Seduta n.190 del 17/04/1997
CXC SEDUTA
(Antimeridiana)
Giovedì 17 Aprile 1997
Presidenza del Vicepresidente Milia
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 10 e 15.
CONCAS, Segretaria dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 17 marzo 1997, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Pasquale Onida ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 17 aprile 1997. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Massimo Fantola è confluito nel Gruppo Misto a far data dall'11 aprile 1997.
Comunico che il Presidente della Giunta regionale in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 5, 7, 14, 21 e 26 marzo 1997.
Comunico che in ottemperanza a quanto previsto dall'ordine del giorno numero 87 del 6 marzo 1997 ho nominato componenti della Commissione d'inchiesta sull'EMSA i seguenti consiglieri: Berria, Cherchi, Falconi, Balletto, Granara, Tunis Gian Franco, Giagu, Locci, Biggio, Fois Pietro, Balia, Murgia, La Rosa e Bonesu.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione FRAU - MASALA - CADONI - LIORI sui balzelli richiesti dalla Tirrenia". (405)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione FRAU sugli sconti Alitalia". (588)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione LADU sui danni provocati agli allevamenti sardi dai nuovi focolai di agalassia contagiosa". (599)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione CONCAS sui ritardi dei traghetti Saremar di Carloforte". (634)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione CUCCA sugli aumenti dei tickets alla ASL numero 3 di Nuoro ". (641)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione PIRAS sulle gravissime ripercussioni nel comparto agricolo determinate dalle decisioni assunte dall'Unione Europea che annulla i prestiti per il ripianamento delle aziende agricole". (648)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione AMADU sulla possibilità di deliberare l'esercizio della caccia in Sardegna nel mese di febbraio e sulla necessità di un'adeguata opposizione alla richiesta di dichiarazione di illegittimità costituzionale della recente legge regionale sulla caccia". (663)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione GHIRRA - USAI Pietro - DIANA - OBINO - SANNA Salvatore sull'attuazione dei Piani Urbanistici Comunali" (670)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione FERRARI sul mancato pagamento del premio di abbandono della produzione di latte vaccino". (682)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione FRAU sulla programmata riduzione degli organici dei docenti nella scuola sarda". (683)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione AMADU sulla mancata concessione degli interventi creditizi agevolati a favore delle aziende agricole danneggiate dalla eccezionale grandinata del giugno/luglio 1996 nei territori di Dolianova, Donori e zone circostanti". (688)
(Risposta scritta in data 2 aprile 1997.)
"Interrogazione LOCCI sulle disfunzioni del servizio postale nel Comune di Nuxis". (642)
(Risposta scritta in data 4 aprile 1997.)
"Interrogazione CONCAS - MONTIS sul Piano nazionale '200 giorni'". (647)
(Risposta scritta in data 4 aprile 1997.)
"Interrogazione AMADU sull'esclusione della Sardegna dal piano di assunzioni disposto dall'Ente Poste e sulla necessità di un intervento urgente presso il Ministro delle Poste per nuove assunzioni nel Sassarese". (651)
(Risposta scritta in data 4 aprile 1997.)
"Interrogazione LA ROSA sulla mancata regolarità della corresponsione degli stipendi e della tredicesima mensilità nei riguardi dei dipendenti dei Centri AIAS della Sardegna". (645)
(Risposta scritta in data 7 aprile 1997.)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CONCAS, Segretaria:
"Interrogazione Fantola - Lippi - Ghirra - Murgia - Loddo, con richiesta di risposta scritta, sulla lettera che il Presidente della Federazione Italiana Tennis ha inviato ai Presidenti delle società della Sardegna". (709)
"Interrogazione Fantola - Fois Pietro - Loddo - Petrini, con richiesta di risposta scritta, sulla Meridiana Express". (710)
"Interrogazione Tunis Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, su omissioni di politica amministrativa in materia di dirigenza dell'apparato della Regione" (711)
"Interrogazione CUCCA, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione dei fondi messi a disposizione della Sardegna per i lavori socialmente utili". (712)
"Interrogazione Frau - Masala, con richiesta di risposta scritta, sui criteri per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica". (713)
"Interrogazione Liori - Frau, con richiesta di risposta scritta, sul programma di assunzione del personale nel ruolo unico regionale". (714)
"Interrogazione Liori - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sui compensi speciali attribuiti ad alcuni dipendenti del Centro regionale di programmazione". (715)
"Interrogazione Frau - Masala, con richiesta di risposta scritta, sul calendario degli incontri con le parti sociali". (716)
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla strada provinciale Chiaramonti-Ploaghe". (717)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di intervenire da parte della Giunta regionale presso il Ministro dei lavori pubblici per richiedere la riapertura dei termini di legge per il condono edilizio": (718)
"Interrogazione Nizzi - Pittalis - Marras - Balletto - Bertolotti - Pirastu - Oppia - Casu - Biancareddu - Usai Edoardo - LIORI, con richiesta di risposta scritta, sulla perdita dei finanziamenti della U.E. per il Centro Intermodale di Olbia": (719)
"Interrogazione Vassallo, con richiesta di risposta scritta, sull'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare".(720)
"Interrogazione Tunis Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sul conferimento di incarichi dirigenziali presso gli Ospedali dell'ASL 7". (721)
"Interrogazione Scano - Berria - Cugini - Ghirra sulle sedi per le prove d'esame dei due concorsi speciali pubblici per 227 posti indetti dal Ministero delle Finanze". (722)
"Interrogazione Fois Pietro, con richiesta di risposta scritta, sulla problematica riguardante gli interventi di protezione sulla costa algherese". (723)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla forte protesta dei lavoratori 'socialmente utili', in particolare del Sassarese, per i gravissimi ritardi della Regione nell'accreditamento della propria quota dei sussidi previsti dalla vigente normativa". (724).
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CONCAS, Segretaria:
"Interpellanza Berria - Sassu - Dettori Ivana - Obino - Diana - Falconi sulla delibera della Commissione centrale dell'impiego del 20 novembre 1996 sui criteri di scelta e selezione delle unità lavorative per i lavori socialmente utili". (330)
"Interpellanza Bonesu sulla rinunzia ad esercitare il servizio postale in gran parte della Sardegna da parte dell'Ente Poste Italiane". (331)
"Interpellanza Nizzi - Biancareddu - Pittalis - Biggio sull'apertura della sede farmaceutica numero 7 di nuova istituzione ad Olbia". (332)
"Interpellanza Tunis Marco Fabrizio su omissioni di politica amministrativa in materia di dirigenza dell'apparato della Regione". (333)
"Interpellanza Tunis Marco Fabrizio sul rischio di cessazione dell'attività della DI.CO.VI.SA S.r.l.". (334)
"Interpellanza Usai Edoardo sul ventilato trasferimento degli Uffici della Prefettura nei locali dell'ex albergo Scala di Ferro". (335)
"Interpellanza Tunis Marco Fabrizio sul problema relativo all'appalto di servizi presso l'Amministrazione regionale". (336)
"Interpellanza Marteddu - Giagu - Ladu - Lorenzoni - Manunza - Piras - Secci - Tunis Gian Franco sulla richiesta di ricorso della Regione sarda davanti alla Corte Costituzionale per alcuni aspetti della legge numero 59 del 1997 (Legge Bassanini) giudicati lesivi dell'Autonomia regionale". (337).
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CONCAS, Segretaria:
"Mozione Pittalis - Masala - Amadu - Bertolotti - Floris - Tunis Marco Fabrizio - Marras - Nizzi - Oppia - Balletto - Casu - Granara - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo - Lombardo - Federici - Milia - Biancareddu - Lippi - Pirastu sulla crisi albanese ed il contegno dello Stato italiano e della Comunità Europea". (113)
"Mozione Liori - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Locci sulla minacciata chiusura di numerosi uffici postali". (114)
Mozione Bonesu - Montis - Concas - Vassallo - La Rosa sull'intervento italiano in Albania". (115)
Mozione Bertolotti - Biancareddu - Lippi - Lombardo - Nizzi - Granara - Pittalis sulla tassa per l'Europa (116).
Sull'omicidio del sindacalista Franco Pintus
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Progr. S.F.D.). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi della Giunta, chiedo scusa se, forse in termini certamente un po' irrituali, in apertura dei lavori, mi permetto di introdurre un argomento che, per l'importanza che riveste, per la drammaticità del fatto, per la spietata ferocia che lo caratterizza non può essere ignorato dal Consiglio regionale. Mi riferisco, signor Presidente, alla barbara esecuzione di Franco Pintus. Franco Pintus, sindacalista della FLAI CGIL, ha speso la propria vita per tutelare i diritti dei lavoratori, ha lottato tenacemente, con caparbietà, con onestà intellettuale, per opporsi alle trame oscure che in Ogliastra avviluppano la vita sociale. E' stato oggetto di un attentato atroce, mostruoso, selvaggio, la moglie e le due figliolette sono vive per miracolo. Franco Pintus era uomo, cittadino e sindacalista esemplare. Non pago del quieto vivere, rifuggiva dalla quiescenza anestetizzante; era impegnato a ricercare il bandolo della verità e della giustizia nell'intricato sviluppo di vicende sulle quali occorrerà fare luce. In Ogliastra, signor Presidente, negli ultimi anni si sono verificati eventi e atti criminali che vanno dagli attentati dinamitardi, ai danneggiamenti, alle minacce, ai sequestri di persona fino a diversi omicidi, maturati in un clima di paura e di insicurezza, senza che l'azione della giustizia sia giunta a smascherare i colpevole.
Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi della Giunta, è ora opportuna e necessaria una decisa azione nei confronti del Governo centrale, per ottenere un più forte ed esteso impegno delle autorità competenti per la garanzia delle condizioni di legalità, nonché per rafforzare l'apparato giudiziario, ponendolo nelle condizioni di sviluppare compiutamente l'attività investigativa. Mi riservo, signor Presidente, di tradurre queste osservazioni in una mozione.
Discussione congiunta delle mozioni Pittalis - Masala - Amadu - Bertolotti - Floris - Tunis Marco Fabrizio - Marras - Nizzi - Oppia - Balletto - Casu - Granara - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo - Lombardo - Federici - Milia - Biancareddu - Lippi - Pirastu sulla crisi albanese ed il contegno dello Stato italiano e della Comunità Europea (113) e Bonesu - Montis - Concas - Vassallo - La Rosa sull'intervento italiano in Albania (115)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni numero 113 e 115. I lavori proseguiranno con la discussione di interpellanze.
Si dia lettura delle mozioni.
CONCAS, Segretaria:
Mozione Pittalis - Masala - Amadu - Bertolotti - Floris - Tunis Marco Fabrizio - Marras - Nizzi - Oppia - Balletto - Casu - Granara - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo - Lombardo - Federici - Milia - Biancareddu - Lippi - Pirastu sulla crisi albanese ed il contegno dello Stato italiano e della Comunità Europea.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- la grave crisi che vive il popolo albanese e il drammatico episodio dell'incidente che ha coinvolto una motonave albanese e la corvetta Sibilla della Marina Militare italiana, causando la morte di 85 persone, non possono certamente non essere considerati come un problema che riguarda l'intera collettività nazionale;
- pare opportuno che, in simili frangenti e dinanzi a crisi di così vasta portata umanitaria, l'Italia tenga fede ai suoi impegni internazionali in concerto con l'Unione Europea;
- sembra necessario che le singole autonomie regionali esprimano la loro solidarietà al popolo albanese per il lutto che lo ha così duramente colpito,
impegna la Giunta regionale
1) ad esprimere il cordoglio e la solidarietà della Sardegna al popolo albanese;
2) a farsi parte diligente presso il Governo nazionale perché siano al più presto messe in atto politiche che riescano a contemperare l'esigenza di rispetto della legalità con l'imprescindibile rispetto che si deve agli individui soprattutto in momenti di crisi drammatiche e complesse quali quelle che l'Albania vive ora. (113)
Mozione Bonesu - Montis - Concas - Vassallo - La Rosa sull'intervento italiano in Albania.
IL CONSIGLIO REGIONALE
AVENDO APPRESO della volontà del Governo di impegnare l'Italia in un intervento militare in Albania, anche se dichiarato a fini umanitari;
RITENUTO CHE a norma della Costituzione le forze armate possono essere utilizzate esclusivamente a difesa della Repubblica e che nessuna minaccia viene dall'Albania;
RILEVATO CHE la spedizione appare, anche per espresse dichiarazioni di membri del Governo, come un intervento negli affari interni di un altro paese;
RITENUTO CHE i precedenti storici dei rapporti fra Italia e Albania presentano già pagine non edificanti e che recenti tragici episodi non hanno certamente contribuito alla popolarità dell'Italia e delle sue forze armate;
RILEVATO CHE gli interessi economici dell'Italia in Albania non appaiono rilevanti e che coloro che, sfruttando le condizioni ambientali di basso costo del lavoro e di una carenza diffusa di legalità, hanno investito in Albania, ben sapevano di investire in un Paese privo di stabilità politica, sociale ed economica;
CONSIDERATO lo scarso impegno degli altri Paesi nella vicenda e il fatto che la spedizione, formalmente sotto l'egida dell'ONU, sarà in gran parte a spese dell'Italia e con impegno prevalente di forze armate italiane;
RITENUTO CHE l'esito della missione, considerata la situazione di caos e di contrasti di mafie e di clan esistenti in Albania e la presenza di governanti inetti e screditati contro cui si è scatenata la collera popolare, è tutt'altro che sicuro e che è fondato il rischio di ripetizioni della negativa esperienza della Somalia;
CONSIDERATO CHE:
- la missione potrebbe persino rafforzare il potere della malavita albanese e dare una maggiore possibilità di sviluppare i rapporti già floridi con la malavita italiana;
- gli interessi in gioco non valgono per l'Italia il notevole esborso finanziario, né il rischio della vita e dell'integrità fisica dei militari impegnati, e che migliori risultati si possono ottenere per via politica, e con adeguato uso di strumenti di pressione economica, mediante l'elezione di un governo democratico e l'addestramento di forze di polizia albanesi;
- lo sforzo militare in Albania appare poco comprensibile per la Sardegna ove necessiterebbe maggiore sicurezza per i cittadini;
- i nuovi impegni finanziari potrebbero indebolire l'impegno dello Stato limitando le risorse e i mezzi atti a superare la difficile crisi economica dell'Italia e in particolare della Sardegna;
RILEVATO CHE i preannunciati tagli al bilancio della difesa per finanziare la spedizione rischiano di tramutarsi in ulteriori tagli agli indennizzi per le servitù militari,
esprime
la propria contrarietà all'intervento armato in Albania. (115)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis, per illustrare la mozione numero 113.
PITTALIS (F.I.). In apertura di seduta, signor Presidente, avrei certamente voluto domandare al presidente della Giunta regionale, che è assente, siccome vedo ancora l'assessore Paolo Fadda seduto tra i banchi della Giunta, se la questione che abbiamo sottoposto alla sua attenzione, se si è consumata o si sta consumando una crisi di governo, se si tratta di un fatto isolato, personale, dell'assessore Fadda, noi lo vediamo ancora seduto nei banchi della Giunta, chiarezza impone, e su questo non tollereremo assolutamente il silenzio finora serbato, e rispetto al quale mi riprometto, nel proseguo dei lavori, alla presenza del Presidente della Giunta, di ottenere quei chiarimenti rispetto ai quali questo Consiglio, questa Assemblea, i singoli consiglieri hanno certamente diritto; perché questa è una offesa gravissima rispetto a una sollecitazione formale che è già stata avanzata al momento in cui abbiamo appreso, dalla stampa, delle dimissioni, almeno così le abbiamo interpretate, dell'assessore Fadda che, ciononostante, lo vediamo ancora seduto in quei banchi. Ma tornando all'esame della mozione numero 113, che ha presentato il Polo per le libertà (Forza Italia, Alleanza Nazionale e l'onorevole Salvatore Amadu in rappresentanza del CDU) dopo 58 anni la storia di questo Paese inciampa nuovamente sull'Albania e sulle sciagurate vicende che hanno interessato questo Paese negli ultimi mesi. La mozione che Forza Italia e il Polo delle libertà hanno presentato lo scorso 3 aprile, oltre a rappresentare il sincero cordoglio e la solidarietà per un evento luttuoso di inaudita gravità, vuole anche segnare il passo di crescita per questo Consiglio regionale e per questa classe politica nel discutere, come oggi si fa, anche di problemi, appunto di politica estera. Discussione evidentemente non fine a se stessa, bensì funzionale a portare, con rispetto ma con determinazione, al Governo nazionale, la posizione della Sardegna in un argomento di tale rilevanza e spessore. Sarà forse un modo per coltivare una sana e non utopistica cultura federalistica. Già da sette mesi risulta che i servizi segreti italiani, spesso e volentieri bistrattati e accusati della peggiore inutilità, avessero posto in allerta il Governo nazionale indicando quanto esplosiva fosse la situazione politica e sociale albanese. Livelli di sottosviluppo e miseria a tutti noti si univano e si uniscono alla totale mancanza di speranza di un popolo sottoposto per decenni a una dittatura, la più sanguinaria e oppressiva tra le tante che hanno riguardato l'Europa nel secolo che lasciamo. Già 7 mesi fa i Servizi dunque avevano avvisato che, a 50 miglia dalle nostre coste, si accendeva la miccia per una colossale polveriera. Al precipitare della situazione, con il noto episodio della bancarotta delle finanziarie, il Governo italiano aveva ancora pensato che fosse bene proseguire con l'indifferenza. L'elementare considerazione che siano solo 50 le miglia che separano le coste dell'Albania da quelle del nostro Paese, non ha allarmato il ministro Andreatta né il resto del Governo. All'arrivo sempre più confuso di povera gente, di profughi sulle coste pugliesi, si è pensato di reagire, per l'appunto, confusamente. Prima accogliendo indiscriminatamente e poi negando i più elementari diritti di asilo a un popolo in fuga da una vera e propria guerra civile. Il tragico episodio della notte di venerdì santo, con la morte di 85 inermi civili, tra i quali molti bambini, è stato accompagnato da un silenzio del Governo Prodi e del ministro della difesa. Episodi che certo non hanno fatto onore al nostro Paese. Proprio l'episodio che ha coinvolto la motonave albanese, con il suo carico di disperati, e la corvetta Sibilla della marina militare italiana, ci ha indotto a presentare questa mozione. Mozione che accuratamente scevra di valutazioni politiche sull'operato del Governo, porti al popolo albanese la sincera vicinanza della Sardegna e delle sue istituzioni. Ma se pure, nella mozione che presentammo lo scorso 3 aprile, non censurammo, per questioni di stile, il dilettantesco contegno del nostro Governo, onestà intellettuale e chiarezza politica impongono che lo si faccia oggi, di modo tale che l'opinione pubblica e gli atti ufficiali di questo Consiglio regionale conoscano in merito la nostra posizione; posizione che pare ancora più doveroso esprimere dopo le grottesche scene cui il Parlamento delle Repubblica ha dovuto assistere. Ieri l'altro la missione militare, guidata dall'Italia con l'altra protezione delle Nazioni Unite, è partita alla volta dell'Albania senza che esista dietro di sé una maggioranza parlamentare chiara, e quindi un Governo autorevole, un Governo nella pienezza dei suoi poteri, che la guidi e la indirizzi e fornisca un univoco comando militare. La maggioranza di centro sinistra ha mostrato di non essere affatto una maggioranza e di dover ricorrere all'aiuto del Polo per le libertà. Senza l'alto senso di responsabilità, infatti, e, perché non dirlo, senza il patriottismo delle forze di opposizione l'Italia avrebbe perduto la faccia dinanzi alla comunità internazionale. Vivere nel mondo significa anche avere degli obblighi internazionali da rispettare, e senza il Polo il governo Prodi non avrebbe rispettato quegli impegni, ma sarebbe caduto sotto gli inflessibili colpi di Rifondazione. Tuttavia non vogliamo unire la nostra alle mille voci che imputano uno scollamento della maggioranza e una frattura al suo interno, dovuta alle intemperanze del partito della Rifondazione comunista. I comunisti, e lo dico senza alcuna ironia, come dice la stessa parole sono comunisti; si sono presentati agli elettori con un programma dichiaratamente comunista e in tutto inconciliabile con l'ispirazione socialdemocratica della coalizione ulivista. Avemmo un bel gridare in campagna elettorale che si trattava di un'alleanza spuria, di un'unione certamente non chiara ma soltanto un incontro di sigle elettorali, fatta non "per", ma "contro". Tuttavia, colti dall'ansia insopprimibile di sconfiggere a tutti i costi il Polo, la sinistra, il PDS e i suoi alleati hanno cercato di fare de albo nigrum e de quadrato rotundum. Quanto fallimentare sia stato l'esperimento lo sanno prima di tutto i signori della maggioranza. Comunque si vogliano argomentare le cose, in ogni caso, resta il fatto che il nostro Paese è impegnato in una missione militare senza che la maggioranza di governo sia concorde su quella missione. A nulla varranno infatti i voti di farsa sulla fiducia; rimane il fatto che questo Governo non ha una maggioranza. E' un po' come la nostra Giunta regionale, che non ha da tempo i voti per governare, ma fa come il calabrone di Barkley (?) che non potrebbe volare. Lui, come la Giunta, non lo sa e vola lo stesso. Ma non voglio divagare oltre, pur se di divagazioni non si tratta, dovendo, a nostro parere, necessariamente il Consiglio regionale assumere una posizione sul complesso di fatti di tale gravità.
Tornando allo specifico della mozione e del suo contenuto, chiediamo che il Consiglio regionale oggi più che mai ne approvi e sottoscriva il testo, in primo luogo - lo ripeto - per portare un cordoglio sincero al popolo albanese per i suoi morti innocenti e inermi, per portar loro cioè quello stesso cordoglio che il governo nazionale non ha saputo efficacemente e credibilmente offrire, quindi per stimolare e sensibilizzare il Governo e il Parlamento nella conduzione della missione umanitaria e militare a non tralasciare la sorte dei cittadini albanesi che vogliano chiedere asilo.
La missione che guidiamo in Albania, lungi dagli scopi maldestramente denunciati dal dilettantismo del sottosegretario Fassino, è quella di aiutare un Paese a risollevarsi proprio tramite la libertà e la democrazia, valori di libertà e di democrazia che comprendono, come è evidente a ciascuno, che non si butti a mare chi cerca altrove, per sé e i propri cari, un futuro migliore.
Il che non significa, evidentemente, e lo dico per evitare goffe strumentalizzazioni, aprire le frontiere nazionali a chi voglia, senza controllo e discriminazioni. Significa, al contrario, usare il metro della temperanza e del buon senso per contemperare le diverse istanze, valutando situazioni oggettivamente particolari e irripetibili, quali quelle che oggi l' Albania vive. Su questo riteniamo indispensabile che il Consiglio regionale si esprima, sicuri che non dovranno certo essere le forze della sinistra, che menano da sempre vanto di tolleranza, di apertura mentale e solidarismo, a voler far mancare il loro appoggio e il loro voto a questa mozione, che rappresenta, senza altre implicazioni, come ho già avuto occasione di dire, e come ciascuno può valutare leggendo attentamente il testo, proprio quei valori di tolleranza, di apertura mentale e di solidarismo che sono una connotazione tipica del popolo sardo. Grazie.
PRESIDENTE. Per illustrare la mozione numero 115 ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'argomento che affrontiamo è un argomento che astrattamente non appartiene alla competenza della Regione. Trattasi di problema di politica estera, e credo che debba restare estraneo a quest'Aula il discorso generale della politica estera, e il discorso generale del contesto di politica estera con cui interferisce questo intervento italiano in Albania. L'onorevole Pittalis ha detto prima che dopo 58 anni gli accidenti della storia riportano l'Italia in Albania. Io credo che non si tratti di accidenti della storia, ma di volontà, di volontà perversa per fini interni, di occuparsi di questioni di un altro Paese, di un altro popolo, che effettivamente ha dei problemi a risolvere la propria situazione interna, ma che non va aiutato certamente portando le armi in un Paese dove di armi ce ne sono già troppe. Credo che tutte le spedizioni militari italiane, e lo dico col rammarico di uno che ha vissuto per quarant'anni in un'Italia che non ne faceva più e che purtroppo vede il ritorno di certe manie che credevamo abbandonate, ebbene tutte le spedizioni militari italiane non hanno avuto grandi fini di politica internazionale, ne hanno sempre avuto molto di politica interna. Queste spedizioni all'estero, questo cercare di richiamare i cittadini a una comune volontà, il sollevare la bandiera della patria anche quando la patria non è affatto in pericolo, appartiene anche a un tentativo di distrarre dai problemi interni, e mi meraviglia che il Polo in questa trappola ci sia caduto, perché anziché parlare di pensioni, di tassa per l'Europa o dello sfascio che abbiamo in Italia, stiamo parlando dell' Albania, delle sue bande armate, delle sue mafie, come se bande armate e mafie non ne avessimo anche in Italia, come se la sicurezza pubblica in Sardegna non fosse un problema. Questo tentativo di distrarre l'opinione pubblica rappresenta la volontà principale di questo intervento in Albania, dove nessun interesse primario dell'Italia era minacciato, dove vi è un conflitto fra due parti politiche che cercano di sopraffarsi con mezzi non propriamente democratici e quel che c'è da temere, e mi meraviglia che qua il Polo ci sia cascato accusando il sottosegretario Fassino di imperizia, è che la spedizione da parte di chi l'ha promossa ha delle precise finalità politiche, portare in Albania un governo più omologo a quello italiano, schiacciando col peso di una presenza militare che garantisca il voto nel sud, senza il controllo di efficienti organi di polizia, un voto nel sud che sarà di facciata del Presidente Berisha. Sono finalità non nascoste, finalità pienamente rivelate, finalità che chiaramente sono attratte rispetto agli interessi dell'Italia, rispetto ai problemi che l'Italia ha, sono interessi che possono appartenere a ristrette cricche italiane, c'è stata gente che ha investito in Allbania, ma ricordiamo che c'era gente che aveva fatto affari in Somalia, e poi si sono mandati i soldati italiani a cercare di porre una pezza su quegli affari che certi personaggi della politica italiana avevano compiuto in Somalia, la situazione in Albania non è molto dissimile, forse è ancora più complicata in un paese che effettivamente ha grossi problemi, in cui si può assistere allo sfascio dello Stato, non certo verso l'anarchia somala, ma probabilmente verso la divisione di quello Stato che è formato da due popolazioni unite da una comune radice linguistica ma separate per religione, per mentalità e così via. Effettivamente quindi questo intervento in affari di un altro popolo, di un altro paese, ci sembra contrario alle tradizioni che la repubblica italiana aveva creato, di un paese che si asteneva dall'intervenire negli affari di altri paesi e cercava di difendere invece le proprie prerogative di stato sovrano. Effettivamente io credo che non fosse solo una prassi, credo che si desuma dalla Costituzione repubblicana che le forze armate non possono essere utilizzate per interventi al di fuori del territorio italiano, che non siano comunque destinate alla difesa dell'Italia, non abbiamo certamente una clausola della Costituzione, come ha la Repubblica federale in Germania, ma lo spirito è lo stesso, le forze armate sono di difesa, non è un caso che il Ministero della guerra del periodo regio abbia cambiato denominazione in Ministero della difesa, non è un cambio di una etichetta, è il cambio di una mentalità, e ci sembra invece che questa mentalità stia venendo meno, stia venendo meno creando un problema di rapporto tra la politica e il governo, tra il parlamento e le forze armate. E' vero che c'è qualcuno come il ministro Edo Ronchi che la interpreta a modo suo, partecipando a manifestazioni neppure tanto pacifiche contro le forze armate; è vero che questo Governo quindi non ha un atteggiamento univoco, per fortuna, ma anche negli atteggiamenti non univoci non esprime certamente dignità, però il fatto che vi siano polemiche tra comandanti militari e organi politici, tra il comandante del battaglione San Marco e il Ministro delle difesa e che si ritengano tali fatti privi di rilevanza disciplinare cioè che si ritenga che una polemica dura possa esistere tra le forze armate e gli organi politici, è un segno di degrado perché viene meno a quel principio che ha dominato la scena repubblicana del fatto che le forze armate sono amministrazione dello stato, non sono corpi separati e rispondono al Governo e al Parlamento; questo è un principio che sta venendo meno con grave pericolo. E' una situazione quindi che non ci può non vedere preoccupati, non ci può non vedere preoccupati il fatto che la stragrande maggioranza del Parlamento voti con espedienti vari cercando anziché fare chiarezza di preoccuparsi comunque di questo risultato, questo intervento armato, intervento che viene camuffato come intervento delle Nazioni Unite, ma a Tirana e a Valona non ci sarà nessuna bandiera azzurra delle Nazioni Unite, non ci sarà nessun contributo finanziario delle Nazioni Unite, a Tirana e a Valona ci saranno i militari italiani e ci sarà la legione straniera francese e spagnola, perché la Francia e la Spagna, sì, vogliono intervenire per non lasciare sola l'Italia, ma lo fanno senza rischiare la vita dei loro soldati, eventuali caduti francesi o spagnoli non lasceranno riflessi sull'opinione pubblica francese o spagnola. Noi italiani che abbiamo costituito un esercito basato sul reclutamento popolare, come esercito di popolo, come esercito di popolo che deve difendere la libertà della Repubblica e del popolo italiano, ebbene andiamo invece a scommettere su questo esercito, a rischiare la vita di queste forze armate, il loro morale, la loro funzionalità in una operazione completamente estranea ai fini per cui questo esercito è stato istituito. Sono considerazioni che ci devono portare a molta riflessione, a meditare su decisioni non molto meditate, a capire che stiamo scivolando verso un qualcosa da cui poi sarà più difficile tornare indietro e questo anche sperando che la spedizione in Albania si concluda in modo felice, il che non è certamente garantito dalle notizie che arrivano da quel paese. Siamo un paese che vuole stare in pace, che vuole risolvere i propri problemi in pace, non un paese che si fa trascinare nei Balcani, dove i rischi di guerra e i rischi di restare coinvolti e invischiati sono fortissimi, abbiamo molte volte deplorato l'intervento americano nel Vietnam eppure quello era mille volte più giustificato, più comprensibile, più chiaro di questa spedizione italiana in Albania. Si cerca di addolcire la pillola dicendo che non ci saranno nuove tasse, a parte il fatto che non è garantito, i soldi per questa spedizione da qualche parte occorrerà tirarli anche fuori e li si tireranno fuori con tagli di bilancio in un bilancio già pesantemente tagliato per altri motivi, in un bilancio che tende a sacrificare l'esigenza delle aree più deboli, delle categorie più deboli, in un bilancio che sta diventando un'astratta operazione di ragioneria sul corpo di un'Italia impoverita, di un'Italia in cui lo sviluppo viene compresso, di un'Italia in cui le scarse risorse vengono sottratte sempre per l'amministrazione pubblica ma non per l'amministrazione pubblica che produce servizi, che muove l'economia, ma per un'amministrazione pubblica sempre più improduttiva e sempre sotto questo profilo più inutile; per cui anche il federalismo, di cui tanti parlano, corre il rischio di essere un federalismo di abbandono dello Stato che non vuole occuparsi più del settore pubblico e lascia alle comunità locali la necessità di sistemarsi con i propri mezzi anche se questi mezzi sono chiaramente insufficienti per tenere l'attuale standard dei servizi che non è certo ottimale. L'Italia è il paese europeo che spende meno in materia sanitaria eppure si continua a tagliare la spesa sanitaria, si vuole andare al risparmio sul bilancio a difesa, non verranno tagliate le spese inutili come i comandi generali, i troppi alti ufficiali che abbiamo, verranno tagliati gli indennizzi per le servitù militari, come è già avvenuto negli ultimi due anni e chiaramente su una Regione che è gravemente condizionata nel proprio sviluppo dalle servitù militari, come la Sardegna, questo si sentirà. Credo quindi che il Consiglio regionale abbia tutto il diritto e anche il dovere di esprimere la propria opinione, di esprimere la necessità che il popolo albanese venga aiutato con altri strumenti, garantendo magari quella preparazione delle forze armate e delle forze di polizia albanesi, ma lasciando comunque il popolo albanese libero di decidere il proprio destino, libero di decidere i propri governanti senza interferenze di sottosegretari del Governo italiano, senza interferenze di un paese che dell'Albania deve essere amico e non certo protettore o dominatore come è stato infaustamente in altri momenti della storia.
FRAU (A.N.). Presidente, vorremmo sapere qualche cosa sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Siamo in fase di discussione generale; dopo l'illustrazione della mozione fatta dall'onorevole Bonesu il primo iscritto a parlare è il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, credo che sia necessario fare alcune precisazioni, non perché i problemi dell'Albania prevalgano oggi sui problemi della nostra Isola, come citava l'onorevole Bonesu poco fa, ma perché i richiami alla storia, i precedenti, sono sempre importanti. Io capisco che dirò queste poche cose in un disinteresse totale dei componenti il governo della nostra Isola, di questa Giunta che è distratta da ben altre cose. Qualcuno ha detto che è un incidente della storia, non è un incidente della storia; il nostro intervento in Albania non risale al 1939, alla aggressione fascista a questa piccola repubblica, è ben precedente. Nel 1920 i soldati italiani, un corpo di spedizione italiana del Regio Esercito Italiano sbarcò in Albania a sostenere il governo di allora, la monarchia di allora; e già precedente a questo nel 1909 l'Italia mandò un corpo di spedizione in Grecia per combattere l'impero ottomano e per liberare quel paese dall'oppressione turca appropriandosi successivamente delle isole dell'Egeo chiamate impropriamente il Dodecaneso. Noi siamo maestri in questi atteggiamenti. La classe dirigente italiana ha ripercorso tappe diverse, ma sempre con un orientamento univoco. C'è continuità tra questo e l'azione del governo di centro sinistra sostenuto da Rifondazione Comunista in questo momento; io credo che un minimo di continuità delle classi dirigenti in questa direzione esista ancora. Noi non siamo contro l'intervento umanitario, noi non siamo neanche contro un contributo alla ricostruzione di uno Stato unitario e democratico; e certamente non siamo tuttavia per appoggiare un governo ed uno Stato uscito dalla tragedia precedente del 1989-'90, con un capo di Stato, Berisha, che sappiamo tutti quale azione politica ha condotto in questo piccolo paese. Noi siamo internazionalisti, lo siamo per origine, è stata la nostra nascita; io ringrazio l'onorevole Pittalis di aver ricordato che noi siamo comunisti, che Rifondazione Comunista è comunista, perché lo diciamo orgogliosamente. Noi siamo nati e tutta la nostra storia è punteggiata dal sostegno alle lotte di liberazione contro il colonialismo per l'indipendenza, a sostegno dei popoli per la costituzione di stati democratici dopo la liberazione dalla dominazione straniera. La nostra solidarietà è andata ai paesi dell'Asia, dell'Africa, dell'America meridionale, dell'America centrale, la nostra è stata una vocazione, sono altri che hanno abbandonato questi principi, non noi. Perché poi avremmo dovuto sostenere un atteggiamento di intervento militare a fini umanitari in questa nazione? Io ho fatto la guerra, ho fatto per cinque anni la guerra meno 33 giorni, ho cinque campagne di guerra; le nostre autoblindo(?), i nostri carri armati sono sbarcati dalle navi traghetto con i cannoni puntati, non con i cannoni a zero, un vero e proprio sbarco militare. C'era da difendersi da pericoli imminenti, dalle bande armate, dalla mafia albanese, dalla combinazione tra questa e i gruppi che si collegano alla mafia italiana ed internazionale, può darsi; tuttavia l'atteggiamento di un esercito si dimostra anche nei momenti in cui ci sono queste operazioni di intervento iniziale. Noi mandiamo un corpo di spedizione che è nostro, non è della Francia o della Romania che manda cento soldati; è l'Italia che manda il nucleo centrale, che manda le armi, che manda il suo stato maggiore, che manda la guida di questa operazione. Ha ragione l'onorevole Bonesu, probabilmente nei calcoli di chi ha scelto questo c'era ben altro, c'era la difesa di piccoli e medi industriali, onesti ed avventurieri, che hanno investito in questo paese per speculazione e per non pagare salari dignitosi ai cittadini di quella repubblica. C'erano probabilmente al fondo gli interessi di ricostituire così com'era questo Stato e questa direzione di questo Stato con questa presidenza della repubblica. Ecco che cosa abbiamo rifiutato; noi siamo assolutamente solidali con i soldati italiani e con tutti gli altri dell'Europa e auguriamo loro che non ci siano incidenti di percorso che comportino anche eventuali feriti o morti in questa operazione. Siamo assolutamente solidali, ma ci teniamo lontani dalla logica di queste cose. Perché in Albania non è andata l'Europa, l'Europa vera, la Germania, l'Inghilterra, perché non è andato l'ONU che si è limitato ad una risoluzione di solidarietà e di impegno nella direzione da parte della stessa organizzazione. E' sfuggito a voi, è sfuggito probabilmente a molti di voi, dovete confessarlo con grande onestà questo, che l'Unione Europea ha stanziato per questa spedizione, sì, si dice che è uno stanziamento iniziale, 2 milioni di ECU, circa 4 miliardi di lire italiane, quando l'Italia probabilmente dovrà spenderne 300, 400, 500 o 600 non sappiamo quanto, perché anche il periodo di intervento in questa repubblica è un periodo illimitato, si è parlato di tre mesi e di tre mesi prorogabili fino a fare il punto della situazione per riportare l'ordine, la calma, la ricostituzione degli enti e dello Stato. Questa è la situazione, ecco cosa abbiamo rifiutato. Non abbiamo rifiutato la solidarietà, non abbiamo rifiutato l'internazionalismo, non abbiamo rifiutato la solidarietà al corpo di spedizione italiano e agli altri soldati europei; abbiamo rifiutato il metodo e i presupposti inconfessati che c'erano in questa spedizione. Noi voteremo questa mozione, chiederemo a voi di votarla; chi non la voterà potrà esprimerlo liberamente, democraticamente, però sia bandita la speculazione che si vuole fare nei nostri confronti sia di rottura dello schieramento politico nazionale che sostiene questo governo, sia con argomenti che sono fuori da ogni logica come è apparso in alcuni dibattiti televisivi. Sono problemi ed argomentazioni che conosciamo da sempre: i comunisti sono vecchi, sono antiquati, appartengono a situazioni superate, non è all'ordine del giorno del nostro paese o all'ordine del giorno dei paesi più avanzati la costituzione di una società socialista, lo sappiamo anche noi, ma lottiamo per modificare tutti gli atteggiamenti di questa società capitalistica, che giunge in Albania attraverso i suoi imprenditori per trovare, non degli operai dignitosamente difesi dal proprio Stato, dalle proprie organizzazioni sindacali, ma operai da rendere schiavi e da pagare un quinto, un decimo del salario di un lavoratore italiano, di un operaio italiano. Ecco in quale logica noi vediamo questo nostro atteggiamento e, in questa direzione, invitiamo a una riflessione anche questo Consiglio regionale che non è avulso, pure essendo piccolo, dalle cose di questo nostro Paese, dalle cose dell'Europa e dalle cose del mondo. Non ci siamo, ci siamo pienamente, e ogni atteggiamento positivo nei confronti di un evolversi di una situazione di occupazione, di solidarietà internazionale e nazionale, deve vedere questa nostra istituzione solidale, partecipe, capace di intervenire.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.). Signor Presidente, anch'io penso, come altri colleghi, si parlava proprio un attimo fa, il collega Ribelle Montis, che sia giusto, ragionevole, non è del resto la prima volta che il Consiglio regionale si occupa di argomenti di politica estera, che il Consiglio discuta, si misuri con questi temi e si esprima, anche se naturalmente siamo tutti consapevoli che si tratta di una discussione che non può avere effetti pratici, per quanto riguarda la gestione di quella vicenda. E però noi non possiamo chiuderci in noi stessi di fronte a grandi eventi del nostro tempo che toccano la sensibilità e la coscienza delle donne e degli uomini d'Europa e del mondo. Aggiungo, premesso questo, che dovrebbe guidarci il senso della misura; intendo dire che nel Parlamento c'è stata una discussione sobria, con interventi di sette minuti. Il Presidente della Camera Violante, allo scoccare del settimo minuto, ha tolto la parola ad autorevoli leader, non dovrebbe accadere, questo lo voglio dire modestamente, che il Parlamento che ha poteri in materia, discuta sobriamente con una scelta, diciamo, di autocontenimento, e magari che il Consiglio, per ora non sta succedendo, mi auguro che non succeda, lo dico preventivamente, che il Consiglio regionale, che a differenza del Parlamento non ha poteri in questa materia, discuta in modo esorbitante. Credo che non renderemmo un servizio a noi stessi e anche alla causa delle istituzioni. Desidero dire, anche senza polemica e con serenità, che trovo piuttosto inopportuno, lo dico al collega Presidente del Gruppo di Forza Italia, cogliere l'occasione per imbastire una polemica, non solo col Governo nazionale ma perfino con la Giunta regionale che, notoriamente, in materia di politica estera e di intervento in Albania, ha poco a che fare. La nostra posizione, vengo rapidissimamente al merito e chiudo anche con un intervento molto breve e sintetico, la nostra posizione è nota; ci ritroviamo nelle posizioni assunte dal Parlamento della Repubblica, conformemente agli indirizzi assunti nella sede nell'organizzazione delle Nazioni Unite, e anche aggiungo, conformemente a pronunciamenti di altre autorità morali mondiali come il Papa. Reputiamo che la missione della forza multinazionale in Albania costituisca una missione indispensabile; il principio di non ingerenza negli affari interni di un Paese non può tradursi nel principi di indifferenza, cioè nel lavarsene le mani. C'è in Albania, un paese a noi vicino, vicinissimo e legato anche da antichi vincoli al popolo italiano, c'è una situazione di anarchia, con una grande sofferenza per la popolazione inerme, privata del bene primario che è la convivenza civile, con fenomeni preoccupanti come scorribande di fazioni e organizzazioni malavitose, che mettono in questione la prospettiva di quel popolo e di quel Paese. La missione ha essenzialmente un carattere umanitario; non ci sfugge naturalmente che una missione umanitaria, in una situazione così complessa e intricata, presenta delle implicazioni politico-militari; naturalmente non nascondiamo la testa sotto la sabbia e tuttavia, il senso principale, l'obiettivo della missione, è quello di essere strumento di pacificazione solidale dell'Adriatico. Ho espresso in modo credo molto succinto ma chiaro la nostra posizione; questi sono i motivi per cui noi non possiamo riconoscerci nella mozione numero 115 e voteremo contro la mozione numero 115, mentre apprezziamo i contenuti e il tono della mozione numero 113 e, per questo motivo, ci asterremo nella votazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, anch'io brevemente intendo esprimere e assumere una posizione chiara partecipando a questo dibattito che, seppure arriva in ritardo rispetto al tema che stiamo discutendo, perché nel frattempo la missione umanitaria e di pace, come sappiamo, è attivamente in corso, ma il ritardo non ci può esimere dall'esprimere la nostra valutazione e dal far pervenire al Parlamento, nel dibattito nazionale al popolo albanese, agli uomini impegnati nella missione umanitaria, il pensiero e la solidarietà dei sardi attraverso il Consiglio regionale. Io credo infatti che oggi, più che il tempo del dibattito e dello scontro, che avrebbe proprio il segno dell'inseguire i fantasmi, io credo che sia il tempo dell'espressione più convinta della solidarietà. La solidarietà concreta, che passa attraverso, non solo il dibattito generale del Paese, ma anche la solidarietà concreta che passa attraverso tutte le regioni di questo Paese. Per il popolo albanese, per la tragedia che questo popolo sta vivendo e per iniziare a partecipare e a sollecitare per questo popolo una seria ricostruzione civile ed economica, non posso non sottolineare il fatto che è stato già fatto da alcuni colleghi che mi hanno preceduto, che l'Europa nel suo complesso, l'Europa forte, l'Europa ricca, abbia vissuto questo dramma del Mediterraneo in maniera molto distratta e debole, affidando e lasciando che il dramma si consumasse tra le due sponde dell'Adriatico. Io credo che noi questo lo dobbiamo rimarcare a fondo e che proprio da una Regione periferica come la nostra debba elevarsi un richiamo, una sollecitazione, un monito forte perché questa Europa dei popoli, verso la quale tutti aspiriamo e per la quale l'intero Paese, ma soprattutto le regioni più deboli come la Sardegna, stiamo facendo e stanno facendo uno sforzo straordinario che ci consenta di entrare appunto in Europa, in questo momento stesso noi dobbiamo sollecitare che l'Europa ponga la sua attenzione, apra i riflettori verso quelle aree più deboli, si ponga nella direzione di recuperare a una situazione di convivenza civile, dignitosa, di ricostruzione aree territoriali che sarebbero e resterebbero pesantemente marginali nello sviluppo stesso della futura Europa. L'Europa non sarà tale neanche nei prossimi anni, nei prossimi decenni se rimarrà chiusa dentro i suoi poteri forti, dentro i suoi egoismi economici, dentro la sua incapacità di portare a una condizione di sviluppo sociale ed economico diffuso le intere aree del sud stesso dell'Europa. Io credo che questo monito possa essere elevato da questa assemblea legislativa, possa essere elevato dalla Sardegna. Deve partire da qui la sollecitazione perché si guardi già al dopo. La missione umanitaria che durerà tre mesi o sei mesi non può concludersi lasciando il territorio albanese nelle condizioni in cui si trova oggi. Occorre partecipare con convinzione, anche per lo sforzo finanziario che il collega Montis sottolineava da parte dell'Italia, che è uno sforzo straordinario, molto elevato anche rispetto ai quattro miliardi che parrebbe destini la Comunità Europea, ma per lo sforzo ingente di uomini, di volontà, per lo stesso dibattito che si è sviluppato in Parlamento, noi dobbiamo sollecitare oggi, come tema fondamentale, la ricostruzione per il dopo. Solidarietà e partecipazione attiva io credo che dobbiamo come Regione, in maniera originale e straordinaria, sollecitare anche per i profughi che continuano ad arrivare sulle coste pugliesi. So e leggiamo che in altre regioni del Paese, soprattutto del nord, ormai si raccolgono le firme perché venga respinta qualsiasi idea di solidarietà e di accoglienza per i profughi albanesi. Io credo che la Giunta regionale, che come diceva il collega Scano non si occupa di politica estera, è forse un po' distratta su questi argomenti. Credo che potrebbe attivare, invece, una iniziativa straordinaria e originale se tentasse di studiare una qualche possibilità per partecipare ad un processo di accoglienza dei profughi albanesi. E' vero che le coste dell'Adriatico sono molto lontane, almeno dal punto di vista culturale, dalle coste del Tirreno, però credo che la Giunta possa in questa situazione studiare, ed è una sollecitazione che rivolgo al Presidente della Giunta e alla Giunta intera, delle forme perché la Sardegna nella sua grande tradizione di solidarietà, di emarginazione, di isola, possa partecipare al grande sforzo che altre regioni del sud d'Italia altrettanto marginali e con difficoltà economiche, possa studiare forme di partecipazione e di solidarietà nuova e diversa anche di accoglienza dei profughi albanesi. Sarebbe un modo concreto di uscire forse dalle chiacchiere per entrare a partecipare alla solidarietà concreta. Io sono convinto che da questo dibattito, ameno questa idea, questa possibilità possa essere resa concreta. La solidarietà anche agli uomini impegnati in questo momento, non lo dobbiamo dimenticare, nella missione umanitaria. Io non so se ci sono ragazzi sardi, ma se partecipa la Brigata Sassari presumo che ci siano anche ragazzi sardi, e il Consiglio regionale deve esprimere loro tutto l'incoraggiamento e la solidarietà. Questo non significa, naturalmente rifuggo dagli argomenti che ho sentito, ho letto e sento aleggiare di neocolonialismo. Io spero, e sono convinto che le conclusioni di questa missione umanitaria non avranno la stessa valutazione che la storia oggi dà dell'invasione dell'Albania da parte del fascismo, quando un nugolo allora sì probabilmente di straccioni disorganizzati ha invaso l'Albania in maniera così ironicamente descritta oggi dai giornali per dimostrare che lo sforzo che l'Italia sta facendo è uno sforzo serio, che sta rispondendo in maniera adeguata e seria a un richiamo della comunità internazionale, che sta facendo uno sforzo all'interno di una risoluzione dell'ONU e all'interno anche di richiami di alte autorità morali, come veniva ricordato poc'anzi da qualche collega.
Per questo noi non possiamo votare la mozione Bonesu e diamo un segno di astensione positiva per la mozione presentata da Pittalis e più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento voleva essere più che altro sull'ordine dei lavori per alcune annotazioni. Certo mi associo ai concetti espressi da chi mi ha preceduto, l'onorevole Scano, l'onorevole Marteddu, alla solidarietà, sensibilità di ogni cittadino nei confronti di problemi che si sono succeduti con questa tragedia albanese, ma non posso fare a meno, e in questi termini limiterò il mio intervento, di annotare come puntualmente si colgono queste occasioni per sostenere altre cose che con l'argomento in discussione nulla hanno a che fare.
Puntualmente anche in quest'Aula non si esercita quella sorta di disciplina che dovrebbe ispirare ogni nostro atto, in particolare qui dentro, di ricercare sempre e solo la verità.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue BIGGIO.) E allora mi limito a questi due aspetti: è stato detto che le servitù militari sono ostacolo allo viluppo in Sardegna. Ma per carità, si dica che non si vogliono le servitù militari, ma non sosteniamo cose che non stanno né in cielo né in terra. Ma dove sono di ostacolo allo sviluppo in Sardegna se abbiamo nel Sulcis servitù militari e abbiamo centinaia di ettari non coltivati e non produttivi? Come si fa a sostenere questo? Se abbiamo l'agricoltura in crisi nell'Oristanese non è mica dovuto al fatto che la servitù militare di Capo Frasca ha determinato la crisi di quel comparto. E allora, abbiamo bisogno noi di solidarietà in questo Paese, in questa Regione, di grande solidarietà, perché si sostengano cause giuste, cause serie. Non possiamo qui continuare a prenderci in giro, caro collega Bonesu. Io ho grande rispetto per le tue istanze e battaglie, sempre nobili, ma non andiamo a sostenere cose che non stanno né in cielo né in terra, non è corretto, tanto più su un argomento serio e delicato come quello dell'Albania.
E' stato detto ancora che perché non è andata l'Europa, ma noi cosa siamo qui in Sardegna, in Italia, cosa siamo l'Africa? Ancora una volta la verità... forse ci riteniamo l'Africa, io non mi ritengo Africa e non ritengo che i sardi siano Africa, siamo Italia. Non è corretto sostenere queste tesi per giustificare posizioni che hanno rischiato di mettere in crisi il Governo e di mettere in crisi l'Italia nei confronti dell'Europa. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Signor Presidente, solo per dire brevemente che sono anch'io d'accordo con l'onorevole Montis quando parla di una certa distrazione
nella quale cadono organi di governo quando si parla di Albania o comunque in Italia quando purtroppo si parla di politica estera. Forse in questa sorta di distrazione è anche caduta la compagine governativa, voglio ricordare, di Rifondazione Comunista quando ha ritenuto inopportuno che ci fosse questo intervento di pace in Albania e quando ritenendo inopportuno un intervento di pace in Albania ha messo in grave crisi il Governo nazionale che in realtà aveva deciso, come d'altra parte l'onorevole Scano ci ha ricordato con grande serietà, di fare un intervento di pace in Albania e io voglio ricordare molto sommessamente all'onorevole Scano che se non fosse stato l'alto senso di responsabilità del Polo ad appoggiare un'azione di un governo che non è quello del Polo, ad appoggiare un'azione di governo che riguarda un intervento di politica estera che era stato deciso da un governo di centro sinistra, oggi non saremmo neanche qui a parlare della missione in Albania ma probabilmente dovremmo parlare di un governo messo gravemente in crisi. Voglio ricordare che Rifondazione Comunista non può oggi venirci a dire, venirci a parlarci dell'alto senso di responsabilità che comunque ritiene di avere, quando essendo parte di un governo al momento opportuno non ne vuole far parte, diciamo come una sorta di porta girevole il nostro amico Bertinotti entra e esce dal Governo a seconda delle sue comodità, e allora per ricordare che anche in questa sede la responsabilità che ha determinato un voto positivo per l'azione in Albania è da attribuirsi esclusivamente alle capacità politiche del Polo e noi qui lo vogliamo ribadire, il significato politico di questa mozione è anche in questa direzione e vogliamo ricordare anche al governo sardo che è un governo che è un pochino una riedizione dell'Ulivo che il Polo ha deciso che i nostri soldati avessero un governo che li proteggesse alle spalle, non possiamo mandare i nostri giovani a fare una missione di guerra in un paese dove esiste solo l'anarchia e non garantire come governo un supporto di affidabilità, noi naturalmente siamo i promotori della mozione e auspichiamo che al di là di tutte le attenzioni che sono state espresse dalle compagini dei Popolari e del P.D.S. ci sia invece una volontà di riconoscere che comunque l'Italia dovrà prima o poi entrare nel merito delle discussioni e diventare un paese determinante per quanto concerne le decisioni di politica estere e quindi chiederei agli amici Popolari e del P.D.S. quasi una libertà nell'approvare questa mozione, una libertà personale legata alla coscienza personale di ciascuno. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Signor Presidente, brevemente, vedo che i maggiori interessati a questo problema sembra che siano i consiglieri di Alleanza Nazionale anche se il problema lo vediamo da noi esiste una logica ben diversa da quella del primo firmatario della mozione numero 115, Bonesu e più. La mozione di Bonesu sarebbe coerente se avessimo approvato e se fossimo andate in porto quelle riforme dello statuto per cui avessimo già statuito sulla Repubblica della Sardegna, dove si prevede un'amministrazione della giustizia, una politica estera propria e dove i problemi delle altre regioni non riguardano nessuno se non la Sardegna. In quest'ottica sarebbe giustificata, vi è che l'Italia non è ancora una repubblica federata e tanto meno in quel senso lì, quindi dobbiamo scindere i problemi di politica estera da quelli della solidarietà, e solidarietà vista dal punto di vista egoistico di chi non ha il problema direttamente tra le proprie mura e solidarietà nei confronti di chi questa disgrazia di una anticipazione di lotta civile sta per vivere. Allora è inutile nascondersi dietro un dito, l'esercito europeo non c'è, il problema non riguarda la Sardegna e quindi si possono benissimo fare i discorsi eleganti di economia quando non tocca direttamente la Regione, qualcuno lo ha accennato che se avessimo in casa gli albanesi non saremmo a questo punto. Ora dover andare a discettare se è corretto o non è corretto un intervento dell'Italia in quei luoghi, bisognerebbe sapere di politica estera dello stato e dello stato della politica all'interno dell'Albania, mi sembra una presunzione che, secondo me, il Consiglio regionale sardo si sostituisca al parlamento nazionale. Per discutere di queste cose dovremmo sapere quale è la situazione politica interna e ai fianchi dell'Albania, c'è la possibilità che scoppi la guerra civile ma per interessi non certo italiani sono noti gli interessi della Grecia, della Iugoslavia, del Kosovo, del Montenegro, sono tutti lì pronti a spartirsi l'Albania e non stanno aspettando che questo. Allora a noi non devono riguardare esclusivamente i problemi interni, perché non è questo né il luogo, e neppure l'Italia deve occuparsi dei problemi interni però quando i problemi... Presidente, io rinuncio se non c'è attenzione, rinuncio alla parola.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di ascoltare, prego onorevole Carloni.
CARLONI (A.N.). Non è il luogo dato che l'interesse proprio...
PRESIDENTE. Prego i colleghi di ascoltare.
CARLONI (A.N.). Sto dicendo che questo è la riconferma del fatto che questo non è un problema che riguarda il Consiglio regionale sardo.
PRESIDENTE. Io non posso imporre a nessuno di continuare, trovo giustificato il disappunto dell'onorevole Carloni, ma se vuole continuare può continuare, sono stati esortati i colleghi ad ascoltare in silenzio.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau con un interrogativo, era incerto se parlare o no.
FRAU (A.N.). Sì.
PRESIDENTE. Allora ha facoltà di parlare.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, non volevo intervenire, ma ovviamente sono stato solleticato da qualche intervento che è stato fatto in quest'Aula. Io mi riconosco indubbiamente nella mozione numero 113 che ho firmato, in cui si esprime il cordoglio e la solidarietà della Sardegna al popolo albanese per ciò che è successo principalmente nel canale d'Otranto. Credo che sia stato un incidente, anzi sono certo che sia stato un incidente non voluto assolutamente dalla Marina italiana alla quale va tutta la mia solidarietà, come va tutta la mia solidarietà al comandante della nave San Marco che giustamente ha protestato nei riguardi di un Ministro della difesa, non è il Ministro della guerra, è il Ministro della difesa che non si fa assolutamente vedere per dare quella solidarietà che il popolo italiano in questo momento ha dato alle forze armate. Quindi mi riconosco nelle parole che il comandante della San Marco ha detto e mi auguro assolutamente che le autorità militari non prendano nessun provvedimento disciplinare nei riguardi di questo valoroso ufficiale. Ma un'altra cosa che volevo dire è che quello che sta succedendo in questo periodo in Albania è il risultato di cinquanta anni di comunismo, del comunismo più becero, più chiuso, ricordo che in nome dell'ateismo di stato era vietato imporre ai figli nomi che potessero ricordare la cristianità o l'Islam; quindi era veramente una situazione gravissima e nel momento in cui c'è stata la fine anche in Albania del regime comunista, nel momento in cui un altro governo eletto democraticamente ne ha preso il posto era chiaro che coloro i quali erano stati sconfitti non potevano non cercare la rivincita in tutti i modi, fermo restando anche che indubbiamente attuali dirigenti del partito di maggioranza sono responsabili di quello che sta succedendo, responsabili in quanto hanno lasciato fare principalmente a grossi maneggioni delle finanziarie quello che volevano, probabilmente anche all'interno dell'Albania c'era quella che noi chiamiamo tangentopoli. Detto questo non posso però non rimarcare che purtroppo in questa situazione l'Europa come entità unita non esiste assolutamente, se è vero, come è vero, che solamente l'Italia, la Francia e la Spagna parteciperanno a questa azione umanitaria. L'Europa non esiste, e nonostante questa Europa che non esiste il governo Prodi ha imposto e sta imponendo al popolo italiano la tassa sull'Europa. Ha detto giustamente e bene qualcuno che noi non entreremo in Europa ma sicuramente stiamo entrando in Albania o in Ruanda. Ma anche un'altra cosa voglio dire, perché tutte le volte che noi parliamo dei problemi dell'Albania o dei problemi di qualche altra parte del mondo (Bosnia, Ruanda, Somalia eccetera), parliamo sempre di volontariato e di accoglienza. E' pur vero che noi siamo "italiani brava gente" disponibili a tutto, ma tanto siamo disponibili a tutto che ormai ci troviamo in una situazione difficilissima. L'onorevole Marteddu ha chiesto, pur essendo in Sardegna, ma prima dell'onorevole Marteddu l'aveva chiesto un altro consigliere del P.P.I. del comune di Sassari al quale un signore rispose: "caro consigliere del P.P.I. faccia accoglienza eventualmente in casa sua e non con i soldi pubblici". L'onorevole Marteddu ha chiesto se la Regione sarda non debba cercare in qualche modo di far venire anche degli albanesi in Sardegna. Sembrerebbe che la Sardegna sia un'isola felice, c'è qui l'Assessore al lavoro che ha detto un giorno di essere l'assessore alla disoccupazione; allora diamo accoglienza a tanta altra gente però spieghiamo ai sardi perché non diamo accoglienza ai sardi. Pertanto, certe sparate, e mi auguro che siano solamente tali, lasciamole fuori. Vorrei ricordare per esempio se l'onorevole Marteddu non ha letto oggi i giornali o non ha sentito la televisione che proprio ieri vi è stata la scoperta a Cagliari di una casa per appuntamenti in cui erano coinvolti, guarda caso, degli albanesi e delle albanesi che sicuramente con questo traffico avevano trovato l'eldorado in Italia. Quindi io mi riconosco come dicevo prima nella mozione numero 113, però vorrei che fosse fatta chiarezza anche a proposito di quel cargo, chiamiamolo così, di quel ferrovecchio che è affondato, perché non vorrei che all'interno di quel ferrovecchio non ci fossero solamente i corpi di quei morti, non sappiamo quanti sono, ma non vorrei che all'interno di quel ferrovecchio ci fossero anche armi e droga.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, in ordine alle due mozioni la Giunta, trattandosi ovviamente di questioni che esulano completamente dal potere di governo della Regione, dal rapporto fiduciario tra Giunta e Consiglio, non può che per quanto riguarda le due mozioni rimettersi alla valutazione dell'Aula non senza però aver affermato che la Giunta ritiene corretta la posizione assunta su questa materia dal Governo, e approvata dal Parlamento con un largo consenso, e quindi i contenuti della mozione approvata dalla Camera dei Deputati su questa missione, che anche la Giunta considera ovviamente non una missione armata ma una missione umanitaria che avviene sotto l'egida e sotto il controllo delle Nazioni Unite nell'adempimento di un dovere di solidarietà al quale l'Italia non può sottrarsi, non possa che essere una posizione questa che coincide con quella largamente condivisa ripeto dal Parlamento con l'approvazione della mozione avvenuta nella scorsa settimana. Per quanto riguarda il merito, ripeto, delle due mozioni pur rilevando che in esse sono parzialmente contenute delle affermazioni che contrastano con questa linea, ritengo corretto che la Giunta si rimetta alle valutazioni dell'Aula.
PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 113. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la mozione numero 115. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 264.
Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, questa interpellanza è rivolta al Presidente della Giunta che in questo momento, come ci è stato comunicato dalla Presidenza, è assente, quindi io non avrei nessuna difficoltà a rimandare ad altra data, piuttosto che una semplice posticipazione, la discussione di questa interpellanza.
PRESIDENTE. Passiamo quindi al quarto punto dell'ordine del giorno che reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 274. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
Interpellanza Frau - Masala sulla situazione dei disabili ad Alghero.
I sottoscritti, premesso che:
a) alcuni giorni orsono gli organi di informazione hanno dato notizia della denuncia nei riguardi di una madre di 70 anni "rea" di aver lasciato a casa una figlia di 46 anni, handicappata grave, per accompagnare al mare un altro figlio di 43 anni anch'esso affetto da un grave handicap mentale e fisico;
b) questa denuncia - che sa dell'incredibile verso una donna che da sola, con pazienza certosina, affronta da 46 anni questa drammatica situazione - è servita a mettere in risalto il problema dei disabili (almeno 400) ad Alghero e le gravi inadempienze delle pubbliche istituzioni (Comune, ASL, Provincia) che dovrebbero per legge farsi carico dell'assistenza dei minorati fisici e psichici;
c) l'assurda vicenda di Alghero e tutti i drammi che si consumano nelle famiglie con situazioni analoghe, sono la cartina di tornasole della inefficienza di uno Stato che solo a parole è sociale e vicino ai più deboli;
d) gli interpellanti, nove mesi orsono, presentarono una interrogazione, rimasta a tutt'oggi senza risposta, sulla chiusura del Centro riabilitativo AIAS di Alghero, denunciando le responsabilità della ex-USL n°2 ed evidenziando che buona parte dei disabili ivi assistiti si sarebbe trovata senza alcuna assistenza,
chiedono di interpellare l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:
1) se sia a conoscenza della denuncia in cui è incorsa una vecchia madre di Alghero "rea" di aver lasciato a casa una figlia disabile per poter accompagnare al mare un altro figlio con lo stesso handicap;
2) se in questo doloroso caso non ci siano obiettive responsabilità dell'Amministrazione comunale algherese che - conoscendo la situazione - niente ha fatto per un sollecito intervento sociale;
3) se la Regione autonoma della Sardegna conosca il numero dei disabili gravi che vivono nella cittadina catalana, quanti finanziamenti abbia erogato negli anni per la loro assistenza e quali programmi di intervento la civica Amministrazione algherese abbia approntato;
4) se non sia opportuno un suo intervento per la riapertura del Centro riabilitativo AIAS, al fine di dare la possibilità ai disabili di essere assistiti per il recupero fisico e psichico. (274)
PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Frau.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questa interpellanza fu presentata alcuni giorni dopo che gli organi di stampa dettero notizia della denuncia di una madre di oltre settant'anni, rea di aver lasciato a casa una figlia di oltre 46 anni, uno direbbe che è anche grande, handicappata grave, per accompagnare al mare, eravamo nel luglio del 1996, un altro figlio di 43 anni anch'esso affetto da un grave handicap mentale e fisico. Purtroppo, come potete comprendere, una famiglia di sfortunati in cui c'è una madre vecchia e due figli disabili gravi. Questa denuncia che chiaramente a mio avviso ha dell'incredibile pur essendo, forse, tra virgolette giusta dal punto di vista legale, ha messo in evidenza la drammatica situazione che esiste ad Alghero e nell'hinterland. Solo ad Alghero, infatti, onorevole Assessore, ci sono oltre 400 disabili, e per questi 400 disabili viene fatto poco o niente, sia dal Comune, dalle ASL, o dalla ASL numero 1 adesso, e dalla provincia. E pertanto, in questo caso, tocca tutt'oggi a questa vecchietta settantenne di accudire ai propri figli ammalati. Ho ricordato, in questa interpellanza, che in data 3 ottobre 1995 presentai un'altra interrogazione, proprio a proposito della situazione di questi disabili, degli oltre 400 disabili ad Alghero, dopo la chiusura, sempre ad Alghero, del centro riabilitativo dell'AIAS, chiusura del centro riabilitativo dopo il quale ci sono venuti a trovare, senza alcuna assistenza, sia per il recupero fisico e psichico, buona parte di questi disabili. A quella mia interrogazione non fu data assolutamente risposta e chiaramente questa situazione, che poi ho denunciato nell'interpellanza, mi porta alla non risposta all'interrogazione dell'ottobre 1995. Però, onorevole Assessore, io le chiedevo e le chiedo cosa è stato fatto ad Alghero, cosa si sta facendo e cosa si vuole fare affinchè quello che ho denunciato, che ha denunciato la stampa, non debba ripetersi, perché io non so se questa vecchietta verrà trascinata veramente in tribunale, ma sarebbe una cosa grave, perché in quel tribunale non verrebbe trascinata quella vecchietta, madre di due disabili gravi, ma verrebbero evidentemente trascinati tutti coloro che sono responsabili di questa situazione. E mi chiedevo che cosa ha fatto, quali sono i programmi che l'amministrazione comunale ha fatto o che sta facendo e quali soldi abbia avuto questa amministrazione comunale algherese da parte della Regione. Perché se ha avuto quattrini, se ha quattrini, io volevo sapere come stati spesi, perché se esiste questa situazione ho l'impressione, o meglio la sicurezza, che esistano altre situazioni del genere che non emergono. E poi le chiedevo e le chiedo, a proposito del centro dell'AIAS, so che l'AIAS è stato in un certo periodo nell'occhio del ciclone per tante altre cose, ma queste cose a me in questo momento non interessano, perché interessano principalmente il poter dare assistenza a coloro i quali ne hanno necessità, e un popolo civile, nel momento in cui parliamo, ne abbiamo parlato un attimo fa, accogliamo quelli che vengono da fuori, e può andare anche bene, non possiamo dimenticarci dei figli di questa terra che hanno necessità. Esistono le istituzioni, ecco, dobbiamo trovare anche i mezzi affinché costoro, queste persone che hanno necessità, in questo caso questi disabili, vengano assistiti, affinché ciò che ho denunciato, la denuncia di questa vecchia mamma, non debba più ripetersi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Onorevoli colleghi, il problema che è stato sollevato dall'onorevole Frau riguarda un po' tutta l'assistenza sanitaria a queste categorie in tutta la Sardegna. Non è che la situazione negli altri comuni della nostra Isola sia diversa. Quindi ecco, nel dare questa risposta io credo che questo Consiglio debba avere la capacità di inquadrare il problema dell'assistenza o, meglio, dell'integrazione tra il sociale e il sanitario, per cercare di venire incontro alle esigenze di questa categoria sfortunata. Ecco, il comune di Alghero, debbo dire che ha presentato delle domande per ottenere i contributi necessari, non so adesso quantificare, ma se ne avesse ottenuti anche molti di più di quelli che ha ottenuto, mi riferisco al problema dei trasporti, dell'assistenza domiciliare, debbo dire anche dei lavoratori, e alcuni progetti obiettivo sono stati finanziati anche per questo, però il dramma che è stato sollevato è l'insufficienza delle risorse che noi trasferiamo, come Regione, ai comuni. Devo dire che il Consiglio regionale, accogliendo anche la proposta dell'Assessore della sanità, dal 1997 cercherà di integrare, perché all'interno del bilancio sono stati stanziati ulteriori 17 miliardi da trasferire ai comuni perché quel famoso riequilibrio venga finalmente attuato a favore di quei comuni che nel 1995, con la legge numero 29, avevano una spesa storica bassissima. Credo che il Consiglio sia informato della necessità che si tenda, nel più breve tempo possibile, a un riequilibrio delle somme, e che abbiamo dei casi in cui ci sono comuni che prendono dalle 30 alle 40 mila lire per abitante e altri comuni che ne prendono 200 o 300. Quindi ecco, da parte della Giunta, ma debbo dire anche da parte del Consiglio con l'approvazione del bilancio, si sta tentando di dare una risposta sempre più rispondente ai bisogni di queste categorie. Non dimentichiamoci che i drammi sociali che la nostra Isola sta attraversando sono davvero enormi. Quindi stiamo sollecitando le aziende perché, da un punto di vista dell'intervento, si mettano d'accordo con i servizi sociali, e quindi vi sia quell'integrazione fra il sociale ed il sanitario. Voi mi avete sentito dire tantissime volte, anche in quest'Aula e in Commissione, che l'entrata in vigore della legge numero 502, il liberismo selvaggio che alcune aziende, anche per alcune prestazioni che danno, possa scatenare poi una non risposta, un'esigenza di egoismo, perché il risparmiare, il tenere comunque il bilancio nei limiti programmati, può determinare anche casi come questi. C'è l'attenzione da parte della Giunta, per quanto riguarda il problema dell'AIAS ci fu una revoca da parte dell'azienda allora numero 2, perché si disse allora che la struttura pubblica avrebbe risposto pienamente a quelle che erano le esigenze di quella popolazione. Stiamo cercando; adesso noi stiamo per predisporre un disegno di legge sugli accreditamenti, se saranno necessari ulteriori interventi in questo settore, perché il pubblico non è più in grado, se non sarà più in grado di poter dare una risposta, perché nuovi servizi vengano aperti a favore di queste categorie. Ecco, il dramma che è stato sollevato è il dramma che, secondo me, stiamo vivendo all'interno della nostra Isola. Gli interventi della Giunta e gli interventi del Consiglio credo che serviranno per alleviare questo dramma. Ma la situazione economica, il bilancio della Regione, credo che difficilmente, nei prossimi anni, potrà dare una risposta definitiva a questo problema.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per dichiarare se è soddisfatto.
FRAU (A.N.). Onorevole Assessore, io ho ascoltato la sua risposta; indubbiamente quel problema sollevato interessa purtroppo buona parte della Sardegna, però io sono certo che non tutto quello che può essere fatto viene fatto. Dobbiamo avere forse il coraggio di tagliare da altre parti per trovare i fondi necessari per far sì che queste categorie svantaggiate, e questi casi che ho sollevato sono svantaggiatissimi, possano avere quella assistenza necessaria. Lei mi ha detto che, per quanto riguarda il '97, ci saranno altri interventi nei comuni. Mi auguro, per quanto riguarda il comune di Alghero, in questo caso, con i suoi 400 disabili, si riesca veramente a programmare qualcosa di fattibile. Mi auguro anche che l'AIAS possa, visto che il pubblico, purtroppo, non riuscirà del tutto a dare risposte, non le ha date e sono sicuro che non le potrà dare, quella struttura possa riprendere a funzionare, perché aveva un compito importante e agiva molto bene. Quindi io la sollecito, ancora una volta, onorevole Assessore, affinché l'AIAS riprenda a funzionare, e con la speranza che questo possa veramente concretizzarsi io mi dichiaro parzialmente soddisfatto della sua risposta. Grazie.
PRESIDENTE. Le due interpellanze che seguono nell'ordine del giorno, numero 306 e 311, hanno per oggetto problemi di natura economico-finanziaria. Data l'assenza dell'Assessore interpellato, chiedo agli interpellanti se intendono comunque svolgere le interpellanze o se intendono rinviarle a un momento in cui l'Assessore possa rispondere.
Il primo firmatario dell'interpellanza numero 306 è l'onorevole Nizzi, che è anche primo firmatario della seconda interpellanza. Chiedo a lui cortesemente di pronunciarsi sul quesito da me posto.
NIZZI (F.I.). Presidente, chiedo scusa ma ...
PRESIDENTE. Era impegnato con il telefonino, il che non è molto bello, comunque ho chiesto se nonostante l'assenza dell'Assessore intende procedere con lo svolgimento delle due interpellanze oppure no.
NIZZI (F.I.). Presidente, io ho presentato tre interpellanze, due riguardano la banca CIS...
PRESIDENTE. Sto parlando delle due interpellanze che compaiono all'ordine del giorno, al punto cinque, numero 306 e 311.
NIZZI (F.I.). L'Assessore dell'industria non è presente?
BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. L'Assessore dell'industria è presente, manca l'Assessore della programmazione.
NIZZI (F.I.). Se mancano gli Assessori le interpellanze verranno discusse la prossima volta.
PRESIDENTE. L'interpellanza successiva, numero 315, che riguarda la situazione della Sardamag, primo firmatario l'onorevole La Rosa, può essere invece svolta essendo presente l'Assessore competente.
Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
Interpellanza La Rosa - Aresu - Cherchi - Concas - Locci - Tunis Gianfranco - Tunis Marco Fabrizio sulla situazione della Nuova Sardamag di Sant'Antioco.
I sottoscritti, premesso che:
1) la Regione sarda aveva rilevato la Sardamag di Sant'Antioco ai fini del risanamento finanziario, del rilancio produttivo e commerciale e del mantenimento del livello occupazionale;
2) per i fini di cui sopra sono stati impiegati rilevanti risorse finanziarie;
3) il processo di risanamento finanziario non si è accompagnato al rilancio produttivo reale e soprattutto non si sono raggiunti fin qui risultati in ordine alla commercializzazione dell'ossido di magnesio;
4) il processo di privatizzazione si è interrotto e non si conosce se e quali ulteriori prospettive concrete esistano per la privatizzazione della Nuova Sardamag di Sant'Antioco;
5) la situazione di incertezza e di precarietà non risulta più sopportabile dai 154 lavoratori, dalle loro famiglie e dai lavoratori dell'indotto e del territorio;
6) insistono tuttora problemi di natura ambientale malgrado gli interventi compiuti, legati al ciclo produttivo dell'ossido di magnesio,
chiedono di interpellare gli Assessori competenti per conoscere:
I. a quale punto sia giunto il processo di risanamento finanziario e di rilancio produttivo e commerciale della Nuova Sardamag;
II. per quali motivi si è interrotto il processo di privatizzazione e se questo rimane l'obiettivo della Giunta regionale;
III. quale sia il piano relativo al 1997 e seguenti e quali siano le prospettive concrete in ordine al futuro dell'Azienda e alla sorte dei lavoratori diretti e dell'indotto;
IV. quale sia il valore dell'Azienda, dei terreni di proprietà della Nuova Sardamag e del materiale stoccato in attesa di vendita;
V. se esistono reali possibilità che siano effettuati con urgenza gli interventi per la necessaria compatibilità ambientale come previsto peraltro dal piano di disinquinamento dell'area ad alto rischio ambientale. (315)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa per illustrare la sua interpellanza.
LA ROSA (R.C.-Progr.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, farò una esposizione molto breve in considerazione del fatto che questo argomento è stato già più volte affrontato dal Consiglio regionale. Tuttavia è evidente che esso rimane di grande attualità; purtroppo recentemente si sono verificati dei fatti che hanno messo a serio rischio le prospettive di questo stabilimento, per cui si è reso e si rende quanto mai necessario ritornare a discutere della nuova Sardamag di Sant'Antioco, ricordando che questa è una azienda che la Regione sarda aveva a suo tempo rilevato per il suo salvataggio e per il suo rilancio produttivo e commerciale, finalizzandolo alla privatizzazione dello stabilimento stesso. La situazione oggi è quanto mai incerta e precaria; gli interventi fin qui effettuati non hanno consentito di raggiungere gli obiettivi per i quali la Regione aveva a suo tempo rilevato lo stabilimento, dopo che i proprietari lo avevano abbandonato, licenziando, si ricorderà, in maniera abbastanza originale i lavoratori inviando un fax alla vigilia di Natale del '92. Oggi, tuttavia, dopo che sono trascorsi diversi anni ci troviamo in una situazione di gravissima difficoltà, per cui sostanzialmente le diverse domande che sono riportate nell'interpellanza possono anche essere ridotte a una che le ricomprende evidentemente tutte: quale sia il piano relativo al 1997 per questa azienda e quali siano le prospettive concrete in ordine al futuro dell'azienda stessa e alla sorte dei lavoratori diretti e dell'indotto. E aggiungerei, ovviamente, le questioni di grande rilevanza che riguardano interventi per la necessaria compatibilità ambientale, come previsto peraltro dal piano di disinquinamento dell'area ad alto rischio ambientale. Questo è un tema al quale sono evidentemente particolarmente sensibili i lavoratori, le popolazioni, gli amministratori, le organizzazioni sindacali. Purtroppo però gli interventi fin qui realizzati non sono stati in grado di risolvere le questioni di natura ambientale legate al ciclo produttivo dell'ossido di magnesio, e questo ovviamente è un fatto che pesa fortemente anche sulle prospettive dell'azienda medesima. Per cui, in conclusione, credo che i temi, tra di loro d'altra parte fortemente intrecciati, siano proprio questi: quale sia il piano relativo al 1997 e le prospettive concrete in ordine al futuro dell'azienda, ed anche se e come si intende intervenire con urgenza per interventi appunto sulla compatibilità ambientale che si rendono assolutamente urgenti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Presidente, la ringrazio. Forse è utile per gli onorevoli consiglieri fare qualche premessa relativamente alla vicenda della Sardamag, di modo che anche le risposte che intendo dare all'onorevole La Rosa e agli altri consiglieri interpellanti possano essere inquadrate in una vicenda che risale ad alcuni anni addietro.
La Sardamag riprese la produzione, dopo una interruzione, come società di proprietà regionale attraverso la finanziaria Sigma, dopo il rientro in stabilimento di tutte le maestranze, fra il marzo e l'aprile del 1995. Malgrado l'alta incidenza dei costi di produzione dovuta a cause strutturali si aprirono alcune prospettive in seguito alla stipulazione di un contratto di commercializzazione che assicurava il collocamento del prodotto a prezzi sufficientemente remunerativi. Nel frattempo, successivamente quindi all'aprile del '95, fu avviata la trattativa per la privatizzazione della società e furono valutate due offerte ricevute una dalla società americano-tedesca NORKA e l'altra dal gruppo indiano Khaitan. La scelta ricadde sull'offerta Khaitan valutando allora che essa avrebbe offerto migliori garanzie per il rilancio produttivo dell'impianto, nonostante nei mesi precedenti si fosse stipulato un accordo preliminare con la NORKA per la commercializzazione del prodotto. Purtroppo la sopravvenuta scarsa affidabilità rilevata nei comportamenti negoziali di Khaitan ha portato alla interruzione della trattativa di privatizzazione e questo ha peraltro determinato una duplice controversia giudiziaria che è ancora in atto: una promossa da Khaitan nei confronti di Sigma per mancato accordo, e l'altra promossa da Sigma nei confronti di Khaitan per mancato pagamento di un quantitativo di prodotto ritirato dal gruppo indiano. La stessa vendita del prodotto subiva pesantissimi condizionamenti sia a seguito di queste vicende che ho richiamato, sia per maggiori e più generali difficoltà di un mercato reso arduo dalla crisi siderurgica di questi anni. Questa crisi colpiva in modo particolare aziende come Nuova Sardamag non protette da contratti annuali di vendita, ma costrette invece a ricorrere alle cosiddette forniture spot. In questa situazione va anche aggiunta la crisi idrica che si determinò nel '95 con la conseguente forte contrazione delle quantità di acqua dolce rese disponibili e quindi con il conseguente calo produttivo che ha acuito ulteriormente il divario tra costi e valore della produzione esponendo in questo modo la Sardamag a rilevanti perdite delle quali poi la proprietà pubblica, quindi la Regione, si è accollata, attraverso la Sigma, il ripiano. Il perdurare nel tempo del blocco delle vendite ha a sua volta determinato un accumulo di giacenze del prodotto fino a saturare i magazzini soprattutto sottraendo all'azienda le provviste di liquidità necessarie al fabbisogno di esercizi e costringendo la proprietà ad ulteriori e ripetuti finanziamenti. Il quadro dei finanziamenti è il seguente: Sigma sottoscrisse e versò circa trenta miliardi di capitale sociale, inoltre dall'aprile del '95 fino al dicembre del '96 Sigma ha erogato ulteriori prestiti a favore di Sardamag per circa 40 miliardi. Le perdite di esercizio del '95 sono state ripianate da Sigma con una conversione dei prestiti in versamento a copertura delle perdite di circa 14 miliardi, nel '96 sono state accumulate ulteriori perdite per circa 15 miliardi e 300 milioni. La situazione non registrò infatti sostanziali miglioramenti nel corso del '96 e ha reso inevitabile la fermata della produzione nel febbraio scorso, da allora sono stati fermati i forni rotanti che erano già per altro mantenuti a regime, da qualche tempo prima, in regime di stand by caldo, il mantenerli in regime di stand by caldo poteva produrre danni agli impianti e allora si è provveduto alla fermata, la fermata dei forni sottoscritta per altro con un accordo tra la proprietà dell'azienda e i sindacati rende ora possibile un programma di manutenzioni la cui definizione è attualmente oggetto di confronto tra le forze sindacali e la direzione dell'azienda. Questo è il quadro che si configura ad oggi per una parte, per quanto riguarda invece l'obiettivo della privatizzazione confermo che questo obiettivo è obiettivo primario della Giunta regionale, anche alla luce dei dati finanziari che ho prima richiamato, e si sta procedendo su questo terreno nelle forme più spedite possibili, per il conseguimento di questo obiettivo infatti in queste settimane dalla Regione e dalla società è stato profuso un forte impegno che ha consentito di riallacciare i rapporti con la società Norka, la quale società ha riconfermato l'interesse a rilevare l'azienda, i risultati finora emersi dagli incontri con Norka hanno consentito di predisporre già un'ipotesi di accordo preliminare, sulla quale ipotesi di accordo si aprirà la discussione e il confronto nei prossimi giorni. Questa ipotesi individua il possibile percorso per la privatizzazione anche attraverso una fase iniziale di affitto dell'azienda tenendo conto a questo riguardo dei vincoli posti alla proprietà dalle cause giudiziarie in corso che non sono ancora chiuse anche se vi è motivo di ritenere che evolvano favorevolmente per la Regione. In ogni caso gli accordi finalizzati alla privatizzazione dovranno rispettare alcune condizioni, voglio rassicurare i consiglieri e in particolare l'onorevole La Rosa a questo riguardo, gli accordi finalizzati alla privatizzazione dovranno rispettare alcune condizioni essenziali per il buon esito delle operazioni, in particolare la presentazione da parte del possibile acquirente di un adeguato piano industriale e finanziario, le indispensabili garanzie per il mantenimento almeno dei livelli occupativi attuali, la commercializzazione adeguata del prodotto a magazzino, il miglioramento quantitativo del prodotto mediante i necessari investimenti sugli impianti, compreso l'adeguamento degli impianti alle norme di legge relative alla tutela dell'inquinamento e dell'impatto ambientale, cioè anche per quanto riguarda l'aspetto di impatto ambientale e i rischi di inquinamento dovranno essere contenute delle clausole che tendano ad abbattere o a eliminare comunque i rischi di inquinamento nel contratto con l'affittuario e eventualmente futuro acquirente. Da ultimo va precisato che le vicende sommariamente richiamate inducono a considerare con prudenza la valutazione attuale dell'azienda, il valore sarà stabilito attraverso apposita società di valutazione a breve, in vista della privatizzazione che rimane l'obiettivo della Giunta; mentre può ragionevolmente indicarsi in circa 14 - 15 miliardi il valore del prodotto attualmente a magazzino che assomma a circa 40 mila tonnellate. Per quanto riguarda gli interventi previsti, con riferimento alla Nuova Sardamag, dal piano di disinquinamento dell'area ad alto rischio ambientale risultano completati gli interventi di messa a norma, gli altri interventi per i quali è previsto il cofinanziamento pubblico sono oggetto di un programma operativo in fase di elaborazione per poi giungere alla stipulazione dei prescritti contratti di programma. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per le dichiarazioni di rito il consigliere La Rosa.
LA ROSA (R.C.-Progr.). Sì, signor Presidente, se di rito non posso che prendere atto di quanto ci è stato riferito dall'Assessore, e ovviamente tenendo conto che questa è una vicenda abbastanza complessa, delicata, e che ha diverse implicazioni di carattere economico, finanziario e evidentemente di carattere sociale anche, per la quale situazione quindi si richiede un forte impegno e la considerazione di una vera e propria priorità sotto tutti i riguardi, da una parte considerato il carico che per la Regione comporta sostenere questa azienda e dall'altra parte le conseguenze che un eventuale processo che dovesse concludersi negativamente avrebbero e per la Regione e per i lavoratori, per cui io auspico fortemente che l'Assessore e la Giunta possano procedere il più rapidamente possibile attraverso il processo di privatizzazione anche, come è stato detto, passava attraverso una fase di affitto dell'azienda medesima verso gli interventi di carattere ambientale e anche per tutti i processi in atto, compreso questa fase di manutenzione, siano portati avanti con il coinvolgimento delle parti sociali e con l'intesa con le parti sociali che ritengo sia un fatto assolutamente necessario, considerate appunto le difficoltà di tutti questi anni che quest'azienda ha conosciuto; per cui con la prudenza necessaria io prendo atto positivamente di quanto l'Assessore ha dichiarato.
PRESIDENTE. Grazie onorevole La Rosa.
Passiamo all'interpellanza numero 326. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
Interpellanza Dettori Bruno - Fantola - Fois Pietro - Loddo -Macciotta - Petrini sulla tutela della salute dei praticanti attività sportive dilettantistiche.
I sottoscritti,
PREMESSO che il tragico evento del decesso di Francesco Chessa nel corso dell'incontro di calcio Bonorva-Pozzomaggiore ha turbato profondamente la popolazione della nostra isola, riproponendo all'attenzione dell'opinione pubblica il problema della effettiva tutela della salute degli atleti con particolare riguardo a quelli praticanti le discipline sportive nell'ambito dilettantistico; i mass media, in sede locale, se ne sono fatti tempestivamente interpreti sottolineando la gravità ed aprendo in merito un vivace dibattito;
CONSTATATO che la non infrequente elusione delle vigenti disposizioni di legge relative ai periodici controlli specialistici preventivi in questo settore delle discipline sportive impone precisi accertamenti in merito alle possibili cause del fenomeno ed alle eventuali responsabilità ad esso connesse: accertamenti che comportano un adeguato intervento, in merito, da parte delle autorità sanitarie regionali preposte alla tutela della salute dei cittadini anche sotto questo particolare profilo,
u chiedono di interpellare la Giunta regionale affinché voglia precisare:
u se sia in possesso di dati atti a precisare la reale entità della inadempienza alle disposizioni di legge al riguardo;
u se siano stati espletati tutti gli opportuni interventi per dare concreta attuazione a tali disposizioni normative con particolare riferimento a quanto sancito dall'art.1, comma 4, della Legge 23 dicembre 1994, n. 724 e dalla L.R. 7 dicembre 1995, n. 36.
Sottolineano altrimenti la necessità:
u della effettuazione di un'indagine, non solo per quanto concerne le attività sportive dilettantistiche ma anche relativamente all'effettiva attuazione delle norme recate dagli artt. 4 e 6 della L.R. 30 agosto 1991, n. 3, per quanto concerne gli interventi di educazione sanitaria, gli accertamenti e le certificazioni di idoneità relativi alle attività motorie-formative, fisico-ricreative o fisico-sportive, in ambito scolastico o in forma organizzata, ovvero alle attività sportive non agonistiche;
u del completamento degli adempimenti relativi alle già richiamate disposizioni della L.R. 7 dicembre 1995, n. 36, con particolare riferimento ad un adeguato potenziamento delle strutture pubbliche di medicina sportiva ed all'accreditamento delle strutture specialistiche private abilitate al rilascio delle certificazioni di idoneità;
u della emanazione di precise direttive per il rispetto, da parte della predette strutture, delle norme inerenti l'esenzione dei soggetti minorenni dal pagamento del ticket relativo agli accertamenti specialistici e alle relative certificazioni e, da parte delle società od associazioni sportive e delle federazioni sportive, delle disposizioni relative alla subordinazione del tesseramento degli atleti alla presentazione del certificato di idoneità. (326)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per illustrare l'interpellanza il consigliere Dettori Bruno.
DETTORI BRUNO (P.D.). Signor Presidente, questa è un'interpellanza che nasce da un evento tragico che si vuole utilizzare perché non sia, questo evento tragico, stato inutile; l'obiettivo è proprio questo, quello di restituire o tentare di assegnare ad un mondo che vede numerosi protagonisti nell'attività sportiva dilettantistica per poter restituire loro dignità sotto il profilo della tutela della salute.
Non vuole essere l'interpellanza accusatoria nei confronti di nessuno, ma vuole essere un momento di riflessione per tutti coloro che avendo responsabilità in materia si adoperino affinché certi eventi possano essere ristretti e possano essere eliminati. Io credo che non possa sfuggire a nessuno quello che oggi la tutela della salute in questo campo non riesce ad assolvere, in parte perché l'organizzazione è carente, in parte perché le responsabilità sono diffuse e non sono ben precise ed individuabili, in parte perché ci sono lungaggini nell'assicurazione del funzionamento delle norme esistenti. Il numero dei dilettanti oggi che praticano attività sportiva è considerevole, non ricordo il numero, ma non ha importanza il numero; ma sicuramente non esistono strutture sanitarie adeguate e disponibili a poter far fronte a ciò che le norme impongono per la pratica della stessa attività sportiva. Cioè noi siamo in un certo senso di fronte ad un grosso problema; se si dovesse imporre con una logica rigida ciò che la norma prescrive non si potrebbe fare attività sportiva da una parte, perché rimarrebbero comunque non visitati, usiamo questo termine, secondo le prescrizioni, molto degli atleti dilettanti che intenderebbero fare attività sportiva. Per cui diciamo che l'attività sportiva viene svolta in un equivoco che tutti conosciamo, che tutti sappiamo esistere, ma senza che nessuno intervenga in maniera ferma, con durezza perché questo equivoco venga rimosso. L'interpellanza vuole avere questo sapore, e cioè quello di rimuovere un attimino tutti quegli ostacoli, accelerare tutte quelle disposizioni affinché ci sia una reale possibilità da parte di tutti coloro che praticano un'attività sportiva a seguire le norme che sono sancite nelle singole federazioni. Io sono a conoscenza che moltissimi dei ragazzi che svolgono attività sportiva nelle diverse discipline sono da troppo tempo privi del documento che certificherebbe la loro idoneità alla prestazione sportiva; non possiamo tollerare questa situazione per cui chiedo all'Assessore che ci sia un impegno straordinario perché ponga rimedio, perché dia la possibilità a tutti coloro i quali svolgono questa attività anche dal punto di vista culturale, devo dire, che non debbono rifuggire alla visita medica, ma deve essere un preciso compito proprio culturalmente sentito e non che faccia capo alla responsabilità di un presidente di società, di un presidente di federazione. Ci deve essere anche, io ritengo, fatto già dal livello scolastico, nei primi anni di scuola questo insegnamento che non si può calcare per anni i campi senza avere questo tipo di accertamento, è un fatto culturale. Lo si deve sentire dentro e questo è l'elemento forte che può riuscire a garantire ciò che in questa interpellanza si sta chiedendo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, colleghi, tante volte noi discutiamo in quest'Aula di problemi che riguardano la sanità in seguito ad eventi come quelli che ha richiamato adesso l'onorevole Dettori. Devo essere sincero con l'Aula, che soltanto dopo questo fatto ho organizzato tutta una serie di incontri con i responsabili della sanità in Sardegna e con i responsabili del CONI. Alcune risposte possono essere date e le stiamo dando immediatamente. La prima risposta è che ci vuole una collaborazione stretta, abbiamo firmato un protocollo d'intesa con il CONI per una migliore organizzazione di tutto il servizio; credo che tutti voi siate a conoscenza che i campionati, per esempio, iniziano tutti nello stesso periodo e non è neanche pensabile che una struttura sanitaria possa rispondere a periodi particolari dell'anno. Allora, il primo accordo che abbiamo raggiunto è che vi deve essere da parte delle federazioni e da parte delle aziende una programmazione delle visite. Dobbiamo sapere con precisione quelle che sono le esigenze, quindi abbiamo chiesto - e stanno per trasmettercelo - il numero degli atleti che devono essere sottoposti a visita. Non solo, ma abbiamo trasmesso alle federazioni l'elenco preciso di tutti i servizi, pubblici e convenzionati, perché dai calcoli che noi abbiamo fatto vi è una prestazione sufficiente se le visite vengono organizzate durante tutto l'anno; se togliamo anche il mese di agosto che è un mese di ferie, ma non è assolutamente pensabile che in qualsiasi struttura, basta che noi riflettiamo un attimo sulle file che vediamo quando stanno per scadere per esempio le tasse, non è che in quel momento qualsiasi ufficio possa organizzarsi in modo tale da dare una risposta immediata in quel momento. Allora se il protocollo dovesse essere rispettato da parte delle aziende, perché non c'è nessun problema per aumentare il numero delle ore per i convenzionati ambulatoriali, ma devo dire di più, che stiamo cercando di decentrare maggiormente il servizio nel territorio per fare in modo che gli atleti non debbano continuamente viaggiare. Se noi abbiamo la programmazione sappiamo il numero degli atleti, se viene programmato durante l'anno, se sarà necessario interverremo con un numero di ore oppure con un numero di dipendenti in più, per poter valutare tutto questo, perché non basta che si firmi un protocollo d'intesa, e sto per fare un decreto di nomina anche di una Commissione, che possa verificare il lavoro che noi abbiamo concordato insieme al CONI; ci sarà la Giunta del CONI al completo in questa Commissione con un rappresentante della medicina sportiva di ciascuna azienda della nostra isola. Quindi sono convinto che noi potremmo dare una risposta migliore rispetto al passato; però non abbiamo comunque risolto il problema, onorevole Dettori, perché queste visite riguardano in modo particolare i ragazzi al di sotto dei 18 anni, perché la visita è gratuita. Esiste un altro problema ed è il dramma, vista anche la condizione economica della nostra Isola, che tutte le società sportive stanno vivendo per gli atleti al di sopra dei 18 anni, perché non sono in grado di pagare. Quindi mi auguro che anche il disegno di legge che è in approvazione, credo che sia arrivato ormai in Consiglio o che sia per essere trasmesso dalla Giunta regionale, dove noi mettiamo che i contributi che la Regione dà ai comuni una parte di questi debbono essere destinati alle società sportive per poter pagare le famose 72 mila lire del ticket, cioè dobbiamo creare anche quella cultura che i soldi che noi diamo ai comuni per favorire lo sport servono anche per una educazione sanitaria, per una nuova cultura sanitaria nel settore dello sport. Se questo disegno di legge, che è sullo sport, dotesse essere approvato tempestivamente, i comuni saranno condizionati perché lo sport si favorisce anche facendo la prevenzione, perché esiste un problema di carattere economico. Quindi da parte mia e dell'Esecutivo c'è la massima attenzione verso questo problema, mi auguro di poter riferire entro breve tempo anche per il lavoro che questa Commissione che ho nominato farà per verificare che i risultati vengano ottenuti di poter riferire ancora o magari lo farò con una nota scritta all'onorevole Dettori su quanto il servizio è migliorato dopo questi eventi che, purtroppo, sono tragici e che determinano una reazione, in questo caso mi auguro positiva, perché questi fatti non accadano più.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bruno Dettori per dichiarare se è soddisfatto.
DETTORI BRUNO (P.D.). Conoscendo la sensibilità dell'assessore Fadda sono convinto che, su questa materia, metterà in atto tutte le sue competenze e tutto il suo impegno. Io mi permetto, sempre a livello preventivo, di indicare anche un modo per poter dare alle società sportive e ai singoli atleti un'ulteriore responsabilità, e cioè quella di fare delle verifiche a pioggia dentro le società sportive. Dalle verifiche ovviamente verrebbero(?) fuori gli atti; questo per non sobbarcare le federazioni delle certificazioni perché si dice che le federazioni non possono ricevere tutte le certificazioni a garanzia; queste certificazioni devono essere in possesso della società. A questo punto è sufficiente che, a pioggia, venga emanata una norma, dalla federazione ma di concerto, e questo credo che possa rappresentare un ulteriore deterrente eventualmente, per la superficialità o la dove è allocata la superficialità, nel garantire questo servizio che io ritengo sia veramente fondamentale per la pratica sportiva ma anche nella consapevolezza di una società moderna.
PRESIDENTE. Segue ora l'interpellanza numero 328. Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
Interpellanza Montis - Concas - La Rosa - Vassallo - Aresu sulla chiusura della fabbrica di corsetteria "Sar-Mode" di Terralba (OR).
I sottoscritti,
APPRESO che nel Comune di Terralba la "Sar-Mode", impresa consociata del colosso industriale Lovable, è ricorsa a preoccupanti espedienti quali la messa in ferie o in congedo delle maestranze e il successivo annuncio della definitiva chiusura per il 31 marzo, liquidando un'attività con un mercato mondiale in continua ascesa che gode di consistenti profitti aziendali. Il solo motivo di abbandono della Sardegna risiede nel trasferire la produzione in paesi del Nord Africa e dell'Est europeo per contenere il costo del lavoro essendo molto più basso rispetto alla nostra Isola;
CONSIDERATO che alle 140 dipendenti, quasi tutte donne, si aggiungono altre 41 unità riunite in cooperativa per attività complementari alla struttura principale e una ventina di dipendenti stagionali; che gli stessi stanno per perdere definitivamente l'occupazione nel totale silenzio da parte delle istituzioni e dei sindacati per questa "morte annunciata";
RILEVATO che la dignità di lavoro va difesa con la consapevolezza che trattasi anche di una conquista culturale delle donne sarde dopo decenni di lotte rivendicative e che l'istituzione regionale non può ignorare se non contraddicendo se stessa;
RIVOLGONO un pressante invito al Presidente della Giunta e all'Assessore del lavoro affinché assumano tutte le iniziative atte ad evitare la perdita di un così alto numero di posti di lavoro non sostituibili nel breve e medio termine con nessun'altra attività imprenditoriale similare, ed inoltre CHIEDONO:
1) se non intendano chiamare ad intervenire nella vertenza tutte le istituzioni della provincia di Oristano per far recedere la proprietà dello stabilimento dall'abbandono di un importante settore occupativo quale la"Sar-Mode";
2) di conoscere l'ammontare delle risorse finanziarie delle quali hanno beneficiato gli imprenditori per la realizzazione dello stabilimento e delle opere infrastrutturali attraverso contributi e mutui a tasso agevolato, onde avere la possibilità di influire con solidi argomenti in una trattativa della quale la Regione deve essere parte in causa a sostegno delle lavoratrici;
3) che le eventuali risorse finanziarie ricuperate anche coattivamente nonché rigorosamente accertate, siano reinvestite in attività analoghe utilizzando l'alta professionalità delle attuali maestranze;
4) di riferire al Consiglio regionale con l'urgenza che il caso richiede l'evolversi della situazione prima che i propositi manifestati dall'impresa siano resi definitivamente operanti con la conseguente perdita di 200 posti di lavoro. (328)
PRESIDENTE. Nell'interpellanza ci si rivolge all'Assessore del lavoro, io credo erroneamente, perché mi pare che la materia sia tale da interessare l'Assessorato dell'industria; quindi se l'interpellante è d'accordo con questa mia interpretazione l'interpellanza può essere svolta essendo presente sia l'interpellante che l'interpellato.
MONTIS (R.C.-Progr.) Certamente.
PRESIDENTE. Va bene. Ha facoltà di parlare il consigliere Montis per illustrare la sua interpellanza.
MONTIS (R.C.-Progr.). Onorevole Presidente, noi non abbiamo erroneamente chiamato in causa l'Assessore del lavoro; ci sembrava così rilevante questo episodio, non solo per la Sardegna, complessivamente, 200 posti di lavoro sono una montagna di posti di lavoro, nella situazione economica e sociale quale essa è; solo perché pensavamo che questo episodio, in sé, avrebbe richiamato, nella mente di tutti noi, questa situazione, anche per trarre, poi, non solo insegnamenti ma anche provvedimenti che invertissero, in qualche modo, anche la tendenza. Debbo dire che l'Assessore so che ha degli impegni, l'Assessore dell'industria può validamente rispondere a questa interpellanza, per la quale sono assolutamente d'accordo, anzi direi che, probabilmente, alla luce dei fatti successivi, alla presentazione di questa interpellanza, la risposta, l'intervento dell'Assessore all'industria è quanto mai opportuno. Perché dico questo? Perché ci sono delle notizie che per noi sono allarmanti, poi vi dirò molto brevemente illustrando l'interpellanza. Perché abbiamo presentato questa interpellanza? Non solo perché ci interessiamo, come Gruppo, ai fatti che avvengono un po', dal punto di vista sociale, occupativo eccetera, che riguardano un po' tutta l'Isola, ma siamo voluti intervenire su questo problema della provincia di Oristano e di Terralba in particolare, per l'assenza di altri interventi, non lo dico polemicamente, lo rilevo solo, di consiglieri regionali, compreso l'onorevole Presidente che presiede questa nostra Assemblea in questo momento, che sono oristanesi, questo fatto clamoroso di Terralba, che è un fatto clamoroso. Io non capisco come è possibile che i Gruppi consiliari, ma soprattutto la Giunta e il Governo, non rilevino questa situazione drammatica in una zona che certamente non è una delle più felici anche se probabilmente non è l'ultima dell'Isola e non è probabilmente paragonabile ad alcune zone interne. Si tratta però di un fatto particolare; si tratta di donne, si tratta di ragazze occupate in questa attività, felicemente devo dire, occupate, a prescindere poi dal trattamento, dal rispetto dei contratti, della democrazia interna, della presenza del sindacato eccetera eccetera. Ma, a prescindere da queste considerazioni, si trattava di un fatto di grande rilievo. Allora chiediamo, in sostanza, quali iniziative si intendono prendere, perché non è possibile, non è accettabile che la storia continui a ripetersi in Sardegna: che imprenditori più o meno coraggiosi, più o meno validi vengano in Sardegna, prendano i contributi previsti dalle leggi regionali e poi, ad un certo momento, abbandonano. Altri non hanno neanche insediato i propri opifici, i propri stabilimenti, le proprie attività, pur avendo qualche volta ricevuto persino un'anticipazione di fondi. Vorremmo sapere alcune di queste cose; questo è un colosso mondiale; si produceva in Sardegna una buona parte di queste produzioni che vanno un po' in tutto il mondo, con maestranze efficienti, qualificate, considerate maestranze eccezionali, persino nei confronti di zone tradizionalmente dedite a questa attività imprenditoriale. Di colpo sorgono problemi, e i problemi sorgono nel momento in cui c'è una stretta dei ritmi di lavoro, delle organizzazioni sindacali che intendono, attraverso la loro presenza organizzata all'interno della fabbrica, tutelare gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, ma sorge soprattutto nel momento in cui una serie di imprenditori (potremmo ripetere le stesse parole che abbiamo detto per l'Albania) coraggiosi e intraprendenti ed anche avventurieri, vanno a spostare le loro attività imprenditoriali in nord Africa o nei paesi dell'est, nella fattispecie Romania. Allora chiediamo: siccome non possiamo impedire che queste cose avvengano, di che cosa hanno goduto questi industriali, questi capitani d'industria? Di quanti soldi sono stati investiti per le opere di infrastruttura perché loro potessero erigere gli stabilimenti? Di quali agevolazioni altre, che noi non conosciamo, hanno goduto? E' possibile - questa è una delle prime volte che poniamo un problema di questo genere - per l'abbandono operato in Sardegna, recuperare una parte di questi finanziamenti che sono stati dati perché in Sardegna si producesse e si producesse in modo continuativo, non in abbandono, dopo alcuni anni, delle produzioni per le quali gli stessi incentivi sono stati erogati. Queste sono alcune delle questioni, che sono molto importanti per ragioni di chiarezza e per ragioni, consentitemelo di dire, di un'inversione di tendenza, altrimenti continuiamo a fare come i bolognesi, presentati come i migliori imprenditori del mondo, e immagino che lo siano sul serio, che vantano la capacità, l'impegno, la consapevolezza dei lavoratori sardi e poi, improvvisamente, succedono delle cose e ritirano questo loro giudizio positivo, mettendo persino in forse il mantenimento delle attività che avevano intrapreso in Sardegna. Perché tutte queste cose non avvengono più? Bisogna che ci chiariamo le idee, bisogna che la Regione, che la Giunta regionale affronti questo problema; lo faccia con la discrezione che ritiene opportuna, con la discrezione del caso, e tuttavia è un impegno che deve prendere. E poi ci sono gli ultimi avvenimenti. Noi abbiamo notizie perché altre non ne abbiamo, non ne abbiamo dalle commissioni consiliari, non ne abbiamo dalla Giunta, non ne abbiamo da altre parti, leggiamo la stampa. 8 aprile 1997: i 180 lavoratori, in gran parte donne, sono stati messi in cassa integrazione o in mobilità, quindi si è compiuto un ciclo. Le minacce iniziali, i provvedimenti iniziali di ferie, di malattie e quant'altro era stato possibile escogitare poi sono diventati definitivi (?). E poi c'è l'intervento, per questo dicevo che è pertinente e opportuno che l'Assessore dell'industria risponda, l'Assessore dell'industria partecipa ad un incontro, se non abbiamo capito male, con le organizzazioni sindacali territoriali della CGIL e si impegna ad assicurare incentivi a imprenditori disposti a salvare le sorti dell'azienda tessile. Ma dobbiamo dare ancora soldi? A chi, per che cosa? Queste sono domande serie. La Sardegna ha dato, quanto ha dato! Quanto è possibile recuperare? Deve dare ancora? In quale forma, con quali garanzie? Potremmo persino essere d'accordo ma se ci sono garanzie reali, non fantasia da parte di imprenditori fantasiosi. E poi c'è anche un'altra cosa: si parla di una cooperativa che gestirebbe una parte dei macchinari esistenti, di quelli che non sono stati trasportati altrove, di quelli più obsoleti, inservibili a fare produzioni moderne e competitive, una cooperativa che verrebbe promossa dalle organizzazioni sindacali. Sono notizie allarmanti, secondo me, intanto perché non è il loro compito e il loro ruolo, poi perché c'è questo pasticcio: soldi, risorse, impegni di questo genere. Noi vi chiediamo umilmente di illuminarci su questa vicenda, di intervenire perché questi lavoratori abbiano il posto di lavoro salvo, perché le risorse finanziarie della Regione vadano in senso giusto per aiutare il mantenimento e lo sviluppo dell'occupazione e perché altri, furbi o capaci di manovrare, non abbiano ad avvantaggiarsi di situazioni drammatiche, come quelle che si sono manifestate nella provincia di Oristano e a Terralba in particolare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Presidente, la ringrazio. Per la verità questa interpellanza poteva avere e ha di fatto una risposta congiunta anche con l'Assessore del lavoro, anche se per una parte dei quesiti posti, in particolare quelli riferiti alle incentivazioni, alle risorse finanziarie ottenute dalla Sar Mode è evidente che si tratta di una risposta che può venire in modo più puntuale, come credo che sarà, da parte dell'Assessore dell'industria. Premetto subito che questa società non vede partecipazioni regionali, quindi sotto un profilo formale non vi è una responsabilità diretta della Regione, ciò non toglie che stia molto a cuore della Giunta regionale il futuro occupativo di questa realtà produttiva, tanto più a cuore se si considera che si tratta di un settore occupativo particolarmente difficile, quello dell'occupazione femminile; fra occupate dirette e indotto sono quasi 200 lavoratrici. Proprio perché il destino di questa azienda ci preoccupa, ci siamo attivati per incontrare le forze sindacali e i lavoratori, ormai credo più di un mese fa. Si è avuto uno scambio, è stato ricostruito il quadro della situazione, l'esigenza di trovare eventualmente nuovi imprenditori. Da parte mia non vi è stato nessun impegno di natura finanziaria, non poteva esserci, se non alla luce delle disposizioni vigenti. Un eventuale imprenditore o più imprenditori che volessero rilevare la Sar Mode potrebbero rivolgersi alla Regione alla luce delle disposizioni vigenti, ed eventualmente, se ne hanno diritto, accedere alla provvidenze regionali, ma naturalmente, nessun altro impegno poteva essere dal sottoscritto assunto. Per la verità l'incontro è stato interlocutorio perché le forze sindacali stesse insieme ai lavoratori avevano l'esigenza di riflettere e di assumere a loro volta ulteriori informazioni. Naturalmente abbiamo manifestato la piena disponibilità appena fossero maturati elementi ulteriori a rincontrare forze sindacali e lavoratori. In questa fase il quadro delle incentivazioni regionali è puntualmente il seguente, onorevole Montis. Sono state concesse ai sensi della legge regionale numero 268 del '74 le seguenti agevolazioni: un contributo in conto capitale pari a 65 milioni 830 mila lire, e un contributo in conto occupazione per il periodo dal 1° aprile 1980 al 31 marzo 1985 pari a 423 milioni e 200 mila lire. La società ha presentato istanza all'Assessorato in data 30.6.84, quindi una richiesta inoltrata molti anni fa, per un programma di ampliamento dello stabilimento, ma non ha a tutt'oggi prodotto la documentazione necessaria per la liquidazione del contributo per l'occupazione aggiuntiva derivante dal suddetto programma di ampliamento. Ha inoltre ottenuto, ai sensi della legge regionale numero 13 del 1991, articolo 38, 19 milioni 436 mila lire per il 1992 e 23 milioni 415 mila lire per il 1993. Ha anche ottenuto, ai sensi della legge regionale numero 23 del 1957, un finanziamento sulle scorte di 458 milioni nel settembre del 1991, tramite il CIS. Sui fondi gestiti dall'amministrazione regionale la società in argomento, quindi, ha beneficiato di incentivi per quasi un miliardo, esattamente per 989 milioni 881 mila. Risulta, inoltre, che sui fondi gestiti dal Ministero dell'industria, ex lege 64 dell'86 la Sar Mode ha ottenuto nel giugno del '95 incentivi per un miliardo 521 milioni 758 mila lire a fronte di un investimento di 2 miliardi e 295 milioni. Io comprendo, e diciamo anche che condivido i rilievi fatti dall'onorevole Montis e dagli altri interpellanti quando sollevano la questione della quantità degli incentivi e a quelli regionali, siccome si tratta di risorse pubbliche, vanno aggiunte anche quelle dello Stato, a fronte del fatto che in presenza di altri mercati che consentono un costo del lavoro minore, questo mi è dato di conoscere sia pure in via informale, questa società decide di trasferire l'attività produttiva da un'altra parte, o comunque di dismettere quella in Sardegna. Io non so in questo momento, a questo non sono in grado di rispondere, se in senso stretto la Regione possa attivare strumenti per il recupero di risorse pubbliche erogate, considerato che quelle della Regione vanno cumulate a quelle dello Stato. Credo che a questo riguardo comunque sia necessario, e credo che potrò portare in Giunta, fin dalla prossima riunione della Giunta, potrò portare una proposta per costituire un gruppo di lavoro che elabori un disegno di legge di riordino del sistema degli incentivi regionali. C'è una doppia esigenza, quella di un riordino che renda trasparente e chiaro il meccanismo di incentivazione regionale su diverse leggi che operano in diversi settori e per diverse finalità e credo che sia anche indispensabile apprestare un sistema di monitoraggio delle imprese che accedano alle incentivazioni regionali. Ecco, questo è il quadro a questo momento, io resto evidentemente in attesa di eventuali possibili incontri con le forze sindacali per verificare se vi siano possibilità di sviluppo relativamente a quest'impresa, ma mi propongo nelle prossime settimane di tentare anche un approccio direttamente con gli imprenditori, approccio che, ripeto, ritengo che possa non essere facile, considerato che questi imprenditori hanno deciso di lasciare la Sardegna, mi pare di capire, e non hanno un vincolo diretto con la Sardegna, con la Regione, poiché non vi sono partecipazioni regionali all'interno della compagine societaria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per dichiarare se è soddisfatto o meno il consigliere Montis.
MONTIS (R.C.-Progr.). Sì, signor Presidente, credo che noi abbiamo ottenuto, non so se sia la prima volta, ma certamente in dettaglio, le somme ottenute da questa intrapresa industriale sono molte, è gente che si accontenta di prendere i contributi un po' per volta, tuttavia assomma a miliardi, a qualche miliardo di lire, compresi gli interventi finanziari dello Stato. Credo però che ci siano stati altri fondi che sono stati utilizzati e che sono serviti a quest'impresa, ripeto ancora le opere di infrastruttura per le quali, aree, espropri, servizi e quant'altro è possibile, sono costati, non solo lì, ma un po' dovunque, con queste zone industriali di tipo artigianale in tutta la Sardegna, molti finanziamenti regionali. Prendiamo atto di queste informazioni, però adesso c'è il futuro, io la prego, Assessore, probabilmente lei non ha responsabilità in questo senso diretto per i fatti pregressi, questa situazione va avanti dall'ottobre dello scorso anno, sono ormai sei mesi, sette mesi senza che ci sia un grido d'allarme per la fine di un'attività imprenditoriale che occupa, unica in Sardegna, quasi duecento donne, duecento ragazze. Questo è un grido d'allarme, io prendo atto dell'impegno che lei ha preso di esaminare e di tener presente questa cosa, però le propongo anche un'altra cosa: perché non indire rapidamente una riunione con gli enti locali, con le amministrazioni provinciali, con i comuni interessati e, aggiungo di più, con i consiglieri regionali della zona. Anche in una riunione informale perchè si esamini che possibilità ci sono. Ripeto, le notizie pregresse, i fatti pregressi che sono avvenuti in campo industriale in Sardegna sono cose allarmanti; questi intendono lasciare, così pare, le macchine, le attrezzature più obsolete, più vecchie, altri le importarono, come i fratelli Beretta alla fine degli anni sessanta, addirittura si dice di macchine tessili abbandonate dai francesi in Tunisia in fabbriche tessili furono trasportate in quel di Villacidro, si disse allora. Ecco, sono questi fatti che ci allarmano, adesso è possibile un'altra intrapresa industriale, e avere poi nelle forme di legge altri incentivi, con quali prospettive, chi sono, queste sono le cose che voi dovete valutare con grande attenzione, con grande impegno, perché la storia non si ripeta, è una storia purtroppo deteriore, non una buona storia.
Investirne la responsabilità oltre che alle organizzazioni sindacali, ai comuni e alle province, e insisto, anche se in modo informale, dei consiglieri regionali della zona perchè devono dire la loro parola, devono impedire che un'attività industriale di queste dimensioni venga liquidata soltanto perché i lavoratori in nord Africa o Romania prendono un quinto, un sesto, un decimo del salario di un lavoratore italiano.
L'altra questione è che bisogna impedire che le organizzazioni sindacali siano promotrici esse di imprenditoria industriale, lo facciano ma limitando successivamente il loro impegno sindacale, dimettendosi dallo stesso, altrimenti questo intreccio può diventare un intreccio perverso che non andrà certamente a vantaggio della situazione imprenditoriale di questa zona e in modo particolare dell'occupazione. Per questi motivi io mi dichiaro insoddisfatto della risposta.
Discussione generale della proposta di legge Ferrari - Locci - Bonesu - Diana - Fois Pietro - Lorenzoni - Nizzi - Sanna Salvatore - Usai Pietro - Secci: "Istituzione del servizio idrico integrato, individuazione e organizzazione degli ambiti territoriali ottimali in attuazione della legge 5 gennaio 1994, numero 36" (319)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 319; relatore il consigliere Ferrari.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Ferrari, relatore.
FERRARI (Progr.S.F.D.). relatore. Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, per quanto non dirò in questa esposizione faccio riferimento alla relazione scritta.
Ciò premesso, debbo dire che dopo un lavoro di stesura del progetto di legge necessariamente affrettato, l'approfondimento in Commissione è stato adeguato all'importanza della legge, non è mancato l'apporto della Giunta ed è stato proficuo il parere della Prima Commissione. Anzi...
PRESIDENTE. Prego i colleghi di seguire l'intervento introduttivo dell'onorevole Ferrari con la dovuta attenzione.
FERRARI (Progr.S.F.D.), relatore. Anzi, dicevo... Io chiederei non tanto attenzione, quanto di non rumoreggiare...
Anzi, è stato sperimentato un approccio per l'esame di progetti di legge che investono la competenza di più Commissioni abbastanza positivo. E' stata fatta la scelta dell'ambito unico sia perché questo porta a un'economia di scala nella gestione del Servizio idrico integrato, sia perché in questo modo è più facilmente raggiungibile l'obiettivo della tariffa unica. Tuttavia è stata prevista la possibilità, anche mediante richiesta degli enti locali, di individuare più ambiti, ma soltanto dopo una più ponderata ed approfondita valutazione degli enti interessati. All'ambito unico corrispondono un'unica autorità d'ambito e tendenzialmente un unico gestore. E' previsto comunque almeno in fase transitoria, la permanenza di più gestioni, che corrispondono a criteri di efficienza e di economicità. Ciò comporta, come previsto, l'individuazione e l'applicazione da parte dell'autorità d'ambito di meccanismi di compensazione per raggiungere l'obiettivo della tariffa unica. L'autorità d'ambito è costituita dal consorzio di tutti i comuni e delle province della Sardegna. Non potendosi fare una assemblea in cui fossero rappresentati tutti gli enti locali, è stato previsto un idoneo meccanismo elettorale che esprime una rappresentanza delle piccole realtà comunali, di quelle medie e di quelle grandi e di tutte le amministrazioni provinciali. Tale assemblea sarà costituita da trentasei componenti più un rappresentante per ogni provincia, attuale e futura. L'esecutivo è di otto componenti più il presidente. E' previsto anche un collegio dei revisori dei conti. Tutti i poteri di programmazione generale e di controllo rimangono in capo alla Regione, mentre l'autorità d'ambito esercita funzioni di specifica programmazione, di organizzazione e di controllo della attività di gestione affidata al gestore del servizio. Sono state previste le più ampie norme di garanzia per il personale dipendente da gestioni destinate a cessare a favore del nuovo gestore. Per l'ESAF è stata prevista la prosecuzione della gestione fino al 31/12/98, nella consapevolezza che prima di questa data interverrà la legge di riforma dell'ente. E' tuttavia importante sottolineare che la legge prevede due forme di affidamento della gestione: una mediante concessione, l'altra mediante società mista. Ciò comporta la modifica della attuale natura giuridica dell'ESAF, oltre che la sua riorganizzazione per fronteggiare una concorrenza che potrebbe venire da più parti. D'altronde, la finalità di tutta la normativa comunitaria e nazionale nonchè di questa legge è quella di rendere il costo dei servizi il più economico possibile, dato che tale costo dovrà essere pagato interamente dall'utente; e tutto ciò passa attraverso la concorrenza e l'efficienza. E' stata prevista una norma transitoria che chiarisce che, fino a quando non verrà diversamente disciplinato da una legge regionale di più vasta portata, come il disegno di legge numero 92, gli attuali gestori delle grandi derivazioni restano titolari delle concessioni ovviamente fino a normale scadenza. A questo riguardo vorrei affermare che questa legge rappresenta un passo importante, anche se parziale, rispetto al progetto di riordino del governo complessivo delle risorse idriche in Sardegna. Concludo esprimendo un vivo apprezzamento ai commissari della Commissione da me presieduta che, anche prescindendo da ruoli di maggioranza o minoranza, hanno saputo dare un notevole apporto alla definitiva stesura della legge. Un uguale ringraziamento esprimo alla Commissione prima presieduta dal collega onorevole Sanna, che ha ugualmente saputo dare esprimendo il proprio parere un attivo contributo tra l'altro espresso all'unanimità. Un ringraziamento infine al funzionario della Commissione quarta che ha dato, sia in fase di stesura che in quella di discussione, un apporto considerevole dimostrando competenza e un impegno particolari.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, la legge che viene in discussione è una legge importante, al di là di quello che vi è scritto. E' una legge importante perché per la prima volta in quest'Aula viene una legge che ha una certa organicità in materia di acque. Noi sappiamo bene in quali sabbie mobili è affondato un disegno complessivo di riforma delle acque, questo non è il disegno complessivo, comunque è una norma organica per l'uso delle acque a fini civili. E fra l'altro è un adeguamento a normative italiane, la famosa legge Galli, che poi rispondono a un modello europeo. E' praticamente far entrare la Sardegna sotto il profilo delle acque in Europa. Noi ne abbiamo molto bisogno perché siamo sotto il profilo delle acque chiaramente svantaggiati da situazioni naturali, che impongono un governo serio delle acque e una utilizzazione delle acque ottimale, e una utilizzazione delle risorse idriche e finanziarie che consenta condizioni di vita e di lavoro in Sardegna non handicappate dal problema idrico. In questo senso la legge è parziale però crea dei principi, e li crea con soluzioni anche abbastanza innovative che in un certo senso pur rispettando i principi della Galli se ne discostano. Per esempio si è data piena applicazione con questa legge alla legge costituzionale numero 2 del 93, cioè si è andati al consorzio di enti locali ma disciplinato con norme apposite che infatti hanno consentito uno snellimento degli organi e una capacità del consorzio di funzionare al di là dei vincoli della legge numero 142. Si è andati in una formulazione di ambito unico che chiaramente può anche essere rivista, ma che in Sardegna ha una sua logica perché le risorse idriche vanno utilizzate a centinaia di chilometri da dove sono disponibili, per cui lo spezzettamento degli ambiti effettivamente creerebbe grossi problemi alla possibilità di gestione ottimale delle risorse, alla possibilità per i cittadini sardi di usufruire tutti in eguale misura delle risorse e, soprattutto, ambito unico significa anche tariffa unica avvantaggiando le zone dove il rifornimento idrico sarebbe più costoso. Credo che la questione dell'ambito unico debba anche essere presa ad esempio per una normativa più generale in materia di acque creando l'autorità unica di bacino, considerata appunto la necessità in Sardegna di utilizzare acque di un bacino idrico definibile naturalmente anche in altri bacini idrici e pertanto la necessità di un governo complessivo delle acque. La scindibilità della risorsa idrica in Sardegna è estremamente limitata appunto per i condizionamenti che abbiamo. E' essenziale questa legge quindi per promuovere una utilizzazione dell'acqua razionale, per promuovere una utilizzazione delle risorse razionale; e almeno nel settore dell'uso civile dell'acqua con questa legge l'effetto viene ottenuto. Chiaramente vi è un grosso problema: la situazione attuale. Situazione attuale che vede il 75 per cento delle gestioni in mano all'ESAF e fra l'altro appunto un problema di creare un gestore unico; gestore unico che credo allo stato non possa che essere l'ESAF, ma chiaramente non l'ESAF come oggi è, e cioè un ente regionale che vive del bilancio regionale, ma una struttura che a mia opinione potrebbe essere resa ottimale mediante la creazione sull'ESAF di una società per azioni con partecipazione della Regione, degli enti locali ma anche dei privati, anche se probabilmente è opportuno limitare questa partecipazione a quote minoritarie che faccia sì che questo gestore risponda a criteri di economia, di efficacia e di efficienza, concorrendo con una volontà di governo delle acque che deve restare in mano pubblica, mano pubblica che è la Regione per il governo complessivo ma sono gli enti locali quali rappresentanti delle singole esigenze del territorio e l'apporto dei privati per la competenza, la capacità tecnica che questo apporto può portare evitando la burocratizzazione dello strumento anche nella ipotesi che fosse società per azioni. Credo che la discussione non sia stata su questo punto sufficientemente approfondita perché c'è la necessità di fare in fretta; comunque nessuna norma di questa proposta di legge che viene in assemblea contrasta con un disegno più complessivo di razionalizzazione e di utilizzazione di tutte le risorse naturali, umane e finanziarie che la Regione e gli enti locali possono mettere in campo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Molto brevemente, signor Presidente, da un lato per dare giustificazione del voto di astensione che il Gruppo di Alleanza nazionale ha dato a questa proposta di legge, pur essendo la mia persona fra gli stessi proponenti del progetto di legge. C'è una prima considerazione, che è già stata fatta, e che rende parziale questo intervento, e cioè l'intervento di una razionalizzazione che pure era necessaria, che pure si rendeva indispensabile per attuare la così detta legge Galli, tuttavia è una legislazione che interviene esclusivamente sulla risorsa idrica esclusivamente a usi civili. Quindi è sicuramente un provvedimento che è parziale rispetto alle aspettative di riforma che la Sardegna aveva ed ha; è un provvedimento che non interviene, non modifica l'assetto attuale di gestione del multisettoriale, quindi non interviene assolutamente sulla risorsa idrica per uso agricolo, così come non può intervenire sulla pianificazione della risorsa idrica in materia industriale. Quindi questi i limiti, ma limiti, come dire, originari, coscienti della stessa normativa. In buona sostanza la verità vera poi è questa: si è cercato riparo con una legge di attuazione della "36" perché, in effetti, l'attuale maggioranza non era in grado di offrire una vera riforma di progetto, quindi di riforma sulla risorsa idrica, e non siamo stati in grado di discutere, non certo per colpa di Alleanza Nazionale, il progetto di legge che era stato presentato dall'assessore Fadda e che, in buona sostanza, alcuni settori della maggioranza hanno ritenuto di accantonare e di non voler neanche discutere. Su questo il nostro atteggiamento è stato molto critico, abbiamo sempre detto che i disegni di legge o i progetti di legge possono essere sicuramente sempre migliorati, perfettibili, possono essere approvati e possono essere anche respinti. Ciò che non deve accadere è che con tatticismi, con rinvii, con coloro che io chiamo gli "approfonditori di regime", coloro che con la scusa di studiare poi insabbiano le riforme, ciò che non può accadere e non deve accadere mai è che su un testo di legge si eviti la discussione, si eviti il confronto, si eviti di poter trovare una sintesi dentro e fuori le maggioranza, quando, soprattutto, i beni in discussione riguardano un bene come l'acqua in una Regione classificata semidesertica, come la nostra. Io credo che non abbia reso un buon servizio alla Sardegna, la maggioranza, omettendo di affrontare quel tema, con tutte le difficoltà che esso avrebbe comportato, abbiamo ripiegato sulla politichetta, quella più piccola, quella delle riformine fatte per non perdere i 200 miliardi di finanziamento, verso le quali pure dobbiamo esclamare la nostra gioia, e questo dà la dimensione della politica attuale, perché se ci esaltiamo di fronte ad un fatto di questo tipo significa che il legislatore sta sminuendo moltissimo il proprio ruolo. Di qui il voto di astensione che sottintende una insoddisfazione per la mancata riforma; mancata riforma che, per voce della stessa Commissione molti autorevoli commissari hanno detto che arriveremo a breve ad affrontarla; su questo sfidiamo ancora una volta la maggioranza, i partiti, le forze politiche, i singoli consiglieri regionali per vedere se su queste aspettative sarete capaci di misurarvi. Oggi è facile; questa è una legge che dobbiamo approvare, ma è un po' un compitino, voglio dire, molto facile, non dobbiamo esaltarci per questo, non stiamo facendo niente di speciale. E su questo, quindi, rinviamo il giudizio, signor Presidente, attendiamo con molta attenzione, con molte speranze anche perché i sardi da noi si aspettano anche queste riforme. Il risultato è che oggi, rispetto all'impianto attuale che va riformato, va riordinato, quei i famosi 42 enti che esistevano, che la Giunta ha tentato di riordinare accorpandone alcuni, ma non intervenendo, né poteva intervenire, il ruolo del legislatore ancora, fino non so a quando resterà a noi, fino a quando saremo capaci di legiferare, e però l'impianto non solo è rimasto, non solo non si è avuto il coraggio di toccarlo o di intaccarlo ma, con questa riforma, che sottolineo necessaria, stiamo, di fatto, aggiungendo una nuova autorità che andrà ad inserirsi in un marasma di autorità già esistenti sperando che non si mettano a bisticciare sui rubinetti da utilizzare, perché questa è la situazione nella quale ci troviamo. Lo dobbiamo dire senza nasconderci: noi di Alleanza Nazionale ancora meno, dobbiamo mettere subito in chiaro questa situazione. E allora, se poi non interverremo, non avremo il coraggio di intervenire su queste situazioni sappiate che la siccità prima o poi tornerà, e allora vi sentiremo ancora urlare, vi sentiremo parlare ancora di emergenza, di crisi idrica, dei sardi, delle guerre, dell'industria, dopo di che ve lo risbatterò in faccia, non perché ce l'abbia con voi ma contro la vostra irresponsabilità. E veniamo però a dire anche due parole in positivo verso questo testo di legge. Sono stati già ricordati: ambito unico, e questo è già un indirizzo che la Commissione ha preso, vedremo se questo sarà un elemento di ragionamento per portarci poi anche al disegno di riforma complessiva del sistema idrico, se anche in quel settore sapremo mantenere questo indirizzo che è fondamentale e importante elemento attraverso il quale Alleanza Nazionale ha deciso di collaborare alla stesura di questo testo e perché, da questo aspetto, ne deriva poi una tariffa unica. Anche qui dovremmo specificare nel spiegare ai sardi che quando diciamo ambito unico e tariffa unica è unicamente per l'acqua destinata a usi civili; avremo ancora un panorama da spiegare ai sardi perché l'acqua ad usi civili a Porto Torres e a Carbonia si pagherà alla stessa maniera, e questa è una vittoria, ma si pagherà in maniera diversa quando un imprenditore sceglierà di andare a Porto Torres o a Carbonia e pagherà l'acqua in maniera diversificata; pagheranno l'acqua in maniera diversificata coloro i quali vorranno intraprendere l'intrapresa agricola, coloro che fanno l'allevamento del bestiame, coloro che, in buona sostanza, operano in settori diversi da quelli dell'uso civile. Quindi legge giusta, giusti principi, però se questi principi rimarranno limitati dentro questa gabbietta della legge numero 36, avranno scarsa efficacia e non avranno neanche affrontato da lontano i veri problemi che poi si possono allontanare nel tempo ma non eliminare. E allora io credo che il Gruppo di Alleanza Nazionale non avrà difficoltà a trasformare il voto di astensione in Commissione in voto positivo tutto sommato su un atto dovuto, perché tale lo consideriamo. Su questa materia, però, sfidiamo il Consiglio, sfidiamo le forze politiche per verificare se c'è veramente volontà di riforma, se c'è volontà di cambiamento, se c'è volontà di una risorsa, una delle tre risorse, perché qui i beni in gioco fondamentali sono l'acqua l'energia e i trasporti; se su uno dei beni fondamentali posti alla base delle possibilità di sviluppo della nostra Regione tutte le forze politiche sapranno scommettere su sé stesse, se sapranno offrire una delle grandi riforme per poter dare credibilità alla loro azione politica e alla speranza di un futuro di questa Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). ... qua si è detto che quest'Aula sta varando un progetto che segna un momento cruciale, un momento molto importante. Io penso che questo Consiglio in questo momento non stia facendo altro che approvare un atto dovuto. E voglio ricordare all'Aula che la disposizione della legge nazionale numero 36 del 5 gennaio 1994, oggi siamo ad aprile del '97, sono passati ormai tre anni e quattro mesi. Devo dire anche che uno dei primi atti che è arrivato nella quarta Commissione, all'insediamento del nuovo Consiglio regionale, era proprio un piano di riordino complessivo delle risorse idriche. Ci troviamo qua, ormai a due anni e mezzo dall'inizio della legislatura, ad approvare un provvedimento che non riguarda la riforma complessiva delle risorse idriche, ma che riguarda l'applicazione di un precisa norma di legge che il Governo nazionale ha varato tre anni e quattro mesi fa. E' nell'occhio di tutti perché si approva questo provvedimento e il perché dell'urgenza e della necessità dell'approvazione di questo provvedimento: perché legata all'approvazione di questo provvedimento vi è la facoltà di continuare ad avere quindi a percepire tutta una serie di contributi nazionali, e senza l'approvazione di un provvedimento di questo genere, a mio avviso provvedimento tampone, la nostra Regione, nonostante tutte le urgenze e tutte le necessità, verrebbe tagliata fuori proprio da questi contributi che le leggi nazionali prevedono. Per cui non so come si possa affermare che siamo di fronte a un provvedimento toccasana, nel senso che risolve i problemi della Sardegna. E badate bene che su questa materia su questa questione tanto si è discusso quando vi era l'emergenza idrica per cui io ricordo interventi anche autorevoli sulla necessità di un riordino complessivo di questa risorsa.
Vedete, siamo di fronte a un provvedimento che proprio in virtù di questo fatto, del fatto che non si è affrontata in maniera organica una riforma complessiva, rischia di scaricare sui cittadini, che poi sono quelli che pagano la risorsa idrica che utilizzano, anche costi non propri, in quanto non siamo di fronte a un provvedimento di riordino generale, ma ci troviamo di fronte comunque a conflitti che possono insorgere, che di sicuro insorgono perché già insorgono oggi con questa marea di enti. E' una mancata razionalizzazione dei costi dell'esercizio della risorsa stessa per cui cosa dire? Si approva per una emergenza più che per una constatazione che siamo di fronte a un provvedimento che affronta concretamente il problema della risorsa idrica. Peraltro io ho visto, e qua ho sentito anche le dichiarazioni del presidente Ferrari quanto afferma che presto si affronterà il problema complessivo, peraltro vedo che l'articolo 16 bis dello stesso testo prevede che si faccia la riforma complessiva. Io non ho formulato nessun emendamento mettendo una data entro la quale fare il provvedimento perché confido nel fatto che la maggioranza possa cambiare il suo modo di essere, perché è ineluttabile, non si può nascondere che in due anni e mezzo questo provvedimento o il provvedimento portato all'esame della Commissione dalla Giunta regionale non è mai andato avanti non perché la Commissione abbia trovato problemi a discutere sui singoli articoli, ma perché ogni qualvolta si entrava nel merito dei singoli articoli nascevano problemi di carattere politico che impedivano la stessa discussione nel merito dei singoli articoli. Per cui già a monte vi era una posizione ostruzionistica che non permetteva ai commissari di affrontare in maniera organica il provvedimento preparato dalla Giunta, che a mio avviso andava sostanzialmente modificato, ma che comunque era un buon strumento utile di discussione che poteva poi consentire di approvare un documento e quindi di arrivare oggi in quest'aula con un disegno di legge complessivo che affrontasse in maniera organica tutti i nodi strutturali che questa risorsa in Sardegna pone.
Per cui il nostro voto non potrà certamente essere favorevole, nel senso che un voto favorevole a questo provvedimento significherebbe concretamente diventare complici di un atteggiamento che ha portato a perdere due anni e mezzo. Questo è il tempo quanto meno che in questa legislatura si è perso rispetto a una discussione e a una approvazione in Aula del disegno di legge. Devo dire, e si rileva, che del vecchio testo e delle vecchie indicazioni di carattere generale che portavano ad affrontare in maniera organica il problema delle risorse idriche non è rimasto praticamente niente, nel senso che si sono tolti tutti i presupposti per cui era stato presentato il primo disegno di legge. E, badate bene, non soltanto quello dell'Assessore, ma anche quelli elaborati precedentemente da esso, perché su questa materia non si discute soltanto in questa legislatura, ma se ne è discusso molto anche nella legislatura precedente, e questa legislatura oggi ha il torto di varare un provvedimento assolutamente insoddisfacente.
Noi ci auguriamo che le affermazioni del Presidente della Commissione non siano personali, ma siano affermazioni che si fanno carico di una diversa articolazione della discussione nell'ambito delle forze di maggioranza, anche se devo dire i presupposti che oggi aleggiano nell'aria mi sembrano che non ci siano, nel senso che sono pure affermazioni di buon auspicio. Anche noi auspichiamo che nel breve termine si possa affrontare concretamente l'intera materia, però fin quando questo non si farà non ci potrà rendere complici dell'approvazione di disegni di legge che non soltanto affrontano in maniera parziale una problematica, ma che soprattutto, così come sono articolati, possono determinare una forte incidenza nelle tariffe che poi pagheranno i cittadini quando questa riforma andrà applicata, perché oltre a pagarsi la gestione diretta dei servizi a loro offerti dovranno pagare pure i costi indiretti che gli enti collegati e non ancora sciolti che ci sono, ma collegati a questa risorsa, caricheranno di sicuro nei confronti dell'ente che governerà questa risorsa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.
FADDA PAOLO, Assessore dei lavori pubblici. Grazie, signor Presidente. Vorrei fare delle considerazioni che riguardano la Giunta sul dispositivo di legge in discussione. Vorrei solo richiamare il problema dell'urgenza, già per altro evidenziato da alcuni onorevoli consiglieri, circa il fatto di esitare un dispositivo di questo tipo che regolasse principalmente gli aspetti relativi alla distribuzione, depurazione e restituzione dell'acqua per usi civili. Questa urgenza, che ha determinato la predisposizione di questo dispositivo, è nata dalla messa in mora da parte del Governo alle regioni italiane circa la necessità di applicare con urgenza la legge numero 36, Galli, del 1993 e che era tesa soprattutto a incardinare le tariffe del servizio idrico per uso potabile, ai programmi di finanziamento europei degli impianti, appunto, di distribuzione e di depurazione delle acque. Siamo a metà del sessennio in corso, i finanziamenti europei che mancano ancora da essere ripartiti sono quelli principalmente relativi all'obiettivo 2 e sono quelli relativi agli interventi degli impianti di distribuzione e di depurazione delle acque. Per questi impianti il Governo europeo richiede ai Governi nazionali di predisporre dei cofinanziamenti di provenienza da privati o comunque dagli enti locali che beneficiano degli interventi, originariamente per un ammontare del 60 per cento, poi oggi riportato al minimo del 40 per cento.
Il tutto viene richiesto al Governo europeo sia incardinato alle tariffe agli utenti, cioè gli utenti devono, attraverso la tariffa, rifondere questo 40 per cento di cofinanziamento per gli impianti dell'obiettivo 2. Tutta questa procedura ha sostanzialmente obbligato il Ministro a dare un'accelerazione per la predisposizione di questi dispositivi che possono consentire di adeguare il regime tariffario a degli interventi finanziari che prima venivano erogati direttamente dallo Stato o dalla Regione. Questa è l'urgenza di attuare e di uniformarci alla legge numero 36 con un dispositivo di legge che ovviamente non poteva, a mio avviso, essere se non un dispositivo molto tecnico che potesse non incidere su quella che dovrà essere la filosofia che il Consiglio regionale si vorrà dare per quanto riguarda la legge di governo della risorsa.
Quindi un dispositivo in linea generale neutrale rispetto ai diversi orientamenti che si vorrà dare il Consiglio circa la legge di Governo, però nello stesso tempo un dispositivo che in assenza di una legge a monte di governo della risorsa rischia e determina con buona probabilità forse delle difficoltà in più nella gestione anche dei servizi idrici integrati. Questo per il motivo che riguarda proprio il collegamento della tariffa al servizio, alla qualità e all'efficienza del servizio. Sostanzialmente un'erogazione di risorsa su aree territoriali che hanno una qualità di servizio diversa, che hanno delle erogazioni diverse, che hanno dei gradi di tipicità diversi, presuppongono un'utenza scarsamente disposta ad andare ad aumenti considerevoli di tariffe, così come questo dispositivo presupporrà. Quindi a pagare, a sostenere degli aumenti considerevoli di tariffa a fronte di servizi che sono assolutamente differenti tra aree territoriali diverse della Regione. Quindi sicuramente vi sarà una probabile forma di ingovernabilità nell'ambito unico proprio per la differenziazione che le diverse utenze avranno a fronte di questo solo dispositivo. Ecco perché diventa straordinariamente necessario che a fronte di questo dispositivo sia parallelamente regolata a monte l'erogazione dell'acqua sulle diverse aree, facendo sì in questo modo che gli utenti possano usufruire di erogazione standardizzate uguali, sia nei periodi di siccità che nei periodi, viceversa, di disponibilità di risorse. Quindi c'è sicuramente il problema di attuare tariffe uguali che non è un problema tecnico, perché la tariffa uguale che è molto facile da attuare con questa legge, ma il problema è di far accettare una tariffa uguale a dei cittadini, a delle utenze che non hanno servizi uguali, ma non per l'incapacità del servizio idrico integrato a dare un servizio uguale, ma perché a monte non viene garantito la possibilità di farlo, proprio per una pluralità di soggetti che governano la risorsa e che nel tempo possono erogare - diciamo - risorse in modo differenziato, quindi creando delle siccità differenti sul territorio regionale.
Il problema di questo dispositivo è stato già evidenziato ed è consapevole la Commissione, è stato ribadito sia in Quarta Commissione che in Prima Commissione da autorevoli interventi, ovviamente non influisce minimamente sul problema naturale, come dire, sostanziale della nostra Regione, che è quello di avere una dipendenza di grandi serbatoi, di incorrere in periodi altalenanti di siccità e quindi di dover governare questi periodi di siccità con a monte un uso della risorsa disciplinata sul pluriennale, in un periodo più lungo dell'anno sul quale normalmente fanno riferimento i 42, richiamati da un consigliere, enti che gestiscono la risorsa. Quindi non incide su questa problematica minimamente, anche come ho detto prima, e non incidendo su questa problematica ovviamente non affronta ancora il vero problema che è il limite allo sviluppo della nostra Isola, che è quello di non poter nelle diverse attività sul territorio programmarsi per impossibilità di poter contare su una disponibilità di risorse certe nei diversi anni. Si è parlato a lungo anche in quest'Aula dei problemi in agricoltura e della difficoltà in agricoltura nel poter programmare le produzioni proprio per chi non ha la possibilità di avere la certezza della disponibilità d'acqua. Questo dispositivo ha dovuto anche, questo per ragioni tecniche, ribaltare quella che è la logica della pianificazione del governo della risorsa, cioè fissa una tariffa uguale per tutti i cittadini a valle, proprio perché non può avere viceversa una tariffa unica a monte, cioè al momento in cui l'acqua diventa monosettoriale.
Diventerà sicuramente molto più efficiente questo stesso dispositivo di legge una volta che i diversi territori potranno essere messi nella condizione di avere una tariffa unica anche a monte. Oggi con una pluralità di soggetti che rimangono nella gestione dell'acqua ovviamente ci saranno nei territori tariffe completamente differenziate, ricordo che la tariffa dell'acqua grezza oggi varia in Sardegna da 80 lire a metro cubo a 560 lire a metro cubo. Questo significa che questo divario, questa divaricazione non può che ripercuotersi a valle, questa legge sana questa problematica dando una tariffa a valle unica anche per non far pesare molto di più sulle utenze finali la sperequazione che vi è a monte che, viceversa, dovrebbe essere regolata da un governo della risorsa.
Quindi il problema della tariffa cosiddetta (?) è il problema poi veramente limitante l'applicazione corretta ed efficiente di questo dispositivo di legge che si è dato sei mesi per l'applicazione e che in sei mesi avrebbe la necessità di avere il dispositivo di legge organico a monte perché altrimenti vi saranno sicuramente anche dei problemi di conflittualità di competenze fra i soggetti gestori oggi del multisettoriale, o parzialmente multisettoriale, nei confronti del soggetto unico che sarà il titolare di tutti questi impianti sui quali ripeto sicuramente si scateneranno dei fortissimi conflitti di competenza. Ricordo che questa legge implica l'automatismo del trasferimento di tutte le competenze degli impianti mono settoriali da numerosissimi soggetti gestori oggi, vi ricordo che vi sono ancora circa un centinaio di comuni che gestiscono autonomamente l'acqua, ecco anche questi impianti passeranno automaticamente al soggetto gestore unico che li dovrà poi assegnare ad un unico soggetto gestore. Questo determinerà sicuramente dei conflitti di competenza sugli impianti sia a monte che a valle. Vorrei ribadire soltanto questo per quanto riguarda il punto di vista della Giunta che raccomanda, come già di fatto è avvenuto nelle commissioni, l'accompagnamento di questa legge in tempi rapidissimi con una legge di riforma quindi di governo della risorsa a monte, altrimenti anche questa sarebbe una legge certamente molto difficile da attuare, ma non ritiene questo testo né buono né cattivo, ma è un testo essenziale, assolutamente necessario in questo momento, perché questo testo, c'è stato proprio ieri un articolo sul "Sole 24 ore", questo testo ci consente di partecipare alla assegnazione dei fondi dell'obiettivo due della CEE con dignità, con totale dignità rispetto alle altre regioni, la Regione Sardegna partecipa, perlomeno ha avanzato delle richieste per 350 miliardi di nuovi investimenti. L'assenza di questo dispositivo ci avrebbe messo soltanto in una posizione di riserva, e quindi a partecipare a queste risorse soltanto una volta che tutte le regioni che hanno adeguato i loro dispositivi alla legge hanno ricevuto quanto richiesto. Quindi sostanzialmente partecipare ai residui di cassa dello Stato.
PRESIDENTE. Sono stati presentati già due emendamenti, chi intendesse presentarne ancora è pregato di farlo prima della ripresa dei lavori che è prevista per le ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 37.
Allegati seduta
Risposta scritta ad interrogazioni
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Berria - Sassu - Dettori Ivana - Obino - Diana - Falconi sulla delibera della Commissione centrale dell'impiego del 20 novembre 1996 sui criteri di scelta e selezione delle unità lavorative per i lavori socialmente utili.
I sottoscritti,
premesso che con delibera del 20.11.1996 la Commissione Centrale per l'impiego secondo l'interpretazione data dall'analoga Commissione Regionale, ha stabilito che le unità da occupare in progetti interregionali di lavori socialmente utili possano essere attinte solo dalle graduatorie dei residenti nei Comuni in cui essi si svolgono e, in caso di assenza delle professionalità richieste, nell'ambito dei residenti della sezione circoscrizionale per l'impiego di appartenenza;
considerato che in tal modo si tagliano fuori incomprensibilmente tanti disoccupati dalla possibilità di avere un lavoro, sia pure temporaneo o precario, per il solo torto di non risiedere in città o paesi sedi di servizi che peraltro sono rivolti a più comunità territoriali e, in particolare modo, quelli residenti nei comuni piccoli o piccolissimi, dove non sono dislocati plessi di scuola superiore o strutture di altri servizi di livello territoriale, e dove anzi si lotta disperatamente per mantenere servizi essenziali di base;
tenuto conto che nei giorni scorsi si è tenuta a Nuoro una interessante iniziativa che ha lanciato l'allarme sullo spopolamento dei centri minori della nostra Isola - che sono la stragrande maggioranza dei Comuni della Sardegna ed ha posto l'esigenza di individuare con urgenza rimedi capaci di invertire o quantomeno bloccare questa tendenza;
rilevato che le direttive della Commissione per l'impiego per l'attuazione dei progetti di cui sopra contribuiscono a lasciare nella disperazione questi paesi e ad accelerarne l'agonia,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del lavoro per sapere quali azioni intendano porre in essere perché la Commissione regionale per l'impiego rigetti la delibera della Commissione centrale e stabilisca, anche per i lavori socialmente utili, che il livello di riferimento per la scelta e la selezione delle unità lavorative sia costituito dalle graduatorie comunali, circoscrizionali, provinciali e regionali, a seconda della valenza territoriale dei servizi cui i progetti sono rivolti. (330)
Interpellanza Bonesu sulla rinunzia ad esercitare il servizio postale in gran parte della Sardegna da parte dell'Ente Poste Italiane.
Il sottoscritto chiede in interpellare il Presidente della Giunta regionale sui seguenti fatti:
è apparso sugli organi di informazione un piano di ristrutturazione dell'Ente Poste Italiane che prevede la soppressione di 174 uffici postali in Sardegna.
Tale fatto comporta che il 40% del territorio sardo resterà sprovvisto del servizio postale, con grave pregiudizio del diritto costituzionale alla comunicazione, con aggravio dei costi per le attività economiche, con grave pregiudizio delle condizioni di vita di numerosi cittadini.
Tale fatto avrà effetti pesantemente negativi per i paesi delle zone interne in via di spopolamento, con ulteriore compromissione degli assetti civili. In provincia di Oristano, per esempio, a seguito di tale piano di ristrutturazione, sarà servita una infima minoranza dei comuni, trenta, contro quarantotto che non avranno il servizio postale.
La cessazione del servizio postale in gran parte della Sardegna rappresenta l'ultimo episodio dell'abbandono della Sardegna da parte dello Stato. Segue infatti alla chiusura degli uffici giudiziari e delle scuole dimostrando l'incapacità del Governo di Roma di assicurare ai sardi i servizi minimi di tutte le comunità civili e allontanandoci dall'Europa.
Solo attraverso gli insediamenti militari il Governo aumenta la sua presenza in Sardegna.
Occorre che il popolo sardo, servendosi delle sue istituzioni, assuma l'esercizio dei servizi necessari per la propria vita e il proprio sviluppo.
Il sottoscritto chiede, inoltre, di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere se intenda rivendicare il diritto del popolo sardo ad avere il servizio postale, anche al di fuori dei centri cittadini, e pertanto se intenda richiedere, anche sotto forma di delega o concessione, che il servizio postale venga interamente gestito in Sardegna da strutture di emanazione regionale, sotto forma di ente pubblico o di società per azioni che, nel quadro delle compatibilità economiche, assicurino comunque un servizio adeguato alle esigenze dei sardi. Si fa rilevare che comunque, a partire dal 1°aprile 1997, l'Ente Poste Italiane perderà il monopolio dei servizi di trasporto di pacchi e colli.
Nell'Unione Europea vi sono casi quali quelli delle isole di Man, di Jersey e di Guernesey per la Gran Bretagna e le isole Faroer per la Danimarca, con amministrazione postale autonoma rispetto a quella dello Stato, per cui la creazione, o per meglio dire la rifondazione, delle Poste Sarde si inserisce in un processo europeo di valorizzazione della insularità. (331)
Interpellanza Nizzi - Biancareddu - Pittalis - Biggio sull'apertura della sede farmaceutica n. 7 di nuova istituzione ad Olbia.
I sottoscritti,
constatato che il vincitore del concorso per l'assegnazione della sede farmaceutica n. 7 ad Olbia intenderebbe aprire l'esercizio al limite sud della zona assegnatagli, in posizione vicinissima ad un altro esercizio farmaceutico;
considerato che tale ubicazione per quanto all'interno (seppur in prossimità del limite) della relativa zona, non è completamente conforme all'art. 7, della legge 2 aprile 1968 n. 475, poiché innanzitutto, non soddisfa le esigenze degli abitanti della zona;
rilevato che il consiglio comunale di Olbia con la deliberazione n. 33 del 22 marzo 1985, con cui rivedeva la pianta organica delle farmacie ed istituiva la sede n. 7, aveva individuato, come ubicazione prioritaria della farmacia, la "zona Cerasarda" al centro della zona di competenza;
rilevato altresì che nella localizzazione individuata dal Comune si è avuto in questi anni, un notevole sviluppo demografico e sono di conseguenza stati aperti esercizi commerciali, banche e alberghi;
visto che il comitato di quartiere, in recenti riunioni, si è più volte lamentato per tale disservizio,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per sapere:
1) se siano a conoscenza della situazione di cui sopra o di analoghe, in tutta la provincia di Sassari;
2) se intendano attuare provvedimenti opportuni affinché la nuova sede farmaceutica venga ubicata in luogo più confacente agli interessi dei futuri utenti, così come previsto dalla succitata legge. (332)
Interpellanza Tunis Marco Fabrizio su omissioni di politica amministrativa in materia di dirigenza dell'apparato della Regione.
Il sottoscritto,
premesso che in data 27 dicembre 1996 è stata pubblicata la legge regionale n. 39 per definire la grave situazione in cui si è venuta a trovare la dirigenza degli uffici regionali, la cui graduatoria è stata annullata dal TAR Sardegna e dal Consiglio di Stato;
osservato che tale legge prevede di ripristinare le graduatorie degli aventi diritto mediante una commissione di concorso che, secondo il punto 4 dell'articolo 1, avrebbe dovuto essere nominata entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della stessa legge,
considerato altresì che la legge regionale era stata rinviata dal Governo perché non era previsto un termine entro il quale le Commissioni di concorso avrebbero dovuto concludere i lavori e che di conseguenza, in sede di approvazione, il Consiglio regionale aveva posto una scadenza perentoria per il rinnovo della graduatoria;
rilevato che a tutt'oggi, nonostante tale scadenza, l'Assessore competente non ha ancora provveduto alla predisposizione di un atto semplice e preliminare quale la nomina della commissione giudicatrice;
ritenuto che le ripercussioni di tale omissione sono gravissime per tutto l'apparato regionale e in particolare per l'utenza,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere se tale mancata incredibile omissione sia da considerare un "atteggiamento dilatorio" e altresì per conoscere quali provvedimenti intendano adottare per far cessare la situazione di "precarietà e confusione totale" esistente nella dirigenza della Regione e anche nei dirigenti pensionati che non sanno quale "destino" viene a loro riservato e chiede di sapere se trattasi dell'ennesimo atto di inconcludenza politica-amministrativa da parte della Giunta regionale che non riesce neppure, a causa di "accidenti politici, a rispettare disposizioni e scadenze imposte dalla legge e dal Consiglio regionale. (333)
Interpellanza Tunis Marco Fabrizio sul rischio di cessazione dell'attività della DI.CO.VI.SA S.r.l.
Il sottoscritto,
premesso che in data 10.03.97 la DI.CO.VI.SA. S.r.l. ha proceduto alla messa in cassa integrazione ordinaria, a zero ore a rotazione, di 22 dipendenti tra operai ed impiegati;
osservato che tale fatto prefigura una probabile cessazione o riduzione dell'attività produttiva della Società sopra indicata;
denunciato che la DI.CO.VI.SA. S.r.l. nell'arco temporale della sua esistenza ha beneficiato di alcune decine di miliardi di fondi pubblici regionali, nazionali e comunitari forse non utilizzati proficuamente;
sottolineato che le possibilità operative della DI.CO.VI.SA. S.r.l., in settori diversi dai sottoprodotti della viticoltura (melassa da bietola), potrebbero consentire l'utilizzo delle professionalità che hanno sempre contribuito con impegno a rendere efficiente l'attività produttiva dell'azienda;
chiede di interpellare Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere:
1) se non ritengano opportuno e necessario convocare immediatamente i dirigenti della DI.CO.VI.SA. e le organizzazioni sindacali al fine di ricercare soluzioni alternative alla ventilata chiusura dell'azienda o al suo forte ridimensionamento produttivo, che causerebbe il licenziamento di molti lavoratori;
2) se non ritengano opportuno e necessario istituire un organo tecnico ad hoc per verificare se i soci della DI.CO.VI.SA. S.r.l. (che beneficia di fondi pubblici), siano conferitori totali dei sottoprodotti, in quanto risulterebbe che attualmente essi conferiscano in gran parte presso impianti dislocati in continente. (334)
Interpellanza Usai Edoardo sul ventilato trasferimento degli Uffici della Prefettura nei locali dell'ex albergo Scala di Ferro.
Il sottoscritto, premesso che:
I. da recenti notizie di stampa parrebbe siano in corso, fra un gruppo privato, proprietario dell'ex hotel Scala di Ferro, e la Prefettura di Cagliari una serie di trattative tese alla stipula di un contratto di locazione dell'immobile di cui sopra al fine di trasferire gli uffici della Prefettura di Cagliari nel predetto locale;
II. la notizia è stata appresa dall'interpellante dalla stampa e che del fatto sia sostanzialmente all'oscuro il Comune di Cagliari al quale spetta la gestione del territorio comunale;
III. nella ipotesi le notizie corrispondessero a verità, il centro storico di Cagliari, già degradato ed intasato da un traffico automobilistico al limite della tollerabilità, riceverebbe un colpo durissimo con l'afflusso quotidiano di centinaia di cittadini che per ragioni di lavoro o di altro genere sono necessitati a recarsi in Prefettura;
IV. nella ipotesi le notizie corrispondessero a verità, uno degli edifici di maggior pregio esistenti in Cagliari verrebbe destinato ad un uso improprio e lontano dalla vocazione di città turistica che Cagliari, faticosamente, cerca di raggiungere;
V. ferma restando la necessaria tutela della imprenditoria privata, l'ex hotel Scala di Ferro deve tornare ad essere un fiore all'occhiello della città di Cagliari, destinando lo stabile all'antica vocazione o a un centro servizi che sia di effettivo giovamento al centro storico e alla cittadinanza di Cagliari;
VI. la scelta prospettata arrecherebbe grosso pregiudizio al complesso problema del traffico in città, oltre che privare quest'ultima di una struttura utilizzabile per altri fini,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere:
1) se corrispondano a verità le notizie diffuse dalla stampa negli ultimi giorni;
2) se non ritenga di dover svolgere istituzionalmente un ruolo perché venga scongiurata l'ipotesi prospettata dagli organi di stampa;
3) se non ritenga opportuno riferire al Consiglio le notizie a sua conoscenza e quale sia la Sua posizione, sul problema. (335)
Interpellanza Tunis Marco Fabrizio sul problema relativo all'appalto di servizi presso l'Amministrazione regionale.
Il sottoscritto,
premesso che nel settembre 1996 la Regione autonoma della Sardegna ha bandito una gara d'appalto riguardante l'affidamento di servizi presso l'Amministrazione regionale ;
rilevato che tale gara d'appalto è stata aggiudicata alla Società A.T.I. CO.LA.COOP. a.r.l., la quale è subentrata così alla Nuova Candor S.r.l., gestore di tale servizio dal 1983 al novembre 1996;
osservato che, durante l'arco di tempo sopra indicato le maestranze della Nuova Candor S.r.l. hanno svolto con professionalità, impegno ed efficienza sia le mansioni specificatamente inerenti l'appalto sia, per taluni versi, alcune altre che hanno consentito per oltre 10 anni di sopperire a vuoti d'organico relative alla III qualifica funzionale (profilo di commesso, usciere, etc);
sottolineato che il cambio della società gestore del nuovo appalto sta delineando una probabile riorganizzazione lavorativa interna del personale, penalizzando il medesimo sia sotto il profilo professionale che quello economico;
denunciato che tale fatto rischia di innescare una situazione difficile per quanto riguarda le relazioni sindacali,
chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere se non ritengano opportuno e necessario convocare tempestivamente le parti interessate al fine di ricercare una soluzione soddisfacente tale che salvaguardi professionalmente i lavoratori e consenta un efficace ed efficiente espletamento dei servizi oggetto dell'appalto. (336)
Interpellanza Marteddu - Giagu - Ladu - Lorenzoni - Manunza - Piras - Secci - Tunis Gianfranco sulla richiesta di ricorso della Regione sarda davanti alla Corte Costituzionale per alcuni aspetti della Legge n. 59 del 1997 (Legge Bassanini) giudicati lesivi dell'Autonomia regionale.
I sottoscritti,
premesso che la Legge 15 marzo 1997, n. 59 "Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione" (c.d. Legge Bassanini) oltre a costituire un punto fondamentale di partenza della riforma dello Stato, contiene disposizioni di particolare rilievo e interesse destinate ad incidere sull'ordinamento regionale;
considerato inoltre che in sede di esame da parte del Parlamento è stato soppresso un articolo finale che prevedeva l'applicazione della legge anche nelle regioni a Statuto speciale "nei limiti e nel rispetto degli statuti e delle norme di attuazione" e che quindi tale opportuna precisazione non compare più nel testo definitivamente approvato,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere:
1) quale opinione la Giunta regionale esprime sui contenuti di tale innovativa disciplina;
2) se la Giunta regionale abbia ravvisato in talune disposizioni della legge norme lesive e/o comunque limitative dell'Autonomia speciale e in particolare, ad esempio quale giudizio la Giunta dia alla disposizione di cui all'articolo 8 della citata legge in tema di atti di indirizzo e coordinamento, atteso che tale funzione statale va comunque esercitata, per quel che ci riguarda, nel rispetto dell'autonomia sancita dallo Statuto speciale per la Sardegna;
3) quale giudizio la Giunta dia delle disposizioni di cui all'articolo 9, atteso che la Legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2, ha attribuito alla Regione competenza primaria in ordinamento degli enti locali e che spetta quindi alla Regione istituire organi di consultazione e di cooperazione tra la stessa e gli enti locali;
4) quale giudizio la Giunta dia delle prescrizioni e dei termini contenuti, sempre in via esemplificativa, negli articoli 20 e 22 della citata legge statale.
I sottoscritti interpellano inoltre la Giunta regionale per conoscere se, qualora abbia ravvisato nelle disposizioni sopra richiamate o in altre della citata legge profili di illegittimità costituzionale - analogamente a quanto considerato e giudicato da altre regioni a Statuto speciale - non ritenga di promuovere sollecitamente una impugnazione di quelle parti della Legge n. 59 del 1997 (c.d. Bassanini) davanti alla Corte Costituzionale, a tutela dei livelli di specialità attribuiti alla nostra Regione dallo Statuto di autonomia e delle norme di attuazione che, soprattutto in questo momento, vanno in ogni modo difesi. (337)
Interrogazione Fantola - Lippi - Ghirra - Murgia - Loddo, con richiesta di risposta scritta, sulla lettera che il Presidente della Federazione Italiana Tennis ha inviato ai Presidente delle società della Sardegna.
I sottoscritti premesso che:
- nelle scorse settimane si sono svolte le consultazioni per l'elezione del Presidente della Federtennis;
- l'Avvocato Paolo Galgani, neopresidente eletto, ha inviato, lo scorso 28 febbraio, una lettera ad alcuni Presidenti di circoli sardi colpevoli, a suo dire, di avergli garantito il sostegno e poi di non averlo votato;
- nella missiva il Presidente Galgani conclude affermando: "Ne ho preso atto con viva amarezza e ne trarrò le opportune logiche conseguenze";
- sempre più spesso si registrano episodi nei quali, con l'alibi della cosiddetta "autonomia delle federazioni" si commettono prevaricazioni a danno di quanti cercano di sottrarsi al "dominio" di "piccoli dittatori" e alla esistenza di "staterelli" nello Stato,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
I. se ritenga che in un Paese democratico possano essere considerati accettabili atteggiamenti di prepotenza e di arroganza come quello citato in premessa riguardante i club sardi;
II. se e come intenda intervenire, per le sue competenze, al fine di evitare che il tono minaccioso contenuto nella missiva di Galgani possa tradursi nel rischio di perdita del posto di lavoro per gli operatori del settore tennistico in Sardegna;
III. se e quali misure intenda adottare per evitare il ripetersi di simili episodi che sicuramente non sono riconducibili alle norme di carattere democratico ispiranti le Federazioni sportive. (709)
Interrogazione Fantola - Fois Pietro - Loddo - Petrini, con richiesta di risposta scritta, sulla Meridiana Express
PREMESSO CHE:
u nei giorni scorsi Meridiana ha presentato una nuova Compagnia aerea dal nome Meridiana Express con sede operativa in Verona;
u i voli effettuati da questa Compagnia si svilupperanno verso destinazioni al momento coperte da Meridiana;
u nelle intenzioni della Meridiana questa nuova Compagnia dovrebbe operare con aerei ed equipaggi Meridiana e con pensionati;
CONSIDERATO CHE:
u le motivazioni della Meridiana sulla necessità di utilizzare la Compagnia Meridiana Express, ai limiti della pirateria imprenditoriale e con un disegno destinato a destabilizzare l'economia della Gallura, è di ridurre il costo del lavoro in Meridiana;
u tale motivazione è del tutto infondata in quanto le Organizzazioni sindacali hanno presentato il 14 novembre 1996, conformemente alle richieste aziendali, un piano destinato al rilancio della Compagnia che per i soli piloti, a fronte di una richiesta di tagli alle retribuzioni per 38 miliardi hanno offerto sacrifici per oltre 51 miliardi,
u che su tale piano, alla data del 27 febbraio 1997 le organizzazioni sindacali e la Meridiana non hanno trovato un accordo che per complessità tecnica dei problemi e chiara responsabilità dei vertici Meridiana, non sarà raggiungibile a breve,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale, gli Assessori dei trasporti, del lavoro ed del turismo per sapere:
1) se sono a conoscenza di siffatta situazione e sulle poco rassicuranti prospettive che questa comporta in termini di puro terrorismo occupazionale attraverso la strumentalizzazione della deregulation;
2) quali iniziative intendono porre in essere affinché la Sardegna non subisca l'ennesimo ricatto politico da chi ha interesse a paventare l'estinzione della Meridiana per soddisfare meri interessi privati, a discapito dell'economia Gallurese e della Sardegna intera. (710)
Interrogazione Tunis Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, su omissioni di politica amministrativa in materia di dirigenza dell'apparato della Regione.
Il sottoscritto,
PREMESSO che in data 27 dicembre 1996 è stata pubblicata la legge regionale n. 39 per definire la grave situazione in cui si è venuta a trovare la dirigenza degli uffici regionali, la cui graduatoria è stata annullata dal TAR Sardegna e dal Consiglio di Stato;
OSSERVATO che tale legge prevede di ripristinare le graduatorie degli aventi diritto mediante una commissione di concorso che, secondo il punto 4 dell'articolo 1, avrebbe dovuto essere nominata entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della stessa legge;
CONSIDERATO altresì che la legge regionale era stata rinviata dal Governo perché non era previsto un termine entro il quale le Commissioni di concorso avrebbero dovuto concludere i lavori e che di conseguenza, in sede di approvazione, il Consiglio regionale aveva posto una scadenza perentoria per il rinnovo della graduatoria;
RILEVATO che a tutt'oggi, nonostante tale scadenza, l'Assessore competente non ha ancora provveduto alla predisposizione di un atto semplice e preliminare quale la nomina della commissione giudicatrice;
RITENUTO che le ripercussioni di tale omissione sono gravissime per tutto l'apparato regionale e in particolare per l'utenza,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere se tale mancata incredibile omissione sia da considerare un "atteggiamento dilatorio" e altresì per conoscere quali provvedimenti intendano adottare per far cessare la situazione di "precarietà e confusione totale" esistente nella dirigenza della Regione e anche nei dirigenti pensionati che non sanno quale "destino" viene a loro riservato e chiede di sapere se trattasi dell'ennesimo atto di inconcludenza politica-amministrativa da parte della Giunta regionale che non riesce neppure, a causa di "accidenti politici", a rispettare disposizioni e scadenze imposte dalla legge e dal Consiglio regionale. (711)
Interrogazione Cucca, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione dei fondi messi a disposizione della Sardegna per i lavori socialmente utili.
Il sottoscritto,
PREMESSO che la quota riservata alla Regione sarda dal Fondo per l'occupazione del Ministero del Lavoro è passata da 52 a 33 miliardi e 992 milioni (19 miliardi meno del 1996);
CONSIDERATO che se le risorse non verranno immediatamente integrate non sarà possibile approvare i progetti per l'avviamento dei disoccupati di lunga durata e finanziare per 12 mesi lo stesso numero di progetti messi in cantiere lo scorso anno per gli ex cassintegrati per i quali si prevede una spesa di 61 miliardi;
SOTTOLINEATO che perciò si rischia che i lavori socialmente utili subiscano in Sardegna un drastico ridimensionamento (lo scorso anno hanno consentito di avviare circa 8000 lavoratori tra ex cassintegrati Gepi e Insar, disoccupati di lunga durata e lavoratori usciti dalla mobilità),
chiede di interrogare l'Assessore regionale del lavoro per sapere quali atti abbia compiuto o intenda compiere presso il Governo perché vengano rispettati gli impegni assunti di una copertura finanziaria sino al febbraio 1998 e pertanto vengano reintegrate le risorse finanziarie destinate ai lavori socialmente utili. (712)
Interrogazione Frau - Masala, con richiesta di risposta scritta, sui criteri per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
I sottoscritti, premesso che:
I. in molti comuni, Sassari compresa, stanno operando le commissioni per l'assegnazione degli alloggi costruiti con fondi pubblici;
II. a Sassari la commissione ha stilato, ai sensi del bando pubblicato nel 1992, la graduatoria definitiva degli aventi titolo, fatta propria dalla Giunta municipale;
III. a norma delle disposizioni vigenti, però, la commissione, al momento della consegna degli appartamenti, deve controllare se sussistano ancora i requisiti per ogni richiedente;
IV. uno dei requisiti essenziali è il reddito che non deve superare una determinata cifra, fissata al momento della pubblicazione del bando (anno 1992) in lire 17 milioni e 500 mila;
V. molti nuclei familiari inclusi in graduatoria ed aventi diritto alla casa si vedono all'ultimo momento esclusi perché il loro reddito - relativo al 1995 - supera i 17,5 milioni sia pure per i soli effetti collegati all'inflazione, rinnovi contrattuali e altri automatismi, essendo trascorsi già alcuni anni dalla presentazione della domanda;
VI. per questi motivi, il CIPE, con propria deliberazione del 13 marzo 1995 (pubblicata sulla G.U. del 27 maggio 1995, n. 122) ha stabilito di portare il reddito annuo complessivo di ogni nucleo familiare da 17,5 milioni a 21 milioni;
VII. questa delibera del CIPE a tutt'oggi - nonostante siano trascorsi ben due anni - non è stata ancora recepita dalla Regione Sardegna, creando pertanto disparità di trattamento tra i residenti in Sardegna e tutti gli altri connazionali e mettendo le stesse commissioni addette all'assegnazione degli alloggi nelle condizioni di dover escludere dalle graduatorie gli aventi diritto, alimentando gravi contrasti sociali in categorie deboli,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:
1) per quali motivi la Giunta regionale non abbia a tutt'oggi recepito la delibera del CIPE del 13 marzo 1995, che prevede l'innalzamento del limite massimo di reddito da lire 17,5 milioni a lire 21 milioni per poter avere in assegnazione un immobile di edilizia residenziale pubblica, negligenza che potrà costare cara a molti nuclei familiari incolpevoli, ma con tutti i titoli per avere un alloggio;
2) se non sia necessario intervenire - con la massima urgenza - affinché la Giunta regionale faccia propria, pur con molto ritardo, la succitata delibera CIPE, perché il mancato recepimento, oltre a creare danno e pregiudizio a coloro che di fatto erano già assegnatari, perché presenti in posizione utile nelle graduatorie, crea anche disagio per le commissioni le quali, dovendo applicare la norma precedente - ma già abbondantemente superata - devono escludere molti nuclei familiari dalla graduatoria.
Si rimarca inoltre la necessità di applicazione anche in Sardegna della delibera del CIPE prima della consegna degli immobili, perché altrimenti qualsiasi contenzioso legale che gli esclusi dovessero intraprendere porterebbe le commissioni a non poter rivedere le loro decisioni, in quanto gli immobili sarebbero già occupati da terzi. (713)
Interrogazione Liori - Frau, con richiesta di risposta scritta, sul programma di assunzione del personale nel ruolo unico regionale.
I sottoscritti, chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore agli affari generali, personale e riforma della Regione, per sapere:
1) se è vero che la Giunta, su proposta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione, ha intenzione di procedere all'assunzione di personale senza la preventiva ridefinizione delle dotazioni organiche per l'ultimo triennio, da effettuarsi sulla base di una attendibile rilevazione dei carichi di lavoro, come invece previsto dall'art. 1 punto 8 della L.R. 29 marzo 1993, n.12 ; se è vero che l'ultima rilevazione, deliberata dalla Giunta Regionale il 19 luglio 1994 è relativa al calcolo dei contingenti organici risultanti dall'indagine iniziata nel 1990 e conclusa nel 1992 e pertanto non più attuale alla data della delibera stessa;
2) se si è provveduto, ai sensi dell'art.5 dell'accordo contrattuale annesso al D.P.R. 14 maggio 1996 n.113, nei limiti temporali dallo stesso determinati, alla revisione dell'ordinamento professionale;
3) se, in tale contesto, si è tenuto in prioritaria considerazione, anche in termini di economicità, il progetto normativo per la riforma della amministrazione regionale e degli enti strumentali, attualmente al vaglio della competente Commissione Consiliare, in rapporto alla imminente necessità di pianificare la consistente mobilità di personale che sarà indotta dallo scioglimento di alcuni enti;
4) se è reale che in talune qualifiche funzionali, nelle quali si contempla la possibilità di assunzione di ulteriore personale, sono già stati dichiarati degli esuberi di personale, benché in altri profili professionali;
5) se si è provveduto ad analizzare la situazione attuale dell'organico regionale, nel rispetto delle legittime aspettative dei dipendenti in termini di prospettive di carriera e soprattutto di mantenimento del posto di lavoro nell'amministrazione di appartenenza; garanzie queste che potrebbero mancare nell'ipotesi di esubero di personale determinato dall'attuazione del programma dell'Esecutivo, che lo stesso ha dichiarato di voler portare a compimento in tempi brevi, consistente nel trasferimento di funzioni, competenze e personale della amministrazione regionale alle autonomie locali. E se tale programma non sia da considerarsi in contraddizione con l'acquisizione di nuovo personale;
6) se l'assunzione di personale è stata progettata nella assoluta certezza di creare posti di lavoro stabili e duraturi, senza schernire le legittime aspettative dei troppi disoccupati presenti in Sardegna, certezza che verrebbe a mancare nell'ipotesi di cui al precedente punto 5 e se sia stata considerata l'ipotesi alternativa che siano le stesse autonomie locali alle quali verranno trasferite le funzioni ad assumere direttamente il personale necessario per l'espletamento delle medesime, soluzione, questa, che garantirebbe agli assunti l'appartenenza alla amministrazione presso la quale hanno espletato il concorso e non ad altra diversa per effetto di successivo trasferimento; e se si è considerato che l'attuale personale regionale potrebbe essere utilizzato dalla stessa A.R. per lo svolgimento delle funzioni ora non compiutamente svolte e per quelle da svolgere anche per effetto dell'assorbimento di talune funzioni statali;
7) se non è da ritenersi opportuno rimandare gli interventi in materia di assunzioni dopo l'approvazione del disegno di legge regionale di adeguamento ai principi della Legge 421/92, attualmente al vaglio della competente Commissione consiliare e, presumibilmente, di imminente discussione in aula;
8) se, alla luce delle considerazioni di cui ai punti precedenti, la Giunta regionale non intenda riflettere ulteriormente sul suo programma di immediata acquisizione di personale;
9) quale sia l'impegno reale dell'esecutivo regionale per fronteggiare l'emergenza occupazione in Sardegna, in una logica volta ad affrontare il problema in termine globali e soprattutto nel rigetto di soluzioni oggi "facili" ma con implicazioni ed effetti negativi all'immediato futuro. (714)
Interrogazione Liori - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo, con richiesta di risposta scritta, sui compensi speciali attribuiti ad alcuni dipendenti del Centro regionale di programmazione.
I sottoscritti, venuti a conoscenza che, con decreto del Presidente della Giunta regionale n. 2/209/78, su proposta dell'Assessore della programmazione, sono stati attribuiti compensi speciali di lire 850.000 mensili cadauno ad una ventina di dipendenti di ruolo dell'Amministrazione regionale in servizio presso il Centro regionale di programmazione, rivolgono al Presidente della Giunta regionale, all'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e all'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione i seguenti requisiti:
1) per quale ragione i compensi in oggetto, afferenti al trattamento economico del personale, materia questa di stretta attinenza contrattuale, non sono stati discussi nel corso delle trattative riguardanti l'accordo contrattuale per il triennio 1994-1996? In particolare, perché l'Assessore Sassu, che faceva parte della delegazione trattante, ha ritenuto di non porre la questione in quella sede?;
2) per quale ragione si è ritenuto ancora vigente l'articolo
14 della legge regionale 11 luglio 1962, n. 7, che prevedeva la
possibilità dei compensi speciali in argomento? Tale articolo non è
forse da ritenersi abrogato in forza della sua lettura alla luce
delle norme successive, così come efficacemente illustrato
dall'Assessore del personale nel parere fornito con nota prot. N.
25705 del 23 giugno 1995 (alla cui attenta lettura si
rimanda)?
Per quali ragioni si è ritenuto di non accogliere il parere di cui
sopra? Quali sono, in dettaglio, i punti che non si condividono e
perché?;
3) la Giunta è a conoscenza del rilievo formale della Corte dei Conti n. 710 del 30 dicembre 1986, che esplicitamente osserva come l'articolo 14 della legge regionale n. 7 del 1962, sia da ritenersi abrogato per effetto dell'articolo 72 della legge regionale n. 51 del 1978?;
4) posto che nella deliberazione della Giunta regionale 30 luglio 1996, n. 33/10, l'attribuzione dei compensi speciali al personale del Centro di programmazione viene motivato, sotto il profilo del merito, dall'esigenza di evitare sperequazioni retributive all'interno del Centro, qual è il pensiero dell'Assessore Sassu riguardo alla circostanza che ad altri dipendenti in servizio presso il Centro stesso non è stata attribuita detta indennità né la stessa viene percepita da altri dipendenti dell'Amministrazione di qualifica pari o superiore in servizio presso gli altri uffici dell'Amministrazione? Più specificamente, considerato che nella già citata nota dell'Assessorato del personale prot. N. 25705 del 23 giugno 1995 veniva esaurientemente spiegato, con dettagliati riferimenti normativi, che "...la tipologia dell'attività del Centro non è esclusiva del Centro stesso, così come non sono esclusivi i criteri di utilizzazione del personale e la natura e il livello di complessità delle prestazioni degli addetti, in quanto previsti dalle norme che regolano il rapporto di lavoro del personale della Regione", non ritengono i destinatari della presente interrogazione che l'attribuzione di dette indennità costituisca sperequazione retributiva rispetto al restante personale regionale? Si chiede espressamente di chiarire in dettaglio le ragioni della differenza di trattamento economico tra il personale del Centro e il rimanente personale regionale in servizio presso altri uffici e se quest'ultimo, a parità di qualifica, svolga mansioni meritevoli di inferiore retribuzione;
5) nella deliberazione della Giunta regionale n. 6/35 del 23 febbraio 1996 viene riportata, tra le varie osservazioni a sostegno dell'assunto secondo il quale sussisteva una sperequazione nei confronti del personale a cui è stata poi corrisposta l'indennità in argomento, quella secondo la quale detto personale non poteva beneficiare delle più favorevoli prospettive di carriera offerte agli altri dipendenti regionali in servizio presso strutture articolate in servizi e settori, articolazione di cui il Centro regionale di programmazione è privo. Si è riflettuto sul fatto che la maggior parte del personale di settima e ottava qualifica della Regione, che vanta nella generalità anche superiore anzianità di servizio rispetto al personale del Centro, non è a tutt'oggi titolare di alcun incarico di coordinamento? E che, in ogni caso, la normativa sulle nomine prevede la comparazione tra tutti i dipendenti della stessa qualifica per ogni categoria di incarico a prescindere dall'Assessorato di appartenenza? Si chiede di riferire in maniera puntuale il pensiero della Giunta in proposito, in particolare quello dell'Assessore Sassu;
6) il D.P.G. n. 2/209/78 che attribuisce i compensi in oggetto, è stato emanato il 2 agosto 1996, il 2 agosto è stato vistato dalla Ragioneria Generale e ancora il 2 agosto è stato registrato dalla Corte dei Conti: si chiede di spiegare le ragioni di tale celerità e per quale ragione sono stati posposti atti cronologicamente precedenti. Inoltre, per quale ragione si è ritenuta più urgente la tutela di tale interesse, inerente ad un gruppo ristretto di dipendenti, rispetto agli obblighi nei confronti del restante personale derivanti per la Giunta dall'accordo contrattuale per il triennio 1994-1996, inevasi alla data del 2 agosto e a tutt'oggi (indennità mensa, costituzione delle varie commissioni per la riforma del FITQ, per il riordino professionale, ecc.);
7) in data 4 ottobre 1995 i dipendenti interessati all'indennità speciale si sono astenuti dal lavoro, proclamando uno sciopero al di fuori delle procedure ordinarie e con una sola giornata di preavviso, pertanto in violazione di legge. Si vuole sapere se l'Amministrazione ha assunto provvedimenti disciplinari in proposito e, in caso di risposta negativa, perché non lo ha fatto. (715)
Interrogazione Frau - Masala, con richiesta di risposta scritta, sul calendario degli incontri con le parti sociali.
I sottoscritti chiedono di interrogare l' Assessore del lavoro per sapere:
1) se nell'ambito degli incontri con le parti sociali per esaminare il documento per il "Patto del lavoro" intenda incontrare, oltre la triplice sindacale, contigua politicamente al governo regionale, anche le altre organizzazioni autonome dei lavoratori e segnatamente l'UGL (ex CISNAL) che sicuramente ha pari dignità, rappresentatività, ruolo e finzione nel mondo del lavoro,
2) per quali motivi le Istituzioni Regionali continuino nell'ostracismo ai danni di una parte importante del mondo del lavoro organizzato, in violazione di numerose sentenze della Magistratura che hanno già censurato tali comportamenti e nonostante pubblici impegni, assunti in più occasioni, da parte di autorevoli esponenti del governo regionale. (716)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla strada provinciale Chiaramonti - Ploaghe.
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:
1) se sia a conoscenza dello stato di estremo degrado e di pericolosità della strada provinciale Chiaramonti - Ploaghe ormai ridotta, per assoluta mancanza di manutenzione, ad un vero percorso di guerra;
2) quali passi intenda assumere nei riguardi dell'Amministrazione provinciale di Sassari, competente in materia, affinché si dia corso, con la massima urgenza, alla realizzazione del progetto di ripristino del manto stradale predisposto circa un anno fa e mai attuato prima che si verifichino danni a persone e cose.
Si rimarca che buona parte di questa strada provinciale serve anche quale collegamento tra la direttissima Sassari - Tempio e la strada statale 127 Osilo - Nulvi ed è pertanto largamente utilizzata anche dagli automobilisti nulvesi, sempre in attesa della realizzazione della tanto sospirata "strada per l'Anglona". (717)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di intervenire da parte della Giunta regionale presso il Ministro dei Lavori Pubblici per richiedere la riapertura dei termini di legge per il condono edilizio.
Il sottoscritto,
premesso che la legislazione corrente nella sanatoria degli abusi edilizi prevede la scadenza dei termini di legge per il pagamento dell'oblazione al 31 marzo u.s.;
considerato che tali norme di sanatoria non hanno potuto essere osservate da tutti i cittadini interessati nei Comuni di Sassari e dell'intera Sardegna, nonché in numerose regioni italiane, poiché in molti casi riguardano cittadini, abusivi di necessità, non abbienti che non hanno avuto la possibilità di mettersi in regola nonostante la buona volontà, per mancanza di disponibilità finanziarie;
rilevato che gli stessi abusi non sanati spesso sono di specifica necessità e che la mora prevista per questi casi triplicava il valore economico della sanatoria, risulta evidente che nei casi di coloro che non hanno potuto regolarizzare la propria posizione si manifesta una vera e propria impossibilità a versare l'oblazione allo Stato;
ritenuto, altresì, che con la riapertura dei termini per la regolarizzazione dei pagamenti pregressi, sia da valutare positivamente l'ipotesi di una riapertura dei termini generali per la sanatoria degli abusi edilizi di modeste dimensioni,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere se intendono intervenire presso il Ministro dei Lavori Pubblici per richiedere uno slittamento dei termini di legge che consenta una proroga per regolarizzare il versamento dell'oblazione di sanatoria per gli abusi edilizi anche a coloro che fino ad oggi non ne hanno avuto la possibilità oggettiva e per sapere se ritengano opportuno di chiedere la riapertura dei termini generali per la sanatoria degli abusi edilizi di modeste dimensioni. (718)
Interrogazione Nizzi - Pittalis - Marras - Balletto - Bertolotti - Pirastu - Oppia - Casu - Biancareddu - Usai Edoardo - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla perdita dei finanziamenti della U.E. per il Centro Intermodale di Olbia.
I sottoscritti,
premesso che la Comunità Montana n. 4 "Riviera di Gallura", a seguito di regolare convenzione, approvata con decreto dell'Assessore regionale della programmazione n. 486 del 22 settembre 1992, sta predisponendo un apposito progetto per il "recupero del centro storico di Olbia mediante spostamenti degli impianti ferroviari";
considerato che detto progetto finanziato dal C.I.P.E. con delibera n. 6453 del 21 dicembre 1989 è conforme:
- allo schema di progetto allegato alla scheda prot. n. 1126 del 21 aprile 1987 presentata della Comunità Montana n. 4 al Dipartimento per il mezzogiorno, tramite l'Assessorato regionale della programmazione, per il finanziamento dello studio con i fondi della Legge 64/1986;
- alla variante al Piano di fabbricazione, approvata con decreto dell'Assessore regionale dell'urbanistica n. 370/U del 24 aprile 1986 e con successivo decreto dell'Assessore n. 1151/U del 17 luglio 1987 che ha recepito il tracciato dei diversi tronchi di linea ferroviaria suggeriti dalle F. S.;
- alle indicazioni del Piano Regionale dei Trasporti vigente;
rilevato che di detto progetto risulta già elaborato e consegnato lo "Studio preliminare generale tecnico economico", come prescrive il Disciplinare dell'ex Agenzia per il Mezzogiorno, allegato alla convenzione per l'incarico di progettazione, nonché il "Progetto di massima della prima fase organica e funzionale dello spostamento degli impianti ferroviari", come da programma di lavoro che fa parte integrante della Convenzione stipulata fra l'Assessore regionale della programmazione e il Presidente della Comunità Montana n. 4, per l'utilizzazione del finanziamento C.I.P.E.;
rilevato altresì che sia il progetto preliminare generale che il progetto della 1a fase organica e funzionale risultano fra l'altro approvati:
- dall'Assessorato regionale dei beni culturali (lettera 8044/TPSS del 15 luglio 1994);
- dalle F.S. S.p.A. con note D.R./P.R./009/727 del 29 luglio 1994 e P/1861/REG 15 del 02 dicembre 1994;
- dall'ANAS con nota n. 27983 del 18 dicembre 1994;
- dal Consorzio per il Nucleo di industrializzazione di Olbia con prot. n. 1463 del 16 dicembre 1994;
- dal Direttore del Centro Regionale di Programmazione con nota prot. n. 723 del 1 marzo 1995;
visto che, nonostante questi ed altri pareri favorevoli e di approvazione, il C.T.A.R., cui in data 28 marzo 1994 erano stati rimessi gli elaborati progettuali per il parere di competenza, ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 22 aprile 1987, n. 24, nella seduta del 15 maggio 1995 ha ritenuto di sospendere l'esame del progetto al fine di acquisire gli opportuni elementi sulla compatibilità dell'intervento con la realizzazione del Centro Intermodale di Olbia, in zona Micaleddu (Enas) che lo stesso C.T.A.R., aveva in precedenza approvato con voto n. 20394 del 28 settembre 1993, e che era, secondo le affermazioni del C.T.A.R. medesimo, in fase di avanzata attuazione da parte della società P.T.M.;
considerato che contrariamente a quanto affermato in quella occasione dal C.T.A.R. il Centro Intermodale di Enas, allora non era stato ancora nemmeno appaltato perché mancava, tra l'altro, l'approvazione del Consiglio comunale di Olbia che non aveva ancora potuto attivare la necessaria variante al Piano di fabbricazione dell'area interessata al progetto P.T.M., classificata zona irrigua con notevoli vincoli archeologici. Sul medesimo progetto mancava, peraltro, l'approvazione delle F.S. e quella del Consorzio per il Nucleo di industrializzazione di Olbia, cui compete la programmazione e la realizzazione degli interventi e delle opere destinate allo sviluppo industriale del territorio;
verificato che ricevuti i necessari, ovvi, chiarimenti in merito da parte della Comunità Montana n. 4, il C.T.A.R., con nota n. 151 del 25 ottobre 1995, si è dichiarato incompetente ad esprimere un qualunque parere tecnico sul progetto della Comunità Montana n. 4 prima che la Giunta regionale si fosse pronunciata sulle iniziative programmatorie a modifica di quelle esistenti;
verificato altresì che la proposta di variante al Piano di fabbricazione, successivamente deliberata dal Consiglio comunale di Olbia in data 12 gennaio 1996, è stata respinta dal Co.Re.Co. nella seduta dell'11 giugno 1996 con nota n. 647/01/96 del 12 gennaio 1996;
constatato che la Comunità Europea ha recentemente ritirato il finanziamento già concesso sul progetto di Enas, in quanto inesistente e comunque irrealizzabile perché la spesa sarebbe dovuta essere effettuata entro il 31 dicembre 1996,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per sapere:
1) se corrisponde al vero la definitiva perdita del finanziamento dell'U.E.;
2) per conoscere i motivi per cui la Giunta regionale, come richiesto dal C.T.A.R. con nota 151 del 25 ottobre 1995, non abbia avuto finora modo di pronunciarsi sulla presunta incompatibilità intravista dal C.T.A.R. fra un progetto redatto nel rispetto di tutti gli atti programmatori esistenti e di tutte le convenzioni stipulate in merito, quello della Comunità Montana n. 4, del cosiddetto progetto del Centro Intermodale di Enas che di regolare non ha nulla, nemmeno l'approvazione del C.T.A.R.;
3) se non ritengano di doversi attivare affinché anche Olbia abbia la possibilità di avere il proprio Centro Intermodale ubicato così come previsto dalle normative regionali del Piano Regionale dei Trasporti vigenti;
4) quali ulteriori azioni intendano intraprendere affinché il tutto venga positivamente risolto in tempi brevi. (719)
Interrogazione Vassallo, con richiesta di risposta scritta, sull'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare.
Il sottoscritto,
accertato che il Comune di Sassari sta procedendo alla formazione della graduatoria definitiva per l'occupazione di alloggi di edilizia popolare;
verificato che la commissione comunale competente si trova attualmente nell'impossibilità di recepire l'adeguamento operato dal CIPE;
considerato che nella legge regionale n. 8 pubblicata 1'8 marzo 1997, all'art. 8, comma 7, è previsto che la revisione dei parametri è disposta obbligatoriamente dalla Giunta regionale in caso di mancato adeguamento da parte del CIPE;
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se l'adeguamento succitato sia stato disposto, se non ritenga inoltre opportuno comunicare a tutti i Comuni della Sardegna, dove sono in corso le assegnazioni di alloggi popolari, l'attuale disposizione legislativa onde evitare inutili tensioni e ricorsi al TAR che produrrebbero il risultato di un ulteriore ritardo nell'assegnazione degli alloggi stessi con grave pregiudizio per tutti quei cittadini che da anni aspettano una sistemazione dignitosa. (720)
Interrogazione Tunis Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sul conferimento di incarichi dirigenziali presso gli Ospedali dell'ASL 7.
Il sottoscritto,
premesso che il Direttore Generale dell'ASL 7 (Carbonia), nel quadro della riorganizzazione del personale e delle funzioni negli ospedali facenti parte precedentemente delle USL 16 (Iglesias) e USL 17 (Carbonia) sta per procedere al conferimento, tra l'altro, degli incarichi dirigenziali;
osservato che tali incarichi dovrebbero essere affidati a dipendenti che abbiano acquisito esperienza e capacità professionali documentate da riconosciuti titoli, quindi idonei a svolgere efficacemente un ruolo determinante per una buona funzionalità della ASL stessa,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere se non ritengano opportuno e necessario acquisire informazioni presso la Direzione della ASL 7 per sapere quali criteri oggettivi la stessa intenda utilizzare per la selezione dei candidati al conferimento degli incarichi, salvaguardando le specificità professionali acquisite e le anzianità di servizio, evitando altresì le eventuali incompatibilità esistenti e chiede inoltre di conoscere quali furono i criteri in base ai quali sono state adottate le nomine dal 1989 ad oggi. (721)
Interrogazione Scano - Berria - Cugini - Ghirra sulle sedi per le prove d'esame dei due concorsi speciali pubblici per 227 posti indetti dal Ministero delle Finanze.
I sottoscritti chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se sia a conoscenza del fatto che le prove d'esame dei concorsi speciali pubblici per 227 posti, indetti dal Ministero delle Finanze, sono fissate per il 30 aprile, il 2 e 3 maggio nelle città di Milano, Genova e Napoli.
Questo fatto comporterà come conseguenza che almeno 30.000 partecipanti, provenienti dalla Sardegna, dovranno recarsi, con un pesante onere economico, presso quelle sedi entro la mattina del 30 aprile, rischiando in questo modo di mettere in crisi il sistema dei trasporti tra la Sardegna e la penisola nelle giornate precedenti e successive le date delle prove.
Considerato che le sedi degli uffici destinatari dei vincitori delle prove sono Cagliari e Trento, gli interroganti chiedono di sapere quali iniziative intenda assumere presso il Ministero delle Finanze perché le prove d'esame si svolgano nella nostra Isola, tenuto anche conto della onerosità della trasferta per i partecipanti residenti in Sardegna. (722)
Interrogazione Fois Pietro, con richiesta di risposta scritta, sulla problematica riguardante gli interventi di protezione sulla costa algherese.
Il sottoscritto, considerato che:
- la situazione in cui versano gli arenili algheresi ed in particolare la spiaggia che unisce Alghero alla borgata di Fertilia è di estrema gravità;
- tale tratto di costa, caratterizzato da circa 6 km di sabbia, è interessato da diversi anni da un fenomeno di progressiva erosione che ne va riducendo la profondità, tanto che si possono misurare in alcuni punti arretramenti dell'arenile di oltre 70 metri;
- al suddetto fenomeno, diversi anni fa, si è posto parziale rimedio con la costruzione di alcuni sbarramenti paralleli alla linea di costa che di fatto hanno frenato l'erosione ed hanno permesso la parziale ricostituzione della spiaggia nelle porzioni protette;
- l'opera di protezione ha riguardato solo il tratto di litorale compreso tra la città e lo stabilimento balneare "Novelli", lasciando scoperta la porzione di spiaggia che va sotto il nome di "Maria Pia" e che raggiunge il borgo di Fertilia,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:
1) se non ritengano urgente ed indispensabile un immediato intervento che, tenendo conto delle più recenti acquisizioni del mondo scientifico riguardo alla problematica dell'erosione dei litorali sabbiosi, risulti idoneo a proteggere, sia pur provvisoriamente, almeno quelle parti più colpite, atteso che il fenomeno sta mettendo in gravissima difficoltà gli operatori turistici e sta privando di un bene inestimabile l'intera popolazione del territorio;
2) se non ritengano, nel contempo, necessario avviare, con apposito finanziamento, uno studio generale sul fenomeno sopra descritto al fine di stabilire gli interventi più opportuni per il ripascimento dei litorali sabbiosi di Alghero.
E' importante sottolineare come la spiaggia di Maria Pia rivesta un ruolo di primaria importanza sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello turistico, tanto che ben otto alberghi e numerosi altri servizi (ristoranti, bar, campeggi, etc.) sono sorti lungo quel litorale che durante il periodo estivo è frequentato da migliaia di bagnanti e che un mancato intervento da parte della Regione potrebbe vanificare le giuste aspettative della popolazione algherese. (723)
Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla forte protesta dei lavoratori "socialmente utili", in particolare del sassarese, per i gravissimi ritardi della Regione nell'accreditamento della propria quota dei sussidi previsti dalla vigente normativa.
Il sottoscritto,
premesso che per via del mancato accreditamento da parte della Regione della quota dei sussidi destinati ai lavoratori ex cassintegrati, in mobilità e disoccupati di lunga durata, i cosiddetti lavoratori "socialmente utili", si stanno verificando disordini e malumori in tutta la Sardegna e, in particolare, nella zona di Porto Torres e del sassarese, dove il numero di tali lavoratori è ingente a causa della grave crisi del settore industriale;
considerato che il già magro sussidio previsto dalle recenti normative che disciplinano l'impiego della citata categoria di lavoratori, nel mese di aprile viene ulteriormente ridotto dalla mancanza della quota a carico della Regione, mancanza dovuta ai ritardi burocratici dell'ingranaggio dei pagamenti regionali e che questo fatto sta portando i lavoratori socialmente utili alla disperata e legittima protesta di questi ultimi giorni;
ritenuto iniquo che la Regione, invece di creare una corsia preferenziale di erogazione dei sussidi previsti, aggravi ulteriormente con i suoi ritardi politico - burocratici la disperata situazione di crisi economica e di umiliazione sociale in cui versa tale categoria;
rilevato che anche i Comuni si stanno attivando per sollecitare la firma del decreto di pagamento, da parte dell'Assessore competente, della quota del sussidio spettante alla Regione, quota che ammonta a lire 200.000, oltre al rimborso chilometrico, che potrà sembrare ben poca cosa agli Amministratori regionali ma che per coloro che con poco più di un milione al mese mantengono anche una famiglia significa essere ridotti alla fame,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale del lavoro per conoscere quali urgenti iniziative intendono assumere per risolvere l'increscioso problema dell'accreditamento della quota regionale del sussidio destinato ai lavoratori socialmente utili, affinché vengano eliminati i vergognosi ritardi sui pagamenti dovuti quasi esclusivamente alla mancanza della firma sul decreto assessoriale e affinché la già martoriata categoria di lavoratori possa usufruire dell'intero sussidio previsto dalla vigente normativa che non è certo gran cosa e non può essere ulteriormente depauperato solo per le intollerabili lungaggini della Giunta regionale. (724)
Mozione Pittalis - Masala - Amadu - Bertolotti - Floris - Tunis Marco Fabrizio - Marras - Nizzi - Oppia - Balletto - Casu - Granara - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo - Lombardo - Federici - Milia - Biancareddu - Lippi - Pirastu sulla crisi albanese ed il contegno dello Stato italiano e della Comunità Europea.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- la grave crisi che vive il popolo albanese e il drammatico episodio dell'incidente che ha coinvolto una motonave albanese e la corvetta Sibilla della Marina Militare italiana, causando la morte di 85 persone, non possono certamente non essere considerati come un problema che riguarda l'intera collettività nazionale;
- pare opportuno che, in simili frangenti e dinanzi a crisi di così vasta portata umanitaria, l'Italia tenga fede ai suoi impegni internazionali in concerto con l'Unione Europea;
- sembra necessario che le singole autonomie regionali esprimano la loro solidarietà al popolo albanese per il lutto che lo ha così duramente colpito,
impegna la Giunta regionale
1) ad esprimere il cordoglio e la solidarietà della Sardegna al popolo albanese;
2) a farsi parte diligente presso il Governo nazionale perché siano al più presto messe in atto politiche che riescano a contemperare l'esigenza di rispetto della legalità con l'imprescindibile rispetto che si deve agli individui soprattutto in momenti di crisi drammatiche e complesse quali quelle che l'Albania vive ora. (113)
Mozione Liori - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Locci sulla minacciata chiusura di numerosi uffici postali.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che l'Ente Poste ha minacciato di chiudere 174 uffici periferici in Sardegna, numero che potrebbe aumentare sulla base del "progetto d'impresa" che l'ente dovrebbe presentare a fine mese;
CONSIDERATO che tale provvedimento si aggiunge a tanti altri posti in essere dallo Stato a sfavore di numerosi piccoli comuni (riduzione delle caserme, stazioni ferroviarie, scuole), con la conseguenza sia di accentuare la sfiducia di queste ultime nei confronti delle istituzioni, sia di provocare lo spopolamento delle zone interne con gravi squilibri sociali ed economici e sia di aggravare la disoccupazione giovanile,
impegna
il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale a predisporre un piano straordinario regionale per la copertura dei costi del servizio sociale regionale. (114)
Mozione Bonesu - Montis - Concas - Vassallo - La Rosa sull'intervento italiano in Albania.
IL CONSIGLIO REGIONALE
AVENDO APPRESO della volontà del Governo di impegnare l'Italia in un intervento militare in Albania, anche se dichiarato a fini umanitari;
RITENUTO CHE a norma della Costituzione le forze armate possono essere utilizzate esclusivamente a difesa della Repubblica e che nessuna minaccia viene dall'Albania;
RILEVATO CHE la spedizione appare, anche per espresse dichiarazioni di membri del Governo, come un intervento negli affari interni di un altro paese;
RITENUTO CHE i precedenti storici dei rapporti fra Italia e Albania presentano già pagine non edificanti e che recenti tragici episodi non hanno certamente contribuito alla popolarità dell'Italia e delle sue forze armate;
RILEVATO CHE gli interessi economici dell'Italia in Albania non appaiono rilevanti e che coloro che, sfruttando le condizioni ambientali di basso costo del lavoro e di una carenza diffusa di legalità, hanno investito in Albania, ben sapevano di investire in un Paese privo di stabilità politica, sociale ed economica;
CONSIDERATO lo scarso impegno degli altri Paesi nella vicenda e il fatto che la spedizione, formalmente sotto l'egida dell'ONU, sarà in gran parte a spese dell'Italia e con impegno prevalente di forze armate italiane;
RITENUTO CHE l'esito della missione, considerata la situazione di caos e di contrasti di mafie e di clan esistenti in Albania e la presenza di governanti inetti e screditati contro cui si è scatenata la collera popolare, è tutt'altro che sicuro e che è fondato il rischio di ripetizioni della negativa esperienza della Somalia;
CONSIDERATO CHE:
- la missione potrebbe persino rafforzare il potere della malavita albanese e dare una maggiore possibilità di sviluppare i rapporti già floridi con la malavita italiana;
- gli interessi in gioco non valgono per l'Italia il notevole esborso finanziario, né il rischio della vita e dell'integrità fisica dei militari impegnati, e che migliori risultati si possono ottenere per via politica, e con adeguato uso di strumenti di pressione economica, mediante l'elezione di un governo democratico e l'addestramento di forze di polizia albanesi;
- lo sforzo militare in Albania appare poco comprensibile per la Sardegna ove necessiterebbe maggiore sicurezza per i cittadini;
- i nuovi impegni finanziari potrebbero indebolire l'impegno dello Stato limitando le risorse e i mezzi atti a superare la difficile crisi economica dell'Italia e in particolare della Sardegna;
RILEVATO CHE i preannunciati tagli al bilancio della difesa per finanziare la spedizione rischiano di tramutarsi in ulteriori tagli agli indennizzi per le servitù militari,
esprime
la propria contrarietà all'intervento armato in Albania. (115)
Mozione Bertolotti - Biancareddu - Lippi - Lombardo - Nizzi - Granara - Pittalis sulla tassa per l'Europa.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO che con la Legge 23 dicembre 1996 n. 662 è stata istituita la cosiddetta "tassa per l'Europa";
RILEVATO che tale imposizione rappresenta un ulteriore pesante sacrificio per una Regione gravemente colpita da emergenze socio economiche come la Sardegna;
CONSIDERATO che il Governo centrale ha tralasciato di avviare seri interventi per dotare la Sardegna delle dovute infrastrutture nei trasporti, nelle telecomunicazioni a sostegno delle attività produttive e per lo sviluppo della occupazione e che tali mancati interventi sono causa non secondaria del grave fenomeno della disoccupazione;
CONSIDERATO altresì che i provvedimenti assunti negli ultimi tempi dal Governo centrale hanno drasticamente ridotto i fondi per la Sardegna compromettendo la prestazione anche di servizi fondamentali per la comunità civile;
RITENUTO che tali mancanze, di fatto, creano gravi limiti nel processo di integrazione europea, ai sardi e alla Sardegna;
impegna il Presidente della Giunta regionale
a chiedere al Governo la esenzione, per i contribuenti residenti in Sardegna, dal contributo straordinario sui redditi di cui all'articolo 3 della Legge n. 662 del 1996 fino all'adozione di provvedimenti urgenti che consentano la realizzazione di un piano pluriennale di interventi infrastrutturali atti a rimuovere gli ostacoli che impediscono alla Sardegna e ai sardi di partecipare attivamente al processo di integrazione europea. (116)
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