Seduta n.108 del 26/07/2005 

CVIII Seduta

Martedì 26 Luglio 2005

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 17 e 03.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 7 Luglio 2005 (103), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Capelli, Contu, La Spisa, Rassu, Sanjust, Lombardo e Lanzi hanno chiesto congedo per la seduta del 26 luglio 2005.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Pietro Pittalis è confluito nel Gruppo Misto ai sensi dell'articolo 20, comma 5, del Regolamento interno.

Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 21 giugno 2005; 12, 13 e 15 luglio 2005.

Risposta scritta a interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione CALIGARIS sulla costruzione del pontile nel Porto Palma dell'isola di Caprera". (219)

(Risposta scritta in data 6 luglio 2005.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi dei settori agricolo e zootecnico in Sardegna". (268)

"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sull'inquadramento definitivo dei dipendenti regionali ex-Progetto obiettivo ed ex-LSU di cui all'articolo 3 della legge regionale n. 11 del 2002". (269)

"Interrogazione URAS - LICHERI - DAVOLI - PISU - LANZI - FADDA Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sul funzionamento dei call center in Sardegna, sostenuti con finanziamenti pubblici, anche regionali (incentivi ai sensi della Legge n. 488 e contributi per la organizzazione e gestione di corsi finalizzati aziendali) e sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che vi operano". (270)

"Interrogazione URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU, con richiesta di risposta scritta, sulla finalizzazione dei finanziamenti previsti nella legge finanziaria regionale 2005 destinati alle province per l'organizzazione delle attività dei 'Centri anti-insetti'". (271)

"Interrogazione PILI - OPPI - SANCIU - SANNA Matteo - ARTIZZU - CUCCU - BIANCAREDDU - CAPELLI - PETRINI - CONTU - LICANDRO, con richiesta di risposta scritta, sulla ricognizione aerea sulle aree dei vecchi siti minerari del Sulcis Iglesiente-Guspinese effettuata dal Presidente della Regione". (272)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interpellanza LICHERI - LANZI - FADDA Giuseppe sulla grave situazione degli insegnanti precari in Sardegna e delle graduatorie permanenti (terza fascia)". (103)

"Interpellanza OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO sui criteri adottati dalla Giunta regionale per la scelta degli esperti del gruppo tecnico di studio sulle aree a forte pressione ambientale". (104)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Giuseppe Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Signor Presidente, chiedo una breve sospensione dei lavori data l'assenza di numerosi colleghi.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni sospendo la seduta sino alle ore 17 e 30. Avviso che alle 17 e 30 la seduta riprenderà, qualunque sia il numero dei colleghi presenti in Aula.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 06, viene ripresa alle ore 17 e 30.)

Continuazione della discussione generale della proposta di legge Maninchedda - Orrù - Balia - Uras - Marracini - Sanna Francesco: "Norme per le unioni di comuni e le comunità montane. Misure di sostegno per i piccoli comuni" (89/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale della proposta di legge numero 89/A.

È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo progetto di legge nasce con la presunzione di dare avvio, credo, a quella tanto sbandierata stagione delle riforme. Dopo un anno certamente ci si aspettava qualcosa di più da questa maggioranza e da questo Presidente. Se verificassimo (lo possiamo sempre fare) qual è stata la produzione legislativa di questo anno, ci renderemmo conto che, al di là delle leggi finanziarie, di assestamento di bilancio, Dpef e quant'altro, l'unica legge che in qualche maniera poteva considerarsi di grande rilevanza, certamente, pur senza aver garantito per questo ancora risultati di grande spessore, è la cosiddetta legge salva-coste; tutte le altre sono delle leggi di routine, sono delle leggi che poco, in termini di risposte, hanno dato alle aspettative dei sardi. D'altra parte è stata anche carente la proposta legislativa, non del Consiglio regionale, ma della Giunta.

Prima di entrare nel merito della discussione voglio dire che mi dispiace che non siano presenti l'onorevole Maninchedda, che non cito a caso, e l'onorevole Cugini, che hanno svolto due interventi importanti invitando anche la minoranza a partecipare, comunque ad essere coinvolta in questo e in altri progetti di legge che, in qualche maniera, dovrebbero favorire la stagione delle riforme.

Qual è la genesi di questo progetto di legge? Questo progetto di legge nasce fondamentalmente per arginare lo strapotere del Presidente e della Giunta; ma io dico essenzialmente del Presidente perché la Giunta, su questa e su altre materie credo che spesso "subisca", e "ha subito" tanto al punto che nella finanziaria del 2004 si è previsto il commissariamento delle comunità montane. Questo fatto è assolutamente grave per il semplice motivo che era già all'attenzione della prima Commissione un testo di legge che andava in quella direzione.

Arriviamo quindi alla stagione delle riforme quasi necessitati; la maggioranza, per evitare che il presidente Soru usurpasse un ruolo che è solo ed esclusivamente del Consiglio, ha dovuto mettere mano ad un progetto di legge per il riordino delle comunità montane, ma non ci si limita solo a questo. Eppure, i presupposti che hanno portato questa maggioranza al governo della Regione sarda facevano prevedere una stagione di riforme che non si limitasse solo al riordino delle comunità montane, enti locali importanti, certamente, ma desse qualcosa di più e di meglio.

Ancora oggi non vediamo nessuna proposta di modifica dello Statuto; quella sì che era la proposta forte, quella sì che era ed è necessaria per affrontare tutti i problemi che riguardano la Sardegna: i rapporti con lo Stato, i rapporti tra enti locali, i rapporti tra potere esecutivo e potere legislativo, quella sì che era la modifica fondamentale ed indispensabile.

Invece ci ritroviamo qui a parlare di comunità montane e non solo , perché in questa legge si inseriscono le unioni di comuni, si inseriscono istituti che poi in qualche maniera dovranno essere gestiti dalle comunità montane, trascurando il fatto che alcune competenze (un esempio sono i trasporti minimi), sono demandate non alle comunità montane, non alle unioni di comuni, ma ai comuni e alle province.

Nulla vieta d'altra parte che i comuni si associno in unioni di comuni e gestiscano in maniera associata certi servizi che sono di loro diretta spettanza. Invece si è preferito predisporre un testo unificato inserendo alcuni di questi organi, ma trascurando di inserirne altri previsti dalla legislazione statale. Mi riferisco ai consorzi, agli accordi di programma, a tutta una serie di possibilità che i comuni hanno di consorziarsi per gestire in forma associata, come detto, molti servizi. In questo testo non è stata riportata neanche la definizione esatta delle comunità montane, così come viene fedelmente evidenziata nel Testo Unico sulle competenze appunto delle comunità montane. Già questo la dice lunga.

In questa proposta di legge non è prevista una fase concertativa, momento di grande rilevanza, che invece le altre Regioni hanno ampiamente messo in atto quando hanno recepito il Testo Unico. Da qui nasce poi la contrapposizione all'interno della maggioranza, che probabilmente ha trovato anche la quadratura, ma che comunque ci mette nella condizione di discutere oggi un testo di legge del quale noi non conosciamo l'esatta definizione.

Perché se é vero, come è vero, che la maggioranza ha sentito la necessità di sospendere i lavori, per dare vita ad interlocuzioni all'interno e all'esterno del Consiglio regionale, questo significa che il testo non è stato sufficientemente elaborato e concordato con tutti quei soggetti che istituzionalmente siedono al tavolo della concertazione. Quindici troviamo davanti ad una proposta di legge che probabilmente domani, una volta approvata, sarà diversa rispetto ad oggi.

E' anche vero che il Consiglio regionale ha l'opportunità, la capacità, il dovere di intervenire; ma noi della minoranza, nonostante l'invito dell'onorevole Cugini, dell'onorevole Maninchedda e di altri, a partecipare alla stesura di questo testo, di fatto ne siamo anticipatamente esclusi perché non conosciamo assolutamente quali sono gli accordi che la maggioranza ha raggiunto e se li ha raggiunti.

Fondamentalmente quali obiettivi si vogliono perseguire? Ci sono le fibrillazioni dei territori che, ovviamente, sulla base del testo in discussione ritengono di far parte o meno delle comunità. Quando si discusse la legge istituiva delle nuove province, qualcuno l'ha sottolineato, si disse che la vita delle comunità montane doveva terminare.

Io non ero molto convinto che questa fosse la decisione giusta e non sono convinto neanche adesso; sarei pronto quindi a discutere, anche in termini costruttivi, se conoscessi qual è la definizione ultima della questione. Ad oggi questo non è dato sapere, perché sulla proposta esistono per il momento soltanto degli emendamenti presentati dalla minoranza..

Dicevo prima della concertazione: un fatto importantissimo, l'elemento determinante. Mi sono preso infatti la briga di verificare la legislazione delle altre regioni d'Italia su questa materia e, in particolare, di quelle che hanno il problema della salvaguardia della cultura della montagna, della salvaguardia di quegli ambienti, di quei territori e che quindi debbono, per il sostegno che va dato a quelle piccole o grandi parti di territorio, promuovere gli interventi attingendo dai fondi per la montagna e dalle risorse messe a disposizione per le comunità montane.

In tutte queste leggi la concertazione è elemento indispensabile e fondamentale; concertazione che non ho visto attivare su questa proposta di legge neanche prima della discussione in Aula. Non c'è stata, è evidente, una fase concertativa che abbia soddisfatto tutte le parti perché le proteste continuano, altrimenti non capisco le sollecitazioni che arrivano da parte delle attuali comunità montane, e che immagino siano arrivate anche ai consiglieri della maggioranza.

Allora, come si può affrontare una stagione di riforme, quelle riforme che avrebbero dovuto portare all'approvazione di un nuovo Statuto, quelle riforme che avrebbero dovuto portare al trasferimento di funzioni, competenze e risorse agli enti locali (comuni, province e anche comunità montane)? E già si parla, all'interno di questa proposta di legge, degli eventuali trasferimenti di competenze da parte delle province alle comunità montane! Certo il futuro può portare anche a questo, non c'è dubbio, ma secondo me stiamo tralasciando completamente argomenti più importanti.

Perché dico questo? Lo dico perché ho il vago sospetto che, pur nella disattenzione totale che regna in quest'Aula, nel momento in cui si vogliono tranquillizzare alcuni animi o alcune parti politiche sia meglio soddisfare esigenze come quelle delle comunità montane piuttosto che le esigenze di tutti i comuni della Sardegna che a gran voce, sì, reclamano trasferimento di ruoli, competenze e funzioni. Questo non avviene, non è avvenuto.

Esiste all'attenzione della prima Commissione, e forse sarebbe dovuta arrivare in Consiglio regionale prima di questa in esame, una proposta di legge che prevede il trasferimento di funzioni e competenze; ma, probabilmente, lo spauracchio di un altro articolo nella finanziaria 2005 che prevede l'abolizione o il commissariamento delle comunità montane ha fatto sì che il presidente Maninchedda abbia accelerato la procedura per far pervenire in Aula questo testo di legge.

Quindi questa è una delle situazioni anomale che noi stiamo vivendo; ci si difende con una sorta di aggressione che aggressione non è, perché non vedo in quest'Aula, fondamentalmente, soggetti estremamente aggressivi, anzi. Purtroppo tutti quanti, in vari modi, stiamo subendo invece una aggressione e ci difendiamo come possiamo, anche la stessa maggioranza dovrebbe imparare a difendersi, e forse, magari senza grandi clamori, però qualcosa riesce sempre a sapersi, lo sta anche facendo,

Allora, perché dobbiamo arrivare a questo? Io capisco l'atteggiamento di alcuni esponenti della maggioranza che invitano la minoranza al dialogo, a lavorare insieme soprattutto nelle materie di grande rilevanza. Io onorevole Cugini, con tutte le sue buone intenzioni, capisco molto del suo ragionamento, lo capisco. Forse se fosse stato più esplicito probabilmente ci avrebbe aiutato tutti quanti, non lo è stato , però io comunque credo di averlo capito. Però, per dialogare insieme c'è la necessità di "fermare le bocce", come si dice, e di riprendere il filo del discorso, di fare il punto con dichiarazioni da parte degli stessi rappresentanti della maggioranza sullo stato attuale di questa proposta di legge. Cioè, voi garantite che quello odierno è il testo ufficiale che verrà approvato? Siete tutti convinti che questo è il testo che condividete tutti quanti? O chiedete la nostra condivisione per poter poi giustificare il fatto che vi siete dovuti convincere a condividerla anche voi?

Io ho il vago sospetto che questa proposta di legge non sia condivisa da molti di voi e che quindi sia arrivata in Aula suscettibile non di piccoli miglioramenti, o di modifiche formali, ma col pericolo di essere stravolta. Se voi avete svolto la concertazione fuori dalle sedi istituzionali, può anche succedere che questa legge venga fondamentalmente cambiata, fino a raggiungere un risultato che sarà il contrario di ciò che si voleva ottenere.

Parliamoci chiaro, dietro questa proposta di legge ci sono i 225 assessori delle comunità montane, i 25 presidenti, i segretari generali, i funzionari, tutta una serie di figure professionali che fino ad oggi hanno operato appunto all'interno delle comunità montane. Bene, se questo è lo spauracchio, allora bisogna che qualcuno mi faccia capire se le unioni di comuni, che vengono assimilate alle comunità montane in quanto gestori in forma associata di servizi, non avranno bisogno nel futuro, io credo nell'immediato, di una struttura che è necessaria e determinante al mantenimento dell'esercizio associato di queste funzioni .

Quando leggo che l'organo esecutivo delle unioni di comuni non può essere composto da più di quattro componenti oltre il presidente per unioni con popolazione fino a 20.000 abitanti, e da più di 6 membri oltre il presidente per le unioni con più di 20.000 abitanti, davvero riteniamo che non ci sarà qualche richiesta per ottenere, in quest'ultimo caso, qualcosa in più.

Che cosa stiamo facendo, cari colleghi? Stiamo riproducendo una situazione frutto, certamente, di una legge datata e che poteva essere e certamente può essere modificata; ma non mi si venga a dire che vengono limitate quelle figure professionali per le quali non voi ma il presidente Soru vuole demolire le comunità montane.

Se uno degli argomenti fondamentali per la cessazione delle comunità montane è l'alto numero, 225, degli assessori e dei presidenti, 25, scordiamoci che con le unioni di comuni questo possa essere evitato, perché succederà la stessa cosa, perché non ci sarà più argine e non si potrà tornare indietro ad apportare modifiche.

Ecco perché io dico che in questa fase ci si sarebbe dovuti soffermare solo ed esclusivamente sulle comunità montane, affrontando questo problema anche con una certa rigidità, onorevole Balia, lei che probabilmente è uno di quelli che più di altri sente sirene che inducono a definire diversamente le comunità montane. Quindi chi pensa che con questa proposta di legge possa essere ridotto il numero degli amministratori credo che, veramente, stia sbagliando di grosso, perché così non sarà. Allora tanto valeva utilizzare le comunità montane...

PRESIDENTE. Prego, onorevole Diana, concluda.

DIANA (A.N.). Potrei forse utilizzare il tempo degli altri colleghi della minoranza che sono assenti!

PRESIDENTE. Dovrebbe parlare per due giorni allora, non glielo consiglio.

DIANA (A.N.). Stavo dicendo che sarebbe stato preferibile intervenire sulle comunità montane individuandole come strumenti importanti per la gestione associata non solo dei servizi e delle funzioni già di loro competenza, ma anche per quelli che con questa legge si vuole attribuire alle unioni di comuni..

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Poichè è assente, è dichiarato decaduto. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Poichè è assente, è dichiarato decaduto.

E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, colleghe e colleghi, con la discussione generale è stato avviato l'esame in Aula di uno dei provvedimenti più importanti, accanto alla legge per la tutela e valorizzazione delle coste e alla legge finanziaria, di questo primo anno di legislatura. Un provvedimento attraverso il quale si ridisegna il sistema delle autonomie locali e si procede nel senso della modernizzazione della nostra Regione.

A questo proposito mi sembra alquanto ingeneroso affermare, come è stato fatto da alcuni organi di stampa, l'ancora insufficiente produttività di questo Consiglio. Credo che siano sotto gli occhi di tutti l'intenso lavoro svolto quotidianamente dalle nostre Commissioni consiliari, il numero dei provvedimenti all'esame delle stesse e successivamente licenziati, la frequenza con la quale si succedono le audizioni, l'azione propriamente legislativa svolta da quest'Aula pur in presenza di uno strumento regolamentare non certo adeguato; strumento regolamentare la cui approvazione consentirà senz'altro una certa e spedita programmazione dei lavori.

Abbiamo lavorato, però dobbiamo lavorare meglio per cancellare quel luogo comune che ritiene che le Assemblee rappresentative siano solo espressione del privilegio, soprattutto economico, e non dell'autorevolezza. Autorevolezza e privilegio sono inversamente proporzionali ad ogni livello e in ogni contesto si presentino. Altro però è il discorso relativo ai costi della democrazia. Ebbene, approvato il Regolamento, credo che finalmente potremo contribuire a coniugare efficienza, democrazia e responsabilità creando le condizioni che agevolino e accelerino le decisioni legislative a favore di una Regione che da troppo tempo sta segnando il passo.

Una Regione moderna non può dimenticare che il fattore tempo gioca un ruolo importante. Abbiamo bisogno di leggi giuste, al momento giusto, oggi non domani e, tanto meno, dopodomani. In questo senso l'azione incalzante dell'Esecutivo, che molto più del legislativo ha il polso di una situazione difficile, complessa, direi spesso drammatica, piuttosto che una sfida, quasi un attentato, esprime l'urgenza di superare una condizione quasi insopportabile e rappresenta per l'Aula uno sprone, non certo un'interferenza.

Per giunta, la presenza di un sistema elettorale che premia con il Presidente eletto anche la sua maggioranza, che è tale anche numericamente in virtù di quel mandato, fonda e accomuna la rispettiva azione dei titolari del potere esecutivo e legislativo. Pur nella distinzione maggioranza consiliare, Giunta regionale e Presidente della Regione sono la stessa cosa, nella comune responsabilità non si dà interferenza, ma solo ed esclusivamente compimento della democrazia.

C'è una maggioranza chiara e inequivocabile perché c'è un Presidente; entrambi comunque, Presidente e maggioranza, sono legittimati dal voto e tenuti uniti dal programma comune con il quale si sono presentati al giudizio degli elettori. Per rafforzare questo legame devono però esistere sedi di incontro, di raccordo e di nuova elaborazione dei programmi e degli obiettivi, per garantire l'aggiornamento continuo. Questa è la funzione della politica, alta, responsabile, che non è stata messa al bando dal nuovo sistema elettorale, ma che è chiamata a occuparsi di cose, di fatti, di contenuti e non semplicemente di formule, di equilibri, di apparati che non appassionano se non pochi e non coinvolgono i più.

C'è, e non certo da oggi, una crisi della rappresentanza delle istituzioni, una debolezza della democrazia, perché a questa non si riconosce la capacità di decidere e di scegliere bene e in fretta. La crisi dei primi anni '90, quando venne meno l'equilibrio tra rappresentanza e governabilità, crisi dei partiti e della stabilità dei governi, crisi che nella nostra Isola si è protratta sino a ieri, tanto da non essere stati capaci di predisporre una propria legge elettorale che della democrazia costituisce un caposaldo, ne è una piena testimonianza. Quando si è piuttosto preoccupati dei destini personali o di parte non c'è spazio per le soluzioni che abbiano veramente a cuore il bene comune, gli interessi delle comunità locali. E' allora che la democrazia entra terribilmente in crisi.

Lo spirito delle riforme, che dal senatore Bassanini hanno preso il nome e che in qualche modo ritroviamo nella legge numero 1 del 1999, con la quale si è proceduto alla riforma del sistema elettorale mediante l'elezione diretta del Presidente della Regione, non sta certo nel tentativo di indebolire la democrazia rappresentativa a favore della democrazia decidente, con modelli di elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia, quanto in quello di rafforzare il sistema istituzionale nel suo complesso, che deve conoscere, elaborare, programmare e decidere e che per questo distingue, non separa e tanto meno contrappone i tre livelli: l'esecutivo, il legislativo e l'amministrativo.

Per questo motivo alcune ricostruzioni fatte in quest'Aula, a proposito della degenerazione degli istituti democratici e della crisi del tessuto valoriale politico delle tradizioni solidariste popolari, hanno il sapore proprio di una lettura parziale, discutibile e decontestualizzata. In un caso il riferimento a un personaggio che non appartiene in nessun modo né alla storia della democrazia né della libertà è piuttosto l'espressione di un momento di storia della dittatura e della patologia.

Non è questo il punto di vista del Gruppo consiliare di Progetto Sardegna. Chi la pensa diversamente è pure libero di farlo, ma si tratta di una semplice opinione personale che non riflette il punto di vista del Gruppo, che invece sostiene convintamente l'azione di governo, condivide nel suo complesso l'attuale sistema elettorale che ha consentito di avviare un forte processo di cambiamento, ritiene assolutamente necessario e prioritario riscrivere lo Statuto di autonomia, vuole approvare quanto prima la legge statutaria e riscrivere le leggi regionali numero 1 e 31 e, infine, ritiene di voler contribuire all'evoluzione del sistema democratico sostenendo il valore della rappresentanza, ma sottolineando nel contempo il valore della responsabilità e della decisione, ossia dell'efficacia, perché solo con i fatti e con le scelte coraggiose e puntuali si tutelano e si difendono i diritti degli ultimi e delle persone che della democrazia sono il fine e l'oggetto.

Questa proposta di legge costituisce un passo avanti rispetto al bisogno di riforma, di riforma vera, di un ramo importante e significativo del sistema ordinamentale della Sardegna. Quasi 400 comuni per una popolazione di 1.600.000 abitanti, tre quarti dei quali distribuiti in centri sotto i 3.000 abitanti, il 50 per cento dei paesi è infatti abbondantemente sotto i 1.000 abitanti; questa è la fotografia di una Sardegna debole, frammentata e frantumata, il cui ritardo economico è molto più accentuato nella sua ossatura rurale e piccolo municipale.

In questo contesto, accanto alle altre esperienze che sono state richiamate in diversi interventi e che hanno preso il nome di zone omogenee, di unità minime di programmazione, di comprensori, si è inserita l'esperienza ormai pluritrentennale delle comunità montane; un esempio - in alcuni casi felice, in altri no - di collaborazione fra enti locali, una prima formula di unioni di comuni con caratteristiche molto diverse e con uno stato giuridico particolare.

Un secondo esempio è stato poi rappresentato dall'esperienza dei consorzi industriali, in cui si affermava il principio della collaborazione sovracomunale in ordine alle politiche di sviluppo industriale. A partire però dalla metà degli anni '90, in virtù prima della programmazione negoziata nazionale, e successivamente delle varie fasi di politiche di coesione comunitarie e regionali, si è rafforzata nell'Isola una nuova forma di collaborazione tra enti locali, spesso occasionale, talvolta più strutturale, intorno a temi comuni nei quali si riconosceva un intero territorio pensato come soggetto e non più come oggetto di politiche di sviluppo.

Sono cresciuti nel tempo accordi di programma, protocolli di intesa, associazioni intercomunali, forme consortili ai sensi della legge numero 142/1990 e accordi volontari in genere tra enti locali. Tutto questo ha rappresentato e rappresenta una risorsa per il sistema delle autonomie locali. E' altrettanto forte la domanda di stabilizzazione che è nata nei rapporti tra enti non sempre appartenenti alle comunità montane. La proposta di legge in esame va proprio in questo senso: Regione, Province ed enti locali sono considerati i tre livelli propri dell'ordinamento regionale, con una precisa distinzione di ruoli e di funzioni.

I comuni, per assolvere le proprie funzioni di statuto e per poi rendere competitivi e sostenibili i propri territori, sono chiamati a sperimentare forme nuove di collaborazione, incentrate in modo particolare sull'unione di comuni, unione che rispetto alla precedente normativa non prelude alla fusione ma individua servizi da gestire in forma associata.

Accanto alle unioni normali vi sono poi le unioni di comuni montani, che alle altre funzioni associano quelle specifiche per la valorizzazione della montagna. Avendo voluto mantenere inalterato il contributo dello Stato a favore dei comuni definiti montani, ai sensi della legge numero 1102/1971, è stato introdotto un criterio altimetrico più restrittivo. Una prescrizione importante questa, perché finalmente si vuole distinguere la politica a favore dei comuni e dei comuni piccoli da quella più specifica per la montagna.

Questa proposta di legge non impone nulla dall'alto, ma accompagna e razionalizza un processo che è cresciuto spontaneamente dal basso, un processo che va ricondotto a un ordine, che deve diventare un ordinamento. In questo senso l'esperienza delle comunità montane viene superata, ma non negata. Alcune comunità montane che oggi non hanno più i requisiti, ma che già da tempo gestiscono in forma associata servizi, devono continuare a farlo e riceveranno l'aiuto da parte dell'amministrazione regionale perché, lo si voglia o no, siamo in presenza di una evoluzione della concezione dell'ente locale.

E' questo il carattere di sfida di una legge importante e necessaria, ma che rappresenta comunque un salto culturale, politico e antropologico di non poco conto. E' una rivoluzione, un processo nuovo, che deve trovare pronti - lo credo profondamente - gli enti locali a una trasformazione e la stessa Regione ad accompagnare e sostenere questo processo. Sotto questo punto di vista il confronto di queste settimane con la Giunta è stato serrato, proprio perché vi era in tutti la consapevolezza del carattere straordinario di questa legge.

Abbiamo discusso sulla funzione della Giunta regionale in ordine al processo di ridefinizione dei nuovi ambiti istituzionali; è stato proposto di introdurre tra i criteri di scelta delle diverse appartenenze e collaborazioni il concetto di "regione storico culturale", che dovrebbe rappresentare il naturale ambito in cui si sviluppa l'unione di comuni e che costituisce una naturale riserva di cultura, identità, tradizioni, ricchezze naturali e che ben si presta ad un allargamento dell'ente tradizionale, molto spesso piccolo e isolato, altrimenti destinato all'estinzione, alla morte civile.

Non credo che ci sia nulla di strano se, di fronte al pericolo dello spopolamento e della desertificazione civile, della rete rurale di paesi che rappresentano solo il 30 per cento della popolazione regionale, ma quasi il 70 per cento del territorio della Sardegna, la Regione, nei suoi due organi riconosciuti dallo Stato, ricerca nel rispetto del principio di sussidiarietà e di solidarietà il bene comune di un'isola in difficoltà.

Oggi il bene comune, quello che non può essere messo in capo ad ogni singola realtà locale, è rappresentato dalla difesa dei contesti, ambiente e cultura nel nostro caso, che vanno assolutamente preservati perchè rappresentano da soli gli unici marcatori di identità. L'identità che ci viene dalla storia, povera, di subordinazione, di sfruttamento, di colonizzazione, ma pur sempre la nostra storia, è un valore strategico al quale non possiamo rinunciare, è quella memoria senza la quale non si costruisce futuro e nuova identità.

Per questo non potranno venir meno politiche regionali per il paesaggio e per l'ambiente, per la cultura e per l'identità, per lo sviluppo e per la programmazione, per il nuovo ordinamento degli enti locali, per quello che attiene le norme che regolamentano la funzione propria, per quello che attiene le funzioni trasferite. Per fare bene, ma anche per fare presto, si è proposto di ridurre il tempo, passando da 14 a 6 mesi complessivi per la definizione di questi ambiti.

E' l'ultima discussione, forse avvenuta fuori tempo massimo, a proposito dell'articolo 3; si è detto che forse l'unità minima di 5 mila abitanti per le unioni di comuni merita un approfondimento, un coordinamento. E' bene avere unità minime di queste entità, devono essere una regola o un'eccezione, è garantita in tal modo la funzionalità e l'economicità dell'unione? Anche qua si tratta di un gesto di responsabilità e non certo di interferenza; dobbiamo avere tutti la consapevolezza che una volta approvata diventerà una legge per i nostri comuni e che tutto ciò che contribuisce a migliorare e rendere attuale la norma rappresenta una risorsa per la Sardegna intera.

Credo che in questo modo, con la cura e l'attenzione anche dell'ultimo minuto nei confronti di tutti i provvedimenti legislativi che, in un modo o nell'altro, interessano le comunità locali o importanti settori della vita della Regione, contribuiremo a ridare autorevolezza a un'Assemblea parlamentare che in nome della democrazia non può essere ridotta ad un puro e semplice luogo del privilegio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti della Giunta, qualcuno nel corso di questo dibattito ha definito questa la prima legge di riforma di questa legislatura. Debbo dire che è sicuramente una riforma importante, che si muove in modo coerente con gli impegni assunti in campagna elettorale dalla coalizione Sardegna Insieme, e con l'approvazione di questa legge si vuole ribadire che gli impegni questa maggioranza intende rispettarli.

Ma io dico che l'esigenza delle riforme nella nostra Regione non deve essere un'esigenza soltanto della maggioranza, io penso che debba essere un'esigenza di tutti quanti noi e della stessa minoranza. Ma le riforme non devono essere gattopardesche, non devono andare nella direzione della conservazione; e, a questo proposito, vorrei sottolineare che in qualche intervento svolto nei giorni scorsici si è accaniti nel condannare tutto il contenuto della proposta di legge, segno evidente che da parte di qualcuno che siede sui banchi dell'opposizione vi è la volontà di non voler cambiare assolutamente niente per mantenere alcuni privilegi acquisiti.

Quindi, dicevo, non ci si deve muovere nella direzione della conservazione, dell'aggiustamento ma si deve invece incidere, profondamente, sugli assetti attuali non in grado di rispondere alle esigenze delle nostre comunità. Questo testo di legge, proposto nella precedente legislatura, confrontato col sistema delle autonomie locali, ha come caposaldo la salvaguardia dell'autonomia e la creazione delle condizioni per garantire il più ampio trasferimento di funzioni a livello comunale.

Questa proposta di legge è il frutto del confronto tra esecutivo e maggioranza che,nel corso del dibattito, è stato in qualche modo contestato; io sostengo invece che questa proposta di legge, anche perchè porta il segno di questo ampio, approfondito confronto tra esecutivo e maggioranza, è ancora più valida, è ancora più rispondente alle esigenze prospettate.

Questo confronto, a mio avviso, deve proseguire in Aula tra maggioranza e minoranza, perché io credo sia nell'interesse di tutti ottenere il risultato migliore. Occorre, però, che vi sia da parte vostra, da parte dell'opposizione, la volontà di ascoltare, la volontà di sentire e, allo stesso tempo, di partecipare e di proporre.

Al collega Cappai debbo dire che non vi è la disponibilità, la possibilità di accedere al ritiro di questo progetto di legge per ripresentarne uno nuovo, concordato con le opposizioni, perchè in Commissione ci sono stati esponenti della minoranza che hanno dato il proprio contributo (cito i colleghi Pisano e La Spisa) a migliorare la proposta in esame.

Questo lavoro di confronto può, anzi, deve proseguire adesso in Aula, perchè l'interesse della maggioranza e di tutta l'Aula ritengo sia quello di approvare una buona legge. Legge che, impropriamente, è stata definita di riordino o di soppressione delle comunità montane. E'vero che affronta il problema, non più rinviabile, delle comunità montane; è da decenni che gli amministratori locali, i cittadini, lo stesso Consiglio regionale discutono della riforma delle comunità montane senza mai arrivare ad una conclusione.

Quindi, le comunità montane spesso non hanno contribuito a favorire lo sviluppo delle zone interne, ma allo stesso tempo è giusto sottolineare che le stesse politiche regionali non hanno contribuito allo sviluppo di queste zone, a promuovere politiche adeguate per arrestarne lo spopolamento. Questa inadempienza da parte della Regione, però, non ci può fermare dal procedere alla riforma di questi strumenti, anche se al contempo dobbiamo dire che da parte della Regione vi deve essere un'attenzione diversa nei confronti delle zone interne. E' urgente riformare le comunità montane, ma allo stesso tempo è ugualmente urgente definire scelte, a livello regionale, a favore delle zone montane, delle zone interne della nostra Regione.

Nell'affrontare la riforma delle comunità montane, questo progetto di legge detta le regole per la costituzione delle unioni di comuni, definisce i criteri per la individuazione degli ambiti ottimali, definisce i criteri per i finanziamenti aggiuntivi per le gestioni associate di funzioni (comunità montane, unioni di comuni e consorzi); definisce inoltre gli interventi per la valorizzazione e il sostegno dei piccoli comuni, traducendo nei fatti, forse non ancora sufficienti, le molte enunciazioni a favore dei piccoli comuni che in questi anni abbiamo ripetutamente e in modo ricorrente sentito.

Questa proposta di legge tiene conto della necessità di definire ambiti adeguati, soprattutto in presenza di molti piccoli comuni, per il conferimento di nuove funzioni, e la Commissione autonomia ha già avviato la discussione del disegno di legge numero 85 che ne prevede un significativo trasferimento..

La proposta di legge affronta inoltre il problema relativo alla gestione ottimale dei servizi anche alla luce delle sempre minori disponibilità di risorse a causa dei minori trasferimenti da parte dello Stato e della stessa Regione. Elemento qualificante di questa proposta di legge è che non obbliga, non impone con chi unirsi, con chi mettersi assieme, ma invoglia ad associarsi attraverso un processo di libera scelta. Il progetto di legge si muove nella linea delle esperienze positive già maturate nel territorio attraverso i consorzi di comuni e le unioni di comuni, a cui faceva riferimento anche il collega Cappai il quale, peraltro, aggiungeva, e io condivido questa sua affermazione, senza costi aggiuntivi e indennità e con strutture organizzative leggere.

Esperienze importanti, nate dal basso, quindi non imposte attraverso una definizione di un ambito preconfezionato, com'era avvenuto nel passato per le comunità montane e, prima ancora, per i comprensori, dalla determinazione, dalla presa di coscienza della necessità, della volontà di mettersi assieme, dimostrando vivacità e capacità nel gestire i servizi in forma associata, migliorando la qualità dei servizi e realizzando anche significative economie.

Io credo che l'aspetto più qualificante di queste esperienze sia l'aver dimostrato la capacità di proporre e promuovere il territorio e lo sviluppo dello stesso animando i territori, proponendo strumenti importanti quali i piani integrati d'area, i PIT, ed attualmente lavorando attivamente e proficuamente anche alla definizione dei nuovi strumenti della programmazione quali i progetti integrati di valorizzazione.

L'associazione non diminuisce l'autonomia dei comuni, dei piccoli comuni, da riconoscere come un presidio, come una risorsa e che pertanto vanno sostenuti con strumenti che, nel difendere l'identità delle singole comunità, le aiutino a stare insieme, a crescere insieme e a superare le barriere che spesso le hanno divise.

Altro aspetto importante che dovrà essere meglio definito con apposito emendamento è quello relativo alle risorse, sia che vengono trasferite dallo Stato come trasferimenti erariali o come fondi per la montagna. E' necessario che non venga perso neanche un euro degli 11 milioni e 400 mila euro trasferiti per fondi erariali e dei 7 milioni di euro trasferiti per i fondi per la montagna; non possiamo rinunciare a niente, anche in presenza della costante riduzione degli altri trasferimenti agli enti locali. Così come non dovrà perdere la quota di risorse che gli spetta nessuno dei 234 comuni sardi classificati montani sia che si collochino in unione di comunità montane, in unione di comuni, in altre forme associate o anche come singolo comune che non intende associarsi.

Ulteriori integrazioni al progetto di legge esitato dalla Commissione, ora in discussione in Aula, potranno provenire sia dai colleghi della maggioranza che da quelli della minoranza e ci consentiranno di approvare una buona legge, una legge in linea con quanto ci viene chiesto dagli amministratori locali, ma soprattutto dai cittadini sardi che reclamano amministrazioni e servizi efficienti nelle zone interne e nei comuni, anche in quelli più piccoli, della nostra Regione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, farò poche considerazioni, perché credo che tutto si possa dire dell'argomento oggetto di questo progetto di legge tranne che non sia stato dibattuto e confrontato tra le parti politiche in Commissione, in ripetuti e numerosi incontri nei territori con le istituzioni locali e le forze sociali, per lungo tempo; ma, ahimè, questo è un nostro limite perchè i percorsi legislativi, i processi di riforma hanno tempi estremamente lunghi.

Ciò che dispiace è che, per la prima volta, forse non si riuscirà a raggiungere un'intesa tra maggioranza e opposizione, come invece è sempre avvenuto in passato su provvedimenti simili (il ridisegno delle province è un esempio), su un testo che ridisegna le autonomie territoriali e i livelli sub-regionali. Oggi invece, lo dico, l'opposizione sta oscillando, perlomeno questo appare leggendo gli emendamenti, da una posizione radicale che sostiene che avendo istituito le nuove province tutti gli altri enti vanno sciolti e tutte le relative competenze vanno trasferite alle nuove province (questo si dice in un emendamento presentato dall'opposizione), a una posizione invece che, anche nel tentativo di cavalcare il malessere presente tra gli amministratori locali, poiché una riforma comunque determina costi, disagi, situazioni di non condivisione perché ha prezzi che si pagano anche nei territori, rispetto alla volontà di riformare e riordinare i livelli sub-regionali prevede solo la provincia come ente intermedio, ma consente ai comuni di organizzarsi e riconosce comunque la specificità della montagna come è in questa proposta. .

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MARROCU.) . Io mi auguro che invece prevalga, da parte vostra e nostra, la disponibilità ad un confronto e a una discussione seria, concreta ed equilibrata sulle questioni cercando di non pensare che anche su un tema come questo ci debba essere un utile politico immediato da raccogliere rispetto invece a un discorso più complessivo sulla correttezza o meno dell'intervenire dal punto di vista legislativo su questo sistema delle autonomie locali, sulla cui riforma si parla da anni.

In molti hanno sottolineato che questa proposta di legge chiude una fase politica che coincide con il primo anno della legislatura.. A me invece piace pensare a questa come alla prima legge che apre una fase straordinaria di impegno del Consiglio sulla strada delle riforme.

Vedete, nei prossimi mesi, i mesi che ci separano dalle elezioni politiche del 2006, l'attenzione politica necessariamente sarà concentrata, quindi deviata dagli impegni consiliari, su questa scadenza; però noi abbiamo di fronte una serie di impegni, il concretizzarsi dei quali non sarà a vantaggio di una parte politica o di una maggioranza, ma risponderà a esigenze della Sardegna.

La nostra maggioranza si è posta un obiettivo essenziale anche se, lo comprendiamo, difficile da raggiungere in questi mesi. Sono nella nostra agenda la proposta di legge, oggi in discussione, sull'unione di comuni, la riforma dei consorzi industriali, il disegno di legge numero 85 che è in carico alla prima Commissione sul trasferimento delle competenze, abbiamo iniziato la discussione sul Dpef , dobbiamo affrontare la finanziaria 2006, il piano di sviluppo, il piano sanitario, il piano socio assistenziale, l'ARPA, la riforma degli enti agricoli, la riforma degli enti turistici, il progetto di legge sul sistema idrico integrato, i piani paesistici, l'insieme delle leggi di riforma che consideriamo prioritarie, come la riforma della legge numero 1, la legge statutaria, la riforma della legge numero 31/98 perchè senza una pubblica amministrazione efficiente, e io dico senza la certezza del diritto, due elementi che ritengo fondamentali per avviare un processo di sviluppo, non è possibile pensare ad uno sviluppo diverso, e ancora la legge elettorale.

Questo è un insieme di provvedimenti che sarà all'attenzione di questo Consiglio nei prossimi mesi, e se non vengono raggiunti gli obiettivi prefissati, non fallisce una maggioranza: fallisce la legislatura, falliamo tutti.

Certamente, è in capo alla maggioranza la maggiore responsabilità dell'attuazione delle riforme, ma è un obiettivo che dovremo avere tutti gli 85 consiglieri che operano in questo Consiglio. Io sono convinto che in questa ottica occorra pensare non al proprio tornaconto politico immediato, ma a portare avanti un'azione dettata dalla strategia, da una visione lungimirante; così come non è possibile pensare che sia possibile raggiungere questi obiettivi in un clima di scontro, in un clima di diffidenza, di arroganza, di prevaricazione.

E' necessario invece lavorare in un clima di totale sintonia e di totale corale azione politica nel rispetto dei reciproci errori tra maggioranza ed opposizioni, nel rispetto delle specifiche funzioni tra esecutivo e legislativo, nel rispetto da parte di ognuno delle proprie funzioni e dei propri doveri.

È una sfida per tutti noi, non solo per il Presidente, per la Giunta, o per la maggioranza, è una sfida che io sento responsabilmente per me e per tutti i colleghi che sono qui in Consiglio regionale. Ecco perchè io auspicherei che su questo provvedimento si superasse l'atteggiamento oscillante e demagogico, o anche la diffidenza e la prevaricazione che possono esserci state in questi giorni - che il collega ha denunciato - e si valutasse questa come la prima importante legge di riforma; una legge che è necessaria dopo l'avvio delle nuove province e sulla quale il Consiglio si confronta concretamente, con grande equilibrio, pensando a ciò di cui la Sardegna ha bisogno, pensando a quali strumenti sono necessari per organizzare la partecipazione alla vita democratica da parte degli enti locali.

Quindi, io vorrei pensare che questa sia una legge che apre una grande stagione di riforma dopo il superamento di una fase in cui hanno prevalso diffidenza o non comprensione del ruolo dell'esecutivo e di quello del legislativo, forse anche a causa della novità introdotta dalla legge elettorale e dei poteri attribuiti alla Giunta; quindi, senza ricercare responsabilità, va inaugurata una nuova importante stagione che possa consentire un'azione di grande riforma corale, senza ovviamente annullare le differenze che ci sono tra di noi e le diverse opinioni che abbiamo sulla materia.

Il progetto di legge, lo ricordava il presidente Maninchedda, è di iniziativa consiliare, ma nessuno può negare che sia in totale sintonia con l'azione di riforma che la Giunta ha impostato con la finanziaria 2005; ricordo infatti che la maggioranza, con un suo emendamento, inserì alcune disposizioni in materia di comunità montane che ora sono state riprese all'articolo 5..

Non mi pare che stiamo vivendo una situazione di prevaricazione, c'è stata una discussione all'interno della Commissione, c'è stata una discussione all'interno della maggioranza, c'è stato un confronto con la Giunta. Io, che nel passato sono stato molto critico sul mancato rispetto del diverso ruolo dell'esecutivo e del legislativo, debbo dire che su questo tema il confronto invece avviene alla luce del sole, è un confronto democratico e corretto, c'è una sintonia, a me pare, totale tra l'esecutivo e la maggioranza, ora bisogna aprire un confronto con l'opposizione sull'idea di nuova articolazione dell'ente intermedio sub-provinciale prefigurata in questo progetto di legge.

Io non do un giudizio negativo sulle comunità montane; nel mio territorio, ma anche in molte altre realtà che conosco, la comunità montana ha avuto una funzione positiva, ha avuto la funzione di superare la municipalità, il campanile, ha fatto sedere amministratori locali e forze imprenditoriali intorno ad un tavolo a ragionare sullo sviluppo del territorio interessato.

La comunità montana sino a ieri principalmente, ma non solo ed esclusivamente, affrontava i problemi derivanti dal disagio e dalle difficoltà dell'essere montagna; era semplicemente un'articolazione territoriale nata negli anni '70, così come lo erano i comprensori in base alla legge numero 33/75, che riuniva i comuni prevalentemente montani o collinari, anche se in qualche caso entravano nelle comunità montane comuni che non avevano né montagne né colline. A seguito dell'approvazione di una diversa articolazione provinciale non ha più senso mantenerle.

Abbiamo pensato però che fosse corretto e giusto non buttare insieme alle acque sporche anche il bambino perchè se è chiaro che molte funzioni vengono trasferite alle province, è ugualmente chiaro che alcune funzioni che erano in capo alle comunità montane vanno mantenute a quel livello; e pensiamo che sia giusto e corretto consentire una organizzazione territoriale dei comuni che mantenga quell'aspetto di cui parlavo prima e che il presidente Soru definiva anche recentemente come "Identità storico culturale di un'area, di una comunità, di una popolazione", per cui si pensano quelle aree e quel territorio insieme, e si riconosce la possibilità di organizzarsi in ognuno dei comuni interessati.

Abbiamo stabilito che se quell'unione di comuni ha alcune delle caratteristiche individuate dall'articolo 5, sarà unione di comuni montani, se quei territori invece non hanno caratteristiche rispondenti a quelle indicate all'articolo 5 i comuni che su quei territori insistono potranno comunque organizzarsi, e continueranno a ricevere le risorse se erano comuni rispondenti ai dettami della legge numero 1102/'71 sulla montanità.

Quindi abbiamo previsto il mantenimento delle risorse, il riconoscimento all'unione di comuni montani anche di momenti di gestione comune di servizi, soprattutto quando si tratta di piccoli comuni, perchè non è possibile pensare che un piccolo comune sia in grado di rispondere da solo alla sfida del buon governo posta in questi anni.

Per quanto riguarda la discussione sull'articolo 3, direi che è stata enfatizzata dai giornali. E' in atto una discussione, che si può svolgere in Aula senza grandi drammatizzazioni, se sia giusto o no mantenere il limite minimo dei cinquemila abitanti. Qualcuno sostiene infatti che con un parametro così alto non si riesca a far nascere l'unione di comuni e quindi si potrebbe smantellare l'identità storico-culturale di un certo territorio, imponendo aggregazioni con comuni dissimili tra di loro. D'altra parte c'è anche chi si preoccupa, legittimamente, che stabilendo parametri troppo bassi si rischi una proliferazione di unioni di comuni e, quindi, come prospettava l'onorevole Biancareddu, si moltiplichino gli enti anziché sciogliere o riordinare quelli esistenti.

Sono preoccupazioni giuste, corrette, ma io credo che si possa discutere di questi problemi rapidamente, correttamente, con equilibrio ed arrivare a una sintesi; il dato importante è che si sia avviato un processo di riordino, che non venga riconosciuta alle comunità montane una funzione autonoma statutaria, quindi che l'unico ente intermedio tra i comuni e la Regione sia la Provincia, che l'unione dei comuni nasca per volontà dei comuni, quindi degli enti locali e non imposta dall'alto. un altro punto importante, decisivo nell'espressione del mio giudizio favorevole, è che queste nuove forme organizzative territoriali saranno garantite da risorse non solo regionali ma anche statali perché le risorse che venivano trasferite da parte dello Stato permangono grazie ad una proposta di emendamento che i colleghi hanno predisposto. i.

Io credo che, con la discussione di questa legge, si avvii una importante stagione di riforme; il Consiglio sarà chiamato, che venga modifica o meno il Regolamento, io mi auguro che venga modificato rapidamente, a promuovere il confronto tra le forze politiche, ma a rendere comunque più veloci i processi legislativi., perchè il tema delle riforme è da mesi, anzi da anni, all'ordine del giorno del dibattito politico e noi abbiamo l'esigenza, nell'interesse di tutti, non di una maggioranza, di portare avanti una grande stagione di riforme.

Ognuno di noi verrà chiamato a rispondere non solo in funzione dell'essere maggioranza e minoranza, certo le responsabilità sono differenti, ma dell'avere o non avere svolto le proprie funzioni, il proprio dovere rispetto alla questione delle riforme. Io mi auguro quindi che nelle prossime ore si crei tra di noi un clima diverso rispetto a quello con il quale la proposta di legge è pervenuta in questo Consiglio, un clima che consenta anche all'opposizione di partecipare alla definitiva stesura di questa proposta di legge.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io credo sia indubitabile che l'occasione della discussione di questa proposta di legge abbia offerto una maggiore opportunità, colta da molti colleghi del Consiglio in questi giorni, di fare considerazioni di carattere più generale. Io credo sia anche importante cominciare a sottolineare all'interno di quale inquadramento, normativo ed anche storico, viene portata all'attenzione del Parlamento regionale una proposta di questo genere.

Noi in Sardegna abbiamo un ordinamento vecchio di 25 anni, è stabile, è staticamente fermo da 25 anni; un periodo di tempo nel corso del quale, non c'è bisogno che io ve lo ricordi, in un mondo moderno cambiano tante cose.

In questi 25 anni poi c'è stata la riforma del Titolo V che ha dato un'impronta completamente diversa al sistema degli ordinamenti, alla loro concezione, ai loro rapporti; noi in Sardegna ci siamo dati anche un nuovo ordinamento provinciale. Mi domando: è così scandaloso che il legislatore regionale pensi sia opportuno, a distanza di tanti anni, cominciare a rimettere ordine al proprio ordinamento per essere funzionale ai canoni di cambiamento che lo Stato si è dato? Canoni, in parte attuati, di un cambiamento che noi, insieme, pur con varie sfaccettature, continuiamo a considerare per altro ancora incompleto e del tutto da perfezionare.

Quindi è una fase, lo comprendiamo tutti, abbastanza inedita e che pone dei problemi rilevanti sul piano del nuovo rapporto con i poteri. Si parla tanto, ma vorrei domandare a voi, al di là del cambiamento del sistema elettorale a Statuto corrente, quali sono i poteri che sostanzialmente sono mutati in Sardegna, oggi, ancora prima di pensare un nuovo Statuto? Potrei dire tanti di quelli che oggi dicono di una sorta di preoccupazione su concentrazioni di potere; potremmo persino dire quanti di noi avevano avvertito il pericolo di questi sovra pesi e quanti di noi si sono battuti perchè una legge elettorale accompagnasse il cambiamento, che tutti volevamo e che tutti vogliamo, a una maggiore rassicurazione delle nostre funzioni.

Ma tutto va bene fuorchè evocare epigoni che non fanno parte della storia della democrazia. Il principio della separazione dei poteri storicamente si fa risalire a Rousseau e a Montesquieu. L'uno, Rousseau, prevedeva nel principio della separazione dei poteri il concetto della specializzazione, ogni potere deve avere la sua specializzazione; l'altro, Montesquieu, successivamente prevedeva la possibilità di una collaborazione, di una mitigazione tra questi poteri. Questa è storia perchè il sistema parlamentare, attraverso il quale la democrazia prevalentemente si realizza, poggia sostanzialmente, secondo la teoria classica, sul principio dell'uguaglianza e della collaborazione tra poteri. Poichè noi non ci inventiamo niente, fino a quando l'articolo 28 del nostro Statuto dirà che l'iniziativa legislativa appartiene alla Giunta regionale, al Consiglio regionale e al popolo, dovremo, comprendendo il significato di questa tripartizione dell'iniziativa, capire che nessuno sta espropriando nulla.

Così come bisognerebbe fugare questa idea un po' scherzosa ma che sta diventando mitica, che ci sia qualcuno contro qualcun altro; io vorrei ricordare che prima di una Giunta e di un Consiglio vi è, è bene ricordarlo, un mandato popolare, elettorale, che ha assegnato a una coalizione la realizzazione di un programma di governo, pur nella separazione dei compiti.

Non c'è, o almeno io credo che non esista, un programma di governo che non cammini in parallelo col processo legislativo, in periodi come questi in cui i processi di riforma sono così esigenti, così urgenti e così profondi. Di più, se dopo il mandato popolare si verificasse solo l'antagonismo tra compiti diversi dentro una coalizione si perderebbe il senso della coalizione, del mandato elettorale e della missione del governo. Questa è un'equazione sulla quale non si può discutere molto. Io credo, allora, che sia giusto ribadire che la Giunta intende partecipare con umiltà, ma anche con responsabilità, al processo legislativo, e lo fa collaborando, dicendo la propria opinione che non scandalizza nessuno, anche se i giornali dipingono confronti all'ultimo sangue col coltello fra i denti tra una parte e l'altra.

Io vorrei ricordare che solo gli stolti non cambiano opinione e ciascuno di noi può avere un'opinione, perchè da questo discorso sui rapporti tra il Consiglio e la Giunta, all'interno della Giunta col Presidente, vorrei che non sfuggisse a nessuno che la democrazia ha una sua complicanza: la fatica. La democrazia comporta fatica perchè si sa di partire da punti diversi e che occorre portarsi su una decisione comune.

E non c'è nessun programma elettorale che possa avere dato a una coalizione la certezza e la solidità di obiettivi prefissati e mai più discutibili, perché se così fosse non ci sarebbe bisogno del Parlamento, non ci sarebbe bisogno delle leggi, non ci sarebbe bisogno di tante altre cose; ma, poichè esistono, significa che questo percorso virtuoso di una fatica costante della democrazia deve essere esplicato e nessuno si scandalizzi, e i giornali non si scandalizzino.

Anche noi cambiamo idea, anche noi possiamo dire la nostra opinione senza litigare, perchè una democrazia che non parla così non è una democrazia. E quindi credo che non ci sia un fastidio, direi di no, e non c'è neanche una concentrazione di poteri, c'è l'ansietà, che è comprensibile, di portare avanti un programma di governo nell'urgenza di recuperare un tempo che ci sta sfuggendo e che è già sfuggito di mano, e su quel tempo si misura la competitività complessiva della Regione.

Noi abbiamo aderito a questo processo riformatore e sappiamo che questo avviene in un clima di equi ordinazione dei poteri e quindi con una delicatezza sostanziale nel trattare una materia sulla quale non possiamo più evocare centralismi, insostenibili sul piano costituzionale, ma che ci dice che dobbiamo creare nuovi assetti. Qualcuno ha chiesto se e perché non funzionava e si chiede se ci si debba per forza adeguare. Io credo che per una parte il sistema non ha funzionato e per un'altra parte che vi sia la necessità di adeguare, di modernizzare il nostro sistema, senza addebitare a una sola causa l'esigenza di fare un passo avanti.

Di fronte alle riforme il problema più delicato, però, è quello di saperle fare scegliendo un modello e senza farsi condizionare da uno status quo. E questa è la parte più difficile, è una parte complicata, vorrei dire quindi che proprio per questo noi non viviamo nessuna ossessione né di numeri, né di semplificazioni, né di altro. Abbiamo necessità di vedere invece insieme con gli enti locali un sistema istituzionale unitario in Sardegna su cui il principio di sussidiarietà si poggi senza creare conflitto.

Abbiamo la necessità di superare quella concezione di comunità montana che ha fatto pagare dei prezzi enormi alle comunità di montagna che vivevano delle grandi diseconomie; spalmando infatti questo istituto a macchia di leopardo in tutta la Sardegna si è impedito che quel vantaggio, reale, dato dal sostegno a quelle diseconomie producesse effetti reali. Anche oggi si continua a parlare di zone interne, di problemi tra comuni, io in quest'Aula sento parlare di enti locali in termini di spopolamento, di crisi dell'economia, di mancanza di lavoro, di servizi, come se ognuno di questi comuni fosse una sorta di ente eroico teso ad arginare una china irreversibile; questi sono sintomi di una resistenza opposta da un sistema che non funziona e che vorremmo rafforzare nell'ottica di un'iniziativa di rilancio dello sviluppo, al fine di favorire una migliore qualità della vita che si spalmi in maniera equilibrata su tutte le comunità.

Dobbiamo anche sapere che vivremo, come stiamo vivendo ora, periodi difficili della finanza pubblica;dobbiamo quindi capire che, poiché i trasferimenti non potranno aumentare in continuazione, avremo bisogno di razionalizzare le spese sui terrritori, di mettere insieme i servizi e di creare economie di scala che possano reggere la sfida del mantenimento ai cittadini delle medesime qualità della vita.

Ci sono comuni che, di fronte ai processi di arretramento della presenza dello Stato nella fornitura di servizi quotidiani (ad esempio in materia di scuole), hanno avuto la fortuna di avere amministratori intelligenti, lungimiranti, quindi si sono organizzati e hanno dato vita a buoni servizi, ma altri comuni non l'hanno fatto. Ed allora non è un diritto che questo Parlamento dovrebbe garantire a tutta la comunità sarda la realizzazione di un sistema nel quale tutti i cittadini indistintamente possano avere, da un'ottica legislativa di governo di indirizzo e di controllo nella medesima qualità dei servizi, la medesima opportunità, lo stesso diritto di cittadinanza? E' una cosa che scandalizza o che fa parte di calcoli? Credo di no.

Io credo che abbiamo disperso, attraverso questa concentrazione di risorse, l'opportunità di dare vita a una concezione moderna di montanità, che consentisse ai territori di essere definiti sul piano locale; la montanità in Sardegna è un concetto molto vicino e molto simile a quello di marginalità, che si discosta dal concetto di montanità prevalente sul resto del territorio nazionale. Abbiamo necessità perciò di declinare i termini della nostra specificità, e credo che anche questo fosse un dovere di un legislatore moderno che legge i fenomeni nel loro reale verificarsi.

Noi dobbiamo portare avanti con impegno questo lavoro. Questo progetto di legge lascia alla Sardegna un quadro istituzionale tutto sommato equilibrato, dà la possibilità ai comuni montani di avere una nuova configurazione di comunità montane, dà ai restanti comuni, recuperandone per intero tutte le iniziative associative e di ottimizzazione dei servizi, l'opportunità di configurarsi in unioni e li sostiene con ingenti incentivi finanziari.

In questa logica ridà luce alle province, alle otto province; non dimenticate che, rispetto al dirompente allargamento fuori controllo delle politiche di programmazione svolte dalle comunità in questi anni, negli anni in cui nascevano le comunità montane, il concetto di provincia era un concetto così basso che alcuni portavano avanti l'idea di eliminarle, addirittura; oggi abbiamo fatto una scelta che dovremo suffragare con atti conseguenti e quindi dobbiamo riallineare le competenze di programmazione territoriale compiutamente negli ambiti delle province, soprattutto perchè essendo di più e alcune più piccole hanno bisogno di maggiore visibilità nella programmazione delle proprie politiche.

A mio avviso abbiamo fatto un buon lavoro; credo che sia opportuno dire e ricordare a noi stessi, a me stesso che la presunzione non è mai un buon alimento della democrazia, e in questa materia di grandi riforme che intervengono in tutti i campi della nostra comunità, bisogna dimostrare più di ogni altra cosa di essere persuasivi piuttosto che reattivi. Non c'è nessuno che vuole una reazione su questi temi, vogliamo creare un percorso virtuoso sapendo che questo provvedimento, nel quadro dell'itinerario di riforma della Regione, rappresenta un passaggio necessario anche se attualmente non sufficiente per definire compiutamente una riforma che va comunque ulteriormente perseguita.

Detto questo ritengo che in tutte le comunità democratiche, a cominciare dal nucleo elementare rappresentato dalle nostre famiglie, le regole della buona convivenza, senza che nessuno si scandalizzi, si applicano dimostrando palesemente la capacità di riconoscere l'altrui ragione e il proprio torto, ma anche la possibilità di lasciar andare avanti chi ha ragione e aspettare che capiti l'occasione per confrontare le reciproche posizioni. Questo fa parte di quella "fatica democratica" di cui si è parlato.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Io proporrei di sospendere a questo punto la seduta del Consiglio e di riprendere domani mattina con la votazione sul passaggio all'esame degli articoli, in modo che stasera si acquisiscano gli emendamenti. Il Consiglio è convocato per domani mattina, mercoledì 27 luglio, alle ore dieci.

La seduta è tolta alle ore 18 e 58.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazione

Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica all'interrogazione CALIGARIS sulla costruzione del pontile nel Porto Palma dell'isola di Caprera. (219)

Con riferimento alla nota prot. n. 3198/gab del 18 maggio 2005, relativa all'interrogazione indicata in oggetto, si trasmette la relazione tecnica contenente elementi di risposta alla stessa, redatta da un funzionario di questo Assessorato a seguito di sopralluogo presso il Comune di La Maddalena e l'Ente Parco.

RELAZIONE TECNICA

A seguito dei fatti riportati dalla stampa locale, inerenti la realizzazione di un pontile galleggiante da settanta posti barca in località Porto Palma, Comune di La Maddalena, su incarico del Direttore Generale, si è provveduto, in data 23.08.2005, ad effettuare un sopralluogo presso il Comune di La Maddalena e l'Ente Parco, al fine di verificare se i lavori in corso abbiano o meno le necessarie autorizzazioni.

Da un dipendente dell'Ente Parco, si è potuto accertare che l'area è interessata dalla realizzazione di opere edilizie sul molo e nel piazzale antistante i quattro capannoni; dalla installazione di cavidotti elettrici ed impianti idrici interrati, dal posizionamento di una colonnina di servizio per approvvigionamento idrico ed elettrico e della messa in opera di banchine in legno su ambedue i lati del molo. Si è rilevata, inoltre, la messa a mare di circa 16 corpi morti in cemento antistante il molo.

Risulta, inoltre, che i capannoni antistanti il piazzale sono interessati da lavori, ma non si è potuto verificare l'entità degli stessi, in quanto inaccessibili al momento del sopralluogo.

Sul posto era visibile un cartello con l'indicazione degli estremi della concessione demaniale marittima (n. 04 del 2003), rilasciata dalla Capitaneria di Porto di La Maddalena allo Yacht Club Arcipelago di La Maddalena.

Il signor Maurizio Trogu, comandante della Capitaneria di Porto di La Maddalena, interpellato, comunicava che non poteva essere rilasciata copia della concessione demaniale di cui sopra, in quanto erano in corso indagini da parte della Procura della Repubblica.

Prima del rilascio della concessione demaniale marittima n. 4/2003 è stata richiesta ed ottenuta l'autorizzazione paesaggistica dal Servizio Tutela del Paesaggio di Sassari con determinazione n. 1786 del 22.11.2004.

Il geometra dell'Ufficio Tecnico del Comune ha riferito che, per i lavori in questione, nessuna autorizzazione è stata rilasciata dagli Organi competenti dell'Amministrazione Comunale e che in data 13.05.2005 è stato effettuato un sopralluogo le cui risultanze varranno successivamente trasmesse agli uffici competenti.

Di contro, risulta una deliberazione del Commissario Straordinario del Comune di La Maddalena n. 117 del 9.05.2005, contenente il parere favorevole, comunque non determinante, al rilascio della concessione demaniale marittima, richiesto, a suo tempo, dal Centro Velico Caprera, e successivamente dallo Yacht Club Arcipelago di La Maddalena. Detto parere, si ribadisce, non può sostituire le necessarie autorizzazioni o concessioni da parte de! predetti organi comunali né, ovviamente, eventuali altre autorizzazioni.

Il tecnico del Comune di La Maddalena informava, successivamente, di avere effettuato un altro sopralluogo disposto dalla Procura della Repubblica.

La segreteria dell'Ente Parco, su autorizzazione del Direttore Generale, ha consegnato all'Ufficio copia dell'ordinanza n. 1 del 19.05.2005, con la quale si ordina alla società "Yacht Club Arcipelago della Maddalena" la sospensione immediata dei lavori.

Il dirigente dell'Ente Parco afferma, infine, che i lavori sarebbero stati eseguiti in assenza dell'autorizzazione ambientale di cui all'art. 5 del D.P.R. n. 357/1997 (come integrato dal D.P.R. n. 120/2003), relativa alla valutazione di incidenza nelle aree S.I.C.


Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA LICHERI - LANZI - FADDA Giuseppe sulla grave situazione degli insegnanti precari in Sardegna e delle graduatorie permanenti (terza fascia).

I sottoscritti,

considerato che la modifica operata dal MIUR sul punteggio da attribuire alle abilitazioni conseguite con diverse modalità concorsuali (concorso ordinario, corsi abilitanti, scuole di specializzazione) ha prodotto un livellamento dei voti che non premia certo il merito e che ha stravolto le graduatorie, introducendo modalità (con valenza retroattiva) di supervalutazione e raddoppio del servizio prestato sulla base di criteri di disagio ambientale diversi da quelli propri della nostra isola ed in contrasto con le esigenze che gli derivano dalle sue specificità;

tenuto conto che l'insularità, la particolare configurazione, la distribuzione dei centri (piccoli e piccolissimi) sul territorio e la scarsa densità demografica avranno l'effetto di amplificare a livelli esponenziali l'effetto funesto dei tagli che vengono preannunciati, in termini di emigrazione dei nostri insegnanti verso il nord e di afflusso di insegnanti provenienti da graduatorie di altre regioni,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport affinché la Regione Sardegna adotti forme di tutela degli insegnanti isolani in quanto lavoratori svantaggiati; più in dettaglio si chiede che la Regione Sardegna, a garanzia del buon funzionamento delle scuole sarde a tutela della funzione sociale e culturale che essa svolge e consapevole della già grave situazione dei precari sardi, si faccia portavoce delle seguenti richieste:

1) presa di posizione della Regione Sardegna in favore dell'abrogazione della Legge n. 143 del 2004 per ripristinare la situazione di legalità nelle graduatorie permanenti;

2) ripristino dei principi di tutela di merito, anzianità di servizio, continuità didattica e restituzione della dignità professionale alla categoria docenti;

3) considerazione delle differenti realtà scolastiche per distribuire efficacemente le risorse e permettere anche ai piccoli centri di non estinguersi;

4) riduzione del numero degli alunni per classe;

5) opposizione netta al trasferimento dell'istruzione professionale alle regioni perché tale operazione, oltre a ledere le pari opportunità e creare un sistema binario, porterebbe all'estinzione di alcuni istituti tecnico-pratici e alla drastica riduzione di materie fondamentali incrementando il fenomeno della dispersione scolastica. (103)

INTERPELLANZA OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO sui criteri adottati dalla Giunta regionale per la scelta degli esperti del gruppo tecnico di studio sulle aree a forte pressione ambientale.

I sottoscritti,

appreso fortuitamente che l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale ha nominato, con proprio decreto 4 luglio 2005, n. 16, i componenti del gruppo tecnico di studio sulle aree a forte pressione ambientale;

rilevato che i nomi degli esperti nominati non compaiono nelle principali bibliografie scientifiche in materia di tutela ambientale;

osservato che il decreto è stato promulgato dal solo Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale e non anche dal competente Assessore regionale dell'ambiente;

constatato che molti importanti e prestigiosi esperti sono stati, invece, esclusi dal far parte del citato gruppo tecnico di studio sulle aree a forte pressione ambientale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:

1) quali siano i criteri utilizzati per pervenire alla scelta dei componenti il gruppo tecnico di studio sulle aree a forte pressione ambientale;

2) quali meriti scientifici, professionali o quali pubblicazioni i componenti nominati dall'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale abbiano maturato nel campo della pressione ambientale;

3) per quale motivo non sia stato coinvolto il competente Assessore regionale della difesa dell'ambiente. (104)

INTERROGAZIONE DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi dei settori agricolo e zootecnico in Sardegna.

Il sottoscritto,

premesso che il Consiglio regionale nella seduta del 13 aprile 2005 ha approvato un ordine del giorno che impegnava la Giunta ad attivare tutte le necessarie procedure per la sospensione immediata degli atti esecutivi nei confronti delle aziende agricole;

sottolineato che l'attuale governo regionale ha sempre dichiarato come obiettivo centrale della sua politica il rilancio dei settori agricolo e zootecnico;

considerato che le aziende dei comparti attraversano una crisi economica senza precedenti non solo a causa del concomitante verificarsi di fitopatologie ed epizoozie (diffusione di focolai di peste suina africana, epidemia di lingua blue, virosi del pomodoro) ma anche in seguito a provvedimenti dell'Unione Europea che penalizzano fortemente l'economia isolana;

avendo appreso che l'Assessore regionale competente invece di snellire ed accelerare i procedimenti amministrativi ha perfino sospeso il pagamento dei contributi già deliberati ed attesi dagli agricoltori e dagli allevatori sardi (indennizzi in seguito all'epidemia di lingua blue, coltivazione della barbabietola da zucchero, etc);

evidenziato che la maggior parte delle imprese del settore, che rappresentano per molte famiglie l'unica fonte di reddito, si sono pesantemente indebitate con gli istituti di credito in attesa di percepire dalla Regione i contributi annunciati;

considerato, altresì, che la situazione creatasi nelle campagne sarde rischia di degenerare con pesanti conseguenze sull'ordine pubblico, in quanto le imprese, e quindi le famiglie, sono quasi al tracollo economico,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) se siano a conoscenza di quanto su esposto;

2) quali provvedimenti abbiano intrapreso per dare efficacia all'ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale il 13 aprile 2005;

3) quali provvedimenti urgenti ed improrogabili intendano adottare per permettere all'agricoltura sarda di crescere ed essere competitiva sui mercati italiano, europeo ed internazionale. (268)

INTERROGAZIONE LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sull'inquadramento definitivo dei dipendenti regionali ex-Progetto obiettivo ed ex-LSU di cui all'articolo 3 della legge regionale n. 11 del 2002.

Il sottoscritto,

premesso che la Regione Sardegna all'articolo 3 della legge 8 luglio 2002, n. 11, dispone l'inquadramento del personale a termine ex-LSU (decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 22) subordinato alla conclusione delle selezioni interne previste dall'articolo 2 della medesima legge per il personale dipendente dell'Amministrazione regionale e con effetto dal trentesimo giorno successivo alla data di approvazione delle graduatorie dei medesimi concorsi;

atteso che il comma 1 dell'articolo 15 della legge finanziaria regionale n. 7 del 2005 prevede che: "Per l'anno 2005, e comunque sino all'attuazione del processo di trasferimento di funzioni delle autonomie locali e di riordino delle competenze degli organi di governo regionale, la dotazione organica complessiva dell'Amministrazione di cui al comma 1 dell'articolo 15 della legge regionale n. 31 del 1998, è determinata nel numero corrispondente al personale comunque in servizio alla data del 31 dicembre 2004, aumentato dei posti relativi a particolari figure professionali da assumere, nei limiti delle risorse disponibili, per garantire specifici fabbisogni e fatti salvi gli inquadramenti da disporre ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge regionale n. 11 del 2002 nonché quelli previsti dalla presente legge", confermando quindi le disposizioni della legge regionale n. 11 del 2002 ed anzi superando di fatto il vincolo relativo ai "limiti dei posti che risulteranno vacanti a conclusione delle selezioni interne";

considerato inoltre che, comunque, alla data odierna sono state concluse anche le suddette selezioni interne e sono già state pubblicate le relative graduatorie e che la direzione generale del personale della Regione non ha finora fornito elementi sull'iter degli adempimenti da adottare;

considerata la notevole penalizzazione che le inadempienze nell'applicazione delle norme citate ha determinato e continua a determinare a danno del personale interessato, in relazione al riconoscimento dell'anzianità di servizio regionale reso con rapporto a tempo determinato, al ricongiungimento dei periodi di contribuzione ai fini pensionistici presso l'INPDAP, all'iscrizione al fondo integrativo del trattamento pensionistico e previdenziale dei dipendenti regionali, ed infine alle possibilità di miglioramento economico e professionale nell'ambito del rinnovo contrattuale 2002-2005 attualmente in discussione tra il Coran e le organizzazioni sindacali;

vista la notevole anzianità di servizio (mediamente dieci anni) dei soggetti interessati,

chiede di interrogare la Giunta regionale per conoscere gli intendimenti degli uffici competenti sulla materia, l'attività finora espletata per i fini richiamati e i tempi previsti per la conclusione delle procedure di inquadramento definitivo di tutto il personale interessato nell'Amministrazione regionale. (269)

INTERROGAZIONE URAS - LICHERI - DAVOLI - PISU - LANZI - FADDA Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sul funzionamento dei call center in Sardegna, sostenuti con finanziamenti pubblici, anche regionali (incentivi ai sensi della Legge n. 488 e contributi per la organizzazione e gestione di corsi finalizzati aziendali) e sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che vi operano.

I sottoscritti,

premesso che:

- si intende sottoporre all'attenzione della Giunta regionale ed in particolare all'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e all'Assessore regionale dell'industria la grave situazione dei lavoratori e delle lavoratrici dei call center in Sardegna, che risulterebbero assunti con contratti "atipici" anche da aziende beneficiarie di finanziamenti pubblici (ex Legge n. 488 e/o "finalizzati aziendali");

- tali lavoratori e lavoratrici soffrono una condizione di insicurezza e precarietà gravissime, spesso pagati con retribuzioni inferiori a quelle previste dai contratti collettivi, in modo saltuario, privi di adeguate forme di garanzia assicurativa e previdenziale e comunque costretti ai tempi di lavoro e ai risultati imposti dalle aziende;

- risultano diversi esempi, anche segnalati dagli organi d'informazione all'opinione pubblica (vedi i casi della Quality Sardinia e della Lc Sistemia) di imprenditori che, ottenuti i finanziamenti regionali, si siano progressivamente e completamente disinteressati della gestione aziendale, abbandonando le sedi, le attività ed il personale al proprio destino, senza alcuna preavviso o una dovuta minima informazione;

- i controlli delle pubbliche amministrazioni competenti, anche se sollecitati dalle organizzazioni sindacali, non sarebbero stati effettuati, anche per carenza di specifiche disposizioni di legge o regolamentari, in modo adeguato ad evitare violazioni degli obblighi in capo alle aziende beneficiarie dei contributi pubblici in argomento,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere:

1) quante siano le aziende che negli ultimi cinque anni abbiano ottenuto incentivi ai sensi della Legge n. 488 in Sardegna, quante di queste siano riconducibili al settore dei servizi informatici e delle telecomunicazioni (call center);

2) quante siano le aziende che negli ultimi cinque anni abbiano ottenuto finanziamenti per la realizzazione di corsi di formazione "finalizzati aziendali" in Sardegna, quante di queste siano riconducibili al settore dei servizi informatici e delle telecomunicazioni (call center) e quante abbiano ottemperato all'eventuale obbligo di assunzione, del personale formato a tempo indeterminato e con contratti collettivi;

3) quanti dei lavoratori assunti dalle predette aziende siano ancora in attività di servizio presso le medesime aziende, se risultano regolarmente assicurati e retribuiti e quanti siano, invece, coloro che hanno subito l'interruzione del rapporto di lavoro (con provvedimenti di licenziamento, messa in mobilità, etc);

4) quale intervento intendano attivare in relazione ai comportamenti, di cui si ha conoscenza, assunti da aziende, beneficiarie di contributi della Legge n. 488 e di finanziamenti regionali per corsi finalizzati aziendali, le quali, poco dopo aver ottenuto i predetti benefici, abbiano abbandonato le attività e non abbiano regolarmente retribuito i lavoratori o li abbiano addirittura licenziati;

5) se intendano attivare, con carattere d'urgenza, al fine di verificare il buon funzionamento delle normative citate di incentivazione e sostegno alla formazione e all'occupabilità, un adeguato monitoraggio dei risultati, per accertare che i finanziamenti pubblici erogati abbiano corrisposto il raggiungimento degli obiettivi prefissati. (270)

INTERROGAZIONE URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU, con richiesta di risposta scritta, sulla finalizzazione dei finanziamenti previsti nella legge finanziaria regionale 2005 destinati alle province per l'organizzazione delle attività dei "Centri anti-insetti".

I sottoscritti,

premesso che:

- l'attività di prevenzione igienico-sanitaria svolta dai Centri anti-insetti gestiti dalle amministrazioni provinciali riveste notevole importanza per l'intera popolazione regionale ed in specie per i settori produttivi zootecnici, la cui consistenza è particolarmente significativa soprattutto nelle zone interne della provincia di Nuoro;

- tale attività viene svolta prevalentemente con il ricorso ordinario ad operatori assunti in forma precaria ed a tempo determinato dalle amministrazioni provinciali, in ragione dei trasferimenti finanziari assicurati dal bilancio regionale alle stesse amministrazioni;

considerata la professionalità acquisita dai predetti operatori, i quali, pur in forma precaria, da tempo svolgono con competenza il servizio loro affidato;

vista la legge finanziaria regionale 2005 che ha assicurato alle amministrazioni provinciali le risorse in via ordinaria e nelle misure già consolidate nei precedenti esercizi finanziari,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere:

1) se le province possano legittimamente utilizzare le risorse assegnate, secondo quanto disposto anche dalle leggi finanziarie e di bilancio annuale e pluriennale 2005-2007, anche per far fronte alle esigenze di stabilizzazione e professionalizzazione del personale, anche precario, adibito alle attività di disinfestazione dei centri anti-insetti;

2) se tale utilizzo risulti essere inibito da vigenti normative, anche di natura amministrativa eventualmente emanate dall'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente. (271)

INTERROGAZIONE PILI - OPPI - SANCIU - SANNA Matteo - ARTIZZU - CUCCU - BIANCAREDDU - CAPELLI - PETRINI - CONTU - LICANDRO, con richiesta di risposta scritta, sulla ricognizione aerea sulle aree dei vecchi siti minerari del Sulcis Iglesiente-Guspinese effettuata dal Presidente della Regione.

I sottoscritti,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) se corrisponda al vero che:

- il Presidente della Regione avrebbe utilizzato nei giorni scorsi un elicottero dell'arma dei Carabinieri per una ricognizione aerea dei vecchi siti minerari del Sulcis Iglesiente-Guspinese;

- a bordo dell'elicottero avrebbero trovato posto diversi responsabili di società immobiliari nazionali;

- oggetto del sopralluogo sarebbero state le aree minerarie di proprietà della Regione sarda;

2) con quale criterio siano stati prescelti i fortunati immobiliaristi che hanno goduto del privilegio di sorvolare con un elicottero pubblico le aree pubbliche di proprietà della Regione;

3) se il Presidente della Regione abbia stabilito un criterio secondo il quale individuare i visitatori da accompagnare in giro per la Sardegna, e se tale criterio tenga conto del potenziale patrimonio o si limiti ad una valutazione legata alla conoscenza personale;

4) quali siano stati il piano di volo ufficiale ed i tracciati seguiti dall'elicottero, per individuare le aree che dovranno essere sottoposte ad analoghe valutazioni aeree da parte di altri imprenditori al fine di salvaguardare la par condicio imprenditoriale;

5) quale sia stato l'obiettivo del sopralluogo, considerato che tutte quelle aree risultano all'interno dei due chilometri dal mare e sono, pertanto, sottoposte a vincolo assoluto di inedificabilità;

6) se gli immobiliaristi accompagnati dal Presidente della Regione siano direttamente o indirettamente collegati alla Telecom;

7) se il Presidente della Regione sia a conoscenza di regole relative all'evidenza pubblica per la vendita di patrimonio pubblico;

8) se il Presidente della Regione sia a conoscenza del fatto che le aree minerarie, salvo quelle di Funtanazza, sono un patrimonio pubblico e che, per essere utilizzate a scopo economico, devono essere oggetto di un bando internazionale già individuato dai precedenti governi regionali e soprattutto, definito nel 1998 dal Comune di Iglesias con un progetto approvato dal Ministero delle attività produttive;

9) se abbia valutato la possibilità che una eventuale gara internazionale su quelle aree possa essere turbata da un rapporto privato con le istituzioni pubbliche;

10) se sia stata inoltrata formale richiesta di un elicottero dell'arma dei Carabinieri per un presunto motivo istituzionale e se nella stessa richiesta sia stato dichiarato che tale elicottero avrebbe trasportato immobiliaristi;

11) infine, se il trattamento riservato agli immobiliaristi contempli anche una congiunta decisione sul piano paesaggistico che la Regione sta predisponendo. (272)