Seduta n.218 del 18/09/1997 

CCXVIII SEDUTA

Giovedì 18 Settembre 1997

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 16 e 47.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del mercoledì 10 settembre 1997, che è approvato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interrogazione PITTALIS - LOMBARDO - MILIA - BALLETTO - NIZZI - TUNIS Marco - GRANARA - OPPIA - PIRASTU - MARRACINI - BIANCAREDDU - FEDERICI - CASU sul progetto di metanizzazione della Sardegna". (824)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui rapporti fra disoccupazione e immigrazione". (825)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità e urgenza di stanziamento dei fondi, nell'assestamento di bilancio 1997, per la realizzazione dei parcheggi sotterranei del complesso delle facoltà umanistiche dell'Università di Sassari". (826)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui dipendenti della ex IPAB Casa di Riposo di Thiesi". (827)

"Interrogazione BONESU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di tutela delle peculiari caratteristiche del villaggio di San Salvatore di Sinis". (828)

"Interrogazione BONESU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento degli interventi per la pesca nel piano integrato d'area del Sinis Montiferru". (829)

"Interrogazione DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulle tensioni sociali e sui danni ambientali ed economici conseguenti all'autorizzazione della pesca a 'sciabica'". (830)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interpellanza PITTALIS - LOMBARDO - MILIA - BALLETTO - NIZZI - TUNIS Marco - GRANARA - OPPIA - PIRASTU - MARRACINI - BIANCAREDDU - FEDERICI - CASU sul progetto di metanizzazione della Sardegna". (376)

"Interpellanza BIANCAREDDU - PITTALIS - BALLETTO - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LOMBARDO - MARRACINI - MARRAS - MILIA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sulla sospensione della facoltà di presentare domanda di contributo per l'acquisto di macchine e attrezzature agricole - ex L.R. n. 14 del 1951". (377)

"Interpellanza BIANCAREDDU - PITTALIS - BALLETTO - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LOMBARDO - MARRACINI - MARRAS - MILIA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sulla mancata riapertura dei termini di presentazione dei progetti di miglioramento fondiario ex L.R. n. 46 del 1950". (378)

"Interpellanza AMADU sulle procedure per la realizzazione del Centro Intermodale di Chilivani (SS) e sulla effettiva messa in opera del progetto". (379)

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che ho ricevuto dal Presidente della Giunta regionale, onorevole Palomba, la seguente comunicazione, che a causa del protrarsi dello stato influenzale, non può "mi è possibile - dice la lettera - essere presente alla seduta odierna del Consiglio regionale. Voglia trasmettere all'Assemblea gli auguri di buon lavoro".

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. All'ordine del giorno, al primo punto, è prevista la votazione della proposta di legge numero 226, per il riconoscimento del ruolo sociale delle società di mutuo soccorso. Per un fatto tecnico in Conferenza dei Capigruppo si è deciso di spostare questo argomento al punto 2, invece che al primo punto, e quindi di iniziare direttamente col disegno di legge numero 351, "Partecipazione della Regione autonoma della Sardegna al capitale del CIS S.p.A. Vi ricordo che nel corso della serata voteremo secondo tradizione ormai con il metodo elettronico.

Discussione del disegno di legge "Partecipazione della Regione Autonoma della Sardegna al capitale della Banca CIS S.p.A." (351)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 351; relatore il consigliere Balia.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.

BALIA (Progr. S.F.D.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ormai da tempo che dentro il Consiglio regionale, ma con un coinvolgimento ancora più esteso, direi, di tutte le forze dell'imprenditoria sarda si è sviluppato un dibattito attorno al funzionamento, alle modalità, alle possibilità di interferenze, agli indirizzi che l'apparato politico in qualche maniera può fornire, può proporre nei confronti degli istituti di credito. Si è in più occasioni sviluppato un dibattito, a contorno di altri argomenti, all'interno di quest'Aula, e si è pervenuti alcuni mesi orsono ad una conferenza pubblica sul credito. Conferenza che, a mio modesto avviso, è servita per precisare i ruoli, per stabilire meglio le funzioni, per assumere maggiore consapevolezza rispetto al ruolo, agli stimoli che la Regione sarda avrebbe potuto fornire nei confronti degli istituti di credito in modo particolare, ma in maniera più specifica nei confronti degli istituti di credito che in Sardegna per radici, per tradizioni, per cultura, per tempo di operatività sono in maniera decisiva molto presenti. Quindi influenzano l'imprenditoria e quindi attraverso la politica del credito determinano condizioni di maggior favore, oppure condizioni di difficoltà all'imprenditoria isolana. Quella conferenza sul credito, che forse avrebbe dovuto poi trovare riscontro ulteriore in atti successivi e conseguenti alla medesima, non è però andata dispersa, perlomeno a livello di cose accumulate, a livello di consapevolezze, a livello di proposte, forse ancora singole e che devono invece diventare nel tempo patrimonio collettivo. Quella conferenza è avvenuta anche in una fase nella quale le indicazioni che venivano dal Tesoro, indicazioni con valore sotto questo profilo abbastanza cogente, tendevano a sottrarre gli istituti di credito da influssi diretti delle pubbliche istituzioni. Però è rimasta nella classe politica isolana, nella classe imprenditoriale sarda la consapevolezza che la Regione può e deve svolgere un ruolo all'interno del sistema creditizio e che deve ricercare, deve mettere in essere tutte le occasioni e tutte le potenzialità perché questo ruolo sia un ruolo di garanzia, sia un ruolo di propulsione, sia un ruolo di animazione del sistema economico sardo. La Commissione bilancio e programmazione alcuni mesi fa, in una seduta apposita, sollecitava attraverso un ordine del giorno la Giunta regionale per la predisposizione di un disegno di legge attraverso il quale, considerato il Credito industriale sardo, che noi riteniamo debba incentrare la propria attività nei settori tradizionali nei quali sino a questo momento ha svolto la propria azione, ma che possa anche estenderla in operazioni di raccolta così come sta avvenendo, in quella occasione dicevo la Commissione programmazione sollecitava la Giunta regionale alla predisposizione di un disegno di legge che consentisse alla Regione sarda di partecipare all'incremento del capitale azionario del CIS in misura proporzionale, esercitando quindi il diritto di opzione rispetto alle quote di capitale sociale già posseduto, e in maniera tale da non modificare e non svilire il giusto rapporto proprietario così come era esistente, e che allo stato attuale è per una certa percentuale nelle mani del Tesoro, per un'altra nel Banco di Sardegna e nel Banco di Sassari, per una percentuale minima nel Banco Ambroveneto e per una discreta percentuale nelle mani della Regione autonoma della Sardegna. La percentuale di proprietà delle quote azionarie detenuta dalla Regione autonoma della Sardegna sommata alla quota azionaria detenuta dagli altri istituti di credito operanti in Sardegna, consente allo stato delle cose che resti il sistema istituzionale e creditizio sardo l'azionista di maggiore riferimento. La partecipazione che allo stato attuale si intende sottoscrivere rispetto all'aumento di capitale sociale, proposta in due tranche, una prima tranche di cinquanta miliardi in questa fase e una seconda tranche di cinquanta miliardi in una fase successiva tende a conservare invariate queste quote di proprietà, nella consapevolezza che l'istituzione regionale debba svolgere un ruolo importante se non altro di indirizzo nella politica creditizia. A maggior chiarimento, signor Presidente, io vorrei che venissero eliminati eventuali dubbi legati all'aumento del capitale sociale e legati poi dall'altra parte alle metodiche gestionali rispetto alle quali in termini diretti la Regione è obiettivamente e ovviamente esclusa; nel senso che ha demandato la gestione agli organismi preposti per legge, concorrendo alla costituzione di questi organismi medesimi. Intendo dire con questo, per esempio, che attraverso questo aumento di capitale sociale non si vuole dare indirizzi volti per esempio all'assorbimento di altri istituti di credito isolani, non è questo l'obiettivo che si vuole perseguire. L'obiettivo che si vuole perseguire invece è quello della conservazione delle quote di proprietà in capo al sistema regionale medesimo. Partendo dalla consapevolezza che gli istituti di credito regionali hanno un radicamento all'interno del nostro territorio che consente un sistema di collaborazione volto allo stimolo del sistema economico medesimo. Ecco, signor Presidente, io mi fermo a questo punto; l'aumento del capitale sociale, dicevo prima, dovrebbe avvenire in due tranche distinte, la partecipazione attuale della Regione sarda, così come è stata prevista dal disegno di legge, è sufficiente a garantire il mantenimento di quella quota azionaria da un lato, e dall'altro lato ad esercitare un eventuale diritto di opzione qualora altri istituti di credito non intendano a loro volta sottoscrivere l'aumento di capitale medesimo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi e colleghe, il disegno di legge in discussione prevede un intervento della Regione, nella sua veste di azionista detentore di una quota di partecipazione del 32,77 per cento, all'operazione di aumento del capitale sociale da lire 285 miliardi a lire 335 miliardi deliberato dalla banca CIS in data 30 aprile 1997. Questa operazione, il cui esito finale si renderà concreto in un prossimo ulteriore aumento di 50 miliardi, così come ha riferito il relatore di maggioranza, solleva non poche perplessità sulla bontà della iniziativa, non me ne abbia il collega Balia, perché numerosi sono i punti oscuri attraverso i quali essa si articola. Talché i dubbi sulle reali intenzioni e sulle effettive finalità che la Regione intende perseguire con il richiesto intervento appaiono del tutto legittimi e sacrosanti. Va innanzitutto sgombrato il campo da ogni possibile equivoco. Non vi è infatti in chi vi parla, né nella forza politica alla quale appartengo, avversione alcuna nei confronti della banca CIS, alla quale al contrario vanno riconosciuti, almeno per un periodo di tempo consistente della sua storia, indubbi meriti per il contributo che essa ha dato alla economia isolana, nella difficile fase del sostegno all'imprenditoria di tipo industriale nel settore creditizio di medio e lungo termine. E tutto ciò è stato possibile fino a quando l'istituto è stato condotto senza l'ingerenza, sottolineo la parola ingerenza, distruttiva del potere politico che, almeno per limitati e circoscritti periodi, non ne condizionava le scelte economiche. Nel lento ma efficace, efficace ovviamente tra virgolette e secondo l'ottica dei soggetti interessati, dicevo nel lento ma efficace progetto di progressiva occupazione sistematicamente portato avanti dai governi regionali di centro sinistra, e segnatamente dalle forze egemoni al suo interno, il quadro di riferimento si è profondamente modificato. Tanto è vero che allo stato attuale la banca CIS non attraversa un felice momento, e ciò non solamente per i risultati economici negativi degli ultimi anni, poco più di 36 miliardi la perdita dell'esercizio '96 e di oltre 6 miliardi dei precedenti esercizi, per un totale quindi di 44 miliardi, ma anche per le vicende giudiziarie che hanno riguardato alcuni esponenti dei suoi vertici aziendali le cui eventuali responsabilità sono attualmente al vaglio della magistratura. Ma le vicende processuali non interessano questo Consiglio, anche se, per onore del vero, su questo punto vi sarebbe da dire non fosse altro perché la Regione ha impegnato svariate decine di miliardi nel CIS. Per l'esattezza la sola quota di sottoscrizione del capitale rappresenta la modica cifra di 106 miliardi. Per quanto riguarda il primo aspetto l'assemblea straordinaria dei soci, come dicevo prima, della Banca CIS, in data 30 aprile 1996, ha deliberato l'aumento del capitale sociale di soli 50 miliardi, lo ha ricordato il collega Balia, contro gli indicati 100 miliardi previsti dall'apposito punto dell'ordine del giorno della riunione e con modalità diverse rispetto alle valutazioni del Consiglio di amministrazione di quella banca, che aveva inizialmente proposto differenti e più organiche articolazioni dell'operazione. In buona sostanza, colleghi, l'aumento consistente del capitale sociale si proponeva di far confluire nelle casse sociali adeguati mezzi finanziari per annullare gli effetti delle perdite sulle liquidità aziendale (si ricorda 44 miliardi di perdite che sono state coperte con riserve, e quindi il deliberato aumento, in sostanza, non ne potenzia l'effettiva capacità di proposizione sul mercato, ma reintegra il capitale leso dalle perdite dell'esercizio precedente). Quindi dicevo di annullare l'effetto delle perdite della liquidità aziendale, di ridurre il costo di approvvigionamento delle risorse occorrenti, non solo per le attività di impiego ma anche a sostenere i programmi di rilancio e di consolidamento dell'istituto. E fin qui tale scelta sarebbe stata del tutto corretta, se non anche obbligatoria, in ossequio a principi di sana e trasparente amministrazione. Ma colleghi, per i misteri che si creano ogniqualvolta la politica si intreccia col governo dell'economia, o meglio sarebbe dire degli affari, e ciò accade puntualmente ogniqualvolta il potere politico assume direttamente o indirettamente che sia la veste di imprenditore, l'operazione di che trattasi, così come risulta approvata otterrà, sul piano operativo, scarsissimi ma, oserei aggiungere, controproducenti risultati. Infatti, secondo notizie certe (e qui mi permetto di smentire il collega Balia) la Banca di Sassari, la Banca CIS e il Banco di Sardegna, non hanno sottoscritto l'aumento, proprio perché i termini sono scaduti e non hanno sottoscritto. Dicevo infatti, secondo notizie certe, e tali devono considerarsi le affermazioni dell'assessore Sassu, recentemente rese in sede di Commissione bilancio e programmazione, il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari non hanno sottoscritto la quota di aumento di rispettiva spettanza, mentre il Tesoro, azionista di maggioranza relativa, conferirà, badate bene, a fronte del deliberato aumento, niente più che crediti che esso vanta nei confronti del CIS di cui dispone dalla disciolta Agensud. Così l'apporto di mezzi freschi, cari colleghi, si ridurrà a poco più di 17 miliardi; per l'esattezza 16 miliardi e 385 milioni a carico della Regione e i restanti 1055 miliardi a carico dell'Ambroveneto che ha già sottoscritto. In questo scenario l'unico dato certo è rappresentato dal disimpegno del Banco di Sardegna e della Banca di Sassari nei quali, senza apparente giustificazione, dal punto di vista economico, vedono incenerirsi in un baleno il valore delle proprie quote di partecipazione di svariati miliardi; la sottoscrizione alla pari, in questa fase. Il valore contabile di ogni azione offerta in opzione è pari a 1,74 volte il valore nominale; vale a dire che per ogni azione non sottoscritta, in assenza di cessione del diritto di opzione, e non mi risulta, i soci che esercitano la prelazione, e in questo caso potenzialmente la Regione, otterranno un gradito regalo di 74 mila lire per ogni azione. Fin qui i fatti. Quindi, onorevoli colleghi, ciò che mi preoccupa è solamente rappresentato dal ruolo futuro che la Regione Sardegna sta cercando di ritagliarsi nel settore del credito. Con questo disegno di legge la Giunta si è preoccupata di sollecitare al Consiglio regionale non uno stanziamento di 16 miliardi e 385 milioni, pari alla proprio quota riservata in sottoscrizione, ma lo stanziamento di 25 miliardi e 812 milioni occorrenti per sottoscrivere, oltre alla quota di aumento di propria spettanza, anche quella di pertinenza della Banca di Sassari e del Banco di Sardegna. Quindi l'originario impegno di 16 mila 385 milioni si incrementa di ulteriori 9 miliardi e 427 milioni. Va pure soggiunto, a questo punto, che il comportamento del Governo regionale è in chiara ed evidente controtendenza rispetto al più volte ma ahimé invano dichiarato intento di alleggerimento della presenza pubblica nella gestione dell'economia. Con il richiamato provvedimento normativo, infatti, è previsto, in seguito alla rinuncia delle due banche sarde, un accrescimento della quota partecipativa della Regione al capitale sociale della Banca CIS; e questo è nei fatti. Ma vi è di più: il banco Ambroveneto ha recentemente raggiunto, come è noto, con la Banca Cariplo, banca questa già da anni presente in Sardegna e che opera con successo nel settore del credito a breve e del credito a medio periodo, un accordo di integrazione e di collaborazione commerciale, tal che è del tutto prevedibile il suo prossimo disimpegno o, quanto meno, impegni non ce ne sono per il suo ingresso nella Banca CIS con una quota determinante di peso. In difformità questo alle originarie intenzioni, perché oggi non è più interessato al potenziamento della Banca CIS la quale, a questo punto, assumerebbe per essa Banco Ambroveneto, la non gradita veste di terribile concorrente. Va pure puntualizzato che il Tesoro, attuale socio di maggioranza relativa, per disposizione di legge ha l'obbligo di cedere a terzi la propria quota di partecipazione, e che tale obbligo, peraltro scaduto alla fine del '95, troverà completa attuazione nel momento in cui la Ladvaitor-Gallo (?), incaricato alla valutazione della Banca CIS, avrà portato a compimento l'incarico che gli è stato affidato. I tempi previsti per la predisposizione della perizia di stima non dovrebbero superare il mese di settembre del corrente anno; pochi giorni ancora. Sarebbe stato, a questo punto, quanto meno opportuno dare il via alla complessa operazione sul capitale solo in quel particolare momento, dove potevano essere più chiari gli scenari futuri. Così non è stato, ancora una volta, come ormai ci ha abituato questa maggioranza; alla chiarezza si è preferita l'oscurità e la sotterraneità dei comportamenti. La verità è ben altra, ancorché altri diversamente interessati vogliano sostenere il contrario, siamo in presenza di una fredda e calcolata operazione, attraverso la quale si attua una vera e propria operazione di espansione del pubblico nell'economia e di contemporanea, pericolosa ingerenza della Regione nella gestione della Banca CIS. A questo punto si pongono impellenti alcune preoccupanti domande. Primo: per quali reconditi e inspiegabili motivi, tanto il Banco di Sardegna, quanto la Banca di Sassari, che pure come ho detto prima sono banche sarde particolarmente inserite nel settore del credito a breve termine, rinunciano a mantenere le rispettive quote di partecipazione a favore della Regione Sardegna? E perché, così facendo, sono disposte a perdere, come ho detto poc'anzi, e all'apparenza senza adeguata contropartita, svariati miliardi, circa 7, per l'importo corrispondente alla riduzione del valore delle rispettive quote di partecipazione nella Banca CIS. Secondo: quale credito si sta precostituendo nei confronti della Regione il Banco di Sardegna? Il sospetto è l'illazione è legittima. In che modo e con quali danni per la Sardegna detto credito, in un prossimo futuro, sarà esercitato nei confronti del soggetto debitore, sempre la Sardegna; terzo: chi potrà mai essere se non la Regione il soggetto che acquisterà la partecipazione detenuta dal tesoro nel momento ormai prossimo in cui lo stesso dovrà in forza di legge dismettere la partecipazione? Non appena sarà conosciuta e nota la relazione di stima dell'advisor Gallo le quote necessariamente devono essere messe sul mercato. In che modo, colleghi, potrà mai realizzarsi il risanamento della Banca CIS, tanto cara ai sardi per l'importantissimo ruolo svolto nell'economia sarda?

Gli irrisolti problemi legati al comparto minerario e all'agroalimentare, cui sovrintendono rispettivamente l'EMSA e la SIPAS e le finanziarie regionali, SIGMA INVEST e INTEX, pare che non abbiano insegnato proprio niente alle irresponsabili forze uliviste e al governo della Sardegna, così, con l'ingiustificato e compiacente sostegno del Banco di Sardegna e della Banca di Sassari, la Regione darà l'assalto alla ormai "derelitta" Banca CIS, assumendone la maggioranza azionaria. In questo modo a breve scadenza vedremo la Regione impegnata nella insolita veste di imprenditore anche nel settore del credito, con tutte le conseguenze negative che è facile immaginare.

Povera Banca CIS, sarà anch'essa destinata a diventare l'ennesimo carrozzone, ricettacolo degli amici degli esponenti politici al potere, la maggior parte dei quali inetti, più per sottomissione a essi che per fatti connessi con le proprie capacità professionali, che nella perenne lotta per l'occupazione avranno il controllo della Banca CIS. In barba alla sempre più decantata esigenza di moralizzazione della politica, tanto cara quanto sempre più strumentalmente sbandierata dal PDS e Federazione Democratica, con questa operazione si completerà di un ulteriore importante tassello l'organico e lucido disegno della occupazione, e per fini certamente non nobili, dell'importantissimo settore del credito. Questo spregevole obiettivo si realizzerà solo se il Consiglio regionale darà via libera con la propria approvazione al disegno di legge predisposto dalla Giunta, attraverso il quale è stato richiesto, per i fini sopra evidenziati, lo stanziamento di 25.812 milioni. Al professor Giovanni Melis, presidente della Banca CIS, vecchio compagno di studi universitari, che stimo e apprezzo per le sue capacità e per la piena autonomia che ha sempre rivendicato nella sua attività di docente e di profondo conoscitore della realtà economica dell'Isola, chiedo di non assecondare, opponendosi con determinazione a queste perverse logiche, alla cui fine non esiste altro che la morte del glorioso Credito Industriale Sardo. Scusate la voluta imprecisione, ma a me piace chiamarla ancora così la Banca CIS.

Concludo con un appello: alle forze sane e realmente democratiche presenti in Consiglio fa invece carico il difficile compito e dovere di impegnarsi a fondo affinché questo perverso disegno non giunga a compimento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che sia necessario, in premessa, dare atto alla Giunta regionale, e lo faccio io che in più di una occasione ho usato sulla stessa toni anche molto pesanti per vari argomenti, che su questo provvedimento, su questo problema specifico la Giunta regionale ha sentito il dovere, tempo fa, di informare il Consiglio, attraverso la Commissione programmazione, della decisione assunta dalla assemblea degli azionisti della Banca CIS e quindi della richiesta di parere sulla opportunità di partecipazione, di sottoscrizione delle quote, secondo la distribuzione che è stata più volte richiamata.

La Commissione consiliare, dopo un dibattito lungo e articolato, difficile anche per alcuni aspetti, perché le osservazioni che faceva poc'anzi il collega Balletto non sono tutte prive di fondamento, decise in quella circostanza, a maggioranza, di raccomandare alla Giunta di predisporre il provvedimento formale che oggi stiamo discutendo per l'adesione, appunto, all'aumento del capitale CIS. La Commissione, per la verità, decise in quella circostanza, sulla proposta complessiva di aumento del capitale di 100 miliardi, che in questa fase, invece, in termini operativi, viene portata a 50, e quindi la quota di competenza della Regione della sottoscrizione è intorno ai 17 miliardi.

In quella stessa circostanza venne affrontato il problema della possibile mancata sottoscrizione delle quote da parte del Banco di Sardegna e della Banca di Sassari, e fu detto, sempre in quella circostanza, che nel caso questo si fosse verificato si raccomandava alla Giunta regionale di sottoscrivere queste quote, in maniera tale da conservare alla Sardegna il 51 per cento del capitale della Banca CIS, così come articolato con la situazione attuale.

Certo, può meravigliare, in un contesto che tende a privatizzare tutto, e sicuramente in un contesto anche nazionale, che tende a operare nel settore del credito verso la privatizzazione, può sembrare apparentemente paradossale che noi invece ci apprestiamo a mantenere le posizioni, o a migliorarle anche, in questo momento, in questa condizione particolare. Ma questo appare un paradosso solo a chi si occupa marginalmente dei problemi della nostra economia, perché sarebbe bello, collega Balletto, che la Regione non c'entrasse più nulla nell'agroalimentare, sarebbe bello che la Regione non c'entrasse più nulla nel settore minerario, sarebbe bello che la Regione non fosse imprenditore in tantissimi altri settori della nostra economia. Eppure stiamo discutendo e approvando continui provvedimenti che invece prevedono l'intervento della Regione in questi settori per consentire una speranza almeno, che la nostra economia, da una presenza significativa, attenta, qualificata, e finalmente orientata verso il giusto di partecipazione della Regione, consenta quel salto di qualità e quella ripresa di un processo di sviluppo che da troppo tempo è fermo.

Onorevole Floris, io parlo delle cose sulle quali ho una qualche competenza, su altre non sono in condizioni di esprimere un giudizio, e comunque non in questa sede. Allora, io mi pongo la domanda: che cosa succederebbe oggi in questa condizione particolare se la Regione non sottoscrivesse la sua quota? La Banca CIS, sappiamo, è in ristrutturazione, la Banca CIS, sappiamo, sta attraversando un momento difficile ed è sottoposta a una valutazione da parte dell'advisor, che dovrebbe stabilire un avvio di processo di privatizzazione con un socio peraltro già individuato. In una parola la Banca CIS deve essere privatizzata in condizioni che siano praticabili sul mercato, solide, forti. E, quindi, il contributo della Regione in questo momento ci deve essere, e, se si realizzano i presupposti per i quali questa partecipazione della Regione c'è, nulla vieta di pensare che la valutazione che verrà possa anche dare valore a questa nostra partecipazione, e quindi, quando si discuterà a bocce ferme, a posizioni stabili, a istituto risanato si può anche ricominciare a ragionare sull'attivazione(?) dello stesso, sul riprendere la strada ordinata del percorso che tutti auspichiamo. Io ritengo quindi che sia in questo momento indispensabile nelle forme che la Giunta regionale ha proposto e che la Commissione ha condiviso di procedere in questo senso. Io, a nome del Gruppo popolare, dico che noi valutiamo positivamente questa scelta che è stata fatta e lo dico e lo esprimo perché stanno circolando, perché negarlo, delle paure, delle preoccupazioni, dei timori che ci siano comportamenti in quest'Aula che altre volte è stata in questo senso abbastanza balzana, che succedano appostamenti e attentati strani. Non verranno da noi, non verranno da noi non perché, perchè siamo convinti della bontà dell'operazione che si sta facendo, Presidente, della bontà del provvedimento che si sta utilizzando. Certo, la funzione della Regione sul credito è stata oggetto di molti dibattiti, di molte valutazioni in circostanze differenti, e siamo stati tutti molto critici sul ruolo che il Credito ha avuto e ha nel freno all'economia della nostra Sardegna. Io penso e sono convinto che questo processo della situazione della Banca CIS, questa nuova presenza sul mercato delle banche di questo nuovo soggetto, possa portare un contributo invece a una chiarificazione di questo apporto del Credito all'economia della Sardegna e quindi a mio avviso stiamo procedendo nel verso giusto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la legge vada approvata per una semplice considerazione che, se non approviamo la legge con quel contenuto, la prossima assemblea straordinaria del CIS cambierà la denominazione da Credito Industriale Sardo a Credito Industriale Padano, cioè credo che la legge abbia e consegua sicuramente una finalità di lasciare alla maggioranza il pacchetto azionario del CIS in mani sarde, ora qua non è da discutere sull'intervento pubblico o meno in economia, qua è da vedere se questa banca debba esserci scippata, se la sede deve restare a Cagliari o deve andare a Milano, questo è il problema. La Regione può acquisire questo pacchetto azionario, poi deciderà cosa farne, se tenerlo in mani pubbliche o darlo ad altri soggetti che diano comunque garanzia. Quando venne istituito il CIS ci si preoccupò che la maggioranza del pacchetto azionario fosse in mano sarda, anche se non interamente detenuto dalla Regione. Infatti veniva detenuto in gran parte da un altro ente pubblico, perché allora si trattava di ente pubblico, che era il Banco di Sardegna. Ora chiaramente le cose sono cambiate, non c'è nessun mistero del motivo per cui il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari non intendano conservare più la loro percentuale all'interno del pacchetto di azionariato del CIS, è molto semplice. Perché con la trasformazione da istituto specializzato a banca generale, il CIS è diventato concorrente, non hanno certamente interessi a potenziare un concorrente, ma noi come Regione abbiamo considerato il disinteresse di questi operatori, oggi privati, Banco di Sardegna e Banca di Sassari, e abbiamo comunque l'interesse che questa banca abbia il centro della sua attività in Sardegna e sia uno strumento per l'economia della Sardegna. Per cui io condivido la scelta di sottoscrivere l'aumento di capitale e di sottoscrivere anche per la parte non optata, la parte degli istituti di credito sardi, anche perché sull'altra parte e in particolare sulla quota del Tesoro non si può fare nessun affidamento, perché chiaramente il Tesoro la cederà al miglior offerente, a colui che darà il maggior gettito finanziario al bilancio dello Stato, non la cederà certamente sulle considerazioni di tenere il CIS come strumento essenziale per l'economia della Sardegna. Io non capisco su una scelta così semplice, su una scelta così chiara che non implica discorsi generali perché quelli li faremo in altra sede, i motivi di un'opposizione preconcetta e dura su questo argomento. Io credo che il Consiglio debba esprimere chiaro alla Giunta l'intenzione di tenere il CIS come strumento al servizio dei sardi, come banca dei sardi e teniamo conto che in Sardegna vi è una penuria nel numero delle banche rispetto ad altre Regioni, abbiamo una situazione pressoché monopolistica da parte del Banco di Sardegna e abbiamo la necessità che vi siano altri istituti di credito, e abbiamo l'interesse che questi istituti di credito abbiano come quadro di riferimento proprio la situazione della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (Progr. S.F.D.). Presidente, colleghi, l'intervento del collega Bonesu ha tolto gran parte delle argomentazioni che intendevo sviluppare. In effetti mi sembra che sia giustamente ridimensionato un problema che è, in fondo, un problema di normale, ordinaria, buona amministrazione, che suggerisce la rapida approvazione di questa legge e le azioni conseguenti dal momento che mi pare che si debba collocare comunque non all'interno di una dialettica, di una discussione tra la prevalenza del pubblico e del privato nel sistema creditizio, rispetto al quale io credo che sia intenzione ferma della maggioranza consentire un processo anche di privatizzazione che comunque si realizzi nell'ambito degli interessi della nostra Regione, nell'ambito del rafforzamento complessivo del sistema creditizio sardo, ma con una chiara direttrice di marcia nella direzione del superamento dell'ingerenza pubblica nell'economia a favore di una sua predisposizione a dettar regole, a gestire un gioco pulito, a evitare che attraverso il controllo di meccanismi del credito ci siano ingerenze sulle attività economiche, sociali, politiche, culturali della Regione sarda oltre certi limiti. Dicevo, ragione di buona amministrazione penso che saremo al limite del danno erariale se rinunciassimo ad acquistare al valore nominale delle azioni che hanno un valore di mercato decisamente superiore e procureremo un ingiusto danno alla nostra Regione. Allo stesso modo che non a favore del privato si attuerebbe una rinuncia alle sue quote da parte della Regione ma a favore del Ministero del Tesoro, come veniva appena ricordato. Questa legge certamente in sé non è sufficiente e non risolve i problemi del credito, lascia aperto il tema di una politica regionale nel credito per una discussione approfondita di un argomento vitale della nostra economia che più volte è stato sollevato. Ma, ripeto, qui non siamo nell'ambito nemmeno della politica creditizia, siamo nell'ambito della conservazione di quel livello minimo di presenza della Regione che le consente di giocare un ruolo da protagonista e non da padrona del sistema creditizio. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Signor Presidente, stavolta ci dobbiamo difendere perché sembra che l'opposizione sia schierata in modo preconcetto contro questo provvedimento, in modo irragionevole, a sentire i vari interventi che si sono susseguiti in quest'Aula, così sembrerebbe. Ma non è così. Innanzitutto io faccio anche un problemino di forma, nella relazione si legge che il diritto di opzione doveva essere esercitato entro il 12 settembre, il 12 settembre è passato. La Giunta lo ha esercitato o no? Se lo ha esercitato, lo ha esercitato prima che il Consiglio si pronunciasse, se non lo ha esercitato, a rigore non potrebbe più esercitarlo. La nostra opposizione al provvedimento non è un'opposizione preconcetta, l'onorevole Murgia dice "noi rinunceremmo al vantaggio, al privilegio, con un danno per l'erario se non sottoscrivessimo l'aumento di capitale sociale", ma se è così favorevole sottoscrivere il capitale sociale perché non si lascia che sottoscrivano i privati, perché non si lascia che si vada nella giusta direzione nella quale si sta andando in campo nazionale, nel settore creditizio e non solo nel settore creditizio. La realtà è un'altra, è che noi vogliamo non fare marcia indietro con le partecipazioni regionali, noi le vogliamo incrementare le partecipazioni regionali; forse la nostra opposizione sarebbe stata più blanda se la Regione avesse stabilito di sottoscrivere solo la quota di sua spettanza, invece no, la Regione si è affrettata a dire che sottoscrive anche la quota eventualmente non sottoscritta (eventualmente io credo che lo dobbiamo togliere), dal Banco di Sardegna e dal Banco di Sassari. E questo perché? Nella relazione si legge che il CIS vuole ristrutturare; non è problema di ristrutturazione solo, è problema di copertura delle perdite. Perdite subite, lo ricordava il collega Balletto, subite nel 96 per 36 miliardi e altre negli anni precedenti, poi bisogna vedere queste valutazioni di bilancio come saranno. Io credo che sia tutto da accertare, quindi la nostra opposizione è contro la invadenza della Regione, è contro una Regione che continua ad intervenire nel settore della economia e non è capace di farlo. Ecco perché siamo contrari, perché non lo sa fare, allora lasci che il credito venga esercitato dai privati. Io sono convinto, qualcuno si è posto la domanda, che cosa succederebbe se la Regione non sottoscrivesse l'aumento di capitale della banca CIS, non succederebbe proprio niente. Abbiamo un sistema creditizio, nazionale e regionale, che può soddisfare le esigenze di credito di tutti gli operatori dell'isola. Ma la mia contrarietà, badate, è tutt'altro che preconcetta. Io ho avuto proprio oggi una delibera della Giunta regionale del 10 maggio 1997, numero 21/33 nella quale si parla della delibera dell'EMSA numero 39 "ripianamento perdite consociate". Io sto aggiungendo i miliardi di perdita della banca CIS ai miliardi di perdite che qui appaiono, onorevole Murgia, non sono dati miei, sono dati del bilancio, è una delibera dell'EMSA questa dalla quale forse hanno avuto vergogna e non l'hanno fatto il totale delle perdite, io questa vergogna non l'ho avuta e l'ho fatto il totale, dove appaiono perdite subite nell'anno 1996 dell'EMSA, gruppo EMSA per 84 miliardi, 770 milioni, 703 mila e 995 lire. Queste sono le perdite del solo anno 1996, meditate, anziché propugnare a spada tratta l'espansione delle partecipazioni regionali. Ma la cosa ancora più grave, onorevole Presidente, lo pongo oltre che all'attenzione di tutta l'aula alla sua in particolare, qui si parla di "l'Assessore dell'industria informa la Giunta regionale che in data 30 aprile 1997 è pervenuta al suo Assessorato, per ottenere il benestare dell'esecutività ai sensi dell'articolo 4 della legge regionale numero 14 del 1995, la delibera 39 adottata dal Consiglio di amministrazione dell'EMSA". Ma il Consiglio non viene interessato? La Giunta ha la capacità di coprire perdite per 84 miliardi, 770 milioni e il Consiglio non sa niente? Io ho avuto tra le mani la delibera e siccome leggo queste cose volentieri mi sono accorto che le previsioni che io facevo delle perdite, perché recentemente ne ho parlato, certamente non erano previsioni al di fuori della realtà. Il caso del CIS, onorevole Presidente, non differisce da questo, non dimentichiamo, forse voi ve lo siete dimenticato, che il governo regionale ha lasciato nelle casse del CIS, tra i fondi di rotazione, 770 miliardi. Io, come già l'onorevole Balletto per sé ha detto, non ho nulla nei confronti del CIS, abbiamo qualcosa nei confronti della maggioranza che quando si chiede due miliardi per un intervento in campo economico, per sollecitare la produzione, non ci sono fondi, Assessore Sassu, qui i fondi si trovano sempre, si trovano per coprire le perdite, si trovano per aumentare il capitale sociale, si trovano anche per intervenire negli enti lirici.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Anche io signor Presidente, colleghi, faccio una breve dichiarazione per motivare la nostra posizione. Noi riteniamo che la scelta proposta al Consiglio dalla Giunta regionale sia una scelta fondata, condivisibile e per certi versi, come è stato detto da qualcuno degli oratori che mi ha preceduto, anche obbligata. Comprendiamo naturalmente, lo diceva anche l'onorevole Secci, le preoccupazioni delle opposizioni che esternano dei ragionamenti che hanno un fondamento. Questa legge però va letta per quello che è, non va interpretata per altra cosa, per ciò che non vuole essere e non è. Non contiene questo disegno di legge la scelta della strategia del credito per la Sardegna. Ci sono due contenuti molto semplici. Il primo è il mantenimento per la Regione del ruolo di socio di riferimento; il secondo, e veniva sottolineato dal relatore e molto efficacemente dal collega Bonesu, il mantenere al sistema sardo una posizione maggioritaria senza pregiudicare questa posizione della Regione da una parte, del sistema sardo nel suo insieme dall'altra, prima di aver definito le linee strategiche, la linea della Regione in materia di credito. Noi stiamo evitando semplicemente di dare ad altri le chiavi, non stiamo decidendo che la Regione terrà le chiavi del CIS, questa è un'altra cosa. Alcune brevissime considerazioni, molto scarne, schematiche; il primo punto che voglio sottolineare è che in questi mesi, nell'ultimo anno in particolare, è cresciuto, è maturato in Sardegna, molto rispetto al passato, il convincimento che la Regione deve riservare alla tematica del credito inteso come leva essenziale per le politiche di sviluppo, una attenzione assolutamente, radicalmente diversa rispetto al passato. Ci sono state denunce forti, e credo giustificate, ci sono state polemiche motivate perché è sotto gli occhi di tutti una marcata inefficienza del sistema creditizio sardo, ci sono disparità profonde nelle condizioni del credito, anche una penalizzazione del sistema economico, l'alto costo del denaro, differenziale significativo rispetto alle condizioni del mercato del centro nord e dunque la politica, la Regione devono porsi in modo forte e maturo la questione del credito in Sardegna. La seconda considerazione è che di credito occorre ragionare in termini attuali, guardando alle trasformazioni profonde che stanno modificando lo scenario. E dunque dobbiamo ragionare di poli bancari di dimensione europea, di nuclei stabili, di grandi dimensioni, in grado davvero di reggere la competizione sul mercato. L'altra considerazione riguarda il tema della privatizzazione. La scelta della privatizzazione, avviata in Italia con la legge Carli-Amato è irreversibile. E ciò che è uscito dalla porta non è che possa rientrare dalla finestra. Nessuno di noi pensa questo, collega Balletto e collega Casu. L'aumento di capitale va inserito in una linea che prevede sicuramente la privatizzazione della quota del tesoro, l'ingresso di soggetti privati e, per quanto ci riguarda, per quanto riguarda la mia parte politica, voglio dire che il ruolo stesso della Regione, in prospettiva, dico, dovrà essere sottoposto a riflessione nell'ambito di una complessiva strategia generale del credito di cui ci sono linee importanti e apprezzabili ma che ancora non c'è nel suo insieme. In poche parole noi pensiamo che non spetti alla Regione gestire le banche. Noi sosteniamo quindi, avviandomi a concludere, con molta convinzione il disegno di legge, l'aumento del capitale sociale; aggiungo che sosteniamo anche il processo di riorganizzazione e trasformazione del CIS, per i motivi detti dal relatore, lungamente discussi in Commissione, spiegati con estrema puntigliosità e conoscenza della materia dall'Assessore della programmazione. Sosteniamo questo progetto essenzialmente per non pregiudicare il ruolo della Regione nel sistema sardo, diciamo di socio di riferimento in Banca CIS. Da ultimo voglio dire, non so se sia utile ma che probabilmente vale la pena di sgombrare la via da una confusione che forse da qualche parte c'è, e cioè che questa operazione possa costituire un pezzo di una più ampia operazione volta a creare in Sardegna un secondo polo antagonistico, composto dal CIS, dalla Banca di Sassari, magari dalla SFIRS e non so da chi altro. Io non so se si tratti di obiettivo, qualora ci sia da qualche parte, ed è legittimo, naturalmente, che ci sia di obiettivo condivisibile; dubito che si tratti di obiettivo praticabile anche qualora fosse condivisibile. In ogni caso, allo stato delle cose, mi pare di poter affermare, con molta tranquillità e nettezza, che non mi pare che ci siano decisioni del Consiglio regionale, di organi istituzionali e nemmeno della maggioranza politica che ha la responsabilità di guidare la Regione che vadano in questa direzione. La ricapitalizzazione del CIS e la partecipazione della Regione autonoma sarda al capitale, nelle forme previste da questo disegno di legge, è altra cosa. E' un'operazione circoscritta, con degli obiettivi molto chiari e definiti; è un'operazione che noi giudichiamo utile, che condividiamo e che sosteniamo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, c'è un'espressione dell'onorevole Casu che mi ha colpito molto quando dice: abbiamo un sistema creditizio che può soddisfare tutte le esigenze regionali. Immagino che non volesse dire che la classe politica, la classe imprenditoriale, i rappresentanti sindacali, siano soddisfatti del comportamento del sistema creditizio nella nostra Isola; credo che non volesse dire questo, perché altrimenti sarebbe grave e non sarebbero giustificate tutte le critiche che, in questa sede, anche dal suo Gruppo, sono state rivolte a più riprese sul comportamento monopolistico, spesso taglieggiatore, con tassi di interesse elevati, con valutazione del merito di credito spesso sbagliate, con richieste di intervento di rientro non sufficientemente giustificate, in situazione di grave crisi economica in cui oggi le imprese si trovano. Credo che non volesse dire questo, onorevole Casu. Siamo tutti convinti che il sistema creditizio e il sistema finanziario in Sardegna non va bene; è una situazione patologica. Ed è questa la considerazione fondamentale da cui il Governo regionale e il Consiglio regionale devono partire per un rilancio della politica del credito da parte della Regione. Sia ben chiaro: una politica del credito da parte della Regione non vuol dire aumento delle partecipazioni azionarie nelle banche; non vuol dire toccare le prerogative della Banca d'Italia e riportarci ad alcune posizioni ormai definitivamente condannate dalle istituzioni e dal mercato, che prevalevano negli anni sessanta. Una politica di rilancio del credito può essere fatta attraverso tanti strumenti: può essere fatta con un'opera di persuasione, può essere fatta con il carisma che il governo regionale sa crearsi, può essere fatta con condizioni istituzionali ed economiche che sono create dall'Amministrazione regionale e che favoriscono un rilancio del ruolo del credito nella nostra Regione. Per esempio, siamo oggi tutti consapevoli del fatto che vige in Sardegna una situazione monopolistica, non dico oligopolistica, no, affermo proprio monopolistica perché l'atteggiamento che hanno (qualcosa sta cambiando adesso) le altre banche, diciamo così, nazionali, nel mercato sardo, è un comportamento che si adegua totalmente all'impresa leader che è il Banco di Sardegna, leader non dal punto di vista dell'efficienza, non dal punto di vista dei servizi, non dal punto di vista della disponibilità nei confronti delle politiche regionali, di credito e di sviluppo industriale. Ma leader solo perché il numero degli sportelli è maggiore di quello degli altri. E allora il sostegno ad una banca che sta in una situazione di notevole difficoltà (l'abbiamo ripetuto e riconosciuto anche ad opera del Presidente del CIS) il sostegno ad una banca in questo momento, che potrebbe avere un percorso differente, rappresenta una politica del credito che, mentre non intende aumentare il ruolo della partecipazione azionaria nel capitale delle imprese, tuttavia crea condizioni differenti nel sistema bancario e nel sistema finanziario regionale. Diceva l'onorevole Bonesu, il rischio è che noi abbiamo una banca che è padana o sarda? Direi, onorevole Bonesu, non è tanto questo il rischio: il rischio è maggiore, è che ci sia una banca in più o una banca in meno in Sardegna, che è ben più grave, e noi sappiamo oggi che abbiamo necessità di una banca in più, forse di due, tre, quattro, cinque banche in più, perché, come lei stesso ha sottolineato, il numero delle imprese bancarie con i propri sportelli è estremamente limitato ancora oggi in Sardegna, e soprattutto il tipo di servizi che svolgono è certamente al di sotto delle esigenze che un rapido sviluppo economico imporrebbe, richiederebbe.

Allora, io sono convinto che la decisione della Giunta regionale, suffragata quasi per intero, direi, dalla Commissione bilancio, è una decisione saggia, che si muove lungo l'obiettivo che è stato espresso anche dagli onorevoli Balletto e Casu, che è quello di un miglioramento del sistema creditizio regionale e di un miglioramento dei rapporti fra il sistema creditizio e il sistema amministrazione regionale. Le argomentazioni lucide che sono state svolte dall'onorevole Balletto mi convincono esattamente del contrario di quello che lei dice, onorevole Balletto. Mi convincono esattamente che la nostra posizione è quella corretta, perché se non ci fosse questo aumento di capitale la condizione della Banca CIS sarebbe ancora più grave, ed è per questo che noi abbiamo il dovere istituzionale di intervenire in questa situazione, come tante volte abbiamo fatto nei confronti di altre imprese che avevano un ruolo importante nello sviluppo economico della nostra Isola.

Le domande che sono state poste dallo stesso onorevole Balletto hanno avuto una risposta pronta, mi sembra, sia da parte del relatore, onorevole Secci, con dettaglio da parte dell'onorevole Bonesu, e una spiegazione ampia, organica da parte dell'onorevole Scano poc'anzi. Perché il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari rinunciano alla loro quota? Ma è semplice: perché vogliono continuare a mantenere la loro posizione monopolistica, in qualche modo creando ulteriori difficoltà alla Banca CIS. E' evidente, lapalissiano, onorevole Balletto. Ma noi vogliamo questo? Il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari si comportano correttamente dal punto di vista aziendale se fanno questo? Certo, in qualche modo salvaguardano il loro capitale, lo tengono lì, e allo stesso tempo non forniscono liquidità fresca la Banca CIS. E perché dovrebbero? Sarebbe contrario ai propri interessi. Allora, è perfettamente giustificato e comprensibile che lo facciano il Banco di Sardegna e la Banca di Sassari, ma non è altrettanto corretto che lo faccia la Regione. La Regione, tra l'altro, se la Banca CIS navigasse in acque non chete, avrebbe anche un altro problema, quello di non essersi comportata correttamente per salvaguardare il valore della propria quota capitale. E, allora, nel momento in cui l'aumento di capitale è con criterio nominale io credo che sia un'operazione assolutamente corretta, direi quasi doverosa e dal punto di vista politico, e dal punto di vista finanziario ed economico. Chi acquisterà la quota del Tesoro? Non lo sappiamo, ma è nostro auspicio che venga collocata sul mercato, e lei ben sa, onorevole Balletto, che l'advisor si sta muovendo in direzione del collocamento della propria quota presso grandi istituti nazionali. Non ha ancora esaurito il suo compito, ma è questo uno dei compiti, non è solo la valutazione del capitale, ma è quello del collocamento in mani adeguate, consapevole che l'Ambroveneto ha interessi di varia natura e forse interessi che in questo momento lo richiamano più nel Centro-Nord piuttosto che nel Mezzogiorno.

Allora, noi auspichiamo che il Tesoro si muova verso questa direzione, noi l'auspichiamo perché vogliamo certamente che ci sia una posizione più solida della Banca CIS, ma non con ulteriori risorse da parte dell'amministrazione regionale. Noi intendiamo mantenere la nostra quota, che oggi non è una quota di riferimento, come lei sa, è una quota importante, ma siamo disponibili anche, e il disegno di legge è chiarissimo a optare a favore di quelle azioni che dal punto di vista economico sono convenienti, perché sono valore nominale, che non vengono optate da altri soggetti, per i motivi che ho detto poc'anzi. Quindi il provvedimento è assolutamente giustificato, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista finanziario e politico. In più mi sia permesso di dire un'altra cosa anche facendo ricorso alle sue stesse parole: il presidente del CIS ha rappresentato e rappresenta certezza di autonomia nei confronti delle istituzioni pubbliche, nei confronti di interferenze esterne. Questa è una garanzia ulteriore del fatto che se l'amministrazione regionale aderisce all'aumento di capitale quella risorsa sarà certamente ben amministrata. L'interesse complessivo, allora, possiamo dire, è adeguatamente tutelato. Ci sono gli elementi per dire che questo è un disegno di legge che si muove nella direzione che tutti noi vogliamo e che raggiunge obiettivi che sono certamente quello del miglioramento delle condizioni del credito in Sardegna.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1

Sottoscrizione del capitale azionario

1. La Regione sarda è autorizzata a sottoscrivere aumenti di capitale della Banca C.I.S. S.p.A. sino ad un importo complessivo non superiore a lire 25.812.900.000 (cap. 03070/01).

2. La sottoscrizione dell'aumento della partecipazione di cui al comma 1 è deliberata dalla Giunta regionale, a' termini dell'articolo 5 della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:




PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare gli emendamenti. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). L'emendamento nel suo contenuto è tanto conciso che si commenta da sé. Ma potrei aggiungere tutti i motivi espressi in sede di discussione generale che consigliano la soppressione di quest'articolo, perché quest'aumento, nonostante i diversi interventi che si sono succeduti sino adesso, non mi sono convinto affatto del contrario, tutt'altro. Ritengo che, se questo disegno di legge andrà in porto, per la Banca CIS si prospetteranno situazioni certamente non rosee, l'operazione è non giustificata ed è, come si diceva prima, in controtendenza rispetto alle linee di politica economica nazionale sul credito e contraddittoria rispetto alle dichiarazioni programmatiche delle diverse Giunte Palomba che si sono succedute sin qui. Non mi convincono, come dicevo prima, le affermazioni che sono state datte dai colleghi, per esempio quando il collega Scano ha detto che si tratta di una scelta obbligata, io ritengo che è una scelta obbligata solo in funzione di quel lucido disegno al quale facevo riferimento prima, cioè dell'occupazione. La politica del credito, cari colleghi, la fa la Banca d'Italia, ce l'ha ricordato poc'anzi l'assessore Sassu, non la fa la Regione avendo e occupando una Banca, il costo del denaro in Sardegna è più alto perché purtroppo è un sistema chiuso, ed è un sistema chiuso perché la stessa Regione con i suoi interventi nelle leggi di carattere finanziario stabilisce che su determinati settori, dove ci sono leggi di incentivazione, stabilisce che, in attesa che gli incentivi vengano accordati, alle stesse banche tesoriere o convenzionate con la Regione bisogna fare riferimento per ottenere i prefinanziamenti, e queste le gestiscono in condizioni di monopolio. Diverso sarebbe se l'accesso al credito per queste particolari operazioni fosse consentito a tutto il sistema creditizio, nazionale ed estero. Allora sì che metteremo in concorrenza le banche che operano in Sardegna, caro Assessore, e probabilmente i tassi di interesse non sarebbero così elevati come invece sono. E poi, caro Assessore, lei è professore di economia e ce lo insegna, il costo di qualsiasi servizio, quindi anche il costo del denaro, è in funzione della rischiosità, e lei lo sa che la nostra è un'economia depressa, e se è un'economia depressa, forte è il rischio, chi impiega si intende una rimunerazione più alto, non foss'altro per coprire il rischio di insolvenza che è insito in quelle determinate operazioni. Potremmo dissertare per giornate su questi argomenti, professore, la verità è un'altra, che la politica è l'arte della dialettica e a seconda di quanto un oratore è bravo si possono rappresentare situazioni che sono estremamente pericolose, estremamente confutabili, estremamente censurabili come veritiere e come foriere di successi e di utilità. Così purtroppo non è in questa situazione e se diamo tempo al tempo, così come si è verificato in altre situazioni, purtroppo, ahimé, mio malgrado, dovremo ritornare e staremo a vedere chi aveva ragione e chi aveva torto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Balia, relatore.

BALIA (Progr. S.F.D.), relatore. Non si accolgono.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non si accolgono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). A nome del Gruppo chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Balletto, chiede il voto segreto sull'emendamento numero 1?

BALLETTO (F.I.). Abbiamo discusso l'emendamento numero 1, al momento, Presidente.

PRESIDENTE. Abbiamo discusso l'emendamento numero 1, l'emendamento numero 2 e l'articolo. Adesso dobbiamo metterli in votazione, il voto segreto su che cosa è chiesto?

BALLETTO (F.I.). Su tutti.

PRESIDENTE. Allora il Gruppo di Forza Italia ha domandato la votazione a scrutinio segreto su tutto. Incominciamo quindi con l'emendamento numero 1. Avevo già ricordato che si vota col sistema elettronico.

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 1

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 1 al disegno di legge numero 351, ricordo che per l'approvazione è richiesta la maggioranza relativa pari a 36 voti.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 70

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 33

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Biancareddu - Boero - Bonesu - Busonera - Cadoni - Carloni - Casu - Concas - Cucca - Cugini - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Federici - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Giagu - Ladu - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manunza - Marracini - Marrocu - Marteddu - Masala - Milia - Montis - Murgia - Nizzi - Obino - Onida - Oppia - Petrini - Pirastu - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.

Si è astenuto: il Presidente Selis.)

Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 2

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 2.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 70

Votanti 69

Astenuti 1

Maggioranza 35

Favorevoli 31

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Biancareddu - Boero - Bonesu - Busonera - Cadoni - Carloni - Concas - Cucca - Cugini - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Federici - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Giagu - Ladu - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manunza - Marracini - Marrocu - Marteddu - Masala - Milia - Montis - Murgia - Nizzi - Obino - Onida - Oppia - Petrini - Pirastu - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.

Si è astenuto: il Presidente Selis.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'articolo 1.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 70

Astenuti 1

Maggioranza 36

Favorevoli 35

Contrari 35

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Biancareddu - Boero - Bonesu - Busonera - Cadoni - Carloni - Concas - Cucca - Cugini - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Federici - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Giagu - Ladu - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manunza - Marracini - Marrocu - Marteddu - Masala - Milia - Montis - Murgia - Nizzi - Obino - Onida - Oppia - Petrini - Piras - Pirastu - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.

Si è astenuto: il Presidente Selis.)

Convoco la Conferenza dei Capigruppo e sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta sospesa alle ore 18 e 18 viene ripresa alle ore 18 e 30).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, il governo regionale prende atto del risultato relativo all'articolo 1 del disegno di legge. Ritiene che non sia perseguibile allo stato attuale l'obiettivo che si era proposto. Ritira quindi il disegno di legge.

Votazione finale della proposta di legge Dettori Ivana - Sassu - Scano - Balia - Marteddu - Bonesu - Dettori Bruno: "Riconoscimento del ruolo sociale delle società di mutuo soccorso ed interventi a tutela del patrimonio storico e culturale". (226)

PRESIDENTE. Era rimasta in sospeso, come ricorderete in base alla mia comunicazione dell'inizio della seduta, la proposta di legge numero 226. L'articolato era stato già votato, mancava la votazione finale che non si era tenuta per problemi di numero legale.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Chiedo a nome del Gruppo di Forza Italia la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico della proposta di legge numero 226.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 68

Votanti 67

Astenuti 1

Maggioranza 34

Favorevoli 38

Contrari 28

Voti nulli 1

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Bonesu - Busonera - Cadoni - Carloni - Casu - Concas - Cucca - Cugini - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Federici - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Fois Pietro - Frau - Ghirra - Giagu - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manunza - Marracini - Marteddu - Milia - Montis - Murgia - Nizzi - Obino - Onida - Oppia - Petrini - Piras - Pirastu - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.

Si è astenuto: il Presidente Selis.)

Discussione dello schema di "Norma di attuazione dello Statuto per la Regione Sardegna recante modifiche ed integrazioni al D.P.R. 16 gennaio 1978, n. 21, riguardanti il controllo della Corte dei Conti". (2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della norma di attuazione dello Statuto numero 2; relatore il consigliere Bonesu.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu, relatore.

BONESU (P.S.d'Az.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta nelle norme di attuazione siamo costretti a inseguire le regioni a Statuto ordinario. Questa norma di attuazione, che semplifica i controlli sull'attività della Regione sarda, è una norma di attuazione che, nella sostanza, ricopia quanto previsto dalla legge numero 127 del 1997, più nota come "Bassanini 2" in materia di controllo sugli atti delle regioni a Statuto ordinario. Ferma la diversa competenza degli organi (per noi si tratta di un controllo giurisdizionale, mentre ha natura amministrativa quello sulle regioni a Statuto ordinario) il controllo preventivo della Corte si eserciterà esclusivamente sui regolamenti, esclusi quelli attinenti all'autonomia organizzativa, funzionale e contabile del Consiglio regionale e sugli atti costituenti adempimento degli obblighi derivanti dalla appartenenza dell'Italia all'Unione Europea. E' chiaro che rispetto alla mole di atti che attualmente vanno all'esame della Corte dei Conti, che corrispondono esattamente agli stessi atti corrispondenti dell'Amministrazione statale, c'è una semplificazione che porta a far sì che il controllo della Corte dei Conti avvenga soltanto su atti. Chiaramente il tenere il controllo sui regolamenti, considerata la lungaggine che abbiamo come regolamenti nello Statuto regionale, considerato che i regolamenti seguono fino all'approvazione da parte del Consiglio lo stesso iter delle leggi, non semplifica e soprattutto non ci porta a dettare norme regolamentari anziché legislative come sarebbe auspicabile. Molto spesso la scelta se adottare lo strumento legislativo o quello regolamentare nella Regione sarda, è viziata dal fatto che l'iter è pressoché analogo. Vengono abrogati però anche gli articoli 6 e 8 del D.P.R. numero 21 del 1968, il che vuol dire i controlli gestionali sui mandati e i controlli sui conti aperti a favore dei funzionari delegati. Abbiamo quindi una situazione di Amministrazione regionale che deve ricercare, al suo interno, le misure per far sì che l'Amministrazione regionale, sparito quasi totalmente il controllo della Corte dei Conti, non diventi regno dell'illegalità. Per cui la Commissione, prendendo in esame questa norma di attuazione, ha auspicato una rapida definizione di procedure di controllo interno che non possono però risolversi nell'instaurare una specie di Corte dei Conti interna. Occorrerà trovare soluzioni adeguate al nuove quadro normativo e organizzativo che la Regione si deve dare e, in particolare, quello che deriva dall'attuazione della legge numero 421, dell'attuazione nell'ordinamento regionale di quei principi dell'amministrazione pubblica e di organizzazione dell'amministrazione pubblica. E ricordiamo che fra i principi c'è anche quello della responsabilità del dirigente, della separazione fra gestione politica e gestione amministrativa che sicuramente pongono nuovi e difficili problemi in questa Regione. Oggi praticamente la Corte dei Conti è anche una valvola di sfogo, una valvola di sicurezza, consente al funzionario di non approfondire; con il nuovo ordinamento derivante dal 421 ha responsabilità il dirigente invece piena e senza neanche il paracadute di un visto della Corte dei Conti. Chiaramente questo, se può portare ad abusi, può anche ingenerare uno stato di inattività, del non prendere iniziative, soprattutto quando le soluzioni sono difficili e incontestabili, per cui la Regione deve dotarsi di strumenti che diano una certezza e una garanzia di regolarità, sia sotto il profilo della legittimità, sia, credo, anche sotto il profilo dell'adeguamento agli indirizzi politici dell'attività amministrativa. Per cui l'ordine del giorno che è stato presentato si muove in questo senso, cioè richiedendo che la Giunta, al più presto, adotti delle proposte da sottoporre al Consiglio per risolvere il problema.

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Semplicemente per sottolineare che è vero che anche questa volta arriviamo ad una norma che interviene qualche tempo dopo quella delle regioni ordinarie; siamo passati comunque da sei anni di ritardo a tre mesi di ritardo rispetto a questo adeguamento. Credo che questo sia importante e credo che il Consiglio sia consapevole dell'importanza che le norme di attuazione, in questa fase, di adeguamento dell'ordinamento regionale debbono assolvere. Gran parte dei provvedimenti collegati alla Bassanini devono essere attuati attraverso norme di attuazione dello Statuto. Quindi credo che questa sarà un'utile prima occasione su cui il Consiglio si impegnerà in materia di norme di attuazione. E' una stagione, io credo, importante, e quindi credo che sia di buon auspicio aprirla con un voto favorevole e con largo consenso.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

PRESIDENTE. Si dia lettura dello schema di norma di attuazione.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno, relativo alla materia di cui stiamo discutendo. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno ha facoltà di illustrarlo.

SCANO (Progr. Fed.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Discussione dello schema di "Norma di attuazione dello Statuto per la

Regione Sardegna concernente 'Istituzione dei punti franchi'" (3)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dello schema di "Norma di attuazione dello Statuto per la Regione Sardegna concernente 'Istituzione dei punti franchi'". Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Murgia, relatore.

MURGIA (Progr.S.F.D.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una breve relazione per illustrare con una certa soddisfazione il lavoro della prima Commissione, che ha avviato i lavori di analisi dello schema di norma di attuazione, da noi proposto, in un clima che dal primo momento dei lavori ha visto superare una serie di equivoci e il clima polemico che si era creato a seguito del primo impatto del testo su diversi consiglieri, su diverse valutazioni che erano state fatte anche a seconda della posizione geografica, nonché politica, di diversi consiglieri. Infatti, certe caratteristiche del testo, che apparentemente pongono in posizione privilegiata la situazione della zona franca di Cagliari, e anche alcuni problemi di gestione della informazione che è stata data sulla vicenda, hanno creato una serie di tensioni, di diffidenze, di valutazioni che non avevano consentito in una prima seduta della Commissione l'accordo, l'unanimità sulla valutazione del testo. La riflessione successiva, il chiarimento di diversi punti ha consentito invece di arrivare a una formulazione unanime della Commissione, formulazione che riguarda sia un apprezzamento positivo per il risultato raggiunto in sede di Commissione paritetica nazionale, sia di individuazione di percorsi e di proposte di gestione di questa norma tali che, oltre che dissipare ulteriori possibilità di equivoco che possono rimanere sulla sua interpretazione, consentono anche di massimizzarne gli effetti e di finalizzarli al perseguimento degli obiettivi più generali di carattere finale(?). Questo cosa significa? La valutazione unanime che è stata una conquista importante, che però è da considerarsi una tappa rispetto a un percorso che vede come obiettivo irrinunciabile una conquista ancora più importante, che è la zona franca fiscale, possibilmente estesa a tutta l'Isola e senza specificazioni territoriali. Appare evidente, infatti, che qui stiamo trattando di una zona franca doganale, che attiene a una limitata incidenza di oneri doganali esclusivamente sulle merci extracomunitarie che devono penetrare nell'ambiente comunitario, e neanche a tutte queste merci, e per di più in una situazione in cui l'incidenza dei costi doganali tende a ridursi sempre e tendenzialmente, con l'evoluzione dei rapporti commerciali internazionali, tenderà a scomparire.

Ma, in questa fase pur tuttavia importante, che soprattutto in quelle situazioni dove è possibile la movimentazione di grandi quantità di prodotti, di merci, e dove c'è un collegamento comunque con attività di trasformazione industriale che possono trarre giovamento, oltre che dall'alleggerimento finanziario, anche dalla sburocratizzazione, dalla eliminazione di alcuni passaggi burocratici, andava colta interamente anche per vincere o per reggere la concorrenza di altre località del Paese, dove questo strumento è già operante e viene apprezzato da numerosi operatori costituendo fattore di attrazione per la localizzazione imposte. E' però evidente che ben maggiori sono i vantaggi per le imprese, per gli operatori economici, se andiamo a incidere su altri istituti fiscali, che hanno ben altra incidenza e che possono rappresentare quindi, per chi ne usufruisce, una diminuzione di costi ben più consistente, ben più significativa. E quindi ci si riferisce alla zona franca fiscale di carattere più ampio e, a sua volta, si colloca in un percorso che afferisce anche ad altri problemi di organizzazione dello Stato, che riguarda il tema del cosiddetto federalismo fiscale.

Comunque, la Commissione indica quindi, insieme all'apprezzamento, e quindi all'espressione di un parere favorevole, questo schema di norma di attuazione, ribadisce l'obiettivo irrinunciabile della zona franca fiscale generalizzata.

Si ritiene, anche, che sia utile per una corretta gestione di questa norma e per far sì che l'istituto sia effettivamente operante e di giovamento per la globalità del sistema sardo, far in modo di accelerare tutte le procedure di individuazione puntuale, di delimitazione delle zone franche, nonché di determinazione di tutte quelle altre decisioni logistico operative normative che consentano l'effettuazione dello stesso, proponendo al Consiglio regionale di sottoscrivere un ordine del giorno che contenga appunto una serie di tappe, di date, di scadenze, all'interno delle quali la Giunta regionale provveda agli adempimenti ulteriori che colmino questa differenza attualmente esistente tra la zona franca di Cagliari che ha già visto una delimitazione individuata, sulla quale esiste già un largo consenso, in modo tale che la delimitazione, requisito peraltro indispensabile perché si possa parlare di istituzione di una zona franca, come è stato autorevolmente rilevato da diversi colleghi, affinché questa delimitazione sia fatta per tutte le zone sulle quali si intende che la norma di attuazione operi, ponendo dei termini di tempo che sono ragionevoli, individuando un ruolo attivo dei consorzi industriali, che peraltro non si debba considerare paralizzante dei lavori della Giunta stessa, e ponendo l'esigenza che la sintesi di questo lavoro, la formulazione quindi delle concrete proposte che verranno sottoposte alla presidenza del Consiglio dei ministri per i decreti specifici di attuazione delle zone franche, siano poste all'attenzione del Consiglio in una fase successiva e, comunque, entro quest'anno.

Con queste specificazioni, quindi, si ritiene che il Consiglio possa procedere all'approvazione di un parere favorevole su questa norma di attuazione che, va detto senza enfasi, però assume un significato storico anche per l'anzianità della rivendicazione e per i lunghi dibattiti che su questo argomento si sono sviluppati e per i tanti sforzi inutili che in passato tendevano in questa direzione. Soddisfazione che va temperata dal richiamo fermo, ovviamente, sulla necessità di raggiungere un obiettivo più sostanziale e certamente auspicato dalla stragrande maggioranza della popolazione sarda, che è quello della zona franca fiscale generalizzata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, abbiamo ascoltato attentamente la relazione introduttiva fatta dal collega Murgia, e mi pare giustificato, soprattutto la moderazione dei toni, l'aver evitato l'enfasi nel momento, pur riconoscendo l'importanza stessa di questo stesso momento. Io credo che, su questo primo provvedimento, una prima riflessione vada fatta per capire se è vero che con questa norma emanata dalla Commissione paritetica Stato-Sardegna si sia effettivamente concretamente ed efficacemente costituita le zone o i porti franchi in Sardegna. Questo è il primo quesito che ci dobbiamo porre, è un quesito di non poco conto, perché da questo quesito discende se attraverso questo provvedimento noi possiamo dire ai sardi oggi di aver istituito le zone franche nell'ambito dei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax, eccetera. Sicuramente, signor Presidente, noi possiamo dire una cosa, che è stato sicuramente istituito il porto franco di Cagliari e questo discende dal fatto che nel medesimo provvedimento è indicata non solo la volontà di istituire il porto franco di Cagliari, ma è - riferito a quest'ultimo - anche la sua delimitazione. Ed è proprio l'elemento della delimitazione che fa discendere quel presupposto perché si possa istituire il porto o zona franca, questo perché l'articolo 167 del Codice doganale comunitario dice che per istituire una zona franca deve (usa il verbo deve) essere delimitata la zona interessata da questo beneficio. Benissimo, preliminarmente dobbiamo osservare che la norma che oggi abbiamo in discussione si è limitata a delimitare in maniera precisa, per quello che riguarda l'area portuale di Cagliari, quella che è la zona che può essere individuata come franca, mentre indica in via totalmente generica e quindi inefficace sotto il profilo della vera e propria istituzione delle aree di esenzione doganale, per quello che riguarda le città di Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax. Qui la Commissione paritetica, a nostro modo di vedere, non si sarebbe dovuta esprimere nel modo: sono istituite nella Regione zone franche, ma saranno istituite o potranno essere istituite nella Regione le seguenti zone franche, e solo con riferimento al porto canale di Cagliari invece la norma avrebbe potuto dire "nel rispetto della normativa comunitaria è istituita la zona franca nel porto canale di Cagliari". Questo discende direttamente dall'articolo 167 del Codice doganale comunitario e quindi credo che questo sia un primo e pesante macigno di ordine e di legittimità che pesa sopra questo provvedimento.

Ma il provvedimento è importante, è un provvedimento comunque che, come ricordava il collega Giuliano Murgia, ha una natura sicuramente storica e al di là dei dubbi della sua legittimità o illegittimità sicuramente merita di essere approfondito, merita di essere esaminato perché si possa capire meglio e perché i sardi possano capire meglio davanti a quale tipo di evento ci troviamo, davanti a quale tipo di normativa ci troviamo e quali effetti potranno scaturire nell'interesse della nostra popolazione. E allora, andiamo ad analizzare due aspetti di questo provvedimento, signor Presidente. La prima questione, e con questo non voglio certamente avanzare una ragione campanilistica anche se, apparentemente, potrebbe apparire così, anche perché poi dico subito che il Gruppo di Alleanza Nazionale voterà favorevolmente il documento e quindi, pur con questa posizione diciamo così di principio generica e di fondo positiva, sente di dover avanzare comunque delle precisazioni e delle riserve. La prima questione che emerge, e questo dispiace a me personalmente e doppiamente in quanto cittadino dell'isola di Sant'Antioco, il porto commerciale di Sant'Antioco è l'unico porto che non è stato ricompreso nei porti franchi. Io credo che a questo si possa porre rimedio nel momento in cui si andrà alla delimitazione delle aree franche in merito ai porti indicati e più precisamente, credo, che si potrà sfruttare la parte finale della prima norma nella quale si recita "e in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegati o collegabili". Io credo che la Regione, ma visto che se passerà l'ordine del giorno, come passerà, anche le Commissioni competenti nel momento in cui dovranno esprimere un parere quando si andrà all'individuazione con particolare riferimento al porto di Portovesme, secondo la nostra opinione questa delimitazione dovrebbe riguardare sia il porto di Portovesme, ma in unico contesto anche il porto di Sant'Antioco perché è direttamente collegato o collegabile al porto di Portovesme e alle relative aree industriali. Aree industriali che riguardano sia il polo industriale di Portovesme, ma per esempio riguardano la stessa azienda Sardamag di proprietà regionale attuale, e che è situata all'interno del porto di Sant'Antioco, sarebbe una di quelle aziende che se la delimitazione rimanesse attuale, la Sardamag sarebbe una di quelle aziende che pur essendo in crisi, pur essendo in una situazione difficilissima, non godrebbe di quegli auspicati benefici che derivano dall'esenzione doganale e questo per effetto di una decisione del suo stesso proprietario, cioè la Regione.

Io credo che questa sia una contraddizione che noi non possiamo mantenere in piedi, e credo che sia anche una omissione che è avvenuta nell'indicazione di questo documento, credo però che si possa mettere rimedio perché non penso che sia necessario indicare che il porto di Sant'Antioco sia zona franca, può benissimo rimanere il porto di Portovesme come zona franca, ma la sua delimitazione può abbracciare sia la Sardamag che le altre aziende che operano all'interno del porto di Sant'Antioco. In questa direzione ci muoveremo e faremo il possibile per correggere quest'omissione che io ritengo possa essere colmata facilmente. La natura del provvedimento, abbiamo detto che si tratta e si tratta di un provvedimento attutivo dell'articolo 12 dello Statuto speciale della Sardegna e proprio per questo bene ha fatto il collega Murgia a non usare toni, diciamo, trionfalistici, perché noi stiamo limitandoci oggi ad attuare appunto l'articolo 12, un articolo che è stato pensato e concepito in un'economia che era relativa al 1948, a una situazione che era molto diversa, a uno scenario internazionale ed economico che era totalmente diverso da questo e quindi questa norma io ritengo che con un minimo di onestà intellettuale e politica, come tutti noi abbiamo qua dentro, debba essere oggi ridimensionata e ricollocata in un nuovo scenario internazionale ed economico nel quale dobbiamo istituire questa nuova conquista. Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che per quanto ci riferiscono anche gli studiosi, che la zona franca che ha contenuto di esenzione doganale era importante quando non esisteva per esempio la Comunità Economica Europea, quando i dati costituivano pressanti imposizioni di carattere economico molto forte, quando le procedure burocratiche erano ancora più selvagge e penetranti di quelle che sono oggi. Mentre sicuramente gli stessi studiosi ci dicono che le zone franche di carattere doganale oggi sono di scarsissima efficacia economica. proprio per il fatto che i beni e le produzioni che vanno a trarre vantaggio rispetto all'esenzione doganale sono solamente, nel caso nostro, quei beni che provengono da paesi terzi alla Comunità europea e quindi limitano già il numero dei paesi e delle merci provenienti da quei paesi, ma in più ci troviamo in una situazione nella quale negli anni si è avuto gradualmente ma progressivamente un abbattimento dei tassi doganali, sempre gli studiosi dicono che l'applicazione di una norma come quella che stiamo andando a trattare arriverà a incidere al massimo nel fatturato annuale delle aziende in un risparmio, di minore imposizione di carattere doganale, pari al massimo al 2 per cento del fatturato. Quindi stiamo parlando di un provvedimento che avrà un impatto economico veramente esiguo, non è quello strumento che i sardi hanno aspettato e hanno voluto per molti anni. Non è lo strumento che potrà funzionare da volano e da strumento di sviluppo della economia sarda. Per quello che riguarda le imprese non è lo strumento attraverso il quale noi potremo affrontare il problema della disoccupazione in Sardegna. Allora io credo che partendo da qui, forse, noi tentiamo di fare una operazione di restituzione della verità delle cose e dobbiamo dire ancora che la concessione di questa zona di esenzione doganale a ridosso e a servizio soprattutto della industria, perché questa è la volontà che è emersa dal provvedimento, ci dice assolutamente che stiamo ponendo uno strumento di scarsissima efficacia economica al servizio di un comparto che ormai è in agonia e che, rispetto a questo beneficio, non riuscirà a trarre quei vantaggi che si aspettavano i sardi. Allora perché Alleanza Nazionale ha deciso di votare favorevolmente l'ordine del giorno che oggi abbiamo in discussione. La motivazione è chiara. Abbiamo chiesto, e le altre parti politiche hanno convenuto sulla correttezza di questa richiesta, che nell'ordine del giorno fosse inserito il fatto che la Sardegna consideri irrinunciabile, come obiettivo di fondo, la istituzione in Sardegna di una zona franca fiscale e integrale. Anche perché io credo che un altro dei problemi che andremo a sperimentare nel tempo, e che può essere collaterale alla istituzione della zona franca doganale allocata nei porti o a ridosso dei porti, possa costituire un altro difetto. Molto spesso scrivono, le varie maggioranze che si sono succedute al governo della Regione, che la nostra è una Regione che ha differenti situazioni socio economiche, che vive squilibri socio economici nell'ambito della propria Regione, della propria isola, e allora io credo che anche la istituzione di zone di esenzione doganale, che potranno essere giusto alcune aree di sperimentazione, ci diranno anche a breve, e io credo che questo potrà accadere, che si potranno rafforzare alcuni squilibri socio economici attualmente esistenti possibilmente a vantaggio di aree che oggi sono già forti rispetto ad altre aree che invece sono cronicamente deboli e anche questo io credo che deponga a favore di una zona franca che, invece, sotto il profilo della ubicazione deve essere sicuramente una zona franca integrale e che riguardi l'intero territorio, mentre i punti franchi si prestano a questo ulteriore problema. Credo anche che l'aver adottato questa unica possibilità che lo Statuto ci offriva, ci faccia anche osservare una concezione di zona franca riduttiva che è, abbiamo detto, collegata all'industria, settore ormai in agonia, ma allo stesso tempo anche zona franca scollegata, totalmente scollegata dagli altri comparti economici. Io non riesco a vedere nell'immediato un collegamento tra gli altri comparti economici, possiamo prendere l'agricoltura, possiamo prendere tutti gli altri campi dei servizi attuali, io non vedo vantaggi né collegamenti diretti fra una zona franca di esenzione doganale così concepita e gli altri settori diversi dall'industria. Allora la strada io credo che sia tutt'altro che terminata. Credo che su questi problemi occorrerà rinforzare invece le azioni che la politica deve mettere in campo. Credo ormai che l'unica possibilità che noi abbiamo è quella di imitare alcune realtà che già nell'ambito europeo esistono; è inutile citare la Corsica che non è stata ancora attuata in via concreta, ma possiamo prendere altri territori europei che già godono di sistemi di regime di esenzione fiscale. Possiamo fare riferimento all'isola di Madeira per parlare di realtà che sono state visitate anche nel corso di questa legislatura, credo dalla seconda Commissione consiliare; abbiamo i risultati di quella visita. I risultati di quella visita ci dicono che esistono nell'ambito comunitario delle realtà che hanno ottenuto, in ragione della loro insularità, le autorizzazioni necessarie dalla Comunità europea e che oggi hanno un pacchetto di agevolazioni fiscali limitate nel tempo, sino al 31 ottobre del 2011, che riguardano l'abbattimento totale della corrispondente italiana IRPEF, per quello che riguarda le persone fisiche, dell'IRPEG, dei redditi derivanti dalle attività bancarie, commerciali e industriali, così anche la esenzione dell'IVA e di tutte le altre tassazioni indirette. Quindi non stiamo parlando di cose che non esistono oppure che sono disomogenee alla nostra situazione. Abbiamo delle realtà che sono omogenee alla nostra situazione e che sono più avanti di noi su questo terreno; quindi se è vero che oggi dobbiamo constatare che siamo in un momento importante, in un momento storico ma dagli scarsissimi effetti concreti, dagli effetti praticamente nulli, possiamo solamente gridare a distanza di 50 anni che abbiamo raggiunto un obiettivo attuativo che poteva essere giustificato in un contesto socio economico di 50 anni fa, lo attuiamo con 50 anni di ritardo, forse con un po' di orgoglio, ma dicendo chiaro che non ci sarà alcun beneficio concreto, efficace e tangibile rispetto ai grandi problemi di cui soffrono oggi l'economia e l'impresa sarde. Al contrario, invece, credo che sia anche il momento di fare un bilancio dei ritardi perché se allo stesso momento possiamo constatare che ci sono realtà che hanno già ottenuto ciò che qui si chiede da anni, credo che dobbiamo constatare i ritardi che la politica ha scontato in questa Regione, che le maggioranze che si sono succedute, all'interno delle quali devo dire non sempre abbiamo constatato governi autorevoli capaci di confrontarsi con lo Stato nazionale e con la Comunità europea, queste maggioranze oggi non sono, almeno fino ad oggi, ancora all'altezza di garantirci una zona franca integrale e di carattere fiscale. Quindi voteremo sì a favore di questa opportunità che, secondo noi, ha più valore di riconoscimento storico più che di effetti concreti, ma diciamo solamente che la strada è ancora lunga e questa data odierna non deve far cantare vittoria a nessuno, anzi deve essere una data di grande riflessione e anche una data di sconfitta delle politiche che si sono praticate in Sardegna negli ultimi 30, 40 anni e che forse obiettivi, che da altre parti sono stati concretamente raggiunti, qui oggi ancora appaiono come lontani e incerti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, probabilmente la mia è una voce stonata in questa assemblea, in quanto nella prima Commissione, da quello che ho visto, si è trovato un accordo che reca la firma di quasi tutti i Gruppi consiliari escluso il nostro. Non è un caso che il nostro Gruppo non abbia firmato l'ordine del giorno, perché in merito alla norma di attuazione dello Statuto della Regione Sardegna, proprio concernente l'istituzione di zone franche, noi esprimiamo un grande disappunto per il metodo adottato dal Presidente della Giunta regionale per far giungere in Aula tale provvedimento. Se ha usato il metodo che ha ingenerato false aspettative e chissà quali ricadute positive per l'intera Sardegna. Queste sono le dichiarazioni che abbiamo sentito tutti, sia tramite televisioni che tramite la stampa. E si è proposto all'approvazione di un testo a nostro avviso inadeguato. Ma voglio venire nel merito del testo. Noi riteniamo che esso non risponda nemmeno alle esigenze dell'area di Cagliari. Qua tanto si è parlato di campanilismi e si è anche enfatizzato questo problema, facendo vedere alla Sardegna che qua in Consiglio regionale ci fossero chissà quali sommovimenti per privilegiare (?) l'uno o l'altro, per cui ponendo agli occhi di tutti una condizione tale che poneva la necessità, quasi quasi, di trovare per forza un accordo se no, secondo come si esprimeva questo Consiglio regionale, avrebbe votato contro qualcuno (?). Così a nostro avviso non è, perché questo provvedimento, a nostro avviso, non risponde nemmeno alle esigenze dell'area di Cagliari, in quanto la delimitazione risultante dall'accordo di programma stipulato con il Ministero dei trasporti, riguarda esclusivamente il porto canale di Cagliari e taglia completamente fuori tutte le attività produttive adiacenti a quella delimitazione. Vedete, si capirebbe l'urgenza e la necessità se tale porto canale fosse a tutti gli effetti operativo o se dovesse entrare in funzione nei prossimi mesi. Questo non risulta; anzi risulta che l'operatività dovrebbe avvenire a fine 1998, se tutto va bene. E chiedo anche, per cui su questa mia affermazione, all'Assessore dei trasporti, di smentirmi se così non fosse, per cui la delimitazione proposta, ancorché provvisoria e di prima applicazione, risulta priva di qualsiasi beneficio concreto per l'area cagliaritana. Ma risulta ancor più inconcludente la formulazione trovata per gli altri cinque porti sardi, in quanto nessuno risulta abbia i requisiti previsti dal capitolo 3, sezione prima, articolo 162, amico Locci, della normativa comunitaria oggi vigente al riguardo delle delimitazioni. La forzatura operata dal Presidente per una rapida approvazione del testo proposto dalla Commissione paritetica, ha ingenerato questa sì divisione e perplessità, ma in chi ha generato queste perplessità? In tutti coloro che nei diversi territori, compreso Cagliari, guarda più alla sostanza delle cose, analizza con attenzione gli effetti che tale deliberato produce. Noi, onorevoli colleghi, onorevole Presidente, su un argomento che coinvolge l'intera Isola e per la stessa portata e importanza che esso riveste nella nostra già agonizzante economia, bruciare un occasione di sviluppo e fonte di rilancio approvando un testo da noi ritenuto vano e inconcludente sarebbe un grave errore. Non si può approvare, a nostro avviso, in quanto se è vero che tale testo è stato proposto per l'approvazione dalla Commissione paritetica, è altrettanto vero che la stessa Commissione ha preso atto della volontà politica della Giunta, in questo caso il Presidente o l'Assessore incaricato (non so chi fosse) ha formulato alla Commissione paritetica, penso attraverso i nostri rappresentanti in tale Commissione, gli orientamenti politici non conformi all'orientamento generale di questo Consiglio regionale. E questa cosa si ricava dalla lettura del verbale della Commissione paritetica dove dice: tale nuova formulazione apporta alcune modifiche al precedente testo predisposto dalla Regione sul quale i ministeri interessati, ad eccezione del Ministero delle finanze che aveva formulato alcune osservazioni, avevano espresso parere favorevole. Per cui è chiaro che siamo di fronte a una presa d'atto della Commissione a una proposta politica della Regione molto precisa. E siamo di fronte a un fatto ancora più grave, in quanto la Regione, il suo Presidente, in data 21 aprile, se non sbaglio, 1997, aveva siglato un'intesa con lo Stato, con il Governo, dove recitava esattamente queste parole: la Regione autonoma della Sardegna si impegna, entro tempi ristretti, a produrre le necessarie proposte progettuali corredate da tutti i nulla osta e autorizzazioni di propria competenza. Per cui il fatto che in quest'Aula arrivi un provvedimento molto inconcludente e privo di efficacia nei confronti di tutti i territori, compreso quello di Cagliari, è una precisa scelta politica della Giunta, che non ha operato in virtù di un protocollo firmato sei mesi fa ma ha operato ugualmente nell'emergenza, perché aveva la necessità di poter sbandierare la vittoria storica di questa nostra Regione nei confronti dello Stato per l'attuazione di questo articolo 12, per cui per la prima volta nella Sardegna, per cui un impatto puramente propagandistico che però concretamente non produce assolutamente nulla per le cose che dicevo poc'anzi. Per cui non si può approvare, se è vero che tale testo sia stato proposto per l'approvazione alla Commissione paritetica. E vedete, questa volontà della Giunta, che poi non si capisce bene lo stesso percorso che ha fatto per arrivare qua in Aula, mi ricordo che si è interrotto addirittura il Consiglio, quasi quasi come se si fosse stati di fronte a una cosa epocale, una cosa storica, una cosa che tramutava le sorti economiche di questa nostra Isola. Il nostro compito comunque, come Consiglio, è di indirizzo e di controllo; il vostro, e mi rivolgo alla Giunta, anche se vedo, e sarebbe utile che la stampa, oltre che riportare quello che riporta, riporti anche l'attenzione che la Giunta ha, in questo momento, rispetto a un tema così particolarmente delicato per la nostra Sardegna. Non c'è nessuno, l'unico Assessore che c'è sta telefonando e probabilmente non sente nemmeno quello che sto dicendo. E vedete, questo qua denota la ...

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Collega, sento anche da qua.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Ah, vedo che c'è l'Assessore del lavoro, anche se non è seduto nei banchi della Giunta, comunque non cambia sostanzialmente il mio giudizio. Stavo dicendo che come Consiglio abbiamo quello di indirizzo e di controllo. Quello della Giunta è quello di porre in essere gli indirizzi del Consiglio. Mi sembra palese che questo non sia avvenuto e ribadisco ancora il fatto che non sono stati applicati, non soltanto gli indirizzi del Consiglio, ma nemmeno gli stessi indirizzi che la Giunta si è data in questi precedenti mesi. Oggi ci chiedete di approvare il tutto a scatola chiusa, per non perdere un'occasione che aspettiamo da cinquant'anni. Io ritengo che se approviamo il testo, così come è, noi stiamo compromettendo quello che stiamo ricercando da cinquant'anni, dovendo aspettare chissà quanti anni prima di avere qualsiasi ricaduta positiva concreta. Per questo ribadisco alcune domande: è vero che il porto canale di Cagliari non potrà essere operativo se non alla fine del 1998, se va bene? E' vero che la delimitazione proposta, se pure in prima applicazione, taglia fuori tutte le attività produttive della stessa zona? E' vero che per tutti gli altri non è stata neppure ipotizzata da parte della Regione una ipotetica delimitazione? E' vero che nel testo della Commissione paritetica non si fa nessun riferimento alla possibile applicazione della legge dello Stato del 23 dicembre 1996, numero 662, che permette l'applicazione nei territori dell'obiettivo 2 del Regolamento CEE 2052/88, in cui sono previste agevolazioni anche fiscali dirette a trarre investimenti in attività produttive e dove è previsto che lo Stato attui le compensazioni per le minori entrate della Regione?

Cari colleghi, concludendo, mi sembra pertanto utile ribadire, anche attraverso l'approvazione dell'ordine del giorno sembra all'unanimità dalla Commissione autonomia, e adesso fatto proprio da quasi tutti i Capigruppo del Consiglio regionale, che stiamo dando il via libera all'applicazione, dopo cinquant'anni, di una norma dello Statuto sardo, senza alcuna - lo ribadisco - ricaduta positiva. Anche in considerazione delle evoluzioni legislative che, nel frattempo, sono intercorse a livello nazionale e internazionale. Tale testo può risultare soddisfacente solamente sotto il profilo formale, ma insufficiente per l'economia isolana sul piano sostanziale.

Per concludere veramente, propongo all'Aula, dopo la discussione sull'approvazione dell'ordine del giorno, così come formulato dalla maggioranza dei Capigruppo, in Commissione e in Aula, la seguente variazione: al primo capoverso "impegna la Giunta regionale" sostituire "sentiti i consorzi" con "su proposta dei consorzi", abrogare, sempre nel primo capoverso, "esclusa quella di Cagliari", in quanto abbisogna (?) di fare la delimitazione che comprenda anche le altre industrie che gli sono adiacenti, abrogare il secondo capoverso e tutta la parte dove formula il parere. Rimane inteso, con questo, che la nostra espressione di voto sarà determinata dal dibattito in corso, dalla sensibilità delle varie forze politiche a prendere atto anche delle nostre istanze.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vassallo. Per quanto attiene agli emendamenti proposti è bene formalizzarli per iscritto, in modo che tutti i consiglieri ne abbiano contezza prima di pronunciarsi in merito.

Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, l'importanza del tema mi induce a un breve intervento chiarificatore, per sottolineare alcuni aspetti che ritengo di particolare rilevanza e che mi sembra non siano stati sufficientemente approfonditi nel dibattito in corso.

Vorrei ricordare, a questo riguardo, che la seconda Commissione già nel dicembre dello scorso anno ha preso posizione sulle stesse questioni su cui la Commissione paritetica ha definito il proprio atteggiamento formulando le norme di attuazione, e la seconda Commissione ha ribadito questa posizione nella seduta di ieri, mentre si svolgeva la riunione della Commissione autonomia. Quali sono questi punti su cui noi avevano insistito nel dicembre del 1996? La prima questione era la differenziazione netta tra zona franca fiscale e zona franca doganale, sostenendo che mentre la prima, ai sensi del diritto comunitario, poteva essere istituita senza alcuna approvazione, alcun parere favorevole da parte della Comunità europea, la zona franca fiscale non è più materia che possa essere disciplinata dallo Stato, anche se su proposta della Regione, quindi assolutamente non con norme di attuazione che entrano in vigore, ma occorreva che il provvedimento, di norma di natura legislativa, venisse sottoposto all'approvazione dell'Unione europea perché vi sono delle questioni che riguardano il tema della concorrenza e, come noi sappiamo, il Trattato di Maastricht, comunque le norme comunitarie, assoggettano l'entrata in vigore di questa norma alla previa approvazione da parte dell'Unione europea. Questa distinzione, su cui noi avevamo richiamato l'attenzione, e anche allora non c'erano delle idee chiare, trova puntuale riscontro nel testo adottato dalla Commissione paritetica, che come noi abbiamo potuto constatare, tutti gli interventi sono chiaramente in questo senso, ha regolato soltanto la questione della zona franca doganale, non cita zona franca doganale ma il fatto che richiami i regolamenti comunitari, il fatto che non preveda minimamente la procedura di approvazione del testo da parte dell'Unione europea mi sembra dimostri con chiarezza e lucidità il fatto che questa è la scelta operata.

Avevamo nel nostro parere detto una cosa, anche con grande chiarezza, e cioè che la zona franca doganale, ai sensi del diritto comunitario, deve essere previamente delimitata, perché il diritto comunitario esige che per nascere la zona franca doganale sia già identificata, ma non soltanto genericamente, ma siano tracciati, per così dire, almeno su una mappa i suoi confini. Su questo credo che non ci siano dubbi, e ne ha parlato anche l'onorevole Locci in precedenza, io mi ero espresso in questo senso anche in seno alla Commissione autonomia la settimana scorsa, la Commissione paritetica ha glissato, perché ha ritenuto, secondo me impropriamente ai fini del diritto comunitario, che si potesse parlare di zone franche istituite, anche se la delimitazione non era stata previamente operata. Però, la formula "sono istituite", se da un certo punto di vista lascia un po' di perplessità a un giurista, sul piano che a noi interessa è molto importante perché manifesta una volontà chiara e incondizionata, come poi, formula, risulta dall'ordine del giorno di istituire le zone franche in questione.

Il terzo punto è che la questione della zona franca fiscale, lo dicevamo nel nostro parere, è una questione complessa, ed è legata alla più generale questione dello status delle isole e delle regioni periferiche in generale nel Trattato di Maastricht. Caro collega Locci, noi purtroppo non siamo andati a Madeira, ma sappiano, nonostante questo, che Madeira ha avuto la zona franca fiscale perché c'è nel Trattato di Maastricht una norma che prevede uno status particolare per le regioni ultraperiferiche...

LOCCI (A.N.). La terza Commissione.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Ma non in questa legislatura.

LOCCI (A.N.). Sì, il 27 maggio 1995.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Comunque, la seconda non è andata, ahimè, a Madeira. Io parlavo della seconda, ma, comunque, anche se non siamo andati a Madeira, sappiamo che Madeira ha questa zona franca fiscale, così come le Canarie, per esempio, perché il Trattato di Maastricht prevede uno status particolare per le regioni ultraperiferiche. Allora, perché sia più facile ottenere lo status di zona franca fiscale bisogna fare una battaglia a livello di Unione europea. In parte l'abbiamo già non dico vinta, ma qualche risultato l'abbiamo ottenuto, perché sappiamo che il testo dell'articolo 130 A del Trattato di Maastricht, il quale verrà firmato ad Amsterdam il 2 ottobre, prevede appunto che bisogna tenere conto dello status di insularità in generale, non soltanto delle isole ultraperiferiche, nel determinare gli obiettivi e le regole della cosiddetta coesione economica e sociale. Ma, appunto, si tratta di un'operazione difficile, perché non soltanto occorre il parere della Unione europea, ma ci sono, in assenza di principi di carattere generale inseriti nel trattato, maggiori difficoltà perché questa norma sulla creazione di una zona franca fiscale possa essere approvata. Del resto il governo francese e l'Unione europea, nel caso della Corsica hanno fatto riferimento specifico allo status di isole in questa decisione. Queste considerazioni sono state determinanti nell'indurmi al di là delle riserve di carattere formale che avevo, e anche sostanziale, nei confronti del testo a manifestare il mio consenso e a impegnarmi attivamente perché appunto il testo avesse una determinata formulazione in quanto io ritengo che è vero che il problema della zona franca doganale non risolve i problemi della Sardegna, ma è anche vero che nel momento in cui siamo impegnati in una lotta, in una battaglia a livello di rapporti con lo Stato, con le altre regioni italiane, ma soprattutto a livello di Unione Europea, il fatto di restare ancora senza attuare una norma che abbiamo nel nostro Statuto, che ci mette in una condizione differenziata rispetto alle altre isole e alle altre regioni italiane, credo che avrebbe indebolito particolarmente la nostra posizione in questa battaglia che noi vogliamo condurre partendo dalle zone franche doganali per la creazione e l'ottenimento di una zona franca fiscale. Detto questo, io credo che noi non possiamo, pur riconoscendo l'importanza e l'urgenza di questo provvedimento, dimenticare che c'è almeno un'altra norma nello Statuto che è altrettanto importante quanto è importante l'articolo 12 e che resta, anche questa norma, disattesa e inapplicata a 50 anni di distanza dall'entrata in vigore dello Statuto. E' anche questa una norma, l'articolo 52, voglio precisare, che noi abbiamo unica rispetto a tutte le altre regioni a Statuto speciale e quindi anche per questa disposizione scatta la considerazione che facevo prima e cioè che noi abbiamo tutto l'interesse, anche sul piano politico e giuridico, a chiedere l'attuazione di una norma che ci mette su una posizione differenziata rispetto alle altre regioni italiane. Delò resto ne abbiamo parlato a lungo a proposito del testo votato dalla Bicamerale, dove appunto il problema della partecipazione delle regioni ai trattati di commercio o comunque agli accordi in materia economica e finanziaria conclusi dallo Stato è stato affrontato dalla Bicamerale, ma con soluzioni che nel caso nostro devono tener conto del fatto che c'è una norma che abbiamo ma che ancora è inapplicata perché non ci sono le norme di attuazione. Senza dimenticare che questa norma ha anche dei riflessi sul piano economico immediati, forse più importanti di quelli che ha l'istituzione della zona franca doganale. Pensiamo alla questione del pecorino romano, pecorino romano, noi abbiamo subito certe scelte, certe decisioni anche perché non siamo stati associati alla delegazione italiana che trattava o che partecipava insieme all'Unione Europea nei negoziati GAP(?). E invece secondo questa norma noi avremmo avuto diritto a partecipare all'interno della delegazione italiana. Pensiamo ai negoziati che si stanno incominciando a avviare sul piano euromediterraneo per la creazione di una zona del libero scambio, è impensabile che noi non rivendicando una norma che abbiamo nello Statuto continuiamo ad essere esclusi da questi negoziati, perrché chiaramente al Ministero degli esteri sono ben contenti di tenerci fuori, in quanto appunto non c'è la norma di attuazione.

Allora io credo che l'occasione di questo dibattito sia per attirare l'attenzione del Consiglio sul fatto che questa è anch'essa una norma di eccezionale importanza, e che la Giunta, della cui importanza è stata avvisata e più volte sollecitata con alcune interrogazioni e pareri che abbiamo inviato, ponga subito la questione all'ordine del giorno della Commissione paritetica, in quanto ritengo che questo è rilevante sul piano economico e per i riflessi sul piano giuridico politico possa integrare i risultati già altamente positivi che con quest'ordine del giorno, con queste norme di attuazione in previsione come dicevo della creazione della zona franca fiscale, oggi noi finalmente otteniamo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte a una norma di attuazione che arriva dopo 50 anni e credo che ci arrivi in una formulazione, direi, burocratica. Credo che sia anche il momento di prendere atto che in sede di Commissione paritetica la Regione sarda deve porsi su un piano paritetico rispetto alla rappresentanza governativa, cioè avere un'espressione di alto livello che d'altra parte abbia anche una corrispondenza politica con il Consiglio regionale.

Perché credo che si sia andati a scrivere una norma di attuazione che è stata scritta come un compitino in classe, con strafalcione finale. Credo che si sia letto l'articolo che parlava di punti franchi da istituire in Sardegna, si è andati a vedere il Codice doganale dell'Unione Europea per cui i punti franchi non esistono più, sono zone franche, si è detto: istituiamone alcuni perché l'articolo 12 parla al plurale, non parla di punto franco, ma di punti franchi, dove istituirli si è lasciato abbastanza indeterminato, ma praticamente si possono istituire in tutti i porti e aree industriali della Sardegna. Io ho fatto una battuta che sono inseribili tutti i porti, compresi quelli dove sono alloggiati i pescherecci e tutte le aree, compresi i piani per l'insediamento produttivo dei comuni dove pascolano anche le pecore, insomma. Sotto questo profilo vorrei dissipare i dubbi del collega Locci, non c'è affatto bisogno che il Porto di Sant'Antioco venga aggregato alla zona franca di Portovesme perché dice "sono istituiti nei porti e in altri porti delle aree industriali, eccetera eccetera". Quindi Sant'Antioco bene o male un porto ce l'ha, è istituibile con separato decreto anche una zona franca di Sant'Antioco. Il problema che si pone davanti a questa parte di territorio e di zone franche è che in base al Codice doganale dell'Unione Europea, le zone franche necessitano della possibilità di essere sorvegliate. Noi possiamo sulla base di questa norma istituire zone franche che siano diffusissime nel territorio, qualcuno ha parlato di zone franche a pelle di leopardo, ma urtano con quel principio del Codice doganale dell'Unione Europea che dice che vanno sorvegliate. Se la sorveglianza è difficile vanno addirittura recintati, i posti di entrata e di uscita vanno comunque individuati, bè, il risultato che accresce le perplessità del Consiglio è questo: non è che le autorità doganali di fronte a una serie di proposte di zone franche così concepite assumono un atteggiamento restrittivo e cerchi di chiudere il più possibile, praticamente bloccando, oltre Cagliari su cui esiste una delimitazione e quindi non c'è da discutere, o comunque dilazionando i tempi per le altre previste e creando ostacoli per le altre non specificatamente previste, questa è la preoccupazione che questa Commissione ha e chiaramente il problema sarebbe superato se, partendo dal principio che i punti franchi non esistono e che sono zone franche, la Sardegna venisse costituita in un'unica zona franca doganale, perché a quel punto la delimitazione consente un'agevolissima sorveglianza, siamo un'isola ben lontana dal continente italiano e quindi non creerebbe tutti questi problemi che ci saranno perché credo che le nostre zone franche diventino tante piccole Livigno, tanto per fare un esempio di zona franca già esistente nel territorio italiano. Per cui diventerà la lotta se è ammissibile portare un serbatoio di benzina fuori dalla zona franca o due pacchetti di sigarette, teniamo conto che l'autorità doganale ha il potere di inibire alle persone che ritiene potenzialmente pericolose per gli interessi fiscali l'ingresso in zona franca, e quindi potremmo andare incontro a limitazioni della libertà di movimento all'interno della Sardegna, cioè creiamo all'interno della Sardegna una serie di varchi doganali difficili da controllare ma che comunque costituiscono per i cittadini, probabilmente, una grave turbativa alla libertà economica e di movimento. Questo mi sembra sia il principale risultato che ottiene una norma di attuazione di natura strettamente burocratica, priva di ogni spirito di capire quello che si muove. Il governo con l'intesa del 21 aprile aveva detto che vedeva la necessità in Sardegna di una zona franca, di una zona franca! E invece qua stiamo andando a costituire tante minime zone franche con una ricaduta chiaramente diversa. Seconda questione, si è staccato il discorso della zona franca doganale dal discorso della zona franca fiscale; chiaramente io credo che la zona franca doganale abbia una capacità di attrarre se è accompagnata da altri strumenti. Strumenti che gli altri paesi dell'Unione europea hanno visto nelle zone franche fiscali. Cioè qua abbiamo voltato le spalle alla Corsica che è andata su una zona franca che non è doganale ma è esclusivamente fiscale, e noi praticamente andiamo su una situazione che poteva essere forse più vantaggiosa 50 anni fa , ma oggi sicuramente ha un impatto economico anche minore. Teniamo conto che la normativa doganale dell'Unione europea dà una libertà maggiore alle zone franche doganali delle regioni ultra periferiche e alla zona franca di Amburgo, salvo la possibilità di limitare questa zona franca di Amburgo. Quindi avviamo praticamente una zona franca di serie B rispetto a Madeira e Amburgo, perché è una zona franca che è soltanto una specie di grande magazzino franco. Le stesse operazioni di trasformazione hanno bisogno di una autorizzazione specifica della autorità doganale. Quindi sono delle zone franche sottoposte a limitazioni. Io colgo la provocazione sempre intelligente del collega Fois, e cioè battiamoci per uno status della insularità perché chiaramente questo può sbloccare certe situazioni, anche la stessa configurazione di zona franca che stiamo andando ad istituire. Detto tutto ciò a me spaventa il bocciare la norma di attuazione, l'esprimere parere sfavorevole, e mi preoccupa sulla base della considerazione che se abbiamo impiegato 50 anni per farla scrivere ho paura che per farla riscrivere, possiamo correre il rischio, visto l'interesse che c'è a Roma ma direi anche lo scetticismo che spesso affiora qua a Cagliari, altrettanto. Per cui io ritengo che la norma comunque vada approvata. I problemi che sorgeranno dopo, e sicuramente sorgeranno per i motivi che dicevo, è meglio affrontarli con un decreto del Presidente della Repubblica che dice che sono istituite le zone franche piuttosto che continuare come adesso che non abbiamo nessuna norma di attuazione dello Statuto. Credo che queste zone franche andranno necessariamente riviste. E andrà rivista anche quella delimitazione di Cagliari che è stata inserita inopinatamente, e credo con una notevole disarmonia, al terzo comma della norma di attuazione. Io non capisco che cosa si sia voluto, se non vincolare il governo forse ad una delimitazione già avvenuta. Però faccio notare prima di tutto che è una delimitazione estremamente infelice. Abbiamo parlato di zone franche per la produzione e viene delimitata nel porto di Cagliari un'area in cui non c'è nessuno stabilimento industriale, in cui chiaramente vi è la necessità di far partire da zero, in Sardegna nei porti credo compresa la zona industriale di Cagliari abbiamo una serie di stabilimenti che lavorano estero su estero, su cui non vi era dubbio della opportunità di inserirli in zona franca. Invece si va a inserire, a concordare con il governo a priori senza nessun esame proprio una zona franca in cui non c'è nessun insediamento produttivo. Quindi non so se si sia voluto favorire Cagliari, perché in ultima analisi potrebbe essere una norma che sfavorisce Cagliari. Per cui anche su quello occorrerà ritornare perché mi sembra l'ennesima dimostrazione che non si sono capiti i valori economici e le prospettive economiche che stavano dietro l'applicazione dell'articolo 12 dello Statuto, si è agito da burocrati un po' con i paraocchi e non con una visione della economia più aperta. Data questa situazione la Commissione ha ritenuto di dover garantire che almeno le sei zone franche indicate passino e quindi dando tempi certi, per quanto riguarda l'amministrazione regionale, per avanzare delle proposte. Di prevedere che le proposte siano anche con una consultazione degli organismi che meglio conoscono la realtà industriale della Sardegna, e cioè i consorzi per le aree industriali. Di ribadire che le zone franche doganali senza la zona franca fiscale a poco servono e il governo non può certamente dire di aver soddisfatto le condizioni dell'intesa del 21 aprile dandoci queste mini zone franche doganali, nello stabilire che comunque il Consiglio non può essere ignorato nella materia. Io sono sempre stato della opinione che i pareri delle commissioni consiliari sugli atti della Giunta siano inutili se non dannosi. Ma questo per quanto attiene l'attività di gestione, invece abbiamo la sensazione che la Giunta ignori e non voglia i pareri del Consiglio, e abbia agito al di fuori del Consiglio e delle indicazioni che anche il Consiglio aveva espresso in una questione che non è gestionale, è una decisione di scelte di politica economica, di scelte istituzionali. Qui si è andati avanti senza il parere del Consiglio anzi contro deliberati del Consiglio. Perché io ricordo che sulla intesa del 21 aprile abbiamo fatto tre dibattiti, abbiamo detto che erano ripetitivi, che stavamo dicendo le stesse cose; poi in questo documento delle cose dette non ci ritroviamo niente. Io capisco lo scetticismo di certi colleghi, credo che anche il collega Vassallo ne abbia espresso una certa dose, sul fatto che spesso gli ordini del giorno di questo Consiglio restano lettera morta. Noi stiamo per approvare un ordine del giorno che contiene degli impegni vincolanti, degli impegni precisi, degli impegni non derogabili, io credo che occorra una volontà del Consiglio di dire che questa volta non si scherza, che cioè le cose che stiamo scrivendo, che stiamo votando, sono cose in cui crediamo, sono cose che vanno rispettate. Non è possibile giocare su argomenti di questa importanza, con la volontà del Consiglio, con una volontà che è stata espressa da 150 mila cittadini sardi che hanno firmato una petizione per la zona franca volendo una zona franca vera e una zona franca subito. Quindi c'è su questo argomento in gioco la credibilità delle istituzioni regionali, c'è la credibilità di un Consiglio regionale che viene accusato, non per niente il tema della zona franca diventa vessillo di battaglia di quanti contestano la classe politica, di quanti contestano non solo la Giunta ma anche il Consiglio regionale. Credo che su questo dobbiamo dare una risposta forte, abbiamo indicato dei termini, delle procedure, delle modalità e delle volontà che dobbiamo portare avanti senza perdere tempo, senza cedimenti, senza lassismi, senza lasciarci condizionare anche dalle divisioni che ci sono in questo Consiglio, ma credo che siano divisioni su questo argomento superabili nel superiore interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Ha fatto bene, signor Presidente, il relatore a illustrare il lavoro della Commissione con un tono molto sobrio e molto misurato, senza ricorrere a enfasi propagandistiche, anche se siamo di fronte ad un fatto importante. E' un fatto importante l'approvazione da parte del comitato paritetico delle norme di attuazione e siamo, credo, ora, dato il buon lavoro compiuto dalla prima Commissione, in condizioni, come Consiglio, mi pare, di esprimere un parere positivo. Io voglio soffermarmi molto sinteticamente su pochi punti. Il primo punto è questo: ciò che è veramente è importante, dato l'obiettivo della crescita del sistema delle imprese, come asse centrale per perseguire una politica di sviluppo della Sardegna, dato questo obiettivo, ciò che veramente è importante e decisivo è il sostegno al sistema delle imprese mediante sgravi contributivi e incentivi fiscali; questo è il punto vero. E allora hanno ragione i colleghi (noi siamo assolutamente d'accordo) che sostengono che la leva decisiva è la zona franca fiscale, che naturalmente è ben altra cosa, ben altro spessore, ben altra complessità e anche di ben altra utilità rispetto al puro e semplice affrancamento doganale. Parto da qui per dire che per noi (ma mi pare per la gran parte, per tutte le forze presenti in Consiglio) l'obiettivo è, e rimane, quello della zona franca fiscale nell'intero territorio della Sardegna come sistema differenziato, da studiare, di agevolazione e di sgravi, assunto come strumento di propulsione per lo sviluppo dell'intera comunità regionale. A questo dobbiamo arrivare. E questo esige un lavoro, un impegno e una lotta in sede nazionale e comunitaria, perché è chiaro, lo diceva con grande chiarezza e dottrina il collega Fois, che per quanto riguarda la zona franca fiscale è necessaria la preventiva autorizzazione da parte della comunità, a differenza che per quanto riguarda la materia doganale che è sotto la potestà statuale. Seconda considerazione: i punti franchi doganali, o zone franche doganali, hanno, anche se non sono, come dicevo testé, la zona franca fiscale, hanno anch'essi un'utilità; ce l'hanno in particolare per certi beni, ce l'hanno in particolare per certi processi lavorativi, possono avere una particolare valenza in aree della Sardegna, così come l'individuazione prospetta. Un'utilità quindi in sé limitata ma oggettiva, effettiva, e che quindi fin da ora configura un primo concreto passo in avanti, una conquista rilevante per l'autonomia sarda. Ma, soprattutto, l'approvazione delle norme di attuazione da parte del comitato paritetico, e poi speriamo dopo il parere positivo del Consiglio regionale da parte del Consiglio dei Ministri, e che questo sarà il passaggio decisivo, è un gradino, una tappa essenziale, importante, proprio per la conquista del regime di agevolazione fiscale e finanziaria. Quindi ha un'utilità in sé e un'utilità ancora maggiore per ciò che rappresenta, perché è una tappa verso un obiettivo che ci siamo riproposti e che stiamo perseguendo, come Governo regionale e come Consiglio regionale. Terza considerazione, va dato atto, credo, al Governo regionale e al Governo nazionale di aver scelto, per quanto riguarda la materia doganale, il metodo più spedito, cioè la via delle norme di attuazione. Io ricordo che sulla base di una discussione fatta in Consiglio, si era preparato un ordine del giorno che era appunto in via di elaborazione, e poi non è arrivato in Aula, e veniva indicata, in quell'ordine del giorno, proprio la via delle norme di attuazione per quanto riguarda le zone franche o punti franchi doganali. Quindi è stato scelto il metodo più rapido, sotto questo profilo, valorizzando (e questo è molto importante) una prerogativa nostra, che noi abbiamo e che altre regioni non hanno, cioè l'articolo 12 dello Statuto. L'impostazione, in questo quadro, è di dimensione regionale, perché individua, come è stato rimarcato un po' da tutti gli interventi, sei zone franche doganali, estensibili, esplicitamente estensibili nella formulazione approvata dal comitato paritetico. Io vorrei dire, senza polemizzare con alcuno, che capisco lo scetticismo, la prudenza, i timori, non capisco l'autolesionismo. Perché si dice, con molta precisione, puntualità: "sono istituite le seguenti zone franche doganali". Infine voglio dire che in questi giorni, nel lavoro difficile, positivo della prima Commissione, nella riflessione che ha attraversato un po' tutti i Gruppi consiliari e coinvolto l'intero Consiglio, è stato compiuto o si sta compiendo un atto di grande maturità, superando anche contrapposizioni territoriali che hanno naturalmente, alla base delle quali c'è una spinta di cui comprendiamo la natura e anche, talvolta, la consistenza. Cioè non ha avuto cittadinanza (e questo è un fatto che va rimarcato positivamente) la posizione del tipo: tutto deve camminare insieme o, altrimenti, nulla muoversi. Ora però dobbiamo vincere un'altra sfida; dobbiamo intanto, come prima cosa, fare subito la delimitazione delle altre aree, e poi si tratterà di rimettere mano anche alla provvisoria delimitazione finora effettuata, ma soprattutto fare subito le delimitazioni delle altre aree; e questo spetta al Governo della Regione, sentendo le comunità e le istituzioni locali, governando dunque le spinte territoriali senza esserne governati. Secondo si tratta di lavorare tutti sull'obiettivo di fondo, che è quello della zona franca fiscale per l'intera Isola, che è un obiettivo, badate, io con questa considerazione voglio concludere, è un obiettivo realistico; non è vero che è una cosa campata per aria. Forze importanti (per questo dico che è realistico) su scala nazionale, basta leggere i giornali di ieri e di oggi, hanno ripreso a parlare, da una parte di rilancio del Mezzogiorno, come prima questione nazionale, come emergenza nazionale, come questione la più importante e la più urgente dello sviluppo del Paese, e dall'altra hanno iniziato a mettere al centro delle nuove politiche di sviluppo la manovra fiscale, l'alleggerimento della pressione fiscale per il Mezzogiorno e le misure di sostegno alle imprese. In un contesto tematico di questo genere, la nostra proposta di andare in Sardegna a un sistema che riguardi l'intera realtà isolana di sgravi contributivi, di agevolazioni e misure di sostegno e finanziario trovano, senza forzature, una collocazione naturale e una possibilità di effettiva attuazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, molto brevemente per due rilievi. La prima è un'informazione doverosa dal punto di vista istituzionale, la mia firma sull'ordine del giorno è a titolo personale e non impegna chiaramente il Gruppo Misto che, al suo interno, ha delle posizioni differenziate. L'occasione per esprimere la mia adesione agli atti che il Consiglio regionale è chiamato in ordine all'attuazione dello Statuto della nostra Regione attinente all'istituzione di punti franchi mi obbliga, mi convince ancora una volta ad esprimere un giudizio fortemente negativo sulla Giunta regionale e sul Governo regionale che su questa materia, in questi tre anni ha soltanto frenato, non ha dato risposte alle iniziative consiliari, nelle commissioni di merito l'Assessore della programmazione ha frenato con argomentazioni personali, che io non ho mai condiviso, oggi viene proposta la pratica al Consiglio regionale e pur essendo un fatto positivo, ecco perché sono favorevole a questo passo positivo, si vede chiaramente che questa pratica viene subita dal Governo regionale, viene subita perché il governo regionale nulla ha fatto per portare questa pratica in Consiglio regionale e nessuna iniziativa la Giunta regionale ha assunto in favore della istituzione della zona franca in Sardegna e tanto meno dei punti franchi.

Tutti ricorderanno che il Governo Dini e il Parlamento avevano chiesto alla Regione sarda di presentare un progetto di punti franchi da far partire addirittura il 1° gennaio 1996, da rendere operativi il 1° gennaio 1996. La Giunta regionale nulla ha fatto, anzi tutto ha contrastato per adempiere questo atto. Allora, collega Scano, stiamo attenti a sbandierare conquiste o atti importanti della Giunta e del Governo regionale. Gli atti e le conquiste del Governo regionale si vedranno quando, come io mi auguro, verrà approvato questo ordine del giorno, si dimostrerà ancora una volta, spero di essere smentito, che la Giunta regionale, il Governo regionale si oppone a uno sviluppo equilibrato della Sardegna. Il mio voto favorevole e l'impegno di tanti colleghi che in Commissione si sono battuti per una formulazione unitaria non era e non è perché soltanto una parte della Sardegna possa avere dei benefici, è perché tutte le parti della Sardegna, soprattutto quelle più povere, quelle che soffrono di più lo stato di crisi, di depressione economica e occupazionale, abbiano opportunità di crescita. E allora, il Consiglio regionale è qui chiamato questa sera a esprimere chiaramente una volontà, che è una volontà di dare a parti della Sardegna che oggi più di altre soffrono la crisi economica e sociale opportunità di ripresa, di crescita, di sviluppo.

Non è , infatti, pensabile che si possa sbandierare oggi come grande conquista un atto che noi compiamo in preda a un ottimismo fideistico, sperando che la Giunta regionale proponga chissà che cosa fra un mese, due mesi, tre mesi. Io l'appello che faccio ai colleghi delle commissioni di merito è che, se possibile da domani o da oggi, inizino a studiare il problema e ad attivare tutte le procedure, a sensibilizzare le amministrazioni locali, i consorzi e quant'altro può essere interessato al tema, affinché si arrivi entro breve tempo, se possibile anche prima dei tempi indicati nell'ordine del giorno, perché si apra finalmente una partita col Governo nazionale. E l'ulteriore appello che io esprimo, che è un auspicio, è che a questo bussare a Roma, al Governo nazionale, sia chiamata una delegazione del Governo della Sardegna e del Consiglio regionale, perché tutti insieme in difesa degli interessi generali della Sardegna quanto fino a oggi purtroppo il Governo regionale non è stato in grado di ottenere dal Governo nazionale. Questa partita è troppo importante perché sia un atto formale, e non è pensabile che regioni, parti importanti della nostra Isola, possano rimanere tagliate fuori da opportunità che saranno di difficile attuazione, giustamente alcuni colleghi l'hanno posto in rilievo, ma creare le premesse, assumere iniziative concrete, mettere in condizioni le forze produttive, e quindi anche tanti disoccupati, di godere di un nuovo progresso credo che sia un fatto ineludibile, e noi, sotto questo profilo, dobbiamo assumere tutti gli impegni e adottare tutti gli atti che sono necessari. Grazie.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr.S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi, è con profonda soddisfazione che la Giunta prende atto del dibattito che si è sviluppato in Consiglio e che si è tradotto in un ordine del giorno sottoscritto da pressoché tutti i Gruppi presenti in Consiglio.

La Giunta concorda con l'affermazione del relatore che ha parlato di rilievo storico di questo obiettivo che viene perseguito, pur se la Giunta è consapevole che è una tappa di un percorso che è ancora in atto perché non è l'obiettivo finale, ma è l'obiettivo massimo che poteva essere ottenuto oggi in base all'articolo 12 dello Statuto. Ricordiamo che stiamo parlando di una norma di attuazione dello Statuto, l'articolo 12 è quello relativo al sistema doganale: "Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato. Saranno istituiti nella Regione punti franchi.". Questo è il punto da cui siamo partiti, il punto sul quale, dopo cinquant'anni, arriviamo a una conclusione. Io credo che questo sia importante per molte ragioni: in primo luogo va ricordato che proprio la previsione di cinquant'anni fa poteva essere considerata anche, di fatto, inattuale, perché l'attuale ordinamento comunitario parla di zone e di depositi franchi, il fatto importante è quindi che la Commissione paritetica abbia fatto propria l'interpretazione di un'evoluzione interpretativa dei punti franchi, nel senso della zona franca doganale ovviamente, perché stiamo parlando di una norma di attuazione in materia doganale. Questo, direi, è un primo risultato importante. Un altro risultato importante è che la Giunta è riuscita a ottenere dal governo una attuazione delle zone franche in tutte le principali zone industriali della Sardegna, andando al di là di quello che era stato il voto della sesta Commissione, che all'unanimità aveva approvato un invito alla Giunta a procedere in prima battuta per l'attivazione di una zona franca nel porto canale di Cagliari. La Giunta, tenendo conto delle esigenze di tutto il territorio, ha ottenuto dal Governo la norma che è all'esame oggi, cioè una norma che prevede non solo sei zone franche nei porti che sono espressamente indicati, ma la possibilità di estendere questo risultato di creazione di una zona franca doganale ad altri territori portuali e industriali che coi porti sono collegati o collegabili. Questo, quindi, io credo che sia particolarmente importante e vada sottolineato nel dibattito in questo Consiglio. L'altro aspetto importante è quello che ricordava il Capogruppo dei Progressisti federativi quando diceva: abbiamo ottenuto, in virtù della nostra autonomia speciale, uno strumento come questo che è stato possibile proprio in applicazione di una norma dello Statuto e con l'emanazione di una norma di attuazione. Ricordiamo le battaglie parlamentari che sono state necessarie per creare delle analoghe zone franche in altri porti italiani, e teniamo conto del fatto che ben poche e ben limitate sono le altre zone del territorio italiano che sono state definite come zone franche in relazione alla presenza dei porti. In Sardegna, appunto, partiamo da sei e c'è una possibilità, con un provvedimento che non deve mai più tornare in Parlamento, come deve avvenire in tutto il resto d'Italia, ma con un mero provvedimento amministrativo istituire altre zone franche oltre l'attuale.

Ricordo ancora che, per quanto riguarda la formulazione della norma di attuazione, il secondo comma che richiede la previsione di una proposta regionale di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la creazione, per l'attivazione e per l'operatività delle zone franche, è un requisito che, al di là di polemiche che considero ormai superate, deve essere rispettato per tutte le zone franche, non solo per quelle di Cagliari, ma anche per le altre cinque, quindi per tutte le sei oggi considerate, ma anche per quelle che potranno essere in futuro previste, e deve essere disciplinata con apposita norma del Presidente del Consiglio dei Ministri anche la zona di Cagliari, perché al di là della delimitazione occorre dettare tutte le altre norme come dice il secondo comma della norma di attuazione che oggi abbiamo in esame tutte quelle altre norme che sono necessarie per la concreta operatività dell'area, il sistema di controlli, le definizioni o le recinzioni o delimitazioni, spese e così via. Quindi da questo punto di vista giuridico c'è una situazione in partenza di totale difformità delle diverse aree considerate come zone franche. Per quanto riguarda quindi questi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, la cosa importante appunto è che questo potrà avvenire con una interlocuzione diretta tra la Regione e il Governo senza necessità di ulteriori interventi, come avviene per il resto d'Italia, di livello parlamentare con legge ordinaria. Per quanto riguarda quindi il risultato che noi conseguiamo io credo che sia un risultato di sicuro valore, concordo con chi ha detto che la zona franca doganale non esaurisce le aspirazioni e gli obiettivi che questa comunità regionale ha posto a se stessa e ha posto come compito che Consiglio e Giunta devono perseguire.

Come dicevo, la Giunta è in attività per individuare le soluzioni e le strade attraverso cui pervenire ad una zona franca, anche alla produzione quindi con effetti sul sistema fiscale, l'altro aspetto però che dobbiamo ricordare è che proprio in base al regolamento comunitario che è stato da più di un intervenuto richiamato, la zona franca doganale che, in attuazione dell'articolo 12 dello Statuto, viene in questo modo istituita è un provvedimento di competenza esclusiva dello stato nazionale e quindi poteva legittimamente essere fatto con una legge ordinaria come è avvenuto per esempio per altri porti nazionali o con una norma di attuazione che ha lo stesso valore formale della legge ordinaria. Per quanto riguarda invece la zona franca con effetti fiscali, cioè una zona speciale come regime fiscale, è pacifico che non è sufficiente il provvedimento nazionale ma che occorre la contrattazione e l'accordo con la Comunità europea. Infatti questo è quello che è avvenuto in altri territori che proprio in ragione della loro insularità hanno ottenuto dei regimi speciali fiscali contrattati tra Stato e Comunità europea, ricordo per esempio che da questo punto di vista particolarmente significativo, e anche su questo la Giunta sta acquisendo tutti gli elementi, è il regime fiscale libero dell'Irlanda, in cui si prevede ad esempio l'applicazione dell'imposta sulle società alla aliquota agevolata del 10 per cento, riduzioni sulla tassazione di stabilimenti, impianti e attrezzature, esenzione dal pagamento della trattenuta alla fonte, libero rimpatrio dei capitali, una rete di trattati sulla doppia imposizione stipulati con 30 paesi tra cui l'Italia, il reddito non tassato per i prodotti fabbricati e brevettati in Irlanda, con importazioni in franchigia doganale di merci e così via, esenzione di dazio per esportazioni dirette verso paesi extracomunitari, e potrei continuare con la situazione che va ricostruita in relazione alle concessioni che la Comunità europea ha trattato con altri Stati per specifiche aree perché si tratta, sulla base di questo, di costruire il pacchetto che la Sardegna deve proporre perché, accolto dal Governo venga proposto alla Comunità europea per quanto riguarda la creazione di interventi di zone franche che superino l'attuale regime di zone doganali. Ciò non toglie e concludo che il risultato che dopo 50 anni con questa norma di attuazione si ottiene è particolarmente importante perché avvia un percorso, mette il punto fermo su un percorso che è quello che il Consiglio regionale aveva in più di un'occasione indicato e che costituisce una prima sia pur parziale attuazione dello stesso accordo di programma del 21 aprile scorso.

PRESIDENTE. Diamo ora lettura delle norme di attuazione dello Statuto.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'ordine del giorno e del relativo emendamento.

CONCAS, Segretaria:




PRESIDENTE. L'ordine del giorno si dà per illustrato.

Per illustrare l'emendamento ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà

VASSALLO (R.C.-Progr.). Soltanto brevemente, non mi sembra che da parte degli intervenuti vi sia stata nessun accoglimento delle proposte formulate, per cui mi sembra che i quattro emendamenti riassumono in poche parole l'intervento che io poc'anzi ho fatto, per cui non intendo andare oltre ma chiedo che sul quarto emendamento l'Aula si esprima col voto segreto.

PRESIDENTE. Sul quarto punto dell'emendamento? Quello "abrogare il dispositivo finale".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Murgia, relatore.

MURGIA (Progr.S.F.D.), relatore. L'emendamento, vorrei anzi dire che è difficile considerarlo sostitutivo totale dal momento che nella sostanza, soprattutto per il punto 4 che abolisce il parere, è da considerare piuttosto un soppressivo totale piuttosto che sostitutivo parziale; ma anche sugli altri punti, per quanto riguarda il primo, sostituire "sentiti i consorzi" con "su proposta dei consorzi"; a parte il fatto che i consorzi non sono gli unici titolari di interessi sulla questione della zona franca, ma sono dei soggetti il cui parere è importante per la delimitazione e per la consapevolezza che possono avere di alcuni problemi, ma porre un limite di tempo alla Giunta regionale, quando poi l'attuazione di quell'impegno dipende dalla iniziativa di altri soggetti mi sembra scorretto. Metteremmo la Giunta nella impossibilità di rispondere del rispetto dei tempi. Sulla stessa questione che riguarda il secondo e il terzo "escluso Cagliari" e l'abrogazione del secondo capoverso, oltre che insistere su un aspetto fondamentale del documento che trova l'unità della quasi totalità del Consiglio regionale, proprio sull'equilibrio che il documento ha raggiunto nella considerazione delle esigenze delle varie aree, avrebbe l'effetto l'abolizione del secondo capoverso, cui si riferisce il punto tre, di mettere Cagliari in una singolare situazione. Ovvero, qualora la delimitazione delle altre zone franche avesse delle caratteristiche diverse, più estensive della zona franca, o con diverso rapporto tra il porto industriale e le aree industriali retrostanti, che nella proposta della delimitazione della zona franca di Cagliari non esistono, si metterebbe Cagliari in una condizione di inferiorità rispetto al resto della Regione. Per cui ritengo che debba essere respinto globalmente questo emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Per quanto riguarda la proposta di primo capoverso "sentiti i consorzi" la Giunta si associa alla valutazione del relatore perché ritiene improprio rimettere un potere di iniziativa a uno dei soggetti che devono essere sentiti ma non è il solo. Per quanto riguarda la seconda proposizione ugualmente concorda con le osservazioni formulate dal relatore, quindi esprime parere contrario. Egualmente per quanto riguarda le altre due proposte di emendamento rilevando appunto che l'ultima consisterebbe nella bocciatura della proposta, mi pare di capire.

PRESIDENTE. Procederei in questa maniera. Essendo sul piano formale non un emendamento totale metterei in votazione prima il primo punto dell'emendamento numero 1, poi il secondo e il terzo, cioè i primi tre capoversi come prima votazione, poi metterei in votazione l'ordine del giorno fino alla parola "esprime", poi c'è la votazione a scrutinio segreto sull'ultima parte, e poi la votazione finale che deriva dall'esito della votazione a scrutinio segreto sul quarto capoverso. C'è un dubbio che permane, ammettiamo in via di ipotesi che fosse approvato a scrutinio segreto il punto quarto dell'emendamento numero 1, la deduzione sarebbe che dovremmo inviare al Governo una risoluzione con un parere negativo? Vorrei capire.

VASSALLO (R.C.Progr.). Non dobbiamo inviare al Governo niente. Ci ritroviamo qui tra un mese e mezzo per approvare il testo formulato con tutte le integrazioni che la Giunta deve produrre entro un mese e mezzo.

Metto in votazione i primi tre capoversi dell'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.(Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'ordine del giorno fino alla parola "esprime", pagina due. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Aresu. Ne ha facoltà.

ARESU (Gruppo Misto). Se avevo dubbi su come votare l'ultimo intervento della Giunta onestamente me l'ha chiarito. Dovevo votare contro, forse riuscirò arrampicandomi sugli specchi ad astenermi. Tento di spiegarlo nei limiti che mi si concedono. Si è parlato di questa decisione della Commissione paritetica come di grande evento e di grande soddisfazione. Gli interventi di Murgia, Locci, Vassallo è fuori discussione, Bonesu, Scano e della stessa Giunta erano l'esatto contrario. Nessuno degli interventi succedutisi in aula hanno dato e trovato soddisfazione in questa delibera della Commissione paritetica. Quale Commissione paritetica poi? Forse non è stato ascoltato il collega Vassallo quando ha detto che a pagina 9 della risoluzione si dice che la Commissione ha esaminato la norma formulata dalla Regione. Cioè è la Regione che ha trasmesso alla Commissione paritetica questa indicazione, e non è la Commissione. E poi andiamo a criticare, come abbiamo fatto sinora, la Commissione. Cioè stiamo andando ad approvare essenzialmente fumo. Cioè non stiamo approvando nulla. Qual è la grande soddisfazione dell'articolo 12, signor Assessore. Quando l'articolo 801 del regolamento 2454/93 dice che la costituzione di una parte del territorio doganale della comunità in zona franca o la creazione di un deposito franco può essere richiesta da qualsiasi persona. Ci facciamo vanto dopo 50 anni dell'articolo 12? Che cosa dire della legge numero 202 del 91 che autorizza la costituzione di zone franche a Genova, Napoli, Venezia. Queste regioni non mi sembra che abbiano l'articolo 12 di cui ci vantiamo noi, come non ce l'ha Trieste, come non ce l'ha Venezia; eppure le zone franche ci sono. La petizione, caro Bonesu, e mi dispiace che un sardista accetti un aborto di zona franca, e mi dispiace come sardo, la petizione era per la zona franca fiscale, non per questa proposta di zona franca doganale. Con questo che cosa otteniamo? Una zona franca doganale all'interno del porto canale di Cagliari e ben delimitata. La proposta del collega Vassallo qual era? Di accettare questa proposta, di non esprimere parere né favorevole né contrario, di fare una serie di rimostranze alla Commissione sulla base delle valutazioni scaturite dal dibattito, per poi riapprovare come chiediamo noi una soluzione definitiva. Questo non si vuole assolutamente fare. Ma non si vuole fare solamente perché è la Giunta regionale che non ha nessuna intenzione di chiedere, di proporre, di istituire la zona franca, non la Commissione paritetica. E' logico che il collega Murgia non possa essere contento, non possa parlare di enfasi, che cosa è questo? Non è nulla! Avrei voluto vedere se fosse stato contentissimo di avere ottenuto in Sardegna la zona franca. Quale zona franca abbiamo ottenuto! Che cosa dice questa delibera della Commissione paritetica? Dice che c'è e rimarrà l'impegno per le zone franche in Sardegna, né più né meno di 50 anni fa, quando altre regioni senza l'articolo 12 dello Statuto hanno ottenuto le zone franche. Cosa che noi allo stato attuale, con questi impegni con il Governo e la Commissione paritetica non otterremo mai. Per questo motivo intendo astenermi, perché non voglio essere coinvolto in decisioni che i sardi, il popolo sardo, non accetterà mai.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Sì, per dichiarazione di voto, anche se avrei preferito farla a conclusione. Comunque, visto che si sta iniziando la votazione del dispositivo è chiaro che questo è il momento. Anch'io annuncio la mia astensione perché non può essere salutato come evento storico un primo segnale di attenzione da parte del Governo nazionale su una materia che i sardi, da cinquant'anni, peraltro inascoltati, rivendicano come possibile occasione di sviluppo. E dico i sardi rivendicano come possibile occasione di sviluppo, come popolo. Si riscontra, io dico e mi pare che sia anche enfatico dirlo, un notevole ritardo. Si riscontra, peraltro, in questo deliberato, una fragilità estrema. Non voglio esagerare ma io la trovo anche offensiva, e per me, siccome ritengo che questo sia un atto politico, sia un'occasione veramente da non sottovalutare, da non perdere, io ritengo che a Roma debba giungere un messaggio che non può essere mascherato fra le righe di un ordine del giorno che, secondo me, non esprime pienamente ciò che questa Assemblea avrebbe desiderio di dire a voce alta al Governo nazionale, ovvero, alla Commissione paritetica. E non è un problema di campanilismo, attenzione. E' un problema di dovere, è un problema di comune sentire che da quest'Aula si fanno interessi dell'intera Sardegna, che non ci possono essere sospetti in questa direzione, non ci possono essere mezzucci che possono giustificare ritardi o comunque io credo, da parte del Governo, possano esserci delle occasioni da bypassare aspettando naturalmente che qui si faccia finta di nulla. Noi abbiamo un problema nel verificare e nel valutare quello che è successo dicendo che non possiamo gioire dei benefici che ci vengono accordati.L'avremmo potuto fare cinquant'anni fa, in relazione a questi stessi benefici; oggi no. E' un intervento semplice di natura doganale, in soldoni non so cosa significhi, ma credo che sia ben poca cosa, e comunque non è quel rilancio di occasioni di sviluppo. Probabilmente la Commissione paritetica sottovaluta che esiste in Sardegna già una forte tensione all'immigrazione, ma questo non è un fatto traumatico per la Sardegna; la Sardegna si è sempre misurata molto bene in relazione alla sua emigrazione. Forse la Commissione paritetica non valuta che c'è il 30 per cento di disoccupazione in Sardegna e la Sardegna ha necessità di momenti organici di sviluppo, e attraverso il coraggio di assegnare finalmente la zona franca all'intera Isola poteva essere questa una risposta. Lo dico anche in ordine alla scarsa sensibilità manifestata rispetto alle aspettative del Consiglio regionale, rispetto alle aspettative delle amministrazioni locali e di tutta la Sardegna. C'è una insensibilità, non c'è un raccordo, c'è un distacco, c'è una distanza. E noi, in questo Consiglio, visto che il fatto è politico, la dovremmo rimarcare. Non possiamo far finta di nulla, non possiamo andare a Roma tutti piatti e appiattiti perché se no, chissà, finisce che non ci assegnerebbero neanche la zona doganale o i punti doganali. Io questo, come orgoglio da sardo, io in questo ordine del giorno non mi riconosco, perché è un fatto che va da sé. Se noi non diamo nessuna risposta cammina ugualmente. Non c'è bisogno che il Consiglio regionale stia tre ore a discutere queste cose per ottenere questi fatti che sono, io credo, una cosa di pochissimo conto. Colpe e responsabilità di un Governo regionale, incapace di una vera lotta di riscatto e di conseguire risultati accettabili e seri? Non lo so, ma io credo che, a un certo punto noi, su questo versante, non possiamo nasconderci e trincerarci dietro un paravento, magari dell'Unione Europea, che la materia ormai intende gestire in maniera diversa. Io credo che siano sotto gli occhi di tutti i risultati che ha conseguito la Corsica. Ebbene, quelli sono risultati, io ritengo, che ci devono far riflettere, che non ci possono consentire di far finta di nulla. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, so che andare contro tendenza spesso può significare il rischio di rimanere isolati, ma quando si fanno battaglie e uno crede in certe battaglie, anche rimanere isolati può avere un significato. Pertanto ribadisco la mia astensione in relazione all'ordine del giorno presentato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi non respingiamo questo provvedimento. Nel discorso dell'onorevole Vassallo queste cose sono state dette chiaramente; noi abbiamo delle perplessità, abbiamo chiesto dei chiarimenti alla maggioranza e alla Giunta, non sono venuti, e comprendo anche queste mancate risposte alle nostre perplessità. C'è una maggioranza blindata in questo caso, che respinge con sufficienza qualunque osservazione critica in materia. Noi casomai siamo utili e ritenuti tali quando la maggioranza è in fibrillazione, al limite della rottura; allora c'è considerazione e anche impegno per cercare di aggregare forze, altre forze alla maggioranza che regge questa Giunta. Ma noi siamo gente dignitosa, ci assumiamo le nostre responsabilità in ogni situazione, senza sorrisi, con convinzione e anche, forse, quando non abbiamo totalmente ragione o quando abbiamo totalmente ragione. All'ovest niente di nuovo, però una cosa desideriamo dire con molta chiarezza: siamo stati tacciati di autolesionismo; il riferimento era chiaramente a noi, ma noi non siamo autolesionisti, abbiamo un dovere ulteriore di chiarire le nostre posizioni, eravamo disposti ad aggiungere il nostro voto e non lo faremo più con questa astensione. Volevamo sapere una serie di cose che sono fondamentali in questo documento. Non ci si venga a dire che sono momenti storici, che sono eventi storici, che sono decisioni storiche, che sono risultati storici. È una frase abusata, utilizzatela in altre circostanze, non in questa, perché troppe volte sono state utilizzate. Io ritengo che una delle prime risposte che doveva venire è questa questione di Cagliari. Io sono semplicemente meravigliato che l'onorevole Murgia, che riteniamo uomo intelligente ed equilibrato, ci attribuisca persino il sottinteso di danneggiare Cagliari, qualora le altre zone franche dell'Isola ottenessero condizioni diverse e migliori di quelle elencate in questo compromesso. Sono veramente sorpreso! Noi diciamo che la delimitazione della zona franca di Cagliari è inutilizzabile, è ininfluente in questo momento, perché esclude la zona produttiva di Cagliari, le cento e cento imprese che sono a Macchiareddu e nei dintorni e le esclude in modo da destinare questa zona franca a una semplice zona commerciale, dove i prodotti potranno essere sbarcati, non potranno essere trasformati e godere delle esenzioni che la legge prevede. Questa era una delle prime richieste che noi facciamo. Come possiamo dimenticare la situazione economica e sociale dell'Isola? Come possiamo dimenticare che la maggioranza e il vostro presidente, amici della Giunta, le sole cose che vanta del successo dell'attività di questa amministrazione e di questa maggioranza è l'aumento della produzione lorda vendibile in agricoltura. Grazie a Dio non ci sono stati più gli anni della siccità, non seus a s'annu doxi. Tutto qui, non vanta altro, non c'è un successo, e lo vanta nel momento in cui sta per trattare con le organizzazioni sindacali, le quali dicono alla Giunta e alla maggioranza: "Siamo insoddisfatte del modo di procedere, dell'andamento dei provvedimenti che devono essere adottati in ordine allo sviluppo economico e intorno all'occupazione. Abbiamo fatto lo sciopero il 17 di giugno, non ci avete dato risposta, e c'è una ripresa.". E la ripresa, viene manifestato questo fatto positivo, e poi c'era un'altra serie di questioni. Vogliamo o non vogliamo che le zone franche diventino strumento propulsivo dello sviluppo economico, che ci metta in condizione, in un arco di tempo ragionevole, se non alla pari, di avvicinarci alle regioni più progredite del Paese. In questi provvedimenti non ci sono, ecco le nostre perplessità. Non lo respingiamo, facciamo delle osservazioni. E' questo modo vostro di interpretare la volontà unitaria del Consiglio. La volontà si manifesta quando è già conquistata per ragioni diverse, non quando è in forse. Quando è in forse voi disdegnate l'apporto di forze come la nostra, che sono invece servibili o che potrebbero essere servibili in altri momenti. Per esempio, siamo stati sollecitati a sostenere e a sostituire quella parte del Partito popolare che aveva creato manifestazioni di dissenso fino alla crisi di Giunta nell'autunno scorso, questo è il problema. Non c'è bisogno di usare grandi argomentazioni per respingere queste nostre richieste, le abbiamo fatte con tanta semplicità, con tanta onestà, con tanta umiltà. Semplicità e umiltà che voi non siete in grado di avere, e che invece si addice a una compagine e a una coalizione che esprime una Giunta e una maggioranza che potrebbe invece dialogare in modo positivo.

Per questi motivi noi ci asterremo nella votazione di questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno fino al punto di pagina 2 dove c'è la parola "esprime", perché da quella parte in là è prevista la votazione a scrutinio segreto. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'ultima parte, a scrutinio segreto, come è stato richiesto.

LIPPI (F.I.). Presidente, cosa stiamo votando?

PRESIDENTE. Stiamo votando l'ordine del giorno, l'ultima parte da "esprime parere favorevole sullo schema di norma di attuazione deliberato dalla Commissione paritetica il 4 settembre 1997". Su questa parte è stato chiesto lo scrutinio segreto e procediamo alla votazione. Non stiamo votando l'emendamento, stiamo votando su questa parte finale dell'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Non so se per mia stanchezza o per mio ritardo nello sviluppo, ma non ho capito bene i termini del voto.

PRESIDENTE. E' stato approvato l'ordine del giorno nella sua quasi totale interezza, ad esclusione della parte dalla parola "esprime" alle parole "settembre 1997", cioè la parte finale dell'ordine del giorno non è stata ancora approvata. Su questa parte l'onorevole Vassallo ha chiesto, a nome del suo Gruppo, la votazione a scrutinio segreto e stiamo procedendo a questo. Una volta votata a scrutinio segreto questa parte l'ordine del giorno risulta approvato nella sua integrità. Sono stato chiaro adesso? Grazie.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della parte finale dell'ordine del giorno.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 60

Astenuti 1

Maggioranza 31

Favorevoli 54

Contrari 6

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Biancareddu - Bonesu - Busonera - Carloni - Casu - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Demontis - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Fois Pietro - Frau - Ghirra - Giagu - Granara - Ladu - La Rosa - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lorenzoni - Macciotta - Marrocu - Montis - Murgia - Nizzi - Obino - Onida - Oppia - Petrini - Pirastu - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.

Si è astenuto il consigliere Dettori Bruno.)

Discussione del disegno di legge "Spese per l'organizzazione in Sardegna dei Giochi della gioventù nazionali e delle minoranze etniche internazionali 1997" (333)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 333.

Ha facoltà di parlare il consigliere Petrini, relatore.

PETRINI (Gruppo Misto), relatore. Signor Presidente, colleghi, per il 1997 il Comitato nazionale del Coni ha designato la Sardegna per le finali dei Giochi della gioventù nazionale, anche in riconoscimento dei successi conseguiti dallo sport isolano nel corso della Olimpiade del 1996. Per l'eccezionale rilevanza della manifestazione, non solo sotto il profilo sportivo ma sociale e promozionale, per l'immagine della Sardegna, la Commissione ha condiviso e apprezzato l'iniziativa legislativa che la Giunta regionale ha intrapreso. Vorrei...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di ascoltare col doveroso silenzio l'intervento del relatore.

PETRINI (Gruppo Misto). Mi è difficile parlare, signor Presidente. Allora dicevamo che la Commissione ha condiviso e apprezzato l'iniziativa legislativa che la Giunta regionale ha intrapreso nel presentare il disegno di legge numero 333, avente per oggetto la concessione di un contributo di 2 miliardi a favore del Comitato organizzatore dei giochi della gioventù nazionale. Rispetto al testo del proponente la Commissione ha aggiunto due commi all'articolo 1 concernenti il primo la possibilità di concedere anticipazioni sulle somme concesse nella misura massima del 70 per cento, previa ottemperanza alle disposizioni recate dall'articolo 16 della legge regionale 26 gennaio 1989, numero 5. Il secondo, la non applicazione per la manifestazione in argomento del comma 5 dell'articolo 48 della legge regionale 20 aprile 1993, numero 17, che non contempla in generale l'utilizzo dei contributi regionali concessi a favore delle attività didattiche socio-culturali, spettacolo, sport e spese di rappresentanza.

La Commissione ha inoltre ritenuto opportuno proporre quale fonte di finanziamento del provvedimento il capitolo 11106 del bilancio regionale in luogo del capitolo 11102/03 indicato dalla Giunta, nonché è stata chiesta l'urgenza dell'entrata in vigore, e l'aggiunta di un terzo articolo. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, molto brevemente per alcune considerazioni in merito a questo disegno di legge, che arriva in Aula nel momento in cui i giochi si sono già svolti, innanzitutto mi corre l'obbligo di fare una dichiarazione mia personale in risposta ai signori del Comitato organizzatore, i signori del Comitato organizzatore hanno accusato la Commissione, credo, ma principalmente questo Consiglio regionale di non aver voluto approvare questa legge in tempo utile perché i consiglieri regionali si sarebbero offesi di non essere stati invitati ai giochi, o meglio di essere stati invitati alla presentazione dei giochi e di essere stati distribuiti così dove capitava e non nei posti dei "vip". Tant'è che io leggo ciò che hanno detto e hanno fatto scrivere i signori organizzatori "sembra davvero assurdo, ma pare che qualcuno lo abbia fatto per dispetto, perché si è offeso per non aver trovato posto nella tribuna delle autorità affianco al Presidente Scalfaro. Noi restiamo allibiti, eccetera eccetera". Io, con tutto il rispetto per il Presidente della Repubblica, faccio presente che non sono nemmeno venuto per toccargli la mano anche quando il Presidente è venuto in forma ufficiale in Sardegna, immaginatevi se mi sono messo il problema di andare all'apertura dei giochi per sedermi vicino a lui.

Allora io faccio presente, per quanto mi riguarda, a questi signori che il mio voto di astensione in Commissione non è dovuto a questo problema, io la sera di quel mercoledì ero a Sassari, non sono venuto a Cagliari per l'inaugurazione dei giochi, perché almeno in quel momento ho ritenuto più opportuno essere vicino agli amici parcadutisti della Folgore di Sassari che stavano facendo una manifestazione dopo tutto quello sterco che in quei giorni stavano buttando addosso a costoro. Pertanto io ho fatto la scelta e quindi ero a Sassari. Per quanto mi riguarda quindi io rinvio al mittente tutte quante queste cose e questi signori si dovrebbero vergognare di aver scritto quello che hanno scritto. Invito poi il direttore del "Messaggero sardo" a prendere nota di quello che il consigliere Frau sta dicendo, perché queste cose sono comparse anche sul "Messaggero sardo", nella pagina dello sport, e pertanto e purtroppo in buona parte dell'Italia, dell'Europa e del mondo hanno potuto leggere queste cose che sono assolutamente false.

Per quanto mi riguarda nel ricordare che non è arrivata in Aula per tempo, ricordo che eravamo in un periodo di crisi e sono sicuro che, se quella sera famosa in cui c'era l'apice della crisi, questo disegno di legge fosse arrivato in Aula non lo so come sarebbe andato a finire. Pertanto si è ritenuto opportuno, e questo non ha fatto l'opposizione, ma sicuramente da parte della maggioranza si è ritenuto opportuno non portarlo in Aula. Quindi non abbiamo assolutamente nessuna colpa e sicuramente questo non è dovuto perché non eravamo seduti vicino al Presidente della Repubblica. Diciamo la verità, almeno per quanto mi riguarda, che io ho avuto da ridire per tante altre cose, fermo restando che nessuno mette in dubbio l'importanza dei giochi della gioventù, cosa sono i giochi della gioventù, cosa sono principalmente per la nostra gioventù e per i nostri giovani. Quindi tutti d'accordo per i giochi della gioventù. In verità io ho avuto da ridire in Commissione perché nel vedere un preventivo delle entrate e delle uscite relativo all'organizzazione della parte finale di questi giochi qualche cosa mi ha sicuramente lasciato molto perplesso. Perché a monte di 2 miliardi della Regione sarda, 100 milioni della Provincia di Cagliari e 300 milioni del Comune di Cagliari, certe spese io personalmente non le condividevo e non le condivido ancora. Per esempio le spese per la pubblicità, per esempio le spese per la cerimonia di apertura. Spese per la pubblicità, io non so come siano state organizzate, io non so a chi questa pubblicità, a quali emittenti, a quali giornali questa pubblicità sia stata data, ma sta di fatto che molte emittenti che io conosco, molti giornali che io conosco non hanno avuto assolutamente niente. Quindi anche in questo, credo, come primo punto che il comitato organizzatore abbia sbagliato facendo figli e figliastri, pertanto a monte di 440 milioni i signori dell'organizzazione mi dovrebbero dire come hanno scelto le televisioni in cui trasmettere, i giornali in cui pubblicare la notizia di questa grossa manifestazione. Secondo, cerimonia d'apertura. La cerimonia di apertura è venuta a costare, almeno dal preventivo che loro ci hanno fatto avere, abbiamo avuto anche questo in ritardo, dico la verità, ben 500 milioni. Io ho visto qualche parte, o meglio una parte di questa cerimonia di apertura e ora io mi chiedo come sono stati scelti i gruppi che hanno dato vita a quella manifestazione folcloristica, quanto questi gruppi abbiano avuto, per esempio vorrei sapere quanto abbia avuto quell'artista, chiamiamolo così, che ad un certo punto è salito nel palco dopo essersi dipinto la faccia, forse era la bandiera della Sardegna, ecco io vorrei sapere quanto abbiamo speso per dare a questo signore, che sicuramente questa carnevalata poteva tranquillamente lasciare perdere. Ecco, allora io dico ho forti dubbi, dubbi che nessuno ha cercato di fugare e vorrei veramente che questi dubbi mi venissero fugati questa sera. Ripeto, non entro nel merito di tante altre spese, prima di poter dare un giudizio e quindi un voto a questo disegno di legge. Quindi in base a queste cose, e termino perché l'ora è tarda, eventualmente se qualcuno mi dirà con certezza, come sono stati spesi con esattezza, quanto abbiamo dato ad ognuno, quali sono stati i giornali, le televisioni eccetera, solamente dopo aver saputo queste cose io potrò dare un voto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Signor Presidente, a titolo personale ma anche con il parere favorevole del Gruppo, io voglio dissociarmi in parte da questa critica che sta avanzando Alleanza Nazionale. A mio avviso dobbiamo dire grazie al comitato organizzatore dei Giochi della Gioventù per aver scelto la Sardegna quale Regione nella quale svolgere queste manifestazioni. In particolare, come cittadino di Cagliari, posso testimoniare come durante i Giochi della Gioventù ho potuto raccogliere un apprezzamento dalle forze sociali, rappresentanti di commercio, della ristorazione, degli alberghi e altri strati della popolazione che si sono dimostrati veramente interessati a questa manifestazione. Vista l'ora tarda, come diceva il collega Frau, anche io non mi soffermo ulteriormente. Un invito farei al CONI e al comitato organizzatore perché portino tante manifestazioni di questo genere; e mi pare che la buona riuscita dei Giochi della Gioventù stia candidando la Sardegna quale sede per i Giochi del Mediterraneo. Mi auguro che questo possa avvenire.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Per ringraziare sia l'onorevole Frau che l'onorevole Floris per gli interventi che hanno fatto. Il secondo per le belle parole che ha detto per i Giochi, il primo perché mi dà l'opportunità di precisare solo alcune delle questioni che ha posto. Dico solo alcune perché credo che le affermazioni fatte dal comitato durante i Giochi siano frutto di tensioni, che erano evidenti, palpabili in quei giorni in una Sardegna peraltro poco abituata ad ospitare manifestazioni di questo tipo facendo fare al mondo dello sport, ma non solo a quello, sforzi notevoli dal punto di vista organizzativo. Io credo di ritenere che le ragioni siano queste, conoscendo le persone che compongono il comitato essendo assolutamente sicuro della correttezza di quelle persone. Io ho fatto una cosa, ho mandato una lettera personale a tutti i colleghi del Consiglio perché mi rendo conto che dal punto di vista del rapporto con il Consiglio regionale non tutto è andato bene. Pur non avendo nessuna responsabilità io il giorno ho constatato che c'erano delle cose che non hanno funzionato come avrebbero dovuto e ho ritenuto, nella responsabilità che mi derivava dall'essere io l'Assessore che aveva organizzato, voglio ricordare che i Giochi della Gioventù sono arrivati in Sardegna sulla base di una richiesta molto precisa fatta dal sottoscritto al presidente nazionale del CONI, Pescante, appena fui eletto ebbi la possibilità di portargli il testo della legge sullo sport che lui e il CONI nazionale apprezzarono e apprezzano considerandola oggi la migliore legge in itinere che esista in Italia. Quindi da queste responsabilità io sentì la necessità di inviare due righe per scusarmi con i colleghi per come sono andate le cose in quella occasione. Però voglio ricordare, ne siamo tutti consapevoli che, quando si muove il Presidente della Repubblica, si creano una serie di chiusure, di meccanismi per il servizio di sicurezza che rendono difficile tutto. Il giorno l'accesso del Presidente della Repubblica, per tutto il periodo iniziale, prima quindi che il Presidente arrivasse, durante la presenza del Presidente e fino a quando il Presidente non è andato via, non si poteva accedere. Voglio ricordare che il generale comandante dei carabinieri, generale Siatzu, arrivava con la moglie allo stadio mentre fu concesso il passaggio al generale Siatzu al posto delle autorità, la signora fu invitata ad accomodarsi in altra sede. Ho sentito il dovere di scusarmi anche con lui. A parte questo i Giochi sono stati una grande manifestazione, hanno posto la Sardegna al centro della attenzione nazionale e internazionale, per una settimana abbiamo vissuto in questa città e nei dintorni i disagi di una città che ripeto non era abituata a queste cose: i negozi pieni, i ristoranti pieni, non c'era una camera d'albergo vuota. Qualche disagio soprattutto per i trasporti perché non c'era un posto sugli aerei né per uscire né per venire in Sardegna. Debbo dire che l'Assessore Sanna da me interessato si è occupato di questo problema, però l'ALITALIA è una compagnia che fa i ragionamenti che fanno gli imprenditori sul mercato e si preoccupava di approfittare della occasione per guadagnare denari. Noi abbiamo, come avete visto, dato un contributo di due miliardi. Questo era negli accordi con il CONI nazionale che aggiungendo ai cento milioni, giustamente è stato detto correttamente dal collega Frau, e ai trecento milioni dati dal comune di Cagliari, la Sardegna ha speso 2 miliardi e 400 milioni con un impegno finanziario da parte del CONI nazionale di oltre 4 miliardi. Quindi la Sardegna ha visto un investimento importante per quel periodo; debbo dire che ha dato forse una boccata di ossigeno riconosciuto giustamente, come dice il collega Floris, anche dagli imprenditori locali. Questo ci ha valso, ne approfitto per confermare quanto ha appena detto il collega Floris, una candidatura per i Giochi del Mediterraneo. E' una manifestazione importante, che richiede probabilmente sforzi finanziari maggiori rispetto a quelli che abbiamo sostenuto, sforzi organizzativi maggiori rispetto a quelli che abbiamo sostenuto; naturalmente impone che noi guardiamo con maggiore attenzione a queste cose perché il comitato, per il quale non posso rispondere, collega Frau, è un soggetto giuridico privato al quale noi abbiamo dato un contributo negli accordi generali con il CONI, voglio ricordare è il Ministero della pubblica istruzione ed è obbligato dalle leggi di contabilità pubblica a rendicontare fino all'ultima lira, ma non solo la somma che gli abbiamo dato noi, deve presentare un rendiconto della somma che gli abbiamo dato noi, della somma che gli ha dato il comune, e della somma che gli ha dato la Provincia. Quindi deve presentare un rendiconto per 2 miliardi e 400 milioni. E non lo deve presentare a noi, perché la legge non prevede che noi esercitiamo un controllo puntuale, questo lo farà la Corte dei conti quando andrà all'esame della Corte dei conti, loro presenteranno una lista delle fatture così come previsto per tutti i rendiconti che devono essere presentati alla pubblica amministrazione. Non posso quindi stabilire, né è nostra responsabilità, se le singole spese che hanno fatto e che non conosco sono congrue o non lo sono, di questo risponderanno. Voglio ricordare che loro hanno prestato fideiussioni, hanno sottoscritto impegni bancari, qualcuno ha dovuto ipotecare anche il proprio appartamento per ottenere i fidi bancari che sono serviti come anticipazioni per pagare le imprese che hanno fornito servizi e merci per questo tipo di manifestazione. Le scelte artistiche, diciamo così, che sono state operate per le manifestazioni di apertura attengono ugualmente alla responsabilità del comitato organizzatore. Posso dire questo però, che è giunto proprio per la manifestazione di apertura da varie parti un plauso, una approvazione, abbiamo lasciato stupiti gli ospiti venuti da fuori per aver fatto una cosa di altissimo livello. Si dice che sia stata la manifestazione di apertura più bella che abbiano mai visto per i Giochi della Gioventù. Questa forse è una delle ragioni che vede chiamare la Sardegna a candidarsi come la regione che avrà più opportunità di ospitare i Giochi del Mediterraneo che, voglio ricordare, essere la manifestazione sportiva che sta solo sotto le Olimpiadi. Quindi davvero una cosa di grandissimo livello, almeno per ciò che riguarda l'atletica è così, una cosa molto importante che io davvero mi augurerei di avere qui in Sardegna.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva, alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del titolo.

CONCAS, Segretaria:

TITOLO

Spese per l'organizzazione in Sardegna dei Giochi della gioventù nazionali

e delle minoranze etniche internazionali 1997.

PRESIDENTE. Al titolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:



PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, l'emendamento tende a cancellare, sia dal titolo, ma credo anche in altre parti della legge, pertanto non sto poi a ripetermi, delle parole "nazionali e delle minoranze etniche internazionali 1997". Io non vorrei sbagliare ma credo che ai giochi della gioventù abbiano partecipato, oltre ai giovani cittadini italiani, residenti in Italia, anche i figli dei nostri emigrati che abitano nei paesi esteri. E mi va benissimo, questo. Su questo non ci sono dubbi. Però io dico questo: è vero che i nostri emigrati che abitano in Francia, in Germania, in altre parti del mondo in quelle zone sono delle minoranze etniche, su questo non ci sono dubbi, ma nel momento in cui questi ragazzi rientrano in Italia e principalmente in questo caso in Sardegna, per noi questi non sono delle minoranze etniche ma sono dei cittadini figli di sardi. Ecco quindi perché noi pensiamo che il titolo debba essere cambiato in questo modo: "Spese per l'organizzazione in Sardegna dei giochi della gioventù". Pur potendo partecipare a questi giochi anche i figli dei nostri emigrati.

PRESIDENTE. Credo che con questo chiarimento si intendano chiariti anche gli altri emendamenti che ripetono la stessa formula.

Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Petrini.

PETRINI (Gruppo Misto), relatore. Si può accettare parzialmente; il titolo potrebbe restare: "Spese per l'organizzazione in Sardegna dei giochi della gioventù nazionali 1997" togliendo "delle minoranze etniche internazionali". Perché in una prima collaborazione con il Parlamento europeo si pensava di inserire in questi giochi della gioventù nazionale, anche delle minoranze etniche internazionali, che non sono i figli degli emigranti, sono altre minoranze etniche internazionali, collega Frau. Per cui si può ripeto accettare, sia per il titolo, sia per gli altri emendamenti che riguardano sempre questa stessa dicitura, possiamo togliere "delle minoranze etniche internazionali".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Condivido quanto ha appena detto il Presidente della ottava Commissione; voglio ricordare che i giochi della gioventù sono una manifestazione internazionale, noi abbiamo fatto le finali nazionali, i giochi della gioventù infatti si chiamano giochi della gioventù nazionali, quindi quel nazionale è opportuno che rimanga perché fa parte del titolo vero; può scomparire invece "delle minoranze etniche" che giustamente, come ricordava la collega, non è riferito ai figli dei sardi, ma in una prima intenzione di far partecipare alcune minoranze etniche europee, in collaborazione col Parlamento europeo, cosa che poi non si è potuta realizzare. Quindi sono assolutamente d'accordo e la Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Frau se accetta questa proposta.

FRAU (A.N.). Sì.

PRESIDENTE. Metto in votazione il titolo nella formulazione derivante dall'accettazione, anche da parte dell'onorevole Frau, della formulazione testé presentata dal relatore della Commissione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1

Spese per l'organizzazione in Sardegna

dei Giochi della gioventù nazionali e delle

minoranze etniche internazionali 1997

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere, nell'anno 1997, un contributo in misura non superiore a lire 2.000.000.000 a favore del Comitato organizzatore dei Giochi della gioventù nazionali e delle minoranze etniche internazionali 1997, per l'organizzazione in Sardegna dei giochi stessi e delle relative manifestazioni collaterali (cap. 11135).

2. Previa ottemperanza a quanto disposto dall'articolo 16 della legge regionale 26 gennaio 1989, n. 5, sulle somme concesse sono consentite anticipazioni nella misura massima del 70% delle medesime.

3. In considerazione della peculiarità della manifestazione di cui al comma 1, non trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 48, comma 5, della legge regionale 20 aprile 1993, n. 17.

PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati quattro emendamenti, di cui uno, il numero 3, è stato ritirato. Si dia lettura dei restanti.

CONCAS, Segretaria:





PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 6 ha facoltà di illustrarlo. Ricordo che l'emendamento n.2 si considera già approvato, nella sostanza, con la votazione precedente.

SASSU (Progr. Fed.). Si dà per illustrato. Salva la possibilità di studiare una formulazione che superi entrambi gli emendamenti numero 6 e 7 perché trattano la stessa materia e probabilmente possono trovare una formulazione unitaria.

PRESIDENTE. Se gli estensori dell'emendamento numero 7 sono d'accordo, si ipotizza una formulazione che li comprenda entrambi e la dicitura, sotto il profilo formale, si può trovare in sede di coordinamento. O meglio sospendiamo gli emendamenti all'articolo e andiamo avanti con gli altri articoli.

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2

Norma finanziaria

1. Nel bilancio della Regione per l'anno 1997 sono introdotte le seguenti variazioni:

In diminuzione:

03 - PROGRAMMAZIONE

Cap. 03016 -

Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, art. 3, L.R. 8 marzo 1997, n. 8 e art. 35, L.R. 8 marzo 1997, n. 9)

1997 lire 300.000.000

mediante pari riduzione della riserva di cui alla voce 2 della tabella A, allegata alla legge regionale 8 marzo 1997, n. 8 (legge finanziaria).

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

Cap. 11106 -

Spese per la costruzione di musei regionali (art. 3, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1); spese per l'esecuzione di lavori di ricerca e di sistemazione intesi a sviluppare e a valorizzare il patrimonio storico, archeologico, etnografico e speleologico della Sardegna e spese di liquidazione di diritti di terzi su cose mobili ritrovate (art. 4, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1 e L.R. 20 giugno 1979, n. 49); spese per l'esecuzione di opere urgenti intese ad assicurare la conservazione di monumenti e di altre opere di riconosciuto interesse archeologico, artistico, storico, etnografico, numismatico e speleologico (art. 5, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1, L.R. 20 giugno 1978, n. 49, art. 113, L.R. 4 giugno 1988, n. 11 e art. 81, L.R. 30 maggio 1989, n. 18); contributi a favore di musei di interesse locale, ad esclusione della costruzione (art. 86, L.R. 28 aprile 1992, n. 6 e art. 1, L.R. 8 luglio 1993, n. 30)

1997 lire 1.400.000.000

Cap. 11115 -

Contributi a favore del pubblico spettacolo (L.R. 21 giugno 1950, n. 17, art. 74, L.R. 28 maggio 1985, n. 12, art. 16, L.R. 26 gennaio 1989, n. 5, art. 77, L.R. 30 maggio 1989, n. 18 e art. 35, L.R. 8 marzo 1997, n. 8)

1997 lire 300.000.000

In aumento:

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

Cap. 11135 -

(N.I.) 1.1.1.6.2.2.08.09 (05.04) - Contributi al Comitato organizzatore dei giochi della gioventù nazionali e delle minoranze etniche internazionali per l'organizzazione dei giochi e delle relative manifestazioni collaterali (art. 1 della presente legge)

1997 lire 2.000.000.000

PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:




PRESIDENTE. L'emendamento numero 4 è stato già illustrato ed è stato anche votato nella sostanza. Per illustrare l'emendamento numero 5 ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere finanziario ha facoltà di parlare il consigliere Secci, presidente della Commissione bilancio.

SECCI (Popolari). Soltanto per esprimere pochissime considerazioni che attengono all'emendamento che è stato prodotto. E' un'abitudine ormai consolidata, aggiungo purtroppo, di trovarci di fronte all'ultimo momento a emendamenti della Giunta regionale che riguardano spesso la materia della copertura finanziaria. E non posso dimenticare che la copertura finanziaria di questo provvedimento è stata dibattuta sia in Commissione cultura che in Commissione bilancio, trovando un accoglimento a un emendamento presentato alla proposta originaria della stessa Giunta regionale. Ci troviamo di fronte, in questo momento, a un emendamento che è difficilmente valutabile, Presidente. Per poterlo valutare giustamente ci sarebbe bisogno di interrompere i lavori per mettere in grado le commissioni di valutare... mi rendo conto che questo in questo momento è poco possibile, per cui l'invito che faccio è quello che la Giunta ritiri l'emendamento, in caso contrario io sono per esprimere parere contrario all'approvazione dell'emendamento medesimo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Poiché ritengo fondate le questioni sollevate dal presidente della terza Commissione, piuttosto che riunire qui le due commissioni, stasera sarebbe complicato anche perché non tutti i commissari sono presenti, ritengo utile che l'emendamento della Giunta venga ritirato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

CONCAS, Segretaria:

Art. 3

Urgenza

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto speciale per la Sardegna ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Rimane da votare l'articolo 1, previa presentazione di un emendamento che contempli le esigenze degli emendamenti numero 6 e 7. Chiedo agli estensori dei due emendamenti se hanno trovato una formulazione sintetica. Mi comunicano che l' emendamento è stato approntato, l'onorevole Sassu è pregato di presentarcelo.

SASSU (Progr. Fed.). La formulazione del comma due si ritiene superata, signor Presidente, giacché si parla di un'anticipazione nella misura del 70 per cento che non è potuta avvenire giacché la legge la stiamo approvando oggi, i Giochi della gioventù sono già avvenuti, non c'è stata nessuna anticipazione. Quindi non si può parlare più neppure di 30 per cento, della residua parte, perché non c'è stata l'anticipazione del 70 per cento. L'emendamento potrebbe essere un secondo comma che si aggiunge al primo, in cui si dice che si fa obbligo di rendicontazione ai fini della determinazione del contributo dovuto sulla base delle spese effettivamente sostenute, giacché nel comma uno non si definisce esattamente la misura del contributo, ma si dice "in misura non superiore a lire 2 miliardi", quindi non è determinato il contributo, allora si dice "l'obbligo di rendicontazione ai fini della determinazione del contributo, sulla base delle spese effettivamente sostenute ". E' chiaro, sopprime totalmente il comma due.

PRESIDENTE. Mi pare abbastanza chiara la formulazione, che significa la soppressione della formulazione attuale del comma due e la riformulazione nella veste che ci ha letto l'onorevole Sassu, che in pratica è la sostanza dell'emendamento 7, che pertanto si intende ritirato, così come l' emendamento numero 6.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione su questo emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Petrini.

PETRINI (Gruppo Misto), relatore. Lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto brevemente. Mi dispiace che l'onorevole Floris si dissoci da quello che ha detto Alleanza Nazionale, ma Alleanza Nazionale, e il sottoscritto principalmente, in questo caso, non può permettere che del fango certa gente esterna al Consiglio regionale butti nel Consiglio regionale, lo dico con la massima tranquillità. Ricordo anche, e l'ho detto durante la discussione generale, che noi siamo d'accordissimo per tutte quelle cose che avete detto, ma principalmente perché molti giovani italiani del continente si sono potuti incontrare con altri giovani italiani della Sardegna, su questo non ci sono assolutamente dubbi, quindi eravamo favorevoli, siamo favorevolissimi se la Sardegna dovesse organizzare anche i Giochi del Mediterraneo, ci saremmo anche augurati che, nella eventualità che se Roma avesse avuto le Olimpiadi qualche gara venisse fatta in Sardegna, su questo non ci piove assolutamente perché noi comprendiamo qual è la forza dello sport nei riguardi dei giovani. Però, indubbiamente queste cose le dovevamo dire e le abbiamo dette. E' chiaro anche che l'Assessore non poteva dare quelle risposte che noi volevamo in merito a determinate spese particolari, no, queste non le abbiamo, però in un atto di responsabilità, perché noi siamo delle persone responsabili, pur comprendendo che c'era stato tutto quel resoconto di cui si dice, per non mettere intralci all'approvazione di questa legge il Gruppo di Alleanza Nazionale al momento della votazione della legge uscirà dall'aula, e quindi non prenderà parte alla votazione stessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Aresu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARESU (Gruppo Misto). Chiedo scusa perché non ho fatto in tempo a iscrivermi durante il primo intervento, per cui, benché il Presidente chiedesse chi volesse intervenire, non sono intervenuto per rispetto del Regolamento, signor Presidente. Solamente per dare merito all'Assessore e al Coni della grande riuscita della manifestazione. È la prima volta che in Sardegna si è riusciti, in un'unica manifestazione, a riunire tutte le varie culture di tutti i territori di tutte le subregioni della nostra Isola. Cosa che non si vede né al Redentore, non si vede alla Cavalcata, per altri motivi. E' stata una grandissima manifestazione, ha dato l'immagine della Sardegna all'estero, anche perché è ripresa in mondiale.

Condivido e non ho avuto occasione di dichiararlo all'Assessore, la condivisione della sua reazione e della sua esternazione per la mancata esposizione della bandiera sarda. Perché, caro collega Frau, qua dentro, in Sardegna, c'è ancora qualcuno che la bandiera sarda la riconosce da lontano, non si confonde con altre bandiere, visto che non riconoscevi se fosse la bandiera sarda quella dipinta sulla faccia di qualcuno e se fosse la bandiera dell'Irlanda del Nord, io l'ho riconosciuta e non seu sardista, seu sardu, però..

(Interruzioni)

c'erano...bah ce ne sono moltissimi col Tricolore nelle squadre di calcio, immaginarì se vai agli stadi col tricolore in fronte e non teninti brigungia, e l'abbiamo noi della bandiera sarda? Anche rossi ndui funti, e comm'enti puru e col pugno chiuso! Una cosa, signor Assessore, però, sicuramente si sarebbero potuti spendere, se non bastavano i due miliardi, quei due, trecento milioni per consentire alle scolaresche sarde di essere presenti ai giochi della gioventù, questo forse non l'avete pensato, non c'era una scolaresca, metà stadio era vuoto, oppure metà vuoto o metà pieno, prendiamola come vogliamo. Però non c'erano scolaresche e con due o trecento milioni si sarebbero potuti organizzare i viaggi gratuiti per intere scolaresche. Anche perché Cagliari ha dimostrato che, oltre ad essere utilizzata come colonia penale per gli hooligans, riesce a ricevere un impatto così forte di stranieri e di altre persone. Chiudo, dicendogli che respingo le scuse per quello che è successo, perché secondo me non è successo nulla, anzi, anziché le scuse quasi quasi lo ringrazio perché io ero seduto nelle tribune ordinarie, io con altri colleghi, non nelle tribune delle autorità, però questo, chiedo scusa se ho fatto male, mi ha consentito di unirmi alla bordata di fischi, sì, ho fischiato anch'io contro l'Assessore della pubblica istruzione, chiedo scusa, contro il Ministro della pubblica istruzione... pensavo a lei e dicevo di lui... che di sardo purtroppo gli è rimasto solamente il nome, che apparteneva ad altri migliori di lui. Solamente il coraggio che ha avuto di venire in Sardegna in un'occasione simile a parlare in Sardegna di tagli alle scuole, di tagli nella sua Regione. Grazie.

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale col sistema elettronico del disegno di legge numero 333.

Rispondono sì i consiglieri: Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Bonesu - Busonera - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Fois Pietro - Giagu - Granara - Loddo - Lorenzoni - Macciotta - Marrocu - Murgia - Nizzi - Obino - Oppia - Petrini - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 42

Votanti 42

Maggioranza 22

Favorevoli 42

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Adesso l'ordine del giorno reca la discussione del Regolamento numero 12 della Giunta regionale, relativo all'applicazione dell'articolo 138 del Codice della strada sull'immatricolazione e il rilascio del certificato di guida dei veicoli a disposizione del Corpo forestale; relatore il consigliere Ferrari.

Ha domandato di parlare il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.

FERRARI (Progr. S.F.D.) relatore. Presidente, io ho ricevuto niente meno che dodici emendamenti pochi minuti fa. Quindi in quanto relatore non sono in grado di esprimere il parere su questi emendamenti. Perciò chiedo di aggiornare la seduta.

PRESIDENTE. Ampiamente giustificata la richiesta di rinvio. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 21 e 40.



Allegati seduta

Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA PITTALIS - LOMBARDO - MILIA - BALLETTO - NIZZI - TUNIS Marco Fabrizio - GRANARA - OPPIA - PIRASTU - MARRACINI - BIANCAREDDU - FEDERICI - CASU sul progetto di metanizzazione della Sardegna.

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I sottoscritti, considerato che:

- nello scorso aprile la Giunta regionale ha dato notizia di un accordo Stato - Regione per la metanizzazione dell'Isola e di un impegno in tal senso del Governo;

- esiste un disegno di legge del Governo per la metanizzazione del Mezzogiorno che prevede un termine di scadenza al 30 giugno 1997 per la presentazione di un piano per la realizzazione delle opere di metanizzazione e un'esenzione IVA per i gas combusti;

- tale termine è stato procrastinato, dalla maggioranza, al 30 ottobre 1997 e che le esenzioni fiscali sono state notevolmente ridotte;

- il Presidente dell'ENI, azienda di Stato per l'energia, ignora qualsiasi impegno concreto in favore della metanizzazione della Sardegna;

- tutto quanto sopra esposto fa chiaramente intuire l'assenza di qualsiasi piano concreto e di qualsiasi impegno reale per la metanizzazione della Sardegna,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere se:

1) le dichiarazioni rese dal Presidente dell'ENI rispondano a verità;

2) esista un concreto impegno del Governo nazionale a realizzare la metanizzazione dell'Isola e, in caso affermativo, con quali tempi e con quali fondi il Governo intenda realizzare il progetto in questione.(376)

INTERPELLANZA BIANCAREDDU - PITTALIS - BALLETTO - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LOMBARDO - MARRACINI - MARRAS - MILIA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU TUNIS Marco Fabrizio sulla sospensione della facoltà di presentare domanda di contributo per l'acquisto di macchine e attrezzature agricole - ex L.R. n. 14 del 1951.

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I sottoscritti,

premesso che dal 1° gennaio 1996 non è più possibile presentare domanda ex L.R. n. 14 del 1951;

considerato che tale fatto arreca un grave danno all'economia agricola sarda in quanto è previsto un contributo nella misura del 30 e 40 per cento a fondo perduto per l'acquisto di macchine e attrezzature (trattori, motozappe, aratri, Erpici, imballatrici, ecc.) comprese le spese accessorie fino al trasporto e destinazione;

constatato che per le domande presentate prima del gennaio 1996 vi è un arretrato che risale all'anno 1991 per cui quanto gli sventurati aventi diritto riceveranno il contributo avranno perso interessi e rivalutazione monetaria;

rilevato che appare opportuno semplificare le procedure e soprattutto finanziare le annualità arretrate;

evidenziato che anche in questo caso la Regione Sardegna appare inadempiente in quanto tali contributi sono dovuti in base a una legge ancora in vigore;

osservato che tutto ciò contribuisce ad affossare il già claudicante mondo agro - pastorale sardo,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro - pastorale per sapere quali provvedimenti intendano adottare in merito. (377)

INTERPELLANZA BIANCAREDDU - PITTALIS - BALLETTO - CASU - FEDERICI - FLORIS - GRANARA - LOMBARDO - MARRACINI - MARRAS - MILIA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sulla mancata riapertura dei termini di presentazione dei progetti di miglioramento fondiario ex L.R. n. 46 del 1950.

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I sottoscritti,

premesso che dal gennaio 1996 è stata sospesa la facoltà di presentare domanda di contributo per le opere di miglioramento fondiario;

considerato che tale fatto arreca un enorme danno agli operatori agricoli e a tutta l'economia relativa in quanto non vengono pio erogati contributi per il miglioramento dei pascoli, la costruzione di sili da foraggio, l'impianto e trasformazione di oliveti, mandorleti e frutteti, gli impianti di attrezzature occorrenti per la conservazione, la lavorazione e la trasformazione di prodotti agricoli e armentizi, la costruzione, l'acquisto, l'ampliamento, il riattamento e l'attrezzatura di stabilimenti per prodotti agricoli, la piscicoltura; la sistemazione e il riattamento di strade vicinali;

constatato che anche per i progetti presentati prima del gennaio 1996 vi è un arretrato che risale al 1991 con imponenti disagi per coloro che avrebbero diritto al contributo;

rilevato che quanto accade è lesivo dei diritti dei cittadini sardi in quanto i contributi sono dovuti in virtù di una legge ancora vigente e di conseguenza fonte di obbligazioni per la Regione Sardegna;

rilevato altresì che appare opportuno emanare una nuova normativa che semplifichi la presentazione delle domande e acceleri un iter la cui macchinosità appare ormai fuori dei tempi;

evidenziato che le dichiarazioni recenti dell'Assessore all'Agricoltura appaiono quantomai fumose e prive di riscontri pratici,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura per sapere quali provvedimenti intendano adottare per porre fine a questa vergogna. (378)

INTERPELLANZA AMADU sulle procedure per la realizzazione del Centro Intermodale di Chilivani (SS) e sulla effettiva messa in opera del progetto.

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Il sottoscritto,

appreso che intorno alla effettiva provenienza dello stanziamento dei fondi e ai tempi previsti per la realizzazione del Centro Intermodale di Chilivani (SS), progetto che mira alla razionalizzazione del traffico merci nella provincia di Sassari insieme ai previsti Centri di Porto Torres e Olbia, si è sviluppata una polemica dai contorni politici tra classe dirigente locale e Giunta regionale;

considerato che tale polemica, incentrata sui ritardi procedurali che avrebbero impedito la spendita di fondi CEE previsti per tale opera, rischia di confondere le idee sulla reale situazione e sulla concreta realizzazione di tali Centri, importantissimi per lo sviluppo dell'economia del Sassarese;

rilevato che la polemica in atto può addirittura pregiudicare la realizzazione della struttura in questione, favorendo le mire di chi, in modo sotterraneo, punta a distrarre i fondi già previsti per la citata opera a favore di altre iniziative;

ritenuto che la Giunta regionale debba assumere chiare ed inequivocabili posizioni, accelerando al massimo i tempi procedurali per l'esecuzione della struttura, la cui necessità è inderogabile per garantire nuovo sviluppo economico e sociale alle popolazioni interessate,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e l'Assessore dei trasporti affinché intervengano decisamente e concretamente in favore della realizzazione effettiva del Centro Intermodale di Chilivani e riferiscano sul problema in questione in sede di Consiglio regionale, facendo chiarezza sui passi da compiere affinché tale progetto venga definitivamente sbloccato. (379)

INTERROGAZIONE PITTALIS - LOMBARDO - MILIA - BALLETTO - NIZZI - TUNIS Marco Fabrizio - GRANARA - OPPIA - PIRASTU - MARRACINI - BIANCAREDDU - FEDERICI - CASU sul progetto di metanizzazione della Sardegna.

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I sottoscritti, considerato che:

- nello scorso aprile la Giunta regionale ha dato notizia di un accordo Stato - Regione per la metanizzazione dell'Isola e di un impegno in tal senso del Governo;

- esiste un disegno di legge del Governo per la metanizzazione del Mezzogiorno che prevede un termine di scadenza al 30 giugno 1997 per la presentazione di un piano per la realizzazione delle opere di metanizzazione e un'esenzione IVA per i gas combusti;

- tale termine è stato procrastinato, dalla maggioranza, al 30 ottobre 1997 e che le esenzioni fiscali sono state notevolmente ridotte;

- il Presidente dell'ENI, azienda di Stato per l'energia, ignora qualsiasi impegno concreto in favore della metanizzazione della Sardegna;

- tutto quanto sopra esposto fa chiaramente intuire l'assenza di qualsiasi piano concreto e di qualsiasi impegno reale per la metanizzazione della Sardegna,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se:

1) le dichiarazioni rese dal Presidente dell'ENI rispondano a verità;

2) esista un concreto impegno del Governo nazionale a realizzare la metanizzazione dell'Isola e, in caso affermativo, con quali tempi e con quali fondi il Governo intenda realizzare il progetto in questione. (824)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui rapporti fra disoccupazione e immigrazione.

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Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale del lavoro per sapere:

1) se sia a conoscenza che il "gotha" del Governo nazionale (Prodi, Veltroni, Napolitano e Flick) si è riunito giorni fa per un primo esame in merito al rimpatrio degli immigrati albanesi, il cui permesso di soggiorno scadrà il prossimo 31 agosto;

2) se sia vero che, in detta riunione, questi illustri signori, sperando di convincere gli albanesi ospitati in Italia a rientrare nella loro terra, abbiano avuto la brillante idea di promettere loro la precedenza nelle liste di chiamata per i lavori stagionali e quindi, in pratica, di poter rientrare nel nostro Paese;

3) se questi illustri signori del Governo nazionale conoscano la situazione occupazionale sarda (con punte di disoccupazione superiori al 30%) e se, pertanto, abbiano mai pensato, anche per i sardi, una qualche "corsia preferenziale" per i lavori stagionali nelle Regioni del territorio nazionale;

4) se non sia opportuno, pertanto, contattare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i suoi collaboratori affinché i sardi - cittadini italiani - nell'attesa di un lavoro duraturo possano essere trattati almeno alla pari degli extracomunitari albanesi nell'assegnazione di lavori a tempo determinato;

5) se il Vice Presidente del Consiglio Veltroni, in vacanza in Sardegna, sia stato informato sulla grave crisi occupazionale, che potrebbe sfociare in manifestazioni di piazza, e quali impegni "solenni" abbia assunto in merito;

6) quanti prestiti d'onore siano stati concessi ai nostri corregionali e se corrisponda al vero che buona parte delle domande presentate a suo tempo siano state respinte per banali errori formali. (825)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità e urgenza di stanziamento dei fondi, nell'assestamento di bilancio 1997, per la realizzazione dei parcheggi sotterranei del complesso delle Facoltà umanistiche dell'Università di Sassari.

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Il sottoscritto,

premesso che il progetto per la realizzazione dei parcheggi sotterranei del complesso delle Facoltà umanistiche dell'Università di Sassari (Lettere e Filosofia, Lingue e Letterature straniere) sulle vie Roma e Zanfarino, che prevedeva una spesa di 2.250 milioni, è stato presentato da quasi due anni presso l'Assessorato competente, senza alcun esito;

considerato che la cifra di un miliardo stanziata dal Consiglio regionale per lavori da attuarsi nell'Ateneo sassarese, in sede di finanziaria 1997, non avendo specifica destinazione, è stata utilizzata per altre iniziative;

rilevato che l'opera in oggetto risulta particolarmente urgente, essendo in corso i lavori di ampliamento di alcuni edifici sassaresi in cui saranno ospitate tre Facoltà con un carico attuale di oltre 4000 studenti, numero che è destinato ad aumentare con l'istituzione di nuovi corsi e indirizzi universitari;

ritenuto che il mancato finanziamento del progetto dei parcheggi, redatto nel 1993 dall'arch. G. Delitala, non solo potrebbe aggravare i problemi di viabilità attorno alla zona universitaria in questione ma, di fatto, potrebbe condizionare la realizzazione delle opere di ampliamento delle suddette Facoltà già finanziate;

chiede di interrogare l'Assessore regionale della programmazione, bilancio e l'Assessore regionale dei lavori pubblici affinché, in sede di assestamento di bilancio, si decida di stanziare il finanziamento per la realizzazione dei parcheggi sotterranei del complesso delle Facoltà umanistiche dell'Università di Sassari, la cui messa in opera è auspicata non solo dai presidi degli Atenei in questione ma da tutti i cittadini in quanto necessaria per decongestionare il traffico nella centrale zona di Sassari occupata dal complesso delle Facoltà umanistiche. (826)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui dipendenti della ex IPAB Casa di Riposo di Thiesi.

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Il sottoscritto, premesso che:

I. in data 11 luglio fu presentata una interrogazione sulla gestione della ex IPAB - Casa di Riposo di Thiesi, trasferita nella titolarità al Comune;

II. tale interrogazione - nonostante quanto denunciato fosse estremamente grave - è rimasta a tutt'oggi senza risposta e le dipendenti, che hanno lavorato sino al 31 ottobre 1995 e collocate in ferie forzate a tutto il 1996 (esclusa l'ultima settimana di tale anno), continuano a rimanere senza emolumenti a far data dal 1° gennaio 1993 e senza lavoro;

III. il rimpallarsi le responsabilità fra l'Amministrazione regionale e il Comune di Thiesi si ripercuote solamente sulle lavoratrici, che vedono così mortificati i loro diritti;

IV. nonostante l'intervento del Difensore Civico regionale, cui si era rivolta una delle dipendenti, niente di concreto è stato fatto e il contenzioso Regione - Comune continua a trascinarsi stancamente,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) quali azioni concrete l'Assessorato intenda intraprendere con urgenza per porre fine ad un contenzioso, per il quale a pagare sono solamente le dipendenti che hanno lavorato e hanno diritto a lavorare nella stessa Casa di Riposo;

2) che fine abbiano fatto i 300 milioni che furono stanziati dalla finanziaria 1996, attraverso i quali pagare almeno le competenze delle dipendenti;

3) se non sia sempre più necessario, come richiesto nell'interrogazione dell'11 luglio 1996, intraprendere un'indagine al fine di appurare eventuali responsabilità di chicchessia, perché il lungo contenzioso sta procurando danni agli anziani, alle lavoratrici e a tutta la popolazione di Thiesi. (827)

INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di tutela delle peculiari caratteristiche del villaggio di San Salvatore di Sinis.

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Il sottoscritto, chiede di interrogare gli Assessori della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, e degli enti locali, finanze ed urbanistica, in relazione ai seguenti fatti.

Il villaggio di San Salvatore di Sinis rappresenta, a giudizio di numerosi studiosi, l'esempio più completo, in Sardegna, di villaggio temporaneo a fini religiosi.

La particolare architettura, che tramanda modelli costruttivi ormai desueti nei centri abitati, la particolare conformazione con struttura urbanistica chiusa, la centralità del luogo di culto e della piazza come luogo di raccolta sacro e profano dei fedeli ne fanno un unicum, anche a prescindere dal particolare monumento situato al centro del villaggio, in cui la religiosità dei sardi si è espressa in tutte le sue fasi.

E' infatti l'unico esempio in cui un pozzo sacro nuragico è restato luogo di culto punico, della paganità romana, degli invasori mussulmani ed ancora oggi è luogo di culto cristiano, cui partecipa in modo forte e sentito l'intera comunità di Cabras.

Oltre ai vincoli archeologici il villaggio è tutelato nella sua integrità dalla normativa urbanistica che lo ascrive alla zona A e dal vincolo paesistico.

Ogni modifica dell'attuale assetto va quindi valutata con estrema attenzione e non sono tollerabili inserimenti non attentamente studiati.

Nel 1987 l'Amministrazione comunale di Cabras bandì un concorso nazionale per la riqualificazione, anche a lini turistici, del centro. Il progetto vincitore prevedeva l'inserimento degli elementi di riqualificazione, in particolare impianti tecnologici e parcheggi, senza alcuna manomissione dell'assetto tradizionale.

Disattendendo tali impostazioni l'attuale amministrazione comunale, senza procedere a modifiche degli strumenti urbanistici e tantomeno adottare un piano particolareggiato, necessario nelle zone A, sta procedendo a interventi che, singolarmente e complessivamente considerati, conseguiranno il fine di snaturare il villaggio, con grave danneggiamento del bene culturale.

In particolare il Comune ha recentemente proceduto a coprire con conglomerato cementizio parte della piazza e si propone di realizzare edifici fuori dal contesto urbanistico attuale, rompendo l'armonia compositiva del villaggio.

La pavimentazione della piazza è avvenuta senza alcun nulla osta per gli aspetti paesistici, mentre è di tutta evidenza che gli edifici di cui è stata deliberata la costruzione sono in totale contrasto con le normative urbanistiche ed assolutamente inammissibili sotto il profilo paesistico.

Ciò considerato si chiede agli Assessori interrogati se intendano, nel quadro della normativa vigente, tutelare l'assetto e le caratteristiche del villaggio di San Salvatore e se intendano perseguire, con le sanzioni di legge, l'esecuzione delle opere realizzate senza i necessari nullaosta. (828)

INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento degli interventi per la pesca nel piano integrato d'area del Sinis Montiferru.

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Il sottoscritto, chiede di interrogare gli Assessori regionali della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e della difesa dell'ambiente in relazione ai seguenti fatti:

1) con recente delibera la Giunta regionale ha approvato i Piani Integrati d'Area (PIA) e in particolare il piano integrato del Sinis Montiferru;

2) non sono stati recepiti in tale piano gli interventi nel settore della pesca. Il piano, infatti, nulla ha previsto, nonostante le proposte della Provincia, per il completamento del mercato ittico all'ingrosso, la sistemazione della zona di Su Siccu, utilizzata quale base di pesca per numerosi piccoli natanti, e il restauro e l'utilizzo anche a fini anche turistici dei fabbricati della peschiera Pontis;

3) non è stata tenuta in debito conto l'importanza che rivestono nell'economia della zona le attività della pesca e del commercio dei relativi prodotti; basti pensare che nel solo comune di Cabras hanno la residenza oltre cinquecento pescatori e hanno sede oltre cento imprese operanti nel settore del commercio dei prodotti ittici;

4) l'esclusione degli interventi in materia di pesca dal piano vanifica quindi la prospettiva di uno sviluppo basato su tutte le attività produttive.

L'interrogante chiede di conoscere i motivi di tali scelte e se sia comunque possibile inserire nel piano gli interventi per la pesca, attingendo ad altre fonti di finanziamento. (829)

INTERROGAZIONE DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulle tensioni sociali e sui danni ambientali ed economici conseguenti all'autorizzazione della pesca a "sciabica".

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Il sottoscritto,

tenuto conto che con due successivi decreti l'Assessore della difesa dell'ambiente (D.A. n.1923 del 30.06.97 e D.A. n. 2406 del 05.08.1997) ha emanato disposizioni per disciplinare la pesca a sciabica o a coppia d'ombra nelle acque territoriali della Sardegna e per individuare i siti in cui sono consentite le operazioni finali di pesca a sciabica;

rilevato che:

u a seguito dell'esercizio della pesca a sciabica da parte delle imprese di pesca abilitate, in numerose località costiere della Sardegna si sono verificate forti reazioni negative della popolazione residente e delle marinerie locali da cui sono scaturite pericolose contrapposizioni fra le diverse marinerie e preoccupanti tensioni sociali;

u da più parti vengono denunciati danni ambientali, distruzione immotivata di novellame e danni alle attrezzature di pesca dei pescatori locali, nonostante i decreti citati facciano riferimento ad indagini effettuate dall'Università di Cagliari che escludono la possibilità di danni ambientali o l'interferenza della pesca a sciabica con altre attività di pesca che si esercitano lungo la fascia costiera;

u i siti interessati alla attività di pesca a sciabica non risultano essere stati oggetto di studi scientifici specifici;

u dalle marinerie locali viene denunciato con forza il grave depauperamento degli stock ittici accumulati in numerosi anni di gestione oculata della risorsa;

u diversi operatori turistici e amministrazioni locali denunciano una pesante interferenza delle attività di pesca a sciabica con le attività turistico balneari e conseguente grave danno economico e di immagine, nonostante sia sempre in vigore una circolare della Capitaneria di porto che vieta l'attività di pesca nei luoghi frequentati da bagnanti;

considerato che:

u tale modalità di pesca era stata vietata con D.A.D.A. n. 3375 del 22 dicembre 1993:

u il Regolamento CEE 1624/94 del Consiglio prevede il possibile esercizio delle reti a sciabica fino all'anno 2002;

u la Quinta Commissione consiliare ha già iniziato l'esame della nuova legge quadro sulla pesca;

tenuto conto che:

u solo una parte delle imprese di pesca utilizza la modalità di pesca a sciabica e che la distribuzione sul territorio di tali imprese non è omogenea ma fortemente concentrata in alcune località;

u prima di autorizzare la pesca a sciabica e di individuare i siti di pesca, non è stata operata alcuna preventiva informazione delle categorie interessate;

chiede di interrogare l 'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se intende revocare immediatamente, come pare opportuno, i decreti che autorizzano la pesca a sciabica;

2) quali iniziative intende assumere a tutela delle marinerie che si sentono danneggiate dall'esercizio di una modalità di pesca che con l'approvazione delle nuove norme e con l'applicazione del Regolamento CEE 1624/94 è comunque destinata a scomparire;

3) quali iniziative intende assumere per favorire e sostenere la conversione delle imprese interessate verso altre modalità di pesca di minore impatto ambientale ed eventualmente per risarcire i mancati introiti dovuti alla forzata e momentanea rinuncia all'attività peschereccia;

4) quali iniziative intende assumere per coinvolgere gli operatori del settore nella formazione delle decisioni in modo che siano evitate tensioni sociali e pericolose contrapposizioni fra le diverse marinerie. (830)