Seduta n.342 del 24/11/1998 

CCCXLII SEDUTA

Martedì 24 Novembre 1998

Presidenza del Vicepresidente Milia

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 17 e 06.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 15 ottobre 1998, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Siro Marrocu ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 24 novembre 1998. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1 ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale in seduta del 4, 9, 15, 22, 23, 30 giugno; 7, 14, 21, 28, 31 luglio; 7 e 27 agosto 1998.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Norme per la ricomposizione fondiaria nella Regione Autonoma della Sardegna". (469)

(Pervenuto il 17 novembre 1998 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Anticipazione finanziaria per l'entrata in esercizio della diga Cantoniera sul Tirso". (470)

(Pervenuto il 17 novembre 1998 ed assegnato alla quarta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

dai consiglieri DETTORI Bruno - MARROCU - LORENZONI: "Interventi a favore dell'olivicoltura". (471)

(Pervenuta il 20 novembre 1998 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione FRAU sull'emergenza idrica nella Nurra". (1088)

(Risposta scritta in data 16 novembre 1998)

"Interrogazione FRAU sulla soppressione dei benefici agli ex combattenti e agli invalidi nei mezzi pubblici". (1103)

(Risposta scritta in data 16 novembre 1998)

"Interrogazione LORENZONI sulla sospensione delle agevolazioni tariffarie nei trasporti urbani ed extraurbani previste per le categorie protette". (1104)

(Risposta scritta in data 16 novembre 1998)

"Interrogazione AMADU sulla iniqua sospensione delle agevolazioni regionali di viaggio concesse ai combattenti, reduci di guerra e agli invalidi". (1106)

(Risposta scritta in data 16 novembre 1998)

"Interrogazione AMADU - FANTOLA - MARRACINI - MANUNZA sulla necessità di provvedimenti in favore dei pescatori sardi". (1109)

(Risposta scritta in data 16 novembre 1998)

"Interrogazione CADONI sulla strada di accesso al castello Malaspina in Bosa". (1110)

(Risposta scritta in data 16 novembre 1998)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

DEMONTIS, Segretario:

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione mineraria per l'estrazione del caolino nel territorio di Muros (Sassari)". (1160)

"Interrogazione CONCAS - MONTIS, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento del distretto minerario di Iglesias. (1161)

"Interrogazione BONESU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione degli organici nel SERT di Oristano". (1162)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità della diga de 'Sa Contra Ruia' per lo sviluppo del Goceano". (1163)

"Interrogazione BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata soppressione della scuola media - sezione staccata di Laerru". (1164)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla carenza della copertura finanziaria per gli incentivi alle strutture alberghiere previsti dalla legge regionale n. 9 del 1998". (1165)

"Interrogazione TUNIS Gianfranco, con richiesta di risposta scritta, su valutazione impatto ambientale realizzazione eventuale diga sul Rio Mannu in agro di Narcao". (1166)

"Interrogazione DIANA - SASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di concessione mineraria della società Caolino Panciera S.p.A. in località denominata 'Rocca Ruja', in agro dei comuni di Ossi e Muros, in provincia di Sassari". (1167)

"Interrogazione PITTALIS - BALLETTO - LOMBARDO - PIRASTU - GIORDO, con richiesta di risposta scritta, sulla formazione professionale in Sardegna". (1168)

"Interrogazione LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione relativa all'istituzione del Parco del Gennargentu". (1169)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'uso dell'ORIMULSION in Sardegna". (1170)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui voli da e per Alghero". (1171)

"Interrogazione BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulle conseguenze dello scioglimento dell'ESMAS". (1172)

"Interrogazione LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione delle aziende sarde in seguito alla riclassificazione delle zone agricole". (1173)

"Interrogazione PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FLORIS - GIORDO - LIPPI - LOMBARDO - MILIA sugli interventi previsti per la risoluzione della grave situazione idrica della bassa Baronia". (1174)

"Interrogazione BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sulle ripercussioni negative derivanti dall'applicazione del decreto legislativo n. 146 del 16 aprile 1997 per quanto riguarda la riclassificazione delle zone agricole svantaggiate". (1175)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul riconoscimento di zona svantaggiata per tutto il nord-ovest della Sardegna". (1176)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

DEMONTIS, Segretario:

"Interpellanza PITTALIS - BALLETTO - BIANCAREDDU - CASU - FLORIS - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sulle spese affrontate dalla Regione per la trasferta a Cuba in occasione della manifestazione Ichnos". (505)

"Interpellanza TUNIS Marco sul problema relativo alla circolare assessoriale emanata con nota n. 2052 del 15 luglio 1998 avente per oggetto il D.P.R. 14 gennaio 1997, n. 54 in riferimento all'igiene dei prodotti alimentari". (506)

"Interpellanza MASALA sul convegno presso la Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Sassari". (507)

"Interpellanza MONTIS - CONCAS sulla classificazione dei territori comunali classificati 'zone svantaggiate'". (508)

"Interpellanza FANTOLA sullo stato di attuazione del Programma di interventi prioritari per fronteggiare l'emergenza idrica in Sardegna e sulla riforma, finora inattuata, del governo delle risorse idriche". (509)

"Interpellanza AMADU sulla grave crisi dell'agricoltura sarda e sulla necessità di dichiarare lo stato di calamità naturale". (510)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

DEMONTIS, Segretario:

"Mozione LORENZONI - MARTEDDU - GIAGU - LADU - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco - MANCHINU - BALIA - DETTORI Bruno - MARROCU - OBINO - SCHIRRU - DEMONTIS - VASSALLO - FOIS Paolo - BONESU - FRAU - LOCCI - CARLONI - BERTOLOTTI - FANTOLA - PITTALIS - GIORDO - OPPIA - GRANARA - CADONI - CASU - TUNIS Marco sulle necessarie e urgenti azioni da intraprendere a seguito della riclassificazione delle zone agricole svantaggiate elaborata dal Ministero delle Politiche Agricole in conformità a quanto previsto dall'articolo 2, del decreto legislativo 16 aprile 1996, n. 146". (174)

Discussione della mozione Bonesu - Sanna Giacomo - Serrenti sulla candidatura a consigliere regionale di assessori non consiglieri (172)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 172.

Ha facoltà di parlare il consigliere Masala sull'ordine dei lavori.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, vorrei fare gli auguri di buon lavoro al presidente del nuovo Gruppo che si è costituito recentemente; intendo riferirmi in particolare a quello di risulta, cioè a quello composto dall'onorevole Degortes, dall'onorevole Murgia e dall'onorevole Ferrari; ma, ahimè, non posso farlo perché non conosco chi sia il presidente del Gruppo, anche perché io ritengo che non possa esserci un presidente di Gruppo dal momento che sono componenti di Gruppo tutti titolati: uno è assessore, uno è nell'ufficio di Presidenza come questore, l'altro è presidente di Commissione.

A mio giudizio si dovrebbe applicare l'articolo 12 del Regolamento sulla incompatibilità. Mi spiace doverlo fare, ma siccome questa questione l'avevo sollevata con riferimento al Gruppo Sardista, per una questione di par condicio mi pare che debba essere sollevata formalmente in questa sede anche questa questione, e che questa questione debba essere sollevata da me, che pure la feci nell'occasione precedente.

Preciso che tutta l'istruttoria che venne fatta con riferimento alla questione sollevata a suo tempo, non poté essere esaminata, approfondita, e comunque non fu oggetto di dibattito, di discussione, quindi di decisione in merito perché nel frattempo era venuta meno la causa del contendere, perché il Gruppo Sardista passò all'opposizione, quindi non ebbe più i suoi assessori e, a mio giudizio, non si trovava più in una situazione di incompatibilità, ma relativamente al Gruppo di cui si è parlato in questi giorni, mi pare che l'articolo 12 del Regolamento debba trovare applicazione.

Quindi segnalo alla cortese attenzione del Presidente perché poi, in sede di ufficio di Presidenza, affronti e risolva il problema, perché non vorrei che si dovessero scrivere delle regole che poi, sostanzialmente, non vengono osservate.

PRESIDENTE. Questa Presidenza osserva esclusivamente che la comunicazione relativa alla formazione del nuovo Gruppo è pervenuta non ancora passati i quindici giorni come prescrive l'articolo 12; non abbiamo, come ufficio di Presidenza, ricevuto alcuna comunicazione sulle eventuali dimissioni da qualche carica dei componenti del Gruppo. Il nostro dovere sarà sollecitare che questo avvenga, quindi se ne occuperà l'ufficio di Presidenza.

Si dia lettura della mozione numero 172.

DEMONTIS, Segretario:

MOZIONE BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sulla candidatura a consigliere regionale di Assessori non consiglieri.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che lo Statuto Regionale prevede all'articolo 38 che ad Assessori possano essere eletti, oltreché i consiglieri regionali, anche cittadini non appartenenti al Consiglio;

RILEVATO che la prassi ha portato, per oltre quaranta anni, a rare nomine di Assessori non consiglieri, scelti fra persone di elevata preparazione scientifica e tecnica nei settori di competenza, e comunque non disposti a partecipare a competizioni elettorali;

CONSIDERATO che la legge regionale 27 agosto 1992 n. 16, partendo dalla volontà di separare nettamente le funzioni esecutive da quelle legislative, ha disposto l'incompatibilità dell'ufficio di Assessore con quello di consigliere;

VALUTATA la decisione del Consiglio, espressa con la legge regionale 4 maggio 1995 n. 12, con cui si è invece ritenuto che, di regola, l'ufficio di Assessore va considerato una estensione di quello di consigliere, con l'ovvia conseguenza che il fatto che il consigliere ricopra l'incarico di Assessore comporta sul piano politico che il consigliere chieda all'elettorato la fiducia in relazione non solo alla propria attività di consigliere ma anche all'attività di Assessore, per cui atti compiuti come Assessore, anche nel periodo immediatamente precedente le elezioni, sono con chiarezza sottoposti a sindacato da parte del corpo elettorale e comunque attribuibili al rispetto, o al non rispetto, dell'indirizzo politico proposto all'atto della candidatura a consigliere;

VALUTATA altresì la posizione degli Assessori non consiglieri e rilevato che i medesimi, non avendo proposto all'elettorato alcun programma o indirizzo politico in relazione all'ufficio regionale ricoperto, qualora si candidino a consiglieri, creano un anomalo rapporto con l'elettorato non essendo possibile il sindacato sull'attività compiuta negli stessi termini con cui è possibile per gli assessori consiglieri;

CONSIDERATO peraltro che la posizione di Assessori li pone in indubbio vantaggio elettorale nei confronti dei candidati che tale carica non ricoprono e che appare verosimile che la carica venga utilizzata in prospettiva elettorale;

CONSIDERATO altresì che tale particolare situazione pone gli Assessori non consiglieri in posizione di particolare vantaggio nei confronti sia degli Assessori consiglieri, sia dei consiglieri uscenti, sia di tutti gli altri candidati;

AFFERMATO che l'attività dell'Amministrazione regionale non può essere turbata e deviata da comportamenti elettoralistici da parte di chi precedentemente ha rifiutato di sottoporsi al giudizio degli elettori;

RILEVATO che vanno evitate le situazioni di privilegio elettorale, non derivanti dal precedente voto degli stessi elettori;

RITENUTA pertanto l'opportunità che gli Assessori non consiglieri, se intendono presentarsi quali candidati alle prossime elezioni regionali, cessino dalle funzioni assessoriali almeno nei sei mesi antecedenti,

invita

gli Assessori che non siano consiglieri regionali e che intendano candidarsi alle elezioni regionali a dimettersi dall'incarico assessoriale entro il 30 novembre 1998 e

dà mandato

al Presidente della Giunta regionale di interpellare gli interessati sulle loro intenzioni e di riferirne sollecitamente al Consiglio. (172)

PRESIDENTE. Alla mozione 172 è stato presentato l'ordine del giorno a firma Pittalis e più.

Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:



PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di parlare.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, se avessimo il potere di legiferare in materia di eleggibilità e ineleggibilità dei consiglieri regionali, probabilmente questa discussione, come altre che sono avvenute nella passata legislatura, credo non avrebbe avuto luogo, perché chiaramente ci saremmo potuti dare delle regole con strumenti legislativi. Non potendolo fare, chiaramente siamo costretti a ricorrere a strumenti politici, ad esprimere delle volontà, ma il mondo della politica è fatto non solo di strumenti legislativi, ma soprattutto di volontà, perché il potere che ha il Consiglio di esprimersi con mozioni ed ordini del giorno è un potere comunque vincolante, checché ne dica qualcuno. Sta poi al Consiglio, chiaramente, adottare i provvedimenti per far rispettare le proprie decisioni.

Signor Presidente, la mozione numero 172 richiama l'attenzione su una situazione anomala che si verifica per la seconda volta in questa legislatura; la precedente era nella precedente legislatura.

Lo Statuto regionale prevede che di regola gli Assessori siano consiglieri. Ogni forzatura, come pure sono avvenute in passato, è chiaramente una forzatura, tanto che prevede delle norme speciali per gli Assessori che non sono consiglieri. Non ce ne sarebbe stato bisogno se la regola non fosse appunto quella che gli Assessori siano consiglieri regionali. E così è stato applicato per oltre quarant'anni quando, in un furore riformistico, animato dal clima di tangentopoli, si andò con legge ordinaria a stravolgere, se non la lettera, sicuramente lo spirito dello Statuto regionale, stabilendo l'incompatibilità fra le funzioni di consigliere e quelle di Assessore; anche se poi, in quella occasione, ebbe una stranissima applicazione perché vari consiglieri si travestirono da Assessori e andarono ad occupare i seggi della Giunta, ma comunque la posizione di Assessore non consigliere con quella legge cambiò profondamente rispetto alla prassi che era stata seguita per quarant'anni. Mentre per quarant'anni veniva chiamato a fare l'Assessore non consigliere, nei rari casi in cui avvenne, qualche personalità o avulsa completamente dai giochi di partito, o comunque persona che non aveva ambizioni elettorali, non mi risulta che mai alcun Assessore non consigliere, fino alla nona legislatura, si sia mai candidato alle elezioni. Di là avvenne, invece, nella legislatura passata per obbligo di legge, che dei politici interessati alle vicende elettorali andarono a ricoprire la carica di Assessore.

La questione fu tanto evidente che il Consiglio, nella decima legislatura, in data 30 settembre 1993 approvò un ordine del giorno a firma di Tamponi, Ortu, Cogodi, Usai Edoardo e Fantola, che invitava gli Assessori che avessero velleità elettorali a dimettersi, e l'ordine del giorno ebbe anche esecuzione perché il collega Balia, che allora era Assessore e non consigliere, nel pieno rispetto della volontà del Consiglio si dimise da Assessore e si candidò alle elezioni.

Non risulta che alcun altro degli Assessori che rimasero in carica si sia presentato alle elezioni, per cui, in effetti, la regola fu sancita, e direi che non ci sarebbe neppure bisogno di risarcirla con un voto stasera, tanto il Consiglio la ritenne naturale alla posizione di Assessore non consigliere. Il che è ovvio, perché mentre l'Assessore che in base alla discussa legge, ma approvata con maggioranza di tre quarti del Consiglio è consigliere, ha sottoposto la propria azione ad un voto preventivo dell'elettorato; è entrato in quest'Aula con un mandato ben preciso, che poi il Consiglio, rifacendosi ad una prassi, e credo anche allo spirito, alla lettera dello Statuto, ha ritenuto che le funzioni dell'Assessore in tal caso siano una pura estensione delle funzioni di consigliere, per cui chiaramente il giudizio dell'elettore in caso di ricandidature è un giudizio complessivo sull'attività svolta come consigliere e come Assessore.

Però, in questa legislatura, a parte il caso del collega Scano, il quale è stato eletto consigliere, e poi ha ritenuto di non poter esercitare contemporaneamente i due mandati, ma che comunque ha chiesto all'elettorato un voto, anzi, viste le convinzioni del collega Scano, credo che lo abbia chiesto più per la sua attività di consigliere che di Assessore, abbiamo invece esponenti politici, se non altro perché hanno ricoperto in passato incarichi parlamentari o di Consiglio regionale, che sono presenti in questa Giunta. Quindi siamo al di fuori di quelle ipotesi di Assessore tecnico che per quarant'anni è stata presente nella vita della Regione, cioè di esponenti anche di partito talvolta, ma completamente al di fuori degli incarichi parlamentari, degli incarichi consiliari, della volontà di partecipare ad elezioni.

Credo che a questo punto si imponga la chiarezza. Questi esponenti politici che siedono in Giunta intendono o meno candidarsi alle elezioni regionali? Perché in questo caso chiaramente il Consiglio, nei suoi poteri di controllo e di fiducia sull'Esecutivo, è in grado, ove ritenga che tale candidatura turbi l'equilibrio delle funzioni, di rimuovere questi Assessori dalla loro carica.

La mozione che abbiamo presentato punta ad ottenere un rapido chiarimento della questione, infatti dà mandato al Presidente della Giunta di interpellare gli Assessori non consiglieri per conoscere la loro volontà in ordine a possibili candidature. E' chiaro che la candidatura non dipende esclusivamente da loro, non è un atto di loro volontà, perché sottoposta al vaglio del partito e ricordiamo, se non vogliamo prenderci in giro, che questa Regione ha anche una legge sull'obbligo di elezioni primarie, però, chiaramente, nessuno può essere candidato se non ha la volontà di candidarsi, l'accettazione di candidatura va addirittura autenticata perché non si possa dire che sia un atto non voluto da chi intende candidarsi; quindi la mozione ha la finalità di creare chiarezza, di far dire agli Assessori non consiglieri se intendono candidarsi o meno, poi le conseguenze della loro posizione, ove non accolgono l'invito che è contenuto nella stessa mozione, sarà opera del Consiglio attuarli nell'ambito dei suoi poteri di controllo e di fiducia nei confronti dell'Esecutivo.

Ma perché riteniamo che la posizione degli Assessori non consiglieri, cioè degli Assessori che non siano stati eletti consiglieri, è una posizione che turba i regolari equilibri? Noi crediamo che li turbi perché mentre l'Assessore consigliere esercita le sue funzioni di Assessore come estensione del consenso che ha avuto come consigliere, l'Assessore non consigliere è pervenuto a quella carica senza un voto degli elettori, mediante l'uso di due poteri, cioè quello del Presidente di proposta e quello del Consiglio di voto. Ma il Consiglio ha votato sapendo bene che quello era un assessore non consigliere che, secondo la prassi avvenuta per quarant'anni, è una persona al di fuori dei giochi elettorali. Se quella persona però, in effetti, sulla base di un mandato che il popolo non gli ha conferito esercita addirittura, in una posizione di grande visibilità e di potere, un potere e una visibilità che turba la par condicio dei candidati all'elezione, io credo che occorra intervenire, perché è vero che anche gli assessori consiglieri sono favoriti all'elezione, che anche i consiglieri non assessori sono favoriti rispetto agli altri candidati perché hanno una visibilità, perché vanno a chiedere una conferma, perché possono dimostrare come hanno governato, però, questo vantaggio che hanno gli assessori consiglieri, o i consiglieri non assessori in minor misura, è un vantaggio che comunque deriva dal fatto che il popolo li ha eletti. Ma se questo vantaggio è addirittura nella misura massima, e direi superiore anche a quello degli assessori consiglieri, viene acconsentita a dei cittadini stimabili quanto si vuole, ma non portati a quella carica dal voto diretto del popolo, mi sembra che a questo punto stiamo dando il potere di manovrare i meccanismi elettorali a scelte di partito o di corrente. Questo è disconoscere una volontà popolare, ed è invece voler affermare che uno può essere portato alla ribalta elettorale regionale in posizione di vantaggio esclusivamente per giochi di partito o di corrente. Credo sia disconoscere il fatto che se uno ha un vantaggio elettorale non può che derivare dalla volontà dello stesso corpo elettorale. Per cui, come correttamente fece il collega Balia la volta scorsa e come correttamente fecero quelli che non si dimisero, ma non si candidarono, chiedo e credo che anche in questa legislatura vadano affermati questi principi per cui chi intende candidarsi si spogli di un vantaggio indebito e concorra come cittadino comune, stimatissimo quanto si vuole per le cariche precedentemente coperte, ma senza nessun vantaggio in quella occasione. Così facendo credo che eviteremo fenomeni perturbativi dei meccanismi elettorali ed eviteremo anche che d'ora in poi la corsa all'assessorato sia anche vista come una posizione di pole position per gareggiare alla prossima elezione del Consiglio regionale.

Sarebbe estremamente pericoloso che la scelta degli assessori avvenisse sulla base di questo criterio, di dare vantaggi elettorali a qualcuno dandogli posizioni di privilegio.

Per cui, invito il Consiglio a votare a favore di questa mozione che riproduce precedente mozione della passata legislatura e credo che farebbero bene gli interessati, al di là di ciò che si è appreso sui giornali qualche giorno fa, a rispettare i dettati del Consiglio, perché quando l'Esecutivo non rispetta i dettati del Consiglio non fa molta strada.

PRESIDENTE. Per illustrare l'ordine del giorno collegato alla mozione ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, il Gruppo consiliare di Forza Italia ha presentato un ordine del giorno alla mozione sardista sulla incompatibilità tra assessori tecnici e candidati alla carica di consigliere regionale nelle prossime elezioni per il rinnovo dell'Assemblea regionale sarda, con il quale si intende chiedere all'Assemblea di porre tutti i candidati in condizioni di parità. In un sistema nel quale i componenti della Giunta regionale sono pressoché privi di qualsiasi controllo, considerate le condizioni regolamentari obsolete di questo Consiglio regionale e il poco aiuto che viene anche da una stampa spesso distratta, è evidente che chi volesse potrebbe utilizzare gli strumenti istituzionali per forme improprie di esercizio del potere, spesso a scopi clientelari, e forme improprie di controllo del voto.

Perché le mie parole non cadano nel vuoto e non sembrino un mero esercizio accademico, basti pensare che nell'attuale Giunta regionale siedono assessori che si pregiano di mandare lettere agli elettori, nelle quali spacciano la concessione di mutui regionali per l'acquisto della prima casa come un atto di graziosa concessione e di merito politico dell'assessore. Ciascuno sa bene che quando un cittadino che abbia i requisiti di legge faccia domanda per ottenere il mutuo per l'acquisto della prima casa egli ottiene il mutuo sia che sulla poltrona assessoriale sieda Satana, sia che su essa sieda il "Santo Pietrino". E` dunque una forma impropria di circonvenzione e di abuso della credulità altrui, signori Assessori, quella che ho appena citato. Ma questo non è che uno dei tantissimi esempi, forse anche il più sciocco; esistono altri strumenti, altre tecniche ben più raffinate, come la distillazione dei posti di lavoro, le assunzioni in ditte, società, enti controllati dalla Regione, favori, regalie ed altre anomale questioni che sarebbe bene prevenire, perché è anche vero che se esistono assessori che non si fanno certo troppi scrupoli nell'utilizzare simili strumenti di pressione, ne esistono per fortuna - e noi lo riconosciamo senza alcuna riserva - altri che operano almeno sul piano procedurale e agiscono nella massima correttezza. E` per sgomberare il campo da qualsiasi sospetto, dunque, che il Gruppo di Forza Italia chiede all'Aula di voler porre in condizioni di eguaglianza chi abbia deciso o stia decidendo di competere per le prossime regionali e non abbia ruoli di governo e capacità di spendita con gli altri concorrenti più fortunati. Si tratta di una decisione importante per questo Consiglio regionale; bisogna comprendere che l'incompatibilità tra i ruoli deve cessare, ma non nella forma impropria che esisteva e che è stata abolita: deve essere approntato un sistema uniforme in cui le responsabilità di governo e quelle legislative siano separate. Ma non artificiosamente; questo deve avvenire per decisione degli elettori che deleghino ad alcuni la funzione di governo e ad altri soggetti il ruolo di legislatore. Prima di questo necessario passaggio pare inopportuno inserire forzature che alla prova dei fatti appesantiscono e complicano il funzionamento del sistema istituzionale e per questo, in vista di un generale riordino delle istituzioni, il Gruppo Forza Italia chiede al Consiglio regionale di voler procedere nella direzione di una chiarificazione dei ruoli e della instaurazione di misure di eguaglianza. E se questo ordine del giorno dovesse essere approvato noi chiediamo al Presidente del Consiglio, lo chiediamo sommessamente, ma con infinita risolutezza, di pretendere che vengano accolte le decisioni dell'Assemblea, che è luogo di democrazia e di dialogo volti ad un fine concreto che è l'azione di governo.

Non si tratta né di un Consiglio del principe, né di una palestra per esercizi dialettici, né di un consesso di burattini. Le decisioni assunte dall'Assemblea riteniamo che vadano sempre rispettate e questo vale sempre e per tutti, perché al di là di questo esistono violazioni di legge ed atti di prepotenza. Ci rimettiamo, dunque, all'Aula perché approvi questo ordine del giorno che va nella prospettiva che ho testè brevemente illustrato, e chiedo che sia consentito emendare un errore dell'ordine del giorno nella parte in cui si dice "entro 180 giorni ", è da intendersi "180 prima della data di scadenza della rispettiva legislatura".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, la discussione di oggi ci riporta indietro ad un tema che in gran parte è stato trattato cinque anni fa, su cui questo Consiglio ha già discusso e sul quale ha già preso delle decisioni nella scorsa legislatura. Allora devo per forza tornare indietro e ricordare che cinque anni fa il Consiglio regionale, sotto la pressione dell'opinione pubblica che era stata motivata dai quesiti referendari promossi dal Movimento per le riforme, approvò in quest'Aula alcuni segmenti di riforma. Vorrei soffermarmi sul fatto che approvò alcuni segmenti di riforma, quelli sui quali era stato presentato un quesito referendario, il Consiglio regionale non volle allora affrontare il grande tema della riforma istituzionale sia per quanto riguarda la legge elettorale, sia per quanto riguarda la forma di governo; non volle, non ebbe la capacità, e non lo fece.

I cinque temi sui quali si pronunciò il Consiglio regionale erano questi: l'elezione diretta del Presidente della Regione che, nell'ottica del Movimento per le riforme, voleva dire Bipolarismo; la riduzione del numero dei consiglieri regionali; l'incompatibilità tra il ruolo di assessore e il ruolo di consigliere e alcuni principi di ineleggibilità tra i quali quello del tetto delle candidature e quello della non ricandidabilità degli assessori in carica che non si fossero dimessi sei mesi prima dal mandato. Quest'ultimo tema è oggi all'attenzione di questo Consiglio. Ribadisco che se il Consiglio regionale in quella circostanza non ebbe nè la capacità e nè la volontà, pur approvando questi temi, di ricondurlo in un quadro complessivo di riforma. Il Movimento per le riforme, che allora lo presentò, legava profondamente un tema all'altro e non considerava di per se stessa la validità di uno se non fosse collegato all'intero sistema, ciascuno poteva avere una sua validità ma, complessivamente, il progetto era un progetto unico. Io fui sicuramente tra i primi firmatari di tutte queste iniziative del Consiglio, questo non lo dico per vantarmi di qualcosa, si tratta di fatti avvenuti cinque anni fa, ma ancora si tratta di iniziative e battaglie che in realtà sono tutte battaglie che il Movimento per le riforme ha perso. I veri sconfitti in questi cinque anni siamo stati noi, non c'è stato uno degli obiettivi che il Movimento per le Riforme ha portato avanti la scorsa legislatura che sia rimasto in piedi in questa legislatura. Così, come per tutte le altre iniziative riformatrici, questo Consiglio e questa maggioranza ne fa fatto sostanzialmente carta straccia e ha legiferato in senso opposto rispetto a quelle che erano le iniziative di cambiamento della scorsa legislatura. Dico questo per giustificare e cercare - se ci riesco ragionando - di chiarire la mia posizione oggi, cinque anni dopo, nel momento in cui si discute del tema dell'incompatibilità. Ribadisco che il tema della ineleggibilità degli assessori, della non ricandidabilità degli assessori, era legato ed è legato ad un quadro più generale in cui è fondamentale il tema dell'incompatibilità e, a mio avviso, il tema del presidenzialismo, o comunque della strada verso il presidenzialismo che di per se stesso è slegato da questi e, a mio avviso, ha un significato minore.

Allora vorrei fare tre brevissime considerazioni: la prima riguarda la mozione sardista. Se non vado errando, l'ho letta prima, l'obiettivo della mozione sardista è quello di fare in modo che l'Amministrazione regionale non sia coinvolta, non sia confusa e deviata da comportamenti dei singoli assessori tecnici, o comunque assessori esterni, che potrebbero privilegiare nella loro azione gli interessi elettoralistici, se non clientelari, rispetto alle proprie funzioni. Ritengo che questo principio se è valido per gli assessori esterni, sia ugualmente valido per gli assessori consiglieri. Ritengo anche che se è lecito e non vi sono remore perché un assessore consigliere possa presentarsi agli elettori per avere un giudizio sulla propria azione, sulle cose che ha fatto nel proprio assessorato, sulle cose che è riuscito a realizzare, sia altrettanto lecito, e per questo non deve essere accusato di metodi clientelari, per un assessore esterno, e quindi che il ragionamento debba essere per forza identico tra l'assessore tecnico e l'assessore consigliere.

Ritornando alle parole che ho sentito prima dal consigliere Bonesu, ritengo che può essere lecito porre delle remore, degli ostacoli e dei vincoli, naturalmente non sono d'accordo, però può essere lecito pensare di porre dei vincoli alla nomina di assessori che non si siano sottoposti al giudizio degli elettori e che non siano stati premiati da questo giudizio, ma secondo il mio punto di vista questo non vale per la fase successiva per l'assessore che si presenta al giudizio degli elettori; per l'assessore che si presenta al giudizio degli elettori il ragionamento per l'assessore tecnico o esterno deve essere identico che per l'assessore consigliere.

Una seconda considerazione, anche questa molto breve: ho già detto e ribadisco che, a mio avviso, il tema dell'ineleggibilità degli assessori è legato fortemente al tema dell'incompatibilità e dell'elezione diretta del Presidente. Oggi riproponiamo questo tema che ha di per se stesso comunque una sua valenza nel momento in cui non esiste più il tema dell'incompatibilità, in quanto bocciato e modificato da questo Consiglio, e il tema dell'elezione diretta del Presidente, o comunque la via per il presidenzialismo è stata dimenticata da questo Consiglio se si fa eccezione di queste ultime iniziative della Giunta a mio avviso fuori tempo e anche fantasiose di questi ultimi giorni. L'elezione diretta del Presidente o il presidenzialismo in genere o comunque una strada come quella che abbiamo cercato di iniziare avendo approvato in questo Consiglio il tema dell'elezione diretta del Presidente, ed avendo approvato nella legge elettorale per lo meno l'indicazione del Presidente, fa sì che il candidato alla presidenza e il Presidente abbia una fiducia diretta dagli elettori, e che a sua volta dia la propria fiducia ai propri assessori. Questo implica che il ruolo degli assessori scelti dal Presidente fuori dal Consiglio con l'incompatibilità, oppure se dal Consiglio previe dimissioni, impone la scelta di un ruolo tecnico agli assessori lasciando al Presidente la totalità del ruolo politico in questo caso con una forzatura, che io ritengo essere una forzatura, ma la ritengo una forzatura utile e giusta, è possibile fare in modo che gli assessori tecnici mantengono il loro ruolo tecnico e che quindi non siano fungibili nello stesso momento del ruolo tecnico e politico. D'altra parte la via verso il presidenzialismo è stata dimenticata, tradita a mio avviso non solo da questo Consiglio ma, in particolare, da questa maggioranza. La prima Giunta Palomba nasceva come Giunta del Presidente, vale a dire nasceva come una Giunta basata su un candidato alla presidenza che si diceva essere stato indicato dagli elettori e che nominava a sua volta una squadra di governo sulla base di una fiducia personale, tanto è vero che gli assessori erano assessori tecnici per competenza e tanto è vero che era il Presidente stesso che imponeva la nomina. Dalla Giunta del Presidente si è passato man mano sino alle ultime Giunte Palomba, alle Giunte dei partiti, nelle quali i partiti sono presenti in Giunta con proprie delegazioni e, in base alla presenza in Giunta con delegazioni proprie, giustificano e conservano la fiducia nella Giunta. In altre parole nelle ultime Giunte Palomba, nelle cosiddette Giunte dei partiti di Palomba, le ultime Giunte che sono state messe su in questa legislatura, i partiti hanno un ruolo primario e gli assessori sono lì in quanto rappresentanti dei singoli partiti con un ruolo che non è assolutamente tecnico, ma è un ruolo politico. Allora, a mio modo di vedere, per dirla in tutto, senza voler dare a questo un significato totalmente negativo - per me lo è ma oggettivamente non può essere un significato negativo - siamo tornati esattamente nelle condizioni della cosiddetta prima Repubblica, siamo tornati all'anno zero. Questa Giunta e questa maggioranza ci hanno portato cinque anni indietro, forse anche di più. Siamo in un sistema partitocratico, siamo nella Giunta dei partiti, i partiti hanno un loro ruolo, l'incompatibilità è caduta, qualsiasi iniziativa riformatrice è naufragata. E allora, pur considerando le intenzioni ottime di chi ha presentato queste mozioni, ritengo che queste hanno perduto gran parte della loro efficacia e della loro credibilità perché vengono presentate disgiunte da un quadro complessivo di riferimento, da un quadro complessivo di riforme ai quali queste si devono inserire, parlo del presidenzialismo, parlo dell'incompatibilità, parlo di un sistema che slega la Giunta dal Consiglio e il Governo dalla fase legislativa.

L'ultima e terza considerazione riguarda i rapporti tra Giunta e Consiglio e, in particolare, riguarda l'autorevolezza e la credibilità di questo Consiglio. Ci siamo abituati in questi anni ad un Governo regionale che ha ritenuto opportuno sempre con maggiore frequenza di non assolvere agli obblighi e agli impegni che il Consiglio le affidava. Ci siamo abituati in questi ultimi anni a una Giunta regionale che è sostanzialmente sorda all'idea di mantenere limpidi e corretti i rapporti democratici tra Giunta e Consiglio nel rispetto della volontà del Consiglio stesso. Gli esempi sono infiniti, sono tantissimi e, a mio avviso, non conviene nemmeno ripeterli perché li abbiamo tutti quanti in testa. A mio modo di vedere in questa circostanza si è superato ogni limite. Ho letto e sentito infatti dichiarazioni di assessori della Giunta e dello stesso Presidente nelle quali, ancora prima che questo dibattito iniziasse, ed ancora prima naturalmente che si votassero queste mozioni, si diceva con chiarezza che qualsiasi fosse stato il responso del voto in Consiglio la Giunta, il Presidente e i singoli assessori non ne avrebbero tenuto alcun conto. Vorrei ricordare quello che ha ricordato il collega Bonesu poco tempo fa, che cinque anni fa di fronte ad un problema del tutto simile la maggioranza, maggioranza di cui io non facevo parte, e una Giunta che mi vedeva all'opposizione, diedero una risposta coerente, una risposta che ha fatto ed ancora fa, a mio avviso, onore a questo Consiglio. La Giunta accoglieva un ordine del giorno sicuramente sgradito, sicuramente non facile da digerire, ma lo accoglieva integralmente. Il collega Balia si dimetteva da assessore, e si dimetteva da assessore pur non essendo consigliere, quindi sostanzialmente tornandosene a casa al suo lavoro, dava una dimostrazione di grande rispetto delle istituzioni anche se, francamente, penso che in quel momento non avesse altrettanto affetto verso le persone che avevano presentato l'ordine del giorno e la mozione, e quindi non nutrisse nemmeno grande affetto nei miei confronti. Però, bisogna dare atto che in quella circostanza la maggioranza, la Giunta e il Presidente della Giunta furono coerenti con il Consiglio. Oggi sento dire e ripetere che qualsiasi sia l'esito del voto nessuno degli assessori, la Giunta nel suo complesso e il Presidente per primo afferma che si terrà conto del risultato del voto.

Su questo argomento vorrei fare una riflessione conclusiva. Vorrei sapere allora per quale motivo si continua a votare, per quale motivo continuiamo e si continua a presentare ordini del giorno e mozioni se la Giunta afferma, già prima della discussione e prima di sentire le argomentazioni delle persone che hanno presentato le mozioni, prima di sentire l'Aula, afferma già che non ha alcuna intenzione di recepire quelle che sono le indicazioni del Consiglio, dal mio punto di vista il voto su questa mozione o su queste mozioni non serve assolutamente a nulla. Io parteciperò al voto su questa mozione, parteciperò per rispetto verso quest'Aula, ma personalmente, considerando questo atteggiamento, e considerando tutti gli atteggiamenti che la maggioranza, ma soprattutto il Governo regionale, ha avuto in questi mesi, dichiaro fin da oggi che non parteciperò più a nessun voto su mozioni e su ordini del giorno che impegnino in qualche modo la Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Progr. Fed.). Presidente, mi pare che il collega Fantola che ha ricostruito in parte ciò che è avvenuto nel mandato 89/94 riferito all'argomento non solo incompatibilità, ma riforme compresa l'incompatibilità, ha richiamato un dibattito e un confronto nel Parlamento e nei parlamenti regionali ed anche tra le forze politiche che assegnava allora alla funzione tecnica degli esecutivi, compresa quella riferita al Governo nazionale che, in qualche modo, doveva rispondere ad una crisi di rappresentanza della politica e ad una crisi della politica. Onestamente, a distanza di diversi anni, dopo Tangentopoli - perché questo va ricordato, e va ricordato anche al collega Fantola - che aveva messo al centro del dibattito politico e democratico del paese la questione degli esecutivi sia di livello regionale che anche di livello comunale, in Italia c'è stata una forte riforma morale della politica ed una forte riforma anche delle forze politiche organizzate, e quindi il tema che sei anni fa aveva assunto nel Paese una funzione centrale, piano piano è venuto a cessare.

I partiti hanno riassunto la funzione che la Costituzione gli assegna, non gli accordi tra le persone, ma la funzione dei partiti è un fatto insostituibile e costituzionale; anzi, quando si è cercato di trovare risposte sostitutive della funzione dei partiti, allora si era ricorso non solo negli esecutivi parlamentari, ma anche nella gestione della cosa pubblica, a persone terze di riconosciuta capacità tecnica, di riconosciuta professionalità, perché si voleva distinguere la funzione, perché era andata in crisi la funzione dei partiti, perché era andata in crisi la politica, perché c'era stata tangentopoli.

Tutto questo per fortuna è lontano da noi. La politica ha ripreso a svolgere una funzione nazionale di equilibrio e di confronto nelle istituzioni e nel Paese, i partiti hanno ripreso a svolgere la funzione costituzionale.

Aggiungo che l'esperienza, quella della crisi della politica, ha portato ad un impegno di quella parte di cittadini con elevata competenza tecnica, con riconosciuta capacità professionale, di intervenire direttamente nella politica, ossia la funzione tecnica dell'attuale Ministro Dini, allora ministro nel Governo Berlusconi, in quanto tecnico, ha portato Dini a formare un partito e a proporre la politica attraverso i partiti.

L'attuale parlamentare, già Ministro e incaricato in una certa fase per formare il Governo, l'onorevole Maccanico, era allora non parlamentare, e in quel momento, quando gli è stata assegnata quella funzione, lo si è fatto per coprire un vuoto che in quel momento si era manifestato. Maccanico poi è stato candidato ed eletto al Parlamento ed eletto ministro. Oggi dirige una delle più importanti commissioni del Parlamento.

Non si è ridotta la funzione del competente Maccanico, anzi, dal Parlamento gli è stata assegnata una funzione primaria nella direzione di una commissione.

CADONI (A.N.). Però non si è dimesso da consigliere per fare l'Assessore.

CUGINI (Progr. Fed.). Tu non hai avuto la possibilità di farlo e speriamo che non ti capiti, soprattutto che non capiti alla Regione questa sfortuna! Non è il caso di Cadoni, insomma.

LIORI (A.N.). Ce n'è qualcuno che non sia stato eletto di questi personaggi?

CUGINI (Progr. Fed.). Non lo so, può darsi, ma quello capita anche a chi ha svolto la funzione da ministro e parlamentare; può capitare, può capitare anche a diversi di noi. Per dire la verità può capitare a quelli che sono conosciuti e che svolgono la funzione di consigliere regionale con intensa attività, e quindi sono magari sottoposti al giudizio degli elettori perché appunto conosciuti nello svolgimento dell'attività. Può non capitare a chi invece non è conosciuto e magari passa inosservato perché non dà la possibilità agli elettori di esprimere un giudizio.

Tutto quello si è verificato in quel momento, in quella situazione. Oggi si può senz'altro dire che quella fase per fortuna è stata superata.

Allora, quale conclusione dobbiamo trarre? La conclusione è semplice: le forze politiche, le istituzioni, il Parlamento, il Consiglio regionale in una certa fase hanno affidato, affidano e continueranno ad affidare responsabilità di gestione della cosa pubblica a persone alle quali viene riconosciuta una competenza.

Se i partiti chiamano a svolgere questa funzione o i Gruppi consiliari chiamano a svolgere questa funzione un tecnico, perché ritengono che questo tecnico abbia una competenza da mettere a disposizione, ma volete voi che la forza politica che lo chiama a svolgere quella funzione non essendo Consigliere regionale, poi non lo chiami a svolgere la funzione di candidato in quanto persona che ha svolto un'esperienza, magari positivamente, e quindi positivamente può svolgere poi anche la funzione parlamentare. Credo che, anzi, siamo nella fase opposta a quella che qui viene richiamata.

Allora io penso che il Gruppo consiliare che ha impegnato dei tecnici, che ha chiamato a responsabilità, professionalità, può deliberare, ma non il Gruppo, il partito, di candidarlo o non candidarlo. Porre la domanda al singolo parlamentare: "Tu ti candidi?", nell'esperienza che abbiamo noi della sinistra, del Gruppo Progressista Federativo non esiste questa domanda, anche perché a domanda "Tu ti candidi?", secondo me occorre almeno avere tre o quattro liste, perché le risposte del "sì" sono tanto ampie che non è sufficiente garantire la risposta positiva con una lista sola.

Nella democrazia dei partiti le candidature vengono fatte con diverse valutazioni, questo lo sappiamo tutti. Vengono proposte a candidatura persone, personalità, competenze che si ritiene che possono ottenere un consenso. E quando questo consenso ha già, ed è stato già sottoposto ad una valutazione di Governo, è chiaro che queste sono personalità che le forze politiche sono chiamate a valutare, ma porre la domanda al singolo assessore: "Tu ti candidi?", mi pare che è una risposta che non può essere data, perché magari il singolo assessore vorrebbe candidarsi, ma il contesto, fra sei mesi, nel quale si svolge il confronto per la formazione della lista, può portare quella forza politica a dire: "No, tu non vieni in questa occasione candidato, hai svolto una funzione tecnica, potrai svolgere una funzione tecnica, non in Giunta, magari con una responsabilità diversa da quella della Giunta stessa".

Quindi le possibilità dell'impiego e dell'impegno degli assessori sono tante che mi pare che la domanda così proposta limiti la possibilità di una risposta vera, sincera e responsabile.

E` capitato, nella fine del 1993, che un assessore abbia scritto una lettera dicendo: "Io non mi candiderò", e ha confermato quindi l'impegno da assessore - mi pare che fosse l'onorevole Catte - poi si è candidato e ci hanno pensato gli elettori: non l'hanno rimandato in Consiglio regionale. Quindi bisogna avere fiducia nell'elettorato, bisogna avere fiducia nella democrazia. L'elettore è ormai capace, sa valutare, sa distinguere, sa apprezzare e non apprezzare l'operato non solo dei consiglieri assessori o degli assessori, ma anche dei consiglieri regionali. Per questo dico: occorre valutare bene l'argomento, occorre valutarne il contesto nel quale allora era stato proposto. Siamo in presenza di una modificazione che è avvenuta della legge votata da questo Consiglio sulla incompatibilità. Abbiamo adesso, mi pare, fatto esperienze, le più diverse, con tecnici scelti direttamente dal Presidente della Giunta, con tecnici proposti dai Gruppi consiliari, con assessori che hanno e che si sono sottoposti al voto per il Consiglio regionale, e successivamente hanno dato le dimissioni per poter svolgere la funzione di assessore, quindi siamo ormai in grado di valutare tutto.

Io esprimo la mia personale opinione. E` vero, noi ci siamo candidati nel 1994, siamo stati candidati dalle nostre forze politiche nel 1994 sapendo che non avremmo potuto svolgere la funzione di assessore.

Il mio Gruppo si è attenuto interamente a questa indicazione, anzi, c'è stato un esempio ancora più chiaro del rispetto di questa indicazione, quindi avremmo tutte le carte in regola per dire: "Si proceda come si è proceduto sin qui". Però siamo persone che leggono la realtà, che vivono la situazione sarda, che conoscono le questioni delle quali stiamo trattando, e quindi sanno distinguere i diversi momenti della politica e le risposte che devono essere date alle situazioni che si presentano.

Devo dire che non apprezzo né la mozione illustrata dal collega Bonesu, né l'ordine del giorno illustrato dal collega Pittalis. Valutiamo nel confronto, però il non apprezzamento è chiaro. Per quanto riguarda l'atteggiamento successivo noi non voteremo a favore né dell'ordine del giorno, né della mozione; voteremo contro l'ordine del giorno e la mozione, e se ci dovessimo trovare, lo dico per evitare equivoci, in presenza di una richiesta del voto segreto, noi ci asterremo, perché deve apparire nel tabellone e nella lettura del risultato che il nostro Gruppo ha votato astenendosi, ossia contro l'ordine del giorno della mozione. Se dovesse essere voto palese voteremo contro, a voto palese, ma è chiaro che qui distinguiamo i ruoli, le funzioni, il ragionamento politico e il giudizio di merito sulle esperienze sin qui maturate. E` elemento chiaramente di discussione, ma deve essere, a nostro giudizio, affrontato con serenità, con argomenti, con la cultura della realtà, e la realtà di oggi ci dice che le competenze vanno sempre impiegate sia nella fase esecutiva che in quella del confronto elettorale, e successivamente negli incarichi che derivano dal risultato.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, cari colleghi, ritengo che la presentazione di questa mozione dia oggi lo spunto per un dibattito che certamente non potrà essere esaustivo di tutta la problematica, ma che cade in un momento opportuno, perché ritengo che molti di noi, sui rapporti tra Giunta e Consiglio, su quelli che sono i poteri istituzionali del Consiglio, abbia le idee piuttosto confuse, e quindi discuterne e chiarirci queste idee ritengo che possa essere una cosa utile per tutti quanti.

Vengo subito al vivo del problema che oggi affrontiamo: a mio avviso la mozione presenta inesattezze, illazioni e incongruenze. Cito, ad esemplificazione di quanto ora ho detto, che non condivido personalmente, non mi pare esatta l'affermazione, ad esempio, che per oltre quarant'anni siano state così rare effettivamente le nomine di assessori non consiglieri, ma su questo sorvolo. Mi soffermo invece sulla frase della mozione, che recita che tali assessori non consiglieri fossero scelti in genere tra persone comunque non disposte a partecipare a competizioni elettorali. Questa è, allo stesso tempo, sotto questo aspetto, una pura illazione, perché vorrei sapere come si può penetrare nella mente della gente per sapere, nel momento in cui lo si investe di un incarico, se sarà in futuro disposto o non disposto a partecipare a competizioni elettorali. Sono esclusivamente fatti suoi personali, su cui non ritengo abbiamo i mezzi per scrutare la mente altrui.

Vorrei citare, a esemplificazione di quanto sia sbagliata questa frase, anche tre esempi di possibilità che nella nomina di questi assessori si possa essere verificato in passato, o si possa verificare in futuro. Potrebbe, infatti, verificarsi il caso che un "assessore non politico" abbia accettato o accetti un incarico propostogli, e da lui non richiesto, senza che questo incarico debba necessariamente escludere il successivo interesse della persona in questione a partecipare, nel futuro, a competizioni elettorali.

Vorrei ricordare, a questo proposito, la giusta considerazione di un noto commentatore politico, che argomentando sulla distinzione tra governo tecnico e governo politico, sulla base della qualificazione individuale dei suoi componenti, sosteneva l'inconsistenza di tale distinzione alla luce del fatto che chi governa deve operare delle scelte. Si governa operando delle scelte, compiendo così un atto squisitamente politico.

Non c'è pertanto da meravigliarsi se un cosiddetto tecnico che abbia operato, soprattutto se con successo, in tale funzione di governo, possa ricevere dal prossimo tali sollecitazioni, o scoprire in sé stesso tali interessi e inclinazioni per la politica attiva da spingerlo a partecipare a successive competizioni elettorali. Ma potrebbe essersi verificato, o verificarsi, il caso di un politico militante a cui non sia mai stata offerta, da parte del proprio partito, l'opportunità di una candidatura, ovvero non gli sia stata offerta limitatamente alla legislatura in corso. Potrebbe infine verificarsi, o essersi verificato, il caso della nomina ad assessore di un candidato alla stessa legislatura non compreso fra quelli effettivamente eletti.

In quest'ultimo caso, la sua accettazione dell'incarico potrebbe essere sindacabile sotto il profilo dell'opportunità, ma è al Consiglio che è data la possibilità, con il suo voto, di censurare o, viceversa, approvare comunque tale nomina.

Negli ultimi due casi non si potrebbe certamente inferire che l'assessore tecnico in questione non sia disposto a partecipare, come dice la mozione, a competizioni elettorali.

E' incongruente l'argomentazione recata dalla mozione che di regola l'ufficio di assessore vada considerato una estensione di quello di consigliere, cosicché il consigliere che ricopra la carica di assessore abbia, per questa liaison, chiesto implicitamente all'elettorato la fiducia in relazione non solo alla propria futura attività di consigliere, ma anche a quella potenziale di assessore, sottoponendo quindi il suo operato in tale ultima funzione, soprattutto per quanto svolto nell'immediato periodo preelettorale, al sindacato da parte del corpo elettorale nel corso di una eventuale successiva ricandidatura.

Tale argomentazione rappresenta attualmente una contraddizione in termini, e voglio precisare il perché: la mozione ignora, infatti, il dato obiettivo che la competizione elettorale che ha sotteso la nostra nomina a consiglieri si è svolta in vigenza della citata legge regionale 27 agosto 1992 numero 16, che disponeva l'incompatibilità tra ufficio di consigliere e incarico assessoriale. Sicché non si poteva certamente inferire, per ciascuno di noi, che la fiducia richiesta al corpo elettorale, e da questo concessasi, si riferisse anche alla possibile funzione di assessore, certamente non configurabile a quel tempo come estensione dell'ufficio di consigliere. Ciò a prescindere dal netto dissenso espresso da una parte dei componenti di questo Consiglio, ancorché minoritaria, e da me personalmente, sulla validità di questa estensione del mandato fiduciario in occasione del dibattito sulla incompatibilità, e a prescindere, inoltre, da ulteriori considerazioni che elenco brevemente.

La prima è la cessazione, a norma di Statuto, di ogni mandato imperativo di parte nel momento della assunzione della funzione di consigliere, solennemente recepita da tutti noi con il giuramento prestato all'inizio della legislatura, ma prestato non soltanto da noi consiglieri, ma anche dagli assessori non consiglieri al momento della nomina da parte di questo Consiglio, e che ha posto pertanto gli uni e gli altri, consiglieri ed assessori, assessori non consiglieri ed assessori consiglieri, sotto tale profilo sullo stesso identico piano.

L'altra considerazione è la inconsistenza di quanto affermato nel successivo periodo della mozione, in quanto l'accettazione dell'incarico da parte degli assessori tecnici comporta, di fatto, l'adesione al programma e all'indirizzo politico presentato dal Presidente della Giunta al Consiglio, e da quest'ultimo a suo tempo approvato; adesione ben presente nella considerazione del Consiglio stesso ai fini dell'espressione del suo voto sulla composizione della Giunta, ed implicitamente esposta alla valutazione politica dell'operato anche di questi assessori da parte del corpo elettorale nell'eventualità di una loro partecipazione alla competizione elettorale immediatamente successiva al loro mandato assessoriale.

Non posso condividere pertanto le successive affermazioni contenute nella mozione, non quella relativa al presunto vantaggio elettorale degli assessori rispetto ai semplici consiglieri; ognuno risponderà, nel bene e nel male del suo operato, in relazione ai suoi compiti, e considererei l'affermazione di cui sopra, sotto questo profilo, come un inaccettabile svilimento della funzione di consigliere. Non l'asserzione di un particolare vantaggio elettorale degli assessori non consiglieri rispetto agli altri assessori e i consiglieri stessi per le ragioni prima esposte e alla luce della norma statutaria, che sancisce come la Giunta risponda collegialmente del suo operato al Consiglio, e conseguentemente al corpo elettorale di cui il Consiglio è democratica espressione. Né posso condividere, infine, la presunzione, tutta da dimostrare, che la carica di assessore venga utilizzata in prospettiva elettorale, né tanto meno l'affermazione che - cito testualmente le parole - "vadano evitate le situazioni di privilegio elettorale non derivanti dal precedente voto elettorale", affermazione il cui significato letterale dovrebbe essere quello che il voto elettorale legittimi situazioni di privilegio comunque estrinsecantesi, il che francamente mi farebbe inorridire se non fossi convinto che un'inadeguata formulazione abbia tradito il reale pensiero dei proponenti la mozione.

Ritengo che la preoccupazione degli estensori della mozione fosse piuttosto quella di richiamare i componenti della Giunta, tutti per altro, consiglieri e non, alla corretta prassi, in periodo preelettorale, di astenersi, nell'esercizio delle proprie funzioni, da comportamenti elettoralistici, così definiti dalla mozione stessa.

Ricordo come una mozione in tal senso, presentata in Consiglio in occasione di altra tornata elettorale relativa agli enti locali, avesse ricevuto l'adesione del Presidente della Giunta con le più ampie assicurazioni dell'espletamento da parte sua delle funzioni di coordinamento e di vigilanza anche sotto questo particolare profilo.

Non dubito che assicurazioni in tal senso saranno fornite al Consiglio dallo stesso Presidente a conclusione di questo dibattito. Ma ciò che non può essere certamente da me condivisa è l'opinione che gli assessori tecnici debbano dimettersi entro il corrente mese di novembre qualora intendano candidarsi alle prossime elezioni regionali.

Oltre alle considerazioni da me precedentemente esposte per quanto concerne la restrizione ad essi di questa affermata esigenza, si oppongono a questa impostazione tre fatti fondamentali: la assoluta liceità, anche per gli assessori, di maturare la decisione di una propria candidatura solo entro i termini sanciti dalla legge elettorale, con esclusione quindi della coercitiva subordinazione della decisione stessa a limiti temporali difformi da quanto stabilito dalla legge; la subordinazione dell'eventuale disponibilità personale ad una candidatura alla effettiva designazione da parte di un raggruppamento politico. Non ha senso, francamente rimango sbalordito, come si possa chiedere a qualunque individuo di prendere un atteggiamento che danneggia, in quel momento, una sua posizione personale, comunque maturata, nella incertezza se una propria aspirazione ad una candidatura elettorale si traduca effettivamente in una realtà, secondo la volontà del raggruppamento politico che lo esprime. Questo francamente è qualcosa che non arrivo a capire.

Ma soprattutto, il terzo fatto indiscutibile è la tutela costituzionale del diritto individuale all'esercizio dell'elettorato passivo non soggetto ad altre limitazioni al di fuori delle specifiche condizioni di incompatibilità sancite dalla legge. E` per la piena coscienza di questa tutela che la mozione si limita ad invitare gli assessori in causa alle dimissioni spontanee entro la data dianzi ricordata, e a dare mandato al Presidente della Giunta di interpellare gli assessori sulla loro intenzione al riguardo. Se è così, la mozione mi sembra francamente inutile e puramente velleitaria, non conducendo ad alcuna effettiva conseguenza, non sussistendo alcun obbligo da parte degli assessori di esplicitare le loro future decisioni.

E` francamente superfluo, analogamente, ritengo il voto richiesto al Consiglio sulla mozione stessa. Tale voto dovrà essere espresso, secondo Regolamento, su un ordine del giorno, che nel caso specifico però travalica la lettera della mozione non più invitando, ma impegnando Presidente e assessori a dare seguito ad eventuali decisioni dell'assemblea coerenti con la mozione stessa. E` chiaro, e questo è uno degli aspetti a cui mi riferivo inizialmente sulle idee poco chiare in molti di noi sui rapporti corretti tra Giunta e Consiglio, che neppure il Consiglio, nell'ambito delle sue funzioni, può arbitrariamente violare un diritto garantito costituzionalmente, come sancito anche da una pronunzia recente di qualche anno fa della Corte Costituzionale, su una vicenda relativa alla regione Toscana, per molti versi analoga alla questione oggi in discussione. Questa formulazione impropria dell'ordine del giorno è un motivo ulteriore, oltre alle ragioni che ritengo di avere esaurientemente illustrato, per preannunziare il mio voto decisamente contrario all'ordine del giorno stesso.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, brevemente intervengo per alcune considerazioni sollecitate dall'intervento del collega Fantola in merito ad alcune sue frasi: prima Repubblica derivante dagli assessori eletti e non dagli assessori tecnici. Nulla di personale contro il parere del collega Fantola, ma gli assessori tecnici della prima e della seconda Giunta Palomba, non hanno dato una dimostrazione di superiore capacità nei confronti dei successivi assessori eletti. Perché questo? Perché è un falso problema, sottolineo che è un falso problema quello posto in essere da più parti che sia giusto o meno un assessore tecnico o un assessore supportato dal suffragio democratico del popolo che lo elegge e al popolo poi deve rispondere. Il problema degli atteggiamenti da Prima repubblica dipende esclusivamente ed unicamente dal quadro politico che viene espresso e il quadro politico è che siamo alla sesta Giunta Palomba, assessori tecnici o no, il risultato è 337 mila disoccupati in Sardegna, ecco il risultato. Il risultato è che la Prima repubblica non è mai morta, ma non per assessori tecnici o assessori eletti, ma perché il quadro politico è sempre quello, potrei dire quasi da mezzo secolo, che esprime una non politica, o la politica alla Prima repubblica, quindi è un falso problema. Quindi quali sono i criteri di scelta degli assessori cosiddetti tecnici? Chi li ha stabiliti? Chi stabilisce che un tecnico sia più idoneo di un altro? Anche perché ai vari assessorati tecnici, o ai vari assessorati, esiste nella società civile un numero vasto di persone che possono ricoprire l'una meglio dell'altra quella carica. Chi è che fa questa cernita? Come viene fatta? Con quali criteri? Chi impedisce che un assessore tecnico non esprima una politica clientelare per la parte politica che lo ha designato a tale ruolo, se non addirittura una politica clientelare per se stesso perché non vi può essere nessuna legge che impedisca la candidatura a successive elezioni. Che grado di responsabilità può fornire un assessore tecnico nei confronti dell'elettorato? La verità è che un assessore tecnico è e sarà comunque un politico di riferimento della parte partitica che lo designa, pertanto con tutti i potenziali mali che la politica di basso livello che le varie Giunte Palomba hanno finora espresso.

Per quanto concerne l'ipotetica capacità che il termine tecnico dovrebbe garantire basta fare un solo esempio di dilettantismo e irresponsabilità politica dato dal primo assessore all'ambiente. Ed allora, sostenere l'ordine del giorno dei colleghi di Forza Italia è cosa dovuta perché fa un preciso richiamo alla necessità mai poca e sempre richiesta di maggiore trasparenza, trasparenza che per tanti aspetti non esiste e quindi va sostenuto.

In una cosa concordo con il collega Fantola: vi è senz'altro la necessità da tempo di arrivare a ridisegnare in modo compiuto e veramente innovativo e produttivo il sistema elettorale, il nostro statuto, una riforma complessa e completa ma non certamente demagogica, perché parlare della riduzione del numero dei consiglieri regionali è solo demagogia, è solo campagna elettorale pro persona propria, non fa parte certo di un profondo studio per risolvere i problemi della capacità, della competenza, della rappresentanza delle categorie perché è una riforma elettorale da un punto di vista personale, va bene, ma non può personalmente per me a prescindere da una capacità di rappresentare le categorie che qui, in questo attuale sistema, non sono rappresentate. E` un dibattito che va affrontato, ma va affrontato non in chiave demagogico - elettorale ma in modo approfondito e serio. Non c'è il tempo e il modo in questo momento di entrare nel dettaglio di una seria riforma, ma questa è una cosa necessaria, giusta, che va portata avanti con un dibattito apposito che va promosso, un dibattito che veramente svisceri il problema evitando ovviamente proposte di stampo preelettorale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (G.D.R.I. e Ind.), Ho ascoltato con molta attenzione sia l'illustrazione della mozione numero 172 che il dibattito che ne è seguito. Non sono d'accordo con il collega che l'ha illustrato quando dice che l'elezione di un assessore tecnico è un disconoscere la volontà popolare, perché gli elettori nell'eleggerci ci hanno dato questa facoltà, lo sapevano gli elettori quando nel 1994 ci hanno designato a governare che c'era l'incompatibilità e quindi dovevamo per forza eleggere degli assessori tecnici. Allora, adesso gli assessori tecnici che sono sopravvissuti o quelli di nuova nomina avrebbero, a parere del collega che ha illustrato - sono parole sue - una maggiore visibilità e quindi, diciamo per una par condicio, dovrebbero lasciare questa carica. Sono andata a guardarmi la statistiche precedenti e degli assessori delle precedenti legislature pochissimi sono stati rieletti per la seconda volta anche nel Consiglio, quindi non credo che sia proprio veramente una carica nobiliare che si eredita di legislatura in legislatura. Dico questo perché a mio parere vi sono poteri maggiori di un semplice assessorato (mi scusino i colleghi assessori, non dico semplice assessorato per svilirli ma tutt'altro), faccio un esempio: quali sono questi poteri maggiori? Ma è facile, il denaro, il possedere giornali, il possedere reti televisive, chi possiede il potere avrà maggiore possibilità di essere rieletto. E devo dire la verità che mi dispiace molto che i componenti del Gruppo del Partito Sardo d'Azione che è un partito storico di grande fame si sviliscano con un problema così che, a mio parere, è un problemino visto che ne abbiamo molto più gravi. Non perdiamo di vista traguardi più ambiziosi se vogliamo chiamarli così: posti di lavoro, ripresa economica, continuità territoriale, problemi scolastici e della sanità, cioè delle lotte che siano veramente tali, veramente utili e importanti, questa è una scaramuccia.

Ma al nostro popolo sardo, agli elettori, in questo momento che giovamento può portare che si dimettano o meno due o più assessori tecnici, cioè mi chiedo cui prodest? Credo di avere una normale, chiamiamola banale intelligenza, ma non vedo proprio e non ne capisco l'utilità. Il mio consiglio di politico pratico, di donna pratica, come sempre mi sono ritenuta, è questo: non perdiamo altro tempo, lavoriamo per cose un tantino più serie.

In relazione a ciò che ha detto il collega Fantola, l'amico Fantola, l'amico di sempre come sempre l'ho ritenuto, non ho capito bene la seconda parte del suo discorso; cioè, si devono dimettere tutti gli assessori e ne dobbiamo nominare nuovi? Siamo d'accordo che abbiamo bisogno di riforme, l'elezione diretta del Presidente, tutte le riforme che avremmo voluto fare ma in questa legislatura non abbiamo potuto farle per le cause più disparate. Noi non le abbiamo fatte, ma abbiamo fiducia che le faranno i nostri successori nella prossima legislatura quando questa non ci sarà più, e nuovi consiglieri siederanno su queste, in tutti i sensi, scomode poltrone. Per il momento dedichiamo - e questo è un invito - le nostre energie a temi e tematiche, a finalità più impregnanti, più pratiche, senza provocare ulteriori spaccature o crisi.

Sono d'accordo con il collega Cugini, tanto non spetta a noi giudicarci, saranno gli elettori a dire a ciascuno di noi se abbiamo operato bene e quindi ci riconfermeranno, se abbiamo operato male o in modo inadeguato l'elettorato ci rimanderà a casa.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, credo che leggendo sia la mozione Bonesu, sia l'ordine del giorno Pittalis, di aver tratto qualche spunto e qualche considerazione che poi sono stati anche arricchiti dal dibattito che ne è seguito. Mi pare chiaro ed evidente - e credo che non sia chiaro solo a me, ma sia chiaro ed evidente a tutti quelli che sono intervenuti, anche all'onorevole Fantola - che sia l'ordine del giorno che la mozione hanno un pò il sapore acre della strumentalità, dentro una normalissima dialettica tra maggioranza e opposizione. Presumo che non avessero l'ambizione, né la mozione né l'ordine del giorno, di porre questioni di grande riforme per il Consiglio regionale e per la Sardegna. E` uno strumento che si inserisce oggi e che si vuole inserire all'interno della dialettica tra maggioranza ed opposizione per creare, all'interno della maggioranza e nei confronti della Giunta, un atteggiamento ed un atto di conflitto di possibile e presumibile sfiducia, e di creare una frattura all'interno della stessa maggioranza. Una cosa direi che rientra assolutamente nella elementare normalità della vita politica e consiliare e che, come tale, implica un giudizio politico, almeno io lo leggo come un giudizio politico, e come tale dalla maggioranza e quindi anche dai Popolari non possono che essere respinte, perché non inseriscono elementi di riflessione sulle riforme, ma come tanti altri che sono stati nel passato e che presumo saranno anche nel futuro prossimo e meno prossimo, sono atti che si inseriscono in questa normalità della vita consiliare. Però, debbo dire che sia dal dibattito che ne è conseguito che dalle premesse della mozione e dell'ordine del giorno, emerge con forza la necessità di una qualche riforma in questo Consiglio regionale, ed è questo che mi spinge un pò ad intervenire e fare qualche breve considerazione. Innanzitutto, ce lo chiedevamo tutti, se lo chiedeva con enfasi l'onorevole Fantola, il quale in maniera direi un po' troppo sbrigativa assegnava alla Giunta e alla maggioranza questo peso, questo fardello di non aver consentito le riforme in questa legislatura, ma perché non si sono fatte queste riforme? Perché, essendo partiti con grande entusiasmo, avendo anche costituito in una certa fase della legislatura un tavolo per le riforme, questo Consiglio regionale non è riuscito a produrre in maniera sostanziale, in maniera autenticamente riformista e forte riforme serie, capaci di cambiare il volto del Consiglio regionale e di cambiare anche il rapporto tra potere e cittadini? Credo che noi siamo e continuiamo ad essere costituzionalmente asserviti al potere centrale, che non ci consente e non ci ha consentito di seguire in un binario parallelo, in una strada parallela e distinta, un nostro percorso autonomo, autenticamente originale di riforma. Non a caso il nostro tentativo, seppur timido, e seppur non molto coraggioso debbo dire, di riformare lo Statuto e la Regione era strettamente legato e collegato alla vita e alla vicende della Bicamerale. E siccome, appunto, simul stabunt simul cadent è caduta la Bicamerale ed è caduta qualsiasi ipotesi di riforma della nostra carta costituzionale, del nostro Statuto, e anche delle nostre forse più elementari forme di rappresentanza e di regole interne alla Regione.

Sono state frenate le nostre speranze, siamo in una fase di attesa, siamo in una fase di chiusura con un orizzonte molto ristretto, ma tutto il Consiglio regionale e tutte le forze politiche, sono in una fase di non comprensione di quello che succederà nel futuro. Siamo sostanzialmente legati strettamente, direi anche psicologicamente, alle vicende delle riforme nazionali, non a caso la proposta che è venuta mi pare dall'onorevole Amato nei giorni scorsi, quella di uniformare le leggi elettorali di tutte le Regioni italiane attraverso l'elezione diretta del Presidente della Regione, ci ha fatto un po' sobbalzare sulla sedia e quasi ci stavamo, in qualche modo, aggrappando a quella riforma per dire che anche noi potevamo in qualche modo riformare le regole in Sardegna. Personalmente non credo molto a questo modo di procedere; avrei gradito di più se l'onorevole Bonesu avesse portato la mozione sulla sovranità invece che quest'altra, perché ci avrebbe consentito di aprire un dibattito, seppur forse inutile, rispetto alle finalità che ci poniamo stante anche la stagione che stiamo vivendo in conclusione di questa legislatura, ma credo che il problema vero sia l'orizzonte di questa autonomia, l'orizzonte di questa sovranità, l'orizzonte della capacità della Sardegna di sviluppare una propria stagione di riforme, di grandi riforme non strumentali, non di piccolo cabotaggio finalizzato alla breve stagione, alla breve fase che stiamo vivendo.

Questa sarebbe la grande battaglia; su questo partiti e istituzione in Sardegna probabilmente si devono confrontare, aprire questa grande stagione per la madre di tutte le battaglie che è la sovranità, cioè la capacità autonoma, autenticamente autonoma e sovrana di scriversi le proprie regole, di scriversi le proprie leggi, di rappresentare all'interno del parlamento regionale il popolo sardo. Credo sia questo il punto sul quale le posizioni delle singole forze politiche, dei singoli raggruppamenti politici in Sardegna, dentro e fuori il Consiglio regionale, della cultura sarda, del mondo del lavoro e dell'impresa potrebbero trovare posizioni convergenti, o comunque si potrebbero chiarire le posizioni veramente divergenti. Quindi io vorrei ricondurre di più il dibattito su questo terreno.

L'altra riflessione che faccio è che va rivista la funzione e va rivisto il ruolo costituzionale dei partiti. L'onorevole Cugini, forse con troppo entusiasmo, ha dichiarato poc'anzi che, finita Tangentopoli, i partiti, così come sono configurati dalla nostra Costituzione, hanno ripreso in mano il filo della politica, quindi il filo della rappresentanza, il filo del rapporto tra cittadini e potere. Io non ne sono così convinto; credo che alcuni trend elettorali, alcuni processi che stanno avvenendo nel nostro Paese ed anche in Sardegna, alcune situazioni che si stanno determinando ci dimostrano, ci descrivono e ci fanno leggere una realtà che non è ancora assestata. D'altro canto i partiti così come sono nati, come sono rinati, anche, dopo la stagione di Tangentopoli, si riferiscono ad una Costituzione che ha la sua età, che ha le sue rughe, e forse occorre anche su questo ridefinire la capacità di rappresentanza dei partiti, il rapporto fra eletti e partiti. Occorre ridefinire il circuito entro i quali i partiti si devono muovere e ridefinire quel circuito che potrebbe richiudersi ancora più di prima o potrebbe entrare anche in corto circuito con i cittadini e con l'elettorato. Anche questa è una riflessione che dobbiamo fare e comunque, tra le righe, è contenuta nella mozione e nell'ordine del giorno.

L'altra riflessione breve è che sia la mozione che l'ordine del giorno ripropongono il problema dei poteri tra il Governo e l'Assemblea consiliare. L'ordinamento in progress, che abbiamo costruito in questi ultimi vent'anni, forse, ha prodotto sicuramente uno sbilanciamento di poteri fra Giunta e Consiglio. Questo non a favore della stabilità che non c'è, non a favore del ruolo, per esempio, della Presidenza della Giunta, della Presidenza della Regione, quindi del Capo dell'Esecutivo, che non si è rafforzata come funzione e come ruolo, ma che è ancora a metà strada fra l'essere indicato dall'elettorato e quindi non essere eletto direttamente dall'elettorato, e i compiti e le funzioni che ha, derivanti dalle leggi regionali. L'indicazione è già un forte cambiamento rispetto all'elezione semplice da parte del Consiglio regionale. E' stato sicuramente un passo in avanti operato nella scorsa legislatura; da questo non è disceso un cambiamento dei poteri della Presidenza della Giunta, quindi la collegialità molto spesso è più un valore nominale che non un valore vero, reale nel lavoro del governo. Il rapporto fra Consiglio e Giunta non è regolato da strumenti cogenti, è affidato solo ai rapporti politici, ai rapporti cioè tra maggioranza e governo, tra la Giunta e la sua maggioranza. Non esistono strumenti che siano cogenti; quelli che abbiamo nei nostri regolamenti non sono stringenti, non sono cogenti rispetto al livello di governo.

L'altra considerazione, ancora, è dove possiamo approdare. La soluzione a questo è il presidenzialismo, come diceva poc'anzi l'onorevole Fantola? Io non ne sarei così certo, perché anche in questo noto che c'è una contraddizione molto forte tra l'idea che abbiamo di una Regione nel futuro, che deve liberarsi di tutte le attribuzioni di amministrazione attiva diretta per consegnare questi poteri alle comunità locali, agli enti locali intermedi, alle province, ai comuni, e l'elezione diretta del President, a cui, in sostanza, poi verrebbe tolta qualunque funzione di amministrazione attiva. Avremmo, cioè, un Presidente eletto direttamente dai cittadini, ma senza alcun potere di amministrazione diretta. E' chiaro che è una contraddizione troppo forte. Il sindaco viene eletto direttamente, ma il sindaco ha grandi poteri: ha poteri di amministrazione attiva, ha poteri di un rapporto diretto, sulla base anche del principio comunitario della sussidiarietà, con i cittadini.

Noi stiamo andando verso una Regione priva di poteri diretti, priva di amministrazione diretta, e d'altro canto però indichiamo la soluzione nel presidenzialismo. Credo che su questo - l'ho detto altre volte e lo ridico - ci sia una contraddizione. Sarebbe sufficiente, a mio parere, per dare stabilità indicare chiaramente agli elettori una maggioranza e un presidente, che cambiassimo le regole di attribuzione dei poteri al Presidente, rendendolo capace, anche a Costituzione vigente, di scegliersi davvero i suoi collaboratori e di presentare la squadra di Giunta assumendosi in pieno la responsabilità degli atti di governo e della scelta dei suoi collaboratori. Quindi la modifica della legge numero 1 non chiede grandi cambiamenti costituzionali, chiede solo una volontà politica del Consiglio regionale e delle forze politiche.

L'altra riflessione riguarda il rapporto fra cittadini e potere: noi diciamo che il Governo deve essere giudicato dai cittadini per quello che ha compiuto, per quello che ha fatto, come maggioranza, come alleanza di governo, come Giunta e come Governo della Regione. Ricordo che il Sindaco di Cagliari, Delogu, ha preteso, all'atto della sua riconferma alla candidatura, che al giudizio dei cagliaritani venisse sottoposto non solo il sindaco uscente, ma venisse sottoposta l'intera squadra; ha preteso di ripresentare l'intera squadra con qualche eccezione dovuta non a fatti politici. Il che significa che in un rapporto corretto fra Governo uscente e Giunta uscente in quel momento il sindaco ha detto io ripresento (tagliando corto rispetto anche a giudizi differenziati, oppure al ruolo, anche quello forse corretto che i partiti della sua maggioranza intendevano svolgere) la stessa squadra, comunque ha preteso di ripresentare la stessa squadra. Credo che questo sia un parametro interessante di presentarsi agli elettori; quindi, se oggi dovessi esprimere un giudizio, direi che all'elettorato o ai cittadini si presenta il bilancio delle cose fatte, si presenta il bilancio di una legislatura, degli atti di governo, il bilancio di una maggioranza, si presenta il bilancio degli atti di governo che sono collegati anche alle facce di chi governa.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(Segue MARTEDDU.) Non so se nel mio partito mi occuperò di candidature, ma se dovessi dare un sommesso giudizio in qualche luogo, dopo che saremo chiamati ad esprimerlo, potrei dire invece che, siccome ci presentiamo come Popolari dentro una squadra di governo, dentro una maggioranza, perché dovremmo staccare la visibilità di chi ci ha rappresentato nella Giunta per questi anni dal giudizio degli elettori?

Potrei suggerire che in questa visione di rappresentanza verso l'elettorato vengano ricandidati tutti gli assessori Popolari uscenti, per un giudizio complessivo sull'attività di governo e sull'attività di Giunta collegata a chi ha fatto queste cose.

Mi pare che i due documenti che ci vengono sottoposti si portino dietro queste preoccupazioni e si portino dietro un po' la coscienza infelice di non aver prodotto grandi riforme in questa legislatura. Potremmo poi dire anche di chi sono le responsabilità, ciascuno affidarle all'altro, ma la risultante è che grandi riforme capaci di farci uscire da questi ragionamenti abbastanza ristretti di un orizzonte chiuso non le abbiamo fatte, e siccome si mantiene, a mio parere, il carattere di strumentalità (come dicevo all'inizio) dentro una elementare dialettica politica dei due documenti, il nostro voto non può che essere contrario.

Ora, l'astensione annunciata dal Gruppo Progressista la leggo come il lasciapassare per i due documenti, in pratica; noi non faremo barricate ma se il voto sarà palese, voteremo contro; se il voto sarà segreto, credo che anche noi ci orienteremo per l'astensione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, i problemi che sollevano sia la mozione che l'ordine del giorno, più che di natura giuridica, sono di natura morale, in perfetta linea (e mi spiace che l'onorevole Macciotta non sia d'accordo su questo) con un precedente ordine del giorno che questo Consiglio votò allorquando si trattava di altri turni elettorali.

E` di tutta evidenza che quando si svolgono le elezioni amministrative, non si poteva certo chiedere al Presidente della Giunta e alla Giunta regionale di rassegnare le dimissioni solo perché si doveva votare in quel di Bonorva alle elezioni comunali; è logico che in quel momento si potesse chiedere alla Giunta di astenersi, nell'esercizio delle proprie funzioni, di schierarsi apertamente per le liste e per le coalizioni in campo, ciò di cui, per la verità, si assunse formale impegno, in quest'Aula, il Presidente della Giunta.

Quando però si tratta di eleggere se stessi, e cioè il Consiglio regionale, è chiaro che non può essere limitato quell'indirizzo, cioè quella ratio che sottende a quella deliberazione precedente non può limitarsi alla raccomandazione di astenersi dallo sviluppare, nel corso dell'attività amministrativa, anche un'azione che sia volta alla visibilità dell'assessore candidato. E` logico che, se vogliamo rispettare quella ratio, dobbiamo chiedere alla Giunta qualcosa di più, cioè dobbiamo chiedere che rassegni le dimissioni qualora i componenti della Giunta intendano candidarsi alle elezioni.

Sostanzialmente questo è ciò che hanno chiesto i due documenti: anche se la mozione si limita a fare una richiesta di questo genere nei confronti degli assessori che non siano consiglieri, mentre l'ordine del giorno estende questa possibilità, questo impegno a tutti i componenti della Giunta.

E` vero che, quando si parla di argomenti di questo genere, inevitabilmente si entra anche nel merito; quindi, il dibattito ha toccato questioni che attengono alla compatibilità o incompatibilità, si è fatta anche una storia di ciò che accadde nella precedente legislatura e di ciò che è accaduto in questa legislatura, ed ha fatto bene l'onorevole Fantola a richiamarci all'attenzione il fatto che, effettivamente, quello della incompatibilità era un tassello di un progetto di riforma organico.

Siamo perfettamente d'accordo con questa impostazione, tant'è vero che, quando nel corso del dibattito si discusse dell'approvazione della legge numero 11 o 12 del '95 (cioè quella che aveva eliminato l'incompatibilità istituita con la legge numero 16 del '92) maturò in quest'Aula, nel corso del dibattito, una precisazione, e cioè una cosa è parlare di incompatibilità in un sistema presidenziale, altra cosa è parlare di incompatibilità in un sistema parlamentare.

Prevalsero i voti di chi sosteneva che in un sistema parlamentare, nell'unico voto che viene espresso dal cittadino quando si elegge il Consiglio regionale si dà anche il mandato a governare. Ecco perché cadde l'incompatibilità e con la legge del '95 si affermò la possibilità che i consiglieri regionali venissero ad esprimere anche la funzione di assessori.

Perché, onorevole Marteddu, il problema che invece ha sollevato l'avvocato Delogu, Sindaco di Cagliari, è di natura diversa, cioè è in perfetta sintonia con il contrario di ciò che abbiamo fatto, cioè con il sistema presidenziale. E' di tutta evidenza che nel sistema presidenziale - essendo la Giunta non nominata dal Consiglio ma espressione del Presidente, cioè nominata dal Presidente che è investito della funzione direttamente dal popolo - il Presidente e quindi il sindaco, o il Presidente della Giunta o il Presidente della Repubblica si sottopongono insieme alla propria squadra al giudizio degli elettori, perché in quell'occasione l'elettore esprime non uno ma due voti: esprime un voto per l'Assemblea e un voto per il Governo; si esprime un voto per il sindaco, cioè per il governo e si esprime un voto a favore dei consiglieri comunali cioè per l'assemblea legislativa.

Quindi, fin quando in questa sede, con riferimento alle elezioni regionali, non si avrà la possibilità che i cittadini esprimano due voti, uno per il governo ed uno per l'assemblea legislativa, è evidente che dal punto di vista morale si pone il problema dei rapporti fra chi esercita il potere, in quanto espressione del Consiglio, e i consiglieri regionali allorquando si presentano al giudizio degli elettori.

Perché quando l'Assessore candidato si presenta al giudizio degli elettori, non si presenta come candidato, ma si presenta al giudizio degli elettori soprattutto come assessore, quindi chiede quasi una valutazione di livello diverso da quello del semplice candidato nelle liste di quelli che non sono assessori. Ecco perché è diverso. La diversità deriva dal fatto che, attraverso l'elezione, si esprime, con l'unicità del voto, un solo voto, cioè quello per l'assemblea legislativa, quindi sarebbe deviante la valutazione come assessore, perché non si sta giudicando il governo, ma si sta giudicando il Consiglio. Questo, in effetti, è il problema di fronte al quale ci troviamo.

Ovviamente noi sentiremo anche un'altra questione, e cioè se una cosa di questo genere possa essere decisa con un ordine del giorno, oppure se debba essere necessaria una legge. Certamente, in termini giuridici, cioè se si vuole considerare il divieto alla candidatura, è chiaro che occorrerebbe una legge, ma seguendo l'esempio del passato (che è stato richiamato dall'onorevole Bonesu), mi pare sia possibile, attraverso un ordine del giorno, impegnare la Giunta e i componenti della Giunta a far conoscere in anticipo se essi intendano o non intendano candidarsi alle prossime elezioni regionali.

E` un problema che attiene alla trasparenza, ad una questione di ordine morale e quindi non vedo per quale ragione non possa essere esercitata questa indicazione.

Ora, tra i due documenti c'è un problema che mi ha lasciato abbastanza perplesso, perchè nella mozione (come ho già accennato) si chiede che soltanto gli assessori che non siano consiglieri regionali vengano invitati a rassegnare le dimissioni qualora intendano candidarsi alle elezione regionali, quasi che soltanto da parte degli assessori che non sono consiglieri sia possibile intervenire sull'amministrazione regionale perché questa possa essere turbata e deviata da comportamenti elettoralistici, quasi che gli assessori, che sono consiglieri regionali, non possano ugualmente utilizzare l'amministrazione regionale, turbandola e deviandola per finalità elettoralistiche.

Dal resto, l'esempio che ha citato l'onorevole Pittalis nell'illustrare l'ordine del giorno, cioè quello delle lettere a firma dell'assessore per informare della concessione dei mutui, sembrerebbe dimostrare che non solo gli assessori non consiglieri regionali utilizzano l'amministrazione regionale per fini elettoralistici, ma viene utilizzata (e forse con misura maggiore) dagli assessori che sono anche consiglieri regionali.

Pertanto, a me pare più rispondente alle esigenze di moralità e di trasparenza (che è il vero problema che sollevano questi documenti) l'ordine del giorno presentato dal Gruppo di Forza Italia, più della mozione presentata dal Gruppo Sardista.

Pertanto, per quanto riguarda il Gruppo di Alleanza Nazionale, si dichiara favorevole ad entrambi i documenti ma, in via principale, per l'ordine del giorno e solo in via subordinata per la mozione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (Gruppo Misto). A me sembra che in questa mozione, ferma restando la prerogativa dei singoli consiglieri e Gruppi di presentare mozioni ed ordini del giorno di questo tipo, e per la cui libertà di presentarli, su cui oggi siamo chiamati ad esprimerci, ci sia una forte incongruenza e forse in questa mozione si ripone un altro problema, cioè il problema della revisione del nostro Regolamento consiliare che ormai è superato e ha fatto la sua storia. Meglio dovrebbero essere precisate le prerogative e i limiti perché non è possibile che attraverso mozioni ed ordini del giorno si cerchi di far passare concetti e prerogative che, a mio avviso, possono essere sancite solamente attraverso le leggi.

Comunque, ancora oggi abbiamo questo Regolamento per cui siamo tenuti ad esprimerci. Come dicevo in premessa, ritengo che questa mozione sia incongrua, immotivata ed anche strumentale; e mi sembra palese la strumentalità della mozione. Voglio precisare che nonostante a suo tempo abbia votato la norma che toglieva l'incompatibilità, abbiamo anche espresso che ci sembrava corretto che le norme non potessero essere cambiate in corso d'opera, nel senso che tutte le norme che venivano cambiate, dovevano essere applicate e rese operative dalla legislatura successiva.

Dico questo perché anche nel '94 i cittadini votarono rispetto ad un sistema (più o meno condiviso da parte del Consiglio che a suo tempo l'aveva votato) che sanciva alcune regole ma, in corso d'opera, il consiglio Regionale cambiò la norma e in effetti stravolse un indirizzo che gli elettori avevano dato; si erano espressi sapendo che andavano a votare facevano una scelta rispetto a delle scelte già ben consolidate.

Anche rispetto a questo fatto, penso che cambiare le norme in corso d'opera non sia una buona cosa; vi è la necessità di cambiare una serie di regole, ma se le regole devono essere cambiate, lo si deve fare con lo strumento legislativo, cioè tramite una nuova legge elettorale in cui si fissano limiti, competenze e prerogative dei singoli.

Mi sembra che sia la mozione che l'ordine del giorno rechino una preoccupazione: mi sembra che ci si preoccupi più delle garanzie dei singoli consiglieri, di quelli che oggi sono qua, più che di quelli che ci dovranno essere, quasi quasi che permettere che gli assessori tecnici, ma anche i non tecnici (come nell'ordine del giorno) si debbano dimettere prima e, nel caso in cui non si dimettono, possano creare danno ad eventuali consiglieri che si volessero ricandidare o a quelli che si vorrebbero candidare o che saranno chiamati a candidarsi.

Questo mi sembra un assurdo perché invece di preoccuparsi di quali sono gli strumenti che garantiscono i cittadini, tutti si stanno preoccupando, attraverso la mozione e l'ordine del giorno, delle garanzie che si devono dare ai consiglieri e soprattutto ai consiglieri che sono già stati eletti. Per questo, si pone come elemento conflittuale tra chi oggi ha incarico di Giunta e chi ha incarico di Consiglio.

Penso che i cittadini siano grandi e vaccinati per giudicare chi ha svolto bene il proprio compito sia come consigliere che come assessore, per cui non mi sembra assolutamente il caso di creare delle prerogative a favore dei consiglieri. Penso che se deve essere fatta un'azione di rinnovamento, questa non può partire certamente attraverso delle tutele e la tutela, in questo caso, è quella di difendere noi stessi.

E` necessario un livello di maggior trasparenza perché quando nella mozione si pongono una serie di problemi, a mio avviso anche gravi, in quanto si dice: "La carica può essere utilizzata per fini elettoralistici", quando si fa un'affermazione di questo tipo, è grave! E` grave perché, se vi sono casi riconosciuti di questa natura, sarebbe bene che vengano denunciati, perché casi di questa natura sono perseguibili per legge. Non è ipotizzabile che in questa sede si lanci un'insinuazione che, a mio avviso, non fa onore né a chi la lancia né a chi la riceve.

(Interruzioni)

Caro Bonesu, mi sembra che negli interventi precedenti si sia ben precisato come in quel contesto si sia determinato quell'ordine del giorno e quella mozione che a suo tempo fu presentata; eravamo in una fattispecie completamente diversa.

Oltre questo, è assurda la menzione nella mozione quando si dice che gli assessori non sono legati a nessun programma e quindi per questo non possono essere giudicati, come se gli assessori che sono stati chiamati a svolgere questo ruolo non debbano rispondere ad un programma, che è il programma della maggioranza, che è il programma del Presidente, oppure ogni assessore ha un suo programma?

No, c'è il programma di una maggioranza, il programma di un Presidente e sulla base di questo tutti gli assessori, in maniera indistinta, siano essi assessori tecnici o assessori politici, sono chiamati ad attivarsi e rispettare quel programma e fare le azioni per cui lo stesso programma venga attuato insieme alla sua maggioranza.

Per questo, mi sembra ovvio che la mozione, nel suo insieme, sia una mozione puramente strumentale e propagandistica, che probabilmente cerca di instaurare delle tensioni all'interno dei consiglieri e degli assessori per aprire qualche breccia, a meno che non ci sia qualche altra preoccupazione, che sarebbe forse più legittima, cioè avere la preoccupazione che anche gli assessori presentati dalle forze politiche, possano essere ripresentati alla prossima scadenza elettorale e, dato che ben hanno operato, possono anche ricevere i numerosi consensi che l'elettorato sardo può dare a questi degni rappresentanti.

Per cui, nasce una mozione da una dimostrazione di una debolezza insita nei proponenti e, attraverso la mozione, cercano di limitare i danni di un risultato elettorale a mio avviso già scontato.

Detto questo, mi sembra che non vi siano ragioni né per votare, né per sostenere la mozione o l'ordine del giorno, perché attraverso i contenuti di questi due documenti non si garantiscono i cittadini.

Noi voteremo contro sia per la mozione che per l'ordine del giorno e, accogliendo l'invito che è venuto dal partito dei progressisti e da quello dei popolari, se non ci sarà una votazione segreta, ci asterremmo; se invece ci sarà la votazione palese (cosa che mi sembrerebbe più giusta e più chiara in modo che tutti sappiano come il Consiglio regionale si esprime) voteremo contro.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.),Presidente della Giunta. Colleghe e colleghi, la Giunta non intende interloquire sulle ragioni di carattere politico che sono state abbondantemente esaminate e prospettate in questo dibattito civile ed interessante, perché la legittimazione della Giunta sta nel Consiglio che l'ha nominata, sta nella maggioranza che la sostiene, quindi è la maggioranza che deve affrontare gli argomenti di carattere politico, deve dire se Presidente ed assessori, cioè la Giunta intera devono restare oppure no. Quindi è giusto che la Giunta non interloquisca su questo anche perché non appaia che vengono difese posizioni personali, cosa che invece non è.

Piuttosto la Giunta intende prospettare al Consiglio delle questioni di carattere esclusivamente di legittimità e di costituzionalità. La prima è questa: che sono i partiti e non le persone che decidono sulle candidature e quindi, qualunque volontà in proposito delle singole persone potrebbe non trovare rispondenza nella decisione dei partiti, che sono gli unici legittimati a proporsi agli elettori con un programma e con le candidature che possono realizzare quello stesso programma.

Il secondo punto è rappresentato dalla considerazione che l'elettorato passivo rientra fra i diritti civili che sono non solo costituzionalmente tutelati ma anche costituzionalmente rafforzati; questo significa che questi diritti civili, in modo particolare l'elettorato passivo, è un diritto che può essere disciplinato con legge e può essere affievolito con legge, ma non può certo essere affievolito con uno strumento di carattere politico, qual è la mozione o l'ordine del giorno, la cui efficacia viene subordinata ad una condizione meramente potestativa.

Si può verificare l'ipotesi che un assessore intenda candidarsi e poi non venga candidato, così come può verificarsi l'ipotesi che un assessore non intenda candidarsi e poi venga candidato, o anche che un assessore non si dimetta adesso dicendo di non volersi candidare e poi i partiti gli chiedano di candidarsi.

Non vediamo quale efficacia cogente potrebbe avere, in termini di legittimità, una mozione che vincolasse un attuale assessore a non candidarsi se poi la candidatura fosse effettivamente presentata dai partiti; non ci sarebbe nessuna possibilità di tutelare giurisdizionalmente questo che apparirebbe come un veto o un divieto non regolato da legge.

Allora, esiste un problema di regole che il Consiglio deve esaminare attentamente, e le regole devono valore per tutti e devono valere in qualunque momento. Le regole devono essere generali, astratte e cogenti; una mozione o un ordine del giorno non rappresentano regole generali, astratte e soprattutto cogenti.

Non è questione di Polo o di Ulivo, credo che un'ipotesi di questo genere non sarebbe condivisa dai miei amici Ghigo Galan o Rastrelli; le regole devono avere una loro congruenza interna. Sarebbe difficilmente sostenibile pensare che qualunque governo, da quello nazionale a quelli locali, proprio negli ultimi sei mesi della legislatura, dovessero essere decapitati perché tutti gli assessori, tecnici o politici, intendano candidarsi o comunque, se non intendono candidarsi, intendano non opporsi ad una eventuale candidatura da parte dei partiti.

In questa ipotesi si verificherebbe che al Governo nazionale bisognerebbe poter dire, se pure il problema potesse essere disciplinato con legge, che tutti i ministri si devono dimettere, dando per scontato che sarebbe legittimo che un ministro che deve essere giudicato dagli elettori sulla base di quello che ha fatto, possa poi ripresentarsi e proporsi al giudizio degli elettori proprio sulla base di quello che è stato il suo operato.

Si assisterebbe ad una condizione buffa per cui, proprio negli ultimi mesi di legislatura, quando si produce lo sforzo finale per presentarsi come coalizione e come partiti che la compongono al giudizio degli elettori, bisognerebbe radicalmente decapitare la coalizione e la squadra e presentarsi con persone che difficilmente sarebbero disponibili ad un certo livello; bisognerebbe proporre come ministri o come assessori, parlamentari o consiglieri che non intendano ricandidarsi. Francamente è molto difficile che la cosa si possa verificare, comunque bisognerebbe ricorrere a persone che sono fuori dalla vita politica e che non intendono in nessun modo percorrere la vita politica.

Ecco perché la Giunta ritiene non di sollevare questioni personali di ordine politico, perché tutti gli assessori sono a disposizione del Consiglio e nessuno di loro persegue interessi personali ma intendono soltanto prospettare una questione di regole.

Soprattutto in queste materie le regole devono essere formate, formulate e definite con legge e il Consiglio farebbe bene a disciplinare materie così delicate soltanto con legge e farebbe bene ad astenersi da pronuncie di carattere meramente politico che sono legate a condizioni meramente potestative, comunque non realizzabili e non conformi alle regole costituzionali.

PRESIDENTE. L'onorevole Bonesu, ai sensi dell'articolo 115 può replicare per un tempo di 15 minuti. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, tutte le opinioni sono valide e rispettabili, però occorre che siano opinioni suffragate da dati di fatto obiettivi, perché stasera ho sentito le cose più inverosimili, come per esempio che gli assessori regionali in genere non vengono rieletti consiglieri regionali. E questa è veramente un'assurdità. Per esempio, ho aperto a caso il manuale consiliare e leggo a caso la composizione della Giunta presieduta dall'onorevole Giagu De Martini nel '71, che aveva come assessori Abis, Del Rio, Pisano, Campus, Atzeni, Guaita, Dettori, Masia e Serra. Credo che sommandole le legislature di questi assessori siano sicuramente di gran lunga superiori a quelle degli ottanta consiglieri che siedono in quest'Aula. Quindi altro che non rielezione!

Ma l'onorevole Macciotta ha detto anche che non è vera l'affermazione contenuta nella mozione che per quarant'anni anni è invalsa la prassi che gli assessori tecnici non si candidassero, perché prima della legge della incompatibilità abbiamo avuto in tutto sette assessori cosiddetti tecnici, che rispondono ai nomi di Pais Domenico, Carta Mario, Atzena Mario, Arba Bruno, Mastropaolo Camillo, Ferrari Italo e Binaghi Roberto. Nessuno di questi ha fatto mai il consigliere regionale, nessuno si è mai candidato alle elezioni, quindi per quarant'anni anni è invalsa una prassi di netta separazione fra l'operato degli assessori tecnici e quello di futuri consiglieri regionali.

Ma qui si arriva alla strumentalizzazione più assurda, perché l'ipotesi avanzata in mozione di possibili deviazioni elettoralistiche è stata bollata come un fatto indegno da un esponente di Rifondazione Comunista, anzi, dall'esponente di Rifondazione Comunista, anche se usa il termine "noi". Io ripeto, considerandolo un fatto indegnissimo, quanto veniva scritto da esponenti del suo partito cinque anni fa: "Considerata l'esigenza di ampliare gli ambiti di trasparenza e di pari opportunità, riguardo alla capacità di accesso dei cittadini alle cariche elettive, e al fine di evitare la possibilità di utilizzazione impropria degli organi istituzionali…" eccetera, eccetera. Non è che queste cose si scrivono quando si è all'opposizione e non valgono invece quando si è assessori. Questa, effettivamente, mi sembra la doppia morale, non solo la doppia politica, la doppia morale. Credo che sia firmato da un uomo che attualmente è assessore, ma allora non lo era ovviamente. Questi appunti venivano rivolti al collega Balia, che allora era assessore non consigliere, da parte di chi oggi siede nei banchi della Giunta. Allora non era immorale, oggi se si fa un'ipotesi del genere diventa, secondo l'onorevole Vassallo, un fatto immorale, e questa è veramente una cosa assurda, la morale tirata secondo le opportunità politiche.

Il discorso del Presidente: Presidente, qua lo ripetiamo tante volte, lei non capisce che in quest'Aula non contano soltanto i doveri e i diritti giuridici. Questa è anche un'assemblea politica e rivendichiamo, presentando mozioni, il diritto di dare indirizzi politici alla Giunta. La Giunta è Giunta perché ha la fiducia del Consiglio, la Giunta è l'Esecutivo del Consiglio nell'attuale sistema normativo della Regione sarda. Mi stupisce in questo quadro che lei dica che siccome non c'è un dovere giuridico non si esegue. Si sta veramente creando una dittatura, e io richiamo i consiglieri all'osservanza delle regole, perché quando si invita il proprio Gruppo, anzi, si preannuncia l'atteggiamento del proprio Gruppo di astenersi da una votazione, non si sa bene se per dare la coltellata ai colleghi assessori, spianando la via all'approvazione della mozione, comunque è un atteggiamento da Ponzio Pilato. I Gruppi della maggioranza consiliare se non condividono la mozione votino contro! Probabilmente non hanno il coraggio di votare contro e di esprimere un voto contrario, perché tutto sommato la condividono. Qua si avvalla (?) la commedia degli equivoci di una Giunta e di singoli assessori che non godono della fiducia della maggioranza. Anche questo escamotage dell'astensione è un tentativo di mascherare un fatto che è sotto gli occhi di tutti, ed è sotto gli occhi di tutti in modo evidente. Non è vero, come afferma il collega Vassallo, che presentiamo le mozioni perché abbiamo paura della candidatura degli assessori. Noi lo facciamo per una questione di correttezza istituzionale, perché la Regione è già stata utilizzata in passato, ricordiamo negli anni '60 le inchieste del Consiglio regionale sugli abusi della Giunta nelle campagne elettorali, occorre evitare certe condizioni, ma non ci fanno affatto paura gli assessori che si candidano. Anzi, noi lanciamo una sfida: se sono così forti elettoralmente si candidino tutti nel listone regionale, Presidente in testa, e vediamo se gli elettori daranno loro il consenso!

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione (?).

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Per consentire libertà di coscienza e quindi libertà anche di voto su una materia come questa, che attiene a profili istituzionali, ma anche alla libertà di coscienza di ogni singolo consigliere, perché il voto non sia controllato, né controllabile, chiediamo il voto segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico della mozione numero 172.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 45

Astenuti 30

Maggioranza 23

Favorevoli 40

Contrari 5

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DIANA - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo.

Si sono astenuti i consiglieri: BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LADU - LODDO - LORENZONI - MARTEDDU - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Do lettura dei nomi degli astenuti come prevede il Regolamento. Si sono astenuti: Berria Francesco, Cucca Mariano, Dettori Ivana, Ferrari Giancarlo, Ghirra Giancarlo, Loddo Antonio, Obino Antonio, Petrini Maria Teresa, Sanna Salvatore, Usai Pietro, Busonera Gabriella, Cugini Renato, Fadda Paolo, Fois Paolo, Giagu Giovanni, Lorenzoni Giuseppe, Onida Pasquale, Piras Silvio, Sassu Giuseppe, Vassallo Walter, Cherchi Maria Francesca, Deiana Luca, Falconi Bachisio, Fois Pietro, Ladu Silvestro, Marteddu Matteo, Palomba Federico, Randaccio Walter, Schirru Amalia, Zucca Salvatore.

PRESIDENTE. Rimane ora da votare l'ordine del giorno. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az). Presidente, per consentire un'analoga bella figura ai gruppi di maggioranza, chiedo il voto segreto sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Bonesu, c'è da fare una precisione: una parte dell'ordine del giorno, che è già compresa integralmente nella mozione testè votata, non ha senso che sia votata perché si voterebbe ne bis in idem dicono i colleghi ottimi avvocati, quindi bisognerebbe modificare lievemente l'ordine del giorno e votare la parte che estende il dispositivo che riguarda nella mozione Bonesu solo i consiglieri non eletti, le estende anche agli assessori. Quindi si intende votare a scrutinio segreto sulla parte dell'ordine del giorno, che estende il dispositivo di cui è nella mozione, anche agli assessori che sono stati eletti come consiglieri, sono stato chiaro? Credo di sì.

Ovviamente, per evitare equivoci, nel dispositivo finale, per non votare due volte, dobbiamo aggiungere "esclusi gli assessori tecnici sui quali si è già votato" quindi nella formulazione definitiva ci sarà questa dicitura, allora prego i colleghi di prepararsi alla votazione a scrutinio segreto sull'ordine del giorno Pittalis e più.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'ordine del giorno a firma Pittalis e più sulla compatibilità delle candidature degli assessori consiglieri.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 75

Votanti 43

Astenuti 32

Maggioranza 22

Favorevoli 33

Contrari 10

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - CADONI - CARLONI - CASU - CONCAS - DEMONTIS - DETTORI Bruno - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Edoardo.

Si sono astenuti i consiglieri: BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LADU - LODDO - LORENZONI - MARTEDDU - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Gli astenuti sono: Berria, Cucca, Dettori Ivana, Falconi Bachisio, Fois Pietro, Ladu Silvestro, Marteddu, Palomba, Randaccio, Schirru, Vassallo, Busonera, Cugini, Diana, Ferrari, Ghirra, Loddo, Obino, Sanna Salvatore, Tunis Gianfranco, Zucca Salvatore, Cherchi Maria Francesca, Deiana Luca, Fadda Paolo, Fois Paolo, Ghiagu Giovanni, Lorenzoni Giuseppe, Onida Pasquale, Piras Silvio, Sassu Giuseppe, Usai Pietro.

(Il Consiglio approva).

Svolgimento di interpellanza

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'interpellanza numero 486. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

INTERPELLANZA PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FEDERICI - FLORIS - GIORDO - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MARRAS - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco sui consulenti della Giunta regionale.

I sottoscritti, considerato che:

- è facoltà del Presidente della Giunta regionale assumere la collaborazione di consulenti;

- è, parimenti, facoltà del Consiglio regionale esercitare il diritto di sindacato ispettivo e, dunque concretamente, di conoscere come e perché i denari pubblici vengano spesi dalla Giunta regionale;

- pare importante che il Consiglio regionale possa assumere in merito le proprie valutazioni,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

I. quanti e quali siano i consulenti e i collaboratori a qualunque titolo della Presidenza e della Giunta regionale;

II. quali siano le loro competenze e professionalità;

III. quanto essi percepiscano, e singolarmente e nel complesso. (486)

PRESIDENTE. Prego i colleghi che intendono seguire i lavori di prendere posto, chi non intende seguire i lavori è pregato di abbandonare l'Aula. Mi sembra di avere parlato chiaro, per cortesia. Prego i colleghi di assistere ai lavori in maniera ordinata. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per illustrare l'interpellanza.

PITTALIS (F.I.). Presidente, io chiederei però un attimo di...

PRESIDENTE. Prego i colleghi di assistere ai lavori in maniera ordinata perché l'onorevole Pittalis non può cominciare a parlare se non c'è una situazione di attenzione o comunque di silenzio.

PITTALIS (F.I.). Pare perfino superfluo illustrare in Aula i contenuti...

PRESIDENTE. O i colleghi danno retta a quello che dice il Presidente, oppure il Presidente abbandona l'Aula e chiude la riunione. Non è possibile che si debbano richiamare dieci volte i consiglieri ad un minimo di ascolto.

PITTALIS (F.I.). Grazie, Presidente. Dicevo che pare persino superfluo illustrare le domande che abbiamo rivolto al signor Presidente della Giunta Regionale, e del tutto pleonastico ci pare anche dare conto delle intenzioni degli interpellanti. Si tratta, come è evidente, di esercitare quel diritto al sindacato ispettivo, riconosciuto ai consiglieri regionali dalla legge, ma ad essi, di fatto, spesso negato dalla Giunta regionale.

La prima intenzione del Gruppo Forza Italia, nello svolgere e nell'aver presentato questa interpellanza, è quello di rammentare ad una Giunta Regionale che l'avesse dimenticato, e che ci pare lo abbia davvero dimenticato, che della spendita dei denari pubblici v'ha dato sempre e comunque contro in ogni sede, in ogni circostanza, quando questo venga richiesto dai rappresentanti del popolo sardo.

In ogni sede e in ogni circostanza, quando richieste di questa natura vengono fatte con assoluta serenità ma con altrettanta determinazione, proprio perché viene da noi che in questo momento rappresentiamo quanto meno una parte delle istanze che vengono dalla nostra regione, e quindi noi dobbiamo, quando dico "noi" alludo anche ai sardi che attraverso noi hanno il diritto di sapere in ogni momento come vengono spesi i denari, e poter di conseguenza esercitare il nostro libero diritto di critica che potrà essere positiva, dove noi riconosciamo che sono stati spesi bene i danari pubblici, o anche il diritto di severa censura, quando all'occorrenza si dovesse verificare o si dovessero verificare casi di spreco o di mal governo delle risorse pubbliche. Dunque speriamo vivamente, signor Presidente, di avere risposte adeguate alle nostre, che le assicuro sono domande del tutto serene e speriamo che nessuno voglia, come ci è parso, mostrare insofferenza o fastidio, perché si domanda al Presidente della Giunta di conoscere quanto richiesto nell'interpellanza oggi all'esame.

La questione sollevata dalla nostra interpellanza, proprio per venire al merito, rappresenta un punto fondamentale della vita pubblica, anche perché in essa sono sottesi alcuni principi che riteniamo basilari nella gestione del bene comune. La moralità, quella che poco fa richiamava con enfasi, pomposamente, l'onorevole Vassallo, l'onestà nell'amministrazione, sono principi sui quali ci pare non si possa transigere e neanche flettere. Sgombriamo il campo da un equivoco: l'interpellanza rivolta alla Giunta Regionale non vuole assolutamente mettere in discussione, o gettare delle ombre sul ruolo dei consulenti negli uffici di Gabinetto dell'amministrazione, e non vuole neanche gettare delle ombre sul ruolo in generale dei consulenti esterni dell'amministrazione, e se anche si volesse discutere quanto questi costino alla Regione nel loro complesso, sarebbe un approfondito dibattito da svolgere in altre circostanze e con altre prospettive. Perché anche noi noi riteniamo che i consulenti siano elementi preziosi della vita di un assessorato, di un governo regionale.

Quando essi portino le loro competenze tecniche, le loro specifiche competenze tecniche o anche la loro sensibilità politica nel lavoro della macchina amministrativa regionale, il loro operato in questo caso non potrebbe, non dovrebbe essere da nessuno messo in discussione.

Ci pare giusto e legittimo che un governo regionale possa avere la possibilità di avvalersi del lavoro e delle competenze anche di esperti, in settori nei quali o l'Assessore o il Presidente non si senta adeguato e ritenga la macchina amministrativa regionale carente.. E dunque non intendiamo con questa interpellanza, e con la sua discussione affrontare oggi il problema delle competenze regionali e del lavoro degli assessorati, anche se risulta di tutta evidenza che il problema affrontato, perché in sintesi, o la burocrazia regionale è in grado di fornire i mezzi adeguati per l'amministrazione, oppure lo si dica in maniera altrettanto chiara che non lo è. Perché allora ci chiediamo perché continuare ad avere una burocrazia smodata, come quella che abbiamo oggi in Sardegna. Oppure la burocrazia regionale è in grado di fornire adeguati supporti tecnici alla scelta del legislatore e dell'amministratore e allora non servono all'evidenza i consulenti.

Ma ripeto, si tratta di un problema più vasto che abbisogna di una discussione sicuramente più approfondita. Oggi noi chiediamo, e speriamo che il signor Presidente della Giunta voglia darci delle risposte soddisfacenti, tutti i conti e non solo della Presidenza della Regione, ma di ogni singolo assessorato, delle spese effettuate per consulenze a qualsiasi titolo. Mi spiego con maggiore chiarezza. Non vogliamo soltanto conoscere i nomi e gli stipendi dei consulenti convenzionati a vario titolo dalla presidenza o dai vari assessori, vogliamo sapere anche quello ovviamente, ma desideriamo principalmente conoscere le ragioni che portano il Presidente della Giunta a sentire la necessità di avere la collaborazione di professionisti innanzitutto quando esistano nell'amministrazione le stesse qualifiche professionali. Pensiamo per esempio ad eventuali consulenze di legali, di tecnici, ingegneri, progettisti, o quant'altro, posto che l'amministrazione regionale ha o dovrebbe avere queste competenze tecniche specifiche. Soprattutto vorremmo conoscere anche l'ammontare di ogni lira pubblica spesa per consulenze varie. Ci risulta che la Giunta Regionale ed ogni singolo assessorato spendano per avere pareri e consulenze su argomenti che a noi ci paiono davvero strani, o su argomenti sui quali gli uffici della Regione sarebbero perfettamente in grado di dare il loro apporto.

Abbiamo il sospetto che queste consulenze rispondano talvolta alla necessità di approfondire un argomento sul quale poi intervenire, ma che più spesso siano nient'altro che un mezzo di clientela politica e di mantenimento di rapporti di favoritismo e, siccome a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca anche spesso, vorremmo fugare questi nostri dubbi e sapere che l'amministrazione regionale chiede consulenze solo quando necessario, solo quando gli uffici della Regione non siano in grado di soddisfare il livello di professionalità e che sceglie i propri consulenti sulla base di inequivocabili titoli e meriti professionali.

La preghiamo, signor Presidente, di voler dare sul punto risposte franche, esaustive e chiare. D'altra parte, e giustamente, viene data pubblicità ai redditi dei consiglieri regionali, non vediamo quale ragione osti a rendere pubbliche le notizie che riguardano questo aspetto, che è un aspetto che proponiamo alla sua attenzione in maniera serena, ma che per noi e per i sardi ritengo molto importante.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Colleghi interpellanti devo dire che mi sono preparato a questa risposta, alla quale finalmente posso arrivare e non alla quale mi sono sottratto, come qualcuno ha detto, ma oramai non c'è più limite all'imbarbarimento, mi sono preparato in parte andando oltre a quella che è la precisazione e in parte restandone al di qua. In questo senso è possibile che ad alcune delle specificazioni fatte dall'interpellante oggi non sia in condizioni di rispondere adeguatamente, forse sono in condizioni di rispondere ad altre cose che mi ero immaginato, ma dovrà comprendere l'interpellante che mentre è chiaro il concetto di consulenti del Presidente e della Giunta, perché "consulente" è una terminologia molto tecnica nella nostra legge, in modo particolare nella legge che regola le funzioni di consulente, debbo anche dire che invece il concetto di collaboratore a qualsiasi titolo, come detto nell'interpellanza, non mi era molto chiaro, perché il concetto di collaborazione non è un termine reperibile tecnicamente nella nostra legislazione, ma tuttavia il fatto che oggi possa non essere in condizioni di dare risposte ad alcune domande non significa che questa non possa essere un'interpellanza aperta, nel senso che se riscontrerò che su qualche punto c'è una aspettativa insoddisfatta mi impegno a dare le risposte successive, magari con lo stesso mezzo, magari un po' anomalo, però verosimilmente risponde alla mia esigenza di dare massima trasparenza e massima risposta alle richieste dell'opposizione, ma con una chiarezza molto forte.

La prima è questa: che tutti gli incarichi di consulenza di gabinetto sono regolati dalla legge. Sono regolati dalla legge nel numero dei consulenti che possono essere nominati presso la Presidenza o presso gli assessori e sono disciplinati alla lira nell'entità, che viene predeterminata dalla legge che regola questa materia, è la legge del 1988, d'altra parte la legge 32, modificata, come è modificata dall'articolo 73 della legge 4 del 1990, quindi è tutto prestabilito per legge. Il legislatore regionale ha riconosciuto che vi è la possibilità e quindi anche l'invito e la raccomandazione, e comunque lasciare alla discrezionalità di chi esercita funzioni di Presidente e di assessore, è prevista la possibilità di avvalersi di consulenti esterni. Su questo francamente non vedo proprio la possibilità di interloquire, perché ognuno si sceglie i consulenti che ritiene opportuni. La funzione politica è anche una funzione di garanzia complessiva della risposta, perciò sarebbe il colmo che il Presidente dovesse chiedere all'onorevole Pittalis un'autorizzazione a scegliere il proprio consulente, né questa d'altra parte è certamente la volontà dell'interpellante e neanche il senso, lo spirito dell'interpellanza. Quindi, come vengono scelti i soldi pubblici quando l'esercizio di una facoltà è prevista dalla legge, è disciplinata rigorosamente dalla legge e l'esercizio avviene all'interno della normativa, mi pare che francamente più in là non si possa andare, perché altrimenti si dovrebbe ammettere che esiste un potere di veto della maggioranza, dell'opposizione nella scelta di quelli che sono gli strumenti, anche di carattere personale, nell'esercizio della funzione politica.

In questo senso ho un'ampia documentazione dalla quale emerge chi sono i consulenti nominati dai diversi assessori, nominati dal Presidente, e si tratta di nomine che sono asseverate dal controllo della Corte dei Conti, anche sotto il profilo della legittimità, eccetto l'ultima nomina fatta dal Presidente, dalla Giunta su proposta del Presidente, che non è andata al controllo preventivo della Corte dei Conti soltanto perché nel frattempo è intervenuta la norma di attuazione che ha previsto che il controllo preventivo non ci sia più.

Si tratta di attività perfettamente, pienamente, totalmente disciplinate dalla legge, quindi utilizzare uno strumento che è previsto dalla legge e nella misura in cui la legge lo prevede mi pare che rientri assolutamente nei criteri di discrezionalità politica che sfuggono al sindacato, trattandosi proprio di atti di attività politica. Una cosa è l'informazione, che è doverosa e che viene fatta, una cosa è valutare quali sono gli elementi di discrezionalità, perché è logico che lei non accetti che io mi scelga i consulenti, ma da parte mia è logico dire che non accetto che lei non accetti i consulenti che gli assessori o il Presidente scelgono nell'ambito dell'esercizio di una discrezionalità prevista dalla legge.

Sotto questo profilo vorrei dire una cosa su come è stato speso il denaro pubblico. Io posso dire che, secondo quello che è previsto dalla legge, avrei potuto utilizzare quattro collaboratori esterni nell'ambito del mio gabinetto: il capo di gabinetto, il capo della segreteria particolare e due consulenti. Sotto questo profilo credo non solo di non avere speso di più di quello che era previsto, ma di avere speso molto di meno. Sotto questo profilo debbo dire con molta franchezza che il giovin signore da ottocento milioni presso la Presidenza io non l'ho trovato. Non solo non l'ho trovato io, non l'hanno trovato neanche coloro i quali ho messo come segugi a cercare e rispondono alle funzioni del capo della ragioneria, del capo della segreteria generale e del capo dell'ispettorato, i quali questo hanno dichiarato.

Questo è un problema che troverà soluzione su un altro tavolo, come più spesso sta accadendo, trattandosi di una dichiarazione chiaramente diffamatoria che è provenuta da un organo dell'informazione, ma questa lite troverà componimento come al solito, troverà risposta all'interno di un Tribunale civile che dirà che tutto questo è un fatto diffamatorio perché non esiste alcuna ipotesi di questo genere.

Sono andato a caccia di questa …(?), ho trovato un'altra cifra che un po' si avvicina, ed è la somma di lire 570 milioni, che è pari a quello che la Regione ha risparmiato perché io non ho utilizzato personale esterno alla Regione fino alla data del 5 novembre di quest'anno. Questa è l'unica somma di un certo rilievo che ho trovato, che è documentata agli atti: 570 milioni per trentun mesi in cui non ho fatto ricorso a un consulente e perché non ho fatto ricorso a personale esterno, laddove avrei potuto farlo.

Sono andato anche a guardare la questione che riguarda il capitolo di studi, ricerche e consulenze. Questo capitolo, come si sa, fino al 1995 era un capitolo indifferenziato presso la Programmazione, poi è stato distribuito tra la Presidenza e gli Assessorati. Sono andato a fare i conti complessivi, sono quelli dell'anno 1995: erano previsti 4 miliardi, gli uffici mi danno la cifra di 4 miliardi di economie. Nel 1996 lo stanziamento utilizzabile era di lire 5 miliardi e 200 milioni, gli impegni sono stati per lire 2 miliardi e 786 milioni, con economie di lire 2 miliardi e 413 milioni.

Nel 1997 lo stanziamento era di lire 4 miliardi e 450 milioni, gli impegni per lire 3 miliardi e 463 milioni, quindi una economia di lire 986 milioni.

Per il 1998 non si può ancora fare una valutazione, ma a questo momento, su una disponibilità complessiva dei tredici stati di previsione di lire 3 miliardi e 400 milioni, gli impegni sono lire 1 miliardo e 55 milioni. Quindi siamo sempre al di sotto di quella che è la possibilità di utilizzazione di questi strumenti.

Il problema del rapporto tra burocrazia regionale e ricorso a consulenze esterne: io ho grande stima della burocrazia regionale, più volte l'ho difesa e più volte l'ho utilizzata. Voglio ricordare che come commissario governativo per l'emergenza idrica in otto mesi ho conseguito progettazioni di altissimo livello, di schemi idrici per svariate centinaia e centinaia di miliardi, senza spendere una sola lire in consulenze esterne, ma ricorrendo, secondo il criterio dell'ordinanza, a personale degli enti strumentali, a ingegneri dell'EAF e dell'ESAF, principalmente, i quali hanno dimostrato una straordinaria professionalità e ai quali voglio qui dare pubblicamente atto di avere risposto con grande spirito di sacrificio e con un riconosciuto apprezzamento a questo compito.

Detto questo, tuttavia resta il problema che se c'è una facoltà che viene riconosciuta al Governo, una facoltà di far ricorso all'opera di esterni all'amministrazione, questa facoltà deve essere riconosciuta come una facoltà legittima, che discende dalla stessa legittimazione che il Consiglio ha dato, approvando questa legislazione che attualmente regola questa materia.

Oggi sono in condizioni di dare questi dati e queste cifre; se però l'onorevole interpellante desidera conoscere analiticamente anche i nomi delle persone che hanno avuto delle consulenze e le ragioni e le materie sulle quali le hanno avute, mi impegno in brevissimo tempo a ritornare qui e replicare questo dibattito, proprio perché volevo sapere esattamente qual era il contenuto preciso dell'interpellanza. Sicuramente nella replica che il collega farà lo prego di farmi presente se ci sono delle ulteriori richieste che posso soddisfare in una fase successiva, considerato che non era molto semplice capire a quale rapporto di collaborazione l'interpellante facesse riferimento e non era neanche possibile capire quali fossero i punti precisi ai quali l'interpellante si voleva rivolgere.

Ho dato il massimo di informazioni che in questo momento era possibile dare in risposta. Adesso vedo le mie carte per vedere se ce n'è ancora qualcuna che posso dare. Naturalmente chiederemo al Presidente, anche in seguito alla replica, se posso, con le carte che ho, dare una risposta in successiva battuta, il Presidente me lo consenta, però mi pare di avere detto con chiarezza quali sono le fonti che legittimano l'esercizio di questo potere discrezionale, che è un potere finalizzato all'esercizio della buona amministrazione ed è un potere che ovviamente non può essere che esercitato dal soggetto in capo al quale esso è stato posto dal Consiglio regionale. Mi pare di avere dimostrato che tanto il Presidente quanto gli assessori hanno esercitato questo loro potere neppure al limite di quello che era consentito, ma abbondantemente al di sotto, con risparmi rilevanti per l'amministrazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per dichiarare se è soddisfatto.

PITTALIS (F.I.). Presidente, l'interpellanza mi pare che sia, perlomeno questa volta, proprio perché molto sintetica, appositamente per evitare equivoci e strumentalizzazioni, come ho già detto nel mio intervento nel corso dell'illustrazione, chiara, semplice e diretta proprio ad avere quelle informazioni che oggi purtroppo, ancora una volta, lei non ha reso all'Aula. Io comunque prendo per buona la disponibilità che lei ha manifestato di rendere pubbliche o comunque di fornire agli interroganti le notizie in merito.

Presidente, noi sappiamo che la legge 32 dell'88, così come modificata, disciplina gli incarichi di consulenza all'interno degli uffici di gabinetto, e non è questo che ci interessa. Ci interessa invece capire e conoscere quante e quali consulenze esterne, e per l'appunto abbiamo utilizzato il termine collaboratori a qualunque titolo, quindi evidentemente non per i consulenti degli assessori, quelli dell'ufficio di gabinetto, ma gli esterni, per capire se questa nostra amministrazione regionale ha bisogno di nuove professionalità, se non ci sono le competenze specifiche e qual è la ragione di dover attingere all'esterno. Perché? Veda, Presidente, le richiamo un caso concreto, ma è uno fra i mille che ci sono in questa Regione e che purtroppo gridano scandalo. Ma, Presidente, il 9 giugno del 1998 la deliberazione numero 27/23, l'approvazione di una bozza di convenzione, non cito l'interessato perché suo malgrado si ritrova in una situazione non lo so quanto dallo stesso sollecitata, a sostegno dell'Assessorato pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport - sentite! - "Per la realizzazione degli interventi di competenza dell'Assessorato per la soluzione degli squilibri strutturali presenti nell'isola e per l'attuazione di iniziative connesse all'applicazione delle nuove norme in materia di informazione".

Presidente, questa convenzione, che è per la modica somma di lire 48.000.000 a carico del bilancio della Regione per il 1998, dobbiamo spiegarla, insieme alle altre mille convenzioni di questa natura, agli agricoltori che stanno fuori, ai disoccupati, ai cassintegrati, a quelli che bussano ormai alle porte di ciascun consigliere regionale.

Presidente, noi chiediamo chiarezza su questi aspetti. Che necessità c'era di fare una convenzione - sentite! - per predisporre ed attuare l'intesa istituzionale di programma si rendono necessarie forme di collaborazione e consulenza esterna che siano di supporto all'amministrazione regionale. Ma all'Assessorato della pubblica istruzione i funzionari, i dirigenti, sono degli imbecilli, sono degli incapaci, sono degli ignoranti o sono, come io ritengo, dei funzionari che meritano il rispetto ed il riconoscimento della loro professionalità? Allora qual è la necessità di ricorrere per questa strampalata iniziativa che lega con una convenzione un certo signore che, per ovvie ragioni, mi astengo anche dal coinvolgere direttamente in questa questione?

Ma questa è una, Presidente! Per pudore non tiro fuori le altre decine che casualmente sono riuscito a reperire. Noi vogliamo la chiarezza su tutto, noi vogliamo che tutte le convenzioni, quelle firmate dall'Assessore del lavoro per le consulenze e per gli incarichi di convenzionamento, con i docenti degli enti di formazione regionale, chiediamo le consulenze, quelle firmate per i legali, per i progettisti, chiediamo tutte le consulenze che sono state firmate dalla Giunta regionale e da ogni singolo Assessore da quando questa Giunta si è insediata.

Signor Presidente, prendo per buona la sua manifestazione di disponibilità ma su questo non abbiamo avuto ancora alcuna risposta, noi non esiteremo a riproporre in ogni seduta, signor Presidente, il problema ed in ogni seduta tireremo fuori delibere di questa natura, perché non si può assolutamente continuare a tenere nascosti sconci di questa natura. Facciamo chiarezza una volta per tutte, suscitiamo anche un dibattito, spieghiamo le ragioni per le quali si è ritenuto spendere lire 1.514.991.000 in favore del Formez, perché si occupasse - sentite! - di "riordino legislativo, di delegificazione, di semplificazione dei procedimenti amministrativi e sperimentazione nell'organizzazione delle nuove procedure nell'ambito del progetto organico di riforma della Regione".

Noi ne abbiamo affrontato una fatta dalla prima Commissione, sappiamo come sono andate le cose. Ma allora qui le cose vanno in Consiglio in un modo, in Giunta in un altro, qui c'è uno sperpero incredibile di risorse e c'è fuori da questo palazzo una situazione che è davvero insostenibile.

Allora, Presidente, per fare veramente chiarezza mi appello alla sua sensibilità, lo dico veramente, credendoci Presidente, perché metta a disposizione di questo Consiglio tutti i dati e se necessario con assoluta serenità, perché a me Presidente la questione degli ottocento milioni di un giovin signore che lei non ha trovato è questione che a me non interessa, è questione che io non ho sollevato, Presidente, è questione che lascio agli altri, ai mezzi di informazione, non mi interessa come consigliere, come Presidente di questo Gruppo, a noi di Forza Italia interessa fare chiarezza invece sulle cose reali, sulle cose concrete e non sulle invenzioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Irritualmente, mi consente, proprio per confermare la disponibilità che ho già espresso, non abbiamo nessuna difficoltà anche perché buchi clamorosi di questo genere sono nati sulla sua interpellanza, ma lei chiaramente non c'entra niente, si prestano a strumentalizzazioni mostruose, a lei non interessa ma a me interessa, perché chiaramente è lesivo di ogni credibilità dell'istituzione, oltre che personale, il fatto di dire che c'è qualche giovin signore che ha avuto dal Presidente consulenze per ottocento milioni. Questo, a parte che essere diffamatorio, è di una ignoranza patente perché ognuno sa che non è possibile dare consulenze per ottocento milioni, ma su questo ho già chiamato il Tribunale a rispondere.

Oggi ho voluto dare un'indicazione quantitativa per dire: i poteri e le facoltà, che erano esercitabili in maniera ampia, sono state esercitate in maniera sufficientemente contenuta; questo mi pare che sia un primo ed importante fatto del quale bisogna prendere atto.

Ritornando all'impegno che ho assunto, ora ho capito meglio che cosa lei intende chiedere e tutti gli atti saranno ben presto messi a disposizione. Alcuni li ho ma, essendo ancora incompleti, lo farò in una delle prossime sedute, dirò a lei e al Presidente che sono pronto a fornire gli atti.

Discussione generale del disegno di legge: "Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale e di assestamento e rimodulazione del bilancio" (447)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge 447/A: "Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione". Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore.

SASSU (Progr. Fed.), relatore. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, il testo del disegno di legge 447, finale, quello che è stato approvato a maggioranza dalla terza Commissione dopo un lavoro di approfondimento intenso della proposta avanzata dalla Giunta regionale, risulta sensibilmente modificato in alcune parti che riguardano le procedure, che riguardano i contenuti e che riguardano anche le indicazioni delle risorse.

La Commissione infatti ne ha condiviso l'impostazione di fondo contenuta nella proposta avanzata dalla Giunta regionale, ma ha inteso anche, con il lavoro svolto, arricchirne i contenuti, semplificare le procedure per rendere il provvedimento più agile, per renderlo anche più efficace, evidentemente. In particolare, rispetto al testo originario, ci sono le seguenti modifiche: c'è la soppressione dell'articolo 1 e dell'articolo 12 perché riguardano una materia già contenuta in una legge approvata dal Consiglio regionale che ne recepisce integralmente il contenuto; c'è una modifica dell'articolo 5 che riguarda lo sportello unico, nel senso della semplificazione delle procedure (alla stessa finalità di semplificazione risponde anche la riscrittura degli articoli 9 e 10); c'è la soppressione dell'articolo 3 che riguarda i distretti industriali. A questo proposito debbo dire che un ulteriore approfondimento ha consentito di verificare che si tratta di risorse - quelle previste in quell'articolo - utili al cofinanziamento con risorse dello Stato, per cui credo che la Giunta regionale debba a ragione riproporre i contenuti di quell'articolo con un emendamento, e poi c'è la riformulazione degli articoli 14, 15, 16, 18 e 19. Quindi si tratta, come è del tutto evidente, di modificazioni sensibili della proposta originaria perché appunto, come dicevo prima, la situazione richiede un provvedimento agile ed efficace perché, dicevamo in Commissione, la Sardegna ha bisogno di interventi agili ed efficaci. Non sfugge a nessuno infatti che la nostra isola viva una situazione di vera e propria emergenza e d'altra parte il problema principale che oggi abbiamo in Sardegna è senza dubbio la disoccupazione e lo sviluppo.

Noi sappiamo tutti che la prospettiva non è rosea e se le politiche resteranno immutate si potrà determinare per la Sardegna, per il futuro una dinamica occupativa ancora negativa, ancora sicuramente preoccupante. I dati Prometeia, che abbiamo tutti letto recentemente negli organi di informazione, disegnano per la Sardegna una disoccupazione che ha un incremento negativo grave, del 2 - 6 per cento per il futuro, contro invece una tendenza nazionale che si rivolge invece alla riduzione.

Quindi, è evidente che occorrano strategie drastiche di intervento con una azione pubblica più intensa, un'azione pubblica più efficiente e io dico anche maggiormente mirata ad una politica nuova di sviluppo.

Credo che tutto questo attenga in primo luogo ad un'azione più efficace da parte dello Stato.

Il Governo nazionale ha saputo affrontare e vincere la sfida del risanamento economico e dell'ingresso dell'Italia nell'Euro. Ora la sfida da affrontare per lo Stato è quella di vincere i ritardi del Mezzogiorno e la gravità della disoccupazione. Debbo dire che da questo punto di vista non c'è dubbio che c'è da recuperare un forte ritardo.

La Camera proprio pochi giorni fa - questo ci fa sperare bene - ha dato via libera ad una manovra finanziaria che contiene un complesso di nuove misure sul tema dello sviluppo e del lavoro.

Per quanto riguarda però più direttamente noi, il nostro rapporto con lo Stato, voglio sottolineare due aspetti, signor Presidente, cioè l'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto e l'approvazione dell'intesa Stato - Regione.

Per quanto riguarda il primo aspetto, ormai con il '99 si concluderà il programma previsto dalla legge numero 402, quindi occorre richiedere da subito nuove e più adeguate risorse.

Per quanto riguarda, invece, il secondo aspetto, l'intesa con lo Stato, dico che non bisogna nasconderlo, da questo punto di vista registriamo una pesante battuta d'arresto rispetto ai tempi che erano previsti.

Infatti nella Conferenza sul Lavoro di Cagliari il Governo aveva indicato nel mese di luglio la data entro la quale stipulare l'intesa e mettere in campo le iniziative, quindi è urgente che si recuperi il tempo perso, perché sono convinto che muoversi in quella direzione significa per la Sardegna riconquistare quei diritti che storicamente gli sono negati, e cioè la metanizzazione dell'Isola e quindi anche la continuità territoriale. Ma dobbiamo essere consapevoli che non tutto potrà essere risolto con l'intervento esterno, con l'intervento dello Stato.

Credo che sempre più decisive dovranno risultare le risorse regionali, da vario tempo ormai insisto nel dire, signor Presidente, che non ci si può limitare a rivendicare un'azione esterna, ma che occorre invece che la Regione sappia fare sino in fondo la sua parte.

Certo, le risorse di cui la Regione dispone sono limitate e sono poco suscettibili di incremento, e d'altra parte tutti abbiamo detto, maggioranza ed opposizione, che la possibilità di ricorso all'indebitamento si sta sempre di più riducendo.

Da questo punto di vista personalmente condivido la preoccupazione che è stata espressa da più parti, ed anche dalle organizzazioni sindacali, perché un eccessivo indebitamento, una spesa allegra potrebbe determinare il rischio di consegnare alle generazioni future le nostre casse regionali delle tutto vuote. Però credo che non dobbiamo neppure, d'altra parte, lasciare l'attuale generazione, i giovani soprattutto, senza alcuna prospettiva.

Quindi, sulle compatibilità finanziarie dell'indebitamento occorre ragionare senza rigorismo eccessivo, però ragionare anche senza lasciare irrisolti i nostri problemi, per cui bisogna guardare con un equilibrio giusto.

Credo che però nel disegno di legge numero 447 si sia cercato di fare una proposta che tenga conto in modo equilibrato di queste cose, ed attraverso questo strumento si intende destinare risorse regionali notevoli ai fini dello sviluppo e dell'occupazione.

L'impianto generale di questo provvedimento riguarda tre aspetti essenziali, riguarda le politiche a sostegno dell'impresa, il lavoro sostenuto e lo sviluppo locale.

Per quanto riguarda le politiche a sostegno dell'impresa, soprattutto la piccola e media impresa, l'artigianato, il mondo della cooperazione, che noi riteniamo siano il nerbo dello sviluppo ed anche dell'occupazione, quindi è giusto che sia data una grande attenzione a questo problema, credo che nessuna forza politica, e nessun gruppo più di altri possa accampare primogeniture in questo campo, possa accampare attenzioni particolari nelle politiche che si riferiscono alle imprese.

A tutti è infatti sufficentemente chiaro ed evidente il ruolo fortemente positivo che l'impresa svolge nel campo dello sviluppo e dell'occupazione.

Dire questo non significa neppure poter rinunciare ad evidenziare che spesso la Sardegna ha vissuto e ha conosciuto un tipo di imprenditore che ha operato solo in funzione dell'intervento pubblico, solo in funzione del pubblico sostegno.

Su questo particolare aspetto noi della Commissione terza abbiamo avuto un incontro illuminante con il credito non molto tempo fa.

Si è detto in quella occasione, signor Presidente, che una disponibilità molto alta di provvidenze in Sardegna ha in qualche modo distorto il sistema produttivo isolano, nel senso che molte imprese sopravvivono soltanto quando le provvidenze continuano anche durante la vita delle imprese, e quindi non hanno più la funzione di far decollare nuove iniziative, ma di tenerle in vita durante la loro esistenza.

Tutto ciò può aver determinato nel passato una situazione paradossale, cioè che l'impresa sia portata maggiormente ad inseguire le provvidenze, piuttosto che cercare di produrre, di rendere operativa l'impresa stessa.

La conclusione, nella riflessione svolta all'interno della terza Commissione, naturalmente non una riflessione conclusiva, è che l'impresa può morire non solo per una povertà di sostegno da parte della Regione, ma anche per un eccesso di contributi in qualche caso.

Naturalmente si tratta di un ragionamento in qualche modo volutamente forzato, la cui conclusione non può essere, evidentemente, il blocco del sostegno all'impresa, anzi direi tutt'altro, ma certo è evidente che il problema che oggi si pone è del tutto nuovo rispetto al passato.

Oggi ci troviamo da un lato di fronte all'esigenza, come diciamo in quest'ultimo periodo, di dover semplificare ed unificare la normativa in materia, perché una semplificazione è necessaria, esiste una eccessiva frammentarietà delle norme nel settore, ma ci troviamo anche di fronte alla necessità di finalizzare il sostegno ad iniziative che siano valide sotto il profilo aziendale e non ad imprese invece destinate a soccombere, e siamo però anche di fronte alla necessità, allo stesso tempo, di svolgere un'azione permanente di monitoraggio che consenta una puntuale verifica dei risultati che derivano dal sostegno alle imprese stesse.

L'articolo 1, nella formulazione originaria, è uno di quegli articoli che si rivolgeva al sostegno all'impresa, prevedeva un finanziamento di centotrenta miliardi per la legge numero 15, una legge che prevede - come i colleghi sanno - l'incentivazione all'attività produttiva, con contributi in conto capitale e i contributi in conto interessi sugli investimenti realizzati.

Però è una legge sperimentata, è una legge valida, che è tra l'altro resa più agile dalle nuove procedure che sono state approvate recentemente.

Devo dire che solo per un'esigenza di rapidità negli interventi questo Consiglio ne ha anticipato l'esecutività votando una legge che ne ha estrapolato il contenuto non molto tempo fa. Ma voglio sottolineare, signor Presidente, che il contenuto di quell'articolo a tutti gli effetti può essere considerato parte integrante del disegno di legge numero 447, anche se è stato estrapolato con un voto precedente.

I benefici della legge numero 15 sono estesi anche al settore artigiano manifatturiero, con impegno finanziario nel triennio di circa duecento miliardi.

L'articolo 2, che riguarda appunto questo settore, introduce in questo modo per gli artigiani quello che è previsto per l'industria, cioè la possibilità di avere contributi a fondo perduto, possibilità che in questi anni era stata limitata solo al settore industriale. Questo articolo è stato riscritto nei lavori della Commissione, conserva il concetto di fondo, cioè l'estensione dei criteri della Legge 15, quindi conto interessi, conto capitale, ma una lettura più attenta, signor Presidente, ha evidenziato che la riscrittura presenta un iter procedurale di difficile gestione di questo articolo, e quindi anche su questo tema credo che la Giunta regionale possa proporre un emendamento che ne migliori i contenuti, soprattutto sul piano procedurale, perché la Giunta poi ha - attraverso gli uffici - l'opportunità di formulare anche sul piano tecnico l'emendamento stesso.

Sono previste inoltre risorse per gli insediamenti produttivi e per gli agglomerati industriali. Un altro elemento caratterizzante riguarda lo sportello unico, e da questo punto di vista voglio sottolineare un elemento di novità rispetto alla formulazione precedente, e cioè l'estensione del procedimento amministrativo in materia di autorizzazione non solo all'ambito industriale, ma anche a quello artigianale e ad altri ambiti di competenza comunale.

Complessivamente questo ambito che riguarda il sostegno alle imprese, per lo sviluppo del sistema produttivo, sono destinati circa cinquecento miliardi nel triennio, quindi è difficile poter affermare che non si tratti di risorse consistenti, anche se ovviamente inadeguate - ritengo - rispetto al bisogno notevole di sostegno di cui necessitano le imprese, ma di notevoli risorse.

L'altro aspetto riguarda il lavoro sostenuto. Su questo argomento specifico, in Commissione si è sviluppata una discussione sia con le forze sociali, sia all'interno tra le forze politiche, con un dibattito vivace, spesso su posizioni non collimanti sul ruolo dell'ente locale, sulla possibilità di mettere in campo le iniziative individuate con tempestività, e la Commissione Bilancio alla fine ha valutato le osservazioni anche critiche avanzate all'interno delle forze politiche, e ha proceduto ad una riscrittura che ha riguardato sia la semplificazione delle procedure, sia la consistenza delle risorse finanziarie.

Tutto il capo secondo, questo capo che riguarda il lavoro sostenuto, è finalizzato a dare una risposta - anche se ritengo parziale - a quell'esercito di lavoratori (lavoratori socialmente utili, di pubblica utilità) che probabilmente tra qualche mese rischiano di dover ingrossare il numero già troppo alto di disoccupati sardi.

Questo provvedimento va visto - io dico - nel nome dello sviluppo, ma aggiungo anche che deve essere visto nel nome della solidarietà, signor Presidente. Come non dare, infatti, una risposta agli oltre tremilacinquecento lavoratori che inevitabilmente saranno destinati a far parte di quella fascia di povertà che vive situazioni di povertà gigantesca in questa nostra regione. Chi ha terminali sensibili, come credo ciascuno di noi in quest' Aula, sa che nelle nostre città, nei nostri paesi si vivono situazioni di estremo disagio economico e sociale, che sono ormai intollerabili alle soglie del Duemila.

Quindi le iniziative che sono indicate in questo capitolo si muovono proprio nel segno della solidarietà, oltre che dello sviluppo; sono iniziative che prevedono l'erogazione di contributi finalizzati alla contribuzione volontaria per favorire l'esodo, si pensa, di circa settecento lavoratori prossimi alla pensione, è prevista l'erogazione di somme per quei lavoratori che dimostrino di aver avviato forme di autoimpiego, di autoimprenditorialità.

E` prevista la concessione ai Comuni di contributi per la costituzione di società miste, ed è prevista infine l'erogazione di contributi agli enti locali che affidano ad imprese alcuni servizi e che assumano a tempo indeterminato i lavoratori già impegnati in lavori socialmente utili.

E poi c'è l'articolo 18, che ugualmente è stato riscritto, e che riguarda i progetti speciali. La riscrittura modifica profondamente la formulazione originaria, ma credo che il problema dei progetti speciali rimanga parzialmente risolto attraverso la formulazione che è venuta fuori dalla Commissione.

E` una riscrittura che nasce da una valutazione giusta, che non tutti i progetti speciali siano riproponibili per il futuro, perché difficilmente potranno trovare riconoscimento quei progetti che promuovono iniziative che oggettivamente hanno un inizio e che devono avere una fine.

E quindi la riscrittura, pertanto, prevede il rifinanziamento di progetti speciali che hanno fatto nascere dei veri e propri servizi nel territorio, quindi è giusto riconoscere questi servizi.

Anche su questo tema non si deve pensare solo ad una mera assistenza, è prevista anche una forma di cofinanziamento, perché è giusto che il progetto evolva verso un lavoro autosufficiente, anche se non è ancora impresa, ma si deve muovere verso la costituzione dell'impresa, però detto questo siamo consapevoli che non tutto è stato contenuto nella formulazione ultima dell'articolo 18, sono inserite solo le azioni sette a quattro, e sette ad uno, ma noi sappiamo - appunto per i terminali sensibili che ciascuno di noi ha nel territorio e nella società - che altri premono giustamente per avere una soluzione.

E` quindi necessario che ci sia un approfondimento e un arricchimento di questo articolo. Credo che debba essere la Giunta regionale a dover ricercare, approfondire, perché ne ha gli strumenti, per conoscere appieno la proposta per il completamento di questo argomento.

Quindi sia la Giunta a proporre con un emendamento una soluzione più completa che recuperi quelle realtà che hanno bisogno di essere riconosciute.

E infine l'ultimo aspetto, l'ultimo ambito del disegno di legge 447, riguarda lo sviluppo locale.

Credo che sia stato giusto assegnare in questi ultimi anni allo sviluppo locale, alla programmazione dal basso e al ruolo delle autonomie locali una funzione insostituibile; la legge sui piani integrati d'area, noi sappiamo, ha introdotto un valore nuovo dello sviluppo locale.

Con gli articoli 20 e 21 del Piano del Lavoro si destinano ulteriori risorse rispetto a quelle già previste.

Voglio dire che questo provvedimento va letto contestualmente anche alla proposta di Legge Finanziaria per il 1999, che prevede all'articolo 7 di destinare proprio ai programma integrati d'area altri duecentoventi miliardi l'anno, per ciascuno degli anni a partire dal 1999, per arrivare al 2009.

Quindi si tratta, signor Presidente, di circa duemilacinquecento miliardi, che nei prossimi anni verranno destinati allo sviluppo locale.

Evidentemente si tratta di una forte indicazione, di una chiara indicazione che va verso una nuova stagione di piani integrati d'area che destina notevoli risorse a questo programma, ed è giusto che sia così.

Certo è stata una legge che ha manifestato dei limiti, anche vistosi, che vanno modificati, ma l'impianto generale di quella legge resta valido e i frutti positivi gli stiamo vedendo in questi ultimi giorni, la Giunta regionale sta portando a conclusione i trentotto piani integrati d'area che sono già stati predisposti.

La proposta all'articolo 19 del disegno di legge 447 si inserisce quindi a pieno titolo in questo ragionamento più generale che riguarda lo sviluppo locale. Quell'articolo, il 19, prevede infatti la contrazione di mutui da parte dei Comuni per un importo di lire 333 miliardi la cui copertura, come sappiamo, è assicurata dai finanziamenti regionali sia per gli interessi, sia per i capitali.

I Comuni in questo modo potranno dotarsi di risorse fresche da destinare ai finanziamenti, alle iniziative finalizzate allo sviluppo locale e quindi da inserire in quel contesto più ampio a cui facevo riferimento.

Infine, signor Presidente, nell'impianto generale del provvedimento non è assente un aspetto che secondo me è essenziale per lo sviluppo, che oggi mi limito solamente ad indicare, ma che a mio avviso è di estrema importanza e riguarda, appunto, il tema della formazione scolastica, della ricerca e dell'innovazione tecnologica.

Sembrerebbero temi assolutamente estranei alle questioni di cui noi parliamo, dello sviluppo e dell'occupazione, invece ritengo che siano parte fortemente integrante di questo tema.

Mi fermo qui, voglio solamente dire, concludendo, che si tratta di una proposta di provvedimento che, nelle condizioni date e con le risorse di cui dispone la Regione, può essere non in grado di risolvere i problemi di cui soffriamo, evidentemente, ma certo di essere in grado di contribuire alla soluzione, anche se parziale, di quei grossi problemi di sviluppo e di occupazione che la Sardegna ha. Quindi per questo, a nome della maggioranza, ne chiedo l'approvazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu, relatore di minoranza.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Mi permetta, signor Presidente, di osservare che un provvedimento di questo genere meriterebbe maggiore attenzione da parte della Giunta e da parte del Consiglio. Non posso non rimarcare queste cose, perché siamo in presenza di una situazione drammatica nel campo dell'occupazione e questo è il provvedimento straordinario che dovrebbe procurare lavoro a molti cittadini sardi che non lo hanno.

Si parla di un piano straordinario per l'occupazione e lo sviluppo in presenza di una disoccupazione di circa il 22 per cento. Chiedo scusa perché questo dato certamente è sottovalutato, perché oggi pare che siamo in presenza di una disoccupazione che raggiunge anche il 27-28 per cento della forza lavorativa. Tutti comprendiamo le forti preoccupazioni sulla sorte di un grande esercito di cittadini senza lavoro, con tutti i problemi connessi alla mancanza di un reddito adeguato alle esigenze di oggi. Il piano straordinario, pertanto, deve mobilitare una quantità eccezionale di risorse, capaci di smuovere le acque da tempo stagnanti della disoccupazione, specialmente di giovani, cioè di coloro che non hanno ancora avuto un posto di lavoro.

Si tratta di un problema che deve impegnare l'azione di tutta la classe politica sarda e anche nazionale, deve impegnare le energie imprenditoriali dell'Isola che possono dare una risposta alla necessità di sviluppo economico, deve impegnare i rappresentanti dei lavoratori a tutti i livelli, deve impegnare le amministrazioni locali che abbiano a cuore le esigenze di sviluppo economico della popolazione della Sardegna. Deve impegnare la scuola, in quanto lo sviluppo economico o la crescita dell'occupazione è prima di tutto un fatto culturale; deve impegnare le istituzioni, che hanno il compito della formazione professionale; tutti i sardi, direi, devono partecipare al processo di crescita economica e civile della cittadinanza.

Di fronte alla gravissima situazione occupativa il Governo della Regione avrebbe dovuto tracciare un disegno, un progetto capace di far crescere l'economia dell'Isola; esso avrebbe dovuto richiedere la partecipazione attiva delle autonomie locali per la realizzazione del progetto di sviluppo. Il Governo regionale avrebbe dovuto dimenticare amicizie, parentele, proselitismo politico e tutto ciò che può ostacolare la traduzione in opere concrete di questo progetto di crescita civile.

Sulla necessità di perseguire la crescita della produzione e dell'occupazione, credo non ci siano distinzioni da fare tra forze politiche della maggioranza e di governo e forze politiche dell'opposizione.

Quando si passa sul terreno concreto della scelta degli strumenti per raggiungere le scopi prefissati nascono le forti divergenze tra maggioranza e opposizione.

Qual è il disegno di crescita che la maggioranza pone alla base dello sviluppo economico ed occupativo dell'Isola? Dall'analisi del disegno di legge 447 che la Giunta ha presentato in Consiglio scaturisce che il progetto di sviluppo ruota intorno all'attività svolta dai pubblici poteri: Regione e autonomia locale. Appare nelle intenzioni del Governo che gli stimoli di crescita lanciati direttamente all'impresa assumano rilevanza marginale. Infatti le risorse che il provvedimento destina direttamente all'attività produttiva delle imprese sono di ammontare trascurabile.

Al centro delle attenzioni del Governo è stata messa la costituzione di società miste: capitale degli Enti locali finanziato dalla Regione, e capitale privato, l'incremento dei fondi per la realizzazione del piano e l'incremento dei fondi per la realizzazione dei piani integrati d'area.

Le società miste hanno il compito di assumere iniziative in forma singola o associata in sede locale, indirizzate all'occupazione e allo sviluppo. Agli occhi dell'opposizione non appare cosa facilmente realizzabile che i Comuni della Sardegna si qualifichino quali imprenditori e producano progetti capaci di creare in un futuro non lontano occupazione e sviluppo.

Per non essere frainteso riporto il primo periodo dell'articolo 19 del provvedimento (?) di legge 447: "L'Amministrazione regionale tramite il fondo per l'attuazione dei progetti orientati alla creazione di nuova occupazione, nei settori della produzione dei servizi, di cui al capitolo 01080 dello stato di previsione della spesa, Presidenza della Giunta, è autorizzata ad erogare ai Comuni finanziamenti affinché in forma singola o associata predispongano progetti di iniziativa locale per l'occupazione e lo sviluppo.

Non si esclude del tutto la strada praticata dal Governo regionale, ma questa via deve essere percorsa solo marginalmente; non si può sperare che in breve tempo i Comuni assumano proficuamente la veste di imprenditori capaci di gestire attività economiche produttive, cioè attività economiche capaci di creare ricchezza, reddito, occupazione.

Credo che neanche la coalizione di Governo speri di poter creare occupazione duratura e produttiva entro un termine ragionevolmente breve.

Ritengo che sia opportuno ricordare in questa sede che la Regione autonoma della Sardegna è entrata vistosamente nel campo della produzione di beni e di servizi attraverso una miriade di società a partecipazione regionale. Partecipazione quasi totalitaria, in molti casi, al capitale sociale delle società costituite.

La Regione ha erogato centinaia di miliardi per la dotazione iniziale delle società; è costretta ad intervenire tutti gli anni per aumentare il capitale sociale - così si dice nelle delibere della Giunta - ma in realtà l'intervento regionale, con la destinazione di risorse per 150-200 miliardi l'anno viene operato per coprire le perdite che le società regionali subiscono.

Si aggiunga che la Regione opera anche attraverso tutta una serie di enti regionali che bruciano tutti gli anni risorse finanziare per centinaia e centinaia di miliardi. Così si avrà un quadro un po' più ampio dell'economia pubblica dell'Isola. Non vi vorrei proprio annoiare, perché non devono essere i pochi presenti a pagare, ma se andate a vedere un quadro degli enti regionali, il quadro è dato da queste tre pagine scritte a caratteri anche abbastanza piccoli, dove si leggono una trentina di enti regionali ed una cinquantina di società a partecipazione regionale. Non ci sono tutte, certamente ne mancano.

Per cui credo che, quindi, l'attività economica svolta dai pubblici poteri in Sardegna sia già di notevole dimensione e non sia il caso di allargarla ancora.

L'ultima scoperta: le società miste costituite con capitali dei comuni (sborsato dalla Regione, lo ricordo) e con capitale privato, il quale capitale privato interverrà solo perché sa che queste società verranno foraggiate con denaro pubblico. Questo è il desiderio della Giunta regionale: affrontare il gravissimo problema dell'occupazione mediante le società miste. Queste società che dovrebbero compiere il miracolo di trasformare i lavori socialmente utili in lavori duraturi, in lavori produttivi, di reddito e di sviluppo economico; creare lavoro in Sardegna comprendiamo tutti che non è cosa agevole, ma se si considera che una buona fetta di reddito dei sardi era costituita fino adesso dal trasferimento delle risorse dello Stato, emerge l'estrema necessità per tutta la classe politica isolana, di non cullarsi più sull'immobilismo.

Io ritengo che possiamo rispondere negativamente senza scomodare i giudizi negativi espressi recentemente da fonti autorevoli, il Corriere della Sera del 20 ottobre del Governatore Fazio; egli sostiene: "Non solo per aumentare la flessibilità del lavoro, ma più in generale, per migliorare la competitività del mezzogiorno, servono interventi di politica economica", poi continua, "quella dei patti e dei contratti non sembra insomma una soluzione per un problema che si aggrava di anno in anno (questo lo sostiene Fazio non io), come testimonia il prodotto interno pro capite del mezzogiorno, sceso dal 59 per cento di quello del centro - nord del 1991, al 54 per cento nel 1997"; allora, cosa si può fare? Che cosa farebbe il Polo in alternativa ai programmi proposti dall'attuale coalizione di Governo? Lo sviluppo economico dell'Isola si potrà avere soltanto se si creano i presupposti perché vengano investiti notevoli capitali esterni. La maggioranza di Governo ha investito grosse risorse nel documento di cui stiamo parlando, esso prevede risorse spendibili per oltre tremila miliardi, in un arco di tempo che va dal 1998 al 2015; dette somme sono concentrate soprattutto nei primi tre anni, 1998 - 1999 - 2000, millequattrocento miliardi. A questo punto, credo sia doveroso aprire una parentesi per mettere in evidenza l'indebitamento pazzesco della nostra Regione, un indebitamento che le nostre scarse risorse non possono più tollerare.

Ecco i dati: mutui contratti fino al 31 dicembre 1997, 2.864 miliardi, residui perenti che potrebbero essere riscritti nei prossimi bilanci di previsione 1.651 miliardi, altri debiti patrimoniali per 57 miliardi, totale come dal conto del patrimonio (questo risulta da un dato ufficiale) della Regione, lire 4.582.405.551.904, disavanzo che scaturisce dal disavanzo del 1996 più le risultanze dell'anno 1998, dovrebbe aggirarsi intorno ai duemiladuecento miliardi, per cui, il totale sarebbe di 6812 miliardi.

Se qualcuno volesse, vi indico la fonte, Corriere della Sera di sabato 21 novembre nella parte destra inferiore riporta "la Sicilia paga centoventimila stipendi ed è sull'orlo del crac", è sull'orlo del crac perché la Regione Sicilia ha debiti per quattromilatrecento miliardi! La Sicilia ha debiti per quattromilatrecento miliardi con un bilancio doppio del nostro, perché è intorno ai diciotto - ventimila miliardi, e noi, allora, con debiti che raggiungeranno i seimila miliardi dove dovremmo essere?

Pur tralasciando tutti gli impegni finanziari previsti dal presente disegno di legge relativi al periodo 2001 - 2015 che ammontano a ben 1.670 miliardi, ci troviamo di fronte ad impegni finanziari e futuri per lire 7.615 miliardi.

No, amici consiglieri, non possiamo consentire alla Regione Autonoma Sardegna un indebitamento di tali dimensioni. Non possiamo continuare a consumare ricchezza che verrà prodotta dalle generazioni future! Questa relazione assume la forma di una denuncia a questo Consiglio e a tutta la gente sarda, quella gente abituata alla parsimonia e al risparmio. No, amici consiglieri, la gente sarda ci ha eletto a rappresentarla e a controllare la gestione che la Giunta fa della spesa regionale. La Giunta regionale forse non si rende neanche conto perfettamente degli impegni finanziari che sta assumendo fino al 2015. Sì, amici consiglieri, il Governo assume questi immensi impegni per la finanza regionale, per che cosa? Esso scommette ancora una volta, nonostante tutti i fallimenti verificatisi in precedenza, sull'impresa pubblica.

Vorrei adesso passare alle più volte citate imprese miste, tutto ciò come se non bastasse l'attuale groviglio delle imprese a capitale regionale che portano, come detto in precedenza, tutti gli anni, perdite a carico della regione per centocinquanta - duecento miliardi. Ma non ci sono solo le società a capitale regionale, bisogna tener presente, come ho accennato prima, che esiste anche tutta una ragnatela di enti regionali che assorbono ogni anno altri settecento miliardi dal bilancio regionale.

Amici consiglieri, della minoranza e della maggioranza, è quindi il momento di dire basta all'incremento dei debiti. Prima di fare altri debiti si metta ordine nelle società e negli enti regionali, la cui funzione sembra essere solo quella di bruciare ricchezza.

La maggioranza di governo non sa fare altro che stanziare, in modo spesse volte scoordinato, una grande quantità di miliardi indebitando di conseguenza la Regione sarda. Essa non affronta in modo serio e determinato i veri nodi del mancato sviluppo dell'economica isolana; quali sono questi nodi? Faccio mia, e mi dispiace che... no, presidente, che presieda lei, ma che non sia presente il presidente Selis, perché ho attinto queste espressioni dal presidente Selis. Faccio mie le affermazioni del presidente del Consiglio Gian Mario Selis, che ha individuato le cause del mancato sviluppo in un incontro tenuto in queste aule in presenza della Commissione Lavoro della Camera, in questi elementi: inadeguata formazione culturale e preparazione professionale, inadeguatezza delle infrastrutture ed investimenti di capitali inadeguati alle esigenze di sviluppo dell'isola. Faccio mie queste affermazioni perché è da un pezzo che in questo Consiglio ho messo in evidenza che, in assenza di infrastrutture moderne, non vi sono presupposti per lo sviluppo economico e per la crescita dell'occupazione.

La carenza di cultura in generale, e di cultura imprenditoriale in particolare, costituiscono un forte ostacolo alla creazione di imprese competitive sul mercato isolano e in quello nazionale; pertanto, è necessario affrontare tutta la formazione professionale, che costa qualche centinaio di miliardi l'anno ed è di scarsa utilità. In molti casi i giovani che frequentano i corsi di formazione, a conclusione degli stessi, non trovano alcuno sbocco nel mondo del lavoro; alla fine dei corsi molti giovani sono giovani che vanno ad ingrossare le file dei "senza lavoro", cioè, le file di coloro che attendono per anni l'inserimento del mondo lavorativo. E` lecito a questo punto porsi la domanda: è il caso di istituire una differenziazione dei salari iniziali per favorire l'ingresso dell'esercito dei "senza lavoro" nelle attività produttive? Ci si deve arroccare nella difesa del principio di giustizia astratto in virtù del quale non è lecito che venga operata questa differenziazione? Proviamo a chiedere al giovane di venticinque, trenta, trentacinque anni che non è riuscito ad inserirsi nel mondo del lavoro, se sarebbe disposto ad assumere un posto di lavoro per un salario iniziale ridotto rispetto ai minimi contrattuali. Non vi scandalizzate se sostengo che il giovane potrebbe incominciare con un salario differenziato rispetto a quelli nazionali, io sono sicuro che se ai giovani senza lavoro si offrisse un lavoro anche con una remunerazione ridotta, almeno per qualche anno, sono convinto che accetterebbero il lavoro. Non è forse il caso che ci chiediamo se questa flessibilità salariale che potrebbe tra l'altro compensare la minore redditività del lavoro, in Sardegna e nel Mezzogiorno, favorisca gli insediamenti produttivi e gli investimenti. E' notorio che il lavoro in Sardegna e in tutto il Meridione è meno redditivo di quanto non lo sia nel resto d'Italia. Se i capitali disponibili in Italia e all'estero non vengono in Sardegna ove esistono immense possibilità di sviluppo, ci sarà una ragione! In precedenza ho indicato in estrema sintesi tre fattori che non consentono uno sviluppo economico al passo con le regioni del centro, centro - nord d'Italia; non ignoro le difficoltà che il mondo imprenditoriale avverte per superare la divergenza esistente nel "PIL" dell'Isola e quello del centro - nord. Gli stessi imprenditori non sono in grado di fornire elementi che ci consentano una scelta immediata nelle attività economiche da privilegiare.

Io sto ripetendo da tanto tempo che la Regione, a parte l'opportunità dell'introduzione nella sua legislazione del documento di programmazione economica e finanziaria, deve individuare, utilizzando tutti i centri di osservazione a sua disposizione, le linee generali di sviluppo economico, e deve incentivare in modo determinato i comparti che danno affidamento di crescita, di competizione nell'attuale mercato. La Regione attraverso tutta una serie di enti che amministra, attraverso le società a capitale regionale, è in grado di attingere tutte le notizie utili per individuare i filoni economici suscettibili di crescita. Nello stesso tempo la Regione deve intervenire con una parte dei mezzi finanziari che ha messo in campo sulla creazione delle infrastrutture; affronti in modo deciso il problema dei trasporti sia come interventi regionali sia come rivendicazione nei confronti del Governo di Roma, specialmente in merito al problema della continuità territoriale.

Non si può sperare di avere sviluppo economico confrontabile con le regioni del centro - nord con lo stato attuale dei trasporti in Sardegna.

Ho saputo da poco, conoscevo le Ferrovie dello Stato, ma da poco ho saputo che le nostre ferrovie sono le stesse del 1894. Le stesse ferrovie del 1894 alle soglie del 2000! Possiamo sperare in una crescita del prodotto interno lordo in Sardegna che competa con quella del centro - nord? Possiamo sperare che dal primo gennaio 1999, quando entrerà in vigore la moneta unica europea, noi saremo in grado di competere con le altre imprese del continente ed europee? Ve lo pongo come domanda! Io credo che, dovremo tutti fare una seria riflessione ed anche confessione per vedere se abbiamo fatto, non dico tutto, ma qualcosa che possa consentire all'impresa sarda di inserirsi nel sistema economico nazionale. Non sono per l'aiuto alle imprese in modo non differenziato, bisogna individuare (ecco perché insisto ed ho sempre insistito in quest'Aula), la Regione, la Giunta e il Consiglio devono individuare le linee generali di programmazione economica dell'Isola, devono vedere quali sono i settori economici nei quali noi possiamo competere col resto d'Italia, non è stato mai fatto, non si intende farlo! Notate bene che nell'anno 1999 (vi prego, ascoltatelo perché è molto interessante) noi avremo delle risorse per non meno di millesettecento miliardi, non meno di millesettecento miliardi! E se volete, quando entreremo nella discussione dell'articolato, vi porterò le singole cifre; millesettecento miliardi avrebbero potuto dare un segnale nelle infrastrutture che ci mancano. Noi piangiamo di nuovo perché abbiamo sete! Gli agricoltori piangono di nuovo perché non hanno l'acqua! E` possibile che noi non tiriamo fuori trecento o quattrocento miliardi per fare quei piccoli invasi che darebbero dieci, quindici, venti milioni di metri cubi d'acqua da dare all'agricoltura, e non solo all'agricoltura. Qualcuno mi diceva che il Piano integrato d'area che si sta facendo nella zona di Bosa rischia di fallire perché non c'è acqua, non c'è l'acqua da bere, non c'è l'acqua potabile. Possiamo continuare in questo modo? Per continuare a spendere centinaia di miliardi nelle imprese a capitale pubblico che purtroppo hanno tenuto appena appena l'occupazione, però hanno fallito nel loro intento di creare produzione e di creare lavoro. Credo che a questo punto dovremmo riflettere.

Riflettete sull'indebitamento che raggiungerà già da quest'anno i seimila miliardi, perché ai vostri e ai nostri figli non possiamo presentare uno sfacelo di queste dimensioni.

Discussione generale del testo unificato della proposta di legge La Rosa - Tunis Gianfranco - Amadu - Aresu - Biggio - Demontis - Tunis Marco - Vassallo "Misure urgenti e straordinarie per favorire l'occupazione" (363), del disegno di legge "Misure urgenti per l'occupazione" (387), della proposta di legge Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo "Misure di politiche attive del lavoro" (417) e della proposta di legge Marteddu - Giagu - Lorenzoni - Ladu - Piras - Secci - Tunis Gianfranco "Politiche attive sul costo del lavoro in Sardegna" (428)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa, relatore del testo unificato 363A - 387A - 428A.

LA ROSA (G.D.R.I. e Ind). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghe e colleghi, la Commissione ha esaminato con particolare attenzione ed impegno le diverse proposte, compresi gli emendamenti ultimi della Giunta regionale al disegno di legge numero 387. La Commissione è pervenuta ad una sintesi unitaria che accoglie significativamente gli indirizzi e gli obiettivi di tutte le proposte esaminate, ed adotta nel testo approvato con la convergenza di tutte le componenti consiliari, le misure che sono considerate a tal fine le più idonee.

Con la presente proposta si vuole introdurre in luogo degli incentivi in conto occupazione, che non appaiono per diversi motivi più adeguati, un nuovo incentivo rapido e concreto che consiste nella concessione ai datori di lavoro di sgravi previdenziali ed assistenziali grazie ad una apposita convenzione tra l'amministrazione regionale e l'INPS. In questo modo le misure incentivanti avrebbero effettivo ed immediato riscontro nel conto economico dei datori di lavoro e non intaccherebbero la liquidità. Qualora risultino vigenti incentivi statali di analoga natura, interventi regionali avranno luogo subito dopo la scadenza di quelli statali, e si configurano quindi in termini di vero e proprio vantaggio competitivo per le aziende che già operano in Sardegna e per quelle nuove che nasceranno.

La proposta, basata quindi sullo sgravio contributivo ed assistenziale, è in grado di ridurre in misura significativa il costo del lavoro e di correggere positivamente la situazione attuale di mancanza di competitività della nostra Regione per cercare di darle pari opportunità rispetto alle altre regioni d'Italia.

Non è quindi un sistema di aiuti che violi gli accordi sulla concorrenza dell'Unione Europea ma, al contrario, un sistema che cerca di rimediare al persistente stato di debolezza del sistema economico della Sardegna. Con ciò non si può ritenere che non debbano essere affrontati e risolti alla radice i nodi strutturali che condizionano lo sviluppo della nostra regione. Tuttavia le misure previste sono in grado di sostenere lo sviluppo dell'imprenditoria che opera nella nostra regione; favorire la nascita di nuove attività, contribuire a far emergere il fenomeno del lavoro nero che appare alquanto diffuso, riequilibrare gli incentivi per l'occupazione tra diverse condizioni di soggetti disoccupati ed occupati, con apposita differenziazione della misura del periodo degli interventi.

L'introduzione di tali misure supera quindi gli interventi previsti dalla legge numero 33 del 1988, ma nel contempo si afferma la volontà di corrispondere alle aspettative maturate da parte del datore di lavoro e si incrementa pertanto, il fondo per l'attuazione di interventi di cui alla legge medesima, con trenta miliardi aggiuntivi per il 1998. Si tratta di una somma ancora inadeguata, ma è certamente il massimo che si possa prevedere al momento sulla base delle nostre disponibilità finanziarie alla presente proposta di legge.

Misure specifiche riguardano il settore turistico per il quale si è inteso puntare a favorire sia l'allargamento della stagione turistica, sia l'emersione di lavoro nero e sia la qualificazione di servizi.

Un'altra misura specifica è stata introdotta per sostenere l'assunzione di soggetti che abbiano superato i trentacinque anni di età, che rappresentano una vera e propria situazione di emergenza nella nostra regione.

Rispetto ai destinatari si configura l'intera gamma delle possibilità, con apposita differenziazione, indipendente da oggettive situazioni di diverse categorie di lavoratori, disoccupati ed inoccupati.

Riguardo ai datori di lavoro, questi sono ricompresi, senza alcuna distinzione, né di categoria né di natura giuridica, purché in possesso dei requisiti richiesti.

In conclusione c'è da aggiungere che la recente approvazione da parte della Camera della finanziaria, nella quale sono contenute misure di sgravi contributivi e previdenziali, potrebbe comportare la necessità di alcuni interventi di coordinamento ed emendamenti di natura tecnica, e in questo senso si adopererà nei prossimi giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (Gruppo Misto). Intervengo sull'ordine dei lavori.

Ho preso atto positivamente che questa sera si sono concluse le relazioni di maggioranza e di minoranza sui due provvedimenti legislativi 447 e 463; ma, in considerazione del fatto che siamo nella giornata di martedì e abbiamo ancora tutta la settimana a disposizione, non riesco a capire perché questa buona volontà di lavorare, manifestata con le relazioni di questa sera, non possa essere ulteriormente manifestata con una continuazione dei lavori anche nella giornata di domani, nel senso che si potrebbe iniziare quantomeno la discussione di carattere generale per spostare alla prossima settimana i lavori per il passaggio agli articoli. Per cui penso che in questa situazione, dove abbiamo un affollamento di provvedimenti, compresa la legge finanziaria di bilancio, non ci sia, a mio avviso, nessun giorno da sprecare.

PRESIDENTE. La decisione della Conferenza dei Capigruppo è quella alla quale mi attengo, chiudendo i lavori di questa seduta ed aggiornando i lavori a martedì 1 dicembre 1998, alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 21 e 27.



Allegati seduta


Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA PITTALIS - BALLETTO - BIANCAREDDU - CASU - FLORIS - GRANARA - LIPPI - LOMBARDO - MILIA - OPPIA - PIRASTU - TUNIS Marco Fabrizio sulle spese affrontate dalla Regione per la trasferta a Cuba in occasione della manifestazione Ichnos.

I sottoscritti, considerato che:

- risulta che numerosi componenti dell'Amministrazione regionale si siano recati nell'isola di Cuba per partecipare alla manifestazione Ichnos 1998, nonché ad altre similari iniziative culturali;

- nelle attuali ristrettezze di bilancio, parrebbe opportuno evitare spese inopportune e non produttive per la collettività sarda;

- è diritto del Consiglio regionale avere piena e completa conoscenza della spesa pubblica della Presidenza della Giunta regionale e di ogni singolo Assessorato,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e tutti gli Assessori per sapere:

I. quanti e quali siano stati i partecipanti al viaggio a Cuba, alla manifestazione Ichnos e ad altre analoghe iniziative le cui spese siano state a carico dell'Amministrazione regionale;

II. a quanto ammontino complessivamente le spese per l'organizzazione delle citate manifestazioni;

III. con quali criteri siano stati scelti i partecipanti a tali iniziative. (505)

INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sul problema relativo alla circolare assessoriale emanata con nota n. 2052 del 15 luglio 1998 avente per oggetto il D.P.R. 14 gennaio 1997, n. 54 in riferimento all'igiene dei prodotti alimentari.

Il sottoscritto,

premesso che l'Assessore regionale della sanità al fine di consentire un'applicazione omogenea della disciplina del settore ha emanato la circolare n. 2052 del 15 luglio 1998 in cui si forniscono elementi di integrazione ed attuazione del D.P.R. 14 gennaio 1997, n. 54;

osservato che il D.L.G.S. 26 maggio 1997, n. 155 recante "Attuazione delle direttive CEE 93/94 e 96/3 concernenti l'igiene dei prodotti alimentari" stabilisce all'articolo 2, comma 1, lett. a) ".....che tali misure interessano tutte le fasi successive alla produzione primaria che include tra l'altro, la raccolta, la macellazione e la mungitura....";

rilevato che quanto disposto dalla circolare assessoriale quindi disattende da un lato il D.L.G.S. 155/97 e dall'altro il D.P.R. 54/97;

evidenziato che il comparto agrozootecnico sardo attraversa da un lustro una grave crisi strutturale economico-finanziaria dovuta per un verso ad annate climatiche negative e per altro verso ad una sensibile diminuzione dei ricavi globali originata anche da una forte lievitazione dei costi di produzione;

denunciato che quanto stabilito nella circolare assessoriale del 15 luglio 1998 relativamente a "controlli a carico dell'allevatore", cioè l'autocontrollo a carico delle aziende di produzione, determina automaticamente un notevole aggravio dei costi di produzione già non più sopportabili;

sottolineato che almeno il 90% del latte ovino e caprino sardo è destinato alla produzione di formaggio e che i processi di stagionatura determinano l'abbattimento di rischi alimentari di detto prodotto,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della sanità per sapere se non ritengano opportuno e necessario intervenire immediatamente per sospendere (revocare) la circolare assessoriale nella parte relativa alla disposizione "controlli a carico dell'allevatore", poiché probabilmente adottata in violazione di una normativa superiore e in contrasto con quanto dispone in sede di interpretazione del D.P.R. 54/97, la circolare del Ministro della Sanità n. 16 del 1° dicembre 1997 che al punto 3 precisa che le aziende già registrate "......non hanno particolari adempimenti da assolvere". (506)

INTERPELLANZA MASALA sul convegno presso la Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Sassari.

In data 6 novembre 1998 presso l'Aula magna della Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Sassari si è tenuto un convegno finanziato dall'Università di Sassari, organizzato dal "Collettivo studentesco" sul tema " '68 - '77 per chi non c'era e per chi è rimasto - come lo Stato ha attuato la repressione tramite l'inasprimento delle pene, interrogatori e leggi speciali".

Per seguire i lavori del convegno, si è presentato tra gli altri il Presidente provinciale di Azione Giovani (Movimento giovanile di Alleanza Nazionale), nonché rappresentante degli studenti al corso di laurea e filosofia, in compagnia di altri due colleghi, pure militanti di Azione Giovani.

Ancor prima che i lavori del convegno avessero inizio, il giovane moderatore, essendo i tre "militanti di A.N., quindi fascisti" li invitò ad abbandonare l'aula senza indugio.

Il giovane moderatore e presumo dirigente del cosiddetto "Collettivo studentesco" evidentemente giù tuffato nel clima che il tema evocava - e non poteva essere altrimenti da parte di un movimento che ha per simbolo la stella a cinque punte - ha dimenticato che siamo alle soglie del 2000 e che i tre giovani fanno parte di un partito che a Sassari ha riportato alle ultime elezioni politiche oltre il 23 per cento dei voti.

Alla luce dei fatti richiamati, il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per conoscere:

I. se non ritengano opportuno stigmatizzare il grave atto di intolleranza compiuto a danni del responsabile del Movimento giovanile di Alleanza Nazionale, denominato Azione Giovani, atto di intolleranza che potrebbe preludere ad un forzato e anacronistico ritorno a quel clima i tensione e di terrorismo, che si considerava un capitolo definitivamente chiuso;

II. se non ritengano il fatto tanto più grave in quanto compiuto in una sede pubblica e in occasione di un convegno finanziato col pubblico denaro nei confronti di un rappresentante degli studenti democraticamente eletto;

III. quali iniziative intendano assumere nei confronti delle autorità scolastiche di ogni livello perché non abbiano a ripetersi in futuro fatti del genere. (507)

INTERPELLANZA MONTIS - CONCAS sulla classificazione dei territori comunali classificati "zone svantaggiate".

I sottoscritti,

rilevato che le condizioni produttive e remunerative di gran parte delle aziende agricole e pastorali della Sardegna, non hanno avuto una crescita tale da giustificare la loro esclusione dai benefici previsti per i territori comunali classificati "zone svantaggiate";

considerato che tale qualifica prevede l'abbattimento del 50% dei contributi previdenziali e fiscali per le citate aziende, che inoltre detto aggravio aumenterebbe ancora di più le difficoltà della concorrenza delle produzioni sarde con il resto del Paese e della U.E., soprattutto per l'insufficienza delle infrastrutture, del credito e dei trasporti;

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'agricoltura per conoscere:

1) quali interventi intenda attuare affinché il Governo della Repubblica riconsideri la classificazione di "territorio svantaggiato" perché venga esteso ad altri Comuni e non ridotto;

2) se intenda sottoporre al Consiglio regionale un documento sul tema richiamato perché la richiesta inoltrata al Governo abbia un esito positivo. (508)

INTERPELLANZA FANTOLA sullo stato di attuazione del Programma di interventi prioritari per fronteggiare l'emergenza idrica in Sardegna e sulla riforma, finora inattuata, del governo delle risorse idriche.

Il sottoscritto,

con riferimento all'interpellanza sulle cicliche situazioni di emergenza idrica presenti in Sardegna presentata dal medesimo in data 26 marzo 1998;

rilevato che il volume delle risorse idriche negli invasi dell'Isola al 31 ottobre 1998 è pari a 317 milioni di mc (al netto di Coghinas e Mannu Pattada), di gran lunga inferiore rispetto alle risorse presenti negli stessi invasi al 31 ottobre 1997 (387,5 milioni di mc) di una quantità pari a 70 milioni di mc (con una variazione negativa di circa il 20 per cento rispetto allo scorso anno) e che con ogni probabilità la situazione è andata ulteriormente peggiorando in questi ultimi giorni di novembre;

tenuto conto che pertanto quest'anno vi è la reale prospettiva che si creino condizioni di estrema criticità nel settore dell'approvvigionamento idrico, specie nel settore agricolo,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale, anche in qualità di Commissario straordinario per l'emergenza idrica, l'Assessore dei lavori pubblici e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale sugli stessi argomenti evidenziati dallo scrivente il 26 marzo 1998 e ancora senza una risposta:

I. quale sia la linea politica della Giunta regionale in ordine al fondamentale e improcrastinabile problema della riforma del governo delle risorse idriche che, sin dalle dichiarazioni programmatiche della "prima Giunta Palomba", fu indicato come obiettivo prioritario ed imprescindibile e che ora è stato lasciato annegare nella stagnazione della politica regionale, seguendo la stessa sorte di ogni progetto di cambiamento;

II. quale sia lo stato di attuazione delle opere contenute nel Programma di interventi prioritari per fronteggiare l'emergenza idrica in Sardegna, predisposto dal Presidente della Giunta regionale in qualità di Commissario governativo per l'emergenza idrica, ai sensi dell'Ordinanza n. 2409/Fpc del 28 giugno 1995, con particolare riferimento alle opere effettivamente già appaltate o in via di esecuzione;

III. quale sia lo stato di attuazione delle iniziative contenute nel Progetto obiettivo n. 1 del su richiamato Programma, adottato dalla Giunta regionale con deliberazione n. 9/31 del 7 marzo 1997 e sul quale la Quarta Commissione consiliare permanente ha espresso, nella seduta del 30 ottobre 1997, parere favorevole, accompagnandolo con una rilevante serie di modifiche e integrazioni assai penetranti e incisive.

In particolare chiede di sapere:

a) se la Giunta regionale intenda mantenere le linee essenziali contenute nel disegno di legge n. 92 del 1995 "Governo e pianificazione delle risorse idriche della Sardegna", ovvero se intenda discostarsene e in quale modo, verso quali obiettivi e attraverso quale articolazione organizzativa;

b) se la Giunta regionale, anche in considerazione dell'obbligo d'istituzione e organizzazione del Servizio Idrico Integrato per il settore civile, intenda ulteriormente rinviare il centrale problema del governo dei grandi invasi e della semplificazione del sistema tariffario esistente, seguendo una logica e una impostazione totalmente contraria alle attese e agli interessi dei sardi. (509)

INTERPELLANZA AMADU sulla grave crisi dell'agricoltura sarda e sulla necessità di dichiarare lo stato di calamità naturale.

Il sottoscritto,

preso atto dello stato di agitazione del mondo agricolo sardo, che denuncia la grave condizione di crisi in cui versa il settore, definito primario, della nostra economia;

considerato che la situazione delle aziende agricole va ulteriormente aggravandosi per le intenzioni del Ministero delle Risorse Agricole, deciso a rideterminare le cosiddette zone svantaggiate, provvedimento che comporterebbe per i Comuni esclusi la perdita di importanti agevolazioni fiscali: a ciò si aggiungano il mancato ripristino delle agevolazioni sui tassi dei mutui agrari e la ricorrente siccità che stanno mettendo in ginocchio l'intero settore, con conseguenze negative sulla produzione e sull'occupazione;

ritenuto che questa condizione di forte penalizzazione debba essere affrontata con provvedimenti straordinari capaci di restituire fiducia agli agricoltori sardi;

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro pastorale per conoscere i provvedimenti che la Giunta regionale intende assumere per venire incontro alle pressanti richieste del mondo agricolo sardo e se ritengono di dichiarare per l'intero territorio isolano lo stato di calamità naturale chiedendo al Governo nazionale atti concreti di solidarietà in favore degli agricoltori isolani. (510)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione mineraria per l'estrazione del caolino nel territorio di Muros (Sassari).

Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente dellaGiunta regionale per sapere:

1) se sia a conoscenza che l'Assessorato dell'industria ha rilasciato - ad una società con sede nella provincia di Vicenza - la concessione mineraria per l'estrazione del caolino, che interesserà una superficie di 180 ettari ricadente nel comune di Muros (Sassari);

2) se prima della concessione sia stata preventivamente sentita la Amministrazione comunale, ed in caso positivo, quale sia stata la posizione assunta;

3) se oltre la concessione mineraria, la Regione interverrà nei riguardi della società con fondi regionali ed in quale misura, e se avrà al riguardo propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione;

4) se sia vero che, per un territorio che rischia di essere devastato dalla miniera, il beneficio occupazionale sarà pari a ben 3 unità lavorative;

5) se non sia opportuno, anche la luce delle giuste proteste degli abitanti del comune di Muros preoccupati sia per l'ambiente che per la salute - sospendere l'autorizzazione alla estrazione al fine di poter consultare gli abitanti medesimi, gli unici che hanno voce in capitolo sulle scelte che vengono operate nel loro territorio. (1160)

INTERROGAZIONE CONCAS - MONTIS, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento del distretto minerario di Iglesias.

I sottoscritti,

visto il comma 4 dell'articolo 2 della legge regionale 11 giugno 1990, n. 16, che stabilisce l'istituzione degli uffici periferici del Servizio dell'attività mineraria e di cava con sede in Tempio Pausania e in Iglesias;

appurato che, in ottemperanza a quanto disposto dalla Legge Bassanini e successive disposizioni in materia di decentramento amministrativo, lo stesso distretto minerario di Iglesias è destinato ad essere assorbito dall'Amministrazione regionale sarda;

constatato che la storia dell'industria mineraria sarda è fedelmente ricostruita dalla documentazione economico - statistico - culturale raccolta presso l'Ufficio distrettuale delle Miniere di Iglesias,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere:

I. cosa intendano fare in riferimento alle disposizioni della Legge Bassanini;

II. se intendano rispettare la legge regionale suddetta, in modo da utilizzare al meglio le risorse archivistiche, tecniche ed umane presenti presso il già citato distretto, al fine di rendere facilmente disponibile il servizio pubblico adeguato alle esigenze dell'utenza, anche nel contesto del parco geominerario della Sardegna. (1161)

INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione degli organici nel SERT di Oristano.

Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore dell'igiene e sanità per sapere:

- se risulti che quattro addetti abbiano lasciato il SERT di Oristano nell'ultimo anno senza essere stati sostituiti e che da tre anni non vi sia addetto alcun impiegato amministrativo, costringendo il personale medico e paramedico a mansioni improprie;

- altresì, se risponda a verità che il personale venga assegnato al SERT senza che il medesimo manifesti alcuna particolare predisposizione o motivazione e senza che si tenga conto delle precedenti esperienze nel settore, in violazione dell'articolo 6 del D.M. 30 novembre 1990 n. 444;

- se sia a conoscenza che al servizio è stato adibito personale assolutamente inidoneo per limitata operatività, essendo al medesimo, dalle competenti autorità, precluso l'accesso al carcere per precedenti penali;

tutto ciò in un SERT considerato assurdamente a bassa utenza nonostante presti assistenza continuativa ad oltre trecento tossicodipendenti, servendo un istituto carcerario e una comunità di recupero e coprendo il territorio dell'intera Provincia di Oristano.

Considerato che l'autonomia gestionale delle ASL non può autorizzare la violazione delle norme dettate dal Ministero per assicurare in tutto il territorio della Repubblica l'uniformità dei servizi per le tossicodipendenze, si chiede quali azioni l'Assessore intenda compiere per ripristinare la piena funzionalità del SERT di Oristano ed in particolare se non ritenga opportuno, data la mole dell'utenza e l'ampiezza del territorio servito, lo sdoppiamento del servizio, previa dotazione di personale idoneo per quantità e qualità. (1162)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità della diga de "Sa Contra Ruia" per lo sviluppo del Goceano.

Il sottoscritto, premesso che:

I. si parla da oltre quarant'anni della necessità dell'invaso de "Sa Contra Ruia" per il progresso e lo sviluppo di tutta la popolazione del Goceano;

II. la diga prevedeva un invaso di 31 milioni di metri cubi di acqua per uso potabile, irriguo e industriale, per una popolazione di circa ventimila abitanti;

III. nel 1985 il servizio dighe del Ministero dei lavori pubblici aveva dato parere favorevole per la costruzione di questa diga con un primo finanziamento per la progettazione esecutiva;

IV. nonostante questo agli inizi degli anni '90 si procedeva alla redazione di uno studio alternativo con la progettazione di una nuova diga da realizzare in regione "Terra mala" in agro di Illorai, delle cui acque dovrebbero beneficiare le popolazioni della Media valle del Tirso e gli agglomerati industriali di Ottana e Macomer;

V. contro questa nuova diga "Sa Terra mala" ed i poteri forti che la hanno caldeggiata si sono espresse nel 1994 le Amministrazioni comunali di Anela, Benetutti, Bono, Bottida, Burgos, Bultei, Esporlatu e Nule, secondo le quali in questo modo verrebbero stravolte le linee di sviluppo del Goceano;

VI. nonostante queste prese di posizione l'Assessorato dei lavori pubblici della Regione concedeva ben 800 milioni per ulteriori studi del progetto contestato;

VII. in data 30 maggio 1996 l'allora Assessore dei lavori pubblici - rispondendo in Aula ad una interpellanza firmata Frau, Masala, Cadoni e Liori - assicurava "essere allo studio dei progetti alternativi per dotare il Goceano delle risorse idriche per gli usi irrigui e civili";

VIII. nonostante siano trascorsi oltre due anni, non solo non si sono visti "progetti alternativi", ma purtroppo si rischia che la diga de "Sa Terra mala" diventi realtà, contro quelli che sono i reali desideri delle genti del Goceano, e dopo aver sperperato centinaia e centinaia di milioni,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

I. che fine abbia fatto il progetto (immediatamente cantierabile) per la realizzazione della diga de "Sa Contra Ruia", tanto attesa dalla popolazione del Goceano, l'unico invaso in grado di essere il volano per un reale sviluppo economico e sociale di quel territorio;

II. quali siano i reali intendimenti della Giunta regionale sul problema dell'approvvigionamento idrico del Goceano al fine di far chiarezza e uscire una volta per tutte dagli equivoci e dalle prese in giro. (1163)

INTERROGAZIONE BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla ventilata soppressione della scuola media - sezione staccata di Laerru.

Il sottoscritto,

premesso che dall'inizio dell'anno scolastico gli alunni della scuola media sezione staccata di Laerru si astengono dalle lezioni per protestare contro la soppressione dell'istituto decisa dall'autorità scolastica ed il conseguente trasferimento degli alunni alla scuola di Perfugas;

considerato che, nonostante le motivazione espresse dagli organi scolastici che prevedono la soppressione della scuola di Laerru, le condizioni ed i dati reali ( 27 alunni, laboratorio linguistico, strumenti informatici unici nel territorio) conducono ad una scelta completamente opposta, cioè il mantenimento;

constatato che l'amministrazione comunale di Laerru, attualmente, risulta essere nell'impossibilità di acquistare e dotare un adeguato mezzo di trasporto che conduca i ragazzi alla scuola di Perfugas a cui sono stati assegnati e che gli orari dei mezzi di trasporto pubblici non risultano coordinati con quelli scolastici per cui i ragazzi dalle 7,40 alle 8,30 si troverebbero sotto la responsabilità di nessuno in un comune diverso da quello di residenza, con tutti i pericoli che ciò può determinare;

preso atto che tra gli alunni della scuola si trovano ben quattro ragazzi con particolari difficoltà di apprendimento e di scolarizzazione di cui due sono dei portatori di handicap ed altri due sono assistiti dai servizi sociali del Comune di Laerru;

considerato, altresì, che sulla base dell'articolo 16 del D.M. n. 331 del 24.7.97 che prevede la possibilità di "istituire classi uniche, per ciascun anno di corso, con un numero di alunni inferiore ai valori minimi stabiliti dai commi 1 e 2, ma non inferiore a 10" in un certo numero di situazioni elencate dalla norma, l'ultima delle quali è indicata con le parole "nonché la relazione alla presenza di alunni con particolari difficoltà di apprendimento e di scolarizzazione";

rilevato infine che tale situazione oltre che in contrasto con la normativa, costituisce un grave attentato al diritto allo studio sancito dalla Costituzione, nonché una offesa a quei principi di imparzialità e buon andamento il cui rispetto è richiesto alla Pubblica Amministrazione ex art. 97 della Costituzione;

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della pubblica istruzione per sapere;

1) se siano a conoscenza dei fatti sopra descritti;

2) se non ritengano opportuno intervenire tempestivamente e autorevolmente presso le competenti autorità scolastiche per rappresentare la situazione sopra descritta al fine di salvaguardare il rispetto dell'istituzione scolastica e del diritto allo studio sancito dalla Costituzione nel rispetto della normativa vigente. (1164)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla carenza della copertura finanziaria per gli incentivi alle strutture alberghiere previsti dalla legge regionale n. 9 del 1998.

Il sottoscritto,

considerato che il Consiglio regionale ha varato la legge regionale n. 9 del 1998 concernente le "Norme per la classificazione delle aziende ricettive";

rilevato che la legge in oggetto riveste una particolare importanza in quanto definisce le caratteristiche degli esercizi ricettivi, la reale consistenza del flusso turistico e garantisce inoltre la creazione di occupazione stabile;

appurato che tale normativa presenta una vistosa carenza in quanto è previsto un finanziamento inadeguato (lire 4.000.000.000) rispetto alle numerose richieste di concessione, basti pensare che il patrimonio ricettivo isolano annovera oltre settecento strutture pari a circa 128.000 tra posti letto e presenze autorizzate;

vista in tal senso la sollecitazione inoltrata alla Regione dai Presidenti provinciali di Sassari della CONFCOMMERCIO e della CONFINDUSTRIA,

chiede di interrogare l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere come intenda intervenire affinché venga stabilita una dotazione finanziaria più congrua a copertura delle provvidenze contenute nella legge regionale n. 9 del 1998, considerando altresì che numerose aziende ricettive alberghiere debbono obbligatoriamente adeguarsi, pena la chiusura, alle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 626 del 1994 (Sicurezza sul lavoro), al D.M. 9 aprile 1994 (Prevenzione incendi nelle strutture ricettive) e al decreto legislativo n. 155 del 1997 (Igiene e sicurezza degli alimenti), che comportano onerosi interventi di carattere strutturale. (1165)

INTERROGAZIONE TUNIS Gianfranco, con richiesta di risposta scritta, su valutazione impatto ambientale realizzazione eventuale diga sul Rio Mannu in agro di Narcao.

Il sottoscritto,

premesso che è stato pubblicato su alcuni quotidiani, a cura del Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis, l'annuncio dell'avvenuto deposito dello studio V.I.A. e degli elaborati di progetto per la realizzazione di una diga sul Rio Mannu, in agro di Narcao;

considerato che il Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis ancora una volta ripropone un'opera che è stata fermamente respinta dalle popolazioni e dalle amministrazioni comunali interessate;

atteso che la eventuale costruzione della diga in questione comporterebbe la realizzazione di un invaso della capacità di 40 milioni di metri cubi con l'occupazione di ben 424 ettari dei migliori terreni agricoli ed una altezza dello sbarramento di 116 metri sul livello del mare, tale da richiedere lo spostamento dell'abitato di I Meddas, nel comune di Narcao;

tenuto conto che già nel 1984, a cura dell'E.A.F., con finanziamento della Casmez, è stato fatto uno studio V.I.A. che, nelle conclusioni, ha ritenuto la eventuale costruzione della suddetta diga un elemento di squilibrio socio-culturale tale da innescare un processo di disgregazione sociale, con riflessi negativi anche esterni all'ambiente economico e sociale del territorio;

inteso che l'Assessorato della difesa dell'ambiente è l'organo tecnico competente allo svolgimento dell'istruttoria,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se nel valutare la compatibilità ambientale del progetto intende tener conto dello studio V.I.A. succitato e anche delle ragioni delle popolazioni e delle amministrazioni comunali che unitariamente respingono la riproposizione di un progetto che creerebbe una grave rottura nel tessuto sociale e soltanto l'"arricchimento" di pochi professionisti. (1166)

INTERROGAZIONE DIANA - SASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di concessione mineraria della società Caolino Panciera S.p.A. in località denominata "Rocca Ruja", in agro dei comuni di Ossi e Muros, in provincia di Sassari.

I sottoscritti, premesso che:

- la Società per azioni Caolino Panciera, con sede legale in Schio (VI), ha ottenuto, con decreto assessoriale n. 73 del 14 marzo 1994, un permesso per la ricerca di minerali nella località denominata "Rocca Ruja", nel territorio dei comuni di Ossi e Muros;

- in data 12 gennaio 1998 la Società Caolino Panciera ha fatto istanza all'Assessorato dell'industria affinché le venisse affidata la concessione temporanea mineraria per la coltivazione e lo sfruttamento dei giacimenti minerari di feldspato, caolino, bentonite e terre da sbianca, sempre nella stessa località di "Rocca Ruja", le cui polveri risultano essere peraltro fortemente dannose per la salute pubblica;

tenuto conto che:

- l'Assessorato dell'industria della Regione sarda ha trasmesso, con decreto assessoriale n. 6459 del 4 maggio 1998, l'istanza in oggetto e il relativo piano topografico ai Sindaci di Ossi e di Muros affinché venisse resa nota mediante avviso affisso nell'albo pretorio per quindici giorni, così come prevede la legge regionale n. 20 del 1989;

- il Sindaco di Muros, poiché la domanda di coltivazione e sfruttamento dei giacimenti minerari non risultava corredata dei documenti previsti dalla legge regionale n.30 del 1989, ha ritenuto che non sussistessero le condizioni per la prevista pubblicazione nell'albo pretorio;

- in data 2 ottobre 1998 l'Assessorato regionale dell'industria ha ritrasmesso l'istanza in oggetto, con il relativo piano topografico e copia della relazione tecnica, del programma dei lavoro e del ripristino ambientale, al Sindaco di Muros che ha provveduto alla sua pubblicazione nell'albo pretorio il 7 ottobre 1998,

chiedono di interrogare gli Assessori regionali dell'industria e della difesa dell'ambiente per sapere se:

I. nell'area oggetto della domanda di coltivazione e sfruttamento di giacimenti minerari della Società Caolino Panciera esiste, ai sensi della Legge n. 1497 del 1939, e successive modificazioni e integrazioni, un vincolo paesaggistico;

II. corrisponda al vero la notizia secondo la quale detta Società, già titolare di un permesso di prelievo a scopo di studio, stia operando un prelievo di materiale in quantità tali da costituire esercizio di una vera e propria attività estrattiva svolta senza regolare autorizzazione, contravvenendo al disposto della legge regionale n. 30 del 1989 che vieta al ricercatore di eseguire lavori di coltivazione, e da causare gravi alterazioni del profilo del paesaggio;

III. non ritengano che sussistano le condizioni per far dichiarare all'Assessore regionale dell'industria la decadenza del permesso di ricerca della Società Caolino Panciera;

IV. l'Assessorato competente non intenda effettuare uno studio di impatto ambientale e degli accertamenti di compatibilità paesaggista sulla proposta di coltivazione a miniera della Società Caolino Panciera nella località denominata "Rocca Ruja". (1167)

INTERROGAZIONE PITTALIS - BALLETTO - LOMBARDO - PIRASTU - GIORDO, con richiesta di risposta scritta, sulla formazione professionale in Sardegna.

I sottoscritti,

considerato che la Sardegna è interessata in maniera particolarmente drammatica dal fenomeno della disoccupazione;

considerato che la formazione professionale, materia di stretta competenza regionale, rappresenta uno dei pochi strumenti che, unanimemente sono capaci di contrastare il fenomeno della sottoccupazione fornendo livelli di professionalità ed educazione al lavoro;

considerato che la Regione Sardegna ha, per questi motivi, impegnato 150 miliardi per il triennio 1998-2000 a cui vanno aggiunti altri apporti finanziari pubblici pari a 311 miliardi e 110 milioni, per una complessiva somma di lire 410 miliardi e 110 milioni;

considerato che tali ingenti somme di danari pubblici non pare abbiano apportato, nel tempo, risultati commendevoli, essendo la disoccupazione aumentata;

considerato altresì, che gli enti convenzionati e riconosciuti, ai sensi della L.R. 42/89 occupano circa 1050 addetti da tempo sotto utilizzati e privi di adeguamento ed aggiornamento professionale;

considerato che tali enti proseguono da tempo una campagna di assunzioni, mascherata come convenzioni con esperti esterni, priva di qualsiasi selezione e senza attingere da qualsiasi albo professionale e da imprese specializzate già operanti sul mercato;

considerato che gli stessi assunti a convenzione in qualità di esperti andrebbero essi stessi formati professionalmente, lungi dal poter formare altri soggetti;

considerato che pare di tutta evidenza che sia sottesa in queste pratiche la logica nepotistica (essendo stati assunti gli stessi familiari dei dirigenti degli enti professionali in questione, e comunque clientelare);

chiedono di interrogare l'Assessore del lavoro ed il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se siano a conoscenza del problema;

2) se siano a conoscenza del fatto che non si può procedere ad alcuna assunzione se non a tempo determinato e per necessità improrogabili;

3) se siano a conoscenza che i contratti di lavoro a tempo determinato dovrebbero risolversi alla loro scadenza o alla fine del corso, mentre di fatto, non intervenendo alcun licenziamento, si traducono in rapporti di lavoro a tempo indeterminato;

4) se considerino positivamente il fatto che familiari e congiunti dei dirigenti degli enti professionali e sembrerebbe anche dell'Assessorato vengano assunti in qualità di esperti;

5) se intendano effettivamente avviare una riforma della formazione professionale;

6) quali controlli la Giunta regionale abbia sino ad oggi fatto nel campo della formazione professionale. (1168)

INTERROGAZIONE LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione relativa all'istituzione del Parco del Gennargentu.

Sono passati sei mesi dalla firma del decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu da parte del Presidente della Repubblica.

Tale decreto è stato duramente contestato dalle popolazioni, in quanto non rispettoso della volontà dei sardi e delle istituzioni, tanto da considerarsi come un'imposizione calata dall'alto e subita dai comuni interessati.

L'articolo 34 della Legge n. 394 del 1991, come modificato dall'articolo 4 della Legge n. 344 del 1997, prevede l'istituzione, d'intesa con la Regione Autonoma della Sardegna, del Parco nazionale del Gennargentu.

Sono state sottoscritte, fra il Ministero dell'ambiente e la Regione, delle intese relative all'istituzione del Parco del Gennargentu, ed in particolare quella del 29 dicembre 1995 prevede la costituzione di un comitato istituzionale di coordinamento in luogo della emanazione del D.P.R. per la costituzione del comitato di gestione provvisorio e della delimitazione provvisoria prevista dalla Legge n. 394 del 1991.

Tale comitato istituzionale di coordinamento, forse per un errore tecnico, ha prodotto una delimitazione provvisoria sulla quale il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto, che è stato fortemente contestato dalle popolazioni dei comuni interessati in quanto questi non hanno mai avuto la possibilità di una verifica e di una approvazione preventiva dell'area perimetrale.

Il risultato è che queste amministrazioni si trovano oggi, fra capo e collo, un parco che non ha mai avuto l'approvazione dei rispettivi Consigli comunali.

Tutto ciò va contro la volontà e le determinazioni assunte da questo Consiglio regionale.

La risoluzione n. 32 del 13 dicembre 1995, della Commissione agricoltura, prevedeva le formali adesioni al Parco della amministrazioni locali, le quali dovevano essere libere nella scelta ed esprimersi entro un congruo termine di tempo da concordare fra Governo nazionale e Regione sarda.

Inoltre, veniva specificato che nel Parco dovevano essere compresi, solo ed esclusivamente, i territori di quei comuni che avevano manifestato esplicita volontà di aderirvi, oltre l'urgenza di revisionare alcuni articoli della Legge n. 394, vero pomo della discordia.

Lo stesso Consiglio regionale all'unanimità con la mozione n. 146 del 7 aprile 1998 si era espresso in tal senso, impegnando la Giunta regionale a chiedere al Governo nazionale, ai sensi dell'articolo 51 dello Statuto Speciale per la Sardegna, la sospensione del provvedimento istitutivo del Parco a causa dei molteplici elementi di contestazione contenuti.

Dopo queste determinazioni chiare ed inequivocabili espresse a tutti i livelli istituzionali, non si è registrato nessun fatto rilevante e degno di interesse da parte del Governo nazionale, salvo qualche ininfluente tentativo di concessione.

Intanto, i sindaci dell'area interessata hanno diverse volte minacciato le dimissioni in massa, che sono state revocate più per senso di responsabilità che per convinzione, dopo che il Governo ha garantito lo slittamento dei vincoli di salvaguardia fino al luglio del 1999.

Questo rinvio non può essere considerato esaustivo, e non tranquillizza né i sindaci, né le popolazioni interessate, le quali si sentono questa spada di Damocle sulla testa. La convinzione generale è che, in questo spazio di tempo, a parte qualche piccola modifica non si riuscirà a mettere mano alla Legge n. 394 del 1991 da sempre duramente osteggiata. Le popolazioni coinvolte preferiscono la revoca del decreto, per porre definitivamente fine ad un fantasma che aleggia e crea insicurezza e preoccupazione.

Considerato che non si può vivere un'attesa così estenuante ed incerta, il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

I. quali provvedimenti intenda adottare in merito, per garantire un minimo di sicurezza e serenità a quelle popolazioni;

II. se non ritenga opportuno porre fine a questa "telenovela" e puntare su altri strumenti, più consoni alla realtà socio - economica dei paesi del Gennargentu;

III. perché non si punta direttamente all'approvazione e al congruo finanziamento della legge sulla montagna, già presentata in Consiglio regionale, che garantisce gli stessi benefici del parco senza gravare ed esasperare il territorio interessato con l'applicazione dei temuti vincoli;

IV. se non ritenga ormai definitivamente superato, e limitativo dell'autonomia comunale, il concetto di una programmazione più imposta che voluta, che non dà nessuna garanzia in termini occupazionali e di benessere, che crea lacerazioni profonde nell'economia e al tessuto sociale ed economico e che, soprattutto, ne limita il diritto all'autodeterminazione. (1169)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'uso dell'ORIMULSION in Sardegna.

Il sottoscritto,

premesso che:

a) le popolazioni di Porto Torres e dei territori limitrofi sono sempre più preoccupate dalle notizie che danno per imminente l'uso dell'ORIMULSION (miscela di bitume e acqua con un alto contenuto in zolfo ed in metalli pesanti ) nella termocentrale di Fiumesanto;

b) nonostante le affermazioni dell'ENEL e della "Bitor Europe", numerosi paesi stranieri si sono opposti all'utilizzo dell'ORIMULSION nei loro territori (compresa la stessa Venezuela che lo produce), perché molto più inquinante dell'olio combustibile;

c) anche il Consiglio comunale di Porto Torres ha di recente approvato un ordine del giorno per ribadire il no sia all'utilizzo del carbone che dell'ORIMULSION, proponendo una valutazione di impatto ambientale,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'ambiente per sapere:

1) quale sia la posizione ufficiale della Giunta sul paventato uso dell'ORIMULSION nella termocentrale di Fiumesanto;

2) se siano vere le notizie secondo le quali l'ORIMULSION è stato sperimentato in una centrale ENEL del Sulcis (e forse anche in altra parte della Sardegna) in data antecedente al decreto Dini del 2 ottobre 1995, che sanciva l'aumento della soglia inquinante ammessa per i prodotti bituminosi emulsionati in acqua, e se la Giunta regionale ne fosse a conoscenza;

3) se non sia opportuno nominare una Commissione che indaghi e metta in mora l'ente elettrico anche per aver violato le leggi esistenti, perché non è ammissibile che si facciano "sperimentazioni" sulla pelle delle nostre popolazioni, non disponibili ad essere utilizzate come cavie per interessi economici di altri. (1170)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui voli da e per Alghero.

Il sottoscritto, premesso che:

I. l'ALITALIA ha imposto orari antelucani per i voli da Alghero - Fertilia per Roma e Milano, che obbligano gli utenti del nord-ovest della Sardegna ad alzarsi alle quattro del mattino per poter arrivare per tempo all'aeroporto;

II. inoltre il volo per Milano atterra nel nuovo aeroporto di Malpensa 2000, scelta che penalizza i passeggeri sardi, i quali devono sobbarcarsi ulteriori costi per arrivare nella città lombarda;

III. il Presidente del Consiglio D'Alema, rispondendo alla Camera dei Deputati ad una interrogazione ha dichiarato: "Il Governo ha chiesto all'ALITALIA di ripristinare alcuni collegamenti fra le città del sud e l'aeroporto di Linate. La richiesta è stata accolta per alcune città (Catania, Palermo, Bari, Napoli e Lamezia Terme). Sono ancora da verificare le date di ripristino per Cagliari e Olbia";

IV. niente è stato fatto per lo scalo algherese, nonostante il Consiglio comunale della cittadina catalana abbia approvato un ordine del giorno contro i nuovi orari e l'arrivo nel nuovo scalo di Malpensa e l'Associazione degli albergatori abbia protestato duramente per le sfavorevoli ricadute turistiche di tali scelte,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

I. quali passi la Giunta regionale abbia intrapreso contro la decisione dell'ALITALIA di imporre nuovi orari sulle tratte Alghero - Roma e Alghero - Milano, che obbligano gli utenti a vere e proprie levatacce per arrivare nel continente italiano;

II. se non sia opportuno che anche la destinazione del volo Alghero - Milano ritorni ad essere l'aeroporto di Linate, così come hanno ottenuto varie città del sud Italia, comprese Cagliari e Olbia, poiché l'atterraggio a Malpensa 2000 costituisce una punizione per tutti coloro che risiedono nel nord-ovest della Sardegna;

III. se tutto questo disinteresse per Alghero non debba essere interpretato come un primo ridimensionamento dello scalo, che potrebbe portare alla chiusura dello stesso. (1171)

INTERROGAZIONE BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulle conseguenze dello scioglimento dell'ESMAS.

I sottoscritti, premesso che:

- con Legge 6 ottobre 1998 n. 353 è stato disposto, con decorrenza 1° giugno 1998, lo scioglimento dell'Ente per le Scuole Materne della Sardegna (ESMAS) trasferendo le relative funzioni ed il personale allo Stato e gli immobili scolastici ai Comuni;

- tale legge ha creato sinora soltanto il caos; il personale non è stato pagato ed è restato privo di direttive mentre i Comuni non hanno adottato i provvedimenti di propria competenza per cui i servizi, quali quello di mensa, non si sono potuti attivare,

chiedono di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione per sapere:

- se intenda intervenire dirottando verso i Comuni le somme che la Regione devolveva a favore dell'ESMAS, assicurando ai medesimi le somme necessarie per il diritto allo studio e impartendo le opportune disposizioni per un loro rapido utilizzo;

- se, altresì, la Regione intenda sollecitare il rappresentante del Governo presso la Regione al rapido compimento degli atti relativi al personale affidati alla sua competenza. (1172)

INTERROGAZIONE LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione delle aziende sarde in seguito alla riclassificazione delle zone agricole.

La riclassificazione delle zone agricole svantaggiate, elaborata dal gruppo di lavoro CAIRE - MIPA per conto del Ministero delle politiche agricole, sta riducendo indiscriminatamente il numero dei comuni isolani svantaggiati e, di conseguenza, sta penalizzando l'agricoltura e l'intera economia della Regione Sardegna.

E' un ulteriore violento colpo che si abbatte sul fragile mondo agro-pastorale, che sta ancora pagando il prezzo di un preoccupante abbassamento del prezzo del latte, a seguito della crisi del pecorino romano dovuta alla drastica riduzione delle agevolazioni comunitarie alla esportazione.

Con questo provvedimento, se dovesse andare in porto, si rischia veramente la bancarotta di un settore, di un'intera economia, di una cultura.

In provincia di Nuoro dei 100 comuni, attualmente classificati in 86 montani e 14 svantaggiati, è prevista una vera rivoluzione. Con la nuova riclassificazione, 12 rimangono montani, 45 svantaggiati, 31 risultano parzialmente montani o parzialmente svantaggiati e 12 diventano addirittura comuni di pianura.

Questi numeri, tradotti in cifre, significano che ci sarà un ulteriore prelievo di risorse che andrà a gravare sugli operatori del settore.

Gli abitati, che perdono lo stato di comune montano o svantaggiato, avranno una riduzione contributiva che si aggira intorno a lire 950.000 per unità assicurata (l'aggravio contributivo per le aziende agricole sarde sarà di circa 13 - 14 miliardi l'anno).

Le aziende agricole, per l'assunzione di manodopera, avranno un aggravio di lire 8.000 a giornata lavorativa, quindi una lievitazione del costo del lavoro che, conseguentemente, creerà nuova disoccupazione.

Così come la provvidenza comunitaria dell'indennità compensativa (direttiva CEE 268/75) sarà soppressa in altri 28 comuni della Sardegna, uno dei quali in provincia di Nuoro. Lo stesso premio ovicaprino di lire 11-12.000 a capo sarà perso nei comuni che non sono più montani o svantaggiati.

Infine, l'imposta dei terreni agricoli (ICI), in questi comuni, verrà rivista e ne conseguiranno nuovi pesanti tagli.

Non è ancora chiaro il destino dei comuni parzialmente svantaggiati o parzialmente montani, in numero di 31 in provincia di Nuoro e 143 in tutta la Sardegna, ma è chiaro che questa è l'anticamera del declassamento.

Tutto ciò, senza voler prendere minimamente in considerazione le oggettive ragioni del disagio sardo, che sono dovute all'insularità, alla carenza di infrastrutture, ai sempre più frequenti e preoccupanti problemi di natura climatica.

Il Consiglio regionale, già da due settimane, ha approvato una mozione che impegnava la Giunta regionale a fare un intervento nei confronti del Governo per sospendere i lavori della riclassificazione da parte di CAIRE - MIPA, onde evitare la perdita delle agevolazioni previste dalla Legge n. 537 del 1993, che potrebbero scattare dal 1° gennaio 1998.

Ad oggi non mi pare sia successo ancora nulla, mentre il malcontento e la protesta si stanno estendendo a macchia d'olio in tutta l'Isola.

Il sottoscritto chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) quali provvedimenti ha adottato, o intenda adottare, per scongiurare il pericolo di questa ulteriore beffa ai danni della Sardegna;

2) se ha coinvolto, per condurre questa battaglia politica, tutti i parlamentari sardi, per quanto nelle loro competenze, richiamandoli alle proprie responsabilità, e le istituzioni politiche, sociali e sindacali in un'azione comune forte e determinata nei confronti del Governo nazionale. (1173)

INTERROGAZIONE PITTALIS - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CASU - FLORIS - GIORDO - LIPPI - LOMBARDO - MILIA sugli interventi previsti per la risoluzione della grave situazione idrica della bassa Baronia.

I sottoscritti,

considerato che da circa due mesi la bassa Baronia vive una grave crisi di emergenza idrica a seguito della impotabilità dell'acqua distribuita dalle condotte e proveniente dall'invaso di Pedra e' Othoni a seguito della presenza di diversi tipi di alghe tossiche e nocive per la salute;

considerato che la popolazione ha sofferto nelle scorse settimane la totale mancanza di approvvigionamento idrico ed è, addirittura, stata rifornita con autobotti;

considerato che il Presidente della Giunta regionale, anche nella sua qualità di commissario per le acque, in un incontro con i Sindaci della zona interessata e con i dirigenti dell'acquedotto sul Rio Govossai, individuava come soluzione al problema la realizzazione di una condotta che permetta di sfruttare le acque della sorgente di Su Gologone;

considerato che in tal senso il Presidente della Regione aveva assicurato la previsione della Giunta regionale di uno stanziamento di lire 6.500.000.000 nel bilancio regionale;

considerato che, successivamente, il Presidente Palomba ha smentito tale impegno della Giunta regionale ed ha invitato il Consorzio acquedotto Rio Govossai a contrarre un mutuo per la realizzazione dell'acquedotto citato;

considerato che il Consorzio acquedotto Rio Govossai non ha disponibilità finanziarie per sostenere il mutuo e che la situazione deve essere celermente risolta,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se non ritenga urgente risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico della bassa Baronia;

2) cosa abbia sinora fatto la Giunta regionale;

3) cosa intenda fare per risolvere quanto prima il problema;

4) se ritenga di presentare una proposta della Giunta regionale per finanziare la costruzione della rete idrica citata. (1174)

INTERROGAZIONE BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sulle ripercussioni negative derivanti dall'applicazione del decreto legislativo n. 146 del 16 aprile 1997 per quanto riguarda la riclassificazione delle zone agricole svantaggiate.

Il sottoscritto,

considerato che, con l'applicazione del decreto legislativo n. 146 del 1997 ai fini dell'individuazione di zone rurali montane, svantaggiate, parzialmente svantaggiate e normali, il panorama dei comuni italiani e, nel caso specifico, della provincia di Sassari, subisce uno stravolgimento in quanto l'assenza di una precisa qualificazione normativa dei comuni parzialmente svantaggiati implica che gli stessi verranno considerati "normali";

evidenziato che il passaggio a comuni "normali" comporta il venir meno delle agevolazioni fiscali, contributive e comunitarie previste dalle leggi vigenti, con il conseguente accentuarsi di problematiche che minacciano seriamente la sopravvivenza delle aziende agricole in Sardegna quali diminuzione della redditività aziendale, scarsa concorrenzialità dei prodotti agroalimentari, aumento della disoccupazione nel settore agricolo, esclusione della Sardegna dagli investimenti comunitari, spopolamento delle zone a vocazione agricola;

preso atto che il MIPA nella riclassificazione delle zone agricole svantaggiate ha trascurato una serie di importanti aspetti dai quali non si può prescindere nella corretta classificazione dei comuni quali la grave carenza delle infrastrutture e servizi indispensabili per un efficiente sviluppo dell'imprenditorialità agricola e l'insularità della Regione Sardegna, che comporta grosse difficoltà sia nell'acquisizione di materie prime e di competenze professionali sia nel raggiungimento dei mercati di sbocco dei prodotti agroalimentari,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per sapere se intendano intervenire autorevolmente e tempestivamente presso il MIPA chiedendo una attenta e oculata rivalutazione dei criteri di classificazione, nella dovuta considerazione delle reali ragioni di svantaggio delle zone agricole sarde affinché i comuni della provincia di Sassari e della Sardegna vengano riconsiderati nella categoria ZAS (Zone Agricole Svantaggiate). (1175)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul riconoscimento di zona svantaggiata per tutto il nord-ovest della Sardegna.

Il sottoscritto, chiede di interrogare l'Assessore dell'agricoltura per sapere:

1) se non sia opportuno - visto l'andamento climatico sfavorevole e le annate di siccità che si susseguono da parecchi anni - il riconoscimento quale zona svantaggiata di tutto il nord-ovest della Sardegna, così come è stato chiesto in più occasioni delle associazioni di categoria, interpretando tutto il malessere delle genti della campagna le cui attività rischiano di sparire nell'indifferenza generale, perché solo tale riconoscimento può assumere un significato di grande rilevo con un impatto finanziario positivo per le imprese agricole;

2) quali azioni l'Assessorato abbia intrapreso contro la riclassificazione - elaborata dal Ministero delle Politiche agricole - delle zone agricole a suo tempo considerate "svantaggiate", che risulta fortemente penalizzante per tutta l'agricoltura sarda, principalmente per l'aumento del costo del lavoro e la lievitazione dei contributi previdenziali. (1176)

MOZIONE LORENZONI - MARTEDDU - GIAGU - LADU - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco - MANCHINU - BALIA - DETTORI Bruno - MARROCU - OBINO - SCHIRRU - DEMONTIS - VASSALLO - FOIS Paolo - BONESU - FRAU - LOCCI - CARLONI - BERTOLOTTI - FANTOLA - PITTALIS - GIORDO - OPPIA - GRANARA - CADONI - CASU - TUNIS Marco Fabrizio sulle necessarie e urgenti azioni da intraprendere a seguito della riclassificazione delle zone agricole svantaggiate elaborata dal Ministero delle Politiche Agricole in conformità a quanto previsto dall'articolo 2, del decreto legislativo 16 aprile 1996, n. 146.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che la proposta di riclassificazione delle zone agricole svantaggiate, elaborate dal gruppo di lavoro C.A.I.R.E. - MIPA ai sensi dell'art. 2 del decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, risulta fortemente penalizzante per l'agricoltura e l'economia della regione Sardegna vista la riduzione del numero dei comuni svantaggiati;

VISTO che tale ipotesi di riclassificazione, basata quasi esclusivamente su parametri fisico-ambientali e socio-economici non sempre correlati tra loro, rischia di distorcere le valutazioni sulle oggettive difficoltà socio-economiche strutturali di molte delle zone della nostra regione;

VISTA la mancata considerazione, nella proposta di riclassificazione, di molti elementi di svantaggio oggettivo quali, per esempio, la lontananza dai mercati, l'assenza o carenza di infrastrutture, la polverizzazione della SAU, gli aspetti climatici, ecc.;

VISTA la grande rilevanza negativa che tale provvedimento potrebbe avere in molte aziende agricole assuntrici di manodopera per la lievitazione del costo del lavoro, con il conseguente impatto negativo in termini occupazionali e sociali, e considerato il prevedibile aggravio dei costi di disoccupazione agricola a carico dello Stato;

VISTA, altresì, la grande rilevanza negativa che tale provvedimento potrebbe avere per le aziende agricole a causa della lievitazione dei costi dei contributi previdenziali dei lavoratori autonomi;

VISTA l'assenza di opportune considerazioni sulle conseguenze che la proposta causerebbe, non solo nei confronti degli imprenditori agricoli ma anche sulla totalità degli altri cittadini, per quanto riguarda l'attuale e non discussa agevolazione ai fini ICI che, legata all'attuale sistema di classificazione, verrebbe meno,

impegna la Giunta regionale

a far valere, sia in sede di Conferenza Stato Regioni che in sede tecnica presso il MIPA, le effettive ragioni di svantaggio delle zone agricole della Sardegna escluse dalla nuova riclassificazione, chiedendo la sospensione delle conclusioni del gruppo di lavoro C.A.I.R.E. - MIPA al fine di meglio approfondire l'intera tematica. (174)