Seduta n.438 del 01/08/2008
CDXXXVIII Seduta
Venerdì 1 agosto 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 59.
DAVOLI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 22 luglio 2008 (429), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Barracciu, Cachia, Cugini, Manca, Maninchedda, Pisu e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di venerdì 1 agosto 2008.
Poiché non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri, facenti parte del Gruppo Misto, eletti nelle liste dello SDI (Socialisti Democratici Italiani) con nota 31 luglio 2008 comunicano di modificare la loro denominazione in P.S. (Partito Socialista).
Colleghi, facciamo 5 minuti di sospensione. Invito i Capigruppo e i rappresentanti dei Gruppi presenti a sollecitare i colleghi a garantire la presenza in aula. Cinque minuti di sospensione.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 01, viene ripresa alle ore 11 e 37.)
assegnazione di personale ai Gruppi consiliari)" (334)
PRESIDENTE. Bene colleghi, è stata presentata da tutti i Capigruppo in Consiglio regionale una modifica alla legge regionale 18 dicembre 95 numero 37, che entra in Aula con le procedure previste dall'articolo 102 del nostro regolamento. Dichiaro aperta la discussione generale. La relazione è quella allegata.
Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, io prendo atto del fatto che ci sia stato un accordo tra tutti i Capigruppo, mi domandavo, però, se c'è stata un'interlocuzione con i dipendenti, perché questa norma modifica quella corrente...
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, siamo un'Assemblea legislativa, i dipendenti faranno un contratto.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, però, Presidente, scusi, visto che si sta parlando...
PRESIDENTE. Sì, ma le rispondevo in termini diretti a una richiesta; non è una trattativa sindacale. Prego.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Ho capito. Allora, Presidente, io esprimo forti perplessità sulla scelta che è stata fatta che modifica sostanzialmente la possibilità da parte dei dipendenti di essere trasferiti senza chiedere il loro parere; è questo che mi sembra. Per cui volevo capire meglio come poi, di fatto, questa norma interverrà sui trasferimenti. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Caligaris. Non ho altri iscritti a parlare. La norma consente di attuare la mobilità dei dipendenti che sono a servizio dei Gruppi sulla base della tabella A e della composizione stessa dei Gruppi che, come sappiamo, varia di legislatura in legislatura. Se questo non è consentito, naturalmente, si creano situazioni abnormi con Gruppi che hanno dipendenti in sovrannumero i quali potrebbero avvalersi della facoltà di non essere trasferiti. Del resto, il trasferimento non è un trasferimento in altra città del Paese e in Regione diversa, si tratta al massimo di un trasferimento da una stanza all'altra nello stesso piano o, al più, di un trasferimento da un piano all'altro. Quindi, non c'è nessuna forma di oppressione verso i lavoratori, è semplicemente un'esigenza che deriva da situazioni abnormi che si stanno determinando in questa legislatura.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. E' stata richiesta la votazione elettronica palese. Prego di prendere posto... se un Segretario o due si accomodano qui, ci fanno una grande cortesia. Grazie.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Murgioni ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Balia - Biancu - Bruno - Capelli - Cappai - Cassano - Cocco - Corrias - Cucca - Davoli - Dedoni - Diana - Espa - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - La Spisa - Ladu - Lanzi - Licheri - Liori - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Murgioni - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Porcu - Rassu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Tocco - Uras - Vargiu.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Caligaris - Licandro - Marracini - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Salis - Sanjust.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 53
votanti 45
astenuti 8
maggioranza 23
favorevoli 45
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 1.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:
|
Art. 1
1. L'articolo 6 della legge regionale 18 dicembre 1995, n. 37 (Norme in materia di funzionamento e di assegnazione di personale ai Gruppi consiliari) è così modificato: a) l'ultimo periodo del comma 1 è sostituito dal seguente: "È obbligo del presidente del Gruppo indicare al Presidente del Consiglio i dipendenti eventualmente in sovrannumero ai sensi della tabella A della presente legge."; b) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Il passaggio dei dipendenti da un Gruppo all'altro è sempre consentito, anche al di fuori dei casi contemplati dai commi 2 e 5, qualora il trasferimento avvenga verso il Gruppo che non abbia raggiunto il contingente numerico massimo previsto dalla tabella A.".) |
|
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Bene, facciamo la votazione finale della legge con il sistema elettronico palese. Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 334.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Biancu - Bruno - Capelli - Cappai - Cassano - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Davoli - Dedoni - Espa - Fadda - Farigu - Floris Vincenzo - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Ladu - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Murgioni - Orrù - Petrini - Pinna - Pisano - Porcu - Rassu - Sabatini - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Tocco - Uras - Vargiu.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Amadu - Caligaris - Salis - Sanjust.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 49
votanti 44
astenuti 5
maggioranza 23
favorevoli 44
(Il Consiglio approva).
automatico di rilevamento degli incendi (26/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 187 che discutiamo insieme all'interpellanza numero 26/A. La mozione numero 187 dell'onorevole Vargiu sulla situazione del sistema di rilevazione elettronica e l'interpellanza degli onorevoli Lai, Marrocu, Calledda e Pirisi sull'attuazione del sistema automatico di rilevamento degli incendi.
(Si riporta di seguito il testo della mozione e dell'interpellanza:
Mozione Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano sulla disastrosa situazione del sistema di rilevazione elettronico degli incendi in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che:
- anche quest'anno migliaia di ettari di patrimonio boschivo della Sardegna rischiano di andare in cenere, divorati dagli incendi che minacciano di desertificare parti sempre più importanti del nostro territorio;
- la piaga degli incendi arreca un incredibile danno al patrimonio naturale della Sardegna, distruggendo siti di enorme pregio ambientale e causando impoverimento economico e culturale delle risorse della nostra Isola;
- la piaga degli incendi rappresenta, inoltre, una minaccia immensa per la stessa incolumità delle persone e delle loro proprietà animali e materiali e comporta una pesante alea sullo stesso sviluppo del turismo sardo, introducendo variabili legate alla pericolosità dei luoghi, che sono assolutamente intollerabili nei contesti di vacanza e svago;
- il problema degli incendi in Sardegna è sempre stato ben noto al governo regionale, ma anche alle autorità nazionali ed europee che, negli ultimi vent'anni, hanno dato inizio ad un programma di monitoraggio del territorio sardo, attraverso sistemi di rilevazione tecnologicamente avanzati che potessero consentire la precoce rilevazione dei focolai di incendio (e addirittura la previsione attraverso la valutazione probabilistica del concorso delle cause predisponenti), da cui discende la possibilità di porre in essere un'adeguata azione di prevenzione ed immediato spegnimento;
- i sistemi di monitoraggio e rilevazione tecnologicamente avanzati, basati sull'opera delle telecamere e dell'infrarosso, sono stati negli anni progressivamente installati in Sardegna, sino a garantire la copertura della maggior parte delle aree di maggior pregio naturalistico e di maggior rischio d'incendio;
- le stazioni periferiche di tale sistema sono in grado di rilevare principi di incendio a distanze sino a 20 chilometri, con copertura nell'infrarosso 24 ore su 24 e telecamere nel visibile, in grado di identificare con tecnologia mista il fumo di giorno;
- i sistemi di monitoraggio degli incendi, oltre ad effettuare il telerilevamento del fuoco nell'infrarosso e del fumo nel visibile, sono in grado anche di effettuare una pianificazione di tutte le risorse terrestri ed aeree per 1'ottimizzazione degli interventi, anche attraverso sistemi di simulazione e previsione del rischio di incendio, come previsto dalla legge nazionale n. 353 del 2000;
- attraverso la legge n. 38 del 1990, risulta che il Governo nazionale abbia stanziato una significativa somma per la prevenzione degli incendi boschivi in Sardegna, Sicilia e Liguria e che circa 38 miliardi di lire di tale somma siano stati impegnati per l'appalto e la realizzazione di sistemi elettronici di prevenzione degli incendi in Sardegna;
- tali ingenti finanziamenti statali sarebbero stati integrati da altri 9 miliardi di lire, stanziati dall'Assessorato della difesa dell'ambiente della Regione autonoma della Sardegna e da altri 5 miliardi di lire provenienti dal bilancio di due comunità montane per cui, alla fine del 1993, risultavano operativi in Sardegna circa 25 impianti locali di monitoraggio, con 9 sale operative;
- ai 24-25 impianti già operativi nel 1993 se ne sarebbero successivamente aggiunti altrettanti per molti dei quali, allo stato attuale, non sembrerebbe neppure completato il relativo percorso di collaudo amministrativo;
- risulterebbe che, dal 1993 in poi, la Regione Sardegna abbia sostanzialmente trascurato la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti e la loro innovazione tecnologica, al punto da indurre, nel 1999, la Corte dei conti a chiedere ragione alla Regione del sostanziale inutilizzo e deterioramento della rete di rilevamento;
- risulterebbe che, nell'anno 2000, l'Assessorato della difesa dell'ambiente abbia chiesto una puntuale verifica della reale capacità di rilevamento degli impianti di monitoraggio, che avrebbe confermato l'efficacia del sistema integrato e la sua sostanziale superiorità e maggior sensibilità rispetto al sistema basato esclusivamente sulle risorse umane;
- tale verifica avrebbe evidenziato come, nel 1999, 1'85 per cento degli incendi si sarebbe sviluppato fuori dalla portata ottica dei sensori dei sistemi di monitoraggio dimostrando, quindi, in maniera inequivocabile anche il grande effetto deterrente determinato da questi sistemi che riducono drasticamente la frequenza degli incendi di tipo doloso;
- tra il 2003 e il 2004 risulterebbe che la Regione abbia chiesto alle aziende realizzatrici l'aggiornamento tecnologico di alcuni impianti che, secondo quanto riportato dal Piano regionale antincendio 2005-2007, sarebbero stati "sperimentalmente" utilizzati nel corso delle campagne di tali annualità;
- lo stesso Piano regionale antincendio 2005-2007 annuncia il completamento del sistema nel mese di luglio 2005, il suo utilizzo sperimentale nel corso della campagna 2005 ed il collaudo finale entro 1'estate del 2006;
- le informazioni disponibili indurrebbero invece a ritenere che nessuno degli oltre 50 impianti installati sia ad oggi effettivamente funzionante ed attivo, per cause che vanno dalla carenza di manutenzione ordinaria, al ritardo nell'innovazione tecnologica, all'abbandono, all'incuria, agli atti vandalici;
- nonostante il sostanziale inutilizzo del sistema, sembrerebbe che la Regione Sardegna abbia continuato a pagare sino a tempi assai recenti gli onerosi canoni (circa 250.000 euro/anno) relativi alla disponibilità delle frequenze radio su cui avrebbero dovuto lavorare i sistemi di rilevazione;
- sistemi di rilevazione analoghi a quelli lasciati in obsolescenza in Sardegna sarebbero invece funzionanti in maniera del tutto soddisfacente nella copertura antincendio di aree boschive nazionali di grande pregio, quali il Parco di San Rossore, l'area di Terminio Cervialto in Campania, l'area montana di Rieti, l'area montana di Subiaco, l'area della Duna Feniglia in Toscana, il Parco di Castelfusano nel Comune di Longone Sabino, il Parco delle Cave di Milano, l'area di Minturno in Provincia di Latina;
- sulla base dei risultati operativi degli anni scorsi, la Protezione civile della Regione Lazio ha deciso di collegare tutti gli impianti di telerilevamento della Regione alla nuova sala operativa di Roma presso la sede della Regione Lazio;
- il 23 giugno 2008 la Regione Basilicata ha inaugurato la nuova sala operativa della Protezione civile alla quale verranno collegate le stazioni di telerilevamento adeguate tecnologicamente agli ultimi standard;
- anche la Regione Calabria ha recentemente deliberato di adeguare tutte le stazioni di telerilevamento del proprio territorio e altrettanto hanno fatto le Comunità montane del Gargano, dell'UFITA (Ariano Irpino) e quella di Terminio Cervialto (Avellino);
- alcune delle aree boschive percorse dai disastrosi incendi dell'anno scorso in Sardegna (ad esempio le aree del territorio di Arzana, che rientrerebbero nelle zone di copertura delle stazioni di rilevamento di Monte Idolo e Monte Armidda) risultano sotto la sorveglianza di impianti di telerilevazione al momento non funzionanti;
- il ripristino del funzionamento del sistema richiede una stima accurata delle necessità economiche indispensabili al recupero della sua piena funzionalità, che siano comprensive delle risorse necessarie al riutilizzo degli impianti vandalizzati o distrutti, agli aggiornamenti tecnologici di quelli in obsolescenza, al riadattamento logistico e tecnologico delle centrali operative;
- nel settembre del 2004, alcuni consiglieri regionali del centrosinistra hanno presentato un'interpellanza sull'attuazione del sistema automatico di rilevamento degli incendi in Sardegna, a cui non risulta che sia mai stata data risposta;
- soltanto nel mese di novembre 2007, la commissione di collaudo nominata dalla Regione Sardegna sottoscriveva la relazione e il certificato di collaudo finale dell'intero sistema, riconoscendone la "collaudabilità", applicando alcune penali per presunta, ritardata ultimazione dei lavori, calcolando un'ulteriore detrazione per lieve imprecisione nel rilevamento degli incendi (scostamento medio di 200 metri) e determinando l'importo dovuto a saldo prezzo;
- la parte finale del lavoro di collaudo della commissione è stata di tipo meramente formale ed amministrativo, sostanzialmente basata sugli atti disponibili, stante la situazione di abbandono materiale dell'intero sistema di telerilevamento;
- la stessa RTI esecutrice del lavoro ha comunque prodotto le proprie controdeduzioni di difesa, rispetto alle censure avanzate dalla commissione di collaudo;
- in data 11 febbraio 2008, con propria determinazione n. 50, il direttore del Servizio di vigilanza e coordinamento tecnico del Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha negato l'approvazione della relazione e del certificato di collaudo finale;
- tale determinazione blocca di fatto la definizione delle attività di collaudo ma, soprattutto, allontana il momento della discussione della possibilità di riportare in efficienza l'intero sistema di telerilevamento,
impegna la Giunta regionale
a riferire dettagliatamente in Aula della vicenda, in particolare spiegando:
1) se sia vero che il Governo nazionale, quello regionale e le amministrazioni locali abbiano stanziato negli anni '90 oltre 50 miliardi di lire per la creazione di un sistema elettronico, ad alta tecnologia, di rilevazione degli incendi boschivi in Sardegna;
2) se sia vero che sistemi analoghi a quelli installati in Sardegna funzionino in modo efficace nella prevenzione degli incendi di siti ad alto rischio di altre regioni italiane;
3) se sia vero che la Corte dei conti abbia disposto negli anni scorsi un accertamento sull'utilizzo di tale sistema in Sardegna e se risponda al vero che l'ulteriore approfondimento in merito, disposto dall'Assessorato della difesa dell'ambiente, abbia confermato l'efficacia dei sistemi di rilevamento tecnologico, qualora effettivamente funzionanti;
4) se risponda al vero che il sistema di rilevazione installato presso la Regione Sardegna, qualora effettivamente funzionante, garantirebbe un significativo miglioramento della copertura dal rischio di incendio di circa 1.000.000 di ettari di patrimonio boschivo della Sardegna;
5) se risponda al vero che, nonostante l'impegno ufficialmente assunto nel Piano regionale antincendio 2005-2007, gli oltre 50 punti di rilevazione, sparsi nelle zone di pregio boschivo della Sardegna, siano oggi pressoché totalmente fuori uso o comunque inutilizzati;
6) se risponda al vero che i circa 1.000 ettari di terreno dell'agro di Arzana, che sono stati percorsi dal fuoco nel luglio 2007, ricadrebbero tra le zone all'interno del perimetro del telecontrollo, peraltro non funzionante;
7) se esista una valutazione dei costi economici necessari all'urgente ripristino del funzionamento di tali impianti;
8) se esista una valutazione dei costi economici necessari al potenziamento degli impianti di telerilevazione, anche attraverso l'eventuale estensione della copertura del servizio e l'introduzione di nuove tecnologie, tra cui quelle che rafforzano la sinergia tra IR e visibile;
9) quali siano i motivi per cui gli impianti di telerilevazione e monitoraggio antincendio, installati nella Regione Sardegna, siano al momento inattivi,
impegna, inoltre, la Giunta regionale
ad intervenire immediatamente per consentire il ripristino e l'eventuale implementazione degli impianti installati e per garantire la necessaria copertura tecnologica antincendio al patrimonio boschivo sardo. (187)
Interpellanza Lai - Marrocu - Calledda - Pirisi sull'attuazione del sistema automatico di rilevamento degli incendi.
I sottoscritti,
considerato che fin dai primi anni '80 la Regione autonoma della Sardegna valuta di dotarsi di sistemi di monitoraggio elettronico e di controllo per la prevenzione degli incendi;
rilevato che la Società Teletron Elettronics srl ha realizzato nel 1985, nella zona di Lanusei, un prototipo sperimentale per il monitoraggio degli incendi boschivi, su commissione dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste di Nuoro, installato e collaudato nel 1986;
constatato che a seguito dei risultati positivi ottenuti l'Assessorato della difesa dell'ambiente della Regione sarda ha finanziato l'ampliamento dell'area operativa del sistema con altre installazioni sul territorio regionale;
rilevato che nel 1988 la Teletron Elettronics srl ha vinto un appalto-concorso indetto dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste per la protezione dell'isola di Caprera;
constatato che la A.T.I. Progensar - Alenia - Teletron ha ricevuto, nel 1990, dall'Assessorato della difesa dell'ambiente della Regione sarda, una commessa di lire 36.700.000.000 per la realizzazione di un sistema di monitoraggio elettronico per la prevenzione degli incendi;
considerato che la Corte dei Conti recentemente ha effettuato un'indagine sulla gestione delle risorse impegnate nella campagna antincendio, dalla quale risulta che il sistema automatico di rilevamento è stato usato parzialmente in fase di sperimentazione solo nella campagna antincendio del 1999 e che vi è la necessità di migliorarne le prestazioni al fine di non rendere vani gli ingentissimi investimenti già sostenuti;
constatato che la stessa indagine ha fatto emergere come non risulti l'utilizzo del sistema di telerilevamento nella campagna antincendio del 2002, né nell'analisi elaborata dalla direzione generale del C.F.V.A., né nella nota pervenuta alla Corte nell'ambito dell'attività istruttoria riguardante l'attività espletata dal Corpo forestale nel corso del 2002;
sottolineato che nel Piano regionale di prevenzione contro gli incendi per l'anno 2003 si rileva che "Per la campagna antincendi 2003 si prevede l'utilizzo degli impianti siti nei Centri operativi di Lanusei, Sette Fratelli e Neoneli, per i quali è in corso di attuazione un contratto di ripristino e miglioramento funzionale, per poter proseguire una fase di sperimentazione che si era interrotta";
considerato che dall'indagine risulta ancora che le opere previste, benché completate, verificate dalla direzione dei lavori e, in alcuni casi, collaudate, non sono state ancora consegnate al C.F.V.A. e, per tanto, non risulta attuabile una verifica operativa;
rilevato dagli organi di stampa che le due postazioni sul Monte Timidone e La Giorba, nella zona di Porto Conte - Alghero, inaugurate nel marzo 2000, non hanno operato e risultano inutilizzabili in quanto danneggiate una da un fulmine e l'altra dal non utilizzo e dalla mancata manutenzione,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:
- se è a conoscenza dei fatti sopra riportati e quale sia la sua valutazione;
- se il sistema automatico di rilevamento degli incendi è testato positivamente, se va completata la verifica degli impianti e, in questo caso, con quali tempi e quali costi;
- se, nell'ambito delle politiche e delle strategie antincendio, il sistema Telectron costituisce il solo strumento di gestione della fase di avvistamento precoce del fuoco per il territorio sardo o se si preveda altro intervento o sistema. (26/A))
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Devo dire che la mozione sulla situazione del sistema di rilevazione elettronica degli incendi in Sardegna è una mozione su cui forse sarebbe stato opportuno discutere in un clima diverso, ed è una mozione che appunto arriva in Aula anche accompagnata da un'interpellanza che sullo stesso argomento è stata presentata da alcuni colleghi della maggioranza. E' una mozione che introduce un argomento di grande importanza, un argomento che arriva alla discussione del Consiglio in maniera decisamente controversa. Nessuno può negare che il problema degli incendi sia un problema importante in Sardegna, per mille motivi, non stiamo a ripeterlo, non soltanto per quelli legati ai danni che gli incendi producono annualmente in Sardegna, qualche volta anche al costo in termini di vite umane che la stessa piaga degli incendi produce, ma anche a tutti gli aspetti economici che intorno al problema degli incendi ruotano; basterebbe pensare al personale che è impiegato nello spegnimento degli incendi e che viene assunto specificamente per lo spegnimento degli incendi e basterebbe pensare all'attività di rimboschimento, all'attività di separazione con fasce antincendio che viene effettuata nelle campagne e nelle foreste della Sardegna per atto di prevenzione. Insomma, il complesso del fenomeno incendi non è sicuramente un aspetto marginale della vita complessiva dei sardi e della Sardegna. Allora, su questa vicenda degli incendi si inserisce la vicenda di cui è oggetto la mozione, ma anche l'interpellanza dei colleghi del centrosinistra, una vicenda che, per chi impatta per la prima volta con questa vicenda, è davvero inquietante, nel senso che chi scorresse gli atti che sono riportati nella mozione che io sto illustrando scoprirebbe che dal 1990 la Regione Sardegna si è posta il problema di unire ai sistemi di rilevazione tradizionale, quelli tramite vedetta, dell'antincendio dei sistemi che abbiano una qualità diversa e che siano in sintonia con le nuove tecnologie che oggi sono disponibili.
Scusate, se vi disturbo parlo a voce più bassa o interrompo.
Quindi il ragionamento fondamentale è che abbiamo scoperto, ma probabilmente molti lo sanno in quest'Aula, anche se poi gli argomenti si affastellano tutti e sembrano essere argomenti di poco peso e di poca importanza, che la Regione Sardegna, lo Stato e le comunità montane all'inizio degli anni '90 hanno investito 38 miliardi di lire lo Stato, 9 miliardi di lire la Regione e 5 miliardi di lire le comunità montane, oltre 50 miliardi, 53 miliardi per la precisione, per l'attivazione di un sistema di rilevazione antincendio di tipo elettronico. Quindi c'è stato un investimento degli anni '90, cioè 50 miliardi di lire degli anni '90 non sono 25 milioni di euro di oggi, 50 miliardi di lire degli anni '90 probabilmente sono oltre 50 milioni di euro di oggi, forse 100 milioni di euro, quindi è una cifra impressionante dal punto di vista della mole economica della cifra, per l'istituzione di un sistema di rilevamento basato sull'infrarosso e sulle telecamere dello spettro del visibile che alla fine aveva come obiettivo quello di coprire quasi un milione di ettari di territorio della Sardegna. Bene, qualcuno ha notizie di questo sistema di rilevamento, del suo funzionamento, della copertura che sta creando, dei vantaggi che ha prodotto alla rete antincendio della Sardegna? Noi questo l'abbiamo chiesto un anno fa in un'interrogazione che non ha avuto risposta, i colleghi del centrosinistra lo hanno fatto con un'interpellanza, oggi lo facciamo con una mozione in aula, nel senso che la storia di questo sistema di telerilevamento è una storia di quelle incredibili, perché sono state attivate le stazioni, ne sono state attivate delle altre, alcune hanno funzionato, altre non hanno funzionato; c'era un centro di raccolta dati, in via Biasi a Cagliari, che ha ancora la targa "Centro del sistema di telerilevamento", dove operano dei computer che, se andate a verificare, sono dei vecchi "286", cioè computer che oggi non si trovano più neanche nell'ambito dell'archeologia informatica, nel senso che sono utilizzati forse come soprammobile di qualche arredo vintage in qualche casa particolarmente raffinata o particolarmente orientata al tecnologico, all'high-tech. Però sostanzialmente questo sistema di telerilevamento è stato abbandonato dalla Regione, nel senso che la Regione un po' perché le informazioni che le sono arrivate dai vari enti a cui la Regione stessa ha affidato il compito di fare il monitoraggio del funzionamento e dell'efficacia del sistema sono state discordanti e sono state tali, comunque, da non consentire bene di avere in testa quale fosse l'effettivo uso, l'effettivo funzionamento e l'effettiva utilità del sistema, un po' perché senza l'aggiornamento tecnologico, senza la manutenzione, è evidente che le stazioni di rilevamento tendono ad andare in obsolescenza, tendono ad essere vandalizzate o comunque tendono ad avere un ritardo tecnologico che poi comporta che ci sia una minore efficacia nella risposta che questo sistema complessivamente può dare, negli anni non c'è mai stata un'attivazione reale e complessiva del sistema, quindi non c'è mai stata, e non risulta agli atti, una reale ed effettiva valutazione del funzionamento complessivo del sistema. Al punto che negli anni allo stesso problema a cui si sono interessati i consiglieri Riformatori, ma anche tanti altri in quest'Aula, si è interessata la Corte dei Conti che ha aperto una propria indagine per verificare e cercare di capire insieme alla Regione quali fossero i meccanismi per cui ancora il sistema era fermo, bloccato, non si aveva addirittura ancora il collaudo complessivo del sistema, e finalmente le varie pressioni, le varie sollecitazioni, probabilmente l'intervento della Corte dei Conti ha comportato che nel Piano antincendi 2005-2007 sia finalmente comparsa l'idea che ci fosse l'utilità dell'uso sperimentale di queste stazioni di rilevamento per cui è stato, sempre nel Piano antincendi 2005-2007, fissato per il corso della campagna 2005 l'utilizzo sperimentale dell'impianto e per il collaudo finale l'estate del 2006. Come effettivamente questo collaudo degli impianti, dal punto di vista pratico, potesse essere effettuato e come effettivamente la valutazione sperimentale potesse essere fatta era difficile capirlo perché nel 2005-2006 la stragrande parte delle centraline e degli impianti di rilevazione tecnologica degli antincendio non era efficiente, non era funzionante. L'abbiamo detto il motivo: un po' perché vandalizzati, un po' perché abbandonati, un po' perché non aggiornati tecnologicamente. Quindi sostanzialmente si è arrivati alla determinazione di giudicare l'efficacia dell'impianto quando già l'impianto era vecchio di 15 anni e per 15 anni quasi nessuno aveva provveduto, se non in casi sporadici e specifici, alla sua manutenzione, al suo utilizzo, alla verifica del suo stato d'uso.
Quindi sostanzialmente le ultime, rispetto all'anno scorso, in cui noi abbiamo svolto la prima interrogazione, le ultime notizie sull'impianto sono che il collaudo amministrativo dell'impianto, con la valutazione anche di tre punti di efficienza, è stato effettuato alla fine del 2007, però non ha convinto il dirigente del Corpo forestale il quale doveva sottoscriverlo, per cui il dirigente del Corpo forestale, con una propria determinazione, ha negato alla commissione di collaudo, istituita dalla Regione, il timbro definitivo per il collaudo amministrativo. Quindi ad oggi siamo in una situazione di indeterminatezza assoluta, nel senso che dal punto di vista burocratico e amministrativo un impianto vecchio di diciott'anni non è stato ancora collaudato amministrativamente, con tutta una serie di ricadute sia dal punto di vista della legittimità dei pagamenti sino adesso svolti, sia su quelli che eventualmente dovranno nel futuro essere fatti - importante -, ma soprattutto con l'idea che i sardi non sanno se questi 53 miliardi di lire del 1990 che sono stati spesi hanno un significato o no, cioè se hanno un'utilità o no! Perché? Ma, insomma, il perché è evidente! Perché se il sistema di telerilevamento dell'antincendi serve è evidente che in qualche maniera deve essere completato, adeguato, messo a norma, deve essere rinnovato dal punto di vista…
E' una fatica non da poco, Presidente, riuscire a sovrastare le voci dei colleghi, dei tanti colleghi che giustamente, mi rendo conto, è il 1º agosto, però è proprio faticoso.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Vargiu, ha ragione.
VARGIU (Riformatori Sardi). Le chiedo scusa io, chiedo scusa anche ai colleghi…
PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Vargiu fa giustamente molta fatica a concentrarsi e anche a sovrastare le voci e, insomma, se fosse stato l'onorevole Dedoni, credo che avrebbe avuto più...
VARGIU (Riformatori Sardi). Appunto, la facciamo illustrare all'onorevole Dedoni! Me la dai una mano, Attilio, per l'illustrazione?
DEDONI (Riformatori Sardi). Più avanti riprendo!
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, per piacere.
VARGIU (Riformatori Sardi). Comunque, termino perché giustamente mi rendo conto...
PIRISI (P.D.). Onorevole Vargiu, sta disturbando!
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, me lo immagino, cerco di contenere, così il disturbo che vi do è il più ridotto possibile.
Insomma, Presidente e assessore Morittu, la discussione che si svolge e che io spero che almeno in qualche misura si svolga in quest'Aula, non è ovviamente finalizzata a ricercare responsabilità politiche dell'attuale dirigenza della Regione, ci mancherebbe, una vicenda che nasce nel '90 e che ha 18 anni di vita non può essere impostata sicuramente con la ricerca di responsabilità attuali. Semplicemente noi partiamo dalla valutazione che sono stati utilizzati 53 miliardi di denaro pubblico dei sardi, in parte, italiani e delle Comunità montane sarde negli anni '90. Riteniamo che il sistema di telerilevamento, da quello che si legge nei giornali, da poco abbiamo letto dell'inaugurazione di un sistema del tutto analogo sullo stagno di Molentargius, per la protezione di Molentargius, abbiamo letto che negli incendi che si sono svolti nel Lazio l'allarme è stato precocissimo grazie a questi sistemi, abbiamo visto che sia la Regione Calabria che la Regione Basilicata si sono dotate nei mesi scorsi di sistemi di telerilevamento analoghi a quello che in Sardegna già ci sarebbe. Ci rendiamo perfettamente conto che nei 18 anni trascorsi è, dal punto di vista tecnologico, cambiato il mondo, quindi è impossibile che il sistema che era funzionante ed efficiente 18 anni fa possa essere funzionante ed efficiente oggi. Però, se questi sistemi funzionano è evidente che la Regione Sardegna ha la responsabilità di adeguarlo, di metterlo a norma, di renderlo funzionante e quindi di intervenire in maniera tale che questo sistema utile per la prevenzione degli incendi in Sardegna possa essere dall'anno venturo funzionante. Quindi, vorremmo sapere se vi siete posti il problema, quanto costa rendere funzionante questo sistema e quando siamo in grado di averlo efficiente. Se invece il sistema, secondo voi, non funziona, e non è possibile neanche adeguarlo alle esigenze della Sardegna, insomma, ce lo diciamo e quindi cerchiamo di capire chi ha speso male i soldi che sono stati spesi male, evidentemente, in questo caso, negli anni e cerchiamo di capire quali sono, se ce ne sono, sistemi tecnologici diversi da questo che noi abbiamo, che possano consentirci di aiutare la prevenzione degli incendi in Sardegna oggi, nel 2008, quando sicuramente abbiamo degli aiuti da parte della tecnologia che ci possono consentire di affiancare il sistema di vedette che è un sistema sicuramente radicato nell'ambito della mentalità sarda della prevenzione degli incendi, ma non può essere nel 2008 l'unico sistema - come ci dimostra l'intero mondo dove questi problemi ci sono -l'unico sistema di prevenzione.
Per cui, il ragionamento che, nei limiti del clima e del periodo, si vorrebbe provare a fare in quest'Aula è un ragionamento che porti tutti i consiglieri nella capacità di comprendere sul sistema di telerilevamento quale possa essere la posizione che porti la Regione anche... che autorizzi la Regione, dicevo, a fare degli atti che vadano verso l'attivazione di questo sistema perché normalmente le discussioni in quest'Aula avvengono con una diversa attenzione, assessore Morittu, quando c'è un dramma accaduto in quel momento. Cioè, quando abbiamo fatto la discussione sulla alluvione e c'erano i morti, l'Aula era piena e non volava una mosca. Se facessimo una discussione sugli incendi e avessimo da contare qualche disastro di perdite di vite umane, io sono sicuro che l'Aula sarebbe piena e che non volerebbe una mosca. Allora, approfittiamo di questo clima che è un po' festaiolo ed è un po' estivo per riuscire a fare un ragionamento serio, con tutti coloro che lo vogliono fare, su un problema che è meglio trattare in questo clima - sono io il primo a dirlo - che non in un clima in cui non voli neanche una mosca perché stiamo andando a contare salme di caduti nella difesa del territorio della Sardegna.
Quindi, ai colleghi che volessero partecipare a questa discussione io chiederei, veramente di cuore, di attenersi a questo spirito e cioè di tentare insieme di capire che cosa possa essere fatto, anche dando le indicazioni in questo senso alla Giunta, perché in Sardegna il dramma degli incendi sia prevenuto con tutti gli atti di prevenzione, con tutti i sistemi e con tutti i meccanismi di prevenzione di cui oggi la moderna tecnologia ci dà la disponibilità. Grazie.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, fra i moderni metodi finora impiegati per la sorveglianza delle zone ad alto rischio di incendi, evidentemente il sistema di telerilevamento attraverso l'impiego di tecnologie sempre più aggiornate e innovative è ritenuto, a livello mondiale, tra i più efficienti, in quanto consente non solo di segnalare con precisione e tempestività i focolai, ma anche di seguire con minuzia di particolari l'evento, secondo la tipologia del territorio e anche il cambiamento del vento.
Il sistema applicato attualmente è costituito da un numero di stazioni, ognuna delle quali ha uno o più complessi sistemi di ripresa video che sono sensibili alle radiazioni infrarosse e visibili da un insieme di alimentatori integrati da un dispositivo antisabotaggio e parafulmine. Inoltre, da sensori capaci di rilevare, appunto, la velocità del vento, la direzione, la temperatura dell'aria e perfino il grado di umidità. Per fare un esempio che credo sia sotto gli occhi di tutti, se fosse stato attivo un simile sistema a Curragia, vicino a Tempio Pausania, il 23 luglio di 25 anni fa, non ci sarebbero state tante vittime umane che rimasero intrappolate tra le fiamme proprio a causa dell'improvviso cambiamento del vento. Purtroppo è stato uno degli episodi più cruenti ed atroci nella storia della lotta agli incendi dell'isola e ogni iniziativa utile per contrastare le fiamme veramente è anche un dovere per ricordare le vittime.
L'inserimento del telerilevamento nel Piano regionale antincendi utilizzando quanto è stato realizzato con ingenti finanziamenti, oltre a non mettere a repentaglio vite umane, contribuirebbe ad evitare i danni incalcolabili che evidentemente l'attività degli incendiari provoca ogni anno al patrimonio boschivo e ambientale dell'isola. Per questo motivo, in occasione della discussione della finanziaria di quest'anno, ero intervenuta per sottolineare proprio all'assessore Morittu e alla Giunta l'opportunità e l'importanza di tenere in debita considerazione le nuove tecnologie di rilevamento in difesa dell'ambiente marino, terrestre e atmosferico.
La recente accensione di un master per tecniche di rilevamento della Facoltà di scienze con l'apporto sinergico di Sardegna ricerche, Polo di Monteponi, Consorzio per l'Università del Sulcis-Iglesiente e dei docenti dell'Università di Cagliari e di Sassari, coadiuvati da liberi professionisti, conferma l'interesse scientifico e l'opportunità di preparare dei tecnici che siano esperti proprio per la gestione di questi processi che offrono quindi anche opportunità di occupazione. Questa iniziativa, insieme a quella assunta nel Parco di Molentargius, a cui ha fatto riferimento l'onorevole Vargiu, fa ben sperare in un positivo cambio di mentalità.
Durante la discussione sulla finanziaria mi era parso di cogliere la volontà della maggioranza e della Giunta - ricordo a questo proposito l'intervento dell'allora Capogruppo del Partito Democratico Siro Marrocu e in sede di replica anche dell'assessore Morittu - di voler recepire le osservazioni e i suggerimenti da più parti avanzati che oggi vengono riproposti nella mozione, appunto, che è all'ordine dei lavori. Invece, ho dovuto constatare con sorpresa che nel Piano 2008-2010 contro gli incendi boschivi, predisposto dall'Assessorato dell'ambiente e approvato dalla Giunta, non vi è alcuna traccia del telerilevamento. Eppure il piano prevede un consistente sforzo per il potenziamento delle attività di prevenzione e di informazione. Mi permetto di sottolineare, Assessore, che per esempio l'opuscolo illustrato, inviato a tutte le famiglie rischia per molti versi di essere un inutile spreco di risorse perché dovrebbe essere fatto anche un monitoraggio in merito a quanti effettivamente leggono poi questi opuscoli che vengono mandati nelle famiglie che purtroppo qualora venisse fatto riserverebbe delle brutte sorprese. Ritengo quindi sia giunto il momento di rivedere la strategia della Regione per la prevenzione al fine appunto di ridurre il numero degli incendi e quindi la conseguente devastazione del territorio, ricordo soltanto quanto spesso questi danni che vengono apportati all'ambiente si ripercuotono anche sulle produzioni agrarie e su tutto quello che fa parte del mondo agricolo isolano. E' altresì opportuno che la Giunta chiuda definitivamente la pagina scandalosa relativa al telerilevamento degli incendi iniziata nel 1985, uno scandalo divenuto materia appetitosa in diversi siti Internet, alcuni anche in lingua straniera. In oltre venti anni sono state spese decine di miliardi di vecchie lire per realizzare una evoluta rete di rilevamento automatico, questa rete da oltre dieci anni è stata abbandonata a se stessa e ora le postazioni sono in balia di vandali e in alcuni casi mal ridotte per assenza totale di manutenzione. Una ricca documentazione su questa brutta storia, installazione degli impianti, collaudi, mancata attivazione e gestione del Corpo forestale di vigilanza ambientale, milioni spesi in canoni di concessione per le telecomunicazioni eccetera, si trova all'Assessorato regionale dell'ambiente e in parte anche in una relazione della Corte dei conti della Sardegna. Vi sono precise responsabilità e francamente sorprende anche che la Procura della Repubblica non abbia svolto un'indagine sul fatto che i sistemi di rilevamento automatico di incendi boschivi realizzati in Sardegna dal raggruppamento temporaneo di imprese ALENIA, PROGENSAR e TELETRON, anche se non utilizzati, siano stati presentati dall'amministrazione regionale come un gioiello di tecnologia al punto da ottenere fondi dallo Stato e dall'Unione Europea che solo in parte sono stati destinati all'obiettivo previsto. Nella legislatura delle riforme sulle quali si è però in attesa di una seria valutazione per quanto riguarda gli effetti, quindi i costi e i benefici, è indispensabile rivedere il sistema della lotta agli incendi estivi per migliorarlo e modernizzarlo utilizzando in maniera sinergica, uomini e tecnologie e soprattutto senza tendere al risparmio, in quanto tutti gli investimenti che si realizzano per la difesa dell'ambiente, il cui valore oltre ad essere inestimabile è assoluto per una Regione come la Sardegna, non possa appunto tenere conto di aspetti legati al risparmio. La perdita di vite umane, la devastazione del territorio e i danni al patrimonio agricolo, alla flora e alla fauna provocati dagli incendiari non consentono, credo, nessun atteggiamento di inerzia. Credo e auspico che un'intesa in Consiglio regionale, partendo dalla mozione che oggi discutiamo, possa essere raggiunta per cancellare gli errori del passato e guardare con fiducia all'interesse generale rendendo la vita impossibile agli incendiari in quanto solo una minima parte degli incendi, soprattutto quelli che scoppiano nelle zone più sensibili, sono da ascrivere a responsabilità colpose.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La mozione che stiamo discutendo ha indubbiamente come scopo, lo ha evidentemente, di porre all'attenzione di questa Aula, all'attenzione dell'Aula in quanto tale, a prescindere dal numero dei presenti e dell'attenzione che tutti evidentemente non hanno la possibilità di dare forse in questa giornata. Ma, l'obiettivo è veramente importante, l'importanza di questo argomento va ben al di là dell'aspetto emotivo, com'è stato anche già detto, che può accompagnare e che in certe circostanze accompagna discussioni su questo tema. D'altra parte stiamo parlando di prevenzione degli incendi, di lotta a ridurre l'effetto che la perdita di tempo dal momento in cui l'incendio nasce e quello invece in cui si sviluppa in tutta la sua virulenza può portare, i danni possono essere veramente incalcolabili e i danni possono essere molto, molto più gravi se si interviene tardi. Noi, credo si debba uscire da questa discussione con un impegno credo da parte di tutti ad affrontare questa questione realmente con lucidità, intelligenza e senza pregiudizi. Per questo deve essere chiara una cosa; che la Sardegna non si può permettere il lusso di non avere un moderno sistema di monitoraggio come presupposto per il contrasto, per l'intervento volto a contrastare un fatto che si è scatenato e che magari si scatena con effetti molto più gravi, proprio perché lo si è conosciuto in ritardo. Per questo, dobbiamo credo tutti entrare nell'analogia che non si può fare una contrapposizione tra i sistemi tecnologicamente avanzati e l'opera umana. Non c'è assolutamente la necessità di contrapporre il forte dispiegamento delle risorse umane ad un mirato, intelligente e intenso quanto basta, investimento per avere un sistema moderno, ultramoderno nell'individuazione di un fatto così grave come la nascita di un incendio. Gli sforzi fatti dal punto di vista finanziario nel passato non possono oltretutto essere vanificati da una inerzia nel verificare lo stato di attuazione, lo stato di uso, la stessa utilizzabilità anche di alcuni impianti che ci risulta non siano stati manutenuti o manutenzionati come si dice... non sono stati forse adeguatamente aggiornati, completati. Il risultato è che noi abbiamo una grandissima parte, per quanto ci risulta, una grandissima parte degli incendi che si sviluppa in aree che non sono assoggettate ad un telecontrollo, mentre nelle forme in cui il telecontrollo è stato allestito ci risulta, di fatto, non funzionino o comunque non venga utilizzato da stazioni di controllo. L'Assessore sicuramente avrà delle notizie e siamo tutti curiosi di sapere qual è effettivamente lo stato dell'arte. Ma qualunque sia la situazione attuale sul piano della gestione di questo sistema, qualunque sia anche lo stato della questione riguardo all'aspetto amministrativo, contabile, addirittura di controllo da parte della magistratura contabile sull'utilizzo delle risorse, noi crediamo che sia necessario affermare oggi, in maniera molto decisa, che nella nostra Regione così come in altre Regioni in cui il patrimonio boschivo è assoggettato ad un sistema di controllo moderno, che sta risultando essere sempre più efficiente, proprio perché la tecnologia davvero permettere di andare oltre le capacità umane nell'individuazione di un focolaio di incendio, sia attraverso le telecamere, sia attraverso il sistema dell'infrarosso. Questa è una cosa che deve essere attuata, l'obiettivo dev'essere quello di realizzare ed utilizzare fino in fondo un moderno sistema integrato. Integrato, cioè, tra attrezzature tecnologicamente avanzate e le risorse umane che prontamente devono essere in grado di poter contrastare la piaga degli incendi.
Ritengo che non si debba veramente aggiungere altro, rispetto a questa banale considerazione, ma talmente banale da essere però disattesa, perché ad oggi noi abbiamo, rispetto ad altre regioni, una situazione che sicuramente ci vede non all'avanguardia, ma anzi in retroguardia, ci vede incapaci di gestire un sistema veramente moderno che sia in grado di far fronte alla situazione prontamente, che sia in grado anche di essere un valido strumento per l'organizzazione dell'intervento dell'incendio. Perché l'importanza non si esaurisce soltanto nel fatto di poter individuare il focolaio dell'incendio, ma anche nel poter utilizzare tutti quei dati, che un sistema di controllo permette di avere, per poter organizzare l'intervento, per poter distribuire la forza umana che si investe nel contrastare questo evento, anche nel posto giusto, utilizzando tutti i sistemi di monitoraggio che la tecnologia poi mette a disposizione dell'uomo.
Speriamo davvero che dalla discussione, sia pur breve, su questo argomento possa nascere un'informazione molto più precisa da parte della Giunta, e anche un orientamento chiaro da parte del Consiglio.
PRESIDENTE. Grazie Onorevole La Spisa.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. L'intervento che svolgerò è legato al fatto che questa mozione non è la prima volta che arriva all'attenzione della Giunta. E al riguardo del tema degli incendi mi pare che più di una volta quest'Aula sia stata posta in condizione di discuterne. Però, guarda caso, non esiste un Piano antincendi serio, come abbiamo visto anche dagli interventi che si sono susseguiti oggi, e, ancora di più, un sistema elettronico è lasciato a marcire nel territorio della Sardegna, non consentendo che ci sia una giusta e dovuta attenzione e allerta, per prevenire nel tempo gli incendi e consentire che ci sia un efficace spegnimento degli stessi.
A nessuno sfuggirà, come ha fatto rilevare il collega Vargiu, che forse, a valori attuali, siamo intorno ai 100 mila milioni di euro di intervento pubblico per il sistema antincendio elettronico. E in tutti questi anni, tutte le Giunte che sono passate non hanno ritenuto di dover, in qualche misura e maniera, porre rimedio ad una condizione di degrado che si è andata sempre di più manifestando. Ricordo anche che in quest'Aula, l'anno scorso, discutendo lo stesso tema, l'Assessore ha preso alcuni impegni che mi pare non siano stati posti nell'attuazione dovuta, e questo benedetto collaudo non sia avvenuto, e quando è avvenuto non è stato accettato dal Corpo forestale. Io vorrei dire, a quest'Aula vuota e disattenta, che stiamo parlando della lotta agli incendi, e che probabilmente quest'Aula sarebbe piena e rumorosa se ci fosse qualche tema legato agli incendi che richiamerebbe l'opinione pubblica in maniera più drammatica. In questi giorni scorsi si sono ricordati i nove morti di Curragia, a Tempio, dove solo lo Stato italiano, dopo 25 anni, ha riconosciuto una medaglia a qui morti, dove la Regione Sardegna ha brillato per assenza, dove la Regione Sardegna non ha riconosciuto a dei lavoratori che svolgevano, anche maniera solidale, un lavoro di difesa dagli incendi e di tutela dei boschi dell'ecosistema, né si è ricordata di tutti gli altri morti avvenuti di in diversi posti della Sardegna, non ultimo quello che si ricorda tutti gli anni a Laconi. Non mi pare che mai l'Assessore alla difesa ambiente abbia preso posizione per una miserevole cifra, di almeno 10 mila euro, richiesta dal sottoscritto e dall'onorevole Paolo Pisu, che facesse memoria al Popolo sardo, soprattutto nelle scuole, con una giornata in memoria dei caduti per gli incendi, che diventasse quantomeno un momento importante di educazione verso le nuove generazioni, perché tutelassero l'ambiente e avessero rispetto della vita umana. Ora, se queste discussioni hanno questo clima, io credo che non troveremo risoluzione, né per i problemi che da vent'anni a questa parte attanagliano un sistema elettronico, ne troveremo soddisfazione in quelle che sono le attività dell'antincendio, anche perché continua la nostra Isola ad essere percorsa dal fuoco. Comunque sia danni, anche irreversibili, continuano ad essere percepiti nel nostro territorio, e noi non riusciamo ancora, come Esecutivo e come organo legislativo, a dare un chiaro indirizzo per modificare una concezione che vede il richiamo dell'Assemblea, o dell'Esecutivo, soltanto su fatti di drammaticità e di evidenza, come dire, di opinione pubblica. Io mi auguro e spero che dall'Assessore, oggi, in risposta vengano alcuni impegni ben precisi, che diano soddisfazione non solo all'Aula, ma all'opinione pubblica che ha necessità di conoscere effettivamente quale sarà il risultato della incuria che l'istituzione Regione autonoma della Sardegna ha mantenuto, per tutti questi anni, per questo processo tecnologico dell'antincendio, e per conoscere quale sarà, in termini di presa di coscienza, quella di realizzare una giornata all'anno in memoria dei caduti, e per consentire che, anche attraverso le scuole, possano essere manifestamente dati momenti di educazione per la tutela degli incendi, e perché ci sia una non più, come dire, presa di posizione solo politica del fare il verde, tanto per fare il verde, come spesso avviene nelle nostre piazze o nei nostri parlamenti ma per una concezione chiara di vita perché si vuole avere una coscienza pulita, di avere una natura sana e la salvaguardia della vita umana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Io potrei rinunciare all'intervento anche perché hanno detto tutto i colleghi di Gruppo che mi hanno preceduto, però colgo l'occasione per fare una brevissima considerazione ad alta voce dal momento che c'è l'Assessore in aula, mentre condivido perfettamente l'analisi fatta dal mio Capogruppo sulla rilevazione elettronica in Sardegna voglio invece ricordare ed evidenziare un dato che potrebbe essere anche di aiuto se vogliamo, o di suggerimento, anche se tardivo nonostante io l'abbia fatta a suo tempo, ebbi modo di farlo con una interrogazione l'11 giugno del 2008 all'Assessore all'ambiente, cioè si tratta di questo problema gravissimo, secondo me, pericolosissimo, secondo me, che riguarda appunto il Piano regionale antincendio 2008, io ebbi modo di segnalare, caro Assessore, che alla luce della stagione piovosa in Sardegna poiché l'articolo 4 dello stesso Piano antincendio prevedeva e prevede che dal 1º giugno sino al 15 di ottobre sia assolutamente vietato, visto l'alto rischio anche di incendi boschivi, di bruciare le stoppie delle nostre campagne, nelle nostre strade, sia per ciò che riguarda i comuni, le province e, perché no, anche l'Anas.
Bene, a questa interrogazione non è seguita alcuna risposta, ma io l'ho fatto non in senso polemico ma in senso costruttivo per avere una risposta positiva perché se lei ha notato, visto che lei gira a tantissimo e sta girando la Sardegna tantissimo nelle nostre strade e nelle nostre province, ci sono le strade provinciali di competenza delle province, ma non perché ci sia stata omissione da parte delle province, perché a suo tempo sono intervenute, ma con le piogge le erbacce sono ricresciute e quindi non hanno potuto ritagliare le stesse erbacce, quindi c'è un pericolo costante rappresentato giornalmente in tutte le nostre strade. Questa è la prima considerazione per ciò che riguarda l'ambito provinciale, non parliamo poi dei comuni, cioè i sindaci, con poche risorse nei nostri comuni hanno a suo tempo adempiuto all'ordinanza antincendio successivamente si è ripresentato lo stesso identico problema ed oggi siamo in presenza di un pericolo costante anche nei nostri comuni e nelle nostre strade quindi, salvo qualche piccolissimo intervento, che comunque a che cosa è servito? E' servito a tagliare le erbacce nelle nostre campagne per poi depositarle o sul ciglio della strada, quindi rappresentando ancora ulteriore pericolo perché lei capisce che dalle strade più delle volte partono, o sull'orlo della strada parte l'incendio o lo si vuol far partire, qualcuno dice con la mano dell'uomo, ma non è vero neanche questo, parte anche involontariamente bene allora, a questa mia interrogazione all'Assessore non ha degnato una benché minima risposta, neanche una parola per dire bene, l'onorevole Cassano ha preso un abbaglio, evidentemente vive in un altro mondo, non è così, io la invito oggi come oggi a farsi un giro, se eventualmente a lei è sfuggito, sulle nostre strade provinciali, comunali e quant'altro per rendersi conto del pericolo a cui noi, tutti i giorni, andiamo incontro in Sardegna.
PRESIDENTE. Onorevole Cassano, ho già detto da ieri che non bisogna prendersela con i microfoni, sono precari di loro quindi bisogna trattarli piano piano.
Quello dell'onorevole Cassano era l'ultimo intervento.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessoredella difesa dell'ambiente.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.Io concordo con l'onorevole Vargiu, l'illustratore della mozione, sull'importanza che questo argomento riveste per l'equilibrio ambientale della nostra Isola ed evidentemente dovrebbe anche ottenere un'attenzione e una riflessione approfondita da parte del Consiglio regionale che ha naturalmente il dovere e il compito di dare indirizzo all'organo di governo, naturalmente lo ringrazio anche per avere con la proposta della mozione portato l'argomento così rilevante, per altro in un momento anche abbastanza delicato quale è il periodo estivo della Sardegna, all'attenzione del Consiglio regionale.
Poi mi rendo conto anche, così come è stato da più parti sottolineato, che anche per ragioni ovvie oggi stiamo discutendo l'argomento in un momento quasi pre-vacanza, quindi come succede nelle scuole negli ultimi giorni non c'è una grandissima attenzione ai temi scolastici però questo sta anche nelle cose come tutti noi sappiamo per questo io credo che, al di là della discussione che io ho sentito e delle proposte che ho sentito in Aula io credo che sia opportuno magari, alla ripresa, speriamo senza dover avere questa sala affollata a seguito di eventi drammatici - preferisco che la sala sia vuota piuttosto che piena a seguito di eventi drammatici naturalmente - però io credo che sia utile e necessario fare un approfondimento di merito, non solo sulle questioni che sono state poste all'attenzione dell'Aula nella mozione, ma sul tema vero della prevenzione e della lotta attiva agli incendi in Sardegna. Credo che di questo si possa occupare la stessa Commissione ambiente, magari opportunamente anche allargata da chi questo argomento lo voglia anche ulteriormente approfondire. Però, tornando sulle questioni che vengono poste dalla mozione, io concordo sicuramente sul giudizio che tante risorse, molte risorse, sono state impegnate dalla Regione Sardegna, sue risorse o risorse provenienti dallo Stato e dalla Comunità economica europea e sicuramente non sono state impiegate nella maniera più efficiente e più efficace possibile. Intanto un primo dato, al di là della quantità delle risorse che è sicuramente rilevante, non voglio fare calcoli di attualizzazione di queste risorse, però sono rilevanti! Un dato: tutta l'operazione del telerilevamento, o comunque di un sistema di prevenzione tecnologicamente avanzata, inizia alla fine degli anni '80, primo step, primo appalto di circa 5 milioni di euro, che riguarda tre territori della Sardegna, uno in Ogliastra, uno ai "Sette fratelli", l'altro attorno a Neoneli, insomma nella zona dell'oristanese. Si conclude dopo lunghi anni, si conclude nel senso che comunque quelle opere vengono collaudate ancorché siano state sottoposte anche all'attenzione della Corte dei Conti la quale alla fine dice: "non vi è luogo a procedere certo è che vi è qualche problema nella necessità di ammodernare e di sistemare questo sistema che, fatto alla fine degli anni '80, primi anni '90 era già sicuramente abbastanza obsoleto, qualcuno ha parlato di "386", o comunque di sistemi che sono davvero ormai, per la velocità con la quale avanza l'innovazione tecnologica, sicuramente antidiluviani. Il secondo appalto è un appalto in concessione, che viene dato nel 1990, ed è l'appalto di circa 20 milioni di euro, su risorse che provengono dallo Stato nazionale, in una ripartizione di risorse, allora considerevoli, che riguardava diverse regioni d'Italia. Un appalto in concessione di progettazione, realizzazione, direzione e gestione della fase, sino alla conclusione e al collaudo e alla consegna al soggetto gestore finale che era l'Amministrazione regionale e quindi il Corpo forestale.
Tutto questo è durato 15 anni: progettazione, realizzazione, gestione transitoria sino alla chiusura dell'appalto che è del 2005, la chiusura formale con l'atto del direttore dei lavori che dice: i lavori sono chiusi. Si impiegano tre anni per elaborare il collaudo, circa tre anni, due anni e qual cosa per elaborare il collaudo. Ora, il fatto stesso che un lavoro che inizia nel '90 finisce nel 2005 ci dice chiaramente che qualcosa non ha funzionato, più di qualcosa non ha funzionato, e forse su quel qualcosa possiamo anche fare un approfondimento, non credo che sia questo il momento anche di merito su quel qualcosa che non ha funzionato. Quindici anni per realizzare un appalto in concessione dato nel 1990. Con la velocità di obsolescenza, che richiamava l'onorevole Vargiu, ci possiamo sicuramente immaginare che in quindici anni è cambiato il mondo e quindi che il prodotto finale probabilmente è sufficientemente obsolescente, è sufficientemente invecchiato probabilmente. E in tutto questo tempo sicuramente vi è una responsabilità, certo poi politica naturalmente, in capo a tutte le Giunte regionali che si sono succedute dal 1990 sino ad oggi; poi, naturalmente, vi sono probabilmente anche responsabilità amministrative e quant'altro. Sicuramente vi è un'anomalia, è impensabile che possiamo assumere questo esempio come un esempio di buona amministrazione, naturalmente, e in cui le responsabilità sono diffuse e sono dilazionate nel tempo, ma sono sicuramente il segno di un'amministrazione che non è all'altezza di stare sul tema dell'innovazione e su un tema di una gestione, di una partita che richiede anche attenzione, sapere, conoscenza anche nell'Amministrazione regionale, per gestire qualcosa di questo tipo. Poi, va anche detto che la concessione parte in quegli anni con regole di quegli anni, in cui l'Amministrazione regionale non aveva neanche il responsabile del procedimento allora, ed era in capo alla concessionaria la progettazione, la direzione dei lavori, l'esecuzione e la gestione, tutto, non avendo peraltro allora anche pensato che ci doveva essere un riferimento nell'Amministrazione regionale, che poi certo c'è stato successivamente. Ma, insomma, voglio dire il tema è sicuramente un tema non di ottima amministrazione.
Come fare, che è successo? E' successo che l'atto di collaudo non è stato accettato dal responsabile del procedimento; perché non è stato accettato? Beh, lui lo motiva, tra l'altro il Tar gli dà pure ragione, perché il suo atto di diniego del collaudo è stato sottoposto, con ricorso, al Tar e il Tar ha dato ragione al responsabile del procedimento e quindi si andrà al Consiglio di Stato, suppongo. Comunque l'atto di collaudo, l'atto successivo del responsabile del procedimento è un atto che sta in capo alla gestione, non sta in capo all'Assessore o comunque al Governo regionale, è un atto di mera gestione, quindi sta nella sua responsabilità, nessuno gli può dire di fare una cosa piuttosto che un'altra, è evidente. E però è anche evidente che la situazione è complicata, è anche evidente che dobbiamo cercare di dare un indirizzo per trovare una soluzione, in un contesto sufficientemente complicato per intervenire. Posto che peraltro non solo la magistratura ordinaria e amministrativa, ma io credo la stessa magistratura contabile, la Corte dei conti, forse anche quella penale, a questo punto, entreranno in gioco per ragionare sul tema. Comunque sia, al di là del ruolo che la magistratura deve svolgere, e lo svolge indipendentemente, a noi spetta il compito e il dovere di dare un indirizzo per trovare, o cercare di trovare, comunque una soluzione a questo problema. Una soluzione che è una soluzione che ci deve consentire di poter utilizzare questo sistema nel miglior modo possibile.
Si può utilizzare questo sistema? Beh, l'atto di collaudo, che peraltro è stato anche riaffidato ad un altro collegio di collaudatori, ci dirà, io credo, quali sono i margini per poter ragionare e per poter trovare una soluzione che sia anche nell'interesse dell'Amministrazione, evidentemente, e anche nell'interesse dell'obiettivo che era posto all'origine, cioè, come dire, mettere in campo un sistema innovativo per la prevenzione e la lotta agli incendi. Quindi, dobbiamo verificare se tutto questo è, naturalmente, consono all'obiettivo originario, quello che rimane ancora oggi l'obiettivo naturalmente, quello di avere non soltanto l'uomo. Io credo che noi, sono d'accordo con l'onorevole La Spisa, non possiamo mica mettere in competizione l'attività dell'uomo con gli strumenti tecnologici che sono assieme all'uomo integrativi, che sono una esaltazione anche dell'attività poi che comunque l'uomo esercita sia come vedetta, ma sia anche come sistema complessivo che utilizza gli strumenti, soprattutto gli strumenti tecnologicamente avanzati, per mettere in campo un'azione più efficace e più efficiente di lotta agli incendi. Quindi, assolutamente, peraltro stiamo anche sperimentando delle attività innovative, non con questo voler dire che abbandoniamo ciò che si è fatto, ciò che si è fatto ci ragioniamo su e cerchiamo di trovare le soluzioni migliori per comunque utilizzare anche quel sistema in termini, se vi sono naturalmente le condizioni evidentemente, ma io sono per cercarle tutte le condizioni, per poter utilizzare anche questo sistema in termini integrativi. Ma oggi i sistemi di telerilevamento si stanno evolvendo sui sistemi satellitari e su modelli anche di interpretazione del dato satellitare per dare molto più tempestivamente e anche in maniera molto più puntuale, più localizzata e più certa il risultato atteso. Ad oggi, le esperienze che sono state fatte sia sul primo appalto, quello che richiamavo poc'anzi, che io chiamo il primo step dei 5 milioni di euro, sia le cose che sono state fatte in prova nel collaudo sul sistema cosiddetto in concessione, nel 1990, di circa 20 milioni di euro, i risultati non sono stati risultati, chiamiamoli, soddisfacenti, comunque sicuramente non adeguati alla bisogna. Il primo sistema, che è stato tarato nel 1999-2000 e poi successivamente è stato messo alla prova nel 2003-2004, sto parlando di una stagione politica anche diversa, hanno dato risultati scarsi e anche, a volte, non proprio attendibili, molti falsi allarmi e i falsi allarmi significano anche mettere in moto un meccanismo che poi si stanca e rischia anche di essere distolto dal compito. Quindi, molti falsi allarmi, molte segnalazioni che non hanno corrisposto alla realtà. Molte, sto parlando di più di un centinaio in una stagione, quindi insomma in una stazione ben precisa, e invece centrati pochi casi, quattro o cinque casi rispetto ai due-trecento. Quindi, insomma stiamo parlando di un sistema che effettivamente non ha dato sicuramente i risultati attesi. Così come l'appalto in concessione, almeno stando ai risultati che sono agli atti del corpo forestale regionale. Dicevo, sul che fare noi stiamo lavorando peraltro gratuitamente, con una convenzione gratuita, con la Sapienza di Roma e con altri soggetti pubblici che si occupano di rilevamento satellitare, stiamo testando un sistema per evolvere, anche da un punto di vista tecnologico. Poi anche i sistemi di telerilevamento a terra, se riuscissimo ad efficientarli, possono essere anche integrativi, perché il telerilevamento a satellite se c'è una giornata di nuvola ha una difficoltà a dare informazioni puntuali. Quindi insomma c'è necessità di integrare l'uomo, il telerilevamento e il rilevamento dal satellite. Sono ragionamenti che stiamo facendo, che stiamo testando, che stiamo sperimentando e che naturalmente mi piacerebbe anche condividere in una discussione di merito che ripeto noi potremmo anche prendere impegno se il Consiglio lo ritiene di poter calendarizzare al primo rientro della stagione post feriale. Questo è quanto io vi dovevo in termini di informazione rispetto alle cose contenute nella mozione, che sono per la verità molto articolate, ci sono diverse altre questioni richiamate nella mozione. Insomma mi sono trattenuto sulle questioni che ritengo più importanti, e anche che hanno un carattere diciamo così politico e che sono state sollevate dall'onorevole Vargiu e dagli altri onorevoli colleghi che sono intervenuti in Aula stamattina. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, Presidente, io ringrazio l'Assessore per la disamina attenta che ha fatto dei problemi che sono sul tappeto, nel senso che mi sembra di essere stato abbastanza chiaro anche nell'intervento introduttivo, non si andavano a cercare con questa mozione assolutamente e in nessun modo responsabilità attuali. Si intendeva porre l'accento sul problema che è fondamentale, e cioè che la copertura della protezione anti incendi e quindi della capacità di prevenzione degli incendi in Sardegna deve essere implementata. La strada scelta alla fine degli anni '80 è stata una strada sicuramente che ha avuto degli ostacoli che sono difficili da comprendere per chi come noi fa attività politica e non svolge attività tecnica sui sistemi, nel senso che, come ha detto l'Assessore, non è facilmente comprensibile perché l'attuazione di un sistema di telerilevamento abbia richiesto 15 anni, né è comprensibile quale sia il motivo per cui nei tre anni successivi non si sia arrivato ad un collaudo né è comprensibile perché il sistema di telerilevamento a terra, che appare funzionante in tante realtà, al punto che ad oggi è stata inaugurata la copertura in questo modo dello stagno di Molentargius del parco di Molentargius di Cagliari, al punto che la Regione Basilicata e la Regione Calabria nella scorsa primavera hanno adottato sistemi di telerilevamento analoghi, non si comprende perché quello della Sardegna rimanga inutilizzato. E devo dire nonostante io abbia apprezzato il tono pacato e disponibile all'approfondimento dell'Assessore, non ho capito bene che cosa si intenda fare del sistema di telerilevamento, che comunque 53 miliardi di lire nel 1990 è costato, nel senso che non ho capito bene se le informazioni tecniche di cui l'Assessorato dispone fanno oggi pensare che esista la possibilità di adeguarlo tecnologicamente, quali siano i costi di questo adeguamento tecnologico, quali siano i tempi attesi per questo adeguamento tecnologico. Perché mi sembra di avere compreso, e devo dire non essendo un tecnico ascolto senza neanche la pretesa di entrare nel merito, mi sembra di aver compreso che l'Assessore dica: il sistema delle vedette è di per se stesso un sistema che per quanto radicato culturalmente in Sardegna oggi va integrato con sistemi nuovi, tra questi sistemi ce n'è uno, che è quello del telerilevamento satellitare, che sfrutta la tecnologia comunque e ha, come sappiamo, come abbiamo letto su pubblicazioni certo io non specializzate, ha vantaggi e limiti, il sistema di telerilevamento da terra è sicuramente un'altra delle armi che noi abbiamo per la prevenzione degli incendi, quindi si può immaginare, come ragionevolezza sembrerebbe oltretutto indicare, si può immaginare un apparato che abbia contemporaneamente ciò che la Sapienza sta studiando insieme all'Assessorato e insieme alla Regione autonoma della Sardegna per il satellitare, che abbia il sistema di vedette che tutti conosciamo magari utilizzato in maniera sempre più razionale, sempre più efficiente, e poi abbia il sistema che la Regione ha comunque, perché lo ha pagato, per cui non sappiamo bene quale sia il livello di aggiornamento tecnologico, di manutenzione, di obsolescenza delle stazioni, di capacità di controllo del territorio che questo sistema ha, però ce lo abbiamo e quindi comunque va integrato anche il sistema di telerilevamento da terra. Allora se va integrato e quindi se se ne ritiene ancora utile la presenza ovviamente non con le tecnologie di allora, ma con le tecnologie di ora, sarebbe interessante capire quale investimento economico è richiesto, dove può essere utilizzato, se va implementato o se quello che abbiamo a disposizione è sufficiente e quali sono i tempi di attivazione di questa cosa. Se poi l'Assessore ci dice, forse il termine del suo intervento va interpretato in questo modo, abbiamo la necessità ancora di studiarci sopra un mese, due mesi per cui ci diamo un appuntamento nel mese di settembre, nel mese di ottobre in cui siamo in grado di dare delle risposte più puntuali su questo argomento, beh se questo fosse, e se c'è un impegno quindi da parte della Giunta di ritornare in Aula a darci delle risposte di questo genere immediatamente dopo l'estate, beh insomma io credo che i presentatori della mozione non hanno né da chiedere la votazione né da presentare un ordine del giorno specifico, nel senso che si fidano dell'impegno della Giunta, e quindi attendono che la Giunta nel mese di ottobre calendarizzati, nel mese di settembre quando lo ritiene, calendarizzi un nuovo appuntamento consiliare in cui su questo argomento ci dà quei numeri, quei dettagli, quelle risposte tecniche che oggi mancano, ma non ne facciamo una colpa alla Giunta nel senso che è evidente che questo problema è un problema talmente annoso, talmente complesso, l'Assessore ha detto sono intervenute varie branche della magistratura, potrebbe intervenire addirittura anche quella penale, insomma ci rendiamo conto che si tratta di un problema talmente complesso che probabilmente può richiedere, una volta preso in mano, un approfondimento che non è stato sufficiente in questi giorni. Quindi se questo è l'intendimento della Giunta, e se c'è un impegno specifico e formale della Giunta di ritornare in Aula subito dopo la pausa estiva io credo che l'obiettivo della mozione sia stato raggiunto e quindi sarei, se l'Assessore prende un impegno di questo genere, sarei portato a non chiedere né la votazione della mozione né a disporre la presentazione di un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Assessore, prego...
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, prima che risponda l'Assessore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). No, volevo solo chiedere all'Assessore se prende quell'impegno per la giornata… così siccome sta rispondendo, per la giornata della memoria, niente più niente meno.
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.Sì, grazie Presidente, al consigliere Dedoni vorrei dire, senza alcuna punta di polemica, insomma la Regione non era assente a Tempio, a Curraggia, c'era l'anno scorso, così come c'era quest'anno, e peraltro è stata anche parte attiva nei confronti della Presidenza della Repubblica nel favorire, diciamo così, l'onorificenza che è stata poi riconosciuta l'anno scorso a Tempio. Per quanto riguarda la giornata della memoria, io ricordo bene che l'onorevole Dedoni insieme all'onorevole Pisu mi avevano, come dire, interessato diciamo così ad una proposta di legge, che loro avevano avanzato, ma che ho, come dire sappiamo bene naturalmente che l'Assessore non è protagonista delle questioni legislative, ho semplicemente preso atto che il Consiglio insomma è stato un po' come dire disattento rispetto questa proposta che è stata avanzata.
DEDONI (Riformatori Sardi). Al Presidente della Commissione...
MORITTU, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Quindi, insomma s'è poi è necessario un intervento a sostegno diciamo così della giornata, io credo che questo lo possiamo sicuramente garantire.
Sì, io rinnovo, onorevole Vargiu, come dire, la disponibilità da parte della Giunta ad un approfondimento che può essere prima in Commissione, per andare poi in Aula se lo riteniamo, o nelle forme che possiamo assolutamente concordare. Credo che sia doverosa e necessaria una riflessione, ma anche un'analisi forse più approfondita e di merito, e forse il passaggio in Commissione può essere un passaggio utile per fare un approfondimento di merito sul tema, anche sulle questioni che sono state sollevate in ordine, come dire, al che fare di ciò che in questi quindici, diciotto anni si è realizzato, e che ha manifestato più di qualche problema nella sua gestione, nella sua pratica, diciamo così, attuazione.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Così come annunciato, se l'onorevole Vargiu si ritiene soddisfatto dell'impegno assunto dall'Assessore di riprendere a settembre la discussione nelle forme e nel luogo che si riterrà più opportuni, la Commissione forse è la sede di approfondimento più idonea per valutare tutta la situazione. Se l'onorevole Vargiu si ritiene soddisfatto, la mozione non viene messa ai voti. Grazie.
Discussione della mozione Pileri - La Spisa - Contu - Sanjust - Licandro - Petrini - Lombardo - Rassu - Amadu - Cherchi Oscar - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Renato - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Ladu - Murgioni - Gallus - Farigu - Floris Mario sulla mancata attuazione degli impegni sottoscritti dalla Regione e dal Comune di La Maddalena in merito ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare e sulla necessità di assegnare gli stessi agli attuali inquilini aventi diritto, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei
commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (188)
Passiamo all'esame della mozione numero 188, degli onorevoli Pileri, La Spisa, Contu e più, sulla mancata attuazione degli impegni sottoscritti dalla Regione e dal Comune di La Maddalena in merito ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione Pileri - La Spisa - Contu - Sanjust - Licandro - Petrini - Lombardo - Rassu - Amadu - Cherchi Oscar - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Renato - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Ladu - Murgioni - Gallus - Farigu - Floris Mario sulla mancata attuazione degli impegni sottoscritti dalla Regione e dal Comune di La Maddalena in merito ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare e sulla necessità di assegnare gli stessi agli attuali inquilini aventi diritto, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIOREGIONALE
PREMESSO che
- è concreto il rischio di una grave crisi abitativa relativa alla prima casa che interessa la comunità di La Maddalena ed in particolar modo la maggior parte degli inquilini dei 155 ex alloggi militari passati alla RAS e concessi in comodato all'amministrazione comunale;
- gli stessi inquilini sono titolari di diritto di prelazione per l'acquisizione di immobili che rientrano nei beni dismissibili ai sensi della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35, e della legge 24 dicembre 1993, n. 560;
VISTO l'accordo di programma stipulato fra la Regione autonoma della Sardegna, l'Amministrazione difesa ed il Comune di La Maddalena il 12 ottobre 1992 nel quale, tra l'altro, la Difesa si impegnava a non dare attuazione a provvedimenti di sfratto nei confronti delle famiglie che occupavano al momento gli alloggi di cui all'accordo di programma;
VISTA la convenzione fra la Regione autonoma della Sardegna, l'Amministrazione difesa ed il Comune di La Maddalena del 24 marzo 2004, relativa all'uso dei 187 alloggi, di cui 155 dismessi dall'Amministrazione difesa a favore della Regione Sardegna con verbali in data 24 marzo 2003 e 4 aprile 2003 ed altri 32 costruiti dalla RAS in attuazione dell'accordo di programma del 1992;
CONSIDERATO che la suddetta convenzione prevede che l'Amministrazione regionale conceda in comodato al Comune di La Maddalena i 187 alloggi con l'impegno per lo stesso di assegnare 32 alloggi in uso abitativo all'Amministrazione difesa, mentre i restanti 155 alloggi di edilizia economica popolare (legge regionale n. 35 del 1995 e legge n. 560 del 1993) saranno destinati a soddisfare le esigenze abitative di La Maddalena;
VISTO l'accordo attuativo del 23 aprile 2004 in esecuzione della convenzione sottoscritta in data 23. marzo 2004, con il quale l'Amministrazione regionale si impegna ad attuare ogni possibile atto finalizzato all'acquisizione dei 155 alloggi da parte degli occupanti, secondo le modalità e i termini che saranno definiti dalla Regione autonoma della Sardegna e dal Comune di La Maddalena, con successivo provvedimento;
VISTA:
- la delibera della Giunta regionale n. 42/11 del 12 ottobre 2004 relativa al settimo elenco dei beni immobili alienabili ai sensi della legge regionale n. 35 del 1993;
- la nota del 13 giugno 2005 con la quale il sindaco di La Maddalena evidenzia che in base all'articolo 3 della convenzione, stipulata presso la Presidenza della Giunta regionale in data 24 marzo 2004, gli alloggi di che trattasi sono destinati a soddisfare le esigenze abitative del Comune di La Maddalena nel rispetto delle leggi vigenti in materia di edilizia economico-popolare anche in riferimento alle richieste di alienazione da parte dei locatari;
- l'intesa istituzionale tra l'amministrazione comunale, la Provincia di Olbia-Tempio, il Presidente della Regione in data 2 dicembre 2005, con la quale viene espresso l'intendimento da parte del Presidente della Regione di volere ritirare dall'elenco dei beni dismissibili gli immobili di proprietà regionale collocati in località Moneta ed in aree limitrofe all'Arsenale tra le quali ricadrebbero gli alloggi di cui sopra;
PRESO ATTO che, sempre il Presidente della Regione, ha espresso la volontà che gli stessi beni siano dismessi nel quadro di un progetto generale di riuso dell'intera area ed i proventi siano integralmente impegnati a favore dell'edilizia sociale nel territorio comunale sulla base di un progetto pluriennale di intervento predisposto dal comune d'intesa con la Regione;
ACCERTATO che, al momento, nessun progetto pluriennale di intervento risulta predisposto e che, qualora venisse attuata tale intesa verrebbero disattesi i precedenti accordi istituzionali tra Regione, Difesa e amministrazione comunale in merito alla destinazione degli immobili considerati;
VALUTATA la grave crisi abitativa ed economica che sta attraversando la comunità cittadina e che la maggior parte degli inquilini degli ex alloggi militari ora passati alla RAS ha, in ripetute occasioni, avanzato domanda di acquisto degli stessi;
RITENUTO necessario dare attuazione alle procedure di alienazione degli immobili in questione, a favore degli attuali inquilini aventi diritto;
PRESO ATTO che la problematica riveste una notevole rilevanza sociale in considerazione del grande numero di nuclei familiari coinvolti, molti dei quali, peraltro, stanno sopportando un diffuso disagio abitativo per le condizioni degli alloggi cui spesso si somma il problema relativo al reddito individuale, soprattutto in riferimento agli anziani soli;
VISTE la legge regionale n. 35 del 1995 e la legge n. 560 del 1993,
impegna la Giunta regionale
1) a riferire in Consiglio circa il mantenimento degli impegni formalizzati con l'accordo di programma del 12 ottobre 1992, la convenzione del 24 marzo 2004 e l'accordo attuativo del 23 aprile 2004 al fine di garantire la possibilità di riscatto degli immobili a favore degli inquilini che a vario titolo ne avevano fatto richiesta;
2) a riferire urgentemente sugli intendimenti della Giunta e quali iniziative siano state poste in essere per garantire il diritto alla casa ai 155 inquilini che occupano gli immobili considerati;
3) a riferire in merito all'esistenza di progetti di riconversione turistica delle aree e degli edifici, a favore di terzi privati, per i quali gli attuali inquilini hanno chiesto l'alienazione e per i quali si chiede l'applicazione del diritto di prelazione previsto dalle norme regionali e statali.)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
PILERI (F.I.). Sì, grazie, Presidente. Questa mozione ha lo scopo di evidenziare un grave problema che si sta verificando a La Maddalena, una città oggi interessata da un evento molto importante, il G8, una città in cui si sta realizzando una rivoluzione socioeconomica, una città dove c'è stata la dismissione di numerosi beni e attività militari, l'arsenale, la Base USA. Oggi leggiamo sulla stampa che, dopo che sono andati via gli Americani, la Marina italiana ha ancora l'intenzione di mantenere il presidio a Guardia del Moro a Santo Stefano, quindi, di fatto, viene meno una servitù che comunque garantiva in qualche modo economia, e rimane una servitù che danneggia probabilmente la comunità. Quindi spero che su questo la Giunta, per quello che ho potuto vedere, metta tutto l'impegno per restituire a questo punto quei beni alle comunità.
Il problema che viene trattato nella mozione riguarda la necessità di garantire il diritto alla casa di 155 inquilini che occupano degli immobili che prima erano di proprietà della Difesa, molti di questi erano dipendenti della Difesa, ai quali venivano assegnati gli alloggi, e quindi oggi molti di questi sono in concessione. Questi beni erano stati ceduti in comodato all'Amministrazione comunale. Il tutto parte dal 1992, quando venne stipulato un accordo di programma tra la Regione, l'Amministrazione della Difesa e il Comune di La Maddalena, con accordi di programma con i quali la Difesa si impegnava a non dare attuazione ad alcuni provvedimenti di sfratto nei confronti delle famiglie che occupavano gli alloggi. Il 24 marzo 2004, a seguito di questo accordo di programma, e molti anni dopo comunque, venne stipulata una convenzione tra la Regione, l'Amministrazione della Difesa e sempre il Comune, stabilendo la destinazione di 187 alloggi, di cui 155 dismessi dalla Difesa alla Regione Sardegna, e 32 dovevano rimanere alla Difesa. La suddetta convenzione prevedeva che la Regione dovesse concedere in comodato al Comune gli alloggi, di cui 155 classificati di edilizia economica popolare, e destinati quindi a soddisfare le esigenze abitative di La Maddalena, il tutto nel rispetto delle leggi esistenti in materia di edilizia economica popolare, cioè la legge regionale numero 35 e la legge numero 560, dove sono tra l'altro previsti i diritti di prelazione per gli inquilini che hanno il diritto, ovviamente, per poter chiedere l'acquisizione di questi alloggi. In data 22 aprile 2004, venne stipulato un accordo attuativo in esecuzione della convenzione sottoscritta il 23 marzo 2004. Con questo accordo attuativo, la Regione Sardegna si impegnava, questo è il testo dell'accordo, ad attuare ogni possibile atto finalizzato all'acquisizione dei 155 alloggi da parte degli occupanti secondo le modalità e termini che dovevano essere definiti dalla Regione autonoma della Sardegna e dal Comune di La Maddalena con successivo provvedimento. Il 18 ottobre 2004 la Giunta regionale ha tra l'altro inserito i 155 alloggi nel settimo elenco dei beni mobili alienabili, ai sensi della legge regionale numero 35 del 1993, quindi ha di fatto riconosciuto la possibilità di alienare questi immobili a favore degli inquilini. Quindi, Assessore, questi atti rappresentano in qualche modo un costante orientamento a favore dell'acquisizione degli immobili da parte degli inquilini titolari del diritto di prelazione; tra l'altro, il 13 giugno 2005, il Sindaco di La Maddalena, in una nota inviata all'Assessorato e agli enti locali, evidenziava che, in base all'articolo 3 della convenzione del 24 marzo 2004, gli alloggi dovevano essere destinati a soddisfare le esigenze abitative del Comune di La Maddalena, nel rispetto sempre delle leggi vigenti in materia di edilizia economica popolare, anche in riferimento alle richieste che gli inquilini avevano fatto. Il 2 dicembre 2005 venne però stipulata un'intesa istituzionale tra la Regione, il Comune e la Provincia, che a me appare in qualche modo in contrasto con i criteri più elementari di procedura e di dismissione dei beni demaniali. Con l'intesa, comunque, la Regione, o meglio il Presidente, aveva comunque espresso l'intendimento di voler ritirare dall'elenco dei beni dismissibili gli immobili di proprietà regionale collocati in località Moneta e nelle aree limitrofe all'arsenale, compresi gli alloggi di cui sopra. Quindi, questi immobili che erano inseriti nell'elenco dei beni da dismettere, con questa intesa istituzionale, viene espresso l'intendimento di volerli ritirare dall'elenco dei beni dismissibili. Sempre il Presidente in questa intesa aveva espresso la volontà che gli stessi beni dovessero essere dismessi nel quadro di un progetto generale di riuso dell'intera area ed i proventi dovevano essere impegnati a favore dell'edilizia sociale, secondo un programma pluriennale di intervento predisposto dal Comune, di intesa con la Regione. Voi sapete che a La Maddalena in questo momento ci sono grossi interventi, probabilmente anche grossi investimenti e voglia di investire anche da parte di società private. Noi non vorremmo che, in qualche modo, si corra il rischio che questi alloggi e questi beni vengano sottratti agli inquilini a favore magari di società private che vogliono fare interventi di tipo immobiliare. Al momento, quindi, non risulta nessun progetto, ed ancora è più grave che se venisse attuata tale intesa, ad esempio, come ho detto prima, a favore di società private, verrebbero disattesi precedenti accordi istituzionali tra Regione, Amministrazione della Difesa, e Amministrazione comunale in merito alla destinazione degli immobili considerati. Cioè, tutta la procedura è stata attivata tra la Regione, il Ministero della difesa e il Comune, con la finalità di destinare quegli alloggi, quindi l'Amministrazione Difesa ha dato il benestare alla dismissione purché venissero destinati a quello specifico scopo. Quindi, è necessario, in considerazione appunto del rischio di grave crisi abitativa che può interessare, che interessa la città di La Maddalena e i problemi sociali che ne potrebbero derivare, è necessario un impegno della Giunta regionale. Occorre quindi, Assessore, dare possibilmente attuazione alle procedure di alienazione degli immobili a favore degli attuali inquilini; ovviamente a favore di quelli che ne hanno diritto sulla base delle leggi vigenti. Questa problematica che riveste una notevole rilevanza sociale in considerazione del numero consistente dei nuclei familiari che si trovano, peraltro, molti di questi in condizioni disagiate, sia per lo stato precario degli alloggi, ma anche per le condizioni finanziarie, molti di questi sono dei pensionati, delle persone sole, delle persone anziane e quindi rischiano di vedersi sottratta una casa per altri scopi. Quindi, con questa mozione, Assessore, noi chiediamo l'impegno di dare attuazione a quanto stipulato con l'accordo di programma del 12 ottobre, con la convenzione del 24 marzo e l'accordo attuativo del 23 aprile 2004, garantendo quindi la possibilità di riscatto degli immobili da parte degli inquilini aventi diritto. Chiediamo anche di riferire sulle iniziative poste in essere per garantire il diritto a questi cittadini di avere la casa, a riferire in merito all'esistenza di eventuali progetti di riconversione turistica da parte di società private, o STU, che potrebbero rimettere in discussione gli accordi sottoscritti istituzionali tra la Regione e il Ministero della Difesa e il Comune di La Maddalena.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pileri. Non ho iscritti a parlare, quindi l'Assessore può intervenire.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore tecnico degli enti locali, finanze, urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnicodegli enti locali, finanze, urbanistica. Grazie Presidente. Evitando di ripetere la cronistoria dei fatti, mi limito a dare le risposte che la mozione propone. Innanzitutto vorrei ricordare che l'Amministrazione regionale, immediatamente dopo la definizione dell'accordo del marzo del 2004, con note successive del giugno del 2004 e del settembre del 2004, peraltro senza nessun riscontro, ha sollecitato il comune di La Maddalena affinché avanzasse concrete proposte in ordine all'utilizzo di questi 155 alloggi. In quello stesso periodo il comune di La Maddalena chiese al servizio demanio della Regione il trasferimento, allo stesso Comune, di un immobile denominato ex ufficio postale in località Forte Camicia, con la motivazione che intendeva destinarlo punto logistico di riferimento per la risoluzione delle problematiche relative al trasferimento di detti alloggi; fatto che è stato puntualmente accordato dal nostro servizio in adesione a quello che era stato l'impegno iniziale. Il sindaco di La Maddalena nel luglio del 2005 ha prospettato alla nostra Amministrazione l'esigenza di chiarire quali fossero gli strumenti giuridici attraverso i quali attuare quell'accordo. L'Amministrazione ha risposto, indicando nel disposto dalla legge regionale numero 34 articolo 3 richiamata dall'articolo 3 della legge numero 35, del 95 che amministra sostanzialmente le dinamiche di dismissione di beni, il procedimento più idoneo finalizzato alla cessione a prezzo simbolico al comune dei 155 alloggi occupati dai privati. Al momento il Comune di La Maddalena suggerisce l'esigenza di far rientrare questa attuazione del trasferimento all'interno di un'estensione dell'accordo di programma stipulato con la Regione in quanto ravvede la necessità di attività complesse non facilmente risolvibili dalla stessa Amministrazione, nel senso che per poter rendere agibili alcuni di quegli alloggi attualmente occupati, che non hanno ovviamente le condizioni minime dell'abitabilità, è necessario attuare un programma che preveda la messa a disposizione di un certo numero di alloggi, i cosiddetti "navetta", utili a trasferire momentaneamente gli occupati e dare corso ai ripristini necessari in quei contesti. Questo si può attuare e noi abbiamo individuato lo strumento, in quanto, come l'onorevole Pileri conosce bene, l'AREA, con un finanziamento di 5 milioni di euro sta provvedendo a un concorso di progettazione che è attualmente in corso, in fase di conclusione, per la costruzione di una serie di alloggi di edilizia economico-popolare proprio a La Maddalena, utili in parte anche per attuare questo processo di momentanea mobilità atta a soddisfare queste esigenze. Da parte della Regione non c'è nessuna motivazione di modificare i contenuti e gli obiettivi degli accordi stipulati con il comune di La Maddalena. C'è una complicazione procedurale che, ovviamente, deve vedere la Regione attenta a soddisfare anche le esigenze operative dello stesso comune che, avendo un trasferimento complessivo di questi immobili, probabilmente ha un aggravio procedurale nell'assegnazione, anche per tutte le complicazioni di carattere urbanistico e catastale che probabilmente derivano dal passaggio di questi immobili, ai legittimi occupanti che hanno, appunto, questa aspettativa. Non esiste, allo stato, se non attraverso delle chiacchiere che poi ovviamente non fanno parte degli aspetti istituzionali, in ordine alla ventilata ipotesi di demolizione o cessione a terzi di questi immobili per finalità diverse da quelle del soddisfacimento del fabbisogno abitativo, nessun tipo di riscontro in nessun atto emanato formalmente dalla Regione o a riscontro di note richieste dal Comune di La Maddalena. E poiché, conclusivamente, quindi noi procediamo in questa ipotesi, aderendo alle esigenze dell'Amministrazione comunale di La Maddalena, a prospettare, una volta assegnato questo appalto dei nuovi alloggi, un atto aggiuntivo all'accordo di programma che, come richiesto dal Comune, prospetti il programma di risistemazione di questi alloggi in un quadro di politica, di risposta al fabbisogno abitativo partendo dagli aventi diritto. Come l'onorevole Pileri conosce, esiste nella legislazione regionale ampiamente descritto e sancito il principio della prelazione per coloro che lo occupa, e quindi credo che da questo punto di vista non ci siano elementi che in nessun modo possano preoccupare il futuro di questa persona. Tuttavia, poiché non sono abituato a eludere il cuore dei problemi, capisco che la mozione muove dalle istanze degli occupanti che, oramai organizzati in comitato, premono per il passaggio in proprietà. E' bene anche dire, con la chiarezza che è dovuta in questi casi, che di questo comitato non ne fanno parte solamente coloro che vantano un diritto legittimo, ma ne fanno parte anche occupanti illegittimi di questi alloggi, e quindi è bene avvertire che, in ogni caso, questo processo non potrà non tener conto, e non potrà essere generalizzabile, ma dovrà tenere conto che le occupazioni abusive non fanno parte di un diritto rinvenibile nella legislazione regionale, e come tale ci comporteremo, così come ci siamo sempre comportati, nei confronti di chi ha abusato ovviamente nell'occupazione di questi alloggi, mentre terremo conto effettivamente della successione e del diritto degli occupanti illegittimi, e provvederemo ad attuare il programma così come è stato definito.
PRESIDENTE. Grazie Assessore.
Ha domandato di replicare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, Presidente, mi pare che la risposta dell'Assessore sia esauriente, nel senso che rispetto alle domande che ci siamo posti mi pare ci siano delle risposte che vanno nella direzione giusta, cioè mi pare che l'Assessore ha detto chiaramente che non ci sono rischi e pericoli che questi immobili possano avere una destinazione diversa a favore di altri privati o a favore di altri progetti. Ovviamente è scontato il fatto che l'applicazione della normativa e del diritto di prelazione avviene solo nel momento in cui ci sono i requisiti oggettivi per poter attuare quegli articoli, quindi quello che ha detto l'Assessore è pienamente condivisibile. Mi pare di aver capito anche che ci sia stata forse da parte del Comune non dico inadempienza, ma trascuratezza sul problema, quindi io invito anche la Giunta, poiché è parte determinante in questi accordi, di prendere in mano la situazione, di sollecitare eventuali atti o provvedimenti da parte anche degli amministratori locali.
Quindi con queste rassicurazioni che potremo verificare magari nei prossimi mesi con atti concreti, io credo che la mozione possa essere ritirata e quindi non sottoposta alla votazione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pileri.
Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente, solo per chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Cappai?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Colleghi, annulliamo la votazione. Un Segretario per piacere ai banchi.
Colleghi, rifacciamo la votazione.
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Serra e Vittorio Randazzo sono presenti.
Risultano presenti i consiglieri: Agus - Balia - Caligaris - Calledda - Cappai - Cherchi Silvio - Contu - Corrias - Cuccu Giuseppe - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Ibba - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Mattana - Orrù - Pacifico - Pileri - Pinna - Pirisi - Porcu - Randazzo Vittorio - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Serra - Spissu - Tocco - Uras - Vargiu.
PRESIDENTE. Sono presenti 33 consiglieri, non siamo in numero legale.
Ad ogni buon conto avevamo di fatto concluso con la mozione dell'onorevole Pileri la seduta odierna e anche la sessione dei lavori del Consiglio. La mozione dell'onorevole Pileri non è stata messa in votazione perché soddisfatto delle risposte e degli impegni assunti dall'Assessore a nome della Giunta. Dichiaro chiusa la seduta.
La seduta è tolta alle ore 13 e 20.
Versione per la stampa