Seduta n.348 del 03/04/2003
CCCXLVIII SEDUTA
(Pomeridiana)
Martedì 3 aprile 2003
Presidenza del Vicepresidente Sanna Salvatore
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Vicepresidente Sanna Salvatore
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 15 e 35.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di sabato 29 marzo 2003 (342), che è approvato.
CONGEDOPRESIDENTE. Il consigliere regionale Massimo Fantola ha chiesto un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 3 aprile 2003.
Poichè non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che iniziamo l'esame del disegno di legge 413/A Giunta regionale, "Ulteriore proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2003", relatore di maggioranza onorevole Balletto, relatore di minoranza onorevole Cogodi.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore consigliere Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, dovrei limitarmi per semplicità alla relazione scritta, che peraltro si compone di quattro righe e evidenzia la necessità di procedere all'approvazione del disegno di legge di proroga dell'esercizio provvisorio per il quarto mese al fine di garantire, di consentire, di permettere che l'azione amministrativa non abbia ad avere ulteriori intoppi e inconvenienti a seguito dei rilevati più di una volta ritardi nella approvazione della legge finanziaria.
Quindi si pone l'approvazione della proroga come atto dovuto, come atto di estrema responsabilità dell'intero Consiglio perché io non credo che ci siano forze politiche presenti in questo Consiglio che vogliano penalizzare ulteriormente non solo coloro i quali vivono di retribuzioni a fronte di lavoro dipendente, e che nella nostra Regione esistono in misura considerevole, ma anche tutte quelle attività che pur nei limiti dei dodicesimi delle spese, si troverebbero svantaggiati. Quindi è un atto dovuto, è un atto, l'ho definito prima, di responsabilità, ma prima ancora che di responsabilità, atto di buon senso da parte di tutti quanti noi. Voler dare in questo momento, dopo sei settimane che i lavori per la discussione e l'approvazione della manovra finanziaria sono in corso in quest'Aula, voler dare un'ulteriore valenza politica al quarto mese di esercizio provvisorio, a me personalmente pare eccessivo, perché non ci sarebbe stato bisogno del quarto mese se le cose fossero andate, pur nel giusto e doveroso confronto e contrapposizione tra le parti, nel rispetto di quelli che sono i tempi regolamentari. Perché vedete, colleghi di destra e di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra, mai e poi mai è risultato che una manovra finanziaria abbia avuto un iter così lungo sino a oggi, e che tutto sommato se il clima e la contrapposizione e il confronto fosse quello dei giorni scorsi, non si risolverebbe in un periodo di tempo inferiore a quello che già è stato consumato, taluno anche sostiene sprecato.
La relazione avrebbe dovuto essere come di prammatica molto breve, rimettersi alla relazione scritta che, come ho detto è di quattro righe, però, francamente, la relazione di minoranza che oggi è arrivata, 3 aprile 2003 data, che è frutto anche della riserva, e quindi della necessità, da parte di una forza della opposizione di chiedere i termini, che ancora una volta ha impedito che il disegno di legge potesse essere approvato entro la scadenza naturale, cioè il terzo mese dell'esercizio provvisorio che era autorizzato, impone qualche altra considerazione, perché nella relazione di minoranza non si individuano fatti tecnici che riguardano il disegno di legge in discussione, ma è una vera e propria bandiera, un manifesto elettorale che non si può e non si deve, per quanto mi riguarda, per la parte che rappresento, non può essere accettato.
La propaganda elettorale si fa in altre sedi, non si fa negli atti ufficiali che corredano le leggi, perché nelle relazioni si individuano anche quelle che sono la ratio che sovrintendente alle leggi che vengono presentate, tanto è vero che nella prassi corrente, quando una legge presenta margini di dubbio, per la sua interpretazione ci si rivolge alle relazioni e quindi agli atti parlamentari, in questo caso consiliari, per capire che cosa in effetti quel passo e quel momento dubbio della legge, voleva interpretare.
Se capitasse ad un interprete di rivolgersi alle relazioni di maggioranza e minoranza per interpretare questa legge, qui troverebbe un manifesto elettorale, un manifesto propagandistico dove, tra le righe, per chi lo legge in un modo piuttosto che in un altro, non ci sono critiche politiche ma ci sono solamente degli insulti che questa maggioranza, pur con tutti i limiti della sua azione di governo, nell'ambito della perfettibilità, che non è cosa umana ma è cosa che va al di là e che in questa ottica ben riconosciamo, questo documento non può essere né riconosciuto né apprezzato né in nessun modo accettato. Da qui, e chiedo scusa all'Aula per aver abusato del tempo, pochi minuti, rispetto a quanto sarebbe stato necessario perché era solamente una questione di secondi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per la relazione di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Signor Presidente, signori colleghi presenti e signori banchi vuoti, perché, a rappresentanza degli interessi rilevanti del popolo sardo che spesso si invocano e anche dei ritardi che sempre più si accumulano per l'esame della finanziaria e del bilancio della Regione, abbiamo già sentito, sentiremo ancora, nei prossimi giorni, tante anime belle lamentarsi che il popolo aspetta, il Consiglio telefona… si sente tutto, Noemi, io sento tutto, a me da fastidio, a te no.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, onorevole Sanna. Prego.
COGODI (R.C.). Presidente, io non so se mi sono spiegato, si sta svolgendo una telefonata che, per come rimbomba quest'Aula, io apprendo e sento esattamente tutto quello che si sta dicendo in questa telefonata.
PRESIDENTE. I colleghi che hanno delle telefonate in corso sono pregati per cortesia di farle fuori dall'Aula. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Dicevo che sicuramente si ripeterà il rito, che già in questi giorni abbiamo più volte sentito, dell'urgenza con cui il popolo attende di poter disporre della normativa e del bilancio finanziario della Regione. Tuttavia ben si vede quale sia... Presidente, io non voglio irritarmi, abbia pazienza, io ho l'impressione che la collega Noemi Sanna, che è impegnata al telefono, non senta che lei sta invitando a non telefonare dall'Aula, mentre io, chiamato a parlare, sono nelle condizioni di avvertire esattamente, e se vuole glielo ripeto, tutto quanto si dice in questa telefonata.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei ha perfettamente ragione.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Va bene, ma non me lo faccia dire quattro volte!
PRESIDENTE. Io ho invitato colleghi che hanno delle telefonate in corso e che intendono telefonare di uscire fuori dall'Aula. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Questo per dire del clima abbastanza salottiero con il quale si pensa che anche le cose serie e le più serie possono essere trattate, passi per l'assenza pressoché totale che significa esattamente che non è rilevante il fatto che per il quarto mese consecutivo la Giunta e la maggioranza chiedono di essere autorizzate all'esercizio provvisorio della proposta di bilancio, quasi che fosse un fatto del tutto ordinario, usuale, puramente tecnico, il fatto che, per quattro mesi, che fanno un terzo dell'annualità, si possa procedere alla spesa regionale in via di autorizzazione provvisoria, e cioè per dodicesimi, per un quadrimestre, potendo spendere quello che la Giunta regionale ha proposto al Consiglio nell'originaria proposta di bilancio. Nelle condizioni attuali, nelle condizioni politiche e anche nelle condizioni nelle quali il Consiglio regionale ha espresso tanti voti di diniego a quelle proposte di spesa, rischia di non avere alcun senso, o meglio di avere solo un valore di contraddittorietà e logicità, l'autorizzazione a spendere ancora un dodicesimo, che unitamente ai tre dodicesimi precedenti fanno un terzo del bilancio pensato e proposto e che allo stato delle cose non esiste più. Ecco dov'è il punto, che non è usuale, non è normale, non è solo fatto tecnico.
Dice il collega Balletto, relatore di maggioranza, ma noi ci siamo limitati a quattro righe di relazione. Quattro righe, una per mese, sono quattro mesi di esercizio provvisorio, una per mese, perché se sprechi fino alle sei, sette, otto righe bisognerà aspettare settembre o ottobre immagino, invece quelle quattro righe che a lui sembrano anche sovrabbondanti, sono quattro righe che invece sottovalutano, o meglio saltano a pie' pari, la gravità di questa condizione politica in cui versa la Giunta e in cui versa la maggioranza.
Non è tutto ciò un fatto meramente tecnico, un adempimento formale, quasi che ci fosse una sorta di costrizione perché il Consiglio approvi un altro mese di esercizio provvisorio. E` una scelta, è una proposta che la Giunta e la maggioranza avanzano, è una proposta che il Consiglio deve valutare nelle sue implicanze politiche. Si ha un bel dire "ma non si può attribuire valenza politica al quarto mese di esercizio provvisorio", e che valenza si può attribuire se non politica! Questa cosa della valenza politica sta diventando una specie di ritornello stantio, di merce scaduta, un avanzo di magazzino. Parrebbe quasi che le cose che si propongono siano tutte neutre e che il valore politico venga dato o tolto a seconda dell'umore di un assessore, di una Giunta, di una maggioranza. Le cose hanno un valore politico perché hanno quella sostanza, quei contenuti, quelle finalità, quella consistenza, non è l'etichetta che si appiccica dall'esterno.
L'assessore Masala poteva anche non dare egli valore politico all'articolo 16, ma non per questo l'articolo 16 non aveva valore politico; perché diversamente opinando basterebbe che a ogni articolo della finanziaria l'assessore di turno o di riferimento dica che per lui non ha valore politico, tutto diventa astrattamente tecnico, tutto neutrale e quindi, anche bocciando la finanziaria, non ci sarebbero conseguenze politiche.
Ma io dico che anche si trattasse di valenza in gran parte tecnica, non è che i fatti tecnici applicati alla politica non abbiano la loro rilevanza; per esempio un assessore tecnico applicato alla politica se non avesse rilevanza non ci farebbe niente, eppure di assessori tecnici ce n'è e tutti ritengono che siano chiamati a compiti politici. Ragione per la quale noi abbiamo voluto sottolineare e rappresentare al Consiglio che in questa condizione di mese di aprile inoltrato con una finanziaria o con una proposta di finanziaria ormai grandemente demolita, ridotta a macerie, bucata, inesistente, non ha più senso assumere quella proposta originaria che non c'è più come riferimento per attivare in dodicesimi la spendibilità dei fondi regionali. Questa è la prima valutazione, la prima annotazione che abbiamo fatto e che esponiamo al Consiglio.
La seconda valutazione è riferita al fatto che proprio quella proposta originaria, della quale si autorizza per dodicesimi l'attuazione, e siamo al quarto dodicesimo e quindi ad un terzo del tutto, è una proposta che non solo noi di opposizione avevamo valutato negativa e giudicato nefasta, quella proposta in gran parte l'ha giudicata nefasta il Consiglio regionale, per cui grandemente l'ha o modificata o messa da parte. Però, nell'attuale situazione accade questo, che quella proposta in prospettiva non c'è più, non esiste più, è però fittiziamente...
PRESIDENTE. Scusi onorevole Cogodi, vuole attendere per cortesia un attimo che rientri la Giunta.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Ho visto che la Giunta non c'era, ma non è un gran problema, tanto non c'è lo stesso, non mi sono neppure lamentato, fa uguale, con tutto il rispetto per il collega Amadu che pure si sobbarca questo grande onere di essere momentaneamente presente.
Dicevo che l'operazione che si sta compiendo è quella di avere una proposta generale di riferimento che in gran parte non esiste più, però di autorizzare per dodicesimi la spendita e quindi l'utilizzazione di quella proposta che non c'è. Però formalmente, giuridicamente, l'autorizzazione all'esercizio provvisorio autorizza la spesa non della finanziaria, dei pezzetti che stanno resistendo, l'esercizio provvisorio autorizza la spendita della proposta iniziale, di un dodicesimo della proposta iniziale. Quindi siamo all'interno di un gioco perverso, da una parte il Consiglio ha grandemente, bocciando, caducato le previsioni di spesa, per altro verso, con l'autorizzazione all'esercizio e quindi alla la spesa per mensilità, quarto mese, si sta autorizzando a spendere quello che il Consiglio invece ha bocciato.
Non è un gioco di parole, è un gioco perverso, di una politica perversa, di una condizione insostenibile. Per cui bene avrebbe fatto la Giunta e la maggioranza a rendersi conto di questa situazione già qualche settimana fa e avanzare soluzioni possibili e rimedi accettabili già nelle scorse settimane, invece non l'ha fatto a tuttora. E a tuttora noi non abbiamo notizia minima, eppure l'abbiamo detto anche stamane, vengono diramate altre notizie e messaggi, che l'opinione pubblica raccoglie, amplifica, in base alla quale starebbe per maturare, sarebbe maturata, maturerebbe un accordo tra maggioranza e opposizione nelle materie più delicate di questa finanziaria, non si comprende attraverso chi, su che cosa, con quale contenuto e portata, con quale tasso di accettabilità.
Noi comprendiamo che l'ostentata disinvoltura con la quale in questa fase il Consiglio è applicato ai lavori della finanziaria, in qualche modo lascia trasparire che non tutto quello che viene veicolato attraverso messaggi verso l'esterno, evidentemente non è infondato, evidentemente non tutto è infondato. E per questa ragione noi abbiamo il dovere di dire che vorremmo che ogni e qualsiasi intenzione di resipiscenza, di saggia modificazione dei propositi iniziali da parte della Giunta e della maggioranza, ne guadagna la serietà di tutto il Consiglio e della politica, vengano formulate in Aula da chi ha l'autorità per formularle e vengano valutate in Aula liberamente da tutte le parti politiche.
Ogni altra cosa e anche ogni altro modo, apparentemente, renderebbe vantaggio a questo o a quel gruppo politico, o svantaggio ad altre parti politiche, nella sostanza però sarebbe un'altra vergogna, che si aggiungerebbe alle troppe che già si sono accumulate in questi anni, ma soprattutto in questi mesi e anche in queste settimane. Perciò se la Giunta e la maggioranza devono dire dicano, e dicano soprattutto in che cosa consiste l'ipotesi di modificazione positiva atta ad agevolare la dialettica politica, il confronto e anche lo sblocco dei lavori sulla finanziaria, ma dica nel merito, dica nella realtà delle sue intenzioni, non per annunci ripetuti, trasversali, contraddittori, che non aiutano lo svolgimento della vicenda politica.
E` chiaro che siamo ormai arrivati nell'esame della finanziaria all'articolo 18, che tratta ruolo, funzioni, e sostegno finanziario agli enti locali e per il lavoro; è chiaro che arrivati a quel punto, che noi abbiamo già definito e continuiamo a definire il cuore del problema, non ci si potrà affacciare appena sull'uscio, non andare a visitare la casa, non vedere che cosa è possibile fare per davvero per abitare quella casa.
Noi abbiamo un dovere, e per la parte che mi tocca io l'avverto, alcuni di noi l'avvertono, io non so se l'intero Consiglio l'avverte, noi abbiamo il dovere, qualunque cosa decida il Consiglio regionale, di rendere pronunciamenti chiari su questa vicenda e di restituire anche verità e dignità a una condizione nella quale, in questo tempo, si è rappresentata una funzione delle istituzioni democratiche di base a partire dai comuni della Sardegna, come luoghi di incapacità e di insensibilità sociale e di inefficienza amministrativa, attribuendo un pregresso, così si è definito, e impunemente si è lasciato dire per settimane, un pregresso di sette, ottocento miliardi di danaro pubblico regionale che i comuni in conto del lavoro non avrebbero saputo spendere o voluto spendere. Questa è una autentica falsità e dovrà essere smontata pezzo per pezzo questa impostura perché la Giunta regionale ha i dati, ha le schede, ha i programmi dei comuni, e sa benissimo che tutti i comuni della Sardegna hanno programmato la spesa, hanno iniziato a spendere... Di che si lamenta?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Prego onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Sa benissimo la Giunta regionale, e lo sa perché sono i suoi uffici che ricevono necessariamente tutti gli atti programmatori dei comuni, di tutti e 377 comuni della Sardegna; e questi dati la Giunta non solo li ha e li conosce, li dovrebbe anche esaminare e valutare in base alla legge regionale e dovrebbe anche renderli al Consiglio, perché il Consiglio discuta a ragion veduta, e la ragione si può vedere solo se c'è rappresentata, non a carte mancanti o, peggio, a carte false. E la carta è falsa anche quando è così parziale da non dare l'idea del tutto ma da offrire solo alcuni spunti, alcuni elementi di dati che possono indurre in errore. E su quei dati parziali che abbiamo torneremo per darne anche una valutazione che è diametralmente opposta alla soluzione alla quale arriva la Giunta e la maggioranza e che anche quel dato parziale dimostra che i comuni della Sardegna hanno promosso un'azione diffusa di programmazione dello sviluppo dal basso che si sta traducendo per davvero anche in nuova impresa e in nuova occupazione produttiva e stabile a livello locale. Questa è la finanziaria che voi avevate presentato al Consiglio, una finanziaria amputata di tutta la partita sul lavoro e, rispetto a quella finanziaria, voi oggi vi permettete di chiedere al Consiglio un esercizio provvisorio per la quarta mensilità.
Questa è la ragione per la quale noi abbiamo ritenuto che anche questo adempimento non sia un mero passaggio formale, e che meriti invece un accenno di riflessione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che intendessero intervenire che devono iscriversi in discussione generale nei limiti dell'intervento dell'onorevole Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non intervengo in discussione generale, come talvolta ho fatto, solo e esclusivamente per consentire ai colleghi della maggioranza di essere presenti in Aula al momento della votazione, non perché voglia muovere censura ai colleghi che non sono nel momento della votazione in Aula perché capisco che lo svolgimento della discussione può anche portare ad un momento di stanca o di disinteresse solamente parziale e non sostanziale perché molto spesso è capitato in quest'Aula di sentire le stesse cose ripetute per decine, se non centinaia di volte e quindi capisco i colleghi che si allontanano dall'Aula non per disinteresse ma perché sufficientemente informati su quello che si sta dicendo e reputano di utilizzare il tempo, pure essendo presenti nel palazzo, dedicandolo ad altre cose più produttive.
Ciò che divide sostanzialmente centrodestra e centrosinistra, quindi opposizione e maggioranza, è il senso di pragmatismo delle cose, perché ciò che adesso ha detto il collega Cogodi nella sua relazione di minoranza, non sono cose non conosciute dai consiglieri regionali, perché se ho buona memoria e se pecco per difetto potrei dire di averle già sentite almeno trenta, quaranta o cinquanta volte.
DORE (La Margherita-D.L.). Repetita iuvant.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Quindi per chi ha obbligo di rimanere in Aula perché deve seguire i lavori avendo un ruolo particolare è non dico una disgrazia, ma è un obbligo, ma per chi se ne può sottrarre io devo, con tutta sincerità, esimermi e riconoscere che questa loro scelta è anche abbastanza giustificata.
Il collega Cogodi, ancora una volta, dimostra coerenza con le sue idee, di questo gliene va dato atto, ma certamente, nell'ambito delle valutazioni che trascendono le posizioni di parte, non devono e non possono essere assolutamente condivise. Poiché tutta l'azione che egli ha condotto e la sua parte politica ha condotta, quindi mi riferisco alla Rifondazione Comunista, ma senza per questo escludere altre forze della opposizione, sono state indirizzate solo ed esclusivamente a dilungare i tempi facendo leva, e questo gliene va dato atto rientra nelle loro giuste prerogative di opposizione, facendo leva e cercando di sfruttare le debolezze della maggioranza, perché anche in questa situazione, cioè della discussione dell'esercizio provvisorio, ancora una volta si inserisce l'argomento del Piano Straordinario del Lavoro che con l'esercizio provvisorio veramente poco, o meglio nulla, ha a che fare. Quindi il ritornello è sempre questo, la pressione che si esercita sulla maggioranza è quella di dire "non avete forza, non siete in grado di sostenere il vostro progetto, state tranquilli che la nostra attività di opposizione "demolitrice" arriverà a farvi avere più miti consigli perché la finanziaria, se non sarà modificata come diciamo noi, non passerà assolutamente, e, ancora una volta, di fronte al voto nelle sue varie articolazioni, palese raramente, segreto al 90 per cento delle volte, dimostrerà che riusciremo ad ottenere ciò che vogliamo".
Noi abbiamo delle visioni completamente diverse di come si arriva all'occupazione e quindi alla riduzione di quella percentuale che ancora ci vede in una situazione di grande e gravissimo ritardo nei confronti delle regioni più evolute del nostro Paese. Noi pensiamo e riteniamo che lo sviluppo passi attraverso le imprese. Non siamo assolutamente convinti, anche se poi forse dovremmo accedere ad una soluzione diversa perché siamo consci che la nostra regione, il nostro Paese non può essere privo della manovra finanziaria, arriveremo anche a soluzioni diverse ma queste non saranno da noi condivise, o per lo meno non saranno dalla totalità di noi condivise. Dovremmo cedere, probabilmente, proprio in funzione di quella debolezza che esiste e che è stata dimostrata ancora di più durante questi estenuanti lavori della finanziaria.
Noi, collega Cogodi, riteniamo che lo sviluppo passi per le imprese; non siamo assolutamente convinti, non lo eravamo nel 1999, non lo siamo oggi, che le autonomie locali, soprattutto in una Isola come la nostra che è formata per la stragrande maggioranza delle unità che la rappresentano da comuni di pochissime, talvolta centinaia, e molto di più migliaia di cittadini, sia in grado di poter sostituire allo strumento fondamentale che i canoni dell'economia non solo in oggi, ma da quando è stata codificata e se n'è fatta una scienza appropriata dipenda e possa derivare solamente dal mondo produttivo e dalle imprese.
Quando entreremo nel particolare della discussione dell'articolo 18, e quindi sull'articolo 19 della 37, per quanto di nostra modesta capacità, cercheremo di dimostrare che i risultati di quella legge sono stati fallimentari, proprio perché nell'ottica di questa legge si è voluto intervenire considerando il problema dell'occupazione un problema straordinario, invece è un problema ordinario che va risolto in maniera diversa e lo strumento è solo unico, un problema di deficit infrastrutturale che va risolto in una maniera e in una direzione di 180 gradi diversa rispetto a quella che è stata indicata nel 1999 che ha dato i suoi risultati fallimentari e che oggi pervicacemente si intende ancora sostenere. Caro collega Cogodi, io rispetto questa idea che è tipica, che è della sua parte politica, ma non è giusto però che con centinaia di emendamenti alcuni dei quali veramente, ma veramente non hanno motivo e ragione di essere, perché se avesse la cittadinanza sarda, il 1 milione e 500 mila abitanti, la possibilità di cognizione totale della natura dei emendamenti, non ultimi quelli che sono stati presentati per capire quale è l'arma per ottenere il risultato, non sulla forza delle ragioni delle idee, ma solamente sulla forza della pressione che si esercita su una maggioranza sfilacciata e debole per arrivare ad un risultato che francamente, se riproposto e accettato da quest'aula, non potrebbe che riproporre risultati scadenti e deludenti quali sono stati in questi tre e quattro anni che ci hanno preceduto.
Io chiedo a tutti quanti, con il buon senso diverso da quello che è la contrapposizione politica, di esaminare questo aspetto di questo provvedimento nelle sue radici, nella sua totale natura per dire tutti quanti: "troviamo, individuiamo strumenti di natura ordinaria, che vadano in quella direzione", ma per favore, vi prego, abbandoniamo un'idea che è stata fallimentare, che si e dimostrato fallimentare, non si vogliano utilizzare risorse in un momento come questo di grande difficoltà per tutti i problemi di carattere nazionale e internazionale a tutti noti e dei quali mi sono sforzato, anche nell'intervento di stamattina, di richiamare all'attenzione di quest'Aula, non distogliamo risorse in un momento in cui la nostra regione risulta fortemente indebitata, in un momento in cui il discorso delle compatibilità deve essere fatto perché la finanziaria ha questo scopo, quello di verificare se le somme che si impegnano sono compatibili con il regime d'entrata e quindi con le risorse disponibili, questo per garantire anche per il futuro la possibilità a chi avrà l'onere, il dovere e il compito di amministrare la nostra Regione, di poterlo fare in maniera consapevole e non perché ha l'acqua alla gola, perché non ha un laccio stretto intorno al collo rappresentato dai debiti che sono stati raggiunti.
Un aspetto positivo di questa finanziaria, così come viene riformulata, è proprio quello che dà la bocciatura di articoli che noi riteniamo fossero importanti e fondamentali per la crescita e per lo sviluppo della Sardegna, dicevo l'aspetto residuale importante è quello che se queste risorse vanno mandate a economia, riducono il deficit, e consentono a chi verrà il prossimo anno e nella prossima legislatura di affrontare il problema della programmazione, quindi della spesa e degli investimenti, in maniera appena appena più consapevole e con una maggiore autonomia. Un atto di responsabilità dell'intero Consiglio, non lanciamoci come crociate sante a difendere situazioni e posizioni di cui l'esperienza ci ha dimostrato di non aver dato i frutti voluti, io riconosco la buona fede di chi nel momento in cui l'ha proposto riteneva che quelle misure potessero dare risultati positivi, così non è stato, collega Cogodi, proprio perché ti so persona responsabile, ti prego di valutare attentamente, sulla scorta dei risultati, quelli che sono stati gli esiti e individuiamo invece percorsi che ci consentano, utilizzando risorse adeguate, di andare realmente e veramente nella direzione. Non mi si dica e non si dica in maniera semplicistica che la colpa è della Regione perché non ha saputo creare gli strumenti, la Regione non è imprenditore, la Regione non è in grado di creare strumenti per i comuni, perché i comuni possano dare risposte nella direzione voluta da quella legge. E` un problema più grande di noi, non siamo in grado di risolverlo, perché la Regione ha solamente un compito, quello di rendere efficace ed efficiente le proprie burocrazie e così le amministrazioni locali, ma il problema e il compito dello sviluppo è lasciato solamente alle imprese che questa maggioranza ha dimostrato di riconoscerne il ruolo dando adeguate dotazioni finanziarie nei limiti e nelle misure che le risorse disponibili consentono di poter destinare in quella direzione.
Detto questo mi rendo conto di aver parlato nella sede non appropriata perché stiamo parlando dell'esercizio provvisorio, ma nella relazione di minoranza e nell'intervento che il relatore di minoranza ha fatto su questi temi per l'ennesima volta siamo ritornati e per dovere e per onestà intellettuale ho sentito di dover tornare per dare la visione, per dare l'interpretazione che a questo processo, a questo fenomeno così complesso io personalmente ritengo di dover dare, ma che non è solamente la mia impressione, così come io credo sia essere quella di tutto il centro destra.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
L'intervento dell'onorevole Ortu è l'unico intervento in discussione generale, poi passeremo all'intervento della Giunta.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente perché il collega Balletto ha fatto un ragionamento devo non dire non molto ascoltato, non da questa parte, perché io potrei ripetere le parole che lei ha detto. Però, detto questo, il collega Cogodi ha dato una spiegazione della richiesta che ha fatto nella relazione di minoranza; lei stesso ha detto che è un suo diritto, un diritto che si è espresso. Però, onestamente, si può dire che noi passiamo immediatamente al voto, e magari noi, per non ostacolare il contenuto del suo intervento, non partecipiamo al voto, ci assentiamo, andiamo di là, e voi non ci siete come maggioranza, perché non ci siete neanche sull'esercizio provvisorio, insomma, ha ragione lei, nell'insieme non facciamo una bella figura. Però in questa non bella figura lei può pensare di dire che le responsabilità sono uguali tra maggioranza e minoranza? Penso di no. Lei sta ammettendo che la maggioranza sottovaluta un momento delicato della nostra discussione che è quello di dare un voto favorevole all'esercizio provvisorio. Ma quando si arriva ad una divaricazione sull'esercizio provvisorio vuol dire che i rapporti nel Consiglio sono veramente deteriorati. Lei questo, nonostante sia un falco, comprenderà che noi non lo possiamo apprezzare...
BALLETTO (F.I. - Sardegna) Falchetto, la prego. Un piccolo falco, falchetto.
CUGINI (D.S.). Un falchetto piccolo?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, venga al dunque.
CUGINI (D.S.). Io arrivo al dunque Presidente, il dunque è questo meccanismo. Io non sono per fare grandi discussioni sull'esercizio provvisorio, se i colleghi della maggioranza adesso, al momento, sono in grado di esprimere un voto di approvazione procediamo, insomma sappiamo di che cosa stiamo parlando e della funzione che ha l'esercizio provvisorio. Collega Ortu, che si è iscritto a parlare, nella logica giusta che ha espresso il collega Cogodi tenga conto del fatto che Balletto ha occupato lo spazio per dare la possibilità ai pelandroni della maggioranza di arrivare in Consiglio.
BALLETTO (F.I. - Sardegna) Questo non è vero!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, non abbiamo compreso la proposta.
CUGINI (D.S.). La proposta è positiva.
BALLETTO (F.I. - Sardegna) Non è vero, collega Cugini, questo non è vero, lei sa che non è vero!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, io rinuncio volentieri a svolgere il mio intervento perché ancora una volta ha deciso lei in quest'Aula come debbano avvenire gli interventi. Dopodiché non è che c'è molto da aggiungere, visto che siete in grado voi lì di decidere chi da questa parte ha diritto di parlare per primo o per secondo, con la sequenza che volete, io ne prendo atto e dico che ancora una volta ho ragione, come ho avuto modo di dirvi in più di un'occasione nel corso non solo di questa tornata, ma anche delle tornate precedenti di questo Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io ho anche annunciato che lei doveva svolgere l'unico intervento in sede di discussione generale. L'onorevole Cugini mi ha chiesto di intervenire sull'ordine del giorno, quindi la prego, per cortesia, non faccia considerazioni che sono assolutamente inopportune, perché l'onorevole Cugini ha parlato esclusivamente in relazione all'ordine del giorno, non è intervenuto nella discussione generale. Alla discussione generale io ho un unico iscritto dopo l'intervento dell'onorevole Balletto ed è il suo. Allora, se lei vuole svolgere il suo intervento, può tranquillamente svolgerlo perché l'onorevole Cugini è intervenuto sull'ordine del giorno.
COGODI (R.C.) Alla discussione generale ha sempre ricevuto gli interventi?
PRESIDENTE. No, onorevole Cogodi, si è iscritto solo l'onorevole Ortu durante l'intervento dell'onorevole Balletto e se non ci sono altri interventi - e non ce ne sono perché l'unico autorizzato a parlare è l'onorevole Ortu in discussione generale - io do la parola alla Giunta per l'intervento della Giunta. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà!
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Siamo qui a chiedere il voto all'Assemblea per la proroga dell'esercizio provvisorio al mese di aprile, che si è resa necessaria per il protrarsi della discussione sulla legge finanziaria. Rassicuro il relatore di minoranza sul fatto che i dodicesimi autorizzati mese per mese rientrano nell'importo complessivo e che le variazioni intervenute nel corso del dibattito e a seguito delle votazioni sull'intera manovra non hanno modificato l'ammontare dei dodicesimi. Quindi chiedo che questa legge venga approvata prontamente, ma segnalo con l'occasione che si rende necessario un emendamento orale sull'articolo 2, perché il disegno di legge, che evidentemente era stato predisposto prima dell'inizio del mese in corso, può entrare in vigore soltanto il giorno della sua pubblicazione nel B.U.R.A.S. e non il giorno 1° aprile 2003, che è già decorso. Pertanto mi permetto di proporre come emendamento orale la segnalazione fatta sull'articolo 2.
PRESIDENTE. E` stato segnalato un fatto, che per altro era già stato riscontrato anche da questa Presidenza, cioè all'articolo 2 il disegno di legge recava: "la presente legge entra in vigore il 1° aprile 2003", è chiaro che deve intendersi "la presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione". Questa proposta è stata avanzata dall'assessore Masala, ma era, come dicevo, anche riscontrata dalla Presidenza. Quindi mettiamo in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto sul passaggio agli articoli il Consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io dichiaro la contrarietà di voto anche per andare oltre, per il passaggio agli articoli, ma perché sia chiarito anche, insieme al modo, il senso del come il Consiglio mi pare si stia orientando, che non è un senso molto lineare e neppure molto virtuoso. In diversi modi, espliciti ed impliciti, a noi è stato chiesto di rinunciare ad intervenire nella discussione generale, il collega Ortu ha rinunciato all'intervento nella discussione generale, anche perché si era enunciata una teoria che la maggioranza avrebbe essa assunto, come è suo dovere e come volentieri fa e farà, la responsabilità di dare il voto, di esprimere il voto alla proposta di legge in discussione. Però nel momento in cui questo voto doveva essere misurato chi ha avanzato la proposta non ha conseguentemente richiesto che ciò potesse accadere, per cui noi abbiamo rinunciato a svolgere i nostri interventi nella discussione generale e poi già accade una cosa diversa da quella che era stata rappresentata. Allora noi non rinunceremo a nessun intervento di quelli rigorosamente consentiti dal Regolamento e vorremmo poter esplicitare, per quanto ci è dato dalle regole e soprattutto dal nostro convincimento, che la finanziaria della Regione è arrivata a un punto, che è il punto più delicato e più importante, e che il passaggio sull'articolo 18 e sul lavoro non è un passaggio occasionale e chi deve assumere una responsabilità la dovrà assumere ed esprimere chiaramente.
Torneremo punto per punto perché non è più ammissibile che mentre noi non solo accettiamo, ma ricerchiamo una interlocuzione e un confronto vero sui contenuti, cioè fondati sulla realtà e non sulle dicerie, dobbiamo continuare a sentirci dire che siamo ripetitivi! Ma siete voi ripetitivi, noiosi! Voi di parte di maggioranza che continuate a ripetere quello che non è vero, che la legge 37 e l'articolo 19 sarebbero un clamoroso fallimento. Non è vero! Perché questo voi lo dovrete dimostrare attraverso i dati e i fatti e i dati che noi abbiamo, parziali ho detto, perché li abbiamo dovuti desumere dal poco che la Giunta ha messo a disposizione del Consiglio, mentre per legge deve mettere a disposizione tutti i dati conoscitivi, e non l'ha fatto, e la Presidenza del Consiglio dovrebbe obbligare la Giunta a dare informazione completa al Consiglio perché lo prevede la legge della Regione, che dice: "Annualmente, in occasione della discussione del bilancio", cioè adesso, "la Giunta deve rendere una relazione ricognitiva e puntuale e intera sull'andamento dell'articolo 19", cosa che in questi anni non ha fatto e neppure quest'anno fa, ma per i dati parziali che abbiamo, ma anche per le notizie molto diffuse che vengono attraverso gli organi di informazione potremmo ricostruire una mappa, una rete di interconnessioni nel territorio per dimostrare che proprio l'impresa che sta nascendo, nuova, sana, distribuita, bella per altro nel territorio, quella impresa che voi non volete...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ho concluso per dire che esprimo voto contrario sul passaggio agli articoli, per queste ragioni e solo per queste che ho potuto dire e le altre che avremo occasione di dire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggino la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANNA Salvatore, FADDA, SPISSU, MARROCU, DEIANA, GRANELLA, CUGINI, LAI, SANNA Emanuele.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: CUGINI - DEIANA - FADDA - GRANELLA - LAI - MARROCU - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 49
Votanti 40
Astenuti 9
Maggioranza 21
Favorevoli 40
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul Regolamento il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, soltanto per avere un chiarimento. Siccome capita che molto spesso vengano dai banchi della sinistra, in particolare dall'onorevole Luigi Cogodi, degli insegnamenti di tipo regolamentare che io trovo, la maggior parte delle volte, adeguati, onesti e corretti allora vorrei capire: se un consigliere si alza in dichiarazione di voto e dichiara il proprio voto contrario, poi può cambiare tranquillamente il suo voto, quindi la dichiarazione di voto che viene fatta non è vincolante per il voto successivo? Lei ha dato i risultati del voto e non risulta nessun contrario.
PRESIDENTE. La sua osservazione è corretta.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTIPRESIDENTE. Stiamo votando l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Onorevole Cogodi, c'è un intervento sul Regolamento se non le dispiace, siamo in sede di discussione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sul Regolamento. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Non è una provocazione, è un chiarimento. A seguito all'osservazione del collega Vargiu credo che gli esiti della votazione riferiti dal Presidente di turno prima non siano corretti, vanno modificati, perciò sono 40 favorevoli, 1 contrario e 9 astenuti.
PRESIDENTE. Io ho sentito mentre entravo che il Presidente di turno ne prendeva atto.
CAPELLI (U.D.C.). Forse si è astenuto. Ma non è stato detto, Presidente, solo per questo.
PRESIDENTE. Ma il Presidente ne ha dato atto, ha detto che era...
CAPELLI (U.D.C.). Perciò, dandone atto, c'è la modifica… Era solo un chiarimento, niente di più.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.
LICANDRO, Segretario:
Art. 1
1. L'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2003, già autorizzato con la legge regionale 20 dicembre 2002, n. 24 (Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2003 e conservazione dei residui) e prorogato con legge regionale 3 marzo 2003, n. 1 (Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2003), è ulteriormente prorogato, con le stesse modalità, sino al 30 aprile 2003.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi abbiamo espresso la nostra contrarietà e abbiamo avanzato alcuni elementi di motivazione della nostra contrarietà, per intanto al quarto mese di esercizio provvisorio, anche perché non sembri che poi, passati questi trenta giorni, anzi manca ancora meno, questi ventiquattro, venticinque giorni provvisori, tutto il cammino della Giunta sia tanto stabile. Credo che la stagione della provvisorietà, dell'instabilità, della confusione politica, sia purtroppo ben più lunga dei venticinque giorni che ancora annovera il mese di aprile in corso. Però noi abbiamo un dovere, che è un dovere politico, e se la parola non è divenuta per qualcuno troppo ostica è anche un dovere morale, quello di contribuire, non di avere in esclusiva, di contribuire, cioè dire e fare qualcosa noi insieme agli altri, a tutti gli altri che vorranno insieme a noi fare un chiarimento politico, una proposta e anche una battaglia politica a viso aperto perché sia conservata nelle leggi della Regione la dotazione finanziaria insufficiente, e tuttavia utile, in capo agli enti locali e ai comuni della Sardegna, a sostegno delle iniziative di sviluppo locale e di lavoro produttivo.
Noi non possiamo accettare che bellamente si faccia strame della verità. Non cito più nessuno perché parrebbe che questo diventi una specie di riferimento troppo personalizzato, da parte di maggioranza o di parte della maggioranza si continua a dire: "Noi siamo per sostenere il lavoro in questa regione, però vogliamo il lavoro che derivi dall'impresa". Bravi, allora fatelo! Voi governate, voi comandate, voi in questa regione per intanto esercitate un potere, usatelo bene, fate derivare dall'impresa il lavoro! Però non pensate che questo significhi che voi continuate a dare solo i danari pubblici alle imprese e quelle imprese, invece di dare lavoro, danno disoccupazione, licenziamento, precariato, insicurezza e quant'altro.
Sta chiudendo o sta per avviarsi ad una fase delicatissima, cruciale, di crisi in Sardegna, il comparto chimico; si possono discutere l'origine, lo sviluppo, le responsabilità, però chi è che seriamente si sta occupando in questa Regione della crisi attuale, attualissima, di questi giorni, di queste ore, del comparto chimico che sta per essere avviato al blocco, alla chiusura, con ulteriori disastri sociali, con ulteriori migliaia e migliaia di lavoratori sul lastrico? Chi è che se ne sta occupando? La Giunta sufficientemente, la maggioranza e quindi il Consiglio regionale sufficientemente? Ma manco per idea! Sufficientemente non se ne sta occupando pressoché nessuno. I sindacati avanzano la loro protesta e indicono una mobilitazione sociale, e che altro possono fare i sindacati? Potrebbero al più bloccare le strade, potrebbero al più fare azioni eclatanti, come in altri momenti hanno fatto, potrebbero anche assaltare i luoghi del potere e occupare la Regione, potrebbero! O i Ministeri! Però apprendiamo che solo le istituzioni locali, che solo la Provincia di Nuoro e i Comuni del nuorese indicono un'assemblea e dicono: "Noi autorità locali, noi Comuni, noi istituzioni di base, promuoviamo un'iniziativa a rappresentare le popolazioni che non vengano colpite da questa mazzata ulteriore dell'espianto del comparto chimico a Ottana, e altrettanto accadrà ad Assemini e a Porto Torres". Che cosa state facendo voi per sostenere l'impresa, quell'impresa che dà lavoro e che non lo darà più? E apprendiamo che il Comune di Venezia, un altro comune, chiede di gemellarsi con il Comune di Nuoro e di Ottana per dire: "Io Comune di Venezia sono con voi, difendiamo insieme la chimica nel Veneto e in Sardegna". I Comuni! E voi, il governo delle imprese o dell'imprenditorialità o della capacità diffusiva dell'impresa, che fate? Non lo dico, secondo me, che fate, ma ben si comprende!
E nei Comuni della Sardegna la legge per il lavoro, l'articolo 19, ha dato origine, ha dato vita, iniziale ben si intende, speriamo che sia vita che diventi sempre più vitale, però ha dato origine e inizio a migliaia, non centinaia, migliaia di nuove piccole iniziative imprenditoriali nel territorio. Comuni piccoli di mille-millecinquecento unità abitative o, come si diceva un tempo, di mille-millecinquecento anime, nei quali luoghi, territori, ma no, comunità, consessi sociali, il programma derivato dall'articolo 19 dà 12, 18, 22 piccole, mini, micro, se volete, imprese locali. E non è impresa quella? Perché è piccola, perché è locale, perché è legata all'ideazione che nasce nel territorio, perché non deriva dai piani strategici che aveva in mente o in animo l'assessore Masala con i suoi 70 miliardi del fondo che è stato bocciato? Perché quell'ideazione diffusa, che parte dalla riflessione di un giovane che ha studiato, è tornato al suo paese e sa che c'è un fattore locale di sviluppo e avanza un'idea e con 30-40 milioni riesce a creare un'unità di lavoro produttivo e stabile e poi andremo agli esempi. Ma non un esempio, decine e decine! Se andate a vedere i dati centinaia di esempi, nei luoghi. Di questa miriade di piccole imprese allo stato iniziale che voi vorreste reprimere, uccidere nella culla, perché solo questo sapete fare! Siete invidiosi! Voi non volete imprese, voi volete solo le imprese dei vostri amici e delle consorterie che vi stanno intorno. Allora ragioniamo d'impresa, ma riferendoci al concreto; parliamo di articolo 19 e di denari pubblici, ma ne parliamo riferendoci ai dati ed è solo l'annuncio, è il titolo che stiamo avanzando, perché i dati ci sono, voi ce li avete e ve li faremo dare a tutti, perché noi non abbiamo carta per fare le fotocopie per tutti. Allora discuteremo in concreto di lavoro e di impresa in questa Regione e vedrete se quell'articolo 19 deve essere espiantato, se deve essere ridotto in miseria. Quell'articolo 19 deve essere confermato, la posta finanziaria deve essere raddoppiata e triplicata come minimo, ma non nei tre anni, nell'anno.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Per chiedere la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. E` stata chiesta la votazione elettronica palese. Otto colleghi che appoggino la richiesta dell'onorevole Selis? Benissimo.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri FADDA, BIANCU, DORE, LAI, SPISSU, MARROCU, MORITTU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1 del disegno di legge 431/A. Il consigliere Cugini dichiara di astenersi, il consigliere Biancareddu dichiara il proprio voto favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - ORTU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 73
Votanti 44
Astenuti 29
Maggioranza 23
Favorevoli 40
Contrari 3
(Il Consiglio approva).
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Deve dire chi lo illustra, come prevede la regola?
PRESIDENTE. Io chiedo scusa, però sto arrivando adesso, pensavo che tutto questo fosse già avvenuto. Se non è avvenuto, lo facciamo immediatamente. C'è un emendamento, pensavo fosse già illustrato. Se non è così ne facciamo dare lettura e lei lo illustra.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, l'abbiamo già votato l'articolo 1.
PRESIDENTE. L'articolo 1 è votato, parliamo dell'emendamento.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ma è l'emendamento all'articolo 1.
PRESIDENTE. Sì, però dice l'onorevole Cogodi che dell'emendamento non si è data lettura e non è stato illustrato e ha ragione.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ma l'articolo è stato votato!
PRESIDENTE. E` aggiuntivo. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
Art. 1
Dopo l'art. 1 è aggiunta la seguente norma:
art. 2: "L'esercizio provvisorio è limitato alle spese obbligatorie che la Regione deve sostenere in ragione delle obbligazioni giuridiche in essere". (1)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento numero 1.
COGODI (R.C.). Necessariamente, le regole esistono per essere rispettate. Noi intendiamo dare la ragione per la quale proponiamo all'esercizio provvisorio, anche questa è una cosa un po' inusuale, ci rendiamo conto, ma qui in questa condizione è inusuale tutto, perché all'esercizio provvisorio proponiamo un emendamento, proponiamo un emendamento che qualifichi questo esercizio provvisorio e lo contenga e lo mantenga nei limiti per i quali può essere invocato, cioè di non bloccare la spesa necessaria e obbligatoria della Regione. Tanto per intenderci i pagamenti, sorretti da obbligazioni, giuridicamente valide e contratte prima, i pagamenti del personale e cioè tutta la spesa obbligatoria e giuridicamente vincolata ad oggi. Insomma, per limitare i danni che la Regione potrebbe avere se dovesse ritardare i pagamenti. Una volta che si è proceduto a questo insieme di adempimenti noi vorremmo capire a che cos'altro possa servire l'autorizzazione generale nel mese di aprile, di un dodicesimo di spesa in base alle previsioni iniziali della finanziaria e del bilancio, quando la gran parte di quelle previsioni iniziali non ci sono più, e però attraverso questa norma, teoricamente (magari solo teoricamente), sarebbero attivabili, cioè teoricamente sarebbero attivabili anche per dodicesimi le spese della proposta iniziale. Perché questa legge dice: "Tu, Giunta, puoi spendere un dodicesimo della proposta di bilancio", non del bilancio com'era approvato perché non è approvato e neppure del bilancio così com'è, in cammino, perché questo bilancio in cammino è abbastanza malconcio, è bastonato, è ferito, è abbastanza malandato, però è ancora in cammino. Quindi questa norma che il Consiglio approverà non sa nulla del bilancio in cammino, il dodicesimo che viene autorizzato è sulla proposta iniziale, ma mi sapete dire che senso ha autorizzare un dodicesimo di spesa della proposta iniziale quando cammin facendo quella proposta iniziale in gran parte non c'è più? Teoricamente, dico solo teoricamente, non accadrà. Ma non perché non possa accadere giuridicamente, non accadrà data la nota e assoluta correttezza della Giunta regionale e di tutti gli Assessori. Quindi non accadrà, ma tecnicamente e teoricamente potrebbe accadere anche che possa essere attivata giuridicamente, poi materialmente non si avrebbe di che spendere, però potrebbe essere attivata giuridicamente, cioè con delibera giuridicamente valida, anche una spesa per dodicesimi e quattro esercizi provvisori fa un terzo dell'intero anno, anche di una direzione di spesa che il Consiglio ha già bocciato, teoricamente potrebbe accadere, e non per un dodicesimo, per quattro dodicesimi e quattro dodicesimi sono un terzo dell'annualità. Io so che non accadrà, ripeto, data la correttezza assoluta di tutti, singolarmente, nell'insieme i componenti della Giunta regionale, però in astratto potrebbe accadere. Ecco perché l'emendamento puramente e semplicemente dice: "Si contenga l'efficacia dell'esercizio provvisorio e della spesa ammissibile per il mese di aprile, data questa situazione, puramente e semplicemente in ragione degli adempimenti giuridicamente vincolanti che la Regione deve sostenere", cioè se non pagasse adesso dovrebbe pagare dopo e quindi deriverebbe un danno a chi deve avere perché avrebbe un ritardo ed anche un danno alla Regione, anche in senso contabile e amministrativo, perché dopo, avendo creato un danno, dovrebbe pagare di più, dovrebbe pagare gli interessi legali ed anche di mora. Quindi questo è il senso dell'emendamento, che non è dilatorio, è un emendamento che aiuta il sistema, però nonostante qualcuno pensi che...(Mauro(?) dice: "Sarà pure così, però voi lo state facendo per parlare ancora dell'articolo 19 e del piano per il lavoro". No, io non l'ho neanche citato adesso, se non per dire che non è così. E infatti ho solo parlato dell'emendamento e dell'efficacia e dell'utilità di quell'emendamento e mi fermo pure, proprio per dimostrarvi che l'emendamento non era finalizzato a parlare d'altro, era finalizzato esattamente a parlare di quello di cui abbiamo parlato. D'altro ne parliamo un attimino dopo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è negativo per un motivo di carattere pregiudiziale, l'emendamento non sarebbe accoglibile, sarebbe inammissibile in quanto entrerebbe, se approvato, in contrasto con l'articolo 1 già votato. Infatti l'articolo 1 proroga al 30 aprile la legge...
(Interruzioni)
L'articolo 1 proroga l'esercizio provvisorio già approvato con la legge precedente, con le modalità della legge precedente, quindi se noi dovessimo ammettere un emendamento che modifica le predette modalità si entrerebbe in conflitto con quanto già deliberato all'articolo 1. Secondo, nel merito, l'autorizzazione che si dà con gli esercizi provvisori riguarda sempre la spendita dei dodicesimi delle leggi in vigore, non riguarda mai le autorizzazioni di spesa che sono nella legge finanziaria. Se così non fosse, lo dico a titolo di battuta, noi avremmo già speso tre dodicesimi delle somme previste nell'articolo 16, che è stato bocciato. Evidentemente non lo abbiamo fatto perché non lo potevamo fare, perché le nuove autorizzazioni di spesa si possono fare solo dopo l'approvazione del bilancio, quindi i dodicesimi debbono necessariamente riguardare le leggi già in vigore, quindi diciamo che sarebbe tra l'altro anche inutile. Comunque il parere è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Per le argomentazioni che ha prodotto e rappresentato all'Aula l'Assessore della programmazione, a nome della Commissione, quindi della maggioranza della Commissione, esprimo il fermo e deciso parere contrario.
(Interruzioni)
Il relatore della Commissione è lui!
FADDA (La Margherita-D.L.). Non può dire queste cose: "in nome e per conto della maggioranza della Commissione".
PRESIDENTE. Il parere lo esprime il Presidente della Commissione. La discussione è già avvenuta, ricordo che la discussione è sull'articolo e sugli emendamenti. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io rendo una dichiarazione di voto che è resa doverosa anche dalle ragioni con le quali sia l'Assessore sia il Presidente della Commissione, che ossequiosamente lo segue, lo affianca almeno, no, non pedissequamente, ossequiosamente, dice di non poter accogliere l'emendamento, anzi di ritenerlo inammissibile o ininfluente, inammissibile addirittura, perché modificherebbe la portata dell'articolo già approvato. Mi verrebbe da dire: "Assessore, pensavamo che da ieri ad oggi 24 ore fossero sufficienti", mi verrebbe da dire: " Eh beh? E se l'articolo precedente contiene una previsione normativa, cos'è la norma successiva non lo può modificare?" No? E a cosa servono le norme successive se non a configurare un sistema normativo in base al quale si dia il senso, il contenuto, il limite di quanto già esiste nel sistema normativo? Se una legge già approvata non si potesse più modificare noi verremmo licenziati tutti, che ci facciamo qui a fare leggi? Le leggi sono già fatte, non se ne possono fare altre perché rischierebbero di entrare in contrasto con le leggi già approvate. Non è un argomento che tiene, proprio sul piano tecnico zero! Sul piano invece del merito si può dire quello che si vuole, sul piano del merito sì, perché ognuno ha la sua idea, ha la sua finalità ed è giusto che si adoperi per perseguirla. Noi abbiamo la finalità, per esempio, di portare, non ad essere d'accordo, perché sappiamo che siete già d'accordo, ma ad essere più convinti della necessità di raddoppiare gli stanziamenti per le leggi per il lavoro. Sappiamo che siete d'accordo, però non ne siete del tutto convinti. O anche triplicare semmai, se ci riusciamo. Voi avete altre finalità, però perseguite le finalità - Assessore, lo dico anche per lei - perseguitele con linearità, senza dire cose che non hanno fondamento. Lei dice: "Se anche approvassimo quell'emendamento", prima dice: "Non si può approvare perché cambierebbe la norma precedente" e se non dovesse cambiare la norma precedente che emendamento è? Certo che se emenda cambia. Poi dice: "Però sarebbe ininfluente perché noi tanto non abbiamo le norme autorizzative per la spesa e non abbiamo i denari da spendere, se anche volessimo. Se no, siccome siamo ad aprile, per i tre mesi precedenti avremmo già fatto i furbi e i tre dodicesimi li avremmo già spesi, perché aspettare che voi criticate la possibilità di fare quattro dodicesimi? Avremmo almeno, nel frattempo, cheti cheti e zitti zitti, speso i tre dodicesimi! Però non potevamo farlo perché non avevamo la norma autorizzatoria di spesa". E no! Perché nel primo provvisorio che voi avete fatto approvare al Consiglio, ecco perché anche i provvisori vanno letti e discussi e considerati, nel primo provvisorio voi avete trascinato, avete chiesto anche l'autorizzazione all'esercizio provvisorio della Regione per il 2003 e avete anche chiesto la conservazione dei residui. Quindi lei non può dire: "Io anche se volessi non potrei spendere perché non ho la norma autorizzativa". La norma autorizzativa ve la siete data voi quando avete approvato il primo esercizio provvisorio, che era poco poco di più della sola norma tecnica usuale in base alle quale si autorizza uno, due, tre mesi, quanto si ritiene necessario di adoperare in via provvisoria il potere di spesa. Per quello dico: usate argomenti, non dico necessariamente più convincenti, però almeno più lineari e più rispondenti al vero.
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'emendamento a firma Cogodi Ortu, Vassallo lo metto in votazione
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. E` stato chiesto il voto elettronico palese, otto consiglieri che lo appoggiano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DETTORI, DEMURU, VASSALLO, ORTU, PACIFICO, FALCONI, PUSCEDDU.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 1.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - DETTORI - FALCONI - IBBA - MANCA - MASIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DORE - FADDA - GRANELLA - MARROCU - MORITTU - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 53
Astenuti 15
Maggioranza 27
Favorevoli 16
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Si dia lettera dell'articolo 2.
Licandro, Segretario:
Art. 2
1. La presente legge entra in vigore il 1° aprile 2003.
PRESIDENTE. Voglio ricordare che per l'articolo 2 l'Assessore ha chiesto che venisse un po' modificato nella formulazione: "La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione". Quindi in questa formula lo votiamo.
FADDA (La Margherita-D.L.). E' ammissibile tutto anche che la Giunta dichiari che sia dal primo aprile anche se siamo a marzo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
(Brusio in Aula)
(Interruzione del consigliere Liori)
PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Cogodi ha bisogno di un po' di silenzio e tutti quanti noi per poterlo ascoltare, quindi prego i colleghi di fare silenzio e chi non volesse ascoltare può anche uscire, ma non disturbare.
COGODI (R.C.). Il collega Liori ha invocato uscendo la convenzione di Ginevra, credo che si riferisse allo status dei prigionieri.
(Interruzioni)
COGODI (R.C.). Io ho bisogno non tanto di silenzio ma anche di conforto intorno.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ma dica, io sono qua, pronto a darle tutto il conforto di cui ha bisogno.
COGODI (R.C.). L'articolo 2 merita di essere appena preso in considerazione perché deve sopportare l'onta di un emendamento che a rigore la Giunta non potrebbe manco fare, poi non dite che non c'è tolleranza a sinistra, perché questa legge è stata presentata in Commissione cinque giorni fa, è stata discussa in Commissione, è stata obiettata in Commissione, contrariata in Commissione, e in quella sede è stata chiesta la relazione di minoranza, quindi il diritto di redigere la relazione di minoranza e sono stati pure chiesti i termini.
Quindi l'Assessore, la Giunta e la maggioranza sapevano bene che qui c'era scritto 1° aprile, e non possono non sapere quello che fanno, capita che non sanno quello che fanno, però non possono. Quindi loro sapevano che essendo chiesti i termini, dieci giorni, pure potendoli abbreviare come li avete abbreviati e ridotti alla metà, cinque giorni, tuttavia i cinque giorni non andavano a finire prima del 1° di aprile; voleva rimanere uno scherzo d'aprile? Se qualcuno volesse farvi uno scherzo d'aprile si opporrebbe alla modificazione per via, come si dice, orale di una norma che, invece, così viene modificata sostanzialmente. Ma siccome il nostro intendimento non è di crearvi nessun patema, è solo quello di aiutarvi a fare bene le cose, e di aiutarvi soprattutto a fare bene l'articolo 18 della finanziaria dove è compreso l'articolo 19 della "37", allora diciamo passi pure l'emendamento oralmente proposto che a rigore dovrebbe essere diversamente rappresentato sul piano formale.
La verità è che anche questa cosa che sembra piccola piccola non lo è, è che qui abbiamo una maggioranza, una Giunta innanzitutto, una maggioranza che prescinde dalle regole, che non si impiccia molto alla dialettica fra maggioranza e opposizione, e siccome usualmente i provvisori sono stati ritenuti pagliuzze così che basta soffiare che volano, si ritiene che le regole non valgano più e invece le regole valgano, e che valgano le regole lo sa la Giunta, lo sa la maggioranza e lo sanno anche gli uffici o dovrebbero saperlo anche gli uffici. Perché quella Commissione, per esempio, non era assistita solo dall'ottimo funzionario usuale della terza Commissione, il giorno era assistita dal segretario generale, quindi dal massimo di eccellenza della professionalità che si esprime in questo palazzo.
Quindi so che nel frattempo è intervenuta malattia, influenza, credo del funzionario usuale della Commissione. Quindi non è che la Commissione non fosse assistita, era assistita per il massimo livello, però si sottovaluta, se l'opposizione chiede termini, chiede di fare la relazione di minoranza, ma tanto è un modo... non è così come vedete! Tuttavia meritereste anche qualche altra considerazione; io ammiro molto l'assessore Masala (adesso non c'è, ma avrò modo di esprimere questo apprezzamento). Ho letto l'intervista interessante oggi ed anche molto stimolante nella quale apprendiamo che è del segno dell'Ariete e come tutti gli arieti - ha detto in quella intervista tutta virgolettata - "ha la testa dura". Ora l'ariete abbia la testa dura è noto, noi vorremmo che la testa dura dell'Assessore, egli dice così di sé, significhi solo che ha una solidità politica tale per cui possa essere un pochino più coerente e la coerenza non è solo rigidità, la coerenza è anche disponibilità a raggiungere i fini migliori.
Quindi, a prescindere dai segni zodiacali, noi possiamo ritenere che quella coerenza rivolta alla disponibilità a risolvere i problemi che sono aperti possa aiutare tutti e quando diciamo tutti, diciamo compresi noi, a risolvere, ad affrontare bene, a dirimere, a risolvere quanto prima le questioni che rimangono tutte aperte rispetto alle quali siamo solo all'inizio, siamo in limine, relative all'articolo 18 della finanziaria.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio palese, con procedimento elettronico, del disegno di legge 431 A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - MORITTU - ORTU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 42
Astenuti 26
Maggioranza 22
Favorevoli 38
Contrari 4
(Il Consiglio approva).
Quello del Consiglio lo facciamo dopo perché aspettiamo che arrivi il funzionario.
Intanto riprendiamo i lavori della finanziaria.
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il consigliere Liori prima di riprendere i lavori sulla finanziaria, sull'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, due brevi parole alle quali sono stimolato e mi sento anche obbligato a rivolgere all'Aula, in relazione ad un increscioso episodio che si è verificato nel comune di Aritzo nella notte tra ieri ed oggi. Al risveglio stamattina, apprendo dalla stampa, dalle notizie al telegiornale che c'è stato un attentato al comune di Aritzo. E' la prima volta che un comune come questo, almeno a memoria mia, è stato interessato da un episodio criminoso così grave, non uso neanche la parola terroristico, perché intanto mi rifiuto di credere che una comunità come quella aritzese possa essere attraversata...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Liori questo intervento è parecchio irrituale, perché lei capisce adesso...
LIORI (A.N.). Brevissimo.
FADDA (La Margherita-D.L.). No, no, poi parliamo anche noi.
PRESIDENTE. La prego sia brevissimo perché poi tutti avrebbero diritto di intervenire sull'argomento e lei capisce che si apre un dibattito.
FADDA (La Margherita-D.L.). Ma noi siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Quindi la prego possono concordare e fare un documento da votare eventualmente!
FADDA (La Margherita-D.L.). No, può parlare, mi sembra giusto porre il problema, è un fatto gravissimo.
PRESIDENTE. Però siamo anche cortesi diamogli trenta secondi per concludere, io capisco le intenzioni, in buona fede, ha cercato di portare l'argomento...
LIORI (A.N.). Io non voglio dare un significato politico più grande di quello che è a questo episodio, signor Presidente, però non posso esimermi dall'esprimere la solidarietà agli amministratori locali, indipendentemente dalla parte politica, signor Presidente, anche perché la politica non può essere interessata da episodi come questo, ha altri mezzi, ha altri strumenti per esprimersi e chi volesse dare significato politico ad azioni simili, non avrà la solidarietà di nessuno. Diverso è se questo episodio fosse frutto di un malessere che attraversa quei territori del quale noi dobbiamo essere tutti consapevoli, più che mai, e dare le risposte a questo malessere che la politica sa dare, migliorando le condizioni di vita, le aspettative della gente, ma soprattutto le possibilità di operare degli amministratori ai quali questa amministrazione, questo Consiglio non deve dare una formale espressione di vicinanza e di dispiacere, ma dev'essere vicina con atti concreti che permettano ai sindaci, ai consiglieri comunali, agli Assessori che operano in condizioni di disagio gravi, di dare le risposte che la gente si aspetta da loro per impedire il ripetersi di episodi simili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie Presidente.
CORDA (A.N.). Chiedo di parlare sul Regolamento.
PRESIDENTE. Scusate colleghi, così non aiutate me, non aiutate l'Assemblea, adesso dovete dire cosa facciamo, apriamo un dibattito su questo? Lei ha chiesto di parlare, fermiamo la finanziaria, apriamo il dibattito su questo.
PIRISI (D.S.). Sull'ordine del giorno, Presidente.
CORDA (A.N.). Credo di dover parlare prima io, perché ho chiesto di parlare sul Regolamento.
PIRISI (D.S.). Sull'ordine del giorno avevo chiesto.
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.). Come sarebbe, ma lo decide lei su cosa avevo chiesto, onorevole Corda.
CORDA (A.N.). Se io chiedo sul Regolamento...
PRESIDENTE. Sono sullo stesso piano. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Onorevole Corda se permette ho la parola, mi ascolti e poi dopo parla lei. Io la ringrazio Presidente.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Sono sullo stesso piano, onorevole Corda, l'ordine del giorno e il Regolamento sono sullo stesso piano. Adesso ho dato la parola all'onorevole Pirisi e dopo la darò a lei.
PIRISI (D.S.). La ringrazio Presidente, no, io è giusto per aiutare lei come ha detto, per darle una mano. Noi apprezziamo che l'onorevole Liori abbia preso la parola su questo argomento e siamo chiaramente solidali con gli amministratori di Aritzo dove è stata messa una bomba che non è esplosa. Però, onorevole Liori, oggi su tutti i giornali c'è scritto che una bomba ha distrutto la casa di un sindacalista della C.G.I.L., buon gusto avrebbe voluto che lei mettesse sullo stesso piano quanto meno i fatti che sono successi, se invece, e dico anche che oggi...
COGODI (R.C.). Ma se stanno seppellendo i bambini sotto le bombe!
PRESIDENTE. Guardi che nessuno qua è in guerra onorevole Cogodi! Nessuno qui usa bombe, la prego!
PIRISI (D.S.). Presidente, mi fermo qui dicendo che altre circostanze sono stati presentati degli ordini del giorno unitari per esprimere la solidarietà di questo Consiglio, unitari, con le firme dei Capigruppo tutti, e nessuno di noi ha preteso anche quando ha riguardato, onorevole Liori, amministratori del comune nel quale si vive, non dei quali si è vicini di casa, di intervenire in questa maniera irrituale all'interno del Consiglio.
Noi abbiamo grande sensibilità per queste questioni, le preannuncio che c'è un emendamento, il numero 505, sul quale tornerò sulla questione perché ci aspettiamo anche che il Presidente gendarme dia più garanzia di sicurezza per tutti i cittadini e gli amministratori della nostra nazione.
Ed oggi c'è una guerra cruenta che si sta combattendo da altre parti, ma altri la combattono in trincea tutti i giorni. Quindi non siamo secondi a nessuno sotto questo profilo e avremmo gradito che lei, onorevole Liori, per la parte politica che rappresenta ne parlasse con tutti i rappresentanti di questo Consiglio e stia tranquillo che avremmo fatto un ordine del giorno unitario di solidarietà nei confronti del sindaco di Aritzo. Avremmo gradito, glielo ribadisco che lei avesse avuto analoga sensibilità nei confronti di chi ha avuto la casa distrutta mentre dormiva all'interno e svolge un'azione sociale importante nel territorio della nostra Isola.
PRESIDENTE. Io voglio ricordare che il Regolamento espressamente impedisce che vengano introdotti altri argomenti che non siano quelli scritti all'ordine del giorno. Io cerco di fare il mio lavoro in maniera cortese. Però, per cortesia, poi non si possono aprire varchi all'interno dei quali poi si parla di tutto, perché non facciamo il nostro lavoro.
Sul RegolamentoPRESIDENTE. Onorevole Corda io le do la parola sul Regolamento, la prego, e dopodiché se ci sono ordini del giorno che devono essere fatti, vengano fatti e presentati.
Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, io ho chiesto di parlare sul Regolamento e questo farò! Lei ha detto, anticipando quello che avrei detto io, che per cambiare l'ordine del giorno è necessario che ci sia il voto di quattro quinti della Conferenza dei Capigruppo, in assenza di questa decisione non è possibile modificare l'ordine del giorno, ed allora questo era il senso del mio intervento e quindi io invitavo a nome mio il Presidente a rispettare il Regolamento in questo senso e a riprendere quindi la discussione dell'argomento all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'emendamento 749 può essere illustrato.
Onorevole Sanna siccome ciò che ho detto stamattina all'onorevole Cogodi sono uguali gli emendamenti, una sola illustrazione, la prego li illustri tutti, sono allegati al 230. Sono emendamenti al 230.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Il 230 lo tratto separatamente.
PRESIDENTE. No, le sto dicendo, sono emendamenti al 230, lei illustri i suoi dal 749 al 753.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare gli emendamenti.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Rappresentano degli emendamenti che in qualche modo offrono rispetto all'impostazione dell'emendamento 230, un'opportunità di confronto ed anche, io direi, di dialogo con la Giunta nella direzione di accettare un ragionamento che veda una convergenza sull'idea di perfezionare e confermare la strategia prevista al comma 1 e quindi rifinanziamento dell'articolo 19 della legge 37. Io credo che un argomento che riguarda come in questo caso il lavoro, e mi spiace che non ci sia né il Presidente Pili né l'Assessore Masala, ma lo dico all'Assessore Biancareddu perché lo riferisca, debba iniziare con l'indicazione di un dato pubblicato sabato 29 scorso su Il Sole 24 Ore, che dice: "Il sud torna a perdere occupati!" La Sicilia è al primo posto meno 23 mila posti, guidata da una Giunta di centro destra, incalzata dalla Sardegna con meno 11 mila posti di lavoro e con una piccola postilla perché questi dati che si riferiscono a quello che è intervenuto tra gennaio 2002 e gennaio 2003 ha in meno il dato che riguarda l'industria, perché in questo conteggio si dice: "1000 occupati in meno in agricoltura più 1000 nell'industria" ai quali dobbiamo togliere i 1000 che per effetto delle cose che stanno accadendo tra Ottana, Macchiareddu e Porto Torres non ci sono più e quindi il saldo si porta in aggiornamento a meno 12 mila posti di lavoro; seguono la Calabria con meno 5 mila, la Campania con meno 1000, la Puglia con meno 8 mila. Se si abbina ha radiografia politica che sovraintende queste ragioni con questi dati, mentre l'Abruzzo aumenta di 10000 posti di lavoro, noi abbiamo un elemento, credo, aggiornato, assessore Biancareddu, sullo stato dell'arte, che è un segnale. Quello che noi abbiamo detto nel corso di questa finanziaria e nello scorso anno, che prima o poi saremo arrivati a dei dati che confermavano come l'abbandono voluto e mirato di una concezione dello sviluppo e dell'occupazione che si era realizzata nella sintesi tra le politiche regionali abbinate a quelle nazionali, avrebbe prima o poi certamente prodotto dei dati che ripristinavano una condizione di emergenza occupativa. Questi dati sono confortati anche dai dati della Camera di Commercio, che ci dice che mentre gli iscritti nelle listi di collocamento tra il '99 e il 2000 calavano passando da 358 mila a 348 mila il dato che contraddistingue il passaggio dal 2001 al 2002 vede una ripresa di crescita, da 339 mila a 342 mila.
Io credo che noi possiamo fare tutti i ragionamenti che vogliamo, ma quando incrociamo questi dati che non sono dati di fonte politica, sono dati di fonte tecnica, da una parte l'Istituto Tagliacarne dall'altro Il sole 24 Ore, sono dati sui quali noi non possiamo discutere. Allora, il collega Balletto mi può parlare all'infinito della problematica del deficit: non me ne importa nulla di quella problematica! Quando dentro la politica che si è scelta otteniamo la visibilità di una scelta per le spese correnti e per la bagarre delle consulenze e delle progettazioni con la rinuncia ad affrontare seriamente un problema che riguarda il rifinanziamento dell'articolo 19, io credo che questo sia l'elemento centrale del giudizio di quattro anni di impostazioni politiche disastrate, dove non è che avete inventato un'altra politica per l'occupazione, avete sconquassato il coordinamento di quelle leggi che nell'insieme facevano una strategia perfezionabile, migliorabile, ma che comunque rappresentava una strategia che i risultati fino al '99 - 2000 davano come risultati positivi di un approccio alla riduzione del tasso di disoccupazione. Allora è bene fare un po' di cronistoria, io lo voglio dire con amicizia al collega Cogodi; Cogodi forse nella foga quando parla di lavoro, con voi pensa di parlare fra inter pares; io mi sono convinto che così non è, io sono della convinzione profonda che in questa materia per le cose che abbiamo visto, non per le parole, per le cose che abbiamo visto sulla politica dell'occupazione e del lavoro, noi non siamo in quest'Aula fra inter pares per due ragioni; la prima è perché c'è una concezione diversa dell'occupazione e dell'incidenza dell'occupazione nelle dinamiche di sviluppo, e vi dimostrerò perché! La seconda, perché vi manca nell'oblio della gestione del potere e di questa ossessione ad utilizzare le risorse pubbliche per mirarle ad azioni circoscritte, vi manca quella dote indispensabile rispetto a queste politiche di lungo periodo, non di medio o di piccolo periodo, ma di lungo, perché quando la disoccupazione in una regione oscilla intorno al 20 per cento, o si fanno politiche continuative che abbiano una medesima filosofia per incidere su quel settore o sennò si è destinati a registrare dei saliscendi che denunciano la mancanza, da parte vostra, di un requisito di lungimiranza, di responsabilità nei confronti di un problema che non è né di sinistra, né di destra, è un problema di snodo delle questioni dello sviluppo nella nostra Regione. E vengo al dunque. Ma insomma, la storia di questo articolo 19 è la seguente: negli anni '98 - '99 registrava la Sardegna una percentuale di disoccupazione intollerabile sul piano anche del confronto nell'area del Mezzogiorno. Si era pensato che organizzando il sistema dello sviluppo locale si potesse passare da una concezione culturalmente improduttiva, che erano i cantieri comunali, che davano delle cose di piccolo periodo, ad una condizione nella quali i due effetti, cioè il calmieramento sociale nell'immediato e la generazione di ricchezza e di occupazione nel più lungo periodo, si potesse sintetizzare in uno strumento che per la sua flessibilità raggiungeva questo obiettivo: era una condizione drammatica. Quando la disoccupazione è a quei livelli le politiche sono due. Non mi venite a parlare, come nel Dpef, che dovete bilanciare le politiche di incentivo con le politiche fiscali, questo non c'entra niente, quella è una politica che riguarda quelli che sono già occupati, non quelli che devono essere occupati, perché al 20 per cento quelle politiche sono ininfluenti.
Allora fare una politica equilibrata che contenga l'emergenza con politiche attive di immediato riscontro, perché c'è un problema di ammortizzatore sociale da mettere sul campo, perché quando poi le tensioni sociali inviluppano in una società, anche l'approccio ad un'intrapresa imprenditoriale diventa un lavoro impossibile, diventa un lavoro difficile. Allora ecco l'equilibrio tra generazioni di impresa e tenuta del sistema della tensione sociale e della disoccupazione. Finito quel periodo si è cominciato a raggiungere, attraverso questo strumento, una sorta di ottimo risultato, nel senso che il recepimento di questa finalità si è sposata, non solo con le politiche di sviluppo locale di carattere nazionale, la programmazione negoziata, tutte queste questioni qua, ma si è anche inserita autorevolmente dentro il sistema dei provvedimenti regionali che andavano nella stessa direzione, creando un tutt'uno, e paradosso dei paradossi, laddove è intervenuto il sistema del quadro comunitario di sostegno e del POR è servito per i comuni anche in quella funzione ad armonizzare e a integrare le politiche. Tutto questo ha generato quegli indicatori che fino a qualche giorno fa davano un segno positivo per quanto riguarda il prodotto interno lordo e per quanto riguarda la diminuzione dell'incidenza della disoccupazione. Cosa avete fatto voi? Da un lato avete destrutturato, disarticolandolo, perché i modi di disarticolare sono tanti, il primo è quello di non crederci, il secondo è quello, non credendoci e non comprendendolo, di diminuire il potenziale finanziario che dava ragione a quegli strumenti. Voi questo avete fatto in questi anni, in una sterile politica che sosteneva la tesi in base alla quale in attesa dell'incipiente approntamento di quelle che sono le nostre proposte sullo sviluppo e l'occupazione intanto diminuiamo la barra di coloro che sostengono che leggi di settore che stanno funzionando sono quelle del centro sinistra. Male, le leggi funzionano per sostituzione, non vi sareste mai sognati di accreditarvi un risultato depotenziando uno strumento senza proporne un altro; e che cosa è andato avanti? E` diventato tutto questo uno strumento per eliminare dal tessuto che si stava sviluppando nei territori la possibilità di intercettare le risorse per realizzare e per credere nel realizzare un sistema di imprese.
Il partenariato è diventato un optional, è diventato per voi un po' un optional aristocratico, nel senso che voi non è che lo negate in partenariato, voi intendete il partenariato come una sorta di concertazione aristocratica, cioè con chi pensate voi. Ma la concezione peggiore è che l'articolo 19 non avete inteso, anzi in parte io comprendo la vostra opposizione all'articolo 19. La vostra opposizione all'articolo 19, lo dico perché così io l'ho percepito e lo stanno percependo anche i sardi, è la consapevolezza che l'articolo 19 nella storia della legislazione regionale ha in qualche modo rotto il diaframma dell'ipotesi che l'impresa in Sardegna potesse essere continuata a considerare una sorta, dal punto di vista concettuale, di attività riservata solamente alle aree capitalistiche ed elitarie del sistema imprenditoriale.
Il liberismo che portate avanti voi è quello che dice che l'impresa sì, si deve sviluppare, ma quando parlate di impresa state intendendo quella parte borghese, capitalistica che è già impresa, non state pensando che l'impresa nella sua potenzialità, ed è questa l'innovazione dell'articolo 19, che ha aperto le porte del sistema imprenditoriale a gente che con una media cultura e con delle buone idee sul piano locale è stato in grado di realizzare delle imprese vere e proprie che raggiungono livelli di produttività e di occupazione assolutamente invidiabili rispetto a quelli che voi pensate, continuate a pensare come i depositari delle politiche imprenditoriali. Su questo matura la nostra divisione. Sulla concezione che l'impresa non è un fatto affaristico, è un fatto di opportunità, è una ragione di servizio che noi rendiamo attraverso gli strumenti a chi ha idee, non a chi ha capitali, perché in questa Regione, e sfido la prova del contrario, sarebbe facile per noi enucleare in questi anni le cose e le leggi che abbiamo fatto dall'imprese e dall'industria vera e propria fino a sconfinare nelle imprese socio - assistenziali e sanitarie che vi dimostrano come tutto quello che noi abbiamo fatto, adeguamenti di parametri, di cose, non hanno fatto che consentire l'ulteriore capitalizzazione di coloro che già vivevano in una dimensione imprenditoriale di esorbitante valore aggiunto, che non genera occupazione, genera ricchezza.
Ed allora vediamo che gente che si interessava di sanità si comincia a interessare di mille altre cose che non hanno niente a che vedere con quello. A creare investimenti a destra a sinistra che non generano occupazione, ma cercano di consolidare la capitalizzazione familiare e personale dell'impresa. E' qua il discrimine. E` qua il discrimine, Assessore Biancareddu. Allora l'idea che noi portiamo avanti nel rifinanziamento dell'articolo 19 è proprio questa: convincetevi che il primo danno è a voi stessi perché voi dovreste rispondere dell'applicazione dell'esecuzione del quadro comunitario di sostegno per tutti questi anni che l'avete gestito. E se nella prima parte vi è andata bene, non vi andrà bene nella seconda parte se togliete i presupposti per cui i comuni, attraverso loro iniziative, possono in qualche modo partecipare alla spendita dei fondi comunitari, perché togliendo da una parte, non potete guadagnare dall'altra, se non portando anche la realizzazione dei fondi comunitari a un sottodimensionamento che produrrà tagli a carico della Regione Sarda e che riserverà quelle opportunità a coloro che già dispongono delle risorse, che non hanno bisogno degli incentivi pubblici e che pur di continuare questa corsa al massimo profitto possibile, e non certo all'occupazione, approfitteranno della condizione che gli è data. Questo è il punto. Ed oggi che la disoccupazione è diminuita, dite voi, ma che a nostro giudizio sta riaumentando, in una regione che oggi, non ieri, a fronte dei suoi dati di disoccupazione porta il doppio della percentuale di disoccupazione giovanile della media nazionale, cioè la disoccupazione giovanile da noi è il doppio di quella nazionale, stiamo parlando del 47 per cento e voi qual è la vostra risposta? Dimezzarlo, fare delle operazioni e delle acrobazie per recuperare fondi che erano nati a una certa destinazione e che vorreste utilizzare secondo uno schema retrogrado ed arcaico che ci riporta indietro di vent'anni, facendo del diritto al lavoro una sorta di elemosina e di assistenza che è l'unico strumento che è ancora in vigore nel terzo mondo per affrontare l'approccio allo sviluppo. Il primo approccio nelle aree del sottosviluppo è questo, quello della sorta dei cantieri di lavoro. Noi abbiamo bisogno di altro, è stato dimostrato nei PIA, nei pochi PIT che sono stati approvati, come ci siano in Sardegna dei giovani diplomati ed anche non diplomati, che prendendo le mosse dai saperi locali, dalle cose che hanno imparato nella loro famiglia, dai genitori artigiani o factotum nel bisogno dei nostri paesi dell'interno, sono stati capaci di inventare sistemi di impresa in grado di generare non solo lavoro per sé stessi e per la propria famiglia, ma di generare anche occupazione. Questo non significa che noi siamo chiusi nella acritica consapevolezza che quello che dice l'articolo 19 non sia perfettibile e migliorabile, ed è per questo che vi abbiamo detto, non quando i comuni si trovano con l'acqua alla gola, come in questo momento, siete autorizzati a tagliare di sana pianta; poniamo nel tempo l'impegno comune a confrontarci su come modificare quello che oggi tutto sommato è un diritto, un diritto e un vantaggio a voi stessi per le politiche che sono in campo, e vediamo come migliorare questo strumento legislativo nella direzione di una Regione moderna, di una Regione che sta dentro un'Europa, che da qui a qualche anno entra nel libero mercato e che se non provvede a far nascere l'impresa se la vedrà nascere in Marocco e nel Sudafrica e verranno qua a insediarsi per cercare di raggiungere consumi e per raggiungere mercati. E quando noi non avremo occupato quegli spazi, certo non saranno i nostri giovani a essere occupati, saranno i giovani che verranno da lì e che capiranno che l'opportunità dell'apertura dell'area di libero scambio, è un'opportunità straordinaria per loro e mica vanno a occupare la piena occupazione del Nord-Est, verranno a occupare la non occupazione e l'inerzia che avrà contraddistinto questi anni che ci sono dati a noi. Questo è il ragionamento. Io non voglio fare di questo ragionamento una sorta di marcatura a uomo fino a quando non cedete, come sempre è capitato. A me non interessa, io le cose le vorrei dire una volta, credo di dirle a persone in grado di capirle e anche in grado di misurare le responsabilità, ma questo è il punto, è un punto che muove dall'analisi, non dalla voglia di pensare agli strumenti come ragione di tenere una Sardegna sotto una sorta di paternalismo autoritario, perché quello che state realizzando voi, così come quello che ha realizzato il Presidente del Consiglio a livello nazionale, il vostro leader, è quello di non aver pensato di conquistare il governo, sta pensando di conquistare lo Stato, ma lo Stato è governato da regole e anche da doveri. E qui avviene lo stesso: non pensate di portare per la vostra responsabilità sui sardi una sorta di paternalismo autoritario che li priva delle opportunità, perché quando i sardi hanno conosciuto queste opportunità e verranno loro sottratte il giudizio sarà molto più chiaro e molto più tagliente sul fronte del giudizio politico. Quando noi vi chiediamo di dare i tempi del miglioramento, i tempi del cambiamento, ma di non negare le opportunità che sono date oggi e che, vi ho dimostrato, vanno nella direzione dei vostri interessi, vi chiedo e vi chiediamo un'attenzione particolare, che non è quella di evocare il deficit o quella di combattere su un esercizio provvisorio e, lo dico perché non sono intervenuto prima, quando un governo e una maggioranza presentano solo il quarto mese di esercizio provvisorio, quello costituisce di per sé il giudizio politico. Che altro bisognerebbe aggiungere? Ha già questo dato evidente ed eclatante.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 606 ha facoltà di illustrarlo.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, stamani ho illustrato un altro emendamento e non avendo esaurito tutti gli elementi a sostegno di quell'emendamento stesso riprendo da dove avevo lasciato.
Quindi, dicevo, dipingendo il quadro internazionale, che i sistemi che risultavano più penalizzati sono proprio quelli più arretrati, come quello della Sardegna e del Mezzogiorno d'Italia.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue BALLETTO.) La domanda che a questo punto ci si pone è quella di capire in che modo può intervenire sulle politiche di sviluppo la nostra Regione, dal momento che le leve sono in mano ad altri soggetti: Stato e Unione Europea. La risposta, a mio parere, è abbastanza semplice: la Regione ha in mano uno strumento, diciamo due strumenti. Il primo, fondamentale, è la politica degli investimenti e l'altro è quello delle leggi che intervengono per allentare le rigidità del lavoro soprattutto nella direzione del costo del lavoro, cosa che è stata fatta nella scorsa legislatura, va detto, a iniziativa dei colleghi di Alleanza Nazionale, sufficientemente e adeguatamente finanziata nel corso di questa legislatura e anche di questa manovra finanziaria con la legge numero 38.
La crescita economica è sensibile a livello degli investimenti che si sostengono con la spesa pubblica, da una parte, e con gli interventi che favoriscono investimenti privati dall'altra parte. Nella legge 37 del '98 non è mai stata chiara la finalità occupazionale che si voleva perseguire, così come è stata del tutto irrazionale la pretesa in funzione della quale si è voluto considerare il piano straordinario del lavoro del tutto autonomo e scollato dalle altre leggi in materia di occupazione e di lavoro e soprattutto dell'intera manovra economica prevista dalla finanziaria di quell'anno, per il '99, con il connesso bilancio triennale dello stesso periodo. Questo si afferma, poiché ciò vale ormai solo per il futuro: ogni previsione di spesa e di rimodulazione di bilancio in materia di lavoro devono trovare la loro armonizzazione e compatibilità di risorse della legge finanziaria e del bilancio triennale. La legge finanziaria, infatti, non ci stancheremo mai di affermarlo e di ripeterlo, ha proprio questo compito, quello cioè di rendere compatibile tra di loro i vari interventi e valutare se l'indebitamento complessivo della Regione è a sua volta compatibile con le risorse disponibili presenti e future. Gli eccezionali e non prevedibili eventi calamitosi di questi ultimi anni hanno dilatato, in misura ormai divenuta insopportabile, l'indebitamento regionale complessivo, ecco perché, oggi più che mai, bisogna tenere nella massima considerazione il problema delle compatibilità. Il rischio è che chi governa il presente, attraverso la contrazione di mutui, metta un'ipoteca sulle risorse future, consumando immediatamente ciò che in termini reali sarà reso disponibile solo domani. Se poi le disponibilità derivanti dall'accensione dei mutui, invece di finanziare investimenti produttivi continua ad essere, così come si è fatto con la legge 37, per sostenere ancora il lavoro assistito, si accentuerebbe il danno già causato in termini di risorse e di ingiustizie sociali con l'impoverimento dell'intera collettività regionale.
Il piano straordinario del lavoro non è mai stato da noi condiviso perché si fondava su una premessa errata che ne ha compromesso irrimediabilmente tutta la sua impostazione di fondo. La premessa era che il fenomeno della disoccupazione, che come ho affermato in precedenza è un problema di dimensione mondiale, possa essere affrontato a livello regionale a prescindere dalle decisioni che al riguardo verranno assunte tanto a livello nazionale (la legge nazionale, ad esempio, contiene una serie di provvedimenti di intervento nel mercato del lavoro e attualmente sono in discussione, con la legge Biagi, le elasticità e gli interventi sulla rigidità in questo mercato), sia a livello europeo. La pretesa di allora, non modificata dall'attuale atteggiamento delle forze d'opposizione, era invece profondamente sbagliata, poiché il problema della disoccupazione in Sardegna è sempre stato un problema strutturale e di sviluppo, che come tale andava considerato e trattato, e a maggior ragione oggi.
Lo sviluppo, colleghi della opposizione e della maggioranza, promana dalle imprese e dalle nuove iniziative produttive che le stesse imprese riescono a promuovere in un mercato libero. Se queste considerazioni hanno fondamento, tanto la Regione quanto i Comuni, possono solo concorrere alla promozione del processo di sviluppo con gli investimenti pubblici in infrastrutture e soprattutto con l'efficienza ed efficacia delle loro burocrazie, ma non vi possono concorrere continuando a ritenere di essere essi stessi i soggetti attivi di nuove iniziative imprenditoriali. Io ritengo che ogni soggetto debba svolgere il ruolo che gli è proprio; alla Regione e ai Comuni spetta infatti il compito di rendere efficienti, come detto, i loro apparati burocratici, mentre alle imprese è affidato il compito di promuovere le nuove iniziative produttive che sono indispensabili per far decollare il processo di sviluppo economico. Con questa legge che si vuole mantenere in vita si aveva la pretesa di trasformare i 15.000 lavoratori precari di allora, gli LSU, gli LPU, eccetera, in altrettanti lavoratori produttivi a tutti gli effetti con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ma a questa alta, rispettabile e nobile aspirazione della legge 37/98 non è corrisposta l'esigenza che i nuovi posti di lavoro dovessero essere creati dalle imprese, bensì la singolare affermazione che di questo problema se ne dovessero occupare i Comuni, ben sapendo che essi, come poi è avvenuto per quel poco che hanno saputo fare, hanno solo riproposto lavoro assistito, come quello che con quella legge si voleva eliminare. Erano e sono tuttora errati i soggetti destinatari dell'intervento. La cosa più sorprendente e inaccettabile è che l'articolo 19 della legge 37 è sempre stato finanziato con risorse non disponibili con il ricorso all'indebitamento disattendendo del tutto le affermazioni contenute nella nota di accompagnamento al bilancio pluriennale per gli esercizi 1998-2000, e se avete un momento di pazienza e rintraccio le carte vi leggo cosa dicevano le note di accompagnamento a quella manovra finanziaria che era stata predisposta dall'Esecutivo di centrosinistra. A pagina 2 della nota di accompagnamento al bilancio pluriennale per gli anni 1998-2000 si legge: "La Giunta ha assunto l'impegno che attraverso una manovra che prevede un risparmio sulle spese dei futuri esercizi, a valere sulle entrate proprie, viene eliminato il ricorso ai mutui relativi agli impegni e al disavanzo degli esercizi pregressi. Il risultato è un risparmio in termini di impegni finanziari ed una manovra più realistica basata sulle effettive entrate dell'esercizio corrente". Ebbene, col DPEF recentemente approvato noi abbiamo dato corpo o abbiamo cercato di dare corpo a questa indicazione che non proviene dal centrodestra ma che proviene direttamente dall'Esecutivo di quell'opera e dalla sapiente opera svolta dall'Assessore della programmazione di allora, l'onorevole Pier Sandro Scano.
Siete ritornati, colleghi, prima voi e poi anche noi, a causa della nostra debolezza, alle politiche del passato col ricorso ingiustificato e indiscriminato alla contrazione di mutui per incrementare le risorse disponibili.
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Proseguirò in discussione generale.
PRESIDENTE. Dopo il 606 abbiamo l'emendamento 628 e connessi col 628 tre emendamenti perfettamente uguali anche al 628, ove si modifica soltanto la cifra relativamente alla risorsa da allocare sul bilancio. Per cui, praticamente, l'illustrazione di un emendamento vale per tutti e quattro.
Uno dei presentatori dell'emendamento numero 628 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Con l'emendamento principale 628 e successivi emendamenti di variazione noi proponiamo una cosa molto semplice: ricostituire la base di sostegno finanziario all'articolo 19 della legge 37. Avanziamo questa proposta, vorrei dire, non per le ragioni contrarie a quelle che poc'anzi esprimeva il collega Balletto, il quale ha svolto un ragionamento e, debbo dire, dobbiamo anche dare atto che l'ha svolto in modo puntuale e documentato, distorcendo a fini di parte gli elementi di conoscenza che sono in suo possesso, e questo fa parte della dialettica, della diversa impostazione, anche diversa cultura politica e diversa finalità con la quale noi affrontiamo questa questione da sinistra e Balletto la affronta da destra.
Due culture politiche, le quali però, due diverse e antitetiche culture politiche, non dovrebbero escludere che su alcune questioni si possa rendere omaggio alla verità. E' solamente un pregiudizio, ed è un pregiudizio ideologico quello che continuamente assume e ripete, ecco dov'è la ripetizione: che la destra vorrebbe sviluppo, la destra vorrebbe impresa e noi vorremmo assistenza. Assistenza sociale, assistenza nobile, assistenza meritoria, ma assistenza, cioè un intervento di rango inferiore sul piano della qualità rispetto a quello che proporrebbe la destra. I fatti dicono che non è così, cioè noi diciamo quello che pensiamo e quello che pensiamo è anche tradotto in proposte, anche in leggi, anche in sacrificio finanziario, che però si traduce in investimento, che è investimento sociale, ma è anche investimento economico, di sviluppo. Dov'è il pregiudizio ideologico? E' ripetere in modo insano quello che per pregiudizio ideologico si era detto quattro o cinque anni fa. Infatti assume Balletto: "Noi eravamo contrari al piano per il lavoro e a maggior ragione siamo contrari". Voi eravate contrari, avete sbagliato e a maggior ragione dovreste riconoscere che avevate sbagliato. E infatti molti colleghi di Balletto, e non solo perché sono oggi su altri fronti della pubblica amministrazione, per esempio sul fronte degli enti locali, anche colleghi di Consiglio dell'onorevole Balletto oggi sono difensori, per averlo visto e toccato con mano, l'hanno detto loro, dell'utilità non solo sociale, ma anche economica e produttiva di quegli stanziamenti e di quelle norme.
Ma perché il confronto sia vero, seppure così come è consentito illustrando emendamenti e poi intervenendo sugli emendamenti e quindi un po' a rate, anche noi tenteremo di sviluppare un ragionamento, seppure dovrà essere svolto e sostenuto per parti, un po' a rate. Partiamo da un lato, prendiamo i dati che la Giunta ha distribuito, non i centri sociali, la Giunta regionale ha distribuito a tutti i consiglieri regionali delle tabelle riepilogative con l'intento di dimostrare che i fondi della 37, articolo 19, aperta e chiusa una piccola parentesi, quando parliamo di piano per il lavoro, adesso stiamo parlando dell'articolo 19 ma badate che il piano del lavoro, la legge 37, non è solo l'articolo 19, è anche altro e ben altro che ha dato ottimi risultati, a partire dagli interventi sulla piccola e media impresa, sull'artigianato, l'articolo 18 sui progetti speciali e quant'altro, l'articolo 28 o 29 sull'estensione della forestazione, ma su quello torneremo e ne parleremo in modo specifico.
Articolo 19. A dimostrazione o a ritenuta dimostrazione del cosiddetto fallimento e dell'accumulo dei residui, la tabella che è stata distribuita dice, mi riferisco alla tabella più, come dire, delicata, quella che offre meno spunti al nostro ragionamento e dovrebbe offrirne di più a quelle di Balletto o di chi la pensa come lui. Mi riferisco all'annualità 2000, quindi a ben due anni trascorsi interamente e contabilmente a tre anni fa. Annualità 2000, partiamo dal dato complessivo finale. Una dotazione finanziaria di 400 e tot miliardi, utilizzata una somma di 99 e tot miliardi, una cifra inferiore ad un terzo, anzi inferiore ad un quarto, 23,57 complessivo regionale.
I posti di lavoro, chiamiamoli così, cioè le opportunità di lavoro produttivo e stabile dei programmi che sorreggono, o meglio che sono sorretti dall'intera posta finanziaria regionale, dovrebbero essere 8.902; essendosi a oggi speso intorno a un quarto di questa somma i posti stabili di lavoro produttivo, attraverso nuova impresa locale, sono 2.325. Prima considerazione: questo dato, se viene letto bene per il verso giusto, è un dato estremamente positivo, perché? Per due ragioni: primo perché rispetto agli occupati stabili, continuativi, di vera, nuova e aggiuntiva occupazione, di carattere permanente e di lavoro produttivo e di nuova impresa locale, rispetto alla programmazione, l'effetto in percentuale è superiore alla previsione, cioè un quarto di somma già spesa è più di un quarto di occupati stabili in esercizio con un costo di unità lavoro che si aggira intorno ai 40, tra i 35 e 50 milioni.
Ma mi sapete dire dove, quale impresa riesce a produrre, in questa Regione, occupazione qualificata, stabile, produttiva attraverso nuova impresa con un rapporto tra investimento e ricaduta occupazionale continuativa con una media tra i 35 e i 50 milioni? Dove? Quello che c'è e figura non speso è quello che via via dovrà essere speso perché i programmi prevedono l'utilizzo dell'intera somma, i programmi, il riscontro, man mano che si spende, è pari e anche superiore alla programmazione locale, quindi la proiezione dice che in una sola ...
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Solo per concludere sull'esplicitazione di questo dato, la proiezione dice che la sola annualità 2000 porta sicuramente al risultato virtuoso di oltre 8 mila occupati stabili, facciamo quest'operazione nel triennio e noi avremo, con meno di 1.000 miliardi, tre per otto ventiquattro, ma sono quasi 9.000 per annualità che ne derivano dai programmi e si vede che la proiezione dà tanto e anche più, avremo 24, 25 mila occupati stabili nel primo triennio distribuiti in tutto il territorio attraverso nuova impresa locale. Facciamo le dovute proporzioni e vediamo dove e quando è mai stato possibile che in questa Regione si è potuta allargare tanto e bene la base produttiva e talmente articolarla e distribuirla sul territorio per avere risultati di questa portata, poi torneremo a analizzare ancora questi e altri dati per dire che sono proprio i riscontri effettivi sul campo che dicono che questa legge, anche ragionando in termini non solo di solidarietà sociale ma anche di intervento economico sano, al fine dello sviluppo è una legge che va sostenuta e migliorata e non invece colpita.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna per illustrare l'emendamento 653.
PINNA (Gruppo Misto). Molto rapidamente, Presidente, perché l'emendamento è lungo ma dico subito che questo emendamento ha una sorta di valore simbolico perché l'intendimento nostro è quello di avviare una riflessione in questo Consiglio in relazione ad uno strumento che noi riteniamo debba essere preso in considerazione dal Consiglio stesso che è relativo all'introduzione e all'istituzione di indennità di inserimento per i disoccupati della Sardegna. Noi siamo arrivati a questa considerazione in funzione anche di tutti i discorsi che si stanno facendo in quest'Aula, innanzitutto per i buoni risultati raggiunti da questo strumento, laddove è stato adottato in altri Paesi europei, in altre regioni europee con ritardo di sviluppo e con alti tassi di disoccupazione ma non alti tanto quanto sono i nostri tassi di disoccupazione e in funzione di questi risultati noi ci siamo fatti l'idea, ma non solo noi, è un dibattito che c'è a livello nazionale che ha visto avanzare anche una serie di proposte di legge prima che si consolidasse l'idea che in base al Titolo V questi provvedimenti potessero essere delegati alle Regioni e quindi affrontati a livello regionale. Dicevo che siamo arrivati a questa considerazione perché il livello della disoccupazione è tale per cui noi crediamo che ci debba essere, che debbano essere adottati strumenti-ponte che consentano ai giovani disoccupati di prepararsi per l'inserimento nel mondo lavorativo avendo la possibilità di sopravvivere e con un'indennità che abbiamo individuato in 400 euro al mese per i giovani al di sotto dei 32 anni e di 500 euro sopra i 32 anni. Dicevo, un ponte che gli consenta di vivere dignitosamente e soprattutto di prepararsi e di essere in grado di orientarsi e di formarsi con una formazione permanente per prepararsi sulla base dei programmi di sviluppo regionale all'inserimento nel mondo del lavoro. Ora ovviamente ci rendiamo conto che questo presuppone che funzioni tutto in questa Regione, compreso il recepimento della riforma per i servizi all'impiego, che sappiamo tutti essere in fortissimo ritardo, tant'è che questa prima proposta noi l'abbiamo avanzata in connessione con una proposta di legge per la riforma dei servizi all'impiego e come strumento perché il dato che poi è in aumento, come ha detto il collega Gian Valerio Sanna, da 339 mila del 2001 siamo passati a 342 mila del 31 dicembre 2003, come è scritto nell'ufficio di collocamento, che vede i giovani tra i 15 e i 24 anni con una percentuale altissima all'interno di questa fascia e che soprattutto comincia a denotare delle strutture di queste disoccupazioni che sono fortemente preoccupanti come la disoccupazione di lunga durata che riguarda i giovani. La disoccupazione di lunga durata è intorno al 60 per cento e dunque questo significa che la disoccupazione è connessa a un dato strutturale di una sostanziale stagnazione della nostra economia che non riesce a dare risposte e a creare una rotazione del lavoro tale per cui possano esserci sì iscritti all'ufficio di collocamento ma con una data e con un'anzianità di iscrizione molto più bassa.
A tutto questo si aggiunge il dato preoccupante, allarmante dei 12 mila giovani costretti ad emigrare negli ultimi tre anni, compresi tra l'altro in una fascia d'età tra i 18 e i 30 anni. Ecco, a tutto questo non si è certamente posto rimedio in questi quattro anni. Dicevo che questo emendamento ha un valore simbolico, non pensiamo neppure di portarlo fino al voto, per invitare il Consiglio a una riflessione, poi ci ritorneremo perché c'è una specifica proposta di legge su questo argomento anche perché in questo frangente della finanziaria, noi crediamo che di fronte a questa situazione debbano essere utilizzati nell'immediato, nel contingente, gli strumenti di cui già disponiamo, strumenti, collega Balletto, che per quanto riguarda lo sviluppo dell'occupazione che non è solo l'articolo 19 ma tutte le altre leggi per incentivare l'impresa nei diversi settori, hanno dato scarsissimi risultati anche per come sono stati utilizzati in questi anni, ma mi pare che sia del tutto inutile e privo di credibilità dire che noi siamo o che voi siete per creare lavoro con lo sviluppo dell'impresa, quando in questi quattro anni non è venuta fuori una sola proposta, non solo nuova da parte del centrodestra, ma neanche avete avuto la capacità di creare quello strumento che tutti abbiamo sostenuto in questi anni a partire dalla proposta di legge presentata dal centrosinistra, primo firmatario Falconi, di arrivare a un testo unico per coordinare gli interventi in favore dell'impresa. Dunque il nostro parere è che non è venuto niente di nuovo in questi anni e che la grande massa di disoccupati che è presente nella nostra Regione non debba essere sottoposta, soprattutto per quanto riguarda i giovani, al dramma dell'emigrazione che è ripreso in una misura che non si conosceva dagli anni '60 in qua in Sardegna, che non solo sta creando drammi personali e familiari, ma rischia di creare un danno antropologico con la perdita e un danno grave dal punto di vista sociale e anche economico per la nostra Regione, perché quelli che stanno andando via, quelli che stanno emigrando sono quelli che studiano, sono i nostri giovani migliori che si sono impegnati per conseguire un titolo di studio e una professione e questo fa il pari con lo spopolamento delle zone interne che noi dobbiamo in tutti i modi cercare di arginare e dunque siamo del parere che questo strumento possa consentire di creare, di gettare un ponte in favore dei disoccupati in cerca di prima occupazione, soprattutto di quei disoccupati di lunga durata che, essendo stati espulsi dal mondo del lavoro, rischiano di non rientrarci più. Questo è il senso dell'emendamento che - ripeto - ha un valore essenzialmente simbolico e teso a avviare una riflessione in questo Consiglio regionale che speriamo di riprendere successivamente anche perché noi siamo del parere che il confronto in questa finanziaria debba svilupparsi essenzialmente col raggiungimento dell'obiettivo di rifinanziare, con le stesse risorse dell'anno precedente, l'articolo 19 della legge 37.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Falconi per illustrare gli emendamenti numero 450 e numero 598.
FALCONI (D.S.). Grazie Presidente, è un po' imbarazzante intervenire in quest'Aula un po' vuota, quasi demotivata, sonnacchiosa e tutta un'altra serie di cose che potremmo dire ma per il rispetto che portiamo al valore e alla rappresentatività di quest'Aula non le diciamo, anche perché ciò che si sta dibattendo dovrebbe essere il cuore dei problemi, il problema maggiore che la Sardegna oggi vive e ne ha tanti, endemie, carestie, siccità, ha una serie di cose, però il problema dei problemi è sicuramente la disoccupazione e il problema all'interno della disoccupazione, come è stato già ricordato, il problema dei problemi è la disoccupazione giovanile, il primo inserimento lavorativo. Ebbene di questo stiamo parlando quando parliamo del piano del lavoro o se preferite dell'articolo 19 della 37; ma io preferisco parlare del piano del lavoro e brevemente ricordo che il piano del lavoro è nato con l'ultimo scorcio del Governo del centrosinistra, era rappresentato non solo dall'articolo 19 ma addirittura da due leggi che poi sono diventate la legge 36 e la legge 37, ma ancora a monte, rispetto a quella proficua discussione che si fece alla fine del '98, c'erano diverse leggi che interessavano il lavoro in Sardegna, erano le leggi in gestazione nelle diverse Commissioni. Leggi che hanno interessato l'allora centrosinistra e il centrodestra e che poi hanno formato l'articolato di queste due principali leggi. L'articolo 3 della 37, per ricordare qualcosa, era una legge organica dell'artigianato che riportava il contributo in conto capitale alla maggior parte delle imprese sarde, cioè a quelle 36 mila allora, oggi quasi 40 mila imprese artigiane che dal '93 fino al '98 non godevano di contributo in conto capitale.
Bene, l'articolo 3 della 37, è anche quello il piano del lavoro, ha riportato il contributo in conto capitale, generando in questo, attraverso questa legge, un circuito virtuoso che ha portato a movimentare, e sono i dati degli Assessori vostri, di questi ultimi anni, a movimentare centinaia di miliardi e centinaia di finanziamenti per piccola impresa nell'artigianato, solo con quell'articolo, solo negli ultimi anni qualcosa come 700 miliardi di lire. Allora, il piano del lavoro era ed è, non solo l'articolo 19, ma è anche la "36" che ha generato nell'impresa esistente, ma anche in quella che stava nascendo, delle sinergie rivolte alla prima occupazione aggiuntive rispetto alle leggi sinergiche nella stessa direzione dello Stato, che insieme hanno prodotto una occupazione in questi ultimi anni come mai si è potuta verificare in Sardegna.
Bene, queste condizioni così favorevoli, ahinoi, stanno venendo a mancare, stanno scemando. La "36" va a bandi, mancano finanziamenti, non è garantito sempre il finanziamento, l'articolo 3 della "37" per gli artigiani si è dovuto fermare per alcuni mesi perché non bastavano neanche la precedente annualità i finanziamenti, l'articolo 19 sempre della "37" oggi voi lo proponete con la metà dei finanziamenti che sono stati garantiti nei quattro anni precedenti.
Ma non solo proponete la metà delle risorse finanziarie, ma accompagnate queste risorse finanziarie ad alcune considerazioni positive, ma con una serie di riserve mentali che il collega Balletto ha espresso, mi auguro non a nome dell'attuale maggioranza, con correttezza intellettuale, la esprime dal '98 in qua, sempre coerente, sempre allo stesso modo, senza tener conto di tutto ciò che è successo nell'arco di questi quattro anni, anche di positivo. Perché io stesso avevo qualche riserva su questo massiccio intervento di 1.000 miliardi, così lo si definiva nel '98, a favore dell'occupazione, non avevo riserve sull'intervento sull'occupazione, avevo qualche riserva sul metodo seguito, poi via via che si sono dispiegate queste complessive azioni positive del piano del lavoro sono arrivati i primi risultati, tanto che in pochi anni si è passati da una disoccupazione del 21 per cento, si è passati al di sotto del 18 per cento, allora un risultato insperabile e però oggi siamo a quello. Naturalmente siamo di fronte, checché ne dica il collega Capelli, a una nuova pericolosa, negativa inversione di tendenza, cioè la disoccupazione e l'immigrazione in Sardegna hanno ripreso fiato, si è avuta un'inversione di tendenza, ma non solo in Sardegna, si è avuta nel meridione.
Adesso io cerco nei minuti che mi restano di dare a me stesso prima, ma anche ai colleghi che hanno la pazienza di ascoltare, una spiegazione logica su quello che sta succedendo nel meridione e in Sardegna, il perché nel meridione italiano si sia invertito quel circuito virtuoso che ha portato negli anni precedenti al riavvicinamento della forbice di crescita e di gap rispetto al settentrione italiano.
Il collega Balletto, non me ne voglia, perché è l'unico interlocutore quindi ci rivolgiamo a lei, Presidente Balletto, poco fa, o meglio qualche ora fa, ha ricordato che la Francia, io aggiungo anche la Germania, dall'Unione Europea sono state richiamate in infrazione perché hanno superato il rapporto deficit-P.I.L. fissato in un massimo del 3 per cento. Bene, la Francia e la Germania, aggiungo io, li hanno superati e quindi sono state richiamate a un fermo rimbrotto da parte della Commissione Europea. L'Italia si è fermata al 2,3 per cento in questo rapporto, quindi un ottimo risultato.
Sapete su cosa si basa questo risultato? Si basa su un decreto che l'ineffabile Ministro Tremonti ha proposto ed è stato approvato dal Governo nazionale e dal Parlamento che è conosciuto come il decreto taglia spese. Le spese tagliate ve le ricordo, io le ho già dette in quest'Aula, ma le ricordo in questo ragionamento sul lavoro perché è opportuno ricordarle per capire questa inversione che c'è stata nel meridione e in Sardegna, questo decreto taglia spese ha ridotto di due terzi le risorse della "488", ha ridotto di due terzi le risorse della programmazione negoziata per le aree depresse e potrei continuare, collega Balletto. Questi sono i grandi risultati del Governo nazionale ma su questo voi non avete, pure facendo parte di un'Assemblea del meridione, pur avendo titolo per rivendicare il mantenimento di ciò che ci stava e stava dando speranze di occupazione ai giovani sardi, ai giovani meridionali, voi non avete sollevato alcunché verso il Governo nazionale per rivendicare il mantenimento di quegli strumenti che si sono rivelati così tanto efficaci gli anni scorsi. Voi vantate di questo
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
FALCONI (D.S.). Presidente, mi scuso del ritardo, riprenderò anch'io questo ragionamento che necessita di un maggiore approfondimento proprio perché è un importante passaggio non solo per questa finanziaria, ma per capire e per far capire in quale direzione stiamo andando con questa finanziaria e che noi dal centrosinistra stiamo cercando di evitare proprio per evitare il deragliamento economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia per illustrare l'emendamento 598.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente. Per avvertire subito che questo vuole essere un emendamento provocatorio. E` una provocazione in risposta ad un'altra provocazione, quella contenuta nell'articolo 18 così come è stato formulato e proposto dalla Giunta regionale, anzi la proposizione della Giunta regionale era ancora inferiore e poi la Commissione ha aggiustato parzialmente il tiro.
Un emendamento provocatorio perché gli 83 milioni di euro previsti per l'anno '83 all'articolo 19 della "37" ci paiono non frutto di una scelta, non frutto di un ragionamento politico, insomma non frutto di raziocinio; ci pare una cifra messa lì in sostituzione di un'altra, con la consapevolezza, perché io credo che questa consapevolezza l'Assessore della programmazione, l'intera Giunta regionale ce l'abbiano, che è una cifra non congrua, che è una cifra assolutamente insufficiente, che è una cifra che però sottolinea, segnala una scelta che è una scelta fatta contro i comuni, fatta contro la capacità di programmazione dei comuni, fatta contro la capacità di spesa dei comuni, cioè è significativa di un indirizzo e di una filosofia che noi non possiamo condividere.
Ecco da che cosa nasce l'emendamento 598 laddove alla scelta di 83 milioni di euro gli hanno detto: "OK facciamo cifra tonda, perché non 100 milioni di euro?", ma l'obiettivo, Assessore, non può che essere quello di, quanto meno, ripristinare quelle che erano le risorse e le previsioni originarie.
Lo diceva prima qualcuno, è sconfortante discutere in un'Aula di argomenti, questo è uno degli articoli di peso, è uno degli articoli che contano, è uno degli articoli anch'esso che segna in maniera forte la manovra finanziaria, ed è sconfortante discuterla in un'Aula che assomiglia davvero sempre più ad un deserto, cioè nel disinteresse generale!
Io non so se il disinteresse derivi dal fatto che ormai questa finanziaria ha perso di significato, che ne sta uscendo totalmente mutilata, totalmente modificata rispetto alla filosofia originaria, o se questo disinteresse invece derivi da un altro fatto, da una consapevolezza del centrodestra, tanto è tutto inutile, a nulla serve, non ci crediamo; e poi la consapevolezza, arriviamo al momento del voto, e rispetto al voto quella che è la presunta maggioranza è destinata naturalmente a spaccarsi e col voto segreto e, perché no, è avvenuto ed è avvenuto più volte, col voto palese!
Allora, forse il disinteresse e il disimpegno nascono da questi elementi? E` una domanda che ci poniamo, ma naturalmente ci poniamo questa domanda in termini di fortissima preoccupazione.
L'onorevole Liori poco fa ha fatto un intervento richiamando un'azione criminosa riguardante un amministratore di uno dei comuni delle zone dell'interno, noi abbiamo detto che in questi casi siamo solidali, indipendentemente dalle appartenenze, sia che si tratti di amministratori di centrodestra, sia che si tratti di amministratori di centrosinistra. Però dobbiamo fare un avvertimento, che il modo migliore per esprimere solidarietà, il modo più tangibile, il modo più serio, il modo più giusto per essere vicini ai nostri amministratori locali non è quello di esprimere una solidarietà formale, che pure essa - per carità - serve, ma non può esaurirsi in quello; la forma è importante ma non è tutto.
Il modo più serio, il modo più congeniale, la forma più responsabile per esprimere questa solidarietà è far sì che gli amministratori locali vengano tenuti nel giusto conto, venga attribuita loro da parte della massima istituzione della Sardegna la giusta considerazione.
Allora, per attribuire la giusta considerazione, per rimettere gli amministratori locali in una condizione di giusta dignità perché possano spendersi in politica in maniera forte e in maniera credibile, la prima cosa è non toccare quelle risorse, ma considerare le risorse originarie un punto di partenza intoccabile, importante, che se dovesse essere modificato può essere modificato solo con integrazioni e con aggiunte, non con sottrazioni rispetto al passato.
Questo è il modo peggiore per esprimere loro la solidarietà, questo è il modo certo per dire che l'istituzione regionale nei loro confronti non nutre alcun livello di fiducia, perché li priviamo delle loro capacità programmatorie e delle loro possibilità di intervento nei territori.
L'amministratore locale è la parte più sensibile della società, è la parte più sensibile anche della vita politica perché è colui sul quale si scaricano in maniera diretta, molto spesso, tutte le tensioni sociali; allora l'istituzione regionale non deve concorrere ad accrescerle, non deve concorrere a potenziare le tensioni sociali, deve concorrere a diluirle, deve concorrere ad affievolirle, deve concorrere in uno con l'amministratore locale ad annullarle.
L'unica forma, l'unico modo che davvero si traduce in sostanza, che si traduce in fatto visibile, che si traduce in fatto operativo concreto e non in una solidarietà puramente formalistica e nominalistica è quella di ripristinare le risorse originarie e potenziarle ulteriormente, è quello di dare fiducia.
Io mi chiedo, onestamente, gli 83 milioni di euro attuali e quelli precedentemente ancora più ridotti, previsti nella proposta della Giunta regionale, nascono da cosa? Nascono da quale ragionamento? Nascono dal ragionamento che alcuni comuni hanno avuto ritardi? E` una legge giovane, è una legge recente, è una legge alla quale bisogna dare fiducia, se poi la legge non produce in tutto e per tutto gli effetti che noi auspichiamo, che noi desideriamo; se ha alcune parti per cui non è pienamente efficace, interveniamo sotto il profilo giuridico, modifichiamo quelle parti che riteniamo non essere rispondenti e soddisfacenti rispetto alle aspettative originarie, ma non introduciamo elementi distorsivi che tendono invece a ghettizzare chi in questo settore invece ha riposto speranze.
Perché se è vero che c'è chi ha incontrato difficoltà in una fase di prima applicazione, è vero dall'altra parte che vi sono numerosissimi comuni che hanno ben utilizzato la legge e che hanno ben utilizzato quelle risorse e gli effetti si vedono, gli effetti si toccano in alcuni dei nostri territori. Poi non saranno i risultati pari tutti a quelli sperati, però noi dobbiamo operare perché si raggiunga l'obiettivo, dobbiamo aiutarli a perseguire quell'obiettivo, dobbiamo agevolarli, non dobbiamo invece, in maniera semplicistica, ridurre la nostra operatività alle formali espressioni di vigilanza, di simpatia, di condanna degli attentati, di condanna degli atti terroristici e operare poi in maniera che i nostri amministratori si sentano sempre più soli, sempre più isolati, sempre più abbandonati a sé stessi.
Noi dobbiamo, in uno con loro, contribuire a costruire in questa terra di Sardegna condizioni che portino i nostri territori, quelli più degradati, quelli più poveri, quelli più isolati, quelli più marginali, quelli che hanno maggiori difficoltà devono essere accompagnati verso ipotesi di sviluppo, non devono essere mortificati con soluzioni che sono per essi ghettizzanti. Per cui, davvero, l'invito, Assessore, sotto questo profilo, è un invito forte, è un invito deciso, è un invito credibile, è un invito al quale noi attribuiamo molta importanza, molta importanza politica, per cui contiamo sulla sensibilità della Giunta regionale, non perché venga corretto l'importo di 83 milioni di Euro e portato a 100 milioni, ma perché vengano ripristinate somme importanti in maniera tale da garantire tutte le possibilità di sviluppo ai nostri comuni.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 771, 772 sono perfettamente uguali, modificano solo gli importi. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti.
COGODI (R.C.). Con questi ulteriori emendamenti, proposte di variazione, indicazioni migliorative dell'articolo 18, anche con questi strumenti, concorriamo a definire quel quadro sinergico e convergente che possa ricostituire in capo ai programmi di sviluppo locale che interessano tutti i comuni della Sardegna e tendenzialmente tutti i cittadini in attesa di un'occasione di lavoro buono, tentiamo di ripristinare almeno la base di sostegno finanziario che perdura da quattro anni. Quindi possiamo già definire consolidato, come si dice in questa materia, anche storico, cioè quel livello minimo di contributo regionale agli enti locali finalizzato allo sviluppo dell'occupazione.
La partita e l'impegno, a chi piace, si può dire che è la scommessa, la più utile, la più produttiva, anche la più bella che la Regione autonoma possa fare in ragione di ogni parte del suo territorio e soprattutto di ogni parte delle sue popolazioni. Come si fa a considerare questa partita come una questione puramente numerica, come una fredda questione contabile, e non rendersi conto che attraverso questo ed altri strumenti consimili passa l'effettiva opportunità di sviluppo sano, duraturo di questa nostra regione? Abbiamo sentito dire, quasi a critica, in senso di critica negativa, demolitoria dell'articolo 19 che la Giunta vorrebbe trasformare questo intervento da straordinario in ordinario. Abbiamo detto: "Siamo d'accordo"! E` straordinario se si adotta per un certo tempo e basta, e si mette fra parentesi, è ordinario se è continuativo! Siccome noi vogliamo che sia continuativo, deve divenire ordinario! Ma se voi lo togliete o ne cambiate la natura, avete tolto sia lo straordinario che l'ordinario! Io stesso ho riferito una parte del mio ragionamento ai numeri, ai dati, alle tabelle, quelle che dimostrano il successo in atto dell'intervento produttivo e occupazionale dell'articolo 19. Ho riferito e mi sono riferito al primo di questi dati, cioè che l'occupazione stabile proporzionalmente riferita ai soldi già spesi, ma gli altri sono in via di spesa non è che un programma si realizza in un attimo, nulla si realizza in un attimo! Un progetto avrà bisogno di essere messo in campo, di essere via via realizzato, non è che se un progetto è finanziato in un attimo è tutto fatto! Si realizzerà via via, questo vale per tutto!
Quando una legge finanzia anche il progetto anche di una strada, non è che il giorno in cui si dispone del finanziamento, la strada è fatta. Se il progetto è già pronto, ci sarà la parte e poi inizieranno i lavori e la strada si farà in un certo lasso di tempo; non è che i danari si pagano il primo giorno che si inizia un'attività! Per cui non dico che è ingeneroso o ingenuo, è puramente infondato dire che i danari non ancora spesi, se fanno parte di un programma di cui è iniziata l'esecuzione, siano o residui o pregresso, o ritardi o colpa degli enti locali.
Se voi toccaste quei due terzi o quei due quarti di finanziamento che già sostiene la prima programmazione triennale del comune, voi state toccando circa 18 - 20 mila sicure occasioni di lavoro, sicure perché derivano dalla percentuale di cui è iniziata l'attuazione, e i riscontri via via dicono che la ricaduta occupazionale stabile è superiore a quella che inizialmente era stata programmata, cioè la programmazione e la progettualità locale si è tenuta prudente, per cui nascono occupati di più, e non di meno. Il secondo riscontro obiettivo ed ugualmente interessante e positivo, sempre riferito ai dati parziali, ma che tendenzialmente sostengono un ragionamento intero, è quello relativo alle aree di intervento ed ai soggetti istituzionali chiamati all'intervento. Questo dato è per un verso un po' singolare e per l'altro verso molto incoraggiante, perché la media degli interventi è che fra un quarto, un terzo è già speso e quindi i progetti avviati, ma questo dato proporzionale medio non è ugualmente distribuito fra tutti i comuni della Sardegna, e neppure fra tutti i territori della Sardegna. Verrebbe da pensare, in base ai ragionamenti semplici ed anche semplicistici, che per esempio i piccoli comuni abbiano più difficoltà rispetto ai grandi comuni, rispetto alle città, perché sono piccoli, perché hanno meno strumenti operativi, meno uffici attrezzati, perché hanno anche - se volete - meno cultura o capacità applicata all'impresa o all'imprenditorialità. Tutto questo sicuramente è vero, però accade il contrario, che mentre i territori e le province dove sono contenute le grandi città, avrebbero dovuto essere avanti nella spesa, succede il contrario, per cui le due province che hanno una percentuale quasi doppia rispetto alla media, sono proprio le province di Nuoro e di Oristano; rispetto alla provincia Nuoro, 36 per cento, Oristano 32,59 - 33 per cento, rispetto alla media di Cagliari, 15 per cento e Sassari 25 per cento, cioè la capacità di spesa e di attuazione, di ideazione, di progettualità e di realizzazione in questa materia è inversamente proporzionale all'entità ed anche alla strumentazione tecnica di cui i comuni dispongono.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che a colpire questo intervento d'insieme si opererebbe una discriminazione nei confronti dei territori più esposti e che hanno più bisogno, quelli delle aree interne, e si punirebbe proprio chi è più bravo.
Poi bisogna darsi ragione del perché proprio le città, dove i disoccupati pure esistono, a Cagliari, nei quartieri, in tutti i quartieri di Cagliari sicuramente esistono tanti disoccupati e a Sassari, sicuramente, e a Quartu Sant'Elena sicuramente, però la grande città, quella che dispone di più mezzi, di più attrezzature per avviare l'attività è quella che rimane più indietro. C'è più insensibilità, che ovviamente non è insensibilità del destinatario, dell'utente, del disoccupato, è l'insensibilità dell'amministratore il quale a Cagliari, magari, può realizzare o applicarsi a realizzare grandi eventi. L'amministratore primo di Cagliari è più applicato alla grande festa, al fine anno, a Luisa Corna, a tutte le Luise del mondo, però dimentica che ha 90 - 100 miliardi dell'articolo 19 dei quali ha iniziato ad attuare qualcosa solo di recente, e meno male che hanno iniziato ad attuare qualcosa solo di recente! Parliamo del comune di Cagliari di 80 - 90 forse 100 miliardi, ma questo non è danaro perso, questa è efficacia, efficienza che manca proprio laddove dovrebbe essere più ....
PRESIDENTE. Concluda, a meno che non voglia proseguire con l'812 che poi è a seguire. 630 e 812!
COGODI (R.C.). Va bene. Proprio le città, le amministrazioni più organizzate, sotto il profilo tecnico ed amministrativo, invece marcano questa differenza, sul piano operativo, sicuramente negativa. Però per converso va valutata estremamente bene l'applicazione che è intervenuta nei piccoli comuni; nei piccoli comuni, dove si poteva pensare che era più difficile avviare nuove attività di impresa, proprio lì è difficile, però evidentemente l'applicazione degli amministratori, ma io ritengo anche l'ideazione dei giovani o di chi ha voluto applicarsi a queste cose ha prodotto dei fatti estremamente positivi, che devono essere assunti quei fatti positivi, che non sono mosche bianche, riguardano pressoché la totalità dei piccoli e medi comuni, devono essere assunti quei fatti positivi, quelli che gli esperti, i tecnici chiamano le buone pratiche in questa materia, come riferimento per migliorare il sistema ed anche per dire che, se si vuole, il sistema funziona, quindi dev'essere portato ad un livello di migliore efficienza, questo sì, però salvando l'impostazione e garantendo il risultato.
Noi l'abbiamo detto, lo ripeto, la prima operazione che noi vorremmo compiere - poi la soluzione sarà quella che il Consiglio riterrà nella entità del sostegno che vorrà garantire alle leggi per il lavoro e principalmente l'articolo 19 della 37 - è un'operazione verità, bisogna confutare e smontare l'impostura in base alla quale si è detto, e a furia di dire può essere sembrato vero, che ci fosse un blocco, un'inattività, una colpa dei comuni che non erano capaci di garantire sviluppo locale e occupazione. Tutto questo non è vero! Poi, chi deve decidere, decida come gli pare, però deciderà contro la verità e contro la realtà dei fatti. Perché non sembrino solo parole o anche abbozzo di ragionamenti incompiuti, cercherò di servirmi anche di alcuni riferimenti fattuali che non traggo dai libri di indagine, di analisi che pure ci sono, esistono, e da procedure complesse, ma che traggo invece dalla cronaca quotidiana, quella che viene redatta sulla scorta di quanto accade nei luoghi e che viene offerta in via di informazione immediata, e quindi verificabile, alla comunità ed ai cittadini.
Ultimo in ordine di tempo, non ho scorso le pagine dei giornali nelle cronache quotidiane di oggi: 30 marzo, un paese vicino a Cagliari ma dell'interno, un paese che non è amministrato dalla sinistra, un paese piccolo, 1.500 abitanti scarsi; piano approvato dal Consiglio comunale, finanziate dal comune le nuove imprese; Sant'Andrea Frius. Il comune ha stanziato 243.005 Euro in attuazione della legge 37 piano per il lavoro; la Commissione ha esaminato i progetti e ha giudicato idonee 24 domande; le domande presentate erano state 30. Immaginate un paese di poco più di mille abitanti dove cittadini, gruppi di persone si applicano a pensare a presentare più di 30 progetti d'impresa locale, piccola impresa locale. Ne vengono giudicate idonee 20, in soldi, e non sono miliardi, 243.005 Euro, fino all'ultimo euro, meno di 500 milioni riescono a finanziare su 24 domande ammesse, 17 di queste domande, con una media di 15 mila Euro, cioè intorno ai 30 milioni. Queste 17 imprese così sorrette, nuove, piccole, piccolissime imprese, così in questa programmazione locale, comunale, così sorrette garantiscono minimo 20 occupati stabili, quindi uno per ogni intervento, qualcuno evidentemente due, in partenza. Di che cosa si occupano queste piccole imprese locali? Si occupano dei fattori locali e le applicano a che cosa? Nell'agroalimentare, pensando a specializzare i formaggi; è un paese a consistenza pastorale, questo piccolo paese, ed uno pensa di produrre in una piccola attività di impresa, formaggi speciali. E' un paese dove si fa usualmente da tanti anni la sagra delle mandorle e qualche altra piccola impresa pensa di mettere insieme le mandorle che ci sono, che quasi più nessuno raccoglie, con il miele che lì si produce e pensa di fare un'attività con una macchina che compra con questo intervento, per produrre un dolce ritenuto locale che sicuramente è una cosa che avrà, a quella dimensione di inizio, un successo e così via.
Tutte piccole cose, con circa 30 milioni che garantirebbero, con meno di 500 milioni, un piccolo raccordo stradale di periferia, l'equivalente 20 occupati stabili, con un pezzo della legge 37, in un piccolo comune. Moltiplichiamolo questo per 10, per 100, per 377 intendendo che Cagliari, faccia almeno quanto ha fatto il comune che ho citato, ma come hanno fatto altri comuni, e traggo da Internet, navigate in Internet, io non ci so neanche navigare, ma voi avete anche Granara che è pure la nuova autorità portuale, andate e trovate tutti i ritagli dei giornali sotto la voce "legge 37, articolo 19" ne trovate centinaia e vi invito ad andare a vedere cose consimili, e anche migliori di queste, di Seulo, di Armungia, di Ollolai, di Sorgono, di Loceri, di Muravera, di Mandas e mi fermo qui perché sono arrivato a censirne almeno 132 finora di questi buoni esempi, di buone pratiche dove il rapporto tra investimento-occupato è questo, dove il piano è approvato, dove i progetti presentati, selezionati, confrontati pubblicamente, perché in una piccola comunità, quando si istruiscono venti progetti, si istruiscono di fronte alle mille persone di quella comunità, quindi c'è economia, c'è socialità, c'è anche democrazia economica, quella che non piace a qualcuno, perché è meglio che i contributi si diano ad libitum, meglio che i danari, non a 30 milioni, ma a miliardi, si diano sulla base di istruttorie di tecnici che esaminano le grandi pratiche nel chiuso degli uffici senza il controllo sociale. Qui c'è l'oggettività, qui c'è l'imparzialità, qui c'è la giustizia, perché nessun Assessore, neppure io che ho firmato il primo decreto di ripartizione delle somme, ma nessuno di quelli che sono venuti dopo possono decidere in proprio, neppure di una lira di questi fondi, perché è il criterio della legge: tot abitanti, tot disoccupati è un'operazione che in un attimo una macchina rende e quello si dà in modo imparziale ai comuni, senza paternalismo, senza patronage, in modo sicuro, senza poter variare una lira rispetto al tasso di bisogno sociale che è garantito dalle statistiche, cioè dalla realtà. Queste sono le buone leggi che danno i buoni risultati. Voi non avete il diritto e non vorreste, credo, ma non lo dovete volere, togliere dal sistema regionale leggi di questa natura, di tal fatta. Voi, se volete, negherete le risorse, ma noi stiamo combattendo una battaglia in questo momento non solo sulle risorse, ma sulla bontà dello strumento. Voi volete negare la bontà dello strumento, innanzitutto, e noi su questo invece abbiamo tutta la volontà di rappresentare e di dimostrare e di rendere evidente che questi strumenti devono essere migliorati e non invece abrogati.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 219 ha facoltà di illustrarlo.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, illustrerò molto brevemente l'emendamento 219, che si pone l'obiettivo di ripristinare lo stanziamento del 2002 relativamente ai cantieri di lavoro. La settimana scorsa l'assessore Masala ci ha intrattenuto a lungo nel tentativo di convincerci che le risorse stanziate nella finanziaria del 2003, per quanto riguarda gli enti locali, erano addirittura superiori rispetto a quelle stanziate nel 2002.
Devo dire che l'assessore Masala ci ha messo tutta la sua buona volontà per cercare di indurci a credere a quello che lui stava affermando, però, siccome spesse volte è successo durante la discussione di questa finanziaria, che quanto affermato dai banchi della Giunta non corrispondesse interamente al vero, anche in questa occasione ci troviamo di fronte a delle affermazioni che contrastano interamente rispetto ai dati che abbiamo in discussione in questi giorni.
In particolare, a parte la sottodotazione delle risorse per i cantieri di lavoro, che risultano essere deficitarie di 941 mila euro, ne abbiamo tutta un'altra sfilza, assessore Masala, di UPB e di capitoli che sono sottodotati. Le ricordo lo stanziamento relativo agli investimenti per quanto riguarda il settore degli enti locali, che è sotto di 4 milioni e 400 mila euro; l'ufficio espropriazioni che tendeva a dare una risposta a quelle che erano le competenze trasferite dalla Regione agli enti locali, che è sottodotato di un milione di euro; lo sportello per le attività produttive che risulta a zero, quindi mancano 516 mila euro; le risorse per le biblioteche comunali che risultano essere sottodotate di 1 milione e 66 mila euro; lo sportello unico per l'edilizia, idem a zero quest'anno, mentre nel 2002 era a 1 milione e 30 mila euro; gli oneri straordinari per i comuni e per gli Istituti autonomi case popolari, che avevano una dotazione di 10 milioni 330 mila euro e quest'anno nel 2003 risultano a zero; la riduzione di 10 milioni di euro circa nei servizi socio assistenziali. Quindi, vede, assessore Masala, quanto lei ha tentato di fare la settimana scorsa per cercare di convincerci, non risponde esattamente a quello che è il documento che lei come Assessore della programmazione, insieme alla sua Giunta, ha portato in quest'Aula per l'approvazione. Per non parlare poi di quella che è la dotazione dell'articolo 19 della 37, sul quale si sono a lungo soffermati i colleghi, che risultava a zero nel momento della presentazione alla Commissione bilancio e che risulta in questo momento decisamente sottodotato rispetto a quelle che erano le dotazioni del 2002 e che noi riteniamo debbano essere riprese nel 2003.
Noi, contrariamente a quello che alcuni esponenti della maggioranza hanno sostenuto nei pochi interventi, e debbo dire che anche la presenza di stasera non è una presenza che porta a dare un contributo per approvare e per migliorare questa manovra, come noi stiamo tentando di fare in questi nostri interventi, il contributo che stiamo dando, certo nel cancellare norme che non rispondono assolutamente a quelli che sono gli interessi dei sardi, ma cercando, per quanto ci è possibile dalla nostra parte, di tentare di migliorare questa manovra. E uno dei miglioramenti, anche sulla base anche di quanto ci è stato chiesto dal mondo delle autonomie locali, dall'Associazione delle autonomie locali, è quello di ripristinare le dotazioni finanziarie degli enti locali anche per il 2003 perlomeno ai livelli del 2002.
Per ritornare un attimo al discorso relativo all'articolo 19, noi non siamo assolutamente d'accordo con quanto affermava stamattina il consigliere Balletto sul risultato fallimentare dell'articolo 19. Noi abbiamo una convinzione diametralmente opposta: rispetto a quello che era l'impegno nel quale, nei molti anni, si erano cimentati gli enti locali, cioè quello di garantire servizi, di garantire infrastrutture alla propria collettività, negli ultimi anni, a partire dai PIA, a seguire poi con l'articolo 19 e poi con i PIT, si sono cimentati in un impegno nuovo, nel quale stanno dimostrando di essere decisamente all'altezza e stanno dimostrando anche di garantire risultati spesso più avanti rispetto a quelli che la stessa Regione riesce a garantire.
Assessore Masala, voi avete detto che ritenete di non dover ripristinare lo stanziamento dell'articolo 19 per i forti ritardi nelle spese relative agli anni dal 1999 al 2002. E' vero che ci possono essere dei ritardi imputabili agli enti locali, anche perché un nuovo strumento prima di essere operativo ha bisogno anche di essere capito, ha bisogno di quel periodo di rodaggio, però io credo che al di là di quello che è il momento, la fase di rodaggio, i risultati siano decisamente positivi.
Io non starò qui a riprendere quelli che sono i dati che ha enunciato qui il collega Cogodi, però ritengo che i risultati, soprattutto nel livello di animazione che gli enti locali hanno realizzato nelle proprie comunità e poi ne abbiamo visto i frutti anche durante la costruzione dei PIT per il 2001, è il segno, è il frutto di questa nuova fase, di questo nuovo compito che si sono assunti realizzandolo adeguatamente. I ritardi, assessore Masala, non sono solo e non solo principalmente degli enti locali. Io le vorrei ricordare che uno degli obiettivi che si poneva l'articolo 19, anzi era l'obiettivo principale, era quello di utilizzare queste risorse per cofinanziare i progetti di sviluppo, per cofinanziare i progetti comunitari. In particolare gli enti locali hanno utilizzato queste risorse per cofinanziare i PIT del 2001. Se lei avesse fatto una verifica, avesse realizzato una statistica, cosa che può realizzare, anzi le consiglierei di farlo, si renderebbe conto che molte delle risorse dell'articolo 19 per il 2001 e anche per il 2000, molte amministrazioni locali le hanno utilizzate come cofinanziamento nei PIT che sono stati presentati, sia in quelli che poi sono stati inclusi in graduatoria e finanziati, sia in quelli che troveranno una coda nel 2002. Bene, assessore Masala, il ritardo della spendita di quelle risorse non è imputabile ai comuni, ma in questo caso è imputabile soltanto all'Assessorato della programmazione, perché fino ad oggi non esiste una determina di spesa che autorizza la spesa delle opere che sono contenute all'interno dei PIT 2001. Quindi non solo marcate il ritardo degli interventi vostri diretti, cioè quelli dei PIT, ma addirittura siete i responsabili del ritardo delle spendite anche dell'articolo 19 non solo per il 2001, ma anche per il 2000. Quindi, assessore Masala, prima di andare a demolire uno strumento che si sta realizzando, estremamente interessante, estremamente rispondente a quello che è lo sviluppo dal basso, credo che dovreste fare un esame di coscienza e soprattutto dovreste porre rimedio ai forti ritardi che state marcando anche per quanto riguarda le politiche comunitarie, e in particolare i PIT.
PRESIDENTE. Emendamento 223, quindi gli emendamenti 822 e 823 in connessione. Il 219 lo abbiamo fatto, 630 lo abbiamo fatto, lei ha fatto 630 e 812 in connessione, quindi adesso abbiamo il 223 connesso con l'822 e l'823. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 223 ha facoltà di illustrarlo.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, molto brevemente, non vedo qui l'assessore Biancareddu in quanto vorrei dirgli che l'emendamento 223 non si pone l'obiettivo di non riconoscere l'importanza di venire incontro ai danni provocati dalle alluvioni nella nostra regione; è che noi condanniamo il fatto degli interventi previsti ad personam, ad territorium in questo caso, nel caso di Tempio Pausania, è previsto uno stanziamento di 500 milioni di euro per risarcire i danni subiti dai cittadini di Tempio Pausania che hanno avuto in occasione dell'alluvione del 3 dicembre del 1998. Noi riteniamo che ai cittadini di Tempio Pausania vada prestata la massima attenzione per quanto loro hanno subito, però chiederei come mai non si presta altrettanta attenzione ai danni subiti, ai drammi che in molti casi hanno dovuto affrontare le popolazioni, le famiglie di altre comunità, di altri territori della nostra regione.
Io ritengo che un Assessore che segue quel settore specifico dovrebbe farsi carico non soltanto di una comunità forse a lui vicina, probabilmente, ma dovrebbe farsi carico di tutti i casi simili che si presentano nella nostra regione. E io dico com'è possibile, com'è pensabile che all'assessore Biancareddu e alla Giunta intera sia sfuggito che nel 2002 abbiamo avuto altrettanti drammi nella nostra regione, voglio ricordare, in particolare, quanto succeduto il 25 agosto in alcune comunità della provincia di Oristano e quanto succeduto il 9 ottobre nella città di Cagliari, in particolar modo nella frazione di Pirri.
Noi riteniamo, e quindi l'emendamento va nella direzione di guardare con molta attenzione a questi drammi, ma li vogliamo guardare tutti allo stesso modo, li vogliamo guardare con l'occhio degli amministratori attenti e degli amministratori imparziali che vogliono venire incontro, vogliono guardare con attenzione, vogliono essere solidali allo stesso modo con ogni comunità della nostra terra. Questo è il senso dell'emendamento 223 che vuole appunto ribadire questa attenzione, ma ribadirla nella direzione dell'indistinto, guardando tutti allo stesso modo.
PRESIDENTE. Avevamo bypassato l'emendamento numero 630. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, farò poche considerazioni, perché questo emendamento apparentemente è riferito al comma 7 dell'articolo 18 e apparentemente è di portata minore rispetto al tipo, alla qualità degli emendamenti della serie articolo 19, sui quali poi con altri riferimenti normativi si potrà tornare.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA(Segue COGODI) Con questo emendamento noi, siccome è stata anche annunciata l'intenzione della Giunta di rinunciare al comma 7 dell'articolo 18, che prevedeva l'acquisto di una collezione museale, cogliamo lo spunto e l'occasione per presentare un emendamento totalmente sostitutivo, che non impegni troppe risorse della Regione e che però guardi positivamente anche verso quella direzione, e guardi verso quella direzione in modo appropriato. Noi, quindi, diciamo che quel milione di euro, cioè 2 miliardi, diventi anche 2 milioni di euro, cioè 4 miliardi, e che l'intervento della Regione avvenga nei confronti dei comuni in forma di contributo, nei limiti del 50 per cento, laddove i comuni possano completare, per esempio, collezioni di particolare pregio o raccolte di valore culturale, che può essere anche un elemento bibliotecario, librario, ma anche di varia natura, cioè che l'elemento, il fattore anche materiale connesso alle attività culturali possa essere sostenuto dalla Regione, con un programma che non dica: "Questo comune sì, questo comune, no", ma che sia un programma che via via, nel tempo, possa aiutare diverse situazioni che nel territorio si rappresentino.
Ecco quindi, anche il sistema che si cerca di innescare di un contributo regionale del 50 per cento in modo che vi sia anche un interessamento proprio e anche un'applicazione più diretta dello stesso Comune, o dei soggetti che in sede locale vorranno intervenire per attivare questo circuito virtuoso.
L'emendamento numero 18, e questo argomento dei beni culturali, offre l'immediata connessione con il ragionamento d'insieme che facevamo prima. Per sostenere un punto ulteriore di quel ragionamento, il tempo che è necessario per avviare, qualcuno dice "mettere a regime", con una brutta espressione, anche i meccanismi legislativi quando questi meccanismi sono di carattere innovativo.
Voglio ricordare che il piano per il lavoro di cui trattiamo, quello della legge 37 è connesso o affiancato alla legge 36, è del 1998; ma già dieci anni prima questa Regione ha visto un primo intervento nelle politiche attive del lavoro, se volete il primo piano del lavoro, quello della finanziaria del 1988. Se volete, noi lo riconosciamo, se abbiamo una colpa, se abbiamo avuto, se abbiamo fatto male nel 1998, lo ammettiamo, siamo recidivi. Perché già dieci anni prima avevamo proposto con altrettanta difficoltà, altrettanta iniziale incomprensione, con maggiore difficoltà nell'avvio dei nuovi istituti, il primo intervento per il lavoro. Ricordo che quel primo intervento si componeva di un intervento leggero, che erano i cantieri comunali, per sopperire a bisogni immediati e, in quel contesto, hanno dato un ottimo risultato, perché nel sistema regionale i cantieri comunali ci sono, perché è dal 1988, che i comuni ricevono dalla Regione, per molti anni hanno ricevuto cento miliardi all'anno, poi negli ultimi anni la Giunta di centrodestra un po' li ha ridotti, ma insomma, mediamente siamo in quella dimensione. Quindi, i comuni hanno questo strumento che affianca gli altri e che, se mantenuto in questa dimensione, ha pure esso la sua dignità e soprattutto la sua utilità.
Se noi facessimo tutto a cantiere di lavoro - come qualcuno pensava di fare - sconvolgeremmo il sistema, andremmo a sbilanciare un intervento articolato che chiama i comuni a diversi adempimenti e che sostiene anche con diverse risorse. Ma, io voglio riferirmi per esempio all'esperienza dei progetti speciali occupazionali che erano contenuti nel primo piano per il lavoro del 1988. Badate, nel 1992, 4 anni dopo la legge dell'88, alcuni di noi occuparono quest'Aula di questo Consiglio regionale, per sbloccare i pareri delle Commissioni consiliari, e le attività delle Giunte di allora per avviare i progetti speciali, 4 anni dopo l'avvio della legge, ed i danari e i finanziamenti a disposizione. E allora, si dovette fare un'altra legge che istituì un servizio speciale presso la Presidenza, quello appunto sui progetti speciali che fu istituito 4 anni dopo con una legge, perché si potesse sbloccare quella partita, i progetti speciali con molta difficoltà partirono; non ne voleva sentire nessuno neanche allora.
Anche allora i Balletto e i "Falchetto" di allora, dicevano: " E` assistenza. I comuni non sono capaci. Non si può.". Invece oggi ditemi se c'è una parte politica che seriamente mette in discussione i progetti speciali, perché tutta la partita del culturale, delle biblioteche è diventata spesa ordinaria della Regione, e sono centinaia e centinaia di lavoratori forse migliaia nel territorio regionale, servizi culturali, biblioteche e quant'altro, i progetti speciali della prevenzione sanitaria. Lo sa l'Assessore della Sanità, lo sa Oppi, perché oggi li ripropone lui ogni anno. Sono diventati un fatto permanente della spesa regionale e guai a toccare i progetti speciali della prevenzione sanitaria, le azioni "bosco", le azioni "terre pubbliche" sono sostenute da uno schieramento ampio sul piano sociale, sindacale e anche politico, della Regione, quindi quei progetti speciali partiti con tanta difficoltà, di fatto hanno dato risposta d'intervento economico e di occupazione produttiva ad alcune migliaia di persone e sono nel sistema regionale occupati veri, occupati stabili che hanno migliorato la qualità dei luoghi, la qualità dei servizi e la qualità della vita.
Questo per dire che non è perché c'è una qualche difficoltà applicativa adesso sul secondo piano per il lavoro, nel primo ce ne furono di più. E oggi tutti difendono quelle scelte. Anzi molti dicono, dimenticando da dove sono partiti, che li hanno trovato in strada quei progetti speciali, quelle azioni sanitarie, quelle azioni culturali, quelle azioni "terre pubbliche" e quelle azioni "bosco". E va bene! Molti le hanno trovate in strada, ma in quella strada c'è stata anche allora chi ci ha creduto e li ha immessi questi strumenti. Che fosse anche allora la sinistra ad avere pensato e di più voluto quegli strumenti, non vuole dire che debbano rimanere sempre e comunque appannaggio della sinistra, diventano a un certo punto una ricchezza, una risorsa, un'opportunità della comunità e dell'istituzione autonomistica, così come dovrà ugualmente diventare tale quando, reso più efficiente e migliorato il sistema, che è ancora più puntuale e più incisivo dell'articolo 19 della legge 37, cioè l'ultimo, il secondo intervento straordinario per il lavoro. Che non è alternativo e però, badate, non deve essere alternativo, alla legge 36. Però, se voi pensate di abrogare o di indebolire eccessivamente la legge 37, cambia natura anche la legge 36, che era quella che di più - però fu anche condivisa da noi - quella che di più invece dà i contributi alle imprese. Qui si dice: "Bisogna dare i contributi alle imprese". Badate: ci sono più leggi che danno contributi alle imprese in questa Regione di quanto non ci siano vere imprese!
La legge 36 zitta zitta (e zitti zitti quelli che li danno e quelli che li prendono), mette centinaia di miliardi ogni anno, in una legge puramente rubinetto, dove a domanda (come in questura, a domanda risponde), e certo che funziona bene, cinque anni di sgravio fiscale, a chi? A chiunque assume uno, uno chiunque, uno che avrebbe assunto comunque! Perché non c'è impresa che debba assumere, non c'è una pizzeria che apra che non debba assumere un pizzaiolo, altrimenti chi gliele fa le pizze?
Adesso estendiamo anche la "36" ai CO.CO.CO.! Cioè, incentiviamo il lavoro precario, tanto poi potrà passare a tempo indeterminato attraverso i cinque anni di sgravio fiscale della 36, 28 mila sgravi fiscali della 36. Non è vero che sono 28 mila nuovi occupati! Sono 28 mila sgravi fiscali! E quegli occupati ci sarebbero stati comunque, perché è la nuova impresa che dà nuovi occupati, non l'impresa che comunque ci sarebbe stata o che comunque c'è nel turn over occupazionale, quando il cameriere va in pensione o cambia lavoro e il barista assume un altro cameriere, non è che c'è un nuovo posto di lavoro, c'è una persona che prende il posto di un altro, ammesso alla 36, che quello non ha licenziato nessuno.
E cinque anni di sgravio non sono nuova occupazione. Però in un sistema bilanciato, noi non abbiamo messo sotto accusa direttamente neppure la 36. Può avere una sua autorità in un sistema bilanciato e ordinato, ma è un'altra cosa, è un sovvertimento sociale e politico. Quello invece di dire "la 36, sì", e "la 37, no", perché è la 37 che da occupazione...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi. Vuole illustrare anche l'822 e l'823? Sono sostitutivi parziali del 223 che è già stato illustrato.
Il 223 è già stato illustrato, a pagina 451. Al 223, sono stati presentati come sostituivi parziali l'822 e l'823. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti numero 822 e 823.
COGODI (R.C.). Noi, in buona sostanza, con questi emendamenti prevediamo di sostenere in modo più convinto l'intervento regionale che riconosca, ai Comuni della Sardegna, dei contributi, perché tengano conto questi Comuni dei danni che hanno subito le strutture generali ma anche i privati cittadini, in ragione degli eventi alluvionali calamitosi del '98 e del 2002.
In buona sostanza è accaduto che, quando si interviene in questa materia in genere si interviene sollecitati sull'onda, insomma l'onda richiama proprio l'acqua, dell'emergenza e qualche volta anche un po' dalla maggiore sensibilità che si ha e anche dall'emotività che si crea quando certi eventi calamitosi alluvionali creano un danno più visibile immediatamente in una certa comunità.
Così è accaduto di recente per la vicenda che ha toccato da vicino paesi, e ha toccato gravemente paesi del Campidano come Decimo, Assemini e Capoterra, dove c'erano state anche delle perdite di vite umane.
Accade però che nell'insieme poi, proprio perché queste leggi nascono spesso sull'onda di un'emozione e di un'emergenza reale, non si abbia una rappresentazione di tutto quello che nel frattempo nell'arco di tempo intermedio è accaduto. Per cui dei Comuni che hanno dei cittadini che hanno pari o spesso qualche volta anche superiori danni per eventi della stessa natura, e per entità neppure tanto grandi, non di centinaia di miliardi ma qualche volta anche di entità molto dimensionate, e si ritrovino poi a non avere questa identica possibilità di accesso ai contributi regionali e di riavvio delle attività economiche.
Mi pare di ricordare che questa evenienza si è creata per esempio in ragione di alcuni comuni del Sarrabus - vecchia questione che ritorna - e anche di altre parti della Sardegna, che non furono presi in considerazione all'interno di quella normativa che invece, giustamente, teneva conto di altre situazioni. Non si dovrebbe trattare neppure di un grande esborso e di un grande sacrificio finanziario perché, come spesso qui accade, quando si agisce sull'onda dell'emergenza e dell'emozione qualche volta si muovono risorse che sono di entità anche superiori a quello che poi risulta essere non tanto il danno effettivo, quanto il danno risarcibile. Per cui risulterebbe, per esempio, che l'entità delle risorse destinate all'ultimo evento calamitoso alluvionale dell'area vicino a Cagliari, sia di entità superiore - ripeto - non al danno, ma rispetto al danno effettivamente in base ai meccanismi di legge ed ai meccanismi che devono essere attivati anche di dimostrazione del danno effettivo, di controllo e di percentuale dell'intervento, addirittura di entità superiore.
Quindi questo è il senso di questi emendamenti, che si propongono all'attenzione del Consiglio in una funzione complessiva di riequilibrio. Questa parola "riequilibro" è una parola che un tempo si pronunciava spesso nel confronto e nella relazione politica e istituzionale. E' una parola che, da qualche tempo a questa parte, è pressoché scomparsa. Perché con questa cosa che si richiamano strumenti con altre parole, principalmente i cosiddetti "strumenti della programmazione negoziata", poi ci sono i negozi programmati, poi ci sono le programmazioni dei negozi, insomma c'è tutta una terminologia che richiama oggettivamente un'equità e un equilibrio dello sviluppo, i PIA (i piani integrati d'area), o possono essere i piani di sviluppo di aria integrata, insomma c'è tutta una categoria che concettualmente richiama l'integrazione e l'equilibrio, che però calati nella realtà dei diversi territori della Sardegna, quasi sempre cadono a macchia di leopardo. Cioè, non è che questi strumenti coprono po' tutta la Sardegna; tutti coprono una parte, ma non è che una parte di questi strumenti coprono la parte che è rimasta scoperta dagli altri, in alcune situazioni ci sono sovrapposizioni, per cui alcuni pezzi di territorio possono avere o possono essere interessati da diversi di questi strumenti, e altri rimangono del tutto anche scoperti, non ne conoscono nessuno. Sono pezzi di territorio regionale che non conoscono un contratto d'area, neppure un PIT, neppure un PIA e neppure niente.
Allora si pone il problema del riequilibrio e magari ci dimentichiamo pure quando intervengono delle disgrazie, sono disgrazie le calamità naturali, magari tenere conto almeno allora, alla pari degli altri, proprio guarda caso di alcuni di questi territori. Cioè è pur vero che i più poveri sono i più disgraziati e anche i più dimenticati. Questo lo dico anche in ragione del fatto che in altre parti della finanziaria, con altre proposte emendative, noi riproponiamo la questione del riequilibrio territoriale. La legge per il lavoro noi insistiamo nel dire che pur essa è un formidabile intervento di riequilibrio territoriale, perché tenendo conto in modo percentuale con un correttivo in favore dei piccoli comuni (e i piccoli comuni sono in gran parte nelle aree interne), del tasso di disoccupazione, è chiaro che costituisce nel tempo lungo però, nel tempo medio lungo però, non in uno o due anni, anche un formidabile intervento di riequilibrio, cioè di correzione di precedenti squilibri.
Se penso che questi eventi calamitosi riguardano aree del territorio regionale dimenticate non so se anche da Dio, di sicuro dagli uomini, mi pare di ricordare che proprio in relazione a quei territori, una finanziaria dello Stato di almeno, mi pare di ricordare 18 o 20 anni fa, destinò allora 120 miliardi di denaro dello Stato attraverso la Regione per la sistemazione definitiva dell'alveo del Flumendosa e che quei 120 miliardi dati dallo Stato attraverso la Regione con la finalità di sistemare l'alveo del Flumendosa - il che voleva dire sistemazione e assetto del territorio dei comuni delle aree interne fino alla foce, cioè fino a Villaputzu, quei 120 miliardi negli anni, prima facendo finta di dimenticare, poi di non avere capito, poi di dire che il Flumendosa non era solo l'alveo ma anche tutto il fiume e la sorgente, poi nel dire che il Flumendosa non è detto che dovesse essere l'alveo e che non doveva essere neppure il fiume, che bastava che fosse l'acqua del Flumendosa in buona sostanza, così travasando, quei 120 miliardi sono finiti a sostenere le opere nel Campidano irriguo in gran parte e non invece a sistemare l'alveo del Flumendosa che, come è noto, è un fiume che scorre lungo determinati territori della Sardegna, e non in altri.
Questo per dire come storicamente, o perché ci si dimentica o perché si altera la situazione, vi sono situazioni e territori che spesso vengono dimenticati. Quindi, e gli emendamenti che parlano di riequilibro, e il riequilibrio che ci riporta al tema dello sviluppo complessivo e della programmazione dal basso che ha come - non dico principale ma forse in questo momento principale, possiamo dirlo e anche dimostrarlo, strumento, lo sviluppo locale complessivo e garantito di cui all'articolo 19 della legge 37, anche quegli emendamenti ci consentono di riordinare alcuni concetti, di mettere insieme un ragionamento e di concludere dicendo che possono essere considerati all'interno di quel ragionamento complessivo e della bontà d'insieme che quel ragionamento complessivo rappresenta.
Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento 346, pagina 452.
MORITTU (D.S.). L'emendamento tratta una materia di competenza dell'assessore degli enti locali ed urbanistica, Biancareddu. Mi fa piacere la presenza dell'Assessore e ne approfitto anche per trattare un tema, questo che io ripropongo dopo l'emendamento 347 che ho illustrato questa mattina, ripropongo un tema, non tanto all'attenzione oggi di quest'Aula che tratta un tema importante qual è quello del lavoro, ma io credo che il problema che io sottopongo a quest'Aula abbia una sua importanza.
Apparentemente la norma a cui si riferisce questo emendamento, come dicevo anche stamane, che è il comma 12 dell'articolo in discussione sembra una norma, come dire, tecnica, un po' asettica e anche a fin di bene, cioè a fin di finanziamento degli enti locali, dei piani urbanistici attuativi degli enti locali, con un richiamo a numerose leggi che, in tutti questi anni, hanno finanziato la pianificazione urbanistica degli enti locali.
Se non ci fosse un richiamo, nelle modalità di erogazione del contributo, alle direttive di cui all'articolo 5 della legge regionale numero 45. Le quali direttive non prevedono assolutamente di normare la contribuzione ai comuni per la redazione dei piani urbanistici o quant'altro, ma prevedono le direttive di cui all'articolo 5 della "45", prevedono modalità per il dimensionamento dei piani di cui all'articolo 4, cioè all'articolo precedente, e prevedono inoltre limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati, nonché i rapporti massimi tra spazi pubblici e riservati alle attività collettive, al verde pubblico, parcheggi e quant'altro.
Cioè in altre parole, attualmente vige non una direttiva, vige il vecchio decreto dell'83, il numero 2266/U dell'allora Assessore dell'urbanistica - mi pare- Floris, meglio conosciuto come "decreto Floris". Quindi, cioè che apparentemente è innocuo interviene su una parte che è un po' il cuore della normativa urbanistica, perché nel momento in cui io posso decidere con delibera della Giunta, perché le direttive, per altro di cui alla "45" vengono approvate dal Consiglio regionale, qua si prevede invece che le direttive vengano approvate dalla Giunta regionale e promulgate dal Presidente con decreto presidenziale.
Insomma, si tratta di entrare nel merito delle modalità di dimensionamento dei piani urbanistici. Il che significa o può significare che la Giunta potrebbe anche deliberare di raddoppiare i limiti volumetrici in Sardegna nelle coste e fuori dalle coste, e snaturare sostanzialmente la pianificazione urbanistica esistente oggi in Sardegna. Insomma si sta... io mi auguro che questa sia una svista tecnica fatta da parte di chi ha messo su questa norma, ma così letta - ed è assolutamente così interpretabile - diventa davvero una norma di scardinamento dell'attuale sistema di dimensionamento dei piani urbanistici comunali.
Noi proponiamo molto semplicemente di conservare l'intero comma, sostituendo il riferimento all'articolo 5 della legge regionale 45 dell'89, con la dicitura: "Sono erogati sulla base di apposite direttive", non "di direttive di cui", ma "di apposite direttive". Allora se l'Assessore regionale dell'urbanistica avrà questi fondi a disposizione li erogherà sulla base di apposite direttive come, per esempio, direttive sono state fatte per la ripartizione dei fondi di cui alla legge regionale 29 e quant'altro; come solitamente la Giunta regionale fa in alcuni casi, e non sempre, per disciplinare le modalità di erogazione dei contributi a favore degli enti locali.
Quindi, cancelliamo per favore ogni riferimento all'articolo 5 della 45, perché aprirebbe davvero un capitolo delicato e, secondo me, anche rovinoso per l'urbanistica in Sardegna.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento aggiuntivo 209, che è quasi uguale al 594. Primo firmatario onorevole Sanna Gian Valerio. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare emendamento aggiuntivo 209.
Sanna Gian Valerio (La Margherita-D.L.). L'emendamento 209, sottopone alla Giunta e al Consiglio il problema singolare e unico che riguarda l'intero territorio regionale e che investe i comuni di Oschiri, Berchidda, Telti e Benetutti, che sono a oggi gli unici comuni rimasti concessionari del servizio di distribuzione di energia elettrica nel proprio territorio comunale, a fare data dal 1963. Il problema non si è posto da allora a oggi, per quanto riguarda i livelli gestionali, se non fosse intervenuto il decreto Bersani che impone ai gestori ed ai distributori, per quanto riguarda gli standard di sicurezza e alcune opere di programmazione e di razionalizzazione, degli oneri aggiuntivi a carico, ovviamente, di questi comuni.
Io pongo il problema così com'è, ponendo alla Giunta una questione di questo genere; abbiamo visto che l'Assessore dell'industria si è molto preoccupato rispetto ai problemi del costo, del sovrapprezzo energetico di alcune fabbriche che devono subire degli oneri aggiuntivi per mancanza di competitività; non creo problemi sulle proporzioni, è solo una questione concettuale.
Stabilire se, rispetto agli usi produttivi, o peggio, sugli usi civili, il problema dei sovracosti sia trattato nella stessa maniera o in maniera differente; è un problema che vi sottoponiamo con la libertà di assumerne voi qualunque decisione. Vorrei approfittare di questa condizione, se mi consente Presidente, anche un po' salottiera e poco istituzionale, è vero un po' la legislatura - se mi consentirà queste divagazioni - si è un po' sviluppata in questi anni così, l'Aula stracolma: "Oh ragazzi, parla Pili! Parla Floris! Parla chissà chi!" Chissà che cosa ci dovevano dire. Non è avvenuto nessun miracolo e non è avvenuta nessuna rivoluzione. Però la stranezza, che il piano istituzionale è rimesso a questa frenesia di chissà che cosa succede. Badate, la stranezza è anche questa che un po' il sistema dell'informazione non dà di noi un'immagine corretta; se si potesse fare la doppia videata in questo momento, in queste ore, fra quest'Aula e il Transatlantico, tra quelli che stanno merendando o facendo altro, per capire dove sta andando la politica. Dove sta andando la politica di fronte a questi problemi! L'Assessore del lavoro non c'è! Io mi permetto anche bonariamente di porre il problema: stiamo parlando colleghi con amministratori delegati non con assessori. Perché quando la politica non ha più sede, è dinamica qua dentro, dove la doveva avere? Ma cosa sperate che la gente creda? Se potessero fare un cortometraggio, un film che rappresenti nella sua continuità la nostra giornata, forse è vero dobbiamo rendere conto dello stato di salute di Pili, quindi non possiamo andare oltre. Ci può essere anche questo rispetto, ma si dica! Si trovino dei sistemi più dignitosi!
Perché, badate, visto che questo è il clima, mi permetto anche di fare dei riferimenti che credo appropriati, perché sa in fondo in quest'Aula ci si accapiglia su tutto, c'è anche poco approfondimento culturale, ma chi ha letto, chi ha delle reminiscenze è portato anche a confrontarsi con la storia e capire che cos'è avvenuto. Vi voglio raccontare che cosa ha intuito un filosofo della fine dell'800, un certo Tocqueville, che avendo esaminato la democrazia dell'America diceva ai moderni, a quelli che si affacciavano ai primi del '900: "Guardate che quello che è da temere nella democrazia dei moderni, non è né l'anarchia né la tirannide della maggioranza - (cosa che tra l'altro vediamo in forme diverse anche noi) - ma è soprattutto l'apatia, l'irresponsabilità individuale, la rinuncia della politica e l'affidare la cosa pubblica ai poteri onniscienti, e dirigisti".
Vi sembra che la vita delle nostre tre settimane sulla finanziaria abbia dato connotati molto differenti da questa previsione? O tutto si risolve dicendo che ve ne fregate delle regole, perché di fronte alle regole democratiche, se Masala non ha la mozione di sfiducia non se ne va. Pili ha deciso che manco esiste per lui la sfiducia, perché lui è un "unto del signore"; gli ha telefonato Berlusconi e gli ha detto: "Tu non muoverti da lì, qualunque cosa succeda!". Ma non è che l'ha detto Berlusconi, perché le uniche persone a cui Berlusconi doveva parlare di questo argomento, eravate voi che dovevate stare buoni e zitti, come d'altronde state facendo. Perché che Pili avesse deciso di sfidarvi sul terreno della sua permanenza lì per guadagnarsi il suo futuro, lo sapevano tutti. Ma dove consegnate la democrazia?
Ma voi pensate davvero che i giovani, i ragazzi delle scuole, se qualcuno (speriamo che esista) se qualche buon insegnante gli spiega giornalmente la cronaca della vita politica regionale, possa essere indotto a capire: "Accidenti, che lavoro nobile, che buona aspirazione che posso avere: entrare in una politica dove ci sono delle regole, dove c'è un confronto democratico, dove si parla dei problemi del lavoro!". Io ho vergogna molte volte, rientrando a casa, a confrontarmi con mio figlio che ha 13 anni a cui stento a far capire che faccio un mestiere serio e che cerco di impegnarmi. Faccio fatica! Perché poi lui segue la televisione, e si crea dei problemi perché da un lato vorrebbe assolvermi e, dall'altro, vede che c'è questa tendenza massificante verso una liquidazione banale delle nostre funzioni.
Ma che cosa facciamo qua? Ma a chi parlo io? Forse Claudia, Bruno la pensano come me, forse anche (?).. Vorrei parlare con quelli che la pensano diversamente. Quelli che come l'amministratore delegato della programmazione e il Presidente amministratore unico che dovrebbero dire: "Bene, su queste cose ci confrontiamo in maniera concreta e definiamo una soluzione!" parlando di cose.
Presidenza del Presidente Serrenti(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Perché badate, se sono costretto a parlare del mercato del lavoro, io vorrei che l'Assessore, o meglio l'amministratore delegato del lavoro, mi dice che lui governa il mercato del lavoro, che lui gestisce il mercato del lavoro. Quale mercato!?
Quando in un anno perdiamo - lo dovrebbe dire lui, non noi! Ma noi lo diremo e lo argomenteremo perché abbiamo ragioni che vi abbiamo anticipato e non c'è bisogno di ripetere - quando in un anno, un governo regionale - caro Balletto - con le sue politiche rivoluzionarie e innovative, riformatrici e d'avanguardia, produce, brucia 12 mila posti di lavoro in Sardegna, non sono dati nostri! Sono dati della vostra parte, della Confindustria, non nostri! 12 mila posti di lavoro! Ma lo devo dire io o lo deve dire l'Assessore che governa il mercato del lavoro!? Sapendo benissimo che il mercato del lavoro non esiste in Sardegna, esiste il mercato nero del lavoro. Quello che è fatto dal mercato nero vero e proprio, di cui non si parla, e poi il mercato nero di tipo istituzionale, quello che generiamo noi con le clientele, con i favori e anche - se mi consentite - con le metodiche concorsuali fatte da regole a maglie larghe, tramutate e modificate come pare a chiunque, compresa l'ultima tornata dove si vorrebbe selezionare i quadri che dovrebbero coprire il deficit di organico, ma il deficit anche strutturale dell'apparato amministrativo della Regione, tramite quiz, scoprendo poi che dopo l'affidamento a opportuna società che fa queste operazioni, che studenti, cioè gli alunni rilevano al maestro, cioè alla società, che alcuni di quei quesiti che erano posti erano talmente infondati da essere delle balle anche sul piano scientifico.
Noi selezioniamo la gente così. E allora parliamo di queste cose o parliamo del deficit prima che della finanza, del deficit culturale nel quale stiamo trascinando questa Assemblea, la politica e le istituzioni.
Io continuerò a parlare, queste cose che penso le dico. Perché è vero che siamo tutti messi nell'unico calderone, ma esiste ancora, per fortuna quello intangibile anche dalla violazione delle regole democratiche, il senso della coscienza individuale, e ognuno a seconda dei casi più o meno con la propria coscienza individuale, a fine giornata fa i conti, e c'è gente che quando è a posto con questo confronto, vive meglio e vive più in pace.
Mi meraviglia molto che gli amministratori delegati di questa Giunta ad amministratore unico, non abbiano neanche la percezione che c'è forse più in loro che in noi necessità non come diceva uno assunto dall'esterno alla politica, diceva: "Perché sei entrato nella politica?" "Perché sai c'è bisogno di buoni sentimenti". Credo che a voi bisognerebbe chiedere qualcosa di più dei buoni sentimenti.
Presidente. Uno dei presentatori dell'emendamento 594 ha facoltà di illustrarlo.
MASIA (S.D.I.-S.U.). Graziee Presidente, anche se l'emendamento è uguale, credo che meriti però qualche parola in più perché di sicuro aiuta, anche perché stiamo parlando di una realtà che spesso sfugge. Ci sono dei paesi distanti, così possiamo anche definirli con questo semplice aggettivo: "Sono distanti". Benetutti è nel Goceano, Telti e Berchidda sono quasi in Gallura faranno parte della prossima provincia, Oschiri è nel Logudoro, e sono proprio - così come ha detto il collega Sanna - gli ultimi rimasti In Sardegna che ancora gestiscono quasi più per tenere fede ad un fatto museale, questa distribuzione di energia elettrica che non avviene più da nessuna parte; però questo ha dei costi, ha dei costi che sono alti e che non è giusto che debbano essere affrontati, in particolare proprio da un'utenza che è già maltrattata, che ha dei grandi problemi - così come abbiamo detto - problemi che si vedono appunto perché mancano le opportunità. E quello di non essere come gli altri anche per questo importante servizio, evidenzia come le opportunità sono inferiori. Noi abbiamo (e credo che ci ritorneremo anche) parlato tanto di quella che è l'assenza di infrastrutture in questa parte di territorio. Basta vedere come significa, appunto, l'assenza di una strada così importante come è la strada che collega Sassari con Olbia, e che darebbe la possibilità a questi paesi di poter essere meglio collegati a delle realtà che forse potrebbero aprire alcune opportunità.
Mantenere in piedi questa rete di distribuzione - come dicevo - ha degli alti costi. Pensare di poterla mantenere efficiente, pensare di poter essere in regola con quelle che sono le norme di sicurezza, che naturalmente devono essere rispettate e che mettono anche gli enti locali i sindaci e le amministrazioni in questa situazione, a dover per forza correre a trovare le risorse necessarie, perché poi quando succede gli incidenti, quando succedono qualche problema, logicamente ne rispondono in prima persona, sta a significare come ci si sente qualche volta abbandonati - e come dicevo poco fa - distanti non soltanto per l'assenza delle strade ma anche per l'assenza di quella che è appunto una regione che di questo si dovrebbe fare carico.
Quindi, ha ragione il collega quando dice: "Io ritengo che ci sarebbe bisogno nemmeno di spendere una grande quantità di parole e grandi interventi" perché questa realtà venga in qualche modo aiutata, almeno in queste piccole cose, perché non devono sentire questo problema perché si devono trovare nella situazione di poter assolvere ad un obbligo, senza per questo correre rischi, oppure aumentare un costo dove da altre parti, invece, mi pare che sia calmierato.
Ecco perché allora questo emendamento, ecco perché mi è sembrato necessario ripetere l'intervento che è stato portato avanti dal collega Sanna, anche se poi lui ha voluto spaziare su argomenti che in qualche modo obbliga, obbliga anche me a spendere qualche parola, qualche parola per evidenziare che se è vero che oggi il tono è un po' meno acceso, forse è anche perché in rispetto del fatto che il presidente Pili ha chiesto un giorno di congedo perché sta poco bene, però è vero anche che questa nostra attenzione e sensibilità, non è altrettanto riconosciuta da parte di una maggioranza che oggi in particolare avrebbe dovuto essere più presente, perché oggi in particolare avrebbe dovuto far capire che non c'è l'abbandono come c'è stato nei giorni scorsi, che non c'è in alcun modo l'assenza che ha caratterizzato, così come ha caratterizzato, tutta questa tornata di lavori della finanziaria.
Ritengo che questo passaggio era necessario e, senza dilungarmi più di tanto, ritengo che oggi forse abbiamo perso una giornata, forse l'abbiamo persa perché ci aspettavamo un risultato rispetto a quella che è stata tutta quella serie di accadimenti dei giorni scorsi e in particolare della giornata di ieri. Non so cosa succederà domani; so soltanto che questa finanziaria sta tirando estremamente per le lunghe, questa finanziaria sta probabilmente fiaccando anche quelle che sono le ultime risorse di chi in qualche modo vuol far sì che si arrivi ad un documento economico che sia il migliore, quello che tutti i sardi si aspettano.
Abbiamo approvato oggi il quarto mese di esercizio provvisorio, era un fatto dovuto, una risposta che doveva esser data, ma ritengo che non sia per niente sufficiente perché la giornata di oggi poteva essere molto più produttiva, poteva anche far sì che proprio per questo argomento, che è quello che riguarda gli Enti Locali, ci fosse il maggiore dibattito, ci fosse la maggior partecipazione, ci fosse la maggior possibilità di entrare in merito perché intorno a questo argomento io credo che ci debba essere il massimo impegno di questo Consiglio per dimostrare che proprio nei confronti di quelli che sono gli enti locali, quelli che sono i nostri rappresentanti nel territorio della Sardegna, quelli che come dicevo poco fa come per Oschiri, Berchidda, Telti e Benetutti, ogni santo giorno sono davanti ai problemi, sono vicini ai problemi e li devono affrontare proprio con una assenza di risorse e nella presenza di una crisi che, come a tutti è noto, non è più sostenibile.
PRESIDENTE. All'emendamento numero 594 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale 833.
Ha facoltà di parlare il consigliere Ortu per illustrare l'emendamento 833.
ORTU (R.C.). Presidente, anch'io sottolineo, così come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto illustrando i due emendamenti a cui è legato l'emendamento 833 che noi abbiamo presentato, che mi limiterò ad illustrare la situazione di fatto che l'emendamento vuole rappresentare. Dico che non solo concordo con le cose che sono state dette dai colleghi, ma prima di conoscere il loro emendamento pensavo anch'io che l'unica realtà particolare, da questo punto di vista, fosse la frazione di Montevecchio del comune di Guspini.
Tra l'altro qualcuno potrebbe dirlo per Montevecchio, così come potrebbe dirlo per gli altri quattro comuni, che si tratta di un emendamento particolare, campanilistico e chi più ne ha più ne metta. Invece non è così, sono situazioni perfino che hanno dell'assurdo, per lo meno questo è per quanto riguarda Montevecchio. Tra l'altro, nell'illustrare questo emendamento, vorrei anche richiamare l'attenzione del collega Balletto in modo tale che quando lui sarà chiamato ad esprimere, assieme alla Giunta, il parere, lo esprima in modo consapevole e soprattutto cosciente del problema che vogliamo porre con questo emendamento o con questi emendamenti, anche perché lui, riferendosi alle questioni da noi poste per quanto riguarda l'articolo 19 della 37, la questione lavoro, dice: sono soldi sprecati, è assistenzialismo, bisogna investire in infrastrutture perché solo dall'adeguamento, quindi da un buon livello - e possiamo perfino concordare da questo punto di vista, almeno in parte - delle infrastrutture, può scaturire lo sviluppo. Noi diciamo che anche quello è uno strumento assieme all'ipotesi che noi abbiamo presentato. Bene, noi con questo emendamento vi offriamo la possibilità di dimostrare, dando il parere positivo, siamo in grado di mettere in condizione il collega Balletto di dimostrare che è coerente, perché l'emendamento che viene proposto si tratta di investire in infrastrutture, anche se lui non ascolta perché chiaramente sarà più interessante la telefonata, poi voglio vedere che parere esprime come Presidente di Commissione. E` l'occasione di intervenire in infrastrutture, tra l'altro su un problema di cui il comune di Guspini non porta alcuna responsabilità, ma anzi la responsabilità è interamente dell'amministrazione regionale, perché il comune di Guspini si è trovato a gestire un impianto, e gestisce un impianto sulla base di un'ordinanza del Presidente della Giunta regionale, ordinanza del 15 marzo 1993. Cosa è accaduto? - in modo tale che si abbia il quadro e quindi si colga anche l'oggettività del problema che viene posto e non la strumentalità, perché spesso qui viene letto tutto in modo strumentale - E` accaduto che con la cessazione dell'attività mineraria tutto il patrimonio che era in capo all'Eni e, per quanto riguarda il borgo di Montevecchio in capo all'Eni era tutto, dalle case, alle strade, alle infrastrutture ma non solo, le infrastrutture dipendevano e dipendono tuttora, erano collegate, erano connesse con le infrastrutture che erano destinate alla produzione mineraria, per cui l'impianto di energia elettrica che è connesso alla produzione mineraria, quando l'Eni ha dismesso l'attività, quell'impianto in sostanza si è trovato senza una paternità per quanto riguarda la gestione, perché la paternità, tra l'altro, sarebbe in capo alla amministrazione regionale, perché quei beni poi, successivamente, l'amministrazione regionale li ha trasferiti, cioè l'ENI li ha trasferiti all'amministrazione regionale.
Ma il problema non sta neanche qui, il problema non è solo di gestione, il problema è che lì abbiamo una infrastruttura che era gestita dall'Eni, e prima dell'Eni dalle società private, che tra l'altro è una infrastruttura del tutto inadeguata, pensate che distribuisce ancora l'energia elettrica a 160 volt. Quindi, pensate come si vive in un borgo che ha ancora oggi intorno ai 500 abitanti con i problemi che pone l'essere costretti ad utilizzare l'energia elettrica a 160 volt, e non solo, nel dover dipendere da un impianto che è collegato alla vecchia attività mineraria che oggi non funziona più. Questo vuol dire che l'impianto alcune ore funziona, alcuni giorni funziona, in alcune ore non funziona e in alcuni altri giorni non funziona.
L'amministrazione regionale si è occupata del problema perché chiaramente era un problema ed è un problema dell'amministrazione regionale, perché le infrastrutture e tutto il patrimonio, addirittura, è in capo all'amministrazione regionale, tant'è che il comune di Guspini è stato chiamato a gestire la distribuzione dell'acqua e la distribuzione dell'energia elettrica sulla base di un'ordinanza del Presidente della Giunta regionale, ordinanza tra l'altro invocata dalle popolazioni, perfino chiesta da un intervento del Prefetto perché si era ormai determinata una situazione insostenibile. Nella fase della gestione c'è stato perfino un accordo tra l'amministrazione regionale e l'Enel per rifare gli impianti, ecco dove sta il problema - non vedo l'onorevole il Balletto, ma lui il parere poi potrà darlo comunque - che c'è stato perfino un accordo tra l'amministrazione regionale e l'Enel per prendere l'Enel in consegna l'impianto ad una condizione che l'Enel, c'è un progetto perfino concordato tra l'amministrazione regionale e l'Enel, che doveva vedere il concorso del comune per adattare gli impianti in modo tale che poi potessero essere trasferiti e messi in capo all'Enel, quindi sostituire la funzione che oggi svolge il comune nelle condizioni che vi ho poc'anzi illustrato, condizioni che hanno portato anche quindici giorni, tre settimane fa ad una sollevazione giusta da parte di quelle popolazioni.
Noi con un emendamento chiediamo la stessa cosa che si chiede per comuni di cui si è parlato poc'anzi, anzi diciamo qualcosa in più, diciamo: si finanzi la realizzazione dell'infrastruttura, si tolga la gestione al comune perché il comune non può e non ha l'organizzazione tecnica e professionale per gestire impianti di questo tipo e la si metta in capo all'Enel. Per fare questo c'è bisogno di dare seguito all'impegno assunto dall'amministrazione regionale che è in capo all'assessore Biancareddu, perché c'è un accordo tra enti locali ed Enel, ho qui tutte le lettere, tutte le comunicazioni, se volete poi ve le consegno, ve le leggo, ma ve le posso anche consegnare, perché qui ho una lettera perfino del Difensore Civico che sollecita l'amministrazione regionale e l'Enel a porre fine a questa situazione. Il problema qual è? Visto che l'amministrazione regionale in questi anni non è riuscita a trovare le risorse per onorare l'impegno che ha assunto con l'Enel, l'ha già assunto perché il progetto è concordato, per coprire i costi di sua competenza della amministrazione regionale, badate, stiamo parlando di impianti dell'amministrazione regionale, perché i beni dell'Enel sono passati, poi la Regione li gestisce come li gestisce, una parte li ha sbolognati al comune, un'altra parte non so chi li gestisce, l'EMSA, l'IGEA, non si capisce più nulla, non si capisce davvero più nulla tra l'altro su come vengono gestiti quegli impianti e quegli immobili. Allora visto che l'amministrazione regionale non è riuscita a trovare le risorse facciamolo con legge, io lo trovo perfino ridicolo, tant'è che io propongo un emendamento per stanziare la somma che è necessaria per onorare questo impegno il cui accordo è già sottoscritto e che viene rimandato di stagione in stagione perché non ci sono mai soldi, così poniamo fine ad una situazione che ha perfino sul grottesco oltre che rappresentare purtroppo questa istituzione, questo istituto in modo ridicolo anche agli occhi di quei cittadini.
PRESIDENTE. All'emendamento 218 sono stati presentati una serie di emendamenti sostitutivi parziali. Gli emendamenti 773, 774, 775, 776, 777 sono uguali, cambia solo l'importo e quindi prego i colleghi Cogodi, Ortu o Vassallo di illustrarli fino al 777 in un'unica illustrazione perché cambia solo l'importo.
Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare gli emendamenti.
VASSALLO (R.C.). Probabilmente va ricompreso anche l'emendamento 820. Questo emendamento è un emendamento che pone al centro della nostra attenzione il fondo degli investimenti che la Regione dedica agli enti locali.
In tutti i ragionamenti che sono stati fatti in questi giorni noi abbiamo messo sotto attenzione due problemi: il primo era quello del lavoro, il secondo era quello degli Enti Locali. Gli enti locali come strumenti più vicini ai cittadini e come enti che meglio di altri possono corrispondere alle esigenze delle proprie comunità. Per altro, poc'anzi abbiamo sentito i ragionamenti che sono stati fatti sugli emendamenti 594 e 209 che poco si discostano dal ragionamento che io farò rispetto al fatto che molte volte le amministrazioni locali, rispetto alle infrastrutture, rispetto alla impossibilità di operare gli opportuni investimenti, non riescono a rispondere ad una esigenza più generale che le loro collettività pongono, per cui noi attraverso questi emendamenti vogliamo porre l'esigenza non di limitarci al mantenimento delle dotazioni finanziarie che erano previste negli anni scorsi, ma che forse è opportuno, e per cui abbiamo modulato diversi emendamenti con diverse cifre in aumento rispetto alla dotazione finanziaria storica, all'opportuna esigenza di aumentare dette risorse. Per cui diamo alla Giunta, al Presidente della Commissione, a tutta la maggioranza, l'opportunità di meglio valutare quali sono le disponibilità che vorrete mettere a disposizione, sempre però mantenendo il concetto che bisogna aumentare un po' le cifre. Perché questo? Perché già di per sé questi stanziamenti, pur essendo considerevoli, sono ormai da tutti considerati insufficienti rispetto alle rinnovate esigenze, di fronte alla crisi economica, di fronte al fatto che è necessario operare ingenti investimenti per cambiare la qualità della vita delle collettività che gli stessi enti locali amministrano, che è necessario fare investimenti per promuovere lo sviluppo economico di quei territori, per meglio conciliare lo sviluppo economico dei territori con le vocazioni culturali ed economiche che gli stessi territori hanno, insomma una serie di azioni che possano consentire di rivitalizzare l'intera Sardegna. E chi meglio lo può fare se non chi rappresenta le comunità in Sardegna, cioè gli enti locali? Per cui, attraverso questi emendamenti, noi diamo la possibilità di fare un salto di qualità, un salto di qualità nel senso che diamo l'opportunità di fare quelle cose che per anni non sono mai riusciti a fare.
Per altro va nella direzione del decentramento. Troppe volte in quest'Aula ci riempiamo la bocca del trasferimento dei poteri verso le comunità locali, però non basta trasferire poteri, bisogna trasferire anche risorse, perché se no invece di fare un favore a quelle comunità, molte volte gli facciamo uno sfavore, gli creiamo dei problemi perché gli trasferiamo competenze senza trasferire risorse, e tutti sappiamo che senza risorse molte volte non si riesce a gestire, anche perché le competenze vanno gestite con personale e con sistemi, per cui le competenze degli enti locali vanno ulteriormente rafforzate. E come meglio si può fare per rafforzare le competenze degli enti locali, per cui passare dalla teoria del dire alla teoria del fare? Vede, onorevole Biancareddu, io molte volte vedo che lei partecipa ai dibattiti, gira per la Sardegna, per dire la verità più verso la Gallura che in altre zone, evidentemente il suo tempo lo dedica prevalentemente a quella zona, zona che per altro ha necessità di essere considerata, però, voglio dire, seguendo proprio il suo lavoro, io vedo che è fatto anche il suo, come quello del Presidente, forse segue le orme del suo Presidente, il presidente Pili, che oggi non c'è, quello dell'annuncio, della sensazione che è possibile cambiare, per cui la volontà della Regione di decentrare, di dare poteri, di dare risorse. Però vi fermate alla annunciazione, nel senso che quando poi si tratta di trasferire risorse venite meno e tornate indietro rispetto a un impegno che forse è l'impegno primo che questo governo della Regione dovrebbe dare se veramente vuol dare un senso anche alle cose che molte vengono qua in questa sede dette. Per cui, cosa dire? Se vogliamo fare un salto in avanti passiamo dalla politica del dire alla politica del fare, per cui passiamo all'elemento cardine che è quello di aumentare le dotazioni finanziarie. Per altro, questo strumento della 25, strumento varato diversi anni fa, ha dimostrato di essere uno strumento che non fa discriminazioni, per altro gli ultimi adeguamenti che erano stati fatti operano attraverso parametri che ben si conciliano rispetto alle esigenze che diversi territori hanno e le stesse comunità locali si portano indietro. Per cui uno strumento che ha dimostrato negli anni ormai consolidando un buon livello di efficienza.
Oltre a questo ricordiamo che anni fa abbiamo permesso l'utilizzo di questi fondi non soltanto per sostenere l'ordinaria amministrazione, ma abbiamo permesso che potesse essere utilizzato anche per il pagamento delle quote di mutuo. Allora, di fronte a questo fatto, rispetto a questo impegno che noi abbiamo assunto nei confronti dei comuni, una possibile diminuzione dell'impegno finanziario della Regione non soltanto sarebbe deleterio, ma sarebbe addirittura, per alcune comunità, di natura drammatica, perché nei bilanci dei comuni, non quello che si sta facendo oggi, ma quelli che sono stati fatti alcuni anni fa, parecchie amministrazioni hanno impegnato ingenti somme di questi trasferimenti proprio per attivare la quota parte di pagamento del mutuo per la contrazione di mutui a sostegno degli investimenti di diversi enti locali.
Allora consideriamo anche la gravità delle situazioni che potrebbero derivare da una contrazione dei trasferimenti della Regione in favore degli enti locali. Noi non vogliamo che succeda questo, anzi vi chiediamo che gli impegni che sono stati assunti allora dalla Giunta di centrosinistra vengano mantenuti per dovere anche dal Governo di centrodestra, ma non fermiamoci qui, pensiamo anche che sia necessario incrementare queste possibilità di azione degli enti locali, per cui la possibilità di mettere a frutto questi soldi che l'amministrazione regionale trasferisce ai comuni, per dare una risposta seria, questa volta veramente seria, alle attese che i cittadini tutti hanno.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 218 ha facoltà di illustrarlo.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo molto brevemente. L'emendamento 218 va nella direzione di quello che era uno degli obiettivi che abbiamo annunciato all'inizio della discussione di questa finanziaria, che era appunto quello di recuperare le risorse per il sistema delle imprese, di recuperare le risorse che risultavano sottratte al sistema delle autonomie locali e in ultimo, quello relativo, ma non ultimo, non come ordine di importanza, ma soltanto nell'elencazione, quello relativo al rifinanziamento dell'articolo 19 della 37, cioè le politiche per il lavoro.
Come già precedentemente, nell'illustrare l'emendamento precedente, ho avuto modo di dire che tra le risorse mancanti risultano anche quelle relative al fondo investimenti degli enti locali. Noi ci saremmo aspettati che, trattandosi di dotazioni ferme al 1993, ci fosse da parte della Giunta una previsione, per quanto riguarda il fondo investimenti, non già di una riduzione, ma di un adeguamento alle nuove esigenze dei comuni. E invece ci troviamo a dover segnalare questa contrazione di ben 4 milioni e 400 mila euro. Ci troviamo di fronte, tra l'altro, a una riduzione che è ingiustificata soprattutto alla luce di quanto precedentemente in diverse occasioni è stato solennemente annunciato da questo Consiglio sulla intangibilità del fondo relativo alla legge 25, in particolar modo al fondo investimenti. Questa riduzione, tra l'altro, viene segnalata con forza da parte delle associazioni degli enti locali e viene segnalata come un fatto estremamente grave perché va a intaccare non soltanto un fondo di cui possono avere libera disponibilità le singole amministrazioni ogni anno, ma va a toccare quel fondo che le amministrazioni locali correttamente, perché la legge glielo consentiva, ma molto intelligentemente, hanno utilizzato anche per finanziare l'ammortamento dei mutui che hanno contratto e che hanno consentito il miglioramento significativo dei singoli paesi nella nostra regione. Per cui la richiesta che noi facciamo, anche in questo caso, è quella per lo meno del ripristino del fondo ai livelli del 2002, anche se riteniamo che alla luce delle cose che dicevo prima noi provocatoriamente mettiamo l'importo di adeguamento al 2002, però noi riteniamo che questo importo dovrebbe essere anche adeguato, stante il fatto che ci troviamo di fronte a un valore fermo al 1993.
Quindi noi continuiamo, assessore Masala, a dare il nostro contributo per migliorare questa finanziaria, in qualche parte anche per depurarla di parti che non risultavano rispondenti agli interessi dei sardi, in questo caso noi diamo il nostro contributo per migliorarla e renderla più rispondente a quelle che sono le sollecitazioni che ci vengono dal mondo delle autonomie locali e che noi riteniamo estremamente corrette e da accogliere.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 220 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Presidente, intendo presentarlo congiuntamente all'emendamento 760 che lo integra, nel senso che inserisce nella dicitura, dopo le parole "per favorire l'istituzione", anche le parole "e il funzionamento".
Si tratta di un emendamento che sostanzialmente prevede il rifinanziamento dei contributi ai comuni con popolazione sopra i 15 mila abitanti, per l'istituzione e, noi diciamo quindi a questo punto, il funzionamento di uffici e consorzi per le espropriazioni ai sensi del testo unico 237 del 2001.
Questo provvedimento, che è stato accolto l'anno scorso con positività dagli enti locali, viene quest'anno soppresso e non ci è dato comprendere per quale ragione. Si è pensato che fosse per il ritardo con il quale sono stati attivati i bandi nel 2002, però la cognizione più certa è che si sia inteso fin dall'inizio finanziarne l'istituzione e non già il funzionamento. Noi riteniamo invece che questo sia un provvedimento importante, che meriti un'integrazione del finanziamento anche nell'annualità 2003.
E' chiaro che i comuni, potendo disimpegnare somme a destinazione propria, possono in altra misura favorire, con propri finanziamenti, altre attività connesse alle problematiche che i comuni hanno, ma visto che adesso c'è l'Assessore del lavoro, vorrei riprendere questo argomento. Lo riprenderei sul versante non già provocatorio per l'Assessore, ma semmai del collega Balletto, perché qui dentro si è parlato molto degli aspetti del deficit. Il deficit è un dato, ma è un dato che serve non per contemplare una condizione finanziaria senza soggetto, passiva; il deficit serve per confrontarsi con le condizioni oggettive che noi abbiamo e per ragguagliare quella condizione finanziaria alle politiche che si vogliono fare.
Ora, quello che non ci siamo mai domandati in quest'Aula è per quale ragione noi osserviamo la crisi occupativa della nostra regione e non ci poniamo il problema come la ricchezza, la capacità produttiva, lo sviluppo del Nord abbia realizzato condizioni ormai di piena occupazione. Mi si potrebbe dire: "E' chiaro, lì c'erano le grandi industrie e in qualche modo si è sviluppato intorno a queste grandi iniziative industriali un'economia". Però c'è un saggio che le Consiglio, Assessore, di leggersi, molto importante, titolato "Lo sviluppo molecolare", scritto da De Rita e da Aldo Bonomi, che spiega come nel Nord le grandi industrie obbligatoriamente hanno generato intorno a sé una serie di piccole iniziative imprenditoriali che hanno realizzato il completamento in rete, la rete imprenditoriale complessiva, per cui il prodotto partiva come materia prima, arrivava alla sua finitura, aveva gli imballaggi, aveva il sistema del trasporto, aveva il confezionamento, aveva tutto. Intorno alla grande industria si è sviluppato un concetto di cosiddetto "sviluppo molecolare", cioè piccole entità che ruotando intorno all'atomo "grande industria" hanno realizzato il sistema dello sviluppo e della piena occupazione, al punto che quelle regioni sono considerate locomotive dell'Europa.
Io non voglio creare paragoni, ma se si legge questo testo e si legge quello che viene spiegato, si dice: "Certo, oggi non siamo più nelle condizioni di poter disporre di grandi investimenti per grandi industrie soprattutto al Sud, però vale ancora, e forse ancor di più, il discorso dello sviluppo molecolare, cioè lo sviluppo molecolare letto come sistema dello sviluppo locale, come scoperta dei prodotti locali, della capacità d'impresa locale, dei saperi e delle cognizioni locali dell'artigianato e di altre cose, può essere, ed è stato dimostrato con i patti territoriali, con quei dieci patti territoriali che la Comunità Europea ha dato in dotazione all'Italia per sperimentare come con questa nuova metodica si potessero modificare i criteri dei fondi strutturali, che ormai arrivavano a essere consumati e neanche più agibili. Intorno a questi dieci patti territoriali misurati su questa condizione di sviluppo locale, e che in Sardegna si è sviluppata in un'unica area della regione, ma che avendo un carattere sperimentale sono utili per capire se effettivamente quello che andiamo sostenendo ha una sua validità, beh, il consuntivo di questa sperimentazione di dieci patti in aree particolarmente depresse, ma con caratteristiche diverse del Mezzogiorno d'Italia, ha dato complessivamente, fatto accertato, dichiarato in sede europea con tanto di conferenze e altro, come non solo ha generato fattori positivi e incidenze di occupazione estremamente elevate rispetto alle medie che si erano generate sia sulle politiche nazionali che sulle politiche regionali e che tutto questo era accompagnato da un incremento assolutamente apprezzabile di quello che è il presupposto, oggi, in queste aree, dove non c'è la grande industria, che faceva nel nord il fattore aggregativo del sistema imprenditoriale, il fattore aggregativo ma anche lo strumento dell'indotto. E' stato dimostrato che questa sperimentazione ha portato dei risultati positivi e che, in qualche modo, poi si è visto nei PIT come la stessa normativa sulla tipologia della valorizzazione dello sviluppo locale ha assunto una connotazione più disciplinata, più normativa.
E' chiaro però che tutto questo è valido se si capisce la ratio che ha portato a questa normativa, perché quando noi scopriamo che nei PIT, com'è stato rivendicato, il sistema del rapporto realizzato a favore dell'occupazione fra intervento pubblico e partecipazione dei privati è stato complessivamente penalizzato e a fronte di questo dato non solo si è penalizzata la partecipazione dei privati, cioè di chi metteva le risorse, dopo che questa Giunta regionale ci ha riempito la capoccia di project financing, che nel piccolo anche quello, quando il project financing riguarda le opere pubbliche è valido, quando riguarda la generazione d'impresa non è valido? E' la stessa cosa, anzi forse è più interessante dal punto di vista del reclutamento delle risorse. Beh, ci avete riempito la testa con questo, non solo avete parzializzato territorialmente quella nota che diceva: "Poiché i PIT fanno capo a una modifica degli strumenti normativi che consentono e accelerano i processi di sviluppo locale, noi con quegli strumenti saremmo stati più capaci di recuperare il divario fra le zone interne e le zone più sviluppate dalla regione". No, la vostra risposta a quella riserva finanziaria è stata un obbrobrio che ancora aspetta giustizia, ma che ancora aspetterebbe quel cambiamento di normativa che il Comitato di sorveglianza, unitamente al valutatore intermedio, vi ha indicato come necessario, la modifica della normativa, per arrivare a un'applicazione concreta di questi strumenti.
Quindi il mio problema è questo, cioè come facciamo a rapportarci in quest'assurdità, Assessore? In questa assurdità di rapporto tra coloro che pensano di avere in mano la tuttologia delle condizioni economiche e hanno dall'altra parte dei risultati disastrosi? Lei stesso che cura la formazione professionale sa bene che una formazione professionale per il gusto di dire che abbiamo formato tanti giovani non serve se non al contempo si generano le condizioni per inserire nel mondo del lavoro queste persone. Oggi, è notizia di pochi giorni fa, ci sono imprese che operano in Sardegna che, dopo l'esperienza fatta qua con i corsi, sta decidendo e sta aprendo per giovani sardi che vuole assumere in Sardegna, corsi di formazione nel nord, perché? Perché evidentemente lì c'è una percezione culturale dal punto di vista dell'insediamento imprenditoriale e anche dall'affrancamento di coloro che vengono inseriti in azienda, perché quando un buon operatore entra in un'azienda poi diventa esso stesso un piccolo imprenditore ma se ha i mezzi, se non ha mezzi non lo diventerà mai. Se queste politiche non diventano convergenti, ho paura, e se non pensate che con i comuni queste politiche possano diventare ancora più convergenti, ho paura che l'anno prossimo ci metteremo in serissima competizione con l'omologa amministrazione regionale della Sicilia che per il momento ha realizzato il doppio dei disoccupati che abbiamo registrato noi in quest'ultimo anno.
PRESIDENTE. L'emendamento 221, Sanna Gian Valerio e più, può essere illustrato. Il 778 è sostitutivo parziale del 221. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento 778.
COGODI (R.C.). Con l'emendamento numero 778 noi proponiamo di sostenere meglio le azioni che sono previste nel principale emendamento 221, e nel proporre un miglior sostegno, parliamo di sportelli unici, attivati presso il sistema degli enti locali, noi pensiamo a un miglior sostegno sia finanziario, cioè di risorse, perché le cose da fare se si fanno per davvero bisogna che siano anche sostenute finanziariamente, e pensiamo anche però, e questo lo vogliamo dire alla Giunta e alla maggioranza e vorremmo anche insieme operare una migliore riflessione nell'ambito più complessivo del Consiglio, ivi comprese forze di opposizione con le quali insieme avanziamo proposte diverse per qualità, vorremmo sottoporre all'attenzione del Consiglio anche l'opportunità di migliorare il sistema sul piano della qualità e della efficienza.
Ora lo sportello unico è uno di quegli strumenti e di quelle misure per esempio che la legge 37 sosteneva in modo massiccio, qui torniamo al punto che il piano straordinario per il lavoro non era solo l'articolo 19 e non è solo l'articolo 19. Principalmente l'articolo 19 perché contiene la filosofia dello sviluppo locale, della programmazione dal basso, del progetto di sviluppo di questa Regione fondato sull'attivazione vera e massiva di tutte le sue risorse, materiali ma innanzitutto risorse culturali e umane, però la legge 37, com'è noto, contiene un insieme di strumentazioni fra di loro coordinate e sinergiche per sostenere lo sviluppo di qualità diverse, lo sviluppo vero peraltro. Accade spesso che quando si intravede un nuovo strumento e questo nuovo strumento è ovviamente accompagnato anche da risorse che lo deve sostenere, si crea una specie di competizione non sempre positiva, o comunque una aspettativa, per cui pare che ogni cosa debba essere necessariamente sempre articolata, in ogni luogo. Questo modo di procedere, innanzitutto di pensare e poi di fare, traduce l'articolazione, cioè la distribuzione, il decentramento, la traduce spesso in disarticolazione.
Stiamo al tema dello sportello unico. Parliamo dello sportello unico per l'impresa non dello sportello unico dei servizi qualsiasi ai cittadini, stiamo parlando dello sportello unico per l'impresa. Lo sportello unico non può essere concepito come un semplice terminale di carattere burocratico, perché come terminale di carattere burocratico, a parte il fatto che perché funzioni un terminale bisogna che funzioni la burocrazia, perché se c'è un terminale che raccoglie tutti i pareri, gli assensi, gli atti procedimentali intermedi e al cittadino o all'imprenditore, o al cittadino-imprenditore che avanza una sola domanda deve essere reso un solo documento, quello conclusivo, ci vuole una struttura che non solo domandi i pareri, li richieda, ma ci vuole una burocrazia, un sistema amministrativo che sia efficiente, cioè che alle diverse domande siano date le risposte, nei tempi opportuni e congrui, e che le domande abbiano una loro serialità, e così pure le risposte, perché se una domanda è preliminare rispetto a pareri successivi, è inutile inoltrarsi nella giungla dei tanti pareri da chiedere contestualmente se uno di quelli è preliminare rispetto agli altri, facciamo riferimento per esempio a un insediamento di qualche parte del territorio sottoposta a vincolo paesaggistico, il vincolo paesaggistico, essendo sovraordinato, non è che deve arrivare per ultimo, dovrebbe essere quello da acquisire per primo perché è il lasciapassare, è - come si suol dire - il nullaosta, è il disco verde per percorrere le altre strade, per cui viene prima anche delle autorizzazioni o dei riscontri di tipo edilizio o forestale, e di quanta altra natura e nature interferiscono nei procedimenti complessi. Quindi, c'è un problema non solo di istituire sportelli e di mettere denari per fare terminali, c'è un problema anche di pensare di adoperare metodologie che non è che ogni sportello si inventa la sua, ma metodologie anche unificate che siano al servizio di tutti i terminali se in questa accezione pensiamo allo sportello unico come a un terminale che, in quanto tale, può essere anche come terminale presso tutti i comuni della Sardegna, fino al più piccolo anche, perché non comporta né una capacità organizzatoria propria, né il sostegno di una spesa, luogo per luogo, se non il costo della macchina e della operatività e della persona che sarà addetta. In un piccolo comune il terminale dello sportello dell'impresa non è che ha bisogno di un addetto a tempo pieno, sarà una di quelle figure polivalenti che, presso i comuni, svolgono egregiamente diverse funzioni, di animazione economica, di parere alla amministrazione, può svolgere anche questo tipo di servizio. Altra cosa invece è lo sportello unico per l'impresa in situazioni nelle quali si deve territorializzare l'intervento o verificare se vi sono le condizioni per una localizzazione di eventuali o ritenuti interventi economici. Allora lo sportello unico svolge funzioni più complesse e non può essere un terminale burocratico, deve essere un attore, un promotore, un agente, non è detto che sia una agenzia in senso proprio, ma comunque è un'organizzazione che sarà dimensionata all'entità del cose che nel diverso ambito territoriale deve svolgere, dimensionato alle funzioni e agli obiettivi che si pone, per cui all'interno di un'ampia area industriale o di un'ampia area non industriale, attrezzata per le attività produttive, è chiaro che dovrà vivere uno sportello unico per l'impresa che abbia quelle funzioni, anche professionali, e sia capace di rispondere anche a una domanda complessa, per esempio di localizzazione, di percorribilità di una iniziativa economica, e questo tipo di sportello unico-agenzia, avrà anch'esso una sua metodologia unificante, ma non avrà lo stesso dimensionamento, non è detto che a comune piccolo corrisponda agenzia piccola e a comune grande agenzia grande perché non sempre la dimensione del comune è, come dire, correlata alla capacità insediativa di un territorio. Se l'area attrezzata di Isili, decolla come sta decollando, la comunità di Isili ha, come dire, tot abitanti, ma l'area che decolla, per molteplici ragioni, riesce a funzionare sarebbe bisognevole di una struttura a servizio dell'impresa sicuramente di dimensione non rapportata necessariamente…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Non ha concluso? Concluda, la prego.
COGODI (R.C.). Dimensionata, diciamo, non all'entità demografica di quel comune, ma all'entità delle funzioni economiche che lì sono riferite. Quindi quando diciamo che sportelli unici, comuni e territori, bisognerebbe essere capaci di fare una ricerca adeguata per cui questi finanziamenti non abbiano un'attribuzione necessariamente proporzionale come altre leggi invece consentono di fare tipo la "25". Voglio dire che noi vorremmo non solo rafforzare l'intervento regionale con l'entità delle risorse, ma in qualche modo approfondire o precisare anche la funzione di queste strutture perché l'intervento sia più puntuale, ma l'intervento soprattutto sia più efficiente.
PRESIDENTE. Devo invitare i colleghi tutti ad attenersi maggiormente al tempo perché se per ogni intervento poi sforiamo due o tre minuti, nell'arco di dieci - dodici ore di lavoro, sono ore di dibattito che facciamo in più di quelle che sono consentite dal Regolamento. Detto questo, chiedo ai signori della Giunta, agli Assessori, agli onorevoli colleghi della Giunta di lasciare il posto ai Questori perché facciamo il provvisorio del Consiglio.
PRESIDENTE. Prego gli onorevoli Questori di prendere posto.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cassano per illustrarlo. Si vota per alzata di mano.
CASSANO (Rif.Sardi-U.D.R.), questore. Così come abbiamo fatto per il bilancio della Regione, si rende necessario chiedere all'Aula la proroga di un altro mese per l'esercizio provvisorio del bilancio del Consiglio. C'è una relazione, se qualcuno ne ha preso visione, possiamo metterla all'esame del Consiglio.
PRESIDENTE. Se nessuno deve intervenire, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Torniamo alla finanziaria. I colleghi della Giunta riprendano posto. L'emendamento 221 è stato presentato dai colleghi Sanna Gian Valerio e più. Può essere illustrato.
(Interruzioni)
Onorevole Cogodi, uno lo illustra come ritiene di dover illustrare. L'ha illustrato, ho dato la parola al Questore Cassano perché lo illustrasse e il Questore Cassano l'ha illustrato. Non torniamo per favore su questo argomento.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 221.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Presidente, parlerò anche del 232 che è successivo e che ha attinenza, così li faccio tutte e due insieme.
PRESIDENTE. Le diamo un po' di tempo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Così recupero quello che ho sforato.
PRESIDENTE. No, non era detto per lei, era riferito a tutta l'Aula, non a lei, ci mancherebbe!
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Sono due emendamenti che in forma diversa si pongono lo stesso problema che è quello, il primo, di sostenere in via stabile, annualmente, il funzionamento degli sportelli unici attivati presso i Comuni, e l'altro che, in qualche modo, ristabilisce un equilibro a un taglio che, anche l'Anci ha rilevato come un taglio che tutto sommato non appare giustificato, per il funzionamento degli sportelli unici. Stranamente intorno a quest'ora, mentre ci avviciniamo all'ora della chiusura, c'è una normale rianimazione del Consiglio.
PRESIDENTE. Colleghi, posso chiedere ancora un po' di attenzione? Bisogna avere pazienza ancora un'oretta. Prego onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Questa questione degli sportelli unici è per noi un elemento importante che va nella direzione del sostegno coerente a quello che abbiamo detto finora, del decentramento anche delle informazioni e delle opportunità di impresa e di sviluppo. E` chiaro che a noi non sfugge, e spero non sfugga neanche all'Assessore, che nell'arco di alcuni anni questa concezione di sportello e di servizio che anche l'associazione degli enti locali ha chiesto più volte alla Regione di integrare maggiormente con le stesse funzioni che i decreti Bassanini hanno introdotto e che invece su questo terreno non ha visto nessun riscontro, rappresentano in un certo senso un modo anche di riconoscimento, seppure indiretto, delle diverse condizioni nelle quali i comuni oggi devono trovare luogo nell'impianto istituzionale e nel riconoscimento statutario della Sardegna, cioè organi ed enti di carattere equiordinato. Invece si preferisce tagliare, tagliare proprio da queste iniziative che, certo, né per entità di finanziamento né per tempistica, o tempo di esercizio, possono essere individuate né come iniziative positive né come iniziative negative, dal momento che non si è dato neanche il tempo di vedere i frutti di quello che si è seminato.
Perché se è vero che noi diciamo che le imprese hanno bisogno non solo dell'avvio, ma di essere accompagnate ad una condizione nella quale gli ammortamenti e l'equilibro fra costi di sviluppo, oneri e produttività dell'impresa, per meglio dire, avviene in un arco temporale più ampio, non è molto diversa la condizione nella quale i comuni devono sostenere delle spese per introdurre nel loro ambito istituzionale attività, assistenza alle imprese e alle attività produttive.
E` anche vero che rimarrebbe la domanda per quale motivo, dopo tutta una annosa politica di insediamenti produttivi nei singoli comuni - fatto che per altro verso continua sotto altre forme anche nelle politiche attuali, nei finanziamenti che l'industria riconosce ad aree di sviluppo del territorio regionale - come si spiegherebbero questi insediamenti alla luce della mancanza di un'assistenza locale e di un sostegno alle imprese.
Però, tutto questo può apparire un elemento estraneo alla problematica più generale di favorire attraverso i Comuni lo sviluppo e l'occupazione. Lo dico all'Assessore del lavoro il quale, ovviamente, è a conoscenza degli esiti che le politiche regionali in questi anni hanno prodotto. Io farei una riflessione con lei sul fatto che le forme di lavoro che vengono generate al di fuori di politiche precise e mirate, soprattutto a creare impresa, hanno determinato - sono, credo, studi abbastanza accertati - è stato calcolato che in Italia già oggi alcuni milioni di lavoratori, per di più giovani che sono stati avviati al lavoro con rapporti precari e semi dipendenti, se non verranno recepite alcune norme legislative che possano convogliarli in un sistema di lavoro di tipo diverso, in un inserimento professionale più stabile e più sicuro, è stato calcolato che questi giovani avranno una copertura pensionistica nel loro futuro pari al 30 per cento del reddito medio presunto, il che vuol dire che stando alle cose di oggi, dovrebbero avere una copertura pensionistica nel loro futuro lavorativo che non supera i 250-300 euro al mese.
In questa prospettiva, se si è sempre preoccupati in Italia del rapporto fra lavoratori e pensionati e gli oneri previdenziali con gli oneri pensionistici, non si farà altro che aumentare la popolazione anziana e incrementare indiscriminatamente il costo della previdenza, che è esattamente il contrario di quello che la riforma del sistema pensionistico si proponeva.
Però questa è la condizione di oggi ed è la condizione che si genera anche con la mancanza di politiche che mirino all'inserimento stabile dei lavoratori nel mercato del lavoro. E` chiaro che il sostegno di questo tipo di impresa non può fare a meno di alcuni strumenti; è chiaro che abbiamo da un lato il problema dell'inserimento dell'alta formazione, ma abbiamo anche il problema dell'inserimento della formazione ordinaria. Di tutto questo non abbiamo mai avuto un quadro complessivo di stati di attuazione, abbiamo vissuto per esempio l'annosa questione, più di tipo burocratico che di tipo sostanziale, del finalizzato aziendale, che è stata un'esperienza positiva, ma spesse volte caricata in capo agli imprenditori sulla base del vincolo di un'assunzione che non dipendeva molte volte da loro, ma dipendeva dal venir meno della disponibilità degli stessi formati; perché questo si è realizzato molte volte e non abbiamo saputo realizzare molto spesso le condizione al contorno. Non che quel provvedimento fosse sbagliato, molto spesso coloro che hanno finito quel ciclo di formazione, pur avendo la possibilità di entrare in quelle aziende, ma in una condizione globalmente debole dal punto di vista economico, magari nelle aree dell'interno, hanno preferito spesse volte emigrare ed incrementare questa scia di maggior profitto che intravedevano probabilmente in altre aree della Sardegna.
Quindi, io rilevo come ci siano state e ci siano grandi intuizioni che hanno una loro validità concettuale e anche pratica laddove vengono messe nel quadro, come si direbbe per quanto riguarda: "Abbiamo invocato il ciclo unico della programmazione", ma badate dire di un ciclo unico della programmazione significa dire anche di un ciclo armonico delle politiche settoriali, cosa che fino ad oggi non è avvenuta. Se io parlo oggi del piano straordinario sul lavoro, dell'articolo 19, non so bene se devo parlare un po' con Biancareddu, un po' con Masala e un po' con lei. Di fatto, chi è che sovrintende a queste politiche? Chi è in grado di ragguagliarle a tutto l'altro sistema delle politiche volte a quel tipo di sviluppo territoriale? Chi ci può dare gli elementi di uno stato di attuazione capace di individuare, anche nei discorsi che si fanno in queste ore, la possibilità di rimettere mano, con lo sguardo in avanti, alla revisione di una normativa che sia non un arretramento ma un ammodernamento delle politiche dell'occupazione?
(Brusio in Aula)
PRESIDENTE. Abbia pazienza, onorevole Sanna, abbiamo quasi finito.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Cesare è molto bravo quando si tratta di invocare il Regolamento, il voto segreto, come ragione di vita dell'istituzione, però è quasi tutta la sera assente, poi quando è presente, disturba. Lo rilevo perché quando si fanno le enfasi della moralizzazione delle proprie funzioni, poi bisogna farlo per tutto, te lo dico con amicizia, Cesare, non voglio fare polemica, voglio continuare!
CORDA (A.N.). Io però non stavo parlando, stavo ascoltando il tuo collega.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Evidentemente sta dicendo cose più interessanti di me. Bravo. Probabilmente si tratta in questo campo, e ovviamente mi riferisco a una Giunta che da questo punto di vista si è barricata nel fortino e quindi da questo punto di vista non c'è una vera interlocuzione, credo che abbiate anche finito le munizioni, ma noi continuiamo l'assedio fino a quando non arriveremo ad un dialogo di merito, non muscolare, ma evidentemente questo è più o meno quello che il rapporto 2002 del CENSIS ha denunciato come condizione generalizzata dell'economia e della legislazione nazionale. Cioè è una condizione di stagnazione nella quale la società è priva di stimoli, sembra sostanzialmente appagata, e un po' sulla base delle promesse di sgravi fiscali, qualche volta, e di piani di grandi infrastrutture, è stata un po' esorcizzata in questo quadro, ma la condizione della Sardegna non cambia. Questo modo di intendere lo sviluppo, per come ci è stata presentata in questa finanziaria, ma io potrei anche dire: "Togliamo la finanziaria di mezzo e guardiamo il Dpef, guardiamo solo il Dpef che ci avete presentato", è una visione di una società galleggiante, una società sarda che vuole galleggiare sulle condizioni, perché quando si parla di piattaforma mediterranea, e pensare di risolvere il problema della piattaforma mediterranea finanziando 16 miliardi di progettazione di consulenze, che non fanno vedere all'orizzonte assolutamente nulla, e quando per esempio la condizione dei trasporti è stata lasciata stagnante, senza una lira, quando la continuità delle merci e non solo dei passeggeri è inevasa - e potremmo continuare - quando le leggi di settore sul commercio, sul turismo che ritenete voi essere una delle cartine al tornasole delle possibilità di sviluppo della Sardegna sono sotto finanziate, quando sono finanziate, insomma, che dire se non di una società che ha deciso, di un governo regionale che ha deciso di far galleggiare in questa stazionarietà.
E` un po' vero anche un altro aspetto che, sostanzialmente, quando manca generalmente una cultura progettuale in politica, e contemporaneamente a questa carenza avanza una destrutturazione dei principi e dei valori dello Stato, che vuol dire le regole, quando io parlo di rispetto della condizione dei principi e dei valori dello Stato parlo di democrazia, per intenderci, una delle ragioni per le quali in questo momento dovremmo essere ognuno nella propria sede politica a discutere di crisi regionale aperta, e non lo siamo, per essere chiari, in questa condizione, quando lo Stato perde la sua cognizione di primato in termini di regole su quello che le istituzioni fanno, l'economia non è più economia, è merconomia, cioè è l'economia resa mercato, perché chiaramente al di sopra della regola c'è qualcosa che sovrasta l'esistenza di rispettare la regola.
Questo non lo dico io, lo dicono quelli che queste cose le hanno analizzate. Allora torniamo al dunque, anche alla credibilità che un domani potrà avere una finanziaria che sta uscendo in queste condizioni e che noi vi stiamo offrendo, nonostante le macerie che abbiamo riscontrato in queste settimane, di orientare verso una scelta che almeno su alcune cose possa trovare il presupposto minimo di una condivisione, che aiuti almeno quelle politiche ad essere frutto di un sostegno, anche dialettico, di un sostegno politico sui territori per dire: "Bene, si possa fare la polemica che si vuole, ma almeno su queste cose abbiamo raggiunto l'obiettivo di non arretrare". Questo si può fare solo se voi evitate e decidete di non stare più assediati dentro il fortino!
Noi vi abbiamo detto che abbiamo tutta l'intenzione di deporre le armi, non di sotterrarle perché di tutti voi non ci fidiamo, di qualcuno ci fidiamo meno, non di sotterrarle, ma di deporle; però sta a voi decidere di uscire da quel portone e venire ad un tavolo, che possiamo anche organizzare nel vostro campo di asserragliamento, e vedere cosa si può fare. Sul resto, chiaramente, vale il detto che "chi semina vento poi raccoglie tempesta".
PRESIDENTE. Grazie. L'emendamento 778 presentato dai colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo può essere illustrato. Chiedo scusa, mi sbaglio. Ci sono gli aggiuntivi l'emendamento 606...Il 232. No, ci sono gli emendamenti 785, 786, 787, 788, 789 che sono presentati dagli onorevoli Cogodi, Ortu e Vassallo.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Con questi emendamenti noi abbiamo inteso sorreggere quell'intervento già proposto con altri emendamenti dell'opposizione, in modo da avere una più rispondente provvista finanziaria per l'esplicazione di quelle attività economiche e di servizio che gli enti locali, tradizionalmente ormai da molti anni, sono in grado di svolgere dopo l'approvazione e la messa in campo di quelle iniziative di sviluppo e di lavoro, pure esse, previste dall'articolo 94, inizialmente della legge 11/88 e poi meglio organizzate queste attività attraverso l'articolo 24 della legge 4 del 2000, cioè la finanziaria del 2000.
Diverse cose e anche interessanti le ha accennate il collega Gian Valerio Sanna, e noi riteniamo che lungo quella linea di ragionamento e di proposta vale il tanto di ragionare ancora perché quel sostegno finanziario, che per molti anni ha funzionato e ha funzionato bene in rapporto agli enti locali e ai soggetti interessati da questo intervento che poi sono i cittadini disoccupati nei diversi Comuni, possa funzionare meglio.
Questo lo diciamo perché sulla vicenda dell'intervento economico e di sostegno al lavoro, anche attraverso i cantieri comunali, si è sviluppata in questi anni, e da ultimo anche nei giorni scorsi, un'attenzione a dir poco pelosa e per molti versi contraddittoria. Lo strumento è previsto già dalle leggi regionali e funziona da ben 15 anni. Primo piano per il lavoro, in via continuativa la Regione, qualche volta in modo semplice, altre volte in modo controverso, ha garantito mediamente risorse per cento miliardi annui, tutte equamente attribuite agli enti locali, e queste risorse risultano sicuramente spese bene perché hanno sopperito a molte esigenze, a molteplici bisogni e soprattutto hanno consentito di affrontare molte emergenze sociali e anche di servizio, che diversamente gli enti locali non avrebbero potuto ovviare.
Con l'articolo 24 della finanziaria del 2000 questo sistema è stato migliorato e la cantieristica comunale è stata riscattata da quel ruolo - diciamo così - tradizionale di mera emergenza precaria a rotazione, a termine. Con l'articolo 24 si è consentito ai comuni l'autonomia e la libertà di mantenere il cantiere usuale laddove fosse stato utile, e si è anche consentito che, volendo, quei comuni che l'avessero voluto potessero combinare queste risorse con le iniziative e gli interventi dell'articolo 19 della 37, il comma 5 dell'articolo 24, e quindi compiere un'operazione più coordinata, più produttiva, massificando, o meglio massimizzando, sia l'uso degli strumenti e soprattutto gli effetti. Però non si può massimizzare il buon uso degli strumenti e meno che mai gli effetti, se per altro verso la provvista finanziaria anziché essere accresciuta o almeno essere conservata nei limiti almeno medi degli anni precedenti, viene via via ogni anno amputata.
Anche quest'anno i cento miliardi usuali, a prescindere da inflazione, da aumento dei costi, dei materiali e anche della mano d'opera, dai contributi assicurativi, a prescindere da tutto questo è chiaro ed evidente che i cento miliardi di fine anni '80 e dei primi anni '90 non sarebbero gli stessi cento miliardi del 2003 - 2004. Tuttavia, almeno nominalmente, si sarebbe dovuto e si dovrebbe conservare quell'entità usuale intorno al cento miliardi annui, in lire, di cui i Comuni hanno potuto usufruire per tanti anni.
Questa questione del buon uso dell'articolo 24 comporta una riflessione anche sulla molteplicità o se volete sulla differenziazione degli strumenti utilizzabili in materia di politiche attive del lavoro. Noi abbiamo ritenuto, continuiamo a ritenere che il coordinamento, la semplificazione, il riordino debba avvenire ma che non debba avvenire in capo ad uno strumento unico ed esclusivo in materia di politiche del lavoro. Precisando meglio...:
(Interruzioni)
COGODI (R.C.). Qualcuno dice che è faticoso stare in Consiglio fino alle 22, ed è vero, quando si è in Consiglio dalle prime ore del mattino, però è ancora più faticoso starci lavorando, quindi chi ritiene solo di essere spettatore, lo faccia, ma lo faccia nei modi in cui da tutte le parti si esercita la funzione di spettatore, cioè occupi gli spalti degli spettatori, si metta negli spazi a latere; non è che si può avere il lusso qua dentro che chi è spettatore faccia lo spettatore anche in danno di chi, come dire, lo fa nei modi in cui ognuno è capace di farlo, di chi è applicato alla funzione di consigliere regionale. Passi uno scambio di opinioni, ma non che... Quasi sia dalla parte del torto chi partecipa ai lavori del Consiglio!
Tanto, comunque sia, quello che noi abbiamo da dire, lo diciamo e lo diremo! Lo diciamo e lo diremo nei termini e nei tempi che il Regolamento ci consente, oggi, domani e nei giornali prossimi. Non è una battuta che se volete, potete anche ipotizzare il quinto mese di esercizio provvisorio, se le leggi ve lo consentono, però se c'è qualche altra cosa e diversa, chi è pensoso ed attento ad altre soluzioni possibili, faccia un passo avanti; dai segnali vaghi di fumo passi al confronto esplicito e reale in Aula e siccome si sente dire, o echeggia ogni tanto l'ipotesi di possibili sblocchi e proposte diverse rispetto a quelle che sono scritte in finanziaria e nel corpo degli emendamenti alla finanziaria, chi ha da avanzare la proposta, la precisi e in qualche modo l'avanzi. Se no, al di fuori di questo, sarà più faticoso per noi, e lo è, però riteniamo di essere in condizioni non di assediare il fortino, ma di far uscire dal fortino chi crede che comodamente ci possa stare non si sa fino a quanto! Dentro il fortino si può stare comodi, magari un po' suonati da quanto accaduto intorno in questo tempo, però anche un po' troppo comodamente. Io penso che da domani noi agiremo in modo tale per cui in questo fortino o qualcuno si affaccia al portone o il portone viene abbattuto.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio finiscono qui, riprendiamo domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 37.
Allegati seduta
CCCXLVIII SEDUTA
(Pomeridiana)
Martedì 3 aprile 2003
Presidenza del Vicepresidente Sanna Salvatore
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Vicepresidente Sanna Salvatore
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 15 e 35.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di sabato 29 marzo 2003 (342), che è approvato.
CONGEDOPRESIDENTE. Il consigliere regionale Massimo Fantola ha chiesto un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 3 aprile 2003.
Poichè non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che iniziamo l'esame del disegno di legge 413/A Giunta regionale, "Ulteriore proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2003", relatore di maggioranza onorevole Balletto, relatore di minoranza onorevole Cogodi.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore consigliere Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, dovrei limitarmi per semplicità alla relazione scritta, che peraltro si compone di quattro righe e evidenzia la necessità di procedere all'approvazione del disegno di legge di proroga dell'esercizio provvisorio per il quarto mese al fine di garantire, di consentire, di permettere che l'azione amministrativa non abbia ad avere ulteriori intoppi e inconvenienti a seguito dei rilevati più di una volta ritardi nella approvazione della legge finanziaria.
Quindi si pone l'approvazione della proroga come atto dovuto, come atto di estrema responsabilità dell'intero Consiglio perché io non credo che ci siano forze politiche presenti in questo Consiglio che vogliano penalizzare ulteriormente non solo coloro i quali vivono di retribuzioni a fronte di lavoro dipendente, e che nella nostra Regione esistono in misura considerevole, ma anche tutte quelle attività che pur nei limiti dei dodicesimi delle spese, si troverebbero svantaggiati. Quindi è un atto dovuto, è un atto, l'ho definito prima, di responsabilità, ma prima ancora che di responsabilità, atto di buon senso da parte di tutti quanti noi. Voler dare in questo momento, dopo sei settimane che i lavori per la discussione e l'approvazione della manovra finanziaria sono in corso in quest'Aula, voler dare un'ulteriore valenza politica al quarto mese di esercizio provvisorio, a me personalmente pare eccessivo, perché non ci sarebbe stato bisogno del quarto mese se le cose fossero andate, pur nel giusto e doveroso confronto e contrapposizione tra le parti, nel rispetto di quelli che sono i tempi regolamentari. Perché vedete, colleghi di destra e di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra, mai e poi mai è risultato che una manovra finanziaria abbia avuto un iter così lungo sino a oggi, e che tutto sommato se il clima e la contrapposizione e il confronto fosse quello dei giorni scorsi, non si risolverebbe in un periodo di tempo inferiore a quello che già è stato consumato, taluno anche sostiene sprecato.
La relazione avrebbe dovuto essere come di prammatica molto breve, rimettersi alla relazione scritta che, come ho detto è di quattro righe, però, francamente, la relazione di minoranza che oggi è arrivata, 3 aprile 2003 data, che è frutto anche della riserva, e quindi della necessità, da parte di una forza della opposizione di chiedere i termini, che ancora una volta ha impedito che il disegno di legge potesse essere approvato entro la scadenza naturale, cioè il terzo mese dell'esercizio provvisorio che era autorizzato, impone qualche altra considerazione, perché nella relazione di minoranza non si individuano fatti tecnici che riguardano il disegno di legge in discussione, ma è una vera e propria bandiera, un manifesto elettorale che non si può e non si deve, per quanto mi riguarda, per la parte che rappresento, non può essere accettato.
La propaganda elettorale si fa in altre sedi, non si fa negli atti ufficiali che corredano le leggi, perché nelle relazioni si individuano anche quelle che sono la ratio che sovrintendente alle leggi che vengono presentate, tanto è vero che nella prassi corrente, quando una legge presenta margini di dubbio, per la sua interpretazione ci si rivolge alle relazioni e quindi agli atti parlamentari, in questo caso consiliari, per capire che cosa in effetti quel passo e quel momento dubbio della legge, voleva interpretare.
Se capitasse ad un interprete di rivolgersi alle relazioni di maggioranza e minoranza per interpretare questa legge, qui troverebbe un manifesto elettorale, un manifesto propagandistico dove, tra le righe, per chi lo legge in un modo piuttosto che in un altro, non ci sono critiche politiche ma ci sono solamente degli insulti che questa maggioranza, pur con tutti i limiti della sua azione di governo, nell'ambito della perfettibilità, che non è cosa umana ma è cosa che va al di là e che in questa ottica ben riconosciamo, questo documento non può essere né riconosciuto né apprezzato né in nessun modo accettato. Da qui, e chiedo scusa all'Aula per aver abusato del tempo, pochi minuti, rispetto a quanto sarebbe stato necessario perché era solamente una questione di secondi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per la relazione di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Signor Presidente, signori colleghi presenti e signori banchi vuoti, perché, a rappresentanza degli interessi rilevanti del popolo sardo che spesso si invocano e anche dei ritardi che sempre più si accumulano per l'esame della finanziaria e del bilancio della Regione, abbiamo già sentito, sentiremo ancora, nei prossimi giorni, tante anime belle lamentarsi che il popolo aspetta, il Consiglio telefona… si sente tutto, Noemi, io sento tutto, a me da fastidio, a te no.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, onorevole Sanna. Prego.
COGODI (R.C.). Presidente, io non so se mi sono spiegato, si sta svolgendo una telefonata che, per come rimbomba quest'Aula, io apprendo e sento esattamente tutto quello che si sta dicendo in questa telefonata.
PRESIDENTE. I colleghi che hanno delle telefonate in corso sono pregati per cortesia di farle fuori dall'Aula. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Dicevo che sicuramente si ripeterà il rito, che già in questi giorni abbiamo più volte sentito, dell'urgenza con cui il popolo attende di poter disporre della normativa e del bilancio finanziario della Regione. Tuttavia ben si vede quale sia... Presidente, io non voglio irritarmi, abbia pazienza, io ho l'impressione che la collega Noemi Sanna, che è impegnata al telefono, non senta che lei sta invitando a non telefonare dall'Aula, mentre io, chiamato a parlare, sono nelle condizioni di avvertire esattamente, e se vuole glielo ripeto, tutto quanto si dice in questa telefonata.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei ha perfettamente ragione.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Va bene, ma non me lo faccia dire quattro volte!
PRESIDENTE. Io ho invitato colleghi che hanno delle telefonate in corso e che intendono telefonare di uscire fuori dall'Aula. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Questo per dire del clima abbastanza salottiero con il quale si pensa che anche le cose serie e le più serie possono essere trattate, passi per l'assenza pressoché totale che significa esattamente che non è rilevante il fatto che per il quarto mese consecutivo la Giunta e la maggioranza chiedono di essere autorizzate all'esercizio provvisorio della proposta di bilancio, quasi che fosse un fatto del tutto ordinario, usuale, puramente tecnico, il fatto che, per quattro mesi, che fanno un terzo dell'annualità, si possa procedere alla spesa regionale in via di autorizzazione provvisoria, e cioè per dodicesimi, per un quadrimestre, potendo spendere quello che la Giunta regionale ha proposto al Consiglio nell'originaria proposta di bilancio. Nelle condizioni attuali, nelle condizioni politiche e anche nelle condizioni nelle quali il Consiglio regionale ha espresso tanti voti di diniego a quelle proposte di spesa, rischia di non avere alcun senso, o meglio di avere solo un valore di contraddittorietà e logicità, l'autorizzazione a spendere ancora un dodicesimo, che unitamente ai tre dodicesimi precedenti fanno un terzo del bilancio pensato e proposto e che allo stato delle cose non esiste più. Ecco dov'è il punto, che non è usuale, non è normale, non è solo fatto tecnico.
Dice il collega Balletto, relatore di maggioranza, ma noi ci siamo limitati a quattro righe di relazione. Quattro righe, una per mese, sono quattro mesi di esercizio provvisorio, una per mese, perché se sprechi fino alle sei, sette, otto righe bisognerà aspettare settembre o ottobre immagino, invece quelle quattro righe che a lui sembrano anche sovrabbondanti, sono quattro righe che invece sottovalutano, o meglio saltano a pie' pari, la gravità di questa condizione politica in cui versa la Giunta e in cui versa la maggioranza.
Non è tutto ciò un fatto meramente tecnico, un adempimento formale, quasi che ci fosse una sorta di costrizione perché il Consiglio approvi un altro mese di esercizio provvisorio. E` una scelta, è una proposta che la Giunta e la maggioranza avanzano, è una proposta che il Consiglio deve valutare nelle sue implicanze politiche. Si ha un bel dire "ma non si può attribuire valenza politica al quarto mese di esercizio provvisorio", e che valenza si può attribuire se non politica! Questa cosa della valenza politica sta diventando una specie di ritornello stantio, di merce scaduta, un avanzo di magazzino. Parrebbe quasi che le cose che si propongono siano tutte neutre e che il valore politico venga dato o tolto a seconda dell'umore di un assessore, di una Giunta, di una maggioranza. Le cose hanno un valore politico perché hanno quella sostanza, quei contenuti, quelle finalità, quella consistenza, non è l'etichetta che si appiccica dall'esterno.
L'assessore Masala poteva anche non dare egli valore politico all'articolo 16, ma non per questo l'articolo 16 non aveva valore politico; perché diversamente opinando basterebbe che a ogni articolo della finanziaria l'assessore di turno o di riferimento dica che per lui non ha valore politico, tutto diventa astrattamente tecnico, tutto neutrale e quindi, anche bocciando la finanziaria, non ci sarebbero conseguenze politiche.
Ma io dico che anche si trattasse di valenza in gran parte tecnica, non è che i fatti tecnici applicati alla politica non abbiano la loro rilevanza; per esempio un assessore tecnico applicato alla politica se non avesse rilevanza non ci farebbe niente, eppure di assessori tecnici ce n'è e tutti ritengono che siano chiamati a compiti politici. Ragione per la quale noi abbiamo voluto sottolineare e rappresentare al Consiglio che in questa condizione di mese di aprile inoltrato con una finanziaria o con una proposta di finanziaria ormai grandemente demolita, ridotta a macerie, bucata, inesistente, non ha più senso assumere quella proposta originaria che non c'è più come riferimento per attivare in dodicesimi la spendibilità dei fondi regionali. Questa è la prima valutazione, la prima annotazione che abbiamo fatto e che esponiamo al Consiglio.
La seconda valutazione è riferita al fatto che proprio quella proposta originaria, della quale si autorizza per dodicesimi l'attuazione, e siamo al quarto dodicesimo e quindi ad un terzo del tutto, è una proposta che non solo noi di opposizione avevamo valutato negativa e giudicato nefasta, quella proposta in gran parte l'ha giudicata nefasta il Consiglio regionale, per cui grandemente l'ha o modificata o messa da parte. Però, nell'attuale situazione accade questo, che quella proposta in prospettiva non c'è più, non esiste più, è però fittiziamente...
PRESIDENTE. Scusi onorevole Cogodi, vuole attendere per cortesia un attimo che rientri la Giunta.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Ho visto che la Giunta non c'era, ma non è un gran problema, tanto non c'è lo stesso, non mi sono neppure lamentato, fa uguale, con tutto il rispetto per il collega Amadu che pure si sobbarca questo grande onere di essere momentaneamente presente.
Dicevo che l'operazione che si sta compiendo è quella di avere una proposta generale di riferimento che in gran parte non esiste più, però di autorizzare per dodicesimi la spendita e quindi l'utilizzazione di quella proposta che non c'è. Però formalmente, giuridicamente, l'autorizzazione all'esercizio provvisorio autorizza la spesa non della finanziaria, dei pezzetti che stanno resistendo, l'esercizio provvisorio autorizza la spendita della proposta iniziale, di un dodicesimo della proposta iniziale. Quindi siamo all'interno di un gioco perverso, da una parte il Consiglio ha grandemente, bocciando, caducato le previsioni di spesa, per altro verso, con l'autorizzazione all'esercizio e quindi alla la spesa per mensilità, quarto mese, si sta autorizzando a spendere quello che il Consiglio invece ha bocciato.
Non è un gioco di parole, è un gioco perverso, di una politica perversa, di una condizione insostenibile. Per cui bene avrebbe fatto la Giunta e la maggioranza a rendersi conto di questa situazione già qualche settimana fa e avanzare soluzioni possibili e rimedi accettabili già nelle scorse settimane, invece non l'ha fatto a tuttora. E a tuttora noi non abbiamo notizia minima, eppure l'abbiamo detto anche stamane, vengono diramate altre notizie e messaggi, che l'opinione pubblica raccoglie, amplifica, in base alla quale starebbe per maturare, sarebbe maturata, maturerebbe un accordo tra maggioranza e opposizione nelle materie più delicate di questa finanziaria, non si comprende attraverso chi, su che cosa, con quale contenuto e portata, con quale tasso di accettabilità.
Noi comprendiamo che l'ostentata disinvoltura con la quale in questa fase il Consiglio è applicato ai lavori della finanziaria, in qualche modo lascia trasparire che non tutto quello che viene veicolato attraverso messaggi verso l'esterno, evidentemente non è infondato, evidentemente non tutto è infondato. E per questa ragione noi abbiamo il dovere di dire che vorremmo che ogni e qualsiasi intenzione di resipiscenza, di saggia modificazione dei propositi iniziali da parte della Giunta e della maggioranza, ne guadagna la serietà di tutto il Consiglio e della politica, vengano formulate in Aula da chi ha l'autorità per formularle e vengano valutate in Aula liberamente da tutte le parti politiche.
Ogni altra cosa e anche ogni altro modo, apparentemente, renderebbe vantaggio a questo o a quel gruppo politico, o svantaggio ad altre parti politiche, nella sostanza però sarebbe un'altra vergogna, che si aggiungerebbe alle troppe che già si sono accumulate in questi anni, ma soprattutto in questi mesi e anche in queste settimane. Perciò se la Giunta e la maggioranza devono dire dicano, e dicano soprattutto in che cosa consiste l'ipotesi di modificazione positiva atta ad agevolare la dialettica politica, il confronto e anche lo sblocco dei lavori sulla finanziaria, ma dica nel merito, dica nella realtà delle sue intenzioni, non per annunci ripetuti, trasversali, contraddittori, che non aiutano lo svolgimento della vicenda politica.
E` chiaro che siamo ormai arrivati nell'esame della finanziaria all'articolo 18, che tratta ruolo, funzioni, e sostegno finanziario agli enti locali e per il lavoro; è chiaro che arrivati a quel punto, che noi abbiamo già definito e continuiamo a definire il cuore del problema, non ci si potrà affacciare appena sull'uscio, non andare a visitare la casa, non vedere che cosa è possibile fare per davvero per abitare quella casa.
Noi abbiamo un dovere, e per la parte che mi tocca io l'avverto, alcuni di noi l'avvertono, io non so se l'intero Consiglio l'avverte, noi abbiamo il dovere, qualunque cosa decida il Consiglio regionale, di rendere pronunciamenti chiari su questa vicenda e di restituire anche verità e dignità a una condizione nella quale, in questo tempo, si è rappresentata una funzione delle istituzioni democratiche di base a partire dai comuni della Sardegna, come luoghi di incapacità e di insensibilità sociale e di inefficienza amministrativa, attribuendo un pregresso, così si è definito, e impunemente si è lasciato dire per settimane, un pregresso di sette, ottocento miliardi di danaro pubblico regionale che i comuni in conto del lavoro non avrebbero saputo spendere o voluto spendere. Questa è una autentica falsità e dovrà essere smontata pezzo per pezzo questa impostura perché la Giunta regionale ha i dati, ha le schede, ha i programmi dei comuni, e sa benissimo che tutti i comuni della Sardegna hanno programmato la spesa, hanno iniziato a spendere... Di che si lamenta?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Prego onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Sa benissimo la Giunta regionale, e lo sa perché sono i suoi uffici che ricevono necessariamente tutti gli atti programmatori dei comuni, di tutti e 377 comuni della Sardegna; e questi dati la Giunta non solo li ha e li conosce, li dovrebbe anche esaminare e valutare in base alla legge regionale e dovrebbe anche renderli al Consiglio, perché il Consiglio discuta a ragion veduta, e la ragione si può vedere solo se c'è rappresentata, non a carte mancanti o, peggio, a carte false. E la carta è falsa anche quando è così parziale da non dare l'idea del tutto ma da offrire solo alcuni spunti, alcuni elementi di dati che possono indurre in errore. E su quei dati parziali che abbiamo torneremo per darne anche una valutazione che è diametralmente opposta alla soluzione alla quale arriva la Giunta e la maggioranza e che anche quel dato parziale dimostra che i comuni della Sardegna hanno promosso un'azione diffusa di programmazione dello sviluppo dal basso che si sta traducendo per davvero anche in nuova impresa e in nuova occupazione produttiva e stabile a livello locale. Questa è la finanziaria che voi avevate presentato al Consiglio, una finanziaria amputata di tutta la partita sul lavoro e, rispetto a quella finanziaria, voi oggi vi permettete di chiedere al Consiglio un esercizio provvisorio per la quarta mensilità.
Questa è la ragione per la quale noi abbiamo ritenuto che anche questo adempimento non sia un mero passaggio formale, e che meriti invece un accenno di riflessione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che intendessero intervenire che devono iscriversi in discussione generale nei limiti dell'intervento dell'onorevole Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non intervengo in discussione generale, come talvolta ho fatto, solo e esclusivamente per consentire ai colleghi della maggioranza di essere presenti in Aula al momento della votazione, non perché voglia muovere censura ai colleghi che non sono nel momento della votazione in Aula perché capisco che lo svolgimento della discussione può anche portare ad un momento di stanca o di disinteresse solamente parziale e non sostanziale perché molto spesso è capitato in quest'Aula di sentire le stesse cose ripetute per decine, se non centinaia di volte e quindi capisco i colleghi che si allontanano dall'Aula non per disinteresse ma perché sufficientemente informati su quello che si sta dicendo e reputano di utilizzare il tempo, pure essendo presenti nel palazzo, dedicandolo ad altre cose più produttive.
Ciò che divide sostanzialmente centrodestra e centrosinistra, quindi opposizione e maggioranza, è il senso di pragmatismo delle cose, perché ciò che adesso ha detto il collega Cogodi nella sua relazione di minoranza, non sono cose non conosciute dai consiglieri regionali, perché se ho buona memoria e se pecco per difetto potrei dire di averle già sentite almeno trenta, quaranta o cinquanta volte.
DORE (La Margherita-D.L.). Repetita iuvant.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Quindi per chi ha obbligo di rimanere in Aula perché deve seguire i lavori avendo un ruolo particolare è non dico una disgrazia, ma è un obbligo, ma per chi se ne può sottrarre io devo, con tutta sincerità, esimermi e riconoscere che questa loro scelta è anche abbastanza giustificata.
Il collega Cogodi, ancora una volta, dimostra coerenza con le sue idee, di questo gliene va dato atto, ma certamente, nell'ambito delle valutazioni che trascendono le posizioni di parte, non devono e non possono essere assolutamente condivise. Poiché tutta l'azione che egli ha condotto e la sua parte politica ha condotta, quindi mi riferisco alla Rifondazione Comunista, ma senza per questo escludere altre forze della opposizione, sono state indirizzate solo ed esclusivamente a dilungare i tempi facendo leva, e questo gliene va dato atto rientra nelle loro giuste prerogative di opposizione, facendo leva e cercando di sfruttare le debolezze della maggioranza, perché anche in questa situazione, cioè della discussione dell'esercizio provvisorio, ancora una volta si inserisce l'argomento del Piano Straordinario del Lavoro che con l'esercizio provvisorio veramente poco, o meglio nulla, ha a che fare. Quindi il ritornello è sempre questo, la pressione che si esercita sulla maggioranza è quella di dire "non avete forza, non siete in grado di sostenere il vostro progetto, state tranquilli che la nostra attività di opposizione "demolitrice" arriverà a farvi avere più miti consigli perché la finanziaria, se non sarà modificata come diciamo noi, non passerà assolutamente, e, ancora una volta, di fronte al voto nelle sue varie articolazioni, palese raramente, segreto al 90 per cento delle volte, dimostrerà che riusciremo ad ottenere ciò che vogliamo".
Noi abbiamo delle visioni completamente diverse di come si arriva all'occupazione e quindi alla riduzione di quella percentuale che ancora ci vede in una situazione di grande e gravissimo ritardo nei confronti delle regioni più evolute del nostro Paese. Noi pensiamo e riteniamo che lo sviluppo passi attraverso le imprese. Non siamo assolutamente convinti, anche se poi forse dovremmo accedere ad una soluzione diversa perché siamo consci che la nostra regione, il nostro Paese non può essere privo della manovra finanziaria, arriveremo anche a soluzioni diverse ma queste non saranno da noi condivise, o per lo meno non saranno dalla totalità di noi condivise. Dovremmo cedere, probabilmente, proprio in funzione di quella debolezza che esiste e che è stata dimostrata ancora di più durante questi estenuanti lavori della finanziaria.
Noi, collega Cogodi, riteniamo che lo sviluppo passi per le imprese; non siamo assolutamente convinti, non lo eravamo nel 1999, non lo siamo oggi, che le autonomie locali, soprattutto in una Isola come la nostra che è formata per la stragrande maggioranza delle unità che la rappresentano da comuni di pochissime, talvolta centinaia, e molto di più migliaia di cittadini, sia in grado di poter sostituire allo strumento fondamentale che i canoni dell'economia non solo in oggi, ma da quando è stata codificata e se n'è fatta una scienza appropriata dipenda e possa derivare solamente dal mondo produttivo e dalle imprese.
Quando entreremo nel particolare della discussione dell'articolo 18, e quindi sull'articolo 19 della 37, per quanto di nostra modesta capacità, cercheremo di dimostrare che i risultati di quella legge sono stati fallimentari, proprio perché nell'ottica di questa legge si è voluto intervenire considerando il problema dell'occupazione un problema straordinario, invece è un problema ordinario che va risolto in maniera diversa e lo strumento è solo unico, un problema di deficit infrastrutturale che va risolto in una maniera e in una direzione di 180 gradi diversa rispetto a quella che è stata indicata nel 1999 che ha dato i suoi risultati fallimentari e che oggi pervicacemente si intende ancora sostenere. Caro collega Cogodi, io rispetto questa idea che è tipica, che è della sua parte politica, ma non è giusto però che con centinaia di emendamenti alcuni dei quali veramente, ma veramente non hanno motivo e ragione di essere, perché se avesse la cittadinanza sarda, il 1 milione e 500 mila abitanti, la possibilità di cognizione totale della natura dei emendamenti, non ultimi quelli che sono stati presentati per capire quale è l'arma per ottenere il risultato, non sulla forza delle ragioni delle idee, ma solamente sulla forza della pressione che si esercita su una maggioranza sfilacciata e debole per arrivare ad un risultato che francamente, se riproposto e accettato da quest'aula, non potrebbe che riproporre risultati scadenti e deludenti quali sono stati in questi tre e quattro anni che ci hanno preceduto.
Io chiedo a tutti quanti, con il buon senso diverso da quello che è la contrapposizione politica, di esaminare questo aspetto di questo provvedimento nelle sue radici, nella sua totale natura per dire tutti quanti: "troviamo, individuiamo strumenti di natura ordinaria, che vadano in quella direzione", ma per favore, vi prego, abbandoniamo un'idea che è stata fallimentare, che si e dimostrato fallimentare, non si vogliano utilizzare risorse in un momento come questo di grande difficoltà per tutti i problemi di carattere nazionale e internazionale a tutti noti e dei quali mi sono sforzato, anche nell'intervento di stamattina, di richiamare all'attenzione di quest'Aula, non distogliamo risorse in un momento in cui la nostra regione risulta fortemente indebitata, in un momento in cui il discorso delle compatibilità deve essere fatto perché la finanziaria ha questo scopo, quello di verificare se le somme che si impegnano sono compatibili con il regime d'entrata e quindi con le risorse disponibili, questo per garantire anche per il futuro la possibilità a chi avrà l'onere, il dovere e il compito di amministrare la nostra Regione, di poterlo fare in maniera consapevole e non perché ha l'acqua alla gola, perché non ha un laccio stretto intorno al collo rappresentato dai debiti che sono stati raggiunti.
Un aspetto positivo di questa finanziaria, così come viene riformulata, è proprio quello che dà la bocciatura di articoli che noi riteniamo fossero importanti e fondamentali per la crescita e per lo sviluppo della Sardegna, dicevo l'aspetto residuale importante è quello che se queste risorse vanno mandate a economia, riducono il deficit, e consentono a chi verrà il prossimo anno e nella prossima legislatura di affrontare il problema della programmazione, quindi della spesa e degli investimenti, in maniera appena appena più consapevole e con una maggiore autonomia. Un atto di responsabilità dell'intero Consiglio, non lanciamoci come crociate sante a difendere situazioni e posizioni di cui l'esperienza ci ha dimostrato di non aver dato i frutti voluti, io riconosco la buona fede di chi nel momento in cui l'ha proposto riteneva che quelle misure potessero dare risultati positivi, così non è stato, collega Cogodi, proprio perché ti so persona responsabile, ti prego di valutare attentamente, sulla scorta dei risultati, quelli che sono stati gli esiti e individuiamo invece percorsi che ci consentano, utilizzando risorse adeguate, di andare realmente e veramente nella direzione. Non mi si dica e non si dica in maniera semplicistica che la colpa è della Regione perché non ha saputo creare gli strumenti, la Regione non è imprenditore, la Regione non è in grado di creare strumenti per i comuni, perché i comuni possano dare risposte nella direzione voluta da quella legge. E` un problema più grande di noi, non siamo in grado di risolverlo, perché la Regione ha solamente un compito, quello di rendere efficace ed efficiente le proprie burocrazie e così le amministrazioni locali, ma il problema e il compito dello sviluppo è lasciato solamente alle imprese che questa maggioranza ha dimostrato di riconoscerne il ruolo dando adeguate dotazioni finanziarie nei limiti e nelle misure che le risorse disponibili consentono di poter destinare in quella direzione.
Detto questo mi rendo conto di aver parlato nella sede non appropriata perché stiamo parlando dell'esercizio provvisorio, ma nella relazione di minoranza e nell'intervento che il relatore di minoranza ha fatto su questi temi per l'ennesima volta siamo ritornati e per dovere e per onestà intellettuale ho sentito di dover tornare per dare la visione, per dare l'interpretazione che a questo processo, a questo fenomeno così complesso io personalmente ritengo di dover dare, ma che non è solamente la mia impressione, così come io credo sia essere quella di tutto il centro destra.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
L'intervento dell'onorevole Ortu è l'unico intervento in discussione generale, poi passeremo all'intervento della Giunta.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente perché il collega Balletto ha fatto un ragionamento devo non dire non molto ascoltato, non da questa parte, perché io potrei ripetere le parole che lei ha detto. Però, detto questo, il collega Cogodi ha dato una spiegazione della richiesta che ha fatto nella relazione di minoranza; lei stesso ha detto che è un suo diritto, un diritto che si è espresso. Però, onestamente, si può dire che noi passiamo immediatamente al voto, e magari noi, per non ostacolare il contenuto del suo intervento, non partecipiamo al voto, ci assentiamo, andiamo di là, e voi non ci siete come maggioranza, perché non ci siete neanche sull'esercizio provvisorio, insomma, ha ragione lei, nell'insieme non facciamo una bella figura. Però in questa non bella figura lei può pensare di dire che le responsabilità sono uguali tra maggioranza e minoranza? Penso di no. Lei sta ammettendo che la maggioranza sottovaluta un momento delicato della nostra discussione che è quello di dare un voto favorevole all'esercizio provvisorio. Ma quando si arriva ad una divaricazione sull'esercizio provvisorio vuol dire che i rapporti nel Consiglio sono veramente deteriorati. Lei questo, nonostante sia un falco, comprenderà che noi non lo possiamo apprezzare...
BALLETTO (F.I. - Sardegna) Falchetto, la prego. Un piccolo falco, falchetto.
CUGINI (D.S.). Un falchetto piccolo?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, venga al dunque.
CUGINI (D.S.). Io arrivo al dunque Presidente, il dunque è questo meccanismo. Io non sono per fare grandi discussioni sull'esercizio provvisorio, se i colleghi della maggioranza adesso, al momento, sono in grado di esprimere un voto di approvazione procediamo, insomma sappiamo di che cosa stiamo parlando e della funzione che ha l'esercizio provvisorio. Collega Ortu, che si è iscritto a parlare, nella logica giusta che ha espresso il collega Cogodi tenga conto del fatto che Balletto ha occupato lo spazio per dare la possibilità ai pelandroni della maggioranza di arrivare in Consiglio.
BALLETTO (F.I. - Sardegna) Questo non è vero!
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, non abbiamo compreso la proposta.
CUGINI (D.S.). La proposta è positiva.
BALLETTO (F.I. - Sardegna) Non è vero, collega Cugini, questo non è vero, lei sa che non è vero!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, io rinuncio volentieri a svolgere il mio intervento perché ancora una volta ha deciso lei in quest'Aula come debbano avvenire gli interventi. Dopodiché non è che c'è molto da aggiungere, visto che siete in grado voi lì di decidere chi da questa parte ha diritto di parlare per primo o per secondo, con la sequenza che volete, io ne prendo atto e dico che ancora una volta ho ragione, come ho avuto modo di dirvi in più di un'occasione nel corso non solo di questa tornata, ma anche delle tornate precedenti di questo Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io ho anche annunciato che lei doveva svolgere l'unico intervento in sede di discussione generale. L'onorevole Cugini mi ha chiesto di intervenire sull'ordine del giorno, quindi la prego, per cortesia, non faccia considerazioni che sono assolutamente inopportune, perché l'onorevole Cugini ha parlato esclusivamente in relazione all'ordine del giorno, non è intervenuto nella discussione generale. Alla discussione generale io ho un unico iscritto dopo l'intervento dell'onorevole Balletto ed è il suo. Allora, se lei vuole svolgere il suo intervento, può tranquillamente svolgerlo perché l'onorevole Cugini è intervenuto sull'ordine del giorno.
COGODI (R.C.) Alla discussione generale ha sempre ricevuto gli interventi?
PRESIDENTE. No, onorevole Cogodi, si è iscritto solo l'onorevole Ortu durante l'intervento dell'onorevole Balletto e se non ci sono altri interventi - e non ce ne sono perché l'unico autorizzato a parlare è l'onorevole Ortu in discussione generale - io do la parola alla Giunta per l'intervento della Giunta. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà!
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Siamo qui a chiedere il voto all'Assemblea per la proroga dell'esercizio provvisorio al mese di aprile, che si è resa necessaria per il protrarsi della discussione sulla legge finanziaria. Rassicuro il relatore di minoranza sul fatto che i dodicesimi autorizzati mese per mese rientrano nell'importo complessivo e che le variazioni intervenute nel corso del dibattito e a seguito delle votazioni sull'intera manovra non hanno modificato l'ammontare dei dodicesimi. Quindi chiedo che questa legge venga approvata prontamente, ma segnalo con l'occasione che si rende necessario un emendamento orale sull'articolo 2, perché il disegno di legge, che evidentemente era stato predisposto prima dell'inizio del mese in corso, può entrare in vigore soltanto il giorno della sua pubblicazione nel B.U.R.A.S. e non il giorno 1° aprile 2003, che è già decorso. Pertanto mi permetto di proporre come emendamento orale la segnalazione fatta sull'articolo 2.
PRESIDENTE. E` stato segnalato un fatto, che per altro era già stato riscontrato anche da questa Presidenza, cioè all'articolo 2 il disegno di legge recava: "la presente legge entra in vigore il 1° aprile 2003", è chiaro che deve intendersi "la presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione". Questa proposta è stata avanzata dall'assessore Masala, ma era, come dicevo, anche riscontrata dalla Presidenza. Quindi mettiamo in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto sul passaggio agli articoli il Consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io dichiaro la contrarietà di voto anche per andare oltre, per il passaggio agli articoli, ma perché sia chiarito anche, insieme al modo, il senso del come il Consiglio mi pare si stia orientando, che non è un senso molto lineare e neppure molto virtuoso. In diversi modi, espliciti ed impliciti, a noi è stato chiesto di rinunciare ad intervenire nella discussione generale, il collega Ortu ha rinunciato all'intervento nella discussione generale, anche perché si era enunciata una teoria che la maggioranza avrebbe essa assunto, come è suo dovere e come volentieri fa e farà, la responsabilità di dare il voto, di esprimere il voto alla proposta di legge in discussione. Però nel momento in cui questo voto doveva essere misurato chi ha avanzato la proposta non ha conseguentemente richiesto che ciò potesse accadere, per cui noi abbiamo rinunciato a svolgere i nostri interventi nella discussione generale e poi già accade una cosa diversa da quella che era stata rappresentata. Allora noi non rinunceremo a nessun intervento di quelli rigorosamente consentiti dal Regolamento e vorremmo poter esplicitare, per quanto ci è dato dalle regole e soprattutto dal nostro convincimento, che la finanziaria della Regione è arrivata a un punto, che è il punto più delicato e più importante, e che il passaggio sull'articolo 18 e sul lavoro non è un passaggio occasionale e chi deve assumere una responsabilità la dovrà assumere ed esprimere chiaramente.
Torneremo punto per punto perché non è più ammissibile che mentre noi non solo accettiamo, ma ricerchiamo una interlocuzione e un confronto vero sui contenuti, cioè fondati sulla realtà e non sulle dicerie, dobbiamo continuare a sentirci dire che siamo ripetitivi! Ma siete voi ripetitivi, noiosi! Voi di parte di maggioranza che continuate a ripetere quello che non è vero, che la legge 37 e l'articolo 19 sarebbero un clamoroso fallimento. Non è vero! Perché questo voi lo dovrete dimostrare attraverso i dati e i fatti e i dati che noi abbiamo, parziali ho detto, perché li abbiamo dovuti desumere dal poco che la Giunta ha messo a disposizione del Consiglio, mentre per legge deve mettere a disposizione tutti i dati conoscitivi, e non l'ha fatto, e la Presidenza del Consiglio dovrebbe obbligare la Giunta a dare informazione completa al Consiglio perché lo prevede la legge della Regione, che dice: "Annualmente, in occasione della discussione del bilancio", cioè adesso, "la Giunta deve rendere una relazione ricognitiva e puntuale e intera sull'andamento dell'articolo 19", cosa che in questi anni non ha fatto e neppure quest'anno fa, ma per i dati parziali che abbiamo, ma anche per le notizie molto diffuse che vengono attraverso gli organi di informazione potremmo ricostruire una mappa, una rete di interconnessioni nel territorio per dimostrare che proprio l'impresa che sta nascendo, nuova, sana, distribuita, bella per altro nel territorio, quella impresa che voi non volete...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Ho concluso per dire che esprimo voto contrario sul passaggio agli articoli, per queste ragioni e solo per queste che ho potuto dire e le altre che avremo occasione di dire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sulla modalità di votazione. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggino la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANNA Salvatore, FADDA, SPISSU, MARROCU, DEIANA, GRANELLA, CUGINI, LAI, SANNA Emanuele.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: CUGINI - DEIANA - FADDA - GRANELLA - LAI - MARROCU - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 49
Votanti 40
Astenuti 9
Maggioranza 21
Favorevoli 40
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul Regolamento il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, soltanto per avere un chiarimento. Siccome capita che molto spesso vengano dai banchi della sinistra, in particolare dall'onorevole Luigi Cogodi, degli insegnamenti di tipo regolamentare che io trovo, la maggior parte delle volte, adeguati, onesti e corretti allora vorrei capire: se un consigliere si alza in dichiarazione di voto e dichiara il proprio voto contrario, poi può cambiare tranquillamente il suo voto, quindi la dichiarazione di voto che viene fatta non è vincolante per il voto successivo? Lei ha dato i risultati del voto e non risulta nessun contrario.
PRESIDENTE. La sua osservazione è corretta.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTIPRESIDENTE. Stiamo votando l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Onorevole Cogodi, c'è un intervento sul Regolamento se non le dispiace, siamo in sede di discussione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sul Regolamento. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Non è una provocazione, è un chiarimento. A seguito all'osservazione del collega Vargiu credo che gli esiti della votazione riferiti dal Presidente di turno prima non siano corretti, vanno modificati, perciò sono 40 favorevoli, 1 contrario e 9 astenuti.
PRESIDENTE. Io ho sentito mentre entravo che il Presidente di turno ne prendeva atto.
CAPELLI (U.D.C.). Forse si è astenuto. Ma non è stato detto, Presidente, solo per questo.
PRESIDENTE. Ma il Presidente ne ha dato atto, ha detto che era...
CAPELLI (U.D.C.). Perciò, dandone atto, c'è la modifica… Era solo un chiarimento, niente di più.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.
LICANDRO, Segretario:
Art. 1
1. L'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2003, già autorizzato con la legge regionale 20 dicembre 2002, n. 24 (Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2003 e conservazione dei residui) e prorogato con legge regionale 3 marzo 2003, n. 1 (Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2003), è ulteriormente prorogato, con le stesse modalità, sino al 30 aprile 2003.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi abbiamo espresso la nostra contrarietà e abbiamo avanzato alcuni elementi di motivazione della nostra contrarietà, per intanto al quarto mese di esercizio provvisorio, anche perché non sembri che poi, passati questi trenta giorni, anzi manca ancora meno, questi ventiquattro, venticinque giorni provvisori, tutto il cammino della Giunta sia tanto stabile. Credo che la stagione della provvisorietà, dell'instabilità, della confusione politica, sia purtroppo ben più lunga dei venticinque giorni che ancora annovera il mese di aprile in corso. Però noi abbiamo un dovere, che è un dovere politico, e se la parola non è divenuta per qualcuno troppo ostica è anche un dovere morale, quello di contribuire, non di avere in esclusiva, di contribuire, cioè dire e fare qualcosa noi insieme agli altri, a tutti gli altri che vorranno insieme a noi fare un chiarimento politico, una proposta e anche una battaglia politica a viso aperto perché sia conservata nelle leggi della Regione la dotazione finanziaria insufficiente, e tuttavia utile, in capo agli enti locali e ai comuni della Sardegna, a sostegno delle iniziative di sviluppo locale e di lavoro produttivo.
Noi non possiamo accettare che bellamente si faccia strame della verità. Non cito più nessuno perché parrebbe che questo diventi una specie di riferimento troppo personalizzato, da parte di maggioranza o di parte della maggioranza si continua a dire: "Noi siamo per sostenere il lavoro in questa regione, però vogliamo il lavoro che derivi dall'impresa". Bravi, allora fatelo! Voi governate, voi comandate, voi in questa regione per intanto esercitate un potere, usatelo bene, fate derivare dall'impresa il lavoro! Però non pensate che questo significhi che voi continuate a dare solo i danari pubblici alle imprese e quelle imprese, invece di dare lavoro, danno disoccupazione, licenziamento, precariato, insicurezza e quant'altro.
Sta chiudendo o sta per avviarsi ad una fase delicatissima, cruciale, di crisi in Sardegna, il comparto chimico; si possono discutere l'origine, lo sviluppo, le responsabilità, però chi è che seriamente si sta occupando in questa Regione della crisi attuale, attualissima, di questi giorni, di queste ore, del comparto chimico che sta per essere avviato al blocco, alla chiusura, con ulteriori disastri sociali, con ulteriori migliaia e migliaia di lavoratori sul lastrico? Chi è che se ne sta occupando? La Giunta sufficientemente, la maggioranza e quindi il Consiglio regionale sufficientemente? Ma manco per idea! Sufficientemente non se ne sta occupando pressoché nessuno. I sindacati avanzano la loro protesta e indicono una mobilitazione sociale, e che altro possono fare i sindacati? Potrebbero al più bloccare le strade, potrebbero al più fare azioni eclatanti, come in altri momenti hanno fatto, potrebbero anche assaltare i luoghi del potere e occupare la Regione, potrebbero! O i Ministeri! Però apprendiamo che solo le istituzioni locali, che solo la Provincia di Nuoro e i Comuni del nuorese indicono un'assemblea e dicono: "Noi autorità locali, noi Comuni, noi istituzioni di base, promuoviamo un'iniziativa a rappresentare le popolazioni che non vengano colpite da questa mazzata ulteriore dell'espianto del comparto chimico a Ottana, e altrettanto accadrà ad Assemini e a Porto Torres". Che cosa state facendo voi per sostenere l'impresa, quell'impresa che dà lavoro e che non lo darà più? E apprendiamo che il Comune di Venezia, un altro comune, chiede di gemellarsi con il Comune di Nuoro e di Ottana per dire: "Io Comune di Venezia sono con voi, difendiamo insieme la chimica nel Veneto e in Sardegna". I Comuni! E voi, il governo delle imprese o dell'imprenditorialità o della capacità diffusiva dell'impresa, che fate? Non lo dico, secondo me, che fate, ma ben si comprende!
E nei Comuni della Sardegna la legge per il lavoro, l'articolo 19, ha dato origine, ha dato vita, iniziale ben si intende, speriamo che sia vita che diventi sempre più vitale, però ha dato origine e inizio a migliaia, non centinaia, migliaia di nuove piccole iniziative imprenditoriali nel territorio. Comuni piccoli di mille-millecinquecento unità abitative o, come si diceva un tempo, di mille-millecinquecento anime, nei quali luoghi, territori, ma no, comunità, consessi sociali, il programma derivato dall'articolo 19 dà 12, 18, 22 piccole, mini, micro, se volete, imprese locali. E non è impresa quella? Perché è piccola, perché è locale, perché è legata all'ideazione che nasce nel territorio, perché non deriva dai piani strategici che aveva in mente o in animo l'assessore Masala con i suoi 70 miliardi del fondo che è stato bocciato? Perché quell'ideazione diffusa, che parte dalla riflessione di un giovane che ha studiato, è tornato al suo paese e sa che c'è un fattore locale di sviluppo e avanza un'idea e con 30-40 milioni riesce a creare un'unità di lavoro produttivo e stabile e poi andremo agli esempi. Ma non un esempio, decine e decine! Se andate a vedere i dati centinaia di esempi, nei luoghi. Di questa miriade di piccole imprese allo stato iniziale che voi vorreste reprimere, uccidere nella culla, perché solo questo sapete fare! Siete invidiosi! Voi non volete imprese, voi volete solo le imprese dei vostri amici e delle consorterie che vi stanno intorno. Allora ragioniamo d'impresa, ma riferendoci al concreto; parliamo di articolo 19 e di denari pubblici, ma ne parliamo riferendoci ai dati ed è solo l'annuncio, è il titolo che stiamo avanzando, perché i dati ci sono, voi ce li avete e ve li faremo dare a tutti, perché noi non abbiamo carta per fare le fotocopie per tutti. Allora discuteremo in concreto di lavoro e di impresa in questa Regione e vedrete se quell'articolo 19 deve essere espiantato, se deve essere ridotto in miseria. Quell'articolo 19 deve essere confermato, la posta finanziaria deve essere raddoppiata e triplicata come minimo, ma non nei tre anni, nell'anno.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Per chiedere la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. E` stata chiesta la votazione elettronica palese. Otto colleghi che appoggino la richiesta dell'onorevole Selis? Benissimo.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri FADDA, BIANCU, DORE, LAI, SPISSU, MARROCU, MORITTU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1 del disegno di legge 431/A. Il consigliere Cugini dichiara di astenersi, il consigliere Biancareddu dichiara il proprio voto favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - ORTU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 73
Votanti 44
Astenuti 29
Maggioranza 23
Favorevoli 40
Contrari 3
(Il Consiglio approva).
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Deve dire chi lo illustra, come prevede la regola?
PRESIDENTE. Io chiedo scusa, però sto arrivando adesso, pensavo che tutto questo fosse già avvenuto. Se non è avvenuto, lo facciamo immediatamente. C'è un emendamento, pensavo fosse già illustrato. Se non è così ne facciamo dare lettura e lei lo illustra.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, l'abbiamo già votato l'articolo 1.
PRESIDENTE. L'articolo 1 è votato, parliamo dell'emendamento.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ma è l'emendamento all'articolo 1.
PRESIDENTE. Sì, però dice l'onorevole Cogodi che dell'emendamento non si è data lettura e non è stato illustrato e ha ragione.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Ma l'articolo è stato votato!
PRESIDENTE. E` aggiuntivo. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
Art. 1
Dopo l'art. 1 è aggiunta la seguente norma:
art. 2: "L'esercizio provvisorio è limitato alle spese obbligatorie che la Regione deve sostenere in ragione delle obbligazioni giuridiche in essere". (1)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento numero 1.
COGODI (R.C.). Necessariamente, le regole esistono per essere rispettate. Noi intendiamo dare la ragione per la quale proponiamo all'esercizio provvisorio, anche questa è una cosa un po' inusuale, ci rendiamo conto, ma qui in questa condizione è inusuale tutto, perché all'esercizio provvisorio proponiamo un emendamento, proponiamo un emendamento che qualifichi questo esercizio provvisorio e lo contenga e lo mantenga nei limiti per i quali può essere invocato, cioè di non bloccare la spesa necessaria e obbligatoria della Regione. Tanto per intenderci i pagamenti, sorretti da obbligazioni, giuridicamente valide e contratte prima, i pagamenti del personale e cioè tutta la spesa obbligatoria e giuridicamente vincolata ad oggi. Insomma, per limitare i danni che la Regione potrebbe avere se dovesse ritardare i pagamenti. Una volta che si è proceduto a questo insieme di adempimenti noi vorremmo capire a che cos'altro possa servire l'autorizzazione generale nel mese di aprile, di un dodicesimo di spesa in base alle previsioni iniziali della finanziaria e del bilancio, quando la gran parte di quelle previsioni iniziali non ci sono più, e però attraverso questa norma, teoricamente (magari solo teoricamente), sarebbero attivabili, cioè teoricamente sarebbero attivabili anche per dodicesimi le spese della proposta iniziale. Perché questa legge dice: "Tu, Giunta, puoi spendere un dodicesimo della proposta di bilancio", non del bilancio com'era approvato perché non è approvato e neppure del bilancio così com'è, in cammino, perché questo bilancio in cammino è abbastanza malconcio, è bastonato, è ferito, è abbastanza malandato, però è ancora in cammino. Quindi questa norma che il Consiglio approverà non sa nulla del bilancio in cammino, il dodicesimo che viene autorizzato è sulla proposta iniziale, ma mi sapete dire che senso ha autorizzare un dodicesimo di spesa della proposta iniziale quando cammin facendo quella proposta iniziale in gran parte non c'è più? Teoricamente, dico solo teoricamente, non accadrà. Ma non perché non possa accadere giuridicamente, non accadrà data la nota e assoluta correttezza della Giunta regionale e di tutti gli Assessori. Quindi non accadrà, ma tecnicamente e teoricamente potrebbe accadere anche che possa essere attivata giuridicamente, poi materialmente non si avrebbe di che spendere, però potrebbe essere attivata giuridicamente, cioè con delibera giuridicamente valida, anche una spesa per dodicesimi e quattro esercizi provvisori fa un terzo dell'intero anno, anche di una direzione di spesa che il Consiglio ha già bocciato, teoricamente potrebbe accadere, e non per un dodicesimo, per quattro dodicesimi e quattro dodicesimi sono un terzo dell'annualità. Io so che non accadrà, ripeto, data la correttezza assoluta di tutti, singolarmente, nell'insieme i componenti della Giunta regionale, però in astratto potrebbe accadere. Ecco perché l'emendamento puramente e semplicemente dice: "Si contenga l'efficacia dell'esercizio provvisorio e della spesa ammissibile per il mese di aprile, data questa situazione, puramente e semplicemente in ragione degli adempimenti giuridicamente vincolanti che la Regione deve sostenere", cioè se non pagasse adesso dovrebbe pagare dopo e quindi deriverebbe un danno a chi deve avere perché avrebbe un ritardo ed anche un danno alla Regione, anche in senso contabile e amministrativo, perché dopo, avendo creato un danno, dovrebbe pagare di più, dovrebbe pagare gli interessi legali ed anche di mora. Quindi questo è il senso dell'emendamento, che non è dilatorio, è un emendamento che aiuta il sistema, però nonostante qualcuno pensi che...(Mauro(?) dice: "Sarà pure così, però voi lo state facendo per parlare ancora dell'articolo 19 e del piano per il lavoro". No, io non l'ho neanche citato adesso, se non per dire che non è così. E infatti ho solo parlato dell'emendamento e dell'efficacia e dell'utilità di quell'emendamento e mi fermo pure, proprio per dimostrarvi che l'emendamento non era finalizzato a parlare d'altro, era finalizzato esattamente a parlare di quello di cui abbiamo parlato. D'altro ne parliamo un attimino dopo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è negativo per un motivo di carattere pregiudiziale, l'emendamento non sarebbe accoglibile, sarebbe inammissibile in quanto entrerebbe, se approvato, in contrasto con l'articolo 1 già votato. Infatti l'articolo 1 proroga al 30 aprile la legge...
(Interruzioni)
L'articolo 1 proroga l'esercizio provvisorio già approvato con la legge precedente, con le modalità della legge precedente, quindi se noi dovessimo ammettere un emendamento che modifica le predette modalità si entrerebbe in conflitto con quanto già deliberato all'articolo 1. Secondo, nel merito, l'autorizzazione che si dà con gli esercizi provvisori riguarda sempre la spendita dei dodicesimi delle leggi in vigore, non riguarda mai le autorizzazioni di spesa che sono nella legge finanziaria. Se così non fosse, lo dico a titolo di battuta, noi avremmo già speso tre dodicesimi delle somme previste nell'articolo 16, che è stato bocciato. Evidentemente non lo abbiamo fatto perché non lo potevamo fare, perché le nuove autorizzazioni di spesa si possono fare solo dopo l'approvazione del bilancio, quindi i dodicesimi debbono necessariamente riguardare le leggi già in vigore, quindi diciamo che sarebbe tra l'altro anche inutile. Comunque il parere è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Per le argomentazioni che ha prodotto e rappresentato all'Aula l'Assessore della programmazione, a nome della Commissione, quindi della maggioranza della Commissione, esprimo il fermo e deciso parere contrario.
(Interruzioni)
Il relatore della Commissione è lui!
FADDA (La Margherita-D.L.). Non può dire queste cose: "in nome e per conto della maggioranza della Commissione".
PRESIDENTE. Il parere lo esprime il Presidente della Commissione. La discussione è già avvenuta, ricordo che la discussione è sull'articolo e sugli emendamenti. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io rendo una dichiarazione di voto che è resa doverosa anche dalle ragioni con le quali sia l'Assessore sia il Presidente della Commissione, che ossequiosamente lo segue, lo affianca almeno, no, non pedissequamente, ossequiosamente, dice di non poter accogliere l'emendamento, anzi di ritenerlo inammissibile o ininfluente, inammissibile addirittura, perché modificherebbe la portata dell'articolo già approvato. Mi verrebbe da dire: "Assessore, pensavamo che da ieri ad oggi 24 ore fossero sufficienti", mi verrebbe da dire: " Eh beh? E se l'articolo precedente contiene una previsione normativa, cos'è la norma successiva non lo può modificare?" No? E a cosa servono le norme successive se non a configurare un sistema normativo in base al quale si dia il senso, il contenuto, il limite di quanto già esiste nel sistema normativo? Se una legge già approvata non si potesse più modificare noi verremmo licenziati tutti, che ci facciamo qui a fare leggi? Le leggi sono già fatte, non se ne possono fare altre perché rischierebbero di entrare in contrasto con le leggi già approvate. Non è un argomento che tiene, proprio sul piano tecnico zero! Sul piano invece del merito si può dire quello che si vuole, sul piano del merito sì, perché ognuno ha la sua idea, ha la sua finalità ed è giusto che si adoperi per perseguirla. Noi abbiamo la finalità, per esempio, di portare, non ad essere d'accordo, perché sappiamo che siete già d'accordo, ma ad essere più convinti della necessità di raddoppiare gli stanziamenti per le leggi per il lavoro. Sappiamo che siete d'accordo, però non ne siete del tutto convinti. O anche triplicare semmai, se ci riusciamo. Voi avete altre finalità, però perseguite le finalità - Assessore, lo dico anche per lei - perseguitele con linearità, senza dire cose che non hanno fondamento. Lei dice: "Se anche approvassimo quell'emendamento", prima dice: "Non si può approvare perché cambierebbe la norma precedente" e se non dovesse cambiare la norma precedente che emendamento è? Certo che se emenda cambia. Poi dice: "Però sarebbe ininfluente perché noi tanto non abbiamo le norme autorizzative per la spesa e non abbiamo i denari da spendere, se anche volessimo. Se no, siccome siamo ad aprile, per i tre mesi precedenti avremmo già fatto i furbi e i tre dodicesimi li avremmo già spesi, perché aspettare che voi criticate la possibilità di fare quattro dodicesimi? Avremmo almeno, nel frattempo, cheti cheti e zitti zitti, speso i tre dodicesimi! Però non potevamo farlo perché non avevamo la norma autorizzatoria di spesa". E no! Perché nel primo provvisorio che voi avete fatto approvare al Consiglio, ecco perché anche i provvisori vanno letti e discussi e considerati, nel primo provvisorio voi avete trascinato, avete chiesto anche l'autorizzazione all'esercizio provvisorio della Regione per il 2003 e avete anche chiesto la conservazione dei residui. Quindi lei non può dire: "Io anche se volessi non potrei spendere perché non ho la norma autorizzativa". La norma autorizzativa ve la siete data voi quando avete approvato il primo esercizio provvisorio, che era poco poco di più della sola norma tecnica usuale in base alle quale si autorizza uno, due, tre mesi, quanto si ritiene necessario di adoperare in via provvisoria il potere di spesa. Per quello dico: usate argomenti, non dico necessariamente più convincenti, però almeno più lineari e più rispondenti al vero.
PRESIDENTE. Poichè nessuno domanda di parlare sull'emendamento a firma Cogodi Ortu, Vassallo lo metto in votazione
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. E` stato chiesto il voto elettronico palese, otto consiglieri che lo appoggiano.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DETTORI, DEMURU, VASSALLO, ORTU, PACIFICO, FALCONI, PUSCEDDU.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 1.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - DETTORI - FALCONI - IBBA - MANCA - MASIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DORE - FADDA - GRANELLA - MARROCU - MORITTU - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 53
Astenuti 15
Maggioranza 27
Favorevoli 16
Contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Si dia lettera dell'articolo 2.
Licandro, Segretario:
Art. 2
1. La presente legge entra in vigore il 1° aprile 2003.
PRESIDENTE. Voglio ricordare che per l'articolo 2 l'Assessore ha chiesto che venisse un po' modificato nella formulazione: "La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione". Quindi in questa formula lo votiamo.
FADDA (La Margherita-D.L.). E' ammissibile tutto anche che la Giunta dichiari che sia dal primo aprile anche se siamo a marzo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
(Brusio in Aula)
(Interruzione del consigliere Liori)
PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Cogodi ha bisogno di un po' di silenzio e tutti quanti noi per poterlo ascoltare, quindi prego i colleghi di fare silenzio e chi non volesse ascoltare può anche uscire, ma non disturbare.
COGODI (R.C.). Il collega Liori ha invocato uscendo la convenzione di Ginevra, credo che si riferisse allo status dei prigionieri.
(Interruzioni)
COGODI (R.C.). Io ho bisogno non tanto di silenzio ma anche di conforto intorno.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ma dica, io sono qua, pronto a darle tutto il conforto di cui ha bisogno.
COGODI (R.C.). L'articolo 2 merita di essere appena preso in considerazione perché deve sopportare l'onta di un emendamento che a rigore la Giunta non potrebbe manco fare, poi non dite che non c'è tolleranza a sinistra, perché questa legge è stata presentata in Commissione cinque giorni fa, è stata discussa in Commissione, è stata obiettata in Commissione, contrariata in Commissione, e in quella sede è stata chiesta la relazione di minoranza, quindi il diritto di redigere la relazione di minoranza e sono stati pure chiesti i termini.
Quindi l'Assessore, la Giunta e la maggioranza sapevano bene che qui c'era scritto 1° aprile, e non possono non sapere quello che fanno, capita che non sanno quello che fanno, però non possono. Quindi loro sapevano che essendo chiesti i termini, dieci giorni, pure potendoli abbreviare come li avete abbreviati e ridotti alla metà, cinque giorni, tuttavia i cinque giorni non andavano a finire prima del 1° di aprile; voleva rimanere uno scherzo d'aprile? Se qualcuno volesse farvi uno scherzo d'aprile si opporrebbe alla modificazione per via, come si dice, orale di una norma che, invece, così viene modificata sostanzialmente. Ma siccome il nostro intendimento non è di crearvi nessun patema, è solo quello di aiutarvi a fare bene le cose, e di aiutarvi soprattutto a fare bene l'articolo 18 della finanziaria dove è compreso l'articolo 19 della "37", allora diciamo passi pure l'emendamento oralmente proposto che a rigore dovrebbe essere diversamente rappresentato sul piano formale.
La verità è che anche questa cosa che sembra piccola piccola non lo è, è che qui abbiamo una maggioranza, una Giunta innanzitutto, una maggioranza che prescinde dalle regole, che non si impiccia molto alla dialettica fra maggioranza e opposizione, e siccome usualmente i provvisori sono stati ritenuti pagliuzze così che basta soffiare che volano, si ritiene che le regole non valgano più e invece le regole valgano, e che valgano le regole lo sa la Giunta, lo sa la maggioranza e lo sanno anche gli uffici o dovrebbero saperlo anche gli uffici. Perché quella Commissione, per esempio, non era assistita solo dall'ottimo funzionario usuale della terza Commissione, il giorno era assistita dal segretario generale, quindi dal massimo di eccellenza della professionalità che si esprime in questo palazzo.
Quindi so che nel frattempo è intervenuta malattia, influenza, credo del funzionario usuale della Commissione. Quindi non è che la Commissione non fosse assistita, era assistita per il massimo livello, però si sottovaluta, se l'opposizione chiede termini, chiede di fare la relazione di minoranza, ma tanto è un modo... non è così come vedete! Tuttavia meritereste anche qualche altra considerazione; io ammiro molto l'assessore Masala (adesso non c'è, ma avrò modo di esprimere questo apprezzamento). Ho letto l'intervista interessante oggi ed anche molto stimolante nella quale apprendiamo che è del segno dell'Ariete e come tutti gli arieti - ha detto in quella intervista tutta virgolettata - "ha la testa dura". Ora l'ariete abbia la testa dura è noto, noi vorremmo che la testa dura dell'Assessore, egli dice così di sé, significhi solo che ha una solidità politica tale per cui possa essere un pochino più coerente e la coerenza non è solo rigidità, la coerenza è anche disponibilità a raggiungere i fini migliori.
Quindi, a prescindere dai segni zodiacali, noi possiamo ritenere che quella coerenza rivolta alla disponibilità a risolvere i problemi che sono aperti possa aiutare tutti e quando diciamo tutti, diciamo compresi noi, a risolvere, ad affrontare bene, a dirimere, a risolvere quanto prima le questioni che rimangono tutte aperte rispetto alle quali siamo solo all'inizio, siamo in limine, relative all'articolo 18 della finanziaria.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio palese, con procedimento elettronico, del disegno di legge 431 A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - MORITTU - ORTU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 42
Astenuti 26
Maggioranza 22
Favorevoli 38
Contrari 4
(Il Consiglio approva).
Quello del Consiglio lo facciamo dopo perché aspettiamo che arrivi il funzionario.
Intanto riprendiamo i lavori della finanziaria.
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il consigliere Liori prima di riprendere i lavori sulla finanziaria, sull'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, due brevi parole alle quali sono stimolato e mi sento anche obbligato a rivolgere all'Aula, in relazione ad un increscioso episodio che si è verificato nel comune di Aritzo nella notte tra ieri ed oggi. Al risveglio stamattina, apprendo dalla stampa, dalle notizie al telegiornale che c'è stato un attentato al comune di Aritzo. E' la prima volta che un comune come questo, almeno a memoria mia, è stato interessato da un episodio criminoso così grave, non uso neanche la parola terroristico, perché intanto mi rifiuto di credere che una comunità come quella aritzese possa essere attraversata...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Liori questo intervento è parecchio irrituale, perché lei capisce adesso...
LIORI (A.N.). Brevissimo.
FADDA (La Margherita-D.L.). No, no, poi parliamo anche noi.
PRESIDENTE. La prego sia brevissimo perché poi tutti avrebbero diritto di intervenire sull'argomento e lei capisce che si apre un dibattito.
FADDA (La Margherita-D.L.). Ma noi siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Quindi la prego possono concordare e fare un documento da votare eventualmente!
FADDA (La Margherita-D.L.). No, può parlare, mi sembra giusto porre il problema, è un fatto gravissimo.
PRESIDENTE. Però siamo anche cortesi diamogli trenta secondi per concludere, io capisco le intenzioni, in buona fede, ha cercato di portare l'argomento...
LIORI (A.N.). Io non voglio dare un significato politico più grande di quello che è a questo episodio, signor Presidente, però non posso esimermi dall'esprimere la solidarietà agli amministratori locali, indipendentemente dalla parte politica, signor Presidente, anche perché la politica non può essere interessata da episodi come questo, ha altri mezzi, ha altri strumenti per esprimersi e chi volesse dare significato politico ad azioni simili, non avrà la solidarietà di nessuno. Diverso è se questo episodio fosse frutto di un malessere che attraversa quei territori del quale noi dobbiamo essere tutti consapevoli, più che mai, e dare le risposte a questo malessere che la politica sa dare, migliorando le condizioni di vita, le aspettative della gente, ma soprattutto le possibilità di operare degli amministratori ai quali questa amministrazione, questo Consiglio non deve dare una formale espressione di vicinanza e di dispiacere, ma dev'essere vicina con atti concreti che permettano ai sindaci, ai consiglieri comunali, agli Assessori che operano in condizioni di disagio gravi, di dare le risposte che la gente si aspetta da loro per impedire il ripetersi di episodi simili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie Presidente.
CORDA (A.N.). Chiedo di parlare sul Regolamento.
PRESIDENTE. Scusate colleghi, così non aiutate me, non aiutate l'Assemblea, adesso dovete dire cosa facciamo, apriamo un dibattito su questo? Lei ha chiesto di parlare, fermiamo la finanziaria, apriamo il dibattito su questo.
PIRISI (D.S.). Sull'ordine del giorno, Presidente.
CORDA (A.N.). Credo di dover parlare prima io, perché ho chiesto di parlare sul Regolamento.
PIRISI (D.S.). Sull'ordine del giorno avevo chiesto.
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.). Come sarebbe, ma lo decide lei su cosa avevo chiesto, onorevole Corda.
CORDA (A.N.). Se io chiedo sul Regolamento...
PRESIDENTE. Sono sullo stesso piano. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Onorevole Corda se permette ho la parola, mi ascolti e poi dopo parla lei. Io la ringrazio Presidente.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Sono sullo stesso piano, onorevole Corda, l'ordine del giorno e il Regolamento sono sullo stesso piano. Adesso ho dato la parola all'onorevole Pirisi e dopo la darò a lei.
PIRISI (D.S.). La ringrazio Presidente, no, io è giusto per aiutare lei come ha detto, per darle una mano. Noi apprezziamo che l'onorevole Liori abbia preso la parola su questo argomento e siamo chiaramente solidali con gli amministratori di Aritzo dove è stata messa una bomba che non è esplosa. Però, onorevole Liori, oggi su tutti i giornali c'è scritto che una bomba ha distrutto la casa di un sindacalista della C.G.I.L., buon gusto avrebbe voluto che lei mettesse sullo stesso piano quanto meno i fatti che sono successi, se invece, e dico anche che oggi...
COGODI (R.C.). Ma se stanno seppellendo i bambini sotto le bombe!
PRESIDENTE. Guardi che nessuno qua è in guerra onorevole Cogodi! Nessuno qui usa bombe, la prego!
PIRISI (D.S.). Presidente, mi fermo qui dicendo che altre circostanze sono stati presentati degli ordini del giorno unitari per esprimere la solidarietà di questo Consiglio, unitari, con le firme dei Capigruppo tutti, e nessuno di noi ha preteso anche quando ha riguardato, onorevole Liori, amministratori del comune nel quale si vive, non dei quali si è vicini di casa, di intervenire in questa maniera irrituale all'interno del Consiglio.
Noi abbiamo grande sensibilità per queste questioni, le preannuncio che c'è un emendamento, il numero 505, sul quale tornerò sulla questione perché ci aspettiamo anche che il Presidente gendarme dia più garanzia di sicurezza per tutti i cittadini e gli amministratori della nostra nazione.
Ed oggi c'è una guerra cruenta che si sta combattendo da altre parti, ma altri la combattono in trincea tutti i giorni. Quindi non siamo secondi a nessuno sotto questo profilo e avremmo gradito che lei, onorevole Liori, per la parte politica che rappresenta ne parlasse con tutti i rappresentanti di questo Consiglio e stia tranquillo che avremmo fatto un ordine del giorno unitario di solidarietà nei confronti del sindaco di Aritzo. Avremmo gradito, glielo ribadisco che lei avesse avuto analoga sensibilità nei confronti di chi ha avuto la casa distrutta mentre dormiva all'interno e svolge un'azione sociale importante nel territorio della nostra Isola.
PRESIDENTE. Io voglio ricordare che il Regolamento espressamente impedisce che vengano introdotti altri argomenti che non siano quelli scritti all'ordine del giorno. Io cerco di fare il mio lavoro in maniera cortese. Però, per cortesia, poi non si possono aprire varchi all'interno dei quali poi si parla di tutto, perché non facciamo il nostro lavoro.
Sul RegolamentoPRESIDENTE. Onorevole Corda io le do la parola sul Regolamento, la prego, e dopodiché se ci sono ordini del giorno che devono essere fatti, vengano fatti e presentati.
Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, io ho chiesto di parlare sul Regolamento e questo farò! Lei ha detto, anticipando quello che avrei detto io, che per cambiare l'ordine del giorno è necessario che ci sia il voto di quattro quinti della Conferenza dei Capigruppo, in assenza di questa decisione non è possibile modificare l'ordine del giorno, ed allora questo era il senso del mio intervento e quindi io invitavo a nome mio il Presidente a rispettare il Regolamento in questo senso e a riprendere quindi la discussione dell'argomento all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'emendamento 749 può essere illustrato.
Onorevole Sanna siccome ciò che ho detto stamattina all'onorevole Cogodi sono uguali gli emendamenti, una sola illustrazione, la prego li illustri tutti, sono allegati al 230. Sono emendamenti al 230.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Il 230 lo tratto separatamente.
PRESIDENTE. No, le sto dicendo, sono emendamenti al 230, lei illustri i suoi dal 749 al 753.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare gli emendamenti.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Rappresentano degli emendamenti che in qualche modo offrono rispetto all'impostazione dell'emendamento 230, un'opportunità di confronto ed anche, io direi, di dialogo con la Giunta nella direzione di accettare un ragionamento che veda una convergenza sull'idea di perfezionare e confermare la strategia prevista al comma 1 e quindi rifinanziamento dell'articolo 19 della legge 37. Io credo che un argomento che riguarda come in questo caso il lavoro, e mi spiace che non ci sia né il Presidente Pili né l'Assessore Masala, ma lo dico all'Assessore Biancareddu perché lo riferisca, debba iniziare con l'indicazione di un dato pubblicato sabato 29 scorso su Il Sole 24 Ore, che dice: "Il sud torna a perdere occupati!" La Sicilia è al primo posto meno 23 mila posti, guidata da una Giunta di centro destra, incalzata dalla Sardegna con meno 11 mila posti di lavoro e con una piccola postilla perché questi dati che si riferiscono a quello che è intervenuto tra gennaio 2002 e gennaio 2003 ha in meno il dato che riguarda l'industria, perché in questo conteggio si dice: "1000 occupati in meno in agricoltura più 1000 nell'industria" ai quali dobbiamo togliere i 1000 che per effetto delle cose che stanno accadendo tra Ottana, Macchiareddu e Porto Torres non ci sono più e quindi il saldo si porta in aggiornamento a meno 12 mila posti di lavoro; seguono la Calabria con meno 5 mila, la Campania con meno 1000, la Puglia con meno 8 mila. Se si abbina ha radiografia politica che sovraintende queste ragioni con questi dati, mentre l'Abruzzo aumenta di 10000 posti di lavoro, noi abbiamo un elemento, credo, aggiornato, assessore Biancareddu, sullo stato dell'arte, che è un segnale. Quello che noi abbiamo detto nel corso di questa finanziaria e nello scorso anno, che prima o poi saremo arrivati a dei dati che confermavano come l'abbandono voluto e mirato di una concezione dello sviluppo e dell'occupazione che si era realizzata nella sintesi tra le politiche regionali abbinate a quelle nazionali, avrebbe prima o poi certamente prodotto dei dati che ripristinavano una condizione di emergenza occupativa. Questi dati sono confortati anche dai dati della Camera di Commercio, che ci dice che mentre gli iscritti nelle listi di collocamento tra il '99 e il 2000 calavano passando da 358 mila a 348 mila il dato che contraddistingue il passaggio dal 2001 al 2002 vede una ripresa di crescita, da 339 mila a 342 mila.
Io credo che noi possiamo fare tutti i ragionamenti che vogliamo, ma quando incrociamo questi dati che non sono dati di fonte politica, sono dati di fonte tecnica, da una parte l'Istituto Tagliacarne dall'altro Il sole 24 Ore, sono dati sui quali noi non possiamo discutere. Allora, il collega Balletto mi può parlare all'infinito della problematica del deficit: non me ne importa nulla di quella problematica! Quando dentro la politica che si è scelta otteniamo la visibilità di una scelta per le spese correnti e per la bagarre delle consulenze e delle progettazioni con la rinuncia ad affrontare seriamente un problema che riguarda il rifinanziamento dell'articolo 19, io credo che questo sia l'elemento centrale del giudizio di quattro anni di impostazioni politiche disastrate, dove non è che avete inventato un'altra politica per l'occupazione, avete sconquassato il coordinamento di quelle leggi che nell'insieme facevano una strategia perfezionabile, migliorabile, ma che comunque rappresentava una strategia che i risultati fino al '99 - 2000 davano come risultati positivi di un approccio alla riduzione del tasso di disoccupazione. Allora è bene fare un po' di cronistoria, io lo voglio dire con amicizia al collega Cogodi; Cogodi forse nella foga quando parla di lavoro, con voi pensa di parlare fra inter pares; io mi sono convinto che così non è, io sono della convinzione profonda che in questa materia per le cose che abbiamo visto, non per le parole, per le cose che abbiamo visto sulla politica dell'occupazione e del lavoro, noi non siamo in quest'Aula fra inter pares per due ragioni; la prima è perché c'è una concezione diversa dell'occupazione e dell'incidenza dell'occupazione nelle dinamiche di sviluppo, e vi dimostrerò perché! La seconda, perché vi manca nell'oblio della gestione del potere e di questa ossessione ad utilizzare le risorse pubbliche per mirarle ad azioni circoscritte, vi manca quella dote indispensabile rispetto a queste politiche di lungo periodo, non di medio o di piccolo periodo, ma di lungo, perché quando la disoccupazione in una regione oscilla intorno al 20 per cento, o si fanno politiche continuative che abbiano una medesima filosofia per incidere su quel settore o sennò si è destinati a registrare dei saliscendi che denunciano la mancanza, da parte vostra, di un requisito di lungimiranza, di responsabilità nei confronti di un problema che non è né di sinistra, né di destra, è un problema di snodo delle questioni dello sviluppo nella nostra Regione. E vengo al dunque. Ma insomma, la storia di questo articolo 19 è la seguente: negli anni '98 - '99 registrava la Sardegna una percentuale di disoccupazione intollerabile sul piano anche del confronto nell'area del Mezzogiorno. Si era pensato che organizzando il sistema dello sviluppo locale si potesse passare da una concezione culturalmente improduttiva, che erano i cantieri comunali, che davano delle cose di piccolo periodo, ad una condizione nella quali i due effetti, cioè il calmieramento sociale nell'immediato e la generazione di ricchezza e di occupazione nel più lungo periodo, si potesse sintetizzare in uno strumento che per la sua flessibilità raggiungeva questo obiettivo: era una condizione drammatica. Quando la disoccupazione è a quei livelli le politiche sono due. Non mi venite a parlare, come nel Dpef, che dovete bilanciare le politiche di incentivo con le politiche fiscali, questo non c'entra niente, quella è una politica che riguarda quelli che sono già occupati, non quelli che devono essere occupati, perché al 20 per cento quelle politiche sono ininfluenti.
Allora fare una politica equilibrata che contenga l'emergenza con politiche attive di immediato riscontro, perché c'è un problema di ammortizzatore sociale da mettere sul campo, perché quando poi le tensioni sociali inviluppano in una società, anche l'approccio ad un'intrapresa imprenditoriale diventa un lavoro impossibile, diventa un lavoro difficile. Allora ecco l'equilibrio tra generazioni di impresa e tenuta del sistema della tensione sociale e della disoccupazione. Finito quel periodo si è cominciato a raggiungere, attraverso questo strumento, una sorta di ottimo risultato, nel senso che il recepimento di questa finalità si è sposata, non solo con le politiche di sviluppo locale di carattere nazionale, la programmazione negoziata, tutte queste questioni qua, ma si è anche inserita autorevolmente dentro il sistema dei provvedimenti regionali che andavano nella stessa direzione, creando un tutt'uno, e paradosso dei paradossi, laddove è intervenuto il sistema del quadro comunitario di sostegno e del POR è servito per i comuni anche in quella funzione ad armonizzare e a integrare le politiche. Tutto questo ha generato quegli indicatori che fino a qualche giorno fa davano un segno positivo per quanto riguarda il prodotto interno lordo e per quanto riguarda la diminuzione dell'incidenza della disoccupazione. Cosa avete fatto voi? Da un lato avete destrutturato, disarticolandolo, perché i modi di disarticolare sono tanti, il primo è quello di non crederci, il secondo è quello, non credendoci e non comprendendolo, di diminuire il potenziale finanziario che dava ragione a quegli strumenti. Voi questo avete fatto in questi anni, in una sterile politica che sosteneva la tesi in base alla quale in attesa dell'incipiente approntamento di quelle che sono le nostre proposte sullo sviluppo e l'occupazione intanto diminuiamo la barra di coloro che sostengono che leggi di settore che stanno funzionando sono quelle del centro sinistra. Male, le leggi funzionano per sostituzione, non vi sareste mai sognati di accreditarvi un risultato depotenziando uno strumento senza proporne un altro; e che cosa è andato avanti? E` diventato tutto questo uno strumento per eliminare dal tessuto che si stava sviluppando nei territori la possibilità di intercettare le risorse per realizzare e per credere nel realizzare un sistema di imprese.
Il partenariato è diventato un optional, è diventato per voi un po' un optional aristocratico, nel senso che voi non è che lo negate in partenariato, voi intendete il partenariato come una sorta di concertazione aristocratica, cioè con chi pensate voi. Ma la concezione peggiore è che l'articolo 19 non avete inteso, anzi in parte io comprendo la vostra opposizione all'articolo 19. La vostra opposizione all'articolo 19, lo dico perché così io l'ho percepito e lo stanno percependo anche i sardi, è la consapevolezza che l'articolo 19 nella storia della legislazione regionale ha in qualche modo rotto il diaframma dell'ipotesi che l'impresa in Sardegna potesse essere continuata a considerare una sorta, dal punto di vista concettuale, di attività riservata solamente alle aree capitalistiche ed elitarie del sistema imprenditoriale.
Il liberismo che portate avanti voi è quello che dice che l'impresa sì, si deve sviluppare, ma quando parlate di impresa state intendendo quella parte borghese, capitalistica che è già impresa, non state pensando che l'impresa nella sua potenzialità, ed è questa l'innovazione dell'articolo 19, che ha aperto le porte del sistema imprenditoriale a gente che con una media cultura e con delle buone idee sul piano locale è stato in grado di realizzare delle imprese vere e proprie che raggiungono livelli di produttività e di occupazione assolutamente invidiabili rispetto a quelli che voi pensate, continuate a pensare come i depositari delle politiche imprenditoriali. Su questo matura la nostra divisione. Sulla concezione che l'impresa non è un fatto affaristico, è un fatto di opportunità, è una ragione di servizio che noi rendiamo attraverso gli strumenti a chi ha idee, non a chi ha capitali, perché in questa Regione, e sfido la prova del contrario, sarebbe facile per noi enucleare in questi anni le cose e le leggi che abbiamo fatto dall'imprese e dall'industria vera e propria fino a sconfinare nelle imprese socio - assistenziali e sanitarie che vi dimostrano come tutto quello che noi abbiamo fatto, adeguamenti di parametri, di cose, non hanno fatto che consentire l'ulteriore capitalizzazione di coloro che già vivevano in una dimensione imprenditoriale di esorbitante valore aggiunto, che non genera occupazione, genera ricchezza.
Ed allora vediamo che gente che si interessava di sanità si comincia a interessare di mille altre cose che non hanno niente a che vedere con quello. A creare investimenti a destra a sinistra che non generano occupazione, ma cercano di consolidare la capitalizzazione familiare e personale dell'impresa. E' qua il discrimine. E` qua il discrimine, Assessore Biancareddu. Allora l'idea che noi portiamo avanti nel rifinanziamento dell'articolo 19 è proprio questa: convincetevi che il primo danno è a voi stessi perché voi dovreste rispondere dell'applicazione dell'esecuzione del quadro comunitario di sostegno per tutti questi anni che l'avete gestito. E se nella prima parte vi è andata bene, non vi andrà bene nella seconda parte se togliete i presupposti per cui i comuni, attraverso loro iniziative, possono in qualche modo partecipare alla spendita dei fondi comunitari, perché togliendo da una parte, non potete guadagnare dall'altra, se non portando anche la realizzazione dei fondi comunitari a un sottodimensionamento che produrrà tagli a carico della Regione Sarda e che riserverà quelle opportunità a coloro che già dispongono delle risorse, che non hanno bisogno degli incentivi pubblici e che pur di continuare questa corsa al massimo profitto possibile, e non certo all'occupazione, approfitteranno della condizione che gli è data. Questo è il punto. Ed oggi che la disoccupazione è diminuita, dite voi, ma che a nostro giudizio sta riaumentando, in una regione che oggi, non ieri, a fronte dei suoi dati di disoccupazione porta il doppio della percentuale di disoccupazione giovanile della media nazionale, cioè la disoccupazione giovanile da noi è il doppio di quella nazionale, stiamo parlando del 47 per cento e voi qual è la vostra risposta? Dimezzarlo, fare delle operazioni e delle acrobazie per recuperare fondi che erano nati a una certa destinazione e che vorreste utilizzare secondo uno schema retrogrado ed arcaico che ci riporta indietro di vent'anni, facendo del diritto al lavoro una sorta di elemosina e di assistenza che è l'unico strumento che è ancora in vigore nel terzo mondo per affrontare l'approccio allo sviluppo. Il primo approccio nelle aree del sottosviluppo è questo, quello della sorta dei cantieri di lavoro. Noi abbiamo bisogno di altro, è stato dimostrato nei PIA, nei pochi PIT che sono stati approvati, come ci siano in Sardegna dei giovani diplomati ed anche non diplomati, che prendendo le mosse dai saperi locali, dalle cose che hanno imparato nella loro famiglia, dai genitori artigiani o factotum nel bisogno dei nostri paesi dell'interno, sono stati capaci di inventare sistemi di impresa in grado di generare non solo lavoro per sé stessi e per la propria famiglia, ma di generare anche occupazione. Questo non significa che noi siamo chiusi nella acritica consapevolezza che quello che dice l'articolo 19 non sia perfettibile e migliorabile, ed è per questo che vi abbiamo detto, non quando i comuni si trovano con l'acqua alla gola, come in questo momento, siete autorizzati a tagliare di sana pianta; poniamo nel tempo l'impegno comune a confrontarci su come modificare quello che oggi tutto sommato è un diritto, un diritto e un vantaggio a voi stessi per le politiche che sono in campo, e vediamo come migliorare questo strumento legislativo nella direzione di una Regione moderna, di una Regione che sta dentro un'Europa, che da qui a qualche anno entra nel libero mercato e che se non provvede a far nascere l'impresa se la vedrà nascere in Marocco e nel Sudafrica e verranno qua a insediarsi per cercare di raggiungere consumi e per raggiungere mercati. E quando noi non avremo occupato quegli spazi, certo non saranno i nostri giovani a essere occupati, saranno i giovani che verranno da lì e che capiranno che l'opportunità dell'apertura dell'area di libero scambio, è un'opportunità straordinaria per loro e mica vanno a occupare la piena occupazione del Nord-Est, verranno a occupare la non occupazione e l'inerzia che avrà contraddistinto questi anni che ci sono dati a noi. Questo è il ragionamento. Io non voglio fare di questo ragionamento una sorta di marcatura a uomo fino a quando non cedete, come sempre è capitato. A me non interessa, io le cose le vorrei dire una volta, credo di dirle a persone in grado di capirle e anche in grado di misurare le responsabilità, ma questo è il punto, è un punto che muove dall'analisi, non dalla voglia di pensare agli strumenti come ragione di tenere una Sardegna sotto una sorta di paternalismo autoritario, perché quello che state realizzando voi, così come quello che ha realizzato il Presidente del Consiglio a livello nazionale, il vostro leader, è quello di non aver pensato di conquistare il governo, sta pensando di conquistare lo Stato, ma lo Stato è governato da regole e anche da doveri. E qui avviene lo stesso: non pensate di portare per la vostra responsabilità sui sardi una sorta di paternalismo autoritario che li priva delle opportunità, perché quando i sardi hanno conosciuto queste opportunità e verranno loro sottratte il giudizio sarà molto più chiaro e molto più tagliente sul fronte del giudizio politico. Quando noi vi chiediamo di dare i tempi del miglioramento, i tempi del cambiamento, ma di non negare le opportunità che sono date oggi e che, vi ho dimostrato, vanno nella direzione dei vostri interessi, vi chiedo e vi chiediamo un'attenzione particolare, che non è quella di evocare il deficit o quella di combattere su un esercizio provvisorio e, lo dico perché non sono intervenuto prima, quando un governo e una maggioranza presentano solo il quarto mese di esercizio provvisorio, quello costituisce di per sé il giudizio politico. Che altro bisognerebbe aggiungere? Ha già questo dato evidente ed eclatante.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 606 ha facoltà di illustrarlo.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, stamani ho illustrato un altro emendamento e non avendo esaurito tutti gli elementi a sostegno di quell'emendamento stesso riprendo da dove avevo lasciato.
Quindi, dicevo, dipingendo il quadro internazionale, che i sistemi che risultavano più penalizzati sono proprio quelli più arretrati, come quello della Sardegna e del Mezzogiorno d'Italia.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue BALLETTO.) La domanda che a questo punto ci si pone è quella di capire in che modo può intervenire sulle politiche di sviluppo la nostra Regione, dal momento che le leve sono in mano ad altri soggetti: Stato e Unione Europea. La risposta, a mio parere, è abbastanza semplice: la Regione ha in mano uno strumento, diciamo due strumenti. Il primo, fondamentale, è la politica degli investimenti e l'altro è quello delle leggi che intervengono per allentare le rigidità del lavoro soprattutto nella direzione del costo del lavoro, cosa che è stata fatta nella scorsa legislatura, va detto, a iniziativa dei colleghi di Alleanza Nazionale, sufficientemente e adeguatamente finanziata nel corso di questa legislatura e anche di questa manovra finanziaria con la legge numero 38.
La crescita economica è sensibile a livello degli investimenti che si sostengono con la spesa pubblica, da una parte, e con gli interventi che favoriscono investimenti privati dall'altra parte. Nella legge 37 del '98 non è mai stata chiara la finalità occupazionale che si voleva perseguire, così come è stata del tutto irrazionale la pretesa in funzione della quale si è voluto considerare il piano straordinario del lavoro del tutto autonomo e scollato dalle altre leggi in materia di occupazione e di lavoro e soprattutto dell'intera manovra economica prevista dalla finanziaria di quell'anno, per il '99, con il connesso bilancio triennale dello stesso periodo. Questo si afferma, poiché ciò vale ormai solo per il futuro: ogni previsione di spesa e di rimodulazione di bilancio in materia di lavoro devono trovare la loro armonizzazione e compatibilità di risorse della legge finanziaria e del bilancio triennale. La legge finanziaria, infatti, non ci stancheremo mai di affermarlo e di ripeterlo, ha proprio questo compito, quello cioè di rendere compatibile tra di loro i vari interventi e valutare se l'indebitamento complessivo della Regione è a sua volta compatibile con le risorse disponibili presenti e future. Gli eccezionali e non prevedibili eventi calamitosi di questi ultimi anni hanno dilatato, in misura ormai divenuta insopportabile, l'indebitamento regionale complessivo, ecco perché, oggi più che mai, bisogna tenere nella massima considerazione il problema delle compatibilità. Il rischio è che chi governa il presente, attraverso la contrazione di mutui, metta un'ipoteca sulle risorse future, consumando immediatamente ciò che in termini reali sarà reso disponibile solo domani. Se poi le disponibilità derivanti dall'accensione dei mutui, invece di finanziare investimenti produttivi continua ad essere, così come si è fatto con la legge 37, per sostenere ancora il lavoro assistito, si accentuerebbe il danno già causato in termini di risorse e di ingiustizie sociali con l'impoverimento dell'intera collettività regionale.
Il piano straordinario del lavoro non è mai stato da noi condiviso perché si fondava su una premessa errata che ne ha compromesso irrimediabilmente tutta la sua impostazione di fondo. La premessa era che il fenomeno della disoccupazione, che come ho affermato in precedenza è un problema di dimensione mondiale, possa essere affrontato a livello regionale a prescindere dalle decisioni che al riguardo verranno assunte tanto a livello nazionale (la legge nazionale, ad esempio, contiene una serie di provvedimenti di intervento nel mercato del lavoro e attualmente sono in discussione, con la legge Biagi, le elasticità e gli interventi sulla rigidità in questo mercato), sia a livello europeo. La pretesa di allora, non modificata dall'attuale atteggiamento delle forze d'opposizione, era invece profondamente sbagliata, poiché il problema della disoccupazione in Sardegna è sempre stato un problema strutturale e di sviluppo, che come tale andava considerato e trattato, e a maggior ragione oggi.
Lo sviluppo, colleghi della opposizione e della maggioranza, promana dalle imprese e dalle nuove iniziative produttive che le stesse imprese riescono a promuovere in un mercato libero. Se queste considerazioni hanno fondamento, tanto la Regione quanto i Comuni, possono solo concorrere alla promozione del processo di sviluppo con gli investimenti pubblici in infrastrutture e soprattutto con l'efficienza ed efficacia delle loro burocrazie, ma non vi possono concorrere continuando a ritenere di essere essi stessi i soggetti attivi di nuove iniziative imprenditoriali. Io ritengo che ogni soggetto debba svolgere il ruolo che gli è proprio; alla Regione e ai Comuni spetta infatti il compito di rendere efficienti, come detto, i loro apparati burocratici, mentre alle imprese è affidato il compito di promuovere le nuove iniziative produttive che sono indispensabili per far decollare il processo di sviluppo economico. Con questa legge che si vuole mantenere in vita si aveva la pretesa di trasformare i 15.000 lavoratori precari di allora, gli LSU, gli LPU, eccetera, in altrettanti lavoratori produttivi a tutti gli effetti con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ma a questa alta, rispettabile e nobile aspirazione della legge 37/98 non è corrisposta l'esigenza che i nuovi posti di lavoro dovessero essere creati dalle imprese, bensì la singolare affermazione che di questo problema se ne dovessero occupare i Comuni, ben sapendo che essi, come poi è avvenuto per quel poco che hanno saputo fare, hanno solo riproposto lavoro assistito, come quello che con quella legge si voleva eliminare. Erano e sono tuttora errati i soggetti destinatari dell'intervento. La cosa più sorprendente e inaccettabile è che l'articolo 19 della legge 37 è sempre stato finanziato con risorse non disponibili con il ricorso all'indebitamento disattendendo del tutto le affermazioni contenute nella nota di accompagnamento al bilancio pluriennale per gli esercizi 1998-2000, e se avete un momento di pazienza e rintraccio le carte vi leggo cosa dicevano le note di accompagnamento a quella manovra finanziaria che era stata predisposta dall'Esecutivo di centrosinistra. A pagina 2 della nota di accompagnamento al bilancio pluriennale per gli anni 1998-2000 si legge: "La Giunta ha assunto l'impegno che attraverso una manovra che prevede un risparmio sulle spese dei futuri esercizi, a valere sulle entrate proprie, viene eliminato il ricorso ai mutui relativi agli impegni e al disavanzo degli esercizi pregressi. Il risultato è un risparmio in termini di impegni finanziari ed una manovra più realistica basata sulle effettive entrate dell'esercizio corrente". Ebbene, col DPEF recentemente approvato noi abbiamo dato corpo o abbiamo cercato di dare corpo a questa indicazione che non proviene dal centrodestra ma che proviene direttamente dall'Esecutivo di quell'opera e dalla sapiente opera svolta dall'Assessore della programmazione di allora, l'onorevole Pier Sandro Scano.
Siete ritornati, colleghi, prima voi e poi anche noi, a causa della nostra debolezza, alle politiche del passato col ricorso ingiustificato e indiscriminato alla contrazione di mutui per incrementare le risorse disponibili.
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Proseguirò in discussione generale.
PRESIDENTE. Dopo il 606 abbiamo l'emendamento 628 e connessi col 628 tre emendamenti perfettamente uguali anche al 628, ove si modifica soltanto la cifra relativamente alla risorsa da allocare sul bilancio. Per cui, praticamente, l'illustrazione di un emendamento vale per tutti e quattro.
Uno dei presentatori dell'emendamento numero 628 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Con l'emendamento principale 628 e successivi emendamenti di variazione noi proponiamo una cosa molto semplice: ricostituire la base di sostegno finanziario all'articolo 19 della legge 37. Avanziamo questa proposta, vorrei dire, non per le ragioni contrarie a quelle che poc'anzi esprimeva il collega Balletto, il quale ha svolto un ragionamento e, debbo dire, dobbiamo anche dare atto che l'ha svolto in modo puntuale e documentato, distorcendo a fini di parte gli elementi di conoscenza che sono in suo possesso, e questo fa parte della dialettica, della diversa impostazione, anche diversa cultura politica e diversa finalità con la quale noi affrontiamo questa questione da sinistra e Balletto la affronta da destra.
Due culture politiche, le quali però, due diverse e antitetiche culture politiche, non dovrebbero escludere che su alcune questioni si possa rendere omaggio alla verità. E' solamente un pregiudizio, ed è un pregiudizio ideologico quello che continuamente assume e ripete, ecco dov'è la ripetizione: che la destra vorrebbe sviluppo, la destra vorrebbe impresa e noi vorremmo assistenza. Assistenza sociale, assistenza nobile, assistenza meritoria, ma assistenza, cioè un intervento di rango inferiore sul piano della qualità rispetto a quello che proporrebbe la destra. I fatti dicono che non è così, cioè noi diciamo quello che pensiamo e quello che pensiamo è anche tradotto in proposte, anche in leggi, anche in sacrificio finanziario, che però si traduce in investimento, che è investimento sociale, ma è anche investimento economico, di sviluppo. Dov'è il pregiudizio ideologico? E' ripetere in modo insano quello che per pregiudizio ideologico si era detto quattro o cinque anni fa. Infatti assume Balletto: "Noi eravamo contrari al piano per il lavoro e a maggior ragione siamo contrari". Voi eravate contrari, avete sbagliato e a maggior ragione dovreste riconoscere che avevate sbagliato. E infatti molti colleghi di Balletto, e non solo perché sono oggi su altri fronti della pubblica amministrazione, per esempio sul fronte degli enti locali, anche colleghi di Consiglio dell'onorevole Balletto oggi sono difensori, per averlo visto e toccato con mano, l'hanno detto loro, dell'utilità non solo sociale, ma anche economica e produttiva di quegli stanziamenti e di quelle norme.
Ma perché il confronto sia vero, seppure così come è consentito illustrando emendamenti e poi intervenendo sugli emendamenti e quindi un po' a rate, anche noi tenteremo di sviluppare un ragionamento, seppure dovrà essere svolto e sostenuto per parti, un po' a rate. Partiamo da un lato, prendiamo i dati che la Giunta ha distribuito, non i centri sociali, la Giunta regionale ha distribuito a tutti i consiglieri regionali delle tabelle riepilogative con l'intento di dimostrare che i fondi della 37, articolo 19, aperta e chiusa una piccola parentesi, quando parliamo di piano per il lavoro, adesso stiamo parlando dell'articolo 19 ma badate che il piano del lavoro, la legge 37, non è solo l'articolo 19, è anche altro e ben altro che ha dato ottimi risultati, a partire dagli interventi sulla piccola e media impresa, sull'artigianato, l'articolo 18 sui progetti speciali e quant'altro, l'articolo 28 o 29 sull'estensione della forestazione, ma su quello torneremo e ne parleremo in modo specifico.
Articolo 19. A dimostrazione o a ritenuta dimostrazione del cosiddetto fallimento e dell'accumulo dei residui, la tabella che è stata distribuita dice, mi riferisco alla tabella più, come dire, delicata, quella che offre meno spunti al nostro ragionamento e dovrebbe offrirne di più a quelle di Balletto o di chi la pensa come lui. Mi riferisco all'annualità 2000, quindi a ben due anni trascorsi interamente e contabilmente a tre anni fa. Annualità 2000, partiamo dal dato complessivo finale. Una dotazione finanziaria di 400 e tot miliardi, utilizzata una somma di 99 e tot miliardi, una cifra inferiore ad un terzo, anzi inferiore ad un quarto, 23,57 complessivo regionale.
I posti di lavoro, chiamiamoli così, cioè le opportunità di lavoro produttivo e stabile dei programmi che sorreggono, o meglio che sono sorretti dall'intera posta finanziaria regionale, dovrebbero essere 8.902; essendosi a oggi speso intorno a un quarto di questa somma i posti stabili di lavoro produttivo, attraverso nuova impresa locale, sono 2.325. Prima considerazione: questo dato, se viene letto bene per il verso giusto, è un dato estremamente positivo, perché? Per due ragioni: primo perché rispetto agli occupati stabili, continuativi, di vera, nuova e aggiuntiva occupazione, di carattere permanente e di lavoro produttivo e di nuova impresa locale, rispetto alla programmazione, l'effetto in percentuale è superiore alla previsione, cioè un quarto di somma già spesa è più di un quarto di occupati stabili in esercizio con un costo di unità lavoro che si aggira intorno ai 40, tra i 35 e 50 milioni.
Ma mi sapete dire dove, quale impresa riesce a produrre, in questa Regione, occupazione qualificata, stabile, produttiva attraverso nuova impresa con un rapporto tra investimento e ricaduta occupazionale continuativa con una media tra i 35 e i 50 milioni? Dove? Quello che c'è e figura non speso è quello che via via dovrà essere speso perché i programmi prevedono l'utilizzo dell'intera somma, i programmi, il riscontro, man mano che si spende, è pari e anche superiore alla programmazione locale, quindi la proiezione dice che in una sola ...
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Solo per concludere sull'esplicitazione di questo dato, la proiezione dice che la sola annualità 2000 porta sicuramente al risultato virtuoso di oltre 8 mila occupati stabili, facciamo quest'operazione nel triennio e noi avremo, con meno di 1.000 miliardi, tre per otto ventiquattro, ma sono quasi 9.000 per annualità che ne derivano dai programmi e si vede che la proiezione dà tanto e anche più, avremo 24, 25 mila occupati stabili nel primo triennio distribuiti in tutto il territorio attraverso nuova impresa locale. Facciamo le dovute proporzioni e vediamo dove e quando è mai stato possibile che in questa Regione si è potuta allargare tanto e bene la base produttiva e talmente articolarla e distribuirla sul territorio per avere risultati di questa portata, poi torneremo a analizzare ancora questi e altri dati per dire che sono proprio i riscontri effettivi sul campo che dicono che questa legge, anche ragionando in termini non solo di solidarietà sociale ma anche di intervento economico sano, al fine dello sviluppo è una legge che va sostenuta e migliorata e non invece colpita.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna per illustrare l'emendamento 653.
PINNA (Gruppo Misto). Molto rapidamente, Presidente, perché l'emendamento è lungo ma dico subito che questo emendamento ha una sorta di valore simbolico perché l'intendimento nostro è quello di avviare una riflessione in questo Consiglio in relazione ad uno strumento che noi riteniamo debba essere preso in considerazione dal Consiglio stesso che è relativo all'introduzione e all'istituzione di indennità di inserimento per i disoccupati della Sardegna. Noi siamo arrivati a questa considerazione in funzione anche di tutti i discorsi che si stanno facendo in quest'Aula, innanzitutto per i buoni risultati raggiunti da questo strumento, laddove è stato adottato in altri Paesi europei, in altre regioni europee con ritardo di sviluppo e con alti tassi di disoccupazione ma non alti tanto quanto sono i nostri tassi di disoccupazione e in funzione di questi risultati noi ci siamo fatti l'idea, ma non solo noi, è un dibattito che c'è a livello nazionale che ha visto avanzare anche una serie di proposte di legge prima che si consolidasse l'idea che in base al Titolo V questi provvedimenti potessero essere delegati alle Regioni e quindi affrontati a livello regionale. Dicevo che siamo arrivati a questa considerazione perché il livello della disoccupazione è tale per cui noi crediamo che ci debba essere, che debbano essere adottati strumenti-ponte che consentano ai giovani disoccupati di prepararsi per l'inserimento nel mondo lavorativo avendo la possibilità di sopravvivere e con un'indennità che abbiamo individuato in 400 euro al mese per i giovani al di sotto dei 32 anni e di 500 euro sopra i 32 anni. Dicevo, un ponte che gli consenta di vivere dignitosamente e soprattutto di prepararsi e di essere in grado di orientarsi e di formarsi con una formazione permanente per prepararsi sulla base dei programmi di sviluppo regionale all'inserimento nel mondo del lavoro. Ora ovviamente ci rendiamo conto che questo presuppone che funzioni tutto in questa Regione, compreso il recepimento della riforma per i servizi all'impiego, che sappiamo tutti essere in fortissimo ritardo, tant'è che questa prima proposta noi l'abbiamo avanzata in connessione con una proposta di legge per la riforma dei servizi all'impiego e come strumento perché il dato che poi è in aumento, come ha detto il collega Gian Valerio Sanna, da 339 mila del 2001 siamo passati a 342 mila del 31 dicembre 2003, come è scritto nell'ufficio di collocamento, che vede i giovani tra i 15 e i 24 anni con una percentuale altissima all'interno di questa fascia e che soprattutto comincia a denotare delle strutture di queste disoccupazioni che sono fortemente preoccupanti come la disoccupazione di lunga durata che riguarda i giovani. La disoccupazione di lunga durata è intorno al 60 per cento e dunque questo significa che la disoccupazione è connessa a un dato strutturale di una sostanziale stagnazione della nostra economia che non riesce a dare risposte e a creare una rotazione del lavoro tale per cui possano esserci sì iscritti all'ufficio di collocamento ma con una data e con un'anzianità di iscrizione molto più bassa.
A tutto questo si aggiunge il dato preoccupante, allarmante dei 12 mila giovani costretti ad emigrare negli ultimi tre anni, compresi tra l'altro in una fascia d'età tra i 18 e i 30 anni. Ecco, a tutto questo non si è certamente posto rimedio in questi quattro anni. Dicevo che questo emendamento ha un valore simbolico, non pensiamo neppure di portarlo fino al voto, per invitare il Consiglio a una riflessione, poi ci ritorneremo perché c'è una specifica proposta di legge su questo argomento anche perché in questo frangente della finanziaria, noi crediamo che di fronte a questa situazione debbano essere utilizzati nell'immediato, nel contingente, gli strumenti di cui già disponiamo, strumenti, collega Balletto, che per quanto riguarda lo sviluppo dell'occupazione che non è solo l'articolo 19 ma tutte le altre leggi per incentivare l'impresa nei diversi settori, hanno dato scarsissimi risultati anche per come sono stati utilizzati in questi anni, ma mi pare che sia del tutto inutile e privo di credibilità dire che noi siamo o che voi siete per creare lavoro con lo sviluppo dell'impresa, quando in questi quattro anni non è venuta fuori una sola proposta, non solo nuova da parte del centrodestra, ma neanche avete avuto la capacità di creare quello strumento che tutti abbiamo sostenuto in questi anni a partire dalla proposta di legge presentata dal centrosinistra, primo firmatario Falconi, di arrivare a un testo unico per coordinare gli interventi in favore dell'impresa. Dunque il nostro parere è che non è venuto niente di nuovo in questi anni e che la grande massa di disoccupati che è presente nella nostra Regione non debba essere sottoposta, soprattutto per quanto riguarda i giovani, al dramma dell'emigrazione che è ripreso in una misura che non si conosceva dagli anni '60 in qua in Sardegna, che non solo sta creando drammi personali e familiari, ma rischia di creare un danno antropologico con la perdita e un danno grave dal punto di vista sociale e anche economico per la nostra Regione, perché quelli che stanno andando via, quelli che stanno emigrando sono quelli che studiano, sono i nostri giovani migliori che si sono impegnati per conseguire un titolo di studio e una professione e questo fa il pari con lo spopolamento delle zone interne che noi dobbiamo in tutti i modi cercare di arginare e dunque siamo del parere che questo strumento possa consentire di creare, di gettare un ponte in favore dei disoccupati in cerca di prima occupazione, soprattutto di quei disoccupati di lunga durata che, essendo stati espulsi dal mondo del lavoro, rischiano di non rientrarci più. Questo è il senso dell'emendamento che - ripeto - ha un valore essenzialmente simbolico e teso a avviare una riflessione in questo Consiglio regionale che speriamo di riprendere successivamente anche perché noi siamo del parere che il confronto in questa finanziaria debba svilupparsi essenzialmente col raggiungimento dell'obiettivo di rifinanziare, con le stesse risorse dell'anno precedente, l'articolo 19 della legge 37.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Falconi per illustrare gli emendamenti numero 450 e numero 598.
FALCONI (D.S.). Grazie Presidente, è un po' imbarazzante intervenire in quest'Aula un po' vuota, quasi demotivata, sonnacchiosa e tutta un'altra serie di cose che potremmo dire ma per il rispetto che portiamo al valore e alla rappresentatività di quest'Aula non le diciamo, anche perché ciò che si sta dibattendo dovrebbe essere il cuore dei problemi, il problema maggiore che la Sardegna oggi vive e ne ha tanti, endemie, carestie, siccità, ha una serie di cose, però il problema dei problemi è sicuramente la disoccupazione e il problema all'interno della disoccupazione, come è stato già ricordato, il problema dei problemi è la disoccupazione giovanile, il primo inserimento lavorativo. Ebbene di questo stiamo parlando quando parliamo del piano del lavoro o se preferite dell'articolo 19 della 37; ma io preferisco parlare del piano del lavoro e brevemente ricordo che il piano del lavoro è nato con l'ultimo scorcio del Governo del centrosinistra, era rappresentato non solo dall'articolo 19 ma addirittura da due leggi che poi sono diventate la legge 36 e la legge 37, ma ancora a monte, rispetto a quella proficua discussione che si fece alla fine del '98, c'erano diverse leggi che interessavano il lavoro in Sardegna, erano le leggi in gestazione nelle diverse Commissioni. Leggi che hanno interessato l'allora centrosinistra e il centrodestra e che poi hanno formato l'articolato di queste due principali leggi. L'articolo 3 della 37, per ricordare qualcosa, era una legge organica dell'artigianato che riportava il contributo in conto capitale alla maggior parte delle imprese sarde, cioè a quelle 36 mila allora, oggi quasi 40 mila imprese artigiane che dal '93 fino al '98 non godevano di contributo in conto capitale.
Bene, l'articolo 3 della 37, è anche quello il piano del lavoro, ha riportato il contributo in conto capitale, generando in questo, attraverso questa legge, un circuito virtuoso che ha portato a movimentare, e sono i dati degli Assessori vostri, di questi ultimi anni, a movimentare centinaia di miliardi e centinaia di finanziamenti per piccola impresa nell'artigianato, solo con quell'articolo, solo negli ultimi anni qualcosa come 700 miliardi di lire. Allora, il piano del lavoro era ed è, non solo l'articolo 19, ma è anche la "36" che ha generato nell'impresa esistente, ma anche in quella che stava nascendo, delle sinergie rivolte alla prima occupazione aggiuntive rispetto alle leggi sinergiche nella stessa direzione dello Stato, che insieme hanno prodotto una occupazione in questi ultimi anni come mai si è potuta verificare in Sardegna.
Bene, queste condizioni così favorevoli, ahinoi, stanno venendo a mancare, stanno scemando. La "36" va a bandi, mancano finanziamenti, non è garantito sempre il finanziamento, l'articolo 3 della "37" per gli artigiani si è dovuto fermare per alcuni mesi perché non bastavano neanche la precedente annualità i finanziamenti, l'articolo 19 sempre della "37" oggi voi lo proponete con la metà dei finanziamenti che sono stati garantiti nei quattro anni precedenti.
Ma non solo proponete la metà delle risorse finanziarie, ma accompagnate queste risorse finanziarie ad alcune considerazioni positive, ma con una serie di riserve mentali che il collega Balletto ha espresso, mi auguro non a nome dell'attuale maggioranza, con correttezza intellettuale, la esprime dal '98 in qua, sempre coerente, sempre allo stesso modo, senza tener conto di tutto ciò che è successo nell'arco di questi quattro anni, anche di positivo. Perché io stesso avevo qualche riserva su questo massiccio intervento di 1.000 miliardi, così lo si definiva nel '98, a favore dell'occupazione, non avevo riserve sull'intervento sull'occupazione, avevo qualche riserva sul metodo seguito, poi via via che si sono dispiegate queste complessive azioni positive del piano del lavoro sono arrivati i primi risultati, tanto che in pochi anni si è passati da una disoccupazione del 21 per cento, si è passati al di sotto del 18 per cento, allora un risultato insperabile e però oggi siamo a quello. Naturalmente siamo di fronte, checché ne dica il collega Capelli, a una nuova pericolosa, negativa inversione di tendenza, cioè la disoccupazione e l'immigrazione in Sardegna hanno ripreso fiato, si è avuta un'inversione di tendenza, ma non solo in Sardegna, si è avuta nel meridione.
Adesso io cerco nei minuti che mi restano di dare a me stesso prima, ma anche ai colleghi che hanno la pazienza di ascoltare, una spiegazione logica su quello che sta succedendo nel meridione e in Sardegna, il perché nel meridione italiano si sia invertito quel circuito virtuoso che ha portato negli anni precedenti al riavvicinamento della forbice di crescita e di gap rispetto al settentrione italiano.
Il collega Balletto, non me ne voglia, perché è l'unico interlocutore quindi ci rivolgiamo a lei, Presidente Balletto, poco fa, o meglio qualche ora fa, ha ricordato che la Francia, io aggiungo anche la Germania, dall'Unione Europea sono state richiamate in infrazione perché hanno superato il rapporto deficit-P.I.L. fissato in un massimo del 3 per cento. Bene, la Francia e la Germania, aggiungo io, li hanno superati e quindi sono state richiamate a un fermo rimbrotto da parte della Commissione Europea. L'Italia si è fermata al 2,3 per cento in questo rapporto, quindi un ottimo risultato.
Sapete su cosa si basa questo risultato? Si basa su un decreto che l'ineffabile Ministro Tremonti ha proposto ed è stato approvato dal Governo nazionale e dal Parlamento che è conosciuto come il decreto taglia spese. Le spese tagliate ve le ricordo, io le ho già dette in quest'Aula, ma le ricordo in questo ragionamento sul lavoro perché è opportuno ricordarle per capire questa inversione che c'è stata nel meridione e in Sardegna, questo decreto taglia spese ha ridotto di due terzi le risorse della "488", ha ridotto di due terzi le risorse della programmazione negoziata per le aree depresse e potrei continuare, collega Balletto. Questi sono i grandi risultati del Governo nazionale ma su questo voi non avete, pure facendo parte di un'Assemblea del meridione, pur avendo titolo per rivendicare il mantenimento di ciò che ci stava e stava dando speranze di occupazione ai giovani sardi, ai giovani meridionali, voi non avete sollevato alcunché verso il Governo nazionale per rivendicare il mantenimento di quegli strumenti che si sono rivelati così tanto efficaci gli anni scorsi. Voi vantate di questo
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
FALCONI (D.S.). Presidente, mi scuso del ritardo, riprenderò anch'io questo ragionamento che necessita di un maggiore approfondimento proprio perché è un importante passaggio non solo per questa finanziaria, ma per capire e per far capire in quale direzione stiamo andando con questa finanziaria e che noi dal centrosinistra stiamo cercando di evitare proprio per evitare il deragliamento economico della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia per illustrare l'emendamento 598.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente. Per avvertire subito che questo vuole essere un emendamento provocatorio. E` una provocazione in risposta ad un'altra provocazione, quella contenuta nell'articolo 18 così come è stato formulato e proposto dalla Giunta regionale, anzi la proposizione della Giunta regionale era ancora inferiore e poi la Commissione ha aggiustato parzialmente il tiro.
Un emendamento provocatorio perché gli 83 milioni di euro previsti per l'anno '83 all'articolo 19 della "37" ci paiono non frutto di una scelta, non frutto di un ragionamento politico, insomma non frutto di raziocinio; ci pare una cifra messa lì in sostituzione di un'altra, con la consapevolezza, perché io credo che questa consapevolezza l'Assessore della programmazione, l'intera Giunta regionale ce l'abbiano, che è una cifra non congrua, che è una cifra assolutamente insufficiente, che è una cifra che però sottolinea, segnala una scelta che è una scelta fatta contro i comuni, fatta contro la capacità di programmazione dei comuni, fatta contro la capacità di spesa dei comuni, cioè è significativa di un indirizzo e di una filosofia che noi non possiamo condividere.
Ecco da che cosa nasce l'emendamento 598 laddove alla scelta di 83 milioni di euro gli hanno detto: "OK facciamo cifra tonda, perché non 100 milioni di euro?", ma l'obiettivo, Assessore, non può che essere quello di, quanto meno, ripristinare quelle che erano le risorse e le previsioni originarie.
Lo diceva prima qualcuno, è sconfortante discutere in un'Aula di argomenti, questo è uno degli articoli di peso, è uno degli articoli che contano, è uno degli articoli anch'esso che segna in maniera forte la manovra finanziaria, ed è sconfortante discuterla in un'Aula che assomiglia davvero sempre più ad un deserto, cioè nel disinteresse generale!
Io non so se il disinteresse derivi dal fatto che ormai questa finanziaria ha perso di significato, che ne sta uscendo totalmente mutilata, totalmente modificata rispetto alla filosofia originaria, o se questo disinteresse invece derivi da un altro fatto, da una consapevolezza del centrodestra, tanto è tutto inutile, a nulla serve, non ci crediamo; e poi la consapevolezza, arriviamo al momento del voto, e rispetto al voto quella che è la presunta maggioranza è destinata naturalmente a spaccarsi e col voto segreto e, perché no, è avvenuto ed è avvenuto più volte, col voto palese!
Allora, forse il disinteresse e il disimpegno nascono da questi elementi? E` una domanda che ci poniamo, ma naturalmente ci poniamo questa domanda in termini di fortissima preoccupazione.
L'onorevole Liori poco fa ha fatto un intervento richiamando un'azione criminosa riguardante un amministratore di uno dei comuni delle zone dell'interno, noi abbiamo detto che in questi casi siamo solidali, indipendentemente dalle appartenenze, sia che si tratti di amministratori di centrodestra, sia che si tratti di amministratori di centrosinistra. Però dobbiamo fare un avvertimento, che il modo migliore per esprimere solidarietà, il modo più tangibile, il modo più serio, il modo più giusto per essere vicini ai nostri amministratori locali non è quello di esprimere una solidarietà formale, che pure essa - per carità - serve, ma non può esaurirsi in quello; la forma è importante ma non è tutto.
Il modo più serio, il modo più congeniale, la forma più responsabile per esprimere questa solidarietà è far sì che gli amministratori locali vengano tenuti nel giusto conto, venga attribuita loro da parte della massima istituzione della Sardegna la giusta considerazione.
Allora, per attribuire la giusta considerazione, per rimettere gli amministratori locali in una condizione di giusta dignità perché possano spendersi in politica in maniera forte e in maniera credibile, la prima cosa è non toccare quelle risorse, ma considerare le risorse originarie un punto di partenza intoccabile, importante, che se dovesse essere modificato può essere modificato solo con integrazioni e con aggiunte, non con sottrazioni rispetto al passato.
Questo è il modo peggiore per esprimere loro la solidarietà, questo è il modo certo per dire che l'istituzione regionale nei loro confronti non nutre alcun livello di fiducia, perché li priviamo delle loro capacità programmatorie e delle loro possibilità di intervento nei territori.
L'amministratore locale è la parte più sensibile della società, è la parte più sensibile anche della vita politica perché è colui sul quale si scaricano in maniera diretta, molto spesso, tutte le tensioni sociali; allora l'istituzione regionale non deve concorrere ad accrescerle, non deve concorrere a potenziare le tensioni sociali, deve concorrere a diluirle, deve concorrere ad affievolirle, deve concorrere in uno con l'amministratore locale ad annullarle.
L'unica forma, l'unico modo che davvero si traduce in sostanza, che si traduce in fatto visibile, che si traduce in fatto operativo concreto e non in una solidarietà puramente formalistica e nominalistica è quella di ripristinare le risorse originarie e potenziarle ulteriormente, è quello di dare fiducia.
Io mi chiedo, onestamente, gli 83 milioni di euro attuali e quelli precedentemente ancora più ridotti, previsti nella proposta della Giunta regionale, nascono da cosa? Nascono da quale ragionamento? Nascono dal ragionamento che alcuni comuni hanno avuto ritardi? E` una legge giovane, è una legge recente, è una legge alla quale bisogna dare fiducia, se poi la legge non produce in tutto e per tutto gli effetti che noi auspichiamo, che noi desideriamo; se ha alcune parti per cui non è pienamente efficace, interveniamo sotto il profilo giuridico, modifichiamo quelle parti che riteniamo non essere rispondenti e soddisfacenti rispetto alle aspettative originarie, ma non introduciamo elementi distorsivi che tendono invece a ghettizzare chi in questo settore invece ha riposto speranze.
Perché se è vero che c'è chi ha incontrato difficoltà in una fase di prima applicazione, è vero dall'altra parte che vi sono numerosissimi comuni che hanno ben utilizzato la legge e che hanno ben utilizzato quelle risorse e gli effetti si vedono, gli effetti si toccano in alcuni dei nostri territori. Poi non saranno i risultati pari tutti a quelli sperati, però noi dobbiamo operare perché si raggiunga l'obiettivo, dobbiamo aiutarli a perseguire quell'obiettivo, dobbiamo agevolarli, non dobbiamo invece, in maniera semplicistica, ridurre la nostra operatività alle formali espressioni di vigilanza, di simpatia, di condanna degli attentati, di condanna degli atti terroristici e operare poi in maniera che i nostri amministratori si sentano sempre più soli, sempre più isolati, sempre più abbandonati a sé stessi.
Noi dobbiamo, in uno con loro, contribuire a costruire in questa terra di Sardegna condizioni che portino i nostri territori, quelli più degradati, quelli più poveri, quelli più isolati, quelli più marginali, quelli che hanno maggiori difficoltà devono essere accompagnati verso ipotesi di sviluppo, non devono essere mortificati con soluzioni che sono per essi ghettizzanti. Per cui, davvero, l'invito, Assessore, sotto questo profilo, è un invito forte, è un invito deciso, è un invito credibile, è un invito al quale noi attribuiamo molta importanza, molta importanza politica, per cui contiamo sulla sensibilità della Giunta regionale, non perché venga corretto l'importo di 83 milioni di Euro e portato a 100 milioni, ma perché vengano ripristinate somme importanti in maniera tale da garantire tutte le possibilità di sviluppo ai nostri comuni.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 771, 772 sono perfettamente uguali, modificano solo gli importi. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti.
COGODI (R.C.). Con questi ulteriori emendamenti, proposte di variazione, indicazioni migliorative dell'articolo 18, anche con questi strumenti, concorriamo a definire quel quadro sinergico e convergente che possa ricostituire in capo ai programmi di sviluppo locale che interessano tutti i comuni della Sardegna e tendenzialmente tutti i cittadini in attesa di un'occasione di lavoro buono, tentiamo di ripristinare almeno la base di sostegno finanziario che perdura da quattro anni. Quindi possiamo già definire consolidato, come si dice in questa materia, anche storico, cioè quel livello minimo di contributo regionale agli enti locali finalizzato allo sviluppo dell'occupazione.
La partita e l'impegno, a chi piace, si può dire che è la scommessa, la più utile, la più produttiva, anche la più bella che la Regione autonoma possa fare in ragione di ogni parte del suo territorio e soprattutto di ogni parte delle sue popolazioni. Come si fa a considerare questa partita come una questione puramente numerica, come una fredda questione contabile, e non rendersi conto che attraverso questo ed altri strumenti consimili passa l'effettiva opportunità di sviluppo sano, duraturo di questa nostra regione? Abbiamo sentito dire, quasi a critica, in senso di critica negativa, demolitoria dell'articolo 19 che la Giunta vorrebbe trasformare questo intervento da straordinario in ordinario. Abbiamo detto: "Siamo d'accordo"! E` straordinario se si adotta per un certo tempo e basta, e si mette fra parentesi, è ordinario se è continuativo! Siccome noi vogliamo che sia continuativo, deve divenire ordinario! Ma se voi lo togliete o ne cambiate la natura, avete tolto sia lo straordinario che l'ordinario! Io stesso ho riferito una parte del mio ragionamento ai numeri, ai dati, alle tabelle, quelle che dimostrano il successo in atto dell'intervento produttivo e occupazionale dell'articolo 19. Ho riferito e mi sono riferito al primo di questi dati, cioè che l'occupazione stabile proporzionalmente riferita ai soldi già spesi, ma gli altri sono in via di spesa non è che un programma si realizza in un attimo, nulla si realizza in un attimo! Un progetto avrà bisogno di essere messo in campo, di essere via via realizzato, non è che se un progetto è finanziato in un attimo è tutto fatto! Si realizzerà via via, questo vale per tutto!
Quando una legge finanzia anche il progetto anche di una strada, non è che il giorno in cui si dispone del finanziamento, la strada è fatta. Se il progetto è già pronto, ci sarà la parte e poi inizieranno i lavori e la strada si farà in un certo lasso di tempo; non è che i danari si pagano il primo giorno che si inizia un'attività! Per cui non dico che è ingeneroso o ingenuo, è puramente infondato dire che i danari non ancora spesi, se fanno parte di un programma di cui è iniziata l'esecuzione, siano o residui o pregresso, o ritardi o colpa degli enti locali.
Se voi toccaste quei due terzi o quei due quarti di finanziamento che già sostiene la prima programmazione triennale del comune, voi state toccando circa 18 - 20 mila sicure occasioni di lavoro, sicure perché derivano dalla percentuale di cui è iniziata l'attuazione, e i riscontri via via dicono che la ricaduta occupazionale stabile è superiore a quella che inizialmente era stata programmata, cioè la programmazione e la progettualità locale si è tenuta prudente, per cui nascono occupati di più, e non di meno. Il secondo riscontro obiettivo ed ugualmente interessante e positivo, sempre riferito ai dati parziali, ma che tendenzialmente sostengono un ragionamento intero, è quello relativo alle aree di intervento ed ai soggetti istituzionali chiamati all'intervento. Questo dato è per un verso un po' singolare e per l'altro verso molto incoraggiante, perché la media degli interventi è che fra un quarto, un terzo è già speso e quindi i progetti avviati, ma questo dato proporzionale medio non è ugualmente distribuito fra tutti i comuni della Sardegna, e neppure fra tutti i territori della Sardegna. Verrebbe da pensare, in base ai ragionamenti semplici ed anche semplicistici, che per esempio i piccoli comuni abbiano più difficoltà rispetto ai grandi comuni, rispetto alle città, perché sono piccoli, perché hanno meno strumenti operativi, meno uffici attrezzati, perché hanno anche - se volete - meno cultura o capacità applicata all'impresa o all'imprenditorialità. Tutto questo sicuramente è vero, però accade il contrario, che mentre i territori e le province dove sono contenute le grandi città, avrebbero dovuto essere avanti nella spesa, succede il contrario, per cui le due province che hanno una percentuale quasi doppia rispetto alla media, sono proprio le province di Nuoro e di Oristano; rispetto alla provincia Nuoro, 36 per cento, Oristano 32,59 - 33 per cento, rispetto alla media di Cagliari, 15 per cento e Sassari 25 per cento, cioè la capacità di spesa e di attuazione, di ideazione, di progettualità e di realizzazione in questa materia è inversamente proporzionale all'entità ed anche alla strumentazione tecnica di cui i comuni dispongono.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che a colpire questo intervento d'insieme si opererebbe una discriminazione nei confronti dei territori più esposti e che hanno più bisogno, quelli delle aree interne, e si punirebbe proprio chi è più bravo.
Poi bisogna darsi ragione del perché proprio le città, dove i disoccupati pure esistono, a Cagliari, nei quartieri, in tutti i quartieri di Cagliari sicuramente esistono tanti disoccupati e a Sassari, sicuramente, e a Quartu Sant'Elena sicuramente, però la grande città, quella che dispone di più mezzi, di più attrezzature per avviare l'attività è quella che rimane più indietro. C'è più insensibilità, che ovviamente non è insensibilità del destinatario, dell'utente, del disoccupato, è l'insensibilità dell'amministratore il quale a Cagliari, magari, può realizzare o applicarsi a realizzare grandi eventi. L'amministratore primo di Cagliari è più applicato alla grande festa, al fine anno, a Luisa Corna, a tutte le Luise del mondo, però dimentica che ha 90 - 100 miliardi dell'articolo 19 dei quali ha iniziato ad attuare qualcosa solo di recente, e meno male che hanno iniziato ad attuare qualcosa solo di recente! Parliamo del comune di Cagliari di 80 - 90 forse 100 miliardi, ma questo non è danaro perso, questa è efficacia, efficienza che manca proprio laddove dovrebbe essere più ....
PRESIDENTE. Concluda, a meno che non voglia proseguire con l'812 che poi è a seguire. 630 e 812!
COGODI (R.C.). Va bene. Proprio le città, le amministrazioni più organizzate, sotto il profilo tecnico ed amministrativo, invece marcano questa differenza, sul piano operativo, sicuramente negativa. Però per converso va valutata estremamente bene l'applicazione che è intervenuta nei piccoli comuni; nei piccoli comuni, dove si poteva pensare che era più difficile avviare nuove attività di impresa, proprio lì è difficile, però evidentemente l'applicazione degli amministratori, ma io ritengo anche l'ideazione dei giovani o di chi ha voluto applicarsi a queste cose ha prodotto dei fatti estremamente positivi, che devono essere assunti quei fatti positivi, che non sono mosche bianche, riguardano pressoché la totalità dei piccoli e medi comuni, devono essere assunti quei fatti positivi, quelli che gli esperti, i tecnici chiamano le buone pratiche in questa materia, come riferimento per migliorare il sistema ed anche per dire che, se si vuole, il sistema funziona, quindi dev'essere portato ad un livello di migliore efficienza, questo sì, però salvando l'impostazione e garantendo il risultato.
Noi l'abbiamo detto, lo ripeto, la prima operazione che noi vorremmo compiere - poi la soluzione sarà quella che il Consiglio riterrà nella entità del sostegno che vorrà garantire alle leggi per il lavoro e principalmente l'articolo 19 della 37 - è un'operazione verità, bisogna confutare e smontare l'impostura in base alla quale si è detto, e a furia di dire può essere sembrato vero, che ci fosse un blocco, un'inattività, una colpa dei comuni che non erano capaci di garantire sviluppo locale e occupazione. Tutto questo non è vero! Poi, chi deve decidere, decida come gli pare, però deciderà contro la verità e contro la realtà dei fatti. Perché non sembrino solo parole o anche abbozzo di ragionamenti incompiuti, cercherò di servirmi anche di alcuni riferimenti fattuali che non traggo dai libri di indagine, di analisi che pure ci sono, esistono, e da procedure complesse, ma che traggo invece dalla cronaca quotidiana, quella che viene redatta sulla scorta di quanto accade nei luoghi e che viene offerta in via di informazione immediata, e quindi verificabile, alla comunità ed ai cittadini.
Ultimo in ordine di tempo, non ho scorso le pagine dei giornali nelle cronache quotidiane di oggi: 30 marzo, un paese vicino a Cagliari ma dell'interno, un paese che non è amministrato dalla sinistra, un paese piccolo, 1.500 abitanti scarsi; piano approvato dal Consiglio comunale, finanziate dal comune le nuove imprese; Sant'Andrea Frius. Il comune ha stanziato 243.005 Euro in attuazione della legge 37 piano per il lavoro; la Commissione ha esaminato i progetti e ha giudicato idonee 24 domande; le domande presentate erano state 30. Immaginate un paese di poco più di mille abitanti dove cittadini, gruppi di persone si applicano a pensare a presentare più di 30 progetti d'impresa locale, piccola impresa locale. Ne vengono giudicate idonee 20, in soldi, e non sono miliardi, 243.005 Euro, fino all'ultimo euro, meno di 500 milioni riescono a finanziare su 24 domande ammesse, 17 di queste domande, con una media di 15 mila Euro, cioè intorno ai 30 milioni. Queste 17 imprese così sorrette, nuove, piccole, piccolissime imprese, così in questa programmazione locale, comunale, così sorrette garantiscono minimo 20 occupati stabili, quindi uno per ogni intervento, qualcuno evidentemente due, in partenza. Di che cosa si occupano queste piccole imprese locali? Si occupano dei fattori locali e le applicano a che cosa? Nell'agroalimentare, pensando a specializzare i formaggi; è un paese a consistenza pastorale, questo piccolo paese, ed uno pensa di produrre in una piccola attività di impresa, formaggi speciali. E' un paese dove si fa usualmente da tanti anni la sagra delle mandorle e qualche altra piccola impresa pensa di mettere insieme le mandorle che ci sono, che quasi più nessuno raccoglie, con il miele che lì si produce e pensa di fare un'attività con una macchina che compra con questo intervento, per produrre un dolce ritenuto locale che sicuramente è una cosa che avrà, a quella dimensione di inizio, un successo e così via.
Tutte piccole cose, con circa 30 milioni che garantirebbero, con meno di 500 milioni, un piccolo raccordo stradale di periferia, l'equivalente 20 occupati stabili, con un pezzo della legge 37, in un piccolo comune. Moltiplichiamolo questo per 10, per 100, per 377 intendendo che Cagliari, faccia almeno quanto ha fatto il comune che ho citato, ma come hanno fatto altri comuni, e traggo da Internet, navigate in Internet, io non ci so neanche navigare, ma voi avete anche Granara che è pure la nuova autorità portuale, andate e trovate tutti i ritagli dei giornali sotto la voce "legge 37, articolo 19" ne trovate centinaia e vi invito ad andare a vedere cose consimili, e anche migliori di queste, di Seulo, di Armungia, di Ollolai, di Sorgono, di Loceri, di Muravera, di Mandas e mi fermo qui perché sono arrivato a censirne almeno 132 finora di questi buoni esempi, di buone pratiche dove il rapporto tra investimento-occupato è questo, dove il piano è approvato, dove i progetti presentati, selezionati, confrontati pubblicamente, perché in una piccola comunità, quando si istruiscono venti progetti, si istruiscono di fronte alle mille persone di quella comunità, quindi c'è economia, c'è socialità, c'è anche democrazia economica, quella che non piace a qualcuno, perché è meglio che i contributi si diano ad libitum, meglio che i danari, non a 30 milioni, ma a miliardi, si diano sulla base di istruttorie di tecnici che esaminano le grandi pratiche nel chiuso degli uffici senza il controllo sociale. Qui c'è l'oggettività, qui c'è l'imparzialità, qui c'è la giustizia, perché nessun Assessore, neppure io che ho firmato il primo decreto di ripartizione delle somme, ma nessuno di quelli che sono venuti dopo possono decidere in proprio, neppure di una lira di questi fondi, perché è il criterio della legge: tot abitanti, tot disoccupati è un'operazione che in un attimo una macchina rende e quello si dà in modo imparziale ai comuni, senza paternalismo, senza patronage, in modo sicuro, senza poter variare una lira rispetto al tasso di bisogno sociale che è garantito dalle statistiche, cioè dalla realtà. Queste sono le buone leggi che danno i buoni risultati. Voi non avete il diritto e non vorreste, credo, ma non lo dovete volere, togliere dal sistema regionale leggi di questa natura, di tal fatta. Voi, se volete, negherete le risorse, ma noi stiamo combattendo una battaglia in questo momento non solo sulle risorse, ma sulla bontà dello strumento. Voi volete negare la bontà dello strumento, innanzitutto, e noi su questo invece abbiamo tutta la volontà di rappresentare e di dimostrare e di rendere evidente che questi strumenti devono essere migliorati e non invece abrogati.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 219 ha facoltà di illustrarlo.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, illustrerò molto brevemente l'emendamento 219, che si pone l'obiettivo di ripristinare lo stanziamento del 2002 relativamente ai cantieri di lavoro. La settimana scorsa l'assessore Masala ci ha intrattenuto a lungo nel tentativo di convincerci che le risorse stanziate nella finanziaria del 2003, per quanto riguarda gli enti locali, erano addirittura superiori rispetto a quelle stanziate nel 2002.
Devo dire che l'assessore Masala ci ha messo tutta la sua buona volontà per cercare di indurci a credere a quello che lui stava affermando, però, siccome spesse volte è successo durante la discussione di questa finanziaria, che quanto affermato dai banchi della Giunta non corrispondesse interamente al vero, anche in questa occasione ci troviamo di fronte a delle affermazioni che contrastano interamente rispetto ai dati che abbiamo in discussione in questi giorni.
In particolare, a parte la sottodotazione delle risorse per i cantieri di lavoro, che risultano essere deficitarie di 941 mila euro, ne abbiamo tutta un'altra sfilza, assessore Masala, di UPB e di capitoli che sono sottodotati. Le ricordo lo stanziamento relativo agli investimenti per quanto riguarda il settore degli enti locali, che è sotto di 4 milioni e 400 mila euro; l'ufficio espropriazioni che tendeva a dare una risposta a quelle che erano le competenze trasferite dalla Regione agli enti locali, che è sottodotato di un milione di euro; lo sportello per le attività produttive che risulta a zero, quindi mancano 516 mila euro; le risorse per le biblioteche comunali che risultano essere sottodotate di 1 milione e 66 mila euro; lo sportello unico per l'edilizia, idem a zero quest'anno, mentre nel 2002 era a 1 milione e 30 mila euro; gli oneri straordinari per i comuni e per gli Istituti autonomi case popolari, che avevano una dotazione di 10 milioni 330 mila euro e quest'anno nel 2003 risultano a zero; la riduzione di 10 milioni di euro circa nei servizi socio assistenziali. Quindi, vede, assessore Masala, quanto lei ha tentato di fare la settimana scorsa per cercare di convincerci, non risponde esattamente a quello che è il documento che lei come Assessore della programmazione, insieme alla sua Giunta, ha portato in quest'Aula per l'approvazione. Per non parlare poi di quella che è la dotazione dell'articolo 19 della 37, sul quale si sono a lungo soffermati i colleghi, che risultava a zero nel momento della presentazione alla Commissione bilancio e che risulta in questo momento decisamente sottodotato rispetto a quelle che erano le dotazioni del 2002 e che noi riteniamo debbano essere riprese nel 2003.
Noi, contrariamente a quello che alcuni esponenti della maggioranza hanno sostenuto nei pochi interventi, e debbo dire che anche la presenza di stasera non è una presenza che porta a dare un contributo per approvare e per migliorare questa manovra, come noi stiamo tentando di fare in questi nostri interventi, il contributo che stiamo dando, certo nel cancellare norme che non rispondono assolutamente a quelli che sono gli interessi dei sardi, ma cercando, per quanto ci è possibile dalla nostra parte, di tentare di migliorare questa manovra. E uno dei miglioramenti, anche sulla base anche di quanto ci è stato chiesto dal mondo delle autonomie locali, dall'Associazione delle autonomie locali, è quello di ripristinare le dotazioni finanziarie degli enti locali anche per il 2003 perlomeno ai livelli del 2002.
Per ritornare un attimo al discorso relativo all'articolo 19, noi non siamo assolutamente d'accordo con quanto affermava stamattina il consigliere Balletto sul risultato fallimentare dell'articolo 19. Noi abbiamo una convinzione diametralmente opposta: rispetto a quello che era l'impegno nel quale, nei molti anni, si erano cimentati gli enti locali, cioè quello di garantire servizi, di garantire infrastrutture alla propria collettività, negli ultimi anni, a partire dai PIA, a seguire poi con l'articolo 19 e poi con i PIT, si sono cimentati in un impegno nuovo, nel quale stanno dimostrando di essere decisamente all'altezza e stanno dimostrando anche di garantire risultati spesso più avanti rispetto a quelli che la stessa Regione riesce a garantire.
Assessore Masala, voi avete detto che ritenete di non dover ripristinare lo stanziamento dell'articolo 19 per i forti ritardi nelle spese relative agli anni dal 1999 al 2002. E' vero che ci possono essere dei ritardi imputabili agli enti locali, anche perché un nuovo strumento prima di essere operativo ha bisogno anche di essere capito, ha bisogno di quel periodo di rodaggio, però io credo che al di là di quello che è il momento, la fase di rodaggio, i risultati siano decisamente positivi.
Io non starò qui a riprendere quelli che sono i dati che ha enunciato qui il collega Cogodi, però ritengo che i risultati, soprattutto nel livello di animazione che gli enti locali hanno realizzato nelle proprie comunità e poi ne abbiamo visto i frutti anche durante la costruzione dei PIT per il 2001, è il segno, è il frutto di questa nuova fase, di questo nuovo compito che si sono assunti realizzandolo adeguatamente. I ritardi, assessore Masala, non sono solo e non solo principalmente degli enti locali. Io le vorrei ricordare che uno degli obiettivi che si poneva l'articolo 19, anzi era l'obiettivo principale, era quello di utilizzare queste risorse per cofinanziare i progetti di sviluppo, per cofinanziare i progetti comunitari. In particolare gli enti locali hanno utilizzato queste risorse per cofinanziare i PIT del 2001. Se lei avesse fatto una verifica, avesse realizzato una statistica, cosa che può realizzare, anzi le consiglierei di farlo, si renderebbe conto che molte delle risorse dell'articolo 19 per il 2001 e anche per il 2000, molte amministrazioni locali le hanno utilizzate come cofinanziamento nei PIT che sono stati presentati, sia in quelli che poi sono stati inclusi in graduatoria e finanziati, sia in quelli che troveranno una coda nel 2002. Bene, assessore Masala, il ritardo della spendita di quelle risorse non è imputabile ai comuni, ma in questo caso è imputabile soltanto all'Assessorato della programmazione, perché fino ad oggi non esiste una determina di spesa che autorizza la spesa delle opere che sono contenute all'interno dei PIT 2001. Quindi non solo marcate il ritardo degli interventi vostri diretti, cioè quelli dei PIT, ma addirittura siete i responsabili del ritardo delle spendite anche dell'articolo 19 non solo per il 2001, ma anche per il 2000. Quindi, assessore Masala, prima di andare a demolire uno strumento che si sta realizzando, estremamente interessante, estremamente rispondente a quello che è lo sviluppo dal basso, credo che dovreste fare un esame di coscienza e soprattutto dovreste porre rimedio ai forti ritardi che state marcando anche per quanto riguarda le politiche comunitarie, e in particolare i PIT.
PRESIDENTE. Emendamento 223, quindi gli emendamenti 822 e 823 in connessione. Il 219 lo abbiamo fatto, 630 lo abbiamo fatto, lei ha fatto 630 e 812 in connessione, quindi adesso abbiamo il 223 connesso con l'822 e l'823. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 223 ha facoltà di illustrarlo.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, molto brevemente, non vedo qui l'assessore Biancareddu in quanto vorrei dirgli che l'emendamento 223 non si pone l'obiettivo di non riconoscere l'importanza di venire incontro ai danni provocati dalle alluvioni nella nostra regione; è che noi condanniamo il fatto degli interventi previsti ad personam, ad territorium in questo caso, nel caso di Tempio Pausania, è previsto uno stanziamento di 500 milioni di euro per risarcire i danni subiti dai cittadini di Tempio Pausania che hanno avuto in occasione dell'alluvione del 3 dicembre del 1998. Noi riteniamo che ai cittadini di Tempio Pausania vada prestata la massima attenzione per quanto loro hanno subito, però chiederei come mai non si presta altrettanta attenzione ai danni subiti, ai drammi che in molti casi hanno dovuto affrontare le popolazioni, le famiglie di altre comunità, di altri territori della nostra regione.
Io ritengo che un Assessore che segue quel settore specifico dovrebbe farsi carico non soltanto di una comunità forse a lui vicina, probabilmente, ma dovrebbe farsi carico di tutti i casi simili che si presentano nella nostra regione. E io dico com'è possibile, com'è pensabile che all'assessore Biancareddu e alla Giunta intera sia sfuggito che nel 2002 abbiamo avuto altrettanti drammi nella nostra regione, voglio ricordare, in particolare, quanto succeduto il 25 agosto in alcune comunità della provincia di Oristano e quanto succeduto il 9 ottobre nella città di Cagliari, in particolar modo nella frazione di Pirri.
Noi riteniamo, e quindi l'emendamento va nella direzione di guardare con molta attenzione a questi drammi, ma li vogliamo guardare tutti allo stesso modo, li vogliamo guardare con l'occhio degli amministratori attenti e degli amministratori imparziali che vogliono venire incontro, vogliono guardare con attenzione, vogliono essere solidali allo stesso modo con ogni comunità della nostra terra. Questo è il senso dell'emendamento 223 che vuole appunto ribadire questa attenzione, ma ribadirla nella direzione dell'indistinto, guardando tutti allo stesso modo.
PRESIDENTE. Avevamo bypassato l'emendamento numero 630. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, farò poche considerazioni, perché questo emendamento apparentemente è riferito al comma 7 dell'articolo 18 e apparentemente è di portata minore rispetto al tipo, alla qualità degli emendamenti della serie articolo 19, sui quali poi con altri riferimenti normativi si potrà tornare.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA(Segue COGODI) Con questo emendamento noi, siccome è stata anche annunciata l'intenzione della Giunta di rinunciare al comma 7 dell'articolo 18, che prevedeva l'acquisto di una collezione museale, cogliamo lo spunto e l'occasione per presentare un emendamento totalmente sostitutivo, che non impegni troppe risorse della Regione e che però guardi positivamente anche verso quella direzione, e guardi verso quella direzione in modo appropriato. Noi, quindi, diciamo che quel milione di euro, cioè 2 miliardi, diventi anche 2 milioni di euro, cioè 4 miliardi, e che l'intervento della Regione avvenga nei confronti dei comuni in forma di contributo, nei limiti del 50 per cento, laddove i comuni possano completare, per esempio, collezioni di particolare pregio o raccolte di valore culturale, che può essere anche un elemento bibliotecario, librario, ma anche di varia natura, cioè che l'elemento, il fattore anche materiale connesso alle attività culturali possa essere sostenuto dalla Regione, con un programma che non dica: "Questo comune sì, questo comune, no", ma che sia un programma che via via, nel tempo, possa aiutare diverse situazioni che nel territorio si rappresentino.
Ecco quindi, anche il sistema che si cerca di innescare di un contributo regionale del 50 per cento in modo che vi sia anche un interessamento proprio e anche un'applicazione più diretta dello stesso Comune, o dei soggetti che in sede locale vorranno intervenire per attivare questo circuito virtuoso.
L'emendamento numero 18, e questo argomento dei beni culturali, offre l'immediata connessione con il ragionamento d'insieme che facevamo prima. Per sostenere un punto ulteriore di quel ragionamento, il tempo che è necessario per avviare, qualcuno dice "mettere a regime", con una brutta espressione, anche i meccanismi legislativi quando questi meccanismi sono di carattere innovativo.
Voglio ricordare che il piano per il lavoro di cui trattiamo, quello della legge 37 è connesso o affiancato alla legge 36, è del 1998; ma già dieci anni prima questa Regione ha visto un primo intervento nelle politiche attive del lavoro, se volete il primo piano del lavoro, quello della finanziaria del 1988. Se volete, noi lo riconosciamo, se abbiamo una colpa, se abbiamo avuto, se abbiamo fatto male nel 1998, lo ammettiamo, siamo recidivi. Perché già dieci anni prima avevamo proposto con altrettanta difficoltà, altrettanta iniziale incomprensione, con maggiore difficoltà nell'avvio dei nuovi istituti, il primo intervento per il lavoro. Ricordo che quel primo intervento si componeva di un intervento leggero, che erano i cantieri comunali, per sopperire a bisogni immediati e, in quel contesto, hanno dato un ottimo risultato, perché nel sistema regionale i cantieri comunali ci sono, perché è dal 1988, che i comuni ricevono dalla Regione, per molti anni hanno ricevuto cento miliardi all'anno, poi negli ultimi anni la Giunta di centrodestra un po' li ha ridotti, ma insomma, mediamente siamo in quella dimensione. Quindi, i comuni hanno questo strumento che affianca gli altri e che, se mantenuto in questa dimensione, ha pure esso la sua dignità e soprattutto la sua utilità.
Se noi facessimo tutto a cantiere di lavoro - come qualcuno pensava di fare - sconvolgeremmo il sistema, andremmo a sbilanciare un intervento articolato che chiama i comuni a diversi adempimenti e che sostiene anche con diverse risorse. Ma, io voglio riferirmi per esempio all'esperienza dei progetti speciali occupazionali che erano contenuti nel primo piano per il lavoro del 1988. Badate, nel 1992, 4 anni dopo la legge dell'88, alcuni di noi occuparono quest'Aula di questo Consiglio regionale, per sbloccare i pareri delle Commissioni consiliari, e le attività delle Giunte di allora per avviare i progetti speciali, 4 anni dopo l'avvio della legge, ed i danari e i finanziamenti a disposizione. E allora, si dovette fare un'altra legge che istituì un servizio speciale presso la Presidenza, quello appunto sui progetti speciali che fu istituito 4 anni dopo con una legge, perché si potesse sbloccare quella partita, i progetti speciali con molta difficoltà partirono; non ne voleva sentire nessuno neanche allora.
Anche allora i Balletto e i "Falchetto" di allora, dicevano: " E` assistenza. I comuni non sono capaci. Non si può.". Invece oggi ditemi se c'è una parte politica che seriamente mette in discussione i progetti speciali, perché tutta la partita del culturale, delle biblioteche è diventata spesa ordinaria della Regione, e sono centinaia e centinaia di lavoratori forse migliaia nel territorio regionale, servizi culturali, biblioteche e quant'altro, i progetti speciali della prevenzione sanitaria. Lo sa l'Assessore della Sanità, lo sa Oppi, perché oggi li ripropone lui ogni anno. Sono diventati un fatto permanente della spesa regionale e guai a toccare i progetti speciali della prevenzione sanitaria, le azioni "bosco", le azioni "terre pubbliche" sono sostenute da uno schieramento ampio sul piano sociale, sindacale e anche politico, della Regione, quindi quei progetti speciali partiti con tanta difficoltà, di fatto hanno dato risposta d'intervento economico e di occupazione produttiva ad alcune migliaia di persone e sono nel sistema regionale occupati veri, occupati stabili che hanno migliorato la qualità dei luoghi, la qualità dei servizi e la qualità della vita.
Questo per dire che non è perché c'è una qualche difficoltà applicativa adesso sul secondo piano per il lavoro, nel primo ce ne furono di più. E oggi tutti difendono quelle scelte. Anzi molti dicono, dimenticando da dove sono partiti, che li hanno trovato in strada quei progetti speciali, quelle azioni sanitarie, quelle azioni culturali, quelle azioni "terre pubbliche" e quelle azioni "bosco". E va bene! Molti le hanno trovate in strada, ma in quella strada c'è stata anche allora chi ci ha creduto e li ha immessi questi strumenti. Che fosse anche allora la sinistra ad avere pensato e di più voluto quegli strumenti, non vuole dire che debbano rimanere sempre e comunque appannaggio della sinistra, diventano a un certo punto una ricchezza, una risorsa, un'opportunità della comunità e dell'istituzione autonomistica, così come dovrà ugualmente diventare tale quando, reso più efficiente e migliorato il sistema, che è ancora più puntuale e più incisivo dell'articolo 19 della legge 37, cioè l'ultimo, il secondo intervento straordinario per il lavoro. Che non è alternativo e però, badate, non deve essere alternativo, alla legge 36. Però, se voi pensate di abrogare o di indebolire eccessivamente la legge 37, cambia natura anche la legge 36, che era quella che di più - però fu anche condivisa da noi - quella che di più invece dà i contributi alle imprese. Qui si dice: "Bisogna dare i contributi alle imprese". Badate: ci sono più leggi che danno contributi alle imprese in questa Regione di quanto non ci siano vere imprese!
La legge 36 zitta zitta (e zitti zitti quelli che li danno e quelli che li prendono), mette centinaia di miliardi ogni anno, in una legge puramente rubinetto, dove a domanda (come in questura, a domanda risponde), e certo che funziona bene, cinque anni di sgravio fiscale, a chi? A chiunque assume uno, uno chiunque, uno che avrebbe assunto comunque! Perché non c'è impresa che debba assumere, non c'è una pizzeria che apra che non debba assumere un pizzaiolo, altrimenti chi gliele fa le pizze?
Adesso estendiamo anche la "36" ai CO.CO.CO.! Cioè, incentiviamo il lavoro precario, tanto poi potrà passare a tempo indeterminato attraverso i cinque anni di sgravio fiscale della 36, 28 mila sgravi fiscali della 36. Non è vero che sono 28 mila nuovi occupati! Sono 28 mila sgravi fiscali! E quegli occupati ci sarebbero stati comunque, perché è la nuova impresa che dà nuovi occupati, non l'impresa che comunque ci sarebbe stata o che comunque c'è nel turn over occupazionale, quando il cameriere va in pensione o cambia lavoro e il barista assume un altro cameriere, non è che c'è un nuovo posto di lavoro, c'è una persona che prende il posto di un altro, ammesso alla 36, che quello non ha licenziato nessuno.
E cinque anni di sgravio non sono nuova occupazione. Però in un sistema bilanciato, noi non abbiamo messo sotto accusa direttamente neppure la 36. Può avere una sua autorità in un sistema bilanciato e ordinato, ma è un'altra cosa, è un sovvertimento sociale e politico. Quello invece di dire "la 36, sì", e "la 37, no", perché è la 37 che da occupazione...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cogodi. Vuole illustrare anche l'822 e l'823? Sono sostitutivi parziali del 223 che è già stato illustrato.
Il 223 è già stato illustrato, a pagina 451. Al 223, sono stati presentati come sostituivi parziali l'822 e l'823. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti numero 822 e 823.
COGODI (R.C.). Noi, in buona sostanza, con questi emendamenti prevediamo di sostenere in modo più convinto l'intervento regionale che riconosca, ai Comuni della Sardegna, dei contributi, perché tengano conto questi Comuni dei danni che hanno subito le strutture generali ma anche i privati cittadini, in ragione degli eventi alluvionali calamitosi del '98 e del 2002.
In buona sostanza è accaduto che, quando si interviene in questa materia in genere si interviene sollecitati sull'onda, insomma l'onda richiama proprio l'acqua, dell'emergenza e qualche volta anche un po' dalla maggiore sensibilità che si ha e anche dall'emotività che si crea quando certi eventi calamitosi alluvionali creano un danno più visibile immediatamente in una certa comunità.
Così è accaduto di recente per la vicenda che ha toccato da vicino paesi, e ha toccato gravemente paesi del Campidano come Decimo, Assemini e Capoterra, dove c'erano state anche delle perdite di vite umane.
Accade però che nell'insieme poi, proprio perché queste leggi nascono spesso sull'onda di un'emozione e di un'emergenza reale, non si abbia una rappresentazione di tutto quello che nel frattempo nell'arco di tempo intermedio è accaduto. Per cui dei Comuni che hanno dei cittadini che hanno pari o spesso qualche volta anche superiori danni per eventi della stessa natura, e per entità neppure tanto grandi, non di centinaia di miliardi ma qualche volta anche di entità molto dimensionate, e si ritrovino poi a non avere questa identica possibilità di accesso ai contributi regionali e di riavvio delle attività economiche.
Mi pare di ricordare che questa evenienza si è creata per esempio in ragione di alcuni comuni del Sarrabus - vecchia questione che ritorna - e anche di altre parti della Sardegna, che non furono presi in considerazione all'interno di quella normativa che invece, giustamente, teneva conto di altre situazioni. Non si dovrebbe trattare neppure di un grande esborso e di un grande sacrificio finanziario perché, come spesso qui accade, quando si agisce sull'onda dell'emergenza e dell'emozione qualche volta si muovono risorse che sono di entità anche superiori a quello che poi risulta essere non tanto il danno effettivo, quanto il danno risarcibile. Per cui risulterebbe, per esempio, che l'entità delle risorse destinate all'ultimo evento calamitoso alluvionale dell'area vicino a Cagliari, sia di entità superiore - ripeto - non al danno, ma rispetto al danno effettivamente in base ai meccanismi di legge ed ai meccanismi che devono essere attivati anche di dimostrazione del danno effettivo, di controllo e di percentuale dell'intervento, addirittura di entità superiore.
Quindi questo è il senso di questi emendamenti, che si propongono all'attenzione del Consiglio in una funzione complessiva di riequilibrio. Questa parola "riequilibro" è una parola che un tempo si pronunciava spesso nel confronto e nella relazione politica e istituzionale. E' una parola che, da qualche tempo a questa parte, è pressoché scomparsa. Perché con questa cosa che si richiamano strumenti con altre parole, principalmente i cosiddetti "strumenti della programmazione negoziata", poi ci sono i negozi programmati, poi ci sono le programmazioni dei negozi, insomma c'è tutta una terminologia che richiama oggettivamente un'equità e un equilibrio dello sviluppo, i PIA (i piani integrati d'area), o possono essere i piani di sviluppo di aria integrata, insomma c'è tutta una categoria che concettualmente richiama l'integrazione e l'equilibrio, che però calati nella realtà dei diversi territori della Sardegna, quasi sempre cadono a macchia di leopardo. Cioè, non è che questi strumenti coprono po' tutta la Sardegna; tutti coprono una parte, ma non è che una parte di questi strumenti coprono la parte che è rimasta scoperta dagli altri, in alcune situazioni ci sono sovrapposizioni, per cui alcuni pezzi di territorio possono avere o possono essere interessati da diversi di questi strumenti, e altri rimangono del tutto anche scoperti, non ne conoscono nessuno. Sono pezzi di territorio regionale che non conoscono un contratto d'area, neppure un PIT, neppure un PIA e neppure niente.
Allora si pone il problema del riequilibrio e magari ci dimentichiamo pure quando intervengono delle disgrazie, sono disgrazie le calamità naturali, magari tenere conto almeno allora, alla pari degli altri, proprio guarda caso di alcuni di questi territori. Cioè è pur vero che i più poveri sono i più disgraziati e anche i più dimenticati. Questo lo dico anche in ragione del fatto che in altre parti della finanziaria, con altre proposte emendative, noi riproponiamo la questione del riequilibrio territoriale. La legge per il lavoro noi insistiamo nel dire che pur essa è un formidabile intervento di riequilibrio territoriale, perché tenendo conto in modo percentuale con un correttivo in favore dei piccoli comuni (e i piccoli comuni sono in gran parte nelle aree interne), del tasso di disoccupazione, è chiaro che costituisce nel tempo lungo però, nel tempo medio lungo però, non in uno o due anni, anche un formidabile intervento di riequilibrio, cioè di correzione di precedenti squilibri.
Se penso che questi eventi calamitosi riguardano aree del territorio regionale dimenticate non so se anche da Dio, di sicuro dagli uomini, mi pare di ricordare che proprio in relazione a quei territori, una finanziaria dello Stato di almeno, mi pare di ricordare 18 o 20 anni fa, destinò allora 120 miliardi di denaro dello Stato attraverso la Regione per la sistemazione definitiva dell'alveo del Flumendosa e che quei 120 miliardi dati dallo Stato attraverso la Regione con la finalità di sistemare l'alveo del Flumendosa - il che voleva dire sistemazione e assetto del territorio dei comuni delle aree interne fino alla foce, cioè fino a Villaputzu, quei 120 miliardi negli anni, prima facendo finta di dimenticare, poi di non avere capito, poi di dire che il Flumendosa non era solo l'alveo ma anche tutto il fiume e la sorgente, poi nel dire che il Flumendosa non è detto che dovesse essere l'alveo e che non doveva essere neppure il fiume, che bastava che fosse l'acqua del Flumendosa in buona sostanza, così travasando, quei 120 miliardi sono finiti a sostenere le opere nel Campidano irriguo in gran parte e non invece a sistemare l'alveo del Flumendosa che, come è noto, è un fiume che scorre lungo determinati territori della Sardegna, e non in altri.
Questo per dire come storicamente, o perché ci si dimentica o perché si altera la situazione, vi sono situazioni e territori che spesso vengono dimenticati. Quindi, e gli emendamenti che parlano di riequilibro, e il riequilibrio che ci riporta al tema dello sviluppo complessivo e della programmazione dal basso che ha come - non dico principale ma forse in questo momento principale, possiamo dirlo e anche dimostrarlo, strumento, lo sviluppo locale complessivo e garantito di cui all'articolo 19 della legge 37, anche quegli emendamenti ci consentono di riordinare alcuni concetti, di mettere insieme un ragionamento e di concludere dicendo che possono essere considerati all'interno di quel ragionamento complessivo e della bontà d'insieme che quel ragionamento complessivo rappresenta.
Presidente. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento 346, pagina 452.
MORITTU (D.S.). L'emendamento tratta una materia di competenza dell'assessore degli enti locali ed urbanistica, Biancareddu. Mi fa piacere la presenza dell'Assessore e ne approfitto anche per trattare un tema, questo che io ripropongo dopo l'emendamento 347 che ho illustrato questa mattina, ripropongo un tema, non tanto all'attenzione oggi di quest'Aula che tratta un tema importante qual è quello del lavoro, ma io credo che il problema che io sottopongo a quest'Aula abbia una sua importanza.
Apparentemente la norma a cui si riferisce questo emendamento, come dicevo anche stamane, che è il comma 12 dell'articolo in discussione sembra una norma, come dire, tecnica, un po' asettica e anche a fin di bene, cioè a fin di finanziamento degli enti locali, dei piani urbanistici attuativi degli enti locali, con un richiamo a numerose leggi che, in tutti questi anni, hanno finanziato la pianificazione urbanistica degli enti locali.
Se non ci fosse un richiamo, nelle modalità di erogazione del contributo, alle direttive di cui all'articolo 5 della legge regionale numero 45. Le quali direttive non prevedono assolutamente di normare la contribuzione ai comuni per la redazione dei piani urbanistici o quant'altro, ma prevedono le direttive di cui all'articolo 5 della "45", prevedono modalità per il dimensionamento dei piani di cui all'articolo 4, cioè all'articolo precedente, e prevedono inoltre limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati, nonché i rapporti massimi tra spazi pubblici e riservati alle attività collettive, al verde pubblico, parcheggi e quant'altro.
Cioè in altre parole, attualmente vige non una direttiva, vige il vecchio decreto dell'83, il numero 2266/U dell'allora Assessore dell'urbanistica - mi pare- Floris, meglio conosciuto come "decreto Floris". Quindi, cioè che apparentemente è innocuo interviene su una parte che è un po' il cuore della normativa urbanistica, perché nel momento in cui io posso decidere con delibera della Giunta, perché le direttive, per altro di cui alla "45" vengono approvate dal Consiglio regionale, qua si prevede invece che le direttive vengano approvate dalla Giunta regionale e promulgate dal Presidente con decreto presidenziale.
Insomma, si tratta di entrare nel merito delle modalità di dimensionamento dei piani urbanistici. Il che significa o può significare che la Giunta potrebbe anche deliberare di raddoppiare i limiti volumetrici in Sardegna nelle coste e fuori dalle coste, e snaturare sostanzialmente la pianificazione urbanistica esistente oggi in Sardegna. Insomma si sta... io mi auguro che questa sia una svista tecnica fatta da parte di chi ha messo su questa norma, ma così letta - ed è assolutamente così interpretabile - diventa davvero una norma di scardinamento dell'attuale sistema di dimensionamento dei piani urbanistici comunali.
Noi proponiamo molto semplicemente di conservare l'intero comma, sostituendo il riferimento all'articolo 5 della legge regionale 45 dell'89, con la dicitura: "Sono erogati sulla base di apposite direttive", non "di direttive di cui", ma "di apposite direttive". Allora se l'Assessore regionale dell'urbanistica avrà questi fondi a disposizione li erogherà sulla base di apposite direttive come, per esempio, direttive sono state fatte per la ripartizione dei fondi di cui alla legge regionale 29 e quant'altro; come solitamente la Giunta regionale fa in alcuni casi, e non sempre, per disciplinare le modalità di erogazione dei contributi a favore degli enti locali.
Quindi, cancelliamo per favore ogni riferimento all'articolo 5 della 45, perché aprirebbe davvero un capitolo delicato e, secondo me, anche rovinoso per l'urbanistica in Sardegna.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento aggiuntivo 209, che è quasi uguale al 594. Primo firmatario onorevole Sanna Gian Valerio. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare emendamento aggiuntivo 209.
Sanna Gian Valerio (La Margherita-D.L.). L'emendamento 209, sottopone alla Giunta e al Consiglio il problema singolare e unico che riguarda l'intero territorio regionale e che investe i comuni di Oschiri, Berchidda, Telti e Benetutti, che sono a oggi gli unici comuni rimasti concessionari del servizio di distribuzione di energia elettrica nel proprio territorio comunale, a fare data dal 1963. Il problema non si è posto da allora a oggi, per quanto riguarda i livelli gestionali, se non fosse intervenuto il decreto Bersani che impone ai gestori ed ai distributori, per quanto riguarda gli standard di sicurezza e alcune opere di programmazione e di razionalizzazione, degli oneri aggiuntivi a carico, ovviamente, di questi comuni.
Io pongo il problema così com'è, ponendo alla Giunta una questione di questo genere; abbiamo visto che l'Assessore dell'industria si è molto preoccupato rispetto ai problemi del costo, del sovrapprezzo energetico di alcune fabbriche che devono subire degli oneri aggiuntivi per mancanza di competitività; non creo problemi sulle proporzioni, è solo una questione concettuale.
Stabilire se, rispetto agli usi produttivi, o peggio, sugli usi civili, il problema dei sovracosti sia trattato nella stessa maniera o in maniera differente; è un problema che vi sottoponiamo con la libertà di assumerne voi qualunque decisione. Vorrei approfittare di questa condizione, se mi consente Presidente, anche un po' salottiera e poco istituzionale, è vero un po' la legislatura - se mi consentirà queste divagazioni - si è un po' sviluppata in questi anni così, l'Aula stracolma: "Oh ragazzi, parla Pili! Parla Floris! Parla chissà chi!" Chissà che cosa ci dovevano dire. Non è avvenuto nessun miracolo e non è avvenuta nessuna rivoluzione. Però la stranezza, che il piano istituzionale è rimesso a questa frenesia di chissà che cosa succede. Badate, la stranezza è anche questa che un po' il sistema dell'informazione non dà di noi un'immagine corretta; se si potesse fare la doppia videata in questo momento, in queste ore, fra quest'Aula e il Transatlantico, tra quelli che stanno merendando o facendo altro, per capire dove sta andando la politica. Dove sta andando la politica di fronte a questi problemi! L'Assessore del lavoro non c'è! Io mi permetto anche bonariamente di porre il problema: stiamo parlando colleghi con amministratori delegati non con assessori. Perché quando la politica non ha più sede, è dinamica qua dentro, dove la doveva avere? Ma cosa sperate che la gente creda? Se potessero fare un cortometraggio, un film che rappresenti nella sua continuità la nostra giornata, forse è vero dobbiamo rendere conto dello stato di salute di Pili, quindi non possiamo andare oltre. Ci può essere anche questo rispetto, ma si dica! Si trovino dei sistemi più dignitosi!
Perché, badate, visto che questo è il clima, mi permetto anche di fare dei riferimenti che credo appropriati, perché sa in fondo in quest'Aula ci si accapiglia su tutto, c'è anche poco approfondimento culturale, ma chi ha letto, chi ha delle reminiscenze è portato anche a confrontarsi con la storia e capire che cos'è avvenuto. Vi voglio raccontare che cosa ha intuito un filosofo della fine dell'800, un certo Tocqueville, che avendo esaminato la democrazia dell'America diceva ai moderni, a quelli che si affacciavano ai primi del '900: "Guardate che quello che è da temere nella democrazia dei moderni, non è né l'anarchia né la tirannide della maggioranza - (cosa che tra l'altro vediamo in forme diverse anche noi) - ma è soprattutto l'apatia, l'irresponsabilità individuale, la rinuncia della politica e l'affidare la cosa pubblica ai poteri onniscienti, e dirigisti".
Vi sembra che la vita delle nostre tre settimane sulla finanziaria abbia dato connotati molto differenti da questa previsione? O tutto si risolve dicendo che ve ne fregate delle regole, perché di fronte alle regole democratiche, se Masala non ha la mozione di sfiducia non se ne va. Pili ha deciso che manco esiste per lui la sfiducia, perché lui è un "unto del signore"; gli ha telefonato Berlusconi e gli ha detto: "Tu non muoverti da lì, qualunque cosa succeda!". Ma non è che l'ha detto Berlusconi, perché le uniche persone a cui Berlusconi doveva parlare di questo argomento, eravate voi che dovevate stare buoni e zitti, come d'altronde state facendo. Perché che Pili avesse deciso di sfidarvi sul terreno della sua permanenza lì per guadagnarsi il suo futuro, lo sapevano tutti. Ma dove consegnate la democrazia?
Ma voi pensate davvero che i giovani, i ragazzi delle scuole, se qualcuno (speriamo che esista) se qualche buon insegnante gli spiega giornalmente la cronaca della vita politica regionale, possa essere indotto a capire: "Accidenti, che lavoro nobile, che buona aspirazione che posso avere: entrare in una politica dove ci sono delle regole, dove c'è un confronto democratico, dove si parla dei problemi del lavoro!". Io ho vergogna molte volte, rientrando a casa, a confrontarmi con mio figlio che ha 13 anni a cui stento a far capire che faccio un mestiere serio e che cerco di impegnarmi. Faccio fatica! Perché poi lui segue la televisione, e si crea dei problemi perché da un lato vorrebbe assolvermi e, dall'altro, vede che c'è questa tendenza massificante verso una liquidazione banale delle nostre funzioni.
Ma che cosa facciamo qua? Ma a chi parlo io? Forse Claudia, Bruno la pensano come me, forse anche (?).. Vorrei parlare con quelli che la pensano diversamente. Quelli che come l'amministratore delegato della programmazione e il Presidente amministratore unico che dovrebbero dire: "Bene, su queste cose ci confrontiamo in maniera concreta e definiamo una soluzione!" parlando di cose.
Presidenza del Presidente Serrenti(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Perché badate, se sono costretto a parlare del mercato del lavoro, io vorrei che l'Assessore, o meglio l'amministratore delegato del lavoro, mi dice che lui governa il mercato del lavoro, che lui gestisce il mercato del lavoro. Quale mercato!?
Quando in un anno perdiamo - lo dovrebbe dire lui, non noi! Ma noi lo diremo e lo argomenteremo perché abbiamo ragioni che vi abbiamo anticipato e non c'è bisogno di ripetere - quando in un anno, un governo regionale - caro Balletto - con le sue politiche rivoluzionarie e innovative, riformatrici e d'avanguardia, produce, brucia 12 mila posti di lavoro in Sardegna, non sono dati nostri! Sono dati della vostra parte, della Confindustria, non nostri! 12 mila posti di lavoro! Ma lo devo dire io o lo deve dire l'Assessore che governa il mercato del lavoro!? Sapendo benissimo che il mercato del lavoro non esiste in Sardegna, esiste il mercato nero del lavoro. Quello che è fatto dal mercato nero vero e proprio, di cui non si parla, e poi il mercato nero di tipo istituzionale, quello che generiamo noi con le clientele, con i favori e anche - se mi consentite - con le metodiche concorsuali fatte da regole a maglie larghe, tramutate e modificate come pare a chiunque, compresa l'ultima tornata dove si vorrebbe selezionare i quadri che dovrebbero coprire il deficit di organico, ma il deficit anche strutturale dell'apparato amministrativo della Regione, tramite quiz, scoprendo poi che dopo l'affidamento a opportuna società che fa queste operazioni, che studenti, cioè gli alunni rilevano al maestro, cioè alla società, che alcuni di quei quesiti che erano posti erano talmente infondati da essere delle balle anche sul piano scientifico.
Noi selezioniamo la gente così. E allora parliamo di queste cose o parliamo del deficit prima che della finanza, del deficit culturale nel quale stiamo trascinando questa Assemblea, la politica e le istituzioni.
Io continuerò a parlare, queste cose che penso le dico. Perché è vero che siamo tutti messi nell'unico calderone, ma esiste ancora, per fortuna quello intangibile anche dalla violazione delle regole democratiche, il senso della coscienza individuale, e ognuno a seconda dei casi più o meno con la propria coscienza individuale, a fine giornata fa i conti, e c'è gente che quando è a posto con questo confronto, vive meglio e vive più in pace.
Mi meraviglia molto che gli amministratori delegati di questa Giunta ad amministratore unico, non abbiano neanche la percezione che c'è forse più in loro che in noi necessità non come diceva uno assunto dall'esterno alla politica, diceva: "Perché sei entrato nella politica?" "Perché sai c'è bisogno di buoni sentimenti". Credo che a voi bisognerebbe chiedere qualcosa di più dei buoni sentimenti.
Presidente. Uno dei presentatori dell'emendamento 594 ha facoltà di illustrarlo.
MASIA (S.D.I.-S.U.). Graziee Presidente, anche se l'emendamento è uguale, credo che meriti però qualche parola in più perché di sicuro aiuta, anche perché stiamo parlando di una realtà che spesso sfugge. Ci sono dei paesi distanti, così possiamo anche definirli con questo semplice aggettivo: "Sono distanti". Benetutti è nel Goceano, Telti e Berchidda sono quasi in Gallura faranno parte della prossima provincia, Oschiri è nel Logudoro, e sono proprio - così come ha detto il collega Sanna - gli ultimi rimasti In Sardegna che ancora gestiscono quasi più per tenere fede ad un fatto museale, questa distribuzione di energia elettrica che non avviene più da nessuna parte; però questo ha dei costi, ha dei costi che sono alti e che non è giusto che debbano essere affrontati, in particolare proprio da un'utenza che è già maltrattata, che ha dei grandi problemi - così come abbiamo detto - problemi che si vedono appunto perché mancano le opportunità. E quello di non essere come gli altri anche per questo importante servizio, evidenzia come le opportunità sono inferiori. Noi abbiamo (e credo che ci ritorneremo anche) parlato tanto di quella che è l'assenza di infrastrutture in questa parte di territorio. Basta vedere come significa, appunto, l'assenza di una strada così importante come è la strada che collega Sassari con Olbia, e che darebbe la possibilità a questi paesi di poter essere meglio collegati a delle realtà che forse potrebbero aprire alcune opportunità.
Mantenere in piedi questa rete di distribuzione - come dicevo - ha degli alti costi. Pensare di poterla mantenere efficiente, pensare di poter essere in regola con quelle che sono le norme di sicurezza, che naturalmente devono essere rispettate e che mettono anche gli enti locali i sindaci e le amministrazioni in questa situazione, a dover per forza correre a trovare le risorse necessarie, perché poi quando succede gli incidenti, quando succedono qualche problema, logicamente ne rispondono in prima persona, sta a significare come ci si sente qualche volta abbandonati - e come dicevo poco fa - distanti non soltanto per l'assenza delle strade ma anche per l'assenza di quella che è appunto una regione che di questo si dovrebbe fare carico.
Quindi, ha ragione il collega quando dice: "Io ritengo che ci sarebbe bisogno nemmeno di spendere una grande quantità di parole e grandi interventi" perché questa realtà venga in qualche modo aiutata, almeno in queste piccole cose, perché non devono sentire questo problema perché si devono trovare nella situazione di poter assolvere ad un obbligo, senza per questo correre rischi, oppure aumentare un costo dove da altre parti, invece, mi pare che sia calmierato.
Ecco perché allora questo emendamento, ecco perché mi è sembrato necessario ripetere l'intervento che è stato portato avanti dal collega Sanna, anche se poi lui ha voluto spaziare su argomenti che in qualche modo obbliga, obbliga anche me a spendere qualche parola, qualche parola per evidenziare che se è vero che oggi il tono è un po' meno acceso, forse è anche perché in rispetto del fatto che il presidente Pili ha chiesto un giorno di congedo perché sta poco bene, però è vero anche che questa nostra attenzione e sensibilità, non è altrettanto riconosciuta da parte di una maggioranza che oggi in particolare avrebbe dovuto essere più presente, perché oggi in particolare avrebbe dovuto far capire che non c'è l'abbandono come c'è stato nei giorni scorsi, che non c'è in alcun modo l'assenza che ha caratterizzato, così come ha caratterizzato, tutta questa tornata di lavori della finanziaria.
Ritengo che questo passaggio era necessario e, senza dilungarmi più di tanto, ritengo che oggi forse abbiamo perso una giornata, forse l'abbiamo persa perché ci aspettavamo un risultato rispetto a quella che è stata tutta quella serie di accadimenti dei giorni scorsi e in particolare della giornata di ieri. Non so cosa succederà domani; so soltanto che questa finanziaria sta tirando estremamente per le lunghe, questa finanziaria sta probabilmente fiaccando anche quelle che sono le ultime risorse di chi in qualche modo vuol far sì che si arrivi ad un documento economico che sia il migliore, quello che tutti i sardi si aspettano.
Abbiamo approvato oggi il quarto mese di esercizio provvisorio, era un fatto dovuto, una risposta che doveva esser data, ma ritengo che non sia per niente sufficiente perché la giornata di oggi poteva essere molto più produttiva, poteva anche far sì che proprio per questo argomento, che è quello che riguarda gli Enti Locali, ci fosse il maggiore dibattito, ci fosse la maggior partecipazione, ci fosse la maggior possibilità di entrare in merito perché intorno a questo argomento io credo che ci debba essere il massimo impegno di questo Consiglio per dimostrare che proprio nei confronti di quelli che sono gli enti locali, quelli che sono i nostri rappresentanti nel territorio della Sardegna, quelli che come dicevo poco fa come per Oschiri, Berchidda, Telti e Benetutti, ogni santo giorno sono davanti ai problemi, sono vicini ai problemi e li devono affrontare proprio con una assenza di risorse e nella presenza di una crisi che, come a tutti è noto, non è più sostenibile.
PRESIDENTE. All'emendamento numero 594 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale 833.
Ha facoltà di parlare il consigliere Ortu per illustrare l'emendamento 833.
ORTU (R.C.). Presidente, anch'io sottolineo, così come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto illustrando i due emendamenti a cui è legato l'emendamento 833 che noi abbiamo presentato, che mi limiterò ad illustrare la situazione di fatto che l'emendamento vuole rappresentare. Dico che non solo concordo con le cose che sono state dette dai colleghi, ma prima di conoscere il loro emendamento pensavo anch'io che l'unica realtà particolare, da questo punto di vista, fosse la frazione di Montevecchio del comune di Guspini.
Tra l'altro qualcuno potrebbe dirlo per Montevecchio, così come potrebbe dirlo per gli altri quattro comuni, che si tratta di un emendamento particolare, campanilistico e chi più ne ha più ne metta. Invece non è così, sono situazioni perfino che hanno dell'assurdo, per lo meno questo è per quanto riguarda Montevecchio. Tra l'altro, nell'illustrare questo emendamento, vorrei anche richiamare l'attenzione del collega Balletto in modo tale che quando lui sarà chiamato ad esprimere, assieme alla Giunta, il parere, lo esprima in modo consapevole e soprattutto cosciente del problema che vogliamo porre con questo emendamento o con questi emendamenti, anche perché lui, riferendosi alle questioni da noi poste per quanto riguarda l'articolo 19 della 37, la questione lavoro, dice: sono soldi sprecati, è assistenzialismo, bisogna investire in infrastrutture perché solo dall'adeguamento, quindi da un buon livello - e possiamo perfino concordare da questo punto di vista, almeno in parte - delle infrastrutture, può scaturire lo sviluppo. Noi diciamo che anche quello è uno strumento assieme all'ipotesi che noi abbiamo presentato. Bene, noi con questo emendamento vi offriamo la possibilità di dimostrare, dando il parere positivo, siamo in grado di mettere in condizione il collega Balletto di dimostrare che è coerente, perché l'emendamento che viene proposto si tratta di investire in infrastrutture, anche se lui non ascolta perché chiaramente sarà più interessante la telefonata, poi voglio vedere che parere esprime come Presidente di Commissione. E` l'occasione di intervenire in infrastrutture, tra l'altro su un problema di cui il comune di Guspini non porta alcuna responsabilità, ma anzi la responsabilità è interamente dell'amministrazione regionale, perché il comune di Guspini si è trovato a gestire un impianto, e gestisce un impianto sulla base di un'ordinanza del Presidente della Giunta regionale, ordinanza del 15 marzo 1993. Cosa è accaduto? - in modo tale che si abbia il quadro e quindi si colga anche l'oggettività del problema che viene posto e non la strumentalità, perché spesso qui viene letto tutto in modo strumentale - E` accaduto che con la cessazione dell'attività mineraria tutto il patrimonio che era in capo all'Eni e, per quanto riguarda il borgo di Montevecchio in capo all'Eni era tutto, dalle case, alle strade, alle infrastrutture ma non solo, le infrastrutture dipendevano e dipendono tuttora, erano collegate, erano connesse con le infrastrutture che erano destinate alla produzione mineraria, per cui l'impianto di energia elettrica che è connesso alla produzione mineraria, quando l'Eni ha dismesso l'attività, quell'impianto in sostanza si è trovato senza una paternità per quanto riguarda la gestione, perché la paternità, tra l'altro, sarebbe in capo alla amministrazione regionale, perché quei beni poi, successivamente, l'amministrazione regionale li ha trasferiti, cioè l'ENI li ha trasferiti all'amministrazione regionale.
Ma il problema non sta neanche qui, il problema non è solo di gestione, il problema è che lì abbiamo una infrastruttura che era gestita dall'Eni, e prima dell'Eni dalle società private, che tra l'altro è una infrastruttura del tutto inadeguata, pensate che distribuisce ancora l'energia elettrica a 160 volt. Quindi, pensate come si vive in un borgo che ha ancora oggi intorno ai 500 abitanti con i problemi che pone l'essere costretti ad utilizzare l'energia elettrica a 160 volt, e non solo, nel dover dipendere da un impianto che è collegato alla vecchia attività mineraria che oggi non funziona più. Questo vuol dire che l'impianto alcune ore funziona, alcuni giorni funziona, in alcune ore non funziona e in alcuni altri giorni non funziona.
L'amministrazione regionale si è occupata del problema perché chiaramente era un problema ed è un problema dell'amministrazione regionale, perché le infrastrutture e tutto il patrimonio, addirittura, è in capo all'amministrazione regionale, tant'è che il comune di Guspini è stato chiamato a gestire la distribuzione dell'acqua e la distribuzione dell'energia elettrica sulla base di un'ordinanza del Presidente della Giunta regionale, ordinanza tra l'altro invocata dalle popolazioni, perfino chiesta da un intervento del Prefetto perché si era ormai determinata una situazione insostenibile. Nella fase della gestione c'è stato perfino un accordo tra l'amministrazione regionale e l'Enel per rifare gli impianti, ecco dove sta il problema - non vedo l'onorevole il Balletto, ma lui il parere poi potrà darlo comunque - che c'è stato perfino un accordo tra l'amministrazione regionale e l'Enel per prendere l'Enel in consegna l'impianto ad una condizione che l'Enel, c'è un progetto perfino concordato tra l'amministrazione regionale e l'Enel, che doveva vedere il concorso del comune per adattare gli impianti in modo tale che poi potessero essere trasferiti e messi in capo all'Enel, quindi sostituire la funzione che oggi svolge il comune nelle condizioni che vi ho poc'anzi illustrato, condizioni che hanno portato anche quindici giorni, tre settimane fa ad una sollevazione giusta da parte di quelle popolazioni.
Noi con un emendamento chiediamo la stessa cosa che si chiede per comuni di cui si è parlato poc'anzi, anzi diciamo qualcosa in più, diciamo: si finanzi la realizzazione dell'infrastruttura, si tolga la gestione al comune perché il comune non può e non ha l'organizzazione tecnica e professionale per gestire impianti di questo tipo e la si metta in capo all'Enel. Per fare questo c'è bisogno di dare seguito all'impegno assunto dall'amministrazione regionale che è in capo all'assessore Biancareddu, perché c'è un accordo tra enti locali ed Enel, ho qui tutte le lettere, tutte le comunicazioni, se volete poi ve le consegno, ve le leggo, ma ve le posso anche consegnare, perché qui ho una lettera perfino del Difensore Civico che sollecita l'amministrazione regionale e l'Enel a porre fine a questa situazione. Il problema qual è? Visto che l'amministrazione regionale in questi anni non è riuscita a trovare le risorse per onorare l'impegno che ha assunto con l'Enel, l'ha già assunto perché il progetto è concordato, per coprire i costi di sua competenza della amministrazione regionale, badate, stiamo parlando di impianti dell'amministrazione regionale, perché i beni dell'Enel sono passati, poi la Regione li gestisce come li gestisce, una parte li ha sbolognati al comune, un'altra parte non so chi li gestisce, l'EMSA, l'IGEA, non si capisce più nulla, non si capisce davvero più nulla tra l'altro su come vengono gestiti quegli impianti e quegli immobili. Allora visto che l'amministrazione regionale non è riuscita a trovare le risorse facciamolo con legge, io lo trovo perfino ridicolo, tant'è che io propongo un emendamento per stanziare la somma che è necessaria per onorare questo impegno il cui accordo è già sottoscritto e che viene rimandato di stagione in stagione perché non ci sono mai soldi, così poniamo fine ad una situazione che ha perfino sul grottesco oltre che rappresentare purtroppo questa istituzione, questo istituto in modo ridicolo anche agli occhi di quei cittadini.
PRESIDENTE. All'emendamento 218 sono stati presentati una serie di emendamenti sostitutivi parziali. Gli emendamenti 773, 774, 775, 776, 777 sono uguali, cambia solo l'importo e quindi prego i colleghi Cogodi, Ortu o Vassallo di illustrarli fino al 777 in un'unica illustrazione perché cambia solo l'importo.
Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare gli emendamenti.
VASSALLO (R.C.). Probabilmente va ricompreso anche l'emendamento 820. Questo emendamento è un emendamento che pone al centro della nostra attenzione il fondo degli investimenti che la Regione dedica agli enti locali.
In tutti i ragionamenti che sono stati fatti in questi giorni noi abbiamo messo sotto attenzione due problemi: il primo era quello del lavoro, il secondo era quello degli Enti Locali. Gli enti locali come strumenti più vicini ai cittadini e come enti che meglio di altri possono corrispondere alle esigenze delle proprie comunità. Per altro, poc'anzi abbiamo sentito i ragionamenti che sono stati fatti sugli emendamenti 594 e 209 che poco si discostano dal ragionamento che io farò rispetto al fatto che molte volte le amministrazioni locali, rispetto alle infrastrutture, rispetto alla impossibilità di operare gli opportuni investimenti, non riescono a rispondere ad una esigenza più generale che le loro collettività pongono, per cui noi attraverso questi emendamenti vogliamo porre l'esigenza non di limitarci al mantenimento delle dotazioni finanziarie che erano previste negli anni scorsi, ma che forse è opportuno, e per cui abbiamo modulato diversi emendamenti con diverse cifre in aumento rispetto alla dotazione finanziaria storica, all'opportuna esigenza di aumentare dette risorse. Per cui diamo alla Giunta, al Presidente della Commissione, a tutta la maggioranza, l'opportunità di meglio valutare quali sono le disponibilità che vorrete mettere a disposizione, sempre però mantenendo il concetto che bisogna aumentare un po' le cifre. Perché questo? Perché già di per sé questi stanziamenti, pur essendo considerevoli, sono ormai da tutti considerati insufficienti rispetto alle rinnovate esigenze, di fronte alla crisi economica, di fronte al fatto che è necessario operare ingenti investimenti per cambiare la qualità della vita delle collettività che gli stessi enti locali amministrano, che è necessario fare investimenti per promuovere lo sviluppo economico di quei territori, per meglio conciliare lo sviluppo economico dei territori con le vocazioni culturali ed economiche che gli stessi territori hanno, insomma una serie di azioni che possano consentire di rivitalizzare l'intera Sardegna. E chi meglio lo può fare se non chi rappresenta le comunità in Sardegna, cioè gli enti locali? Per cui, attraverso questi emendamenti, noi diamo la possibilità di fare un salto di qualità, un salto di qualità nel senso che diamo l'opportunità di fare quelle cose che per anni non sono mai riusciti a fare.
Per altro va nella direzione del decentramento. Troppe volte in quest'Aula ci riempiamo la bocca del trasferimento dei poteri verso le comunità locali, però non basta trasferire poteri, bisogna trasferire anche risorse, perché se no invece di fare un favore a quelle comunità, molte volte gli facciamo uno sfavore, gli creiamo dei problemi perché gli trasferiamo competenze senza trasferire risorse, e tutti sappiamo che senza risorse molte volte non si riesce a gestire, anche perché le competenze vanno gestite con personale e con sistemi, per cui le competenze degli enti locali vanno ulteriormente rafforzate. E come meglio si può fare per rafforzare le competenze degli enti locali, per cui passare dalla teoria del dire alla teoria del fare? Vede, onorevole Biancareddu, io molte volte vedo che lei partecipa ai dibattiti, gira per la Sardegna, per dire la verità più verso la Gallura che in altre zone, evidentemente il suo tempo lo dedica prevalentemente a quella zona, zona che per altro ha necessità di essere considerata, però, voglio dire, seguendo proprio il suo lavoro, io vedo che è fatto anche il suo, come quello del Presidente, forse segue le orme del suo Presidente, il presidente Pili, che oggi non c'è, quello dell'annuncio, della sensazione che è possibile cambiare, per cui la volontà della Regione di decentrare, di dare poteri, di dare risorse. Però vi fermate alla annunciazione, nel senso che quando poi si tratta di trasferire risorse venite meno e tornate indietro rispetto a un impegno che forse è l'impegno primo che questo governo della Regione dovrebbe dare se veramente vuol dare un senso anche alle cose che molte vengono qua in questa sede dette. Per cui, cosa dire? Se vogliamo fare un salto in avanti passiamo dalla politica del dire alla politica del fare, per cui passiamo all'elemento cardine che è quello di aumentare le dotazioni finanziarie. Per altro, questo strumento della 25, strumento varato diversi anni fa, ha dimostrato di essere uno strumento che non fa discriminazioni, per altro gli ultimi adeguamenti che erano stati fatti operano attraverso parametri che ben si conciliano rispetto alle esigenze che diversi territori hanno e le stesse comunità locali si portano indietro. Per cui uno strumento che ha dimostrato negli anni ormai consolidando un buon livello di efficienza.
Oltre a questo ricordiamo che anni fa abbiamo permesso l'utilizzo di questi fondi non soltanto per sostenere l'ordinaria amministrazione, ma abbiamo permesso che potesse essere utilizzato anche per il pagamento delle quote di mutuo. Allora, di fronte a questo fatto, rispetto a questo impegno che noi abbiamo assunto nei confronti dei comuni, una possibile diminuzione dell'impegno finanziario della Regione non soltanto sarebbe deleterio, ma sarebbe addirittura, per alcune comunità, di natura drammatica, perché nei bilanci dei comuni, non quello che si sta facendo oggi, ma quelli che sono stati fatti alcuni anni fa, parecchie amministrazioni hanno impegnato ingenti somme di questi trasferimenti proprio per attivare la quota parte di pagamento del mutuo per la contrazione di mutui a sostegno degli investimenti di diversi enti locali.
Allora consideriamo anche la gravità delle situazioni che potrebbero derivare da una contrazione dei trasferimenti della Regione in favore degli enti locali. Noi non vogliamo che succeda questo, anzi vi chiediamo che gli impegni che sono stati assunti allora dalla Giunta di centrosinistra vengano mantenuti per dovere anche dal Governo di centrodestra, ma non fermiamoci qui, pensiamo anche che sia necessario incrementare queste possibilità di azione degli enti locali, per cui la possibilità di mettere a frutto questi soldi che l'amministrazione regionale trasferisce ai comuni, per dare una risposta seria, questa volta veramente seria, alle attese che i cittadini tutti hanno.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 218 ha facoltà di illustrarlo.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo molto brevemente. L'emendamento 218 va nella direzione di quello che era uno degli obiettivi che abbiamo annunciato all'inizio della discussione di questa finanziaria, che era appunto quello di recuperare le risorse per il sistema delle imprese, di recuperare le risorse che risultavano sottratte al sistema delle autonomie locali e in ultimo, quello relativo, ma non ultimo, non come ordine di importanza, ma soltanto nell'elencazione, quello relativo al rifinanziamento dell'articolo 19 della 37, cioè le politiche per il lavoro.
Come già precedentemente, nell'illustrare l'emendamento precedente, ho avuto modo di dire che tra le risorse mancanti risultano anche quelle relative al fondo investimenti degli enti locali. Noi ci saremmo aspettati che, trattandosi di dotazioni ferme al 1993, ci fosse da parte della Giunta una previsione, per quanto riguarda il fondo investimenti, non già di una riduzione, ma di un adeguamento alle nuove esigenze dei comuni. E invece ci troviamo a dover segnalare questa contrazione di ben 4 milioni e 400 mila euro. Ci troviamo di fronte, tra l'altro, a una riduzione che è ingiustificata soprattutto alla luce di quanto precedentemente in diverse occasioni è stato solennemente annunciato da questo Consiglio sulla intangibilità del fondo relativo alla legge 25, in particolar modo al fondo investimenti. Questa riduzione, tra l'altro, viene segnalata con forza da parte delle associazioni degli enti locali e viene segnalata come un fatto estremamente grave perché va a intaccare non soltanto un fondo di cui possono avere libera disponibilità le singole amministrazioni ogni anno, ma va a toccare quel fondo che le amministrazioni locali correttamente, perché la legge glielo consentiva, ma molto intelligentemente, hanno utilizzato anche per finanziare l'ammortamento dei mutui che hanno contratto e che hanno consentito il miglioramento significativo dei singoli paesi nella nostra regione. Per cui la richiesta che noi facciamo, anche in questo caso, è quella per lo meno del ripristino del fondo ai livelli del 2002, anche se riteniamo che alla luce delle cose che dicevo prima noi provocatoriamente mettiamo l'importo di adeguamento al 2002, però noi riteniamo che questo importo dovrebbe essere anche adeguato, stante il fatto che ci troviamo di fronte a un valore fermo al 1993.
Quindi noi continuiamo, assessore Masala, a dare il nostro contributo per migliorare questa finanziaria, in qualche parte anche per depurarla di parti che non risultavano rispondenti agli interessi dei sardi, in questo caso noi diamo il nostro contributo per migliorarla e renderla più rispondente a quelle che sono le sollecitazioni che ci vengono dal mondo delle autonomie locali e che noi riteniamo estremamente corrette e da accogliere.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 220 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Presidente, intendo presentarlo congiuntamente all'emendamento 760 che lo integra, nel senso che inserisce nella dicitura, dopo le parole "per favorire l'istituzione", anche le parole "e il funzionamento".
Si tratta di un emendamento che sostanzialmente prevede il rifinanziamento dei contributi ai comuni con popolazione sopra i 15 mila abitanti, per l'istituzione e, noi diciamo quindi a questo punto, il funzionamento di uffici e consorzi per le espropriazioni ai sensi del testo unico 237 del 2001.
Questo provvedimento, che è stato accolto l'anno scorso con positività dagli enti locali, viene quest'anno soppresso e non ci è dato comprendere per quale ragione. Si è pensato che fosse per il ritardo con il quale sono stati attivati i bandi nel 2002, però la cognizione più certa è che si sia inteso fin dall'inizio finanziarne l'istituzione e non già il funzionamento. Noi riteniamo invece che questo sia un provvedimento importante, che meriti un'integrazione del finanziamento anche nell'annualità 2003.
E' chiaro che i comuni, potendo disimpegnare somme a destinazione propria, possono in altra misura favorire, con propri finanziamenti, altre attività connesse alle problematiche che i comuni hanno, ma visto che adesso c'è l'Assessore del lavoro, vorrei riprendere questo argomento. Lo riprenderei sul versante non già provocatorio per l'Assessore, ma semmai del collega Balletto, perché qui dentro si è parlato molto degli aspetti del deficit. Il deficit è un dato, ma è un dato che serve non per contemplare una condizione finanziaria senza soggetto, passiva; il deficit serve per confrontarsi con le condizioni oggettive che noi abbiamo e per ragguagliare quella condizione finanziaria alle politiche che si vogliono fare.
Ora, quello che non ci siamo mai domandati in quest'Aula è per quale ragione noi osserviamo la crisi occupativa della nostra regione e non ci poniamo il problema come la ricchezza, la capacità produttiva, lo sviluppo del Nord abbia realizzato condizioni ormai di piena occupazione. Mi si potrebbe dire: "E' chiaro, lì c'erano le grandi industrie e in qualche modo si è sviluppato intorno a queste grandi iniziative industriali un'economia". Però c'è un saggio che le Consiglio, Assessore, di leggersi, molto importante, titolato "Lo sviluppo molecolare", scritto da De Rita e da Aldo Bonomi, che spiega come nel Nord le grandi industrie obbligatoriamente hanno generato intorno a sé una serie di piccole iniziative imprenditoriali che hanno realizzato il completamento in rete, la rete imprenditoriale complessiva, per cui il prodotto partiva come materia prima, arrivava alla sua finitura, aveva gli imballaggi, aveva il sistema del trasporto, aveva il confezionamento, aveva tutto. Intorno alla grande industria si è sviluppato un concetto di cosiddetto "sviluppo molecolare", cioè piccole entità che ruotando intorno all'atomo "grande industria" hanno realizzato il sistema dello sviluppo e della piena occupazione, al punto che quelle regioni sono considerate locomotive dell'Europa.
Io non voglio creare paragoni, ma se si legge questo testo e si legge quello che viene spiegato, si dice: "Certo, oggi non siamo più nelle condizioni di poter disporre di grandi investimenti per grandi industrie soprattutto al Sud, però vale ancora, e forse ancor di più, il discorso dello sviluppo molecolare, cioè lo sviluppo molecolare letto come sistema dello sviluppo locale, come scoperta dei prodotti locali, della capacità d'impresa locale, dei saperi e delle cognizioni locali dell'artigianato e di altre cose, può essere, ed è stato dimostrato con i patti territoriali, con quei dieci patti territoriali che la Comunità Europea ha dato in dotazione all'Italia per sperimentare come con questa nuova metodica si potessero modificare i criteri dei fondi strutturali, che ormai arrivavano a essere consumati e neanche più agibili. Intorno a questi dieci patti territoriali misurati su questa condizione di sviluppo locale, e che in Sardegna si è sviluppata in un'unica area della regione, ma che avendo un carattere sperimentale sono utili per capire se effettivamente quello che andiamo sostenendo ha una sua validità, beh, il consuntivo di questa sperimentazione di dieci patti in aree particolarmente depresse, ma con caratteristiche diverse del Mezzogiorno d'Italia, ha dato complessivamente, fatto accertato, dichiarato in sede europea con tanto di conferenze e altro, come non solo ha generato fattori positivi e incidenze di occupazione estremamente elevate rispetto alle medie che si erano generate sia sulle politiche nazionali che sulle politiche regionali e che tutto questo era accompagnato da un incremento assolutamente apprezzabile di quello che è il presupposto, oggi, in queste aree, dove non c'è la grande industria, che faceva nel nord il fattore aggregativo del sistema imprenditoriale, il fattore aggregativo ma anche lo strumento dell'indotto. E' stato dimostrato che questa sperimentazione ha portato dei risultati positivi e che, in qualche modo, poi si è visto nei PIT come la stessa normativa sulla tipologia della valorizzazione dello sviluppo locale ha assunto una connotazione più disciplinata, più normativa.
E' chiaro però che tutto questo è valido se si capisce la ratio che ha portato a questa normativa, perché quando noi scopriamo che nei PIT, com'è stato rivendicato, il sistema del rapporto realizzato a favore dell'occupazione fra intervento pubblico e partecipazione dei privati è stato complessivamente penalizzato e a fronte di questo dato non solo si è penalizzata la partecipazione dei privati, cioè di chi metteva le risorse, dopo che questa Giunta regionale ci ha riempito la capoccia di project financing, che nel piccolo anche quello, quando il project financing riguarda le opere pubbliche è valido, quando riguarda la generazione d'impresa non è valido? E' la stessa cosa, anzi forse è più interessante dal punto di vista del reclutamento delle risorse. Beh, ci avete riempito la testa con questo, non solo avete parzializzato territorialmente quella nota che diceva: "Poiché i PIT fanno capo a una modifica degli strumenti normativi che consentono e accelerano i processi di sviluppo locale, noi con quegli strumenti saremmo stati più capaci di recuperare il divario fra le zone interne e le zone più sviluppate dalla regione". No, la vostra risposta a quella riserva finanziaria è stata un obbrobrio che ancora aspetta giustizia, ma che ancora aspetterebbe quel cambiamento di normativa che il Comitato di sorveglianza, unitamente al valutatore intermedio, vi ha indicato come necessario, la modifica della normativa, per arrivare a un'applicazione concreta di questi strumenti.
Quindi il mio problema è questo, cioè come facciamo a rapportarci in quest'assurdità, Assessore? In questa assurdità di rapporto tra coloro che pensano di avere in mano la tuttologia delle condizioni economiche e hanno dall'altra parte dei risultati disastrosi? Lei stesso che cura la formazione professionale sa bene che una formazione professionale per il gusto di dire che abbiamo formato tanti giovani non serve se non al contempo si generano le condizioni per inserire nel mondo del lavoro queste persone. Oggi, è notizia di pochi giorni fa, ci sono imprese che operano in Sardegna che, dopo l'esperienza fatta qua con i corsi, sta decidendo e sta aprendo per giovani sardi che vuole assumere in Sardegna, corsi di formazione nel nord, perché? Perché evidentemente lì c'è una percezione culturale dal punto di vista dell'insediamento imprenditoriale e anche dall'affrancamento di coloro che vengono inseriti in azienda, perché quando un buon operatore entra in un'azienda poi diventa esso stesso un piccolo imprenditore ma se ha i mezzi, se non ha mezzi non lo diventerà mai. Se queste politiche non diventano convergenti, ho paura, e se non pensate che con i comuni queste politiche possano diventare ancora più convergenti, ho paura che l'anno prossimo ci metteremo in serissima competizione con l'omologa amministrazione regionale della Sicilia che per il momento ha realizzato il doppio dei disoccupati che abbiamo registrato noi in quest'ultimo anno.
PRESIDENTE. L'emendamento 221, Sanna Gian Valerio e più, può essere illustrato. Il 778 è sostitutivo parziale del 221. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento 778.
COGODI (R.C.). Con l'emendamento numero 778 noi proponiamo di sostenere meglio le azioni che sono previste nel principale emendamento 221, e nel proporre un miglior sostegno, parliamo di sportelli unici, attivati presso il sistema degli enti locali, noi pensiamo a un miglior sostegno sia finanziario, cioè di risorse, perché le cose da fare se si fanno per davvero bisogna che siano anche sostenute finanziariamente, e pensiamo anche però, e questo lo vogliamo dire alla Giunta e alla maggioranza e vorremmo anche insieme operare una migliore riflessione nell'ambito più complessivo del Consiglio, ivi comprese forze di opposizione con le quali insieme avanziamo proposte diverse per qualità, vorremmo sottoporre all'attenzione del Consiglio anche l'opportunità di migliorare il sistema sul piano della qualità e della efficienza.
Ora lo sportello unico è uno di quegli strumenti e di quelle misure per esempio che la legge 37 sosteneva in modo massiccio, qui torniamo al punto che il piano straordinario per il lavoro non era solo l'articolo 19 e non è solo l'articolo 19. Principalmente l'articolo 19 perché contiene la filosofia dello sviluppo locale, della programmazione dal basso, del progetto di sviluppo di questa Regione fondato sull'attivazione vera e massiva di tutte le sue risorse, materiali ma innanzitutto risorse culturali e umane, però la legge 37, com'è noto, contiene un insieme di strumentazioni fra di loro coordinate e sinergiche per sostenere lo sviluppo di qualità diverse, lo sviluppo vero peraltro. Accade spesso che quando si intravede un nuovo strumento e questo nuovo strumento è ovviamente accompagnato anche da risorse che lo deve sostenere, si crea una specie di competizione non sempre positiva, o comunque una aspettativa, per cui pare che ogni cosa debba essere necessariamente sempre articolata, in ogni luogo. Questo modo di procedere, innanzitutto di pensare e poi di fare, traduce l'articolazione, cioè la distribuzione, il decentramento, la traduce spesso in disarticolazione.
Stiamo al tema dello sportello unico. Parliamo dello sportello unico per l'impresa non dello sportello unico dei servizi qualsiasi ai cittadini, stiamo parlando dello sportello unico per l'impresa. Lo sportello unico non può essere concepito come un semplice terminale di carattere burocratico, perché come terminale di carattere burocratico, a parte il fatto che perché funzioni un terminale bisogna che funzioni la burocrazia, perché se c'è un terminale che raccoglie tutti i pareri, gli assensi, gli atti procedimentali intermedi e al cittadino o all'imprenditore, o al cittadino-imprenditore che avanza una sola domanda deve essere reso un solo documento, quello conclusivo, ci vuole una struttura che non solo domandi i pareri, li richieda, ma ci vuole una burocrazia, un sistema amministrativo che sia efficiente, cioè che alle diverse domande siano date le risposte, nei tempi opportuni e congrui, e che le domande abbiano una loro serialità, e così pure le risposte, perché se una domanda è preliminare rispetto a pareri successivi, è inutile inoltrarsi nella giungla dei tanti pareri da chiedere contestualmente se uno di quelli è preliminare rispetto agli altri, facciamo riferimento per esempio a un insediamento di qualche parte del territorio sottoposta a vincolo paesaggistico, il vincolo paesaggistico, essendo sovraordinato, non è che deve arrivare per ultimo, dovrebbe essere quello da acquisire per primo perché è il lasciapassare, è - come si suol dire - il nullaosta, è il disco verde per percorrere le altre strade, per cui viene prima anche delle autorizzazioni o dei riscontri di tipo edilizio o forestale, e di quanta altra natura e nature interferiscono nei procedimenti complessi. Quindi, c'è un problema non solo di istituire sportelli e di mettere denari per fare terminali, c'è un problema anche di pensare di adoperare metodologie che non è che ogni sportello si inventa la sua, ma metodologie anche unificate che siano al servizio di tutti i terminali se in questa accezione pensiamo allo sportello unico come a un terminale che, in quanto tale, può essere anche come terminale presso tutti i comuni della Sardegna, fino al più piccolo anche, perché non comporta né una capacità organizzatoria propria, né il sostegno di una spesa, luogo per luogo, se non il costo della macchina e della operatività e della persona che sarà addetta. In un piccolo comune il terminale dello sportello dell'impresa non è che ha bisogno di un addetto a tempo pieno, sarà una di quelle figure polivalenti che, presso i comuni, svolgono egregiamente diverse funzioni, di animazione economica, di parere alla amministrazione, può svolgere anche questo tipo di servizio. Altra cosa invece è lo sportello unico per l'impresa in situazioni nelle quali si deve territorializzare l'intervento o verificare se vi sono le condizioni per una localizzazione di eventuali o ritenuti interventi economici. Allora lo sportello unico svolge funzioni più complesse e non può essere un terminale burocratico, deve essere un attore, un promotore, un agente, non è detto che sia una agenzia in senso proprio, ma comunque è un'organizzazione che sarà dimensionata all'entità del cose che nel diverso ambito territoriale deve svolgere, dimensionato alle funzioni e agli obiettivi che si pone, per cui all'interno di un'ampia area industriale o di un'ampia area non industriale, attrezzata per le attività produttive, è chiaro che dovrà vivere uno sportello unico per l'impresa che abbia quelle funzioni, anche professionali, e sia capace di rispondere anche a una domanda complessa, per esempio di localizzazione, di percorribilità di una iniziativa economica, e questo tipo di sportello unico-agenzia, avrà anch'esso una sua metodologia unificante, ma non avrà lo stesso dimensionamento, non è detto che a comune piccolo corrisponda agenzia piccola e a comune grande agenzia grande perché non sempre la dimensione del comune è, come dire, correlata alla capacità insediativa di un territorio. Se l'area attrezzata di Isili, decolla come sta decollando, la comunità di Isili ha, come dire, tot abitanti, ma l'area che decolla, per molteplici ragioni, riesce a funzionare sarebbe bisognevole di una struttura a servizio dell'impresa sicuramente di dimensione non rapportata necessariamente…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Non ha concluso? Concluda, la prego.
COGODI (R.C.). Dimensionata, diciamo, non all'entità demografica di quel comune, ma all'entità delle funzioni economiche che lì sono riferite. Quindi quando diciamo che sportelli unici, comuni e territori, bisognerebbe essere capaci di fare una ricerca adeguata per cui questi finanziamenti non abbiano un'attribuzione necessariamente proporzionale come altre leggi invece consentono di fare tipo la "25". Voglio dire che noi vorremmo non solo rafforzare l'intervento regionale con l'entità delle risorse, ma in qualche modo approfondire o precisare anche la funzione di queste strutture perché l'intervento sia più puntuale, ma l'intervento soprattutto sia più efficiente.
PRESIDENTE. Devo invitare i colleghi tutti ad attenersi maggiormente al tempo perché se per ogni intervento poi sforiamo due o tre minuti, nell'arco di dieci - dodici ore di lavoro, sono ore di dibattito che facciamo in più di quelle che sono consentite dal Regolamento. Detto questo, chiedo ai signori della Giunta, agli Assessori, agli onorevoli colleghi della Giunta di lasciare il posto ai Questori perché facciamo il provvisorio del Consiglio.
PRESIDENTE. Prego gli onorevoli Questori di prendere posto.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cassano per illustrarlo. Si vota per alzata di mano.
CASSANO (Rif.Sardi-U.D.R.), questore. Così come abbiamo fatto per il bilancio della Regione, si rende necessario chiedere all'Aula la proroga di un altro mese per l'esercizio provvisorio del bilancio del Consiglio. C'è una relazione, se qualcuno ne ha preso visione, possiamo metterla all'esame del Consiglio.
PRESIDENTE. Se nessuno deve intervenire, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Torniamo alla finanziaria. I colleghi della Giunta riprendano posto. L'emendamento 221 è stato presentato dai colleghi Sanna Gian Valerio e più. Può essere illustrato.
(Interruzioni)
Onorevole Cogodi, uno lo illustra come ritiene di dover illustrare. L'ha illustrato, ho dato la parola al Questore Cassano perché lo illustrasse e il Questore Cassano l'ha illustrato. Non torniamo per favore su questo argomento.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 221.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Presidente, parlerò anche del 232 che è successivo e che ha attinenza, così li faccio tutte e due insieme.
PRESIDENTE. Le diamo un po' di tempo.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Così recupero quello che ho sforato.
PRESIDENTE. No, non era detto per lei, era riferito a tutta l'Aula, non a lei, ci mancherebbe!
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Sono due emendamenti che in forma diversa si pongono lo stesso problema che è quello, il primo, di sostenere in via stabile, annualmente, il funzionamento degli sportelli unici attivati presso i Comuni, e l'altro che, in qualche modo, ristabilisce un equilibro a un taglio che, anche l'Anci ha rilevato come un taglio che tutto sommato non appare giustificato, per il funzionamento degli sportelli unici. Stranamente intorno a quest'ora, mentre ci avviciniamo all'ora della chiusura, c'è una normale rianimazione del Consiglio.
PRESIDENTE. Colleghi, posso chiedere ancora un po' di attenzione? Bisogna avere pazienza ancora un'oretta. Prego onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Questa questione degli sportelli unici è per noi un elemento importante che va nella direzione del sostegno coerente a quello che abbiamo detto finora, del decentramento anche delle informazioni e delle opportunità di impresa e di sviluppo. E` chiaro che a noi non sfugge, e spero non sfugga neanche all'Assessore, che nell'arco di alcuni anni questa concezione di sportello e di servizio che anche l'associazione degli enti locali ha chiesto più volte alla Regione di integrare maggiormente con le stesse funzioni che i decreti Bassanini hanno introdotto e che invece su questo terreno non ha visto nessun riscontro, rappresentano in un certo senso un modo anche di riconoscimento, seppure indiretto, delle diverse condizioni nelle quali i comuni oggi devono trovare luogo nell'impianto istituzionale e nel riconoscimento statutario della Sardegna, cioè organi ed enti di carattere equiordinato. Invece si preferisce tagliare, tagliare proprio da queste iniziative che, certo, né per entità di finanziamento né per tempistica, o tempo di esercizio, possono essere individuate né come iniziative positive né come iniziative negative, dal momento che non si è dato neanche il tempo di vedere i frutti di quello che si è seminato.
Perché se è vero che noi diciamo che le imprese hanno bisogno non solo dell'avvio, ma di essere accompagnate ad una condizione nella quale gli ammortamenti e l'equilibro fra costi di sviluppo, oneri e produttività dell'impresa, per meglio dire, avviene in un arco temporale più ampio, non è molto diversa la condizione nella quale i comuni devono sostenere delle spese per introdurre nel loro ambito istituzionale attività, assistenza alle imprese e alle attività produttive.
E` anche vero che rimarrebbe la domanda per quale motivo, dopo tutta una annosa politica di insediamenti produttivi nei singoli comuni - fatto che per altro verso continua sotto altre forme anche nelle politiche attuali, nei finanziamenti che l'industria riconosce ad aree di sviluppo del territorio regionale - come si spiegherebbero questi insediamenti alla luce della mancanza di un'assistenza locale e di un sostegno alle imprese.
Però, tutto questo può apparire un elemento estraneo alla problematica più generale di favorire attraverso i Comuni lo sviluppo e l'occupazione. Lo dico all'Assessore del lavoro il quale, ovviamente, è a conoscenza degli esiti che le politiche regionali in questi anni hanno prodotto. Io farei una riflessione con lei sul fatto che le forme di lavoro che vengono generate al di fuori di politiche precise e mirate, soprattutto a creare impresa, hanno determinato - sono, credo, studi abbastanza accertati - è stato calcolato che in Italia già oggi alcuni milioni di lavoratori, per di più giovani che sono stati avviati al lavoro con rapporti precari e semi dipendenti, se non verranno recepite alcune norme legislative che possano convogliarli in un sistema di lavoro di tipo diverso, in un inserimento professionale più stabile e più sicuro, è stato calcolato che questi giovani avranno una copertura pensionistica nel loro futuro pari al 30 per cento del reddito medio presunto, il che vuol dire che stando alle cose di oggi, dovrebbero avere una copertura pensionistica nel loro futuro lavorativo che non supera i 250-300 euro al mese.
In questa prospettiva, se si è sempre preoccupati in Italia del rapporto fra lavoratori e pensionati e gli oneri previdenziali con gli oneri pensionistici, non si farà altro che aumentare la popolazione anziana e incrementare indiscriminatamente il costo della previdenza, che è esattamente il contrario di quello che la riforma del sistema pensionistico si proponeva.
Però questa è la condizione di oggi ed è la condizione che si genera anche con la mancanza di politiche che mirino all'inserimento stabile dei lavoratori nel mercato del lavoro. E` chiaro che il sostegno di questo tipo di impresa non può fare a meno di alcuni strumenti; è chiaro che abbiamo da un lato il problema dell'inserimento dell'alta formazione, ma abbiamo anche il problema dell'inserimento della formazione ordinaria. Di tutto questo non abbiamo mai avuto un quadro complessivo di stati di attuazione, abbiamo vissuto per esempio l'annosa questione, più di tipo burocratico che di tipo sostanziale, del finalizzato aziendale, che è stata un'esperienza positiva, ma spesse volte caricata in capo agli imprenditori sulla base del vincolo di un'assunzione che non dipendeva molte volte da loro, ma dipendeva dal venir meno della disponibilità degli stessi formati; perché questo si è realizzato molte volte e non abbiamo saputo realizzare molto spesso le condizione al contorno. Non che quel provvedimento fosse sbagliato, molto spesso coloro che hanno finito quel ciclo di formazione, pur avendo la possibilità di entrare in quelle aziende, ma in una condizione globalmente debole dal punto di vista economico, magari nelle aree dell'interno, hanno preferito spesse volte emigrare ed incrementare questa scia di maggior profitto che intravedevano probabilmente in altre aree della Sardegna.
Quindi, io rilevo come ci siano state e ci siano grandi intuizioni che hanno una loro validità concettuale e anche pratica laddove vengono messe nel quadro, come si direbbe per quanto riguarda: "Abbiamo invocato il ciclo unico della programmazione", ma badate dire di un ciclo unico della programmazione significa dire anche di un ciclo armonico delle politiche settoriali, cosa che fino ad oggi non è avvenuta. Se io parlo oggi del piano straordinario sul lavoro, dell'articolo 19, non so bene se devo parlare un po' con Biancareddu, un po' con Masala e un po' con lei. Di fatto, chi è che sovrintende a queste politiche? Chi è in grado di ragguagliarle a tutto l'altro sistema delle politiche volte a quel tipo di sviluppo territoriale? Chi ci può dare gli elementi di uno stato di attuazione capace di individuare, anche nei discorsi che si fanno in queste ore, la possibilità di rimettere mano, con lo sguardo in avanti, alla revisione di una normativa che sia non un arretramento ma un ammodernamento delle politiche dell'occupazione?
(Brusio in Aula)
PRESIDENTE. Abbia pazienza, onorevole Sanna, abbiamo quasi finito.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Cesare è molto bravo quando si tratta di invocare il Regolamento, il voto segreto, come ragione di vita dell'istituzione, però è quasi tutta la sera assente, poi quando è presente, disturba. Lo rilevo perché quando si fanno le enfasi della moralizzazione delle proprie funzioni, poi bisogna farlo per tutto, te lo dico con amicizia, Cesare, non voglio fare polemica, voglio continuare!
CORDA (A.N.). Io però non stavo parlando, stavo ascoltando il tuo collega.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Evidentemente sta dicendo cose più interessanti di me. Bravo. Probabilmente si tratta in questo campo, e ovviamente mi riferisco a una Giunta che da questo punto di vista si è barricata nel fortino e quindi da questo punto di vista non c'è una vera interlocuzione, credo che abbiate anche finito le munizioni, ma noi continuiamo l'assedio fino a quando non arriveremo ad un dialogo di merito, non muscolare, ma evidentemente questo è più o meno quello che il rapporto 2002 del CENSIS ha denunciato come condizione generalizzata dell'economia e della legislazione nazionale. Cioè è una condizione di stagnazione nella quale la società è priva di stimoli, sembra sostanzialmente appagata, e un po' sulla base delle promesse di sgravi fiscali, qualche volta, e di piani di grandi infrastrutture, è stata un po' esorcizzata in questo quadro, ma la condizione della Sardegna non cambia. Questo modo di intendere lo sviluppo, per come ci è stata presentata in questa finanziaria, ma io potrei anche dire: "Togliamo la finanziaria di mezzo e guardiamo il Dpef, guardiamo solo il Dpef che ci avete presentato", è una visione di una società galleggiante, una società sarda che vuole galleggiare sulle condizioni, perché quando si parla di piattaforma mediterranea, e pensare di risolvere il problema della piattaforma mediterranea finanziando 16 miliardi di progettazione di consulenze, che non fanno vedere all'orizzonte assolutamente nulla, e quando per esempio la condizione dei trasporti è stata lasciata stagnante, senza una lira, quando la continuità delle merci e non solo dei passeggeri è inevasa - e potremmo continuare - quando le leggi di settore sul commercio, sul turismo che ritenete voi essere una delle cartine al tornasole delle possibilità di sviluppo della Sardegna sono sotto finanziate, quando sono finanziate, insomma, che dire se non di una società che ha deciso, di un governo regionale che ha deciso di far galleggiare in questa stazionarietà.
E` un po' vero anche un altro aspetto che, sostanzialmente, quando manca generalmente una cultura progettuale in politica, e contemporaneamente a questa carenza avanza una destrutturazione dei principi e dei valori dello Stato, che vuol dire le regole, quando io parlo di rispetto della condizione dei principi e dei valori dello Stato parlo di democrazia, per intenderci, una delle ragioni per le quali in questo momento dovremmo essere ognuno nella propria sede politica a discutere di crisi regionale aperta, e non lo siamo, per essere chiari, in questa condizione, quando lo Stato perde la sua cognizione di primato in termini di regole su quello che le istituzioni fanno, l'economia non è più economia, è merconomia, cioè è l'economia resa mercato, perché chiaramente al di sopra della regola c'è qualcosa che sovrasta l'esistenza di rispettare la regola.
Questo non lo dico io, lo dicono quelli che queste cose le hanno analizzate. Allora torniamo al dunque, anche alla credibilità che un domani potrà avere una finanziaria che sta uscendo in queste condizioni e che noi vi stiamo offrendo, nonostante le macerie che abbiamo riscontrato in queste settimane, di orientare verso una scelta che almeno su alcune cose possa trovare il presupposto minimo di una condivisione, che aiuti almeno quelle politiche ad essere frutto di un sostegno, anche dialettico, di un sostegno politico sui territori per dire: "Bene, si possa fare la polemica che si vuole, ma almeno su queste cose abbiamo raggiunto l'obiettivo di non arretrare". Questo si può fare solo se voi evitate e decidete di non stare più assediati dentro il fortino!
Noi vi abbiamo detto che abbiamo tutta l'intenzione di deporre le armi, non di sotterrarle perché di tutti voi non ci fidiamo, di qualcuno ci fidiamo meno, non di sotterrarle, ma di deporle; però sta a voi decidere di uscire da quel portone e venire ad un tavolo, che possiamo anche organizzare nel vostro campo di asserragliamento, e vedere cosa si può fare. Sul resto, chiaramente, vale il detto che "chi semina vento poi raccoglie tempesta".
PRESIDENTE. Grazie. L'emendamento 778 presentato dai colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo può essere illustrato. Chiedo scusa, mi sbaglio. Ci sono gli aggiuntivi l'emendamento 606...Il 232. No, ci sono gli emendamenti 785, 786, 787, 788, 789 che sono presentati dagli onorevoli Cogodi, Ortu e Vassallo.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Con questi emendamenti noi abbiamo inteso sorreggere quell'intervento già proposto con altri emendamenti dell'opposizione, in modo da avere una più rispondente provvista finanziaria per l'esplicazione di quelle attività economiche e di servizio che gli enti locali, tradizionalmente ormai da molti anni, sono in grado di svolgere dopo l'approvazione e la messa in campo di quelle iniziative di sviluppo e di lavoro, pure esse, previste dall'articolo 94, inizialmente della legge 11/88 e poi meglio organizzate queste attività attraverso l'articolo 24 della legge 4 del 2000, cioè la finanziaria del 2000.
Diverse cose e anche interessanti le ha accennate il collega Gian Valerio Sanna, e noi riteniamo che lungo quella linea di ragionamento e di proposta vale il tanto di ragionare ancora perché quel sostegno finanziario, che per molti anni ha funzionato e ha funzionato bene in rapporto agli enti locali e ai soggetti interessati da questo intervento che poi sono i cittadini disoccupati nei diversi Comuni, possa funzionare meglio.
Questo lo diciamo perché sulla vicenda dell'intervento economico e di sostegno al lavoro, anche attraverso i cantieri comunali, si è sviluppata in questi anni, e da ultimo anche nei giorni scorsi, un'attenzione a dir poco pelosa e per molti versi contraddittoria. Lo strumento è previsto già dalle leggi regionali e funziona da ben 15 anni. Primo piano per il lavoro, in via continuativa la Regione, qualche volta in modo semplice, altre volte in modo controverso, ha garantito mediamente risorse per cento miliardi annui, tutte equamente attribuite agli enti locali, e queste risorse risultano sicuramente spese bene perché hanno sopperito a molte esigenze, a molteplici bisogni e soprattutto hanno consentito di affrontare molte emergenze sociali e anche di servizio, che diversamente gli enti locali non avrebbero potuto ovviare.
Con l'articolo 24 della finanziaria del 2000 questo sistema è stato migliorato e la cantieristica comunale è stata riscattata da quel ruolo - diciamo così - tradizionale di mera emergenza precaria a rotazione, a termine. Con l'articolo 24 si è consentito ai comuni l'autonomia e la libertà di mantenere il cantiere usuale laddove fosse stato utile, e si è anche consentito che, volendo, quei comuni che l'avessero voluto potessero combinare queste risorse con le iniziative e gli interventi dell'articolo 19 della 37, il comma 5 dell'articolo 24, e quindi compiere un'operazione più coordinata, più produttiva, massificando, o meglio massimizzando, sia l'uso degli strumenti e soprattutto gli effetti. Però non si può massimizzare il buon uso degli strumenti e meno che mai gli effetti, se per altro verso la provvista finanziaria anziché essere accresciuta o almeno essere conservata nei limiti almeno medi degli anni precedenti, viene via via ogni anno amputata.
Anche quest'anno i cento miliardi usuali, a prescindere da inflazione, da aumento dei costi, dei materiali e anche della mano d'opera, dai contributi assicurativi, a prescindere da tutto questo è chiaro ed evidente che i cento miliardi di fine anni '80 e dei primi anni '90 non sarebbero gli stessi cento miliardi del 2003 - 2004. Tuttavia, almeno nominalmente, si sarebbe dovuto e si dovrebbe conservare quell'entità usuale intorno al cento miliardi annui, in lire, di cui i Comuni hanno potuto usufruire per tanti anni.
Questa questione del buon uso dell'articolo 24 comporta una riflessione anche sulla molteplicità o se volete sulla differenziazione degli strumenti utilizzabili in materia di politiche attive del lavoro. Noi abbiamo ritenuto, continuiamo a ritenere che il coordinamento, la semplificazione, il riordino debba avvenire ma che non debba avvenire in capo ad uno strumento unico ed esclusivo in materia di politiche del lavoro. Precisando meglio...:
(Interruzioni)
COGODI (R.C.). Qualcuno dice che è faticoso stare in Consiglio fino alle 22, ed è vero, quando si è in Consiglio dalle prime ore del mattino, però è ancora più faticoso starci lavorando, quindi chi ritiene solo di essere spettatore, lo faccia, ma lo faccia nei modi in cui da tutte le parti si esercita la funzione di spettatore, cioè occupi gli spalti degli spettatori, si metta negli spazi a latere; non è che si può avere il lusso qua dentro che chi è spettatore faccia lo spettatore anche in danno di chi, come dire, lo fa nei modi in cui ognuno è capace di farlo, di chi è applicato alla funzione di consigliere regionale. Passi uno scambio di opinioni, ma non che... Quasi sia dalla parte del torto chi partecipa ai lavori del Consiglio!
Tanto, comunque sia, quello che noi abbiamo da dire, lo diciamo e lo diremo! Lo diciamo e lo diremo nei termini e nei tempi che il Regolamento ci consente, oggi, domani e nei giornali prossimi. Non è una battuta che se volete, potete anche ipotizzare il quinto mese di esercizio provvisorio, se le leggi ve lo consentono, però se c'è qualche altra cosa e diversa, chi è pensoso ed attento ad altre soluzioni possibili, faccia un passo avanti; dai segnali vaghi di fumo passi al confronto esplicito e reale in Aula e siccome si sente dire, o echeggia ogni tanto l'ipotesi di possibili sblocchi e proposte diverse rispetto a quelle che sono scritte in finanziaria e nel corpo degli emendamenti alla finanziaria, chi ha da avanzare la proposta, la precisi e in qualche modo l'avanzi. Se no, al di fuori di questo, sarà più faticoso per noi, e lo è, però riteniamo di essere in condizioni non di assediare il fortino, ma di far uscire dal fortino chi crede che comodamente ci possa stare non si sa fino a quanto! Dentro il fortino si può stare comodi, magari un po' suonati da quanto accaduto intorno in questo tempo, però anche un po' troppo comodamente. Io penso che da domani noi agiremo in modo tale per cui in questo fortino o qualcuno si affaccia al portone o il portone viene abbattuto.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio finiscono qui, riprendiamo domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 37.
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