Seduta n.20 del 24/11/1999
XX SEDUTA
Mercoledì 24 Novembre 1999
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 17 e 12.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 23 novembre 1999, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Granara e Siro Marrocu hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 24 novembre 1999, se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta Regionale.
Se nessuno si iscrive a parlare sono costretto a sospendere la seduta. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
Onorevole Cogodi, io non posso obbligare nessuno a parlare, gli unici iscritti a parlare sono del centrosinistra. È vero che è prassi che la discussione si apra con l'intervento di un consigliere della maggioranza. Diamo ancora un minuto di tempo ai consiglieri per iscriversi a parlare.
E` iscritto a parlare il consigliere Nuvoli. Ne ha facoltà.
NUVOLI (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, senza preamboli dico subito che le dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Mario Floris sono da ritenere lineari, semplici e realistiche. Non sono un libro dei sogni, sono l'onesta lettura da parte di un Presidente che ha sufficiente esperienza e sufficiente autorevolezza per saper tratteggiare il grave stato di crisi in cui versa la nostra Isola, quindi non posso che sottoscriverle e condividerle.
Detto questo, è evidente che queste dichiarazioni, come ho già detto, rappresentano, sia pure in modo schematico, la realtà della Sardegna, una realtà caratterizzata da annosi e gravissimi problemi, le cui responsabilità sicuramente non ricadono sulla maggioranza che sta per nascere.
Sono problemi che attengono allo stato dei servizi, sono problemi che attengono alla penuria di infrastrutture, quando non anche alla loro mancanza; si pensi, per esempio, che la Sardegna è l'unica regione d'Italia che non ha un'autostrada: è una cosa assolutamente vergognosa.
Sono problemi che attengono ad una politica dei trasporti del tutto insufficiente, alla mancanza di continuità territoriale, alla mancanza di metanizzazione. Quando qualche parlamentare diessino che fa parte della Commissione trasporti si affanna a cercare di convincere i sardi che, con una legge burla, senza risorse o con scarsissime risorse, risolveremo il problema della continuità territoriale, dico che siamo di fronte ad una solenne presa in giro.
Noi vogliamo la continuità territoriale vera, quella che ha perseguito il governo Berlusconi nel 1994, quella che si è tradotta in interventi concreti a favore della Sardegna, quella che non si è potuta compiere perché quel Governo non fu posto nella condizione di continuare a governare l'Italia, quindi anche la Sardegna, per la parte che evidentemente la riguardava.
I problemi della Sardegna riguardano la piccola e la media industria, l'artigianato, l'agricoltura, il turismo, tutti settori agonizzanti. Speculare alla gravissima realtà, nella quale si dibatte la Sardegna in questi settori, abbiamo un disegno di sviluppo sbagliato, fondato sulla grande industria, fondato sull'Enichem, fondato sui poli energetici come Fiumesanto, Enichem, Saras, tutte realtà altamente inquinanti, non più compatibili con l'ambiente e produttrici di morte.
Proprio stamattina leggevo sui quotidiani locali di una ulteriore conferma di questa gravissima realtà, cioè di responsabilità che attengono all'Enichem e alla Saras per quanto riguarda l'inquinamento ambientale che sta causando a Cagliari una diffusione di patologie tumorali al di sopra delle medie nazionali e anche di quelle sarde.
Questa è una realtà che fa il paio con quella del quadrilatero Porto Torres, Alghero, Castelsardo, Sassari. Anche lì la media delle patologie tumorali, delle allergie, delle affezioni alle vie respiratorie è nettamente più alta di quella delle altre realtà italiane e sarde. Un eminente chirurgo oncologo, il professor Tarquini, conferma la validità e la fondatezza delle affermazioni che ho fatto.
Dobbiamo porci il problema di dare una svolta al modello di sviluppo in Sardegna; è necessario tagliare con questo modello di sviluppo sbagliato, e tagliare non significa cancellare i posti di lavoro che da questo modello di sviluppo sono nati, tagliare significa riconvertire, significa smantellare l'Enichem e creare, al suo posto, delle realtà occupazionali e produttive compatibili con l'ambiente.
Non riesco a comprendere coloro i quali difendono, con protervia, con arroganza, queste realtà, forse per tutelare un consenso elettorale che diversamente svanirebbe, ma credo che tutti insieme dobbiamo porci questo grave problema della salute, questo grave problema della qualità della vita, perché non è giusto che si continui a morire per un tozzo di pane. Credo che, nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, ci sia anche questo anelito di un riscatto della Sardegna che tenga conto della compatibilità fra ambiente e modello di sviluppo.
Caro Presidente, la ringrazio anche per questo, la ringrazio per aver prospettato un nuovo modello di sviluppo fondato sulla valorizzazione delle risorse locali, sul turismo, sull'agricoltura, sull'artigianato, sulla piccola e media industria, perché questi sono tutti settori rispetto ai quali la nostra attenzione sarà forte e costante.
Forza Italia, insieme alle altre forze che si propongono di dare finalmente un Governo alla Sardegna si impegnerà per perseguire questi obiettivi. Non è importante il dosaggio degli assessorati in questa Giunta, non è importante che l'una o l'altra forza siano state penalizzate o premiate nella ripartizione degli assessorati, la cosa importante è il disegno prospettico, la cosa importante è il bene comune al quale tutti noi aneliamo, la governabilità della Sardegna. Governabilità, cari colleghi consiglieri, signor Presidente della Giunta, non significa certamente stabilità, la stabilità è il presupposto della governabilità, ma non sarebbe sufficiente se non si riuscisse a governare.
Sono convinto che coloro i quali fanno parte della maggioranza che si sta costituendo siano uniti dall'obiettivo comune di realizzare il programma illustrato dal Presidente Floris nelle sue dichiarazioni programmatiche. C'è anche un sistema di potere da smantellare; un sistema di potere fondato sul clientelismo, attraverso il quale si catturano i consensi in occasione delle consultazioni elettorali, mi riferisco al potere nel credito, nella sanità, negli enti strumentali della Regione, quindi mi riferisco a tutte quelle situazioni che in qualche modo coartano, conculcano il volere dei nostri concittadini.
I sardi hanno bisogno di libertà, non soltanto di libertà di operare ma anche di libertà dal bisogno, quella libertà dal bisogno che è condizione fondamentale perché ci siano la vera libertà e la vera democrazia, e noi siamo qui per cercare di garantire anche questi obiettivi.
Cosa dire poi dell'esigenza di dare un'autonomia nuova alla Sardegna? Cosa dire poi del fatto che comunque il referendum dei giorni scorsi ha costituito un elemento certamente positivo nella direzione del cambiamento in senso maggioritario e presidenzialista delle nostre istituzioni.
Credo che non ci sia nessuno in quest'Aula, neanche l'onorevole Cogodi, che non veda la necessità di modificare la legge elettorale in senso maggioritario e presidenzialistico per poter dare risposte positive alle ansie e alle aspettative della stragrande maggioranza dei sardi.
Sono convinto che anche il ruolo delle minoranze debba essere tenuto nella giusta considerazione nella riforma della legge elettorale che si andrà a fare, però è indispensabile garantire alla maggioranza la possibilità di governare, pur senza sottovalutare la diffusissima esigenza della partecipazione, perché non vogliamo che il sistema maggioritario e presidenzialistico, al quale certamente noi tendiamo, si trasformi in una deminutio della partecipazione popolare. Credo che, in questo disegno di partecipazione, le primarie siano un elemento fondamentale e importantissimo per garantire la democrazia, per garantire un sistema maggioritario e un presidenzialismo veramente partecipati.
Caro Presidente, siamo qui per confermarle la nostra fiducia, per confermarle il nostro ottimismo; siamo qui per dire che vogliamo dare una mano a questa Sardegna, che mi pare simile a un naufrago che sta per affogare. È importante che noi gli diamo una mano per salvarlo; sono sicuro che capirà l'importanza di aggrapparsi ad essa. Non credo che sia importante che la mano sia di destra o di sinistra; credo che sia importante che serva a salvarlo. Noi ci ripromettiamo, dando questa nuova Giunta alla Sardegna, di salvare questo naufrago che sono i sardi, che è la Sardegna, che sta per affogare.
Il presidente Floris ha definito la sua una Giunta programmatica, di convergenza autonomista per un progetto riformista, nazionalitario e federalista. Siamo perfettamente d'accordo, però bisogna anche dire che questa, oltre che essere una Giunta di programma, è anche una Giunta politica, perché la politica è fatta di programmi e i programmi sono politici ed è evidente che le forze che vanno a formare questa nuova maggioranza hanno anche una caratterizzazione politica.
Noi ci onoriamo come Polo per la Sardegna, in particolare come Forza Italia, di contribuire a dare risposte positive ai sardi, però non posso dimenticare che il Polo per la Sardegna da solo non sarebbe sufficiente per dare risposte in termini di governabilità alla Sardegna. Non posso pertanto non richiamare i grandi meriti che contraddistinguono, in questa coalizione, gli amici dell'U.D.R. sardo, gli amici del Nuovo Movimento, gli amici Riformatori e, mi si consenta di fare una sottolineatura particolare, gli amici del Partito Popolare Sardo, senza i quali non saremmo qui a discutere di svolta, senza i quali non saremmo qui a parlare di prospettive di governabilità della Sardegna. Grazie amici del Partito Popolare Sardo. Credo che tutti noi siamo accomunati da ideali che vanno al di là delle nostre parti politiche e che ci consentono di dimenticare le pur legittime esigenze ed ambizioni personali e di parte, per perseguire tutti insieme quel grande disegno di sviluppo nuovo, fondato sulla valorizzazione delle risorse locali, alternativo a quello che finora si è dimostrato un modello di sviluppo sbagliato, per fare gli interessi dei sardi, che, ripeto, vanno ben al di là degli interessi di un partito e di una coalizione.
Mi auguro che questa esigenza veda tutti impegnati in un lavoro proficuo, nell'esclusivo interesse dei sardi e della Sardegna.
Sulle regole dettate in materia di trasmissioni televisive in diretta dei lavori consiliari
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io vorrei rappresentare in modo del tutto essenziale, sobrio, una questione che qualcuno potrà ritenere secondaria, ma che a me personalmente e alla nostra parte politica non appare secondaria.
Il sistema delle comunicazioni, come insegnano gli esperti e quelli che su questi sistemi fondano i propri affari, economici e politici, è importante e noi vorremmo conoscere, io personalmente, la nostra parte politica e, immagino, anche il Consiglio regionale e i singoli consiglieri regionali, quale sia l'ordine -o il disordine- dato ancora una volta alle cose in questa Assemblea.
Vorremmo conoscere cioè quale opportunità è data, non dico in termini di par condicio, che non esiste purtroppo in questo sistema così confuso e reso ancora più disordinato dal modo in cui i lavori del Consiglio si programmano e soprattutto si conducono e si rappresentano all'esterno, a chi parla in quest'aula di comunicare direttamente col popolo sardo attraverso emittenti private. Non si tratta di una cosa secondaria. Io voglio conoscere, in qualità di consigliere regionale della Sardegna, a nome di quanti altri la pensassero così, non solo quali sono le sedute, le fasi e i momenti nei quali chi parla ha possibilità di comunicare direttamente, attraverso un'emittente privata, col popolo sardo, ma come è regolata questa materia e in base a quale criterio. Perché il Consiglio non lo deve sapere? Penso che anche Nuvoli la pensi così. Voglio conoscere come è disciplinata la materia riguardante le riprese in diretta e la comunicazione all'esterno dei lavori del Consiglio regionale, del parlamento del popolo sardo, autonomista, nazionalitario e federalista, perché ognuno di noi si regoli e perché la comunicazione inter nos e all'esterno abbia una dignità che sia riconosciuta a tutti, a chi è bravo, come Nuvoli, e a chi è meno bravo, come me.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le questioni che lei pone sono due. Per quanto riguarda la prima, voglio ricordare che c'è una delibera dell'Ufficio di Presidenza che ha stabilito i criteri che disciplinano le trasmissioni televisive in diretta dei lavori consiliari. Questa delibera è stata trasmessa a tutti gli organi di informazione, i quali si devono attenere strettamente a quanto contenuto in essa.
Non le so dire, perché non ho parlato con nessuno dei giornalisti, la ragione per la quale in questo momento non c'è la diretta. Posso informarmi sulle ragioni di tale interruzione. Quando c'è la diretta le riprese devono cominciare col primo intervento e finire con la votazione o le dichiarazioni di voto. Questo dice la delibera approvata dall'Ufficio di Presidenza. Mi dia dieci minuti, forse le saprò dare una risposta su quanto sta avvenendo oggi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Chiedo una sospensione della seduta, anche perché si era stabilito che tutto il dibattito fosse ripreso dalle televisioni.
COGODI (R.C.). Chiediamo una breve sospensione della seduta per avere dei chiarimenti.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per un quarto d'ora. I lavori riprenderanno alle ore 18.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 40, viene ripresa alle ore 18.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. Onorevole Cogodi, circa la questione da lei posta, nel ribadire che esiste una delibera di Ufficio di Presidenza che stabilisce criteri abbastanza precisi, ricordo che è capitato, anche in passato, che per esigenze dell'emittente si sia proceduto in maniera diversa. Il 22 novembre, quindi avant'ieri, Videolina ci ha mandato una lettera nella quale dice: "Nel ribadire il nostro interesse alla trasmissione della tornata dei lavori del Consiglio regionale che comincia il 23 novembre, vi chiediamo la possibilità, venendo incontro a una nostra esigenza di palinsesto, di poter limitare la diretta alle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta e a tutte le dichiarazioni di voto dei Capigruppo o di un rappresentante per ogni partito.". Noi abbiamo dato il nostro assenso. Se ora i colleghi ritengono che sia necessario che ci sia la diretta, possiamo rimandare i lavori a venerdì e chiedere all'emittente Videolina che riprenda tutti i lavori. Se invece non siamo d'accordo su questo, chiedo all'Aula che si pronunci sulla scelta di continuare i nostri lavori o di interromperli.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). E` mia opinione, mi rivolgo ovviamente ai colleghi, che i lavori del Consiglio regionale abbiano la priorità su tutto e su tutti e che quindi l'attività del Consiglio debba proseguire regolarmente.
Rimane il fatto, però, che il Consiglio regionale, noi singoli consiglieri e i Gruppi, non siamo stati informati di una cosa della quale avremmo dovuto essere informati, perché la delibera dell'Ufficio di Presidenza alla quale si fa riferimento stabilisce esattamente il contrario di quello che sta accadendo, cioè dice che, quando si tratta di tornate importanti del Consiglio regionale, devono essere garantite nelle comunicazioni all'esterno pari opportunità per chi è Presidente della Giunta, per chi è Presidente di Gruppo e per i singoli consiglieri; perché ciò rispetta la dialettica politica, la dialettica consiliare e la dignità del Consiglio. Poi il Consiglio lavora ed è valido, che ci sia o no la ripresa televisiva. Il Consiglio non può essere in balia dei capricci non dico dei palinsesti, ma di questa o quella emittente e nessuno è autorizzato ad agevolare i capricci di soggetti privati a discapito della funzionalità del Consiglio. I criteri fissati nella delibera dell'Ufficio di Presidenza sono stati violati; c'è una lettera - lo apprendiamo adesso - che è stata inviata ieri, quindi prima dell'inizio dei lavori, si poteva dire a Videolina: "Non sei in condizione di garantire il rispetto dei criteri che abbiamo stabilito, auguri e buone feste!" Invece si è comunicato ieri che non sarebbe stato ripreso tutto il dibattito: il Presidente sì, Nuvoli no! Non va bene. Ieri si sarebbe dovuto informare il Consiglio, almeno l'Ufficio di Presidenza avrebbe dovuto valutare questa comunicazione che non rispettava i criteri. "Noi abbiamo ritenuto di...", noi chi? Il plurale può essere anche maiestatico ma ci vuole una maestà per usare il plurale maiestatico. "Io" cioè "tu" hai ritenuto! "Anche altre volte ci siamo venuti incontro a vicenda"! Chi? Io non sono venuto incontro a nessuna Videolina e non ne ho avuto nessuna vicendevole venuta incontro. Ci troviamo ancora una volta di fronte ad una lesione di diritti e ad un modo di condurre i lavori del Consiglio regionale inammissibile. Tuttavia, ciò detto e ad abundantiam rispetto a quanto abbiamo già detto e ridetto, e continueremo a dire, la mia opinione personale e quella del Gruppo della Rifondazione Comunista è che i lavori del Consiglio debbano proseguire seriamente, integralmente, a prescindere dai capricci e dalle "venute incontro" vicendevoli che riguardano altri e non noi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi, terremo in grande conto i suoi suggerimenti e le questioni che ha sollevato.
Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, ritengo che il dibattito debba proseguire, com'è stato detto, altrimenti dopo il danno ci sarebbe anche la beffa! Tuttavia è giusto sottolineare che anche questa vicenda è sintomatica di un malessere, nella direzione del Consiglio, che va rimosso.
Questo dibattito si svolge a distanza di cinque lunghi mesi dalle elezioni e dopo tre tentativi falliti, due del centrodestra ed uno del centrosinistra.
Presidente, è possibile lavorare in questo Consiglio senza che la gente passeggi?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di sedere al proprio posto. La prego, onorevole Ortu, continui.
ORTU (R.C.). Signori consiglieri, la lunga e complessa crisi, complessa in relazione ai bisogni di governo che la comunità regionale esprime, complessa per la particolarità del quadro politico che caratterizza questo Consiglio, complessa per la gravità dei problemi di rinnovamento democratico della società, delle istituzioni e dell'economia della Sardegna, non consente di ripetere rituali. È interesse di tutti dare un governo alla Regione, è interesse di tutti compiere questa operazione politica nel massimo della trasparenza e della chiarezza possibile, pertanto noi non useremo questa tribuna per compiere alcun rituale.
Siamo qui, dopo il tempo perduto inutilmente, a denunciare all'opinione pubblica che il governo della Regione nasce con una operazione di bieco trasformismo politico; nasce sul tradimento del mandato degli elettori. In questi mesi si è discusso a lungo sulla difficile interpretazione del risultato elettorale, di esso tutto si può dire, ma un punto è chiaro per tutti, lei non ha ricevuto alcun mandato da quel risultato. La sua Presidenza è frutto del più becero trasformismo "doroteo". La sua Giunta nasce con il richiamo dei tre popolari transfughi a Martinazzoli, ma essi dimenticano che fu proprio Martinazzoli a volere il superamento del "doroteismo" democristiano. Ha usato Grauso per il lavoro sporco, come grimaldello per scardinare le coalizioni; la coalizione di centrodestra come quella di centrosinistra, poi, come nelle migliori tradizioni, per darsi un volto più pulito lo ha scaricato.
La Sardegna ha bisogno di un Governo, ma il Governo di cui ha bisogno la Sardegna non è il suo; la Sardegna -in questa epoca dove il futuro appare difficile, incerto e precario -mai come oggi ha avuto bisogno di cambiamenti e di rinnovamento, ma lei non è il cambiamento, non è il rinnovamento. Lei è il passato, il vecchio che si ripete, altro che innovazione e radicali cambiamenti, altro che cose nuove nei programmi, negli uomini e nei metodi della gestione pubblica!
Lei incarna il fallimento dei piani di rinascita, la scelta della monocoltura petrolchimica, delle cattedrali nel deserto (oggi sempre meno cattedrali e sempre più deserto), la mancata modernizzazione e infrastrutturazione delle campagne che ha portato al fallimento dell'agricoltura, che è l'unico tessuto connettivo dell'economia della nostra Isola. Questo modello di sviluppo ha assorbito enormi risorse in termini di potenzialità economiche e umane, ha mortificato per tanti anni interventi diversi ed alternativi e ha creato le condizioni di un disequilibrio irreversibile nelle varie zone dell'Isola. E' stata una scelta che ha disarticolato, senza valida alternativa, il già fragile sistema produttivo sardo, creando fenomeni da un lato di un inurbamento caotico e selvaggio e dall'altro di abbandono e spopolamento delle zone interne, dei quali oggi sentiamo i notevoli contraccolpi. E' un modello di sviluppo che ha portato alla creazione dello zoccolo duro di quei 350 mila sardi disoccupati ai quali anche lei si richiama per indicarlo come male biblico da affrontare per la Sardegna. Ecco perché, al di là dei contenuti delle sue dichiarazioni programmatiche, la sua impostazione non è credibile.
La richiesta che viene dalla gente è una richiesta di cambiamento nel modo di essere e di operare delle forze politiche, nessuna esclusa; una richiesta di maggior chiarezza, una richiesta di privilegiare gli interessi della collettività piuttosto che quelli di partito o peggio di singole persone. Si tratta di aspettative alle quali noi tutti abbiamo il dovere di dare risposte. Ebbene, la sua Giunta e la sua maggioranza sono tutto fuorché una risposta positiva in questa direzione, sono anzi un segnale di pericolosa involuzione che mortifica aspettative e speranze, in un momento in cui la Sardegna è impegnata in un difficile percorso di transizione che impone di lavorare perché le istituzioni siano al servizio dei cittadini e dei loro bisogni. La Sardegna ha bisogno di un Consiglio regionale che possa lavorare, che possa risolvere la crisi politica ed istituzionale che la attanaglia. Lo scontro e la tensione creatasi tra il Presidente dell'Aula e la metà dei suoi consiglieri mettono in discussione la funzionalità dell'Assemblea regionale, per questo è necessario rimuovere questo ostacolo, nell'interesse di tutti, nell'interesse della credibilità delle istituzioni che tutti dobbiamo difendere.
Efisio Serrenti, al di là delle sue dichiarazioni, ha rotto una prassi consolidata nella storia del nostro ordinamento autonomistico e ha contribuito in modo determinante allo stato di ingovernabilità dell'Isola, ponendo problemi di praticabilità di questo stesso Consiglio.
Il Presidente del Consiglio regionale, cioè un'autorità che per ruolo istituzionale deve stare al di sopra delle parti, non può utilizzare il suo voto per essere decisivo nel varo di una Giunta o nella sfiducia ad essa, anzi, al contrario, così come hanno chiesto tutti i sardi in questi lunghi mesi, avrebbe dovuto adoperarsi per dare quanto prima una soluzione alla crisi.
Quale credibilità può avere oggi, per rendere agibile e governabile quest'Aula, un Presidente del Consiglio che vota contribuendo all'ingovernabilità e poi non si dimette contravvenendo alla parola data. I sardi sappiano che Efisio Serrenti è un ostacolo nella direzione del buon funzionamento di quest'Aula; un ostacolo da rimuovere non soltanto per noi dell'opposizione, ma per la stessa maggioranza che ha tutto l'interesse a ripristinare quanto prima una condizione di normale agibilità democratica in questo Consiglio.
Noi comunisti comunque saremo qui, in quest'Aula, per contribuire in questa direzione, perché crediamo fortemente che le istituzioni debbano essere al servizio dei cittadini per riaffermare il ruolo positivo della politica; per riaffermare che la politica può essere un'arma efficace, non solo di difesa dei bisogni e delle istanze dei cittadini, ma strumento di innovazione se assume come propria ragione d'essere la prospettiva di un nuovo modello sociale, fondato sui grandi obiettivi della piena occupazione, della difesa dell'ambiente e del territorio, dello sviluppo economico e civile, della giustizia sociale.
Bisogna partire innanzitutto dal lavoro e dallo sviluppo: già il piano straordinario per il lavoro indica un'idea per un nuovo modello di sviluppo; dallo sviluppo locale al ruolo dei comuni e degli enti locali in genere nella creazione di nuova occupazione. Il piano straordinario di lavoro è perciò lo strumento fondamentale da attuare e rilanciare, per proseguire e migliorare in qualità e in quantità l'impegno per l'occupazione e lo sviluppo. Per Rifondazione Comunista la piena occupazione deve essere l'obiettivo strategico di questa legislatura.
Ridurre progressivamente, entro i prossimi anni, il tasso di disoccupazione, avvicinare la Sardegna alle regioni progredite d'Europa, questo è il nostro impegno; non è sufficiente avviare un processo di modernizzazione del sistema economico sardo, ma occorre un progetto forte di trasformazione della società per elevare il tasso di occupazione, allargando le basi produttive della Sardegna.
Il fenomeno della disoccupazione, per la sua ampiezza e gravità, è un dato strutturale, non solo della nostra Isola ma dell'intero Mezzogiorno d'Italia. A questo dato, già di per sé drammatico, occorre aggiungere quello del lavoro sommerso: sono circa 50 mila i lavoratori sardi in condizione di lavoro nero e precario.
Perciò, per quanto attiene le politiche per il lavoro, occorre un diverso impegno, anche e soprattutto da parte del Governo nazionale: non più interventi di solo sostegno a pioggia all'impresa, che si sono rivelati onerosi e del tutto insufficienti nella lotta alla disoccupazione di massa; ma politiche nuove, mirate a dare prospettive di lavoro ai tanti disoccupati.
La Sardegna ha bisogno di una terapia forte che punti ad un significativo allargamento della sua base produttiva e ad un aumento della sua competitività, anche attraverso un forte intervento pubblico finalizzato alla creazione di lavoro produttivo. Bisogna impedire perciò ulteriori processi di deindustrializzazione, come quelli che si vorrebbero attuare ad Ottana e a Villacidro, o con il mancato rispetto degli impegni nel Sulcis. E` necessario salvaguardare ciò che resta dell'industria sarda e favorire la reindustrializzazione dell'Isola, anche attraverso l'intervento pubblico diretto. Per far questo occorrono strumenti nuovi e diversificati, perché diverse sono le insufficienze e i ritardi. Occorre anche proseguire nella politica di potenziare e qualificare il lavoro sostenuto e nello stesso tempo di organizzare il mondo del lavoro attraverso la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore a parità di salario. La riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore non è solo un importante strumento di ridistribuzione del lavoro esistente, ma una proposta concreta nella lotta alla disoccupazione di massa e per determinare una diversa qualità dello sviluppo e della vita.
Ma questo non è sufficiente: infrastrutture che siano in grado di legare la Sardegna allo sviluppo attuale dei sistemi di trasporto, dei mezzi di comunicazione e telematici, del fabbisogno energetico ed idrico, rappresentano per noi il presupposto fondamentale per un nuovo modello di sviluppo. Così come il delicato rapporto tra l'uomo e l'ambiente che lo circonda è decisivo per il futuro che vogliamo per la nostra Isola. I disastri che hanno devastato il Paese ed intere zone della Sardegna non si prestano a considerazioni fatalistiche. Va combattuto un modello che, nel corso degli anni, basandosi sull'impunità imposta con le sanatorie, sulle deroghe o sull'assenza di strumenti di pianificazione, ha consentito l'edificazione selvaggia, tollerato il degrado e il dissesto idrogeologico delle montagne, delle campagne e dei litorali. Per questo la tutela e la valorizzazione del territorio non rilanciano solo un aspetto importantissimo e trainante come lo sviluppo del turismo, ma danno anche la garanzia che la stessa presenza umana sia tutelata e non messa a rischio da disastri che una cura dell'assetto del territorio renderebbe invece facilmente evitabili.
La stessa scelta turistica deve accompagnarsi a uno sviluppo dell'economia dove i diversi comparti strategici, turismo, artigianato, agricoltura ed industria, siano tutti parte integrante di un sistema produttivo esteso, differenziato, moderno e solido. La Sardegna deve fare dell'ambiente, che non è unicamente una ricchezza da conservare e uno spazio naturale da curare, una grande risorsa per l'occupazione.
Per questo è necessario riprogrammare l'utilizzo del territorio in funzione dello sviluppo ecocompatibile ed ecosostenibile, con particolare riguardo alla qualità della vita.
Lo sviluppo della qualità dell'ambiente deve costituire la caratteristica primaria dei processi e dei prodotti del sistema Sardegna. Progresso economico e qualità della vita costituiscono per noi perciò un binomio inscindibile; lavoro, sviluppo e qualità della vita sono l'asse portante della nostra proposta politica. Il Partito della Rifondazione Comunista, come in passato, farà di tutto nei prossimi mesi per rendere evidenti questi problemi. Saremo qui a rappresentare i bisogni e le istanze dei soggetti più deboli, dei disoccupati, del mondo del lavoro, dei pensionati. Saremo qui ad impedire una lettura strumentale dei referendum, che hanno dimostrato davvero tutta la loro inutilità. Non c'era bisogno di ricorrere al corpo elettorale per scoprire che un terzo dei sardi pone una giusta domanda di semplificazione del sistema politico ed elettorale, e chiede che in questo Consiglio ci siano maggioranze che governino. Tutti e tutte le forze politiche in questo Consiglio si sono pronunciate per l'approvazione di una nuova legge elettorale che sia in grado di dare questa risposta. Allora si faccia la legge, visto che lo stesso Parlamento Nazionale ha avviato, ed è già in stato avanzato di approvazione, l'iter della riforma elettorale delle Regioni a Statuto speciale.
Si vuole affrontare la domanda di governabilità espressa giustamente in tutti questi mesi dai sardi con la partecipazione o meno ai referendum. Si adotti quindi il sistema elettorale previsto per le province e per i comuni oltre i 15 mila abitanti. E' un sistema elettorale in grado di garantire una risposta positiva ai quesiti dei referendum, garantisce a chi vince le elezioni una maggioranza adeguata di seggi nei consigli, dà stabilità agli esecutivi e, in caso di sfiducia, prevede il ricorso a nuove elezioni. Garantisce, inoltre, rappresentanza politica alla pluralità dell'articolazione sociale e della società civile che pure le forze politiche rappresentano.
Ampia disponibilità, quindi, ma nel contempo chiarezza. Impediremo, con l'apporto di quanti vorranno condurre questa battaglia dentro il Consiglio e fuori del Consiglio, con tutti i mezzi ordinari e straordinari a disposizione, qualsiasi tentativo di escludere o di cancellare con un atto d'imperio chiunque è rappresentato legittimamente in forza del consenso elettorale in questo Consiglio. Non consentiremo alcun imbroglio, non passerà impunemente alcuna legge truffa che abbia l'obiettivo di cancellare chi si pone sul terreno critico o dell'antagonismo politico e sociale.
Non rinunceremo al diritto inalienabile di rappresentanza di tutti i cittadini nelle istituzioni, comprese le minoranze -tanto più in Sardegna, sarebbe contrario alla storia, alla realtà sociale, culturale e politica dell'Isola- che da sempre ha costituito un arricchimento della democrazia e che per certi versi sarebbe perfino pericoloso cancellare.
La nostra posizione è chiara anche rispetto al quesito sulla riduzione delle indennità ai consiglieri regionali; Rifondazione Comunista ha presentato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare, sulla quale sta raccogliendo due milioni di firme, che limita drasticamente gli stipendi d'oro. Propone una legge che stabilisca, in relazione ai salari più bassi, un tetto massimo per le retribuzioni che deve valere per i dirigenti d'azienda, amministratori delegati, magistrati, ministri e parlamentari, e di conseguenza anche per i consiglieri regionali della Sardegna, la cui indennità è legata agli emolumenti dei parlamentari.
Non è tollerabile che nel nostro Paese vi sia, a causa di una politica di bassi salari, oltre un milione e mezzo di lavoratori che, pur disponendo di una occupazione, restano sotto la soglia della povertà; non è tollerabile che il potere d'acquisto delle retribuzioni sia diminuito dal 1991 al 1999 del 4,4 per cento e che le retribuzioni in Italia siano tra le più basse in Europa. Si pone un problema di moralizzazione, di equità e di perequazione, di giustizia sociale, che deve riguardare tutti, compresi i ministri, i parlamentari e i consiglieri regionali.
Concludo dicendo che il partito della Rifondazione Comunista farà di tutto nei prossimi mesi per rendere evidenti questi problemi, in quest'Aula e tra la gente. Lavoreremo per fornire idee, programmi ed obiettivi. Ci batteremo in questa direzione e contro le scelte che andranno in direzione opposta; ci batteremo contro lo smantellamento di quel poco che resta dell'apparato industriale per rilanciare e risanare l'agricoltura, l'artigianato e il commercio; ci batteremo contro la riduzione e la chiusura dei servizi, scuole, poste, asili, ospedali e presidi sanitari; ci batteremo per porre al centro i temi del lavoro e della lotta alla disoccupazione di massa, della qualità sociale ed ambientale dello sviluppo, della partecipazione popolare alle scelte della politica e per dare risposte concrete ai problemi dei sardi e della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Chiediamo di conoscere l'elenco degli iscritti. C'è il problema di alternare gli interventi dei consiglieri della maggioranza e dell'opposizione. Se ci fa avere la copia dell'elenco, possiamo seguire meglio la gestione dei lavori dell'Assemblea, sulla cui correttezza, mi dispiace dirlo, non abbiamo alcuna fiducia. Vorremmo avere l'elenco degli iscritti e seguire l'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Mi dispiace che non si fidi, ma sono iscritti a parlare i consiglieri Nuvoli, Ortu, Manca e Spissu. Lei sa bene, essendo stato per cinque anni Presidente del Consiglio, che il Presidente del Consiglio non ha potere di coercizione e non può obbligare nessuno a parlare. Gli iscritti per questa sera sono questi.
COGODI (R.C.). Come per stasera?
PRESIDENTE. La prego, onorevole Cogodi, la smetta. È possibile che debba parlare sempre lei? Chieda di parlare e le do la parola. Lascia perdere, Cogodi, abbi pazienza!
COGODI (R.C.). Abbi pazienza tu! Non voglio che si dicano bugie, io sono iscritto!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Selis.
SELIS (Popolari-P.S.). Noi vorremmo conoscere l'elenco di tutti coloro che sono iscritti a parlare, perché tutti noi siamo iscritti, quindi ci risulta che ci siano numerosi colleghi che, giustamente, vista l'importanza di questa seduta, vogliono parlare. Noi vorremmo sapere in che modo il Presidente applica la norma regolamentare in base alla quale si alternano gli interventi della maggioranza e dell'opposizione. Adesso ha parlato uno dell'opposizione e badi bene, signor Presidente - signor Presidente della Giunta, naturalmente, chiedo scusa per l'interruzione al Presidente della Giunta - che l'atteggiamento dell'opposizione è stato molto conciliante perché non avremmo dovuto probabilmente accedere, ed altri non avrebbero acceduto a questa tolleranza. Io ho fatto le mie dichiarazioni programmatiche e, giustamente, tutti i colleghi, dell'opposizione di allora hanno parlato essendo in corso la diretta televisiva. Il collega Ortu oggi ha parlato anche senza la diretta televisiva, dimostrando ancora una volta che non vogliamo interrompere i lavori, però vogliamo almeno conoscerei nomi degli iscritti a parlare e chiediamo al Presidente di rispettare la norma che prevede l'alternanza di un oratore della maggioranza ed uno dell'opposizione. Adesso ha parlato uno dell'opposizione, vorremmo che parlasse uno della maggioranza. E' una regola nota che vorremmo fosse rispettata. Per la diretta televisiva, lasciamo a lei l'interpretazione.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, le assicuro che lei ha molto più peso delle questioni che pone.
FADDA (Popolari-P.S.). Queste valutazioni non le faccia, lei è parziale!
PRESIDENTE. Tuttavia, le ripeto, io ho iscritti a parlare questi consiglieri, non ho altri disponibili per stasera. Io devo prendere atto del fatto che, se non ci sono altri iscritti a parlare per stasera, devo chiudere i lavori del Consiglio.
COGODI (R.C.). E' una vergogna, si iscrivono a parlare per la diretta televisiva!
PRESIDENTE. Pensi a iscriversi lei, onorevole Cogodi, non si preoccupi delle iscrizioni degli altri!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. In tutti i casi, onorevole Selis, per sua informazione, è stato l'onorevole Spissu a chiedermi di parlare dopo l'onorevole Ortu.
Adesso do la parola all'onorevole Spissu, che mi ha chiesto di parlare in questo momento, quindi soddisfo una sua richiesta.
SELIS (Popolari -P.S.). Io non sto ostacolando le richieste dell'onorevole Spissu. Visto che mi ha interpellato, mi dia la parola. Grazie.
Io non sto ostacolando le richieste di iscrizione a parlare, deciderà l'onorevole Spissu se vuole parlare o no. Ho chiesto semplicemente l'elenco degli iscritti a parlare e il rispetto della norma che prevede l'alternarsi degli interventi di maggioranza ed opposizione. Se poi l'onorevole Spissu vuole parlare oggi, parli oggi, è una sua libera decisione. Ma ricordo all'onorevole Serrenti che l'alternanza "maggioranza-opposizione" è un principio del Regolamento che vorremmo fosse rispettato.
PRESIDENTE. Voglio ricordare al Consiglio, con la speranza che nessuno abbia dimenticato il Regolamento, che questo dice che, per quanto è possibile, bisogna alternare gli interventi. Per quanto è possibile. Se io non ho altri iscritti a parlare, non vedo come posso alternare gli interventi. Io ho dato la parola all'onorevole Spissu, se vuole fare il suo intervento ha facoltà di parlare.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Balia, ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Onorevole Serrenti, nella Conferenza dei Capigruppo che si è tenuta ieri abbiamo accolto le indicazioni che venivano dai Capigruppo della maggioranza che manifestavano alcune esigenze derivanti dal fatto che il Presidente Floris, oggi, avrebbe dovuto prendere l'aereo attorno alle 19...... Onorevole Serrenti, io non parlo se non c'è silenzio in Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, può chiedere ai colleghi che facciano un po' di silenzio in Aula? Grazie. Onorevole Balia, la prego.
BALIA (F.S.D.). Onorevole Serrenti, dicevo che, nella Conferenza dei Capigruppo, di ieri, in considerazione del fatto che il Presidente della Giunta Regionale, onorevole Floris, deve andare oggi a Bruxelles, abbiamo accolto favorevolmente la richiesta di interrompere il normale andamento dei lavori del Consiglio regionale entro le ore 19.00. I Capigruppo della maggioranza chiedevano altresì che i lavori venissero accelerati, che si svolgessero in un clima di assoluta serenità, che non ci fossero perdite di tempo e che si potesse prevedere, con la disponibilità di tutte le parti, di concludere i lavori entro la giornata di venerdì o al più tardi di sabato. Pur non essendo a conoscenza del numero degli iscritti, abbiamo manifestato tutta la nostra disponibilità in questa direzione.
Arriviamo all'Aula: il Regolamento prevede che coloro i quali hanno interesse a prendere la parola in Aula debbano iscriversi nel corso del primo intervento, per cui presumo che le iscrizioni siano tutte avvenute. Quelle che eventualmente non sono ancora avvenute, evidentemente non possono essere prese in considerazione, in quanto il primo intervento si è concluso. Non so se per Regolamento, per prassi o altro, così come veniva poc'anzi richiamato dal Presidente Selis, solitamente si rispetta il principio dell'alternanza fra gli interventi della maggioranza e dell'opposizione. L'onorevole Cogodi mi assicura che è previsto per Regolamento. Siccome gli iscritti vi sono, non è pensabile che alcuni possano scegliere di intervenire domani, dopodomani o l'altro dopo ancora, e che altri invece siano obbligati ad intervenire tutti nell'arco della seduta odierna.
Per cui la nostra richiesta, onorevole Serrenti, è che questa alternanza fra una parte e l'altra venga realmente garantita, che lei, al di là delle dichiarazioni di disponibilità dell'onorevole Spissu a intervenire ora, dia la parola anche ai consiglieri della maggioranza che hanno chiesto di intervenire, garantendo l'alternanza con gli interventi dei consiglieri dell'opposizione. Coloro che non sono disposti a intervenire oggi, vengono dichiarati decaduti e non possono intervenire dopodomani. Credo che debba essere questa la procedura e che non si possa lasciare che gli iscritti a parlare scelgano liberamente se intervenire oggi, venerdì o sabato. Siccome non ci sentiamo sufficientemente rassicurati e garantiti sul rispetto di questo principio, l'onorevole Selis le ha chiesto l'elenco degli iscritti a parlare.
PRESIDENTE. Io posso fornire l'elenco che mi hanno dato gli Uffici, tuttavia le persone che io ho iscritte a parlare sono le uniche disponibili a parlare stasera.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
Lei è avvocato, il Regolamento dice "per quanto è possibile". Il Presidente non può obbligare nessuno, la smetta onorevole Cogodi! La smetta!
(Vive proteste da parte dei consiglieri di centrosinistra)
Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, io credo che sia opportuno...
BALIA (F.S.D.). Onorevole Serrenti, ha dato la parola all'onorevole Usai o ciascuno parla quando vuole?
USAI (A.N.). Mi vuoi impedire anche di parlare?
CUGINI (D.S.-F.D.). Non sei in discussione tu. Non esiste.
USAI (A.N.). Non esiste che cosa?
(Interruzioni)
USAI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, mi pare che quello che sta accadendo stasera sia un copione già visto per un verso e un sconosciuto per un altro. Il copione già visto è quello relativo a quando riteneva di governare la sinistra e governava la sinistra.
(Interruzioni dai banchi del centrosinistra)
Non rumoreggiate, perché è déjà vu. Siccome siete tanto intelligenti, ho sopravalutato la vostra intelligenza. E' un copione già visto. Quando eravate voi in maggioranza, caro Gian Mario che non vedo, si iscrivevano 40, 35, 32, 28 colleghi del Polo ed uno della maggioranza, di quella che allora era la maggioranza. Sono finiti quei tempi. Non c'era nessuno scandalo, qualcuno da questa parte si alzava e si lamentava di questo fatto e poi si continuava, onorevole Presidente.
Il secondo aspetto è quello della diretta televisiva. Cari miei colleghi, non siamo venuti a fare spettacolo, ci hanno eletto e ci pagano lautamente non per fare spettacolo e per andare davanti alle telecamere a recitare quello che pensiamo o quello che vogliono gli elettori, noi veniamo qui per essere seri, per lavorare, per fare leggi, per eleggere la Giunta, per dare un governo alla Sardegna. Quindi, se ci sono le telecamere va bene e tutti quanti siamo stati gratificati dalla presenza delle telecamere nel corso di questi anni, punto e basta. Nessuno pensi che le telecamere ci devono essere ogni giorno per permetterci di "fare teatrino". Noi siamo qua per fare le persone serie. Continuiamo a farlo anche senza la televisione, onorevole Balia. Stiamo lavorando, se c'è la televisione va molto bene, se non c'è pazienza. Perché siamo stati eletti per lavorare, punto e basta!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.-F.D.) Io sento l'esigenza di porre ai colleghi Presidenti di Gruppo il problema di decidere come vogliamo procedere. Noi abbiamo accolto, e giustamente, la richiesta del presidente Floris di poter partecipare domani ad un appuntamento importante, e abbiamo anche deciso, nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo di ieri sera, di organizzare il dibattito per dare la possibilità di intervenire a tutti quelli che vogliono prendere la parola, indipendentemente dalla presenza della televisione, concludendo i lavori sabato mattina".
Se non rispettiamo questa decisione che noi, autonomamente, abbiamo assunto, in assenza dell'onorevole Serrenti, se non teniamo in piedi questa impostazione, creiamo dei problemi nell'organizzazione dei lavori. Quindi io chiedo ai colleghi Presidenti di Gruppo se non sia il caso, alla luce di quello che sta succedendo, cioè dell'impossibilità di organizzare in modo corretto i lavori, perché manca la volontà politica di farlo, di rivederci per stabilire come vogliamo procedere. Perché, televisione o non televisione, ci sono i giornali che scriveranno che qui siamo di fronte all'impossibilità di discutere le dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris.
Io do la nostra disponibilità, vediamoci, assumiamoci noi la responsabilità di coordinare i lavori del Consiglio, perché è insufficiente la direzione stessa del Consiglio, e procediamo in base a quello che noi stabiliremo, rispettando l'impegno che abbiamo assunto nei confronti dell'onorevole Floris. Chiedo quindi, se siamo d'accordo -se non siamo d'accordo non mi offendo - che ci riassumiamo la responsabilità di fare in modo che si svolga un dibattito corretto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.) Signor Presidente, durante il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Selis, nel corso di una riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, accertammo che i consiglieri della maggioranza iscritti a parlare erano oltre 30, e quelli dell'opposizione soltanto 15 o viceversa, non ricordo. C'era comunque un rapporto di due ad uno. E` evidente che, in quella circostanza, la norma oggi invocata dell'alternanza non poteva essere applicata, perché gioco forza si doveva, quanto meno, stabilire un rapporto di due a uno, alle volte anche di tre a uno. Non è colpa di nessuno se i componenti del Polo si sono iscritti a parlare in numero minore rispetto a quelli dell'opposizione, ed è logico che sia così, quindi non vedo per quale ragione ci si debba scandalizzare se oggi il rapporto è di tre a uno, poniamo, a favore o in svantaggio, in questo caso, della minoranza.
Per quanto concerne la proposta che ha fatto poc'anzi l'onorevole Cugini, a me dispiace che il Presidente del maggior Gruppo di questo Consiglio, faccia una proposta di questo genere, perché è lecito a chiunque di noi considerare delegittimate le istituzioni sul piano sostanziale, però non è consentito a nessuno di noi considerarle delegittimate sul piano formale, per cui il Gruppo di Alleanza Nazionale non siederà mai ad un tavolo per discutere sull'organizzazione dei lavori di questo Consiglio se non nella sede istituzionalmente prevista dal Regolamento, e cioè la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis, sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io guardo il segna-orario, sono le 18 e 46, alle 19 il Presidente ha degli impegni, quindi mi pare superfluo proseguire in questa, mi si consenta, inutile ed anche noiosa discussione. Tuttavia, tenuto conto che manca un quarto d'ora alla chiusura dei lavori non c'è nessun problema ad accogliere la richiesta di riunire brevemente la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, se può servire a organizzare meglio i lavori per le giornate successive. Ed io mi auguro veramente, signori colleghi del centro sinistra, che sia l'occasione per iniziare a ristabilire un clima sereno, pur nella contrapposizione, perché penso che sia nell'interesse di tutti salvaguardare il prestigio e l'autorevolezza di quest'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, lei sta chiedendo al Presidente del Consiglio, se ho capito bene, una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo, perché fino ad adesso nessuna richiesta di questo genere era pervenuta al Presidente. C'è la richiesta da parte di un Gruppo di convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, quindi sospendo i lavori del Consiglio per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 47, viene ripresa alle ore 19 e 31.)
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo, ha stabilito che i lavori continueranno venerdì mattina alle ore 9 e 30, poi proseguiremo, con l'intento di finire sabato mattina.
La seduta è tolta alle ore 19 e 31.
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