Seduta n.464 del 11/11/2008
CDLXIV Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 11 novembre 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente GIAGU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 50.
CALLEDDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 29 ottobre 2008 (455), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Bruno e Meloni hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana dell'11 novembre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CALLEDDA, Segretario:
"Interrogazione Rassu - Petrini - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sull'autorizzazione per la raccolta dei funghi epigei spontanei per fini scientifici e didattici e per mostre micologiche". (1422)
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sul passaggio della sanità penitenziaria a carico del Servizio sanitario regionale". (1423)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di incrementare i finanziamenti destinati alla concessione di un contributo a fondo perduto per l'acquisto, la costruzione e il recupero della prima casa". (1424)
"Interrogazione Liori - Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul bando di partecipazione e conferimento dell'incarico di dirigente responsabile dell'Area nursing alla ASL n. 8". (1425)
"Interrogazione Sanna Matteo - Diana, con richiesta di risposta scritta, sul blocco della movimentazione dei bovini". (1426)
"Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sui danni causati dall'eccezionale ondata di maltempo in Gallura e sul ristoro dei danni da parte della Regione". (1427)
"Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sul procedimento avviato da parte della Commissione europea sulla legge regionale 11 marzo 1998, n. 9, in quanto ritenuta abusiva nella sulla fase applicativa". (1428)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanze pervenuta alla Presidenza.
CALLEDDA, Segretario:
"Interpellanza Pacifico - Porcu sul conferimento dell'incarico di dirigente responsabile dell'Area nursing da parte dell'ASL di Cagliari". (345/C-7)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CALLEDDA, Segretario:
"Mozione Vargiu - La Spisa - Capelli - Artizzu - Ladu - Atzeri - Farigu - Floris Mario - Cassano - Dedoni - Pisano - Amadu - Cappai - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Gallus - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanna Matteo - Sanjust sulla sostanziale interruzione dell'intervento di sostegno finanziario all'UNPLI e al sistema regionale delle pro loco, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (204)
"Mozione Uggias - Corda - Sanna Matteo - Lai Renato - Pileri sulla necessità di interventi urgenti a favore delle popolazioni colpite dall'evento meteorologico del 4 novembre 2008 in Gallura". (205)
"Mozione Cuccu Giuseppe - Agus - Frau - Orrù sulla necessità di interventi urgenti a favore delle popolazioni del Medio Campidano colpite dall'alluvione del 4 novembre 2008". (206)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato numero 11-204-290/A.
Bene colleghi, se stiamo al posto possiamo ricominciare il nostro lavoro, che era stato interrotto all'articolo 22. Abbiamo votato l'emendamento soppressivo totale numero 96, siamo all'emendamento soppressivo parziale numero 218, a pagina 151, per dar modo ai colleghi di recuperare la memoria.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, sull'articolo 22 sono già intervenuto altre volte, perché tratta della perequazione che è uno strumento, direi, particolarmente delicato… Chiedo scusa!
PRESIDENTE. Prego onorevole Uras!
URAS (R.C.). Presidente, lo dico anche perché possa ascoltare la Giunta, anche i colleghi. E' uno strumento particolarmente delicato. Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti, al testo originario che, in ragione del fatto che c'è un emendamento sostitutivo totale, rischiano di cadere, per cui siccome abbiamo - al di là della contrarietà di principio, che abbiamo espresso su alcune modalità, pensate per la compensazione e anche per la perequazione - noi abbiamo chiara l'idea che lo strumento, così come è scritto, non potrà funzionare, anzi determinerà un aggravio in capo gli enti locali. Per cui, invece, la perequazione nasce in senso contrario, cioè ai Comuni la perequazione serve per non venire svenati, sotto il profilo finanziario, dalle attività di esproprio e di vincolo di aree private da destinare ad uso pubblico, o in funzione dell'interesse pubblico.
Per cui, così come è scritto, rischia non solo di non cogliere questo, ma di cogliere esattamente il contrario, cioè di determinare in capo agli enti locali ragioni di difficoltà finanziaria.
Per questi motivi, proprio perché c'è un sostitutivo totale, io chiedo alla Giunta e ai colleghi, se è possibile prendersi un attimo di tempo, vedere se si può lavorare ad un emendamento di sintesi, se ciò non fosse possibile, ovviamente, noi sosterremo gli emendamenti possibili e quelli su cui non siamo d'accordo voteremo contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 218, che si propone di sopprimere la lettera c. del comma 3 dell'articolo 22, per dichiarare esattamente il voto contrario a questo emendamento ma anche la totale incomprensione di questa finalità di questo emendamento soppressivo, stante il fatto tra l'altro che lo stesso primo firmatario di questo emendamento qualche giorno fa ci ha messo davvero in crisi con questo weekend in questi giorni, ritenendo esattamente che le parole perequazione e compensazione fossero delle parole più riferibili al linguaggio della destra che non ha linguaggio della sinistra. Poiché invece, per quel poco che abbiamo potuto verificare in questi giorni, al di là del fatto che nasce come esperienza in una regione che è vero è la Lombardia, ma che il concetto è strettamente un concetto invece più riferibile alle politiche della sinistra nel senso che "perequare", "compensare", significa naturalmente andare verso un processo di uguaglianza, verso un concetto di equivalenza dei diritti, ecco, io non capisco esattamente perché si voglia sopprimere la lettera c. che è una delle lettere che davvero individua, all'interno dei piani attuativi, una delle finalità strategiche dei piani attuativi, cioè la riserva delle aree all'edilizia sociale, siccome noi in questa legge tra l'altro, tra le tante dimenticanze una delle grandi dimenticanze è quella riferita ad assicurare l'edilizia sociale le quote che le competono per legge. Io credo che invece la lettera c. sia una delle poche che restituisce un po' di giustizia a questa dimenticanza per questo che è assolutamente da votare contro questo emendamento che nella sua ingiustizia globale comunque invece contiene una grande verità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Noi non comprendiamo il motivo per cui con l'emendamento numero 18 si vuole sopprimere, nel terzo comma la lettera c., riteniamo che la considerazione all'interno dei piani attuativi, oltre che la ripartizione dei diritti edificatori, la ripartizione dei relativi oneri fra tutti i proprietari degli immobili interessati. Sia giusto che vi sia anche l'individuazione degli obblighi relativi alle eventuali quote obbligatorie di edilizia residenziale con finalità sociale. Si tratta, tra l'altro, di una disposizione, di una previsione che all'interno della strumentazione urbanistica deve necessariamente essere presente ed è logico che sia considerata anche nell'ambito di questo articolo che prevede la perequazione e compensazione urbanistica. Perciò votiamo contro l'emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Ero già iscritto anche se è intervenuto il Capogruppo.
Comunque, anch'io esprimo il voto contrario all'emendamento anche perché effettivamente la lettera c. contiene un elemento positivo, cioè quello di consentire una quota obbligatoria di edilizia residenziale con finalità sociale, che è una problematica che spesso si riscontra nella redazione dei piani urbanistici attuativi e spesso questa quota non viene considerata. Quindi dà sicuramente una spinta importante a quella che è l'edilizia economica sociale.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento 218.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo il voto elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritiro l'emendamento sostitutivo parziale che cancella la lettera c.
PRESIDENTE. Giusto per far fare un po' di ginnastica ai colleghi!
Passiamo all'emendamento sostitutivo parziale numero 212, degli onorevoli Uras, Davoli e Pisu. C'è il parere negativo della Commissione, del relatore e della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Vale più o meno lo stesso ragionamento che facevo prima, questi emendamenti avevano uno scopo che però… la perequazione ha bisogno di strumenti per funzionare. Noi ipotizziamo, negli emendamenti anche successivi, la costituzione di una Tesoreria; pensiamo, come in questo emendamento, a definire che cosa faccio il PUC rispetto alla funzione di perequazione e diciamo che è lo strumento configurativo della proprietà, cioè la proprietà va configurata in ragione dei riconoscimenti, anche dei diritti edificatori, e comunque in ragione dell'operatività dell'ente locale per la perequazione. Cioè ci sono tutta una serie di approfondimenti che io non colgo nella norma e che rischiano, a prescindere dalla valutazione di tipo culturale ed ideologico che ciascuno di noi dà, rischiano di non renderla funzionante, anzi, di renderla tragicamente inutile, inutile o dannosa, allora, ripeto, o questa cosa va pensata un pochino meglio oppure, io lo so già, si faranno circolari applicative, le circolari applicative saranno in mano a più funzionari, molti funzionari penseranno autonomamente sull'interpretazione da dare non alla legge ma ad ogni "codicillo" della circolare applicativa; ne esce fuori un manicomio! Così come è da sempre, purtroppo, anche per una pessima gestione burocratica di questa materia e, gli enti locali, i cittadini, anche le imprese, anche il cittadino imprenditore, vorrà dire che avranno tutta una serie di difficoltà viaggiano le porcherie poi anziché le cose ben fatte quando ovviamente c'è disordine.
Votiamo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). L'emendamento numero 212 presentato dai consiglieri Uras, Davoli e Pisu secondo me ha una grande buona intenzione perché a leggere bene la parte finale del comma 1 dell'articolo 22, si capisce quando si possa scrivere male esattamente un articolato. Se noi lo leggiamo testualmente dice questo: a tal fine il PUC individua le aree di destinazione edificatoria e attribuisce loro, attraverso l'approvazione di apposito Piano attuativo, una potenzialità edificatoria uguale nei diversi ambiti del territorio. Quindi, questo significa esattamente che a questo Piano attuativo, e non può essere usato al singolare il Piano attuativo, verrebbe affidata la funzione di individuare il sistema di perequazione; e questo la dice lunga, dice esattamente che non potrà mai funzionare perché io non potrò avere un unico Piano attuativo che individui naturalmente l'intero PUC, le aree ovviamente alle quali il PUC ha assegnato vocazione edificatoria. Allora, come è possibile compensare tra più piani attuativi? Cioè diventa letteralmente impossibile, occorrerebbe un unico Piano attuativo per un unico PUC, il che ovviamente ci impedisce di dare attuazione effettivamente, per come è scritto, ripeto, al comma 1 dell'articolo 22. Per questo noi voteremo esattamente contro l'emendamento numero 212 che non risolverebbe, comunque, il problema e ci dichiariamo totalmente insoddisfatti della dicitura del comma 1 dell'articolo 22 il cui proposito nobile, dell'emendamento numero 212, era comunque quello di riformularlo in maniera più attenta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Io voterò contro l'emendamento numero 22, perché con questo emendamento…
PRESIDENTE. Siamo all'emendamento numero 212.
SALIS (Gruppo Misto). Sì, al "212", chiedo scusa. Perché con questo emendamento si vanificano quelle che erano le positività che avevamo già individuato nell'ambito della perequazione. Perché, poi io non riesco a capire la frase con cui viene sostituito il PUC, quale strumento configurativo della proprietà, individua le aree suscettibili di trasformazione e attribuisce loro, a parità di stato di fatto e di diritto, potenzialità edificatorie eguali. Questo vuol dire tornare alle vecchie zonizzazioni dove assolutamente non c'erano potenzialità edificatorie uguali e, quindi, mi sembra una sostituzione che peggiora il comma che si vuole invece cancellare. Per cui io manifesto parere contrario contro il "212".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Presidente, per chiedere il voto elettronico palese. Grazie.
URAS (R.C.). Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. E' ritirato, grazie onorevole Uras.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 288, sostitutivo totale del "251", è un emendamento della Giunta regionale ed è sostitutivo totale dell'articolo.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente per confermare il mio voto di astensione sull'emendamento numero 288 con riferimento al fatto che, per quanto mi riguarda, ritengo che tutto quello che si è verificato nel dibattito, e che è dimostrato anche nell'affrontare questo articolo, dimostra che non c'è ancora, nel meccanismo perequativo, una sostanziale e compiuta sistematizzazione. Per cui, non essendo convinta dell'efficacia di questa procedura, dichiaro il mio voto di astensione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, per dichiarare… stiamo votando il "251" giusto?
PRESIDENTE. Stiamo votando l'emendamento numero 288, che è sostitutivo totale.
URAS (R.C.). Ah, sì, il "288". Per dichiarare il mio voto contrario e lo spiego. Non è una questione solo di principio, è anche di stesura, secondo me, inadeguata. Alcune delle osservazioni che faceva prima il collega Pisano andavano bene con una differenza che fa conclusioni sbagliate. Però, noi stiamo scrivendo una legge in Aula, e lo dico perché noi lo avevamo già detto, che invece avrebbe avuto bisogno di un approfondimento in Commissione, anche di natura tecnica. Per tutto vale il ragionamento che abbiamo fatto all'articolo 19 sullo sportello unico, dove in una parte si dice che non sono estendibili le istanze da presentare allo sportello, all'approvazione di strumenti urbanistici generali. Ora, siccome lo sportello è un ufficio del Comune, a cui i cittadini presentano le istanze di concessione edilizia, e gli strumenti urbanistici generali sono il Piano Urbanistico Comunale che viene fatto dal Comune, è chiaro che nessuno potrà andare a presentare istanze. Però ci sono formulazioni dentro queste disposizioni che non sono fatte per funzionare, sono fatte per non funzionare. E, ripeto, io mi sgolerò in tutta la seduta per richiamare l'attenzione al fatto che noi facciamo i legislatori, fra l'altro mi corre l'obbligo di ricordare anche a lei, Presidente, che lo facciamo in regime di statutaria e che la stessa statutaria è intervenuta a trattare la materia di come si iscrivono le leggi, cioè qual è la tecnica che viene applicata. Perché abbiamo notato, più volte, che purtroppo il risultato non corrisponde neppure alla volontà di coloro che lo votano, che è tutto dire. Io voterò contro.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, io voterò a favore di questo emendamento che fa sintesi di quelle che sono anche le osservazioni che sono pervenute in questa fase di dibattito e che, sicuramente, interpreta anche quella che è la volontà che questa legge vuole portare in porto. La perequazione è una caratteristica non di poco conto, credo che sia importante sottolineare un aspetto: attraverso la perequazione c'è un modo diverso di interpretare la programmazione e lo sviluppo dell'ambito urbano e delle realtà che, attraverso un piano urbanistico, possono essere modificate. Io non spendo parole per dire ciò che è stato già evidenziato, anche dal sottoscritto in precedenti interventi, per cui il mio voto favorevole nasce da queste valutazioni e della mia profonda convinzione che questo è un modo diverso di affrontare la pianificazione. Voglio soltanto evidenziare nel primo comma dell'emendamento numero 288, c'è una parola che, secondo il mio punto di vista, potrebbe portare a confusione, per cui ne chiedo, naturalmente sotto valutazione anche dei colleghi, se non sia il caso di toglierla. Dice: la perequazione urbanistica persegue l'equa distribuzione dei benefici e degli oneri derivanti dagli interventi di trasformazione degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio comunale, previsti nella pianificazione urbanistica che interessano l'esecuzione programmata e contestuale di interventi pubblici e privati. Ecco, la parola "contestuale" non vorrei che in qualche modo generasse confusione e magari provocasse il fermo di qualche iniziativa che nell'attuazione del piano che, se non c'è contestualità, potrebbe anche essere sospesa. Il contestuale tra pubblico e privato, la mia domanda è questa, vuol dire che non si può procedere nell'esecuzione, nell'attuazione di un piano se non ci sono le risorse economiche per realizzare opere di carattere pubblico? E' una domanda che pongo, se la parola contestuale significa questo la ritengo pericolosa, altrimenti chiedo che cosa significa, in maniera tale che dall'interpretazione anche qui che viene data dell'Aula ci possa essere, per chi andrà poi a leggere la legge ed attuarla, anche un aiuto. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Masia. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io annuncio il voto di astensione all'emendamento 288, riconoscendo che la riscrittura dell'articolo 22 così come indica l'emendamento 288, è sicuramente migliorativa rispetto all'articolo 22 come era stato scritto prima. Suggeriremmo, eventualmente, che è al comma 2, laddove appunto viene indicato il rimando ai Piani attuativi per la descrizione delle compensazioni e delle perequazioni, che ci fosse un'indicazione, ancora una volta, al plurale, perché altrimenti diverrebbe, a nostro giudizio, inattuabile. Quindi suggeriremmo, se fosse possibile, di scrivere che "la perequazione e la compensazione sono disciplinate sulla base degli appositi Piani attuativi riferiti alle eree oggetto delle perequazioni e delle compensazioni", perché altrimenti non ci sarebbe la possibilità della corrispondenza tra ciò che si intende fare.
URAS (R.C.). Adesso non è possibile modificare nulla: quello che c'è ci votiamo!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Per annunciare il voto di astensione e dire che, comunque, questo emendamento non mette a posto e non risolve tutte le problematiche legate alla perequazione e compensazione urbanistica, perché, con riferimento particolare al credito edificatorio, ad esempio, quello previsto nel comma 5, non c'è una specifica che lo possa individuare. E c'è una carenza anche nell'articolato, e quindi nell'articolo 22 anche così come emendato, in quanto manca l'individuazione di elementi di perequazione e compensazione per opere incongrue, per elementi di degrado e interventi di miglioramento della qualità urbana; quindi il premio volumetrico, il credito edificatorio, dovrebbe in qualche modo essere invece finalizzato a questo tipo di interventi, quindi mi sembra che ci sia comunque, anche nell'emendamento, una carenza sotto questo aspetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente. Il mio intervento è solo per precisare la questione che riguardava la parola "contestuale". La perequazione. Intanto noi rimandiamo ovviamente alla regolamentazione nel regolamento edilizio, e se continuiamo a dire "serve per le opere incongrue…", allora: siamo noi che gli diciamo cosa devono fare. Ora, il principio va sancito e poi la regolamentazione sta anche alla capacità di individuare, caso per caso, dove è applicabile, dove è opportuno applicarlo, facendo salvo il principio; e il principio è semplicemente quello di partire dalla considerazione che, quando si programma un Piano urbanistico comunale, normalmente si trovano delle aree dove ci sono dei benefici, perché si rendono edificabili, e parte di quelle stesse aree che invece devono essere soggette a cessioni, a standard, a cessioni di carattere pubblico che chiaramente gravano negativamente su altri proprietari; questo rende spesso inattuabile il Piano attuativo perché non si rende disponibile la convergenza dei proprietari. La contestualità è perché non esiste Piano attuativo che non debba riservare quote di servizi pubblici e di infrastrutture, per essere tale, e quindi la contestualità definisce questo elemento di correlazione: tu lottizzi quel territorio e contestualmente devi individuare le aree di cessione, in infrastrutture, o comunque anche aree più ampie destinate a servizi pubblici, che rendono ancora più complessa l'attuazione di questa perequazione. Fatta così, noi consentiamo davvero, non solo di risolvere il problema all'interno dei Piani attuativi, ma anche quello di disciplinare autonomamente - lo possono fare i Comuni - l'accorpamento di Piani attuativi o di comparti edificatori limitrofi, contigui, perché in un'unica soluzione possa essere espletata ancora meglio la funzione di ripartizione degli equilibri tra benefici e oneri. Questo è il principio della perequazione, tutto il resto è chiaramente qualcosa che va al di là e che rischia di diventare un elemento fuorviante per l'applicazione che noi vogliamo dare in questa legge, limitatamente a questa esigenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Confermo il voto di astensione su questo emendamento, uno dei pochi casi, forse l'unico in questa legge, in cui ci ritroviamo su una possibilità di modifica del sistema normativo che permetta una maggiore flessibilità, una possibilità cioè di, appunto, compensare - come si dice nella rubrica stessa dell'articolo - dei sacrifici in termini di capacità edificatoria, di vero e proprio diritto edificatorio (anche se c'è stata la correzione, ma si tratta di un vero e proprio diritto nel momento in cui i Piani urbanistici generali lo individuano) di poter compensare un sacrificio con la possibilità di interventi in altre zone, ovviamente preordinati dalla stessa procedura, dallo stesso sistema di pianificazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Per fare due considerazioni e poi proporre un paio di modifiche al testo. Io vorrei dire che questa legge la stiamo facendo, come diceva il collega Uras, in Aula, nel senso che così dovrebbe essere: se ci sono delle cose che devono essere modificate, si modificano in Aula: quale è la sede nella quale si dovrebbero modificare? Mi pare che sia questa, il Parlamento dei sardi. E mi pare che siano anche intempestive certe affermazioni, fatte per esempio dal presidente di Confindustria - il quale non si era accordato forse con il precedente presidente -, che dice "la legge è inadeguata". Noi abbiamo ricevuto un papiello così grosso dal precedente presidente, Biggio, e io posso dire che, se uno va a vedere le considerazioni che erano state fatte, diverse cose hanno trovato accoglimento all'interno di questa legge; per cui oggi che si dica "bisognerebbe rimandarla in Aula" mi sembra una cosa che, dopo che è stata tacitata in Commissione la Confindustria che ci aveva proposto di estrapolare alcuni articoli che sono passati poi, come quella leggina "salvacantieri", mi sembra che sia una cosa certamente non accettabile e non accoglibile.
Io, Presidente, al comma 4 dell'articolo 22, quando si dice, alla terza riga, "recuperare adeguata capacità edificatoria", propongo che "adeguata" venga sostituita con "pari capacità edificatoria", in modo che non ci siano equivoci e che sia chiara l'interpretazione di ciò che si vuole rappresentare con la legge. Mi pare anche che al comma 5 ci sia la necessità di un piccolo chiarimento perché, quando si dice "per crediti edificatori si intende una quantità di potenzialità…", questo "potenzialità" secondo me va cassato perché è ovvio che diventa… che è una potenzialità che gli viene assegnata dal Piano attuativo nel momento in cui il Piano attuativo determina quanto è la potenzialità. Vorrei anche dire che, andando avanti, "quantità volumetrica riconosciuta a seguito della compensazione urbanistica", sempre al punto 5, io direi che questo "a seguito" sta per "in virtù della compensazione urbanistica", quindi non so se sia il caso di lasciare "a seguito" oppure di correggerlo con "in virtù", perché questo è il significato.
E volevo chiudere, Presidente, dicendo che non si tratta di compromessi che si stanno cercando in Aula ma semplicemente di dare al testo le migliorie affinché ne esca fuori la legge migliore possibile, insomma. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Sì grazie, Presidente, ma, onorevole Pirisi, che la legge la si faccia in Aula, speriamo, poi lo si vedrà negli articoli più importanti che devono ancora arrivare e vediamo quale sarà il comportamento della maggioranza.
Detto questo su questo articolo, beh io penso che il voto di astensione sia d'obbligo, anche perché è un articolo, l'onorevole Pirisi… no La Spisa diceva che era uno dei pochi articoli su cui si poteva essere d'accordo, beh io dico che ha ragione. Però questo, come diceva anche l'Assessore, per davvero dà la possibilità in fase di pianificazione e in fase di approvazione del piano attuativo di mettere a confronto i cittadini e la pubblica amministrazione nel trovare un accordo preventivo rispetto a quello che dovrà succedere dopo l'approvazione. Per cui, mio avviso, trovare la serenità che in questi casi realmente manca, specialmente quando si tratta di intervenire su terreni privati, dove vengono presi in considerazione dall'amministrazione pubblica per fare interventi di pubblico interesse, generalmente c'è da parte il privato una posizione restia, invece in un accordo del genere io penso che il privato sia molto più motivato a venire incontro alle esigenze di interesse generale. Sulla frase o sulla parola che diceva l'onorevole Pirisi, da adeguata portarla a "pari" in percentuale di edificazione, beh io insomma non son d'accordo, nel senso che al cittadino si potrebbe chiedere di mettere a disposizione un terreno in prossimità di un'area importante e sensibile, quale quella vicino al mare, per poter spostare quell'intervento su un terreno che è distante magari anche 20 chilometri. Ovviamente dal punto di vista commerciale il proprietario perde valore aggiunto sull'intervento. Per cui insomma a mio avviso, venirgli incontro dando a lui la possibilità di fare lo stesso intervento e forse di premiarlo, non è secondo me trascurabile ma, detto questo, sull'emendamento l'astensione è dovuta da parte mia e da parte del Gruppo che rappresento in questo momento. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Murgioni, stiamo votando l'emendamento 288. Alcune questioni...
Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Per chiedere il voto elettronico palese, grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Lei ha detto che si sta votando l'emendamento, siccome il relatore ha fatto alcune proposte di modifica, non vorrei che passassero inosservate...
PRESIDENTE. No io stavo riassumendo alcune delle questioni che sono state...
LA SPISA (F.I.). Perché dire pari o dire adeguate è molto ma molto diverso, non stiamo parlando di una miglior comprensione del testo, dire pari, come propone il relatore, significa ridurre notevolmente la portata di questo emendamento e della possibilità di compensazione. Per cui l'Aula deve essere conscia di quel che vota. Noi non siamo favorevoli a questa interpretazione restrittiva.
PRESIDENTE. Va bene, va bene, insomma, l'emendamento orale mi sembra che abbia difficoltà ad essere accolto almeno relativamente a questo. Invece credo che alcune questioni possano essere riportate ad una rete migliore comprensione del testo e quindi anche gestite in sede di coordinamento conclusivo. Tale può essere la questione sollevata dall'onorevole Pisano là dove propone l'utilizzo del plurale quando parla degli appositi piani attuativi e allo stesso modo credo che possiamo intendere come una correzione del Testo per una sua migliore comprensione le questioni sollevate dal relatore al comma 5, quando propone l'eliminazione di potenzialità perché è sufficiente è sufficientemente comprensibile quando parliamo di quantità volumetrica, riconosciuta in virtù anziché a seguito, anche questo mi sembra che serva per una migliore chiarificazione del testo senza alterarne il significato. Colleghi, io ho degli iscritti a parlare ancora, non so bene per che cosa, insomma. Siamo in dichiarazione di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GESSA (P.D.). Suggerire come... equivalente valore edificatorio anziché pari capacità edificatoria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Onestamente, Presidente, rispetto all'emendamento proposto sulla pari capacità edificatoria, era esattamente una richiesta che avevo richiesto di accogliere da parte della maggioranza. Perché serviva a creare una condizione di recupero della capacità edificatoria eventualmente perduta e non esporla alla minaccia che potesse essere compensata con una capacità inferiore. Per cui io sono a favore di questa correzione, e ringrazio anche chi l'ha proposta, perché è l'accoglimento di una richiesta a suo tempo avanzata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi, relatore. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente, per dire che in quest'Aula appunto, erano arrivate delle sollecitazioni per chiarire che quel adeguato significava pari, nel senso che poi l'emendamento, l'onorevole La Spisa poi siccome l'avete però siete voi due che l'avete detto, pari sta a specificare in maniera più dettagliata che comunque non può essere esposta all'interpretazione arbitraria di chicchessia, ma quanto meno deve essere garantita... poi se l'appetibilità del terreno da una parte o dall'altra, voglio dire si vedrà questo aspetto qua. Ma sembrava quasi che la proposta andasse nella direzione opposta e quanto stavate dicendo, non è così, assolutamente non è così. Comunque, Presidente, io l'ho fatto semplicemente perché dall'Aula erano venute sollecitazioni in tal senso e guardando anche quello che è stato fatto in diverse Regioni, molte dicono hanno utilizzato l'adeguata, però in altre Regioni è stato utilizzato il pari, quindi non c'è per quanto mi riguarda nessun problema o, in un senso o nell'altro.
PRESIDENTE. Colleghi, c'è molta animazione in Aula, forse è il caso che ci fermiamo che ci sediamo un attimino, che siamo a posto, perché è difficile adesso ascoltare ciò che dice l'Assessore mentre ci sono tre o quattro capannelli organizzati. Onorevole Capelli, onorevole Maninchedda, vi chiedo scusa.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Io capisco le perplessità sul termine adeguata, però bisogna essere precisi e dire di che cosa si tratta...
CUGINI (Sinistra Autonomista). Presidente, non si sente, qui non si sente.
PRESIDENTE. Se stiamo zitti si sente, onorevole Cugini, lei ha ragione, possiamo accomodarci, onorevole Orrù, insomma proviamo, altrimenti è difficile comprendersi ecco, magari stiamo dicendo le stesse cose ma...
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Allora il testo del comma 4 parla di due fondamentali fattispecie entro le quali si applica la compensazione e sono: 1 vincolo preordinato all'esproprio e dichiarazione di notevole interesse pubblico, entrambe fattispecie che devono essere trattate secondo le norme, no, obbligatorie per le amministrazioni pubbliche. Quindi l'indennità di esproprio è fondamentalmente il punto di riferimento del valore. Ma parlare di "pari" significherebbe operare la compensazione su aree caratterizzate urbanisticamente in egual modo, mentre io potrei creare un credito che sposta un valore di esproprio, di indennizzo, cosa che è ulteriormente precisata al comma 7, dove dice che la convenzione può addirittura trasformare "il credito in pari" in equivalente "indennità di esproprio", quindi monetizzarlo quando non è possibile operativamente fare la compensazione. Quindi, si tratta di un importo che è adeguato perché vuol tener conto di questa ipotesi, che nella compensazione giochino aree fra loro non omogenee, per cui non si va in deroga o in liberalità, perché il punto di riferimento è il valore di esproprio, perché si trovano all'interno di due fattispecie sulle quali l'amministrazione pubblica ha già norme preordinate a come deve valutare quelle aree. Quindi mi sembra che il problema, anche con questa precisazione, il termine "adeguato" va inteso esclusivamente in questa logica, che accoglie ovviamente le preoccupazioni, ma ovviamente creeranno anche preoccupazioni nostre, ma che non vogliono andare al di là di questo significato.
MASIA (Gruppo Misto). Presidente?
PRESIDENTE. Va bene, colleghi. Onorevole Masia, è già intervenuto.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). E' solo perché avevo posto una domanda alla quale mi pare non sia stata data risposta, la parola "contestuale" nel primo comma che ritenevo…
PRESIDENTE. E' intervenuto l'Assessore, forse lei non ha colto… Grazie, onorevole Masia. Va bene, colleghi, ci sono state delle obiezioni sulla sostituzione della parola "adeguata" con la parola "pari", l'Assessore ha un po' cercato di spiegare quali motivi rendono più efficace la formulazione attuale rispetto all'introduzione della parità, che è un concetto forte certamente, ma forse non adattabile al caso di valori che possono essere differenti a seconda delle aree di cui si tratta. Quindi, io metterei in votazione questo emendamento con l'eliminazione, al comma 5, di "potenzialità", e quindi il periodo si legge: "si intende una quantità volumetrica riconosciuta in virtù delle compensazioni urbanistiche". Con quest'addizione e con le cose che ho detto relativamente alle correzioni formali che faremo in sede di coordinamento del testo metto in votazione l'emendamento numero 288. E' stata richiesta la votazione elettronica palese dall'onorevole Cassano sostenuta da? Bene, bene.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 288.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Atzeri ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Manca - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Davoli - Floris Mario - Pisu - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Artizzu - Atzeri - Caligaris - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - La Spisa - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 70
votanti 41
astenuti 29
maggioranza 21
favorevoli 37
contrari 4
(Il Consiglio approva).
Gli emendamenti numero 211, 152, 219, 220 e 221 sono decaduti. C'è l'emendamento numero 164, che è un emendamento aggiuntivo dell'onorevole Farigu, che riguarda sempre la verifica delle condizioni del PAI. Era un emendamento che ricorre ed è stato ritirato.
Rimane l'emendamento numero 289, che è sostitutivo totale del numero 11, è un emendamento della Giunta regionale che si riferisce al piano di edilizia sociale ed economico-popolare.
Non ho iscritti a parlare. L'onorevole Uras, anzi. Emendamento numero 289.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). L'emendamento numero 289, Presidente?
PRESIDENTE. Sì, onorevole Uras, è un emendamento sostitutivo totale…
URAS (R.C.). Che è un sostitutivo totale che tratta più o meno la stessa materia dell'emendamento numero 11, mi pare?
PRESIDENTE. Sì, è il sostitutivo totale dell'emendamento numero 11.
URAS (R.C.). Su questo emendamento noi voteremo a favore, perché dovrebbe, dico dovrebbe perché gli strumenti di cui abbiamo discusso prima sarebbero gli strumenti più efficaci se fossero stati scritti bene. Lo dico anche al relatore, che è vero che in Aula si approva la legge, e qualche volta è necessario anche in qualche parte, in ragione del dibattito, procedere a una sua revisione, in alcune parti, in ragione del dibattito, integrare il testo, però non è possibile che su un articolo su cui io ho detto: "Fermiamoci un attimo, perché forse non è scritto bene", tutti quanti quelli che intervengono a favore dettano correzioni. Io ne ho sentito sette o otto, per cui, alla fine, ne ha fatto il relatore, ne ha fatto il professor Gessa, ne ha fatto il collega Masia, ne ha fatto il collega Pisano, cioè tutti correggono, anche l'Assessore, per raccogliere, recepire, tutti correggono. Allora vuol dire che non era scritto bene, e allora vuol dire che non c'è stata la riflessione adeguata. Noi voteremo a favore nonostante, purtroppo, qui va bene che si preservino le aree per, però quelle aree andranno espropriate, e siccome funziona lo strumento della perequazione che abbiamo votato prima noi siamo decisamente poco ottimisti sul risultato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi, relatore. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore. Sì, Presidente, per fare - adesso si arrabbierà l'onorevole Uras - un'ulteriore correzione, Presidente, nel titolo. Non si tratta di un piano, cioè quest'articolo bis è più corretto che noi lo chiamiamo di edilizia sociale e residenziale pubblica, in qualche misura c'è l'emendamento, tra l'altro, l'emendamento numero 11, che era stato presentato come primo firmatario dall'onorevole Pisano, e abbiamo detto che quindi è sostitutivo di quell'emendamento, ma abbiamo detto che si colgono anche degli aspetti dell'emendamento stesso, tant'è che proponiamo che il comma 2 diventi il comma 5 di questo emendamento, se sono d'accordo i proponenti, cioè che diventi il comma quinto, quindi mi pare più appropriato che questo sia il titolo, cioè "edilizia sociale e residenziale pubblica", e che il comma secondo dell'emendamento numero 11 diventi il comma quinto di questo emendamento.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Pirisi.
PIRISI (P.D.). Sì, prego.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 11 verrebbe sostituito totalmente.
PIRISI (P.D.). Esatto, sì.
PRESIDENTE. Quindi stiamo parlando dell'emendamento numero 289. Quindi lei propone che il comma 2 dell'emendamento numero 289 diventi?
PIRISI (P.D.). No, che lo sostituisca totalmente, però, io non so se sotto il profilo tecnico, era la proposta di un emendamento di sintesi tra l'emendamento numero 11 e l'emendamento numero 289, e la proposta è che il comma secondo dell'emendamento numero 11 diventi quinto comma dell'emendamento numero 289.
PRESIDENTE. Va bene.
PIRISI (P.D.). Va bene?
PRESIDENTE. Quindi, lo sostituisce parzialmente, nel senso che assume il comma 2 dell'emendamento numero 11, che diventa il comma 5 dell'emendamento numero 289.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Grazie, signor Presidente. Noi, con l'emendamento numero 11 e con la modifica all'emendamento della Giunta, raggiungiamo l'obiettivo, quindi, chi più di noi può essere soddisfatto, almeno in questo momento. Per dire, quindi, che condividiamo appieno ciò che la Giunta vuole fare, mi auguro che lo stesso Consiglio regionale tutto condivida questo messaggio, perché noi riteniamo che i nostri comuni abbiano sempre più bisogno di aree da destinare all'edilizia economica e popolare; abbiamo il problema delle case, delle abitazioni, quindi è giusto dare ad essi una risposta, e questa è l'occasione per dimostrare sensibilità e attenzione per queste problematiche.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cassano. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento numero 289 che è l'emendamento all'emendamento numero 11, e riteniamo che la riscrittura dell'emendamento numero 289 colga, in gran parte, quelle che erano le finalità scritte nell'emendamento numero 11. Ovviamente ci lasciano perplessi alcune indicazioni, ad esempio l'aver limitato ai comuni al disopra di 3000 abitanti questa indicazione; noi riteniamo che sia limitativo. La realtà dei comuni della Sardegna è tale, che se noi indichiamo al di sopra di 3000 abitanti, stiamo ponendo esattamente soltanto un 10 per cento dei comuni sardi nelle condizioni di poter fruire, domani, dell'utilità di questo articolo; finché siamo in tempo, togliamo assolutamente l'indicazione del limite di 3000 abitanti. Io posso portare, ma ognuno di voi sicuramente lo può fare quanto lo posso fare io, esperienze utilissime di edilizia sociale che si sono fatte nei piccoli comuni, in comuni al di sotto di 3000 abitanti, e che hanno dato adeguate risposte, ovviamente, a quelle che sono le esigenze abitative non solo di quel comune, ma, assai spesso, anche di comuni vicini, che magari avevano delle condizioni diverse e quindi non tali da poter soddisfare, attraverso la fruizione di aree per edilizia economica-popolare, in funzione della "167", come prima era dettato, queste problematiche. Per questo voteremo a favore, ma chiediamo che venga cassato questo limite di 3000 abitanti.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Io sarei tentato di astenermi su questo articolo, perché è un articolo comunque importante che riguarda il Piano di edilizia sociale economica-popolare, però sinceramente non apprezzo il metodo con il quale un articolo, su un argomento così importante e delicato, arriva in Aula, senza avere neppure il tempo di valutare se 3000 abitanti siano la misura giusta, se il 10 per cento delle dotazioni sia... ecco, quantomeno sarebbe stata necessaria un'intesa su un argomento che è così importante, quindi non possiamo sostenere, ovviamente, questo emendamento, a meno che non lo si sospenda, lo si discuta e si possa trovare una sintesi che sia una sintesi che deriva dal Consiglio, non da una semplice accettazione, perché tratta un tema comunque importante per la comunità.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Intervengo sull'emendamento numero 289 e sulle considerazioni fatte dal collega Pisano perché le stesse domande me le sono poste anch'io, ma una risposta, ed è una risposta che, a questo punto, considero valida, è il fatto che i piccoli comuni, di cui dobbiamo evitare lo spopolamento e non l'eccesso di immigrazione... cosa sta succedendo nei piccoli comuni? Che, purtroppo, le aree interne, le abitazioni dei centri storici dei comuni, si trovano in una fase assoluta di svuotamento, di spopolamento, per cui, porsi il problema delle aree ad alta tensione abitativa e i problemi della necessità di recuperare i centri storici, per i comuni al di sotto dei 3000 abitanti è sicuramente diverso dei problemi che abbiamo nella richiesta di edilizia residenziale nelle aree urbane e nelle città più grandi. Per cui io penso, onorevole Pisanu, che per evitare il rischio che lei poneva nell'intervento, e per agevolare l'integrazione tra entrambe le esigenze, cioè evitare lo spopolamento dei piccoli centri e lo svuotamento dei centri storici dei piccoli centri, e contemporaneamente agevolare la realizzazione di interventi di edilizia sociale, che possono essere fatti anche all'interno dei centri storici, vorrei ricordare che noi, questa Giunta e questo Consiglio, abbiamo approvato forti investimenti anche a sostegno di attività quali: il sostegno degli affitti, il recupero dei centri storici, i contributi a fondo perduto per il recupero delle case disabitate dei centri storici; questi sono interventi che non presuppongono utilizzo di territorio a dismisura, cioè che non presuppongono interventi su nuove aree per interventi edificatori che comportano dei costi per i comuni, di manutenzioni e quant'altro. A me sembra cioè che, dopo un iniziale difficoltà nell'accettare questa limitazione prevista al comma 1, la soluzione trovata possa invece essere equilibrata, salvo poi le verifiche per contemperare le due esigenze che, altrimenti, sarebbero contrastanti.
PRESIDENTE. Quindi lei vota a favore?... onorevole Salis, siccome sono dichiarazioni di voto...
SALIS (Gruppo Misto). Mi scusi, Presidente, mi sono dimenticato di dirlo, pensavo di averlo detto all'inizio e non l'ho detto. Voto a favore. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie. Presidente, io voterò contro questo articolo, a meno che la Presidenza non possa accogliere questa mia proposta, cioè nel dividere i vari commi dell'articolo 22 dell'emendamento numero 289. Al comma 2, si ha una dicitura che, onestamente, forse per la fretta, forse perché si ha necessità comunque di completare la legge nel più breve tempo possibile, ma se leggiamo attentamente il comma 2 dell'articolo 22 che si sta proponendo con l'emendamento numero 289, io mi metterei un attimo nei panni dei tecnici comunali, o di chi deve fare questo genere di valutazioni, e penserei come fa un tecnico comunale a fare una valutazione su un terreno che, volontariamente, viene ceduto dal proprietario, e trasformare la valutazione di quel terreno in volumetria massima del 30 per cento; un lavoro assurdo, un lavoro immenso e impossibile da realizzare, non è una scemenza, fidatevi che non è una scemenza. Allora, o lo riformuliamo in un modo un attimino più corretto e più semplice... perché noi non possiamo ragionare sempre come dei legislatori che interpretano e vogliono mandare un segnale quando poi, invece, per chi lo deve leggere, per chi lo deve realmente interpretare, alla fine diventa di difficile comprensione. Io riscriverei questo comma in modo molto più semplice e molto più facile, nel momento in cui non è determinabile attraverso la valutazione ma, bensì, la volumetria che sarebbe realizzabile in quell'area, viene trasferita per un massimo del, stabilite il 30 per cento, il 40 per cento, viene trasferita in un'altra proprietà dello stesso proprietario che deve realizzare e che può realizzare; è molto semplice, è facilissimo. In questo modo...
PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, stiamo parlando di trasformazione di un valore economico in valore volumetrico, non di trasferimento...
CHERCHI OSCAR (F.I.). Esatto, esatto, Presidente, è questo proprio il problema.
PRESIDENTE. …di volumetrie. Sono le operazioni che si fanno normalmente, quindi…
CHERCHI OSCAR (F.I.). E, appunto, ma non è proprio così perché poi diventa un problema la valutazione perché la valutazione è legata all'esproprio, Presidente, quindi siccome le valutazioni lei sa meglio di me che poi sono ricorribili nel tempo per il reale valore di mercato di quel terreno, sa perfettamente che poi diventa praticamente impossibile gestire, quando sarebbe molto più facile completarla in questo modo.
Questa è la nostra proposta, poi, per carità, quest'Assemblea può tranquillamente continuare a votare la legge nel modo in cui voi meglio preferite e meglio interpretate. Ci mancherebbe altro! Questa è una mia proposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Sì, le considerazioni del collega Oscar Cherchi e quelle precedenti del collega Pileri pongono in evidenza un deficit che porta con sé questo emendamento. Cosa significa che "i piani urbanistici dei comuni con popolazione superiore ai 3000 abitanti devono prevedere dotazioni territoriali da destinarsi all'edilizia sociale e residenziale pubblica"? "Devono", non "possono", che sarebbe stato già qualcosa di accettabile, ma questo "devono" crea, a nostro avviso, e non solo il verbo ma per come è congegnato, un'inammissibile situazione che non si comprende perché non muovere dal testo che i colleghi Riformatori hanno proposto. I colleghi Riformatori nel loro emendamento, il numero 11, che noi avremmo sostenuto, non l'emendamento numero 289 sostitutivo dell'11, si dice maniera chiara: "i comuni della Sardegna" intanto "ad alta tensione abitativa", non i comuni di 3000 abitanti, dove sappiamo che il fenomeno dello spopolamento ha già generato una sorta di cimitero di abitazioni, di edifici chiusi, che se mai quelli sarebbero da recuperare in quei comuni, e quindi l'emendamento dei colleghi Riformatori, invece, pone bene in evidenza che ci stiamo riferendo ai comuni ad alta tensione abitativa, "nonché i comuni che documentino particolari esigenze abitative", allora in questo caso "possono reperire". Allora, ecco perché senza spiegarci quale sia stata la premessa o il criterio utilizzato, mi pare davvero che forse non si sta rendendo un buon servizio e sono queste le ragioni per le quali noi, essendo all'oscuro sui benefici che ne potrebbero derivare, preferiamo votare contro quest'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Sì, brevissimamente. Onorevole Pittalis, c'è un punto di differenziazione fra l'emendamento numero 11 e l'emendamento numero 289, che è riferito a una scelta precisa, cioè la maggioranza intende aprire una stagione di politiche determinate alla risposta al fabbisogno abitativo di carattere pubblico e sociale individuando nei comuni al di sopra dei 3000 abitanti per il semplice fatto che i comuni sotto i 3000 abitanti sostanzialmente sono più esposti a un utilizzo di questa norma in termini di espansione ulteriore delle loro strumentazioni urbanistiche, in ragione anche del fatto che in quei comuni c'è molto patrimonio da recuperare, e questo è giustificato anche dalle ultime disposizioni che questo Consiglio ha deliberato nelle scorse finanziarie per destinare qualche decina di milioni di euro per il recupero a fini abitativi e residenziali pubblici all'interno dei centri storici dei comuni della Sardegna, molte risorse, appunto, noi vogliamo costituire un sostanziale standard urbanistico, cioè una dotazione urbanistica obbligatoria perché chi ha una consistenza abitativa significativa abbia le aree per poter fare le politiche abitative.
Questo è un dibattito aperto in tutta Italia, c'è una larghissima parte dell'opinione pubblica specializzata che è favorevole a introdurre in via obbligatoria lo standard urbanistico a favore delle politiche abitative pubbliche, noi qui facciamo una scelta, si può condividere o si può non condividere, riteniamo che si può iniziare ragionevolmente con i comuni sopra i 3000 abitanti come fatto obbligatorio, ma la formulazione di questo emendamento spiega che non è affatto proibito ai comuni sotto i 3000 abitanti fare la stessa scelta senza che ci sia una norma che glielo impedisca, possono sempre farlo e, chiaramente nell'ambito dei piani urbanistici, saranno ben accolti laddove i PUC giustificheranno anche questa scelta autonoma da parte dei singoli comuni. Questo costituisce, invece, un obbligo per i comuni sopra i 3000 abitanti. Si apre una fase nuova, si può considerarla prematura, non adeguata, ma noi riteniamo, invece, sia un messaggio importante perché in questi ultimi anni anche l'andamento del mercato della casa ha avuto delle manipolazioni che, se ci fosse stata una politica abitativa pubblica di tipo diverso, avrebbe avuto un esito completamente differente.
PRESIDENTE. Grazie. Siamo in sede di votazione dell'emendamento numero 289. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Devo chiedere il voto elettronico palese, Presidente.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Cassano?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Va bene, colleghi, stiamo votando l'emendamento numero 289, nel testo proposto con una modifica del titolo, che diventa "edilizia sociale e residenziale pubblica", e con il trasporto del comma 2 dell'emendamento numero 11 che diventa comma 5 dell'emendamento numero 289.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 289.
(Segue la votazione)
Prego i segretari, uno di maggioranza e uno di opposizione, di stare qui al banco della Presidenza perché siamo in sede di votazione, quindi è più comodo per tutti se ci assistono. Poi fra di loro possono anche organizzare una turnazione che renda più agevole questo faticosissimo lavoro.
Prendo atto che il consigliere Sabatini ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Atzeri - Balia - Biancu - Cachia - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Dedoni - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Farigu - Ladu - Liori - Lombardo - Petrini - Pileri - Randazzo Alberto - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 58
votanti 57
astenuti 1
maggioranza 29
favorevoli 44
contrari 13
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 23. All'articolo 23 sono stati presentati l'emendamento aggiuntivo numero 222, che però è decaduto, e l'emendamento soppressivo totale numero 97.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 23 e dei relativi emendamenti:
Art. 23
Compensazione urbanistica territoriale
1. I comuni che provvedono congiuntamente alla pianificazione in forma sovracomunale possono utilizzare la tecnica della compensazione urbanistica territoriale per realizzare lo scambio di diritti edificatori contro equivalenti valori di natura urbanistica o economica.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai
Articolo 23
L'art. 23 è soppresso. (97)
Emendamento aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu
Articolo 23
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
"1 bis. "Per rendere efficace la Compensazione urbanistica territoriale i Comuni devono procedere con analoga forma associativa ad istituire la Commissione e la Tesoreria perequativa di cui al punto 5 precedente." (222).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Brevemente, Presidente, per dire che ovviamente l'emendamento che è decaduto aveva una funzione; la funzione era - mi si permetta il bisticcio di parole - quella di far funzionare lo strumento che si propone, il risultato sarà un altro, funzionerà forse, sicuramente funzionerà peggio, per cui così come abbiamo fatto per la perequazione, anche sull'articolo della compensazione urbanistica noi voteremo contro.
E' una di quelle parti della legge che avremmo voluto approfondire, non siamo riusciti a fare, così come quella attinente al silenzio assenso, sostanzialmente questi sono punti dirimenti, su altre cose abbiamo trovato l'accordo a conclusione del dibattito, della discussione e delle votazioni valuteremo come procedere rispetto all'intero articolato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Conforme.
(E' approvato)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIAGU
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 24. All'articolo 24 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo totale numero 98, aggiuntivi numero 12, 13 e 224.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 24 e dei relativi emendamenti:
Capo IV
Pianificazione territoriale provinciale
Art. 24
Piano di coordinamento provinciale
1. La provincia, ferme restando le competenze dei comuni e in attuazione della legislazione e degli atti di programmazione regionale, predispone ed adotta il Piano di coordinamento provincialequale atto di programmazione socio-economica provinciale. Esso,nell'ambito delle funzioni attribuite alle province dall'articolo 5 della legge regionale n. 9 del 2006:
a) definisce ed individua gli indirizzi e gli obiettivi generali di assetto del territorio relativi o all'intera provincia o ad ambiti sovracomunali suscettibili di organica e coordinata considerazione. A tal fine il Piano può prevedere, in aggiunta alle previsioni di cui alla legge regionale n. 12 del 2005 e sulla base di specifici trasferimenti da parte della Regione, ulteriori modalità d'incentivazione delle forme di cooperazione nella pianificazione tra comuni ricadenti in ambiti caratterizzati da elevata contiguità insediativa ovvero ricadenti in ambiti suscettibili di omogenea pianificazione e di organizzazione unitaria dei servizi pubblici, secondo le modalità di cui all'articolo 20;
b) contiene misure di coordinamento delle iniziative comunali finalizzate alla localizzazione dei nuovi insediamenti industriali, artigianali e turistico-ricettivi;
c) contiene misure di coordinamento della programmazione urbanistica commerciale comunale.
2. Il Piano di coordinamento provinciale è formato:
a) da una relazione che, esposti gli esiti delle analisi e delle verifiche territoriali necessarie per la valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale, stabilisca gli indirizzi per il coordinamento provinciale e, in particolare, individui gli ambiti territoriali destinatari delle misure e degli interventi di cui al comma 1, lettera a);
b) dagli elaborati grafici che rappresentano le indicazioni progettuali e i documenti comprovanti la VAS di cui all'articolo 8;
c) dalle norme contenenti i criteri di attribuzione delle misure di incentivazione e le misure di coordinamento e indirizzo;
d) da una banca dati alfanumerica e vettoriale contenente il quadro conoscitivo e le relative informazioni, redatta secondo le specifiche dettate dal SITR.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Articolo 24
L'art. 24 è soppresso. (98)
Emendamento aggiuntivo Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.
Articolo 24
Dopo la lettera a) del comma 1 dell'articolo 24, sono inserite le seguenti lettere:
a bis) raccorda e verifica la coerenza dei piani settoriali di livello provinciale;
a ter) individua, anche in attuazione della programmazione regionale, le ipotesi di sviluppo dell'area provinciale, prospettando le conseguenti linee di assetto e di utilizzazione del territorio;
a quater) stabilisce le procedure e gli strumenti di coordinamento tra la pianificazione comunale e sovracomunale e la pianificazione provinciale;
a quinquies) definisce i criteri per la localizzazione ed il dimensionamento di strutture e di servizi di interesse provinciale e sovracomunale;
a sexies) censisce le risorse territoriali ed ambientali, e propone i criteri e le soglie del loro uso; (12)
Emendamento aggiuntivo Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.
Articolo 24
Nella lettera a) del comma 2 dell'articolo 24, dopo le parole "per il coordinamento provinciale" sono inserite le seguenti parole;
"gli obiettivi, le motivazioni ed i criteri posti a base delle scelte di cui al comma 1 lett. da a) a i)". (13)
Emendamento aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 24
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente; "Ai sensi dell'articolo 7 della presente legge, la Provincia può predisporre appositi Accordi strategici territoriali con cui i soggetti sottoscrittori delineano lo scenario generale su cui si impegnano ad innestare i futuri programmi di sviluppo del territorio.". (224).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti. Nessuno chiede di intervenire.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Negativo sull'emendamento numero 98. Per l'emendamento numero 12 si chiede il ritiro perché è stato sostanzialmente, praticamente, accolto parzialmente e comunque è inadeguato e un po' datato questo emendamento, è anacronistico. Negativo per l'emendamento numero 13 e si invita al ritiro perché non si capisce, tra l'altro sono indicate delle lettere che non trovano corrispondenza nel testo, quindi si invita al ritiro. Per l'emendamento numero 224 si invita al ritiro o negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Conforme.
PRESIDENTE. Emendamento numero 98.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, sull'articolo 24 noi abbiamo presentato un emendamento che ha l'obiettivo di qualificare l'intervento di pianificazione e di coordinamento provinciale, ma la cosa che ci interessa di più rispetto a questo è intervenire sulla discussione un pochino più generale sui Piani di coordinamento che sono una delle carenze che si trova in questa legge.
Io non solleverò grandi questioni sull'articolo 24, voteremo a favore, a prescindere dall'emendamento che abbiamo presentato, ma voglio porre il problema dei Piani di coordinamento, dei Piani di coordinamento territoriale che devono svolgere una funzione specifica. Siccome questa partita si collega strettamente ai Piani di utilizzo dei litorali, cioè si collega strettamente ai Piani di coordinamento, si collegano strettamente alla gestione di partite, di situazioni territoriali omogenee che attraversano, interessano amministrazioni locali diverse e i litorali sono questo, i litorali sono questo! Quando parliamo del Poetto e pensiamo di fare... io sono addirittura propenso a ragionare e se ne avremo il tempo, in questa legislatura o in altre circostanze, solleveremo una questione proprio sui Piani di coordinamento perché noi siamo convinti, Presidente, che di Piani di coordinamento abbiamo bisogno e anche di autorità unica abbiamo bisogno quando si tratta di intervenire nella pianificazione e nella gestione degli strumenti di pianificazione che riguardano queste zone sensibili. La Provincia potrebbe svolgere un ruolo, oggi la sua salute istituzionale è abbastanza precaria, non sappiamo se sarà così, ma il sistema dei Piani di coordinamento deve essere meglio normato e organizzato.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 24. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento numero 224 è ritirato.
Passiamo all'esame dell'articolo 25. All'articolo 25 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo totale numero 99, sostitutivi parziali numero 223 e 225.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 25 e dei relativi emendamenti:
Art. 25
Formazione e approvazione del piano di coordinamento provinciale e delle varianti
1. Il presidente della provincia, nel procedimento di formazione del Piano di coordinamento, convoca, ai sensi dell'articolo 5, una conferenza provinciale, le cui modalità sono disciplinate con proprio atto, nella quale vengono presentate e discusse le linee fondamentali di indirizzo della proposta di Piano.
2. La giunta provinciale provvede ai successivi adempimenti per la redazione del Piano di coordinamento, che viene poi trasmesso al consiglio provinciale che lo adotta.
3. La provincia, divenuta esecutiva tale deliberazione di adozione, ne dà avviso sul BURAS e su almeno due quotidiani a diffusione regionale, con indicazione delle modalità e dei termini di pubblicazione del progetto di piano.
4. Il progetto adottato viene inviato all'Assessorato regionale competente in materia di governo del territorio, ai comuni, agli enti parco, alle comunità montane e agli altri enti pubblici ritenuti interessati; i comuni, previo avviso da divulgare con ogni mezzo ritenuto idoneo, provvedono a depositare il progetto nella segreteria comunale per quarantacinque giorni consecutivi durante i quali chiunque ha la facoltà di prenderne visione e di presentare osservazioni e proposte.
5. Ciascun comune, entro quarantacinque giorni dalla scadenza del termine di deposito, trasmette alla provincia la deliberazione consiliare con la quale formula il proprio parere, pronunciandosi sulle eventuali osservazioni; gli enti parco, le comunità montane e gli altri enti pubblici interessati trasmettono alla provincia il proprio parere entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento degli atti.
6. La Regione esprime il proprio parere che ha carattere vincolante con esclusivo riferimento alle indicazioni prescrittive del Piano paesaggistico regionale; il parere è reso con deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessorato regionale competente in materia di governo del territorio, da trasmettere alla provincia entro novanta giorni dal ricevimento degli atti.
7. La provincia, nei sessanta giorni dal ricevimento dei pareri o dall'infruttuoso decorso dei termini, approva in via definitiva, con deliberazione del consiglio provinciale, il Piano di coordinamento provinciale, tenuto conto delle valutazioni acquisite.
8. Una copia del Piano con i relativi allegati è trasmessa a tutti i comuni interessati, i quali provvedono a depositarlo per consentire la libera visione del pubblico entro dieci giorni dal ricevimento degli atti.
9. La deliberazione di approvazione del Piano, unitamente all'elaborato di sintesi, è pubblicata sul BURAS; dell'approvazione è data notizia con avviso pubblicato su almeno due quotidiani a diffusione regionale. Il Piano entra in vigore dalla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione sul BURAS.
10. Entro il termine massimo di dieci anni dall'approvazione del Piano, il consiglio provinciale ne accerta l'adeguatezza alla luce anche dei piani territoriali regionali, delle esigenze e atti di programmazione sopravvenuti. Il Piano di coordinamento può, comunque, essere variato, anche su proposta degli enti locali interessati, con le procedure di cui al presente articolo.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Articolo 25
L'art. 25 è soppresso. (99)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 25
Nel comma 4 sostituire "Il progetto adottato viene inviato all'Assessorato regionale" con "Il progetto adottato viene inviato oltre che informato digitale anche informato cartaceo all'assessorato regionale". (223)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 25
Nel comma 8 sostituire "una copia del Piano con i relativi allegati" con "una copia del Piano sia informato digitale sia in formato cartaceo con i relativi allegati". (225).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti. Nessuno chiede di intervenire.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sull'emendamento numero 99 il parere è negativo. Emendamento numero 223 parere negativo o ritiro. Emendamento numero 225 negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Conforme.
(Non è approvato)
Passiamo all'emendamento numero 223.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritirato!
PRESIDENTE. Ritirato. Passiamo all'emendamento numero 225.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritirato!
PRESIDENTE. Ritirato. Metto in votazione l'articolo 25. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 26.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, sull'ordine dei lavori, per chiedere dieci minuti di sospensione.
PRESIDENTE. Bene, siamo d'accordo, sospendiamo per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 15, viene ripresa alle ore 12 e 47.)
Bene, colleghi riprendiamo i lavori. Passiamo all'articolo 26.
All'articolo 26 sono stati presentati gli emendamenti, soppressivo totale numero 100, sostitutivi totali numero 252, 254, 271, sostitutivi parziali numero 238, 239, aggiuntivi numero 275, 240.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 26 e dei relativi emendamenti:
Art. 26
Documento di programmazione territoriale
1. Il Documento di programmazione territoriale (DPT) è lo strumento strategico di coordinamento e programmazionegenerale con il quale la Regione, in esecuzione delle scelte contenute nelProgramma regionale di sviluppo, definisce le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, accrescere la competitività del sistema territoriale regionale, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse sociali ed ambientali.
2. Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione all'assetto, contiene misure finalizzate a garantire le modalità di interfunzionalità tra i vari livelli di cui all'articolo 3, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della programmazione territoriale di livello regionale.
Emendamento soppressivo totale pileri - amadu - cherchi oscar - contu - la spisa - licandro - lombardo - petrini - pittalis - rassu - sanjust - murgioni - cappai.
Articolo 26
L'art. 26 è soppresso. (100)
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale.
Articolo 26
L'articolo 26 è così sostituito:
Art. 26
Documento di Programmazione Territoriale
1. Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è lo strumento di coordinamento e programmazione generale con il quale la Regione definisce in coerenza con il Programma Generale di Sviluppo le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile, accrescere la competitività dei sistemi territoriali regionali, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse territoriali ed ambientali.
Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è atto allegato, parte integrante e sostanziale del Programma Regionale di sviluppo e viene approvato secondo le procedure previste per quest'ultimo.
2. Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione all'assetto, contiene misure finalizzate a garantire le modalità di coordinamento tra i vari livelli della pianificazione territoriale, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della pianificazione territoriale di livello regionale. (252)
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale.
Articolo 26
L'articolo 26 è così sostituito:
Art. 26
Documento di Programmazione Territoriale
1. Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è lo strumento di programmazione generale con il quale la Regione definisce in coerenza con il Programma Generale di Sviluppo le linee fondamentali di governo del territorio per assicurare lo sviluppo sostenibile, accrescere la competitività dei sistemi territoriali regionali garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione dèlle risorse territoriali ed ambientali.
Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è approvato secondo le procedure previste per il Programma Regionale di sviluppo e costituisce parte integrante e sostanziale di quest'ultimo.
2. Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione ai vari livelli della pianificazione territoriale, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della pianificazione territoriale di livello regionale. (254)
Emendamento sostitutivo totale Biancu - Pinna.
Articolo 26
L'articolo 26 è così sostituito:
Art. 26
Documento di Programmazione Territoriale
- Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è lo strumento di programmazione generale con il quale la Regione definisce in coerenza con il Programma Generale di Sviluppo le linee fondamentali di governo del territorio per assicurare lo sviluppo sostenibile, accrescere la competitività dei sistemi territoriali regionali garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse territoriali ed ambientali.
- Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione ai vari livelli della pianificazione territoriale, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della pianificazione territoriale di livello regionale.(271)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
Il comma 1 "Il Documento di programmazione territoriale. (DPT) è lo strumento strategico di coordinamento e programmazione generale con il quale la Regione, in esecuzione delle scelte contenute nel Programma regionale di sviluppo, definisce le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, accrescere la competitività del sistema territoriale regionale, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse sociali ed ambientali"
è sostituito
con "Il Documento di programmazione territoriale (DPT) costituisce la carta unica del territorio regionale, esso è lo strumento strategico di coordinamento e programmazione generale con il quale la Regione definisce le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, accrescere la competitività del sistema territoriale regionale, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse territoriali ed ambientali". (238)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
COMMA 2 Punto C
sostituire "programmazione" con "pianificazione". (239)
Emendamento Aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
Dopo il comma 1 è introdotto il seguente comma 1 bis:
"Il documento di programmazione territoriale contiene la delega esplicita alla Giunta ai fini della predisposizione del Piano Paesaggistico Regionale, che è approvato dal Consiglio Regionale.". (275)
Emendamento aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
Dopo il comma 2 è inserito il comma 2 bis:
Il DPT in quanto atto di legislatura ha valenza quinquennale e viene approvato dalla Giunta Regionale secondo linee guida presentate in sede di dichiarazione programmatica e/o corrette e/o emendate, e/o cassate dal Consiglio Regionale (rif. art. 11 L.R. n. 1 del 2008).
Annualmente il DPT in corrispondenza del Documento di Programmazione Economica Finanziaria viene sottoposto a verifica e diventa parte integrante e sostanziale del DPEF e viene approvato secondo le procedure previste per quest'ultimo. (240).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Questo articolo, questo documento che parla del documento di programmazione territoriale, così come è formulato, non è altro che un pezzo di carta destinato a restare sulla carta. Presidente, se mi consente, c'è l'onorevole Pirisi...
PRESIDENTE. Per cortesia, abbiamo ripreso i lavori! Onorevole Pirisi! Prego onorevole Moro.
MORO (A.N.). Se avesse davvero il valore strategico che gli si vorrebbe attribuire, dovrebbe contenere non solo la visione di prospettiva della Sardegna quanto meno nell'arco di una legislatura, ma soprattutto le grandi scelte di fondo che riguardano il territorio, tutto il territorio regionale, invece non ha al suo interno né l'una, la visione prospettica di breve e medio periodo, né le altre, le grandi scelte destinate ad incidere sul territorio regionale. Sembra più un doppione del programma di governo del Presidente eletto, ma non di quello che lo stesso Presidente illustra al Consiglio regionale all'indomani del voto, bensì di quello che viene allegato ai documenti necessari per la presentazione delle liste, poche paginette riempite di concetti generici perché così richiede la legge. Allora, a che cosa serve e dove sta la differenza con il programma di governo da cui ragionando con un minimo di logica dovrebbe discendere per entrare nel dettaglio? La vera differenza sta è starà sicuramente nel suo costo a carico dei contribuenti, soldi buttati in consulenze esterne e parcelle professionali destinate ad incrementare notevolmente il reddito di un gruppo di professionisti, amici, ma nulla di più. Un documento diretto, un documento direbbero i suoi estimatori che cerca di volare alto, ma talmente alto da essere del tutto inutile per i sardi e per lo stesso Consiglio regionale chiamato infine ad approvarlo ben sapendo che potrà essere manipolato, o come si dice con un termine oggi assai di moda, rimodulato, ad uso e consumo del governo regionale o del suo Presidente il quale come ha già fatto in altri passaggi normativi fondamentali per il governo del territorio cerca in questo modo di ottenere una sorta di legittimazione partecipativa per coinvolgere gli enti locali in processi decisionali dai quali in realtà finiranno per essere esclusi. Un dato per tutti: anche nelle procedure di formazione del DPT non si fa cenno ad un'intesa sui contenuti fra Regione e autonomie locali confermando che in questa legge l'unico obiettivo davvero centrato è quello di stare alla larga il più possibile dal termine "intesa" e il più possibile anche da qualche sinonimo ritenuto troppo compromettente. Immaginiamo qual è il livello di partecipazione che si vuole determinare quando perfino in un documento di sole enunciazioni generiche non si sente il bisogno di chiarire che ci si vuole intendere e come ci si vuole intendere. Ed il motivo è molto semplice, meglio restare sul vago ed agire caso per caso, meglio non dire per non imporre, meglio tenersi le carte coperte e tirare fuori quelle politicamente vincenti o ritenute tali al momento opportuno. Una tale spregiudicatezza spinge addirittura la Regione a non fare il suo mestiere, come è emerso nel dibattito sulla riforma federalista esiste un largo accordo sul fatto che lo Stato anche nel nuovo sistema debba riservarsi la decisione finale e quindi la competenza su alcune grandi materie come energia, telecomunicazioni, infrastrutture autostradali, eccetera. E' il concetto di interesse nazionale che fa da contrappeso equilibratore rispetto allo spostamento di tante altre decisioni con annesse responsabilità e autonomia di spesa dal centro alla periferia. Allo stesso modo, è chiaro, che anche alcune grandi questioni di interesse regionale non possono essere trattate e decise a livello di singolo comune, e proprio di queste cose dovrebbe occuparsi il documento di pianificazione del territorio, anzi dovrebbe essere una sintesi delle politiche regionali di settore dove peraltro la Regione già esercita una certa competenza che può essere definita di interesse regionale, energia, trasporti, ciclo dei rifiuti, infrastrutture per la mobilità, servizio idrico e così via. Ecco perché se il DPT non contiene impegni chiari su queste cose, non si capisce davvero che cosa ci stia a fare nella pianificazione territoriale regionale. Quali siano le sue relazioni con il programma di governo, il piano di sviluppo, il piano paesistico, il piano energetico, il piano dei rifiuti, il piano dei trasporti e via pianificando.
Ciascuno dovrebbe essere la parte di un tutto e già di questo, molto probabilmente non ci sarebbe alcun bisogno almeno non nelle dimensioni attuali, ma il problema grave è un altro, che del tutto si finisce per perdere il filo, non si capisce chi deve fare cosa, quando lo deve fare, come le deve fare e con quali risorse. Però un filo conduttore c'è ed attraversa come abbiamo osservato larga parte della produzione normativa di questa legislatura e in modo particolare questa legge urbanistica, ed è quello di far confluire i vari processi decisionali nel collo di bottiglia di cui in qualche altro intervento abbiamo parlato assicurando allo stesso modo non solo il pieno controllo delle grandi scelte all'esecutivo, ma soprattutto la loro gestione concreta e in assoluta e totale discrezionalità. A valutazioni non molto dissimili da queste, fra l'altro, arriva il Consiglio delle autonomie locali che dovendo fare una definizione sintetica dell'inspiegabile intersecarsi di così numerosi documenti di pianificazione, li paragona allo schema dei vecchi piani di rinascita. Come dire che si tratta di uno schema del tutto sbagliato seguendo il quale è stato commesso uno degli errori più gravi e più macroscopici che abbiano effettivamente toccato la Sardegna.
Perché dunque continuare su questa strada? Perché contorcere il senso e il significato del documento solo per giustificare l'esistenza e, come dicevamo anche in apertura, anche le norme costano. A nostro giudizio si va progressivamente instaurando nella nostra Regione una democrazia di carta, che appare senza essere e che anzi, nel suo continuo bisogno patologico di apparire, nasconde l'intima volontà di non essere chiara, efficace, efficiente, trasparente ed accessibile; deve innalzare attorno a sé, densa e impenetrabile, una cortina fumogena, dietro la quale il manovratore può fare e disfare, protetto e supportato da un fiorire di analisi, previsioni, programmi e teorie, che certo non aggrediscono i problemi ma li descrivono, non propongono soluzioni concrete ma tracciano scenari, non contengono impegni vincolanti ma ipotesi ed opzioni, un po' tutte ugualmente ed astrattamente possibili. Naturalmente questo è il modello di Regione che si propone all'esterno, all'opinione pubblica, alla società sarda, agli enti locali e allo stesso Consiglio regionale, poi all'interno le cose cambiano di molto, e le decisioni si prendono e come, ma in sedi ristrette all'esecutivo e ai suoi paraggi. Una tale involuzione occulta della democrazia, in questa legislatura, ha fatto malissimo alla Sardegna, ne ha compromesso le potenzialità di sviluppo e di crescita, ha alimentato i particolarismi territoriali, ne ha ridotto la speranza e ha indebolito la fiducia nel futuro delle giovani generazioni, ha aggravato gli effetti della crisi italiana e internazionale e li amplificherà ancora, ha prodotto più disoccupazione e più povertà.
Io vorrei recuperare il tempo che ho perso all'inizio, Presidente.
Ha finito per ritorcersi, in altri termini, contro chi pensava di trarre da questo sistema vantaggi politici e personali, nel caso specifico della legge urbanistica e di questo articolo. Si ritorcerà contro chi ha voluto istituzionalizzare il sistema nelle istituzioni, la solita scorciatoia istituzionale, facendone…
PRESIDENTE. Ancora un minuto, prego onorevole Moro.
MORO (A.N.). …che senza alcun senso di pudore è stata definita perfino "nuova". A noi sembra invece la riproposizione, sotto altre forme, di vecchi schemi già condannati, senza appello, dalla storia passata e recente della Sardegna. Ma non è costume di questo Governo regionale, purtroppo, fare autocritica, nemmeno a fine legislatura; non è nemmeno costume, per la verità, della pseudo maggioranza che ancora lo sorregge, che non è mai riuscita ad uscire dal guado del "vorrei ma non posso", "potrei ma non voglio". Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Moro.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). No, io sarò, non brevissimo, molto competente in questo. E l'articolo 26 è il documento di programmazione territoriale, perché a me piace anche, se possibile, ragionare sulle motivazioni di una disposizione legislativa come questa, tra l'altro che richiama i contenuti dell'articolo 3, nella stessa legge. L'articolo 3 individua i soggetti e gli strumenti della pianificazione, e tra gli strumenti della pianificazione a livello regionale, oltre il Piano paesaggistico regionale, che tutti ben conosciamo, e gli atti di indirizzo e coordinamento, che invece verranno regolati successivamente a questo provvedimento, c'è anche il documento di programmazione territoriale. Io me lo sarei aspettato, ma mi pare di capire che invece non c'è un grande interesse ad aprire una discussione o un dibattito. E mi rivolgo proprio ai banchi delle minoranze, i quali banchi delle minoranze sono stati i fautori della tesi dell'esproprio delle funzioni del Consiglio regionale in materia di pianificazione generale, anche territoriale, e tanto hanno motivato anche i risultati di questo esproprio, con i gravi danni all'economia regionale che avrebbe creato la pianificazione paesaggistica regionale, che hanno promosso un referendum. Qualche quesito referendario è stato accolto, qualcun altro non è stato accolto, molte firme sono state raccolte, pochissima gente è andata a votare. Eh, il risultato di questa… e quindi, che cosa? Cioè, se la discussione era questa, questa era la sede anche - No? Io mi sarei aspettato! - migliore, la sede più opportuna per attivare un confronto e dire: "Ma, insomma, noi siamo il Consiglio regionale", stiamo anche schierati un po' a destra, e un pò a sinistra, un po' anche al centro, sempre meno a sinistra e sempre più al centro, sempre meno al centro e sempre più a destra, e siamo schierati così, e alla fine, in questa occasione, io ho visto, ogni tanto si esprimano anche voti di comprensione reciproca, astensioni, su temi come per esempio la perequazione e la compensazione urbanistica, e quindi su temi che intervengono a garantire i diritti e le funzioni, no? E mi sarei aspettato che su questo si aprisse una bella discussione fra noi, invece ho scoperto stamattina, evidentemente… ho scoperto stamattina che lo schieramento di opposizione ha deciso di non discutere, di far passare la legge senza colpo ferire.
LA SPISA (F.I.). No!
URAS (R.C.). Ho capito che è distratta, che è assolutamente… cioè, ormai ha dato il "via". E infatti il Relatore e il Presidente della Commissione erano abbastanza compiaciuti, devo dire, io un pochino meno, perché l'avrei voluta migliorare su alcune parti. Però, la cosa che mi preme di più, Presidente, sottolineare è che la soluzione, poi, che si andrà a confezionare con il voto di stamattina, o di oggi, tra il documento di programmazione e la relazione, tra il documento di programmazione territoriale, il Piano paesaggistico regionale, poi vedremo gli atti di coordinamento e di indirizzo, è una soluzione che rende giustizia alle funzioni, così come sono declarate nelle norme, soprattutto nello Statuto, riporta al valore che ha il Piano paesaggistico regionale. Badate, io su questa legge ho molto da dire, ma una cosa condivido, che il Piano paesaggistico regionale è un punto fermo dell'iniziativa politica di questa legislatura, ed è il punto più qualificante dell'azione di governo di questa legislatura, tutto il resto è in subordine. Perché è da lì, cioè dal valore del Piano paesaggistico regionale, che deve essere, diciamo, come valore, non come strumento, come valore, ancora di più esaltato dal documento di programmazione territoriale, attraverso la fotografia che facciamo dell'esistente e la prospettiva che segniamo per questo territorio. Perché non potrà avere sviluppo, ma non solo in Sardegna, non potrà avere sviluppo nessun territorio, nessuna popolazione potrà avere sviluppo se non si parte dal principio che è finito il consumo del territorio, l'ingordigia che ne ha fatto un pasto per alcuni a danno di tutti. Perché questa era la filosofia fino a qualche giorno fa, fino a qualche settimana fa, fino a qualche mese fa, e che qualcuno tenta ancora di riproporre. Ma è roba vecchia! Perché di fronte abbiamo la catastrofe, e non serve ricordare Capoterra, Villagrande, e quant'altro ci succede qua e in altre parti d'Italia e del mondo per capire che è venuto il tempo di modificare i modelli, che noi ci diamo, di vita prima che di sviluppo economico, di vita! Questa legislatura ha un pregio, ha anticipato, io lo vedo anche dagli interventi che fa Berlusconi ogni tanto copia qualcosa che è stata fatta in Sardegna, se si deve dare un aiuto allo studio: "ma noi l'abbiamo già fatto!"; se si deve intervenire per le categorie più deboli: "ma noi l'abbiamo già fatto!", e sul territorio, dove pagherà il prezzo perché non può essere all'altezza, perché la sua cultura è totalmente diversa, sul territorio, non andrà avanti sulla strada giusta. Quindi, il documento di programmazione territoriale, così come è pensato, cioè come un coinvolgimento generale di questa istituzione ma nel rapporto con i cittadini e nel rapporto con il governo, un rapporto finalmente sano, regolato da una legge - anche quella avete contestato! - la statutaria che comunque esiste e traccia un percorso che è certo, che è fatto di regole! Io credo che, proprio per questo, che il documento di programmazione territoriale sarà la giusta evoluzione, quel tanto che mancava e che invece finalmente acquisiamo all'ordinamento perché ci sia una partecipazione generale di popolo al governo di questo territorio.In che cosa è che non dobbiamo cadere. Lo dico all'Assessore, e anche a relatore, anche al Presidente della Commissione, lo dico ai colleghi di questa maggioranza, non cadiamo purtroppo, come spesso capita, per le questioni contingenti a ridurre gli effetti di questa politica che non è la conservazione punto e basta, è proprio dell'idea del basta con il consumo, della rigenerazione, noi l'abbiamo chiamata "rinaturalizzazione", cioè recupero integrale dell'ambiente e della naturalità dei fattori della produzione, perché bisogna produrre ma bisogna produrre bene e senza guastare. Non è un problema di compatibilità cos'è che prevale rispetto all'altro, è la ricerca ossessiva del fatto che devono esistere l'uno e l'altro, cioè la tutela, la salvaguardia, la valorizzazione, la conservazione dell'ambiente e al contempo anche la rigenerazione e la rinaturalizzazione e al contempo la produzione, anche quella industriale. Lo dico perché gli orizzonti che abbiamo di fronte sono orizzonti più difficili, meno comodi, anche di maggiore sacrificio dove anche l'impresa deve gestire un ruolo diverso, non può essere quella mangiatutto che serve ad ingrassare un singolo imprenditore, deve essere quella che invece rimette il …. sociale.
PRESIDENTE. Concluda.
URAS (R.C.). Ho concluso Presidente, proprio perché senza una funzione di questo si rimane legati al passato e ai danni che sono stati già causati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Io voglio fare il mio intervento facendo qualche considerazione, non tanto di tipo autocritico, com'è stato chiesto, perché non c'è neanche il tempo, ma qualche ammissione penso che sia giusto farla a questo punto. Io penso che debba essere fatta senza nascondere nulla ma con la convinzione che la dialettica interna al centrosinistra, su questo tema particolare, possa contribuire e abbia sin qui contribuito ad accrescere la competenza e il ruolo del Consiglio regionale. Poi il collega Moro fa un intervento che è figlio, in questo caso il legittimo, della sua cultura però non bisogna nascondere che il maggior contributo al miglioramento del testo importante e deliberato dalla Commissione sta avvenendo per le indicazioni del centrosinistra. Voi dite: "è vostra responsabilità governare" ma noi stiamo facendo una norma, collega Moro, stiamo facendo una norma che scadrà molto dopo che lei non sarà consigliere regionale. Quindi la stiamo facendo per gli altri.
MORO (A.N.). Non si sa.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Lei avrà un anno come me poi si vedrà, nel mio caso è chiaro che non ci sarò, nel suo caso dipenderà molto da come gli elettori apprezzeranno le cose che lei sta facendo. Allora non nascondiamo la dialettica interna al centrosinistra e la consideriamo un contributo per tutto il Consiglio regionale. Sperando che si converga! In più, in questi giorni, spero che qualcuno di voi che è molto attento agli appelli dei padroni, in questi giorni è intervenuta anche la Confindustria e dice stop al Consiglio regionale, basta discutere di urbanistica, si passi ad altro. Quindi siamo di fronte ad una sfida, ad una sfida che è stata richiamata dal collega Pirisi nel suo intervento precedente e che noi accettiamo, noi vorremmo mettere uno stop ai danni che sono stati fatti in questi anni nonostante le norme importanti che disciplinavano l'intervento nel territorio, perché abbiamo la presunzione di fare norme in questo mandato che dovranno largamente essere attuate nel mandato prossimo. Se vincerà il centrosinistra sarà il centrosinistra che guiderà l'affermazione di questa legge, se invece dovesse vincere centrodestra vi invito a fare una nuova legge, non a fare un referendum, a fare una nuova legge, che molto più impegnativa e difficile soprattutto. Allora, il documento di programmazione territoriale si comprende che è un investimento sul futuro e si comprende che, stante la crisi mondiale che è intervenuta in questa settimana, anche il centrosinistra è chiamato ad aggiornare la propria analisi, l'avessimo fatto anche discutendo a sinistra in questi giorni, avremmo dato un contributo per accrescere la coesione del centrosinistra, purtroppo le ultime vicende, anche quelle congressuali, non hanno operato una scelta in quella direzione, anche quella di questi ultimi giorni. Però siamo in Aula, e in Aula io penso che la sfida che la Confindustria ha proposto, non discutete di urbanistica debba essere accettata, lo dico per la Giunta e lo dico per la maggioranza del centrosinistra per dire che siamo di fronte ad una crisi che impone a tutto il territorio mondiale di rivedere le proprie scelte a tutti, e in Sardegna ancora di più poiché siamo una regione in difficoltà. E allora bisogna dire che lo sviluppo che c'è stato sin qui, collega Moro, non ci sarà in futuro. Non si potranno costruire seconde case, terze case all'infinito! Allora se noi abbiamo un bene che non è nostro, è un bene a livello mondiale che è l'ambiente, che è il clima, che è il mare, che sono le coste, le spiagge, la natura, noi quello lo dobbiamo conservare perché non è roba nostra! Non è roba sua Moro! Lei non ne ha di proprietà, perché è di proprietà dell'universo. Quindi lei deve ragionare collocandosi di fronte a questo fatto con un disinteresse generale, perché noi dobbiamo conservarlo, perché è un valore che va conservato per le nuove generazioni, e lei deve entrare in questa logica.
MORO (A.N.). Noi non stiamo parlando dell'ambiente. Non ci mette in bocca cose che non abbiamo mai detto!
CUGINI (Sinistra Autonomista). Allora, io penso che debba passare un principio tra di noi, il principio che deve passare è: vogliamo diventare una regione di eccellenza? Lei mi dice sì perché è una persona di buon senso, dobbiamo diventare una regione di eccellenza, ma con le analisi che fa lei non diventiamo nulla! Noi per diventare una regione di eccellenza dobbiamo comprendere che dobbiamo avere un'eccellenza ambientale, che dobbiamo avere un'eccellenza costruttiva, che dobbiamo avere un'eccellenza produttiva e che ci dobbiamo misurare con i mercati che consumano. Questo strumento, che è lo strumento fondamentale per il futuro, deve essere concepito così, e bisogna dire che il testo, così com'è stato licenziato dalla commissione, ma gli emendamenti che sono stati proposti, muovono in quella direzione, muovono in quella direzione! E anche nella direzione di assegnare al Consiglio una funzione fondamentale e sulle scelte che stiamo facendo. Quindi, l'emendamento numero 271 è un emendamento rafforzativo del concetto che abbiamo espresso sin qui, perché ci sono chiaramente competenze che noi vogliamo lasciare in capo al Consiglio, al di là di chi ci sarà nella Giunta futura, perché il Consiglio ha una funzione di riferimento non solo per le scelte che facciamo in questa occasione. Allora, io voglio spendere una parola per la prospettiva, si sa, il mandato scade fra pochi mesi, stiamo facendo una legge, una legge di pianificazione che ci impegnerà nei prossimi anni, che deve fare il centrosinistra sardo? Ferma restando la dialettica costruttiva, deve dare un segnale anche per il futuro e deve dare un segnale per il futuro perché, seppur l'altra legge è durata diciotto anni, in questi diciotto anni sono cambiate tante cose, ma i cambiamenti questi ultimi mesi sono stati tanto rapidi che impongono di fare norme che possono essere anche richiamate più avanti ma norme che diano certezze e che diano sicurezze. Allora il centrosinistra, il nuovo centrosinistra sardo, lo dico per tutti per questa parte della sinistra ma per il centrosinistra, il nuovo centrosinistra sardo non può essere una competizione tra di noi, se fosse per me, che sono un consigliere anziano della sinistra, ma io darei una risposta immediata, io farei un Gruppo unico della sinistra con un unico Capogruppo della sinistra, per dire che bisogna andare nella direzione della ricomposizione, per rafforzare l'idea di governo che noi abbiamo oggi esigenza di confermare. Quindi, io penso che la discussione su questo punto debba fare i conti con la situazione nella quale siamo e far perdere qualche velleità cementificatoria, che è sempre presente nei nostri dibattiti, per far passare invece l'altra linea che è quella della responsabilità e riconoscere. Non costa nulla riconoscere ai colleghi della Commissione che hanno fatto buon lavoro sin qui hanno fatto un buon lavoro, e che gli emendamenti che producono per l'Aula sono emendamenti che arricchiscono il lavoro che è stato fatto, riconoscerlo non significa nulla, non significa che gli stiamo dando un voto, non è che li stiamo confermando consiglieri regionali, non li stiamo mettendo tutti nella lista dove si prendono preferenze. Stiamo dicendo che hanno fatto un lavoro che deve essere apprezzato e confermando l'invito, però che è stato fatto ai colleghi del centrodestra, di fare un ulteriore sforzo perché la norma venga ancora migliorata con il vostro contributo. Migliorata, Moro, non peggiorata come fa le nei suoi interventi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che i consiglieri Renato Lai e Pileri sono presenti.
Risultano presenti i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Capelli - Cerina - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Diana - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - La Spisa - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Lombardo - Masia - Mattana - Milia - Murgioni - Orrù - Pacifico - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisu - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias.
PRESIDENTE. Sono presenti 43 consiglieri. Siamo in numero legale.
E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, Presidente, io credo che alla fine questa legge che nessuno voleva alla fine il Consiglio la approverà, una legge che sicuramente è partita molto diversa e che questo Consiglio sta modificando. Inizio con queste parole quasi riprendendo quelle che sono le affermazioni fatte dall'onorevole Cugini, che mi ha preceduto, perché credo che sia questo uno degli elementi sui quali occorre principalmente riflettere, e sui quali ciascuno di noi sicuramente se desse il proprio contributo alla fine potrà dire di aver dato a questa nostra regione una legge urbanistica, che da tanto tempo aspettavamo e che sicuramente nel governo nel territorio potrà produrre degli effetti positivi.
PRESIDENTE. Per cortesia, facciamo intervenire l'onorevole Masia, stiamo per chiudere i lavori, sediamoci e ascoltiamo con attenzione credo che l'argomento sia interessante per tutti. Grazie.
MASIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. All'articolo 3 di questa legge che noi condividiamo, almeno per gli aspetti della necessità di cui ho appena parlato. E' stato approvato un articolo che entra in merito a quelli che sono gli strumenti di pianificazione ai vari livelli, il livello comunale, il livello provinciale e il livello regionale. Avevamo detto in un nostro precedente intervento che li ritenevamo troppi e che comunque bisognava intervenire proprio su questi per cercare di rendere il più possibile snella la legge nella sua applicabilità, principalmente. Il Documento di Programmazione Territoriale, il Piano Paesaggistico, gli atti di indirizzo e coordinamento sono gli strumenti che nell'articolo 3 che vengono definiti di livello regionale, oggi noi stiamo entrando in merito con l'articolo 26 e l'articolo 27 che subito dopo arriva, del Documento di Programmazione Territoriale. Documento di Programmazione Territoriale che a nessuno sfugge è l'unico che fra gli strumenti a livello regionale vengono approvati da questo Consiglio. A nessuno sfugge nemmeno che buona parte di quello che è il dibattito che si è svolto fino ad oggi, e devo dire probabilmente non soltanto con questa legge, è il conflitto che è presente in particolare io credo anche perché stiamo vivendo una legislatura particolare, quella che vive per la prima volta l'elezione diretta del suo Presidente, che vive per la prima volta una Giunta totalmente formata da tecnici e cioè non dai consiglieri eletti, un dibattito che principalmente è improntato, ripeto non soltanto con questa legge, su ciò che riguarda il ruolo che deve svolgere il Consiglio. Credo che siamo arrivati a uno dei nodi cruciali, credo che l'articolo 26 entra in merito in particolare a quello che deve essere il ruolo che deve svolgere questo Consiglio e quando vedremo dopo anche, con l'articolo 28 e 29 che entra in merito a quello che è il piano paesaggistico e l'articolo 31 che entra in merito a quelli che sono diciamo gli atti di indirizzo e coordinamento, il livello di dibattito credo che salirà e che si entrerà principalmente intorno a questo argomento: a quello che deve essere il ruolo che questo Consiglio svolge, in particolare su un tema fondamentale che è quello che riguarda il governo del territorio. A nessuno sfugge nemmeno, e uno dei primi atti fatti in questa legislatura è stata la legge cosiddetta salvacoste, la legge numero 8, perché nella forte esigenza di individuare un programma che questa maggioranza ha condiviso, sicuramente c'era l'esigenza di entrare in merito ad una pianificazione che era stata totalmente cancellata, i piani paesaggistici famosi, e che evidenziavano un vuoto che sicuramente era necessario colmare. Naturalmente, non mi addentro in quelli che sono stati gli effetti della legge numero 8, della non condivisione da parte del Gruppo socialista dei metodi con cui questa legge è stata attuata. Entro in merito però al fatto che oggi, a fine legislatura nonostante qualcuno questa legge non la volesse, al fatto in particolare che invece stiamo arrivando a darci una legge urbanistica che sicuramente serve a sanare questi quattro anni dove, con vicissitudini alterne e debbo dire sicuramente con una volontà ferma da parte del centrosinistra di non abdicare a quello che è il governo del territorio, arrivare ad una legge che in questo particolare articolo comincia a entrare in merito a ciò che sono gli aspetti che ho evidenziato. Io dico che l'articolo 5 di questa legge, che parla di partecipazione, evidenzia un aspetto di quella che è la partecipazione che deve essere attuata da parte dei cittadini nell'entrare in merito in particolare di quello che è il governo del territorio e le leggi di pianificazione. Bene, mentre da una parte - con grande volontà, fermezza e probabilmente anche senza entrare molto in questioni - abbiamo detto che questo deve avvenire e per i cittadini questo deve essere, ci siamo ritrovati invece che per ciò che riguarda la partecipazione, l'approfondimento da parte di leggi fondamentali, quali sono appunto quelle di pianificazione territoriale regionale, il Consiglio veniva esautorato. Bene, io dico subito che l'aver riscritto un comma che è totalmente sostitutivo dell'articolo 26, e perché no anche - ne parleremo dopo, ma mi va anche di accennarlo - l'articolo 27 che parla della procedura di approvazione del documento di programmazione territoriale (spenderò due parole anche per dire come condivido il documento di programmazione territoriale e come è inteso in questo emendamento), credo che sia un grande lavoro portato avanti e che serve ad evidenziare l'aspetto che ho appena sottolineato della volontà di questa sinistra di restituire al Consiglio quello che è il ruolo che deve perdere. La grande difficoltà che vivono i Comuni quando approvano i Piani urbanistici credo che sia a tutti evidente, in particolare quando 30, 40, 20 consiglieri (a seconda della dimensione), e comunque sia con grande attenzione, entrano nel merito di quelli che sono i particolari di ogni singolo elaborato tecnico. Credo che nessuno di noi, all'interno di questo Consiglio, voglia cimentarsi con strumenti o elaborati di questo genere, credo che noi invece - e nell'articolo 26 lo stiamo ribadendo e lo stiamo evidenziando - vorremmo avere la possibilità e la titolarità come Consiglio di avere un documento di programmazione territoriale che sia linea guida, che sia coordinatore, che sia lo strumento che, approvato da questo Consiglio, governi tutta quella che è la pianificazione a valle ed in particolare quella che è la pianificazione paesaggistica regionale su cui tanto si è discusso e su cui tanto ancora si potrà discutere, perché nessuno può negare che come strumento coordinatore a valle di quello che il documento di programmazione sia fra i più importanti della nostra regione.
Io credo di poter condividere questo emendamento, di poter approvare quindi, nei termini in cui noi ci stiamo muovendo, il documento di programmazione territoriale: spero che questo sia uno dei primi passi che stiamo facendo per liberare quelli che sono i macigni che all'interno di questa legge abbiamo individuato e sui quali stiamo lavorando; questo è uno dei primi, c'è ne sono ancora degli altri ma mi auguro davvero che il lavoro, così come è stato portato avanti fino adesso, possa ulteriormente darci la possibilità di esitare questa legge che noi a tutti costi vogliamo. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Masia.
Colleghi, concludiamo i lavori per questa mattinata adesso. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Pileri.
La seduta è tolta alle ore 13 e 29.
Allegati seduta
CDLXIV Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 11 novembre 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente GIAGU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 50.
CALLEDDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 29 ottobre 2008 (455), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Bruno e Meloni hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana dell'11 novembre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CALLEDDA, Segretario:
"Interrogazione Rassu - Petrini - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sull'autorizzazione per la raccolta dei funghi epigei spontanei per fini scientifici e didattici e per mostre micologiche". (1422)
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sul passaggio della sanità penitenziaria a carico del Servizio sanitario regionale". (1423)
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di incrementare i finanziamenti destinati alla concessione di un contributo a fondo perduto per l'acquisto, la costruzione e il recupero della prima casa". (1424)
"Interrogazione Liori - Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sul bando di partecipazione e conferimento dell'incarico di dirigente responsabile dell'Area nursing alla ASL n. 8". (1425)
"Interrogazione Sanna Matteo - Diana, con richiesta di risposta scritta, sul blocco della movimentazione dei bovini". (1426)
"Interrogazione Cachia, con richiesta di risposta scritta, sui danni causati dall'eccezionale ondata di maltempo in Gallura e sul ristoro dei danni da parte della Regione". (1427)
"Interrogazione La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sul procedimento avviato da parte della Commissione europea sulla legge regionale 11 marzo 1998, n. 9, in quanto ritenuta abusiva nella sulla fase applicativa". (1428)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanze pervenuta alla Presidenza.
CALLEDDA, Segretario:
"Interpellanza Pacifico - Porcu sul conferimento dell'incarico di dirigente responsabile dell'Area nursing da parte dell'ASL di Cagliari". (345/C-7)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CALLEDDA, Segretario:
"Mozione Vargiu - La Spisa - Capelli - Artizzu - Ladu - Atzeri - Farigu - Floris Mario - Cassano - Dedoni - Pisano - Amadu - Cappai - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Diana - Gallus - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanna Matteo - Sanjust sulla sostanziale interruzione dell'intervento di sostegno finanziario all'UNPLI e al sistema regionale delle pro loco, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (204)
"Mozione Uggias - Corda - Sanna Matteo - Lai Renato - Pileri sulla necessità di interventi urgenti a favore delle popolazioni colpite dall'evento meteorologico del 4 novembre 2008 in Gallura". (205)
"Mozione Cuccu Giuseppe - Agus - Frau - Orrù sulla necessità di interventi urgenti a favore delle popolazioni del Medio Campidano colpite dall'alluvione del 4 novembre 2008". (206)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato numero 11-204-290/A.
Bene colleghi, se stiamo al posto possiamo ricominciare il nostro lavoro, che era stato interrotto all'articolo 22. Abbiamo votato l'emendamento soppressivo totale numero 96, siamo all'emendamento soppressivo parziale numero 218, a pagina 151, per dar modo ai colleghi di recuperare la memoria.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, sull'articolo 22 sono già intervenuto altre volte, perché tratta della perequazione che è uno strumento, direi, particolarmente delicato… Chiedo scusa!
PRESIDENTE. Prego onorevole Uras!
URAS (R.C.). Presidente, lo dico anche perché possa ascoltare la Giunta, anche i colleghi. E' uno strumento particolarmente delicato. Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti, al testo originario che, in ragione del fatto che c'è un emendamento sostitutivo totale, rischiano di cadere, per cui siccome abbiamo - al di là della contrarietà di principio, che abbiamo espresso su alcune modalità, pensate per la compensazione e anche per la perequazione - noi abbiamo chiara l'idea che lo strumento, così come è scritto, non potrà funzionare, anzi determinerà un aggravio in capo gli enti locali. Per cui, invece, la perequazione nasce in senso contrario, cioè ai Comuni la perequazione serve per non venire svenati, sotto il profilo finanziario, dalle attività di esproprio e di vincolo di aree private da destinare ad uso pubblico, o in funzione dell'interesse pubblico.
Per cui, così come è scritto, rischia non solo di non cogliere questo, ma di cogliere esattamente il contrario, cioè di determinare in capo agli enti locali ragioni di difficoltà finanziaria.
Per questi motivi, proprio perché c'è un sostitutivo totale, io chiedo alla Giunta e ai colleghi, se è possibile prendersi un attimo di tempo, vedere se si può lavorare ad un emendamento di sintesi, se ciò non fosse possibile, ovviamente, noi sosterremo gli emendamenti possibili e quelli su cui non siamo d'accordo voteremo contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 218, che si propone di sopprimere la lettera c. del comma 3 dell'articolo 22, per dichiarare esattamente il voto contrario a questo emendamento ma anche la totale incomprensione di questa finalità di questo emendamento soppressivo, stante il fatto tra l'altro che lo stesso primo firmatario di questo emendamento qualche giorno fa ci ha messo davvero in crisi con questo weekend in questi giorni, ritenendo esattamente che le parole perequazione e compensazione fossero delle parole più riferibili al linguaggio della destra che non ha linguaggio della sinistra. Poiché invece, per quel poco che abbiamo potuto verificare in questi giorni, al di là del fatto che nasce come esperienza in una regione che è vero è la Lombardia, ma che il concetto è strettamente un concetto invece più riferibile alle politiche della sinistra nel senso che "perequare", "compensare", significa naturalmente andare verso un processo di uguaglianza, verso un concetto di equivalenza dei diritti, ecco, io non capisco esattamente perché si voglia sopprimere la lettera c. che è una delle lettere che davvero individua, all'interno dei piani attuativi, una delle finalità strategiche dei piani attuativi, cioè la riserva delle aree all'edilizia sociale, siccome noi in questa legge tra l'altro, tra le tante dimenticanze una delle grandi dimenticanze è quella riferita ad assicurare l'edilizia sociale le quote che le competono per legge. Io credo che invece la lettera c. sia una delle poche che restituisce un po' di giustizia a questa dimenticanza per questo che è assolutamente da votare contro questo emendamento che nella sua ingiustizia globale comunque invece contiene una grande verità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Noi non comprendiamo il motivo per cui con l'emendamento numero 18 si vuole sopprimere, nel terzo comma la lettera c., riteniamo che la considerazione all'interno dei piani attuativi, oltre che la ripartizione dei diritti edificatori, la ripartizione dei relativi oneri fra tutti i proprietari degli immobili interessati. Sia giusto che vi sia anche l'individuazione degli obblighi relativi alle eventuali quote obbligatorie di edilizia residenziale con finalità sociale. Si tratta, tra l'altro, di una disposizione, di una previsione che all'interno della strumentazione urbanistica deve necessariamente essere presente ed è logico che sia considerata anche nell'ambito di questo articolo che prevede la perequazione e compensazione urbanistica. Perciò votiamo contro l'emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Ero già iscritto anche se è intervenuto il Capogruppo.
Comunque, anch'io esprimo il voto contrario all'emendamento anche perché effettivamente la lettera c. contiene un elemento positivo, cioè quello di consentire una quota obbligatoria di edilizia residenziale con finalità sociale, che è una problematica che spesso si riscontra nella redazione dei piani urbanistici attuativi e spesso questa quota non viene considerata. Quindi dà sicuramente una spinta importante a quella che è l'edilizia economica sociale.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento 218.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo il voto elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritiro l'emendamento sostitutivo parziale che cancella la lettera c.
PRESIDENTE. Giusto per far fare un po' di ginnastica ai colleghi!
Passiamo all'emendamento sostitutivo parziale numero 212, degli onorevoli Uras, Davoli e Pisu. C'è il parere negativo della Commissione, del relatore e della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Vale più o meno lo stesso ragionamento che facevo prima, questi emendamenti avevano uno scopo che però… la perequazione ha bisogno di strumenti per funzionare. Noi ipotizziamo, negli emendamenti anche successivi, la costituzione di una Tesoreria; pensiamo, come in questo emendamento, a definire che cosa faccio il PUC rispetto alla funzione di perequazione e diciamo che è lo strumento configurativo della proprietà, cioè la proprietà va configurata in ragione dei riconoscimenti, anche dei diritti edificatori, e comunque in ragione dell'operatività dell'ente locale per la perequazione. Cioè ci sono tutta una serie di approfondimenti che io non colgo nella norma e che rischiano, a prescindere dalla valutazione di tipo culturale ed ideologico che ciascuno di noi dà, rischiano di non renderla funzionante, anzi, di renderla tragicamente inutile, inutile o dannosa, allora, ripeto, o questa cosa va pensata un pochino meglio oppure, io lo so già, si faranno circolari applicative, le circolari applicative saranno in mano a più funzionari, molti funzionari penseranno autonomamente sull'interpretazione da dare non alla legge ma ad ogni "codicillo" della circolare applicativa; ne esce fuori un manicomio! Così come è da sempre, purtroppo, anche per una pessima gestione burocratica di questa materia e, gli enti locali, i cittadini, anche le imprese, anche il cittadino imprenditore, vorrà dire che avranno tutta una serie di difficoltà viaggiano le porcherie poi anziché le cose ben fatte quando ovviamente c'è disordine.
Votiamo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). L'emendamento numero 212 presentato dai consiglieri Uras, Davoli e Pisu secondo me ha una grande buona intenzione perché a leggere bene la parte finale del comma 1 dell'articolo 22, si capisce quando si possa scrivere male esattamente un articolato. Se noi lo leggiamo testualmente dice questo: a tal fine il PUC individua le aree di destinazione edificatoria e attribuisce loro, attraverso l'approvazione di apposito Piano attuativo, una potenzialità edificatoria uguale nei diversi ambiti del territorio. Quindi, questo significa esattamente che a questo Piano attuativo, e non può essere usato al singolare il Piano attuativo, verrebbe affidata la funzione di individuare il sistema di perequazione; e questo la dice lunga, dice esattamente che non potrà mai funzionare perché io non potrò avere un unico Piano attuativo che individui naturalmente l'intero PUC, le aree ovviamente alle quali il PUC ha assegnato vocazione edificatoria. Allora, come è possibile compensare tra più piani attuativi? Cioè diventa letteralmente impossibile, occorrerebbe un unico Piano attuativo per un unico PUC, il che ovviamente ci impedisce di dare attuazione effettivamente, per come è scritto, ripeto, al comma 1 dell'articolo 22. Per questo noi voteremo esattamente contro l'emendamento numero 212 che non risolverebbe, comunque, il problema e ci dichiariamo totalmente insoddisfatti della dicitura del comma 1 dell'articolo 22 il cui proposito nobile, dell'emendamento numero 212, era comunque quello di riformularlo in maniera più attenta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Io voterò contro l'emendamento numero 22, perché con questo emendamento…
PRESIDENTE. Siamo all'emendamento numero 212.
SALIS (Gruppo Misto). Sì, al "212", chiedo scusa. Perché con questo emendamento si vanificano quelle che erano le positività che avevamo già individuato nell'ambito della perequazione. Perché, poi io non riesco a capire la frase con cui viene sostituito il PUC, quale strumento configurativo della proprietà, individua le aree suscettibili di trasformazione e attribuisce loro, a parità di stato di fatto e di diritto, potenzialità edificatorie eguali. Questo vuol dire tornare alle vecchie zonizzazioni dove assolutamente non c'erano potenzialità edificatorie uguali e, quindi, mi sembra una sostituzione che peggiora il comma che si vuole invece cancellare. Per cui io manifesto parere contrario contro il "212".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Presidente, per chiedere il voto elettronico palese. Grazie.
URAS (R.C.). Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. E' ritirato, grazie onorevole Uras.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 288, sostitutivo totale del "251", è un emendamento della Giunta regionale ed è sostitutivo totale dell'articolo.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente per confermare il mio voto di astensione sull'emendamento numero 288 con riferimento al fatto che, per quanto mi riguarda, ritengo che tutto quello che si è verificato nel dibattito, e che è dimostrato anche nell'affrontare questo articolo, dimostra che non c'è ancora, nel meccanismo perequativo, una sostanziale e compiuta sistematizzazione. Per cui, non essendo convinta dell'efficacia di questa procedura, dichiaro il mio voto di astensione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, per dichiarare… stiamo votando il "251" giusto?
PRESIDENTE. Stiamo votando l'emendamento numero 288, che è sostitutivo totale.
URAS (R.C.). Ah, sì, il "288". Per dichiarare il mio voto contrario e lo spiego. Non è una questione solo di principio, è anche di stesura, secondo me, inadeguata. Alcune delle osservazioni che faceva prima il collega Pisano andavano bene con una differenza che fa conclusioni sbagliate. Però, noi stiamo scrivendo una legge in Aula, e lo dico perché noi lo avevamo già detto, che invece avrebbe avuto bisogno di un approfondimento in Commissione, anche di natura tecnica. Per tutto vale il ragionamento che abbiamo fatto all'articolo 19 sullo sportello unico, dove in una parte si dice che non sono estendibili le istanze da presentare allo sportello, all'approvazione di strumenti urbanistici generali. Ora, siccome lo sportello è un ufficio del Comune, a cui i cittadini presentano le istanze di concessione edilizia, e gli strumenti urbanistici generali sono il Piano Urbanistico Comunale che viene fatto dal Comune, è chiaro che nessuno potrà andare a presentare istanze. Però ci sono formulazioni dentro queste disposizioni che non sono fatte per funzionare, sono fatte per non funzionare. E, ripeto, io mi sgolerò in tutta la seduta per richiamare l'attenzione al fatto che noi facciamo i legislatori, fra l'altro mi corre l'obbligo di ricordare anche a lei, Presidente, che lo facciamo in regime di statutaria e che la stessa statutaria è intervenuta a trattare la materia di come si iscrivono le leggi, cioè qual è la tecnica che viene applicata. Perché abbiamo notato, più volte, che purtroppo il risultato non corrisponde neppure alla volontà di coloro che lo votano, che è tutto dire. Io voterò contro.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, io voterò a favore di questo emendamento che fa sintesi di quelle che sono anche le osservazioni che sono pervenute in questa fase di dibattito e che, sicuramente, interpreta anche quella che è la volontà che questa legge vuole portare in porto. La perequazione è una caratteristica non di poco conto, credo che sia importante sottolineare un aspetto: attraverso la perequazione c'è un modo diverso di interpretare la programmazione e lo sviluppo dell'ambito urbano e delle realtà che, attraverso un piano urbanistico, possono essere modificate. Io non spendo parole per dire ciò che è stato già evidenziato, anche dal sottoscritto in precedenti interventi, per cui il mio voto favorevole nasce da queste valutazioni e della mia profonda convinzione che questo è un modo diverso di affrontare la pianificazione. Voglio soltanto evidenziare nel primo comma dell'emendamento numero 288, c'è una parola che, secondo il mio punto di vista, potrebbe portare a confusione, per cui ne chiedo, naturalmente sotto valutazione anche dei colleghi, se non sia il caso di toglierla. Dice: la perequazione urbanistica persegue l'equa distribuzione dei benefici e degli oneri derivanti dagli interventi di trasformazione degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio comunale, previsti nella pianificazione urbanistica che interessano l'esecuzione programmata e contestuale di interventi pubblici e privati. Ecco, la parola "contestuale" non vorrei che in qualche modo generasse confusione e magari provocasse il fermo di qualche iniziativa che nell'attuazione del piano che, se non c'è contestualità, potrebbe anche essere sospesa. Il contestuale tra pubblico e privato, la mia domanda è questa, vuol dire che non si può procedere nell'esecuzione, nell'attuazione di un piano se non ci sono le risorse economiche per realizzare opere di carattere pubblico? E' una domanda che pongo, se la parola contestuale significa questo la ritengo pericolosa, altrimenti chiedo che cosa significa, in maniera tale che dall'interpretazione anche qui che viene data dell'Aula ci possa essere, per chi andrà poi a leggere la legge ed attuarla, anche un aiuto. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Masia. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io annuncio il voto di astensione all'emendamento 288, riconoscendo che la riscrittura dell'articolo 22 così come indica l'emendamento 288, è sicuramente migliorativa rispetto all'articolo 22 come era stato scritto prima. Suggeriremmo, eventualmente, che è al comma 2, laddove appunto viene indicato il rimando ai Piani attuativi per la descrizione delle compensazioni e delle perequazioni, che ci fosse un'indicazione, ancora una volta, al plurale, perché altrimenti diverrebbe, a nostro giudizio, inattuabile. Quindi suggeriremmo, se fosse possibile, di scrivere che "la perequazione e la compensazione sono disciplinate sulla base degli appositi Piani attuativi riferiti alle eree oggetto delle perequazioni e delle compensazioni", perché altrimenti non ci sarebbe la possibilità della corrispondenza tra ciò che si intende fare.
URAS (R.C.). Adesso non è possibile modificare nulla: quello che c'è ci votiamo!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Per annunciare il voto di astensione e dire che, comunque, questo emendamento non mette a posto e non risolve tutte le problematiche legate alla perequazione e compensazione urbanistica, perché, con riferimento particolare al credito edificatorio, ad esempio, quello previsto nel comma 5, non c'è una specifica che lo possa individuare. E c'è una carenza anche nell'articolato, e quindi nell'articolo 22 anche così come emendato, in quanto manca l'individuazione di elementi di perequazione e compensazione per opere incongrue, per elementi di degrado e interventi di miglioramento della qualità urbana; quindi il premio volumetrico, il credito edificatorio, dovrebbe in qualche modo essere invece finalizzato a questo tipo di interventi, quindi mi sembra che ci sia comunque, anche nell'emendamento, una carenza sotto questo aspetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente. Il mio intervento è solo per precisare la questione che riguardava la parola "contestuale". La perequazione. Intanto noi rimandiamo ovviamente alla regolamentazione nel regolamento edilizio, e se continuiamo a dire "serve per le opere incongrue…", allora: siamo noi che gli diciamo cosa devono fare. Ora, il principio va sancito e poi la regolamentazione sta anche alla capacità di individuare, caso per caso, dove è applicabile, dove è opportuno applicarlo, facendo salvo il principio; e il principio è semplicemente quello di partire dalla considerazione che, quando si programma un Piano urbanistico comunale, normalmente si trovano delle aree dove ci sono dei benefici, perché si rendono edificabili, e parte di quelle stesse aree che invece devono essere soggette a cessioni, a standard, a cessioni di carattere pubblico che chiaramente gravano negativamente su altri proprietari; questo rende spesso inattuabile il Piano attuativo perché non si rende disponibile la convergenza dei proprietari. La contestualità è perché non esiste Piano attuativo che non debba riservare quote di servizi pubblici e di infrastrutture, per essere tale, e quindi la contestualità definisce questo elemento di correlazione: tu lottizzi quel territorio e contestualmente devi individuare le aree di cessione, in infrastrutture, o comunque anche aree più ampie destinate a servizi pubblici, che rendono ancora più complessa l'attuazione di questa perequazione. Fatta così, noi consentiamo davvero, non solo di risolvere il problema all'interno dei Piani attuativi, ma anche quello di disciplinare autonomamente - lo possono fare i Comuni - l'accorpamento di Piani attuativi o di comparti edificatori limitrofi, contigui, perché in un'unica soluzione possa essere espletata ancora meglio la funzione di ripartizione degli equilibri tra benefici e oneri. Questo è il principio della perequazione, tutto il resto è chiaramente qualcosa che va al di là e che rischia di diventare un elemento fuorviante per l'applicazione che noi vogliamo dare in questa legge, limitatamente a questa esigenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Confermo il voto di astensione su questo emendamento, uno dei pochi casi, forse l'unico in questa legge, in cui ci ritroviamo su una possibilità di modifica del sistema normativo che permetta una maggiore flessibilità, una possibilità cioè di, appunto, compensare - come si dice nella rubrica stessa dell'articolo - dei sacrifici in termini di capacità edificatoria, di vero e proprio diritto edificatorio (anche se c'è stata la correzione, ma si tratta di un vero e proprio diritto nel momento in cui i Piani urbanistici generali lo individuano) di poter compensare un sacrificio con la possibilità di interventi in altre zone, ovviamente preordinati dalla stessa procedura, dallo stesso sistema di pianificazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Per fare due considerazioni e poi proporre un paio di modifiche al testo. Io vorrei dire che questa legge la stiamo facendo, come diceva il collega Uras, in Aula, nel senso che così dovrebbe essere: se ci sono delle cose che devono essere modificate, si modificano in Aula: quale è la sede nella quale si dovrebbero modificare? Mi pare che sia questa, il Parlamento dei sardi. E mi pare che siano anche intempestive certe affermazioni, fatte per esempio dal presidente di Confindustria - il quale non si era accordato forse con il precedente presidente -, che dice "la legge è inadeguata". Noi abbiamo ricevuto un papiello così grosso dal precedente presidente, Biggio, e io posso dire che, se uno va a vedere le considerazioni che erano state fatte, diverse cose hanno trovato accoglimento all'interno di questa legge; per cui oggi che si dica "bisognerebbe rimandarla in Aula" mi sembra una cosa che, dopo che è stata tacitata in Commissione la Confindustria che ci aveva proposto di estrapolare alcuni articoli che sono passati poi, come quella leggina "salvacantieri", mi sembra che sia una cosa certamente non accettabile e non accoglibile.
Io, Presidente, al comma 4 dell'articolo 22, quando si dice, alla terza riga, "recuperare adeguata capacità edificatoria", propongo che "adeguata" venga sostituita con "pari capacità edificatoria", in modo che non ci siano equivoci e che sia chiara l'interpretazione di ciò che si vuole rappresentare con la legge. Mi pare anche che al comma 5 ci sia la necessità di un piccolo chiarimento perché, quando si dice "per crediti edificatori si intende una quantità di potenzialità…", questo "potenzialità" secondo me va cassato perché è ovvio che diventa… che è una potenzialità che gli viene assegnata dal Piano attuativo nel momento in cui il Piano attuativo determina quanto è la potenzialità. Vorrei anche dire che, andando avanti, "quantità volumetrica riconosciuta a seguito della compensazione urbanistica", sempre al punto 5, io direi che questo "a seguito" sta per "in virtù della compensazione urbanistica", quindi non so se sia il caso di lasciare "a seguito" oppure di correggerlo con "in virtù", perché questo è il significato.
E volevo chiudere, Presidente, dicendo che non si tratta di compromessi che si stanno cercando in Aula ma semplicemente di dare al testo le migliorie affinché ne esca fuori la legge migliore possibile, insomma. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Sì grazie, Presidente, ma, onorevole Pirisi, che la legge la si faccia in Aula, speriamo, poi lo si vedrà negli articoli più importanti che devono ancora arrivare e vediamo quale sarà il comportamento della maggioranza.
Detto questo su questo articolo, beh io penso che il voto di astensione sia d'obbligo, anche perché è un articolo, l'onorevole Pirisi… no La Spisa diceva che era uno dei pochi articoli su cui si poteva essere d'accordo, beh io dico che ha ragione. Però questo, come diceva anche l'Assessore, per davvero dà la possibilità in fase di pianificazione e in fase di approvazione del piano attuativo di mettere a confronto i cittadini e la pubblica amministrazione nel trovare un accordo preventivo rispetto a quello che dovrà succedere dopo l'approvazione. Per cui, mio avviso, trovare la serenità che in questi casi realmente manca, specialmente quando si tratta di intervenire su terreni privati, dove vengono presi in considerazione dall'amministrazione pubblica per fare interventi di pubblico interesse, generalmente c'è da parte il privato una posizione restia, invece in un accordo del genere io penso che il privato sia molto più motivato a venire incontro alle esigenze di interesse generale. Sulla frase o sulla parola che diceva l'onorevole Pirisi, da adeguata portarla a "pari" in percentuale di edificazione, beh io insomma non son d'accordo, nel senso che al cittadino si potrebbe chiedere di mettere a disposizione un terreno in prossimità di un'area importante e sensibile, quale quella vicino al mare, per poter spostare quell'intervento su un terreno che è distante magari anche 20 chilometri. Ovviamente dal punto di vista commerciale il proprietario perde valore aggiunto sull'intervento. Per cui insomma a mio avviso, venirgli incontro dando a lui la possibilità di fare lo stesso intervento e forse di premiarlo, non è secondo me trascurabile ma, detto questo, sull'emendamento l'astensione è dovuta da parte mia e da parte del Gruppo che rappresento in questo momento. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Murgioni, stiamo votando l'emendamento 288. Alcune questioni...
Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Per chiedere il voto elettronico palese, grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Lei ha detto che si sta votando l'emendamento, siccome il relatore ha fatto alcune proposte di modifica, non vorrei che passassero inosservate...
PRESIDENTE. No io stavo riassumendo alcune delle questioni che sono state...
LA SPISA (F.I.). Perché dire pari o dire adeguate è molto ma molto diverso, non stiamo parlando di una miglior comprensione del testo, dire pari, come propone il relatore, significa ridurre notevolmente la portata di questo emendamento e della possibilità di compensazione. Per cui l'Aula deve essere conscia di quel che vota. Noi non siamo favorevoli a questa interpretazione restrittiva.
PRESIDENTE. Va bene, va bene, insomma, l'emendamento orale mi sembra che abbia difficoltà ad essere accolto almeno relativamente a questo. Invece credo che alcune questioni possano essere riportate ad una rete migliore comprensione del testo e quindi anche gestite in sede di coordinamento conclusivo. Tale può essere la questione sollevata dall'onorevole Pisano là dove propone l'utilizzo del plurale quando parla degli appositi piani attuativi e allo stesso modo credo che possiamo intendere come una correzione del Testo per una sua migliore comprensione le questioni sollevate dal relatore al comma 5, quando propone l'eliminazione di potenzialità perché è sufficiente è sufficientemente comprensibile quando parliamo di quantità volumetrica, riconosciuta in virtù anziché a seguito, anche questo mi sembra che serva per una migliore chiarificazione del testo senza alterarne il significato. Colleghi, io ho degli iscritti a parlare ancora, non so bene per che cosa, insomma. Siamo in dichiarazione di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GESSA (P.D.). Suggerire come... equivalente valore edificatorio anziché pari capacità edificatoria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Onestamente, Presidente, rispetto all'emendamento proposto sulla pari capacità edificatoria, era esattamente una richiesta che avevo richiesto di accogliere da parte della maggioranza. Perché serviva a creare una condizione di recupero della capacità edificatoria eventualmente perduta e non esporla alla minaccia che potesse essere compensata con una capacità inferiore. Per cui io sono a favore di questa correzione, e ringrazio anche chi l'ha proposta, perché è l'accoglimento di una richiesta a suo tempo avanzata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi, relatore. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente, per dire che in quest'Aula appunto, erano arrivate delle sollecitazioni per chiarire che quel adeguato significava pari, nel senso che poi l'emendamento, l'onorevole La Spisa poi siccome l'avete però siete voi due che l'avete detto, pari sta a specificare in maniera più dettagliata che comunque non può essere esposta all'interpretazione arbitraria di chicchessia, ma quanto meno deve essere garantita... poi se l'appetibilità del terreno da una parte o dall'altra, voglio dire si vedrà questo aspetto qua. Ma sembrava quasi che la proposta andasse nella direzione opposta e quanto stavate dicendo, non è così, assolutamente non è così. Comunque, Presidente, io l'ho fatto semplicemente perché dall'Aula erano venute sollecitazioni in tal senso e guardando anche quello che è stato fatto in diverse Regioni, molte dicono hanno utilizzato l'adeguata, però in altre Regioni è stato utilizzato il pari, quindi non c'è per quanto mi riguarda nessun problema o, in un senso o nell'altro.
PRESIDENTE. Colleghi, c'è molta animazione in Aula, forse è il caso che ci fermiamo che ci sediamo un attimino, che siamo a posto, perché è difficile adesso ascoltare ciò che dice l'Assessore mentre ci sono tre o quattro capannelli organizzati. Onorevole Capelli, onorevole Maninchedda, vi chiedo scusa.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Io capisco le perplessità sul termine adeguata, però bisogna essere precisi e dire di che cosa si tratta...
CUGINI (Sinistra Autonomista). Presidente, non si sente, qui non si sente.
PRESIDENTE. Se stiamo zitti si sente, onorevole Cugini, lei ha ragione, possiamo accomodarci, onorevole Orrù, insomma proviamo, altrimenti è difficile comprendersi ecco, magari stiamo dicendo le stesse cose ma...
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Allora il testo del comma 4 parla di due fondamentali fattispecie entro le quali si applica la compensazione e sono: 1 vincolo preordinato all'esproprio e dichiarazione di notevole interesse pubblico, entrambe fattispecie che devono essere trattate secondo le norme, no, obbligatorie per le amministrazioni pubbliche. Quindi l'indennità di esproprio è fondamentalmente il punto di riferimento del valore. Ma parlare di "pari" significherebbe operare la compensazione su aree caratterizzate urbanisticamente in egual modo, mentre io potrei creare un credito che sposta un valore di esproprio, di indennizzo, cosa che è ulteriormente precisata al comma 7, dove dice che la convenzione può addirittura trasformare "il credito in pari" in equivalente "indennità di esproprio", quindi monetizzarlo quando non è possibile operativamente fare la compensazione. Quindi, si tratta di un importo che è adeguato perché vuol tener conto di questa ipotesi, che nella compensazione giochino aree fra loro non omogenee, per cui non si va in deroga o in liberalità, perché il punto di riferimento è il valore di esproprio, perché si trovano all'interno di due fattispecie sulle quali l'amministrazione pubblica ha già norme preordinate a come deve valutare quelle aree. Quindi mi sembra che il problema, anche con questa precisazione, il termine "adeguato" va inteso esclusivamente in questa logica, che accoglie ovviamente le preoccupazioni, ma ovviamente creeranno anche preoccupazioni nostre, ma che non vogliono andare al di là di questo significato.
MASIA (Gruppo Misto). Presidente?
PRESIDENTE. Va bene, colleghi. Onorevole Masia, è già intervenuto.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). E' solo perché avevo posto una domanda alla quale mi pare non sia stata data risposta, la parola "contestuale" nel primo comma che ritenevo…
PRESIDENTE. E' intervenuto l'Assessore, forse lei non ha colto… Grazie, onorevole Masia. Va bene, colleghi, ci sono state delle obiezioni sulla sostituzione della parola "adeguata" con la parola "pari", l'Assessore ha un po' cercato di spiegare quali motivi rendono più efficace la formulazione attuale rispetto all'introduzione della parità, che è un concetto forte certamente, ma forse non adattabile al caso di valori che possono essere differenti a seconda delle aree di cui si tratta. Quindi, io metterei in votazione questo emendamento con l'eliminazione, al comma 5, di "potenzialità", e quindi il periodo si legge: "si intende una quantità volumetrica riconosciuta in virtù delle compensazioni urbanistiche". Con quest'addizione e con le cose che ho detto relativamente alle correzioni formali che faremo in sede di coordinamento del testo metto in votazione l'emendamento numero 288. E' stata richiesta la votazione elettronica palese dall'onorevole Cassano sostenuta da? Bene, bene.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 288.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Atzeri ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Biancu - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Manca - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Davoli - Floris Mario - Pisu - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Artizzu - Atzeri - Caligaris - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - La Spisa - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Randazzo Vittorio - Rassu - Vargiu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 70
votanti 41
astenuti 29
maggioranza 21
favorevoli 37
contrari 4
(Il Consiglio approva).
Gli emendamenti numero 211, 152, 219, 220 e 221 sono decaduti. C'è l'emendamento numero 164, che è un emendamento aggiuntivo dell'onorevole Farigu, che riguarda sempre la verifica delle condizioni del PAI. Era un emendamento che ricorre ed è stato ritirato.
Rimane l'emendamento numero 289, che è sostitutivo totale del numero 11, è un emendamento della Giunta regionale che si riferisce al piano di edilizia sociale ed economico-popolare.
Non ho iscritti a parlare. L'onorevole Uras, anzi. Emendamento numero 289.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (P.R.C.). L'emendamento numero 289, Presidente?
PRESIDENTE. Sì, onorevole Uras, è un emendamento sostitutivo totale…
URAS (R.C.). Che è un sostitutivo totale che tratta più o meno la stessa materia dell'emendamento numero 11, mi pare?
PRESIDENTE. Sì, è il sostitutivo totale dell'emendamento numero 11.
URAS (R.C.). Su questo emendamento noi voteremo a favore, perché dovrebbe, dico dovrebbe perché gli strumenti di cui abbiamo discusso prima sarebbero gli strumenti più efficaci se fossero stati scritti bene. Lo dico anche al relatore, che è vero che in Aula si approva la legge, e qualche volta è necessario anche in qualche parte, in ragione del dibattito, procedere a una sua revisione, in alcune parti, in ragione del dibattito, integrare il testo, però non è possibile che su un articolo su cui io ho detto: "Fermiamoci un attimo, perché forse non è scritto bene", tutti quanti quelli che intervengono a favore dettano correzioni. Io ne ho sentito sette o otto, per cui, alla fine, ne ha fatto il relatore, ne ha fatto il professor Gessa, ne ha fatto il collega Masia, ne ha fatto il collega Pisano, cioè tutti correggono, anche l'Assessore, per raccogliere, recepire, tutti correggono. Allora vuol dire che non era scritto bene, e allora vuol dire che non c'è stata la riflessione adeguata. Noi voteremo a favore nonostante, purtroppo, qui va bene che si preservino le aree per, però quelle aree andranno espropriate, e siccome funziona lo strumento della perequazione che abbiamo votato prima noi siamo decisamente poco ottimisti sul risultato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi, relatore. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore. Sì, Presidente, per fare - adesso si arrabbierà l'onorevole Uras - un'ulteriore correzione, Presidente, nel titolo. Non si tratta di un piano, cioè quest'articolo bis è più corretto che noi lo chiamiamo di edilizia sociale e residenziale pubblica, in qualche misura c'è l'emendamento, tra l'altro, l'emendamento numero 11, che era stato presentato come primo firmatario dall'onorevole Pisano, e abbiamo detto che quindi è sostitutivo di quell'emendamento, ma abbiamo detto che si colgono anche degli aspetti dell'emendamento stesso, tant'è che proponiamo che il comma 2 diventi il comma 5 di questo emendamento, se sono d'accordo i proponenti, cioè che diventi il comma quinto, quindi mi pare più appropriato che questo sia il titolo, cioè "edilizia sociale e residenziale pubblica", e che il comma secondo dell'emendamento numero 11 diventi il comma quinto di questo emendamento.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Pirisi.
PIRISI (P.D.). Sì, prego.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 11 verrebbe sostituito totalmente.
PIRISI (P.D.). Esatto, sì.
PRESIDENTE. Quindi stiamo parlando dell'emendamento numero 289. Quindi lei propone che il comma 2 dell'emendamento numero 289 diventi?
PIRISI (P.D.). No, che lo sostituisca totalmente, però, io non so se sotto il profilo tecnico, era la proposta di un emendamento di sintesi tra l'emendamento numero 11 e l'emendamento numero 289, e la proposta è che il comma secondo dell'emendamento numero 11 diventi quinto comma dell'emendamento numero 289.
PRESIDENTE. Va bene.
PIRISI (P.D.). Va bene?
PRESIDENTE. Quindi, lo sostituisce parzialmente, nel senso che assume il comma 2 dell'emendamento numero 11, che diventa il comma 5 dell'emendamento numero 289.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Grazie, signor Presidente. Noi, con l'emendamento numero 11 e con la modifica all'emendamento della Giunta, raggiungiamo l'obiettivo, quindi, chi più di noi può essere soddisfatto, almeno in questo momento. Per dire, quindi, che condividiamo appieno ciò che la Giunta vuole fare, mi auguro che lo stesso Consiglio regionale tutto condivida questo messaggio, perché noi riteniamo che i nostri comuni abbiano sempre più bisogno di aree da destinare all'edilizia economica e popolare; abbiamo il problema delle case, delle abitazioni, quindi è giusto dare ad essi una risposta, e questa è l'occasione per dimostrare sensibilità e attenzione per queste problematiche.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cassano. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì, Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento numero 289 che è l'emendamento all'emendamento numero 11, e riteniamo che la riscrittura dell'emendamento numero 289 colga, in gran parte, quelle che erano le finalità scritte nell'emendamento numero 11. Ovviamente ci lasciano perplessi alcune indicazioni, ad esempio l'aver limitato ai comuni al disopra di 3000 abitanti questa indicazione; noi riteniamo che sia limitativo. La realtà dei comuni della Sardegna è tale, che se noi indichiamo al di sopra di 3000 abitanti, stiamo ponendo esattamente soltanto un 10 per cento dei comuni sardi nelle condizioni di poter fruire, domani, dell'utilità di questo articolo; finché siamo in tempo, togliamo assolutamente l'indicazione del limite di 3000 abitanti. Io posso portare, ma ognuno di voi sicuramente lo può fare quanto lo posso fare io, esperienze utilissime di edilizia sociale che si sono fatte nei piccoli comuni, in comuni al di sotto di 3000 abitanti, e che hanno dato adeguate risposte, ovviamente, a quelle che sono le esigenze abitative non solo di quel comune, ma, assai spesso, anche di comuni vicini, che magari avevano delle condizioni diverse e quindi non tali da poter soddisfare, attraverso la fruizione di aree per edilizia economica-popolare, in funzione della "167", come prima era dettato, queste problematiche. Per questo voteremo a favore, ma chiediamo che venga cassato questo limite di 3000 abitanti.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Io sarei tentato di astenermi su questo articolo, perché è un articolo comunque importante che riguarda il Piano di edilizia sociale economica-popolare, però sinceramente non apprezzo il metodo con il quale un articolo, su un argomento così importante e delicato, arriva in Aula, senza avere neppure il tempo di valutare se 3000 abitanti siano la misura giusta, se il 10 per cento delle dotazioni sia... ecco, quantomeno sarebbe stata necessaria un'intesa su un argomento che è così importante, quindi non possiamo sostenere, ovviamente, questo emendamento, a meno che non lo si sospenda, lo si discuta e si possa trovare una sintesi che sia una sintesi che deriva dal Consiglio, non da una semplice accettazione, perché tratta un tema comunque importante per la comunità.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Intervengo sull'emendamento numero 289 e sulle considerazioni fatte dal collega Pisano perché le stesse domande me le sono poste anch'io, ma una risposta, ed è una risposta che, a questo punto, considero valida, è il fatto che i piccoli comuni, di cui dobbiamo evitare lo spopolamento e non l'eccesso di immigrazione... cosa sta succedendo nei piccoli comuni? Che, purtroppo, le aree interne, le abitazioni dei centri storici dei comuni, si trovano in una fase assoluta di svuotamento, di spopolamento, per cui, porsi il problema delle aree ad alta tensione abitativa e i problemi della necessità di recuperare i centri storici, per i comuni al di sotto dei 3000 abitanti è sicuramente diverso dei problemi che abbiamo nella richiesta di edilizia residenziale nelle aree urbane e nelle città più grandi. Per cui io penso, onorevole Pisanu, che per evitare il rischio che lei poneva nell'intervento, e per agevolare l'integrazione tra entrambe le esigenze, cioè evitare lo spopolamento dei piccoli centri e lo svuotamento dei centri storici dei piccoli centri, e contemporaneamente agevolare la realizzazione di interventi di edilizia sociale, che possono essere fatti anche all'interno dei centri storici, vorrei ricordare che noi, questa Giunta e questo Consiglio, abbiamo approvato forti investimenti anche a sostegno di attività quali: il sostegno degli affitti, il recupero dei centri storici, i contributi a fondo perduto per il recupero delle case disabitate dei centri storici; questi sono interventi che non presuppongono utilizzo di territorio a dismisura, cioè che non presuppongono interventi su nuove aree per interventi edificatori che comportano dei costi per i comuni, di manutenzioni e quant'altro. A me sembra cioè che, dopo un iniziale difficoltà nell'accettare questa limitazione prevista al comma 1, la soluzione trovata possa invece essere equilibrata, salvo poi le verifiche per contemperare le due esigenze che, altrimenti, sarebbero contrastanti.
PRESIDENTE. Quindi lei vota a favore?... onorevole Salis, siccome sono dichiarazioni di voto...
SALIS (Gruppo Misto). Mi scusi, Presidente, mi sono dimenticato di dirlo, pensavo di averlo detto all'inizio e non l'ho detto. Voto a favore. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (F.I.). Grazie. Presidente, io voterò contro questo articolo, a meno che la Presidenza non possa accogliere questa mia proposta, cioè nel dividere i vari commi dell'articolo 22 dell'emendamento numero 289. Al comma 2, si ha una dicitura che, onestamente, forse per la fretta, forse perché si ha necessità comunque di completare la legge nel più breve tempo possibile, ma se leggiamo attentamente il comma 2 dell'articolo 22 che si sta proponendo con l'emendamento numero 289, io mi metterei un attimo nei panni dei tecnici comunali, o di chi deve fare questo genere di valutazioni, e penserei come fa un tecnico comunale a fare una valutazione su un terreno che, volontariamente, viene ceduto dal proprietario, e trasformare la valutazione di quel terreno in volumetria massima del 30 per cento; un lavoro assurdo, un lavoro immenso e impossibile da realizzare, non è una scemenza, fidatevi che non è una scemenza. Allora, o lo riformuliamo in un modo un attimino più corretto e più semplice... perché noi non possiamo ragionare sempre come dei legislatori che interpretano e vogliono mandare un segnale quando poi, invece, per chi lo deve leggere, per chi lo deve realmente interpretare, alla fine diventa di difficile comprensione. Io riscriverei questo comma in modo molto più semplice e molto più facile, nel momento in cui non è determinabile attraverso la valutazione ma, bensì, la volumetria che sarebbe realizzabile in quell'area, viene trasferita per un massimo del, stabilite il 30 per cento, il 40 per cento, viene trasferita in un'altra proprietà dello stesso proprietario che deve realizzare e che può realizzare; è molto semplice, è facilissimo. In questo modo...
PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, stiamo parlando di trasformazione di un valore economico in valore volumetrico, non di trasferimento...
CHERCHI OSCAR (F.I.). Esatto, esatto, Presidente, è questo proprio il problema.
PRESIDENTE. …di volumetrie. Sono le operazioni che si fanno normalmente, quindi…
CHERCHI OSCAR (F.I.). E, appunto, ma non è proprio così perché poi diventa un problema la valutazione perché la valutazione è legata all'esproprio, Presidente, quindi siccome le valutazioni lei sa meglio di me che poi sono ricorribili nel tempo per il reale valore di mercato di quel terreno, sa perfettamente che poi diventa praticamente impossibile gestire, quando sarebbe molto più facile completarla in questo modo.
Questa è la nostra proposta, poi, per carità, quest'Assemblea può tranquillamente continuare a votare la legge nel modo in cui voi meglio preferite e meglio interpretate. Ci mancherebbe altro! Questa è una mia proposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Sì, le considerazioni del collega Oscar Cherchi e quelle precedenti del collega Pileri pongono in evidenza un deficit che porta con sé questo emendamento. Cosa significa che "i piani urbanistici dei comuni con popolazione superiore ai 3000 abitanti devono prevedere dotazioni territoriali da destinarsi all'edilizia sociale e residenziale pubblica"? "Devono", non "possono", che sarebbe stato già qualcosa di accettabile, ma questo "devono" crea, a nostro avviso, e non solo il verbo ma per come è congegnato, un'inammissibile situazione che non si comprende perché non muovere dal testo che i colleghi Riformatori hanno proposto. I colleghi Riformatori nel loro emendamento, il numero 11, che noi avremmo sostenuto, non l'emendamento numero 289 sostitutivo dell'11, si dice maniera chiara: "i comuni della Sardegna" intanto "ad alta tensione abitativa", non i comuni di 3000 abitanti, dove sappiamo che il fenomeno dello spopolamento ha già generato una sorta di cimitero di abitazioni, di edifici chiusi, che se mai quelli sarebbero da recuperare in quei comuni, e quindi l'emendamento dei colleghi Riformatori, invece, pone bene in evidenza che ci stiamo riferendo ai comuni ad alta tensione abitativa, "nonché i comuni che documentino particolari esigenze abitative", allora in questo caso "possono reperire". Allora, ecco perché senza spiegarci quale sia stata la premessa o il criterio utilizzato, mi pare davvero che forse non si sta rendendo un buon servizio e sono queste le ragioni per le quali noi, essendo all'oscuro sui benefici che ne potrebbero derivare, preferiamo votare contro quest'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Sì, brevissimamente. Onorevole Pittalis, c'è un punto di differenziazione fra l'emendamento numero 11 e l'emendamento numero 289, che è riferito a una scelta precisa, cioè la maggioranza intende aprire una stagione di politiche determinate alla risposta al fabbisogno abitativo di carattere pubblico e sociale individuando nei comuni al di sopra dei 3000 abitanti per il semplice fatto che i comuni sotto i 3000 abitanti sostanzialmente sono più esposti a un utilizzo di questa norma in termini di espansione ulteriore delle loro strumentazioni urbanistiche, in ragione anche del fatto che in quei comuni c'è molto patrimonio da recuperare, e questo è giustificato anche dalle ultime disposizioni che questo Consiglio ha deliberato nelle scorse finanziarie per destinare qualche decina di milioni di euro per il recupero a fini abitativi e residenziali pubblici all'interno dei centri storici dei comuni della Sardegna, molte risorse, appunto, noi vogliamo costituire un sostanziale standard urbanistico, cioè una dotazione urbanistica obbligatoria perché chi ha una consistenza abitativa significativa abbia le aree per poter fare le politiche abitative.
Questo è un dibattito aperto in tutta Italia, c'è una larghissima parte dell'opinione pubblica specializzata che è favorevole a introdurre in via obbligatoria lo standard urbanistico a favore delle politiche abitative pubbliche, noi qui facciamo una scelta, si può condividere o si può non condividere, riteniamo che si può iniziare ragionevolmente con i comuni sopra i 3000 abitanti come fatto obbligatorio, ma la formulazione di questo emendamento spiega che non è affatto proibito ai comuni sotto i 3000 abitanti fare la stessa scelta senza che ci sia una norma che glielo impedisca, possono sempre farlo e, chiaramente nell'ambito dei piani urbanistici, saranno ben accolti laddove i PUC giustificheranno anche questa scelta autonoma da parte dei singoli comuni. Questo costituisce, invece, un obbligo per i comuni sopra i 3000 abitanti. Si apre una fase nuova, si può considerarla prematura, non adeguata, ma noi riteniamo, invece, sia un messaggio importante perché in questi ultimi anni anche l'andamento del mercato della casa ha avuto delle manipolazioni che, se ci fosse stata una politica abitativa pubblica di tipo diverso, avrebbe avuto un esito completamente differente.
PRESIDENTE. Grazie. Siamo in sede di votazione dell'emendamento numero 289. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Devo chiedere il voto elettronico palese, Presidente.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Cassano?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Va bene, colleghi, stiamo votando l'emendamento numero 289, nel testo proposto con una modifica del titolo, che diventa "edilizia sociale e residenziale pubblica", e con il trasporto del comma 2 dell'emendamento numero 11 che diventa comma 5 dell'emendamento numero 289.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 289.
(Segue la votazione)
Prego i segretari, uno di maggioranza e uno di opposizione, di stare qui al banco della Presidenza perché siamo in sede di votazione, quindi è più comodo per tutti se ci assistono. Poi fra di loro possono anche organizzare una turnazione che renda più agevole questo faticosissimo lavoro.
Prendo atto che il consigliere Sabatini ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Atzeri - Balia - Biancu - Cachia - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Dedoni - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Farigu - Ladu - Liori - Lombardo - Petrini - Pileri - Randazzo Alberto - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo.
Si è astenuto: il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 58
votanti 57
astenuti 1
maggioranza 29
favorevoli 44
contrari 13
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 23. All'articolo 23 sono stati presentati l'emendamento aggiuntivo numero 222, che però è decaduto, e l'emendamento soppressivo totale numero 97.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 23 e dei relativi emendamenti:
Art. 23
Compensazione urbanistica territoriale
1. I comuni che provvedono congiuntamente alla pianificazione in forma sovracomunale possono utilizzare la tecnica della compensazione urbanistica territoriale per realizzare lo scambio di diritti edificatori contro equivalenti valori di natura urbanistica o economica.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai
Articolo 23
L'art. 23 è soppresso. (97)
Emendamento aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu
Articolo 23
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:
"1 bis. "Per rendere efficace la Compensazione urbanistica territoriale i Comuni devono procedere con analoga forma associativa ad istituire la Commissione e la Tesoreria perequativa di cui al punto 5 precedente." (222).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Brevemente, Presidente, per dire che ovviamente l'emendamento che è decaduto aveva una funzione; la funzione era - mi si permetta il bisticcio di parole - quella di far funzionare lo strumento che si propone, il risultato sarà un altro, funzionerà forse, sicuramente funzionerà peggio, per cui così come abbiamo fatto per la perequazione, anche sull'articolo della compensazione urbanistica noi voteremo contro.
E' una di quelle parti della legge che avremmo voluto approfondire, non siamo riusciti a fare, così come quella attinente al silenzio assenso, sostanzialmente questi sono punti dirimenti, su altre cose abbiamo trovato l'accordo a conclusione del dibattito, della discussione e delle votazioni valuteremo come procedere rispetto all'intero articolato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Conforme.
(E' approvato)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIAGU
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 24. All'articolo 24 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo totale numero 98, aggiuntivi numero 12, 13 e 224.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 24 e dei relativi emendamenti:
Capo IV
Pianificazione territoriale provinciale
Art. 24
Piano di coordinamento provinciale
1. La provincia, ferme restando le competenze dei comuni e in attuazione della legislazione e degli atti di programmazione regionale, predispone ed adotta il Piano di coordinamento provincialequale atto di programmazione socio-economica provinciale. Esso,nell'ambito delle funzioni attribuite alle province dall'articolo 5 della legge regionale n. 9 del 2006:
a) definisce ed individua gli indirizzi e gli obiettivi generali di assetto del territorio relativi o all'intera provincia o ad ambiti sovracomunali suscettibili di organica e coordinata considerazione. A tal fine il Piano può prevedere, in aggiunta alle previsioni di cui alla legge regionale n. 12 del 2005 e sulla base di specifici trasferimenti da parte della Regione, ulteriori modalità d'incentivazione delle forme di cooperazione nella pianificazione tra comuni ricadenti in ambiti caratterizzati da elevata contiguità insediativa ovvero ricadenti in ambiti suscettibili di omogenea pianificazione e di organizzazione unitaria dei servizi pubblici, secondo le modalità di cui all'articolo 20;
b) contiene misure di coordinamento delle iniziative comunali finalizzate alla localizzazione dei nuovi insediamenti industriali, artigianali e turistico-ricettivi;
c) contiene misure di coordinamento della programmazione urbanistica commerciale comunale.
2. Il Piano di coordinamento provinciale è formato:
a) da una relazione che, esposti gli esiti delle analisi e delle verifiche territoriali necessarie per la valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale, stabilisca gli indirizzi per il coordinamento provinciale e, in particolare, individui gli ambiti territoriali destinatari delle misure e degli interventi di cui al comma 1, lettera a);
b) dagli elaborati grafici che rappresentano le indicazioni progettuali e i documenti comprovanti la VAS di cui all'articolo 8;
c) dalle norme contenenti i criteri di attribuzione delle misure di incentivazione e le misure di coordinamento e indirizzo;
d) da una banca dati alfanumerica e vettoriale contenente il quadro conoscitivo e le relative informazioni, redatta secondo le specifiche dettate dal SITR.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Articolo 24
L'art. 24 è soppresso. (98)
Emendamento aggiuntivo Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.
Articolo 24
Dopo la lettera a) del comma 1 dell'articolo 24, sono inserite le seguenti lettere:
a bis) raccorda e verifica la coerenza dei piani settoriali di livello provinciale;
a ter) individua, anche in attuazione della programmazione regionale, le ipotesi di sviluppo dell'area provinciale, prospettando le conseguenti linee di assetto e di utilizzazione del territorio;
a quater) stabilisce le procedure e gli strumenti di coordinamento tra la pianificazione comunale e sovracomunale e la pianificazione provinciale;
a quinquies) definisce i criteri per la localizzazione ed il dimensionamento di strutture e di servizi di interesse provinciale e sovracomunale;
a sexies) censisce le risorse territoriali ed ambientali, e propone i criteri e le soglie del loro uso; (12)
Emendamento aggiuntivo Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu.
Articolo 24
Nella lettera a) del comma 2 dell'articolo 24, dopo le parole "per il coordinamento provinciale" sono inserite le seguenti parole;
"gli obiettivi, le motivazioni ed i criteri posti a base delle scelte di cui al comma 1 lett. da a) a i)". (13)
Emendamento aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 24
Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente; "Ai sensi dell'articolo 7 della presente legge, la Provincia può predisporre appositi Accordi strategici territoriali con cui i soggetti sottoscrittori delineano lo scenario generale su cui si impegnano ad innestare i futuri programmi di sviluppo del territorio.". (224).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti. Nessuno chiede di intervenire.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Negativo sull'emendamento numero 98. Per l'emendamento numero 12 si chiede il ritiro perché è stato sostanzialmente, praticamente, accolto parzialmente e comunque è inadeguato e un po' datato questo emendamento, è anacronistico. Negativo per l'emendamento numero 13 e si invita al ritiro perché non si capisce, tra l'altro sono indicate delle lettere che non trovano corrispondenza nel testo, quindi si invita al ritiro. Per l'emendamento numero 224 si invita al ritiro o negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Conforme.
PRESIDENTE. Emendamento numero 98.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, sull'articolo 24 noi abbiamo presentato un emendamento che ha l'obiettivo di qualificare l'intervento di pianificazione e di coordinamento provinciale, ma la cosa che ci interessa di più rispetto a questo è intervenire sulla discussione un pochino più generale sui Piani di coordinamento che sono una delle carenze che si trova in questa legge.
Io non solleverò grandi questioni sull'articolo 24, voteremo a favore, a prescindere dall'emendamento che abbiamo presentato, ma voglio porre il problema dei Piani di coordinamento, dei Piani di coordinamento territoriale che devono svolgere una funzione specifica. Siccome questa partita si collega strettamente ai Piani di utilizzo dei litorali, cioè si collega strettamente ai Piani di coordinamento, si collegano strettamente alla gestione di partite, di situazioni territoriali omogenee che attraversano, interessano amministrazioni locali diverse e i litorali sono questo, i litorali sono questo! Quando parliamo del Poetto e pensiamo di fare... io sono addirittura propenso a ragionare e se ne avremo il tempo, in questa legislatura o in altre circostanze, solleveremo una questione proprio sui Piani di coordinamento perché noi siamo convinti, Presidente, che di Piani di coordinamento abbiamo bisogno e anche di autorità unica abbiamo bisogno quando si tratta di intervenire nella pianificazione e nella gestione degli strumenti di pianificazione che riguardano queste zone sensibili. La Provincia potrebbe svolgere un ruolo, oggi la sua salute istituzionale è abbastanza precaria, non sappiamo se sarà così, ma il sistema dei Piani di coordinamento deve essere meglio normato e organizzato.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 24. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento numero 224 è ritirato.
Passiamo all'esame dell'articolo 25. All'articolo 25 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo totale numero 99, sostitutivi parziali numero 223 e 225.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 25 e dei relativi emendamenti:
Art. 25
Formazione e approvazione del piano di coordinamento provinciale e delle varianti
1. Il presidente della provincia, nel procedimento di formazione del Piano di coordinamento, convoca, ai sensi dell'articolo 5, una conferenza provinciale, le cui modalità sono disciplinate con proprio atto, nella quale vengono presentate e discusse le linee fondamentali di indirizzo della proposta di Piano.
2. La giunta provinciale provvede ai successivi adempimenti per la redazione del Piano di coordinamento, che viene poi trasmesso al consiglio provinciale che lo adotta.
3. La provincia, divenuta esecutiva tale deliberazione di adozione, ne dà avviso sul BURAS e su almeno due quotidiani a diffusione regionale, con indicazione delle modalità e dei termini di pubblicazione del progetto di piano.
4. Il progetto adottato viene inviato all'Assessorato regionale competente in materia di governo del territorio, ai comuni, agli enti parco, alle comunità montane e agli altri enti pubblici ritenuti interessati; i comuni, previo avviso da divulgare con ogni mezzo ritenuto idoneo, provvedono a depositare il progetto nella segreteria comunale per quarantacinque giorni consecutivi durante i quali chiunque ha la facoltà di prenderne visione e di presentare osservazioni e proposte.
5. Ciascun comune, entro quarantacinque giorni dalla scadenza del termine di deposito, trasmette alla provincia la deliberazione consiliare con la quale formula il proprio parere, pronunciandosi sulle eventuali osservazioni; gli enti parco, le comunità montane e gli altri enti pubblici interessati trasmettono alla provincia il proprio parere entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento degli atti.
6. La Regione esprime il proprio parere che ha carattere vincolante con esclusivo riferimento alle indicazioni prescrittive del Piano paesaggistico regionale; il parere è reso con deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessorato regionale competente in materia di governo del territorio, da trasmettere alla provincia entro novanta giorni dal ricevimento degli atti.
7. La provincia, nei sessanta giorni dal ricevimento dei pareri o dall'infruttuoso decorso dei termini, approva in via definitiva, con deliberazione del consiglio provinciale, il Piano di coordinamento provinciale, tenuto conto delle valutazioni acquisite.
8. Una copia del Piano con i relativi allegati è trasmessa a tutti i comuni interessati, i quali provvedono a depositarlo per consentire la libera visione del pubblico entro dieci giorni dal ricevimento degli atti.
9. La deliberazione di approvazione del Piano, unitamente all'elaborato di sintesi, è pubblicata sul BURAS; dell'approvazione è data notizia con avviso pubblicato su almeno due quotidiani a diffusione regionale. Il Piano entra in vigore dalla data di pubblicazione della deliberazione di approvazione sul BURAS.
10. Entro il termine massimo di dieci anni dall'approvazione del Piano, il consiglio provinciale ne accerta l'adeguatezza alla luce anche dei piani territoriali regionali, delle esigenze e atti di programmazione sopravvenuti. Il Piano di coordinamento può, comunque, essere variato, anche su proposta degli enti locali interessati, con le procedure di cui al presente articolo.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Articolo 25
L'art. 25 è soppresso. (99)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 25
Nel comma 4 sostituire "Il progetto adottato viene inviato all'Assessorato regionale" con "Il progetto adottato viene inviato oltre che informato digitale anche informato cartaceo all'assessorato regionale". (223)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 25
Nel comma 8 sostituire "una copia del Piano con i relativi allegati" con "una copia del Piano sia informato digitale sia in formato cartaceo con i relativi allegati". (225).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti. Nessuno chiede di intervenire.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sull'emendamento numero 99 il parere è negativo. Emendamento numero 223 parere negativo o ritiro. Emendamento numero 225 negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Conforme.
(Non è approvato)
Passiamo all'emendamento numero 223.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritirato!
PRESIDENTE. Ritirato. Passiamo all'emendamento numero 225.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritirato!
PRESIDENTE. Ritirato. Metto in votazione l'articolo 25. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 26.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, sull'ordine dei lavori, per chiedere dieci minuti di sospensione.
PRESIDENTE. Bene, siamo d'accordo, sospendiamo per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 15, viene ripresa alle ore 12 e 47.)
Bene, colleghi riprendiamo i lavori. Passiamo all'articolo 26.
All'articolo 26 sono stati presentati gli emendamenti, soppressivo totale numero 100, sostitutivi totali numero 252, 254, 271, sostitutivi parziali numero 238, 239, aggiuntivi numero 275, 240.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 26 e dei relativi emendamenti:
Art. 26
Documento di programmazione territoriale
1. Il Documento di programmazione territoriale (DPT) è lo strumento strategico di coordinamento e programmazionegenerale con il quale la Regione, in esecuzione delle scelte contenute nelProgramma regionale di sviluppo, definisce le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, accrescere la competitività del sistema territoriale regionale, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse sociali ed ambientali.
2. Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione all'assetto, contiene misure finalizzate a garantire le modalità di interfunzionalità tra i vari livelli di cui all'articolo 3, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della programmazione territoriale di livello regionale.
Emendamento soppressivo totale pileri - amadu - cherchi oscar - contu - la spisa - licandro - lombardo - petrini - pittalis - rassu - sanjust - murgioni - cappai.
Articolo 26
L'art. 26 è soppresso. (100)
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale.
Articolo 26
L'articolo 26 è così sostituito:
Art. 26
Documento di Programmazione Territoriale
1. Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è lo strumento di coordinamento e programmazione generale con il quale la Regione definisce in coerenza con il Programma Generale di Sviluppo le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile, accrescere la competitività dei sistemi territoriali regionali, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse territoriali ed ambientali.
Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è atto allegato, parte integrante e sostanziale del Programma Regionale di sviluppo e viene approvato secondo le procedure previste per quest'ultimo.
2. Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione all'assetto, contiene misure finalizzate a garantire le modalità di coordinamento tra i vari livelli della pianificazione territoriale, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della pianificazione territoriale di livello regionale. (252)
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale.
Articolo 26
L'articolo 26 è così sostituito:
Art. 26
Documento di Programmazione Territoriale
1. Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è lo strumento di programmazione generale con il quale la Regione definisce in coerenza con il Programma Generale di Sviluppo le linee fondamentali di governo del territorio per assicurare lo sviluppo sostenibile, accrescere la competitività dei sistemi territoriali regionali garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione dèlle risorse territoriali ed ambientali.
Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è approvato secondo le procedure previste per il Programma Regionale di sviluppo e costituisce parte integrante e sostanziale di quest'ultimo.
2. Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione ai vari livelli della pianificazione territoriale, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della pianificazione territoriale di livello regionale. (254)
Emendamento sostitutivo totale Biancu - Pinna.
Articolo 26
L'articolo 26 è così sostituito:
Art. 26
Documento di Programmazione Territoriale
- Il Documento di Programmazione Territoriale (DPT) è lo strumento di programmazione generale con il quale la Regione definisce in coerenza con il Programma Generale di Sviluppo le linee fondamentali di governo del territorio per assicurare lo sviluppo sostenibile, accrescere la competitività dei sistemi territoriali regionali garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse territoriali ed ambientali.
- Il DPT considera la totalità del territorio regionale, ne definisce gli indirizzi da perseguire in relazione ai vari livelli della pianificazione territoriale, assicurando una stretta correlazione tra di essi. Esso è composto da:
a) il quadro descrittivo del territorio regionale, con l'evidenziazione delle potenzialità, delle dinamiche evolutive, delle situazioni di vulnerabilità e delle condizioni di trasformazione compatibili nel tempo;
b) le previsioni programmatiche indicanti l'insieme degli obiettivi da perseguire, con riferimento ai diversi contenuti del documento esplicitandone le priorità e i livelli di interazioni, e contenenti le valutazioni di massima della fattibilità economica finanziaria delle previsioni del DPT;
c) le linee guida della pianificazione territoriale di livello regionale.(271)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
Il comma 1 "Il Documento di programmazione territoriale. (DPT) è lo strumento strategico di coordinamento e programmazione generale con il quale la Regione, in esecuzione delle scelte contenute nel Programma regionale di sviluppo, definisce le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, accrescere la competitività del sistema territoriale regionale, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse sociali ed ambientali"
è sostituito
con "Il Documento di programmazione territoriale (DPT) costituisce la carta unica del territorio regionale, esso è lo strumento strategico di coordinamento e programmazione generale con il quale la Regione definisce le linee fondamentali per assicurare lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, accrescere la competitività del sistema territoriale regionale, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse territoriali ed ambientali". (238)
Emendamento sostitutivo parziale Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
COMMA 2 Punto C
sostituire "programmazione" con "pianificazione". (239)
Emendamento Aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
Dopo il comma 1 è introdotto il seguente comma 1 bis:
"Il documento di programmazione territoriale contiene la delega esplicita alla Giunta ai fini della predisposizione del Piano Paesaggistico Regionale, che è approvato dal Consiglio Regionale.". (275)
Emendamento aggiuntivo Uras - Davoli - Pisu.
Articolo 26
Dopo il comma 2 è inserito il comma 2 bis:
Il DPT in quanto atto di legislatura ha valenza quinquennale e viene approvato dalla Giunta Regionale secondo linee guida presentate in sede di dichiarazione programmatica e/o corrette e/o emendate, e/o cassate dal Consiglio Regionale (rif. art. 11 L.R. n. 1 del 2008).
Annualmente il DPT in corrispondenza del Documento di Programmazione Economica Finanziaria viene sottoposto a verifica e diventa parte integrante e sostanziale del DPEF e viene approvato secondo le procedure previste per quest'ultimo. (240).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Questo articolo, questo documento che parla del documento di programmazione territoriale, così come è formulato, non è altro che un pezzo di carta destinato a restare sulla carta. Presidente, se mi consente, c'è l'onorevole Pirisi...
PRESIDENTE. Per cortesia, abbiamo ripreso i lavori! Onorevole Pirisi! Prego onorevole Moro.
MORO (A.N.). Se avesse davvero il valore strategico che gli si vorrebbe attribuire, dovrebbe contenere non solo la visione di prospettiva della Sardegna quanto meno nell'arco di una legislatura, ma soprattutto le grandi scelte di fondo che riguardano il territorio, tutto il territorio regionale, invece non ha al suo interno né l'una, la visione prospettica di breve e medio periodo, né le altre, le grandi scelte destinate ad incidere sul territorio regionale. Sembra più un doppione del programma di governo del Presidente eletto, ma non di quello che lo stesso Presidente illustra al Consiglio regionale all'indomani del voto, bensì di quello che viene allegato ai documenti necessari per la presentazione delle liste, poche paginette riempite di concetti generici perché così richiede la legge. Allora, a che cosa serve e dove sta la differenza con il programma di governo da cui ragionando con un minimo di logica dovrebbe discendere per entrare nel dettaglio? La vera differenza sta è starà sicuramente nel suo costo a carico dei contribuenti, soldi buttati in consulenze esterne e parcelle professionali destinate ad incrementare notevolmente il reddito di un gruppo di professionisti, amici, ma nulla di più. Un documento diretto, un documento direbbero i suoi estimatori che cerca di volare alto, ma talmente alto da essere del tutto inutile per i sardi e per lo stesso Consiglio regionale chiamato infine ad approvarlo ben sapendo che potrà essere manipolato, o come si dice con un termine oggi assai di moda, rimodulato, ad uso e consumo del governo regionale o del suo Presidente il quale come ha già fatto in altri passaggi normativi fondamentali per il governo del territorio cerca in questo modo di ottenere una sorta di legittimazione partecipativa per coinvolgere gli enti locali in processi decisionali dai quali in realtà finiranno per essere esclusi. Un dato per tutti: anche nelle procedure di formazione del DPT non si fa cenno ad un'intesa sui contenuti fra Regione e autonomie locali confermando che in questa legge l'unico obiettivo davvero centrato è quello di stare alla larga il più possibile dal termine "intesa" e il più possibile anche da qualche sinonimo ritenuto troppo compromettente. Immaginiamo qual è il livello di partecipazione che si vuole determinare quando perfino in un documento di sole enunciazioni generiche non si sente il bisogno di chiarire che ci si vuole intendere e come ci si vuole intendere. Ed il motivo è molto semplice, meglio restare sul vago ed agire caso per caso, meglio non dire per non imporre, meglio tenersi le carte coperte e tirare fuori quelle politicamente vincenti o ritenute tali al momento opportuno. Una tale spregiudicatezza spinge addirittura la Regione a non fare il suo mestiere, come è emerso nel dibattito sulla riforma federalista esiste un largo accordo sul fatto che lo Stato anche nel nuovo sistema debba riservarsi la decisione finale e quindi la competenza su alcune grandi materie come energia, telecomunicazioni, infrastrutture autostradali, eccetera. E' il concetto di interesse nazionale che fa da contrappeso equilibratore rispetto allo spostamento di tante altre decisioni con annesse responsabilità e autonomia di spesa dal centro alla periferia. Allo stesso modo, è chiaro, che anche alcune grandi questioni di interesse regionale non possono essere trattate e decise a livello di singolo comune, e proprio di queste cose dovrebbe occuparsi il documento di pianificazione del territorio, anzi dovrebbe essere una sintesi delle politiche regionali di settore dove peraltro la Regione già esercita una certa competenza che può essere definita di interesse regionale, energia, trasporti, ciclo dei rifiuti, infrastrutture per la mobilità, servizio idrico e così via. Ecco perché se il DPT non contiene impegni chiari su queste cose, non si capisce davvero che cosa ci stia a fare nella pianificazione territoriale regionale. Quali siano le sue relazioni con il programma di governo, il piano di sviluppo, il piano paesistico, il piano energetico, il piano dei rifiuti, il piano dei trasporti e via pianificando.
Ciascuno dovrebbe essere la parte di un tutto e già di questo, molto probabilmente non ci sarebbe alcun bisogno almeno non nelle dimensioni attuali, ma il problema grave è un altro, che del tutto si finisce per perdere il filo, non si capisce chi deve fare cosa, quando lo deve fare, come le deve fare e con quali risorse. Però un filo conduttore c'è ed attraversa come abbiamo osservato larga parte della produzione normativa di questa legislatura e in modo particolare questa legge urbanistica, ed è quello di far confluire i vari processi decisionali nel collo di bottiglia di cui in qualche altro intervento abbiamo parlato assicurando allo stesso modo non solo il pieno controllo delle grandi scelte all'esecutivo, ma soprattutto la loro gestione concreta e in assoluta e totale discrezionalità. A valutazioni non molto dissimili da queste, fra l'altro, arriva il Consiglio delle autonomie locali che dovendo fare una definizione sintetica dell'inspiegabile intersecarsi di così numerosi documenti di pianificazione, li paragona allo schema dei vecchi piani di rinascita. Come dire che si tratta di uno schema del tutto sbagliato seguendo il quale è stato commesso uno degli errori più gravi e più macroscopici che abbiano effettivamente toccato la Sardegna.
Perché dunque continuare su questa strada? Perché contorcere il senso e il significato del documento solo per giustificare l'esistenza e, come dicevamo anche in apertura, anche le norme costano. A nostro giudizio si va progressivamente instaurando nella nostra Regione una democrazia di carta, che appare senza essere e che anzi, nel suo continuo bisogno patologico di apparire, nasconde l'intima volontà di non essere chiara, efficace, efficiente, trasparente ed accessibile; deve innalzare attorno a sé, densa e impenetrabile, una cortina fumogena, dietro la quale il manovratore può fare e disfare, protetto e supportato da un fiorire di analisi, previsioni, programmi e teorie, che certo non aggrediscono i problemi ma li descrivono, non propongono soluzioni concrete ma tracciano scenari, non contengono impegni vincolanti ma ipotesi ed opzioni, un po' tutte ugualmente ed astrattamente possibili. Naturalmente questo è il modello di Regione che si propone all'esterno, all'opinione pubblica, alla società sarda, agli enti locali e allo stesso Consiglio regionale, poi all'interno le cose cambiano di molto, e le decisioni si prendono e come, ma in sedi ristrette all'esecutivo e ai suoi paraggi. Una tale involuzione occulta della democrazia, in questa legislatura, ha fatto malissimo alla Sardegna, ne ha compromesso le potenzialità di sviluppo e di crescita, ha alimentato i particolarismi territoriali, ne ha ridotto la speranza e ha indebolito la fiducia nel futuro delle giovani generazioni, ha aggravato gli effetti della crisi italiana e internazionale e li amplificherà ancora, ha prodotto più disoccupazione e più povertà.
Io vorrei recuperare il tempo che ho perso all'inizio, Presidente.
Ha finito per ritorcersi, in altri termini, contro chi pensava di trarre da questo sistema vantaggi politici e personali, nel caso specifico della legge urbanistica e di questo articolo. Si ritorcerà contro chi ha voluto istituzionalizzare il sistema nelle istituzioni, la solita scorciatoia istituzionale, facendone…
PRESIDENTE. Ancora un minuto, prego onorevole Moro.
MORO (A.N.). …che senza alcun senso di pudore è stata definita perfino "nuova". A noi sembra invece la riproposizione, sotto altre forme, di vecchi schemi già condannati, senza appello, dalla storia passata e recente della Sardegna. Ma non è costume di questo Governo regionale, purtroppo, fare autocritica, nemmeno a fine legislatura; non è nemmeno costume, per la verità, della pseudo maggioranza che ancora lo sorregge, che non è mai riuscita ad uscire dal guado del "vorrei ma non posso", "potrei ma non voglio". Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Moro.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). No, io sarò, non brevissimo, molto competente in questo. E l'articolo 26 è il documento di programmazione territoriale, perché a me piace anche, se possibile, ragionare sulle motivazioni di una disposizione legislativa come questa, tra l'altro che richiama i contenuti dell'articolo 3, nella stessa legge. L'articolo 3 individua i soggetti e gli strumenti della pianificazione, e tra gli strumenti della pianificazione a livello regionale, oltre il Piano paesaggistico regionale, che tutti ben conosciamo, e gli atti di indirizzo e coordinamento, che invece verranno regolati successivamente a questo provvedimento, c'è anche il documento di programmazione territoriale. Io me lo sarei aspettato, ma mi pare di capire che invece non c'è un grande interesse ad aprire una discussione o un dibattito. E mi rivolgo proprio ai banchi delle minoranze, i quali banchi delle minoranze sono stati i fautori della tesi dell'esproprio delle funzioni del Consiglio regionale in materia di pianificazione generale, anche territoriale, e tanto hanno motivato anche i risultati di questo esproprio, con i gravi danni all'economia regionale che avrebbe creato la pianificazione paesaggistica regionale, che hanno promosso un referendum. Qualche quesito referendario è stato accolto, qualcun altro non è stato accolto, molte firme sono state raccolte, pochissima gente è andata a votare. Eh, il risultato di questa… e quindi, che cosa? Cioè, se la discussione era questa, questa era la sede anche - No? Io mi sarei aspettato! - migliore, la sede più opportuna per attivare un confronto e dire: "Ma, insomma, noi siamo il Consiglio regionale", stiamo anche schierati un po' a destra, e un pò a sinistra, un po' anche al centro, sempre meno a sinistra e sempre più al centro, sempre meno al centro e sempre più a destra, e siamo schierati così, e alla fine, in questa occasione, io ho visto, ogni tanto si esprimano anche voti di comprensione reciproca, astensioni, su temi come per esempio la perequazione e la compensazione urbanistica, e quindi su temi che intervengono a garantire i diritti e le funzioni, no? E mi sarei aspettato che su questo si aprisse una bella discussione fra noi, invece ho scoperto stamattina, evidentemente… ho scoperto stamattina che lo schieramento di opposizione ha deciso di non discutere, di far passare la legge senza colpo ferire.
LA SPISA (F.I.). No!
URAS (R.C.). Ho capito che è distratta, che è assolutamente… cioè, ormai ha dato il "via". E infatti il Relatore e il Presidente della Commissione erano abbastanza compiaciuti, devo dire, io un pochino meno, perché l'avrei voluta migliorare su alcune parti. Però, la cosa che mi preme di più, Presidente, sottolineare è che la soluzione, poi, che si andrà a confezionare con il voto di stamattina, o di oggi, tra il documento di programmazione e la relazione, tra il documento di programmazione territoriale, il Piano paesaggistico regionale, poi vedremo gli atti di coordinamento e di indirizzo, è una soluzione che rende giustizia alle funzioni, così come sono declarate nelle norme, soprattutto nello Statuto, riporta al valore che ha il Piano paesaggistico regionale. Badate, io su questa legge ho molto da dire, ma una cosa condivido, che il Piano paesaggistico regionale è un punto fermo dell'iniziativa politica di questa legislatura, ed è il punto più qualificante dell'azione di governo di questa legislatura, tutto il resto è in subordine. Perché è da lì, cioè dal valore del Piano paesaggistico regionale, che deve essere, diciamo, come valore, non come strumento, come valore, ancora di più esaltato dal documento di programmazione territoriale, attraverso la fotografia che facciamo dell'esistente e la prospettiva che segniamo per questo territorio. Perché non potrà avere sviluppo, ma non solo in Sardegna, non potrà avere sviluppo nessun territorio, nessuna popolazione potrà avere sviluppo se non si parte dal principio che è finito il consumo del territorio, l'ingordigia che ne ha fatto un pasto per alcuni a danno di tutti. Perché questa era la filosofia fino a qualche giorno fa, fino a qualche settimana fa, fino a qualche mese fa, e che qualcuno tenta ancora di riproporre. Ma è roba vecchia! Perché di fronte abbiamo la catastrofe, e non serve ricordare Capoterra, Villagrande, e quant'altro ci succede qua e in altre parti d'Italia e del mondo per capire che è venuto il tempo di modificare i modelli, che noi ci diamo, di vita prima che di sviluppo economico, di vita! Questa legislatura ha un pregio, ha anticipato, io lo vedo anche dagli interventi che fa Berlusconi ogni tanto copia qualcosa che è stata fatta in Sardegna, se si deve dare un aiuto allo studio: "ma noi l'abbiamo già fatto!"; se si deve intervenire per le categorie più deboli: "ma noi l'abbiamo già fatto!", e sul territorio, dove pagherà il prezzo perché non può essere all'altezza, perché la sua cultura è totalmente diversa, sul territorio, non andrà avanti sulla strada giusta. Quindi, il documento di programmazione territoriale, così come è pensato, cioè come un coinvolgimento generale di questa istituzione ma nel rapporto con i cittadini e nel rapporto con il governo, un rapporto finalmente sano, regolato da una legge - anche quella avete contestato! - la statutaria che comunque esiste e traccia un percorso che è certo, che è fatto di regole! Io credo che, proprio per questo, che il documento di programmazione territoriale sarà la giusta evoluzione, quel tanto che mancava e che invece finalmente acquisiamo all'ordinamento perché ci sia una partecipazione generale di popolo al governo di questo territorio.In che cosa è che non dobbiamo cadere. Lo dico all'Assessore, e anche a relatore, anche al Presidente della Commissione, lo dico ai colleghi di questa maggioranza, non cadiamo purtroppo, come spesso capita, per le questioni contingenti a ridurre gli effetti di questa politica che non è la conservazione punto e basta, è proprio dell'idea del basta con il consumo, della rigenerazione, noi l'abbiamo chiamata "rinaturalizzazione", cioè recupero integrale dell'ambiente e della naturalità dei fattori della produzione, perché bisogna produrre ma bisogna produrre bene e senza guastare. Non è un problema di compatibilità cos'è che prevale rispetto all'altro, è la ricerca ossessiva del fatto che devono esistere l'uno e l'altro, cioè la tutela, la salvaguardia, la valorizzazione, la conservazione dell'ambiente e al contempo anche la rigenerazione e la rinaturalizzazione e al contempo la produzione, anche quella industriale. Lo dico perché gli orizzonti che abbiamo di fronte sono orizzonti più difficili, meno comodi, anche di maggiore sacrificio dove anche l'impresa deve gestire un ruolo diverso, non può essere quella mangiatutto che serve ad ingrassare un singolo imprenditore, deve essere quella che invece rimette il …. sociale.
PRESIDENTE. Concluda.
URAS (R.C.). Ho concluso Presidente, proprio perché senza una funzione di questo si rimane legati al passato e ai danni che sono stati già causati.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Io voglio fare il mio intervento facendo qualche considerazione, non tanto di tipo autocritico, com'è stato chiesto, perché non c'è neanche il tempo, ma qualche ammissione penso che sia giusto farla a questo punto. Io penso che debba essere fatta senza nascondere nulla ma con la convinzione che la dialettica interna al centrosinistra, su questo tema particolare, possa contribuire e abbia sin qui contribuito ad accrescere la competenza e il ruolo del Consiglio regionale. Poi il collega Moro fa un intervento che è figlio, in questo caso il legittimo, della sua cultura però non bisogna nascondere che il maggior contributo al miglioramento del testo importante e deliberato dalla Commissione sta avvenendo per le indicazioni del centrosinistra. Voi dite: "è vostra responsabilità governare" ma noi stiamo facendo una norma, collega Moro, stiamo facendo una norma che scadrà molto dopo che lei non sarà consigliere regionale. Quindi la stiamo facendo per gli altri.
MORO (A.N.). Non si sa.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Lei avrà un anno come me poi si vedrà, nel mio caso è chiaro che non ci sarò, nel suo caso dipenderà molto da come gli elettori apprezzeranno le cose che lei sta facendo. Allora non nascondiamo la dialettica interna al centrosinistra e la consideriamo un contributo per tutto il Consiglio regionale. Sperando che si converga! In più, in questi giorni, spero che qualcuno di voi che è molto attento agli appelli dei padroni, in questi giorni è intervenuta anche la Confindustria e dice stop al Consiglio regionale, basta discutere di urbanistica, si passi ad altro. Quindi siamo di fronte ad una sfida, ad una sfida che è stata richiamata dal collega Pirisi nel suo intervento precedente e che noi accettiamo, noi vorremmo mettere uno stop ai danni che sono stati fatti in questi anni nonostante le norme importanti che disciplinavano l'intervento nel territorio, perché abbiamo la presunzione di fare norme in questo mandato che dovranno largamente essere attuate nel mandato prossimo. Se vincerà il centrosinistra sarà il centrosinistra che guiderà l'affermazione di questa legge, se invece dovesse vincere centrodestra vi invito a fare una nuova legge, non a fare un referendum, a fare una nuova legge, che molto più impegnativa e difficile soprattutto. Allora, il documento di programmazione territoriale si comprende che è un investimento sul futuro e si comprende che, stante la crisi mondiale che è intervenuta in questa settimana, anche il centrosinistra è chiamato ad aggiornare la propria analisi, l'avessimo fatto anche discutendo a sinistra in questi giorni, avremmo dato un contributo per accrescere la coesione del centrosinistra, purtroppo le ultime vicende, anche quelle congressuali, non hanno operato una scelta in quella direzione, anche quella di questi ultimi giorni. Però siamo in Aula, e in Aula io penso che la sfida che la Confindustria ha proposto, non discutete di urbanistica debba essere accettata, lo dico per la Giunta e lo dico per la maggioranza del centrosinistra per dire che siamo di fronte ad una crisi che impone a tutto il territorio mondiale di rivedere le proprie scelte a tutti, e in Sardegna ancora di più poiché siamo una regione in difficoltà. E allora bisogna dire che lo sviluppo che c'è stato sin qui, collega Moro, non ci sarà in futuro. Non si potranno costruire seconde case, terze case all'infinito! Allora se noi abbiamo un bene che non è nostro, è un bene a livello mondiale che è l'ambiente, che è il clima, che è il mare, che sono le coste, le spiagge, la natura, noi quello lo dobbiamo conservare perché non è roba nostra! Non è roba sua Moro! Lei non ne ha di proprietà, perché è di proprietà dell'universo. Quindi lei deve ragionare collocandosi di fronte a questo fatto con un disinteresse generale, perché noi dobbiamo conservarlo, perché è un valore che va conservato per le nuove generazioni, e lei deve entrare in questa logica.
MORO (A.N.). Noi non stiamo parlando dell'ambiente. Non ci mette in bocca cose che non abbiamo mai detto!
CUGINI (Sinistra Autonomista). Allora, io penso che debba passare un principio tra di noi, il principio che deve passare è: vogliamo diventare una regione di eccellenza? Lei mi dice sì perché è una persona di buon senso, dobbiamo diventare una regione di eccellenza, ma con le analisi che fa lei non diventiamo nulla! Noi per diventare una regione di eccellenza dobbiamo comprendere che dobbiamo avere un'eccellenza ambientale, che dobbiamo avere un'eccellenza costruttiva, che dobbiamo avere un'eccellenza produttiva e che ci dobbiamo misurare con i mercati che consumano. Questo strumento, che è lo strumento fondamentale per il futuro, deve essere concepito così, e bisogna dire che il testo, così com'è stato licenziato dalla commissione, ma gli emendamenti che sono stati proposti, muovono in quella direzione, muovono in quella direzione! E anche nella direzione di assegnare al Consiglio una funzione fondamentale e sulle scelte che stiamo facendo. Quindi, l'emendamento numero 271 è un emendamento rafforzativo del concetto che abbiamo espresso sin qui, perché ci sono chiaramente competenze che noi vogliamo lasciare in capo al Consiglio, al di là di chi ci sarà nella Giunta futura, perché il Consiglio ha una funzione di riferimento non solo per le scelte che facciamo in questa occasione. Allora, io voglio spendere una parola per la prospettiva, si sa, il mandato scade fra pochi mesi, stiamo facendo una legge, una legge di pianificazione che ci impegnerà nei prossimi anni, che deve fare il centrosinistra sardo? Ferma restando la dialettica costruttiva, deve dare un segnale anche per il futuro e deve dare un segnale per il futuro perché, seppur l'altra legge è durata diciotto anni, in questi diciotto anni sono cambiate tante cose, ma i cambiamenti questi ultimi mesi sono stati tanto rapidi che impongono di fare norme che possono essere anche richiamate più avanti ma norme che diano certezze e che diano sicurezze. Allora il centrosinistra, il nuovo centrosinistra sardo, lo dico per tutti per questa parte della sinistra ma per il centrosinistra, il nuovo centrosinistra sardo non può essere una competizione tra di noi, se fosse per me, che sono un consigliere anziano della sinistra, ma io darei una risposta immediata, io farei un Gruppo unico della sinistra con un unico Capogruppo della sinistra, per dire che bisogna andare nella direzione della ricomposizione, per rafforzare l'idea di governo che noi abbiamo oggi esigenza di confermare. Quindi, io penso che la discussione su questo punto debba fare i conti con la situazione nella quale siamo e far perdere qualche velleità cementificatoria, che è sempre presente nei nostri dibattiti, per far passare invece l'altra linea che è quella della responsabilità e riconoscere. Non costa nulla riconoscere ai colleghi della Commissione che hanno fatto buon lavoro sin qui hanno fatto un buon lavoro, e che gli emendamenti che producono per l'Aula sono emendamenti che arricchiscono il lavoro che è stato fatto, riconoscerlo non significa nulla, non significa che gli stiamo dando un voto, non è che li stiamo confermando consiglieri regionali, non li stiamo mettendo tutti nella lista dove si prendono preferenze. Stiamo dicendo che hanno fatto un lavoro che deve essere apprezzato e confermando l'invito, però che è stato fatto ai colleghi del centrodestra, di fare un ulteriore sforzo perché la norma venga ancora migliorata con il vostro contributo. Migliorata, Moro, non peggiorata come fa le nei suoi interventi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che i consiglieri Renato Lai e Pileri sono presenti.
Risultano presenti i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Capelli - Cerina - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Diana - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - La Spisa - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Lombardo - Masia - Mattana - Milia - Murgioni - Orrù - Pacifico - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisu - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias.
PRESIDENTE. Sono presenti 43 consiglieri. Siamo in numero legale.
E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, Presidente, io credo che alla fine questa legge che nessuno voleva alla fine il Consiglio la approverà, una legge che sicuramente è partita molto diversa e che questo Consiglio sta modificando. Inizio con queste parole quasi riprendendo quelle che sono le affermazioni fatte dall'onorevole Cugini, che mi ha preceduto, perché credo che sia questo uno degli elementi sui quali occorre principalmente riflettere, e sui quali ciascuno di noi sicuramente se desse il proprio contributo alla fine potrà dire di aver dato a questa nostra regione una legge urbanistica, che da tanto tempo aspettavamo e che sicuramente nel governo nel territorio potrà produrre degli effetti positivi.
PRESIDENTE. Per cortesia, facciamo intervenire l'onorevole Masia, stiamo per chiudere i lavori, sediamoci e ascoltiamo con attenzione credo che l'argomento sia interessante per tutti. Grazie.
MASIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. All'articolo 3 di questa legge che noi condividiamo, almeno per gli aspetti della necessità di cui ho appena parlato. E' stato approvato un articolo che entra in merito a quelli che sono gli strumenti di pianificazione ai vari livelli, il livello comunale, il livello provinciale e il livello regionale. Avevamo detto in un nostro precedente intervento che li ritenevamo troppi e che comunque bisognava intervenire proprio su questi per cercare di rendere il più possibile snella la legge nella sua applicabilità, principalmente. Il Documento di Programmazione Territoriale, il Piano Paesaggistico, gli atti di indirizzo e coordinamento sono gli strumenti che nell'articolo 3 che vengono definiti di livello regionale, oggi noi stiamo entrando in merito con l'articolo 26 e l'articolo 27 che subito dopo arriva, del Documento di Programmazione Territoriale. Documento di Programmazione Territoriale che a nessuno sfugge è l'unico che fra gli strumenti a livello regionale vengono approvati da questo Consiglio. A nessuno sfugge nemmeno che buona parte di quello che è il dibattito che si è svolto fino ad oggi, e devo dire probabilmente non soltanto con questa legge, è il conflitto che è presente in particolare io credo anche perché stiamo vivendo una legislatura particolare, quella che vive per la prima volta l'elezione diretta del suo Presidente, che vive per la prima volta una Giunta totalmente formata da tecnici e cioè non dai consiglieri eletti, un dibattito che principalmente è improntato, ripeto non soltanto con questa legge, su ciò che riguarda il ruolo che deve svolgere il Consiglio. Credo che siamo arrivati a uno dei nodi cruciali, credo che l'articolo 26 entra in merito in particolare a quello che deve essere il ruolo che deve svolgere questo Consiglio e quando vedremo dopo anche, con l'articolo 28 e 29 che entra in merito a quello che è il piano paesaggistico e l'articolo 31 che entra in merito a quelli che sono diciamo gli atti di indirizzo e coordinamento, il livello di dibattito credo che salirà e che si entrerà principalmente intorno a questo argomento: a quello che deve essere il ruolo che questo Consiglio svolge, in particolare su un tema fondamentale che è quello che riguarda il governo del territorio. A nessuno sfugge nemmeno, e uno dei primi atti fatti in questa legislatura è stata la legge cosiddetta salvacoste, la legge numero 8, perché nella forte esigenza di individuare un programma che questa maggioranza ha condiviso, sicuramente c'era l'esigenza di entrare in merito ad una pianificazione che era stata totalmente cancellata, i piani paesaggistici famosi, e che evidenziavano un vuoto che sicuramente era necessario colmare. Naturalmente, non mi addentro in quelli che sono stati gli effetti della legge numero 8, della non condivisione da parte del Gruppo socialista dei metodi con cui questa legge è stata attuata. Entro in merito però al fatto che oggi, a fine legislatura nonostante qualcuno questa legge non la volesse, al fatto in particolare che invece stiamo arrivando a darci una legge urbanistica che sicuramente serve a sanare questi quattro anni dove, con vicissitudini alterne e debbo dire sicuramente con una volontà ferma da parte del centrosinistra di non abdicare a quello che è il governo del territorio, arrivare ad una legge che in questo particolare articolo comincia a entrare in merito a ciò che sono gli aspetti che ho evidenziato. Io dico che l'articolo 5 di questa legge, che parla di partecipazione, evidenzia un aspetto di quella che è la partecipazione che deve essere attuata da parte dei cittadini nell'entrare in merito in particolare di quello che è il governo del territorio e le leggi di pianificazione. Bene, mentre da una parte - con grande volontà, fermezza e probabilmente anche senza entrare molto in questioni - abbiamo detto che questo deve avvenire e per i cittadini questo deve essere, ci siamo ritrovati invece che per ciò che riguarda la partecipazione, l'approfondimento da parte di leggi fondamentali, quali sono appunto quelle di pianificazione territoriale regionale, il Consiglio veniva esautorato. Bene, io dico subito che l'aver riscritto un comma che è totalmente sostitutivo dell'articolo 26, e perché no anche - ne parleremo dopo, ma mi va anche di accennarlo - l'articolo 27 che parla della procedura di approvazione del documento di programmazione territoriale (spenderò due parole anche per dire come condivido il documento di programmazione territoriale e come è inteso in questo emendamento), credo che sia un grande lavoro portato avanti e che serve ad evidenziare l'aspetto che ho appena sottolineato della volontà di questa sinistra di restituire al Consiglio quello che è il ruolo che deve perdere. La grande difficoltà che vivono i Comuni quando approvano i Piani urbanistici credo che sia a tutti evidente, in particolare quando 30, 40, 20 consiglieri (a seconda della dimensione), e comunque sia con grande attenzione, entrano nel merito di quelli che sono i particolari di ogni singolo elaborato tecnico. Credo che nessuno di noi, all'interno di questo Consiglio, voglia cimentarsi con strumenti o elaborati di questo genere, credo che noi invece - e nell'articolo 26 lo stiamo ribadendo e lo stiamo evidenziando - vorremmo avere la possibilità e la titolarità come Consiglio di avere un documento di programmazione territoriale che sia linea guida, che sia coordinatore, che sia lo strumento che, approvato da questo Consiglio, governi tutta quella che è la pianificazione a valle ed in particolare quella che è la pianificazione paesaggistica regionale su cui tanto si è discusso e su cui tanto ancora si potrà discutere, perché nessuno può negare che come strumento coordinatore a valle di quello che il documento di programmazione sia fra i più importanti della nostra regione.
Io credo di poter condividere questo emendamento, di poter approvare quindi, nei termini in cui noi ci stiamo muovendo, il documento di programmazione territoriale: spero che questo sia uno dei primi passi che stiamo facendo per liberare quelli che sono i macigni che all'interno di questa legge abbiamo individuato e sui quali stiamo lavorando; questo è uno dei primi, c'è ne sono ancora degli altri ma mi auguro davvero che il lavoro, così come è stato portato avanti fino adesso, possa ulteriormente darci la possibilità di esitare questa legge che noi a tutti costi vogliamo. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Masia.
Colleghi, concludiamo i lavori per questa mattinata adesso. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Pileri.
La seduta è tolta alle ore 13 e 29.
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