Seduta n.172 del 18/04/2006 

CLXXII SEDUTA

Martedì 18 Aprile 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 45.

CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 15 febbraio 2006, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Cappai, Renato Cugini, Ciriaco Davoli, Gerolamo Licandro, Nicolò Rassu e Adriano Salis hanno chiesto un giorno di congedo per la seduta del 18 aprile 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Cherchi Oscar sulla paventata ipotesi di trasferimento del servizio di soccorso 118 da Bosa a Macomer". (416)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

"Interrogazione Liori sui lavori per la costruzione della diga di Monte Nieddu". (417)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

"Interrogazione Amadu sul blocco dei contratti con gli studi accreditati nell'Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari, che causa sprechi e disagi ". (424)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

"Interrogazione Cassano sull'ipotesi di chiusura del laboratorio di analisi presso l'ospedale Alivesi di Ittiri". (436)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CHERCHI OSCAR, Segretario:

"Interrogazione Bruno, con richiesta di risposta scritta, sui beni del demanio dello Stato di Fertilia (Alghero)".(488)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle dichiarazioni dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente sulla trasformazione della Sardegna in Regione-parco".(489)

"Interrogazione Masia, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di avviare con urgenza la realizzazione della sede della Delegazione di spiaggia nel litorale di Stintino."(490)

"Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulla istituzione di nuove servitù militari a Stintino."(491)

Continuazione della discussione generale del disegno di legge: "Disposizioni in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo" (216/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 216/A.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi, utilizzando il sistema elettronico, non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, dico subito che condivido tutto ciò che in questa norma, e non è una parte marginale, riguarda l'efficienza amministrativa e la solidarietà sociale. Vado invece per punti e, sinteticamente, per una serie di osservazioni tecniche e politiche su altri aspetti della norma.

Primo punto, la fiscalità. Ritengo reale un pericolo che ha sollevato l'onorevole Macciotta in un recente saggio. La norma in discussione istituisce tre nuove imposte regionali: sulle plusvalenze, sulle seconde case, sugli aerei e le unità da diporto. L'aspetto positivo è che si intende incentivare la localizzazione in Sardegna delle società o delle persone che fanno profitto qui da noi, tassando invece chi mantenga le sedi legali e le residenze fuori dall'Isola. L'aspetto discutibile, che io segnalo alla luce di ciò che scrive l'onorevole Macciotta, è che questa prima politica fiscale della storia autonomistica venga inaugurata con una certa approssimazione, ossia senza un adeguato approfondimento del mutato quadro normativo. L'articolo 119 della Costituzione prevede di finanziare il complesso delle nostre autonomie attraverso tre voci: tributi propri, compartecipazione IVA-IRPEF e quote di un fondo perequativo che viene trasferito senza vincoli di destinazione. Dobbiamo aver chiaro che è stato cancellato in via generale il finanziamento delle funzioni ordinarie attraverso trasferimenti a carico del bilancio dello Stato, inoltre le Regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale sono state equiparate sul versante delle entrate, mentre sono rimaste diverse per ciò che riguarda le competenze. In sostanza, noi rivendicheremo ulteriori poteri in futuro, ma dovremo far fronte a tutte le funzioni pubbliche attribuite con le stesse tre voci di entrata che vengono garantite alle Regioni a statuto ordinario. Sul versante delle politiche delle entrate abbiamo un punto fermo e irrinunciabile, che è quello del credito maturato, ma per il futuro è chiaro che per una compiuta autonomia finanziaria bisogna, sin da oggi, avere un'idea di quale possa essere il giusto equilibrio tra tributi propri, compartecipazione e partecipazione al fondo perequativo.

Pongo delle domande. Abbiamo una politica ponderata delle entrate legata alla politica dell'autonomia, cioè dei poteri che vogliamo rivendicare? Siamo consapevoli che se da un lato il nostro autonomismo ci spingerebbe a rinunciare al fondo perequativo nazionale per ottenere tendenzialmente i dieci decimi dell'IVA e dell'IRPEF, da un altro lato però, date le condizioni di stagnazione economica della Sardegna, rischiamo, dinanzi ai nuovi poteri che vogliamo rivendicare, un'incapienza dei tributi sardi? Siamo sicuri di voler finanziare le nostre politiche facendo lievitare i tributi propri? Mi pare che questa riflessione approfondita manchi e che sia urgente trovare il modo di farla prima o durante la stagione statutaria.

Secondo punto, su cui ho delle grosse perplessità, è il potere. La legge rafforza ulteriormente quello che ormai mi pare essere un indirizzo costante al quale io, che non lo condivido, mi piego per la sola ragione della prevalenza dei numeri di quanti all'interno della maggioranza invece lo sostengono. Ho contato: il collegato annovera otto nuove deleghe alla Giunta per programmi di spesa. Otto! E' di fatto un nuovo centralismo che, alla lunga, a mio avviso, è dannoso per due ragioni: perché inevitabilmente burocratizza ulteriormente la vita sociale e perché aumenta il controllo della politica sulle attività economiche e culturali della Sardegna. Io sono convinto che si dovrebbe fare il contrario. In Sardegna, come altrove, a molti bisogni è in grado di rispondere la società autonomamente, senza bisogno di dover inoltrare domande e senza dover ottenere il consenso di chi governa, purché, ovviamente, le leggi siano eque, chiare, automatiche e snelle. Mettere tutto in capo alla Giunta significa fare esattamente il contrario, con risultati immaginabili per lo sviluppo e la crescita. L'eccesso di controllo politico e il conseguente centralismo produce altri due effetti, che segnalo alla vostra attenzione: il prevalere della logica del divieto su quella del controllo. La prima inibisce mentre la seconda aumenta la qualità e la legalità. La seconda conseguenza è il trasformarsi dei bilanci regionali in luoghi della spesa differenziata, orientata alla protezione dei ceti e dei territori politicamente più forti a discapito dei ceti e dei territori più deboli.

Analizziamo il collegato alla luce di queste considerazioni. La legge non ha l'ambizione di essere una manovra specifica di politiche attive del lavoro, ma interviene notevolmente rispetto ai rapporti di lavoro direttamente o indirettamente prodotti dalla Regione. L'aspetto poco convincente è che anche in questo caso si rinuncia a produrre norme organiche e giuste perché creano le stesse opportunità e riconoscono gli stessi diritti a cittadini che si trovano nelle stesse situazioni. Cito i casi più evidenti: ai dipendenti del BIC Sardegna, che a tutti gli effetti è una società per azioni, si prospetta un concorso riservato per l'inquadramento nei ruoli regionali, come è già accaduto per la Progemisa, gli operai dell'antincendio vengono invece inclusi direttamente nell'organico dell'Ente foreste. Viceversa, per i dipendenti degli enti di formazione professionale ex lege 42, si prevede un incentivo all'esodo verso gli enti locali pari al 50 per cento della retribuzione e solo per gli anni 2006/2008. A queste fattispecie da una parte di stabilizzazione e dall'altra di precarizzazione si aggiunge una miriade di altre soluzioni adottate per enti regionali o articolazioni della pubblica amministrazione, che qui non riassumo, ma che sono diversificate per situazioni molto simili. Sulla formazione professionale tornerò in occasione della discussione dell'articolo.

Ciò che mi preme ora sottolineare è che una delle caratteristiche principali dell'Europa è stata sempre l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, invece noi facciamo norme ad hoc per ogni segmento sociale, con costi alti, con settori ipergarantiti e altri abbandonati e con norme feroci, ad personam, quella sui dirigenti del BIC è proprio con evidenza una norma di questo tipo, o come quelle per i lavoratori ex lege 42, trattati come se fossero loro la causa degli sprechi nella formazione, mentre io credo che siano ben altri e non vengono indagati. Questo modo di procedere, che in sostanza consiste nel non garantire i diritti ma nel differenziarli con leggi diverse fino a creare un sistema di piccoli privilegi e di diffusa ingiustizia, a mio avviso prima o poi ci sfuggirà di mano e già sta creando una crisi della percezione della legalità, che è il terzo argomento e conclusivo che vorrei trattare. Non c'è sardo e non c'è italiano che non pensi che le leggi qui da noi contino fino ad un certo punto, che conti di più appartenere a gruppi forti. Nessuno crede nell'imparzialità della pubblica amministrazione, nonostante noi abbiamo fatto una campagna elettorale fondata sulla legalità, però se si ha la pazienza di leggere il BURAS si capisce che la realtà non è come noi la raccontiamo, ma come la racconta la gente. Accade così di scoprire, per esempio, che in Gallura una richiesta di verifica per l'edificazione di oltre 27 mila metri cubi sul mare sia stata prima, il 3 agosto 2005, giustamente inviata alla valutazione di impatto ambientale, e poi, il 19 gennaio 2006, con la stessa cubatura e gli stessi 366 posti letto, ritenuta tale da non dover essere sottoposta alla VIA. Ho controllato e mi sembra che sia l'unico intervento dalla legge salvacoste in poi non inviato alla VIA. Può darsi che l'Assessore mi possa smentire, ma mi sembra di no.

Come pure accade che la Regione dia il via libera a una centrale di 11,9 megawatt nel comune di Giave, per una centrale alimentata a biomassa, non prevista dal piano energetico, che la non altrimenti nota Società Sviluppo Aree Omogenee, che non risulta in Internet, né sulle pagine gialle, né sulle pagine bianche, dice di volere realizzare per autoprodurre l'energia per un sistema di serre. Ora non è la sede per scendere in dettagli, ma per come viene proposta la centrale non può accedere ai certificati verdi e avrà un costo di produzione di questa energia talmente alto che è molto probabile che inizi col dire di voler bruciare biomasse e finisca poi col chiedere di voler bruciare rifiuti, cosa che metterebbe in crisi i sistemi vicini, tipo Buddusò e Macomer. Cosa voglio dire? Voglio dire che se noi, in questo Consiglio, siamo i primi a fare una legge per ogni fattispecie di bisogno e leggi diverse per bisogni uguali, come accade per il precariato generato dalla Regione, non dobbiamo stupirci se gli imprenditori cerchino e trovino strade perché la loro impresa goda di un'eccezione, di una corsia preferenziale.

Un ultimo esempio: il Consorzio industriale di Tortolì ha acquisito nell'agosto 2005 un ulteriore 30 per cento della società Aliarbatax S.p.A. (lascio alla vostra fantasia capire chi ne fosse il proprietario). L'operazione di acquisizione dell'aeroporto ammonta complessivamente a più di 6 milioni di euro e il collegio dei revisori dei conti del Consorzio industriale ha manifestato un netto dissenso sull'operazione e sulla sostenibilità degli oneri finanziari derivanti da questa operazione. Mi auguro che la Regione vada a controllare i conti di questo Consorzio, come pure mi auguro che una televisione isolana che si è resa protagonista, durante la campagna elettorale, di una censura mai vista non rientri più tra i beneficiari della pubblicità istituzionale, che va regolamentata in modo che i finanziamenti vadano solo a chi rispetta la libertà di stampa. Alcuni esempi, potrei farne altri, di come questo Consiglio non stia mettendo mano a una distorsione della legislazione regionale: non leggi uguali per tutti, ma leggi diverse per ciascun gruppo. Io penso che lo sviluppo si faccia con la libertà e la legalità e non con le eccezioni e mi auguro che questi valori non vengano meno per la forza di inerzia su abitudini del passato di cui si era preso l'impegno di liberarsi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci ritroviamo in quest'Aula dopo il verdetto delle urne e certo, dopo un tale risultato, sono ancora più convinto che la minoranza, l'opposizione, cioè noi del centrodestra, saremo ancora più attenti e certamente più prudenti, visto che le manovre del Governo Soru potrebbero essere spalleggiate anche dai vostri cugini a livello nazionale.

Dicevo che, dopo il verdetto delle urne, e nonostante siano passate diverse settimane dall'ultima convocazione del Consiglio, a prescindere poi dall'approvazione della legge sulla pesca, avvenuta la settimana scorsa, sul palcoscenico di quest'Aula consiliare va in scena un'altra rappresentazione, che possiamo definire tragedia, una vera tragedia per la Sardegna e il suo futuro. E naturalmente, sempre sotto l'abile regia del governatore Renato Soru, non cambiano certamente gli attori: da una parte la Giunta, insieme alla sua maggioranza, anche loro sempre fedeli alle imposizioni del loro Presidente, fortunatamente però con qualche frangia, ne abbiamo avuto un esempio poc'anzi, che sempre più spesso punta i piedi e quasi prende le distanze dalla coalizione. Ancora però sinceramente bisogna dire in modo un po' troppo timido, forse bisognerebbe avere un coraggio maggiore per prendere tali distanze. Dall'altra, invece, la nostra opposizione che continua e, vi posso garantire, continuerà la sua battaglia nel tentativo di costruire concretamente e non con facili slogan pubblicitari il futuro della nostra Isola.

Vediamo qual è la trama di questa tragedia. Il filo conduttore, tra l'altro, ahinoi, resta chiaramente sempre lo stesso, ma sfortunatamente anche stavolta il rischio di questo filo conduttore è che si pianifichi a tavolino una crisi drammatica per la nostra Isola. Qua si stanno ponendo, non dimentichiamolo, cari colleghi, le basi di uno sviluppo che viaggia in senso contrario alle aspettative di tutti. Anziché andare avanti si torna indietro di anni, si torna indietro quasi di vent'anni, e gli esempi, come vedremo più avanti, non mancheranno.

Io non mi dilungherò molto nel mio intervento, non utilizzerò certamente tutti i venti minuti a disposizione, in quanto ritengo che le imposizioni e le proposte di legge, le accozzaglie di norme che vengono proposte in questo momento all'attenzione del Consiglio regionale non meritino tantissima attenzione, ma alcune cose vanno dette e vanno anche approfondite. Non so se vi ricordate che, circa un mese fa, la manovra finanziaria è passata tra aspre critiche non solo da parte della minoranza, come ho detto prima, ma addirittura da parte della stessa maggioranza, quella maggioranza che non ha il coraggio di sollevare in quest'Aula problemi che vengono discussi, invece, nei corridoi del palazzo. Oggi, sopra i nostri banchi e all'attenzione di questo Consiglio c'è il fantomatico maxicollegato, che attendevamo da tempo e che alcuni esponenti della maggioranza e della Giunta hanno definito la vera finanziaria: 23 articoli che descrivono e normano tutto e troppo genericamente, ma nel dettaglio non fanno nessuna chiarezza su niente. Norme importanti, argomenti fondamentali per la nostra terra e i sardi, ma che ancora una volta sono stati trattati, passatemi il termine, superficialmente e con troppa fretta. Si sa, la fretta generalmente non è una buona consigliera e, tra l'altro, mi pongo questa domanda: perché tanta fretta? Forse vi era l'urgenza di approvare certe leggi e di mettere le parti sociali e la gente davanti al fatto compiuto, senza possibilità di appello, senza possibilità di recriminare? Il dubbio è tutt'altro che infondato e, tra l'altro, scorrendo gli articoli del disegno di legge o del maxicollegato, come voi l'avete chiamato, ci rendiamo sempre più conto di quello che sto sottolineando.

Allora, cari colleghi, vorrei capire: ma che sviluppo pensate possa creare una manovra (così la dobbiamo chiamare essendo collegata alla finanziaria) che tende, per esempio, a far fuggire i turisti dalla Sardegna? E' un'idea geniale, studiata non so da chi, per colpire i cosiddetti VIP. Certo, voi siete uomini di sinistra, è vero, sempre più vicini al popolo - queste sono le ultime dichiarazioni, dell'ultima campagna elettorale - però, con un escamotage impopolare e che sa tanto di demagogico, volete imporre tasse sul lusso, volete imporre tasse sulle seconde case, volete imporre tasse sugli aeromobili e sugli yacht. Mi è venuta un'idea stamattina: cosa ne pensate di imporre ai turisti che vengono in Sardegna una tassa per il parcheggio delle loro automobili nelle nostre città o nei nostri luoghi di villeggiatura? Faremmo un sacco di soldi, la Regione diventerebbe ricca! Anche questa è una bella idea e credo che la maggioranza la possa prendere in considerazione. Allora cosa deve fare il turista spaventato da queste tasse, rinunciare a venire nella nostra Isola? Spiegatemi qual è realmente la vostra filosofia. Per raggiungere lo stesso scopo, perché non agevolate invece la nascita di strutture che convincano il turista a lasciare volontariamente in Sardegna i suoi denari, in quanto trova dove spenderli, come spenderli, senza mettergli le mani in tasca inventandosi strane e impossibili tasse? Pensate davvero che sia questa la strada giusta e corretta per risolvere i problemi della Sardegna, per rimpinguare le casse della regione? Io credo di no. Non credete che questo sia il modo più rapido per invitare questi turisti ad andarsene altrove, in zone probabilmente meno belle della nostra splendida Isola, ma dove sicuramente c'è più democrazia e forse farsi una vacanza costa decisamente meno?

Noi ormai siamo tutti ostaggi, giorno per giorno, degli umori e delle idee del nostro Governatore e dell'Assessore di turno che ne appoggia la fantasia. Ma, scusate, mi pongo un'altra domanda: non abbiamo forse riempito la nostra Isola di cartelli con la scritta "Benvenuti" per i turisti? Dunque da domani dovremmo porre cartelli di divieto d'accesso ai turisti? Non ve lo siete posti questo interrogativo? Così facendo i turisti fuggiranno, si faranno promotori di altri luoghi di villeggiatura e la Sardegna non sarà più l'isola più importante del Mediterraneo dal punto di vista turistico. Non dimentichiamoci che la nostra Isola è diventata, nel corso degli anni, grazie al lavoro duro e difficile degli amministratori che ci hanno preceduto, una delle zone di villeggiatura più importanti del mondo.

Sono convinto che questa scelta vada assolutamente rivista, perché non solo non aiuterà a risolvere i problemi economici della nostra meravigliosa Isola - non li risolverà, non dimenticate queste parole -, ma addirittura darà una mazzata definitiva al turismo, colpirà gravemente due volte la nostra regione e noi questo non possiamo permettercelo e non possiamo permettervelo. L'aspetto paradossale, tra l'altro, è che parlate di un turismo diverso, di una promozione turistica per la quale addirittura avete soppresso i vecchi enti turistici dando vita a "Sardegna promozione" (parlavo di slogan prima, questo è uno dei tanti), un'agenzia di promozione economica, come ben sappiamo. Però, cari colleghi, non raccontiamoci storie e non offendiamo, tra l'altro, l'intelligenza dei sardi. Come si può affermare di credere nel turismo se poi si colpisce con nuove tasse proprio il settore che ha da sempre portato tanto e a volte tantissimo alla nostra Isola? Voi intendete continuare su questa strada, eppure i campanelli di allarme vi sono già arrivati. Alcune agenzie marittime (credo che un documento al riguardo sia già sul tavolo dell'Assessore) hanno annunciato ricorsi sostenendo l'incostituzionalità di una simile legge, che spero questo Consiglio non approvi.

Allora, facciamo attenzione, fermiamoci ad ascoltare anche gli altri. Concertazione è un termine che voi non conoscete, lo sappiamo, l'abbiamo detto tante volte, è un vocabolo che non appartiene a voi e tanto meno al presidente Soru. Dovreste iniziare a familiarizzare con questo vocabolo, il che invece non avviene. Abbiamo la dimostrazione che non avete la necessità di confrontarvi con le parti sociali, con le rappresentanze sindacali, con la gente, con la minoranza e anche tra voi, all'interno della stessa maggioranza. Allora vi suggerisco di chiedere voi al presidente Soru di provare ad ascoltare, ad ascoltare non solo ciò che ha da dire la gente, ma anche le proposte della maggioranza. Le parti sociali hanno sempre cercato di fargli capire che certe decisioni rischiano ancora una volta di penalizzare settori già deboli e che maggiormente avrebbero necessità di un grande impulso per un effettivo rilancio. Penso, per esempio, alla formazione professionale: avete cercato di regolamentare l'esodo dei formatori iscritti all'albo verso la pensione o assurdi sistemi di mobilità. In realtà questa norma non risolve assolutamente niente, non risolve il problema fino in fondo e questo voi lo sapete bene: intanto manca una proposta specifica, in secondo luogo l'intera questione è stata affrontata in modo approssimativo, visto che risolve il problema solo per un centinaio di lavoratori, quelli che riusciranno ad andare in pensione. Ma la situazione della maggior parte del personale della formazione (circa seicento lavoratori) resta sempre in alto mare, resta irrisolta. Allora vi devo dire che siete subdoli, che siete impreparati sul piano politico e sul piano sociale. Anziché proporre - sarebbe stato facilissimo - una legge di modifica integrale del sistema della formazione professionale avete avuto la necessità di inserire un articoletto all'interno di questo maxicollegato per cercare a tutti i costi di risolvere un problema che tale non era, perché si tratta soltanto di settecento lavoratori che cercano, ogni mese, di portare a casa lo stipendio per risolvere i loro problemi familiari, come credo facciamo tutti noi. Pensate addirittura di farvi belli sostenendo che questa Giunta spinge per dei campus universitari - sentite bene - con corsi di inglese per tutti, quasi dimenticandovi che alcuni di quei ragazzi hanno puntato tutto sulla loro formazione professionale. Anche oggi il presidente Soru non è in aula, ma voi gli riferirete ciò che sto dicendo.

E' vero, ognuno è libero di decidere del proprio futuro, a prescindere dalle proprie convinzioni personali e dalle convinzioni di ogni consigliere regionale sull'importanza di un certo tipo di preparazione culturale, però noi, in qualità di amministratori pubblici, dobbiamo garantire a tutti le stesse opportunità, sia ai ragazzi che vogliono imparare il latino e il greco, sia soprattutto ai ragazzi che invece hanno necessità e voglia di imparare un mestiere. Tagliare le opportunità a priori non è giusto, non è democratico. Credo che sia necessario, quindi, ribadire la necessità di riorganizzare il settore della formazione, ma senza mai calpestare il diritto al lavoro o la professionalità, né tanto meno perdere di vista la realtà. Credo che ogni tanto voi invece l'abbiate proprio persa di vista la realtà, ecco perché seguirò il resto dei lavori di quest'Aula parlamentare con grande curiosità e soprattutto con grande coraggio, lo stesso coraggio che avrete voi nel momento in cui voterete il passaggio all'esame degli articoli di questo maxicollegato che non avreste neanche dovuto proporre a quest'Aula e che, come già qualcun altro ha dimostrato, segue un percorso neanche tanto legittimo.

Seguirò i lavori, dicevo, con quel coraggio che mi costringe a non perdere più tempo con eventuali proposte di emendamenti. Ricordo che in occasione della discussione dell'ultima finanziaria noi abbiamo presentato una valanga di emendamenti. Ne fosse passato uno, Assessore! In quella circostanza domandai: "Ma è possibile che noi siamo così - passatemi il termine - deficienti da non saper fare una sola proposta intelligente da inserire nella finanziaria?" Allora perché continuare a perdere del tempo? Approvatevelo voi, è il vostro maxicollegato, procedete pure. Nella passata tornata elettorale la Sardegna non vi ha dato torto, non vi ha bocciato, il centrosinistra ha vinto. Ben venga, andate avanti su questa strada, probabilmente fra tre anni troveremo l'Isola, non dico allo sfascio, ma quasi completamente distrutta da quelle che sono le vostre idee e soprattutto le vostre proposte.

Chiudo nello stesso modo in cui ho aperto questo mio intervento: degli slogan geniali inseriti nella finanziaria e in questo maxicollegato ne abbiamo abbastanza. Io apprezzo chi si occupa di comunicazione, chi ha delle agenzie di pubblicità ed è capace di suggerire idee simpatiche e geniali, ma questo è un Consiglio regionale dove si producono leggi, non slogan. Gli slogan li lasciamo a un certo tipo di pubblicità, noi non abbiamo bisogno di inserire nel maxicollegato idee geniali. Geniali per modo di dire, un'idea come "Sardegna fatti bella" la considero alquanto sciagurata. Per stanziare 20 milioni di euro in questo maxicollegato, che nelle intenzioni della Regione dovrebbero servire a ridisegnare l'immagine dei paesi e delle città della Sardegna, è stato inventato appunto lo slogan "Sardegna fatti bella". Bastava semplicemente scrivere, in un articolo di legge, che per rivisitare e rimodernare i centri storici dei paesi e altre parti della Sardegna questa Giunta aveva intenzione di mettere a disposizione dei sardi 20 milioni di euro. Tutto qua, semplicissimo!

Un'idea ancora più geniale: la "Fabbrica della creatività"! Assessore, francamente continuo a non capire che cosa significhi, così come non capisco "Sardegna speaks English" o "Sardegna promozione", a cui ho accennato prima. Tante belle idee, tanti begli slogan, credo però che i lavoratori ex lege 42, cioè i lavoratori della formazione professionale, non capiscano la vostra cinica proposta che si chiude con un semplicissimo e troppo facile: "Grazie, signori lavoratori, e arrivederci!"

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa mattina ho percorso la strada che da Olbia porta a Cagliari, attraversando praticamente tutta l'Isola, accompagnato da un sole ammiccante in un cielo ogni tanto velato da nubi, come quelle che ieri hanno, diciamo così, bagnato la Pasquetta, la festa canonica per il ritorno alla natura, con le cosiddette gite fuori porta. Anche noi in Sardegna, come in Lombardia, ci stiamo abituando a fare le gite fuori porta e credo che sia un'ottima abitudine.

Senza dubbio le gite fuori porta sono il primo atto della nuova stagione turistica; una stagione turistica che si affaccia tra perplessità e contraddizioni in un momento senza dubbio difficile per la nostra economia. E' stato un viaggio lungo, reso più leggero da una natura che ancora, grazie a Dio, è ricca di suggestioni pur nell'asprezza di certe sue parti. Viaggiando uno pensa, ed io riflettevo soprattutto su come porre rimedio a vecchi problemi che assillano la nostra regione: il lavoro, la disoccupazione, il tessuto produttivo, quello esistente e quello che noi immaginiamo, quello tradizionale e quello innovativo che questa Giunta vorrebbe che ci fosse. Il riscatto sociale lo si attende ancora, sessant'anni dopo la proclamazione dell'autonomia. L'occasione per provarci, quella occasione che sembrava fiorire dopo che è stata debellata la malaria, l'atto principale della programmazione, cioè il piano di rinascita, sia il primo che il secondo, non è riuscito a coglierla.

Riflettevo, dicevo, sulla bellezza del paesaggio per comprendere se e sino a qual punto quella bellezza è anche ricchezza, se le distese disabitate, i pascoli spesso sterili, le popolazioni disperse su un territorio vasto e spesso in fuga verso le coste siano ingredienti da mettere a punto per creare la ricetta per lo sviluppo e se tutto ciò abbia un sapore gradevole e serva a qualcosa, perché se non serve, signor Presidente, è inutile. Mi domandavo se esistono prospettive concrete fuori del turismo d'élite della Gallura, di quel benessere che dura tre o quattro mesi all'anno, del record di ricchezza concentrata su un'area abbastanza vasta, ma non diffusa, i cui effetti si apprezzano su un ampio raggio, che è quello dell'indotto; un mercato, insomma, a due velocità, tra il turismo che fa cassa e quello che in prevalenza consuma servizi, alla ricerca di un modello di equilibrio che consenta di non creare disparità e storture. Allora mi domandavo: è meglio l'uguaglianza o la libertà? Meglio i poli d'eccellenza e l'eterno conflitto con le aree periferiche che in quel benessere intingono, come si suol dire, il biscottino? Insomma, questo modello è da coltivare o da frenare? Poi mi sono ritrovato nella strada che tocca il distretto industriale del marmo di Siniscola, un distretto in declino come per tutti i lapidei sardi, fortemente minacciati dalla concorrenza orientale. Anche il nostro granito, autentica garanzia di qualità, lo si esporta sempre meno. La strada poi sale verso Nuoro e ridiscende verso la grande occasione mancata della Sardegna centrale, l'industria che vacilla e ripiega le ali perché non bastano né intese né accordi a risollevarla senza un progetto vero di qualità e senza mercato. Si affollano pensieri e timori che quell'area sia carica di tensioni sociali, sino a minacciare la tenuta delle istituzioni, come spesso ci ricorda il nostro collega e amico Vincenzo Floris, da vecchio sindacalista.

Ottana, come tutti sapete, è stata un fallimento: primo, perché non è mai decollata, secondo i programmi degli anni sessanta, quando si costruiva il mito dell'industria; secondo, perché quel poco che c'era l'abbiamo in parte perduto; terzo, perché quel poco che è rimasto non è garanzia più per nessuno, nemmeno per chi spera in un atto di resipiscenza dello Stato, che ha debiti vecchi e mai pagati. Senza un modello di sviluppo credile e plausibile sul mercato senza dubbio non ci sono e non ci saranno mai prospettive.

Poi sono arrivato nell'isola felice dell'Oristanese e di parte del Campidano, zona irrigua, dove però i costi dell'acqua, che sono saliti alle stelle, basterebbero da soli a far inaridire i raccolti più della siccità, perché prosciugano le tasche degli agricoltori e li spingono nell'abbraccio mortale delle banche. Noi che siamo in quest'Aula sappiamo quale sia questo abbraccio mortale e uno come me, che partecipa alle riunioni della Commissione agricoltura, lo sa ancora di più, perché quasi settimanalmente vengono auditi agricoltori strozzati dai debiti. L'agricoltura sarda prima solleva il capo, ricca di tradizioni e senza dubbio di potenzialità, ma poi lo ripiega non essendo difesa dalle istituzioni, tra le quali senza dubbio ci sono gli enti tecnici di assistenza, e minaccia di perdere settori importanti, l'ultimo dei quali, lo leggevo sabato sui giornali, è quello delle fragole, il cosiddetto oro rosso di Arborea. Alla fine, fortunatamente o sfortunatamente per voi, che dovete ascoltarmi, sono arrivato a Cagliari, la cui area metropolitana presenta tutti i vizi del caso, i vizi dei grandi centri di attrazione rispetto a un hinterland senza dubbio indebolito, l'eterno dilemma della città col mare, le prospettive non ancora puntualizzate del mercato interno del Mediterraneo, che dal 2010 può riservare un nuovo ruolo economico di riferimento, ma per il quale occorre attrezzarsi per tempo e per modo, per tenere a bada una concorrenza che sarà forte e decisa. E togliamoci dalla testa che nel mercato globale si facciano sconti o si riconoscano primogeniture commerciali. Io credo che dai Fenici in poi la Sardegna non abbia mai avuto sconti.

Ho fatto questo lungo excursus, signor Presidente, per analizzare quelli che sono i quattro nodi principali della Sardegna: il turismo, l'industria, l'agricoltura e i servizi. Vi avrò stancato, ma sono arrivato alla conclusione. Quattro comparti di una possibile robusta economia che invece devono misurarsi, giorno per giorno, con competitor senza dubbio agguerriti. Davvero credo che sia il momento di uscire allo scoperto e di definire quei programmi che ancora non sono chiari. Sardegna bella, ricca di natura, che rende lieve anche un lungo viaggio, ma tutto questo può bastare?

Queste riflessioni facevo mentre mi avvicinavo a Cagliari e pensavo soprattutto a quello che sarebbe successo in Aula: una lunga discussione sul maxicollegato alla finanziaria, documento complesso di per sé e per la materia trattata, al quale è affidata una parte della rinascita, grande o piccola non so, non ci sono i numeri ad aiutarci nel giudizio complessivo. Speriamo non sia come il primo e il secondo piano di rinascita. E' un maxicollegato dalla intelaiatura grossa, contenente alcune iniziative senza dubbio coraggiose, altre timide, comunque questo maxicollegato non può restare da solo, nel senso che deve essere assecondato da politiche di settore, perché altrimenti lo sforzo rischia di esaurirsi in ambiti ristretti, alimentando fiammelle e non fuochi, speranze e non certezze, che semmai esistono nella crescita dell'economia e, di pari passo, di una società come la nostra.

Questo affermo in coscienza, ritenendo che il Consiglio abbia il dovere di esprimersi compiutamente su alcune prospettive di sviluppo, sciogliendo alcuni dubbi che francamente mi assalgono. Mi domando, per esempio, in che modo la difesa dell'ambiente, saggia e apprezzata preoccupazione della Giunta, possa tradursi in fatturato, in occupazione e quindi in benessere. Alcune cose del maxicollegato sono pronto a sottoscriverle subito, come la ridefinizione dell'autonomia finanziaria della Regione, la necessità di risolvere il contenzioso con lo Stato, ottenendo subito quel che ci spetta a termini di Statuto e intervenendo anche per il pregresso, sapendo che sarà senza dubbio un logorante braccio di ferro, ma la questione della certezza del credito, finanziaria e morale, non può assolutamente distoglierci da altri problemi. Del resto Giunta e maggioranza percorrono una strada obbligata, quella di una provvista che è insufficiente a mettere in moto alcuni fattori economici e quella del risanamento della spesa pubblica che condiziona qualsiasi prospettiva di sviluppo. Sono due facce della stessa medaglia strettamente interconnesse tra loro e per questo è importante varare l'Agenzia regionale delle entrate, che è uno strumento di sostegno alla politica, di monitoraggio dei flussi, di rendiconto quasi quotidiano del tormentato rapporto con lo Stato; strumento assai utile anche nella querelle su IVA e IRPEF, la cui enfasi, suscitata dal presidente Soru, non va persa per la via, ammesso che sulla via si incontrino iniziali ritardi o parziali insuccessi.

Più cauti andiamo invece su altre iniziative: la fiscalità aggiuntiva sulle plusvalenze delle seconde case, sulle abitazioni turistiche, sugli aerei da diporto e sulle imbarcazioni, termometro di un indiscusso benessere, ma strumento di grande utilità per il marketing del turismo riferito al jet set. Chiarisco che le nostre perplessità derivano in larga misura dal non conoscere le previsioni di introito, non certo dalla volontà di costituire un fondo perequativo per la coesione territoriale.

In fondo a questo maxicollegato, frutto di ingegneria finanziaria, senza dubbio, e di intelligenza economica da parte dell'Assessore della programmazione, io mi permetto di dire che manca, secondo me, la spinta decisiva dei numeri. Le stesse disposizioni per favorire lo sviluppo economico, come recita il Capo II, contengono una serie di iniziative che attendono senza dubbio un collaudo indispensabile. La Giunta avverte il problema di tutelare le produzioni locali e affida a un'agenzia prevalentemente tecnica, "Sardegna Promozione", il compito di favorire la penetrazione dei mercati. Nella sostanza il discorso è corretto, perché alla Regione spetta la promozione; il problema, temo, si porrà quando si dovrà entrare nella fase di analisi dei mercati e delle misure per la commercializzazione, in cui va salvaguardata la tipicità dei prodotti e la capacità di ogni singolo imprenditore. Voglio dire che deve esistere, a monte, un'adeguata azione di supporto e di informazione al mercato per orientare meglio la produzione, tutti aspetti che ancora, chiaramente, non ci sono chiari.

Considero pertanto il maxicollegato l'indispensabile avvio di un progetto riformatore. Questo era il nostro intendimento e questo credo sia l'intendimento della Giunta e del Consiglio nella sua interezza. A questo provvedimento, ripeto, devono seguire altri atti sostanziali, per tradurre in azione di governo riforme e programmi ad esso collegati.

Sottolineo senza dubbio il buon lavoro della terza Commissione, e qui mi fermo, ripromettendomi di riprendere la parola quando il dibattito entrerà nello specifico. Per il momento esprimo consenso a quella che è stata chiamata la manovra bis; ci sono luci e ombre, ma è un grande progetto e in questo grande progetto sinceramente vedo più luci che ombre. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, ho avuto modo, già in sede di pregiudiziale, di far presenti al Presidente del Consiglio le motivazioni per cui riteniamo questo provvedimento illegittimo, e dirò che mi sono anche procurato la lettera (protocollo numero 5152 del 21.12.2000) con cui, in qualità di Presidente della Regione, ho trasmesso al Consiglio regionale i provvedimenti collegati alla manovra finanziaria del 2000, concernenti "Contributi alle organizzazioni dei sardi nel mondo" e "Disciplina delle attività di spettacolo in Sardegna". Detti disegni di legge sono stati adottati dalla Giunta regionale nella seduta del 19 dicembre 2000, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, d'intesa con l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e con l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Questo per dire che il comportamento mi pare sia stato ineccepibile, poi il fatto che il Consiglio abbia appositamente approvato un suo ordine del giorno è altra cosa, è altra storia.

Vorrei riprendere, comunque, signor Presidente, il discorso laddove era stato sospeso al momento della discussione dell'ordine del giorno dal quale trae origine il provvedimento che è oggi alla nostra attenzione. Peraltro da quel giorno ad oggi sono passati più di due mesi; dal 17 febbraio 2006 sono trascorsi sessanta giorni di silenzio assoluto in questa Assemblea, di vuoto totale, nonostante premessero e premano problemi vitali per la Sardegna sotto il profilo istituzionale, economico e sociale, problemi che, a quanto pare, poco o niente preoccupano questa maggioranza, la Giunta e il Presidente della Regione. Così è stato, d'altra parte, per l'inizio di questo 2006, se è vero, come è vero, che al di là delle sgridate del Presidente in Consiglio ad oggi sono passate soltanto due leggi importanti, la finanziaria e il bilancio, che sono state approvate e promulgate. Mi si obietterà che sono i tempi cadenzati dalla sessione di bilancio. E' giusto, ma il grave è che siamo ancora, dopo quattro mesi, alla sessione di bilancio, perché proprio da quella coda oggi ripartiamo, una coda dura da scuoiare perché le questioni non solo formali, ma di merito, sono ancora tutte in piedi come un macigno.

Dicevamo allora, e lo ripetiamo con maggiore convinzione oggi, che siamo in presenza di provvedimenti non congrui sotto il profilo politico, illegittimi sotto il profilo procedimentale; provvedimenti non congrui sotto il profilo politico perché le tematiche di cui dobbiamo occuparci sono numerose, complesse e andrebbero affrontate in maniera non episodica, più sistematica, al di fuori di spinte emotive e irrazionali che mettono a repentaglio la stessa credibilità di questa Assemblea. L'attività legislativa, gli studi preparatori, tutto l'iter di approvazione, la deliberazione di approvazione delle leggi è l'attività più importante di questa Assemblea regionale. L'iter di approvazione della legge richiederebbe un impegno approfondito e complesso, lungo la strada maestra tracciata dalle norme regolamentari. L'Assemblea, in tutte le sue componenti, singole e organizzate, prima di approvare qualsiasi legge dovrebbe poter analizzare, con alto senso di responsabilità, tutti gli aspetti del provvedimento, verificandone non solo la veridicità giuridica, ma soprattutto la fattibilità in termini di attuabilità e di opportunità.

Noi non siamo, quindi, cari colleghi, alla ricerca della verità. Noi, in quest'Aula, siamo alla ricerca della novità, le stesse cose che dice il Presidente della Regione, il quale afferma: "Io, Presidente della Regione, non sono legato a voi e a questa Assemblea, non sono legato a niente; sono legato a un programma, quello che ho mandato avanti, che ho presentato agli elettori, i quali mi giudicheranno, dopo cinque anni, a seconda di quello che ho realizzato o non ho realizzato". Vi sembra un ragionamento da farsi? Abbiamo visto, nella campagna elettorale nazionale che si è appena conclusa, che né Prodi né Berlusconi conoscevano quello che era scritto nei loro programmi, e volete che un cittadino sardo sia andato a leggere il programma del presidente Soru, programma che egli stesso non ha letto, dato che molte volte ha dimostrato di non ricordare quello che c'era scritto? Qualcosa non funziona ed è evidente che noi dobbiamo porvi rimedio prima che i danni siano incalcolabili.

Questo è solo un aspetto della congruità politica, che non è dato riscontrare in questo cosiddetto maxicollegato, un provvedimento onnicomprensivo, Assessore, contenente norme le più disparate e contorte, privo di quella ratio di omogeneità e di completezza che ogni materia trattata meriterebbe di avere, deve avere. La legge, inoltre, nella fase di gestazione deve essere elaborata tenendo conto del quadro legislativo esistente, dal quale non può prescindere, con il quale deve essere coordinato per evitare sovrapposizioni - come sta avvenendo - e il mantenimento di norme contrastanti soprattutto all'interno del quadro complessivo delle competenze legislative. Non si dovrebbe altresì derogare al principio fondamentale della completezza della norma, ovvero all'obiettivo che la legge regoli nel modo più completo una materia o un settore. Non è ammissibile che una legge si limiti a contenere solo enunciazioni vaghe o semplici dichiarazioni di intenti. Il provvedimento omnibus noi l'abbiamo respinto, come Consiglio regionale, in tanti anni di autonomia. Ora questo tipo di provvedimento è ritornato, è quello al nostro esame che tratta in maniera episodica e superficiale le varie materie, privo di un filo logico, in palese contrasto con i principi della legge di contabilità. Si qualifica come una mera elencazione di intenti, mancano totalmente o sono assolutamente insufficienti le indicazioni delle procedure di attuazione e i rapporti con la complessiva legislazione sulle materie trattate. Così è stato per la finanziaria 2006, così è per questo maxicollegato che si porta appresso il peccato d'origine aggravato dal fatto che per esso sono state previste discutibili procedure che hanno in maniera ingiustificabile pesantemente limitato il ruolo e le prerogative del Consiglio regionale. Di più: ci troviamo di fronte a una serie affastellata di articoli e di previsioni le più disparate, del tutto insufficienti dal punto di vista dei contenuti sostanziali e delle procedure attuative, con una delega in bianco alla Giunta regionale, che di fatto esautorano il Consiglio delle proprie prerogative statutarie e regolamentari, sempre più ridotto a fungere da semplice notaio di decisioni prese da altri, in altre sedi, che mortificano il ruolo e la funzione dell'Assemblea elettiva, che è e rimane la massima rappresentanza del popolo sardo.

E' chiaro che chiediamo protezione e diciamo al Presidente del Consiglio che così non si può andare avanti. I danni di questa visione della politica e della Regione stanno purtroppo emergendo e il complesso della società sarda ne sta pagando le conseguenze. A questa concezione elitaria, monoteista, dell'io, che nasce da un malinteso concetto del rapporto fiduciario tra elettore ed eletto occorre, evidentemente, porre un freno prima che sia troppo tardi, prima che i danni, i cui effetti giorno dopo giorno stanno esplodendo in ogni angolo della Sardegna, diventino irreparabili. Il Consiglio regionale, questa Assemblea, le forze politiche, noi consiglieri regionali in primo luogo ne abbiamo la facoltà e soprattutto - mi consenta il presidente Soru - anche la capacità. Le proposte in campo sono tante, tutte percorribili coinvolgendo l'intera comunità isolana, a cominciare dalla legge statutaria e dalla legge elettorale che dovremo discutere in questo Consiglio fra poco. E allora occorre fare presto, ma occorre tornare alla democrazia partecipata, smantellando i centri di potere che, Assessore, si stanno creando e dei quali anche in questo maxicollegato abbiamo significativi esempi. E per conseguire questi obiettivi chi detiene il potere non ha nemmeno rispetto degli indispensabili e irrinunciabili requisiti fondamentali del procedimento. E' il secondo punto alla base del ragionamento iniziale, quando tutti abbiamo avvertito di essere in presenza di provvedimenti non congrui sotto il profilo politico - e l'abbiamo ampiamente sintetizzato e dimostrato - e illegittimi sotto il profilo del procedimento.

A questi due elementi, onorevoli colleghi, che abbiamo posto a fondamento del ragionamento che abbiamo sviluppato tutti quanti, se ne aggiunge un terzo, fresco di giornata. Presidente, fresco di giornata! Direi che fa riemergere con prepotenza una vera e propria emergenza democratica, mandata scientificamente nel dimenticatoio per certi comportamenti messi in campo dalla Giunta regionale e sui quali preoccupa l'acquiescenza manifesta della maggioranza, che in passato è sempre stata in prima linea - dobbiamo darne atto - nelle battaglie di principio e di rispetto delle prerogative dell'Assemblea nel suo complesso e dei singoli consiglieri. Cioè, non bastava il disegno di legge numero 204, inserito nell'ordine del giorno e da collegare alla manovra finanziaria, nonostante non esistesse nemmeno il testo che consentisse, se approvato, di attuare il Piano paesaggistico regionale, quindi uno strumento giuridicamente minato all'origine in quanto fondato su discipline inesistenti. Non bastava questo: venerdì scorso, ci è stato annunciato a mezzo stampa - quasi a voler mortificare il Consiglio e i singoli consiglieri regionali, i Gruppi e le forze politiche - che la Giunta regionale ha approvato un nuovo maxiemendamento per inserire di forza nel maxicollegato l'istituzione dell'Autorità di gestione complessiva dei rifiuti solidi urbani, collegandola all'Autorità d'ambito del sistema idrico, creando così un mostro bifronte che, con il pretesto di razionalizzare i servizi e di affidarne la gestione agli enti locali, di fatto determinerà aggravi di tariffe, centri di potere, clientele inaccettabili anche da parte della stessa maggioranza che si diletta in proclami, come quello che viene da parte dell'UDEUR e del Capogruppo D.S., ma non trova la forza di opporsi a posizioni che alla fine saranno di danno irreversibile per la Sardegna e i sardi.

Forse un po' di colpa l'abbiamo anche noi, ma mi volete dire a che cosa servono gli enti locali? I comuni cosa rappresentano oggi? Nei comuni e negli altri enti locali personaggi che non sono più nemmeno consiglieri comunali da un anno ricoprono incarichi di responsabilità rilevanti nell'assemblea e nell'organismo di gestione dell'Autorità d'ambito! Ma cosa stiamo delegando e a chi stiamo delegando? A questi personaggi volete affidare anche il governo dell'ambiente, il piano regionale di gestione dei rifiuti? Non è solo questo aspetto che preoccupa, ma anche il modo con il quale la Giunta regionale, il Presidente e l'Assessore vogliono conseguire il loro obiettivo. Questa è una partita troppo importante perché possa essere affrontata e definita con un colpo di mano come quello che ci è stato annunciato e al quale cercheremo di opporci con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Anche su questo, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo presentato degli emendamenti, perché se vale per l'uno vale anche per l'altro. Questo maxicollegato diventerà veramente un qualcosa di cui parleranno i nostri posteri, perché ogni cosa che si innova in Consiglio regionale poi rimane, poi è oggetto di studio da parte di studenti, che chiedono: "Chi presiedeva l'Assemblea? Ma come mai si è...?" Ogni innovazione, pertanto, dobbiamo accertarla con prudenza. Su questo il Presidente del Consiglio è chiamato a essere garante delle prerogative istituzionali, come pure sugli argomenti del collegato che abbiamo ampiamente dimostrato non essere conformi alle regole della democrazia parlamentare, di cui abbiamo sempre chiesto e chiediamo il rispetto da parte di tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, onorevole colleghi, riprendiamo il dibattito in Aula su uno dei collegati alla finanziaria all'indomani di una consultazione elettorale che è stata definita forse la più importante dal 1948 a oggi; una consultazione elettorale i cui esiti sono messi costantemente in dubbio e le innovazioni colgono in ogni parte e ad ogni livello. Avremmo voluto già oggi conoscere l'esito di quella consultazione, formalmente, con un riconoscimento da parte dello schieramento perdente della vittoria dell'altro. Le consultazioni elettorali servono anche per raccontare qual è la realtà, se è una realtà in movimento, se cambiano alcuni rapporti politici, se cambia il rapporto tra politica e società, qual è il gradimento delle iniziative da parte dell'uno o dell'altro schieramento, da parte delle singole forze politiche. E all'indomani del voto tutti sviluppano i propri ragionamenti, le proprie valutazioni. Io credo che questo tipo di esercizio sia utile, utilissimo, anche oggi che dobbiamo affrontare una discussione importante, e che aiuti poi a prendere decisioni migliori.

Il collegato alla finanziaria che stiamo discutendo, per esempio, arriva alla valutazione dell'Aula dopo essere passato attraverso una formula di esame in Commissione che, a mio modesto avviso, non ha consentito i migliori approfondimenti, perché alcuni articoli contengono materie proprie di una Commissione che sono state trattate da un'altra Commissione. Questo problema si riverbera inevitabilmente sull'esito, sulla qualità della disposizione legislativa, sulla sua capacità di essere efficace. Mi viene in mente il primo articolo di questo collegato, che sicuramente è importante, e che riguarda l'istituzione dell'Agenzia delle entrate. L'Agenzia delle entrate è una struttura regionale; la competenza sull'ordinamento dei suoi uffici è della prima Commissione consiliare, la quale non ha avuto la possibilità di esaminare questo testo e neppure le modalità di accesso a questa Agenzia da parte del personale che deve essere ad essa attribuito, ma questo varrebbe anche per le modalità concorsuali previste per il personale a tempo indeterminato del BIC Sardegna e per altre situazioni. Se io dovessi fare un ragionamento - che mi esercito a fare con grande rispetto per tutti, anche per coloro che responsabilmente hanno assunto la decisione di affidare questo provvedimento alla competenza della Commissione bilancio - sul merito della legge, direi che prevalentemente essa avrebbe dovuto essere esaminata dalla prima Commissione, quella che si occupa di autonomia e ordinamento.

Questo ragionamento lo possiamo collegare poi ai rapporti politici, ai rapporti tra società e politica e alle valutazioni che si fanno all'indomani delle consultazioni elettorali, per dire che noi non prendiamo il risultato elettorale come una promozione; prendiamo questo risultato come espressione di fiducia manifestata dal popolo sardo ancora una volta a sinistra. Quattro senatori su cinque sono espressione di partiti di sinistra: dai Democratici di Sinistra, ai Comunisti Italiani, ai Verdi, a Rifondazione Comunista. E la crescita elettorale rilevante, anche del mio partito, non è priva di critica verso una certa gestione delle questioni regionali. E' una crescita che è allo stesso tempo una nuova apertura di credito per l'Unione e una richiesta di attenzione attorno a temi importanti sul piano delle politiche del lavoro e delle politiche sociali, e anche sul piano dell'equilibrio delle responsabilità di governo. Spesso mi capita di sentire: "Ma Rifondazione Comunista che cosa farà? Sarà leale?" Ogni volta che Rifondazione Comunista consente all'Unione, allo schieramento democratico, di vincere le elezioni, come per esempio questa volta a livello nazionale, e lo consente attraverso un lavoro importante e significativo che parte dal congresso di Venezia e dalla scelta di stare nello schieramento democratico e di battere le destre, ci si pone il dubbio sulla sua lealtà? Io credo che questo partito, che si ritrova in una Giunta per undici tredicesimi composta dall'Ulivo, che non ha cariche importanti né nella massima Assemblea istituzionale né nelle Aziende sanitarie locali o negli enti locali, dove pure sostiene i sindaci e i presidenti di provincia di altri partiti, sia leale e chieda anch'esso lealtà per le cose che intende rappresentare.

Questo collegato, ripeto, parte da alcuni limiti di valutazione. E' stato via via ulteriormente integrato, forse anche migliorato nella discussione in Commissione, anche nelle Commissioni in seduta congiunta, ma lascia aperte alcune grandi questioni che sono state sollevate nella discussione in Commissione. Prima questione: il precariato. Noi abbiamo la necessità di affrontare questo tema, di affrontarlo in modo organico. E' previsto nella legge sui servizi per l'impiego che negli atti di programmazione generale la Regione provveda a definire strumenti operativi, misure e risorse finanziarie da porre in campo finalizzate al superamento della condizione di precarietà dei lavoratori, alla lotta alla precarietà del lavoro. Noi riteniamo che questo debba essere fatto già nel prossimo DPEF e quindi che questo documento debba avere come allegato un piano di contrasto al precariato e alla precarietà delle condizioni di vita dei lavoratori. Pensiamo al Piano straordinario per il lavoro, che è stato colpito dalla Giunta in contrasto a questo partito e a questa posizione politica, e per il quale era stato mantenuto lo stanziamento di 30 milioni di euro per ogni anno dell'ultimo triennio (2005-2006-2007). Nel 2006, quella minima disponibilità rimasta, quei 30 milioni di euro, non possono essere orientati al completamento di opere pubbliche in corso di realizzazione, come recita la finanziaria. Quindi il relativo articolo deve essere corretto e riportato al contenuto originario, e comunque quelle risorse devono essere destinate a politiche del lavoro chiaramente finalizzate a una maggiore occupazione.

Ci sono i temi dell'agricoltura che sono trattati in modo tiepido, che ancora rimangono aperti, come quello dell'indebitamento, e c'è il problema della gestione di grandi partite. Prima si parlava dei rifiuti, io dico che anche per quanto riguarda l'acqua sono rimaste aperte diverse questioni. Oggi abbiamo un soggetto gestore che autonomina i propri amministratori fino al 2008. Cioè, il commissario dell'ESAF, che doveva essere straordinario e temporaneo, fino al 2008 si è conservato il posto nella gestione di Abbanoa, e tutto questo senza che se ne sappia nulla, senza che se ne discuta. Non so chi ne abbia discusso nella maggioranza, il mio partito no, e credo che questo sia sbagliato. Se poi gli vogliamo dare anche, attraverso l'Autorità d'ambito, la gestione dei rifiuti urbani allora stiamo sommando questioni essenziali che riguardano i beni comuni e i servizi che il cittadino paga in aggiunta e che obbligano alla riflessione. Obbligano alla riflessione la maggioranza con i partiti e con le loro vere rappresentanze, perché il voto ha detto che così bisogna fare, così fa a livello nazionale l'Unione e così deve fare anche a livello locale, partendo dal presupposto che non va assolutamente ripetuta alcuna esperienza del centrosinistra che sia giudicata dai propri elettori come un'esperienza fallimentare, come un'esperienza che contrasta con le finalità che l'hanno determinata, come un'esperienza che si riduce al governo di una sola formazione politica, anche se fosse costituita da un'aggregazione di più forze politiche, o di una sola persona. Io ebbi modo di parlare - l'Assessore della programmazione lo ricorderà - nella discussione della finanziaria dell'anno scorso, della necessità di attuare politiche del lavoro volte a contrastare effettivamente la povertà. Fra l'altro, rammento in proposito, anche al Presidente del Consiglio, al quale mi rivolgo, la richiesta dei proponenti la legge sul reddito di cittadinanza dei termini per l'esame in Aula. Noi avevamo chiesto, ai sensi dell'articolo 100, che si esaminasse il testo sul reddito di cittadinanza che è stato proposto insieme ad altri colleghi della maggioranza.

Dicevo, contrasto alla povertà e politiche del lavoro. Si era detto, in quella circostanza, che rispetto ai problemi che riguardano l'approvvigionamento finanziario, che sono trattati nel collegato, noi avremmo dovuto, così come il nostro schieramento politico complessivamente si è impegnato a fare anche a livello nazionale, impegnarci per ridurre i costi contribuivi e assicurativi sul lavoro e favorire un incremento delle retribuzioni a favore dei lavoratori. Attraverso che cosa? Attraverso il contrasto all'evasione fiscale, poi andrebbero aggiunte anche altre misure. Tra le competenze statutarie, la Regione ha anche quella di indicare agli uffici dello Stato, entro il 31 dicembre di ogni anno, gli ambiti di intervento per combattere l'evasione fiscale. Noi istituiamo l'Agenzia delle entrate, ma nel primo articolo della legge istitutiva purtroppo manca questo riferimento allo Statuto. Bisogna dunque introdurlo, cioè bisogna fare in modo che l'Agenzia delle entrate abbia anche una funzione di individuazione delle sacche di evasione e di elusione e di contrasto a quelle stesse sacche, e le risorse che si recuperano devono essere finalizzate. A che cosa? Non basta la riduzione del debito; il debito non l'hanno creato le classi lavoratrici di questa regione. Il debito di questa regione non l'hanno creato i poveri, l'hanno creato i ricchi! E noi dobbiamo utilizzare le risorse che recupereremo dalla lotta all'evasione fiscale dei ricchi perché ci sia un riequilibrio, perché ci sia una ridistribuzione del reddito. Quindi tutto ciò che viene attinto in quel modo deve essere destinato a sostenere e a finanziare le politiche del lavoro e le politiche di contrasto alla povertà.

Ci sono grandi problemi sul terreno del precariato; ce li abbiamo anche in casa: la Regione ha prodotto precariato, l'ha prodotto e lo produce, perché mentre noi parliamo fioccano le convenzioni a vario titolo, in vari Assessorati, e rispetto a varie materie. E i CO.CO.CO., i CO.CO.PRO. e via dicendo proliferano. Noi dovremmo dire: "Basta!" Dovremmo dire che non esiste più la possibilità di fare contratti atipici. Dovremmo dire: "E' la pubblica amministrazione che assume le professionalità che le servono per far fronte alle esigenze di governo della regione, ai gravi problemi che essa lamenta". Dovremmo quindi bloccare questo percorso scrivendo proprio in questo collegato: "Alla Regione non si assume più nessuno con contratto atipico. Per le selezioni a tempo determinato si procede attraverso le norme previste dalla legge 31", e così via. E siccome ben sappiamo che invece non è così, forse abbiamo l'occasione di dire che d'ora in poi dovrà essere così, introducendo una disposizione. Questo ci consentirà anche di rimediare alle condizioni e alle situazioni che si sono verificate in questi anni. C'è tanto personale che, a vario titolo, continua a lavorare in Regione e che, in molti casi, è stato selezionato e anche pluriselezionato, avendo superato più selezioni. E' anche personale di qualità, che ha il titolo di laurea, le specializzazioni, ha tutto e sta nel sistema degli enti. In Abbanoa ci sono dei precari e io dico che per un consiglio di amministrazione che si autoproroga fino al 2008 almeno lo stesso trattamento al personale precario noi glielo dobbiamo riservare, altrimenti facciamo due pesi e due misure: c'è chi si riunisce una volta e decide di autoprorogarsii fino al 2008 e chi invece non ha quella fortuna, quella possibilità e si ritrova mezzo alla strada! Tra l'altro questa proroga - lo sottolineo - è stata decisa in assenza di qualsiasi manifestazione di volontà da parte dell'Autorità d'ambito, cioè in assenza di qualsiasi dimostrazione di assenso da parte dell'organo preposto al governo di quel soggetto gestore. Anzi aggiungo che, per quel che ne so e per ciò che egli stesso ha dichiarato, il Presidente dell'Autorità d'ambito in carica era assolutamente contrario a quella proroga.

Noi dobbiamo quindi cogliere l'importante occasione di questo collegato per segnare una differenza tra ciò che è stato in questi due anni, che ha prodotto cose interessanti, ma ha anche prodotto squilibri, squilibri nei rapporti politici, e ciò che deve avvenire da oggi fino alla fine della legislatura: il recupero di questi squilibri, l'approfondimento della discussione, l'individuazione della sede di discussione secondo l'ambito di competenza, la sostanza e il merito delle questioni da affrontare. Così facendo si dimostreranno utili anche questo collegato e soprattutto i prossimi appuntamenti in materia di riforma istituzionale, di organizzazione degli strumenti di intervento economico, di organizzazione degli strumenti di sostegno ai settori produttivi e al sistema della cultura. Anche per quanto riguarda la cultura, noi abbiamo passato la campagna elettorale dicendo: "Il nuovo bacino occupazionale e la cultura sono i beni culturali", dopo di che tagliamo i fondi e mandiamo in mezzo alla strada le cooperative che stanno lavorando attorno al recupero, alla valorizzazione e alla promozione dei nostri beni culturali e archeologici, dei nostri beni librari e quant'altro. E poi troviamo un sistema di bandi per l'assegnazione di quelle attività con una riduzione del relativo fondo, che manderà sulla strada buona parte delle cooperative che noi abbiamo sostenuto per svolgere quel tipo di attività! E non basta salvarne un pezzo, che è quello più politicamente protetto, che proteggo anch'io! Bisogna salvarle tutte! Le risorse ci sono e questo collegato serve a questo fine, ma serve se ha una ricaduta vera sulle persone, sulle fasce sociali che hanno e meritano la nostra attenzione.

Non funziona mai questo sistema elettronico!

PRESIDENTE. Non si vede l'indicazione sul tabellone perché lei non ha inserito la scheda, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Di questo problema ne parleremo nel Collegio dei Questori.

PRESIDENTE. Bene, siamo soddisfatti di questa azione del Collegio dei Questori!

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, credo che il disegno di legge numero 216, definito comunemente maxicollegato alla finanziaria, ponga tanti motivi di discussione e anche chi mi ha appena preceduto evidenziava quanta discordanza ci sia tra il testo di questo disegno di legge e le volontà politiche che si conoscevano prima dell'esito della competizione elettorale per il rinnovo del Parlamento. Devo dire che in questo maxicollegato sono state ricondotte tutte quelle norme che lei stesso, signor Presidente del Consiglio, aveva provveduto a stralciare dalla finanziaria. Forse il monito che in quel momento veniva espresso non è servito ai fini del rispetto di quelli che sono i ruoli del Consiglio e della Giunta, tant'è che non solo sono rientrati in questo maxicollegato tanti temi estrusi, ma fino all'ultimo momento, nel corso dell'esame in Commissione, anche la Giunta si è cimentata nel proporre quanto di più variabile potesse esservi contenuto. E infatti i temi inseriti, in questi 23 articoli, sono rispondenti a quelli ripresi dal collega Uras, che arditamente ha rivolto un monito alla maggioranza, ponendo in discussione il fatto che le leggi che si portano avanti in questo Consiglio non siano uguali per tutti - così l'ho voluto sintetizzare - ovvero che in questo consesso non si legifera sui temi di interesse generale, ma si tende a legiferare per interessi specifici. Il monito che ha inteso rivolgere poc'anzi il collega Uras alla maggioranza mi è sembrato più che altro una tirata d'orecchie per le scelte politiche che nei contenuti non corrispondono a ciò che si dice di voler portare avanti. Sembra che tra le pieghe di questo maxicollegato, così come tra le pieghe della finanziaria, si perseguano interessi specifici più che gli interessi della nostra Isola e della nostra gente.

Io condivido, sostanzialmente, queste affermazioni perché davvero a me non sembra che il Consiglio regionale ad oggi si sia posto il tema dell'interesse generale. Qui, volta per volta, più che promuovere iniziative di legge che andassero incontro alla soluzione dei problemi, si è inteso promuovere leggi che andassero contro qualcosa o qualcuno. E' una scelta demagogica che il Presidente ha preteso fosse portata avanti in questo maxicollegato alla finanziaria. Davvero, cogliendo un'espressione usata dal collega Uras, qui si intende applicare nuove norme, ma contro chi? Contro i ricchi, peraltro responsabili dell'indebitamento della Sardegna! Sono queste sono le strategie politiche che animano questa maggioranza? Davvero si pensa che in questo Consiglio si possano fare leggi ispirandosi a questi principi?

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue CONTU.) O non si pensa invece che la Sardegna debba diventare tutta più ricca perché sparisca davvero la povertà? Vogliamo tornare indietro di secoli o vogliamo andare avanti per portare la Sardegna verso il progresso e verso la creazione di condizioni di nuova ricchezza di cui possano fruire tutti i cittadini? O si pensa che qui noi possiamo continuare ad ascoltare argomentazioni e proposte di questo genere?

Io sono convinto, colleghi, che la volontà dei padri costituenti, nel dare uno Statuto speciale alla Regione sarda, fosse quella di privilegiare le specificità della nostra Isola, di promuovere l'interesse di tutti per la nostra terra. Ma in ciò che è stato affermato non intravedo assolutamente la volontà di perseguire l'obiettivo di garantire ai nostri concittadini non solo leggi buone, ma leggi che soddisfino l'interesse di tutti, che rispondano a tutti allo stesso modo e nello stesso momento. Se è vero che anche la Regione sarda ha prodotto e continua a produrre tuttora precariato nel mondo del lavoro, è chiaro che l'indirizzo va corretto, che la barra va riportata verso obiettivi che non contemplino ancora la tutela chi all'atto pratico ha prodotto o continuerebbe a produrre lavoro precario. Certamente il collega Uras ci troverà accanto a lui nella battaglia per l'eliminazione del precariato e soprattutto della disoccupazione, essendo la nostra posizione contrapposta alla realizzazione di nuova disoccupazione. E' questa eventualità che ci preoccupa, perché quando andiamo a verificare il contenuto del maxicollegato troviamo che nei confronti della formazione professionale è stata assunta una posizione pilatesca, sia nel prevedere l'accompagnamento verso la pensione e il pensionamento di una quota minima di questi lavoratori, sia soprattutto nel voler cancellare il sistema della formazione professionale, negando un diritto a nostri concittadini, a una delle fasce deboli della società, quella dei giovani! Si nega loro il diritto di potersi professionalizzare, di potersi creare un futuro, un diritto che gli sarebbe garantito anche da quella riforma Moratti che voi continuate a criticare e che invece potrebbe esplicare i suoi effetti benefici anche in Sardegna, visto il risultato che sta ottenendo nel resto d'Italia. Voi negate ai nostri giovani la possibilità di avere una formazione professionale di qualità, che sia soprattutto auspice della garanzia di inserimento nel mondo del lavoro!

Certo non possiamo pensare che il reddito di cittadinanza possa garantire un futuro migliore ai nostri concittadini; questo è uno strumento con il quale si vuole continuare a fare assistenzialismo, anziché individuare un percorso che garantisca forme di inserimento lavorativo. Di sicuro, caro Assessore, non è proponendo nuove tassazioni che potremo risolvere i problemi dello sviluppo della Sardegna, né ricercando nuovi sistemi di reperimento delle risorse da destinare al finanziamento di un fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale. Ritengo - e di questo penso siano convinti anche tanti colleghi - che non sia questo il sistema per garantire nuove entrate alla Regione sarda. Noi abbiamo condiviso la battaglia sulle entrate, abbiamo condiviso la scelta del confronto con lo Stato per il riconoscimento delle entrate spettanti alla Regione sarda. Nessuno di noi oggi è in grado di affermare quale Governo scaturirà dalla competizione elettorale che si avvia alle fasi conclusive, anzi di esame dei documenti che certificano chi ha vinto la competizione elettorale, ma sono convinto che la nostra parte politica continuerà a portare avanti le rivendicazioni nei confronti dello Stato, soprattutto quelle per il riconoscimento delle risorse che ci spettano e che sono necessarie per assicurare alla nostra Isola quello sviluppo di cui voi ammantate i vostri discorsi, ma che non è di sicuro da ricercare in progetti annuali, come "Sardegna fatti bella". Quasi che ciascuno di noi potesse pensare di farsi bello soltanto in un anno della propria vita, trascurando per il resto le proprie peculiarità, la capacità di essere belli o migliori sempre, la voglia di crescere e soprattutto di confrontarsi.

Io non ritengo che per farsi bella a La Maddalena basti un intervento di 1 milione di euro per il 2006. Ritengo che La Maddalena abbia bisogno di molti milioni di euro negli anni a venire, perché davvero possa continuare un percorso di sviluppo e di crescita economica per le popolazioni del suo territorio, ma soprattutto per chi perderà il posto di lavoro. Venti milioni di euro per dire alla Sardegna: "Fatti bella". Io penso che la Sardegna sia tanto bella da non aver bisogno di questo finanziamento per farsi ancora più bella! Magari ha bisogno di veder crescere altre cose, per esempio le proprie infrastrutture, le possibilità economiche dei suoi cittadini e soprattutto la propria autonomia e quella degli enti locali, che si vedono negare dalla Giunta tante ambizioni, che si vedono respingere tante proposte, tanti investimenti. Viene così mortificata la loro volontà di scegliere la propria via della promozione e del progresso, ma soprattutto di decidere le strategie da adottare per favorire l'inserimento lavorativo più decoroso per i propri cittadini non solo nel mercato regionale, ma anche in quello nazionale e internazionale.

Credo che esistano strumenti la cui utilità può essere valutata in funzione del sistema di fiscalità che la Regione dovrebbe darsi. Ritengo che l'Agenzia regionale delle entrate possa essere uno strumento condivisibile se davvero si va alla ricerca della normalizzazione della contabilità della Regione sarda. Durante la discussione della finanziaria si parlò della difficoltà di analizzare alcuni conti, della impossibilità di stabilire esattamente quante risorse siano nella disponibilità della Regione sarda, soprattutto in riferimento ad alcune voci del bilancio.

(Interruzioni)

Chiedo al collega la cortesia di lasciarmi concludere l'intervento, perché il fastidio che si percepisce non è ininfluente.

Di sicuro i provvedimenti contenuti in questo maxicollegato sono una variabile impazzita di quella fantasia demagogica che traspare in programmi come "Sardegna speaks English", "Sardegna fatti bella" e tanti altri, che presentano così tanti punti di debolezza da non poter essere utili per superare il gap economico della Sardegna nei rapporti coi mercati nazionali e internazionali. Anche voi avete ribadito che il più grosso gap della Sardegna è relativo a settori come quello dei trasporti. Nei giorni scorsi leggevo sulla stampa che l'assessore Broccia - e non solo lui - condivide la delibera del CIPE che assegna alla Sardegna risorse importanti per interventi riguardanti le problematiche dei trasporti. Molto probabilmente all'assessore Broccia è sfuggito un particolare, e cioè che quella delibera CIPE è stata adottata dal tanto vituperato Governo che, all'atto pratico, ha consentito alla Sardegna di portare avanti dei progetti che di sicuro l'Assessore ha trovato sul suo tavolo e che, a mio modesto parere, continuerà a governare l'Italia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, gli interventi svolti finora dai colleghi del centrodestra sono stati prevalentemente improntati al peggiore catastrofismo, quasi che la Sardegna sia colpita da uno tsunami che loro chiamano Soru. Inoltre essi irridono e scherniscono le proposte e il lavoro della maggioranza senza formulare alcuna proposta alternativa seria e credibile. Questo ho colto nell'intervento del collega Oscar Cherchi. Per non dire dell'interpretazione bizzarra, originale e caricaturale che poc'anzi l'onorevole Contu ha dato della proposta del reddito di cittadinanza, che non è carità o assistenza, come dice lui, ma un progetto serio e concreto di riscatto di tutte quelle persone che si trovano loro malgrado in condizione di povertà.

Il disegno di legge numero 216/A che stiamo esaminando, concernente "Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo", è secondo me di grande rilevanza e interesse per la Sardegna. Non interessa qui discutere se la Giunta ha fatto bene o male a cercare di inserire queste norme finanziarie nella legge finanziaria di quest'anno, interessa capire se quanto si propone sia nell'interesse reale della comunità sarda e non accentri ulteriori poteri nell'Esecutivo regionale, il che creerebbe, se non rigetto, perlomeno preoccupazione tra le componenti e le menti più democratiche della società sarda. Certo, la discussione su questo argomento è stata approfondita nella Commissione competente e in altre Commissioni riunite in seduta congiunta, ma il dibattito che deve scaturire in questo Consiglio regionale deve essere alto e concreto, oltre che in sintonia con il nostro programma elettorale e le aspettative di cambiamento del popolo sardo. Sicuramente queste proposte devono anche preconizzare l'idea che abbiamo dello sviluppo in Sardegna e anche i contenuti del nuovo Statuto sardo. Il provvedimento che colpisce di più, tra i tanti proposti, è sicuramente quello sulle entrate, cioè sui crediti che la Sardegna vanta nei confronti dello Stato italiano, che è stato avaro e tiranno con noi sardi, diversamente da ciò che ha cercato per decenni di farci credere attraverso la concessione di contributi straordinari. Con il Governo di centrosinistra che si insedierà a breve spero si possa definire questo contenzioso nei tempi più brevi per realizzare con risorse finanziarie certe il piano di sviluppo regionale.

Le imposte sulle seconde case sono, secondo me, sacrosante perché fanno giustizia di una situazione non più rinviabile, in cui regna la più totale anarchia, e perché le seconde case non creano reddito, lavoro e sviluppo in un settore strategico come quello del turismo. Non sappiamo neppure con certezza quante ce ne siano nell'Isola, quel che è certo è che su di esse si specula con richieste di affitti altissimi. Devo dire che gli introiti di queste imposte per il 25 per cento restano al comune in cui sono insediati questi immobili, mentre per il 75 per cento vengono distribuiti fra tutti i comuni sardi, secondo un principio di solidarietà e coesione che mi trova consenziente. Questo anche perché è da tempo che l'ANCI Sardegna - alla cui guida sono stato insieme all'onorevole Secci per diversi anni - discute di questi argomenti e in particolare di come utilizzare il gettito delle imposte per creare condizioni di sviluppo e di riequilibrio in tutta l'Isola. Dunque è una discussione che i comuni stanno portando avanti da tempo.

Devo dire che su "Sardegna speaks English" ho tante perplessità, non perché non capisca l'importanza di una lingua ormai a diffusione mondiale nella società globalizzata contemporanea, ma perché credo che gli interventi su questo tema debbano essere mirati e non generici e generalizzati, perché in questo caso potrebbero diventare dispersivi e non avere l'utilità auspicata. Inoltre, non per fare della sterile contrapposizione, ritengo che i fondi per l'affermazione, la diffusione e la tutela della lingua sarda siano sempre troppo insufficienti. Questo lo ribadisco perché per me - l'ho detto anche in altre occasioni - parlare sardo, italiano e inglese in questa fase storica è utile e fondamentale per chiunque appartenga al nostro popolo, ma i fondi stanziati per "Sardegna speaks English" mi sembrano eccessivi. Anche "Sardegna promozione" può essere vista come una grande opportunità per promuovere la Sardegna nel mondo, a condizione però che vi siano indirizzi precisi, concertazione con le categorie interessate, valorizzazione delle professionalità esistenti e di altre che possono essere cercate e che comunque ci sono allo stato potenziale.

Sugli altri punti contenuti in questo disegno di legge interverranno i compagni di Gruppo e dunque non mi ci soffermo, voglio però dire che su questo maxicollegato ci possono essere dei contributi migliorativi che mi auguro vengano accolti della maggioranza e dal Consiglio regionale. Essi riguardano, ad esempio, il contrasto alla povertà e alla disoccupazione, che il piano straordinario per il lavoro aveva affrontato correttamente laddove è stato applicato con l'intento di creare lavoro tendenzialmente stabile e sviluppo; la tutela dei diritti dei lavoratori che, nel processo di riforma avviato in Sardegna in diversi enti, si trovano in una condizione di incertezza e in certi casi sono penalizzati; il contrasto alla precarietà, che rappresenta un furto di futuro sereno per chiunque si trovi in questa condizione, in particolare per i giovani. Mi auguro che il nuovo Governo nazionale abroghi la legge numero 30 del 2003, la cosiddetta legge Biagi-Maroni, che è un monumento alla codificazione della precarietà e umilia la dignità dei lavoratori precari.

Per questo penso che le istituzioni pubbliche debbano dare, a tutti i livelli, un segnale forte contro la precarietà. Noi che governiamo sappiamo che un esempio eclatante è rappresentato dall'Ente foreste della Sardegna, che ha settemila dipendenti, il 50 per cento dei quali costituito da precari, dai cosiddetti "semestrali". Certo l'argomento non è semplice, presenta tante sfaccettature che durante la discussione in Commissione si è cercato di semplificare, in particolare in relazione all'articolo 16. Alludo alla giusta proposta di inserire i lavoratori dell'antincendio nell'Ente foreste, un ente che si propone di riformarsi e di aumentare la produttività e la professionalità dei propri dipendenti. Per questo, soprattutto per questo penso che i lavoratori semestrali debbano essere progressivamente stabilizzati, perché possano cioè dedicarsi esclusivamente al proprio ente e affrontare il rapporto di fine lavoro o di lavoro con una certa serenità.

Sarebbe dunque logico che la maggioranza, compatibilmente con le altre scelte fatte e le risorse disponibili, avviasse, partendo dall'anno in corso, la stabilizzazione almeno di chi ha già maturato un'anzianità contributiva superiore ai trent'anni, per il resto si vedrà nei prossimi anni. Sarebbe un segnale forte e non vale l'argomentazione che i lavoratori semestrali godono del trattamento di disoccupazione speciale per i restanti sei mesi, in quanto non si ha certezza della sua durata e comunque si utilizzano pur sempre soldi dei contribuenti. Questo, tra l'altro, consentirebbe di eliminare quella pericolosa concorrenza che si crea tra una parte di questi lavoratori semestrali e i disoccupati, che genera tensioni sociali nei paesi. Una scelta in tal senso chiarirebbe in modo serio e corretto che il lavoro non lo può creare solo l'Ente foreste, mentre con la modifica della legge numero 24 si potrebbe creare lavoro per disoccupati organizzati in cooperative e società, che utilizzino, in convenzione, parte di quei duecentoventimila ettari di territorio sardo di alto valore ambientale gestito dall'Ente foreste della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, riprendendo un singolare concetto espresso da Aldo Moro, si potrebbe dire che per quanto riguarda il collegato alla finanziaria i testi della Giunta e della Commissione sono delle "convergenze parallele". Convergono perché costretti da obblighi di convenienza politica, ma appena possibile un testo si allontana dall'altro per mettersi in parallelo, con finalità e obiettivi diversi. Significativa in propositivo la derubricazione della Conservatoria delle coste, tanto cara al presidente Soru, in studi e ricerche sull'ambiente costiero. Niente più acquisizione in gestione di terreni e di immobili, niente progettazione, niente programmazione, tutto cancellato con un tratto di penna, a parte la dotazione finanziaria di 500 mila euro per il 2006. Toccare anche quella sarebbe stato probabilmente troppo, però non è male, per la stessa maggioranza, passare dal nuovo modello di gestione delle coste, secondo gli schemi più avanzati presenti in Europa e nel mondo intero, e chi più ne ha più ne metta, a qualche consulenza per studi sull'argomento, sia pure profumatamente pagata. Davvero un bell'esempio di coerenza!

Sempre in tema di coerenza, come non sottolineare che la Commissione, con un altro tratto di penna, ha fatto saltare la tassa di ben 5 mila euro al giorno sulle navi da crociera? Ha fatto bene in questo caso perché quella tassa, al pari delle altre, ma soprattutto quella, era davvero improponibile. Ma non si venga a parlare di ritocchi, di aggiustamenti, di integrazioni. Gli esempi che abbiamo citato dicono chiaramente che alcune parti del testo della Giunta sono state letteralmente spazzate via dalla Commissione, ridotte ai minimi termini o, se si vuole, rese innocue. Siamo di fronte all'ennesima dimostrazione che in questo Consiglio regionale l'unità numerica e di facciata maschera sempre più a fatica le profonde divisioni politiche in una coabitazione fra Giunta e Consiglio, tra il Presidente e i partiti di quella che dovrebbe essere la sua coalizione, tra la politica complessiva del Governo regionale e la società sarda sempre più difficile e sempre meno capace di produrre risultati concreti, sempre meno in grado di ascoltare le reali esigenze del mondo produttivo e delle categorie sociali della nostra comunità.

L'esempio più evidente delle difficoltà crescenti di questa coabitazione forzata, a parte alcune situazioni particolari, sulle quali ci siamo soffermati in precedenza, è nello stesso impianto generale del provvedimento, che la Commissione ha rivoltato come un calzino, inserendovi un po' di tutto, rivedendo in profondità le previsioni di spesa in aumento per circa 15 milioni, fra l'altro, e cercando di tappare qualche buco rimasto aperto in una finanziaria che la stessa maggioranza ha subito a fatica, senza però poterne prendere pubblicamente le distanze. E' altrettanto evidente, nella parte del testo relativo alla nuove entrare fiscali, che molte forze della maggioranza avrebbero fatto volentieri a meno di apparire per l'ennesima volta come il partito delle tasse, piegandosi a quella specie di deriva oltranzista del presidente Soru, che sta diventando ogni giorno di più una vera e propria ossessione. Di qui la limatura delle cifre rispetto a una previsione della Giunta francamente fuori da ogni realtà, una limatura che purtroppo lascia inalterato nella sostanza un provvedimento assolutamente ingiusto e incostituzionale, come cercheremo sinteticamente di dimostrare. Provvedimento ingiusto intanto perché va a colpire un settore come il turismo che per la Sardegna dovrebbe essere strategico e dovrebbe esserlo, per la verità, anche per il Governo regionale, che attraverso altri provvedimenti punta a sostenere lo sviluppo.

Ritengo che in assoluto, ma soprattutto in una fase economica caratterizzata da una forte competizione nei mercati internazionali, nessuno possa sostenere di incentivare l'attività di un settore produttivo intervenendo per appesantire l'offerta attraverso nuove tasse e pensando, nello stesso tempo, di ottenere l'effetto di far crescere la domanda di un determinato prodotto o servizio. Non so a quale teoria economica si siano ispirati il Presidente e la Giunta, se la fonte sia la demagogia populista in voga oggi in qualche paese sudamericano o il dirigismo statalista proprio della cultura marxista, certo è che se la risposta più forte - si fa per dire - che il Governo regionale ha saputo trovare per i problemi del turismo sardo sono le tasse, allora sono vere alcune altre cose: primo, che la sinistra è davvero il partito delle tasse, pensa cioè che questa sia la leva principale per la buona amministrazione delle risorse pubbliche, lasciando da parte la corretta gestione del proprio patrimonio, la riqualificazione della spesa, l'eliminazione della burocrazia inutile e degli sprechi, l'innovazione dei processi interni alla pubblica amministrazione regionale e locale e il miglioramento della qualità dei servizi per i cittadini; secondo, che le tasse siano non la giusta remunerazione di un servizio, ma un mezzo per procurarsi risorse da ridistribuire a piacimento; terzo, il Governo regionale non conosce la realtà del mercato turistico sardo, nazionale e internazionale, una realtà dove ormai la concorrenza, soprattutto di altri paesi dell'area mediterranea come la Spagna, la Grecia, lo stesso Nord Africa e alcune altre del Medio Oriente, è diventata sempre più aggressiva anche e soprattutto per una politica di forte alleggerimento fiscale praticata da quei paesi. I risultati di questa politica sono estremamente concreti, perché già nel 2004 e nel 2005 si è registrato un cambiamento di flussi turistici verso queste aree e il fenomeno si andrà consolidando nei prossimi anni grazie a robusti investimenti privati in infrastrutture ricettive.

La Sardegna, quindi, rischia di rimanere indietro rispetto a questi grandi processi di trasformazione e, come tutti sanno, recuperare il tempo perduto è difficile e costa moltissimo. Le scelte del Governo regionale, quindi, rappresentano un grave danno per la Sardegna di oggi, ma soprattutto per quella di domani, un danno che si tradurrà certamente nella perdita di quote del mercato turistico e in pesanti contraccolpi occupazionali su un settore che in questi anni ha saputo comunque far crescere accanto a sé un significativo indotto in termini di conoscenze e di nuove professionalità.

C'è poi un altro elemento che qualifica questo provvedimento come assolutamente ingiusto. Il nuovo schema di imposizione fiscale infatti - poco importa che riguardi le case, le barche, gli aerei o le navi - è una sorta di tassa sulla tassa, perché tutti questi beni sono già tassati e lo sarebbero una seconda volta e magari anche una terza per il solo fatto che si trovano o che transitano in Sardegna. Sono già tassate le case perché i proprietari versano ai comuni un'aliquota maggiorata dell'ICI e della tassa per i rifiuti solidi urbani e pagano una bolletta maggiorata sia per le utenze idriche, notevolmente aumentate come sappiamo tutti, che energetiche e telefoniche. Ancora, sono tassate perché concorrono alla formazione dell'imponibile IRPEF, e gli stessi ragionamenti valgono per gli aerei e le barche. In quest'ultimo caso si raggiunge probabilmente il massimo del peggio, perché tutto il sistema portuale nazionale si sta attrezzando, con enormi investimenti, per raccogliere un maggior numero di imbarcazioni da diporto, ma naturalmente lo fa seguendo la logica dell'investimenti produttivo non certo introducendo nuove tasse nella convinzione che piccoli e grandi armatori filantropi scelgano di indirizzare le loro barche in Sardegna per pagare più tasse alla Regione o che le iniziative promozionali destinate a rilanciare l'Isola nel mercato turistico nazionale e internazionale - di "Sardegna promozione" oggi ne abbiamo sentito parlare in diversi interventi - abbiano un successo garantito in ogni caso, mentre sappiamo benissimo che gli stessi tour operator e gli operatori di marketing turistico terranno conto, eccome, del fatto che consigliare la Sardegna come meta turistica significa dire le cose come stanno, cioè che le case costano di più, che ormeggiare costa di più, che atterrare costa di più.

Il fine giustifica i mezzi, potrebbero sostenere con buona dose di cinismo il Governo regionale e il presidente Soru. Del resto che questo sia l'approccio al problema lo si legge anche nella relazione di accompagnamento sul punto dedicato al nuovo sistema impositivo, che viene definito necessario - si dice - semplicemente perché la Regione non ha nessuna forma di entrata sulle attività economiche in oggetto e sul consumo di beni isolani. Tutto qui! Perché allora, se questo è il ragionamento, non mettere una tassa sulle spiagge sarde? Probabilmente, anzi sicuramente, sono il bene isolano che viene consumato di più durante la stagione estiva. Certo, sarebbe un problema applicarla solo ai non nati e ai non residenti in Sardegna, ma si potrebbe provare e il gettito sarebbe assicurato.

Anche il cinismo politico, tuttavia, può avere una motivazione nobile. Infatti, siccome il gettito proveniente dalle nuove tasse andrà a eliminare il cosiddetto fondo di coesione a favore dei comuni, quello delle tasse più alte, secondo il Governo regionale, è comunque un prezzo che vale la pena di pagare. Magari fosse così semplice! E' facile invece prevedere quello che accadrà proprio a danno dei comuni, che dovranno scontare in prima persona la crisi del mercato immobiliare e soprattutto quella di tutte le attività turistiche. Se anche ammettessimo che i comuni colpiti da questa crisi coltivata in provetta beneficiassero poi del cosiddetto fondo di coesione sarebbe una partita di giro in termini economici e il saldo sarebbe comunque negativo in termini reali, perché non è pensabile surrogare il turismo, che oltretutto non gode, com'è noto, di ammortizzatori sociali, al contrario di altre attività produttive. Ma, poi, in realtà quali sarebbero gli interventi a favore di comuni e province coperti delle risorse del cosiddetto fondo di coesione? Quelli individuati dalla Giunta regionale, come affermano senza pudore, stavolta in perfetta comunione di intenti, il testo della Giunta e quello della Commissione? Davvero niente male come espressione di volontà, di decentramento e di stimolo alla partecipazione delle autonomie locali. Del resto non ci si poteva aspettare niente di diverso da chi ha concepito in un certo modo il Piano paesaggistico, sollevando le legittime proteste di tantissimi amministratori locali di centrosinistra e di centrodestra. Soffermiamoci per un istante sulla ripartizione del cosiddetto fondo di coesione: il 20 per cento va a finanziare interventi di interesse regionale, il 40 interventi di interesse comunale e il restante 40 per cento interventi di interesse provinciale. Sulla destinazione di tutte, ripeto tutte, queste risorse decide la Giunta regionale, che, ancora una volta, senza pudore, dice di voler garantire in questo modo una maggiore coesione. Davvero singolare che una Regione, che ignora completamente gli enti locali, decida senza nemmeno consultare il sistema delle autonomie, che sicuramente avrebbe avuto modo da dire su questo provvedimento, e pretenda anche di stabilire quali interventi siano di interesse comunale e provinciale, nelle diverse aree della Sardegna, con un semplice decreto della Giunta o dell'Assessore.

Anche per queste ragioni il provvedimento che ci troviamo a discutere è sbagliato e ingiusto - lo ribadiamo - da qualunque angolazione lo si voglia guardare, oltre che del tutto privo di legittimità giuridica. In pochi si sono soffermati su questo punto pur riconoscendone, a denti stretti, la fondatezza, ed è un grave errore perché si tratta di una questione centrale con cui dovranno fare ben presto conti. La nostra Costituzione, infatti, stabilisce all'articolo 3 l'uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione, tra l'altro, di condizioni personali e sociali. Ora, certamente quello della residenza è, in un posto o nell'altro del territorio della Repubblica, una condizione personale, quindi non è possibile che il solo fatto di non risiedere in Sardegna o di non esserci nato, ma di possedere una seconda casa nell'Isola - l'esempio può essere esteso, come abbiamo detto, ad altre situazioni - faccia scattare una disuguaglianza formale e sostanziale attraverso un'imposizione fiscale differenziata e più onerosa per i non residenti e i non nati.

Questo è un punto assolutamente insuperabile, così com'è insuperabile la chiara previsione dell'articolo 23, secondo la quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge, e dell'articolo 117, che assegna la potestà legislativa allo Stato e alle Regioni, ma nel rispetto della Costituzione quale principio cardine del nostro ordinamento.

Quest'ultima norma viene ribadita dall'articolo 119, che consente alla Regione, nel nostro caso, di stabilire e applicare tributi ed entrate proprie, purché in armonia con la Costituzione. Ma questa armonia non c'è, e anzi la disarmonia è totale e insanabile. Non è questione di quanto far pagare, come ha ritenuto la Commissione facendo qualche sconticino rispetto al testo impresentabile della Giunta, ma cosa far pagare e come farlo pagare. E sulla incostituzionalità del provvedimento non c'è davvero dubbio, a prescindere dalle possibili interpretazioni.

Passiamo, ora, a rilevare altre palesi contraddizioni di questo collegato in materia di tasse con altre parti dello stesso provvedimento e con altre iniziative del Governo regionale. Abbiamo già detto di come l'intero progetto "Sardegna promozione", pensato evidentemente per promuovere l'immagine della Sardegna nel mondo, sia di fatto svuotato dal pesante inasprimento fiscale ai danni di chi frequenta la nostra Isola per le vacanze, perché ha la casa o la barca o ci arriva in aereo. Questa è una contraddizione, ma non è la sola. Come non vedere, ancora, un netto contrasto tra l'idea del Presidente di favorire a La Maddalena - e l'ha citato il collega che mi ha preceduto - la nascita di una grande struttura di rimessaggio per imbarcazioni e yacht da diporto? Secondo gli auspici del presidente Soru questa struttura dovrebbe essere realizzata dal principe Karim Aga Khan, del quale lo stesso Presidente aveva avuto modo di dire, senza alcun imbarazzo, che per la Sardegna l'Aga Khan non ha fatto né meglio né peggio di altri. Ma fortuna che il Principe, da gentiluomo e uomo d'affari di rango, lascia correre.

Comunque, l'idea è buona ma non originale, visto che è in avanzato stato di attuazione in altre grandi realtà portuali italiane, come Napoli e Palermo. Ma ammettiamo che quella di La Maddalena, se e quando sarà realizzata, possa essere la migliore, quale messaggio lancia la Regione al mondo della nautica internazionale che bisogna portare la barca in Sardegna e possibilmente da tutto il mondo per pagare più tasse?

C'è poi un'altra anomalia, un'altra anomala contraddizione tra quello che la Regione dice e quello che fa. Quando ci siamo occupati della proposta di normativa statutaria presentata dalla Giunta, ci siamo soffermati in modo fortemente critico sul concetto di appartenenza alla comunità regionale, che la stessa Regione si propone di attribuire a persone che hanno legami di natura economica e culturale con la Sardegna. Abbiamo dichiarato, in quella circostanza, che una formulazione del genere non significa nulla, perché, come ben sappiamo, la Regione non conferisce cittadinanze a nessuno, né tipiche, né atipiche, né formali, né onorarie. Ma proviamo, per un attimo, a prendere per buona un'idea del genere. Naturalmente il soggetto particolarmente legato alla Sardegna per ragioni economiche e culturali, e quindi membro della nostra comunità, potrebbe essere un non residente dalla nascita o da un momento successivo, potrebbe anche possedere una seconda casa nell'Isola, proprio a testimonianza dei suoi legami con la nostra bella terra, o avere una barca. In questo caso, da una parte la Regione gli riconosce, addirittura statutariamente, l'onore di far parte della nostra comunità e lo considera un quasi concittadino, dall'altra gli fa pagare molte più tasse di un residente, perché e solo perché ama la Sardegna e vuole frequentarla! Non attribuisco a questo passaggio la definizione che meriterebbe per il rispetto istituzionale che porto a quest'Aula, osservo solo che il furore fondamentalista di certe leggi che ci troviamo a discutere annebbia la vista e offusca la mente del legislatore, che per il suo ruolo di alta responsabilità dovrebbe invece possedere in buona misura ben altre doti.

In definitiva, rileviamo ancora una volta che si è persa l'occasione di fare una buona politica nell'interesse della Sardegna e del suo sviluppo, perché una politica diversa, anche in tema fiscale e di acquisizione di nuove risorse, era certamente possibile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, intanto rinvio ogni e qualsiasi considerazione all'intervento dell'onorevole Maninchedda, che ha dichiarato di non condividere praticamente nulla di questo collegato. Non posso non essere in sintonia con lui, così come non posso non essere in sintonia con i colleghi del centrosinistra che finora hanno preso la parola e che però hanno la pessima abitudine di usare il sistema del mordi e fuggi, cioè intervengono e poi scappano. Evidentemente hanno paura di essere citati o di essere ripresi. E quindi mancano gli onorevoli Cachia, Maninchedda, Uras, insomma tutti quei colleghi che sono intervenuti e, debbo dire, in maniera critica, legittima, auspicabile. Mancano anche altri colleghi, è vero, onorevole Pirisi, ma se è legittimo che manchi un collega della minoranza dopo essere intervenuto, non è legittimo che manchino i colleghi della maggioranza. In ogni caso, condivido tutte le perplessità espresse dal collega Maninchedda, il quale si è posto delle domande che per altro si sono posti anche i colleghi Cachia e soprattutto Uras, alle quali nessuno ha dato risposta. Il tutto è stato rinviato non si sa bene né a quando né perché.

Stiamo esaminando un collegato alla finanziaria che certamente non è condiviso dalla minoranza, ma che in larga parte, a mio avviso, non è condiviso neanche dalla maggioranza, nonostante questo avverrà ciò che è avvenuto per la finanziaria: giusto i tempi tecnici per l'approvazione e questa legge troverà attuazione. Troverà attuazione una legge che non risolve nessuno dei problemi atavici, strutturali che attanagliano l'economia della Sardegna, perché se si fosse trattato di un documento dal quale fosse emersa la volontà di risolvere i problemi di quest'Isola, ancora ancora l'avrei capito, ci saremmo scontrati su altro! Badate, però che anche quando entreremo nel merito di questo collegato non troveremo elementi di penetrazione nei tessuti più deboli della società, perché non ce n'è, come diceva l'onorevole Uras, né ci possono essere, non essendo questo lo scopo di questo collegato.

E allora se non è questo lo scopo di questo collegato, ciò che stiamo ottenendo l'ha evidenziato l'onorevole Maninchedda: delega in bianco alla Giunta di una serie di provvedimenti che stanno continuamente spogliando la funzione del Consiglio regionale. Non c'è un articolo, non c'è un comma in cui non si faccia rinvio alla Giunta regionale! Colleghi, ma è possibile che neanche su questo ci sia un sussulto d'orgoglio? E' tutto delegato alla Giunta! Nel merito dei problemi affrontati, ritenete voi che sia possibile trattare nei ventotto commi dell'articolo 16 il problema di tutto il personale? Non era meglio presentare un disegno di legge per la riorganizzazione complessiva della legge numero 31 e di tutto il personale della Regione Sardegna, anziché andare avanti con un meccanismo come questo, che non è frutto di concertazione? Qua, infatti, concertazione non ce n'è stata, e sappiamo benissimo quali problemi ci siano all'esterno del Consiglio regionale con i dipendenti dell'Ente foreste, dell'ESAF e di tutti gli altri enti regionali e con tutti quegli enti che si dichiara di voler sopprimere, ma che di fatto, surrettiziamente, si stanno facendo uscire dalla finestra per farli rientrare dalla porta.

Questo è ciò che sta succedendo con questa manovra, con questo maxicollegato. Allora io mi domando: cui prodest, dove si vuole arrivare? E' questo che non è ben chiaro! Qui non viene affrontato il problema energetico, il Piano regionale energetico, l'ha già detto l'onorevole Maninchedda, che mi dispiace dover citare continuamente, ma lui ha anticipato tutti i problemi che poi riaffronteremo nel corso della discussione. E' possibile che si pensi di risolvere il problema energetico con le biomasse? Il problema non è stato affrontato e il Presidente si è guardato bene dal rispondere alle domande poste in una mia interrogazione sul metanodotto Algeria-Sardegna. Per esempio, chiedevo di sapere se corrisponda al vero che la Regione Sardegna vuole entrare nella società Galsi, acquisendo una partecipazione con un investimento a suon di miliardi per l'acquisto di tanti metri cubi di metano quanti ne servono per soddisfare un fabbisogno doppio rispetto a quello della Sardegna. Su questo non è stata data risposta. Ed è forse stata data risposta circa il fatto che a fianco del metanodotto debba passare un cavo di telecomunicazioni? Ne sapevate qualcosa? Non ne sapeva niente nessuno! Un cavo di telecomunicazioni! E' come mettere una volpe dentro un pollaio! Un cavo di telecomunicazioni per trasmettere che cosa? E chi sarebbe il titolare, a quanto ammonta questa trasmissione all'interno di questo cavo di telecomunicazioni, guarda caso dalla Sardegna al Nord Africa? Non ve le siete poste queste domande? E noi non ce le dovremmo porre? Chi paga per stendere questo cavo e per quale motivo il Consiglio regionale non è stato informato, se questa è la volontà del Presidente della Giunta regionale?

Quindi l'annunciato arrivo del metano nel 2007, che dovrebbe risolvere il problema energetico, è una panzana, una bufala grande come una casa! Non è stato completato neanche lo studio di fattibilità e il presidente Soru annuncia che alla fine del 2007 avremo il metano in Sardegna! E se pure così fosse, mi domando: siamo veramente sicuri che il metano risolva tutti i problemi energetici della Sardegna? Siamo veramente tutti convinti che quella sia la strada più corretta, più giusta e soprattutto più economica? Siamo anche convinti che magari la Sardegna non possa diventare una piattaforma commerciale per il metano? Può darsi anche che i sardi siano d'accordo su questo, ma io vorrei sentire i sardi per capire se veramente hanno voglia di essere assimilati a una piattaforma commerciale dove non si vende petrolio, ma si commercializza il metano proveniente dall'Algeria. Quel metano sul quale, cari colleghi, il presidente Soru si mostrò assolutamente contrario durante la campagna elettorale. Ne disse di cotte e di crude contro il pronunciamento della precedente amministrazione regionale, che invece aveva individuato, in questo, un obiettivo strategico per la nostra Isola. Bene, con una conversione a 360 gradi, non a Damasco, in Siria, ma in Algeria, guarda caso, il Presidente ha cambiato completamente opinione: oggi il metano è diventato indispensabile per la Sardegna! Benissimo! Ci dica quando e come arriverà questo metano e qual è la funzione della Regione Sardegna in ordine al metanodotto che la attraverserà ed entro quanto tempo tutti gli abitanti della Sardegna avranno il metano a disposizione. Altrimenti stiamo giocando! L'energia a basso costo deve arrivare per tutti i cittadini sardi e quindi vorremmo sapere se la relativa strutturazione del territorio regionale è già stata ipotizzata, individuata e chi ne sarà il beneficiario! Questo, infatti, è un altro problema, o forse la Regione vuole assumere la veste di soggetto commerciale? Vuole fare questo la Regione Sardegna? Io non credo che sia questo il ruolo di un ente importante come una Regione autonoma! Allora tutte queste nostre perplessità sono anche perplessità della gente, che si interroga: "Ma è vero o non è vero, perché non vengono date risposte?". Allo stesso tempo, ci ritroviamo con questo maxicollegato che, come dicevo prima, non risolve un solo problema. Faccio un esempio per tutti: c'era bisogno di permettere che il Presidente dell'ISOLA e il Consiglio di amministrazione si rivolgessero al TAR per ottenere giustizia? Per l'ennesima volta il TAR ha dato torto alla Regione Sardegna! Era previsto nel collegato lo scioglimento dell'ISOLA, ma non era sufficiente. Non era sufficiente! Avete commissariato l'ISOLA, per quale motivo dal momento che nel collegato c'era un articolo apposito per lo scioglimento di questo istituto? Per quale motivo compiere un atto di arroganza come quello del commissariamento, per poi sentirvi dire dal TAR che quella revoca non era legittima così come non era legittimo nominare un commissario? Questo è successo non solo con l'ISOLA, ma anche con la SFIRS, poi avete trovato l'escamotage e avete riformato anche la SFIRS. Adesso farete la stessa cosa con l'ISOLA. Forse non è ancora soddisfatto il presidente Soru! Allora mi domando quale sia la ragione di tutta questa serie di iniziative che mirano a colpire pesantemente. E' vero, i sardi vi hanno dato ragione, e vi hanno dato ragione, onorevole Cachia, in aree ben particolari della Sardegna. Come vede, onorevole Cachia, l'agricoltura della provincia di Oristano non ha premiato il centrosinistra e neanche il turismo della Gallura ha premiato il centrosinistra! Avete buscato una scopola in quei territori, guarda caso sono gli unici due territori che hanno una particolare evoluzione in certi settori, che sono l'agricoltura per quanto riguarda la provincia di Oristano e il turismo per quanto riguarda la Gallura.

Allora, il benessere si allontana dalle posizioni dell'onorevole Uras. Non è possibile utilizzare la terminologia che ha usato oggi l'onorevole Uras, e mi dispiace, non che non sia in aula, ma che oggi abbia fatto dei ragionamenti che non mi sarei aspettato da lui: bisogna dividere, bisogna portare via ai ricchi. Ma questa è un posizione di retroguardia, una posizione che non condivide più nessuno, neanche l'onorevole Bertinotti! E nemmeno l'onorevole Pisu, il che è tutto dire, condivide una posizione del genere! E allora, dove vogliamo andare con questo sistema? Vogliamo creare uno scontro sociale? Vogliamo veramente arrivare a questo? Vogliamo dire che quelli sono i cattivi e gli altri sono i buoni? Vogliamo dire che l'indebitamento della Regione Sardegna, tutti i guai della Regione Sardegna sono da imputare solo ai ricchi e non anche a qualche classe di lavoratori e di sindacalisti che troppo spesso hanno abusato del potere che gli è stato dato? Vogliamo negare anche questo? Ma chi ha detto di creare il polo industriale a Ottana e a Macomer? Sono problemi che abbiamo creato noi? Li ha creati il centrosinistra negli anni d'oro! Le industrie fallimentari non le ha create il centrodestra, e oggi si fanno ragionamenti di questo genere! Ma non è assolutamente possibile! Se l'industria non si confà agli interessi dei sardi, bisogna trovare altre soluzioni! E allora non è possibile che nel collegato si riservino a quei particolari comparti che sono determinanti per l'economia della Sardegna - il turismo e l'agricoltura, come ho già detto - quattro striminzite righe. Avete letto il collegato? Si pensa di risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna con quattro righe striminzite di un maxicollegato, che è una prova di forza politica da parte della maggioranza. Questo maxicollegato è una prova di forza e allora doveva contenere cose molto importanti, cose pregnanti, cose che lasciassero il segno. Con i consorzi fidi intendete lasciare il segno nell'agricoltura? Questo è ciò che è scritto in questo collegato alla finanziaria. L'unico riconoscimento è per i consorzi fidi, come dire: "Stiamo agevolando gli agricoltori che dovrebbero spendere del loro e pagare i soldi molto meno".

Sono decenni che gli agricoltori sardi investono del loro, non hanno avuto riconoscimenti e men che meno ne hanno con questa Giunta, nonostante tutti i proclami del presidente Soru, nonostante il riconoscimento - a chiacchiere - da parte del presidente Soru della integrazione di 14 centesimi, a carico della Regione, del prezzo del latte. Lo citerò in continuazione questo! Per tutta la legislatura vi sentirete dire che quei 14 centesimi bisogna tirarli fuori! Non è con il benessere animale, assessore Pigliaru, che si risolvono i problemi! Pensiamo anche al benessere animale, ma intanto riconosciamo l'integrazione di 14 centesimi del prezzo del latte poi ragioniamo, ma non si può pensare di andare incontro al benessere animale utilizzando il maltolto. Voi avete parlato di maltolto, avete detto che gli industriali avrebbero lucrato sul prezzo del latte! E allora, questi 14 centesimi chi li deve pagare? E questo è solo uno degli esempi. C'erano stati grandi proclami: i distretti rurali in agricoltura in Sardegna, disegnare una nuova e moderna agricoltura in Sardegna. Siamo fermi, anzi siamo in una posizione retrograda, stiamo tornando indietro, ci stiamo allontanando, ma ciò che è più grave è che state allontanando la gente dalle campagne, dai territori, guarda caso, sui quali invece avremmo dovuto insistere di più.

Non c'e uno straccio di programma su questa materia, allora è chiaro che la nostra posizione non può essere di tolleranza. Non saremo mai tolleranti! Non lo siamo stati in campagna elettorale e non lo siamo neanche adesso, nonostante il bel risultato elettorale da voi ottenuto in Sardegna. A mio avviso, costituire una mega authority che si occupi, guarda caso, di due questioni fondamentali per l'Isola, ossia risorse idriche e nettezza urbana, è come accostare il diavolo e l'acquasanta! Sono due cose che non hanno nessuna attinenza tra loro, sono due specifiche completamente diverse, due materie che vanno gestite in modo diverso. Nel bel mezzo del ponte pasquale, invece, la Giunta si adopera, cuce e fa un ricamino con un superemendamento dove si vorrebbe assegnare all'ATO anche la gestione dei rifiuti urbani. Questa è una perla, non so chi l'abbia partorita, però, quando vedo queste cose, chissà perché penso sempre male. Non sono uno portato a pensar male, però qualche volta ci si azzecca, disse un noto uomo politico italiano, per cui, tra il vedere e il non vedere, propendo per questa ipotesi, cioè debbo pensar male! E' chiaro che poi ci sono tutte le altre questioni relative all'Autorità d'ambito, il cui consiglio di amministrazione è prorogato fino al 2008. L'onorevole Uras ha parlato di sindaci che non sono in carica da un anno. No, nel 2008 ci saranno amministratori, assessori, consiglieri comunali delegati dai loro sindaci che non saranno in carica da quattro anni, anzi qualcuno persino da cinque! E chi rappresenta questo soggetto all'interno dell'Autorità d'ambito? Ma guai se il presidente Soru si fosse permesso di dire: "Commissariamo l'Autorità d'ambito". E no, lì no, lì c'è un consiglio di amministrazione che conta, lì ci sono gli amici nostri e guai a toccarne uno! Quelli non si possono toccare, debbono stare in carica, anzi, siccome sono bravi e tengono la bocca chiusa (non so per quanto tempo ancora) affidiamo loro anche la gestione dei rifiuti!

PIRISI (D.S.). Acqua in bocca!

DIANA (A.N.). Acqua in bocca, sì! Non so se stiano facendo i gargarismi, ma sull'accostamento dell'acqua potabile con i rifiuti urbani lascio a voi qualsiasi libera interpretazione.

Questo è un collegato, cari colleghi, completamente scollegato dalla realtà sarda! Non c'è una norma, non che non sia necessaria, attenzione, non vorrei essere frainteso - bisogna anche pesare le parole - ma che sia indispensabile. Tutte le norme contenute in questo maxicollegato non sono indispensabili, cioè la Sardegna aveva bisogno di altro adesso! Leggevo stamattina, su uno dei quotidiani di grande tiratura, che inizia la modernizzazione della Sardegna. Con il maxicollegato?! Guardate, colleghi, qui di moderno non c'è assolutamente niente. Mi sarei aspettato qualcosa di moderno, mi sarei aspettato di dover dire: "Insomma, questi hanno le idee più chiare di noi, è inutile che lo vogliamo negare, sono più bravi, sono più capaci, studiano di più, tengono il sedere sulla sedia, si impegnano, presentano gli emendamenti anche contro la maggioranza, sono persone che fanno politica". Se fosse così, anche uno come me, che comunque qualche ora alla politica la dedica, si metterebbe l'animo in pace: ci scontriamo su idee grandiose, diciamo di non condividere il principio e andiamo avanti. Ma qui no, qui assolutamente no! Tutte queste cose qui non ci sono! Questo è un collegato che di collegato non ha niente, e la presunzione con cui nasce un maxicollegato la conoscete molto meglio voi di noi. Sono norme che il Presidente del Consiglio ha stralciato dalla finanziaria, ed è stato questo forse l'atto più importante che abbia compiuto il presidente Spissu, perché non erano norme da finanziaria. Voi avete aggirato l'ostacolo e avete partorito questo maxicollegato. Tutti i maxicollegati, per natura, affrontano problemi di grande rilevanza, problemi che si addentrano nell'economia di un paese, di una regione, di uno stato, di un continente. Ma questo collegato no, Colleghi. Questo maxicollegato non risolve uno solo dei problemi, perché per riconoscere i consorzi fidi in agricoltura non c'era bisogno di un maxicollegato! E se volessimo modificare la legge numero 31, l'ho già detto, ma ancora di più l'Agenzia regionale delle entrate? Ha detto bene l'onorevole Contu, noi la battaglia per il riconoscimento delle entrate l'abbiamo fatta e continueremo a farla, forse adesso più di prima, convinti come siamo, assessore Pigliaru, che lo stanziamento di 3 milioni e mezzo di euro per la costituzione della struttura dell'Agenzia delle entrate sia un'esagerazione! Tre milioni e mezzo di euro per costituire l'Agenzia regionale delle entrate e 550 milioni all'anno per otto persone! Sarà giustificata la spesa di 550 milioni di euro per otto persone - leggete colleghi -, ma non quella di 3 milioni e mezzo di euro per la costituzione dell'Agenzia delle entrate. Io contratterei, farei una convenzione con l'Agenzia delle entrate, ma non costituirei di sicuro un'Agenzia regionale delle entrate.

PRESIDENTE. Colleghi, quello dell'onorevole Diana era l'ultimo intervento. I lavori odierni del Consiglio si concludono qui, riprenderanno domani mattina alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Vargiu.

La seduta è tolta alle ore 19 e 26.



Allegati seduta

CLXXII SEDUTA

Martedì 18 Aprile 2006

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 45.

CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 15 febbraio 2006, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Cappai, Renato Cugini, Ciriaco Davoli, Gerolamo Licandro, Nicolò Rassu e Adriano Salis hanno chiesto un giorno di congedo per la seduta del 18 aprile 2006.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Cherchi Oscar sulla paventata ipotesi di trasferimento del servizio di soccorso 118 da Bosa a Macomer". (416)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

"Interrogazione Liori sui lavori per la costruzione della diga di Monte Nieddu". (417)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

"Interrogazione Amadu sul blocco dei contratti con gli studi accreditati nell'Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari, che causa sprechi e disagi ". (424)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

"Interrogazione Cassano sull'ipotesi di chiusura del laboratorio di analisi presso l'ospedale Alivesi di Ittiri". (436)

(Risposta scritta in data 11 aprile 2006.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CHERCHI OSCAR, Segretario:

"Interrogazione Bruno, con richiesta di risposta scritta, sui beni del demanio dello Stato di Fertilia (Alghero)".(488)

"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulle dichiarazioni dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente sulla trasformazione della Sardegna in Regione-parco".(489)

"Interrogazione Masia, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di avviare con urgenza la realizzazione della sede della Delegazione di spiaggia nel litorale di Stintino."(490)

"Interrogazione Scarpa, con richiesta di risposta scritta, sulla istituzione di nuove servitù militari a Stintino."(491)

Continuazione della discussione generale del disegno di legge: "Disposizioni in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo" (216/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del disegno di legge numero 216/A.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi, utilizzando il sistema elettronico, non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, dico subito che condivido tutto ciò che in questa norma, e non è una parte marginale, riguarda l'efficienza amministrativa e la solidarietà sociale. Vado invece per punti e, sinteticamente, per una serie di osservazioni tecniche e politiche su altri aspetti della norma.

Primo punto, la fiscalità. Ritengo reale un pericolo che ha sollevato l'onorevole Macciotta in un recente saggio. La norma in discussione istituisce tre nuove imposte regionali: sulle plusvalenze, sulle seconde case, sugli aerei e le unità da diporto. L'aspetto positivo è che si intende incentivare la localizzazione in Sardegna delle società o delle persone che fanno profitto qui da noi, tassando invece chi mantenga le sedi legali e le residenze fuori dall'Isola. L'aspetto discutibile, che io segnalo alla luce di ciò che scrive l'onorevole Macciotta, è che questa prima politica fiscale della storia autonomistica venga inaugurata con una certa approssimazione, ossia senza un adeguato approfondimento del mutato quadro normativo. L'articolo 119 della Costituzione prevede di finanziare il complesso delle nostre autonomie attraverso tre voci: tributi propri, compartecipazione IVA-IRPEF e quote di un fondo perequativo che viene trasferito senza vincoli di destinazione. Dobbiamo aver chiaro che è stato cancellato in via generale il finanziamento delle funzioni ordinarie attraverso trasferimenti a carico del bilancio dello Stato, inoltre le Regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale sono state equiparate sul versante delle entrate, mentre sono rimaste diverse per ciò che riguarda le competenze. In sostanza, noi rivendicheremo ulteriori poteri in futuro, ma dovremo far fronte a tutte le funzioni pubbliche attribuite con le stesse tre voci di entrata che vengono garantite alle Regioni a statuto ordinario. Sul versante delle politiche delle entrate abbiamo un punto fermo e irrinunciabile, che è quello del credito maturato, ma per il futuro è chiaro che per una compiuta autonomia finanziaria bisogna, sin da oggi, avere un'idea di quale possa essere il giusto equilibrio tra tributi propri, compartecipazione e partecipazione al fondo perequativo.

Pongo delle domande. Abbiamo una politica ponderata delle entrate legata alla politica dell'autonomia, cioè dei poteri che vogliamo rivendicare? Siamo consapevoli che se da un lato il nostro autonomismo ci spingerebbe a rinunciare al fondo perequativo nazionale per ottenere tendenzialmente i dieci decimi dell'IVA e dell'IRPEF, da un altro lato però, date le condizioni di stagnazione economica della Sardegna, rischiamo, dinanzi ai nuovi poteri che vogliamo rivendicare, un'incapienza dei tributi sardi? Siamo sicuri di voler finanziare le nostre politiche facendo lievitare i tributi propri? Mi pare che questa riflessione approfondita manchi e che sia urgente trovare il modo di farla prima o durante la stagione statutaria.

Secondo punto, su cui ho delle grosse perplessità, è il potere. La legge rafforza ulteriormente quello che ormai mi pare essere un indirizzo costante al quale io, che non lo condivido, mi piego per la sola ragione della prevalenza dei numeri di quanti all'interno della maggioranza invece lo sostengono. Ho contato: il collegato annovera otto nuove deleghe alla Giunta per programmi di spesa. Otto! E' di fatto un nuovo centralismo che, alla lunga, a mio avviso, è dannoso per due ragioni: perché inevitabilmente burocratizza ulteriormente la vita sociale e perché aumenta il controllo della politica sulle attività economiche e culturali della Sardegna. Io sono convinto che si dovrebbe fare il contrario. In Sardegna, come altrove, a molti bisogni è in grado di rispondere la società autonomamente, senza bisogno di dover inoltrare domande e senza dover ottenere il consenso di chi governa, purché, ovviamente, le leggi siano eque, chiare, automatiche e snelle. Mettere tutto in capo alla Giunta significa fare esattamente il contrario, con risultati immaginabili per lo sviluppo e la crescita. L'eccesso di controllo politico e il conseguente centralismo produce altri due effetti, che segnalo alla vostra attenzione: il prevalere della logica del divieto su quella del controllo. La prima inibisce mentre la seconda aumenta la qualità e la legalità. La seconda conseguenza è il trasformarsi dei bilanci regionali in luoghi della spesa differenziata, orientata alla protezione dei ceti e dei territori politicamente più forti a discapito dei ceti e dei territori più deboli.

Analizziamo il collegato alla luce di queste considerazioni. La legge non ha l'ambizione di essere una manovra specifica di politiche attive del lavoro, ma interviene notevolmente rispetto ai rapporti di lavoro direttamente o indirettamente prodotti dalla Regione. L'aspetto poco convincente è che anche in questo caso si rinuncia a produrre norme organiche e giuste perché creano le stesse opportunità e riconoscono gli stessi diritti a cittadini che si trovano nelle stesse situazioni. Cito i casi più evidenti: ai dipendenti del BIC Sardegna, che a tutti gli effetti è una società per azioni, si prospetta un concorso riservato per l'inquadramento nei ruoli regionali, come è già accaduto per la Progemisa, gli operai dell'antincendio vengono invece inclusi direttamente nell'organico dell'Ente foreste. Viceversa, per i dipendenti degli enti di formazione professionale ex lege 42, si prevede un incentivo all'esodo verso gli enti locali pari al 50 per cento della retribuzione e solo per gli anni 2006/2008. A queste fattispecie da una parte di stabilizzazione e dall'altra di precarizzazione si aggiunge una miriade di altre soluzioni adottate per enti regionali o articolazioni della pubblica amministrazione, che qui non riassumo, ma che sono diversificate per situazioni molto simili. Sulla formazione professionale tornerò in occasione della discussione dell'articolo.

Ciò che mi preme ora sottolineare è che una delle caratteristiche principali dell'Europa è stata sempre l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, invece noi facciamo norme ad hoc per ogni segmento sociale, con costi alti, con settori ipergarantiti e altri abbandonati e con norme feroci, ad personam, quella sui dirigenti del BIC è proprio con evidenza una norma di questo tipo, o come quelle per i lavoratori ex lege 42, trattati come se fossero loro la causa degli sprechi nella formazione, mentre io credo che siano ben altri e non vengono indagati. Questo modo di procedere, che in sostanza consiste nel non garantire i diritti ma nel differenziarli con leggi diverse fino a creare un sistema di piccoli privilegi e di diffusa ingiustizia, a mio avviso prima o poi ci sfuggirà di mano e già sta creando una crisi della percezione della legalità, che è il terzo argomento e conclusivo che vorrei trattare. Non c'è sardo e non c'è italiano che non pensi che le leggi qui da noi contino fino ad un certo punto, che conti di più appartenere a gruppi forti. Nessuno crede nell'imparzialità della pubblica amministrazione, nonostante noi abbiamo fatto una campagna elettorale fondata sulla legalità, però se si ha la pazienza di leggere il BURAS si capisce che la realtà non è come noi la raccontiamo, ma come la racconta la gente. Accade così di scoprire, per esempio, che in Gallura una richiesta di verifica per l'edificazione di oltre 27 mila metri cubi sul mare sia stata prima, il 3 agosto 2005, giustamente inviata alla valutazione di impatto ambientale, e poi, il 19 gennaio 2006, con la stessa cubatura e gli stessi 366 posti letto, ritenuta tale da non dover essere sottoposta alla VIA. Ho controllato e mi sembra che sia l'unico intervento dalla legge salvacoste in poi non inviato alla VIA. Può darsi che l'Assessore mi possa smentire, ma mi sembra di no.

Come pure accade che la Regione dia il via libera a una centrale di 11,9 megawatt nel comune di Giave, per una centrale alimentata a biomassa, non prevista dal piano energetico, che la non altrimenti nota Società Sviluppo Aree Omogenee, che non risulta in Internet, né sulle pagine gialle, né sulle pagine bianche, dice di volere realizzare per autoprodurre l'energia per un sistema di serre. Ora non è la sede per scendere in dettagli, ma per come viene proposta la centrale non può accedere ai certificati verdi e avrà un costo di produzione di questa energia talmente alto che è molto probabile che inizi col dire di voler bruciare biomasse e finisca poi col chiedere di voler bruciare rifiuti, cosa che metterebbe in crisi i sistemi vicini, tipo Buddusò e Macomer. Cosa voglio dire? Voglio dire che se noi, in questo Consiglio, siamo i primi a fare una legge per ogni fattispecie di bisogno e leggi diverse per bisogni uguali, come accade per il precariato generato dalla Regione, non dobbiamo stupirci se gli imprenditori cerchino e trovino strade perché la loro impresa goda di un'eccezione, di una corsia preferenziale.

Un ultimo esempio: il Consorzio industriale di Tortolì ha acquisito nell'agosto 2005 un ulteriore 30 per cento della società Aliarbatax S.p.A. (lascio alla vostra fantasia capire chi ne fosse il proprietario). L'operazione di acquisizione dell'aeroporto ammonta complessivamente a più di 6 milioni di euro e il collegio dei revisori dei conti del Consorzio industriale ha manifestato un netto dissenso sull'operazione e sulla sostenibilità degli oneri finanziari derivanti da questa operazione. Mi auguro che la Regione vada a controllare i conti di questo Consorzio, come pure mi auguro che una televisione isolana che si è resa protagonista, durante la campagna elettorale, di una censura mai vista non rientri più tra i beneficiari della pubblicità istituzionale, che va regolamentata in modo che i finanziamenti vadano solo a chi rispetta la libertà di stampa. Alcuni esempi, potrei farne altri, di come questo Consiglio non stia mettendo mano a una distorsione della legislazione regionale: non leggi uguali per tutti, ma leggi diverse per ciascun gruppo. Io penso che lo sviluppo si faccia con la libertà e la legalità e non con le eccezioni e mi auguro che questi valori non vengano meno per la forza di inerzia su abitudini del passato di cui si era preso l'impegno di liberarsi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci ritroviamo in quest'Aula dopo il verdetto delle urne e certo, dopo un tale risultato, sono ancora più convinto che la minoranza, l'opposizione, cioè noi del centrodestra, saremo ancora più attenti e certamente più prudenti, visto che le manovre del Governo Soru potrebbero essere spalleggiate anche dai vostri cugini a livello nazionale.

Dicevo che, dopo il verdetto delle urne, e nonostante siano passate diverse settimane dall'ultima convocazione del Consiglio, a prescindere poi dall'approvazione della legge sulla pesca, avvenuta la settimana scorsa, sul palcoscenico di quest'Aula consiliare va in scena un'altra rappresentazione, che possiamo definire tragedia, una vera tragedia per la Sardegna e il suo futuro. E naturalmente, sempre sotto l'abile regia del governatore Renato Soru, non cambiano certamente gli attori: da una parte la Giunta, insieme alla sua maggioranza, anche loro sempre fedeli alle imposizioni del loro Presidente, fortunatamente però con qualche frangia, ne abbiamo avuto un esempio poc'anzi, che sempre più spesso punta i piedi e quasi prende le distanze dalla coalizione. Ancora però sinceramente bisogna dire in modo un po' troppo timido, forse bisognerebbe avere un coraggio maggiore per prendere tali distanze. Dall'altra, invece, la nostra opposizione che continua e, vi posso garantire, continuerà la sua battaglia nel tentativo di costruire concretamente e non con facili slogan pubblicitari il futuro della nostra Isola.

Vediamo qual è la trama di questa tragedia. Il filo conduttore, tra l'altro, ahinoi, resta chiaramente sempre lo stesso, ma sfortunatamente anche stavolta il rischio di questo filo conduttore è che si pianifichi a tavolino una crisi drammatica per la nostra Isola. Qua si stanno ponendo, non dimentichiamolo, cari colleghi, le basi di uno sviluppo che viaggia in senso contrario alle aspettative di tutti. Anziché andare avanti si torna indietro di anni, si torna indietro quasi di vent'anni, e gli esempi, come vedremo più avanti, non mancheranno.

Io non mi dilungherò molto nel mio intervento, non utilizzerò certamente tutti i venti minuti a disposizione, in quanto ritengo che le imposizioni e le proposte di legge, le accozzaglie di norme che vengono proposte in questo momento all'attenzione del Consiglio regionale non meritino tantissima attenzione, ma alcune cose vanno dette e vanno anche approfondite. Non so se vi ricordate che, circa un mese fa, la manovra finanziaria è passata tra aspre critiche non solo da parte della minoranza, come ho detto prima, ma addirittura da parte della stessa maggioranza, quella maggioranza che non ha il coraggio di sollevare in quest'Aula problemi che vengono discussi, invece, nei corridoi del palazzo. Oggi, sopra i nostri banchi e all'attenzione di questo Consiglio c'è il fantomatico maxicollegato, che attendevamo da tempo e che alcuni esponenti della maggioranza e della Giunta hanno definito la vera finanziaria: 23 articoli che descrivono e normano tutto e troppo genericamente, ma nel dettaglio non fanno nessuna chiarezza su niente. Norme importanti, argomenti fondamentali per la nostra terra e i sardi, ma che ancora una volta sono stati trattati, passatemi il termine, superficialmente e con troppa fretta. Si sa, la fretta generalmente non è una buona consigliera e, tra l'altro, mi pongo questa domanda: perché tanta fretta? Forse vi era l'urgenza di approvare certe leggi e di mettere le parti sociali e la gente davanti al fatto compiuto, senza possibilità di appello, senza possibilità di recriminare? Il dubbio è tutt'altro che infondato e, tra l'altro, scorrendo gli articoli del disegno di legge o del maxicollegato, come voi l'avete chiamato, ci rendiamo sempre più conto di quello che sto sottolineando.

Allora, cari colleghi, vorrei capire: ma che sviluppo pensate possa creare una manovra (così la dobbiamo chiamare essendo collegata alla finanziaria) che tende, per esempio, a far fuggire i turisti dalla Sardegna? E' un'idea geniale, studiata non so da chi, per colpire i cosiddetti VIP. Certo, voi siete uomini di sinistra, è vero, sempre più vicini al popolo - queste sono le ultime dichiarazioni, dell'ultima campagna elettorale - però, con un escamotage impopolare e che sa tanto di demagogico, volete imporre tasse sul lusso, volete imporre tasse sulle seconde case, volete imporre tasse sugli aeromobili e sugli yacht. Mi è venuta un'idea stamattina: cosa ne pensate di imporre ai turisti che vengono in Sardegna una tassa per il parcheggio delle loro automobili nelle nostre città o nei nostri luoghi di villeggiatura? Faremmo un sacco di soldi, la Regione diventerebbe ricca! Anche questa è una bella idea e credo che la maggioranza la possa prendere in considerazione. Allora cosa deve fare il turista spaventato da queste tasse, rinunciare a venire nella nostra Isola? Spiegatemi qual è realmente la vostra filosofia. Per raggiungere lo stesso scopo, perché non agevolate invece la nascita di strutture che convincano il turista a lasciare volontariamente in Sardegna i suoi denari, in quanto trova dove spenderli, come spenderli, senza mettergli le mani in tasca inventandosi strane e impossibili tasse? Pensate davvero che sia questa la strada giusta e corretta per risolvere i problemi della Sardegna, per rimpinguare le casse della regione? Io credo di no. Non credete che questo sia il modo più rapido per invitare questi turisti ad andarsene altrove, in zone probabilmente meno belle della nostra splendida Isola, ma dove sicuramente c'è più democrazia e forse farsi una vacanza costa decisamente meno?

Noi ormai siamo tutti ostaggi, giorno per giorno, degli umori e delle idee del nostro Governatore e dell'Assessore di turno che ne appoggia la fantasia. Ma, scusate, mi pongo un'altra domanda: non abbiamo forse riempito la nostra Isola di cartelli con la scritta "Benvenuti" per i turisti? Dunque da domani dovremmo porre cartelli di divieto d'accesso ai turisti? Non ve lo siete posti questo interrogativo? Così facendo i turisti fuggiranno, si faranno promotori di altri luoghi di villeggiatura e la Sardegna non sarà più l'isola più importante del Mediterraneo dal punto di vista turistico. Non dimentichiamoci che la nostra Isola è diventata, nel corso degli anni, grazie al lavoro duro e difficile degli amministratori che ci hanno preceduto, una delle zone di villeggiatura più importanti del mondo.

Sono convinto che questa scelta vada assolutamente rivista, perché non solo non aiuterà a risolvere i problemi economici della nostra meravigliosa Isola - non li risolverà, non dimenticate queste parole -, ma addirittura darà una mazzata definitiva al turismo, colpirà gravemente due volte la nostra regione e noi questo non possiamo permettercelo e non possiamo permettervelo. L'aspetto paradossale, tra l'altro, è che parlate di un turismo diverso, di una promozione turistica per la quale addirittura avete soppresso i vecchi enti turistici dando vita a "Sardegna promozione" (parlavo di slogan prima, questo è uno dei tanti), un'agenzia di promozione economica, come ben sappiamo. Però, cari colleghi, non raccontiamoci storie e non offendiamo, tra l'altro, l'intelligenza dei sardi. Come si può affermare di credere nel turismo se poi si colpisce con nuove tasse proprio il settore che ha da sempre portato tanto e a volte tantissimo alla nostra Isola? Voi intendete continuare su questa strada, eppure i campanelli di allarme vi sono già arrivati. Alcune agenzie marittime (credo che un documento al riguardo sia già sul tavolo dell'Assessore) hanno annunciato ricorsi sostenendo l'incostituzionalità di una simile legge, che spero questo Consiglio non approvi.

Allora, facciamo attenzione, fermiamoci ad ascoltare anche gli altri. Concertazione è un termine che voi non conoscete, lo sappiamo, l'abbiamo detto tante volte, è un vocabolo che non appartiene a voi e tanto meno al presidente Soru. Dovreste iniziare a familiarizzare con questo vocabolo, il che invece non avviene. Abbiamo la dimostrazione che non avete la necessità di confrontarvi con le parti sociali, con le rappresentanze sindacali, con la gente, con la minoranza e anche tra voi, all'interno della stessa maggioranza. Allora vi suggerisco di chiedere voi al presidente Soru di provare ad ascoltare, ad ascoltare non solo ciò che ha da dire la gente, ma anche le proposte della maggioranza. Le parti sociali hanno sempre cercato di fargli capire che certe decisioni rischiano ancora una volta di penalizzare settori già deboli e che maggiormente avrebbero necessità di un grande impulso per un effettivo rilancio. Penso, per esempio, alla formazione professionale: avete cercato di regolamentare l'esodo dei formatori iscritti all'albo verso la pensione o assurdi sistemi di mobilità. In realtà questa norma non risolve assolutamente niente, non risolve il problema fino in fondo e questo voi lo sapete bene: intanto manca una proposta specifica, in secondo luogo l'intera questione è stata affrontata in modo approssimativo, visto che risolve il problema solo per un centinaio di lavoratori, quelli che riusciranno ad andare in pensione. Ma la situazione della maggior parte del personale della formazione (circa seicento lavoratori) resta sempre in alto mare, resta irrisolta. Allora vi devo dire che siete subdoli, che siete impreparati sul piano politico e sul piano sociale. Anziché proporre - sarebbe stato facilissimo - una legge di modifica integrale del sistema della formazione professionale avete avuto la necessità di inserire un articoletto all'interno di questo maxicollegato per cercare a tutti i costi di risolvere un problema che tale non era, perché si tratta soltanto di settecento lavoratori che cercano, ogni mese, di portare a casa lo stipendio per risolvere i loro problemi familiari, come credo facciamo tutti noi. Pensate addirittura di farvi belli sostenendo che questa Giunta spinge per dei campus universitari - sentite bene - con corsi di inglese per tutti, quasi dimenticandovi che alcuni di quei ragazzi hanno puntato tutto sulla loro formazione professionale. Anche oggi il presidente Soru non è in aula, ma voi gli riferirete ciò che sto dicendo.

E' vero, ognuno è libero di decidere del proprio futuro, a prescindere dalle proprie convinzioni personali e dalle convinzioni di ogni consigliere regionale sull'importanza di un certo tipo di preparazione culturale, però noi, in qualità di amministratori pubblici, dobbiamo garantire a tutti le stesse opportunità, sia ai ragazzi che vogliono imparare il latino e il greco, sia soprattutto ai ragazzi che invece hanno necessità e voglia di imparare un mestiere. Tagliare le opportunità a priori non è giusto, non è democratico. Credo che sia necessario, quindi, ribadire la necessità di riorganizzare il settore della formazione, ma senza mai calpestare il diritto al lavoro o la professionalità, né tanto meno perdere di vista la realtà. Credo che ogni tanto voi invece l'abbiate proprio persa di vista la realtà, ecco perché seguirò il resto dei lavori di quest'Aula parlamentare con grande curiosità e soprattutto con grande coraggio, lo stesso coraggio che avrete voi nel momento in cui voterete il passaggio all'esame degli articoli di questo maxicollegato che non avreste neanche dovuto proporre a quest'Aula e che, come già qualcun altro ha dimostrato, segue un percorso neanche tanto legittimo.

Seguirò i lavori, dicevo, con quel coraggio che mi costringe a non perdere più tempo con eventuali proposte di emendamenti. Ricordo che in occasione della discussione dell'ultima finanziaria noi abbiamo presentato una valanga di emendamenti. Ne fosse passato uno, Assessore! In quella circostanza domandai: "Ma è possibile che noi siamo così - passatemi il termine - deficienti da non saper fare una sola proposta intelligente da inserire nella finanziaria?" Allora perché continuare a perdere del tempo? Approvatevelo voi, è il vostro maxicollegato, procedete pure. Nella passata tornata elettorale la Sardegna non vi ha dato torto, non vi ha bocciato, il centrosinistra ha vinto. Ben venga, andate avanti su questa strada, probabilmente fra tre anni troveremo l'Isola, non dico allo sfascio, ma quasi completamente distrutta da quelle che sono le vostre idee e soprattutto le vostre proposte.

Chiudo nello stesso modo in cui ho aperto questo mio intervento: degli slogan geniali inseriti nella finanziaria e in questo maxicollegato ne abbiamo abbastanza. Io apprezzo chi si occupa di comunicazione, chi ha delle agenzie di pubblicità ed è capace di suggerire idee simpatiche e geniali, ma questo è un Consiglio regionale dove si producono leggi, non slogan. Gli slogan li lasciamo a un certo tipo di pubblicità, noi non abbiamo bisogno di inserire nel maxicollegato idee geniali. Geniali per modo di dire, un'idea come "Sardegna fatti bella" la considero alquanto sciagurata. Per stanziare 20 milioni di euro in questo maxicollegato, che nelle intenzioni della Regione dovrebbero servire a ridisegnare l'immagine dei paesi e delle città della Sardegna, è stato inventato appunto lo slogan "Sardegna fatti bella". Bastava semplicemente scrivere, in un articolo di legge, che per rivisitare e rimodernare i centri storici dei paesi e altre parti della Sardegna questa Giunta aveva intenzione di mettere a disposizione dei sardi 20 milioni di euro. Tutto qua, semplicissimo!

Un'idea ancora più geniale: la "Fabbrica della creatività"! Assessore, francamente continuo a non capire che cosa significhi, così come non capisco "Sardegna speaks English" o "Sardegna promozione", a cui ho accennato prima. Tante belle idee, tanti begli slogan, credo però che i lavoratori ex lege 42, cioè i lavoratori della formazione professionale, non capiscano la vostra cinica proposta che si chiude con un semplicissimo e troppo facile: "Grazie, signori lavoratori, e arrivederci!"

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa mattina ho percorso la strada che da Olbia porta a Cagliari, attraversando praticamente tutta l'Isola, accompagnato da un sole ammiccante in un cielo ogni tanto velato da nubi, come quelle che ieri hanno, diciamo così, bagnato la Pasquetta, la festa canonica per il ritorno alla natura, con le cosiddette gite fuori porta. Anche noi in Sardegna, come in Lombardia, ci stiamo abituando a fare le gite fuori porta e credo che sia un'ottima abitudine.

Senza dubbio le gite fuori porta sono il primo atto della nuova stagione turistica; una stagione turistica che si affaccia tra perplessità e contraddizioni in un momento senza dubbio difficile per la nostra economia. E' stato un viaggio lungo, reso più leggero da una natura che ancora, grazie a Dio, è ricca di suggestioni pur nell'asprezza di certe sue parti. Viaggiando uno pensa, ed io riflettevo soprattutto su come porre rimedio a vecchi problemi che assillano la nostra regione: il lavoro, la disoccupazione, il tessuto produttivo, quello esistente e quello che noi immaginiamo, quello tradizionale e quello innovativo che questa Giunta vorrebbe che ci fosse. Il riscatto sociale lo si attende ancora, sessant'anni dopo la proclamazione dell'autonomia. L'occasione per provarci, quella occasione che sembrava fiorire dopo che è stata debellata la malaria, l'atto principale della programmazione, cioè il piano di rinascita, sia il primo che il secondo, non è riuscito a coglierla.

Riflettevo, dicevo, sulla bellezza del paesaggio per comprendere se e sino a qual punto quella bellezza è anche ricchezza, se le distese disabitate, i pascoli spesso sterili, le popolazioni disperse su un territorio vasto e spesso in fuga verso le coste siano ingredienti da mettere a punto per creare la ricetta per lo sviluppo e se tutto ciò abbia un sapore gradevole e serva a qualcosa, perché se non serve, signor Presidente, è inutile. Mi domandavo se esistono prospettive concrete fuori del turismo d'élite della Gallura, di quel benessere che dura tre o quattro mesi all'anno, del record di ricchezza concentrata su un'area abbastanza vasta, ma non diffusa, i cui effetti si apprezzano su un ampio raggio, che è quello dell'indotto; un mercato, insomma, a due velocità, tra il turismo che fa cassa e quello che in prevalenza consuma servizi, alla ricerca di un modello di equilibrio che consenta di non creare disparità e storture. Allora mi domandavo: è meglio l'uguaglianza o la libertà? Meglio i poli d'eccellenza e l'eterno conflitto con le aree periferiche che in quel benessere intingono, come si suol dire, il biscottino? Insomma, questo modello è da coltivare o da frenare? Poi mi sono ritrovato nella strada che tocca il distretto industriale del marmo di Siniscola, un distretto in declino come per tutti i lapidei sardi, fortemente minacciati dalla concorrenza orientale. Anche il nostro granito, autentica garanzia di qualità, lo si esporta sempre meno. La strada poi sale verso Nuoro e ridiscende verso la grande occasione mancata della Sardegna centrale, l'industria che vacilla e ripiega le ali perché non bastano né intese né accordi a risollevarla senza un progetto vero di qualità e senza mercato. Si affollano pensieri e timori che quell'area sia carica di tensioni sociali, sino a minacciare la tenuta delle istituzioni, come spesso ci ricorda il nostro collega e amico Vincenzo Floris, da vecchio sindacalista.

Ottana, come tutti sapete, è stata un fallimento: primo, perché non è mai decollata, secondo i programmi degli anni sessanta, quando si costruiva il mito dell'industria; secondo, perché quel poco che c'era l'abbiamo in parte perduto; terzo, perché quel poco che è rimasto non è garanzia più per nessuno, nemmeno per chi spera in un atto di resipiscenza dello Stato, che ha debiti vecchi e mai pagati. Senza un modello di sviluppo credile e plausibile sul mercato senza dubbio non ci sono e non ci saranno mai prospettive.

Poi sono arrivato nell'isola felice dell'Oristanese e di parte del Campidano, zona irrigua, dove però i costi dell'acqua, che sono saliti alle stelle, basterebbero da soli a far inaridire i raccolti più della siccità, perché prosciugano le tasche degli agricoltori e li spingono nell'abbraccio mortale delle banche. Noi che siamo in quest'Aula sappiamo quale sia questo abbraccio mortale e uno come me, che partecipa alle riunioni della Commissione agricoltura, lo sa ancora di più, perché quasi settimanalmente vengono auditi agricoltori strozzati dai debiti. L'agricoltura sarda prima solleva il capo, ricca di tradizioni e senza dubbio di potenzialità, ma poi lo ripiega non essendo difesa dalle istituzioni, tra le quali senza dubbio ci sono gli enti tecnici di assistenza, e minaccia di perdere settori importanti, l'ultimo dei quali, lo leggevo sabato sui giornali, è quello delle fragole, il cosiddetto oro rosso di Arborea. Alla fine, fortunatamente o sfortunatamente per voi, che dovete ascoltarmi, sono arrivato a Cagliari, la cui area metropolitana presenta tutti i vizi del caso, i vizi dei grandi centri di attrazione rispetto a un hinterland senza dubbio indebolito, l'eterno dilemma della città col mare, le prospettive non ancora puntualizzate del mercato interno del Mediterraneo, che dal 2010 può riservare un nuovo ruolo economico di riferimento, ma per il quale occorre attrezzarsi per tempo e per modo, per tenere a bada una concorrenza che sarà forte e decisa. E togliamoci dalla testa che nel mercato globale si facciano sconti o si riconoscano primogeniture commerciali. Io credo che dai Fenici in poi la Sardegna non abbia mai avuto sconti.

Ho fatto questo lungo excursus, signor Presidente, per analizzare quelli che sono i quattro nodi principali della Sardegna: il turismo, l'industria, l'agricoltura e i servizi. Vi avrò stancato, ma sono arrivato alla conclusione. Quattro comparti di una possibile robusta economia che invece devono misurarsi, giorno per giorno, con competitor senza dubbio agguerriti. Davvero credo che sia il momento di uscire allo scoperto e di definire quei programmi che ancora non sono chiari. Sardegna bella, ricca di natura, che rende lieve anche un lungo viaggio, ma tutto questo può bastare?

Queste riflessioni facevo mentre mi avvicinavo a Cagliari e pensavo soprattutto a quello che sarebbe successo in Aula: una lunga discussione sul maxicollegato alla finanziaria, documento complesso di per sé e per la materia trattata, al quale è affidata una parte della rinascita, grande o piccola non so, non ci sono i numeri ad aiutarci nel giudizio complessivo. Speriamo non sia come il primo e il secondo piano di rinascita. E' un maxicollegato dalla intelaiatura grossa, contenente alcune iniziative senza dubbio coraggiose, altre timide, comunque questo maxicollegato non può restare da solo, nel senso che deve essere assecondato da politiche di settore, perché altrimenti lo sforzo rischia di esaurirsi in ambiti ristretti, alimentando fiammelle e non fuochi, speranze e non certezze, che semmai esistono nella crescita dell'economia e, di pari passo, di una società come la nostra.

Questo affermo in coscienza, ritenendo che il Consiglio abbia il dovere di esprimersi compiutamente su alcune prospettive di sviluppo, sciogliendo alcuni dubbi che francamente mi assalgono. Mi domando, per esempio, in che modo la difesa dell'ambiente, saggia e apprezzata preoccupazione della Giunta, possa tradursi in fatturato, in occupazione e quindi in benessere. Alcune cose del maxicollegato sono pronto a sottoscriverle subito, come la ridefinizione dell'autonomia finanziaria della Regione, la necessità di risolvere il contenzioso con lo Stato, ottenendo subito quel che ci spetta a termini di Statuto e intervenendo anche per il pregresso, sapendo che sarà senza dubbio un logorante braccio di ferro, ma la questione della certezza del credito, finanziaria e morale, non può assolutamente distoglierci da altri problemi. Del resto Giunta e maggioranza percorrono una strada obbligata, quella di una provvista che è insufficiente a mettere in moto alcuni fattori economici e quella del risanamento della spesa pubblica che condiziona qualsiasi prospettiva di sviluppo. Sono due facce della stessa medaglia strettamente interconnesse tra loro e per questo è importante varare l'Agenzia regionale delle entrate, che è uno strumento di sostegno alla politica, di monitoraggio dei flussi, di rendiconto quasi quotidiano del tormentato rapporto con lo Stato; strumento assai utile anche nella querelle su IVA e IRPEF, la cui enfasi, suscitata dal presidente Soru, non va persa per la via, ammesso che sulla via si incontrino iniziali ritardi o parziali insuccessi.

Più cauti andiamo invece su altre iniziative: la fiscalità aggiuntiva sulle plusvalenze delle seconde case, sulle abitazioni turistiche, sugli aerei da diporto e sulle imbarcazioni, termometro di un indiscusso benessere, ma strumento di grande utilità per il marketing del turismo riferito al jet set. Chiarisco che le nostre perplessità derivano in larga misura dal non conoscere le previsioni di introito, non certo dalla volontà di costituire un fondo perequativo per la coesione territoriale.

In fondo a questo maxicollegato, frutto di ingegneria finanziaria, senza dubbio, e di intelligenza economica da parte dell'Assessore della programmazione, io mi permetto di dire che manca, secondo me, la spinta decisiva dei numeri. Le stesse disposizioni per favorire lo sviluppo economico, come recita il Capo II, contengono una serie di iniziative che attendono senza dubbio un collaudo indispensabile. La Giunta avverte il problema di tutelare le produzioni locali e affida a un'agenzia prevalentemente tecnica, "Sardegna Promozione", il compito di favorire la penetrazione dei mercati. Nella sostanza il discorso è corretto, perché alla Regione spetta la promozione; il problema, temo, si porrà quando si dovrà entrare nella fase di analisi dei mercati e delle misure per la commercializzazione, in cui va salvaguardata la tipicità dei prodotti e la capacità di ogni singolo imprenditore. Voglio dire che deve esistere, a monte, un'adeguata azione di supporto e di informazione al mercato per orientare meglio la produzione, tutti aspetti che ancora, chiaramente, non ci sono chiari.

Considero pertanto il maxicollegato l'indispensabile avvio di un progetto riformatore. Questo era il nostro intendimento e questo credo sia l'intendimento della Giunta e del Consiglio nella sua interezza. A questo provvedimento, ripeto, devono seguire altri atti sostanziali, per tradurre in azione di governo riforme e programmi ad esso collegati.

Sottolineo senza dubbio il buon lavoro della terza Commissione, e qui mi fermo, ripromettendomi di riprendere la parola quando il dibattito entrerà nello specifico. Per il momento esprimo consenso a quella che è stata chiamata la manovra bis; ci sono luci e ombre, ma è un grande progetto e in questo grande progetto sinceramente vedo più luci che ombre. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, ho avuto modo, già in sede di pregiudiziale, di far presenti al Presidente del Consiglio le motivazioni per cui riteniamo questo provvedimento illegittimo, e dirò che mi sono anche procurato la lettera (protocollo numero 5152 del 21.12.2000) con cui, in qualità di Presidente della Regione, ho trasmesso al Consiglio regionale i provvedimenti collegati alla manovra finanziaria del 2000, concernenti "Contributi alle organizzazioni dei sardi nel mondo" e "Disciplina delle attività di spettacolo in Sardegna". Detti disegni di legge sono stati adottati dalla Giunta regionale nella seduta del 19 dicembre 2000, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, d'intesa con l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e con l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Questo per dire che il comportamento mi pare sia stato ineccepibile, poi il fatto che il Consiglio abbia appositamente approvato un suo ordine del giorno è altra cosa, è altra storia.

Vorrei riprendere, comunque, signor Presidente, il discorso laddove era stato sospeso al momento della discussione dell'ordine del giorno dal quale trae origine il provvedimento che è oggi alla nostra attenzione. Peraltro da quel giorno ad oggi sono passati più di due mesi; dal 17 febbraio 2006 sono trascorsi sessanta giorni di silenzio assoluto in questa Assemblea, di vuoto totale, nonostante premessero e premano problemi vitali per la Sardegna sotto il profilo istituzionale, economico e sociale, problemi che, a quanto pare, poco o niente preoccupano questa maggioranza, la Giunta e il Presidente della Regione. Così è stato, d'altra parte, per l'inizio di questo 2006, se è vero, come è vero, che al di là delle sgridate del Presidente in Consiglio ad oggi sono passate soltanto due leggi importanti, la finanziaria e il bilancio, che sono state approvate e promulgate. Mi si obietterà che sono i tempi cadenzati dalla sessione di bilancio. E' giusto, ma il grave è che siamo ancora, dopo quattro mesi, alla sessione di bilancio, perché proprio da quella coda oggi ripartiamo, una coda dura da scuoiare perché le questioni non solo formali, ma di merito, sono ancora tutte in piedi come un macigno.

Dicevamo allora, e lo ripetiamo con maggiore convinzione oggi, che siamo in presenza di provvedimenti non congrui sotto il profilo politico, illegittimi sotto il profilo procedimentale; provvedimenti non congrui sotto il profilo politico perché le tematiche di cui dobbiamo occuparci sono numerose, complesse e andrebbero affrontate in maniera non episodica, più sistematica, al di fuori di spinte emotive e irrazionali che mettono a repentaglio la stessa credibilità di questa Assemblea. L'attività legislativa, gli studi preparatori, tutto l'iter di approvazione, la deliberazione di approvazione delle leggi è l'attività più importante di questa Assemblea regionale. L'iter di approvazione della legge richiederebbe un impegno approfondito e complesso, lungo la strada maestra tracciata dalle norme regolamentari. L'Assemblea, in tutte le sue componenti, singole e organizzate, prima di approvare qualsiasi legge dovrebbe poter analizzare, con alto senso di responsabilità, tutti gli aspetti del provvedimento, verificandone non solo la veridicità giuridica, ma soprattutto la fattibilità in termini di attuabilità e di opportunità.

Noi non siamo, quindi, cari colleghi, alla ricerca della verità. Noi, in quest'Aula, siamo alla ricerca della novità, le stesse cose che dice il Presidente della Regione, il quale afferma: "Io, Presidente della Regione, non sono legato a voi e a questa Assemblea, non sono legato a niente; sono legato a un programma, quello che ho mandato avanti, che ho presentato agli elettori, i quali mi giudicheranno, dopo cinque anni, a seconda di quello che ho realizzato o non ho realizzato". Vi sembra un ragionamento da farsi? Abbiamo visto, nella campagna elettorale nazionale che si è appena conclusa, che né Prodi né Berlusconi conoscevano quello che era scritto nei loro programmi, e volete che un cittadino sardo sia andato a leggere il programma del presidente Soru, programma che egli stesso non ha letto, dato che molte volte ha dimostrato di non ricordare quello che c'era scritto? Qualcosa non funziona ed è evidente che noi dobbiamo porvi rimedio prima che i danni siano incalcolabili.

Questo è solo un aspetto della congruità politica, che non è dato riscontrare in questo cosiddetto maxicollegato, un provvedimento onnicomprensivo, Assessore, contenente norme le più disparate e contorte, privo di quella ratio di omogeneità e di completezza che ogni materia trattata meriterebbe di avere, deve avere. La legge, inoltre, nella fase di gestazione deve essere elaborata tenendo conto del quadro legislativo esistente, dal quale non può prescindere, con il quale deve essere coordinato per evitare sovrapposizioni - come sta avvenendo - e il mantenimento di norme contrastanti soprattutto all'interno del quadro complessivo delle competenze legislative. Non si dovrebbe altresì derogare al principio fondamentale della completezza della norma, ovvero all'obiettivo che la legge regoli nel modo più completo una materia o un settore. Non è ammissibile che una legge si limiti a contenere solo enunciazioni vaghe o semplici dichiarazioni di intenti. Il provvedimento omnibus noi l'abbiamo respinto, come Consiglio regionale, in tanti anni di autonomia. Ora questo tipo di provvedimento è ritornato, è quello al nostro esame che tratta in maniera episodica e superficiale le varie materie, privo di un filo logico, in palese contrasto con i principi della legge di contabilità. Si qualifica come una mera elencazione di intenti, mancano totalmente o sono assolutamente insufficienti le indicazioni delle procedure di attuazione e i rapporti con la complessiva legislazione sulle materie trattate. Così è stato per la finanziaria 2006, così è per questo maxicollegato che si porta appresso il peccato d'origine aggravato dal fatto che per esso sono state previste discutibili procedure che hanno in maniera ingiustificabile pesantemente limitato il ruolo e le prerogative del Consiglio regionale. Di più: ci troviamo di fronte a una serie affastellata di articoli e di previsioni le più disparate, del tutto insufficienti dal punto di vista dei contenuti sostanziali e delle procedure attuative, con una delega in bianco alla Giunta regionale, che di fatto esautorano il Consiglio delle proprie prerogative statutarie e regolamentari, sempre più ridotto a fungere da semplice notaio di decisioni prese da altri, in altre sedi, che mortificano il ruolo e la funzione dell'Assemblea elettiva, che è e rimane la massima rappresentanza del popolo sardo.

E' chiaro che chiediamo protezione e diciamo al Presidente del Consiglio che così non si può andare avanti. I danni di questa visione della politica e della Regione stanno purtroppo emergendo e il complesso della società sarda ne sta pagando le conseguenze. A questa concezione elitaria, monoteista, dell'io, che nasce da un malinteso concetto del rapporto fiduciario tra elettore ed eletto occorre, evidentemente, porre un freno prima che sia troppo tardi, prima che i danni, i cui effetti giorno dopo giorno stanno esplodendo in ogni angolo della Sardegna, diventino irreparabili. Il Consiglio regionale, questa Assemblea, le forze politiche, noi consiglieri regionali in primo luogo ne abbiamo la facoltà e soprattutto - mi consenta il presidente Soru - anche la capacità. Le proposte in campo sono tante, tutte percorribili coinvolgendo l'intera comunità isolana, a cominciare dalla legge statutaria e dalla legge elettorale che dovremo discutere in questo Consiglio fra poco. E allora occorre fare presto, ma occorre tornare alla democrazia partecipata, smantellando i centri di potere che, Assessore, si stanno creando e dei quali anche in questo maxicollegato abbiamo significativi esempi. E per conseguire questi obiettivi chi detiene il potere non ha nemmeno rispetto degli indispensabili e irrinunciabili requisiti fondamentali del procedimento. E' il secondo punto alla base del ragionamento iniziale, quando tutti abbiamo avvertito di essere in presenza di provvedimenti non congrui sotto il profilo politico - e l'abbiamo ampiamente sintetizzato e dimostrato - e illegittimi sotto il profilo del procedimento.

A questi due elementi, onorevoli colleghi, che abbiamo posto a fondamento del ragionamento che abbiamo sviluppato tutti quanti, se ne aggiunge un terzo, fresco di giornata. Presidente, fresco di giornata! Direi che fa riemergere con prepotenza una vera e propria emergenza democratica, mandata scientificamente nel dimenticatoio per certi comportamenti messi in campo dalla Giunta regionale e sui quali preoccupa l'acquiescenza manifesta della maggioranza, che in passato è sempre stata in prima linea - dobbiamo darne atto - nelle battaglie di principio e di rispetto delle prerogative dell'Assemblea nel suo complesso e dei singoli consiglieri. Cioè, non bastava il disegno di legge numero 204, inserito nell'ordine del giorno e da collegare alla manovra finanziaria, nonostante non esistesse nemmeno il testo che consentisse, se approvato, di attuare il Piano paesaggistico regionale, quindi uno strumento giuridicamente minato all'origine in quanto fondato su discipline inesistenti. Non bastava questo: venerdì scorso, ci è stato annunciato a mezzo stampa - quasi a voler mortificare il Consiglio e i singoli consiglieri regionali, i Gruppi e le forze politiche - che la Giunta regionale ha approvato un nuovo maxiemendamento per inserire di forza nel maxicollegato l'istituzione dell'Autorità di gestione complessiva dei rifiuti solidi urbani, collegandola all'Autorità d'ambito del sistema idrico, creando così un mostro bifronte che, con il pretesto di razionalizzare i servizi e di affidarne la gestione agli enti locali, di fatto determinerà aggravi di tariffe, centri di potere, clientele inaccettabili anche da parte della stessa maggioranza che si diletta in proclami, come quello che viene da parte dell'UDEUR e del Capogruppo D.S., ma non trova la forza di opporsi a posizioni che alla fine saranno di danno irreversibile per la Sardegna e i sardi.

Forse un po' di colpa l'abbiamo anche noi, ma mi volete dire a che cosa servono gli enti locali? I comuni cosa rappresentano oggi? Nei comuni e negli altri enti locali personaggi che non sono più nemmeno consiglieri comunali da un anno ricoprono incarichi di responsabilità rilevanti nell'assemblea e nell'organismo di gestione dell'Autorità d'ambito! Ma cosa stiamo delegando e a chi stiamo delegando? A questi personaggi volete affidare anche il governo dell'ambiente, il piano regionale di gestione dei rifiuti? Non è solo questo aspetto che preoccupa, ma anche il modo con il quale la Giunta regionale, il Presidente e l'Assessore vogliono conseguire il loro obiettivo. Questa è una partita troppo importante perché possa essere affrontata e definita con un colpo di mano come quello che ci è stato annunciato e al quale cercheremo di opporci con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Anche su questo, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo presentato degli emendamenti, perché se vale per l'uno vale anche per l'altro. Questo maxicollegato diventerà veramente un qualcosa di cui parleranno i nostri posteri, perché ogni cosa che si innova in Consiglio regionale poi rimane, poi è oggetto di studio da parte di studenti, che chiedono: "Chi presiedeva l'Assemblea? Ma come mai si è...?" Ogni innovazione, pertanto, dobbiamo accertarla con prudenza. Su questo il Presidente del Consiglio è chiamato a essere garante delle prerogative istituzionali, come pure sugli argomenti del collegato che abbiamo ampiamente dimostrato non essere conformi alle regole della democrazia parlamentare, di cui abbiamo sempre chiesto e chiediamo il rispetto da parte di tutti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, onorevole colleghi, riprendiamo il dibattito in Aula su uno dei collegati alla finanziaria all'indomani di una consultazione elettorale che è stata definita forse la più importante dal 1948 a oggi; una consultazione elettorale i cui esiti sono messi costantemente in dubbio e le innovazioni colgono in ogni parte e ad ogni livello. Avremmo voluto già oggi conoscere l'esito di quella consultazione, formalmente, con un riconoscimento da parte dello schieramento perdente della vittoria dell'altro. Le consultazioni elettorali servono anche per raccontare qual è la realtà, se è una realtà in movimento, se cambiano alcuni rapporti politici, se cambia il rapporto tra politica e società, qual è il gradimento delle iniziative da parte dell'uno o dell'altro schieramento, da parte delle singole forze politiche. E all'indomani del voto tutti sviluppano i propri ragionamenti, le proprie valutazioni. Io credo che questo tipo di esercizio sia utile, utilissimo, anche oggi che dobbiamo affrontare una discussione importante, e che aiuti poi a prendere decisioni migliori.

Il collegato alla finanziaria che stiamo discutendo, per esempio, arriva alla valutazione dell'Aula dopo essere passato attraverso una formula di esame in Commissione che, a mio modesto avviso, non ha consentito i migliori approfondimenti, perché alcuni articoli contengono materie proprie di una Commissione che sono state trattate da un'altra Commissione. Questo problema si riverbera inevitabilmente sull'esito, sulla qualità della disposizione legislativa, sulla sua capacità di essere efficace. Mi viene in mente il primo articolo di questo collegato, che sicuramente è importante, e che riguarda l'istituzione dell'Agenzia delle entrate. L'Agenzia delle entrate è una struttura regionale; la competenza sull'ordinamento dei suoi uffici è della prima Commissione consiliare, la quale non ha avuto la possibilità di esaminare questo testo e neppure le modalità di accesso a questa Agenzia da parte del personale che deve essere ad essa attribuito, ma questo varrebbe anche per le modalità concorsuali previste per il personale a tempo indeterminato del BIC Sardegna e per altre situazioni. Se io dovessi fare un ragionamento - che mi esercito a fare con grande rispetto per tutti, anche per coloro che responsabilmente hanno assunto la decisione di affidare questo provvedimento alla competenza della Commissione bilancio - sul merito della legge, direi che prevalentemente essa avrebbe dovuto essere esaminata dalla prima Commissione, quella che si occupa di autonomia e ordinamento.

Questo ragionamento lo possiamo collegare poi ai rapporti politici, ai rapporti tra società e politica e alle valutazioni che si fanno all'indomani delle consultazioni elettorali, per dire che noi non prendiamo il risultato elettorale come una promozione; prendiamo questo risultato come espressione di fiducia manifestata dal popolo sardo ancora una volta a sinistra. Quattro senatori su cinque sono espressione di partiti di sinistra: dai Democratici di Sinistra, ai Comunisti Italiani, ai Verdi, a Rifondazione Comunista. E la crescita elettorale rilevante, anche del mio partito, non è priva di critica verso una certa gestione delle questioni regionali. E' una crescita che è allo stesso tempo una nuova apertura di credito per l'Unione e una richiesta di attenzione attorno a temi importanti sul piano delle politiche del lavoro e delle politiche sociali, e anche sul piano dell'equilibrio delle responsabilità di governo. Spesso mi capita di sentire: "Ma Rifondazione Comunista che cosa farà? Sarà leale?" Ogni volta che Rifondazione Comunista consente all'Unione, allo schieramento democratico, di vincere le elezioni, come per esempio questa volta a livello nazionale, e lo consente attraverso un lavoro importante e significativo che parte dal congresso di Venezia e dalla scelta di stare nello schieramento democratico e di battere le destre, ci si pone il dubbio sulla sua lealtà? Io credo che questo partito, che si ritrova in una Giunta per undici tredicesimi composta dall'Ulivo, che non ha cariche importanti né nella massima Assemblea istituzionale né nelle Aziende sanitarie locali o negli enti locali, dove pure sostiene i sindaci e i presidenti di provincia di altri partiti, sia leale e chieda anch'esso lealtà per le cose che intende rappresentare.

Questo collegato, ripeto, parte da alcuni limiti di valutazione. E' stato via via ulteriormente integrato, forse anche migliorato nella discussione in Commissione, anche nelle Commissioni in seduta congiunta, ma lascia aperte alcune grandi questioni che sono state sollevate nella discussione in Commissione. Prima questione: il precariato. Noi abbiamo la necessità di affrontare questo tema, di affrontarlo in modo organico. E' previsto nella legge sui servizi per l'impiego che negli atti di programmazione generale la Regione provveda a definire strumenti operativi, misure e risorse finanziarie da porre in campo finalizzate al superamento della condizione di precarietà dei lavoratori, alla lotta alla precarietà del lavoro. Noi riteniamo che questo debba essere fatto già nel prossimo DPEF e quindi che questo documento debba avere come allegato un piano di contrasto al precariato e alla precarietà delle condizioni di vita dei lavoratori. Pensiamo al Piano straordinario per il lavoro, che è stato colpito dalla Giunta in contrasto a questo partito e a questa posizione politica, e per il quale era stato mantenuto lo stanziamento di 30 milioni di euro per ogni anno dell'ultimo triennio (2005-2006-2007). Nel 2006, quella minima disponibilità rimasta, quei 30 milioni di euro, non possono essere orientati al completamento di opere pubbliche in corso di realizzazione, come recita la finanziaria. Quindi il relativo articolo deve essere corretto e riportato al contenuto originario, e comunque quelle risorse devono essere destinate a politiche del lavoro chiaramente finalizzate a una maggiore occupazione.

Ci sono i temi dell'agricoltura che sono trattati in modo tiepido, che ancora rimangono aperti, come quello dell'indebitamento, e c'è il problema della gestione di grandi partite. Prima si parlava dei rifiuti, io dico che anche per quanto riguarda l'acqua sono rimaste aperte diverse questioni. Oggi abbiamo un soggetto gestore che autonomina i propri amministratori fino al 2008. Cioè, il commissario dell'ESAF, che doveva essere straordinario e temporaneo, fino al 2008 si è conservato il posto nella gestione di Abbanoa, e tutto questo senza che se ne sappia nulla, senza che se ne discuta. Non so chi ne abbia discusso nella maggioranza, il mio partito no, e credo che questo sia sbagliato. Se poi gli vogliamo dare anche, attraverso l'Autorità d'ambito, la gestione dei rifiuti urbani allora stiamo sommando questioni essenziali che riguardano i beni comuni e i servizi che il cittadino paga in aggiunta e che obbligano alla riflessione. Obbligano alla riflessione la maggioranza con i partiti e con le loro vere rappresentanze, perché il voto ha detto che così bisogna fare, così fa a livello nazionale l'Unione e così deve fare anche a livello locale, partendo dal presupposto che non va assolutamente ripetuta alcuna esperienza del centrosinistra che sia giudicata dai propri elettori come un'esperienza fallimentare, come un'esperienza che contrasta con le finalità che l'hanno determinata, come un'esperienza che si riduce al governo di una sola formazione politica, anche se fosse costituita da un'aggregazione di più forze politiche, o di una sola persona. Io ebbi modo di parlare - l'Assessore della programmazione lo ricorderà - nella discussione della finanziaria dell'anno scorso, della necessità di attuare politiche del lavoro volte a contrastare effettivamente la povertà. Fra l'altro, rammento in proposito, anche al Presidente del Consiglio, al quale mi rivolgo, la richiesta dei proponenti la legge sul reddito di cittadinanza dei termini per l'esame in Aula. Noi avevamo chiesto, ai sensi dell'articolo 100, che si esaminasse il testo sul reddito di cittadinanza che è stato proposto insieme ad altri colleghi della maggioranza.

Dicevo, contrasto alla povertà e politiche del lavoro. Si era detto, in quella circostanza, che rispetto ai problemi che riguardano l'approvvigionamento finanziario, che sono trattati nel collegato, noi avremmo dovuto, così come il nostro schieramento politico complessivamente si è impegnato a fare anche a livello nazionale, impegnarci per ridurre i costi contribuivi e assicurativi sul lavoro e favorire un incremento delle retribuzioni a favore dei lavoratori. Attraverso che cosa? Attraverso il contrasto all'evasione fiscale, poi andrebbero aggiunte anche altre misure. Tra le competenze statutarie, la Regione ha anche quella di indicare agli uffici dello Stato, entro il 31 dicembre di ogni anno, gli ambiti di intervento per combattere l'evasione fiscale. Noi istituiamo l'Agenzia delle entrate, ma nel primo articolo della legge istitutiva purtroppo manca questo riferimento allo Statuto. Bisogna dunque introdurlo, cioè bisogna fare in modo che l'Agenzia delle entrate abbia anche una funzione di individuazione delle sacche di evasione e di elusione e di contrasto a quelle stesse sacche, e le risorse che si recuperano devono essere finalizzate. A che cosa? Non basta la riduzione del debito; il debito non l'hanno creato le classi lavoratrici di questa regione. Il debito di questa regione non l'hanno creato i poveri, l'hanno creato i ricchi! E noi dobbiamo utilizzare le risorse che recupereremo dalla lotta all'evasione fiscale dei ricchi perché ci sia un riequilibrio, perché ci sia una ridistribuzione del reddito. Quindi tutto ciò che viene attinto in quel modo deve essere destinato a sostenere e a finanziare le politiche del lavoro e le politiche di contrasto alla povertà.

Ci sono grandi problemi sul terreno del precariato; ce li abbiamo anche in casa: la Regione ha prodotto precariato, l'ha prodotto e lo produce, perché mentre noi parliamo fioccano le convenzioni a vario titolo, in vari Assessorati, e rispetto a varie materie. E i CO.CO.CO., i CO.CO.PRO. e via dicendo proliferano. Noi dovremmo dire: "Basta!" Dovremmo dire che non esiste più la possibilità di fare contratti atipici. Dovremmo dire: "E' la pubblica amministrazione che assume le professionalità che le servono per far fronte alle esigenze di governo della regione, ai gravi problemi che essa lamenta". Dovremmo quindi bloccare questo percorso scrivendo proprio in questo collegato: "Alla Regione non si assume più nessuno con contratto atipico. Per le selezioni a tempo determinato si procede attraverso le norme previste dalla legge 31", e così via. E siccome ben sappiamo che invece non è così, forse abbiamo l'occasione di dire che d'ora in poi dovrà essere così, introducendo una disposizione. Questo ci consentirà anche di rimediare alle condizioni e alle situazioni che si sono verificate in questi anni. C'è tanto personale che, a vario titolo, continua a lavorare in Regione e che, in molti casi, è stato selezionato e anche pluriselezionato, avendo superato più selezioni. E' anche personale di qualità, che ha il titolo di laurea, le specializzazioni, ha tutto e sta nel sistema degli enti. In Abbanoa ci sono dei precari e io dico che per un consiglio di amministrazione che si autoproroga fino al 2008 almeno lo stesso trattamento al personale precario noi glielo dobbiamo riservare, altrimenti facciamo due pesi e due misure: c'è chi si riunisce una volta e decide di autoprorogarsii fino al 2008 e chi invece non ha quella fortuna, quella possibilità e si ritrova mezzo alla strada! Tra l'altro questa proroga - lo sottolineo - è stata decisa in assenza di qualsiasi manifestazione di volontà da parte dell'Autorità d'ambito, cioè in assenza di qualsiasi dimostrazione di assenso da parte dell'organo preposto al governo di quel soggetto gestore. Anzi aggiungo che, per quel che ne so e per ciò che egli stesso ha dichiarato, il Presidente dell'Autorità d'ambito in carica era assolutamente contrario a quella proroga.

Noi dobbiamo quindi cogliere l'importante occasione di questo collegato per segnare una differenza tra ciò che è stato in questi due anni, che ha prodotto cose interessanti, ma ha anche prodotto squilibri, squilibri nei rapporti politici, e ciò che deve avvenire da oggi fino alla fine della legislatura: il recupero di questi squilibri, l'approfondimento della discussione, l'individuazione della sede di discussione secondo l'ambito di competenza, la sostanza e il merito delle questioni da affrontare. Così facendo si dimostreranno utili anche questo collegato e soprattutto i prossimi appuntamenti in materia di riforma istituzionale, di organizzazione degli strumenti di intervento economico, di organizzazione degli strumenti di sostegno ai settori produttivi e al sistema della cultura. Anche per quanto riguarda la cultura, noi abbiamo passato la campagna elettorale dicendo: "Il nuovo bacino occupazionale e la cultura sono i beni culturali", dopo di che tagliamo i fondi e mandiamo in mezzo alla strada le cooperative che stanno lavorando attorno al recupero, alla valorizzazione e alla promozione dei nostri beni culturali e archeologici, dei nostri beni librari e quant'altro. E poi troviamo un sistema di bandi per l'assegnazione di quelle attività con una riduzione del relativo fondo, che manderà sulla strada buona parte delle cooperative che noi abbiamo sostenuto per svolgere quel tipo di attività! E non basta salvarne un pezzo, che è quello più politicamente protetto, che proteggo anch'io! Bisogna salvarle tutte! Le risorse ci sono e questo collegato serve a questo fine, ma serve se ha una ricaduta vera sulle persone, sulle fasce sociali che hanno e meritano la nostra attenzione.

Non funziona mai questo sistema elettronico!

PRESIDENTE. Non si vede l'indicazione sul tabellone perché lei non ha inserito la scheda, onorevole Uras.

URAS (R.C.). Di questo problema ne parleremo nel Collegio dei Questori.

PRESIDENTE. Bene, siamo soddisfatti di questa azione del Collegio dei Questori!

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, credo che il disegno di legge numero 216, definito comunemente maxicollegato alla finanziaria, ponga tanti motivi di discussione e anche chi mi ha appena preceduto evidenziava quanta discordanza ci sia tra il testo di questo disegno di legge e le volontà politiche che si conoscevano prima dell'esito della competizione elettorale per il rinnovo del Parlamento. Devo dire che in questo maxicollegato sono state ricondotte tutte quelle norme che lei stesso, signor Presidente del Consiglio, aveva provveduto a stralciare dalla finanziaria. Forse il monito che in quel momento veniva espresso non è servito ai fini del rispetto di quelli che sono i ruoli del Consiglio e della Giunta, tant'è che non solo sono rientrati in questo maxicollegato tanti temi estrusi, ma fino all'ultimo momento, nel corso dell'esame in Commissione, anche la Giunta si è cimentata nel proporre quanto di più variabile potesse esservi contenuto. E infatti i temi inseriti, in questi 23 articoli, sono rispondenti a quelli ripresi dal collega Uras, che arditamente ha rivolto un monito alla maggioranza, ponendo in discussione il fatto che le leggi che si portano avanti in questo Consiglio non siano uguali per tutti - così l'ho voluto sintetizzare - ovvero che in questo consesso non si legifera sui temi di interesse generale, ma si tende a legiferare per interessi specifici. Il monito che ha inteso rivolgere poc'anzi il collega Uras alla maggioranza mi è sembrato più che altro una tirata d'orecchie per le scelte politiche che nei contenuti non corrispondono a ciò che si dice di voler portare avanti. Sembra che tra le pieghe di questo maxicollegato, così come tra le pieghe della finanziaria, si perseguano interessi specifici più che gli interessi della nostra Isola e della nostra gente.

Io condivido, sostanzialmente, queste affermazioni perché davvero a me non sembra che il Consiglio regionale ad oggi si sia posto il tema dell'interesse generale. Qui, volta per volta, più che promuovere iniziative di legge che andassero incontro alla soluzione dei problemi, si è inteso promuovere leggi che andassero contro qualcosa o qualcuno. E' una scelta demagogica che il Presidente ha preteso fosse portata avanti in questo maxicollegato alla finanziaria. Davvero, cogliendo un'espressione usata dal collega Uras, qui si intende applicare nuove norme, ma contro chi? Contro i ricchi, peraltro responsabili dell'indebitamento della Sardegna! Sono queste sono le strategie politiche che animano questa maggioranza? Davvero si pensa che in questo Consiglio si possano fare leggi ispirandosi a questi principi?

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue CONTU.) O non si pensa invece che la Sardegna debba diventare tutta più ricca perché sparisca davvero la povertà? Vogliamo tornare indietro di secoli o vogliamo andare avanti per portare la Sardegna verso il progresso e verso la creazione di condizioni di nuova ricchezza di cui possano fruire tutti i cittadini? O si pensa che qui noi possiamo continuare ad ascoltare argomentazioni e proposte di questo genere?

Io sono convinto, colleghi, che la volontà dei padri costituenti, nel dare uno Statuto speciale alla Regione sarda, fosse quella di privilegiare le specificità della nostra Isola, di promuovere l'interesse di tutti per la nostra terra. Ma in ciò che è stato affermato non intravedo assolutamente la volontà di perseguire l'obiettivo di garantire ai nostri concittadini non solo leggi buone, ma leggi che soddisfino l'interesse di tutti, che rispondano a tutti allo stesso modo e nello stesso momento. Se è vero che anche la Regione sarda ha prodotto e continua a produrre tuttora precariato nel mondo del lavoro, è chiaro che l'indirizzo va corretto, che la barra va riportata verso obiettivi che non contemplino ancora la tutela chi all'atto pratico ha prodotto o continuerebbe a produrre lavoro precario. Certamente il collega Uras ci troverà accanto a lui nella battaglia per l'eliminazione del precariato e soprattutto della disoccupazione, essendo la nostra posizione contrapposta alla realizzazione di nuova disoccupazione. E' questa eventualità che ci preoccupa, perché quando andiamo a verificare il contenuto del maxicollegato troviamo che nei confronti della formazione professionale è stata assunta una posizione pilatesca, sia nel prevedere l'accompagnamento verso la pensione e il pensionamento di una quota minima di questi lavoratori, sia soprattutto nel voler cancellare il sistema della formazione professionale, negando un diritto a nostri concittadini, a una delle fasce deboli della società, quella dei giovani! Si nega loro il diritto di potersi professionalizzare, di potersi creare un futuro, un diritto che gli sarebbe garantito anche da quella riforma Moratti che voi continuate a criticare e che invece potrebbe esplicare i suoi effetti benefici anche in Sardegna, visto il risultato che sta ottenendo nel resto d'Italia. Voi negate ai nostri giovani la possibilità di avere una formazione professionale di qualità, che sia soprattutto auspice della garanzia di inserimento nel mondo del lavoro!

Certo non possiamo pensare che il reddito di cittadinanza possa garantire un futuro migliore ai nostri concittadini; questo è uno strumento con il quale si vuole continuare a fare assistenzialismo, anziché individuare un percorso che garantisca forme di inserimento lavorativo. Di sicuro, caro Assessore, non è proponendo nuove tassazioni che potremo risolvere i problemi dello sviluppo della Sardegna, né ricercando nuovi sistemi di reperimento delle risorse da destinare al finanziamento di un fondo perequativo per lo sviluppo e la coesione territoriale. Ritengo - e di questo penso siano convinti anche tanti colleghi - che non sia questo il sistema per garantire nuove entrate alla Regione sarda. Noi abbiamo condiviso la battaglia sulle entrate, abbiamo condiviso la scelta del confronto con lo Stato per il riconoscimento delle entrate spettanti alla Regione sarda. Nessuno di noi oggi è in grado di affermare quale Governo scaturirà dalla competizione elettorale che si avvia alle fasi conclusive, anzi di esame dei documenti che certificano chi ha vinto la competizione elettorale, ma sono convinto che la nostra parte politica continuerà a portare avanti le rivendicazioni nei confronti dello Stato, soprattutto quelle per il riconoscimento delle risorse che ci spettano e che sono necessarie per assicurare alla nostra Isola quello sviluppo di cui voi ammantate i vostri discorsi, ma che non è di sicuro da ricercare in progetti annuali, come "Sardegna fatti bella". Quasi che ciascuno di noi potesse pensare di farsi bello soltanto in un anno della propria vita, trascurando per il resto le proprie peculiarità, la capacità di essere belli o migliori sempre, la voglia di crescere e soprattutto di confrontarsi.

Io non ritengo che per farsi bella a La Maddalena basti un intervento di 1 milione di euro per il 2006. Ritengo che La Maddalena abbia bisogno di molti milioni di euro negli anni a venire, perché davvero possa continuare un percorso di sviluppo e di crescita economica per le popolazioni del suo territorio, ma soprattutto per chi perderà il posto di lavoro. Venti milioni di euro per dire alla Sardegna: "Fatti bella". Io penso che la Sardegna sia tanto bella da non aver bisogno di questo finanziamento per farsi ancora più bella! Magari ha bisogno di veder crescere altre cose, per esempio le proprie infrastrutture, le possibilità economiche dei suoi cittadini e soprattutto la propria autonomia e quella degli enti locali, che si vedono negare dalla Giunta tante ambizioni, che si vedono respingere tante proposte, tanti investimenti. Viene così mortificata la loro volontà di scegliere la propria via della promozione e del progresso, ma soprattutto di decidere le strategie da adottare per favorire l'inserimento lavorativo più decoroso per i propri cittadini non solo nel mercato regionale, ma anche in quello nazionale e internazionale.

Credo che esistano strumenti la cui utilità può essere valutata in funzione del sistema di fiscalità che la Regione dovrebbe darsi. Ritengo che l'Agenzia regionale delle entrate possa essere uno strumento condivisibile se davvero si va alla ricerca della normalizzazione della contabilità della Regione sarda. Durante la discussione della finanziaria si parlò della difficoltà di analizzare alcuni conti, della impossibilità di stabilire esattamente quante risorse siano nella disponibilità della Regione sarda, soprattutto in riferimento ad alcune voci del bilancio.

(Interruzioni)

Chiedo al collega la cortesia di lasciarmi concludere l'intervento, perché il fastidio che si percepisce non è ininfluente.

Di sicuro i provvedimenti contenuti in questo maxicollegato sono una variabile impazzita di quella fantasia demagogica che traspare in programmi come "Sardegna speaks English", "Sardegna fatti bella" e tanti altri, che presentano così tanti punti di debolezza da non poter essere utili per superare il gap economico della Sardegna nei rapporti coi mercati nazionali e internazionali. Anche voi avete ribadito che il più grosso gap della Sardegna è relativo a settori come quello dei trasporti. Nei giorni scorsi leggevo sulla stampa che l'assessore Broccia - e non solo lui - condivide la delibera del CIPE che assegna alla Sardegna risorse importanti per interventi riguardanti le problematiche dei trasporti. Molto probabilmente all'assessore Broccia è sfuggito un particolare, e cioè che quella delibera CIPE è stata adottata dal tanto vituperato Governo che, all'atto pratico, ha consentito alla Sardegna di portare avanti dei progetti che di sicuro l'Assessore ha trovato sul suo tavolo e che, a mio modesto parere, continuerà a governare l'Italia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, gli interventi svolti finora dai colleghi del centrodestra sono stati prevalentemente improntati al peggiore catastrofismo, quasi che la Sardegna sia colpita da uno tsunami che loro chiamano Soru. Inoltre essi irridono e scherniscono le proposte e il lavoro della maggioranza senza formulare alcuna proposta alternativa seria e credibile. Questo ho colto nell'intervento del collega Oscar Cherchi. Per non dire dell'interpretazione bizzarra, originale e caricaturale che poc'anzi l'onorevole Contu ha dato della proposta del reddito di cittadinanza, che non è carità o assistenza, come dice lui, ma un progetto serio e concreto di riscatto di tutte quelle persone che si trovano loro malgrado in condizione di povertà.

Il disegno di legge numero 216/A che stiamo esaminando, concernente "Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo", è secondo me di grande rilevanza e interesse per la Sardegna. Non interessa qui discutere se la Giunta ha fatto bene o male a cercare di inserire queste norme finanziarie nella legge finanziaria di quest'anno, interessa capire se quanto si propone sia nell'interesse reale della comunità sarda e non accentri ulteriori poteri nell'Esecutivo regionale, il che creerebbe, se non rigetto, perlomeno preoccupazione tra le componenti e le menti più democratiche della società sarda. Certo, la discussione su questo argomento è stata approfondita nella Commissione competente e in altre Commissioni riunite in seduta congiunta, ma il dibattito che deve scaturire in questo Consiglio regionale deve essere alto e concreto, oltre che in sintonia con il nostro programma elettorale e le aspettative di cambiamento del popolo sardo. Sicuramente queste proposte devono anche preconizzare l'idea che abbiamo dello sviluppo in Sardegna e anche i contenuti del nuovo Statuto sardo. Il provvedimento che colpisce di più, tra i tanti proposti, è sicuramente quello sulle entrate, cioè sui crediti che la Sardegna vanta nei confronti dello Stato italiano, che è stato avaro e tiranno con noi sardi, diversamente da ciò che ha cercato per decenni di farci credere attraverso la concessione di contributi straordinari. Con il Governo di centrosinistra che si insedierà a breve spero si possa definire questo contenzioso nei tempi più brevi per realizzare con risorse finanziarie certe il piano di sviluppo regionale.

Le imposte sulle seconde case sono, secondo me, sacrosante perché fanno giustizia di una situazione non più rinviabile, in cui regna la più totale anarchia, e perché le seconde case non creano reddito, lavoro e sviluppo in un settore strategico come quello del turismo. Non sappiamo neppure con certezza quante ce ne siano nell'Isola, quel che è certo è che su di esse si specula con richieste di affitti altissimi. Devo dire che gli introiti di queste imposte per il 25 per cento restano al comune in cui sono insediati questi immobili, mentre per il 75 per cento vengono distribuiti fra tutti i comuni sardi, secondo un principio di solidarietà e coesione che mi trova consenziente. Questo anche perché è da tempo che l'ANCI Sardegna - alla cui guida sono stato insieme all'onorevole Secci per diversi anni - discute di questi argomenti e in particolare di come utilizzare il gettito delle imposte per creare condizioni di sviluppo e di riequilibrio in tutta l'Isola. Dunque è una discussione che i comuni stanno portando avanti da tempo.

Devo dire che su "Sardegna speaks English" ho tante perplessità, non perché non capisca l'importanza di una lingua ormai a diffusione mondiale nella società globalizzata contemporanea, ma perché credo che gli interventi su questo tema debbano essere mirati e non generici e generalizzati, perché in questo caso potrebbero diventare dispersivi e non avere l'utilità auspicata. Inoltre, non per fare della sterile contrapposizione, ritengo che i fondi per l'affermazione, la diffusione e la tutela della lingua sarda siano sempre troppo insufficienti. Questo lo ribadisco perché per me - l'ho detto anche in altre occasioni - parlare sardo, italiano e inglese in questa fase storica è utile e fondamentale per chiunque appartenga al nostro popolo, ma i fondi stanziati per "Sardegna speaks English" mi sembrano eccessivi. Anche "Sardegna promozione" può essere vista come una grande opportunità per promuovere la Sardegna nel mondo, a condizione però che vi siano indirizzi precisi, concertazione con le categorie interessate, valorizzazione delle professionalità esistenti e di altre che possono essere cercate e che comunque ci sono allo stato potenziale.

Sugli altri punti contenuti in questo disegno di legge interverranno i compagni di Gruppo e dunque non mi ci soffermo, voglio però dire che su questo maxicollegato ci possono essere dei contributi migliorativi che mi auguro vengano accolti della maggioranza e dal Consiglio regionale. Essi riguardano, ad esempio, il contrasto alla povertà e alla disoccupazione, che il piano straordinario per il lavoro aveva affrontato correttamente laddove è stato applicato con l'intento di creare lavoro tendenzialmente stabile e sviluppo; la tutela dei diritti dei lavoratori che, nel processo di riforma avviato in Sardegna in diversi enti, si trovano in una condizione di incertezza e in certi casi sono penalizzati; il contrasto alla precarietà, che rappresenta un furto di futuro sereno per chiunque si trovi in questa condizione, in particolare per i giovani. Mi auguro che il nuovo Governo nazionale abroghi la legge numero 30 del 2003, la cosiddetta legge Biagi-Maroni, che è un monumento alla codificazione della precarietà e umilia la dignità dei lavoratori precari.

Per questo penso che le istituzioni pubbliche debbano dare, a tutti i livelli, un segnale forte contro la precarietà. Noi che governiamo sappiamo che un esempio eclatante è rappresentato dall'Ente foreste della Sardegna, che ha settemila dipendenti, il 50 per cento dei quali costituito da precari, dai cosiddetti "semestrali". Certo l'argomento non è semplice, presenta tante sfaccettature che durante la discussione in Commissione si è cercato di semplificare, in particolare in relazione all'articolo 16. Alludo alla giusta proposta di inserire i lavoratori dell'antincendio nell'Ente foreste, un ente che si propone di riformarsi e di aumentare la produttività e la professionalità dei propri dipendenti. Per questo, soprattutto per questo penso che i lavoratori semestrali debbano essere progressivamente stabilizzati, perché possano cioè dedicarsi esclusivamente al proprio ente e affrontare il rapporto di fine lavoro o di lavoro con una certa serenità.

Sarebbe dunque logico che la maggioranza, compatibilmente con le altre scelte fatte e le risorse disponibili, avviasse, partendo dall'anno in corso, la stabilizzazione almeno di chi ha già maturato un'anzianità contributiva superiore ai trent'anni, per il resto si vedrà nei prossimi anni. Sarebbe un segnale forte e non vale l'argomentazione che i lavoratori semestrali godono del trattamento di disoccupazione speciale per i restanti sei mesi, in quanto non si ha certezza della sua durata e comunque si utilizzano pur sempre soldi dei contribuenti. Questo, tra l'altro, consentirebbe di eliminare quella pericolosa concorrenza che si crea tra una parte di questi lavoratori semestrali e i disoccupati, che genera tensioni sociali nei paesi. Una scelta in tal senso chiarirebbe in modo serio e corretto che il lavoro non lo può creare solo l'Ente foreste, mentre con la modifica della legge numero 24 si potrebbe creare lavoro per disoccupati organizzati in cooperative e società, che utilizzino, in convenzione, parte di quei duecentoventimila ettari di territorio sardo di alto valore ambientale gestito dall'Ente foreste della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori, riprendendo un singolare concetto espresso da Aldo Moro, si potrebbe dire che per quanto riguarda il collegato alla finanziaria i testi della Giunta e della Commissione sono delle "convergenze parallele". Convergono perché costretti da obblighi di convenienza politica, ma appena possibile un testo si allontana dall'altro per mettersi in parallelo, con finalità e obiettivi diversi. Significativa in propositivo la derubricazione della Conservatoria delle coste, tanto cara al presidente Soru, in studi e ricerche sull'ambiente costiero. Niente più acquisizione in gestione di terreni e di immobili, niente progettazione, niente programmazione, tutto cancellato con un tratto di penna, a parte la dotazione finanziaria di 500 mila euro per il 2006. Toccare anche quella sarebbe stato probabilmente troppo, però non è male, per la stessa maggioranza, passare dal nuovo modello di gestione delle coste, secondo gli schemi più avanzati presenti in Europa e nel mondo intero, e chi più ne ha più ne metta, a qualche consulenza per studi sull'argomento, sia pure profumatamente pagata. Davvero un bell'esempio di coerenza!

Sempre in tema di coerenza, come non sottolineare che la Commissione, con un altro tratto di penna, ha fatto saltare la tassa di ben 5 mila euro al giorno sulle navi da crociera? Ha fatto bene in questo caso perché quella tassa, al pari delle altre, ma soprattutto quella, era davvero improponibile. Ma non si venga a parlare di ritocchi, di aggiustamenti, di integrazioni. Gli esempi che abbiamo citato dicono chiaramente che alcune parti del testo della Giunta sono state letteralmente spazzate via dalla Commissione, ridotte ai minimi termini o, se si vuole, rese innocue. Siamo di fronte all'ennesima dimostrazione che in questo Consiglio regionale l'unità numerica e di facciata maschera sempre più a fatica le profonde divisioni politiche in una coabitazione fra Giunta e Consiglio, tra il Presidente e i partiti di quella che dovrebbe essere la sua coalizione, tra la politica complessiva del Governo regionale e la società sarda sempre più difficile e sempre meno capace di produrre risultati concreti, sempre meno in grado di ascoltare le reali esigenze del mondo produttivo e delle categorie sociali della nostra comunità.

L'esempio più evidente delle difficoltà crescenti di questa coabitazione forzata, a parte alcune situazioni particolari, sulle quali ci siamo soffermati in precedenza, è nello stesso impianto generale del provvedimento, che la Commissione ha rivoltato come un calzino, inserendovi un po' di tutto, rivedendo in profondità le previsioni di spesa in aumento per circa 15 milioni, fra l'altro, e cercando di tappare qualche buco rimasto aperto in una finanziaria che la stessa maggioranza ha subito a fatica, senza però poterne prendere pubblicamente le distanze. E' altrettanto evidente, nella parte del testo relativo alla nuove entrare fiscali, che molte forze della maggioranza avrebbero fatto volentieri a meno di apparire per l'ennesima volta come il partito delle tasse, piegandosi a quella specie di deriva oltranzista del presidente Soru, che sta diventando ogni giorno di più una vera e propria ossessione. Di qui la limatura delle cifre rispetto a una previsione della Giunta francamente fuori da ogni realtà, una limatura che purtroppo lascia inalterato nella sostanza un provvedimento assolutamente ingiusto e incostituzionale, come cercheremo sinteticamente di dimostrare. Provvedimento ingiusto intanto perché va a colpire un settore come il turismo che per la Sardegna dovrebbe essere strategico e dovrebbe esserlo, per la verità, anche per il Governo regionale, che attraverso altri provvedimenti punta a sostenere lo sviluppo.

Ritengo che in assoluto, ma soprattutto in una fase economica caratterizzata da una forte competizione nei mercati internazionali, nessuno possa sostenere di incentivare l'attività di un settore produttivo intervenendo per appesantire l'offerta attraverso nuove tasse e pensando, nello stesso tempo, di ottenere l'effetto di far crescere la domanda di un determinato prodotto o servizio. Non so a quale teoria economica si siano ispirati il Presidente e la Giunta, se la fonte sia la demagogia populista in voga oggi in qualche paese sudamericano o il dirigismo statalista proprio della cultura marxista, certo è che se la risposta più forte - si fa per dire - che il Governo regionale ha saputo trovare per i problemi del turismo sardo sono le tasse, allora sono vere alcune altre cose: primo, che la sinistra è davvero il partito delle tasse, pensa cioè che questa sia la leva principale per la buona amministrazione delle risorse pubbliche, lasciando da parte la corretta gestione del proprio patrimonio, la riqualificazione della spesa, l'eliminazione della burocrazia inutile e degli sprechi, l'innovazione dei processi interni alla pubblica amministrazione regionale e locale e il miglioramento della qualità dei servizi per i cittadini; secondo, che le tasse siano non la giusta remunerazione di un servizio, ma un mezzo per procurarsi risorse da ridistribuire a piacimento; terzo, il Governo regionale non conosce la realtà del mercato turistico sardo, nazionale e internazionale, una realtà dove ormai la concorrenza, soprattutto di altri paesi dell'area mediterranea come la Spagna, la Grecia, lo stesso Nord Africa e alcune altre del Medio Oriente, è diventata sempre più aggressiva anche e soprattutto per una politica di forte alleggerimento fiscale praticata da quei paesi. I risultati di questa politica sono estremamente concreti, perché già nel 2004 e nel 2005 si è registrato un cambiamento di flussi turistici verso queste aree e il fenomeno si andrà consolidando nei prossimi anni grazie a robusti investimenti privati in infrastrutture ricettive.

La Sardegna, quindi, rischia di rimanere indietro rispetto a questi grandi processi di trasformazione e, come tutti sanno, recuperare il tempo perduto è difficile e costa moltissimo. Le scelte del Governo regionale, quindi, rappresentano un grave danno per la Sardegna di oggi, ma soprattutto per quella di domani, un danno che si tradurrà certamente nella perdita di quote del mercato turistico e in pesanti contraccolpi occupazionali su un settore che in questi anni ha saputo comunque far crescere accanto a sé un significativo indotto in termini di conoscenze e di nuove professionalità.

C'è poi un altro elemento che qualifica questo provvedimento come assolutamente ingiusto. Il nuovo schema di imposizione fiscale infatti - poco importa che riguardi le case, le barche, gli aerei o le navi - è una sorta di tassa sulla tassa, perché tutti questi beni sono già tassati e lo sarebbero una seconda volta e magari anche una terza per il solo fatto che si trovano o che transitano in Sardegna. Sono già tassate le case perché i proprietari versano ai comuni un'aliquota maggiorata dell'ICI e della tassa per i rifiuti solidi urbani e pagano una bolletta maggiorata sia per le utenze idriche, notevolmente aumentate come sappiamo tutti, che energetiche e telefoniche. Ancora, sono tassate perché concorrono alla formazione dell'imponibile IRPEF, e gli stessi ragionamenti valgono per gli aerei e le barche. In quest'ultimo caso si raggiunge probabilmente il massimo del peggio, perché tutto il sistema portuale nazionale si sta attrezzando, con enormi investimenti, per raccogliere un maggior numero di imbarcazioni da diporto, ma naturalmente lo fa seguendo la logica dell'investimenti produttivo non certo introducendo nuove tasse nella convinzione che piccoli e grandi armatori filantropi scelgano di indirizzare le loro barche in Sardegna per pagare più tasse alla Regione o che le iniziative promozionali destinate a rilanciare l'Isola nel mercato turistico nazionale e internazionale - di "Sardegna promozione" oggi ne abbiamo sentito parlare in diversi interventi - abbiano un successo garantito in ogni caso, mentre sappiamo benissimo che gli stessi tour operator e gli operatori di marketing turistico terranno conto, eccome, del fatto che consigliare la Sardegna come meta turistica significa dire le cose come stanno, cioè che le case costano di più, che ormeggiare costa di più, che atterrare costa di più.

Il fine giustifica i mezzi, potrebbero sostenere con buona dose di cinismo il Governo regionale e il presidente Soru. Del resto che questo sia l'approccio al problema lo si legge anche nella relazione di accompagnamento sul punto dedicato al nuovo sistema impositivo, che viene definito necessario - si dice - semplicemente perché la Regione non ha nessuna forma di entrata sulle attività economiche in oggetto e sul consumo di beni isolani. Tutto qui! Perché allora, se questo è il ragionamento, non mettere una tassa sulle spiagge sarde? Probabilmente, anzi sicuramente, sono il bene isolano che viene consumato di più durante la stagione estiva. Certo, sarebbe un problema applicarla solo ai non nati e ai non residenti in Sardegna, ma si potrebbe provare e il gettito sarebbe assicurato.

Anche il cinismo politico, tuttavia, può avere una motivazione nobile. Infatti, siccome il gettito proveniente dalle nuove tasse andrà a eliminare il cosiddetto fondo di coesione a favore dei comuni, quello delle tasse più alte, secondo il Governo regionale, è comunque un prezzo che vale la pena di pagare. Magari fosse così semplice! E' facile invece prevedere quello che accadrà proprio a danno dei comuni, che dovranno scontare in prima persona la crisi del mercato immobiliare e soprattutto quella di tutte le attività turistiche. Se anche ammettessimo che i comuni colpiti da questa crisi coltivata in provetta beneficiassero poi del cosiddetto fondo di coesione sarebbe una partita di giro in termini economici e il saldo sarebbe comunque negativo in termini reali, perché non è pensabile surrogare il turismo, che oltretutto non gode, com'è noto, di ammortizzatori sociali, al contrario di altre attività produttive. Ma, poi, in realtà quali sarebbero gli interventi a favore di comuni e province coperti delle risorse del cosiddetto fondo di coesione? Quelli individuati dalla Giunta regionale, come affermano senza pudore, stavolta in perfetta comunione di intenti, il testo della Giunta e quello della Commissione? Davvero niente male come espressione di volontà, di decentramento e di stimolo alla partecipazione delle autonomie locali. Del resto non ci si poteva aspettare niente di diverso da chi ha concepito in un certo modo il Piano paesaggistico, sollevando le legittime proteste di tantissimi amministratori locali di centrosinistra e di centrodestra. Soffermiamoci per un istante sulla ripartizione del cosiddetto fondo di coesione: il 20 per cento va a finanziare interventi di interesse regionale, il 40 interventi di interesse comunale e il restante 40 per cento interventi di interesse provinciale. Sulla destinazione di tutte, ripeto tutte, queste risorse decide la Giunta regionale, che, ancora una volta, senza pudore, dice di voler garantire in questo modo una maggiore coesione. Davvero singolare che una Regione, che ignora completamente gli enti locali, decida senza nemmeno consultare il sistema delle autonomie, che sicuramente avrebbe avuto modo da dire su questo provvedimento, e pretenda anche di stabilire quali interventi siano di interesse comunale e provinciale, nelle diverse aree della Sardegna, con un semplice decreto della Giunta o dell'Assessore.

Anche per queste ragioni il provvedimento che ci troviamo a discutere è sbagliato e ingiusto - lo ribadiamo - da qualunque angolazione lo si voglia guardare, oltre che del tutto privo di legittimità giuridica. In pochi si sono soffermati su questo punto pur riconoscendone, a denti stretti, la fondatezza, ed è un grave errore perché si tratta di una questione centrale con cui dovranno fare ben presto conti. La nostra Costituzione, infatti, stabilisce all'articolo 3 l'uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione, tra l'altro, di condizioni personali e sociali. Ora, certamente quello della residenza è, in un posto o nell'altro del territorio della Repubblica, una condizione personale, quindi non è possibile che il solo fatto di non risiedere in Sardegna o di non esserci nato, ma di possedere una seconda casa nell'Isola - l'esempio può essere esteso, come abbiamo detto, ad altre situazioni - faccia scattare una disuguaglianza formale e sostanziale attraverso un'imposizione fiscale differenziata e più onerosa per i non residenti e i non nati.

Questo è un punto assolutamente insuperabile, così com'è insuperabile la chiara previsione dell'articolo 23, secondo la quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge, e dell'articolo 117, che assegna la potestà legislativa allo Stato e alle Regioni, ma nel rispetto della Costituzione quale principio cardine del nostro ordinamento.

Quest'ultima norma viene ribadita dall'articolo 119, che consente alla Regione, nel nostro caso, di stabilire e applicare tributi ed entrate proprie, purché in armonia con la Costituzione. Ma questa armonia non c'è, e anzi la disarmonia è totale e insanabile. Non è questione di quanto far pagare, come ha ritenuto la Commissione facendo qualche sconticino rispetto al testo impresentabile della Giunta, ma cosa far pagare e come farlo pagare. E sulla incostituzionalità del provvedimento non c'è davvero dubbio, a prescindere dalle possibili interpretazioni.

Passiamo, ora, a rilevare altre palesi contraddizioni di questo collegato in materia di tasse con altre parti dello stesso provvedimento e con altre iniziative del Governo regionale. Abbiamo già detto di come l'intero progetto "Sardegna promozione", pensato evidentemente per promuovere l'immagine della Sardegna nel mondo, sia di fatto svuotato dal pesante inasprimento fiscale ai danni di chi frequenta la nostra Isola per le vacanze, perché ha la casa o la barca o ci arriva in aereo. Questa è una contraddizione, ma non è la sola. Come non vedere, ancora, un netto contrasto tra l'idea del Presidente di favorire a La Maddalena - e l'ha citato il collega che mi ha preceduto - la nascita di una grande struttura di rimessaggio per imbarcazioni e yacht da diporto? Secondo gli auspici del presidente Soru questa struttura dovrebbe essere realizzata dal principe Karim Aga Khan, del quale lo stesso Presidente aveva avuto modo di dire, senza alcun imbarazzo, che per la Sardegna l'Aga Khan non ha fatto né meglio né peggio di altri. Ma fortuna che il Principe, da gentiluomo e uomo d'affari di rango, lascia correre.

Comunque, l'idea è buona ma non originale, visto che è in avanzato stato di attuazione in altre grandi realtà portuali italiane, come Napoli e Palermo. Ma ammettiamo che quella di La Maddalena, se e quando sarà realizzata, possa essere la migliore, quale messaggio lancia la Regione al mondo della nautica internazionale che bisogna portare la barca in Sardegna e possibilmente da tutto il mondo per pagare più tasse?

C'è poi un'altra anomalia, un'altra anomala contraddizione tra quello che la Regione dice e quello che fa. Quando ci siamo occupati della proposta di normativa statutaria presentata dalla Giunta, ci siamo soffermati in modo fortemente critico sul concetto di appartenenza alla comunità regionale, che la stessa Regione si propone di attribuire a persone che hanno legami di natura economica e culturale con la Sardegna. Abbiamo dichiarato, in quella circostanza, che una formulazione del genere non significa nulla, perché, come ben sappiamo, la Regione non conferisce cittadinanze a nessuno, né tipiche, né atipiche, né formali, né onorarie. Ma proviamo, per un attimo, a prendere per buona un'idea del genere. Naturalmente il soggetto particolarmente legato alla Sardegna per ragioni economiche e culturali, e quindi membro della nostra comunità, potrebbe essere un non residente dalla nascita o da un momento successivo, potrebbe anche possedere una seconda casa nell'Isola, proprio a testimonianza dei suoi legami con la nostra bella terra, o avere una barca. In questo caso, da una parte la Regione gli riconosce, addirittura statutariamente, l'onore di far parte della nostra comunità e lo considera un quasi concittadino, dall'altra gli fa pagare molte più tasse di un residente, perché e solo perché ama la Sardegna e vuole frequentarla! Non attribuisco a questo passaggio la definizione che meriterebbe per il rispetto istituzionale che porto a quest'Aula, osservo solo che il furore fondamentalista di certe leggi che ci troviamo a discutere annebbia la vista e offusca la mente del legislatore, che per il suo ruolo di alta responsabilità dovrebbe invece possedere in buona misura ben altre doti.

In definitiva, rileviamo ancora una volta che si è persa l'occasione di fare una buona politica nell'interesse della Sardegna e del suo sviluppo, perché una politica diversa, anche in tema fiscale e di acquisizione di nuove risorse, era certamente possibile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, intanto rinvio ogni e qualsiasi considerazione all'intervento dell'onorevole Maninchedda, che ha dichiarato di non condividere praticamente nulla di questo collegato. Non posso non essere in sintonia con lui, così come non posso non essere in sintonia con i colleghi del centrosinistra che finora hanno preso la parola e che però hanno la pessima abitudine di usare il sistema del mordi e fuggi, cioè intervengono e poi scappano. Evidentemente hanno paura di essere citati o di essere ripresi. E quindi mancano gli onorevoli Cachia, Maninchedda, Uras, insomma tutti quei colleghi che sono intervenuti e, debbo dire, in maniera critica, legittima, auspicabile. Mancano anche altri colleghi, è vero, onorevole Pirisi, ma se è legittimo che manchi un collega della minoranza dopo essere intervenuto, non è legittimo che manchino i colleghi della maggioranza. In ogni caso, condivido tutte le perplessità espresse dal collega Maninchedda, il quale si è posto delle domande che per altro si sono posti anche i colleghi Cachia e soprattutto Uras, alle quali nessuno ha dato risposta. Il tutto è stato rinviato non si sa bene né a quando né perché.

Stiamo esaminando un collegato alla finanziaria che certamente non è condiviso dalla minoranza, ma che in larga parte, a mio avviso, non è condiviso neanche dalla maggioranza, nonostante questo avverrà ciò che è avvenuto per la finanziaria: giusto i tempi tecnici per l'approvazione e questa legge troverà attuazione. Troverà attuazione una legge che non risolve nessuno dei problemi atavici, strutturali che attanagliano l'economia della Sardegna, perché se si fosse trattato di un documento dal quale fosse emersa la volontà di risolvere i problemi di quest'Isola, ancora ancora l'avrei capito, ci saremmo scontrati su altro! Badate, però che anche quando entreremo nel merito di questo collegato non troveremo elementi di penetrazione nei tessuti più deboli della società, perché non ce n'è, come diceva l'onorevole Uras, né ci possono essere, non essendo questo lo scopo di questo collegato.

E allora se non è questo lo scopo di questo collegato, ciò che stiamo ottenendo l'ha evidenziato l'onorevole Maninchedda: delega in bianco alla Giunta di una serie di provvedimenti che stanno continuamente spogliando la funzione del Consiglio regionale. Non c'è un articolo, non c'è un comma in cui non si faccia rinvio alla Giunta regionale! Colleghi, ma è possibile che neanche su questo ci sia un sussulto d'orgoglio? E' tutto delegato alla Giunta! Nel merito dei problemi affrontati, ritenete voi che sia possibile trattare nei ventotto commi dell'articolo 16 il problema di tutto il personale? Non era meglio presentare un disegno di legge per la riorganizzazione complessiva della legge numero 31 e di tutto il personale della Regione Sardegna, anziché andare avanti con un meccanismo come questo, che non è frutto di concertazione? Qua, infatti, concertazione non ce n'è stata, e sappiamo benissimo quali problemi ci siano all'esterno del Consiglio regionale con i dipendenti dell'Ente foreste, dell'ESAF e di tutti gli altri enti regionali e con tutti quegli enti che si dichiara di voler sopprimere, ma che di fatto, surrettiziamente, si stanno facendo uscire dalla finestra per farli rientrare dalla porta.

Questo è ciò che sta succedendo con questa manovra, con questo maxicollegato. Allora io mi domando: cui prodest, dove si vuole arrivare? E' questo che non è ben chiaro! Qui non viene affrontato il problema energetico, il Piano regionale energetico, l'ha già detto l'onorevole Maninchedda, che mi dispiace dover citare continuamente, ma lui ha anticipato tutti i problemi che poi riaffronteremo nel corso della discussione. E' possibile che si pensi di risolvere il problema energetico con le biomasse? Il problema non è stato affrontato e il Presidente si è guardato bene dal rispondere alle domande poste in una mia interrogazione sul metanodotto Algeria-Sardegna. Per esempio, chiedevo di sapere se corrisponda al vero che la Regione Sardegna vuole entrare nella società Galsi, acquisendo una partecipazione con un investimento a suon di miliardi per l'acquisto di tanti metri cubi di metano quanti ne servono per soddisfare un fabbisogno doppio rispetto a quello della Sardegna. Su questo non è stata data risposta. Ed è forse stata data risposta circa il fatto che a fianco del metanodotto debba passare un cavo di telecomunicazioni? Ne sapevate qualcosa? Non ne sapeva niente nessuno! Un cavo di telecomunicazioni! E' come mettere una volpe dentro un pollaio! Un cavo di telecomunicazioni per trasmettere che cosa? E chi sarebbe il titolare, a quanto ammonta questa trasmissione all'interno di questo cavo di telecomunicazioni, guarda caso dalla Sardegna al Nord Africa? Non ve le siete poste queste domande? E noi non ce le dovremmo porre? Chi paga per stendere questo cavo e per quale motivo il Consiglio regionale non è stato informato, se questa è la volontà del Presidente della Giunta regionale?

Quindi l'annunciato arrivo del metano nel 2007, che dovrebbe risolvere il problema energetico, è una panzana, una bufala grande come una casa! Non è stato completato neanche lo studio di fattibilità e il presidente Soru annuncia che alla fine del 2007 avremo il metano in Sardegna! E se pure così fosse, mi domando: siamo veramente sicuri che il metano risolva tutti i problemi energetici della Sardegna? Siamo veramente tutti convinti che quella sia la strada più corretta, più giusta e soprattutto più economica? Siamo anche convinti che magari la Sardegna non possa diventare una piattaforma commerciale per il metano? Può darsi anche che i sardi siano d'accordo su questo, ma io vorrei sentire i sardi per capire se veramente hanno voglia di essere assimilati a una piattaforma commerciale dove non si vende petrolio, ma si commercializza il metano proveniente dall'Algeria. Quel metano sul quale, cari colleghi, il presidente Soru si mostrò assolutamente contrario durante la campagna elettorale. Ne disse di cotte e di crude contro il pronunciamento della precedente amministrazione regionale, che invece aveva individuato, in questo, un obiettivo strategico per la nostra Isola. Bene, con una conversione a 360 gradi, non a Damasco, in Siria, ma in Algeria, guarda caso, il Presidente ha cambiato completamente opinione: oggi il metano è diventato indispensabile per la Sardegna! Benissimo! Ci dica quando e come arriverà questo metano e qual è la funzione della Regione Sardegna in ordine al metanodotto che la attraverserà ed entro quanto tempo tutti gli abitanti della Sardegna avranno il metano a disposizione. Altrimenti stiamo giocando! L'energia a basso costo deve arrivare per tutti i cittadini sardi e quindi vorremmo sapere se la relativa strutturazione del territorio regionale è già stata ipotizzata, individuata e chi ne sarà il beneficiario! Questo, infatti, è un altro problema, o forse la Regione vuole assumere la veste di soggetto commerciale? Vuole fare questo la Regione Sardegna? Io non credo che sia questo il ruolo di un ente importante come una Regione autonoma! Allora tutte queste nostre perplessità sono anche perplessità della gente, che si interroga: "Ma è vero o non è vero, perché non vengono date risposte?". Allo stesso tempo, ci ritroviamo con questo maxicollegato che, come dicevo prima, non risolve un solo problema. Faccio un esempio per tutti: c'era bisogno di permettere che il Presidente dell'ISOLA e il Consiglio di amministrazione si rivolgessero al TAR per ottenere giustizia? Per l'ennesima volta il TAR ha dato torto alla Regione Sardegna! Era previsto nel collegato lo scioglimento dell'ISOLA, ma non era sufficiente. Non era sufficiente! Avete commissariato l'ISOLA, per quale motivo dal momento che nel collegato c'era un articolo apposito per lo scioglimento di questo istituto? Per quale motivo compiere un atto di arroganza come quello del commissariamento, per poi sentirvi dire dal TAR che quella revoca non era legittima così come non era legittimo nominare un commissario? Questo è successo non solo con l'ISOLA, ma anche con la SFIRS, poi avete trovato l'escamotage e avete riformato anche la SFIRS. Adesso farete la stessa cosa con l'ISOLA. Forse non è ancora soddisfatto il presidente Soru! Allora mi domando quale sia la ragione di tutta questa serie di iniziative che mirano a colpire pesantemente. E' vero, i sardi vi hanno dato ragione, e vi hanno dato ragione, onorevole Cachia, in aree ben particolari della Sardegna. Come vede, onorevole Cachia, l'agricoltura della provincia di Oristano non ha premiato il centrosinistra e neanche il turismo della Gallura ha premiato il centrosinistra! Avete buscato una scopola in quei territori, guarda caso sono gli unici due territori che hanno una particolare evoluzione in certi settori, che sono l'agricoltura per quanto riguarda la provincia di Oristano e il turismo per quanto riguarda la Gallura.

Allora, il benessere si allontana dalle posizioni dell'onorevole Uras. Non è possibile utilizzare la terminologia che ha usato oggi l'onorevole Uras, e mi dispiace, non che non sia in aula, ma che oggi abbia fatto dei ragionamenti che non mi sarei aspettato da lui: bisogna dividere, bisogna portare via ai ricchi. Ma questa è un posizione di retroguardia, una posizione che non condivide più nessuno, neanche l'onorevole Bertinotti! E nemmeno l'onorevole Pisu, il che è tutto dire, condivide una posizione del genere! E allora, dove vogliamo andare con questo sistema? Vogliamo creare uno scontro sociale? Vogliamo veramente arrivare a questo? Vogliamo dire che quelli sono i cattivi e gli altri sono i buoni? Vogliamo dire che l'indebitamento della Regione Sardegna, tutti i guai della Regione Sardegna sono da imputare solo ai ricchi e non anche a qualche classe di lavoratori e di sindacalisti che troppo spesso hanno abusato del potere che gli è stato dato? Vogliamo negare anche questo? Ma chi ha detto di creare il polo industriale a Ottana e a Macomer? Sono problemi che abbiamo creato noi? Li ha creati il centrosinistra negli anni d'oro! Le industrie fallimentari non le ha create il centrodestra, e oggi si fanno ragionamenti di questo genere! Ma non è assolutamente possibile! Se l'industria non si confà agli interessi dei sardi, bisogna trovare altre soluzioni! E allora non è possibile che nel collegato si riservino a quei particolari comparti che sono determinanti per l'economia della Sardegna - il turismo e l'agricoltura, come ho già detto - quattro striminzite righe. Avete letto il collegato? Si pensa di risolvere i problemi dell'agricoltura in Sardegna con quattro righe striminzite di un maxicollegato, che è una prova di forza politica da parte della maggioranza. Questo maxicollegato è una prova di forza e allora doveva contenere cose molto importanti, cose pregnanti, cose che lasciassero il segno. Con i consorzi fidi intendete lasciare il segno nell'agricoltura? Questo è ciò che è scritto in questo collegato alla finanziaria. L'unico riconoscimento è per i consorzi fidi, come dire: "Stiamo agevolando gli agricoltori che dovrebbero spendere del loro e pagare i soldi molto meno".

Sono decenni che gli agricoltori sardi investono del loro, non hanno avuto riconoscimenti e men che meno ne hanno con questa Giunta, nonostante tutti i proclami del presidente Soru, nonostante il riconoscimento - a chiacchiere - da parte del presidente Soru della integrazione di 14 centesimi, a carico della Regione, del prezzo del latte. Lo citerò in continuazione questo! Per tutta la legislatura vi sentirete dire che quei 14 centesimi bisogna tirarli fuori! Non è con il benessere animale, assessore Pigliaru, che si risolvono i problemi! Pensiamo anche al benessere animale, ma intanto riconosciamo l'integrazione di 14 centesimi del prezzo del latte poi ragioniamo, ma non si può pensare di andare incontro al benessere animale utilizzando il maltolto. Voi avete parlato di maltolto, avete detto che gli industriali avrebbero lucrato sul prezzo del latte! E allora, questi 14 centesimi chi li deve pagare? E questo è solo uno degli esempi. C'erano stati grandi proclami: i distretti rurali in agricoltura in Sardegna, disegnare una nuova e moderna agricoltura in Sardegna. Siamo fermi, anzi siamo in una posizione retrograda, stiamo tornando indietro, ci stiamo allontanando, ma ciò che è più grave è che state allontanando la gente dalle campagne, dai territori, guarda caso, sui quali invece avremmo dovuto insistere di più.

Non c'e uno straccio di programma su questa materia, allora è chiaro che la nostra posizione non può essere di tolleranza. Non saremo mai tolleranti! Non lo siamo stati in campagna elettorale e non lo siamo neanche adesso, nonostante il bel risultato elettorale da voi ottenuto in Sardegna. A mio avviso, costituire una mega authority che si occupi, guarda caso, di due questioni fondamentali per l'Isola, ossia risorse idriche e nettezza urbana, è come accostare il diavolo e l'acquasanta! Sono due cose che non hanno nessuna attinenza tra loro, sono due specifiche completamente diverse, due materie che vanno gestite in modo diverso. Nel bel mezzo del ponte pasquale, invece, la Giunta si adopera, cuce e fa un ricamino con un superemendamento dove si vorrebbe assegnare all'ATO anche la gestione dei rifiuti urbani. Questa è una perla, non so chi l'abbia partorita, però, quando vedo queste cose, chissà perché penso sempre male. Non sono uno portato a pensar male, però qualche volta ci si azzecca, disse un noto uomo politico italiano, per cui, tra il vedere e il non vedere, propendo per questa ipotesi, cioè debbo pensar male! E' chiaro che poi ci sono tutte le altre questioni relative all'Autorità d'ambito, il cui consiglio di amministrazione è prorogato fino al 2008. L'onorevole Uras ha parlato di sindaci che non sono in carica da un anno. No, nel 2008 ci saranno amministratori, assessori, consiglieri comunali delegati dai loro sindaci che non saranno in carica da quattro anni, anzi qualcuno persino da cinque! E chi rappresenta questo soggetto all'interno dell'Autorità d'ambito? Ma guai se il presidente Soru si fosse permesso di dire: "Commissariamo l'Autorità d'ambito". E no, lì no, lì c'è un consiglio di amministrazione che conta, lì ci sono gli amici nostri e guai a toccarne uno! Quelli non si possono toccare, debbono stare in carica, anzi, siccome sono bravi e tengono la bocca chiusa (non so per quanto tempo ancora) affidiamo loro anche la gestione dei rifiuti!

PIRISI (D.S.). Acqua in bocca!

DIANA (A.N.). Acqua in bocca, sì! Non so se stiano facendo i gargarismi, ma sull'accostamento dell'acqua potabile con i rifiuti urbani lascio a voi qualsiasi libera interpretazione.

Questo è un collegato, cari colleghi, completamente scollegato dalla realtà sarda! Non c'è una norma, non che non sia necessaria, attenzione, non vorrei essere frainteso - bisogna anche pesare le parole - ma che sia indispensabile. Tutte le norme contenute in questo maxicollegato non sono indispensabili, cioè la Sardegna aveva bisogno di altro adesso! Leggevo stamattina, su uno dei quotidiani di grande tiratura, che inizia la modernizzazione della Sardegna. Con il maxicollegato?! Guardate, colleghi, qui di moderno non c'è assolutamente niente. Mi sarei aspettato qualcosa di moderno, mi sarei aspettato di dover dire: "Insomma, questi hanno le idee più chiare di noi, è inutile che lo vogliamo negare, sono più bravi, sono più capaci, studiano di più, tengono il sedere sulla sedia, si impegnano, presentano gli emendamenti anche contro la maggioranza, sono persone che fanno politica". Se fosse così, anche uno come me, che comunque qualche ora alla politica la dedica, si metterebbe l'animo in pace: ci scontriamo su idee grandiose, diciamo di non condividere il principio e andiamo avanti. Ma qui no, qui assolutamente no! Tutte queste cose qui non ci sono! Questo è un collegato che di collegato non ha niente, e la presunzione con cui nasce un maxicollegato la conoscete molto meglio voi di noi. Sono norme che il Presidente del Consiglio ha stralciato dalla finanziaria, ed è stato questo forse l'atto più importante che abbia compiuto il presidente Spissu, perché non erano norme da finanziaria. Voi avete aggirato l'ostacolo e avete partorito questo maxicollegato. Tutti i maxicollegati, per natura, affrontano problemi di grande rilevanza, problemi che si addentrano nell'economia di un paese, di una regione, di uno stato, di un continente. Ma questo collegato no, Colleghi. Questo maxicollegato non risolve uno solo dei problemi, perché per riconoscere i consorzi fidi in agricoltura non c'era bisogno di un maxicollegato! E se volessimo modificare la legge numero 31, l'ho già detto, ma ancora di più l'Agenzia regionale delle entrate? Ha detto bene l'onorevole Contu, noi la battaglia per il riconoscimento delle entrate l'abbiamo fatta e continueremo a farla, forse adesso più di prima, convinti come siamo, assessore Pigliaru, che lo stanziamento di 3 milioni e mezzo di euro per la costituzione della struttura dell'Agenzia delle entrate sia un'esagerazione! Tre milioni e mezzo di euro per costituire l'Agenzia regionale delle entrate e 550 milioni all'anno per otto persone! Sarà giustificata la spesa di 550 milioni di euro per otto persone - leggete colleghi -, ma non quella di 3 milioni e mezzo di euro per la costituzione dell'Agenzia delle entrate. Io contratterei, farei una convenzione con l'Agenzia delle entrate, ma non costituirei di sicuro un'Agenzia regionale delle entrate.

PRESIDENTE. Colleghi, quello dell'onorevole Diana era l'ultimo intervento. I lavori odierni del Consiglio si concludono qui, riprenderanno domani mattina alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Vargiu.

La seduta è tolta alle ore 19 e 26.