Seduta n.314 del 29/07/1998
CCCXIV SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 29 Luglio 1998
Presidenza del Vicepresidente Milia
La seduta è aperta alle ore 10 e 15.
Demontis, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 22 luglio 1998 (310), che è approvato.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che alla Presidenza, in data 28 luglio 1988, è pervenuta la sentenza numero 323 del 14 luglio 1998 con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 49, comma primo, lettera B) della Legge regionale 16 dicembre 1996 recante "Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna".
Congedo
PRESIDENTE. Il consigliere regionale Pasquale Onida ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 29 luglio 1998, se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. E` pervenuta la seguente mozione: Concas, Demontis, Locci, Tunis Marco Fabrizio, Petrini, La Rosa, Dettori Ivana, Tunis Gianfranco, Balia "Sul collocamento e sulle politiche del lavoro".
Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
"Mozione CONCAS - DEMONTIS - LOCCI - TUNIS Marco - PETRINI - LA ROSA - DETTORI Ivana - TUNIS Gianfranco - BALIA sul collocamento e sulle politiche del lavoro". (165)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis, sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, vorrei intervenire in apertura di seduta, approfittando della presenza della Giunta (mi dispiace che non sia presente il Presidente e l'onorevole Onida), ma si sta verificando un fatto gravissimo oramai da diverse settimane. La Sardegna brucia, il problema degli incendi ormai sta pregiudicando gravemente la stagione turistica, che è la fonte principale, o una delle fonti principali, una delle risorse più importanti dalla nostra Isola, e nel rimpallo di responsabilità tra Stato e Sardegna intanto l'incendio sta consumando uno degli scempi più gravi di quest'anno e di questa stagione.
Allora, chiedo urgentemente se su questa questione la Giunta sta adottando i provvedimenti necessari per fronteggiare questa grave emergenza, oppure se, come pare anche dalle notizie, su questo problema continua ad essere assente, attendendo gli aiuti statali.
E` un fatto gravissimo, chiedo che questa mattina i rappresentanti della Giunta informino l'Aula, perché dagli operatori turistici, almeno al sottoscritto, sono pervenute tante segnalazioni; penso che altrettante siano pervenute anche ai rappresentanti della Giunta, non possiamo rimanere inerti, non possiamo far finta che nulla stia succedendo.
Chiedo che la Giunta su questo problema, questa mattina, assuma anche importanti decisioni, al di là delle chiacchiere e delle parate inutili di cui siamo spettatori, purtroppo, senza potere reagire all'assoluto assenteismo della Giunta.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, informo l'Aula che l'Assessore Onida, che ha chiesto un giorno di congedo, è a Roma proprio per questo motivo, per parlare con il Ministero dell'Ambiente, quindi oggi non potrà essere in Aula, per il Presidente non posso certo rispondere, sarà la Giunta a rispondere in ogni caso, durante la giornata, se ci sarà questa occasione. Torniamo all'ordine dei lavori.
Continuazione della discussione del Piano socio assistenziale per il triennio 1997-1999 (Doc. n. 33)
PRESIDENTE. Il Piano Socio Assistenziale per il triennio '97 - '99.
E` iscritto a parlare il consigliere Macciotta, ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe, colleghi, dopo la bella e circostanziata relazione della collega Ivana Dettori, e il puntale intervento del collega Cucca, vorrei intervenire in questa discussione affrontando le problematiche connesse al Piano socio-assistenziale sotto alcuni particolari prospettive.
La prima considerazione personale è quella di una sostanziale adesione a quella che potremmo definire la strategia del Piano stesso. Partendo da un'analisi critica dei risultati conseguiti nell'attuazione del precedente Piano, che ne ha messo in evidenza soprattutto una certa disorganicità e una carenza di coordinamento tra i diversi attori, il Piano attuale punta a promuovere un profondo mutamento nell'approccio operativo. Approccio che può apparire assai complesso e articolato ad una prima lettura, ma appare in effetti improntato ad un più attento esame, ad una linearità e coerenza logica che possono ritenersi, a mio avviso, soddisfacenti.
Definiti, infatti, gli obiettivi generali da perseguire - li ricordo brevemente: la valorizzazione della famiglia, la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, la promozione di rapporti collaborativi tra le Istituzioni e il cosiddetto terzo settore e la valorizzazione delle risorse comunitarie, la ricerca di sinergie tra servizi ed Istituzioni - tali obiettivi rappresentano il quadro di riferimento generale degli interventi operativi, volti al conseguimento di obiettivi specifici, interventi che si articolano in progetti obiettivo ed azioni programmatiche. Progetti obiettivo relativi a specifiche aree di intervento, azioni programmatiche intese come impegno operativo in ambiti ritenuti strategici in rapporto alle trasformazioni che il Piano intende promuovere.
La formulazione e l'attuazione di tali obiettivi specifici, nonché la valutazione ex ante delle loro validità e quella ex post degli effettivi risultati conseguiti, sono modulati da linee di intervento comuni che attraversano trasversalmente ogni programma operativo.
Se ora esaminiamo dettagliatamente, in una prospettiva globale, gli obiettivi generali del Piano, i progetti obiettivo prescelti, le azioni programmatiche e le linee di intervento, non possiamo non rimanere colpiti a una prima impressione da una ripetitività di certe enunciazioni che, a parte causare un certo appesantimento del testo a cui la Commissione - come ha ricordato la relatrice - ha cercato di ovviare, rendono in certo qual senso aleatori i confini tra queste componenti strategiche del Piano.
Approfondendo l'analisi è possibile individuare, peraltro, alcune ragioni di questa aleatorietà per le evidenti correlazioni che sussistono tra alcune di esse. Esemplifico: il progetto obiettivo adolescenti si inserisce nel più vasto ambito dell'azione programmatica denominata per un protagonismo sociale dei giovani, ma la chiave di lettura più interessante, a mio avviso, è quella che identifica e valorizza una correlazione in realtà assai più complessa, per cui alcune modalità operative sancite dalle linee di intervento si identificano con gli obiettivi generali del Piano e con alcune azioni programmatiche e queste ultime, a loro volta, si identificano con alcuni obiettivi generali.
Cosicché il conseguimento degli obiettivi generali e specifici appare condizionato, non tanto o almeno non solo dall'intervento operativo di per se stesso, ma piuttosto dalle modalità della sua attuazione.
Operando secondo criteri coerenti con le linee di intervento si dovrebbe raggiungere, cioè, quel mutamento profondo nell'impostazione degli interventi socio assistenziali e nella coerente predisposizione degli operatori che il Piano intende promuovere, creando così i presupposti per l'organizzazione e il consolidamento di un sistema efficiente atto a consentire nella prospettiva futura il raggiungimento di altri più ambiziosi traguardi.
In questo senso ritengo del tutto pertinente la definizione contenuta nel Piano del Piano stesso, che viene definito come "Piano Strumento".
Poste queste prime argomentazioni, consentitemi ora rapidamente alcune osservazioni, alcune notazioni in merito ad alcune problematiche che via via cercherò di passare rapidamente in rassegna.
Innanzitutto vorrei sottolineare come in questa definizione di interventi, che abbiamo or ora discusso, il problema del finanziamento è stabilito in maniera molto chiara e direi efficiente, per cui i progetti obiettivo vengono finanziati con risorse straordinarie, mentre le risorse ordinarie finanziano le altre modalità di intervento, quali le azioni programmatiche. E` chiaro che gli stessi progetti obiettivo in realtà beneficiano, almeno indirettamente, e delle risorse straordinarie e delle risorse ordinarie.
Si è parlato, si parla nel Piano, per quanto riguarda la definizione delle linee di intervento, della ricomposizione delle politiche sociali. Esigenza ed obiettivo che nasce da quelle considerazioni critiche su cui si è incentrata la valutazione del Piano precedente alla luce dell'esperienza vissuta dall'Amministrazione e dagli operatori. Il problema è un problema di rapporti tra i diversi attori, è un problema di coordinamento tra servizi e servizi, tra servizi ed istituzioni. Ricordo, appunto, come uno dei problemi più difficili e più scottanti da affrontare sia stato, e forse sia tuttora, quello di un coordinamento tra il versante socio assistenziale e il versante sanitario.
In questo debbo riconoscere che il Piano ha affrontato con decisione l'argomento e, come dirò più oltre in una valutazione serena, non si è limitato ad enunciazioni di merito, ad enunciazioni generali, ma è sceso a formulazioni concrete delle linee di intervento per il raggiungimento di questi obiettivi di coordinamento e di rapporti.
Proseguendo nella disamina delle linee di intervento, un punto su cui mi vorrei soffermare in particolare è quello che attiene al sostegno alla famiglia.
Ho particolarmente apprezzato il concetto di famiglia vista nell'ambito di questo Piano, non soltanto come fruitrice passiva dell'intervento assistenziale, ma come soggetto attivo con proprie risorse che vanno valorizzate, non solo perché da esse può venire un intervento autonomo sulle esigenze che si possono porre nell'ambito del nucleo familiare, ma anche perché la famiglia stessa, così vista, può diventare, e ha tutte le caratteristiche per diventare, un soggetto attivo nell'ambito delle politiche socio assistenziali.
E` stato posto l'accento su particolari aspetti; uno dei quali particolarmente importante, è la considerazione - sotto il profilo cui prima accennavo - delle potenzialità di risorse della famiglia, delle interrelazioni che si stabiliscono tra i suoi membri, e giustamente è stato sottolineato come anche l'intervento socio assistenziale deve tener conto delle modificazioni che si determinano per l'intervento su un componente o sull'intero nucleo familiare per gli altri soggetti anche non direttamente coinvolti. Questo in senso positivo, ma dobbiamo considerare anche la possibilità di riflessi di tipo negativo.
Questo ruolo della famiglia giustifica l'inclusione in questa linea di intervento di una particolare considerazione per soggetti che vicende dalla vita abbiano privato del sostegno potenziale o effettivo del nucleo familiare. Questo proposito il Piano socio assistenziale giustamente se lo pone e giustamente ne sottolinea l'esigenza.
Un altro aspetto particolare, sempre nell'ambito del sostegno alla famiglia, direi di importanza fondamentale, è quello che vede il sostegno alla famiglia sotto la particolare prospettiva del contributo, della facilitazione, della impostazione di quel compito fondamentale della famiglia che è l'educazione dei figli, l'educazione dell'infanzia, con proiezione quindi di un intervento attivo della famiglia stessa in campi su cui poi l'intervento socio assistenziale dovrà per forza incidere, dovrà per forza confrontarsi.
Parlo di famiglia perché questo argomento, come sappiamo, è purtroppo e tristemente all'ordine del giorno in questo periodo che viviamo come le vicende riportate, diciamo molto frequentemente, nei mass media, e ne abbiamo un tristissimo esempio nell'ultima tragedia che si è consumata su un innocente bambino. Ci riportano a condizioni che svelano quello che può essere il degrado di una famiglia lasciata a se stessa, che viva in condizioni di disagio: di disagio economico, di disagio di esclusione sociale, e su questo effettivamente noi dobbiamo intervenire.
A me non interessano, e non ritengo sia una connessione molto giusta, quella che è stata portata ad esempio da un recente articolo di Gianfranco Bettin su "La Nuova Sardegna", in cui su queste vicende si è aperta questa una polemica tra i fautori, i sostenitori dell'importanza del sostegno alla famiglia tradizionale e gli obiettori alle famiglie di fatto, alle unioni di fatto. Non è questo il problema, che si tratti di famiglia tradizionale, con la struttura che siamo più frequentemente abituati a conoscere e a valorizzare nella sua importanza, o unioni di fatto, il problema che ci dobbiamo porre è che questa famiglia deve essere messa in condizioni di operare per le sue funzioni che prima ricordavo, e deve essere vista senza falsi pudori anche in tutti i suoi possibili aspetti negativi per la tutela di quel valore fondamentale che è rappresentato dall'infanzia.
Vorrei ricordare, infine, a questo proposito, che giacciono ancora in Commissione, dove è nel nostro programma affrontarle quanto prima, diverse proposte di diverse parti politiche per la valorizzazione e il sostegno alla famiglia, al di là di quello che in questo piano socio assistenziale che oggi discutiamo è già contenuto.
Vorrei ricordare come in realtà, sotto il profilo pratico - concreto, non molto è stato fatto in questi anni: vorrei riportarmi al problema economico, vorrei ricordare come a parte le promesse di principio, le enunciazioni, in realtà, ad esempio, i diversi governi che si sono succeduti finora non hanno affrontato il problema, per esempio, della famiglia monoreddito, che certamente si trova in una situazione ben diversa dalle famiglie in cui possono confluire i redditi dei coniugi o dei figli, quasi che venisse implicitamente sottovalutato quel ruolo fondamentale che è il ruolo della donna che sceglie liberamente, nel sua giusta libertà di impostazione della sua vita, il ruolo di casalinga, il ruolo di donna che sceglie di curare la famiglia e i figli come suo obiettivo primario.
Lotta alla povertà e all'esclusione sociale. E` un altro grande capitolo. Mi è piaciuta l'analisi puntuale recata dal piano per quanto riguarda la definizione di povertà, per quanto riguarda le modalità di valutazione "statistica" delle condizioni di povertà.
Un concetto che ho condiviso in approfondimenti di studio precedenti all'occasione di questo piano, è quello recato da una serie di opere di quel grande sociologo che è Amartya Sen, che sottolineava - ha dedicato almeno un paio di volumi soltanto a questo aspetto - la relatività del concetto di povertà, perché quella che in termini brutalmente economici può non arrivare apparentemente alla soglia di povertà in senso assoluto, costituisce una povertà relativa, se quella condizione è proiettata in quel determinato ambiente, in quella determinata comunità con il suo livello di vita, con le sue abitudini di vita, di cui il soggetto povero non può fruire adeguatamente.
Sotto questo profilo, quindi, attenzione anche alle statistiche come vengono attualmente portate dai mass media, dalle inchieste, dai diversi istituti che studiano questi problemi sociali e demografici. Attenzione, ripeto, ad una valutazione soltanto di alcuni fattori nel concretarsi della povertà, perché sappiamo che la povertà in realtà nasce da un complesso di fattori diversi, al di là dei fattori economici, e quindi la sottovalutazione di questi fattori concorrenti può mascherare, rendere meno evidenti statisticamente delle condizioni di povertà che in realtà esistono e sono più frequenti di quanto atteso.
Fasce deboli. Molto bello il capitolo sulla esclusione sociale vissuta, appunto, nei suoi diversi aspetti, con una serie di conseguenze che si riflettono anche sulla stessa effettuabilità degli interventi socio assistenziali, perché questa condizione di esclusione sociale crea dei problemi concatenati che la aggravano o la diffondono, crea le condizioni per cui lo stesso accesso ai servizi che potrebbero fornire sostegno per queste condizioni di precarietà viene spesso reso difficoltoso o addirittura impossibile.
Anche questo problema, giustamente, il piano socio assistenziale se lo è posto, creando le direttive perché l'accesso di queste fasce più deboli il servizio sia effettivamente garantito in tutte le maniere possibili.
Quando parlo di fasce deboli mi suggerisce un altro problema nel problema: tra queste fasce deboli il piano individua, ad esempio, gli immigrati, i nomadi in particolare. Vorrei fare, a questo proposito, un considerazione personale, un problema che nella mia carriera professionale di pediatra ho spesso affrontato, perché mi sono trovato in situazioni che non potevo ignorare. Tra queste situazioni, anche se non è questa la sede, un problema che ritengo non sia stato ancora affrontato nel modo compiuto nella fase di operatività effettiva, è quello di una completa, accessibile e reale assistenza sanitaria, almeno per quanto riguarda i bambini, a cominciare dalle vaccinazioni. Questo è un impegno che una società civile come la nostra deve assolvere, certamente con le difficoltà che nascono da quella cultura per l'accesso a medicine, per l'accesso a trattamenti che troppo spesso vengono rifiutati. Però qualcosa nell'assistenza a questa particolare fascia debole direi che negli anni (almeno se mi riferisco alla mia esperienza) è migliorata. Se ci riflettete non vendete più come prima ai semafori, in mezzo al traffico, i bambini; li vedete girare per la città accompagnati dalle madri che questuano, ma non li vedete più lasciati allo sbando, lasciati, come purtroppo tragicamente è successo, ai rischi della strada di ogni tipo, ai rischi stessi di vita per malattia delle intemperie cui prima eravamo tristemente abituati.
Torno infine al problema del coordinamento, problema grosso, problema complesso in cui ritengo si cimenterà soprattutto l'abilità e la capacità degli amministratori e degli operatori, perché è un problema di assai difficile soluzione.
Mi pongo, nell'ambito di questo problema, in particolare la necessità e la difficoltà, peraltro, di coordinare quelli che sono gli interventi spontanei, non operati attraverso i servizi, attraverso le istituzioni. Gli interventi delle associazioni di volontariato, delle cooperative sociali, gli interventi suscitati nell'ambito della stessa comunità, con quelle risorse comunitarie che il Piano giustamente valorizza. Gli interventi del vicino di casa, gli interventi tra famiglia e famiglia, tutti aspetti positivi che vanno valorizzati, ma di cui è intuibile la difficoltà di ricondurli a una strategia globale con il rischio che si sovrappongano una serie di interventi nella pluralità di soggetti che li compiono, e che si possano non solo disperdere in questo modo energie preziose, ma anche creare spesso delle possibilità di contrapposizioni, di contrasti, di difficoltà che si frappongono nell'attività ad esempio dei servizi.
Questo è un compito difficile che deve essere tenuto ben presente, però riconosco che il Piano, come dicevo in origine, recita delle proposte concrete. Lo fa quando, per esempio, sottolinea la necessità concreta che venga attivato a livello di tutte le aziende - cosa che ancora non è avvenuta - il servizio psicosociale previsto dalla legge numero 5; lo fa quando cerca di definire i servizi con funzione di coordinamento; mi riferisco agli uffici dei servizi sociali di comunità, laddove esistono, all'ufficio di relazioni pubbliche dei comuni; mi riferisco alla definizione della funzione e della struttura dei servizi multizonali. Lo fa ancora quando ritiene di individuare, a livello distrettuale, la sede dove si possa realizzare questa confluenza e questo coordinamento, e lo fa quindi quando identifica nella Conferenza di distretto l'organo che può presiedere a questa difficile azione. Ma certamente ci si troverà, sotto questo profilo, di fronte a grosse difficoltà. Uno sforzo, che in corso d'opera va fatto, è quello di individuare, in maniera ancora più particolareggiata, le figure; intendo le figure professionali o i responsabili di servizi, sia a livello di U.S.L., sia a livello dei comuni, sia a livello di province, a cui competa la responsabilità, la facoltà e la potestà di questo coordinamento. Questa a mio avviso è una necessità che, in corso d'opera, deve essere affrontata e risolta.
L'apprezzamento che prima dicevo per quanto riguarda il Piano, vorrei sottolineare, è anche relativo a quanto il Piano propone in termini di valutazione della efficienza, dell'efficacia dell'attività di intervento in questo campo.
Apprezzabile la definizione puntuale, molto precisa, della valutazione ex ante ed ex post; apprezzabile l'impostazione per quanto riguarda l'acquisizione dei dati necessari attraverso l'impostazione dei flussi informativi; apprezzabile la documentazione che il Piano reca in diversi suoi punti sotto il profilo di fornire dati, di fornire analisi, di fornire allegati, per esempio sull'attuale offerta di servizi sul territorio regionale.
Ho già parlato delle risorse, e vorrei sottolineare come il provvedimento preso dall'Assessore, e convalidato dalla Giunta, della destinazione già effettiva ai comuni, una prima azione di decentramento di risorse perché i comuni possano trovarle a disposizione senza l'iter burocratico del passato, per l'attuazione immediata di diverse azioni di propria competenza, è un provvedimento che deve essere valutato ed approvato nella sua importanza.
Dei due progetti obiettivi vorrei fare un'altra rapida considerazione. Se devo esprimere la mia opinione ho trovato decisamente migliore, forse più completo, più esteso, più particolareggiato, il progetto obiettivo relativo all'età senile, in tutti i suoi aspetti, giustamente raccorpati, della prevenzione e dell'assistenza, rispetto al progetto obiettivo adolescenti. Questa è almeno una mia valutazione personale.
Per quanto riguarda il progetto relativo agli anziani mi punge la curiosità di vedere, quando sarà realizzata l'assistenza domiciliare integrata, vorrei che si verificasse quanto nel Piano è dato come assunto, che lo sviluppo dell'assistenza domiciliare, così intesa, rappresenterà un grosso risparmio rispetto all'assistenza ospedaliera, laddove necessaria. Su questo ho i miei dubbi, ma vorrei essere smentito da una valutazione, in questo triennio di valenza del Piano, che ci porti delle cifre concrete sotto questo profilo.
Per quanto riguarda gli adolescenti - progetto valido, pur con la differenziazione che ho fatto tra i due - vorrei sottolineare la possibilità di interventi, di cui nel Piano non ho trovato forse traccia puntuale, e mi riferisco nel rapporto che anche qui prende un'importanza particolare, cioè nel rapporto tra servizi socio-assistenziali e istituzioni scolastiche, al ripetere e se possibile diffondere, quell'esperienza che è stata fatta, se non vado errato presso il Liceo Siotto, negli anni decorsi, di costituzione di posti d'ascolto, di una équipe d'ascolto psicologico, medico, o le altre figure professionali che sarà possibile, o si deciderà di accorpare, a cui, liberamente, proprio gli adolescenti cui il progetto obiettivo è dedicato, possano, anche autonomamente, anzi, proprio autonomamente rispetto allo stesso nucleo familiare, trovare sfogo ai propri problemi, e trovare risposta e soluzioni a questi problemi.
E` un caro amico che stimo il professor Marini, psicologo e docente nell'Università di Cagliari, che ha presieduto a questa esperienza, e ne è rimasto soddisfatto. Ma vorrei dirvi che analoghe esperienze, ad un livello più ampio, sono state condotte per esempio a Bologna, e ho udito dei risultati, quando c'è stato qui a Cagliari il primo Congresso nazionale di adolescentologia, ho sentito una brillante relazione della funzionaria del comune preposta a questo particolare aspetto per i risultati ottenuti.
Un'ultima cosa che mi sovviene, perché ho qui vicino la collega onorevole Petrini, che è stata la propugnatrice di quel provvedimento respinto dal Governo, vorrei conoscere, anche se in questo ambito, nella autonomia che è stata, almeno a parole, attribuita alle Regioni per quanto riguarda le istituzioni scolastiche, agli stessi istituti scolastici, sia possibile riprendere quella proposta di una serie di interventi diciamo educativi a livello medico, ma direi a livello sociale, a livello dei problemi che si possono porre per l'adolescente, progetto che la Regione aveva intenzione di sostenere, ma che il Governo allora ha respinto per invasione indebita di campo. Mi sembrerebbe un'utile iniziativa che merita di essere ripresa.
Come ho esposto fin qui, e vi ringrazio dell'attenzione, il mio giudizio sul Piano è, credo, coerente con quello almeno della stragrande maggioranza della Commissione, per come si è espressa nei dibattiti e nella votazione finale, è positivo. E un altro aspetto della positività è quello cui la Commissione ha concorso, finalmente in un piano della coincidenza tra il titolo del Piano, per quanto riguarda la cronologia di valenza del Piano stesso, e la cronologia effettiva. Questo Piano ora è il Piano 1998, anche se siamo a metà anno 2000, e in questa non lunga esperienza politica è la prima volta che vedo coincidere la indicazione contenuta in un Piano, con quello che è il periodo di sua valenza effettiva.
Un ultimo aspetto per cui il Piano ha validità è anche quello che, al di là di questa valenza triennale così aggiornata, il Piano si ripropone un aggiornamento annuale ad una scadenza autunnale, che consentirà sia di prolungarne la valenza, sia di portare in corso d'opera, io ritengo, quegli accorgimenti e quelle modificazioni che appariranno necessarie. Io vi ringrazio.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Presidente, colleghe e colleghi, in data 3 luglio il Consiglio regionale ha approvato una mozione, con la quale si invitava la Giunta a presentare il nuovo schema di assetto provinciale nei termini perentori del mese di luglio. Poiché nella calendarizzazione dei lavori, ieri il Presidente Selis, forse per una dimenticanza, non ha inserito questo argomento in questa tornata, che credo sia l'ultima per il mese di luglio, credo sia opportuno sospendere i lavori che chiedere alla Giunta di riferire sull'argomento, perché non credo che questa volta il Consiglio voglia essere, ancora una volta, preso in giro dalle false promesse della Giunta, che è sempre puntualissima quando si tratta di presenziare a convegni e inaugurazioni, ed è meno puntuale nell'adempimento dei propri doveri.
Quindi io propongo formalmente, ai sensi dell'articolo 86, a nome dei cinque consiglieri di Forza Italia, o del Gruppo di Forza Italia meglio, la questione di sospensiva, in modo che se passasse questa questione di sospensiva, la Giunta riferisca immediatamente su quello che il Consiglio le ha imposto di fare dal 3 luglio.
PRESIDENTE. C'è una richiesta del Gruppo di Forza Italia. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). E` vero che il Regolamento permette anche questo, però mi sembra una cosa anomala, dato che abbiamo avviato l'ordine dei lavori sul Piano socio-assistenziale, tra l'altro un documento essenziale per la nostra Regione, pensare di bloccare l'Aula e proporre una sospensiva per introdurre un ulteriore argomento, per cui ritengo che la richiesta vada respinta, e il Consiglio debba proseguire nell'ordine dei lavori, così come concordato nella riunione dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Ci sono altri interventi sulla richiesta del consigliere Biancareddu? Vuole intervenire la Giunta?
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io credo che la Giunta, nella giornata di oggi non avrà nessuna difficoltà a riferire, anche se l'impegno che il Consiglio ha assegnato alla Giunta è che entro il mese di luglio, quindi se noi dobbiamo sospendere, sino a quando non riesco a comprendere, abbiamo ancora tre giorni di tempo, quattro giorni di tempo per poterlo presentare; quindi non vedo perché dobbiamo sospendere adesso l'esame di questo provvedimento. La Giunta non è ancora in mora su questo provvedimento. Senza dubbio - ne abbiamo già discusso anche ieri in Giunta - si sta predisponendo il provvedimento, ma credo che l'Assessore competente potrà riferire nella giornata di oggi stesso a che punto sono i lavori. Però non sono ancora scattati i termini; entro la fine del mese scadono i termini per la Giunta regionale.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi sull'argomento, se l'onorevole Biancareddu non accede alla richiesta, si insiste sulla questione di sospensiva.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Volevo ricordare, senza polemica, all'onorevole Assessore, che è inutile che la Giunta presenti questo documento quando il Consiglio non è convocato, perché la mozione impegna la Giunta a presentare al Consiglio, al Consiglio convocato, non al Consiglio che verrà convocato ad ottobre. Se il Consiglio finisce oggi e la Giunta lo presenta domani, lo presenta ai banchi del Consiglio, non ai Consiglieri. E` in questo senso che io chiedo che venga presentato oggi, e in ogni caso, la questione di sospensiva rimane, perché il Consiglio è sovrano, e credo che i colleghi, se hanno votato una mozione e l'hanno approvata, credo che l'abbiano approvata per provocare qualcosa, non per prendere in giro, ancora una volta, le popolazioni che aspettano le nuove province, quindi chiedo che venga messa ai voti, e che si voti per appello nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Busonera. Ne ha facoltà.
BUSONERA (Progr. Fed.). Io sono veramente perplessa, ed anche abbastanza sorpresa, dalla richiesta del collega Biancareddu; intanto per un motivo, l'ordine dei lavori è stato concordato con tutti i Capigruppo, quindi anche col suo, quindi mi fa specie, che nel bel mezzo della discussione di un argomento e di una legge importante, di un provvedimento importante, come il Piano socio-assistenziale, si voglia e si proponga di interrompere i lavori per fare e per proporre la legge sull'istituzione della provincia.
Mi viene logico chiedere al collega Biancareddu, se per caso lui ritiene che l'approvazione del Piano socio-assistenziale, che deve dare risposte sui territori per quanto riguarda i bisogni della gente, sia per caso più importante dell'approvazione o della discussione sulle nuove province.
Io credo che, avendo noi iniziato la discussione su questo provvedimento, sia logico, sia giusto e sia corretto che il provvedimento passi alla votazione del Consiglio.
PRESIDENTE. Ci sono altri interventi?
Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Onorevole Busonera, la tranquillizzo sul fatto dell'importanza sia del Piano socio-assistenziale che delle province, credo che siano sullo stesso piano. Ritengo però importante che un consigliere regionale, come lei, dovrebbe conoscere il Regolamento, e sapere che sulla questione di sospensiva interviene uno a favore ed uno contro, quindi non due di maggioranza ed uno di opposizione, quindi chiedo al Presidente di bloccare gli interventi e far votare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
Uno per gruppo, onorevole Biancareddu.
BIANCAREDDU (F.I.). Non è vero.
PRESIDENTE. Prego onorevole Balia.
BALIA (F.D.S.-Progr. Sard.). Signor Presidente, intanto per far notare che allo stato dell'arte, l'onorevole Biancareddu sull'argomento continua ad intervenire, sicuramente in deroga e superando, sotto questo profilo, il regolamento. Apre battibecchi nel momento in cui un altro consigliere sostiene tesi difformi dalle sue; si scandalizza eccessivamente.
Io comunque comprendo la richiesta dell'onorevole Biancareddu; ritengo che sia una richiesta che merita la dovuta attenzione da parte della Giunta regionale, anche perché, sul problema delle province tutti i Gruppi consiliari hanno manifestato interesse, però non ne comprendo la tempestività con la quale viene posta, in una fase in cui l'Aula, perché questo si è concordato a livello di Conferenza dei Capigruppo, ha dato avvio ad un certo tipo di lavoro, sta esaminando disegni di legge che credo siano utili, siano importanti, che debbono andare avanti, ed appare, sotto questo profilo, come il solito tentativo di stornare l'Aula dall'attività ordinaria per parlare di problematiche, sia pure importanti, ma rispetto alle quali, in questa fase, in questo momento, in questa sede, non si approderebbe assolutamente a niente.
Per cui, signor Presidente, l'importante credo che sia riportare il problema all'attenzione della Giunta e del Presidente della Giunta regionale, perché pure nel corso di questi lavori si abbia una qualche risposta, e però, al momento, allo stato attuale, che si debba proseguire nel corso dei lavori ordinari.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono altri interventi sulla questione sospensiva proposta dall'onorevole Biancareddu, procediamo alla votazione che, come richiesto dal Gruppo di Forza Italia avverrà per appello nominale.
Informo l'aula che, in caso di accoglimento della questione sospensiva, si passerà al prossimo argomento all'ordine del giorno.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della questione sospensiva proposta dall'onorevole Biancareddu.
Rispondono sì i consiglieri: MILIA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA NIVOLI - TUNIS MARCO - USAI Edoardo - AMADU - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - CADONI - CARLONI - CASU - FANTOLA - FLORIS - FRAU - GIORDO - GRANARA - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - MARRACINI.
Rispondono no i consiglieri: MARROCU - MARTEDDU . MONTIS - PALOMBA - PETRINI - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO - ARESU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LADU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA.
Si sono astenuti i consiglieri: SANNA Giacomo - SERRENTI - BONESU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 69
Votanti 66
Astenuti 3
Maggioranza 34
Favorevoli 25
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
Richiamo al Regolamento ai sensi dell'articolo 81
PRESIDENTE.Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Vorrei sapere perché si sia proceduto a chiamata, quando il primo comma dell'articolo 93 dice: "La votazione nominale ha luogo, di norma, mediante procedimento elettronico".
PRESIDENTE. Onorevole Bonesu, il comma 5 dell'articolo 96 recita che nei casi in cui è prevista la votazione per alzata di mano, si procede a votazione per appello nominale, quando lo richiedono otto consiglieri o un Capogruppo, così come è stato.
BONESU (P.S.d'Az.). La votazione nominale è regolata dall'articolo 93, che prevede ordinariamente il procedimento elettronico, quindi la richiesta di appello nominale deve intendersi normalmente. Il Presidente dovrebbe applicarla come applicazione del procedimento elettronico in base all'articolo 93.
PRESIDENTE. Al Presidente è stato richiesto l'appello nominale, così come previsto nel comma quinto, e noi abbiamo applicato esclusivamente....In ogni caso il 93, per informazione, parla di appello nominale, al secondo comma, mentre il 95 parla esplicitamente di votazione.
Continuazione della discussione del Piano socio assistenziale per il triennio 1997-1999 (Doc. n. 33)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Busonera . Ne ha facoltà.
BUSONERA (Progr. Fed.). Ad otto anni di distanza sta per essere votato il secondo piano socio assistenziale, e se ne sentiva senz'altro il bisogno, soprattutto perché in otto anni sono cambiate molte cose nel nostro Paese, nella nostra Regione.
E` cambiata la cultura dei servizi socio assistenziali, sono cambiate la sanità, le possibilità finanziarie, il modello sociale. E` cambiata in generale la politica italiana che, nella logica di un nuovo modello di sviluppo, non ignora che devono essere risolti problemi quali la frammentazione, l'esclusione sociale, le nuove povertà, il grande divario tra popolazione anziana e giovani non occupati, tra situazione di disagio adolescenziale e solitudine senile.
Partendo da questa realtà questo secondo piano socio assistenziale si sforza di recepire i nuovi bisogni e di costruire interventi sociali sostenibili, equi, volti all'integrazione sociale, e soprattutto di costruire un sistema integrato di interventi e servizi sociali che possano essere anche occasione di sviluppo e di innovazione. Perché non c'è dubbio che una parte non piccola di ricchezza può riversarsi e orientarsi verso la domanda di servizi alla persona, ed essere quindi anche occasione di sviluppo e di lavoro.
Nel primo piano che possiamo considerare di applicazione della legge 4 non possiamo ignorare che i servizi e gli interventi erogati sono stati disomogenei per tipologia, contenuti, prestazioni, modalità di accesso, e spesso hanno accresciuto il divario delle condizioni di vita tra le diverse aree territoriali della nostra regione. Spesso sono stati attuati per segmenti, senza cioè alcun coordinamento, e con gestioni che non hanno comunicato tra loro, con grave detrimento dell'efficacia delle prestazioni. E` mancata l'integrazione tra attività socio assistenziali e sanitarie, con grande sperpero di risorse, e spesso sono stati erogati interventi più sulla logica dell'emergenza che sulla base di una attenta programmazione e della Regione e degli enti locali che sarebbero dovute essere i veri registi degli interventi sociali.
Pur non essendo certamente perfetto questo nuovo piano socio assistenziale è apprezzabile perché pone al centro delle sue scelte alcuni presupposti fondamentali: la rapida trasformazione della condizione individuale e familiare, la necessità di adeguarsi ai rilevanti mutamenti demografici e alla crescita delle diseguaglianze, i numerosi casi di cronicità derivanti dal processo di invecchiamento della popolazione, l'aumento della condizione di povertà, la necessità di rispondere adeguatamente alle nuove strategie di convivenza familiari con la difficile conciliazione tra impegni di cura e impegni di lavoro.
La novità di questo secondo piano sta anche nell'aver adottato criteri essenziali quali la costruzione di forme di assistenza integrata col coinvolgimento del mondo della sanità, della scuola, della formazione, della cultura, dello sport, del lavoro e con la partecipazione del mondo del volontariato, dell'associazionismo, del privato no profit, per poter costruire un circolo virtuoso capace di ottimizzare l'offerta di servizi alla mutata domanda sociale.
Ancora, la realizzazione di un sistema di protezione attiva che punti alla prevenzione, che valorizzi tutte le capacità e le potenzialità di ogni singola persona, facendo leva sulle reti di comunità in cui essa è inserita a partire dalle reti familiari.
La definizione degli standard essenziali delle prestazioni sociali, per renderli omogenei su tutto il territorio regionale, superando gli attuali squilibri.
La costruzione di un meccanismo di valutazione ex ante ed ex post che verifichi la validità e la qualità dei servizi erogati.
Il potenziamento dei servizi alle persone, in un sistema di interventi integrati sul territorio, che raccordi l'aspetto sociale con quello sanitario, formativo e lavorativo, è indubbiamente il punto più qualificante di questo piano, senz'altro anche indispensabile per ottimizzare i servizi. Pensiamo alla integrazione socio sanitaria, per esempio, per quanto riguarda i servizi da offrire agli anziani ed ai malati mentali.
Il sistema integrato degli interventi sociali, però, implica che contestualmente vi sia una revisione delle strutture organizzative, regionali, comunali e delle A.S.L., delle istituzioni scolastiche, quindi è indispensabile non solo l'attuazione dell'ufficio dei servizi sociali e di comunità del Comune, come previsto nel piano, ma è anche indispensabile l'istituzione del servizio psico sociale delle A.S.L. che sappiamo bene non essere presente in tutto il territorio. E soprattutto è indispensabile l'istituzione di distretti, a cui devono essere decentrate le funzioni inerenti i bisogni socio assistenziali e sanitari.
Dar vita ad un sistema integrato di interventi e servizi sociali, implica anche la necessità di valorizzare le competenze degli operatori sociali e favorire la creazione di nuove professioni sociali, per cui è importante non solo la qualificazione di base e la formazione pratica acquisita sul lavoro, ma anche l'aggiornamento costante.
Una delle cose assolutamente positive di questo piano è l'importanza che destina proprio alla formazione professionale e alle figure professionali.
Per questo direi che questo piano può essere definito un piano di servizi, e non solo esclusivamente assistenziali. Sul piano metodologico però ritengo vada fatta qualche riflessione critica.
Per esempio è ancora poco chiaro come si concepisce il processo dell'azione programmatoria; malgrado gli sforzi è ancora troppo presente un criterio gerarchico che va dalla Regione ai Comuni e non Regioni e Comuni sullo stesso piano.
Resta ancora non realizzato l'articolo 3 della 142 con conseguente confusione e commistione tra indirizzi politici e gestionali. Il che determina anche separatezza e incomunicabilità tra chi è preposto a dare indirizzi politici e chi è invece chiamato a gestire gli atti e i processi. La sensazione che si riporta è che l'agire regionale si riversi a cascata e in modo acritico a livello locale, col pericolo che gli amministratori si disinterissino in prima persona della formazione del Piano e lo deleghino piuttosto agli operatori di turno. E' invece necessario che il programma socio assistenziale comunale non abbia un carattere di separatezza o di appendice, ma sia un programma sociale alla base del governo locale.
La partecipazione e il coinvolgimento degli Enti locali nella programmazione regionale è perciò un obiettivo da perseguire applicando l'articolo 3 della legge 142.
Un altro punto su cui fare una riflessione è la necessità che l'Assessorato dei servizi sociali rispetti i tempi della programmazione permettendo agli enti locali di avere indirizzi chiari nel breve e lungo termine. Infine, voglio sottolineare che a questo secondo Piano socio assistenziale potrebbe davvero essere affidata l'opportunità di favorire un processo di federalismo interno che si può intraprendere chiarendo meglio le competenze e le tipologie di servizi che sono da conferire alla Regione, quali alle Province, ai Comuni alle Comunità Montane e alle Unioni di Comuni.
Un'ultima considerazione va fatta sulla necessità di aggiornare e modificare, per il corretto recepimento di questo Piano, la legge 4 dell'88, la legge socio-assistenziale, la legge 31 sul diritto allo studio, la legge sulla formazione professionale e la legge 25 sul fondo unico.
Per quanto riguarda le risorse vi è da dire che dall'analisi dei bisogni e dei progetti obiettivo e delle azioni programmatiche del Piano esse risultano adeguate, ma che comunque debba essere sicuramente razionalizzata al meglio la spesa, per dare servizi dal punto di vista qualitativo e quantitativo validi su tutto il territorio.
In merito ai contenuti del Piano, ai due progetti obiettivo e alle azioni programmatiche, non voglio soffermarmi troppo. Ha già trattato molto bene questo argomento il collega Macciotta e ancora prima la relatrice Ivana Dettori.
Voglio solo dire che per quanto riguarda il progetto obiettivo anziani, esso ci dà finalmente l'opportunità di prevedere servizi e strutture per una categoria di cittadini che a tutt'oggi nella nostra Regione è sicuramente penalizzata. Non abbiamo ancora servizi adeguati e strutture adeguate per prevenire e per curare la non autosufficienza. I servizi integrati che dovrebbero valutare la non autosufficienza, il programma terapeutico di sostegno agli anziani e alle famiglie degli anziani (mi sto riferendo alle unità di valutazione geriatrica, all'assistenza domiciliare integrata, all'unità domiciliare ospedaliera) sono ancora servizi non presenti nel nostro territorio.
Le stesse residenze sanitarie assistite, previste nel piano di razionalizzazione della rete ospedaliera, che dovrebbero dare risposte alle necessità di istituzionalizzazione dei pazienti con gravi patologie non autosufficienti, e che si dovrebbero raccordare con i servizi di cui ho parlato prima sul territorio, sono ancora da individuare.
Il progetto obiettivo anziani ritengo abbia il pregio di compiere il primo passo per adeguate risposte ai bisogni di questi pazienti.
Voglio ancora sottolineare, per quanto riguarda le azioni programmatiche, l'opportunità di questo Piano ad affrontare il problema inerente le nuove povertà e l'emarginazione sociale. E` questo purtroppo un problema emergente che riguarda non più solo aree sociali tradizionalmente collocate in questo ambito, ma sempre più spesso coinvolge aree come quelle dell'infanzia, del mondo femminile, delle famiglie monoparentali collocate in strati sociali apparentemente non identificabili con quelli a maggior bisogno. Non si tratta di povertà in senso assoluto, ma di disagio, di deprivazioni le più svariate che conducono all'esclusione sociale. Gli interventi previsti non sono quindi esclusivamente di tipo economico, ma talvolta prevalentemente di tempo sociale e solidaristico.
La Commissione sanità in quest'ottica ha inserito in questo Piano la possibilità di dare risposte a donne sottoposte a maltrattamenti e violenze nell'ambito domestico, con la possibilità, affidata agli enti locali, di apertura di centri di sostegno e di accoglienza. La femminilizzazione della povertà è un dato reale e comprende anche questi casi, che spesso non emergono come il bisogno di lavoro o di denaro. Ma ritengo che la lotta alla povertà sia comunque un problema che vada affrontato con una convergente azione interassessoriale a livello regionale e locale, con fondi derivati dall'accorpamento di risorse previste dalle rispette leggi di settore sulla casa, sul lavoro, sull'istruzione, sulla sanità, e bisogna quindi pensare all'opportunità di predisporre un fondo finalizzato a dare risposte a questo problema, predisponendo anche corsie preferenziali atte ad accelerare la rimozione del disagio sociale.
Per concludere mi sembra giusto poter affermare che l'impostazione di questo secondo Piano sia condivisibile, perché privilegia l'obiettivo della ricomposizione sociale, in termini di efficacia, di qualità di intervento, di razionalizzazione delle risorse attraverso l'introduzione di meccanismi di riequilibrio tra aree forti e aree deboli del tessuto sociale regionale. Mi sembra condivisibile per la valorizzazione delle forze umane e professionali chiamate a gestire il Piano, per l'estensione e la qualificazione di una politica programmata di servizi, per l'informazione e il coinvolgimento alla redazione di questo Piano delle forze sociali, culturali, politiche e istituzionali della nostra Regione.
Gli obiettivi che esso si prefigge, se coerentemente perseguiti con adeguamenti politici, legislativi, gestionali e finanziari possono contribuire a definire questo secondo Piano socio assistenziale, il primo vero Piano di servizi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcune brevi considerazioni su questo Piano.
Innanzitutto la forma: mi sembra che effettivamente la forma sia di un eccessivo peso e volume del Piano, perché qua si criticano spesso le leggi in quanto sarebbero lunghe, farraginose, eccetera, poi uno strumento di applicazione concreta come un Piano ha questa voluminosità. Io mi chiedo: chi deve applicarlo deve averlo presente interamente, se sia possibile, a meno che uno faccia corsi intensivi estivi, avere la piena conoscenza di questo Piano e una capacità di applicarlo. Per cui temo che proprio l'eccessiva ponderosità sia un ostacolo di fatto all'applicazione del Piano. Il Piano verrà applicato un po' ad orecchio, anziché per le cose che sono scritte.
Credo che il difetto del Piano sia di averne voluto fare un trattato anziché un programma operativo. Cioè il Piano è pieno di disquisizioni teoriche che poi scarsi riflessi hanno sulla pratica; anzi, in qualche caso credo che sia opera di una perversione intellettuale, che effettivamente può essere anche pericolosa per chi governa.
Richiamo l'attenzione sulla tabella a pagina 60, per cui il succo sarebbe che non c'è più niente da fare, che il popolo sardo nel giro di qualche decennio si estingue, che la proposta del collega Fantola di ridurre il numero di consiglieri regionali diventerà di fatto l'unica possibile per mancanza di sardi.
Io mi chiedo, effettivamente, se prendiamo questa tabella come azione di governo andiamocene tutti a casa e dedichiamoci agli hobby, perché effettivamente comunità sarda tra qualche decennio non ve ne sarà assolutamente.
Credo invece che effettivamente a fasi demografiche negative sono succedute in tutti i Paesi fasi demografiche positive. Per cui non si può considerare un continuo peggioramento della situazione demografica della capacità di una comunità di riprodursi, come ipotizzato in questa tabella a pagina 60. Probabilmente gli estensori hanno voluto evidenziare il maggior peso che avrà nei prossimi anni il problema dell'assistenza agli anziani, ma chiaramente poi portando il discorso agli estremi abbiamo rilevato che non solo non ci saranno più giovani, ma praticamente siccome gli anziani hanno la cattiva abitudine prima o poi di morire, non ci saranno neppure persone.
Credo che però uno dei limiti di questo Piano sia la politica demografica, uso questa parola molto squalificata dall'uso che se ne fece parecchi decenni fa, ma che oggi effettivamente è una necessità. Prima di tutto perché la popolazione ha una tendenza alla diminuzione che occorre contrastare, e in secondo luogo perché la popolazione del territorio sardo tende a distribuirsi in modo non ottimale, spogliando il territorio sardo di una presenza umana per larga parte delle zone centrali.
L'intervento che come settore assistenziale è più importante, sotto il profilo della politica demografica, credo sia quello degli asili nido. Il problema dell'asilo nido è essenziale perché un famiglia con genitori che lavorano fa figli in quanto abbia una sicurezza di assistenza dei figli, e siccome la vecchia famiglia patriarcale si è dissolta, oggi l'assistenza dei figli in gran parte deve essere esercitata dalle istituzioni pubbliche, in particolare dell'asilo nido che tiene i bambini nell'età più delicata, in cui avrebbero maggiore bisogno di assistenza, cioè da zero a tre anni. I dati evidenziati nel Piano indicano una grave carenza degli asili nido, perché ne risultano soltanto 57 in una situazione che ne vede 378, anzi credo che 57 siano in gran parte accentrati nei comuni maggiori, con il risultato che si copre soltanto il 3,6 per cento della popolazione tra zero e tre anni. Quindi un rapporto credo assolutamente insoddisfacente, perché è vero che molte famiglie avranno la possibilità di provvedere in proprio, però la percentuale del 3,6 per cento mi sembra estremamente bassa.
Il Piano credo risponda all'esigenze di una maggiore possibilità di questo servizio in modo assolutamente sbagliato; credo che sia affetto dalla sindrome di Reggio Emilia, dobbiamo fare degli asili nido perfetti. Infatti lamenta che il costo dell'asilo nido sia di dodici milioni l'anno per ogni bambino assistito, poi però prevede tutta una serie di prescrizioni, equipe, organizzazioni eccetera che probabilmente, se attuata, porterebbe la spesa quanto meno 24 milioni per bambino assistito.
Il problema non è di miglioramento qualitativo, in questo momento l'obiettivo prioritario per gli asili nido deve essere l'aumento della fascia di utenze, perché una fascia di utenze così ridotto vuol dire che non adempiono alla loro funzione se non in minima parte, per cui in effetti invece occorrerebbe un programma magari razionalizzando le spese, magari prevedendo prestazioni minime eccetera, che porti ad una espansione dell'offerta di questo servizio assistenziale.
Credo che in effetti il Piano abbia una difficoltà ad uscire dall'elaborazione teorica e a calarsi nella realtà; anche i dati che vi sono, in particolare i dati più importanti, quelli finanziari, sono dati assolutamente separati dalla realtà.
Noi abbiamo una tabella che riguarda la spesa per il 1996 dicendo che per gli anni seguenti si provvederà secondo il tasso di inflazione, ma a parte il fatto che siamo nel 1998 e abbiamo approvato il Bilancio pluriennale fino al 2000, quindi potevano disporre, quanto meno per gli stanziamenti regionali, di dati sicuramente molto più aggiornati che avrebbero consentito un discorso serio sul problema del rapporto tra le risorse e le necessità, e mi sembra che effettivamente questo che deve essere essenziale in un Piano di Programmazione Regionale, cioè la destinazione delle risorse con questi dati vecchi e con lo scarso spazio dato sia un problema trascurato, mentre il programma è pieno di elaborazioni sociologiche utili, interessati, illuminanti in qualche caso, ma che effettivamente non ci aiutano molto ad andare avanti.
Ultimo rilievo, credo abbastanza grave, la materia dell'assistenza è materia delegata ai Comuni, tra l'altro una delega praticamente irreversibile perché stabilita da una norma di attuazione dello Statuto, norma abbastanza strana, per cui la Regione assumeva il potere ma con la stessa norma lo delegava ai Comuni. Strana dal punto di vista della formulazione, probabilmente giusta sulle conclusioni finali. Sta di fatto che noi sovraccarichiamo i Comuni con questo Piano di una serie infinita di prescrizioni non lasciando molta possibilità di adattamento alle situazioni locali che possono essere le più diverse, poi i Comuni faranno quello che vorranno infischiandosene del Piano, ma che dimostra che tra Piano e realtà la distanza è molto forte, per cui credo che questo tipo di Piano non sia ciò che occorre.
Non sia cioè attuabile, probabilmente in questo settore occorreva un Piano molto più snello con indicazioni precise, con indicazioni di massima per gli Enti locali appunto centrando gli obiettivi su quelli che sono politica generale.
Ma ritornando alla politica demografica devo ritenere che non siano le misure di sostegno da parte della pubblica amministrazione, comunque, a muovere la questione, perché il problema della denatalità è anche un problema di situazione economica e sociale. Quando i giovani non hanno lavoro, quando i giovani non hanno certezza del futuro chiaramente non si sposano e non fanno figli, per cui la politica generale che il governo regionale deve attuare è quella che mette in movimento anche i fenomeni demografici, se restiamo un'isola senza futuro, in cui la gente a 30, a 40 anni non lavora, chiaramente siamo anche un'isola senza futuro demografico, senza possibilità di contare su una popolazione stabile, il che è un elemento dello sviluppo, perché la diminuzione di popolazione o lo spostamento di massa di genti e popolazione è un fattore di costo - e non di impiego di risorse - in modo abbastanza improduttivo, anziché di impiego di risorse in modo produttivo per creare effettivamente sviluppo.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Schirru. Ne ha facoltà.
SCHIRRU (Progr. Fed.). Alcune riflessioni, il Piano prevede un ampio sistema di garanzie sociali e civili come riferiva anche la relazione.
I bambini, gli anziani, gli handicappati, le donne sole, la famiglia sono i soggetti a cui viene rivolta la maggiore attenzione di tutela.
Il Piano, a mio parere, è anche in linea con quanto stabilito dalla legge numero 4, e con i provvedimenti del Governo nazionale, vedi gli interventi per le tossicodipendenze e per l'infanzia.
Proprio grazie a queste leggi ed ai dispositivi della finanziaria nazionale sono aumentate anche le risorse a disposizione della Regione e quindi dei Comuni. Nonostante ciò intravedo ancora un rischio nel Piano, quello dell'eccessiva burocratizzazione e di privilegi assistenziali, cioè quegli interventi per categorie, a scapito di altre, rischiando di non coprire le fasce dei più deboli.
Non ho intravisto infatti scelte visibili e concrete per attivare gli interventi reali di sostegno alle persone non autosufficienti, come l'assistenza domiciliare integrata, su cui è previsto in modo dettagliato il modello di intervento, le istituzioni impegnate, però non le risorse necessarie per l'avvio della sperimentazione di questo importante servizio per l'autonomia e libertà delle persone non autosufficienti. Mi dispiace inoltre verificare che nonostante le audizioni e le osservazioni scritte non sia stato sufficientemente recepita l'esigenza di un intervento più massiccio ed articolato diretto alla povertà femminile, rappresentata oggi dalle donne sole con figli, alle gestanti non lavoratrici, quegli interventi ex O.M.N.I. ancora in capo alle funzioni della Provincia, per non parlare di quelle separate o divorziate prive di sostegno e su cui sono state depositate e presentate anche delle proposte di legge.
I problemi citati sono oggi una questione regionale che deve impegnare tutti, e in modo particolare l'istituzione regionale, che deve fare alcune scelte di priorità in questo campo.
Io mi auguro infatti a che a partire della prossima finanziaria ci siano nel Bilancio queste voci specifiche con destinazione vincolata da assegnare ai Comuni, alle Aziende sanitarie locali, per la parte sanitaria, e alle Provincia per gli interventi ex O.M.N.I., naturalmente se lo Stato, la Regione continueranno a mantenere quelle competenze sociali in campo all'Ente intermedio.
Un altro punto su cui voglio richiamare l'attenzione della Giunta, e in particolare dell'Assessore, perché il Piano a mio parere non lo risolve, è il problema della frammentazione delle competenze tra diverse Amministrazioni, richiamate anche in più interventi. In tutti gli interventi sociali è prevista la partecipazione di diversi Enti e istituzioni, oltre che del privato sociale, teso proprio a favorire l'integrazione degli interventi e dei servizi nel territorio, cosa utilissima e necessaria, ma manca un chiaro e puntuale riferimento all'istituzione che si deve assumere la tutela e la responsabilità per la promozione dei diritti, e risolvere quindi concretamente i problemi delle persone sofferenti. Appare, per esempio, urgente disciplinare gli interventi specifici dei consultori, dei servizi materno infantile, le modalità di interazione con i servizi sociali dei comuni, della scuola; così come è opportuno regolare con norma legislativa la funzione di mediazione familiare, un istituto, un intervento previsto nel Piano, diretto a risolvere le crisi familiari che compromettono i rapporti tra genitori e figli.
Non si potranno infatti realizzare i servizi complessi previsti nel Piano, come le case famiglia, quelle di accoglienza per le donne maltrattate, o per esempio l'affidamento familiare, se non vengono predisposti adeguati strumenti normativi e individuati con precisione gli organi istituzionali competenti ad agire. Non basta, per esempio, individuare l'associazione dei comuni, o la conferenza dei sindaci del distretto, o comunque gli strumenti di accordi di programma, già sperimentati e di difficile attuazione; occorre invece indicare con precisione chi fa e che cosa deve fare. Abbiamo pertanto il compito di affrontare da subito il provvedimento legislativo - così come dichiaravano altri - che recepisca la legge 142/90, la nuova Bassanini, per la ripartizione delle competenze anche sociali, assegnate alle regioni, province e comuni; così come occorre rivedere la legge 4, alla luce della discussione, che vede anche il governo nazionale impegnato sulla riforma dei servizi sociali e il riordino istituzionale.
Ritengo inoltre abbastanza urgente recepire, anche nel prossimo documento di programmazione economica, che accompagnerà il bilancio, l'utilizzazione dello strumento di programmazione negoziata anche nel campo dei servizi sociali. Il futuro delle politiche sociali, come viene sottolineato anche nel Piano, è nel territorio.
Il nuovo Stato sociale, come sistema di servizi, non può che realizzarsi a partire dalle esigenze che il territorio esprime, ed anche dalle risorse che esso offre, in termini sia umani che finanziari.
Mi fa piacere invece verificare che il Piano si pone, forse per la prima volta, il problema della valutazione dei progetti, come un sistema per attivare il finanziamento dei progetti obiettivo elaborati dai comuni, ma anche per verificare i risultati prodotti da questi progetti. Ritengo però utile individuare un momento di verifica dei progetti finanziati, anche da parte di questo organismo, il Consiglio.
Infine ritengo necessario introdurre, anche con un emendamento che presenteremo al Piano, l'istituzione di una nuova figura professionale, l'operatore di strada, utilizzato ancora scarsamente nella lotta alle tossicodipendenze, ma a mio parere molto utile per la costruzione di un sistema di protezione che comunica con i servizi sociali, e insieme affrontano i problemi dei più bisognosi, di coloro che per mille difficoltà e paure, così come ormai sappiamo, non si recano ai servizi sociali.
Un altro emendamento riguarderà gli operatori sociali e le modalità di accesso negli organici comunali. Io condivido la preoccupazione e l'esigenza di stimolare i comuni a dotarsi di figure stabili per la gestione degli interventi sociali. Ritengo però, altrettanto utile e doveroso, lasciare ai comuni la responsabilità dell'assunzione degli operatori, anche alla luce dei nuovi provvedimenti, come il decreto legislativo numero 80, dove i comuni possono utilizzare diverse forme per far accedere, per avere gli operatori sociali, a convenzione o per concorso pubblico. Detto questo, esprimo apprezzamento per lo sforzo compiuto dalla Commissione consiliare, da tutti coloro che hanno partecipato all'elaborazione di questo importante documento che, pur nei suoi limiti, rappresenta un utile strumento per la programmazione degli interventi sociali dei comuni e delle altre istituzioni chiamate a partecipare alla realizzazione del benessere sociale dei cittadini.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho letto con grande attenzione il Piano socio assistenziale, logicamente come è mio dovere di consigliere, ma anche con grande interesse, essendo un medico. I colleghi che mi hanno preceduto, hanno attentamente illustrato i vari punti di questo Piano, e non voglio ripetermi su alcuni che hanno già detto. Devo dire una cosa, che purtroppo di questo Piano noi vedremo i frutti nella prossima legislatura, e di questo mi dispiace un pochino perché, avendone la paternità, se qualcosa nella pratica attuazione non va bene, avremmo potuto eventualmente correggere il tiro.
Gli obiettivi che si propone questo Piano sono divisi nello scritto in dodici capitoli; il primo gli obiettivi generali, il secondo la linea di intervento, il terzo progetto obiettivo adolescenti, il quarto tutela e promozione della qualità della vita degli anziani, degli anziani a domicilio e nelle strutture residenziali. Qui mi fermo e prendo in considerazione questo capitolo perché, per ovvi motivi, mi sta particolarmente a cuore.
Bene hanno fatto la collega Dettori e il collega Macciotta, a richiamare l'attenzione sulle connessioni tra sociale e sanitario nella condizione anziana, perché questa integrazione così importante, questo groviglio fra sociale e sanitario? Perché per tanto tempo la vecchiaia è stata definita una malattia, o almeno così diceva il nostro Cicerone. I geriatri moderni dissentono da Cicerone, perché nel suo trattato della vecchiezza, affermava appunto che la vecchiaia è una malattia. Però questo possiamo affermare che era valido ai tempi di Cicerone, che quando dei medici, pur con una discreta preparazione ippocratica, e con farmaci empirici i pazienti li curavano, però la vita media era assai breve, oscillava circa intorno ai quarant'anni. Però, permettetemi di dissentire da lui; questo lo dico con un pò di ipocrisia. Ci dispiace dissentire da lui, ma la verità è che il vecchio non è un malato, è un soggetto a rischio; però, devo dire che non più tardi di un secolo fa i soggetti a rischio erano, e tuttora sono, nel terzo mondo, i bambini. Quanti bambini in una famiglia numerosa sopravvivevano? Sopravvivevano circa un terzo, quindi possiamo dire che la vecchiaia è piena di malattie, ma oserei dire che anche i bambini sono pieni di malattie, tanto è vero che abbiamo coniato per loro il termine di "malattie dell'infanzia".
Il collega Macciotta ha parlato di migliorate condizioni di vita, e di attenzione verso i bambini, e ha accennato, con la particolare delicatezza che lo distingue, ad una infanzia violata e soppressa di qualche giorno fa.
Io vorrei richiamare l'attenzione su un altro caso, perché poi, Assessore alla Sanità, questo problema lo affiderò a lei. E` un altro caso di una bambina piccolissima, che adesso è in coma irreversibile perché ha bevuto il metadone che il convivente della mamma aveva sputato in una bottiglia.
Quando ero ragazzina, le prime cose che le mamme dicevano, a me e a tutte le altre, erano: "Tieni lontana la varechina, l'acido muriatico e le medicine dai bambini". Adesso le mamme dovranno dire anche questo: "Tenete lontano dal metadone i ragazzini piccoli". Adesso questa è una piccola battuta.
Devo dirle questo Assessore: abbiamo messo in una legge, qualche giorno fa, il cambio delle lenzuola fra delle persone che vanno nelle residenze estive, quando cambia la settimana o quando cambiano le persone; vogliamo, nel prossimo piano sanitario di prossima emanazione, aggiungere che chi fa uso di metadone, che lo assume lì, davanti al medico, subito dopo assuma anche un bicchiere d'acqua. Questa è proprio l'acqua calda. Può darsi che deglutiscano il metadone ed evitano di sputarlo in una bottiglia, per farlo bere ad una bambina, che è in coma. Scusate questo problema, ma mi ha particolarmente ferita.
Vorrei tornare, dopo questo inciso, al prospetto obiettivo; torniamo agli anziani. Il collega Macciotta ha fatto una domanda sull'eventuale risparmio che si avrebbe nell'assistenza domiciliare integrata. Il risparmio dice che non lo convince molto, io invece devo dirle che ci sarebbe un risparmio molto importante e molto sentito. Il discorso si farebbe molto lungo, non vorrei parlarvi di singoli casi risolti via via; avremmo forse modo di parlarne quando avremmo il piano sanitario effettivo in discussione in quest'Aula.
Permettetemi di puntualizzare su un altro argomento che mi sta molto a cuore, e lei lo sa Assessore, perché ogni tanto ritorno su questo argomento. Io, personalmente, avrei dato più importanza, in questo capitolo 4, alle residenze sanitarie assistite, per tanti motivi. Anche questo sarà un discorso che affronteremo o nella discussione o la prossima volta. La collega Dettori ha detto appunto che si prenderanno in maggior considerazione, nel piano regionale sanitario, però, perché avrei dato più importanza? Perché le RAS, come vengono abbreviate le residenze sanitarie assistite, sono una via di mezzo tra il sociale e il sanitario, proprio per la loro particolare connotazione. Dicevo che la residenza sanitaria assistita - questo è uno scritto del Ministro - realizza un livello medio di assistenza sanitaria medica, infermieristica e riabilitativa, integrato da un livello alto di assistenza tutelare ed alberghiera. E` rivolta ad anziani non autosufficienti e ad altri soggetti non autosufficienti, non assistibili a domicilio. La residenza sanitaria assistita trova riferimento normativa nella legge 67/88, e nel DPM 22.12.89 si differenzia dalle strutture riabilitative di cui al punto 2 - punto 1, per la minore intensità delle cure sanitarie e per i tempi più lunghi di permanenza degli assistiti che, in relazione al loro stato psico-fisico, possono trovare nella stessa anche ospitalità permanente.
Per accedere a queste residenze sanitarie assistite è necessario passare prima attraverso le unità valutative geriatriche, che non sono ancora state istituite; non sono ancora effettivamente funzionanti. Io credo che forse queste si potevano istituire nel corso di questi anni, come stralcio, magari, però sono previste nel capitolo 4, che è appunto questo relativo agli anziani.
Io vorrei parlare un momento, ma solo un momento, di questa spesa giornaliera. La retta giornaliera di un ricoverato presso le residenze sanitarie, diciamo meglio di un ospitato, perché i tempi sono anche lunghi, possono anche essere lunghi, dipende dalla patologia che il paziente ha; dicevo che la retta giornaliera di un ospitato presso le residenze sanitarie assistite, è di circa un quinto di un ricovero ospedaliero, quindi io penso che queste, prima le istituiamo e più economie potremmo realizzare in questo delicato campo dell'assistenza sia sociale che sanitaria.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI (Progr. Fed.). Intervenire su un piano socio-assistenziale regionale così ponderoso, mi crea molte difficoltà. Assessore, le confesso che non l'ho letto tutto, rimando la lettura ad un momento più opportuno, forse nel momento in cui il mio comune dovrà redigere il piano socio assistenziale per l'anno 1999.
Voglio fermarmi su alcune brevi considerazioni, che riguardano le necessità e le risorse. Non intendo qui intervenire sui problemi che si riferiscono a particolari fasce di persone anziane, giovani, che comunque presentano dei problemi, delle patologie, che abbisognano quindi di interventi mirati, specialistici; intervengo sul fatto che i piani socio-assistenziali stanno diventando sempre più una camera di compensazione di bisogni che la società pone, sempre più prepotentemente, all'attenzione delle istituzioni regionali, locali, provinciali eccetera. Parlo di nuove povertà. Le nuove povertà sono quelle della pensionata a seicentomila lire al mese, che non ce la fa; sono quelle dei cassintegrati ad un milione e ventitremila lire al mese, che non ce la fanno comunque; e sono quelle soprattutto dei sempre più numerosi disoccupati storici o di ritorno. Ed effettivamente è impossibile intervenire con gli strumenti dei piani socio-assistenziali, che pure prevedono, credo nella maggior parte dei casi, anche un quantitativo di risorse, ancorché limitato, per cercare di sopperire al problema della nuova povertà; anche se, debbo dire, confessare, che il più delle volte è più umiliante per chi lo dà, ed anche per chi lo riceve effettivamente, un piccolo sussidio di duecentomila - duecentocinquantamila lire al mese, sapendo che, il più delle volte, non basta nemmeno per pagare il cinquanta per cento di un canone di affitto normale.
E allora questo piano socio-assistenziale, che regionalmente viene predisposto tutti gli anni, ma che comunque viene predisposto tutti gli anni anche negli enti locali, effettivamente diventa il momento di fare una specie di sommatoria di quella che è la realtà locale di tutti i comuni della Sardegna, e fare anche una riflessione su quali dovrebbero essere gli elementi di intervento, che non devono essere rivolti evidentemente esclusivamente all'assistenza, ma evidentemente alla promozione di sviluppo, alla promozione di lavoro, alla promozione del recupero di tutte quelle fasce di nuova povertà, ma anche di povertà di altro tipo: povertà dal punto di vista scolastico, dal punto di vista della formazione professionale.
Una delle questioni che mi preme sottolineare, e che naturalmente non è un rimprovero per l'assessore regionale alla sanità, che ha fatto un lavoro eccellente, ma mi sembra che in questo piano socio-assistenziale manchino due elementi fondamentali: manca un arricchimento per quel che riguarda le politiche del lavoro e della formazione professionale in Sardegna, e manca soprattutto una riflessione ed un apporto, che a mio parere avrebbe dovuto dare l'assessorato regionale alla pubblica istruzione, nel senso che la realtà scolastica sarda - l'ho già detto qui e lo ripeto anche in altre sedi - sta accingendosi a subire una rivoluzione in negativo incredibile.
Le scuole della Sardegna saranno razionalizzate. Per "razionalizzate" si intende per lo più soppresse, e sarà sempre più impossibile che localmente si possa far fronte con progetti di intervento specifico per il recupero della mortalità scolastica, delle inadempienze scolastiche, dicevo che è sempre più impossibile intervenire a livello locale. Le scuole vengono chiuse. Sarà sempre più difficile che un piccolo comune non soltanto possa fare recupero scolastico, ma possa anche offrire quel tipo di servizi, a livello di collegamenti, a livello di supporto degli studenti, che consentano effettivamente di migliorare la situazione scolastica sarda. Secondo me si ritornerà a tempi molto lontani, in cui lo studio era esclusiva possibilità di pochi, e sarà sempre più un problema economico riuscire a studiare. Dalla questione evidentemente della scolarità alla questione del lavoro, della formazione professionale eccetera, anche da questo punto di vista io mi auguro che il progetto per il lavoro e lo sviluppo - che è stato presentato ieri sera dalla Giunta al Consiglio regionale, e che deve essere comunque ancora distribuito a tutti i Consiglieri -affronti la questione della formazione professionale con un taglio nuovo. E il taglio nuovo, secondo me, deve essere quello di prevedere un progetto di sviluppo sì per tutta la Sardegna, e questa è una funzione esclusivamente regionale intendo, ma deve prevedere anche la possibilità di andare a verificare, territorio per territorio, quali sono le potenzialità, le capacità, individuare risorse e strumenti che a questo sviluppo possano dare un contributo essenziale.
Badate, la questione del lavoro è fondamentale perché poi vengano a mancare quegli elementi che in questo momento stanno impregnando di sé il Piano socio-assistenziale regionale che noi stiamo qui a discutere oggi.
Io penso che oltre la metà delle risorse di tutti i Piani socio-assistenziali comunali sia destinata ad attività di sostegno economico diretto, oppure collegato. Nel momento in cui noi sosteniamo una piccola famiglia, o anche una famiglia numerosa, con un sussidio di trecentomila lire al mese, e aiutiamo questa famiglia a sostenere le spese scolastiche, i trasporti, la mensa scolastica, eccetera, stiamo praticamente impegnando tutte le risorse che non soltanto la Regione ci passa, ma che il comune, attraverso naturalmente i propri tributi, riesce ad esigere dai cittadini. Ci si mette delle risorse che probabilmente dovrebbero essere destinate ad altri, a quelle fasce che hanno problemi, patologie, che hanno bisogno di recupero, che hanno bisogno di assistenza. Allora il problema del lavoro e dello sviluppo è strettamente correlato al problema socio-assistenziale. Oltretutto vi sono delle parti in questo Piano socio-assistenziale, che prevedono delle nuove forme di consorziarsi, di lavorare insieme, fra appunto consorzi di comuni, con il concorso di associazioni e quant'altro. Io posso dire che, finora, tutti i consorzi ai quali il mio comune ha aderito non solo non hanno dato risultati soddisfacenti, ma a me pare che non si sia prodotto granché, se non in termini di burocratizzazione ulteriore, di aver previsto delle nuove forme di studio, di approccio, eccetera. Io, quando sento parlare di individuazione dei bisogni, al di là della serietà dei bisogni che naturalmente la nostra società esprime, e al di là del fatto che comunque bisogna monitorare questi bisogni, mi sembra di ricominciare una storia infinita che non avrà mai fine.
Questa parola, "monitoraggio", è secondo me la tomba di ogni e qualunque volontà di agire concretamente. Per quello dico che le esperienze finora fatte di consorzi, eccetera, si sono rivelate delle buone intenzioni, una sorta di iniziativa che ciascun comune, ciascun ente individua per cercare di non porsi a carico esclusivo tutte le spese di tutti gli interventi.
Diciamo che al di là delle questioni più serie, più profonde che gli interventi che si sono succeduti prima hanno affrontato con profondità, cioè quelle dei bisogni veri degli anziani, dei giovani, dei sofferenti, mi pare che la realizzazione dei Piani socio-assistenziali abbia talvolta anche, come dire, dei risvolti quasi umoristici, nel senso che io lamento molto che in questo momento si veda in questo Piano socio-assistenziale l'occasione per fare, non un soggiorno climatico, ma una gita all'estero per gli anziani, che hanno comunque già visto quasi tutto il mondo, certi tipi di anziani, che hanno già visto tutto il mondo e ti occupano il comune perché vogliono andare anche in Spagna.
Abbiamo i comuni pieni di genitori che, pur avendo frequentato le spiagge della Sardegna tutta la loro vita, ti chiedono di fare delle iniziative in spiaggia per i loro figli, salvo poi starsene dietro a controllare che effettivamente gli operatori facciano animazione per i loro figli. Vi è tutta una serie di richieste che vengono presentate ed inserite sotto la voce "socio-assistenziale" che secondo me dovrebbero essere eliminate da questo Piano, non perché io non ne riconosca il valore, perché una ludoteca in spiaggia è comunque una iniziativa per i giovani, per i bambini, assolutamente importante, ma perché vedo dietro una grande pigrizia, una incapacità di relazionarsi, una incapacità ad assumere iniziative, sia individualmente che come singoli. Nel momento in cui, paradossalmente, si dice che sempre meno ci deve essere assistenza, sempre più si richiede, agli enti pubblici, di intervenire per animare praticamente il tempo libero, la vita sociale, tutte le iniziative che, fino a vent'anni fa venivano realizzate per esclusiva iniziativa di singoli, di associazioni, eccetera.
E` un problema evidentemente sociale l'incapacità di aggregarsi, l'incapacità di intravedere delle vie per rapportarsi su temi singoli, sia che riguardino il tempo libero, sia questioni culturali, sia questioni amatoriali per quel che riguarda alcuni aspetti della nostra vita. Però, mi sembra veramente assolutamente paradossale che sempre più le cose si debbano fare soltanto perché vi è una iniziativa da parte di enti locali che si propongono, o gli si chiede di proporsi, come animatori di questioni che, secondo me, sono assolutamente avulse dal contenuto vero e proprio di un Piano socio-assistenziale. Voglio dire che sul fare un corso di fotografia per ragazzi a rischio io sono ben lieta naturalmente, però i corsi di fotografia li possono organizzare anche gli appassionati di fotografia, che sono numerosi, che naturalmente coltivano questo hobby in maniera autonoma e che non voglio assolutamente mettere in campo, al servizio della comunità queste loro caratteristiche.
Mi sembra anche dispersivo che effettivamente si inseriscano tutte queste iniziative, che sono di per sé naturalmente utili, lodevoli, perché comunque contribuiscono alla crescita della società, in un ambito che mi sembra debba essere riservato a problemi seri, a problemi di effettivo bisogno, ad andare a risolvere delle situazioni reali di bisogno, di povertà, di malessere comunque.
La questione del malessere, in particolare la questione del malessere giovanile: finiamo spesso sulle cronache nere anche per questo tipo di episodi, eccetera. Vi è comunque, in tutti noi, un senso di impotenza quando non riusciamo, pur conoscendo certe situazioni, ad intervenire in maniera efficace soprattutto, e questo perché, secondo me, vi è una eccessiva burocratizzazione delle procedure; non vi sono strumenti efficaci e immediati, che possano consentire di intervenire con tempestività, per risolvere, o perlomeno tentare di risolvere queste cose. Mi riferisco soprattutto al mondo delle devianze giovanili, della tossicodipendenza eccetera.
Dalla mia esperienza posso dire che i pochi risultati che si ottengono si basano soprattutto, più che sugli interventi, sull'efficacia degli interventi pubblici, sulla fiducia che si riesce ad instaurare con la persona, con la famiglia eccetera, e il più delle volte non valgono procedure, visite, terapie eccetera, valgono il trasporto personale nell'affrontare queste cose, vale la vicinanza, la prossimità, il sentirsi, come dire, quasi una sorta di rete di parentela stretta che ti consente di fare quegli interventi e di avere quelle risposte da certi giovani, che altrimenti ti vedono come uno strumento di ostacolo alla loro mal vissuta esperienza.
Assessore, andare a comprare la biancheria o l'abbigliamento per i giovani che vanno in comunità, come persona, come dire, mi obbliga eccetera eccetera; mi obbliga come persona. E' incredibile che questi interventi debbano essere fatti da istituzioni perché, al di là dei bisogni cartacei, molto spesso non si riesce ad andare avanti, non si riesce a vedere, purtroppo, la persona dietro, ma è un caso, una procedura, e non già una persona che invece ha bisogno, qualche volta, anche di avere un tipo di relazione abbastanza forte dialetticamente, piuttosto che quattro righe in calce ad una scheda.
Naturalmente l'impianto del Piano socio-assistenziale, io lo assumo nella sua interezza e nella sua validità, perché dalla declaratoria di tutti questi problemi, ed anche dalla individuazione di metodi per risolverli, è evidente che dovrà discendere anche uno strumento operativo che andrà a carico della Regione, andrà a carico dei comuni eccetera. Naturalmente da questo punto di vista credo che sia stato fatto un lavoro eccelso. Quello che chiedo è che ci sia sempre molta vicinanza, perché la realizzazione poi è sempre molto difficile, soprattutto se non vengono risolti quei problemi di mancanza di lavoro, che di fatto, diciamo, impregna di sé tutti i bisogni della nostra Regione, e che determina naturalmente anche moltissimi dei problemi socio-assistenziali che verifichiamo tutti i giorni.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Ritengo che su una legge importante come questa bisogna dire almeno due parole, perché è una legge che inciderà profondamente sul miglioramento della qualità della vita essendo che la stessa si interessa di tutte le fasi evolutive dell'uomo, del cittadino, dall'infanzia all'adolescenza, alla giovinezza fino ad arrivare al periodo della senescenza passando naturalmente attraverso la fase dell'anziano. E` una legge indubbiamente molto complessa e che se un appunto alla stessa devo fare è che le risorse che sono state destinate a questa legge dal punto di vista finanziario sono di 115/120 miliardi mi sembrano un po' insufficienti se è vero che l'interesse deve ricoprire tutte le fasi della vita.
Nello specifico esame della legge, però, ho potuto cogliere tutte le fasi positive che sono presenti in essa, ed anche devo fare un plauso particolare per l'approfondimento che su ogni singolo capitolo è stato dato dai membri della Commissione. Ritengo pertanto di non dovermi soffermare ulteriormente se non nel sollecitare all'attenzione dell'Assessore qui presente l'aspetto economico; è una legge che complessivamente è valida per il triennio prossimo e come diceva questa mattina, mi pare, giustamente l'onorevole Macciotta, ha anche una possibilità di riquadramento annuale, su questo riquadramento annuale chiederei di poter intervenire quando sarà il momento opportuno soprattutto su quelli che sono gli investimenti che la stessa richiede.
E` stata data anche, e per questo faccio un plauso alla legge, una giusta importanza a quelli che sono i soggetti esterni rispetto a quelli istituzionali dalle cooperative al volontariato, mi pare, che questo sia in linea con quello che è anche lo spirito che il mio partito sollecita alla politica e al governo, cioè dare spazio anche ai soggetti terzi e non sempre ai soggetti istituzionalmente presenti quali le A.S.L.. All'Assessore devo dire di vigilare attentamente su questa legge perché è veramente complessa, richiede la partecipazione di un numero notevole di istituzioni e di associazioni, per cui bisognerà che le une non prevalgono sulle altre per dare una corretta applicazione alla legge alla quale, ripeto, il partito mi auguro voglia dare un indirizzo positivo in sede di votazione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, io esprimo apprezzamento per il lavoro che è stato fatto per la predisposizione e per l'approvazione in Commissione di questo Piano, un Piano socio-assistenziale che, come hanno ricordato molti colleghi che sono intervenuti prima di me, era molto atteso, era da molti anni che si sentiva la mancanza di questo Piano perché chiaramente senza uno strumento così importante i soggetti istituzionali e non che debbono poi operare per risolvere i problemi della gente chiaramente hanno difficoltà a farlo.
Il problema è che questo Piano è un Piano che discende da una legge che ormai è vecchia; la legge numero 4 come i colleghi sanno benissimo è una legge nel 1988, faccio solo un esempio: la legge che in un qualche modo ristruttura e riordina i livelli istituzionali, le competenze e le funzioni, la famosa 142, è di due anni successiva a questa.
Quindi, quella legge regionale, la numero 4 del 1988 che pure a suo tempo era una legge molto importante, un'ottima legge, una legge lungimirante, oggi mostra tutti i suoi limiti soprattutto negli aspetti che ricordavo e, come dire, impedisce anche agli strumenti di attuazione delle previsioni di quella legge, delle azioni previste da quella legge di poter svolgere a pieno il loro ruolo e la loro funzione così come potrebbero se la legge dalla quale discendono, la 4 appunto, venisse nel frattempo adeguata. Ma, nel frattempo sono cambiate anche altre cose sempre relativamente ai ruoli istituzionali e, alla diversa distribuzione dei compiti e delle funzioni tra i soggetti istituzionalmente più importanti, mi riferisco naturalmente alla Regione, alle province ed ai comuni, perché è stata approvata la 142? Perché anche in questi ultimi anni abbiamo assistito a tutta la rivoluzione che è avvenuta in Italia, in qualche modo anche in Sardegna per effetto delle cosiddette Bassanini, perché nel frattempo la Regione approvando la legge 25, per esempio, ha in un qualche modo accorpato in un'unica legge tutti i trasferimenti di risorse finanziarie ai comuni che poi a loro volta dovranno in qualche modo organizzarsi. Quindi, io penso che quanto prima occorrerà mettere mano a questa revisione della legge numero 4 per adeguarla a quelle che sono le disposizioni ultime, le esigenze ultime che danno la possibilità di una grande semplificazione dei livelli istituzionali e di una maggiore chiarezza di distribuzione, di dislocazione delle funzioni e conseguentemente delle risorse; perché, se non verrà fatto questo io credo che la confusione continuerà ad imperare, per cui ci sarà una distribuzione di funzioni e conseguentemente di risorse della stessa funzione magari dislocata su livelli istituzionali differenti che in qualche modo, poi, spesso e volentieri, entrano in rotta di collisione tra di essi e finiscono col non dare la possibilità e col non estrinsecare totalmente la potenzionalità dell'azione prevista.
Per dare un contributo rapido a questo problema, che secondo me è un problema centrale, credo che il ragionamento vada fatto partendo dall'individuazione del soggetto più importante, naturalmente parlo del soggetto istituzionalmente più importante nel senso della vicinanza con le esigenze del cittadino. Quindi, non mi sto riferendo ad una gerarchia istituzionale o costituzionale, ma, all'importanza della funzione assolta e naturalmente come i colleghi avranno ben capito sto parlando del comune. Perché quando noi parliamo spesso a sproposito infilandolo un po' dapertutto del famoso principio di sussidiarietà, sostanzialmente spesso dimentichiamo che questo principio comporta implicitamente ed esplicitamente il fatto che l'erogazione del servizio, e quindi, la gestione del servizio va collocata nel punto più vicino all'interesse e al bisogno, e a chi esprime quel bisogno e quell'interesse; noi sappiamo peraltro che i comuni davvero assolvono prevalentemente a questa funzione e dico questo perché come i colleghi sanno e come il Piano dice, sottolinea più volte, e molto positivamente indica anche le soluzioni per uscirne, uno degli aspetti più negativi è che su tutta una serie di problemi e di funzioni agiscono ed interagiscono e si sovrappongono e collidono spesso e volentieri diversi livelli istituzionali. Per esempio, nel campo dei servizi socio - assistenziali in un comune qualsiasi opera il comune, opera la scuola, non opera come dovrebbe operare l'Azienda sanitaria locale, operano tanti soggetti, opera la Regione con progetti obiettivo, opera la Provincia, molte volte si assiste ad una vera e propria dispersione di risorse umane e finanziarie perché non si riesce mai a individuare un punto di collegamento e di coordinamento.
Allora, io credo che noi dovremo specificare nel Piano, è detto ed è riaffermato ed è sottolineato più volte, ma credo che occorra trovare operativamente uno strumento che io adesso riesco ad individuare esclusivamente, ma è un mio limite, attraverso la conferenza di servizi o di una conferenza di servizi, per esempio, simile a quella prevista dalla legge regionale numero 40 che viene utilizzata normalmente, anzi non viene utilizzata ma dovrebbe essere utilizzata soprattutto per il governo del territorio; ma la conferenza dei servizi è un punto nodale ed io obbligherei in qualche modo questi soggetti ad andare in conferenza di servizi prima che venga steso il Piano annuale aomunale perché si faccia il punto attraverso questo tavolo di concertazione tra i diversi livelli istituzionali, si faccia il punto delle risorse che si intendono mettere in campo e delle azioni e degli obiettivi che si vogliono perseguire; perché se non facciamo questo noi non avremo fatto nulla. In questo badate, io credo che occorra - qui mi rivolgo in modo particolare all'Assessore della sanità, ma mi rivolgo anche al Consiglio regionale - perché i soggetti, o meglio il soggetto che meno degli altri sta assolvendo alle funzioni che dovrebbe portare avanti sono le aziende sanitarie locali, che stanno portando avanti una scellerata politica di riaccorpamento e di centralizzazione dei servizi, stanno smantellando il decentramento e la territorializzazione dei servizi; e in questo modo stanno portando avanti delle scelte che sicuramente penalizzano i bisogni dei cittadini da un lato ma dall'altro sono anche convinti di effettuare un risparmio in termini finanziari, perché chiaramente a questi signori strapagati, che si chiamano direttori generali, non passa neanche nell'anticamera del cervello di fare una semplice verifica di quanto costi socialmente e economicamente questa scellerata politica di accentramento dei servizi che questi stanno portando avanti. Occorrerà tornarci su questo punto! Perché badate il problema dell'intervento dell'Azienda sanitaria locale non è una questione che possa esaurirsi all'interno dei confini ristretti e dell'intervento sanitario, perché ci sono dei servizi oggi classificati sanitari che hanno un confine labilissimo, inesistente direi con interventi che invece probabilmente anzi sicuramente andrebbero meglio dislocati all'interno della configurazione sociale.
Allora, è chiaro che occorre andare nella direzione che questo Piano propone, e dò atto agli estensori del Piano di avere finalmente posto questo problema ponendolo anche con molto attenzione. Però, a me pare che la semplice previsione non sia sufficiente, a me pare cioè che occorra prevedere uno strumento che in un qualche modo obblighi davvero anche le Aziende sanitarie locali a mettersi davvero al servizio della configurazione e della progettualità delle risposte da dare ai bisogni che in un dato territorio vengono presentati.
Voglio concludere infine, sempre a questo proposito, con un altro problema. Badate, in Sardegna si pone sempre e spesso il problema della polverizzazione dei comuni, questa storia della polverizzazione dei comuni ormai si ripete e la si usa in un modo o nell'altro, e con la storia idiota del risparmio, che sottolineo consiste in una idiozia perché vorrò ben vedere coloro i quali oggi sono fautori del risparmio a tutti i costi che cosa succederà quando dovremo quantificare gli oneri sociali ed economici dello spopolamento dei territori; allora, noi non possiamo dire in nome del risparmio dobbiamo assolutamente accorpare, dobbiamo farlo razionalmente laddove è possibile farlo. Il limite dei cinque mila abitanti è un limite che spesso in Sardegna, limite peraltro previsto da questo Piano, che comunque voglio dire che in tutti i casi è molto più avanti rispetto ad altre previsioni anche fatte da questo Consiglio regionale, è un limite che è penalizzante perché ci sono delle realtà territoriali e geografiche dove perché si possa raggiungere un bacino di popolazione di cinque mila abitanti occorre fare anche settanta o ottanta chilometri, allora, io vorrei capire se quel comune che disgraziatamente si trova con distanti comuni, cinquanta - sessanta - settanta chilometri e quindi non possono mettere in piedi un bacino di popolazione di cinque mila abitanti, non possono ragionevolmente, voglio dire, perché gestire assieme servizi essendo ad ottanta chilometri di distanza vista la nostra morfologia o geomorfologia credo che sia molto oneroso. Prevedere, quindi, che il limite sia un limite di tendenza che possa essere incentivato anche con un aumento dei trasferimenti a chi si associa mi sta bene, ma non possiamo assolutamente porre dei limiti di sbarramento che in un qualche modo metterebbero questi comuni nelle condizioni di non potersi avvalere degli stessi trasferimenti. Questo è molto importante, così come è molto importante il punto che sollevava la collega Cherchi, che è quello dei consorzi.
I consorzi oggi si possono costituire solo ed esclusivamente in base all'articolo 26 della 142; questi consorzi sono delle sovrastrutture istituzionali che vanno bene quando si tratta della gestione di servizi a base prevalentemente economica, ma per il caso della gestione di servizi socio - assistenziali sono uno strumento che a mio avviso non va assolutamente bene; quindi, occorrerà anche qui riflettere perché il problema può essere tranquillamente risolto, a mio avviso, con una semplice associazione di comuni, che per la gestione non debbono creare un Consiglio di amministrazione di consorzio, ma debbono avvalersi casomai delle strutture del comune capofila, del comune più grosso, introducendo anche momenti di presidenza a rotazione, per esempio, sul modello dell'Unione Europa, per cui i sindaci dei comuni associati ogni sei mesi fungono anche da presidenti di questa associazione per assolvere alle funzioni che debbono portare avanti.
Quindi, concludo dicendo, comunque ribadendo il giudizio molto positivo sul piano, facciamo uno sforzo tutti quanti insieme per l'adeguamento istituzionale e in particolare anche per porre davvero, Assessore, questo glielo dico anche perché lei ha una lunga militanza da sindaco di un piccolo comune della Sardegna, quindi sa benissimo di che cosa stiamo parlando, poniamo tutti quanti insieme l'attenzione davvero sul ruolo fondamentale che i comuni svolgono normalmente e che se opportunamente incentivati possono svolgere ancora di più.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie signor Presidente, cercherò davvero di essere breve anche se i numerosi interventi mi costringerebbero a dare una risposta ai quesiti che sono stati posti, però diventa anche difficile e poi dovrei tralasciare alcuni aspetti di carattere generale che invece ritengo che siano importanti evidenziare. Questo piano cade in un momento particolarmente importante, finalmente il Parlamento nazionale sta per approvare la legge quadro sull'assistenza, e vorrei dire che se voi andate a vedere gli obiettivi che la legge quadro si prefigge sono identici a quelli che si prefigge la legge 4 regionale; cade in un momento particolare, ed è stato sollevato, del problema dell'integrazione socio - sanitaria, c'è la legge delega del Parlamento al Governo dove per alcune considerazioni che i colleghi hanno fatto è importante rivedere quanto le aziende stanno facendo, e la possibilità davvero di obbligare le aziende ad una collaborazione più puntuale, più precisa e più efficiente con i comuni per quanto riguarda il sociale.
Diciamo che in Sardegna è avvenuta una rivoluzione, perché se non abbiamo il coraggio di ricordare come eravamo otto anni fa con gli enti comunali di assistenza, credo che alcuni colleghi erano sindaci anche quando venne approvata questa legge, se non ricordiamo che cosa è avvenuto in Sardegna nel frattempo, dove tutti i comuni si sono dotati di servizi sociali, non esisteva allora nessun servizio in nessun comune o in pochissimi comuni se non nei più grandi, e quindi, dobbiamo dare atto che le altre regioni stanno copiando, ciò non significa che non dobbiamo ancora migliorare per gli aspetti che diceva anche il collega Sanna per ultimo la legge numero 4, però, dobbiamo dire che la legge numero 4, nei suoi aspetti essenziali, è ancora attuale, è ancora valida e risponde a quelle che sono le esigenze dei comuni.
Diciamo anche che la Regione (mi fa piacere) parliamo poco di sociale perché abbiamo delegato tutte le nostre competenze ai comuni, anche se poi ho sentito da questo punto di vista interventi contrastanti: chi dice che dobbiamo dare delle direttive ai comuni, chi dice invece che dobbiamo dare più autonomia ai comuni. Io sono convinto che ciascun comune si deve assumere le responsabilità e che dobbiamo fare in modo che i piani siano davvero degli indirizzi di carattere generale e che anche da un punto di vista culturale, questo piano, per rispondere anche al collega Bonesu aveva e ha anche questa finalità, una finalità culturale; non è arrivato all'esame del Consiglio regionale senza una consultazione, è stata nominata una Commissione di esperti dove tutti i soggetti di cui oggi si è parlato anche in quest'Aula, dall'università ai provveditorati, al tribunale dei minori, ai comuni, all'ANCI, alle associazioni delle province, hanno collaborato tutti all'elaborazione di questo piano, ma vi debbo dire che la consultazione che su tutto il territorio regionale è avvenuta con la bozza del piano socio - assistenziale è stata davvero una consultazione che ha fatto sì che anche da un punto di vista culturale, come da qualche collega è stato anche detto in quest'Aula, per esempio, il problema di dire no al viaggio degli anziani perché in questo momento abbiamo necessità ben più gravi nei nostri comuni, credo che sia più un fatto culturale dei comuni che imporre noi per legge che non possono dare questi servizi. Credo che abbiamo sollevato e abbiamo ricreato tra la società sarda tutta una serie di attenzioni che da tempo non venivano riposte.
Quindi, pieno coinvolgimento, piena collaborazione con i comuni, non soltanto con le organizzazione tipo l'ANCI, ma tutti gli operatori hanno partecipato al miglioramento di questo strumento di programmazione. Vorrei anche dire che nonostante le difficoltà economiche che la Regione sta attraversando, credo che uno dei settori, che questo Consiglio regionale, nessuno l'ha voluto ricordare, ha avuto in modo particolare è la difesa dello stato sociale. Abbiamo stanziato diciasette miliardi, diciotto miliardi da dare a quei comuni con criteri oggettivi che avevano meno per il famoso riequilibro; non è poco se pensiamo che c'erano delle differenze abissali, perché quando venne fatta la legge numero 4 voi ricorderete che si trasferirono i fondi attraverso i calcoli della spesa storica. Abbiamo distribuito questi altri diciotto miliardi facendo in modo che quasi tutti i comuni raggiungano una soglia minima di finanziamenti, per poter dare una risposta in un momento così drammatico come quello che noi stiamo vivendo a causa della disoccupazione (anche questo è stato evidenziato da una collega) anche a quella che è l'assistenza economica che diventa davvero un dramma. Non è bastato; dobbiamo ricordare che la commissione, che la Giunta regionale ha stanziato altri sessanta miliardi per quanto riguarda la creazione di servizi di prevenzione, ed anche qui abbiamo privilegiato la realizzazione di strutture tipo i centri di aggregazione sociali per i giovani, perché uno dei progetti obiettivi è proprio quello dell'adolescenza, per fare in modo che i giovani avessero delle possibilità di incontro nei comuni, e diciamo che ormai in quasi tutti i comuni esistono dei centri di aggregazione che ci permette davvero di far sì che tutta una serie di devianze che ci sono nella nostra società siano ridotte al massimo.
I due progetti obiettivi: credo che il problema dell'adolescenza non sia stato mai affrontato, però anche per questo dobbiamo dire che all'interno del piano è previsto il collegamento tra la 285, la legge nazionale e il nostro piano socio - assistenziale. I comuni stanno anche su questo lavorando per la presentazione dei progetti; vorrei ricordare che entro il 30 agosto i comuni devono presentare questi progetti, perché abbiamo anche su questo settore altri undici miliardi che ci sono stati concessi dalla legge nazionale dove la capacità programmatoria dei comuni e anche in questo caso, e progettuale dei comuni credo che sarà messa alla prova. Non solo, ma avremo credo appena viene approvata la legge quadro del Governo, finalmente maggiori risorse. Io sono d'accordo col collega Floris che le risorse non sono sufficienti. Vorrei ricordare, comunque, che la Regione trasferisce circa duecento miliardi ai comuni e tiene per i progetti obiettivi soltanto cinque miliardi, per quelli che possono essere altri interventi di carattere straordinario.
Non sono sufficienti ma debbo dire che per la situazione economica che noi stiamo vivendo dobbiamo anche dire che non sono pochi. Se la legge quadro da parte del Parlamento verrà approvata ci saranno trasferiti altri finanziamenti, perché di questi 200 miliardi soltanto diciassette sono trasferiti dallo Stato, e gli altri sono tutti fondi che ha individuato la Regione attraverso la legge numero 4. Ci sono naturalmente ancora dei passi avanti da fare, c'è da parte dei comuni una migliore efficienza nel distribuire i servizi, c'è il problema, dobbiamo dirlo, forse il problema della Conferenza dei servizi può essere una soluzione da adottare anche per quanto riguarda il settore sociale, però, non è pensabile che vi siano richieste da parte di tutti i comuni per realizzare una casa di riposo. Ci sono alcuni servizi che devono essere intercomunali; non è assolutamente pensabile che perché in un comune vicino si realizza una casa di riposo deve essere realizzata anche a due o tre chilometri; quindi, è indispensabile davvero che per alcune prestazioni si esca dal campanile, se non riusciamo davvero a vincere anche da un punto di vista culturale, sono convinto, non so se poi il problema dei consorzi sia quello più adatto o se ne dobbiamo inventare degli altri, però, non è assolutamente pensabile che si possa dare una risposta ad un problema... poi, i costi anche di gestione voi conoscete quali sono e non è assolutamente possibile che vengano soddisfatte tutte le esigenze.
Per quanto attiene alcune osservazioni, per quanto riguarda la voluminosità del provvedimento io credo che siano stati descritti tutti gli aspetti principali dei drammi sociali che noi viviamo. Ecco, il problema degli asili nido, onorevole Bonesu, se lei va a vedere il primo Piano socio-assistenziale gli standard erano molto più alti rispetto a questi, li abbiamo inseriti per abbassarli, perché io condivido che i costi siano eccessivi, ma abbiamo cercato di abbassarli, perché, i livelli assistenziali ai minimi, non si compromettesse quella che è l'assistenza che noi dobbiamo fare. Non solo: anche qui mentre vi è l'esigenza che asili nido vengano realizzati in più parti della nostra Regione, le debbo confessare che sono davvero deluso che anche per quegli asili nido che noi abbiamo finanziato dieci anni fa i comuni stanno chiedendo la trasformazione perché nessuno riesce ad utilizzarli, perché lei sa che soltanto dopo dieci anni si può chiedere il cambio di destinazione.
Allora anche qui bisogna fare in modo che a livello locale gli amministratori facciano sì che questi servizi, almeno quelli che sono stati finanziati, siano utilizzati davvero per quelle finalità per cui la Regione e lo Stato, perché c'era anche una legge dello Stato, li aveva finanziati.
I dati sono quelli del 1996 perché il Piano è stato presentato dalla Giunta regionale e approvato dalla Giunta Regionale nel 1997, non potevano che essere questi. Comunque un aggiornamento dei dati poteva anche essere fatto, però diciamo che non si modifica molto se aggiungiamo i 19 miliardi che nel 1997 sono stati poi trasferiti ai comuni, quindi aumentando quelli che erano gli stanziamenti precedenti.
Sono contrario, quindi, che vi siano delle destinazioni vincolate, che vi siano delle direttive precise su questo argomento; lascerei piena autonomia ai comuni per rispondere a quelli che sono i drammi che ciascun comune vive, e credo che la responsabilità dei sindaci qui debba essere totale.
Il problema delle residenze sanitarie assistite è un problema sanitario, il comune deve soltanto collaborare. Noi abbiamo approvato da poco la razionalizzazione della rete ospedaliera, e diventerebbe davvero pericoloso che i comuni dovessero realizzare anche le residenze sanitarie assistite, perché sono a carico del Servizio sanitario nazionale e i comuni devono collaborare per poter dare quelle prestazioni necessarie da un punto di vista sociale, da un punto di vista psicologico.
Ci sono tante possibilità per scegliere e per dare le risposte che riteniamo più opportune; quello che si è cercato di fare davvero è cercare di coinvolgere un po' tutte le istituzioni da un punto di vista culturale, da un punto di vista anche scientifico nell'elaborazione di questo Piano.
Debbo dare atto a tutta la Commissione anche dei miglioramenti che ci sono stati e delle innovazioni che sono state portate, con la speranza davvero che questo Piano possa avere attuazione nel miglior modo possibile e sarà mio compito, e compito dei miei successori, fare in modo che vi siano i controlli necessari e gli stimoli necessari perché il Piano venga attuato in tutte le parti, che secondo me sono ottimamente descritte, e la programmazione che abbiamo fatto. Debbo dire che comunque difendo davvero il lavoro fatto dalla Giunta Regionale e dalla Commissione, perché ritengo che il Piano nel suo complesso sia davvero di ottimo livello.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame dei paragrafi del programma numero 33 .
Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Chiedo, a nome del Gruppo Forza Italia, il voto segreto e dichiaro sin d'ora che i Gruppi dell'opposizione abbandoneranno l'Aula, non per contestare il merito del provvedimento, ma per sottolineare il fatto che se c'è una maggioranza deve camminare con le proprie gambe. Noi non vogliamo essere la stampella di nessuno e se ancora riesce a camminare questa maggioranza dovrebbe usare le ultime risorse per tornarsene a casa e non per governare questa regione.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Metto in votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico il passaggio all'esame degli articoli (?).
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 39
Votanti 38
Astenuti 1
Maggioranza 20
Favorevoli 37
Contrari 1
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALLERO - BERRIA - BOERO - BUSONERA - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LADU - LODDO - MACCIOTTA - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - PALOMBA - PETRINI - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO.
Si è astenuto il consigliere Federici. Il Consiglio non può approvare perché manca il numero legale che era di 40. Quindi la seduta viene aggiornata alle ore 17.00.
La seduta è tolta alle ore 12 e 57.
Allegati seduta
Testo della mozione annunziata in apertura di seduta
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