Seduta n.42 del 17/11/2004 

XLII SEDUTA

(POMERIDIANA)

Mercoledì 17 novembre 2004

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

La seduta è aperta alle ore 16 e 42.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20 e delle proposte di legge numero 24 e 28. Si procede con l'esame dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, l'articolo 4 è certamente uno dei punti nevralgici della legge, forse il più importante, ed è proprio laddove individua gli interventi ammissibili che, per contrasto, identifica la dimensione del vincolo e la pesantezza del blocco che questo provvedimento di legge cala sul sistema sardo. E' un articolo che più di tutti gli altri è intriso di integralismo ambientalista ed è quello, rispetto agli altri, maggiormente responsabile di un vincolo che sul versante interno frantumerà il rapporto investimenti-occupazione in Sardegna, mentre sul versante esterno contribuirà a sospendere e isolare il sistema turistico sardo dal mercato continentale ed europeo, che si adegua ai tempi che cambiano con la velocità della domanda e sul quale già adesso cerchiamo faticosamente di recuperare importanti ritardi.

Il processo di sviluppo dell'infrastrutturazione turistica delle coste in Sardegna ha certamente registrato - e ne siamo tutti convinti - alcune storture che andrebbero e vanno corrette. Però l'azione terapeutica introdotta da questo disegno di legge potrebbe essere assimilabile a quella di un dietologo che per far dimagrire un paziente obeso gli proibisse ogni tipo di alimentazione.

La legge, nella fascia dei duemila metri, proibisce praticamente tutto. Gli emendamenti che abbiamo presentato tendono non già a modificare l'essenza dell'articolo (poiché questo non è possibile) quanto a mitigarne le conseguenze negative. Trascura, tra gli interventi ammissibili, ogni e qualsiasi tipo d'intervento possa essere effettuato in quella fascia, ad esempio nelle zone industriali. Un emendamento che abbiamo presentato mira proprio ad eliminare questa incongruenza. Il mio comune, anche se poi il porto si trova nel comune di Santa Giusta, sta lavorando a un'ipotesi di polo intermodale; il raccordo ferroviario è già realizzato ed è in attesa di collaudo. Bene, con questo tipo di legge la stessa ferro-stazione non potrebbe essere realizzata. La zona industriale di Oristano, come sa chi l'ha vista, si trova sul mare, quindi nessun tipo di insediamento manifatturiero, produttivo o di qualunque genere con questa formulazione potrebbe essere autorizzato.

Anche per quanto riguarda le attività di tipo agro-silvo-pastorali - io accennai già in Commissione a quest'aspetto - non si può pensare che un intervento importante di miglioramento fondiario o comunque di ammodernamento e di ampliamento non preveda la residenza. Io lavoro in questo settore e posso assicurare che ogni progetto di miglioramento fondiario, di ampliamento di azienda agricola, silvicola, pastorale di una certa dimensione prevede, tra le altre cose, la residenza.

Mi disorienta un po' pensare come possa essere classificato il caso, ad esempio, di quelle aziende agricole che praticano attività di tipo agrituristico. Dovrebbero essere almeno classificate di tipo ricettivo alberghiero; però non c'è nessun elemento nella legge che illumini su questo particolare aspetto. E' una legge che vieta praticamente tutto ma, contemporaneamente, permetta anche di fare praticamente tutto; cioè vieta tutto per quanto riguarda le nuove realizzazioni, consente praticamente tutto per quanto riguarda il recupero del patrimonio urbanistico, anche degradato, esistente attualmente nella fascia dei due chilometri.

Tutto ciò non ha molto senso; perché se la logica è quella di dire: alt, fermi tutti, prima di iniziare qualsiasi altro intervento ragioniamo, vediamo come deve essere concepito uno sviluppo corretto del turismo costiero sardo, credo che accanto al blocco delle nuove costruzioni, che non condivido, ma comprendo, debba essere previsto anche il divieto di qualsiasi tipo d'intervento volto al recupero del patrimonio edificato esistente, ancorché degradato. Invece, tutto questo è libero, si può fare. Addirittura, originariamente, nella stesura del testo scaturito dalla Commissione, non era stato nemmeno vietato il cambio di destinazione d'uso, come poi, invece, è stato previsto in un emendamento proposto dalla Giunta, anche se il divieto non costituisce una valvola di sicurezza ad efficacia assoluta, in quanto impedisce che venga realizzato nell'immediato un recupero con cambio di destinazione d'uso, però non garantisce che nel medio periodo il fabbricato prima recuperato possa ottenerlo. Credo che sia tutta qui l'essenza di questo provvedimento.

C'è poi l'aspetto, secondo me, fortemente lesivo dei diritti acquisiti, anche se nell'emendamento si compie un passo in avanti rispetto alla stesura del testo uscito dalla Commissione. So che molti dei colleghi hanno grande esperienza e capacità professionale in questo settore, ma tutti coloro che operano in questo settore sanno quale è la quantità di tempo, di denaro, di energie, di costi di ogni genere che occorre per realizzare un intervento attuativo del tipo di quelli che si realizzano nelle zone C (ampliamento) D (produttive) F (turistiche) e G (di grande interesse generale). E' un procedimento lungo e complesso, che passa attraverso intese, negoziazioni, opzioni, permute, viaggi infiniti in tutte le direzioni, rapporti con l'ente locale, autorizzazioni di vario genere.

Il cittadino che avesse fatto tutto questo nel pieno e assoluto rispetto della legge e che non avesse, però, ancora iniziato i lavori si sentirebbe dire: "Scusa, abbiamo scherzato, tu non puoi fare nulla per diciotto mesi, stai fermo". Potrebbe persino capitare che avesse già registrato e sottoscritto il contratto d'appalto per le opere di con l'impresa esecutrice, la quale naturalmente avrebbe tutti i titoli per avanzare una richiesta risarcitoria. Mi pare che questo leda pesantemente la sfera dei diritti acquisiti.

Ciò che però mi ha stupito di più, è la possibilità, contemplata nel quarto comma, che la Giunta regionale possa, anche in deroga a quanto previsto dalla presente legge, autorizzare la realizzazione di una serie di opere pubbliche senza che sia predeterminato alcun criterio; in pratica una facoltà senza obbligo di rendiconto. Ritengo giusto che sia la Giunta regionale a valutare queste cose, ma credo anche che sia giusto che ci sia una cornice di riferimento, una griglia attraverso la quale la Giunta regionale debba procedere per valutare richieste di questo tipo. Non può essere una delega in bianco. Significherebbe, infatti, non offrire certezza a chi deve investire risorse umane ed economiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, intervengo per esprimere qualche ulteriore riflessione sull'articolo 4 in discussione. Nell'esame e riesame della proposta della Giunta mi sembra di poter ravvisare che non c'è stata, da parte dell'Esecutivo e della maggioranza, quella volontà di verifica delle situazioni superabili con la disponibilità alla discussione o quantomeno al confronto, per trovare tra le righe e nei contenuti di questo articolo le rispondenze a esigenze derivate dalle diverse istanze.

Peraltro le proposte non sono mancate nell'articolazione degli emendamenti presentati, però non mi sembra di cogliere delle risposte a quelle problematiche che noi pensiamo di dover cautelativamente perlomeno esaminare, soprattutto per l'aspetto relativo alla tutela degli interessi legittimi in materia di attività edilizia. Mi riferisco agli interessi dei nostri concittadini, agli interessi delle nostre comunità, a quelli che sono, soprattutto, gli interventi definiti ammissibili, che devono però essere valutati in riferimento alle ricadute che i divieti contenuti nell'articolo 3 comporteranno.

Ho avuto la fortuna, signor Presidente, colleghi del Consiglio, di andare in giro per il mondo un po' per turismo, un po' per impegni professionali, un po' per impegni…(Interruzione del consigliere Biancareddu)

CONTU (F.I.). No, Andrea, quello l'avrai fatto tu, a me non è servito, grazie. A te piace mettere in luce altri aspetti che sono stati riferiti anche dalla cronaca, per relativi ad alcune missioni alle quali hanno partecipato altri amministratori; io non ho partecipato a quelle missioni. A me interessava molto di più conoscere, vedere, verificare e soprattutto scoprire quali fossero le scelte operate, alle diverse latitudini del nostro globo, rispetto allo sviluppo dei territori, che potessero essere compatibili anche con la nostra realtà. Posso dire di essermi fatto un'esperienza e ultimamente ho soggiornato in Liguria per circa quaranta giorni. Devo dire, assessore Sanna, che a lei in Liguria, se avesse avanzato una proposta di questo genere, molto probabilmente avrebbero tagliato anche le mani.

La Liguria un patrimonio paesistico che di sicuro non è secondo a nessuno. La Liguria, infatti, è stata utilizzata per lo svernamento in primis della nobiltà, delle classi regnanti, degli esponenti della cultura, degli esponenti delle arti che trovavano in quella regione la situazione climatica ideale anche per ristabilirsi da malattie quali la tubercolosi o altre allora diffuse.

Nel tempo, sulla costiera ligure si è così creato un patrimonio storico urbanistico, un patrimonio che ha utilizzato l'ambiente con inserimenti qualche volta criticabili. E' nota a tutti la discussione relativa alla sopraelevata realizzata nell'angiporto di Genova; oggi si parla addirittura di un suo abbattimento e della creazione di un tunnel sottomarino per ovviare ad una viabilità che è diventata sempre più caotica.

Ho citato questo esempio perché la Liguria, nella fascia dei 300 metri, esprime tutta la vitalità della popolazione ligure. Il territorio è, sì, articolato in una striscia di terra che davvero si affaccia sul mare, ma l'interno è assai poco godibile perché è una regione prevalentemente montuosa, che non presenta pianure, non presenta peraltro neanche opportunità di ulteriore sviluppo in quanto si è passati da una fase di creazione di nuovi insediamenti ad una fase di riutilizzo di insediamenti industriali vetusti e abbandonati dentro le città, di riprogrammazione degli interventi pubblici effettuati.

Se, da questo esempio, dovessimo davvero trarre un'indicazione pratica su dove rendere operativa questa norma che ci viene proposta (mi riferisco al contenuto dell'articolo 4 e dell'emendamento sostitutivo proposto dalla Giunta) ma credo che a voi taglierebbero non solo le mani ma anche la testa, perché davvero non vi è niente di analogo, a livello normativo, né in Liguria, ma neanche in Emilia Romagna, in Toscana, e in qualunque altra regione dove davvero si è fatto della risorsa territorio, una risorsa economica, di sviluppo e dove davvero tanto abbiamo da imparare. E non vi sto citando regioni dove ha amministrato il centrodestra, vi sto citando regioni dove ha amministrato e continua ad amministrare il centrosinistra.

Questo per dire che molto probabilmente bisogna cercare di guardare oltre un palmo dal naso, occorre proiettare il discorso sulle esperienze realizzate altrove. Qui, invece, continuiamo a creare davvero griglie disegnate secondo esigenze particolaristiche, esigenze che rispondono…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, tengo stretto questo portacenere non perché voglia fumare ma per una eventuale autodifesa, visto che i portacenere volano in Giunta. Cercherò comunque di riprendere nel mio intervento il filo del discorso sul commento agli articoli precedenti della legge. Ora, io ho compiuto una riflessione sugli emendamenti sostitutivi totali, e credo che la presenza di emendamenti sostitutivi totali ai diversi articoli ben spieghino la mancanza di riflessione verificatasi nel momento in cui è stata presentata questa legge. Se a ciò aggiungiamo che sono stati presentati anche emendamenti agli emendamenti sostitutivi totali, credo che lo scenario possa essere chiaro per tutti.

Si tratta di un percorso frettoloso, non riflessivo, che ha portato la Giunta a correggersi ripetutamente. Questo percorso denuncia anche una mancanza di concertazione di base che è venuta meno anche, visti i tempi e gli eventi, in Commissione. Anche questo ben rappresenta la carenza di quella concertazione e di quel confronto che fin dall'inizio la Giunta ha dichiarato di voler porre a base della sua opera di governo. Adesso siamo arrivati all'articolo 4, un articolo che ci può consentire di rimediare, che vi può consentire di rimediare allo scempio, ma non allo scempio ambientale, allo scempio che è stato compiuto della concertazione, del confronto politico, dell'attenzione al sociale, e cioè alle voci che provengono dalla società nel momento in cui si deve approvare una legge secondo scienza e coscienza.

L'articolo 4 può costituire, quindi, l'atto di riparazione del presidente Soru e di chi ha sostenuto questa sua azione; è come quando, a scuola, si rimandava a settembre. Allora cogliamo questa occasione per rimediare a quanto (vorrei dire di disastroso, ma mi sembra poco) è previsto negli articoli precedenti.

Sulla lesione dei diritti acquisiti, sui danni tecnici, economici, sociali, che potrebbe provocare l'ormai approvato articolo 3, credo che si sia già detto tutto. Se poi noi procediamo alla cieca sull'articolo 4, senza mostrare la benché minima attenzione ai momenti di riflessione, di correzione, di miglioramento della legge che sono stati portati all'attenzione dell'Aula con i nostri emendamenti, credo che si possa dire che è proprio vero che sbagliare è umano e perseverare è diabolico.

Anche il confronto che si sta stancamente portando avanti, al di là delle possibili prese di coscienza sui tempi del Consiglio, mi sembra molto superficiale, distratto. Mi sembra che ci sia la volontà di non ascoltare, di non confrontarsi, di non raccogliere le istanze, che poi vanno interpretate, di provenienti dalle diverse parti della società, affinché gli errori si possano correggere. E indicatori da parte della società ne stanno arrivando parecchi; credo che la giornata di domani possa fungere da cartina di tornasole per i problemi che si stanno affrontando a seguito di decisioni unilaterali che non mettono alla base il confronto.

Si è detto anche in quest'Aula che la salvaguardia dell'ambiente è un atto molto più importante rispetto alla salvaguardia dell'aspetto economico, e posso condividere; condivido così tanto che credo che il merito di pensare oggi che dobbiamo salvaguardare un ambiente invidiabile non sia sicuramente nostro. E' sicuramente dei nostri padri quel merito, di chi ci ha saputo consegnare senza vincoli, ma con il buonsenso anche, un territorio che ancora può essere portato come fiore all'occhiello dell'ambiente mediterraneo.

I vincoli troppo ampi, i vincoli calati dall'alto sono sempre stati rigettati dalla nostra società. Per tutti valga l'esempio del parco del Gennargentu; eppure non si può dire che quell'ambiente non sia stato salvaguardato nel passato. Noi dobbiamo pensare ad uno sviluppo di qualità, che tuteli la vivibilità delle campagne, delle nostre colline, delle coste, dei nostri monti. Qualcuno ha fatto riferimento alla Toscana; chi conosce quelle campagne e quelle colline toscane può dirci se sono state salvaguardate con vincoli estremi, oppure con il buonsenso e con una corretta valorizzazione del territorio. Credo che siano le parti di proprietà terriera in Italia che registrino il più alto valore in assoluto, tant'è che sono oggetto di acquisti da parte di molte società internazionali interessate a sviluppare in quei siti un turismo di qualità.

Si parla di valorizzazione dei laghi e dei fiumi, ma si è pensato che forse sarebbe opportuno che il Consiglio riflettesse su una legge per la valorizzazione dei villaggi rurali? E se ci sono questi vincoli la valorizzazione dei villaggi rurali, anche a fini turistici, soprattutto a fini turistici, sarà possibile domani? Mi sembra proprio che stiamo togliendo ogni possibilità a chi, con la fantasia e con l'impegno, e a proprio rischio, potrebbe veramente adoperarsi per sviluppare il settore economico - turistico della nostra Isola. Anche ai nostri giovani stiamo incutendo una qualche rassegnazione, se è vero che per usufruire dei contributi previsti dalla legge numero 1 sono state presentate poche domande. Ma è chiaro che non c'è possibilità di sviluppare iniziative se ovunque ci si muova si trova un vincolo, un blocco, e non c'è rispetto per la libera iniziativa che opera - e lo sottolineo - nel pieno rispetto dell'ambiente.

Noi stiamo vivendo oggi il momento politico del blocco in attesa di vedere poi quali saranno le soluzioni, ma non abbiamo sufficienti riserve in cascina per poter attendere. Quanto costerà alla Sardegna e ai sardi questa attesa, questi blocchi? Il blocco e l'attesa lo stiamo subendo in tutti i settori: la Giunta sta portando avanti una politica dei blocchi: blocchi in sanità, il blocco e l'attesa dei dipendenti regionali e dei loro contratti, il blocco e l'attesa per la scuola e la formazione, il blocco e l'attesa sulla finanziaria, sull'assestamento, sul Dpef, il blocco e l'attesa per la chimica e l'industria, il blocco e l'attesa per il turismo, il blocco e la gabbia per le istituzioni, il blocco senza attesa del libero pensiero di consiglieri o assessori ai quali non è consentito esprimere la propria opinione. E' vero che volete passare alla storia, come Nerone o come Caligola. Spero, visti i presupposti di rispetto sociale della vostra politica di regime, che passiate alla storia come la prima e la più breve esperienza di presidenzialismo antidemocratico della Sardegna.

Dicevo all'inizio "Giunta del posacenere", ma in quel posacenere ci potrebbero essere le ceneri dei sardi che poi…ma il tempo è terminato per cui concluderò nel prossimo intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, ieri, secondo il nostro parere, la Sardegna è arretrata di due chilometri dal mare. Adesso i sardi saranno costretti a spiccare un salto indietro nel tempo di parecchi anni, dopo un difficile lavoro per diffondere nell'Isola lo spirito d'impresa e offrire alla popolazione occasioni di sviluppo e occupazione.

L'articolo 3, fulcro della proposta di legge voluta dal Presidente, ha esteso, caso unico in Italia, i limiti di edificabilità dai 300 ai 2000 metri dal mare, sospendendo e in molti casi cancellando del tutto gli interventi di pianificazione territoriale; interventi che evidentemente non potranno essere facilmente ripresi dopo i diciotto mesi di sospensione. Dei danni e delle gravi ripercussioni del provvedimento abbiamo parlato diffusamente nei giorni scorsi. Ci sono stati numerosi tentativi di quantificare l'entità, il prezzo che dovranno pagare i sardi per questa politica di tutela e salvaguardia ambientale. In questi giorni abbiamo sentito frasi altisonanti sulla necessità di restituire ai nostri figli il territorio che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri. Belle frasi, parole ad effetto, che però in quest'Aula sono risuonate quasi stonate.

E' vero, abbiamo il dovere di tutelare e salvaguardare il paesaggio della Sardegna, ma bisognava farlo senza intimare lo sfratto a coloro che vivono in quei luoghi; era necessario individuare ed assecondare quelle forme di sviluppo che valorizzano la vocazione naturale dei territori. Il dovere di salvaguardare è inseparabile da chi abita nel territorio, da chi ha contribuito con la forza del lavoro e delle idee a valorizzarlo e tutelarlo con attività economiche rispettose dell'ambiente. Il prezzo immediato delle disposizioni contenute nell'articolo 3, secondo quanto riporta un quotidiano oggi, ammonta a quasi 3 milioni di euro, ma l'eredità che lasciamo ai nostri figli non è quella di un ambiente incontaminato, come pretenderebbero i fautori di questa proposta di legge, ma è la cambiale in bianco delle possibilità di sviluppo negate, del lavoro mancato.

Non possiamo non essere d'accordo col Presidente emerito della Repubblica quando manifesta preoccupazione per le ricadute economiche negative che questa proposta di legge determinerà nel breve e nel lungo periodo. "Sicuramente e sinceramente - ha dichiarato Cossiga ad un quotidiano sardo - noi dovremmo essere sempre grati a Lord Forte e al principe Karim Aga Kan per le loro iniziative turistiche ed immobiliari al sud e al nord dell'Isola, iniziative che hanno reso l'Isola nota nel mondo". Cossiga conclude dicendo che tutto questo non sarebbe stato possibile se fosse esistita la "legge Soru". E' vero, nel 1960 questo blocco non avrebbe permesso la nascita della Costa Smeralda. Proviamo a pensare un po' se in Sardegna non si fosse sviluppata questa realtà, avremmo forse compiuto quel salto di qualità che ha proiettato l'immagine e la cultura della Sardegna nel mondo?

Quarant'anni fa si sono presentate alla porta dell'economia sarda due grandi possibilità di sviluppo, due alternative diverse: la chimica e il turismo. Per alcune zone si è scelto di seguire una strada ed escludere l'altra; oggi, a quarant'anni di distanza, possiamo compiere una serena riflessione su come sono andate le cose. Il settore chimico è in una fase di profonda crisi ed è, tra l'altro, andato avanti negli anni grazie ad ingenti finanziamenti pubblici. A differenza della chimica, il turismo ha portato benessere e ha consentito la nascita di un circolo virtuoso tra valorizzazione dell'ambiente e impiego delle potenzialità e delle risorse dell'Isola. Le possibilità offerte dal turismo in questi anni hanno consentito di far crescere e maturare il nostro sistema imprenditoriale alberghiero, così da farlo diventare lo zoccolo duro della struttura economica sarda.

Molti piccoli insediamenti si sono sviluppati sulla scia di quel modello turistico che, pur non dovendo rappresentare l'unico esempio da seguire, costituiscono un esempio di buona ospitalità turistica e in generale di buona qualità. Buona qualità che non riguarda solo l'aspetto architettonico, ma anche il contesto ambientale nel quale si sono inseriti gli insediamenti e con il quale hanno saputo coniugarsi negli anni.

Questa legge doveva chiarire ed esplicitare gli interventi possibili alla luce dell'esperienza pregressa per poter permettere di realizzare prodotti di qualità, che incidessero in maniera determinante sul sistema sardo, salvaguardando e tutelando l'ambiente. Non vogliamo però nasconderci dietro una esercitazione oratoria delle conseguenze di questo provvedimento per autorizzare colate indiscriminate di cemento; occorre creare siti catalizzanti che consumino piccole porzioni di territorio a vantaggio di un serio sviluppo sostenibile.

Oggi abbiamo la possibilità, in un certo senso, di attenuare e di mitigare gli effetti della legge intervenendo sull'articolo 4, indicando gli interventi ammissibili nei diciotto mesi previsti dal blocco. Siamo all'ultima spiaggia, è un po' come nel programma televisivo "L'Isola dei Famosi": abbiamo l'ultima possibilità di restare in gioco, di far restare in gioco i sardi e le attività imprenditoriali che portano benessere alla nostra Isola, senza stravolgere l'ambiente, in attesa del piano paesaggistico regionale.

In questi giorni abbiamo fatto realmente opposizione e continueremo a farla indossando gli scarponi e non le pantofole. Tutto ciò però non deve impedire, anzi, deve stimolare il ragionamento, il confronto e la giusta mediazione. Condivido quanto ha sostenuto l'onorevole Uras: gli interessi di parte o addirittura gli egoismi non possono piegare gli interessi di tutti. Ma qui oggi non stiamo tutelando gli interessi di una parte della Sardegna, stiamo affrontando una questione che interessa tutti i sardi e dobbiamo fornire una risposta alle attese che provengono anche dall'esterno. Quando parliamo di sviluppo economico non possiamo pensare che si tratti di un interesse particolare, e non si è egoisti solo per il fatto di parlare di occupazione e di diritti acquisiti. Voi avete la responsabilità di mandare avanti quello in cui credete, avete tutti i numeri per farlo, siete legittimati a farlo, l'unico invito che vi rivolgo è quello di riflettere, di soffermarvi su quegli argomenti "caldi", su cui abbiamo avuto anche modo di confrontarci e in particolare sugli interventi nelle aree agricole e su quelli nelle aree industriali, sulla programmazione negoziata e sulle distanze dai fiumi e dai laghi.

Vi invito ad uno sforzo di ragionamento all'interno di quest'Aula; noi non siamo qui per elemosinare nulla, abbiamo solo l'obbligo e il dovere di trasmettere, comunicare alla gente, ai sardi la strada che si è voluta intraprendere con questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, c'è da notare un'involuzione nei toni dell'opposizione; siamo passati dall'ostruzionismo al "distruzionismo", cioè a quel modo di ragionare che non è un modo di ragionare, è un modo di contrapporsi ideologicamente, vagheggiando scenari catastrofici. Io vorrei uscire da questa impostazione che trovo rozza e vorrei entrare nel merito della discussione facendo riferimento anche (e ricordandolo a me stesso prima che a voi) all'articolo 24 dello Statuto: "I consiglieri regionali rappresentano l'intera Regione".

L'articolo è mutuato da un analogo articolo della Costituzione e ha una importante valenza, perché ci ricorda che, al di là delle sintesi politiche operate dai partiti, ognuno di noi ha il dovere di esercitare con coscienza e con scrupolo la propria funzione nell'interesse generale. Con questo spirito mi preme sottolineare alcuni aspetti: questa legge ha obiettivi rilevanti, non distruttivi, è una legge che punta a garantire un futuro al territorio della Sardegna, anche perché, solitamente, certi valori del paesaggio e del patrimonio ambientale della nostra Isola in sede locale sono meno percepiti nella loro importanza strategica di quanto non lo siano in sede regionale. Spesso, infatti, in sede locale si sottovaluta il piccolo intervento, nonostante la somma dei piccoli interventi produca effetti che noi tutti conosciamo.

L'articolo 4, che appunto disciplina gli interventi ammissibili, dopo che il precedente aveva determinato le norme di salvaguardia, va ad impattare con quelli che ripetutamente qui dentro sono stati definiti "diritti acquisiti". Basta però informarsi e lavorare un poco su questi termini per scoprire che in urbanistica diritti acquisiti ce ne sono pochissimi; perlomeno diritti acquisiti in quanto tali. Bisogna del resto riconoscere che spesso l'uso improprio del territorio in Sardegna è avvenuto con tutti i timbri e con tutti i sigilli, cioè la congruità amministrativa, la perfezione amministrativa, non sempre ha garantito dall'uso improprio del territorio.

E' da questa constatazione realistica e storica che bisogna partire quando si parla di diritti acquisiti; poche iniziative sono state realizzate in termini di abusivismo puro in Sardegna, molte sono state realizzate con le eccezioni, con i timbri, con i controsigilli di tutti. Quindi è legittimo che ci sia una norma che cerchi di stabilire un punto di non ritorno per poi progettare il futuro, e io credo che lo spirito dell'articolo 4 sia questo.

Il problema è che anche una norma quale quella su cui stiamo discutendo, che ha l'intento di difendere l'interesse generale, deve assolutamente prima specificare che cosa intende per interesse generale e quali sono le procedure che difendono l'interesse generale; il tutto non può essere infatti affidato alla discrezionalità. Io trovo che l'articolo 4 dell'emendamento della Giunta debba essere oggetto di riflessione, perché ipotizza una deroga per quanto riguarda le opere pubbliche - e solo per quanto riguarda le opere pubbliche - che può essere autorizzata dalla Giunta. Non si dice, infatti "verrà autorizzata in base a queste norme", ma si dice "può essere autorizzata", e questo può determinare scelte di volta in volta differenti. Si affida, cioè, alla Giunta la capacità di declinare caso per caso l'interesse generale.

Io non sono disponibile a credere che la cultura riformista del centrosinistra, ma anche di altre forze, possa ammettere che l'interesse generale venga affidato alla capacità di un organo di governo di declinarlo di volta in volta. Questo, peraltro, pone problemi anche relativamente al secondo comma dell'articolo 5. Io penso invece che si debba invitare la Giunta e la maggioranza a operare una riflessione di questo tipo: a 60 giorni dall'approvazione di questa legge conosceremo le linee guida del piano paesaggistico, il Consiglio sarà investito da questa discussione. Allora tutto ciò che legittimamente - e sono veramente poche cose a mio avviso - ha diritto di rientrare nelle categorie degli interventi ammissibili dev'essere valutato sì dalla Giunta, ma in ragione, per esempio, delle linee guida del piano paesaggistico che noi discuteremo in Aula, in maniera tale che anche chi dovesse trovarsi di fronte ad una disparità, ad una non congruità rispetto a queste linee, sappia in che modo poter ottenere la deroga ammissibile dalla Giunta.

Non sto presentando un emendamento orale, sto immaginando un percorso dove si dica ai cittadini: "Le procedure e gli obiettivi sono questi e, alla luce di queste procedure e di questi obiettivi, la Giunta valuta la tua istanza". Trovo che lasciare la discrezionalità totale alla Giunta dell'ammissibilità su opere pubbliche o quant'altro sia un precedente normativo estraneo a una matura cultura giuridica occidentale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'articolo 4 che stiamo discutendo, quasi totalmente emendato dalla Giunta, è un articolo centrale di questa legge; assieme all'articolo 3, sicuramente ne definisce l'impalcatura e la filosofia. Quando parliamo di interventi ammissibili, immaginiamo interventi concreti; in realtà le situazioni di ammissibilità sono veramente poche.

Voglio svolgere qualche riflessione su alcuni punti, anche riferendomi a ciò che ho sentito poc'anzi. Per quanto riguarda, per esempio, le attività agro - silvo - pastorali credo sia un errore non prevedere l'edilizia residenziale. Credo che almeno in misura minima vada consentita, perché non è pensabile che permettiamo che si proceda ad interventi strutturali nelle aziende agricole e allo stesso tempo non vietiamo la costruzione di residenze per chi vi lavora. Ma è chiaro che non è pensabile un intervento di miglioramento fondiario se poi non prevediamo anche un punto di riferimento logistico, perché chiaramente le persone non possono andare ad abitare assieme agli animali o essere costrette comunque, la sera, ad abbandonare il fondo.

Con la situazione che si vive oggi nelle campagne non è pensabile che il fondo venga lasciato incustodito. Noi, praticamente, stiamo obbligando le persone a costruire le infrastrutture senza però metterle in condizioni neanche di gestire il fondo. Pertanto credo che questa misura vada rivista, perché non ritengo che garantisca sufficientemente chi oggi intraprende un investimento in un fondo agricolo.

Lo stesso discorso vale per le zone omogenee, le zone C), D), F) e G). Io credo che quando noi stabiliamo che debbano essere già avviate le opere di urbanizzazione, poniamo un limite eccessivo per chi ha lottizzato, perché ci sono molte lottizzazioni che pur non avendo già avviato le opere di urbanizzazione hanno già completato numerosi interventi anche dal punto di vista dell'impegno finanziario, per quanto riguarda le fideiussioni eccetera. Queste realtà, che sono arrivate quasi sulla dirittura d'arrivo sono praticamente bloccate, devono aspettare 18 mesi e poi altri mesi o anni ancora.

Quindi credo che sia una penalizzazione che noi non dobbiamo assolutamente permettere perché danneggia cittadini che comunque hanno acquisito dei diritti.

E non è vero, collega Maninchedda, che non ci sono diritti acquisiti. I diritti acquisiti sono quelli che riguardano il cittadino che ha comprato un lotto in zona C) e che domani non può più edificare, quindi di fatto viene leso un diritto. Questo è un esempio, ma ne potrei fare diecimila.

Per quanto riguarda i singoli interventi edilizi, anche in questo caso ci sono delle lottizzazioni già avviate, che magari hanno edificato nel cinquanta per cento dei lotti. Se nel restante cinquanta per cento dei lotti non è stata avviata la procedura, se non sono stati versati gli oneri concessori, anche questi rimangono bloccati. Eppure si tratta di lottizzazioni già avanzate, in molti casi è stato edificato l'ottanta per cento dei lotti.

PIRISI (D.S.). E' già risolta.

LADU (Forza Paris). E' risolta dove? PRESIDENTE. Onorevole Pirisi non interrompa l'onorevole Ladu. Onorevole Ladu non interloquisca con l'onorevole Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Però, insomma, l'onorevole Pirisi dovrebbe ascoltare e non interrompere, poi semmai lui prenderà la parola e dirà...

PIRISI (D.S.). Non volevo essere polemico.

LADU (Fortza Paris). Fai bene a non essere polemico! Comunque su questo punto aspettiamo risposte dalla Giunta o dalla Commissione. Per quanto riguarda le aree boscate, credo che siano previste delle modifiche, però fino ad ora permane una distanza di cento metri che mi sembra francamente eccessiva; non penso che oggi per poter...(Interruzioni)

LADU (Fortza Paris). Posso finire quest'intervento?

PRESIDENTE. Onorevole Biancu prego, si accomodi. Non sottraete l'attenzione dell'Assessore dall'intervento dell'onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Ecco, quindi, anche sul limite dei cento metri per le aree boscate, credo che occorra ripensarci assolutamente, perché così com'è mi pare che non vada bene.

Invece, per quanto riguarda il comma 4, cioè l'ultimo, anche qui va fatta una riflessione. Quando si dice che le opere pubbliche possono essere autorizzate dalla Giunta regionale, qui si sta effettivamente concedendo alla Giunta una discrezionalità incredibile, inconcepibile. In base a quali criteri? Quando può essere concessa l'autorizzazione dalla Giunta regionale? In questo modo si compie un passo indietro, perché nella proposta originale questi interventi potevano essere autorizzati dalla Giunta regionale solo dopo che era stato approvato lo studio di compatibilità paesistica ambientale. Stranamente, nell'emendamento che è stato proposto dalla Giunta è scomparsa anche questa parte, che credo costituisse una misura giusta.

Io non credo che oggi la Giunta regionale possa autorizzare, possa entrare nel merito anche invadendo le competenze degli enti locali, dei Comuni, delle Province. Io credo che non possa essere accettato il fatto che comunque la Giunta possa autorizzare senza che sia stabilito preventivamente alcun criterio. Noi stiamo attribuendo alla Giunta un potere eccessivo che ritengo debba essere rivisto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, la discussione sull'articolo 4 e sugli emendamenti credo che sia importante, anche perché ci permette di fare il punto sul dibattito riguardo a questa legge. Questo testo di legge entra, infatti, in Aula con un'impronta molto marcata, indirizzata verso una politica urbanistica che, per riordinare la situazione esistente, per fermare operazioni reali o potenziali di speculazione edilizia, di cattivo uso del territorio, si orienta nella direzione di un vincolo di inedificabilità forte, deciso, esteso sia nella quantità, sia nel territorio, sia nella validità temporale, perché innescando un procedimento che durerà anni prima che si possa riavviare una normale, ordinaria attività di pianificazione urbanistica e quindi di realizzazione edilizia.

Si tratta di processi molto lenti, talmente lenti che oggi abbiamo il problema di fermare lottizzazioni approvate chissà quando e che rinnovate, innovate con qualche piccola opera, sono tuttora esistenti e sono magari oggetto di un commercio che non sembra a nessuno particolarmente limpido e trasparente. Ma ci si deve rendere conto che la scelta operata - e questo è un problema politico di fondo - dalla Giunta e dalla maggioranza, sia pure con qualche differenziazione, con qualche dubbio che è emerso anche questo pomeriggio, almeno su alcuni aspetti costituisce un colpo di freno durissimo che dà, quindi, al sistema privato, al sistema pubblico, al mercato, complessivamente un'indicazione molto chiara: in Sardegna, per tutelare il nostro patrimonio e per riportare la politica del territorio in un alveo più razionale e più rispondente alla necessità di difendere il nostro ambiente, occorre prima fermare tutto e poi si può cominciare a ragionare.

Piani paesaggistici, vincoli, poteri conferiti accentrando il livello decisionale sulla Regione. L'avete detto, l'ha detto poco fa Maninchedda, l'ha detto stamattina Uras: stare troppo vicini agli interventi particolari, alle spinte e controspinte che in una società nascono - e sicuramente in un territorio comunale l'esigenza di creare impresa, di creare lavoro è una spinta formidabile - pone le amministrazioni locali, gli amministratori, i sindaci sotto una pressione molto forte. Alleggeriamo - questa mi sembra la vostra logica - gli amministratori locali da questa pressione e portiamo il potere in un livello decisionale più neutrale, più capace di guardare nel suo complesso agli interessi della Sardegna.

Se questa impostazione la condividete, se avete accettato questa impostazione del disegno di legge perché, nella discussione avviata in questi giorni affermate che la nostra è una posizione distruttiva? Non si può assolutamente semplificare il problema fino a questo punto. Non è una posizione distruttiva la nostra, è una posizione coerente con l'orientamento che abbiamo avuto fin dall'inizio e che vuole offrire una risposta a una proposta altrettanto decisa e che per alcuni aspetti può determinare effetti distruttivi sul sistema economico o quanto meno di forte rallentamento. Questo - sia che con le parole vogliate indorare la pillola, sia che lo diciate nudo e crudo - è il dato che di fatto viene ormai rilevato da tutti.

E' evidente che il sistema economico, il sistema territoriale, ma anche il sistema amministrativo e di governo locale è affidato a processi armonici di sviluppo progressivo, e non si può procedere di volta in volta con accelerazioni improvvise o con bruschi colpi di freno. Questo è il vero problema, al di là delle polemiche, al di là delle posizioni tattiche, al di là dell'ostruzionismo e del contro ostruzionismo che abbiamo osservato in quest'Aula. Voi avete operato una scelta chiara e netta, assumetevene la responsabilità! Chiara e netta vuol dire anche brusca, vuol dire anche violenta, e ciò non può essere privo di effetti sul sistema economico e sul sistema pubblico.

E' singolare poi, che arriviate qui in Aula a dire - mi rivolgo senza nessuna polemica personale a Paolo Maninchedda - che la nostra è un'impostazione rozza e distruttiva e che poi però concludiate l'intervento dicendo che qualche dubbio ce l'avete anche voi. Avete anche voi qualche dubbio sul fatto che questa legge sia costellata di passaggi a livello che conducono tutti in viale Trento o comunque alla Giunta regionale, che la realizzazione delle opere pubbliche - visto che parliamo appunto dell'articolo 4 e dell'emendamento 13 - dello Stato, della Regione, delle Province, dei Comuni, degli enti strumentali statali o regionali, cioè di tutti, possa essere autorizzata dalla Giunta regionale anche in deroga a quanto previsto dalla legge. Ma è evidente che qui si concede un potere discrezionale, che forse non ha precedenti nella nostra legislazione. Sarebbe curioso andare a spulciare tutte le leggi urbanistiche e non urbanistiche per verificarlo.

D'altra parte per le opere pubbliche - a cui sono collegate anche importantissime opere private, pensiamo ad esempio alla programmazione negoziata - alla Giunta regionale si attribuisce il potere di intervenire e di autorizzare o di vietare, con le motivazioni più svariate. Si dà la possibilità alla Giunta di dire: "Questo sì, questo no". Perché? Non importa! Questi sono dati reali, fa piacere a noi che emerga qualcosa, che emerga qualche dubbio.

A noi non interessa trattare su modifiche di questa legge; il contenuto di questa legge noi lo avversiamo decisamente, Maninchedda dice "distruttivamente". No, non è un atteggiamento distruttivo, è un atteggiamento netto. Qui, di fronte a tutti, noi abbiamo detto ciò che pensiamo, quello che proponiamo, le controproposte che avanziamo. Dite voi quale livello di ragionevolezza avete maturato fino adesso per comunicare alla Giunta che forse non tutto è giusto. Chiediamo solo un atteggiamento chiaro e netto nei confronti della vostra maggioranza e del vostro Esecutivo. Le proposte le avete, se c'è qualche ripensamento su questioni sostanziali siamo ben lieti che emerga. Siamo lieti che emerga in un dibattito che è stato molto lungo - forse troppo, direte voi - ma che almeno ha permesso a tutti di riflettere su una legge che altrimenti sarebbe stata esaminata in pochi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, io voglio rivolgermi subito all'amico Maninchedda per dirgli che noi non stiamo qui vagheggiando scenari catastrofici, e se è vero che dovremmo avere a mente l'articolo 24 dello Statuto e che rappresentiamo l'intera regione, a maggiore ragione dovrebbe applicarlo e comprenderlo la Giunta regionale. Gli Assessori regionali sono Assessori della Sardegna, non Assessori di parte o di "trasse", e devono rappresentare, come tutti noi abbiamo fatto, gli interessi generali, senza operare discriminazioni a danno di chicchessia.

Anche in questi giorni noi registriamo un settarismo mai visto nella storia dell'istituto autonomistico. Potrei citare un illustre professionista che, senza giustificati motivi, è stato "falciato", pur non avendo una particolare colorazione politica. Quindi elasticità zero, "trasse" molte, anche nella predisposizione, nell'approntamento di qualunque tipo di iniziativa. Vogliamo ripristinare la legalità? Facciamolo; vale per tutti! Voglio precisare che non esiste nessun accordo, anche se la stampa (chissà perché?) pensa che ci sia qualche contropartita, creando obiettive difficoltà anche interne per una contropartita che non esiste, non è stata mai discussa e di cui non intendiamo, soprattutto in questo momento, parlare, se non con atti concreti.

Questo vuol dire che noi valuteremo i comportamenti sulla base dell'accoglimento di nostri emendamenti. Vogliamo evitare di essere un punching-ball,di prendere colpi da una parte e dall'altra. Per quanto riguarda i nostri emendamenti non ci basta più che voi diate una vostra interpretazione. Noi vogliamo l'interpretazione autentica, che è l'accoglimento dei nostri emendamenti. Qualunque altra interpretazione noi la consideriamo, da questo momento in poi, non valida, non possiamo considerarla valida. Crediamo alla buonafede, ma vogliamo fatti concreti.

Vedete, quando si parla del consorzio industriale, per esempio, bisogna ricordare che c'è anche un nostro emendamento; quello ci interessa, non le interpretazioni! Abbiamo molto fatto riferimento stamattina a più riprese (ma voi siete sordi) al comma 2, là dove recita: "Sono altresì attuabili gli interventi edilizi ricadenti nelle zone C immediatamente contigue alle zone B di completamento ed intercluse tra le stesse zone B e altri piani attuativi in tutto o in parte già realizzati". Abbiamo cercato di capire di che cosa si trattasse. Non siamo riusciti ancora a capirlo. Io l'ho definita altre volte, e continuo a definirla così, una marchetta! Vorremmo che voi aveste il coraggio di dirci di che cosa si tratta, diversamente può voler dire tutto e niente, però di fatto c'è qualcosa di anomalo, i tecnici non la capiscono. Non la capisce nessuno, spiegatecela.

Vedete, checché voi diciate, noi vorremmo poter lavorare, vorremmo tutti quanti essere messi nelle condizioni di poter operare. Il buon Soro, invece, si permette di dire stupidità. Il buon Soro stamattina ha parlato della "162" dicendo che ha prodotto dei residui e invece c'erano residui. Noi siamo stati protagonisti di queste scelte, assieme ad amici della Margherita, che ci hanno dato atto pubblicamente di aver svolto compiutamente il nostro dovere. Abbiamo fatto quello che altre Regioni ci hanno copiato, e lo abbiamo fatto sempre rispettando i tempi; solo quest'anno siamo in ritardo.

Quindi non accettiamo di essere ogni giorno attaccati, anche da amici dello SDI, che mentre da una parte vengono a chiedere solidarietà, dall'altra ci accusano di nepotismo, di gestioni clientelari, eccetera. Amici cari, siamo in una fase nella quale ognuno di noi deve avere rispetto del prossimo; se non ci sarà questo rispetto del prossimo da questo momento noi non avremo rispetto per nessuno.

E nessuno venga a chiederci, nei momenti di pausa che devono essere destinati al sonno, al riposo, ai pasti, di accelerare i lavori e esaminare altri provvedimenti. Se abbiamo deciso di intraprendere un percorso si procede soltanto in quel percorso; si inizierà ad esaminare il DPEF quando termineremo l'esame dell'assestamento di bilancio; non ci saranno deroghe per nessuno, perché i comportamenti devono essere conseguenti. E per quanto riguarda l'ultimo punto, voglio ribadire che noi siamo contro deleghe a chi sta dimostrando - non mi riferisco certamente all'interlocutore che ho di fronte, ma ad altri interlocutori, - il settarismo a cui ho fatto riferimento. Siamo contrari a deleghe concesse a chi va dove non deve andare, a chi dice stupidità. Ce ne accorgeremo quando esamineremo l'assestamento di bilancio, quando dovremo stanziare centinaia di miliardi per supplire a dimenticanze.

L'emendamento da voi presentato che offriva alla Giunta il potere di decidere senza criteri a noi non va bene. Noi vogliamo sapere i criteri. Su queste basi possiamo anche andare avanti, ma se non conosciamo i criteri, deleghe in bianco a chi caccia via la gente, a chi assume atteggiamenti di prevaricazione, a chi ha instaurato un sistema di polizia in questa Regione, noi non ne concediamo. Quindi vogliamo risposte ai nostri emendamenti, che possono essere positive o negative. Noi andremo avanti sulla base di un percorso, ma non vogliamo prendere i colpi da una parte e dall'altra, perché non vogliamo apparire come coloro i quali hanno condotto chissà quale trattativa privata, per chissà quelli reconditi fini.

Abbiamo concluso un accordo per un percorso, rispetteremo questo percorso, vogliamo da parte vostra il rispetto, ma in modo concreto, attraverso atti seri, accogliendo, laddove ci siano le condizioni, attraverso emendamenti orali, i nostri emendamenti. Se questo non farete ne prenderemo atto, non cambierà certamente il nostro impegno, ma non chiedeteci di essere disponibili per tutte le stagioni. Noi siamo disponibili per gli impegni che abbiamo preso, Il punching-ball non ci piace, non offriremo ulteriore disponibilità, se non verrà dimostrata disponibilità nei nostri confronti con atti seri.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, dopo quest'ultimo intervento, raccolgo l'invito a indirizzare il dibattito e il confronto verso il rispetto, innanzitutto ritirando il posacenere, per il semplice fatto che illazioni quali quelle fatte dall'onorevole Capelli sono destituite di ogni fondamento, anche perché nella sala della Giunta è vietato fumare, e quindi non ci sono posacenere.

In secondo luogo è opportuno intendersi sui termini: non è possibile che, a seconda della stagione si parli, una volta, di spoil system e un'altra volta di falciature. Rispettare significa anche dare lo stesso nome a situazioni identiche.

Detto questo a me interessa esprimere una valutazione nel merito; io non utilizzo la mia delega per pronunciare risposte su argomenti che sono diversi dall'oggetto del nostro dibattito. Io osservo una cosa: nel dibattito, si sente parlare sempre e comunque di mercato; tutti i ragionamenti volgono a quest'ossessione: mercato, mercato, mercato, economia, economia. E forse anche all'interno degli, schieramenti politici, rispetto a quest'elemento, avremmo potuto, a secondo delle origini, delle tradizioni, delle culture politiche, notare alcune differenze, apprezzare le posizioni di alcune persone che, oltre al mercato, considerano anche l'esistenza di determinati valori. Valori come quello che è richiamato nel nostro sistema costituzionale, dove il paesaggio costituisce un principio etico culturale che, voi sapete, trascende anche la competenza della Regione in materia urbanistica. Ciò che mette le pubbliche amministrazioni in reciproca cooperazione, non in conflittualità, per realizzare l'obiettivo della sua tutela. Non sono io che lo dico, ma è una caterva di scritti autorevoli che ripetono e affermano questi concetti.

Quando si uscirà dal fuoco della polemica, inviterò tutti, anche la maggioranza a sedersi con calma (senza parlare della Liguria, senza parlare dell'Emilia, che sono altre storie, altre tradizioni) a parlare e pensare alla Sardegna avendo di fronte l'articolo 12 della legge numero 45 del 1989 e l'articolo che stiamo per approvare. Fate i debiti raffronti e vi accorgerete che questa previsione è enormemente più ampia e più permissiva di ciò che prevedeva l'articolo 12. Domandatevi: ma nel 1989 non si poneva il problema dello sviluppo della Sardegna? Forse eravamo più ricchi? Forse stavamo meglio? Forse non avevamo il problema di uscire da una condizione di sottosviluppo? E allora se vi incuriosisce ulteriormente questo argomento, leggetevi i lavori parlamentari di quel tempo, relativi all'articolo 12, e andate a verificare il tipo di confronto che si ebbe in quell'Aula intorno a questi problemi.

Può sembrare spiacevole, a me non piace ricordare o richiamare interventi pronunciati dalla vostra parte politica, ma un senatore della Casa delle Libertà stamane in un dibattito telefonico al quale ho partecipato ha detto: "In Sardegna state creando la condizione di uno straordinario rilancio del marketing territoriale turistico". Lo dicono fuori dalla Sardegna.

PIRISI (D.S.). Chi era?

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Non è importante il nome, è importante che poi le cose rimangano, lo dirò a chi....

OPPI (U.D.C.). Se è un sottosviluppato, ci interessa!

CAPPAI (U.D.C.). Non conosce la Sardegna!

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Non conosce la Sardegna; probabilmente non conosce la Sardegna.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo proseguire.

CAPELLI (U.D.C.) Abbiamo avuto modo di smentire Ministri!

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Va bene, porteremo le risultanze. Quello che, invece, attiene più propriamente all'articolo 4 sono delle disposizioni che anche nell'emendamento numero 13 recepiscono gran parte delle discussioni avvenute in Commissione e in Aula, che fanno sì che all'idea di tenere conto di una pluralità di condizioni oggettive, non si sostituisca l'idea che una volta aperto il foro l'acqua possa farlo diventare una voragine.

Io infatti mi domando: ma è possibile che si disegni anche del mondo agricolo un'immagine che non tenga conto: 1, che stiamo parlando di un periodo di un anno; 2, che stiamo parlando delle attività agro-silvo-pastorali nella fascia dei due chilometri e non della generalità del fenomeno; 3, chi ancora vive in campagna nelle capanne sono pochissime persone; c'è la macchina, ci sono le mungitrici, c'è una dimensione agricola completamente diversa da quella che ci viene dipinta. Allora guardiamo la realtà, guardiamo la dimensione delle cose per esprimere un giudizio. Abbiamo recepito molte proposte che non vanno solo nella direzione di attenuare i vincoli delle autorizzazioni, ma se vi guardate l'elenco vi sono una serie di eccezioni che amplificano ulteriormente la già ampia gamma di concessioni che sono state introdotte in questo provvedimento.

Sulla questione dei diritti: anche qui, ognuno può dire quello che gli pare, però la giurisprudenza è giurisprudenza, e questa ha più volte ribadito che le convenzioni urbanistiche - perché di questo stiamo parlando fondamentalmente - debbono considerarsi operanti rebus sic stantibus, e che legittimamente l'Amministrazione, in presenza di un interesse pubblico sopravvenuto, ha la facoltà di introdurre nuove previsioni col solo onere di motivare le esigenze che le determinano. E voi le esigenze sapete dove stanno? Stanno in dettati precisi che partono dalla Costituzione e da doveri che discendono dalla legge.

Quindi su questo terreno possiamo anche affrontare con un margine di sicurezza un confronto di merito, ma non è questo che ci interessa. La modifica che introduciamo nell'emendamento numero 13 dovrebbe convincervi che non abbiamo intenzione di frantumare diritti consolidati; lo stesso vale per il famigerato comma 4, perché stiamo parlando di opere pubbliche, cioè opere pubbliche che già oggi per l'ottanta per cento passano sui tavoli della Regione per le legittime autorizzazioni e che non creeranno nessuna condizione di discrezionalità quando la Giunta si permetterà di verificare l'indifferibilità, la necessità, l'urgenza, la compatibilità con gli indirizzi che da qui a tre mesi cercheremo di darci.

Quali criteri arbitrari? Quali criteri arbitrari in materia di opere pubbliche, se non quelli di coerenza e di stretta coerenza con questa previsione? Questo è l'oggetto del ragionamento. E' chiaro che ognuno poi fa la sua parte, deve fare la sua parte, ma io credo che sia già segnata nella storia dell'autonomia un'esperienza di questo genere si sia verificata già nel 1989, quando con la legge numero 45 sono state previste norme analoghe e anche più stringenti in una condizione assai diversa.

(Interruzioni dei consiglieri Amadu e Cappai)

(Segue Assessore Sanna Gian Valerio) Io preferisco continuare a pensare che la responsabilità non concerna e non attenga solo alle ragioni della nostra sopravvivenza, ma dovrebbe attenere, se fossimo tutti protesi all'interesse generale della Sardegna, a garantire il futuro della specie e anche la dignità dell'esistenza di quelli che saranno i nostri posteri

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Per chiedere, prima dell'inizio delle votazioni sugli emendamenti e sull'articolo 4, una sospensione di dieci minuti.

CAPPAI (U.D.C.). Per che cosa?

PRESIDENTE. Io non ho difficoltà, onorevole Biancu. C'è un motivo che determina la sospensione? C'è un'esigenza di coordinamento?BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, è chiaro che c'è un motivo. Anche sulla base del dibattito che si è sviluppato si intende verificare la possibilità di presentare emendamenti anche orali sulla base dei problemi che sono stati sollevati. Quindi riteniamo che sia più proficuo anche per un corretto andamento dei lavori interrompere per dieci minuti.

PRESIDENTE. Adesso è chiaro, io sono d'accordo. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la seduta sino alle ore 18 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 11, viene ripresa alle ore 18 e 40.)

Presidenza Del Vicepresidente Fadda Paolo

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, vorremmo chiedere a lei e ai colleghi se è possibile sospendere ulteriormente la seduta sino alle ore 19.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 19.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 41 , viene ripresa alle ore 19 e 11.)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 818.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, chiederei ai proponenti gli emendamenti numero 818 e 826 di considerarli assorbiti nell'emendamento numero 13 e quindi di procedere alla sola votazione di quest'ultimo emendamento.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti ha facoltà di rispondere.

DIANA (A.N.). Va bene.

PRESIDENTE. Allora l'emendamento numero 818 e l'emendamento numero 826 si considerano assorbiti nell'emendamento numero 13 che voteremo successivamente.

Metto in votazione l'emendamento numero 839.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ONIDA, MURGIONI, MORO, LIORI, PISANO, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 839. Prendo atto che i consiglieri Francesco Ignazio Cuccu, Atzeri, Alberto Sanna, Calledda, Biancu e Masia, non essendo riusciti a votare, dichiarano il primo voto positivo, il secondo di astenersi, e gli altri il loro voto contrario.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 64

Astenuti 2

Maggioranza 33

Favorevoli 24

Contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 15. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, sull'emendamento numero 15 io vorrei pronunciare una dichiarazione di voto a favore ma, allo stesso tempo, avrei piacere di sentire, nell'ambito delle dichiarazioni di voto che sull'emendamento stesso seguiranno, il parere degli autorevoli colleghi della maggioranza che hanno contribuito alla redazione sia dell'articolo 4 del testo di legge, sia dell'emendamento numero 13 che appare naturalmente destinato a sostituire integralmente l'articolo 4.

Con l'emendamento numero 13, infatti, si compie un passo avanti rispetto al contenuto dell'articolo 4. L'articolo 4, per quanto riguarda il problema che viene sollevato specificamente dall'emendamento numero 15, stabiliva che potevano andare avanti soltanto quei lavori relativi alle opere di urbanizzazione attualmente in corso e che fossero state realizzate per non meno del settanta per cento del loro valore globale al netto delle opere di illuminazione eccetera. L'emendamento numero 13, che noi andremo a votare successivamente, ma che appare appunto ragionevolmente destinato a costituire il nuovo testo dell'articolo 4, invece stabilisce che sono ammesse tutte le lottizzazioni i cui lavori siano già avviati, e poi entra in maniera curiosa nel merito di cosa si intenda per lavori avviati, definendo lavori avviati quelli per i quali sia stato realizzato il reticolo stradale, o che abbiano determinato un mutamento consistente e irreversibile dello stato dei luoghi e che siano stati (limitatamente alle zone F) rispettati i parametri di cui all'articolo 7.

Noi chiediamo se non sarebbe assai più garantista dei diritti acquisiti che l'articolo 4, o l'emendamento sostitutivo, possa interrompersi dopo la parola "autorizzate" o dopo la parola "autorizzate convenzionate", nel senso che una volta che si sono conclusi i normali iter procedurali che sottopongono qualsiasi lottizzazione a procedure di autorizzazione e di convenzionamento, quindi una volta che la lottizzazione è pronta a partire, io credo che debba essere salvaguardato il principio che chi ha tutte le carte in regola per mettere la prima pietra, anche se non è materialmente messa, abbia il diritto di metterla.

Quindi, se invece maggioranza esiste un'idea differente, vorrei capire qual è la ratio che sostiene questa idea differente; nel senso che sarei interessato a che qualcuno mi spiegasse qual è il motivo per cui chi ha tutto in regola per mettere la prima pietra, se non ha materialmente messo la prima pietra, decade dai suoi diritti.

Noi crediamo che questo possa essere un elemento che produrrà del contenzioso e che, essendo lese legittime aspettative e legittimi diritti che costituirà un ulteriore problema nell'attuazione pratica della legge. Ma a prescindere da questo aspetto che può anche non interessare l'Aula, sarebbe comunque interessante ed utile capire che cosa spinge il Consiglio a giudicare che i diritti sorti per effetto del convenzionamento e dell'autorizzazione, non siano comunque meritrvoli di essere tutelati.

Se la risposta fosse quella di voler evitare il ripetersi di quegli abusi, che si sono comunque dimostrati esistenti, dovuti alla cessione di lottizzazioni convenzionate ferme, che costituiscono quindi materiale di scambio generando plusvalenze intollerabili, basterebbe introdurre un sistema che blocchi questo tipo di eccessi; però mi sembra che sia assurdo che venga negato un diritto acquisito a chi ha ottenuto tutte le autorizzazioni prescritte soltanto perché non vi è stata la posa della prima pietra.

Vorrà dire che si pentiranno tutti coloro che non hanno proceduto all'inaugurazione del cantiere, perché l'inaugurazione del cantiere, col taglio del nastro da parte dell'arcivescovo, avrebbe consentito di godere di un diritto acquisito che invece il semplice ottenimento delle autorizzazioni sembra non permettere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento, la cui sorte non è così difficile da intuire, profetizzare, indirettamente tendeva proprio a toccare il problema delle situazioni giuridiche soggettive che possono essere messe in discussione in maniera drastica da questo provvedimento di legge.

Il nostro voto è favorevole all'emendamento e lo è proprio perché (c'è anche un altro emendamento molto simile con altri presentatori) noi siamo convinti che non sia assolutamente vero che in urbanistica non esistano posizioni giuridiche soggettive acquisite; se volessimo disquisire sul fatto che ci siano pochi diritti soggettivi acquisiti, potremmo sicuramente parlare per giornate intere, ma è fuori discussione per chiunque sia appena appena ragionevole nel discutere, è fuori dubbio che la materia urbanistica e gli strumenti urbanistici, ancora prima dell'approvazione, fanno nascere interessi legittimi che cominciano già a ricevere un grado di tutela superiore a quella di qualunque interesse che possa precedere l'adozione, anche solo l'adozione, di uno di questi strumenti urbanistici.

Già al momento dell'adozione di uno di questi piani di un testo appena appena presentato - quindi adottato, soggetto ancora a osservazioni e poi a successive approvazioni - già in questa fase vengono riconosciute delle situazioni giuridiche soggettive che presentano un alto grado di tutela, tanto è vero che una modifica di questi strumenti, anche soltanto in sede di adozione, può essere tutelata in sede giurisdizionale qualora l'atto che revochi o modifichi il testo sia privo di una adeguata motivazione.

Questo è un dato importantissimo che dobbiamo tenere presente tutti e che sicuramente molti cittadini terranno presente se la legge verrà approvata con questo testo. Il voto quindi è favorevole in maniera molto convinta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, il nostro voto è altrettanto favorevole e con altrettanta convinzione, se non maggiore. Parlavamo, prima dell'interruzione dei lavori, della tutela dei diritti acquisiti; questo è uno degli emendamenti che noi abbiamo proposto all'Aula, all'attenzione della Giunta e della maggioranza, affinché sia chiaro il percorso, affinché ci si possa confrontare nel merito della legge e per salvaguardare non interessi particolari, interessi imprenditoriali, ma gli interessi dei cittadini comuni, di quei cittadini che hanno confidato nella legge, che hanno iniziato un percorso e che adesso durante la partita si vedono cambiare le regole.

Io credo che con questo emendamento si possano conservare tali regole non senza snaturare il fine che si sono posti la Giunta e la maggioranza nell'approvare questo disegno di legge. In questo modo, infatti, si salvaguardano i diritti senza pregiudicare la tutela dell'ambiente.

Proprio in riferimento ai valori che ha richiamato l'Assessore nel suo intervento e precedentemente, voglio sottolineare che non è il valore del mercato che noi difendiamo strenuamente, ma il valore della certezza del diritto. Anche difendere i propri diritti, i diritti dei cittadini è un valore, un valore sacrosanto; il diritto di esistere, il diritto di programmare il proprio futuro, il diritto di utilizzare nel modo lecito il territorio è un valore, il diritto di essere uguali davanti a tutti e davanti alla legge.

La legge non può cambiare nel corso di pochi mesi e mandare all'aria i diritti dei cittadini. E' un discorso che non si può sviluppare sicuramente in cinque minuti, ma io credo che bisognerà focalizzare l'attenzione sull'emendamento numero 13 perché tutto il discorso che stiamo facendo relativo agli emendamenti sarà cancellato dell'approvazione dell'emendamento numero 13 della Giunta.

Attendiamo ancora le risposte a quanto posto all'attenzione dell'Aula e della maggioranza negli interventi precedenti; attendiamo di comprendere se le istanze della minoranza a tutela dei cittadini faranno breccia nell'atteggiamento finora assunto dalla maggioranza e dal suo Presidente in quest'Aula.

Concludo, oltre che dichiarando il voto favorevole all'emendamento, dicendo che per sostenere i propri convincimenti, i propri ideali e i valori nei quali tutti ci riconosciamo, è vero, assessore Sanna, non sono necessari i portacenere ma se lei, come credo, è frequentatore della sala Giunta, sa meglio di me che pur essendoci il divieto di fumare i portacenere sono ugualmente presenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, questa mattina ero demotivato e, letti i giornali, non volevo sinceramente neanche intervenire, però nel corso del dibattito sono state chiarite alcune posizioni dell'opposizione e pertanto, con molto piacere, mi accingo a continuare il lavoro intrapreso nei giorni scorsi.

Dunque, ostruzionismo e non "distruzionismo" è quello che stiamo facendo, perché vorrei sapere se l'uso improprio del territorio lo deve decidere la Regione o i comuni; non penso che i comuni, che tra l'altro sono gli enti maggiormente a contatto con il territorio da loro rappresentato, possano aver interesse a distruggerlo. Infatti questa legge era nata per frenare gli "ecomostri" e, se non ricordo male, erano state effettuate anche delle indagini conoscitive, dalle quali era risultato che di "ecomostri" nei cinque anni scorsi non ne erano stati costruiti. Alla fine questa è diventata più che altro una legge "blocca tutto" in attesa dell'approvazione di questi famosi, famigerati PTP. In realtà, non credo che in diciotto mesi i PTP possano essere approvati, considerato che in passato la realizzazione di piani territoriali paesistici ha richiesto cinque anni.

Tornando al discorso dell'articolo 4 e all'emendamento da noi proposto, se chi ha formulato il comma 2, la dove recita "Nelle restanti zone omogenee C, D, F e G possano essere completati gli interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi approvati e convenzionati alla data di entrata in vigore della presente legge" avesse avuto esperienze amministrative, saprebbe che un progetto che arriva al convenzionamento e all'approvazione, ha superato un percorso molto lungo, è stato visionato dagli uffici competenti dei comuni, e non necessita pertanto di ulteriori paletti, perché di paletti, nella fase istruttoria ne ha visto più di quanto non si possa immaginare.

Quindi noi non stiamo facendo ostruzionismo o "distruzionismo", ma stiamo cercando di rabberciare una legge che ha le caratteristiche di voler affossare l'economia della Sardegna. Con questo emendamento, noi stiamo cercando di suggerire alla Giunta di apportare questo cambiamento per migliorare almeno questo punto contenuto nel comma 4.

Sempre nell'articolo si legge: "E' altresì consentita la realizzazione di eventuali volumi tecnici". Mi sembra che ci sia troppa approssimazione: "eventuali volumi tecnici"; io vorrei che la legge fosse molto più precisa, che mi dicesse, quanto, dove, come e perché, ed invece, lascia tutto alla discrezionalità.

Un altro problema - e lo chiedo all'Assessore perché mi interessa molto da vicino- è quello delle borgate. recita il comma 2: "Negli ambiti territoriali di cui all'articolo 3 è consentita l'attività edilizia e la realizzazione delle relative opere di urbanizzazione nelle zone omogenee A e B dei centri abitati e delle frazioni individuate dai comuni ai sensi dell'articolo...", eccetera. Noi, come lei sa, abbiamo realizzato i piani delle borgate che ricadono all'interno dei duemila metri; ora con questa mannaia, sono cadute praticamente le possibilità di poterli vedere esitati positivamente; chiedo se nelle frazioni rientrano anche le borgate o i borghi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente anch'io intervengo per annunciare il voto a favore dell'emendamento numero 15, presentato appunto dai Riformatori Dedoni, Vargiu, Pisano e Cassano, che si pone come obiettivo quello di restituire sul piano del diritto la dignità giusta a questo Consiglio. Infatti il mio intervento vuole essere soprattutto un appello al raziocinio legislativo di ognuno di noi, perché davvero è impossibile introdurre dentro una norma, che tale vuol chiamarsi, un elemento di fragilità così enorme. Se davvero noi dovessimo approvare la norma introducendo questo elemento, che nega totalmente un diritto già acquisito, è evidente che finiremo per costituire un precedente che introdurrebbe una grande fragilità dentro la norma, così da poter essere facilmente impugnata da chiunque.

Innanzitutto questo elemento è contrario ai principi del diritto internazionale; è contrario ad ogni principio anche della nostra Costituzione e genererebbe un contenzioso di proporzioni immani. Io mi chiedo, lo chiedo anche ai colleghi sindaci di comuni e che in questa sede sono pure consiglieri regionali, che cosa accadrà a quei cittadini che già hanno ottenuto una concessione edilizia, perfezionata anche con lo stato di convenzionamento, che hanno già pagato quindi tutti gli oneri di urbanizzazioni relativi alle opere che devono essere realizzate, che hanno già versato anche le indennità di convenzionamento con l'ENEL, con l'ESAF e con gli altri enti che debbono realizzare opere in convenzione relative a queste opere di urbanizzazione. E' ovvio e scontato che saremo perdenti su tutti i fronti.

Noi non possiamo né accettare un'introduzione di un termine così enigmatico come la parola "avviata" contenuta nell'emendamento numero 13 né tanto meno accettare che insieme alla parola "avviata" venga introdotto un concetto proprio dell'istituto dell'esproprio, quale quello della accessione invertita, perché da lì è stato preso il richiamo al "mutamento consistente e irreversibile dello stato dei luoghi".

E' un meccanismo giuridico che, noi sappiamo bene, ha condotto molte amministrazioni a perdere delle cause, e questo finirà per caratterizzare ovviamente anche questa norma, se davvero dovessimo approvarla così. Quindi credo, ma è opinione unanime, io immagino, di tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, che un obbrobrio legislativo così fatto non possa assolutamente essere introdotto; non possiamo credere che sia il termine di dodici mesi, che nello stato di convenzionamento è atto proprio della concessione edilizia già rilasciata, e sia il cosiddetto termine di inizio lavori possano improvvisamente essere cancellati e prendendo a riferimento soltanto i lavori "avviati" con l'utilizzo di una terminologia, ripeto, che non ha riscontro da nessuna parte. Se proprio volessimo essere più tecnici avremmo potuto dire: "I lavori iniziati".

L'inizio dei lavori sappiamo bene che è riferito ad una comunicazione che il direttore dei lavori invia in maniera inequivocabile all'amministrazione concedente l'autorizzazione per la realizzazione dei lavori; ma io credo che sia criterio molto più equo e rispondente anche alle norme di diritto internazionale, che si restituisca il diritto soggettivo a chi l'ha già acquisito e che quindi si riconosca in maniera assoluta che una concessione edilizia approvata non possa più essere messa in discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, il mio voto sull'emendamento numero 15 sarà favorevole per una doppia motivazione.

In primo luogo perché ritengo che non sia giusto da parte della Giunta regionale far partire tutti i provvedimenti, non dalla data di approvazione della legge ma dalla data della delibera della Giunta regionale. Sarebbe stato sicuramente molto più corretto partire dal momento in cui la legge viene approvata e resa attuativa.

In secondo luogo perché mi preoccupa il fatto che la Giunta regionale non voglia prendere in considerazione il momento della approvazione della lottizzazione, ma voglia fare riferimento solo all'approvazione della convenzione, alla firma della convenzione. E' chiaro che sono due momento importanti, due momenti particolari: dal momento dell'approvazione della lottizzazione fino al momento della firma della convenzione possono passare mesi, addirittura anni, considerata la macchinosità delle procedure di approvazione di questi strumenti urbanistici. Quindi io credo che, semplificando molti passaggi, si potrebbe prendere in considerazione il momento dell'approvazione della lottizzazione in consiglio comunale.

Prendere invece come riferimento il momento d'inizio delle opere di urbanizzazione significa che anche dopo che è stata approvata la lottizzazione, che sono state approvate tutte quelle parti relative fino alla firma della convenzione non si ha ancora nulla in mano. Pertanto il cittadino in questi casi potrebbe avere sostenuto spese per quanto riguarda gli oneri relativi all'acqua, agli allacci vari di energia elettrica, eccetera e vedersi negata la possibilità di edificare. Ecco, io credo che non sia giusto penalizzare in questo modo i cittadini, e quindi considero lo spirito dell'emendamento uno spirito giusto, perché perlomeno evita ai cittadini, che magari fino a ieri erano convinti di poter edificare, per aver ottenuto tutte le autorizzazioni, una serie di situazioni estremamente penalizzanti.

Anche se probabilmente quello che stiamo dicendo noi servirà a poco, mi auguro che questa interruzione chiesta dalla maggioranza produca qualche risultato e serva a esaminare meglio questo punto che ritengo particolarmente importante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi rivolgo anch'io agli amministratori locali, cioè a coloro i quali toccano con mano quotidianamente il problema. Bene ha fatto l'onorevole Pisano a specificare le difficoltà nelle quali andrebbero a trovarsi i cittadini da una parte, cioè gli utenti da una parte, e gli amministratori locali dall'altra; io voterò a favore di quest'emendamento perché lo ritengo più che giusto.

Io - non me ne voglia l'assessore Sanna e non me ne voglia neanche il Presidente della Regione - sono sempre stato dell'avviso che prima di fare politica qualche volta in quest'Aula bisogna fare il consigliere comunale, toccare con mano i problemi che si vivono giorno per giorno. Probabilmente alcuni errori nella predisposizione delle norme si sarebbero potuti evitare.

Per esempio, si legge nell'articolo 4, così come è stato sostituito dall'emendamento della Giunta: "Purché alla stessa data le opere di urbanizzazione siano legittimamente avviate ovvero sia stato realizzato il reticolo stradale". Io non lo so cosa s'intenda dire con questo. Se è come lo interpreto io, invito chiunque a dirmi qual è la lottizzazione dove viene realizzato il reticolo stradale prima di tutte le altre opere. E come si fa a bloccarechi non ha ancora realizzato il reticolo stradale, ma ha realizzato tutte le altre opere, Assessore? Per fortuna la dicitura è stata corretta, perché nella prima stesura appariva ancora peggiore. Comunque le difficoltà interpretative e i tanti punti oscuri restano; sarebbe pertanto opportuno che l'emendamento venisse accettato; almeno si eliminerebbe anche quest'altra stortura.

Per quanto riguarda poi il nullaosta, se un cittadino ha già ottenuto tutte le autorizzazioni e magari non ha ancora versato, perché impossibilitato per un qualsiasi motivo (io non entro nel merito, le tocchiamo con mano tutte queste cose) non ha ancora versato il quantum, non avrebbe diritto a costruire? Impediamo anche a lui di completare o di iniziare le opere? Per tutti questi motivi io ritengo che sarebbe opportuno modificare le norme e votare a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole su questo emendamento. Sino ad oggi - perché non ero a conoscenza dell'emendamento numero 13 - nella lettura del comma 2 dell'articolo 4, laddove recita: "Possono essere completati gli interventi previsti in strumenti urbanistici attuativi e approvati e convenzionati alla data di entrata in vigore della presente legge purché i lavori relativi alle opere di urbanizzazione siano attualmente in corso e le stesse siano state realizzate per non meno del 70 per cento del loro valore globale al netto eccetera, eccetera." mi sono chiesto quale fosse la ratio che supportava questa norma.

L'emendamento numero13 riprende lo stesso concetto, però precisa: "Purché alla stessa data le opere di urbanizzazione siano legittimamente avviate ovvero sia stato realizzato il reticolo stradale, si sia determinato un momento consistente ed irreversibile dello stato dei luoghi ...". Anche con questo emendamento, però, si ritorna sempre indietro rispetto alla tutela dei diritti acquisiti. Chi ha fatto l'amministratore sa che prima che si arrivi alla convenzione di una lottizzazione non passano mesi, passano anni. Una volta poi stipulata la convenzione chi deve realizzare la lottizzazione è obbligato a farsi rilasciare una fideiussione bancaria di importo pari al costo delle opere di urbanizzazione che in quella lottizzazione devono essere eseguite. Lottizzazione nella quale, bisogna precisare, il 40 per cento delle aree sono destinate ad interventi di urbanizzazione primaria e secondaria.

Ora, se un qualsiasi privato cittadino, oppure chiunque sia, impiega degli anni per arrivare ad ottenere le dovute autorizzazioni, nel rispetto di tutte le norme che sino ad oggi hanno regolamentato il settore edilizio urbanistico, non si può dirgli: "Va bene, tutto va bene, però se non hai realizzato questo, questo e quest'altro io ti blocco e torni indietro". Anche se è vero che per motivi di pubblica necessità l'amministrazione può sempre bloccare la lottizzazione, in quesi casi però se ne assume la responsabilità e risponde dei danni. E bene ha fatto il collega Pisano a citare i contenziosi che sono spesso sorti tra i comuni ed i privati. I comuni, come si legge ogni tanto sulla stampa, nel 90 per cento dei casi vengono condannati dopo anni dalla Corte dei Conti a pagare e spesso devono pagare gli amministratori in prima persona.

Io credo, pertanto, che le convenzioni che sono state approvate, che hanno completato il loro iter, che hanno ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie, che sono pronte a decollare, non devono essere bloccate. Perché se no non capirei quando si dice, nello stesso comma, che "ai fini della realizzazione dei singoli interventi edilizi, l'acquisizione dei prescritti nullaosta ed il versamento dei relativi oneri concessori all'atto della pubblicazione della delibera della Giunta regionale numero 33/1dà titolo al rilascio della concessione edilizia".

Da una parte, quindi, si salva tutto e dall'altra invece si vuol bloccare tutto. Attenzione - l'ho detto anche in altri interventi - è un aspetto delicato,, perché questi interventi sembrano quasi fatti "a fotografia". Sembra che "fotografino" alcune situazioni che si vogliono fare salve, da anche quest'impressione, che io non credo sia così. Io credo che si debbano rispettare i diritti acquisiti. La Regione Sardegna non può essere una Regione matrigna per alcuni. Non può porre in essere interventi punitivi, deve operare in maniera equilibrata. E l'equilibrio sta da una parte e dall'altra, non vuol dire costruire selvaggiamente, vuol dire costruire con controllo e nel rispetto ambientale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io intervengo perché dall'onorevole Pisanu e anche dall'onorevole Cappai diciamo che siamo stati tirati in ballo in qualità di sindaci oltre che di consiglieri regionali. Prendo la parola anche perché, come ho detto stamattina, l'articolo 4 è troppo importante per essere trascurato e alcune parti sono essenziali per il proseguo dell'approvazione di questa legge. Ma è importante soprattutto per le risultanze e le ricadute economiche che determinerà in Sardegna.

Mi dispiace che l'Assessore questo pomeriggio abbia evidenziato che negli interventi di noi consiglieri della opposizione si sia parlato troppo di sviluppo turistico.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Di mercato.

MURGIONI (Fortza Paris). Di mercato, però è anche vero che nei giorni scorsi, per la verità una ventina di giorni, si è parlato non di mercato, ma si è parlato dello sviluppo della Sardegna, si è parlato dell'ambiente e si è parlato della necessità di creare lo sviluppo nelle zone costiere e nelle zone interne, proprio per le motivazioni che lei, Assessore, ricordava, perché si tratta di un discorso culturale, di un discorso che ci appartiene totalmente, perché la ricaduta economica di cui godono le zone costiere deve essere estesa anche alle zone dell'interno; ci deve essere quello sviluppo integrato che tutti quanti auspichiamo.

Mi voglio però adesso soffermare su un aspetto efficacemente sottolineato dal collega che mi ha preceduto. Il collega Rassu ha infatti ricordato che l'iter di approvazione di queste lottizzazioni è talmente lungo che non può essere vanificato per decreto. L'iter di approvazione di una lottizzazione è pari quasi a quello di un piano urbanistico, perché dopo l'approvazione in Consiglio comunale e la pubblicazione devono trascorrere 60 giorni (30 per farla conoscere, 30 per ricevere eventuali osservazioni) dopodiché si passa all'approvazione definitiva e poi il tutto viene inviato agli enti regionali. Dopo l'approvazione dell'ente regionale passa al Ministero, quindi si chiude l'iter e torna al comune. In quel momento si apre il discorso della convenzione: le parti che si incontrano, vengono versate le somme per il pagamento oneri e viene ceduta all'ente locale una parte del terreno che interessa la lottizzazione. Una volta terminato tutto questo iter, sottoscritti gli atti di fronte al notaio, come si può per decreto dire a un imprenditore, in questo caso sardo, che ha compiuto un sacrificio economico per l'acquisto del terreno, per seguire tutta questa pratica, che da oggi o dal 10 agosto non è più possibile andare avanti?Io non so se voi siate a conoscenza di quello che sta succedendo agli amministratori locali, delle minacce che stanno arrivando ultimamente. E' da un po' di tempo che arrivano e arrivano per motivazioni insignificanti, molte volte anche per sciocchezze. Allora, se vogliamo evitare di mettere a rischio l'incolumità degli amministratori locali (che fanno il proprio dovere con grande attenzione e con grande sacrificio) entrando nel merito dello sviluppo del territorio e delle finanze delle persone, creando grosse difficoltà di interlocuzione tra gli amministratori locali e gli imprenditori che intendono intraprendere degli investimenti, io proprio in riferimento

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Pongo in votazione l'emendamento numero 15. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MANCA - CORDA - CUGINI - PACIFICO - FLORIS Vincenzo - SANNA Alberto.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 15.

Prendo atto che il consigliere Murgioni ha inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LADU - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 68

Votanti 65

Astenuti 3

Maggioranza 33

Favorevoli 22

Contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 836. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 838 è decaduto. Metto in votazione l'emendamento numero 843. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, noi siamo ancora in attesa di comprendere se la sospensione chiesta dalla maggioranza ha prodotto una riflessione che sia tramutabile in atti. Abbiamo colto, nella esposizione della Giunta, una certa contrarietà nei confronti dei nostri interventi, dei nostri emendamenti e delle nostre proposte. Ci è stato persino detto che alcuni autorevoli esponenti parlamentari della Casa della Libertà hanno plaudito all'azione di salvaguardia ambientale cui sta procedendo la Giunta regionale con questo disegno di legge.

Ricordo che in passato non abbiamo avuto nessun timore di smentire e zittire Ministri della Repubblica, anche se appartenenti alla nostra coalizione di governo. Ministri o parlamentari nazionali che probabilmente invocano la salvaguardia del territorio sardo perché hanno già la casetta sul mare (piccola o grande che sia) e perciò non vogliono che qualcuno gli costruisca a fianco e che la loro privacy venga violata. Non abbiamo bisogno di queste sollecitazioni provenienti da parlamentari di parte o di controparte. Noi ragioniamo all'interno dell'Aula, non siamo condizionati dai giudizi e dalle segnalazioni che arrivano da oltre Tirreno, non siamo mai stati condizionati da questi, tanto meno subiamo condizionamenti da parte di Presidenti o di Giunte.

Così come è vero che l'articolo 12 della legge numero 45 del 1989 effettivamente può essere interpretato in maniera forse più restrittiva rispetto all'emendamento numero 13 della Giunta, che discuteremo tra breve, ma è anche vero che l'articolo 12 non ragiona, diciamo così, in presenza dell'articolo 3 di questa legge. Basterebbe quello a limitare tutto, ci mancherebbe anche che ulteriori limitazioni provenissero dall'interpretazione dell'articolo 4 del disegno di legge! Perciò mi sembra alquanto strumentale l'utilizzo dell'articolo 12 della legge numero 45 per motivare l'emendamento numero 13 o l'articolo 4 nel testo presentato dalla Giunta regionale.

Noi abbiamo fatto riferimento a quello che non in maniera catastrofistica, ma realistica, questo articolo, questa legge determinano per la Sardegna, e non abbiamo mai ho usato il termine "mercato". Di mercato ne potremmo parlare nel momento opportuno e con gli interlocutori giusti. Noi abbiamo parlato di sistema sociale, ha fatto riferimento il collega Murgioni a quello che sta avvenendo agli amministratori locali. Io vorrei che la Giunta e chi sostiene questa legge andasse tra la gente a parlare di questa legge e delle limitazioni che pone, con tutte le sue ripercussioni sociali - non di mercato - sociali, di sopravvivenza.

Perché non andate a parlarne magari nel comune di Gairo? Perché non andate a parlarne nelle campagne limitrofe alle zone costiere? Perché non spiegate cosa realmente vincola questa legge? Ma andateci da soli, così come soli sono gli amministratori locali di quei territori. Andate a dire alla gente che i loro investimenti di idee, di programmi per il futuro sono bloccati dalla testardaggine di un Superman proveniente da "Sanluriville". Andate a dirglielo! E in questo modo riceverete le risposte giuste, corrette e dirette.

Noi vi invitiamo a ragionare sugli emendamenti che stiamo presentando: ci attendiamo sull'articolo 13 una risposta da parte vostra, o meglio, un ravvedimento da parte vostra. Non affidate alla Giunta quello che la Giunta in questo momento non è capace di fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io esprimo, a nome del Gruppo dei Riformatori, il voto a favore dell'emendamento numero 843, che sopprime il comma 3 dell'articolo 4. Colgo l'occasione di questa dichiarazione di voto per commentare l'esito e il procedere delle dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 15, che pensavo fosse meritevole almeno di un intervento da parte del collega Pirisi, che non ha negato mai un intervento in quest'Aula a chi fa posto dei problemi.

Devo dire quindi di essere rimasto un po' deluso, un po' sconcertato dall'assenza totale di una risposta su questo argomento. Credo che comunque, prima della discussione dell'emendamento numero 13, interverrà, da parte del centrosinistra, qualche riflessione su un problema che non in maniera speciosa, ma in maniera assolutamente ragionevole e costruttiva, è stato sollevato negli interventi di tanti consiglieri del centrodestra, soprattutto di sindaci, cioè persone che hanno esperienza specifica nell'amministrazione del territorio.

Quindi non si tratta di un problema di fantasia, si tratta di un problema di garanzia di diritti, si tratta del solito problema della certezza del diritto, sul quale noi avremmo voluto trovare sempre sensibilità da parte vostra, come ne abbiamo trovato in tempi passati. Si tratta di un aspetto che non riguarda le norme e i vincoli della legge, ma che riguarda qualcosa che sta al di là della legge, e cioè la possibilità che ciascun cittadino di questa terra, di questa isola di Sardegna, possa essere tutelato relativamente ai diritti che acquisisce. Quindi se stipula un patto con l'amministrazione, con la Regione, con i comuni, un patto garantito dalle leggi dello Stato e della Regione, questo patto deve essere rispettato. Ed è un patto che non può essere violato se non si vuole introdurre nella cultura giuridica di questa Regione il principio che tutti i patti non valgono e sono carta straccia quando il Consiglio regionale ci passa sopra come un carro armato e ara il terreno rendendolo non più utilizzabile per altri fini, se non quelli della natura stessa.

Io credo che su questo argomento sia importante soffermarsi; che su questi argomenti valga davvero la pena di dedicare un attimo di riflessione e valga la pena di confrontarsi, anche perché, se per caso voi aveste su questi argomenti idee diverse dalle nostre, che ci consentono di superare le perplessità che con forza stiamo ponendo in quest'Aula, noi ne saremmo contenti, perché è possibile che la vostra certezza, la vostra graniticità, il vostro monolitismo nel votare contro questo tipo di emendamenti discenda da ragionamenti che noi non abbiamo fatto, quindi discenda da intuizioni che sono superiori alle nostre, discenda da profondità e da riflessioni che sono diverse rispetto alle nostre.

Se così fosse noi saremmo contenti di prenderne atto e magari ritireremmo gli emendamenti o non li sosterremmo con il calore con cui li stiamo sostenendo. Però, colleghi, il calore con cui li stiamo sostenendo non è un calore dettato da polemica ostruzionistica; è invece il tentativo di aiutarvi - cosa che è nostro compito precipuo - ad approvare una legge che non sia una bomba innescata che vada in giro per la Sardegna a fare disastri, a provocare morti e feriti, ma di approvare una legge che sia la migliore possibile, la più compatibile con le esigenze del territorio, la più compatibile possibile con la certezza del diritto.

Io sull'argomento della certezza del diritto, sollevato questa mattina da alcuni consiglieri regionali del centrosinistra, ripreso questo pomeriggio da altri consiglieri regionali del centrosinistra - sempre a titolo personale ovviamente - insisto perché considero l'insistenza come uno strumento per poter raggiungere le orecchie sensibili che magari in questo momento sono distratte o poco attente, ma l'attenzione su questi temi è garanzia dei diritti di tutti, quindi prestate attenzione a questi argomenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'emendamento numero 843 è per noi un emendamento opportuno, nel senso che riteniamo che il comma 3 dell'articolo 4 vada soppresso. Vada soppresso perché noi non consideriamo utile approvare questo comma 3, anche perché non fa altro che aumentare i vincoli di questa legge. Ormai è diventata una legge di vincoli soffocanti, ovunque uno si giri trova vincoli. Non si capisce poi il perché di questo ostracismo nei confronti delle costruzioni vicino alle aree boscate; addirittura si chiede che intercorra una distanza di almeno 100 metri.

Credo che non ci sia nulla di strano se, operando con un certo criterio, si costruisca in adiacenza o addirittura all'interno delle le superfici boscate. Da una parte, infatti, è permesso distruggere migliaia di piante per costruire una casa, nell'altra approviamo una legge che impedisce di costruire a meno di 100 metri dalle aree boscate. Praticamente approviamo una legge che è l'esatto contrario di tutto ciò che è successo fino a due giorni fa.

Noi non dobbiamo esagerare con questi vincoli, perché magari in queste norme possono rientrare tantissimi proprietari ai quali viene preclusa la possibilità di effettuare un piccolo intervento. Stiamo anche creando delle situazioni - come diceva anche il collega Murgioni nel suo intervento - di pericolo, perché molte volte gli attentati e le intimidazioni nei confronti dei sindaci, dei consiglieri comunali nascono da situazioni assurde, che noi stessi creiamo con leggi capziose che possono essere tranquillamente eliminate, che non servono assolutamente a nulla. Quindi io non trovo assolutamente strano, ma non solo che si costruisca nelle vicinanze delle superfici boscate, ma addirittura che si costruisca all'interno delle aree boscate, se gli interventi vengono effettuati con criterio.

Mi sarei invece aspettato, da parte dalla maggioranza che governa la Regione, interventi più appropriati, più seri per quanto riguarda la forestazione in genere, per quanto riguarda il pericolo degli incendi, perché da questi ultimi dipende la distruzione del bosco, la desertificazione del territorio della Sardegna. Secondo me noi dovremmo mostrare una sensibilità diversa, dovremmo concentrare i nostri sforzi su interventi indirizzati a salvare veramente le superfici boscate, ad aumentare l'estensione, indirizzati verso un'economia verde, capace di creare nuovi posti di lavoro verdi.

Credo che purtroppo questo dibattito che noi stiamo conducendo sia a senso unico, perché la maggioranza avanza delle proposte ma non ci spiega perché vuole approvare queste norme e perché non si vuole discutere con noi sull'utilità o meno di approvarle. Purtroppo questa legge sarà approvata senza una discussione seria, perché di fatto noi assistiamo ad un monologo da parte dell'opposizione. La maggioranza è muta, anche quando sa che questi interventi sono interventi assurdi che non servono a nulla….

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Poiché nessun'altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 843. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 841.

MARROCU (D.S.) Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PACIFICO, CALLEDDA, FLORIS Vincenzo CORRIAS, SANNA Alberto, LAI, BARRACCIU.)

PRESIDENTE. Prima ci sono le dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, avrei voluto intervenire sull'emendamento precedente ma mi sono distratto un attimo. Il problema è un problema che, benché sia stato sollevato dalla minoranza, mi meraviglia che non sia stato preso in considerazione dalla maggioranza. Probabilmente è sfuggito a tutti quanti un parametro che in Sardegna è praticamente universale: che il lotto minimo per le zone agricole è un ettaro. Se noi ipotizziamo di stare in un territorio dell'interno - e non è un'ipotesi così lontana, visto che questo tipo di interventi viene effettuato prevalentemente all'interno della Sardegna - questi interventi sono possibili solo nel Campidano di Oristano e di Cagliari e, forse, nella piana della Nurra. In qualsiasi altra parte dalla Sardegna, infatti, è difficile trovare un'area, una "radura naturale" come recita il comma, nella quale ci siano 20 o 22 ettari liberi che permettano di costruire all'interno di un lotto di un ettaro a distanza di 100 metri rispetto alla superficie boscata. Io credo che questo comma sia veramente un obbrobrio; nessuno evidentemente ha fatto questa valutazione. E' vero che lo abbiamo votato, ma forse siamo anche ancora in tempo per poterlo modificare, pertanto invito la Giunta a considerare anche questa possibilità. Il lotto minimo, come ho detto, nelle zone agricole è un ettaro; se si tratta di un territorio dove le superfici boscate sono piuttosto frequenti, diventa pressoché impossibile edificare; quindi si aggiunge un vincolo ad un altro vincolo. Rispettando una distanza di 100 metri - ho fatto un conto rapido - servono 22 ettari e mezzo accorpati fuori dal bosco perché si possa costruire un ovile, un caseificio rurale, un mini caseificio. E immaginate com'è difficile trovare venti ettari di radura dal Barigadu in su fino ad arrivare alla Gallura se escludiamo, come ho detto, le zone del Campidano e la zona della Nurra. In Sardegna credo che sia pressoché impossibile.

Questa è una limitazione che secondo noi non può essere assolutamente tollerata; ecco perché invito la Giunta a mettere mano a questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.) Signor Presidente, io credo che qui sia completamente sfuggita di mano, non solo la realtà agro pedologica di buona parte della Sardegna, ma sia sfuggita completamente di mano proprio la realtà dei fatti. Qui si sta limitando la libertà di chi possiede una superficie agraria inferiore a determinati ettari di poter costruire nel proprio terreno. Qui non stiamo parlando più di coste ma dell'interno: abbiamo molti colleghi che fanno parte di comuni dove il 90 per cento della superficie è boscata.

Io voglio vedere questi colleghi che cosa diranno agli allevatori dei loro collegi. Non possono dirgli: "No, tu da lì ti devi allontanare di 100 metri, sennò non puoi costruirti un ovile, non può costruirti un fienile, non puoi costruirti un ricovero". Ho ragione quindi di dire che questo è solo ed esclusivamente un provvedimento punitivo. Ma sinceramente questo è un comma che è fuori da ogni logica. Siamo tutti favorevoli al rispetto dei boschi. Guardate che i boschi fino a ieri in Sardegna si sono salvati perché in campagna c'erano i pastori che prima abitavano nelle capanne. Oggi, grazie a Dio chi se lo può permettere si costruisce anche quattro mura, una stalla, come ha detto qualcuno che mi ha preceduto, con una mungitrice funzionale e quant'altro. Adesso invece si va a dire alla gente: "andate via dalla campagna". Ma questa è una imposizione che nessuno accetterà.

Chiedo al collega Floris che cosa dirà ai suoi compaesani di Orgosolo quando a questi negheranno il permesso di costruire una stalla perché vicino c'è il bosco. Ma guardate che questa è un'eresia! I boschi sono già tutelati con norme severissime, non si può toccare un ramo di quercia, non si può toccare una ramo di lentisco, non si può toccare un ramo di cisto senza l'autorizzazione e il preventivo sopralluogo del corpo delle guardie forestali. Con questa norma si stabilisce, in pratica, che nell'80 per cento dei territori della Sardegna non si può più costruire. Qui non è questione di fare ostruzionismo o di fare opposizione sterile; è la verità!

Io invito a riflettere su tutto ciò. Invito veramente a riflettere, perché ha ragione Diana; si tratta di una norma estremamente limitativa. Ma limita direttamente il diritto di proprietà di chiunque di noi. Noi sappiamo che in Sardegna la proprietà è frazionata al massimo; non tutti possiedono ettari ed ettari di terreno. Questa è una norma che va contro ogni principio democratico, va contro il diritto di proprietà, il diritto di esistere. Io mi sono ripreso la legge numero 45 del 1998 e ho avuto una conferma di ciò che ricordavo: non esiste una norma del genere. Nella 45 non esiste; si tratta di un comma aggiunto all'articolo 13 e all'articolo 4. Riflettete: questo è un aspetto che può essere senz'altro normato, ma non così radicalmente, non in termini così restrittivi. Non in termini che recano solo danno a tutti, anche al bosco. Ecco perché esprimo il mio parere favorevole sull'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, mi appassiona sentire l'onorevole Rassu per la passione con cui lui difende le prerogative di noi sardi perché...

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, il collega Moro si è appassionato al suo intervento, lei adesso si appassioni al suo e lo lasci parlare. Grazie, molto gentile.

MORO (A.N.). ... perché questo emendamento, che noi chiediamo alla maggioranza di prendere in considerazione e, se fosse il caso, di approvarlo, costituisce uno dei tentativi che quest'opposizione sta intraprendendo, da quando è iniziata la battaglia sulla cosiddetta legge salva coste, per introdurre qualche miglioramento in questa legge. Io non voglio che i colleghi della maggioranza siano sempre distratti e non accettino di poter rivedere qualche loro posizione, perché molti emendamenti hanno il solo scopo di cercare di togliere dall'impasse molti cittadini. Io, per esempio, ricado perfettamente in questa fattispecie perché ho avuto la fortuna di aver costruito la mia casa vicino ad un bosco, e sono convinto che questi interventi servono soprattutto per salvaguardare le parti boschive della Sardegna.

Adesso, signor Presidente, se lei facesse un viaggio in Gallura dove ci sono quei boschetti di sugherete, lecci eccetera vedrebbe all'interno di ogni piccola radura, la casa dell'allevatore, che è praticamente la persona a cui si deve la salvaguardia di tutte quelle parti boschive. Come ricordava infatti il collega Rassu che mi ha preceduto, prima non c'erano questi incendi che distruggevano centinaia e anche migliaia di ettari. Perché? Perché all'interno delle campagne viveva il pastore che salvaguardava quello che era il suo patrimonio boschivo, perché da quello riceveva sostentamento. Oggi invece addirittura con un colpo di spugna, come primo atto in questa legge urbanistica puniamo tutti i sardi che fino ad oggi praticamente hanno vissuto in allegria. Quindi, cerchiamo di stare attenti perché non soltanto con questa legge punitiva, ma anche con l'assestamento di bilancio, i sardi riceveranno un'altra "batosta".

Io sono convinto che diverso colleghi della maggioranza non hanno letto questi emendamenti. L'emendamento numero 841, in particolare, propone che all'articolo 4 comma 3 vengano soppresse le seguenti frasi: "Individuate con circolare dell'Assessorato della pubblica istruzione numero 16910 del luglio 1986" e "purché gli interventi, oltre che previsti negli strumenti urbanistici attuativi, consentano una zona di rispetto del limite del bosco non inferiore ai 100 metri".

Io credo che se approvassimo questo emendamento invieremmo un segnale, prima di tutto di dialogo con l'opposizione e poi a tutti quei nostri concittadini, che chiederanno la concessione edilizia ai vari sindaci dei comuni. Io non vorrei che venisse attribuito alla volontà del sindaco l'eventuale diniego a rilasciare la concessione; è bene che si sappia chi vieta al pastore, all'allevatore - che tra l'altro avrebbe vigilato anche su quelle parti boschive - di costruire una casa, un riparo, è una Regione matrigna.

Chi si costruisce la casa in quei siti vuole che ci sia vegetazione intorno e quindi farà di tutto per salvaguardarli. Perché? Perché l'albero da l'ombra, l'albero da l'ossigeno, invece noi vorremmo che queste case venissero costruite in punti desolati, lontani dai boschi. Ecco per quale motivo io voterò a favore, richiamando anche l'attenzione della maggioranza…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Prima di dare la parola all'onorevole Pisano, la Giunta chiede di poter intervenire per rispondere alle innumerevoli richieste di chiarimenti che sono pervenute anche dagli interventi dei colleghi.Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha la facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io vorrei semplificare il lavoro di dichiarazione di voto, anticipando già ch all'emendamento numero 13 al comma 3, chiederò che venga introdotto, con un emendamento orale, prima della dicitura "nelle aree boscate" la frase "nei medesimi ambiti di cui al precedente comma". Esiste infatti un tentativo di disarticolare il senso di questa legge rispetto al suo preciso ambito di applicazione.

L'articolo 3 precisa che gli ambiti di applicazione di questa legge sono tassativamente quelli indicati in quell'articolo. Non c'è nessun'altra norma che preveda un'estensione di questi ambiti. Tenete presente che già l'articolo 3 ha precisato tassativamente quali sono gli ambiti. Comunque preannuncio un emendamento orale al comma 3 dell'emendamento numero 13, dove preciserò ulteriormente che gli ambiti sono gli stessi del comma precedente, cioè quelli descritti al comma 2.

PRESIDENTE. Con le precisazioni dell'assessore Sanna le dichiarazioni di voto sono ancora utili? Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, ringrazio anche l'Assessore che con il suo intervento ha davvero reso più semplici le dichiarazioni di voto relative all'emendamento in questione; credo però che non abbia risolto per intero tutti i problemi. Non li ha risolti per intero perché continua ad esserci ovviamente un'incongruenza generale nella dicitura del comma 3 dell'emendamento numero 13, che proporre una tipologia di forestazione che, se fosse stata realizzata negli anni passati, di sicuro avrebbe portato oggi ad un enorme disastro ambientale in Sardegna. E' probabile che noi non avremmo avuto più nemmeno un metro quadro di forestazione.

Lo dico perché davvero è impossibile pensare che l'infrastruttura o l'immobile a salvaguardia del bosco debba essere realizzato, o possa essere realizzato soltanto in queste condizioni così limitative, al di fuori del perimetro boschivo, distante cento metri, e per di più secondo un piano attuativo coerente con lo strumento urbanistico generale. Questo significa naturalmente che soltanto gli impianti boschivi ricadenti nei comuni - perché l'Assessore ha chiarito che di soli comuni costieri adesso stiamo parlando - nei comuni in possesso dello strumento urbanistico, quindi del PUC, soltanto per questi vale questo tipo di limitazione.

Credo che davvero occorra - lo ripeto ancora una volta - raziocinio, nel pensare alla possibilità di realizzare delle infrastrutture che siano al servizio e a salvaguardia dell'ambiente e che non creino esattamente il risultato opposto, cioè quello di non salvaguardarlo più. Se io dovessi approvare il comma 3 secondo questa dicitura, è chiaro che metterei a rischio proprio la sopravvivenza dei nostri boschi.

Però mi chiedo anche, e lo chiedo ancora una volta anche agli amministratori qui presenti: laddove ci sia già un piano di forestazione approvato, laddove ci sia di già - e pur in assenza anche di un PUC - un'autorizzazione amministrativa ad un piano di forestazione, che può essere anche produttiva, e che preveda la realizzazione degli immobili che sono al servizio di quella forestazione, quel piano non può essere più realizzato? Credo che ci troveremo di fronte a un bel numero di casi di impossibilità obiettiva di realizzazione di impianti di forestazione già autorizzati.

Invito quindi l'intero Consiglio a riflettere sulle incongruenze che andiamo ad introdurre attraverso una dicitura di questo genere. E perché non pensare invece ad un istituto ben preciso al quale demandare questo compito, quale, per esempio, l'Ente Foreste, che avrebbe la possibilità di individuare quali siano le condizioni ottimali per la realizzazione di una piccola infrastruttura a servizio ovviamente dell'impianto boschivo?

Ancora una volta, però, devo sottolineare una grossa incoerenza tra la struttura dell'articolo 3 e la struttura dell'articolo 4. Noi quando parliamo dell'articolo 3 prendiamo come riferimento un provvedimento di approvazione di uno strumento urbanistico. Nel momento in cui invece andiamo a parlare dell'articolo 4 il riferimento non è più un termine ben preciso non è più il PUC approvato, ma uno stadio diverso, cioè una fase avanzata realizzativa che quindi non è più coerente, non è più omogenea con il principio invece introdotto nell'articolo 3.

Se per l'articolo 3 il vincolo è individuato sulla base dell'approvazione del PUC, anche nell'articolo 4 io credo si debba utilizzare lo stesso riferimento, proprio per coerenza ...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, intervengo per esprimere qualche considerazione, sul comma terzo dell'emendamento numero 13, relativo aree boscate. Io credo che stiamo facendo tutti uno sforzo per migliorare questo provvedimento; superato il muro contro muro, il blocco e la incomunicabilità, credo che il Consiglio si stia avviando a ragionare, a riflettere e a portare tutti quegli elementi migliorativi che è giusto che il Consiglio porti a questo disegno di legge.

Io sono preoccupato per questo comma, sono preoccupato perché credo che il legiferare tenendo conto soltanto delle distanze non rappresenti un approccio realistico; questo lo dico perché, per esempio, col decreto adottato dalla Giunta, poi reiterato, si introducono distanze diverse da quelle previste dalla legge Galasso per quanto riguarda i corsi d'acqua. Io ho fatto il sindaco per diversi anni, e so quanti problemi creano queste norme, perché non basta stabilire distanze, bisogna ragionare; molte volte i trecento metri di distanza sono eccessivi, altre volte possono non essere sufficienti.

Insomma, grazie a Dio, se abbiamo degli amministratori locali, a qualcosa servirà il mandato che le popolazioni gli hanno conferito, quindi io dico ragioniamo un attimo, riflettiamo. L'approccio vincolistico che traspare in certi passaggi di questo disegno di legge - e io non ho problemi ad ammetterlo, l'ho detto nelle riunioni del mio partito e lo dico in Aula - questo approccio eccessivamente vincolistico non aiuta la tutela del territorio, anzi in questo caso specifico - lo dico perché per tanti anni ho fatto il sindaco e so cosa significa tutelare i boschi - rende più difficile la tutela. Il territorio del comune di Villaurbana comprende 2700 ettari di bosco nel Monte Arci e nel monte Grighini, quindi vi posso assicurare per la mia esperienza e l'esperienza di tanti di voi, che i boschi in Sardegna sono tutelali da norme comunitarie, nazionali e regionali molto restrittive, e nelle aree boscate non si può fare praticamente nulla, o quasi nulla. Ma io mi chiedo anche: i comuni immersi nel verde in Sardegna, che sono tanti, che devono fare? Spostarsi a cento metri? Non lo so, io mi pongo questi problemi.

Il Ministero delle politiche agricole e forestali ha pubblicato recentemente una statistica interessante, dove la Sardegna compare al primo posto tra le regioni in Italia per superficie boscata, con oltre un milione e 200 mila ettari. Se noi, nonostante tutto (incendi e quant'altro), siamo riusciti ad arrivare al 2004 con la superficie boscata più estesa di tutte le regioni italiane, allora vuol dire che questo popolo sardo, nella sua storia, non ha avuto un rapporto così disastroso col suo ; io non credo che improvvisamente noi dobbiamo non tenere conto di questi aspetti.

Io penso che questo approccio non favorisca la tutela di quei boschi, perché può spingere chi ha determinate esigenze o chi non ne ha ad "allontanare" il bosco anziché allontanare la possibile costruzione o l'impossibile costruzione; allontanare il bosco magari bruciandolo. Io capisco che il mio intervento può creare dei problemi nella maggioranza, lo capisco, però quando certe norme le percepiamo, anche sulla base della nostra esperienza vissuta, come norme che non aiutano a tutelare un bene, penso che abbiamo il dovere di dirlo. Davvero credo che il contenuto di questo terzo comma faremmo bene a non prevederlo neanche nella fascia dei due chilometri, perché non aiuta la difesa dei boschi che abbiamo qui.

(Applausi dai banchi del centrodestra)

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, come intende votare l'emendamento numero 841^

SANNA ALBERTO (D.S.). Ho voluto dire che invito la maggioranza a riflettere su questo punto.

PRESIDENTE. Non sta facendo un favore al Presidente dicendo questo, deve pronunciare una dichiarazione di voto.

SANNA ALBERTO (D.S.). Mi astengo.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento. Era stata chiesta la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 841. Prendo atto che la consigliera Caligaris dichiara di aver inteso astenersi.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CALIGARIS - IBBA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 59

Votanti 56

Astenuti 3

Maggioranza 29

Favorevoli 19

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 844. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, sarò brevissimo. Annunciando il mio voto favorevole, un po' andando contro il Regolamento - ma senza nessuna demagogia, senza nessun secondo fine, senza nessuna strumentalizzazione - plaudo all'onestà intellettuale del collega Sanna, e mi auguro di poter essere anch'io all'altezza nello svolgere il mio compito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 844, che intende sopprimere il quarto comma dell'articolo 4; un comma che pone seri problemi, già evidenziati in sede di discussione sull'articolo e sugli emendamenti da alcuni interventi. L'intervento di dichiarazione di voto del collega Sanna credo ci possa far dire: viva l'intelligenza che si esprime in quest'Aula! Un'intelligenza che si esprime, coraggio, anche a rischio di porre problemi politici, ma mettendo l'accento sulla verità che pian piano sta emergendo nella discussione.

Avevamo quindi ragione a stare ancora in quest'Aula e discutere di questi problemi, perché pian piano emerge che ci sono delle questioni che necessitano un più attento esame. Così come, infatti, l'emendamento numero 4 è criticabile, perché attribuisce alla Giunta un potere e una discrezionalità straordinaria di deroga, per quanto riguarda la realizzazione di opere pubbliche, allo stesso modo è criticabile la norma relativa agli interventi nelle aree boscate. D'altra parte su questo argomento credo che la parola fine non sia stata ancora decretata, perché la stessa Giunta ha annunciato di voler proporre, attraverso un emendamento orale, una modifica, se ne riparlerà nel momento in cui si esaminerà il comma terzo di questo articolo.

Il succo del discorso però è che da questa discussione emergono degli aspetti che effettivamente rendono troppo rigida questa legge, così come lungamente e pazientemente abbiamo spiegato nel corso di tutte queste discussioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mattana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MATTANA (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io preannuncio che voterò contro l'emendamento numero 844, ma questa dichiarazione di voto mi fornisce l'occasione di riprendere una questione che è stata già sollevata da numerosi interventi nella precedente discussione, e che riguarda in particolare il problema della definizione dei cosiddetti diritti acquisiti e, più in generale, il problema, che è stato più volte richiamato, della certezza del diritto.

In riferimento a questo problema bisogna precisare quel è il limite che incontra il legislatore regionale nell'esercizio del suo potere, quindi nella definizione delle misure di salvaguardia, e in che modo queste possano incidere su titoli edilizi già rilasciati o in itinere, ossia quando il procedimento non si è ancora concluso.

Con riguardo in particolare ai procedimenti in itinere, è stato appurato in numerose occasioni dalla giurisprudenza prevalente, che la volontà pianificatoria, l'esigenza pianificatoria da parte dell'ente prevale rispetto ad una concessione e ad un titolo che non è stato ancora rilasciato. La questione principale riguarda invece cosa accade quando il titolo è stato rilasciato o, meglio ancora, che cosa si intende per inizio dei lavori o avvio del lavori, così come richiamato dall'articolo 10 bis, secondo comma, lettera b) della legge regionale numero 45 del 1989.

Credo che si debba partire da quell'esperienza, e da quello che è accaduto in seguito all'emanazione della legge numero 45 del 1989, per definire il concetto di avvio delle opere. Dopo l'emanazione della legge regionale numero 45 dell'89, come a tutti è noto è sorto un contenzioso notevole, la giurisprudenza su questa materia ha registrato una serie di sentenze inizialmente contrastanti che poi però hanno definito quella la nozione e il concetto di avvio dei lavori. Quindi noi a quello dobbiamo richiamarci, per evitare interpretazioni di tipo diverso.

Anche la normativa nazionale (e in particolare la legge numero 150 del 1942, ora il testo unico dell'edilizia all'articolo 15, comma 4) afferma che l'entrata in vigore di nuove previsioni urbanistiche comporta la decadenza delle licenze in contrasto con le previsioni stesse, salvo che i relativi lavori siano iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio. Quindi già in sede di normativa nazionale è previsto che, anche se è stato già rilasciato il titolo, le norme, le misure di salvaguardia prevalgano, quindi prevale l'esigenza pianificatoria da parte del legislatore.

Ma che cosa accade anche in campo regionale? In questo caso il principio che ha applicato la giurisprudenza, con riferimento a tutti i titoli edilizi - quindi non solo rispetto alle concessioni e alle autorizzazioni, ma anche alle lottizzazioni - è che la prevalenza avviene non solo quando il titolo non è stato ancora rilasciato, quindi quando il procedimento non è ancora concluso, ma anche quando questo è stato rilasciato, salvo - si dice - che non siano state avviate o iniziate le relative opere di urbanizzazione.

Cosa si deve intendere per inizio dei lavori? Non è sufficiente, dice la giurisprudenza, la semplice denuncia dell'opera, come richiamava ad esempio il collega Pisano, ma ci deve essere un mutamento irreversibile dello stato dei luoghi, cioè ci deve essere una evidente e percepibile trasformazione del territorio. Questo avviene, ad esempio, con la realizzazione del reticolo viario, che è un caso nel quale c'è un mutamento irreversibile dello stato dei luoghi, che però certifica e chiarisce quello che è stato prima oggetto di contenzioso; ossia che con la semplice denuncia di inizio lavori o con alcune opere di sbancamento si eludeva quello che era il dettato normativo.

Credo quindi che ciò possa contribuire a chiarire quando si ha un diritto acquisito e a contemperare l'esigenza di pianificare - che deve prevalere sulle questioni che non sono ancora giunte a definizione - con la tutela dei diritti acquisiti e la certezza del diritto. Quindi penso che questa finalità sia quella che persegue l'emendamento ancora da discutere e da illustrare che chiarisce effettivamente il concetto di inizio dei lavori e assicura maggiore certezza di diritto sia agli imprenditori che ai semplici cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, nel dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 844, voglio premettere che non avevo intenzione di intervenire, ma sono stato stimolato in tal senso dall'intervento del collega Sanna che ha affermato che mai la mera apposizione di vincoli può portare alla tutela del territorio, , e che comunque la concezione vincolistica non ha mai prodotto sviluppo e benessere.

Colgo l'occasione per dire che oggi, dopo l'intervento dell'onorevole Sanna, anziché, come abbiamo fatto in questi giorni, cercare l'unanimismo sui tempi, forse avremmo fatto bene a cercare l'unanimismo sui fatti, cioè anche sui nostri emendamenti e sulle nostre proposte, a trovare una convergenza su delle proposte che noi, come in questo caso, riteniamo utili per migliorare questa legge, per renderla più giusta, per renderla più incisiva nella gestione del nostro territorio e nell'amministrare soprattutto i nostri conterranei.

Credo che sia necessario sviluppare un ragionamento, un ragionamento che non sia soltanto urbanistico, perché quando parliamo di territorio, molti sono gli interessi coinvolti, interessi di privati, interessi di soggetti pubblici, interessi di piccoli proprietari, di imprenditori agricoli. Parliamo di interessi di imprenditori come quello agricolo che, per esempio, si trova in un'area di montagna, e che vuole intervenire sul territorio per migliorarlo, per preservarlo, e soprattutto per per impedire che in quel territorio si verifichino incendi, avvengano speculazioni e abusi di ogni genere compreso il bracconaggio, compreso le forme di abigeato.

Quindi la presenza nel territorio è importante. Per quanto io ritengo che, anziché tentare una brutta mediazione sui tempi, forse sarebbe stato opportuno tentare una mediazione sul contenuto dei nostri emendamenti, così come ha fatto schiettamente l'onorevole Sanna stasera, ammettendo che l'emendamento che abbiamo poc'anzi votato era un emendamento ingiusto, come era un emendamento giusto il nostro, come ritengo che sia giusto votare anche questo emendamento numero 844, per tutti quei motivi che, chi mi ha preceduto, ha ben evidenziato.

Aggiungo che questa legge continua comunque a non piacerci, questa legge è una legge ingiusta, è una legge che con i nostri emendamenti e i nostri suggerimenti poteva tranquillamente essere migliorata e si poteva, anziché cercare l'unanimità sui tempi, trovare l'unanimità invece su un contenuto sicuramente migliorabile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, noi votiamo contro il comma numero quattro, e quindi a favore dell'emendamento soppressivo; speriamo che il comma 4 venga comunque modificato perché comunque introdurrebbe il discorso "sudamericano" dell'articolo 5.

Anch'io approfitto della dichiarazione di voto per riprendere il ragionamento del collega Mattana, che è stato chiarissimo. E siccome è stato chiarissimo ha chiarito benissimo che si tratta di una scelta politica. Il collega Mattana, infatti, dice: tutte le convenzioni in itinere, quindi tutti processi di lottizzazione in itinere sono assoggettati alla normativa nuova, e su questo siamo tutti d'accordo. Il collega Mattana poi aggiunge: laddove poi c'è avvio delle opere, siamo garantiti dal fatto che c'è una giurisprudenza consolidata che definisce che cosa si intenda per avvio delle opere, e quindi c'è da discutere tra di noi, e siamo d'accordo. Infine c'è la terza fattispecie, quella su cui il collega Mattana è stato altrettanto chiaro, nel senso che io ho capito perfettamente cosa intendeva dire.

Il collega Mattana si è chiesto: che cosa succede laddove il titolo è stato rilasciato? E ha fornito questa risposta: sulla base del testo unico dell'edilizia, che è ancora vigente, è evidente che la legge regionale prevale, quindi questo significa che noi siamo di fronte ad un scelta politica, nel senso che se la legge regionale deciderà di non considerare i titoli rilasciati sappiamo che se i cittadini ricorreranno, sulla base dell'interpretazione che il collega Mattana dà, probabilmente non avranno ragione, probabilmente.

Ma non stiamo discutendo cosa succederà nel contenzioso, noi stiamo discutendo che fine farà il titolo. Allora noi diciamo che il titolo acquisito non è in contrasto con la normativa della legge, esattamente come i PUC che sono stati approvati sulla base dei PTP decaduti; avremmo avuto mille e mille motivi per annullare tutti i PUC approvati sulla base di norme non più esistenti e quindi in contrasto sostanzialmente con la presente legge, invece li abbiamo fatti salvi.

Allora signori, vi chiedo veramente un attimo di riflessione su questa norma, perché non possiamo farla passare alle nove di sera come una delle tante disposizioni contenute in questa legge. Noi stiamo dicendo che chi ha un diritto acquisito, chia ha una lottizzazione convenzionata ed approvata con tutti i bolli, tutti i timbri, con tutti gli oneri concessori versati, si vedrà privato, con una decisione che è esclusivamente politica e che non ha niente a che vedere con la giurisprudenza, come ci ha spiegato il collega Mattana, del diritto di veder realizzata la propria opera. Questo è un oltraggio allo stato di diritto, colleghi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, riprendo l'argomento perché ho visto che il collega Mattana si è studiato bene la norma. Il collega Mattana afferma: la norma dice questo. Peccato che non abbia fatto una riflessione sugli effetti di quella norma. E' vero che se il cittadino danneggiato sarà costretto a ricorrere, probabilmente spenderà soldi e se non avrà ragione, o se non gli daranno ragione, dovrà pagare anche le spese processuali, però è un'ingiustizia che viene perpetrata ai danni del cittadino, perché quel cittadino sa che ha determinati diritti e, praticamente, con questa legge noi volutamente glieli cancelliamo. E' un'ingiustizia, non va bene! Questa legge non va bene, questa legge è una legge dannosa.

Tu Pirisi, devi smetterla di interrompere tutte le volte che si fanno affermazioni giuste; io mi sarei preoccupato al posto tuo, perché ti dovrai convenzionare con qualche compagnia barracellare, perché non potrai manco andare in giro, dopo tutti i danni che stai facendo qui. Io credo che tu...

PIRISI (D.S.). Ma cosa stai dicendo? Sei un cretino, fai meglio a tapparti la bocca!

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, la richiamo, Onorevole Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Pirisi, non ti interrompo quando parli; sei un maleducato.

PIRISI (D.S.). Stai facendo istigazione a delinquere e non te ne rendi neanche conto! Se matto in testa!

LADU (Forza Paris). Sei matto tu!

PRESIDENTE. Invito la regia a togliere l'audio al microfono dell'onorevole Ladu.

PIRISI (D.S.). Ma è cosa da ricovero coatto!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! onorevole Ladu, sta parlando il Presidente in questo momento, onorevole Rassu si accomoda per gentilezza? Onorevole Ladu si vuole accomodare un attimo poi le ridò la parola? Si accomodi le ho detto, le ho tolto l'audio quindi è inutile che parli, si accomodi.. Onorevole Ladu, io mi rivolgo a tutta l'Aula, lei quelle parole che ha pronunciato nei confronti di un collega le deve ritirare.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Lei stia zitto, lei stia zitto! Lei le ritira in questo momento, perché non può fare affermazioni simili in quest'Aula. Riprenda la parola e ritiri anche quello che ha detto nei confronti del collega Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Sono stanco di essere tutte le volte interrotto perché non è possibile.

PIRISI (D.S.). Sei un matto da legare!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego, stia zitto.

LIORI (A.N.). Sull'ordine dei lavori, abbia pazienza…

PRESIDENTE. Cerchi di averne lei pazienza e si sieda, prego onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Se posso continuare ... per dire che effettivamente quando ci sono delle situazioni dove palesemente si vede che vanno riviste, vanno riconsiderate, io non credo che sia un problema che riguarda...

PRESIDENTE. No, onorevole Ladu, io le ho chiesto gentilmente di ritirare le dichiarazioni che ha pronunciato nei confronti dell'onorevole Pirisi. Lei ha parlato con il microfono acceso, ha pronunciato delle dichiarazioni che sono gravissime; io le chiedo di ritirare quello che ha detto.

LADU (Fortza Paris). Io posso anche ritirarlo, però chiedo il favore di non essere più interrotto.

PRESIDENTE. Mi basta questo, sono d'accordo con lei su questo, infatti ho richiamato l'onorevole Pirisi. La ringrazio per la collaborazione onorevole Ladu, può continuare il suo intervento.

LADU (Fortza Paris). Dicevo che il comma 4 dell'articolo 4 effettivamente attribuisce un potere eccessivo ed ingiustificato alla Giunta ed è, secondo me, peggiorativo anche della proposta iniziale, che prevedeva lo studio di compatibilità paesistica ambientale. Attribuire tutto questo potere alla Giunta non credo che sia un'operazione opportuna. Credo che il fatto che non si affronti la discussione in modo sereno in questo Consiglio, e che quando si parli si venga continuamente interrotti, senza peraltro esserci un dialogo, mortifichi il ruolo del Consiglio. Quando, infatti, in un Consiglio regionale parla soltanto una parte politica, in questo caso l'opposizione, e la maggioranza non interviene, noi effettivamente non stiamo offrendo un contributo alla soluzione del problema, soprattutto non stiamo esercitando il ruolo che dobbiamo avere questo Consiglio regionale.

D'altronde che cosa dobbiamo fare? Noi siamo stati eletti dal popolo, l'unica cosa che possiamo fare è fare una programmazione legislativa in quest'Aula. Se non riusciamo a fare neanche queste cose, perché di fatto stiamo lavorando male, perché interviene solo una parte politica, stiamo commettendo un errore politico grave, stiamo mortificando il ruolo del Consiglio stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, mi scuso con i colleghi che invocano il rispetto dell'orario prefissato, in ogni caso la considerazione che voglio portare all'attenzione dell'Aula si pone come continuativa rispetto ad alcuni concetti espressi. L'emendamento che tende a sopprimere il comma 4 dell'articolo 4, e quindi il comma 4 anche del riscritto articolo 4, secondo l'emendamento numero 13, credo che abbia buoni motivi per essere davvero approvato, perché il comma 4 è strutturato malissimo, va contro i più elementari principi di tecnica legislativa. Infatti oltre all'aspetto sostanziale di spostare una competenza primaria alla Giunta regionale, che credo nessuno di noi qui possa condividere, anche perché la competenza della Giunta non può essere una competenza tecnica, credo che il "può essere autorizzata" e "anche in deroga", siano dei termini che davvero non possono essere accettati, perché introducono una discrezionalità anche temporale che non ha più significato.

Qualcuno mi dovrebbe dire cosa significa "può", e cosa significa "anche in deroga"; come dire che se invece non è in deroga, anche in questo caso occorrerebbe una autorizzazione preventiva. Ma allora questo contraddice fortemente quanto previsto negli articoli precedenti, perché se non vi è bisogno di deroga, è chiaro che non devo chiedere alcuna preventiva autorizzazione alla Giunta regionale, posto che questa autorizzazione in ogni caso è assurdo che debba essere riferita come competenza alla Giunta stessa.

Voglio però anche esprimere un altro concetto, che è quello al quale faceva riferimento il collega Mattana, il quale è stato, devo dire, anche molto puntuale e molto attento. Il collega Mattana ha riferito di una condizione consolidata da un punto di vista giurisprudenziale, che però è molto precisa e molto limitata: quella relativa al concetto di avvio dei lavori. Noi avendo voluto introdurre per forza il concetto di avvio dei lavori, abbiamo dovuto far riferimento a un condizione giurisprudenziale che ha portato solo danno ai comuni della Sardegna; basti soltanto osservare quanto questi hanno pagato in termini di risarcimenti.

Le ricordo soltanto, onorevole Mattana, che dal 1980 al 1992, in vigenza dei cosiddetti PEP, i piani per l'edilizia economia popolare, di fronte agli espropri che la Corte Costituzionale dichiarò illegittimi, ci trovammo tutti in una condizione di grande caos e di grande pericolo, e l'eccezione di irreversibilità del cosiddetto esproprio era condizionata proprio da questa tesi giurisprudenziale. Quindi invito tutti a meditare attentamente su questo termine che noi stiamo introducendo e che abbiamo per forza già introdotto. Tra l'altro se fosse presente ancora l'assessore Sanna gli suggerirei, relativamente al comma 4, di introdurre il concetto che già ha inserito nel comma 3 per i medesimi ambiti territoriali, perché altrimenti qui diventerebbe universale il concetto di lavori pubblici a prescindere dalle zone costiere o meno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare che ovviamente voterò contro l'emendamento e per segnalare che comunque sull'emendamento numero 13 della Giunta, che si discuterà tra due emendamenti, c'è stata questa sera una interlocuzione all'interno della maggioranza e con la Giunta, nonché una riflessione che ha coinvolto alcuni colleghi della minoranza e che ha visto protagonista il collega relatore e Presidente della Commissione Urbanistica Pirisi il quale, quando si arriverà all'esame dell'emendamento numero 13, proporrà una modifica (se ovviamente l'Aula accetterà la possibilità di emendare oralmente l'emendamento) proprio per venire incontro ad alcune e riflessioni e proposte dei colleghi della minoranza.

Forse la stanchezza dovuta ad una discussione che si protrae da tanti giorni, ha provocato qualche incidente. Io apprezzo che il Presidente abbia chiesto che questo incidente (qualche volta le parole volano) venisse chiuso, mi auguro anche che tra i colleghi, anche dopo la seduta, intervenga un chiarimento che riporti la serenità. Penso di interpretare non solo un giudizio e un parere della maggioranza, ma un sentimento diffuso anche tra i colleghi della minoranza, quanto affermo che il collega Pirisi con passione, con dedizione e anche con professionalità e competenza, ha svolto sino ad oggi il suo ruolo di relatore di questa legge, ponendosi spesso come punto di mediazione e di equilibrio fra le diverse proposte.

Per cui chiederei, Presidente, che votato questo emendamento si concludano i lavori della serata proprio per consentire, sull'emendamento 13, e quindi su quello che poi di fatto delineerà l'articolo 4, una ulteriore interlocuzione e riflessione che coinvolga appunto i Gruppi, la maggioranza e la stessa Giunta. Pertanto annuncio il mio voto contrario e mi auguro che domani si riprenda con un clima più sereno.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 844. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

I lavori del Consiglio che riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21 e 16.



Allegati seduta

XLII SEDUTA

(POMERIDIANA)

Mercoledì 17 novembre 2004

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

La seduta è aperta alle ore 16 e 42.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20 e delle proposte di legge numero 24 e 28. Si procede con l'esame dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, l'articolo 4 è certamente uno dei punti nevralgici della legge, forse il più importante, ed è proprio laddove individua gli interventi ammissibili che, per contrasto, identifica la dimensione del vincolo e la pesantezza del blocco che questo provvedimento di legge cala sul sistema sardo. E' un articolo che più di tutti gli altri è intriso di integralismo ambientalista ed è quello, rispetto agli altri, maggiormente responsabile di un vincolo che sul versante interno frantumerà il rapporto investimenti-occupazione in Sardegna, mentre sul versante esterno contribuirà a sospendere e isolare il sistema turistico sardo dal mercato continentale ed europeo, che si adegua ai tempi che cambiano con la velocità della domanda e sul quale già adesso cerchiamo faticosamente di recuperare importanti ritardi.

Il processo di sviluppo dell'infrastrutturazione turistica delle coste in Sardegna ha certamente registrato - e ne siamo tutti convinti - alcune storture che andrebbero e vanno corrette. Però l'azione terapeutica introdotta da questo disegno di legge potrebbe essere assimilabile a quella di un dietologo che per far dimagrire un paziente obeso gli proibisse ogni tipo di alimentazione.

La legge, nella fascia dei duemila metri, proibisce praticamente tutto. Gli emendamenti che abbiamo presentato tendono non già a modificare l'essenza dell'articolo (poiché questo non è possibile) quanto a mitigarne le conseguenze negative. Trascura, tra gli interventi ammissibili, ogni e qualsiasi tipo d'intervento possa essere effettuato in quella fascia, ad esempio nelle zone industriali. Un emendamento che abbiamo presentato mira proprio ad eliminare questa incongruenza. Il mio comune, anche se poi il porto si trova nel comune di Santa Giusta, sta lavorando a un'ipotesi di polo intermodale; il raccordo ferroviario è già realizzato ed è in attesa di collaudo. Bene, con questo tipo di legge la stessa ferro-stazione non potrebbe essere realizzata. La zona industriale di Oristano, come sa chi l'ha vista, si trova sul mare, quindi nessun tipo di insediamento manifatturiero, produttivo o di qualunque genere con questa formulazione potrebbe essere autorizzato.

Anche per quanto riguarda le attività di tipo agro-silvo-pastorali - io accennai già in Commissione a quest'aspetto - non si può pensare che un intervento importante di miglioramento fondiario o comunque di ammodernamento e di ampliamento non preveda la residenza. Io lavoro in questo settore e posso assicurare che ogni progetto di miglioramento fondiario, di ampliamento di azienda agricola, silvicola, pastorale di una certa dimensione prevede, tra le altre cose, la residenza.

Mi disorienta un po' pensare come possa essere classificato il caso, ad esempio, di quelle aziende agricole che praticano attività di tipo agrituristico. Dovrebbero essere almeno classificate di tipo ricettivo alberghiero; però non c'è nessun elemento nella legge che illumini su questo particolare aspetto. E' una legge che vieta praticamente tutto ma, contemporaneamente, permetta anche di fare praticamente tutto; cioè vieta tutto per quanto riguarda le nuove realizzazioni, consente praticamente tutto per quanto riguarda il recupero del patrimonio urbanistico, anche degradato, esistente attualmente nella fascia dei due chilometri.

Tutto ciò non ha molto senso; perché se la logica è quella di dire: alt, fermi tutti, prima di iniziare qualsiasi altro intervento ragioniamo, vediamo come deve essere concepito uno sviluppo corretto del turismo costiero sardo, credo che accanto al blocco delle nuove costruzioni, che non condivido, ma comprendo, debba essere previsto anche il divieto di qualsiasi tipo d'intervento volto al recupero del patrimonio edificato esistente, ancorché degradato. Invece, tutto questo è libero, si può fare. Addirittura, originariamente, nella stesura del testo scaturito dalla Commissione, non era stato nemmeno vietato il cambio di destinazione d'uso, come poi, invece, è stato previsto in un emendamento proposto dalla Giunta, anche se il divieto non costituisce una valvola di sicurezza ad efficacia assoluta, in quanto impedisce che venga realizzato nell'immediato un recupero con cambio di destinazione d'uso, però non garantisce che nel medio periodo il fabbricato prima recuperato possa ottenerlo. Credo che sia tutta qui l'essenza di questo provvedimento.

C'è poi l'aspetto, secondo me, fortemente lesivo dei diritti acquisiti, anche se nell'emendamento si compie un passo in avanti rispetto alla stesura del testo uscito dalla Commissione. So che molti dei colleghi hanno grande esperienza e capacità professionale in questo settore, ma tutti coloro che operano in questo settore sanno quale è la quantità di tempo, di denaro, di energie, di costi di ogni genere che occorre per realizzare un intervento attuativo del tipo di quelli che si realizzano nelle zone C (ampliamento) D (produttive) F (turistiche) e G (di grande interesse generale). E' un procedimento lungo e complesso, che passa attraverso intese, negoziazioni, opzioni, permute, viaggi infiniti in tutte le direzioni, rapporti con l'ente locale, autorizzazioni di vario genere.

Il cittadino che avesse fatto tutto questo nel pieno e assoluto rispetto della legge e che non avesse, però, ancora iniziato i lavori si sentirebbe dire: "Scusa, abbiamo scherzato, tu non puoi fare nulla per diciotto mesi, stai fermo". Potrebbe persino capitare che avesse già registrato e sottoscritto il contratto d'appalto per le opere di con l'impresa esecutrice, la quale naturalmente avrebbe tutti i titoli per avanzare una richiesta risarcitoria. Mi pare che questo leda pesantemente la sfera dei diritti acquisiti.

Ciò che però mi ha stupito di più, è la possibilità, contemplata nel quarto comma, che la Giunta regionale possa, anche in deroga a quanto previsto dalla presente legge, autorizzare la realizzazione di una serie di opere pubbliche senza che sia predeterminato alcun criterio; in pratica una facoltà senza obbligo di rendiconto. Ritengo giusto che sia la Giunta regionale a valutare queste cose, ma credo anche che sia giusto che ci sia una cornice di riferimento, una griglia attraverso la quale la Giunta regionale debba procedere per valutare richieste di questo tipo. Non può essere una delega in bianco. Significherebbe, infatti, non offrire certezza a chi deve investire risorse umane ed economiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, intervengo per esprimere qualche ulteriore riflessione sull'articolo 4 in discussione. Nell'esame e riesame della proposta della Giunta mi sembra di poter ravvisare che non c'è stata, da parte dell'Esecutivo e della maggioranza, quella volontà di verifica delle situazioni superabili con la disponibilità alla discussione o quantomeno al confronto, per trovare tra le righe e nei contenuti di questo articolo le rispondenze a esigenze derivate dalle diverse istanze.

Peraltro le proposte non sono mancate nell'articolazione degli emendamenti presentati, però non mi sembra di cogliere delle risposte a quelle problematiche che noi pensiamo di dover cautelativamente perlomeno esaminare, soprattutto per l'aspetto relativo alla tutela degli interessi legittimi in materia di attività edilizia. Mi riferisco agli interessi dei nostri concittadini, agli interessi delle nostre comunità, a quelli che sono, soprattutto, gli interventi definiti ammissibili, che devono però essere valutati in riferimento alle ricadute che i divieti contenuti nell'articolo 3 comporteranno.

Ho avuto la fortuna, signor Presidente, colleghi del Consiglio, di andare in giro per il mondo un po' per turismo, un po' per impegni professionali, un po' per impegni…(Interruzione del consigliere Biancareddu)

CONTU (F.I.). No, Andrea, quello l'avrai fatto tu, a me non è servito, grazie. A te piace mettere in luce altri aspetti che sono stati riferiti anche dalla cronaca, per relativi ad alcune missioni alle quali hanno partecipato altri amministratori; io non ho partecipato a quelle missioni. A me interessava molto di più conoscere, vedere, verificare e soprattutto scoprire quali fossero le scelte operate, alle diverse latitudini del nostro globo, rispetto allo sviluppo dei territori, che potessero essere compatibili anche con la nostra realtà. Posso dire di essermi fatto un'esperienza e ultimamente ho soggiornato in Liguria per circa quaranta giorni. Devo dire, assessore Sanna, che a lei in Liguria, se avesse avanzato una proposta di questo genere, molto probabilmente avrebbero tagliato anche le mani.

La Liguria un patrimonio paesistico che di sicuro non è secondo a nessuno. La Liguria, infatti, è stata utilizzata per lo svernamento in primis della nobiltà, delle classi regnanti, degli esponenti della cultura, degli esponenti delle arti che trovavano in quella regione la situazione climatica ideale anche per ristabilirsi da malattie quali la tubercolosi o altre allora diffuse.

Nel tempo, sulla costiera ligure si è così creato un patrimonio storico urbanistico, un patrimonio che ha utilizzato l'ambiente con inserimenti qualche volta criticabili. E' nota a tutti la discussione relativa alla sopraelevata realizzata nell'angiporto di Genova; oggi si parla addirittura di un suo abbattimento e della creazione di un tunnel sottomarino per ovviare ad una viabilità che è diventata sempre più caotica.

Ho citato questo esempio perché la Liguria, nella fascia dei 300 metri, esprime tutta la vitalità della popolazione ligure. Il territorio è, sì, articolato in una striscia di terra che davvero si affaccia sul mare, ma l'interno è assai poco godibile perché è una regione prevalentemente montuosa, che non presenta pianure, non presenta peraltro neanche opportunità di ulteriore sviluppo in quanto si è passati da una fase di creazione di nuovi insediamenti ad una fase di riutilizzo di insediamenti industriali vetusti e abbandonati dentro le città, di riprogrammazione degli interventi pubblici effettuati.

Se, da questo esempio, dovessimo davvero trarre un'indicazione pratica su dove rendere operativa questa norma che ci viene proposta (mi riferisco al contenuto dell'articolo 4 e dell'emendamento sostitutivo proposto dalla Giunta) ma credo che a voi taglierebbero non solo le mani ma anche la testa, perché davvero non vi è niente di analogo, a livello normativo, né in Liguria, ma neanche in Emilia Romagna, in Toscana, e in qualunque altra regione dove davvero si è fatto della risorsa territorio, una risorsa economica, di sviluppo e dove davvero tanto abbiamo da imparare. E non vi sto citando regioni dove ha amministrato il centrodestra, vi sto citando regioni dove ha amministrato e continua ad amministrare il centrosinistra.

Questo per dire che molto probabilmente bisogna cercare di guardare oltre un palmo dal naso, occorre proiettare il discorso sulle esperienze realizzate altrove. Qui, invece, continuiamo a creare davvero griglie disegnate secondo esigenze particolaristiche, esigenze che rispondono…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, tengo stretto questo portacenere non perché voglia fumare ma per una eventuale autodifesa, visto che i portacenere volano in Giunta. Cercherò comunque di riprendere nel mio intervento il filo del discorso sul commento agli articoli precedenti della legge. Ora, io ho compiuto una riflessione sugli emendamenti sostitutivi totali, e credo che la presenza di emendamenti sostitutivi totali ai diversi articoli ben spieghino la mancanza di riflessione verificatasi nel momento in cui è stata presentata questa legge. Se a ciò aggiungiamo che sono stati presentati anche emendamenti agli emendamenti sostitutivi totali, credo che lo scenario possa essere chiaro per tutti.

Si tratta di un percorso frettoloso, non riflessivo, che ha portato la Giunta a correggersi ripetutamente. Questo percorso denuncia anche una mancanza di concertazione di base che è venuta meno anche, visti i tempi e gli eventi, in Commissione. Anche questo ben rappresenta la carenza di quella concertazione e di quel confronto che fin dall'inizio la Giunta ha dichiarato di voler porre a base della sua opera di governo. Adesso siamo arrivati all'articolo 4, un articolo che ci può consentire di rimediare, che vi può consentire di rimediare allo scempio, ma non allo scempio ambientale, allo scempio che è stato compiuto della concertazione, del confronto politico, dell'attenzione al sociale, e cioè alle voci che provengono dalla società nel momento in cui si deve approvare una legge secondo scienza e coscienza.

L'articolo 4 può costituire, quindi, l'atto di riparazione del presidente Soru e di chi ha sostenuto questa sua azione; è come quando, a scuola, si rimandava a settembre. Allora cogliamo questa occasione per rimediare a quanto (vorrei dire di disastroso, ma mi sembra poco) è previsto negli articoli precedenti.

Sulla lesione dei diritti acquisiti, sui danni tecnici, economici, sociali, che potrebbe provocare l'ormai approvato articolo 3, credo che si sia già detto tutto. Se poi noi procediamo alla cieca sull'articolo 4, senza mostrare la benché minima attenzione ai momenti di riflessione, di correzione, di miglioramento della legge che sono stati portati all'attenzione dell'Aula con i nostri emendamenti, credo che si possa dire che è proprio vero che sbagliare è umano e perseverare è diabolico.

Anche il confronto che si sta stancamente portando avanti, al di là delle possibili prese di coscienza sui tempi del Consiglio, mi sembra molto superficiale, distratto. Mi sembra che ci sia la volontà di non ascoltare, di non confrontarsi, di non raccogliere le istanze, che poi vanno interpretate, di provenienti dalle diverse parti della società, affinché gli errori si possano correggere. E indicatori da parte della società ne stanno arrivando parecchi; credo che la giornata di domani possa fungere da cartina di tornasole per i problemi che si stanno affrontando a seguito di decisioni unilaterali che non mettono alla base il confronto.

Si è detto anche in quest'Aula che la salvaguardia dell'ambiente è un atto molto più importante rispetto alla salvaguardia dell'aspetto economico, e posso condividere; condivido così tanto che credo che il merito di pensare oggi che dobbiamo salvaguardare un ambiente invidiabile non sia sicuramente nostro. E' sicuramente dei nostri padri quel merito, di chi ci ha saputo consegnare senza vincoli, ma con il buonsenso anche, un territorio che ancora può essere portato come fiore all'occhiello dell'ambiente mediterraneo.

I vincoli troppo ampi, i vincoli calati dall'alto sono sempre stati rigettati dalla nostra società. Per tutti valga l'esempio del parco del Gennargentu; eppure non si può dire che quell'ambiente non sia stato salvaguardato nel passato. Noi dobbiamo pensare ad uno sviluppo di qualità, che tuteli la vivibilità delle campagne, delle nostre colline, delle coste, dei nostri monti. Qualcuno ha fatto riferimento alla Toscana; chi conosce quelle campagne e quelle colline toscane può dirci se sono state salvaguardate con vincoli estremi, oppure con il buonsenso e con una corretta valorizzazione del territorio. Credo che siano le parti di proprietà terriera in Italia che registrino il più alto valore in assoluto, tant'è che sono oggetto di acquisti da parte di molte società internazionali interessate a sviluppare in quei siti un turismo di qualità.

Si parla di valorizzazione dei laghi e dei fiumi, ma si è pensato che forse sarebbe opportuno che il Consiglio riflettesse su una legge per la valorizzazione dei villaggi rurali? E se ci sono questi vincoli la valorizzazione dei villaggi rurali, anche a fini turistici, soprattutto a fini turistici, sarà possibile domani? Mi sembra proprio che stiamo togliendo ogni possibilità a chi, con la fantasia e con l'impegno, e a proprio rischio, potrebbe veramente adoperarsi per sviluppare il settore economico - turistico della nostra Isola. Anche ai nostri giovani stiamo incutendo una qualche rassegnazione, se è vero che per usufruire dei contributi previsti dalla legge numero 1 sono state presentate poche domande. Ma è chiaro che non c'è possibilità di sviluppare iniziative se ovunque ci si muova si trova un vincolo, un blocco, e non c'è rispetto per la libera iniziativa che opera - e lo sottolineo - nel pieno rispetto dell'ambiente.

Noi stiamo vivendo oggi il momento politico del blocco in attesa di vedere poi quali saranno le soluzioni, ma non abbiamo sufficienti riserve in cascina per poter attendere. Quanto costerà alla Sardegna e ai sardi questa attesa, questi blocchi? Il blocco e l'attesa lo stiamo subendo in tutti i settori: la Giunta sta portando avanti una politica dei blocchi: blocchi in sanità, il blocco e l'attesa dei dipendenti regionali e dei loro contratti, il blocco e l'attesa per la scuola e la formazione, il blocco e l'attesa sulla finanziaria, sull'assestamento, sul Dpef, il blocco e l'attesa per la chimica e l'industria, il blocco e l'attesa per il turismo, il blocco e la gabbia per le istituzioni, il blocco senza attesa del libero pensiero di consiglieri o assessori ai quali non è consentito esprimere la propria opinione. E' vero che volete passare alla storia, come Nerone o come Caligola. Spero, visti i presupposti di rispetto sociale della vostra politica di regime, che passiate alla storia come la prima e la più breve esperienza di presidenzialismo antidemocratico della Sardegna.

Dicevo all'inizio "Giunta del posacenere", ma in quel posacenere ci potrebbero essere le ceneri dei sardi che poi…ma il tempo è terminato per cui concluderò nel prossimo intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, ieri, secondo il nostro parere, la Sardegna è arretrata di due chilometri dal mare. Adesso i sardi saranno costretti a spiccare un salto indietro nel tempo di parecchi anni, dopo un difficile lavoro per diffondere nell'Isola lo spirito d'impresa e offrire alla popolazione occasioni di sviluppo e occupazione.

L'articolo 3, fulcro della proposta di legge voluta dal Presidente, ha esteso, caso unico in Italia, i limiti di edificabilità dai 300 ai 2000 metri dal mare, sospendendo e in molti casi cancellando del tutto gli interventi di pianificazione territoriale; interventi che evidentemente non potranno essere facilmente ripresi dopo i diciotto mesi di sospensione. Dei danni e delle gravi ripercussioni del provvedimento abbiamo parlato diffusamente nei giorni scorsi. Ci sono stati numerosi tentativi di quantificare l'entità, il prezzo che dovranno pagare i sardi per questa politica di tutela e salvaguardia ambientale. In questi giorni abbiamo sentito frasi altisonanti sulla necessità di restituire ai nostri figli il territorio che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri. Belle frasi, parole ad effetto, che però in quest'Aula sono risuonate quasi stonate.

E' vero, abbiamo il dovere di tutelare e salvaguardare il paesaggio della Sardegna, ma bisognava farlo senza intimare lo sfratto a coloro che vivono in quei luoghi; era necessario individuare ed assecondare quelle forme di sviluppo che valorizzano la vocazione naturale dei territori. Il dovere di salvaguardare è inseparabile da chi abita nel territorio, da chi ha contribuito con la forza del lavoro e delle idee a valorizzarlo e tutelarlo con attività economiche rispettose dell'ambiente. Il prezzo immediato delle disposizioni contenute nell'articolo 3, secondo quanto riporta un quotidiano oggi, ammonta a quasi 3 milioni di euro, ma l'eredità che lasciamo ai nostri figli non è quella di un ambiente incontaminato, come pretenderebbero i fautori di questa proposta di legge, ma è la cambiale in bianco delle possibilità di sviluppo negate, del lavoro mancato.

Non possiamo non essere d'accordo col Presidente emerito della Repubblica quando manifesta preoccupazione per le ricadute economiche negative che questa proposta di legge determinerà nel breve e nel lungo periodo. "Sicuramente e sinceramente - ha dichiarato Cossiga ad un quotidiano sardo - noi dovremmo essere sempre grati a Lord Forte e al principe Karim Aga Kan per le loro iniziative turistiche ed immobiliari al sud e al nord dell'Isola, iniziative che hanno reso l'Isola nota nel mondo". Cossiga conclude dicendo che tutto questo non sarebbe stato possibile se fosse esistita la "legge Soru". E' vero, nel 1960 questo blocco non avrebbe permesso la nascita della Costa Smeralda. Proviamo a pensare un po' se in Sardegna non si fosse sviluppata questa realtà, avremmo forse compiuto quel salto di qualità che ha proiettato l'immagine e la cultura della Sardegna nel mondo?

Quarant'anni fa si sono presentate alla porta dell'economia sarda due grandi possibilità di sviluppo, due alternative diverse: la chimica e il turismo. Per alcune zone si è scelto di seguire una strada ed escludere l'altra; oggi, a quarant'anni di distanza, possiamo compiere una serena riflessione su come sono andate le cose. Il settore chimico è in una fase di profonda crisi ed è, tra l'altro, andato avanti negli anni grazie ad ingenti finanziamenti pubblici. A differenza della chimica, il turismo ha portato benessere e ha consentito la nascita di un circolo virtuoso tra valorizzazione dell'ambiente e impiego delle potenzialità e delle risorse dell'Isola. Le possibilità offerte dal turismo in questi anni hanno consentito di far crescere e maturare il nostro sistema imprenditoriale alberghiero, così da farlo diventare lo zoccolo duro della struttura economica sarda.

Molti piccoli insediamenti si sono sviluppati sulla scia di quel modello turistico che, pur non dovendo rappresentare l'unico esempio da seguire, costituiscono un esempio di buona ospitalità turistica e in generale di buona qualità. Buona qualità che non riguarda solo l'aspetto architettonico, ma anche il contesto ambientale nel quale si sono inseriti gli insediamenti e con il quale hanno saputo coniugarsi negli anni.

Questa legge doveva chiarire ed esplicitare gli interventi possibili alla luce dell'esperienza pregressa per poter permettere di realizzare prodotti di qualità, che incidessero in maniera determinante sul sistema sardo, salvaguardando e tutelando l'ambiente. Non vogliamo però nasconderci dietro una esercitazione oratoria delle conseguenze di questo provvedimento per autorizzare colate indiscriminate di cemento; occorre creare siti catalizzanti che consumino piccole porzioni di territorio a vantaggio di un serio sviluppo sostenibile.

Oggi abbiamo la possibilità, in un certo senso, di attenuare e di mitigare gli effetti della legge intervenendo sull'articolo 4, indicando gli interventi ammissibili nei diciotto mesi previsti dal blocco. Siamo all'ultima spiaggia, è un po' come nel programma televisivo "L'Isola dei Famosi": abbiamo l'ultima possibilità di restare in gioco, di far restare in gioco i sardi e le attività imprenditoriali che portano benessere alla nostra Isola, senza stravolgere l'ambiente, in attesa del piano paesaggistico regionale.

In questi giorni abbiamo fatto realmente opposizione e continueremo a farla indossando gli scarponi e non le pantofole. Tutto ciò però non deve impedire, anzi, deve stimolare il ragionamento, il confronto e la giusta mediazione. Condivido quanto ha sostenuto l'onorevole Uras: gli interessi di parte o addirittura gli egoismi non possono piegare gli interessi di tutti. Ma qui oggi non stiamo tutelando gli interessi di una parte della Sardegna, stiamo affrontando una questione che interessa tutti i sardi e dobbiamo fornire una risposta alle attese che provengono anche dall'esterno. Quando parliamo di sviluppo economico non possiamo pensare che si tratti di un interesse particolare, e non si è egoisti solo per il fatto di parlare di occupazione e di diritti acquisiti. Voi avete la responsabilità di mandare avanti quello in cui credete, avete tutti i numeri per farlo, siete legittimati a farlo, l'unico invito che vi rivolgo è quello di riflettere, di soffermarvi su quegli argomenti "caldi", su cui abbiamo avuto anche modo di confrontarci e in particolare sugli interventi nelle aree agricole e su quelli nelle aree industriali, sulla programmazione negoziata e sulle distanze dai fiumi e dai laghi.

Vi invito ad uno sforzo di ragionamento all'interno di quest'Aula; noi non siamo qui per elemosinare nulla, abbiamo solo l'obbligo e il dovere di trasmettere, comunicare alla gente, ai sardi la strada che si è voluta intraprendere con questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, c'è da notare un'involuzione nei toni dell'opposizione; siamo passati dall'ostruzionismo al "distruzionismo", cioè a quel modo di ragionare che non è un modo di ragionare, è un modo di contrapporsi ideologicamente, vagheggiando scenari catastrofici. Io vorrei uscire da questa impostazione che trovo rozza e vorrei entrare nel merito della discussione facendo riferimento anche (e ricordandolo a me stesso prima che a voi) all'articolo 24 dello Statuto: "I consiglieri regionali rappresentano l'intera Regione".

L'articolo è mutuato da un analogo articolo della Costituzione e ha una importante valenza, perché ci ricorda che, al di là delle sintesi politiche operate dai partiti, ognuno di noi ha il dovere di esercitare con coscienza e con scrupolo la propria funzione nell'interesse generale. Con questo spirito mi preme sottolineare alcuni aspetti: questa legge ha obiettivi rilevanti, non distruttivi, è una legge che punta a garantire un futuro al territorio della Sardegna, anche perché, solitamente, certi valori del paesaggio e del patrimonio ambientale della nostra Isola in sede locale sono meno percepiti nella loro importanza strategica di quanto non lo siano in sede regionale. Spesso, infatti, in sede locale si sottovaluta il piccolo intervento, nonostante la somma dei piccoli interventi produca effetti che noi tutti conosciamo.

L'articolo 4, che appunto disciplina gli interventi ammissibili, dopo che il precedente aveva determinato le norme di salvaguardia, va ad impattare con quelli che ripetutamente qui dentro sono stati definiti "diritti acquisiti". Basta però informarsi e lavorare un poco su questi termini per scoprire che in urbanistica diritti acquisiti ce ne sono pochissimi; perlomeno diritti acquisiti in quanto tali. Bisogna del resto riconoscere che spesso l'uso improprio del territorio in Sardegna è avvenuto con tutti i timbri e con tutti i sigilli, cioè la congruità amministrativa, la perfezione amministrativa, non sempre ha garantito dall'uso improprio del territorio.

E' da questa constatazione realistica e storica che bisogna partire quando si parla di diritti acquisiti; poche iniziative sono state realizzate in termini di abusivismo puro in Sardegna, molte sono state realizzate con le eccezioni, con i timbri, con i controsigilli di tutti. Quindi è legittimo che ci sia una norma che cerchi di stabilire un punto di non ritorno per poi progettare il futuro, e io credo che lo spirito dell'articolo 4 sia questo.

Il problema è che anche una norma quale quella su cui stiamo discutendo, che ha l'intento di difendere l'interesse generale, deve assolutamente prima specificare che cosa intende per interesse generale e quali sono le procedure che difendono l'interesse generale; il tutto non può essere infatti affidato alla discrezionalità. Io trovo che l'articolo 4 dell'emendamento della Giunta debba essere oggetto di riflessione, perché ipotizza una deroga per quanto riguarda le opere pubbliche - e solo per quanto riguarda le opere pubbliche - che può essere autorizzata dalla Giunta. Non si dice, infatti "verrà autorizzata in base a queste norme", ma si dice "può essere autorizzata", e questo può determinare scelte di volta in volta differenti. Si affida, cioè, alla Giunta la capacità di declinare caso per caso l'interesse generale.

Io non sono disponibile a credere che la cultura riformista del centrosinistra, ma anche di altre forze, possa ammettere che l'interesse generale venga affidato alla capacità di un organo di governo di declinarlo di volta in volta. Questo, peraltro, pone problemi anche relativamente al secondo comma dell'articolo 5. Io penso invece che si debba invitare la Giunta e la maggioranza a operare una riflessione di questo tipo: a 60 giorni dall'approvazione di questa legge conosceremo le linee guida del piano paesaggistico, il Consiglio sarà investito da questa discussione. Allora tutto ciò che legittimamente - e sono veramente poche cose a mio avviso - ha diritto di rientrare nelle categorie degli interventi ammissibili dev'essere valutato sì dalla Giunta, ma in ragione, per esempio, delle linee guida del piano paesaggistico che noi discuteremo in Aula, in maniera tale che anche chi dovesse trovarsi di fronte ad una disparità, ad una non congruità rispetto a queste linee, sappia in che modo poter ottenere la deroga ammissibile dalla Giunta.

Non sto presentando un emendamento orale, sto immaginando un percorso dove si dica ai cittadini: "Le procedure e gli obiettivi sono questi e, alla luce di queste procedure e di questi obiettivi, la Giunta valuta la tua istanza". Trovo che lasciare la discrezionalità totale alla Giunta dell'ammissibilità su opere pubbliche o quant'altro sia un precedente normativo estraneo a una matura cultura giuridica occidentale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'articolo 4 che stiamo discutendo, quasi totalmente emendato dalla Giunta, è un articolo centrale di questa legge; assieme all'articolo 3, sicuramente ne definisce l'impalcatura e la filosofia. Quando parliamo di interventi ammissibili, immaginiamo interventi concreti; in realtà le situazioni di ammissibilità sono veramente poche.

Voglio svolgere qualche riflessione su alcuni punti, anche riferendomi a ciò che ho sentito poc'anzi. Per quanto riguarda, per esempio, le attività agro - silvo - pastorali credo sia un errore non prevedere l'edilizia residenziale. Credo che almeno in misura minima vada consentita, perché non è pensabile che permettiamo che si proceda ad interventi strutturali nelle aziende agricole e allo stesso tempo non vietiamo la costruzione di residenze per chi vi lavora. Ma è chiaro che non è pensabile un intervento di miglioramento fondiario se poi non prevediamo anche un punto di riferimento logistico, perché chiaramente le persone non possono andare ad abitare assieme agli animali o essere costrette comunque, la sera, ad abbandonare il fondo.

Con la situazione che si vive oggi nelle campagne non è pensabile che il fondo venga lasciato incustodito. Noi, praticamente, stiamo obbligando le persone a costruire le infrastrutture senza però metterle in condizioni neanche di gestire il fondo. Pertanto credo che questa misura vada rivista, perché non ritengo che garantisca sufficientemente chi oggi intraprende un investimento in un fondo agricolo.

Lo stesso discorso vale per le zone omogenee, le zone C), D), F) e G). Io credo che quando noi stabiliamo che debbano essere già avviate le opere di urbanizzazione, poniamo un limite eccessivo per chi ha lottizzato, perché ci sono molte lottizzazioni che pur non avendo già avviato le opere di urbanizzazione hanno già completato numerosi interventi anche dal punto di vista dell'impegno finanziario, per quanto riguarda le fideiussioni eccetera. Queste realtà, che sono arrivate quasi sulla dirittura d'arrivo sono praticamente bloccate, devono aspettare 18 mesi e poi altri mesi o anni ancora.

Quindi credo che sia una penalizzazione che noi non dobbiamo assolutamente permettere perché danneggia cittadini che comunque hanno acquisito dei diritti.

E non è vero, collega Maninchedda, che non ci sono diritti acquisiti. I diritti acquisiti sono quelli che riguardano il cittadino che ha comprato un lotto in zona C) e che domani non può più edificare, quindi di fatto viene leso un diritto. Questo è un esempio, ma ne potrei fare diecimila.

Per quanto riguarda i singoli interventi edilizi, anche in questo caso ci sono delle lottizzazioni già avviate, che magari hanno edificato nel cinquanta per cento dei lotti. Se nel restante cinquanta per cento dei lotti non è stata avviata la procedura, se non sono stati versati gli oneri concessori, anche questi rimangono bloccati. Eppure si tratta di lottizzazioni già avanzate, in molti casi è stato edificato l'ottanta per cento dei lotti.

PIRISI (D.S.). E' già risolta.

LADU (Forza Paris). E' risolta dove? PRESIDENTE. Onorevole Pirisi non interrompa l'onorevole Ladu. Onorevole Ladu non interloquisca con l'onorevole Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Però, insomma, l'onorevole Pirisi dovrebbe ascoltare e non interrompere, poi semmai lui prenderà la parola e dirà...

PIRISI (D.S.). Non volevo essere polemico.

LADU (Fortza Paris). Fai bene a non essere polemico! Comunque su questo punto aspettiamo risposte dalla Giunta o dalla Commissione. Per quanto riguarda le aree boscate, credo che siano previste delle modifiche, però fino ad ora permane una distanza di cento metri che mi sembra francamente eccessiva; non penso che oggi per poter...(Interruzioni)

LADU (Fortza Paris). Posso finire quest'intervento?

PRESIDENTE. Onorevole Biancu prego, si accomodi. Non sottraete l'attenzione dell'Assessore dall'intervento dell'onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Ecco, quindi, anche sul limite dei cento metri per le aree boscate, credo che occorra ripensarci assolutamente, perché così com'è mi pare che non vada bene.

Invece, per quanto riguarda il comma 4, cioè l'ultimo, anche qui va fatta una riflessione. Quando si dice che le opere pubbliche possono essere autorizzate dalla Giunta regionale, qui si sta effettivamente concedendo alla Giunta una discrezionalità incredibile, inconcepibile. In base a quali criteri? Quando può essere concessa l'autorizzazione dalla Giunta regionale? In questo modo si compie un passo indietro, perché nella proposta originale questi interventi potevano essere autorizzati dalla Giunta regionale solo dopo che era stato approvato lo studio di compatibilità paesistica ambientale. Stranamente, nell'emendamento che è stato proposto dalla Giunta è scomparsa anche questa parte, che credo costituisse una misura giusta.

Io non credo che oggi la Giunta regionale possa autorizzare, possa entrare nel merito anche invadendo le competenze degli enti locali, dei Comuni, delle Province. Io credo che non possa essere accettato il fatto che comunque la Giunta possa autorizzare senza che sia stabilito preventivamente alcun criterio. Noi stiamo attribuendo alla Giunta un potere eccessivo che ritengo debba essere rivisto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, la discussione sull'articolo 4 e sugli emendamenti credo che sia importante, anche perché ci permette di fare il punto sul dibattito riguardo a questa legge. Questo testo di legge entra, infatti, in Aula con un'impronta molto marcata, indirizzata verso una politica urbanistica che, per riordinare la situazione esistente, per fermare operazioni reali o potenziali di speculazione edilizia, di cattivo uso del territorio, si orienta nella direzione di un vincolo di inedificabilità forte, deciso, esteso sia nella quantità, sia nel territorio, sia nella validità temporale, perché innescando un procedimento che durerà anni prima che si possa riavviare una normale, ordinaria attività di pianificazione urbanistica e quindi di realizzazione edilizia.

Si tratta di processi molto lenti, talmente lenti che oggi abbiamo il problema di fermare lottizzazioni approvate chissà quando e che rinnovate, innovate con qualche piccola opera, sono tuttora esistenti e sono magari oggetto di un commercio che non sembra a nessuno particolarmente limpido e trasparente. Ma ci si deve rendere conto che la scelta operata - e questo è un problema politico di fondo - dalla Giunta e dalla maggioranza, sia pure con qualche differenziazione, con qualche dubbio che è emerso anche questo pomeriggio, almeno su alcuni aspetti costituisce un colpo di freno durissimo che dà, quindi, al sistema privato, al sistema pubblico, al mercato, complessivamente un'indicazione molto chiara: in Sardegna, per tutelare il nostro patrimonio e per riportare la politica del territorio in un alveo più razionale e più rispondente alla necessità di difendere il nostro ambiente, occorre prima fermare tutto e poi si può cominciare a ragionare.

Piani paesaggistici, vincoli, poteri conferiti accentrando il livello decisionale sulla Regione. L'avete detto, l'ha detto poco fa Maninchedda, l'ha detto stamattina Uras: stare troppo vicini agli interventi particolari, alle spinte e controspinte che in una società nascono - e sicuramente in un territorio comunale l'esigenza di creare impresa, di creare lavoro è una spinta formidabile - pone le amministrazioni locali, gli amministratori, i sindaci sotto una pressione molto forte. Alleggeriamo - questa mi sembra la vostra logica - gli amministratori locali da questa pressione e portiamo il potere in un livello decisionale più neutrale, più capace di guardare nel suo complesso agli interessi della Sardegna.

Se questa impostazione la condividete, se avete accettato questa impostazione del disegno di legge perché, nella discussione avviata in questi giorni affermate che la nostra è una posizione distruttiva? Non si può assolutamente semplificare il problema fino a questo punto. Non è una posizione distruttiva la nostra, è una posizione coerente con l'orientamento che abbiamo avuto fin dall'inizio e che vuole offrire una risposta a una proposta altrettanto decisa e che per alcuni aspetti può determinare effetti distruttivi sul sistema economico o quanto meno di forte rallentamento. Questo - sia che con le parole vogliate indorare la pillola, sia che lo diciate nudo e crudo - è il dato che di fatto viene ormai rilevato da tutti.

E' evidente che il sistema economico, il sistema territoriale, ma anche il sistema amministrativo e di governo locale è affidato a processi armonici di sviluppo progressivo, e non si può procedere di volta in volta con accelerazioni improvvise o con bruschi colpi di freno. Questo è il vero problema, al di là delle polemiche, al di là delle posizioni tattiche, al di là dell'ostruzionismo e del contro ostruzionismo che abbiamo osservato in quest'Aula. Voi avete operato una scelta chiara e netta, assumetevene la responsabilità! Chiara e netta vuol dire anche brusca, vuol dire anche violenta, e ciò non può essere privo di effetti sul sistema economico e sul sistema pubblico.

E' singolare poi, che arriviate qui in Aula a dire - mi rivolgo senza nessuna polemica personale a Paolo Maninchedda - che la nostra è un'impostazione rozza e distruttiva e che poi però concludiate l'intervento dicendo che qualche dubbio ce l'avete anche voi. Avete anche voi qualche dubbio sul fatto che questa legge sia costellata di passaggi a livello che conducono tutti in viale Trento o comunque alla Giunta regionale, che la realizzazione delle opere pubbliche - visto che parliamo appunto dell'articolo 4 e dell'emendamento 13 - dello Stato, della Regione, delle Province, dei Comuni, degli enti strumentali statali o regionali, cioè di tutti, possa essere autorizzata dalla Giunta regionale anche in deroga a quanto previsto dalla legge. Ma è evidente che qui si concede un potere discrezionale, che forse non ha precedenti nella nostra legislazione. Sarebbe curioso andare a spulciare tutte le leggi urbanistiche e non urbanistiche per verificarlo.

D'altra parte per le opere pubbliche - a cui sono collegate anche importantissime opere private, pensiamo ad esempio alla programmazione negoziata - alla Giunta regionale si attribuisce il potere di intervenire e di autorizzare o di vietare, con le motivazioni più svariate. Si dà la possibilità alla Giunta di dire: "Questo sì, questo no". Perché? Non importa! Questi sono dati reali, fa piacere a noi che emerga qualcosa, che emerga qualche dubbio.

A noi non interessa trattare su modifiche di questa legge; il contenuto di questa legge noi lo avversiamo decisamente, Maninchedda dice "distruttivamente". No, non è un atteggiamento distruttivo, è un atteggiamento netto. Qui, di fronte a tutti, noi abbiamo detto ciò che pensiamo, quello che proponiamo, le controproposte che avanziamo. Dite voi quale livello di ragionevolezza avete maturato fino adesso per comunicare alla Giunta che forse non tutto è giusto. Chiediamo solo un atteggiamento chiaro e netto nei confronti della vostra maggioranza e del vostro Esecutivo. Le proposte le avete, se c'è qualche ripensamento su questioni sostanziali siamo ben lieti che emerga. Siamo lieti che emerga in un dibattito che è stato molto lungo - forse troppo, direte voi - ma che almeno ha permesso a tutti di riflettere su una legge che altrimenti sarebbe stata esaminata in pochi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, io voglio rivolgermi subito all'amico Maninchedda per dirgli che noi non stiamo qui vagheggiando scenari catastrofici, e se è vero che dovremmo avere a mente l'articolo 24 dello Statuto e che rappresentiamo l'intera regione, a maggiore ragione dovrebbe applicarlo e comprenderlo la Giunta regionale. Gli Assessori regionali sono Assessori della Sardegna, non Assessori di parte o di "trasse", e devono rappresentare, come tutti noi abbiamo fatto, gli interessi generali, senza operare discriminazioni a danno di chicchessia.

Anche in questi giorni noi registriamo un settarismo mai visto nella storia dell'istituto autonomistico. Potrei citare un illustre professionista che, senza giustificati motivi, è stato "falciato", pur non avendo una particolare colorazione politica. Quindi elasticità zero, "trasse" molte, anche nella predisposizione, nell'approntamento di qualunque tipo di iniziativa. Vogliamo ripristinare la legalità? Facciamolo; vale per tutti! Voglio precisare che non esiste nessun accordo, anche se la stampa (chissà perché?) pensa che ci sia qualche contropartita, creando obiettive difficoltà anche interne per una contropartita che non esiste, non è stata mai discussa e di cui non intendiamo, soprattutto in questo momento, parlare, se non con atti concreti.

Questo vuol dire che noi valuteremo i comportamenti sulla base dell'accoglimento di nostri emendamenti. Vogliamo evitare di essere un punching-ball,di prendere colpi da una parte e dall'altra. Per quanto riguarda i nostri emendamenti non ci basta più che voi diate una vostra interpretazione. Noi vogliamo l'interpretazione autentica, che è l'accoglimento dei nostri emendamenti. Qualunque altra interpretazione noi la consideriamo, da questo momento in poi, non valida, non possiamo considerarla valida. Crediamo alla buonafede, ma vogliamo fatti concreti.

Vedete, quando si parla del consorzio industriale, per esempio, bisogna ricordare che c'è anche un nostro emendamento; quello ci interessa, non le interpretazioni! Abbiamo molto fatto riferimento stamattina a più riprese (ma voi siete sordi) al comma 2, là dove recita: "Sono altresì attuabili gli interventi edilizi ricadenti nelle zone C immediatamente contigue alle zone B di completamento ed intercluse tra le stesse zone B e altri piani attuativi in tutto o in parte già realizzati". Abbiamo cercato di capire di che cosa si trattasse. Non siamo riusciti ancora a capirlo. Io l'ho definita altre volte, e continuo a definirla così, una marchetta! Vorremmo che voi aveste il coraggio di dirci di che cosa si tratta, diversamente può voler dire tutto e niente, però di fatto c'è qualcosa di anomalo, i tecnici non la capiscono. Non la capisce nessuno, spiegatecela.

Vedete, checché voi diciate, noi vorremmo poter lavorare, vorremmo tutti quanti essere messi nelle condizioni di poter operare. Il buon Soro, invece, si permette di dire stupidità. Il buon Soro stamattina ha parlato della "162" dicendo che ha prodotto dei residui e invece c'erano residui. Noi siamo stati protagonisti di queste scelte, assieme ad amici della Margherita, che ci hanno dato atto pubblicamente di aver svolto compiutamente il nostro dovere. Abbiamo fatto quello che altre Regioni ci hanno copiato, e lo abbiamo fatto sempre rispettando i tempi; solo quest'anno siamo in ritardo.

Quindi non accettiamo di essere ogni giorno attaccati, anche da amici dello SDI, che mentre da una parte vengono a chiedere solidarietà, dall'altra ci accusano di nepotismo, di gestioni clientelari, eccetera. Amici cari, siamo in una fase nella quale ognuno di noi deve avere rispetto del prossimo; se non ci sarà questo rispetto del prossimo da questo momento noi non avremo rispetto per nessuno.

E nessuno venga a chiederci, nei momenti di pausa che devono essere destinati al sonno, al riposo, ai pasti, di accelerare i lavori e esaminare altri provvedimenti. Se abbiamo deciso di intraprendere un percorso si procede soltanto in quel percorso; si inizierà ad esaminare il DPEF quando termineremo l'esame dell'assestamento di bilancio; non ci saranno deroghe per nessuno, perché i comportamenti devono essere conseguenti. E per quanto riguarda l'ultimo punto, voglio ribadire che noi siamo contro deleghe a chi sta dimostrando - non mi riferisco certamente all'interlocutore che ho di fronte, ma ad altri interlocutori, - il settarismo a cui ho fatto riferimento. Siamo contrari a deleghe concesse a chi va dove non deve andare, a chi dice stupidità. Ce ne accorgeremo quando esamineremo l'assestamento di bilancio, quando dovremo stanziare centinaia di miliardi per supplire a dimenticanze.

L'emendamento da voi presentato che offriva alla Giunta il potere di decidere senza criteri a noi non va bene. Noi vogliamo sapere i criteri. Su queste basi possiamo anche andare avanti, ma se non conosciamo i criteri, deleghe in bianco a chi caccia via la gente, a chi assume atteggiamenti di prevaricazione, a chi ha instaurato un sistema di polizia in questa Regione, noi non ne concediamo. Quindi vogliamo risposte ai nostri emendamenti, che possono essere positive o negative. Noi andremo avanti sulla base di un percorso, ma non vogliamo prendere i colpi da una parte e dall'altra, perché non vogliamo apparire come coloro i quali hanno condotto chissà quale trattativa privata, per chissà quelli reconditi fini.

Abbiamo concluso un accordo per un percorso, rispetteremo questo percorso, vogliamo da parte vostra il rispetto, ma in modo concreto, attraverso atti seri, accogliendo, laddove ci siano le condizioni, attraverso emendamenti orali, i nostri emendamenti. Se questo non farete ne prenderemo atto, non cambierà certamente il nostro impegno, ma non chiedeteci di essere disponibili per tutte le stagioni. Noi siamo disponibili per gli impegni che abbiamo preso, Il punching-ball non ci piace, non offriremo ulteriore disponibilità, se non verrà dimostrata disponibilità nei nostri confronti con atti seri.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, dopo quest'ultimo intervento, raccolgo l'invito a indirizzare il dibattito e il confronto verso il rispetto, innanzitutto ritirando il posacenere, per il semplice fatto che illazioni quali quelle fatte dall'onorevole Capelli sono destituite di ogni fondamento, anche perché nella sala della Giunta è vietato fumare, e quindi non ci sono posacenere.

In secondo luogo è opportuno intendersi sui termini: non è possibile che, a seconda della stagione si parli, una volta, di spoil system e un'altra volta di falciature. Rispettare significa anche dare lo stesso nome a situazioni identiche.

Detto questo a me interessa esprimere una valutazione nel merito; io non utilizzo la mia delega per pronunciare risposte su argomenti che sono diversi dall'oggetto del nostro dibattito. Io osservo una cosa: nel dibattito, si sente parlare sempre e comunque di mercato; tutti i ragionamenti volgono a quest'ossessione: mercato, mercato, mercato, economia, economia. E forse anche all'interno degli, schieramenti politici, rispetto a quest'elemento, avremmo potuto, a secondo delle origini, delle tradizioni, delle culture politiche, notare alcune differenze, apprezzare le posizioni di alcune persone che, oltre al mercato, considerano anche l'esistenza di determinati valori. Valori come quello che è richiamato nel nostro sistema costituzionale, dove il paesaggio costituisce un principio etico culturale che, voi sapete, trascende anche la competenza della Regione in materia urbanistica. Ciò che mette le pubbliche amministrazioni in reciproca cooperazione, non in conflittualità, per realizzare l'obiettivo della sua tutela. Non sono io che lo dico, ma è una caterva di scritti autorevoli che ripetono e affermano questi concetti.

Quando si uscirà dal fuoco della polemica, inviterò tutti, anche la maggioranza a sedersi con calma (senza parlare della Liguria, senza parlare dell'Emilia, che sono altre storie, altre tradizioni) a parlare e pensare alla Sardegna avendo di fronte l'articolo 12 della legge numero 45 del 1989 e l'articolo che stiamo per approvare. Fate i debiti raffronti e vi accorgerete che questa previsione è enormemente più ampia e più permissiva di ciò che prevedeva l'articolo 12. Domandatevi: ma nel 1989 non si poneva il problema dello sviluppo della Sardegna? Forse eravamo più ricchi? Forse stavamo meglio? Forse non avevamo il problema di uscire da una condizione di sottosviluppo? E allora se vi incuriosisce ulteriormente questo argomento, leggetevi i lavori parlamentari di quel tempo, relativi all'articolo 12, e andate a verificare il tipo di confronto che si ebbe in quell'Aula intorno a questi problemi.

Può sembrare spiacevole, a me non piace ricordare o richiamare interventi pronunciati dalla vostra parte politica, ma un senatore della Casa delle Libertà stamane in un dibattito telefonico al quale ho partecipato ha detto: "In Sardegna state creando la condizione di uno straordinario rilancio del marketing territoriale turistico". Lo dicono fuori dalla Sardegna.

PIRISI (D.S.). Chi era?

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Non è importante il nome, è importante che poi le cose rimangano, lo dirò a chi....

OPPI (U.D.C.). Se è un sottosviluppato, ci interessa!

CAPPAI (U.D.C.). Non conosce la Sardegna!

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Non conosce la Sardegna; probabilmente non conosce la Sardegna.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, lasciamo proseguire.

CAPELLI (U.D.C.) Abbiamo avuto modo di smentire Ministri!

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Va bene, porteremo le risultanze. Quello che, invece, attiene più propriamente all'articolo 4 sono delle disposizioni che anche nell'emendamento numero 13 recepiscono gran parte delle discussioni avvenute in Commissione e in Aula, che fanno sì che all'idea di tenere conto di una pluralità di condizioni oggettive, non si sostituisca l'idea che una volta aperto il foro l'acqua possa farlo diventare una voragine.

Io infatti mi domando: ma è possibile che si disegni anche del mondo agricolo un'immagine che non tenga conto: 1, che stiamo parlando di un periodo di un anno; 2, che stiamo parlando delle attività agro-silvo-pastorali nella fascia dei due chilometri e non della generalità del fenomeno; 3, chi ancora vive in campagna nelle capanne sono pochissime persone; c'è la macchina, ci sono le mungitrici, c'è una dimensione agricola completamente diversa da quella che ci viene dipinta. Allora guardiamo la realtà, guardiamo la dimensione delle cose per esprimere un giudizio. Abbiamo recepito molte proposte che non vanno solo nella direzione di attenuare i vincoli delle autorizzazioni, ma se vi guardate l'elenco vi sono una serie di eccezioni che amplificano ulteriormente la già ampia gamma di concessioni che sono state introdotte in questo provvedimento.

Sulla questione dei diritti: anche qui, ognuno può dire quello che gli pare, però la giurisprudenza è giurisprudenza, e questa ha più volte ribadito che le convenzioni urbanistiche - perché di questo stiamo parlando fondamentalmente - debbono considerarsi operanti rebus sic stantibus, e che legittimamente l'Amministrazione, in presenza di un interesse pubblico sopravvenuto, ha la facoltà di introdurre nuove previsioni col solo onere di motivare le esigenze che le determinano. E voi le esigenze sapete dove stanno? Stanno in dettati precisi che partono dalla Costituzione e da doveri che discendono dalla legge.

Quindi su questo terreno possiamo anche affrontare con un margine di sicurezza un confronto di merito, ma non è questo che ci interessa. La modifica che introduciamo nell'emendamento numero 13 dovrebbe convincervi che non abbiamo intenzione di frantumare diritti consolidati; lo stesso vale per il famigerato comma 4, perché stiamo parlando di opere pubbliche, cioè opere pubbliche che già oggi per l'ottanta per cento passano sui tavoli della Regione per le legittime autorizzazioni e che non creeranno nessuna condizione di discrezionalità quando la Giunta si permetterà di verificare l'indifferibilità, la necessità, l'urgenza, la compatibilità con gli indirizzi che da qui a tre mesi cercheremo di darci.

Quali criteri arbitrari? Quali criteri arbitrari in materia di opere pubbliche, se non quelli di coerenza e di stretta coerenza con questa previsione? Questo è l'oggetto del ragionamento. E' chiaro che ognuno poi fa la sua parte, deve fare la sua parte, ma io credo che sia già segnata nella storia dell'autonomia un'esperienza di questo genere si sia verificata già nel 1989, quando con la legge numero 45 sono state previste norme analoghe e anche più stringenti in una condizione assai diversa.

(Interruzioni dei consiglieri Amadu e Cappai)

(Segue Assessore Sanna Gian Valerio) Io preferisco continuare a pensare che la responsabilità non concerna e non attenga solo alle ragioni della nostra sopravvivenza, ma dovrebbe attenere, se fossimo tutti protesi all'interesse generale della Sardegna, a garantire il futuro della specie e anche la dignità dell'esistenza di quelli che saranno i nostri posteri

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Per chiedere, prima dell'inizio delle votazioni sugli emendamenti e sull'articolo 4, una sospensione di dieci minuti.

CAPPAI (U.D.C.). Per che cosa?

PRESIDENTE. Io non ho difficoltà, onorevole Biancu. C'è un motivo che determina la sospensione? C'è un'esigenza di coordinamento?BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, è chiaro che c'è un motivo. Anche sulla base del dibattito che si è sviluppato si intende verificare la possibilità di presentare emendamenti anche orali sulla base dei problemi che sono stati sollevati. Quindi riteniamo che sia più proficuo anche per un corretto andamento dei lavori interrompere per dieci minuti.

PRESIDENTE. Adesso è chiaro, io sono d'accordo. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la seduta sino alle ore 18 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 11, viene ripresa alle ore 18 e 40.)

Presidenza Del Vicepresidente Fadda Paolo

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, vorremmo chiedere a lei e ai colleghi se è possibile sospendere ulteriormente la seduta sino alle ore 19.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 19.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 41 , viene ripresa alle ore 19 e 11.)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 818.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, chiederei ai proponenti gli emendamenti numero 818 e 826 di considerarli assorbiti nell'emendamento numero 13 e quindi di procedere alla sola votazione di quest'ultimo emendamento.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti ha facoltà di rispondere.

DIANA (A.N.). Va bene.

PRESIDENTE. Allora l'emendamento numero 818 e l'emendamento numero 826 si considerano assorbiti nell'emendamento numero 13 che voteremo successivamente.

Metto in votazione l'emendamento numero 839.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ONIDA, MURGIONI, MORO, LIORI, PISANO, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 839. Prendo atto che i consiglieri Francesco Ignazio Cuccu, Atzeri, Alberto Sanna, Calledda, Biancu e Masia, non essendo riusciti a votare, dichiarano il primo voto positivo, il secondo di astenersi, e gli altri il loro voto contrario.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FRAU - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 64

Astenuti 2

Maggioranza 33

Favorevoli 24

Contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 15. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, sull'emendamento numero 15 io vorrei pronunciare una dichiarazione di voto a favore ma, allo stesso tempo, avrei piacere di sentire, nell'ambito delle dichiarazioni di voto che sull'emendamento stesso seguiranno, il parere degli autorevoli colleghi della maggioranza che hanno contribuito alla redazione sia dell'articolo 4 del testo di legge, sia dell'emendamento numero 13 che appare naturalmente destinato a sostituire integralmente l'articolo 4.

Con l'emendamento numero 13, infatti, si compie un passo avanti rispetto al contenuto dell'articolo 4. L'articolo 4, per quanto riguarda il problema che viene sollevato specificamente dall'emendamento numero 15, stabiliva che potevano andare avanti soltanto quei lavori relativi alle opere di urbanizzazione attualmente in corso e che fossero state realizzate per non meno del settanta per cento del loro valore globale al netto delle opere di illuminazione eccetera. L'emendamento numero 13, che noi andremo a votare successivamente, ma che appare appunto ragionevolmente destinato a costituire il nuovo testo dell'articolo 4, invece stabilisce che sono ammesse tutte le lottizzazioni i cui lavori siano già avviati, e poi entra in maniera curiosa nel merito di cosa si intenda per lavori avviati, definendo lavori avviati quelli per i quali sia stato realizzato il reticolo stradale, o che abbiano determinato un mutamento consistente e irreversibile dello stato dei luoghi e che siano stati (limitatamente alle zone F) rispettati i parametri di cui all'articolo 7.

Noi chiediamo se non sarebbe assai più garantista dei diritti acquisiti che l'articolo 4, o l'emendamento sostitutivo, possa interrompersi dopo la parola "autorizzate" o dopo la parola "autorizzate convenzionate", nel senso che una volta che si sono conclusi i normali iter procedurali che sottopongono qualsiasi lottizzazione a procedure di autorizzazione e di convenzionamento, quindi una volta che la lottizzazione è pronta a partire, io credo che debba essere salvaguardato il principio che chi ha tutte le carte in regola per mettere la prima pietra, anche se non è materialmente messa, abbia il diritto di metterla.

Quindi, se invece maggioranza esiste un'idea differente, vorrei capire qual è la ratio che sostiene questa idea differente; nel senso che sarei interessato a che qualcuno mi spiegasse qual è il motivo per cui chi ha tutto in regola per mettere la prima pietra, se non ha materialmente messo la prima pietra, decade dai suoi diritti.

Noi crediamo che questo possa essere un elemento che produrrà del contenzioso e che, essendo lese legittime aspettative e legittimi diritti che costituirà un ulteriore problema nell'attuazione pratica della legge. Ma a prescindere da questo aspetto che può anche non interessare l'Aula, sarebbe comunque interessante ed utile capire che cosa spinge il Consiglio a giudicare che i diritti sorti per effetto del convenzionamento e dell'autorizzazione, non siano comunque meritrvoli di essere tutelati.

Se la risposta fosse quella di voler evitare il ripetersi di quegli abusi, che si sono comunque dimostrati esistenti, dovuti alla cessione di lottizzazioni convenzionate ferme, che costituiscono quindi materiale di scambio generando plusvalenze intollerabili, basterebbe introdurre un sistema che blocchi questo tipo di eccessi; però mi sembra che sia assurdo che venga negato un diritto acquisito a chi ha ottenuto tutte le autorizzazioni prescritte soltanto perché non vi è stata la posa della prima pietra.

Vorrà dire che si pentiranno tutti coloro che non hanno proceduto all'inaugurazione del cantiere, perché l'inaugurazione del cantiere, col taglio del nastro da parte dell'arcivescovo, avrebbe consentito di godere di un diritto acquisito che invece il semplice ottenimento delle autorizzazioni sembra non permettere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento, la cui sorte non è così difficile da intuire, profetizzare, indirettamente tendeva proprio a toccare il problema delle situazioni giuridiche soggettive che possono essere messe in discussione in maniera drastica da questo provvedimento di legge.

Il nostro voto è favorevole all'emendamento e lo è proprio perché (c'è anche un altro emendamento molto simile con altri presentatori) noi siamo convinti che non sia assolutamente vero che in urbanistica non esistano posizioni giuridiche soggettive acquisite; se volessimo disquisire sul fatto che ci siano pochi diritti soggettivi acquisiti, potremmo sicuramente parlare per giornate intere, ma è fuori discussione per chiunque sia appena appena ragionevole nel discutere, è fuori dubbio che la materia urbanistica e gli strumenti urbanistici, ancora prima dell'approvazione, fanno nascere interessi legittimi che cominciano già a ricevere un grado di tutela superiore a quella di qualunque interesse che possa precedere l'adozione, anche solo l'adozione, di uno di questi strumenti urbanistici.

Già al momento dell'adozione di uno di questi piani di un testo appena appena presentato - quindi adottato, soggetto ancora a osservazioni e poi a successive approvazioni - già in questa fase vengono riconosciute delle situazioni giuridiche soggettive che presentano un alto grado di tutela, tanto è vero che una modifica di questi strumenti, anche soltanto in sede di adozione, può essere tutelata in sede giurisdizionale qualora l'atto che revochi o modifichi il testo sia privo di una adeguata motivazione.

Questo è un dato importantissimo che dobbiamo tenere presente tutti e che sicuramente molti cittadini terranno presente se la legge verrà approvata con questo testo. Il voto quindi è favorevole in maniera molto convinta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, il nostro voto è altrettanto favorevole e con altrettanta convinzione, se non maggiore. Parlavamo, prima dell'interruzione dei lavori, della tutela dei diritti acquisiti; questo è uno degli emendamenti che noi abbiamo proposto all'Aula, all'attenzione della Giunta e della maggioranza, affinché sia chiaro il percorso, affinché ci si possa confrontare nel merito della legge e per salvaguardare non interessi particolari, interessi imprenditoriali, ma gli interessi dei cittadini comuni, di quei cittadini che hanno confidato nella legge, che hanno iniziato un percorso e che adesso durante la partita si vedono cambiare le regole.

Io credo che con questo emendamento si possano conservare tali regole non senza snaturare il fine che si sono posti la Giunta e la maggioranza nell'approvare questo disegno di legge. In questo modo, infatti, si salvaguardano i diritti senza pregiudicare la tutela dell'ambiente.

Proprio in riferimento ai valori che ha richiamato l'Assessore nel suo intervento e precedentemente, voglio sottolineare che non è il valore del mercato che noi difendiamo strenuamente, ma il valore della certezza del diritto. Anche difendere i propri diritti, i diritti dei cittadini è un valore, un valore sacrosanto; il diritto di esistere, il diritto di programmare il proprio futuro, il diritto di utilizzare nel modo lecito il territorio è un valore, il diritto di essere uguali davanti a tutti e davanti alla legge.

La legge non può cambiare nel corso di pochi mesi e mandare all'aria i diritti dei cittadini. E' un discorso che non si può sviluppare sicuramente in cinque minuti, ma io credo che bisognerà focalizzare l'attenzione sull'emendamento numero 13 perché tutto il discorso che stiamo facendo relativo agli emendamenti sarà cancellato dell'approvazione dell'emendamento numero 13 della Giunta.

Attendiamo ancora le risposte a quanto posto all'attenzione dell'Aula e della maggioranza negli interventi precedenti; attendiamo di comprendere se le istanze della minoranza a tutela dei cittadini faranno breccia nell'atteggiamento finora assunto dalla maggioranza e dal suo Presidente in quest'Aula.

Concludo, oltre che dichiarando il voto favorevole all'emendamento, dicendo che per sostenere i propri convincimenti, i propri ideali e i valori nei quali tutti ci riconosciamo, è vero, assessore Sanna, non sono necessari i portacenere ma se lei, come credo, è frequentatore della sala Giunta, sa meglio di me che pur essendoci il divieto di fumare i portacenere sono ugualmente presenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, questa mattina ero demotivato e, letti i giornali, non volevo sinceramente neanche intervenire, però nel corso del dibattito sono state chiarite alcune posizioni dell'opposizione e pertanto, con molto piacere, mi accingo a continuare il lavoro intrapreso nei giorni scorsi.

Dunque, ostruzionismo e non "distruzionismo" è quello che stiamo facendo, perché vorrei sapere se l'uso improprio del territorio lo deve decidere la Regione o i comuni; non penso che i comuni, che tra l'altro sono gli enti maggiormente a contatto con il territorio da loro rappresentato, possano aver interesse a distruggerlo. Infatti questa legge era nata per frenare gli "ecomostri" e, se non ricordo male, erano state effettuate anche delle indagini conoscitive, dalle quali era risultato che di "ecomostri" nei cinque anni scorsi non ne erano stati costruiti. Alla fine questa è diventata più che altro una legge "blocca tutto" in attesa dell'approvazione di questi famosi, famigerati PTP. In realtà, non credo che in diciotto mesi i PTP possano essere approvati, considerato che in passato la realizzazione di piani territoriali paesistici ha richiesto cinque anni.

Tornando al discorso dell'articolo 4 e all'emendamento da noi proposto, se chi ha formulato il comma 2, la dove recita "Nelle restanti zone omogenee C, D, F e G possano essere completati gli interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi approvati e convenzionati alla data di entrata in vigore della presente legge" avesse avuto esperienze amministrative, saprebbe che un progetto che arriva al convenzionamento e all'approvazione, ha superato un percorso molto lungo, è stato visionato dagli uffici competenti dei comuni, e non necessita pertanto di ulteriori paletti, perché di paletti, nella fase istruttoria ne ha visto più di quanto non si possa immaginare.

Quindi noi non stiamo facendo ostruzionismo o "distruzionismo", ma stiamo cercando di rabberciare una legge che ha le caratteristiche di voler affossare l'economia della Sardegna. Con questo emendamento, noi stiamo cercando di suggerire alla Giunta di apportare questo cambiamento per migliorare almeno questo punto contenuto nel comma 4.

Sempre nell'articolo si legge: "E' altresì consentita la realizzazione di eventuali volumi tecnici". Mi sembra che ci sia troppa approssimazione: "eventuali volumi tecnici"; io vorrei che la legge fosse molto più precisa, che mi dicesse, quanto, dove, come e perché, ed invece, lascia tutto alla discrezionalità.

Un altro problema - e lo chiedo all'Assessore perché mi interessa molto da vicino- è quello delle borgate. recita il comma 2: "Negli ambiti territoriali di cui all'articolo 3 è consentita l'attività edilizia e la realizzazione delle relative opere di urbanizzazione nelle zone omogenee A e B dei centri abitati e delle frazioni individuate dai comuni ai sensi dell'articolo...", eccetera. Noi, come lei sa, abbiamo realizzato i piani delle borgate che ricadono all'interno dei duemila metri; ora con questa mannaia, sono cadute praticamente le possibilità di poterli vedere esitati positivamente; chiedo se nelle frazioni rientrano anche le borgate o i borghi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente anch'io intervengo per annunciare il voto a favore dell'emendamento numero 15, presentato appunto dai Riformatori Dedoni, Vargiu, Pisano e Cassano, che si pone come obiettivo quello di restituire sul piano del diritto la dignità giusta a questo Consiglio. Infatti il mio intervento vuole essere soprattutto un appello al raziocinio legislativo di ognuno di noi, perché davvero è impossibile introdurre dentro una norma, che tale vuol chiamarsi, un elemento di fragilità così enorme. Se davvero noi dovessimo approvare la norma introducendo questo elemento, che nega totalmente un diritto già acquisito, è evidente che finiremo per costituire un precedente che introdurrebbe una grande fragilità dentro la norma, così da poter essere facilmente impugnata da chiunque.

Innanzitutto questo elemento è contrario ai principi del diritto internazionale; è contrario ad ogni principio anche della nostra Costituzione e genererebbe un contenzioso di proporzioni immani. Io mi chiedo, lo chiedo anche ai colleghi sindaci di comuni e che in questa sede sono pure consiglieri regionali, che cosa accadrà a quei cittadini che già hanno ottenuto una concessione edilizia, perfezionata anche con lo stato di convenzionamento, che hanno già pagato quindi tutti gli oneri di urbanizzazioni relativi alle opere che devono essere realizzate, che hanno già versato anche le indennità di convenzionamento con l'ENEL, con l'ESAF e con gli altri enti che debbono realizzare opere in convenzione relative a queste opere di urbanizzazione. E' ovvio e scontato che saremo perdenti su tutti i fronti.

Noi non possiamo né accettare un'introduzione di un termine così enigmatico come la parola "avviata" contenuta nell'emendamento numero 13 né tanto meno accettare che insieme alla parola "avviata" venga introdotto un concetto proprio dell'istituto dell'esproprio, quale quello della accessione invertita, perché da lì è stato preso il richiamo al "mutamento consistente e irreversibile dello stato dei luoghi".

E' un meccanismo giuridico che, noi sappiamo bene, ha condotto molte amministrazioni a perdere delle cause, e questo finirà per caratterizzare ovviamente anche questa norma, se davvero dovessimo approvarla così. Quindi credo, ma è opinione unanime, io immagino, di tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, che un obbrobrio legislativo così fatto non possa assolutamente essere introdotto; non possiamo credere che sia il termine di dodici mesi, che nello stato di convenzionamento è atto proprio della concessione edilizia già rilasciata, e sia il cosiddetto termine di inizio lavori possano improvvisamente essere cancellati e prendendo a riferimento soltanto i lavori "avviati" con l'utilizzo di una terminologia, ripeto, che non ha riscontro da nessuna parte. Se proprio volessimo essere più tecnici avremmo potuto dire: "I lavori iniziati".

L'inizio dei lavori sappiamo bene che è riferito ad una comunicazione che il direttore dei lavori invia in maniera inequivocabile all'amministrazione concedente l'autorizzazione per la realizzazione dei lavori; ma io credo che sia criterio molto più equo e rispondente anche alle norme di diritto internazionale, che si restituisca il diritto soggettivo a chi l'ha già acquisito e che quindi si riconosca in maniera assoluta che una concessione edilizia approvata non possa più essere messa in discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, il mio voto sull'emendamento numero 15 sarà favorevole per una doppia motivazione.

In primo luogo perché ritengo che non sia giusto da parte della Giunta regionale far partire tutti i provvedimenti, non dalla data di approvazione della legge ma dalla data della delibera della Giunta regionale. Sarebbe stato sicuramente molto più corretto partire dal momento in cui la legge viene approvata e resa attuativa.

In secondo luogo perché mi preoccupa il fatto che la Giunta regionale non voglia prendere in considerazione il momento della approvazione della lottizzazione, ma voglia fare riferimento solo all'approvazione della convenzione, alla firma della convenzione. E' chiaro che sono due momento importanti, due momenti particolari: dal momento dell'approvazione della lottizzazione fino al momento della firma della convenzione possono passare mesi, addirittura anni, considerata la macchinosità delle procedure di approvazione di questi strumenti urbanistici. Quindi io credo che, semplificando molti passaggi, si potrebbe prendere in considerazione il momento dell'approvazione della lottizzazione in consiglio comunale.

Prendere invece come riferimento il momento d'inizio delle opere di urbanizzazione significa che anche dopo che è stata approvata la lottizzazione, che sono state approvate tutte quelle parti relative fino alla firma della convenzione non si ha ancora nulla in mano. Pertanto il cittadino in questi casi potrebbe avere sostenuto spese per quanto riguarda gli oneri relativi all'acqua, agli allacci vari di energia elettrica, eccetera e vedersi negata la possibilità di edificare. Ecco, io credo che non sia giusto penalizzare in questo modo i cittadini, e quindi considero lo spirito dell'emendamento uno spirito giusto, perché perlomeno evita ai cittadini, che magari fino a ieri erano convinti di poter edificare, per aver ottenuto tutte le autorizzazioni, una serie di situazioni estremamente penalizzanti.

Anche se probabilmente quello che stiamo dicendo noi servirà a poco, mi auguro che questa interruzione chiesta dalla maggioranza produca qualche risultato e serva a esaminare meglio questo punto che ritengo particolarmente importante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi rivolgo anch'io agli amministratori locali, cioè a coloro i quali toccano con mano quotidianamente il problema. Bene ha fatto l'onorevole Pisano a specificare le difficoltà nelle quali andrebbero a trovarsi i cittadini da una parte, cioè gli utenti da una parte, e gli amministratori locali dall'altra; io voterò a favore di quest'emendamento perché lo ritengo più che giusto.

Io - non me ne voglia l'assessore Sanna e non me ne voglia neanche il Presidente della Regione - sono sempre stato dell'avviso che prima di fare politica qualche volta in quest'Aula bisogna fare il consigliere comunale, toccare con mano i problemi che si vivono giorno per giorno. Probabilmente alcuni errori nella predisposizione delle norme si sarebbero potuti evitare.

Per esempio, si legge nell'articolo 4, così come è stato sostituito dall'emendamento della Giunta: "Purché alla stessa data le opere di urbanizzazione siano legittimamente avviate ovvero sia stato realizzato il reticolo stradale". Io non lo so cosa s'intenda dire con questo. Se è come lo interpreto io, invito chiunque a dirmi qual è la lottizzazione dove viene realizzato il reticolo stradale prima di tutte le altre opere. E come si fa a bloccarechi non ha ancora realizzato il reticolo stradale, ma ha realizzato tutte le altre opere, Assessore? Per fortuna la dicitura è stata corretta, perché nella prima stesura appariva ancora peggiore. Comunque le difficoltà interpretative e i tanti punti oscuri restano; sarebbe pertanto opportuno che l'emendamento venisse accettato; almeno si eliminerebbe anche quest'altra stortura.

Per quanto riguarda poi il nullaosta, se un cittadino ha già ottenuto tutte le autorizzazioni e magari non ha ancora versato, perché impossibilitato per un qualsiasi motivo (io non entro nel merito, le tocchiamo con mano tutte queste cose) non ha ancora versato il quantum, non avrebbe diritto a costruire? Impediamo anche a lui di completare o di iniziare le opere? Per tutti questi motivi io ritengo che sarebbe opportuno modificare le norme e votare a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole su questo emendamento. Sino ad oggi - perché non ero a conoscenza dell'emendamento numero 13 - nella lettura del comma 2 dell'articolo 4, laddove recita: "Possono essere completati gli interventi previsti in strumenti urbanistici attuativi e approvati e convenzionati alla data di entrata in vigore della presente legge purché i lavori relativi alle opere di urbanizzazione siano attualmente in corso e le stesse siano state realizzate per non meno del 70 per cento del loro valore globale al netto eccetera, eccetera." mi sono chiesto quale fosse la ratio che supportava questa norma.

L'emendamento numero13 riprende lo stesso concetto, però precisa: "Purché alla stessa data le opere di urbanizzazione siano legittimamente avviate ovvero sia stato realizzato il reticolo stradale, si sia determinato un momento consistente ed irreversibile dello stato dei luoghi ...". Anche con questo emendamento, però, si ritorna sempre indietro rispetto alla tutela dei diritti acquisiti. Chi ha fatto l'amministratore sa che prima che si arrivi alla convenzione di una lottizzazione non passano mesi, passano anni. Una volta poi stipulata la convenzione chi deve realizzare la lottizzazione è obbligato a farsi rilasciare una fideiussione bancaria di importo pari al costo delle opere di urbanizzazione che in quella lottizzazione devono essere eseguite. Lottizzazione nella quale, bisogna precisare, il 40 per cento delle aree sono destinate ad interventi di urbanizzazione primaria e secondaria.

Ora, se un qualsiasi privato cittadino, oppure chiunque sia, impiega degli anni per arrivare ad ottenere le dovute autorizzazioni, nel rispetto di tutte le norme che sino ad oggi hanno regolamentato il settore edilizio urbanistico, non si può dirgli: "Va bene, tutto va bene, però se non hai realizzato questo, questo e quest'altro io ti blocco e torni indietro". Anche se è vero che per motivi di pubblica necessità l'amministrazione può sempre bloccare la lottizzazione, in quesi casi però se ne assume la responsabilità e risponde dei danni. E bene ha fatto il collega Pisano a citare i contenziosi che sono spesso sorti tra i comuni ed i privati. I comuni, come si legge ogni tanto sulla stampa, nel 90 per cento dei casi vengono condannati dopo anni dalla Corte dei Conti a pagare e spesso devono pagare gli amministratori in prima persona.

Io credo, pertanto, che le convenzioni che sono state approvate, che hanno completato il loro iter, che hanno ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie, che sono pronte a decollare, non devono essere bloccate. Perché se no non capirei quando si dice, nello stesso comma, che "ai fini della realizzazione dei singoli interventi edilizi, l'acquisizione dei prescritti nullaosta ed il versamento dei relativi oneri concessori all'atto della pubblicazione della delibera della Giunta regionale numero 33/1dà titolo al rilascio della concessione edilizia".

Da una parte, quindi, si salva tutto e dall'altra invece si vuol bloccare tutto. Attenzione - l'ho detto anche in altri interventi - è un aspetto delicato,, perché questi interventi sembrano quasi fatti "a fotografia". Sembra che "fotografino" alcune situazioni che si vogliono fare salve, da anche quest'impressione, che io non credo sia così. Io credo che si debbano rispettare i diritti acquisiti. La Regione Sardegna non può essere una Regione matrigna per alcuni. Non può porre in essere interventi punitivi, deve operare in maniera equilibrata. E l'equilibrio sta da una parte e dall'altra, non vuol dire costruire selvaggiamente, vuol dire costruire con controllo e nel rispetto ambientale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, io intervengo perché dall'onorevole Pisanu e anche dall'onorevole Cappai diciamo che siamo stati tirati in ballo in qualità di sindaci oltre che di consiglieri regionali. Prendo la parola anche perché, come ho detto stamattina, l'articolo 4 è troppo importante per essere trascurato e alcune parti sono essenziali per il proseguo dell'approvazione di questa legge. Ma è importante soprattutto per le risultanze e le ricadute economiche che determinerà in Sardegna.

Mi dispiace che l'Assessore questo pomeriggio abbia evidenziato che negli interventi di noi consiglieri della opposizione si sia parlato troppo di sviluppo turistico.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Di mercato.

MURGIONI (Fortza Paris). Di mercato, però è anche vero che nei giorni scorsi, per la verità una ventina di giorni, si è parlato non di mercato, ma si è parlato dello sviluppo della Sardegna, si è parlato dell'ambiente e si è parlato della necessità di creare lo sviluppo nelle zone costiere e nelle zone interne, proprio per le motivazioni che lei, Assessore, ricordava, perché si tratta di un discorso culturale, di un discorso che ci appartiene totalmente, perché la ricaduta economica di cui godono le zone costiere deve essere estesa anche alle zone dell'interno; ci deve essere quello sviluppo integrato che tutti quanti auspichiamo.

Mi voglio però adesso soffermare su un aspetto efficacemente sottolineato dal collega che mi ha preceduto. Il collega Rassu ha infatti ricordato che l'iter di approvazione di queste lottizzazioni è talmente lungo che non può essere vanificato per decreto. L'iter di approvazione di una lottizzazione è pari quasi a quello di un piano urbanistico, perché dopo l'approvazione in Consiglio comunale e la pubblicazione devono trascorrere 60 giorni (30 per farla conoscere, 30 per ricevere eventuali osservazioni) dopodiché si passa all'approvazione definitiva e poi il tutto viene inviato agli enti regionali. Dopo l'approvazione dell'ente regionale passa al Ministero, quindi si chiude l'iter e torna al comune. In quel momento si apre il discorso della convenzione: le parti che si incontrano, vengono versate le somme per il pagamento oneri e viene ceduta all'ente locale una parte del terreno che interessa la lottizzazione. Una volta terminato tutto questo iter, sottoscritti gli atti di fronte al notaio, come si può per decreto dire a un imprenditore, in questo caso sardo, che ha compiuto un sacrificio economico per l'acquisto del terreno, per seguire tutta questa pratica, che da oggi o dal 10 agosto non è più possibile andare avanti?Io non so se voi siate a conoscenza di quello che sta succedendo agli amministratori locali, delle minacce che stanno arrivando ultimamente. E' da un po' di tempo che arrivano e arrivano per motivazioni insignificanti, molte volte anche per sciocchezze. Allora, se vogliamo evitare di mettere a rischio l'incolumità degli amministratori locali (che fanno il proprio dovere con grande attenzione e con grande sacrificio) entrando nel merito dello sviluppo del territorio e delle finanze delle persone, creando grosse difficoltà di interlocuzione tra gli amministratori locali e gli imprenditori che intendono intraprendere degli investimenti, io proprio in riferimento

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Pongo in votazione l'emendamento numero 15. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MANCA - CORDA - CUGINI - PACIFICO - FLORIS Vincenzo - SANNA Alberto.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 15.

Prendo atto che il consigliere Murgioni ha inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LADU - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 68

Votanti 65

Astenuti 3

Maggioranza 33

Favorevoli 22

Contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 836. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 838 è decaduto. Metto in votazione l'emendamento numero 843. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, noi siamo ancora in attesa di comprendere se la sospensione chiesta dalla maggioranza ha prodotto una riflessione che sia tramutabile in atti. Abbiamo colto, nella esposizione della Giunta, una certa contrarietà nei confronti dei nostri interventi, dei nostri emendamenti e delle nostre proposte. Ci è stato persino detto che alcuni autorevoli esponenti parlamentari della Casa della Libertà hanno plaudito all'azione di salvaguardia ambientale cui sta procedendo la Giunta regionale con questo disegno di legge.

Ricordo che in passato non abbiamo avuto nessun timore di smentire e zittire Ministri della Repubblica, anche se appartenenti alla nostra coalizione di governo. Ministri o parlamentari nazionali che probabilmente invocano la salvaguardia del territorio sardo perché hanno già la casetta sul mare (piccola o grande che sia) e perciò non vogliono che qualcuno gli costruisca a fianco e che la loro privacy venga violata. Non abbiamo bisogno di queste sollecitazioni provenienti da parlamentari di parte o di controparte. Noi ragioniamo all'interno dell'Aula, non siamo condizionati dai giudizi e dalle segnalazioni che arrivano da oltre Tirreno, non siamo mai stati condizionati da questi, tanto meno subiamo condizionamenti da parte di Presidenti o di Giunte.

Così come è vero che l'articolo 12 della legge numero 45 del 1989 effettivamente può essere interpretato in maniera forse più restrittiva rispetto all'emendamento numero 13 della Giunta, che discuteremo tra breve, ma è anche vero che l'articolo 12 non ragiona, diciamo così, in presenza dell'articolo 3 di questa legge. Basterebbe quello a limitare tutto, ci mancherebbe anche che ulteriori limitazioni provenissero dall'interpretazione dell'articolo 4 del disegno di legge! Perciò mi sembra alquanto strumentale l'utilizzo dell'articolo 12 della legge numero 45 per motivare l'emendamento numero 13 o l'articolo 4 nel testo presentato dalla Giunta regionale.

Noi abbiamo fatto riferimento a quello che non in maniera catastrofistica, ma realistica, questo articolo, questa legge determinano per la Sardegna, e non abbiamo mai ho usato il termine "mercato". Di mercato ne potremmo parlare nel momento opportuno e con gli interlocutori giusti. Noi abbiamo parlato di sistema sociale, ha fatto riferimento il collega Murgioni a quello che sta avvenendo agli amministratori locali. Io vorrei che la Giunta e chi sostiene questa legge andasse tra la gente a parlare di questa legge e delle limitazioni che pone, con tutte le sue ripercussioni sociali - non di mercato - sociali, di sopravvivenza.

Perché non andate a parlarne magari nel comune di Gairo? Perché non andate a parlarne nelle campagne limitrofe alle zone costiere? Perché non spiegate cosa realmente vincola questa legge? Ma andateci da soli, così come soli sono gli amministratori locali di quei territori. Andate a dire alla gente che i loro investimenti di idee, di programmi per il futuro sono bloccati dalla testardaggine di un Superman proveniente da "Sanluriville". Andate a dirglielo! E in questo modo riceverete le risposte giuste, corrette e dirette.

Noi vi invitiamo a ragionare sugli emendamenti che stiamo presentando: ci attendiamo sull'articolo 13 una risposta da parte vostra, o meglio, un ravvedimento da parte vostra. Non affidate alla Giunta quello che la Giunta in questo momento non è capace di fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io esprimo, a nome del Gruppo dei Riformatori, il voto a favore dell'emendamento numero 843, che sopprime il comma 3 dell'articolo 4. Colgo l'occasione di questa dichiarazione di voto per commentare l'esito e il procedere delle dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 15, che pensavo fosse meritevole almeno di un intervento da parte del collega Pirisi, che non ha negato mai un intervento in quest'Aula a chi fa posto dei problemi.

Devo dire quindi di essere rimasto un po' deluso, un po' sconcertato dall'assenza totale di una risposta su questo argomento. Credo che comunque, prima della discussione dell'emendamento numero 13, interverrà, da parte del centrosinistra, qualche riflessione su un problema che non in maniera speciosa, ma in maniera assolutamente ragionevole e costruttiva, è stato sollevato negli interventi di tanti consiglieri del centrodestra, soprattutto di sindaci, cioè persone che hanno esperienza specifica nell'amministrazione del territorio.

Quindi non si tratta di un problema di fantasia, si tratta di un problema di garanzia di diritti, si tratta del solito problema della certezza del diritto, sul quale noi avremmo voluto trovare sempre sensibilità da parte vostra, come ne abbiamo trovato in tempi passati. Si tratta di un aspetto che non riguarda le norme e i vincoli della legge, ma che riguarda qualcosa che sta al di là della legge, e cioè la possibilità che ciascun cittadino di questa terra, di questa isola di Sardegna, possa essere tutelato relativamente ai diritti che acquisisce. Quindi se stipula un patto con l'amministrazione, con la Regione, con i comuni, un patto garantito dalle leggi dello Stato e della Regione, questo patto deve essere rispettato. Ed è un patto che non può essere violato se non si vuole introdurre nella cultura giuridica di questa Regione il principio che tutti i patti non valgono e sono carta straccia quando il Consiglio regionale ci passa sopra come un carro armato e ara il terreno rendendolo non più utilizzabile per altri fini, se non quelli della natura stessa.

Io credo che su questo argomento sia importante soffermarsi; che su questi argomenti valga davvero la pena di dedicare un attimo di riflessione e valga la pena di confrontarsi, anche perché, se per caso voi aveste su questi argomenti idee diverse dalle nostre, che ci consentono di superare le perplessità che con forza stiamo ponendo in quest'Aula, noi ne saremmo contenti, perché è possibile che la vostra certezza, la vostra graniticità, il vostro monolitismo nel votare contro questo tipo di emendamenti discenda da ragionamenti che noi non abbiamo fatto, quindi discenda da intuizioni che sono superiori alle nostre, discenda da profondità e da riflessioni che sono diverse rispetto alle nostre.

Se così fosse noi saremmo contenti di prenderne atto e magari ritireremmo gli emendamenti o non li sosterremmo con il calore con cui li stiamo sostenendo. Però, colleghi, il calore con cui li stiamo sostenendo non è un calore dettato da polemica ostruzionistica; è invece il tentativo di aiutarvi - cosa che è nostro compito precipuo - ad approvare una legge che non sia una bomba innescata che vada in giro per la Sardegna a fare disastri, a provocare morti e feriti, ma di approvare una legge che sia la migliore possibile, la più compatibile con le esigenze del territorio, la più compatibile possibile con la certezza del diritto.

Io sull'argomento della certezza del diritto, sollevato questa mattina da alcuni consiglieri regionali del centrosinistra, ripreso questo pomeriggio da altri consiglieri regionali del centrosinistra - sempre a titolo personale ovviamente - insisto perché considero l'insistenza come uno strumento per poter raggiungere le orecchie sensibili che magari in questo momento sono distratte o poco attente, ma l'attenzione su questi temi è garanzia dei diritti di tutti, quindi prestate attenzione a questi argomenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, l'emendamento numero 843 è per noi un emendamento opportuno, nel senso che riteniamo che il comma 3 dell'articolo 4 vada soppresso. Vada soppresso perché noi non consideriamo utile approvare questo comma 3, anche perché non fa altro che aumentare i vincoli di questa legge. Ormai è diventata una legge di vincoli soffocanti, ovunque uno si giri trova vincoli. Non si capisce poi il perché di questo ostracismo nei confronti delle costruzioni vicino alle aree boscate; addirittura si chiede che intercorra una distanza di almeno 100 metri.

Credo che non ci sia nulla di strano se, operando con un certo criterio, si costruisca in adiacenza o addirittura all'interno delle le superfici boscate. Da una parte, infatti, è permesso distruggere migliaia di piante per costruire una casa, nell'altra approviamo una legge che impedisce di costruire a meno di 100 metri dalle aree boscate. Praticamente approviamo una legge che è l'esatto contrario di tutto ciò che è successo fino a due giorni fa.

Noi non dobbiamo esagerare con questi vincoli, perché magari in queste norme possono rientrare tantissimi proprietari ai quali viene preclusa la possibilità di effettuare un piccolo intervento. Stiamo anche creando delle situazioni - come diceva anche il collega Murgioni nel suo intervento - di pericolo, perché molte volte gli attentati e le intimidazioni nei confronti dei sindaci, dei consiglieri comunali nascono da situazioni assurde, che noi stessi creiamo con leggi capziose che possono essere tranquillamente eliminate, che non servono assolutamente a nulla. Quindi io non trovo assolutamente strano, ma non solo che si costruisca nelle vicinanze delle superfici boscate, ma addirittura che si costruisca all'interno delle aree boscate, se gli interventi vengono effettuati con criterio.

Mi sarei invece aspettato, da parte dalla maggioranza che governa la Regione, interventi più appropriati, più seri per quanto riguarda la forestazione in genere, per quanto riguarda il pericolo degli incendi, perché da questi ultimi dipende la distruzione del bosco, la desertificazione del territorio della Sardegna. Secondo me noi dovremmo mostrare una sensibilità diversa, dovremmo concentrare i nostri sforzi su interventi indirizzati a salvare veramente le superfici boscate, ad aumentare l'estensione, indirizzati verso un'economia verde, capace di creare nuovi posti di lavoro verdi.

Credo che purtroppo questo dibattito che noi stiamo conducendo sia a senso unico, perché la maggioranza avanza delle proposte ma non ci spiega perché vuole approvare queste norme e perché non si vuole discutere con noi sull'utilità o meno di approvarle. Purtroppo questa legge sarà approvata senza una discussione seria, perché di fatto noi assistiamo ad un monologo da parte dell'opposizione. La maggioranza è muta, anche quando sa che questi interventi sono interventi assurdi che non servono a nulla….

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Poiché nessun'altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 843. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 841.

MARROCU (D.S.) Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PACIFICO, CALLEDDA, FLORIS Vincenzo CORRIAS, SANNA Alberto, LAI, BARRACCIU.)

PRESIDENTE. Prima ci sono le dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, avrei voluto intervenire sull'emendamento precedente ma mi sono distratto un attimo. Il problema è un problema che, benché sia stato sollevato dalla minoranza, mi meraviglia che non sia stato preso in considerazione dalla maggioranza. Probabilmente è sfuggito a tutti quanti un parametro che in Sardegna è praticamente universale: che il lotto minimo per le zone agricole è un ettaro. Se noi ipotizziamo di stare in un territorio dell'interno - e non è un'ipotesi così lontana, visto che questo tipo di interventi viene effettuato prevalentemente all'interno della Sardegna - questi interventi sono possibili solo nel Campidano di Oristano e di Cagliari e, forse, nella piana della Nurra. In qualsiasi altra parte dalla Sardegna, infatti, è difficile trovare un'area, una "radura naturale" come recita il comma, nella quale ci siano 20 o 22 ettari liberi che permettano di costruire all'interno di un lotto di un ettaro a distanza di 100 metri rispetto alla superficie boscata. Io credo che questo comma sia veramente un obbrobrio; nessuno evidentemente ha fatto questa valutazione. E' vero che lo abbiamo votato, ma forse siamo anche ancora in tempo per poterlo modificare, pertanto invito la Giunta a considerare anche questa possibilità. Il lotto minimo, come ho detto, nelle zone agricole è un ettaro; se si tratta di un territorio dove le superfici boscate sono piuttosto frequenti, diventa pressoché impossibile edificare; quindi si aggiunge un vincolo ad un altro vincolo. Rispettando una distanza di 100 metri - ho fatto un conto rapido - servono 22 ettari e mezzo accorpati fuori dal bosco perché si possa costruire un ovile, un caseificio rurale, un mini caseificio. E immaginate com'è difficile trovare venti ettari di radura dal Barigadu in su fino ad arrivare alla Gallura se escludiamo, come ho detto, le zone del Campidano e la zona della Nurra. In Sardegna credo che sia pressoché impossibile.

Questa è una limitazione che secondo noi non può essere assolutamente tollerata; ecco perché invito la Giunta a mettere mano a questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.) Signor Presidente, io credo che qui sia completamente sfuggita di mano, non solo la realtà agro pedologica di buona parte della Sardegna, ma sia sfuggita completamente di mano proprio la realtà dei fatti. Qui si sta limitando la libertà di chi possiede una superficie agraria inferiore a determinati ettari di poter costruire nel proprio terreno. Qui non stiamo parlando più di coste ma dell'interno: abbiamo molti colleghi che fanno parte di comuni dove il 90 per cento della superficie è boscata.

Io voglio vedere questi colleghi che cosa diranno agli allevatori dei loro collegi. Non possono dirgli: "No, tu da lì ti devi allontanare di 100 metri, sennò non puoi costruirti un ovile, non può costruirti un fienile, non puoi costruirti un ricovero". Ho ragione quindi di dire che questo è solo ed esclusivamente un provvedimento punitivo. Ma sinceramente questo è un comma che è fuori da ogni logica. Siamo tutti favorevoli al rispetto dei boschi. Guardate che i boschi fino a ieri in Sardegna si sono salvati perché in campagna c'erano i pastori che prima abitavano nelle capanne. Oggi, grazie a Dio chi se lo può permettere si costruisce anche quattro mura, una stalla, come ha detto qualcuno che mi ha preceduto, con una mungitrice funzionale e quant'altro. Adesso invece si va a dire alla gente: "andate via dalla campagna". Ma questa è una imposizione che nessuno accetterà.

Chiedo al collega Floris che cosa dirà ai suoi compaesani di Orgosolo quando a questi negheranno il permesso di costruire una stalla perché vicino c'è il bosco. Ma guardate che questa è un'eresia! I boschi sono già tutelati con norme severissime, non si può toccare un ramo di quercia, non si può toccare una ramo di lentisco, non si può toccare un ramo di cisto senza l'autorizzazione e il preventivo sopralluogo del corpo delle guardie forestali. Con questa norma si stabilisce, in pratica, che nell'80 per cento dei territori della Sardegna non si può più costruire. Qui non è questione di fare ostruzionismo o di fare opposizione sterile; è la verità!

Io invito a riflettere su tutto ciò. Invito veramente a riflettere, perché ha ragione Diana; si tratta di una norma estremamente limitativa. Ma limita direttamente il diritto di proprietà di chiunque di noi. Noi sappiamo che in Sardegna la proprietà è frazionata al massimo; non tutti possiedono ettari ed ettari di terreno. Questa è una norma che va contro ogni principio democratico, va contro il diritto di proprietà, il diritto di esistere. Io mi sono ripreso la legge numero 45 del 1998 e ho avuto una conferma di ciò che ricordavo: non esiste una norma del genere. Nella 45 non esiste; si tratta di un comma aggiunto all'articolo 13 e all'articolo 4. Riflettete: questo è un aspetto che può essere senz'altro normato, ma non così radicalmente, non in termini così restrittivi. Non in termini che recano solo danno a tutti, anche al bosco. Ecco perché esprimo il mio parere favorevole sull'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, mi appassiona sentire l'onorevole Rassu per la passione con cui lui difende le prerogative di noi sardi perché...

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, il collega Moro si è appassionato al suo intervento, lei adesso si appassioni al suo e lo lasci parlare. Grazie, molto gentile.

MORO (A.N.). ... perché questo emendamento, che noi chiediamo alla maggioranza di prendere in considerazione e, se fosse il caso, di approvarlo, costituisce uno dei tentativi che quest'opposizione sta intraprendendo, da quando è iniziata la battaglia sulla cosiddetta legge salva coste, per introdurre qualche miglioramento in questa legge. Io non voglio che i colleghi della maggioranza siano sempre distratti e non accettino di poter rivedere qualche loro posizione, perché molti emendamenti hanno il solo scopo di cercare di togliere dall'impasse molti cittadini. Io, per esempio, ricado perfettamente in questa fattispecie perché ho avuto la fortuna di aver costruito la mia casa vicino ad un bosco, e sono convinto che questi interventi servono soprattutto per salvaguardare le parti boschive della Sardegna.

Adesso, signor Presidente, se lei facesse un viaggio in Gallura dove ci sono quei boschetti di sugherete, lecci eccetera vedrebbe all'interno di ogni piccola radura, la casa dell'allevatore, che è praticamente la persona a cui si deve la salvaguardia di tutte quelle parti boschive. Come ricordava infatti il collega Rassu che mi ha preceduto, prima non c'erano questi incendi che distruggevano centinaia e anche migliaia di ettari. Perché? Perché all'interno delle campagne viveva il pastore che salvaguardava quello che era il suo patrimonio boschivo, perché da quello riceveva sostentamento. Oggi invece addirittura con un colpo di spugna, come primo atto in questa legge urbanistica puniamo tutti i sardi che fino ad oggi praticamente hanno vissuto in allegria. Quindi, cerchiamo di stare attenti perché non soltanto con questa legge punitiva, ma anche con l'assestamento di bilancio, i sardi riceveranno un'altra "batosta".

Io sono convinto che diverso colleghi della maggioranza non hanno letto questi emendamenti. L'emendamento numero 841, in particolare, propone che all'articolo 4 comma 3 vengano soppresse le seguenti frasi: "Individuate con circolare dell'Assessorato della pubblica istruzione numero 16910 del luglio 1986" e "purché gli interventi, oltre che previsti negli strumenti urbanistici attuativi, consentano una zona di rispetto del limite del bosco non inferiore ai 100 metri".

Io credo che se approvassimo questo emendamento invieremmo un segnale, prima di tutto di dialogo con l'opposizione e poi a tutti quei nostri concittadini, che chiederanno la concessione edilizia ai vari sindaci dei comuni. Io non vorrei che venisse attribuito alla volontà del sindaco l'eventuale diniego a rilasciare la concessione; è bene che si sappia chi vieta al pastore, all'allevatore - che tra l'altro avrebbe vigilato anche su quelle parti boschive - di costruire una casa, un riparo, è una Regione matrigna.

Chi si costruisce la casa in quei siti vuole che ci sia vegetazione intorno e quindi farà di tutto per salvaguardarli. Perché? Perché l'albero da l'ombra, l'albero da l'ossigeno, invece noi vorremmo che queste case venissero costruite in punti desolati, lontani dai boschi. Ecco per quale motivo io voterò a favore, richiamando anche l'attenzione della maggioranza…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Prima di dare la parola all'onorevole Pisano, la Giunta chiede di poter intervenire per rispondere alle innumerevoli richieste di chiarimenti che sono pervenute anche dagli interventi dei colleghi.Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha la facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io vorrei semplificare il lavoro di dichiarazione di voto, anticipando già ch all'emendamento numero 13 al comma 3, chiederò che venga introdotto, con un emendamento orale, prima della dicitura "nelle aree boscate" la frase "nei medesimi ambiti di cui al precedente comma". Esiste infatti un tentativo di disarticolare il senso di questa legge rispetto al suo preciso ambito di applicazione.

L'articolo 3 precisa che gli ambiti di applicazione di questa legge sono tassativamente quelli indicati in quell'articolo. Non c'è nessun'altra norma che preveda un'estensione di questi ambiti. Tenete presente che già l'articolo 3 ha precisato tassativamente quali sono gli ambiti. Comunque preannuncio un emendamento orale al comma 3 dell'emendamento numero 13, dove preciserò ulteriormente che gli ambiti sono gli stessi del comma precedente, cioè quelli descritti al comma 2.

PRESIDENTE. Con le precisazioni dell'assessore Sanna le dichiarazioni di voto sono ancora utili? Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, ringrazio anche l'Assessore che con il suo intervento ha davvero reso più semplici le dichiarazioni di voto relative all'emendamento in questione; credo però che non abbia risolto per intero tutti i problemi. Non li ha risolti per intero perché continua ad esserci ovviamente un'incongruenza generale nella dicitura del comma 3 dell'emendamento numero 13, che proporre una tipologia di forestazione che, se fosse stata realizzata negli anni passati, di sicuro avrebbe portato oggi ad un enorme disastro ambientale in Sardegna. E' probabile che noi non avremmo avuto più nemmeno un metro quadro di forestazione.

Lo dico perché davvero è impossibile pensare che l'infrastruttura o l'immobile a salvaguardia del bosco debba essere realizzato, o possa essere realizzato soltanto in queste condizioni così limitative, al di fuori del perimetro boschivo, distante cento metri, e per di più secondo un piano attuativo coerente con lo strumento urbanistico generale. Questo significa naturalmente che soltanto gli impianti boschivi ricadenti nei comuni - perché l'Assessore ha chiarito che di soli comuni costieri adesso stiamo parlando - nei comuni in possesso dello strumento urbanistico, quindi del PUC, soltanto per questi vale questo tipo di limitazione.

Credo che davvero occorra - lo ripeto ancora una volta - raziocinio, nel pensare alla possibilità di realizzare delle infrastrutture che siano al servizio e a salvaguardia dell'ambiente e che non creino esattamente il risultato opposto, cioè quello di non salvaguardarlo più. Se io dovessi approvare il comma 3 secondo questa dicitura, è chiaro che metterei a rischio proprio la sopravvivenza dei nostri boschi.

Però mi chiedo anche, e lo chiedo ancora una volta anche agli amministratori qui presenti: laddove ci sia già un piano di forestazione approvato, laddove ci sia di già - e pur in assenza anche di un PUC - un'autorizzazione amministrativa ad un piano di forestazione, che può essere anche produttiva, e che preveda la realizzazione degli immobili che sono al servizio di quella forestazione, quel piano non può essere più realizzato? Credo che ci troveremo di fronte a un bel numero di casi di impossibilità obiettiva di realizzazione di impianti di forestazione già autorizzati.

Invito quindi l'intero Consiglio a riflettere sulle incongruenze che andiamo ad introdurre attraverso una dicitura di questo genere. E perché non pensare invece ad un istituto ben preciso al quale demandare questo compito, quale, per esempio, l'Ente Foreste, che avrebbe la possibilità di individuare quali siano le condizioni ottimali per la realizzazione di una piccola infrastruttura a servizio ovviamente dell'impianto boschivo?

Ancora una volta, però, devo sottolineare una grossa incoerenza tra la struttura dell'articolo 3 e la struttura dell'articolo 4. Noi quando parliamo dell'articolo 3 prendiamo come riferimento un provvedimento di approvazione di uno strumento urbanistico. Nel momento in cui invece andiamo a parlare dell'articolo 4 il riferimento non è più un termine ben preciso non è più il PUC approvato, ma uno stadio diverso, cioè una fase avanzata realizzativa che quindi non è più coerente, non è più omogenea con il principio invece introdotto nell'articolo 3.

Se per l'articolo 3 il vincolo è individuato sulla base dell'approvazione del PUC, anche nell'articolo 4 io credo si debba utilizzare lo stesso riferimento, proprio per coerenza ...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, intervengo per esprimere qualche considerazione, sul comma terzo dell'emendamento numero 13, relativo aree boscate. Io credo che stiamo facendo tutti uno sforzo per migliorare questo provvedimento; superato il muro contro muro, il blocco e la incomunicabilità, credo che il Consiglio si stia avviando a ragionare, a riflettere e a portare tutti quegli elementi migliorativi che è giusto che il Consiglio porti a questo disegno di legge.

Io sono preoccupato per questo comma, sono preoccupato perché credo che il legiferare tenendo conto soltanto delle distanze non rappresenti un approccio realistico; questo lo dico perché, per esempio, col decreto adottato dalla Giunta, poi reiterato, si introducono distanze diverse da quelle previste dalla legge Galasso per quanto riguarda i corsi d'acqua. Io ho fatto il sindaco per diversi anni, e so quanti problemi creano queste norme, perché non basta stabilire distanze, bisogna ragionare; molte volte i trecento metri di distanza sono eccessivi, altre volte possono non essere sufficienti.

Insomma, grazie a Dio, se abbiamo degli amministratori locali, a qualcosa servirà il mandato che le popolazioni gli hanno conferito, quindi io dico ragioniamo un attimo, riflettiamo. L'approccio vincolistico che traspare in certi passaggi di questo disegno di legge - e io non ho problemi ad ammetterlo, l'ho detto nelle riunioni del mio partito e lo dico in Aula - questo approccio eccessivamente vincolistico non aiuta la tutela del territorio, anzi in questo caso specifico - lo dico perché per tanti anni ho fatto il sindaco e so cosa significa tutelare i boschi - rende più difficile la tutela. Il territorio del comune di Villaurbana comprende 2700 ettari di bosco nel Monte Arci e nel monte Grighini, quindi vi posso assicurare per la mia esperienza e l'esperienza di tanti di voi, che i boschi in Sardegna sono tutelali da norme comunitarie, nazionali e regionali molto restrittive, e nelle aree boscate non si può fare praticamente nulla, o quasi nulla. Ma io mi chiedo anche: i comuni immersi nel verde in Sardegna, che sono tanti, che devono fare? Spostarsi a cento metri? Non lo so, io mi pongo questi problemi.

Il Ministero delle politiche agricole e forestali ha pubblicato recentemente una statistica interessante, dove la Sardegna compare al primo posto tra le regioni in Italia per superficie boscata, con oltre un milione e 200 mila ettari. Se noi, nonostante tutto (incendi e quant'altro), siamo riusciti ad arrivare al 2004 con la superficie boscata più estesa di tutte le regioni italiane, allora vuol dire che questo popolo sardo, nella sua storia, non ha avuto un rapporto così disastroso col suo ; io non credo che improvvisamente noi dobbiamo non tenere conto di questi aspetti.

Io penso che questo approccio non favorisca la tutela di quei boschi, perché può spingere chi ha determinate esigenze o chi non ne ha ad "allontanare" il bosco anziché allontanare la possibile costruzione o l'impossibile costruzione; allontanare il bosco magari bruciandolo. Io capisco che il mio intervento può creare dei problemi nella maggioranza, lo capisco, però quando certe norme le percepiamo, anche sulla base della nostra esperienza vissuta, come norme che non aiutano a tutelare un bene, penso che abbiamo il dovere di dirlo. Davvero credo che il contenuto di questo terzo comma faremmo bene a non prevederlo neanche nella fascia dei due chilometri, perché non aiuta la difesa dei boschi che abbiamo qui.

(Applausi dai banchi del centrodestra)

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, come intende votare l'emendamento numero 841^

SANNA ALBERTO (D.S.). Ho voluto dire che invito la maggioranza a riflettere su questo punto.

PRESIDENTE. Non sta facendo un favore al Presidente dicendo questo, deve pronunciare una dichiarazione di voto.

SANNA ALBERTO (D.S.). Mi astengo.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento. Era stata chiesta la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento 841. Prendo atto che la consigliera Caligaris dichiara di aver inteso astenersi.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CALIGARIS - IBBA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 59

Votanti 56

Astenuti 3

Maggioranza 29

Favorevoli 19

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 844. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, sarò brevissimo. Annunciando il mio voto favorevole, un po' andando contro il Regolamento - ma senza nessuna demagogia, senza nessun secondo fine, senza nessuna strumentalizzazione - plaudo all'onestà intellettuale del collega Sanna, e mi auguro di poter essere anch'io all'altezza nello svolgere il mio compito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 844, che intende sopprimere il quarto comma dell'articolo 4; un comma che pone seri problemi, già evidenziati in sede di discussione sull'articolo e sugli emendamenti da alcuni interventi. L'intervento di dichiarazione di voto del collega Sanna credo ci possa far dire: viva l'intelligenza che si esprime in quest'Aula! Un'intelligenza che si esprime, coraggio, anche a rischio di porre problemi politici, ma mettendo l'accento sulla verità che pian piano sta emergendo nella discussione.

Avevamo quindi ragione a stare ancora in quest'Aula e discutere di questi problemi, perché pian piano emerge che ci sono delle questioni che necessitano un più attento esame. Così come, infatti, l'emendamento numero 4 è criticabile, perché attribuisce alla Giunta un potere e una discrezionalità straordinaria di deroga, per quanto riguarda la realizzazione di opere pubbliche, allo stesso modo è criticabile la norma relativa agli interventi nelle aree boscate. D'altra parte su questo argomento credo che la parola fine non sia stata ancora decretata, perché la stessa Giunta ha annunciato di voler proporre, attraverso un emendamento orale, una modifica, se ne riparlerà nel momento in cui si esaminerà il comma terzo di questo articolo.

Il succo del discorso però è che da questa discussione emergono degli aspetti che effettivamente rendono troppo rigida questa legge, così come lungamente e pazientemente abbiamo spiegato nel corso di tutte queste discussioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mattana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MATTANA (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io preannuncio che voterò contro l'emendamento numero 844, ma questa dichiarazione di voto mi fornisce l'occasione di riprendere una questione che è stata già sollevata da numerosi interventi nella precedente discussione, e che riguarda in particolare il problema della definizione dei cosiddetti diritti acquisiti e, più in generale, il problema, che è stato più volte richiamato, della certezza del diritto.

In riferimento a questo problema bisogna precisare quel è il limite che incontra il legislatore regionale nell'esercizio del suo potere, quindi nella definizione delle misure di salvaguardia, e in che modo queste possano incidere su titoli edilizi già rilasciati o in itinere, ossia quando il procedimento non si è ancora concluso.

Con riguardo in particolare ai procedimenti in itinere, è stato appurato in numerose occasioni dalla giurisprudenza prevalente, che la volontà pianificatoria, l'esigenza pianificatoria da parte dell'ente prevale rispetto ad una concessione e ad un titolo che non è stato ancora rilasciato. La questione principale riguarda invece cosa accade quando il titolo è stato rilasciato o, meglio ancora, che cosa si intende per inizio dei lavori o avvio del lavori, così come richiamato dall'articolo 10 bis, secondo comma, lettera b) della legge regionale numero 45 del 1989.

Credo che si debba partire da quell'esperienza, e da quello che è accaduto in seguito all'emanazione della legge numero 45 del 1989, per definire il concetto di avvio delle opere. Dopo l'emanazione della legge regionale numero 45 dell'89, come a tutti è noto è sorto un contenzioso notevole, la giurisprudenza su questa materia ha registrato una serie di sentenze inizialmente contrastanti che poi però hanno definito quella la nozione e il concetto di avvio dei lavori. Quindi noi a quello dobbiamo richiamarci, per evitare interpretazioni di tipo diverso.

Anche la normativa nazionale (e in particolare la legge numero 150 del 1942, ora il testo unico dell'edilizia all'articolo 15, comma 4) afferma che l'entrata in vigore di nuove previsioni urbanistiche comporta la decadenza delle licenze in contrasto con le previsioni stesse, salvo che i relativi lavori siano iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio. Quindi già in sede di normativa nazionale è previsto che, anche se è stato già rilasciato il titolo, le norme, le misure di salvaguardia prevalgano, quindi prevale l'esigenza pianificatoria da parte del legislatore.

Ma che cosa accade anche in campo regionale? In questo caso il principio che ha applicato la giurisprudenza, con riferimento a tutti i titoli edilizi - quindi non solo rispetto alle concessioni e alle autorizzazioni, ma anche alle lottizzazioni - è che la prevalenza avviene non solo quando il titolo non è stato ancora rilasciato, quindi quando il procedimento non è ancora concluso, ma anche quando questo è stato rilasciato, salvo - si dice - che non siano state avviate o iniziate le relative opere di urbanizzazione.

Cosa si deve intendere per inizio dei lavori? Non è sufficiente, dice la giurisprudenza, la semplice denuncia dell'opera, come richiamava ad esempio il collega Pisano, ma ci deve essere un mutamento irreversibile dello stato dei luoghi, cioè ci deve essere una evidente e percepibile trasformazione del territorio. Questo avviene, ad esempio, con la realizzazione del reticolo viario, che è un caso nel quale c'è un mutamento irreversibile dello stato dei luoghi, che però certifica e chiarisce quello che è stato prima oggetto di contenzioso; ossia che con la semplice denuncia di inizio lavori o con alcune opere di sbancamento si eludeva quello che era il dettato normativo.

Credo quindi che ciò possa contribuire a chiarire quando si ha un diritto acquisito e a contemperare l'esigenza di pianificare - che deve prevalere sulle questioni che non sono ancora giunte a definizione - con la tutela dei diritti acquisiti e la certezza del diritto. Quindi penso che questa finalità sia quella che persegue l'emendamento ancora da discutere e da illustrare che chiarisce effettivamente il concetto di inizio dei lavori e assicura maggiore certezza di diritto sia agli imprenditori che ai semplici cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, nel dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 844, voglio premettere che non avevo intenzione di intervenire, ma sono stato stimolato in tal senso dall'intervento del collega Sanna che ha affermato che mai la mera apposizione di vincoli può portare alla tutela del territorio, , e che comunque la concezione vincolistica non ha mai prodotto sviluppo e benessere.

Colgo l'occasione per dire che oggi, dopo l'intervento dell'onorevole Sanna, anziché, come abbiamo fatto in questi giorni, cercare l'unanimismo sui tempi, forse avremmo fatto bene a cercare l'unanimismo sui fatti, cioè anche sui nostri emendamenti e sulle nostre proposte, a trovare una convergenza su delle proposte che noi, come in questo caso, riteniamo utili per migliorare questa legge, per renderla più giusta, per renderla più incisiva nella gestione del nostro territorio e nell'amministrare soprattutto i nostri conterranei.

Credo che sia necessario sviluppare un ragionamento, un ragionamento che non sia soltanto urbanistico, perché quando parliamo di territorio, molti sono gli interessi coinvolti, interessi di privati, interessi di soggetti pubblici, interessi di piccoli proprietari, di imprenditori agricoli. Parliamo di interessi di imprenditori come quello agricolo che, per esempio, si trova in un'area di montagna, e che vuole intervenire sul territorio per migliorarlo, per preservarlo, e soprattutto per per impedire che in quel territorio si verifichino incendi, avvengano speculazioni e abusi di ogni genere compreso il bracconaggio, compreso le forme di abigeato.

Quindi la presenza nel territorio è importante. Per quanto io ritengo che, anziché tentare una brutta mediazione sui tempi, forse sarebbe stato opportuno tentare una mediazione sul contenuto dei nostri emendamenti, così come ha fatto schiettamente l'onorevole Sanna stasera, ammettendo che l'emendamento che abbiamo poc'anzi votato era un emendamento ingiusto, come era un emendamento giusto il nostro, come ritengo che sia giusto votare anche questo emendamento numero 844, per tutti quei motivi che, chi mi ha preceduto, ha ben evidenziato.

Aggiungo che questa legge continua comunque a non piacerci, questa legge è una legge ingiusta, è una legge che con i nostri emendamenti e i nostri suggerimenti poteva tranquillamente essere migliorata e si poteva, anziché cercare l'unanimità sui tempi, trovare l'unanimità invece su un contenuto sicuramente migliorabile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, noi votiamo contro il comma numero quattro, e quindi a favore dell'emendamento soppressivo; speriamo che il comma 4 venga comunque modificato perché comunque introdurrebbe il discorso "sudamericano" dell'articolo 5.

Anch'io approfitto della dichiarazione di voto per riprendere il ragionamento del collega Mattana, che è stato chiarissimo. E siccome è stato chiarissimo ha chiarito benissimo che si tratta di una scelta politica. Il collega Mattana, infatti, dice: tutte le convenzioni in itinere, quindi tutti processi di lottizzazione in itinere sono assoggettati alla normativa nuova, e su questo siamo tutti d'accordo. Il collega Mattana poi aggiunge: laddove poi c'è avvio delle opere, siamo garantiti dal fatto che c'è una giurisprudenza consolidata che definisce che cosa si intenda per avvio delle opere, e quindi c'è da discutere tra di noi, e siamo d'accordo. Infine c'è la terza fattispecie, quella su cui il collega Mattana è stato altrettanto chiaro, nel senso che io ho capito perfettamente cosa intendeva dire.

Il collega Mattana si è chiesto: che cosa succede laddove il titolo è stato rilasciato? E ha fornito questa risposta: sulla base del testo unico dell'edilizia, che è ancora vigente, è evidente che la legge regionale prevale, quindi questo significa che noi siamo di fronte ad un scelta politica, nel senso che se la legge regionale deciderà di non considerare i titoli rilasciati sappiamo che se i cittadini ricorreranno, sulla base dell'interpretazione che il collega Mattana dà, probabilmente non avranno ragione, probabilmente.

Ma non stiamo discutendo cosa succederà nel contenzioso, noi stiamo discutendo che fine farà il titolo. Allora noi diciamo che il titolo acquisito non è in contrasto con la normativa della legge, esattamente come i PUC che sono stati approvati sulla base dei PTP decaduti; avremmo avuto mille e mille motivi per annullare tutti i PUC approvati sulla base di norme non più esistenti e quindi in contrasto sostanzialmente con la presente legge, invece li abbiamo fatti salvi.

Allora signori, vi chiedo veramente un attimo di riflessione su questa norma, perché non possiamo farla passare alle nove di sera come una delle tante disposizioni contenute in questa legge. Noi stiamo dicendo che chi ha un diritto acquisito, chia ha una lottizzazione convenzionata ed approvata con tutti i bolli, tutti i timbri, con tutti gli oneri concessori versati, si vedrà privato, con una decisione che è esclusivamente politica e che non ha niente a che vedere con la giurisprudenza, come ci ha spiegato il collega Mattana, del diritto di veder realizzata la propria opera. Questo è un oltraggio allo stato di diritto, colleghi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, riprendo l'argomento perché ho visto che il collega Mattana si è studiato bene la norma. Il collega Mattana afferma: la norma dice questo. Peccato che non abbia fatto una riflessione sugli effetti di quella norma. E' vero che se il cittadino danneggiato sarà costretto a ricorrere, probabilmente spenderà soldi e se non avrà ragione, o se non gli daranno ragione, dovrà pagare anche le spese processuali, però è un'ingiustizia che viene perpetrata ai danni del cittadino, perché quel cittadino sa che ha determinati diritti e, praticamente, con questa legge noi volutamente glieli cancelliamo. E' un'ingiustizia, non va bene! Questa legge non va bene, questa legge è una legge dannosa.

Tu Pirisi, devi smetterla di interrompere tutte le volte che si fanno affermazioni giuste; io mi sarei preoccupato al posto tuo, perché ti dovrai convenzionare con qualche compagnia barracellare, perché non potrai manco andare in giro, dopo tutti i danni che stai facendo qui. Io credo che tu...

PIRISI (D.S.). Ma cosa stai dicendo? Sei un cretino, fai meglio a tapparti la bocca!

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, la richiamo, Onorevole Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Pirisi, non ti interrompo quando parli; sei un maleducato.

PIRISI (D.S.). Stai facendo istigazione a delinquere e non te ne rendi neanche conto! Se matto in testa!

LADU (Forza Paris). Sei matto tu!

PRESIDENTE. Invito la regia a togliere l'audio al microfono dell'onorevole Ladu.

PIRISI (D.S.). Ma è cosa da ricovero coatto!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! onorevole Ladu, sta parlando il Presidente in questo momento, onorevole Rassu si accomoda per gentilezza? Onorevole Ladu si vuole accomodare un attimo poi le ridò la parola? Si accomodi le ho detto, le ho tolto l'audio quindi è inutile che parli, si accomodi.. Onorevole Ladu, io mi rivolgo a tutta l'Aula, lei quelle parole che ha pronunciato nei confronti di un collega le deve ritirare.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Lei stia zitto, lei stia zitto! Lei le ritira in questo momento, perché non può fare affermazioni simili in quest'Aula. Riprenda la parola e ritiri anche quello che ha detto nei confronti del collega Pirisi.

LADU (Fortza Paris). Sono stanco di essere tutte le volte interrotto perché non è possibile.

PIRISI (D.S.). Sei un matto da legare!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego, stia zitto.

LIORI (A.N.). Sull'ordine dei lavori, abbia pazienza…

PRESIDENTE. Cerchi di averne lei pazienza e si sieda, prego onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Se posso continuare ... per dire che effettivamente quando ci sono delle situazioni dove palesemente si vede che vanno riviste, vanno riconsiderate, io non credo che sia un problema che riguarda...

PRESIDENTE. No, onorevole Ladu, io le ho chiesto gentilmente di ritirare le dichiarazioni che ha pronunciato nei confronti dell'onorevole Pirisi. Lei ha parlato con il microfono acceso, ha pronunciato delle dichiarazioni che sono gravissime; io le chiedo di ritirare quello che ha detto.

LADU (Fortza Paris). Io posso anche ritirarlo, però chiedo il favore di non essere più interrotto.

PRESIDENTE. Mi basta questo, sono d'accordo con lei su questo, infatti ho richiamato l'onorevole Pirisi. La ringrazio per la collaborazione onorevole Ladu, può continuare il suo intervento.

LADU (Fortza Paris). Dicevo che il comma 4 dell'articolo 4 effettivamente attribuisce un potere eccessivo ed ingiustificato alla Giunta ed è, secondo me, peggiorativo anche della proposta iniziale, che prevedeva lo studio di compatibilità paesistica ambientale. Attribuire tutto questo potere alla Giunta non credo che sia un'operazione opportuna. Credo che il fatto che non si affronti la discussione in modo sereno in questo Consiglio, e che quando si parli si venga continuamente interrotti, senza peraltro esserci un dialogo, mortifichi il ruolo del Consiglio. Quando, infatti, in un Consiglio regionale parla soltanto una parte politica, in questo caso l'opposizione, e la maggioranza non interviene, noi effettivamente non stiamo offrendo un contributo alla soluzione del problema, soprattutto non stiamo esercitando il ruolo che dobbiamo avere questo Consiglio regionale.

D'altronde che cosa dobbiamo fare? Noi siamo stati eletti dal popolo, l'unica cosa che possiamo fare è fare una programmazione legislativa in quest'Aula. Se non riusciamo a fare neanche queste cose, perché di fatto stiamo lavorando male, perché interviene solo una parte politica, stiamo commettendo un errore politico grave, stiamo mortificando il ruolo del Consiglio stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, mi scuso con i colleghi che invocano il rispetto dell'orario prefissato, in ogni caso la considerazione che voglio portare all'attenzione dell'Aula si pone come continuativa rispetto ad alcuni concetti espressi. L'emendamento che tende a sopprimere il comma 4 dell'articolo 4, e quindi il comma 4 anche del riscritto articolo 4, secondo l'emendamento numero 13, credo che abbia buoni motivi per essere davvero approvato, perché il comma 4 è strutturato malissimo, va contro i più elementari principi di tecnica legislativa. Infatti oltre all'aspetto sostanziale di spostare una competenza primaria alla Giunta regionale, che credo nessuno di noi qui possa condividere, anche perché la competenza della Giunta non può essere una competenza tecnica, credo che il "può essere autorizzata" e "anche in deroga", siano dei termini che davvero non possono essere accettati, perché introducono una discrezionalità anche temporale che non ha più significato.

Qualcuno mi dovrebbe dire cosa significa "può", e cosa significa "anche in deroga"; come dire che se invece non è in deroga, anche in questo caso occorrerebbe una autorizzazione preventiva. Ma allora questo contraddice fortemente quanto previsto negli articoli precedenti, perché se non vi è bisogno di deroga, è chiaro che non devo chiedere alcuna preventiva autorizzazione alla Giunta regionale, posto che questa autorizzazione in ogni caso è assurdo che debba essere riferita come competenza alla Giunta stessa.

Voglio però anche esprimere un altro concetto, che è quello al quale faceva riferimento il collega Mattana, il quale è stato, devo dire, anche molto puntuale e molto attento. Il collega Mattana ha riferito di una condizione consolidata da un punto di vista giurisprudenziale, che però è molto precisa e molto limitata: quella relativa al concetto di avvio dei lavori. Noi avendo voluto introdurre per forza il concetto di avvio dei lavori, abbiamo dovuto far riferimento a un condizione giurisprudenziale che ha portato solo danno ai comuni della Sardegna; basti soltanto osservare quanto questi hanno pagato in termini di risarcimenti.

Le ricordo soltanto, onorevole Mattana, che dal 1980 al 1992, in vigenza dei cosiddetti PEP, i piani per l'edilizia economia popolare, di fronte agli espropri che la Corte Costituzionale dichiarò illegittimi, ci trovammo tutti in una condizione di grande caos e di grande pericolo, e l'eccezione di irreversibilità del cosiddetto esproprio era condizionata proprio da questa tesi giurisprudenziale. Quindi invito tutti a meditare attentamente su questo termine che noi stiamo introducendo e che abbiamo per forza già introdotto. Tra l'altro se fosse presente ancora l'assessore Sanna gli suggerirei, relativamente al comma 4, di introdurre il concetto che già ha inserito nel comma 3 per i medesimi ambiti territoriali, perché altrimenti qui diventerebbe universale il concetto di lavori pubblici a prescindere dalle zone costiere o meno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare che ovviamente voterò contro l'emendamento e per segnalare che comunque sull'emendamento numero 13 della Giunta, che si discuterà tra due emendamenti, c'è stata questa sera una interlocuzione all'interno della maggioranza e con la Giunta, nonché una riflessione che ha coinvolto alcuni colleghi della minoranza e che ha visto protagonista il collega relatore e Presidente della Commissione Urbanistica Pirisi il quale, quando si arriverà all'esame dell'emendamento numero 13, proporrà una modifica (se ovviamente l'Aula accetterà la possibilità di emendare oralmente l'emendamento) proprio per venire incontro ad alcune e riflessioni e proposte dei colleghi della minoranza.

Forse la stanchezza dovuta ad una discussione che si protrae da tanti giorni, ha provocato qualche incidente. Io apprezzo che il Presidente abbia chiesto che questo incidente (qualche volta le parole volano) venisse chiuso, mi auguro anche che tra i colleghi, anche dopo la seduta, intervenga un chiarimento che riporti la serenità. Penso di interpretare non solo un giudizio e un parere della maggioranza, ma un sentimento diffuso anche tra i colleghi della minoranza, quanto affermo che il collega Pirisi con passione, con dedizione e anche con professionalità e competenza, ha svolto sino ad oggi il suo ruolo di relatore di questa legge, ponendosi spesso come punto di mediazione e di equilibrio fra le diverse proposte.

Per cui chiederei, Presidente, che votato questo emendamento si concludano i lavori della serata proprio per consentire, sull'emendamento 13, e quindi su quello che poi di fatto delineerà l'articolo 4, una ulteriore interlocuzione e riflessione che coinvolga appunto i Gruppi, la maggioranza e la stessa Giunta. Pertanto annuncio il mio voto contrario e mi auguro che domani si riprenda con un clima più sereno.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 844. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

I lavori del Consiglio che riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21 e 16.