Seduta n.331 del 01/10/1998
SEDUTA CCCXXXI
(Antimeridiana)
Mercoledì 1 Ottobre 1998
Presidenza del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 10 e 13.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 10 settembre 1998 (327), che è approvato.
Saluto del Presidente al consigliere Masala
PRESIDENTE. Credo di interpretare un po' i sentimenti di tutti voi, dando un ben tornato al collega Italo Masala, al quale siamo stati vicino in questi momenti difficili, e lo troviamo in piena forma tra di noi. Il suo contributo è prezioso in quest'Aula, e quindi il ben tornato non è soltanto un fatto di cordialità personale, ma anche di interesse istituzionale.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giampiero Aresu, Paolo Fadda e Pasquale Onida hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 1° ottobre 1998. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono approvati.
Confronto tra consiglieri e Giunta regionale ai sensi dell'articolo 121 del Regolamento
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il confronto tra consiglieri e Giunta regionale ai sensi dell'articolo 121 del Regolamento. Ricordo che in base al terzo comma del predetto articolo ogni domanda di ciascun consigliere ed ogni risposta della Giunta non devono superare rispettivamente i due minuti.
Ricordo inoltre che la Conferenza dei Capigruppo, nel definire le modalità di svolgimento del confronto ha stabilito, sempre a norma dell'articolo 121, che devono essere effettuate 38 domande di cui 19 riservate ai Gruppi di maggioranza e 19 riservate ai Gruppi dell'opposizione. Per quanto riguarda la maggioranza potranno essere rivolte sette domande dai componenti del Gruppo Progressista Federativo, quattro dai componenti del Gruppo dei Popolari, due rispettivamente dai componenti dei Gruppi Federazione Democratica Socialista, Rinnovamento Italiano Indipendenti, Misto e Rifondazione Comunista; per l'opposizione potranno rivolgere nove domande i componenti del Gruppo di Forza Italia, cinque i componenti di Alleanza Nazionale, tre i componenti del Gruppo Misto, e due i componenti del Gruppo Sardista.
Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Amadu.
AMADU (Gruppo Misto).E' ben noto il forte disagio che in qualche caso è crisi anche essa forte del mondo agricolo isolano. In particolare, questa crisi che ha evidentemente motivazioni lontane che non attengono esclusivamente a fatti di natura politica o di natura economica risalenti o ricadenti alla nostra Isola, è una crisi che si sta aggravando in questi ultimi tempi, causata proprio, in particolare, dal forte indebitamente delle aziende agricole; forte indebitamento che coinvolge, in particolare, il settore agro- zootecnico, che rappresenta per la Sardegna una fonte importante di ricchezza, di produzione e fonte importante di occupazione. A seguito della decisione dell'Unione Europea di dichiarare inapplicabili le agevolazioni in riferimento ai tassi di interesse, questa crisi sta diventando direi drammatica in tantissimi casi, ed aziende che apparivano sane, che producevano ed occupavano tanta gente oggi si trovano ad un bivio!
Da più parti si dice che l'agricoltura sarda stia arrivando al nodo cruciale della propria esistenza. Io credo che dobbiamo fare ogni sforzo perché questa tendenza venga invertita; finora la Giunta regionale in questi anni, debbo ammetterlo e debbo dirlo con franchezza, poco ha fatto in questa direzione. Si è affievolito o quasi in certi periodi è stato nullo il rapporto Regione - Stato, in una materia che avrebbe dovuto vedere la Regione, lo Stato, quindi la Giunta regionale, il Ministero delle Risorse Agricole, andare assieme a Bruxelles per ottenere risultati per la nostra economia, per l'agricoltura che rappresenta - ed è stato dichiarato troppo spesso a parole - settore portante, primario della nostra economia.
Allora, io chiedo all'assessore dell'agricoltura, stante questo stato di cose che tutti conosciamo, e che vivono oggi in prima persona gli imprenditori agricoli della Sardegna, che cosa in concreto la Giunta regionale può offrire al mondo agricolo perché il problema dei tassi di interesse, perché il recupero di liquidità, perché si abbia speranza nella prospettiva non solo di chi opera e che sta per lasciare i campi, ma anche nei giovani nei quali è riposta la possibilità di una prosecuzione della vita agricola in Sardegna, che cosa la Giunta regionale in termini concreti può offrire oggi, in termini immediati e non solo in termini di promesse e di buone intenzioni che troppo spesso hanno consentito di sedare tante proteste, ma che poi poco hanno avuto ricadute nel mondo dei campi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l 'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale.
FERRARI (F.D.S. - Progr. Sard.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Il collega Amadu ha toccato un tasto estremamente delicato, l'indebitamento del settore agricolo è di una grande, di un'enorme gravità, l'indebitamento ha origine, tra le diverse cause, ha un origine notevole anche in relazione ad eventi calamitosi, la siccità in particolare, e quindi, l'agricoltura sarda indubbiamente si trova in una situazione di grande difficoltà e in una situazione di svantaggio notevole rispetto alle altre agricolture più o meno forti del contesto europeo. Che cosa ha fatto la Giunta regionale? La Giunta regionale ha già raggiunto un risultato importante; cioè, è riuscita dopo una lunga trattativa con le banche a ridurre il tasso sui mutui in corso, che oggi è intorno al quattordici per cento al sette e sessanta ed anche di meno; diciamo che questo provvedimento sarà attuato in tempi brevissimi, dobbiamo semplicemente formalizzare la delibera che è già stata approvata dalla Giunta, che praticamente confermava la garanzia regionale nei confronti degli agricoltori che avevano contratto i mutui, e al di là di questo sta andando avanti la trattativa in modo serrato con l'Unione Europea per, grosso modo, ripristinare con un intervento relativo sempre alle calamità naturali, riconteggiando i danni avuti dalle aziende nell'ultimo decennio, sottraendo all'entità del danno calcolato il contributo erogato, e utilizzando la differenza sostanzialmente come ristoro degli interessi che pur portati a 7,70 sarebbero più gravosi di quelli che a suo tempo con i piani di assestamento erano stati concordati. Sta andando avanti anche il piano di ristrutturazione serricolo, speriamo in tempi brevi di concludere la trattativa di l'Unione Europea.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Frau.
FRAU (A.N.). La domanda è rivolta all'Assessore dei trasporti. Con decreto numero 370/5360, sono stati sospesi i benefici e le tessere di trasporto gratuiti nei mezzi pubblici urbani per ex combattenti e disabili gravi. Questo ha comportato gravi problemi per queste categorie, sono successi anche dei casi e dei fatti strani a Sassari, dove un giovane invalido non deambulante è stato preso a male parole da un ispettore dell'A.T.P. perché non aveva la tessera, ovvero aveva la tessera e questa non era più valida. Nel decreto assessoriale è scritto che il tutto viene fatto perché non ci sono soldi; perché il capitolo 13/04300 non ha fondi sufficienti. Io credo sarebbe stato opportuno continuare con queste agevolazioni nell'attesa di poter trovare, poi, fondi necessari. Ecco allora, io le chiedo, signor Assessore, a che punto siete col recupero di altre somme, perché se si deve risparmiare in Sardegna, credo che si debba risparmiare in altri campi, eliminiamo per un anno l'effimero e diamo la possibilità a queste categorie a rischio di poter usufruire ancora di questi benefici, che poi ripeto costano pochissimo alle casse della Regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei trasporti.
LORRAI, Assessore dei trasporti. Il provvedimento che viene citato è un provvedimento doloroso perché si può capire che l'Assessore lo ha assunto non certo con piacere. Tutto nasce da una serie di agevolazioni date, concesse negli anni, e senza assicurare, cosa che la legge prevedeva, la copertura finanziaria degli oneri conseguenti.
Oneri conseguenti che sono stati quantificati soltanto nel corso di quest'anno, pur essendo riferiti agli anni trascorsi, con richieste estremamente preoccupanti che sommano a 18 miliardi. Naturalmente, l'Assessore ha immediatamente avviato una procedura di verifica della correttezza di queste richieste, verifica che è in corso e che sicuramente porterà ad un ridimensionamento delle pretese. Ma, nello stesso momento, si è posto anche il problema di come far fronte agli oneri in corso e nell'avvenire; siccome, gli stanziamenti di bilancio di quest'anno sono stati già impiegati per tacitare una prima richiesta, eravamo totalmente privi di copertura finanziaria, ecco che in questo senso ho dovuto sospendere provvisoriamente in attesa di far chiarezza sul problema, e di rimpinguare il capitolo di cui parliamo. Questo è successo, coinvolgendo le associazioni interessate perché io, contrariamente a quello che qualcuno ha voluto credere, non è che ho fatto un provvedimento che è caduto così dall'alto, ho chiesto la collaborazione alle categorie protette chiedendo che mi aiutino a far chiarezza sugli aventi reali diritto ed anche a venir capo all'entità e alla veridicità delle richieste effettuate. Comunque, nel corso del bilancio che abbiamo già proposto l'Assessorato ha fatto una richiesta di adeguate dotazioni, e dobbiamo, proprio in questi giorni, coinvolgere le associazioni perché quantifichino le loro richieste, e possiamo ripristinare il decreto sospeso.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere La Rosa.
LA ROSA (G.D.R.I. ed Ind). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per rivolgere al Presidente della Giunta, in modo particolare, la mia preoccupazione in merito al confronto col Governo per quanto riguarda la stipula dell'intesa istituzionale quadro tra Regione e Governo; un'intesa che ha conosciuto rinvii, almeno per quanto concerne gli impegni, appunto, per la stipula della medesima. Dopo la firma dell'aprile dell'anno scorso di un'intesa preliminare, e dopo l'impegno assunto autorevolmente dal Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Walter Veltroni, proprio durante la Conferenza del lavoro che si è svolta a Cagliari. Perché questa intesa potesse trovare finalmente una stipula definitiva prima delle ferie estive. Questo non è avvenuto e la ripresa autunnale non sembra far riscontrare da parte né del Governo nazionale ma devo dire al momento neppure da parte del Governo regionale, la necessaria fase di negoziazione che deve portare alla stipula di questa intesa. Pertanto, mi chiedo e chiedo al Presidente se può riferire al Consiglio se vi è in atto un confronto o se è il caso un negoziato vero, sui problemi che ovviamente non richiamo, che devono essere propri di questa intesa, anche alla luce della possibilità della permanenza della nostra Regione nell'Obiettivo 1, e la possibilità della sua uscita dall'Obiettivo 1, che comporta evidentemente conseguenze abbastanza spiacevoli per la nostra Regione che, quindi, deve comportare anche da parte del Governo nazionale un'assunzione di responsabilità e di misure necessarie. Pertanto, chiedo al Presidente della Giunta se può riferire in merito alla fase del confronto col Governo sulla questione così importante e rilevante per la nostra Regione, di quei punti che sono già contenuti nell'intesa che dovrebbe essere stipulata, ma soprattutto anche se si è arrivati a definire ormai la sostanza e i contenuti di quei punti, di quei titoli, compresi quello che riguarda l'impiego militare della nostra Regione che è sempre riproposto, ma sempre in termini ovvi e generici, senza prevedere procedure certe e criteri certi rispetto all'impiego militare. Non dobbiamo dimenticare che recentemente il Consiglio ha approvato una legge proprio rispetto all'impiego militare di questa Regione, al ruolo della Regione; il Consiglio ha approvato un ordine del giorno nel quale si ribadisce che la Regione deve essere in grado di avere un ruolo preciso e riconosciuto in merito all'impiego militare nel suo territorio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie Presidente, naturalmente non potrò in due minuti rispondere alle tante questioni molto importanti che il collega La Rosa ha posto, mi sembra che siano almeno tre, l'intesa col Governo in senso generale, la questione dell'obiettivo uno, e la questione delle servitù militari, naturalmente la mia risposta non potrà essere esauriente. Mi limiterò a rispondere alla questione di carattere generale sull'intesa. Come è noto, io ho già informato anche il Consiglio, ho chiesto al Presidente Prodi agli inizi dell'anno l'immediata ripresa dei contatti, dei colloqui, dei confronti per la stipula di intesa istituzionale prevista dal protocollo 21 aprile dello scorso anno, e il Presidente Prodi ha risposto prontamente delegando la struttura del Ministero del Bilancio, e ci sono stati in questo periodo alcuni incontri di carattere tecnico che però, poi, sono rimasti sospesi in quanto lo stesso Ministero del Bilancio e il CIPE dapprima e infine la conferenza Stato - Regioni agli inizi di settembre hanno elaborato uno schema generale di intesa per le intese istituzionali di programma, la cui elaborazione era un presupposto essenziale per poi, addivenire alla sottoscrizione dell'intesa con la Regione sarda. La Regione ha da monti mesi pronta una piattaforma che ha discusso in diversi livelli, che è il risultato degli apporti degli assessori, ma che è stata poi anche confrontata con le parti sociali, il Governo ne è a conoscenza. Dopo l'estate, adesso in settembre, c'è stato un incontro con il Presidente della Giunta insieme all'Assessore per la programmazione competente per gli atti di programmazione e negoziato, hanno avuto con il sottosegretario Macciotta, delegato dal Governo a trattare questi problemi. Si è sostanzialmente posta la questione se l'intesa istituzionale di programma debba essere intesa in maniera riduttiva, cioè come atto di ripartizione concordata tra Governo e Regione delle risorse disponibili, ovvero, se sia un atto più solenne e più grande volto a trattare e a definire le principali questioni delle relazioni tra Governo e Regione. E` rimasto acclarato ed appurato che questo secondo è il senso da dare alle intese istituzionali di programma; ed allora si è convenuto che entro la metà di ottobre si fa il punto verosimilmente sulla conclusione degli accertamenti tecnici sulla piattaforma della Regione, che ricordo prevede una dozzina di capitoli che ora sarebbe troppo lungo numerare, nel presupposto, quindi, che si possa già entro l'anno firmare un'intesa con accordi di programma specifici su quattro, cinque punti molto importanti, già pronti, che tra l'altro erano già pronti da qualche mese, e per quanto riguarda gli altri punti stabilire una calendarizzazione molto serrata e molto stringente, in modo tale da arrivare entro breve tempo a stipulare all'interno della piattaforma generale riconosciuta dall'intesa singoli accordi di programma attuativi dei diversi punti. Per ragioni di tempo non sono in condizione di rispondere alle altre due domande ma posso con l'onorevole La Rosa trattare in altra sede o rispondendo ad altre richieste degli onorevoli consiglieri.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Casu.
CASU (F.I.). Grazie, signor Presidente; io avrei voluto rivolgere la domanda al Presidente e un po' anche all'Assessore della Pubblica Istruzione, mi pare, che l'Assessore della Pubblica Istruzione non ci sia, ed allora, la rivolgo al Presidente la domanda. E` apparsa recentemente sui quotidiani locali la notizia che diverse, molte scuole medie stanno per chiudere i battenti, o meglio il Ministero, i provveditorati ne hanno disposto la chiusura per mancanza, evidentemente, di numero legale. E` un fatto assolutamente grave! E` un fatto che noi dovremo respingere. Parlo di molti comuni di tutta la Sardegna, soprattutto i comuni delle zone centrali. Questo fatto io ritengo che contribuirà in misura determinante alla desertificazione in atto delle zone centrali. Io dico che noi non possiamo rimanere ignavi di fronte ad un fatto di questo genere. Io vi dico di un comune che conosco bene, il comune di Guamaggiore, dove c'è una scuola media e c'è stata una scuola media perfettamente funzionante con caseggiati scolastici, palestre, attrezzature assolutamente adeguate. Vi parlo di questa scuola media, perché per il comune la scuola media è il centro culturale è il centro dal quale dipende tutta la vita culturale del comune. Possiamo permetterci di far chiudere questa scuola media in un comune che ha bisogno di un minimo di cultura?
Io ritengo di no. Lo Stato deve risparmiare i soldi, lo so benissimo, e credo che la voce del risparmio in questo Consiglio l'abbia portata più volte io, ma non deve risparmiare qui. Anziché dotare di computer tutti i comuni, tutte le scuole, prima di tutto teniamo in vita le scuole, e poi se ci sono i mezzi finanziari le dotiamo dei mezzi didattici più perfezionati che la modernità ci offre. Ecco, allora, la domanda che io pongo all'Assessore della Pubblica Istruzione, vedo, che l'Assessore adesso è presente in aula, è vero che la Regione non ha competenza in materia di istruzione secondaria, ma siamo anche una Regione a Statuto autonomo, possiamo consentire noi la morte di questi centri di cultura vivi esistenti nell'Isola, lo possiamo consentire? Quando spendiamo centinaia e centinaia di miliardi in altre cose molto meno necessarie di quanto non sia...
PRESIDENTE. Onorevole Casu ha doppiato il tempo!
CASU (F.I.). Volevo ricordare al Presidente, se mi consente quindici secondi, chi vi dice queste cose è uno di coloro che fu costretto negli anni trenta, residente a Guamaggiore, a frequentare la scuola media a Guasila, e senza mezzi di comunicazione, a piedi! Vogliamo tornare a quei momenti storici o siamo nel momento in cui i cittadini hanno diritto allo studio? Diritto allo studio significa diritto alla frequenza nel proprio comune dei ragazzi e dei bambini che hanno, tra l'altro, la scuola a disposizione.
PRESIDENTE. Nel dare la parola all'Assessore, faccio presente ai colleghi che per me è sempre un po' imbarazzante, e credo lo sarebbe un po' anche per tutti voi, normalmente cerco di non interrompere nessuno, anche se questo porta via un po' di tempo, ma lascio a ciascun di voi l'autonomia di decidere vedendo i tabelloni quando il tempo si conclude.
Ha facoltà di rispondere l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
BALLERO (F.D.S. - Progr. Fed.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signor Presidente, colleghi io credo che il tema posto dall'onorevole Casu sia molto rilevante per lo sviluppo della Sardegna, però, credo che le considerazioni che ha fatto non siano del tutto corrette; voglio dire, che la situazione che si sta e si è definita in Sardegna, per effetto del riordino compiuto dal Ministero della Pubblica Istruzione, che la Regione ha seguito con particolare attenzione in collaborazione con le provincie e con i provveditorati agli studi, è una situazione, direi sostanzialmente, di generale accettazione delle decisioni che sono state prese, e la presenza soltanto di alcune isolate e marginali contestazioni, alcune delle quali, io credo, anche quella a cui ha fatto riferimento l'onorevole Casu, sia non fondata. Voglio riferire i casi: è vero che la scuola media di Guamaggiore, nel riordino deve essere trasferita ad Ortacesus, però, il trasferimento ad Ortacesus di questa scuola determina la possibilità di mantenere la scuola ad Ortacesus, in caso contrario Ortacesus deve fare ben maggiore distanza di trasferire gli alunni a Senorbì. Questo in una situazione in cui la distanza tra Guamaggiore e Ortacesus è di tre chilometri o tre chilometri e mezzo, e nella quale la Regione ha garantito l'attrezzatura dei servizi di trasporto, e di tutte le cose che sono necessarie per rendere questo trasferimento più agevole, che è un trasferimento non dissimile da quello che si può avere da un quartiere all'altro di Cagliari. Per quanto riguarda il problema della scuola, io credo, e mi avvio rapidamente, Presidente, alla conclusione, che è vero che c'è il diritto all'istruzione, ma c'è il diritto all'istruzione adeguata con pari opportunità per tutti gli studenti, il riordino, e quindi, l'esclusione di scuole in cui ci sono tre o quattro alunni è fortemente dannoso per i giovani. Se ci sarà l'occasione ritornerò in un altro momento sul problema della scuola, così come verrà posto nelle intese istituzionali in cui avrà un ruolo fondamentale perché il rilancio della scuola in Sardegna è uno dei cardini dello sviluppo nel prossimo decennio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Berria.
BERRIA (Progr. Fed.). Io vorrei chiedere al Presidente della Giunta, vorrei porre una domanda sulle questioni legate al parco del Gennargentu. In questi giorni è ripresa una discussione in quelle comunità locali, nei Consigli comunali si annunciano manifestazioni e, quindi, è bene che su questa questione ci si torni sopra per fare chiarezza, il Presidente della Giunta l'ha fatto già i giorni scorsi in un'intervista a RAI 3, credo però che sia giusto tornare su questa questione nell'aula del Consiglio regionale, anche per fare chiarezza. Il 10 di novembre diventano operative le norme di salvaguardia, in virtù del decreto che era stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Quindi, è del tutto normale ed è naturale che in quelle aree, in quei territori del nuorese e dell'Ogliastra sia ripresa una discussione, anche un' attenzione ed anche una preoccupazione per le cose che sono ampiamente conosciute. Ed è venuta, però, nei giorni scorsi dal Ministro dell'Ambiente, dell'onorevole Ronchi, mi pare, una apertura positiva per dire "rimettiamoci attorno ad un tavolo e riapriamo la discussione su tutto", anche per arrivare, poi, alla formulazione di un nuovo testo, di un nuovo decreto. Io vorrei chiedere al Presidente della Giunta se nella discussione, nella trattativa che è aperta tra la Regione e lo Stato e il Governo Nazionale, c'è il rispetto del principio dell'autodeterminazione, cioè della scelta della libera adesione di ogni comune al parco, che è uno dei capi saldi dell'ordine del giorno del Consiglio regionale, le vorrei chiedere, signor Presidente, se questo principio è confermato e a quale punto è la discussione per quanto riguarda la trattativa per giungere ad una nuova intesa Stato - Regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
PALOMBA, Presidente della Giunta. Volentieri riferisco anche in Aula quello che l'assessore dell'ambiente ha già avuto occasione di dire nella sede competente e, cioè, nella relativa commissione, illustrando il punto della situazione relativa a diverse questioni ambientali.
Le mie dichiarazioni pubbliche hanno fatto seguito alla doverosa informazione che l'assessore ha dato nelle sedi competenti. La situazione è in questi termini, che effettivamente il Ministero dell'Ambiente, in seguito alle mie ripetute lettere, mie e dell'assessore con il quale avevano comunicato e notificato al Ministro dell'Ambiente e al Presidente del Consiglio le determinazioni assunte dal Consiglio con la mozione da lei richiamata, facendo seguito e facendosi carico delle preoccupazione da me espresse su questo problema a nome del Consiglio regionale, ha sostanzialmente detto che c'è la disponibilità del Ministro, e quindi del Governo, a rivedere la perimetrazione, questo evidentemente sia nel senso della comprensione o meno di territori, di comuni che non ne vogliono far parte, sia in riferimento alla stessa esclusione dei comuni che non ne fanno parte, questo indipendentemente dal fatto che la parola specifica "autodeterminazione" sia compresa o meno, ma mi pare un presupposto di questo. D'altra parte ho già manifestato, nelle ripetute lettere, il fatto che la Regione non avrebbe attuato i provvedimenti di propria competenza che sono necessari per la messa in efficacia per il funzionamento del parco se questo non fosse il principio. Successivamente il Ministro afferma, in seguito alla richiesta della Regione di incidere e modificare la legge 394, di aver sostenuto presso un ramo del Parlamento, quello già approvato, cioè la Camera dei Deputati, alcune norme modificative della 394 nel senso dell'attribuzione del maggior protagonismo alle comunità locali, in modo particolare per la redazione del piano del parco che, come sappiamo, rappresenta l'insieme delle condizioni e delle attività della vita del parco e quindi rappresentano un punto estremamente qualificante; sono diverse le norme contenute in un apposito disegno di legge già approvato da un ramo del Parlamento che prevedono un maggiore protagonismo.
A questo punto non resta altro che incardinare la questione all'interno del Comitato Istituzionale di Coordinamento che si riunirà circa a metà di ottobre, all'interno del quale tutti assumeranno le proprie responsabilità secondo il livello di competenza: i comuni, la Regione e il Ministro Ronchi che ha già assicurato la propria presenza. A quel punto sarà possibile fare il punto definitivo, ma ritengo che vi sia una disponibilità eventualmente anche a sospendere i termini di attuazione dei vincoli di salvaguardia.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Lippi.
LIPPI (F.I.). Presidente e colleghi, la mia domanda è rivolta all'Assessore all'industria e, purtroppo, sono costretto, mio malgrado, a ritornare su un problema che speravamo tutti esserci lasciato alle spalle: il problema dell'Ente Minerario Sardo. Non più tardi di due mesi fa questa Assemblea ha approvato una legge di soppressione e riordino, nonostante i ripetuti inviti fatti sia dall'Assessore all'industria che dall'Assessore al bilancio, del quale abbiamo copia avvenuta attraverso corrispondenza, e nonostante il fatto che i vertici di quest'ente abbiano ben presente che l'Assemblea Regionale ha non solo discusso, ma anche approvato un provvedimento di legge che, seppur rinviato con delle motivazioni abbastanza superabili dal Governo, continuino in maniera imperterrita ad utilizzare il loro ufficio di Consiglio di amministrazione per portare avanti operazioni poco chiare e poco pulite che sicuramente vanno a danneggiare oltre che l'immagine e l'impegno profuso da questa Assemblea nei confronti dell'Ente Minerario, anche quello che dovrà essere il compito e l'operato del commissario che dovrà subentrare all'attuale consiglio di amministrazione. In particolare la domanda verte sulla costituzione della IGEA S.p.A, società nata qualche settimana fa che comprende - e quindi parliamo di una fusione - le società Mineraria Iglesiente S.p.A, Piombo Zincifera e Bario Sarda. Rispetto a questa operazione la dirigenza di Bario Sarda si è preoccupata di rivolgere, attraverso una lettera, una serie di interrogativi e di chiarimenti all'amministratore delegato della Igea S.p.A, il quale in particolar modo si sono preoccupati di chiedere quali fossero gli obiettivi che si intendessero raggiungere attraverso la fusione di queste tre società e quindi la costituzione della Igea S.p.A. La cosa che lascia alquanto sconvolti, e del quale chiediamo lumi all'Assessore dell'Industria per conoscere anche se ci sia stato il suo benestare rispetto a questa operazione, sta nel fatto che l'amministratore delegato non più tardi di qualche giorno fa, esattamente il 28 settembre 1998, ai dirigenti di Bario Sarda risponde attraverso comunicazione ufficiale: "Circa gli obiettivi dell'igea - leggo testualmente - al momento non sono disponibili informazioni che saranno fornite dall'azionista nell'ambito delle sue prerogative". Vi risparmio il resto; tutto questo lascia estremamente perplessi perché non si capisce come un amministratore delegato di una società non abbia ben chiari e presenti quelli che sono gli obiettivi di una società appena nata.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Uno dei punti di discussione in quest'Aula relativamente al sistema Emsa, ripetutamente è stato il richiamo al sistema cosiddetto a grappolo di società che fanno capo all'Ente Minerario Sardo. Inizialmente, almeno quando io ho assunto questa responsabilità, erano circa 33, naturalmente alcune erano semplicemente scatole vuote, altre erano miniere di fatto dismesse, altre erano società cooperative manifatturiere sorte per gran parte sulla base della legge 221 come iniziative per attività sostitutive. Quel sistema è stato radicalmente ridotto, viene ridotto quasi oserei dire di settimana in settimana, nel senso che sia dove l'Emsa è in maggioranza, sia dove ha solo delle partecipazioni di minoranza, via via si sta procedendo o alle dismissioni o alla cessione ad altri imprenditori.
Per quanto riguarda il sistema minerario, e quindi le miniere non più operative o pressoché non più operative, si è ritenuto anziché tenere tre Consigli di amministrazione, tre Presidenze e tre organismi, di raccoglierle in una unica società che le ricomprende tutte e quante, trattandosi appunto di società che non fanno più una attività estrattiva, c'è Miniera Iglesiente ma l'attività estrattiva non è formalmente sospesa ma lo è quasi sostanzialmente nei fatti, si è ritenuto di raccoglierle in un'unica società per un ragionamento di semplificazione del sistema e, naturalmente, in attesa che anche quest'ultima società via via dismetta il patrimonio; i lavoratori che a questa società fanno o faranno riferimento possono via via essere ricollocati in attività sostitutive oppure in esodo volontario secondo tutte le misure contenute nel disegno di legge che il Consiglio stesso ha a suo tempo approvato.
D'altra parte sulla dismissione del patrimonio la Giunta ha approvato anche le apposite direttive all'Ente Minerario, credo siano note, e quindi il meccanismo della formazione dell'Igea a nient'altro è rivolto se non ad una semplificazione del sistema nei termini che sono contenuti coerentemente nel disegno di legge di riforma dell'emsa approvato dal Consiglio e nelle cose che ripetutamente ho avuto modo di dire a questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Dettori Bruno.
Dettori Bruno (Gruppo Misto). Intendo rivolgere la domanda al Presidente Palomba, in quanto Commissario all'emergenza idrica.
La riforma del comparto idrico, credo che non sfugga a nessuno, è una condizione irrinunciabile per lo sviluppo di una Regione. La disattenzione ad oggi manifestata da questa Assemblea e dalla Giunta in questa materia è serio motivo di preoccupazione per tutti i sardi.
Chiedo al Presidente, considerato che questa materia puntualmente è stata presente nelle dichiarazioni programmatiche, per quel minimo di politica di coerenza che credo a noi competa nel rispetto dei ruoli e delle istituzioni, cosa intende fare per la soluzione di questo annoso problema, in considerazione del fatto che non ogni anno ma credo continuamente ci siano motivi da ritenere che lo sviluppo organico in tutti i campi da quello agricolo e non solo industriale, molto sono legati ad una programmazione seria di questa risorsa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.
PALOMBA (Progr. Fed), Presidente della Giunta. Ringrazio il consigliere Dettori per questa domanda che mi dà la possibilità di mettere in evidenza quali progressi siano stati compiuti su questo piano.
Ricordo che la mia nomina a Commissario per l'emergenza idrica traeva origine dal fatto che il 15 dicembre 1995 in tutti i serbatoi sardi c'erano 72 milioni di metri cubi, cioè una quantità sufficiente per bere fango per due mesi. Abbiamo messo mano rapidamente ad un programma per sconfiggere questa emergenza sotto diversi profili: un piano per il recupero dei reflui, e questo piano sarà attivo alla fine del 1999 quando, ad esempio, solo per Cagliari ci sarà il recupero da 40 mila a 60 mila metri cubi di reflui del collettore di Is Arenas. Contemporaneamente si è lavorato per eliminare le perdite, saranno assegnati in questi giorni i lavori per il raddoppio della condotta di Mulargia e del potabilizzatore di Settimo. Si è lavorato infine per aumentare il volume di invaso che di fatto, eliminando vecchie incrostazioni nei collaudi, è aumentato di 310 milioni di metri cubi. In questo modo siamo stati in condizioni di avere nel precedente anno idrologico più di un miliardo di metri cubi nei nostri invasi, e siamo stati in condizioni anche di fare una programmazione secondo un modello matematico della risorsa idrica.
L'anno scorso abbiamo garantito alle organizzazioni agricole della Sardegna meridionale 130 milioni di metri cubi, ne abbiamo erogato poi o garantito 135 milioni di metri cubi, il mondo dell'agricoltura ha potuto così programmare pienamente e perfettamente i propri interventi. Anche a questa maggiore disponibilità di acqua è dovuta all'aumento della produzione lorda vendibile in agricoltura che nel 1996 ha raggiunto per la prima volta i 2 mila miliardi di produzione lorda vendibile, nel 1997 è cresciuta ulteriormente del 7% e quest'anno ci sono ancora prospettive migliori soprattutto per quanto riguarda alcune produzioni industriali.
Proprio nel "Sole 24 Ore" di ieri si dava la graduatoria delle Regioni del Sud che avevano provveduto ulteriormente e la Sardegna era al secondo posto, tanto che l'Unione Europea in una visita che ha fatto ha riconosciuto la validità del piano fatto e ha promesso ulteriori stanziamenti.
Naturalmente le precipitazioni sono la condizione per poter svolgere questo lavoro, ma siamo impegnati a perseguire quegli obiettivi che ella ha giustamente indicato come assolutamente prioritari e vitali per tutti i settori produttivi e di vita civile della nostra terra.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Tunis Marco.
TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, intendo oggi porre una domanda al Presidente della Regione sperando di poterlo fare contento perché solitamente quando parlo io e indirizzo qualche discorso nei suoi confronti mi sono visto tacitare di un giudizio di discorsi di basso profilo. Oggi, signor Presidente, cercherò di volare più alto, così, signor Presidente, a conclusione di questa legislatura potrà modificare un giudizio che io non accettavo.
Con richiesta in base all'articolo 100 abbiamo chiesto di poter esaminare in commissione, tempo 60 giorni, i progetti di legge che riguardavano la riforma dell'istruzione professionale in Sardegna. A questo proposito devo dare atto che gli argomenti, pur non essendo stati trattati per tempo, sono stati però inseriti direttamente per la trattazione nell'ultimo carico del servizio assemblea. A questo proposito mi corre obbligo precisare agli uffici che manca da questo elenco anche il provvedimento della collega Dettori, che aveva presentato un progetto simile, perché nella votazione che c'è stata in Consiglio regionale si è stabilito di portare il progetto Tunis Marco Fabrizio e tutti gli altri inerenti la materia, sono stati messi gli altri, manca quello dell'onorevole Dettori.
Detto questo, siccome ormai siamo pronti a trattare questo argomento, è giunta notizia, perché l'ho letta sul giornale adesso, ma già un anno fa sapevo che l'assessore del lavoro aveva detto che un disegno di legge era stato presentato in Giunta, che giaceva già un anno fa, che è stato ripreso il giudizio qualche tempo fa, gradirei conoscere dal Presidente della Giunta quali sono i motivi ostativi al perché questo disegno di legge non arrivi in Consiglio, perché sarebbe più giusto che si può aspettare un settimana ma che venga ed arrivi qui perché debba essere discusso in Aula direttamente con una visione globale che possa contenere anche gli indirizzi della Giunta regionale. Prego il Presidente di voler fornire risposte al riguardo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed), Presidente della Giunta. Grazie Presidente. Al simpatico collega Marco Tunis voglio dire che confermo anche oggi tutta la mia simpatia che non è mai venuta meno al di là di qualche battuta che possiamo esserci scambiati.
Ella ha posto in evidenza un punto di particolare rilevanza. Io voglio subito dare atto all'Assessore del lavoro e della formazione professionale di aver predisposto già da tempo un disegno di legge completo sul tema, nell'autunno scorso. Se non che la crisi di Giunta e la nuova Giunta dapprima e poi, successivamente, l'esigenza di esaminarlo correttamente in Giunta ha comportato un ritardo che non è attribuibile all'Assessore, lo voglio dire subito.
Prima dell'estate la Giunta tuttavia ha deliberato questo provvedimento di legge e ha chiesto all'assessore, sulla base di questo testo della Giunta, di aprire le consultazioni con le parti sociali, consultazioni ravvicinate e necessarie considerato che non solo le organizzazioni sindacali, ma anche le organizzazioni imprenditoriali che vogliono essere coinvolte direttamente nella formazione, vogliono essere attori della formazione hanno chiesto di poter, in maniera approfondita, interloquire. L'assessore ha già cominciato le consultazioni con le parti sociali e io confido che entro breve tempo il disegno di legge con l'approvazione definitiva della Giunta, come sempre si fa quando ci sono provvedimenti da sottoporre alla concertazione con le parti sociali, possa presto arrivare in Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facotà di porre la domanda il consigliere Montis.
MONTIS (R.C. - Progr.). La mia domanda è rivolta al Presidente della Giunta e agli Assessori dell'ambiente e della programmazione, risponda chi vuole, speriamo in modo compiuto e convincente.
Già a fine novembre 1997 il Consiglio comunale di Seui, provincia di Nuoro, con proprio delibera informava la Regione che il 10 dicembre dello stesso anno sarebbe scaduto il contratto di affitto con i terreni concessi a suo tempo alla ex Marsilva. Un immenso patrimonio boschivo di grande valore produttivo ed ambientale consistente in 1258 ettari, 21 aree e 64 metri(?), rientrava in piena proprietà del Comune il 10/12/97 e che lo stesso, e il Commissario liquidatore, non avevano mezzi finanziari per attivare un servizio di cura, salvaguardia, vigilanza, nonché misure anti-incendi chiedendo alla Regione di provvedervi con finanziamenti adeguati e subito interessare l'Azienda demaniale forestale in attesa di un definitivo assetto.
Il 6 marzo 1998 è stata ripetuta la sollecitazione al Presidente della Giunta, all'Assessore dell'ambiente e all'Assessore della programmazione, sottolineando inoltre il completo abbandono del territorio e il preoccupante avvicinarsi del periodo estivo che avrebbe lasciato la zona rimboschita in balia di sconsiderati incendiari.
Le domande sono semplici: quali misure di salvaguardia di questo inestimabile valore e patrimonio boschivo, non ripetibile in un arco di tempo di molti decenni, si intende prendere, nel momento in cui si propongono al Consiglio regionale lo stanziamento di risorse finanziarie destinate all'occupazione, non può essere ignorata la difesa dell'ambiente e la necessità di assicurare posti di lavoro in una delle zone più povere dell'Isola, lo sviluppo e la conservazione dell'intero comparto boschivo dell'area interessata. Né il comune, né il curatore fallimentare dell'ex Marsilva dispongono di fondi. Vi provveda la Regione intanto indicando l'Azienda forestale per la sua gestione.
Ignorare le richieste così sacrosante, disattendere senza giustificazione alcuna, mette in discussione la credibilità della Giunta di oggi e anche in futuro.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed), Assessore della programmazione, del bilancio, credito ed assetto dal territorio. La questione è sicuramente di pertinenza dell'Assessore dell'ambiente che in questo momento non c'è, se io rispondessi farei un'invasione di campo. Il mio assessorato ha già tante competenze (il bilancio, la programmazione, il credito e l'assetto del territorio), e non voglio condurre una politica espansionistica, credo che per la risposta dobbiamo attendere il rientro dell'Assessore dell'ambiente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Serrenti.
SERRENTI (P.S. d.Az.). Signor Presidente, è di qualche giorno fa un incontro tra i sindaci dei comuni che sono situati lungo la Sulcitana, da Capoterra fino a Teulada, esasperati dalla pericolosità di quel tratto di strada che non è l'unico in Sardegna a rappresentare pericolo vero e proprio per la vita umana, leggiamo tutti i giorni nelle cronache dei giornali di incidenti mortali, e a fronte di questo che già di per se è un fatto gravissimo, non solo perché comporta una spendita di vite umane notevole, ma perché di fatto poi è un elemento frenante della stessa economia e dello stesso sviluppo, di contro abbiamo una serie di appalti che sono stati assegnati dall'ANAS a imprese che per lo più vengono dal continente, imprese che dopo un pò falliscono, lasciano ed abbandonano i lavori per centinaia di miliardi, centinaia di miliardi che potrebbero davvero dare una mano nei momenti di necessità e di crisi come quello che stiamo attraversando sia per l'economia che per lo stesso lavoro, ci troviamo costretti a fare salti mortali e inventarci cose a volte neanche proponibili, e di contro abbiamo centinaia di miliardi di lavori fermi perché le imprese o sono fallite o sono abbandonate. Leggo una parte di questo bollettino di guerra: un appalto per progetto esecutivo di ammodernamento e sistemazione itinerario Sassari - Tempio - Olbia, tratto Scala Ruia: lire 17 miliardi; impresa Messere S.p.A: fallita. Lavori di costruzione della variante Sassari, impresa Grosseto - Lorenzo: fallita, lire 20 miliardi. Lavori di adeguamento stradale per l'eliminazione delle intersezioni a raso nell'abitato di Sanluri: lire 43 miliardi, impresa Di Corato(?) S.p.A, fallita. E così potrei continuare per centinaia di miliardi.
Vorrei chiedere all'Assessore ai lavori pubblici che non c'è, ma lo chiedo alla Giunta, se intanto abbiamo fatto monitoraggio per conoscere qual è la vera entità di questo problema, che cosa si intenda fare e perché, signor Presidente, noi siamo costretti, non avendo la possibilità di introdurre nessuna tutela, a subire le imprese decotte del continente che vengono qua con ribassi non sostenibili, il fatto che falliscano o che abbandonino i lavori dimostra questo, naturalmente introducendo elementi di concorrenza non leale nei confronti del mondo dell'impresa sarda, e creando gravissimi problemi al mondo dell'economia.
Quindi la domanda alla Giunta, quindi a lei signor Presidente e all'Assessore ai lavori pubblici che mi dispiace che non ci sia, è sapere se conosciamo il problema, di quale dimensione è, e che cosa la Giunta intende fare, perché questo è muoversi concretamente per risolvere i problemi dell'economia e del lavoro, senza demagogia ma in modo serio e corretto, affrontando i veri problemi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed), Presidente della Giunta. Ringrazio il collega Serrenti per questo importante problema che ha posto. Non posso rispondere nei dettagli tecnici su questo problema ma chiederò all'Assessore ai lavori pubblici che le dia una risposta dettagliata e per iscritto sui dettagli tecnici.
Io posso parlare soltanto sul problema generale. Le norme comunitarie ci impongono di fare dei bandi internazionali e, purtroppo, c'è qualche impresa che va all'avventura, che fa ribassi impossibili sperando poi di ottenere delle commesse ma senza la garanzia assoluta di poter poi mantenere fede agli impegni. Purtroppo la normativa attuale non ci consente di far niente per escludere delle società e imprenditori edili dal partecipare alle commesse. Io credo che ci dovrebbe essere una vigilanza maggiore a livello di albo, di iscrizione, che possa garantire che le imprese che si presentano ai bandi delle gare di appalto possano dare le garanzie di affidabilità, probabilmente bisognerebbe anche pretendere delle garanzie di carattere patrimoniale prima che ci sia l'affidamento della commessa. Purtroppo questo è un problema che non attiene alla nostra competenza, l'abbiamo segnalato alle autorità che possono dettare le norme in questo senso, ma è un problema molto serio al quale si aggiunge quello dei contenziosi in corso d'opera che spesso bloccano i lavori pubblici, e questo è uno dei settori che purtroppo presenta maggiori ritardi e lungaggini per questi inconvenienti di percorso.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Petrini.
PETRINI (G.D.R.I. ed Ind.) Signor Presidente e colleghi, la mia domanda è rivolta al Presidente della Giunta o eventualmente all'Assessore al bilancio e per uno strano caso, in forma più modesta, verte sulla domanda che ha fatto il consigliere Serrenti, modesta nel senso del contenuto finanziario non certo dell'importanza. Però andiamo in senso inverso, usciamo dai confini dall'Isola per andare della Penisola. Verte sulla legge finanziaria 1997, modifiche formali, l'articolo numero 3 che parla di interventi a favore di popolazioni colpite da calamità naturali che dice: "L'amministrazione regionale è autorizzata a partecipare ad interventi straordinari a favore delle popolazioni residenti fuori dal territorio regionale, colpite da eventi calamitosi naturali e, a tal fine, è autorizzata nell'anno 1997 la spesa di lire 1 miliardo e 500 mila", approvato dalla Giunta.
E' uno stanziamento che è stato fatto per aiutare i nostri lavoratori sardi che si sono trasferiti in queste zone, la calamità naturale quando l'abbiamo votata si riferiva al terremoto che ha colpito le Marche e l'Umbria; gli immigrati sardi che si trovano in queste regioni sono per la maggior parte dei pastori che, attratti da pascoli migliori, sono andati in questa terra. Logicamente hanno impiantato nuove radici ma loro sono nostri conterranei e molto ben visti e stimati. Sono stata in Umbria domenica perché c'era l'anniversario di un anno dal terremoto, e ho visto delle cose che mi hanno colpita in modo strano, perché una casa intera e la casa affianco distrutta, mi hanno detto perché il terremoto va serpeggiando e dove colpisce colpisce. Il tempo che sono stata lì è stato talmente breve che non ho i dati delle persone sarde che sono state colpite da questo. Certo non saranno pochi, saranno una manciata, saranno 10-20 o 30 ma le loro necessità sono senz'altro importanti.
Faccio la domanda: ho chiesto di che cosa hanno bisogno queste case: quelle lesionate hanno bisogno di un collante particolare che un ingegnere vi saprà dire, le spese sono minori. Quelle da rifare, il minimo di spendita è cento milioni per abitazione.
Allora, a parte la somma che è 1 miliardo e mezzo (e va bene, è sempre un aiuto che noi stiamo dando), ma la domanda è questa: possiamo chiedere che venga messo questo denaro a disposizione di imprese sarde che possano portare...
Ripeto la domanda: se questo denaro che è stanziato dalla Regione Sardegna, può essere messo a disposizione (logicamente è già messo) dei nostri conterranei, ma di imprese sarde che portino nelle zone terremotate i loro operai, perché ci sgravino un pochino di questa terribile disoccupazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Prog. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. La domanda muove da una sensibilità umana e civile molto apprezzabile. Anche io ricordo il contesto nel quale venne concepito e varato quell'articolo della finanziaria, e anche la ratio che aveva.
Alla domanda però non può essere data una risposta su due piedi, perché è necessario innanzitutto vedere se quella somma è impegnata, e poi, per quanto riguarda la finalità, si tratta di leggere con molta attenzione la norma per verificare se possa essere coerente pienamente e rispondente al dettato della norma in oggetto. Faremo una verifica su questo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Bonesu.
BONESU (P.S. d'Az.). A su presidenti Palomba: su ministru Ronchi immoi narada ca is laccanas de su Parcu de Gennargentu si pointi torrai a bi. Su ministru Ronchi po sa' ucca niedda de su sottu segretariu a su craboni, Calzolaio, narada che is laccana de su parcu marinu de sa Lighera abbarranta frimasa; in beridadi, mi paridi che su ministru Ronchi non cheridi una norma de attuazioni de su Statutu commenti es statu fattu po su parcu de su Stelvio in su sud Tirolo e non chedidi poderisi susu a sa regioni e a is comunisi. Mi paridi ca cussasa de su Ministru Ronchi funti trampasa de ministru traitori! Ita in di pensada su presidenti? Cussasa de su ministru funti fainas bellasa o fainas mabasa".
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.
PALOMBA (Prog. Fed.), Presidente della Giunta. Già altre volte ho fatto sfoggio del mio dialetto campidanese, quindi, non c'è bisogno che anche oggi lo proclami. Di farine non mi intendo molto, bisogna vedere concretamente che cosa il ministro Ronchi ha inteso dire. Abbiamo fissato il comitato di coordinamento per metà ottobre e lì le carte si scopriranno da parte di tutti. Bisognerà anche valutare se a noi conviene di più una norma di attuazione uguale a quella del Trentino e, in modo particolare, del Parco dello Stelvio, oppure se ci convengono di più quelle norme che sono in corso di modifica al Parlamento.
Si tratterà di fare una valutazione sulle responsabilità, sulle promesse e sui proclami che sono in campo e poi tutti insieme decideremo che cosa fare e vedremo se la farina è buona per tutti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Locci.
LOCCI (A.N.). Al Presidente della Giunta: Presidente qualche mese fa, in occasione dell'approvazione del bilancio, cadde il provvedimento riguardante i progetti speciali della legge numero 11 del 1988 e, subito dopo, su sollecitazione delle stesse società cooperative interessate a questi progetti, fu convocato un vertice al quale partecipò la Giunta regionale e i Capi gruppo di tutte le aree politiche.
In quell'occasione si prese l'impegno di rifinanziare i progetti speciali per l'annualità in corso 1998, e si prese l'impegno di dotare la Regione di una legislazione specifica e adeguata alla materia. La materia principalmente è la materia di ordine culturale. Si tratta di gestione e valorizzazione dei beni culturali e archeologici, biblioteche e simili.
Le chiedo Presidente se la risposta che intende dare la Giunta è l'articolo 18 del cosiddetto piano del lavoro, e cioè un finanziamento nell'ambito di un piano triennale che prevede per la prima annualità un fabbisogno finanziario di copertura rispetto ai progetti fino al 90 per cento; nel secondo anno fino al 60 per cento e nel terzo anno fino al 40 per cento.
Le chiedo se non ritiene che con questa norma, già a decorrere dal secondo anno, si dichiari di fatto la cessazione di queste attività perché si sposta verso i comuni la differenza del fabbisogno e i Comuni (non credo che sia io a doverlo dire) non hanno dotazioni finanziarie sufficienti.
Nel successivo articolo 19 curiosamente, interventi a favore dello sviluppo locale, si parla invece di interventi per la creazione di attività stabili, fra le quali si parla della tutela, valorizzazione e gestione del patrimonio storico artistico e naturalistico. Allora, delle due l'una: stiamo facendo il classico provvedimento tampone, ma sostanzialmente inutile se non per il primo anno, e avremmo fatto meglio a spostare tutte le risorse sull'articolo 19, oppure, stiamo decretando la morte dei progetti speciali 7A1(?) e 7A4(?)? Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.
PALOMBA (Prog. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie Presidente, ringrazio l'onorevole Locci perché dà la possibilità di chiarire qual è l'orientamento della Giunta su questo punto. La Giunta anche recentemente ha esaminato questo aspetto, e ha assunto l'impegno di mantenere la promessa che era stata fatta a questo tipo di cooperative che per dire la verità sono parzialmente diverse da quelle che sono suscettibili di acquisire una propria stabilità e continuità imprenditoriale.
Il problema che abbiamo nei confronti di queste cooperative è se considerarle come appaltatrici di un servizio pubblico, ovvero come imprese che sono destinate a mantenersi da sé, quindi con tutte le logiche del mercato.
Tendenzialmente noi penseremmo a questo secondo tipo di imprese come riferibile all'articolo 19, sono imprese diverse dalle grandi imprese manifatturiere tradizionali, sono imprese che sono destinate a sorgere o a rinforzarsi sulla base di una potenzialità del lavoro che è tuttora inesplorata, attraverso giacimenti nuovi, tra cui quello che lei ha giustamente ricordato.
Comunque, la Giunta intende mantenere l'impegno predisponendo un emendamento al disegno di legge numero 447 che provveda anche alla situazione, per dire la verità un po' anomala, nel senso che è diversa dalle altre, di questa categoria di cooperative, poi credo che in Commissione si potrà valutare se comprenderle all'interno di quelle previste dall'articolo 18, sulle quali la nostra scelta è stata quella di non rispondere ancora all'assistenzialismo per non essere accusati di voler fare ancora lavoro assistito, lavoro sostenuto.
Quindi, è un'esortazione alle imprese a stare sul mercato e a mantenersi attraverso questa gradualità dell'intervento pubblico, oppure, se includere all'interno dell'articolo 18 ma con peculiarità nel senso di mantenere in vita questa attività come servizio pubblico e trattarla, quindi, veramente come se fosse una risposta a una delle tante necessità di carattere pubblico generale che abbiamo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Vassallo.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Che vi sia un differenziale tra quanto pagano i sardi il costo dell'energia rispetto alla penisola con un aggravio di centinaia di miliardi, è risaputo. E` per altro elemento di confronto nell'ambito dell'intesa Stato-Regione.
La domanda è rivolta al Presidente della Giunta ma può essere rivolta anche all'Assessorato della programmazione, è indifferente, non è un problema. Ripeto, che vi sia un differenziale tra quanto pagano i sardi, il costo dell'energia rispetto alla penisola con un aggravio di centinaia di miliardi è risaputo ed elemento per altro di confronto nell'ambito dell'intesa Stato-Regione.
Che in Sardegna vi sia una raffineria per la produzione di benzina e che essa sia una delle più importanti d'Europa è altrettanto noto. Forse è meno noto che lo stesso stabilimento ponga in vendita i prodotti gassosi da essa prodotti con il prezzo raddoppiato, a volte triplicato, rispetto a quanto esso lo conferisce in continente.
La domanda è molto semplice, anche perché ritengo scandalosa e inaccettabile tale politica industriale che offende la nostra isola, anche perché detti stabilimenti poi sono sorti in posti bellissimi e di massimo pregio, per cui causando anche una serie di problema ambientali. La domanda è: quali iniziative si intendono attivare al fine di far cessare questo stato di cose.
Le iniziative possono essere molteplici, una è il rapporto direttamente con i proprietari della fabbrica per riportare il mercato a un livello di equità, perché qua vi è un monopolio; l'altra è quella di rompere il monopolio attraverso la creazione di punti di approvvigionamento, perché non ce ne sono altri oltre a quello che c'è attualmente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Se io non ho colto male il quesito che è stato posto, mi pare che a un quesito di questo genere, che però era in forma di interrogazione, se non ricordo male, io ho già avuto modo di rispondere diversi mesi fa; ripeto, se non ho colto male il quesito che viene posto.
C'è una differenza nel costo del propano, ma oserei dire dei diversi carburanti tra la Sardegna, più in generale tra le regioni del meridione, del centro e del nord; questo aspetto l'abbiamo esaminato a fondo come Amministrazione regionale, abbiamo anche reperito delle riviste specializzate, ci siamo ripetutamente consultati e sembrerebbe che derivi semplicemente, questa variazione di costo, dalla dimensione diversa del mercato. Dove il mercato come nel nord è un grande mercato, allora si riesce a spuntare prezzi più bassi; dove il mercato è un mercato piccolo e tra l'altro insulare come quello della Sardegna, i prezzi, per una legge di mercato tendono invece a lievitare.
Io ho avuto modo di verificare, ripeto, in riviste specializzate a questo riguardo, variazioni che praticamente sono quotidiane nell'andamento del costo dei diversi carburanti. Non le so dire, onorevole Vassallo, perché non ho portato appresso queste carte, se questo aspetto, ma sicuramente, riguardi e in quale modo incida anche sul propano, mi pare le lei facesse riferimento in modo specifico al propano.
Mi scuso con lei e mi scuso con i consiglieri per non avere appresso queste carte, non potevo prevedere un domanda di questo genere, ma mi riservo anche in forma scritta di fornire tutta la documentazione e tutte le informazioni utili. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Rivolgo una domanda al Presidente della Giunta, riprendendo il tema che è stato già proposto all'attenzione dell'Aula dai colleghi Francesco Berria e Salvatore Bonesu, cioè sulla questione del parco.
Debbo dire subito che le risposte che il Presidente ha già fornito ai colleghi, non mi hanno assolutamente soddisfatto, non soddisfano chi vi parla e penso di dirlo con assoluta certezza non possano neanche soddisfare i sindaci interessati al problema del parco del Gennargentu.
Lo dico perché finora questa Giunta si è mossa con molta, molta ambiguità, dapprima dando corso all'istituzione del parco, perché a firmare l'intesa con il ministro Ronchi vi era il Presidente Palomba e non uno di quei sindaci, e poi, sul base delle sollecitazioni che sono venute direttamente dalle popolazioni interessate, ricordo per tutte la manifestazione di Pratobello e il Consiglio regionale investito del problema, con un ordine del giorno che reca la data del 30 aprile 1998, impegnava la Giunta regionale di chiedere al Governo della Repubblica ai sensi dell'articolo 51 dello Statuto speciale, la sospensione del provvedimento istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu.
Da allora si sono succeduti, per quel che è dato sapere, soltanto incontri più o meno informali, più o meno ufficiali di cui ha dato notizia la stampa, con lo stesso Ministro dell'ambiente Ronchi, cito per tutti l'incontro in quel di La Maddalena, dove però la Giunta regionale ancora una volta ha brillato per distinguersi non con quel necessario prestigio ed autorevolezza che impongono su temi così delicati, ed anche facendo riferimento ai nostri valori autentici, valori della nostra Regione di specialità ed autonomia, ma addirittura concordando con il Ministro che sulla questione del Parco, ormai, non si sarebbe più tornati indietro.
Allora, voglio chiedere al Presidente della Giunta regionale, dal 30 aprile ad oggi, invitando il Presidente alla chiarezza e alla concretezza, quali sono gli atti formali che la Giunta regionale ha posto in essere per promuovere la sospensione del provvedimento istituivo del Parco e, soprattutto, se intenda la Giunta regionale intervenire ad adiuvandum rispetto ai ricorsi che i Comuni interessati hanno presentato davanti al TAR, la cui udienza dovrebbe essere il prossimo 21 ottobre.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
PALOMBA, Presidente della Giunta. Pensavo che l'Assessore all'ambiente avesse esaurientemente illustrato nella sede della Commissione competente il percorso che la Giunta ha fatto immediatamente dopo e anche prima, comunque immediatamente dopo la mozione del 30 aprile, a cominciare dalla lettera che lo stesso Assessore dell'ambiente opportunamente mandò l'8 maggio, agendo in via informale, prima ancora che ci fosse il documento ufficiale e formale del Consiglio per notificare al Ministro Ronchi quale era stato e qual è l'orientamento e l'indirizzo del Consiglio regionale della Sardegna.
Successivamente si sono avute delle altre interlocuzioni formali anche da parte del Presidente della Giunta nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri, e successivamente nei confronti del Ministro dell'ambiente, quando si è fatto con molta chiarezza riferimento all'ordine del giorno del Consiglio, alla mozione del Consiglio e si è anche detto con altrettanta chiarezza che la Giunta in mancanza di risposte precise su quella base non avrebbe dato vita ad atti di propria competenza che dovessero essere connessi con l'attuazione del Parco del Gennargentu.
Ho già detto che c'è stata una lettera di risposta del Ministro Ronchi, che penso che sia stata comunicata all'Assemblea, alla Commissione competente, nella quale sono contenute alcune affermazioni che io adesso ho già detto. Adesso si tratta di verificare concretamente nell'unica sede democratica a ciò deputata, che è il Comitato di coordinamento, e non è certo Pratobello, né i pullman che si scaricheranno qui di persone più o meno strumentalizzate da alcuni, che non solo non vogliono il Parco del Gennargentu, ma non vogliono nessun parco nella Sardegna, neanche quelli regionali, e quindi hanno un loro obiettivo politico molto preciso e chiaro, stanno perseguendo una loro linea sulla quale né la Giunta né il Consiglio potranno essere d'accordo.
La sede a ciò deputata è il Comitato istituzionale di coordinamento, in quella sede si presenteranno i comuni, voglio comunicare al Consiglio che ci sono altri Comuni in lista di attesa che stanno chiedendo di partecipare al Parco. Ed allora le istituzioni democratiche regionali hanno un solo compito, quello di garantire che chi vuole il Parco lo avrà, chi non vuole il Parco non sarà costretto a subirlo. Questo è il nostro compito, nel principio del rispetto delle decisioni delle popolazioni a decidere sul loro destino.
Su questo siamo sempre stati molto chiari e molto netti, su questo il Consiglio regionale è stato altrettanto netto e la Giunta in questa direzione è impegnata ad operare. Allora ci sarà un punto, un momento nel quale si valuteranno tutte le posizioni in campo, i comuni potranno chiarire la loro, il ministro potrà chiarire la sua, e ciascuno potrà dire, alla luce della situazione, se le cose sono esaurienti oppure no.
Io ho già detto che comunque, ci sarebbe stata una disponibilità del Ministro a sospendere di fatto l'entrata in vigore e l'attuazione delle norme di salvaguardia, ma lo stesso ministro ha detto informalmente che fino al 10 novembre c'è tutto il tempo per fare un'intesa nuova, per sottoscrivere un'intesa nuova, così come il ministro si è impegnato a fare.
Naturalmente, si tratterà di verificare, di vedere qual è la situazione che si presenterà nel Comitato istituzionale di coordinamento, all'esito di questa situazione, la Giunta attenendosi alla mozione del Consiglio, valuterà quale sarà il proprio comportamento, ma, in piena adesione alla mozione.
Tutto il resto, quello che è manifestazione, se sarà scomposta, sarà oggetto di interventi da parte di altri, se sarà composta sarà un'espressione legittima di opinione, di pensiero che in democrazia è possibile, ma le sedi istituzionali devono fare il loro dovere, devono assumere le loro responsabilità senza pressioni da parte di nessuno e soprattutto senza intimidazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Boero.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi: da questa ultima sua risposta, signor Presidente, posto che alcuni colleghi hanno formulato alcune domande che sono sulla stessa traccia della domanda che io le pongo, devo in premessa sottolineare che il sottoscritto e il mio Gruppo, certamente non è contro la realizzazione del parco nazionale o dei parchi regionali, se questi parchi chiaramente, nell'attuale configurazione della 394 nazionale, non vadano contro le nostre tradizioni, i nostri interessi e non siano un chiaro evidente elemento di turbativa dell'ordine pubblico fino a conseguenze decisamente pericolose e, soprattutto, non sia un esproprio delle nostre tradizioni e della nostra potestà di essere padroni a casa nostra.
La "394", in pratica realizza questo. Quindi, sottolineato ciò, evitando motivi di propaganda, a me è facile dire: l'avevo detto dall'inizio della legislatura e poi l'ordine del giorno mi dava ragione, che anche lei è dovuto approdare alla constatazione di ciò, cioè del problema che l'opinione pubblica, i paesi, la popolazione non è d'accordo semplicemente perché la parte vincolistica è e rimane il nodo da sciogliere, non il concetto parco.
Detto questo le chiedo, Presidente: la lettera che ci ha mandato il ministro in Commissione dice tutto e non dice niente, dice solo: vi do alcune potestà eventualmente di ricoprire qualche incarico negli enti ai rappresentanti dei Comuni. Ma non dice nient'altro, non assicura nient'altro e non scioglie il nodo, ma soprattutto, per tutto quello che lei ha già risposto a tutti i colleghi, ciò che non è stato detto e che le chiedo è questo: se lei e la sua Giunta ha intenzione di chiedere, nei modi determinati e dovuti, la sospensione dei vincoli in base al decreto che comunque tuttora è in essere del ministro Ronchi, per poter avere quel tempo normale e sereno di arrivare alle soluzioni che anche ella ha prospettato. Questo per serenità pubblica e non per propaganda politica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
PALOMBA, Presidente della Giunta. Andiamo per successive approssimazioni sul tema che è evidentemente di grande interesse. Ella mi chiede se io abbia chiesto la sospensione? Io le rispondo di sì, l'ho chiesta per iscritto e l'ho chiesta verbalmente, successivamente. Nella lettera del ministro Ronchi mi pare che ci sia l'implicita intenzione, forse anche esplicita, di rinegoziare con la Regione gli elementi della costituzione del parco e della operatività del parco.
Ho già detto che se sarà necessario io ritengo che la sospensione ci sarà, ma ho anche detto che lo stesso Ministro ritiene informalmente possibile negoziare una nuova intesa prima che i vincoli scattino. In ogni caso, siccome c'è la volontà di negoziare con le popolazioni interessate e con l'intermediazione della Regione, una nuova intesa, ritengo che in questo sia implicita la volontà e la determinazione di procedere anche alla sospensione dei termini di efficacia. Tutto questo verrà specificato e messo sul tavolo pubblicamente nel corso della riunione del Comitato Istituzionale di Coordinamento, dove ci saranno le popolazioni che saranno divise tra popolazioni nettamente maggioritarie che vogliono il parco, e le altre popolazioni che non ancora hanno deciso di volere il parco. Non credo che lei voglia che la Regione in qualche modo mortifichi le volontà di popolazioni che hanno ugualmente il diritto di avere una risposta ad avere il parco se lo vogliono, così come, e accolgo la sua implicita indicazione, che la Regione non deve far niente che possa imporre a chi non lo vuole che il Parco sia costituito.
Un solo punto interrogativo mi consenta di rivolgerle onorevole Boero, che tra l'altro fa parte della Commissione competente: perché mai gli unici parchi realizzati con anche soddisfazione delle popolazioni sono quelli nazionali?
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Randaccio.
RANDACCIO (G.D.R.I ed Ind.). Le ultime vicende legate al Banco di Sardegna e alla Fondazione, benché di estrema e rilevante importanza sia per le implicazioni di carattere politico che anche di carattere economico regionale, credo che però stiano facendo passare in secondo piano la questione delle sorti future di un'altra banca fondamentale per il sistema bancario sardo, cioè la Banca Cis che, a nostro avviso, invece, merita un'attenzione ben più rilevante rispetto a quella che finora la Giunta regionale ha dimostrato. Questo a partire della mancata sottoscrizione dell'aumento di capitale sociale della Banca CIS, che è avvenuta nel 1997 e, a seguire, fino ad oggi con una sostanziale atteggiamento di sufficienza e, per certi versi, anche distacco, mi risulta ad esempio che alla richiesta di aumento del capitale sociale non è seguita da parte della Giunta una nota, una indicazione, una manifesta volontà in tal senso, sia in senso positivo che in senso negativo.
Credo che si stia portando avanti un comportamento non comprensibile per noi su un problema che, al contrario, merita estrema chiarezza e rapidità nelle decisioni. Infatti, in questi ultimi tempi, si sta portando a compimento un ulteriore e fondamentale passaggio del percorso della privatizzazione della Banca CIS, con la probabile cessione della quota del Ministero nel Tesoro ad un grosso gruppo nazionale, in particolare ad una holding privata nota come Banca Intesa o Gruppo Intesa.
Se da un lato non possiamo che essere contenti e applaudire a questo processo di privatizzazione che, sicuramente, consentirà di attivare sinergie tra un grosso gruppo bancario e il CIS, e che sicuramente canalizzerà provvista finanziaria in Sardegna per cui nuovi e consistenti flussi finanziari che porteranno sicuramente anche a una riduzione del costo del denaro per gli operatori regionali, d'altro canto dobbiamo sottolineare con preoccupazione che tutto questo rischia di sbilanciare l'area d'affari della Banca CIS, su una linea di affari, di business orientata alla gestione di prodotti e servizi per le famiglie con assetti organizzativi tipici di una banca ordinaria.
Se questo segmento di mercato sicuramente non va trascurato per la futura Banca CIS, quello che a noi preme sottolineare è il grosso rischio che la Banca disperda il suo patrimonio di esperienza e le ingenti competenze che in quasi 50 anni di operatività la Banca CIS ha portato avanti sia con il proprio management e il proprio personale che si è specializzato, fondamentalmente, in servizi alle imprese regionali.
Questo ruolo della Banca CIS, che non è solo patrimonio storico, ma è ancora la principale peculiarità di questo istituto, tant'è vero che in quest'ultimo periodo come politica aziendale si trova fortemente impegnato in azioni finalizzate allo sviluppo locale e al supporto finanziario alle imprese, soprattutto quelle piccole e medie e artigianali, tanto è vero che non va dimenticato che il CIS è il principale interlocutore del Governo nazionale per quanto riguarda le iniziative in corso di realizzazione in Sardegna nell'ambito della programmazione negoziata, per cui patti territoriali, contratti d'area e contratti di programma, ecco noi riteniamo che la Banca CIS è oggi ancora il principale punto di riferimento per gli investimenti produttivi in Sardegna. Circa il 70% del totale dei finanziamenti a medio e lungo termini destinati nel settore creditizio a imprenditori residenti è gestito dal CIS, per cui è una banca che opera in un settore estremamente specializzato con forti capacità, forti investimenti in quell'area e che, secondo noi, deve recitare un ruolo fondamentale in quest'area.
Per queste fondamentali ragioni chiedo di interrogare lei, signor Presidente, vedo anche la presenza dell'assessore Scano competente in materia, per conoscere quali siano le intenzioni della Giunta rispetto al futuro della Banca cis e, in particolare, come mai non sono stati ancora avviati rapporti (questo è dato a me conoscere, spero di essere smentito) con il Ministero del Tesoro e con il probabile futuro socio di maggioranza, la Banca Intesa, per individuare le opportune forme di accordo con la Regione che comunque rimane un socio importante, perché la Regione è socio, come voi ben sapete, al 28 per cento e se a questo 28 andiamo a sommare il 13 per cento del Banco di Sardegna si arriva ad una rilevante quota del 41 per cento. Per cui, quale azione la Giunta sta mettendo in atto perché venga salvaguardia la specializzazione della Banca Cis, quale istituto al servizio delle imprese e allo sviluppo locale che noi riteniamo fondamentale per il sistema bancario e finanziario della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Non è da oggi che la Giunta regionale attribuisce particolare attenzione al problema della Banca CIS, che considera come uno strumento fondamentale e differenziato di credito in Sardegna.
Noi fummo favorevoli all'ampliamento delle competenze della Banca Cis, che doveva diventare quindi banca universale, così come era favorevole la Banca d'Italia. Proprio per questo nostro interesse all'Istituto la Giunta propose un anno fa l'aumento di capitale. Se questo aumento di capitale fosse stato approvato dal Consiglio e non respinto con 36 voti a favore e 36 contrari a voto segreto, noi oggi avremmo strumenti diversi per intervenire su questa situazione. Fatto sta che quel voto determinò il fatto che la partecipazione del Ministero del Tesoro non fosse più maggioritaria, ma non assoluta come adesso, e quindi che abbia una maggioranza assoluta come il 53 per cento. Questo pone il Tesoro nelle condizioni di decidere esattamente cosa fare delle proprie quote vendendole.
A noi risulta che c'è questo primario gruppo, forse il primo gruppo bancario interessato; il 23 settembre doveva esserci la presentazione delle offerte da parte dei gruppi interessati, questa è stata rinviata ancora di una settimana, in questi giorni si definirà comunque colui che sarà il cessionario delle quote del Tesoro, del 53 per cento che sono le quote del Tesoro. Quindi quella determinazione del Consiglio comporterà che la Regione non possa far niente per incidere sulla cessione della quota di maggioranza assoluta del Ministero nel Tesoro. Tuttavia la Regione non si disinteressa e non si disinteresserà, su questo la voglio rassicurare, onorevole Randaccio, su quello che accadrà successivamente. Credo che sia interesse reciproco della Regione e della banca che acquisirà le partecipazioni azionarie del Tesoro a stabilire un accordo molto forte. Da una parte sarà interesse della Regione salvaguardare la professionalità e anche l'attuale management e ottenere anche una partecipazione maggiore di quella che sarebbe proporzionale nel Consiglio di amministrazione, d'altra parte credo che sia interesse anche della banca acquirente che sia mantenuto l'attuale livello di interesse della Regione per il CIS, ivi compresi la sua funzione di banca essenziale per lo sviluppo delle imprese in Sardegna.
Quindi, credo che da questa confluenza di interessi potrà sorgere una sinergia importante per garantire al CIS la sua operatività, ma per garantire alla Regione un ruolo preminente all'interno dell'amministrazione della Banca.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Anch'io chiedo scusa agli altri Assessori, ma voglio continuare con le interrogazioni nei confronti del Presidente della Giunta, onorevole Palomba, anche perché l'argomento è importante.
Vorrei introdurre l'argomento delle servitù militari in Sardegna che hanno creato una grande preoccupazione per lo sviluppo turistico soprattutto nelle zone marine, ultimamente, per una volontà del Governo di insistere nell'istituzione di un radar a Monte Filau, nel territorio di Domus de Maria. Contro questa volontà c'è stata una grande mobilitazione popolare che si è manifestata con una raccolta di firme, con una discesa in piazza non solo della popolazione, ma anche delle amministrazioni interessate che manifestavano le loro preoccupazioni per un'estensione di queste servitù militari che lede gravemente gli interessi delle popolazione locali, interessate da una prospettiva di sviluppo turistico a fronte di una crisi economica e sociale che è notevole.
Tutto questo ha comportato un ordine del giorno del Consiglio che è stato votato all'unanimità dal Consiglio regionale stesso. Siccome c'era un invito in questo documento a ridiscutere il protocollo tra la Regione sarda e il Ministero, del luglio 1997, volevo chiedere al presidente Palomba se ha provveduto a contattare il Ministero per ridiscutere del problema delle servitù militari e per bloccare l'istituzione delle nuove in linea proprio con quanto richiesto in questo documento.
Volevo sapere se questo è stato fatto, se non l'ha fatto, perché non l'ha ancora fatto e, qualora non l'abbia ancora fatto, quando intende ridiscutere con il Ministero di questo argomento perché, visti i ritardi e la mancanza delle risposte, l'amministrazione comunale di Domus de Maria intende convocare su questo argomento una riunione di consiglio invitando il Presidente della Giunta Palomba a partecipare e anche gli altri Assessori interessati all'argomento.
Qualora noi non facessimo sentire la vicinanza di questa amministrazione per risolvere i problemi di queste amministrazioni comunali che sono lasciate sole a discutere con il Governo centrale una lotta impari, se non dovessimo aiutarli si parla già di rimettere il mandato, cosa che aggraverebbe la situazione sociale, allargandola dai paesi dell'interno, che già manifestano una crisi importante, anche alle amministrazioni costiere con dei risvolti preoccupanti per la stabilità sociale della Sardegna. Chiedo al presidente Palomba cosa intende fare, se già non l'abbia fatto, in questa direzione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. La questione delle servitù militari, dei problemi e delle relazioni con l'amministrazione militare è uno dei temi e capitoli che fanno parte della piattaforma di trattativa della Regione con il Governo nazionale in merito all'intesa istituzionale tra Stato e Regione e quindi saranno trattati più ampiamente in quella sede. Adesso posso dire soltanto che la questione delle servitù militari è un po' curiosa nel senso che da una parte noi istituzioni ed altri non vogliamo la presenza militare, da un'altra parte quando si depotenzia la base di Decimo, la base di Perdasdefogu e la base di La Maddalena le popolazioni dicono: no, restate perché è importante che restiate, quindi è una cosa un pochino curiosa e anche difficile da gestire nei rapporti complessivi.
Ma in particolare per quanto riguarda il problema del radar di Monte Filau e in generale le questioni di servitù militare nella Sardegna meridionale, ma mi pare che raramente una questione sia stata trattata in maniera più democratica, perché la sottoscrizione del protocollo d'intesa è venuta dopo un intenso interpello non solo del Comipar, il Comitato Paritetico Militare, ma anche delle istituzioni locali. Non è un caso che i sindaci interessati abbiano firmato quel protocollo d'intesa, e le firme, fino a prova contraria, hanno un significato; noi dobbiamo comportarci in maniera seria e corretta tutte le volte che andiamo a stabilire dei rapporti, tanto più con le istituzioni.
Voglio ricordare che quel protocollo d'intesa fu sottoscritto con dei corrispettivi; ci fu un accordo tra il comune di Teulada e il comune di Domus de Maria, per la cessione di Capo Spartivento al comune di Domus de Maria, il ritiro dei militari da Porto Tramatzu, cosa che è già avvenuta quest'anno, e la riconsegna al comune di Teulada dell'agibilità delle dune bianche. Non solo, ma successivamente in rappresentanza degli interessi della popolazione, c'è stata la richiesta al Ministero della Difesa di un intervento in favore dei pescatori nel senso che l'articolo 15 della legge relativa estendeva il concetto di acque lagunari anche alle acque esterne, in modo che i pescatori che non potranno esercitare la loro professione in conseguenza delle servitù militari avranno adesso diritto, secondo una interpretazione del Consiglio di Stato favorito dal Governo, agli indennizzi, si tratta di quantificarli. Il problema delicato è che quando ci si presenta ad un negoziato e lo si chiude in termini complessivi, poi ritornare indietro prendendosi solo le cose positive e ritornando indietro sull'impegno complessivo è un problema serio, guardi, è un problema serio. Io non so davvero come risolverlo, non so se farmi dire che la Regione Sarda, i sindaci e tutti gli altri non mantengono i loro impegni, questo è un problema serio, mi consentirà di dirlo, ma è molto complesso dire dateci gli indennizzi, dateci Porto Tramatzu, dateci Capo Spartivento, dateci tutto il resto, però non vogliamo più il radar. Ci sono accordi internazionali che sono stati siglati tanti anni fa, c'è stato chiesto di decidere insieme alle amministrazioni dove collocare il radar, adesso gli impegni si mantengono. Sostanzialmente questo è il concetto e la risposta che io le volevo dare. Se ci sono indicazioni diverse, se il Consiglio regionale dice che quell'impegno non va mantenuto, è chiaro che l'amministrazione militare dirà che non va mantenuto alcuno degli impegni che abbiamo sottoscritto, ma noi con la Regione sarda non tratteremo più in condizioni di credibilità.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Ladu.
ladu (Popolari). Volevo chiedere qualche delucidazione all'Assessore dei trasporti, Lorrai, per quanto riguarda l'aeroporto di terzo livello di Tortolì. In pratica la provincia di Nuoro con fondi dati dalla Ragione Autonoma della Sardegna sta provvedendo all'acquisto della pista dell'aeroporto di Tortolì da parte della società Ali-Arbatax, una società privata di cui è titolare l'imprenditore Sergio Mazzella. In pratica questa pista era stata acquistata alcuni anni fa da parte dello stesso imprenditore dalla società Air Sardinia e, attualmente, in pratica la gestione dell'aeroporto ce l'ha la Gealto che è un società mista a prevalenza privata, perché c'è anche la Regione Sardegna per una quota del 10%, poi l'altro 10% ce l'ha il Consorzio Industriale di Tortolì e infine all'interno c'è questo Consorzio Ogliastra Turismo che anche questo si riconosce in una determinata misura. Quello che non è chiarissimo è che in pratica la Regione, pur acquistando le quote di un privato, adesso lascia la gestione dell'aeroporto alla Gealto che oggi è al 70% di proprietà di un imprenditore privato. Si è detto anche che c'è la disponibilità per aprire al pubblico da parte della Gealto e quindi c'è una disponibilità di dare un ulteriore 30% al pubblico, quindi al comune di Tortolì, alla Comunità Montana dell'Ogliastra e alla provincia di Nuoro. In pratica con questo ulteriore ingresso da parte del pubblico si arriverebbe al 60% di pubblico e 40% di privato. Il problema è che per quanto riguarda un 10%, quello che fa parte del Consorzio Ogliastra Turismo mi pare che la proprietà sia da ricondurre in una determinata e precisa direzione, quindi difficilmente in questo consorzio si potrà avere la gestione pubblica di maggioranza. Quindi la domanda che voglio fare è come si concilia tutto questo, considerato che di fatto la Regione ha speso soldi per l'acquisto di queste quote però, in pratica, la gestione continua a rimanere saldamente in mano al privato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei trasporti.
LORRAI, Assessore dei trasporti. Il problema dell'aeroporto di Tortolì - Arbatax ha due momenti, il primo è l'acquisizione dell'esistente e delle aree occorrenti allo sviluppo, la realizzazione delle opere connesse con il potenziamento e, come secondo momento, la gestione. La convenzione che lega la provincia e l'amministrazione regionale affronta tutti e due i temi, il primo disciplinando il susseguirsi di queste operazioni, acquisizione, realizzazione delle opere, potenziamento delle strutture, il secondo, la gestione, in proposito dichiara che una volta completate le opere queste verranno restituite all'amministrazione regionale in nome e per conto della quale l'amministrazione provinciale opera. Quindi, la Regione rientrerà in pieno possesso di tutte le opere finanziate dalla Regione stessa. A quel punto la Regione darà in gestione le opere ad un Ente gestore che essa Regione avrà scelto; quindi il problema della gestione è separato dal problema della realizzazione e potenziamento dell'aeroporto e verrà affrontato nel momento in cui la Regione stessa disporrà dell'aeroporto potenziato, questo perché è evidente che la composizione societaria della società di gestione risponde ad una situazione che sarà totalmente stravolta, oggi la proprietà è di Ali - Arbatax, la società di gestione è formata prevalentemente da un imprenditore, domani la proprietà della pista sarà della Regione la quale, a buon diritto, potrà chiedere ed ottenere una rivisitazione e una ridefinizione dell'assetto societario. A quel punto tutti i tasselli torneranno a posto e la Regione potrà o tenere al proprio capo le quote oppure distribuirle agli enti pubblici secondo una decisione che deve ancora elaborare e maturare.
PRESIDENTE. Vorrei chiarire che il consigliere Amadu ha già fatto una domanda, ma siccome il Gruppo Misto per la parte di minoranza ha diritto a tre domande, volendo può farne anche una seconda.
Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Amadu.
AMADU (Gruppo Misto). In assenza dell'Assessore alla sanità la mia domanda viene rivolta al Presidente della Giunta regionale.
Come è noto purtroppo si registrano inaccettabili e intollerabili ritardi nell'erogazione dei sussidi economici ai malati di mente, sussidi previsti dalle leggi regionali numero 15 e numero 20 di recente approvazione. E` anche comprensibile il disagio delle famiglie, degli oneri materiali e morali che fanno carico alle famiglie stesse che ospitano nel proprio ambito familiare situazioni risalenti a queste specifiche condizioni. Solo recentemente a seguito di pressioni, tra l'altro legittime in termini generali, sull'assessorato sono stati sbloccati i finanziamenti relativi alle pratiche dal 1992 al 1996, e trattandosi di condizione veramente difendibili, deboli e, in quanto tali, degni della maggior difesa, lascio a tutti un giudizio su questi ritardi. Dal 1997 in poi, ad oggi 1998, al prossimo anno accadranno gli stessi ritardi? Io credo che sia possibile individuare in un rapporto diverso con i comuni interessati la possibilità che una volta accertata l'infermità e quindi il diritto a godere di questi sussidi economici previsti per altro dalla legge vigente, e quindi dal bilancio regionale, una semplice strumentazione di consultazione assessorato-comuni è in grado di consentire il superamento di quei ritardi e tempi morti che consentirebbero invece, se eliminati, l'erogazione in tempi più rapidi delle provvidenze. La possibilità dell'anticipazione che i comuni possono effettuare sulla base di garanzie evidentemente dell'assessorato competente, credo che sia una possibilità che consente ai comuni di anticipare agli aventi diritto le somme necessarie in maniera tale che questa categoria così debole, per la quale occorre spezzare più di una lancia, e soprattutto le famiglie possano vedere riconosciuti in tempi ragionevoli. E` un problema di carattere generale, ma credo che al di là della competenza dell'Assessore, il Presidente della Giunta se vuole può attivare meccanismi tali da evitare i ritardi che sono veramente intollerabili. Intervenire su questa materia non è neanche agevole perché crea disagio anche a chi interviene per difendere queste situazioni, ma credo che sia giusto in qualche maniera aiutare chi ha bisogno e chi è più debole.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.
Palomba, Presidente della Giunta. Innanzitutto un ringraziamento al collega Amadu per la sensibilità con cui lui solitamente pone problemi di grande rilevanza sociale così come è questo. Trasferirò immediatamente all'assessore competente questa preoccupazione che è pienamente condivisa da tutta la Giunta e vedremo per il pregresso di trovare tutti gli strumenti per accelerare le erogazioni e far si che popolazioni e persone, cittadini sardi così svantaggiati non debbano risentire ulteriormente della loro condizione di svantaggio.
Tuttavia mi pare che ci sia già in Commissione o dovrebbe arrivare un disegno di legge predisposto dall'Assessore che prevede il trasferimento diretto ai comuni di queste provvidenze. Poiché è una materia di comune sensibilità del Consiglio, si tratta di accelerare questo provvedimento che potrà venire incontro alle giuste esigenze da lei prospettate, e la ringrazio ancora onorevole Amadu.
PRESIDENTE. Ha facoltà di porre la domanda il consigliere Balletto.
BALLETTO (F.I.). Volevo chiedere al presidente Palomba ed anche all'assessore Scano, se il Presidente è a conoscenza del fatto che dall'agosto 1997 egli non ha proceduto alla nomina dei sindaci del consorzio regionale, obbligatori per gli IACP.
A prescindere dal fatto che questa situazione comporta una grave anomalia, e ritengo anche responsabilità, Presidente Palomba, in quanto il consorzio regionale non può funzionare perché gli organi non sono stati completamente istituiti, chiedo ancora all'Assessore se, così come aveva promesso ritengo di ricordare, di provvedere a finanziare quel consorzio per il funzionamento nel provvedimento di assestamento, vi abbia provveduto o se, invece, anche questa operazione è passata del dimenticatoio.
Allora, si pongono due problemi; se il consorzio regionale obbligatorio è utile, non si capisce perchè il Presidente omette un atto che gli è imposto dalla legge, cioè quello di nominare il collegio dei sindaci; e, se è utile, perchè l'Assessore alla programmazione e bilancio non provvede a dotare quel consorzio dei mezzi che sono necessari per il suo funzionamento.
Se questa è la prospettiva, significa che da parte dei nostri due amministratori vi è una disattenzione che configura atti di cattiva amministrazione, se invece il consorzio non dovesse svolgere ed essere utile, non si capisce perchè, da parte dello stesso esecutivo, non si proceda alla sua soppressione.
Mi sembra che in un caso e nell'altro da parte dell'Amministrazione regionale ci sia una disattenzione dalla quale non può che discendere una responsabilità ed anche abbastanza consistente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Prog. Fed.), Assessore alla programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Per la verità l'impegno assunto dall'Assessore della programmazione, onorevole Balletto, non era quello di finanziare il consorzio, ma di non finanziarlo.
Io intervenni - credo di non sbagliare - nell'ultima sessione di bilancio, in Aula, per esprimere la posizione della Giunta contraria alla proposta - non ricordo da dove provenisse - di finanziare il consorzio obbligatorio degli IACP, motivando appunto con la valutazione della assoluta inutilità del consorzio stesso.
In questo siamo stati e siamo confortati dalla parabola che nazionalmente hanno attraversato questi organismi, nel senso che in un primo tempo si pensava di generalizzarli in tutte le regioni, e poi via via invece ci si è convinti in tutta Italia - salvo in una o due regioni, può non essere precisissimo questo riferimento, ma possiamo poi verificarlo - si è proceduto alla soppressione, laddove erano stati istituiti, o alla non istituzione laddove si era pensato prima di istituirli.
Quindi, la posizione della Giunta su questo punto è assolutamente coerente; c'è, però, nella domanda dell'onorevole Balletto un punto che credo vada considerato e vada recepito, cioè: se questa è la posizione della Giunta, la Giunta deve presentare al Consiglio una proposta volta alla soppressione del consorzio obbligatorio. Bene, il Consiglio avrà presto la proposta di soppressione.
Svolgimento di interpellanza
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 480. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
Interpellanza Bonesu - Secci - Manchinu - Dettori Bruno - Sanna Giacomo - Serrenti - Lorenzoni sulle manovre in atto per impadronirsi del servizio di distribuzione del metano in Sardegna.
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori degli enti locali e della programmazione sui seguenti fatti.
Con comunicato stampa, prot. 818/98 del 22 luglio 1998, la Regione Emilia Romagna
ha annunciato la stipula di un protocollo fra la CISPEL dell'Emilia Romagna e la Itainvest S.p.A. per promuovere investimenti, sviluppo imprenditoriale od occupazione nell'area del mezzogiorno.
In particolare il protocollo "prevede di individuare, nell'ambito dei servizi di pubblico interesse, i settori in cui realizzare sinergie per attivare rapporti di cooperazione diretta tra aziende pubbliche dell'Emilia Romagna e le aree più deboli del Paese e promuovere al sud la costituzione di società a partecipazione mista per investimenti e gestione di servizi pubblici in ambito locale".
Anche prima del formale accordo, precisa il comunicato, erano già avviate iniziative con tale joint venture.
Fra queste iniziative viene citata dal comunicato la "realizzazione di reti di distribuzione del gas metano e la gestione delle stesse per circa trent'anni nella regione Sardegna, condotte in collaborazione con i consorzi di cooperative C.C.C. di Bologna e Cooncop di Forlì".
Poiché non risulta che la Regione ed i comuni sardi abbiano affidato alla CISPEL Emilia Romagna e alla Itainvest la costruzione e la gestione, in concorso con le cooperative romagnole della Lega, le reti di distribuzione del metano e tanto meno la gestione per trent'anni delle stesse, si chiede in quali sedi siano state prese tali decisioni.
A meno che, poiché gli amministratori della CISPEL Emilia Romagna, della Itainvest S.p.A., del C.C.C. di Bologna e del Cooncop di Forlì fanno tutti capo ad uno stesso partito politico, le decisioni siano state prese in qualche sede di quel partito.
Si chiede se gli interpellati non ritengano di dover respingere questa iniziativa colonialistica, che sottrarrebbe ai sardi capitali ed occupazione, con iniziative concrete, quali ad esempio l'impegno della SFIRS, in collaborazione con gli enti locali e l'imprenditoria sarda, per creare società miste per la realizzazione e la gestione delle reti di distribuzione del metano.
Ciò ovviamente ove il Governo, dopo tante promesse, dia ai sardi il metano, mettendoli, almeno sotto questo aspetto alla pari con gli italiani e gli europei. (480)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per illustrare l'interpellanza.
SANNA GIACOMO (P.S. d'Az.). Signor Presidente, su questa interpellanza c'è un richiamo a un argomento che in quest'Aula è stato all'attenzione in diverse circostanze, anche con l'approvazione di ordini del giorno: il problema energetico sull'Isola è un fatto del quale ancora oggi, in modo piuttosto intenso, le realtà locali ma l'intera Isola si occupano, e la mancanza di un piano energetico regionale porta ancora oggi a un'interpretazione che è più territoriale che strategica.
Ultimamente c'è un richiamo in due realtà nella nostra Isola, che sta coinvolgendo sempre di più le popolazioni, gli amministratori locali e le tensioni stanno crescendo giorno per giorno.
Su Porto Torres è in atto un braccio di ferro tra le popolazioni e l'Enel, il cui presidente Chicco Testa ha trascorsi ambientalisti di primo piano e che, nonostante il diniego delle popolazioni del posto ad utilizzare il carbone per produrre energia, in questi giorni la tensione è piuttosto tesa in quanto alcuni armatori hanno interpellato le imprese di sbarchi ed imbarchi del porto di Porto Torres per chiedere preventivi per quanto riguarda navi che dovrebbero arrivare e, quindi, l'utilizzo dei servizi a terra.
Questa è la dimostrazione di ciò che lo stesso sindaco di Porto Torres, Cossu, ha dichiarato ultimamente in modo abbastanza chiaro che il carbone non deve essere bruciato a Fiume Santo, e che si potrebbe arrivare a una forma di protesta anche violenta.
Nel Sulcis, invece, la gassificazione ha creato quello che tutti conosciamo, dove addirittura si è arrivati a mettere in dubbio l'incolumità di un sottosegretario che fa anche da presidente del comitato per la gassificazione. Su questo apro una parentesi, non mi sembra il caso che un rappresentante del Governo, ancora oggi, possa dirigere una partita di questa portata, con un coinvolgimento diretto dello stesso Governo al quale lui appartiene. Sarebbe il caso di valutare attentamente la possibilità di una condizione diversa, più chiara, più legata alla realtà locale.
Per ultimo, l'impianto eolico che l'Enel anni addietro aveva installato a Fiume Santo - in questi giorni la notizia la si dà ormai per scontata, e quindi di assoluta certezza - sta subendo lo smantellamento per essere poi regalato a Cuba come elemento, non solo di dono a una realtà piuttosto in difficoltà, ma come un qualcosa che nega completamente il produrre energia, e questa ne è la testimonianza pulita, nella nostra Isola.
Questo rispecchia appieno la mancanza di strategia, la mancanza di volontà di predisporre un progetto di sviluppo legato al sistema energetico sardo, cosa che francamente non facilita neanche poi il discorso per quanto riguarda poi i territori: viene demonizzato il carbone al nord, viene esaltato al sud, al momento di produrre l'impianto al sud viene demonizzato ulteriormente lo stesso carbone, si rischia di fare un guerra prima di campanile e poi una guerra tra poveri che non può produrre beneficio di nessun genere.
Ma, mi chiedo anche: l'investimento del nord, più di quello del sud, in un Governo come questo che è improntato al taglio e al risanamento come potrà veramente portare a concretezza le aspettative di questi due territori?
Non aggiungiamo la Saras, che nel bruciare il Tar dimostra ancora una volta che pur di produrre energia a basso costo, il problema ambientale passa in secondo piano. E su questo tacciono gli ambientalisti, forse c'è una convenienza maggiore a tacere piuttosto che ad esaltare una battaglia che, io ritengo, più che civile, di diritto delle stesse popolazioni che si stanno pronunciando in termini piuttosto negativi.
Dovremo parlare, come del resto si sta facendo già da tempo anche in quest'Aula, di una prospettiva diversa che è quella dello sviluppo e del lavoro, con un progetto che nella prossima finanziaria andremo a valutare ulteriormente, e poi apprendiamo dalla viva voce di una regione, che è la regione Emilia Romagna, attraverso il suo comunicato stampa, carta intestata, che ha deciso - e l'ha deciso per proprio conto, è questo che vorremo capire - che le attività che sta avviando nel sud coinvolgono anche la regione Sardegna nella realizzazione di reti di distribuzione del gas metano e la gestione delle stesse per circa 30 anni, nella regione Sardegna, condotte in collaborazione con i consorzi delle cooperative "3C" di Bologna e "Concov"(?) di Forlì. Quindi, la costituzione di una società. E questo credo che sia in contraddizione con quanto fino adesso si è sempre detto, cioè che il discorso del metano non era soltanto un problema di carattere energetico - e quindi, di energia pulita, di riuscire ad avere una energia a costo uguale identico a quella che nella realtà italiana le altre regione hanno - ma doveva comportare anche una ricaduta di carattere economico e occupazionale. Io vedo, invece, che qui si decide in altre parti d'Italia, e che la ricaduta economica ed occupazionale passa nelle mani di un'altra regione che, credo, non abbia necessità di questo tipo di strategie per garantirsi un ulteriore spazio nell'economia e nello sviluppo di questa nazione. Ma la cosa più allucinante per chi legge questo comunicato, è la semplicità con cui viene portato a conoscenza di tutti, è la semplicità con cui altrettanta assenza si nota nel comunicato stesso della Regione Sardegna, che credo debba prendere atto che da altre parti decidono per suo conto e, quindi, l'aver abdicato alle proprie linee di sviluppo, alle proprie strategie, facendo apparire quasi che la Regione di per sé non esiste e che le decisioni che la riguardano più direttamente, come in questo caso, devono essere prese in altre realtà.
Io ritengo che a questo sia necessario opporsi con fermezza, ed è con altrettanta chiarezza che chiedo alla Giunta quali impegni e che cosa intenda fare e intraprendere per impedire questa ulteriore beffa. C'è chi combatte da anni questa battaglia e c'è chi, invece, ne prende e ne gode dei benefici. E per scherno si arriva anche ai comunicati stampa di questo genere, perché solo lo scherno può dare giustificazione, perchè altro non c'è.
Io mi chiedo se, in attesa che questa battaglia trovi la sua concretezza, non sia necessario da parte della Regione e della sua Giunta attivare tutte le procedure perché non trovi impreparata la stessa Regione, gli stessi imprenditori locali nel momento in cui, finalmente, a livello governativo si riuscirà ad avere la concretezza che fino a questo momento non c'è stata.
La spesa è piuttosto alta, le ricadute sono di diverso genere (le ho già elencate), ritengo che come suggerimento dato per iscritto nella stessa interpellanza possa essere coinvolta, per esempio, la nostra finanziaria in collaborazione con gli enti locali e l'imprenditoria sarda per creare società miste e adatte per la circostanza con professionalità accertata, e quindi, abbandonando l'improvvisazione, come solitamente purtroppo avviene in queste circostanze, per costruire noi e far sì che le ricadute siano solo ed esclusivamente sulla nostra Isola quella rete di distribuzione che comunque potrebbe essere sempre utilizzata.
Manca una precisazione: in quest'aula e in diverse circostanze si è dibattuto sul tipo di metanizzazione da attivare sull'Isola. Un pronunciamento del sottosegretario Macciotta, e quindi del Governo, diede ragione alla scelta del così detto "tubo", quindi del gasdotto. Oggi ritorna in auge un'altra strategia che è quella di riproporre un criogenico sulla costa nord dell'Isola, quindi nel golfo dell'Asinara, un criogenico di grandi dimensioni per poi, con un gasdotto, portare il metano nel resto d'Italia.
Io credo che su questa partita sia necessario ulteriormente fare grande chiarezza, perché non si può, a poche miglia di distanza, osannare finalmente la liberalizzazione dell'isola dell'Asinara, quindi con l'eliminazione del carcere a qualunque livello, e nel frattempo, mentre il Comitato provvisorio decide tutte le strategie, c'è da un'altra parte una volontà di costruire un impianto che non sarebbe certo il biglietto da visita migliore per quella realtà che ritiene di poter creare le giuste ricadute, quindi, da uno sviluppo improntato sul sistema ambientale e su quello turistico.
Su questo, ancora una volta, chiedo chiarezza, perchè diversamente, veramente, oltre a non essercene nel sistema ambientale, e cioè in quello di produrre energia pulita, non ce ne sarebbe neanche in quello di voler valorizzare, come da altre parti è già avvenuto e con risultati ottimali, parti del nostro territorio destinate a servitù verdi che dovrebbero, quanto meno, facilitare il discorso e non peggiorarlo alle realtà locali. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Presidente, la ringrazio. L'onorevole Giacomo Sanna ha colto l'occasione di un'interpellanza perchè ha - diciamo -un tema abbastanza specifico per sviluppare un ragionamento e una riflessione un po' su tutta la tematica energetica regionale.
Io intanto voglio informare il Consiglio che il gruppo di lavoro che a suo tempo fu costituito per lo studio del piano energetico è andato avanti, è a buon punto e dovrebbe essere in condizioni, entro il mese di ottobre, di fornire per così dire un primo progress, una prima elaborazione abbastanza compiuta da valutare anche come Amministrazione regionale e poi, eventualmente, da completare.
Cogliendo un po' il senso dell'intervento dell'onorevole Sanna, dico che la nostra vicenda energetica è una vicenda che deriva da una stratificazione di eventi che si sono succeduti nel tempo e che indubbiamente risentono del fatto che in passato non si è provveduto a una pianificazione a questo riguardo.
Così vi sono, appunto, gli interventi che riguardano le aree del Nord Sardegna, così vi sono gli interventi che riguardano sia il rinnovo delle centrali Enel nel Sulcis, sia la parte relativa alla gassificazione del carbone, una parte di energia che deriva dall'idroelettrico, anche se è parte modesta, l'obiettivo, che mi pare giusto e sacrosanto per una regione unica nel Mezzogiorno che a questo punto ne è priva, di perseguire anche la metanizzazione della regione Sardegna.
Rimane evidentemente dentro questo ragionamento tutto ciò che attiene alle energie alternative e alle energie rinnovabili, su cui pure nello studio che richiamavo del piano energetico regionale si sta riflettendo e vi sono delle proposte e delle linee di intervento. Per la verità il piano energetico regionale ha visto la luce in poche regioni italiane, credo un'altra, seppure lo ha portato a compimento, quindi, è stata una previsione di legge che non ha avuto finora buon esito, ma, io invece mi vado sempre di più convincendo che per quanto riguarda la situazione energetica in Sardegna noi dobbiamo provvedere a pianificare. Noi abbiamo un sistema chiuso, un sistema regionale che ha una produzione abbastanza rilevante in più rispetto al consumo che attualmente si realizza in Sardegna. Mi vado, per esempio, chiedendo se è giusto che il nostro sistema regionale, in un sistema paese integrato, debba rimanere un sistema chiuso. Sistema chiuso significa naturalmente che per ragioni di sicurezza occorre avere sempre una quota di energia in più da produrre, abbastanza elevata che, comunque, rappresenta una diseconomia.
Quindi, credo che l'opportunità di riprendere tutti i temi che sono stati richiamati dall'interpellante sia offerta nel momento in cui avremo una proposta di piano energetico regionale che il Consiglio dovrà esaminare, discutere, e così via.
Quindi, al momento mi limito solo a richiamare tutto questo insieme di eventi che si sono giustapposti nel tempo e che danno un determinato risultato, risultato che potrebbe essere anche nel senso di una sovrapproduzione di energia in Sardegna, che in parte esiste già oggi, che attiene, come dicevo prima, al tema della sicurezza, perchè un sistema aperto può supplire attraverso le regione limitrofe; un sistema insulare come il nostro questa possibilità non ce l'ha e quindi, mentre di solito il surplus di produzione in una regione continentale è di circa il 20 per cento, nel caso di una regione come la Sardegna, supera abbondantemente il 50 per cento in più rispetto ai consumi.
Ma, ripeto, sarà la discussione del piano energetico a consentirci di provare a mettere ordine in questo sistema, ipotizzando e valutando anche il ragionamento su un sistema aperto.
Noi non necessariamente dobbiamo essere sempre o un sistema chiuso o un sistema importatore; potremmo anche essere anche un sistema aperto ed esportatore in questa materia.
In questo quadro si può collocare anche il ragionamento sul metano. Io mi limito solo a questo momento, poichè sarà tema che sarà approfondito in sede di intesa istituzionale di programma, mi limito semplicemente a richiamare il fatto che sicuramente comunque, quell'intervento avverrà attraverso gara internazionale, onorevole Sanna e quindi, da questo punto di vista non dovremo avere particolari preoccupazioni.
Aggiungo anche che in fase di stesura da parte del Ministero, quel piccolo risultato se vogliamo, o comunque significativo risultato dell'abbattimento del costo energetico in attesa di avere il metano per i carburanti energetici sostitutivi del metano, su cui si era impegnato il governo nazionale che poi divenne legge nazionale.
Io non voglio entrare qui nel merito, per l'economia di tempo sul "tubo" che importa in Sardegna metano o sull'ipotesi anche del polo criogenico con il "tubo" che eventualmente possa anche esportare metano dalla Sardegna, con tutte le connessioni che qui sono state richiamate con gli aspetti ambientali.
Preferisco piuttosto in quest'occasione, ma non per sfuggire ai temi che l'onorevole Sanna ha sollevato, ma perchè appunto avremo l'occasione di farlo e discutendo del piano di metanizzazione e discutendo di piano energetico, di entrare più puntualmente nel tema.
Più nello specifico per quanto riguarda, invece, l'interpellanza, io vorrei subito dire che su questa interpellanza io vedo una serie di, probabilmente, fraintendimenti. Li voglio derubricare semplicemente a fraintendimenti.
Noi siamo un paese e una regione che opera in una economia di mercato e di libera concorrenza. Credo che non ci sia forza politica in quest'Aula che voglia negare che il mercato è una componente importante dell'economia moderna, nel nostro paese, nell'Europa e nella Sardegna stessa. Credo che nessuno degli interpellanti voglia sostenere che il mercato va abolito. Se così è, allora, occorre essere coerenti in ogni circostanza, e quindi anche in relazione a quella contenuta nell'interpellanza.
Certo, onorevole Sanna, c'è la Cispe dell'Emilia Romagna, che è un consorzio delle municipalizzate di quella regione, che ha stipulato un protocollo con la Ital Invest, per promuovere investimenti sviluppo e occupazione nel Mezzogiorno insieme al sistema delle cooperative di quella regione.
Tutte le regioni del Mezzogiorno sollecitano, o verso il sistema cooperativistico o verso il sistema delle municipalizzate delle regioni più forti o verso il sistema delle imprese (ed anche le cooperative sono imprese), forme di collaborazione con le regioni del Mezzogiorno.
Il Governo nazionale sta individuando addirittura uno strumento della programmazione negoziata che sono, diciamo, questi contratti d'area realizzati in forma di parternship con altre regioni del centro nord e quindi con vantaggi sia per quelle regioni sia per le imprese che, provenendo da quelle regioni, realizzano delle filiere di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno.
Io credo che in tutto questo non ci sia niente di illegale, credo che sia tutto legittimo, anzi ritengo che sia persino utile per il mezzogiorno, ma certamente coerente con le regole della libera concorrenza.
C'è un società, la Metano Sarda S.p.A., già proprietaria di ItalGas e di Agip Petroli che, ad un certo punto, viene messa sul mercato con un un'offerta pubblica di vendita. Alla gara hanno partecipato ben 8 imprese, la procedura si è svolta sotto la supervisione di un advertiser internazionale, onorevole Sanna, si sono aggiudicate le azioni della Metano Sarda, il Consorzio delle cooperative costruzioni di Bologna e il consorzio cooperative di Forlì.
Io non credo che in tutto questo ci sia niente di riprovevole o che contraddica, appunto, quelle regole di concorrenza alle quali tutti ci ispiriamo e sulle quali tutti ci dichiariamo d'accordo. Se fosse stata una cordata di cooperative e di imprese venute dalla Lombardia o dal Veneto, avremmo ugualmente sollevato le tematiche che sono state sollevate?
E` un quesito che io mi pongo, anche un po' polemizzando, perchè la coerenza non può essere invocata nei giorni festivi e negata in quelli feriali.
La Metano Sarda ben prima di essere immessa nel mercato aveva stipulato con il Comune di Sassari una convenzione esattamente, onorevole Sanna, nel 1993, dunque in tempi non sospetti. La convenzione prevede la costruzione di un centro di produzione del gas, la realizzazione della rete e della distribuzione con investimenti pubblici e privati nazionali, comunitari e della società stessa.
Se mal non ricordo, ai tempi, e cioè nel 1993, era sindaco di Sassari il dottor Franco Borghetto, erano assessori Fraì(?) e Acciaro che sicuramente gli interpellanti conoscono molto meglio di me, perchè certamente amici dei loro rispettivi partiti.
Per completezza d'informazione, debbo anche dire che una convenzione è stata attivata nel 1995 dal Comune di Cagliari con l'obiettivo di realizzare lo stesso intervento di quello di Sassari, fra le altre imprese concorsero la Metano Sarda e il consorzio di cooperative di Forlì.
Qui c'è un articolo de L'Unione Sarda che io ho fortunosamente rintracciato e che risale al martedì 15 settembre di quest'anno, che richiama con dovizia di particolari, tutta questa tematica. Anche per il Comune di Cagliari, chi si è aggiudicato la convenzione? Se l'è aggiudicata il consorzio delle cooperative di Forlì.
Allora, mi viene un po' così, anche per alleggerire il tono dell'intervento, di chiedermi se il sindaco di Cagliari l'avvocato Mariano Delogu sia coinvolto nel cerchio infernale delle cooperative rosse, dei Comuni rossi e del partito rosso di cui si parla nell'interpellanza.
Io non credo. Sono imprese che hanno concorso in una regolare gara pubblica, secondo le regole vigenti, e sono prevalse. Su L'Unione Sarda c'è persino il ribasso maggiore rispetto alle altre imprese che è stata fatta da questa che si è poi aggiudicata la gara.
Io colgo, invece, in positivo la conclusione propositiva dell'interpellanza, e concludo. Il quesito è: le imprese sarde; creare imprese miste fra Comuni, SFIRS e imprese sarde; io credo che sia una proposta da considerare, è ovvio che occorre l'interesse degli imprenditori, l'interesse dei Comuni. Dico che a questo riguardo ci sono già delle iniziative in corso in diverse realtà che credo debbano essere incoraggiate e valutate positivamente, ma in un'economia di mercato è difficile che noi diciamo: "Fuori le imprese del Veneto o quelle della Lombardia" nel momento in cui il Comune di Cagliari, di recente, e il Comune di Sassari nel '93 bandiscono delle gare e tante imprese partecipano a queste gare e qualcuno è aggiudicatario.
Credo che non possiamo condizionare e dire: "Devono essere imprese sarde, occorre che necessariamente..." qui oltre che la volontà della Giunta, la volontà della SFIRS occorre che ci sia quella dei Comuni ed ancora più quella dell'impresa sarda, anche se mi farebbe piacere, a me che sono Assessore dell'industria, che le imprese sarde diventassero protagoniste anche nell'infrastrutturare il territorio, sotto ogni profilo e anche per quanto riguarda questo settore energetico.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna.
SANNA G. (P.S.d'Az.). Guardi, dire che non sono soddisfatto è poco, perché voler improntare una risposta nella polemica credo che non sia né il modo, né il caso; non c'era nessuna volontà di individuare né cooperative rosse, né cooperative bianche, ho letto un comunicato stampa della regione Emilia Romagna e su questo credo che non ci siano dubbi, se le serve una copia ce l'ho qua perché ce l'ho in più, gliela potrei anche fornire.
Il problema della Metano Sarda, sì in Giunta mi ha detto che c'erano Acciaro e Fraì(?), ma c'erano anche Gabriele Satta, Franco Leone, che credo che lei conosca benissimo insieme al sindaco Borghetto, quindi non è un problema di chi c'era in Giunta, assessore Pinna, bisogna inquadrare invece l'interpellanza in un'ottica completamente diversa, che la Metano Sarda, che in quel momento è nata, e guarda caso è nata qua a Cagliari, non è nata a Sassari, solo per correttezza non faccio nomi, è nata con un obiettivo, che dopo quella fosse una gara ciclistica sta a lei andare a verificarlo. una cosa è certa, che le azioni della Metano Sarda, guarda caso, sono finite per collocarsi in un determinato ambiente, in una determinata regione, e che decida poi di gestire per 30 anni oltre che realizzare la rete di distribuzione sulla nostra isola, per proprio conto, con un accordo di joint venture, che lei conosce benissimo perché credo che sia entrato in possesso di questo comunicato stampa, mi fa meraviglia che non preoccupi nessuno; qui possiamo spendere anche decine di miliardi o mille miliardi per il lavoro, la realtà è che quando si spendono denari per questa isola, questo prendiamone atto, il tutto avviene al di fuori, senza il coinvolgimento della regione Sardegna, guarda caso, Regione che pare non interessata alla rete di distribuzione nell'isola del metano e alla sua gestione per i prossimi 30 anni. Se questa è la vostra filosofia credo che avrete da ricevere qualche lamentela ma soprattutto credo che dovreste dare qualche giustificazione diversa da quella che è stata fornita a me.
PRESIDENTE. Con la replica dell'interpellante, il consigliere Sanna, si conclude la discussione dell'interpellanza.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Solo per chiarire che il Gruppo Forza Italia aveva rappresentato alla Presidenza di volere approfittare di tutte le opportunità concesse dal Regolamento per completare il numero delle domande da porre al Presidente e agli Assessori per il question time.
Mi darà atto che ho segnalato la circostanza, un operatore televisivo mi ha chiamato in quel momento ed è stato chiuso così. Lo dico solo per chiarezza perché c'erano questioni politiche che dovevano essere sottoposte nelle restanti domande al Presidente e alla Giunta, pur riconoscendo l'assoluta inutilità di questo strumento alla luce anche delle dichiarazioni rese dallo stesso Presidente e dagli Assessori.
PRESIDENTE. Prendo atto del chiarimento del consigliere Pittalis, avevo esaurito l'elenco degli interpellanti, c'è stato questo momento, ho dato la parola anche a qualche altro collega che nel frattempo si era assentato, non avevo avuto notizie ulteriori, non mancheranno occasioni, magari non utilizzando lo strumento question time ma delle interpellanze, chiarire di aprire il dibattito su tutti i temi che sia il Gruppo di Forza Italia che gli altri Gruppi ritengono essenziali.
Mi dispiace di questo malinteso ma certamente non intendevo interrompere io la sequenza delle domande, forse c'è stato un difetto di comunicazione.
La seduta termina stamattina, per consentire anche i lavori ulteriori delle Commissioni che devono esaminare l'altra parte degli emendamenti, riprendiamo oggi pomeriggio alle 17.00.
La seduta è tolta alle ore 12 e 53.
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