Seduta n.272 del 05/08/1993
CCLXXII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
GIOVEDI' 5 AGOSTO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
indi
del Vicepresidente SERRENTI
indi
del Presidente FLORIS
INDICE
Dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sulle dimissioni dell'Assessore dell'igiene e sanitàe dell'assistenza sociale. (Discussione, presentazione e approvazione di o.d.g.):
CABRAS, Presidente della Giunta ……….
COGODI .................................
MERELLA ..............................
PORCU....................................
PUSCEDDU ...........................
PULIGHEDDU.......................
MANNONI .............................
DADEA ...................................
TAMPONI ..............................
PUBUSA .................................
ORTU ......................................
SCANO ...................................
PAU .........................................
MORITTU................................
Nomina dell'Assessore dell'igiene e sanitàe dell'assistenza sociale. (Presentazione e approvazione di o.d.g.):
CABRAS, Presidente della Giunta …….
(Votazione per appello nominale di o.d.g) ………..
(Risultato della votazione) ......
Giuramento dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ………
La seduta è aperta alle ore 9 e 05.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 3 agosto 1993, che è approvato.
Dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sulle dimissioni dell'Assessore dell'igiene, sanitàe dell'assistenza sociale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sulle dimissioni dell'Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo siano evidenti a tutti i limiti entro i quali questa discussione che stiamo per iniziare si svolge. Il primo limite grosso è che il soggetto che più opportunamente l'avrebbe dovuta introdurre e promuovere non è presente nell'Aula, non è presente nei banchi della Giunta e quindi non vi partecipa direttamente.
Non vi partecipa direttamente - questo vorrei sottolinearlo - per una sua scelta precisa e autonoma; scelta sulla quale né la Giunta né, credo, nessuno del Consiglio abbia influito. La Giunta, infatti, nella sua collegialità non ha mai avuto l'opportunità di discutere il merito delle questioni che sono oggetto di questa nostra riunione di stamattina Seppure merita rispetto la scelta che è stata fatta, perché ovviamente ha le sue motivazioni, sicuramente sarebbe stato più opportuno che questa scelta così definitiva, si fosse determinata dopo una discussione che in realtà non si è potuto, o meglio non si è voluto svolgere. Questo mi sembrava opportuno dirlo in introduzione anche perché io confesso che la procedura che abbiamo seguito in questa occasione è una procedura anomala, e soltanto per evitare discussioni sul contenuto del Regolamento, o comunque su come più opportunamente si doveva procedere, la Conferenza dei Capigruppo ha all'unanimità trovato questa soluzione; però mi pare giusto sottolineare che è una soluzione che, a mio giudizio, crea un precedente nella vita di quest'Aula che non mi sembra corretto, nel senso che un dibattito sulle dimissioni dell'Assessore si sarebbe potuto più opportunamente sviluppare all'atto della proposta della nomina del nuovo Assessore, e ogni consigliere avrebbe potuto esprimere la sua opinione e pronunciarsi a conclusione di quel dibattito in maniera compiuta.
In ogni caso, poiché questa è stata la decisione dei Capigruppo, a questa mi attengo e svilupperò alcune considerazioni nel merito non delle dimissioni, ma di come esse si sono determinate e lo farò con un certo imbarazzo, consentitemi, trattandosi di questioni che non sono state oggetto, formalmente, di discussione della Giunta, ma di cose che sono state dette in una conferenza stampa, quindi fuori dalle sedi istituzionali. Pertanto può essere anche che io non riesca a cogliere completamente il senso delle questioni che sono alla nostra attenzione; quindi chiedo scusa in anticipo se darò una interpretazione non autentica e quindi trarrò delle conclusioni che possono essere non del tutto adeguate all'entità dell'argomento. Vorrei intanto sottolineare un primo punto che mi sembra importante in tutta questa vicenda, e cioè che la funzione di governo non è una funzione tecnica, e insisto su questo principio. La funzione di governo non è una funzione tecnica né, consentitemi di dire, è in tutte le sue manifestazioni una funzione cosiddetta super partes; la funzione di governo è una funzione che comporta scelte ed è per questa ragione che essa è espressione di una maggioranza politica. Pertanto, poiché è espressione di una maggioranza politica, il principio di rappresentatività del Governo nella sua collegialità e di ciascun componente del Governo è un presupposto necessario per l'azione dell'Esecutivo, perché possa svolgere correttamente la sua funzione. Io credo che questo punto sia da tenere presente per l'oggi e per il domani perché spesso leggiamo che poiché abbiamo determinato una grande svolta nella vita dell'istituzione autonomistica, quando abbiamo determinato l'incompatibilità della carica di Assessore con quella di consigliere, quindi di legislatore e di controllore dell'attività di governo avremmo in questo modo secondo alcuni introdotto, secondo altri neutralizzato la funzione di governo. Io credo che questo non sia il senso della legge che abbiamo approvato ma se fosse questo mi permetto di sottolineare che dovremmo ridiscutere subito in quest'Aula questo principio fondamentale perché correremo il rischio di determinare una involuzione negativa nella corretta dialettica e nel confronto che si deve sviluppare fra il Governo e l'Assemblea legislativa.
Dunque se questo è corretto, e io ritengo che sia corretto, vorrei fare una prima considerazione su una delle ragioni per le quali l'ex Assessore alla sanità ha rassegnato il suo mandato. Mi riferisco alle ragioni formali che ha indicato nella sua lettera. Ha parlato di ragioni politiche e morali. Ebbene la ragione politica, secondo la mia valutazione, è da ricercarsi soltanto nel fatto che è entrato in crisi, è venuto meno il suo rapporto di rappresentatività con una parte importante della coalizione che sostiene il Governo. Quindi, a suo giudizio, è venuto meno un presupposto necessario, e io condivido, perché potesse continuare a svolgere la sua funzione.
Sul secondo aspetto che ha indicato sempre tra le ragioni, ripeto formali, delle sue dimissioni, sulla cosiddetta ragione morale che accompagna la ragione politica, sono un po' più in difficoltà nel fare delle valutazioni; perché nel corso degli otto mesi di esperienza, in nessuna occasione, e sottolineo in nessuna occasione, la Giunta è stata posta dinanzi a problemi di questa natura.
Le difficoltà che noi abbiamo dovuto affrontare sono difficoltà che possiamo considerare di ordinaria amministrazione, nel senso che sono simili alle difficoltà che altri colleghi della Giunta hanno affrontato nel corso del loro mandato. Si tratta di difficoltà legate ad un difficile rapporto con la struttura burocratico-amministrativa regionale che si è ingigantita nel tempo con leggi che si sono sovrapposte e che spesso hanno introdotto malgrado la volontà di razionalizzare elementi di irrazionalità nella organizzazione complessiva. E' un rapporto difficile che non si verifica soltanto in un ramo dell'amministrazione, ma direi nella generalità. In questa Assemblea siedono colleghi che hanno avuto in passato esperienze di governo e possono testimoniare che quella di cui sto parlando è una realtà che non viviamo da otto mesi, ma da molto tempo e che stiamo cercando di modificare, con la fatica che sappiamo.
Per quanto riguarda i problemi concreti del settore, io vorrei ricordare che, fino a non più di tre anni fa - non ricordo esattamente la data - la funzione della Regione nella sanità era quella di certificare e di pagare la spesa, cioè, sostanzialmente, noi eravamo deresponsabilizzati perché a fine anno la spesa in bilancio veniva totalmente coperta dai trasferimenti dello Stato. Da quando l'amministrazione centrale ha storicizzato la spesa a una certa data e ha stabilito, che le amministrazioni regionali, che avessero speso cifre maggiori di quelle fino a quel momento trasferite dallo Stato, avrebbero dovuto concorrere alla maggiore spesa con le risorse proprie, abbiamo cominciato a confrontarci con una realtà con la quale non avevamo fino a quel momento avuto l'opportunità di confrontarci. Contemporaneamente, però non sono stati trasferiti i poteri alle Regioni in materia. Faccio un esempio: noi abbiamo visto ridotti i finanziamenti da parte dello Stato, ma contemporaneamente non sono stati trasferiti alle Regioni poteri di decisione in materia, per esempio di spesa farmaceutica, e quant'altro. Né tanto meno sono aumentati i nostri poteri in materia di organizzazione per quanto riguarda la sanità. Questo, come molti di voi sanno, e uno dei grandi temi di confronto e direi di confitto fra l'insieme delle amministrazioni regionali e lo Stato, in questa fase di transizione. Richiamo queste cose per dire che alcune decisioni, che sono state adottate nel corso degli anni passati dalle Giunte che hanno avuto la responsabilità di governare la Regione, possono anche essere oggi in contraddizione con questo quadro di riferimento amministrativo e finanziario. Questo non significa, però, che queste decisioni siano state il frutto di valutazioni fatte a cuor leggero o semplicemente con l'obiettivo di creare disordine nel settore della sanità. La storia va letta dall'inizio, non si possono leggere soltanto gli ultimi dieci mesi. Per esprimere un giudizio su questa materia bisogna tornare un po' indietro negli anni e vedere come la Regione, nel corso del tempo, ha sviluppato le sue decisioni in questa materia. Certo è più difficile oggi decidere in materia di personale della sanità, non avendo la certezza, come la si aveva qualche anno fa, quando le spese in più autorizzate venivano automaticamente coperte dai trasferimenti dello Stato. Si scarica sulla Regione una esigenza di scegliere in questo campo, che ieri non c'era, per cui ciò che veniva chiesto al Governo regionale dalle diverse amministrazioni delle Unità Sanitarie Locali, veniva accolto nella generalità dei casi. Oggi questo non si può più fare ed è chiaro che tutto ciò che è stato fatto anche negli ultimissimi anni, in particolare quando c'è stato il blocco delle deroghe autorizzate con i decreti che si sono succeduti negli ultimi anni, in particolare nel 1992, ha creato una situazione di difficoltà che ha richiesto una riverifica e ricalibratura delle autorizzazioni concesse, in relazione alle disponibilità della spesa. Questa non è una difficoltà che si è determinata per un conflitto all'interno della Giunta regionale o fra la Giunta regionale e il Consiglio. E' una situazione con la quale ci siamo dovuti misurare per le ragioni che ho ricordato e che sono state e sono ancora oggi oggetto di una attenta valutazione in stretto rapporto fra chi ha il dovere di far quadrare il bilancio e chi rappresenta situazioni importanti, situazioni di rilievo, ma pur sempre situazioni che devono trovare un punto di incontro anche con l'insieme dell'Amministrazione.
Sulle nomine: le poche occasioni che abbiamo avuto di discutere di nomine all'interno della Giunta non sono state momento di conflitto all'interno della Giunta. Tutte le decisioni sono state assunte senza che ci fossero da parte di nessuno obiezioni di sorta. Questo risulta agli atti e dalla testimonianza dei colleghi della Giunta che sono qui con me e che quindi possono, certamente non in questa sede, testimoniare quello che sto dicendo. Pertanto io non sono in condizioni di esprimere un giudizio sui cosiddetti aspetti morali che sono stati richiamati dall'Assessore.
Questi sono i fatti così come si sono svolti nella sede propria. La ragione per la quale io e gli altri colleghi della Giunta abbiamo ritenuto di rimanere al nostro posto è che non condividiamo le valutazioni che sono state espresse dall'Assessore all'atto delle sue dimissioni. I problemi della sanità - per concludere rapidamente - sono qui tutti davanti a noi e non solo da oggi. Il complicato e difficile cammino che abbiamo di fronte, che si sta via via determinando anche per la forte pressione che le autorità regionali stanno esercitando nei confronti del Governo centrale, implica un decentramento di poteri decisionali che consenta di responsabilizzare maggiormente le Regioni e di arrivare ad una più attenta ed equilibrata valutazione delle decisioni che si adottano. Dobbiamo smettere di essere noi responsabili di una spesa che non viene decisa da noi, ma in altra sede.
C'è poi una ulteriore considerazione che mi pare opportuno fare: stiamo parlando di sanità e capita spesso capita che la sensibilità acuta che noi tutti abbiamo, e che è presente nell'opinione pubblica, per i problemi di questo settore, spesso venga utilizzata non per risolvere questi problemi, ma solo per agitarli. Io credo che noi abbiamo, invece, tutti il dovere di non utilizzare impropriamente questa acuta sensibilità ma di utilizzarla propriamente e quindi di proporci non di agitare i problemi della sanità, ma di lavorare duramente, come noi abbiamo fatto fino adesso, e come ci proponiamo di continuare a fare, con la consapevolezza che questa è la reale volontà e il reale intendimento del Consiglio e di ciò che il Consiglio rappresenta, per risolvere i problemi di questo settore.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Dico subito, signor Presidente, colleghi, della delusione, direi anche dell'accresciuta preoccupazione che le dichiarazioni rese dal Presidente della Giunta introducono nel confronto in questa Aula. Vi è un tentativo veramente assurdo di minimizzare, di sorvolare, direi quasi di occultare, di liquidare una situazione, un vero e proprio caso politico, una questione di prima grandezza, con delle argomentazioni un po' formali, un po' tecnicistiche. Sfugge alla considerazione del Presidente della Giunta regionale la sostanza del fatto che è gravissimo e che è e rimane un fatto politico. Un Assessore regionale, che è sì investito di una funzione politica, ma che è anche un pubblico amministratore, si dimette dall'incarico dichiarando che sono venute meno le ragioni politiche e morali per la prosecuzione nell'esercizio della sua funzione e, perché non vi siano dubbi dichiarava - poco importa se in sedi formali o informali, se nella lettera ufficiale o nella comunicazione con l'opinione pubblica, comunque in una conferenza stampa convocata nella sede della Regione - che è stato messo nella impossibilità di adempiere alla sua funzione. Non si può dire che le ragioni politiche consistono in una crisi di rapporto tra l'Assessore alla sanità e il suo partito, per cui la questione quasi non esiste, è solo un problema di rapporto fra l'Assessore e il suo partito. Non si può dire che le ragioni morali consistono nel non aver capito che vi sono difficoltà obiettive e che i problemi della sanità sono problemi complessi. Io vorrei tornare al fatto: qui ci troviamo di fronte ad una ipotesi di dimissioni forzate, indotte, di espulsione dai ranghi del Governo regionale di un Assessore che denuncia una vera e propria attività vessatoria nei suoi confronti e un condizionamento psicologico e materiale che le avrebbero impedito di svolgere la sua funzione. Io non credo che si tratti di battute o di modi di dire superficiali quando si parla di attività spionistica dell'attività pubblica di un Assessore. Evidentemente con questo non si intende parlare di servizi segreti, ma di una sorta di attività di pressione, di osservazione da presso della sua attività che ha tolto a un Assessore regionale la serenità, la libertà di operare. Così come non si tratta di procedure, di metodo, di mera opinione se si vuole, quando si denuncia il fatto che siano state trafugate pratiche, non come fatto in sé ma come impedimento, come attività di disturbo dell'attività politica e amministrativa di un Assessore regionale, caro Presidente, della sua Giunta. La questione riguarda anche lei in quanto Presidente, anzi la riguarda principalmente. Non si può dire: "Ma noi non abbiamo saputo, noi non ce ne siamo occupati". Fino a un certo punto non avete saputo, ma l'Assessore della sanità qualche giorno prima ha denunciato questa situazione di pesantezza, la Giunta avrebbe potuto almeno allora occuparsene. Ma si dice che è una crisi di rapporto politico fra l'Assessore e il suo partito. E' troppo poco. Io ritengo che non sia consentito né sul piano politico, né sul piano giuridico istituzionale liquidare in tal modo questa questione. Sul piano politico perché nel nostro sistema costituzionale vige ancora la regola della divisione e della distinzione dei poteri e il Consiglio, quindi anche i Gruppi politici presenti in Consiglio, hanno una funzione di partecipazione alla legislazione, all'indirizzo e al controllo, all'alta amministrazione della Regione, ma né il Consiglio, né i Gruppi che siedono in Consiglio, né i singoli consiglieri hanno nessun potere dispositivo nei confronti di nessun Assessore, comunque e da chiunque indicato. Per quale motivo, questa Regione che si vanta di avere introdotto, anticipando riforme nazionali, il principio della incompatibilità fra la carica di consigliere e quella di Assessore ha voluto introdurre questo principio della distinzione di funzioni che sono entrambe funzioni politiche - quella legislativa e quella di governo - ma restano funzioni distinte? Per che cosa ha voluto introdurre questo principio, se non per garantire di più l'esplicazione libera delle diverse funzioni? Oppure davvero attraverso il principio dell'incompatibilità si è voluto operare un aumento del ceto politico; 80 consiglieri più 12 assessori, senza cambiare realmente la sostanza delle cose? Io credo che noi dovremo operare questa riflessione e iscrivere questo caso nella stagione politica che viviamo, la stagione politica delle riforme non più solo annunciate, la stagione politica addirittura ritenuta di rivoluzione in atto, cioè di novità sostanziali di metodo e di sostanza e quindi verificare se quanto sta accadendo nella nostra Regione si inserisce in questa nuova stagione o invece non è un portato della più becera vecchia politica.
D'altronde questa maggioranza e questa Giunta soffrono di un vizio originario; quando si sono costituite noi abbiamo denunciato il modo negativo attraverso cui questo avveniva, negando che questa Giunta rappresentasse la transizione dal vecchio al nuovo modello politico, perché di nuovo non c'era proprio nulla, perché la designazione degli Assessori è stata portata avanti nel modo più vecchio, più antico. Non ci siamo dimenticati, è roba di pochi mesi fa, le quattro Giunte presentate nel giro di cinque giorni, con Assessori che apparivano e scomparivano dell'elenco proposto all'Aula secondo le richieste di partiti, correnti, uomini forti dei partiti. Così è nata questa Giunta! Eppure noi avevamo sperato che questa debolezza, questo vizio iniziale potesse essere, attraverso la buona volontà, superato. Noi dicevamo allora, e forse oggi si capisce di più il significato delle nostre affermazioni, che questa transizione avrebbe potuto essere reale se fosse stata garantita dalla presenza di gente espressione della migliore cultura autonomistica, gente capace, capace di professionalità e capace di autonomia, che potesse porsi, non in modo neutrale, perché non esiste in politica la neutralità, ma in modo corretto, vitale nei confronti dell'assemblea legislativa, ove l'unica competizione sul piano politico fosse quella tesa a dimostrare il sapere far meglio per individuare soluzioni ai problemi della Regione. Tutto questo non si è verificato e ciò ha indotto il nostro Gruppo a ritenere non valida l'esperienza che si andava varando, e quindi a porci all'opposizione.
E da questo vizio originario che sono derivate progressivamente ulteriori degenerazioni. Eppure noi pochi dell'opposizione, noi, pochi numericamente, abbiamo ugualmente prestato attenzione, abbiamo partecipato positivamente alla vicenda politica consiliare e di governo della Regione; noi pochi della opposizione, abbiamo fornito contributi non marginali e non indifferenti anche contro la tecnica della imboscata permanente e organizzata che, in quest'Aula, una parte consistente di questa maggioranza ha messo in pratica. Questa maggioranza, che è numericamente grande sulla carta, è molto ridotta nella realtà perché quella che si chiama pattuglia non è una pattuglia, perché venti franchi tiratori permanenti riducono di un terzo la rappresentatività politica di questa maggioranza. Però tutti partecipano quando c'è da designare, quando c'è da ripartire, quando c'è da nominare. Noi pochi della opposizione abbiamo garantito la funzione dell'opposizione, perché senza opposizione la democrazia non funziona. Questa è una funzione che doveva e deve essere garantita e noi stiamo compiendo il nostro dovere nel garantirla, per niente ringraziati - ma non vogliamo ringraziamenti -, anzi spesso guardati con fastidio, spesso disturbati, inutilmente debbo dire, o nell'indifferenza di molta gente che immaginava che l'arroganza dei numeri avrebbe potuto essere una soluzione per tutti i mali. Non è così! Quando all'arroganza dei numeri si accompagna la debolezza politica i risultati sono questi: la struttura cede e le dimissioni dell'Assessore della sanità sono il crollo di uno dei pilastri e io non comprendo come lei, Presidente, e voi Assessori non sentiate questa responsabilità, perché da oggi ognuno di voi è più esposto, ognuno di voi è più responsabile. Voi non potete liquidare la questione Marrosu come un problema di difficoltà di rapporto politico di carattere personale di un Assessore con un gruppo politico. L'Assessore si è dimesso dicendo: "Mi ribello ai feudatari, mi ribello all'infeudamento, mi ribello al metodo". Voi dovere dire e dimostrare che non esiste un infeudamento politico. L'assessore Marrosu era un assessore incaricato di funzioni politiche, è chiaro ed evidente, come ognuno, ma era un cosiddetto Assessore tecnico cioè una persona capace chiamata a svolgere una funzione tecnico-politica. Non si può prescindere dal giudizio e dalla qualità iniziali riconosciute alla persona rispetto al tentativo oggi evidente, io direi anche ingiusto, ingeneroso di liquidare così il caso: "Si è dimessa, facciamo un altro Assessore". Sarà ugualmente tecnico, sarà ugualmente bravo, sarà ugualmente espressione della società civile e dicono le cronache dei giornali che è anche esponente del movimento delle riforme. Se questo è il modo di fare le riforme, di vivere le riforme, qui bisogna cambiare molti nomi a molte cose, perché la prima riforma è dare conto del perché una persona espressione autentica della società civile ha dovuto gettare la spugna, fare una denuncia forte, andarsene senza neppure, da parte del Consiglio regionale, la soddisfazione di sapere se i fatti che ha denunciato sono o no fatti rilevanti. Io non conosco molto dell'attività di governo dell'Assessore della sanità dimissionario. So alcune cose, come dobbiamo saperle noi come consiglieri regionali; so che ha proposto un riordino delle Unità Sanitarie Locali, un riordino vero, e che rispetto alla dispersione, ai grandi, medi e piccoli feudi della sanità, alle ventidue Unità Sanitarie Locali attuali, in ossequio anche alle decisioni del Governo, ha proposto la riduzione a quattro, a una addirittura, un coordinamento regionale. Si è detto: "Non quattro, ma sette o otto, o nove". Di fatto sono rimaste tutte, di fatto non se è fatto nulla, di fatto non è stato rispettato il termine del mese di giugno entro cui si doveva pronunciare la Regione. E' passato giugno, è passato luglio, il Consiglio sta andando in ferie. Se ne occuperà la Giunta insieme ai Ministri? Non è corretto tutto questo e l'Assessore aveva proposto una misura di riordino. Come si fa a dire che non c'è stato contrasto, e contrasto politico, posto che nessun riordino delle Unità Sanitarie Locali di fatto si verifica?
I consiglieri regionali sanno anche che l'Assessore della sanità ha fatto pervenire in Commissione bilancio una relazione documentata, ponderata, seria, che sicuramente ha fatto pervenire anzitutto alla Giunta, nella quale indica quali sono i molti scompensi del settore della sanità, dice quanto è esposta finanziariamente la Regione in materia di sanità e indica anche i modi attraverso cui procedere ad un risanamento finanziario che in parte è avvenuto in questi mesi e ne ha dato conto. Dice anche che o la Regione consente che si prosegua in questo risanamento finanziario oppure questo scompenso finanziario verrà pagato dai più deboli. E voi lo sapete, perché quel che rimarrà di scompenso finanziario lo dovranno pagare per legge o i malati attraverso un altro ticket regionale o i cittadini sardi attraverso una tassa regionale. E però in sede di predisposizione del provvedimento di assestamento del bilancio approvato ieri, non si è trovata la copertura finanziaria per questa spesa che rischia di andare a cadere sui più deboli, come è scritto in quella relazione, cioè o sui malati o sui cittadini. Come si fa a dire che non ci sono ragioni, non dico di conflitto perché poteva non essere un conflitto, ma ragioni di discussione politica rappresentate dall'Assessore alla sanità, secondo me, con verità e con competenza? Perché non dire e non riconoscere questo?
Io non ritengo sia sufficiente quanto la Giunta ha esposto per proseguire come se niente fosse accaduto. Noi, per la parte che ci può interessare, abbiamo il dovere di ascoltare e riflettere se questa intossicazione del potere, questa infezione, questo tentativo di impedimento continuo al rinnovamento che viene denunciato dall'Assessore dimissionario tocchi, chi più chi meno, tutti noi. Non possiamo dire: "Il fatto non sussiste". Questo non lo possiamo dire. L'Assessore dice: "Mi ribello a tutto questo, mi ribello come cittadino e come donna". E a me, e vorrei anche a qualche altro, di questi tempi, ma anche in altri tempi, chi si ribella a questo stato di cose, prima ancora che politicamente, istintivamente piace. Dice la Marrosu, dice l'Assessore: "Mi ribello come cittadina e come donna". Si può fare una riflessione e non necessariamente per inciso, sul fatto che l'unica donna chiamata a una funzione pubblica importante in questa Regione, in questa compagine di governo, esce da questa compagine in questo modo, con la pretesa da parte di tutti quelli che l'avevano chiamata a questa funzione di liquidare la questione come un fatto minore, quasi come un'isteria: "Non ce la faceva, aveva una crisi di rapporto con il suo partito e se n'è andata". Non è vero, non è così, o meglio non è solo cosi. Questo non rende onore non dico alle persone, ma non rende onore alla politica. E se fosse necessario un elemento di conforto o di prova sulla giustezza di alcune considerazioni, io dico che questo proviene dal modo in cui la maggioranza ha proceduto alla individuazione - così come dicono le cronache - del nuovo Assessore. Dicono le cronache che si è riunito il Gruppo della D.C., dicono le cronache che lì è avvenuto il grande scontro tra i diversi gruppi di opinione, chiamiamoli così, che si è trovata, tra diverse ipotesi degne, degnissime, una soluzione mediana che non accontenta e non scontenta le diverse scuole di pensiero, che tutto ciò è avvenuto fino a ieri alle ore 17, che alle ore 17 e 30 la persona interessata ha saputo che era stata scelta per essere Assessore alla Regione sarda, che ha avuto un immediato incontro con il Gruppo che lo designava e col Presidente della Regione. Ieri alle ore 19, il Presidente della Regione proponeva che il Consiglio subito nominasse l'Assessore.
Va bene il decisionismo, la fulmineità delle decisioni, ma quale ricerca, quale confronto c'è stato nell'ambito della società civile - si dice così oggi - e della politica sarda, sulla persona che meglio, in questa condizione di estrema difficoltà, potrebbe, perché io ritengo che non sia definita la questione, assolvere a questa delicata importantissima funzione? La D.C. non può dire: "L'Assessore era nostro e quindi la sanità è roba nostra". A parte il fatto che se quell'Assessore era vostro ha detto che non lo è più. Voi dite: "Passi per l'Assessore, ma ci rimane la sanità". Ma anche la sanità non è vostra, è della Regione, è dei cittadini, è di tutti, anzi, proprio questa esperienza traumatica dovrebbe suggerire il superamento di questo rapporto politico e forse la soluzione dovrebbe essere cercata e trovata attraverso un diverso rapporto del Consiglio regionale con la personalità chiamata ad assolvere a questa funzione. Questo diciamo non solo noi del Gruppo Rinascita e Sardismo, questo dicono altri settori importanti della politica sarda e non comprendo perché anche su questo si voglia sorvolare. Il Partito repubblicano, che è anche componente della maggioranza, ha detto subito, pubblicamente: "Basta col padrinaggio politico". Il Capogruppo del Partito repubblicano ha detto in questo Consiglio regionale: "Le parole della Marrosu squarciano il velo su temi come la mancanza di trasparenza, il padrinaggio politico, il cancro che ha avvelenato la politica italiana e sarda; argomenti che richiedono un dibattito serio, capace di eliminare le disfunzioni del sistema politico regionale". Questa non è un'affermazione dell'opposizione per legittimare e giustificare se stessa. Vi è una riflessione in atto, seria, anche dentro questo Consiglio regionale, e dalla quale non si può prescindere.
Conclusivamente, quindi, il giudizio che noi diamo su tutta questa vicenda è un giudizio preoccupato; e la soluzione che proponiamo è quella, se non si vogliono aggravare i danni e complicare ancora le cose, di non procedere frettolosamente alla pura e semplice sostituzione dell'Assessore.
Io ho dubbi anche sul fatto che il Presidente della Giunta possa assumere l'interim perché la funzione di Assessore in questa Regione, per legge, non può essere assunta da un consigliere regionale. Solo la funzione di Presidente può essere assunta da un consigliere regionale. Vi sono altri Assessori validissimi in questa compagine di Giunta che possono intanto garantire l'esercizio delle funzioni anche nel settore della sanità. Si dia a questo Consiglio regionale, alle forze politiche, il tempo necessario per trovare, rispetto alle cose che sono state denunciate, una soluzione vera di governo che vada oltre le difficoltà che sono emerse nel settore della sanità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Merella. Ne ha facoltà.
MERELLA (Gruppo Laico federalista). Signor Presidente, colleghi consiglieri, mentre il Presidente della Giunta faceva le sue dichiarazioni pensavo a quanto ieri, sicuramente in un momento non appropriato, dicevo sulla questione più generale dell'assestamento di bilancio e mi soffermavo a fare delle riflessioni sul contesto politico nel quale questo impegno dell'Assemblea avveniva. Dico subito, signor Presidente, che mi pare di aver trovato fortissime coincidenze tra l'episodio delle dimissioni della Marrosu, dell'Assessore della sanità, e quello che sta avvenendo nel nostro Paese e nella nostra Regione. Proprio ieri, signor Presidente, è stata approvata definitivamente una legge elettorale molto importante, che rinnoverà il Parlamento. Io ieri, in quest'Aula, mi chiedevo con quale personale politico questo Consiglio regionale, che dovrebbe proseguire il suo lavoro fino al giugno 1994, si dovrà confrontare. Potremmo provare molte delusioni, perché per come è articolata la nuova legge elettorale verosimilmente il nuovo Parlamento avrà forti connotazioni di vecchio.
Io credo che la collega Marrosu abbia fatto un errore di valutazione nel momento in cui accettava la designazione ad Assessore; forse era convinta che si stesse aprendo una nuova pagina, e che i rapporti fossero quelli che nei media, nei dibattiti, nei confronti politici e nelle altre istituzioni e nelle altre sedi di rappresentanza, si andavano in quel momento delineando. La collega Marrosu non ha capito che questo era un Consiglio che era ed è figlio e credo che sarà figlio, anche dopo le elezioni del giugno del 1994, di un vecchio modo di essere e di pensare e quindi di quel fenomeno che sta venendo meno, molto lentamente, signor Presidente, cioè dell'occupazione delle istituzioni da parte dei partiti. La dottoressa Marrosu era convinta che improvvisamente con una bacchetta magica, quella bacchetta magica di cui parla talvolta l'amico Catte o di cui parla Savona, improvvisamente si squarciasse il velo della presenza penetrante dei partiti nelle istituzioni per lasciare il posto a un rapporto dialogico corretto, lineare, trasparente tra la società civile, lei rappresentante della società civile e l'istituzione rappresentativa. Così non è, signor Presidente, così non sarà, sicuramente anche dopo il giugno del 1994, perché le rivoluzioni non sono di questo Paese e credo che di questo dovremo fare tesoro per riuscire ad atteggiarci rispetto ai problemi che ci si pongono.
Io sicuramente, signor Presidente, non mi tratterrò così a lungo, come ha fatto il collega Cogodi, sui problemi soprattutto di natura politica che hanno portato alle dimissioni dell'Assessore della sanità. Io dico, signor Presidente, che lei non si è soffermato molto a lungo sul problema dei rapporti fra la Giunta e il Consiglio. Faccio riferimento proprio al disegno di legge sulla ristrutturazione e sulla riconversione delle Unità Sanitarie Locali. Perché obbligati e non certamente perché presi da furore riformatore, noi sapevamo di doverci impegnare su questo problema, però, signor Presidente, agli immemori voglio ricordare l'esistenza di una norma di legge poi disattesa che prevedeva che entro sei mesi dalla sua approvazione avremmo dovuto procedere alla ridefinizione e alla riperimetrazione delle Unità Sanitarie Locali. Sono passati moltissimi anni, il collega Tarquini me ne è testimone e quella norma è rimasta lettera morta. Alla sanità, quando venne varata e promulgata quella legge era l'assessore Pes. Oggi obbligati, signor Presidente, a riconfrontarci con questo problema noi stiamo assistendo a una strana iniziativa, non sappiamo quanto opportuna, che però aveva e non sappiamo se continuerà ad avere, il nascosto disegno di mettere in non cale l'iniziativa politica della Giunta.
Signor Presidente, il disegno di legge di riperimetrazione delle Unità Sanitarie Locali non è soltanto un problema di numeri, è un problema ben più profondo, che evidenzia quanto sia deteriorato il rapporto tra Consiglio e Giunta, almeno su questo aspetto. Questo è un problema politico a cui noi pensiamo che sia necessario mettere riparo, e su questo bisogna fare una doverosa riflessione. Noi siamo convinti che la sanità soffra di tali e tanti problemi così complessi che la sollecitazione a far sì che l'interim duri il meno possibile ci trova favorevoli e consenzienti. Però, signor Presidente, questo favore e questo consenso ha dei paletti ben precisi. E' necessario che sulla sanità il Consiglio dibatta a lungo e profondamente, anche alla luce del convincimento che la sanità non è una prateria, non è un territorio su cui correre e su cui recintare orticelli, come è stato per molti di noi. Il discorso delle deroghe, il discorso della spesa sanitaria, così totalmente fuori controllo, così come autorevolmente ha detto ieri il collega Selis, deve farci pensare.
Noi pensiamo che non si possano disperdere e sperperare, senza nessun risultato positivo, senza che il livello dell'assistenza sanitaria cresca, risorse così cospicue per una Regione sottosviluppata. Io ieri dicevo che noi avremo davanti un interlocutore molto più rigido, molto più severo, che cercherà di cancellare e di dimenticare il concetto fondamentale della solidarietà. In questo contesto, signor Presidente, noi diciamo che a settembre, al massimo il 30 ottobre, in Consiglio si deve aprire un grande dibattito, soprattutto sui problemi della sanità. Non è questione soltanto di ridefinizione delle Unità Sanitarie Locali. Il problema è che esse devono smettere di operare con bilanci a piè di lista, con preventivi che prevedono una certa spesa e consuntivi che splafonano del 20-25 per cento. E' necessario un blocco del turnover di tutte quelle figure inutili che sono oggetto di clientelizzazione permanente. Nell'ultimo anno, alla U.S.L. numero 1, sono state assunte 750 persone, e la Giunta di questo non ne ha contezza; e questo al di là delle deroghe, signor Presidente. Sembra che certe figure per esempio, le infermiere professionali, siano dei vuoti perdere. Vengono assunte, vengono assegnate ai vari servizi, dopo sei mesi scompaiono dai reparti, dai servizi, dalle divisioni e finiscono chissà dove.
Questa è una situazione di degrado. Se noi non vi porremo rimedio io credo che le conseguenze ci obbligheranno a renderci conto di questo fallimento totale.
Dicevo che è necessaria, signor Presidente, non solo la perpetuazione di un concetto di programmazione che è stato sempre tenuto in non cale, ma è necessario che entro il mese di ottobre il nuovo Assessore alla sanità venga a rendere conto a quest'Aula dello stato di salute della sanità in Sardegna, della situazione, delle duplicazioni, della sottooccupazione dei posti letto e dell'inutile presenza di strutture. Noi pensiamo che solo in questo modo, assumendo questi impegni, e rimanendo vincolati ad essi, noi possiamo tentare di dare un risposta, seppur parziale, ai problemi di non poco conto aperti dalla dottoressa Marrosu con le sue dimissioni.
Questa mattina abbiamo avuto l'opportunità di leggere sui giornali che esiste già un candidato, ne conosciamo la preparazione professionale, ne temiamo però l'impatto, e proprio questo verificheremo, basteranno novanta giorni, come i famosi cento giorni di Clinton. Noi diciamo che tra novanta giorni, se questi fatti si verificheranno, e si dovranno verificare perché il nostro consenso a questo impegno è legato, valuteremo se c'è una reale volontà di cambiamento, se c'è la capacità di capire, negli aspetti più importanti e negli aspetti più rilevanti, che cosa si è voluto fare con la separazione tra la carica di consigliere regionale e quella di Assessore.
Soltanto in questo caso noi a ottobre poteremo sapere se c'è veramente un passo in avanti o se pure, come anche è successo al Parlamento che ha dato la sensazione di non sentirsela di fare questo passo rivoluzionario, si intende lasciare che, indirettamente, con la presenza molto penetrante dei partiti, di fatto possano continuare a riverificarsi i fatti cui oggi noi stiamo assistendo. Se i partiti manterranno la stessa struttura e la stessa mentalità resteranno anche l'esigenza e il bisogno insopprimibile di operare secondo certe logiche e quindi di mettere nuovamente in piedi cose che oggi stanno per essere smantellate. Il nostro è un consenso condizionato e noi ci auguriamo che tutte le cose che abbiamo detto vengano tenute nel conto dovuto e che a ottobre ci si possa rivedere per discutere ampiamente di questi problemi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, indubbiamente l'intervento dell'onorevole Merella è stato per certi versi molto stimolante, anche perché l'onorevole Merella mostra, dopo un lungo cursus honorum della politica, la capacità di entusiasmarsi per il nuovo. Lei, onorevole Merella, è anziano di militanza politica, però è ancora veramente giovane e mostra di condividere molto del nuovo. Effettivamente, l'ansia del nuovo è un'ansia che coinvolge molti, sia a livello individuale che di forze politiche. Speriamo che questo nuovo sfoci in cose più chiare, di questo consenso condizionato che il partito repubblicano ha testé ufficialmente, tramite il suo Capogruppo in Consiglio, proposto alla Giunta Cabras. E questa è una delle novità politiche, onorevole Presidente della Giunta; c'è un partito che pure fa parte della Giunta che non è più incondizionatamente con lei. E' un consenso condizionato alle cose che ha sottolineato poco fa l'onorevole Merella, e quindi si apre un nuovo fronte nella discussione politica che, in questo agosto piuttosto caldo per la Sardegna, noi stiamo svolgendo. E allora, onorevole Cabras, è confermata ancora una volta la giustezza della nostra posizione, quando noi abbiamo chiesto le dimissioni della sua Giunta, dimissioni che noi riteniamo siano, al momento, assolutamente doverose nei confronti della situazione che si è creata.
Vede, onorevole Presidente, noi abbiamo scherzato parecchie volte; ricorda la questione della Giunta che qualcuno chiamò Giunta Lazzaro o Giunta lazzarona, perché lei riuscì a resuscitarla dopo che tutti la davano per morta? E' stata una dimostrazione di altissima capacità di cabotaggio, di capacità di disincagliarsi, di navigare a vista, in mezzo a scogli che affioravano in quel momento da tutte le parti; lei è riuscito a portare a termine quella impresa. Però mi permetta il Consiglio di riferirmi allo scenario in cui quella Giunta è nata. Sarò breve non annoierò nessuno. Nasceva quella Giunta dopo che il Consiglio regionale aveva varato una riforma elettorale che gli apologeti definivano la riforma che avrebbe portato la Regione finalmente a un regime di alternanza, alla fine del consociativismo tra le grandi forze politiche che, a detta di tutti, era stata la vera causa della crisi politica della autonomia sarda. Nasceva quindi sul presupposto, quella riforma, di dare agli elettori la capacità di scegliere tra varie coalizioni, tra coalizioni contrapposte, di scegliere da quale volevano essere governati. E invece, subito dopo quella riforma che nasceva su quei presupposti, ecco la grande, grandissima alleanza. Per la prima volta nella storia dell'autonomia, gli eredi del P.C.I., ora P.D.S., e la Democrazia Cristiana, non ancora destinata a chiamarsi Partito Popolare Italiano, si univano e davano luogo a questa grande alleanza che doveva in realtà cambiare il modo di governare che fino ad allora era stato seguito. Ed ecco la prima contraddizione: sulla base politica e istituzionale che chiedeva l'alternanza nasce invece una grande ammucchiata. Questo è il primo nodo che prima o poi doveva venire al pettine. Ma la grande Giunta Cabras nasceva anche sul presupposto di una emergenza politica, di un'emergenza sociale, di un'emergenza occupazionale, insomma della emergenza. Si diceva: "Possiamo rimandare di qualche mese il discorso della alternanza perché la situazione politica, istituzionale, occupativa, economica della Sardegna non permette dilazioni, bisogna assolutamente procedere con l'unità di tutte le forze cosiddette autonomistiche". Ebbene, onorevole Presidente, a questo progetto politico, che pure in quel momento poteva avere una sua rilevanza, poteva essere anche obiettivamente accettato, si è risposto con una Giunta regionale che è strutturalmente debole. E perché è strutturalmente debole, onorevole Cabras? Perché in realtà la Democrazia Cristiana, con la scelta dei tecnici esterni, non ha ritenuto di impegnarsi fino in fondo nella sua Giunta. Questa è la realtà, signori consiglieri: la D.C., il maggiore partito della Sardegna, non ha ritenuto di impegnarsi con i suoi cavalli di razza, sia pure di razza anglo-sarda o sarda pura, in questa Giunta. Ha tolto dal cappello a cilindro, che sempre deve accompagnare un bravo politico sardo ma soprattutto un capo corrente sardo della Democrazia Cristiana, questi famosi tecnici che, per la verità, nessuno se ne dolga, hanno in generale dimostrato una scarsa conoscenza istituzionale, hanno dimostrato un impaccio comprensibilissimo, onorevoli colleghi, un impaccio che soltanto adesso, dopo parecchi mesi, stanno riuscendo piano piano a superare. E mi sembra che questa debolezza politica, questa confusione istituzionale siano alla base di tutto quello che è successo.
Io chiedo che voi traiate le conseguenze da questa situazione. Non è vero che il modo di fare politica in Regione è cambiato; l'arrivo del P.D.S. nella stanza dei bottoni assieme alla Democrazia Cristiana si è rivelato sostanzialmente un "aggiungere un posto tavola", non ha realmente cambiato niente della situazione politica sarda. Si è rivelato soltanto un aggiungere un invitato al banchetto della Regione sarda. Si è soltanto rilevato un fatto di potere, che non ha portato nessuna conseguenza positiva, non solo nella situazione interna della Sardegna, con il più volte velleitariamente ricercato nuovo modo di governare, ma anche nei rapporti esterni. Nessuno in realtà ha visto crescere il peso contrattuale, come si dice oggi, della Regione sarda nei confronti del Governo centrale, solo perché il P.D.S. sardo si è unito con la Democrazia Cristiana nella gestione della Regione sarda. Non è aumentato niente, non c'è stato il minimo risultato positivo.
Si è rivelata, la Giunta dell'onorevole Cabras, che oggi si presenta in Consiglio per la sostituzione dell'assessore Marrosu, un'avventura di piccolo cabotaggio, un'avventura priva di colpi d'ali, un'avventura appesantita dal fatto che il rapporto tra la Giunta e il Consiglio si è sfilacciato, si è reso difficile, si è reso nebuloso. Non si riesce più nemmeno ad avere quel tipo di rapporto istituzionale che qualche volta in passato serviva a superare la difficoltà dei rapporti personali ed umani.
E' con questi presupposti che si arriva al caso più importante, quello che è venuto fuori per primo, il caso Marrosu. Io non posso insistere molto, signor Presidente, cari colleghi, sul caso della professoressa Marrosu, perché ella non è in aula in questo momento. Avrei preferito che fosse presente perché cercavo da lunghissimo tempo un'occasione di dibattito con lei, perché volevo dirle delle cose che non posso dire in sua assenza. Volevo dire alla professoressa Marrosu che, come consigliere regionale e come componente della Commissione sanità, ho il diritto di sapere le notizie dall'Assessore in carica e non tramite le interviste sui giornali. Ho il diritto di sapere in prima persona, come consigliere regionale e come componente della Commissione sanità. Non le devo leggere sui giornali, non devo accontentarmi dell'affermazione che si sta cercando un nuovo modo di governare e si sta rinnovando la sanità. Devo sapere i particolari della questione, al di là delle enunciazioni di principio che tutti quanti siamo bravi a fare, ma che soprattutto dobbiamo cercare di centellinare per non fare poi delle brutte figure. Volevo anche chiedere all'assessore Marrosu di spiegarmi perché mai quando chiedevo notizie, anche nel question time, sui problemi della applicazione della legge a favore dei malati di mente, essa mi rispondeva che tutto era a posto, ed ora mi accorgo, ad otto mesi di distanza, che bisogna fare un'altra legge, una legge di riforma della numero 15 per metterla in modo.
Volevo chiederle tutte queste cose e non gliele posso chiedere, e avrei voluto capire dalla viva voce dell'Assessore quello che tramite i giornali ancora una volta non si può capire. Cosa vuol dire questa storia delle spie e delle pratiche trafugate? Non siamo dei magistrati e forse ad essi bisognerà rivolgersi perché i fatti denunciati dall'ex assessore Marrosu sono veramente gravi. Condivido in pieno la richiesta dell'onorevole Cogodi quando dice: non sottilizziamo, non caviamocela con aspetti di carattere generale. C'è stata una denuncia pubblica, formale, per certi versi per noi inaspettata, perché conosciamo, onorevoli colleghi, il disordine esistente negli Assessorati; tutti abbiamo avuto modo di confrontarci con questo disordine, eppure non ci aspettavamo certo che un Assessore parlasse di furto di pratiche e di spie. E' una situazione assolutamente ingovernabile e instabile.
Vorremmo, al di là della comprensione umana che possiamo avere per una donna che si è dimostrata amareggiata da questa sua esperienza, capire quello che effettivamente è successo. Per questo siamo del tutto insoddisfatti, onorevole Presidente, della sua introduzione perché non è stata sufficiente a farci capire lo scenario, a farci comprendere perché si è arrivati a questo punto e che cosa è realmente successo.
Devo dire che, se è vero che la scelta fatta è quella di chiamare all'Assessorato della sanità di questa Regione un uomo di legge e di valore, mi dicono, come l'avvocato Steri, è una scelta appropriata, stante le denunce dell'ex assessore Marrosu. Avrà di che divertirsi quest'uomo di legge a mettere un pochino d'ordine nella bolgia descritta dall'assessore Marrosu. In questo senso forse è bene che alla sanità vada un avvocato piuttosto che un medico. Se il medico non è riuscito a sanare, l'avvocato forse riuscirà a difendere e a mandare qualche atto alla Procura della Repubblica. Noi lo speriamo, onorevoli colleghi.
Rimane il fatto che, a pochi mesi dalle elezioni regionali, il quadro politico isolano non può permettere la sopravvivenza di questa Giunta che è una Giunta destinata al piccolo cabotaggio, perché man mano che si avvicinano le elezioni gli interessi diventeranno sempre più conflittuali, diventeranno sempre più accesi, e i distinguo fatti adesso dall'onorevole Merella diventeranno dei macigni quando li faranno anche altre forze politiche. Non si riesce a capire come mai delle forze che si proporranno domani come alternative in vista del giudizio degli elettori, possano arrivare a quel giudizio tutte quante assieme. Quale sarà la discriminante? Direte voi agli elettori: noi abbiamo governato assieme per quest'ultimo anno e adesso dovete giudicare? Quale sarà la differenza, chi dovranno giudicare gli elettori? Come faranno a giudicare? Noi forse stiamo dando una boccata di ossigeno ad una Giunta che politicamente e già morta, e questa vicenda dell'assessore Marrosu sarebbe stata forse l'occasione giusta per sciogliere definitivamente i nodi politici che si intravedono all'orizzonte della vita della Giunta. Ma non si tratta qua di promuovere verifiche, si tratta soltanto di capire che lo scenario politico e istituzionale è completamente cambiato, che si va verso l'alternanza e che le due forze politiche maggiori continuino a governare assieme è soltanto una finzione a meno che - questo è uno scenario che noi desideriamo ma che non sappiamo se si potrà verificare - gli elettori sardi non puniscano in egual misura e radicalmente gli uni e gli altri e li costringano ad allearsi ma molto ridimensionati rispetto alla situazione attuale.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI
(Segue PORCU.) In conclusione, signor Presidente: conferma della richiesta da parte del nostro Gruppo delle dimissioni della Giunta Cabras, assoluta preoccupazione per le denunce fatte dall'assessore Marrosu e per lo scenario dei rapporti di Giunta e dei rapporti tra Giunta e Consiglio e tra forze politiche che questa vicenda lascia sul tappeto, ma anche una forte richiesta che finalmente il nuovo Assessore ponga i problemi della sanità al centro della discussione politica e consiliare.
Ha ragione su questo l'onorevole Merella: si deve discutere in Consiglio di questa questione che è veramente importante perché forse la sanità è l'aspetto più delicato, dopo quello occupativo, della questione sarda in questo momento. Con la sanità si confrontano giornalmente centinaia di migliaia di cittadini sardi. La sanità è il vero nodo dell'efficienza della pubblica amministrazione. Non si tratta soltanto di una questione di spesa o di economia; si tratta di una questione umana che coinvolge giornalmente migliaia di persone, che non può essere lasciata in mano alle più svariate improvvisazioni. Bisogna che ci sia un grande dibattito, e in questo senso devo dire che la Commissione sanità del Consiglio regionale ha cercato con umiltà di prendere posizione su questi problemi e sta facendo un buon lavoro, ma senz'altro, senza il concorso delle forze politiche del Consiglio, non si riuscirà ad ottenere quei risultati di efficienza che tanti vogliono sbandierare, ma che in realtà poi vengono annullati e mortificati da una pratica lottizzatoria e clientelare che deve assolutamente essere bandita dalla gestione della sanità. Non ci devono essere più pratiche lottizzatorie, non ci devono essere dei gruppi che premono per fare i loro interessi. Badate bene, non si tratta soltanto di gruppi, correnti e fazioni politiche; questi hanno una grandissima responsabilità di quello che è avvenuto, ma ci sono altri gruppi di pressione che hanno interessi altrettanto grandi nel mondo della sanità. Anche questi bisogna riportarli alla loro dimensione; bisogna fare in modo che cessi questo padrinaggio politico e questo padrinaggio delle clientele e delle lobbies nella sanità. Bisogna cercare di capire perché mai la Regione deve 100 miliardi ai farmacisti e forse altrettanti ne deve a quelli che forniscono le protesi ed altri prodotti alle Unità Sanitarie Locali. Bisogna capire queste cose sapendo che la Sardegna, il suo governo, la Regione verrà giudicata anche sulla base di questo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il dibattito che si sta sviluppando a seguito delle dichiarazioni del presidente Cabras sulle dimissioni dell'Assessore della sanità pone in evidenza aspetti particolarmente importanti che non possono essere sottaciuti. Pertanto non concordo con quanti possono ritenere che ci troviamo in presenza di una celebrazione ad esequie avvenute e pertanto che si sta svolgendo un rito inutile e superato. Rilevo, comunque l'inadeguatezza, come hanno fatto altri, di un dibattito sul tema importante dallo stato della sanità nella nostra Regione, che si svolge in assenza di chi ha sollevato critiche e perplessità. Per correttezza istituzionale sarebbe stato meglio se avesse promosso una pubblica riflessione nella sede istituzionale più appropriata. E' vero che i problemi che sono stati posti non possono essere elusi e che questo Consiglio deve fare una profonda riflessione sui problemi della sanità in Sardegna, sulla inadeguatezza dei livelli delle prestazioni erogate, che sono molto insufficienti, sul problema dell'incidenza della spesa sanitaria sul bilancio regionale, sulle ipotesi di riforma anche istituzionale e di governo legate agli adempimenti conseguenti al decreto legislativo numero 502, nel contesto di una considerazione che è quella che il pozzo del Fondo sanitario nazionale si è prosciugato e che occorre un diverso approccio su queste problematiche, all'insegna di una maggiore responsabilità, di una maggiore oculatezza nelle scelte, soprattutto cercando di riqualificare la spesa. Una consapevolezza che il Consiglio penso abbia presente e che ha ribadito anche ieri allorquando, a conclusione, della votazione sull'assestamento di bilancio e sulle modifiche alla finanziaria 1993, ha approvato l'ordine del giorno numero 10, che pone proprio il tema della riqualificazione rigorosa della spesa in funzione degli obiettivi dei servizi sanitari e al punto 5 dispone che occorre razionalizzare le grandi categorie di spesa con particolare riferimento alla sanità che viene posta in primo piano, alla forestazione e ad altri comparti dell'attività amministrativa regionale. Ritengo quindi che questo Consiglio non sia assente rispetto a queste problematiche e il fatto stesso che in occasione dell'ultimo question time l'assessore Marrosu abbia ricevuto un maggior numero di domande, rispetto agli altri componenti della Giunta, non vada interpretata come una manifestazione di mera cavalleria, ma evidenzi la profonda esigenza avvertita dal Consiglio di sottolineare la centralità delle problematiche sanitarie nella nostra regione.
Lo stesso fatto che all'ordine del giorno del Consiglio noi abbiamo due mozioni e due interpellanze relative alle dichiarazioni rese dal ministro De Lorenzo testimonia l'esigenza di arrivare ad una riflessione attenta sulle prospettive della sanità in Sardegna. Lo stesso dibattito articolato e il confronto che si è sviluppato, quando si è trattato di individuare i presidi di alta specialità, ha dimostrato che questi problemi erano presenti all'attenzione del Consiglio.
E' indubbio che ci sia una esigenza di riequilibro della spesa sanitaria, lo abbiamo sottolineato anche in una dichiarazione congiunta col collega Mannoni; nella nostra Regione occorre arrivare a un riequilibrio della spesa tenendo conto delle varie realtà territoriali e tenendo soprattutto conto che in materia di sanità non possono esservi aree privilegiate ed aree emarginate. Ma io ritengo che sarebbe stato forse più opportuno che questo Consiglio regionale fosse stato investito di una problematica che non riguardava singoli casi, ma era quasi la punta di un iceberg, di quanto sotto l'apparente calma del settore sanità andava sviluppandosi anche in Sardegna.
Noi abbiamo avuto non solo le dimissioni dell'assessore Marrosu ma, precedentemente a queste dimissioni, diverse dimissioni di amministratori straordinari delle Unità Sanitarie Locali. Non si è trattato di casi isolati e neanche siamo stati posti di fronte a motivazioni di carattere personale. Io ricordo altre dichiarazioni altrettanto dure rispetto ai problemi sollevati dall'intervista dell'assessore Marrosu, e il grande numero delle dimissioni di amministratori straordinari avrebbe dovuto indurre il responsabile della sanità a porre all'attenzione del Consiglio regionale una problematica che aveva necessità di essere affrontata in tutta la sua ampiezza, in tutti i suoi aspetti, anche perché era testimonianza di un disagio profondo. Quando degli amministratori affermano di non riuscire a svolgere il proprio ruolo, ciò significa che vi sono dei problemi, dei consolidati interessi nel mondo della sanità e vi è un'inadeguatezza a dare una risposta di governo rispetto alle esigenze e ai bisogni degli utenti e rispetto anche ai problemi dell'apparato amministrativo e sanitario che a questi bisogni deve rispondere. Su questi aspetti noi avremmo dovuto fare una profonda riflessione e questa vicenda, che nasce proprio a seguito della sostituzione di alcuni amministratori straordinari che si sono dimessi, ha aperto questo caso. Abbiamo appreso di un contrasto in Giunta sulle nomine che sono state proposte che hanno evidenziato un dissenso tra l'assessore alla sanità Marrosu e gli altri componenti della Giunta. Anche lo stesso Consiglio regionale ha avuto modo di occuparsi, seppure indirettamente, attraverso alcuni interventi che si sono svolti in Aula, del ruolo svolto dal Presidente del Consiglio regionale sulla vicenda che è stato da più parti stigmatizzato in quanto poco rispettoso del ruolo di garanzia istituzionale.
La lettera di dimissioni che è stata consegnata dà delle motivazioni di ordine politico e morale. Il presidente Cabras ha dato una lettura di queste interpretazioni che il Gruppo socialdemocratico condivide pienamente, anche perché forse la vicenda dell'assessore Marrosu ha un epilogo strettamente collegato al suo prologo, nel senso che si chiude nella stessa logica nella quale era iniziata. Lo stesso assessore Marrosu in una intervista del 30 luglio scorso alla precisa domanda se gli ostacoli nascessero da una difficoltà di rapporto con la Democrazia Cristiana o con la Giunta Cabras rispondeva testualmente che il Presidente della Giunta non c'entrava niente proprio e che i suoi problemi nascevano nel rapporto con la Democrazia Cristiana. Nella stessa intervista, comunicava di aver scritto anche una lettera al Commissario Soddu sulla difficoltà di rapporto col Gruppo consiliare che l'aveva proposta per l'incarico di responsabilità nell'Assessorato alla sanità. Per cui io ritengo che molto opportunamente il Presidente della Giunta abbia sottolineato, anche in questa circostanza, che la Giunta regionale e tanto meno il Consiglio regionale non sono stati posti nelle condizioni di esaminare le problematiche di ampio respiro che sono state successivamente sollevate nel corso di una intervista.
Un elemento comunque viene sottolineato con forza nelle dichiarazioni dell'assessore Marrosu, quello della necessità di una più attenta gestione delle risorse sanitarie che nasce anche da una diversa configurazione della responsabilità che la Regione ha nel mondo della sanità, anche a seguito di tutto ciò che il "502" va a determinare nel sistema dei rapporti tra Stato e Regioni. E da qui nasce la necessità di una politica più francescana, più austera, più povera anche dal punto di vista del dispendio e della dilapidazione di risorse pubbliche in un settore che ha necessità di una riqualificazione. E proprio questo invito allo spirito francescano mi ricorda l'episodio di un altro celebre francescano spirituale, Pietro Da Marrone, che 700 ani fa si dimise, caso unico, nella storia del papato. Celestino V rinunciò all'incarico proprio per una diversità di giudizio sui metodi di governo di un potere che in quel tempo era molto rilevante. Io mi auguro che non segua un Bonifacio VIII, anche per i pesanti giudizi che su questo sono stati espressi anche da Dante, però se mi passate questo riferimento al periodo medioevale, mi sorprende che anche oggi in quest'Aula sia stata espressa in termini forse non molto appropriati l'esigenza di superare una concezione dei poteri di stampo medioevale. Però ritengo che questa esigenza di homo novus, che è stata ricordata anche poc'anzi nell'intervento del collega Porcu, difficilmente possa conciliarsi con un sistema che ha visto tanti cardinali esercitarsi nel sistema del potere sanitario e che pertanto non possono interpretare questa esigenza di rinascimento, di rottura con un sistema di potere che forse avrà poco da dire nei prossimi anni.
Io voglio solo sottolineare due aspetti positivi della vicenda. In quest'Aula, avantieri, è stata annunziata l'assunzione dell'interim della sanità da parte del presidente Cabras. Per legge l'interim può protrarsi fino a 90 giorni. Ebbene a questa situazione di precarietà all'interno di un settore vitale dell'amministrazione regionale si pone fine nel giro di ventiquattro ore. Già ieri il Presidente della Giunta ha chiesto al Consiglio di poter provvedere alla surroga dell'Assessore alla sanità Questo è un fatto positivo, che rappresenta comunque un elemento di rottura rispetto a riti e a bizantinismi del passato, e mostra che si ha la consapevolezza di dover dare risposte immediate allorquando avvengano momenti di rottura e di crisi a livello istituzionale. Condivido pienamente l'affermazione del Presidente che la funzione di governo è una funzione eminentemente politica e in questa circostanza la politica, più che agitare i problemi, cerca di risolverli in termini positivi e urgenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.) Signor Presidente, colleghi consiglieri, il presidente Cabras ha riconosciuto che tutto sommato le procedure dell'annuncio di questa crisi non sono del tutto corrette. E' una crisi che è avvenuta all'improvviso? No di certo. Io parto dalle considerazioni sulla nascita della prima Giunta e della prima maggioranza che ha governato per i primi due anni e mezzo questa Regione, sulle crisi che ci sono state, sulla difficoltà dell'avvicendamento concordato, sulla legge varata otto mesi fa sull'incompatibilità della carica di consigliere regionale e di assessore. Qualcuno ha definito questa legge "aggiungi un posto a tavola" per i risultati che sta dando. Non mi coglie di sorpresa, ma sono rimasto negativamente colpito non dalle dimissioni della signora Marrosu, ma per il modo e i tempi. Le motivazioni sono abbastanza strane e non giustificabili per dimissioni date in questo momento, perché la sanità è uno dei tanti problemi che abbiamo in Sardegna. Poiché c'è necessità di un governo, e c'è una maggioranza che sostiene questa Giunta, forse sarebbe stato meglio se non si fosse dimessa. Lo ha fatto e di questo discutiamo.
Nata male, dicevo, la Giunta, è cresciuta peggio e si avvia all'autoestinzione. Ieri davo gli auguri al Presidente perché aveva aggiunto al suo incarico l'interim. Oggi dovrei ritirare quegli auguri perché si tenta di provvedere ad una sostituzione dell'Assessore. Io non sono d'accordo con il collega Cogodi che diceva che la cosa è stata veloce. Noi abbiamo esempi illustri come quello di Andreotti, che in una sera ha sostituito quattro ministri, anche se poi è andata male perché il Governo non ha retto.
Ho letto il nome del futuro sostituto della Marrosu e dichiaro di non conoscerlo. Non conoscevo neanche la Marrosu; con lei ho parlato solo una decina di giorni fa in Commissione. Questo naturalmente non vuole essere un rimprovero per nessuno perché evidentemente una Giunta composta di Assessori tecnici non ha eccessivi rapporti con il Consiglio. Alla Marrosu in particolare mi pare di avere detto talvolta "buongiorno", e non so se mi ha risposto. Il Consiglio dà delle direttive, si fanno dei programmi, ci sono cose a cui gli Assessori sono tenuti. I consiglieri regionali però non dovrebbero apprendere le cose da giornali. Avveniva anche prima che ci fossero i tecnici, ma non in maniera così marcata, che si dovessero conoscere attraverso i giornali i programmi portati avanti dalla Giunta. Assistiamo talvolta a convegni che si tengono nelle sedi di partito, in cui gli Assessori presentano disegni di legge non ancora pervenuti al Consiglio regionale. Gli Assessori non tengono conto nel modo più assoluto di quella norma - di correttezza più che giuridica - che vuole che sia il Consiglio il primo soggetto al quale si devono presentare i disegni di legge. Per quanto riguarda in particolare la Marrosu, forse l'unica occasione di parlare con lei l'abbiamo avuta in Commissione qualche giorno fa, e delle cose che ci ha detto, su cui poi ci ha fatto pervenire una relazione nel bilancio, non risulta nulla. I debiti della sanità non finiscono mai, è uno dei settori più delicati, e come questo ce ne sono certamente altri. In quella occasione non ha parlato né di pratiche trafugate, né di spie e, a questo proposito, vorrei dire che un Assessore non può avere pratiche segrete che possono essere trafugate. Si tratta di atti pubblici che dovrebbero essere a disposizione di tutti. Il fatto che si tema che vengano trafugate o che ci siano spie che le fotocopino, mi meraviglia. Io non so dare risposta a questo tipo di lamentela. Che poi tra i colleghi Assessori, ma anche fra chi li ha nominati, e forse anche da parte di tutti i consiglieri regionali, si tenti di fare lo sgambetto o di tendere una fune nella strada dove dovrebbe passare...
(Interruzioni)
Di solito lo si fa col Presidente, raramente con gli Assessori, però questi sono incidenti di percorso che possono capitare, per cui è opportuno che ognuno cerchi di fare tutto il proprio dovere, perché il credito politico non deriva più ormai dai partiti di appartenenza, che a loro volta lo hanno perso, ma lo si conquista giorno dopo giorno facendo il proprio dovere, col buon governo. E buon governo naturalmente non significa non fare nulla, significa lavorare e ottenere risultati. Il prestigio di una volta, la vita di rendita per i partiti sono cessati. Lo stimolo maggiore, quindi, deve essere quello di fare il proprio dovere, farlo bene, e cercare di ottenere i risultati desiderati.
Ieri abbiamo discusso il provvedimento di assestamento di bilancio, e noi dell'opposizione abbiamo lamentato la scarsa attenzione della Giunta soprattutto quando parla l'opposizione. Sembra che si ritenga una cosa inutile e anche se ciò che dicono le opposizioni può essere opportuno e giusto non importa a nessuno, si continua a fare ciò che si vuole, perché protetti da una maggioranza così ampia. Ricordo per tutti l'episodio recente dell'ordine del giorno sulla nomina dei due rappresentanti nella Commissione paritetica sulle servitù militari, che è stato scritto due volte. Era stato firmato da alcuni componenti della maggioranza e i Capigruppo si sono adombrati. Per cui è stato riscritto e firmato dai Capigruppo della maggioranza, senza tener conto che questo non è un problema della maggioranza ma della Sardegna e come questo ce ne sono tanti altri. Non si presta attenzione all'opposizione che criticamente pone dei problemi dei quali di solito non si tiene conto. Questo è sbagliatissimo e io mi auguro che lo spartiacque di cui si è accennato nella discussione della legge sulla cultura e che non c'è stato con l'elezione degli Assessori tecnici, possa esserci da adesso in poi, che non si tratti solo di dichiarazioni di principio, ma di fatti concreti. Non possiamo guardare sempre e solo ai nostri interessi, non siamo qui per questo, siamo qui per fare gli interessi dei sardi, e cerchiamo di essere coerenti con questi principi. Noi non richiediamo le dimissioni della Giunta perché potrebbero rappresentare un disastro peggiore di quello che stiamo attraversando. Fate in modo di trovare al vostro interno soluzioni coerenti, adeguate, soluzioni che migliorino una situazione che in questo momento è pessima.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, io ho avuto modo di valutare come assai rilevante e per alcuni versi grave l'episodio che si è concretizzato con le dimissioni dell'assessore Marrosu e con le motivazioni che a tali dimissioni l'Assessore ha voluto dare sia nella lettera formale che nelle manifestazioni pubbliche del suo pensiero.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS
(Segue MANNONI.) Ritengo anche oggi di dover conservare questa valutazione per due ordini di motivi. Il primo è questo: in sostanza le dichiarazioni e il modo delle dimissioni fanno emergere con più violenza, diciamo pure, con più evidenza comunque, la questione della sanità e della gestione della sanità in Sardegna all'attenzione di questo Consiglio, anche se il medesimo Consiglio su questo non dormiva. Si era iniziato un discorso con la Giunta, soprattutto in Commissione bilancio in sede di valutazione della spesa, per chiarire il modo della programmazione della spesa, per chiarire il modo della erogazione della medesima e per capire quali sono gli oneri e qual è lo sbilancio che la Regione dovrà colmare in futuro con proprie risorse. Questo è il motivo per cui attribuivo a attribuisco rilevanza notevole al fatto.
L'altro aspetto è quello che riguarda più la politica. Debbo dire subito che valuto questo episodio come un fatto di ordinaria politica, di una politica anche vecchia, consueta, consaputa, cioè il vecchio articolarsi dei rapporti tra i Gruppi, tra rappresentanze consiliari e propri designati, insomma, non mi pare - e d'altro canto sarebbe difficile che fosse altrimenti - che abbiamo superato quella fase che diciamo di voler superare con la nuova dimensione delle riforme istituzionali ed elettorali. Il meccanismo di designazione e di rapporto tra l'Assessore dimissionaria e il Gruppo che l'aveva espressa è un meccanismo vecchio, da un lato e dall'altro. Non è venuta in evidenza mai la sostanza delle cose: la questione del programma, la questione delle scelte, la questione della spesa sanitaria che è una delle questioni sulle quali non solo ci dovremmo esercitare, ma che attanaglieranno l'attenzione del Consiglio ma anche della gente in genere. D'altro canto questo è un problema che riguarda il complesso del nostro Paese, che vive una fase critica, in questo momento, per cento motivi, ma anche per un motivo determinante dovuto all'esplosione della questione fiscale. La questione fiscale esplode come conseguenza dell'esplosione del deficit pubblico e rappresenta una provocazione nei confronti della gente per cui sono non dico giustificabili, ma si leggono in questa luce anche atteggiamenti politici e consensi a forze politiche che altrimenti probabilmente non ne potrebbero vantare. La spesa sanitaria è una delle componenti più forti nella sua cattiva gestione anche del debito pubblico e quindi anche dell'esplosione della questione fiscale.
Io credo che sul governo democratico e rigoroso della spesa pubblica e quindi anche di quella sanitaria, anzi in particolare di quella sanitaria, si giochi gran parte delle possibilità di cambiamento attraverso il principio dell'equità e della trasparenza. Anche in Sardegna questo tema si pone in termini che sono sempre in qualche modo ripetitivi, cioè sono una replica di quanto avviene nel resto del Paese, però si pone anche in termini originali e specifici, come tutto da noi si pone in termini specifici e originali data la nostra condizione, la nostra storia, il nostro modo di essere. La spesa sanitaria è eccessiva e non abbastanza trasparente in Sardegna. Non si capiscono neanche gli squilibri che sono stati denunciati - ne parlava poc'anzi il collega Pusceddu - della spesa sanitaria pro capite da una ad altra provincia, da una ad altra USL alle quali differenze non corrispondono differenze di funzioni. Ce ne sono che nascono da differenze di funzioni...
(Interruzione dell'onorevole Cogodi)
MANNONI (P.S.I.). Non riesco a capire perché nascano questi squilibri. Io credo che dovremmo fare di tutto per capire quali sono le scaturigini di tutto questo. Non si capisce il perché della diversa spesa sanitaria pro capite, come non si comprendono gli indirizzi e le motivazioni delle deroghe, della loro qualità e quantità. Non si capiscono gli obiettivi e i criteri. Devo dire che la sanità in Sardegna è riuscita a superare i diversi quadri politici, le diverse Giunte regionali, rimanendo un modo a sé, un mondo particolare nel quale si sono esercitati e si esercitano potentati che permangono al di là del succedersi dei quadri politici e delle diverse Giunte regionali. Cominciamo a riflettere su questo. E' un modo nel quale si chiedono e si dispensano favori e primariati, posti letto e promozioni, dove esistono e sono esistite scelte sostenute da interessi trasversali che attraversano e superano l'arco delle forze politiche. E su tutto questo, su questa sorta di lobby sanitaria, che ogni tanto appare e scompare ma è presente in Sardegna, che è nato il contrasto tra l'Assessore dimissionario, la Giunta e il Consiglio? Se è su questo, lo dovremo apprendere oggi perché finora non me ne sono accorto. Non mi sembra che il conflitto tra l'assessore Marrosu e la Giunta nasca da una denuncia che essa avrebbe non so dove fatto, e alla quale la Giunta si sia in qualche maniera opposta o il Consiglio non abbia prestato orecchio. Non mi sembra che si tratti di questo, mi sembra invece che non vi sia stato conflitto tra l'Assessore uscente, Consiglio e Giunta. Io credo certamente nella sua buona volontà, impegno e buona fede, ma dove si è avanzata una proposta credo che il Consiglio sia stato sensibile. Prendiamo il tema dell'individuazione del presidio ospedaliero ad alta specializzazione. Non abbiamo capito bene quale fosse la proposta dell'Assessore, ma non mi sembra che fosse quella che il Consiglio ha adottato. Secondo me l'indirizzo che il Consiglio ha adottato è più avanzato, è più chiaro; quello dell'Assessore segue una vecchia scelta di mediazione, del mettere insieme tutto il possibile. Sulla questione della nuova articolazione delle Unità Sanitarie Locali, la Giunta aveva avanzato una proposta sulla quale è iniziata una consultazione e una discussione; sapevamo che l'assessore Marrosu aveva una posizione personale che propendeva per la creazione delle quattro Unità Sanitarie Locali provinciali mentre la Giunta aveva operato una sintesi diversa, ma non mi pare che ci sia stato questo grande conflitto tra l'assessore Marrosu e il Consiglio. Mi sembrava che si manifestasse addirittura una tendenza a concordare con l'Assessore. Quindi i conflitti dov'erano? E allora qual è stata la causa delle dimissioni? Io credo che ci sia stato un grosso conflitto politico con il Gruppo consiliare da cui è stata proposta al Presidente nella formazione della Giunta. Non è questione, come diceva Merella, di sistema dei partiti che controlla la sanità. Non facciamo ridere, per cortesia, con questo sistema dei partiti che è un fantasma che si agita quando si vogliono nascondere gruppi e aree di potere che sono al di là dei partiti e ben più forti di questi. Non facciamo ridere con questa storia dei partiti, che è un lenzuolo utile a coprire vergogne nelle quali magari si è fino al collo.
Io credo che si tratti di un conflitto politico non irrilevante tra l'Assessore dimissionaria e il Gruppo che l'aveva espressa, un conflitto tutto interno alla vecchia logica; un fatto certo non di poco conto, anche grave per la gravità dei temi che l'assessore Marrosu ha proposto, grave quanto generico nelle accuse. Io credo che l'esigenza che dobbiamo coltivare è quella avvertita da molti di noi, che il Consiglio non lasci cadere tutto questo. Già qualche passo lo avevamo fatto in Commissione bilancio. Il Consiglio non deve lasciar cadere tutto questo, trovando i modi per approfondire le problematiche che riguardano sia la spesa che la programmazione sanitaria e l'esercizio della funzione di direzione nel settore sanitario in questi anni.
Il nuovo Assessore che il Presidente della Giunta deve designare subito deve saper trovare con la Giunta e con il Consiglio la strada per un discorso di chiarificazione su una programmazione sanitaria che non sia affidata e chiusa ai soli specialisti, ai primari, ai luminari, ma che sia aperta all'utenza e che sia gestita dall'utenza, che sia leggibile e condivisibile dagli utenti. Nessun rinvio perciò rispetto a questo dibattito, ma attesa che il Presidente operi la sua scelta. E' inutile che facciamo finta di non sapere che il Gruppo della Democrazia Cristiana ha formulato già una sua proposta. La Giunta assuma l'impegno di presentare, nella fase di discussione del riordino delle Unità Sanitarie Locali, un chiaro rapporto sul loro funzionamento, sulle strutture ospedaliere e sulla spesa nel settore della sanità e delle proposte per un reale cambiamento al di là dei conflitti nati e risolti all'interno di una politica vecchia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, alcune brevissime considerazioni. La prima riguarda la rappresentazione strumentale che si è voluta dare del dissenso emerso ieri in quest'Aula riguardo alle procedure da seguire nell'affrontare il caso sollevato dalle dimissioni della professoressa Marrosu. Penso che il dissenso non fosse sul merito della questione, sul quale noi ci siamo assolutamente sottratti, e non abbiamo pensato minimamente di doverci sottrarre, penso che nessun Gruppo presente in quest'Aula avesse una intenzione di questo genere, ma il dissenso era sulle procedure e sulla possibilità di poter contemperare le due esigenze, quella di confrontarsi, di dibattere, di valutare il contenuto di quelle dimissioni e la possibilità di riempire immediatamente il vuoto di potere che si è aperto attraverso le dimissioni della professoressa Marrosu. Anche noi manteniamo serie perplessità sulla soluzione di carattere procedurale e regolamentare che è stata adottata.
Dicevo che è stata data una rappresentazione strumentale di quel dissenso e può capitare che la strumentalità e la demagogia possano giocare anche brutti scherzi quando si spingono alle estreme conseguenze. Può accadere persino che nella foga polemica l'opposizione, e ne abbiamo avuto una testimonianza stamani con l'intervento dell'onorevole Cogodi, arrivi persino a riconoscere i meriti di un Assessore e di una Giunta regionale, a proposito della volontà di attuare il D.L. numero 502 attraverso la riduzione del numero delle Unità Sanitarie Locali, a riconoscere lo sforzo che è stato fatto per il risanamento economico e finanziario di questa spesa sanitaria che si dilata sempre più, ma questo riconoscimento, naturalmente negato quando l'Assessore alla sanità di questa Giunta era nel pieno delle sue funzioni, viene ora, dopo le dimissioni della professoressa Marrosu. Non voglio essere irriverente e neanche irriguardoso, ma questo mi ricorda tanto la stessa bonaria ipocrisia che viene utilizzata e che pervade i coccodrilli che vengono in fretta e in furia predisposti nelle redazioni dei giornali, in occasione di qualche decesso importante. Io dico subito che sono d'accordo, e manifesto lo stesso disagio e lo stesso imbarazzo che ha manifestato il Presidente della Regione nell'aprire questo dibattito, imbarazzo e disagio per l'assenza della protagonista di questa vicenda. Soprattutto per il rispetto che noi portiamo per la persona e per la professionista che è stata protagonista di questa vicenda, noi non possiamo fare scadere quella persona, quella professionista, a una sorta di mero convitato di pietra che aleggia all'interno di questa assemblea. Perché c'è una difficoltà ad affrontare le questioni che sono state sollevate, e la difficoltà deriva dall'assenza dell'assessore Marrosu, la difficoltà deriva dal fatto che non si sa se dobbiamo discutere del contenuto della lettera di dimissioni, e quindi delle ragioni morali e politiche che erano contenute all'interno di quella lettera, oppure se dobbiamo discutere delle dichiarazioni gravi, che sono state ripetutamente esternate alla stampa. Imbarazzo perché abbiamo notato una sproporzione, una contraddizione tra le motivazioni espresse nella lettera di dimissioni, ragioni morali e politiche, e le dichiarazioni che sono venute successivamente; imbarazzo perché c'è sproporzione tra il contenuto della lettera, le dichiarazioni e la causa scatenante che ha determinato le dimissioni dell'Assessore. La causa scatenante è stata, pare, la nomina di due amministratori straordinari della USL di Carbonia e di Oristano, nomina sulla quale non ci risulta che la professoressa Marrosu abbia espresso il benché minino voto contrario. Imbarazzo e disagio derivano anche dall'impossibilità di avere chiarimenti su queste contraddizioni, su queste sproporzioni.
Ma noi non ci vogliamo sottrarre né al contenuto della lettera, né al contenuto delle dichiarazioni; quello che noi rileviamo è che sarebbe stato necessario il coinvolgimento tempestivo del Consiglio regionale. Non capiamo perché si sia aspettato otto mesi per investire il Consiglio regionale di un disagio che evidentemente covava da tanto tempo e di cui la professoressa Marrosu era sicuramente depositaria. Sarebbe stato necessario coinvolgere immediatamente il Consiglio regionale; non sono mancate le occasioni, sono state più volte all'ordine del giorno di questo Consiglio discussioni su interrogazioni e mozioni su fatti importanti riguardanti la sanità. Ricordo per tutte quelle sulle dichiarazioni dell'allora Ministro De Lorenzo riguardo alla mancata spendita da parte della Regione sarda dei fondi per l'edilizia sanitaria, ma ci sono state anche tante altre occasioni, eppure il Consiglio ha dovuto apprendere di questo disagio profondo dell'allora Assessore della sanità solo attraverso le sue dimissioni. Abbiamo dovuto apprendere persino che l'Assessore è stato impedito nell'esercizio delle sue funzioni, cosa gravissima di cui non solo il Consiglio, ma anche le istanze del Consiglio non mi risulta che abbiano voluto consapevolezza; non mi pare che in Commissione sanità siano state esternate dalla professoressa Marrosu queste difficoltà e questo disagio, questo grave impedimento all'esercizio delle sue funzioni di Assessore. Tutto questo, però, è stato vanificato dalle sue dimissioni.
Oltretutto io voglio ricordare che queste dimissioni cadono in un momento delicatissimo per la sanità sarda, non solo perché in questo momento sono messi in discussione i livelli di assistenza, che sono già di per sé assolutamente incompatibili con i bisogni di salute dei cittadini sardi, livelli di assistenza che sono messi in forte discussione da una politica del governo che tende quotidianamente a restringere e a ridurre le risorse e i finanziamenti alle regioni. Si tratta di una questione finanziaria ed economica che riguarderà l'esercizio delle funzioni delle Unità Sanitarie Locali, che scoppierà drammaticamente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, quando le Unità Sanitarie Locali saranno messe nelle condizioni di non poter più dare risposte adeguate ai bisogni dei cittadini.
Queste dimissioni cadono in un momento delicatissimo, perché questo Consiglio e la Giunta regionale sono impegnati ad affrontare tre provvedimenti che saranno determinanti nel ridisegnare l'organizzazione sanitaria della nostra Isola. Il riferimento è all'attuazione del D.L. numero 502, quindi alla possibilità di ridisegnare persino il numero delle Unità Sanitarie Locali. Voglio ricordare anche che questo Consiglio sarà impegnato quanto prima - e questo è il nostro auspicio - ad affrontare il nuovo Piano sanitario regionale, lo strumento di programmazione che avrebbe dovuto indirizzare le politiche della Giunta e dell'Assessore nell'affrontare le gravi questioni della sanità. Voglio ricordare anche il terzo provvedimento importante: nelle scorse settimane la Regione sarda è stata investita di nuove competenze in materia di istituzione di nuove province, con la possibilità quindi di ridisegnare lo stesso impianto istituzionale e di collegare questo nuovo impianto istituzionale alla questione delle Unità Sanitarie Locali e del loro numero. Si tratta di tre provvedimenti - attuazione della "502", nuovo Piano sanitario, nuove competenze in materia di istituzione di nuove Province - che ci devono consentire di poter di ridisegnare l'organizzazione della nostra sanità e renderla adeguata ai bisogni di salute dei cittadini sardi. Tutto questo può essere, non dico vanificato, ma sicuramente subirà un contraccolpo dalle dimissioni della professoressa Marrosu.
E allora consentitemi, comunque, di fare alcune altre considerazioni, che derivano e sono conseguenti all'atto delle dimissioni della professoressa Marrosu. Io voglio soffermarmi su due questioni, che sono di carattere più generale e che vengono sollevate pesantemente da queste dimissioni. La prima è legata al difficile e delicato rapporto Giunta-Consiglio o, meglio Assessori tecnici-Consiglio, rapporto delicatissimo che si è instaurato dopo il varo delle norme di incompatibilità. Io penso che non sia sfuggito a nessuno che all'indomani del varo di queste norme, il rapporto tra la Giunta e il Consiglio sia stato investito di dinamiche nuove, di una dialettica nuova, che ha innescato questioni che riguardano anche la competizione, il dualismo, che è normale che si verifichi tra Assessori che non sono espressione di questo Consiglio regionale e il Consiglio regionale stesso, e che in qualche modo si sia anche pagato lo scotto del noviziato da parte di diversi Assessori che non hanno avuto prima la possibilità di avere un rapporto con l'Assemblea regionale. Questo difficile e delicato rapporto che si instaura tra Assessori e Consiglio necessita sicuramente di grandi doti professionali, ma necessita soprattutto di grande equilibrio e di grande umiltà. Noi abbiamo visto che ci sono stati notevoli esempi, anche all'interno della compagine della Giunta, in cui Assessori tecnici, digiuni dal rapporto con l'Assemblea regionale, con grande equilibrio e con grande umiltà sono riusciti a instaurare un rapporto fecondo e positivo che ha dato frutti positivi. Quindi non bastano le sole doti professionali; ci vogliono equilibrio ed umiltà e soprattutto, quando si va ad amministrare un Assessorato, ci vuole capacità di governo, che significa capacità di fare scelte nell'interesse della intera collettività, della nostra Regione. Ma il difficile e delicato rapporto che si è instaurato tra Assessori tecnici e Consiglio ha sollevato e solleva anche le altre questioni. E' evidente che il varo dell'istituto della incompatibilità tra Assessore e consigliere è soltanto una parte di una riforma più complessiva, nel senso che la nomina degli Assessori tecnici si sarebbe dovuta inquadrare nell'ambito di un disegno innovatore e riformatore che avrebbe dovuto consentire al Presidente della Regione di nominare direttamente la sua squadra, un Presidente della Regione nominato direttamente dal popolo. E' solo nell'ambito di questo disegno più complessivo che il Consiglio ha delineato, attraverso l'approvazione delle due leggi di valenza costituzionale, che può trovare compiutezza questa riforma. Quello che è avvenuto è che oggi noi abbiamo, con la norma sull'incompatibilità, solo pochi dei vantaggi che sono legati a questa profonda innovazione; ed invece sono rimasti gran parte dei difetti legati al vecchio modo di nominare gli Assessori, al vecchio rapporto che si instaurava tra la Giunta e il Consiglio. Tra questi difetti vi è sicuramente il rischio del padrinaggio politico, così come è stato più volte sottolineato dai diversi interventi, per cui l'Assessore deve rispondere non solo alla Giunta, al suo Presidente o al Consiglio regionale, ma qualche volta è costretto a rispondere ad un gruppo, o meglio ad una corrente, o meglio ad un padrino politico. E mi pare che questo sia avvenuto anche nel caso della professoressa Marrosu, la quale non è riuscita a sottrarsi alla tutela di un proprio padrino politico. E anche questo rientra tra i difetti del vecchio che rimangono e che non vengono compensati dal nuovo che si è voluto instaurare. Rimane la possibilità che gli assessori tecnici siano espressione di lobby, o di consorterie; e nel settore della sanità le lobby e le consorterie soprattutto le consorterie massoniche, caro collega Merella, hanno un peso grandissimo.
MERELLA (Gruppo Laico Federalista). Io sono un medico, non un massone.
DADEA (P.D.S.). Siccome lei ha fatto un riferimento alla necessità di depurare la sanità dal peso dei partiti, ha detto che bisogna andare al di là dei partiti, bisogna anche rimarcare che per quanto riguarda la sanità il peso della massoneria è un peso preponderante, ingombrante. Il riferimento era solo a questo, onorevole Merella.
MERELLA (Gruppo Laico Federalista). Se lei ha delle informazioni al riguardo farebbe bene a renderne edotto chi di dovere.
DADEA (P.D.S.). Ne abbiamo parlato più volte. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, penso che al di là di questa riflessione rimanga un aspetto, che probabilmente potrà anche apparire marginale e riduttivo nel ricercare le cause che hanno portato alle dimissioni della professoressa Marrosu. Le dimissioni sono anche sicuramente legate al venir meno del rapporto di fiducia tra quell'Assessore ed il gruppo che l'ha espresso, cioè al processo di delegittimazione di cui si è sentito investito l'Assessore proprio nel venir meno di questo rapporto. Penso che naturalmente tutto questo possa essere rapidamente risolto nel momento in cui andremo a dare completezza a questo nuovo disegno istituzionale che consenta finalmente di liberare gli Assessori tecnici da questo rapporto che comunque continua a legarli con chi li ha espressi.
La seconda osservazione, sempre di carattere generale, che vorrei fare riguarda la necessità, che è emersa anche nel dibattito di questa mattina, che si metta in atto da parte della Giunta regionale, ma anche da questo Consiglio regionale un'operazione di trasparenza per quanto riguarda la sanità, che coinvolga le procedure e anche la legislazione che innerva questo settore. Dobbiamo cercare di squarciare i veli, di dare luce alle zone d'ombra che sono presenti nel settore della sanità, dobbiamo diradare le nebbie che molto spesso avvolgono le questioni legate alla sanità. Io voglio fare solo un esempio: il Consiglio regionale, le Commissioni, le istanze del Consiglio regionale vengono investite di ogni piccola fesseria, si esprimono pareri su cose insignificanti. Ebbene, per quanto riguarda la sanità si istituiscono servizi, si istituiscono reparti, si istituiscono divisioni, si fanno nuovi primari, e da tutto questo il Consiglio e la Commissione competente vengono tenuti completamente al di fuori. Si fanno programmi di finanziamento per centinaia di miliardi per l'edilizia ospedaliera e da questi programmi il Consiglio regionale viene costantemente tenuto fuori da una procedura e da una legislazione che privano il Consiglio della funzione di controllo e di indirizzo. Abbiamo assistito a casi assolutamente inaccettabili; si sono decise deroghe per 40 miliardi nel 1992 con una appendice anche nel 1993 senza che su queste deroghe, di cui alcune relative all'assunzione di nuovo personale, il Consiglio possa esercitare il benché minimo controllo. Bisogna modificare queste procedure, il Consiglio si deve riappropriare di questa sua funzione fondamentale. Non è possibile che tutto questo venga deciso con atti meramente amministrativi.
Io penso che dobbiamo cogliere anche l'insegnamento che viene dalle dimissioni della professoressa Marrosu; dobbiamo cogliere l'insegnamento che viene da tutto questo, anche perché le tre grandi questioni, i tre grandi provvedimenti che dovranno servire a ridefinire la nostra organizzazione sanitaria, siano affrontati in un rapporto costante e proficuo tra Giunta e Consiglio regionale. Se tutto questo noi riusciremo a fare, se tutto questo noi riusciremo a stabilire, io penso che anche un episodio, seppure marginale come questo delle dimissioni della professoressa Marrosu, avrà dato comunque un risultato positivo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che l'opposizione faccia bene ad esercitare un suo diritto-dovere che è quello di essere di stimolo e di essere vigile affinché le maggioranze non travalichino dai loro compiti, non abbiano atteggiamenti che tendano a non rispettare la pluralità di pensiero, di opinioni e di valutazioni che un'Assemblea come questa deve dare, e la possibilità di rendere edotta l'opinione pubblica del divenire dei fatti, non solo amministrativi, ma che hanno una peculiare valenza politica. Quando si parla di sanità credo che l'argomento sia particolarmente interessante per l'opinione pubblica, non solo per il momento che andiamo vivendo in questo settore in cui vediamo un contrasto netto tra poteri statali e poteri regionali in materia di spesa. Vediamo anche alte cariche della Chiesa intervenire a tutela di una politica più equa e più corrispondente alla valorizzazione dell'uomo e della famiglia.
Credo quindi che le dimissioni della professoressa Marrosu abbiano questo duplice aspetto: da una parte pongono l'accento su una situazione che attiene ai rapporti tra l'Assemblea, i Gruppi, che sono parte integrante di questa Assemblea, e i singoli consiglieri che sono la parte costituente di questa Assemblea, con un Assessore e in particolare con un Assessore tecnico, dall'altro mettono in risalto la difficoltà ad esercitare il potere, in una materia che sta diventando così drammaticamente difficile ed importante.
Per quanto attiene il primo aspetto, io credo che si stia sviluppando nel Paese, in particolare in Sardegna, da parte di alcuni la teorizzazione di una conflittualità permanente, come se si volesse disconoscere lo sforzo che alcune parti politiche fanno per uscire dalla conflittualità, per darsi nuove regole, per darsi nuovi comportamenti, per dare ai cittadini, alla società civile, a quella gente comune alla quale spesso si fa riferimento, un diverso messaggio, un diverso tipo di organizzazione e un diverso modo di concepire l'esercizio del potere e l'esercizio della rappresentanza. Questo lo dico in particolare ai giornalisti, senza astio ma con convinzione, perché non si può assolutamente dire che la Democrazia Cristiana è a pezzi nel dopo Marrosu, come non si può dire, come dice un giornale nazionale, che il diletto sarà insegnato nelle scuole della Sardegna. Questa Assemblea nei giorni scorsi non ha stabilito che il diletto debba essere insegnato nelle scuole della Sardegna, ma ha stabilito che la lingua debba essere insegnata nelle scuole della Sardegna. E la Democrazia Cristiana non è assolutamente a pezzi, lo dico con convinzione, con umiltà e con grande trasparenza. Io ho difficoltà ultimamente a utilizzare il termine rivoluzione perché il collega Cogodi ha quasi una specie di copyright, una specie di diritto sul termine, perché appartiene a un lessico che a parere di molti è sorpassato, appartiene alla storia di alcuni in termini politici e in termini personali, ma credo che questa sia una stagione di rivoluzioni e anche quelli che possono apparire come semplici aggiustamenti sono di fatto rivoluzioni nel costume e nel modo di operare nel quadro politico e nelle istituzioni. La Democrazia Cristiana, quello che sarà il nuovo Partito popolare, si sta muovendo in questo quadro, lo sta facendo con convinzione, sino a modificare se stessa, sino modificare il proprio nome, sino a mettere in discussione i propri uomini, ma vuole con chiarezza dire che non si può assolutamente confondere un processo di trasformazione così difficile che non riguarda solo la D.C. ma riguarda l'intero mondo politico, la società che vuole rappresentare, con le istituzioni. Ed è improprio, quindi, voler coinvolgere le istituzioni e chi le rappresenta ai massimi livelli in queste diatribe e in queste logiche, che non sono più logiche spartitorie, ma sono logiche di attenzione verso la ricerca di nuove formule, di nuovi sistemi di approccio alla politica, all'amministrazione e alla ricerca delle persone che debbono condurre in porto le politiche e i programmi.
Non si possono coinvolgere le istituzioni, e credo che l'assessore Marrosu abbia chiarito quale fosse il senso di un presunto coinvolgimento della figura del Presidente del Consiglio, lo dico solo per obiettività e non per dovere di cronaca. Questo quindi appartiene al passato e ci conferma che noi, nell'esercizio del nostro dovere in quest'Aula, dobbiamo guardare soprattutto ai dati ufficiali, e con il giusto rispetto e la considerazione che dobbiamo alla stampa dobbiamo dire che, però, le due sfere sono di carattere diverso. Questo lo si potrà dire anche alla stampa se darà la possibilità di esprimersi non solo a chi propone una sua interpretazione del suo rapporto con il partito, con il Gruppo che lo ha espresso, sia a colui che, meritatamente o immeritatamente, temporaneamente rappresenta questo Gruppo. Per questo noi, come Gruppo, abbiamo accettato questa crisi sul piano istituzionale; abbiamo chiesto alla Marrosu di soprassedere, ma certamente non potevamo impedirle di dichiarare le sue dimissioni irrevocabili. Abbiamo, però, rimesso in mano alla Presidenza della Giunta ogni atto successivo e con la Presidenza della Giunta, istituzionalmente delegata a rappresentare questo Consiglio e il Governo complessivo della Regione, si è stabilito di andare ad una rapida sostituzione dell'Assessore, non per sistemare alcune accende interne ai Gruppi e ai partiti, ma per garantire che non ci fosse una vacatio di potere in un settore così importante, per gli aspetti che rappresenta. Lo si è fatto; la maggioranza e la coalizione hanno ritenuto di riconoscere ancora nel Gruppo della Democrazia Cristiana il partito o quella pare della coalizione che doveva esprimere il sostituto dell'Assessore dimissionario, e credo che il nostro Gruppo lo abbia fatto con immediatezza, lo abbia fatto con chiarezza e anche con elementi di trasparenza che non vanno assolutamente trascurati. E' impensabile immaginare che in questi mesi non sia successo niente, che non sia successo niente da otto mesi a questa parte, da quando c'è stata la prima indicazione degli Assessori esterni a ieri, quando c'è stata l'indicazione di un altro Assessore esterno.
Io vi posso garantire, anche se a qualcuno piacerebbe di più poter dire che il designato appartiene a questo gruppo o a quella corrente, si rifà di più alle posizioni politiche di questo o di quel personaggio della D.C., che il designato è il designato del Gruppo della Democrazia Cristiana, con l'accettazione del Presidente della Giunta e quindi della maggioranza nel suo complesso. La sua individuazione ubbidisce a dei criteri precisi. Nella nostra scelta abbiamo messo con chiarezza dei paletti che non sono, collega Merella, quei paletti ai quali lei fa riferimento nella spartizione di ipotetiche praterie, che non ci sono, ma sono rappresentati dalla valenza morale della persona designata a ricoprire un incarico di questa importanza e la non appartenenza ad associazioni che questo Consiglio ha detto non compatibili con l'esercizio del mandato, per lo meno a certi livelli, e con l'esercizio di una funzione di alta rappresentanza. Abbiamo inoltre tenuto presenti caratteristiche di competenza, di preparazione e, direi, anche di immagine esterna che diano tranquillità anche ai cittadini che devono valutarle. Ebbene, la proposta che è emersa, che la stampa già conosce, credo che obbedisca a questi due elementi basilari. Non si può assolutamente tentare di far passare un'operazione positiva nel quadro del divenire dei gruppi, delle forze politiche, dei singoli consiglieri, per una operazione negativa influenzata chissà da quali valenze o da quali esigenze esterne. Certo nei gruppi c'è dialettica, si può scegliere una persona piuttosto che un'altra, si può scegliere una caratterizzazione piuttosto che un'altra, ma se la scelta è fatta con convinzione e in un rapporto democratico e dialettico tra i componenti di un gruppo, questo non è né un reato né un peccato; è un elemento positivo perché si arriva alla scelta con meditazione e con partecipazione. Se poi qualcuno valuta anche le dichiarazioni che ha fatto l'avvocato Steri, quando dice di appartenere a un certo movimento o a una certa area di pensiero, a un certo circolo, credo che questo sia un ulteriore elemento positivo perché evidenzia la capacità del Gruppo di non decidere la designazione sulla base di una appartenenza precostituita o preconcetta. Questo vuol dire aderire ad un programma di rinnovamento del quale queste scelte sono chiare testimonianze. Se non è positivo rivolgerci alla società civile, se non è positivo cambiare questo modo di operare, di concepire il rapporto tra rappresentanti e livelli di governo, io mi chiedo cosa è positivo in questa società, quali messaggi dobbiamo dare all'opinione pubblica. Questo è uno sforzo che ci deve riguardare tutti quanti.
Collega Cogodi, lei si rifà al principio di valorizzare la persona, di non opprimere le coscienze e la personalità degli individui e che arriva ad ipotizzare addirittura condizionamenti psicologici e materiali da parte di non so chi nei riguardi dell'assessore Marrosu, si dovrebbe chiedere, e ce lo dovremmo chiedere tutti, se non sia altrettanto negativo che le dimissioni dell'assessore Marrosu, date con estrema coerenza e serietà nella lettera al Presidente della Giunta, possano invece essere utilizzate per fini di parte, magari nel gioco delle opposizioni. Cioè, se fosse vero, e quindi da condannare, l'atteggiamento coercitivo esercitato da non so chi nei riguardi della Marrosu, altrettanto dovrebbe essere condannato il comportamento di coloro che tentano, invece, di utilizzare per fini distorti lo stesso atteggiamento.
Certo è difficile concepire un nuovo rapporto tra Assessori tecnici e Consiglio, e soprattutto tra i Gruppi che li esprimono, ma ricordiamoci che non abbiamo scelto in questo Consiglio regionale gli Assessori tecnici, questa è una mistificazione. Il Consiglio ha scelto la differenziazione delle funzioni, ha scelto la separatezza fra la funzione di governo e la funzione legislativa, questo lo dobbiamo ricordare, questa è la scelta che ha fatto quest'Aula, addirittura anticipando scelte che si vanno facendo a livello nazionale. Da questo dobbiamo partire per fare alcune considerazioni che attengono prima di tutto alle persone, perché persona è l'assessore Marrosu, ma persona è anche il singolo consigliere regionale. Il rispetto della persona va dovuto all'assessore Marrosu, ma va dovuto a ciascun consigliere regionale quando questo tenta di esercitare il proprio mandato, che è un diritto-dovere. L'interpretazione del ruolo funzionale non è un'interpretazione asettica; noi, come ha detto il presidente Cabras, non possiamo dire, che chi fa governo non fa azione politica perché l'azione di governo spesso è una azione basata su scelte precise e spesso le scelte, come sappiamo, non sono unanimi ma tendono a separare nelle diversità di valutazioni. Ecco perché ribadiamo che noi vogliamo dare un maggiore risalto all'operatività di questo Consiglio, vogliamo dare un maggiore risalto alla funzione del singolo consigliere e del singolo Gruppo.
Rispetto alle osservazioni sulle modificazioni apportate a un disegno di legge sull'attuazione del D.L. numero 502, voglio ricordare benevolmente all'assessore Marrosu, che ringrazio per l'impegno profuso in questi mesi a tentare di risolvere i problemi della sanità, di instaurare un rapporto diverso col Consiglio e di essere un interprete del cambiamento, che spesso le Commissioni hanno modificato e integralmente i disegni di legge di altri Assessori, che magari erano anche consiglieri regionali, senza che questo costituisse un dramma o venisse interpretato come negazione di fiducia o lesa maestà nei riguardi di una proposta che poi in termini umili deve essere portata all'attenzione del Consiglio. Chi poi volesse dire che questo Consiglio non è legittimato ad esercitare le proprie funzioni deve avere il coraggio di dirlo, ma questo non è assolutamente ipotizzabile in un regime democratico e in una Assemblea come questa che sta tentando - e ne sta dando dimostrazione in questi mesi - di essere interprete precisa delle maggiori esigenze di quest'Isola, delle maggiori esigenze di questa nostra società, con una produzione legislativa che non è valida tanto in termini quantitativi, ma in termini qualitativi. Anche per questo dobbiamo ricondurre queste dimissioni alla giusta valutazione ed è una valutazione che va fatta proprio nello sforzo di interpretare la difficoltà del cambiamento, la difficoltà di instaurare rapporti diversi nei meccanismi di formazione delle decisioni, di proposizione delle leggi e di attuazione delle leggi stesse. Noi ci dobbiamo rivolgere all'esercizio della legalità, questa legalità che spesso viene citata ma viene fraintesa; il rispetto della legalità è il rispetto dell'uomo perché nella legalità e nell'attuazione della legge noi ci ritroviamo come parte che deve garantire lo sviluppo e la coesistenza in un sistema complesso. E allora l'azione pubblica in questo sistema deve essere efficace, deve essere chiara, deve essere trasparente e deve essere soprattutto comprensibile a noi ma anche alla gente comune. Se spesso questa comprensibilità non c'è, sia chiaro, questo è dovuto anche a chi è deputato, in una società democratica, a diffondere il pensiero, a diffondere quanto emerge da dibattiti come questo in quest'Aula, che ha altrettante responsabilità civili, politiche e sociali di quante ne abbiamo noi, rappresentanti non di un ceto politico, perché ceto politico credo che non vogliamo più essere, ma rappresentanti di un popolo e di una società che ci ha espresso e che ci può negare la fiducia. Questo è il concetto che noi dobbiamo ribadire. Certo è difficile fare valutazioni in una materia così delicata, che sta assumendo i contorni di un primario interesse nazionale, dove gli interessi trasversali che sono stati citati esulano certamente dalle rappresentanze che in quest'Aula ci sono, ma che non si possono negare, dove ci sono leggi nazionali che di fatto rendono, per esempio, automatico il passaggio dalla condizione di assistente alla condizione di aiuto, senza che nessuno dica niente e dove le spese si moltiplicano in maniera spesso incontrollabile, non per scelte regionali ma per scelte nazionali. Queste sono materie sulle quali dovremmo riflettere. Hanno ragione il collega Merella e coloro che dicono che sulla sanità va fatta una profonda riflessione, che credo in questo momento si stia cominciando a fare nella Commissione sanità del Consiglio regionale, ascoltando i rappresentanti degli enti locali, i rappresentanti delle associazioni del volontariato, tentando di capire non gli umori ma i desideri, le difficoltà, i disagi della gente. Se non è stato possibile oggi raggiungere piena intesa tra un Assessore esterno ed un Gruppo ed il Consiglio che le ha dato fiducia, questo è dovuto a una difficoltà collettiva, non solo a una difficoltà soggettiva, e sbaglierebbe chi volesse interpretarla in questo senso o dare a questa vicenda altri contenuti.
Io credo che anche l'assessore Marrosu si renderà conto - quando ci saranno più pace e tranquillità e sarà meno assillata da certa stampa che tende ad esaltare le divaricazioni piuttosto che i motivi unificanti - che le difficoltà spesso sono state oggetto e soggetto di un comportamento che va rivisto e rivisitato alla luce di un discorso complessivo che riguarda le istituzioni, che riguarda la materia oggetto della sua azione amministrativa e riguarda anche la società con cui si opera e con cui si vuole dialogare.
Credo che il nostro Gruppo voglia continuare a muoversi in questo senso, non voglia rinunciare, ne ha dato dimostrazione, ad una scelta che ha tracciato nel voler coinvolgere quanta più parte è possibile della società civile nel governo di una Regione a Statuto speciale come questa. E' una scelta dalla quale non si torna indietro e vogliamo che alla fine sia una scelta di tutti i Gruppi, perché siamo convinti che quando questa scelta diventerà un istituto normale e non straordinario probabilmente anche i rapporti all'interno di questo Consiglio avranno basi e logiche diverse. Noi abbiamo avuto questo coraggio dice qualcuno. Altri dicono che siamo stati temerari. Non vogliamo recedere da questo coraggio, o da questa temerarietà, vogliamo continuare e per continuare e per rafforzare la volontà di continuare abbiamo la testimonianza dai banchi della Giunta degli altri Assessori esterni, che non condividono il comportamento della Marrosu, e che sono non integrati, ma del tutto coscienti della esigenza di dare contenuti a questa novità, contenuti che si manifestano nei fatti, nelle proposte di legge, nell'azione amministrativa e in esempi come quello di qualche giorno fa, quando un Assessore così detto tecnico, esterno, ha avuto un applauso spontaneo da questa Aula, dai banchi dell'opposizione e della maggioranza e credo che questo sia capitato raramente in questo Consiglio. E' nostro auspicio che il nuovo Assessore, al quale ci aspettiamo sia data fiducia da quest'Aula, possa muoversi in questo contesto, non per essere espressione di una parte ma per essere espressione di questo Consiglio, e soprattutto espressione dei diritti e dei bisogni della società che complessivamente vogliamo rappresentare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, le denunce drammatiche della professoressa Marrosu sono di tale portata e gravità da richiamare ciascuno di noi, collettivamente e individualmente in causa e da indurci, superando la prassi anche in questi interventi, a dare un contributo e a offrire una riflessione anche là dove gli interventi dei propri rappresentanti politici, come nel caso mio l'intervento del mio Capogruppo, siano in qualche misura, da ciascuno di noi, condivisi. Non intervengo naturalmente per difendere la professoressa Marrosu contro questo o quel personaggio politico della Democrazia Cristiana, né per entrare nelle minute vicende personali che la questione presenta e di cui la stampa e le chiacchiere a margine di questa Assemblea danno continuamente contro. Mi rendo d'altra parte conto che la professoressa Marrosu, se ha accettato l'incarico di Assessore su designazione della Democrazia Cristiana, ma su prevalente indicazione, così almeno si dice, dell'onorevole Oppi, non era certo tanto ingenua da non sapere che avrebbe ricevuto qualche condizionamento o qualche richiesta. Né linearità ha mostrato quando, per liberarsi dalle pretese sembrerebbe prevaricanti dell'onorevole Oppi, si è rifuggita sotto le ali protettive di un altro notabile democristiano che, sempre secondo quanto dicono la stampa o le pubbliche voci, sarebbe l'attuale Presidente del Consiglio l'onorevole Floris.
Tuttavia, al di là di questo, non c'è dubbio che la vicenda delle dimissioni della professoressa Marrosu ponga serie questioni politiche e istituzionali che non riguardano soltanto un settore pur delicato e importante come quello della sanità, ma involgono questioni generali e della vita della nostra istituzione regionale e non possono lasciarci indifferenti, anzi io credo che in questa stagione di profonde trasformazioni politiche investano nel profondo tutte le forze politiche e ci investano nel profondo anche come individui.
La professoressa Marrosu, come dicevo e come è ovvio, sapeva di essere soggetta a condizionamenti, di dover fare i conti con chi l'ha indicata e di dover fare i conti con chi l'ha preceduta nell'Assessorato e che ha lasciato con una certa rabbia, in seguito alla decisione del Consiglio di stabilire l'incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore. Sicuramente era consapevole che chi ha lasciato con quello spirito manteneva la volontà di continuare a decidere o comunque a influire in un settore così importante. Sapeva d'altra parte, come sa ciascuno di noi, che in politica ci si deve confrontare e si deve accettare qualche volta qualche mediazione o qualche compromesso. E tuttavia la professoressa Marrosu che era consapevole di tutto questo ci dice qualche cosa di più, e cioè ci dice che queste pressioni, questi condizionamenti hanno superato ogni limite immaginabile, ogni limite legittimante prevedibile per diventare pretesa diretta di gestione e di decisione in luogo dell'Assessore legittimante eletto. E quanto l'ex Assessore ci dice che venivano addirittura trafugati i fascicoli, forse non vuole denunciare, come ha paventato l'onorevole Cogodi, un fatto penalmente rilevante - d'altra parte questo a noi non interessa, sarà semmai compito di questa Magistratura sarda in sonno occuparsi di certe denunce politiche - ma certamente voleva denunciare con forza un fatto politico, e cioè che l'Assessore esterno viene utilizzato come un paravento, come una sorta di fantoccio, mentre i soliti notabili pretendono direttamente di avocare a sé le pratiche, pretendono quindi di decidere. Quindi c'è una precisa denuncia istituzionale, c'è una precisa denuncia di un modo di intendere e di applicare una legge che questo Consiglio ha votato e ha voluto a larga maggioranza, una legge di cui si enfatizza anche nei rapporti esterni, nei confronti delle altre istituzioni regionali, nei confronti dello stesso Parlamento nazionale, il carattere anticipatore. E quando parla di spionaggio, onorevoli colleghi, a me anche qui è sembrato di intendere non tanto una denuncia di carattere penale, o almeno io da membro di questa Assemblea non ho recepito quel messaggio, altri, se ritengono che vi siano elementi, potranno eventualmente recepirlo; io da membro dell'Assemblea ho recepito un messaggio gravissimo, di cui ritengo che nessuno di noi possa farsi carico. La Marrosu ha detto sostanzialmente che in settori importanti della amministrazione vi è una infedeltà della struttura amministrativa rispetto a chi è preposto al settore. Quando si parla di spionaggio, e intendiamo questo termine nella sua accezione non penale, ma nella sua accezione politica, ciò che emerge è che chi è preposto a pratiche importanti e delicate e deve mantenere il segreto dell'ufficio e deve mantenere fede al giuramento prestato all'istituzione, nel momento in cui ha accettato l'incarico ed è diventato pubblico dipendente, in luogo di prestare fede a questo giuramento e a questo dovere, a quest'obbligo di ufficio, sostanzialmente presenta delle fedeltà ad altri soggetti, esterni all'amministrazione, non legittimati democraticamente a quel compito, risponde quindi a chi pretende di decidere, anche se non ne ha la legittimazione diretta secondo le regole del nostro Statuto e secondo le regole democratiche che presiedono le nostre istituzioni.
Viene in luce una considerazione in una stagione in cui tutti parliamo di pubblicità dell'esercizio del potere, in una stagione in cui diciamo che il potere pubblico deve essere esercitato in pubblico, in una stagione in cui questa stessa Assemblea si è dotata di leggi volte a questo fine, anche se in effetti sono leggi largamente neglette e desuete, in una stagione in cui i movimenti politici dicono di voler riformare le istituzioni facendo proposte, chiedendo firme, suscitando energie che stanno al di fuori di questa Assemblea e che si muovono nella società, ebbene in una stagione in cui diciamo tutto questo, emerge che, non solo vi sono carenze nella applicazione di questi diritti fondamentali dei cittadini ma che addirittura settori fondamentali importanti della struttura amministrativa non rispettano il loro obbligo di fedeltà, seguono altre fedeltà, attivano canali di informazione e di decisione che stanno al di fuori dei legittimi canali stabiliti da questa Assemblea, da queste istituzioni.
Io non so quali valutazioni ciascuno di voi voglia dare di questi fatti. Io ritengo, e per questo sono intervenuto, che questi fatti non siano assolutamente marginali, ritengo che non possano in alcun modo essere offuscati da una vicenda che per altri aspetti può presentare delle ambiguità o può prestarsi a questa o a quell'altra osservazione, come molti hanno fatto negli interventi che mi hanno preceduto. Qui c'è una denuncia di carattere politico-istituzionale forte, di cui un'Assemblea come questa, non può, se vuole essere credibile, non farsi in qualche modo carico. Io ormai non mi stupisco più di nulla. Mi colpiscono le dichiarazioni dell'onorevole Tamponi, dopo che egli stesso ha tentato di accreditarsi, fino al giorno in cui è stato eletto alla carica che qui ricopre, come esponente di un movimento delle riforme, a cui io non avevo aderito - diciamolo con franchezza, del resto non ho mai nascosto le mie idee - anche perché in quel movimento c'erano sempre alla Presidenza personaggi come l'onorevole Tamponi. Caro onorevole Tamponi, ciò che emerge in questa vicenda è che una legge, per la quale anche lei, in un'altra stagione politica e mi auguro ancora oggi, si è battuto, almeno così ha ribadito anche nel suo intervento, una legge che prevede la incompatibilità tra la carica di Assessore e di consigliere viene stravolta nella sua più intima essenza, perché i consiglieri eletti Assessori quanto meno avevano una legittimazione che gli nasceva da una elezione popolare e quindi si confrontavano con l'Aula, avendo certo condizionamenti politici come ciascuno di noi ha, ma in qualche modo con una propria autonomia e una propria limitata - perché è sempre limitata - libertà di azione. Qui ci viene detto un qualcosa di più, ci viene detto che l'Assessore tecnico non solo ha quel condizionamento istituzionale anche doveroso che aveva l'Assessore eletto dal Consiglio; ci viene detto che l'Assessore tecnico in taluni ambienti viene inteso come un Assessore che non risponde più neanche all'Aula, ai canali istituzionali, non risponde più all'organo collegiale che è la Giunta e risponde, invece, e deve rispondere solo a quei settori politici che lo hanno indicato e lo hanno accreditato presso il partito che poi ha fatto la designazione. Io mi domando e domando sommessamente a tutti coloro che più di me in quest'Aula e fuori da quest'Aula si sono battuti e si battono per le riforme - perché io non ho nessuna difficoltà a dire che c'è gente che più di me e con più coerenza svolge questo compito -, mi domando perché oggi in quest'Aula tacete, perché non avvertite che si sta facendo scempio della legislazione che abbiamo approvato o che comunque quella denuncia fa suonare un campanello d'allarme molto forte. Ma i campanelli d'allarme, cari colleghi dell'Aula e cari colleghi riformatori, diventano più forti se noi pensiamo alla sorte non solo delle leggi sulla trasparenza e sull'accesso, ma pensiamo alla legge sul difensore civico; mi pare che l'attività più importante che il difensore civico, che pure abbiamo eletto con enfasi, abbia svolto sia quella di preoccuparsi di munirsi dell'automobile e dell'autista, segno di un potere e di un privilegio che invece egli era chiamato in qualche modo, nello spirito della legge, non dico a combattere ma quanto meno a temperare e a contrastare, senza che quell'organo abbia assunto quel peso e quel rilievo che doveva avere nel nostro sistema politico e istituzionale. Quello che viene in considerazione, cari colleghi, e mi rivolgo qui soprattutto alla parte riformatrice di quest'Aula, è che in un ambiente come questo…
Onorevole Tamponi, non se ne vada, ascolti qualche volta le osservazioni che vengono da un modesto peone di quest'Aula, lei che invece è un leader di questa Assemblea.
(Interruzioni)
Perché state gridando? Datevi una calmata. Non sto provocando, sto dicendo all'onorevole Tamponi di ascoltare.
PRESIDENTE. Onorevole Pubusa, concluda il suo intervento.
PUBUSA (P.D.S.). Presidente, dovrebbe dire ai democristiani di non interrompere. Io sarei andato avanti regolarmente senza quelle interruzioni, in più mi fa perdere anche il filo.
Dicevo che, in un ambiente politico come questo, anche le leggi di riforma su cui ci si batte nelle istituzioni e nelle piazze, raccogliendo firme, vengono completamente stravolte e quindi chi si batte per questo con più coerenza non può prescindere dal fatto che occorre, anche all'interno delle istituzioni, intervenire con puntualità e talvolta con coraggio fuori dagli schemi, sapendo che può anche dispiacere ma amichevolmente a qualcuno, per sostenere, per difendere queste leggi, per fare in modo che queste leggi, laddove suoni un campanello d'allarme, vengano in qualche modo difese da applicazioni che ne stravolgono completamente il significato trasformandole da fatti di riforma in fatti negativi, perché ad esempio per quanto riguarda la legge istitutiva del difensore civico, di cui io sono stato primo firmatario, a questo punto credo che sarò primo firmatario della proposta per sopprimere quell'istituto, che così come è gestito non serve a nulla è dannoso; così come credo che gli Assessori tecnici, designati e gestiti - uso questi termini perché così è - nel modo in cui la Marrosu dice che si è fatto, non rappresentano un elemento di riforma in questa Assemblea ma un elemento di regresso. Meglio allora dire che era più serio il sistema che c'era prima perché consentiva una autonomia maggiore.
Io mi domando se è possibile che su questi temi - e lo dico senza vena polemica - Assessori come il professor Collu, che l'altro giorno ha fatto in quest'Aula un nobile intervento che ha suscitato grandi consensi e anche un inusuale applauso, persone, che io stimo per la serietà che ho potuto cogliere in molti momenti al di là del dissenso e della discussione politica, non si interroghino o non abbiano nulla da dire. E' possibile che eminenti maestri del diritto, come l'amico e collega Azzena, che è studioso delle istituzioni, che è un appassionato sostenitore di riforme istituzionali…
(Interruzioni)
E' possibile che vi sia una dissociazione tra l'attività che si svolge in taluni momenti della propria riflessione scientifica e culturale e il momento in cui si è nelle istituzioni? Non è meglio fare uno sforzo per far sì che questa dissociazione, che è in parte presente in ciascuno di noi, sia per quanto possibile contenuta? Penso alla testimonianza di un compagno e amico del valore dell'onorevole Sanna che, come Capogruppo del P.D.S. all'opposizione, è stato firmatario con me - io ho avuto grande onore in questo - di importanti proposte di legge di riforma di queste istituzioni volte al miglioramento e alla trasparenza, e che spesso è stato un fermo fustigatore dei costumi negativi di quest'Aula. E' possibile che persone di questo spessore, di questa esperienza, di questa capacità politica, soltanto perché stanno in un altro banco - intendendo ovviamente per banco l'alta carica istituzionale che ricoprono - non sentano la necessità di dare una continuità, seppure in modi diversi, al proprio impegno politico e culturale? E ancora penso alla Democrazia Cristiana; io sto seguendo, come tutti gli italiani devono seguire, il travaglio di un partito come la Democrazia Cristiana. Ai democristiani e ai cattolici democratici che esistono in quel partito, con i quali molto spesso ci siamo trovati in accordo in talune battaglie importanti di questa Assemblea, che sono persone serie dalle quali molte volte ci divide il diverso modo politico di pensare, che non ci impedisce, ovviamente, almeno per parte mia - mi auguro che questo valga anche per loro - di apprezzare la serietà dell'impegno e di credere che essi non vogliano soltanto cambiare nome ad un partito, ma ne vogliano anche cambiare la sostanza; a costoro e solo a costoro, perché ho fiducia nella serietà della battaglia che conducono, chiedo: "E' possibile che non vi rendiate conto che le denunce di questo Assessore, al di là del contesto in cui si sono inserite, sono una denuncia alla vecchia Democrazia Cristiana, a quella Democrazia Cristiana che voi dite debba essere abbandonata per dare vita a un nuovo soggetto politico che faccia dei valori del cattolicesimo democratico la struttura portante della forza politica che voi volete creare? Possibile che non vi rendiate conto che in gioco c'è, seppure in piccolo, un po' anche di questo, e che le battaglie non possono essere svolte soltanto in astratto nei congressi, ma sono fatte di piccoli episodi che svolgono nel quotidiano, in cui le coerenze hanno più importanza di tanti discorsi che si svolgono nelle assise e nei congressi e negli stati generali dei partiti?".
Infine, una riflessione e un invito ai settori di quest'Aula che vogliono le riforme. A loro io dico modestamente, riconoscendo a loro un impegno riformistico più forte del mio, che non possono tacere in quest'Aula di fronte a fatti di questa natura, che bisogna reagire, che è necessario dire la propria, è necessario fare una battaglia politica. Le riforme non si possono fare soltanto raccogliendo firme e poi ingoiando in quest'Aula tanti piccoli episodi in cui invece deve esserci un momento di confronto e di scontro tra un'idea riformatrice e una che non lo è, tra un'idea che fa avanzare e una che non lo fa. Io ho la sensazione che sia in atto in Sardegna, e a tal fine ho fatto alcune provocazioni, molti mi dicono eccessive, io dico che sono eccessive ma che rispetto a quello che penso sono soltanto una minima parte, ho la sensazione che sia in atto anche nella nostra Regione uno scontro sotterraneo tra le forze della conservazione che si annidano in tutti i settori politici. Le forze del progresso e del cambiamento anch'esse presenti in tutti i settori politici, hanno la responsabilità della scelta di non uscire in campo aperto, hanno la responsabilità di lasciare, per inerzia, che le forze conservatrici, presenti in tutti gli schieramenti politici, possano, anche nella futura scadenza politica, per l'inerzia e l'incapacità degli altri di costruire momenti politici di novità, vincere la partita.
Per quanto mi riguarda, il mio destino politico personale mi interessa poco; chi conosce la mia storia politica sa che è stata una storia in posizioni molto precarie. Quindi, di ciò che si può decidere o fare, poco mi interessa in termini personali; in termini politici però una sconfitta di questo genere significherà che in Sardegna per altri dieci, quindici anni o quello che sarà, noi avremo un sistema politico e istituzionale del tipo di quello che abbiamo finora avuto; significherà in sostanza che le istanze riformatrici verranno battute e significherà che molti personaggi, che si fanno promotori di queste istanze ma che continuano a non svolgere questo compito generale di raccordo o lo svolgono con qualche elemento di compromissione verso certe aree, saranno vinti da questa compromissione. Ecco perché io penso che anche rispetto a questo fatto, che taluni hanno definito marginale e che invece io ritengo di grande importanza, da questo punto di vista generale - io non entro nel merito della sanità su cui altri colleghi e il mio Capogruppo, che meglio conoscono il settore hanno detto parole che ovviamente io condivido - da questo punto di vista più generale, istituzionale, politico del cambiamento, credo che questa vicenda debba indurre ciascuno di noi a uscire allo scoperto e a passare da una fase di singole iniziative, talvolta di singole proteste, a una fase più organizzata di battaglia politica perché le forze del progresso all'interno di quest'Aula e in Sardegna vengano ad essere visibilmente riconosciute e possano dare battaglia nel modo in cui si danno anche le battaglie politiche, cioè allo scoperto e in modo deciso.
PRESIDENTE. Sono stati presentati tre ordini del giorno. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Ordine del giorno Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci sulle questioni aperte dalle dimissioni dell'Assessore della sanità.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione della discussione sulle ragioni esposte dall'Assessore regionale della sanità come causa delle proprie dimissioni dall'incarico;
RITENUTO che i fatti denunciati come impeditivi al corretto esercizio della funzione di pubblica amministrazione richiedono non solamente un intervento adeguato sul piano politico a garanzia del normale svolgimento delle funzioni di governo attribuite in forza di legge, ma comportano altresì l'esercizio della responsabilità che spetta, sul piano istituzionale, e per i diversi ambiti di competenza, sia alla Giunta regionale ed al suo Presidente, sia al Consiglio regionale,
impegna la Giunta e il suo Presidente
a) a procedere agli accertamenti necessari, attraverso l'attivazione dei propri servizi ispettivi e di controllo per appurare la fondatezza dei fatti denunciati e rilevanti sotto il profilo amministrativo, o di illecito di qualsiasi natura;
b) a riferire entro 45 giorni in Consiglio regionale sull'esito degli accertamenti e sui provvedimenti conseguenti;
impegna il Presidente del Consiglio regionale
1) a procedere alla nomina di una Commissione consiliare di inchiesta - ai sensi dell'art. 123 del Regolamento interno - perché sia accertata la fondatezza dei fatti denunciati in ordine al rapporto fra esercizio della funzione consiliare ed esercizio della funzione di Assessore regionale;
2) ad assegnare alla Commissione consiliare il termine di 45 giorni per l'espletamento dell'inchiesta e per la presentazione della relativa relazione al Consiglio regionale. (1)
Ordine del giorno Ortu - Demontis - Planetta - Puligheddu - Serrenti sulle dimissioni dell'Assessore della sanità.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONCLUDENDO il dibattito sulle dichiarate motivazioni che hanno indotto l'Assessore della sanità a rassegnare le sue dimissioni dalla Giunta regionale;
RILEVATO che la pubblica denuncia dell'Assessore dimissionario di sistemi e modi di interferenza politica e di gruppi sulla corretta gestione della pubblica amministrazione non possono non suscitare profonde inquietudini nell'opinione pubblica e nei gruppi politici;
RITENUTO necessario un approfondimento dei problemi posti ed un accertamento delle distorsioni segnalate,
impegna
la Giunta regionale ad un serio ed immediato accertamento dei fatti e sulla corretta gestione della Sanità in Sardegna;
impegna
altresì il Consiglio regionale ad istituire una Commissione consiliare di inchiesta ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento interno che accerti i fatti e presenti al Consiglio una sua relazione entro il 30 ottobre prossimo, delegando al Presidente a nominarla. (2)
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Marella - Pusceddu sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale in merito alle dimissioni dell'Assessore della sanità.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione del dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale in merito alle dimissioni dell'Assessore regionale della sanità, ne prende atto e
impegna la Giunta regionale
1) a presentare entro 90 giorni un "Rapporto sullo stato della sanità in Sardegna" con particolare riferimento alla spesa sanitaria ed alla sua razionalizzazione ed alla sua ricaduta nelle varie zone della Sardegna; alla qualità dei servizi sanitari in rapporto al bisogno di salute dei cittadini sardi;
2) a predisporre e a presentare al Consiglio regionale, compatibilmente con la legislazione nazionale, entro il termine di 120 giorni, il nuovo Piano sanitario regionale;
3) a procedere agli accertamenti necessari, attraverso l'attivazione dei propri servizi ispettivi e di controllo, per appurare la fondatezza dei fatti denunciati e rilevanti sotto il profilo amministrativo o di illecito di qualsiasi natura;
4) a riferire entro 45 giorni in Consiglio regionale sull'esito degli accertamenti e sui provvedimenti conseguenti. (3)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, giacché il primo e il secondo ordine del giorno sostanzialmente affermano le stesse cose e richiedono gli stessi interventi, e l'ordine del giorno numero 3 riprende una parte del numero 1, chiedo una sospensione di cinque minuti per valutare la possibilità di coordinare le parti comuni ai tre ordini del giorno.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 27, viene ripresa alle ore 13 e 08.)
PRESIDENTE. E' pervenuto alla presidenza un altro ordine del giorno. Se ne dia lettura
PORCU, Segretario:
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale in merito alle dimissioni dell'Assessore della sanità.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione del dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale in merito alle dimissioni dell'Assessore regionale della Sanità, ne prende atto e
impegna la Giunta regionale
1) a presentare entro 90 giorni un "Rapporto sullo stato della Sanità in Sardegna" con particolare riferimento alla spesa sanitaria ed alla sua razionalizzazione ed alla sua ricaduta nelle varie zone della Sardegna, alla qualità dei servizi sanitari in rapporto al bisogno di salute dei cittadini sardi;
2) a predisporre ed a presentare al Consiglio regionale, compatibilmente con la legislazione nazionale, entro il termine di 120 giorni, il nuovo Piano sanitario regionale;
3) a procedere gli accertamenti necessari, attraverso l'attivazione dei propri servizi ispettivi e di controllo, per appurare la fondatezza dei fatti denunciati e rilevanti sotto il profilo amministrativo, o di illecito di qualsiasi natura;
4) a riferire entro 45 giorni in Consiglio regionale sull'esito degli accertamenti e sui provvedimenti conseguenti,
impegna il Presidente del Consiglio regionale
ad affidare ad una Commissione permanente l'espletamento di una indagine conoscitiva sulla fondatezza dei fatti in discussione, con particolare riguardo al rapporto tra l'esercizio della funzione consiliare e l'esercizio della funzione di Assessore regionale. (4)
PRESIDENTE. Domando ai presentatori degli ordini del giorno numero 1, 2 e 3 se intendono ritirarli. Ha facoltà di parlare uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 1.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Per quanto attiene alla parte dispositiva noi riteniamo che l'ordine del giorno numero 4 contenga quanto è previsto nell'ordine del giorno numero 1. Manteniamo la parte espositiva del nostro ordine del giorno e chiediamo quindi che venga messo in votazione limitatamente a questa parte.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 2.
ORTU (P.S.d'Az.). Chiedo che venga messa in votazione la parte espositiva dell'ordine del giorno numero 2. La parte dispositiva è analoga a quanto previsto dall'ordine del giorno numero 4.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 3.
TAMPONI (D.C.). Ritiriamo l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Metto in votazione la parte dell'ordine del giorno numero 1 che si conclude con la parola "regionale". Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Metto in votazione la parte dell'ordine del giorno numero 2 che si conclude con la parola "segnalate". Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non la approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno numero 4, ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 4.
Ha domandato di parlare l'onorevole Scano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Signor Presidente, per una breve dichiarazione di voto. Io condivido l'ordine del giorno, mi pare che costituisca una risposta equilibrata ai problemi e agli interrogativi sollevati dalla vicenda. Nel motivare il voto favorevole colgo l'occasione per una sintetica considerazione sulla vicenda. Voglio dire al collega Pubusa che quando uno tace qualche volta può essere perché non ha il coraggio delle proprie opinioni, talvolta può essere perché sta riflettendo. Io su questa vicenda ho più domande che certezze, tuttavia quando vengo sollecitato a parlare non amo tacere.
La professoressa Marrosu ha operato una forte denuncia, che sicuramente interpella ciascuno di noi (partito, gruppo e singoli), ne ha tratto le conseguenze con un atto di dignità e di coerenza che merita rispetto. Fatta questa premessa, dico quali sono le domande che io mi pongo. Non è un mistero - ne parlava Mannoni e io condivido quella parte molto precisa del suo intervento - che la sanità in Sardegna è governata da una lobby trasversale medico-politica in cui ha larga parte anche la massoneria, ma non si tratta naturalmente solo di questo. Dico anche en passantche l'avviso di garanzia di cui oggi leggiamo sui giornali all'ex Gran Maestro della massoneria Armandino Corona pone oggettivamente la questione di andare a vedere cosa c'è anche negli armadi del potere in Sardegna. Chiusa la parentesi.
La professoressa Marrosu - ecco la domanda - ha combattuto questa lobby? Io avrei voluto sentirla qui in Consiglio aprire palesemente, con coraggio, con forza questa battaglia. La politica sarda, non lo scopriamo adesso, è dominata da gruppi, correnti, sottogruppi, sottocorrenti. Si dice che è feudalità. Sì, è feudalità. La domanda è: la professoressa Marrosu ha combattuto il sistema feudale o è rimasta coinvolta in una battaglia tra feudatari? Ha combattuto il padrinaggio o è rimasta coinvolta in una battaglia tra padrini? Io mi pongo queste domande non per artificio retorico, ma con sincerità. Io ritengo, così leggo la vicenda e sto maturando, anche nel sentire gli altri interventi, le mie opinioni, che ella, anche se scelta da un gruppo interno ad un partito, riteneva di poter operare bene anche appoggiandosi ad un altro gruppo dentro ad un partito. Ha preso atto che così non è, perché non è con questi sistemi che si può davvero riuscire ad operare per realizzare gli obiettivi di risanamento della sanità, della politica e di migliore funzionamento dei servizi e così via. Tuttavia le denunce fatte sulla correttezza dell'amministrazione, sul funzionamento della politica reale, sul cancro attanaglia il vecchio sistema, sono denunce giuste, non sono denunce nuove ma sono denunce giuste. Da qui del resto, dalla insostenibilità del vecchio sistema politico e dell'intreccio tra politica ed amministrazione, ha tratto le sue radici il movimento riformatore che costituisce una delle componenti della così detta rivoluzione italiana. E qui affonda le sue radici anche la scelta di molti di noi di assumere come primo terreno di impegno la questione delle riforme.
Io so poco della concreta azione di governo dell'assessore Marrosu; dico che con le dimissioni e con le motivazioni che ha addotto, al di là della vicenda, nonostante la vicenda, nonostante quell'intreccio di relazioni a cui ho fatto riferimento, pone oggettivamente la questione del cambiamento. Noi dobbiamo essere consapevoli, colleghi consiglieri, che la gente sta alla parte delle denunce della professoressa Marrosu. E su questo bisogna meditare, su questo occorre che tutti meditiamo.
Voglio fare un'ultimissima considerazione sul tema dell'incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore. Io ero e rimango convinto della giustezza di questo istituto. Sono anche favorevole al ricorso massiccio a persone esterne al circuito politico, senza mitizzare gli esterni e senza demonizzare i politici, perché vi è del buono e del cattivo nell'uno e nell'altro campo. Sennonché assessori esterni, scelti però nelle vecchie logiche di partito e di corrente, non riescono o difficilmente possono riuscire a sottrarsi a questo meccanismo. L'incompatibilità non era la riforma, era un pezzo della riforma. Bisogna completare la riforma istituzionale a partire dalla riforma elettorale con il sistema maggioritario e con l'elezione diretta del Presidente; e poi bisogna mettere mano davvero alla riforma della politica, del sistema politico, che non significa mettere fine ai partiti, significa mettere fine alla cattiva politica, significa fare piazza pulita dei politici compromessi con una gestione deteriore del potere, significa rifondare i soggetti della politica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PAU (Gruppo Laico Federalista). Signor Presidente, colleghi, brevemente per una dichiarazione di voto sull'ordine del giorno. Questo ordine del giorno vede accolte le richieste che noi in apertura di seduta avevamo prospettato a questo Consiglio e le troviamo sintetizzate quasi nella loro interezza in questo ordine del giorno. La prima richiesta è quella di un "Rapporto sullo stato della sanità in Sardegna", tema di grande interesse, non sollevato solo dalle dimissioni della professoressa Marrosu, ma da uno stato di malessere che attraversa la sanità nella nostra isola. Da un primo rapporto, consegnato ai Gruppi la settimana scorsa, abbiamo scoperto, e alcuni probabilmente già lo sapevano, che la sanità in Sardegna non è uguale per tutti i sardi - questo è già un dato di rilievo da cui partire per questi nostri accertamenti -, cioè l'ammalato della provincia di Nuoro è diverso dall'ammalato della provincia di Cagliari e di Sassari. Di questo dobbiamo renderci conto ed essere edotti per non commettere errori per il futuro. La seconda richiesta riguarda la predisposizione del nuovo Piano sanitario regionale. D'ora in poi non ci porremo in termini notarili, ma certo ci impegneremo per far rispettare questo accordo, perché entro centoventi giorni sia presentato il Piano sanitario regionale.
Per quanto riguarda gli accertamenti richiesti, le cose che ha detto la professoressa Marrosu del nostro sistema politico, del cancro che attanaglia la politica, della vecchia partitocrazia, non sono certo novità, ma in questo momento di grande attenzione da parte dell'opinione pubblica, forse quelle parole ci hanno colpito nel segno e ci hanno riportato ad una meditazione sulle cose dette, alcune certo tutte da accertare, altre sul piano politico altamente condivisibili. Il collega Pubusa molto attentamente, in maniera molto precisa ed adeguata, ha affrontato questo problema affondando anche il coltello sulle riforme e sui riformatori che in questo Consiglio, ma anche nel testo della nostra isola, esistono e che probabilmente non hanno ancora avuto modo non solo di manifestare le proprie opinioni ma di mettere in pratica i principi affermati. Ha affondato il coltello e noi condividiamo gran parte di quelle osservazioni, ma, ahimè, il muro di Berlino è caduto in un giorno ma probabilmente il vecchio sistema tarderà a morire, anche se io non escludo che nel breve periodo avvenga, come è avvenuto per il muro di Berlino. In Italia, per fare un raffronto con altre cose che sembravano inamovibili, è caduta la Federconsorzi, è caduto il sistema che le stava intorno; quindi le spallate bisogna darle, ma purtroppo nessuno di noi ha il potere di eliminare da un giorno all'altro queste storture. L'importante è che se ne parli, l'importante è che questa Assemblea sia ben conscia di dove vuole andare. Noi per questo diciamo che voteremo a favore di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Morittu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORITTU (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, per chiedere che anche l'ordine del giorno numero 4 venga posto in votazione per parti: la prima parte è quella che si conclude con le parole "ne prende atto", la seconda è la parte dispositiva.
Noi del Gruppo Rinascita e Sardismo non siamo d'accordo sulla parte introduttiva dell'ordine del giorno, perché non condividiamo le dichiarazioni del Presidente della Giunta, perché ci pare che qui oggi si sia voluto portare, un po' cinicamente, il problema sulle capacità o meno della professoressa Marrosu a svolgere il suo compito di Assessore, più che sul fatto politico grave che si è verificato con le dimissioni della professoressa Marrosu. Non è un episodio marginale di ordinaria politica. Al limite, signor Presidente, noi non dovremmo andare a sostituire nessun Assessore, perché con quest'ordine del giorno il Consiglio regionale sta sospendendo il giudizio politico e qualsiasi giudizio anche operativo perché fra 45 giorni, cioè il termine fissato nell'ordine del giorno, il Presidente della Giunta regionale potrebbe venire in Consiglio per riferire sull'esito degli accertamenti e dirci che la professoressa Marrosu ha ragione. Dunque che senso ha nominare oggi un altro Assessore? Non faremmo certamente una bella figura. Comunque sia il fatto denunciato dalla professoressa Marrosu è un fatto che credo mortifichi davvero questo Consiglio regionale che, con ben altri intendimenti, ben altri obiettivi e ben altro spirito, aveva votato la norma della incompatibilità tra carica di consigliere regionale e assessore e, a questo proposito, Presidente, io ritengo che si sia creato un vuoto di potere nel momento sin cui lei ha assunto l'interinato. Ritengo che questo non sia molto conforme e molto in linea con la legge. E' un mio dubbio, Presidente, e non spetta a me dare sentenze su questi casi.
Ricordiamo tutti con quali difficoltà è nata questa Giunta; venivano cambiati gli Assessori cosiddetti tecnici ogni ventiquattro ore, perché quella che doveva essere una prerogativa del Presidente della Giunta era diventata una prerogativa dalle parti e particelle dei vari partiti. Questa vicenda non poteva che sfociare in questo fatto, nel momento in cui non si è più disponibili a subire e a stare chiusi dentro una gabbia, perché questo ha detto la professoressa Marrosu, che non poteva più operare perché doveva rispondere a coloro i quali l'avevano indicata.
PIRAS (D.C.). Non è vero.
MORITTU (Rinascita e Sardismo). Perché dite che non è vero? E' stata indicata dal Gruppo della Democrazia Cristiana. Perché non è vero? Forse eri assente, eri a una riunione della Coldiretti e non ti sei reso conto che avevano indicato la Marrosu. Quindi ancora indicazione di partito, non scelta autonoma del Presidente della Giunta.
E qui si parla di riforme, onorevole Piersandro Scano. Si parla di riforme, ma noi abbiamo fatto una legge di riforma e le riforme vanno osservate. Come non basta fare riforme elettorali nel momento in cui si arriva in questo Consiglio belli, riformati, rifatti e senza nessun potere, nessuna possibilità di esercitare il mandato che il popolo dà a chi viene eletto, perché si torna in questo Consiglio con una nuova legge elettorale e si rimane gli stessi. Quindi ancora questo fatto molto grave, che si è voluto addirittura svilire sul piano quasi di un esame delle capacità della professoressa Marrosu.
Io stesso nella Commissione sanità ho avuto modo di criticare certe iniziative dell'assessore Marrosu, ma ho avuto modo anche di apprezzare certe altre iniziative. Ma oggi le si è volute portare in questo campo, le cause delle dimissioni dell'assessore Marrosu. No, sono politiche ed è un problema politico che investe tutto il Consiglio e sul quale davvero dobbiamo meditare tutti, soprattutto lei, Presidente, perché le scelte dei collaboratori, le scelte di coloro i quali debbono fare una strada comune con lei, le deve fare il Presidente della Giunta, non i partiti o i gruppi politici all'interno dei partiti stessi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione la prima parte dell'ordine del giorno numero 4, che si conclude con le parole "ne prende atto e". Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la restante parte dell'ordine del giorno. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Nomina dell'Assessore dell'igiene e sanitàe dell'assistenza sociale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la nomina dell'Assessore dell'igiene e sanità e assistenza sociale. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Propongo al Consiglio la nomina ad Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale l'avvocato Giulio Steri, nato a Cagliari il 2 settembre 1954.
PRESIDENTE. E' pervenuto alla Presidenza un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella sulla nomina dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
Udite le dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sull'assetto della Giunta
approva
la proposta formulata e, in conformità,
nomina
Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale il Dott. Avv. Giulio Steri. (1)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'ordine del giorno numero 1. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 75, corrispondente al nome del consigliare Tarquini.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Tarquini.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Tarquini - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cabras - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lombardo - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Marteddu - Merella - Mereu Orazio - Mereu Salvatorangelo - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Onida - Onnis - Oppi - Pau - Piras - Pusceddu - Ruggeri - Sanna - Sardu - Scano - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serri - Tamponi.
Rispondono no i consiglieri: Urraci - Cogodi - Morittu - Murgia - Salis.
Si sono astenuti: il Presidente Floris e i consiglieri Usai Edoardo - Cadoni - Demontis - Ortu - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Serrenti.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 57
astenuti 10
maggioranza 29
favorevoli 52
contrari 5
(Il Consiglio approva).
Giuramento dell'Assessore dell'igiene e sanitàe dell'assistenza sociale
PRESIDENTE. L'Assessore nominato con l'ordine del giorno testé approvato, non essendo consigliere regionale, deve prestare il giuramento prescritto dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250. Invito l'Assessore ad avvicinarsi al tavolo della Presidenza. Do lettura della formula del giuramento prevista dall'articolo 3 del citato D.P.R., al termine risponderà lo giuro: "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".
STERI, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Lo giuro.
PRESIDENTE. Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 38.
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