Seduta n.294 del 15/02/2007 

CCXCIV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Giovedì 15 febbraio 2007

Presidenza del Vicepresidente SECCI

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 17.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 8 febbraio 2007 (288), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Frau, Ibba, Silvio Lai, Alberto Sanna e Serra hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 15 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazione del Presidente

PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che in data 13 febbraio 2007 l'onorevole Luciano Uras è stato nominato Presidente del Gruppo P.R.C. - Partito della Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale, Presidente.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per dieci minuti per consentire il decorso dei termini previsti dall'articolo 91 del Regolamento.

I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 30.)

PRESIDENTE. L'onorevole Artizzu ha chiesto la verifica del numero legale. Chi dei Capigruppo appoggia la richiesta?

(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)

Prego i colleghi di prendere posto. Chiedo a un Segretario della minoranza, per cortesia, di stare al banco della Presidenza.

MARROCU (D.S.). Non c'è la Giunta, Presidente.

PRESIDENTE. Per gentilezza, qualcuno avvisi l'onorevole Dadea che sono ripresi i lavori. Grazie.

LA SPISA (F.I.). Non credo che debba votare!

PRESIDENTE. Scusi?

LA SPISA (F.I.). Non voterà!

PRESIDENTE. Ma è previsto che la seduta si apra con la Giunta presente, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). E allora perché l'ha aperta?

PRESIDENTE. Perché non mi sono reso conto che l'Assessore non c'era. Sono giustificato?

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). L'opposizione non glielo ha segnalato, venendo meno ai suoi doveri!

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 38 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pisu - Pittalis - Randazzo Alberto - Rassu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uras - Vargiu.)

Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti. I lavori riprenderanno alle ore 11 e 03.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 05.)

Congedo

PRESIDENTE. Comunico, a integrazione delle comunicazioni già date, che il consigliere Vincenzo Floris ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 15 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

PRESIDENTE. Chiedo a due Segretari, uno di maggioranza e uno di minoranza, di prendere posto al banco della Presidenza.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Presidente, confermiamo la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Chi dei Capigruppo appoggia la richiesta?

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 57 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Capelli - Cassano - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Giagu - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Uggias - Uras - Vargiu.)

Poiché il Consiglio è in numero legale, procediamo con i lavori.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5/Stat/A. Siamo arrivati all'articolo 7, al quale sono stati presentati venti emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo numero 7 e dei relativi emendamenti:

Art. 7

Referendum consultivo

1. Possono richiedere l'indizione di referendum consultivi su questioni di interesse generale, incluse le iniziative regionali di leggi statali anche costituzionali:

a) il Consiglio regionale con propria deliberazione;

b) un terzo dei consiglieri regionali.

2. Il referendum consultivo non è ammesso nei confronti delle leggi tributarie e di bilancio, delle leggi e dei regolamenti di attuazione della normativa comunitaria adottati ai sensi dell'articolo 117, comma quinto, della Costituzione e di esecuzione di accordi e intese internazionali della Regione ai sensi dell'articolo 117, ultimo comma, della Costituzione, dell'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali.

EMENDAMENTO soppressivo totale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 7

L'articolo 7 è abrogato. (22)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "delle leggi tributarie e di bilancio" sono soppresse. (487)

EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI -RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 7

Nel comma 2, sono soppresse le parole da "delle leggi e dei regolamenti" sino alla fine del comma. (720)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "delle leggi e dei regolamenti di attuazione della normativa comunitaria adottati ai sensi dell'articolo 117, comma quinto, della Costituzione" sono soppresse. (488)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "di esecuzione di accordi e intese internazionali della Regione ai sensi dell'articolo 117, ultimo comma, della Costituzione" sono soppresse. (489)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 7

Al 2 comma dell'Articolo 7, le parole "dell'ordinamento" fino a "uffici regionali" sono soppresse. (70)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "dell'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali" sono soppresse. (490)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PINNA - URAS - BALIA - CORRIAS - CUGINI - ORRÙ - PITTALIS - SANNA Francesco - SECCI

Emendamento all'emendamento numero 341

Al comma 1 dell'emendamento numero 341 le parole "diecimila elettori" sono sostituite da "quindicimila elettori". (800)

EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - ORRÙ - CORRIAS - SANNA Francesco - CUGINI - BALIA - URAS - PITTALIS - SECCI

Emendamento all'emendamento numero 341

Nel comma 1 dopo le parole "di interesse generale." Sono aggiunte le parole "In tal caso il referendum è valido se partecipa almeno un quarto degli elettori.". (801)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio.

Articolo 7

Il primo comma è sostituito dai seguenti due comma:

1. "Diecimila elettori possono presentare una richiesta di referendum consultivo su questioni di interesse generale. La legge ordinaria della Regione potrà disciplinare anche forme di referendum locali, territorialmente limitati.

1. Possono inoltre richiedere l'indizione di una consultazione popolare consultiva su questione di interesse generale, incluse le iniziative regionali di leggi statali anche costituzionali:

a) Il Consiglio Regionale con propria deliberazione;

b) Un terzo dei consiglieri regionali;"

Nel secondo comma l'espressione "il referendum consultivo non è ammesso" è sostituita da "Il referendum consultivo e le consultazioni elettorali consultive non sono ammessi". (341)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 1, le parole "su questioni di interesse generale, incluse le iniziative regionali di leggi statali anche costituzionali" sono sostituite con: "su qualsiasi questione". (491)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.

Articolo 7

Le lettere a) e b) del comma 1 dell'Articolo 7 è così sostituito:

" a) Il Consiglio Regionale con propria deliberazione;

b) un terzo dei Consiglieri Regionali;

c) diecimila elettori;

d) venti consigli comunali di comuni la cui popolazione rappresenti almeno il 10% della popolazione della Sardegna;

e) tre consigli provinciali;

f) il consiglio delle autonomie locali con votazione a maggioranza assoluta dei propri

componenti;". (3)

EMENDAMENTO aggiuntivo FLORIS - CHERCHI O.

Articolo 7

Al 1° comma, dopo la lettera b) aggiungere la lettere b) bis ventimila elettori. (33)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: b) bis "diecimila elettori". (492)

EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - SANNA Francesco - ORRU' - CORRIAS - CUGINI.

Articolo 7

Al comma 1 è aggiunta la seguente lettera: "c) diecimila elettori". (767)

EMENDAMENTO aggiuntivo FARIGU - LADU - LA SPISA - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto- GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 7

Nel comma 1 dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: "b) bis tre consigli provinciali rappresentanti almeno il trentacinque per cento della popolazione sarda;" (731)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: "b) bis due consigli provinciali che rappresentino almeno il 20 per cento della popolazione regionale". (493)

EMENDAMENTO aggiuntivo LADU - LA SPISA - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Nel comma 1 dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: "b) bis almeno un terzo dei comuni sardi appartenenti a non meno di quattro province.". (733)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 7

Dopo il 2 comma dell'Articolo 7 è aggiunto il comma 2 bis "Entro due mesi dalla proclamazione dei risultati del referendum, se l'esito è favorevole, la giunta è tenuta a proporre al consiglio un disegno di legge sull'oggetto del quesito sottoposto a referendum". (72)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.

Articolo 7

Dopo l'articolo 7, è aggiunto il seguente articolo 7 bis: "Referendum di sfiducia."

"Trascorsa la prima metà di ciascuna legislatura regionale, quarantamila cittadini possono richiedere l'indizione di un referendum regionale di sfiducia del Presidente della Regione. Il referendum si svolge entro novanta giorni dalla presentazione delle firme e, perché abbia validità necessita della partecipazione della metà più uno degli aventi diritto. Qualora il quesito di sfiducia raccolga la maggioranza dei voti validamente espressi, è immediata la decadenza del Presidente della Regione e del Consiglio Regionale che rimangono in carica per l'ordinaria amministrazione sino alle successive elezioni, indette secondo quanto stabilito dal successivo articolo 12". (214).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, con l'articolo 7 termina il ragionamento che questo Consiglio ha svolto sui temi referendari e che noi abbiamo più volte ritenuto insoddisfacente. Nel senso che, purtroppo, l'atteggiamento che è emerso, tenuto conto di ciò che dell'articolato è stato sino a questo momento approvato e degli interventi svolti da diversi consiglieri della maggioranza, la dice lunga sulla considerazione che questo Consiglio regionale sta attribuendo all'istituto referendario; una considerazione più formale che di sostanza, che vede questo istituto come un incidente della democrazia delegata e non come parte integrante dei meccanismi che, in democrazia, consentono al corpo elettorale di essere comunque sovrano nell'esprimere il proprio parere su atti che debbono, poi, essere portati all'attenzione del palazzo della politica. Ed è il ragionamento che abbiamo svolto ieri per quanto riguarda il referendum propositivo: l'apprezzamento per la sua introduzione all'interno dell'ordinamento dovrebbe andare di pari passo con l'apprezzamento per la reale efficacia dello strumento, mentre sembra che ciò che interessava alla maggioranza che ha votato, che non deve essere per forza la stessa maggioranza politica che guida questo Consiglio, ma la maggioranza che si è trovata d'accordo sul tema referendario introdotto dall'articolo 6, fosse l'introduzione del referendum propositivo, senza prevedere quelle reali garanzie normative che consentono effettivamente a questo strumento di essere utilizzato in maniera da avere, oltre a un significato politico, che ovviamente conserva, anche un significato stringente nei confronti del Consiglio, che è poi chiamato a legiferare.

Per il referendum consultivo valgono considerazioni sostanzialmente identiche, se possibile con delle aggravanti, nel senso che il referendum consultivo nasce, in base al testo proposto dalla Commissione, veramente come un gattino cieco, cioè senza alcuna valenza, perché la Commissione prevede che possa essere chiesto dal Consiglio regionale oppure da un terzo dei consiglieri. Il referendum consultivo è, dunque, una specie di attività interna al palazzo, per cui quando il palazzo, nella sua complessità, o una parte dei suoi componenti o abitanti decidesse di voler sentire il corpo elettorale potrebbe proporre il referendum consultivo, che costa un sacco di soldi, come qualche collega della maggioranza potrebbe sottolineare.

Quindi c'è già questa perplessità nei confronti di chi eventualmente lo dovesse richiedere. E visto che costa un sacco di soldi e che non serve a niente, perché un referendum consultivo è semplicemente una chiacchierata con i sardi per capire cosa hanno in testa, il referendum consultivo diventerebbe, anche per la presenza contemporanea dell'abrogativo e del propositivo, che non sono in nessuna maniera disarticolati rispetto al consultivo per quanto riguarda il numero delle firme richieste per la loro indizione, una res nullius all'interno dell'ordinamento referendario sardo, una cosa che esiste, ma che non serve a niente. E siccome chi lo può chiedere non lo chiede proprio perché non se ne fa niente, automaticamente anche il referendum consultivo rientra tra quelle cose che nell'ordinamento vengono introdotte soltanto nominalmente. Possiamo quindi dire che vi sono tre tipi di referendum in Sardegna, ma in realtà l'unico che può essere efficacemente utilizzato dal corpo elettorale nell'esercizio del proprio diritto sovrano è il referendum abrogativo. Esattamente come nel passato!

Allora, se all'interno della maggioranza si può sviluppare una riflessione al di là di quella che nominalmente più volte è stata ricordata in quest'Aula, cioè la disponibilità al dialogo con le forze che non appartengono alla maggioranza politica che governa la Regione, noi Riformatori avanziamo una proposta concreta e diciamo che invece esiste un istituto referendario che può essere utilizzato in Sardegna in modo efficace. Qual è questo istituto referendario? E' il referendum di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, per il quale noi Riformatori prevediamo una raccolta di firme straordinaria, quindi non le 15 mila firme richieste per gli altri tre referendum, ma 40 mila. Prevediamo anche che questo tipo di referendum possa essere attivato soltanto dopo la prima metà della legislatura, quando gli effetti dell'azione della maggioranza di governo e la realizzazione del relativo programma si saranno dispiegati e saranno comunque evidenti ai sardi. Riteniamo che possa essere uno di quei meccanismi che vanno davvero nella direzione di un riequilibrio tra poteri Presidente della Regione e poteri del Consiglio, che tante volte è stato qui richiamato.

Ma perché riteniamo che questo sia un vero meccanismo di riequilibrio, qualora ci siano orecchie per intendere dall'altra parte? Perché non intacca i poteri del Presidente, che restano immutati, semplicemente rafforza il potere di controllo sulla sua azione, che è un compito che noi Riformatori riteniamo debba essere comunque lasciato a chi sta in quest'Aula e fuori di qui.

Il Consiglio regionale nel suo complesso e la minoranza hanno poteri di controllo che vanno esercitati in altro modo. Il Consiglio li ha perché in realtà è la maggioranza, che in qualsiasi momento ha modo di controllare l'azione del Presidente e che lo può mandare a casa qualora si rompesse il rapporto fiduciario, che, come noi ricordiamo costantemente in quest'Aula, non è rotto! Centrosinistra e Presidenza della Giunta sono la stessa identica cosa, sono il Governo della Sardegna di oggi. Non sono distinti Soru e il centrosinistra, sono la stessa identica cosa: Soru è il Presidente del centrosinistra, il capo della maggioranza di centrosinistra, che qualche volta dovrebbe dimenticarsi di essere il capo di una parte e ricordarsi di essere anche il Presidente della Regione. Qualche volta il presidente Soru ha delle amnesie da questo punto di vista. Però presidente Soru e maggioranza - quindi Consiglio regionale, perché il Consiglio è la sua maggioranza - sono la stessa identica cosa e si controllano l'un l'altro. Quello che va rafforzato è, dunque, il potere di controllo della minoranza, che altrimenti non ha gli strumenti per potersi candidare a diventare maggioranza di domani, e del corpo elettorale, cioè di quello che ha dato la delega sia al Consiglio regionale sia al Presidente della Regione.

Noi stiamo semplicemente riportando il discorso su questo binario di ragionamento e stiamo dicendo che è possibile, dopo la prima metà della legislatura, in presenza di situazioni di gravità straordinaria, attraverso la raccolta di 40 mila firme, che il corpo elettorale, che ha dato la delega fiduciaria al Presidente della Regione, ritiri tale delega, ben sapendo che significa ritirarla anche al Consiglio. Perché? Perché sono la stessa cosa! Il Presidente della Regione e la maggioranza, cioè il Consiglio regionale, sono la stessa cosa, quindi se il cittadino ritira la fiducia al Presidente della Regione automaticamente la ritira all'intero Consiglio regionale, ma è normale che lo possa fare perché è il cittadino che ha dato la delega sia al Presidente sia al Consiglio e quindi è normale che egli stesso gliela possa ritirare. Questo è un meccanismo di controllo reale, cioè un meccanismo che restituisce al cittadino il suo diritto di controllo. Ed è un meccanismo, voi capite bene, di difficile attuazione, sia perché prevediamo un numero di firme alto sia perché non ci nascondiamo i risvolti politici che un'azione così forte avrebbe qualora venisse intrapresa, in quanto, ovviamente, se il quesito referendario venisse eventualmente respinto ciò equivarrebbe a una rinnovata fiducia al Presidente della Regione, alla Giunta e alla maggioranza del Consiglio che lo rappresenta. Non c'è, quindi, nessun interesse a utilizzare in maniera distorta un istituto referendario come quello che noi proponiamo. Ma di per sé l'introduzione di questo tipo di referendum sarebbe la dimostrazione che questo Consiglio si sta davvero ponendo, durante la discussione della legge statutaria, il problema di un vero riequilibrio dei poteri, che può essere realizzato soltanto tra i soggetti che tali poteri detengono, non tra quelli che non li detengono o che surrettiziamente vorrebbero detenerli, ma non sono di loro competenza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, purtroppo per le mie precarie condizioni di salute non ho potuto seguire come avrei voluto il dibattito, ieri sera, essendo dovuto andare via prima. Torno sull'importanza del referendum, però, ricordando la straordinarietà di questo istituto. Il referendum nasce come esigenza contingente - scusatemi se uso parole probabilmente non appropriate dal punto di vista del lessico tecnico - in un momento straordinario in cui gli elettori chiedono allo Stato o alla Regione un cambiamento, l'abrogazione o l'istituzione di una legge, di un provvedimento o di un regolamento, purché non riguardi l'organizzazione interna di una qualsiasi istituzione.

Ho detto anche ieri che il referendum, essendo un fatto straordinario, non può e non deve in alcun modo sostituire una legge dello Stato o della Regione. Per quanto riguarda il numero di elettori che possono chiedere il referendum 50 mila mi pare un'esagerazione, ma 10 mila è forse una cifra troppo contenuta che permetterebbe a chicchessia, un domani, di poter proporre un referendum. Per cui il referendum, che è uno strumento di controllo, di verifica e di proposizione, potrebbe essere, d'ora in avanti, usato male, anche da chi ogni tanto si propone di cambiare tutto e magari in peggio anziché in meglio.

Ho seguito l'intervento del collega Vargiu - che sinceramente seguo spesso con molta attenzione - e devo dire che non sono d'accordo con lui quando propone il referendum di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione. Così torniamo indietro! Il potere del Presidente della Regione deve essere condizionato dal Consiglio regionale, perché il popolo elegge il parlamento, che è il "padrone" - passatemi il termine - assoluto della democrazia ed è l'espressione di tutto il popolo, che poi individua il capo dell'Esecutivo, e cioè il Presidente della Regione.

Se crediamo nella stabilità dei Governi, se crediamo nella stabilità dell'azione politica non possiamo pensare, a mio parere, di indire un referendum a metà legislatura o subito dopo, tanto per mettere sotto accusa, in impeachment, diciamo così, perché di questo si tratta, il Presidente della Regione, perché si tornerebbe indietro. Se è vero che il popolo è padrone e sovrano della propria vita politica e democratica il concetto del dominus deve essere smantellato, ma non ricorrendo ad armi referendarie o quant'altro, ma inserendo nella legge delle norme che, pur tutelando l'autonomia del Presidente e dell'Esecutivo, diano forza all'azione parlamentare del Consiglio e non permettano che il Presidente della Regione o l'Esecutivo possano condizionare la vita politica e la volontà democratica del consesso parlamentare, proprio perché esso è espressione del popolo. Questo vuol dire democrazia, questo vuol dire progresso, questo vuol dire parlare seriamente, tutelare sia la Giunta sia il Consiglio e rispondere alla volontà popolare.

Non vi deve essere la possibilità di indire referendum di impeachment, ma bisogna insistere affinché in questa legge si trovi la formula per tutelare l'autonomia dell'Assemblea legislativa, e secondo me la si può trovare. Abbiamo sentito da vari interventi in quest'Aula, a iniziare da quello del presidente Floris, che anche a livello costituzionale questo è stato riconosciuto. Perché qui non lo si vuole fare? Ma siamo sicuri che mandando avanti una norma del genere tuteliamo veramente gli interessi del popolo e non altri interessi? E non sto pensando assolutamente al presidente Soru; penso a un Presidente dominus, che si chiami Soru, Rassu - non capiterà mai - o in qualsiasi altro modo. Il Consiglio regionale non può essere soggetto agli umori del Capo dell'Esecutivo, ma deve avere la sua indipendenza, che è sancita dalla Costituzione e dallo Statuto, e quindi la sua autorità inviolabile! E' l'Aula che deve condizionare e controllare il Presidente e l'Esecutivo e non viceversa, perché il Governo è la sintesi, ma l'Assemblea legislativa rappresenta la generalità della base elettorale. Ecco, quindi, che l'istituto del referendum,se non viene usato con correttezza e lungimiranza, da strumento straordinario, quindi da forza in mano al popolo, può trasformarsi in uno strumento sbiadito, che non risponde più a quelle che sono le esigenze contingenti.

Tornando all'articolo 7, perché di referendum stiamo parlando, concordo col collega Vargiu sul fatto che non può essere solo il Consiglio, cioè l'ala parlamentare, a proporre il referendum consultivo, perché diventerebbe un atto interno, una cosa inter nos. Il referendum è la voce del popolo, riviene sempre da una sollecitazione popolare a cambiare qualcosa che si ritiene non vada bene. Dall'interno del Consiglio o di una parte di esso, ben difficilmente, ne sono sicuro, potrà venire una spinta in tal senso. Quindi l'articolo 7, anche a mio parere, deve essere integrato prevedendo che anche i cittadini, quindi l'elettorato esterno all'Aula, possano chiedere l'indizione di un referendum consultivo, ma insisto nel dire che aver abbassato a 10 mila elettori la soglia d'accesso è stato un errore. E' stato un errore! Seppure 50 mila poteva essere una cifra eccessiva, 10 mila mi pare un'esagerazione opposta, perché 10 mila firme si raccolgono in quattro giorni! Siccome, parliamoci chiaro, c'è chi del referendum può farne una strumentalizzazione continua e costante ora contro questo ora contro quell'altro Governo, d'ora in avanti la Giunta e il Consiglio saranno in mano a coloro i quali esercitano esclusivamente il mestiere di "referendaristi"! Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, all'articolo 7 ho presentato l'emendamento numero 22, che ne chiede l'abrogazione e vorrei spiegarne le ragioni. Questo articolo, che assegna esclusivamente al Consiglio regionale e a un terzo dei consiglieri eletti la possibilità di richiedere il referendum consultivo, mi sembra contraddittorio proprio rispetto al ruolo principe che il Consiglio è chiamato a svolgere. Cerco di spiegarmi meglio. Mi sembra che i cittadini abbiano demandato ai loro rappresentanti il compito e la responsabilità di svolgere il ruolo di legislatori. Con il referendum consultivo, così come definito all'articolo 7, sembra invece che il Consiglio, e quindi i consiglieri, vogliano avere nuovamente il consenso popolare per le proposte di legge. Insomma, una sorta di doppia investitura, rispetto a quello a cui sono demandati.

Il comma 2 esclude inoltre dal referendum consultivo una serie di iniziative di legge e regolamentari che, nella fase di elaborazione, potrebbero invece avere il conforto dei cittadini. Ciò soprattutto con riferimento all'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali, per i quali, invece, non sono consentiti referendum abrogativi e propositivi. Con l'emendamento numero 341, di cui è primo firmatario l'onorevole Peppino Balia, si assegna anche a 10 mila cittadini la facoltà di promuovere referendum consultivi, e questa proposta mi trova consenziente. Mi sorprende, invece, che anche per un referendum consultivo si voglia elevare la soglia d'accesso a 15 mila elettori. Insomma, mi sembra che ci siano troppe contraddizioni.

Permane, invece, al completo la mia perplessità, anzi la mia contrarietà sul secondo comma, dove non si consente il referendum consultivo sulle leggi e provvedimenti regolamentari che, invece, come dicevo prima, nella fase elaborativa meriterebbero l'ascolto dei cittadini. Questo anche con riferimento alle preoccupazioni, riferite dai mezzi di informazione, in merito all'impossibilità di intervento da parte dei cittadini su questioni relative all'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali. Quindi ne chiedo la soppressione perché mi sembra che proprio non risponda a quella esigenza che invece annuncia nel titolo e nella premessa. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, penso che il referendum consultivo, che alcuni ritengono privo di significato e che è stato anche, per certi versi, banalizzato e ritenuto poco utile, possa invece essere da noi trattato con più interesse e anche con una considerazione che ci porti a una maggiore riflessione. Credo, però, che i colleghi tendano a ridimensionare, a trattare questo tipo di referendum in misura ridotta rispetto agli altri per come è stato proposto dalla Commissione, perché si è riservata la possibilità di esercitare questo diritto soltanto al Consiglio regionale, anche se, a tutela delle minoranze, nella misura di un terzo dei proponenti. Credo, invece, che questo referendum assumerebbe ben altra rilevanza se a richiederlo, oltre al Consiglio regionale o a una parte di esso, fossero i cittadini, nella misura di 10 mila, come viene proposto in qualche interessante emendamento.

Per questo non mi sento di condividere le argomentazioni tendenti a banalizzare questo istituto. Per esempio ho sentito dire che il referendum consultivo serve a ben poco, perché si limita a registrare l'opinione dei sardi anche su argomenti di grande interesse regionale. Questo mi sembra un aspetto secondario rispetto a quello che io ritengo essere il problema primario, cioè il problema della sottoponibilità di un determinato argomento a referendum. Per chiarire meglio il mio pensiero, cito l'esempio della base USA di La Maddalena. In passato, quando si cercava di sottoporre questo argomento al dibattito generale, attraverso un referendum consultivo, per avere l'opinione dei sardi, ci sono state Giunte regionali che non volevano neppure affrontare la questione, non volevano neanche chiedere la chiusura di quella base, mentre altre, mentre altre Giunte non solo avrebbero voluto proporre, se ce ne fosse stato il tempo, un referendum consultivo per conoscere l'opinione dei sardi, ma hanno anche affrontato la questione tanto che si è arrivati alla soluzione che noi tutti conosciamo, e quella base sarà chiusa nel 2008. Però, badate, a questo risultato si è arrivati dopo decenni, perché la base militare di La Maddalena esiste dal 1972.

Ho citato questo caso, ma potrei citarne degli altri, come l'introduzione degli OGM in Sardegna. Lo so che ci sono leggi nazionali e direttive comunitarie sull'argomento, per cui i nostri poteri sono limitati, ma se tutte queste questioni fossero sottoponibili all'opinione dei sardi il referendum consultivo non sarebbe un mero e rituale esercizio democratico e non inciderebbe sulla cultura, sul dibattito e anche sulle scelte della classe politica sarda, del Consiglio regionale, della Giunta e del suo Presidente. Per cui il problema, ripeto, è quello della sottoponibilità degli argomenti a referendum.

Credo che riservare la possibilità di proporre il referendum consultivo non solo al Consiglio, ma - come io propongo - anche a 10 mila elettori sia una forma di democrazia partecipativa che noi dobbiamo incoraggiare e che sarà utile e di grande sollievo anche per le scelte che faremo su questo argomento. Dal momento che il referendum abrogativo non è mai stato utilizzato e quello partecipativo quasi per niente, il referendum consultivo diventa importante per le ragioni che ho esposto prima.

Penso, quindi, che l'articolo 7 debba essere arricchito dalla previsione che 10 mila elettori possano sottoporre a referendum un argomento di interesse regionale. Credo sia questa la strada che dobbiamo seguire per affrontare al meglio il tema del referendum consultivo e l'articolo 7, di cui adesso stiamo discutendo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho chiesto la parola perché non vorrei far venir meno il mio contributo a questa sorta di affannosa ricerca di arricchimento del nostro sistema democratico.

Sui tipi di referendum che abbiamo esaminato (abrogativo, consultivo e propositivo) ho già espresso il mio parere in termini generali, ma è un parere che debbo necessariamente abbandonare, perché siamo in un momento in cui si osserva davvero una sorta di "dimagrimento" sostanziale della democrazia, che quindi dobbiamo arricchire per forza di manifestazioni di grande valenza formale, perché altrimenti ci verrà a mancare pure questa.

L'altro giorno, ascoltando accidentalmente Radio radicale, sono incappato nella relazione del ministro Mussi, nella sua veste, però, di dirigente nazionale dei DS, che, en passant, riferendosi al Governo di cui fa parte ha detto: "Più si parla di riforme e meno il Governo alle riforme obbedisce; più si parla di riforme e meno riforme si fanno; più si parla di democrazia più essa diventa debole in termini sostanziali".

Tornando allo specifico del referendum consultivo, l'articolo 7 esordisce alla grande dicendo che non c'è quasi nessuna limitazione a sentire il popolo in qualunque momento, anche perché il suo parere ha una valenza di ordine politico, può essere che in alcune materie abbia anche una valenza di ordine sociale e morale, ma certo non ha la capacità di produrre effetti, perché questi debbono essere realizzati solo attraverso norme cogenti legislative. C'è, però, referendum consultivo e referendum consultivo, e l'articolo 7, ripeto, esordisce alla grande, come se il popolo possa essere sentito su tutto, sulle leggi ordinarie come su quelle costituzionali, cioè sul vertice della valenza giuridica legislativa. Al secondo comma, però, pone una serie di limitazioni.

Allora, se abbiamo bisogno di sentire il popolo, e si capisce che ci sia il bisogno di sentire l'opinione della gente in un momento della storia dove tutto cambia velocissimamente, e noi in particolare avvertiamo questo bisogno vivendo una condizione di straordinaria sofferenza, che è iniziata con questa legislatura. Non è un caso che questa sofferenza sia espressa in quella miriade di emendamenti che sono stati presentati dalla maggioranza stessa. Quindi la coerenza iniziale era: regime presidenziale in nome della stabilità, referendum con molte firme per garantire la stabilità. Evidentemente non convince più nessuno che il regime presidenziale obbedisca davvero a esigenze di stabilità ed è maturata, nel frattempo, e questo non può che farmi felice, l'idea che la stabilità può essere garantita diversamente, con metodi seri, con sistemi seri che non sfuggono, però, alla tradizionale e classica democrazia, consolidatasi in Italia e nel mondo, soprattutto nei Paesi autenticamente democratici. Si può assicurare stabilità in termini concreti e seri attraverso una normativa senza sminuire quello che è il potere dei cittadini e dei loro rappresentanti, ovvero i parlamenti.

Si esordisce alla grande, dicevo, e in questa condizione ognuno di noi ha perso ogni certezza. Allora perché non sentire l'opinione della gente, visto che siamo un po' storditi politicamente, no? Non sappiamo se siamo svegli o se dormiamo, perché accadono tante di quelle cose che ci gettano in un mondo di incertezza. E allora la certezza come possiamo recuperarla? Sentendo l'opinione della gente. Ma se questa è un'esigenza, non basta che l'iniziativa referendaria sia deliberata dal Consiglio regionale o da un terzo dei consiglieri. Allarghiamo, diamo il massimo delle possibilità per sentire il popolo, da cui potremo trarre qualche sollecitazione per svegliarci da questo torpore. Presidente, ho finito e la ringrazio.

PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Farigu. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, intervengo molto brevemente su due emendamenti relativi all'articolo 7: l'emendamento aggiuntivo numero 214, a firma Pisano, Vargiu e più, e l'emendamento numero 341, di cui sono primo firmatario.

L'emendamento aggiuntivo numero 214 è stato presentato dai firmatari come un emendamento tendente a dare maggiori garanzie per quanto riguarda le funzioni del Consiglio regionale e dei consiglieri e ad alleggerire il peso del dominus, che viene eletto col sistema presidenziale, e della Giunta. Ecco, io credo invece, lo ribadisco una volta di più, che l'unico modo per ridare all'Aula quella dignità che noi tutti riteniamo necessaria sia la reintroduzione del sistema parlamentare. Tutte le altre cose sono dei meri palliativi; nel caso specifico, poi, non è neanche un palliativo, perché si sta perseguendo un obiettivo completamente diverso. E l'obiettivo è che la minoranza, due anni e mezzo dopo la consultazione elettorale, quindi dopo aver perso le elezioni, possa raccogliere strumentalmente un certo numero di firme e chiedere ai cittadini, in buona sostanza, di tornare al voto. Così facendo non si fa un uso corretto del referendum, ma, a mio avviso, l'arma referendaria si traduce chiaramente in un abuso. Per questo esprimo, rispetto all'emendamento numero 214, la mia contrarietà.

L'emendamento numero 341 tende invece a modificare alcune incongruenze che sono contenute nel testo. Il testo, infatti, prevede che il referendum consultivo possa essere direttamente promosso attraverso una richiesta che parte dall'istituzione Consiglio regionale oppure da una parte di esso. Questa è una metodica limitativa, che svilisce lo stesso strumento referendario e che, in ogni caso, toglie un'opportunità che invece deve restare, oltre che nel livello istituzionale, anche in capo ai cittadini. Quindi si reintroduce, attraverso questo emendamento, la possibilità che i cittadini, attivandosi e raccogliendo 10 mila firme, promuovano l'iniziativa referendaria.

La seconda parte del comma 1 apre la possibilità all'ipotesi che la legge regionale disciplini possibili forme di referendum locali, pure limitate territorialmente. Ora, conformemente a quanto è stato stabilito per gli altri casi di referendum, questo emendamento viene sostituito da un altro emendamento, firmato anche da me, laddove il numero delle firme passa da 10 a 15 mila. Mi sembra un numero congruo che mantiene quella possibilità di accesso per i cittadini. Un ulteriore emendamento introduce un criterio che io ritengo giusto e positivo, cioè il referendum è valido qualora vi partecipi un quarto degli elettori e non il numero di elettori previsto per gli altri casi di referendum.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, questa parte della legge, che è costituita dall'articolo 7, sul referendum consultivo, sembra non così importante come le altre. In realtà io sono convinto che abbia la stessa valenza degli altri ed è per questo che anche su questo articolo voglio fare qualche considerazione, anche sulla base delle cose che ho sentito questa mattina.

Parlerò più che altro dell'articolo 7, senza guardare agli emendamenti che sono stati a esso presentati, almeno per il momento. In realtà, prenderò in considerazione soltanto l'emendamento numero 341, presentato dalla maggioranza, che poi è quello che, di fatto, sostituirà l'articolo formulato dalla Commissione, un emendamento di soccorso, diciamo così, come tutti gli altri che abbiamo approvato fino adesso. Praticamente si è trovato il sistema per semplificare le cose e accorciare i tempi, cioè si presenta un emendamento sostitutivo totale per soccorrere la maggioranza in questa fase dell'approvazione della legge statutaria. Credo, però, lo ripeto, Assessore, ma non vorrei sembrare insistente, che anche il referendum consultivo, che ha una sua valenza, sia sicuramente inficiato dal fatto che, così come previsto all'articolo 4, perché sia valido è necessario un quorum pari al 50 per cento più uno dei votanti all'ultima consultazione elettorale. Conoscendo la media di affluenza ai referendum, ritengo che tutte le forme di referendum che abbiamo approvato saranno pressoché inefficaci, perché abbiamo introdotto in legge un elemento che di fatto ne renderà impossibile l'attivazione. E io ritengo che sia un danno per la Regione sarda non credere nell'istituto referendario, anche perché noi stiamo approvando una legge che esalta ancora di più il presidenzialismo e che, di fatto, avrebbe dovuto trovare altre vie d'uscita, altre soluzioni per creare un equilibrio vero tra i poteri della Giunta e quelli del Consiglio. Non mi pare che questo Consiglio regionale e questa maggioranza stiano andando in questa direzione, perché stiamo conservando, mantenendo e rafforzando i poteri del presidenzialismo, mentre nulla stiamo facendo per contrapporre un potere altrettanto forte del Consiglio regionale e del popolo, che si può esercitare proprio attraverso il referendum.

Allora, io credo che noi stiamo approvando una legge che di fatto esalta il presidenzialismo e toglie autonomia alla Giunta regionale. Abbiamo visto cos'è successo fino adesso per quanto riguarda la revoca degli Assessori, ma con la legge che stiamo approvando noi confermiamo ciò che è successo finora, e cioè che il Presidente possa sostituire a suo piacimento, come e quando vuole, un Assessore e che addirittura questo non sia considerato un fatto politico, perché così è stato detto. C'è uno stravolgimento della vita democratica del Consiglio regionale ed è strano che, soprattutto dai banchi della maggioranza, non ci si renda conto che stiamo cambiando tutto, ma sicuramente stiamo cambiando in peggio e stiamo togliendo spazi di democrazia a questo Consiglio regionale e ai cittadini della Sardegna.

Allora, io ritengo credo che nel referendum bisogna crederci, così come bisogna credere nella partecipazione democratica, perché se il Consiglio e la maggioranza, in particolare, avessero creduto realmente nell'istituto del referendum avrebbero di sicuro trovato il modo per agevolare la partecipazione dei cittadini, mentre così non è stato. Noi approveremo una legge che, alla fine, renderà vano il lavoro che stiamo facendo, perché non sarà possibile portare a compimento nessun un referendum. Sappiamo, infatti, qual è stata storicamente la partecipazione dei cittadini ai referendum, non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto in Sardegna.

Non comprendo, però, il comportamento di quelle forze politiche che cambiano atteggiamento di volta in volta, a seconda della loro collocazione in maggioranza o all'opposizione. Stamattina ho ascoltato l'intervento del collega Pisu, che è stato sindaco ed è persona rispettabile che ascolto sempre volentieri, però non comprendo quale sia la posizione sua e del suo partito. Mentre parlava delle basi militari faceva riferimento a chissà quali altre questioni, ma sarebbe tempo che finalmente questo partito dicesse le cose chiaramente, perché non può essere antimilitarista quando è all'opposizione e far passare tutto quando è in maggioranza!

Caro collega Pisu, la dovete smettere di dire che siete antimilitaristi se poi, di fatto, quando siete al governo, sia a livello nazionale sia a livello regionale, fate passare tutto: dovete dire chiaramente che la vostra posizione più che antimilitarista è antiamericana! Ditelo chiaramente, non dovete dare a intendere fischi per fiaschi, perché non è serio. Dietro il paravento dell'antimilitarismo, voi intendete altre cose, ma non le dite. Avrei preferito da parte vostra una posizione chiara, sempre e comunque, sia quando siete in maggioranza sia quando siete all'opposizione. Il vostro è un comportamento, se mi permettete, che non accetto e non accetterò mai, perché non è serio nei confronti di chi ci ascolta e dei sardi che guardano all'azione politica che portiamo avanti in questo Consiglio regionale.

E sempre il Partito della Rifondazione Comunista, che esalta la funzione del referendum quando è all'opposizione, oggi non fa nulla, assolutamente nulla, perché questo istituto sia alla portata di tutti e consenta al cittadino effettivamente di poter partecipare alla vita democratica del Paese. Allora, non ci possono essere due modi di pensare diversi a seconda del ruolo che si ricopre. Credo che si debba essere sempre lineari e corretti, sulla base delle proprie convinzioni e non delle convenienze. Come pure, questo partito, non può parlare dei lavoratori e poi, magari, non fare nulla per risolvere i problemi del mondo del lavoro. Abbiamo visto cosa sta succedendo in Sardegna, eppure io non ho intravisto una posizione chiara da parte di questo partito quando si è parlato in difesa del mondo del lavoro. Giorni fa c'è stata una manifestazione ad Abbasanta, dove i lavoratori rischiano di perdere 2 mila posti di lavoro tra l'indotto e tutto il settore tessile. Bene, io ho notato il comportamento degli esponenti di Rifondazione Comunista in quella occasione: sembravano degli agnellini perché sono al governo, ma se fossero stati all'opposizione il loro atteggiamento sarebbe stato diverso.

E' un discorso che dobbiamo chiarire una volta per tutte, perché non si possono fare certe battaglie, dire certe cose e poi, quando si è al governo, disattenderle.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di attenersi, durante gli interventi, all'oggetto della discussione.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, cercherò di fare un ragionamento diverso sull'argomento in discussione, cioè sul referendum che abbiamo definito consultivo. Insomma, consultivo viene da consultazione, quindi qualcuno deve consultare. E chi è legittimato a consultare? E, soprattutto, a consultare chi? Mi viene difficile pensare che il popolo si possa autoconsultare, come se un medico facesse un'autodiagnosi. Per quanto possa essere bravo non sarà mai equilibrato e obiettivo quanto può esserlo una terza persona.

Allora mi chiedo: se volessimo iniziare un percorso seguendo il ragionamento svolto, credo ieri, dall'onorevole Maninchedda, sul fatto che la Sardegna si pone come regione all'avanguardia dal punto di vista della tecnologia digitale, dell'informatica, dei rapporti tra le istituzioni, per tutta una serie di cose che il Governo regionale ha messo in piedi e che ancora non vediamo, ma che comunque proiettano la Sardegna ai vertici nazionali, perché non cominciamo proprio dal referendum consultivo? Quindi, da chi nasce il referendum consultivo? Nasce da un organo costituito. Chi ha la necessità di consultare? Faccio un esempio: prima che il Governo regionale decidesse di estendere a due chilometri la fascia costiera di inedificabilità, lo dico senza alcun intento polemico, sarebbe stato forse opportuno consultare il popolo sardo su un provvedimento che, per quanto annunciato nelle dichiarazioni programmatiche, seppure non in quei termini, era comunque assolutamente straordinario.

Iniziamo, dunque, a chiedere al popolo che cosa pensa. E chi glielo deve chiedere? Le organizzazioni di categoria, i sindacati? O non è forse il Consiglio regionale a essere legittimato a chiedere ai cittadini cosa pensano su ciò che Consiglio, Giunta e Presidente della Regione vogliono mandare avanti?

Faccio un altro esempio: si sta andando verso la dismissione di tutti i siti militari. Benissimo, si vada pure in questa direzione, sarebbe però legittimo che il Consiglio regionale promuovesse un referendum consultivo per capire che cosa pensa la gente di un'eventualità di questo genere. E sono tanti gli esempi che si potrebbero fare.

Allora, per il referendum consultivo non è necessaria una burocrazia tale da determinare i costi di cui qualcuno ha parlato, tra cui l'onorevole Vargiu, perché potrebbe essere organizzato con sistemi diversi. Cominciamo ad abituare la gente a votare in modo diverso, per esempio per via informatica o telefonica, utilizzando i sistemi nuovi e innovativi che esistono sulla faccia della terra e di cui la Sardegna, a nostro dire, dispone più di tutte le altre regioni. Il referendum consultivo, infatti, non è deliberativo, non determina assolutamente nulla, può essere assunto come parere da parte di chi poi deve provvedere. Quindi, se volessimo trovare una strada innovativa, altamente innovativa, non sarebbe male sospendere per un attimo questo articolo e rifletterci su. Perché non iniziamo, ripeto, un percorso veramente nuovo utilizzando gli strumenti più innovativi che abbiamo a disposizione per chiedere ai sardi il loro parere? Consultiamo noi il popolo sardo, perché non è pensabile che 10 mila, 20 mila o 50 mila cittadini si autoconsultino! D'altronde abbiamo approvato l'articolo sul referendum propositivo, che prevede che il popolo possa proporre. Certo che può proporre, c'è la norma che lo prevede, ma che si debba autoconsultare mi pare illogico. Pertanto, se vogliamo essere veramente innovativi, una possibile strada è quella che ho indicato.

Mi permetto di sollecitare una valutazione del Consiglio su questo. Fra sei mesi o un anno tutti, guardando la televisione, potremo interagire con la pubblica amministrazione semplicemente premendo un pulsante, dando così un segnale della nostra presenza. Per quale motivo non si potrebbe consultare allo stesso modo, quasi in tempo reale, la gran parte della popolazione? Consultare non vuol dire deliberare, non vuol dire avere certezze; vuol dire avere il polso della situazione e capire se l'orientamento del Consiglio regionale, o della maggioranza di esso, sta andando in una direzione che può essere condivisa dai cittadini. E se non lo è il referendum non avrà valore. Finita la storia.

Per cui, sul fatto che lo chieda la Giunta, il Consiglio regionale nella sua interezza o un terzo dei suoi componenti - oserei dire che forse un terzo è poco - si può ragionare, ma siamo noi quelli legittimati a chiedere una consultazione per sapere se i provvedimenti che ci accingiamo ad approvare e a normare sono ritenuti dai cittadini comprensibili, utili e validi per una buona amministrazione e per lo sviluppo della Sardegna.

Ecco, in questi termini io intendo il referendum consultivo, ma se si dà al popolo la possibilità di autoconsultarsi, secondo me, si fa veramente qualcosa che non produrrà nessun risultato. Voglio dire che la proposta di sospendere questo argomento, che non determina certo il futuro della legge statutaria e neanche il futuro dell'amministrazione regionale, rimane valida. Forse, se qualcuno di noi scrivesse una norma ipotizzando anche l'utilizzo di un sistema di votazione elettronico, digitale o informatico, potremmo cominciare a predisporre tutta una serie di strumenti importanti che possono far sì che i cittadini si abituino a votare, anche per quanto riguarda gli altri referendum, con un sistema molto più veloce, molto più snello e agile e certamente non gravato da un costo di 8 milioni di euro, di cui qualcuno ha parlato, che può essere eccessivamente alto e non giustificato, peraltro, dalla forza che può avere un referendum consultivo.

E' un fatto importante, per cui reitero la richiesta di sospendere questo argomento e di riprenderlo successivamente. Non cambia assolutamente nulla, non è l'articolo 1, diciamo che la norma sul referendum consultivo è un inciso, quindi credo che ci si possa ragionare su.

PRESIDENTE. L'onorevole Diana ha proposto, se non ho capito male, di sospendere per cinque minuti l'articolo 7 e di procedere con gli altri articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Se si tratta di sospendere l'esame dell'articolo 7 solo per cinque minuti accedo alla richiesta. Avendo discusso a lungo in Commissione sul senso di questo articolo, avrei qualche difficoltà ad accedere alla richiesta di una sospensione più lunga.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, è stata avanzata la proposta di una sospensione di dieci minuti.

DIANA (A.N.). Va bene.

PRESIDENTE. I lavori sono sospesi, riprenderanno alle ore 12 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 10, viene ripresa alle ore 12 e 28.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Credo che possiamo riprendere i lavori, nel senso che l'interlocuzione è stata perlomeno utile per capire le ragioni che hanno indotto la maggioranza a riproporre l'esame dell'articolo 7 e nel corso delle dichiarazioni di voto avremo modo di esplicitare meglio il nostro punto di vista.

PRESIDENTE. Procediamo, quindi, con i nostri lavori.

Per esprimere il parere sugli emendamenti all'articolo 7 ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Il parere è contrario sugli emendamenti numero 22, 487, 720, 488, 489, 70, 490 e 491; è favorevole sugli emendamenti numero 800 e 801, che sono degli emendamenti all'emendamento numero 341, e sul 341.

Invito i presentatori a ritirare l'emendamento numero 3, il cui spirito di parte è accolto, ma che decadrà se non viene ritirato. Anche lo spirito dell'emendamento numero 33 è stato in qualche modo accolto.

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, lo spirito è accolto, ma ci dica qual è il parere della Commissione nell'eventualità venga mantenuto.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Contrario. Invito i presentatori a ritirare anche l'emendamento numero 492, altrimenti esprimo su di esso parere è contrario. L'emendamento numero 767 è ritirato. Esprimo parere contrario anche sugli emendamenti numero 731, 493, 733, 72 e 214.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 22.

Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Signor Presidente, all'articolo 7 noi avevamo presentato degli emendamenti che non sono stati assolutamente presi in considerazione. Al di là del fatto che il referendum consultivo può essere chiesto dal Consiglio regionale o da un terzo dei consiglieri, qualcuno ha proposto che possa essere chiesto anche dagli elettori. Io condivido in parte quanto ha detto in proposito l'onorevole Diana, ma ritengo che la possibilità di richiesta del referendum vada estesa anche alle province e ai comuni.

Questo emendamento, proposto dalla maggioranza, che inserisce la possibilità anche per gli elettori di chiedere il referendum consultivo, sembra voler compensare quanto tolto con l'articolo 2 circa la partecipazione dei cittadini e quanto verrà tolto con l'articolo 12 e seguenti. Ieri è stato fatto un tentativo, mentre si votava l'articolo 5, e per fortuna l'opposizione è riuscita a far inserire la possibilità del referendum abrogativo anche per la programmazione e pianificazione generale, che, come sapete, è un argomento d'attualità e di grande importanza per il popolo sardo.

Condivido in parte un passaggio dell'emendamento numero 341, quello in cui si dice: "La legge ordinaria della Regione potrà disciplinare anche forme di referendum locali, territorialmente limitati".

PRESIDENTE. Onorevole Pileri, stiamo discutendo l'emendamento numero 22.

PILERI (F.I.). Sì. Volevo richiamare l'intervento dell'onorevole Biancu, per dire che il problema di La Maddalena è un problema serio, del quale questo Consiglio regionale si dovrà occupare, perché La Maddalena sta vivendo un tragico momento per quanto riguarda l'economia locale, dovuto alla perdita di posti di lavoro e alla mancanza di alternative bloccate anche a causa del Piano paesaggistico regionale.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILERI.) Il mio voto, comunque, sarà contrario sino a che non si discuterà dell'articolo 12 e seguenti, che riguardano i poteri del Consiglio e della Giunta. Sarà quello il momento più importante, in cui si giocherà la credibilità di questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 22.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per ribadire il mio voto ovviamente favorevole all'emendamento numero 22, per quegli aspetti contraddittori, presenti nell'articolo 7, che ho cercato di mettere in evidenza durante la discussione dell'articolo stesso, e per ribadire la convinzione che è assolutamente inutile mantenere questo articolo così come si presenta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Annuncio il voto favorevole alla soppressione dell'articolo 7. Io mi sono sforzato di cercare una soluzione che potesse soddisfare un po' tutti, ma di fronte al silenzio, così lo definisco, non posso far altro che votare contro.

Il referendum consultivo, così com'è concepito, non ha nessun senso. Non si capisce quale innovazione si voglia apportare con questo strumento, non si capisce chi debba essere consultato e soprattutto chi debba cercare la consultazione. Pertanto credo che sia un articolo che definire "topolino", come l'ha definito l'onorevole Vargiu ieri, è pure troppo. L'articolo 7 non ha nessun senso e forse il Consiglio avrebbe dovuto valutare diversamente e accettare la proposta di sospenderlo e riprenderlo, semmai, al termine della settimana prossima, quando presumibilmente riusciremo ad approvare la legge statutaria.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 22.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Corda ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Caligaris - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - Ladu - Liori - Milia - Moro - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sanna Matteo - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Giagu - Giorico - La Spisa - Lai Renato - Lanzi - Licandro - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 63

votanti 62

astenuti 1

maggioranza 32

favorevoli 19

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 487. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 720. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 488. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 489. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione gli emendamenti numero 70 e 490, che sono identici. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 800.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, non vorrei aver commesso un errore, perché l'emendamento numero 800 è un emendamento all'emendamento numero 341, chiedo a lei come si può procedere, perché vorrei chiedere la votazione per commi del 341.

PRESIDENTE. Lo vedremo quando arriveremo all'emendamento numero 341. Adesso siamo all'emendamento numero 800.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, l'emendamento numero 800 è quello che eleva il numero degli elettori che possono chiedere il referendum consultivo da 10 mila a 15 mila. Credo che andare avanti, anche in questi momenti, con un continuo riassestamento, una ritaratura costante del testo originale, la dica lunga sulla confusione con cui la maggioranza propone all'Aula modifiche e cambiamenti.

Nel senso che, se ci riferissimo semplicemente al ragionamento proposto da un consigliere di maggioranza, l'onorevole Maninchedda, ieri, il quale ha cercato di dare una valutazione diversa sui tre differenti tipi di referendum che sono previsti dall'ordinamento, quella contraddittorietà che lui ammetteva mi sembra che ritorni a ogni passo. E cioè prima il referendum consultivo è semplicemente un atto con cui il Governo regionale o il Consiglio regionale o una parte di esso consulta gli elettori, poi ci rendiamo conto che in questo modo si preclude l'accesso popolare. Allora si stabilisce che ci può essere l'accesso popolare con una soglia bassa, perché comunque si tratta di un referendum consultivo che, in qualche maniera, bisogna differenziare dal propositivo. Una volta che il propositivo assomiglia così tanto al consultivo, così come voi lo proponete, e dal momento che 10 mila firme sembrano troppo poche, perché potrebbero consentire un accesso eccessivamente rapido allo strumento referendario, voi elevate il numero delle firme! Colleghi, a me sembra che non sia indispensabile introdurre nuove forme di referendum, se non credete che siano utili. Ma se credete che lo siano dovete dare loro dignità, perché il referendum propositivo e il referendum consultivo che voi state proponendo di introdurre all'interno dell'ordinamento non hanno dignità, sono due coacervi di cui non si capisce né la paternità né la maternità, due stranezze giuridiche il cui utilizzo sembra farraginoso e poco utile a risolvere i problemi che normalmente i quesiti referendari tendono a risolvere. In altre parole, non è che introdurre qualcosa nell'ordinamento sia un atto buono di per sé; è un atto buono se c'è sostanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Voterò a favore dell'emendamento numero 800. Tanto per chiarire, molto brevemente: non è vero che l'istituto del referendum consultivo sia assimilabile all'istituto del referendum propositivo, intanto perché la proposta che viene avanzata con il propositivo ha caratteristiche tali da obbligare il Consiglio regionale a esaminarla - anche in ragione del quoziente di validità previsto -, ad approvarla e comunque a trattare l'argomento che è stato sottoposto a referendum. Il consultivo è tecnicamente proposto dal Consiglio regionale su questioni che debbono essere deliberate dallo stesso Consiglio o possono essere proposte - è questione di grande rilevanza incominciare dalle leggi costituzionali, quindi dallo Statuto - da forze politiche e da organizzazioni politiche e sociali su temi di interesse generale su cui si intende raccogliere un'ampia manifestazione di consenso, tale da giustificare che siano poi sottoposti all'attenzione degli organi istituzionali, non necessariamente il Consiglio regionale. Non necessariamente il Consiglio regionale!

Rammento che fu avanzata una proposta di consultazione sulla vicenda di La Maddalena, su cui, poi, il popolo sardo fu inibito a pronunciarsi, perché quella competenza, che non era attribuita neppure allo Stato, ricadeva nell'ambito di accordi internazionali che non potevano essere sottoposti al vaglio popolare. Con questo sistema, con formulazioni di diverso tipo, la consultazione può essere, invece, utilmente effettuata per coinvolgere altri organi della Repubblica, organi costituzionali e anche il Governo nazionale.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 800. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 801. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Torniamo alle parti dell'emendamento numero 341 che non sono state modificate dall'emendamento numero 800.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

Onorevole Caligaris, aveva chiesto la votazione separata?

CALIGARIS (Gruppo Misto). Del primo e del secondo comma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Mi scusi, Presidente, stiamo votando il primo e il secondo comma dell'emendamento numero 341, giusto?

PRESIDENTE. Sì, certo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Benissimo. Su questo emendamento esprimo il mio parere contrario. Devo dire che ribadisco la sensazione, che è qualcosa di più di una sensazione, che il referendum consultivo che sta scaturendo dalle varie rivisitazioni che sono state fatte dell'articolo 7 sia veramente poca cosa, a poco serve, poco sarà utilizzato e poco ci ringrazieranno i sardi di aver dato loro questo strumento. Ben diversamente utile sarebbe la proposta che noi avevamo fatto con l'emendamento numero 412, e cioè il referendum di sfiducia popolare nei confronti del Presidente della Regione.

Devo dire, e mi rivolgo ad alcuni colleghi che sono intervenuti sull'argomento, che, purtroppo, non siamo ancora riusciti a capire - forse accadrà più tardi, assessore Dadea, discutendo i successivi passaggi della legge - dove debba essere realizzato il riequilibrio dei poteri. Chiedo ai colleghi che hanno parlato di questo argomento di spiegarmelo, perché qualcuno insiste sul riequilibrio dei poteri tra Consiglio e Presidente della Regione, ma non c'è nessun riequilibrio da fare tra i poteri di questi due organi, nel senso che se stiamo in un sistema presidenzialistico il Consiglio ha il potere legislativo e il Presidente della Regione, insieme alla Giunta, ha il potere esecutivo, quindi non c'è niente da riequilibrare.

Il Presidente e il Consiglio sono pari ordinati ed è questo il motivo per cui uno scioglie l'altro nel momento in cui non c'è più fiducia. Il Consiglio è la maggioranza ed entrambi sono un tutt'uno con il Presidente della Giunta, per cui il problema si pone nel dover dare sistemi di controllo a chi è in minoranza - e quindi non al Consiglio, perché è la maggioranza - e a chi sta fuori del Consiglio, cioè al corpo elettorale. Quindi i meccanismi di riequilibrio, se li vogliamo utilizzare, sono questi, che poi sono quelli che consentono al Consiglio di difendere il suo ruolo legislativo. Il problema fondamentale, infatti, è che in tutte le realtà regionali italiane il potere legislativo, l'iniziativa legislativa è fortemente in mano alla Giunta, cosa che, in una certa misura - e io concordo assolutamente - va corretta nella logica di una separazione dei poteri.

Quindi non c'è un problema di riequilibrio dei poteri tra Giunta e Consiglio e vorrei che i colleghi che l'hanno ripetuto più volte chiarissero cosa intendono per riequilibrio dei poteri tra Giunta e Consiglio nell'ambito del sistema presidenziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 341 e per dire che la Commissione ha dedicato molta attenzione alla materia referendaria, proprio perché il referendum è un istituto previsto dalla nostra Costituzione e recepito anche dal nostro Statuto speciale.

La Commissione ha lavorato con serietà e serenità, proprio perché l'istituto del referendum è inserito in un modello costituzionale e non si può pensare di farne un uso che non attenga a questa natura. Questo è lo sforzo che è stato fatto per riuscire a capire come il livello della partecipazione referendaria possa contribuire all'attività delle istituzioni, per cui vi è quasi una dimensione istituzionale che attiene al referendum nel momento in cui si esercita un diritto di cittadinanza e non un diritto puramente individuale.

Non solo: è vero, la Commissione ha licenziato un testo che non prevedeva la possibilità anche per il popolo - a differenza di quanto stabilisce la legge numero 20 del 1957 - di chiedere il referendum consultivo, però ci siamo anche detti che il lavoro dell'Aula non sarebbe stato un semplice lavoro compilativo-ricognitivo, cioè crediamo che il lavoro dell'Aula debba dare e abbia dato un contributo. Per esempio, la discussione che abbiamo fatto ieri sul referendum propositivo è stata utile per riuscire a capire la portata dei provvedimenti che in questo momento stiamo esaminando. Da questo punto di vista la distinzione tra il propositivo e il consultivo, con gli elementi di riflessione che sono stati introdotti, ci ha convinti ad accogliere questa proposta emendativa, perché in questo modo, nell'ambito del modello costituzionale - e mi riservo di intervenire sull'emendamento numero 214 -, noi potenziamo uno strumento della democrazia; strumento che questa legge, per l'oggetto specifico di cui tratta, ha appunto il compito di rafforzare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, penso che le osservazioni fatte dall'onorevole Vargiu meritino qualche considerazione.

Onorevole Vargiu, stiamo entrando in una parte del disegno di legge che ci consente di delineare in maniera abbastanza compiuta la costruzione istituzionale che sta alla base di questo disegno di legge. E' stato detto che i poteri che l'elezione a suffragio universale e diretto attribuisce al Presidente della Regione devono essere in qualche modo temperati con elementi di riequilibrio, con un sistema di pesi e contrappesi. Ci sono due ordini di riequilibrio che sono stati introdotti e che nel prosieguo dell'esame della legge verranno delineati ancora meglio. I contrappesi che vengono individuati sono di due tipi: il primo contrappeso consiste nell'esaltare e potenziare i poteri del Consiglio, perché abbiamo detto che il problema non è tanto quello di ridurre i poteri che la legge assegna al Presidente eletto direttamente dal popolo, quanto quello di esaltare e rafforzare il potere legislativo, di indirizzo e di controllo del Consiglio. Il secondo contrappeso è determinato dalla partecipazione popolare, quindi è costituito dallo strumento referendario e dal potere di iniziativa legislativa del popolo sardo, così come definiti nell'articolo 15 dello Statuto. I referendum sono strumenti di partecipazione dei cittadini, con le caratteristiche che il Consiglio ha voluto prevedere, individuando una soglia di partecipazione adeguata che consenta, appunto, la partecipazione, ma allo stesso tempo impedisca che venga svilito questo strumento e allo stesso tempo il ruolo e la legittimità del Consiglio regionale.

Allora, io penso che si inizino a distinguere in maniera netta i contorni di questa costruzione istituzionale: elezione diretta del Presidente della Regione, poteri connessi a tale elezione, poteri del Consiglio regionale, partecipazione popolare e potere di iniziativa legislativa del popolo sono elementi che fungono da contrappeso a questi nuovi poteri. Ritengo che lo sforzo che è stato fatto dal Consiglio per individuare in maniera precisa questi strumenti di partecipazione, stabilendo soglie corrette d'accesso, vada nella direzione di un concreto riequilibrio dei poteri.

PRESIDENTE. Metto in votazione il coma 1 dell'emendamento numero 341. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il comma 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Gli emendamenti numero 491 e 3 pertanto decadono.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto sull'articolo 7. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Per le motivazioni che abbiamo sinora espresso e per il fatto che siamo veramente perplessi sul ruolo del referendum consultivo, nonostante le aperture al ragionamento estremamente interessanti che l'assessore Dadea ha testé fatto, annuncio il mio voto contrario.

Devo dire, assessore Dadea, che sono rimasto colpito dalle affermazioni che lei ha fatto, nel senso che reputo che questo sia il modo giusto di affrontare i problemi. Al collega Balia, che è parlamentarista, e a tutti gli altri parlamentaristi, ovviamente, farei una raccomandazione che va nel senso delle cose che lui stesso ha detto: se fossimo in un sistema parlamentare, noi diremmo che siamo presidenzialisti, ma ci acconceremmo a ragionare sul sistema esistente. Quindi immagino che lei, onorevole Balia, e gli altri colleghi parlamentaristi facciate altrettanto. Cioè, se non è possibile tracciare una legge statutaria di tipo parlamentarista, parlamentare o neoparlamentare, quanto meno bisogna introdurre elementi correttivi che facciano comunque funzionare bene il sistema presidenziale. E l'assessore Dadea ha correttamente detto quali sono le tre gambe su cui si regge il tavolo del presidenzialismo, cioè il Presidente, con funzione esecutiva e di Giunta, il Consiglio, che ha la funzione legislativa, e dentro il Consiglio la minoranza, che è quella a cui vanno soprattutto garantite le funzioni di controllo e l'esercizio dei poteri di garanzia. Aggiungerei, ma lei lo ha sostanzialmente prefigurato, che c'è una quarta gamba, ed è il corpo elettorale, che è quello che stiamo coinvolgendo attraverso un sistema referendario che per noi ha dei limiti, ma che comunque voi tenete in considerazione, perché state mettendo in conto che ci sia questo potere.

Tuttavia, dare al corpo elettorale, che sta fuori del palazzo, il potere di rimuovere, nella seconda parte della legislatura, il Presidente e il Consiglio regionale che esso stesso ha eletto mi sembra un atto che va in direzione di quel riequilibrio che molti sostengono all'interno di quest'Aula.

Quando noi abbiamo proposto l'emendamento numero 214, avevamo bene in mente il sistema del riequilibrio in un ambito presidenzialista. Noi siamo presidenzialisti, quindi non tendiamo a riequilibri parlamentari o neoparlamentari, però tendiamo al riequilibrio dei poteri, perché sappiamo che è il modo di difendere il presidenzialismo. In questo senso e sulla base di quanto lei ha detto, assessore Dadea, sull'emendamento numero 214, che propone il referendum di sfiducia dopo la metà della legislatura, mi aspetterei un atteggiamento favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, anch'io voterò contro l'articolo 7, per le limitazioni imposte dal comma 2, come ho rilevato nella discussione dell'articolo, per l'innalzamento da 10 mila a 15 mila del numero degli elettori che possono chiedere il referendum consultivo e per tutti quegli aspetti che non solo non mi convincono, ma rendono assolutamente impraticabile e improduttivo questo tipo di referendum. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Proverò a difendere l'articolo 7 che, invece, a mio avviso, non solo ha un'utilità, ma estende, nella direzione di cui parlava l'onorevole Vargiu, i poteri di intervento della popolazione, proprio grazie al fatto che il referendum consultivo può essere promosso da una fetta dell'elettorato, quindi non solo da rappresentanti delle istituzioni, su questioni, ripeto, che interessano tutta la popolazione e che non sono limitate alle materie attribuibili ai poteri regionali ma vanno anche oltre. Cioè il referendum consultivo è uno strumento attraverso il quale la comunità regionale può esprimere, in modo più visibile ed efficace, un sentimento comune da rappresentare anche agli organi dello Stato.

Quindi questo tipo di referendum ha un'utilità e una modalità di intervento che rafforza l'autonomia, che dà un senso alla partecipazione popolare, non solo su argomenti di natura regionale, ma anche su argomenti che superano quei confini, e che ci consente, come comunità regionale, di esprimere insieme un'opinione rafforzata proprio da una consultazione referendaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto contrario al testo dell'articolo 7 e vorrei sapere, innanzitutto, se ritiene corretta la sua decisione di dichiarare decaduto l'emendamento numero 3. Questo emendamento dovrebbe, a mio giudizio, diventare aggiuntivo, a questo punto, proprio perché è stato accolto parzialmente, sono cioè state accolte le lettere a) b) e c), e quindi sussisterebbe l'ipotesi che il Consiglio debba dire la propria relativamente alle lettere d), e) e f).

Ne approfitto anche per dire che il testo che stiamo approvando definisce un istituto referendario, a mio giudizio, sufficientemente anomalo, perché il referendum consultivo è inteso, così come ha chiarito poco fa l'onorevole Uras, come istituto unidirezionale che viene utilizzato dal "palazzo" per consultare l'elettore su determinati temi. A mio giudizio, il referendum consultivo non può essere inteso in maniera così limitata, ma deve essere inteso nella maniera bidirezionale più ampia possibile, nel senso che tutto ciò che consente la verifica di un problema deve poter essere ammesso e quindi anche la pari dignità costituzionale e statutaria dei Comuni e delle Province, e anche del Consiglio delle autonomie locali. E' impensabile che questi soggetti non possano proporre un referendum consultivo, tanto più che il quesito referendario potrebbe essere attinente proprio a una parte del territorio della Sardegna.

D'altro canto, gran parte delle Regioni che hanno approvato e introdotto l'istituto del referendum consultivo hanno ammesso che i consigli comunali, in un certo numero e in un certo modo, possono proporre referendum consultivi, così come i consigli provinciali. Possiamo discutere dei limiti nel numero e nella forma, però il fatto che questi soggetti non possano proporre referendum consultivi credo sia un errore del quale ci pentiremo un po' tutti, se lasciamo che le cose stiano così.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 3 è decaduto, onorevole Pisano, perché il comma 1 dell'articolo 7, a cui l'emendamento 3 fa riferimento, è stato interamente sostituito dagli emendamenti approvati precedentemente. Quindi il 3 fa riferimento a un comma che non esiste più.

Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sono pertanto decaduti gli emendamenti 33, 492, 767, 731, 493 e 733.

Metto in votazione l'emendamento numero 72. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 214. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, annuncio il voto contrario a questo emendamento e colgo l'occasione per fare una riflessione alla quale ci ha richiamato l'onorevole Vargiu.

Io credo che sia innanzitutto necessario un chiarimento: né con la proposta contenuta nella legge statutaria né col sistema vigente siamo in presenza di un sistema che possa essere definito presidenziale, cioè un sistema in cui la vita del Presidente della Regione sia disgiunta da quella del Consiglio regionale. Mi sembra che questo chiarimento sia utile, perché l'emendamento proposto dai colleghi Riformatori introduce un istituto, il referendum di sfiducia, tipico di un sistema presidenziale. Ho anche dei dubbi sul fatto che questo emendamento sia ammissibile, nel senso che non mi sembra in armonia con i principi dello Statuto e della Costituzione, che chiaramente non danno il potere di sfiduciare o di sciogliere un consesso parlamentare al popolo. Per esempio, il nostro Statuto parla di dimissioni volontarie della maggioranza dei componenti del Consiglio o del Presidente. Quindi le chiedo, Presidente, se sia ammissibile questo emendamento. Secondo me non lo è assolutamente, perché, ripeto, non è in armonia né con la Costituzione né con lo Statuto sardo.

Dichiaro il voto contrario all'emendamento numero 214 e ne approfitto per sottolineare che proprio questo emendamento ci aiuta a capire che non siamo in presenza di una forma di governo presidenziale. E' proprio grazie al principio simul stabunt simul cadent che l'elezione diretta da parte del popolo del Presidente può convivere con un sistema che rimane parlamentare, in quanto il Consiglio regionale può sfiduciare il Presidente, la cui esistenza, quindi, non è indipendente dalla vita del Consiglio.

Approvare questo emendamento equivarrebbe a introdurre - per questo ritengo che non sia ammissibile - una forma di governo che non esiste, che non è contemplata dal nostro ordinamento. Se l'emendamento fosse approvato, diremmo che il popolo, di fatto, perché il referendum in questo caso è deliberativo e produce delle conseguenze, può sciogliere il Consiglio regionale. Quindi invito i presentatori a ritirarlo o il Presidente a dichiararlo inammissibile. E, comunque, se tutto questo non fosse possibile, il mio voto è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, l'intervento dell'onorevole Porcu necessita forse di un'interpretazione più precisa, perlomeno per quanto attiene a quel che noi possiamo pensare.

L'idea che non possa essere data al popolo, che ha eletto direttamente il Presidente della Regione e quindi gli ha dato la sua fiducia, la possibilità di revocare tale fiducia, mi pare che non sia interagibile in alcun modo con il problema della forma di governo che si ritiene presidenziale. Credo, invece, che sia nella logica delle cose, se esiste l'istituto dell'elezione diretta del Presidente, che statutariamente soltanto il popolo abbia il potere di mandare a casa il Presidente. Sarebbe veramente aberrante se noi non riconoscessimo, da un punto di vista democratico, questo principio ed è difficile, anche da un punto di vista giuridico, sostenere che le cose non stiano in questi termini.

Per questo insistiamo sulla validità dell'emendamento numero 214, sul quale naturalmente voteremo a favore, che ha proprio la funzione di restituire, nell'ottica del riequilibrio che l'Assessore richiamava, agli elettori la facoltà di poter ripensare o riformulare la fiducia che ha accordato. Non abbiamo strumenti più democratici che ci consentano una verifica. D'altro canto, chi ha paura della verifica? Ha paura della verifica chi davvero non crede totalmente nella principale regola democratica, quella del legame fiduciario che viene stabilito attraverso il voto tra l'elettore e l'eletto. Noi stessi potremmo essere un domani assoggettabili a una verifica di questa fiducia ed è giusto, giustissimo che così come noi possiamo sfiduciare il Presidente e mandare tutti a casa, a maggior ragione gli elettori, quindi i sardi, devono poter dire al Presidente: "Guarda che gli obiettivi strategici per i quali tu sei stato eletto non li hai colti".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Stiamo precedendo forse di mezz'ora la discussione sulla forma di governo, che appassionerà molto questo Consiglio, almeno così mi auguro.

L'idea presidenzialista che hanno i Riformatori io non solo non la condivido, ma la reputo aberrante, tragicamente aberrante. Cioè l'idea che il rapporto sia tra il popolo e un uomo - non un presidente, un leader - che ogni due anni e mezzo può essere sottoposto a una valutazione del suo operato, mentre il Consiglio regionale, cioè il parlamento, è una specie di aggiunta. Quando si va dal macellaio si chiede la testina o la coratella, e penso che questo Consiglio regionale, così come pensato in questo emendamento, non sia neppure la testina, ma una coratella che segue il destino del Presidente, il quale, responsabile di un pessimo governo, verrebbe mandato a casa insieme, appunto, a tutto il Consiglio regionale, che pure è incolpevole in qualche misura, perché l'unica colpa che potrebbe avere sarebbe quella di non aver mandato esso stesso a casa il Presidente, reputando il suo comportamento e il suo governo assolutamente fallimentari. Ma in un sistema bipolare (figuriamoci in un sistema bipartitico), dove magari si vince con uno scarto dell'1 o 2 per cento dei voti, a metà legislatura, quando si è nel pieno del lavoro, il Presidente potrebbe essere mandato a casa nel caso in cui una percentuale minima di persone fosse scontenta del suo operato in un sistema che anziché garantire stabilità e rappresentatività garantirebbe instabilità, confusione e scarsa rappresentatività anche delle istituzioni parlamentari.

Io credo che questa sia l'idea che noi dobbiamo combattere facendo la legge statutaria, impegnandoci nell'esame dei prossimi articoli, cioè l'idea che tutto sia risolvibile in un rapporto direi quasi personale tra un Presidente più o meno illuminato, un leader, e il resto del popolo, cioè senza organizzazioni politiche, rappresentanze popolari e un Consiglio regionale in grado di rappresentare le istanze della popolazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole a un emendamento che è stato vagliato, per quanto possibile, da persone esperte in diritto, e in diritto costituzionale in particolare. E abbiamo una certificazione, che gli esperti che abbiamo consultato ci hanno fornito, di piena compatibilità con il sistema vigente.

Però non è questo l'oggetto della discussione; l'oggetto della discussione è valutare se il referendum di sfiducia sia utile o no, anche dal punto di vista politico, perché è evidente che chi lo propone lo fa con l'idea di metterlo al servizio del sistema, per un miglior funzionamento del sistema stesso. Quindi, forse, se avessimo avuto l'occasione di discutere il problema in maniera meno affastellata, meno impigliata in tanti ragionamenti secondari, avremmo trovato un accordo superiore. Perché? Perché si tratta di un referendum logico - chi ha dato la fiducia può revocarla -, ma anche di difficile praticabilità. Collega Uras, ma tu pensi che a ogni metà legislatura si raccoglierebbero davvero le firme per il referendum di sfiducia? Sarebbe un terribile boomerang per chi lo proponesse senza avere la certezza di vincere. Quindi è evidente, anche dal numero delle firme richieste, che sarebbe un atto assolutamente straordinario, talmente straordinario da essere sostanzialmente un'opportunità possibile più che reale.

Ciò su cui non ci intendiamo, collega Uras - se abbiamo il tempo di ragionarci in Aula è meglio -, è il fatto che, come lei dice, si manderebbe a casa il Presidente e il Consiglio regionale incolpevole. Io dico il Consiglio colpevole, perché il Consiglio è l'espressione del voto popolare esattamente come il Presidente. Presidente e Consiglio sono l'espressione dello stesso voto, è per questo che noi crediamo al bipartitismo, perché crediamo che questo dia forza al Presidente e che il Presidente dia forza a un partito di riferimento e ci sia una stabilità e una logica in questo.

E' evidente che non la pensiamo allo stesso modo, ma io capisco e rispetto quello che lei pensa e dice e immagino che anche lei riesca a capire e a rispettare ciò che penso io. Però nella mia logica, che dovrebbe essere la logica di chi difende il presidenzialismo, è evidente che il legame tra Presidente e maggioranza - non tra Presidente e Consiglio, ma inevitabilmente anche tra Presidente e Consiglio, a quel punto, perché la maggioranza è comunque quella che gestisce il Consiglio - deve essere indissolubile. Quindi è evidente che la sfiducia è nei confronti del Presidente e della maggioranza, che sono indissolubilmente legati tra loro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole a questo emendamento che, è evidente, ha tutto il sapore di un emendamento provocatorio, nel senso che la maggioranza estremizza questo rapporto diretto tra Presidente e popolo, lasciando inalterato il rapporto tra Presidente, maggioranza, Consiglio regionale e popolo. E si arriva a teorizzare che chi elegge una persona a un incarico non possa poi delegittimarla. E' evidente che questo potrebbe avvenire se noi dessimo al Consiglio regionale quei poteri che questa legge non dà e non ci nascondessimo dietro slogan giuridici, come quello che ho sentito da un collega poc'anzi, cioè che questo emendamento potrebbe non essere ammissibile perché in contrasto con la Costituzione. Con quale Costituzione? Qual è la norma costituzionale che prevede che questo emendamento non possa passare?

Casomai, non nascondiamoci dietro un dito e diciamo che questa è la volontà della maggioranza, ma non c'è nessuna norma costituzionale che preveda - le faccio un esempio, signor Presidente - che il Consiglio regionale non approvi il programma di governo del Presidente, perché dopo la sentenza della Corte Costituzionale la stessa Corte ha emesso, lo vedremo nel prosieguo della legge, altre sentenze che attribuiscono il diritto-dovere del Consiglio regionale non di discutere, ma di approvare il programma di governo presentato agli elettori.

E' qui, onorevole Uras, che sta il tutto. Voi dite che non si può perché "simul…", eccetera. Simul che cosa? Se lo si vuole fare lo si faccia, ma non ci si nasconda dietro una formuletta giuridica. E poi vi leggerò la sentenza della Corte costituzionale che dice che il Consiglio regionale ha il diritto-dovere non di discutere, ma di approvare il programma di governo.

Allora, se volete continuate in questa direzione, è evidente che almeno il popolo deve poter revocare una sua stessa decisione quando le cose non vanno bene. E, attenzione, dico che non vanno bene non per motivi politici, ma per motivi strettamente personali. Su questo esiste già una sentenza, che dovrebbe essere applicata, ma a cui noi, evidentemente, non vogliamo ottemperare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Io non so se sia ammissibile o meno questo emendamento, ma il fatto che sia stato portato credo deponga a favore della sua ammissibilità.

E' sicuramente un emendamento intrigante e suggestivo, peraltro non nuovo, essendo presente in altri ordinamenti nel mondo. C'è stato di recente l'esempio, se non ricordo male, della California, proprio su una questa questione. Voglio dire che ritengo indubbiamente sproporzionato inserire questo emendamento - proprio per il senso che ha - nella legge statutaria, perché non è un emendamentino da quattro soldi, ma è un emendamento che modifica sostanzialmente l'impalcatura del nostro ordinamento. E un Consiglio regionale serio prima di approvarlo o bocciarlo dovrebbe fare una riflessione sicuramente più profonda, una riflessione complessiva sugli attuali assetti di governo.

Lo considero anch'io, come diceva l'onorevole Mario Floris, un'intelligente provocazione e forse la cosa più opportuna da fare sarebbe ritirarlo. Ma per quanto riguarda il merito - ci torneremo quando esamineremo gli articoli successivi - la contrarietà è legata a un altro punto: a partire dalla esposizione fatta dal relatore su questa legge, è in corso una discussione che coinvolge tutti su un altro problema, che è quello di non considerare né presidenzialista né parlamentarista, ma una via di mezzo - quella sì una terza via -, il sistema attualmente vigente. Quindi occorre ragionare su come superare la questione dei ruoli e dei compiti del Consiglio e del Presidente della Regione, mentre questo emendamento, al di là della novità straordinaria che introdurrebbe, ha il compito di rafforzare e rendere irreversibile proprio quello "stare insieme e insieme rovinosamente cadere" - per non ripetere la solita frase latina - che è alla base delle riflessioni che stiamo facendo, credo, tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 214, di cui sono uno dei firmatari, ma anche per ricordare al collega che mi ha preceduto che se eventualmente nella maggioranza ci fosse qualcuno che ritiene che si debba sospendere questo emendamento per dare la possibilità ai colleghi della maggioranza e della opposizione di valutare meglio il contenuto della nostra proposta, questo rientra nelle nostre competenze e possiamo farlo. Tuttavia, se si dovesse passare alla votazione, chiedo su questo emendamento la votazione nominale.

Voglio anche ricordare, a chi si ostina a criticare questa nostra richiesta, che quando noi abbiamo presentato questo emendamento non sapevamo che il presidente Soru - lo debbo citare - si apprestava a distribuire ai sardi un giornalino, chiamiamolo così, che descriveva, mi pare in ventiquattro pagine, il suo operato relativo a due anni e mezzo di legislatura. Credo che attraverso un referendum, i sardi potrebbero dire al presidente Soru se ha operato bene o se, invece, ha operato male. Credo abbia operato male, quindi i sardi in questo momento, attraverso il referendum di sfiducia, potrebbero mandarlo a casa.

Se passasse questo principio, i sardi, d'ora in poi avrebbero uno strumento per dire non solo al presidente Soru, se eventualmente venisse confermato, ma a tutti i Presidenti a venire, se hanno operato bene o male. Se hanno operato bene rimangono in carica, in caso contrario devono andare a casa. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Intendo motivare, signor Presidente, il mio voto contrario all'emendamento numero 214, e in subordine, ovviamente, la richiesta di ritirarlo.

Devo dire che non considero questo emendamento provocatorio. L'istituto che viene proposto dai colleghi è conosciuto in diversi ordinamenti. Il caso più famoso credo sia stato quello applicato al governatore della California che era in carica prima di Arnold Schwarzenegger, il quale fu mandato a casa con una procedura che in America chiamano recall. Ma questo sistema è applicato anche nei Länder tedeschi. E' un sistema che colpisce un organo, quindi non il Presidente, ma l'Esecutivo oppure il Consiglio regionale. Non può invece colpire - ed ecco il perché del voto contrario a questo emendamento - entrambi questi organi, a meno che l'intenzione - ma non è quella formulata nell'emendamento - non sia quella di offrire al popolo il modello risolutivo, totalmente demolitorio di una impasse come quella che si verificò nella scorsa legislatura, e cioè: "Li mando a casa tutti, perché è un Consiglio che non funziona". Ma non è questa la proposta contenuta nell'emendamento.

Sin quando esiste il sistema per cui il Presidente è collegato a una maggioranza stabile in Consiglio e questa maggioranza è collegata a un Presidente altrettanto stabile, questo sistema non si può applicare, perché altrimenti stiamo dicendo che il popolo si esprime sparando alla cieca, che ha l'obiettivo della rimozione totale del sistema Esecutivo-Parlamento e non quello di neutralizzare la cattiva politica di uno degli organi della Regione. Credo che questo renda impraticabile, nella forma di governo che, in questo momento, esiste in Sardegna ed è confermata dalla legge statutaria, quanto proposto con l'emendamento numero 214. Ne riparleremo quando questa forma potrà mutare, e cioè in sede di discussione dello Statuto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 214. Chi lo approva alzi la mano.

CASSANO (Riformatori Sardi). Presidente, avevo chiesto la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 214.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Manca ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Cassano - Contu - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo Vittorio - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Bruno - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Gessa - Giagu - Giorico - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 13

contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 8, a cui sono stati presentati sei emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti:

Art. 8
Ammissibilità dei referendum

1. L'ammissibilità dei referendum è stabilita dalla Consulta di garanzia di cui all'articolo 36, la quale ha l'obbligo di esprimersi sulla proposta entro trenta giorni dalla presentazione. La Consulta decide sulla regolarità dei referendum entro trenta giorni dal deposito delle firme raccolte e degli altri adempimenti richiesti dalla legge regionale

EMENDAMENTO soppressivo totale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 8

L'articolo 8 è abrogato. (23)

EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 8

L'Articolo 8 è soppresso. (73)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "dalla Consulta di garanzia di cui all'articolo 36" sono sostituite con: "dall'Ufficio regionale per il referendum di cui alla L.R. 24 maggio 1984, n. 25". (494)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "entro trenta giorni dalla presentazione" sono sostituite con: "entro quaranta giorni dalla presentazione". (495)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "La Consulta" sono sostituite con: "L'Ufficio regionale per il referendum". (496)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "entro trenta giorni dal deposito" sono sostituite con: "entro quaranta giorni dal deposito". (497).)

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, come per l'articolo 7, ho presentato un emendamento soppressivo anche dell'articolo 8. Ritengo, infatti, che la soppressione di questo articolo risponda meglio all'esigenza di affidare a un organismo diverso dalla Consulta di garanzia l'ammissibilità dei referendum. Perché dico questo? Intanto perché la Consulta di garanzia ha dei compiti ben precisi, e poi, perché, secondo me, è preferibile che l'ammissibilità rimanga in capo all'apposita Commissione, così come previsto dalla legge regionale di riferimento. Questo consentirebbe di separare le questioni, di tenere distanti i due problemi e, soprattutto, eviterebbe di attribuire a questa Consulta un compito che, francamente, mi sembra eccessivo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, mi scusi, vorrei far notare che l'articolo 8 parla della Consulta di garanzia quale organo per stabilire l'ammissibilità dei referendum, ma se noi votassimo questo articolo così com'è ora, quando arriveremo all'articolo sulla costituzione della Consulta saremo, per dirla in termini spiccioli, fregati.

Propongo, per logica, che questo articolo venga sospeso e sia sottoposto all'esame del Consiglio solo dopo aver esaminato l'apposita norma sulla costituzione della Consulta che qui è richiamata, cioè l'articolo 36, altrimenti diventa tutto illogico. Infatti, se noi votassimo adesso l'articolo 8 e durante l'esame dell'articolo 36 volessimo sostenere che il Consiglio ritiene la Consulta un organo non necessario e non utile, avendo già espresso un voto favorevole sull'articolo 8 saremmo fregati.

PRESIDENTE. L'argomento è fondato, naturalmente succede che, nell'esame degli articolati, l'eventuale bocciatura di norme successive ci costringa a rivedere le norme precedentemente approvate. E' assolutamente normale, tuttavia non ho difficoltà ad accedere alla richiesta dell'onorevole Farigu e a spostare alla conclusione l'articolo 8, che rinvia alla Consulta di garanzia la valutazione dell'ammissibilità dei referendum.

Passiamo all'esame dell'articolo 9, a cui sono stati presentati cinque emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 e dei relativi emendamenti: Art. 9
Disciplina dei referendum

1. La legge regionale disciplina il procedimento, le modalità di attuazione dei referendum, le agevolazioni procedurali e le forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum.

EMENDAMENTO soppressivo totale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 9

L'articolo 9 è così sostituito: La legge regionale disciplina le modalità di raccolta delle firme, il procedimento e le modalità di attuazione dei referendum, prevede agevolazioni procedurali e le forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum. (24)

EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 9

L'articolo 9 è sostituito dal seguente: "Fino alla approvazione di una nuova legge regionale, in materia di referendum, continua ad applicarsi, in quanto compatibile con il Capo II del Titolo I, la legge regionale 17 maggio 1957 numero 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale) e successive modificazioni". (74)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 9

Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma: "1 bis. La Regione si impegna a garantire agevolazioni procedurali e forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum. Tali agevolazioni e forme di assistenza sono disciplinate con legge regionale ordinaria". (498)

EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 9

Dopo l'articolo 9 è aggiunto: Articolo 9 bis "I referendum abrogativi devono essere tenuti massimo entro un anno dalla presentazione delle firme autenticate, e quelli propositivi massimo entro un anno e tre mesi dalla presentazione delle firme autenticate". (25)

EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 9

Dopo l'articolo 9 è aggiunto: Articolo 9 ter "La pubblicità e l'informazione è assicurata ai cittadini con trasmissioni a scadenza settimanale e nelle ore di maggiore ascolto a partire dai due mesi precedenti la tenuta dei referendum. A tali trasmissioni dovranno partecipare in modo paritario ed esclusivo il Comitato del Si e quello del No.". (26).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, mi scusi, non riesco a capire il senso, la valenza di questo articolo 9: "La legge regionale disciplina il procedimento e le modalità di attuazione dei referendum". Questa è una legge regionale, non stiamo approvando lo Statuto. La legge statutaria, rafforzata quanto si vuole, è una legge ordinaria. Allora, non capisco il senso di questo articolo: una legge stabilisce che un'altra legge disciplina la materia dei referendum.

Francamente la ritengo, anche sotto il profilo della tecnica giuridica, una cosa non razionale. Una formulazione di questo genere trova liceità giuridica in un testo statutario, non in una legge ordinaria.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, a parte il fatto che condivido pienamente le osservazioni dell'onorevole Farigu, intervengo perché all'articolo 9 ho presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 24, in cui preciso le finalità di questa norma.

Infatti, questo emendamento introduce un elemento nuovo in materia di referendum ed è teso a favorire i cittadini che intendano promuovere una consultazione referendaria. Lo spirito è, quindi, quello di favorire la consultazione. L'emendamento prevede, infatti, agevolazioni procedurali e forme di assistenza da parte degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum, per cui, se si accetta il fatto che effettivamente questa è una legge ordinaria, occorre, a mio parere, introdurre questi elementi, altrimenti questa dicitura rimane priva di fondamento.

L'emendamento numero 25, che introduce l'articolo 9 bis, tende, sempre nell'interesse dei cittadini, a dare certezza in ordine allo svolgimento in tempi accettabili delle consultazioni di carattere abrogativo e propositivo.

Infine, l'articolo 9 ter, previsto dall'emendamento numero 26, affronta un argomento particolarmente importante, che è quello della pubblicità e dell'informazione sulle consultazioni referendarie. Quindi anche su questo occorre intervenire e, ovviamente, quando si parla di trasmissioni a scadenza settimanale per le fasi dirette di dibattito nelle ore di maggiore ascolto ciò va inteso nel senso più ampio, e se sarà possibile intendo estenderlo agli altri mezzi di informazione, in modo da consentire una partecipazione al voto più convinta, più consapevole e più cosciente relativamente ai temi all'attenzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Cercherò di rispondere alle osservazioni fatte dagli onorevoli Farigu e Caligaris.

Stabilire le modalità attraverso cui devono essere disciplinati concretamente i referendum è, direi, una garanzia, altrimenti da chi verrebbero definite tali modalità? Da un atto amministrativo? In questi primi sessant'anni di autonomia, il referendum era previsto dallo Statuto, ma le modalità attraverso cui si poteva svolgere venivano demandate a una legge regionale, esattamente alla legge regionale numero 20 del 1957, addirittura. Quindi, onorevole Farigu, demandare il procedimento e le modalità di attuazione dei referendum a una legge regionale, e quindi a una legge ordinaria, in questo caso lo ritengo un elemento di garanzia. Nella legge statutaria noi stabiliamo quelli che sono i cardini, i contenuti dei referendum, ma le modalità concrete attraverso cui le consultazioni debbono svolgersi devono essere demandate, ripeto, come elemento di garanzia, a una legge ordinaria.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti numero 24, 498 e 25. Invito i presentatori a ritirare l'emendamento numero 74, che è già contenuto nell'articolo 38, altrimenti il parere è ugualmente PRESIDENTE. Sull'emendamento numero 26, onorevole Pinna?

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Anche sul 26 il parere è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 24.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, esprimo il mio voto favorevole all'emendamento numero 24, che tra l'altro è contenuto in un altro emendamento firmato da consiglieri della minoranza, e cioè l'emendamento numero 498. Inoltre, chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 24.

Devo dire che mentre altri emendamenti mi sembra non obbediscano alla riflessione sul carattere di generalità della legge fatta dall'assessore Dadea, e cioè quella per cui nella legge statutaria sono contenuti i principi e nelle leggi esplicative sono contenute le norme di attuazione di quegli stessi principi - cosa che ovviamente condivido e che potrebbe creare qualche difficoltà all'approvazione degli emendamenti numero 25 e 26 -, l'emendamento numero 24 è teso veramente a stabilire il principio che gli uffici regionali sono a disposizione dei cittadini che intendono proporre una consultazione referendaria.

Se noi procediamo nella direzione che mi sembra condivisa da tutti all'interno dell'Aula, e cioè che lo strumento della democrazia partecipativa prevede l'istanza referendaria e che l'istanza referendaria deve essere non dico in tutti i modi facilitata - nessuno di noi lo pensa -, ma sicuramente consentita ogni qualvolta qualcuno ritenga opportuno e necessario adire questo strumento, mi sembra che sia importante fissare il principio che gli uffici regionali sono a disposizione sia per quanto riguarda agevolazioni procedurali sia per quanto riguarda ogni possibile forma di assistenza a cittadini, gruppi organizzati di cittadini, partiti politici o chiunque altro decidesse di tentare di attivare lo strumento referendario. Mi sembra che sia un principio e non un dettaglio formale che, giustamente, anch'io riterrei più corretto rimandare a una legge specifica sull'argomento.

Non so se il relatore abbia espresso un parere definitivo, ma forse una riflessione aggiuntiva almeno sull'emendamento numero 24 sarebbe utile da parte dell'Aula per sancire il principio che i colleghi Caligaris, Scarpa e Ibba hanno proposto con l'emendamento numero 24.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole, ovviamente, all'emendamento numero 24, ma anche per ribadire un principio.

Poco fa l'assessore Dadea ha parlato dei tre cardini fondamentali di questa statutaria, così come lui li intende, ponendo l'accento e forse anche anticipando qualcosa sull'elezione diretta del Presidente della Regione, sull'esaltazione dei poteri del Consiglio e sulla partecipazione popolare. Ebbene, mi sembra che con l'emendamento numero 24 non si voglia togliere nulla alla legge regionale, ma si voglia semplicemente dire che ci sono delle garanzie per i cittadini.

Questo emendamento, a mio modesto parere, accentua proprio quel tratto della partecipazione popolare che ci si propone, con questa legge, di favorire e che non ritengo sia presente in modo marcato. Intendo, pertanto, richiamarlo ritenendo che possa essere davvero utile a migliorare, anche se relativamente, questa parte della norma. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho ascoltato con grande attenzione le dichiarazioni dell'Assessore, che riconosco essere uomo politico di grande saggezza ed equilibrio. Però, o io non ho capito niente, e questo è molto probabile, oppure l'articolo 15 dello Statuto, così come riformato, significa soltanto: "Tu, Consiglio regionale, su queste materie puoi legiferare con procedura ordinaria, sia pure rafforzata", mentre prima si doveva adottare una procedura costituzionale. Quindi, se ho capito bene, ci potrebbero essere tante leggi quante sono anche le materie indicate nell'articolo 15 dello Statuto, così come riformato, che dice soltanto che su determinate materie il Consiglio regionale può legiferare con procedura ordinaria. Dunque questa è una legge di procedura ordinaria. Ma di una legge di procedura ordinaria che mi dica che posso legiferare con un'altra legge francamente non capisco la rilevanza, il significato, la valenza.

Ribadisco la mia contrarietà a una disposizione di questo genere, per il rispetto che porto a questo Consiglio e al suo ruolo di organo legislativo, che deve, secondo me, cercare di tenere anche alto il profilo tecnico-giuridico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Ho letto attentamente l'emendamento numero 24 e mi sembra, al contrario dell'onorevole Vargiu, che vi si affermino principi che non sono del tutto accoglibili.

Parlare di forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori del referendum indica una sorta di partigianeria verso chi propone il referendum rispetto a chi, magari, ha un'opinione totalmente contraria o, come in altra occasione faceva notare l'onoorevole La Spisa, intende, per esempio, avvalersi dell'astensione come elemento di contrasto all'esame del quesito. Allora noi dobbiamo porre tutti sullo stesso piano: chi promuove il referendum, chi contrasta il quesito e contrasta il quesito contrastando il referendum, cioè anche in ragione dell'ottenimento del quoziente.

La competizione deve essere pari e credo che per affermare in modo puntuale questa parità sia necessario codificare con apposita norma molto più di dettaglio, tanto fino a quando non si procederà a legiferare in materia, varrà quella attualmente in vigore e che è richiamata dalla norma transitoria.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 24.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Sanna Matteo e Diana hanno votato a favore e il consigliere Corda contro.

Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - CASSANO - CHERCHI Oscar - CORDA - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - LIORI - MORO - PISANO - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 47

Astenuti 1

Maggioranza 24

Favorevoli 15

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 74 è stato ritirato.

Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 498 decade.

Metto in votazione l'emendamento numero 25. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 26. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 16 e 30. Invito i colleghi a essere puntuali, perché il costume di iniziare un'ora dopo l'orario stabilito è estremamente disagevole per i consiglieri puntualmente presenti, non per quelli che si prendono la libertà di arrivare con calma, che sono la gran parte, e tengono in ostaggio chi è presente.

Pertanto, invito i colleghi a essere in aula alle ore 16 e 30, che è un orario comodo, non troppo disagevole. Grazie

La seduta è tolta alle ore 13 e 53.



Allegati seduta

CCXCIV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Giovedì 15 febbraio 2007

Presidenza del Vicepresidente SECCI

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 17.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 8 febbraio 2007 (288), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Frau, Ibba, Silvio Lai, Alberto Sanna e Serra hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 15 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazione del Presidente

PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che in data 13 febbraio 2007 l'onorevole Luciano Uras è stato nominato Presidente del Gruppo P.R.C. - Partito della Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale, Presidente.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per dieci minuti per consentire il decorso dei termini previsti dall'articolo 91 del Regolamento.

I lavori riprenderanno alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 30.)

PRESIDENTE. L'onorevole Artizzu ha chiesto la verifica del numero legale. Chi dei Capigruppo appoggia la richiesta?

(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)

Prego i colleghi di prendere posto. Chiedo a un Segretario della minoranza, per cortesia, di stare al banco della Presidenza.

MARROCU (D.S.). Non c'è la Giunta, Presidente.

PRESIDENTE. Per gentilezza, qualcuno avvisi l'onorevole Dadea che sono ripresi i lavori. Grazie.

LA SPISA (F.I.). Non credo che debba votare!

PRESIDENTE. Scusi?

LA SPISA (F.I.). Non voterà!

PRESIDENTE. Ma è previsto che la seduta si apra con la Giunta presente, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). E allora perché l'ha aperta?

PRESIDENTE. Perché non mi sono reso conto che l'Assessore non c'era. Sono giustificato?

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). L'opposizione non glielo ha segnalato, venendo meno ai suoi doveri!

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 38 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pinna - Pisu - Pittalis - Randazzo Alberto - Rassu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uras - Vargiu.)

Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti. I lavori riprenderanno alle ore 11 e 03.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 05.)

Congedo

PRESIDENTE. Comunico, a integrazione delle comunicazioni già date, che il consigliere Vincenzo Floris ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 15 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

PRESIDENTE. Chiedo a due Segretari, uno di maggioranza e uno di minoranza, di prendere posto al banco della Presidenza.

Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Presidente, confermiamo la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Chi dei Capigruppo appoggia la richiesta?

(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 57 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Capelli - Cassano - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Farigu - Giagu - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Uggias - Uras - Vargiu.)

Poiché il Consiglio è in numero legale, procediamo con i lavori.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5/Stat/A. Siamo arrivati all'articolo 7, al quale sono stati presentati venti emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo numero 7 e dei relativi emendamenti:

Art. 7

Referendum consultivo

1. Possono richiedere l'indizione di referendum consultivi su questioni di interesse generale, incluse le iniziative regionali di leggi statali anche costituzionali:

a) il Consiglio regionale con propria deliberazione;

b) un terzo dei consiglieri regionali.

2. Il referendum consultivo non è ammesso nei confronti delle leggi tributarie e di bilancio, delle leggi e dei regolamenti di attuazione della normativa comunitaria adottati ai sensi dell'articolo 117, comma quinto, della Costituzione e di esecuzione di accordi e intese internazionali della Regione ai sensi dell'articolo 117, ultimo comma, della Costituzione, dell'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali.

EMENDAMENTO soppressivo totale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 7

L'articolo 7 è abrogato. (22)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "delle leggi tributarie e di bilancio" sono soppresse. (487)

EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI -RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 7

Nel comma 2, sono soppresse le parole da "delle leggi e dei regolamenti" sino alla fine del comma. (720)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "delle leggi e dei regolamenti di attuazione della normativa comunitaria adottati ai sensi dell'articolo 117, comma quinto, della Costituzione" sono soppresse. (488)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "di esecuzione di accordi e intese internazionali della Regione ai sensi dell'articolo 117, ultimo comma, della Costituzione" sono soppresse. (489)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 7

Al 2 comma dell'Articolo 7, le parole "dell'ordinamento" fino a "uffici regionali" sono soppresse. (70)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 2, le parole "dell'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali" sono soppresse. (490)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PINNA - URAS - BALIA - CORRIAS - CUGINI - ORRÙ - PITTALIS - SANNA Francesco - SECCI

Emendamento all'emendamento numero 341

Al comma 1 dell'emendamento numero 341 le parole "diecimila elettori" sono sostituite da "quindicimila elettori". (800)

EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - ORRÙ - CORRIAS - SANNA Francesco - CUGINI - BALIA - URAS - PITTALIS - SECCI

Emendamento all'emendamento numero 341

Nel comma 1 dopo le parole "di interesse generale." Sono aggiunte le parole "In tal caso il referendum è valido se partecipa almeno un quarto degli elettori.". (801)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio.

Articolo 7

Il primo comma è sostituito dai seguenti due comma:

1. "Diecimila elettori possono presentare una richiesta di referendum consultivo su questioni di interesse generale. La legge ordinaria della Regione potrà disciplinare anche forme di referendum locali, territorialmente limitati.

1. Possono inoltre richiedere l'indizione di una consultazione popolare consultiva su questione di interesse generale, incluse le iniziative regionali di leggi statali anche costituzionali:

a) Il Consiglio Regionale con propria deliberazione;

b) Un terzo dei consiglieri regionali;"

Nel secondo comma l'espressione "il referendum consultivo non è ammesso" è sostituita da "Il referendum consultivo e le consultazioni elettorali consultive non sono ammessi". (341)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 1, le parole "su questioni di interesse generale, incluse le iniziative regionali di leggi statali anche costituzionali" sono sostituite con: "su qualsiasi questione". (491)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.

Articolo 7

Le lettere a) e b) del comma 1 dell'Articolo 7 è così sostituito:

" a) Il Consiglio Regionale con propria deliberazione;

b) un terzo dei Consiglieri Regionali;

c) diecimila elettori;

d) venti consigli comunali di comuni la cui popolazione rappresenti almeno il 10% della popolazione della Sardegna;

e) tre consigli provinciali;

f) il consiglio delle autonomie locali con votazione a maggioranza assoluta dei propri

componenti;". (3)

EMENDAMENTO aggiuntivo FLORIS - CHERCHI O.

Articolo 7

Al 1° comma, dopo la lettera b) aggiungere la lettere b) bis ventimila elettori. (33)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: b) bis "diecimila elettori". (492)

EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - SANNA Francesco - ORRU' - CORRIAS - CUGINI.

Articolo 7

Al comma 1 è aggiunta la seguente lettera: "c) diecimila elettori". (767)

EMENDAMENTO aggiuntivo FARIGU - LADU - LA SPISA - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto- GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 7

Nel comma 1 dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: "b) bis tre consigli provinciali rappresentanti almeno il trentacinque per cento della popolazione sarda;" (731)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 7

Al comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: "b) bis due consigli provinciali che rappresentino almeno il 20 per cento della popolazione regionale". (493)

EMENDAMENTO aggiuntivo LADU - LA SPISA - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Nel comma 1 dopo la lettera b) è aggiunta la seguente: "b) bis almeno un terzo dei comuni sardi appartenenti a non meno di quattro province.". (733)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 7

Dopo il 2 comma dell'Articolo 7 è aggiunto il comma 2 bis "Entro due mesi dalla proclamazione dei risultati del referendum, se l'esito è favorevole, la giunta è tenuta a proporre al consiglio un disegno di legge sull'oggetto del quesito sottoposto a referendum". (72)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.

Articolo 7

Dopo l'articolo 7, è aggiunto il seguente articolo 7 bis: "Referendum di sfiducia."

"Trascorsa la prima metà di ciascuna legislatura regionale, quarantamila cittadini possono richiedere l'indizione di un referendum regionale di sfiducia del Presidente della Regione. Il referendum si svolge entro novanta giorni dalla presentazione delle firme e, perché abbia validità necessita della partecipazione della metà più uno degli aventi diritto. Qualora il quesito di sfiducia raccolga la maggioranza dei voti validamente espressi, è immediata la decadenza del Presidente della Regione e del Consiglio Regionale che rimangono in carica per l'ordinaria amministrazione sino alle successive elezioni, indette secondo quanto stabilito dal successivo articolo 12". (214).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, con l'articolo 7 termina il ragionamento che questo Consiglio ha svolto sui temi referendari e che noi abbiamo più volte ritenuto insoddisfacente. Nel senso che, purtroppo, l'atteggiamento che è emerso, tenuto conto di ciò che dell'articolato è stato sino a questo momento approvato e degli interventi svolti da diversi consiglieri della maggioranza, la dice lunga sulla considerazione che questo Consiglio regionale sta attribuendo all'istituto referendario; una considerazione più formale che di sostanza, che vede questo istituto come un incidente della democrazia delegata e non come parte integrante dei meccanismi che, in democrazia, consentono al corpo elettorale di essere comunque sovrano nell'esprimere il proprio parere su atti che debbono, poi, essere portati all'attenzione del palazzo della politica. Ed è il ragionamento che abbiamo svolto ieri per quanto riguarda il referendum propositivo: l'apprezzamento per la sua introduzione all'interno dell'ordinamento dovrebbe andare di pari passo con l'apprezzamento per la reale efficacia dello strumento, mentre sembra che ciò che interessava alla maggioranza che ha votato, che non deve essere per forza la stessa maggioranza politica che guida questo Consiglio, ma la maggioranza che si è trovata d'accordo sul tema referendario introdotto dall'articolo 6, fosse l'introduzione del referendum propositivo, senza prevedere quelle reali garanzie normative che consentono effettivamente a questo strumento di essere utilizzato in maniera da avere, oltre a un significato politico, che ovviamente conserva, anche un significato stringente nei confronti del Consiglio, che è poi chiamato a legiferare.

Per il referendum consultivo valgono considerazioni sostanzialmente identiche, se possibile con delle aggravanti, nel senso che il referendum consultivo nasce, in base al testo proposto dalla Commissione, veramente come un gattino cieco, cioè senza alcuna valenza, perché la Commissione prevede che possa essere chiesto dal Consiglio regionale oppure da un terzo dei consiglieri. Il referendum consultivo è, dunque, una specie di attività interna al palazzo, per cui quando il palazzo, nella sua complessità, o una parte dei suoi componenti o abitanti decidesse di voler sentire il corpo elettorale potrebbe proporre il referendum consultivo, che costa un sacco di soldi, come qualche collega della maggioranza potrebbe sottolineare.

Quindi c'è già questa perplessità nei confronti di chi eventualmente lo dovesse richiedere. E visto che costa un sacco di soldi e che non serve a niente, perché un referendum consultivo è semplicemente una chiacchierata con i sardi per capire cosa hanno in testa, il referendum consultivo diventerebbe, anche per la presenza contemporanea dell'abrogativo e del propositivo, che non sono in nessuna maniera disarticolati rispetto al consultivo per quanto riguarda il numero delle firme richieste per la loro indizione, una res nullius all'interno dell'ordinamento referendario sardo, una cosa che esiste, ma che non serve a niente. E siccome chi lo può chiedere non lo chiede proprio perché non se ne fa niente, automaticamente anche il referendum consultivo rientra tra quelle cose che nell'ordinamento vengono introdotte soltanto nominalmente. Possiamo quindi dire che vi sono tre tipi di referendum in Sardegna, ma in realtà l'unico che può essere efficacemente utilizzato dal corpo elettorale nell'esercizio del proprio diritto sovrano è il referendum abrogativo. Esattamente come nel passato!

Allora, se all'interno della maggioranza si può sviluppare una riflessione al di là di quella che nominalmente più volte è stata ricordata in quest'Aula, cioè la disponibilità al dialogo con le forze che non appartengono alla maggioranza politica che governa la Regione, noi Riformatori avanziamo una proposta concreta e diciamo che invece esiste un istituto referendario che può essere utilizzato in Sardegna in modo efficace. Qual è questo istituto referendario? E' il referendum di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, per il quale noi Riformatori prevediamo una raccolta di firme straordinaria, quindi non le 15 mila firme richieste per gli altri tre referendum, ma 40 mila. Prevediamo anche che questo tipo di referendum possa essere attivato soltanto dopo la prima metà della legislatura, quando gli effetti dell'azione della maggioranza di governo e la realizzazione del relativo programma si saranno dispiegati e saranno comunque evidenti ai sardi. Riteniamo che possa essere uno di quei meccanismi che vanno davvero nella direzione di un riequilibrio tra poteri Presidente della Regione e poteri del Consiglio, che tante volte è stato qui richiamato.

Ma perché riteniamo che questo sia un vero meccanismo di riequilibrio, qualora ci siano orecchie per intendere dall'altra parte? Perché non intacca i poteri del Presidente, che restano immutati, semplicemente rafforza il potere di controllo sulla sua azione, che è un compito che noi Riformatori riteniamo debba essere comunque lasciato a chi sta in quest'Aula e fuori di qui.

Il Consiglio regionale nel suo complesso e la minoranza hanno poteri di controllo che vanno esercitati in altro modo. Il Consiglio li ha perché in realtà è la maggioranza, che in qualsiasi momento ha modo di controllare l'azione del Presidente e che lo può mandare a casa qualora si rompesse il rapporto fiduciario, che, come noi ricordiamo costantemente in quest'Aula, non è rotto! Centrosinistra e Presidenza della Giunta sono la stessa identica cosa, sono il Governo della Sardegna di oggi. Non sono distinti Soru e il centrosinistra, sono la stessa identica cosa: Soru è il Presidente del centrosinistra, il capo della maggioranza di centrosinistra, che qualche volta dovrebbe dimenticarsi di essere il capo di una parte e ricordarsi di essere anche il Presidente della Regione. Qualche volta il presidente Soru ha delle amnesie da questo punto di vista. Però presidente Soru e maggioranza - quindi Consiglio regionale, perché il Consiglio è la sua maggioranza - sono la stessa identica cosa e si controllano l'un l'altro. Quello che va rafforzato è, dunque, il potere di controllo della minoranza, che altrimenti non ha gli strumenti per potersi candidare a diventare maggioranza di domani, e del corpo elettorale, cioè di quello che ha dato la delega sia al Consiglio regionale sia al Presidente della Regione.

Noi stiamo semplicemente riportando il discorso su questo binario di ragionamento e stiamo dicendo che è possibile, dopo la prima metà della legislatura, in presenza di situazioni di gravità straordinaria, attraverso la raccolta di 40 mila firme, che il corpo elettorale, che ha dato la delega fiduciaria al Presidente della Regione, ritiri tale delega, ben sapendo che significa ritirarla anche al Consiglio. Perché? Perché sono la stessa cosa! Il Presidente della Regione e la maggioranza, cioè il Consiglio regionale, sono la stessa cosa, quindi se il cittadino ritira la fiducia al Presidente della Regione automaticamente la ritira all'intero Consiglio regionale, ma è normale che lo possa fare perché è il cittadino che ha dato la delega sia al Presidente sia al Consiglio e quindi è normale che egli stesso gliela possa ritirare. Questo è un meccanismo di controllo reale, cioè un meccanismo che restituisce al cittadino il suo diritto di controllo. Ed è un meccanismo, voi capite bene, di difficile attuazione, sia perché prevediamo un numero di firme alto sia perché non ci nascondiamo i risvolti politici che un'azione così forte avrebbe qualora venisse intrapresa, in quanto, ovviamente, se il quesito referendario venisse eventualmente respinto ciò equivarrebbe a una rinnovata fiducia al Presidente della Regione, alla Giunta e alla maggioranza del Consiglio che lo rappresenta. Non c'è, quindi, nessun interesse a utilizzare in maniera distorta un istituto referendario come quello che noi proponiamo. Ma di per sé l'introduzione di questo tipo di referendum sarebbe la dimostrazione che questo Consiglio si sta davvero ponendo, durante la discussione della legge statutaria, il problema di un vero riequilibrio dei poteri, che può essere realizzato soltanto tra i soggetti che tali poteri detengono, non tra quelli che non li detengono o che surrettiziamente vorrebbero detenerli, ma non sono di loro competenza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, purtroppo per le mie precarie condizioni di salute non ho potuto seguire come avrei voluto il dibattito, ieri sera, essendo dovuto andare via prima. Torno sull'importanza del referendum, però, ricordando la straordinarietà di questo istituto. Il referendum nasce come esigenza contingente - scusatemi se uso parole probabilmente non appropriate dal punto di vista del lessico tecnico - in un momento straordinario in cui gli elettori chiedono allo Stato o alla Regione un cambiamento, l'abrogazione o l'istituzione di una legge, di un provvedimento o di un regolamento, purché non riguardi l'organizzazione interna di una qualsiasi istituzione.

Ho detto anche ieri che il referendum, essendo un fatto straordinario, non può e non deve in alcun modo sostituire una legge dello Stato o della Regione. Per quanto riguarda il numero di elettori che possono chiedere il referendum 50 mila mi pare un'esagerazione, ma 10 mila è forse una cifra troppo contenuta che permetterebbe a chicchessia, un domani, di poter proporre un referendum. Per cui il referendum, che è uno strumento di controllo, di verifica e di proposizione, potrebbe essere, d'ora in avanti, usato male, anche da chi ogni tanto si propone di cambiare tutto e magari in peggio anziché in meglio.

Ho seguito l'intervento del collega Vargiu - che sinceramente seguo spesso con molta attenzione - e devo dire che non sono d'accordo con lui quando propone il referendum di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione. Così torniamo indietro! Il potere del Presidente della Regione deve essere condizionato dal Consiglio regionale, perché il popolo elegge il parlamento, che è il "padrone" - passatemi il termine - assoluto della democrazia ed è l'espressione di tutto il popolo, che poi individua il capo dell'Esecutivo, e cioè il Presidente della Regione.

Se crediamo nella stabilità dei Governi, se crediamo nella stabilità dell'azione politica non possiamo pensare, a mio parere, di indire un referendum a metà legislatura o subito dopo, tanto per mettere sotto accusa, in impeachment, diciamo così, perché di questo si tratta, il Presidente della Regione, perché si tornerebbe indietro. Se è vero che il popolo è padrone e sovrano della propria vita politica e democratica il concetto del dominus deve essere smantellato, ma non ricorrendo ad armi referendarie o quant'altro, ma inserendo nella legge delle norme che, pur tutelando l'autonomia del Presidente e dell'Esecutivo, diano forza all'azione parlamentare del Consiglio e non permettano che il Presidente della Regione o l'Esecutivo possano condizionare la vita politica e la volontà democratica del consesso parlamentare, proprio perché esso è espressione del popolo. Questo vuol dire democrazia, questo vuol dire progresso, questo vuol dire parlare seriamente, tutelare sia la Giunta sia il Consiglio e rispondere alla volontà popolare.

Non vi deve essere la possibilità di indire referendum di impeachment, ma bisogna insistere affinché in questa legge si trovi la formula per tutelare l'autonomia dell'Assemblea legislativa, e secondo me la si può trovare. Abbiamo sentito da vari interventi in quest'Aula, a iniziare da quello del presidente Floris, che anche a livello costituzionale questo è stato riconosciuto. Perché qui non lo si vuole fare? Ma siamo sicuri che mandando avanti una norma del genere tuteliamo veramente gli interessi del popolo e non altri interessi? E non sto pensando assolutamente al presidente Soru; penso a un Presidente dominus, che si chiami Soru, Rassu - non capiterà mai - o in qualsiasi altro modo. Il Consiglio regionale non può essere soggetto agli umori del Capo dell'Esecutivo, ma deve avere la sua indipendenza, che è sancita dalla Costituzione e dallo Statuto, e quindi la sua autorità inviolabile! E' l'Aula che deve condizionare e controllare il Presidente e l'Esecutivo e non viceversa, perché il Governo è la sintesi, ma l'Assemblea legislativa rappresenta la generalità della base elettorale. Ecco, quindi, che l'istituto del referendum,se non viene usato con correttezza e lungimiranza, da strumento straordinario, quindi da forza in mano al popolo, può trasformarsi in uno strumento sbiadito, che non risponde più a quelle che sono le esigenze contingenti.

Tornando all'articolo 7, perché di referendum stiamo parlando, concordo col collega Vargiu sul fatto che non può essere solo il Consiglio, cioè l'ala parlamentare, a proporre il referendum consultivo, perché diventerebbe un atto interno, una cosa inter nos. Il referendum è la voce del popolo, riviene sempre da una sollecitazione popolare a cambiare qualcosa che si ritiene non vada bene. Dall'interno del Consiglio o di una parte di esso, ben difficilmente, ne sono sicuro, potrà venire una spinta in tal senso. Quindi l'articolo 7, anche a mio parere, deve essere integrato prevedendo che anche i cittadini, quindi l'elettorato esterno all'Aula, possano chiedere l'indizione di un referendum consultivo, ma insisto nel dire che aver abbassato a 10 mila elettori la soglia d'accesso è stato un errore. E' stato un errore! Seppure 50 mila poteva essere una cifra eccessiva, 10 mila mi pare un'esagerazione opposta, perché 10 mila firme si raccolgono in quattro giorni! Siccome, parliamoci chiaro, c'è chi del referendum può farne una strumentalizzazione continua e costante ora contro questo ora contro quell'altro Governo, d'ora in avanti la Giunta e il Consiglio saranno in mano a coloro i quali esercitano esclusivamente il mestiere di "referendaristi"! Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, all'articolo 7 ho presentato l'emendamento numero 22, che ne chiede l'abrogazione e vorrei spiegarne le ragioni. Questo articolo, che assegna esclusivamente al Consiglio regionale e a un terzo dei consiglieri eletti la possibilità di richiedere il referendum consultivo, mi sembra contraddittorio proprio rispetto al ruolo principe che il Consiglio è chiamato a svolgere. Cerco di spiegarmi meglio. Mi sembra che i cittadini abbiano demandato ai loro rappresentanti il compito e la responsabilità di svolgere il ruolo di legislatori. Con il referendum consultivo, così come definito all'articolo 7, sembra invece che il Consiglio, e quindi i consiglieri, vogliano avere nuovamente il consenso popolare per le proposte di legge. Insomma, una sorta di doppia investitura, rispetto a quello a cui sono demandati.

Il comma 2 esclude inoltre dal referendum consultivo una serie di iniziative di legge e regolamentari che, nella fase di elaborazione, potrebbero invece avere il conforto dei cittadini. Ciò soprattutto con riferimento all'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali, per i quali, invece, non sono consentiti referendum abrogativi e propositivi. Con l'emendamento numero 341, di cui è primo firmatario l'onorevole Peppino Balia, si assegna anche a 10 mila cittadini la facoltà di promuovere referendum consultivi, e questa proposta mi trova consenziente. Mi sorprende, invece, che anche per un referendum consultivo si voglia elevare la soglia d'accesso a 15 mila elettori. Insomma, mi sembra che ci siano troppe contraddizioni.

Permane, invece, al completo la mia perplessità, anzi la mia contrarietà sul secondo comma, dove non si consente il referendum consultivo sulle leggi e provvedimenti regolamentari che, invece, come dicevo prima, nella fase elaborativa meriterebbero l'ascolto dei cittadini. Questo anche con riferimento alle preoccupazioni, riferite dai mezzi di informazione, in merito all'impossibilità di intervento da parte dei cittadini su questioni relative all'ordinamento degli organi statutari e degli uffici regionali. Quindi ne chiedo la soppressione perché mi sembra che proprio non risponda a quella esigenza che invece annuncia nel titolo e nella premessa. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, penso che il referendum consultivo, che alcuni ritengono privo di significato e che è stato anche, per certi versi, banalizzato e ritenuto poco utile, possa invece essere da noi trattato con più interesse e anche con una considerazione che ci porti a una maggiore riflessione. Credo, però, che i colleghi tendano a ridimensionare, a trattare questo tipo di referendum in misura ridotta rispetto agli altri per come è stato proposto dalla Commissione, perché si è riservata la possibilità di esercitare questo diritto soltanto al Consiglio regionale, anche se, a tutela delle minoranze, nella misura di un terzo dei proponenti. Credo, invece, che questo referendum assumerebbe ben altra rilevanza se a richiederlo, oltre al Consiglio regionale o a una parte di esso, fossero i cittadini, nella misura di 10 mila, come viene proposto in qualche interessante emendamento.

Per questo non mi sento di condividere le argomentazioni tendenti a banalizzare questo istituto. Per esempio ho sentito dire che il referendum consultivo serve a ben poco, perché si limita a registrare l'opinione dei sardi anche su argomenti di grande interesse regionale. Questo mi sembra un aspetto secondario rispetto a quello che io ritengo essere il problema primario, cioè il problema della sottoponibilità di un determinato argomento a referendum. Per chiarire meglio il mio pensiero, cito l'esempio della base USA di La Maddalena. In passato, quando si cercava di sottoporre questo argomento al dibattito generale, attraverso un referendum consultivo, per avere l'opinione dei sardi, ci sono state Giunte regionali che non volevano neppure affrontare la questione, non volevano neanche chiedere la chiusura di quella base, mentre altre, mentre altre Giunte non solo avrebbero voluto proporre, se ce ne fosse stato il tempo, un referendum consultivo per conoscere l'opinione dei sardi, ma hanno anche affrontato la questione tanto che si è arrivati alla soluzione che noi tutti conosciamo, e quella base sarà chiusa nel 2008. Però, badate, a questo risultato si è arrivati dopo decenni, perché la base militare di La Maddalena esiste dal 1972.

Ho citato questo caso, ma potrei citarne degli altri, come l'introduzione degli OGM in Sardegna. Lo so che ci sono leggi nazionali e direttive comunitarie sull'argomento, per cui i nostri poteri sono limitati, ma se tutte queste questioni fossero sottoponibili all'opinione dei sardi il referendum consultivo non sarebbe un mero e rituale esercizio democratico e non inciderebbe sulla cultura, sul dibattito e anche sulle scelte della classe politica sarda, del Consiglio regionale, della Giunta e del suo Presidente. Per cui il problema, ripeto, è quello della sottoponibilità degli argomenti a referendum.

Credo che riservare la possibilità di proporre il referendum consultivo non solo al Consiglio, ma - come io propongo - anche a 10 mila elettori sia una forma di democrazia partecipativa che noi dobbiamo incoraggiare e che sarà utile e di grande sollievo anche per le scelte che faremo su questo argomento. Dal momento che il referendum abrogativo non è mai stato utilizzato e quello partecipativo quasi per niente, il referendum consultivo diventa importante per le ragioni che ho esposto prima.

Penso, quindi, che l'articolo 7 debba essere arricchito dalla previsione che 10 mila elettori possano sottoporre a referendum un argomento di interesse regionale. Credo sia questa la strada che dobbiamo seguire per affrontare al meglio il tema del referendum consultivo e l'articolo 7, di cui adesso stiamo discutendo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho chiesto la parola perché non vorrei far venir meno il mio contributo a questa sorta di affannosa ricerca di arricchimento del nostro sistema democratico.

Sui tipi di referendum che abbiamo esaminato (abrogativo, consultivo e propositivo) ho già espresso il mio parere in termini generali, ma è un parere che debbo necessariamente abbandonare, perché siamo in un momento in cui si osserva davvero una sorta di "dimagrimento" sostanziale della democrazia, che quindi dobbiamo arricchire per forza di manifestazioni di grande valenza formale, perché altrimenti ci verrà a mancare pure questa.

L'altro giorno, ascoltando accidentalmente Radio radicale, sono incappato nella relazione del ministro Mussi, nella sua veste, però, di dirigente nazionale dei DS, che, en passant, riferendosi al Governo di cui fa parte ha detto: "Più si parla di riforme e meno il Governo alle riforme obbedisce; più si parla di riforme e meno riforme si fanno; più si parla di democrazia più essa diventa debole in termini sostanziali".

Tornando allo specifico del referendum consultivo, l'articolo 7 esordisce alla grande dicendo che non c'è quasi nessuna limitazione a sentire il popolo in qualunque momento, anche perché il suo parere ha una valenza di ordine politico, può essere che in alcune materie abbia anche una valenza di ordine sociale e morale, ma certo non ha la capacità di produrre effetti, perché questi debbono essere realizzati solo attraverso norme cogenti legislative. C'è, però, referendum consultivo e referendum consultivo, e l'articolo 7, ripeto, esordisce alla grande, come se il popolo possa essere sentito su tutto, sulle leggi ordinarie come su quelle costituzionali, cioè sul vertice della valenza giuridica legislativa. Al secondo comma, però, pone una serie di limitazioni.

Allora, se abbiamo bisogno di sentire il popolo, e si capisce che ci sia il bisogno di sentire l'opinione della gente in un momento della storia dove tutto cambia velocissimamente, e noi in particolare avvertiamo questo bisogno vivendo una condizione di straordinaria sofferenza, che è iniziata con questa legislatura. Non è un caso che questa sofferenza sia espressa in quella miriade di emendamenti che sono stati presentati dalla maggioranza stessa. Quindi la coerenza iniziale era: regime presidenziale in nome della stabilità, referendum con molte firme per garantire la stabilità. Evidentemente non convince più nessuno che il regime presidenziale obbedisca davvero a esigenze di stabilità ed è maturata, nel frattempo, e questo non può che farmi felice, l'idea che la stabilità può essere garantita diversamente, con metodi seri, con sistemi seri che non sfuggono, però, alla tradizionale e classica democrazia, consolidatasi in Italia e nel mondo, soprattutto nei Paesi autenticamente democratici. Si può assicurare stabilità in termini concreti e seri attraverso una normativa senza sminuire quello che è il potere dei cittadini e dei loro rappresentanti, ovvero i parlamenti.

Si esordisce alla grande, dicevo, e in questa condizione ognuno di noi ha perso ogni certezza. Allora perché non sentire l'opinione della gente, visto che siamo un po' storditi politicamente, no? Non sappiamo se siamo svegli o se dormiamo, perché accadono tante di quelle cose che ci gettano in un mondo di incertezza. E allora la certezza come possiamo recuperarla? Sentendo l'opinione della gente. Ma se questa è un'esigenza, non basta che l'iniziativa referendaria sia deliberata dal Consiglio regionale o da un terzo dei consiglieri. Allarghiamo, diamo il massimo delle possibilità per sentire il popolo, da cui potremo trarre qualche sollecitazione per svegliarci da questo torpore. Presidente, ho finito e la ringrazio.

PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Farigu. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, intervengo molto brevemente su due emendamenti relativi all'articolo 7: l'emendamento aggiuntivo numero 214, a firma Pisano, Vargiu e più, e l'emendamento numero 341, di cui sono primo firmatario.

L'emendamento aggiuntivo numero 214 è stato presentato dai firmatari come un emendamento tendente a dare maggiori garanzie per quanto riguarda le funzioni del Consiglio regionale e dei consiglieri e ad alleggerire il peso del dominus, che viene eletto col sistema presidenziale, e della Giunta. Ecco, io credo invece, lo ribadisco una volta di più, che l'unico modo per ridare all'Aula quella dignità che noi tutti riteniamo necessaria sia la reintroduzione del sistema parlamentare. Tutte le altre cose sono dei meri palliativi; nel caso specifico, poi, non è neanche un palliativo, perché si sta perseguendo un obiettivo completamente diverso. E l'obiettivo è che la minoranza, due anni e mezzo dopo la consultazione elettorale, quindi dopo aver perso le elezioni, possa raccogliere strumentalmente un certo numero di firme e chiedere ai cittadini, in buona sostanza, di tornare al voto. Così facendo non si fa un uso corretto del referendum, ma, a mio avviso, l'arma referendaria si traduce chiaramente in un abuso. Per questo esprimo, rispetto all'emendamento numero 214, la mia contrarietà.

L'emendamento numero 341 tende invece a modificare alcune incongruenze che sono contenute nel testo. Il testo, infatti, prevede che il referendum consultivo possa essere direttamente promosso attraverso una richiesta che parte dall'istituzione Consiglio regionale oppure da una parte di esso. Questa è una metodica limitativa, che svilisce lo stesso strumento referendario e che, in ogni caso, toglie un'opportunità che invece deve restare, oltre che nel livello istituzionale, anche in capo ai cittadini. Quindi si reintroduce, attraverso questo emendamento, la possibilità che i cittadini, attivandosi e raccogliendo 10 mila firme, promuovano l'iniziativa referendaria.

La seconda parte del comma 1 apre la possibilità all'ipotesi che la legge regionale disciplini possibili forme di referendum locali, pure limitate territorialmente. Ora, conformemente a quanto è stato stabilito per gli altri casi di referendum, questo emendamento viene sostituito da un altro emendamento, firmato anche da me, laddove il numero delle firme passa da 10 a 15 mila. Mi sembra un numero congruo che mantiene quella possibilità di accesso per i cittadini. Un ulteriore emendamento introduce un criterio che io ritengo giusto e positivo, cioè il referendum è valido qualora vi partecipi un quarto degli elettori e non il numero di elettori previsto per gli altri casi di referendum.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, questa parte della legge, che è costituita dall'articolo 7, sul referendum consultivo, sembra non così importante come le altre. In realtà io sono convinto che abbia la stessa valenza degli altri ed è per questo che anche su questo articolo voglio fare qualche considerazione, anche sulla base delle cose che ho sentito questa mattina.

Parlerò più che altro dell'articolo 7, senza guardare agli emendamenti che sono stati a esso presentati, almeno per il momento. In realtà, prenderò in considerazione soltanto l'emendamento numero 341, presentato dalla maggioranza, che poi è quello che, di fatto, sostituirà l'articolo formulato dalla Commissione, un emendamento di soccorso, diciamo così, come tutti gli altri che abbiamo approvato fino adesso. Praticamente si è trovato il sistema per semplificare le cose e accorciare i tempi, cioè si presenta un emendamento sostitutivo totale per soccorrere la maggioranza in questa fase dell'approvazione della legge statutaria. Credo, però, lo ripeto, Assessore, ma non vorrei sembrare insistente, che anche il referendum consultivo, che ha una sua valenza, sia sicuramente inficiato dal fatto che, così come previsto all'articolo 4, perché sia valido è necessario un quorum pari al 50 per cento più uno dei votanti all'ultima consultazione elettorale. Conoscendo la media di affluenza ai referendum, ritengo che tutte le forme di referendum che abbiamo approvato saranno pressoché inefficaci, perché abbiamo introdotto in legge un elemento che di fatto ne renderà impossibile l'attivazione. E io ritengo che sia un danno per la Regione sarda non credere nell'istituto referendario, anche perché noi stiamo approvando una legge che esalta ancora di più il presidenzialismo e che, di fatto, avrebbe dovuto trovare altre vie d'uscita, altre soluzioni per creare un equilibrio vero tra i poteri della Giunta e quelli del Consiglio. Non mi pare che questo Consiglio regionale e questa maggioranza stiano andando in questa direzione, perché stiamo conservando, mantenendo e rafforzando i poteri del presidenzialismo, mentre nulla stiamo facendo per contrapporre un potere altrettanto forte del Consiglio regionale e del popolo, che si può esercitare proprio attraverso il referendum.

Allora, io credo che noi stiamo approvando una legge che di fatto esalta il presidenzialismo e toglie autonomia alla Giunta regionale. Abbiamo visto cos'è successo fino adesso per quanto riguarda la revoca degli Assessori, ma con la legge che stiamo approvando noi confermiamo ciò che è successo finora, e cioè che il Presidente possa sostituire a suo piacimento, come e quando vuole, un Assessore e che addirittura questo non sia considerato un fatto politico, perché così è stato detto. C'è uno stravolgimento della vita democratica del Consiglio regionale ed è strano che, soprattutto dai banchi della maggioranza, non ci si renda conto che stiamo cambiando tutto, ma sicuramente stiamo cambiando in peggio e stiamo togliendo spazi di democrazia a questo Consiglio regionale e ai cittadini della Sardegna.

Allora, io ritengo credo che nel referendum bisogna crederci, così come bisogna credere nella partecipazione democratica, perché se il Consiglio e la maggioranza, in particolare, avessero creduto realmente nell'istituto del referendum avrebbero di sicuro trovato il modo per agevolare la partecipazione dei cittadini, mentre così non è stato. Noi approveremo una legge che, alla fine, renderà vano il lavoro che stiamo facendo, perché non sarà possibile portare a compimento nessun un referendum. Sappiamo, infatti, qual è stata storicamente la partecipazione dei cittadini ai referendum, non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto in Sardegna.

Non comprendo, però, il comportamento di quelle forze politiche che cambiano atteggiamento di volta in volta, a seconda della loro collocazione in maggioranza o all'opposizione. Stamattina ho ascoltato l'intervento del collega Pisu, che è stato sindaco ed è persona rispettabile che ascolto sempre volentieri, però non comprendo quale sia la posizione sua e del suo partito. Mentre parlava delle basi militari faceva riferimento a chissà quali altre questioni, ma sarebbe tempo che finalmente questo partito dicesse le cose chiaramente, perché non può essere antimilitarista quando è all'opposizione e far passare tutto quando è in maggioranza!

Caro collega Pisu, la dovete smettere di dire che siete antimilitaristi se poi, di fatto, quando siete al governo, sia a livello nazionale sia a livello regionale, fate passare tutto: dovete dire chiaramente che la vostra posizione più che antimilitarista è antiamericana! Ditelo chiaramente, non dovete dare a intendere fischi per fiaschi, perché non è serio. Dietro il paravento dell'antimilitarismo, voi intendete altre cose, ma non le dite. Avrei preferito da parte vostra una posizione chiara, sempre e comunque, sia quando siete in maggioranza sia quando siete all'opposizione. Il vostro è un comportamento, se mi permettete, che non accetto e non accetterò mai, perché non è serio nei confronti di chi ci ascolta e dei sardi che guardano all'azione politica che portiamo avanti in questo Consiglio regionale.

E sempre il Partito della Rifondazione Comunista, che esalta la funzione del referendum quando è all'opposizione, oggi non fa nulla, assolutamente nulla, perché questo istituto sia alla portata di tutti e consenta al cittadino effettivamente di poter partecipare alla vita democratica del Paese. Allora, non ci possono essere due modi di pensare diversi a seconda del ruolo che si ricopre. Credo che si debba essere sempre lineari e corretti, sulla base delle proprie convinzioni e non delle convenienze. Come pure, questo partito, non può parlare dei lavoratori e poi, magari, non fare nulla per risolvere i problemi del mondo del lavoro. Abbiamo visto cosa sta succedendo in Sardegna, eppure io non ho intravisto una posizione chiara da parte di questo partito quando si è parlato in difesa del mondo del lavoro. Giorni fa c'è stata una manifestazione ad Abbasanta, dove i lavoratori rischiano di perdere 2 mila posti di lavoro tra l'indotto e tutto il settore tessile. Bene, io ho notato il comportamento degli esponenti di Rifondazione Comunista in quella occasione: sembravano degli agnellini perché sono al governo, ma se fossero stati all'opposizione il loro atteggiamento sarebbe stato diverso.

E' un discorso che dobbiamo chiarire una volta per tutte, perché non si possono fare certe battaglie, dire certe cose e poi, quando si è al governo, disattenderle.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di attenersi, durante gli interventi, all'oggetto della discussione.

E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, cercherò di fare un ragionamento diverso sull'argomento in discussione, cioè sul referendum che abbiamo definito consultivo. Insomma, consultivo viene da consultazione, quindi qualcuno deve consultare. E chi è legittimato a consultare? E, soprattutto, a consultare chi? Mi viene difficile pensare che il popolo si possa autoconsultare, come se un medico facesse un'autodiagnosi. Per quanto possa essere bravo non sarà mai equilibrato e obiettivo quanto può esserlo una terza persona.

Allora mi chiedo: se volessimo iniziare un percorso seguendo il ragionamento svolto, credo ieri, dall'onorevole Maninchedda, sul fatto che la Sardegna si pone come regione all'avanguardia dal punto di vista della tecnologia digitale, dell'informatica, dei rapporti tra le istituzioni, per tutta una serie di cose che il Governo regionale ha messo in piedi e che ancora non vediamo, ma che comunque proiettano la Sardegna ai vertici nazionali, perché non cominciamo proprio dal referendum consultivo? Quindi, da chi nasce il referendum consultivo? Nasce da un organo costituito. Chi ha la necessità di consultare? Faccio un esempio: prima che il Governo regionale decidesse di estendere a due chilometri la fascia costiera di inedificabilità, lo dico senza alcun intento polemico, sarebbe stato forse opportuno consultare il popolo sardo su un provvedimento che, per quanto annunciato nelle dichiarazioni programmatiche, seppure non in quei termini, era comunque assolutamente straordinario.

Iniziamo, dunque, a chiedere al popolo che cosa pensa. E chi glielo deve chiedere? Le organizzazioni di categoria, i sindacati? O non è forse il Consiglio regionale a essere legittimato a chiedere ai cittadini cosa pensano su ciò che Consiglio, Giunta e Presidente della Regione vogliono mandare avanti?

Faccio un altro esempio: si sta andando verso la dismissione di tutti i siti militari. Benissimo, si vada pure in questa direzione, sarebbe però legittimo che il Consiglio regionale promuovesse un referendum consultivo per capire che cosa pensa la gente di un'eventualità di questo genere. E sono tanti gli esempi che si potrebbero fare.

Allora, per il referendum consultivo non è necessaria una burocrazia tale da determinare i costi di cui qualcuno ha parlato, tra cui l'onorevole Vargiu, perché potrebbe essere organizzato con sistemi diversi. Cominciamo ad abituare la gente a votare in modo diverso, per esempio per via informatica o telefonica, utilizzando i sistemi nuovi e innovativi che esistono sulla faccia della terra e di cui la Sardegna, a nostro dire, dispone più di tutte le altre regioni. Il referendum consultivo, infatti, non è deliberativo, non determina assolutamente nulla, può essere assunto come parere da parte di chi poi deve provvedere. Quindi, se volessimo trovare una strada innovativa, altamente innovativa, non sarebbe male sospendere per un attimo questo articolo e rifletterci su. Perché non iniziamo, ripeto, un percorso veramente nuovo utilizzando gli strumenti più innovativi che abbiamo a disposizione per chiedere ai sardi il loro parere? Consultiamo noi il popolo sardo, perché non è pensabile che 10 mila, 20 mila o 50 mila cittadini si autoconsultino! D'altronde abbiamo approvato l'articolo sul referendum propositivo, che prevede che il popolo possa proporre. Certo che può proporre, c'è la norma che lo prevede, ma che si debba autoconsultare mi pare illogico. Pertanto, se vogliamo essere veramente innovativi, una possibile strada è quella che ho indicato.

Mi permetto di sollecitare una valutazione del Consiglio su questo. Fra sei mesi o un anno tutti, guardando la televisione, potremo interagire con la pubblica amministrazione semplicemente premendo un pulsante, dando così un segnale della nostra presenza. Per quale motivo non si potrebbe consultare allo stesso modo, quasi in tempo reale, la gran parte della popolazione? Consultare non vuol dire deliberare, non vuol dire avere certezze; vuol dire avere il polso della situazione e capire se l'orientamento del Consiglio regionale, o della maggioranza di esso, sta andando in una direzione che può essere condivisa dai cittadini. E se non lo è il referendum non avrà valore. Finita la storia.

Per cui, sul fatto che lo chieda la Giunta, il Consiglio regionale nella sua interezza o un terzo dei suoi componenti - oserei dire che forse un terzo è poco - si può ragionare, ma siamo noi quelli legittimati a chiedere una consultazione per sapere se i provvedimenti che ci accingiamo ad approvare e a normare sono ritenuti dai cittadini comprensibili, utili e validi per una buona amministrazione e per lo sviluppo della Sardegna.

Ecco, in questi termini io intendo il referendum consultivo, ma se si dà al popolo la possibilità di autoconsultarsi, secondo me, si fa veramente qualcosa che non produrrà nessun risultato. Voglio dire che la proposta di sospendere questo argomento, che non determina certo il futuro della legge statutaria e neanche il futuro dell'amministrazione regionale, rimane valida. Forse, se qualcuno di noi scrivesse una norma ipotizzando anche l'utilizzo di un sistema di votazione elettronico, digitale o informatico, potremmo cominciare a predisporre tutta una serie di strumenti importanti che possono far sì che i cittadini si abituino a votare, anche per quanto riguarda gli altri referendum, con un sistema molto più veloce, molto più snello e agile e certamente non gravato da un costo di 8 milioni di euro, di cui qualcuno ha parlato, che può essere eccessivamente alto e non giustificato, peraltro, dalla forza che può avere un referendum consultivo.

E' un fatto importante, per cui reitero la richiesta di sospendere questo argomento e di riprenderlo successivamente. Non cambia assolutamente nulla, non è l'articolo 1, diciamo che la norma sul referendum consultivo è un inciso, quindi credo che ci si possa ragionare su.

PRESIDENTE. L'onorevole Diana ha proposto, se non ho capito male, di sospendere per cinque minuti l'articolo 7 e di procedere con gli altri articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Se si tratta di sospendere l'esame dell'articolo 7 solo per cinque minuti accedo alla richiesta. Avendo discusso a lungo in Commissione sul senso di questo articolo, avrei qualche difficoltà ad accedere alla richiesta di una sospensione più lunga.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, è stata avanzata la proposta di una sospensione di dieci minuti.

DIANA (A.N.). Va bene.

PRESIDENTE. I lavori sono sospesi, riprenderanno alle ore 12 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 10, viene ripresa alle ore 12 e 28.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Credo che possiamo riprendere i lavori, nel senso che l'interlocuzione è stata perlomeno utile per capire le ragioni che hanno indotto la maggioranza a riproporre l'esame dell'articolo 7 e nel corso delle dichiarazioni di voto avremo modo di esplicitare meglio il nostro punto di vista.

PRESIDENTE. Procediamo, quindi, con i nostri lavori.

Per esprimere il parere sugli emendamenti all'articolo 7 ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Il parere è contrario sugli emendamenti numero 22, 487, 720, 488, 489, 70, 490 e 491; è favorevole sugli emendamenti numero 800 e 801, che sono degli emendamenti all'emendamento numero 341, e sul 341.

Invito i presentatori a ritirare l'emendamento numero 3, il cui spirito di parte è accolto, ma che decadrà se non viene ritirato. Anche lo spirito dell'emendamento numero 33 è stato in qualche modo accolto.

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, lo spirito è accolto, ma ci dica qual è il parere della Commissione nell'eventualità venga mantenuto.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Contrario. Invito i presentatori a ritirare anche l'emendamento numero 492, altrimenti esprimo su di esso parere è contrario. L'emendamento numero 767 è ritirato. Esprimo parere contrario anche sugli emendamenti numero 731, 493, 733, 72 e 214.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 22.

Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Signor Presidente, all'articolo 7 noi avevamo presentato degli emendamenti che non sono stati assolutamente presi in considerazione. Al di là del fatto che il referendum consultivo può essere chiesto dal Consiglio regionale o da un terzo dei consiglieri, qualcuno ha proposto che possa essere chiesto anche dagli elettori. Io condivido in parte quanto ha detto in proposito l'onorevole Diana, ma ritengo che la possibilità di richiesta del referendum vada estesa anche alle province e ai comuni.

Questo emendamento, proposto dalla maggioranza, che inserisce la possibilità anche per gli elettori di chiedere il referendum consultivo, sembra voler compensare quanto tolto con l'articolo 2 circa la partecipazione dei cittadini e quanto verrà tolto con l'articolo 12 e seguenti. Ieri è stato fatto un tentativo, mentre si votava l'articolo 5, e per fortuna l'opposizione è riuscita a far inserire la possibilità del referendum abrogativo anche per la programmazione e pianificazione generale, che, come sapete, è un argomento d'attualità e di grande importanza per il popolo sardo.

Condivido in parte un passaggio dell'emendamento numero 341, quello in cui si dice: "La legge ordinaria della Regione potrà disciplinare anche forme di referendum locali, territorialmente limitati".

PRESIDENTE. Onorevole Pileri, stiamo discutendo l'emendamento numero 22.

PILERI (F.I.). Sì. Volevo richiamare l'intervento dell'onorevole Biancu, per dire che il problema di La Maddalena è un problema serio, del quale questo Consiglio regionale si dovrà occupare, perché La Maddalena sta vivendo un tragico momento per quanto riguarda l'economia locale, dovuto alla perdita di posti di lavoro e alla mancanza di alternative bloccate anche a causa del Piano paesaggistico regionale.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PILERI.) Il mio voto, comunque, sarà contrario sino a che non si discuterà dell'articolo 12 e seguenti, che riguardano i poteri del Consiglio e della Giunta. Sarà quello il momento più importante, in cui si giocherà la credibilità di questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 22.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per ribadire il mio voto ovviamente favorevole all'emendamento numero 22, per quegli aspetti contraddittori, presenti nell'articolo 7, che ho cercato di mettere in evidenza durante la discussione dell'articolo stesso, e per ribadire la convinzione che è assolutamente inutile mantenere questo articolo così come si presenta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Annuncio il voto favorevole alla soppressione dell'articolo 7. Io mi sono sforzato di cercare una soluzione che potesse soddisfare un po' tutti, ma di fronte al silenzio, così lo definisco, non posso far altro che votare contro.

Il referendum consultivo, così com'è concepito, non ha nessun senso. Non si capisce quale innovazione si voglia apportare con questo strumento, non si capisce chi debba essere consultato e soprattutto chi debba cercare la consultazione. Pertanto credo che sia un articolo che definire "topolino", come l'ha definito l'onorevole Vargiu ieri, è pure troppo. L'articolo 7 non ha nessun senso e forse il Consiglio avrebbe dovuto valutare diversamente e accettare la proposta di sospenderlo e riprenderlo, semmai, al termine della settimana prossima, quando presumibilmente riusciremo ad approvare la legge statutaria.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 22.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Corda ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Caligaris - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Farigu - Floris Mario - Gallus - Ladu - Liori - Milia - Moro - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Sanna Matteo - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Giagu - Giorico - La Spisa - Lai Renato - Lanzi - Licandro - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisu - Pittalis - Porcu - Salis - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 63

votanti 62

astenuti 1

maggioranza 32

favorevoli 19

contrari 43

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 487. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 720. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 488. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 489. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione gli emendamenti numero 70 e 490, che sono identici. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 800.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, non vorrei aver commesso un errore, perché l'emendamento numero 800 è un emendamento all'emendamento numero 341, chiedo a lei come si può procedere, perché vorrei chiedere la votazione per commi del 341.

PRESIDENTE. Lo vedremo quando arriveremo all'emendamento numero 341. Adesso siamo all'emendamento numero 800.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, l'emendamento numero 800 è quello che eleva il numero degli elettori che possono chiedere il referendum consultivo da 10 mila a 15 mila. Credo che andare avanti, anche in questi momenti, con un continuo riassestamento, una ritaratura costante del testo originale, la dica lunga sulla confusione con cui la maggioranza propone all'Aula modifiche e cambiamenti.

Nel senso che, se ci riferissimo semplicemente al ragionamento proposto da un consigliere di maggioranza, l'onorevole Maninchedda, ieri, il quale ha cercato di dare una valutazione diversa sui tre differenti tipi di referendum che sono previsti dall'ordinamento, quella contraddittorietà che lui ammetteva mi sembra che ritorni a ogni passo. E cioè prima il referendum consultivo è semplicemente un atto con cui il Governo regionale o il Consiglio regionale o una parte di esso consulta gli elettori, poi ci rendiamo conto che in questo modo si preclude l'accesso popolare. Allora si stabilisce che ci può essere l'accesso popolare con una soglia bassa, perché comunque si tratta di un referendum consultivo che, in qualche maniera, bisogna differenziare dal propositivo. Una volta che il propositivo assomiglia così tanto al consultivo, così come voi lo proponete, e dal momento che 10 mila firme sembrano troppo poche, perché potrebbero consentire un accesso eccessivamente rapido allo strumento referendario, voi elevate il numero delle firme! Colleghi, a me sembra che non sia indispensabile introdurre nuove forme di referendum, se non credete che siano utili. Ma se credete che lo siano dovete dare loro dignità, perché il referendum propositivo e il referendum consultivo che voi state proponendo di introdurre all'interno dell'ordinamento non hanno dignità, sono due coacervi di cui non si capisce né la paternità né la maternità, due stranezze giuridiche il cui utilizzo sembra farraginoso e poco utile a risolvere i problemi che normalmente i quesiti referendari tendono a risolvere. In altre parole, non è che introdurre qualcosa nell'ordinamento sia un atto buono di per sé; è un atto buono se c'è sostanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Voterò a favore dell'emendamento numero 800. Tanto per chiarire, molto brevemente: non è vero che l'istituto del referendum consultivo sia assimilabile all'istituto del referendum propositivo, intanto perché la proposta che viene avanzata con il propositivo ha caratteristiche tali da obbligare il Consiglio regionale a esaminarla - anche in ragione del quoziente di validità previsto -, ad approvarla e comunque a trattare l'argomento che è stato sottoposto a referendum. Il consultivo è tecnicamente proposto dal Consiglio regionale su questioni che debbono essere deliberate dallo stesso Consiglio o possono essere proposte - è questione di grande rilevanza incominciare dalle leggi costituzionali, quindi dallo Statuto - da forze politiche e da organizzazioni politiche e sociali su temi di interesse generale su cui si intende raccogliere un'ampia manifestazione di consenso, tale da giustificare che siano poi sottoposti all'attenzione degli organi istituzionali, non necessariamente il Consiglio regionale. Non necessariamente il Consiglio regionale!

Rammento che fu avanzata una proposta di consultazione sulla vicenda di La Maddalena, su cui, poi, il popolo sardo fu inibito a pronunciarsi, perché quella competenza, che non era attribuita neppure allo Stato, ricadeva nell'ambito di accordi internazionali che non potevano essere sottoposti al vaglio popolare. Con questo sistema, con formulazioni di diverso tipo, la consultazione può essere, invece, utilmente effettuata per coinvolgere altri organi della Repubblica, organi costituzionali e anche il Governo nazionale.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 800. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 801. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Torniamo alle parti dell'emendamento numero 341 che non sono state modificate dall'emendamento numero 800.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

Onorevole Caligaris, aveva chiesto la votazione separata?

CALIGARIS (Gruppo Misto). Del primo e del secondo comma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Mi scusi, Presidente, stiamo votando il primo e il secondo comma dell'emendamento numero 341, giusto?

PRESIDENTE. Sì, certo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Benissimo. Su questo emendamento esprimo il mio parere contrario. Devo dire che ribadisco la sensazione, che è qualcosa di più di una sensazione, che il referendum consultivo che sta scaturendo dalle varie rivisitazioni che sono state fatte dell'articolo 7 sia veramente poca cosa, a poco serve, poco sarà utilizzato e poco ci ringrazieranno i sardi di aver dato loro questo strumento. Ben diversamente utile sarebbe la proposta che noi avevamo fatto con l'emendamento numero 412, e cioè il referendum di sfiducia popolare nei confronti del Presidente della Regione.

Devo dire, e mi rivolgo ad alcuni colleghi che sono intervenuti sull'argomento, che, purtroppo, non siamo ancora riusciti a capire - forse accadrà più tardi, assessore Dadea, discutendo i successivi passaggi della legge - dove debba essere realizzato il riequilibrio dei poteri. Chiedo ai colleghi che hanno parlato di questo argomento di spiegarmelo, perché qualcuno insiste sul riequilibrio dei poteri tra Consiglio e Presidente della Regione, ma non c'è nessun riequilibrio da fare tra i poteri di questi due organi, nel senso che se stiamo in un sistema presidenzialistico il Consiglio ha il potere legislativo e il Presidente della Regione, insieme alla Giunta, ha il potere esecutivo, quindi non c'è niente da riequilibrare.

Il Presidente e il Consiglio sono pari ordinati ed è questo il motivo per cui uno scioglie l'altro nel momento in cui non c'è più fiducia. Il Consiglio è la maggioranza ed entrambi sono un tutt'uno con il Presidente della Giunta, per cui il problema si pone nel dover dare sistemi di controllo a chi è in minoranza - e quindi non al Consiglio, perché è la maggioranza - e a chi sta fuori del Consiglio, cioè al corpo elettorale. Quindi i meccanismi di riequilibrio, se li vogliamo utilizzare, sono questi, che poi sono quelli che consentono al Consiglio di difendere il suo ruolo legislativo. Il problema fondamentale, infatti, è che in tutte le realtà regionali italiane il potere legislativo, l'iniziativa legislativa è fortemente in mano alla Giunta, cosa che, in una certa misura - e io concordo assolutamente - va corretta nella logica di una separazione dei poteri.

Quindi non c'è un problema di riequilibrio dei poteri tra Giunta e Consiglio e vorrei che i colleghi che l'hanno ripetuto più volte chiarissero cosa intendono per riequilibrio dei poteri tra Giunta e Consiglio nell'ambito del sistema presidenziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 341 e per dire che la Commissione ha dedicato molta attenzione alla materia referendaria, proprio perché il referendum è un istituto previsto dalla nostra Costituzione e recepito anche dal nostro Statuto speciale.

La Commissione ha lavorato con serietà e serenità, proprio perché l'istituto del referendum è inserito in un modello costituzionale e non si può pensare di farne un uso che non attenga a questa natura. Questo è lo sforzo che è stato fatto per riuscire a capire come il livello della partecipazione referendaria possa contribuire all'attività delle istituzioni, per cui vi è quasi una dimensione istituzionale che attiene al referendum nel momento in cui si esercita un diritto di cittadinanza e non un diritto puramente individuale.

Non solo: è vero, la Commissione ha licenziato un testo che non prevedeva la possibilità anche per il popolo - a differenza di quanto stabilisce la legge numero 20 del 1957 - di chiedere il referendum consultivo, però ci siamo anche detti che il lavoro dell'Aula non sarebbe stato un semplice lavoro compilativo-ricognitivo, cioè crediamo che il lavoro dell'Aula debba dare e abbia dato un contributo. Per esempio, la discussione che abbiamo fatto ieri sul referendum propositivo è stata utile per riuscire a capire la portata dei provvedimenti che in questo momento stiamo esaminando. Da questo punto di vista la distinzione tra il propositivo e il consultivo, con gli elementi di riflessione che sono stati introdotti, ci ha convinti ad accogliere questa proposta emendativa, perché in questo modo, nell'ambito del modello costituzionale - e mi riservo di intervenire sull'emendamento numero 214 -, noi potenziamo uno strumento della democrazia; strumento che questa legge, per l'oggetto specifico di cui tratta, ha appunto il compito di rafforzare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, penso che le osservazioni fatte dall'onorevole Vargiu meritino qualche considerazione.

Onorevole Vargiu, stiamo entrando in una parte del disegno di legge che ci consente di delineare in maniera abbastanza compiuta la costruzione istituzionale che sta alla base di questo disegno di legge. E' stato detto che i poteri che l'elezione a suffragio universale e diretto attribuisce al Presidente della Regione devono essere in qualche modo temperati con elementi di riequilibrio, con un sistema di pesi e contrappesi. Ci sono due ordini di riequilibrio che sono stati introdotti e che nel prosieguo dell'esame della legge verranno delineati ancora meglio. I contrappesi che vengono individuati sono di due tipi: il primo contrappeso consiste nell'esaltare e potenziare i poteri del Consiglio, perché abbiamo detto che il problema non è tanto quello di ridurre i poteri che la legge assegna al Presidente eletto direttamente dal popolo, quanto quello di esaltare e rafforzare il potere legislativo, di indirizzo e di controllo del Consiglio. Il secondo contrappeso è determinato dalla partecipazione popolare, quindi è costituito dallo strumento referendario e dal potere di iniziativa legislativa del popolo sardo, così come definiti nell'articolo 15 dello Statuto. I referendum sono strumenti di partecipazione dei cittadini, con le caratteristiche che il Consiglio ha voluto prevedere, individuando una soglia di partecipazione adeguata che consenta, appunto, la partecipazione, ma allo stesso tempo impedisca che venga svilito questo strumento e allo stesso tempo il ruolo e la legittimità del Consiglio regionale.

Allora, io penso che si inizino a distinguere in maniera netta i contorni di questa costruzione istituzionale: elezione diretta del Presidente della Regione, poteri connessi a tale elezione, poteri del Consiglio regionale, partecipazione popolare e potere di iniziativa legislativa del popolo sono elementi che fungono da contrappeso a questi nuovi poteri. Ritengo che lo sforzo che è stato fatto dal Consiglio per individuare in maniera precisa questi strumenti di partecipazione, stabilendo soglie corrette d'accesso, vada nella direzione di un concreto riequilibrio dei poteri.

PRESIDENTE. Metto in votazione il coma 1 dell'emendamento numero 341. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il comma 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Gli emendamenti numero 491 e 3 pertanto decadono.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto sull'articolo 7. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Per le motivazioni che abbiamo sinora espresso e per il fatto che siamo veramente perplessi sul ruolo del referendum consultivo, nonostante le aperture al ragionamento estremamente interessanti che l'assessore Dadea ha testé fatto, annuncio il mio voto contrario.

Devo dire, assessore Dadea, che sono rimasto colpito dalle affermazioni che lei ha fatto, nel senso che reputo che questo sia il modo giusto di affrontare i problemi. Al collega Balia, che è parlamentarista, e a tutti gli altri parlamentaristi, ovviamente, farei una raccomandazione che va nel senso delle cose che lui stesso ha detto: se fossimo in un sistema parlamentare, noi diremmo che siamo presidenzialisti, ma ci acconceremmo a ragionare sul sistema esistente. Quindi immagino che lei, onorevole Balia, e gli altri colleghi parlamentaristi facciate altrettanto. Cioè, se non è possibile tracciare una legge statutaria di tipo parlamentarista, parlamentare o neoparlamentare, quanto meno bisogna introdurre elementi correttivi che facciano comunque funzionare bene il sistema presidenziale. E l'assessore Dadea ha correttamente detto quali sono le tre gambe su cui si regge il tavolo del presidenzialismo, cioè il Presidente, con funzione esecutiva e di Giunta, il Consiglio, che ha la funzione legislativa, e dentro il Consiglio la minoranza, che è quella a cui vanno soprattutto garantite le funzioni di controllo e l'esercizio dei poteri di garanzia. Aggiungerei, ma lei lo ha sostanzialmente prefigurato, che c'è una quarta gamba, ed è il corpo elettorale, che è quello che stiamo coinvolgendo attraverso un sistema referendario che per noi ha dei limiti, ma che comunque voi tenete in considerazione, perché state mettendo in conto che ci sia questo potere.

Tuttavia, dare al corpo elettorale, che sta fuori del palazzo, il potere di rimuovere, nella seconda parte della legislatura, il Presidente e il Consiglio regionale che esso stesso ha eletto mi sembra un atto che va in direzione di quel riequilibrio che molti sostengono all'interno di quest'Aula.

Quando noi abbiamo proposto l'emendamento numero 214, avevamo bene in mente il sistema del riequilibrio in un ambito presidenzialista. Noi siamo presidenzialisti, quindi non tendiamo a riequilibri parlamentari o neoparlamentari, però tendiamo al riequilibrio dei poteri, perché sappiamo che è il modo di difendere il presidenzialismo. In questo senso e sulla base di quanto lei ha detto, assessore Dadea, sull'emendamento numero 214, che propone il referendum di sfiducia dopo la metà della legislatura, mi aspetterei un atteggiamento favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, anch'io voterò contro l'articolo 7, per le limitazioni imposte dal comma 2, come ho rilevato nella discussione dell'articolo, per l'innalzamento da 10 mila a 15 mila del numero degli elettori che possono chiedere il referendum consultivo e per tutti quegli aspetti che non solo non mi convincono, ma rendono assolutamente impraticabile e improduttivo questo tipo di referendum. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Proverò a difendere l'articolo 7 che, invece, a mio avviso, non solo ha un'utilità, ma estende, nella direzione di cui parlava l'onorevole Vargiu, i poteri di intervento della popolazione, proprio grazie al fatto che il referendum consultivo può essere promosso da una fetta dell'elettorato, quindi non solo da rappresentanti delle istituzioni, su questioni, ripeto, che interessano tutta la popolazione e che non sono limitate alle materie attribuibili ai poteri regionali ma vanno anche oltre. Cioè il referendum consultivo è uno strumento attraverso il quale la comunità regionale può esprimere, in modo più visibile ed efficace, un sentimento comune da rappresentare anche agli organi dello Stato.

Quindi questo tipo di referendum ha un'utilità e una modalità di intervento che rafforza l'autonomia, che dà un senso alla partecipazione popolare, non solo su argomenti di natura regionale, ma anche su argomenti che superano quei confini, e che ci consente, come comunità regionale, di esprimere insieme un'opinione rafforzata proprio da una consultazione referendaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto contrario al testo dell'articolo 7 e vorrei sapere, innanzitutto, se ritiene corretta la sua decisione di dichiarare decaduto l'emendamento numero 3. Questo emendamento dovrebbe, a mio giudizio, diventare aggiuntivo, a questo punto, proprio perché è stato accolto parzialmente, sono cioè state accolte le lettere a) b) e c), e quindi sussisterebbe l'ipotesi che il Consiglio debba dire la propria relativamente alle lettere d), e) e f).

Ne approfitto anche per dire che il testo che stiamo approvando definisce un istituto referendario, a mio giudizio, sufficientemente anomalo, perché il referendum consultivo è inteso, così come ha chiarito poco fa l'onorevole Uras, come istituto unidirezionale che viene utilizzato dal "palazzo" per consultare l'elettore su determinati temi. A mio giudizio, il referendum consultivo non può essere inteso in maniera così limitata, ma deve essere inteso nella maniera bidirezionale più ampia possibile, nel senso che tutto ciò che consente la verifica di un problema deve poter essere ammesso e quindi anche la pari dignità costituzionale e statutaria dei Comuni e delle Province, e anche del Consiglio delle autonomie locali. E' impensabile che questi soggetti non possano proporre un referendum consultivo, tanto più che il quesito referendario potrebbe essere attinente proprio a una parte del territorio della Sardegna.

D'altro canto, gran parte delle Regioni che hanno approvato e introdotto l'istituto del referendum consultivo hanno ammesso che i consigli comunali, in un certo numero e in un certo modo, possono proporre referendum consultivi, così come i consigli provinciali. Possiamo discutere dei limiti nel numero e nella forma, però il fatto che questi soggetti non possano proporre referendum consultivi credo sia un errore del quale ci pentiremo un po' tutti, se lasciamo che le cose stiano così.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 3 è decaduto, onorevole Pisano, perché il comma 1 dell'articolo 7, a cui l'emendamento 3 fa riferimento, è stato interamente sostituito dagli emendamenti approvati precedentemente. Quindi il 3 fa riferimento a un comma che non esiste più.

Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sono pertanto decaduti gli emendamenti 33, 492, 767, 731, 493 e 733.

Metto in votazione l'emendamento numero 72. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 214. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, annuncio il voto contrario a questo emendamento e colgo l'occasione per fare una riflessione alla quale ci ha richiamato l'onorevole Vargiu.

Io credo che sia innanzitutto necessario un chiarimento: né con la proposta contenuta nella legge statutaria né col sistema vigente siamo in presenza di un sistema che possa essere definito presidenziale, cioè un sistema in cui la vita del Presidente della Regione sia disgiunta da quella del Consiglio regionale. Mi sembra che questo chiarimento sia utile, perché l'emendamento proposto dai colleghi Riformatori introduce un istituto, il referendum di sfiducia, tipico di un sistema presidenziale. Ho anche dei dubbi sul fatto che questo emendamento sia ammissibile, nel senso che non mi sembra in armonia con i principi dello Statuto e della Costituzione, che chiaramente non danno il potere di sfiduciare o di sciogliere un consesso parlamentare al popolo. Per esempio, il nostro Statuto parla di dimissioni volontarie della maggioranza dei componenti del Consiglio o del Presidente. Quindi le chiedo, Presidente, se sia ammissibile questo emendamento. Secondo me non lo è assolutamente, perché, ripeto, non è in armonia né con la Costituzione né con lo Statuto sardo.

Dichiaro il voto contrario all'emendamento numero 214 e ne approfitto per sottolineare che proprio questo emendamento ci aiuta a capire che non siamo in presenza di una forma di governo presidenziale. E' proprio grazie al principio simul stabunt simul cadent che l'elezione diretta da parte del popolo del Presidente può convivere con un sistema che rimane parlamentare, in quanto il Consiglio regionale può sfiduciare il Presidente, la cui esistenza, quindi, non è indipendente dalla vita del Consiglio.

Approvare questo emendamento equivarrebbe a introdurre - per questo ritengo che non sia ammissibile - una forma di governo che non esiste, che non è contemplata dal nostro ordinamento. Se l'emendamento fosse approvato, diremmo che il popolo, di fatto, perché il referendum in questo caso è deliberativo e produce delle conseguenze, può sciogliere il Consiglio regionale. Quindi invito i presentatori a ritirarlo o il Presidente a dichiararlo inammissibile. E, comunque, se tutto questo non fosse possibile, il mio voto è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, l'intervento dell'onorevole Porcu necessita forse di un'interpretazione più precisa, perlomeno per quanto attiene a quel che noi possiamo pensare.

L'idea che non possa essere data al popolo, che ha eletto direttamente il Presidente della Regione e quindi gli ha dato la sua fiducia, la possibilità di revocare tale fiducia, mi pare che non sia interagibile in alcun modo con il problema della forma di governo che si ritiene presidenziale. Credo, invece, che sia nella logica delle cose, se esiste l'istituto dell'elezione diretta del Presidente, che statutariamente soltanto il popolo abbia il potere di mandare a casa il Presidente. Sarebbe veramente aberrante se noi non riconoscessimo, da un punto di vista democratico, questo principio ed è difficile, anche da un punto di vista giuridico, sostenere che le cose non stiano in questi termini.

Per questo insistiamo sulla validità dell'emendamento numero 214, sul quale naturalmente voteremo a favore, che ha proprio la funzione di restituire, nell'ottica del riequilibrio che l'Assessore richiamava, agli elettori la facoltà di poter ripensare o riformulare la fiducia che ha accordato. Non abbiamo strumenti più democratici che ci consentano una verifica. D'altro canto, chi ha paura della verifica? Ha paura della verifica chi davvero non crede totalmente nella principale regola democratica, quella del legame fiduciario che viene stabilito attraverso il voto tra l'elettore e l'eletto. Noi stessi potremmo essere un domani assoggettabili a una verifica di questa fiducia ed è giusto, giustissimo che così come noi possiamo sfiduciare il Presidente e mandare tutti a casa, a maggior ragione gli elettori, quindi i sardi, devono poter dire al Presidente: "Guarda che gli obiettivi strategici per i quali tu sei stato eletto non li hai colti".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Stiamo precedendo forse di mezz'ora la discussione sulla forma di governo, che appassionerà molto questo Consiglio, almeno così mi auguro.

L'idea presidenzialista che hanno i Riformatori io non solo non la condivido, ma la reputo aberrante, tragicamente aberrante. Cioè l'idea che il rapporto sia tra il popolo e un uomo - non un presidente, un leader - che ogni due anni e mezzo può essere sottoposto a una valutazione del suo operato, mentre il Consiglio regionale, cioè il parlamento, è una specie di aggiunta. Quando si va dal macellaio si chiede la testina o la coratella, e penso che questo Consiglio regionale, così come pensato in questo emendamento, non sia neppure la testina, ma una coratella che segue il destino del Presidente, il quale, responsabile di un pessimo governo, verrebbe mandato a casa insieme, appunto, a tutto il Consiglio regionale, che pure è incolpevole in qualche misura, perché l'unica colpa che potrebbe avere sarebbe quella di non aver mandato esso stesso a casa il Presidente, reputando il suo comportamento e il suo governo assolutamente fallimentari. Ma in un sistema bipolare (figuriamoci in un sistema bipartitico), dove magari si vince con uno scarto dell'1 o 2 per cento dei voti, a metà legislatura, quando si è nel pieno del lavoro, il Presidente potrebbe essere mandato a casa nel caso in cui una percentuale minima di persone fosse scontenta del suo operato in un sistema che anziché garantire stabilità e rappresentatività garantirebbe instabilità, confusione e scarsa rappresentatività anche delle istituzioni parlamentari.

Io credo che questa sia l'idea che noi dobbiamo combattere facendo la legge statutaria, impegnandoci nell'esame dei prossimi articoli, cioè l'idea che tutto sia risolvibile in un rapporto direi quasi personale tra un Presidente più o meno illuminato, un leader, e il resto del popolo, cioè senza organizzazioni politiche, rappresentanze popolari e un Consiglio regionale in grado di rappresentare le istanze della popolazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole a un emendamento che è stato vagliato, per quanto possibile, da persone esperte in diritto, e in diritto costituzionale in particolare. E abbiamo una certificazione, che gli esperti che abbiamo consultato ci hanno fornito, di piena compatibilità con il sistema vigente.

Però non è questo l'oggetto della discussione; l'oggetto della discussione è valutare se il referendum di sfiducia sia utile o no, anche dal punto di vista politico, perché è evidente che chi lo propone lo fa con l'idea di metterlo al servizio del sistema, per un miglior funzionamento del sistema stesso. Quindi, forse, se avessimo avuto l'occasione di discutere il problema in maniera meno affastellata, meno impigliata in tanti ragionamenti secondari, avremmo trovato un accordo superiore. Perché? Perché si tratta di un referendum logico - chi ha dato la fiducia può revocarla -, ma anche di difficile praticabilità. Collega Uras, ma tu pensi che a ogni metà legislatura si raccoglierebbero davvero le firme per il referendum di sfiducia? Sarebbe un terribile boomerang per chi lo proponesse senza avere la certezza di vincere. Quindi è evidente, anche dal numero delle firme richieste, che sarebbe un atto assolutamente straordinario, talmente straordinario da essere sostanzialmente un'opportunità possibile più che reale.

Ciò su cui non ci intendiamo, collega Uras - se abbiamo il tempo di ragionarci in Aula è meglio -, è il fatto che, come lei dice, si manderebbe a casa il Presidente e il Consiglio regionale incolpevole. Io dico il Consiglio colpevole, perché il Consiglio è l'espressione del voto popolare esattamente come il Presidente. Presidente e Consiglio sono l'espressione dello stesso voto, è per questo che noi crediamo al bipartitismo, perché crediamo che questo dia forza al Presidente e che il Presidente dia forza a un partito di riferimento e ci sia una stabilità e una logica in questo.

E' evidente che non la pensiamo allo stesso modo, ma io capisco e rispetto quello che lei pensa e dice e immagino che anche lei riesca a capire e a rispettare ciò che penso io. Però nella mia logica, che dovrebbe essere la logica di chi difende il presidenzialismo, è evidente che il legame tra Presidente e maggioranza - non tra Presidente e Consiglio, ma inevitabilmente anche tra Presidente e Consiglio, a quel punto, perché la maggioranza è comunque quella che gestisce il Consiglio - deve essere indissolubile. Quindi è evidente che la sfiducia è nei confronti del Presidente e della maggioranza, che sono indissolubilmente legati tra loro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole a questo emendamento che, è evidente, ha tutto il sapore di un emendamento provocatorio, nel senso che la maggioranza estremizza questo rapporto diretto tra Presidente e popolo, lasciando inalterato il rapporto tra Presidente, maggioranza, Consiglio regionale e popolo. E si arriva a teorizzare che chi elegge una persona a un incarico non possa poi delegittimarla. E' evidente che questo potrebbe avvenire se noi dessimo al Consiglio regionale quei poteri che questa legge non dà e non ci nascondessimo dietro slogan giuridici, come quello che ho sentito da un collega poc'anzi, cioè che questo emendamento potrebbe non essere ammissibile perché in contrasto con la Costituzione. Con quale Costituzione? Qual è la norma costituzionale che prevede che questo emendamento non possa passare?

Casomai, non nascondiamoci dietro un dito e diciamo che questa è la volontà della maggioranza, ma non c'è nessuna norma costituzionale che preveda - le faccio un esempio, signor Presidente - che il Consiglio regionale non approvi il programma di governo del Presidente, perché dopo la sentenza della Corte Costituzionale la stessa Corte ha emesso, lo vedremo nel prosieguo della legge, altre sentenze che attribuiscono il diritto-dovere del Consiglio regionale non di discutere, ma di approvare il programma di governo presentato agli elettori.

E' qui, onorevole Uras, che sta il tutto. Voi dite che non si può perché "simul…", eccetera. Simul che cosa? Se lo si vuole fare lo si faccia, ma non ci si nasconda dietro una formuletta giuridica. E poi vi leggerò la sentenza della Corte costituzionale che dice che il Consiglio regionale ha il diritto-dovere non di discutere, ma di approvare il programma di governo.

Allora, se volete continuate in questa direzione, è evidente che almeno il popolo deve poter revocare una sua stessa decisione quando le cose non vanno bene. E, attenzione, dico che non vanno bene non per motivi politici, ma per motivi strettamente personali. Su questo esiste già una sentenza, che dovrebbe essere applicata, ma a cui noi, evidentemente, non vogliamo ottemperare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Io non so se sia ammissibile o meno questo emendamento, ma il fatto che sia stato portato credo deponga a favore della sua ammissibilità.

E' sicuramente un emendamento intrigante e suggestivo, peraltro non nuovo, essendo presente in altri ordinamenti nel mondo. C'è stato di recente l'esempio, se non ricordo male, della California, proprio su una questa questione. Voglio dire che ritengo indubbiamente sproporzionato inserire questo emendamento - proprio per il senso che ha - nella legge statutaria, perché non è un emendamentino da quattro soldi, ma è un emendamento che modifica sostanzialmente l'impalcatura del nostro ordinamento. E un Consiglio regionale serio prima di approvarlo o bocciarlo dovrebbe fare una riflessione sicuramente più profonda, una riflessione complessiva sugli attuali assetti di governo.

Lo considero anch'io, come diceva l'onorevole Mario Floris, un'intelligente provocazione e forse la cosa più opportuna da fare sarebbe ritirarlo. Ma per quanto riguarda il merito - ci torneremo quando esamineremo gli articoli successivi - la contrarietà è legata a un altro punto: a partire dalla esposizione fatta dal relatore su questa legge, è in corso una discussione che coinvolge tutti su un altro problema, che è quello di non considerare né presidenzialista né parlamentarista, ma una via di mezzo - quella sì una terza via -, il sistema attualmente vigente. Quindi occorre ragionare su come superare la questione dei ruoli e dei compiti del Consiglio e del Presidente della Regione, mentre questo emendamento, al di là della novità straordinaria che introdurrebbe, ha il compito di rafforzare e rendere irreversibile proprio quello "stare insieme e insieme rovinosamente cadere" - per non ripetere la solita frase latina - che è alla base delle riflessioni che stiamo facendo, credo, tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 214, di cui sono uno dei firmatari, ma anche per ricordare al collega che mi ha preceduto che se eventualmente nella maggioranza ci fosse qualcuno che ritiene che si debba sospendere questo emendamento per dare la possibilità ai colleghi della maggioranza e della opposizione di valutare meglio il contenuto della nostra proposta, questo rientra nelle nostre competenze e possiamo farlo. Tuttavia, se si dovesse passare alla votazione, chiedo su questo emendamento la votazione nominale.

Voglio anche ricordare, a chi si ostina a criticare questa nostra richiesta, che quando noi abbiamo presentato questo emendamento non sapevamo che il presidente Soru - lo debbo citare - si apprestava a distribuire ai sardi un giornalino, chiamiamolo così, che descriveva, mi pare in ventiquattro pagine, il suo operato relativo a due anni e mezzo di legislatura. Credo che attraverso un referendum, i sardi potrebbero dire al presidente Soru se ha operato bene o se, invece, ha operato male. Credo abbia operato male, quindi i sardi in questo momento, attraverso il referendum di sfiducia, potrebbero mandarlo a casa.

Se passasse questo principio, i sardi, d'ora in poi avrebbero uno strumento per dire non solo al presidente Soru, se eventualmente venisse confermato, ma a tutti i Presidenti a venire, se hanno operato bene o male. Se hanno operato bene rimangono in carica, in caso contrario devono andare a casa. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Intendo motivare, signor Presidente, il mio voto contrario all'emendamento numero 214, e in subordine, ovviamente, la richiesta di ritirarlo.

Devo dire che non considero questo emendamento provocatorio. L'istituto che viene proposto dai colleghi è conosciuto in diversi ordinamenti. Il caso più famoso credo sia stato quello applicato al governatore della California che era in carica prima di Arnold Schwarzenegger, il quale fu mandato a casa con una procedura che in America chiamano recall. Ma questo sistema è applicato anche nei Länder tedeschi. E' un sistema che colpisce un organo, quindi non il Presidente, ma l'Esecutivo oppure il Consiglio regionale. Non può invece colpire - ed ecco il perché del voto contrario a questo emendamento - entrambi questi organi, a meno che l'intenzione - ma non è quella formulata nell'emendamento - non sia quella di offrire al popolo il modello risolutivo, totalmente demolitorio di una impasse come quella che si verificò nella scorsa legislatura, e cioè: "Li mando a casa tutti, perché è un Consiglio che non funziona". Ma non è questa la proposta contenuta nell'emendamento.

Sin quando esiste il sistema per cui il Presidente è collegato a una maggioranza stabile in Consiglio e questa maggioranza è collegata a un Presidente altrettanto stabile, questo sistema non si può applicare, perché altrimenti stiamo dicendo che il popolo si esprime sparando alla cieca, che ha l'obiettivo della rimozione totale del sistema Esecutivo-Parlamento e non quello di neutralizzare la cattiva politica di uno degli organi della Regione. Credo che questo renda impraticabile, nella forma di governo che, in questo momento, esiste in Sardegna ed è confermata dalla legge statutaria, quanto proposto con l'emendamento numero 214. Ne riparleremo quando questa forma potrà mutare, e cioè in sede di discussione dello Statuto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 214. Chi lo approva alzi la mano.

CASSANO (Riformatori Sardi). Presidente, avevo chiesto la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 214.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Manca ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Cassano - Contu - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo Vittorio - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.

Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Bruno - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Gessa - Giagu - Giorico - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Marrocu - Masia - Meloni - Orrù - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias - Uras.

Si è astenuto: il Presidente Spissu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 13

contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 8, a cui sono stati presentati sei emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti:

Art. 8
Ammissibilità dei referendum

1. L'ammissibilità dei referendum è stabilita dalla Consulta di garanzia di cui all'articolo 36, la quale ha l'obbligo di esprimersi sulla proposta entro trenta giorni dalla presentazione. La Consulta decide sulla regolarità dei referendum entro trenta giorni dal deposito delle firme raccolte e degli altri adempimenti richiesti dalla legge regionale

EMENDAMENTO soppressivo totale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 8

L'articolo 8 è abrogato. (23)

EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 8

L'Articolo 8 è soppresso. (73)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "dalla Consulta di garanzia di cui all'articolo 36" sono sostituite con: "dall'Ufficio regionale per il referendum di cui alla L.R. 24 maggio 1984, n. 25". (494)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "entro trenta giorni dalla presentazione" sono sostituite con: "entro quaranta giorni dalla presentazione". (495)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "La Consulta" sono sostituite con: "L'Ufficio regionale per il referendum". (496)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 8

Le parole "entro trenta giorni dal deposito" sono sostituite con: "entro quaranta giorni dal deposito". (497).)

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, come per l'articolo 7, ho presentato un emendamento soppressivo anche dell'articolo 8. Ritengo, infatti, che la soppressione di questo articolo risponda meglio all'esigenza di affidare a un organismo diverso dalla Consulta di garanzia l'ammissibilità dei referendum. Perché dico questo? Intanto perché la Consulta di garanzia ha dei compiti ben precisi, e poi, perché, secondo me, è preferibile che l'ammissibilità rimanga in capo all'apposita Commissione, così come previsto dalla legge regionale di riferimento. Questo consentirebbe di separare le questioni, di tenere distanti i due problemi e, soprattutto, eviterebbe di attribuire a questa Consulta un compito che, francamente, mi sembra eccessivo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, mi scusi, vorrei far notare che l'articolo 8 parla della Consulta di garanzia quale organo per stabilire l'ammissibilità dei referendum, ma se noi votassimo questo articolo così com'è ora, quando arriveremo all'articolo sulla costituzione della Consulta saremo, per dirla in termini spiccioli, fregati.

Propongo, per logica, che questo articolo venga sospeso e sia sottoposto all'esame del Consiglio solo dopo aver esaminato l'apposita norma sulla costituzione della Consulta che qui è richiamata, cioè l'articolo 36, altrimenti diventa tutto illogico. Infatti, se noi votassimo adesso l'articolo 8 e durante l'esame dell'articolo 36 volessimo sostenere che il Consiglio ritiene la Consulta un organo non necessario e non utile, avendo già espresso un voto favorevole sull'articolo 8 saremmo fregati.

PRESIDENTE. L'argomento è fondato, naturalmente succede che, nell'esame degli articolati, l'eventuale bocciatura di norme successive ci costringa a rivedere le norme precedentemente approvate. E' assolutamente normale, tuttavia non ho difficoltà ad accedere alla richiesta dell'onorevole Farigu e a spostare alla conclusione l'articolo 8, che rinvia alla Consulta di garanzia la valutazione dell'ammissibilità dei referendum.

Passiamo all'esame dell'articolo 9, a cui sono stati presentati cinque emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 e dei relativi emendamenti: Art. 9
Disciplina dei referendum

1. La legge regionale disciplina il procedimento, le modalità di attuazione dei referendum, le agevolazioni procedurali e le forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum.

EMENDAMENTO soppressivo totale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 9

L'articolo 9 è così sostituito: La legge regionale disciplina le modalità di raccolta delle firme, il procedimento e le modalità di attuazione dei referendum, prevede agevolazioni procedurali e le forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum. (24)

EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 9

L'articolo 9 è sostituito dal seguente: "Fino alla approvazione di una nuova legge regionale, in materia di referendum, continua ad applicarsi, in quanto compatibile con il Capo II del Titolo I, la legge regionale 17 maggio 1957 numero 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale) e successive modificazioni". (74)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 9

Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma: "1 bis. La Regione si impegna a garantire agevolazioni procedurali e forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum. Tali agevolazioni e forme di assistenza sono disciplinate con legge regionale ordinaria". (498)

EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 9

Dopo l'articolo 9 è aggiunto: Articolo 9 bis "I referendum abrogativi devono essere tenuti massimo entro un anno dalla presentazione delle firme autenticate, e quelli propositivi massimo entro un anno e tre mesi dalla presentazione delle firme autenticate". (25)

EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS - SCARPA - IBBA.

Articolo 9

Dopo l'articolo 9 è aggiunto: Articolo 9 ter "La pubblicità e l'informazione è assicurata ai cittadini con trasmissioni a scadenza settimanale e nelle ore di maggiore ascolto a partire dai due mesi precedenti la tenuta dei referendum. A tali trasmissioni dovranno partecipare in modo paritario ed esclusivo il Comitato del Si e quello del No.". (26).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, mi scusi, non riesco a capire il senso, la valenza di questo articolo 9: "La legge regionale disciplina il procedimento e le modalità di attuazione dei referendum". Questa è una legge regionale, non stiamo approvando lo Statuto. La legge statutaria, rafforzata quanto si vuole, è una legge ordinaria. Allora, non capisco il senso di questo articolo: una legge stabilisce che un'altra legge disciplina la materia dei referendum.

Francamente la ritengo, anche sotto il profilo della tecnica giuridica, una cosa non razionale. Una formulazione di questo genere trova liceità giuridica in un testo statutario, non in una legge ordinaria.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, a parte il fatto che condivido pienamente le osservazioni dell'onorevole Farigu, intervengo perché all'articolo 9 ho presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 24, in cui preciso le finalità di questa norma.

Infatti, questo emendamento introduce un elemento nuovo in materia di referendum ed è teso a favorire i cittadini che intendano promuovere una consultazione referendaria. Lo spirito è, quindi, quello di favorire la consultazione. L'emendamento prevede, infatti, agevolazioni procedurali e forme di assistenza da parte degli uffici regionali a favore dei promotori dei referendum, per cui, se si accetta il fatto che effettivamente questa è una legge ordinaria, occorre, a mio parere, introdurre questi elementi, altrimenti questa dicitura rimane priva di fondamento.

L'emendamento numero 25, che introduce l'articolo 9 bis, tende, sempre nell'interesse dei cittadini, a dare certezza in ordine allo svolgimento in tempi accettabili delle consultazioni di carattere abrogativo e propositivo.

Infine, l'articolo 9 ter, previsto dall'emendamento numero 26, affronta un argomento particolarmente importante, che è quello della pubblicità e dell'informazione sulle consultazioni referendarie. Quindi anche su questo occorre intervenire e, ovviamente, quando si parla di trasmissioni a scadenza settimanale per le fasi dirette di dibattito nelle ore di maggiore ascolto ciò va inteso nel senso più ampio, e se sarà possibile intendo estenderlo agli altri mezzi di informazione, in modo da consentire una partecipazione al voto più convinta, più consapevole e più cosciente relativamente ai temi all'attenzione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Cercherò di rispondere alle osservazioni fatte dagli onorevoli Farigu e Caligaris.

Stabilire le modalità attraverso cui devono essere disciplinati concretamente i referendum è, direi, una garanzia, altrimenti da chi verrebbero definite tali modalità? Da un atto amministrativo? In questi primi sessant'anni di autonomia, il referendum era previsto dallo Statuto, ma le modalità attraverso cui si poteva svolgere venivano demandate a una legge regionale, esattamente alla legge regionale numero 20 del 1957, addirittura. Quindi, onorevole Farigu, demandare il procedimento e le modalità di attuazione dei referendum a una legge regionale, e quindi a una legge ordinaria, in questo caso lo ritengo un elemento di garanzia. Nella legge statutaria noi stabiliamo quelli che sono i cardini, i contenuti dei referendum, ma le modalità concrete attraverso cui le consultazioni debbono svolgersi devono essere demandate, ripeto, come elemento di garanzia, a una legge ordinaria.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti numero 24, 498 e 25. Invito i presentatori a ritirare l'emendamento numero 74, che è già contenuto nell'articolo 38, altrimenti il parere è ugualmente PRESIDENTE. Sull'emendamento numero 26, onorevole Pinna?

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Anche sul 26 il parere è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 24.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, esprimo il mio voto favorevole all'emendamento numero 24, che tra l'altro è contenuto in un altro emendamento firmato da consiglieri della minoranza, e cioè l'emendamento numero 498. Inoltre, chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 24.

Devo dire che mentre altri emendamenti mi sembra non obbediscano alla riflessione sul carattere di generalità della legge fatta dall'assessore Dadea, e cioè quella per cui nella legge statutaria sono contenuti i principi e nelle leggi esplicative sono contenute le norme di attuazione di quegli stessi principi - cosa che ovviamente condivido e che potrebbe creare qualche difficoltà all'approvazione degli emendamenti numero 25 e 26 -, l'emendamento numero 24 è teso veramente a stabilire il principio che gli uffici regionali sono a disposizione dei cittadini che intendono proporre una consultazione referendaria.

Se noi procediamo nella direzione che mi sembra condivisa da tutti all'interno dell'Aula, e cioè che lo strumento della democrazia partecipativa prevede l'istanza referendaria e che l'istanza referendaria deve essere non dico in tutti i modi facilitata - nessuno di noi lo pensa -, ma sicuramente consentita ogni qualvolta qualcuno ritenga opportuno e necessario adire questo strumento, mi sembra che sia importante fissare il principio che gli uffici regionali sono a disposizione sia per quanto riguarda agevolazioni procedurali sia per quanto riguarda ogni possibile forma di assistenza a cittadini, gruppi organizzati di cittadini, partiti politici o chiunque altro decidesse di tentare di attivare lo strumento referendario. Mi sembra che sia un principio e non un dettaglio formale che, giustamente, anch'io riterrei più corretto rimandare a una legge specifica sull'argomento.

Non so se il relatore abbia espresso un parere definitivo, ma forse una riflessione aggiuntiva almeno sull'emendamento numero 24 sarebbe utile da parte dell'Aula per sancire il principio che i colleghi Caligaris, Scarpa e Ibba hanno proposto con l'emendamento numero 24.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole, ovviamente, all'emendamento numero 24, ma anche per ribadire un principio.

Poco fa l'assessore Dadea ha parlato dei tre cardini fondamentali di questa statutaria, così come lui li intende, ponendo l'accento e forse anche anticipando qualcosa sull'elezione diretta del Presidente della Regione, sull'esaltazione dei poteri del Consiglio e sulla partecipazione popolare. Ebbene, mi sembra che con l'emendamento numero 24 non si voglia togliere nulla alla legge regionale, ma si voglia semplicemente dire che ci sono delle garanzie per i cittadini.

Questo emendamento, a mio modesto parere, accentua proprio quel tratto della partecipazione popolare che ci si propone, con questa legge, di favorire e che non ritengo sia presente in modo marcato. Intendo, pertanto, richiamarlo ritenendo che possa essere davvero utile a migliorare, anche se relativamente, questa parte della norma. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho ascoltato con grande attenzione le dichiarazioni dell'Assessore, che riconosco essere uomo politico di grande saggezza ed equilibrio. Però, o io non ho capito niente, e questo è molto probabile, oppure l'articolo 15 dello Statuto, così come riformato, significa soltanto: "Tu, Consiglio regionale, su queste materie puoi legiferare con procedura ordinaria, sia pure rafforzata", mentre prima si doveva adottare una procedura costituzionale. Quindi, se ho capito bene, ci potrebbero essere tante leggi quante sono anche le materie indicate nell'articolo 15 dello Statuto, così come riformato, che dice soltanto che su determinate materie il Consiglio regionale può legiferare con procedura ordinaria. Dunque questa è una legge di procedura ordinaria. Ma di una legge di procedura ordinaria che mi dica che posso legiferare con un'altra legge francamente non capisco la rilevanza, il significato, la valenza.

Ribadisco la mia contrarietà a una disposizione di questo genere, per il rispetto che porto a questo Consiglio e al suo ruolo di organo legislativo, che deve, secondo me, cercare di tenere anche alto il profilo tecnico-giuridico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Ho letto attentamente l'emendamento numero 24 e mi sembra, al contrario dell'onorevole Vargiu, che vi si affermino principi che non sono del tutto accoglibili.

Parlare di forme di assistenza degli uffici regionali a favore dei promotori del referendum indica una sorta di partigianeria verso chi propone il referendum rispetto a chi, magari, ha un'opinione totalmente contraria o, come in altra occasione faceva notare l'onoorevole La Spisa, intende, per esempio, avvalersi dell'astensione come elemento di contrasto all'esame del quesito. Allora noi dobbiamo porre tutti sullo stesso piano: chi promuove il referendum, chi contrasta il quesito e contrasta il quesito contrastando il referendum, cioè anche in ragione dell'ottenimento del quoziente.

La competizione deve essere pari e credo che per affermare in modo puntuale questa parità sia necessario codificare con apposita norma molto più di dettaglio, tanto fino a quando non si procederà a legiferare in materia, varrà quella attualmente in vigore e che è richiamata dalla norma transitoria.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 24.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Sanna Matteo e Diana hanno votato a favore e il consigliere Corda contro.

Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - CASSANO - CHERCHI Oscar - CORDA - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - LIORI - MORO - PISANO - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI Renato - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 47

Astenuti 1

Maggioranza 24

Favorevoli 15

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 74 è stato ritirato.

Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 498 decade.

Metto in votazione l'emendamento numero 25. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 26. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 16 e 30. Invito i colleghi a essere puntuali, perché il costume di iniziare un'ora dopo l'orario stabilito è estremamente disagevole per i consiglieri puntualmente presenti, non per quelli che si prendono la libertà di arrivare con calma, che sono la gran parte, e tengono in ostaggio chi è presente.

Pertanto, invito i colleghi a essere in aula alle ore 16 e 30, che è un orario comodo, non troppo disagevole. Grazie

La seduta è tolta alle ore 13 e 53.