Sardegna gli stessi compiti che svolge il Corpo forestale dello Stato.
Ora io posso darvi soltanto delle notizie informali in questo momento, cioè che, nei giorni scorsi, il 29 giugno, il Direttore generale della direzione generale delle concessioni ed autorizzazioni della prima divisione del Ministero delle comunicazioni avrebbe garantito, per ora solo verbalmente, che è alla firma del suo superiore un decreto per il quale, dal 1 gennaio 2007, le Regioni a statuto speciale saranno totalmente esentate da questi canoni. Al momento non abbiamo ancora ricevuto la nota formale ed ufficiale, è ovvio che aspetto ancora poco tempo per, come dire, reiterare in maniera il più robusta possibile la richiesta della Regione, sperando che il Parlamento alla prima occasione rimedi a questa discriminazione, non comprensibile e poco logica.
Per quanto riguarda però la questione dei Vigili del fuoco, onorevole Sanjust, io vorrei spiegare un po' bene come stanno le cose. A bilancio invariato, rispetto all'anno passato, il sistema di protezione civile e il Corpo forestale della Regione hanno dovuto affrontare nuove spese: rinnovare il parco macchine, il carburante costa molto di più, abbiamo noleggiato una flotta di velivoli molto più moderni, vorremmo che almeno uno, l'elicottero bi-turbina, rimanesse tutto l'anno e non soltanto tre mesi, e quello va pagato ugualmente, in funzione di protezione civile.
Quindi diciamo la verità, così come ricordava l'onorevole Rassu, ci sono difficoltà per un Corpo forestale (per il quale io mi batto molto ma non sempre riesco a ottenere quello che meriterebbe e ne faccio ammenda, però vi assicuro che mi batto molto per il corpo forestale) che meriterebbe di avere straordinari e missioni garantite. Ora, voi capite che se non posso garantire straordinari e missioni al Corpo forestale, mi viene un po' in salita, garantire straordinari e missioni non ai Vigili del fuoco straordinari, perché qui c'è da chiarire bene una cosa, i Vigili del fuoco avventizi sono dei salariati, non dei volontari, che vengono coordinati da Vigili del fuoco ordinari, i quali raddoppiano lo stipendio con questo coordinamento, per essere molto chiari. Io sono intervenuto per chiedere che lo Stato potenzi il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco in maniera permanente e non solo per 20 giorni all'anno, perché poi ci siamo ridotti a 20 giorni all'anno, altro che basi straordinarie di grande efficienza.
Il rapporto con il Corpo dei Vigili del fuoco è eccellente, l'ho dichiarato di fronte al rappresentante del Governo, lo ribadisco, non abbiamo conflitti di nessun genere, quando stanno a operare sul campo non c'è il litigio, si combatte il fuoco e lo si spegne, punto e basta, Corpo forestale, Vigili del fuoco e operai dell'Ente foreste. Non abbiamo assolutamente litigi con loro, ho constatato però, in questi due anni di esperienza, che lo Stato ha un po' abbandonato il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e ne chiedo un potenziamento. Ho ottenuto, comunque, parlando col Direttore generale della Protezione civile, il dottor Bertolaso, quando è venuto in Sardegna, giorni dopo delle date che cita lei, onorevole Sanjust, un impegno della Protezione civile a supportare il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sardo su richiesta del Ministero degli interni con fondi della Protezione civile; anche questo risulta agli atti, le ho dato la relazione puntuale stesa dal prefetto Mazzorana, rappresentante del Governo.
Ora, il Corpo dei Vigili del fuoco mi ha fatto avere un elenco di basi e un fabbisogno, 980 mila euro, più dei 600 mila che davamo l'anno scorso, però io dovendolo validare e trasmettere alla Protezione civile, ho constatato che lì, le usanze, o sono cambiate adesso o sono sempre state diverse, non sono che si paga a piè di lista come faceva la Regione prima, ma chiedono un prospetto analitico: numero di uomini, numero di ore, impiego h24 oppure no. Ecco, vogliono un prospetto analitico, io sto aspettando che la Direzione regionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco mi dia il prospetto analitico per validarlo, dopodiché la Protezione civile può anche decidere che non gliene importa niente e glieli da lo stesso, a piè di lista, ma questo non è più un problema della Regione, nei cui bilanci non transitano quei soldi.
Ecco, mi sto adoperando molto perché così come il Corpo forestale rappresenta delle icone, dei presidi, delle rassicurazioni per la popolazione sarda, non c'è dubbio che lo sono anche i Vigili del fuoco, ogni bambino che nasce, all'inizio sogna, tra le altre cose, di diventare Vigile del fuoco, quindi figuriamoci se non intendo mantenere rapporti strettissimi e fraterni con questa importante struttura dello Stato, però la Regione chiede che venga rafforzata permanentemente.
Quanto ai soldi che risparmieremo, invece, dall'eventuale, diciamo, diminuzione dei canoni, mi consenta, onorevole Sanjust, la Regione deciderà cosa farne lei, prima di impegnarli dicendo che li dà ai Vigili del fuoco. Il Consiglio regionale ha preso una decisione molto importante mesi fa, ha stabilizzato i 945 operai straordinari antincendio, perché l'aspettativa di essere assunti precariamente, periodicamente, per spegnere gli incendi è considerata una delle possibili concause, diciamo, dell'appiccamento degli incendi; è naturalmente un indizio, le Procure questo ci dicono, i nostri nuclei investigativi questo ci dicono, quindi io gradirei che lo Stato, più che assumere avventizi, non ci servono mille avventizi, rafforzasse i Vigili, ci servono trecento Vigili del fuoco ordinari permanenti, questo ci serve. E questa è una responsabilità primaria del Governo e non della Regione, che con i Vigili del fuoco collabora ben volentieri. Ho concluso.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io mi trovo abbastanza d'accordo con quanto ha affermato l'Assessore, e mi fa anche piacere che comunque i dati che sono stati esposti nella mozione non siano stati comunque smentiti dall'Assessore stesso. Il fatto che dagli Uffici del Ministero ci sia una semi-garanzia, anche se solo verbale, e che questa sia avvenuta comunque successivamente alla mozione presentata, mi fa credere che, forse, qualche cosettina la presentazione della mozione l'abbia ottenuta. Ma, siccome verba volant scripta manent, non sarebbe male (questo è l'invito che io faccio a tutti i colleghi, che mi auguro abbiano seguito il dibattito su questa mozione) accoglierla favorevolmente perché sono estremamente convinto del fatto che una mozione che esca da un'autorevole Aula consiliare come la nostra non possa far altro che rafforzare quello che è l'impegno che l'Assessore ormai sta portando avanti, e che veda finalmente la nostra Regione non pagare i canoni che non dobbiamo assolutamente pagare come fanno, d'altronde, le altre Regioni a Statuto speciale.
Potrei anche essere d'accordo con quanto dichiarato dall'Assessore, nella sua piccola vena polemica che ha tirato fuori, alla fine del suo discorso, dicendo che è giusto che sia la Giunta poi a decidere come utilizzare questi fondi, sarebbe il punto 2) della mozione, sul quale io potrei anche, sinceramente, soprassedere. Io penso che la cosa più importante sia che la Regione Sardegna, al pari delle altre Regioni a Statuto speciale, non debba pagare i canoni, che poi questo milione di euro, 600 mila euro annui, voi decidiate di utilizzarli sempre all'interno del suo Assessorato in maniera diversa, beh questa è una linea politica sua e della Giunta alla quale lei appartiene e su questo verrete ovviamente giudicati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Presidente, intanto preciso all'onorevole Sanjust che non c'era nessuna polemica, non ho detto la Giunta, ho detto sarà la Regione, consenta che sia la Regione, perché il bilancio della Regione lo approvate voi in Consiglio.
Io le proporrei questo: assumo tutti gli impegni che la mozione contiene formalmente come impegni miei e, posso dirlo, anche della Giunta. A quel punto valuterei se i proponenti sono disponibili a ritirarla oppure no. Se invece i proponenti, ma questo riguarda allora non più la Giunta e l'Assessore, riguarda di più le altre forze consiliari, intendono far approvare una mozione, chiederei che la mozione non si pronunciasse sulla questione dei Vigili del fuoco, o si pronunciasse semplicemente dicendo che si impegna la Regione ad iniziative verso lo Stato per rafforzare tutto il servizio antincendio e di protezione civile. Altrimenti daremmo per certo che c'è un conflitto e questo conflitto, come ho già spiegato, non c'è. Non c'è né tra il Corpo forestale e i Vigili del fuoco, né tra il Governo della Regione e il Governo dello Stato.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, insomma, l'invito è a trasformare la mozione in una sollecitazione che viene accolta dalla Giunta.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io invece vorrei chiedere all'Assessore, sempre che fosse possibile, di lasciare la mozione, che mi pare non abbia veramente niente di particolare né di politico, e di eliminare, laddove si parla del "verificato", il primo punto. Quindi: "Verificato che:…", poi si toglie da "- in diverse dichiarazioni alla stampa,…" sino a "…in maniera esponenziale;"; si lascia il secondo punto, quindi: "- le somme versate al Ministero delle comunicazioni risultano essere un canone salatissimo per la casse della Regione, che altre Regioni e Province autonome trattengono in quanto esentate dal pagammento,…". Poi, ripeto, se vogliamo anche togliere il punto 2) dell'impegno al Presidente della Regione e all'Assessore competente, se per caso questo può creare dei problemi, lo possiamo anche togliere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. D'accordo.
PRESIDENTE. L'Assessore mi dice che è d'accordo. Se non ci sono altre obiezioni si accolgono le sollecitazioni, quindi anche quest'ultima che veniva da lei proposta, onorevole Sanjust.
(Interruzione della consigliera Caligaris)
PRESIDENTE. Su che cosa chiede la parola, onorevole Caligaris?
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, non è aperto il dibattito e non siamo in fase di voto, quindi se attende un secondo che capiamo qual è il punto nel quale siamo, poi decidiamo come procedere, dato che con i segnali di fumo non riusciamo a capire come dobbiamo procedere.
Conclusivamente, ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. E' ovvio che il voto su una mozione è un affare che riguarda prevalentemente i Gruppi consiliari. Quindi, personalmente, dichiaro che la Giunta è disponibile ad accogliere la proposta dell'onorevole Sanjust, ma sarebbe davvero, come dire, irragionevole, lo so che è poco politico, ma quando ci sono scritte cose che si possono condividere lo si dice punto e basta, poi se c'è qualcosa da aggiungere i Capigruppo vedano tutti quanti, maggioranza e opposizione, se intendono aggiungere qualcosa.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, apre il dibattito?
PRESIDENTE. Se apriamo il dibattito, onorevole Caligaris, non ne usciamo più. Noi stiamo valutando se la mozione vada messa ai voti interamente o con dei commi che vengono cassati o ritirati dal proponente, questa è una strada, oppure a me sembrava che la mozione venisse ritirata e si accogliessero le sollecitazioni contenute nella mozione.
Se la mozione viene votata, evidentemente si vota, e si può chiedere la votazione per parti, la può chiedere lo stesso proponente, e andiamo avanti nella votazione; questa mi pare la strada che l'onorevole Sanjust suggerisce, quindi, siamo in fase di votazione.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, intervengo per sottolineare due aspetti. A mio avviso, così come proposta dall'onorevole Sanjust, cioè escludendo quelle parti che lui stesso ha messo in evidenza e soprattutto la finalizzazione dei fondi, mi sembra che la mozione possa essere accettata, anche in considerazione di due aspetti specifici: il primo è che il tema è stato affrontato in seconda Commissione dove si sta discutendo la proposta sull'istituzione dell'autorità regionale delle comunicazioni della Sardegna che consentirà, finalmente, all'isola e alla Regione di uscire da qualunque ambiguità e di non considerare più in assoluto, come una concessione da parte dello Stato, ciò che attiene la materia delle frequenze. Analogamente siamo nella fase di predisposizione del nuovo Statuto laddove è opportuno che la materia delle comunicazioni diventi in maniera esclusiva competenza della Regione.
Vorrei anche sottolineare che la Regione ha il diritto di appropriarsi delle frequenze e non è neanche il caso di aspettare che avvengano delle concessioni da parte, appunto, del Ministero. Quindi, se un ritardo c'è stato nella precedente legislatura, come sottolineava lo stesso onorevole Sanjust, mi sembra che oggi ci siano tutte le condizioni perché questo aspetto venga preso in esame dal Consiglio. Voterò quindi a favore perché questo mi sembra un balzello iniquo che la Regione non deve più pagare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io credo che il contenuto di questa mozione (depurata anche di quello che chiedeva il collega Sanjust, cioè della prima parte del "verificato" e della seconda parte della "impegna il Presidente della Regione e l'Assessore competente") di fatto dica alla Giunta di fare quello che è il suo compito, che la Giunta, peraltro, sulla base delle dichiarazioni che ha reso l'Assessore in Aula, sta già facendo, quindi mi sembra una mozione del tutto inutile che non fa altro che dire alla Giunta di continuare a fare quello che sta facendo.
Per cui mi sembra che sia da accogliere la proposta iniziale fatta dalla stessa Giunta, cioè un invito al ritiro della mozione stessa e ad accogliere, come raccomandazione di una attività ulteriore nel rivendicare da parte dello Stato il riconoscimento all'esenzione per quanto riguarda le frequenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ascoltando l'onorevole Biancu, pensavo che oltre all'invito al ritiro, volesse invitare anche l'Assessore a non accogliere nessuna delle considerazioni fatte. E' vero che questa è stata una seduta assolutamente irrituale...
BIANCU (La Margherita-D.L.). No.
DIANA (A.N.). L'ho pensato io, allora.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Hai pensato male.
DIANA (A.N.). E' stata una seduta assolutamente irrituale, non so se sia la presenza dell'assessore Dessì, però per fortuna non abbiamo altre mozioni che discutono di queste materie, ma ho ascoltato prima l'intervento dell'onorevole Maninchedda - mi dispiace che non sia presente - ma insomma ha tutta la mia solidarietà, onorevole Maninchedda, io forse avrei reagito diversamente.
Relativamente a questa mozione, voglio dire che i tempi della politica io credo che li debba dettare anche il Consiglio regionale, ma non solo i tempi, i modi. Ora, rivolgersi al Consiglio, come ha fatto più volte oggi l'assessore Dessì è quantomeno irrituale, ecco, mi limito a dire questo. Pertanto, a questo punto, inviterei io l'onorevole Sanjust a chiedere la votazione, e a non chiederla neanche per parti, perché questa è una mozione che ha un suo senso se è votata così! Stralciata di una delle due parti importanti, credo che non abbia veramente senso. Allora sì, si ricadrebbe nella fattispecie dell'onorevole Biancu che dice "non ha senso". No, non ha senso se viene votata per parti, per cui io credo che, onorevole Sanjust, essendomi espresso anche su questa mozione, insomma, io la inviterei a mantenerla in vita e a chiedere che venga votata.
E' un argomento importantissimo, però stiamo attenti, sono felice che la collega si sia espressa favorevolmente su questa mozione, stiamo attenti tutti, stiamo parlando di telecomunicazioni e, con tutto ciò che gira e ci sovrasta, anche in assenza di parti importanti del Consiglio, della maggioranza, della Giunta, di chi tutto vede e tutto muove, insomma, io starei veramente molto attento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). L'assessore Dessì stasera ha risposto con equilibrio alle questioni che sono state poste su un tema (lo sto dicendo senza fare affatto ironia)che da mesi viene richiamato. Personalmente alle parole dell'assessore Dessì avrei aggiunto solo una cosa, che se un collega continua a sostenere che ci sono, nell'azione della Giunta regionale, atti illegittimi, si rivolga anche alla magistratura, non si può continuare a sostenere in quest'Aula che ci sono azioni illegittime a vantaggio di ricchi, se ci sono, intervenga la magistratura. Quindi ha risposto abbastanza con equilibrio.
Rispetto alla mozione, io faccio una proposta: l'assessore Dessì ha sostenuto che quanto viene richiesto come impegno alla Giunta è un impegno che la Giunta ha già assunto prima ancora che la mozione venisse scritta e che vuole proseguire in quella direzione; allora se riteniamo opportuno che l'azione della Giunta sia sostenuta da un pronunciamento del Consiglio, si sospenda, si faccia un ordine del giorno consiliare unitario che vada nella direzione della mozione e lo si approvi. Questa è l'ipotesi che può essere avanzata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Sinceramente continuo a non capire. Ormai sono due anni che purtroppo c'è questo rituale; ma è possibile che neanche per le cose comuni, o quanto meno le cose che riguardano veramente la comunità e la collettività, non si riesca ad essere obiettivi? Qua non c'è destra, sinistra, centro, c'è il bene comune. Io non ho mai avuto alcun problema, né in Commissione né in Aula, a votare con voi laddove ne fossi veramente convinto;in questo caso, anche l'Assessore ha detto chiaramente, caro onorevole Marrocu, che sempre e solo ed esclusivamente con garanzie verbali queste sono arrivate dopo che la mozione è stata presentata, perché ha parlato del 29 giugno, la mozione è stata presentata il 27. Sarà un caso della vita, un caso incredibile che probabilmente non capiterà mai più, però mi piacerebbe avere lo sbobinamento di quanto lei ha riferito e che io ho puntualmente appuntato.
Assessore Dessì, mi creda, non sono solito dire bugie soprattutto su queste cose veramente futili, però io non riesco a capire che cosa possa succedere se, una volta tanto, su un argomento del genere, collega Biancu, si votasse insieme rafforzando quello che è un lavoro meritevole che la Giunta sta finalmente facendo, dal 2003 ad oggi - ho anche fatto il mea culpa per quanto riguarda l'amministrazione regionale che vi ha preceduto - e che invece sarebbe molto, ma molto, più forte, anche con un Governo amico, qualora ci fosse uno scritto, in questo caso un volere dell'intera Aula con una mozione che vi invito a sottoscrivere, non vi sto dicendo non sottoscrivetela, vi invito a sottoscriverla per poter presentare un lavoro comune per richiedere una cosa che già altre Regioni hanno. Almeno su queste cose! Non vi si chiede di votare la politica economica del centrodestra, vi si chiede, anche se dietro nostra sollecitazione, di rafforzare quello che è un lavoro che la Giunta sta meritoriamente facendo ma, scusate se continua a ribadirlo, dopo che è stata presentata una mozione, penso che non ci sia niente di scandaloso.
L'ordine del giorno per me si può fare, però facciamolo adesso, utilizziamo la premessa della mozione e facciamolo tutti insieme, anche se comunque penso che sia un discorso, scusate se lo voglio dire, anche di correttezza tra di noi ammettere che qualche cosa presentato dagli altri sia giusto e corretto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì, Presidente, per dire che mi trovo d'accordo sulla proposta dell'onorevole Marrocu riguardo alla mozione presentata dall'onorevole Sanjust, mentre il cenno che ha fatto l'onorevole Marrocu invitando me ad andare alla Procura della Repubblica lo respingo al mittente perché penso che il compito di un consigliere regionale sia proprio quello, quando vede atti che privilegiano una parte della società e ne svantaggiano un'altra, di parlarne qui, perché questa è la sede in cui si parla di giustizia sociale e di trasparenza amministrativa. Io non voglio parlare con i magistrati, io voglio parlare con la società che mi ha espresso e con i colleghi che sono stati espressi da questa società. Per cui chiederei all'onorevole Marrocu di rivolgere questi inviti ad altri, magari ricordandosi che la sua cultura politica dovrebbe essere minimamente più attenta alle esigenze delle Aule parlamentari che di giustizia sociale devono occuparsi, nonostante il suo disappunto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente per una precisazione.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Onorevole Sanjust, è chiaro che io do atto delle cose meritorie che dicono tutti e che fanno tutti, però le faccio presente che l'incontro con Bertolaso, col prefetto Mazzorana e con i responsabili dei Vigili del fuoco è avvenuto ben prima che fosse presentata questa mozione. E' chiaro? Quindi diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che spetta a Dio. E' ovvio che, ribadisco, io non ho detto altro; ho detto che gli atti consiliari li vota e li concorda il Consiglio e spetta ai Gruppi consiliari assumere, in questo caso, le loro posizioni.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, poiché è tardi e io non ho un ordine del giorno da mettere in votazione, possiamo concludere la discussione, con l'impegno di preparare un ordine del giorno che domattina voteremo come primo punto dei lavori della mattinata.
Ricordo che domani mattina c'è la riunione straordinaria richiesta dalla Giunta però iniziamo, evidentemente, in prosecuzione della seduta ordinaria per la votazione dell'ordine del giorno sulla mozione numero 76.
Il Consiglio è riconvocato per le ore 10 di venerdì 14 luglio. La seduta è tolta alle ore 20 e 39.
Allegati seduta
CCIII SEDUTA
Giovedì 13 luglio 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e45.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 24 maggio 2006 (197), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cappai, Ibba, Porcu e Uras hanno chiesto congedo per la seduta del 13 luglio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Norme in materia di progettazione, costruzione, esercizio e vigilanza degli sbarramenti di ritenuta e dei relativi bacini di accumulo nella Regione Sardegna". (240)
(Pervenuto il 29 giugno 2006 e assegnato alla quarta Commissione.)
"Norme per l'attuazione di prestiti d'onore per studenti universitari". (241)
(Pervenuto il 29 giugno 2006 e assegnato alla ottava Commissione.)
Annuncio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
CERINA - GESSA - BARRACCIU - DAVOLI - FADDA Paolo - MANCA - SANNA Franco - SANNA Simonetta - MARROCU - BIANCU - PORCU - LICHERI - BALIA - MARRACINI: "Norme per lo sviluppo del cinema in Sardegna".(238)
(Pervenuta il 27 giugno 2006 e assegnata alla ottava Commissione.)
RASSU - PETRINI: "Modifiche all'articolo 51 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267". (239)
(Pervenuta il 29 giugno 2006 e assegnata alla prima Commissione.)
LA SPISA - ARTIZZU - VARGIU - OPPI - LADU - CAPELLI - DIANA - CONTU: "Abrogazione di norme della legge regionale 11 maggio 2006, n. 4 (Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo)". (242)
(Pervenuta il 12 luglio 2006 e assegnata alla terza Commissione)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione DEDONI sui costi energetici e, in particolare, sul costo del gas in bombola". (456)
(Risposta scritta in data 23 giugno 2006.)
"Interrogazione DIANA sulla realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna". (487)
(Risposta scritta in data 23 giugno 2006.)
"Interrogazione DIANA - LIORI sull'esclusione delle associazioni di volontariato della Sardegna dai finanziamenti per il Servizio civile nazionale". (524)
(Risposta scritta in data 23 giugno 2006.)
"Interrogazione CASSANO sull'ennesimo mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti delle strutture private convenzionate con la ASL n. 1 di Sassari, con particolare riferimento alla COOPAS". (493)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione AMADU sulla necessità di un presidio medico-sanitario nell'Isola dell'Asinara". (494)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione VARGIU sulla sospensione della vigilanza presso il pronto soccorso dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari". (496)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione CONTU - LA SPISA - PETRINI sull'interruzione del servizio di sorveglianza e di sicurezza nell'ospedale S.S. Trinità di Cagliari". (499)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione AMADU sui ritardi nella corresponsione degli stipendi ai dipendenti della Cooperativa per l'assistenza agli anziani (COOPAS) che prestano servizio presso la ASL n. 1 di Sassari". (506)
(Risposta scritta in data 27 giugno 2006.)
"Interrogazione SANNA Matteo sulla Università di Nuoro e il fondo unico". (128)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione AMADU sulla necessità di aumentare la dotazione finanziaria a favore degli Enti regionali per il diritto allo studio (ERSU) della Sardegna". (133)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione AMADU sulle notizie che porterebbero ad una rimodulazione con consistenti tagli alle incentivazioni della Legge n. 51 del 1993 a favore delle imprese artigiane della Sardegna". (151)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione BALIA - MASIA sul mancato trasferimento dei fondi dalla Regione ai comuni". (175)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione CALIGARIS sulla vicenda delle quote azionarie della ex Banca Popolare di Sassari". (195)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione PISANO - CAPPAI sulla gravità dei provvedimenti adottati dal Banco di Sardegna inerenti la soppressione delle piccole agenzie comunali che vengono trasformate in micro-sportelli di filiale". (316)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione DEDONI sul funzionamento del CRS4 e del Consorzio 21". (418)
(Risposta scritta in data 6 luglio 2006.)
"Interrogazione CHERCHI Oscar sul paventato trasferimento della dott.ssa Giuseppina Garau". (153)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
"Interrogazione RASSU sull'assenza nella Regione Sardegna di programmi di prevenzione secondaria dei tumori mediante screening attivo". (197)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
"Interrogazione DEDONI sulla carenza in Sardegna di impianti di smaltimento degli scarti di macellazione". (318)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
"Interrogazione DEDONI sull'istituzione del distretto sanitario della Planargia con sede in Bosa". (374)
(Risposta scritta in data 7 luglio 2006.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza PIRISI - MATTANA - MARROCU - FLORIS Vincenzo - BARRACCIU sulla situazione del trasporto merci FS in Sardegna". (173)
"Interpellanza LA SPISA - LOMBARDO - CONTU sul progetto di riuso unitario Comunas". (174)
"Interpellanza LA SPISA - LOMBARDO - CONTU - SANJUST - RASSU - SANCIU - LICANDRO - PILI sugli interventi a favore dei serricoltori danneggiati dal virus giallo del pomodoro". (175)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione SANJUST - LA SPISA - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio". (76)
"Mozione CHERCHI Silvio - SECCI - PORCU - BALIA - URAS - SALIS - MATTANA - IBBA - MARRACINI sulla valorizzazione e sullo sviluppo del sistema portuale cagliaritano". (77)
"Mozione DIANA - LA SPISA - OPPI - MURGIONI - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - RANDAZZO - CAPPAI - CAPELLI - GALLUS - RASSU - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - AMADU - CHERCHI Oscar - LADU - BIANCAREDDU - PETRINI - MILIA - LOMBARDO - CONTU - PILI - LICANDRO - SANJUST - SANCIU - CASSANO - DEDONI sulla necessità di revocare la deliberazione della Giunta regionale n. 17/9 del 26 aprile 2006 sul Parco geominerario, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (78)
Richiesta di risposta orale ad interrogazione
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che l'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 78, a firma Diana, La Spisa, Oppi e più, per la quale è stata richiesta, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento, la convocazione straordinaria del Consiglio.
(Interruzione della consigliera Caligaris)
Onorevole Caligaris, su che cosa intende intervenire?
CALIGARIS (Gruppo Misto). Su un richiamo al Regolamento, signor Presidente.
PRESIDENTE. Se non ne approfitta del richiamo al Regolamento per parlare d'altro…
CALIGARIS (Gruppo Misto). No, no, no…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, chiedo la parola in base al comma 2 dell'articolo 107 del Regolamento. Siccome non mi ritengo pienamente soddisfatta della risposta fornita, dopo oltre un anno, dagli uffici dell'Assessorato della programmazione, all'interrogazione 195/A, considerata l'attualità del tema, chiedo di discuterla nella competente Commissione. Si tratta dell'interrogazione che attiene alla vicenda dei soci dell'ex Banca Popolare di Sassari.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, il Presidente della Commissione fisserà, nel calendario dei lavori della Commissione, la giornata nella quale verrà data risposta orale alla sua interrogazione.
PRESIDENTE. Come dicevo, l'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 78 per la quale è stata richiesta, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento, la convocazione straordinaria del Consiglio.
(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 78:
MOZIONE DIANA - LA SPISA - OPPI - MURGIONI - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - RANDAZZO - CAPPAI - CAPELLI - GALLUS - RASSU - CUCCU Franco Ignazio - FLORIS Mario - AMADU - CHERCHI Oscar - LADU - BIANCAREDDU - PETRINI - MILIA - LOMBARDO - CONTU - PILI - LICANDRO - SANJUST - SANCIU - CASSANO - DEDONI sulla necessità di revocare la deliberazione della Giunta regionale n.17/9 del 26 aprile 2006 sul Parco geominerario, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- con deliberazione n. 17/9 del 26 aprile 2006, la Giunta regionale ha adottato il bando di gara internazionale per la cessione, riqualificazione e trasformazione di ambiti di particolare interesse paesaggistico del Parco geominerario della Sardegna, con riferimento ai siti del territorio dell'Iglesiente e di Arbus facenti parte del Parco geominerario;
- la deliberazione ha proposto un primo bando da esperire con gara internazionale riguardante due lotti di intervento: il primo di Masua e Monte Agruxiau per complessivi 160.000 metri cubi, il secondo di Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli per complessivi 100.000 metri cubi; per il primo lotto è prevista una base d'asta di 32.520.000 euro, per il secondo di 11.000.000 di euro;
- la Giunta ha scartato l'ipotesi di concessione dei lotti oggetto del bando, optando per la cessione a titolo oneroso;
- la procedura di gara è finalizzata alla selezione di soggetti qualificati operanti nel settore immobiliare o alberghiero e dovrà prevedere l'accertamento dei requisiti d'impresa, gli elaborati di progetto e il prezzo di acquisto; le attività riguardanti la bonifica saranno oggetto di apposito accordo di programma fra la società aggiudicataria, IGEA Spa, e la Regione; l'iniziativa dovrà prevedere la ristrutturazione urbanistica degli immobili esistenti e i concorrenti potranno altresì avanzare specifiche e puntuali richieste di interventi pubblici riguardanti i livelli di competenza pubblica in ordine alla realizzazione delle infrastrutture generali;
- in difformità da quanto previsto nel Piano paesaggistico regionale recentemente adottato, nei compendi oggetto del bando saranno possibili interventi di strutturazione alberghiera ricettiva con annessi centri di benessere, strutture sportive e per il golf, interventi di miglioramento ambientale e di forestazione, strutture di supporto alla fruizione turistica dei siti di archeologia industriale eventualmente insistenti su tali aree;
- gli interventi di messa in sicurezza, riqualificazione ambientale e bonifica delle aree interessate dalla gara saranno a carico della Regione che, per la realizzazione degli interventi, si avvarrà dell'IGEA Spa;
- la gara si svolgerà secondo procedura negoziata privata distinta in due fasi, la prima per la presentazione della documentazione comprovante i requisiti di ammissibilità dei soggetti partecipanti, la seconda per la presentazione di una proposta di piano urbanistico di riqualificazione dell'area, di un progetto economico e gestionale di sviluppo e valorizzazione socio-economica, di un'analisi del fabbisogno e di un eventuale progetto di sviluppo delle infrastrutture viarie e di collegamento, e di un'offerta economica per l'acquisto dei beni;
- il bando di gara non riporta alcuna spiegazione relativamente alle modalità di svolgimento della fase preselettiva e, in particolare, ai criteri in base ai quali saranno valutate le manifestazioni di interesse pervenute;
- non è fornita altresì alcuna informazione sulle modalità con cui saranno composte le due commissioni esaminatrici che si occuperanno, rispettivamente, della fase di preselezione e di quella di aggiudicazione;
RITENUTO che:
- il bando, di fatto, preclude ogni possibilità di iniziativa da parte del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna; la partecipazione del direttore generale del Parco all'organismo di valutazione né soddisfa né rispetta le prerogative del Parco come previste dal decreto ministeriale 16 ottobre 2001, istitutivo del Parco; infatti tale decreto attribuisce al Parco, attraverso i componenti degli organi direttivi, la finalità di "assicurare la conservazione e valutazione del patrimonio tecnico, scientifico, storico-culturale ed ambientale dei siti e dei beni ricompresi nel territorio", nonché la competenza (a) a recuperare e conservare i territori e (b) il patrimonio di archeologia industriale; (c) a proteggere e conservare gli habitat e il paesaggio culturale generato dall'attività industriale nonché (d) le zone di interesse archeologico e i valori antropici delle attività umane connesse all'espletamento delle attività minerarie; (e) a promuovere e sostenere attività educative, ricreative, sportive e artistico-culturali compatibili con i valori da tutelare; (f) a promuovere, sostenere e sviluppare centri di ricerca di eccellenza di livello internazionale; (g) a collaborare con gli enti locali e con le istituzioni competenti al fine di concorrere alla creazione, nel territorio del Parco, di un nuovo processo integrato di sviluppo sostenibile; (h) di curare, d'intesa con gli enti locali preposti, il coordinamento di interventi di bonifica, di riabilitazione e di recupero;
- per realizzare tale finalità e adeguarsi alle competenze sopra indicate, il decreto istitutivo indica come incompatibili con gli obiettivi sopra indicati: (a) qualsiasi mutamento della destinazione dei terreni e quanto altro possa incidere sulla morfologia del territorio; (b) il danneggiamento e la distruzione dei manufatti; (c) l'esecuzione di nuove costruzioni e la trasformazione di quelle esistenti; (d) lo svolgimento di attività pubblicitarie non autorizzate dall'organismo di gestione;
- la gestione del Parco (articolo 4 del decreto ministeriale 16 ottobre 2001) è affidata a un consorzio costituito dal Ministero dell'ambiente, dal Ministero della attività produttive, dal Ministero dell'istruzione, università e ricerca scientifica, dal Ministero dei beni e attività culturali e dalla Regione autonoma della Sardegna; sono organi del consorzio del Parco il presidente, il consiglio direttivo, la comunità del parco, il collegio dei revisori dei conti;
CONSIDERATO che:
- la deliberazione della Giunta e il bando di gara per trattativa privata violano le disposizioni del decreto istitutivo del Parco, escludono sia gli organi direttivi del Parco, sia la comunità dalle decisioni e dagli interventi, così svuotando di contenuto e di possibilità operativa il Parco, i suoi organi direttivi e la comunità che del Parco è direttamente partecipe;
- la deliberazione, oltre che palesemente antidemocratica, appare in contrasto con le direttive europee per quanto riguarda gli appalti pubblici e suscita perplessità in ordine a possibili particolari interessi, che si traducono nella scelta discrezionale dei partecipanti alla gara;
- l'impegno a farsi carico delle operazioni di messa in sicurezza, riqualificazione ambientale e bonifica espone la Regione al pericolo di investire nell'operazione di cessione risorse superiori a quelle che potrà acquisire e dunque di rendersi responsabile di un danno erariale,
impegna la Giunta regionale
a revocare la deliberazione n. 17/9 del 26 aprile 2006 e il bando internazionale di gara conseguente e a predisporre nuovi criteri per l'affidamento dei lavori e del progetto con gara pubblica e non con procedura negoziata privata, e a coinvolgere direttamente, perché competenti, gli organi rappresentavi del consorzio e, in particolare, la comunità del parco. (78).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla. DIANA (A.N.). Signor Presidente, ovviamente mi rammarico subito per l'assenza del presidente Soru perché l'argomento è come tutti gli argomenti affrontati in questa Aula consiliare quindi, come tutti gli altri, avrebbe meritato la presenza del presidente Soru. Su una materia, che è da diversi mesi all'attenzione del Consiglio regionale e certamente della Giunta, di organizzazioni sindacali, di sindaci e di quanti altri sono interessati ad un aspetto importantissimo della nostra isola, mi sarebbe piaciuto, e credo che sarebbe piaciuto a tutti quanti noi, avere la presenza del presidente Soru. Presidente Soru che sfrutta tutte le occasioni per essere assente, soprattutto quando viene chiamato in causa come farò io oggi.
Il Presidente, qualche settimana fa, disse che i portatori di perplessità debbono trasferire i loro dubbi altrove; beh, io avrei voluto dire al presidente Soru che, benché ci abbia provato a trasferire i miei dubbi altrove, non sono riuscito a farlo soprattutto alla luce dei comunicati che, non dal centrodestra ma dal centrosinistra, appaiono sempre più spesso; ne citerò, tra gli altri, uno in particolare: "La Sardegna è in vendita forse per soddisfare l'investimento opportunistico e speculativo". Non l'ho scritto io ovviamente, l'ha scritto un opinionista, un giornalista molto vicino al centrosinistra, perlomeno lo era fino a qualche giorno fa, non so se poi abbia deciso di modificare il suo atteggiamento politico, certo è che un comunicato che usa questi toni "La Sardegna è in vendita forse per soddisfare l'investimento opportunistico e speculativo", già sarebbe bastato.
Questa mozione, che viene riproposta nel rispetto dell'articolo 54 del Regolamento, è stata presentata il 12 dicembre, quindi in tempi non sospetti, quando ancora il bando di gara per la gestione dei siti minerari non aveva avuto tutto il suo corso. Allora il presidente Soru ci invita a non avere dubbi, a trasferirci altrove se abbiamo dei dubbi, già questo è un fatto incredibile, non possiamo neanche avere dubbi, quando parla il presidente Soru dobbiamo avere solo certezze,mi dispiace che non sia presente perché sottopone componenti della Giunta autorevoli, forse i più autorevoli, a presenziare e a subire critiche che, lo dico subito, non sono indirizzate alla Giunta, sono semmai indirizzate al presidente Soru e alla maggioranza che lo sostiene, soprattutto a quei colleghi che vivono e operano in un territorio che ha certamente molte sofferenze e che nulla fanno per arginare la tracotanza e l'arroganza del presidente Soru.
Io non sono contrario alle iniziative che possano restituire produttività, economia, benessere, ambiente, salubrità ad un territorio, non ho assolutamente niente in contrario. Dove iniziano le mie contrarietà? Sono fondamentali, guardate!
Da un lato, nella mozione si chiede maggiore trasparenza sui bandi di gara e, dall'altro, si chiede che venga assicurato il Consiglio, ma non solo il Consiglio, sul rischio che, secondo me, è estremamente fondato di perdere tutte le risorse per il risanamento ambientale. Vedo che non è un argomento che appassiona molto i colleghi. Non ci sono cariche da distribuire, non ci sono incarichi da affidare, stiamo parlando di un argomento che, esclusi probabilmente i colleghi di quel territorio, tutti gli altri glissano.
Dicevo che esiste veramente il rischio di compromettere seriamente, conseguentemente di perderle, le risorse che, con grande sacrificio e battaglie politiche, fatte dal centrosinistra prima e dal centrodestra dopo, si erano ottenute. Perché dico questo? Perché vedete, colleghi, quando il Governo nazionale promulgò la legge per il risanamento ambientale dei siti più inquinati d'Italia, parlo di Bagnoli, parlo di Marghera, la legge numero 426, i siti minerari della Sardegna, al suo interno, non erano previsti, ci fu una grande battaglia in seguito alla quale si riuscì ad avere il riconoscimento di risorse importanti per risanare quel comparto. Si quantificò allora e credo che oggi sia quantificato in circa 750 milioni di euro, non stiamo parlando di noccioline, stiamo parlando di 750 milioni di euro, di questi circa 35 milioni di euro sono già stati trasferiti, ci dovremmo chiedere che fine hanno fatto e che utilizzo ne stiano facendo.
Ma per ritornare alla "426", è una legge talmente esplicita, cari colleghi, che all'articolo 1 comma 7 dice: " Nel caso di cambio di destinazione dei siti oggetto degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale ovvero di alienazione entro dieci anni dall'effettuazione degli stessi in assenza di cambio di destinazione…" - e successive modificazioni eccetera eccetera - "Con decreto del Ministero dell'ambiente… verranno determinati i criteri e le modalità della restituzione", ovviamente di tutte le somme investite nella bonifica di quei siti. Ora mi chiedo: qualcuno sarà andato a chiedere o a verificare se un rischio di questo genere di 750 milioni di euro può essere commisurato all'alienazione di una parte importante del nostro patrimonio per una cifra a base d'asta di 32 o 33 milioni di euro con tutto ciò che questo comporta? Questo è il primo quesito che io pongo.
La legge che ho citato è una legge del 1998, pieno Governo di centrosinistra, Ministro Bordon, non è una legge del Governo del centrodestra, è una legge del Governo di centrosinistra. Vado avanti, il decreto numero 468, del 18 settembre 2001, a conferma di quanto scritto, all'articolo 8 intitola: "Procedure di revoca dei finanziamenti e procedure di riassegnazione". Nel suo contenuto è previsto che i finanziamenti, concessi ai sensi di quella legge citata, nel mancato rispetto del loro utilizzo e nel non rispetto dell'articolo 1 comma 7, verranno immediatamente restituiti allo Stato e gravati degli interessi, perché la bonifica di quei siti ovviamente li qualifica maggiormente e li rende economicamente più validi.
Allora, quegli opinionisti di centrosinistra, vicini al mondo degli ambientalisti, oltre che scrivere che la Sardegna è in vendita forse per soddisfare appetiti di chissà quale genere, vanno avanti e scrivono: "Politica e affari immobiliari, il governatore Soru non fa quello che dice e i portatori di perplessità rispondono che il re è nudo". Questo non l'ho scritto io, lo scrivono autorevoli giornalisti, esponenti del mondo ambientalista, che hanno a cuore le sorti di quel territorio. Ma perché il presidente Soru non è presente in Aula? Quanto meno mi dovrebbe dare suggerimenti per come difendermi dagli attacchi che subisco anch'io, perché mi si dice che non faccio niente, che noi non facciamo niente. Invece il presidente Soru è assente. Allora il presidente Soru, subissato da proteste, la settimana scorsa in Confindustria è andato a dire che non si trattava di cessione delle aree minerarie, ma di concessione. Mi sono letto il bando non so quante volte e, per risparmiare tempo a voi e me stesso, vi dico che per almeno otto volte viene citata la parola cessione, acquirente e venditore, mentre non c'è un passaggio dove si parli di concessione, si parla sempre di cessione. Ora stiamo cambiando in corso d'opera, benissimo, la mozione chiede di revocare quel bando e di procedere in maniera diversa, questo per tranquillità anche dei colleghi.
Quando la "426" è stata fatta, c'era una motivazione, la "426" ha distribuito migliaia di miliardi nei siti più inquinati d'Italia, Bagnoli, Marghera, ce n'è un elenco dal quale è esclusa la Sardegna. Sapete perché quell'articolo 1 comma 8 dice quello che dice? Perché si tratta di siti che potevano essere sottoposti a grandissime speculazioni edilizie, allora il legislatore di centrosinistra, Ministro Bordon, non il Ministro di centrodestra, proprio per avere la certezza che non ci sarebbero state speculazioni, ha previsto che i siti interessati da bonifiche ambientali, con la contribuzione dello Stato, quindi con danari pubblici, non possono assolutamente modificare il loro stato! Non lo possono modificare prima dei dieci anni!
Signori, noi siamo in presenza di questa fattispecie. Tutti quei siti sono oggetto di bonifica parziale. Onorevole Calledda, molto parziale! A fronte di 750 milioni di euro necessari, non ne sono stati spesi neanche 33! Li abbiamo già spesi? Non li abbiamo spesi? Ma, se il presidente Soru intende alienare quei terreni, come si concilia con l'articolo 1, comma 7, della legge numero 426? Allora mi chiedo perché accelerare le procedure. La Sardegna è vero che non ha grandi infrastrutture, non ha una grande viabilità. Però, viva Dio, non siamo nel deserto del Sahara, siamo in Sardegna! Abbiamo accelerato per andare a sorvolare quei siti. E abbiamo accelerato! Ci sono state interrogazioni, mozioni, interpellanze su questo aspetto, ma il presidente Soru è andato avanti! Il 12 aprile ha fatto l'ultimo bando! Un bando sul quale, poi, avrò qualcosa da dire. Quindi si vola! Si vola e allora nascono le illazioni. Prima ancora di sapere chi aveva partecipato, era normale incontrare qualcuno che diceva: "Ma lì c'è la mano di Tronchetti Provera, ma lì c'è la mano di Testa, ma lì c'è la mano di Barrack, ma lì c'è la mano di altre associazioni temporanee d'impresa, lì c'è la mano del presidente Soru!". Tutto si dice in assenza di informazioni, c'è da capirle le persone, non possiamo che capirle, poi vedremo se condividere o meno ciò che dicono. Queste sono le cose che si dicono nella pubblica piazza, come si diceva una volta.
A settembre dovrebbe essere ultimata la procedura, con una Commissione che è il fiore all'occhiello, conosciamo soltanto qualcuno dei nomi, ma basta e avanza! Non conosciamo il pronunciamento del Ministero dell'ambiente ma soprattutto quello del Ministero dei beni culturali. Il dottor Scarpellini chiamato in causa da me, la settimana scorsa, in una conferenza stampa, tace. Assordante silenzio! Il dottor Scarpellini, voluto fortemente dal presidente Soru, non parla dei siti minerari dismessi del Sulcis Iglesiente, patrimonio dell'Unesco, archeologia industriale. Chi meglio di lui poteva parlare di questa materia? Non ne parla! Non ne parla neanche il Parco geominerario - altro soggetto che non è stato assolutamente coinvolto - se non per la parte che riguarda il direttore generale coinvolto nella Commissione, non dice di più. Non ne parlano gli imprenditori, la Confindustria sì, forse qualche accenno.
Per partecipare a questo bando bisognava essere colossi mondiali! Pensate, colleghi, una perla fra tutte: chi vuole partecipare deve avere effettuato interventi del genere per 30 ettari e minimo 100 mila metri quadri di pavimentazione. In Sardegna: 100 mila metri quadri! Ma qual è l'impresa sarda che può affrontare un'esperienza di questo genere? Allora quando il presidente Soru (torno a bomba per le cose che non dico io, ma che ha detto il presidente Soru e che vengono regolarmente riportate dai vostri autorevoli amici del centrosinistra) dice: "Ai nostri giovani vogliamo dare una speranza, quella che possiamo risolvere i problemi della Sardegna con il loro contributo, il loro entusiasmo, la loro capacità, non attraverso il piattino con la richiesta di aiuto, con l'aiuto di un americano".
Qui incomincia la sequela di notizie del presidente Soru sui BOND, sui fondi di investimento americani, sui fondi di investimento inglesi! Ma cosa gliene importa ai sardi dei fondi di investimento americani? Ma perché il presidente Soru deve andare a dichiarare che, con 250 milioni di euro di fondi di investimento americani, si compra tutta la Sardegna? Con 250 milioni di euro, è vero, si può comprare gran parte delle coste della Sardegna, si possono pagare i BOND di Tiscali a settembre, si può fare qualsiasi cosa con 250 milioni di euro! Non c'è dubbio! Ma questo Consiglio regionale non può tacere! Il presidente Soru sta vendendo fumo, e lo sta vendendo, io me ne rammarico (onorevole Calledda, mi rivolgo a lei, che ha fatto battaglie decennali su questa materia), per dare risposte a quei territori, risposte che non avranno! Sono delle risposte che forse, fra qualche anno, qualcuno ci darà, ma non oggi.
Il presidente Soru diceva, all'inizio della sua legislatura, che non avrebbe voluto rendere i nostri giovani tutti camerieri. Beh, voi spiegatemi se, in un'iniziativa di questo genere, non può succedere quello, chiedo scusa agli abitanti di Pula, che per un momento stava succedendo in un territorio molto più piccolo, molto più complesso, poteva succedere ma non è successo perché evidentemente gli imprenditori locali hanno saputo venir fuori da quella sacca. Invece in questo caso si rischia di creare cinque generazioni di camerieri, giardinieri, lavapiatti, sciacquini, manovalanza generica. Qui succede questo! Allora, a che cosa sono servite tutte le promesse del presidente Soru? Non sono servite a niente! Sono servite al fatto che il presidente Soru non è presente in Aula e non vuole ascoltare le considerazioni che io ho portato e le tantissime altre che saranno arrivate anche sul suo tavolo. Leggo una perla: "La verità è che il governatore Soru dimostra di non conoscere gli atti assunti dal suo Esecutivo e pubblicati nel sito Internet". Di fronte ad accuse di questo genere, il presidente Soru aveva necessità, io credo l'obbligo, il dovere e il diritto, di difendersi e di venire qua e parlarci di questi argomenti. Invece è assente! E' venuto per il metano, non so perché o meglio lo so, ma non è argomento in discussione oggi.
Le richieste che ci facciamo e che ci hanno portato a sottoscrivere questa mozione, io credo che siano da condividere. Guardate, possiamo prendere tempo, io credo che anche la maggioranza dovrebbe prendere tempo e chiedere al presidente Soru di sospendere qualsiasi iniziativa, perché tutte le iniziative che il presidente Soru sta prendendo - per questa materia, non discuto le altre - vi assicuro che sono, assolutamente, non meritevoli di attenzione in termini di risultato. Si compromette prima l'utilizzo delle risorse nazionali per la bonifica. Nel bando c'è scritto che la Regione Sardegna si occuperà della bonifica… Posso terminare?
PRESIDENTE. Ha parlato per venti minuti, onorevole Diana, se sta terminando, continui, prego.
DIANA (A.N.). Se fosse vero che la bonifica di quei siti dovesse essere a carico della Regione Sardegna, spiegatemi che interesse avrebbe la Sardegna a vendere per 35 milioni o 40 milioni di euro il suo territorio, per spenderne poi 650 o 700 per bonificare quei siti.
PRESIDENTE. Ricordo ai consiglieri che intendono parlare che devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, io ho ascoltato con molta attenzione il collega Diana e ho avuto modo, anche stamattina, di scambiare alcune opinioni nel merito. Lo ringrazio per avermi citato, però mi sarei aspettato molto di più dall'illustrazione di questa mozione. Nel senso che, voglio dire, affrontare la questione solo ed esclusivamente per quanto riguarda il fatto avvenuto attraverso la gara internazionale è riduttivo e, in qualche maniera, offende anche la storia di quella realtà.
Quando parliamo di siti minerari, dobbiamo ricordarci tutti quanti che quella vicenda, quella situazione, ha coinvolto migliaia e migliaia di persone, operai e minatori che hanno creduto in quel territorio, che hanno svolto una funzione e che sono stati un punto di riferimento anche per la nostra autonomia. Sono stati un elemento di propulsione per la democrazia e per l'emancipazione. Insomma, noi abbiamo fatto lo sforzo, già in queste ultime tre legislature, di affrontare la questione mineraria in termini diversi e avendo un approccio, come dire, che in qualche misura desse a quel territorio opportunità diverse rispetto a quelle avute sino ad oggi.
C'è stata una discussione enorme sul ruolo e sulla funzione dei comuni; ci sono state alcune sperimentazioni, come quella di attribuire ai comuni la gestione della cosiddetta archeologia industriale. Io vorrei fare alcuni esempi,tra gli altri Rosas a Narcao o la miniera di Orbai, dove i comuni si sono fatti carico di realizzare l'intervento, quindi di ristrutturare quelle miniere, quei villaggi minerari, per poi scoprire però (dopo che ci sono stati investimenti importanti, peraltro anche realizzati bene dal punto di vista architettonico e dal punto di vista ingegneristico), guarda caso, che i comuni non sono stati e non sono in grado di gestire quei villaggi, di gestire quel tipo di patrimonio.
Allora, cari colleghi, attenzione! Io sono tra coloro i quali, nel passato recente e anche oggi, vuole attribuire alle amministrazioni locali, ai comuni, la possibilità di avere una funzione e un ruolo. Però la funzione e il ruolo del comune non possono essere sostitutivi di quelli dell'imprenditore riguardo alle iniziative economiche. Non può essere così, perché se fosse così, commetteremmo un errore ancora più grave rispetto a quello che abbiamo commesso negli anni passati.
Nel merito, badate, io non appartengo alla categoria degli immobiliaristi, degli speculatori, e tanto meno di coloro che vogliono fare affari relativamente alle zone minerarie. Però, se esaminiamo la mozione Diana, abbiamo per esempio (cito quello che conosco meglio, poi parleranno anche altri colleghi) il caso di Monte Agruxiau o di Bindua che, è vero, sono realtà e zone nelle quali, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, si può creare un nuovo sviluppo economico; io credo a questa cosa qui, poi comprendo le perplessità, le osservazioni che ha fatto l'onorevole Diana, però badi bene che noi non siamo più disponibili ad aspettare. Dopo le battaglie combattute prima della chiusura della miniera (mi riferisco in modo particolare ai lavoratori di San Giovanni in miniera, di Campo Pisano, alla chiusura del Pozzo Amsicora a Monte Vecchio, eccetera), con le quali i minatori chiedevano che quelle realtà dovessero essere in qualche misura riutilizzate per dare una prospettiva e un futuro ai loro figli, e tutto ciò non è avvenuto, abbiamo ottenuto la legge numero 221; e cos'è successo? In pratica, la Sardegna ha utilizzato pochissimo e quel poco che ha realizzato è fallito in maniera misera perché gran parte della legge numero 221 è stata utilizzata fuori dalla Sardegna, perché la "221" era una legge nazionale.
Allora, mettiamoci d'accordo, se qualcuno ha notizia che ci sono elementi di speculazione, io sono disposto a discutere e ad affrontare la questione, in Aula, però non solo in Aula. Io sono convinto, onorevole Diana, per dirla tutta, che questi siti minerari non possano essere gestiti esclusivamente dai comuni, certo le comunità locali devono avere un ruolo e una funzione, però credo che, se vogliamo dare un contributo per uno sviluppo economico diverso rispetto a quello del passato, occorre gente che sia capace di realizzare interventi e soprattutto di creare nuova economia. Questo è il dato vero! Quando noi parliamo di Monte Agruxiau e di Masua, sappiamo che stiamo parlando di luoghi che sono già a mare; allora siccome non può essere quella l'area, la zona, il luogo, dove tutto è fatiscente, dove tutto è degradato, dove tutto è inquinato, cari colleghi, anche voi dell'opposizione, date una mano affinché quel territorio possa avere una prospettiva e uno sviluppo economico diverso rispetto a quello che ha avuto sino ad oggi! Su questo, siamo disponibili a misurarci, poi per le altre cose, chi sa più di quanto so io, per cortesia, agisca, dato che neppure io voglio incorrere in situazioni sgradevoli rispetto alle cose che ha detto l'onorevole Diana; se è così, noi abbiamo il ruolo di controllare, di verificare ma soprattutto dobbiamo creare speranza.
In questi giorni mi è capitato di incontrare un gruppo di lavoratori di Fluminimaggiore (stiamo arrivando al ridicolo, cari colleghi!), Fluminimaggiore era una delle zone più importanti dal punto di vista minerario, ancora oggi ci sono siti di pregio rispetto agli interventi che possono essere fatti. Oggi le miniere sono chiuse, ci sono solo disoccupati, è un paese che morirà, un paese che io definisco dell'interno, un paese che è stato ricco, dove non esisteva la disoccupazione, un paese dove tutti quanti hanno avuto l'opportunità, dagli anni '60 in poi, di andare a scuola e di studiare.
Allora, affrontiamo questo ragionamento in senso responsabile. Io sono del parere, onorevole Diana, che questa possa essere una svolta, non in nome del ruolo e della funzione che ha questa Assemblea, che è sovrana e rappresentativa, ma un ruolo e una funzione per quanto hanno fatto quei lavoratori che tanto hanno sacrificato per dare una speranza e un futuro non a loro stessi ma ai loro figli, alle loro famiglie, ai loro nipoti. Se noi partiamo da questo presupposto, probabilmente questa discussione sarà interessante, oltre per le questioni di carattere particolare, anche perché ne scaturirà sicuramente una possibilità di sviluppo diverso rispetto a quello che abbiamo avuto sino ad oggi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, credo che l'ultimo intervento, quello del collega che mi ha appena preceduto, abbia aperto una discussione importante che, fortunatamente, viene portata all'attenzione di quest'Aula da una mozione, presentata con le firme praticamente di quasi tutti i componenti dell'opposizione di questo Consiglio regionale; la problematica che andiamo a discutere oggi, ci offre uno spunto, anzi un ottimo spunto, proprio per affrontare e probabilmente cercare di tirare le somme del lavoro di questo Esecutivo che da due anni governa la nostra Regione.
Ecco quindi che soprattutto i colleghi della maggioranza dovrebbero veramente ringraziare i colleghi dell'opposizione, per aver presentato questa importantissima mozione sollevando così un rilevantissimo problema, all'interno di quest'Aula, puntando una volta per tutte i riflettori su un atteggiamento che, da tempo, come ho già detto, è unilaterale da parte vostra ma soprattutto da parte del Governo regionale il quale, ancora una volta, fa suonare quel campanello d'allarme che preoccupa non soltanto noi di questa posizione politica ma anche tutto il resto dei sardi e della Sardegna.
Siamo chiamati quindi ad esaminare una mozione sui siti delle ex miniere, siti ex minerari, sul futuro di questo bando di vendita che ha fatto e sta continuando a far discutere soprattutto, mi dispiace per l'intervento che mi ha appena preceduto, per la poca chiarezza che lo caratterizza.
Faccio l'esempio della scarsa trasparenza a partire dalle modalità e rivolgo una domanda che avrei voluto porre al Presidente, che anche oggi non è presente, qualcuno gliela riferirà:si vende o quelle aree possono essere date in concessione?. Il bando è inequivocabile, usa il termine "acquirenti" ma, come ho detto prima, addirittura lo stesso presidente Soru avrebbe dichiarato che, in alcuni casi, il sistema della concessione sarebbe addirittura preferibile. Ecco la prima incongruenza, non si capisce perchè si fa un bando per vendere e poi si dice che si vuole dare in concessione; qualcosa evidentemente non funziona, qualcosa evidentemente non è comprensibile, allora sarebbe opportuno avere un po' più le idee chiare ed essere più precisi prima di lanciarsi in certe affermazioni e in fantomatiche operazioni che servono per il bene della Sardegna e per il futuro dei sardi, così decanta uno slogan che, da due anni, ripeto, porta avanti il nostro Presidente. Questo punto, appena sottolineato, è soltanto l'inizio di una serie di incongruenze che la questione delle zone minerarie del Sulcis ha portato alla luce.
Proseguiamo: guardiamo per esempio le domande di partecipazione al bando, mi dispiace ancora sottolineare questo aspetto, si trovano quattro offerte, tutte e quattro stranamente di imprenditori immobiliari. Ora, nessuno vuole fare il processo alle intenzioni, per carità, non è l'Aula consiliare, non è il Consiglio regionale che deve fare questo genere di allusioni, ma la paura che spaventa tutti e che si sta mettendo in evidenza è sapere se veramente dietro ci sia una speculazione immobiliare. Ci si sarebbe aspettati che avessero partecipato imprese leaders del settore turistico, magari anche qualche azienda sarda, che stranamente non ha partecipato, invece gli interlocutori parlano tutti la lingua del settore edilizio e solo quello.
Che dire poi delle possibilità di ristrutturare anche nelle aree vincolate, di demolire le vecchie strutture o addirittura ricostruirle? Signori, avete preso le vostre decisioni in barba al vostro carissimo Piano particolareggiato recentemente adottato oppure, per quel che vi ritorna più utile, a volte il Piano può finire tranquillamente nel cassetto? Quando non serve, quando non torna con le vostre linee di interesse? Nei compendi oggetto del bando sono previsti interventi di ristrutturazione alberghiera ricettiva con centri di benessere, strutture sportive, interventi di miglioramento ambientale e, ancora, strutture di supporto alla fruizione turistica dei siti archeologici e industriali. Cari colleghi, se qui non si sta contravvenendo a ciò che voi stessi avete previsto con il Piano paesaggistico, ditemi che cosa significa quello che avete scritto nel bando.
Io continuo a rimanere scettico, come lo sono stato dall'inizio di questa legislatura, e continuerò ad essere critico; se, da un lato, sono convinto della necessità di valorizzare quelle aree, e tutti ne siamo convinti, dall'altro lato, questa operazione ha una sorta di sapore amaro di un affare che, alla fine, ai sardi e alla Sardegna non porterà niente, praticamente nulla.
Si sarebbero dovute coinvolgere imprese locali per creare occupazione e ricchezza nella nostra terra e lasciarla qui, ai sardi, alla nostra gente, invece sembriamo molto lontani, lontanissimi, da questo obiettivo, non ci preoccupiamo dei sardi e della Sardegna nel portarli, sia che si chiamino managers, sia che si chiamino funzionari, sempre da fuori, i sardi probabilmente a qualcuno non interessano.
Ora, tralasciando la poca chiarezza su alcuni aspetti come la composizione delle commissioni esaminatrici, vorrei soffermarmi sull'esclusione del Parco geominerario. Il bando, così com'è stato predisposto, taglia le gambe a qualsiasi possibilità di iniziativa dello stesso Parco eppure, tra le sue prerogative, come era stato previsto dal decreto istitutivo del 2001, l'Ente deve vigilare e conservare l'habitat di quelle zone, il patrimonio storico, ambientale, culturale e così via di seguito. Voi invece fate finta di niente, forse non vi siete manco accorti che esisteva e che esiste il Parco geominerario o, forse, il Parco, in quel preciso momento, rappresentava qualcosa di scomodo per cui avete preferito tirare dritto per la vostra strada, come ho detto prima e come avete fatto per il Piano paesaggistico? Purtroppo non sarebbe la prima volta, come ho già detto in questo intervento, lo avete fatto da due anni a questa parte e un atteggiamento simile, da parte di questo Esecutivo, oramai non stupisce più nessuno, siamo abituati e ne prendiamo atto.
Come vi ho detto prima, in due anni ci avete abituato fin troppo a decisioni arbitrarie, uniche, solo vostre, senza mai coinvolgere nessuno, senza mai aprire a dibattiti esterni e a crescere magari con iniziative provenienti fuori dai palazzi e da chi potrebbe dare magari maggiori suggerimenti. Sono atteggiamenti antidemocratici, sono atteggiamenti antidemocratici di qualcuno e sono stati fino a oggi implacabili, hanno colpito come i peggiori virus, vi siete contagiati a vicenda, oramai questo è scritto nel vostro DNA e non si potrà più cancellare.
Quando si parla della nostra terra, non dimenticheremo mai quelle zone nelle quali, in passato, com'è stato appena accennato da chi ci ha preceduto, è stato visto sudore, fatiche - diciamo pure anche morti - all'interno di quelle miniere, di quanti hanno passato parte della loro vita là sotto; almeno dico, per rispetto nei loro confronti, per la loro memoria, non svendiamo e non facciamoci del male, pensiamo prima a quello che realmente stiamo realizzando, a quelle aree che sono testimoni del nostro passato e rappresentano una ricchezza per il nostro futuro.
La mozione sollecita l'impegno a revocare la delibera, a revocare il bando internazionale, è quello che noi chiediamo, perché serve a riaprire il dialogo e a riproporre un'interlocuzione tra noi, tra il Consiglio regionale e quello che è veramente il futuro e lo sviluppo di quei territori e di quelle aree. Ora, l'affidamento dei lavori e del progetto, attraverso una gara pubblica, servirà per coinvolgere direttamente gli organi rappresentativi del consorzio, che ci siamo dimenticati, o meglio vi siete dimenticati, in particolare del Parco. Ora io chiudo, dicendo che è soltanto questo, secondo me, secondo noi, l'unico modo per riuscire realmente a valorizzare queste aree con correttezza e nel pieno rispetto dei sardi e, lo dico ancora una volta, della loro intelligenza.
Buttare fumo negli occhi e indorare la pillola è solo un modo ingiusto e mediocre di prendersi gioco di chi ci ha dato fiducia, di chi vi ha dato fiducia per governare e per rilanciare ancora una volta la nostra terra, la nostra Isola; quelle terre e tutti i sardi, sicuramente, non meritano tutto ciò.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti della Giunta, il Consiglio regionale della Sardegna ha già discusso, direi anche con una notevole voglia di approfondimento, all'incirca un anno fa, del tema di cui ridiscutiamo in maniera un po' generica, devo dire rispetto alle contestazioni presenti nella mozione, cioè circa il problema di che cosa debba fare la Regione Sardegna, proprietaria delle aree minerarie dismesse, per la loro valorizzazione. Lo faceva un anno fa in forza dello stimolo che veniva da una mozione del centrodestra, o un'interpellanza, adesso non ricordo, ma il senso del vostro suggerimento, colleghi del centrodestra, era più o meno questo: "Prima di alienare i beni minerari (quindi non è che non si debbano alienare), prima di venderli, uscendo dall'espressione "giuridichese", dovete fare una procedura di evidenza pubblica e, state attenti,poiché ci proponete di rivisitare la disciplina urbanistica attraverso il Piano paesaggistico, bisogna aspettare gli indirizzi precisi del Piano paesaggistico e poi potete iniziare a vendere". Questo avveniva un anno fa.
La Giunta regionale, pur essendo stata respinta quella mozione, ha fatto esattamente questo, ha predisposto un bando trasparente, dichiaratamente trasparente, al punto tale che c'è una disponibilità del testo di questo bando, degli orientamenti, delle carte, degli estratti catastali, dei principi e dei criteri di prequalifica addirittura da prima che il bando divenisse efficace, direi, con la trasmissione ai competenti uffici dell'Unione Europea, e questa pubblicazione anticipata ha consentito a tutti i soggetti di ragionarci sopra, discutere, raccogliere suggerimenti e intuizioni tecniche, far venire l'Assessore dell'urbanistica e degli enti locali a parlare di queste cose in una seduta aperta del Consiglio comunale di Iglesias, potrei aggiungere tante di queste cose.
Quella provocazione è stata molto utile; ritengo, colleghi, meno utile, diciamo così, la mozione di oggi, perché se dobbiamo smentire gli slogans, tipo questa cosa della Sardegna in vendita, bastava il richiamo a quei nostri lavori. Come sarebbe capitato che la Sardegna andasse in vendita? Sarebbe capitato se la Regione Sardegna avesse utilizzato, come per esempio ha utilizzato il Governo di centrodestra nazionale, forse anche per nobili motivi, uno strumento che principalmente è utile al far cassa, cioè si anticipano tutte le procedure di vendita, senza preoccuparsi di che cosa si farà di quei territori, di quei terreni, di quegli immobili, cioè si procede con un meccanismo che si chiama in inglese securitisation, in italiano, come diciamo noi, cartolarizzazione. Abbiamo detto alla Giunta "no" alle cartolarizzazioni, la Giunta non ha usato cartolarizzare nulla dei beni minerari dismessi, pur essendoci una norma, nella legge finanziaria 2004 sul 2005, che consente incisive attività di cartolarizzazione su gran parte del patrimonio regionale. Abbiamo detto in quella sede che ci servono i progetti, vogliamo progetti di valorizzazione e di riutilizzazione compatibile sotto il profilo ambientale, sotto il profilo economico, sotto il profilo storico e di bene culturale del patrimonio minerario.
Guardate, la Regione non è padrona di miniere, di quelle estensioni, da molto tempo, l'acquisizione non è avvenuta duecento anni fa o cinquant'anni fa, con la Regione che nasce nel '48, ma nemmeno prima si trattava di beni pubblici, la pubblicizzazione di questi beni, voglio ricordarlo, circa 6700 ettari di territorio sardo e 1950 unità immobiliari, avviene tra il 1997 e il 1998, alla fine dell'epopea mineraria della Sardegna, è da quel periodo che iniziamo a porci il tema e a dover dare una risposta se la Regione debba essere una sorta di latifondista e di soggetto che contempla attività del passato o, se pur concedendo ai comuni il recupero e il riutilizzo delle vestigia dell'epopea mineraria, valorizzando tutto quello che è stato fatto ed è potuto essere utilizzato dal sistema pubblico, tutto il resto lo doveva mettere a fruttare, perché altrimenti saremmo preda, saremmo prigionieri di una concezione della proprietà pubblica direi, nemmeno di tipo socialista, ma del tipo della manomorta ecclesiastica che lo Stato unitario ha cancellato e che ogni tanto però ritorna in alcune demagogie, in alcune ideologie, senza cultura che ritengono che il pubblico è a prescindere meglio di qualsiasi utilizzazione privata, anche quando è un pubblico che distrugge, che dimentica, che è distratto, e che pesa sulle casse degli italiani o dei sardi a preferenza.
Il tema principale della mozione è che il Parco è escluso, beh non è escluso. Non è escluso perché il Parco geominerario, che vede oggi molti tifosi, forse ieri erano tifosi distratti, è parte essenziale dell'accordo di programma, che è una sorta di Conferenza dei servizi che diventa l'ultimo atto di questa procedura di alienazione. Anche io, come i colleghi che mi hanno preceduto del centrosinistra, non sono un appassionato, in questa sede, quando faccio la mia professione magari sì, del tecnicismo e della distinzione tra alienazione e concessione. Posso solo dire che il meccanismo della concessione è un istituto tipico del diritto amministrativo che si usa quando un bene pubblico viene, appunto, concesso; però il legislatore del 1998, con la legge numero 33, ha passato questi beni ad una società che, pur posseduta interamente dalla Regione, è di diritto privato e non usa il meccanismo concessorio. Se dovessi suggerire qualcosa, all'onorevole Diana e a chi legittimamente, devo riconoscere, pone questo problema, direi che rifiuterei procedimenti di demanializzazione di quei beni, di quegli immobili e di quei territori, di quei terreni, e cercherei di ragionare magari sull'utilizzazione del diritto di superficie, ma questi sono, come dire, lavori degli avvocati.
Quello che mi sta a cuore è invece sostenere e chiedere, ancora una volta, come un anno fa, alla Giunta di procedere con la correttezza, la trasparenza e la assoluta disponibilità a dialogare, con chiunque si avvicini, con appropriatezza tecnica economica al bando che è stato fatto, ma con la giusta speditezza verso la riutilizzazione di quei beni. E' questa una prerogativa, una richiesta, che viene dal centrosinistra.
Guardate, io non so, ma se girate ad Iglesias, ad Arbus, a Masua, probabilmente non troverete gente, nemmeno tra gli ex minatori, che dica di revocare la delibera. Del resto alcuni tentativi, direi più approssimativi, di procedere su questa strada li avete fatti anche voi; vorrei citare, onorevole Diana, onorevole Cherchi, la delibera numero 47/23 del 21 novembre 2000 che prevedeva il bando per la vendita internazionale degli stessi beni infischiandosene del Parco geominerario che pure era stato di lì, in quei giorni, istituito. Dopo quasi quattro anni, mentre noi eravamo in campagna elettorale, la delibera numero 16/31 del 6 aprile 2004 fu uno degli ultimi atti della Giunta Masala, aveva il seguente oggetto: Bando internazionale per la alienazione del patrimonio minerario. Interpellato il Parco? Manco per idea! Va beh, qui il Parco è dentro l'accordo di programma.
I problemi urbanistici certamente sono un pezzo essenziale del bando, quando si dice "non cartolarizziamo per non far cassa", si dice anche che non ci interessa un milione di euro in più, ci interessa il migliore dei progetti in zone che erano già state previste da governi del centrodestra, o governi atipici in quel tempo, anche dalle autonomie locali, per una destinazione d'uso tipicamente turistica e orientata allo sfruttamento economico. Vorrei ricordare qui al collega di oggi, ma anche di ieri, onorevole Mauro Pili che da sindaco, a metà degli anni '70, fece votare gli indirizzi del Piano urbanistico di Iglesias che prevedevano la riutilizzazione di tutte le volumetrie, non una parte ridotta come qui, della zona di sua competenza e cioè Masua.
Non scopriamo quindi nulla, onorevoli colleghi, andiamo avanti con la trasparenza e la decisione che gli ex minatori, ma anche i loro figli e i loro nipoti ci chiedono per fare le cose bene, in fretta, ma soprattutto farle.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). So che la Giunta, nel concludere questa discussione, puntualmente risponderà, credo, ai rilievi che sono posti nella mozione, a me solo alcune considerazioni. Io conosco bene quei luoghi per averci vissuto i miei primi anni di vita essendo, come ho ricordato altre volte, figlio di un minatore che lì ha trascorso quarant'anni della sua vita, ho vissuto a Sa Barraxiutta, Sa Duchessa, Monte Agruxiau, mio padre concluse i suoi quarant'anni di lavoro a Nebida. Quindi conosco quella realtà e quei luoghi, come conosco bene Ingurtosu perché è il territorio dove invece vivo.
La legge numero 33 è della legislatura 1994-1999, dopo di me interverrà il collega Pili, al quale vorrei rivolgere una domanda, come se fosse seduto lì, ricordo che - allora era sindaco - interloquì molto con me, che ero Presidente della Commissione ambiente, ricordo le polemiche, le discussioni, le difficoltà ad emendare la legge, i contrasti, anche dentro la maggioranza di allora, il rapporto con i comuni, l'emendamento che fu introdotto per stabilire che una parte di questo patrimonio, quello che poteva avere destinazione pubblica, andasse ai comuni, il discorso delle bonifiche, il discorso dell'utilizzo di questo patrimonio per dare risposte che non fossero solo assistenza a quei comuni e a quelle popolazioni, e ricordo la partecipazione con la quale ci fu una condivisione di quel momento. Ora, al collega Pili, che parlerà dopo di me, domanderei: "Cosa è avvenuto dal giorno in cui fu approvata la legge (a fine legislatura '94-'99) al 2004 per quei territori e per quei comuni? Dove è finita la battaglia per trasferire i beni ai comuni? Perché ci si dimentica che, in cinque anni, quel sindaco battagliero poi è diventato Presidente della Giunta regionale e ha governato per cinque anni, da Presidente e da rappresentante leader del centrodestra, la Sardegna. Quale bene di quegli immobili è stato trasferito dal 1999 al 2004? Quale operazione di bonifica è avvenuta in quei luoghi? Quale operazione di valorizzazione di quell'immenso patrimonio che, tutti si diceva, è un delitto lasciare nelle condizioni di degrado e di abbandono, quando può avere uno sviluppo, un recupero e una valorizzazione per dare risposte occupative a quei luoghi e a quelle popolazioni? Non è avvenuto nulla.
A me è capitato spesso, o qualche volta anzi, di non condividere azioni di governo e di manifestare anche il mio contrasto, invece c'è un punto sul quale sono totalmente d'accordo con l'iniziativa della Giunta, solo chi ha un rapporto con quei territori, per averci vissuto, e passa oggi in quei luoghi vedendo il degrado e l'abbandono di quelle strutture, di quei territori, può capire quanto sia importante avviare un progetto di valorizzazione, seguendo la strada che voi stessi avete indicato dal 1999 al 2004.
Allora dico alla Giunta: "Si vada avanti, speriamo che realmente si riesca ad avviare un processo di valorizzazione di quei luoghi, che ci sia realmente un gruppo interessato ad avviare progetti turistici in quelle aree, in quei territori". Inoltre invito la Giunta a procedere con celerità per il bando internazionale per la valorizzazione di Nebida, di Ingurtosu e di Masua e, allo stesso tempo, con la medesima celerità anche a trasferire quei beni ai Comuni di Guspini, di Arbus, di Iglesias, che hanno chiesto i beni per i quali hanno presentato progetti, per i quali hanno investito risorse, e che hanno già realizzato miglioramenti di quel patrimonio immobiliare che l'IGEA, in modo colposo, complice una Giunta che (quando si parlava da sindaco si diceva una cosa e poi da Presidente se ne è fatta un'altra) non ha trasferito per cui non ha fatto concludere quel processo previsto.
Allora si attui la legge per trasferire quei beni ai comuni, si attui subito. E' stato accolto, in quest'Aula, un emendamento di modifica alla "33", che il collega Orrù ha presentato, per consentire che quei tempi scaduti - perché si sono fatti scadere anche i tempi per poter trasferire i beni ai comuni - fossero recuperati; per cui si vada avanti nella direzione del bando internazionale, della valorizzazione di quel patrimonio (perché quello che fa piangere è vedere quei luoghi in quella tristezza, è vedere che i ragazzi, figli di quei minatori, senza lavoro, oggi vanno a fare i precari a Rimini per due o tre mesi) e si trasferiscano ai comuni - così come si impegnò il Consiglio regionale nella legislatura 1994-1999 quando approvò la legge - quei beni che sono stati già recuperati e per i quali i comuni hanno scommesso, fatto progetti, investito risorse, accelerandone il processo.
Su questo punto non dirò altro perché so che la Giunta risponderà in modo preciso e meticoloso, è una di quelle azioni di governo che condivido di più, proprio perché, ripeto, ho un rapporto con quei luoghi e con quei territori per averci vissuto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Signor Presidente, l'argomento è talmente complesso che non mi consentirà di fare una puntuale analisi, considerati i tempi a disposizione. Parto da un primo presupposto: sul piano giuridico, sul piano sostanziale, gli atti messi in campo dalla Giunta regionale costituiscono la più grave e potenziale, speculazione immobiliare sulla testa dei sardi.
Colleghi, cercherò brevemente di richiamare un documento, che forse in pochi hanno avuto modo di conoscere, che è allegato al bando, il quale è stato chiamato, in maniera irrituale, "Quesiti e chiarimenti"; è un allegato che si pone a margine del bando stesso, qualora le imprese chiedano di conoscere ulteriori dettagli oltre che specificare meglio le norme previste. Io voglio citare soltanto uno di questi capoversi. Il quesito numero 38, dove le imprese che hanno chiesto di partecipare domandano alla Regione: "Le volumetrie previste sono quelle esistenti o sussiste la possibilità di ampliamento ex novo?". E' questa la questione fondamentale. Esiste o non esiste? C'è un piano paesaggistico approvato? Ipotizziamo che il Consiglio regionale, l'onorevole Pirisi e altri non contino niente, perché nel bando si dà per assodato, la Giunta lo dice, che il Piano è in vigore e quindi il Consiglio regionale non c'entra niente! Quelle sono le volumetrie, secondo la Giunta; "no", non sono quelle, colleghi, perché, alla risposta 38, la Giunta regionale dice: "Eventuali ulteriori ampliamenti rispetto a quelli esistenti potrebbero essere ammissibili solo se compatibili con la sostenibilità di carico del litorale prospiciente e previsti dal piano del turismo sostenibile". Non esiste nessun piano di turismo sostenibile e questo sarà fatto a dimensione dell'acquirente e di colui che andrà a trattare con la Regione!
Colleghi, questa è la potenziale speculazione che avete messo in campo e che voi state difendendo, voi sinistra, il centrosinistra che difende una potenziale speculazione che ha tutti i canoni di legge, altro che piano paesaggistico! Sul piano paesaggistico avete inserito delle cose che sono in qualche modo contestabili, ma c'è un atto che voi non avete letto o che forse avete fatto finta di non conoscere, dove si dice che eventuali ulteriori ampliamenti sono consentiti ma sono consentiti nella trattativa privata, segreta, tra il Presidente della Regione, l'Assessore, e chi sarà l'acquirente. Questo è un atto depositato nel sito della Regione che vi invito a vedere.
E' questo il primo aspetto che mi induce davvero il sospetto che si voglia stendere un velo di perbenismo su questa operazione che si sta facendo. Non c'è niente proiettato allo sviluppo perché, nello stesso bando e nella stessa logica dei quesiti e dei chiarimenti, avete dimenticato un'ulteriore chicca sostanziale, perché non si potrà mai fare niente sino a quando non si risolve un problema che è annoso quanto la storia di quelle aree, di quei territori.
Mi riferisco alla riabilitazione ambientale. Sapete quanto è previsto di spesa per Masua, nei piani approvati dal Ministero dell'industria (parlo dell'industria e non delle attività produttive) nel 1996, approvato con parere tecnico della struttura tecnica del Ministero delle attività produttive oggi, dell'industria ieri? 350 miliardi delle vecchie lire! E sapete chi si deve far carico di queste ristrutturazioni? Forse il privato che viene a salvare, a prendere il patrimonio e a farci un grande regalo? C'è scritto nei "Quesiti e chiarimenti", colleghi, che voi regalate i 350 miliardi, che potenzialmente non avete ma che vi impegnate a mettere, perché scrivete: "Gli interventi di messa in sicurezza, di qualificazione ambientale e bonifica delle aree interessate della gara saranno a carico dell'amministrazione regionale sarda". State regalando 350 miliardi a un privato che viene qui a lucrare sulla testa dei lavoratori! Questa è la realtà, perché se è vero com'è vero, questa clausola non sarebbe stata qui: "Io ti do il bene, in concessione diciamo noi, in vendita dite voi, ma per fare gli interventi, tu non ti prendi solo la polpa ma ti curi anche dell'osso che è quello che consente di dare struttura all'investimento economico di quel territorio".
Colleghi, basterebbero questi due presupposti per dire che siamo di fronte alla incompetenza totale di questa Giunta regionale nell'affrontare un tema così serio. L'onorevole Marrocu, che ha la memoria corta evidentemente, sa bene che, su quella intesa, c'era un elemento sul quale il sottoscritto non concordava: "pubblico interesse". Voi l'avete voluto scrivere, e lei, onorevole Marrocu, gliene devo dare atto, fece una battaglia perché passasse la formula "pubblico interesse", ma non "interesse economico". Ricordo che allora feci una battaglia per dire che bisognava sostituire al pubblico interesse l'interesse economico di quei territori. L'espressione "pubblico interesse" cosa significa, colleghi? Significa sostanzialmente che potevano essere messe in campo attività da parte del pubblico; ma, nella specificazione, chi volesse andare a vederlo, dal dibattito parlamentare di allora si evince che non avevate previsto la possibilità che ci fossero interventi di natura economica e quindi di natura imprenditoriale.
Aggiungo, colleghi, che, se davvero noi avessimo l'onestà intellettuale di valutare tutto quello che c'è scritto nel bando, ci accorgeremmo di essere di fronte ad un'operazione immobiliare, perché non è dato conoscere la volumetria di quel territorio, non l'avete stimata. Cito una dichiarazione del Presidente della Regione, dove si dice " Questa è Masua...", ve lo leggo come è scritto, è un resoconto stenografico: "Questi edifici qui, ve li faccio vedere, non si vende Pan di Zucchero, non si vende Porto Flavia, non si vendono le spiagge, non si vendono gli edifici storici". Domanda: a Ingurtosu cosa si vende? C'è qualche edificio che non è storico a Ingurtosu? Ce n'è soltanto uno che merita di essere cestinato? O Ingurtosu, esso stesso, è un patrimonio naturalistico, ambientale, culturale, architettonico? Soru dice: "Non si vendono gli edifici storici", non solo si vendono, si svendono!
Voglio ricordare all'onorevole Marrocu, il quale ha detto che non si è fatto niente dal 1994 in poi, che io dal 1994 al 1999 non mi assumo nessuna responsabilità perché governavate voi, la legge era in vigore e non è stato fatto niente; so quello che ha fatto la mia Giunta, che ha trasferito tutti i beni, nessuno escluso, che i comuni hanno chiesto. Basta avere l'onestà intellettuale di prendersi le delibere e di vedere l'elenco delle richieste dei comuni, da quello di Iglesias a quello di Arbus e quant'altri, che hanno chiesto e ottenuto tutto il patrimonio. Certo, se fossi stato io sindaco di Iglesias, non avrei chiesto solo quello che è stato chiesto, avrei chiesto anche Masua! Perché la possibilità che un comune pianificasse, governasse il proprio territorio era, già allora, un obiettivo fondamentale. Questo voi non lo avete fatto, colleghi!
Vi siete dimenticati, per esempio, di tutti gli investimenti fatti. Forse l'onorevole Marrocu è da tempo che non passa a Ingurtosu; mentre io, essendo un suo frequentatore non soltanto da bambino ma anche di questi tempi, so che tutto il piano per le ristrutturazioni è stato portato a compimento e so perfettamente che sono stati investiti anche recentemente 5 miliardi per interventi di urbanizzazione primaria e secondaria nel sito di Ingurtosu. E questi 5 miliardi spesi, a chi vengono regalati? Questo è il quesito, colleghi. Serve un piano di sviluppo serio, le risorse finanziarie per la riabilitazione ambientale, non soltanto quattro immobiliaristi che si candidano a entrare nelle pieghe di quella discrezionalità che voi, Giunta, vi siete ritagliati e che il presidente Soru, con i voli in elicottero prima e con le interlocuzioni dopo, si accinge a gestire alla faccia del Consiglio regionale della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che non sia necessario appartenere a quel territorio per poter parlare di un pezzo importante (e parlarne ugualmente anche se non fosse così tanto importante) del territorio della Sardegna e di una scelta per il suo sviluppo. Uno dei tanti bellissimi territori della Sardegna che possono essere oggetto di sviluppo per tutto l'indotto che auspichiamo si venga a creare. Perciò, pur non conoscendo, come tanti colleghi che mi hanno preceduto, il singolo abitante di Masua o l'ex minatore, ma sapendo un po' di storia, ritengo di poter dire che tutti abbiamo l'interesse che si crei un volano di sviluppo, in questo caso particolare di sviluppo turistico, in un'area della Sardegna. Perciò devo dire, in premessa, che non sono --pregiudizialmente contro il fatto che si invitino dei privati a investire in quella o in altre aree della Sardegna e non sono pregiudizialmente contro il fatto che un rappresentante delle istituzioni accompagni chi non conosce alcune realtà della Sardegna in visita alle stesse per provocarne un interesse. Sono tutte azioni, a mio avviso, lecite ed opportune come è anche opportuno che chi può sfrutti, per il bene comune e l'interesse generale, le proprie conoscenze perché qualificate società finanziarie, immobiliari e quant'altro possano intervenire nel nostro territorio per creare momenti e luoghi di sviluppo.
Perciò la premessa è che sono fondamentalmente d'accordo su tutto ciò che crea, dentro le regole, dentro regole che devono essere determinate prima, certe e poco interpretabili, questa sinergia tra pubblico e privato o un'azione congiunta perché si creino, finalmente, lo dico per queste aree in modo particolare, delle aspettative di sviluppo, quindi di lavoro, di accrescimento, di scambi culturali anche, che possano sicuramente rappresentare una ricchezza per la nostra Regione.
Nel merito credo di aver già detto come la pensiamo sotto questo punto di vista, però ho anche premesso che questo deve avvenire dentro le regole, perciò più che un intervento di critica o di condivisione, chiederei all'Assessore alcuni chiarimenti, ritenendo opportuno farlo in quest'Aula e non a mezzo stampa. Quanto io sto dicendo adesso è totalmente in linea con quello che è sempre stato detto in quest'Aula, perlomeno da questa parte politica, sull'intervento del privato insieme, in collaborazione o in partecipazione, con il pubblico. Devo ricordare che, fino a ieri, voi non dicevate così. E' questo lo strano mondo della politica, cioè pur di dire qualcosa contro o di esprimere una non condivisione perché da "quella" parte arriva la proposta, devo riconoscere che abbiamo molto da imparare, nel senso che voi siete maestri, possiamo fare anche altri esempi oltre questo che citiamo oggi. Non so, per le super tasse abbiamo detto in quest'Aula tutto quello che oggi esce sui giornali, però avete alzato la manina per condividere quella scelta, oggi dite che ci vuole collaborazione tra le forze politiche, che non è un problema di maggioranza, minoranza e quant'altro, però rinnegate immediatamente, cioè non rinnegate, rigettate immediatamente qualsiasi proposta razionale che possa venire dalla minoranza o, quanto meno, prima di accettarla dovete cambiare i termini, per esempio, non più "contributo di soggiorno" ma "contributo ambientale", così potete mettere la "patacchina" di latta, non d'oro, nell'accettare, nel proporre una cosa che innovativa non è, ma che comunque è sicuramente migliorativa delle vostre proposte.
Così come ricordo la mozione, che non ho fatto in tempo a farmi stampare, o un'interrogazione, presentata, se non sbaglio anche a sua firma collega Sanna, sulle frequenti visite, rapporti, contatti e incontri che intervenivano tra l'Aga Khan e il presidente Pili; siete arrivati a presentare una mozione chiedendo come si permetteva il Presidente di discutere, troppo, con l'Aga Khan, non di andare in elicottero, ma di discutere un po' troppo e avete tenuto l'Aula ferma per diverse ore per rimproverare quella maggioranza, quella Giunta, quel Presidente dei troppi colloqui che intervenivano in quel momento.
CUGINI (D.S.). Era Floris, non era Pili.
CAPELLI (U.D.C.). Cugini, sono sempre rispettoso, però in questo momento sto parlando seriamente.
CUGINI (D.S.). Sto ricordando…
CAPELLI (U.D.C.). Che sia Floris o Pili è uguale.
CUGINI (D.S.). Non è la stessa cosa.
CAPELLI (U.D.C.). No, è la stessa medesima cosa, ti porterò l'interpellanza dove citavi Pili. Allora superiamo tutto questo. Noi abbiamo la capacità intellettuale di superare tutto questo e credo che qualcosa in merito potreste anche imparare.
Allora mi chiedo, partendo dalle regole, la legge numero 33, che ho avuto modo di verificare, in questo momento non concede la vendita di questi beni a privati, non dice cosa succede se i comuni, entro sei mesi, non richiedono la cessione a titolo gratuito dei beni situati in quel territorio, pone una serie di vincoli; di fatto, non riesco ad individuare la richiamata legge numero 33, nella delibera di Giunta, e anche nel bando, non riesco a intravedere quale sia la norma che rende possibile la cessione ai privati, è una domanda la mia, non riesco a trovare questa norma o, se esiste, una norma che lo vieta, un percorso di Stato di diritto, onorevole Sanna, perché noi, fino a prova contraria, dovremmo essere uno Stato di diritto, perciò muoverci all'interno delle norme in vigore, poi certo abbiamo anche la facoltà di modificare queste norme, ma non è che si fa prima una cosa e poi si fa la sanatoria, se la norma non lo prevedeva, facciamo la norma post. La "33", che non prevede appunto, o almeno non riesco a intravedere dove, che si possa consentire la cessione a privati, può essere modificata e questa Giunta ha i numeri in Aula, in Commissione, per modificare e accedere al fatto che la "33" lo possa prevedere, quindi modifichiamo la "33" e andiamo verso la cessione a privati di queste aree. Questo è un percorso di Stato di diritto.
Un'altra cosa, Assessore: bando internazionale. E' mai possibile che non sia stata data adeguata pubblicità al bando internazionale sui quotidiani nazionali ed internazionali? Certo era su Internet ma scrivere, in nome e per conto della Regione Sardegna, che su Internet è presente un bando, anche questo io non l'ho trovato, probabilmente è una mia carenza di informazione, ma non è stata data l'adeguata pubblicità ad una cosa come questa.
Ancora: è opportuno procedere alla cessione quando ancora non è approvato il Piano paesaggistico regionale? Approviamo… Presidente, posso concludere?
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, concluda, sì. Prego.
CAPELLI (U.D.C.). Così anche gli imprenditori o le imprese che intendono partecipare avranno piena conoscenza e coscienza, senza dare a nessuno la patente di poter derogare alle norme, in presenza di un Piano paesaggistico approvato. Sono alcuni dubbi che, se avrò le risposte adeguate, conforteranno il mio voto sulla mozione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la Giuntal'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, vorrei da subito rassicurare l'onorevole Diana sulla mancanza del Presidente, il Presidente non si sottrae ovviamente ma si trova all'estero per impegni istituzionali, se no sarebbe stato qua.
In ogni caso, una lettura corretta degli atti della delibera che è stata assunta avrebbe fatto intuire, se non vi fossero, come ci sono, altri obiettivi, al di là del merito, che mentre ogni forma di governo, ogni scelta di governo è composta da un'idea e da una procedura; mi è parso di sentire qua dentro, al di là della totale carenza di quella che si potrebbe chiamare la competizione delle idee, che farebbe un ragionamento diverso su proposte alternative, ma non c'è stata, cioè vorrei dire che, mentre sull'idea mi pare che tutti siano d'accordo, la valorizzazione, guarda caso proprio l'idea è l'esatta responsabilità di governo che ha in capo il Presidente, mentre la delibera pone in capo la procedura, quindi le modalità, a chi vi parla e quindi è del tutto evidente che questa semplice lettura ci chiamerebbe a dare un'interpretazione e una finalità della mozione di stampo nettamente differente da quella che si vuol fare apparire.
Tuttavia, cercherò di utilizzare il tempo per non fare ragionamenti aulici sul futuro, sulla preziosità, su questo e su quest'altro, intanto, perché io spero che il popolo del Sulcis possa leggere e sentire quello che è stato detto in questa circostanza, ma - per quello che ci riguarda - vorrei dire che per noi è moralmente inaccettabile, di fronte al degrado e alla condizione drammatica di quelle popolazioni, portare avanti le politiche dei tavoli, dei contro tavoli, delle infinite discussioni e delle critiche fini a se stesse. Questo non significa che ci sottraiamo all'onere del controllo, che è in capo al Consiglio, ma di questo certamente non si sarebbe fatta capo una mozione che chiede la cancellazione di una delibera, cioè la cancellazione di un atto di governo e non, come correttamente dovrebbe essere, il chiarimento nel merito degli aspetti che si ritengono in qualche modo pregiudizievoli e successivamente, in esito a questo ragionamento, la revoca di un atto di governo, cioè di un atto del fare, che comunque rappresenta una risposta ad alcune esigenze.
Intanto è bene ricordare che cosa ha trovato questo Governo regionale, oltre alle situazioni di carattere sociale ed economico che tutti conoscono, ha ben da dire l'onorevole Pili che ha queste oscillazioni tra l'enciclopedia delle certezze e l'enciclopedia del dubbio, però è vero che la Regione, in forza della legge 33, si è assunta in capo un compito di risanamento che, di fatto, andava imputato a chi ha la responsabilità di aver inquinato quelle cose, purtroppo non c'è traccia in nessun atto di governo né suo, né della sua parte politica, di iniziative contro chi è causa di quell'inquinamento, mentre il Governo regionale ha avviato le procedure di richiamo giurisdizionale dell'Eni per danno procurato nei confronti della Regione sarda.
Secondo aspetto: i finanziamenti. La Regione sarda ha di recente approvato, proprio in forza della "461" citata dall'onorevole Diana, il piano biennale sulla base degli stanziamenti che lo Stato cofinanzia con la Regione per il risanamento di quelle aree, si tratta di 12 milioni di euro in un biennio. Abbiamo fatto un calcolo ottimistico (bisogna che chi ha assunto responsabilità di governo, e chi ce le ha oggi, lo tenga presente, compresa la comunità del Sulcis),per rimettere in sicurezza e bonificare quel territorio, che ammonta a circa 800 milioni, 1 miliardo di euro. Se facciamo i calcoli rispetto al gettito che lo Stato ci fornisce, quindi al cofinanziamento che noi abbiamo, avremo bisogno di mezzo secolo, andando bene; nessuno si pone il problema che un sito inquinato, che continua, nelle discussioni infinite, ad essere inquinato e ad essere in qualche modo deteriorato dagli effetti meteorologici, che comunque distribuiscono e affondano quel livello di inquinamento, non sia una responsabilità assai maggiore di non tentare una via di sblocco ad una condizione che è, dal punto di vista del diritto alla salute, un dovere prioritario di qualunque Governo regionale.
Non mi fermo a dire quante risorse sono state date dal Governo del centrodestra ai collegi elettorali dei Ministri di quel Governo, in barba alle emergenze e alle priorità che lo stesso Ministero riconosceva in ordine alle emergenze ambientali di alcuni siti rispetto ad altri; ci sono state trasmissioni televisive che hanno denunciato apertamente questa vergogna senza dare una risposta. Abbiamo trovato questo stato, anzi, scusate, abbiamo trovato anche un'altra cosa: abbiamo trovato un quadernino su tutti questi siti, procurato attraverso un incarico della precedente Giunta, costato 1 miliardo di lire, ottanta pagine di fotografie su questi siti, che descrivevano la fotografia dello stato attuale e una fotografia un po' corretta di come sarebbe potuta essere la ristrutturazione: 1 miliardo!
Questo abbiamo trovato negli uffici della Regione. Allora, di fronte a questo stato, il Governo regionale ha assunto la responsabilità di prendere una decisione. E' vero, qualcuno dice che è una procedura strana, però bisogna anche lasciarsi il beneficio della buona fede, siccome nessuno di noi intende forzare le normative e le regole che sovrintendono all'uso dei beni collettivi, abbiamo usato una procedura, che non è privata solo perché è scritto "procedura negoziata privata", ma è un'evidenza pubblica a tutti gli effetti, che è stata assimilata alla stessa procedura svolta dalla Regione Lombardia, guardate un po' dalla Regione Lombardia, per il ripristino delle aree degradate di Milano, per la realizzazione della nuova fiera di Milano, attraverso una procedura che prevede al suo interno la candidatura dei soggetti abilitati, quindi la verifica del possesso dei requisiti in riguardo alla capacità di investimento e dei rischi che questi investimenti hanno e, solo per quelli che hanno questi requisiti, la possibilità di partecipare alla gara vera e propria. Gara che, quindi, allo stato attuale non c'è stata, perché siamo ancora alla valutazione, attraverso queste candidature, di chi ha i titoli e i requisiti, da solo o in cordata o in associazione temporanea di impresa (che non esclude, ovviamente, la partecipazione delle imprese locali), requisiti che noi abbiamo ritenuto congrui per garantire a quelle popolazioni il diritto di avere una concreta speranza di sviluppo.
La valutazione delle aree: la valutazione delle aree non è stata inventata. Esiste una società per azioni e quindi, secondo il diritto societario, sulla base della delibera della Regione sarda, è stata fatta una perizia di stima, che è agli atti, ufficiale, che ha dato un valore a quei sedimi territoriali e a quelli immobili. Il valore iscritto in gara, per diritto societario, non può essere inferiore al valore posto a bilancio da parte della società e la Regione ha incrementato quei valori proprio per mantenersi sui livelli di legalità rispetto a quest'obbligo derivante dal diritto societario.
La procedura è atipica, è vero, perché noi non abbiamo a cuore la speculazione immobiliare, tant'è che, nei parametri di valutazione, la qualità progettuale, la sua capacità di mantenimento dei caratteri identitari, la sua integrazione col territorio, la capacità di esercitare realmente funzioni di sviluppo locale, è legata al 60 per cento dell'intero punteggio che potrà essere assegnato, mentre il 40 per cento è stato attribuito all'offerta economica e ai tempi che si propone di eseguire. Anche su questo elemento cade un po' questa logica, no?, della speculazione immobiliare.
Badate, c'è gente che ha la fissa nel cervello, per chi la vuole vedere, ogni qual volta è in gioco un bene pubblico, c'è sempre speculazione. Però, bisogna dire con che altro strumento bisogna operare, tant'è che noi prima di definire gli ambiti, abbiamo interloquito con i comuni interessati, estrapolando da quegli ambiti gli immobili e i siti di cui erano interessati quei comuni, perché potessero essere oggetto del trasferimento e della valorizzazione, perché non pensiamo mai che un soggetto imprenditoriale possa vivere da solo e realizzare da solo le condizioni dello sviluppo. Tant'è che abbiamo partecipato, come diceva l'onorevole Sanna, a due consigli comunali aperti, convocati dagli stessi comuni, uno il 18 novembre 2005 e l'altro, credo, il 23 maggio 2006 ad Arbus. Quindi, assolutamente trasparenza, se i tre quarti delle cose che ha detto l'onorevole Pili, le ha potute dire perché le ha lette sul sito della Regione, questo dimostra quanta trasparenza in più rispetto al passato si sta dando; tutti gli atti successivi verranno, li leggerete sul sito, perché non abbiamo assolutamente nulla da nascondere.
Per quanto riguarda il Parco geominerario, il Parco geominerario ha un ruolo e lo avrà non solo quando avrà gli organi, ma quando avrà gli strumenti per essere parco, tant'è che noi abbiamo interloquito, nei modi in cui potevamo in quella fase, con i soggetti del Parco geominerario che ne hanno condiviso le finalità, perché il Parco geominerario non aveva ancora il suo piano di sviluppo del parco; da lì a due mesi, dal novembre 2005, fu dato l'incarico per avviare le procedure che terranno conto anche di questo.
Il Piano paesaggistico non è assolutamente violato perché se c'è una norma, che peraltro è contenuta nella sua fattibilità al comma 4 dell'articolo 15 delle norme tecniche di attuazione, è la ristrutturazione urbanistica di siti compromessi per le finalità diverse, e poiché noi non abbiamo da fare speculazione, perché su quel territorio insistono volumetrie che si aggirano intorno ai 300 mila metri cubi, che noi stiamo autorizzando per circa il 35 o 40 per cento in meno rispetto a quelle che, attualmente, sussistono in quei luoghi, ciò che potrà essere recuperato è enormemente inferiore a quello che già esiste in termini di degrado, di strutture e di infrastrutture, posto che è difficile riconvertire un silos, in acciaio o in cemento armato, in una struttura che possa avere una finalità di carattere produttivo moderno se non dello stesso tipo industriale. Quindi, assoluto rispetto delle norme del Piano paesaggistico, che bisogna leggere tutto, così come bisogna leggere l'articolo 41, nel quale si dice che le aree di recupero ambientale sono quelle interessate dalle attività minerarie dismesse e relative aree di pertinenza e che, nelle aree di compromissione ambientale, dovuta ad attività mineraria dismessa e ai sedimi, a impianti industriali dismessi, alle discariche o altre operazioni di bonifica e di messa in sicurezza e recupero, gli interventi devono promuovere, ove possibile, il ripristino dei luoghi, anche al fine della valorizzazione turistico - ambientale, tenendo conto della conservazione dell'identità storica e culturale del paesaggio.
Piano paesaggistico regionale: noi non abbiamo intaccato nessun ambito che avesse riguardo all'archeologia industriale, che deve rimanere un elemento centrale di attrazione nella proposta di sviluppo turistico di quel territorio. E a ben ragione Scarpellini non ha nulla da dire, perché abbiamo integralmente tutelato quel patrimonio che deve essere valorizzato e, se non è così, basta metterlo in evidenza, perché è esattamente come sto dicendo io.
Abbiamo, quindi, delle risorse, avremo delle risorse che serviranno a implementare le fasi di messa in sicurezza di questi siti, concorrendo con le altre somme a disposizione. Ora, noi svolgeremo la nostra azione con la massima trasparenza; mi sorprende solo un fatto: l'idea e la delibera iniziale è del 17 novembre 2005. Si è scatenato in questi giorni un gran putiferio su un'idea e un processo di gara che si è avviato nel novembre 2005.
(Interruzione del consigliere Cugini)
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Io parlo delle cose che so io.
Nessuno ha sollevato alcuna questione e credo che, per quanto riguarda la pubblicità, non abbiamo nulla da obiettare, perché anche questa è stata fatta secondo le norme previste per questi bandi, con la pubblicazione negli strumenti, diciamo, previsti e normativi dei bollettini ufficiali, in tre riviste specializzate di carattere internazionale, in due quotidiani nazionali, nonché in quelli regionali. Così come prevede la normativa in questo settore, poi, è chiaro che…
CAPELLI (U.D.C.). Quali sono i quotidiani nazionali?
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Due quotidiani nazionali: credo che siano "Il Sole 24 ORE" e "Il Corriere della Sera". Complessivamente, quindi, è stata seguita la stessa procedura; noi crediamo di aver individuato, nella seconda fase, la gara vera e propria, che comunque non si concluderà con un'aggiudicazione automatica e, circa il problema che è stato sollevato, sulla concessione o sulla alienazione, è stato oggetto, in tutti questi mesi, di un approfondimento di carattere giuridico non da poco, che ha investito anche organi della Comunità Europea, proprio perché, essendo materia nuova, avevamo bisogno di approfondirlo dove non si poteva mettere a gara la valorizzazione di questi siti, contemporaneamente mettendo o prevedendo l'offerta economica per la cessione o un'offerta di canone, perché non avrebbe reso minimamente confrontabili, e quindi valutabili, le offerte economiche.
Sarà nostra cura, come abbiamo preannunciato, cercare di utilizzare l'offerta economica nella lettera di invito con i parametri che dovranno segnare gli elementi di valutazione del bando, la possibilità che chi fa l'offerta indichi anche la disponibilità alla traduzione della propria offerta economica in canone concessorio. Questo elemento di opzione renderà operativa una premialità nel punteggio che renderà fattibile la trasformazione dell'offerta economica in canone concessorio. La premialità indicherà la volontà della Regione di privilegiare la cessione in concessione, questa è stata individuata dagli esperti e dai tecnici come una strada che in qualche modo rimette insieme questa doppia opzione.
Io credo che, da questo punto di vista, abbiamo limitato anche il territorio interessato; riteniamo che ci sia l'urgenza di continuare, riteniamo che la delibera non debba essere revocata, ma anzi trasformata in un invito al Consiglio a continuare a vigilare e a impegnare la propria attenzione sulla procedura di questo bando, però evitando questa inutile lagnanza sul perché, sul come, sul dove, perché io credo che al Consiglio regionale spetti anche dare una risposta autorevole, in termini ovviamente di diversa responsabilità, come hanno detto anche i consiglieri della maggioranza, a un territorio che noi, non a caso, abbiamo individuato come il primo bacino sul quale utilizzare questa nuova forma di incentivazione all'investimento, posto che, al di là delle parole, tutte le amministrazioni precedenti hanno promesso e illuso inutilmente una popolazione che, a mio giudizio, ha sofferto già troppo e che ancora oggi corre dei rischi per la propria salute e per la propria prospettiva di vita, che ci deve sollevare da qualunque istinto alla demagogia e al ragionamento inutile su questi problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ovviamente, per le cose che dice, soprattutto per quelle che pensa, quelle che io penso pensi, l'assessore Sanna meritava certamente la mia attenzione, ma credo quella di tutti.
Vede, onorevole, onorevole lo rimane comunque, assessore Sanna, credo che su questo siamo tutti d'accordo, non ho mai messo e non intendo mettere in discussione la necessità che su quei siti si intervenga. Dall'intervento dell'onorevole Marrocu e dall'intervento dell'onorevole Sanna Francesco, soprattutto, sembra quasi che noi abbiamo presentato una mozione perché riteniamo che non si debba fare niente in quel territorio; non è questo lo spirito per il quale noi abbiamo presentato la mozione. La dimostrazione è, lo ha già detto lei, che precedenti Giunte, anche di centrodestra, avevano iniziato un percorso, osteggiato a suo tempo, onorevole Sanna, glielo assicuro, osteggiato, io non sto osteggiando nessuno.
Io ho ascoltato l'Assessore. La prima domanda che le ho fatto, Assessore, è questa: "I fondi della "426" rimangono in capo alla Regione Sardegna per la bonifica ambientale, sì o no?". Non sono state date risposte! Questa è la prima domanda che ho fatto nel mio intervento, perché la legge numero 426, articolo 1 comma 7, onorevole Francesco Sanna, dice che, nel momento in cui quei siti dovessero avere una destinazione urbanistica diversa, essere modificati nei loro usi, nei loro costumi, in tutto quello che intendiamo, vengono revocate immediatamente le risorse disponibili e richieste quelle già spese, con gli interessi. Non ho fatto io questa legge, è una legge del Ministro Bordon, poi lei può fare così con la testa, va benissimo, assessore Sanna, però questo si legge in quella legge.
D'altronde bastava dare una risposta alla domanda: "C'è questa certezza?". Non c'è questa certezza, onorevole Calledda, perché interessa molto a lei e a un suo collega che non è più presente in questa Aula, l'onorevole Giampiero Pinna, che si incatenava, allora, per avere i fondi della legge numero 426, poi l'Assessore arriva qui e ci dice che ci sono 12 milioni di euro. Assessore, i fondi disponibili non sono 12 milioni, io so che i fondi disponibili non sono 12 milioni di euro, Assessore, perché i fondi del Ministero dell'ambiente, articolo 1 legge numero 426, assommano a 32 milioni 846 mila euro, dei quali 12 milioni e 394 mila contributo 2002-2003, Governo di centrodestra. Onorevole Francesco Sanna, stiamo parlando di altri Governi, un mutuo ventennale di 1 milione e 704 mila euro che assomma a 20 milioni e 451 mila euro, una quota destinata, 19 milioni di euro, a quelli che consideriamo essere i più svantaggiati di quel territorio, i lavoratori socialmente utili, all'Ati Ifras, ce ne vogliamo dimenticare ?
Sono risorse, ma sono piccola cosa, oltre ai soldi destinati all'IGEA, 12 milioni e passa di euro, ma sono piccola cosa rispetto a quello che ha detto l'assessore Sanna che, per bonificare il tutto, io ho parlato di 780 milioni di euro, l'Assessore oggi arriva ad 1 miliardo di euro; spiego anche perché arriva ad 1 miliardo di euro, perché i fondi della legge numero 426 sono per tutta la Sardegna, è ovvio che l'85 per cento andrà per quelle aree e che il resto, il 15 per cento, andrà per tutti gli altri siti che hanno necessità di interventi di bonifica di questo genere. Per cui è vero questo, ma nel bando c'è scritto che questo tipo di intervento è a carico della Regione Sardegna, colleghi! Ma chi l'ha detto che deve essere a carico della Regione Sardegna? Ma dove sta scritto? Quando abbiamo già risorse dalla "426", che è una legge dello Stato, e che, siccome l'onorevole Sanna, anzi l'assessore Sanna, chiedo scusa, non perde il vizio di essere anche consigliere regionale qualche volta, mi scuso per rispondere a lei in questo modo, la campagna elettorale è finita per tutti, e anche a lei, onorevole Francesco Sanna, non si può dire a noi che abbiamo utilizzato, col Governo di centrodestra, le risorse a territorio, ad amici.
Ministro era Bordon, non ero io, ci sono tutti i siti minerari e tutti i siti ambientali più inquinati d'Italia che hanno avuto migliaia di miliardi, Bagnoli prima, certo non amministrata dal centrodestra, Marghera seconda, certo non amministrata dal centrodestra! Tutti questi siti, sono sedici in Italia, hanno preso migliaia di miliardi con la "426", e li ha dati il Governo di centrosinistra, ma io non dico niente, non lo avrei citato neanche se lei non l'avesse citato, ma perché continuate a ricordare quello che è successo? Perché avete necessità di guardare se ci sono scheletri dietro? Guardate che non ce ne siano davanti quanto meno; non è questo l'approccio. Io ho posto un problema, se non ce ne daranno altri, i soldi della "426", per intenderci questi 32 milioni e 600 mila euro, sono in cassaforte? L'assessore Sanna dirà di sicuro di sì, deve dire di sì, allora spiegatemi per quale motivo se c'è una legge dello Stato che riconosce il finanziamento a fondo perduto della bonifica dei siti minerari dismessi, questa debba essere a carico delle risorse della Regione Sardegna, che ci arrivino o non ci arrivino le nuove entrate. Questo mi chiedo io, non sto chiedendo altro.
La trasparenza sul bando. Può darsi che sia anche come dice lei, Assessore, può darsi anche che i serbatoi non si debbano utilizzare, sfido ad andare a vedere dove sono state fatte opere di recupero di archeologia industriale, per vedere se i serbatoi possono essere utili o meno, visto che lei ha citato i serbatoi;, ma il presidente Soru, spero di avere il tempo, dice che non si tratta di vendere il territorio, il territorio lo si bonifica e lo si riutilizza. Benissimo, lui vuole fare così, il bando non serve a niente; siccome non è così, perché non è sufficiente fare questo in quei siti, bisogna fare qualcos'altro. Allora il Governatore dice che si tratta di serbatoi, cubature, capannoni in metallo, cioè non sono opere di grande pregio, però se uno va a leggere il bando, per invogliare, come lo specchietto per le allodole, anche se non è lo specchietto delle allodole ma è la verità, in esso si dice: "Sono le architetture di un'epoca passata, elegantissime, sui fianchi delle alte colline affacciate verso il mare" - che poesia! Dov'è la professoressa Cerina? - "a volte a ridosso delle spiagge, sovrastate dalle creste di una catena montuosa frastagliata…". Pensi, neanche Pascoli avrebbe scritto queste cose per invogliare la gente a comprare questo sito, e il presidente Soru che invece dice: "E' un cesso!", perché questo ha detto, ma scherziamo!
Ditemi per quale motivo un imprenditore che vuole investire miliardi dovrebbe comprare quello che dice il presidente Soru e non invece quello che ha scritto l'attento estensore di questo documento, cioè il bando, e ne dice altre: "Un vero spettacolo della natura" - ma scherziamo! - "Macchia mediterranea, foreste protette. Sorgono in una zona costiera, in gran parte intatta e 'scampata' alla edificazione che ha interessato molti altri tratti della costa sarda…", questo si sta dicendo nel bando, sono d'accordo, è vero! E' vero! Onorevole Calledda, è vero! E' un posto straordinario, incantevole, ma per quale motivo il Consiglio regionale non ci deve mettere il naso, almeno per verificare, poi l'assessore Sanna mi dirà che è stato fatto col massimo della trasparenza, io dico che non è stato fatto con il massimo della trasparenza, non è quanto meno sufficiente la trasparenza che c'è.
La dimostrazione che oggi state tornando indietro sulla cessione per andare sulla concessione è un fatto emblematico, perché voi di concessione non avete mai parlato, avete sempre parlato di vendita. Allora perché dire a noi, come qualcuno dice, che non vogliamo gli interessi del Sulcis? Ma come non li vogliamo, stanno a cuore a tutti anche se è una provincia certamente molto più vicina al centrosinistra di quanto non si pensi, anzi, si pensa e si vede, voglio dire, i risultati elettorali mi pare parlino chiaro, ma questo non vuol dire niente.
Anche se l'onorevole Calledda dice che i sindaci non sono in grado di gestire, io sono sicuro che il sindaco di Arbus, che è quello che crede di più in questa iniziativa, perché credo che sia uno di quelli che proprio l'ha sposata anima e corpo, non il sindaco di Carbonia che è andato per la sua strada, ha fatto le scelte giuste e ha fatto ciò che doveva fare, non ha aspettato mica la Regione, altro cervello, altra capacità! Allora, mamma Regione, mette i sindaci nello stesso tavolo, sistema tutto quanto, promettiamo posti di lavoro a tutti, non abbiamo stabilizzato neanche LSU, abbiamo grossissimi problemi, cosa vogliamo vendere? Con questo meccanismo, assessore Sanna, non risolviamo nessuno dei problemi di quel territorio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Mi preme precisare, onorevole Diana, che il Presidente non può aver deciso di non portare in Aula una sua mozione, la mozione era una mozione presentata così come ce ne sono altre, per la quale il centrodestra non ha richiesto l'iscrizione all'ordine del giorno, né aveva chiesto la convocazione, così come prevista dal Regolamento, con i termini d'urgenza per la discussione della mozione stessa. Quindi, come lei sa, il Presidente non ha questa facoltà, dunque non la può utilizzare né l'ha utilizzata in questo caso.
Siamo in sede di votazione della mozione, sono ammessi interventi per dichiarazione di voto, naturalmente, per i quali i colleghi hanno tre minuti a disposizione.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Come abbiamo visto, questa vicenda del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna è stata lunga e sofferta, ma chi ha storia politica, soprattutto storia politica e sindacale, passata tra i lavoratori e minatori, sa quale sia stato il graduale declino delle miniere per effetto della competizione internazionale. In questa discussione è emerso ancora una volta che non siamo più in una discussione in quella fase e che dunque era necessario cambiare la situazione. Una situazione che ci ha portato ad interrogarci sul che fare di questo immenso patrimonio minerario dopo anni di inattività e la giusta richiesta di bonifica che veniva dai comuni.
Ma era necessario fare anche un altro passo in avanti, imparando anche da quelle realtà che hanno riconvertito queste aree, che le hanno valorizzate sia in Europa sia nel mondo. Una valorizzazione che è stata di grande rilevanza sul piano culturale e turistico, che ha dato prospettive di lavoro diverse dal passato a quelle popolazioni. Questo è quanto si è fatto, come sappiamo, anche in Sardegna, in particolare dal 1997, quando con la Giunta Palomba, l'assessore Onida, Giampiero Pinna e altri, anche tra i presenti in quest'Aula (che allora eravamo sindaci e rappresentavamo importanti territori coinvolti nella storia di questo parco), è stata coinvolta anche l'UNESCO nell'ipotesi di valorizzazione di cui parlavo prima. Ma questa battaglia ha coinvolto fior fior di studiosi, di tecnici, ed è coincisa con le lotte sindacali tese a salvaguardare 485 posti di lavoro per cui questi lavoratori hanno avuto la porta aperta verso una speranza in un futuro migliore. Ci sono state occupazioni di pozzi, ci sono stati comitati unitari che hanno sostenuto quelle lotte, persino la Chiesa ufficiale, quasi cento sindaci coinvolti nella vicenda del Parco.
Credo che nessuno possa disconoscere che oggi c'era anche la necessità di smuovere le acque, bloccate dalla gestione politica e amministrativa del centrodestra; dunque, noi, della sinistra….
PRESIDENTE. Onorevole Pisu, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Molto velocemente, Assessore, come le ho detto, io mi sono posto davanti a questa mozione con molta serenità, libertà, senza nessun pregiudizio. Le ho chiesto due cose, su una sua risposta mi permetta di avere qualche dubbio, praticamente nel merito sulla pubblicazione nei giornali da lei citati, è un dubbio. Secondo, io le ho detto semplicemente che, nel momento in cui lei già enuncia come cosa fatta il Piano paesaggistico regionale, a mio avviso avrebbe fatto bene ad attendere l'approvazione del Piano paesaggistico regionale per dare appunto le garanzie opportune agli imprenditori e poi fare la gara, la gara così come l'ha fatta. Ovviamente non facendo paragoni col progetto-concorso per l'ex Fiera di Milano, perché è un'altra cosa e lei, che sicuramente ne sa molto più di me, essendo tecnico del settore, sa bene che è un'altra cosa, rispetto alla gara di Masua. Per quanto mi riguarda i problemi non sono di metri cubi, secondo me si possono anche raddoppiare quelli consentiti; l'importante è la qualità dell'intervento. E se non ci fosse la redditività dell'intervento, che voi in maniera molto spregevole qui chiamate speculazione edilizia, non ci sarebbero stati partecipanti alla gara; perciò non nascondiamoci dietro una verginità inesistente nel citare la speculazione edilizia come grande peccato.
La speculazione edilizia è ovvio che c'è, è chiaro che ci sia, in termini positivi basta citarla, perché sennò non ci sarebbe l'intervento e l'interesse imprenditoriale. Nessuna fondazione sta partecipando all'acquisizione dell'area per conservarla, altri, potendolo fare, hanno acquisito delle aree per conservarle in quella zona, poi vedremo se questo progetto andrà in porto in tal senso. Per cui non ho nessuna remora nei confronti della speculazione, così come voi l'avete chiamata.
La trasparenza è, invece, di rigore. Le ho citato la legge numero 33, l'opportuna modifica prima di procedere, l'approvazione del piano e l'adeguata pubblicità del bando; se così non fosse, e avrò ragione io, Assessore, le chiedo semplicemente di riaprire i termini e così vedremo se questa può essere un'ulteriore disponibilità della Giunta alla trasparenza da lei citata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, relativamente al problema della mozione, mi scuso con lei, non mi scuso con l'Assessore che dovrebbe conoscere tra l'altro anche tutto ciò che accade in Consiglio regionale, volevo solo ricordarle che, subito dopo la delibera di novembre, quindici giorni dopo è stata presentata la mozione in Consiglio regionale, quindici giorni dopo! Non aveva i crismi per la convocazione straordinaria del Consiglio ed ecco perché è stata riproposta, ma è stata presentata quindici giorni dopo. Per chiarezza.
Ovviamente voterò a favore di questa mozione, ci mancherebbe altro, non posso fare diversamente. Perché i sospetti? Ma perché è nelle cose, ha ragione l'onorevole Capelli, è nelle cose! Non si tratta di 150, 200, 300 mila metri cubi. Nell'ultimo numero di "Repubblica", il supplemento "Affari e finanze", non l'ultima delle riviste del mattino, pubblica una dettagliata analisi delle operazioni finanziarie che PIRELLI RE intende condurre nel paese e all'estero, non l'ho condotta io, c'è anche il nome dell'esperto, tale Cimarosti: "L'investimento opportunistico e speculativo", cioè non fanno mistero che sta facendo speculazioni in tutta Italia, in molte parti d'Europa. E' normale, sono arrivati anche in Sardegna, ne hanno già fatto speculazioni in Sardegna, in casa nostra! Nessuno se ne è accorto, ma le hanno fatte. Se partecipano a questo bando cosa fanno, modificano la strategia? Io non credo che PIRELLI RE sia nata per fare altre cose; è nata per fare speculazioni! E' previsto e se ne vantano di questo, perché è un modo per fare utili importanti! E' legittimo, è ammesso da tutte le norme, ma un attento osservatore delle questioni politiche della sua Regione deve stare attento anche a questo. Non può che stare attento.
Allora, Assessore, presenterò un'altra interrogazione, questa volta per sapere come sono stati spesi i 36 milioni di euro della legge numero 426 e questa volta la risposta la dovrà dare anche l'onorevole Calledda. Sì, certo, certo, ce l'ha a fianco, quindi dovrà rispondere l'assessore Dessì del quale ho oggi letto un'ottima comunicazione che, per conoscenza, arriva ai consiglieri regionali, ma era indirizzata all'onorevole Maninchedda. L'Assessore è molto prodigo di notizie, per cui darà anche la notizia su come sono state utilizzate queste risorse…
PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Sui 44 quesiti e richieste di chiarimenti formulati dagli aventi interesse sul sito regionale, ce ne è uno in particolare, il quesito numero 1, il primo, che chiede, in soldoni, conferme sulla possibilità di demolire i volumi esistenti e di realizzare le nuove volumetrie in altra collocazione, all'interno dell'area di intervento. La risposta è: "Considerate le norme del Piano paesaggistico, ai sensi dell'articolo 20 della "52" del 1990, è possibile demolire i volumi esistenti e realizzare le nuove volumetrie in altra collocazione". Assessore, il Piano paesaggistico regionale non è in vigore! La proposta di Piano paesaggistico regionale, sulla quale la quarta Commissione sta esprimendo un parere, è stata solo adottata ed è suscettibile, fino al momento dell'approvazione definitiva, di eventuali possibili, almeno teoricamente, modificazioni e variazioni.
Attualmente il Piano paesaggistico regionale è in vigore soltanto per la disciplina transitoria che lei ha richiamato del comma 4 dell'articolo 15, che fa riferimento alla riqualificazione urbanistica; però la riqualificazione urbanistica, quella di cui all'articolo 3 comma 1 del DPR numero 380 del 2001, dice: "Gli interventi di ristrutturazione urbanistica sono quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico edilizio con altro diverso" - non in altro luogo, dice "con altro diverso" - "mediante un insieme sistematico di interventi edilizi anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della sede stradale". Quindi non ha nulla a che vedere col trasferimento dei volumi in altro sito.
Di più: nella risposta si fa riferimento all'articolo 20 che richiama i piani di azione paesaggistica per i quali però, per espressa previsione delle norme tecniche di attuazione, al terzo comma dell'articolo 11 si dice: "Con legge regionale verranno disciplinate le modalità attuative dei piani di azione paesaggistica", cioè si fa riferimento, nel bando, ad uno strumento di un piano che non è approvato, per uno strumento che dovrà essere definito con legge del Consiglio. Se tutto questo non è costruirlo sull'aria, è difficile immaginare che possa essere un riferimento certo per chi partecipa.
Infine, l'articolo 90 è l'unico punto dei riferimenti citati nel quale si parla della possibilità di trasferire dei volumi in altro sito… ho finito, mi bastano 10 secondi…
PRESIDENTE. Anche meno perché non lo stiamo concedendo a nessuno.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). … alla modifica, all'aggiornamento del Piano urbanistico comunale del territorio di riferimento, ma soprattutto ad un accordo premiale che possa portare a stabilire le regole dello spostamento con premialità fino al 100 per cento dei metri cubi possibili.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cuccu. Vota a favore della mozione?
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Sì.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole e per respingere al mittente, quindi all'assessore Sanna, alcune affermazioni che inchiodano la sua parte politica in maniera puntuale, perché l'assessore Sanna ha detto che la Giunta e le Giunte passate non hanno fatto niente per richiedere i danni all'Eni in particolar modo. La invito a guardarsi la data e le firme in calce all'acquisizione del patrimonio minerario della Sardegna da parte della Regione sarda; leggerà il nome di un suo amico di coalizione, Giuliano Murgia, del Presidente della Regione Federico Palomba, che acquisirono - onorevole Marrocu, so che lei allora non era molto d'accordo - quel patrimonio, tutto il patrimonio della Sardegna dicendo: "Acquisiamo il valore del patrimonio e il patrimonio stesso perché è pari al costo delle bonifiche".
Sostanzialmente allora si disse: "Eni, liberati pure del patrimonio, non ti chiediamo niente perché tanto il valore è pari a quello che costerà riabilitarlo sul piano ambientale, la messa in sicurezza e quant'altro". E' per questo che lo state svendendo! Quell'operazione fu utilizzata per bloccare l'allora Comune di Iglesias che in una trattativa parallela con la SNAM diceva: "Noi vi paghiamo i beni per il valore che hanno, ma voi Eni pagate tutto quello che c'è da pagare per la riabilitazione ambientale." Fu un'operazione maldestra portata avanti da Pinna Giampiero, in combutta con l'allora assessore dell'industria Murgia e il Presidente della Regione e tutto il centrosinistra, che bloccarono quell'operazione; oggi come un boomerang si ripercuote su voi stessi.
Assessore Sanna, la sfida delle idee l'avete persa, perché nel 1997 il Ministero dell'industria ha approvato un piano esatto di dettaglio per cosa fare su quelle aree e l'idea non era vostra, ma è stata approvata, è stata da voi bloccata perché il vostro è un agire "contro" e non "per".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, io credo che gli ultimi due colleghi, sia Cuccu che Pili, abbiano chiarito all'Assessore alcuni aspetti che probabilmente nella sua mente sono anche giustificazioni accettabili, ma che in realtà sono in palese contrasto con quello che c'è scritto, con quello che è stato presentato all'interno del bando. Ne cito uno, quello del Piano paesaggistico: lei dichiara che non è in contrasto, in palese contrasto con il Piano paesaggistico e che non è stata violata l'adozione dello stesso Piano o, per lo meno, quello che è contenuto all'interno del Piano. Non è assolutamente vero e lei ne è più che consapevole, lei è un tecnico e sa perfettamente di che cosa si tratta e la conosce bene, anche perché ho seguito a fondo alcuni suoi interventi di relazione in alcune manifestazioni, diciamo così, di interesse particolare proprio del Piano paesaggistico.
Il Piano paesaggistico è stato violato nella strutturazione; nel momento in cui si ha la necessità di spostare, di cambiare delle volumetrie dimostra che c'è discrezionalità e la discrezionalità all'interno del Piano è palesemente in contrasto con quelle che sono le norme di attuazione dello stesso Piano. Così c'è scritto, è scritto; il famoso comma 4 dell'articolo 15 lo dice chiaramente: è in contrasto la discrezionalità di spostamento delle varie volumetrie. Questo è chiaro, non si può fare un bando dove la commissione ha la discrezione di quel famoso 60 per cento di accettare, valutare se, effettivamente, si può o non si deve accettare o ha più punteggio quello o quell'altro progetto. Lei sa meglio di me che queste sono aperture dirette alla cosiddetta speculazione, speculazione che è in contrasto con l'utile d'impresa, e gli utili d'impresa sono una cosa, ma la speculazione un'altra, è quella di dover indirizzare all'interno di quella stessa impresa vincitrice, come lei ben sa, il diritto a guadagnare di più oltre probabilmente a quello che invece è previsto all'interno del suo utile d'impresa.
E' per questa ragione che i contenuti della mozione, soprattutto la richiesta della mozione di cancellare la delibera e di riproporre il bando, ha il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Io esprimo il parere favorevole alla mozione che abbiamo firmato tutti noi componenti dell'opposizione e sinteticamente, nel poco tempo a disposizione, per dichiarare e precisare che non si mette in discussione l'esigenza di valorizzare queste aree per uno sviluppo di tipo diverso, alternativo a quello minerario e industriale che negli anni ha perso tutta la sua capacità di produrre ricchezza e occupazione per quei territori, ma noi non siamo d'accordo, non condividiamo il metodo scelto da questo Governo regionale che, su questa materia, ha voluto accentrare a sé - come d'altra parte avviene per molti altri ambiti dell'azione di governo e amministrativa - uno spazio di discrezionalità veramente alto. Vi state assumendo una responsabilità molto grave; se tutto dovesse andare davvero per il meglio avrete un grande merito, ma noi crediamo che, per come sono impostate le cose, questa iniziativa possa aprire un varco veramente grande a operazioni di investimento che non è detto che rispettino la finalità originaria.
In sintesi, noi abbiamo detto, e ribadiamo, che non si può mettere in gara l'acquisto, l'acquisizione comunque, a qualunque titolo, di un'area che non abbia una destinazione urbanistica ben chiara, perché il valore che viene dato e viene messo a base della gara è infinitamente più basso di quello che potrà avere nel momento in cui le aree avranno un'altra destinazione urbanistica. E' una cosa su cui abbiamo riflettuto a lungo negli anni scorsi e l'orientamento prevalente, anche in sede di esame preventivo sulla legittimità della procedura, consigliava proprio di determinare prima la destinazione urbanistica e poi di mettere in gara, perché è evidente che si possono aprire spazi di incrementi di valore veramente spaventosi. Abbiamo sottolineato anche la necessità di coinvolgere il Parco geominerario che invece viene lasciato totalmente estraneo da questa procedura. Per questo, votiamo a favore della mozione.
PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 78. L'onorevole Cassano chiede la votazione nominale per scrutinio elettronico. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Pili, Randazzo, Gallus, Rassu, Lombardo, Murgioni, Petrini.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 78.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Cuccu Franco Ignazio ha votato a favore e il consigliere Masia ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 74
Votanti 71
Astenuti 3
Maggioranza 36
Favorevoli 27
Contrari 44
(Il Consiglio non approva).
Terminata la parte dell'ordine del giorno che prevedeva la discussione della mozione numero 78, presentata con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, continuiamo i nostri lavori con i successivi punti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il primo punto all'ordine del giorno della seduta ordinaria prevede le dimissioni di un consigliere. Il consigliere regionale onorevole Paolo Fadda ha fatto pervenire alla Presidenza, in data 3 luglio 2006, la seguente comunicazione della quale do lettura al Consiglio: "Le sarò grato, onorevole signor Presidente, se vorrà accogliere e rappresentare, ai colleghi consiglieri, il mio più cordiale saluto, nel momento in cui presento le irrevocabili dimissioni da componente del consesso più alto di rappresentanza del Popolo Sardo, per assumere il ruolo di Parlamentare nazionale. Ed insieme, vorrà cortesemente accettare, ed estendere, agli stessi colleghi, i sensi della mia gratitudine per la comprensione e collaborazione che, in questi ultimi due anni, mi hanno manifestato nel corso dei lavori consiliari, durante i quali ho esercitato il ruolo di Vicepresidente dell'Assemblea.
Non intendo celare la commozione che mi prende in questo momento; non sono trascorsi invano ventidue anni di lavoro consiliare e di rapporti anche politicamente conflittuali, ma sempre guidati dalla volontà di considerare le battaglie nell'Assemblea e nelle Commissioni per quello che esse realmente sono e devono essere, cioè un'occasione per sostenere ed affermare posizioni politiche in modo deciso o anche aspro, mai però indirizzate contro la persona che ci contrasta, la sua vita personale, i suoi sentimenti. Fin da quando, molto giovane, ho fatto il mio ingresso in questa Assemblea come suo componente, sono stato persuaso che dalle battaglie chiaramente combattute può scaturire la reciproca comprensione ed il dialogo, mediante il quale si producono leggi più chiare, efficaci, migliori.
Ho avuto, nel maturare questo convincimento, la fortuna di conoscere e frequentare ottimi ed autorevoli maestri di vita e di politica, che qui ricordo con deferenza. Ed ho potuto contare sempre sull'alta professionalità del personale del Consiglio, personale che ringrazio vivamente per la collaborazione ed il rispetto che mi ha sempre manifestato.
Da quei maestri, ho appreso l'attitudine a considerare il Consiglio come costante e puntuale riferimento, anche quando ho avuto l'onore di esercitare, come Assessore della sanità e dell'assistenza sociale, ruoli di governo.
Ritengo che questo riferimento al valore del Consiglio, come sede di orientamento politico e baluardo di democrazia, debba essere sempre tenuto presente, anche in questo momento, quando i suoi compiti, ed i suoi rapporti con l'Esecutivo, sono oggetto di riflessione e discussione, alla ricerca di un equilibrio non sempre facile, ma più che mai meritevole del nostro impegno, quale ne sia la collocazione politica, perché riforme della natura e di importanza di quelle attualmente in discussione, si elaborano, si approvano e si consolidano solo con il coinvolgimento di tutte le articolazioni politiche presenti nell'Assemblea.
Del resto, il problema dell'equilibrio tra le due entità, quella di governo e quella della elaborazione normativa, di programmazione e controllo, non è peculiare della nostra Regione, né solo di questo livello di governo. Esso suscita discussione nel Parlamento nazionale ma anche nei Consigli comunali e provinciali.
Anche per questo, perché debbo lasciare questi compiti in un momento di forte investimento di energie da parte del Consiglio, cresce il mio rammarico. Tuttavia, il fatto di condividere, da oggi, con gli altri colleghi eletti nel Parlamento nazionale, battaglie comuni, come quelle sulle entrate, le servitù militari, la continuità territoriale, battaglie che sono le stesse che affronta il Consiglio regionale, e che tutti ci auguriamo di poter vincere, attenuerà il peso del mio distacco da un'esperienza che ha segnato larga parte della mia vita politica e personale.
A Lei, ai colleghi consiglieri e a tutto il personale, l'assicurazione del mio grato ricordo, il mio più cordiale saluto ed il vivissimo augurio di buon lavoro.
Firmato Paolo Fadda".
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 85 della legge regionale 6 marzo 1979, numero 7, è riservata al Consiglio regionale la facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni dei propri membri.
Ove non vi siano opposizioni, si intende pertanto che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Paolo Fadda, che ringraziamo anche per le parole che ha rivolto al Consiglio.
Vorrei pregare il Vicepresidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentrerà al consigliere di cui si sono testé accettate le dimissioni.
A tal fine sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 09, viene ripresa alle ore 19 e 23.)
Proclamazione e giuramento di consigliere
PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, procediamo negli adempimenti successivi alla presa d'atto delle dimissioni dell'onorevole Paolo Fadda da consigliere regionale.
Informo che la Giunta delle elezioni, che si è riunita in questa pausa di sospensione per verificare quale fosse il candidato alle elezioni regionali del 12 e 13 giugno 2004 che subentra all'onorevole Paolo Fadda, eletto deputato, dimissionario, ha comunicato che, dagli atti dell'Ufficio centrale circoscrizionale, risulta eletto Meloni Marco, con cifra elettorale 3352, che precede il signor Espa e il signor Cozzolino nella lista La Margherita-Democrazia e Libertà, nella quale era stato eletto l'onorevole Paolo Fadda.
Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni, proclamo quindi eletto consigliere regionale Marco Meloni.
Poiché constato che è presente, lo invito ad entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250.
(Il consigliere Marco Meloni si reca di fronte al banco della Presidenza)
PRESIDENTE. Do lettura della formula del giuramento, così come previsto dall'articolo 3 del citato DPR, al termine della quale risponderà "Lo giuro": "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
MELONI. Lo giuro.
(Applausi)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, diamo il benvenuto all'onorevole Meloni. Vi prego di riprendere posto per la prosecuzione dei nostri lavori. Possiamo andare avanti e magari i convenevoli li potete fare anche dopo, vi dispiace? Grazie. Prego, onorevole Meloni, prenda posto. Prego i colleghi di prendere posto.PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze.
Per prima viene svolta l'interpellanza numero 162/A.
(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza numero 162/A:
Interpellanza Maninchedda - Balia - Masia - Serra sull'albergo Valle dell'Erica (S. Teresa di Gallura).
I sottoscritti,
premesso che il direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione autonoma della Sardegna, in data 3 agosto 2005 (Buras 12 settembre 2005 parte I e II), ha ritenuto che il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero in località "Valle dell'Erica" - Piano di lottizzazione comparto f 5.5 "Padulazzu", in comune di Santa Teresa di Gallura, proposto dalla società Libellula Srl, con sede legale in Palau, relativo alla realizzazione di un villaggio alberghiero, costituito da 5 edifici con tipologia a schiera di altezza massima 6 metri, volume pari a 27.875 metri cubi e complessivi 390 posti letto, dovesse essere sottoposto alla ulteriore procedura di valutazione di impatto ambientale;
ricordato che il comma 7 dell'articolo 5 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, recita testualmente: "Gli esiti della procedura di valutazione di impatto ambientale, di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 1 del 1999 riguardanti i piani urbanistici attuativi, sono trasmessi alle commissioni provinciali per la tutela del paesaggio, di cui all'articolo 33 della legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche ed integrazioni ed all'articolo 137 del decreto legislativo n. 42 del 2004, per il definitivo parere. Per le restanti procedure di verifica e di valutazione dell'impatto ambientale, non concluse alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenuti";
appurato che il comma 6 dell'articolo 5 della medesima legge regionale n. 8 del 2004 recita: "Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale allegato ai piani attuativi, rappresenta il quadro di riferimento urbanistico territoriale e di disciplina paesisitica per la procedura di VIA...". Il dato letterale - si parla solo di VIA e non di verifica - significa che l'assunzione di tale procedura è considerata obbligatoria per i piani attuativi (qual è quello dell'albergo Valle dell'Erica) in considerazione della particolare valenza territoriale e paesaggistica della fascia costiera considerata;
constatato che, essendo la richiesta di verifica del progetto "Valle dell'Erica" successiva al varo della legge regionale n. 8 del 2004, tale procedura ricadeva pienamente in quanto disposto dai commi 6 e 7 dell'articolo 5 della legge regionale n. 8 del 2004 che invece non risulta citata nel provvedimento;
accertato che lo stesso direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione autonoma della Sardegna, in data 19 gennaio 2006 (Buras 16 febbraio 2006 parte I e II), ha ritenuto che il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero a 5 stelle in località Valle dell'Erica, proposto dalla Società Libellula Srl, consistente nella realizzazione di un villaggio alberghiero costituito da 5 edifici con tipologia "a schiera" di altezza massima di 6 metri fuori terra, per un totale di 366 posti letto, volumetria complessiva pari a 27.875 metri cubi, superficie coperta totale pari a 9.000 metri quadri, superficie a verde pari a 60.300 metri quadri, superficie destinata a un campo da tennis e a uno di calcetto pari a 1.700 metri quadri, non dovesse più essere sottoposto alla procedura di impatto ambientale in ragione di una variazione del progetto che, come si evince dagli atti, non diminuiva la cubatura ma solo i posti letto e che anche in questo caso nessuna prescrizione viene imposta in ragione della legge regionale n. 8 del 2004;
considerato che entrambi i provvedimenti del direttore del Servizio sviluppo sostenibile sono successivi, non solo alla legge regionale n. 8 del 2004, ma anche all'adozione della deliberazione della Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005 riguardante "Procedure per l'attuazione dell'articolo 31 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. l, recante "Norma transitoria in materia di sviluppo ambientale", la quale prevede all'articolo 3 dell'allegato B, che la procedura di valutazione di impatto ambientale si applichi ai progetti ricadenti nelle previsioni di cui all'articolo 5 della legge regionale n. 8 del 2004, il quale viene evidentemente citato per quanto disposto dai commi 6 e 7 dello stesso articolo;
ricordato che la legge regionale n. 8 del 2004 prevede che per i comuni con i piani urbanistici approvati, come quello di S.Teresa di Gallura, non si applichino le misure di salvaguardia di cui al comma 3, ma non dispone che per questi stessi comuni si preveda una procedura diversa da quella ordinaria per le verifiche e per le valutazioni d'impatto ambientale, per cui anche per i progetti ricadenti nei loro territori vale quanto disposto dai commi 6 e 7 dell'articolo 5 della stessa legge e quanto stabilito dalla deliberazione della Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005 e che pertanto il progetto per l'albergo Valle dell'Erica doveva essere sottoposto a valutazione d'impatto ambientale e nella procedura dovevano essere applicati i divieti e le prescrizioni di cui ai commi 6 e 7 dell'articolo 5 citato,
chiedono di interpellare con urgenza il Presidente della Regione, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore della pubblica istruzione, dei beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se:
- non ritengano di ravvisare negli atti dell'Amministrazione regionale, rispetto alle richieste della società Libellula Srl, profili di illegittimità rispetto alle leggi citate;
- non ritengano comunque necessario rivedere la procedura autorizzativa per renderla analoga a quella applicata ad altri cittadini e conforme alle leggi.(162/A).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda per illustrare la sua interpellanza.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi e signor Assessore, mi limito in sede introduttiva a descrivere i fatti e mi riservo alcune valutazioni politiche in sede di replica. Il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero a cinque stelle in località Valle dell'Erica a Santa Teresa di Gallura, un albergo di 366 posti letto, 27800 metri cubi, 9000 metri quadrati, è stato giudicato in data 16 gennaio 2006 dal direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione sarda tale da non dover essere più sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale come invece lo stesso dirigente aveva disposto in data 3 agosto 2005; tale mutamento di orientamento è avvenuto in ragione di una variazione del progetto e dell'iscrizione di numerosi vincoli che però, come si evince dagli atti, non hanno ridotto la cubatura ma hanno ridotto i posti letto.
Il villaggio è stato realizzato, è l'unico di queste dimensioni a pochi metri dal mare, in vigenza della legge salvacoste. Il progetto è tecnicamente un piano attuativo del Piano urbanistico comunale di Santa Teresa di Gallura che, come tutti sappiamo, rientra tra i fatti salvi della legge numero 8, la stessa legge però diceva con chiarezza, ai commi 6 e 7 dell'articolo 5, che i piani attuativi anche dei piani fatti salvi come quello di Santa Teresa dovevano essere inviati alla valutazione di impatto ambientale. L'invio alla valutazione di impatto ambientale è disposto dalla legge, non è previsto come un'eventualità subordinata alla valutazione del funzionario come accadeva in precedenza e in questo senso si esprime anche la delibera della Giunta numero 5/11 del 15 febbraio 2005.
Il progetto del signor Muntoni, tra l'altro, rientrava pienamente in una fattispecie prevista dalla legge numero 8, laddove la legge precisa che per le procedure di verifica di valutazione dell'impatto ambientale, non conclusa alla data di entrata in vigore della legge, come appunto quella del signor Muntoni, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenute, tali prescrizioni sono appunto quelle dei commi 6 e 7 dell'articolo 5. Doveva andare a valutazione di impatto ambientale perché piano attuativo. Viceversa all'istanza del signor Muntoni si è risposto facendo valere la normativa precedente alla legge numero 8 e in tal modo il signor Muntoni ha potuto edificare in tempi brevi e prima dell'attuazione del Piano paesaggistico che avrebbe impedito la realizzazione della struttura. L'interpellanza tiene conto di tutto questo e chiede alla Giunta se non ritenga di revocare le procedure autorizzative; mi riservo valutazioni politiche dopo avere ascoltato la Giunta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Onorevoli consiglieri, il problema è stato posto, in un momento nel quale io non ero presente in Aula, dall'onorevole Maninchedda, il 19 aprile del 2006. Io ne ho avuto notizia dalla stampa. Senza perdere tempo, tuttavia, ho attivato immediatamente il mio potere di controllo, ai sensi dell'articolo 21, comma 8, della legge regionale numero 31 del 1998,in cui si prevede che: "Il Presidente della Regione e gli Assessori hanno facoltà di procedere in ogni tempo all'annullamento d'ufficio per motivi di legittimità delle determinazioni adottate dai dirigenti degli uffici afferenti al ramo di amministrazione cui essi sono preposti, ove sussista un interesse pubblico attuale all'annullamento". Ho esercitato un controllo di legittimità che avrebbe potuto essere sollecitato in modo meno inusuale e forse anche più rispettoso di quanto si evinca dagli atti consiliari che mi sono successivamente fatto consegnare.
Il 20 aprile del 2006 ho inviato all'onorevole Maninchedda una nota formale, con allegata la versione integrale degli atti amministrativi da lui citati. La stessa nota è stata contestualmente trasmessa al Presidente del Consiglio, onorevole Spissu, e al Presidente della Regione, onorevole Soru. Il giorno dopo, informalmente, per ragioni di un fair play istituzionale che mi risulta essere stato apprezzato (ho constatato, oggi, che invece l'onorevole Diana non ha apprezzato altrettanto un'analoga mia iniziativa), ho consegnato personalmente la nota anche all'onorevole La Spisa, Presidente del maggior Gruppo dell'opposizione, il quale aveva manifestato sui giornali, anch'egli, curiosità per la vicenda.
Ora, quella lettera, che io chiedo, signor Presidente, rimanga agli atti di quest'Assemblea, perché l'ho ritrasmessa ieri a lei e a tutti i consiglieri, è un'attestazione formale, della quale assumo per intero la responsabilità: essa fa fede fino a prova di falso ed è valida fino a impugnativa per le vie gerarchiche (al Presidente della Regione), ai sensi dell'articolo 41 dello Statuto, o per le vie giurisdizionali, cosa che finora non è avvenuta. Non avrei molto da aggiungere a quello che ho scritto. Tuttavia, esclusivamente per rispetto nei confronti dell'Aula, vorrei annoiarvi qualche minuto sull'esame degli atti.
Dall'esame degli atti istruttori (tutto il procedimento è verbalizzato) emerge quanto segue: Libellula S.r.l. ha inizialmente (il 6 agosto 2004) proposto un progetto, all'interno di un piano di lottizzazione già approvato, convenzionato e infrastrutturato in comparto F5.5 "Padulazzu", Comune Santa Teresa Gallura. Cinque edifici a schiera, altezza massima 6 metri, superficie coperta totale 9 mila metri quadri, volumetria massima 28 mila metri cubi. Il progetto superava la soglia al di sotto della quale si è esclusi completamente da qualsiasi valutazione ambientale. Qualora si superino i 25 mila metri cubi si deve verificare preliminarmente se l'opera sotto esame non debba anche essere assoggettata a ulteriore procedimento di VIA. La verifica, tuttavia, onorevole Maninchedda - ecco l'abbaglio incredibile, suo e di chi l'ha eventualmente consigliata - è un momento della VIA, come può constatare dalle disposizioni del Codice ambientale e dall'articolo 31 della legge regionale numero 1 del 1999, che ha recepito integralmente la specifica direttiva comunitaria.
E' essa stessa una valutazione ambientale e si conclude (o meglio, si concludeva, prima dell'entrata in vigore della legge regionale numero 9 del 2006, sulla quale poi tornerò) con una decisione di stretta competenza dirigenziale che stabilisce se approfondire ulteriormente o meno l'esame dei progetti e conseguentemente se demandare o meno la valutazione finale ad una deliberazione della Giunta regionale. La procedura preliminare di verifica è stata effettuata - tant'è che il ricorrente se n'è doluto - secondo quanto disposto dalle nuove procedure di valutazione ambientale, approvate nel 2005 dalla Giunta su mia proposta, che la rendono estremamente rigorosa, incisiva, simile, appunto, a quella che viene chiamata normalmente procedura di VIA.
La verifica preliminare è pur sempre un procedimento di valutazione che avviene non solo in contraddittorio con la parte proponente, ma in forma pubblica: l'avviso della sua apertura viene dato sui giornali e viene pubblicato sull'albo pretorio dei Comuni; nella conferenza istruttoria si cercano, si provocano le osservazioni dei cittadini, delle associazioni ambientaliste, si acquisiscono tutti i pareri prescritti da parte degli altri Assessorati e delle ulteriori autorità competenti, comprese, ovviamente, quelle locali.
PRESIDENTE. Assessore, dovrebbe concludere perchè il tempo a sua disposizione è terminato. Concluda, Assessore, mi dispiace, magari lascia il suo intervento all'Assemblea, perché mi sembra interessante. Prego, concluda.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Morale della favola. Nel caso in esame, la prima procedura di verifica si concluse con una determinazione (la numero 1442/VII del 3 agosto 2005), assunta contro i pareri di tutti gli altri uffici coinvolti. E' agli atti, nei verbali. Assessorato enti locali, Ufficio tutela del paesaggio, Genio civile, Agricoltura, parteciparono solertemente tutti e tutti i loro rappresentanti avevano sostenuto in istruttoria che non si dovesse procedere ad ulteriore valutazione d'impatto ambientale. Fu la dirigente responsabile del procedimento che disse: "No, sulle componenti biotiche, idrogeologiche e su alcuni altri aspetti strettamente ambientali (non urbanistici), non ci sono elementi per cui l'Assessorato dell'ambiente possa giudicare non assoggettabile a ulteriore VIA il progetto". Vorrei aggiungere che successivamente c'è stato un pronunciamento del TAR Sardegna, in materia, su un caso analogo. Quando un soggetto chiede - sostengono i giudici nell'ordinanza cautelare numero 417/2005 del 26 ottobre 2005 - l'integrazione dell'istruttoria di una verifica preliminare, anche a verifica conclusa, l'amministrazione è obbligata ad esaminare le integrazioni proposte. Cosa che è stata fatta con la seconda procedura di verifica -apertasi l'11 novembre 2005 su un progetto che lo stesso proponente aveva peraltro variato - a conclusione della quale, con determinazione dirigenziale numero 21/VII del 19 gennaio 2006, è stato escluso l'ulteriore assoggettamento a VIA e sono state date, cionondimeno, ben undici severissime prescrizioni ambientali da ottemperarsi a pena di revoca di ogni autorizzazione. Due battute soltanto e proprio lascio…
PRESIDENTE. Concluda, Assessore, non mi metta in difficoltà.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Vorrei solo aggiungere questo. Non c'entrano niente i commi 6 e 7 dell'articolo 5 della legge regionale numero 8 del 2004, il quale nel suo complesso fa riferimento alla valutazione non dei progetti bensì dei piani secondo le prescrizioni della direttiva VAS (Valutazione Ambientale Strategica), non della direttiva VIA. Onorevole Maninchedda, legga bene, invece, quanto prescrive l'articolo 8, commi 1, 2, 3 della legge "salvacoste": Santa Teresa Gallura è un Comune col PUC fatto salvo a tutti gli effetti, insieme a tutti i suoi strumenti attuativi ed esecutivi. Questa è la prescrizione cui attenersi, anche ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 5.
Qualche tempo dopo abbiamo comunque potuto risolvere definitivamente ogni problema. O meglio, l'ha risolto il legislatore con la recente legge regionale numero 9 del 2006, recante il trasferimento delle competenze agli enti locali. Il legislatore ha dato agli organi politici due indirizzi. Primo: rispettare le istruttorie degli uffici e non intromettersi in esse con atti arbitrari, men che meno esercitando una discrezionalità di tipo politico. Il punto è stato oggetto di accurata ponderazione in quest'Aula. Secondo: tutte le procedure di valutazione ambientale, sia quelle attinenti le verifiche preliminari, sia quelle attinenti l'eventuale approfondimento in sede di VIA, d'ora in poi, si concluderanno con deliberazione della Giunta. Se il problema posto dall'onorevole Maninchedda è quello del luogo dove devono "morire" i progetti, tale problema può considerarsi risolto: dall'entrata in vigore della legge numero 9, verifiche preliminari e valutazioni d'impatto si concluderanno tutte in Giunta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarare se è soddisfatto.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, chiedoqualche minuto in più.
PRESIDENTE. No, non credo…
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Non un minuto, qualche secondo se non dovessi starci, per il privilegio accordato.
Assessore, io non raccolgo le sue provocazioni, non mi interessa ma non posso che dichiararmi insoddisfatto perché lei è stato ben lontano dal parlare del merito della cosa, lei non ha parlato della "8" e sa bene che quell'articolo è stato violato ma il problema è politico, lei ha parlato della procedura esattamente com'era prima della "8", ma non è così e infatti è stato molto lontano dalla "8", molto lontano dalla "8". Evidentemente è una cosa che la mette in imbarazzo, ma per me il problema è politico.
Io voglio capire questo, se si ritiene che la ricchezza personale sia un requisito per ottenere corsie privilegiate con l'amministrazione regionale, cioè se il privilegio Muntoni è fondato sull'idea "Muntoni dà lavoro a quel territorio", allora io chiedo che un privilegio analogo venga realizzato per il nuorese non in ragione della sua ricchezza ma in ragione della sua povertà. Resta il fatto che non sono d'accordo ad affidare ai ricchi le risorse ambientali della Sardegna; se cioè si tratta di favorire investimenti privati nella formazione, nella ricerca, nel manifatturiero e in quant'altro, magari nel nuorese, e sarebbe ora di farlo, io sarei d'accordo, se si tratta invece di favorire i Barrack, i Muntoni, i nuovi ricchi russi, sulle risorse ambientali che sono il nostro differenziale di valore, allora io non sono d'accordo ma…
(Interruzioni)
Io non l'ho interrotta, Assessore stia al suo posto, stia molto al suo posto, stia al suo posto!
Se invece il ragionamento è un altro, sulla clamorosa e autorizzata violazione della legge numero 8 non giudica certo il Consiglio regionale, no, ma per quanto riguarda il modello cioè la ricchezza personale come presupposto di un rapporto privilegiato con la pubblica amministrazione in nome dello sviluppo, se per caso questo stesse prendendo corpo - mi auguro di no - occorrerà parlarne qui dentro. Ci ritroveremo allora qui dentro a parlare di questo modello e della mancanza di trasparenza di automatismi amministrativi che questi precedenti inaugurano.
PRESIDENTE. Assessore, la prego di lasciare il suo intervento agli atti dell'Assemblea. Grazie.
La seconda interpellanza che deve essere svolta è l'interpellanza numero 175/A.
(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza numero 175/A:
Interpellanza La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Rassu - Sanciu - Licandro - Pili sugli interventi a favore dei serricoltori danneggiati dal virus giallo del pomodoro.
I sottoscritti,
preso atto che:
- negli anni 2002/2003 e 2004/2005 si è verificata una grave calamità (virus giallo del pomodoro) che ha colpito in particolare i serricoltori dei comuni di Decimoputzu, Uta, Villaspeciosa, Assemini, Pula e Villasor;
- con deliberazione n. 36/77 del 26 luglio 2005, la Giunta regionale ha disposto che:
1) lo stanziamento previsto per l'intervento è pari a 10 milioni di euro, spesa imputabile al capitolo 06094 UPB S06. 030 del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2005;
2) la Commissione europea, esaminati i contenuti del provvedimento, ha ammesso l'aiuto previsto, alla luce dei principi e delle disposizioni enunciati al punto 11.4 degli orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo e, con decisione C(2005)389 del 14 febbraio 2005, ne ha approvato i contenuti tenuto conto delle informazioni complementari fornite dall'Amministrazione regionale; conseguentemente, è stata disposta l'attuazione del provvedimento, tramite i servizi dipartimentali dell'agricoltura, alle condizioni di seguito indicate:
- possono beneficiare dell'aiuto gli imprenditori serricoli, produttori di pomodoro da mensa, le cui aziende siano ubicate nel territorio regionale e le cui coltivazioni praticate in una delle annate 2002/2003 o 2003/2004 siano state danneggiate dal virus giallo del pomodoro;
- per accedere al beneficio gli imprenditori dovranno dimostrare con le fatture di acquisto delle piantine o delle sementi di avere praticato la coltura del pomodoro da mensa nell'annata per la quale si chiede l'indennizzo;
- l'acquisto delle piantine e dei materiali di moltiplicazione del pomodoro deve essere stato effettuato presso i vivai iscritti nel Registro dei produttori e accreditati al Servizio fitosanitario regionale, nel rispetto delle direttive comunitarie in materia;
- il parametro dell'indennizzo sarà determinato successivamente alla presentazione delle domande, in base alla superficie complessiva ammissibile all'aiuto risultante dall'istruttoria preliminare delle istanze pervenute;
considerato che:
- il riconoscimento dell'indennizzo dovrebbe prescindere dalla esibizione delle pezze giustificative comprovanti l'acquisto delle piantine dai vivai autorizzati, in quanto è notoriamente diffusa la produzione autonoma del seme di varietà standard e delle piantine da parte degli operatori;
- il danno effettivamente subito è quantificabile dagli esperti dell'Assessorato e documentabile anche tramite autocertificazione;
- molti imprenditori possono comprovare la vendita dei pomodori prodotti nelle proprie serre;
rilevato che:
- il problema è aggravato dalla inadeguatezza dei fondi disponibili per la liquidazione del danno;
- la Giunta regionale si è impegnata più volte al reperimento delle risorse necessarie;
sottolineato che:
- ancora oggi non è stato risolto il problema finanziario;
- ai coltivatori viene ancora richiesta la presentazione della fattura di acquisto delle sementi, pena l'archiviazione della pratica, e l'indennizzo è stato esteso anche ai territori comunali su cui non risulterebbe alcuna segnalazione ufficiale,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere quali iniziative abbiano assunto o intendano ancora assumere sul grave problema dei serricoltori. (175/A).)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'interpellanza.
LA SPISA (F.I.). Questa interpellanza riprende un problema che sia l'Aula, quindi molti colleghi, sia l'Assessore in prima persona conoscono bene. Riguarda uno dei tanti casi di calamità naturale (si tratta del virus giallo del pomodoro) che ha colpito i serricoltori di alcuni comuni della provincia di Cagliari, per i quali la Giunta regionale già dal 2005 aveva disposto alcune questioni che sono citate anche nell'interpellanza. Non mi dilungo sul contenuto di questa deliberazione, mi limito soltanto a sintetizzare i due problemi di fondo di questa questione, cioè la carenza di risorse finanziarie e, ancora di più, direi, le condizioni che sono state poste dalla deliberazione (pur essendo stata riconosciuta da tutti la calamità che ha impedito di avere una produzione normale) per poter avere un giusto indennizzo, in seguito al danneggiamento.
Uno dei requisiti richiesti per comprovare l'avvio della produzione, quindi il diritto ad avere l'indennizzo, è quello di presentare le fatture di acquisto delle sementi. Fatture d'acquisto che molti produttori non possono produrre perché, come è detto in maniera molto chiara, sia nell'interpellanza sia nei numerosi documenti di alcune delle associazioni di produttori, la produzione in proprio delle sementi è una pratica diffusa da parte di molti di questi agricoltori che quindi non possono dimostrare ciò che è un presupposto formale, cioè l'avvenuto acquisto. Mentre possono dimostrare invece che ci sia stata, attraverso altre pezze giustificative, la produzione e la vendita di pomodori. Così come è facile che le strutture dell'Assessorato possano, in qualche modo, certificare, attraverso i propri esperti, e documentare che la produzione è stata avviata e che il danno si sia effettivamente verificato.
Abbiamo già parlato di questo anche in sede di manovra finanziaria, non ricordo se fossimo in legge finanziaria o nel collegato, ma l'Assessorato è stato irremovibile. Noi sappiamo che il disagio è ancora molto forte, chiediamo pertanto alla Giunta se non ci siano le condizioni per rivedere la posizione assunta fino adesso, sia per quanto riguarda le procedure sia per quanto riguarda la disponibilità di risorse finanziarie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Con riferimento all'interpellanza, su questa particolare situazione della virosi del pomodoro, mi preme precisare che le direttive di attuazione della virosi del pomodoro, che sono state approvate dalla Giunta, sono rispettose dei criteri imposti dalla Commissione Europea con la decisione 389 del febbraio 2005.
Il riconoscimento dell'indennizzo non può prescindere dall'esibizione di pezze giustificative che comprovino l'acquisto delle piantine, non solo l'acquisto in sé ma soprattutto che l'acquisto sia stato effettuato da vivai autorizzati, in grado quindi di dare garanzie sul rischio di carattere fitosanitario e quindi sul fatto che non si utilizzino delle piantine o delle sementi che contengano il virus della virosi.
Prescrizioni e condizioni queste dell'Unione Europea nel momento in cui ha consentito la possibilità di indennizzare parzialmente i produttori del pomodoro. Tengo a precisare che la richiesta iniziale, avanzata dall'Assessorato dell'agricoltura alla Commissione, parlava, come importo congruo, di appena 6 milioni di euro. La legge 15 ne approvò 10 milioni, quindi in maniera sufficientemente più ampia. Il problema vero è che, soltanto nel 2005, per danni accaduti nel 2002, 2003, 2004 e 2005, si sono dovuti individuare gli strumenti che consentissero di poter certificare in maniera oggettiva i danni che si sono verificati.
Per far questo, l'Assessorato ha incontrato numerose volte le organizzazioni agricole al tavolo verde, occasione nella quale il 14 luglio 2005, ad integrazione delle prescrizioni precisamente richieste e imposte dall'Unione Europea, si è stabilito che uno dei criteri oggettivi, per poter accertare chi realmente avesse coltivato quel pomodoro in quegli anni, fosse la pezza giustificativa dell'acquisto e quindi la fattura o gli scontrini fiscali.
Per cui il tempo che è trascorso, è trascorso perché ci sono state delle sollecitazioni che volevano vedere riconosciute, come oggi lo stesso onorevole La Spisa fa, le piantine che si sono auto-prodotte in azienda. L'Unione Europea in tal senso è estremamente chiara, dice che si possono ammettere soltanto i produttori che hanno utilizzato delle piantine o sementi certificate, nel rispetto della normativa di carattere fito sanitario. Ad oggi, comunque, sono iniziati i pagamenti sulla base dei 10 milioni che la legge numero 15 aveva stabilito ma anche con l'integrazione dei 2 milioni di euro che la delibera della Giunta regionale del 30 maggio 2006 ha previsto; le domande pervenute sono 1316 per la superficie richiesta di 7 milioni e 556 metri quadri, diciamo che, oltre che le determinazioni in ragioneria, stanno già arrivando i pagamenti direttamente ai produttori..
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per dichiarare se è soddisfatto.
LA SPISA (F.I.). Più che una replica è una presa d'atto, intanto, del fatto che i pagamenti stiano iniziando. Non può essere certamente una dichiarazione di soddisfazione perché, in questa vicenda, nei confronti dei produttori (numerosi dei quali sono anche ricorsi a manifestazione di protesta piuttosto eclatanti), l'Assessorato, non solo l'Assessorato, perché non è una questione che riguarda soltanto l'Assessore dell'agricoltura, ma anche altri esponenti della Giunta e lo stesso Presidente, più volte hanno dichiarato di essere disponibili ad incrementare le risorse finanziarie, tuttavia questo non è accaduto. E sul problema della documentazione necessaria per poter certificare l'avvenuto danno, ci si è fermati sostanzialmente in una posizione di difesa, di una giustificazione burocratica in qualche modo.
La possibilità di dimostrare che il danno è avvenuto deve essere pur riconosciuta anche per quei produttori che ricorrono all'auto-produzione di sementi e di piantine, perché questo fa parte di una tradizione, di una pratica ampiamente diffusa, e il danno è uguale per tutti. Occorre che su questo, anche nei confronti dell'Unione Europea, non si sia ossequienti ad accettare qualunque tipo di prescrizione, perché il rispetto delle norme fito-sanitarie può essere certificato anche attraverso altre forme che però garantiscano la possibilità di riconoscere il diritto di auto-produrre le sementi e le piantine.
Credo che sia utile che il confronto con le organizzazioni, con tutte le forme di consultazione, prosegua in modo tale che la questione venga affrontata anche per successive occasioni che sicuramente, come sappiamo, non mancheranno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 76.
(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 76:
Mozione Sanjust - La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pili - Rassu - Sanciu sul canone annuo versato dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo in concessione delle frequenze radio.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSOche:
- l'articolo 16, comma 1, Sezione III dell'Allegato al Codice, decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, meglio noto come "Legge Gasparri", prevede un "Contributo annuo relativo alla concessione del diritto d'uso delle frequenze utilizzate per l'impianto e l'esercizio di collegamenti radio per il servizio mobile terrestre";
- l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, nell'anno in corso, avrebbe già versato al Ministero delle comunicazioni, per l'utilizzo di frequenze radio in concessione, nel settore dei servizi antincendio e per il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, una somma di 501.092,65 euro, importo presumibilmente in acconto sul presunto totale da versare per l'intero anno;
- le medesime frequenze sono in uso al Corpo forestale dello stato, senza che quest'ultimo versi una lira al Ministero delle comunicazioni;
CONSIDERATO che:
- l'articolo 32 dell'Allegato al Codice (di cui in premessa), al comma 2 stabilisce che le regioni della Valle d'Aosta e della Sicilia e le province autonome di Trento e Bolzano sono esentate dal pagamento dei contributi previsti dalla Legge Gasparri, relativamente all'esercizio dei collegamenti radio utilizzati a fini di protezione civile e di attività antincendio, secondo quanto previsto al comma 2 dell'articolo 96 della Legge n. 342 del 2000;
- in tale elenco non compare la Sardegna, pur essendo questa una Regione a Statuto speciale e che, più di altre, patisce la piaga degli incendi estivi che devastano il territorio con gravi danni all'ambiente e all'economia;
VERIFICATO che:
- in diverse dichiarazioni alla stampa, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente ha dichiarato la non disponibilità economica da parte della Regione per l'apertura delle sedi estive dei vigili del fuoco, una scelta fatta senza aver programmato una valida alternativa nel periodo in cui gli incendi si moltiplicano in maniera esponenziale;
- le somme versate al Ministero delle comunicazioni risultano essere un canone salatissimo per la casse della Regione, che altre regioni e province autonome trattengono in quanto esentate dal pagamento,
impegna il Presidente della Regione e l'Assessore competente
1) ad attivare tutte le procedure necessarie affinché la Regione autonoma della Sardegna venga esclusa dal pagamento delle somme dovute al Ministero delle comunicazioni per l'utilizzo di frequenze radio in concessione;
2) ad utilizzare tali somme per la campagna antincendio, potenziando strutture importanti per la lotta ai roghi boschivi, quali le sedi estive dei vigili del fuoco.
Cagliari, 27 giugno 2006.(76).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla. Prego consigliere Sanjust.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, colleghi, io inizio la presentazione di questa mozione citando alcuni brani tratti da articoli che sono comparsi nei quotidiani locali, il 7 giugno per quanto riguarda il primo e il 10 giugno per quanto riguarda il secondo. Il giornale "La Nuova Sardegna" inizia questo suo articolo dicendo che: "La campagna regionale antincendio è appena incominciata ma senza i vigili del fuoco", continua dicendo che: "Dopo vent'anni ininterrotti di attività sul fronte del fuoco, nel programma predisposto per combattere gli incendi estivi, non è stata infatti prevista l'apertura delle cosiddette basi estive, che garantivano la copertura di tutto il territorio della Sardegna e in particolare di alcune zone impervie e difficilmente raggiungibili a causa delle condizioni delle strade". Prosegue dicendo che: "Questa è una scelta - quella fatta dall'Assessorato regionale all'ambiente - che ha lasciato di stucco il comando dei vigili del fuoco, che ha dovuto comunicare ai vari comandi provinciali, ma soprattutto ai comuni interessati, che le basi quest'anno non saranno aperte". Potrei proseguire, ma continuo semplicemente invece con il primo capoverso de "L'Unione Sarda" di due giorni dopo: "Una campagna antincendi senza i vigili del fuoco o almeno senza le basi estive dislocate sul territorio, che da vent'anni costituiscono le principali…", e così via.
La mozione, ovviamente, scaturisce non solo ed esclusivamente e non tanto, detto con estrema sincerità, per il fatto che siano stati esclusi i vigili del fuoco. Ma nasce per la preoccupazione che, da vari punti della Sardegna, da più comuni, si è avuta nei giorni successivi a queste dichiarazioni che, tra l'altro, sono dichiarazioni rese in una conferenza stampa che lei stesso aveva tenuto. La mozione nasce ed invita ad una riflessione tutti i colleghi, mi auguro, non solo ed esclusivamente quelli della minoranza, ma soprattutto i colleghi dell'attuale maggioranza che governa la nostra Regione. Nel momento in cui sono venuto a conoscenza del fatto che la legge Gasparri del 2003 aveva previsto un contributo annuo relativo alle concessioni del diritto d'uso delle frequenze utilizzate per l'impianto e l'esercizio di collegamenti radio per il servizio mobile terrestre da parte della Regione Sardegna. E dopo essermi reso conto che l'Assessorato regionale, il suo quindi, Assessore, quello della difesa e dell'ambiente, soltanto nell'anno in corso, avrebbe già versato nelle casse dello Stato oltre 500 mila euro, però ben sapendo, io e sicuramente lei, che alla fine dell'anno l'esborso andrà toccare quasi il milione di euro e quindi circa 2 miliardi delle vecchie lire.
Dopo aver verificato che le medesime frequenze sono in uso al Corpo forestale dello Stato, senza che quest'ultimo versi un euro nelle casse dello Stato e contestualmente, sempre citando la legge Gasparri, mi rendo conto (qua per carità faccio il mea culpa, come già qualche altra volta mi è capitato di fare prendendo la parola in Aula), nello stesso tempo anche rendendomi conto che non amministravo io, cinque anni fa, quattro anni fa, o sei anni fa, dai banchi della maggioranza questa Regione, che nel momento in cui questa legge è stata partorita, il Governo regionale probabilmente non ha avuto la forza, o forse è stata una dimenticanza, non ne ho idea, comunque la Regione amministrata dal centrodestra si è dimenticata probabilmente di bussare alle porte del Governo per far inserire anche la nostra Regione, che è a Statuto speciale come le altre, fra quelle Regioni che non avrebbero dovuto pagare questo benedetto canone. Nell'assumermi la quota parte delle colpe che ci spettano, nello stesso tempo però vorrei ricordare che l'attuale maggioranza e l'attuale Giunta governano la nostra Regione già da due anni, e che l'Assessorato sempre da quanto mi risulta attraverso gli uffici è da sempre a perfetta conoscenza di questo problema.
Nella mozione che non vuole essere un atto né di prepotenza né di arroganza ma vuol essere semplicemente un atto fatto e posto all'attenzione di tutti perché finalmente anche la Sardegna e anche la nostra Regione, che ripeto insieme alle altre è a Statuto speciale, abbia finalmente il diritto di godere degli stessi privilegi che fino ad oggi sono stati concessi solo ed esclusivamente alla Valle d'Aosta e alle Province autonome di Trento e Bolzano.
Un caso leggermente diverso ha la Regione Sicilia che, è vero non paga, non è esentata completamente del canone, però sono riusciti a trovare comunque delle altre formule che sono leggermente migliori rispetto a quelle che invece noi proprio non possediamo.
La speranza è quella che si riesca a trovare una posizione comune per questa mozione che ripeto deve semplicemente impegnare prima di tutto l'Assessore e il Presidente a porre in essere tutte quelle giuste sollecitazioni che serviranno a far sì che questi 500 mila, 1 milione di euro, vengano invece utilizzati, e qua ritorno alla premessa iniziale, perché non ci siano più i problemi di una sola base estiva chiusa in un periodo molto critico come quello estivo per la nostra Sardegna e purtroppo per la piaga degli incendi.
PRESIDENTE. Ricordo ai consiglieri che intendono parlare che devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo scusa, Presidente, ero distratto.
Io credo che questa mozione abbia un suo senso certamente e che vada giustamente esaminata dal Consiglio e accolta, vista la grande necessità che abbiamo di avere comunque personale impegnato per una piaga che annualmente vede occupate le forze dell'ordine, il Corpo forestale e tanti altri soggetti.
Io non sono riuscito a capire esattamente quali siano state le motivazioni che hanno portato a questa situazione, certo è che per quanto mi riguarda quando ero Presidente della provincia di Oristano con risorse dell'amministrazione provinciale favorimmo l'apertura stagionale di un distaccamento dei Vigili del fuoco in una zona calda del nostro territorio, che era Ghilarza, e fu - credo - un'esperienza positiva, successivamente è stata ripetuta, addirittura il Comune impegnò risorse proprie anche per favorire questo tipo di insediamento, quindi non posso che essere d'accordo su questa mozione.
Però, siccome c'è ancora in Aula l'assessore Foddis, che si interessa molto dei problemi che attanagliano l'agricoltura e in questo caso il pomodoro, non essendo potuto intervenire, Assessore, sull'interrogazione che le è stata illustrata dal collega La Spisa, voglio dire una cosa, mi sia consentito.
Io capisco tutte le motivazioni sulla certificazione delle piantine di pomodoro, ciò che non capisco però è perché si usino due metri e due misure. Mi spiego: le cooperative hanno la possibilità di acquistare certificate le piantine, di darle ai loro associati e questo è sufficiente perché, sulla base della legge numero 15, l'Assessorato dell'agricoltura, e quindi la Regione Sardegna, ristori i soggetti.
Ciò che non capisco è quando una società agricola (lei forse sa anche a chi mi riferisco, ma non è l'unica), che ha dei soci e che quindi funziona da cooperativa, acquista le piantine certificate, le mette nella sua azienda e nessuno dice niente, nel momento in cui le dà ad uno dei soci, così come fanno le cooperative, a quel punto decade questo beneficio economico. Io credo che vadano valutate perché presumo che questi soggetti ricorreranno, certamente debbono ricorrere perché non si capisce per quale motivo ci sia un trattamento diverso tra una società cooperativa ed una società di persone che, per centomila motivi, hanno ritenuto di essere quella la forma societaria più accettabile. Questo è quello che è successo, Assessore, io credo che su questo lei debba dare risposte a questi signori, perché credo che abbiano tutti i diritti di essere ristorati da una virosi come quella del pomodoro che certamente ha creato molti danni. PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò brevissimo. Ringrazio innanzitutto il collega Sanjust che mi ha fatto firmare questa mozione. Io debbo denunciare la mia ignoranza, sinceramente non sapevo che un organo (che fosse la Regione o un altro) pagasse un tributo allo Stato per l'uso delle onde radio e quant'altro, in più quando ciò viene usato per salvaguardare la pubblica sicurezza, i beni comuni, l'ambiente, i nostri territori sardi, che poi sono territori dello Stato italiano.
Mi meraviglio ancora di più del fatto che alcune Regioni a statuto speciale non paghino oppure paghino un tanto mentre noi purtroppo, a quanto ho capito, dobbiamo pagare, almeno sino ad oggi, speriamo cambi da oggi in poi, il canone completo. Sempre e sempre la Sardegna è l'ultima del carro, è l'ultima ad arrivare, a subire, a pagare cose che gli altri non pagano, a piangere più di quanto non dobbiamo e non possiamo piangere.
Forse gli altri non pagano, tipo il Trentino Alto Adige, se ho capito bene, perché lì probabilmente il problema della piaga degli incendi verosimilmente può essere un fenomeno sconosciuto, credo, non lo so, non ci sono mai stato. Non so neanche dove è piazzato, sì, fisicamente lo so. La Sicilia credo che sia interessata quanto noi, essendo una regione del sud, essendo una regione dove il sole batte, e quindi è soggetta a questo tipo di calamità.
Io non so se la Regione possa o abbia già fatto qualcosa in merito, se si sia attivata affinché il Governo riconosca anche alla Sardegna quel diritto che ha già riconosciuto ad altre Regioni a statuto speciale perché credo che il nostro Corpo forestale compia le stesse azioni e lo stesso servizio, senz'altro con maggior rischio e con maggior impegno, del Corpo forestale dello Stato; non foss'altro perché il problema degli incendi in Sardegna non ha eguali in tutta Italia.
Quel Corpo forestale che, a differenza del Corpo forestale dello Stato, non percepisce l'indennità di rischio che viene dallo Stato corrisposta alle guardie forestali dello Stato; di questo, Assessore, lei è molto sensibile, se ne faccia capo, e se ne faccia merito, perché i nostri forestali, che fanno lo stesso lavoro, con la stessa dedizione, con gli stessi rischi, con gli stessi sacrifici se non di più, del Corpo forestale dello Stato, hanno se non altro lo stesso diritto ad avere riconosciuta l'indennità percepita dalle altre forze di polizia nel territorio nazionale e sardo. Prenda questo impegno, sarà un'azione anche meritoria da parte della Giunta regionale. Quindi ben venga, se non è già avvenuto, l'intervento della Regione, sperando che anche questa volta si possa recuperare il maltolto alla nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Signor Presidente, anche su questa mozione mi sono premurato (non per voler inaugurare una prassi, perchè non so se in futuro potrò mantenere sempre questo impegno) di far pervenire, stamattina, all'onorevole Sanjust gli elementi di conoscenza di cui ero in possesso io ed anche quelli relativi alle iniziative che ho intrapreso.
In effetti è vero che la legge Gasparri prevede l'esenzione dal canone per le frequenze radio usate in protezione civile e in attività antincendi della Regione Valle d'Aosta e delle Province autonome di Trento e Bolzano. Si tratta di un trascinamento perché la legge Gasparri è del 2003, questa previsione che la legge Gasparri riporta era già stata inserita curiosamente in un articolo della legge numero 342 del 2000 sul volontariato, qui l'hanno riprodotta uguale uguale, nessuno ha pensato alle altre Regioni. In realtà la questione non riguarda solo la Sardegna, la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia ad esempio, ma riguarda tutte le Regioni italiane e riguarda non solo i Corpi forestali delle Regioni a statuto speciale ma tutte le organizzazioni di protezione civile e di volontariato e tutte le Regioni se ne sono lamentate, compresa la Regione sarda che più volte (sia sotto la passata Giunta, il mio predecessore lo ha fatto, sia sotto questa Giunta regionale) ha sollecitato lo Stato, il Governo, il Ministero degli interni in particolare, a rimuovere questo incomprensibile ostacolo, tenuto conto che il Corpo forestale della Regione sarda svolge in Sardegna gli stessi compiti che svolge il Corpo forestale dello Stato.
Ora io posso darvi soltanto delle notizie informali in questo momento, cioè che, nei giorni scorsi, il 29 giugno, il Direttore generale della direzione generale delle concessioni ed autorizzazioni della prima divisione del Ministero delle comunicazioni avrebbe garantito, per ora solo verbalmente, che è alla firma del suo superiore un decreto per il quale, dal 1 gennaio 2007, le Regioni a statuto speciale saranno totalmente esentate da questi canoni. Al momento non abbiamo ancora ricevuto la nota formale ed ufficiale, è ovvio che aspetto ancora poco tempo per, come dire, reiterare in maniera il più robusta possibile la richiesta della Regione, sperando che il Parlamento alla prima occasione rimedi a questa discriminazione, non comprensibile e poco logica.
Per quanto riguarda però la questione dei Vigili del fuoco, onorevole Sanjust, io vorrei spiegare un po' bene come stanno le cose. A bilancio invariato, rispetto all'anno passato, il sistema di protezione civile e il Corpo forestale della Regione hanno dovuto affrontare nuove spese: rinnovare il parco macchine, il carburante costa molto di più, abbiamo noleggiato una flotta di velivoli molto più moderni, vorremmo che almeno uno, l'elicottero bi-turbina, rimanesse tutto l'anno e non soltanto tre mesi, e quello va pagato ugualmente, in funzione di protezione civile.
Quindi diciamo la verità, così come ricordava l'onorevole Rassu, ci sono difficoltà per un Corpo forestale (per il quale io mi batto molto ma non sempre riesco a ottenere quello che meriterebbe e ne faccio ammenda, però vi assicuro che mi batto molto per il corpo forestale) che meriterebbe di avere straordinari e missioni garantite. Ora, voi capite che se non posso garantire straordinari e missioni al Corpo forestale, mi viene un po' in salita, garantire straordinari e missioni non ai Vigili del fuoco straordinari, perché qui c'è da chiarire bene una cosa, i Vigili del fuoco avventizi sono dei salariati, non dei volontari, che vengono coordinati da Vigili del fuoco ordinari, i quali raddoppiano lo stipendio con questo coordinamento, per essere molto chiari. Io sono intervenuto per chiedere che lo Stato potenzi il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco in maniera permanente e non solo per 20 giorni all'anno, perché poi ci siamo ridotti a 20 giorni all'anno, altro che basi straordinarie di grande efficienza.
Il rapporto con il Corpo dei Vigili del fuoco è eccellente, l'ho dichiarato di fronte al rappresentante del Governo, lo ribadisco, non abbiamo conflitti di nessun genere, quando stanno a operare sul campo non c'è il litigio, si combatte il fuoco e lo si spegne, punto e basta, Corpo forestale, Vigili del fuoco e operai dell'Ente foreste. Non abbiamo assolutamente litigi con loro, ho constatato però, in questi due anni di esperienza, che lo Stato ha un po' abbandonato il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e ne chiedo un potenziamento. Ho ottenuto, comunque, parlando col Direttore generale della Protezione civile, il dottor Bertolaso, quando è venuto in Sardegna, giorni dopo delle date che cita lei, onorevole Sanjust, un impegno della Protezione civile a supportare il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sardo su richiesta del Ministero degli interni con fondi della Protezione civile; anche questo risulta agli atti, le ho dato la relazione puntuale stesa dal prefetto Mazzorana, rappresentante del Governo.
Ora, il Corpo dei Vigili del fuoco mi ha fatto avere un elenco di basi e un fabbisogno, 980 mila euro, più dei 600 mila che davamo l'anno scorso, però io dovendolo validare e trasmettere alla Protezione civile, ho constatato che lì, le usanze, o sono cambiate adesso o sono sempre state diverse, non sono che si paga a piè di lista come faceva la Regione prima, ma chiedono un prospetto analitico: numero di uomini, numero di ore, impiego h24 oppure no. Ecco, vogliono un prospetto analitico, io sto aspettando che la Direzione regionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco mi dia il prospetto analitico per validarlo, dopodiché la Protezione civile può anche decidere che non gliene importa niente e glieli da lo stesso, a piè di lista, ma questo non è più un problema della Regione, nei cui bilanci non transitano quei soldi.
Ecco, mi sto adoperando molto perché così come il Corpo forestale rappresenta delle icone, dei presidi, delle rassicurazioni per la popolazione sarda, non c'è dubbio che lo sono anche i Vigili del fuoco, ogni bambino che nasce, all'inizio sogna, tra le altre cose, di diventare Vigile del fuoco, quindi figuriamoci se non intendo mantenere rapporti strettissimi e fraterni con questa importante struttura dello Stato, però la Regione chiede che venga rafforzata permanentemente.
Quanto ai soldi che risparmieremo, invece, dall'eventuale, diciamo, diminuzione dei canoni, mi consenta, onorevole Sanjust, la Regione deciderà cosa farne lei, prima di impegnarli dicendo che li dà ai Vigili del fuoco. Il Consiglio regionale ha preso una decisione molto importante mesi fa, ha stabilizzato i 945 operai straordinari antincendio, perché l'aspettativa di essere assunti precariamente, periodicamente, per spegnere gli incendi è considerata una delle possibili concause, diciamo, dell'appiccamento degli incendi; è naturalmente un indizio, le Procure questo ci dicono, i nostri nuclei investigativi questo ci dicono, quindi io gradirei che lo Stato, più che assumere avventizi, non ci servono mille avventizi, rafforzasse i Vigili, ci servono trecento Vigili del fuoco ordinari permanenti, questo ci serve. E questa è una responsabilità primaria del Governo e non della Regione, che con i Vigili del fuoco collabora ben volentieri. Ho concluso.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io mi trovo abbastanza d'accordo con quanto ha affermato l'Assessore, e mi fa anche piacere che comunque i dati che sono stati esposti nella mozione non siano stati comunque smentiti dall'Assessore stesso. Il fatto che dagli Uffici del Ministero ci sia una semi-garanzia, anche se solo verbale, e che questa sia avvenuta comunque successivamente alla mozione presentata, mi fa credere che, forse, qualche cosettina la presentazione della mozione l'abbia ottenuta. Ma, siccome verba volant scripta manent, non sarebbe male (questo è l'invito che io faccio a tutti i colleghi, che mi auguro abbiano seguito il dibattito su questa mozione) accoglierla favorevolmente perché sono estremamente convinto del fatto che una mozione che esca da un'autorevole Aula consiliare come la nostra non possa far altro che rafforzare quello che è l'impegno che l'Assessore ormai sta portando avanti, e che veda finalmente la nostra Regione non pagare i canoni che non dobbiamo assolutamente pagare come fanno, d'altronde, le altre Regioni a Statuto speciale.
Potrei anche essere d'accordo con quanto dichiarato dall'Assessore, nella sua piccola vena polemica che ha tirato fuori, alla fine del suo discorso, dicendo che è giusto che sia la Giunta poi a decidere come utilizzare questi fondi, sarebbe il punto 2) della mozione, sul quale io potrei anche, sinceramente, soprassedere. Io penso che la cosa più importante sia che la Regione Sardegna, al pari delle altre Regioni a Statuto speciale, non debba pagare i canoni, che poi questo milione di euro, 600 mila euro annui, voi decidiate di utilizzarli sempre all'interno del suo Assessorato in maniera diversa, beh questa è una linea politica sua e della Giunta alla quale lei appartiene e su questo verrete ovviamente giudicati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Presidente, intanto preciso all'onorevole Sanjust che non c'era nessuna polemica, non ho detto la Giunta, ho detto sarà la Regione, consenta che sia la Regione, perché il bilancio della Regione lo approvate voi in Consiglio.
Io le proporrei questo: assumo tutti gli impegni che la mozione contiene formalmente come impegni miei e, posso dirlo, anche della Giunta. A quel punto valuterei se i proponenti sono disponibili a ritirarla oppure no. Se invece i proponenti, ma questo riguarda allora non più la Giunta e l'Assessore, riguarda di più le altre forze consiliari, intendono far approvare una mozione, chiederei che la mozione non si pronunciasse sulla questione dei Vigili del fuoco, o si pronunciasse semplicemente dicendo che si impegna la Regione ad iniziative verso lo Stato per rafforzare tutto il servizio antincendio e di protezione civile. Altrimenti daremmo per certo che c'è un conflitto e questo conflitto, come ho già spiegato, non c'è. Non c'è né tra il Corpo forestale e i Vigili del fuoco, né tra il Governo della Regione e il Governo dello Stato.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, insomma, l'invito è a trasformare la mozione in una sollecitazione che viene accolta dalla Giunta.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io invece vorrei chiedere all'Assessore, sempre che fosse possibile, di lasciare la mozione, che mi pare non abbia veramente niente di particolare né di politico, e di eliminare, laddove si parla del "verificato", il primo punto. Quindi: "Verificato che:…", poi si toglie da "- in diverse dichiarazioni alla stampa,…" sino a "…in maniera esponenziale;"; si lascia il secondo punto, quindi: "- le somme versate al Ministero delle comunicazioni risultano essere un canone salatissimo per la casse della Regione, che altre Regioni e Province autonome trattengono in quanto esentate dal pagammento,…". Poi, ripeto, se vogliamo anche togliere il punto 2) dell'impegno al Presidente della Regione e all'Assessore competente, se per caso questo può creare dei problemi, lo possiamo anche togliere.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. D'accordo.
PRESIDENTE. L'Assessore mi dice che è d'accordo. Se non ci sono altre obiezioni si accolgono le sollecitazioni, quindi anche quest'ultima che veniva da lei proposta, onorevole Sanjust.
(Interruzione della consigliera Caligaris)
PRESIDENTE. Su che cosa chiede la parola, onorevole Caligaris?
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, non è aperto il dibattito e non siamo in fase di voto, quindi se attende un secondo che capiamo qual è il punto nel quale siamo, poi decidiamo come procedere, dato che con i segnali di fumo non riusciamo a capire come dobbiamo procedere.
Conclusivamente, ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. E' ovvio che il voto su una mozione è un affare che riguarda prevalentemente i Gruppi consiliari. Quindi, personalmente, dichiaro che la Giunta è disponibile ad accogliere la proposta dell'onorevole Sanjust, ma sarebbe davvero, come dire, irragionevole, lo so che è poco politico, ma quando ci sono scritte cose che si possono condividere lo si dice punto e basta, poi se c'è qualcosa da aggiungere i Capigruppo vedano tutti quanti, maggioranza e opposizione, se intendono aggiungere qualcosa.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, apre il dibattito?
PRESIDENTE. Se apriamo il dibattito, onorevole Caligaris, non ne usciamo più. Noi stiamo valutando se la mozione vada messa ai voti interamente o con dei commi che vengono cassati o ritirati dal proponente, questa è una strada, oppure a me sembrava che la mozione venisse ritirata e si accogliessero le sollecitazioni contenute nella mozione.
Se la mozione viene votata, evidentemente si vota, e si può chiedere la votazione per parti, la può chiedere lo stesso proponente, e andiamo avanti nella votazione; questa mi pare la strada che l'onorevole Sanjust suggerisce, quindi, siamo in fase di votazione.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, intervengo per sottolineare due aspetti. A mio avviso, così come proposta dall'onorevole Sanjust, cioè escludendo quelle parti che lui stesso ha messo in evidenza e soprattutto la finalizzazione dei fondi, mi sembra che la mozione possa essere accettata, anche in considerazione di due aspetti specifici: il primo è che il tema è stato affrontato in seconda Commissione dove si sta discutendo la proposta sull'istituzione dell'autorità regionale delle comunicazioni della Sardegna che consentirà, finalmente, all'isola e alla Regione di uscire da qualunque ambiguità e di non considerare più in assoluto, come una concessione da parte dello Stato, ciò che attiene la materia delle frequenze. Analogamente siamo nella fase di predisposizione del nuovo Statuto laddove è opportuno che la materia delle comunicazioni diventi in maniera esclusiva competenza della Regione.
Vorrei anche sottolineare che la Regione ha il diritto di appropriarsi delle frequenze e non è neanche il caso di aspettare che avvengano delle concessioni da parte, appunto, del Ministero. Quindi, se un ritardo c'è stato nella precedente legislatura, come sottolineava lo stesso onorevole Sanjust, mi sembra che oggi ci siano tutte le condizioni perché questo aspetto venga preso in esame dal Consiglio. Voterò quindi a favore perché questo mi sembra un balzello iniquo che la Regione non deve più pagare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io credo che il contenuto di questa mozione (depurata anche di quello che chiedeva il collega Sanjust, cioè della prima parte del "verificato" e della seconda parte della "impegna il Presidente della Regione e l'Assessore competente") di fatto dica alla Giunta di fare quello che è il suo compito, che la Giunta, peraltro, sulla base delle dichiarazioni che ha reso l'Assessore in Aula, sta già facendo, quindi mi sembra una mozione del tutto inutile che non fa altro che dire alla Giunta di continuare a fare quello che sta facendo.
Per cui mi sembra che sia da accogliere la proposta iniziale fatta dalla stessa Giunta, cioè un invito al ritiro della mozione stessa e ad accogliere, come raccomandazione di una attività ulteriore nel rivendicare da parte dello Stato il riconoscimento all'esenzione per quanto riguarda le frequenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ascoltando l'onorevole Biancu, pensavo che oltre all'invito al ritiro, volesse invitare anche l'Assessore a non accogliere nessuna delle considerazioni fatte. E' vero che questa è stata una seduta assolutamente irrituale...
BIANCU (La Margherita-D.L.). No.
DIANA (A.N.). L'ho pensato io, allora.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Hai pensato male.
DIANA (A.N.). E' stata una seduta assolutamente irrituale, non so se sia la presenza dell'assessore Dessì, però per fortuna non abbiamo altre mozioni che discutono di queste materie, ma ho ascoltato prima l'intervento dell'onorevole Maninchedda - mi dispiace che non sia presente - ma insomma ha tutta la mia solidarietà, onorevole Maninchedda, io forse avrei reagito diversamente.
Relativamente a questa mozione, voglio dire che i tempi della politica io credo che li debba dettare anche il Consiglio regionale, ma non solo i tempi, i modi. Ora, rivolgersi al Consiglio, come ha fatto più volte oggi l'assessore Dessì è quantomeno irrituale, ecco, mi limito a dire questo. Pertanto, a questo punto, inviterei io l'onorevole Sanjust a chiedere la votazione, e a non chiederla neanche per parti, perché questa è una mozione che ha un suo senso se è votata così! Stralciata di una delle due parti importanti, credo che non abbia veramente senso. Allora sì, si ricadrebbe nella fattispecie dell'onorevole Biancu che dice "non ha senso". No, non ha senso se viene votata per parti, per cui io credo che, onorevole Sanjust, essendomi espresso anche su questa mozione, insomma, io la inviterei a mantenerla in vita e a chiedere che venga votata.
E' un argomento importantissimo, però stiamo attenti, sono felice che la collega si sia espressa favorevolmente su questa mozione, stiamo attenti tutti, stiamo parlando di telecomunicazioni e, con tutto ciò che gira e ci sovrasta, anche in assenza di parti importanti del Consiglio, della maggioranza, della Giunta, di chi tutto vede e tutto muove, insomma, io starei veramente molto attento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). L'assessore Dessì stasera ha risposto con equilibrio alle questioni che sono state poste su un tema (lo sto dicendo senza fare affatto ironia)che da mesi viene richiamato. Personalmente alle parole dell'assessore Dessì avrei aggiunto solo una cosa, che se un collega continua a sostenere che ci sono, nell'azione della Giunta regionale, atti illegittimi, si rivolga anche alla magistratura, non si può continuare a sostenere in quest'Aula che ci sono azioni illegittime a vantaggio di ricchi, se ci sono, intervenga la magistratura. Quindi ha risposto abbastanza con equilibrio.
Rispetto alla mozione, io faccio una proposta: l'assessore Dessì ha sostenuto che quanto viene richiesto come impegno alla Giunta è un impegno che la Giunta ha già assunto prima ancora che la mozione venisse scritta e che vuole proseguire in quella direzione; allora se riteniamo opportuno che l'azione della Giunta sia sostenuta da un pronunciamento del Consiglio, si sospenda, si faccia un ordine del giorno consiliare unitario che vada nella direzione della mozione e lo si approvi. Questa è l'ipotesi che può essere avanzata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Sinceramente continuo a non capire. Ormai sono due anni che purtroppo c'è questo rituale; ma è possibile che neanche per le cose comuni, o quanto meno le cose che riguardano veramente la comunità e la collettività, non si riesca ad essere obiettivi? Qua non c'è destra, sinistra, centro, c'è il bene comune. Io non ho mai avuto alcun problema, né in Commissione né in Aula, a votare con voi laddove ne fossi veramente convinto;in questo caso, anche l'Assessore ha detto chiaramente, caro onorevole Marrocu, che sempre e solo ed esclusivamente con garanzie verbali queste sono arrivate dopo che la mozione è stata presentata, perché ha parlato del 29 giugno, la mozione è stata presentata il 27. Sarà un caso della vita, un caso incredibile che probabilmente non capiterà mai più, però mi piacerebbe avere lo sbobinamento di quanto lei ha riferito e che io ho puntualmente appuntato.
Assessore Dessì, mi creda, non sono solito dire bugie soprattutto su queste cose veramente futili, però io non riesco a capire che cosa possa succedere se, una volta tanto, su un argomento del genere, collega Biancu, si votasse insieme rafforzando quello che è un lavoro meritevole che la Giunta sta finalmente facendo, dal 2003 ad oggi - ho anche fatto il mea culpa per quanto riguarda l'amministrazione regionale che vi ha preceduto - e che invece sarebbe molto, ma molto, più forte, anche con un Governo amico, qualora ci fosse uno scritto, in questo caso un volere dell'intera Aula con una mozione che vi invito a sottoscrivere, non vi sto dicendo non sottoscrivetela, vi invito a sottoscriverla per poter presentare un lavoro comune per richiedere una cosa che già altre Regioni hanno. Almeno su queste cose! Non vi si chiede di votare la politica economica del centrodestra, vi si chiede, anche se dietro nostra sollecitazione, di rafforzare quello che è un lavoro che la Giunta sta meritoriamente facendo ma, scusate se continua a ribadirlo, dopo che è stata presentata una mozione, penso che non ci sia niente di scandaloso.
L'ordine del giorno per me si può fare, però facciamolo adesso, utilizziamo la premessa della mozione e facciamolo tutti insieme, anche se comunque penso che sia un discorso, scusate se lo voglio dire, anche di correttezza tra di noi ammettere che qualche cosa presentato dagli altri sia giusto e corretto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì, Presidente, per dire che mi trovo d'accordo sulla proposta dell'onorevole Marrocu riguardo alla mozione presentata dall'onorevole Sanjust, mentre il cenno che ha fatto l'onorevole Marrocu invitando me ad andare alla Procura della Repubblica lo respingo al mittente perché penso che il compito di un consigliere regionale sia proprio quello, quando vede atti che privilegiano una parte della società e ne svantaggiano un'altra, di parlarne qui, perché questa è la sede in cui si parla di giustizia sociale e di trasparenza amministrativa. Io non voglio parlare con i magistrati, io voglio parlare con la società che mi ha espresso e con i colleghi che sono stati espressi da questa società. Per cui chiederei all'onorevole Marrocu di rivolgere questi inviti ad altri, magari ricordandosi che la sua cultura politica dovrebbe essere minimamente più attenta alle esigenze delle Aule parlamentari che di giustizia sociale devono occuparsi, nonostante il suo disappunto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente per una precisazione.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Onorevole Sanjust, è chiaro che io do atto delle cose meritorie che dicono tutti e che fanno tutti, però le faccio presente che l'incontro con Bertolaso, col prefetto Mazzorana e con i responsabili dei Vigili del fuoco è avvenuto ben prima che fosse presentata questa mozione. E' chiaro? Quindi diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che spetta a Dio. E' ovvio che, ribadisco, io non ho detto altro; ho detto che gli atti consiliari li vota e li concorda il Consiglio e spetta ai Gruppi consiliari assumere, in questo caso, le loro posizioni.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, poiché è tardi e io non ho un ordine del giorno da mettere in votazione, possiamo concludere la discussione, con l'impegno di preparare un ordine del giorno che domattina voteremo come primo punto dei lavori della mattinata.
Ricordo che domani mattina c'è la riunione straordinaria richiesta dalla Giunta però iniziamo, evidentemente, in prosecuzione della seduta ordinaria per la votazione dell'ordine del giorno sulla mozione numero 76.
Il Consiglio è riconvocato per le ore 10 di venerdì 14 luglio. La seduta è tolta alle ore 20 e 39.
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