Seduta n.225 del 26/03/2002 

CCXXV SEDUTA

Martedì 26 marzo 2002

Presidenza del Presidente SERRENTI

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del Vicepresidente BIGGIO

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del Presidente SERRENTI

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del Vicepresidente BIGGIO

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del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 9 e 06.

Cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 14 marzo 2002, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Alberto Randazzo, Pierluigi Carloni e Bruno Murgia hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 26 marzo 2002. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge.

"Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2002". (309)

(Pervenuto il 20 marzo 2002 e assegnato alla terza Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interrogazione PINNA - CALLEDDA - FALCONI, con richiesta di risposta scritta, sulla riorganizzazione dei servizi ENEL in ambito regionale". (447)

"Interrogazione PINNA - PACIFICO - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore, con richiesta di risposta scritta, sugli interventi in corso di esecuzione per il ripascimento dell'arenile del Poetto". (448)

Interrogazione SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sull'acquisto da parte della Società Bonifiche Sarde (SBS) di 200 manze dall'Olanda, con gravi ripercussioni sul mercato zootecnico della Sardegna". (449)

"Interrogazione GRANELLA - DORE - BIANCU - DEIANA, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di realizzazione degli invasi 'Sa contra ruja' (Benetutti) e 'Buttule e Calambru' (Bonorva)". (450)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interpellanza MORITTU - SPISSU - SANNA Emanuele - SANNA Alberto - MARROCU - ORRU' - SANNA Salvatore sulla preoccupante situazione organizzativa dell'Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura (ERSAT)". (223)

"Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sulla palese illegittimità e sulla assoluta necessità di blocco della procedura di vendita all'asta, da parte dello Stato, del cespite demaniale costituito dall'ex ospedale militare sito in Sanluri". (224)

"Interpellanza FLORIS - TUNIS - BUSINCO - LICANDRO - SATTA sulle 'distorsioni' della continuità territoriale con effetti dannosi per il trasporto delle persone e delle merci'". (225)

"Interpellanza VASSALLO sull'annunciata apertura di una inchiesta della A.S.L. n. 1 sulla situazione in atto presso l'Istituto di Clinica Neurochirurgica dell'Università di Sassari". (226)

"Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo sull'esaurimento delle dosi del vaccino contro la 'blue tongue'". (227)

"Interpellanza ORRU' - MARROCU - SCANO sul blocco della procedura di asta pubblica per la vendita, da parte dello Stato, dell'ex Ospedale Militare sito in Sanluri". (228)

"Interpellanza SANNA Alberto - SPISSU - DETTORI - DEMURU - PACIFICO - SANNA Emanuele sulle conseguenze negative dell'applicazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in Sardegna e sulla determinazione assunta dalla ASL n. 5 di Oristano di sospendere le prestazioni fisioterapiche a domicilio". (229)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Mozione SANNA Gian Valerio - SANNA Alberto - BIANCU - SPISSU - FADDA - DORE - BALIA - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PSUCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS sullo stato di grave crisi dei servizi postali e sui tagli agli organici dell'Ente Poste S.p.A. della Sardegna". (63)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale

della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 295/A. Ricordo all'Aula che siamo in sede di discussione dell'articolo 6 e dei relativi emendamenti. Sono iscritti a parlare i consiglieri Pirisi e Scano, che in questo momento non sono presenti in aula. Considerata la scarsa presenza di consiglieri, se i colleghi sono d'accordo, sospendo brevemente i lavori, che riprenderanno alle ore 9 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 12, viene ripresa alle ore 9 e 42).

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. E' iscritto a parlare il consigliere Scano, che rinuncia.

SCANO (D.S.). Non sono iscritto a parlare.

PRESIDENTE. Mi era stato segnalato per iscritto il suo nome, le chiedo scusa. Sull'appunto è segnato anche il nome del consigliere Pirisi, che non vedo in aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Riprendiamo la discussione sull'articolo 6, che anche noi avremmo voluto iniziare avendo compiuto il percorso di accordo e di semplificazione che avevamo ipotizzato, che sta invece diventando peggio di un percorso a ostacoli, con avanzamenti e arretramenti. Ci auguriamo che la maggioranza sappia completare e assolvere gli impegni concordati, compreso quello riguardante la difficile materia del personale che - lo voglio ricordare ai colleghi - a differenza di tutte le altre materie trova collocazione esplicita nella legge numero 11, pertanto invochiamo il rispetto della legge.

Sull'articolo 6 noi abbiamo presentato diversi emendamenti. A dire la verità si tratta di un articolo che è minimale rispetto alle esigenze manifestate negli emendamenti. La Giunta regionale, come d'altronde su tutto l'articolato della finanziaria, interviene pesantemente con suoi emendamenti modificativi, ed è una costante sulla quale bisognerebbe soffermarsi; non era mai capitato che rispetto a un testo modificato in Commissione radicalmente ci si trovasse di fronte, e lo vedremo anche nei successivi articoli, a una sequenza incredibile di emendamenti modificativi e di precisazione da parte della Giunta, che ne fa derivare come conseguenza logica o la sua disistima profonda del lavoro compiuto dalla Commissione, nella quale la maggioranza ha i suoi numeri, oppure la dimostrazione che, come si suol dire, ha fatto "a pera" il lavoro di presentazione della finanziaria originaria.

A parte questo a nostro parere, è del tutto insufficiente l'intervento a favore degli enti locali, che in alcune parti della finanziaria vengono vessati attraverso norme e tasse diverse. Non intravediamo nessun tipo di previsione che riguardi un'effettiva applicazione dei principi di sussidiarietà e di decentramento, molto ben richiamati in forma aulica e retorica dagli emendamenti della Giunta, ma di fatto non applicati e impoveriti da una scarsità di risorse collegate. La cosa singolare, sulla quale io credo bisognerà fare una riflessione, è quella che riguarda il rapporto pericoloso che viene introdotto in questa sequenza di emendamenti all'articolo 6 tra le città capoluogo e gli altri comuni della Sardegna. Su questo bisognerà, ripeto, a un certo momento, fare una giusta riflessione; nessuno vuole depotenziare il livello e il significato delle città capoluogo di provincia, a parte il fatto che la metodica usata per indicare i fabbisogni finanziari è un po', se mi permettete, risibile. Vorrei capire che cosa significa il 75 per cento del PIL del capoluogo di provincia! E' un parametro che non sta né in cielo né in terra, per indicare una ripartizione, diciamo, suggestiva delle risorse previste. Io sono dell'avviso che le città capoluogo abbiano un ruolo nella povertà sostanziale e nell'arretramento delle zone interne e delle province che fanno capo alle zone interne, e forse anche a qualcuna di quelle che ci accingiamo, spero, a istituire. Il problema delle città capoluogo è del tutto analogo a quello dei territori interni e quindi non capiamo il perché della differenziazione, anzi nelle zone di maggiore arretramento dello sviluppo si potrebbe instaurare una pericolosa ulteriore "forbice" tra città capoluogo e territorio, che è una di quelle cause che noi abbiamo sempre individuato come elemento portante dello spopolamento. Noi avremmo voluto caratterizzare l'intervento sugli enti locali con una visione appropriata della loro dimensionein Sardegna; vorremmo in ogni caso sapere se vi è un'esigenza temporanea, dovuta a contestuali rappresentanze in quest'Aula di poteri che riguardano le città capoluogo, e anche la città capoluogo di regione. Vorremmo capire se tutto lo sviluppo della Sardegna può essere legato a questo tipo di iniziative o se non sia meglio riflettere sull'esigenza di guardare agli enti locali in senso orizzontale, cominciando da quelli più deboli, perché, come ha correttamente fatto notare anche a voi l'ANCI Sardegna, l'Associazione dei Comuni, noi ci troviamo di fronte all'esigenza di enunciare il principio per cui la Regione si fa carico di assicurare un supporto diverso ai comuni più deboli, intendendo questo come atteggiamento volto a sostenere la possibilità che i comuni più piccoli abbiano un'organizzazione e supporti finanziari e anche organizzativi adeguati alle loro necessità, perché basta vedere le consistenze del personale nei piccoli comuni per capire che le risorse finanziarie e l'organizzazione interna sono una precondizione per avere delle opportunità o per poter partecipare alle opportunità che vengono loro offerte.

Tutto questo non avviene e noi continuiamo in una logica di divisione della Sardegna; credo che tutto sommato sia un obiettivo che ricorre un po' in tutti gli articoli. E adesso che è presente l'Assessore del personale, l'onorevole Fois, voglio anche dire che mettere in contrapposizione il Consiglio regionale con i sindacati è una cosa vergognosa. La sua funzione, Assessore, è quella di mettere in rapporto il nostro agire con le sedi proprie. Noi siamo dalla parte dei sindacati perché confermiamo la validità della contrattazione e della concertazione, ma vogliamo che questo punto sia rispettato anche da parte sua e loro; non chiediamo sedi improprie, chiediamo sedi proprie, quelle che sono richiamate dalla legge, e non può esistere che un Assessore, nonché membro di un'assemblea parlamentare, invochi il deragliamento dalla norma scritta. Modificate pure le leggi, ma le leggi prevedono alcune cose e noi vi stiamo chiedendo di rispettarle. Questa dicotomia grandi comuni-piccoli comuni, sindacati-Aula non può sussistere; noi dobbiamo ritrovare la virtuosità di un rapporto, che è quello del legislatore, che ha come riferimento questioni precise. Nessuno di noi può impegnare se stesso per altri prima di essersi messo in gioco e impegnato con l'Assemblea istituzionale di cui fa parte, e non esiste contrattazione che vada fuori, perché anche questa è una forma di pattuizione, di clientelismo che va eradicata dalla nostra cultura politica; dobbiamo educare anche i nostri interlocutori e insegnare loro che ci sono le sedi giuste per fare quello che riteniamo debba essere fatto. Noi riteniamo che sia importante che anche la prima Commissione, che ha sempre svolto sulla materia del personale, e lei lo sa bene, risoluzioni unitarie, da un anno e mezzo a questa parte non si sia mai divisa su questa materia. Mai! Glielo ricordo per farle anche notare che tipo di atteggiamento responsabile maggioranza e opposizione hanno tenuto su questa materia. Quindi io non capisco le diffidenze, gli attendismi, il senso della provvisorietà che assegnate alle cose.

Noi abbiamo assunto un impegno e lo manteniamo, siamo persone serie e sappiamo che cosa significa assumere degli impegni, però, nonostante il lavoro sia pronto, manca la decisione, la volontà di chi quegli impegni ci ha chiesto di assumerli. Per la parte che ci riguarda siamo ancora qui.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 6 detta norme a sostegno degli enti locali - così recita il primo comma - soprattutto rispettando i criteri della sussidiarietà e del decentramento, poi, insomma, leggendolo tutto ci rendiamo conto che è ben poca cosa rispetto all'esigenza che la Regione, insieme agli enti locali, realizzi veramente una politica di programmazione all'insegna del decentramento e della sussidiarietà. Su questi due punti tornerò brevemente più avanti.

La verità vera è che anche questo articolo risponde a una politica senza un disegno, senza un progetto, neanche rispetto ai rapporti con gli enti locali; questione questa di vitale importanza per qualunque politica e per tutti gli interventi che si intendono portare avanti nel territorio regionale. Sostenere i progetti di fattibilità finalizzati alla programmazione negoziata è senz'altro un fatto positivo, però se questo avviene all'interno di un disegno che invece di sostenere la programmazione negoziata la nega nei suoi aspetti più rilevanti è poco credibile anche questa misura, nel senso che si sta dando un sostegno agli enti locali per predisporre progetti di fattibilità che poi non avranno seguito, non avranno futuro e creeranno ulteriori motivi di disillusione e di sconforto. Mi riferisco in modo particolare a due questioni che, proprio per quanto riguarda la programmazione negoziata, segnano due sconfitte di questa maggioranza e registrano risultati molto negativi per l'economia della Sardegna. Si tratta dei programmi che il CIPE ha definito nel corso del 2000, il cui processo di attuazione non è stato ancora avviato. Sto parlando di circa 600 miliardi che il CIPE, onorevole Pili, ha definito a più riprese; 600 miliardi che sono fermi per le scelte fatte anche dal precedente assessore Pittalis, il quale in un primo momento aveva portato in Giunta e fatto approvare una delibera di massima che impegnava l'amministrazione regionale a coprire la quota di sua competenza, però poi a quell'impegno, come abbiamo visto, né la precedente Giunta né quella in carica hanno dato seguito. Quindi ci troviamo di fronte al fatto che il Governo nazionale ha bloccato la spendita di quelle risorse notevolissime, importantissime per nostra economia, perché l'amministrazione regionale non crede alla programmazione negoziata; addirittura questa maggioranza è stata capace di bocciare un emendamento che noi avevamo presentato appunto per risolvere questo problema. Quindi a tutt'oggi su questi programmi molto importanti vi è una situazione di grande incertezza e preoccupazione.

Per quanto riguarda poi un altro strumento concernente la programmazione negoziata sia sul piano istituzionale sia sul piano delle forze sociali e delle imprese, mi riferisco ai PIT, stiamo assistendo a un fiasco in qualche modo annunciato dalle opposizioni. Intanto, nella finanziaria dell'anno scorso avevamo previsto una norma secondo la quale il 60 per cento delle risorse del POR 2000-2006 era riservato ai PIT e destinato ad un'azione di riequilibrio territoriale, economico e sociale nella nostra regione. Quella norma approvata all'unanimità dal Consiglio regionale è stata disattesa completamente dall'allora assessore Pittalis e dalla Giunta, ma neanche questa Giunta sta dando segnali diversi rispetto a questo problema.

Quindi ci troviamo di fronte a dei PIT per i quali sono previste notevoli risorse. Questa programmazione è stata portata avanti con dei bandi, a mio parere, fasulli, che alla fine hanno escluso anche le imprese. E questo è un fatto estremamente negativo, perché l'intervento dei privati costituiva e costituisce un fattore di sviluppo fondamentale e, in loro assenza, i PIT approvati altro non sono se non un elenco di opere pubbliche, pure importanti e utili ai fini dello sviluppo del territorio, ma non sono certamente quei progetti territoriali di sviluppo che la programmazione dei fondi del Quadro comunitario di sostegno aveva previsto.

Quindi ci troviamo di fronte a un fallimento, in qualche modo risultato dell'incapacità di governare delle Giunte di centrodestra. Insomma in questa finanziaria, a fronte delle inadempienze gravissime di queste Giunte, è stato previsto un articolo 6 che introduce un palliativo, che però, senza una nuova impostazione della politica dell'amministrazione regionale anche rispetto a questo problema, niente modifica e niente cambia della sostanza politica e dei risultati di questa azione amministrativa che, ripeto, è inspiegabilmente inconcludente.

Per quanto riguarda la sussidiarietà e il decentramento, chiedo innanzi tutto alla Giunta che cosa intende per sussidiarietà col sistema degli enti locali, posto che il decentramento previsto da una serie di leggi molto importanti (la legge nazionale numero 142, le diverse leggi Bassanini, per esempio il decreto legislativo 112/98, e il decreto sul trasporto pubblico locale) è rimasto lettera morta. Quindi dov'è la sussidiarietà, che cosa intendono per sussidiarietà e per decentramento la Giunta regionale e la maggioranza che governano la nostra Regione? Io credo che loro usino questi termini ritenendoli vuoti di qualsiasi significato, perché non dimostrano, nei loro atti concreti, nessuna volontà di decentrare poteri e risorse e tanto meno di stabilire un rapporto di sussidiarietà con gli enti locali. Del resto tutto l'insieme della manovra finanziaria e di bilancio sta a dimostrare che questa Giunta vuole consolidare e riaffermare un rapporto clientelare col sistema delle autonomie locali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Signor Presidente, poco fa il collega Alberto Sanna parlava di leggi Bassanini, di decentramento, di solidarietà, di autonomie locali, di temi antichi e nuovi, di temi dell'oggi che riguardano quel governo diffuso del territorio della Sardegna che nulla ha a che fare con le vostre proposte, con i vostri emendamenti. E io su questo, Presidente, colleghi, voglio intervenire per rilevare la diversità di approccio a questi temi che c'è tra centrodestra e centrosinistra.

Mi assale il forte dubbio che molti colleghi del centrodestra e anche del governo di centrodestra non abbiano conoscenza della moltitudine di piccoli paesi, quasi villaggi, che c'è in Sardegna e di ciò che sta accadendo di questo enorme patrimonio non solo urbano, non solo abitativo, ma anche culturale e tutto sardo. La Sardegna è una regione scarsamente abitata, ma fortemente divisa in 381 comuni e solo in 6 di questi, ripeto, solo in 6 comuni si registra un incremento del numero di abitanti; nei restanti 375 comuni vi è un decremento. Io penso che queste cifre indichino chiaramente ciò che sta avvenendo in Sardegna: un forte inurbamento verso le coste, in particolare verso Cagliari, Alghero e le coste più rinomate, e lo spopolamento delle zone interne, delle zone collinari, che di questo passo nell'arco di vent'anni determinerà la scomparsa di circa 150 comuni, che pure sono un patrimonio edilizio, economico e culturale. Stiamo andando incontro, lo evidenziava una mozione approvata qualche tempo fa all'unanimità da quest'Aula, a un disastro antropologico senza precedenti.

Ebbene, la vostra sensibilità verso questi temi più che nell'articolo 6 è evidente nei vostri emendamenti, e ve li ricordo: l'emendamento numero 8 la dice tutta sull'approccio che avete perché è un emendamento singolare, firmato dai Capigruppo della maggioranza di centrodestra; ahinoi, è firmato anche dal collega Murgia, al quale auguriamo, come neopresidente di AN della provincia di Nuoro - e sottolineo provincia di Nuoro -, di non lavorare più così, firmando emendamenti come questo, che destina 30 miliardi ai comuni capoluogo di provincia con una ripartizione che non si è mai vista né in Sardegna né in altra regione: l'85 per cento del finanziamento fa riferimento, come parametro, al numero degli abitanti residenti nei comuni. Questo è il decentramento che voi volete attuare!

Gli emendamenti del centrosinistra vanno in senso esattamente inverso ed è questa la differenza di approccio tra noi e voi. Noi abbiamo presentato degli emendamenti per dare, certo, le stesse somme ai comuni, ma a quelli al di sotto di 2.000 o 3.000 abitanti, o tutt'al più al di sotto di 15.000 abitanti. Voi avete la volontà di continuare non solo nell'inurbamento, ma nel concentrare i servizi, secondo una logica mutuata dal livello nazionale, nei grandi poli urbani. Noi abbiamo presentato, invece, degli emendamenti che danno risposte concrete, anche dal punto di vista dello snellimento dell'attività amministrativa.

Si parla di sportello unico per l'edilizia, che è cosa diversa da ciò che proponete voi per l'edilizia; è uno strumento dell'oggi, moderno, utile, che tutti i cittadini aspettano. Certo, i cittadini soffrono la burocrazia, la soffrono le imprese, e allora a questo noi vogliamo rispondere creando, non le varianti urbanistiche automatiche per premiare chi ha avuto più degli altri, e questa è la vostra direzione, ma uno strumento per aiutare chi, in termini di servizi, ha difficoltà a dare risposte ai cittadini e alle imprese. Con i nostri emendamenti vogliamo appunto creare nei comuni lo sportello unico per l'edilizia, per consentire al cittadino di saltare i passaggi dei 12-13 balzelli, timbri, contro-timbri, che prima di ottenere una concessione edilizia deve affrontare. Vogliamo lo sportello unico per le imprese, lo abbiamo istituito con la legge 37, che non va richiamata solo per quel lavoro assistito di cui si parla; la legge 37 è fatta di 34 articoli, uno dei quali istituisce in Sardegna lo sportello unico per l'impresa. Ahinoi, non si è fatto nulla nel merito e questo centrodestra non riesce a far nulla neanche per il mondo delle imprese.

Questo ragionamento ho voluto fare sulle autonomie locali, sul governo diffuso, proprio per dimostrare palesemente qual è la diversità di approccio a questi temi tra noi e voi. Io penso comunque che vi debbano essere, anche in questa situazione, dei punti di incontro per migliorare questa finanziaria. E noi questo vi proponiamo e vi riproporremo quando si riattiveranno le cosiddette trattative, che non sono altro che momenti d'incontro per cercare di migliorare le cose. E migliorare le cose significa, appunto, cogliere quello che effettivamente serve alla Sardegna e cercare di limitarne l'ulteriore indebitamento evitando le norme intruse in questa finanziaria. Però, da soli noi, come opposizione, non ce la facciamo, vorremmo anche il vostro aiuto per poter migliorare questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, innanzi tutto credo che sia apprezzabile l'intento dei commi 1, 2, 3 e 4 dell'articolo 6, cioè l'intento di accompagnare le idee, le proposte, le potenzialità che risiedono nel nostro tessuto locale, facendo leva quindi sullo sviluppo integrato e sulla corresponsabilizzazione dei soggetti sociali, degli enti locali e dei vari livelli istituzionali.

Com'è noto si tratta di un'impostazione non solo condivisa, ma direi avviata dal centrosinistra nella legislatura scorsa, che ha bisogno ovviamente di correttivi. Uno dei limiti maggiori che si sono riscontrati è la mancanza di un livello di progettazione adeguata, che spesso e volentieri discende dalla mancanza di risorse, nonché di strutture proprie per poter predisporre progettazioni degne di tal nome. Quindi l'idea di sostenere gli enti locali con una dotazione finanziaria che consenta loro di predisporre un livello di progettazione adeguata è, secondo noi, giusta.

Ora, poiché i criteri e le modalità di attribuzione sono stabiliti con deliberazione della Giunta regionale, come è logico, e i fondi saranno sicuramente insufficienti, credo che si possa seguire la strada, analogamente a quanto avviene sul piano nazionale, dei fondi di rotazione, in quanto gli esigui contributi previsti non sarebbero sufficienti ad alcunché, se non a un numero molto limitato di comuni, oppure l'esiguità delle risorse sarebbe tale da non consentire al singolo comune il completamento dell'intervento progettuale. Io penso che invece l'istituzione di un fondo di rotazione consenta innanzitutto il recupero delle somme, l'attribuzione delle risorse proprio agli investimenti anche per la parte progettuale e quindi la possibilità di venire incontro alle esigenze giustamente sottolineate in questi commi.

Sui restanti commi hanno già detto altri colleghi, in particolare il collega Biancu. Io credo che sia del tutto contraddittorio sostenere l'attivazione dell'unione dei comuni, soprattutto per quanto riguarda i piccoli comuni, come livello di gestione dei servizi su basi più ampie, a discapito dei consorzi che già gestiscono quei servizi. Penso, cioè, che sia quanto meno un po' schizofrenico sostenere da un lato l'attivazione dell'unione dei comuni per gestire i servizi e intanto svuotare e liquidare i consorzi che già esistono.

Su due emendamenti, infine, vorrei soffermare la mia attenzione, anche per sottolineare il diverso approccio, il diverso atteggiamento che noi abbiamo. Come ha già detto il collega Falconi, sull'emendamento numero 8, sostituito dall'emendamento numero 528 della Giunta, penso che il meno che si possa dire è che esso contiene una proposta sbagliata, innanzitutto perché va in direzione esattamente opposta a quella della fissazione di un criterio perequativo; si tratta infatti di un intervento aggiuntivo che attraverso la triennalità tende a diventare ordinario, senza peraltro nessuna motivazione specifica. A me non risulta che siano previsti né nel capoluogo di regione né nei capoluoghi di provincia le olimpiadi o altri eventi straordinari. Quindi è un intervento non giustificato, tanto più che non stiamo parlando di due lire, ma di 35 miliardi di vecchie lire, cioè un terzo di quanto si mette a disposizione di tutti i comuni per gli investimenti.

Secondo, questi contributi aggiuntivi sono previsti in realtà locali che pur avendo delle difficoltà, intendiamoci, possiedono un livello discreto di entrate proprie, perché sono sedi di servizi del terziario, non sono piccoli e medi comuni delle aree interne. Quindi io penso che queste risorse, se ci sono, possano essere trasferite invece sulla legge 25/93, in modo tale che anche i comuni capoluogo, in virtù del fatto che hanno un numero di abitanti rilevante, possano introitare un livello adeguato di risorse. Se ciò non avviene io credo comunque che l'intervento previsto in questo emendamento sia sbagliato perché non introduce un elemento perequativo, bensì sperequativo.

Per quanto riguarda i controlli sugli atti degli enti locali vi sono due emendamenti: l'81 presentato dalla maggioranza e il 369 che è nostro. Credo che la Sardegna, come al solito, arrivi in ritardo, è già in ritardo, però un conto è intervenire con una modifica, passatemi l'espressione, "a gamba tesa", cioè dicendo che i controlli sono aboliti, ma in materia urbanistica per alcuni strumenti di pianificazione sussistono ancora, altro conto è dire, secondo quanto contenuto nella nostra proposta, che i controlli sono aboliti sulla base della legge costituzionale numero 3 del 2001, rinviando però il tutto a un disegno di legge organico e incaricando la Giunta di presentare entro sessanta giorni un disegno di legge che disciplini non le funzioni di controllo in senso tradizionale, ma le funzioni di tutela delle minoranze nei consigli, di rispetto delle normative e di tutela del territorio regionale in base alla legge 45/89, quindi in materia urbanistica. Queste sono tutte questioni che non possono essere risolte introducendo un capoverso nella legge finanziaria, bensì attraverso una riflessione attenta nelle sedi competenti e con il pieno coinvolgimento dell'insieme delle forze politiche dei Gruppi consiliari.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, passiamo alla votazione.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, intervengo per dire ai colleghi della maggioranza che noi abbiamo stabilito, nei giorni passati, un percorso che intendiamo mantenere, perché riteniamo che si possano trovare punti di incontro anche su aspetti che possono apparire al momento delicati, ma sui quali si possono trovare soluzioni positive e soprattutto si può dare la possibilità ai colleghi della Giunta, nel rispetto delle leggi che prevedono norme precise per quanto riguarda la materia del personale, di dialogare anche con le parti sociali e con i sindacati di categoria, con i quali erano stati attivati nei giorni scorsi degli incontri. Questo per dire che la disponibilità, uso un termine improprio, di natura politica si scontra con norme precedenti all'attuale discussione.

Allora, se facciamo una valutazione che tenga conto dei limiti con i quali ci dobbiamo misurare, mi pare che il ragionamento che noi abbiamo fatto, tendente a rispondere in questa fase alle emergenze e a trasferire invece alle Commissioni la competenza circa l'approfondimento e anche l'aggiornamento delle disposizioni relative al personale, possa essere rispondente alle nostre esigenze. Una cosa è assumere provvedimenti, in riferimento alle emergenze, che servono per tenere le bocce ferme, altra cosa è introdurre norme non discusse che creano, nel personale e nell'organizzazione del lavoro, situazioni non concordate e non contrattate e conseguentemente discriminazioni tra il personale.

Sono stati usati termini come "clientela", e si può intendere che se non stiamo attenti si creano disparità e anche clientele. Allora io non comprendo perché l'assessore Fois, che in una certa fase della discussione aveva dato la propria disponibilità a seguire quel percorso, poi - l'ho appreso dai giornali e ne sono stato informato anche dai colleghi - abbia introdotto delle rigidità che a mio giudizio non aiutano a trovare una soluzione.

La nostra opinione è stata espressa dai colleghi che hanno parlato prima di me, però mi pare che siamo ancora dentro il confronto e quindi è utile comprendere se l'assessore Fois vuole dare risposte circa le emergenze, che sappiamo essere limitate, per esempio quella del rinnovo dei contratti per evitare che il personale venga espulso dal ciclo di lavorazione. Le altre questioni, che possono essere disciplinate diversamente, ossia con un intervento in legge, devono essere rimandate alla discussione in Commissione, magari dopo un confronto politico di merito, se ce ne fosse bisogno, sull'indicazione quadro che il Consiglio può dare. Però è una discussione che deve essere fatta per determinare un indirizzo dei lavori della Commissione, attraverso il quale poi, praticamente e precisamente, si possano dare delle risposte. Ma pretendere di riorganizzare il sistema di funzionamento della Regione senza fare una discussione in Commissione e in Aula, solo perché è stata fatta una trattativa sindacale (le parti hanno anche questa possibilità), e pretendere anche che l'accordo sindacale venga accolto dal Consiglio senza che la stragrande maggioranza dei consiglieri possa partecipare per dare il proprio contributo, mi sembra una richiesta abbastanza forzata, nonostante le disponibilità. Allora vediamo pure quali sono le emergenze, ma un'impostazione che vincoli l'attività della Commissione mi sembra che non sia il caso di proporla. Aggiungo che da parte nostra, ossia da parte del centrosinistra, c'è su questa materia un'attenzione che si è manifestata nel tempo. Le leggi di riforma, anche quando l'assessore Masala era all'opposizione, sono state discusse e votate in quest'Aula. E l'assessore Masala, che pure faceva parte della minoranza, fu indicato dalla maggioranza della Commissione come relatore. Questo per dire che culturalmente c'è una disponibilità al ragionamento che dev'essere confermata nell'impostazione generale e apprezzata da parte dei colleghi della maggioranza.

Io suggerisco, molto pacatamente, di accogliere questa impostazione dichiarando la disponibilità a un confronto di merito anche rapido, che permetta all'assessore Fois, se ha trattato direttamente, comunque alla Giunta, di non perdere la faccia nei confronti del sindacato (se Fois perde la faccia la ritrova subito, non è uno che la può perdere per sempre) e di procedere in Commissione alla costruzione delle soluzioni. Però adesso, in questa fase, dato che ci sono delle emergenze diamo risposte conseguenti, evitando di introdurre elementi di rigidità che possono impedire la conclusione positiva di un ragionamento di merito anche per quanto riguarda la riorganizzazione degli uffici, delle competenze, delle funzioni, così come è avvenuto in passato.

Mi pare che su una linea moderatamente positiva e una disponibilità alla trattazione del merito richiamandoci alle esperienze sin qui fatte si possa trovare il punto di incontro (senza che nessuno plauda alla vittoria, alla sconfitta o cose di questo tipo) per la costruzione, in tempi ravvicinati, di un ragionamento che ci permetta di valutare, approfondendole, le indicazioni che vengono date. Noi sappiamo che c'è bisogno di una rivisitazione dell'organizzazione del personale, ma ciò deve avvenire attraverso la partecipazione dei colleghi della Commissione, ripeto, con la disponibilità, qualora ce ne fosse bisogno, anche a far precedere quell'approfondimento da una discussione in Consiglio non per dare delle direttive, ma per dare delle indicazioni affinché le difficoltà nelle quali gli uffici operano oggi siano a conoscenza di tutto il Consiglio e la Commissione possa meglio elaborare delle soluzioni, che sono attese anche dalle organizzazioni sindacali, ma soprattutto sono indispensabili per il buon funzionamento della macchina burocratica della Regione.

Io penso che se c'è la volontà, dentro questa linea corretta che noi abbiamo proposto come centrosinistra, possiamo tutti contribuire alla costruzione di soluzioni, non diciamo definitive, perché sappiamo che l'organizzazione del lavoro va sempre verificata nel tempo, ma attese.

Noi come centrosinistra vorremmo partecipare per dare, dal nostro punto di vista, i nostri suggerimenti. Ecco perché chiediamo che vengano estrapolate le norme intruse, che rimangano solo le norme relative alle emergenze che dobbiamo affrontare, e che concordiamo una scadenza ravvicinata per operare le conseguenti scelte su questo argomento estremamente delicato. Non lasciamoci vincere dalla pressione di dare risposte urgenti ad alcune emergenze, ma teniamo chiaro il ragionamento sul funzionamento dell'intera struttura regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif. Sardi U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi stiamo correndo il rischio di essere ripetitivi e anche di parlare del nulla, come stiamo facendo adesso. Di fatto abbiamo tutti indicato una via che sembrava percorribile; ogni forza politica e ogni partito ha dichiarato la propria posizione e io ho sempre detto che dobbiamo recuperare i ritardi dovuti alla crisi regionale, perché abbiamo la necessità di dare una finanziaria e un bilancio alla Sardegna, e rispetto a questo tutti gli altri obiettivi andavano messi in coda.

Ho anche detto che abbiamo fatto grandi dibattiti in Consiglio circa il contenuto del bilancio e della finanziaria e che bisognava estrapolare tutte quelle norme che non erano pertinenti con questi atti di programmazione. Abbiamo effettivamente tolto alcune norme, come quelle riguardanti gli accordi di programma sull'urbanistica, che ben altro impatto hanno nella realtà economica e sociale della Sardegna, ma non capisco perché, dopo che faticosamente si raggiungono gli accordi, una volta ritratta la Giunta, una volta ritrattano i Gruppi consiliari. Qui si rischia che nessuno ci capisca più nulla.

Perché dico che stiamo parlando del nulla? Perché non mi sembra che ci siano differenti opinioni tra la maggioranza e l'opposizione. Queste norme sul personale le condividiamo tutti; siamo tutti d'accordo che bisogna mettere la parola fine a questo discorso. Si tratterà di vedere quali di queste norme vanno mantenute, infatti può essere che qualcuna di esse debba essere comunque introdotta nella finanziaria, perché magari è così urgente che non approvarla significherebbe paralizzare la vita della Regione. Per il resto, sindacati o non sindacati, pressioni o non pressioni, si trovi l'accordo tra i sindacati, la maggioranza e l'opposizione per definire le norme sul personale, perché, badate, io incomincio a ritenere che in quest'Aula sia in corso qualche manovra che sfugge anche alle persone più esperte, perché in un modo o in un altro ci si stiamo avvicinando a Pasqua, e dopo Pasqua saremo nella stessa situazione di prima. Ho l'impressione che qualcuno voglia attuare in sordina questa tattica, quella evidentemente di creare le condizioni perché si paralizzi l'attività di questo Consiglio. Sia chiaro che, per quanto mi riguarda, mi batterò affinché questo non avvenga e si vada avanti, perché stiamo continuando a seguire un modo di operare che a me non piace, ma credo che non piaccia a nessuno di noi.

E' evidente che le comunicazioni sono importanti, si dice che viviamo in una società della comunicazione, che c'è una tecnica della comunicazione a cui tutti ci stiamo adeguando, perché è quello il sistema. E' chiaro che quando si pongono i problemi in maniera così ferma, "o così o niente", le posizioni si irrigidiscono. Ognuno di noi deve fare uno sforzo in modo che ciò che dice venga concordato, soprattutto quando non casca il mondo se alcune cose vengono fatte di martedì anziché di lunedì.

Credo che noi, ragionevolmente, dobbiamo decidere chi è che deve fare questa trattativa, perché, collega Cugini, è importante anche questo: se la Giunta deve fare la trattativa la faccia, ma non si spezzi, non si presenti una volta come Giunta, una volta come Consiglio, un'altra volta come forze della maggioranza, perché così non arriviamo da nessuna parte. Se questa trattativa la deve fare il Presidente della Giunta la faccia il Presidente della Giunta, si assuma tutte le responsabilità del caso e porti avanti questa questione che non mi sembra una cosa così rilevante e così importante.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

(Interruzione del consigliere OPPI)

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Giorgio, tu non puoi partecipare una volta come assessore e una volta come Giunta.

(Interruzioni del consigliere OPPI)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, io devo sospendere i lavori perché non è possibile continuare così.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi per due minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 34, viene ripresa alle ore 10 e 36.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, io sono tra quelli che hanno sempre pensato che i problemi, anche quando sono gravi, si possano risolvere e che il rispetto del mandato elettorale e della scadenza naturale della legislatura sia la condizione necessaria per l'attuazione di un programma di governo e per risolvere i problemi. Ma tante vicende, compresa l'ultima verificatasi qualche secondo fa, unitamente a tutto quello che è avvenuto in questa prima parte della legislatura e soprattutto a quello che è avvenuto sinora nel corso del dibattito e del confronto su questa finanziaria, mi stanno sempre di più convincendo dell'opportunità che la delegittimazione nella quale è piombato questo Consiglio regionale debba avere il suo corso. Probabilmente diventerò uno di quelli che lavorano per la conclusione anticipata della legislatura.

Credo che nei prossimi anni vi sarà un ulteriore e continuo logoramento che riguarderà i partiti, che riguarderà i rapporti interni all'Aula e i rapporti dell'istituzione con i cittadini. E non intravedo possibilità che questo non avvenga. Agli appelli tendenti a modificare almeno quelle parti fondamentali del Regolamento che impediscono di lavorare in modo agevole, si risponde dicendo: "Eh no, la partita è iniziata e in corso di partita le regole non si cambiano". E continuiamo con un Regolamento che sta affossando tutti, il lavoro, la produzione, la dignità. Può darsi che un sussulto ci rimetta in sesto, ci rimetta sulla strada; un sussulto che deve impegnare tutti, ma è molto difficile che possa avvenire.

Rientro nell'ordine delle questioni che riguardano la trattativa e i rapporti che abbiamo pensato di intessere tra maggioranza e opposizione in ordine al superamento delle difficoltà per portare a casa una finanziaria nei tempi più brevi possibili. I patti: abbiamo detto che avremmo ritirato - e lo abbiamo fatto - gli emendamenti che riguardavano aspetti di grande rilievo della vita della Regione, che riguardavano lo sviluppo della comunità sarda. Abbiamo tolto, per esempio, gli emendamenti sull'urbanistica, un emendamento sull'accordo di programma, che discutibilmente poteva essere inteso come norma intrusa, perché quell'emendamento nell'immediato avrebbe consentito di liberare risorse finanziarie che avrebbero concorso, con quelle della finanziaria, ad assicurare alla Sardegna uno sviluppo vero e reale, nel rispetto dei vincoli, nel rispetto dell'ambiente, nel rispetto del paesaggio. Ma lo abbiamo fatto con l'intento di riprendere questo argomento fra qualche mese.

Rimanevano altri problemi, ma la disponibilità a togliere le cosiddette norme clientelari noi l'abbiamo data e la manteniamo. Abbiamo detto che per quanto riguarda le questioni del personale avremmo portato avanti soltanto le emergenze. L'assessore Fois da subito ha detto: "Facciamo un disegno di legge collegato alla finanziaria che raccolga la materia del personale per trattarla in maniera organica e fuori della finanziaria", ma sulle emergenze è giusta la posizione che la Giunta sta assumendo, che l'assessore Fois sta assumendo. E' sulle emergenze, che riguardano tre questioni, che chiediamo di concordare; non c'è materia nuova di contesa, di studio o di approfondimento. Caro Cugini, io ho colto il tuo intelligente atteggiamento di disponibilità a riprendere il dialogo su questa materia, ma per quanto riguarda la prima questione, cioè il contratto e la sua applicabilità, le risorse sono un aspetto consequenziale.

FADDA (Popolari-P.S.). Questo deve far parte della finanziaria, non si discute.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). E questa è la sede giusta, il luogo giusto.

La seconda questione riguarda la dirigenza: la Commissione ha già deciso all'unanimità in merito ai concorsi interni, ma la rinviamo in Commissione, con l'accordo di tutti, solamente per riportare al 95 per cento la deroga che la Commissione stessa sta approvando. L'Aula comunque su questa questione potrà pronunciarsi immediatamente, perché la Commissione l'ha già dibattuta, l'ha già licenziata con un atto di volontà unanime.

La terza questione è quella dei concorsi interni. Dov'è la materia nuova di contendere o di studio per cui è necessario riportare in Commissione questa questione? Si tratta di rimuovere la difficoltà che è nata dalla contraddizione della legge 31 con il contratto; rimuovendola con legge, oggi, subito, noi portiamo a conclusione un aspetto di grande delicatezza, di grande importanza che consente tutta la mobilitazione e la premessa per la riorganizzazione della struttura regionale, tutto il resto andrà in Commissione.

Ma questi tre punti sono emergenze. La dirigenza, per esempio, riguarda la capacità e la possibilità di governare subito. Vi sono sedi importanti che non riescono a funzionare; il Genio civile di Oristano non ha un dirigente e non può pertanto esaminare i progetti delle amministrazioni comunali.

FADDA (Popolari-P.S.). Perché la Commissione non si è riunita in questi tre mesi?

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Una volta che si è riunita ha licenziato un provvedimento.

FADDA (Popolari-P.S.). Non era convocata, chiedi al Presidente. Questa è demagogia, poi ne parliamo.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, le devo chiedere di stare seduto.

FADDA (Popolari-P.S.). Questa è demagogia!

PRESIDENTE. Lei ascolti e non interrompa, abbia pazienza!

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Dov'è la demagogia? E' vero o non è vero che ci sono uffici di rilievo senza dirigenti?

FADDA (Popolari-P.S.). La colpa di chi è?

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Ma appunto per questo oggi siamo sul punto…

FADDA (Popolari-P.S.). Che cosa c'entra la finanziaria?

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io sto dicendo che oggi la finanziaria può risolvere una volta per tutte questi problemi. Allora, se ci intendiamo sul termine emergenza su questa questione non dovremo più discutere, se no devo arguire che l'atteggiamento dell'opposizione è ancora tendente ad "altro", però su questo "altro" può essere che ci ritroviamo tutti quanti d'accordo da questo momento in poi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Colleghi, noi abbiamo detto fin dall'inizio che questa finanziaria non ci piace e che il nostro giudizio non cambia, perché il segno generale di questa finanziaria non ci piace, non lo condividiamo e rispetto ad esso noi confermeremo, su tutti gli articoli, il nostro voto contrario.

Abbiamo sviluppato un'azione perché la maggioranza togliesse dalla finanziaria le norme che a noi apparivano più macroscopicamente e politicamente non utili ai fini della conclusione dell'esame della finanziaria stessa. Abbiamo denunciato questo clima nel quale la maggioranza infila nella finanziaria, come se fosse l'ultimo treno di passaggio, tutto quello che è possibile infilare; come se, una volta approvata la finanziaria, questo Consiglio fosse inabilitato ad affrontare materie urgenti come quelle relative al personale e alle partite urbanistiche; come se questo Consiglio fosse inabilitato ad affrontare, onorevole Onida, la legge 144, che viene trasferita integralmente in questa finanziaria; come se il giorno dopo la finanziaria questo Consiglio cessasse la sua esistenza, denunciando con questo l'incapacità della maggioranza a essere tale e a portare coerentemente e a conclusione diretta le questioni sulle quali pure essa dice di voler fare battaglie in questa Regione per il cambiamento, per la trasformazione, per la novità: quelle sull'urbanistica, appunto, quelle sul personale e tutte quelle che ritenete opportune. Chi vi impedisce, politicamente e numericamente, di portare in questo Consiglio tutto ciò che ritenete urgente, necessario, straordinario, utile agli interessi della Sardegna? Non ve lo impedisce nessuno, l'unica cosa che ve lo impedisce è la vostra incapacità di essere maggioranza ogni giorno nelle Commissioni, in quest'Aula, nella Giunta.

Allora perché continuate a riproporre a noi questo gioco, anche stamattina, anche in questi giorni, quello cioè di fare un passo in avanti e tre indietro? Noi abbiamo estrema difficoltà a continuare un rapporto di eliminazione dalla finanziaria delle norme intruse più gravi; badate, non di tutte le norme intruse, perché è piena di norme intruse questa finanziaria, ma di quelle più deplorevoli, di quelle più pesanti, di quelle che più hanno bisogno di una discussione. Siamo stufi di interloquire, di addivenire a intese e ad accordi, di approvare in quest'aula ordini del giorno che vanno in questa direzione e che renderebbero il nostro lavoro agevole e scorrevole. Abbiamo acconsentito a lavorare dalle 9 del mattino alle 23, con una pausa di un'ora per il pranzo, al fine di concludere rapidamente questo lavoro, e mentre da una parte, appunto, si registrano segni di disponibilità, dall'altra parte, con interviste estemporanee sugli organi di informazione, si minacciano dimissioni per questioni sulle quali a noi sembrava di avere raggiunto un accordo. Oppure si dice che gli accordi sono carta straccia e che su di essi si deve tornare indietro. Noi abbiamo estrema difficoltà a interloquire con una maggioranza che parla, così come è avvenuto anche stamattina, due o tre linguaggi diversi. Vi chiediamo di dirci con chi dobbiamo parlare e di avere un interlocutore unico, altrimenti a noi non resta altra scelta che continuare a fare il nostro lavoro in aula.

Il problema non riguarda, come dice l'onorevole Onida, il Regolamento. Non è il Regolamento, onorevole Onida, che ci impedisce di lavorare; è la difficoltà della maggioranza, che parla tre o quattro lingue diverse, che ci impedisce, qui dentro, di capire come sviluppare il prosieguo della nostra azione, del nostro lavoro; la difficoltà di una maggioranza che è perennemente assente nelle Commissioni e che anche in Aula è attraversata da quegli umori che anche stamattina abbiamo visto. Allora che cosa c'entra il Regolamento? Che cosa c'entra l'opposizione che spingerebbe in modo esagerato sulle questioni politiche? Non c'entra niente!

Riepilogo qual è il senso delle cose sulle quali era possibile ed è ancora possibile continuare a lavorare. Sulle questioni urbanistiche abbiamo detto che ci confronteremo nella Commissione di merito, immediatamente dopo l'approvazione della finanziaria; sulle questioni del personale la nostra impostazione è identica alla vostra, direi che è anche più semplice: noi siamo disponibili a discutere, il giorno dopo l'approvazione della finanziaria, tutta la materia del personale nel disegno di legge che l'onorevole Fois vorrà predisporre e portare in Commissione, di cui non abbiamo ancora conoscenza, sebbene sia stato e ci sia stato più volte annunciato.

Questo impegno rimane, lo confermiamo stamattina; noi siamo disponibili dal primo giorno utile a esaminare, nella Commissione di merito, le questioni del personale, a portarle in Aula e a licenziarle. E' una materia sulla quale, lo diceva stamattina il collega Gian Valerio Sanna, non ci sono mai state divisioni, sulla quale la Commissione ha sempre licenziato i provvedimenti all'unanimità. Però si dice che c'è una pressione dei sindacati, che ritengono che alcune materie non urgenti, per le quali si può aspettare quindici giorni, debbano essere introdotte nella finanziaria. Ma che cosa c'è di così urgente? Perché la maggioranza non si fida di se stessa e scommette sul fatto che il 4, il 5 o il 6 aprile, porterà la materia in Aula per una discussione di merito ampia, articolata e coordinata? Perché altrimenti, se ci ficchiamo, attraverso i commi e gli emendamenti, in questa materia non saranno solo tre le questioni urgenti ed emergenti! Non saranno solo i concorsi interni, ce ne saranno altre, perché ognuno di noi in questi giorni ha ricevuto almeno dieci delegazioni di dipendenti regionali che, a torto o a ragione, ritenevano che alcune norme dovessero essere inserite in finanziaria.

Allora, noi confermiamo un atteggiamento lineare, che non è quello di arrecare dispiacere alle organizzazioni sindacali o al personale della Regione, ma è quello di discutere di tutta la materia al di fuori della finanziaria, nella sede più adeguata, e di farlo il giorno dopo che la finanziaria sarà approvata. Su questo attendiamo una risposta conclusiva stamattina, per cui possiamo ritenere che gli accordi che sono stati fatti nei giorni scorsi sono conclusi e possiamo passare a esaminare le altre questioni sul campo, compresa la questione degli emendamenti.

Ieri notte abbiamo lavorato per valutare quali emendamenti, tra quelli da noi presentati, debbano essere ritirati. Abbiamo un elenco di nostri emendamenti che devono essere ritirati, e vogliamo sapere se i colleghi della maggioranza hanno fatto altrettanto, se siamo pronti a sederci intorno a un tavolo per sviluppare quest'altra parte del lavoro.

Noi riconfermiamo tutta la nostra disponibilità e chiediamo che gli interlocutori della maggioranza, che in questi giorni hanno lavorato, devo dire, bene insieme a noi per trovare un punto di incontro, si siedano ancora intorno a un tavolo per eliminare dal campo queste incomprensioni e queste questioni che non sembrano completamente chiarite.

PRESIDENTE. E' ora iscritto a parlare il consigliere Selis, però, se l'onorevole Selis e gli altri colleghi sono d'accordo, poiché si sono iscritti anche alcuni consiglieri della maggioranza, al fine di alimentare un minimo di dialogo sarei del parere di dare la parola a uno di essi.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Siamo d'accordo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, intanto io rassicuro i colleghi dell'opposizione che hanno posto il problema, ma a me pare che non sia un problema, che la maggioranza, attraverso i suoi Capigruppo, attraverso una delegazione anche più ristretta, ha avviato una serie di incontri che mi pare abbiano prodotto qualche utile risultato. Si tratta, pur nella netta distinzione di ruoli e anche di proposte politiche tra maggioranza e opposizione, di trovare un metodo, un modus procedendi che consenta - questo è un obiettivo che accomuna tutti - di definire in tempi rapidissimi (noi abbiamo indicato la data del 29 marzo) l'iter di approvazione delle leggi finanziaria e di bilancio. E' chiaro che per conseguire questo obiettivo sono state poste, sia da parte della maggioranza che da parte della opposizione, alcune questioni ritenute di primaria importanza e ciò non di meno questioni che potessero avere una sede d'esame propria, quella della Commissione prima e dell'Aula poi, entro il mese di aprile prossimo.

Mi pare che su queste questioni si sia trovata, almeno sul metodo, un'ampia intesa e io ritengo, proprio perché altrimenti ci sarebbe una delegittimazione totale anche semplicemente del ruolo dei Gruppi, dei consiglieri e dell'attività, di quest'Aula nel suo complesso, che occorra rispettare gli impegni e gli accordi che sono stati già sottoscritti.

E' chiaro che per esempio sull'aspetto che riguarda il personale io ho registrato anche questa mattina una convergenza da parte di tutti i Gruppi, di maggioranza e di opposizione, e mi pare, mutuando un'espressione, che mi scuserete, propria di chi fa l'avvocato, che sia cessata la materia del contendere, perché non vi sono questioni che contrappongono maggioranza e opposizione e non vi sono discussioni all'interno della maggioranza su questo tema. Si tratta di individuare esattamente quali aspetti e problemi, che si sono già tradotti in norme e in emendamenti, bisogna recuperare in questa fase dopo averli valutati di comune accordo, perché siamo stati tutti sensibilizzati dalle organizzazioni dei dipendenti pubblici su quali mantenere in discussione nel contesto di questa manovra finanziaria.

Ecco perché, Presidente, e mi rivolgo anche ai colleghi dell'opposizione, forse è utile, per evitare un prolungamento di questo dibattito che rischia di farci perdere tempo prezioso, tenuto conto dell'obiettivo di raggiungere entro il mese di marzo un risultato che accomuna tutti, e certo non si tratta di un'ennesima perdita di tempo, fare una sospensione, perché si dirima una volta per tutte questa questione alla presenza del Presidente della Giunta regionale, dell'Assessore interessato e dei Gruppi consiliari. Chiedo quindi una sospensione, anche solo di mezz'ora, affinché si possa poi tornare in aula tutti con le idee chiare su quello che deve essere il percorso da seguire, perché di questo passo forse neanche al 29 di aprile saremo riusciti a sbloccare la situazione per quanto riguarda l'esame e l'approvazione di questa manovra finanziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, io colgo l'invito pacato che ci è stato rivolto. Sono d'accordo quando qualcuno di voi afferma che si era concordato di non introdurre norme intruse in occasione della discussione della finanziaria. Così è stato, e il valore del mio disegno di legge era proprio quello di evitare che vi fossero norme intruse, perché questo era stato detto con molta serietà e pacatezza durante i lavori della Commissione e durante le prime fasi di esame della finanziaria, nel momento in cui io presentai, come tutti, degli emendamenti. E' stato detto da voi, da alcuni di voi in particolare, che era meglio, questa volta, affrontare il problema del personale in maniera più organica, non con degli spot, e dargli la giusta dignità. Io ho accolto in pieno questo suggerimento e infatti mi sono prodigato per mettere in piedi in pochi giorni un disegno di legge che, secondo l'opposizione, che trattava con me in quella fase, doveva avere una corsia preferenziale ed essere esaminato dalla Commissione durante i lavori della finanziaria, affinché il personale avesse le giuste garanzie che non avrebbe fatto la stessa fine di altri collegati (anche se impropriamente veniva considerato collegato, ma un collegato non è).

Bene, io sono rimasto e ho atteso che si concludesse questa fase, però è successo che nel frattempo le trattative hanno portato ad altro e mi è stato chiesto, sostanzialmente, di ritirare il disegno di legge e di includere in finanziaria solamente le cosiddette emergenze che noi riteniamo importanti e determinanti per il buon funzionamento dell'apparato amministrativo regionale.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiesto da chi?

FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi),Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ebbene, cari colleghi, con tutta pacatezza, io spero che nei prossimi minuti si rimetta in piedi il tavolo delle trattative, perché sono certo che anche l'opposizione ha la massima attenzione e sensibilità nei confronti del personale, però mi è stato chiesto di mantenere solamente i punti che ritenevo determinanti. E' stato chiesto all'Assessore pro tempore del personale, il quale ha detto che i tre punti determinanti per rimettere in moto in termini logici la macchina burocratica regionale sono: l'allargamento della dirigenza, i concorsi interni e le risorse finanziarie da destinare a tal fine, su cui per altro siamo d'accordo. Quindi se voi ponete questa domanda all'Assessore del personale, egli vi dirà quali sono, secondo lui, i problemi da affrontare, e sono appunto quelli citati. E' inutile pensare di stravolgere oggi anche questo minimo accordo, perché sono tre elementi vitali per rimettere in moto il sistema dell'amministrazione regionale.

CUGINI (D.S). Ma queste non sono emergenze!

FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sono emergenze. Se voi la domanda la ponete a me, io rispondo dicendo che sono emergenze; se io poi rigiro la domanda alle organizzazioni sindacali - come ho fatto - esse mi rispondono che sono emergenze che fanno parte di una trattativa serrata, alla quale credo che anche voi in qualche modo abbiate partecipato. Quindi, tenendo conto, vista la mia incompetenza, delle questioni che mi vengono segnalate come emergenze da chi vive la quotidianità nella pubblica amministrazione, da chi la vive e la gestisce, quali le organizzazioni sindacali, io so che i tre punti fondamentali sono quelli. Se le organizzazioni sindacali non dovessero ritenerli più delle emergenze, sono pronto a fare un passo indietro, ma oggi sono chiamato a far fronte a quelle che sono considerate le tre emergenze che possono dare un minimo di risposte, e sottolineo un minimo di risposte, perché se no chiedo a voi quali norme incluse fino a oggi in finanziaria possono caratterizzare l'attenzione nei confronti del personale.

Secondo me non ce ne sono, per cui le norme che danno risposte a queste tre emergenze devono rimanere vive, perché sono richieste e attese fortemente dal sistema amministrativo regionale.

PRESIDENTE. Assessore Fois, forse non ho seguito attentamente, ma nel merito della richiesta fatta dall'onorevole Pittalis qual è la sua opinione?

FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sono d'accordo perché si sospendano i lavori e ci sia un confronto. Volevo solo precisare che i punti fermi sono quelli che ho detto.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni sospendo la seduta per trenta minuti. I lavori riprenderanno alle ore 11 e 35.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 06, viene ripresa alle ore 12 e 56).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

PRESIDENTE. Colleghi, i lavori riprenderemo questo pomeriggio alle ore 15 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 58, viene ripresa alle ore 15 e 37.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo sull'ordine del giorno che comprende gli argomenti in discussione, e quindi prevede che si lavori, e anche sull'ordine dei lavori.

E' noto che è in corso una trattativa o trattazione (ancora non si è capito) che, per quanto è noto (perché c'è anche una parte di ignoto), è arrivata fino all'articolo 16 con l'esame degli emendamenti che i presentatori delle diverse parti si impegnerebbero a ritirare. Questo lavoro si è fermato agli emendamenti dell'articolo 17. Io non do giudizi di merito, riferisco quello che so in ragione del metodo di lavoro che si sta seguendo.

Converrebbe che il lavoro iniziato, posto che in aula sono presenti dieci consiglieri, possa essere completato per poterne dare una valutazione d'insieme, posto che non è un lavoro di alleggerimento solo quantitativo, ma ben si comprende che è anche un lavoro tendente a riequilibrare, in qualche modo, i giudizi sul piano qualitativo. Siccome l'articolo - lo dico non a caso - di fronte al quale ci si è fermati è il 17, che è quello che tratta del piano per il lavoro, sarà pure importante la progressione verticale di carriera dei dipendenti regionali, ma noi riteniamo che sia altrettanto importante l'esclusione orizzontale dal lavoro in questa regione, per cui avanzo alla Presidenza la richiesta di un'ulteriore breve sospensione, indispensabile per completare l'interlocuzione in corso.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, francamente non so se ci sia un'interlocuzione in corso. Certo se lei lo afferma sarà così, però in aula è presente il Presidente della Giunta e se lui è qui evidentemente non ci sono trattative o interlocuzioni in corso.

COGODI (R.C.). Non dico che sia in corso adesso.

PRESIDENTE. In termini quantitativi, qual è la sua richiesta?

COGODI (R.C.). Per me, da un minuto a due anni, perché si può risolvere anche in un solo minuto il problema che abbiamo posto, che fino a prova contraria (ma ce ne vogliono di argomenti per avere prove contrarie in tema di lavoro!) riguarda una delle tre o quattro questioni che sono state avanzate sin dall'inizio della discussione della finanziaria. Per avviare a soluzione sul piano metodologico (per quanto riguarda il contenuto si vedrà) anche questa questione a mio avviso è sufficiente un minuto. Deve chiedere alla Giunta qual è il tempo di cui ha bisogno per definire anche questa questione.

PRESIDENTE. Presidente Pili, intende rispondere? L'onorevole Cogodi dice che c'è un'interlocuzione in corso per un chiarimento che può essere risolto in un minuto o, per usare le parole sue, in due anni, dipende. Se si ritiene che ci sia ancora da discutere io sospendo la seduta, se c'è l'accordo in tal senso, altrimenti devo far proseguire i lavori. Vorrei sapere il suo parere.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, io credo che la proposta dell'onorevole Cogodi sia assolutamente da tenere in considerazione, però credo anche che un'interlocuzione possa avvenire contestualmente ai lavori del Consiglio, e laddove ci fosse la necessità di sospendere si potrebbe decidere in tal senso. E' opportuno quindi, a mio avviso, proseguire i lavori dell'Aula, anche per evitare che l'interlocuzione si concentri tutta nella serata odierna e che non si possa procedere ad alcuna votazioneo.

Se ci fossero esigenze particolari, ripeto, si potrebbe decidere successivamente di sospendere, per il momento non ritengo opportuna una sospensione.

PRESIDENTE. Allora continuiamo la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Rinuncio, Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari- P.S.). Ci sarebbero, vista la presenza del presidente Pili, tante cose da dire.

Rinuncio all'intervento perché mi sembra che si stiano determinando le condizioni per fare in modo che la finanziaria possa essere approvata nel più breve tempo possibile. Mi auguro che la maggioranza sia conseguente con agli accordi che si stanno prendendo congiuntamente.

PRESIDENTE. All'emendamento numero 135 è stato presentato, da parte dei colleghi Gian Valerio Sanna, Fadda e più, l'emendamento soppressivo numero 545, che pertanto sarà messo in votazione dopo il 135.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Dichiaro il voto contrario all'emendamento 135, perché si inserisce nel novero di quei provvedimenti regionali che citando finalità nobili a sostegno degli enti locali in realtà, se si va a vedere la sostanza, hanno lo scopo di consentire un po' di progettazione sparsa qua e là.

L'occasione è propizia perché io riprenda - a titolo personale, ma anche per conto del Gruppo della Rifondazione Comunista - l'argomento che ci ha tenuti impegnati in queste settimane. Non è una novità che noi abbiamo fin dal primo momento dichiarato che sempre nella vita, ma anche nella vita politica e soprattutto nella vita delle istituzioni, a ognuno dev'essere dato di fare il suo mestiere. Quindi, per favore, la maggioranza faccia la maggioranza, l'opposizione, se vuole, faccia l'opposizione. Questo non vuol dire né adottare la strategia del muro contro muro, né tirare le cose per le lunghe; vuol dire avere la possibilità di chiarire, nel Consiglio regionale e presso l'opinione pubblica, alcune cose che distinguono il progetto politico della maggioranza di centrodestra dal progetto politico, se c'è, o dai pezzi di progetto politico dell'opposizione.

Noi non avremmo, adesso, di fronte a noi la rappresentazione di un impegno che parrebbe forte, troppo forte e forse troppo pesante per le nostre gracili spalle, se il Consiglio regionale non fosse riunito da un mese e pressoché tutti i suoi componenti non fossero intervenuti su tutto, come si è detto. Ma io mi domando: per avere quale risultato? Noi protestiamo per il mese che si è già impegnato inutilmente e anche per il mese che forse ancora impegneremo, perché ancora non abbiamo capito quali sono i termini di questo accordo conclamato che sta portando adesso i colleghi a rinunciare a intervenire e poi forse a ritirare molti emendamenti. Ma allora perché li hanno presentati? E' chiaro che quegli emendamenti che loro ritireranno noi li faremo tutti nostri, perché vorremo sapere per quale ragione ciascuno di essi sia stato presentato, e magari fra quegli emendamenti ce ne sono di buoni che noi vorremo sostenere.

Qual è l'accordo, la novità che è intervenuta? Può darsi che sia una grande novità! E' nato un bambino? Di che colore sono i suoi occhi? Qui si dice: "E' intervenuta una novità", ma nessuno sa qual è. La novità è - così parrebbe, ma io ho chiesto all'inizio di avere informazioni e se non ne ho io e non ne ha un Gruppo politico nell'aula del Consiglio regionale, come fa ad avere informazioni l'opinione pubblica? - che le norme sul personale non si devono discutere oggi, ma il venerdì prima di Pasqua, in Commissione però. Allora tanto vale che le discutiamo oggi. Dov'è la novità? Discutiamole oggi! Se non è data la possibilità di un corretto e completo esame istruttorio di quelle norme in Commissione e le si deve discutere di venerdì santo (tutti comprendono che non è vero), discutiamole oggi! Le norme sull'urbanistica non si devono discutere oggi, ma si devono discutere entro i primi giorni di aprile, praticamente dopodomani. Ma discutiamole oggi!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

Sanna Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente, noi esprimiamo il voto contrario all'emendamento 135, presentato dalla Giunta, prima di tutto perché vediamo una riscrittura sistematica delle norme contenute in finanziaria da parte della Giunta che ne è la principale proponente.

Noi non siamo d'accordo che tutto si risolva attraverso studi di fattibilità e relative progettazioni, perché abbiamo detto, sin dalla prima ora, che secondo noi la programmazione negoziata - come si fa ormai in tutta Europa - deve essere supportata da enti pubblici che garantiscano, per conto dell'amministrazione proponente, una sorta di accompagnamento istituzionale, che significa ben di più degli studi di fattibilità; significa infatti portare le amministrazioni locali sulla soglia della certezza del conseguimento degli obiettivi di programmazione.

Dico a margine che il lavoro che si sta facendo per trovare un accordo fa parte di una battaglia di responsabilità, ma anche di chiarezza. Mi spiace dire a qualche collega che invoca l'ultimo mese di esistenza di questo Consiglio, o cose di questo genere, che non è serio proporre l'esame della finanziaria sotto la spada di Damocle di simili affermazioni. Un'assemblea regionale seria discute di questioni di merito e non è certo questo l'elemento che a noi può recare preoccupazione.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). E' la conclusione naturale del tuo lavoro!

FADDA (Popolari-P.S.). Hai già dichiarato, in televisione, che la colpa è degli altri. Prenditi le tue colpe senza dire cose che non sono vere.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego!

FADDA (Popolari-P.S.). Lo dica a Onida.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Onida non avrebbe interferito se Gian Valerio Sanna non si fosse rivolto a lui…

FADDA (Popolari-P.S.). Ma in un dibattito dialettico!

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). …sulla questione del mese di ossigeno che ancora, secondo lui, è dato a questo Consiglio. La responsabilità la lasciamo tutta a voi.

Sanna Gian Valerio (Popolari-P.S.). Le responsabilità dei tempi e dei modi sono sempre ancorate alle origini delle condizioni che si sono determinate, e queste origini a noi sono molte note e chiare.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Noi non siamo becchini di nessun partito, come voi, per esempio!

FADDA (Popolari-P.S.). Cosa vuol dire?

GIAGU (Popolari-P.S.). Siete un carro funebre, voi!

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Noi continuiamo a sostenere che l'intervento…

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, lasciate che l'onorevole Sanna concluda il suo intervento.

FADDA (Popolari-P.S.). Sta parlando di becchini!

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Io credo che il clima di accordo che stava accompagnando faticosamente le intese necessarie per essere qualche volta concreti e fattivi non possa essere aiutato da questo tipo di affermazioni.

Concludo segnalando agli Uffici che al comma 5 dell'articolo 6, il riferimento all'articolo 7 della legge 25/93 è errato ed è da intendersi l'articolo 7 bis, e ribadisco il nostro parere contrario all'emendamento 135, che espliciteremo ancora nella discussione dell'emendamento soppressivo successivo, cioè il 545.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, intervengo per esprimere la mia contrarietà all'emendamento 135 (un altro emendamento emblematico della natura intrusiva di determinate norme), per due considerazioni in modo particolare. La prima: perché mai la sussidiarietà dovrebbe esercitarsi nel finanziare progetti e studi di fattibilità e non invece, a mio avviso, attraverso la più efficace creazione di un fondo di rotazione a cui gli enti locali e i comuni possano accedere sulla base di un percorso progettuale che comprende certamente gli studi di fattibilità, ma che non si esaurisce con essi? Ora, se la finalità è quella di consentire agli enti locali di dotarsi di un parco progetti in grado di utilizzare le notevoli risorse che sono messe a disposizione soprattutto degli strumenti della programmazione integrata dello sviluppo locale è evidente che ne devono essere interessati i livelli che a quella contrattazione partecipano.

Quello previsto in questo emendamento mi sembra uno strumento rigido, non adatto alla finalità, e anche poco rispettoso della responsabilità e della responsabilizzazione dei livelli locali. Un fondo di rotazione sarebbe uno strumento più adeguato, più moderno, peraltro utilizzato efficacemente a livello nazionale, e non si capisce perché noi, come amministrazione regionale, dovremmo introdurre uno strumento come quello indicato in questo emendamento, che implica l'apertura di procedure amministrative complesse, che appesantirebbero ulteriormente la macchina amministrativa regionale.

Quindi io penso che, per una serie di ragioni, il buon senso suggerirebbe di seguire appunto la strada del fondo di rotazione e non quella indicata nell'emendamento 135.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Intervengo per dichiarare il voto contrario all'emendamento 135, che fissa un principio, ma che dovrebbe essere meglio articolato per rispondere in maniera adeguata alle esigenze di coloro che vogliamo avvantaggiare o quanto meno agevolare nella predisposizione degli studi e delle progettazioni.

Peraltro mancano le norme che è prassi introdurre in emendamenti di questo genere, quelle cioè che richiamano, diciamo, i criteri di ripartizione delle risorse finanziarie che si intende destinare alla finalità indicata nell'emendamento stesso. Evidentemente la Giunta vuole avere mano libera rispetto ai criteri che generalmente sono indicati in legge, per decidere essa stessa, nella sua piena discrezionalità, quali studi di fattibilità e progettazioni privilegiare. Per cui mi sembra che come filosofia non ci siamo, anzi questo emendamento va esattamente in direzione opposta rispetto a ciò che noi più di una volta abbiamo richiamato.

Ho voluto intervenire per dichiarazione di voto anche per richiamare un'altra questione, già annunziata precedentemente dal compagno Luigi Cogodi, il Capogruppo del Gruppo di Rifondazione Comunista. Vorremmo cioè comprendere che cosa è mutato rispetto a qualche ora fa. Sembra quasi di vivere in un altro mondo, nel senso che, a seconda degli orari, mutano gli atteggiamenti, muta il clima e muta anche il modo di comportarsi dell'Aula rispetto alle questioni che stiamo discutendo.

Noi non cambieremo senso di marcia rispetto all'impostazione che abbiamo dato all'inizio, peraltro condivisa anche da altri Gruppi dell'opposizione, fin quando non capiremo fino in fondo cos'ha determinato questo cambiamento d'umore e di atteggiamento. Ci prepariamo a sostenere probabilmente un'estenuante discussione sugli emendamenti, ma siamo convinti che questa nostra posizione possa essere utile non soltanto a noi che abbiamo l'esigenza di comprendere, che probabilmente, tardiamo, rispetto agli altri, a comprendere le cose, ma anche a gran parte dei consiglieri presenti in quest'aula.

Voglio quindi richiamare l'esigenza di essere partecipi dei processi che in quest'aula vengono posti in essere. Io ho già affermato un'altra volta che è legittimo, anzi a volte è anche doveroso che a latere del Consiglio si svolgano incontri e riunioni per meglio precisare le singole posizioni e per meglio comprendersi rispetto ad esse, ma è meno legittimo che delle decisioni che in quelle sedi vengono assunte il Consiglio non ne abbia piena conoscenza.

Con questa affermazione, anche perché vedo che il tempo sta per scadere, concludo il mio intervento ribadendo il mio voto contrario all'emendamento 135 e augurandomi che arrivino quelle risposte che da tanto tempo aspettiamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Intervengo per esprimere il nostro voto contrario all'emendamento numero 135, del quale condividiamo lo spirito, nel senso che riteniamo che effettivamente ci sia una difficoltà degli enti locali a finanziare i progetti e la capacità progettuale soprattutto per quanto riguarda tutto ciò che attiene alla programmazione negoziata. Tuttavia non possiamo non rilevare il fatto che sottrarre il 10 per cento delle somme a disposizione per la contrattazione negoziata, che in questa finanziaria sono pari a circa 120 miliardi, con la certezza che queste somme cresceranno, perché, come abbiamo detto più volte, esse sono insufficienti per coprire l'arco degli accordi e dei contratti di programma che sono già stati stipulati e che senza il cofinanziamento della Regione cadrebbero, significa sottrarre cifre consistenti che servono ad animare e a finanziare una capacità di progettazione mai vista, nel senso che stiamo parlando di cifre considerevoli a disposizione degli studi professionali e dei progettisti. Se il fine è quello di aiutare gli enti locali a mirare la loro capacità progettuale verso la contrattazione negoziata e a rendere coerente la progettazione stessa alla programmazione negoziata, noi riteniamo che non debba trattarsi di finanziamenti a fondo perduto, cioè destinati ai comuni sulla base dei programmi dell'Assessore, perché, tra l'altro, alcuni comuni riceveranno queste risorse e altri no, con una discrezionalità eccessiva che viene affidata alla Giunta e all'Assessore. Riteniamo che si possa invece costituire un fondo di rotazione a cui i comuni attingono se le opere progettate rientrano nei programmi della contrattazione negoziata. Viceversa, se così non è, i comuni stessi assumeranno l'onore della progettazione che fosse inutile ai fini che ci stiamo proponendo.

Quindi il nostro voto è contrario per il meccanismo che si vuole introdurre e per la totale copertura, da parte dell'amministrazione regionale, mediante l'utilizzo dei fondi messi a disposizione per la programmazione negoziata, con una somma a fondo perduto che i comuni possono gestire e utilizzare indistintamente per progettazioni. Crediamo che questo non sia utile e non sia neanche opportuno per quanto riguarda l'affinamento delle capacità degli enti locali di produrre progetti utili e di interesse locale, ma che possa servire essenzialmente a mettere in moto una progettualità tout court, sebbene non finalizzata.

Quindi noi crediamo che questo emendamento debba essere sospeso o ritirato e riscritto in termini diversi. Se stiamo parlando di un fondo di rotazione noi siamo assolutamente disponibili e d'accordo a sostenere questa impostazione, altrimenti riteniamo che quanto si sta prevedendo serva soltanto ad alimentare studi e progettazioni la cui utilità è dubbia o può essere dubbia.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 135. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Vi ricordo che a seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 135 l'emendamento soppressivo numero 545 è decaduto.

Passiamo all'emendamento numero 208. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

Sanna Gian Valerio (Popolari-P.S.). Noi ritiriamo l'emendamento 208 rilevando che, a nostro giudizio, per proseguire in questo atteggiamento semplificativo del lavoro è necessario concludere il lavoro iniziato e perfezionare gli accordi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). L'emendamento numero 208 è stato ritirato e il Gruppo di Rifondazione Comunista lo fa proprio.

PRESIDENTE. Benissimo. Metto in votazione l'emendamento numero 208. SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, chiedo il voto segreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi dichiariamo la nostra astensione su questo emendamento, in quanto è stato chiesto il voto segreto. Secondo noi questo emendamento aveva una sua validità, però è stato ritirato in omaggio agli accordi intercorsi; accordi che allo stato delle cose il Consiglio regionale non conosce e colgo l'occasione per rivolgere la cortese sollecitazione a chi sa di riferire. Noi vorremmo sapere in che cosa consistono gli accordi, perché c'è una questione di "normalità nel procedere", la chiamiamo così, che non verrebbe capita.

Ma insomma, da un mese stiamo dicendo che vogliamo motivare ogni nostra contrarietà per ottenere degli obiettivi non per fare ostruzione alla manovra finanziaria. Vogliamo ottenere che alcuni obiettivi qualificanti e conclamati siano tenuti in conto anche dalla maggioranza, in quanto sono obiettivi seri. E questi obiettivi non sono ottanta, sono tre o quattro, tra cui quello di stralciare le norme che con la finanziaria non c'entrano nulla e che la maggioranza ha aggiunto sotto forma di emendamenti. Ma non è che se la maggioranza, dopo aver aggiunto duecento emendamenti alla pessima finanziaria che ha presentato, ne ritira la metà o anche tutti, la finanziaria da pessima diventi buona! Il merito della finanziaria rimane a nostro giudizio pessimo, altrimenti sarebbe stata tutta una messa in scena! Per cui, chiediamo ancora di farci sapere in che cosa consistono questi accordi.

Noi avevamo posto, fra i pochi altri, un obiettivo e l'abbiamo dichiarato, quello cioè che la maggioranza valutasse, insieme all'opposizione, il modo attraverso cui in questa Regione dev'essere sbloccato il piano per il lavoro. Noi non avevamo posto l'obiettivo di aggiungere altri mille miliardi al piano per il lavoro, perché erano già previsti mille miliardi in questi tre anni, e ormai siamo arrivati al quarto anno; avevamo posto l'obiettivo di sbloccare il piano, di non tenerlo inchiodato, di non svuotarlo dall'interno, e vi avevamo chiesto di dire qual è il modo che voi ritenete migliore per sbloccare il piano per il lavoro.

Noi avanziamo una proposta: abbiamo rinunciato, come Gruppo Rifondazione Comunista, a presentare cento emendamenti, ne abbiamo fatto pochissimi, ma potremmo ridurli a uno solo, quello sull'articolo 17, che indica una modalità attraverso cui sbloccare il piano per il lavoro. Voi conoscete altre modalità, migliori di quella che proponiamo noi? Diteci quali sono! E' immorale che qui si discuta per giorni della mobilità verticale di chi il lavoro ce l'ha già e non si voglia accettare di dire una parola e di confrontarsi sull'immobilità orizzontale che paralizza e uccide migliaia di persone, che attraverso il piano per il lavoro potrebbero essere utili e produttive, ma che tenete fuori dell'accesso alle risorse pubbliche della Regione. E' immorale in ogni caso.

Discutete e discutiamo ancora della mobilità verticale di chi il lavoro ce l'ha già, però dovete accettare di discutere anche su come sbloccare il piano per il lavoro.

USAI (A.N.). Tempo!

COGODI (R.C.). Il tempo te l'ha dato ieri Liori, quindi non intrometterti nelle cose degli altri.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Ci sembra doveroso dichiarare l'astensione su questo emendamento anche se, probabilmente, se si avesse la possibilità di approfondirlo, lo si potrebbe valutare in termini favorevoli.

Da parte dei presentatori c'è stata la volontà di ritirarlo, qualcuno ha chiesto il voto segreto, per cui non ci rimane che dichiarare l'astensione, introducendo anche un ulteriore elemento di riflessione da parte dell'Aula: nel corso dell'esame dell'emendamento precedente io avevo chiesto di conoscere le motivazioni che hanno determinato un cambiamento di umore da parte dell'Aula rispetto a un modo di comportarsi, anche se a tratti un po' ondivago, che fino a pochi giorni fa aveva mantenuto una sua logica e una sua coerenza; coerenza che derivava da un giudizio netto su questa manovra finanziaria e sugli emendamenti che la maggioranza aveva presentato.

Adesso constatiamo che gli atteggiamenti sono cambiati, per cui a noi sembra più che legittimo chiedere a gran voce di sapere che cosa ha determinato questo cambiamento di umore, se umore si può chiamare, diciamo questo cambiamento politico che, a nostro avviso, allo stato dell'arte non è giustificato da nessun atto concreto, e poiché le questioni contenute nella finanziaria sono molte, altrettante sono quelle poste dagli emendamenti, vorremmo capire esattamente che cosa si è privilegiato, se veramente si è fatto un passo concreto in avanti o se invece siamo ancora ai passi di natura virtuale, cioè nella fase dei buoni intendimenti. Noi diciamo: "A buon intenditor poche parole". Vogliamo vedere i fatti e questi fatti ancora non arrivano!

Gli emendamenti sono tanti e noi siamo convinti che in queste ore che ci separano dalla chiusura della discussione o dalla maggioranza o dall'opposizione questo approfondimento dovrà essere fatto, questa risposta al Consiglio regionale dovrà essere data e, lo ripeto, non soltanto a noi di Rifondazione, ma a tanti consiglieri che purtroppo, per come vanno le cose, non hanno potuto partecipare alle riunioni che si sono tenute in questo lasso di tempo, per capire se veramente è nato qualcosa di buono. Quando nasce qualcosa di buono di solito tutti tendono a sbandierare il loro operato, a dirlo ai quattro venti e, sugli accordi che si ritengono positivi, a battere grancassa, come si dice generalmente. Ora invece non si dice nulla, per cui abbiamo ragione di credere che ci sia qualcosa da nascondere e dato che questa è un'Aula parlamentare e le cose vanno fatte alla luce del sole noi riteniamo che rivendicare delle posizioni chiare e limpide anche in questa Assemblea sia doveroso e non dobbiamo assolutamente stancarci di ribadirlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Intervengo per dichiarare la nostra astensione sull'emendamento numero 208, in rispetto di un lavoro che si è iniziato con la maggioranza, che è condotto alla luce del sole nella discussione qui in aula, sui punti che noi ritenevamo dovessero essere espunti dalla finanziaria e su cui anche se faticosamente si sta cercando di raggiungere un'intesa.

Questo lavoro prevede che alcune norme vengano eliminate dalla finanziaria, quelle per esempio relative all'urbanistica e alle questioni attinenti al personale, che verranno esaminate, con una procedura accelerata, in appositi disegni di legge nelle Commissioni di merito e successivamente in Aula. Un lavoro analogo si sta compiendo per quanto attiene all'eliminazione dalla finanziaria di tutti quegli emendamenti che comportano spese e che possono essere compresi all'interno dei programmi settoriali e assessoriali.

Tutto questo lavoro lo si sta ancora compiendo, si è arrivati fino all'articolo 16 e si deve proseguire con gli altri articoli, incluso l'articolo 17, su cui, come la maggioranza sa, esistono da parte nostra posizioni precise relativamente alla conferma del finanziamento del piano straordinario del lavoro e alla individuazione delle modalità attraverso le quali queste risorse finanziarie possono e devono essere spese e rese effettivamente fruibili da parte delle amministrazioni, e quindi finalizzate al conseguimento dell'obiettivo, che è quello di creare nuove occasioni di lavoro.

Su questa partita non intendiamo assolutamente delegare nessuno alla trattazione della materia; intendiamo fare di questo un punto preciso della nostra iniziativa e della nostra battaglia in Aula e riteniamo che debbano essere ricercate all'interno del Consiglio regionale, maggioranza e opposizione, le convergenze più alte perché questi danari, che sono tanti, davvero possano essere utilizzati per le finalità per le quali noi stiamo pensando che debbano essere utilizzati.

Quindi su questo punto non ci sono né trucchi né sotterfugi né furbizie che possano tenere. Maggioranza e opposizione, su questo come su tutti gli altri articoli, fino al 22 bis, devono continuare a lavorare con quel metodo che è stato seguito fin qui e al quale ha partecipato anche l'onorevole Cogodi, perché certamente non abbiamo fatto riunioni di nascosto o negli scantinati! Abbiamo fatto riunioni durante una pausa di sospensione dei lavori dell'Aula, esattamente perché questo lavoro fosse portato a termine.

Se vogliamo proseguire adesso noi siamo pronti, altrimenti siamo qui per continuare questo lavoro puntuale anche per tutta la notte, fino al suo completamento. Mi pare che tutto questo debba e possa avvenire all'interno di un rapporto corretto e di una linea politica che è chiara e assolutamente non ondivaga.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 208 all'articolo 6.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 66

Votanti 43

Astenuti 23

Maggioranza 22

Favorevoli 3

Contrari 40

(Il Consiglio non approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MILIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.)

Metto in votazione l'emendamento numero 209. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). E' ritirato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il Gruppo della Rifondazione Comunista fa proprio l'emendamento numero 209.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 209, che è stato fatto proprio dall'onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Si può anche illustrare, mi pare, no?

PRESIDENTE. E' già stato illustrato ad abundantiam. Siamo in fase di votazione, pertanto ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto.

COGODI (R.C.). Proprio perché l'illustrazione che è stata fatta a suo tempo ci ha convinto della bontà di questo emendamento, la nostra convinzione non può essere mortificata col ritiro dell'emendamento stesso. Siamo stati convinti, per cui facciamo nostro l'emendamento numero 209 e lo vogliamo anche sostenere, perché riteniamo che l'aumento di stanziamento da 10 mila a 20 mila euro e da 100 mila a 200 mila euro sia più che giustificato. Molti degli emendamenti che avevano una loro validità nell'intento di migliorare la finanziaria erano diretti a determinare incrementi di spesa verso obiettivi di sviluppo della regione e perciò su questo l'opposizione ha lavorato, si è misurata con la maggioranza, ha proposto degli emendamenti che ha illustrato, confermandone la bontà e validità.

Non in tutte le questioni è accaduto questo fatto, cioè non in ragione di tutti gli obiettivi ritenuti buoni si è operato attraverso emendamenti che aumentassero la spesa. Noi abbiamo fatto un esempio e lo vogliamo ancora richiamare: in materia di politica del lavoro, per la prima volta in questa legislatura, durante la discussione della finanziaria il nostro Gruppo non ha presentato emendamenti per ottenere stanziamenti aggiuntivi per le politiche del lavoro, e non perché gli stanziamenti pubblici per sostenere le politiche del lavoro siano sufficienti. No, sono di gran lunga al di sotto di quanto servirebbe e sono anche di gran lunga al di sotto di quanto la Regione potrebbe e dovrebbe fare con un bilancio di 12 mila miliardi di lire - perché ancora in lire pensiamo - a fronte di poco più di 500 mila occupati e 130-150 mila disoccupati, considerando i dati, non delle liste del collocamento, ma dell'ISTAT. Dunque un terzo della popolazione sarda è senza lavoro e il collega Onida, che ha chiamato la sua formazione politica "Partito del Popolo Sardo", la dovrebbe chiamare "Partito di due terzi del Popolo Sardo", perché dal suo partito un terzo del popolo sardo è escluso, in quanto non ha lavoro, non ha niente!

Quindi un terzo del bilancio regionale dovrebbe essere destinato alle politiche del lavoro, cioè 3000-4000 miliardi. Però in tre anni (il quarto è avviato) si è comunque costituito un gruzzolo di circa 1000 miliardi. Prima di proporre altri stanziamenti aggiuntivi, noi abbiamo detto: "Avete boicottato la legge, per favore trovate una soluzione legislativa, tecnica, amministrativa per far funzionare quella legge", e vi abbiamo indicato un modo. Noi non abbiamo bisogno per dire questo di essere delegati da nessuno qua dentro, neppure dal collega onorevole compagno Spissu. Non ci deve delegare, perché siamo già delegati; siamo delegati dagli elettori, in quanto ognuno di noi ha chiesto di essere eletto nell'istituzione pubblica per fare qualcosa, e tra le tante cose noi ne abbiamo scelto alcune, una di queste riguarda le politiche del lavoro. Quindi non aspettiamo deleghe perché chi è già delegato non può avere altre deleghe. Siamo tutti parimenti affezionati a questo tema? Meno male!

PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, prego. Ha domandato di parlare prima il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Chiedo scusa, il collega Vassallo potrà fare poi qualche considerazione conseguente.

Mi pare che il collega Spissu abbia proposto un metodo di lavoro sul quale forse occorrerà riflettere, perché noi non pretendiamo che su un'indicazione procedurale si risponda immediatamente dichiarando la propria disponibilità, però, presidente Serrenti, non c'è nessuna intenzione da parte del centrosinistra di assegnare deleghe sulla questione del lavoro a nessuna parte del Consiglio regionale. La questione lavoro è materia che impegna il centrosinistra in modo completo e noi riteniamo che anche diversi colleghi del centrodestra vorranno dare un contributo di approfondimento della materia per determinare, così come su altri argomenti che sono in discussione, una convergenza.

Noi abbiamo detto che si possono e si devono trovare delle convergenze e confermiamo che su questo argomento - adesso non vedo l'Assessore del lavoro - in riferimento alla conferma della disponibilità finanziaria e all'esigenza di un aggiornamento del sistema in ordine alla spendita delle risorse e all'esigenza che è dai più manifestata a livello comunale di rendere effettive le spese, ci deve essere un momento di confronto. Noi del centrosinistra vogliamo il confronto che riteniamo debba essere fatto in Aula - lo dico al collega Pittalis - dall'insieme del Consiglio, perché la normativa attuale può essere migliorata se partecipiamo tutti alla discussione.

Se c'è questa disponibilità, e io penso che ci sia, possiamo rapidamente (la rapidità consiste nel procedere al ritiro degli emendamenti o alla votazione degli stessi) trattare questo argomento, magari attraverso un confronto più ravvicinato dal quale possano derivare delle convergenze. Ciò che vorrei dire al Presidente del Consiglio, perché intendano i colleghi Cogodi e Vassallo, è che il centrosinistra ritiene la questione lavoro l'argomento principale di questa finanziaria e che non c'è da parte sua nessuna volontà di delegarne la trattazione ad alcuna parte del Consiglio.

Però noi vorremmo che tutto il Consiglio intervenisse per pervenire a una soluzione positiva. Allora diamoci la possibilità di trattare questo argomento tutti insieme, senza che qualcuno - o "qualchedue" - pensi di proporlo come un tentativo di distinzione. Noi vogliamo distinguerci, insieme al Consiglio, per un'indicazione di lavoro che risponda positivamente alle attese. In questa logica e con questa logica, come ha detto il Capogruppo dei D.S., noi siamo pronti a un approfondimento quando sarà necessario farlo.

Se il collega Pittalis - cito lui soltanto come riferimento - o altri colleghi dovessero accettare il metodo, il merito lo verificheremo, potremmo produrre non un'accelerazione, ma una discussione snella delle parti che precedono questo o quell'altro argomento, per avere il tempo sufficiente di determinare una convergenza di merito sul tema in discussione.

Attendo una risposta dal collega Vassallo che parlerà dopo di me.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). A me meraviglia che l'onorevole Cugini, grande amico, che conosco da tanti anni…

CUGINI (D.S.). Io sono compagno.

VASSALLO (R.C.). Compagno. Dicevo, mi meraviglia che il compagno Cugini ponga questi problemi, peraltro con molta delicatezza e anche con un modo di fare che è sempre posato. Però noi siamo persone che guardano più ai contenuti e soprattutto ai contenuti della politica, la quale non va fatta in due momenti diversi, perché la politica dei due momenti al centrosinistra avrebbe dovuto insegnare che è sempre stata una grande fregatura, soprattutto per i più deboli, per quelli che attendono le risposte e ai quali si dice: "Aspettate, arriveranno".

No, a nostro avviso, quando si avvia una trattativa o un confronto di merito su un argomento che tutti ritengono fondamentale, che sia l'argomento principe, questo stesso argomento deve essere il primo della lista, cioè il primo ad essere trattato e possibilmente anche il primo ad essere risolto. Così non è stato, per cui noi attendiamo non tanto una mera disponibilità, che di sicuro non viene rifiutata da nessuno, anzi in questi ultimi giorni è stata ribadita più di una volta, anche da parte del centrodestra, bensì una disponibilità concreta di tempo per entrare nel merito della questione. Questo appello, se non lo si vuole lasciar cadere nel vuoto, deve essere sopportato da un ulteriore passo avanti, che è quello di discutere nel merito della questione che abbiamo più volte sollevato.

Proprio perché non si dica che stiamo puramente facendo un'azione di disturbo, voglio precisare che noi non abbiamo presentato un emendamento analogo al 209 solamente perché abbiamo visto che un emendamento di questa natura era stato presentato da altri colleghi. Ma in questo emendamento noi ci crediamo veramente, perché quando si parla di un aumento dello stanziamento per le unioni di comuni si sta parlando di un finanziamento veramente esiguo, in quanto è previsto un aumento di 20 milioni del contributo per ciascun comune e di 200 milioni del contributo per unione.

Voglio domandare a voi della maggioranza e a tutto il Consiglio: pensate veramente che sia folle autorizzare un contributo di 40 milioni per ciascun comune per la fase di avvio dell'unione di comuni, così come proposto nell'emendamento presentato da Gian Valerio Sanna, Spissu e più? Noi riteniamo di no. Se poi considerate che il contributo complessivo per unione è di 400 milioni di lire vi renderete conto che si tratta del minimo di risorse indispensabile se vogliamo dare a questi organismi la valenza che tutti riteniamo debbano avere.

Per cui l'emendamento numero 209 ha una sua validità e una sua coerenza. Se poi c'è un problema di stanziamento, in quanto mi è parso di capire poc'anzi che saranno ritirati gli emendamenti che prevedono maggiori spese, siete certi che all'interno dell'unità previsionale di base relativa a questo tipo di interventi non vi siano risorse sufficienti per far fronte a questo maggiore impegno?

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 209. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 6. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi esprimiamo voto contrario all'articolo 6, perché parte dell'insieme di una manovra finanziaria negativa, così come abbiamo avuto modo di argomentare, e se sarà necessario ci sforzeremo ancora di argomentare, però non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare a nulla rispetto a quella piccola e grande ragione nello stesso tempo che è l'argomento che abbiamo riproposto al Consiglio.

All'inizio di questa seduta c'erano pochi colleghi presenti, molti si attardavano ancora negli anditi, però abbiamo posto una domanda semplice: che proseguisse per alcuni minuti (alcuni minuti rispetto al mese intero che si è impegnato in quest'aula!) quel confronto teso a sbloccare una condizione di difficoltà nel procedere dei lavori, per un insieme di questioni, tra le quali vi era e rimane la questione del lavoro, intesa in questa fase come sblocco, come funzionalità da garantire alle leggi della Regione. E non per avere cose aggiuntive, ma per avere una novità: che finalmente le leggi della Regione, almeno quelle buone, possano funzionare! Perché in questa finanziaria, lo vedremo più avanti, prevedete 50 miliardi di premio per chi sta costruendo una strada? Volete che acceleri la costruzione e gli date 50 miliardi di premio! Accenderà le torce e lavorerà anche di notte, magari farà una strada storta, non importa, però gli date 50 miliardi di premio se accelera la costruzione della strada! Perché non recuperate, invece, il tempo perduto per quanto riguarda le leggi per il lavoro?

Chiariamo ancora una volta, con tutto il rispetto per i colleghi, che noi su questa materia non pensiamo di avere deleghe qui dentro; noi abbiamo chiesto e abbiamo avuto la delega da quella parte di cittadini che per trattare questa materia ci hanno delegato e per ciò siamo qui, e credo siate tutti buoni testimoni che noi non ci siamo inventati in questa legislatura, in questo momento, questa questione! Quindi, per favore, ognuno faccia la sua parte, e la faccia nel miglior modo possibile, rispettosamente.

Alla manifestazione per il lavoro che si è tenuta sabato a Roma siamo andati tutti insieme, onorevoli (l'onore ce lo conquistiamo sul campo e noi siamo stati onorevoli più che in ogni altro momento della nostra vicenda politica). In quella occasione, cari compagni, abbiamo reso onore al nostro impegno per il lavoro, per l'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, numero 300, e ugualmente lo vogliamo rendere ora per l'articolo 17! L'articolo 18 fa parte dello Statuto dei lavoratori, l'articolo 17 della finanziaria regionale riguarda lo Statuto di autonomia, perché il mancato lavoro e il boicottaggio delle leggi per il lavoro equivalgono al licenziamento delle istituzioni autonomistiche.

Allora, riproponendo questa questione, vi domandiamo: vi siete confrontati su argomenti seri e validi per un mese, volete ancora confrontarvi su argomenti ugualmente seri e validi per avere un chiarimento su questo punto? Adesso però!

Lo farete lo so, ma magari a notte fonda, magari dopodomani. Perché volete perdere tempo? Noi non abbiamo tempo da perdere e abbiamo anche poca energia, però abbiamo una ragione e una convinzione, cioè che questa questione meriti come le altre e, se ci consentite, un po' di più delle altre di essere trattata e avviata a soluzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, voglio far notare, anche se siamo in sede di dichiarazione di voto, affinché rimanga agli atti e non appaia come un fatto marginale o una banalità, che secondo la nuova normativa le leggi non sono più sottoposte al controllo del Governo e sono direttamente esecutive. Questo non ci esime e non ci esonera dall'essere molto attenti alla correttezza del procedimento legislativo. Vorrei far notare alla Giunta e al Consiglio, e vorrei che anche questo rimanesse agli atti, che il comma 4 dell'articolo 6 contiene un eccesso di delega all'Esecutivo: in pratica, i criteri e le modalità di attribuzione, come dice l'articolo 4, sono stabiliti con deliberazione della Giunta.

Ora, stabilire i criteri e le modalità di attribuzione è un compito dell'organo legislativo, non di quello esecutivo. In altri tempi, quando c'era ancora il controllo da parte del Governo, questo sarebbe stato motivo di rinvio di una legge. Le leggi non vengono più rinviate, ma non per questo il Consiglio deve rinunciare alle proprie prerogative e non per questo i singoli consiglieri devono rinunciare a far presente alla Giunta e al Consiglio stesso questo aspetto. Poi valuti il Consiglio se esercitare i poteri che gli sono propri, ma nessuno deve rinunciare alle proprie prerogative e ai propri poteri.

E' evidente che rinviare tutti i compiti e tutte le competenze di definizione dei criteri e delle modalità di attribuzione alla Giunta regionale - lo dico al Presidente del Consiglio, ma anche al Presidente alla Giunta -significa esautorare, togliere e sottrarre al Consiglio una competenza che gli è propria, tipica dell'organo legislativo. Significa, invece, trasferire ancora una volta all'Esecutivo un compito che non gli è dovuto. E' un'annotazione che può apparire marginale in quest'Aula, vista la portata degli argomenti di cui stiamo discutendo, ma a me pare che marginale non sia, perché da parte del Consiglio e di un singolo consigliere, se volete, ma in quanto espressione del Consiglio stesso, rivendicare i compiti che gli sono propri e denunciare che c'è un eccesso di trasferimenti di competenze e di arbitrio all'Esecutivo, significa porre sul tappeto all'attenzione - è un'attenzione che verrà disattesa, ma che rimarrà agli atti -di quest'Aula un processo che continua a trasferire alla Giunta, senza adeguate garanzie per il Consiglio, funzioni tipicamente legislative. E questo lede gli equilibri tra i poteri, lede i livelli e le caratteristiche delle prerogative di ciascun organo, rimettendo in discussione, appunto, la funzione legislativa, di orientamento, di indirizzo e di controllo che è tipica del Consiglio.

Ne approfitto per sottolineare anch'io, ma credo che non sfugga a nessuno, non è mai sfuggita in quest'Aula, l'importanza della questione del lavoro. Mi pare che su questo sia in atto un confronto di tipo organizzativo, non di tipo politico, perché ognuno di noi fa le proprie valutazioni e dà un proprio giudizio sulle politiche del bilancio. Noi siamo stati e siamo estremamente critici, ma il confronto è sul modo di procedere e io credo che un ruolo prioritario lo debba rivestire - l'hanno detto prima i colleghi Cugini e Cogodi, lo stiamo dicendo noi - la questione del lavoro.

Allora mi pare che in questo confronto, che non significa commistione e confusione di ruoli, ma significa trovare il percorso per andare avanti, i problemi del lavoro debbano ricevere un'adeguata attenzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Noi riteniamo di dover esprimere un giudizio complessivamente negativo sull'articolo 6. Lo facciamo nella considerazione che questo articolo esprime compiutamente la grande povertà di idee che la Giunta e la maggioranza hanno nei confronti del ruolo e della funzione degli enti locali. C'è poco, troppo poco, e nel poco c'è l'esigenza di rafforzare coloro che sono già forti - città capoluogo e quant'altro -, a discapito di quella che è un'analisi spietata, ma vera, della realtà degli enti locali in Sardegna.

Se si considera la modificazione che ha subito il titolo di questo articolo dal testo originario al testo presentato in Aula, si capisce la volontà di arretramento della maggioranza rispetto all'ambizione di realizzare sussidiarietà e decentramento. L'articolo 6 aveva questa presunzione prima, pur nella sua povertà; è stato cancellato anche questo intendimento, limitando il titolo a "Interventi a favore degli enti locali". Credo che questa impostazione, questa attenzione faccia il paio con quello che siamo chiamati a osservare, anche criticamente, da alcuni mesi a questa parte, a partire dai PIT e dalla disattenzione rispetto alle iniziative adottate già nella scorsa finanziaria sul riequilibrio territoriale, sul grave fenomeno di spopolamento dei nostri centri minori e sulla carenza e caduta di tutti quei presidi fondamentali che attengono anche ai diritti di cittadinanza elementare dei cittadini.

In questo senso noi avevamo bisogno di un segnale diverso da quello che raccogliamo da questo articolo 6 e annunciamo la nostra ferma opposizione anche a tutti quegli emendamenti che si riferiscono alla città capoluogo di regione, che la Giunta e la maggioranza ci hanno presentato con un'incredibile faccia tosta, che dimostra come probabilmente è più confacente alle loro strategie il rafforzamento delle aree metropolitane in una logica tutta di parte, che guarda più alla speculazione della politica rispetto alla funzione di tutela dei diritti di tutti.

Da un certo punto di vista l'esame di questa finanziaria può anche indurre qualcuno a sostenere che le opposizioni abbiano condotto, in queste settimane, una battaglia più metodologica che di sostanza. Noi stiamo lasciando agli atti le nostre dichiarazioni e le nostre opinioni su tutti gli argomenti, perché vogliamo che sia altrettanto chiaro che non abbiamo mai inteso sottovalutare che un metodo corretto di affrontare la finanziaria regionale e le politiche di sviluppo regionale non può lasciare inalterati i giudizi, i valori e le analisi sul merito che non ci aiutano a intravedere un piano che per quanto riguarda il ruolo degli enti locali in Sardegna è un passaggio obbligato di qualunque strategia regionale e che voi, invece, molto allegramente superate, creando ancora un divario in quella forbice di opportunità che c'è oggi in Sardegna tra le grandi e le piccole amministrazioni.

Credo che questa non sia un'operazione utile alla Regione perché l'aumento degli squilibri, delle tensioni sociali, della marginalità rispetto alle grandi concentrazioni urbane richiede più risorse e ingenera maggiori problemi sociali. Credo che dentro questa politica ci sia anche l'orizzonte di un disagio sociale con il quale faremo i conti ben presto e che non sarà un elemento di grande giovamento a un'economia e a un contesto regionale già poveri, ma che si intende portare avanti sempre nella dicotomia tra chi è povero e deve essere ancora più povero e chi è ricco e diventa ancora più ricco.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Voglio fare solo una precisazione circa il comma 4 dell'articolo 6, che l'onorevole Selis ha richiamato nel suo precedente intervento denunciando un eccesso di delega all'Esecutivo. Questo comma non prevede un'attribuzione di nuovi poteri all'Esecutivo, ma richiama una competenza già attribuita alla Giunta regionale dall'articolo 4 lettera i) della legge regionale 1/77. Propongo pertanto di esplicitare questo richiamo, se lo si riterrà necessario, inserendo dopo le parole "sono stabiliti" le parole "a termini della legge regionale numero 1 del 1977, articolo 4, lettera i)".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Intervengo per dichiarare il mio voto contrario all'articolo 6 e per far rilevare che probabilmente, vista la disponibilità del Presidente della Giunta nel recepire l'indicazione dell'onorevole Selis, andrebbero integrati anche ai commi 1 e 2, che sono stati sostituiti con l'emendamento 135 della Giunta regionale, in quanto mi sembra che comunque i sistemi di ripartizione debbano essere indicati per legge, e non credo che solo con la modifica del comma 4 la Giunta risolva la questione che è stata posta poc'anzi.

Detto questo, vorrei ritornare soltanto per un attimo al problema posto in precedenza sulla questione lavoro. Preso atto della disponibilità, si tratta di comprendere in che modo si possa concretizzare appunto questa disponibilità a mettere nella nostra agenda questo argomento. Quando dico "mettere nella nostra agenda" non intendo che questa materia non sia già trattata nella finanziaria, mi pare infatti che sia disciplinata dall'articolo 17; intendo invece riferirmi a chi deve avviare un'interlocuzione su questa questione nella giornata odierna, o al massimo domani. Fino adesso l'iniziativa è sempre stata presa, diciamo, da parte della maggioranza e in modo particolare dall'onorevole Pittalis (che non vedo in aula, probabilmente distratto da altri impegni, di sicuro da cose importanti quanto quelle che stiamo trattando noi), però è chiaro che se si vuole che da parte nostra vi sia una disponibilità, questo passo avanti qualcuno lo deve compiere. Forse, in mancanza dell'onorevole Pittalis, questo compito potrebbe essere delegato all'onorevole Balletto, che è in aula, però anche lui poco attento alle cose che stiamo dicendo.

Certamente non possiamo essere soddisfatti del fatto che si continui a rappresentare questa questione come una delle questioni primarie della finanziaria 2002, senza che essa assuma veramente l'importanza che più volte noi e anche voi le abbiamo attribuito.

Per cui, caro onorevole Cugini, quanto a fantasia lei è un istrione, è uno a cui vanno riconosciute tante doti, e penso che sia giunto il momento di sprigionare tutte queste capacità in modo che si arrivi a una definizione concreta degli obiettivi a cui tutti ci richiamiamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, ci riesce davvero difficile comprendere il perché di una sollecitazione da parte del Gruppo della Rifondazione Comunista su un tema rispetto al quale mi pare che né noi, né nessun altro in questo Consiglio abbia alcuna remora a confrontarsi. Anzi siamo disponibilissimi a confrontarci, ma nel momento in cui si arriverà ad esaminare l'articolo 17, che è quello che prevede la materia del lavoro.

Mi pare che sia apprezzabile il fatto che sulla destinazione delle risorse previste noi confermiamo la nostra disponibilità, sin da ora, a un confronto che deve essere sviluppato tra tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, perché le politiche di sviluppo e quelle del lavoro, l'abbiamo sempre detto, debbono investire tutti indistintamente. Allora io penso che ci siano gli spazi anche per la formulazione, da parte dei Gruppi, di una proposta, nel corso stesso dei lavori odierni, o di domani o dopodomani, ma nell'assoluta chiarezza e senza che vi sia da parte di nessuno alcuna furberia o riserva sulla soluzione da prospettare.

Ecco perché anche noi valuteremo l'atteggiamento che da questo momento in poi si assumerà nel corso dei lavori, per capire se vi è disponibilità, onorevole Cogodi, ad andare avanti, perché in quel caso le assicuro che vi sarà da parte di tutti la disponibilità ad affrontare serenamente anche la materia relativa all'articolo 17.

Io penso che un segnale forte può già venire da parte della stessa Giunta regionale, per quella che la maggioranza ed io abbiamo registrato come una disponibilità, proprio in relazione a quell'articolo, a ritirare l'emendamento di cui si è detto. E questo rappresenta appunto il presupposto per aprire un confronto fra tutte le forze politiche.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare procediamo alla votazione dell'articolo 6. In una interlocuzione con l'onorevole Gian Mario Selis, il Presidente della Giunta ha proposto, sulla base della richiesta fatta, che al comma 4, dopo le parole "sono stabiliti" siano inserire le parole "ai termini della lettera i) dell'articolo 4 della legge regionale numero 1 del 1977". Se non ci sono osservazioni metto in votazione l'articolo 6 con questa integrazione. Onorevole Selis, è d'accordo?

SELIS (Popolari-P.S.). Sì.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

spissu (d.s.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LAI, COGODI, DETTORI, DEMURU, MARROCU, CUGINI, FALCONI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 6.

(Segue la votazione)

LIORI (A.N.). Presidente, io mi sono spostato perché la mia postazione di voto non funzionava.

PRESIDENTE. Onorevole Liori, può dichiarare il voto trattandosi di votazione palese.

LIORI (A.N.). Favorevole.

PRESIDENTE. Il voto dell'onorevole Pusceddu risulta nullo.

PIRISI (D.S.). Io ho votato contro, ma sul tabellone risulta un voto favorevole.

PRESIDENTE. Lei ha sbagliato nel votare, però, siccome è una votazione palese prendiamo atto che il suo voto è contrario.

Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 62

Astenuti 1

Maggioranza 32

Favorevoli 35

Contrari 27

(Il Consiglio approva)

Gli emendamenti numero 210 e 42 sono decaduti a seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 135.

COGODI (R.C.). Perché è decaduto il 210 ?

PRESIDENTE. E' decaduto, sì, e il 42 ha seguito la stessa sorte. Gli emendamenti numero 20 e 21 erano stati ritirati.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Facciamo nostri gli emendamenti numero 20 e 21, e anche gli altri emendamenti che i colleghi Piana, Milia, Businco, Pilo hanno presentato, perché è giusto che il Consiglio regionale li esamini.

Io non credo che i compagni - non sono nostri compagni, l'abitudine mi porta a sbagliare in modo clamoroso, ma sono compagni fra loro - Piana, Milia, Businco e Pilo abbiano fatto uno forzo eccezionale per presentare questa elaborazione legislativa per poi sentirsi dire da voi, a un certo punto: "Non se ne deve discutere". Io credo che l'ipotesi di concedere un contributo straordinario all'amministrazione comunale di Villanova Monteleone per il completamento di una chiesta di Nostra Signora sia da prendere in considerazione. Non solo, credo che a Villanova Monteleone servano anche altre opere pubbliche, oltre alla chiesa: mi risulta che ci siano anche un'evenienza archeologica che è stata lasciata a metà, un cantiere che non prosegue, alcune strade dissestate e che in un quartiere addirittura non ci sia illuminazione pubblica sufficiente!

FADDA (Popolari-P.S.). No, davvero?

COGODI (R.C.). Per non dire che forse c'è anche qualche disoccupato! Per cui questo emendamento merita di essere discusso, e in ipotesi quel disoccupato di Villanova Monteleone merita anche che le opere pubbliche siano finanziate come tali, così i fondi per il lavoro possono rimanere per creare nuovo sviluppo, nuova impresa e nuova occupazione a livello locale, come dice l'articolo 19 del Piano per il lavoro.

Come vedete non è che non ci sia connessione logica fra l'obiettivo che noi sosteniamo e il concorso che ci viene dalle elaborazioni normative che propongono i colleghi, anche quelli di centrodestra, che male fanno poi a ritirare gli emendamenti, in quanto sostanzialmente si condannano ad aver fatto un lavoro inutile, e poi non fanno neppure bella figura Piana, Milia, Businco e Pilo se prima promettono una cosa a Villanova Monteleone e poi dicono: "Io te l'ho promessa però non vale".

Noi vogliamo dire una sola cosa; una sola, ma non è detto che la dobbiamo dire una sola volta, perché con gente sorda come voi, capace di divertirsi anche sulle cose serie, e qualche volta può essere giusto così, io credo che avremo modo di approfondire.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue COGODI.) Perché volete tenere bloccata la legge per il lavoro? Perché? Da tre anni sono destinati ai comuni 1.000 miliardi per creare nuova impresa locale e nuova occupazione e voi dite: "E' accaduto così". Che cosa è accaduto così? E' accaduto che voi avete impedito ai comuni di avere il necessario supporto tecnico, amministrativo e progettuale, quello che la Regione deve dare per legge, non perché ve lo dice Comincioli. La legge prevede l'istituzione di nuclei di assistenza tecnica da mettere a disposizione dei comuni. Non avete fatto nulla in questa direzione, per poter dire che la legge non funziona. Cioè, primo, avete guastato la macchina; secondo, la macchina non cammina; terzo, dite: "La macchina non serve a nulla, la sostituiamo con un cavallo". Poi verrà Tunis a dire: "Varenne sono io", però prima che lo dica e che passi un cavallo al posto di questa macchina, noi vogliamo capire perché voi, in tre anni di governo di destra, avete boicottato la legge per il lavoro e adesso volete continuare a tenerla bloccata. Dovete rispondere, non perché ve lo chiediamo noi di Rifondazione, ma perché ve lo chiede la legge, che vi obbliga a presentare insieme al bilancio una relazione nella quale sia contenuta la verifica dei risultati e dei punti di crisi e di difficoltà. Non avete adempiuto finora, noi vi diciamo di farlo per il futuro, perché non potete prima non fare le cose che dovete e poi assumere la vostra omissione come argomento per ritenere superata la legge. Tutto qui!

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 20.

Onorevole Cogodi, di che cosa vuole parlare?

COGODI (R.C.). Ho alzato la mano per iscrivermi a parlare ovviamente sul prossimo argomento, dato che su questo ho già parlato.

PRESIDENTE. Chi approva l'emendamento numero 20 alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 21.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente, non si confonda per favore, siamo in fase di votazione ed è chiaro che quando uno alza la mano si sta iscrivendo a parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei era intervenuto sia sull'emendamento 20 sia sul 21, secondo la ratio del suo intervento.

COGODI (R.C.). No, no, no, ci mancherebbe! No, la ratio non c'entra.

PRESIDENTE. Comunque io non le posso impedire di intervenire, se lo ritiene, per cui ha facoltà di parlare.

COGODI (R.C.). Noi abbiamo fatto nostri gli emendamenti numero 20 e 21, che erano stati ritirati; siamo intervenuti sul 20 per spiegare perché meritava di essere considerato dal Consiglio e ugualmente vogliamo dire una parola - poverino! - sull'emendamento numero 21, che sembra una cosetta, però non lo è, posto che prevede un contributo per la provincia di Sassari di 160 mila euro (300 milioni di lire), non per aiutare, per esempio, le mamme che vanno a lavorare, prevedendo la costruzione di un asilo nido, e comunque tante cose utili si potrebbero fare per la provincia di Sassari, ma per ripristinare la segnaletica verticale! E' già stata fatta una battuta, vi abbiamo domandato: "Perché, colleghi Piana, Milia, Businco e Pilo, volete solo la segnaletica verticale, quella orizzontale non vi piace?" E' una discriminazione assurda: segnaletica verticale sì, e segnaletica orizzontale no. Così contribuirete a complicare le cose e a creare altri incidenti stradali! Perché ritirate questo emendamento qualificante, voi della destra? Badate, se questa proposta l'avesse fatta un consigliere provinciale nel consiglio provinciale di Sassari sarebbe stata una cosa ovvia, invece voi l'avete fatta in Consiglio regionale perché diventi un articolo di legge. Solo segnaletica verticale e solo nella provincia di Sassari!

Se invece della sola segnaletica verticale si facesse anche quella orizzontale, non solo lì, ma dappertutto in Sardegna, avete idea di quanti giovani disoccupati potrebbero lavorare? Ma avete idea di come migliorerebbero il traffico e la qualità della vita? E allora perché ogni volta che qui si parla di lavoro e di leggi per il lavoro, che esistono già e che voi volete neutralizzare, credete che non si stia discutendo di cose serie? Perché volete accelerare tutto? Presidente Pili, lei è un ossesso dell'accelerazione, lei vuole accelerare tutto, lei è un accelerato! A suon di miliardi di euro lei vuole accelerare le procedure per la realizzazione di opere pubbliche, vuole mandar via o mettere da parte tutte le professionalità degli uffici della Regione, vuole convenzionare eserciti di esperti nazionali e internazionali per accelerare le pratiche, dunque perché non vuole accelerare il piano per il lavoro? L'unica cosa che non vuole accelerare è il piano per il lavoro. Lei è decisionista, allora perché non decide di far funzionare gli uffici che la Regione paga per attuare le politiche del lavoro, cominciando dall'Ufficio speciale per l'occupazione, che sta presso la Presidenza della Giunta, cioè presso di lei, e dall'Agenzia del lavoro, che sono gli strumenti che questa Regione ha istituito con legge perché attuino le politiche del lavoro? Invece, niente, a questi uffici specializzati dite: "Guai a voi se vi occupate delle politiche del lavoro!" E invece a chi dite di occuparsi delle politiche del lavoro? Al CO.RE.CO.! Ma che cosa c'entra il CO.RE.CO.? Il Comitato regionale di controllo esegue un controllo formale sugli atti dell'amministrazione, è pieno di ottimi funzionari amministrativi, che di controllo formale ne sanno, ma che cosa ne sanno di progetto di impresa? Che cosa ne sanno di nuova iniziativa economica, dei fattori dello sviluppo locale, delle politiche del lavoro?

Ecco com'è che voi boicottate la legge ed è strano che facciate finta di non capire e non vogliate rispondere a queste domande. In questa finanziaria, una cosa è importante, insieme a tutte le questioni che vi abbiamo posto, cioè che ci diciate in che modo siete disponibili a sbloccare la legge 37, perché è una legge buona che merita di essere resa operativa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). L'emendamento numero 21 è di sicuro un emendamento curioso, ma se i proponenti l'avessero illustrato con dovizia di particolari, probabilmente si sarebbe capito perché è così formulato e soprattutto perché riguarda esclusivamente la segnaletica verticale e non anche quella orizzontale.

Da una rapida indagine sembrerebbe che la segnaletica verticale del Goceano sia continuo bersaglio di malintenzionati che la usano come bersaglio per tiro a segno con i fucili, e sia pertanto sottoposta a un'usura diciamo impropria rispetto a quella causata normalmente dal passare del tempo. Per cui l'esigenza di ripristinare la segnaletica verticale deriva proprio da questo dato di fatto, così la giustificavano alcuni consiglieri comunali del sassarese, almeno per quanto ho potuto verificare.

E' preoccupante il modo in cui sono stati presentati questi emendamenti, ma più che altro a me preoccupa l'affermazione fatta dal collega Piana alcuni giorni fa in quest'aula, quando ha dichiarato: "Ritiro questi emendamenti perché vi è un impegno da parte della Giunta regionale a tener conto delle esigenze da me manifestate e a ricomprendere questi emendamenti nell'ambito dei programmi che l'amministrazione regionale predisporrà più avanti".

Io chiesi a suo tempo alla Giunta, in quanto i programmi, se sono tali, devono prevedere precisi e rigorosi criteri di disamina delle domande di finanziamento avanzate dagli enti locali, una pertinente risposta in merito al fatto che le assicurazioni che sembrerebbe siano state fatte in separata sede all'onorevole Piana, in quanto non era possibile farle in Aula, erano state prontamente smentite. Non sono state smentite, ne prendiamo atto, però sarà nostra cura verificare se, nell'ambito della programmazione che la Giunta porrà in essere, questi finanziamenti saranno effettivamente erogati e se sussisteranno i requisiti richiesti dalla legge per l'erogazione.

Detto questo sull'emendamento 21, perché era doveroso ritornare su una questione che comunque non mi sembra di poco conto, voglio dire due cose sull'argomento principe che poc'anzi abbiamo già citato, quello del lavoro. In materia di lavoro a noi sembra di parlare al vento; il vento porta via le parole, per cui molte volte le nostre parole non arrivano a coloro a cui sono rivolte. Ci troviamo quindi costretti a ribadire, da questi banchi, la necessità che rispetto alle questioni poste in campo si passi dalle semplici dichiarazioni di disponibilità ai fatti concreti, e quando dico concreti voglio dire che pur accogliendo la disponibilità al ritiro di alcuni emendamenti della Giunta...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vassallo, il tempo a sua disposizione è terminato. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 47.

COGODI (R.C.). Se è stato ritirato lo facciamo nostro.

PRESIDENTE. Non è stato ritirato. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Prendete atto che siamo costretti a parlare, infatti penso che parlerà anche il collega Vassallo, perché ci date la parola anche quando non la chiediamo. Aveva domandato di parlare il collega Giovannelli e, poverino, non gli è stata data la parola.

Noi voteremo a favore dell'emendamento 47; non l'abbiamo firmato perché io, il collega Vassallo e anche il collega Ortu, che è momentaneamente assente, ma è della stessa opinione, non vogliamo passare alla storia. Infatti ho già avuto modo di dire, ma vale ripeterlo, che l'emendamento 47 farà storia; farà storia della pittura, o della grafica, se preferite, perché è un emendamento firmato da una sessantina di consiglieri regionali. E di moltissimi colleghi io riconosco le firme perché le ho viste un'infinità di volte apposte su tanti emendamenti; qui mancano tante cose, però, riconosciamolo, gli emendamenti non mancano di certo. Quindi, a furia di vedere emendamenti, riconosciamo le firme dei colleghi, anche se in genere la firma è una sigla o uno scarabocchio. In questo emendamento, invece, le firme sono tutte leggibili, tutti si sono applicati con diligenza nel firmare e c'è stato anche una sorta di gioco ad inseguimento, perché i primi hanno firmato sotto e gli altri hanno fatto tutta un'operazione per poter firmare sopra, perché poi sarà incorniciato questo emendamento che passerà alla storia della pittura, immagino; non so se sia più futurista o espressionista, però ha un suo valore. E che cosa dice questo emendamento storico? Dice sostanzialmente: "Noi sessantotto", o settantotto, bisogna contare bene, "siamo gli unici favorevoli alle nuove province". Ma non è ridicola questa cosa? Gli unici! Siete sessantotto, quasi tutto il Consiglio regionale, peraltro siamo d'accordo anche noi, quindi siamo tutti d'accordo. Domanda: allora perché, se siete tutti d'accordo, non fate le nuove province? O pensate di farle stanziando 300 miliardi, così come mi sembrava di aver capito inizialmente? Io dicevo: forse 300 miliardi non bastano, perché molti amministratori ed esperti della materia dicono che ci vorranno 700 miliardi a sostegno della legge istitutiva delle nuove province. Al collega Giovannelli ho detto: "Guarda, io lo firmerei, però 300 miliardi non bastano". Poi mi ha detto: "Bada che non sono 300 miliardi, sono 3 miliardi". E con questi 3 miliardi voi pensate - se aveste pagato gli articoli di stampa che vi siete guadagnati dicendo che eravate voi più degli altri a favore delle province avreste speso almeno 30 miliardi! - di dare un segno, ma un segno di che? Lo schema di assetto delle province questo Consiglio regionale l'ha già approvato all'unanimità ed è stato presentato dalla precedente Giunta regionale, quella dell'altra legislatura, intendo. Io, indegnamente, come Assessore degli enti locali, ho presentato, a nome della Giunta regionale, lo schema di assetto istitutivo delle nuove province, poi è stata pure votata la legge istitutiva. Adesso c'è da fare la legge di organizzazione delle nuove province, ma voi non la fate; non la fate e ve la cavate con tre caramelle! Questi sono giochi da bambini, state attenti a dare le caramelle quando giocate con i bambini, qui non si può.

Allora noi voteremo a favore di questo emendamento, perché non vogliamo che qualcuno ancora possa dire: "Ah, quei trinaricciuti di comunisti, pochi ne sono rimasti pochi, poco contano, ma sono contro le province". Ma quando mai? Abbiamo votato la legge, abbiamo persino lavorato, come forza di governo, per portare lo schema di assetto delle nuove province al voto del Consiglio!

Diciamo che questa cosa è ridicola, però non bisogna scherzare troppo con le cose che voi riuscite a veicolare presso l'opinione pubblica. Noi votiamo a favore, però la pochezza di questo intervento e anche il giochino…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato, onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io sono un consigliere regionale sicuramente poco esperto e certamente dall'onorevole Cogodi ho molto da imparare, però non ritengo assolutamente giusta la critica che lui ha mosso su questo emendamento, perché è un emendamento, secondo me, significativo, in quanto comunque ribadisce la volontà di questo Consiglio di andare avanti nell'attuazione delle nuove province.

Voglio ricordare che la prima Commissione, con l'allora presidente Enzo Satta, ha esitato il progetto di legge di attuazione delle nuove province, che era stato portato in Aula e fu poi rimandato in Commissione per un'integrazione. A breve, questo è l'impegno che la Giunta ha assunto, esso tornerà in Aula per l'approvazione definitiva.

Le nuove province da moltissimi anni attendono di essere attuate e io non voglio assolutamente attribuire alcun tipo di merito a questo emendamento, se non ringraziare i consiglieri di maggioranza e di opposizione che con questo gesto hanno voluto comunque impegnarsi. Sono convinto che in quest'Aula, anche tra i firmatari ci siano persone non favorevoli all'attuazione definitiva delle nuove province, però ormai queste sono una realtà e, di conseguenza, noi dobbiamo impegnarci per fare dei passi concreti, per essere conseguenti verso i cittadini che da troppo tempo richiedono questi nuovi enti intermedi. Per quanto mi riguarda, ribadisco e colgo l'occasione per invitare la Giunta a mettere mano all'emendamento, presentato dal centrosinistra, che consente una ripartizione dei fondi erogati dalla Regione non più sulla base delle aree programma, ma sulla base proprio delle nuove e delle vecchie province, cioè delle otto province della Sardegna ormai istituite, per dare corpo, al di là delle centinaia di miliardi sui quali potremmo anche discutere, a questi nuovi enti intermedi e perché alla fine questo sogno più che ventennale possa essere coronato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Già in fase di discussione degli emendamenti il nostro Gruppo ha espresso un preciso giudizio sull'emendamento numero 47, adesso io intervengo per fare una dichiarazione di voto.

Comprendo che l'onorevole Giovannelli, primo firmatario, ritenga questo emendamento significativo, però se si voleva che soprattutto il contenuto fosse significativo forse sarebbe stato meglio, così come è accaduto per altri emendamenti, come quelli riguardanti l'urbanistica, raggiungere un accordo con l'opposizione e non presentare questo emendamento che prevede lo stanziamento di 3 miliardi che non si capisce bene a che cosa possano servire, anzi non serviranno assolutamente a nulla. Sarebbe stato meglio assumere un impegno politico anche in relazione ai tempi di approvazione della legge. Si è invece scelta la strada della presentazione di un emendamento; è una strada che dal punto di vista propagandistico può darsi che darà anche dei frutti, non lo so, ma se si guarda ai contenuti si capisce che frutti di sicuro non ne darà. E proprio stando ai contenuti, perché io credo alle cose che dice l'onorevole Giovannelli, sono convinto che si sarebbe potuto raggiungere un obiettivo più avanzato stralciando i 3 miliardi e fissando invece un obiettivo che doveva essere sancito da tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, o quanto meno da tutti quelli che hanno firmato l'emendamento 47, che essendo la maggioranza del Consiglio potevano assumersi anche un impegno politico più preciso.

Peraltro si nota una grande contraddizione nel merito rispetto alle sensibilità che vengono enunciate e spesso anche tradite, e sappiamo anche chi sono coloro che più di altri ostacolano il processo di istituzione delle nuove province. Perché non ricordare i colleghi Balletto e Masala o le province di Sassari e Cagliari, cioè le due province più grosse, che pongono seri problemi all'istituzione delle nuove province, alcuni dei quali sono anche da considerare con attenzione e con un minimo di doveroso approfondimento da parte di tutti?

Dicevo che si è scelta invece la strada della presentazione dell'emendamento 47; una firma non la nega nessuno, diamo 3 miliardi tanto sappiamo che non creeranno nuovo indebitamento, perché difficilmente verranno utilmente spesi e ce li ritroveremo tra i residui alla fine dell'anno, probabilmente li conserveremo in favore delle nuove province che dovremo istituire.

Ecco perché, pur dichiarandoci favorevoli all'emendamento 47, non comprendiamo quale sia la sua utilità concreta. Collega Giovannelli, qual è l'utilità di questo emendamento? Solo quella di dare un segnale? Ma di segnali ne abbiamo già dati anche troppi! Qua si tratta di passare alla fase operativa, cioè la Commissione deve esitare l'apposito progetto di legge e l'Aula lo deve poi discutere e approvare. Questa è la necessità principe su questa questione. Invece, ripeto, si è scelta la via dell'emendamento, 3 miliardi non si negano a nessuno, tanto non saranno spesi, lasciamoli lì e mi auguro solamente che nella prossima finanziaria non sia presentato un emendamento che preveda l'accantonamento delle risorse finanziarie stanziate nella finanziaria del 2002 per la stessa finalità per la quale le stiamo stanziando adesso. Speriamo che non avvenga questo, se no sarebbe veramente un'ulteriore beffa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Credo che i dubbi che si stanno sollevando intorno a questo emendamento vadano serenamente fugati, nel senso che la sua concezione e poi la successiva adesione sono state abbastanza controverse e non facili. Poi si è optato per presentarlo, quasi a significare un promemoria comune che si somma agli impegni che tutti i Gruppi hanno assunto nei confronti dei rappresentanti di questi territori per l'attuazione delle nuove province.

E' vero che questo emendamento non risolve il problema dell'istituzione delle nuove province, però dà un segnale sull'idea che a questo appuntamento il Consiglio regionale ci vuole comunque arrivare. Ci sarà pure un momento di verità su questo, io credo infatti che sia tutto sommato ricca di insincerità in molte parti del Consiglio la volontà di procedere, e questo lo vedremo quando arriverà in Aula, secondo gli impegni, il disegno di legge che prevede le procedure istitutive. Quello che invece segnalo come elemento negativo, ai colleghi della maggioranza e soprattutto al collega Giovannelli, che è un grande sostenitore di questo emendamento, è che è difficile intravedere nel contesto della finanziaria elementi rasserenanti sul profilo dell'attendibilità da parte della Giunta di questo approdo. Le province non esistono, non esiste il decentramento e, a dire il vero, l'esperienza recente delle province sarde, attualmente quasi tutte guidate dal centrodestra, non ci aiuta a sostenere un momento esaltante di questo ente intermedio, che andrebbe invece rivisitato per non essere sulle cronache, collega Diana, per elementi marginali della dimensione istituzionale, ma per aver prodotto fatti concreti e positivi. D'altra parte è anche vero che questi risultati si accompagnano alla scarsezza di richieste di decentramento. Ho notato che intorno a questa finanziaria le province sarde, soprattutto quelle omologhe al Governo della Regione, hanno fatto molte audizioni, si sono confrontate molto amichevolmente, quasi in un clima da tè di mezza sera, ma di fatto una rivendicazione forte sul piano del decentramento e del ruolo intermedio non c'è stata, né ci sarà, per questo vezzo un po' strano di non disturbare il manovratore soprattutto quando sta dalla parte omologa a se stesso.

Quindi credo che questo emendamento dia questo segnale. Io spero che sia un promemoria più utile per la Giunta che non per noi, che abbiamo manifestato le nostre opinioni in maniera chiara in Commissione, dando corso a un'accelerazione che, a questo punto, si è dimostrata impropria, perché quello che è avvenuto attorno alla legge regionale numero 9 poteva essere evitato per il tempo che è già intercorso e che si sarebbe potuto utilmente utilizzare per seguire il tracciato della legge regionale numero 4, che ci avrebbe condotto, forse con meno polemiche e meno argomentazioni, all'approdo delle nuove province.

Credo che ai colleghi di Rifondazione occorra indicare questo come significato vero, non dimenticando che il vero banco di prova intorno a questo tema sono le politiche di sviluppo - e non c'è nulla - e arriverà in Aula il testo di legge sul quale verificheremo la reale portata delle convergenze che tutti hanno dimostrato di fronte agli interlocutori, ma che dietro l'angolo delle stanze del nostro palazzo vengono contraddette da opinioni contrastanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Intanto dichiaro il voto a favore, ma vorrei ricollegarmi a quanto detto dal collega Cogodi, che dà un significato solo negativo all'emendamento 47; significato negativo che io non condivido certamente. Io do invece intanto un significato politico al motivo per cui si è presentato un emendamento di questo genere, che stanzia solo 3 miliardi per affrontare un problema, perlomeno a parole, sentito da tutti, esternato, presentato in giro per l'Isola. Nell'ultimo periodo però le voci del dissenso si sono fatte più forti e due province adesso parlano di circondari, pretendono di istituirli, dopo che non lo si è fatto per anni, pensando che questa sia la soluzione vera del problema.

La Giunta in finanziaria non prevede niente, come se questa legge non sia stata ormai esitata dalla Commissione consiliare competente e quindi l'ingresso in Aula sia un atto dovuto, se la volontà comune rispecchia anche le azioni che la stessa maggioranza porta avanti. Io al primo firmatario riconosco l'assoluta onestà, perché sono sicuro, ancora una volta, che il problema delle province è nato soprattutto per la zona della Gallura; poi si è amplificato, è sfuggito di mano, si è andati a costruire un qualcosa di cui oggi si ha paura. Però la paura deve finire, la legge deve entrare in Aula, dobbiamo dire chiaramente se le nuove province le faremo, oppure se è nata un'altra idea, quella di non farle più. Perché non c'è solo il problema del quando si vota per l'elezione dei consigli provinciali, se cioè saranno eletti tutti insieme o prima quelli delle nuove province e successivamente gli altri, per non far cadere i consigli provinciali in carica, ma si stanno incatenando problemi e contrapposizioni che creano disinteresse, e attraverso il disinteresse si cerca di eliminare il problema, di congelarlo, di tenerlo fuori della discussione.

Allora, non è pensabile, dopo aver fatto campagne elettorali, grandi battaglie, sulla scia di un populismo esasperato o con il convincimento che fosse la cosa giusta, non parlarne più, fare finta che il testo di legge esitato dalla Commissione non esista e rinviare il problema. Credo che questa non sia la risposta che fuori attendono.

Siccome sessanta consiglieri hanno sottoscritto questo emendamento che prevede lo stanziamento di soli 3 miliardi, è evidente che non si sta sanando niente, però si certifica la volontà che l'Aula al più presto discuta questo problema. L'impegno che dovremo prendere questa sera, oltre ad approvare l'emendamento 47, che non ha certo significato economico e di risoluzione del problema, è che terminato l'esame della finanziaria, al più presto in quest'Aula arrivi il progetto di legge di attuazione delle nuove province, in modo che ognuno di noi si assuma la responsabilità di discuterlo con assoluta serenità, ma con altrettanta chiarezza.

Adesso è in corso la campagna elettorale per le elezioni amministrative, vuoi vedere che rispunta nuovamente il problema delle province e che qualcuno ne approfitta per accreditarsi un qualcosa che non gli appartiene? Noi abbiamo denunciato da tempo questa situazione, fuori di quest'Aula. Spero, ripeto, che al più presto, attraverso queste sessanta firme, il progetto di legge di attuazione entri finalmente in Consiglio e ci sia un confronto nel quale ognuno di noi possa pronunciarsi con chiarezza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, intervengo per esprimere anch'io il mio voto sull'emendamento numero 47, che ritengo sia una sorta di foglia di fico della maggioranza. Mi pare che la Giunta su questa materia abbia assunto finora un atteggiamento ipocrita e meramente elettoralistico; mi pare che sia cessato quel furore dei pasdaran delle nuove province che si sono piegati, via via, a delle logiche di maggioranza, infischiandosene delle cose che erano andati sbandierando ai quattro venti. Prova ne sia di questo atteggiamento ipocrita e meramente elettoralistico il fatto che non si è stanziata una sola lira nella finanziaria regionale per l'istituzione delle nuove province.

Si tira fuori quindi l'emendamento foglia di fico - lo dico con tutto il rispetto per i colleghi che l'hanno firmato, in modo particolare per il promotore, il collega Giovannelli, il quale è veramente uno di quelli che cercano di portare avanti questo discorso - per cercare di nascondere la vergogna. Credo che sia logico e giusto ricordare che a chi in Commissione proponeva una procedura ragionata (l'iter che era stato disegnato dalla legge numero 4), cioè al centrosinistra, veniva rivolta l'accusa di voler boicottare l'istituzione delle nuove province. Credo che oggi, trovandoci di fronte a un neocentralismo esasperato, affermato da questa Giunta e da questa maggioranza, il fatto che non si sta producendo nessun decentramento verso i territori provinciali né verso le province, sia da ascrivere e valutare per quello che realmente è.

Ricordo anche il blitz in occasione della discussione della legge numero 9, concernente l'istituzione di quattro nuove province; un autentico blitz, con supporter sugli spalti che, con atteggiamenti talvolta neanche troppo ortodossi, chiedevano appunto l'istituzione di quelle province. La maggioranza si attestò su quella posizione, accettò quella logica, sta di fatto che è passato parecchio tempo, la legge numero 9 è stata infatti approvata il 12 luglio 2001 e da allora non se ne è fatto nulla.

Non solo, sono emerse delle contraddizioni enormi e degli atteggiamenti incomprensibili anche circa la data di "partenza" delle nuove province, perché non era in gioco la provincia, ma il mantenimento del potere dove già lo si aveva e lo si ha. Credo che le province, una volta passato il momento, con buona pace di tanti, non le vedremo all'orizzonte per molto tempo. Io personalmente considero un errore, con una popolazione di un milione e 600 mila abitanti, dividere il territorio della Sardegna in otto province, qualcuna con appena 60 mila abitanti, le cui entrate non saranno sufficienti neanche per coprire le spese correnti. Ritengo che questo fatto sarà un danno per le popolazioni stesse. Credo, tra l'altro, che non ci sia nessuna volontà di mandare avanti le cose da parte di questa Giunta (le prove le stiamo vedendo anche in questa finanziaria), per un reale riequilibro, per un reale decentramento, per un reale, così come è stato invocato anche dai colleghi del centrodestra, federalismo solidale e interno. Comunque io voglio annunciare il mio voto contrario a questo emendamento, in linea e in coerenza con le cose che fino ad ora ho avuto modo di dire.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 47. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 127. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). E' stato ritirato?

PRESIDENTE. L'emendamento numero 127 è stato ritirato. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Anche questo emendamento, colleghi del Consiglio, avrebbe meritato una migliore sorte, perché non è che le creature prima si fanno e poi si abbandonano. Il collega Usai ha cortesemente invitato, credo mille volte, i colleghi del Consiglio a firmare tutti questo emendamento, soprattutto i colleghi che o sono o gravitano nell'area di Cagliari. Poi ho visto che le firme in realtà sono poche, cioè solo quelle dei cagliaritani di destra e neppure di tutti.

Questo emendamento dice una cosa importante che merita di essere valutata, cioè prevede un contributo fisso annuo in favore del Comune di Cagliari, non in quanto Comune, ma per il suo ruolo guida. Per la città di Cagliari, autista dello sviluppo della regione, o macchinista, o capotreno, si chiede un contributo di 10 milioni di euro per ogni anno. Poi non capisco perché i colleghi Usai, Corona, Vargiu, Pilo, Granara, Biggio e Pirastu ci abbiano ripensato. Siete figli ingrati di questa città che vi ha fatto grandi (non ho detto ricchi, ho detto grandi), poi le negate 10 milioni di euro all'anno per il suo ruolo guida. Ecco perché facciamo nostro l'emendamento e chiediamo al Consiglio di ripensarci un pochino. Naturalmente, nel ripensare al ruolo guida del Comune di Cagliari, pensi anche a tutti quelli che saranno guidati, perché non è che Cagliari guida e poi tutti gli altri, i guidati, non hanno diritto ugualmente di camminare e di raggiungere la meta! Quindi il Consiglio deve mettere 10 milioni di euro per il ruolo guida di Cagliari e 100 o 300 milioni di euro anche per tutti i comuni che saranno guidati dalla guida.

Vedete, il Comune di Cagliari a furia di guidare lo sviluppo degli altri dimentica di guidare se stesso; soprattutto le amministrazioni di destra della città pensando a fare la scuola guida dimenticano di andare anche in bicicletta. Mi dispiace che non ci sia il patrocinatore di questo emendamento, il collega Usai, che poi è anche il vicesindaco della città di Cagliari (quindi del tutto disinteressato nel chiedere una dotazione finanziaria straordinaria per il ruolo guida di questa città!) perché gli avrei domandato, ma rivolgo la domanda agli altri colleghi presentatori dell'emendamento, cioè a Corona, Vargiu, Pilo, Granara, Pirastu e anche a Biggio, che sta presiedendo, tutti cagliaritani divenuti grandi in questa città: perché, guidando gli altri, non vi premurate di pensare che nei quartieri della città di Cagliari esistono enormi problemi irrisolti? Altro che guidare gli altri! Il Comune di Cagliari, in conto dell'articolo 19 della legge 37, cioè del piano del lavoro, ha avuto assegnati in questi ultimi tre anni più di 100 miliardi - parlo di miliardi! - per inventare - usiamo questa parola - lavoro a Cagliari, per sostenere il lavoro, la nuova impresa, per esempio società di servizi nei quartieri della città per migliorare le condizioni di vita spesso disperate. Ce n'è da fare in questa città, ce ne sono di disoccupati, di attività che possono essere sostenute! Con la quarta annualità quei 100 miliardi diventeranno 120 miliardi del tutto inutilizzati per il ruolo guida! Ma che cosa vuole guidare la destra, se anche la sabbia del Poetto appena la toccate voi diventa nera? Ma che cosa vuole guidare la destra a Cagliari se con i soldi del piano del lavoro ha deciso di costruire un ascensore alla Sella del Diavolo? Ma che diavolo di programma di lavoro può essere quello di costruire un ascensore alla Sella del Diavolo, dove, ad essere benevoli, e senza contarli tutti, esistono almeno dodici vincoli paesistici? Ma esiste anche un vincolo della ragionevolezza! Quale ascensore volete fare alla Sella del Diavolo, Corona, Pilo e tutti quelli che hanno firmato l'emendamento? Eppure quei 100 miliardi sono lì e al Comune di Cagliari pensano di costruire ascensori, di comprare palazzi e di fare un palaghiaccio!

Ecco quindi che dobbiamo tornare all'articolo 19, per riportarlo alle sue finalità vere e la Regione deve garantire questo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di astensione dal voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Ma per Sassari non c'è niente?

VASSALLO (R.C.). Sassari viene dopo, è considerata negli emendamenti presentati dal collega Piana. Siamo all'emendamento 127, presentato da Usai, Corona, Vargiu e più, per cui parliamo di Cagliari.

Leggendo bene l'emendamento mi accorgo di dover correggere il collega Cogodi, perché non si parla di uno stanziamento straordinario, si parla di uno stanziamento ordinario e triennale, perché il ruolo guida non può essere esercitato per una sola annualità, deve essere esercitato per più annualità. Si capisce bene quindi che gli estensori dell'emendamento abbiano articolato una proposta che porta a regime un contributo di 20 miliardi non soltanto per quest'anno, ma per tutto il periodo di riferimento di questa finanziaria, con l'obiettivo di riproporlo nella prossima, in modo che diventi uno stanziamento fisso anche per gli anni futuri.

Si capisce, voglio dire, il livello di "disinteressamento" dei proponenti, se non che si ritiene che i proponenti abbiano una visione piena del ruolo del Comune di Cagliari, che dovrebbe assolvere un ruolo non soltanto in favore dell'area vasta, ma, così come dice l'emendamento stesso, in favore della collettività regionale, al fine di accelerare il processo di competitività internazionale con i paesi del Mediterraneo. Si pone, quindi, un obiettivo che va oltre l'area vasta di Cagliari, quello di svolgere un ruolo di guida per lo sviluppo dell'intera Sardegna.

Riconoscere alla città capoluogo, a Cagliari, un ruolo attivo e propositivo al servizio dell'intera collettività è giusto, così come per altro tutti gli enti locali, grandi o piccoli che siano, dovrebbero nel loro insieme avere una visione più vasta delle cose e non comprensoriale, limitatamente cioè all'area di una città. Quello che non convince è la bontà dell'emendamento rispetto a un progetto di sviluppo e di guida che non esiste. Per cui io comprendo la necessità che il capoluogo abbia un ruolo, ma prima di dargli un ruolo che comunque dovrebbe avere, e che nessuno gli può togliere, sarebbe necessario che tutti noi comprendessimo quale tipo di politica vuole portare avanti chi questo ruolo di Cagliari richiede. Tra l'altro, come diceva poc'anzi Luigi Cogodi, i fondi che la Regione ha erogato sinora per Cagliari non sono pochi, anzi sono di molto superiori allo stanziamento che in questo emendamento viene proposto, e non ci sembra che fino a oggi se ne sia fatto un utilizzo oculato e soprattutto in favore della collettività cagliaritana.

Per cui anche questo è un emendamento puramente propagandistico, che probabilmente aveva lo scopo di consentire al primo firmatario, che è consigliere regionale e vicesindaco di questa città, di poter dire: "Vedete cosa ho portato a Cagliari?". In sostanza si tratta di un emendamento fine a se stesso, per cui a propri scopi strettamente personali. Poi è chiaro che i finanziamenti erogati vanno spesi e qualche effetto lo si raggiunge comunque.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 127. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 463, che è un emendamento all'emendamento numero 211.

Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, questo emendamento era stato sospeso su richiesta della Giunta.

PRESIDENTE. La Giunta dice che l'emendamento numero 211 è ritirato, per cui gli emendamenti numero 463, 468 e 534 sono decaduti. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Li facciamo nostri, naturalmente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 463 il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

(Interruzione)

PRESIDENTE. E' sospeso? No, non più, essendo stato ritirato l'emendamento numero 211, sono decaduti gli emendamenti 463, 468 e 534, che l'onorevole Cogodi ha fatto suoi, quindi il 463 non è più sospeso.

MARROCU (D.S.). Lui ha fatto suo il 211, non il 463.

COGODI (R.C.). Siamo al 211.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S). L'emendamento 463, che prevede un contributo ai comuni con popolazione esigua per l'istituzione degli uffici sugli espropri che si possono fare anche in maniera consorziata tra comuni, riguarda la vita dei comuni stessi per quanto attiene alla nuova normativa introdotta con il decreto legislativo citato.

E' evidente - e l'assessore Ladu ne conviene - che è un emendamento importante, quindi voglio capire qual è la sorte assegnata a questo emendamento. Si può ipotizzare, se la Giunta fosse d'accordo, la sospensione anche dell'emendamento 211 in modo che rimanga in piedi l'emendamento 463, poi si vedrà come il problema può essere affrontato.

Non so se sono stato chiaro nel quesito che ho posto alla Presidenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Siete dei pasticcioni, qui non ci si capisce niente. Vorrei capire quale emendamento è in discussione.

PRESIDENTE. Lei ha detto che fa suo un emendamento, ripeta di quale emendamento si tratta.

COGODI (R.C.). Ovviamente posso fare mio solo quello che è stato ritirato. E' stato ritirato il 211, lei ha messo in votazione, se non erro, il 463.

PRESIDENTE. Perché va votato prima del 211.

COGODI (R.C.). Va bene, dica lei qual è in votazione.

PRESIDENTE. E' in votazione l'emendamento numero 463. Immagino che l'onorevole Pirisi voglia chiederne la sospensione.

PIRISI (D.S.). Perfetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta accoglie la richiesta di sospensione.

PRESIDENTE. Quindi, oltre agli emendamenti numero 211 e 463, sono sospesi gli emendamenti 468 e 534 ad essi collegati. Passiamo agli emendamenti sostitutivi, a cominciare dal 443, che è sostitutivo totale del 214.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

Masala(A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. So che siamo in aperta violazione del Regolamento, perché non è consentito in questa fase presentare un emendamento all'emendamento, ma soprattutto non è consentito presentarlo verbalmente, però chiedo che l'Aula consenta di inserire nell'emendamento 443, dopo le parole "per inquinamento" le parole "o per debiti nei confronti dell'erario statale".

Si tratta di consentire ai comuni in dissesto di poter far fronte ai loro obblighi quando derivano da sentenze, le quali possono riguardare non soltanto danni derivanti da inquinamento, ma anche debiti nei confronti dell'erario.

spissu (d.s.). D'accordo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). In tutta questa complicazione, chiamiamola così, che appartiene a voi che gestite questa materia, sicuramente non so quanto riusciate a padroneggiare la materia stessa. Si stanno inserendo elementi apparentemente poco comprensibili, ma in realtà estremamente chiari e anche pericolosi.

L'emendamento 443 riprende e riformula l'emendamento "defunto" numero 214, il quale era scritto in una forma che ne rendeva chiaro il contenuto. Lo avete sostituito con il 443, che è diventato una specie di rebus, però dovete capire che cosa state approvando. Badate, in due parole, anche perché mi restano solo due minuti, con questa norma di legge voi vorreste dare danari allo Stato per delle situazioni per le quali non ne ha diritto. Avete voglia di dire: "Ma ci sono sentenze"! Fate una commissione d'inchiesta, di indagine del perché e del per come sono potute maturare simili sentenze.

Una di queste situazioni - e infatti l'emendamento numero 214 la enunciava - era ai danni dello stagno di Molentargius: lo Stato ha fatto causa ai comuni contermini, confinanti con lo stagno, chiedendo 10-12 miliardi. Badate, l'altro ieri l'assessore Pani ha detto che lo Stato chiedeva 10-12 miliardi, però poi sono diventati 120. Ma perché dovreste dare 120 miliardi della Regione allo Stato, quando lo Stato non dà i danari che deve alla Regione? E perché dovreste dare i danari allo Stato se lo stagno di Molentargius è della Regione per norma costituzionale, in base all'articolo 14 dello Statuto? Il fatto che lo Stato sia inadempiente e non abbia volturato, non abbia iscritto il bene in capo alla Regione, come è successo per i terreni pubblici di Sant'Elia, non giustifica questa richiesta. Quando era sindaco De Magistris, io stesso, come rappresentante della Regione, ho consegnato al Comune di Cagliari, al prezzo simbolico di mille lire, il compendio di Sant'Elia, dove c'è la gran parte delle case di edilizia economica popolare convenzionata e sovvenzionata, e per una parte di quei terreni lo Stato, non avendoli intestati alla Regione, come invece avrebbe dovuto fare, ha chiesto un rimborso di 6-8 miliardi, per mancato utilizzo - immaginate! - delle aree abbandonate di Sant'Elia.. L'assessore Pani dice che lo Stato ora chiede 120 miliardi perché sarebbe stato danneggiato lo stagno di Molentargius. Primo, lo stagno di Molentargius è già della Regione e lo Stato è inadempiente perché non l'ha intestato ad essa; secondo, se c'è un soggetto che ha danneggiato lo stagno di Molentargius e anche la Regione è proprio lo Stato, perché ha privato la Regione di un suo bene e non ha dato la possibilità ai comuni di avere le opere pubbliche e igieniche necessarie. Se quei comuni non avevano le fognature, adesso la Regione deve pagare una penale allo Stato? Questo è!

Io dico che qui c'è una improcedibilità palese. Ma voi siete matti! Se si può usare questa espressione in senso benevolo. Presidente, mi rivolgo a lei affinché vi sia un briciolo di valutazione tecnico-giuridica su questo emendamento, perché si sta aprendo una voragine. Altro che rapporto Regione-Stato! Lo Stato deve dare quello che la Regione ha diritto di avere per recuperare il ritardo nello sviluppo.

Voi state rubando ai poveri. "Rubando" è un termine non consono al luogo; no, non state rubando ai poveri, state prendendo ai poveri per dare ai ricchi, alla povera Regione per dare al ricco Stato. Ma tutti i nazionalitari di questo Consiglio dove sono? Dov'è Floris? E anche "Varenne"?

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi pare che queste osservazioni le avesse già fatte, sono già a verbale, identiche, precise. Anche delle fogne che mancano ne aveva già parlato o mi sbaglio?

COGODI (R.C.). Al Consiglio non serve che le mie osservazioni restino agli atti, serve che i miliardi della Regione non siano dati ingiustamente allo Stato. Poi non avete i soldi per i pastori, per la socialità e nemmeno per il piano del lavoro!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Mi fa piacere, presidente Biggio, che lei sia molto attento ai lavori e ricordi bene anche i termini usati negli interventi.

All'emendamento 443 è stata aggiunta un'ulteriore variante, o quanto meno è stato chiesto di aggiungere un'ulteriore variante, e l'assessore Masala ha precisato che riguarda i debiti nei confronti dell'erario statale. Qua noi di voragini ne abbiamo già viste tante, ma vorremmo capire anche questa. Che cosa significa esattamente questa frase, che cosa comporta per il bilancio della Regione e cosa si intende sanare con queste quattro parole? Vedete, ci sono situazioni debitorie diverse nei confronti dell'erario statale. Ci sono amministrazioni pubbliche che, alcune per negligenza, altre per altri motivi che non si capiscono bene, non hanno provveduto a riscuotere, per conto dello Stato, debiti che privati cittadini avevano contratto nei confronti dello Stato stesso. I comuni erano stati incaricati di provvedere alla riscossione di quanto dovuto, non hanno adempiuto, per cui lo Stato si sta rivalendo su di loro. Io vorrei capire se queste quattro parole aggiunte servono per dare una risposta a queste esigenze sopravvenute, e soprattutto vorrei capire se la maggioranza, il Presidente della Giunta e l'Assessore della programmazione hanno valutato la portata di questa modifica, che non riguarda esclusivamente un grosso comune della provincia di Sassari, ma numerosi comuni della Sardegna.

Allora, io potrei essere anche d'accordo con questa modifica se si precisasse chiaramente che chi non ha provveduto alla riscossione delle somme dovute deve pagare. Insomma, non è giusto che paghi la collettività nel suo complesso per colui che non ha pagato, però non è nemmeno giusto che chi non ha fatto il suo lavoro, e a volte, si suppone, in mala fede non l'ha voluto fare, oggi si sgravi di una precisa responsabilità, quella di non aver riscosso somme per miliardi, i nove decimi delle quali sarebbero dovuti andare alla Regione. Per cui, in questo caso dovrebbe essere la Regione a valutare bene queste situazioni e a fare causa, anche lei, per avere quei nove decimi che avrebbe dovuto incassare se lo Stato avesse riscosso quelle somme.

Trattare una questione di questo tipo senza avere un monitoraggio della situazione, senza capire esattamente quali saranno le conseguenze e in favore di chi si sta agendo, penso che sia dannoso, pericoloso e non opportuno. Questo Consiglio può approvare tutte le norme che vuole, però ritengo che su questa materia le debba approvare a ragion veduta, avendo una conoscenza piena di quello che si vuole fare, anche perché non vorrei che, rispetto agli stanziamenti previsti in questo bilancio, questa norma sia stata forgiata esclusivamente per alcuni comuni o per un comune in particolare, tagliando fuori tutti gli altri. Noi non dobbiamo rispondere ai singoli, ma a una collettività, perciò penso che questa questione vada un attimo approfondita. Per cui, a meno che non si voglia fare una forzatura regolamentare, se non è condivisa da tutti la proposta dell'assessore Masala non può essere accolta.

Sospendiamo un attimo l'emendamento numero 443, approfondiamo questo aspetto e poi vediamo se possiamo ricomporre una formulazione unitaria, perché se rimane così io solleverò l'eccezione regolamentare in quanto l'emendamento formulato verbalmente dall'Assessore non può essere accolto in quanto non è condiviso da tutto il Consiglio.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 443.

VASSALLO (R.C.). Così com'è?

PRESIDENTE. Ricordo che L'Assessore della programmazione ha proposto un emendamento orale che prevede di inserire dopo le parole "per inquinamento" le parole "o per debiti nei confronti dell'erario statale".

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Il Regolamento, Presidente, non prevede che in questa fase della discussione, cioè in fase di votazione, possano essere presentati emendamenti. Chiedo che la Giunta ritiri la proposta, perché non si possono accettare emendamenti orali che non siano condivisi dall'intero Consiglio.

PRESIDENTE. Va bene, si mette quindi in votazione il testo originario. Io avevo toccato questo argomento perché già un'altra volta un emendamento orale accettato dal Consiglio e riproposto in una discussione successivaper ragioni attinenti a diversità di posizioni politiche non fu accolto. Allora sostenni che non si sarebbe dovuto mai più parlare di emendamenti orali, successivamente, invece, sono stati accettati dal Consiglio diversi emendamenti così formulati. Insomma, quando fa comodo gli emendamenti orali non si accettano e si richiama il Regolamento. Io direi di non accettarli mai più d'ufficio, per cui o si presentano prima, oppure le norme mantengono la loro formulazione originaria.

Metto in votazione l'emendamento numero 443. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 473. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari-P.S.). E' ritirato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 528. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Normalmente il relatore o la Giunta chiede che gli emendamenti siano ritirati, ma per il tipo di collaborazione che si sta creando tra maggioranza e opposizione io invito la Giunta, che l'ha presentato, a ritirare questo emendamento. In caso contrario ne chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Ho chiesto il voto segreto.

PRESIDENTE. Le ricordo, onorevole Vassallo, che è stato chiesto il voto segreto.

VASSALLO (R.C.). Se è stato chiesto il voto segreto, non posso fare la dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Non è attento, onorevole Vassallo.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 528.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 65

Votanti 64

Astenuti 1

Maggioranza 33

Favorevoli 27

Contrari 37

(Il Consiglio non approva.)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - ONIDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il consigliere CONTU.)

L'emendamento numero 455 decade in conseguenza della votazione.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Non decade. E' stato ritirato.

PRESIDENTE. E' un emendamento aggiuntivo, quindi decade, onorevole Sanna. Passiamo all'emendamento numero 19. E' ritirato?

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No, non è stato ritirato.

FADDA (Popolari-P.S.). Avete detto che è stato ritirato. E' l'emendamento che riguarda Tempio. E' ritirato.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E' un emendamento interno al bilancio.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lo fa suo? Chiedo scusa, in effetti io ho colto la segnalazione che mi è arrivata dai banchi dei proponenti, ma spetta al primo firmatario, in questo caso all'onorevole Giovannelli, dichiarare se l'emendamento è ritirato o meno.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Non è ritirato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, noi prendiamo atto che uno degli emendamenti che si era concordato di ritirare, può capitare e quindi non ne sto facendo un grosso problema, invece non viene ritirato. Questo può capitare sia alla maggioranza che all'opposizione, però, a questo punto, naturalmente chiedo la votazione a scrutinio segreto su questo emendamento, che riguarda un finanziamento a favore della città di Tempio. Avevamo concordato di ritirare tutti gli emendamenti clientelari. Questo è uno di quelli.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 19.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 65

Votanti 65

Maggioranza 33

Favorevoli 15

Contrari 49

Voti nulli 1

(Il Consiglio non approva.)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MORITTU - ONIDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

Metto in votazione l'emendamento numero 79.

CORONA (F.I.-Sardegna). E' ritirato

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Faccio mio l'emendamento numero 79.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 79. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 79.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 67

Votanti 65

Astenuti 2

Maggioranza 33

Favorevoli 25

Contrari 40

(Il Consiglio non approva.)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MORITTU - ONIDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti i consiglieri: BIGGIO - SELIS.)

Ora si sarebbero dovuti discutere gli emendamenti numero 81, 527, 369, riguardanti i CO.CI.CO., che sono stati spostati all'articolo 22. Passiamo all'emendamento aggiuntivo numero 456, collegato al 424. L'emendamento 456 è ritirato. Prima di passare all'emendamento 424, dobbiamo riferirci all'emendamento 212.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Faccio una breve dichiarazione di voto, naturalmente favorevole a questo emendamento. Io pregherei davvero la Giunta di guardare all'emendamento numero 212 con attenzione, cosa che non è successa nella prima fase, quando ha espresso su di esso parere contrario, giustificandolo col fatto che l'emendamento si riferisce a una legge nazionale che come tale non può essere finanziata dalla Regione.

Si tratta, è vero, di una norma nazionale, ma se la Regione non la recepisce ci troveremo nella solita condizione di arretratezza rispetto alle procedure di sveltimento delle pratiche di carattere edilizio. Io ritengo davvero, peraltro, che la somma proposta per l'effettiva istituzione dello sportello unico sia davvero non considerevole. Si tratta di 2 miliardi all'anno per il 2002-2003-2004. Come appare davvero chiaro, l'emendamento si propone di istituire lo sportello unico previsto dal D.P.R. numero 380 del giugno 2001, si propone di istituire, in sostanza, un servizio innanzitutto per il comune, dandogli una competenza e gli strumenti per poterla esercitare, e poi per il cittadino, perché con lo sportello unico noi creiamo il luogo dove il cittadino si reca per presentare la sua istanza risparmiandosi il cosiddetto "giro delle sette chiese" nel caso in cui la sua pratica, per esempio, debba essere sottoposta al Genio Civile, all'Ufficio di Tutela, al Corpo Forestale e alla Soprintendenza archeologica.

Io mi trovo sempre nella condizione antipatica di dover fare magari qualche spontanea battuta in aula per richiamare un po' di attenzione, me la voglio risparmiare, però pregherei davvero la Giunta e chi le sta attorno... Peraltro, l'assessore Biancareddu, che è l'Assessore degli enti locali e urbanistica dovrebbe essere, io credo, fortemente interessato a questo provvedimento che riguarda il suo Assessorato e gli darebbe anche un po' di lustro, visto che in questa materia voi proponete soltanto accelerazioni attraverso accordi di programma che più che accelerare le procedure edilizie accelerano il regalo di volumetrie a destra e a manca ad amici e parenti.

Voi proponete le norme di accelerazione che tanto vi piacciono e che portano come conseguenza quello che ricordavo poc'anzi. Noi invece vi proponiamo, molto più modestamente, di istituire un servizio al comune e al cittadino. Ma immaginatevi un cittadino di Olbia che si deve recare alla città di Sassari per sottoporre la sua pratica magari al parere del Genio Civile o dell'Ufficio di Tutela o della Forestale e così via, facendo "il giro delle sette chiese" che finiscono per fargli perdere davvero tantissimo tempo e tantissima pazienza, tant'è che molti cittadini usano la scappatoia dell'abusivismo minore per risolversi il problema dei tempi lunghissimi, delle lungaggini o delle pratiche lasciate magari a impolverarsi nello scaffale di qualche ufficio.

Insomma, vi stiamo proponendo di istituire, con poca spesa, un servizio che in altre parti d'Italia sarà sicuramente istituito con beneficio per i cittadini, perché noi rischiamo, se la Regione, che ha competenza primaria in questa materia, non recepisce la normativa statale, di non mettere questo servizio a disposizione dei comuni della Sardegna.

Mi pare, quindi, che con poca spesa si riesca ad accelerare nella direzione della trasparenza e del diritto l'iter delle pratiche, perché altrimenti vi è davvero il rischio che i cittadini cerchino nell'abusivismo la scappatoia per risolvere i loro problemi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il collega Morittu ha detto cose estremamente puntuali e non si comprende perché, volendo migliorare in qualche punto questa pessima legge finanziaria, non si voglia tener conto di una proposta che prima di tutto pare essere di buon senso.

Avere uno sportello, cioè un ufficio, che unifichi, in relazione alla domanda del cittadino, i pezzi di diversa competenza e procedura è un principio che ormai pareva acquisito nella pubblica amministrazione. Ci sono i precedenti: lo sportello unico per l'impresa altro non è che un ufficio della pubblica amministrazione a cui l'imprenditore presenta la domanda principale e che si incarica, in ragione dell'obiettivo che deve essere raggiunto, di contattare tutti gli altri uffici per l'acquisizione dei documenti necessari a integrare e quindi a rendere completa e perfetta la pratica.

In materia edilizia la questione si ripropone e magari in termini ancora più utili per i cittadini, perché i cittadini che sono imprenditori o avanzano domanda d'impresa sono numerosi, ma sicuramente non tanto quanto lo sono quelli che hanno a che fare con le procedure edilizie. Spesso un cittadino è scoraggiato dall'avanzare domanda anche per una attività semplice per le troppe incombenze che deve affrontare: per una variante magari minima deve infatti affrontare tante di quelle peripezie presso uffici in capo alla stessa amministrazione, spesso sparsi per la città, che alla fine è talmente scoraggiato che non fa nulla oppure fa qualcosa che non dovrebbe fare.

Quindi si tratta di un principio di efficienza, si tratta di un servizio al cittadino, si tratta di una misura di risparmio. Ma tutti qui vogliono risparmiare, tutti vogliono risanare i bilanci, tutti vogliono ripagare i debiti dello Stato. Ma vi ponete il problema di quale sia la spesa, il carico finanziario in capo a un cittadino, e quindi alla sua famiglia, che abbia uno stipendio "normale" nel presentare una qualsiasi pratica alla pubblica amministrazione? Non per i bolli che paga, o meglio, anche per i bolli che spesso sono esosi, ma perché deve andare e tornare, prendere una giornata di ferie se è lavoratore dipendente o lasciare l'attività se è lavoratore autonomo, tutto spesso per una cosetta su cui la pubblica amministrazione è in grado, con quattro telefonate, anzi oggi con i fax, con le comunicazioni interne tra gli uffici, di raccogliere gli elementi che in poco tempo rispondono alla domanda del cittadino.

Badate, questa questione non è risolta, la questione cioè del rapporto fra la pubblica amministrazione e il cittadino semplice, perché il cittadino ammanigliato, il cittadino conosciuto, il cittadino individuato, per non dire il cittadino ricco... Silvestro Ladu, adesso non ne posso più! Io capisco che qui ci sia gente molto distratta, che pensa ad altro, però stiamo parlando di cose serie e ognuno continua a fare quello che gli pare. Non abbiamo voglia di scherzare, non stiamo giocando, stiamo compiendo un lavoro serio, anche faticoso. Abbiamo detto la ragione per cui ci stiamo sobbarcando questa fatica, tutti, e noi del Gruppo di Rifondazione in particolare, per migliorare la finanziaria comunque e per ricordarvi... Presidente, lei adesso dirà che il tempo è scaduto…

PRESIDENTE. Concluda pure, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ho detto che ci stiamo sobbarcando questa fatica per due ragioni: primo, per migliorare, se è possibile, la finanziaria in concreto, non dicendo che la si migliora con non so quali metodologie; secondo, perché siamo ancora all'articolo 6 e non esamineremo molti altri articoli, ve l'abbiamo detto dall'inizio della seduta di questo pomeriggio, perché vi intestardite a non voler considerare una soluzione per lo sblocco del piano del lavoro.

Io colgo l'occasione, Presidente, forse così evito interventi successivi, per chiedere ancora alla Giunta e alla maggioranza: ritenete davvero, come dite, coerentemente con i messaggi che diffondete all'opinione pubblica, a mezzo stampa e per televisione, che sul punto del lavoro si debba trovare una soluzione adeguata? Allora sospendete adesso quei dieci minuti che servono e definite questo punto. Eviterete un sacco di questioni e farete una cosa ben fatta. Ma se questo non è vero e pensate invece che quel punto deve rimanere indeciso, indefinito e che ancora a pagare, a fronte di mille questioni e problemi, devono essere i più deboli, i lavoratori esclusi, ditelo chiaro così noi faremo le stesse cose, ma cambieremo un po' il tono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, a me sembra che l'emendamento numero 212 colga - e credo che un apprezzamento vada ai colleghi che l'hanno presentato - un'esigenza pratica, concreta, e che possa avere l'attenzione della Giunta, in particolare degli Assessori degli enti locali e dei lavori pubblici. Se questo fosse, e mi pare che ci possa essere un'attenzione, chiedo alla collega...

PRESIDENTE. Io non so più come dirlo, colleghi! Onorevole Corda, onorevole Pilo, onorevole Rassu, onorevole Contu, per cortesia, prendete posto.

SELIS (Popolari-P.S.). Mi avverte, Presidente, quando posso continuare? Per non stare in piedi.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 13, viene ripresa alle ore 19 e 26.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Presidente, l'emendamento numero 212 mi sembra uno dei pochi che veramente abbiano un senso e soprattutto un buon senso.

Sull'istituzione dello sportello unico per l'edilizia molto si è detto e molto si è convenuto, nel senso che sono stati fatti diversi convegni, con grande partecipazione della classe politica isolana. Anch'io ho partecipato ad alcuni di essi e devo dire che tutti gli intervenuti coglievano le novità introdotte dalla legislazione nazionale e affermavano che si stava andando verso la direzione giusta, quella dell'accelerazione della spesa, della certezza e velocizzazione delle istruttorie delle pratiche, la direzione cioè di corrispondere alle esigenze dell'imprenditoria, e non solo di essa, per il disbrigo di pratiche che spesso, pur essendo semplici, diventano complicate per come è complicata la burocrazia e per come è complicata la gestione delle innumerevoli commissioni che molte volte si devono esprimere su questioni anche molto semplici. Velocizzare l'iter delle pratiche significa anche superare il passaggio in organismi che talvolta si rivelano ostruzionistici rispetto a pratiche che per la loro semplicità dovrebbero correre alla velocità del suono e invece vanno più lente di una lumaca.

L'emendamento 212 tende quindi a dare queste certezze, nel recepire una normativa che dovrebbe mettere la nostra Isola all'altezza dei compiti che è chiamata ad assolvere, soprattutto nella nostra realtà, dove le strutture comunali spesso non sono tecnicamente adeguate a far fronte a esigenze talvolta al di là delle loro potenzialità. Per cui si tratta di istituire uno strumento utile soprattutto per lo sviluppo.

Quando si parla di strumenti utili qua si fanno orecchie da mercante, forse in favore delle cose futili, e ci si oppone anche con argomentazioni che, a mio avviso, poco hanno a che vedere con la ragionevolezza e col buon senso. La spesa, peraltro, è limitata e con l'andar del tempo potrà anche ridursi, nel senso che una volta che questo strumento sarà a regime sarà possibile, nell'ambito della razionalizzazione dei compiti degli enti locali, razionalizzare anche le spese per questo tipo di interventi. Non riusciamo quindi a comprendere la contrarietà su questo emendamento da parte della Giunta e della maggioranza nel suo complesso, una contrarietà che tra l'altro è in contraddizione con una serie di misure volte invece ad accelerare la spesa e quindi tutti gli interventi che possono creare sviluppo e occupazione.

Non ci siamo, Assessore, non ci siamo, Presidente. Se veramente volete soddisfare un'aspettativa della collettività, questo emendamento va in quella direzione, per cui ci aspettiamo da parte vostra e dell'intero Consiglio un ravvedimento su un emendamento che non porta la nostra firma esclusivamente perché non abbiamo avuto il tempo di firmarlo, ma che sosteniamo in maniera convinta perché lo riteniamo veramente utile per la collettività.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Io avevo preso prima la parola per esprimere apprezzamento ai colleghi che hanno presentato l'emendamento 212, che condivido, perché mi sembra uno degli elementi positivi del lavoro che stiamo facendo, ma anche per verificare, avendone avuto sentore da qualche cenno che durante i lavori d'Aula spesso ci si scambia con i banchi della Giunta, se da parte degli Assessori degli enti locali e dei lavori pubblici, competenti per materia, c'era la volontà di prestare attenzione a questo argomento. Se così fosse, si potrebbe sospendere l'emendamento, per consentire agli Assessori e ai proponenti, di trovare una formulazione su cui tutti siano d'accordo e poter andare avanti.

La seconda considerazione, anche questa molto breve, la faccio ora perché poc'anzi non ho voluto prendere la parola per non allungare la sequenza degli interventi. Il Presidente della Giunta, in risposta alla mia osservazione circa il fatto che il comma 4 dell'articolo 6 prevede un eccesso di delega all'Esecutivo ha proposto di inserire l'inciso "ai termini della lettera i) dell'articolo 4 della legge regionale numero 1 del 1977". Vorrei fargli notare che l'articolo da lui richiamato riguarda la formulazione dei programmi, come giustamente richiamato in questo emendamento, ma non riguarda il problema che ho posto io, cioè l'eccesso di delega alla Giunta, che diverrebbe responsabile anche della definizione dei criteri e delle modalità di attribuzione di cui appunto al comma 4.

Tali criteri e modalità nella predisposizione dei programmi non riguardano l'articolo 4 lettera i) della citata legge. Lo dico adesso, non l'ho voluto fare prima proprio dimostrando che non c'è da parte mia, né da parte nostra, l'esigenza di creare problemi alla Giunta in particolare. Quando il Presidente ha fatto quel richiamo abbiamo taciuto, però per chiarezza del nostro discorso ribadiamo che certe norme configurano un eccesso di delega, che non si supera richiamando l'articolo 4, lettera i), della legge numero 1/77.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Aderisco alla richiesta di sospendere l'esame dell'emendamento numero 212.

PRESIDENTE. Onorevole Morittu, è d'accordo?

MORITTU (D.S.). Sì, sono d'accordo.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 212 è sospeso. Passiamo all'emendamento 424, al quale è collegato il 457, che ha la stessa natura, riguarda lo stesso argomento, ed è stato forse erroneamente presentato all'articolo 13.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 424 è ritirato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 424 (come pure il 456, che lo precedeva) in realtà non è proponibile, cioè deve essere dichiarato inammissibile perché la materia a cui si riferisce è delegificata.

Quindi, siccome questa materia è disciplinata dall'articolo 12 della legge numero 24 del 1987, che prevede l'emanazione di un decreto del Presidente della Giunta regionale su proposta dell'Assessore dei lavori pubblici, ritengo che questo emendamento non debba neppure essere preso in esame.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Facciamo nostro l'emendamento numero 424.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, l'emendamento 424 non è ammissibile.

COGODI (R.C.). Possiamo essere buoni e bonari quanto ci pare, ma l'Assessore non può dichiarare inammissibili o no gli emendamenti. Gli emendamenti vengono dichiarati ammissibili o inammissibili dalla Presidenza sulla base di un fondamento; non si dichiarano inammissibili su parere della Giunta, perché su parere della Giunta sarebbero inammissibili tutti gli emendamenti dell'opposizione, mentre sarebbero viceversa ammissibili tutti quella della maggioranza e avremmo già finito da molto l'esame della finanziaria.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io ho voluto attendere la dichiarazione dell'Assessore, ma avrei comunicato io stesso all'Assemblea che la materia oggetto dell'emendamento 424 è stata delegificata, per cui mentre l'emendamento 456 è ritirato, il 424 e il 457 decadono. Ricapitolando, rimangono sospesi gli emendamenti numero 211, con il 463, 464 e 534; 212, 81, 527 e 369, che sono spostati all'articolo 22. Quindi abbiamo terminato l'esame degli emendamenti all'articolo 6.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Vorrei capire a che punto siamo.

PRESIDENTE. Dobbiamo passare all'articolo 6 bis.

COGODI (R.C.). Perché? E gli emendamenti sospesi?

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 81, 527, e 369 vanno riferiti all'articolo 22, gli altri emendamenti, cioè il 211, 463, 468 e 534, sono sospesi.

COGODI (R.C.). Va bene. Non ho capito la storia della delegificazione e chi abbia delegificato.

Utilizzerò poche, ma proprio poche parole e pochi istanti per chiedere che la vicenda precedente sia tenuta in debito conto, affinché non costituisca in alcun modo un precedente. In sé e per sé la materia trattata in quelle proposte di norma è materia minore, che non cambia fondamentalmente e non incide sui poteri legislativi della Regione, però affermare sic et simpliciter che l'emendamento numero 424 non è proponibile in Consiglio regionale perché tratta una materia delegificata onestamente non si comprende cosa significhi. Se è delegificata con legge della Regione, allora la legge della Regione così come delegifica "legifica", perché la delegificazione, cioè la traduzione dal rango legislativo al rango amministrativo, è una disposizione della legge regionale, quindi la delegificazione può essere dedotta o addotta in sede amministrativa, ma non può essere mai negato il potere legislativo.

Io sto proponendo una riflessione perché quella dichiarazione non costituisca e non possa mai costituire precedente, perché, ripeto, sarebbe un precedente gravissimo negare alla Regione il potere legislativo.

SANNA NIVOLI (A.N.). Ma su che cosa sta intervenendo?

COGODI (R.C.). Sto intervenendo per tutelare il fatto che io...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei ha perfettamente ragione, però io ho detto che in questo caso l'emendamento non è accoglibile, perché comunque è riferito a un articolo che è superato da un'altra norma. Non si sta negando il potere di legiferare. L'Assemblea è il massimo organo deputato a questo, stiamo scherzando? Quindi il problema non esiste. In questo caso, per come sono concepiti gli emendamenti numero 424 e 457 sono superati da altra norma. Questo io ho detto. Lei ha voluto farci una lezione, le siamo grati, risulterà a verbale, ne prendiamo atto.

COGODI (D.S.). Non si tratta di lezione, si tratta di non fare danni, perché i precedenti poi valgono.

PRESIDENTE. Le ho detto che lei ha perfettamente ragione, non avrei dovuto darle la parola, perché la cosa era superata, comunque questo è.

Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.

SANNA NIVOLI (A.N.). Voglio sapere su che cosa è intervenuto l'onorevole Cogodi. C'è un battibecco continuo tra l'onorevole Cogodi e la Presidenza che impedisce qualunque tipo di attività dell'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, esiste un Regolamento e io sono tenuto ad applicarlo.

Siamo all'articolo 6 bis. Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario f.f.:

Art. 6 bis

Recepimento delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 446 del 1997 in materia di imposte erariali sulle assicurazioni RCA e sulla trascrizione, iscrizione e annotazione dei veicoli al PRA

1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a espletare, anche mediante appositi accordi o intese con il Ministero delle Finanze e con il Ministero dell'Interno, sentite le amministrazioni provinciali della Sardegna, tutti gli adempimenti necessari per l'attuazione delle disposizioni in materia di imposta erariale sulle assicurazioni RCA e di imposta erariale sulla trascrizione, iscrizione e annotazione dei veicoli al PRA, nonché in materia di mantenimento degli equilibri finanziari, di cui agli articoli 60 e 61 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

2. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 del citato articolo 61 del decreto legislativo n. 446 del 1997 hanno effetto a decorrere dall'anno 2003 e si applicano con riferimento all'anno di imposta 2002.

PRESIDENTE. All'articolo 6 bis sono stati presentati gli emendamenti numero 43, 136, 546 e 215. Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario f.f::

Emendamento soppressivo parziale Balletto

Art. 6 bis

Nel comma 2 dell'articolo 6 bis sono soppresse le parole "e si applicano con riferimento all'anno d'imposta 2002". (43)

Emendamento soppressivo parziale GIUNTA REGIONALE

Art. 6 bis

Recepimento delle disposizioni di cui al decreto legislatvo n. 446 del 1997 in materia di imposte erariali sulle assicurazioni RCA e sulla trascrizione, iscrizione e annotazione dei veicoli al PRA.

Al comma 2 sono soppresse le parole "e si applicano con riferimento all'anno 2002". (136)

Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda - Spissu - Dore - Balia

Art. 6 bis

L'emendamento numero 136 è soppresso.

(546)

Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Fadda - Spissu - Dore - Balia

Art. 6 bis

Nel comma 2 le parole "Dall'anno 2003 e si applicano con riferimento all'anno d'imposta 2002" sono sostituite da: "dall'entrata in vigore della presente legge e con riferimento all'anno di imposta 2001". (215)

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 43 e 546 sono ritirati.

COGODI (R.C.). Li faccio miei.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento 136 è ritirato.

PRESIDENTE. Essendo ritirato l'emendamento numero 136 decade il 546 ad esso collegato. Per illustrare l'emendamento numero 43 ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi.

COGODI (R.C.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 215 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento numero 215 interviene a modifica del comma 2, nel senso che mentre la Giunta ci ha proposto che le disposizioni del decreto legislativo numero 446 del 1997 hanno un effetto posticipato, cioè entrano in vigore nel 2003 (e non si capisce per quale motivo se ne parli nella finanziaria 2002) e si applicano con riferimento all'anno di imposta 2002, è chiaro che il riferimento all'anno di imposta precedente è solo l'elemento parametrico utile per calcolare l'imposta. Spiegherò poi, nella discussione dell'articolo 6 bis e relativi emendamenti, il senso di questo emendamento. Noi vogliamo che il recepimento delle disposizioni di quel decreto legislativo produca effetti immediati e quindi le norme entrino in vigore con la presente legge e con riferimento all'anno di imposta 2001, perché l'argomento RCA interviene in materia di entrate tributarie delle province sarde e poiché siamo in un regime di applicazione piena del cosiddetto federalismo anche fiscale è giusto che queste risorse, a seguito del recepimento da parte della Regione del succitato decreto, vengano incassate dalle province sarde nel più breve tempo possibile.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere favorevole all'emendamento 43 e contrario al 215.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Naturalmente il parere della Giunta è coerente con quello della Commissione, però vorrei richiamare l'attenzione di chi lo ha illustrato, che evidentemente ha approfondito la questione, per chiedergli se non ritiene che di fatto si stia spostando di un anno l'entrata in vigore della disciplina attribuendo efficacia retroattiva all'imposizione, perché se così fosse, naturalmente non sarebbe possibile farla decorrere dal 2001 in quanto le imposte non possono avere effetto retroattivo.

Comunque mi adeguo al parere della Commissione, ma confido anche nell'approfondimento da parte dei proponenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io intervengo, e spero che altri colleghi abbiano modo di interloquire anche su questo articolo 6 bis, per confermare, sottolineare, chiarire ancora, se è possibile, la nostra contrarietà a tutte le parti che compongono questa legge finanziaria.

Abbiamo già avuto modo, nella discussione generale, di esprimere le nostre valutazioni di merito in via complessiva e adesso siamo indotti a riprendere elementi e aspetti particolareggiati e specifici, perché rispetto alla proposta che è stata avanzata in questo tempo, che ormai si costituisce di diverse settimane, da parte della opposizione, per quanto ci riguarda, per le cose che abbiamo sottoposto all'attenzione della Giunta e della maggioranza, noi (intendo questa parte della opposizione, perché se è vero che vi è una opposizione è anche vero che essa si compone di parti fra loro non sempre totalmente assimilabili) difendiamo e continuiamo a difendere alcune nostre proposte e chiediamo alla Giunta regionale e alla maggioranza e anche all'altra parte della opposizione di rispondere (si diceva un tempo "domandare è lecito", poi uno risponda come vuole) a una questione di prima grandezza che noi abbiamo posto fin dall'inizio. Parlo di una questione, perché le altre questioni voi le avete aggiunte in modo estemporaneo alla finanziaria, cioè tutta la normativa urbanistica, tutta la questione della variante automatica e degli accordi di programma. E ora si capisce perché - si capisce meglio, noi lo avevamo già in qualche modo prima intuito, poi dedotto e ve lo abbiamo anche rappresentato - voi avete adottato una tecnica, non intelligente, perché non ci vuole molta intelligenza, ma davvero furba: avete cioè spostato l'attenzione e anche la tenzone. Noi avevamo in discussione una finanziaria; su quel testo e su quella proposta abbiamo contestato in Commissione per alcune settimane, siamo venuti in Aula e voi, per non discutere più del merito, avete rovesciato addosso alla finanziaria tutti i vostri emendamenti e tutte quelle nuove proposte in materia di personale, urbanistica, paesistica e quant'altro, che costituivano altre dodici finanziarie! E ci avete costretto per alcune settimane a polemizzare su quello che avevate aggiunto, come se fosse una vittoria il fatto che voi toglievate quello che abusivamente avevate inserito.

Quello che era abusivo rimane abusivo, avete fatto bene a metterlo da parte, lo si valuterà in Commissione nei modi opportuni. Nessuno pensi che il problema dell'istruttoria delle leggi complesse sarà risolto nella riunione che avete ipotizzato per la sera del venerdì santo, perché quella sera se vorrete lavorare lavorerete qui, in Aula, non farete la riunione che tutti dicono essere fasulla, pretendendo di esaminare in Commissione leggi complesse, che non si potrebbero esaminare in Aula proprio perché complesse, la sera del venerdì di passione!

Noi vi abbiamo posto una questione che attiene invece alla finanziaria così com'era quando l'avete pensata e presentata; una questione che non è oggetto di un emendamento che costa molti miliardi. Noi del Gruppo di Rifondazione Comunista vi abbiamo detto: in questa finanziaria ci asteniamo dal proporre diversi emendamenti ai diversi articoli. Avremmo potuto fare, non dico dieci, dodici, ma almeno un emendamento per articolo, almeno un emendamento di bandiera. Non lo abbiamo fatto, come vedete, e non perché non sappiamo preparare emendamenti o non li sappiamo motivare, ma perché avevamo fatto una scelta. Avevamo cioè detto: in questa finanziaria, così maledettamente sbalestrata, dove di sviluppo, di riordino, di riforma, di socialità non c'è niente, ma c'è tutto il contrario, tanto vale sviluppare un ragionamento politico di critica e di contrasto e però porre una questione, una sola, che non costa, allo stato delle cose, altri danari della Regione. Vi abbiamo domandato dall'inizio: perché non volete attuare, perché boicottate, perché sventrate il piano straordinario del lavoro? Perché? Se voi, che governate da tre anni, non condividete una legge della Regione dovete avere il coraggio di proporla all'abrogazione del Consiglio regionale. Io spero che Pili e Masala stiano concordando come attuare il piano del lavoro. Lo spero! State concordando quello? Quindi, prego, continuate a chiacchierare e arrivate a una conclusione, così agevolate il compito di tutti noi.

Noi vi abbiamo detto dall'inizio che esiste uno stanziamento di oltre 1.000 miliardi per le finalità previste dalla legge numero 37 del 1998, e primariamente dall'articolo 19; sono risorse attribuite a tutti i comuni della Sardegna, senza fare figli e figliastri, per promuovere progetti di sviluppo locale e di occupazione nuova e aggiuntiva, nella totale autonomia e nell'assoluta mancanza di discrezionalità da parte della Regione. In base alla popolazione e al tasso di disoccupazione un comune piccolo della Sardegna riceverà nel triennio 2 miliardi, il comune di Cagliari riceverà invece 100 miliardi. Vedo, nelle tribune riservate al pubblico, la presenza autorevole della Giunta comunale di Cagliari, città capoluogo della Regione. L'ho detto prima e lo ripeto: perché la città capoluogo, che ha la funzione di trainare lo sviluppo, non traina anche la socialità? Perché i 100 miliardi nella disponibilità del Comune di Cagliari per anni non sono stati immessi in un circuito virtuoso programmato di nuove iniziative economiche e di lavoro? Perché si è ipotizzato, con le leggi e i danari per il lavoro, di costruire ascensori nella Sella del Diavolo, di costruire un palaghiaccio, opere pubbliche che nulla hanno a che vedere con le finalità dell'articolo 19 della legge 37?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io voglio spiegare brevemente la questione che riguarda l'articolo 6 bis. Con l'entrata in vigore del decreto legislativo numero 446 si è posto il problema di esaminare le problematiche finanziarie delle province della Sardegna con riguardo alle questioni delle entrate tributarie, ancora ampiamente irrisolte e conseguenti al mancato recepimento delle norme contenute in quello stesso decreto.

Il decreto legislativo 446 da un lato opera la cancellazione di alcune imposte e dall'altro, al comma 4 dell'articolo 60, stabilisce che le Regioni a Statuto speciale provvedono ad attuare le disposizioni per l'attribuzione alle province del gettito dell'imposta sulle assicurazioni RCA e la conseguente riduzione statale dei trasferimenti può operare solo dopo il recepimento di queste disposizioni da parte delle stesse Regioni, nel rispetto dei diversi Statuti. Ora, da un lato si chiede il recepimento di tali disposizioni invocando l'autonomia, però se ne posticipa l'attuazione al 2003, per cui siccome tutti i meccanismi di questa legge stanno funzionando, le province sarde sono doppiamente penalizzate, perché non solo non ricevono questi danari, ma in più sono vincolate al patto di stabilità.

Come si sa l'imposta sulle assicurazioni RCA, che corrisponde al 12,5 per cento dell'imponibile, è proporzionale, per cui aumenta con l'aumentare dell'imponibile. Solo per fare un esempio, nell'anno di imposta 1998 c'è stato un incremento che si è attestato sulla media dell'11 per cento. Il maggiore gettito registrato e incassato dallo Stato in base a questo meccanismo deve essere riconosciuto alle province sarde, così come avviene per le province ordinarie. La riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato è entrata in vigore nel 1998, operando su questa fattispecie, per cui noi non abbiamo recepito le disposizioni del decreto legislativo, ma le riduzioni dei finanziamenti statali sono già intervenute, quindi le province sarde hanno un doppio svantaggio rispetto alle altre province, tenendo conto che stiamo posticipando la possibilità di incamerare l'incremento del gettito d'imposta che in questi anni e aumentato proporzionalmente rispetto all'imponibile.

Ecco perché noi presentiamo un emendamento che invece accelera l'entrata in vigore di questa norma ponendo mano al ritardo che chiaramente penalizza le province sarde, al di là di tutto già abbastanza marginali rispetto ai processi di decentramento, ma più che altro vi è l'esigenza di sottolineare come un ritardo della Regione non possa e non debba ricadere negativamente sulle province. Poi si possono fare molte altre considerazioni, perché noi sappiamo che la percentuale di incremento dell'imponibile può cambiare da provincia a provincia; in effetti l'applicazione della RCA varia, ha un tenore diverso da una provincia all'altra e quindi potrebbe essere più o meno vantaggiosa, sta di fatto che noi scontiamo un ritardo nell'applicazione di norme nazionali che sono in vigore su tutto il territorio nazionale e che guarda caso, in forza della nostra autonomia, noi non abbiamo ancora recepito.

Per quanto riguarda il problema del recepimento, io credo che possa essere rilevato come anche la Ragioneria Generale dello Stato, attraverso il ragionier Monorchio, abbia già affermato che il recepimento di queste norme non è tuttavia subordinato ad alcuna attività di recepimento formale da parte delle Regioni medesime. Così di fatto non è stato e io credo che lo spirito dell'articolo 6 bis sia quello di dare corso a un'acquisizione formale di questa normativa. Mi auguro che la Giunta voglia tenere adeguatamente conto di questo problema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Voglio fare soltanto due considerazioni sull'articolo 6 bis. A noi non convince molto la formulazione di alcuni emendamenti che spostano nel tempo la decorrenza delle norme e ne dispongono l'applicazione con riferimento all'anno d'imposta 2001, perché se dovessi tenere per buone le considerazioni dell'onorevole Gian Valerio Sanna dovrei dire che quanto meno l'anno di riferimento dovrebbe essere il 1999. Voglio dire che queste norme devono semmai entrare in vigore nel momento in cui vengono recepite, quindi nel momento del varo di questa finanziaria.

In realtà l'autonomia impositiva della Regione è una falsa autonomia, nel senso che, se le cose stanno così, si tratta soltanto di recepire delle norme imposte dallo Stato attraverso un decreto legislativo, ma autonomia impositiva significa poter decidere come e quando esercitare appunto l'imposizione. Per cui il semplice fatto che dobbiamo recepire decreti legislativi non mi sembra che corrisponda a quel criterio di autonomia da tutti auspicato, Regione, Province e anche Comuni.

Questa filosofia noi non l'abbiamo mai condivisa nel merito, perché è troppo semplice trasferire autonomia in questo modo e peraltro introdurre norme che permettono agli enti locali di tartassare ulteriormente i cittadini, in questo caso sardi, ma più in generale i cittadini italiani, per mantenere gli equilibri finanziari degli enti. Il mantenimento degli equilibri finanziari è un fatto dovuto, il problema attiene al corretto utilizzo da parte degli enti delle risorse finanziarie a loro disposizione, affinché incidano sempre meno sulla collettività mantenendo e anzi aumentando il livello dei servizi che devono erogare. Per cui questa norma non ci convince assolutamente.

Peraltro sarebbe stato utile che nell'ambito dell'illustrazione degli emendamenti, anche quelli formulati dalla Giunta, i presentatori avessero reso edotto questo Consiglio sull'analisi che su questa materia è stata fatta, quindi sugli effetti che questa norma avrà in Sardegna per quanto riguarda il gettito d'imposta che le province si aspettano. L'articolo 6 bis è stato introdotto così, quasi dato per letto e conosciuto, mentre letto e conosciuto a me sembra che non lo sia assolutamente, almeno per quanto ho potuto rilevare in quest'aula.

Io sono favorevole invece all'emendamento numero 43, quello che è stato proposto dal collega Balletto e poi ritirato, che sopprime le ultime parole del comma 2, cioè le parole "si applicano con riferimento all'anno di imposta 2002", per cui rimane che le norme hanno effetto a decorrere dall'anno finanziario 2003. Mi sembra che ciò sia più corretto, più corrispondente alle esigenze dei cittadini, anche perché non è possibile e, a mio avviso, non è corretto imporre il pagamento di imposte relative a periodi decorsi rispetto al momento di recepimento del decreto legislativo in questione.

Queste sono le motivazioni che ci portano a riconsiderare gli emendamenti che sono stati presentati e forse anche a ritenere che rispetto a questa materia sarebbe necessaria una fase di istruzione un po' più approfondita.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue VASSALLO.) Se fosse possibile, proprio per legiferare in piena conoscenza degli effetti positivi e negativi che l'approvazione di questo articolo avrà sulla nostra economia, forse sarebbe utile che l'Assessore della programmazione meglio ci facesse comprendere la portata di questo provvedimento. Come incide sui bilanci delle province? Stiamo parlando di quattro spiccioli o di dotazioni sostanziose? Occorre cioè che legiferiamo a ragion veduta, in piena coscienza e conoscenza di quanto stiamo discutendo.

Questa questione, inoltre, si collega direttamente alla capacità di utilizzare bene i denari che la Regione eroga, e mi voglio collegare al ragionamento che abbiamo fatto in serata per quanto riguarda i finanziamenti per il piano del lavoro, quelli già erogati per gli anni precedenti e quelli che auspico saranno erogati per gli anni futuri. E' una questione che non ci stancheremo di richiamare in quest'Aula, anche quando ci riferiamo ad articoli che sembrerebbe nulla abbiano a che fare e che invece si collegano strettamente al problema del buon utilizzo delle risorse che la Regione mette a disposizione degli enti locali. Noi abbiamo più volte rivolto una critica, anche piuttosto dura alla Giunta regionale, in modo particolare all'Assessorato competente, quello degli enti locali, che non ha effettuato, rispetto alla spendita di queste somme, nessuna verifica, nessun monitoraggio. Abbiamo ribadito più volte che non soltanto non è stato fatto un monitoraggio, ma soprattutto non sono stati dati quei supporti, quelle dritte che potevano permettere agli enti locali di ben spendere e ben utilizzare le risorse spesso ingenti che avevano a loro disposizione.

Da un'analisi che noi abbiamo fatto, si rileva che troppe volte questi fondi sono stati utilizzati per mere opere pubbliche che niente o poco avevano a che vedere con l'articolo 19 della legge 37, che prevede la possibilità di creare nuova occupazione nella nostra Isola. Noi vogliamo riprendere questo aspetto attraverso l'articolo 6 bis per rimarcare la necessità che per il futuro, dato che il passato è ormai passato, per cui difficilmente si potrà recuperare, ci siano le idee chiare e indirizzi precisi per fare in modo che i finanziamenti siano spesi con la dovuta oculatezza e secondo gli obiettivi previsti dalla legge numero 37 del 1998.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Per ciò che riguarda l'emendamento numero 43, presentato dalla maggioranza, e l'emendamento numero 215, presentato dalla opposizione, si è accertato, dal tenore degli interventi che si sono succeduti in aula, che c'è una sostanziale condivisione. C'è però un problema interpretativo, nel senso che un emendamento prevede che le norme abbiano decorrenza da una certa data e l'altro prevede invece una data differente.

Siccome l'interesse comune è quello di consentire alle province di poter incamerare il gettito di queste imposte, che nell'incertezza della norma è stato accantonato e non speso, io proporrei una sospensione dei due emendamenti per un approfondimento in maniera tale che si arrivi all'individuazione di un testo che sia il più confacente alle esigenze che con i due emendamenti si intendono soddisfare.

PRESIDENTE. Se venisse accolto il suggerimento dell'onorevole Balletto, dovremmo sospendere l'intero articolo 6 bis e i relativi emendamenti e passare all'articolo 7.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io chiedo anticipatamente scusa ai colleghi se ancora abuso della loro pazienza, ma devo soltanto ribadire quanto questa mattina, a nome della maggioranza, ho dichiarato sulla questione che per tutta la giornata sta occupando gli interventi di alcuni colleghi della opposizione, quella delle politiche di sviluppo locale.

Noi abbiamo già detto e confermiamo - lo vogliamo ancora ribadire perché poi ognuno si assuma fino in fondo le proprie responsabilità - che non vogliamo erigere barriere. Abbiamo detto di essere disponibili al dialogo e, nella giornata odierna, ci siamo confrontati con alcuni esponenti della opposizione. Il tema del lavoro è stato posto dalla maggioranza, ma anche dall'onorevole Spissu, dall'onorevole Fadda e da altri colleghi, però viene continuamente ribadito, mi si consenta, nella maniera sbagliata, perché non può costituire oggetto di una litania continua su ogni emendamento, anche se con la materia del lavoro nulla ha a che fare.

Allora, nella chiarezza, nell'assoluta chiarezza, mi pare che si stiano creando tutte le condizioni perché si possa addivenire alla formulazione di una proposta su una materia così delicata, così complessa e che riguarda il mondo del lavoro, su cui vi sia la più ampia convergenza possibile. Abbiamo anche manifestato, avendone raccolto una indicazione da parte della Giunta, la disponibilità della stessa al ritiro di un emendamento all'articolo 17 che è stato già presentato, proprio per sgombrare il campo da posizioni anche precostituite, ma mi pare che oltre questo non si possa veramente andare.

E allora, se si vogliono utilizzare le ore prossime della sera e della nottata per ancor meglio consentire un confronto su questi temi, noi siamo disponibili. Vorremmo veramente che questi problemi venissero definiti una volta per tutte stasera e domani mattina si potesse procedere speditamente, perché è un obiettivo comune approvare la finanziaria entro il corrente mese di marzo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Intervengo per confermare, anche se non penso che ce ne sia bisogno, un'impostazione di lavoro, e concordo con il collega Pittalis sul fatto che il merito dovrà essere senz'altro ripreso. Però c'è una discussione in corso, Presidente, che mette avanti una questione che si ritiene - e io concordo su questo, così come mi pare che concordino il collega Pittalis e gli altri colleghi che hanno trattato l'argomento - giustamente uno degli elementi fondamentali per la conclusione positiva della finanziaria, ed è la questione del lavoro.

Il centrosinistra mette avanti agli altri punti questo aspetto e ritiene che, con l'impostazione che è stata data sin qui, si possa produrre una soluzione positiva, perché c'è bisogno di confermare, e mi pare che siamo d'accordo, le risorse per il 2002. C'è intesa su questo, le risorse ci sono, si tratta di procedere, nei tempi più brevi possibili (noi indichiamo due o tre mesi), a una verifica delle difficoltà che parte dei comuni hanno incontrato nell'uso di queste risorse e, fatta una sintesi delle difficoltà, dare indicazioni finalizzate al superamento delle stesse.

Mi pare che questa sia un'esigenza presente nella discussione che stiamo facendo in Consiglio, ma anche nel comportamento degli amministratori locali che hanno trattato in questi anni l'argomento, perché l'utilizzo delle risorse deve essere finalizzato alla creazione di occupazione e i comuni che dovessero trovarsi in difficoltà devono avere, da parte del Governo, delle indicazioni e delle proposte coerenti con l'utilizzo di tali risorse. E allora, se siamo d'accordo sulla cornice, se siamo d'accordo sulla conferma del finanziamento e sull'esigenza di dare un supporto ai comuni, dobbiamo rapidamente confrontarci su questa impostazione o una impostazione simile. Noi del centrosinistra non siamo innamorati dei testi che produciamo, però vorremmo che le nostre indicazioni venissero esaminate.

Se si è d'accordo sull'impostazione si può procedere. Mi pare che si sia concordato di terminare i lavori odierni alle ore 21, ma ritengo che domani mattina, prima di riprendere i lavori dell'Aula, sarà possibile avviare un confronto su questo tema. Non ci sono problemi, io penso che si debba cogliere lo spirito delle indicazioni che vengono date, poi i colleghi che hanno più da vicino trattato l'argomento sono meglio di me in grado non solo di proporre soluzioni tecniche, ma anche di dare un contributo di merito. E se anche su questo che noi riteniamo essere uno degli argomenti prioritari della finanziaria si dovesse raggiungere un accordo vi sarebbe sicuramente un'accelerazione dell'esame degli altri articoli e quindi dell'iter di approvazione della finanziaria.

Concludo dicendo che noi del centrosinistra siamo favorevoli a un confronto di merito ravvicinato su queste questioni. Da quel che ho capito, i colleghi che sono intervenuti, in particolare il collega Pittalis, confermano la loro disponibilità in tal senso, dobbiamo quindi solo stabilire quando affrontare questo argomento per giungere a una conclusione.

Il collega Cappai suggeriva di farlo stasera; per quanto ci riguarda siamo d'accordo, purché ragioniamo nel merito dell'argomento che ci interessa. Se, tenendo conto anche delle osservazioni che hanno fatto i colleghi e compagni di Rifondazione Comunista, questo è utile per entrare effettivamente nel merito del tema lavoro già prima di arrivare alla discussione del relativo articolo, penso che si possano creare le condizioni per superare anche questo momento di confronto, passando successivamente all'esame degli altri articoli ed emendamenti, confermando un'impostazione che ha già prodotto dei risultati positivi per quanto riguarda gli argomenti affrontati fin qui.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, confermo il nostro voto favorevole all'articolo 6 bis. Si è parlato molto in quest'Aula di federalismo e di decentramento; come tanti consiglieri regionali anch'io non sono nato a Cagliari, sono nato in un piccolo paese, ma penso che tutti i paesi della Sardegna guardino al capoluogo della regione come a un modello di vita, un modello a cui tendere, un modello da raggiungere, sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista civile.

Cagliari, come le altre città capoluogo, sopporta ogni giorno un carico molto forte disardi che afferiscono da altre parti dell'Isola e offre a tutti servizi sociali e civici di grande importanza. Io penso che la presenza silenziosa e discreta nelle tribune del pubblico di consiglieri, di assessori e del sindaco del Comune di Cagliari sia un monito per il Consiglio regionale, perché se tutti crediamo nel federalismo, così come affermiamo, dobbiamo anche cercare di attuare il decentramento rispetto alla città di Cagliari, che secondo me non è stata trattata molto bene dal Consiglio regionale, al pari degli altri capoluoghi. Ritengo infatti che il Consiglio regionale sia stato sordo alle esigenze dei comuni capoluogo, come se fossero corpi estranei alla regione. Per quello che sta succedendo in quest'aula io spero che il corpo estraneo non sia invece il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). E' stata fatta una proposta di sospensione dell'emendamento 215. Io ho rilevato l'interesse di alcuni colleghi all'approfondimento dell'argomento di cui trattasi; la funzione del nostro emendamento era solo quella di proporre la tematica con l'intento di produrre un effetto utile, quindi siamo d'accordo sulla sospensione dell'emendamento per un approfondimento.

Presidente, ogni tanto la Giunta somiglia, lo dico con simpatia, a un call center, Presidente e Assessori sono cioè impegnati al telefono e non credo che questo sia un atteggiamento tollerabile nell'aula del Consiglio regionale. Comunque, se la Giunta mi ascolta, vorrei dire dire questo: dal momento che accettiamo la sospensione di questo emendamento, raccogliendo anche le esigenze manifestate dall'assessore Fois, essendo stato presentato un ordine del giorno io proporrei, se sono d'accordo i colleghi, che si voti l'ordine del giorno, si concludano i lavori dell'Aula per stasera e si attivino due tavoli di confronto, uno per il completamento dell'esame degli emendamenti, in merito ai quali probabilmente occorre passare dalle enunciazioni di disponibilità al confronto di merito, e l'altro per affrontare il tema del lavoro e non continuare con un atteggiamento di logoramento psicologico. Domani mattina, avendo istruito adeguatamente tutti gli aspetti che abbiamo inteso dare ai nostri accordi, si potrà così avviare un'accelerazione che ci consenta di lavorare più proficuamente.

Questa mi sembra la soluzione che possiamo adottare per semplificare il lavoro. Io dico anche questo: apparentemente oggi non abbiamo proceduto velocemente, ma il contenuto degli accordi e delle convergenze che sono state raggiunte ha un valore che chiaramente produrrà gli effetti nel momento in cui saremo in grado di completare questo lavoro. Quindi io aderisco alla sospensione dell'articolo 6 bis e relativi emendamenti, chiedo che venga votato l'ordine del giorno e si completino i lavori delle intese, affinché domani mattina si possa procedere celermente.

PRESIDENTE. La proposta dell'onorevole Gian Valerio Sanna è chiara, l'articolo 6 bis con i due emendamenti annessi vengono sospesi e poiché sono ormai le 20 e 40 e abbiamo concordato di chiudere i lavori alle ore 21, a questo punto il tempo che ci rimane non ci consente di discutere e approfondire l'articolo 7, ci consente però di dare lettura dell'ordine del giorno e di porlo in votazione in modo che poi la Commissione possa riunirsi.

E' stato presentato l'ordine del giorno numero 7. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - BIGGIO - ONIDA - SANNA Giacomo - VARGIU - FADDA - DORE - CAPPAI - MASIA - FLORIS sui provvedimenti legislativi in materia di personale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

RICHIAMATO l'articolo 13, comma 2, lettera c), della legge regionale 5 maggio 1993, n. 11;

RAVVISATA l'opportunità di definire in tempi rapidi e prestabiliti e previo confronto democratico la complessa materia del personale ed il suo coordinato aggiornamento legislativo;

CONSIDERATO l'impegno assunto dalle forze politiche in Consiglio regionale di stralciare ogni provvedimento legislativo e i relativi emendamenti in materia di personale dal contesto della manovra finanziaria 2002 fatti salvi i residuali provvedimenti di personale unitariamente valutati urgenti e necessari al buon funzionamento dell'Amministrazione (art. 10, comma 5, art. 22, commi 6 e 20, art. 22 bis, comma 1);

DATO ATTO dell'intervenuto accordo per iniziare l'esame del provvedimento in oggetto da parte delle Commissioni competenti a partire dal 29 marzo p.v. ed esitare lo stesso entro il 3 aprile p.v. per essere successivamente rimesso all'Aula per l'esame e l'approvazione entro il 15 aprile 2002,

impegna la Giunta regionale e le Commissioni competenti

a porre in essere ogni conseguente iniziativa ed attività per il puntuale rispetto degli obiettivi concordati. (7)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Riprenderemo i lavori domani mattina alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 20 e 38.



Allegati seduta

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA MORITTU - SPISSU - SANNA Emanuele - SANNA Alberto - MARROCCU - ORRÙ - SANNA Salvatore, sulla preoccupante situazione organizzativa dell'Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura (ERSAT).

I sottoscritti, premesso che:

- con deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT n. 113/01 del 27 settembre 2001, è stata approvata la nuova struttura organizzativa dell'ente;

- l'entrata in vigore della nuova struttura avrebbe dovuto decorrere a far data dal giorno successivo alla pubblicazione sul BURAS della deliberazione dell'ERSAT, avvenuta in data 20 dicembre 2001 sul n. 47;

- con successiva deliberazione del C.d.A. dell'ERSAT è stata fissata al giorno 16 febbraio 2002 l'entrata in vigore del provvedimento di riorganizzazione dei servizi dell'ente;

- con ordine di servizio del Direttore Generale n. 03/2002 sono state attribuite funzioni di sostituti di direttori di servizio per dieci servizi sui tredici istituiti;

- con nota n. 2790 del 21 febbraio 2002 del Direttore Generale dell'ERSAT si comunica ai diversi sostituti di direttore che - nonostante l'entrata in vigore della deliberazione n.113/01 - questi ultimi debbano avvalersi di "referenti" e non già di responsabili di unità organizzative quali articolazioni dei servizi come stabilito dalla legge regionale n. 31/98;

rilevato che la situazione sopra descritta ha determinato e sta determinando notevoli ritardi se non paralisi delle attività istituzionali dell'ERSAT, come denunciato recentemente dalle diverse organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori dell'ente;

Y

considerato che

- con il 31 dicembre 2001 è scaduto il Piano regionale per la divulgazione agricola 1999-2001, che deve essere redatto ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale 13 agosto 1993, n. 34, quale strumento operativo caratterizzato da un forte carattere innovativo sotto il profilo organizzativo e metodologico delle attività dell'ERSAT;

- la Giunta regionale ha recentemente incaricato l'ERSAT di effettuare le operazioni di istruttoria di importanti misure di sostegno agli investimenti degli imprenditori agricoli nelle aziende agricole a valere sui fondi del Programma Operativo Regionale 2000-2006, e che tale attività assume un rilievo strategico nelle possibilità di ripresa e consolidamento delle attività del settore primario, duramente colpito dalle persistenti calamità naturali;

considerato, inoltre, che l'Assessorato dell'agricoltura ha bocciato ripetutamente la proposta di nuovo Regolamento per la gestione del patrimonio immobiliare dell'ente approvato dal Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT nonostante il parere contrario del Direttore Generale che, tra le diverse irregolarità, richiamava quelle relative al non rispetto delle norme della legge regionale n. 31/98 sulla separazione del potere gestionale da quello politico e d'indirizzo;

visti i ricorsi accolti favorevolmente dal Giudice del Lavoro del tribunale di Cagliari con i quali diversi dipendenti dell'ente facenti parte dell'ufficio legale denunciavano l'azione del Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT che, ricorrendo a incarichi e consulenze esterni, contravveniva al disposto dell'articolo 47 della legge regionale n. 31/98 che vieta questa possibilità in presenza di professionalità adeguate all'interno dell'ente,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori dell'agricoltura e riforma agropastorale e degli affari generali, del personale e riforma della Regione per conoscere:

a) le motivazioni per le quali si è addivenuti a una nuova organizzazione interna dei servizi e se questa sia scaturita a seguito di un serio confronto con le organizzazioni professionali del mondo agricolo, dei sindacati dei lavoratori;

b) quali criteri siano stati adottati nel definire la localizzazione delle sedi periferiche zonali, che paiono corrispondere, non già alle esigenze specifiche dei territori a vocazione agricola, ma a riferimenti di carattere "geopolitico" riconducibili ai diversi consiglieri della maggioranza;

c) se risulta fondato il rilievo mosso dalle organizzazioni sindacali aziendali dei lavoratori che l'attuale Consiglio di Amministrazione interferisce in modo indebito sulle prerogative assegnate dalla legge regionale n. 31/98 al Direttore generale e alla struttura dirigenziale, circa l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano le amministrazioni verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo;

d) se risulta corrispondente alla realtà il fatto che l'ERSAT non abbia ancora approvato il proprio bilancio di previsione per l'anno 2002, determinando così incertezza circa la possibile conclusione del contratto integrativo aziendale;

e) i motivi di grave ritardo nell'avvio delle fasi di svolgimento delle fasi concorsuali per le posizioni dirigenziali, concorso già bandito da circa un anno, e delle procedure concorsuali per nuove assunzioni e riqualificazione del personale in servizio;

f) se nelle procedure di attribuzione delle funzioni di sostituti dei direttori di servizio, sono state poste in essere le procedure di cui agli articoli 6, 16 e 30 della legge regionale n. 31/98 in riferimento alla riorganizzazione dei servizi disposta con la deliberazione ERSAT n. 113/01;

g) i criteri e metodi della gestione dell'ingentissimo patrimonio immobiliare dell'ente che comprende più di 600 abitazioni e una rilevantissima proprietà fondiaria;

h) i motivi che hanno indotto il C.d.A. dell'ente a sostituire l'Ufficio legale ricorrendo a professionisti esterni con dispendio ingiustificato di denaro pubblico;

i) con quali risorse si è fatto o si intende far fronte al pagamento degli onorari dovuti ai legali incaricati in difesa dell'ente dichiarato soccombente nella causa sopra richiamata

l) se non si ritenga opportuno disporre una immediata indagine ispettiva atta a verificare il corretto svolgimento delle attività di direzione politico-amministrativa del Consiglio di Amministrazione nonché di quelle burocratico-amministrative in capo alla Direzione dell'ERSAT. (223)

INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sulla palese illegittimità e sulla assoluta necessità di blocco della procedura di vendita all'asta, da parte dello Stato, del cespite demaniale costituito dall'ex ospedale militare sito in Sanluri.

I sottoscritti, premesso che:

- l'Agenzia del Demanio, Ministero delle Finanze, ha attivato la procedura per la vendita al pubblico incanto del bene demaniale sito nel Comune di Sanluri e denominato "ex ospedale militare" (asta fissata per il prossimo 4 aprile 2002);

- proprio l'attività diretta alla alienazione dimostra in modo inequivoco che il bene non è ritenuto indispensabile per l'espletamento delle funzioni statali in Sardegna;

- la norma costituzionale (art. 14 dello Statuto di autonomia) prescrive in modo preciso e tassativo "la Regione succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali";

- la prevista vendita di beni pubblici da parte dello Stato lede i diritti della Regione autonoma e, ancora una volta, tende a privare la Comunità e gli enti locali di cespiti patrimoniali indispensabili per la promozione dei propri progetti di sviluppo e di occupazione;

- già diverse volte, in passato, consimili incursioni ministeriali sul patrimonio pubblico a destinazione regionale, sono state tentate e rintuzzate per la ferma opposizione espressa dai poteri autonomistici;

- è nel buon diritto della Comunità di Sanluri, dei soggetti sociali già fruitori di quel bene pubblico, che hanno provveduto peraltro a migliorare con dotazione di servizi utilizzati da tutta la popolazione e dalle scuole;

- detto compendio è inserito nei piani di valorizzazione consortile, con patto territoriale già finanziato;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore degli enti locali per conoscere quali iniziative, immediate ed energiche, il Governo della Regione intenda porre in essere perché:

a) sia immediatamente sospesa e accantonata la assurda pretesa ministeriale di alienare a privati detto bene pubblico;

b) sia garantita, attraverso la devoluzione immediata, ancorché tardiva, del bene pubblico al patrimonio della Regione, la attribuzione gratuita al Comune di Sanluri per consentire il perseguimento dei programmi di occupazione e di sviluppo locale e territoriale. (224)

INTERPELLANZA FLORIS - TUNIS - BUSINCO - LICANDRO - SATTA sulle "distorsioni" della continuità territoriale con effetti dannosi per il trasporto delle persone e delle merci.

I sottoscritti,

premesso che la "continuità territoriale" è una conquista storica per la Sardegna e per i sardi e che rappresenta una prima fondamentale garanzia per la libertà di circolazione delle persone e delle merci sancita dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni europee; conquista che occorre consolidare e perfezionare con l'obiettivo del "costo zero" al punto più prossimo alla terra ferma a vantaggio dei sardi e di tutti coloro che hanno rapporti personali ed economici con la Sardegna;

rilevato lo stato di incertezza e di confusione che ancora regna nelle procedure di attribuzione delle rotte e l'inerzia assoluta per quanto riguarda la definizione delle disciplina sull'utilizzo delle risorse per la "continuità territoriale merci";

accertato che nella biglietteria aerea sono state introdotte procedure chiaramente strumentali e coercitive, come quelle del frazionamento delle tratte, al fine di applicare in misura esponenziale balzelli illegittimi, come la "tassa crisi" (ya charge) per ciascuna tratta, di ben 6 euro, pari a 12,39 euro (24.000 lire ) per un Cagliari - Roma, oltre i diritti di agenzia; un onere inaccettabile ai danni dei viaggiatori sardi, tassa non prevista in sede di gara della continuità territoriale, che invece prevede una tariffa unica massima nel contesto dell'imposizione degli oneri di servizio pubblico;

ricordato che è d'obbligo - secondo quanto prevede la normativa - nominare, insediare e rendere operativo un apposito "Comitato di coordinamento e di verifica" composto da Enac-Regione-vettori, quale organo di garanzia di tutti i soggetti coinvolti, massimamente dei cittadini - utenti;

considerato che sono di dominio pubblico le giuste, sacrosante proteste rivolte anche per iscritto all'Enac e alla Regione, senza che finora si sia avuta notizia di una qualche positiva risoluzione dei problemi prospettati e delle denunce presentate;

constatato che per la "continuità territoriale merci" sono sostanzialmente ancora ferme le procedure previste da norme chiare e datate;

osservato che con la legge finanziaria 2002 dello Stato sono state introdotte ulteriori modificazioni normative, che non solo non aiutano a risolvere i problemi, anzi li complicano, rendendone quasi impossibile l'applicazione, con il rischio concreto di perdere i finanziamenti statali;

essendo notorio che, oltretutto, a far data dal 1° gennaio 2002 ingiustificati aumenti tariffari su tutte le tratte, abolendo anche le facilitazioni che prima venivano riconosciute, almeno relativamente al trasporto delle merci cosiddette povere; di fatto introducendo aumenti superiori al 17% sulla tratta Cagliari-Livorno, del 20% sulla Cagliari-Civitavecchia, per toccare punte del 25%; costi evidentemente non sopportabili specie in una fase come quella attuale di grandi rivolgimenti nell'economia mondiale, con riflessi oltremodo penalizzanti per l'intero "sistema Sardegna";

tenuto conto che il Ministro delle finanze non ha a tutt'oggi emanato il decreto di sua esclusiva competenza per rendere operativo il principio della continuità territoriale applicata alle merci, provvedimento che doveva essere emanato entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge mentre, a seguito di ulteriori modificazioni alle procedure - introdotte con il comma 63, punto 6, dell'articolo 52 della Legge 28 dicembre 2001, n. 488 (Finanziaria Stato 2002) - la gestione delle risorse è stata ora affidata alla SFIRS, complicando ulteriormente il processo attuativo della tanto auspicata continuità territoriale merci;

sottolineato che sul principio della continuità territoriale per persone e merci non si può, ovviamente, tornare indietro in quanto diritto inalienabile del popolo sardo, radicato ormai nella coscienza della gente che non tollererebbe nessun arretramento sul fronte di queste battaglie autonomistiche e nazionalitarie, oggi ancor più sentite nel contesto di un'Italia federaliste, dell'Europa dei popoli e di un'economia globalizzata,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per sapere:

a) se abbiano totale conoscenza delle questioni esposte;

b) se non ritengano urgente informarne l'Assemblea regionale e l'opinione pubblica;

c) quali siano le iniziative che la Giunta regionale intenda portare avanti, dedicando la massima attenzione alle denunce pubbliche su distorsioni, ritardi e inadempienze nell'applicazione della normativa sulla continuità territoriale, ivi compresa la mancata costituzione del Comitato di coordinamento e vigilanza Enac-Regione-vettori aerei; e come intendano rompere il totale silenzio del Ministro delle finanze che non ha finora emanato il decreto di sua competenza, bloccando la procedura della continuità territoriale merci, con gravissimi danni per l'economia sarda;

d) infine, quali ulteriori iniziative il Presidente e la Giunta intendano intraprendere perché i sardi non siano vessati dai comportamenti di quanti, organi pubblici e operatori privati, tengono in stato di soggezione e subalternità la Sardegna. (225)

e)

INTERPELLANZA VASSALLO sull'annunciata apertura di una inchiesta della A.S.L. n. 1 sulla situazione in atto presso l'Istituto di Clinica Neurochirurgica dell'Università di Sassari.

Il sottoscritto,

avuta notizia dagli organi di stampa (il quotidiano "La Nuova Sardegna" e l'emittente "Videolina") dell'avvio da parte della Direzione della A.S.L. n. 1 di Sassari di una inchiesta sulla situazione dell'Istituto di Clinica Neurochirurgica dell'Università di Sassari a seguito di una lettera inviata da 19 anestesisti contenente, unitamente alla descrizione di una serie di casi clinici, forti critiche alle "carenze di tipo organizzativo e gestionale" attribuite al Direttore dell'Istituto, Prof. Francesco Crotti, e di una conseguente indagine della magistratura;

rammentando di avere, in data 11 ottobre 2001, rivolto all'Assessore regionale della sanità e all'Assessore regionale del lavoro l'interpellanza n. 183/c-7 in ordine alle precarie condizioni dell'Istituto di Clinica Neurochirurgica dell'Università di Sassari, in particolare richiedendo all'Assessore regionale della sanità, per quanto di competenza, se non ritenesse opportuno, tra l'altro:

- effettuare un pronto intervento presso gli organi del presidio ospedaliero e della Azienda U.S.L. n. 1 di Sassari perché venissero immediatamente risolte le evidenti carenze logistiche e organizzative che impediscono una più continua e regolare attività e più efficiente operatività dell'Istituto di Clinica Neurochirurgica dell'Università di Sassari e perché venisse ripristinata una adeguata entità del budget di spesa;

- programmare prontamente la messa a disposizione delle attrezzature minimali richieste per la stereotassia e l'endoscopia;

- promuovere le iniziative necessarie per una celere messa a disposizione dell'Istituto di ferristi, neuro-anestesisti in adeguato numero e qualificazione professionale, nonché delle altre figure professionali necessarie, sia mediche, che paramediche ed ausiliarie;

richiamato il fatto che l'équipe medica dell'Istituto di Clinica Neuro-chirurgica dell'Università di Sassari ha effettuato nello scorso mese di ottobre un intervento di microchirurgia altamente innovativo, realizzando - tra i primi in Italia - la ricostruzione di un nervo sciatico con innesto vascolarizzato libero;

constatato che:

- mentre l'Istituto effettuava negli anni precedenti circa 350 interventi all'anno (dato statisticamente lontano dalla previsione di circa 750 interventi per l'area sarda), a partire dall'inizio dell'anno 2001, a seguito della riorganizzazione operatasi in conseguenza della nomina del nuovo direttore, l'Istituto in questione ha notevolmente aumentato il numero dei pazienti trattati, evitando trasferte presso altri ospedali dell'Isola e più ancora del continente;

- come previsto dal responsabile dell'Istituto, il numero di interventi svolti nel 2001 si è attestato oltre i 500, e più precisamente in 535, con un incremento di quasi 200 unità rispetto all'anno precedente;

rammentando che era stata puntualmente segnalata, a fronte dell'incremento di attività, l'aggravarsi della condizione dell'Istituto, sia per la situazione delle attrezzature della sala operatoria sia per il conseguente aumentato del carico di lavoro per tutto il personale;

tenuto conto che la predetta interpellanza non ha ancora ricevuto alcuna risposta da parte dell'Assessore della sanità;

considerato che:

- lo scrivente, successivamente alla presentazione dell'interpellanza, ha promosso lo svolgimento di un incontro presso la A.S.L. n. 1 per l'esame della situazione evidenziata nell'Istituto;

- a tale incontro, svoltosi nello scorso mese di gennaio hanno partecipato, unitamente all'interpellante ed alla On.le Noemi Sanna, Presidente della Commissione consiliare competente in materia di sanità, il dott. Crotti, direttore dell'Istituto di Neurochirurgia, il dott. Melis, direttore sanitario della A.S.L. e il dott. Busonera, direttore sanitario ospedaliero;

- nel corso del predetto incontro è stato assicurato da parte dei responsabili sanitari ogni interessamento necessario al fine della soluzione delle carenze logistiche e organizzative rappresentate;

- al contrario, nel corso dell'incontro non sono state assolutamente segnalate situazioni quali quelle oggetto dell'esposto e dell'articolo di stampa citati;

considerato, altresì, che:

- i fatti segnalati, qualora corrispondenti al vero, rappresentano un quadro di gravità tale da configurare notevoli rischi per l'utenza;

- occorre evitare che eventuali contrasti gestionali interni all'organizzazione universitaria e sanitaria si tramutino in disservizi e in paralisi operative di cui a pagare le conseguenze, in ultima analisi, sono i pazienti e la cittadinanza;

- al contrario, qualora la segnalazione degli anestesisti si rivelasse non fondata, costituirebbe un grave danno per la stessa immagine dell'Istituto universitario e della sanità sassarese e isolana;

ritenuto pertanto assolutamente necessario un immediato accertamento della realtà della situazione,

chiede di interpellare l'Assessore regionale della sanità per conoscere se non ritenga:

- di dover dare immediato riscontro anche in forma scritta alla citata interpellanza n. 183/c-7 dell'11 ottobre 2001;

- di effettuare un pronto intervento presso gli organi del presidio ospedaliero e della Azienda U.S.L. n. 1 di Sassari perché vengano immediatamente risolte le evidenti carenze logistiche e organizzative già evidenziate, al fine di garantire l'operatività dell'Istituto di Clinica Neuro-chirurgica dell'Università di Sassari e perché venga ripristinata una adeguata entità del budget di spesa;

- che l'inchiesta doverosamente aperta dalla direzione della A.S.L. 1, proprio in ragione della composizione della commissione incaricata (un medico legale, un neuro-chirurgo e un rianimatore) debba limitarsi all'esame dei disservizi eventualmente prodotti nei rapporti tra i diversi settori sanitari;

- che al contrario sia necessaria una specifica indagine, da svolgersi con i criteri della massima obiettività e rigore scientifico, utilizzando le migliori competenze neuro-chirurgiche, al fine di accertare con immediatezza l'effettivo livello di professionalità dell'attività finora svolta dall'Istituto di Neurochirurgia e dal suo direttore. (226)

INTERPELLANZA MANCA - SANNA Giacomo, sull'esaurimento delle dosi del vaccino contro la "blue tongue".

I sottoscritti, premesso che:

- il 26 novembre l'Assessore regionale dell'igiene e sanità ha emanato il decreto n. 50 con il quale è resa obbligatoria nell'intero territorio della Sardegna, la profilassi vaccinale contro la febbre catarrale per tutti i ruminanti della specie ovina, caprina, bovina e bufalina;

- il numero dei capi ovini in Sardegna è quantificabile in oltre 3 milioni, quelli caprini in circa 300 mila, quelli bovini in circa 250 mila, ai quali si aggiungono altri animali ricettivi circa 5 mila cervi, 5 mila mufloni e mille daini;

- il quantitativo del vaccino vivo attenuato, prodotto dal "Veterinari Institute" di Oonderstepoot in Sud Africa e messo a disposizione dell'Unione Europea per la campagna vaccinale contro la "blue tongue" in Sardegna, è quantificabile in circa un milione e duecento mila dosi, contro il milione e mezzo previsto;

- il vaccino è contenuto in flaconi da 100 millilitri e l'eventuale residuo del singolo contenitore non è riutilizzabile;

- ogni singola dose vaccinale è pari a 2 millilitri ed è evidente dunque che la capacità di ogni singolo flacone ha causato uno spreco ingente di dosi vaccinali;

- si sono evidenziati gravi ritardi nella campagna vaccinale, unitamente a carenze organizzative ed una inadeguata pianificazione della stessa,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

a) se sia a conoscenza che sono esaurite in Sardegna le dosi del vaccino vivo attenuato contro la "blue tongue";

b) quali tempestive azioni intenda intraprendere per garantire la fornitura dei quantitativi necessari per il completamento della campagna vaccinale, considerando che al momento soltanto un terzo dei capi da sottoporre a profilassi vaccinale è stato vaccinato contro la febbre catarrale degli ovini;

c) quali garanzie vi siano perché le dosi vaccinali siano nella disponibilità dei veterinari sardi, in tempo utile perché la campagna vaccinale si concluda entro la fine del mese di aprile;

d) se si siano valutati i rischi che comporterebbe una campagna vaccinale parziale, a iniziare dalla rivirulentazione;

e) se non ritenga opportuno rendere note le zone nelle quali si sia proceduto alla vaccinazione di tutti gli animali sensibili alla "blue tongue";

f) se non giudichi necessario rendere noti gli eventuali danni derivanti dalla somministrazione del vaccino vivo attenuato. (227)

INTERPELLANZA ORRU' - MARROCU - SCANO sul blocco della procedura di asta pubblica per la vendita, da parte dello Stato, dell'ex Ospedale Militare sito in Sanluri.

I sottoscritti,

premesso che l'Agenzia del Demanio, Ministero delle Finanze, ha attivato la procedura di vendita al pubblico incanto del bene demaniale sito nel Comune di Sanluri e denominato "ex ospedale militare";

considerato che l'articolo 14 dello Statuto di autonomia assegna alla Regione il diritto di succedere nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali;

considerato inoltre che, ai sensi della Legge 23.12.1996, n. 662 (comma 114, articolo 3), confermato dalla Legge 23.12.1998, n. 448 (comma 8, articolo 19), i beni immobili ed i diritti reali sugli immobili appartenenti allo Stato, situati nelle regioni a Statuto Speciale, sono trasferiti al patrimonio delle suddette regioni nei limiti e secondo quanto previsto dai rispettivi statuti, e che detti beni non possono essere né alienati né permutati;

ritenuto che l'asta pubblica fissata per il prossimo 4 aprile 2002 essendo in palese contrasto con le norme costituzionali e con le leggi dello Stato, lede i diritti della Regione autonoma della Sardegna, nonché i diritti della Comunità di Sanluri, dei soggetti sociali già fruitori del bene pubblico, e del Consorzio fra enti locali "Sa Corona Arrubia" che ha in corso di realizzazione un progetto di valorizzazione già finanziato dei Patti territoriali,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore degli enti locali per conoscere quali iniziative immediate il governo della Regione intenda porre in essere per:

- sospendere e/o annullare la procedura di alienazione a favore dei privati dell'immobile in oggetto;

- l'acquisizione del bene immobile al patrimonio regionale, ai sensi delle Leggi n. 662 del 1996 e n. 448 del 1998;

- il successivo trasferimento dei suddetti beni, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35, al prezzo simbolico di 1 euro al Comune di Sanluri per consentire l'utilizzo al fine di attuare i programmi di sviluppo locale e territoriale. (228)

INTERPELLANZA SANNA Alberto - SPISSU - DETTORI - DEMURU - PACIFICO - SANNA Emanuele, sulle conseguenze negative dell'applicazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in Sardegna e sulla determinazione assunta dalla ASL n. 5 di Oristano di sospendere le prestazioni fisioterapiche a domicilio.

I sottoscritti,

viste le scelte del Governo Berlusconi tese a ridurre le spese socioassistenziali anche tagliando servizi essenziali di cui usufruiscono soprattutto le fasce più deboli della popolazione;

visti gli allegati 2A e 2B ricompresi nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 3 febbraio 2002 che escludono in maniera totale (2A) o parziale (2B) dai livelli essenziali di assistenza un numero considerevole di importantissime prestazioni prima garantite dal Servizio Sanitario Nazionale;

considerato che il decreto suddetto ha come effetto immediato quello di cancellare a partire dal 23 febbraio 2002 le prestazioni di medicina fisica ambulatoriale (All. 2A p.F. - All. 2B p.c.) in tutto il territorio regionale colpendo un servizio essenziale di cui fruiva la comunità regionale;

rilevato, inoltre, che la Giunta regionale, contrariamente a quanto stanno facendo altre regioni italiane in materia, non ha preso ancora alcuna decisione per assicurare l'erogazione delle prestazioni irrinunciabili per garantire il diritto all'assistenza e alla salute a tutti i cittadini sardi;

sottolineata in particolare la gravità della decisione assunta dall'ASL n. 5 di Oristano che a partire dal 1° marzo 2002 ha cancellato i servizi di fisioterapia a domicilio, introdotti in Sardegna dai governi di centrosinistra, colpendo ulteriormente, in un quadro già ampiamente compromesso dalle decisioni nazionali, il diritto alla salute di strati di popolazione che hanno bisogno di assistenza e che non hanno i mezzi economici per farvi fronte;

considerata, inoltre, la necessità di effettuare i dovuti e rigorosi controlli perché le strutture accreditate operino correttamente sia rispetto alla qualità dei servizi erogati che ai costi degli stessi a carico della pubblica amministrazione,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere quali provvedimenti intenda assumere per:

a) garantire un'applicazione dei LEA che non riduca i precedenti livelli di assistenza;

b) far sì che anche in provincia di Oristano siano garantite le prestazioni fisioterapiche a domicilio come nel resto della Sardegna;

c) garantire i necessari controlli nelle strutture pubbliche e private sia rispetto alla qualità dei servizi erogati che rispetto ai costi reali e agli eventuali sprechi esistenti. (229)

INTERROGAZIONE PINNA - CALLEDDA - FALCONI, con richiesta di risposta scritta, sulla riorganizzazione dei servizi ENEL in ambito regionale.

I sottoscritti,

premesso che l'ENEL ha recentemente presentato alle organizzazioni sindacali una proposta per la riorganizzazione della struttura preposta alla rete di distribuzione dell'energia elettrica su tutto il territorio regionale con la quale vengono ridotti da tre a uno gli Esercizi e da dieci a quattro le Zone;

rilevato che l'accentramento dei servizi per la distribuzione dell'energia elettrica rischia di creare ulteriori disagi per gli utenti in una situazione che si presenta già notevolmente precaria a causa della scadente qualità del servizio che viene offerto;

considerato che il numero e la durata delle interruzioni nell'erogazione dell'energia elettrica agli utenti si presentano in Sardegna con valori pressoché doppi rispetto alla media nazionale a causa della rete di distribuzione fatiscente e della insufficienza di interventi manutentivi;

constatato che, per quanto riguarda in particolare le Zone, l'ENEL propone di ridurne in numero limitando la loro presenza ai soli capoluoghi di provincia senza tenere in considerazione il fatto che il Consiglio regionale della Sardegna ha già approvato la legge per l'istituzione delle nuove quattro province (Gallura, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Ogliastra);

evidenziato che l'accentramento dei servizi, in aggiunta ai disagi già creati ai clienti con la cancellazione degli uffici commerciali territoriali, comporterà inevitabilmente l'ulteriore emarginazione dei territori periferici e delle zone interne della Sardegna, con un inevitabile peggioramento dei servizi agli utenti specie per quanto riguarda la tempestività degli interventi di manutenzione e di emergenza,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere se non ritengano di intervenire con tempestività e con determinazione nei confronti dell'ENEL per:

1) impedire che la riorganizzazione dei servizi proposta provochi nuovi e più pesanti disservizi ai cittadini-utenti della nostra Regione generando un ulteriore fattore di isolamento e di emarginazione delle aree periferiche e delle zone interne della Sardegna;

2) richiedere l'adeguamento delle strutture organizzative dei servizi per la distribuzione dell'energia elettrica nel rispetto della nuova struttura amministrativa territoriale definita dal Consiglio regionale con l'istituzione delle nuove quattro province;

3) definire un piano pluriennale di investimenti per l'adeguamento della rete di distribuzione dell'energia elettrica al fine di garantire agli utenti della Sardegna una qualità del servizio in linea con gli standard assicurati nelle altre regioni del nostro Paese. (447)

INTERROGAZIONE PINNA - PACIFICO - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore, con richiesta di risposta scritta, sugli interventi in corso di esecuzione per il ripascimento dell'arenile del Poetto.

I sottoscritti,

premesso che nell'ambito del progetto complessivo per la riqualificazione del litorale del Poetto l'Amministrazione provinciale di Cagliari ha dato avvio nei giorni scorsi agli interventi per il ripascimento dell'arenile;

rilevato che nell'ambito di tali interventi è previsto l'apporto di adeguati volumi di sabbia da immettere nel medesimo arenile del Poetto con lo scopo di ricostituire le precedenti condizioni della spiaggia;

considerato che per realizzare tale obiettivo è indispensabile utilizzare una sabbia di caratteristiche chimico-fisiche e cromatiche omogenee e analoghe a quelle della sabbia già esistente;

constatato che la draga Antigoon utilizzata dall'impresa appaltatrice sta prelevando la sabbia per il ripascimento dell'arenile nel fondale al largo del litorale del Poetto;

verificato con preoccupazione che i primi consistenti volumi di sabbia riversati nell'arenile del Poetto hanno caratteristiche fisiche e cromatiche nettamente differenti rispetto a quelle della sabbia già esistente nella spiaggia;

evidenziato che l'immissione nella spiaggia del Poetto di una sabbia di caratteristiche differenti da quelle della sabbia preesistente rischia di creare un danno ambientale e paesaggistico insostenibile e di rilevanti dimensioni in relazione all'impatto visivo e all'apporto di sostanze organiche e inorganiche estranee che potrebbero generare pericolosi fenomeni di inquinamento chimico e biologico;

chiedono di interrogare con urgenza il Presidente della Regione e l'Assessore dell'ambiente per sapere:

1) quali ricerche, analisi e verifiche sono state preventivamente effettuate per accertare le caratteristiche chimiche, fisiche, batteriologiche e cromatiche del deposito di sabbie sottomarine che si è deciso di utilizzare anche in relazione all'omogeneità delle stesse caratteristiche che dovrà essere assicurata per tutti i volumi di sabbia che si prevede di riversare nella spiaggia del Poetto;

2) quali controlli di carattere tecnico-scientifico, indipendenti dall'ente preposto alla realizzazione degli interventi, ha previsto di effettuare l'Amministrazione regionale in fase di attuazione degli interventi per assicurare la corretta esecuzione degli interventi in argomento al fine di evitare il rischio che possano verificarsi i richiamati danni ambientali e paesaggistici;

3) se non ritengano di disporre la sospensione temporanea degli interventi in atto anche in relazione al loro carattere sperimentale, fino all'esecuzione dei controlli di carattere tecnico-scientifico richiamati al punto precedente in considerazione del fatto che i volumi di sabbia finora immessi nella spiaggia del Poetto si presentano di caratteristiche differenti da quelle della sabbia preesistente. (448)

INTERROGAZIONE SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sull'acquisto da parte della Società Bonifiche Sarde (SBS) di 200 manze dall'Olanda, con gravi ripercussioni sul mercato zootecnico della Sardegna.

I sottoscritti,

rilevato che a fine dicembre 2001 la Società Bonifiche Sarde (SBS) con sede in Arborea (OR) ha proceduto all'acquisto di circa 200 manze, delle quali una minima parte (10 manze) provenienti da un allevamento locale (che pare abbia rapporti di consulenza con la Società Bonifiche Sarde), e l'altra, più consistente, proveniente da allevamenti olandesi;

considerato che il mercato locale, soprattutto il comprensorio di Arborea, avrebbe potuto soddisfare per intero il fabbisogno della Società Bonifiche Sarde;

sottolineato come tale decisione appare del tutto ingiustificata perché in contrasto con gli interessi dell'economia di quel territorio e dell'intera provincia di Oristano e considerato lo stato di gravissima crisi che ha investito il comparto bovino a seguito del blocco della movimentazione degli animali in conseguenza della l'epidemia della "lingua blu",

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale per conoscere:

a) se risulta vero che la Società Bonifiche Sarde abbia acquistato circa 200 manze dal mercato olandese anziché attingere dal mercato locale;

b) quali siano le motivazioni che hanno portato la Società Bonifiche Sarde a una simile decisione e se questa sia scaturita a seguito di una seria indagine sul mercato zootecnico sardo;

c) quali iniziative urgenti intenda assumere per fare piena chiarezza sull'intera vicenda. (449)

INTERROGAZIONE GRANELLA - DORE - BIANCU - DEIANA con richiesta di risposta scritta, sullo stato di realizzazione degli invasi "Sa contra ruja" (Benetutti) e "Buttule e Calambru" (Bonorva).

I sottoscritti,

premesso che:

- la Sardegna ha ricevuto il 12% della quota complessiva di rifinanziamento della Legge 202/1998 (aree depresse) pari a 357 miliardi per la realizzazione di opere infrastrutturali da ricomprendere nelle intese istituzionali di programma (art. 2 , Legge 23 dicembre 1996, n. 662);

- le successive delibere CIPE 4/99, 14/2000 e 138/2000 hanno confermato, riaggiornato e ripartito gli stanziamenti di cui sopra, con particolare riferimento agli interventi infrastrutturali ricompresi nei settori della mobilità e del "ciclo integrato dell'acqua e del riassetto idrogeologico";

- i criteri di selezione e le modalità di attuazione di tali interventi sono coerenti con gli assi "1" e "6" del QCS (Quadro Comunitario di Sostegno) 2000/2006;

- nella deliberazione della Giunta regionale n. 16/35 del 08.05.2001, si prevede lo stanziamento urgente di lire 25.000 milioni per la realizzazione dell'invaso "Sa contra ruja " (Benetutti) e di lire 20.000 milioni per l'invaso " Buttule e Calambru" (Bonorva);

rilevato che allo stato attuale, gli enti locali del territorio, la Provincia, nonché gli enti consorziati con l'ex Consorzio di bonifica di San Saturnino hanno individuato nella VII Comunità montana il soggetto titolare e attuatore del progetto di realizzazione dell'invaso "Sa contra ruja" Benetutti;

ritenuto, quindi, urgente portare a compimento la realizzazione delle importanti infrastrutture idriche in questione,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della programmazione, bilancio e assetto del territorio e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere:

- quali siano gli atti posti in essere dai rispettivi assessorati, secondo la deliberazione n. 16/35 del 2001, al fine di consentire l'immediato inizio dei lavori;

- se, a tale proposito, abbiano coinvolto le amministrazioni e gli enti interessati dal punto di vista territoriale alla realizzazione delle importanti ed urgenti opere infrastrutturali sopra citate, fondamentali per lo sviluppo dei territori in questione;

- se intendano o meno affidare le somme già stanziate per le opere citate all'ente VII Comunità Montana Goceano;

- in ogni caso, specificatamente, quali siano gli intendimenti degli Assessorati competenti al fine di prevedere ulteriori finanziamenti per la realizzazione dell'importante opera. (450)

MOZIONE SANNA Gian Valerio - SANNA Alberto - BIANCU - SPISSU - FADDA - DORE - BALIA - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS sullo stato di grave crisi dei servizi postali e sui tagli agli organici dell'Ente Poste S.p.A. della Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che a partire dal 1994 l'Amministrazione delle Poste e telecomunicazioni ha avviato la fase di trasformazione in Poste Italiane il cui azionista unico è ancora oggi il Ministero del tesoro;

CONSIDERATO che, a fronte del difficile percorso di trasformazione, segnato da paventati licenziamenti e dai dichiarati 9000 esuberi in campo nazionale, i lavoratori e le forze sindacali hanno sempre assunto un atteggiamento costruttivo e responsabile;

DATO ATTO che, a tutt'oggi, non è dato conoscere con quali criteri e secondo quali indirizzi l'azienda intenda procedere alla razionalizzazione del personale e che, nonostante tale condizione di evidente dipendenza dei lavoratori, si è registrato, dal '94 a oggi, un innalzamento della produttività di oltre il 35 per cento, una radicale diminuzione dei fenomeni di assenteismo e una chiara inversione di tendenza nel rapporto costi - ricavi;

CONSIDERATO, altresì che, nonostante il conseguimento dichiarato del pareggio di bilancio, l'Ente Poste sta per attuare nell'ambito della rete regionale un taglio di 263 unità delle quali 100 riguardano le sedi di Cagliari e Sassari rispettivamente, 23 di Oristano e 46 a Nuoro;

RICHIAMATA la vicenda che ha di recente interessato la chiusura del CUAS di Cagliari e dei Telegrafi, senza che si rispettassero gli impegni assunti in sede di intesa Stato - Regione;

RISCONTRATO, altresì che, a seguito di disposizione interna emanata il 5 febbraio scorso, immediatamente esecutiva, si è disposto il trasferimento delle lavorazione del CPO di Oristano al CMP di Cagliari, cancellando di fatto un'ulteriore unità operativa oltre ad analogo provvedimento in itinere per le stesse strutture di Sassari e Nuoro che metteranno a rischio ulteriori 40 posti di lavoro;

RILEVATO che la conseguenza diretta di una indiscriminata azione di chiusura degli sportelli e di razionalizzazione del personale ricade sui diritti fondamentali dei cittadini sardi, specie quelli dei territori interni, che si vedono privare dei servizi elementari e fondamentali di cittadinanza e uguaglianza;

CONSIDERATO:

- che, pur all'interno delle rispettive prerogative, le Istituzioni pubbliche e la Regione sarda in particolare, sono chiamate a svolgere una forte azione per la salvaguardia dei posti di lavoro e la tutela degli interessi dei propri cittadini;

- il fatto che alla maggior parte dei dipendenti dell'Ente è richiesto, in via ordinaria, di prestare un numero sempre maggiore di ore di straordinario e che per far fronte alle esigenze di servizio vengono sacrificati i fondamentali diritti alle ferie e al riposo;

- che la carenza di personale, nonostante gli straordinari e la produttività già richiamati, non garantisce un livello efficiente dei servizi postali ai cittadini, costretti in modo generalizzato a lunghe file che contribuiscono a screditare l'Ente e ad allontanare gli utenti dai servizi offerti;

PRESO ATTO che, nonostante gli incontri intervenuti fra organizzazioni sindacali e Giunta regionale, non si intravedono iniziative idonee e mirate per la tutela dei lavoratori sardi dell'Ente Poste e la garanzia di mantenimento di servizi pubblici indispensabili,

impegna la Giunta regionale

1) a attivare urgentemente un tavolo negoziale fra Regione, Ente Poste e organizzazioni sindacali di categoria, per verificare e concertare le strategie aziendali dell'Ente Poste in un quadro di tutela dei posti di lavoro e dei diritti dei lavoratori e di garanzia dei servizi elementari ai cittadini sardi;

2) a valutare ogni eventuale e necessaria iniziativa presso il Governo nazionale, per salvaguardare gli interessi della Regione sarda rispetto alle logiche privatistiche e allo stesso piano industriale posto in essere dalle Poste Italiane S.p.A.;

3) a considerare l'opportunità che l'attivazione e l'organizzazione di nuovi servizi e di ulteriori funzioni possa altresì costituire politica idonea al mantenimento e al miglioramento dei servizi in territori che, altrimenti già deboli, vedrebbero ulteriormente compromesso il già precario livello della qualità della vita;

4) a voler notificare ai vertici nazionali dell'Ente Poste S.p.A. e del Ministero del tesoro gli esiti e le conclusioni del dibattito del Consiglio regionale in ordine al tema in oggetto. (63)