Seduta n.103 del 07/07/2005
CIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 7 luglio 2005
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 51.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 23 giugno 2005 (98), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Stefano Pinna ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 7 luglio 2005. Poiché non ci sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Proseguiamo con la discussione. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Credo che la discussione su questa proposta di istituzione di una Commissione speciale sulla complessa questione delle zone interne della Sardegna, in particolare riferimento certamente alla Sardegna centrale, sia un'occasione interessante per fare, al di là di tutto, e al di là anche dell'esito poi della decisione che il Consiglio vorrà prendere riguardo all'aspetto contingente dell'istituzione o meno di una Commissione speciale di inchiesta, sia comunque un'occasione interessante per affrontare una problematica che sia pure forse non interesserà tutto il Consiglio, credo almeno i presenti che hanno scelto di esserci in queste ore e di parlare e di ascoltare, sia comunque importante.
Direi che davvero la questione può essere affrontata sia con specifico riferimento alla questione contingente della istituzione della Commissione di inchiesta, sia più in generale su una questione che rende la proposta fatta da un terzo dei consiglieri, avendo come primo firmatario l'onorevole Capelli, che rappresenta sicuramente come consigliere regionale uno dei territori più interessati a questa problematica, a nessuno sfugge che coincida con un momento di particolare tensione, di particolare preoccupazione e anche di specifica mobilitazione del territorio, in particolare delle organizzazioni sindacali che, come tutti sappiamo, si concretizzerà in un'annunciata manifestazione il 14 luglio. Il 14 luglio è una data che costituisce un anniversario, non particolarmente importante e conosciuto nel mondo, ma un importante anniversario che alcuni di noi riconoscono in particolare, e ricordano particolarmente. Il 14 luglio è stato affrontato il problema scatenato dalla crisi industriale della Montefibre di Ottana, è stato affrontato e risolto con un importantissimo accordo il problema dei lavoratori messi in mobilità, quindi nell'anticamera del licenziamento da parte di una delle più importanti imprese del settore chimico, che sono stati presenti in Sardegna negli ultimi decenni, la Montefibre, che ha ereditato un importante pezzo, segmento della filiera produttiva di prodotti chimici, la filiera acrilica che aveva nella produzione di fibre acriliche negli anni settanta un'importante manifestazione di capacità produttiva che allora interpretava validamente anche e si reggeva a livello competitivo in maniera interessante e significativa. Reggeva il passo con le produzioni di fibre acriliche nel panorama del mercato internazionale della chimica e dei prodotti di chimica non primaria, ma avviata verso il secondario, una produzione che poi negli anni, seguendo quelle che sono state purtroppo le evoluzioni drammatiche del sistema produttivo di tutta l'industria di base, ma in particolare di quella chimica, ha poi incontrato via via crisi successive, tanto da ridurre la presenza di questo tipo di produzioni che era distribuita nel territorio regionale in diversi siti produttivi, ridurre e concentrarsi solo ad Ottana, con l'acquisto da parte della Montefibre.
In quel momento si manifestò una crisi profondissima che portò ad un atto anche molto importante, che fu quello della sigla di un accordo importante, interessante, risolutivo si pensava in quel momento. Un accordo che ad oggi, dopo due anni, non ha trovato una concreta attuazione e quei lavoratori vivono oggi una drammatica situazione di reale incertezza per il proprio futuro, ma non un futuro lontano, futuro immediato. Il caso dei lavoratori Montefibre di Ottana è un caso particolare, ma in qualche modo simbolico di tutta la realtà lavorativa e industriale della Sardegna centrale, cioè lavoratori che sono stati impegnati e trascinati quindi in un sistema produttivo che io credo abbia oggettivamente portato in quel territorio alcuni importanti benefici.
In qualunque modo si voglia valutare la positività o la negatività degli investimenti industriali avviati negli anni sessanta e proseguiti poi nei decenni successivi, fino alla gravissima crisi degli anni ottanta e poi ormai la crisi continua latente che dura fino ad oggi, l'industrializzazione in Sardegna e anche nella Sardegna centrale credo che abbia svolto un importante ruolo. Ci si può sbizzarrire in confronti, dibattiti di tipo sociologico ed economico, io credo che comunque una funzione importante sia stata svolta.
Credo che, sia per quanto riguarda la chimica, sia per quanto riguarda il tessile, che costituiscono i due filoni fondamentali, le due filiere fondamentali degli investimenti industriali nella Sardegna centrale, un ruolo importante sia stato svolto e ancora venga svolto dalle imprese che sono ancora sul mercato. Ma attorno a questo davvero è nato ben poco. Credo che quindi analizzare quali sono state le concrete realizzazioni degli investimenti di incentivazione e di infrastrutture fatti nella Sardegna centrale, come siano stati fatti questi investimenti, quali scelte siano state fatte, da chi sono state gestite, con quali soggetti privati è stato affrontato il problema della industrializzazione e della incentivazione dello sviluppo economico in quelle aree, sia un problema importantissimo e noi sappiamo quanto l'Amministrazione regionale abbia svolto un importante funzione su questo aspetto. Quanto le Amministrazioni locali abbiano svolto un'importante funzione e non solo i consorzi industriali, cari colleghi della maggioranza o illustri colleghi della Giunta. Non soltanto i consorzi industriali hanno avuto una funzione in positivo o in negativo in quelle aree, ma anche amministrazioni locali che sono state protagoniste di alcuni processi amministrativi e che credo debbano continuamente rendere conto di quello che è stato realizzato. Credo che semplicemente la costituzione di una Commissione d'inchiesta abbia come scopo, non quello di avviare un processo che confini con competenze, con poteri di tipo poliziesco giudiziario, ma un'inchiesta, cioè un chiarimento, un approfondimento delle ragioni per cui tante risorse finanziarie e tanti processi amministrativi non abbiano raggiunto l'oggetto desiderato, l'obiettivo individuato come strategico.
Io credo che sia importante fare questo per capire quali errori siano stati compiuti e quali non debbano più essere compiuti e che serenamente e oggettivamente si debba essere interessati a capire da destra e da sinistra, passando attraverso il centro, tutti abbiamo l'esigenza di capire che cosa sia accaduto in queste zone e che cosa si possa fare.
PRESIDENTE. Ci sono dei colleghi che continuano a prenotarsi, abbiamo detto che le iscrizioni erano chiuse stamani, abbiamo fatto fare le prenotazioni dopo il primo intervento nella mattinata, adesso è inutile iscriversi.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. L'onorevole Pisu decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Decaduto.
E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Signor Presidente e onorevoli colleghi, mi ritrovo in gran parte in ciò che stamane ha detto l'onorevole Vincenzo Floris per dire "no" alla richiesta di istituzione della Commissione d'inchiesta sulle zone interne. Aggiungo alcune cose di mio che forse possono essere di una qualche utilità per il proseguo dei lavori, perché un merito a questa richiesta va comunque riconosciuto e cioè quello che oggi parliamo dei territori svantaggiati della Sardegna.
Sulle zone interne sappiamo molto e decidiamo molto poco ed è questo il problema. E perché non decidiamo? Noi decidiamo poco perché manca un pensiero forte sugli svantaggi sociali e su come combatterli. Non credo di dire niente di nuovo se affermo che oggi più di ieri la giustizia sociale è affidata prevalentemente al mercato, si ritiene che lo Stato e la Regione debbano intervenire nella distribuzione della ricchezza e delle opportunità a valle di un processo di produzione equilibrato, regolato prevalentemente dalla concorrenza.
Io, rispetto a questo modello, ho più di una perplessità, lo dico dai banchi del centrosinistra, dove c'è un difetto anche in questa legislatura di pensiero sociale e c'è un eccesso di subordinazione ad una visione accademica dell'economia e della società. Ma è da qua che bisogna partire, noi siamo immersi nella debolezza teorica e politica del pensiero sociale e ne paghiamo duramente le conseguenze. La prima domanda che dobbiamo porci è: abbiamo realmente il potere di rispondere ai bisogni presenti nelle zone interne? Perché la risposta più semplice è dire: abbiamo bisogno di un di più di risorse da allocare in quei territori. E non è una risposta banale, tant'è che per quel che si intravede nel nuovo Dpef questo problema del riequilibro territoriale è presente. Però non basta, non è questo, perché si dice che un di più di trasferimenti pubblici può trasformarsi in un di più di dipendenza e di assistenza, e noi sappiamo che il di più di assistenza produce un di più di dipendenza e che questo alla fine produce ulteriormente arretratezza.
Ma allora possiamo chiederci, posto che non vogliamo assistenza ma voglio intervento pubblico serio per lo sviluppo, abbiamo realmente i poteri per incidere? Io credo di sì ma occorre un coraggio che non è quello, lo dico non in modo irriguardoso verso l'onorevole Capelli, ma lo dico per ragionare sul futuro, bisogna avere il coraggio di fare ciò che è nella competenza di questo Consiglio che è quello di fare leggi e noi abbiamo molte possibilità di far bene sulle zone interne, usando bene la potestà legislativa.
Faccio alcuni esempi. Nel mondo delle campagne sta emergendo sempre più, quanto più l'Assessorato della sanità nei nostri territori presenta il piano dei eradicazione della pesta suina, un problema atavico, che è l'utilizzo delle terre pubbliche demaniali da parte di aziende private. Chi conosce un po' di storia sa che questo è un problema che noi abbiamo dal 1821 e che non si estirpa dicendo: tutti fuori. Perché noi sappiamo da dove viene quell'utilizzo improprio del bene demaniale. Questa mancata scelta di come restituire al mercato aziende che si sono allocati nei territori comunali perché schiacciate lì dai vecchi poteri della terra, questa mancata legislazione da parte nostra incide sulla istituzione dei parchi, incide sulla sicurezza nelle campagne, incide sulla capacità delle imprese agricole di accedere ai finanziamenti pubblici. Facciamo una legge seria in questo senso, facciamo una legge che faccia emergere la titolarità delle imprese agricole e non mettiamo in capo ai conduttori le spese notarili per farlo.
Sulla scuola: la Regione può legiferare in materia scolastica; la Regione può legiferare e noi abbiamo bisogno di un riequilibrio formativo in quei territori; abbiamo bisogno di allocare diversamente le risorse disponibili e quando non sono disponibili le risorse pubbliche mettiamo in campo l'attuazione di norme nazionali che consentano la nascita di offerte formative accessibili alternative a quelle pubbliche.
La cultura: si dice tanto che nel nuorese c'è una vivacità culturale straordinaria e poi noi non riusciamo in quest'Aula a trovare forme di equilibrio di allocazione delle risorse tra le risorse allocate nella città e quelle allocate nell'agro. Io qui ho votato un emendamento contro il bilancio per i 22 miliardi dati all'Ente Lirico, ma non perché è l'Ente Lirico, perché sta venendo fuori per l'ennesima volta un paradosso, i servizi maggiori sono concentrati nelle aree urbane. Le aree urbane offrendo quei servizi hanno bisogno di risorse, è evidente che fatto cento quanto c'è di disponibile per la cultura il trenta per cento viene assorbito da una delle più grosse strutture che eroga servizi nel campo della cultura, presente a Cagliari. Non è in capo a nessun altro che a noi il riequilibrio della distribuzione di queste risorse, non abbiamo bisogno di una Commissione d'inchiesta in questo senso.
Le politiche industriali: perché non cominciamo a dire una cosa certa, che c'è un ritardo tra le scelte economiche della Giunta regionale e del Consiglio e la loro attuazione perché c'è un dubbio sulla trasparenza della allocazione della risorsa pubblica, per cui qualsiasi risorsa va a bando. Andare a bando significa, mi correggano gli Assessori che hanno vissuto più da vicino queste cose, un anno e mezzo di ritardo circa tra la decisione e l'allocazione. C'è una burocratizzazione dell'intervento pubblico in economia che lo rende vano. Il POR è in ritardo sia per deficienze della pubblica amministrazione, ma anche perché è tutto burocratizzato. Da noi, nella provincia di Nuoro, ma nel Goceano, in alcune aree del Logudoro, un milione di euro che arriva con due anni di ritardo è quasi inefficace.
Ancora, la politica degli enti locali; noi abbiamo tagliato del 16 per cento, per ragioni di bilancio, la "25", però dobbiamo dirci come gestiamo la transizione tra un vecchio modello di sviluppo e uno nuovo competitivo? Chi sono i soggetti che gestiscono la transizione, contengono l'espulsione e i costi sulle persone più deboli, sono gli enti locali? Ma con gli enti locali che tipo di politica vogliamo realizzare? Io penso che siano questi i temi di cui noi dobbiamo parlare quando parliamo di zone interne, non abbiamo bisogno di una Commissione anche se capisco qual è il senso della richiesta di una Commissione, cioè di dire: badate non possiamo fare più teoria! E allora facciamo pratica ma a partire da un pensiero sulla socialità molto più forte di quello che è stato messo in campo fino ad oggi.
Questo Consiglio ha una straordinaria possibilità di fare cose importanti in questa legislatura; in tutte le Commissioni che si proceda a far arrivare in quest'Aula una legislazione moderna, potremmo anche dire a semplificare quella esistente. E in questo senso noi abbiamo alla grande potenzialità riformista, non assistenziale, ma anche coraggiosa. Io penso per esempio che la Regione dovrebbe fare alcune cose direttamente e non mettere tutto a bando, avere questo coraggio, lo debba fare; perché non è possibile che ogni decisione venga messa a bando in un territorio debole di progettualità, non è possibile!
Non esiste più una politica sociale se c'è una Regione che diffida di se stessa, e non credo che su questa temi ci siano gli spartiacque del centrodestra e del centrosinistra che, come voi sapete, io ritengo importati in Sardegna non reali. Importati, copiati dallo scenario nazionale. Ma sui temi voglio vedere qual è la distanza vera su questi temi; restituiamo, facciamo di quest'Aula il luogo della socialità, della ripresa di uno sbilanciamento verso il sociale dell'azione del Consiglio regionale e non avremo assolutamente bisogno di Commissioni d'inchiesta, anche se ringrazio l'onorevole Capelli di averci dato l'occasione di parlare di queste cose in questa sede.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pisu, che si era allontanato per bene. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, lei sta sbandando troppo!
PRESIDENTE. Era in Aula, stia tranquillo. No, non sto sbagliando.
CAPELLI (U.D.C.). Ho detto sbandando!
PRESIDENTE. Era in Aula l'ho visto io. Quando l'ho chiamato non c'era. Prego, onorevole Pisu.
PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi il problema delle zone interne è stato dibattuto ampiamente nei decenni scorsi, oltre ad essere stato oggetto di indagine da parte di autorevoli Commissioni nazionali e regionali. Sappiamo anche dallo studio della storia della Sardegna cosa abbiano rappresentato questi territori sul piano culturale, sociale, economico e politico. Possiamo senz'altro affermare che questo tema non è risolto dal momento che continua a persistere, e per certi aspetti si aggrava, la condizione di malessere e arretratezza di questi territori rispetto al resto della nostra isola.
Dunque, il problema c'è e non può essere certo nascosto o sottovalutato, semmai va precisato meglio ed attualizzato perché non ci troviamo nella condizione di venti - trent'anni fa. Precisato perché il tema delle zone interne non può più essere circoscritto solo alle Barbagie o alla zona Nuoro - Ottana, con tutte le specificità storico culturali che si sono fatte e si fanno. Attualizzato perché anziché di zone interne oggi sarebbe più opportuno parlare di zone svantaggiate che coinvolgono tante regioni storiche della Sardegna distanti dalle città e dalle coste.
Si pensi, ad esempio, a realtà come la Marmilla o al Sarrabus - Gerrei, per citare solo due esempi, dove gli indici del malessere sono sicuramente più alti di tanti paesi barbaricini o del mio Sarcidano, che non si trova certo in una condizione florida. E quando parlo di malessere non mi riferisco solo agli episodi criminosi e di violenza più diffusi in alcune zone, ma dei livelli di reddito, di spopolamento, di disoccupazione e di scarsità di servizi che nelle aree che citavo prima sono in una condizione drammatica.
Basta dare del resto uno sguardo agli indici demografici, dove sono concentrati i piccoli e piccolissimi comuni per averne conferma. Io provengo da quei territori e conosco bene le difficoltà in cui costantemente ci dibattiamo essendo trascurati dalle politiche nazionali e regionali, dove i nostri problemi vengono in secondo piano, solo perché abbiamo scarso peso elettorale di voti e anche di parlamentari nazionali e regionali.
La tendenza oggi è quella di rimuovere il problema dicendo che c'è crisi in tutta l'isola, oppure di trattare il tema in termini strumentali e per fini politici di parte, come mi pare si voglia fare con la richiesta di Commissione d'inchiesta di cui è primo firmatario l'onorevole Capelli.
Del resto questa proposta è circoscritta ad una piccola area, a questioni specifiche non prioritarie, cioè sociali, occupazionali eccetera, ad un lasso di tempo che non consente di analizzare a fondo le cause del sottosviluppo di tutti i territori svantaggiati della nostra isola. In altri termini voglio dire che mi sembra che si voglia dare l'idea, forse solo l'immagine, di un grande lavoro a favore della Sardegna centrale, che invece non trovo nella proposta di cui si discute.
Ben altra cosa, invece, sarebbe stata una vera Commissione di studio sulle aree svantaggiate che si ponesse l'obiettivo di capire le ragioni del sottosviluppo e indicasse le strategie concrete da seguire per il riequilibrio territoriale della Sardegna. Questo sì avrebbe creato interesse non solo tra i consiglieri regionali che proveniamo da quei territori, ma anche da parte di tanti amministratori locali, sindacati, imprenditori e cittadini con cui lavoriamo costantemente.
Ad alcuni di voi interessa Nuoro e Ottana, anche a me per le battaglie politiche e sociali che ho fatto in quelle zone dove sono vissuto per dodici anni, ma voi dovete pensare che ci sono, come dicevo prima, territori come il Sarcidano, la Marmilla, il Barigadu ed altri dove di industrie mezzo fallite, contratti e accordi di programma, infrastrutture, zone industriali non ce ne sono mai state o, come quella di Isili, non è mai decollata.
In queste zone lo spopolamento non conosce soste, i giovani se ne vanno, vanno via anche coloro che hanno un lavoro perché non accettano una qualità della vita così bassa e disincentivante. Certo noi non ci rassegniamo, altrimenti non avremmo speso la nostra vita a fare i sindaci e a lottare per il riscatto di quei territori. Abbiamo costruito consorzi, fatto programmazione dal basso, animazione sociale, culturale, imprenditoriale, fondato la consulta dei piccoli comuni, siamo impegnati in mille battaglie, come quella per la diga di S'Allusia che coinvolge quaranta piccoli comuni della Marmilla, Sarcidano e Barigadu ma con pochi risultati.
Un grande impegno durato decenni, un impegno forte di energie per non riuscire a cambiare profondamente queste realtà, tant'è che oggi ancora ne discutiamo. Questo perché siamo stati lasciati soli da Giunte regionali di centrodestra ma anche di centrosinistra, che hanno continuato a rappresentare gli interessi delle aree forti dove c'è anche il grande elettorato.
Anche oggi c'è una grave sottovalutazione del problema da parte di questa Giunta e di questa maggioranza ed io credo che ci vogliano analisi serie e anche scelte politiche conseguenti a favore di queste aree interne o di queste aree svantaggiate. Ma noi ci siamo, anche se decimati dallo spopolamento, siamo nei territori e anche qui in Consiglio regionale e continueremo la nostra lotta formulando proposte chiare, precise, condivise dalle nostre istituzioni locali e dalle popolazioni.
Non faremo sconti a nessuno, il colore della Giunta non ci interessa, quando ci sono in palio gli interessi delle classi e territori più deboli della nostra isola. Questa occasione può rappresentare l'inizio di una riflessione seria anche di inchieste di studio per formulare un piano generale di sviluppo della Sardegna, di cui andiamo parlando, che tenga conto però di queste peculiarità e lo studio e l'inchiesta potrebbe essere finalizzato a questo, non ad altri fini.
Pertanto, se si vuole realmente affrontare il problema di queste aree svantaggiate si concordi eventualmente tra maggioranza e minoranza un percorso che ci consenta di produrre i risultati auspicati; se invece si vogliono sollevare fuochi di paglia per mero calcolo politico, per poi accusare la Giunta e questa maggioranza di non volersi occupare delle zone interne, allora il nostro interesse non può essere che molto basso.
Per questo auspico una riflessione attenta da parte di tutti al fine di promuovere unitariamente una proposta seria e corretta nell'interesse di una parte rilevante della Sardegna che attende da noi decisioni concrete.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore e onorevoli colleghi, questo problema delle zone interne, anch'io concordo con quanto testé affermato dall'onorevole Pisu che bene si sarebbe fatto a parlare di zone svantaggiate, e comunque di quelle zone inquadrabili come zone del malessere, hanno diritto di aspettarsi da noi un'attenzione particolare. Un'attenzione particolare che non deve derivare soltanto dalle lamentele delle organizzazioni di categoria, dei cittadini o da quant'altri hanno fatto esplodere questa zona di malessere fino ad arrivare al punto che attentati, morti ammazzati - per un posto di lavoro spesso si dice - hanno fatto precipitare queste zone in un'arretratezza rispetto ai decenni passati. Non c'è stato lo sviluppo che si attendeva, nonostante gli sforzi compiuti, nonostante gli investimenti fatti dalle varie Giunte regionali, nonostante le attenzioni che anche lo Stato ha senz'altro dedicato.
Quindi, vuol dire che qualcosa non ha funzionato nella macchina politica e amministrativa perché altrimenti tutto questo sfascio, mi si permetta, non si sarebbe verificato. La testimonianza di questo malessere non è tanto data dagli attentati, dai disordini che sono la conseguenza, noi lo possiamo leggere nello spopolamento che queste zone ogni giorno di più manifestano e che incide gravemente sulle possibilità di ripresa anche socio - economica e culturale di questi territori.
Se io dovessi andare a rivedere la situazione del mio paese, che purtroppo è uno di questi territori nonostante i grandi progressi fatti dalla popolazione, possiamo osservare che i più fortunati, quelli che hanno potuto avvantaggiarsi delle spese dello Stato studiando, migliorandosi economicamente e culturalmente si sono spostati e sono andati via e sono rimaste quelle forze umane più deboli, che è anche più difficile da aiutare.
Però vuol dire che qualcosa nel meccanismo anche di ridistribuzione delle risorse, dei meccanismi che fanno accedere le famiglie, i cittadini, i giovani soprattutto al miglioramento che lo Stato offre a tutti quanti, non ha funzionato. Se ingenti risorse, come quelle che sono state spese ad Ottana, a Perda Cuaddu nel Sarcidano sono andate disperse, sono andate in un fiume che le ha riportato verso il mare o verso l'abbandono, vuol dire che esistono grosse responsabilità politiche alle quali il mondo politico regionale non si può sottrarre di fare un'analisi non per condannare, ma per cambiare, per dire che cosa bisogna fare domani perché queste popolazioni abbiano una speranza, altrimenti siamo d'accordo, se il destino di queste comunità è che vengano a sparire, che si riduca la popolazione al punto che i comuni e i campanili non abbiano più ad esistere e che ci sia un impoverimento sociale e culturale di quei territori, che il deserto possa avanzare, allora è bene che si parli di fare i parchi, di fare quanto io ho sempre detto che non va bene venga calato dall'alto, perché allora veramente vorrebbe dire arrendersi di fronte ad una prospettiva verso la quale noi rinunciamo anche a dedicare un'attenzione particolare per poter fare in modo che le popolazioni abbiano da noi quanto è giusto che si aspettino.
Se lo Stato centrale, prima di tutto, chiude le caserme, chiude gli uffici postali, si dimentica di investire in questi territori, chiude le scuole, se i sindaci si barricano nei comuni a difesa dei diritti delle loro comunità, vuol dire che qualcosa non quadra. Se la Regione è vista come una nemica, se la politica, se i consiglieri regionali non godono più del prestigio che avevano in passato, vuol dire che qualcosa anche noi abbiamo sbagliato, mi ci metto anch'io come classe dirigente, sono un presidente provinciale di un partito, da oltre dieci anni svolgo il mio ruolo di consigliere regionale in quest'Aula, però non si può dire che ognuno di noi non debba sentirsi responsabile da quanto è stato fatto, di questo fallimento perché di fallimento vero e proprio bisogna parlare, posto che le banche ormai sono i soci alla pari di coloro che ancora continuano ad investire in questi territori, di quei pochi imprenditori che ci mettono del proprio senza attendere l'intervento della mano pubblica che tarda sempre più ad arrivare, come è stato testimoniato anche dall'intervento dell'onorevole Maninchedda.
Ho perso altri interventi e penso che altre cose giuste sono state dette senz'altro dai colleghi, del resto il nostro Consiglio non manca né di intelligenze, non manca senz'altro di osservatori, di persone che quel mondo lo conoscono per esserci vissuti, per averci lavorato, per frequentazioni, per attenzioni particolari che dedicano in seguito all'attività politica che svolgono e che appunto li ha portati qui, essendo anche stati premiati dagli abitanti di quei territori.
Credo che sia il momento non per fare demagogia, non per gettare la croce addosso a nessuno, ma che sia il momento appunto di dedicare una Commissione d'inchiesta verso i problemi di questi territori. Non dobbiamo mandare avvisi di garanzia a nessuno, però dobbiamo elaborare una strategia politica e non vedo prospettive da parte di nessuno, né da parte della maggioranza che vengano lanciate in modo credibile a questi territori né da parte di nessun politico o di nessuna forza politica.
Allora vuol dire che noi veramente dobbiamo in questo momento elaborare una strategia per dare una speranza, non è possibile che la Sardegna abbia nell'avvenire la prospettiva di vivere e di portare la propria popolazione soltanto nelle coste, perché questo accentuerebbe i problemi. I problemi rinunciamo a risolverli dal centro, rinunciamo a risolverli nel Gerrei, nella Barbagia, in quei territori che soffrono, però dovremo per forza poi affrontarli nella zona cagliaritana, nella zona delle coste dove i comuni sono in crescita, dove ci sono problemi di inurbazione anche sociale, dove ci sono problemi di creazione di servizi di ogni tipo da parte dello Stato, da parte della Regione.
Quindi, è assolutamente necessario - secondo me - intervenire, è necessario vedere quali sono quelle leggi che non funzionano, è necessario tagliare quelle fonti di spesa a poggia che si può osservare facilmente, magari, che sono uno sperpero di denaro pubblico che incanalato diversamente potrebbe produrre effetti migliori, è il momento di darci una ripensata.
Questa legislatura sotto un certo senso è fortunata perché ha la possibilità di decidere anche scelte coraggiose per l'effetto di una legge elettorale che dà un premio di maggioranza a chi governa e quindi oggi chi governa ha la responsabilità di prendere queste decisioni coraggiose e di portarle a compimento perché altrimenti soltanto l'immobilismo può fare di peggio di quello che si è fatto finora.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Decade. È iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, questo mio intervento su un problema di richiesta da parte dell'opposizione dell'istituzione di una Commissione d'inchiesta è la visione di uno che non abita in questi territori della Sardegna di cui si chiede appunto la possibilità di conoscere meglio quelli che possono essere i mali che attanagliano questi territori. Indubbiamente la nostra iniziativa di istituire una Commissione di inchiesta sulle zone interne fa riflettere, non fosse altro perché altri organismi analoghi hanno lavorato a lungo su questo tema, fin dagli anni sessanta, senza produrre purtroppo risultati apprezzabili e dopo tante attese suscitate ad ogni livello in quella comunità, in quella parte di territorio di cui oggi vogliamo prendere in considerazione questa nuova opportunità. E tuttavia proprio questa riflessione di fondo ci deve spingere da un lato a denunciare gli errori del passato, sui quali stranamente non c'è stato un minimo di autocritica da parte di nessuna classe dirigente che si sono avvicendate al governo di quelle realtà locali. E dall'altro ad inquadrare una strada completamente nuova perché profondamente cambiato quanto meno lo scenario nazionale ed europeo di riferimento. Dicevo poc'anzi, ed è un passaggio giustamente sottolineato nella mozione, che non si può parlare dei problemi delle zone interne sottraendosi da una valutazione sulle classi dirigenti che quelle comunità hanno espresso negli anni.
Come tutti sanno siamo in presenza di un caso unico in Sardegna di continuità politico amministrativa; al governo di larga parte dei paesi dei centri più importanti si sono avvicendati esecutivi di sinistra e di centrosinistra, nel capoluogo come nell'Amministrazione provinciale, senza trascurare la stessa Regione. Non si tratta di un rilievo polemico, come forse potrebbe apparire, o meglio forse qualcuno vorrebbe che fosse così, in modo da buttare tutto, come si suol dire in politica, e abbandonare il terreno dell'analisi per ridurre tutto al solito scambio di accuse. Non è così, invece. Si tratta di un dato storico strettamente legato alla materia di cui ci occupiamo. Chi è stato amministratore locale sa quanto è importante la continuità amministrativa, sa quanto incide sulla concreta attuazione dei programmi di governo il fatto di poter contare, soprattutto per la soluzione di questioni complesse legate allo sviluppo, su un arco temporale di almeno dieci anni. Non faccio questa osservazione per allora, perché credo che sotto questo particolare aspetto le cose non siano cambiate.
C'è poi un'altra evidente ragione di fondo che non consente di separare le vicende delle istituzioni locali da quelle delle comunità in cui operano. Le istituzioni, il comune e la provincia più di altre sono i luoghi più vicini ai cittadini in cui si sviluppano e si incrociano tutti processi che riguardano una società. Dire quindi che le istituzioni vivono di vita propria significa accettare, e non è accettabile che nei cosiddetti palazzi non si fa altro che gestire il potere, così come è impossibile immaginare l'evoluzione di una società in positivo o in negativo, come un qualcosa di totalmente sganciato dal livello istituzionale.
Ecco perché è importante una coraggiosa riflessione a tutto campo e, a nostro giudizio, il coraggio serve proprio per non ripetere certi errori del passato. La mancanza di autocritica non è mai segnale di buona classe dirigente che in sé sa ritrovare le energie e la capacità per rinnovarsi e ripartire cominciando proprio dall'ammettere i propri errori. L'emergenza delle zone interne, che purtroppo è ancora tale, è diventata invece un caso quasi letterario; seminari, convegni, libri, inchieste giornalistiche, tutte occasioni in cui, con rarissime eccezioni, i protagonisti di allora, parlo degli insediamenti in provincia di Nuoro dell'industria petrolchimica pesante, quella di Ottana, dicono che oggi rifarebbero esattamente le stesse cose senza che l'attuale classe dirigente locale ribatta alcunché o si crei lo spazio per nuove analisi e nuove progettualità.
La Commissione, insomma, così come l'abbiamo voluta configurare nella nostra mozione, credo che debba essere caratterizzata da una robusta dose di onestà intellettuale, tale da consentire a tutti di dire le cose come stanno. Del resto non si faranno processi e non si emetteranno sentenze; cercheremo con tutto l'impegno - se la proposta sarà accolta come auspichiamo - di rendere un buon servizio ai cittadini e sarà soprattutto importante ascoltare, dai rappresentanti istituzionali e politici, dalle categorie produttive, dal mondo sindacale e dal volontariato, dalla chiesa, le ragioni di quella sorta di male oscuro da cui le nostre zone interne non riescono a liberarsi. Un male profondo che impedisce alla stragrande maggioranza di persone oneste, che sono poi l'anima di quella comunità, di operare positivamente per il proprio bene e il bene comune e per consegnare un futuro migliore alle giovani generazioni.
Credo che questo dovrà essere uno degli obiettivi strategici della Commissione, che sarà chiamata - mi auguro - anche a dare un'indicazione sul modello di sviluppo più adatto alle zone interne e più compatibile con le vocazioni ed aspirazioni delle comunità locali.
Sotto questo profilo siamo certamente convinti del fatto che la questione delle zone interne della Sardegna debba diventare una questione regionale ed una questione nazionale. Occorre una forte accelerata e, in altre parole, per arrivare in cima alle priorità, forse però non sarà sufficientemente se non si sarà capaci di individuare un orizzonte concreto a breve - medio termine. Serve, lo ripeto, molto coraggio, anche per aprire una fase nuova passando dalla difesa dei posti di lavoro alla creazione di nuovi posti di lavoro. Sembra una questione terminologica ma non lo è; dentro ci devono essere invece gli spazi per nuovi progetti che partono dal basso sostenuti ed accompagnati, dove occorre, da una pubblica amministrazione dinamica ed efficiente. Molto opportunamente la nostra mozione si sofferma sulla necessità, per le zone interne, di una pubblica amministrazione più consapevole ed attenta alle esigenze dei cittadini, più elastica e meno burocratica, più aperta e disponibile verso i suoi interlocutori.
Non è certamente questa la sede per anticipare gli indirizzi principali del lavoro della Commissione, che dovranno essere concordati con modalità messe a punto dalla Commissione stessa, ritengo però di poter dire che, almeno su alcuni problemi, occorrerà un confronto serrato e senza pregiudiziali ideologiche. L'agricoltura, il turismo e l'ambiente sono i cardini fondamentali di quanto dovrà occuparsi questa Commissione. Ripeto, per questi tre problemi c'è sicuramente bisogno di grandi cambiamenti, c'è da lavorare molto di più per ottenere la fiducia ed il consenso delle popolazioni, ci sono da recuperare enormi ritardi. Se si avrà la volontà di lavorare a fondo su queste priorità la Commissione non solo avrà reso un buon servizio ai nostri concittadini delle zone interne, ma avrà anche contribuito a scrivere una pagina importante del Consiglio regionale e di questa legislatura.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pili. Decade. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore, visto che è rimasto da solo, evidentemente il resto della Giunta aveva altre cose più importanti da fare. Dicevo che l'istituzione della Commissione d'inchiesta per l'indagine conoscitiva sulla situazione economica e sociale delle zone interne della Sardegna, che non è naturalmente soltanto Ottana, è maturata nella passata legislatura a seguito di ripetute situazioni di malcontento che si sono verificate sia a livello di amministrazioni locali, di sindacati, associazioni, anche cittadini in genere, e devo dire che questo malcontento diffuso si è accentuato anche negli ultimi tempi, nonostante la situazione avrebbe, invece, dovuto avere un esito più positivo.
E quindi l'obiettivo che si pone questa Commissione è quello di approfondire le ragioni di questo dissenso e eventualmente individuare anche misure adeguate e far sì che questo problema assuma veramente un rilievo regionale e nazionale perché è un problema che riguarda non soltanto una parte della provincia di Nuoro, ma riguarda tutta la Sardegna. E quindi la verifica va focalizzata per individuare le cause del sottosviluppo, dell'arretratezza, partendo soprattutto da quelle che sono le cause principali del disagio, che è dovuto - l'ha detto anche qualche collega che mi ha preceduto - alle carenze infrastutturali, allo spopolamento, all'emigrazione che ormai ha ripreso, soprattutto in alcune parti della Sardegna, all'utilizzo dei fondi pubblici, spesso devo dire inadeguati, ma spesso anche non spesi bene. Alle responsabilità che ci sono su questo sia politiche che gestionali. Quando parlo di responsabilità mi riferisco a responsabilità nazionali, responsabilità regionali ma anche responsabilità locali. Credo che noi non dobbiamo avere paura di farci esaminare, di confrontarci e di parlare di queste cose. Questo non significa che noi dobbiamo fare un processo a nessuno, ma c'è semplicemente l'esigenza di conoscere, quindi di fermarci per riflettere e per vedere come noi possiamo fare meglio nel prossimo futuro e quindi per vedere di trovare tutti assieme delle soluzioni al problema. Però stranamente la reazione della sinistra devo dire che è stata caratterizzata da una certa freddezza, da una certa diffidenza, non mi pare che ci sia tanto entusiasmo per affrontare il problema.
Io ho sentito l'intervento di Floris, di Maninchedda e di altri.
FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Sono di centro-sinistra, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Parlo di sinistra perché fondamentalmente Floris non è di centro e così Pisu e gli altri che sono intervenuti, quindi non ti offendere se parlo di sinistra. Il ragionamento è riferito soprattutto ad una certa parte, anche se riguarda tutta la coalizione, quindi ci sei anche tu, se proprio lo vuoi sapere! E quindi si è fatto riferimento, soprattutto nell'intervento dell'onorevole Floris, alle passate Commissioni d'inchiesta, alle Commissioni della fine dell'ottocento, alla Commissione Medici, all'ultima presieduta dall'onorevole Catte, quasi come se queste Commissioni avessero esaurito tutto quello che c'è da vedere, da affrontare nella provincia di Nuoro e nelle zone interne.
Credo che questo non sia assolutamente vero, perché queste Commissioni hanno avuto ruoli importanti, ma erano tempi diversi, erano tensioni sociali diverse da quelle che si stanno vivendo allora. Quindi, se oggi dovesse nascere, come io mi auguro, una Commissione d'inchiesta, lavorerà su una situazione ambientale che è completamente diversa da quella di allora. Questo non significa che noi non dobbiamo prendere in considerazione quello che hanno fatto le precedenti Commissioni che, secondo me, hanno svolto un ruolo importante.
La situazione è cambiata in questi ultimi anni, c'è una crisi del mondo agro-pastorale che non c'è stata in passato. C'è una situazione ambientale che ha creato problemi nuovi nella provincia di Nuoro, la situazione del parco del Gennargentu, la situazione della forestazione, non dimentichiamo che molte volte, a causa appunto della disoccupazione, del disagio sociale, anche i posti nella forestazione sono diventati motivo di tensione nella nostra società, e non lo dobbiamo negare, questo lo dobbiamo sapere, lo dobbiamo affrontare perché anche questo è un problema. Così come le motivazioni delle infrastrutturazioni, delle cause della mancata infrasfrutturazione in Sardegna, soprattutto nella provincia di Nuoro. Noi siamo gli ultimi in provincia di Nuoro, siamo gli ultimi in Sardegna ma siamo gli ultimi in Italia, e credo che questo è un problema che deve essere affrontato dal Consiglio regionale, perché anche questo contribuisce alle cause del malessere in questa provincia. Così come lo spopolamento delle zone interne, dovuto alle situazioni marginali di svantaggio. Ci sono state tutta una serie di leggi nazionali che diceva dovessero razionalizzare i servizi e hanno creato dei deserti in alcune zone della Sardegna. Su questo io condivido alcune cose che diceva anche l'onorevole Pisu, ci sono alcune zone che stanno raggiungendo livelli di spopolamento veramente preoccupanti. Quindi, sono problemi che questo Consiglio regionale si deve porre, ma se li deve porre senza strumentalizzazione, perché credo che siano problemi che riguardano tutti, riguardano tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio regionale, e allo stesso modo noi dobbiamo tentare di trovare delle risposte. Così come la fine dell'industria, questo è stato un evento importante per la provincia di Nuoro, la fine delle partecipazioni statali, condivido, ha creato una nuova situazione nella Sardegna centrale, perché abbiamo visto che la seconda industrializzazione non è decollata nella provincia di Nuoro. Non è decollata e quindi è morta la prima industrializzazione, è finita la chimica che ha avuto un ruolo importante anche dal punto dì vista culturale nella provincia di Nuoro, però non decolla purtroppo la seconda parte. C'è il problema della Montefibre di Ottana, dei lavoratori della Montefibre di Ottana, di quelli che rimangono e che devono avere una sistemazione. C'è l'accordo di programma sulla chimica, che è stato firmato nel giugno del 2003, che ancora non ha risposte da parte del Governo e della Regione.
E quindi c'è questa seconda fase di industrializzazione che si basa sulla piccola e media industria, sul tessile in questo momento e che ha puntato su un certo tipo di finanziamenti che hanno avuto un ruolo importante, ma che noi vogliamo che diano risposte diverse, più puntuali, più reali in base alla situazione in cui oggi stiamo vivendo. C'è la situazione del contratto d'area di Ottana, anche per questo i finanziamenti ci sono, facciamoli decollare. E quindi il Governo nazionale, il Governo regionale hanno fatto la loro parte su questo? Gli enti locali hanno fatto la loro parte per quanto riguarda questi strumenti importanti della programmazione? Bisogna capire anche perché questi hanno sbagliato e dove hanno sbagliato. Se è per causa della troppa burocrazia o ci sono altre motivazioni. Sono tutti problemi che noi ci dobbiamo porre.
Il contratto d'area di Ottana, signor Presidente, a cinque anni dal suo avvio, con un finanziamento di circa 400 miliardi vecchie lire doveva creare oltre 1500 posti di lavoro, noi abbiamo visto che nonostante sia stato speso circa l'80 per cento delle risorse, oggi sono partite soltanto poche attività e con poche centinaia di posti di lavoro.
Allora, noi dobbiamo discutere su questo, dobbiamo vedere perché è successo questo, quali sono le motivazioni e come si può uscire da questa situazione perché credo che questo sia un nodo centrale del ragionamento che noi stiamo affrontando perché le motivazioni dello spopolamento e anche degli aumentati tassi di disoccupazione stanno anche qui.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Anche l'ultimo intervento a me ha confermato e conferma la parzialità e la superficialità, senza naturalmente con questo lanciare accuse di tipo personale, della proposta che è stata avanzata dall'onorevole Capelli. Intanto già il titolo: nel titolo si parla di zone interne e all'interno del primo articolo, che credo sia quello centrale, quello che in qualche modo determina l'oggetto della proposta, si parla esclusivamente di area industriale di Ottana. Quindi già in questo, secondo me, c'è qualche carenza che non mi permette di approvare la proposta dell'onorevole Capelli. Ma leggendo il titolo o il contenuto del primo articolo, il fatto stesso che si parli esclusivamente del contratto di programma di Ottana e della programmazione negoziata è evidente, chiunque lo può intuire, che si parla esclusivamente di una determinata area, seppure importante, ma che non coinvolge e non coincide con la nostra interpretazione di zone interne.
La cosa che mi fa anche in qualche modo destare qualche sospetto, ripeto, perché alcuni interventi me l'hanno confermato, alcuni interventi hanno utilizzato il termine poliziesco-finanziario, è stato l'onorevole La Spisa, un altro ha usato il termine avvisi di garanzia, adesso non ricordo cosa abbia utilizzato l'onorevole Ladu, mi sembra che l'obiettivo fondamentale, in qualche modo strumentale quindi, di questa proposta sia quella di fare il processo a qualche amministrazione pubblica.
Vedete, sulle zone interne e sulle aree svantaggiate, come Pisu ha detto qualche minuto fa, si è detto tanto, ma si è detto tanto in tutti i sensi, si è detto tanto nel campo della politica, si è detto tanto nel campo dell'economia, si è detto tanto nel campo della cultura e tutti quanti ne hanno dedotto che vi è una situazione di degrado totale. E siccome il degrado è generale, io non credo che si debba e che si possa fare semplicemente un'analisi e quindi costituire una Commissione d'inchiesta - notate bene, non di indagine - per ragionare e vedere se certe strumentazioni sono andate bene o male. Io ho espresso sempre un giudizio non positivo sul contratto d'area e sulla programmazione negoziata, quindi non c'è assolutamente alcun interesse di difendere uno strumento che per me già in partenza, osservando, guardando il modello economico che nell'Occidente in questi ultimi anni ha preso piega, già mi sembrava in qualche modo molto, molto carente. Tant'è vero che questi strumenti hanno determinato, ad esempio, con l'abbassamento del costo del lavoro, quel fenomeno della delocalizzazione che oggi praticamente domina il mercato. Oggi ne parlano tutti, ma già da allora credo che fosse iniziato questo tipo di meccanismo.
Quindi un'inchiesta limitata, per certi versi punitiva, e quindi credo che non sia utile. Certo è stata utile la proposta perché ci permette, in qualche modo, di riprendere questo ragionamento, di riprendere a discutere di economica, di riprendere a discutere di modelli di sviluppo per le zone più svantaggiate della nostra Isola.
Vedete, l'altro giorno ho assistito, alla sede dell'università nuorese, a un interessantissimo dibattito - ho qui il CD e lo vorrei regalare anche alla Giunta - di un gruppo di studenti coordinati da alcuni insegnanti di scienze ambientali di Nuoro che hanno fatto un'analisi, uno screening, hanno elaborato la cosiddetta VAS dell'area industriale di Ottana, in cui si analizza tutto quello che è successo dagli anni settanta fino a oggi. E si sono scoperte cose interessanti, alcune risapute, altre però interessanti perché vengono inquadrate in un discorso molto più generale, vengono inserite in un ragionamento di prospettiva. Sono cose che nei corridoi della politica, ma anche nelle discussioni anche da bar nelle nostre zone si sapevano, si conoscono. Come dire, la zona del contratto d'area è nata in maniera, a mio parere e secondo anche questo studio, abbastanza disordinata, perché? Perché in quest'area non è stato individuato un indirizzo preciso di sviluppo, ma c'è stato un coacervo di iniziative che sono state, in qualche modo, sedimentate in questo territorio, ma erano iniziative che contrastavano l'una con l'altra. Allora, se andiamo a discutere di queste cose, discuteremo sicuramente di cose serie, ma è una discussione che va allargata a Siniscola, che va allargata alle Baronie, che va allargata al movimento o alla situazione dell'agroindustria, della pastorizia, caro onorevole Ladu, che lei conosce molto, molto bene. Non si può parlare di pastorizia parlando del contratto d'area!
Quello che voglio dire brevemente e finisco, perché forse è inutile insistere e ripetere cose già dette non in quest'Aula, ma anche fuori di quest'Aula, mi riferisco al problema della scuola. Che c'entra il contratto d'area con i problemi della scuola, con il fenomeno terribile e drastico della razionalizzazione dei presidi scolastici nei paesi dell'interno? Allora, se vogliamo fare un'indagine e un'analisi economico-politica generale delle zone interne o delle aree svantaggiate del centro Sardegna, allora possiamo ragionarci su, possiamo confrontarci maggioranza e opposizione, la proponiamo insieme e questo mi andrebbe anche bene, anche se ritengo che comunque oggi ci sono tante altre notizie e tante altre indagini fatte che ci permettono già da individuare i percorsi di intervento. Se però la Commissione d'inchiesta riguarda esclusivamente, almeno così io la leggo, così la interpreto, una piccola area per individuare interventi che sono stati in qualche modo dichiarati fallimentari, e in parte sono d'accordo, questa non mi pare che sia un'indagine di tipo socioeconomico. Per questo motivo invito l'onorevole Capelli a soprassedere, a ritirare la proposta in modo tale da parlarne in maniera molto più approfondita tra maggioranza e opposizione, perché queste cose si fanno in questo modo.
Io credo che la proposta di Siro Marrocu, prima, di ritirarla per ragionare in maniera molto più specifica e generale sia molto più interessante. La proposta è parziale e superficiale, credo che sia in qualche modo ripetitiva e quindi inutile a questo dibattito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io non so se iniziando l'ultimo l'intervento il collega Davoli si è soffermato soltanto all'articolo 1 della proposta e non ha avuto la pazienza di leggere né la presentazione né gli articoli successivi. Questo mi dà la giusta misura del fatto che il semplice sedersi a fianco di persone ragionevoli non sempre porta ad avere la stessa ragione, perché io ho apprezzato molto, sottoscrivo e condivido l'intervento del collega Maninchedda, pur arrivando a conclusioni diverse. Perché, nonostante le dotte, corrette e interessanti analisi fatte dal collega Maninchedda nel suo intervento, non capisco perché - cercherò di essere più aperto nel recepimento delle idee altrui - arriviamo a conclusioni diverse.
Qui non ci sono inquirenti, ci sono semplicemente dei consiglieri regionali che chiedono, vogliono sapere di più. Conoscere come hanno funzionato gli strumenti messi a disposizione degli enti, messi a disposizione dello sviluppo in quel territorio. Poi, se ci liberiamo dal provincialismo che attanaglia ognuno di noi, io faccio mia la mia proposta e faccio mio il mio provincialismo, nel senso che io credo che ci siano vaste aree di arretratezza e di malessere, c'è un diffuso disagio economico e sociale nella nostra Isola, ma per quanto mi riguarda mi sono soffermato per non fare di tutta un'erba un fascio, per non essere superficiale nell'esaminare un grande problema, vorrei soffermarmi una volta, un po' ogni tanto, sui piccoli grandi problemi, esaminarli e poi risolvere il secondo, poi il terzo, poi il quarto.
Per quanto mi riguarda io credo che questo sia uno, il primo problema nella struttura economica e sociale della nostra Isola. E forse le cronache di questi giorni potrebbero a qualcuno spiegare il perché. Mi stupisce, ma non più di tanto, l'intervento del collega Floris, a cui ricordo che oggi riveste un'altra funzione rispetto a quella sindacale che rivestiva ieri, quando diceva: "Entro giugno mille operai dovrebbero lavorare nelle ventinove fabbriche". Era il 23 dicembre del 2002. Quando diceva: "C'è un ritardo e chi è in ritardo deve chiarire i motivi, altrimenti vanno revocati i finanziamenti, chiediamo una rigidità nei controlli di questi strumenti. Spetta agli altri soggetti istituzionali e non ai sindacati" - noi siamo un soggetto istituzionale, le ricordo - "fare le verifiche per evitare che nel territorio scendano avventurieri e che le risorse faticosamente conquistate vengano disperse." Questa invece era del marzo 2004.
Tutte affermazioni che oggi, in modo diverso riporta il collega Floris, che probabilmente anche lui soffermatosi solo sul titolo, come il collega Davoli, non ha avuto modo di notare che il senso di questa richiesta è totalmente diverso dalla Commissione Catte, che ci riguarda, delle altre ne prendiamo atto, della grande Commissione Medici, della Crispi, che hanno origine diversa, che hanno motivazioni diverse, che hanno obiettivi diversi, mentre questa è semplicemente conoscere, sapere, per costruire quello che ha detto l'onorevole Pisu: un contributo per il prossimo piano di sviluppo, capire il perché. E mi ricollego a quanto diceva il collega Maninchedda, che ha dimenticato un particolare: il credito, voi ricordate tutti, ha dimenticato il credito che è presente nella relazione. Qual è il ruolo del mondo del credito in quell'area? Perché io focalizzo l'attenzione su un problema, poi lo possiamo allargare, possiamo fare tutto un di più, e allora disperdiamo le energie, le risorse e la conoscenza. Oppure mi devo rifare a quanto ha detto nel pomeriggio del 22 maggio 2005 il presidente Soru, in un caldo pomeriggio primaverile, in quel di Ottana, quando arringava a pochi presenti in quel di Ottana, ma era presente anche lei onorevole Floris, e diceva che bisognava radere al suolo l'industria o che meglio ancora bisognava conoscere i motivi del fallimento di quell'industria, che sarebbe stata opportuna una Commissione d'inchiesta, quella sì di tipo giudiziario, come tutto l'operato successivo del vostro Presidente. L'ha detto lui, non l'ho detto io, e lei era presente e ha chinato lo sguardo davanti a quelle affermazioni.
FLORIS VINCENZO (D.S.). L'onorevole Soru non l'ha mai detto!
CAPELLI (U.D.C.). Non è il nostro compito fare inchieste giudiziarie, lungi dall'obiettivo, dall'idea di poter proporre una cosa di questo genere, nessuno vuole questo. E' vero che abbiamo bisogno di risorse, onorevole Maninchedda, ne abbiamo tanto, ma abbiamo soprattutto l'esigenza di capire quelle risorse che sono arrivate come sono state spese, abbiamo necessità di capire e di comprendere che vanno spese per il meglio.
Lei ha fatto un riferimento alla peste suina e la ringrazio, siamo davanti a un piano di eradicazione della peste suina che spero abbia letto, dove si richiama l'esercito per abbattere quei suini, scusi se sorrido, perché forse lei conosce meglio di me quelle realtà. Si richiamano o si autorizzano, onorevole Masia, presidente della Commissione sanità, la movimentazione di suini infetti in quel di Chilivani con richiamo ministeriale successivo che ha favorito la diffusione della peste suina in Sardegna, e parlo di febbraio - marzo 2005, perché non si ha conoscenza della realtà locale e si autorizza la macellazione e la movimentazione di quei capi. E oggi abbiamo chiuso anche Oristano. Questo vuol dire conoscere!
A una conoscenza adeguata segue un'azione adeguata, ma se non c'è conoscenza, e mi sembra che non ci sia tanta conoscenza di quella realtà qui, perché vedete si sta sviluppando un discorso tra nuoresi, come tante altre volte, quello stesso discorso che abbiamo cercato di sviluppare in finanziaria e ci è stata l'attenzione. Ma sa perché arrivo alla proposta di Commissione d'inchiesta anche durante la Giunta presieduta dalla nostra parte politica? Perché la disattenzione, onorevole Maninchedda, continuerà e non sono generalmente un pessimista. Continua come i motivi dell'esclusione dall'Obiettivo 1, continua con non identificare chiaramente quali dovevano essere o sono gli obiettivi proposti con l'intervento comunitario dell'Obiettivo 1, perché rientriamo in quella percentuale, e lei lo sa meglio di me, presumo che lo sappia molto meglio di me, non perché siamo migliorati noi, anzi! Perché quel fatto da lei richiamato sull'Ente Lirico è una piccola cosa rispetto alla politica regionale che è sempre stata impostata in quest'Aula, di grande provincialismo.
Ecco perché chi le sta vicino non imparerà mai il senso democratico delle istituzioni, ecco perché saremo sempre più lontani, ma lei dovrà fare scuola di democrazia, caro onorevole Davoli. Quindi, dopo questa conoscenza, si potrà fare allora quello che lei dice, onorevole Maninchedda, leggi, leggi corrette, con un giusto indirizzo, per raggiungere giusti obiettivi, ma di questo ben poco ha capito l'onorevole Pisu, molto poco. Ha parlato di tutt'altro, meno che di quello che si dice in questa proposta.
Io credo, e vado a concludere, ma chiedo un altro minuto, Presidente del Consiglio, per comprendere di che cosa stiamo parlando. Questa proposta è fatta secondo l'articolo 125, caro onorevole Davoli. Il nostro Regolamento non prevede Commissioni di indagine, c'è scritto Commissione d'inchiesta, poi il termine inchiesta lo possiamo strumentalizzare come si vuole, l'importante è cosa vogliamo noi: non inchieste giudiziarie, vogliamo inchieste conoscitive. Allora, tornando al Regolamento, Presidente, la richiesta è fatta secondo l'articolo 125, Commissione d'inchiesta.
PRESIDENTE. Ha concluso il suo tempo, onorevole.
CAPELLI (U.D.C.). Sul Regolamento e sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sul Regolamento pochissimi secondi, onorevole Capelli, prego, lei ha parlato a lungo oggi.
CAPELLI (U.D.C.). Ho parlato il tempo giusto, lei ha dato tempo anche ad altri, le ricordo i dodici minuti che ha concesso al Presidente.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli, dica cosa deve dire sul Regolamento.
CAPELLI (U.D.C.). Se non mi interrompe faccio prima. Secondo l'articolo 125 del Regolamento, comma 4, la Commissione già riportata nella richiesta, è costituita… in ogni caso "Il Consiglio istituisce, nel proprio ambito, una Commissione d'inchiesta allorché un terzo dei consiglieri assegnati alla Regione ne presenti richiesta motivata al Presidente del Consiglio". E possiamo anche discutere sul comma 5, volendo, ci sono gli emendamenti portati all'attenzione.
PRESIDENTE. Lo abbiamo già fatto.
CAPELLI (U.D.C.). Perciò io vorrei capire di cosa stiamo parlando. Si deve concludere con un voto su che cosa? Su che cosa dobbiamo votare? Qui non c'è niente da votare, qui si costituisce una Commissione secondo Regolamento, lei dia la giusta interpretazione, quella che lei ritiene corretta, Presidente, e ci dica di che cosa stiamo parlando.
PRESIDENTE. Stiamo parlando di ciò di cui si è discusso in Conferenza dei Capigruppo e naturalmente si conclude con un voto, perché è il Consiglio che decide.
CAPELLI (U.D.C.). Su che cosa?
PRESIDENTE. Sulla istituzione di una Commissione.
CAPELLI (U.D.C.). Assolutamente! Io ho chiesto il 125.
PRESIDENTE. E va bene, lei ha la sua opinione, libero naturalmente di manifestarla, procediamo con la discussione.
CAPELLI (U.D.C.). Sta cambiando anche il Regolamento lei adesso!
PRESIDENTE. Procediamo con la discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente, anche per smentire bonariamente il collega Capelli, che dice: "quando si discute di zone interne è una discussione tra nuoresi", poi la presenza del solo assessore Dadea, di origine nuorese, si presta anche a questa lettura, ma vorrei ricordare che l'onorevole Dadea, pur essendo cresciuto nel nuorese, è di origine gallurese, come l'altro Assessore che adesso gli sta a fianco, anch'io sono gallurese e penso di poter esprimere la mia opinione su un tema che è stato introdotto dall'onorevole Capelli e che merita approfondimento, attenzione e se il Consiglio regionale dovesse essere d'accordo, così come è stato proposto questa mattina dal centrosinistra, una valutazione più attenta sulle iniziative da assumere sulla materia di industrializzazione della Regione sarda e di proposte, rivendicazioni nei confronti dello Stato e della Comunità Europea di risorse da investire nella nostra Regione.
Dico questo perché mi piace ricordare, sia in questo mandato, ma anche in quello precedente, interventi anche documentati e puntualmente verificati del collega Floris, che ci invitava ad un'iniziativa parlamentare, regionale, per costruire una proposta generale per quanto riguarda la nostra Regione, e aprire nei confronti dello Stato si diceva una vertenza, io dico aprire nei confronti dello Stato una trattativa che ci permetta di recuperare funzione, ruolo e, cosa non secondaria, risorse.
Se l'obiettivo fosse stato questo, noi del centrosinistra, lo dico per il collega Oppi che anche lui è di lunga esperienza parlamentari, l'origine dell'iniziativa sarebbe stata diversa, avremmo prodotto una riflessione unitaria discutendo di un progetto e di un piattaforma e non ci saremmo limitati, lo dico senza polemica, ad un'iniziativa politica che ha questo obiettivo: l'Amministrazione regionale ha oggi la responsabilità politica di un intervento urgente. In particolare, in previsione della prossima stesura, come annunciato dalla Giunta regionale, del nuovo piano di sviluppo, sarà utile avere una chiara rappresentazione della realtà socio economica della Sardegna centrale, per poter impostare un cambiamento di indirizzo e programmazione che indichi la via di un rinnovamento reale. Poi si prosegue, oggi ci troviamo di fronte alla richiesta da parte dei disoccupati, degli imprenditori e degli aspiranti tali, degli amministratori pubblici e dei cittadini di un cambiamento di rotta radicale, che si potrà realizzare soltanto azzerando una linea politica gestionale inefficiente ed inefficace ed individuandone una nuova.
Noi abbiamo votato per le elezioni provinciali qualche mese fa, avevamo votato per le elezioni regionali l'anno scorso e abbiamo votato su due programmi contrapposti, l'elettorato ha premiato un programma e ne ha respinto un altro, nelle zone interne recentemente c'è stato anche un confronto più ravvicinato tra colleghi del centrosinistra e colleghi del centrodestra. L'onorevole Ladu era candidato alla provincia di Nuoro per fare il Presidente, il collega onorevole Capelli era candidato a sindaco di Nuoro per fare il sindaco di Nuoro con programmi e piattaforme che forse richiamano il contenuto di questa richiesta di Commissione e sono stati entrambi bocciati. Di quale cambiamento programmatico radicale stiamo parlando, se qualche mese fa siamo stati sottoposti ad una valutazione e radicalmente l'elettorato si è pronunciato dicendo che il programma del collega Ladu era inefficiente ed inefficace così come cinque anni di amministrazione del centrodestra? Allora io penso che sia importante ragionare.
(Interruzione del consigliere Ladu)
CUGINI (D.S.). Di quella che hai detto tu. Sto dicendo diverse da quelle che hai detto tu, e quelle che dico io sono state apprezzate dagli elettori di Nuoro, quelle che hai detto tu sono state bocciate. Va bene?
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, possiamo far proseguire?
CUGINI (D.S.). Allora te lo dico in termini più comprensibili per te, la tua proposta non è stata accolta, la nostra invece sì. L'hai capito adesso? Allora te lo dico ancora in termini più facili: tu hai sbagliato tutto.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu! Onorevole Cugini, scusi un attimo. Possiamo ricondurre il dibattito?
CUGINI (D.S.). Siccome ci sono anche le scuole serali, lei ha la possibilità di recuperare.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per qualche minuto, onorevole Ladu, poi ci dice quando possiamo riprendere.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, cosa facciamo? Vuole uscire dall'Aula? Cosa vuol fare, onorevole Ladu? Non lo so, mi dica.
CUGINI (D.S.). Presidente, chiedo che la parte comica venga stralciata dall'intervento!
PRESIDENTE. Non viene verbalizzata, è fuori dal microfono e non resta agli atti.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente. Perché noi possiamo senz'altro ragionare su dei dati, sono stati fatti patti per quel territorio estremamente importanti, patti che hanno determinato occupazione, certo non quella che quel territorio si attende, patti che hanno determinato partecipazione e bisogna dirlo, lo dico per i colleghi che hanno avuto responsabilità di governo negli ultimi cinque anni, il patto per la montagna che era previsto, il Presidente Floris ricorderà, non ha trovato una risposta adeguata, tant'è che stato annullato e 350 soggetti locali, di quella parte del territorio del quale stiamo parlando, avevano chiesto di partecipare all'attuazione di quel patto per la montagna. Il punto adesso qual è? Il punto è verificare come la questione sarda, se c'è, come io penso che ci sia una questione sarda, la facciamo diventare la questione fondamentale delle scelte politiche dei prossimi mesi e dei prossimi anni e, se la facciamo diventare la questione fondamentale, il punto è: come le risorse locali, regionali si agganciano a quelle nazionali ed europee che rivendichiamo perché, diceva bene il collega Floris nel suo intervento, l'obiettivo fondamentale della questione sarda è quello di stare dentro una discussione che si sviluppa dal 2007 al 2013. Io non penso, lo dico per il collega Capelli, che la linea di partecipazione possa essere quella che viene indicata nella mozione. La linea di partecipazione, invece, deve essere preventivamente discussa dal Consiglio regionale, non per fare una Commissione d'inchiesta, ma per quanto riguarda questo Consiglio regionale per fare una Commissione unitaria, come è stato detto, e per costruire una piattaforma, una indicazione e un progetto con l'obiettivo di rivendicare per la nostra Regione risorse da trasferire nelle zone più disagiate.
Concludo: perché noi siamo contrari - lo dico al collega Oppi - e alla Commissione? Perché sarebbe sbagliato aprire tra di noi una polemica su ritardi possibili attribuibili anche agli ultimi cinque anni di governo del centrodestra, essendo in presenza di patti che sono state sottoscritti dai governi del centrosinistra. Il collega Floris, che era allora segretario generale della C.G.I.L. di quel territorio, è sottoscrittore di tutti quei patti, negli ultimi cinque anni non ci sono state iniziative corrispondenti sul piano generale a quella impostazione politica, ma sappiamo che oggi, come cinque anni fa e come negli anni passati, c'è bisogno di questa iniziativa. Non può essere una Commissione d'inchiesta.
Allora noi siamo disponibili, lo dico per chi vuole raccogliere la proposta, anche a livello di Capigruppo, a livello di responsabili dei partiti o dei movimenti che sono in Consiglio, nei prossimi giorni ci si incontri per costruire una iniziativa propositiva che tenga conto però che c'è bisogno di discutere tra di noi di un progetto per quanto riguarda lo sviluppo e di una grande riforma che è lo Statuto della Regione e assieme a questa grande riforma che è lo Statuto della Regione, c'è bisogno di discutere tra di noi, al di là dell'attuale collocazione, di legge elettorale e di indicazioni o scelte istituzionali che ci permettano di rispondere alle aspettative di quelle popolazioni. La Commissione d'inchiesta, con il contenuto che ho letto prima, ha un sapore superato avendo chiaro, concludo come ho iniziato, che un'inchiesta c'è già stata. Collega Nanni Moro, c'è già stata un'inchiesta, tu hai detto: in quella realtà c'è continuità amministrativa, ma non possiamo dire che è colpa degli elettori se il collega Ladu presenta un progetto che viene respinto dagli elettori. Gli elettori hanno sempre ragione, è Ladu che ha torto.
LADU (Fortza Paris). Sono stato il più votato della provincia di Nuoro.
CUGINI (D.S.). Ma non sei stato eletto!
PRESIDENTE. Se volete potete vedervi, di là magari, e vi chiarite, approfondite.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghe e colleghi, intervengo in questo dibattito a sostegno della richiesta avanzata dal centrodestra per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta per un'indagine cosiddetta conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne o svantaggiate, come ama chiamarle il collega Pisu, della Sardegna e della Sardegna tutta. Non mi permetto minimamente di entrare poi nel merito di valutazioni su elezioni passate, su bocciature, su pagelle da dare ai colleghi presenti, ma credo che sia doveroso da parte nostra partire da alcune considerazioni che ritengo importanti, almeno quattro questioni che ritengo qualificanti per parlare di questo tema, un tema del quale si sente parlare da sempre. Quando ero bambino sentivo parlare del problema delle zone interne e bisogna chiarire anche cosa si intende, però, per zone interne, o svantaggiate.
Io, per zone interne, non intendo solo quelle che geograficamente fanno parte di quel triangolo che comprende Ottana, che comprende l'interno della Sardegna, ma mi riferisco anche a quelle zone che pur non trovandosi in una situazione geografica, quindi logistica interna della Sardegna stessa dal punto di vista territoriale, a quelle realtà che, pur trovandosi anche in prossimità di una costa, penso all'Anglona, penso anche a dei paesi del Logudoro che distano magari mezz'ora o quaranta minuti di macchina da un centro costiero e sviluppato, che però purtroppo hanno non dico gli stessi problemi, ma problemi diversi di zone che appunto sono state citate, di paesi e plessi industriali che sono stati citati qui oggi dai colleghi che mi hanno preceduto.
Parto da una considerazione, senza sviluppo delle zone interne o disagiate, non vi può essere sviluppo complessivo per l'intera isola. Credo che su questo, collega Floris, non ci siano differenze sostanziali fra il centrodestra e il centrosinistra. Situazioni poi territorialmente diseguali richiedono interventi diseguali tali da poter promuovere l'equilibrio mancante fra questi territori. E' necessario quindi compiere scelte programmatorie al cui centro sia posta un'idea forte di sviluppo da cui far discendere progetti coerenti all'obiettivo e a cui destinare risorse adeguate, ciò ad evitare interventi magari onerosi, come è accaduto in passato per accontentare magari il consigliere X o il consigliere Y che più che una questione di territorio faceva magari una questione di campanile per portare a casa un risultato per poi essere riconfermato su questi scranni.
Occorre, quindi, dare concreta attuazione al metodo della concertazione, quella concertazione fra le amministrazioni locali e la Regione e laddove si compiono scelte rilevanti, soprattutto per lo sviluppo dei territori e ciò in attuazione di quella forma di federalismo interno e al nuovo modello di relazioni tra il Governo-Regione ed enti locali, definito dalla riforma del Titolo V della Costituzione.
Questi argomenti, al di là della loro centralità nella questione delle zone interne, hanno anche rappresentato in passato le problematiche di maggior conflitto fra molte amministrazioni locali e il Governo regionale. In questi anni si è insistito a porre il tema delle zone interne come questione centrale per lo sviluppo dell'intera isola. Quindi, bene abbiamo fatto a sottoscrivere questa richiesta e bene abbiamo fatto noi del centrodestra a portare in quest'Aula questo argomento che riteniamo strategico per il rilancio dell'economia e soprattutto per il rilancio di quelle zone disagiate dell'intera Sardegna.
Questioni poi poste relativamente all'adeguatezza dei finanziamenti regionali destinati allo sviluppo di questa o di quell'altra area, più volte denunciata assenza di una programmazione, degli enunciati chiari, in base alla quale si potesse cogliere sia una coerente finalizzazione delle risorse che una condivisione delle amministrazioni locali. Senza supponenza e in modo pacato, collega Cugini, rilevo che il problema è stato riconosciuto da quasi tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, e grazie quindi a questa proposta che evidentemente ha suscitato interesse a giudicare anche dai numerosi interventi, la questione delle zone interne credo che stia provando anche qui stasera una forte soggettività all'interno del dibattito politico regionale. Credo che questo sia un elemento positivo e questo è quindi per noi un risultato molto importante, un primo risultato molto importante che nasce appunto dalla presentazione di questa istanza. E' persino confortante, per quanto mi riguarda constatare che finalmente si coglie anche in qualche caso una sorta di confronto ma anche di intesa e si comincia a discutere della questione con un po' di disponibilità all'ascolto di tutti verso tutti e credo che questo sia un altro elemento importante qui stasera.
Quindi ritengo e riteniamo che sia giunto il momento per cogliere il senso e il valore di questa proposta che noi stiamo facendo, che questa proposta venga riconosciuta come tale e venga accolta per la sua rilevanza, per la sua urgenza e per la sua priorità. E quindi occorre disporsi senza sospetti e senza conflittualità artificiose, come qualcuno monta ad hoc, ad una collaborazione vera fra tutte le forze politiche e tutte le istituzioni. E' una battaglia questa che si fa e che si farà nell'interesse di tutti, nell'interesse delle nostre comunità, ma soprattutto nell'interesse della Sardegna tutta. Poiché non siamo un circolo culturale, ma siamo il Parlamento dei sardi credo che a noi appartiene il ruolo e la responsabilità di passare dalle enunciazioni ai fatti, facendo sì che l'interesse da noi dimostrato e anche da voi dimostrato per questo argomento, per lo sviluppo quanti e qualitativo della Sardegna e delle zone interne disagiate, diventi una vera priorità nelle scelte del governo di cui siamo parte e di cui soprattutto voi siete parte, visto che siete in maggioranza.
Quindi passare dalle enunciazioni ai fatti significa avere la forza di incidere dentro la maggioranza del Governo regionale sulla linea delle considerazioni che sono emerse anche dai banchi della maggioranza stessa. Sono sicuro che sul terreno dei fatti le distanze politiche si assottiglino almeno sulle questioni essenziali; e lo dico riproponendo anche la considerazione che le argomentazioni sulla questione delle zone interne o svantaggiate da voi avanzate, e da molti di voi anche sottolineate, sono molto vicine a quelle che da tempo tutte le forze politiche, compresa la mia a cui mi onoro di appartenere, ha portato avanti con grande determinazione.
Pertanto, dobbiamo riconoscere che in Sardegna ci sono delle questioni che travalicano gli schieramenti, perché non sono né di sinistra né di centro e né di destra, ma appartengono a tutto il popolo sardo e ancora di più dovrebbero appartenere a tutta la sua classe dirigente.
Quindi, mi fa piacere e sono contento di aver sottoscritto questa richiesta che è una richiesta importante, che ritengo strategica per il proseguo della legislatura e soprattutto per il futuro della Sardegna.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie signor Presidente, signori Assessori, onorevoli consiglieri, credo che il bon ton e la buona educazione istituzionale non debbano farci dimenticare che noi del centrosinistra e voi colleghi del centrodestra siamo portatori di concezioni diverse e di programmi diversi che si sono confrontati nel recentissimo passato e sul quale, anche se l'onorevole Ladu sembra non essersene accorto, i sardi hanno scelto.
Io credo comunque che sia importante cogliere l'occasione per questo confronto sulle zone interne e sulle zone svantaggiate dell'isola, sulla condizione economica e sociale. Occorre valutare la situazione, ma soprattutto occorre individuare una prospettiva, occorre individuare linee forza, occorre indicare una speranza ha detto qualcuno. I colleghi del centrodestra hanno voluto attualizzare una vecchia proposta già formulata nella passata legislatura dal collega Capelli come primo firmatario.
Collega Capelli devo dirle che è una proposta vecchia, datata; tanta acqua è passata sotto i ponti in Italia come in Sardegna. Io credo che di questo si debba tenere conto, ma diciamola pure, cari colleghi, questa Commissione di cui si parlava nella passata legislatura era, in qualche misura, non me ne voglia, lo dico con il massimo del rispetto al collega Capelli¸ agitatoria e propedeutica alle precedenti elezioni amministrative e anche regionali.
Quella formulazione comunque sembra che non si sia accorta, proposta oggi in questa maniera, che ci sono stati tanti appuntamenti. C'è stato un primo terremoto che ha determinato la sconfitta del centrodestra e l'avvento del centrosinistra al governo della Regione; ci sono state le elezioni provinciali ed amministrative che hanno determinato una Caporetto per il centrodestra e una vittoria del centrosinistra. Onorevole Ladu lei ha parlato di queste cose durante la campagna elettorale, ha parlato del disastro del contratto d'area, ha parlato dei grandi guai che avrebbe commesso nella provincia di Nuoro, quella che ha una continuità amministrativa ormai quasi storicizzata. Lei ha parlato di questo e l'elettorato ha detto che non è stato credibile, lo dico con il massimo del rispetto onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Il problema è che i problemi non si conoscono, non si vogliono conoscere
PIRISI (D.S.). La conoscevano bene, lei parlava e la gente le diceva...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu ma non è che lei apre un dibattito ogni volta, lasci dire, lei ha parlato.
PIRISI (D.S.). Il Presidente della Provincia, nel quale noi riponiamo la nostra fiducia, è colui che è in una linea di continuazione col centrosinistra per continuare ed innovare, per continuare e correggere non per avventure che sono state ritenute quelle che lei proponeva. E il definitivo assestamento, perché siamo ancora in una fase di assestamento, l'onda è ancora lunga, e se il responso arriverà come si immagina dovrà arrivare l'anno venturo, arriveremo all'assestamento con il governo nazionale che metterà in quiescenza il Presidente del Consiglio attuale, l'onorevole Berlusconi.
Ci si invita qui a fare autocritica, l'onorevole Moro che è un po' distratto diceva che bisogna stare attenti perché qui addirittura c'è un male oscuro, ha parlato di autocritica della classe dirigente che dovrebbe essere messa in qualche misura sotto processo. Ma scusate, ma questo è l'intento vero, cari colleghi, al di là delle intenzioni che l'onorevole Capelli ha, e che io non dubito che siano delle intenzioni serie. Ma quando io vado a leggere anche la proposta che è stata avanzata in passato, e l'ha letta poc'anzi il collega Cugini, si sta parlando addirittura del cosiddetto piano generale di sviluppo di cui era stato incaricato il Presidente dell'Impregilo, professor Savona, ed era stato detto che questo studio, questa Commissione, queste analisi sarebbero dovute servire propedeuticamente al professor Savona per dare riposte a quei territori, a quelle zone.
Ma che c'entra oggi? Oggi non c'entra più, è stato detto questo. Badate, ce lo ricordiamo bene ed io credo che al centrosinistra spetterà anche l'arduo compito di cercare di risollevare le sorti in cui l'Italia oggi si trova.
Purtroppo è così cari colleghi! Purtroppo è così! Come stiamo facendo nel nuorese e come state facendo in Gallura che non siete stati credibili neppure per andare a conquistare quella roccaforte, caro collega Sanciu. Quindi, voglio dire, i tribunali che si stanno proponendo hanno già espresso delle sentenze chiare, badate.
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.). La gente in tutti i casi, in tutti i casi, starà meglio o non starà meglio, hanno detto: siccome voi ci avete governato talmente bene, crediamo che sia il caso di cambiare! Comunque, l'industria oggi attraversa un momento di crisi, diceva l'onorevole La Spisa, nel centro Sardegna comunque l'industrializzazione ha svolto una funzione sociale ed io concordo con questo.
Oggi dobbiamo difendere ciò che è difendibile, però dobbiamo cercare delle altre idee nuove di sviluppo perché si possa uscire dalla precarietà nella quale purtroppo si trovano tanti cittadini delle nostre zone. Ma purtroppo tanti cittadini della Sardegna e non solo della Sardegna oggi, cari colleghi, anche dell'Italia, in una situazione che veramente non avevamo conosciuto e che, grazie a questo governo di centrodestra, ci troviamo a dover combattere anche a quei livelli.
Ma allora occorre per fare questo una Commissione d'inchiesta? Per andare a verificare quali sono stati danni fatti con il contratto d'area di Ottana? Ma davvero occorre questo? Ma se noi dovessimo usare gli stessi parametri che voi state invocare per verificare i cinque anni passati del governo del centrodestra e, ancora di più, per valutare i disastri che a livello nazionale stanno provocando i governi di centrodestra, dovremmo invocare l'istituzione di un nuovo Tribunale tipo Norimberga.
Credo che sia una sciocchezza questa cosa ultima che ho detto, e ritengo anche però, cari colleghi, che sia superflua, inattuale ed inutile la Commissione d'inchiesta che è stata proposta. L'onorevole Vincenzo Floris nel suo intervento ha fatto un excursus storico e ha ricordato gli studi che ci sono stati; quindi ha detto: tanti studi, tante analisi, tante meditazioni, pochi o niente fatti.
Allora, che fare per quelle popolazioni? Cosa dobbiamo fare? Il punto vero è questo, cari colleghi, qual è l'idea forza? Qui si sta dicendo: facciamo un'altra inchiesta, andiamo a verificare di nuovo le altre cose, dopodiché in seguito agli studi proporremo soluzioni. Ne abbiamo studi, ne abbiamo tanti, occorrono fatti, occorrono scelte che vadano nella direzione di dare delle risposte chiare.
Se me lo permettere, cari colleghi, di fronte al fatto che i pastori stanno abbandonando quei territori, di fronte al fatto che oggi tanta gente che va a studiare fuori poi non ritorna, di fronte al fatto che c'è un continuo spopolamento di questi territori, occorrerà mettere in campo qualche idea.
La Sardegna ha una risorsa principale ed è universalmente riconosciuta, centrodestra e centrosinistra, è la risorsa ambientale. Allora, cerchiamo di vedere se questa risorsa ambientale può essere utilizzata. Io credo che noi abbiamo una carta da giocare, e lo dico ai colleghi della maggioranza, della opposizione e anche del Governo regionale. Io credo che sia utile attribuire a quei territori priorità nella concessione di finanziamenti dell'Unione Europea, statali e regionali, occorre prioritariamente dare la possibilità a quei territori di fare restauri dei centri storici e degli abitati rurali, di fare opere igieniche di risanamento idropotabile in quei territori, di fare attività culturali e sportive, puntare sull'agriturismo, mettere il marchio di qualità per i prodotti di quei territori. Il patto della montagna si sarebbe fatto se si fossero fatte queste linee prioritarie per quei territori. Ebbene, tutto ciò cari colleghi è contenuto all'interno di un progetto che c'è già e a cui bisognerebbe cercare, concludo immediatamente Presidente, di dare gambe. Questo è il parco nazionale del Gennargentu, colleghi, per un pezzo di quel territorio.
Qualcuno storcerà il naso, io credo che se c'è gente che ha…Presidente solo dieci secondi…cittadini, forze politiche, consiglieri regionali che hanno per quei territori e per quelle aree una idea diversa, hanno il dovere di metterla in campo. Noi stiamo solo sentendo che deve essere ritirato il decreto Ronchi, ma non c'è una sola idea che viene avanzata. Il sindaco da Gavoi ha detto: "chi ha idee diverse ha il dovere oggi di avanzare quelle idee" perché altrimenti quando si propongono anche dei parchi regionali, cari colleghi, in nome di un autonomismo, l'autonomismo non è un valore un sé, ma è una bandiera che in questo momento viene spesso agitata da personaggi che in realtà per cercare di raccattare qualche manciata di voti... Presidente, mi ha bloccato il periodo a metà.
PRESIDENTE. Il più importante, le chiedo scusa! È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi crediamo che la discussione che c'è stata oggi in Consiglio regionale su un argomento impone qual è quello delle zone interne, non sia stata una discussione completamente vana o assolutamente svincolata da quelli che sono i problemi realmente sul tappeto, e non è stato probabilmente neanche un dibattito sterile che non ha consentito agli uni di ascoltare le ragioni degli altri.
Noi abbiamo apprezzato lo svolgimento del dibattito e devo dire che sostanzialmente il ragionamento che si è fatto in quest'Aula, secondo noi, sottolinea due problemi importanti che comunque la mozione che ha come primo firmatario Roberto Capelli, la richiesta di istituzione della Commissione d'inchiesta ha il merito di aver introdotto in quest'Aula.
Il primo problema ,che forse è rimasto implicito nella maggior parte degli interventi ed è però un problema importante, è il problema formale dove la forma diventa sostanza, e cioè di quali siano i limiti e le possibilità che la minoranza ha in questo Consiglio regionale per portare un argomento all'attenzione del Consiglio. Il Regolamento di cui noi disponiamo dice che esiste la possibilità, articolo 125, di introdurre un argomento e di chiedere che su questo argomento si apra non solo una discussione, ma che si abbia la possibilità di avere un numero di colleghi consiglieri regionali che si riunisce in una Commissione e su questo argomento approfondisce.
Il nostro Regolamento la chiama Commissione d'inchiesta, ma il termine inchiesta ovviamente non ha un atteggiamento, non ha una valenza inquisitoria. Ha una valenza, o almeno è questa quella che i firmatari della richiesta hanno voluto dargli, di approfondimento, ha una valenza di indagine di un fenomeno, ha una valenza di conoscenza dei termini di un problema per poter sul problema decidere, deliberare, discutere.
Questo crediamo che sia l'elemento più importante dal punto di vista regolamentare, e cioè se questo Consiglio deciderà che esistono gli elementi fattuali previsti dal comma quattro e dal comma cinque dell'articolo per poter istituire la Commissione d'inchiesta, sarà stato dimostrato che l'argomento è comunque un problema di rilevanza tale per cui il Consiglio decide di dedicare un approfondimento particolare all'argomento in discussione, altrimenti deve essere comunque fatta salva la possibilità del Consiglio, la possibilità di un terzo dei consiglieri di poter in qualsiasi momento introdurre un argomento preciso, sostenuto da atti precisi sul quale sia necessario un approfondimento e sul quale ci sia la disponibilità da parte dell'Aula, che è la disponibilità che deriva dal Regolamento però, che non è una disponibilità gratuita, all'ulteriore approfondimento attraverso una Commissione consiliare.
Il Presidente del Consiglio ci diceva che per la prima volta questo argomento è stato affrontato in quest'Aula, perché per la prima volta da che questo Regolamento è vigente, è esistita la necessità di approfondire un argomento, un tema specifico attraverso uno strumento esplicitamente previsto dal Regolamento, noi crediamo che sia un fatto importante, perché è comunque un margine di agibilità del dibattito parlamentare ed è un margine di agibilità che viene concesso alla minoranza.
Crediamo che debba essere difeso e, come abbiamo avuto occasione più volte di dire in Aula, non crediamo che la difesa degli strumenti regolamentari sia di pertinenza della minoranza, crediamo sia di pertinenza del Consiglio e quindi sia l'intero Consiglio che si debba porre il problema della difesa degli strumenti di agibilità dell'Aula.
C'è poi il problema di sostanza, quello sul quale si sono sentiti interventi che forse hanno concesso qualcosa di troppo alla veemenza della polemica, ma si sono sentiti anche degli interventi senz'altro di grande respiro politico e senz'altro estremamente interessanti per l'approfondimento dell'argomento. Devo dire che io sono d'accordo su alcuni degli interventi che ci sono stati in quest'Aula che hanno sostenuto che quando noi andiamo a discutere del problema delle zone interne, non è un problema dei nuoresi, per due motivi almeno. Sia perché le zone interne non sono solo quelle della Sardegna centrale, e sia perché se anche fossero solo della Sardegna centrale il problema dello sviluppo della Sardegna centrale non è un problema soltanto di chi vive, di chi risiede o di chi rappresenta i territori della Sardegna centrale, è un problema di tutti i sardi.
Non può esistere, come esiste purtroppo, una Sardegna a due o tre velocità, non può esistere una Sardegna con culture completamente differenti, laddove in alcune zone entra la cultura dell'innovazione, la cultura del cambiamento, la cultura della modernizzazione e altre zone continuano in maniera tribale a regolarsi al loro interno i propri conti, con una impermeabilità nei confronti della modernizzazione che sconcerta quasi.
Allora il senso, ed io voglio raccogliere come spunto le indicazioni che il collega Cugini dava, quando il collega Cugini diceva: "noi non vorremmo vedere nulla di inquisitorio dentro questa richiesta che viene dalla minoranza, però noi siamo disposti, anzi siamo noi stessi a sostenere che è un problema importante, noi siamo disposti a ragionare insieme su questi argomenti e insieme con l'intero Consiglio arrivare a considerazioni finali che non sono considerazioni legate alla continuità amministrativa di chi ha amministrato il territorio".
Noi abbiamo scoperto in quest'Aula, mille volte, che ogni qualvolta andiamo a cercare di ributtarci la palla delle responsabilità pregresse l'uno sull'altro, scopriamo che ciascuno di noi ha scheletri nell'armadio che gli riempiono l'armadio impedendogli di mettere i vestiti. Forse non è importante andare oggi a ragionare sui cinquant'anni di arretratezza di certe zone della Sardegna per verificare quanta parte di responsabilità ciascuno schieramento politico abbia, forse è più importante cercare di fare una fotografia attenta di quelle che sono le criticità e le sofferenze di queste zone.
Forse in questo senso andava, io l'ho interpretata così, la richiesta che il collega Capelli ci ha fatto firmare. Noi abbiamo letto tutti la relazione Medici, forse abbiamo letto oltre la relazione Medici anche la relazione di minoranza, che io suggerirei a chi non l'ha letta, di leggere sui fenomeni della criminalità in Sardegna, e di leggere anche gli interventi dei singoli commissari, direi in particolare, se fosse possibile, quelli di un criminologo sardo morto tanti fa, che era l'onorevole Camba, che in quella Commissione disse delle cose di un'importanza fondamentale per la comprensione di quella che era la sofferenza critica della cultura del territorio. Io vorrei che noi ci chiedessimo, rispetto al risultato finale della Commissione Medici, che cosa è cambiato oggi? Quali sono gli elementi aggiuntivi, quali sono i passi avanti, anche nella conoscenza dei fenomeni che noi abbiamo fatto. Quali sono gli elementi finali che noi abbiamo raccolto sulle cause dell'arretratezza. E allora nelle indicazioni, nella proposta di richiesta di istituzione, ci sono degli elementi di stimolo, nel senso che sarebbe interessante comprendere qual è l'atteggiamento delle pubbliche amministrazioni locali nelle aree che in Sardegna oggi hanno maggior arretratezza di sviluppo sia culturale, sia sociale, sia economico. Sarebbe interessante sapere quali stati i flussi economici arrivati dalla Regione, dallo Stato, dall'Europa, e come questi flussi economici sono stati utilizzati.
Il collega Pirisi, con molta veemenza, ha difeso alcuni aspetti del piano di industrializzazione della Sardegna, c'è una copia nella biblioteca del Consiglio regionale, vi inviterei ad andare a leggere un libro del professor Sassu che analizza, con estrema attenzione, l'ha scritto vent'anni fa, quali sono state le collusioni tra la classe politica e la classe imprenditoriale sarda e non sarda degli anni sessanta nel causare il disastro dell'industrializzazione del centro della Sardegna. Su questi argomenti, colleghi Pirisi, è inutile che andiamo a palleggiarci responsabilità; io direi: lo strumento proposto dal collega Capelli è uno strumento valido, è uno strumento opportuno, è uno strumento intelligente per andare ad approfondire senza strumentalizzazioni; utilizziamolo se è possibile.
PRESIDENTE. Le iscrizioni sono chiuse. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Grazie Presidente. Io credo che la proposta dell'onorevole Capelli abbia un valore, ed è quello di provocare la discussione in Consiglio regionale. Credo che porre al centro dei lavori del Consiglio regionale uno dei temi più importante dello sviluppo o del mancato sviluppo della nostra regione, sia un fatto molto significativo. Quindi, io assegno, alla proposta avanzata dai colleghi del centrodestra, questo valore, poi sono convinto, come altri amici e colleghi che si sono espressi nel corso del dibattito, considero questo strumento anacronistico perché le conoscenze sul fenomeno solo dettagliate, sono aggiornate, sono ormai conoscenze alla portata di tutti.
Credo che noi abbiamo bisogno di una riflessione, soprattutto su come intervenire per avviare un processo profondo di cambiamento, nelle zone interne - è giusta la definizione del collega Pisu - nelle zone marginali della Sardegna, nelle zone dove il ritardo nello sviluppo è più forte rispetto ad altre aree della Sardegna.
Noi siamo nella fase finale della programmazione e dell'attuazione di un programma particolarmente importante per lo sviluppo della Sardegna, mi riferisco al POR 2000 - 2006
Siamo in una fase in cui possono essere ancora introdotte delle modifiche sostanziali nella programmazione delle risorse. Dico questo perché il Consiglio regionale ha tentato, nella finanziaria del 2000, cioè ha previsto a proposito della programmazione delle risorse dei P.I.T. un criterio di riequilibrio, un criterio che prevedeva la destinazione del sessanta per cento di quelle risorse alle aree interne, le aree che soffrono maggiormente e presentano fenomeni di ritardo nel proprio sviluppo. Queste aree ricadono prevalentemente nelle vecchie province di Nuoro e di Oristano, ma riguardano anche aree ampie della vecchia provincia di Cagliari e della vecchia provincia di Sassari.
Ricordo il dibattito che si era svolto in Consiglio regionale in quell'occasione e debbo dire che purtroppo la prima fase dell'attuazione dei P.I.T., da questo punto di vista, non ha segnato alcun risultato. Questo lo dico senza spirito polemico. Credo che noi dobbiamo onestamente fare un po' il punto della situazione, abbiamo avuto a disposizione per il sessennio 2000 - 2006 risorse importanti da parte dell'Unione Europea e dello Stato italiano. Queste risorse sono state assegnate, e non mi stancherò mai di ripeterlo, in virtù degli indici economici e demografici piuttosto negativi di due province su quattro, della vecchia provincia di Nuoro e della vecchia provincia di Oristano. Purtroppo debbo dire che la programmazione di queste risorse non ha tenuto in nessuna considerazione questa verità, questo fatto, questa situazione, questa condizione di fondo e la stessa rimodulazione del POR Sardegna che è stata fatta a fine della scorsa legislatura non ha assolutamente corretto quella impostazione.
Io dico agli amici e compagni del centrosinistra, agli amici e compagni della Giunta, facciamo una riflessione su questa situazione, cosa vogliamo fare. Se noi non invertiamo, se noi non interveniamo in modo sostanziale sulla programmazione di queste risorse lo strumento più importante che abbiamo a disposizione per far uscire le aree in maggior ritardo di sviluppo della Sardegna, questo strumento sarà inefficace. Lasciando le cose come stanno affluiranno ulteriori risorse alle aree non dico forti, perché in Sardegna parlare di aree forti è sempre più difficile, però alle aree più sviluppate o meno in ritardo di sviluppo. Quindi, io credo che ci sia bisogno di fare seriamente il punto della situazione, perché la situazione che riguarda le aree interne è un po' l'altra faccia della moneta della nostra Isola e le due questioni sono strettamente legate. Il fatto che ci sia un fenomeno inarrestabile quasi, che vede il trasferimento costante delle popolazioni dei comuni dell'interno, delle aree maggiormente in difficoltà verso le aree costiere, verso i poli urbani più importanti della Sardegna, crea ulteriori difficoltà anche alle stesse aree urbane, e quindi crea un appesantimento ulteriore per lo sviluppo di queste aree. Quindi, sono due questioni che riguardano lo stesso problema: mancato sviluppo della nostra isola.
Credo comunque che a questo punto della situazione la Giunta regionale, non una Commissione d'inchiesta, l'Esecutivo della nostra Amministrazione deve fare il punto della situazione, deve avanzare una proposta che ponga come questione centrale lo sviluppo delle aree interne e disagiate della nostra regione. Questa penso sia la vera questione.
Ripeto, la discussione di oggi può essere interessante, se chiudiamo questa discussione con un impegno dove il Consiglio regionale impegna la Giunta regionale in tempi brevi, nei tempi necessari a presentare in Consiglio regionale una proposta di rilancio delle zone in maggiore difficoltà di sviluppo della nostra Isola.
Credo che i ritardi siano sostanzialmente da imputarsi a quattro motivi fondamentali: ad una fortissima carenza nella dotazione infrastrutturale, questo è un problema che riguarda tutta l'Isola, però queste zone hanno un problema ancora più grave da questo punto di vista, sia sulla viabilità, sia sulla presenza dei servizi fondamentali, e mi riferisco all'energia elettrica. Non dimentichiamo che il settantacinque per cento delle aziende agricole ancora oggi in Sardegna non hanno energia elettrica e non hanno acqua. È difficile pensare ad un ammodernamento dell'economia delle aree rurali, delle zone interne della nostra Isola, senza questi servizi civili fondamentali. Per non parlare poi delle reti informatiche.
Altra questione è che tipo di agricoltura e che tipo di pastorizia vogliamo avere in queste zone. Se il riordino fondiario, l'accorpamento delle aziende è un problema che va affrontato anche nelle aree più interne della Sardegna, se la tipicità e la qualità delle produzioni di quelle aree sia un elemento fondamentale su cui lavorare per un progetto di sviluppo. Insomma, se la cultura materiale, i saperi delle nostre popolazioni siano un patrimonio su cui intervenire, su cui investire, se la trasformazione dei prodotti e la commercializzazione degli stessi prodotti sia un fattore decisivo per lo sviluppo di queste aree. L'ambiente, risorsa straordinaria; la cultura, il patrimonio storico e culturale e poi il ruolo degli enti locali. Noi non possiamo continuare a pensare che i comuni di queste aree possano essere considerati soltanto in base al parametro della popolazione, perché la popolazione è un parametro che purtroppo è il risultato di una situazione di malessere sempre più profondo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Credo che si siano dette oggi troppe cose che non siano attinenti all'oggetto in discussione. Parlare di voti credo che conti poco, parlare di "c'è un progetto, è stato premiato praticamente questo progetto, di conseguenza voi avete perso", perché non dire che molte volte i voti sono determinati se noi abbiamo la maggioranza dal clientelismo, se avete la maggioranza voi preponderante invece è perché avete un buon progetto. Cioè cerchiamo di mettere un pochino la verità e di dire la verità.
Io credo di poter dire, grazie all'ultimo intervento, che siamo stati espropriati di tutto in quest'Aula, onorevole Sanna, ci manca pure che noi praticamente facciamo un appello perché sia la Giunta a presentare una proposta.
In questo settore, in questo campo, penso che la peculiarità sia soltanto del Consiglio regionale, perché non gli resta altro rispetto anche alle proposte che voi avete sempre fatto. Perfino nelle virgole ci doveva essere un doppio passaggio. Qui ci sono abusi e soprusi per quanto riguarda determinati settori. Gli atti di programmazione sono atti della Giunta e di atti scellerati ce ne sono tanti.
Io credo che probabilmente il termine sia improprio, ma chi va a leggere all'articolo 1 legge di svolgere un'indagine conoscitiva.
Allora io credo che molti di voi debbano comprendere che il termine "inchiesta", e nessuno di noi vuole fare processi a chicchessia, è un termine forte, ma anche voi non potete parlare di mero calcolo politico oppure di sensazione di strumentalizzare. Non vogliamo strumentalizzare niente. Chi ha inventato in quest'Aula le inchieste è la vostra parte politica attraverso un binomio, Dettori - Scano, che parlava di strani trasversalismi, soprattutto in certi settori specifici eccetera, che chiedevano di fare un'inchiesta, da noi sollecitata e chiesta e poi mai voluta dagli interessati.
Io credo però che oggi voi abbiate incentrato l'attenzione sulle zone interne, soprattutto su Ottana. Perché? Tutti gli interventi. La situazione socio - economica vive certamente un momento grave. Allora io credo che lo sviluppo, per quanto riguarda lo sviluppo e il contratto d'area, e me lo insegna Floris come altri, si sono fatti degli errori, ma non a Ottana, in tutte le aree della Sardegna, perché Ottana non ci doveva essere, perché in Italia erano tre i punti cardine per il contratto d'area: Bagnoli, Genova e Portotorres; poi si è inserito Ottana, si è inserito il Sulcis, successivamente, e voi siete partiti per primi, siete stati bravi; era un momento felice, avevate l'Assessore all'industria, avevate il Sottosegretario all'industria, il mio amico Salvatore Ladu, e avete avuto questa capacità di partire per primi, ma si sono fatti degli errori, perché quando si verificava che praticamente non si spendevano i soldi, che vi erano delle difficoltà obiettive, soprattutto con la cassa depositi e prestiti, e i tempi si allungavano, ebbene, perseverare con i protocolli aggiuntivi che significato aveva? Perché perseverare con i protocolli aggiuntivi quando non si riusciva a spendere i soldi?
Quando si parla di indagine conoscitiva si intende che si firma un protocollo, e voi me lo insegnate. Il protocollo prevede che i pompieri, che il Prefetto, garantisce, che il Comandante dei Carabinieri garantisce che quelle aree praticamente sono sotto controllo, e quindi l'imprenditore può venire tranquillamente, che il comune dov'è inserita la struttura ha dei tempi tecnici perché non li può disattendere, se sono tre mesi per la licenza edilizia sono tre mesi. Queste cose dovreste saperle tutti quanti. Vedo che molti non le sanno e non le studiano però.
Io credo soprattutto che troppo spesso si sia verificato... Qui dentro si parla di morale, perché dovete consentire soltanto a pochi di parlare di morale? Si parla di morale e spendere in modo oculato i soldi pubblici e contribuire a creare sviluppo. C'è qualcuno che dice che ha una bacchetta magica e continua ad essere il trend negativo. Ho sentito l'altra sera, in quei dodici minuti aggiuntivi, che tutti i progressi elencati, pensate, persino nella sanità: le liste d'attesa non sono migliorate, le prestazioni sanitarie sono peggiorate, per quanto riguarda il deficit quest'anno è riaumentato, oltre 500 miliardi, con qualche imbroglio, in due aree particolari, oltre 500 miliardi di vecchie lire, anche sul giornale, 117 milioni di euro a Cagliari e 85 a Sassari, riportato in questi giorni; quindi è peggiorato. La spesa farmaceutica ristagna, nonostante le industrie farmaceutiche abbiano ridotto il prezzo delle cose; allora noi non abbiamo praticamente, non abbiamo riferimenti. Noi non stiamo facendo una critica, non vogliamo praticamente condannare, denunciare nessuno, sennò potremmo cominciare dall'ISGRA alla Graniti Sarda alla Sardigna Cristial, che doveva portare i grandi luminari e poi praticamente, producendo dalle altre parti ci sono inciucci di varia natura. Potremmo parlare, per esempio, delle bauxiti di Olmedo vendute per mille lire, potremmo parlare dei cento miliardi all'anno alla Carbosulcis. A chi volete responsabilizzare, forse a noi? Allora non c'è nessun calcolo. Noi riteniamo che in Sardegna peraltro, ecco l'impostazione forse errata, non esiste soltanto una zona interna. Ma non possono esistere neanche sei consorzi industriali praticamente nella provincia di Nuoro. Se volete vi leggo quali sono. Non si può impostare un discorso sulla 188 di dare praticamente in modo specifico delle risorse per quanto riguarda il consorzio, l'area industriale di Tortolì - Arbatax, e poi non spenderli, non avere gli imprenditori. Non si può continuare … (?) di fronte agli interessati, che è un fallimento, è un bluff per quanto riguarda la cartiera di Arbatax. L'ho detto prima ancora quando si parlava del fatto che poteva essere risolto il problema, perché è fallimentare la gestione.
E allora, vedete, in Sardegna esistono le zone interne ed esistono le zone caratterizzate da particolare depressione.
Caro Paolo, cosa vuol dire incentivare o dare contributi, dare risorse aggiuntive?
Silius. Da quando è andato via Giulini gli stiamo dando 40 miliardi all'anno perché ci sono solo le capre nel Gerrei! Ci sono solo le capre e quindi è un fatto di natura sociale, spinto soprattutto dall'estrema sinistra, da chi è nato e vissuto in quella zona. Perché io ero presente per questa battaglia, soldi, la Giunta Floris, quando era ministro Marongiu, ha dato 1000 miliardi alla Sardegna centrale. Verificare eventualmente se sono stati spesi bene o se in qualche buco ne troviamo soldi, così come li ha trovati la Dirindin 200, glielo dico, poi è stata zitta, ne ha parlato per trenta secondi, non l'ha detto più. Sono impegnati, praticamente, ci sono lettere, controlettere eccetera, deve recuperare gli altri 54 milioni del 2001 che non ci hanno ancora dato, e non fare le commissioni sull'ambiente, che è uno di questi capisaldi, come è stato fatto in questi giorni, in cui si mette un professore di lettere e non si mette il professor Sanna Randaccio che ovviamente stamattina si è lamentato, perché se partiamo dal presupposto che si vuol mettere gente qualificata e capace e si mettono gli asini o persone incapaci o non del mestiere e non si mette il direttore della scuola di medicina del lavoro, è una vergogna e nessuno può controbattere queste tesi! Io credo che non siano problemi di viabilità. La Corsica, dal punto di vista della viabilità rispetto a noi è negletta, hanno sei aeroporti però! La Corsica non ha impianto di depurazione, la Corsica non ha un mattatoio, viene in Sardegna attraverso Santa Teresa di Gallura e chiede l'autorizzazione alla Sardegna. E' un problema come vengono spesi i soldi, è un problema di trovare assieme delle soluzioni, ma assieme, in questo Consiglio, non delegando la Giunta che, di fatto, non crea condizioni tali per cui costringe a fare i ricorsi, e vedrete quello che succederà giorno dopo giorno quando si prevarica il ruolo del Consiglio e si modificano praticamente le cose, come in questi giorni nelle Commissioni competenti.
Io credo allora che valga la pena che noi valutiamo attentamente le situazioni, perché il Guspinese, secondo voi, non è una zona particolarmente depressa? C'è uno spopolamento nel Guspinese, vi sono delle aree come Ingurtosu, aree come Monte Vecchio che hanno quindicimila abitanti, diciottomila abitanti, ricche, vegete, eccetera, che oggi hanno soltanto il custode, c'è soltanto una lampadina. Vi sono altre aree come il Goceano. Ecco io credo che ci voglia questa volontà, ma senza pregiudizi né da parte nostra né da parte vostra. Abbiamo aperto una discussione su Ottana. Ottana non è diversa da altre realtà, però vale anche la pena in termini seri, corretti di impostare un discorso in modo da cercare di risolvere determinati problemi.
Quindi non c'è da parte nostra alcuna mala fede o tentativi di prevaricazioni, tentativi di individuare responsabilità. No, le responsabilità sono di tutti, sono nostre che non abbiamo saputo trovare soluzioni alternative, che era il termine più usato in questi dieci anni, alternativo. Lo abbiamo sempre detto…Ho finito, Presidente.
PRESIDNTE. Prego, onorevole Oppi.
OPPI (U.D.C.). La legge 268 all'articolo 14, minerometallurgico, manifatturiero, oppure soluzioni alternative, quando abbiamo chiuso tutto il settore estrattivo, pensavamo di scoprire la polvere da sparo, ebbene, di alternativo non abbiamo fatto un'iniziativa e abbiamo sperperato il denaro della Regione per non creare posti di lavoro, creando contenitori. Nel caso specifico oggi un contenitore è l'IGEA.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Solo pochissime osservazioni, anzi, ringrazio il collega Oppi perché gran parte del mio intervento è contenuto nel suo.
Io sono estremamente convinto che quanto viene denunciato essere avvenuto nella realtà della Sardegna centrale sia in gran parte vero, e cioè che ci sia stato sicuramente qualche abuso da parte di imprenditori poco affidabili nell'utilizzo di risorse pubbliche del contratto di programma della legge 17. Ma, come diceva il collega Oppi, quanto è avvenuto lì è avvenuto anche in tantissime altre parti della Sardegna, anche da noi, nel mio territorio, lui ricordava che c'è malessere, c'è una situazione di difficoltà, di sofferenza, di crisi vissute, di aziende che hanno chiuso e di processi di reindustrializzazione che non sono partiti, di imprenditori che hanno pensato di poter costruire aeroplani, di poter costruire la Ferrari, di gente che si è presa i soldi della 15, che è la legge che nel Nuorese è 17, da noi si chiama 15, perché è la legge che ha esteso la 17 a tutto il territorio regionale, e che poi non ha avviato gli investimenti, di impegni occupazionali assunti e poi non rispettati e riguarda tutto il territorio regionale, riguarda gran parte del territorio regionale.
Allora, la domanda che noi poniamo a voi è questa: si è utilizzato lo strumento dell'articolo 125, della Commissione d'inchiesta, in questo Consiglio esclusivamente - mi sfuggiva perché non ero ancora consigliere, da quando sono Consigliere regionale io, dal 1994, mai - per il caso Scomazzon. Io dico: ma pensate che le situazioni che voi denunciate essere presenti nel Nuorese e nella Sardegna centrale e che poi, anche a detta dei vostri interventi, sono simili a quello che è avvenuto in gran parte del territorio regionale, valga la pena di istituire una Commissione d'inchiesta esclusivamente perché la richiede un gruppo di consiglieri? Ma se questo fosse, noi potremmo istituire ogni settimana una Commissione d'inchiesta, per ogni argomento e per ogni tipo di situazione territoriale. Veramente io non trovo motivazioni di cui al comma 5 dell'articolo 125, non ne trovo motivazioni. Quali sono gli atti per cui riteniamo di dover indagare, che abbiano una specialità e una specificità per cui riteniamo che quello è un caso specifico per cui è necessaria una commissione d'inchiesta, se voi stessi sostenete che queste situazioni sono similari e presenti da tanto tempo in tutto il territorio regionale? Non ci sono motivazioni, se non una natura speculativa propagandistica di qualcuno che attraverso la Commissione d'inchiesta intende avviare un'iniziativa di tipo propagandistico. Ma fate una mozione, fate un'interpellanza, fate iniziative, avvaletevi dei poteri dei singoli consiglieri che su tutti quegli atti possono chiedere la documentazione e verificare e denunciare le scorrettezze. Ma voi pensate, invece, di fare una Commissione d'inchiesta che è una cosa speciale, che ha bisogno di essere condivisa realmente dal Consiglio, che non può essere trasformata in un fatto propagandistico, che è una cosa straordinaria che impegna l'Aula, impegna il potere politico che su quella si spende, e voi pensate di farla per una cosa che voi stessi dite non essere riservata a quell'area, una cosa diffusa e così via.
Veramente, secondo me, è irriverente nei confronti di questo Consiglio pretendere questo. E per di più presentate un articolato che prevede addirittura una spesa, mentre l'articolo 120, centomila euro stanziati per questa Commissione, quando addirittura nell'articolo che voi citate è previsto che perfino le trasferte, se è necessario, devono essere preventivamente comunicate al Presidente, invece voi prevedete addirittura una spesa!
A me paiono veramente fondate le argomentazioni politiche sulla grave situazione che c'è nel Nuorese e in altre parti del territorio, sul malessere e sul fatto che le risorse pubbliche spesso vengono spese non correttamente oggi, ieri e l'altro ieri, e quindi un po' coinvolge tutti, ma del tutto insufficienti le argomentazioni che prevedono per quell'area e per quella specificità una Commissione d'inchiesta. Insufficienti, totalmente insufficienti, addirittura prevedete un articolato con norme, punti, spese, addirittura anche risorse da stanziare per quell'obiettivo. Sinceramente io non credo. Facciamo un torto a quell'area, a quel territorio e a noi stessi se pensiamo di utilizzare questo strumento.
Ho detto, si vuole fare un...(?), si utilizzi una Commissione permanente, non si aggiunga qualcosa, si utilizzi la terza Commissione, le si chieda di andare a verificare che cosa è avvenuto. Chiediamo agli uffici di monitorare quello che è successo, un monitoraggio di quello che è successo in Sardegna con le risorse pubbliche, ma non si utilizzi uno strumento che, ripeto, sino ad oggi è stato utilizzato solo per un caso straordinario, specifico, quando io ancora qui non c'ero, per il caso Scomazzon, e lo si utilizza per le situazioni denunciate dalla 17 a Nuoro quando sono uguali alla 15 a Olbia, a Villacidro, a Tempio e a tutte le parti della Sardegna. Cioè mi pare una situazione che non giustifica la cosa, quando questi argomenti possono entrare...
Adesso il collega mi ricordava che tra l'altro c'è uno sciopero generale che riguarda quell'area e così via. Secondo me è improprio lo strumento che si vuole utilizzare, non ci sono le motivazioni per giustificare in quell'area, in quel territorio... Mi dicevano con una battuta, scherzando: "Ma ogni volta che si parla del Nuorese si parla di inchieste!" Io credo che sia, ripeto, anche un modo per non affrontare il problema seriamente, su come si utilizzano le risorse pubbliche in Sardegna, sulle situazioni di malessere, su zone interne, che non riguarda solo l'area centrale, riguarda il Gerrei, riguarda il Sarrabus, il Guspinese, riguarda tanti altri territori della regione, e sinceramente, ripeto, immotivate, quindi prive di motivazione, ingiustificata la spesa che voi prevedete nel vostro articolato, ingiustificato quell'articolato e quelle competenze perché sono fuori dal Regolamento che volete attribuire a questa Commissione, e quindi sono perché non si proceda, e caso mai l'unico elemento che si possa affidare a una Commissione di merito di affrontare il problema più complessivo di utilizzo delle risorse pubbliche, di informare l'Aula e di studiare, può essere uno strumento per consentire all'Aula di entrare in merito a quegli strumenti che ci siamo dati per verificare che cosa è avvenuto.
Rispetto a questo argomento mi pare, ripeto, un elemento proprio fuori luogo, non giustificato, e pertanto è da respingere la richiesta di istituire una Commissione con queste motivazioni. Non ci sono le motivazioni e non è sufficiente la firma di un terzo dei consiglieri per istituire una Commissione d'inchiesta, perché altrimenti qui ogni giorno si potrebbe istituire una Commissione d'inchiesta. Bisogna che la cosa sia condivisa realmente e ci siano motivazioni reali, non generiche affermazioni propagandistiche per sollevare un problema che può essere sollevato nell'Aula e pubblicamente attraverso altri strumenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Se fossi dovuto intervenire prima dell'onorevole Cugini certamente avrei chiesto il permesso ai consiglieri della provincia di Nuoro, perché mi pareva che l'argomento fosse confinato in un ambito ben delimitato e che le problematiche da affrontare fossero solo ed esclusivamente quelle relative all'area di Ottana. Poi, ripensando un attimino all'area centrale della Sardegna, mi sono ricordato - lo dico per conoscenza di quei colleghi che magari lo dimenticano - che quel territorio ha come epicentro Ottana, ma è un territorio estremamente più vasto. Per intenderci, lo dice la norma di quel territorio, ma è la norma che prevede che sia, preso il compasso Ottana, tutto ciò che è all'interno dei cinquanta chilometri da Ottana. Quindi, come capite, è un'area piuttosto vasta che arriva anche all'interno della provincia di Oristano, ma che va anche nella provincia di Sassari, e ovviamente gran parte della provincia di Nuoro.
Dico questo, mi dispiace che non sia presente l'onorevole Cugini, perché avendo fatto riferimento a una querelle elettorale è sfuggito forse all'onorevole Cugini che non c'era la battaglia di Sanluri al contrario lì, però c'è un territorio che, pur stando per una buona parte all'interno della Sardegna centrale, guarda caso è rimasta esclusa da quella Caporetto di cui ha parlato l'onorevole Pirisi. Ma questa è una questioncina che ci riguarda molto poco, certo è che dalle considerazioni che hanno fatto l'onorevole Cugini e successivamente tutti gli altri, il raggio d'azione della discussione si è ampliato fino ad arrivare alle considerazioni che l'onorevole Oppi ha fatto relativamente certo non solo a quella parte del territorio della Sardegna, ma a un territorio più vasto, che è quello credo che ci debba interessare tutti quanti.
E allora, con la chiarezza che ha sempre contraddistinto l'onorevole Pisu, anche troppa qualche volta, io parto da lì. L'onorevole Pisu ha detto testualmente che nella programmazione dell'attuale Giunta non c'era chiarezza sul futuro di quei territori. Io prendo atto. E' vero, lo ha rilevato l'onorevole Pisu, ma lo ha rilevato l'onorevole Alberto Sanna, lo hanno rilevato tutti i colleghi del centrosinistra e, peraltro, anche qualche collega del centrodestra. Quindi il problema va affrontato.
Ora, che la Commissione d'inchiesta sia lo strumento più giusto o che ce ne siano altri, o che questo Consiglio comunque si debba far carico di affrontare questo problema, beh, io credo che su questo siamo tutti d'accordo, così come siamo tutti d'accordo che probabilmente un po' di storia bisognerebbe farla su ciò che è successo in certe aree della Sardegna, ma non perché si debba fare il processo a qualcuno o a qualche forza politica o a qualche amministratore locale. No, per evitare di ripetere gli errori che sono stati commessi.
Allora qualcuno ha accennato al fatto che la piana di Ottana probabilmente non doveva vivere una stagione come quella, e male hanno fatto gli amministratori di allora a spingere perché in una delle zone più fertili della Sardegna potesse essere inserita l'industria e quel tipo di industria, i cui danni ambientali ancora non sono considerati. Ma il giorno che dovremo iniziare un'indagine, quella sì, per capire che cosa è successo lungo il Tirso e nel lago Omodeo, beh, probabilmente avremo veramente delle sorprese.
Io credo che invece sia da riprendere il discorso della piana di Ottana. Sì, cercare di capire quali sono le motivazioni che hanno provocato un certo fallimento, non dobbiamo negarcelo, onorevole Floris, ci sono delle situazioni che hanno veramente fallito, ma non hanno fallito solo nella piana di Ottana, perché tutti gli strumenti della programmazione negoziata, ove non fossero indirizzati e canalizzati con grande attenzione e ove non ci fossero degli imprenditori seri e attenti, hanno fallito in tutta la Sardegna. E questo è successo nella provincia di Nuoro, nella provincia di Oristano, Sassari e nelle altre quattro province di nuova istituzione. Quindi è un problema che esiste, e secondo me bene ha fatto il Governo in questo momento a bloccare qualsiasi contributo a fondo perduto, perché da lì nascono tutti i guai, soprattutto quando non c'è un attento monitoraggio dell'andamento della spesa.
Beh, l'avanzamento della spesa, però, ha una sua ragion d'essere nel momento in cui il soggetto responsabile verifica la spesa. Questo può essere un problema che si è verificato nella piana di Ottana e che forse si è verificato anche da altre parti, perché i soggetti responsabili, a suo tempo individuati, certe volte hanno operato nel migliore dei modi e con grande attenzione, altre volte non hanno fatto questo, e allora si è dato il via a tutta una serie di iniziative che poi sono state caratterizzate o dal fallimento o comunque dalla scarsa occupazione che c'è stata in quei territori.
Questa è la realtà delle cose, su queste cose noi dobbiamo stare veramente attenti. Lo dico agli Assessori che sono presenti, l'avrei voluto dire al presidente Soru, perché spesso e volentieri ci lasciamo andare tutti quanti col dire: "Quello non si deve fare, bisogna bloccare tutto". Bisogna avere certezza delle cose che si vogliono fare, ma soprattutto dentro il Consiglio regionale deve nascere l'idea di forza che deve spingere quei territori, e non mi si può dire, onorevole Maninchedda, che il problema è lo spopolamento delle zone interne, perché su questa materia...
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Non l'ho detto!
DIANA (A.N.). Guardi che non sto polemizzando, onorevole Maninchedda. Lei ogni volta che sente il suo nome probabilmente ha questo atteggiamento di sospetto. Non sto polemizzando, sto parlando delle zone interne. Il problema delloo spopolamento è un problema irreversibile, ce lo dobbiamo mettere in testa. E' irreversibile, dobbiamo fare i conti con questo problema, che non è solo un problema nostro, ma è un problema che riguarda gran parte dell'Europa. E allora la concentrazione nelle aree più ricche, a discapito delle zone più interne, di quelle meno evolute, è un fatto che, purtroppo, si sta studiando da troppi anni, ma nessuno è riuscito ancora a trovare la chiave di volta per garantire la permanenza nei territori d'origine. Questo non è possibile!
Allora con questo dobbiamo fare i conti noi, però dobbiamo fare delle scelte. Le scelte non sono facili e questo dibattito che oggi stiamo facendo in quest'Aula io credo che sia l'inizio di un percorso che noi dobbiamo comunque mandare avanti, perché non facciamoci la convinzione che tutto ciò che è stato detto oggi è il limite massimo oltre il quale possiamo arrivare noi. Io spero proprio di no, anzi, sono convinto, credo che questa classe politica e questa classe dirigenziale abbia le carte in regola per fare proposte attente, oculate, che non ci facciano ripetere gli errori del passato. Siamo tutti d'accordo credo, su questo, e quindi riconosciamo il fatto che errori ci siano stati, e per il futuro cerchiamo di commetterne di meno, perché questa è la realtà dei fatti.
Allora la Commissione d'inchiesta che ha spaventato mi pare, o comunque ha destato chissà quale problema ovviamente alla maggioranza, io in Conferenza dei Capigruppo mi sono anche permesso di suggerire altre cose, ma comunque, voglio dire, è un discorso che riguarda questo Consiglio regionale, è un discorso che riguarda le forze sociali, che riguarda le forze imprenditoriali, ma noi dobbiamo essere veramente attenti conoscitori del problema, ed ecco qui la richiesta dell'onorevole Capelli, noi vogliamo conoscere e vogliamo conoscere meglio, perché tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi probabilmente non sono sufficienti perché noi abbiamo un quadro d'insieme che ci possa permettere di essere soggetti non di valutazione ma soggetti che debbono proporre, soggetti che debbono trovare le soluzioni. Per fare questo ovviamente abbiamo necessità di una grande conoscenza dei problemi.
E' vero, il Centro regionale di programmazione da poco ha divulgato un documento importantissimo sullo stato di attuazione dei programmi, e facendo riferimento anche alle considerazioni dell'onorevole Alberto Sanna, che parlava dell'esperienza dei PIT. Onorevole Sanna, quel famoso documento che io criticai aspramente a suo tempo, nel 2000, prima che facessi parte di questo Consiglio regionale, che aveva sì individuato un criterio, ma poi si scoprì che il criterio individuato non era esattamente quello che questo Consiglio avrebbe voluto, e cioè quello di privilegiare quei territori che erano certamente in ritardo di sviluppo e che avevano, come elemento determinante, lo spopolamento, abbiamo scoperto solo dopo che la città di Cagliari aveva un grado di spopolamento più alto di tutti gli altri territori. Questo ha creato dei problemi. Allora l'attenzione era massima per le zone interne, poi però gli strumenti che sono stati adoperati non erano quelli coerenti con le necessità dei territori. Allora, per concludere, perché credo che ormai il dibattito sia ormai terminato, io invito il Presidente, il Consiglio, i Capigruppo, proviamo, può essere una Commissione consiliare? Può essere un'altra Commissione creata ad hoc per questo? Possono essere interessati, credo che debbano essere interessati gran parte dei consiglieri che sono, come dire, più propositivi, quelli che hanno maggiori, come dire, beh, insomma, sono più portati ad affrontare una materia come questa perché non tutti credo che siano fondamentalmente attrezzati per affrontare una materia come questa, per cui io credo che questo Consiglio abbia tutte le caratteristiche, abbia le professionalità, le capacità per poter mettere in piedi qualcosa che sia l'indirizzo vero e proprio per la Giunta, per seguire anche il consiglio dell'onorevole Pisu, che questa Giunta ha bisogno di essere spronata e ha bisogno di indirizzi forti e pressanti per poter risolvere i problemi della Sardegna centrale, ma non solo della Sardegna centrale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi consiglieri, la Giunta guarda con attenzione e con rispetto alle decisioni che il Consiglio regionale assumerà in materia sulla richiesta di istituzione di una Commissione d'indagine, di inchiesta sull'indagine conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne della Sardegna. Questo non significa naturalmente che la Giunta regionale non partecipi a questo dibattito e che comunque, qualunque sia la decisione del Consiglio, non farà mancare il suo apporto di idee, di progettualità e di analisi. Per chi, come me, ha fatto parte della Commissione d'indagine del Consiglio regionale sui particolari fenomeni di criminalità nelle zone interne della Sardegna, un'esperienza per me di straordinaria importanza, che mi ha visto appunto far parte di quella Commissione assieme a tanti autorevoli colleghi; ricordo Antonello Soro, l'onorevole Anedda, il Presidente Catte, che vide la partecipazione della cultura sarda, un impegno molto forte da parte degli intellettuali sardi, ma anche di tutte le istituzioni. Beh, per chi come me ha fatto parte di quella Commissione naturalmente non può non fare una constatazione e cioè che quella Commissione di indagine scaturì da una situazione politica, economica e culturale profondamente diversa rispetto all'attuale. Quella Commissione di indagine fu una conquista e non un'elemosina. Fu una conquista perché scaturì da un profondo coinvolgimento delle popolazioni non solo dell'interno, della classe politica delle istituzioni, delle parti sociali e sindacali, e quella mobilitazione fu capace di far diventare il tema dello sviluppo delle zone interne, il tema delle zone interne un tema centrale nel dibattito politico e culturale della Regione.
Grazie a questa centralità furono presentate in Consiglio diverse mozioni da parte di tutti i Gruppi consiliari, e da quelle mozioni scaturì un dibattito quanto mai interessante, quanto mai importante, e a seguito di quel dibattito scaturì un ordine del giorno che portò all'istituzione della Commissione di indagine. Oggi io penso che la situazione sia profondamente cambiata. Quella mobilitazione non c'è, onorevole Capelli, non c'è il coinvolgimento delle parti vive della società sarda. Oggi, anzi, quello che si può percepire nelle zone interne, è molto spesso una condizione e uno stato d'animo di amarezza, di delusione e, in qualche caso, anche di frustrazione.
Io penso che il Consiglio, nell'affrontare questo tema, debba porsi alcune domande. La prima: a distanza di oltre trent'anni dalla conclusione della Commissione medici, e a distanza di oltre quindici anni dalle conclusioni della Commissione di indagine del Consiglio regionale, quelle analisi, quelle conclusioni sono ancora attuali? Ed ancora: quanto di quelle conclusioni e di quelle indicazioni hanno trovato concreta attuazione da parte del Governo regionale e da parte del Governo centrale? Queste mi pare che siano le domande che il Consiglio regionale deve porsi prioritariamente.
Per quanto riguarda le analisi, gran parte di quelle analisi si incentrarono sul fenomeno criminale. Oggi il fenomeno criminale in Sardegna si è profondamente modificato, basti pensare al fenomeno del sequestro di persona, oggi fortunatamente debellato, proprio perché sono state fortemente incentivate le capacità investigative e hanno reso quel reato non pagante. Per quanto riguarda poi le analisi, io voglio ricordare solo una concezione che fu completamente eliminata da parte di quella Commissione; fu cioè cancellata una concezione pauperistica del fenomeno criminale, cioè una concezione che metteva in relazione le condizioni di sottosviluppo con la criminalità. Fu cancellata cioè l'equazione "sottosviluppo uguale criminalità". Così non era allora e così non è assolutamente oggi.
Per quanto riguarda le indicazioni, le indicazioni furono molto precise, io invito i consiglieri a rileggersi le conclusioni di quella Commissione di indagine, furono individuate sei grandi strategie per lo sviluppo. La prima: si parlava di completamento della riforma agro-pastorale, lungi dall'essere stata completata oggi il comparto agro-pastorale rappresenta meno del 4 per cento del prodotto interno lordo in Sardegna, cioè il peso dell'agricoltura e della pastorizia nella nostra Regione è meno rispetto a tutte le altre Regioni italiane. La seconda: si parlava di ripresa del processo di industrializzazione, oggi ci troviamo di fronte alla desertificazione industriale, vedi Ottana. Terzo: si parlava di espansione dell'industria turistica, e già allora, così come oggi, si parlava della necessità di integrare il turismo costiero con quello montano, e si parlava anche di sviluppare i beni archeologici e culturali come strumento per incentivare la presenza turistica nelle zone dell'interno. Quarto, e questa fu un'intuizione quanto mai importante: si individuava nella cultura, e quindi nella necessità di spendere in sapere, in conoscenza e in innovazione, lo strumento di sviluppo di quelle zone, e si individuava nell'Università, nella creazione, nella nascita dell'Università a Nuoro uno strumento di straordinaria importanza; si pensava al terzo polo universitario in Sardegna. Oggi forse quel terzo polo non esiste, l'Università a Nuoro non è sicuramente un'università di qualità, molto spesso si tratta di semplici dependance di Cagliari e di Sassari, e molto probabilmente in alcuni casi si tratta di un ripiego per professori senza cattedra.
Si dà una grande importanza all'ambiente. La tutela dell'ambiente è in stretta relazione, come osservava l'onorevole Pirisi, alla tutela dell'ambiente; veniva individuato nella creazione, nella nascita del parco del Gennargentu, lo strumento di tutela ma anche di sviluppo per quelle realtà. Oggi, a distanza di quindici anni, continuiamo a discutere sullo strumento del parco del Gennargentu quale strumento di tutela e di sviluppo per quelle aree.
Ecco, onorevoli consiglieri, quelle analisi e quelle indicazioni sono, a mio modo di vedere, ancora attuali, il problema è sapere quanto di quelle indicazioni ha trovato concreta realizzazione, io penso assai poco. E allora io non so, la Giunta non sa, e su questo naturalmente non è chiamata ad intervenire, se la Commissione di inchiesta sia lo strumento necessario, se sia ancora uno strumento necessario di fronte alla possibilità, di fronte all'attualità di quelle analisi, di quelle indicazioni che sono scaturite dalle precedenti commissioni d'indagine. Su questo il Consiglio deciderà nella sua piena autonomia. Noi diciamo che il ruolo e la funzione della Giunta sarà quello di fare in modo che negli strumenti ordinari di governo, negli strumenti della programmazione, negli strumenti di bilancio, nel Dpef, nel nuovo piano regionale di sviluppo, queste tematiche dovranno trovare una loro precisa collocazione. Queste tematiche, a nostro modo di vedere, non necessitano di interventi straordinari, ma ancora una volta si tratterà di trovare il modo che queste soluzioni trovino la loro concreta attuazione negli strumenti ordinari di governo.
PRESIDENTE. Era l'ultimo intervento, colleghi, io penso che dovremo procedere alla votazione, provando a farci guidare dal buon senso perché tutta questa vicenda è una vicenda che utilizza l'articolo 125 in una maniera che io ritengo non perfettamente congrua. La proposta è una proposta presentata ai sensi del comma 4 dell'articolo 125, avrebbe dovuto essere valutata perché i contenuti devono essere quelli previsti dal comma 5 sempre dell'articolo 125, e non è così. In più contiene, come allegato, un articolato che è altra cosa, che diventa quasi una proposta di legge. Quindi bisogna che ci facciamo guidare un pochino dal buon senso, posto che non c'è stata la possibilità di trovare un modo diverso per istituire e costituire una Commissione, così come è previsto dall'articolo 125, per cui c'è dissenso sull'istituzione della Commissione e certamente c'è un dissenso, che è emerso nel dibattito, sul contenuto della Commissione stessa.
Quindi, io a questo punto metterei in votazione la richiesta di istituzione di una Commissione di inchiesta facendo pronunciare il Consiglio, ritenendo che l'articolato sia in modo improprio collegato alla richiesta di istituzione di Commissione di inchiesta, così come gli emendamenti proposti all'articolato, che prevede anche uno stanziamento di 100 mila euro a carico del bilancio del Consiglio per il funzionamento di questa Commissione, produce un precedente che, secondo me, andrebbe valutato molto attentamente, però il Presidente non ha altro strumento, a questo punto, dopo una discussione durata l'intera giornata, che mettere in votazione le proposte.
Onorevole Maninchedda, su cosa intende parlare? Dichiarazione di voto, a questo punto.
LA SPISA (F.I.). Ci sono emendamenti?
PRESIDENTE. Ci sono anche emendamenti a un provvedimento e a un testo di legge che non è un testo di legge.
LA SPISA (F.I.). Vorrei parlare sul Regolamento.
PRESIDENTE. Sì, sul Regolamento può parlare, anzi, se ci aiuta, insomma, ci fa una cortesia, onorevole La Spisa, se è per aiutare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sul punto specifico della votazione. Lei ha detto, Presidente, che la proposta dell'istituzione di una commissione speciale d'inchiesta è formulata in modo incongruo; vorrebbe però far mettere subito in votazione la richiesta. Quindi sul Regolamento credo che sia giusto verificare se attraverso emendamenti già presentati, o eventualmente integrazioni di altri emendamenti, possano essere eliminate quelle parti che rendono incongrua la richiesta, e che poi possano portare ad una votazione che sia effettivamente, credo, indirizzata sull'unico punto su cui il Consiglio può dire qualche cosa. Perché? Perché il comma 4, che è quello centrale, dice che il Consiglio istituisce in ogni caso; mentre nel primo, nel secondo e nel terzo comma si prevede che il Consiglio deliberi un'inchiesta, quindi sulla base, è presumibile, anche della richiesta di un solo consigliere, il quarto comma introduce la possibilità, invece, non la possibilità, l'obbligatorietà dell'istituzione della Commissione d'inchiesta quando i presentatori siano un terzo dei consiglieri, subordinando il realizzarsi di questa fattispecie al fatto che ci siano comunque delle motivazioni adeguate.
Credo quindi che il Consiglio possa giudicare quando si tratti di una proposta formulata da un terzo dei consiglieri, possa giudicare soltanto sull'esistenza o meno di motivazioni adeguate al comma quinto. Quindi se questo soltanto è il problema, il fatto che ci siano delle questioni che rendono incongrua o impropria una parte della richiesta, ad esempio uno stanziamento di fondi per il funzionamento, che certamente non può essere deliberato, non può essere attivato con una delibera del Consiglio regionale su questo tema, ma richiederebbe una legge, quindi si può stralciare tutta quella parte, ma sul fatto che esistono le motivazioni, il Consiglio deve esprimersi su questo fatto avendo presente il testo e gli eventuali emendamenti. Quindi credo che anche proceduralmente prima di fare dichiarazioni di voto, prima di mettere in votazione, si tratta di eventualmente vedere se attraverso questi emendamenti sia superato il problema e si possa convincere il Consiglio che le motivazioni esistono, e dico, bisogna valutare se le motivazioni esistono, non si può accettare che le motivazioni vengano in qualche modo criticate.
Uno può essere d'accordo o no, onorevole Marrocu. Voi avete espresso perplessità sul fatto che si possa istituire una commissione di inchiesta, però il Regolamento lo consente, e se si deve comunque istituire, anche se la maggioranza non è d'accordo basta un terzo del Consiglio. Questo io lo dico anche per una questione che riguarda il futuro, e riguarda una prerogativa che qualunque minoranza deve poter avere rispettata a prescindere dal caso concreto.
PRESIDENTE. Dunque, se non ho capito male, lei chiede di mettere in votazione le motivazioni che stanno alla base dell'istituzione della Commissione di inchiesta. Io sono anche d'accordo su questo. Vi pregherei di non rifare una discussione che abbiamo già fatto in Conferenza dei Capigruppo questa mattina sulla procedura.
Onorevole Capelli, su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (U.D.C.). Un contributo per...
PRESIDENTE. Che sia un contributo. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Mi limito semplicemente, Presidente, a far notare che l'obbligatorietà è data dal numero dei sottoscrittori, come è previsto dal Regolamento, e non dal merito, tant'è che le valutazioni da lei fatte sarebbero state opportune prima di decidere o meno l'iscrizione all'ordine del giorno della richiesta, ma si pone all'ordine del giorno, come appunto dice il comma 5, entro trenta giorni, per la nomina o l'eventuale delega al Presidente del Consiglio, non per esprimere valutazioni di merito.
Ecco perché, a mio avviso, Presidente, non c'è da votare né eventuali motivazioni né eventuali formulazioni. La richiesta è stata fatta in due modi e il Consiglio, il Presidente avrebbe dovuto valutare quale delle due vie seguire, la semplice richiesta o un articolato di legge, ed escludere o l'una o l'altra od entrambe, ma è stato portato all'ordine del giorno.
Quindi ritengo che se è stata portata all'ordine del giorno sia giustamente stato interpretato l'articolo 125, commi 4 e 5, per cui io non credo che si debba procedere a un voto, ma semplicemente alla valutazione di un eventuale ordine del giorno che deleghi il Presidente alla nomina dei componenti nel rispetto della proporzionalità delle forze politiche presenti in Consiglio, e a nient'altro. Nel merito del comma 4, dove si costituisce in ogni caso la Commissione, credo che sia stato abbastanza analizzato, e quindi la Commissione dev'essere istituita.
PRESIDENTE. Bene, intanto l'intera richiesta non si valuta per parti, se ne accoglie un pezzo e l'altra parte la si lascia per aria. Si presenta un'unica richiesta con una sorta di relazione introduttiva, e poi un articolato.
CAPELLI (U.D.C.). Era da valutare prima questo!
PRESIDENTE. Mi lasci dire, onorevole Capelli, perché lei ha parlato; la questione che lei dice della istituzione comunque, che dice anche l'onorevole La Spisa, è una questione fondata nel comma 4 dell'articolo 125, che tuttavia per essere accolta e perché venga istituita dal Consiglio deve rispondere alle caratteristiche di cui al comma 5, cioè dev'essere motivata quando riguardi atti della Regione o delle aziende e degli enti da essa dipendenti, che non mi sembra il caso in questione.
Allora, siccome è un pochino più complessa la vicenda, io chiedo che il Consiglio si pronunzi sulla motivazione, che è esattamente ciò che diceva l'onorevole La Spisa, se cioè ci siano i fondamenti e i presupposti di cui al comma 5 perché la Commissione d'inchiesta venga istituita.
Se i fondamenti non vengono ritenuti tali si ripresenta, e lei riformulerà una richiesta ai sensi dell'articolo 125 del regolamento e l'ufficio assemblea sarà più attento a utilizzare tutti i filtri necessari perché non arrivi in assemblea così come è arrivata oggi, con la discussione politica importante che c'è stata, e con numerose riunioni della Conferenza dei Capigruppo. Quindi io sono perché il Consiglio a questo punto si pronunzi, e quindi evitando al Presidente la responsabilità di accogliere o di respingere. Quindi mettiamo ai voti la motivazione contenuta nella proposta che abbiamo discusso per l'intera giornata.
Prego i colleghi di votare. Siamo in fase di votazione sulle motivazioni. Chiedo ai colleghi se vogliono fare dichiarazioni di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei chiedere la parola sul Regolamento, nel senso che mi sembra che il comma 5, Presidente, attribuisca alla Presidenza del Consiglio il compito di decidere se ci sono le motivazioni o meno, perché se così non fosse, Presidente, e cioè se non fosse in mano al garante del Consiglio regionale la scelta e la decisione, si correrebbe il rischio che ogni volta sia una parte politica ad esprimersi. Quindi quand'anche la richiesta fosse "adeguatissimamente" motivata dal punto di vista logico, la parte politica potrebbe sempre esprimersi per bocciarla, e a quel punto non ci sarebbe mai la possibilità di utilizzare l'articolo 125 del Regolamento.
Quindi credo che più opportunamente la scelta sia in capo al Presidente del Consiglio che decide se esistono gli estremi perché la richiesta possa essere adottata, e quindi possa essere nominata la Commissione, o se non esistono.
Io credo che l'intera Aula si atterrà a quello che il Presidente del Consiglio decide, e credo che più opportunamente sia il Presidente del Consiglio e non l'Aula a decidere per motivazioni di carattere politico.
PRESIDENTE. Insomma, questa discussione poteva essere fatta stamani, e l'abbiamo fatta, in Conferenza dei Capigruppo. Dalla Conferenza dei Capigruppo siamo usciti con una proposta di sospensione della discussione e della conseguente votazione per consentire anche la riformulazione della richiesta. Si è scelta un'altra strada, che è quella della discussione, che abbiamo fatto, con oltre venti interventi. A questo punto dire: "Abbiamo fatto un po' di ginnastica per una giornata intera", ottanta e più consiglieri, tutto il sistema d'apparato, mezza Giunta, "però adesso il Presidente decida", mi sembra che sia forse anche più democratico e più rispettoso del Consiglio una votazione sulle motivazioni, e cioè sul fatto se le motivazioni stiano all'interno di quanto previsto dall'articolo 125 e dal comma 5 nello specifico. Quindi io sarei per mettere in votazione.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Gli emendamenti, onorevole La Spisa, cadrebbero se non ci sono le motivazioni, e in ogni caso un articolato diventa un'altra cosa.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io sempre con l'intento di aiutare e non di creare dei problemi, l'articolo 125 prevede due differenti fattispecie, e cioè quella del comma 1, in cui il Consiglio delibera se aprire l'inchiesta, quindi correttamente il Consiglio può votare se aprire o meno l'inchiesta, ma poi, se istituire la Commissione d'inchiesta non è più una competenza del Consiglio, è un atto dovuto sulla base del comma 4, a meno che lei non ritenga che non sussistono le motivazioni perché si possa istituire la Commissione d'inchiesta.
Quindi io riterrei che il fatto che lei sia garante del Consiglio in questo, sia una tutela del Consiglio, non una richiesta di metterle in carico delle responsabilità aggiuntive; nel senso che se in un'altra circostanza ci fosse una mozione assolutamente documentata secondo la sua idea, secondo quella dei consiglieri e secondo quella degli uffici, e se lei rimettesse sempre al Consiglio la decisione sull'istituzione della Commissione d'inchiesta ex comma 4, sarebbe una decisione politica e non una decisione di garanzia come quella che invece viene posta in carico alla Presidenza del Consiglio.
Ecco, questo io vorrei sottolineare, che ci sono due fattispecie diverse, una è quella del comma 1, sul quale è giusto che il Consiglio si pronunci e decida se aprire o no l'inchiesta, ma quella del comma 4 non credo che sia una competenza che deve essere poi delegata in fase di votazione del Consiglio.
PRESIDENTE. Piuttosto che continuare la discussione io propongo una sospensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Io chiedo di intervenire perché il Presidente nella prima parte ha detto: "A mio parere non ci sono elementi e motivazioni che giustifichino l'istituzione della Commissione", però accogliendo una richiesta che veniva da un collega, ha chiesto il conforto dell'Aula. A me pare che questo sia un fatto normale se il Presidente ritiene che non ci siano le motivazioni, però, dato che su questo argomento c'è stata una discussione in questa Assemblea che è durata l'intera giornata, chiede il conforto dell'Aula. È un po' come avviene quando rispetto a una discussione che avviene sull'ammissibilità o meno dell'emendamento, il Presidente poi chiede all'Aula il conforto su una sua decisione.
Io penso che invece si possa votare e confermare il giudizio di inammissibilità perché è immotivata la richiesta ai sensi del quinto punto dell'articolo 125.
CAPELLI (U.D.C.). Ci si iscrive con l'elettronico o per alzata di mano?
PRESIDENTE. Lei ha già parlato. Su che cosa intende intervenire? Non c'è un dibattito aperto; stiamo discutendo. Onorevole Capelli, non le do la parola, si accomodi, è già intervenuto sul Regolamento.
CAPELLI (U.D.C.). Sono intervenuti altri colleghi.
PRESIDENTE. Sono intervenuti sul Regolamento come lei. L'ha già fatto, grazie, conosciamo la sua opinione, a meno che non ci voglia fare una proposta nuova. Se ha una proposta nuova da farci io sono disposto a darle la parola, altrimenti l'abbiamo ascoltata a lungo.
CAPELLI (U.D.C.). Proprio me non mi ha ascoltato a lungo. L'ulteriore contributo era che se le crea qualche…
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Qualche problema all'articolato. Non capisco perché quando chiedo la parola io è sempre un po' nervoso, ma comunque...
PRESIDENTE. Prego onorevole Capelli, di che cosa sta parlando?
CAPELLI (U.D.C.). Se serve ritirare l'articolato facente parte della proposta, ritiro l'articolato e tengo la proposta nella sua formulazione iniziale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Per quanto riguarda le motivazioni portate dal collega Marrocu, è chiaro che questo articolo tutela le minoranze e non le maggioranze.
PRESIDENTE. Grazie. Io non sono nervoso onorevole Capelli, e penso che lei non possa ritirare un articolato dopo una giornata di discussione.
CAPELLI (U.D.C.). Infatti tengo la prima parte, c'è un emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. E' parte integrante della proposta, e per quanto mi riguarda non è accoglibile, ha una procedura assolutamente improponibile perché diventa una legge, così come lei l'ha proposta, gli emendamenti soppressivi possono essere ammessi qualora discutessimo un articolato con le procedure degli articolati.
Quindi a conferma del fatto che lei lo ritiene un articolato ci sono gli emendamenti che lei ha presentato. Io ritengo tutto questo assolutamente innovativo, nuovo, per non dire inusuale. Quindi io chiedo al Consiglio che si pronunci sull'accoglimento o meno delle motivazioni.
Ci sono dei colleghi che sono iscritti a parlare credo per dichiarazione di voto. A questo punto chiedo ai colleghi se confermano le iscrizioni: Balia, Sanna, Maninchedda e più.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Intervengo per dichiarazione di voto, per dichiarare decisamente il mio voto contrario rispetto alla proposta di istituzione della Commissione d'inchiesta. A dire il vero mi sentivo anche abbastanza stimolato ad intervenire sull'articolo 125 perché da un lato prima si invoca la sovranità del Consiglio, dall'altro lato poi si tende ad evitare il voto del Consiglio regionale dicendo che tutto va delegato al Presidente, ma in ogni caso si tende a dimenticare il comma 5 laddove con chiarezza viene esplicitato che la richiesta si intende motivata quando riguarda atti della Regione o degli enti o aziende da essa dipendenti, cosa che non risulta in questo senso né dall'articolato, e di articolato chiaramente si tratta, tant'è che l'articolo 5 presentato parla di "la presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione", ma non è aderente neanche con la relazione, di questo credo si tratti, che accompagna l'articolato medesimo che, in ogni caso, deborda rispetto alle condizioni previste dal comma 5 dell'articolo 125.
Nel merito voto contro, perché? Molta enfasi, molte ipotesi di strumentalizzazione; alcuni interventi poi dimostrano quasi l'ineluttabilità di un disastro laddove si dice che, qualunque cosa e qualunque atteggiamento noi assumiamo, vi è un percorso quasi obbligato che porta a far sì che le popolazioni delle zone interne della Sardegna abbandonino i propri territori al di là degli interventi che la Regione dovesse eventualmente compiere su di essi.
Allora io mi chiedo il perché della proposta. Vale la pena di dire "tanto rumore per nulla". Probabilmente quella che viene pomposamente chiamata Commissione d'inchiesta potrebbe semplicemente essere sostituita con una specie di osservatorio permanente sulla spesa e sulle occasioni di sviluppo mancate.
A proposito di PIT, che in questa sede sono stati impropriamente richiamati e che pareva che affondassero le proprie possibilità di spesa esclusivamente sul tasso di spopolamento dei territori, per cui Cagliari poteva fare voce grande in quanto territorio spopolato, anche se tutti sappiamo che lo spopolamento deriva, è soltanto a favore dell'hinterland dello stesso Cagliaritano, voglio ricordare che il criterio che veniva indicato con i PIT era anche quello che poneva in relazione i territori della Sardegna in relazione al settantacinque per cento del prodotto interno lordo che si fosse verificato nei territori medesimi.
In questo caso proprio la città di Cagliari debordava da quel parametro, mentre all'interno di quel parametro restavano le zone interne della Sardegna. Però si è accomunato quel parametro ad essi, per cui lo si è reso quasi inutile.
Però, vede Presidente, già dalla difficoltà a comprendere di che cosa si tratti, se di un articolato o altro, oggi si propone il ritiro dei cinque articoli di legge che accompagnano la relazione, la sensazione è che con la proposta di istituzione di una Commissione d'inchiesta si voglia più compiere un'operazione di intelligence e di investigazione privata che assumere verifiche e dati politici ad uso della pubblica amministrazione. Per cui, con questa logica, naturalmente il voto non può che essere contrario sia nell'ipotesi che si tratti di articolato...
PRESIDENTE. Onorevole Balia, ha finito il suo tempo, prego.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, ho concluso. Dicevo sia nell'ipotesi che si tratti di articolato, sia nell'ipotesi, invece, che l'articolato venga stralciato dalla relazione di accompagnamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Intervengo molto brevemente per preannunciare il mio voto di astensione su tutte le votazioni concernenti il provvedimento in esame. Lo dico per non intervenire anche ad ogni singola votazione, perché è un provvedimento al quale non ho partecipato né nella fase istruttoria né in quella di discussione in Aula, un provvedimento di cui non conosco il contenuto, e trattandosi di provvedimento che, da quello che ho capito, dalle ultime battute, che riguarda proprio il territorio delle zone interne, sul quale avrei certamente da dire qualcosa, essendo stato insediato oggi nella mia funzione mi dispiace ma, come si suol dire, a scatola chiusa non sono disposto ad avvallare nessun provvedimento da chiunque provenga. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Molto brevemente Presidente e colleghi. L'opera citata dall'onorevole Vargiu, del professor Sassu, utilizza molto gli atti parlamentari.
Noi sottovalutiamo molto queste cose, ma poi, quando gli studiosi ripercorrono e ricostruiscono, utilizzano gli interventi pronunciati in Aula come fonte. E allora a onore della verità, a mio avviso, perché dico che concordo con ciò che il Presidente afferma di un difetto di motivazione? Provo a concretizzarlo. Perché tutto quel che c'è da sapere, colleghi, lo sapete già e l'avete anche dimostrato negli interventi, e se c'è qualcosa su cui indagare, forse sul potere regionale, facciamo alcuni esempi. La gran parte delle leggi di incentivazione hanno le procedure affidate alle banche, lo sappiamo tutti, e questo ha determinato un grande affare per le banche, con un difetto di trasparenza che invece era esattamente l'obiettivo che noi volevamo raggiungere. Allora non si sa questo, questo si sa, e su questo possiamo intervenire, non abbiamo bisogno di fare una Commissione d'indagine.
Ancora, è stata detta una cosa assolutamente non fondata. Dice: "L'industrializzazione nel centro Sardegna è fallita per inefficienze". Io sono disposto ad accedere a confronti di tipo storico su questo. La chimica è fallita per difetto di potere che l'abbia difesa, perché la storia della chimica, che è stata anche scritta in Sardegna, dimostra, perché c'era lo Stato dietro, che non c'è stato un potere politico che l'abbia difesa, ed è la stessa storia del latte. Quando all'inizio di questa Legislatura si è detto che il latte o entra nella materia statutaria o fallisce, si è riso. Oggi si deve ammettere una cosa straordinaria: che in tutti i paesi d'Europa dove c'erano leader produttivi c'è stato un potere che ha detto: "Siccome io produco molto voi mi date le quote". L'unica regione che era egemone nella produzione di un prodotto, ma che non aveva un potere a difenderlo, è questa. Sappiamo tutto quello che ci serve, tutto, e se c'è un'inchiesta da fare è sulla realtà del potere regionale. La chimica nel centro Sardegna non è fallita completamente, ha avuto una ricaduta sociale che è rilevante. Faccio un altro esempio. Noi, sul versante energetico, potremmo recuperare gli investimenti industriali fatti, però il "Cip 6" ce l'ha la SARAS, per la quale noi patiamo un grave svantaggio ambientale, lo Stato paga alla SARAS la produzione di energia elettrica con i derivati dalla raffinazione, la Sardegna non ha un vantaggio economico dalla produzione di energia, che invece è a più alti costi. Queste cose non si sanno? Si sanno. Non abbiamo bisogno della Commissione d'inchiesta. C'è un difetto di motivazione, e lo spopolamento non è assolutamente definitivo. Se volete ci confrontiamo. Ci sono regioni d'Europa che hanno invertito la posizione, l'hanno invertita perché c'è stata una politica che ha riportato i servizi laddove c'erano, e l'ha fatto con risorse pubbliche, con interventi diretti della Regione.
Io difendo la necessità dell'intervento diretto della Regione Sarda nel Nuorese, e se credete che sia infondato, guardate, si dice: "Non è un problema di risorse". Bene, l'Assessorato regionale alla programmazione ha pubblicato una cartina che rivela quanto negli anni il Nuorese abbia preso meno di tutte le altre regioni della Sardegna, fatte salve alcune regioni marginali, e siamo nell'ordine non della metà, ma molto meno della metà. Sono dati pubblici, e io vorrei vedere se dal prossimo bilancio regionale, dopo l'annunciata giustizia del riequilibrio territoriale, le cifre si spalmano sul territorio regionale, perché è dal 1300 che la Sardegna fa la periferia delle due città. Le sappiamo queste cose, non c'è bisogno di una Commissione d'inchiesta, e questo l'ho detto non per polemizzare coi colleghi ma perché rimanga agli atti, e domani non venga un professore mio collega a dire che la nostra conoscenza dei fatti era limitata e inquinata magari dalle deformazioni di parte, perché su queste cose sono sicuro che siamo d'accordo. Sappiamo entrambi che non c'è bisogno di approfondirle con una Commissione d'inchiesta ma semplicemente facendo le leggi qua dentro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Io, se devo fare una dichiarazione di voto, la mia dichiarazione è che non partecipo al voto perché non vorrei legittimare una scelta sbagliata e un'interpretazione sbagliata del Presidente del Regolamento.
Ne approfitto per dire che le motivazioni per la richiesta di questa Commissione d'inchiesta sono agli atti di questo dibattito, le avete dette voi le motivazioni che giustificano la richiesta di questa Commissione d'inchiesta, che è la stessa richiesta che fu fatta e sottoscritta da diversi consiglieri nella passata legislatura, di cui presumo i firmatari di allora conoscessero benissimo il contenuto. Io credo che siamo in difetto di interpretazione del Regolamento, in difetto di democrazia, perché qui il Regolamento lo si interpreta a seconda delle parti.
Io credo che quello che ha detto l'onorevole Maninchedda sia corretto, sia giusto, non è giusto solo il fatto che non possiamo entrare nel sistema del credito, perché il sistema del credito non è formato solo ed esclusivamente dalle banche, alle quali non partecipiamo più nel capitale. C'è la SFIRS per esempio, che partecipa alle iniziative industriali, e al quale possiamo comunque accedere per avere le opportune giustificazioni, così come le motivazioni sono nella relazione, nell'intervento dell'onorevole Dadea. Lui stesso ha illustrato delle serie motivazioni di cambiamenti. Prima un'industrializzazione, ora un'industrializzazione che non c'è, per esempio, ma c'è un contenuto particolare nella richiesta, se avete la cortesia di leggerla attentamente, che non si fa un esame delle popolazioni, non si mette sotto processo o si fa un esame approfondito del malessere o della criminalità, non si citano queste cose, appartengono alle commissioni d'inchiesta precedenti queste cose, opportunamente sviluppate, ben sviluppate, con ottimi suggerimenti che non sono stati messi in essere. Perché non sono stati messi in essere? Si chiede oggi di chi è la responsabilità? Perché, vede Assessore Dadea, quando si dice che la responsabilità è di tutti, diventa che la responsabilità è di nessuno. Allora è opportuno che questo Consiglio individui bene dove si è inceppata la catena, individui di chi sono realmente, una volta per tutte, una volta ogni tanto, le responsabilità, del perché i denari non sono finiti nelle aziende, ma per esempio nelle agenzie, perché sono finiti quei denari, quei flussi finanziari, a rendere sempre più remunerati molti consigli di amministrazione che dovevano studiare il tema? Allora io questa responsabilità non ce l'ho e non la voglio, ma voglio individuare una volta per tutte di chi è quella responsabilità, del perché quei denari non sono andati in occupazione, del perché i corsi di formazione fantasma hanno portato via, hanno iugulato, hanno assorbito le risorse stanziate per l'occupazione e l'industrializzazione. Questo chiede la Commissione d'inchiesta. Non è un esame della popolazione, è un esame di chi ha amministrato quei denari. Capire, conoscere, perché chi doveva mettere a frutto quei denari non l'ha fatto. Quegli amministratori, quelle amministrazioni, quegli enti, non è un esame della popolazione. La popolazione vuole capire e sapere di chi è la responsabilità. Non vuole essere messa sotto una lente d'ingrandimento la popolazione, ma vorremmo mettere sotto una lente d'ingrandimento il sistema e dare finalmente risposte a quella gente che troppo spesso è stata utilizza per altri fini e le risorse a loro destinate non sono mai arrivate. Questo si chiede questa Commissione d'inchiesta. Non conoscere i motivi del malessere, ma conoscere chi il malessere ha creato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, noi voteremo a favore dell'istituzione della Commissione d'inchiesta con motivazioni che sono quelle che il collega Capelli ha ribadito ma che sono state più volte ripetute in quest'Aula, e riteniamo, anche riprendendo quanto ha detto nella sua dichiarazione di voto il collega Balia, che la votazione che noi ci accingiamo a fare sia sull'articolo 1, sul comma 1 dell'articolo 125, cioè che il Consiglio faccia ciò che gli è deputato, e cioè decida se deliberare o no l'inchiesta. Mentre non riteniamo che ci sia da votare, e qualora ci fosse da votare noi ci asterremo dalla votazione perché non la riteniamo appropriata, non riteniamo che ci sia da votare sul comma 4, nel senso che il comma 4 dice che l'istituzione della Commissione d'inchiesta è un atto dovuto qualora sussistano due pregiudiziali. La prima: che la richiesta provenga da un terzo dei consiglieri assegnati; la seconda: che ci sia una richiesta motivata.
Allora l'unico modo per cui la richiesta di istituzione di Commissione può non essere fatta propria dal Presidente del Consiglio, che poi la deve quindi attuare, è che non sussista una delle due condizioni, quindi o non ci sia un terzo dei consiglieri assegnati che la sta chiedendo, o che non ci sia una richiesta motivata. Quindi che il Presidente decida che non è motivata. Quindi noi crediamo che la votazione che stiamo andando a fare riguardi il comma 1, mentre per quanto riguarda il comma 4 chiediamo di sapere dal Presidente del Consiglio se sussistano le due condizioni pregiudiziali sufficienti perché in ogni caso si istituisca la Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Voterò contro per due ragioni. La prima ragione riguarda questo Consiglio, il suo funzionamento, la sua capacità di essere non solo organo della Regione più rappresentativo della volontà popolare, ma anche l'organo della Regione che deve dare indirizzi, che deve cioè verificare, controllare l'operato dell'amministrazione regionale e del suo Esecutivo. Confusione che non è solo confusione nell'interpretazione regolamentare, che ci richiama puntualmente a dibattiti anche faticosi dove due posizioni politiche si scontrano su un merito che invece è di natura procedurale, ma confusione anche politica, e non bastano i colpi che questo Consiglio subisce, inferti dall'esterno o da comportamenti non sempre condivisibili che l'Esecutivo manifesta anche in quest'Aula. Ce ne sono alcuni che provengono dall'interno di questo Consiglio, cioè dalla nostra capacità di cogliere i problemi e di sviluppare l'azione di discussione, di dibattito ma anche di decisione di questo Consiglio, in modo corretto.
La Commissione d'inchiesta che è stata proposta, tra l'articolato, l'applicazione corretta dei commi 4 e 5 dell'articolo 125 del Regolamento, doveva cogliere un obiettivo, cioè quello di verificare, intanto io dico, prima di ogni altro, l'azione coerente ed efficace dell'amministrazione regionale a sostegno dello sviluppo e del lavoro. E questo problema non riguarda in modo particolare il contratto d'area di Ottana, non riguarda in modo particolare le leggi di incentivazione che si dispiegano in quel territorio, riguarda tutto in generale, da Cagliari a Sassari. Cosa ne è della 488 applicata in questa Regione? Quanti vengono prendono e scappano! E quanti di questi hanno subito controlli, verifiche, quanti finalizzati aziendali hanno lasciato disoccupati per strada a Macchiareddu come a Villacidro! A Portotorres come a Ottana! L'indagine, anzi, l'inchiesta, a incominciare dagli assessorati regionali degli enti, dagli istituti di credito convenzionati, e sono convenzionati con assessorati e con enti. C'è un call center a Cagliari, 488 e finalizzato aziendale, tutti per strada. Quello ne ha fatto dieci di call center così. Tutti lo sanno. Cosa controlla la Giunta? Mi pare di ricordare che esista un protocollo con la Guardia di Finanza per fare verifiche di questa natura. È stato attivato. Quante indagini? Chi sono, dove sono? I soldi dove sono andati? Questa è l'inchiesta, e facciamola insieme, tutti, impegnati per verificare, e una volta avuti i risultati, per intervenire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io non sarei voluto intervenire, ma mi rendo conto che lei ci sta proponendo una votazione che non dev'essere fatta, che non può essere fatta. Mi rivolgo a lei e anche a chi le sta vicino. Forse sarebbe stato più opportuno riprendere due discussioni che sono state fatte in Consiglio regionale negli ultimi trent'anni a proposito proprio delle commissioni d'indagine.
Se proprio vuol mettere in votazione metta in votazione l'istituzione o meno della Commissione d'indagine, perché per il resto le condizioni sono chiarissime nel regolamento. Le condizioni sono quelle che un terzo del Consiglio regionale presenti una proposta motivata. La motivazione della proposta che dev'essere presentata è inserita nel Regolamento quando si tratti di atti della Regione, di enti o aziende da essa dipendenti, cioè dalla Regione. Questo è rafforzato anche poi dal successivo comma sesto, che dice che è fatto obbligo a tutti gli uffici della Regione, nonché agli enti, agli istituti, ai dipendenti, di fornire a questa Commissione, costituita per atti di regione e di enti, tutti i dati, i documenti, le informazioni richieste senza vincolo di segreto d'ufficio. Ma cosa dobbiamo votare? Ci sono atti della Regione o degli enti? Stiamo discutendo di formare una Commissione d'inchiesta perché ci stiamo riferendo a questi atti? No. Che cosa dobbiamo votare? Noi siamo qui tutta una giornata a discutere del nulla, a discutere del nulla. Non si sarebbe dovuto probabilmente neanche inserire all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio. Abbiamo consumato ventiquattro ore e stiamo discutendo del nulla. Adesso ci troviamo con una votazione, ma su che cosa? Mi pare che ci sia l'espressione di volontà della maggioranza in Consiglio di non aderire a questa Commissione. Si voti, si aderisca o meno alla Commissione, ma non ci faccia votare, per cortesia, su una cosa che a me sembra chiarissima e che non deve chiamarci a compiere un atto che non è il nostro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Le motivazioni che ha portato in questo momento il collega Floris sono quelle che abbiamo portato nella conferenza dei Capigruppo stamani nell'invitare infatti al ritiro e ad affidare questo compito a una commissione permanente. Se si vota il collega Vargiu diceva: "Si vota sulla base del primo e secondo comma" e si prenderà atto che il Consiglio ritiene non necessaria l'istituzione della Commissione. Io aggiungo che c'è una novità, non me ne vogliano i colleghi, che viene meno anche il numero di un terzo, perché uno dei sottoscrittori è il collega Sanna che, a questo punto, non è consigliere regionale, e il collega Pittalis ha dichiarato la sua astensione, quindi non è sottoscrittore. Quindi vengono meno anche i presupposti del numero oltre che delle motivazioni, come ha ricordato il collega Floris, non esserci perché non ci sono gli atti sui quali effettivamente si ritiene opportuno voler indagare.
Per cui si potrebbe procedere con un voto, e voterò no, in base al primo e al secondo comma, però avanzo l'invito ai colleghi a ritirare la richiesta della Commissione e ad affidare a una delle commissioni di merito il compito di approfondire l'argomento sottoposto all'attenzione nostra con il documento da voi sottoscritto, che mi pare una proposta più saggia, evitando il voto. Se si vota noi voteremo contro, però sarebbe più utile evitare il voto perché, concordo con quanto affermato dal collega Floris, si sta votando sul nulla.
Mi pare venuto meno anche il requisito del numero di un terzo di cui al comma 4 dell'articolo 125, ed è invece opportuno, magari, che su questi argomenti una Commissione di merito, una Commissione permanente possa essere coinvolta. Quindi il mio invito è al ritiro della vostra richiesta e ad attribuire a una Commissione di merito, alla terza Commissione, uno dei compiti da voi indicati e una delle finalità indicate nel vostro documento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Presidente, io, come tutti i colleghi sanno, evito di prendere la parola in Aula per ovvie ragioni, però voglio dire al collega Marrocu che se la motivazione è la mancanza di una firma appongo la mia firma a quel documento.
OPPI (U.D.C.). Non è necessario!
FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Mi lascia parlare, per gentilezza! Perché come Presidente della Giunta per le elezioni che io ho convocato stamattina per rispettare un'ordinanza del Tribunale Regionale Amministrativo, non posso permettere che le opposizioni non esercitino il loro potere perché manca un consigliere regionale che io ho contribuito, in qualità di Presidente, a far sì che fosse sostituito da un altro collega.
Quindi questo lo faccio perché credo che sia doveroso da parte nostra, poi per tutte le altre ragioni io non entro nel merito. Sanno il Presidente e i colleghi qual era il mio parere, però lo tengo per me.
PRESIDENTE. Mettiamo in votazione la volontà del Consiglio di nominare una Commissione d'inchiesta ai sensi del comma 1 dell'articolo 125.
Stiamo provando a seguire una proposta che è venuta anche dal collega Vargiu.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Molto serenamente. Mi scusi, noi votiamo ai sensi del comma 1, ma la richiesta è ai sensi del comma 4. Vorrei capire questo. L'atto di richiesta è ai sensi del comma 4. Nel caso venisse bocciata la richiesta ai sensi del comma 1 poi si ripeterà ai sensi del comma 4? Credo, scusi, è per chiarire.
PRESIDENTE. Il Presidente a quel punto valuta se sussistano le condizioni previste dai commi 4 e 5.
CAPELLI (U.D.C.). Si riserva di votare ora?
PRESIDENTE. Certo.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Sette consiglieri appoggiano la richiesta)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della richiesta di nominare una Commissione d'inchiesta ai sensi del comma 1 dell'articolo 125.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Cugini intendeva votare contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Murgioni - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Randazzo - Sanciu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orru' - Pacifico - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Caligaris - Cherchi Oscar - Floris Mario - Pittalis - Scarpa.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 73
votanti 66
astenuti 7
maggioranza 34
favorevoli 24
contrari 42
(Il Consiglio non approva).
A questo punto il Presidente si riserva di valutare se ci siano le condizioni per l'accoglimento della proposta ai sensi del comma 4 e di comunicare ai presentatori, e quindi al Consiglio, l'opinione.
CAPELLI (U.D.C.). No, ce lo dice ora, ha detto che ce lo diceva ora, le ho fatto la domanda e mi ha detto di sì. Si esprima ora, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, io mi sono già espresso su quella che ritengo l'ammissibilità ai sensi dei commi 4 e 5, che sono gli argomenti che ha usato l'onorevole Floris. Ritengo che sia stato commesso, e di questo chiedo scusa al Consiglio, anche un errore da parte dei nostri Uffici, e mio quindi conseguentemente, relativamente all'inserimento di questo argomento fra gli argomenti pronti per l'esame in Aula, in realtà non avendo dimestichezza con questo articolo ciò che stiamo facendo adesso andava fatto preventivamente.
Io ho spiegato in Conferenza dei Capigruppo, chiedendo la sospensione della discussione, chiedendo anche la sospensione della richiesta così com'è formulata, non delle motivazioni politiche che stanno alla base della richiesta, ritengo che così come è formulata, gli obiettivi che vengono indicati e gli elementi di conoscenza che si vogliono acquisire attraverso una Commissione d'inchiesta, non abbiano i presupposti previsti dal comma 5 dell'articolo. Però vorrei su questo fare un approfondimento, onorevole Capelli, se me lo consente, e comunicare in una data successiva a lei e a tutti i presentatori una mia opinione più organica e più articolata di quanto non stia facendo adesso. Se la ritengo accoglibile naturalmente la proposta di istituzione, a questo punto, con nomi e cognomi, perché di questo si tratta, verrà proposta e portata al Consiglio per l'approvazione dei nomi della Commissione che viene istituita.
Quindi se siamo d'accordo, onorevole Capelli, su questo, io riterrei la discussione odierna, lunga su questo punto, conclusa.
Vorrei capire se il Consiglio lo proseguiamo domani sui punti all'ordine del giorno, così come era previsto nella convocazione. In tal caso io considererei la seduta di questa sera conclusa.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Noi vorremmo che si concludesse stasera, Presidente.
PRESIDENTE. Con quali punti all'ordine del giorno?
MARROCU (D.S.). Col completamento magari di quella piccola legge che riguarda l'Autorità d'ambito, e magari gli altri punti si aggiornano valutando neanche per la settimana prossima, per l'altra settimana ancora.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, vista anche l'ora, io credo che sarebbe meglio sospendere i lavori e rinviare questo argomento ad altra data o, in subordine, continuare domani mattina, ma proseguire stasera con questa leggina.. Credo che ci siamo esercitati molto tutta la giornata, quindi credo che sia necessario andare a domani mattina.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, solo per fare memoria a me stesso e a tutti i colleghi. La Conferenza dei Capigruppo aveva deciso l'esaurimento dell'ordine del giorno lavorando nelle giornate di martedì, mercoledì, giovedì ed eventualmente il venerdì mattina. Quindi adesso io chiedo di sapere se domani mattina vogliamo lavorare o se ci sono opinioni diverse da parte del Consiglio regionale, stante anche l'ora.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Io ritengo che trattandosi di un provvedimento molto semplice, potremmo utilmente continuare a lavorare nella serata di oggi, anche perché mi sembra che da parte anche di diversi colleghi della minoranza si sollecitava una possibilità di concludere i lavori nella serata di oggi. Per quanto ci riguarda noi siamo favorevoli a continuare i lavori nella serata di oggi e completare il provvedimento numero 149/A, in subordine a proseguire i lavori come erano programmati nella mattinata di domani.
PRESIDENTE. Chiedo ai Presidenti dei Gruppi di opposizione soprattutto, per ovvi motivi, di esprimere la loro opinione.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Crediamo che sia più ragionevole andare a domani mattina, visto che i lavori erano programmati in questo modo, e non affrontare una legge di questo tipo, che non è una leggina, con sufficiente lucidità e non in questi orari.
MARROCU (D.S.). Ritiro l'obiezione, siamo per domani mattina.
PRESIDENTE. Va bene, mi sembra che non essendoci l'intesa per proseguire stasera, il Consiglio si aggiorna...
Sull'orario, sì, prego, onorevole Cugini. Siamo all'assemblearismo più totale.
CUGINI (D.S.). Se è possibile, Presidente, invece delle 10 convocarci alle 9, perché io personalmente ho un impegno. Se ci convochiamo alle 9 possiamo fare quello che diceva il collega Diana anticipando di un'ora. Se è possibile, però abbiamo un impegno politico, ecco, non sono impegni di altra natura.
PRESIDENTE. Io direi che la seduta si chiude qui e il Consiglio può convocarsi domani alle 9 e 30, raccomandandoci la puntualità, perché in questo modo, insomma, possiamo concludere.
La seduta è tolta alle ore 20 e 43.
Allegati seduta
CIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 7 luglio 2005
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 16 e 51.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 23 giugno 2005 (98), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Stefano Pinna ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 7 luglio 2005. Poiché non ci sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Proseguiamo con la discussione. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Credo che la discussione su questa proposta di istituzione di una Commissione speciale sulla complessa questione delle zone interne della Sardegna, in particolare riferimento certamente alla Sardegna centrale, sia un'occasione interessante per fare, al di là di tutto, e al di là anche dell'esito poi della decisione che il Consiglio vorrà prendere riguardo all'aspetto contingente dell'istituzione o meno di una Commissione speciale di inchiesta, sia comunque un'occasione interessante per affrontare una problematica che sia pure forse non interesserà tutto il Consiglio, credo almeno i presenti che hanno scelto di esserci in queste ore e di parlare e di ascoltare, sia comunque importante.
Direi che davvero la questione può essere affrontata sia con specifico riferimento alla questione contingente della istituzione della Commissione di inchiesta, sia più in generale su una questione che rende la proposta fatta da un terzo dei consiglieri, avendo come primo firmatario l'onorevole Capelli, che rappresenta sicuramente come consigliere regionale uno dei territori più interessati a questa problematica, a nessuno sfugge che coincida con un momento di particolare tensione, di particolare preoccupazione e anche di specifica mobilitazione del territorio, in particolare delle organizzazioni sindacali che, come tutti sappiamo, si concretizzerà in un'annunciata manifestazione il 14 luglio. Il 14 luglio è una data che costituisce un anniversario, non particolarmente importante e conosciuto nel mondo, ma un importante anniversario che alcuni di noi riconoscono in particolare, e ricordano particolarmente. Il 14 luglio è stato affrontato il problema scatenato dalla crisi industriale della Montefibre di Ottana, è stato affrontato e risolto con un importantissimo accordo il problema dei lavoratori messi in mobilità, quindi nell'anticamera del licenziamento da parte di una delle più importanti imprese del settore chimico, che sono stati presenti in Sardegna negli ultimi decenni, la Montefibre, che ha ereditato un importante pezzo, segmento della filiera produttiva di prodotti chimici, la filiera acrilica che aveva nella produzione di fibre acriliche negli anni settanta un'importante manifestazione di capacità produttiva che allora interpretava validamente anche e si reggeva a livello competitivo in maniera interessante e significativa. Reggeva il passo con le produzioni di fibre acriliche nel panorama del mercato internazionale della chimica e dei prodotti di chimica non primaria, ma avviata verso il secondario, una produzione che poi negli anni, seguendo quelle che sono state purtroppo le evoluzioni drammatiche del sistema produttivo di tutta l'industria di base, ma in particolare di quella chimica, ha poi incontrato via via crisi successive, tanto da ridurre la presenza di questo tipo di produzioni che era distribuita nel territorio regionale in diversi siti produttivi, ridurre e concentrarsi solo ad Ottana, con l'acquisto da parte della Montefibre.
In quel momento si manifestò una crisi profondissima che portò ad un atto anche molto importante, che fu quello della sigla di un accordo importante, interessante, risolutivo si pensava in quel momento. Un accordo che ad oggi, dopo due anni, non ha trovato una concreta attuazione e quei lavoratori vivono oggi una drammatica situazione di reale incertezza per il proprio futuro, ma non un futuro lontano, futuro immediato. Il caso dei lavoratori Montefibre di Ottana è un caso particolare, ma in qualche modo simbolico di tutta la realtà lavorativa e industriale della Sardegna centrale, cioè lavoratori che sono stati impegnati e trascinati quindi in un sistema produttivo che io credo abbia oggettivamente portato in quel territorio alcuni importanti benefici.
In qualunque modo si voglia valutare la positività o la negatività degli investimenti industriali avviati negli anni sessanta e proseguiti poi nei decenni successivi, fino alla gravissima crisi degli anni ottanta e poi ormai la crisi continua latente che dura fino ad oggi, l'industrializzazione in Sardegna e anche nella Sardegna centrale credo che abbia svolto un importante ruolo. Ci si può sbizzarrire in confronti, dibattiti di tipo sociologico ed economico, io credo che comunque una funzione importante sia stata svolta.
Credo che, sia per quanto riguarda la chimica, sia per quanto riguarda il tessile, che costituiscono i due filoni fondamentali, le due filiere fondamentali degli investimenti industriali nella Sardegna centrale, un ruolo importante sia stato svolto e ancora venga svolto dalle imprese che sono ancora sul mercato. Ma attorno a questo davvero è nato ben poco. Credo che quindi analizzare quali sono state le concrete realizzazioni degli investimenti di incentivazione e di infrastrutture fatti nella Sardegna centrale, come siano stati fatti questi investimenti, quali scelte siano state fatte, da chi sono state gestite, con quali soggetti privati è stato affrontato il problema della industrializzazione e della incentivazione dello sviluppo economico in quelle aree, sia un problema importantissimo e noi sappiamo quanto l'Amministrazione regionale abbia svolto un importante funzione su questo aspetto. Quanto le Amministrazioni locali abbiano svolto un'importante funzione e non solo i consorzi industriali, cari colleghi della maggioranza o illustri colleghi della Giunta. Non soltanto i consorzi industriali hanno avuto una funzione in positivo o in negativo in quelle aree, ma anche amministrazioni locali che sono state protagoniste di alcuni processi amministrativi e che credo debbano continuamente rendere conto di quello che è stato realizzato. Credo che semplicemente la costituzione di una Commissione d'inchiesta abbia come scopo, non quello di avviare un processo che confini con competenze, con poteri di tipo poliziesco giudiziario, ma un'inchiesta, cioè un chiarimento, un approfondimento delle ragioni per cui tante risorse finanziarie e tanti processi amministrativi non abbiano raggiunto l'oggetto desiderato, l'obiettivo individuato come strategico.
Io credo che sia importante fare questo per capire quali errori siano stati compiuti e quali non debbano più essere compiuti e che serenamente e oggettivamente si debba essere interessati a capire da destra e da sinistra, passando attraverso il centro, tutti abbiamo l'esigenza di capire che cosa sia accaduto in queste zone e che cosa si possa fare.
PRESIDENTE. Ci sono dei colleghi che continuano a prenotarsi, abbiamo detto che le iscrizioni erano chiuse stamani, abbiamo fatto fare le prenotazioni dopo il primo intervento nella mattinata, adesso è inutile iscriversi.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. L'onorevole Pisu decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Decaduto.
E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Signor Presidente e onorevoli colleghi, mi ritrovo in gran parte in ciò che stamane ha detto l'onorevole Vincenzo Floris per dire "no" alla richiesta di istituzione della Commissione d'inchiesta sulle zone interne. Aggiungo alcune cose di mio che forse possono essere di una qualche utilità per il proseguo dei lavori, perché un merito a questa richiesta va comunque riconosciuto e cioè quello che oggi parliamo dei territori svantaggiati della Sardegna.
Sulle zone interne sappiamo molto e decidiamo molto poco ed è questo il problema. E perché non decidiamo? Noi decidiamo poco perché manca un pensiero forte sugli svantaggi sociali e su come combatterli. Non credo di dire niente di nuovo se affermo che oggi più di ieri la giustizia sociale è affidata prevalentemente al mercato, si ritiene che lo Stato e la Regione debbano intervenire nella distribuzione della ricchezza e delle opportunità a valle di un processo di produzione equilibrato, regolato prevalentemente dalla concorrenza.
Io, rispetto a questo modello, ho più di una perplessità, lo dico dai banchi del centrosinistra, dove c'è un difetto anche in questa legislatura di pensiero sociale e c'è un eccesso di subordinazione ad una visione accademica dell'economia e della società. Ma è da qua che bisogna partire, noi siamo immersi nella debolezza teorica e politica del pensiero sociale e ne paghiamo duramente le conseguenze. La prima domanda che dobbiamo porci è: abbiamo realmente il potere di rispondere ai bisogni presenti nelle zone interne? Perché la risposta più semplice è dire: abbiamo bisogno di un di più di risorse da allocare in quei territori. E non è una risposta banale, tant'è che per quel che si intravede nel nuovo Dpef questo problema del riequilibro territoriale è presente. Però non basta, non è questo, perché si dice che un di più di trasferimenti pubblici può trasformarsi in un di più di dipendenza e di assistenza, e noi sappiamo che il di più di assistenza produce un di più di dipendenza e che questo alla fine produce ulteriormente arretratezza.
Ma allora possiamo chiederci, posto che non vogliamo assistenza ma voglio intervento pubblico serio per lo sviluppo, abbiamo realmente i poteri per incidere? Io credo di sì ma occorre un coraggio che non è quello, lo dico non in modo irriguardoso verso l'onorevole Capelli, ma lo dico per ragionare sul futuro, bisogna avere il coraggio di fare ciò che è nella competenza di questo Consiglio che è quello di fare leggi e noi abbiamo molte possibilità di far bene sulle zone interne, usando bene la potestà legislativa.
Faccio alcuni esempi. Nel mondo delle campagne sta emergendo sempre più, quanto più l'Assessorato della sanità nei nostri territori presenta il piano dei eradicazione della pesta suina, un problema atavico, che è l'utilizzo delle terre pubbliche demaniali da parte di aziende private. Chi conosce un po' di storia sa che questo è un problema che noi abbiamo dal 1821 e che non si estirpa dicendo: tutti fuori. Perché noi sappiamo da dove viene quell'utilizzo improprio del bene demaniale. Questa mancata scelta di come restituire al mercato aziende che si sono allocati nei territori comunali perché schiacciate lì dai vecchi poteri della terra, questa mancata legislazione da parte nostra incide sulla istituzione dei parchi, incide sulla sicurezza nelle campagne, incide sulla capacità delle imprese agricole di accedere ai finanziamenti pubblici. Facciamo una legge seria in questo senso, facciamo una legge che faccia emergere la titolarità delle imprese agricole e non mettiamo in capo ai conduttori le spese notarili per farlo.
Sulla scuola: la Regione può legiferare in materia scolastica; la Regione può legiferare e noi abbiamo bisogno di un riequilibrio formativo in quei territori; abbiamo bisogno di allocare diversamente le risorse disponibili e quando non sono disponibili le risorse pubbliche mettiamo in campo l'attuazione di norme nazionali che consentano la nascita di offerte formative accessibili alternative a quelle pubbliche.
La cultura: si dice tanto che nel nuorese c'è una vivacità culturale straordinaria e poi noi non riusciamo in quest'Aula a trovare forme di equilibrio di allocazione delle risorse tra le risorse allocate nella città e quelle allocate nell'agro. Io qui ho votato un emendamento contro il bilancio per i 22 miliardi dati all'Ente Lirico, ma non perché è l'Ente Lirico, perché sta venendo fuori per l'ennesima volta un paradosso, i servizi maggiori sono concentrati nelle aree urbane. Le aree urbane offrendo quei servizi hanno bisogno di risorse, è evidente che fatto cento quanto c'è di disponibile per la cultura il trenta per cento viene assorbito da una delle più grosse strutture che eroga servizi nel campo della cultura, presente a Cagliari. Non è in capo a nessun altro che a noi il riequilibrio della distribuzione di queste risorse, non abbiamo bisogno di una Commissione d'inchiesta in questo senso.
Le politiche industriali: perché non cominciamo a dire una cosa certa, che c'è un ritardo tra le scelte economiche della Giunta regionale e del Consiglio e la loro attuazione perché c'è un dubbio sulla trasparenza della allocazione della risorsa pubblica, per cui qualsiasi risorsa va a bando. Andare a bando significa, mi correggano gli Assessori che hanno vissuto più da vicino queste cose, un anno e mezzo di ritardo circa tra la decisione e l'allocazione. C'è una burocratizzazione dell'intervento pubblico in economia che lo rende vano. Il POR è in ritardo sia per deficienze della pubblica amministrazione, ma anche perché è tutto burocratizzato. Da noi, nella provincia di Nuoro, ma nel Goceano, in alcune aree del Logudoro, un milione di euro che arriva con due anni di ritardo è quasi inefficace.
Ancora, la politica degli enti locali; noi abbiamo tagliato del 16 per cento, per ragioni di bilancio, la "25", però dobbiamo dirci come gestiamo la transizione tra un vecchio modello di sviluppo e uno nuovo competitivo? Chi sono i soggetti che gestiscono la transizione, contengono l'espulsione e i costi sulle persone più deboli, sono gli enti locali? Ma con gli enti locali che tipo di politica vogliamo realizzare? Io penso che siano questi i temi di cui noi dobbiamo parlare quando parliamo di zone interne, non abbiamo bisogno di una Commissione anche se capisco qual è il senso della richiesta di una Commissione, cioè di dire: badate non possiamo fare più teoria! E allora facciamo pratica ma a partire da un pensiero sulla socialità molto più forte di quello che è stato messo in campo fino ad oggi.
Questo Consiglio ha una straordinaria possibilità di fare cose importanti in questa legislatura; in tutte le Commissioni che si proceda a far arrivare in quest'Aula una legislazione moderna, potremmo anche dire a semplificare quella esistente. E in questo senso noi abbiamo alla grande potenzialità riformista, non assistenziale, ma anche coraggiosa. Io penso per esempio che la Regione dovrebbe fare alcune cose direttamente e non mettere tutto a bando, avere questo coraggio, lo debba fare; perché non è possibile che ogni decisione venga messa a bando in un territorio debole di progettualità, non è possibile!
Non esiste più una politica sociale se c'è una Regione che diffida di se stessa, e non credo che su questa temi ci siano gli spartiacque del centrodestra e del centrosinistra che, come voi sapete, io ritengo importati in Sardegna non reali. Importati, copiati dallo scenario nazionale. Ma sui temi voglio vedere qual è la distanza vera su questi temi; restituiamo, facciamo di quest'Aula il luogo della socialità, della ripresa di uno sbilanciamento verso il sociale dell'azione del Consiglio regionale e non avremo assolutamente bisogno di Commissioni d'inchiesta, anche se ringrazio l'onorevole Capelli di averci dato l'occasione di parlare di queste cose in questa sede.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pisu, che si era allontanato per bene. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, lei sta sbandando troppo!
PRESIDENTE. Era in Aula, stia tranquillo. No, non sto sbagliando.
CAPELLI (U.D.C.). Ho detto sbandando!
PRESIDENTE. Era in Aula l'ho visto io. Quando l'ho chiamato non c'era. Prego, onorevole Pisu.
PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi il problema delle zone interne è stato dibattuto ampiamente nei decenni scorsi, oltre ad essere stato oggetto di indagine da parte di autorevoli Commissioni nazionali e regionali. Sappiamo anche dallo studio della storia della Sardegna cosa abbiano rappresentato questi territori sul piano culturale, sociale, economico e politico. Possiamo senz'altro affermare che questo tema non è risolto dal momento che continua a persistere, e per certi aspetti si aggrava, la condizione di malessere e arretratezza di questi territori rispetto al resto della nostra isola.
Dunque, il problema c'è e non può essere certo nascosto o sottovalutato, semmai va precisato meglio ed attualizzato perché non ci troviamo nella condizione di venti - trent'anni fa. Precisato perché il tema delle zone interne non può più essere circoscritto solo alle Barbagie o alla zona Nuoro - Ottana, con tutte le specificità storico culturali che si sono fatte e si fanno. Attualizzato perché anziché di zone interne oggi sarebbe più opportuno parlare di zone svantaggiate che coinvolgono tante regioni storiche della Sardegna distanti dalle città e dalle coste.
Si pensi, ad esempio, a realtà come la Marmilla o al Sarrabus - Gerrei, per citare solo due esempi, dove gli indici del malessere sono sicuramente più alti di tanti paesi barbaricini o del mio Sarcidano, che non si trova certo in una condizione florida. E quando parlo di malessere non mi riferisco solo agli episodi criminosi e di violenza più diffusi in alcune zone, ma dei livelli di reddito, di spopolamento, di disoccupazione e di scarsità di servizi che nelle aree che citavo prima sono in una condizione drammatica.
Basta dare del resto uno sguardo agli indici demografici, dove sono concentrati i piccoli e piccolissimi comuni per averne conferma. Io provengo da quei territori e conosco bene le difficoltà in cui costantemente ci dibattiamo essendo trascurati dalle politiche nazionali e regionali, dove i nostri problemi vengono in secondo piano, solo perché abbiamo scarso peso elettorale di voti e anche di parlamentari nazionali e regionali.
La tendenza oggi è quella di rimuovere il problema dicendo che c'è crisi in tutta l'isola, oppure di trattare il tema in termini strumentali e per fini politici di parte, come mi pare si voglia fare con la richiesta di Commissione d'inchiesta di cui è primo firmatario l'onorevole Capelli.
Del resto questa proposta è circoscritta ad una piccola area, a questioni specifiche non prioritarie, cioè sociali, occupazionali eccetera, ad un lasso di tempo che non consente di analizzare a fondo le cause del sottosviluppo di tutti i territori svantaggiati della nostra isola. In altri termini voglio dire che mi sembra che si voglia dare l'idea, forse solo l'immagine, di un grande lavoro a favore della Sardegna centrale, che invece non trovo nella proposta di cui si discute.
Ben altra cosa, invece, sarebbe stata una vera Commissione di studio sulle aree svantaggiate che si ponesse l'obiettivo di capire le ragioni del sottosviluppo e indicasse le strategie concrete da seguire per il riequilibrio territoriale della Sardegna. Questo sì avrebbe creato interesse non solo tra i consiglieri regionali che proveniamo da quei territori, ma anche da parte di tanti amministratori locali, sindacati, imprenditori e cittadini con cui lavoriamo costantemente.
Ad alcuni di voi interessa Nuoro e Ottana, anche a me per le battaglie politiche e sociali che ho fatto in quelle zone dove sono vissuto per dodici anni, ma voi dovete pensare che ci sono, come dicevo prima, territori come il Sarcidano, la Marmilla, il Barigadu ed altri dove di industrie mezzo fallite, contratti e accordi di programma, infrastrutture, zone industriali non ce ne sono mai state o, come quella di Isili, non è mai decollata.
In queste zone lo spopolamento non conosce soste, i giovani se ne vanno, vanno via anche coloro che hanno un lavoro perché non accettano una qualità della vita così bassa e disincentivante. Certo noi non ci rassegniamo, altrimenti non avremmo speso la nostra vita a fare i sindaci e a lottare per il riscatto di quei territori. Abbiamo costruito consorzi, fatto programmazione dal basso, animazione sociale, culturale, imprenditoriale, fondato la consulta dei piccoli comuni, siamo impegnati in mille battaglie, come quella per la diga di S'Allusia che coinvolge quaranta piccoli comuni della Marmilla, Sarcidano e Barigadu ma con pochi risultati.
Un grande impegno durato decenni, un impegno forte di energie per non riuscire a cambiare profondamente queste realtà, tant'è che oggi ancora ne discutiamo. Questo perché siamo stati lasciati soli da Giunte regionali di centrodestra ma anche di centrosinistra, che hanno continuato a rappresentare gli interessi delle aree forti dove c'è anche il grande elettorato.
Anche oggi c'è una grave sottovalutazione del problema da parte di questa Giunta e di questa maggioranza ed io credo che ci vogliano analisi serie e anche scelte politiche conseguenti a favore di queste aree interne o di queste aree svantaggiate. Ma noi ci siamo, anche se decimati dallo spopolamento, siamo nei territori e anche qui in Consiglio regionale e continueremo la nostra lotta formulando proposte chiare, precise, condivise dalle nostre istituzioni locali e dalle popolazioni.
Non faremo sconti a nessuno, il colore della Giunta non ci interessa, quando ci sono in palio gli interessi delle classi e territori più deboli della nostra isola. Questa occasione può rappresentare l'inizio di una riflessione seria anche di inchieste di studio per formulare un piano generale di sviluppo della Sardegna, di cui andiamo parlando, che tenga conto però di queste peculiarità e lo studio e l'inchiesta potrebbe essere finalizzato a questo, non ad altri fini.
Pertanto, se si vuole realmente affrontare il problema di queste aree svantaggiate si concordi eventualmente tra maggioranza e minoranza un percorso che ci consenta di produrre i risultati auspicati; se invece si vogliono sollevare fuochi di paglia per mero calcolo politico, per poi accusare la Giunta e questa maggioranza di non volersi occupare delle zone interne, allora il nostro interesse non può essere che molto basso.
Per questo auspico una riflessione attenta da parte di tutti al fine di promuovere unitariamente una proposta seria e corretta nell'interesse di una parte rilevante della Sardegna che attende da noi decisioni concrete.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore e onorevoli colleghi, questo problema delle zone interne, anch'io concordo con quanto testé affermato dall'onorevole Pisu che bene si sarebbe fatto a parlare di zone svantaggiate, e comunque di quelle zone inquadrabili come zone del malessere, hanno diritto di aspettarsi da noi un'attenzione particolare. Un'attenzione particolare che non deve derivare soltanto dalle lamentele delle organizzazioni di categoria, dei cittadini o da quant'altri hanno fatto esplodere questa zona di malessere fino ad arrivare al punto che attentati, morti ammazzati - per un posto di lavoro spesso si dice - hanno fatto precipitare queste zone in un'arretratezza rispetto ai decenni passati. Non c'è stato lo sviluppo che si attendeva, nonostante gli sforzi compiuti, nonostante gli investimenti fatti dalle varie Giunte regionali, nonostante le attenzioni che anche lo Stato ha senz'altro dedicato.
Quindi, vuol dire che qualcosa non ha funzionato nella macchina politica e amministrativa perché altrimenti tutto questo sfascio, mi si permetta, non si sarebbe verificato. La testimonianza di questo malessere non è tanto data dagli attentati, dai disordini che sono la conseguenza, noi lo possiamo leggere nello spopolamento che queste zone ogni giorno di più manifestano e che incide gravemente sulle possibilità di ripresa anche socio - economica e culturale di questi territori.
Se io dovessi andare a rivedere la situazione del mio paese, che purtroppo è uno di questi territori nonostante i grandi progressi fatti dalla popolazione, possiamo osservare che i più fortunati, quelli che hanno potuto avvantaggiarsi delle spese dello Stato studiando, migliorandosi economicamente e culturalmente si sono spostati e sono andati via e sono rimaste quelle forze umane più deboli, che è anche più difficile da aiutare.
Però vuol dire che qualcosa nel meccanismo anche di ridistribuzione delle risorse, dei meccanismi che fanno accedere le famiglie, i cittadini, i giovani soprattutto al miglioramento che lo Stato offre a tutti quanti, non ha funzionato. Se ingenti risorse, come quelle che sono state spese ad Ottana, a Perda Cuaddu nel Sarcidano sono andate disperse, sono andate in un fiume che le ha riportato verso il mare o verso l'abbandono, vuol dire che esistono grosse responsabilità politiche alle quali il mondo politico regionale non si può sottrarre di fare un'analisi non per condannare, ma per cambiare, per dire che cosa bisogna fare domani perché queste popolazioni abbiano una speranza, altrimenti siamo d'accordo, se il destino di queste comunità è che vengano a sparire, che si riduca la popolazione al punto che i comuni e i campanili non abbiano più ad esistere e che ci sia un impoverimento sociale e culturale di quei territori, che il deserto possa avanzare, allora è bene che si parli di fare i parchi, di fare quanto io ho sempre detto che non va bene venga calato dall'alto, perché allora veramente vorrebbe dire arrendersi di fronte ad una prospettiva verso la quale noi rinunciamo anche a dedicare un'attenzione particolare per poter fare in modo che le popolazioni abbiano da noi quanto è giusto che si aspettino.
Se lo Stato centrale, prima di tutto, chiude le caserme, chiude gli uffici postali, si dimentica di investire in questi territori, chiude le scuole, se i sindaci si barricano nei comuni a difesa dei diritti delle loro comunità, vuol dire che qualcosa non quadra. Se la Regione è vista come una nemica, se la politica, se i consiglieri regionali non godono più del prestigio che avevano in passato, vuol dire che qualcosa anche noi abbiamo sbagliato, mi ci metto anch'io come classe dirigente, sono un presidente provinciale di un partito, da oltre dieci anni svolgo il mio ruolo di consigliere regionale in quest'Aula, però non si può dire che ognuno di noi non debba sentirsi responsabile da quanto è stato fatto, di questo fallimento perché di fallimento vero e proprio bisogna parlare, posto che le banche ormai sono i soci alla pari di coloro che ancora continuano ad investire in questi territori, di quei pochi imprenditori che ci mettono del proprio senza attendere l'intervento della mano pubblica che tarda sempre più ad arrivare, come è stato testimoniato anche dall'intervento dell'onorevole Maninchedda.
Ho perso altri interventi e penso che altre cose giuste sono state dette senz'altro dai colleghi, del resto il nostro Consiglio non manca né di intelligenze, non manca senz'altro di osservatori, di persone che quel mondo lo conoscono per esserci vissuti, per averci lavorato, per frequentazioni, per attenzioni particolari che dedicano in seguito all'attività politica che svolgono e che appunto li ha portati qui, essendo anche stati premiati dagli abitanti di quei territori.
Credo che sia il momento non per fare demagogia, non per gettare la croce addosso a nessuno, ma che sia il momento appunto di dedicare una Commissione d'inchiesta verso i problemi di questi territori. Non dobbiamo mandare avvisi di garanzia a nessuno, però dobbiamo elaborare una strategia politica e non vedo prospettive da parte di nessuno, né da parte della maggioranza che vengano lanciate in modo credibile a questi territori né da parte di nessun politico o di nessuna forza politica.
Allora vuol dire che noi veramente dobbiamo in questo momento elaborare una strategia per dare una speranza, non è possibile che la Sardegna abbia nell'avvenire la prospettiva di vivere e di portare la propria popolazione soltanto nelle coste, perché questo accentuerebbe i problemi. I problemi rinunciamo a risolverli dal centro, rinunciamo a risolverli nel Gerrei, nella Barbagia, in quei territori che soffrono, però dovremo per forza poi affrontarli nella zona cagliaritana, nella zona delle coste dove i comuni sono in crescita, dove ci sono problemi di inurbazione anche sociale, dove ci sono problemi di creazione di servizi di ogni tipo da parte dello Stato, da parte della Regione.
Quindi, è assolutamente necessario - secondo me - intervenire, è necessario vedere quali sono quelle leggi che non funzionano, è necessario tagliare quelle fonti di spesa a poggia che si può osservare facilmente, magari, che sono uno sperpero di denaro pubblico che incanalato diversamente potrebbe produrre effetti migliori, è il momento di darci una ripensata.
Questa legislatura sotto un certo senso è fortunata perché ha la possibilità di decidere anche scelte coraggiose per l'effetto di una legge elettorale che dà un premio di maggioranza a chi governa e quindi oggi chi governa ha la responsabilità di prendere queste decisioni coraggiose e di portarle a compimento perché altrimenti soltanto l'immobilismo può fare di peggio di quello che si è fatto finora.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Decade. È iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, questo mio intervento su un problema di richiesta da parte dell'opposizione dell'istituzione di una Commissione d'inchiesta è la visione di uno che non abita in questi territori della Sardegna di cui si chiede appunto la possibilità di conoscere meglio quelli che possono essere i mali che attanagliano questi territori. Indubbiamente la nostra iniziativa di istituire una Commissione di inchiesta sulle zone interne fa riflettere, non fosse altro perché altri organismi analoghi hanno lavorato a lungo su questo tema, fin dagli anni sessanta, senza produrre purtroppo risultati apprezzabili e dopo tante attese suscitate ad ogni livello in quella comunità, in quella parte di territorio di cui oggi vogliamo prendere in considerazione questa nuova opportunità. E tuttavia proprio questa riflessione di fondo ci deve spingere da un lato a denunciare gli errori del passato, sui quali stranamente non c'è stato un minimo di autocritica da parte di nessuna classe dirigente che si sono avvicendate al governo di quelle realtà locali. E dall'altro ad inquadrare una strada completamente nuova perché profondamente cambiato quanto meno lo scenario nazionale ed europeo di riferimento. Dicevo poc'anzi, ed è un passaggio giustamente sottolineato nella mozione, che non si può parlare dei problemi delle zone interne sottraendosi da una valutazione sulle classi dirigenti che quelle comunità hanno espresso negli anni.
Come tutti sanno siamo in presenza di un caso unico in Sardegna di continuità politico amministrativa; al governo di larga parte dei paesi dei centri più importanti si sono avvicendati esecutivi di sinistra e di centrosinistra, nel capoluogo come nell'Amministrazione provinciale, senza trascurare la stessa Regione. Non si tratta di un rilievo polemico, come forse potrebbe apparire, o meglio forse qualcuno vorrebbe che fosse così, in modo da buttare tutto, come si suol dire in politica, e abbandonare il terreno dell'analisi per ridurre tutto al solito scambio di accuse. Non è così, invece. Si tratta di un dato storico strettamente legato alla materia di cui ci occupiamo. Chi è stato amministratore locale sa quanto è importante la continuità amministrativa, sa quanto incide sulla concreta attuazione dei programmi di governo il fatto di poter contare, soprattutto per la soluzione di questioni complesse legate allo sviluppo, su un arco temporale di almeno dieci anni. Non faccio questa osservazione per allora, perché credo che sotto questo particolare aspetto le cose non siano cambiate.
C'è poi un'altra evidente ragione di fondo che non consente di separare le vicende delle istituzioni locali da quelle delle comunità in cui operano. Le istituzioni, il comune e la provincia più di altre sono i luoghi più vicini ai cittadini in cui si sviluppano e si incrociano tutti processi che riguardano una società. Dire quindi che le istituzioni vivono di vita propria significa accettare, e non è accettabile che nei cosiddetti palazzi non si fa altro che gestire il potere, così come è impossibile immaginare l'evoluzione di una società in positivo o in negativo, come un qualcosa di totalmente sganciato dal livello istituzionale.
Ecco perché è importante una coraggiosa riflessione a tutto campo e, a nostro giudizio, il coraggio serve proprio per non ripetere certi errori del passato. La mancanza di autocritica non è mai segnale di buona classe dirigente che in sé sa ritrovare le energie e la capacità per rinnovarsi e ripartire cominciando proprio dall'ammettere i propri errori. L'emergenza delle zone interne, che purtroppo è ancora tale, è diventata invece un caso quasi letterario; seminari, convegni, libri, inchieste giornalistiche, tutte occasioni in cui, con rarissime eccezioni, i protagonisti di allora, parlo degli insediamenti in provincia di Nuoro dell'industria petrolchimica pesante, quella di Ottana, dicono che oggi rifarebbero esattamente le stesse cose senza che l'attuale classe dirigente locale ribatta alcunché o si crei lo spazio per nuove analisi e nuove progettualità.
La Commissione, insomma, così come l'abbiamo voluta configurare nella nostra mozione, credo che debba essere caratterizzata da una robusta dose di onestà intellettuale, tale da consentire a tutti di dire le cose come stanno. Del resto non si faranno processi e non si emetteranno sentenze; cercheremo con tutto l'impegno - se la proposta sarà accolta come auspichiamo - di rendere un buon servizio ai cittadini e sarà soprattutto importante ascoltare, dai rappresentanti istituzionali e politici, dalle categorie produttive, dal mondo sindacale e dal volontariato, dalla chiesa, le ragioni di quella sorta di male oscuro da cui le nostre zone interne non riescono a liberarsi. Un male profondo che impedisce alla stragrande maggioranza di persone oneste, che sono poi l'anima di quella comunità, di operare positivamente per il proprio bene e il bene comune e per consegnare un futuro migliore alle giovani generazioni.
Credo che questo dovrà essere uno degli obiettivi strategici della Commissione, che sarà chiamata - mi auguro - anche a dare un'indicazione sul modello di sviluppo più adatto alle zone interne e più compatibile con le vocazioni ed aspirazioni delle comunità locali.
Sotto questo profilo siamo certamente convinti del fatto che la questione delle zone interne della Sardegna debba diventare una questione regionale ed una questione nazionale. Occorre una forte accelerata e, in altre parole, per arrivare in cima alle priorità, forse però non sarà sufficientemente se non si sarà capaci di individuare un orizzonte concreto a breve - medio termine. Serve, lo ripeto, molto coraggio, anche per aprire una fase nuova passando dalla difesa dei posti di lavoro alla creazione di nuovi posti di lavoro. Sembra una questione terminologica ma non lo è; dentro ci devono essere invece gli spazi per nuovi progetti che partono dal basso sostenuti ed accompagnati, dove occorre, da una pubblica amministrazione dinamica ed efficiente. Molto opportunamente la nostra mozione si sofferma sulla necessità, per le zone interne, di una pubblica amministrazione più consapevole ed attenta alle esigenze dei cittadini, più elastica e meno burocratica, più aperta e disponibile verso i suoi interlocutori.
Non è certamente questa la sede per anticipare gli indirizzi principali del lavoro della Commissione, che dovranno essere concordati con modalità messe a punto dalla Commissione stessa, ritengo però di poter dire che, almeno su alcuni problemi, occorrerà un confronto serrato e senza pregiudiziali ideologiche. L'agricoltura, il turismo e l'ambiente sono i cardini fondamentali di quanto dovrà occuparsi questa Commissione. Ripeto, per questi tre problemi c'è sicuramente bisogno di grandi cambiamenti, c'è da lavorare molto di più per ottenere la fiducia ed il consenso delle popolazioni, ci sono da recuperare enormi ritardi. Se si avrà la volontà di lavorare a fondo su queste priorità la Commissione non solo avrà reso un buon servizio ai nostri concittadini delle zone interne, ma avrà anche contribuito a scrivere una pagina importante del Consiglio regionale e di questa legislatura.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pili. Decade. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessore, visto che è rimasto da solo, evidentemente il resto della Giunta aveva altre cose più importanti da fare. Dicevo che l'istituzione della Commissione d'inchiesta per l'indagine conoscitiva sulla situazione economica e sociale delle zone interne della Sardegna, che non è naturalmente soltanto Ottana, è maturata nella passata legislatura a seguito di ripetute situazioni di malcontento che si sono verificate sia a livello di amministrazioni locali, di sindacati, associazioni, anche cittadini in genere, e devo dire che questo malcontento diffuso si è accentuato anche negli ultimi tempi, nonostante la situazione avrebbe, invece, dovuto avere un esito più positivo.
E quindi l'obiettivo che si pone questa Commissione è quello di approfondire le ragioni di questo dissenso e eventualmente individuare anche misure adeguate e far sì che questo problema assuma veramente un rilievo regionale e nazionale perché è un problema che riguarda non soltanto una parte della provincia di Nuoro, ma riguarda tutta la Sardegna. E quindi la verifica va focalizzata per individuare le cause del sottosviluppo, dell'arretratezza, partendo soprattutto da quelle che sono le cause principali del disagio, che è dovuto - l'ha detto anche qualche collega che mi ha preceduto - alle carenze infrastutturali, allo spopolamento, all'emigrazione che ormai ha ripreso, soprattutto in alcune parti della Sardegna, all'utilizzo dei fondi pubblici, spesso devo dire inadeguati, ma spesso anche non spesi bene. Alle responsabilità che ci sono su questo sia politiche che gestionali. Quando parlo di responsabilità mi riferisco a responsabilità nazionali, responsabilità regionali ma anche responsabilità locali. Credo che noi non dobbiamo avere paura di farci esaminare, di confrontarci e di parlare di queste cose. Questo non significa che noi dobbiamo fare un processo a nessuno, ma c'è semplicemente l'esigenza di conoscere, quindi di fermarci per riflettere e per vedere come noi possiamo fare meglio nel prossimo futuro e quindi per vedere di trovare tutti assieme delle soluzioni al problema. Però stranamente la reazione della sinistra devo dire che è stata caratterizzata da una certa freddezza, da una certa diffidenza, non mi pare che ci sia tanto entusiasmo per affrontare il problema.
Io ho sentito l'intervento di Floris, di Maninchedda e di altri.
FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Sono di centro-sinistra, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Parlo di sinistra perché fondamentalmente Floris non è di centro e così Pisu e gli altri che sono intervenuti, quindi non ti offendere se parlo di sinistra. Il ragionamento è riferito soprattutto ad una certa parte, anche se riguarda tutta la coalizione, quindi ci sei anche tu, se proprio lo vuoi sapere! E quindi si è fatto riferimento, soprattutto nell'intervento dell'onorevole Floris, alle passate Commissioni d'inchiesta, alle Commissioni della fine dell'ottocento, alla Commissione Medici, all'ultima presieduta dall'onorevole Catte, quasi come se queste Commissioni avessero esaurito tutto quello che c'è da vedere, da affrontare nella provincia di Nuoro e nelle zone interne.
Credo che questo non sia assolutamente vero, perché queste Commissioni hanno avuto ruoli importanti, ma erano tempi diversi, erano tensioni sociali diverse da quelle che si stanno vivendo allora. Quindi, se oggi dovesse nascere, come io mi auguro, una Commissione d'inchiesta, lavorerà su una situazione ambientale che è completamente diversa da quella di allora. Questo non significa che noi non dobbiamo prendere in considerazione quello che hanno fatto le precedenti Commissioni che, secondo me, hanno svolto un ruolo importante.
La situazione è cambiata in questi ultimi anni, c'è una crisi del mondo agro-pastorale che non c'è stata in passato. C'è una situazione ambientale che ha creato problemi nuovi nella provincia di Nuoro, la situazione del parco del Gennargentu, la situazione della forestazione, non dimentichiamo che molte volte, a causa appunto della disoccupazione, del disagio sociale, anche i posti nella forestazione sono diventati motivo di tensione nella nostra società, e non lo dobbiamo negare, questo lo dobbiamo sapere, lo dobbiamo affrontare perché anche questo è un problema. Così come le motivazioni delle infrastrutturazioni, delle cause della mancata infrasfrutturazione in Sardegna, soprattutto nella provincia di Nuoro. Noi siamo gli ultimi in provincia di Nuoro, siamo gli ultimi in Sardegna ma siamo gli ultimi in Italia, e credo che questo è un problema che deve essere affrontato dal Consiglio regionale, perché anche questo contribuisce alle cause del malessere in questa provincia. Così come lo spopolamento delle zone interne, dovuto alle situazioni marginali di svantaggio. Ci sono state tutta una serie di leggi nazionali che diceva dovessero razionalizzare i servizi e hanno creato dei deserti in alcune zone della Sardegna. Su questo io condivido alcune cose che diceva anche l'onorevole Pisu, ci sono alcune zone che stanno raggiungendo livelli di spopolamento veramente preoccupanti. Quindi, sono problemi che questo Consiglio regionale si deve porre, ma se li deve porre senza strumentalizzazione, perché credo che siano problemi che riguardano tutti, riguardano tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio regionale, e allo stesso modo noi dobbiamo tentare di trovare delle risposte. Così come la fine dell'industria, questo è stato un evento importante per la provincia di Nuoro, la fine delle partecipazioni statali, condivido, ha creato una nuova situazione nella Sardegna centrale, perché abbiamo visto che la seconda industrializzazione non è decollata nella provincia di Nuoro. Non è decollata e quindi è morta la prima industrializzazione, è finita la chimica che ha avuto un ruolo importante anche dal punto dì vista culturale nella provincia di Nuoro, però non decolla purtroppo la seconda parte. C'è il problema della Montefibre di Ottana, dei lavoratori della Montefibre di Ottana, di quelli che rimangono e che devono avere una sistemazione. C'è l'accordo di programma sulla chimica, che è stato firmato nel giugno del 2003, che ancora non ha risposte da parte del Governo e della Regione.
E quindi c'è questa seconda fase di industrializzazione che si basa sulla piccola e media industria, sul tessile in questo momento e che ha puntato su un certo tipo di finanziamenti che hanno avuto un ruolo importante, ma che noi vogliamo che diano risposte diverse, più puntuali, più reali in base alla situazione in cui oggi stiamo vivendo. C'è la situazione del contratto d'area di Ottana, anche per questo i finanziamenti ci sono, facciamoli decollare. E quindi il Governo nazionale, il Governo regionale hanno fatto la loro parte su questo? Gli enti locali hanno fatto la loro parte per quanto riguarda questi strumenti importanti della programmazione? Bisogna capire anche perché questi hanno sbagliato e dove hanno sbagliato. Se è per causa della troppa burocrazia o ci sono altre motivazioni. Sono tutti problemi che noi ci dobbiamo porre.
Il contratto d'area di Ottana, signor Presidente, a cinque anni dal suo avvio, con un finanziamento di circa 400 miliardi vecchie lire doveva creare oltre 1500 posti di lavoro, noi abbiamo visto che nonostante sia stato speso circa l'80 per cento delle risorse, oggi sono partite soltanto poche attività e con poche centinaia di posti di lavoro.
Allora, noi dobbiamo discutere su questo, dobbiamo vedere perché è successo questo, quali sono le motivazioni e come si può uscire da questa situazione perché credo che questo sia un nodo centrale del ragionamento che noi stiamo affrontando perché le motivazioni dello spopolamento e anche degli aumentati tassi di disoccupazione stanno anche qui.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Anche l'ultimo intervento a me ha confermato e conferma la parzialità e la superficialità, senza naturalmente con questo lanciare accuse di tipo personale, della proposta che è stata avanzata dall'onorevole Capelli. Intanto già il titolo: nel titolo si parla di zone interne e all'interno del primo articolo, che credo sia quello centrale, quello che in qualche modo determina l'oggetto della proposta, si parla esclusivamente di area industriale di Ottana. Quindi già in questo, secondo me, c'è qualche carenza che non mi permette di approvare la proposta dell'onorevole Capelli. Ma leggendo il titolo o il contenuto del primo articolo, il fatto stesso che si parli esclusivamente del contratto di programma di Ottana e della programmazione negoziata è evidente, chiunque lo può intuire, che si parla esclusivamente di una determinata area, seppure importante, ma che non coinvolge e non coincide con la nostra interpretazione di zone interne.
La cosa che mi fa anche in qualche modo destare qualche sospetto, ripeto, perché alcuni interventi me l'hanno confermato, alcuni interventi hanno utilizzato il termine poliziesco-finanziario, è stato l'onorevole La Spisa, un altro ha usato il termine avvisi di garanzia, adesso non ricordo cosa abbia utilizzato l'onorevole Ladu, mi sembra che l'obiettivo fondamentale, in qualche modo strumentale quindi, di questa proposta sia quella di fare il processo a qualche amministrazione pubblica.
Vedete, sulle zone interne e sulle aree svantaggiate, come Pisu ha detto qualche minuto fa, si è detto tanto, ma si è detto tanto in tutti i sensi, si è detto tanto nel campo della politica, si è detto tanto nel campo dell'economia, si è detto tanto nel campo della cultura e tutti quanti ne hanno dedotto che vi è una situazione di degrado totale. E siccome il degrado è generale, io non credo che si debba e che si possa fare semplicemente un'analisi e quindi costituire una Commissione d'inchiesta - notate bene, non di indagine - per ragionare e vedere se certe strumentazioni sono andate bene o male. Io ho espresso sempre un giudizio non positivo sul contratto d'area e sulla programmazione negoziata, quindi non c'è assolutamente alcun interesse di difendere uno strumento che per me già in partenza, osservando, guardando il modello economico che nell'Occidente in questi ultimi anni ha preso piega, già mi sembrava in qualche modo molto, molto carente. Tant'è vero che questi strumenti hanno determinato, ad esempio, con l'abbassamento del costo del lavoro, quel fenomeno della delocalizzazione che oggi praticamente domina il mercato. Oggi ne parlano tutti, ma già da allora credo che fosse iniziato questo tipo di meccanismo.
Quindi un'inchiesta limitata, per certi versi punitiva, e quindi credo che non sia utile. Certo è stata utile la proposta perché ci permette, in qualche modo, di riprendere questo ragionamento, di riprendere a discutere di economica, di riprendere a discutere di modelli di sviluppo per le zone più svantaggiate della nostra Isola.
Vedete, l'altro giorno ho assistito, alla sede dell'università nuorese, a un interessantissimo dibattito - ho qui il CD e lo vorrei regalare anche alla Giunta - di un gruppo di studenti coordinati da alcuni insegnanti di scienze ambientali di Nuoro che hanno fatto un'analisi, uno screening, hanno elaborato la cosiddetta VAS dell'area industriale di Ottana, in cui si analizza tutto quello che è successo dagli anni settanta fino a oggi. E si sono scoperte cose interessanti, alcune risapute, altre però interessanti perché vengono inquadrate in un discorso molto più generale, vengono inserite in un ragionamento di prospettiva. Sono cose che nei corridoi della politica, ma anche nelle discussioni anche da bar nelle nostre zone si sapevano, si conoscono. Come dire, la zona del contratto d'area è nata in maniera, a mio parere e secondo anche questo studio, abbastanza disordinata, perché? Perché in quest'area non è stato individuato un indirizzo preciso di sviluppo, ma c'è stato un coacervo di iniziative che sono state, in qualche modo, sedimentate in questo territorio, ma erano iniziative che contrastavano l'una con l'altra. Allora, se andiamo a discutere di queste cose, discuteremo sicuramente di cose serie, ma è una discussione che va allargata a Siniscola, che va allargata alle Baronie, che va allargata al movimento o alla situazione dell'agroindustria, della pastorizia, caro onorevole Ladu, che lei conosce molto, molto bene. Non si può parlare di pastorizia parlando del contratto d'area!
Quello che voglio dire brevemente e finisco, perché forse è inutile insistere e ripetere cose già dette non in quest'Aula, ma anche fuori di quest'Aula, mi riferisco al problema della scuola. Che c'entra il contratto d'area con i problemi della scuola, con il fenomeno terribile e drastico della razionalizzazione dei presidi scolastici nei paesi dell'interno? Allora, se vogliamo fare un'indagine e un'analisi economico-politica generale delle zone interne o delle aree svantaggiate del centro Sardegna, allora possiamo ragionarci su, possiamo confrontarci maggioranza e opposizione, la proponiamo insieme e questo mi andrebbe anche bene, anche se ritengo che comunque oggi ci sono tante altre notizie e tante altre indagini fatte che ci permettono già da individuare i percorsi di intervento. Se però la Commissione d'inchiesta riguarda esclusivamente, almeno così io la leggo, così la interpreto, una piccola area per individuare interventi che sono stati in qualche modo dichiarati fallimentari, e in parte sono d'accordo, questa non mi pare che sia un'indagine di tipo socioeconomico. Per questo motivo invito l'onorevole Capelli a soprassedere, a ritirare la proposta in modo tale da parlarne in maniera molto più approfondita tra maggioranza e opposizione, perché queste cose si fanno in questo modo.
Io credo che la proposta di Siro Marrocu, prima, di ritirarla per ragionare in maniera molto più specifica e generale sia molto più interessante. La proposta è parziale e superficiale, credo che sia in qualche modo ripetitiva e quindi inutile a questo dibattito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io non so se iniziando l'ultimo l'intervento il collega Davoli si è soffermato soltanto all'articolo 1 della proposta e non ha avuto la pazienza di leggere né la presentazione né gli articoli successivi. Questo mi dà la giusta misura del fatto che il semplice sedersi a fianco di persone ragionevoli non sempre porta ad avere la stessa ragione, perché io ho apprezzato molto, sottoscrivo e condivido l'intervento del collega Maninchedda, pur arrivando a conclusioni diverse. Perché, nonostante le dotte, corrette e interessanti analisi fatte dal collega Maninchedda nel suo intervento, non capisco perché - cercherò di essere più aperto nel recepimento delle idee altrui - arriviamo a conclusioni diverse.
Qui non ci sono inquirenti, ci sono semplicemente dei consiglieri regionali che chiedono, vogliono sapere di più. Conoscere come hanno funzionato gli strumenti messi a disposizione degli enti, messi a disposizione dello sviluppo in quel territorio. Poi, se ci liberiamo dal provincialismo che attanaglia ognuno di noi, io faccio mia la mia proposta e faccio mio il mio provincialismo, nel senso che io credo che ci siano vaste aree di arretratezza e di malessere, c'è un diffuso disagio economico e sociale nella nostra Isola, ma per quanto mi riguarda mi sono soffermato per non fare di tutta un'erba un fascio, per non essere superficiale nell'esaminare un grande problema, vorrei soffermarmi una volta, un po' ogni tanto, sui piccoli grandi problemi, esaminarli e poi risolvere il secondo, poi il terzo, poi il quarto.
Per quanto mi riguarda io credo che questo sia uno, il primo problema nella struttura economica e sociale della nostra Isola. E forse le cronache di questi giorni potrebbero a qualcuno spiegare il perché. Mi stupisce, ma non più di tanto, l'intervento del collega Floris, a cui ricordo che oggi riveste un'altra funzione rispetto a quella sindacale che rivestiva ieri, quando diceva: "Entro giugno mille operai dovrebbero lavorare nelle ventinove fabbriche". Era il 23 dicembre del 2002. Quando diceva: "C'è un ritardo e chi è in ritardo deve chiarire i motivi, altrimenti vanno revocati i finanziamenti, chiediamo una rigidità nei controlli di questi strumenti. Spetta agli altri soggetti istituzionali e non ai sindacati" - noi siamo un soggetto istituzionale, le ricordo - "fare le verifiche per evitare che nel territorio scendano avventurieri e che le risorse faticosamente conquistate vengano disperse." Questa invece era del marzo 2004.
Tutte affermazioni che oggi, in modo diverso riporta il collega Floris, che probabilmente anche lui soffermatosi solo sul titolo, come il collega Davoli, non ha avuto modo di notare che il senso di questa richiesta è totalmente diverso dalla Commissione Catte, che ci riguarda, delle altre ne prendiamo atto, della grande Commissione Medici, della Crispi, che hanno origine diversa, che hanno motivazioni diverse, che hanno obiettivi diversi, mentre questa è semplicemente conoscere, sapere, per costruire quello che ha detto l'onorevole Pisu: un contributo per il prossimo piano di sviluppo, capire il perché. E mi ricollego a quanto diceva il collega Maninchedda, che ha dimenticato un particolare: il credito, voi ricordate tutti, ha dimenticato il credito che è presente nella relazione. Qual è il ruolo del mondo del credito in quell'area? Perché io focalizzo l'attenzione su un problema, poi lo possiamo allargare, possiamo fare tutto un di più, e allora disperdiamo le energie, le risorse e la conoscenza. Oppure mi devo rifare a quanto ha detto nel pomeriggio del 22 maggio 2005 il presidente Soru, in un caldo pomeriggio primaverile, in quel di Ottana, quando arringava a pochi presenti in quel di Ottana, ma era presente anche lei onorevole Floris, e diceva che bisognava radere al suolo l'industria o che meglio ancora bisognava conoscere i motivi del fallimento di quell'industria, che sarebbe stata opportuna una Commissione d'inchiesta, quella sì di tipo giudiziario, come tutto l'operato successivo del vostro Presidente. L'ha detto lui, non l'ho detto io, e lei era presente e ha chinato lo sguardo davanti a quelle affermazioni.
FLORIS VINCENZO (D.S.). L'onorevole Soru non l'ha mai detto!
CAPELLI (U.D.C.). Non è il nostro compito fare inchieste giudiziarie, lungi dall'obiettivo, dall'idea di poter proporre una cosa di questo genere, nessuno vuole questo. E' vero che abbiamo bisogno di risorse, onorevole Maninchedda, ne abbiamo tanto, ma abbiamo soprattutto l'esigenza di capire quelle risorse che sono arrivate come sono state spese, abbiamo necessità di capire e di comprendere che vanno spese per il meglio.
Lei ha fatto un riferimento alla peste suina e la ringrazio, siamo davanti a un piano di eradicazione della peste suina che spero abbia letto, dove si richiama l'esercito per abbattere quei suini, scusi se sorrido, perché forse lei conosce meglio di me quelle realtà. Si richiamano o si autorizzano, onorevole Masia, presidente della Commissione sanità, la movimentazione di suini infetti in quel di Chilivani con richiamo ministeriale successivo che ha favorito la diffusione della peste suina in Sardegna, e parlo di febbraio - marzo 2005, perché non si ha conoscenza della realtà locale e si autorizza la macellazione e la movimentazione di quei capi. E oggi abbiamo chiuso anche Oristano. Questo vuol dire conoscere!
A una conoscenza adeguata segue un'azione adeguata, ma se non c'è conoscenza, e mi sembra che non ci sia tanta conoscenza di quella realtà qui, perché vedete si sta sviluppando un discorso tra nuoresi, come tante altre volte, quello stesso discorso che abbiamo cercato di sviluppare in finanziaria e ci è stata l'attenzione. Ma sa perché arrivo alla proposta di Commissione d'inchiesta anche durante la Giunta presieduta dalla nostra parte politica? Perché la disattenzione, onorevole Maninchedda, continuerà e non sono generalmente un pessimista. Continua come i motivi dell'esclusione dall'Obiettivo 1, continua con non identificare chiaramente quali dovevano essere o sono gli obiettivi proposti con l'intervento comunitario dell'Obiettivo 1, perché rientriamo in quella percentuale, e lei lo sa meglio di me, presumo che lo sappia molto meglio di me, non perché siamo migliorati noi, anzi! Perché quel fatto da lei richiamato sull'Ente Lirico è una piccola cosa rispetto alla politica regionale che è sempre stata impostata in quest'Aula, di grande provincialismo.
Ecco perché chi le sta vicino non imparerà mai il senso democratico delle istituzioni, ecco perché saremo sempre più lontani, ma lei dovrà fare scuola di democrazia, caro onorevole Davoli. Quindi, dopo questa conoscenza, si potrà fare allora quello che lei dice, onorevole Maninchedda, leggi, leggi corrette, con un giusto indirizzo, per raggiungere giusti obiettivi, ma di questo ben poco ha capito l'onorevole Pisu, molto poco. Ha parlato di tutt'altro, meno che di quello che si dice in questa proposta.
Io credo, e vado a concludere, ma chiedo un altro minuto, Presidente del Consiglio, per comprendere di che cosa stiamo parlando. Questa proposta è fatta secondo l'articolo 125, caro onorevole Davoli. Il nostro Regolamento non prevede Commissioni di indagine, c'è scritto Commissione d'inchiesta, poi il termine inchiesta lo possiamo strumentalizzare come si vuole, l'importante è cosa vogliamo noi: non inchieste giudiziarie, vogliamo inchieste conoscitive. Allora, tornando al Regolamento, Presidente, la richiesta è fatta secondo l'articolo 125, Commissione d'inchiesta.
PRESIDENTE. Ha concluso il suo tempo, onorevole.
CAPELLI (U.D.C.). Sul Regolamento e sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sul Regolamento pochissimi secondi, onorevole Capelli, prego, lei ha parlato a lungo oggi.
CAPELLI (U.D.C.). Ho parlato il tempo giusto, lei ha dato tempo anche ad altri, le ricordo i dodici minuti che ha concesso al Presidente.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli, dica cosa deve dire sul Regolamento.
CAPELLI (U.D.C.). Se non mi interrompe faccio prima. Secondo l'articolo 125 del Regolamento, comma 4, la Commissione già riportata nella richiesta, è costituita… in ogni caso "Il Consiglio istituisce, nel proprio ambito, una Commissione d'inchiesta allorché un terzo dei consiglieri assegnati alla Regione ne presenti richiesta motivata al Presidente del Consiglio". E possiamo anche discutere sul comma 5, volendo, ci sono gli emendamenti portati all'attenzione.
PRESIDENTE. Lo abbiamo già fatto.
CAPELLI (U.D.C.). Perciò io vorrei capire di cosa stiamo parlando. Si deve concludere con un voto su che cosa? Su che cosa dobbiamo votare? Qui non c'è niente da votare, qui si costituisce una Commissione secondo Regolamento, lei dia la giusta interpretazione, quella che lei ritiene corretta, Presidente, e ci dica di che cosa stiamo parlando.
PRESIDENTE. Stiamo parlando di ciò di cui si è discusso in Conferenza dei Capigruppo e naturalmente si conclude con un voto, perché è il Consiglio che decide.
CAPELLI (U.D.C.). Su che cosa?
PRESIDENTE. Sulla istituzione di una Commissione.
CAPELLI (U.D.C.). Assolutamente! Io ho chiesto il 125.
PRESIDENTE. E va bene, lei ha la sua opinione, libero naturalmente di manifestarla, procediamo con la discussione.
CAPELLI (U.D.C.). Sta cambiando anche il Regolamento lei adesso!
PRESIDENTE. Procediamo con la discussione.
E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente, anche per smentire bonariamente il collega Capelli, che dice: "quando si discute di zone interne è una discussione tra nuoresi", poi la presenza del solo assessore Dadea, di origine nuorese, si presta anche a questa lettura, ma vorrei ricordare che l'onorevole Dadea, pur essendo cresciuto nel nuorese, è di origine gallurese, come l'altro Assessore che adesso gli sta a fianco, anch'io sono gallurese e penso di poter esprimere la mia opinione su un tema che è stato introdotto dall'onorevole Capelli e che merita approfondimento, attenzione e se il Consiglio regionale dovesse essere d'accordo, così come è stato proposto questa mattina dal centrosinistra, una valutazione più attenta sulle iniziative da assumere sulla materia di industrializzazione della Regione sarda e di proposte, rivendicazioni nei confronti dello Stato e della Comunità Europea di risorse da investire nella nostra Regione.
Dico questo perché mi piace ricordare, sia in questo mandato, ma anche in quello precedente, interventi anche documentati e puntualmente verificati del collega Floris, che ci invitava ad un'iniziativa parlamentare, regionale, per costruire una proposta generale per quanto riguarda la nostra Regione, e aprire nei confronti dello Stato si diceva una vertenza, io dico aprire nei confronti dello Stato una trattativa che ci permetta di recuperare funzione, ruolo e, cosa non secondaria, risorse.
Se l'obiettivo fosse stato questo, noi del centrosinistra, lo dico per il collega Oppi che anche lui è di lunga esperienza parlamentari, l'origine dell'iniziativa sarebbe stata diversa, avremmo prodotto una riflessione unitaria discutendo di un progetto e di un piattaforma e non ci saremmo limitati, lo dico senza polemica, ad un'iniziativa politica che ha questo obiettivo: l'Amministrazione regionale ha oggi la responsabilità politica di un intervento urgente. In particolare, in previsione della prossima stesura, come annunciato dalla Giunta regionale, del nuovo piano di sviluppo, sarà utile avere una chiara rappresentazione della realtà socio economica della Sardegna centrale, per poter impostare un cambiamento di indirizzo e programmazione che indichi la via di un rinnovamento reale. Poi si prosegue, oggi ci troviamo di fronte alla richiesta da parte dei disoccupati, degli imprenditori e degli aspiranti tali, degli amministratori pubblici e dei cittadini di un cambiamento di rotta radicale, che si potrà realizzare soltanto azzerando una linea politica gestionale inefficiente ed inefficace ed individuandone una nuova.
Noi abbiamo votato per le elezioni provinciali qualche mese fa, avevamo votato per le elezioni regionali l'anno scorso e abbiamo votato su due programmi contrapposti, l'elettorato ha premiato un programma e ne ha respinto un altro, nelle zone interne recentemente c'è stato anche un confronto più ravvicinato tra colleghi del centrosinistra e colleghi del centrodestra. L'onorevole Ladu era candidato alla provincia di Nuoro per fare il Presidente, il collega onorevole Capelli era candidato a sindaco di Nuoro per fare il sindaco di Nuoro con programmi e piattaforme che forse richiamano il contenuto di questa richiesta di Commissione e sono stati entrambi bocciati. Di quale cambiamento programmatico radicale stiamo parlando, se qualche mese fa siamo stati sottoposti ad una valutazione e radicalmente l'elettorato si è pronunciato dicendo che il programma del collega Ladu era inefficiente ed inefficace così come cinque anni di amministrazione del centrodestra? Allora io penso che sia importante ragionare.
(Interruzione del consigliere Ladu)
CUGINI (D.S.). Di quella che hai detto tu. Sto dicendo diverse da quelle che hai detto tu, e quelle che dico io sono state apprezzate dagli elettori di Nuoro, quelle che hai detto tu sono state bocciate. Va bene?
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, possiamo far proseguire?
CUGINI (D.S.). Allora te lo dico in termini più comprensibili per te, la tua proposta non è stata accolta, la nostra invece sì. L'hai capito adesso? Allora te lo dico ancora in termini più facili: tu hai sbagliato tutto.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu! Onorevole Cugini, scusi un attimo. Possiamo ricondurre il dibattito?
CUGINI (D.S.). Siccome ci sono anche le scuole serali, lei ha la possibilità di recuperare.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per qualche minuto, onorevole Ladu, poi ci dice quando possiamo riprendere.
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, cosa facciamo? Vuole uscire dall'Aula? Cosa vuol fare, onorevole Ladu? Non lo so, mi dica.
CUGINI (D.S.). Presidente, chiedo che la parte comica venga stralciata dall'intervento!
PRESIDENTE. Non viene verbalizzata, è fuori dal microfono e non resta agli atti.
CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente. Perché noi possiamo senz'altro ragionare su dei dati, sono stati fatti patti per quel territorio estremamente importanti, patti che hanno determinato occupazione, certo non quella che quel territorio si attende, patti che hanno determinato partecipazione e bisogna dirlo, lo dico per i colleghi che hanno avuto responsabilità di governo negli ultimi cinque anni, il patto per la montagna che era previsto, il Presidente Floris ricorderà, non ha trovato una risposta adeguata, tant'è che stato annullato e 350 soggetti locali, di quella parte del territorio del quale stiamo parlando, avevano chiesto di partecipare all'attuazione di quel patto per la montagna. Il punto adesso qual è? Il punto è verificare come la questione sarda, se c'è, come io penso che ci sia una questione sarda, la facciamo diventare la questione fondamentale delle scelte politiche dei prossimi mesi e dei prossimi anni e, se la facciamo diventare la questione fondamentale, il punto è: come le risorse locali, regionali si agganciano a quelle nazionali ed europee che rivendichiamo perché, diceva bene il collega Floris nel suo intervento, l'obiettivo fondamentale della questione sarda è quello di stare dentro una discussione che si sviluppa dal 2007 al 2013. Io non penso, lo dico per il collega Capelli, che la linea di partecipazione possa essere quella che viene indicata nella mozione. La linea di partecipazione, invece, deve essere preventivamente discussa dal Consiglio regionale, non per fare una Commissione d'inchiesta, ma per quanto riguarda questo Consiglio regionale per fare una Commissione unitaria, come è stato detto, e per costruire una piattaforma, una indicazione e un progetto con l'obiettivo di rivendicare per la nostra Regione risorse da trasferire nelle zone più disagiate.
Concludo: perché noi siamo contrari - lo dico al collega Oppi - e alla Commissione? Perché sarebbe sbagliato aprire tra di noi una polemica su ritardi possibili attribuibili anche agli ultimi cinque anni di governo del centrodestra, essendo in presenza di patti che sono state sottoscritti dai governi del centrosinistra. Il collega Floris, che era allora segretario generale della C.G.I.L. di quel territorio, è sottoscrittore di tutti quei patti, negli ultimi cinque anni non ci sono state iniziative corrispondenti sul piano generale a quella impostazione politica, ma sappiamo che oggi, come cinque anni fa e come negli anni passati, c'è bisogno di questa iniziativa. Non può essere una Commissione d'inchiesta.
Allora noi siamo disponibili, lo dico per chi vuole raccogliere la proposta, anche a livello di Capigruppo, a livello di responsabili dei partiti o dei movimenti che sono in Consiglio, nei prossimi giorni ci si incontri per costruire una iniziativa propositiva che tenga conto però che c'è bisogno di discutere tra di noi di un progetto per quanto riguarda lo sviluppo e di una grande riforma che è lo Statuto della Regione e assieme a questa grande riforma che è lo Statuto della Regione, c'è bisogno di discutere tra di noi, al di là dell'attuale collocazione, di legge elettorale e di indicazioni o scelte istituzionali che ci permettano di rispondere alle aspettative di quelle popolazioni. La Commissione d'inchiesta, con il contenuto che ho letto prima, ha un sapore superato avendo chiaro, concludo come ho iniziato, che un'inchiesta c'è già stata. Collega Nanni Moro, c'è già stata un'inchiesta, tu hai detto: in quella realtà c'è continuità amministrativa, ma non possiamo dire che è colpa degli elettori se il collega Ladu presenta un progetto che viene respinto dagli elettori. Gli elettori hanno sempre ragione, è Ladu che ha torto.
LADU (Fortza Paris). Sono stato il più votato della provincia di Nuoro.
CUGINI (D.S.). Ma non sei stato eletto!
PRESIDENTE. Se volete potete vedervi, di là magari, e vi chiarite, approfondite.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghe e colleghi, intervengo in questo dibattito a sostegno della richiesta avanzata dal centrodestra per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta per un'indagine cosiddetta conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne o svantaggiate, come ama chiamarle il collega Pisu, della Sardegna e della Sardegna tutta. Non mi permetto minimamente di entrare poi nel merito di valutazioni su elezioni passate, su bocciature, su pagelle da dare ai colleghi presenti, ma credo che sia doveroso da parte nostra partire da alcune considerazioni che ritengo importanti, almeno quattro questioni che ritengo qualificanti per parlare di questo tema, un tema del quale si sente parlare da sempre. Quando ero bambino sentivo parlare del problema delle zone interne e bisogna chiarire anche cosa si intende, però, per zone interne, o svantaggiate.
Io, per zone interne, non intendo solo quelle che geograficamente fanno parte di quel triangolo che comprende Ottana, che comprende l'interno della Sardegna, ma mi riferisco anche a quelle zone che pur non trovandosi in una situazione geografica, quindi logistica interna della Sardegna stessa dal punto di vista territoriale, a quelle realtà che, pur trovandosi anche in prossimità di una costa, penso all'Anglona, penso anche a dei paesi del Logudoro che distano magari mezz'ora o quaranta minuti di macchina da un centro costiero e sviluppato, che però purtroppo hanno non dico gli stessi problemi, ma problemi diversi di zone che appunto sono state citate, di paesi e plessi industriali che sono stati citati qui oggi dai colleghi che mi hanno preceduto.
Parto da una considerazione, senza sviluppo delle zone interne o disagiate, non vi può essere sviluppo complessivo per l'intera isola. Credo che su questo, collega Floris, non ci siano differenze sostanziali fra il centrodestra e il centrosinistra. Situazioni poi territorialmente diseguali richiedono interventi diseguali tali da poter promuovere l'equilibrio mancante fra questi territori. E' necessario quindi compiere scelte programmatorie al cui centro sia posta un'idea forte di sviluppo da cui far discendere progetti coerenti all'obiettivo e a cui destinare risorse adeguate, ciò ad evitare interventi magari onerosi, come è accaduto in passato per accontentare magari il consigliere X o il consigliere Y che più che una questione di territorio faceva magari una questione di campanile per portare a casa un risultato per poi essere riconfermato su questi scranni.
Occorre, quindi, dare concreta attuazione al metodo della concertazione, quella concertazione fra le amministrazioni locali e la Regione e laddove si compiono scelte rilevanti, soprattutto per lo sviluppo dei territori e ciò in attuazione di quella forma di federalismo interno e al nuovo modello di relazioni tra il Governo-Regione ed enti locali, definito dalla riforma del Titolo V della Costituzione.
Questi argomenti, al di là della loro centralità nella questione delle zone interne, hanno anche rappresentato in passato le problematiche di maggior conflitto fra molte amministrazioni locali e il Governo regionale. In questi anni si è insistito a porre il tema delle zone interne come questione centrale per lo sviluppo dell'intera isola. Quindi, bene abbiamo fatto a sottoscrivere questa richiesta e bene abbiamo fatto noi del centrodestra a portare in quest'Aula questo argomento che riteniamo strategico per il rilancio dell'economia e soprattutto per il rilancio di quelle zone disagiate dell'intera Sardegna.
Questioni poi poste relativamente all'adeguatezza dei finanziamenti regionali destinati allo sviluppo di questa o di quell'altra area, più volte denunciata assenza di una programmazione, degli enunciati chiari, in base alla quale si potesse cogliere sia una coerente finalizzazione delle risorse che una condivisione delle amministrazioni locali. Senza supponenza e in modo pacato, collega Cugini, rilevo che il problema è stato riconosciuto da quasi tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, e grazie quindi a questa proposta che evidentemente ha suscitato interesse a giudicare anche dai numerosi interventi, la questione delle zone interne credo che stia provando anche qui stasera una forte soggettività all'interno del dibattito politico regionale. Credo che questo sia un elemento positivo e questo è quindi per noi un risultato molto importante, un primo risultato molto importante che nasce appunto dalla presentazione di questa istanza. E' persino confortante, per quanto mi riguarda constatare che finalmente si coglie anche in qualche caso una sorta di confronto ma anche di intesa e si comincia a discutere della questione con un po' di disponibilità all'ascolto di tutti verso tutti e credo che questo sia un altro elemento importante qui stasera.
Quindi ritengo e riteniamo che sia giunto il momento per cogliere il senso e il valore di questa proposta che noi stiamo facendo, che questa proposta venga riconosciuta come tale e venga accolta per la sua rilevanza, per la sua urgenza e per la sua priorità. E quindi occorre disporsi senza sospetti e senza conflittualità artificiose, come qualcuno monta ad hoc, ad una collaborazione vera fra tutte le forze politiche e tutte le istituzioni. E' una battaglia questa che si fa e che si farà nell'interesse di tutti, nell'interesse delle nostre comunità, ma soprattutto nell'interesse della Sardegna tutta. Poiché non siamo un circolo culturale, ma siamo il Parlamento dei sardi credo che a noi appartiene il ruolo e la responsabilità di passare dalle enunciazioni ai fatti, facendo sì che l'interesse da noi dimostrato e anche da voi dimostrato per questo argomento, per lo sviluppo quanti e qualitativo della Sardegna e delle zone interne disagiate, diventi una vera priorità nelle scelte del governo di cui siamo parte e di cui soprattutto voi siete parte, visto che siete in maggioranza.
Quindi passare dalle enunciazioni ai fatti significa avere la forza di incidere dentro la maggioranza del Governo regionale sulla linea delle considerazioni che sono emerse anche dai banchi della maggioranza stessa. Sono sicuro che sul terreno dei fatti le distanze politiche si assottiglino almeno sulle questioni essenziali; e lo dico riproponendo anche la considerazione che le argomentazioni sulla questione delle zone interne o svantaggiate da voi avanzate, e da molti di voi anche sottolineate, sono molto vicine a quelle che da tempo tutte le forze politiche, compresa la mia a cui mi onoro di appartenere, ha portato avanti con grande determinazione.
Pertanto, dobbiamo riconoscere che in Sardegna ci sono delle questioni che travalicano gli schieramenti, perché non sono né di sinistra né di centro e né di destra, ma appartengono a tutto il popolo sardo e ancora di più dovrebbero appartenere a tutta la sua classe dirigente.
Quindi, mi fa piacere e sono contento di aver sottoscritto questa richiesta che è una richiesta importante, che ritengo strategica per il proseguo della legislatura e soprattutto per il futuro della Sardegna.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Grazie signor Presidente, signori Assessori, onorevoli consiglieri, credo che il bon ton e la buona educazione istituzionale non debbano farci dimenticare che noi del centrosinistra e voi colleghi del centrodestra siamo portatori di concezioni diverse e di programmi diversi che si sono confrontati nel recentissimo passato e sul quale, anche se l'onorevole Ladu sembra non essersene accorto, i sardi hanno scelto.
Io credo comunque che sia importante cogliere l'occasione per questo confronto sulle zone interne e sulle zone svantaggiate dell'isola, sulla condizione economica e sociale. Occorre valutare la situazione, ma soprattutto occorre individuare una prospettiva, occorre individuare linee forza, occorre indicare una speranza ha detto qualcuno. I colleghi del centrodestra hanno voluto attualizzare una vecchia proposta già formulata nella passata legislatura dal collega Capelli come primo firmatario.
Collega Capelli devo dirle che è una proposta vecchia, datata; tanta acqua è passata sotto i ponti in Italia come in Sardegna. Io credo che di questo si debba tenere conto, ma diciamola pure, cari colleghi, questa Commissione di cui si parlava nella passata legislatura era, in qualche misura, non me ne voglia, lo dico con il massimo del rispetto al collega Capelli¸ agitatoria e propedeutica alle precedenti elezioni amministrative e anche regionali.
Quella formulazione comunque sembra che non si sia accorta, proposta oggi in questa maniera, che ci sono stati tanti appuntamenti. C'è stato un primo terremoto che ha determinato la sconfitta del centrodestra e l'avvento del centrosinistra al governo della Regione; ci sono state le elezioni provinciali ed amministrative che hanno determinato una Caporetto per il centrodestra e una vittoria del centrosinistra. Onorevole Ladu lei ha parlato di queste cose durante la campagna elettorale, ha parlato del disastro del contratto d'area, ha parlato dei grandi guai che avrebbe commesso nella provincia di Nuoro, quella che ha una continuità amministrativa ormai quasi storicizzata. Lei ha parlato di questo e l'elettorato ha detto che non è stato credibile, lo dico con il massimo del rispetto onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Il problema è che i problemi non si conoscono, non si vogliono conoscere
PIRISI (D.S.). La conoscevano bene, lei parlava e la gente le diceva...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu ma non è che lei apre un dibattito ogni volta, lasci dire, lei ha parlato.
PIRISI (D.S.). Il Presidente della Provincia, nel quale noi riponiamo la nostra fiducia, è colui che è in una linea di continuazione col centrosinistra per continuare ed innovare, per continuare e correggere non per avventure che sono state ritenute quelle che lei proponeva. E il definitivo assestamento, perché siamo ancora in una fase di assestamento, l'onda è ancora lunga, e se il responso arriverà come si immagina dovrà arrivare l'anno venturo, arriveremo all'assestamento con il governo nazionale che metterà in quiescenza il Presidente del Consiglio attuale, l'onorevole Berlusconi.
Ci si invita qui a fare autocritica, l'onorevole Moro che è un po' distratto diceva che bisogna stare attenti perché qui addirittura c'è un male oscuro, ha parlato di autocritica della classe dirigente che dovrebbe essere messa in qualche misura sotto processo. Ma scusate, ma questo è l'intento vero, cari colleghi, al di là delle intenzioni che l'onorevole Capelli ha, e che io non dubito che siano delle intenzioni serie. Ma quando io vado a leggere anche la proposta che è stata avanzata in passato, e l'ha letta poc'anzi il collega Cugini, si sta parlando addirittura del cosiddetto piano generale di sviluppo di cui era stato incaricato il Presidente dell'Impregilo, professor Savona, ed era stato detto che questo studio, questa Commissione, queste analisi sarebbero dovute servire propedeuticamente al professor Savona per dare riposte a quei territori, a quelle zone.
Ma che c'entra oggi? Oggi non c'entra più, è stato detto questo. Badate, ce lo ricordiamo bene ed io credo che al centrosinistra spetterà anche l'arduo compito di cercare di risollevare le sorti in cui l'Italia oggi si trova.
Purtroppo è così cari colleghi! Purtroppo è così! Come stiamo facendo nel nuorese e come state facendo in Gallura che non siete stati credibili neppure per andare a conquistare quella roccaforte, caro collega Sanciu. Quindi, voglio dire, i tribunali che si stanno proponendo hanno già espresso delle sentenze chiare, badate.
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.). La gente in tutti i casi, in tutti i casi, starà meglio o non starà meglio, hanno detto: siccome voi ci avete governato talmente bene, crediamo che sia il caso di cambiare! Comunque, l'industria oggi attraversa un momento di crisi, diceva l'onorevole La Spisa, nel centro Sardegna comunque l'industrializzazione ha svolto una funzione sociale ed io concordo con questo.
Oggi dobbiamo difendere ciò che è difendibile, però dobbiamo cercare delle altre idee nuove di sviluppo perché si possa uscire dalla precarietà nella quale purtroppo si trovano tanti cittadini delle nostre zone. Ma purtroppo tanti cittadini della Sardegna e non solo della Sardegna oggi, cari colleghi, anche dell'Italia, in una situazione che veramente non avevamo conosciuto e che, grazie a questo governo di centrodestra, ci troviamo a dover combattere anche a quei livelli.
Ma allora occorre per fare questo una Commissione d'inchiesta? Per andare a verificare quali sono stati danni fatti con il contratto d'area di Ottana? Ma davvero occorre questo? Ma se noi dovessimo usare gli stessi parametri che voi state invocare per verificare i cinque anni passati del governo del centrodestra e, ancora di più, per valutare i disastri che a livello nazionale stanno provocando i governi di centrodestra, dovremmo invocare l'istituzione di un nuovo Tribunale tipo Norimberga.
Credo che sia una sciocchezza questa cosa ultima che ho detto, e ritengo anche però, cari colleghi, che sia superflua, inattuale ed inutile la Commissione d'inchiesta che è stata proposta. L'onorevole Vincenzo Floris nel suo intervento ha fatto un excursus storico e ha ricordato gli studi che ci sono stati; quindi ha detto: tanti studi, tante analisi, tante meditazioni, pochi o niente fatti.
Allora, che fare per quelle popolazioni? Cosa dobbiamo fare? Il punto vero è questo, cari colleghi, qual è l'idea forza? Qui si sta dicendo: facciamo un'altra inchiesta, andiamo a verificare di nuovo le altre cose, dopodiché in seguito agli studi proporremo soluzioni. Ne abbiamo studi, ne abbiamo tanti, occorrono fatti, occorrono scelte che vadano nella direzione di dare delle risposte chiare.
Se me lo permettere, cari colleghi, di fronte al fatto che i pastori stanno abbandonando quei territori, di fronte al fatto che oggi tanta gente che va a studiare fuori poi non ritorna, di fronte al fatto che c'è un continuo spopolamento di questi territori, occorrerà mettere in campo qualche idea.
La Sardegna ha una risorsa principale ed è universalmente riconosciuta, centrodestra e centrosinistra, è la risorsa ambientale. Allora, cerchiamo di vedere se questa risorsa ambientale può essere utilizzata. Io credo che noi abbiamo una carta da giocare, e lo dico ai colleghi della maggioranza, della opposizione e anche del Governo regionale. Io credo che sia utile attribuire a quei territori priorità nella concessione di finanziamenti dell'Unione Europea, statali e regionali, occorre prioritariamente dare la possibilità a quei territori di fare restauri dei centri storici e degli abitati rurali, di fare opere igieniche di risanamento idropotabile in quei territori, di fare attività culturali e sportive, puntare sull'agriturismo, mettere il marchio di qualità per i prodotti di quei territori. Il patto della montagna si sarebbe fatto se si fossero fatte queste linee prioritarie per quei territori. Ebbene, tutto ciò cari colleghi è contenuto all'interno di un progetto che c'è già e a cui bisognerebbe cercare, concludo immediatamente Presidente, di dare gambe. Questo è il parco nazionale del Gennargentu, colleghi, per un pezzo di quel territorio.
Qualcuno storcerà il naso, io credo che se c'è gente che ha…Presidente solo dieci secondi…cittadini, forze politiche, consiglieri regionali che hanno per quei territori e per quelle aree una idea diversa, hanno il dovere di metterla in campo. Noi stiamo solo sentendo che deve essere ritirato il decreto Ronchi, ma non c'è una sola idea che viene avanzata. Il sindaco da Gavoi ha detto: "chi ha idee diverse ha il dovere oggi di avanzare quelle idee" perché altrimenti quando si propongono anche dei parchi regionali, cari colleghi, in nome di un autonomismo, l'autonomismo non è un valore un sé, ma è una bandiera che in questo momento viene spesso agitata da personaggi che in realtà per cercare di raccattare qualche manciata di voti... Presidente, mi ha bloccato il periodo a metà.
PRESIDENTE. Il più importante, le chiedo scusa! È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi crediamo che la discussione che c'è stata oggi in Consiglio regionale su un argomento impone qual è quello delle zone interne, non sia stata una discussione completamente vana o assolutamente svincolata da quelli che sono i problemi realmente sul tappeto, e non è stato probabilmente neanche un dibattito sterile che non ha consentito agli uni di ascoltare le ragioni degli altri.
Noi abbiamo apprezzato lo svolgimento del dibattito e devo dire che sostanzialmente il ragionamento che si è fatto in quest'Aula, secondo noi, sottolinea due problemi importanti che comunque la mozione che ha come primo firmatario Roberto Capelli, la richiesta di istituzione della Commissione d'inchiesta ha il merito di aver introdotto in quest'Aula.
Il primo problema ,che forse è rimasto implicito nella maggior parte degli interventi ed è però un problema importante, è il problema formale dove la forma diventa sostanza, e cioè di quali siano i limiti e le possibilità che la minoranza ha in questo Consiglio regionale per portare un argomento all'attenzione del Consiglio. Il Regolamento di cui noi disponiamo dice che esiste la possibilità, articolo 125, di introdurre un argomento e di chiedere che su questo argomento si apra non solo una discussione, ma che si abbia la possibilità di avere un numero di colleghi consiglieri regionali che si riunisce in una Commissione e su questo argomento approfondisce.
Il nostro Regolamento la chiama Commissione d'inchiesta, ma il termine inchiesta ovviamente non ha un atteggiamento, non ha una valenza inquisitoria. Ha una valenza, o almeno è questa quella che i firmatari della richiesta hanno voluto dargli, di approfondimento, ha una valenza di indagine di un fenomeno, ha una valenza di conoscenza dei termini di un problema per poter sul problema decidere, deliberare, discutere.
Questo crediamo che sia l'elemento più importante dal punto di vista regolamentare, e cioè se questo Consiglio deciderà che esistono gli elementi fattuali previsti dal comma quattro e dal comma cinque dell'articolo per poter istituire la Commissione d'inchiesta, sarà stato dimostrato che l'argomento è comunque un problema di rilevanza tale per cui il Consiglio decide di dedicare un approfondimento particolare all'argomento in discussione, altrimenti deve essere comunque fatta salva la possibilità del Consiglio, la possibilità di un terzo dei consiglieri di poter in qualsiasi momento introdurre un argomento preciso, sostenuto da atti precisi sul quale sia necessario un approfondimento e sul quale ci sia la disponibilità da parte dell'Aula, che è la disponibilità che deriva dal Regolamento però, che non è una disponibilità gratuita, all'ulteriore approfondimento attraverso una Commissione consiliare.
Il Presidente del Consiglio ci diceva che per la prima volta questo argomento è stato affrontato in quest'Aula, perché per la prima volta da che questo Regolamento è vigente, è esistita la necessità di approfondire un argomento, un tema specifico attraverso uno strumento esplicitamente previsto dal Regolamento, noi crediamo che sia un fatto importante, perché è comunque un margine di agibilità del dibattito parlamentare ed è un margine di agibilità che viene concesso alla minoranza.
Crediamo che debba essere difeso e, come abbiamo avuto occasione più volte di dire in Aula, non crediamo che la difesa degli strumenti regolamentari sia di pertinenza della minoranza, crediamo sia di pertinenza del Consiglio e quindi sia l'intero Consiglio che si debba porre il problema della difesa degli strumenti di agibilità dell'Aula.
C'è poi il problema di sostanza, quello sul quale si sono sentiti interventi che forse hanno concesso qualcosa di troppo alla veemenza della polemica, ma si sono sentiti anche degli interventi senz'altro di grande respiro politico e senz'altro estremamente interessanti per l'approfondimento dell'argomento. Devo dire che io sono d'accordo su alcuni degli interventi che ci sono stati in quest'Aula che hanno sostenuto che quando noi andiamo a discutere del problema delle zone interne, non è un problema dei nuoresi, per due motivi almeno. Sia perché le zone interne non sono solo quelle della Sardegna centrale, e sia perché se anche fossero solo della Sardegna centrale il problema dello sviluppo della Sardegna centrale non è un problema soltanto di chi vive, di chi risiede o di chi rappresenta i territori della Sardegna centrale, è un problema di tutti i sardi.
Non può esistere, come esiste purtroppo, una Sardegna a due o tre velocità, non può esistere una Sardegna con culture completamente differenti, laddove in alcune zone entra la cultura dell'innovazione, la cultura del cambiamento, la cultura della modernizzazione e altre zone continuano in maniera tribale a regolarsi al loro interno i propri conti, con una impermeabilità nei confronti della modernizzazione che sconcerta quasi.
Allora il senso, ed io voglio raccogliere come spunto le indicazioni che il collega Cugini dava, quando il collega Cugini diceva: "noi non vorremmo vedere nulla di inquisitorio dentro questa richiesta che viene dalla minoranza, però noi siamo disposti, anzi siamo noi stessi a sostenere che è un problema importante, noi siamo disposti a ragionare insieme su questi argomenti e insieme con l'intero Consiglio arrivare a considerazioni finali che non sono considerazioni legate alla continuità amministrativa di chi ha amministrato il territorio".
Noi abbiamo scoperto in quest'Aula, mille volte, che ogni qualvolta andiamo a cercare di ributtarci la palla delle responsabilità pregresse l'uno sull'altro, scopriamo che ciascuno di noi ha scheletri nell'armadio che gli riempiono l'armadio impedendogli di mettere i vestiti. Forse non è importante andare oggi a ragionare sui cinquant'anni di arretratezza di certe zone della Sardegna per verificare quanta parte di responsabilità ciascuno schieramento politico abbia, forse è più importante cercare di fare una fotografia attenta di quelle che sono le criticità e le sofferenze di queste zone.
Forse in questo senso andava, io l'ho interpretata così, la richiesta che il collega Capelli ci ha fatto firmare. Noi abbiamo letto tutti la relazione Medici, forse abbiamo letto oltre la relazione Medici anche la relazione di minoranza, che io suggerirei a chi non l'ha letta, di leggere sui fenomeni della criminalità in Sardegna, e di leggere anche gli interventi dei singoli commissari, direi in particolare, se fosse possibile, quelli di un criminologo sardo morto tanti fa, che era l'onorevole Camba, che in quella Commissione disse delle cose di un'importanza fondamentale per la comprensione di quella che era la sofferenza critica della cultura del territorio. Io vorrei che noi ci chiedessimo, rispetto al risultato finale della Commissione Medici, che cosa è cambiato oggi? Quali sono gli elementi aggiuntivi, quali sono i passi avanti, anche nella conoscenza dei fenomeni che noi abbiamo fatto. Quali sono gli elementi finali che noi abbiamo raccolto sulle cause dell'arretratezza. E allora nelle indicazioni, nella proposta di richiesta di istituzione, ci sono degli elementi di stimolo, nel senso che sarebbe interessante comprendere qual è l'atteggiamento delle pubbliche amministrazioni locali nelle aree che in Sardegna oggi hanno maggior arretratezza di sviluppo sia culturale, sia sociale, sia economico. Sarebbe interessante sapere quali stati i flussi economici arrivati dalla Regione, dallo Stato, dall'Europa, e come questi flussi economici sono stati utilizzati.
Il collega Pirisi, con molta veemenza, ha difeso alcuni aspetti del piano di industrializzazione della Sardegna, c'è una copia nella biblioteca del Consiglio regionale, vi inviterei ad andare a leggere un libro del professor Sassu che analizza, con estrema attenzione, l'ha scritto vent'anni fa, quali sono state le collusioni tra la classe politica e la classe imprenditoriale sarda e non sarda degli anni sessanta nel causare il disastro dell'industrializzazione del centro della Sardegna. Su questi argomenti, colleghi Pirisi, è inutile che andiamo a palleggiarci responsabilità; io direi: lo strumento proposto dal collega Capelli è uno strumento valido, è uno strumento opportuno, è uno strumento intelligente per andare ad approfondire senza strumentalizzazioni; utilizziamolo se è possibile.
PRESIDENTE. Le iscrizioni sono chiuse. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Grazie Presidente. Io credo che la proposta dell'onorevole Capelli abbia un valore, ed è quello di provocare la discussione in Consiglio regionale. Credo che porre al centro dei lavori del Consiglio regionale uno dei temi più importante dello sviluppo o del mancato sviluppo della nostra regione, sia un fatto molto significativo. Quindi, io assegno, alla proposta avanzata dai colleghi del centrodestra, questo valore, poi sono convinto, come altri amici e colleghi che si sono espressi nel corso del dibattito, considero questo strumento anacronistico perché le conoscenze sul fenomeno solo dettagliate, sono aggiornate, sono ormai conoscenze alla portata di tutti.
Credo che noi abbiamo bisogno di una riflessione, soprattutto su come intervenire per avviare un processo profondo di cambiamento, nelle zone interne - è giusta la definizione del collega Pisu - nelle zone marginali della Sardegna, nelle zone dove il ritardo nello sviluppo è più forte rispetto ad altre aree della Sardegna.
Noi siamo nella fase finale della programmazione e dell'attuazione di un programma particolarmente importante per lo sviluppo della Sardegna, mi riferisco al POR 2000 - 2006
Siamo in una fase in cui possono essere ancora introdotte delle modifiche sostanziali nella programmazione delle risorse. Dico questo perché il Consiglio regionale ha tentato, nella finanziaria del 2000, cioè ha previsto a proposito della programmazione delle risorse dei P.I.T. un criterio di riequilibrio, un criterio che prevedeva la destinazione del sessanta per cento di quelle risorse alle aree interne, le aree che soffrono maggiormente e presentano fenomeni di ritardo nel proprio sviluppo. Queste aree ricadono prevalentemente nelle vecchie province di Nuoro e di Oristano, ma riguardano anche aree ampie della vecchia provincia di Cagliari e della vecchia provincia di Sassari.
Ricordo il dibattito che si era svolto in Consiglio regionale in quell'occasione e debbo dire che purtroppo la prima fase dell'attuazione dei P.I.T., da questo punto di vista, non ha segnato alcun risultato. Questo lo dico senza spirito polemico. Credo che noi dobbiamo onestamente fare un po' il punto della situazione, abbiamo avuto a disposizione per il sessennio 2000 - 2006 risorse importanti da parte dell'Unione Europea e dello Stato italiano. Queste risorse sono state assegnate, e non mi stancherò mai di ripeterlo, in virtù degli indici economici e demografici piuttosto negativi di due province su quattro, della vecchia provincia di Nuoro e della vecchia provincia di Oristano. Purtroppo debbo dire che la programmazione di queste risorse non ha tenuto in nessuna considerazione questa verità, questo fatto, questa situazione, questa condizione di fondo e la stessa rimodulazione del POR Sardegna che è stata fatta a fine della scorsa legislatura non ha assolutamente corretto quella impostazione.
Io dico agli amici e compagni del centrosinistra, agli amici e compagni della Giunta, facciamo una riflessione su questa situazione, cosa vogliamo fare. Se noi non invertiamo, se noi non interveniamo in modo sostanziale sulla programmazione di queste risorse lo strumento più importante che abbiamo a disposizione per far uscire le aree in maggior ritardo di sviluppo della Sardegna, questo strumento sarà inefficace. Lasciando le cose come stanno affluiranno ulteriori risorse alle aree non dico forti, perché in Sardegna parlare di aree forti è sempre più difficile, però alle aree più sviluppate o meno in ritardo di sviluppo. Quindi, io credo che ci sia bisogno di fare seriamente il punto della situazione, perché la situazione che riguarda le aree interne è un po' l'altra faccia della moneta della nostra Isola e le due questioni sono strettamente legate. Il fatto che ci sia un fenomeno inarrestabile quasi, che vede il trasferimento costante delle popolazioni dei comuni dell'interno, delle aree maggiormente in difficoltà verso le aree costiere, verso i poli urbani più importanti della Sardegna, crea ulteriori difficoltà anche alle stesse aree urbane, e quindi crea un appesantimento ulteriore per lo sviluppo di queste aree. Quindi, sono due questioni che riguardano lo stesso problema: mancato sviluppo della nostra isola.
Credo comunque che a questo punto della situazione la Giunta regionale, non una Commissione d'inchiesta, l'Esecutivo della nostra Amministrazione deve fare il punto della situazione, deve avanzare una proposta che ponga come questione centrale lo sviluppo delle aree interne e disagiate della nostra regione. Questa penso sia la vera questione.
Ripeto, la discussione di oggi può essere interessante, se chiudiamo questa discussione con un impegno dove il Consiglio regionale impegna la Giunta regionale in tempi brevi, nei tempi necessari a presentare in Consiglio regionale una proposta di rilancio delle zone in maggiore difficoltà di sviluppo della nostra Isola.
Credo che i ritardi siano sostanzialmente da imputarsi a quattro motivi fondamentali: ad una fortissima carenza nella dotazione infrastrutturale, questo è un problema che riguarda tutta l'Isola, però queste zone hanno un problema ancora più grave da questo punto di vista, sia sulla viabilità, sia sulla presenza dei servizi fondamentali, e mi riferisco all'energia elettrica. Non dimentichiamo che il settantacinque per cento delle aziende agricole ancora oggi in Sardegna non hanno energia elettrica e non hanno acqua. È difficile pensare ad un ammodernamento dell'economia delle aree rurali, delle zone interne della nostra Isola, senza questi servizi civili fondamentali. Per non parlare poi delle reti informatiche.
Altra questione è che tipo di agricoltura e che tipo di pastorizia vogliamo avere in queste zone. Se il riordino fondiario, l'accorpamento delle aziende è un problema che va affrontato anche nelle aree più interne della Sardegna, se la tipicità e la qualità delle produzioni di quelle aree sia un elemento fondamentale su cui lavorare per un progetto di sviluppo. Insomma, se la cultura materiale, i saperi delle nostre popolazioni siano un patrimonio su cui intervenire, su cui investire, se la trasformazione dei prodotti e la commercializzazione degli stessi prodotti sia un fattore decisivo per lo sviluppo di queste aree. L'ambiente, risorsa straordinaria; la cultura, il patrimonio storico e culturale e poi il ruolo degli enti locali. Noi non possiamo continuare a pensare che i comuni di queste aree possano essere considerati soltanto in base al parametro della popolazione, perché la popolazione è un parametro che purtroppo è il risultato di una situazione di malessere sempre più profondo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Credo che si siano dette oggi troppe cose che non siano attinenti all'oggetto in discussione. Parlare di voti credo che conti poco, parlare di "c'è un progetto, è stato premiato praticamente questo progetto, di conseguenza voi avete perso", perché non dire che molte volte i voti sono determinati se noi abbiamo la maggioranza dal clientelismo, se avete la maggioranza voi preponderante invece è perché avete un buon progetto. Cioè cerchiamo di mettere un pochino la verità e di dire la verità.
Io credo di poter dire, grazie all'ultimo intervento, che siamo stati espropriati di tutto in quest'Aula, onorevole Sanna, ci manca pure che noi praticamente facciamo un appello perché sia la Giunta a presentare una proposta.
In questo settore, in questo campo, penso che la peculiarità sia soltanto del Consiglio regionale, perché non gli resta altro rispetto anche alle proposte che voi avete sempre fatto. Perfino nelle virgole ci doveva essere un doppio passaggio. Qui ci sono abusi e soprusi per quanto riguarda determinati settori. Gli atti di programmazione sono atti della Giunta e di atti scellerati ce ne sono tanti.
Io credo che probabilmente il termine sia improprio, ma chi va a leggere all'articolo 1 legge di svolgere un'indagine conoscitiva.
Allora io credo che molti di voi debbano comprendere che il termine "inchiesta", e nessuno di noi vuole fare processi a chicchessia, è un termine forte, ma anche voi non potete parlare di mero calcolo politico oppure di sensazione di strumentalizzare. Non vogliamo strumentalizzare niente. Chi ha inventato in quest'Aula le inchieste è la vostra parte politica attraverso un binomio, Dettori - Scano, che parlava di strani trasversalismi, soprattutto in certi settori specifici eccetera, che chiedevano di fare un'inchiesta, da noi sollecitata e chiesta e poi mai voluta dagli interessati.
Io credo però che oggi voi abbiate incentrato l'attenzione sulle zone interne, soprattutto su Ottana. Perché? Tutti gli interventi. La situazione socio - economica vive certamente un momento grave. Allora io credo che lo sviluppo, per quanto riguarda lo sviluppo e il contratto d'area, e me lo insegna Floris come altri, si sono fatti degli errori, ma non a Ottana, in tutte le aree della Sardegna, perché Ottana non ci doveva essere, perché in Italia erano tre i punti cardine per il contratto d'area: Bagnoli, Genova e Portotorres; poi si è inserito Ottana, si è inserito il Sulcis, successivamente, e voi siete partiti per primi, siete stati bravi; era un momento felice, avevate l'Assessore all'industria, avevate il Sottosegretario all'industria, il mio amico Salvatore Ladu, e avete avuto questa capacità di partire per primi, ma si sono fatti degli errori, perché quando si verificava che praticamente non si spendevano i soldi, che vi erano delle difficoltà obiettive, soprattutto con la cassa depositi e prestiti, e i tempi si allungavano, ebbene, perseverare con i protocolli aggiuntivi che significato aveva? Perché perseverare con i protocolli aggiuntivi quando non si riusciva a spendere i soldi?
Quando si parla di indagine conoscitiva si intende che si firma un protocollo, e voi me lo insegnate. Il protocollo prevede che i pompieri, che il Prefetto, garantisce, che il Comandante dei Carabinieri garantisce che quelle aree praticamente sono sotto controllo, e quindi l'imprenditore può venire tranquillamente, che il comune dov'è inserita la struttura ha dei tempi tecnici perché non li può disattendere, se sono tre mesi per la licenza edilizia sono tre mesi. Queste cose dovreste saperle tutti quanti. Vedo che molti non le sanno e non le studiano però.
Io credo soprattutto che troppo spesso si sia verificato... Qui dentro si parla di morale, perché dovete consentire soltanto a pochi di parlare di morale? Si parla di morale e spendere in modo oculato i soldi pubblici e contribuire a creare sviluppo. C'è qualcuno che dice che ha una bacchetta magica e continua ad essere il trend negativo. Ho sentito l'altra sera, in quei dodici minuti aggiuntivi, che tutti i progressi elencati, pensate, persino nella sanità: le liste d'attesa non sono migliorate, le prestazioni sanitarie sono peggiorate, per quanto riguarda il deficit quest'anno è riaumentato, oltre 500 miliardi, con qualche imbroglio, in due aree particolari, oltre 500 miliardi di vecchie lire, anche sul giornale, 117 milioni di euro a Cagliari e 85 a Sassari, riportato in questi giorni; quindi è peggiorato. La spesa farmaceutica ristagna, nonostante le industrie farmaceutiche abbiano ridotto il prezzo delle cose; allora noi non abbiamo praticamente, non abbiamo riferimenti. Noi non stiamo facendo una critica, non vogliamo praticamente condannare, denunciare nessuno, sennò potremmo cominciare dall'ISGRA alla Graniti Sarda alla Sardigna Cristial, che doveva portare i grandi luminari e poi praticamente, producendo dalle altre parti ci sono inciucci di varia natura. Potremmo parlare, per esempio, delle bauxiti di Olmedo vendute per mille lire, potremmo parlare dei cento miliardi all'anno alla Carbosulcis. A chi volete responsabilizzare, forse a noi? Allora non c'è nessun calcolo. Noi riteniamo che in Sardegna peraltro, ecco l'impostazione forse errata, non esiste soltanto una zona interna. Ma non possono esistere neanche sei consorzi industriali praticamente nella provincia di Nuoro. Se volete vi leggo quali sono. Non si può impostare un discorso sulla 188 di dare praticamente in modo specifico delle risorse per quanto riguarda il consorzio, l'area industriale di Tortolì - Arbatax, e poi non spenderli, non avere gli imprenditori. Non si può continuare … (?) di fronte agli interessati, che è un fallimento, è un bluff per quanto riguarda la cartiera di Arbatax. L'ho detto prima ancora quando si parlava del fatto che poteva essere risolto il problema, perché è fallimentare la gestione.
E allora, vedete, in Sardegna esistono le zone interne ed esistono le zone caratterizzate da particolare depressione.
Caro Paolo, cosa vuol dire incentivare o dare contributi, dare risorse aggiuntive?
Silius. Da quando è andato via Giulini gli stiamo dando 40 miliardi all'anno perché ci sono solo le capre nel Gerrei! Ci sono solo le capre e quindi è un fatto di natura sociale, spinto soprattutto dall'estrema sinistra, da chi è nato e vissuto in quella zona. Perché io ero presente per questa battaglia, soldi, la Giunta Floris, quando era ministro Marongiu, ha dato 1000 miliardi alla Sardegna centrale. Verificare eventualmente se sono stati spesi bene o se in qualche buco ne troviamo soldi, così come li ha trovati la Dirindin 200, glielo dico, poi è stata zitta, ne ha parlato per trenta secondi, non l'ha detto più. Sono impegnati, praticamente, ci sono lettere, controlettere eccetera, deve recuperare gli altri 54 milioni del 2001 che non ci hanno ancora dato, e non fare le commissioni sull'ambiente, che è uno di questi capisaldi, come è stato fatto in questi giorni, in cui si mette un professore di lettere e non si mette il professor Sanna Randaccio che ovviamente stamattina si è lamentato, perché se partiamo dal presupposto che si vuol mettere gente qualificata e capace e si mettono gli asini o persone incapaci o non del mestiere e non si mette il direttore della scuola di medicina del lavoro, è una vergogna e nessuno può controbattere queste tesi! Io credo che non siano problemi di viabilità. La Corsica, dal punto di vista della viabilità rispetto a noi è negletta, hanno sei aeroporti però! La Corsica non ha impianto di depurazione, la Corsica non ha un mattatoio, viene in Sardegna attraverso Santa Teresa di Gallura e chiede l'autorizzazione alla Sardegna. E' un problema come vengono spesi i soldi, è un problema di trovare assieme delle soluzioni, ma assieme, in questo Consiglio, non delegando la Giunta che, di fatto, non crea condizioni tali per cui costringe a fare i ricorsi, e vedrete quello che succederà giorno dopo giorno quando si prevarica il ruolo del Consiglio e si modificano praticamente le cose, come in questi giorni nelle Commissioni competenti.
Io credo allora che valga la pena che noi valutiamo attentamente le situazioni, perché il Guspinese, secondo voi, non è una zona particolarmente depressa? C'è uno spopolamento nel Guspinese, vi sono delle aree come Ingurtosu, aree come Monte Vecchio che hanno quindicimila abitanti, diciottomila abitanti, ricche, vegete, eccetera, che oggi hanno soltanto il custode, c'è soltanto una lampadina. Vi sono altre aree come il Goceano. Ecco io credo che ci voglia questa volontà, ma senza pregiudizi né da parte nostra né da parte vostra. Abbiamo aperto una discussione su Ottana. Ottana non è diversa da altre realtà, però vale anche la pena in termini seri, corretti di impostare un discorso in modo da cercare di risolvere determinati problemi.
Quindi non c'è da parte nostra alcuna mala fede o tentativi di prevaricazioni, tentativi di individuare responsabilità. No, le responsabilità sono di tutti, sono nostre che non abbiamo saputo trovare soluzioni alternative, che era il termine più usato in questi dieci anni, alternativo. Lo abbiamo sempre detto…Ho finito, Presidente.
PRESIDNTE. Prego, onorevole Oppi.
OPPI (U.D.C.). La legge 268 all'articolo 14, minerometallurgico, manifatturiero, oppure soluzioni alternative, quando abbiamo chiuso tutto il settore estrattivo, pensavamo di scoprire la polvere da sparo, ebbene, di alternativo non abbiamo fatto un'iniziativa e abbiamo sperperato il denaro della Regione per non creare posti di lavoro, creando contenitori. Nel caso specifico oggi un contenitore è l'IGEA.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Solo pochissime osservazioni, anzi, ringrazio il collega Oppi perché gran parte del mio intervento è contenuto nel suo.
Io sono estremamente convinto che quanto viene denunciato essere avvenuto nella realtà della Sardegna centrale sia in gran parte vero, e cioè che ci sia stato sicuramente qualche abuso da parte di imprenditori poco affidabili nell'utilizzo di risorse pubbliche del contratto di programma della legge 17. Ma, come diceva il collega Oppi, quanto è avvenuto lì è avvenuto anche in tantissime altre parti della Sardegna, anche da noi, nel mio territorio, lui ricordava che c'è malessere, c'è una situazione di difficoltà, di sofferenza, di crisi vissute, di aziende che hanno chiuso e di processi di reindustrializzazione che non sono partiti, di imprenditori che hanno pensato di poter costruire aeroplani, di poter costruire la Ferrari, di gente che si è presa i soldi della 15, che è la legge che nel Nuorese è 17, da noi si chiama 15, perché è la legge che ha esteso la 17 a tutto il territorio regionale, e che poi non ha avviato gli investimenti, di impegni occupazionali assunti e poi non rispettati e riguarda tutto il territorio regionale, riguarda gran parte del territorio regionale.
Allora, la domanda che noi poniamo a voi è questa: si è utilizzato lo strumento dell'articolo 125, della Commissione d'inchiesta, in questo Consiglio esclusivamente - mi sfuggiva perché non ero ancora consigliere, da quando sono Consigliere regionale io, dal 1994, mai - per il caso Scomazzon. Io dico: ma pensate che le situazioni che voi denunciate essere presenti nel Nuorese e nella Sardegna centrale e che poi, anche a detta dei vostri interventi, sono simili a quello che è avvenuto in gran parte del territorio regionale, valga la pena di istituire una Commissione d'inchiesta esclusivamente perché la richiede un gruppo di consiglieri? Ma se questo fosse, noi potremmo istituire ogni settimana una Commissione d'inchiesta, per ogni argomento e per ogni tipo di situazione territoriale. Veramente io non trovo motivazioni di cui al comma 5 dell'articolo 125, non ne trovo motivazioni. Quali sono gli atti per cui riteniamo di dover indagare, che abbiano una specialità e una specificità per cui riteniamo che quello è un caso specifico per cui è necessaria una commissione d'inchiesta, se voi stessi sostenete che queste situazioni sono similari e presenti da tanto tempo in tutto il territorio regionale? Non ci sono motivazioni, se non una natura speculativa propagandistica di qualcuno che attraverso la Commissione d'inchiesta intende avviare un'iniziativa di tipo propagandistico. Ma fate una mozione, fate un'interpellanza, fate iniziative, avvaletevi dei poteri dei singoli consiglieri che su tutti quegli atti possono chiedere la documentazione e verificare e denunciare le scorrettezze. Ma voi pensate, invece, di fare una Commissione d'inchiesta che è una cosa speciale, che ha bisogno di essere condivisa realmente dal Consiglio, che non può essere trasformata in un fatto propagandistico, che è una cosa straordinaria che impegna l'Aula, impegna il potere politico che su quella si spende, e voi pensate di farla per una cosa che voi stessi dite non essere riservata a quell'area, una cosa diffusa e così via.
Veramente, secondo me, è irriverente nei confronti di questo Consiglio pretendere questo. E per di più presentate un articolato che prevede addirittura una spesa, mentre l'articolo 120, centomila euro stanziati per questa Commissione, quando addirittura nell'articolo che voi citate è previsto che perfino le trasferte, se è necessario, devono essere preventivamente comunicate al Presidente, invece voi prevedete addirittura una spesa!
A me paiono veramente fondate le argomentazioni politiche sulla grave situazione che c'è nel Nuorese e in altre parti del territorio, sul malessere e sul fatto che le risorse pubbliche spesso vengono spese non correttamente oggi, ieri e l'altro ieri, e quindi un po' coinvolge tutti, ma del tutto insufficienti le argomentazioni che prevedono per quell'area e per quella specificità una Commissione d'inchiesta. Insufficienti, totalmente insufficienti, addirittura prevedete un articolato con norme, punti, spese, addirittura anche risorse da stanziare per quell'obiettivo. Sinceramente io non credo. Facciamo un torto a quell'area, a quel territorio e a noi stessi se pensiamo di utilizzare questo strumento.
Ho detto, si vuole fare un...(?), si utilizzi una Commissione permanente, non si aggiunga qualcosa, si utilizzi la terza Commissione, le si chieda di andare a verificare che cosa è avvenuto. Chiediamo agli uffici di monitorare quello che è successo, un monitoraggio di quello che è successo in Sardegna con le risorse pubbliche, ma non si utilizzi uno strumento che, ripeto, sino ad oggi è stato utilizzato solo per un caso straordinario, specifico, quando io ancora qui non c'ero, per il caso Scomazzon, e lo si utilizza per le situazioni denunciate dalla 17 a Nuoro quando sono uguali alla 15 a Olbia, a Villacidro, a Tempio e a tutte le parti della Sardegna. Cioè mi pare una situazione che non giustifica la cosa, quando questi argomenti possono entrare...
Adesso il collega mi ricordava che tra l'altro c'è uno sciopero generale che riguarda quell'area e così via. Secondo me è improprio lo strumento che si vuole utilizzare, non ci sono le motivazioni per giustificare in quell'area, in quel territorio... Mi dicevano con una battuta, scherzando: "Ma ogni volta che si parla del Nuorese si parla di inchieste!" Io credo che sia, ripeto, anche un modo per non affrontare il problema seriamente, su come si utilizzano le risorse pubbliche in Sardegna, sulle situazioni di malessere, su zone interne, che non riguarda solo l'area centrale, riguarda il Gerrei, riguarda il Sarrabus, il Guspinese, riguarda tanti altri territori della regione, e sinceramente, ripeto, immotivate, quindi prive di motivazione, ingiustificata la spesa che voi prevedete nel vostro articolato, ingiustificato quell'articolato e quelle competenze perché sono fuori dal Regolamento che volete attribuire a questa Commissione, e quindi sono perché non si proceda, e caso mai l'unico elemento che si possa affidare a una Commissione di merito di affrontare il problema più complessivo di utilizzo delle risorse pubbliche, di informare l'Aula e di studiare, può essere uno strumento per consentire all'Aula di entrare in merito a quegli strumenti che ci siamo dati per verificare che cosa è avvenuto.
Rispetto a questo argomento mi pare, ripeto, un elemento proprio fuori luogo, non giustificato, e pertanto è da respingere la richiesta di istituire una Commissione con queste motivazioni. Non ci sono le motivazioni e non è sufficiente la firma di un terzo dei consiglieri per istituire una Commissione d'inchiesta, perché altrimenti qui ogni giorno si potrebbe istituire una Commissione d'inchiesta. Bisogna che la cosa sia condivisa realmente e ci siano motivazioni reali, non generiche affermazioni propagandistiche per sollevare un problema che può essere sollevato nell'Aula e pubblicamente attraverso altri strumenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Se fossi dovuto intervenire prima dell'onorevole Cugini certamente avrei chiesto il permesso ai consiglieri della provincia di Nuoro, perché mi pareva che l'argomento fosse confinato in un ambito ben delimitato e che le problematiche da affrontare fossero solo ed esclusivamente quelle relative all'area di Ottana. Poi, ripensando un attimino all'area centrale della Sardegna, mi sono ricordato - lo dico per conoscenza di quei colleghi che magari lo dimenticano - che quel territorio ha come epicentro Ottana, ma è un territorio estremamente più vasto. Per intenderci, lo dice la norma di quel territorio, ma è la norma che prevede che sia, preso il compasso Ottana, tutto ciò che è all'interno dei cinquanta chilometri da Ottana. Quindi, come capite, è un'area piuttosto vasta che arriva anche all'interno della provincia di Oristano, ma che va anche nella provincia di Sassari, e ovviamente gran parte della provincia di Nuoro.
Dico questo, mi dispiace che non sia presente l'onorevole Cugini, perché avendo fatto riferimento a una querelle elettorale è sfuggito forse all'onorevole Cugini che non c'era la battaglia di Sanluri al contrario lì, però c'è un territorio che, pur stando per una buona parte all'interno della Sardegna centrale, guarda caso è rimasta esclusa da quella Caporetto di cui ha parlato l'onorevole Pirisi. Ma questa è una questioncina che ci riguarda molto poco, certo è che dalle considerazioni che hanno fatto l'onorevole Cugini e successivamente tutti gli altri, il raggio d'azione della discussione si è ampliato fino ad arrivare alle considerazioni che l'onorevole Oppi ha fatto relativamente certo non solo a quella parte del territorio della Sardegna, ma a un territorio più vasto, che è quello credo che ci debba interessare tutti quanti.
E allora, con la chiarezza che ha sempre contraddistinto l'onorevole Pisu, anche troppa qualche volta, io parto da lì. L'onorevole Pisu ha detto testualmente che nella programmazione dell'attuale Giunta non c'era chiarezza sul futuro di quei territori. Io prendo atto. E' vero, lo ha rilevato l'onorevole Pisu, ma lo ha rilevato l'onorevole Alberto Sanna, lo hanno rilevato tutti i colleghi del centrosinistra e, peraltro, anche qualche collega del centrodestra. Quindi il problema va affrontato.
Ora, che la Commissione d'inchiesta sia lo strumento più giusto o che ce ne siano altri, o che questo Consiglio comunque si debba far carico di affrontare questo problema, beh, io credo che su questo siamo tutti d'accordo, così come siamo tutti d'accordo che probabilmente un po' di storia bisognerebbe farla su ciò che è successo in certe aree della Sardegna, ma non perché si debba fare il processo a qualcuno o a qualche forza politica o a qualche amministratore locale. No, per evitare di ripetere gli errori che sono stati commessi.
Allora qualcuno ha accennato al fatto che la piana di Ottana probabilmente non doveva vivere una stagione come quella, e male hanno fatto gli amministratori di allora a spingere perché in una delle zone più fertili della Sardegna potesse essere inserita l'industria e quel tipo di industria, i cui danni ambientali ancora non sono considerati. Ma il giorno che dovremo iniziare un'indagine, quella sì, per capire che cosa è successo lungo il Tirso e nel lago Omodeo, beh, probabilmente avremo veramente delle sorprese.
Io credo che invece sia da riprendere il discorso della piana di Ottana. Sì, cercare di capire quali sono le motivazioni che hanno provocato un certo fallimento, non dobbiamo negarcelo, onorevole Floris, ci sono delle situazioni che hanno veramente fallito, ma non hanno fallito solo nella piana di Ottana, perché tutti gli strumenti della programmazione negoziata, ove non fossero indirizzati e canalizzati con grande attenzione e ove non ci fossero degli imprenditori seri e attenti, hanno fallito in tutta la Sardegna. E questo è successo nella provincia di Nuoro, nella provincia di Oristano, Sassari e nelle altre quattro province di nuova istituzione. Quindi è un problema che esiste, e secondo me bene ha fatto il Governo in questo momento a bloccare qualsiasi contributo a fondo perduto, perché da lì nascono tutti i guai, soprattutto quando non c'è un attento monitoraggio dell'andamento della spesa.
Beh, l'avanzamento della spesa, però, ha una sua ragion d'essere nel momento in cui il soggetto responsabile verifica la spesa. Questo può essere un problema che si è verificato nella piana di Ottana e che forse si è verificato anche da altre parti, perché i soggetti responsabili, a suo tempo individuati, certe volte hanno operato nel migliore dei modi e con grande attenzione, altre volte non hanno fatto questo, e allora si è dato il via a tutta una serie di iniziative che poi sono state caratterizzate o dal fallimento o comunque dalla scarsa occupazione che c'è stata in quei territori.
Questa è la realtà delle cose, su queste cose noi dobbiamo stare veramente attenti. Lo dico agli Assessori che sono presenti, l'avrei voluto dire al presidente Soru, perché spesso e volentieri ci lasciamo andare tutti quanti col dire: "Quello non si deve fare, bisogna bloccare tutto". Bisogna avere certezza delle cose che si vogliono fare, ma soprattutto dentro il Consiglio regionale deve nascere l'idea di forza che deve spingere quei territori, e non mi si può dire, onorevole Maninchedda, che il problema è lo spopolamento delle zone interne, perché su questa materia...
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Non l'ho detto!
DIANA (A.N.). Guardi che non sto polemizzando, onorevole Maninchedda. Lei ogni volta che sente il suo nome probabilmente ha questo atteggiamento di sospetto. Non sto polemizzando, sto parlando delle zone interne. Il problema delloo spopolamento è un problema irreversibile, ce lo dobbiamo mettere in testa. E' irreversibile, dobbiamo fare i conti con questo problema, che non è solo un problema nostro, ma è un problema che riguarda gran parte dell'Europa. E allora la concentrazione nelle aree più ricche, a discapito delle zone più interne, di quelle meno evolute, è un fatto che, purtroppo, si sta studiando da troppi anni, ma nessuno è riuscito ancora a trovare la chiave di volta per garantire la permanenza nei territori d'origine. Questo non è possibile!
Allora con questo dobbiamo fare i conti noi, però dobbiamo fare delle scelte. Le scelte non sono facili e questo dibattito che oggi stiamo facendo in quest'Aula io credo che sia l'inizio di un percorso che noi dobbiamo comunque mandare avanti, perché non facciamoci la convinzione che tutto ciò che è stato detto oggi è il limite massimo oltre il quale possiamo arrivare noi. Io spero proprio di no, anzi, sono convinto, credo che questa classe politica e questa classe dirigenziale abbia le carte in regola per fare proposte attente, oculate, che non ci facciano ripetere gli errori del passato. Siamo tutti d'accordo credo, su questo, e quindi riconosciamo il fatto che errori ci siano stati, e per il futuro cerchiamo di commetterne di meno, perché questa è la realtà dei fatti.
Allora la Commissione d'inchiesta che ha spaventato mi pare, o comunque ha destato chissà quale problema ovviamente alla maggioranza, io in Conferenza dei Capigruppo mi sono anche permesso di suggerire altre cose, ma comunque, voglio dire, è un discorso che riguarda questo Consiglio regionale, è un discorso che riguarda le forze sociali, che riguarda le forze imprenditoriali, ma noi dobbiamo essere veramente attenti conoscitori del problema, ed ecco qui la richiesta dell'onorevole Capelli, noi vogliamo conoscere e vogliamo conoscere meglio, perché tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi probabilmente non sono sufficienti perché noi abbiamo un quadro d'insieme che ci possa permettere di essere soggetti non di valutazione ma soggetti che debbono proporre, soggetti che debbono trovare le soluzioni. Per fare questo ovviamente abbiamo necessità di una grande conoscenza dei problemi.
E' vero, il Centro regionale di programmazione da poco ha divulgato un documento importantissimo sullo stato di attuazione dei programmi, e facendo riferimento anche alle considerazioni dell'onorevole Alberto Sanna, che parlava dell'esperienza dei PIT. Onorevole Sanna, quel famoso documento che io criticai aspramente a suo tempo, nel 2000, prima che facessi parte di questo Consiglio regionale, che aveva sì individuato un criterio, ma poi si scoprì che il criterio individuato non era esattamente quello che questo Consiglio avrebbe voluto, e cioè quello di privilegiare quei territori che erano certamente in ritardo di sviluppo e che avevano, come elemento determinante, lo spopolamento, abbiamo scoperto solo dopo che la città di Cagliari aveva un grado di spopolamento più alto di tutti gli altri territori. Questo ha creato dei problemi. Allora l'attenzione era massima per le zone interne, poi però gli strumenti che sono stati adoperati non erano quelli coerenti con le necessità dei territori. Allora, per concludere, perché credo che ormai il dibattito sia ormai terminato, io invito il Presidente, il Consiglio, i Capigruppo, proviamo, può essere una Commissione consiliare? Può essere un'altra Commissione creata ad hoc per questo? Possono essere interessati, credo che debbano essere interessati gran parte dei consiglieri che sono, come dire, più propositivi, quelli che hanno maggiori, come dire, beh, insomma, sono più portati ad affrontare una materia come questa perché non tutti credo che siano fondamentalmente attrezzati per affrontare una materia come questa, per cui io credo che questo Consiglio abbia tutte le caratteristiche, abbia le professionalità, le capacità per poter mettere in piedi qualcosa che sia l'indirizzo vero e proprio per la Giunta, per seguire anche il consiglio dell'onorevole Pisu, che questa Giunta ha bisogno di essere spronata e ha bisogno di indirizzi forti e pressanti per poter risolvere i problemi della Sardegna centrale, ma non solo della Sardegna centrale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi consiglieri, la Giunta guarda con attenzione e con rispetto alle decisioni che il Consiglio regionale assumerà in materia sulla richiesta di istituzione di una Commissione d'indagine, di inchiesta sull'indagine conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne della Sardegna. Questo non significa naturalmente che la Giunta regionale non partecipi a questo dibattito e che comunque, qualunque sia la decisione del Consiglio, non farà mancare il suo apporto di idee, di progettualità e di analisi. Per chi, come me, ha fatto parte della Commissione d'indagine del Consiglio regionale sui particolari fenomeni di criminalità nelle zone interne della Sardegna, un'esperienza per me di straordinaria importanza, che mi ha visto appunto far parte di quella Commissione assieme a tanti autorevoli colleghi; ricordo Antonello Soro, l'onorevole Anedda, il Presidente Catte, che vide la partecipazione della cultura sarda, un impegno molto forte da parte degli intellettuali sardi, ma anche di tutte le istituzioni. Beh, per chi come me ha fatto parte di quella Commissione naturalmente non può non fare una constatazione e cioè che quella Commissione di indagine scaturì da una situazione politica, economica e culturale profondamente diversa rispetto all'attuale. Quella Commissione di indagine fu una conquista e non un'elemosina. Fu una conquista perché scaturì da un profondo coinvolgimento delle popolazioni non solo dell'interno, della classe politica delle istituzioni, delle parti sociali e sindacali, e quella mobilitazione fu capace di far diventare il tema dello sviluppo delle zone interne, il tema delle zone interne un tema centrale nel dibattito politico e culturale della Regione.
Grazie a questa centralità furono presentate in Consiglio diverse mozioni da parte di tutti i Gruppi consiliari, e da quelle mozioni scaturì un dibattito quanto mai interessante, quanto mai importante, e a seguito di quel dibattito scaturì un ordine del giorno che portò all'istituzione della Commissione di indagine. Oggi io penso che la situazione sia profondamente cambiata. Quella mobilitazione non c'è, onorevole Capelli, non c'è il coinvolgimento delle parti vive della società sarda. Oggi, anzi, quello che si può percepire nelle zone interne, è molto spesso una condizione e uno stato d'animo di amarezza, di delusione e, in qualche caso, anche di frustrazione.
Io penso che il Consiglio, nell'affrontare questo tema, debba porsi alcune domande. La prima: a distanza di oltre trent'anni dalla conclusione della Commissione medici, e a distanza di oltre quindici anni dalle conclusioni della Commissione di indagine del Consiglio regionale, quelle analisi, quelle conclusioni sono ancora attuali? Ed ancora: quanto di quelle conclusioni e di quelle indicazioni hanno trovato concreta attuazione da parte del Governo regionale e da parte del Governo centrale? Queste mi pare che siano le domande che il Consiglio regionale deve porsi prioritariamente.
Per quanto riguarda le analisi, gran parte di quelle analisi si incentrarono sul fenomeno criminale. Oggi il fenomeno criminale in Sardegna si è profondamente modificato, basti pensare al fenomeno del sequestro di persona, oggi fortunatamente debellato, proprio perché sono state fortemente incentivate le capacità investigative e hanno reso quel reato non pagante. Per quanto riguarda poi le analisi, io voglio ricordare solo una concezione che fu completamente eliminata da parte di quella Commissione; fu cioè cancellata una concezione pauperistica del fenomeno criminale, cioè una concezione che metteva in relazione le condizioni di sottosviluppo con la criminalità. Fu cancellata cioè l'equazione "sottosviluppo uguale criminalità". Così non era allora e così non è assolutamente oggi.
Per quanto riguarda le indicazioni, le indicazioni furono molto precise, io invito i consiglieri a rileggersi le conclusioni di quella Commissione di indagine, furono individuate sei grandi strategie per lo sviluppo. La prima: si parlava di completamento della riforma agro-pastorale, lungi dall'essere stata completata oggi il comparto agro-pastorale rappresenta meno del 4 per cento del prodotto interno lordo in Sardegna, cioè il peso dell'agricoltura e della pastorizia nella nostra Regione è meno rispetto a tutte le altre Regioni italiane. La seconda: si parlava di ripresa del processo di industrializzazione, oggi ci troviamo di fronte alla desertificazione industriale, vedi Ottana. Terzo: si parlava di espansione dell'industria turistica, e già allora, così come oggi, si parlava della necessità di integrare il turismo costiero con quello montano, e si parlava anche di sviluppare i beni archeologici e culturali come strumento per incentivare la presenza turistica nelle zone dell'interno. Quarto, e questa fu un'intuizione quanto mai importante: si individuava nella cultura, e quindi nella necessità di spendere in sapere, in conoscenza e in innovazione, lo strumento di sviluppo di quelle zone, e si individuava nell'Università, nella creazione, nella nascita dell'Università a Nuoro uno strumento di straordinaria importanza; si pensava al terzo polo universitario in Sardegna. Oggi forse quel terzo polo non esiste, l'Università a Nuoro non è sicuramente un'università di qualità, molto spesso si tratta di semplici dependance di Cagliari e di Sassari, e molto probabilmente in alcuni casi si tratta di un ripiego per professori senza cattedra.
Si dà una grande importanza all'ambiente. La tutela dell'ambiente è in stretta relazione, come osservava l'onorevole Pirisi, alla tutela dell'ambiente; veniva individuato nella creazione, nella nascita del parco del Gennargentu, lo strumento di tutela ma anche di sviluppo per quelle realtà. Oggi, a distanza di quindici anni, continuiamo a discutere sullo strumento del parco del Gennargentu quale strumento di tutela e di sviluppo per quelle aree.
Ecco, onorevoli consiglieri, quelle analisi e quelle indicazioni sono, a mio modo di vedere, ancora attuali, il problema è sapere quanto di quelle indicazioni ha trovato concreta realizzazione, io penso assai poco. E allora io non so, la Giunta non sa, e su questo naturalmente non è chiamata ad intervenire, se la Commissione di inchiesta sia lo strumento necessario, se sia ancora uno strumento necessario di fronte alla possibilità, di fronte all'attualità di quelle analisi, di quelle indicazioni che sono scaturite dalle precedenti commissioni d'indagine. Su questo il Consiglio deciderà nella sua piena autonomia. Noi diciamo che il ruolo e la funzione della Giunta sarà quello di fare in modo che negli strumenti ordinari di governo, negli strumenti della programmazione, negli strumenti di bilancio, nel Dpef, nel nuovo piano regionale di sviluppo, queste tematiche dovranno trovare una loro precisa collocazione. Queste tematiche, a nostro modo di vedere, non necessitano di interventi straordinari, ma ancora una volta si tratterà di trovare il modo che queste soluzioni trovino la loro concreta attuazione negli strumenti ordinari di governo.
PRESIDENTE. Era l'ultimo intervento, colleghi, io penso che dovremo procedere alla votazione, provando a farci guidare dal buon senso perché tutta questa vicenda è una vicenda che utilizza l'articolo 125 in una maniera che io ritengo non perfettamente congrua. La proposta è una proposta presentata ai sensi del comma 4 dell'articolo 125, avrebbe dovuto essere valutata perché i contenuti devono essere quelli previsti dal comma 5 sempre dell'articolo 125, e non è così. In più contiene, come allegato, un articolato che è altra cosa, che diventa quasi una proposta di legge. Quindi bisogna che ci facciamo guidare un pochino dal buon senso, posto che non c'è stata la possibilità di trovare un modo diverso per istituire e costituire una Commissione, così come è previsto dall'articolo 125, per cui c'è dissenso sull'istituzione della Commissione e certamente c'è un dissenso, che è emerso nel dibattito, sul contenuto della Commissione stessa.
Quindi, io a questo punto metterei in votazione la richiesta di istituzione di una Commissione di inchiesta facendo pronunciare il Consiglio, ritenendo che l'articolato sia in modo improprio collegato alla richiesta di istituzione di Commissione di inchiesta, così come gli emendamenti proposti all'articolato, che prevede anche uno stanziamento di 100 mila euro a carico del bilancio del Consiglio per il funzionamento di questa Commissione, produce un precedente che, secondo me, andrebbe valutato molto attentamente, però il Presidente non ha altro strumento, a questo punto, dopo una discussione durata l'intera giornata, che mettere in votazione le proposte.
Onorevole Maninchedda, su cosa intende parlare? Dichiarazione di voto, a questo punto.
LA SPISA (F.I.). Ci sono emendamenti?
PRESIDENTE. Ci sono anche emendamenti a un provvedimento e a un testo di legge che non è un testo di legge.
LA SPISA (F.I.). Vorrei parlare sul Regolamento.
PRESIDENTE. Sì, sul Regolamento può parlare, anzi, se ci aiuta, insomma, ci fa una cortesia, onorevole La Spisa, se è per aiutare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sul punto specifico della votazione. Lei ha detto, Presidente, che la proposta dell'istituzione di una commissione speciale d'inchiesta è formulata in modo incongruo; vorrebbe però far mettere subito in votazione la richiesta. Quindi sul Regolamento credo che sia giusto verificare se attraverso emendamenti già presentati, o eventualmente integrazioni di altri emendamenti, possano essere eliminate quelle parti che rendono incongrua la richiesta, e che poi possano portare ad una votazione che sia effettivamente, credo, indirizzata sull'unico punto su cui il Consiglio può dire qualche cosa. Perché? Perché il comma 4, che è quello centrale, dice che il Consiglio istituisce in ogni caso; mentre nel primo, nel secondo e nel terzo comma si prevede che il Consiglio deliberi un'inchiesta, quindi sulla base, è presumibile, anche della richiesta di un solo consigliere, il quarto comma introduce la possibilità, invece, non la possibilità, l'obbligatorietà dell'istituzione della Commissione d'inchiesta quando i presentatori siano un terzo dei consiglieri, subordinando il realizzarsi di questa fattispecie al fatto che ci siano comunque delle motivazioni adeguate.
Credo quindi che il Consiglio possa giudicare quando si tratti di una proposta formulata da un terzo dei consiglieri, possa giudicare soltanto sull'esistenza o meno di motivazioni adeguate al comma quinto. Quindi se questo soltanto è il problema, il fatto che ci siano delle questioni che rendono incongrua o impropria una parte della richiesta, ad esempio uno stanziamento di fondi per il funzionamento, che certamente non può essere deliberato, non può essere attivato con una delibera del Consiglio regionale su questo tema, ma richiederebbe una legge, quindi si può stralciare tutta quella parte, ma sul fatto che esistono le motivazioni, il Consiglio deve esprimersi su questo fatto avendo presente il testo e gli eventuali emendamenti. Quindi credo che anche proceduralmente prima di fare dichiarazioni di voto, prima di mettere in votazione, si tratta di eventualmente vedere se attraverso questi emendamenti sia superato il problema e si possa convincere il Consiglio che le motivazioni esistono, e dico, bisogna valutare se le motivazioni esistono, non si può accettare che le motivazioni vengano in qualche modo criticate.
Uno può essere d'accordo o no, onorevole Marrocu. Voi avete espresso perplessità sul fatto che si possa istituire una commissione di inchiesta, però il Regolamento lo consente, e se si deve comunque istituire, anche se la maggioranza non è d'accordo basta un terzo del Consiglio. Questo io lo dico anche per una questione che riguarda il futuro, e riguarda una prerogativa che qualunque minoranza deve poter avere rispettata a prescindere dal caso concreto.
PRESIDENTE. Dunque, se non ho capito male, lei chiede di mettere in votazione le motivazioni che stanno alla base dell'istituzione della Commissione di inchiesta. Io sono anche d'accordo su questo. Vi pregherei di non rifare una discussione che abbiamo già fatto in Conferenza dei Capigruppo questa mattina sulla procedura.
Onorevole Capelli, su che cosa intende intervenire?
CAPELLI (U.D.C.). Un contributo per...
PRESIDENTE. Che sia un contributo. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Mi limito semplicemente, Presidente, a far notare che l'obbligatorietà è data dal numero dei sottoscrittori, come è previsto dal Regolamento, e non dal merito, tant'è che le valutazioni da lei fatte sarebbero state opportune prima di decidere o meno l'iscrizione all'ordine del giorno della richiesta, ma si pone all'ordine del giorno, come appunto dice il comma 5, entro trenta giorni, per la nomina o l'eventuale delega al Presidente del Consiglio, non per esprimere valutazioni di merito.
Ecco perché, a mio avviso, Presidente, non c'è da votare né eventuali motivazioni né eventuali formulazioni. La richiesta è stata fatta in due modi e il Consiglio, il Presidente avrebbe dovuto valutare quale delle due vie seguire, la semplice richiesta o un articolato di legge, ed escludere o l'una o l'altra od entrambe, ma è stato portato all'ordine del giorno.
Quindi ritengo che se è stata portata all'ordine del giorno sia giustamente stato interpretato l'articolo 125, commi 4 e 5, per cui io non credo che si debba procedere a un voto, ma semplicemente alla valutazione di un eventuale ordine del giorno che deleghi il Presidente alla nomina dei componenti nel rispetto della proporzionalità delle forze politiche presenti in Consiglio, e a nient'altro. Nel merito del comma 4, dove si costituisce in ogni caso la Commissione, credo che sia stato abbastanza analizzato, e quindi la Commissione dev'essere istituita.
PRESIDENTE. Bene, intanto l'intera richiesta non si valuta per parti, se ne accoglie un pezzo e l'altra parte la si lascia per aria. Si presenta un'unica richiesta con una sorta di relazione introduttiva, e poi un articolato.
CAPELLI (U.D.C.). Era da valutare prima questo!
PRESIDENTE. Mi lasci dire, onorevole Capelli, perché lei ha parlato; la questione che lei dice della istituzione comunque, che dice anche l'onorevole La Spisa, è una questione fondata nel comma 4 dell'articolo 125, che tuttavia per essere accolta e perché venga istituita dal Consiglio deve rispondere alle caratteristiche di cui al comma 5, cioè dev'essere motivata quando riguardi atti della Regione o delle aziende e degli enti da essa dipendenti, che non mi sembra il caso in questione.
Allora, siccome è un pochino più complessa la vicenda, io chiedo che il Consiglio si pronunzi sulla motivazione, che è esattamente ciò che diceva l'onorevole La Spisa, se cioè ci siano i fondamenti e i presupposti di cui al comma 5 perché la Commissione d'inchiesta venga istituita.
Se i fondamenti non vengono ritenuti tali si ripresenta, e lei riformulerà una richiesta ai sensi dell'articolo 125 del regolamento e l'ufficio assemblea sarà più attento a utilizzare tutti i filtri necessari perché non arrivi in assemblea così come è arrivata oggi, con la discussione politica importante che c'è stata, e con numerose riunioni della Conferenza dei Capigruppo. Quindi io sono perché il Consiglio a questo punto si pronunzi, e quindi evitando al Presidente la responsabilità di accogliere o di respingere. Quindi mettiamo ai voti la motivazione contenuta nella proposta che abbiamo discusso per l'intera giornata.
Prego i colleghi di votare. Siamo in fase di votazione sulle motivazioni. Chiedo ai colleghi se vogliono fare dichiarazioni di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei chiedere la parola sul Regolamento, nel senso che mi sembra che il comma 5, Presidente, attribuisca alla Presidenza del Consiglio il compito di decidere se ci sono le motivazioni o meno, perché se così non fosse, Presidente, e cioè se non fosse in mano al garante del Consiglio regionale la scelta e la decisione, si correrebbe il rischio che ogni volta sia una parte politica ad esprimersi. Quindi quand'anche la richiesta fosse "adeguatissimamente" motivata dal punto di vista logico, la parte politica potrebbe sempre esprimersi per bocciarla, e a quel punto non ci sarebbe mai la possibilità di utilizzare l'articolo 125 del Regolamento.
Quindi credo che più opportunamente la scelta sia in capo al Presidente del Consiglio che decide se esistono gli estremi perché la richiesta possa essere adottata, e quindi possa essere nominata la Commissione, o se non esistono.
Io credo che l'intera Aula si atterrà a quello che il Presidente del Consiglio decide, e credo che più opportunamente sia il Presidente del Consiglio e non l'Aula a decidere per motivazioni di carattere politico.
PRESIDENTE. Insomma, questa discussione poteva essere fatta stamani, e l'abbiamo fatta, in Conferenza dei Capigruppo. Dalla Conferenza dei Capigruppo siamo usciti con una proposta di sospensione della discussione e della conseguente votazione per consentire anche la riformulazione della richiesta. Si è scelta un'altra strada, che è quella della discussione, che abbiamo fatto, con oltre venti interventi. A questo punto dire: "Abbiamo fatto un po' di ginnastica per una giornata intera", ottanta e più consiglieri, tutto il sistema d'apparato, mezza Giunta, "però adesso il Presidente decida", mi sembra che sia forse anche più democratico e più rispettoso del Consiglio una votazione sulle motivazioni, e cioè sul fatto se le motivazioni stiano all'interno di quanto previsto dall'articolo 125 e dal comma 5 nello specifico. Quindi io sarei per mettere in votazione.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Gli emendamenti, onorevole La Spisa, cadrebbero se non ci sono le motivazioni, e in ogni caso un articolato diventa un'altra cosa.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io sempre con l'intento di aiutare e non di creare dei problemi, l'articolo 125 prevede due differenti fattispecie, e cioè quella del comma 1, in cui il Consiglio delibera se aprire l'inchiesta, quindi correttamente il Consiglio può votare se aprire o meno l'inchiesta, ma poi, se istituire la Commissione d'inchiesta non è più una competenza del Consiglio, è un atto dovuto sulla base del comma 4, a meno che lei non ritenga che non sussistono le motivazioni perché si possa istituire la Commissione d'inchiesta.
Quindi io riterrei che il fatto che lei sia garante del Consiglio in questo, sia una tutela del Consiglio, non una richiesta di metterle in carico delle responsabilità aggiuntive; nel senso che se in un'altra circostanza ci fosse una mozione assolutamente documentata secondo la sua idea, secondo quella dei consiglieri e secondo quella degli uffici, e se lei rimettesse sempre al Consiglio la decisione sull'istituzione della Commissione d'inchiesta ex comma 4, sarebbe una decisione politica e non una decisione di garanzia come quella che invece viene posta in carico alla Presidenza del Consiglio.
Ecco, questo io vorrei sottolineare, che ci sono due fattispecie diverse, una è quella del comma 1, sul quale è giusto che il Consiglio si pronunci e decida se aprire o no l'inchiesta, ma quella del comma 4 non credo che sia una competenza che deve essere poi delegata in fase di votazione del Consiglio.
PRESIDENTE. Piuttosto che continuare la discussione io propongo una sospensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Io chiedo di intervenire perché il Presidente nella prima parte ha detto: "A mio parere non ci sono elementi e motivazioni che giustifichino l'istituzione della Commissione", però accogliendo una richiesta che veniva da un collega, ha chiesto il conforto dell'Aula. A me pare che questo sia un fatto normale se il Presidente ritiene che non ci siano le motivazioni, però, dato che su questo argomento c'è stata una discussione in questa Assemblea che è durata l'intera giornata, chiede il conforto dell'Aula. È un po' come avviene quando rispetto a una discussione che avviene sull'ammissibilità o meno dell'emendamento, il Presidente poi chiede all'Aula il conforto su una sua decisione.
Io penso che invece si possa votare e confermare il giudizio di inammissibilità perché è immotivata la richiesta ai sensi del quinto punto dell'articolo 125.
CAPELLI (U.D.C.). Ci si iscrive con l'elettronico o per alzata di mano?
PRESIDENTE. Lei ha già parlato. Su che cosa intende intervenire? Non c'è un dibattito aperto; stiamo discutendo. Onorevole Capelli, non le do la parola, si accomodi, è già intervenuto sul Regolamento.
CAPELLI (U.D.C.). Sono intervenuti altri colleghi.
PRESIDENTE. Sono intervenuti sul Regolamento come lei. L'ha già fatto, grazie, conosciamo la sua opinione, a meno che non ci voglia fare una proposta nuova. Se ha una proposta nuova da farci io sono disposto a darle la parola, altrimenti l'abbiamo ascoltata a lungo.
CAPELLI (U.D.C.). Proprio me non mi ha ascoltato a lungo. L'ulteriore contributo era che se le crea qualche…
PRESIDENTE. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Qualche problema all'articolato. Non capisco perché quando chiedo la parola io è sempre un po' nervoso, ma comunque...
PRESIDENTE. Prego onorevole Capelli, di che cosa sta parlando?
CAPELLI (U.D.C.). Se serve ritirare l'articolato facente parte della proposta, ritiro l'articolato e tengo la proposta nella sua formulazione iniziale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Per quanto riguarda le motivazioni portate dal collega Marrocu, è chiaro che questo articolo tutela le minoranze e non le maggioranze.
PRESIDENTE. Grazie. Io non sono nervoso onorevole Capelli, e penso che lei non possa ritirare un articolato dopo una giornata di discussione.
CAPELLI (U.D.C.). Infatti tengo la prima parte, c'è un emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. E' parte integrante della proposta, e per quanto mi riguarda non è accoglibile, ha una procedura assolutamente improponibile perché diventa una legge, così come lei l'ha proposta, gli emendamenti soppressivi possono essere ammessi qualora discutessimo un articolato con le procedure degli articolati.
Quindi a conferma del fatto che lei lo ritiene un articolato ci sono gli emendamenti che lei ha presentato. Io ritengo tutto questo assolutamente innovativo, nuovo, per non dire inusuale. Quindi io chiedo al Consiglio che si pronunci sull'accoglimento o meno delle motivazioni.
Ci sono dei colleghi che sono iscritti a parlare credo per dichiarazione di voto. A questo punto chiedo ai colleghi se confermano le iscrizioni: Balia, Sanna, Maninchedda e più.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Intervengo per dichiarazione di voto, per dichiarare decisamente il mio voto contrario rispetto alla proposta di istituzione della Commissione d'inchiesta. A dire il vero mi sentivo anche abbastanza stimolato ad intervenire sull'articolo 125 perché da un lato prima si invoca la sovranità del Consiglio, dall'altro lato poi si tende ad evitare il voto del Consiglio regionale dicendo che tutto va delegato al Presidente, ma in ogni caso si tende a dimenticare il comma 5 laddove con chiarezza viene esplicitato che la richiesta si intende motivata quando riguarda atti della Regione o degli enti o aziende da essa dipendenti, cosa che non risulta in questo senso né dall'articolato, e di articolato chiaramente si tratta, tant'è che l'articolo 5 presentato parla di "la presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione", ma non è aderente neanche con la relazione, di questo credo si tratti, che accompagna l'articolato medesimo che, in ogni caso, deborda rispetto alle condizioni previste dal comma 5 dell'articolo 125.
Nel merito voto contro, perché? Molta enfasi, molte ipotesi di strumentalizzazione; alcuni interventi poi dimostrano quasi l'ineluttabilità di un disastro laddove si dice che, qualunque cosa e qualunque atteggiamento noi assumiamo, vi è un percorso quasi obbligato che porta a far sì che le popolazioni delle zone interne della Sardegna abbandonino i propri territori al di là degli interventi che la Regione dovesse eventualmente compiere su di essi.
Allora io mi chiedo il perché della proposta. Vale la pena di dire "tanto rumore per nulla". Probabilmente quella che viene pomposamente chiamata Commissione d'inchiesta potrebbe semplicemente essere sostituita con una specie di osservatorio permanente sulla spesa e sulle occasioni di sviluppo mancate.
A proposito di PIT, che in questa sede sono stati impropriamente richiamati e che pareva che affondassero le proprie possibilità di spesa esclusivamente sul tasso di spopolamento dei territori, per cui Cagliari poteva fare voce grande in quanto territorio spopolato, anche se tutti sappiamo che lo spopolamento deriva, è soltanto a favore dell'hinterland dello stesso Cagliaritano, voglio ricordare che il criterio che veniva indicato con i PIT era anche quello che poneva in relazione i territori della Sardegna in relazione al settantacinque per cento del prodotto interno lordo che si fosse verificato nei territori medesimi.
In questo caso proprio la città di Cagliari debordava da quel parametro, mentre all'interno di quel parametro restavano le zone interne della Sardegna. Però si è accomunato quel parametro ad essi, per cui lo si è reso quasi inutile.
Però, vede Presidente, già dalla difficoltà a comprendere di che cosa si tratti, se di un articolato o altro, oggi si propone il ritiro dei cinque articoli di legge che accompagnano la relazione, la sensazione è che con la proposta di istituzione di una Commissione d'inchiesta si voglia più compiere un'operazione di intelligence e di investigazione privata che assumere verifiche e dati politici ad uso della pubblica amministrazione. Per cui, con questa logica, naturalmente il voto non può che essere contrario sia nell'ipotesi che si tratti di articolato...
PRESIDENTE. Onorevole Balia, ha finito il suo tempo, prego.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, ho concluso. Dicevo sia nell'ipotesi che si tratti di articolato, sia nell'ipotesi, invece, che l'articolato venga stralciato dalla relazione di accompagnamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Intervengo molto brevemente per preannunciare il mio voto di astensione su tutte le votazioni concernenti il provvedimento in esame. Lo dico per non intervenire anche ad ogni singola votazione, perché è un provvedimento al quale non ho partecipato né nella fase istruttoria né in quella di discussione in Aula, un provvedimento di cui non conosco il contenuto, e trattandosi di provvedimento che, da quello che ho capito, dalle ultime battute, che riguarda proprio il territorio delle zone interne, sul quale avrei certamente da dire qualcosa, essendo stato insediato oggi nella mia funzione mi dispiace ma, come si suol dire, a scatola chiusa non sono disposto ad avvallare nessun provvedimento da chiunque provenga. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Molto brevemente Presidente e colleghi. L'opera citata dall'onorevole Vargiu, del professor Sassu, utilizza molto gli atti parlamentari.
Noi sottovalutiamo molto queste cose, ma poi, quando gli studiosi ripercorrono e ricostruiscono, utilizzano gli interventi pronunciati in Aula come fonte. E allora a onore della verità, a mio avviso, perché dico che concordo con ciò che il Presidente afferma di un difetto di motivazione? Provo a concretizzarlo. Perché tutto quel che c'è da sapere, colleghi, lo sapete già e l'avete anche dimostrato negli interventi, e se c'è qualcosa su cui indagare, forse sul potere regionale, facciamo alcuni esempi. La gran parte delle leggi di incentivazione hanno le procedure affidate alle banche, lo sappiamo tutti, e questo ha determinato un grande affare per le banche, con un difetto di trasparenza che invece era esattamente l'obiettivo che noi volevamo raggiungere. Allora non si sa questo, questo si sa, e su questo possiamo intervenire, non abbiamo bisogno di fare una Commissione d'indagine.
Ancora, è stata detta una cosa assolutamente non fondata. Dice: "L'industrializzazione nel centro Sardegna è fallita per inefficienze". Io sono disposto ad accedere a confronti di tipo storico su questo. La chimica è fallita per difetto di potere che l'abbia difesa, perché la storia della chimica, che è stata anche scritta in Sardegna, dimostra, perché c'era lo Stato dietro, che non c'è stato un potere politico che l'abbia difesa, ed è la stessa storia del latte. Quando all'inizio di questa Legislatura si è detto che il latte o entra nella materia statutaria o fallisce, si è riso. Oggi si deve ammettere una cosa straordinaria: che in tutti i paesi d'Europa dove c'erano leader produttivi c'è stato un potere che ha detto: "Siccome io produco molto voi mi date le quote". L'unica regione che era egemone nella produzione di un prodotto, ma che non aveva un potere a difenderlo, è questa. Sappiamo tutto quello che ci serve, tutto, e se c'è un'inchiesta da fare è sulla realtà del potere regionale. La chimica nel centro Sardegna non è fallita completamente, ha avuto una ricaduta sociale che è rilevante. Faccio un altro esempio. Noi, sul versante energetico, potremmo recuperare gli investimenti industriali fatti, però il "Cip 6" ce l'ha la SARAS, per la quale noi patiamo un grave svantaggio ambientale, lo Stato paga alla SARAS la produzione di energia elettrica con i derivati dalla raffinazione, la Sardegna non ha un vantaggio economico dalla produzione di energia, che invece è a più alti costi. Queste cose non si sanno? Si sanno. Non abbiamo bisogno della Commissione d'inchiesta. C'è un difetto di motivazione, e lo spopolamento non è assolutamente definitivo. Se volete ci confrontiamo. Ci sono regioni d'Europa che hanno invertito la posizione, l'hanno invertita perché c'è stata una politica che ha riportato i servizi laddove c'erano, e l'ha fatto con risorse pubbliche, con interventi diretti della Regione.
Io difendo la necessità dell'intervento diretto della Regione Sarda nel Nuorese, e se credete che sia infondato, guardate, si dice: "Non è un problema di risorse". Bene, l'Assessorato regionale alla programmazione ha pubblicato una cartina che rivela quanto negli anni il Nuorese abbia preso meno di tutte le altre regioni della Sardegna, fatte salve alcune regioni marginali, e siamo nell'ordine non della metà, ma molto meno della metà. Sono dati pubblici, e io vorrei vedere se dal prossimo bilancio regionale, dopo l'annunciata giustizia del riequilibrio territoriale, le cifre si spalmano sul territorio regionale, perché è dal 1300 che la Sardegna fa la periferia delle due città. Le sappiamo queste cose, non c'è bisogno di una Commissione d'inchiesta, e questo l'ho detto non per polemizzare coi colleghi ma perché rimanga agli atti, e domani non venga un professore mio collega a dire che la nostra conoscenza dei fatti era limitata e inquinata magari dalle deformazioni di parte, perché su queste cose sono sicuro che siamo d'accordo. Sappiamo entrambi che non c'è bisogno di approfondirle con una Commissione d'inchiesta ma semplicemente facendo le leggi qua dentro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Io, se devo fare una dichiarazione di voto, la mia dichiarazione è che non partecipo al voto perché non vorrei legittimare una scelta sbagliata e un'interpretazione sbagliata del Presidente del Regolamento.
Ne approfitto per dire che le motivazioni per la richiesta di questa Commissione d'inchiesta sono agli atti di questo dibattito, le avete dette voi le motivazioni che giustificano la richiesta di questa Commissione d'inchiesta, che è la stessa richiesta che fu fatta e sottoscritta da diversi consiglieri nella passata legislatura, di cui presumo i firmatari di allora conoscessero benissimo il contenuto. Io credo che siamo in difetto di interpretazione del Regolamento, in difetto di democrazia, perché qui il Regolamento lo si interpreta a seconda delle parti.
Io credo che quello che ha detto l'onorevole Maninchedda sia corretto, sia giusto, non è giusto solo il fatto che non possiamo entrare nel sistema del credito, perché il sistema del credito non è formato solo ed esclusivamente dalle banche, alle quali non partecipiamo più nel capitale. C'è la SFIRS per esempio, che partecipa alle iniziative industriali, e al quale possiamo comunque accedere per avere le opportune giustificazioni, così come le motivazioni sono nella relazione, nell'intervento dell'onorevole Dadea. Lui stesso ha illustrato delle serie motivazioni di cambiamenti. Prima un'industrializzazione, ora un'industrializzazione che non c'è, per esempio, ma c'è un contenuto particolare nella richiesta, se avete la cortesia di leggerla attentamente, che non si fa un esame delle popolazioni, non si mette sotto processo o si fa un esame approfondito del malessere o della criminalità, non si citano queste cose, appartengono alle commissioni d'inchiesta precedenti queste cose, opportunamente sviluppate, ben sviluppate, con ottimi suggerimenti che non sono stati messi in essere. Perché non sono stati messi in essere? Si chiede oggi di chi è la responsabilità? Perché, vede Assessore Dadea, quando si dice che la responsabilità è di tutti, diventa che la responsabilità è di nessuno. Allora è opportuno che questo Consiglio individui bene dove si è inceppata la catena, individui di chi sono realmente, una volta per tutte, una volta ogni tanto, le responsabilità, del perché i denari non sono finiti nelle aziende, ma per esempio nelle agenzie, perché sono finiti quei denari, quei flussi finanziari, a rendere sempre più remunerati molti consigli di amministrazione che dovevano studiare il tema? Allora io questa responsabilità non ce l'ho e non la voglio, ma voglio individuare una volta per tutte di chi è quella responsabilità, del perché quei denari non sono andati in occupazione, del perché i corsi di formazione fantasma hanno portato via, hanno iugulato, hanno assorbito le risorse stanziate per l'occupazione e l'industrializzazione. Questo chiede la Commissione d'inchiesta. Non è un esame della popolazione, è un esame di chi ha amministrato quei denari. Capire, conoscere, perché chi doveva mettere a frutto quei denari non l'ha fatto. Quegli amministratori, quelle amministrazioni, quegli enti, non è un esame della popolazione. La popolazione vuole capire e sapere di chi è la responsabilità. Non vuole essere messa sotto una lente d'ingrandimento la popolazione, ma vorremmo mettere sotto una lente d'ingrandimento il sistema e dare finalmente risposte a quella gente che troppo spesso è stata utilizza per altri fini e le risorse a loro destinate non sono mai arrivate. Questo si chiede questa Commissione d'inchiesta. Non conoscere i motivi del malessere, ma conoscere chi il malessere ha creato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, noi voteremo a favore dell'istituzione della Commissione d'inchiesta con motivazioni che sono quelle che il collega Capelli ha ribadito ma che sono state più volte ripetute in quest'Aula, e riteniamo, anche riprendendo quanto ha detto nella sua dichiarazione di voto il collega Balia, che la votazione che noi ci accingiamo a fare sia sull'articolo 1, sul comma 1 dell'articolo 125, cioè che il Consiglio faccia ciò che gli è deputato, e cioè decida se deliberare o no l'inchiesta. Mentre non riteniamo che ci sia da votare, e qualora ci fosse da votare noi ci asterremo dalla votazione perché non la riteniamo appropriata, non riteniamo che ci sia da votare sul comma 4, nel senso che il comma 4 dice che l'istituzione della Commissione d'inchiesta è un atto dovuto qualora sussistano due pregiudiziali. La prima: che la richiesta provenga da un terzo dei consiglieri assegnati; la seconda: che ci sia una richiesta motivata.
Allora l'unico modo per cui la richiesta di istituzione di Commissione può non essere fatta propria dal Presidente del Consiglio, che poi la deve quindi attuare, è che non sussista una delle due condizioni, quindi o non ci sia un terzo dei consiglieri assegnati che la sta chiedendo, o che non ci sia una richiesta motivata. Quindi che il Presidente decida che non è motivata. Quindi noi crediamo che la votazione che stiamo andando a fare riguardi il comma 1, mentre per quanto riguarda il comma 4 chiediamo di sapere dal Presidente del Consiglio se sussistano le due condizioni pregiudiziali sufficienti perché in ogni caso si istituisca la Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Voterò contro per due ragioni. La prima ragione riguarda questo Consiglio, il suo funzionamento, la sua capacità di essere non solo organo della Regione più rappresentativo della volontà popolare, ma anche l'organo della Regione che deve dare indirizzi, che deve cioè verificare, controllare l'operato dell'amministrazione regionale e del suo Esecutivo. Confusione che non è solo confusione nell'interpretazione regolamentare, che ci richiama puntualmente a dibattiti anche faticosi dove due posizioni politiche si scontrano su un merito che invece è di natura procedurale, ma confusione anche politica, e non bastano i colpi che questo Consiglio subisce, inferti dall'esterno o da comportamenti non sempre condivisibili che l'Esecutivo manifesta anche in quest'Aula. Ce ne sono alcuni che provengono dall'interno di questo Consiglio, cioè dalla nostra capacità di cogliere i problemi e di sviluppare l'azione di discussione, di dibattito ma anche di decisione di questo Consiglio, in modo corretto.
La Commissione d'inchiesta che è stata proposta, tra l'articolato, l'applicazione corretta dei commi 4 e 5 dell'articolo 125 del Regolamento, doveva cogliere un obiettivo, cioè quello di verificare, intanto io dico, prima di ogni altro, l'azione coerente ed efficace dell'amministrazione regionale a sostegno dello sviluppo e del lavoro. E questo problema non riguarda in modo particolare il contratto d'area di Ottana, non riguarda in modo particolare le leggi di incentivazione che si dispiegano in quel territorio, riguarda tutto in generale, da Cagliari a Sassari. Cosa ne è della 488 applicata in questa Regione? Quanti vengono prendono e scappano! E quanti di questi hanno subito controlli, verifiche, quanti finalizzati aziendali hanno lasciato disoccupati per strada a Macchiareddu come a Villacidro! A Portotorres come a Ottana! L'indagine, anzi, l'inchiesta, a incominciare dagli assessorati regionali degli enti, dagli istituti di credito convenzionati, e sono convenzionati con assessorati e con enti. C'è un call center a Cagliari, 488 e finalizzato aziendale, tutti per strada. Quello ne ha fatto dieci di call center così. Tutti lo sanno. Cosa controlla la Giunta? Mi pare di ricordare che esista un protocollo con la Guardia di Finanza per fare verifiche di questa natura. È stato attivato. Quante indagini? Chi sono, dove sono? I soldi dove sono andati? Questa è l'inchiesta, e facciamola insieme, tutti, impegnati per verificare, e una volta avuti i risultati, per intervenire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io non sarei voluto intervenire, ma mi rendo conto che lei ci sta proponendo una votazione che non dev'essere fatta, che non può essere fatta. Mi rivolgo a lei e anche a chi le sta vicino. Forse sarebbe stato più opportuno riprendere due discussioni che sono state fatte in Consiglio regionale negli ultimi trent'anni a proposito proprio delle commissioni d'indagine.
Se proprio vuol mettere in votazione metta in votazione l'istituzione o meno della Commissione d'indagine, perché per il resto le condizioni sono chiarissime nel regolamento. Le condizioni sono quelle che un terzo del Consiglio regionale presenti una proposta motivata. La motivazione della proposta che dev'essere presentata è inserita nel Regolamento quando si tratti di atti della Regione, di enti o aziende da essa dipendenti, cioè dalla Regione. Questo è rafforzato anche poi dal successivo comma sesto, che dice che è fatto obbligo a tutti gli uffici della Regione, nonché agli enti, agli istituti, ai dipendenti, di fornire a questa Commissione, costituita per atti di regione e di enti, tutti i dati, i documenti, le informazioni richieste senza vincolo di segreto d'ufficio. Ma cosa dobbiamo votare? Ci sono atti della Regione o degli enti? Stiamo discutendo di formare una Commissione d'inchiesta perché ci stiamo riferendo a questi atti? No. Che cosa dobbiamo votare? Noi siamo qui tutta una giornata a discutere del nulla, a discutere del nulla. Non si sarebbe dovuto probabilmente neanche inserire all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio. Abbiamo consumato ventiquattro ore e stiamo discutendo del nulla. Adesso ci troviamo con una votazione, ma su che cosa? Mi pare che ci sia l'espressione di volontà della maggioranza in Consiglio di non aderire a questa Commissione. Si voti, si aderisca o meno alla Commissione, ma non ci faccia votare, per cortesia, su una cosa che a me sembra chiarissima e che non deve chiamarci a compiere un atto che non è il nostro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Le motivazioni che ha portato in questo momento il collega Floris sono quelle che abbiamo portato nella conferenza dei Capigruppo stamani nell'invitare infatti al ritiro e ad affidare questo compito a una commissione permanente. Se si vota il collega Vargiu diceva: "Si vota sulla base del primo e secondo comma" e si prenderà atto che il Consiglio ritiene non necessaria l'istituzione della Commissione. Io aggiungo che c'è una novità, non me ne vogliano i colleghi, che viene meno anche il numero di un terzo, perché uno dei sottoscrittori è il collega Sanna che, a questo punto, non è consigliere regionale, e il collega Pittalis ha dichiarato la sua astensione, quindi non è sottoscrittore. Quindi vengono meno anche i presupposti del numero oltre che delle motivazioni, come ha ricordato il collega Floris, non esserci perché non ci sono gli atti sui quali effettivamente si ritiene opportuno voler indagare.
Per cui si potrebbe procedere con un voto, e voterò no, in base al primo e al secondo comma, però avanzo l'invito ai colleghi a ritirare la richiesta della Commissione e ad affidare a una delle commissioni di merito il compito di approfondire l'argomento sottoposto all'attenzione nostra con il documento da voi sottoscritto, che mi pare una proposta più saggia, evitando il voto. Se si vota noi voteremo contro, però sarebbe più utile evitare il voto perché, concordo con quanto affermato dal collega Floris, si sta votando sul nulla.
Mi pare venuto meno anche il requisito del numero di un terzo di cui al comma 4 dell'articolo 125, ed è invece opportuno, magari, che su questi argomenti una Commissione di merito, una Commissione permanente possa essere coinvolta. Quindi il mio invito è al ritiro della vostra richiesta e ad attribuire a una Commissione di merito, alla terza Commissione, uno dei compiti da voi indicati e una delle finalità indicate nel vostro documento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Presidente, io, come tutti i colleghi sanno, evito di prendere la parola in Aula per ovvie ragioni, però voglio dire al collega Marrocu che se la motivazione è la mancanza di una firma appongo la mia firma a quel documento.
OPPI (U.D.C.). Non è necessario!
FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). Mi lascia parlare, per gentilezza! Perché come Presidente della Giunta per le elezioni che io ho convocato stamattina per rispettare un'ordinanza del Tribunale Regionale Amministrativo, non posso permettere che le opposizioni non esercitino il loro potere perché manca un consigliere regionale che io ho contribuito, in qualità di Presidente, a far sì che fosse sostituito da un altro collega.
Quindi questo lo faccio perché credo che sia doveroso da parte nostra, poi per tutte le altre ragioni io non entro nel merito. Sanno il Presidente e i colleghi qual era il mio parere, però lo tengo per me.
PRESIDENTE. Mettiamo in votazione la volontà del Consiglio di nominare una Commissione d'inchiesta ai sensi del comma 1 dell'articolo 125.
Stiamo provando a seguire una proposta che è venuta anche dal collega Vargiu.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Molto serenamente. Mi scusi, noi votiamo ai sensi del comma 1, ma la richiesta è ai sensi del comma 4. Vorrei capire questo. L'atto di richiesta è ai sensi del comma 4. Nel caso venisse bocciata la richiesta ai sensi del comma 1 poi si ripeterà ai sensi del comma 4? Credo, scusi, è per chiarire.
PRESIDENTE. Il Presidente a quel punto valuta se sussistano le condizioni previste dai commi 4 e 5.
CAPELLI (U.D.C.). Si riserva di votare ora?
PRESIDENTE. Certo.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Sette consiglieri appoggiano la richiesta)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della richiesta di nominare una Commissione d'inchiesta ai sensi del comma 1 dell'articolo 125.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che il consigliere Cugini intendeva votare contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Capelli - Cappai - Cassano - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Murgioni - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Randazzo - Sanciu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orru' - Pacifico - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Caligaris - Cherchi Oscar - Floris Mario - Pittalis - Scarpa.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 73
votanti 66
astenuti 7
maggioranza 34
favorevoli 24
contrari 42
(Il Consiglio non approva).
A questo punto il Presidente si riserva di valutare se ci siano le condizioni per l'accoglimento della proposta ai sensi del comma 4 e di comunicare ai presentatori, e quindi al Consiglio, l'opinione.
CAPELLI (U.D.C.). No, ce lo dice ora, ha detto che ce lo diceva ora, le ho fatto la domanda e mi ha detto di sì. Si esprima ora, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, io mi sono già espresso su quella che ritengo l'ammissibilità ai sensi dei commi 4 e 5, che sono gli argomenti che ha usato l'onorevole Floris. Ritengo che sia stato commesso, e di questo chiedo scusa al Consiglio, anche un errore da parte dei nostri Uffici, e mio quindi conseguentemente, relativamente all'inserimento di questo argomento fra gli argomenti pronti per l'esame in Aula, in realtà non avendo dimestichezza con questo articolo ciò che stiamo facendo adesso andava fatto preventivamente.
Io ho spiegato in Conferenza dei Capigruppo, chiedendo la sospensione della discussione, chiedendo anche la sospensione della richiesta così com'è formulata, non delle motivazioni politiche che stanno alla base della richiesta, ritengo che così come è formulata, gli obiettivi che vengono indicati e gli elementi di conoscenza che si vogliono acquisire attraverso una Commissione d'inchiesta, non abbiano i presupposti previsti dal comma 5 dell'articolo. Però vorrei su questo fare un approfondimento, onorevole Capelli, se me lo consente, e comunicare in una data successiva a lei e a tutti i presentatori una mia opinione più organica e più articolata di quanto non stia facendo adesso. Se la ritengo accoglibile naturalmente la proposta di istituzione, a questo punto, con nomi e cognomi, perché di questo si tratta, verrà proposta e portata al Consiglio per l'approvazione dei nomi della Commissione che viene istituita.
Quindi se siamo d'accordo, onorevole Capelli, su questo, io riterrei la discussione odierna, lunga su questo punto, conclusa.
Vorrei capire se il Consiglio lo proseguiamo domani sui punti all'ordine del giorno, così come era previsto nella convocazione. In tal caso io considererei la seduta di questa sera conclusa.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Noi vorremmo che si concludesse stasera, Presidente.
PRESIDENTE. Con quali punti all'ordine del giorno?
MARROCU (D.S.). Col completamento magari di quella piccola legge che riguarda l'Autorità d'ambito, e magari gli altri punti si aggiornano valutando neanche per la settimana prossima, per l'altra settimana ancora.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, vista anche l'ora, io credo che sarebbe meglio sospendere i lavori e rinviare questo argomento ad altra data o, in subordine, continuare domani mattina, ma proseguire stasera con questa leggina.. Credo che ci siamo esercitati molto tutta la giornata, quindi credo che sia necessario andare a domani mattina.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, solo per fare memoria a me stesso e a tutti i colleghi. La Conferenza dei Capigruppo aveva deciso l'esaurimento dell'ordine del giorno lavorando nelle giornate di martedì, mercoledì, giovedì ed eventualmente il venerdì mattina. Quindi adesso io chiedo di sapere se domani mattina vogliamo lavorare o se ci sono opinioni diverse da parte del Consiglio regionale, stante anche l'ora.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Io ritengo che trattandosi di un provvedimento molto semplice, potremmo utilmente continuare a lavorare nella serata di oggi, anche perché mi sembra che da parte anche di diversi colleghi della minoranza si sollecitava una possibilità di concludere i lavori nella serata di oggi. Per quanto ci riguarda noi siamo favorevoli a continuare i lavori nella serata di oggi e completare il provvedimento numero 149/A, in subordine a proseguire i lavori come erano programmati nella mattinata di domani.
PRESIDENTE. Chiedo ai Presidenti dei Gruppi di opposizione soprattutto, per ovvi motivi, di esprimere la loro opinione.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Crediamo che sia più ragionevole andare a domani mattina, visto che i lavori erano programmati in questo modo, e non affrontare una legge di questo tipo, che non è una leggina, con sufficiente lucidità e non in questi orari.
MARROCU (D.S.). Ritiro l'obiezione, siamo per domani mattina.
PRESIDENTE. Va bene, mi sembra che non essendoci l'intesa per proseguire stasera, il Consiglio si aggiorna...
Sull'orario, sì, prego, onorevole Cugini. Siamo all'assemblearismo più totale.
CUGINI (D.S.). Se è possibile, Presidente, invece delle 10 convocarci alle 9, perché io personalmente ho un impegno. Se ci convochiamo alle 9 possiamo fare quello che diceva il collega Diana anticipando di un'ora. Se è possibile, però abbiamo un impegno politico, ecco, non sono impegni di altra natura.
PRESIDENTE. Io direi che la seduta si chiude qui e il Consiglio può convocarsi domani alle 9 e 30, raccomandandoci la puntualità, perché in questo modo, insomma, possiamo concludere.
La seduta è tolta alle ore 20 e 43.
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