Seduta n.297 del 14/11/2002
CCXCVII Seduta
Giovedì, 14 Novembre 2002
(Pomeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 16 e 49.
Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 novembre 2002 (291) che è approvato.
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno il disegno di legge 229/A. Assessore Biancareddu, attendevamo lei perché questa mattina le è stato posto un quesito. La prego di prendere la parola e di rispondere al quesito che le è stato posto.
BIANCAREDDU (F.I. - Sardegna). Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Chiedo scusa per il ritardo, ma stavamo completando anche le fotocopie.
Devo subito riferire, gentili colleghi, che l'assenza dei numeri delle delibere nello schema di accordo era casuale, perché in quanto schema poteva contenerle o non contenerle. Il problema è nato, come giustamente ha rilevato l'onorevole Cogodi, in quanto nello schema alcune delibere sono menzionate ed altre no. Quindi, sarebbe stato preferibile o non menzionarle per niente e lasciare le parti in bianco per ogni atto amministrativo, oppure menzionarle tutte, almeno quelle già adottate. Allora, io ho recuperato le delibere che esistono e che ho qua con me, e ho scritto a penna il numero sia della delibera di Giunta, sia della giornata in cui il CTRU ha espresso parere favorevole.
Quindi, credo che si possa procedere, anche perché la legge all'articolo 1 parla di approvazione di schema di accordo di programma e del relativo progetto di fattibilità. Altrettanto dicasi per gli allegati di cui all'articolo 7, in quanto essendo l'articolo 7 l'articolo di uno schema, in concreto non si potevano elencare gli allegati, quantiche non esistevano quando lo schema è stato predisposto. Noi oggi sappiamo quali sono e ve ne possiamo dare copia, tuttavia essi non fanno parte dello schema e quindi non sono soggetti ad approvazione da parte del Consiglio. Però se ne volete prendere visione, abbiamo l'elenco che, se lo ritenete opportuno, verrà fotocopiato e distribuito. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. Ha domandato di parlare il Consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io credo che bisogna dare atto all'Assessore Biancareddu di avere, per conto della Giunta, recuperato una parte degli atti che sono indispensabili alla formalizzazione di una proposta di delibera del Consiglio. Però non è, a nostro avviso, sufficiente. Intanto bisogna chiarire preliminarmente una questione: questo sarà pure uno schema, ma è lo schema, così come proposto, che il Consiglio approva ed è parte integrante di una legge, quindi è legge, o meglio sarebbe legge se venisse approvato assieme ad essa. Infatti nel momento nel quale si approva un atto, esso deve essere completo. Poteva non esserlo prima perché non si è aggiunto quel numero di delibera ma, siccome si parlava di delibere che erano già state assunte, è chiaro che ci dovevano essere. Assessore, tanto c'erano, eravamo tranquilli che c'erano, che noi le abbiamo. E` lei che questa mattina ha detto che non c'erano perché erano delibere da assumere successivamente. Si è sbagliato, ma siccome tutti possiamo sbagliare, prendiamo atto che è un errore piccolo.
Quello che invece diventa, o rischia di diventare un errore grande è il secondo punto, cioè laddove all'articolo 7, che si è letto, siamo ancora nei preliminari, e che è un articolo di una convenzione, di un atto contrattuale, di un accordo, chiamatelo come volete ma comunque si tratta di un atto pattizio, si dice che costituiscono parte integrante del presente accordo gli allegati che appresso si elencano. Prima di procedere bisogna elencarli. Elencateli voi quelli che ci sono! Perché il Consiglio deve sapere quali sono gli atti che costituiscono parte integrante; possono essere uno, due, ventisette, però si deve sapere, lei non può dire che non costituiscono parte integrante, perché c'è scritto qui: "Articolo 7. Costituiscono parte integrante". C'è scritto! Quindi, o cancella l'articolo 7 o lo completate, altrimenti non si può procedere. Lei non può presentare uno schema che dice: "Costituiscono parte integrante" e poi parlando a nome della Giunta che è proponente, dire: "Non costituiscono parte integrante". Ma, costituiscono o non costituiscono parte integrante? Siccome è scritto, noi ci dobbiamo attenere a quello che è scritto. Allora, siccome si dice che costituiscono parte integrante non gli allegati in generale ma quelli che appresso si elencano - non che sono a fianco, che appresso si elencano - li vanno i due punti e vanno elencati. Perché dobbiamo sapere di che cosa dobbiamo discutere. Mi parrebbe! Altrimenti c'è una condizioni di non procedibilità. Non so come devo spiegarmi. Sto parlando alla Giunta, ma in questa materia che riguarda la procedibilità è ovvio che sto parlando al Presidente del Consiglio e a chi assiste il Presidente del Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, la questione sollevata dal collega Cogodi è assolutamente fondata; o dite all'articolo 7 quali sono i documenti o non si capisce di che cosa stiamo parlando.
Allora, noi possiamo procedere in questo modo: se siamo d'accordo possiamo continuare la discussione in attesa poi che questi documenti vengano elencati, perché probabilmente si tratta dei documenti che già sono stati messi a disposizione, però, se non c'è scritto quali sono è chiaro che diventa difficile intuire di quali documenti stiamo parlando. Si mette a posto questo elemento, sennò va tolto e facciamo riferimento solo ai documenti che sono stati distribuiti.
Ha facoltà di parlare il Consigliere Satta, relatore.
SATTA (F.I. - Sardegna), relatore. Volevo chiarire che è un'operazione molto semplice, tra i documenti depositati un anno e due mesi fa c'era anche questo documento che è il protocollo d'intesa propedeutico alla stipula di accordo di programma, che include anche questo documento che stiamo discutendo in questo momento con in più specificato all'articolo 7 l'elenco di tutte le tavole che fanno parte del progetto. Io direi che basterebbe fare la fotocopia di queste due paginette, metterle a disposizione ed allegarle al documento che stiamo discutendo ed è tutto a posto; sono sufficienti dieci minuti per allegare queste due pagine al documento che stiamo discutendo e che, effettivamente, all'articolo 7 manca di questa parte. Si tratta di integrarlo con queste due pagine fotocopiate.
PRESIDENTE. Onorevole Satta, io devo insistere nel dire "va tutto bene", però qua ci mancano due punti e l'elenco dei documenti. Deve essere scritto qua all'articolo 7, non basta indicarli così. Sennò, lei capisce se un domani, fra 6 anni, qualcuno mettesse mano a questi documenti non sarà in grado di capire di che cosa abbiamo discusso e cosa abbiamo votato.
SATTA (F.I. - Sardegna), relatore. Presidente, vorrei anche ricordare che non su quel tavolo, ma tra i documenti a disposizione dei consiglieri presso la Quarta Commissione, c'era anche questo documento con l'elenco delle tavole. Quel che manca è questo elenco su quel tavolo, ma il documento completo con tutti gli allegati è disponibile da un anno e due mesi, ossia da quando si è trasmesso al Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Allora, qua si può dare un'interpretazione benevola perché noi abbiamo sia i numeri delle delibere che abbiamo consegnato e sia l'elenco degli allegati, però, giusto perché uno capisca il mio ragionamento, che secondo me non è del tutto peregrino, onorevole Cogodi, gli allegati sono parte integrante dell'accordo di programma e non del relativo schema. A nessuno schema, né di convenzione, né di accordo di programma possono essere allegati documenti come parte integrante, perché è uno schema. Quindi, se noi prendiamo atto che uno schema tipo non può contenere documenti allegati, mentre sarà poi l'accordo di programma che ancora non è siglato che avrà questi allegati che ne costituiranno parte integrante, il problema è da intendersi superato; però, siccome è inutile stare a discettare se li dobbiamo elencare adesso o se li dobbiamo elencare dopo, in quanto ce li abbiamo, non ce li avessimo sarebbe una scusa per prendere tempo, invece ce li abbiamo qua, li fotocopiamo, stabiliamo qual è la parte integrante e tagliamo la testa al toro!
PRESIDENTE. Le do subito la parola, onorevole Scano. Io provo a fare una proposta che potrebbe essere questa: cassiamo dall'articolo 7 il periodo: "costituiscono parte integrante del presente accordo di programma gli allegati che appresso si elencano" fornendo naturalmente anche i documenti, perché nella lettura così dell'articolo 7 uno si aspetta di trovare due punti ed uno, due, tre, quattro, i documenti di cui si sta parlando, cosa di cui invece non vi è traccia in questo documento.
Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Presidente, per pormi, diciamo, nell'ottica di dare un aiuto, vorrei dare un suggerimento, spero corretto sul piano procedurale, giacché sono rimasto un po' meravigliato, ma forse ho capito male, sentendo il ragionamento fatto poc'anzi dall'Assessore Biancareddu tutto centrato sul concetto di schema di accordo di programma. C'è un piccolo particolare, però, che sono certo non è sfuggito all'Assessore: noi approviamo l'accordo di programma, non lo schema di accordo di programma. L'articolo 6 della legge 23, quindi l'articolo 28 bis della legge 45, è chiarissimo: "esso è approvato - l'accordo di programma - con apposito provvedimento di legge, con gli allegati"; dopodiché è del tutto evidente che il Consiglio per poter approvare l'accordo di programma deve avere l'intero accordo di programma, annessi e connessi, e quindi gli allegati devono non solo essere elencati, ma esserci, perché fanno parte dell'accordo di programma.
PRESIDENTE. Facciamo così, prendiamoci cinque minuti di pausa e vediamo di risolvere questo problema che comunque esiste.
Inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori ai sensi dell'articolo 100
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Approfittando di questa sospensione, sottopongo ai colleghi dell'Aula la necessità che venga inserito nella programmazione bimestrale, ai sensi dell'articolo 100, il disegno di legge numero 157, in materia di interventi a favore della cooperazione, che è stato approvato dalla Commissione Lavoro il 13 settembre 2001.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis questa richiesta è stata già fatta e pure accolta, quindi il disegno di legge è già inserito nella programmazione bimestrale che naturalmente non è contenuta tutta in quest'ordine del giorno, voglio tranquillizzarla.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Allora Presidente, nella prossima Conferenza dei Capigruppo le chiedo di porre una particolare attenzione all'iter di questo disegno di legge, grazie.
PRESIDENTE. Così sarà, ma anche il suo Capigruppo si faccia parte diligente nel ricordarcelo.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I - Sardegna). Grazie Presidente, vorrei ribadire quanto detto dal collega Pittalis, lo chiedo in qualità di Presidente della Sesta Commissione, perché è già passato un anno! La ringrazio.
PRESIDENTE. Bene, grazie. Sospendiamo la seduta per cinque minuti per risolvere il problema, se ci riusciamo, dell'integrazione dell'articolo 7 ed andare avanti.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 07, viene ripresa alle ore 17 e 34.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori dando la parola all'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica, per una precisazione relativa all'atto che abbiamo in discussione.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Grazie Presidente. L'articolo 7 dello schema di convenzione, che così recitava: "Costituiscono parte integrante del presente accordo di programma gli allegati che appresso si elencano" (e questo schema era carente degli allegati), va integrato con l'elenco degli allegati contenuto nel documento distribuito in copia, da considerarsi quale esplicazione esaustiva degli allegati che non comparivano nello schema in esame. Quindi praticamente le tre pagine vengono inserite nell'articolo 7 dello schema di convenzione.
PRESIDENTE. L'assessore Biancareddu ha illustrato la specificazione, intanto pregherei un collega Segretario di assistere la Presidenza.
Chiedo al Segretario onorevole Masia di leggere l'elenco degli allegati. Questo elenco è stato distribuito, credo che tutti i colleghi ne siano in possesso.
Si dia lettura degli allegati.
(Segue lettura)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
Sul Regolamento
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul Regolamento il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Signor Presidente, intervengo sul Regolamento, molto brevemente. L'articolo 70 del Regolamento, che parla della pubblicità della sedute, dice: "Le sedute dell'Assemblea sono pubbliche, la pubblicità dei lavori nella forma della trasmissione televisiva diretta è sempre consentita, salvo diversa disposizione del Presidente del Consiglio. Lo stesso Presidente può altresì disporre che la stampa e il pubblico possano seguire lo svolgimento delle sedute dell'Assemblea in separati locali attraverso impianti audiovisivi". In realtà in sala stampa, laddove la stampa segue i lavori dell'Aula, si può sentire solo l'audio e quindi i colleghi sono costretti a dover riconoscere le voci di coloro che intervengono. Si tratta di un problema di regia; evidentemente - mi hanno detto - c'è difficoltà perché una sola persona non può assolutamente seguire i microfoni e curare anche la regia televisiva. Ecco, io vorrei ricordare che in un telegiornale, nel corso del quale si fanno ovviamente i collegamenti con gli esterni, la messa in onda di pubblicità, la messa in onda di servizi, eccetera, anche una sola persona, se il lavoro è organizzato bene, può fare questo lavoro tranquillamente.
In sala stampa gli schermi che ci sono dei vecchi televisori veramente fatiscenti che trasmettono in un colore terribile. Io chiedo che il Presidente ponga attenzione a questo problema e che, disponendo di un bilancio di 170 miliardi, si possa pensare che finalmente ci dotiamo di un sistema televisivo di trasmissione delle sedute del Consiglio che non offenda la dignità del Consiglio stesso. Grazie.
PRESIDENTE. La prendiamo come raccomandazione.
PRESIDENTE. Torniamo alla discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Tutte le cose che diciamo, tra l'altro, rimangono agli atti, e rimangono registrate, tanto per capirci, allora, poiché il Segretario, dando lettura degli atti, non ha citato il progetto di fattibilità economica, voglio capire se il progetto di fattibilità economica fa parte di questo elenco oppure no.
Ho seguito con attenzione la lettura, non ha citato il progetto di fattibilità economica. Se ne fa parte è giusto darne atto.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io devo confessare che non ho seguito puntualmente la lettura del Segretario perché sono arrivato mentre lui leggeva, però tenga conto che nell'articolo 1 è contenuto il dato da lei richiesto, lo può leggere.
E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Appare di tutta evidenza, signor Presidente, colleghi del Consiglio, una qualche difficoltà che non è di carattere puramente formale, tecnico-procedimentale, ma che è una difficoltà nell'avvio dell'esame di questo provvedimento strettamente connesso al contenuto, alla portata, per oggi e per domani, del provvedimento stesso. Molti anni fa un attento osservatore delle cose sarde, ma era un grande intellettuale, Antonio Pigliaru, sottoponendo a critica la prima fase di esistenza della Regione, l'esperienza dell'autonomia, aveva dato già un segnale di allarme: "Attenti che la Regione" - come pare stia per accadere - "non diventi nient'altro che un grande municipio". Cioè, già si rappresentava, nei primi anni di esistenza della Regione, il rischio, il pericolo che l'Assemblea legislativa divenisse incapace, inadatta a delineare il grande progetto di sviluppo e a sostenerlo, a tracciare le grandi linee dell'autogoverno e ad esplicarlo. Però quella previsione pessimistica di allora di un grande intellettuale, di Antonio Pigliaru, oggi sarebbe ottimistica: almeno la Regione fosse un grande municipio. Magari fosse un grande municipio, e funzionasse almeno come municipio! Perché se questa Assemblea legislativa, questo Consiglio, fosse l'assemblea di un comune, noi non ci troveremmo nella difficoltà assurda di non capire ancora, dopo qualche giorno, quali siano gli atti e i documenti da assumere come elementi costitutivi del provvedimento da discutere ed eventualmente da approvare, noi non ci troveremmo nella condizione assurda di non avere neppure quelle garanzie minime di conoscenza che per legge debbono avere i consiglieri comunali, perché ai consiglieri comunali, quando approvano un atto, si dà copia dell'atto. E hanno diritto di averne copia perché quell'atto che approvano è quello che rimane.
Se il Consiglio regionale, in ipotesi, approvasse questo disegno di legge, approverebbe un articolo di legge di due righe e una montagna di atti e documenti che nessuno ha visto, che molti non hanno letto, di cui non si è data pubblicità; eppure le sedute del Consiglio per essere valide devono essere pubbliche, ma non perché vedano noi, perché i cittadini, quelli che ne hanno diritto, vedano gli atti che noi compiamo e i documenti che qui si discutono.
Perché è accaduto tutto questo? Solo per un'incapacità, un'improvvisazione, una superficialità della Giunta? A me non parrebbe. Attorno a questa vicenda sono accadute, nel tempo, cose che vanno oltre questa vicenda, questo è il nostro assunto. L'assunto nostro, del Gruppo di Rifondazione Comunista, è che sul merito di questo progetto di sviluppo territoriale dell'area di Palau, di cui si parla, noi vorremmo essere resi edotti con puntualità per poter essere d'accordo, cosa che non ci è consentita. Però siamo nettamente contrari, e lo diciamo, al modo in cui questo argomento è stato introdotto, agli strumenti che sono stati attivati malamente per precostituire altre soluzioni per altri progetti. Questo provvedimento arriva al Consiglio regionale della Sardegna, ridotto a men che un municipio, perché deve costituire un precedente. Un precedente non di buon uso delle leggi e delle regole, ma un precedente di abusi, di irregolarità, di errate applicazioni della legge perché comunque dalla pancia di questo cavallo di Troia domani possano uscire i guerrieri armati che espugnano la città. No, tranquillo, non è un grande evento, Edoardo Usai, e se fosse un grande evento non costerebbe molto! Intendiamo dire, e la metafora è di facile interpretazione, che la vista lunga di chi ha curato questa pratica non sta pensando a Palau, e al polo golfistico, sta pensando di inaugurare una procedura in modo disinvolto, caotico, manchevole, perché domani, costituendo questo un precedente, in egual modo, magari diranno per par condicio, si possano approvare le cose peggiori. Noi non siamo d'accordo. Non siamo d'accordo su quella ipotesi, ed è noto, perciò non possiamo essere d'accordo su questa procedura perché è sbagliata, perché è illegale, perché è anticostituzionale, perché è vessatoria, perché è discriminatoria, e proviamo a dimostrarlo.
Perché si possa avere un accordo di programma ex articolo 28 bis, come dice la legge, non come diciamo noi, è necessario che si determini un effetto sulla strumentazione programmatoria della Regione, cioè è necessario che il progetto economico presentato, il piano di investimenti, abbia ricadute tali da determinare effetti rilevanti sulla strumentazione programmatoria della Regione. Ecco perché quella innovazione positiva e rilevante che va anche oltre le ipotesi di programma di sviluppo della Regione ha bisogno di una legge che l'accompagni, perché toccherebbe le linee fondamentali della programmazione economica e del progetto di sviluppo della Regione, che è garantito dalle sue leggi e dai suoi atti fondamentali.
Ecco perché solo quella ipotesi legittima il ricorso al 28 bis. Questo accordo, questo progetto si dice buono, ammettiamo anche buonissimo, tuttavia non ricade nell'ipotesi del 28 bis per come lo definisce la legge della Regione. Potrebbe essere benissimo, e dovrebbe essere, un normale accordo di programma, perché non tocca le linee della programmazione regionale, infatti qualora modificasse le linee della programmazione regionale in meglio, ben s'intende, queste modifiche dovrebbero essere - come dire - rappresentate al Consiglio perché le condivida ed approvi le nuove linee che sono a fondamento dell'intervento di rilevante valore economico che si propone. Delle due una; però, qui non c'è né l'una e né l'altra.
Quindi, fosse anche il progetto migliore, ed ammettiamo che sia il progetto migliore, dovrebbe procedere su un'altra strada, non su questa, su quella dell'accordo ordinario, che magari è anche quello più pertinente, magari è quello più conveniente, anche quello più utile. So bene, ma riprenderò poi un attimo la questione, che si dice che questo non è possibile perché l'opera ricade nella zona 2d con l'asterisco. Non la legge, ma una norma di attuazione sul coordinamento dei piani paesistici dice che lì si può intervenire solo con legge. Ma non lo dice la legge, lo dice un atto amministrativo. Ed allora bisogna mettere d'accordo la legge con l'atto amministrativo, e fra la legge e l'atto amministrativo soccombe l'atto amministrativo, per la gerarchia delle fonti del diritto; in ogni caso se è necessario intervenire si modifica costruttivamente e positivamente; quando, fra un anno? No, adesso, e noi proporremo emendamenti puntuali su queste cose, ad evitare rischi che qualcuno possa avere alibi e rappresentare alibi. Tanto non abbiamo paura. Direte: ma allora voi vi inimicate la Gallura;, ma se noi ci inimichiamo la Gallura è perché parliamo chiaro, perché riteniamo di essere nel giusto, perché riteniamo di servire gli interessi generali della Sardegna. Noi non ci vogliamo inimicare né la Gallura, né il Sulcis, né alcun altro, manco un sardo solo e l'unico modo per farlo è quello di dire chiaro quello che pensiamo, di essere d'accordo sulle cose che riteniamo ben fatte e in disaccordo su quelle che riteniamo che siano malfatte perché sono le cose che fate voi, quando potrebbero essere ben fatte, tra l'altro.
Quindi, si ponga mano alla normativa oggi, se si vuole; l'asterisco non c'entra nulla. Questa Regione è già un disastro che sia governata dalla Giunta Pili, immaginiamo se può essere governata da un asterisco, che nessuno ha mai capito cos'è, inventato in non so quale buio sottoscala di qualche ufficio della Regione o dintorni, perché qui mai si è parlato di asterischi. L'asterisco, ricordatelo, è figlio del governissimo, di quella pianta avvelenata che non poteva che dare frutti avvelenati. Frutto della non chiarezza, dell'equivoco, del dire una cosa non chiara per poterne poi fare domani dodici, venti, e il domani può essere anche dopo otto anni, come accade. Oggi è il domani e si aprirebbe oggi la strada a ben altre cose.
Punto secondo, sempre in punto di legittimità, dice l'articolo 19, lettera i) della legge 45, dice ed impone perché è una legge, e dicono anche gli articoli 1 e 2 delle direttive di attuazione dei PTP, che l'accordo di programma deve essere strumento attuativo della pianificazione urbanistica territoriale vigente, strumento attuativo non sostitutivo, non derogatorio, attuativo. Il che vuol dire che quel che è da variare a monte deve essere variato a monte, e le leggi innovative della Regione - che nessuno ha regalato, che noi abbiamo pensato, per le quali abbiamo lavorato ed anche litigato in altri tempi, però poi abbiamo ottenuto le prime leggi di riordino, la numero 45 e le leggi sulla pianificazione territoriale paesistica e sull'ambiente - impongono che quelle variazioni della pianificazione territoriale, nel sistema equilibrato e rispettoso delle autonomie, si possano introdurre a partire dall'ente locale. Il comune interessato, questo o quello, nel rispetto delle regole, nell'ambito dei criteri, delle leggi, può benissimo, anzi deve, non può, adeguare la sua strumentazione urbanistica alle prescrizioni del piano territoriale paesistico con il PUC, che non è il vecchio piano di fabbricazione riverniciato, ma che, come si è statuito con la legge 45, legge di riordino e di programmazione urbanistica, ma anche economica, è lo strumento attraverso cui si dà destinazione d'uso a tutto il territorio del comune, a tutto, e non c'è asterisco che tenga. Il comune può decidere quale destinazione ritiene che debba avere il suo territorio, può farlo quando vuole, in ottemperanza, nel rispetto dei criteri generali che sono uguali per tutti.
Ancora, dice sempre la legge della Regione, lo dice sempre l'articolo 28 della 45, che l'accordo di programma deve essere reciprocamente garantito fra le parti, ben si intende garantito fra le parti pubbliche e private, le parti private immaginiamo che si garantiranno fra loro, se vogliono. Sapete dire dove sia rintracciabile negli atti, non dico nell'articolo di legge, ma negli allegati tutti - dei quali io credo di aver visto la gran parte e di essere fra i pochi che lo ha fatto, perché in questi giorni mi sono applicato a questo lavoro - non dico il sistema delle garanzie reciproche, ma almeno una qualche garanzia? Io non l'ho trovata da nessuna parte, non nello schema di accordo, non nel progetto di fattibilità economica, non in nessun allegato,.
Cioè se in ipotesi venisse approvato questo articolo di legge - secondo me così come è, è inapprovabile, però poi si vedrà - e la Regione stipulasse questo accordo, e il comune procedesse alla variante intendendo che la Regione glielo sta praticamente ordinando con una legge, quindi sarebbe una variante automatica per legge, imposta quasi, e su quella base si dessero le autorizzazioni a costruire, a quelli della Palau Golf e a quelli della Filigheddu S.r.l., i due soggetti che sono nominati in questo programma, e quelli iniziassero gli interventi, e poi cambiassero idea, qual è la garanzia che ha la Regione che tutto quello che ha approvato si realizzi? E che, se non viene realizzato, chi si sottrae ad un obbligo, paghi quello che deve pagare? Che paghi una penale, che perda qualcosa, sennò che rischio è. Di tutto questo non c'è niente, cioè si fa l'accordo, ognuno va per la sua strada. C'è dell'altro invece che verrà dopo e che chiarisce meglio il senso, o meglio il non senso, di tutta questa partita.
Ancora, prevede l'articolo 9 lettera a) del PTP numero 1, quello della Gallura, che ci sia l'individuazione fisico-descrittiva dell'ambito dove si realizzano, quando si possono realizzare, le proposte edificatorie. Se voi leggete l'accordo di programma, lo schema è stato letto, ma anche il progetto di fattibilità economica, troverete nell'ultimo punto di pagina 4, vedetelo, leggetelo, che questo criterio, che è obbligatorio perché è in legge, e perché è ripreso anche dall'articolo del PTP, è richiamato correttamente, però poi subito dopo a pagina 6 è contraddetto, perché si dice che si conviene, cioè si concorda fra le parti, la facoltà di articolare i diversi edifici nelle consistenze volumetriche più opportune, salvo il solo volume complessivo; cioè chi deve attuare dice: tu Regione mi approvi il volume edilizio complessivo, io ti dico a titolo di esempio che lo piazzerò lì o qua, però poi, salvo il volume, io lo articolerò nella sua consistenza dove sarà più opportuno. Cioè c'è una sorta di delocalizzazione che è contro ed in violazione sia della legge, sia della specifica prescrizione del PTP.
Vi sono altre ragioni - ma vedo che la spia luminosa mi richiama alla necessità di concludere almeno questa parte d'intervento - che suggeriscono non a noi e basta, al Consiglio regionale, la necessità di un approfondimento non per rinviare, ma per ricondurre all'ordine tutta questa vicenda. Adesso elenco i titoli, se poi ho la possibilità, avendo diritto nel corso dei successivi passaggi di poter chiarire questi punti, li espliciterò; c'è tutta la partita dell'ottica di scambio, così come viene definita, c'è la partita dell'opera pubblica e del servizio sociale assolutamente indispensabile per la comunità che è il depuratore, e non si comprende quale sia esattamente il meccanismo e la procedura che si sta concordando per garantirne lo spostamento, la riedificazione, per definirne i costi e quant'altro; vi sono una serie di cose che debbano essere ancora capite e rese comprensibili, cioè formulate in modo tale che possano reggersi in piedi, per cui è necessario che siano portate a linearità, perché un accordo è un contratto, e un contratto non è valido ed è nullo se il suo contenuto non è individuabile, se rimane nell'indeterminatezza e nella genericità, ancora di più se contravviene alle regole date dalle leggi e date dalle prescrizioni comunque normative.
La nostra proposta è conclusivamente, lo diciamo fin d'ora, che il Consiglio regionale approvi un articolo di legge, di una riga è troppo, di mezza riga, e abolisca l'asterisco. Il Consiglio regionale restituisca oggi la potestà programmatoria sul territorio ai comuni interessati, e quindi anche al comune di Palau, e si attivi, perché è già tutto istruito, la procedura per l'accordo di programma ordinario. E poi il Consiglio regionale dovrebbe fare anche altre cose che noi proporremo, avanzando anche specifiche propose formali nella fase nella quale eventualmente dovessimo passare all'esame specifico dell'articolato di legge.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che le iscrizioni a parlare sono chiuse.
E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente. Di sicuro, colleghi, non è questo un argomento facile, qualcuno l'ha sottolineato, è la prima volta che arriva in Consiglio un argomento di questa importanza, e se di questo si fosse reso conto il Presidente della Commissione urbanistica, che non vedo presente - chiedo scusa, lo vedo là in fondo - è probabile che noi oggi discuteremo in maniera diversa di questo argomento.
Il primo punto che voglio evidenziare è proprio il fatto che in Commissione urbanistica questo argomento è stato posto all'ordine del giorno con l'ipotesi di fare una semplice audizione con l'Assessore e noi della opposizione, che avevamo disertato quella seduta per il modo in cui vengono organizzate queste riunioni, perché non vi era condivisione sull'organizzazione del lavoro che veniva predisposta, sapevamo che questo importante argomento, il cui peso credo che man mano che si va avanti con il dibattito verrà fuori, sicuramente sarebbe stato approfondito successivamente.
Così non è stato, io ritengo che questo abbia sicuramente danneggiato l'iter di questo primo accordo di programma togliendogli quella valenza e quella validità che noi tutti gli riconosciamo e che ci avrebbe sicuramente consentito di discutere con maggiore serenità. Questa è la prima, ed unica fino ad oggi, applicazione dell'articolo 28 bis, se n'è parlato, e ci si è pure chiesti se questo accordo di programma avesse le caratteristiche per poter rientrare nella fattispecie prevista dall'articolo 28 bis della legge 45 e fosse tale da incidere su quelli che sono gli atti di programmazione del Consiglio regionale.
E io, debbo dire, entrando in merito della pratica, potrei anche essermi posto dei dubbi perché, per quanto importante possa essere l'opera proposta per quella parte del territorio della Sardegna, non mi pare che incida fino a questo livello, nel senso che riconosco che quando l'articolo 28 bis è stato inserito nella legge 45 con la legge numero 23 del 1993, probabilmente si volevano trovare soluzioni per grandi progetti, però poi approfondendo ed entrando in merito dell'accordo sottoposto alla nostra approvazione, naturalmente questa volta ognuno per conto proprio, senza l'aiuto che deriva dal dibattito in Commissione, ci si accorge che questo accordo di programma, che è da nove anni che va avanti, utilizza l'unico strumento che è possibile utilizzare, dal momento che il piano territoriale paesistico classifica quelle zone dove si deve fare l'insediamento, per quanto ampie, nella categoria 2d asteriscato, cioè l'articolo 28 bis, è una scelta obbligatoria.
Siccome ritengo che bisogna assicurare la certezza del diritto, e quando uno applica le leggi bisogna pure, in qualche modo, che queste leggi abbiano un seguito e siano date le giuste risposte, ho verificato che nel corso dell'iter seguito, una delibera di Giunta a suo tempo ne ha condiviso l'approccio, ed essendo stato utilizzato l'articolo 28 bis, ha conferito a questo accordo di programma la valenza richiesta da tale norma.
La relazione illustrativa dell'onorevole Satta, riporta alcuni dati che io voglio citare perché è probabile che siano utili per capire; in particolare evidenzia non solo l'entità delle volumetrie, che è importante, compreso il fatto che la metà di queste sono principalmente destinate a residenze turistiche alberghiere, a strutture capaci, quindi, di creare posti lavoro non solo nel momento in cui vengono edificate, ma anche dopo, nel momento in cui vengono messe in funzione, ma anche il fatto che tale settore turistico ha una grande valenza non solo in Sardegna, ma dappertutto, basta andare ad informarsi. La realizzazione dei campi da golf produce l'effetto di ampliare la stagione turistica. La nostra stagione turistica in genere dura solo due mesi, due mesi e mezzo, tre in alcune zone, se si riesce a ampliarla, e ciò danneggia la nostra economia; con iniziative come questa possiamo far sì che il turismo, che rappresenta una importante risorsa per la nostra Regione, possa acquisire maggior peso. Si vogliono realizzare, con questo accordo di programma, due campi da 18 buche più uno per la pratica. Non ne esistono altri così in Sardegna, né nell'ambito del Mediterraneo, è un'opera la cui fama sicuramente andrebbe oltre i confini europei. E` un settore estremamente importante, credo che non possiamo sottacere questo fatto.
Però, mentre entriamo nel merito dei contenuti di questo progetto, è chiaro che non possiamo nemmeno dimenticare la sua ricaduta in quel territorio, che nutre una grande aspettativa, ed è ciò che per me, non dico ponga in secondo ordine, ma certamente rende meno grave il fatto che questo disegno di legge non sia stata da noi discusso in Commissione, perché questo è un fatto che non sarebbe dovuto accadere, però bisogna ricordare che forse quella parte del territorio della Sardegna ha cose alle quali probabilmente tiene molto di più che al rispetto delle procedure. Anche se le procedure imponevano che questo provvedimento fosse discusso in Commissione, sicuramente non possiamo dimenticare che ci sono potenzialmente 200 miliardi che possono essere investiti in otto anni in questo accordo di programma, che vengono realizzati con questo accordo di programma 310 nuovi posti di lavoro, 180 fissi e 130 stagionali, che equivalgono all'occupazione di una grande industria; ed allora se pensiamo a questo forse l'utilizzo dell'articolo 28 bis per opere di questo peso non è da ritenersi scorretto; per una industria di un numero notevolmente inferiore di occupati i lavori di questo Consiglio sono stati altre volte messi in crisi, e di esempi ne abbiamo tantissimi.
Dette queste cose naturalmente entriamo nel merito di altri aspetti: la lentezza della procedura e il fatto che noi non possiamo pretendere che gli imprenditori investano in qualunque settore. Quest'opera riguarda il settore turistico, una parte degli investitori sono anche sardi, come si evince dall'accordo di programma, ma non possiamo pretendere che imprenditori che vengono da fuori investano nel settore industriale o in altri settori se non diamo la certezza, del diritto come prima cosa, per quelle cose che ho citato, e in secondo luogo dei tempi, visto che sono nove anni che stiamo andando avanti con una pratica di questo genere. E` vero che è la prima, così come si è detto, però credo che ogni pratica abbia una storia a sé, per cui quando si denuncia che potrebbe essere questa la pratica che dà la stura a chissà quali altri investimenti in Costa, a chissà quali altri stravolgimenti, comincio a pensare che probabilmente noi abbiamo dei problemi. Abbiamo accumulato grandi ritardi in materia di pianificazione territoriale a livello regionale, abbiamo problemi perché se noi non diamo risposte si trovano sempre delle scorciatoie, e io sfido tutti a verificare quante sono le migliaia, le centinaia di migliaia di metri cubi che vengono oggi realizzati senza seguire alcuna procedura come invece si verifica per questa pratica che sta seguendo quella che la legge in qualche modo prevede.
Dette queste cose, io ritengo che forse ci vuole una attenzione maggiore. Credo che dobbiamo tenere presente che abbiamo ritardi incredibili. Questo è un investimento che viene realizzato in Gallura, che ha la fortuna di avere un ambiente che si presta molto ad una valorizzazione da un punto di vista turistico e ricettivo. Ma non è vero che questo capita soltanto in Gallura, credo che noi abbiamo grossi ritardi in tutto il resto della Sardegna, credo che se i piani paesistici non fossero stati annullati, se non fosse che c'è un vuoto di pianificazione nel resto della Sardegna, è probabile che avremmo la possibilità anche di poter pensare ad investimenti di questo genere da altre parti.
Naturalmente credo che vada pure sottolineato un altro aspetto, stiamo parlando di volumetrie che non sono poi così imponenti, stiamo parlando di 217 mila metri cubi, di cui circa 30 mila sono per opere pubbliche e degli altri, quelli rimanenti, la metà sono per alberghi e residenze turistico alberghiere. Tutti vanno realizzati su un'area di 280 ettari, il che sta a significare, se andiamo a valutare, un indice territoriale di fabbricazione sicuramente estremamente basso, e non basta; non solo nella relazione di accompagnamento, ma anche nella delibera che io ho citato, la delibera Palomba fatta in anni probabilmente non sospetti, si evidenzia che il territorio vasto, stiamo parlando di 280 ettari, nel quale si dovrebbero realizzare gli insediamenti previsti da questo accordo di programma, non ha poi caratteristiche tali per cui un insediamento di questo genere crei chissà quale tipo di impatto ambientale, chissà quale trasformazione. Ci sono di sicuro delle opere previste da questo accordo di programma che trasformeranno questo territorio ma, per quel che mi pare, lo trasformeranno sicuramente in meglio, valorizzandolo e consentendo di creare, in una zona che ha, in questo momento, una disoccupazione notevole nonostante sia ubicata nell'area di cui stiamo parlando, posti di lavoro grazie ad un investimento che altrimenti, di sicuro, andrà a cadere da altre parti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore che non è presente in Aula. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S). Signor Presidente, io non affronterò nel mio intervento questioni di merito, affronterò un problema politico e secondo me anche un problema di legittimità di questa pratica.
Nel merito ci sarebbero tantissime cose da dire, non tanto nel merito della pratica in sè, ma nel merito di alcune riflessioni e considerazioni che ho sentito fare in quest'Aula stasera,e in relazione ai problemi che sono emersi nella applicazione dell'articolo 28 bis, ma io sono dell'opinione che le leggi quando ci sono bisogna comunque applicarle anche se ci possono essere posizioni diverse rispetto ad esse. Naturalmente è evidente che le leggi bisogna anche applicarle bene, non, come si dice, ad usum Delphini. Io credo che non si possa neanche mettere in gioco in questa discussione la pianificazione territoriale paesistica, e quindi la questione dell'asterisco, delle zone bianche 2d asteriscate, frutto di una mediazione che io ritengo pasticciata, che però ha prodotto quella norma che, essendo vigente, dobbiamo applicare, però la dobbiamo applicare bene.
L'articolo 28 bis pone un problema che noi stiamo sottovalutando, l'onorevole Cogodi l'ha in qualche modo affacciato; la variante automatica imposta con una legge regionale, pone un problema un po' sottovalutato a suo tempo, secondo me, dallo stesso legislatore, quello della trasparenza e del diritto del cittadino ad intervenire nel procedimento amministrativo, perché la variante a un piano urbanistico deve essere adottata attraverso un procedimento amministrativo nel quale il cittadino, sulla base delle leggi nazionali e anche di quelle regionali ad eccezione di quanto disposto dall'articolo 28 bis, ha diritto di intervenire, e interviene con le osservazioni al piano o alla variante al piano. In questo caso, il cittadino, con l'approvazione da parte del Consiglio regionale dell'accordo di programma che stabilisce una variante automatica, non ha diritto ad avanzare osservazioni, cioè il cittadino è tagliato fuori da un suo diritto costituzionale che è quello di partecipare al processo di trasformazione e uso del territorio.
E` un punto che io pongo come riflessione generale, non perché il 28 bis non vada applicato, però evidentemente va in qualche modo anche salvaguardato il diritto di partecipazione del cittadino al procedimento per l'adozione della variante che noi con questa legge, qualora venisse approvata naturalmente, stiamo inserendo. Questo diritto è anche sancito dalla legge 241, la famosa legge sul diritto di accesso, sulla partecipazione del cittadino ai procedimenti amministrativi, compresi quelli relativi a provvedimenti di trasformazione del territorio naturalmente, ma è un tema che affaccio, non lo sviluppo, per ribadire comunque che le leggi che ci sono vanno applicate, e vanno applicate nella maniera migliore possibile, anche a salvaguardia delle stesse leggi qualora siano viziate, e la maniera per salvaguardarle in qualche modo è quella di prevedere che la variante possa essere adottata tramite un procedimento al quale il cittadino possa partecipare.
Però io voglio porre un problema politico e un problema di legittimità. Il problema politico attiene a come noi stiamo procedendo all'esame ed all'approvazione di una legge sul cui merito, ne ha parlato anche Luigi del quale si pensa che sia contro, lo diceva anche lui nel suo ragionamento, forse possiamo convenire tutti, e vorremmo avere il diritto di convenire tutti -però io non mi sento oggi, in quest'Aula, di affrontare un tema così delicato, così complesso - lo dice anche la relazione della quarta Commissione che ha approvato questo provvedimento - e lo dirò poi quando parlerò della illegittimità secondo me di questa procedura - in una sera di pausa dei lavori del Consiglio regionale, velocissimamente, dopo aver audito l'Assessore, e oggi ci stiamo accorgendo che quella pratica ha forse tanti difetti formali, che poi alla fine possono diventare anche difetti sostanziali, perché la forma e la sostanza si tengono tra di loro.
Nella relazione si dice che la Commissione ha puntualmente esaminato - badate, puntualmente esaminato - l'intero fascicolo concernente la complessa e voluminosa documentazione fornita dalla Giunta regionale. Tutto questo: audizione dell'Assessore, discussione, approvazione, esami approfonditi, è avvenuto in meno di due ore, in una riunione di commissione convocata con un il seguente ordine del giorno: "Accordo programma Regione - Palau: audizione dell'Assessore". Non vi è l'esame e l'approvazione della pratica. Per altro il Presidente su questo punto era stato avvertito dalla opposizione, la mattina, lo diceva poc'anzi il collega Masia, e poi il centrosinistra gli ha anche mandato una lettera formale con la quale lo diffidava dall'andare avanti nel procedimento, perché noi vogliamo partecipare, noi vogliamo dare un contributo a quella come alle altre leggi alle quali abbiamo dato un fattivo, io credo, e anche operoso contributo.
Il problema politico dove sta? Il problema politico sta nel fatto che questa pratica, complessa, voluminosa, arriva in Consiglio senza il confronto di merito e politico tra l'opposizione e la maggioranza in Commissione. Non era assente per caso la minoranza, era assente, e il Presidente lo sapeva bene, perché gli era stato comunicato la mattina. Per questo abbiamo chiesto di rinviare in Commissione la legge: noi siamo disponibili a lavorare per affrettare i tempi non per ritardarli. Su questo problema dei tempi consentitemi una battuta, si dicono anche una serie di imprecisioni qua dentro. La lentezza sostanzialmente io credo che sia attribuibile alla procedura prevista dall'articolo 28 bis in quanto mette in moto un meccanismo incerto. E' evidente, l'accordo di programma è un accordo incerto, è chiaro che ciò comporta che ci voglia molto tempo per mettersi d'accordo, perché il Comune di Palau ha rivisto l'accordo di programma fatto dalla precedente amministrazione, perché si è voluto mettere d'accordo diversamente con l'imprenditore, e via di questo passo, perché se la pianificazione urbanistica non è certa l'accordo di programma diventa una procedura complessa, difficile e anche, se mi consentite, con qualche zona d'ombra.
Il mio collega Masia, forse non l'ho capito, l'ho frainteso, invocava questa sorta di grande industria del 28 bis, credo che sia una grande iattura per la Sardegna mettere in campo il 28 bis. Le regole, le trasformazioni del territorio devono essere uguali e certe per tutti senza accordi che a volte rischiano di favorire interessi privati, sicuramente ciò non riguarda questo caso, mi sento anch'io di dire che assolutamente non è così, per le cose che ho orecchiato, non per le cose che so, perché io le cose non le so; nel merito non ci voglio entrare, né ci posso entrare perché io non ho partecipato ai lavori della Commissione e non per colpa del centro sinistra; non so se, in qualche modo, si sia trattato di una trappola, una determinazione, una volontà semplificatoria del Presidente della Commissione, ma io non attribuisco al Presidente questa volontà, forse l'ha fatto per dare una risposta all'Assessore che gli chiedeva, come si dice in gallurese, "facciamo in fretta, perché Palau attende". Però Palau attende perché da un anno questa pratica è in commissione, e da un anno nessuno si è peritato né di illustrarcela, né di darci gli elementi necessari per il suo esame che io ritengo,trattandosi del primo caso di applicazione dell'articolo 28 bis, debba essere davvero molto attento ed approfondito da parte di questo Consiglio regionale.
Perché questo confronto è mancato? Alla fine ognuno si pone i suoi interrogativi: perché abbiamo accelerato dopo essere stati fermi per un anno? Perché una sera arriva l'assessore e si approva tutto, a scatola chiusa, secondo me, al di là della buona volontà evidentemente e anche dell'impegno dei commissari presenti in quella Commissione? Si voleva forse guadagnare tempo perduto? Non mi pare. Che cosa ci abbiamo guadagnato se poi alla fine siamo qua che discutiamo sulle mille virgole che sicuramente vi sono dentro questa procedura. Sarebbe stato auspicabile e molto più corretto che l'istruttoria formale fosse stata affidata agli uffici, per mettere tutte le virgole che mancavano, però sappiamo che nelle virgole si nascondono i mille demonietti a volte anche non voluti, badate, però poi quando uno li ha a disposizione li usa, perché ognuno si difende come può, anche con le virgole, lo sappiamo bene; l'Avvocato Biancareddu - mi consenta questo riferimento alla sua professione - sicuramente molto se ne intende delle cose delle quali semplicemente ho sentito parlare. Credo che questo vulnus politico vada sanato, e la maniera per sanarlo è riprendere da capo l'iter. Io non mi sento oggi di dire, e credo che nessun consigliere lo possa fare, se davvero questa pratica ha tutti i requisiti previsti dall'articolo 28 bis.
Il Consiglio è chiamato ad esprimersi su un punto sostanzialmente, se questo accordo corrisponde ai dettami del 28 bis, e per essere certi di questo, ma certi nell'interesse di tutti naturalmente, degli imprenditori che devono avere la certezza e nel Consiglio che deve avere la certezza degli atti che approva, dobbiamo sottoporlo ad una istruttoria adeguata. Io sono un consigliere regionale, sono un legislatore come gli ottanta che ci sono qua dentro, devo avere la piena coscienza degli atti che devo votare, altrimenti io non ho fatto bene il mio dovere né per me, né per la Sardegna, né per Palau, perché in fondo se noi mandiamo avanti una pratica piena di vizi poi i vizi emergono; noi li copriamo con la cenere, il primo venticello spazza via la cenere e vengono fuori tutti i vizi nella loro dimensione. In tal caso il procedimento relativo all'accordo di programma di Palau non durerà una settimana in più o dieci giorni in più, durerà molti anni. Il Comune che oggi è d'accordo si troverà poi domani forse in disaccordo con lo stesso imprenditore, è una cosa che naturalmente capita sempre.
Io ritengo che per sanare questo vulnus la legge debba essere rinviata in Commissione per essere approvata entro un certo termine, stando anche all'ordine del giorno del Consiglio, non è che debba scomparire, questa non è una proposta dilatoria, è la rivendicazione del nostro diritto ad esaminarla in modo coscienzioso, tale da poterla approvare eventualmente nella Commissione di merito e in Consiglio regionale; questo è ciò che io rivendico, e guardate, non stiamo assolutamente rallentando niente, secondo me con la chiarezza e la trasparenza, invece, forse acceleriamo questa pratica.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Presidente e colleghi, inizio con una nota un po' pessimistica, ma poi ci risolleviamo, non tanto perché io speri di influire sulle determinazioni che come Consiglio assumeremo, perché ho la sensazione che gli orientamenti ci siano o si stiano già solidamente formando - spero di no, ma questo penso - ma perché desidero che su una vicenda di questo genere, che è di quelle su cui si misura, e non esagero, la forza, la serietà e lo spessore di una classe dirigente, le cose che dirò rimangano agli atti: semplici, brevi, ma chiare.
Io non ho la cultura del no né in materia urbanistica, né in altra materia, e nemmeno la cultura del rinvio. Ho avuto modo di dire, per esempio, in relazione al Master Plan, il collega Satta ascoltò e replicò anche, io lo ripeto perché sono convinto di quella tesi, che il motivo per cui il Master Plan nella scorsa legislatura si arenò, non è dovuto alle rigidità vincolistiche della Regione, bensì alle compatibilità finanziarie interne al progetto, questo non consentì un punto di incontro. E tuttavia a proposito della cultura del rinvio penso che la maggioranza e la Giunta, anche quella di cui ho fatto parte, ebbero un torto su quella materia, ebbero il torto di non mettere le carte in tavola con molta chiarezza, e di stringere la partita in modo che fossero chiare le posizioni, le esigenze di tutte le parti in campo. Io invece sostengo che i debba essere certezza del diritto per tutti, e allora proprio per questo credo che questa vicenda ponga alcuni punti di riflessione seri: il primo è la pianificazione paesistica.
Io non sono un esperto di urbanistica, nel corso della mia esperienza consiliare non mi sono particolarmente concentrato su queste materie però, naturalmente, qualcosetta ho studiato, orecchiato, recepito, qualche opinione me la sono fatta. Noi abbiamo una situazione grave in Sardegna, metà della pianificazione paesistica è caducata, metà è vigente, c'è un vuoto, un vuoto che non è che non pone problemi, pone problemi di protezione da una parte, pone, naturalmente, problemi di pianificazione dall'altra. Che cosa stia succedendo nella metà del territorio dove gli strumenti di pianificazione paesistica sono caducati non so bene, non so se qualcuno lo sappia, penso di no, e questa non è una cosetta di poco conto. Voi mi direte: "Sì, hai ragione, è una grande questione ma, quando avete governato voi - anche la Giunta di cui ho fatto parte - non l'avete affrontato". Non ci siamo riusciti. Questa questione non l'ha affrontata la Giunta Palomba, non è stata affrontata dalla Giunta Floris, non viene affrontata dalla Giunta Pili. Però la questione c'è, sta lì, con i danni e i guasti che sta provocando. E 'un problema generale da affrontare, e sarebbe la priorità in materia urbanistica e territoriale, la priorità importante, significativa, non è questa, la priorità è quella.
Secondo problema: il famoso due 2 d con l'asterisco.Il 2d con l'asterisco è, per dirla un po' da profano, un buco nella pianificazione paesistica del piano territoriale paesistico numero 1. Si trovò, perché la mediazione politica, ispirata sicuramente dalle migliori intenzioni, nell'esplicare la sua fantasia non ha limiti, non ha confini, questo espediente di far riferimento al 28 bis, cioè di dire: in tali zone si procede attraverso l'accordo di programma ai sensi del 28 bis. Qui c'è un'altra questione: che bisognerebbe - lo dico per le giunte di ieri e per quelle di oggi, non è che voglio fare un ragionamento aprioristicamente polemico, sto ponendo dei problemi, che sono problemi dell'intero Consiglio regionale e dell'intera classe dirigente sarda - bisognerebbe non procedere per pezzetti nel 2d con asterisco, bisognerebbe fare la pianificazione del 2d asteriscato, ciò che non si seppe fare nella fase in cui venne affrontata questa materia, e bisognerebbe, sulla base della pianificazione paesistica, affrontare il comparto 2d asteriscato compiutamente, con una visione organica.
Io queste cose, non so se ricordo male, ma lo dico al collega Satta di cui stimo la serietà, la misura, il garbo, le ho sentite dire da te in un convegno, quindi non è un'affermazione della sinistra contro il centro destra; no, andrebbe fatto così, senza procedere per morsi, per pezzetti, per brandelli. Che si sia avuta, o che non si sia avuta, nel passato, la capacità di farlo e chiunque l'abbia avuta o non l'abbia avuta, è un problema, come è un problema quello di cui parlavo prima, cioè il fatto che abbiamo metà territorio senza strumenti di pianificazione paesistica.
Il 28 bis, questo è il terzo punto della mia riflessione. Il 28 bis è legge, quindi ha ragione il collega Morittu quando dice che essendo legge non si può affermare che non deve essere applicato. No, le leggi, finché sono leggi, si possono applicare, talvolta si devono applicare, ma si possono anche modificare, l'articolo 28 bis è legge ma è un'anomalia, è una indubbia, enorme anomalia, che il legislatore, con l'articolo 6 della legge 23, mi pare nel 1993, in un frangente, me lo ricordo perché c'ero, burrascoso della discussione consiliare introdusse per le più varie ragioni. ha introdotto nella legge 45 del 1989. E` una anomalia perché si tratta di approvare con legge una variante urbanistica e quindi al di là degli strumenti di programmazione, al di là dei soggetti che hanno la responsabilità della programmazione territoriale urbanistica, al di là delle procedure, al di là dei diritti e delle garanzie che dovrebbero essere riconosciuti ai soggetti interessati.
Io dico che il 28 bis, non lo dico in riferimento a questo accordo di programma, questo è all'ordine del giorno e lo discutiamo, ma il 28 bis andrebbe abrogato, e andrebbe sostituito, appunto, con la pianificazione paesistica. Allora non mi preoccupa tanto che si dica, perché questo lo comprendo, che adesso il 28 bis c'è, che questa è una richiesta ai sensi del 28 bis, quindi il Consiglio istruisca la legge, la esamini, la discuta e poi decida in un modo o nell'altro, questo lo comprendo. Ci mancherebbe! Non comprendo invece quando sento dire, fare intravedere che così si apre una pista, e quindi si pensa in qualche modo, lo si dice, che si potrebbe anche farvi un ricorso sistematico; questo mi preoccupa molto, perché dovremmo fare invece l'esatto contrario, non aprire una pista ma chiudere una pista, anzi lasciarla chiusa, abrogare il 28 bis e fare quello che dicevo prima, la pianificazione. Altro che aprire una strada che consente di voltare pagina, di far partire una nuova stagione della pianificazione in Sardegna, non diciamo corbellerie! Se vogliamo aprire una pagina nuova facciamo quello che non si è fatto, una pianificazione paesistica seria, rispettando le procedure, i poteri degli enti locali. Le procedure, Pierangelo, sono importanti anche quando si tratta non di 200, ma di 200 mila posti di lavoro, la procedura è il diritto, non è mica una cosettina. Io spero che tu non volessi dire quello, succede a me, può succedere a tutti di dire…perfetto, sono tranquillizzato, ti ringrazio del chiarimento, avevo capito male io.
Volevo porre queste tre questioni cogliendo l'occasione di un argomento contingente però importante, che dovrebbe farci riflettere non solo, appunto, sull'accordo di programma in questione, ma su alcuni temi che altri colleghi hanno posto, anche con più dottrina di me, che io mi sono limitato a riassumere rapidamente: la pianificazione paesistica in Sardegna, il problema degli areali 2d con l'asterisco, il problema del 28 bis. Io penso che il Consiglio dovrebbe cogliere l'occasione per parlare un po' di queste cose assieme, non per mettere questo accordo nel cestino, ma perché si affronti il particolare ma collocandolo nel contesto politico, istituzionale e giuridico giusto.
Concludo dicendo che questa è una questione molto seria, senza drammatizzare, senza enfatizzare, senza forzare, ma è una questione molto seria su cui si misura anche la cultura politica, il programma di cui tanto si parla e la coerenza delle forze politiche rispetto al proprio programma. Concludo riprendendo il ragionamento che ha fatto il collega Morittu alla fine e che condivido completamente. L'iter dev'essere scrupoloso, non dev'essere solo corretto, dev'essere scrupoloso per la delicatezza della questione, perché stiamo decidendo varianti a strumenti urbanistici, perché stiamo decidendo la pianificazione di un pezzetto, ma la pianificazione territoriale ed anche per la novità della cosa, perché è la prima volta che il Consiglio affronta una materia di questo genere. Poi, si è sbagliato, non si è sbagliato, si è fatto male ad applicare prima il 28 bis, questo è tutto un altro discorso. Intanto è la prima volta e la procedura dev'essere più che corretta, dev'esserre scrupolosa. Allora, il fatto che la Commissione abbia deciso senza l'opposizione, poi ci saranno le motivazioni, io non voglio fare una critica né al Presidente, né al nessuno, però non è il modo migliore per partire in una vicenda del genere. Io credo che la maggioranza dovrebbe accettare di riflettere, di ragionare un attimo su questo e di valutare se non sia il caso di sanare questo vulnus, quali che siano state le ragioni di quel che è accaduto in Commissione. Si tratta di sanare questo vulnus, ma si tratta anche di fare un'altra cosa, cioè di fare nella sede giusta, perché qui è chiaro che non si può fare, l'esame di merito dell'accordo di programma con tutto ciò che lo correda e che ne fa parte integrante.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue SCANO.) Accettate, colleghi, di ragionarci e vedere se non sia possibile, lo dico alla maggioranza, rimandarlo in Commissione, non per rinviare, non per insabbiare - con un tempo contingentato, d'accordo, va benissimo - ma per istruire, per esaminare. Poi sul merito ciascuno dirà oggettivamente quello che pensa. Io, perché tutto sia chiaro, come ho detto, perché di argomenti di questo genere è giusto che rimanga traccia, credo che sulla richiesta di rinvio che dovrà ovviamente essere formalizzata, il Consiglio si dovrà formalmente esprimere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Mi scusi, io avevo segnato l'onorevole Ortu, ma avevo forse intenso male, mi pareva che avesse rinunciato, non è così, le do la parola subito dopo se lei permette, onorevole Sanna.
E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Anch'io vorrei fare alcune brevi considerazioni, anche se ritengo che le cose già dette abbiano motivato a sufficienza una richiesta che è stata avanzata in quest'Aula, richiesta che avrebbe meritato un'interlocuzione, una risposta, un pronunciamento, forse anche da parte di qualche esponente della maggioranza o da parte del relatore o da parte del Presidente di Commissione, o altrimenti, non sarebbe stato male e non sarebbe un male, un segnale anche da parte dell'Assessore.
Si è detto che c'è l'esigenza, l'urgenza di riuscire a capire, e per capire di entrare nel merito, cosa che non è stata possibile, anche perché gli atti di cui disponevamo all'inizio erano formulati in modo impreciso, tant'è che sono stati corretti in corso d'opera, elencando stasera tutta una serie di allegati che sarebbe anche utile poter conoscere nel dettaglio. Le carte in un intervento come questo non sono affatto secondarie. Ma vi è anche un'altra questione che qui è stata posta e che costituisce un precedente di cui dovremo pur prendere atto e che condizionerà nel futuro l'attività di questo stesso Consiglio e delle Commissioni. In relazione a ciò mi rivolgo al Presidente del Consiglio, e lo pregherei di seguire per un attimo la considerazione che sto per svolgere: il collega Morittu, nel corso del suo intervento, ha evidenziato, ponendo il problema con un certo rilievo, che il disegno di legge sarebbe stato esaminato, se così possiamo dire, o perlomeno, come si dice, sarebbe stato licenziato dalla Commissione addirittura durante un intervallo tra una seduta e l'altra del Consiglio. Quindi a seguito della convocazione della Commissione in deroga al Regolamento e che, proprio per questo, non si era nemmeno pensato, perché quella convocazione era stata in qualche misura spacciata come necessaria per una semplice audizione, che invece si trattasse di approvare l'atto. Anche questo costituisce un problema, Presidente, perché d'ora in poi, se le cose stanno in questi termini, se le deroghe si utilizzano per cose di questo tipo, nessun Gruppo dell'opposizione, ma penso nemmeno nessun consigliere darà il proprio consenso alla convocazione delle Commissioni in deroga, perché se il risultato è questo, noi pensiamo che una procedura così come quella che è stata seguita per approvare quest'atto non si possa e non si debba più ripetere. Quindi è stato posto un problema, sul quale speriamo ci sia la disponibilità a un'interlocuzione, anche perché si vuole davvero, in modo serio, capire quale atto si vuole approvare.
Noi sul 28 bis e sul 2d asteriscato abbiamo già detto, e non ci torno. Una norma per certi versi assurda, ma qualora fosse anche accettata io mi chiedo: che c'entra l'accordo di programma che qui viene presentato e che qui si chiede di approvare con quella procedura? Che c'entra con quella procedura? Al limite posso capire che quella strada fu scelta per una maggiore garanzia e per una maggiore tutela, per fare in modo che aree di rilevante pregio fossero poi governate con strumenti qualificati. Ma qual è in questo caso l'intervento che si vuole realizzare? E' un intervento che in una qualsiasi amministrazione - io sono stato sindaco di un comune - avremmo esaminato e approvato senz'altro con maggiori garanzie di quante non ne siano contenute in questo accordo di programma. Poi entrerò brevemente nel merito del contenuto dell'accordo di programma. Ecco, qualora fosse pure plausibile questa norma, che io trovo assurda ed aberrante, allora avrebbe potuto essere applicata, così come d'altronde recita il 28 bis, in caso di accordi di grande valenza rispetto alla programmazione e allo sviluppo economico e sociale di quest'Isola. Ma cosa c'entra questo intervento con questa grande valenza?
Ma entriamo nel merito dell'intervento. Esso viene presentato come un progetto per la realizzazione di un polo integrato di valorizzazione turistica, ma io ho perfino dei dubbi che possa essere considerato solo ed esclusivamente un progetto di valorizzazione turistica. Entriamo nel merito, andiamo a guardare il progetto: i soggetti si presentano in modo strano. Io sono stato, ripeto, sindaco di un comune e quando abbiamo realizzato accordi di questo tipo il soggetto interlocutore si è presentato in modo unitario. Invece, in realtà, qui c'è una sorta di accordo parallelo che riguarda due soggetti diversi, tra i quali non si capisce bene quale correlazione ci sia e quali siano le sorti dell'uno e dell'altro, se siano collegate e se le garanzie siano reciproche. Invece a me sembra di dedurre, dalla lettura dell'accordo di programma, dalla relazione, dal progetto di fattibilità, che in realtà siano due soggetti che si muovono in modo autonomo, a prescindere dal risultato finale, perché il risultato comunque è condizionato dall'uno e dall'altro intervento. Ma quali sono gli interventi? Il primo soggetto, che sarebbe costituito dalla Palau Golf, realizza un intervento per complessivi 167.500 metri cubi divisi in due tipi di intervento: un intervento che è definito nel progetto di fattibilità come volume edilizio residenziale, che poi viene detto di supporto al golf, ma in realtà è un intervento residenziale ed è pari alla metà del volume che viene richiesto. E' un intervento residenziale, perché se poi andiamo a leggere la descrizione delle tipologie, non è affatto riconducibile alla natura fondante del progetto, che è costituita da un intervento turistico. Ecco, la metà dei volumi insediabili è destinata a costruzioni residenziali, quindi si tratta di un intervento edilizio puro e semplice. L'altra metà, anzi meno della metà, riguarda 80.500 metri cubi, c'è una differenza di 7 mila metri cubi, che non è di poco conto, previsti per strutture ricettive e altre strutture che sono necessarie per realizzare il campo da golf e le sue pertinenze.
Anche per quanto riguarda la Filigheddu grossomodo si ripete, in modo parallelo e separato, lo stesso schema di intervento: una parte della volumetria è destinata ad attività alberghiere, un'altra parte a residenze. Allora diciamo come stanno le cose: si tratta di un progetto che è giustificato mascherato da intervento per un polo integrato turistico, per dargli una valenza che vada al di là del puro e semplice insediamento abitativo, e quindi per tentare di dargli quella connotazione che è richiesta dal 28 bis. Io ho perfino dei dubbi - sarebbe utile e interessante andare a vedere, in dettaglio, l'altra parte degli elaborati - che dietro l'insediamento o perlomeno dietro le volumetrie che sono destinate ad attività edilizie ricettive si nascondano ancora ulteriori interventi di natura residenziale come tante volte è accaduto in Sardegna! Badate, andate a vedere tutti i piani di insediamento turistico: la stragrande maggioranza delle attività ricettive servivano a mascherare multiproprietà, che sono sì seconde case, ma sono anch'esse residenziali, e che non hanno nulla a che fare con le attività ricettive o perlomeno con l'accezione che un accordo di questo tipo dovrebbe dare alle attività ricettive. E quante esperienze di questo tipo abbiamo che sono sotto gli occhi tutti?
Questo per quanto riguarda le caratteristiche dell'intervento. Ma vediamo quali garanzie sono previste. Come ricordava il collega Cogodi, non c'è alcuna garanzia eccetto un programma pluriennale che divide in quattro bienni l'intervento, non c'è una garanzia sul come gli interventi dovranno procedere e soprattutto da parte del soggetto che dovesse recedere. Badate non ci sono garanzie e questo è l'assurdo! Capirei e in qualche modo accetterei almeno se vi fossero a monte delle garanzie che consentissero, strada facendo, di verificare la corretta attuazione dell'accordo di programma. Di norma avviene che prima viene realizzata la parte residenziale, poi ci si disfa della parte residenziale, nel senso che la si cede ai soggetti ai quali è destinata, e l'intervento spesso finisce lì. Badate, qui non c'è la garanzia che ciò non si verifichi perché, ripeto, l'unico elemento che viene richiesto è una fideiussione, che verrebbe depositata a garanzia, di importo pari al costo delle opere di infrastrutturazione che dovranno essere realizzate. Poi io entrerò un attimo nel merito delle opere di infrastrutturazione, perché sono previste cose assurde. Ritornando alla fideiussione, si dice che deve essere di un importo pari al costo delle opere di infrastrutturazione. Intanto l'importo nell'accordo non viene indicato ma c'è una sorta di quantificazione fatta richiamandosi al prezzario, e così via; presumo che negli altri elaborati vi sia anche una quantificazione degli importi, non so a quale anno siano riferiti, perché anche questa non è una cosa secondaria. Il piano dovrebbe essere realizzato in otto anni, le opere di infrastrutturazione dovrebbero precedere l'attuazione del piano… Chiedo scusa, io pretendo di essere ascoltato, sarò presuntuoso, ma pretendo di essere ascoltato! Per chi vuole chiacchierare ci sono ampi spazi!
PRESIDENTE. Le chiedo scusa. Il collega mi ha posto una domanda alla quale io dovevo rispondere. La sto ascoltando.
ORTU (R.C.). Non mi riferivo a lei, Presidente, ma a tutti i colleghi, che in aula non possono continuare a disturbare chi sta svolgendo il proprio intervento. Va bene che le cose interessanti le dicono solo loro, lo capisco, ma insomma!
DIANA (A.N.). Guardi che la stiamo ascoltando.
ORTU (R.C.). Io ho colto chi ascoltava! Allora, dicevo che non c'è nemmeno garanzia, ma non solo, non c'è equiparazione dei costi rispetto alla fase di attuazione. E anche a questo proposito vorrei capire qual è il meccanismo. Badate, abbiamo tanti interventi in tanti comuni, un po' dappertutto, in cui le opere infrastrutturali per la gran parte non sono state ultimate, e non solo: i soggetti che hanno poi acquistato, spesso si sono dovuti sostituire ai lottizzanti o al soggetto che doveva attuare il progetto. Quindi hanno dovuto pagare due volte! Badate, andate a controllare dappertutto e vedrete quanti esempi ci sono di questo tipo.
Ma io vorrei entrare nel merito anche della dotazione infrastrutturale, infatti il progetto prevede la realizzazione delle volumetrie e della dotazione infrastrutturale. Se andiamo a guardare la parte sulla dotazione infrastrutturale c'è sinceramente da rabbrividire. Io, sindaco del mio comune, un semplice comune di quindicimila abitanti, non avrei approvato un progetto di questo tipo e il mio consiglio comunale non mi avrebbe consentito di approvare un progetto di questo tipo. Se andiamo a guardare le infrastrutture primarie - e badate, c'è una legge dello Stato che le definisce, oltre a tutta la legislazione regionale, seppure potessimo pensare che chi ha concepito la legislazione regionale avesse quella voglia persecutoria di cui si dice - quali sono quelle previste? Opere viarie, fognature, impianto di depurazione e così via; qualcuno mi dirà: "Ma ci sono tutte, sono le opere semplici, quelle ci debbono essere"; ma gli allacciamenti dove sono? Chi li realizza? Chi li paga? Ancora una volta la collettività? Ma gli approvvigionamenti chi li garantisce, chi li paga? Io sono andato a leggermi la parte che riguarda l'approvvigionamento idrico, ne abbiamo discusso in questi giorni, e chi lo pagherà? Può darsi che sia la Regione, non so chi, la collettività, e così via.
E` ridicolo quanto qui viene detto, ma è pensabile che per realizzare un insediamento grossomodo di quasi 190 mila metri cubi, tutta la parte riguardante il problema delle risorse idriche, di cui abbiamo parlato a lungo ieri, si riduca a un capitoletto che viene intitolato "irrigazione"? L'irrigazione sarà garantita da un sistema computerizzato, bontà loro, di tubazioni fisse interrate con irrigatori a scomparsa, e si dice che verranno utilizzate le acque reflue di un depuratore che dev'essere spostato e si recuperano quelle aree - non è che quel depuratore viene spostato per un colpo di genio di qualcuno, eh!, il depuratore viene spostato perché disturba loro e ci mancherebbe altro che non si facessero carico degli oneri! Per questo vengono recuperate quelle aree - poi, bontà loro, si dice che utilizzeranno le eventuali acque reflue per l'impianto di irrigazione. Intanto va detto che, siccome quel depuratore serve l'intera collettività, io mi auguro che anche le acque reflue che pure sono un bene, e sono una risorsa economica, possano essere utilizzate dalla collettività. Ieri ci avete fatto la testa grande così parlando di merce, dicendo che l'acqua è una merce; guarda caso per questi signori non è una merce, no. Anche le acque depurate, anche perché costa depurarle, sono una risorsa la cui messa a disposizione va regolata, e chi dice che le debba utilizzare solo ed esclusivamente la società che fa l'impianto? Non voglio entrare nel merito della struttura golfistica, ma chi dice che devono utilizzarle loro e non gli agricoltori di quel territorio che possono produrre derrate alimentari per l'insediamento turistico? Chi lo dice? Allora, non si può dare per acquisito. Ma l'approvvigionamento dell'acqua per l'uso idro-potabile, dov'è? Io non so se negli altri elaborati ci sia una quantificazione, eppure ci dovrebbe essere una quantificazione. Qui c'è un insediamento umano che grossomodo sarà composto da quattro o cinque mila unità, che possono insediarsi contemporaneamente, consumeranno anche dell'acqua, dovranno pur essere quantificati i consumi e qualcuno dovrà pur dire da dove quest'acqua viene presa, come viene presa, ma non solo, la legislazione urbanistica, tutta la legislazione urbanistica, pone a carico di chi realizza l'intervento l'onere e l'obbligo di reperire le risorse idriche, perché se questo non viene fatto, potete anche fare diecimila piani, tutto quello che volete, ma in primo luogo state violando la legge, in secondo luogo la pianificazione non servirà a nulla, in terzo luogo perché deve pagare la collettività? Perché io che non ho nessun utile debbo poi pagare per consentire a questi signori di realizzare anche i loro giusti profitti; non debbo essere io a pagare per l'insieme della collettività.
Ci sarebbero anche tante altre cose da dire ma vedo che il tempo ormai sta per terminare
PRESIDENTE. Le concedo un secondo, prego.
ORTU (R.C.). Ne riparleremo strada facendo, ma io dico che noi abbiamo posto un problema sull'uso dello strumento: seppure la norma consentisse l'approvazione di questo accordo, ma voi pensate che esso contenga le garanzie ed abbia i requisiti, anche dal punto di vista dell'elaborazione tecnica, necessari per essere approvato da un Consiglio regionale? Badate, se noi faremo questo nessuno di noi e nessuna autorità regionale d'ora in poi potrà alzare un dito per sindacare l'operato di tante amministrazioni comunali che con grande fatica spesso riescono a produrre atti che sono senz'altro migliori di questo.
Per quanto riguarda la procedura, io rimango convinto che l'osservazione che ho fatto all'inizio non è pellegrina, Presidente. E' vero che la legge richiama il progetto di fattibilità economica, ma dice che noi possiamo approvare l'accordo di programma, non il progetto di fattibilità economica e lo dice per una ragione semplicissima, perché il progetto di fattibilità economica è un elaborato dell'accordo e non può essere diversamente, non è un elaborato separato, fa parte dell'accordo assieme a tutti gli atti che sono allegati; mi meraviglia che l'avvocato Biancareddu, che, essendo uomo di legge, dovrebbe conoscere bene queste cose, non le abbia pretese prima che questo provvedimento arrivasse in Aula.
PRESIDENTE. Comunque valuteremo questo aspetto, onorevole Ortu, con più attenzione.
E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gianna Valerio. Ne ha facoltà. Ricordo che questo è l'ultimo intervento.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente, io vorrei preliminarmente ringraziare il Presidente del mio Gruppo che mi dà la possibilità di esprimere la posizione Del Gruppo de La Margherita, pur nel rispetto delle legittime posizioni personali, anche perché questo argomento ci dà modo di esprimere, attraverso un ragionamento che spero comprensibile, le posizioni della nostra tradizione di cattolici democratici in ordine alle opportunità dello sviluppo e all'equilibrio che esso deve avere nel contesto della legislazione regionale e non solo.
Io vorrei iniziare dicendo che rispetto tutte le posizioni espresse, devo dire abbastanza critiche, anche se non le condividiamo per intero. Vorrei dire innanzitutto che ovviamente condividiamo l'appunto sollevato - e vorrei che l'Assessore stesse attento a questo passaggio - sull'attenzione che la Commissione ha voluto dare ad un argomento di questa rilevanza. Non tanto per la Commissione in sé, quanto perché ogni maggioranza di fronte a questi problemi ha il compito di ricercare il consenso più ampio, proprio perché non si tratta di problemi di poco rilievo. Se possiamo fare un'osservazione critica su questo aspetto, diciamo che questo sforzo non c'è stato e questo non depone neanche a supporto di una motivazione di presunto efficientismo della maggioranza rispetto a questi problemi.
Detto questo, però, io ho percepito nel dibattito dell'Aula quest'oggi su questo argomento, una quantità enorme di inquietudine. Se ci pensiamo bene, io lo dico per me ma credo che sia così per molti, crescendo si capisce che l'inquietudine è un segno di salute e che come tutti i segni di salute produce energia ed effetti positivi, vuol dire che intorno a questo problema stiamo affrontando uno dei nodi più importanti della nostra funzione; io lo registro come un fatto positivo, non scarto le polemiche, non scarto neanche l'apporto di idee che in questo dibattito è stato dato soprattutto da parte delle opposizioni e per nulla dalla parte della maggioranza. Registro questa mancanza di dialogo come un'occasione mancata per approfondire e confrontarsi sulla questione molto complessa ed anche trattata ampiamente delle convenienze, delle opportunità, delle speculazioni che molto hanno contraddistinto in questi tre anni e mezzo l'esperienza del centrodestra, ma si potrebbe dire lo stesso di altre esperienze, e che non aiuta a farci superare un passaggio a mio giudizio importante anche per gli apporti che possono essere interessanti per noi oggi, per farci arrivare ad una programmazione di questa materia che abbia un carattere più proprio e più foriero di opportunità.
Detto questo, io ho sentito le opposizioni a questo provvedimento e vorrei ricordare alcuni aspetti. Vi abbiamo chiesto spesso rispettare le leggi, cosa alla quale non siete molto avvezzi per dire la verità, mentre noi abbiamo sempre considerato un obiettivo primario il rispetto della legge, come segno di un rispetto della volontà popolare dei cittadini della Sardegna, dei principi dello Stato di diritto che devono informare le nostre istituzioni nel governare i processi che ci sono. Non è che a seconda della materia noi cambiamo idea, la nostra idea è ferma e precisa su questo. Dobbiamo prendere atto che c'è una legge vigente, che questa dà delle opportunità e che se qualcuno critica ciò che è vigente deve fare un ragionamento autocritico sull'inerzia che ha portato a non porre nuovamente in discussione quella norma, per migliorarla o modificarla del tutto. Noi questo non l'abbiamo fatto, e quindi ritengo che sia giusto ragionare nell'alveo di questo dettato legislativo, ma quando sento questo eccesso di frenesia, di preoccupazione, di critica su provvedimenti come questo, consentitemi di dire che percepisco in maniera nitida nelle nostre discussioni il crepuscolo dell'autonomia regionale. La nostra funzione, infatti, è quella di costruire scenari di progresso, scenari che assicurino un futuro, e l'accordo di programma oggi, nessuno di noi può leggerlo solo entro la chiave di lettura dei principi ispiratori della norma che gli ha dato origine e che ne ha determinato la discussione e l'approvazione. Perché oggi l'accordo, sapendo che incide su competenze dei poteri locali che vogliono produrre un fatto concreto di trasformazione di quel territorio, salve le tutele previste sulle quali noi non vogliamo derogare e che vanno salvaguardate, se è necessario vanno anche potenziate, ma ciò riguarda il principio del rispetto della legge, bene, oggi l'accordo di programma dev'essere obbligatoriamente letto, da un Consiglio regionale come il nostro, alla luce del principio costituzionale dell'equiordinazione dei poteri. Ciò impone che l'accordo non debba soggiacere alla sola volontà del Consiglio regionale, ma che rispettando i poteri che localmente sono stati esercitati assicuri, sul versante della Regione, quella ricaduta che può far sì che quell'intervento sia un veicolo di promozione territoriale e di sviluppo all'interno delle regole poste.
Perché badate se non c'è questo, dovete spiegare e dobbiamo spiegare ai sardi attraverso quale strumento noi andiamo avanti; lo dico perché quando non si dispongono, alternativamente o parallelamente a quello che è in atto, e che a mio giudizio ha un valore, strumenti di propulsione endogena della Regione verso lo sviluppo - e non serve a mio giudizio la promozione delle politiche attive del lavoro come unica soluzione, per lo sviluppo della Sardegna non basta, perché ogni qualvolta manca la propulsione endogena, la capacità di realizzare una crescita basata sulle proprie forze - si vive solo di assistenza, di dipendenza dai trasferimenti di altrui risorse, questo sia chiaro. Ed allora, quelli che vogliono rimettere in discussione quella parte senza peraltro avanzare altre proposte devono essere consapevoli, dopo le discussioni che abbiamo avuto sulla scorsa finanziaria, che la variante automatica e l'articolo 28 bis si pongono alla nostra attenzione come due alternative, non come due elementi complementari. Noi così le abbiamo lette e così oggi coerentemente dobbiamo disporci di fronte a questo problema, sapendo anche che la nostra tradizione politica, lo voglio dire con nettezza, invocando anche il rispetto di coloro che possono considerare la nostra posizione forse troppo individualista, è sempre stata contro il liberismo da una parte e il neo o vetero integralismo dall'altra, che consideriamo come facce di una medesima medaglia che avvita intorno a sé la dimensione autonomistica e non produce propulsione.
E' per questo che noi abbiamo sempre detto che non si devono assumere come principi prioritari della normativa urbanistica, cosa che è nella tradizione secolare della legislazione non solo regionale, l'elemento vincolistico e le proibizioni, ma, posti questi come elementi presupposti, la legge urbanistica deve garantire certezza di diritto e sviluppo consentendo che si raffrontino enti locali, soggetti privati, cittadini sardi, perché badate anche la locuzione che vorrebbe indicare gli imprenditori come un'entità diversa dai cittadini sardi, è un errore. Quando parliamo di impresa, noi dobbiamo comprendere in questa locuzione la volontà di partecipazione allo sviluppo collettivo anche dei cittadini sardi, perché spesso e volentieri gli imprenditori sono cittadini sardi. Noi dobbiamo realizzare le condizioni per evitare che, in mancanza di questa certezza di diritto, qualcuno dei nostri cittadini sardi e qualcuno dei nostri imprenditori chieda asilo politico fuori dalla nostra terra.
Qualcuno dice: "Si tolga l'asterisco e si faccia l'accordo di programma ordinario". Si potrebbe rispondere, con una battuta, "Fuori tempo massimo", perché le critiche vengono avanzate nel momento in cui registriamo l'applicazione di una normativa; togliere l'asterisco significa togliere una serie di tutele di carattere quantitativo e qualitativo, perché l'asterisco costituisce a vantaggio del Consiglio regionale e dei poteri regionali un'opportunità di tutela, di intervento e di controllo, che va esercitato, certo. Io comprendo anche la difficoltà derivante dalla prima applicazione di questa norma, in quanto vi è il rodaggio di una possibilità di intervento. Si parlava di pianificazione paesistica. Io sono d'accordo, possiamo aprire un dibattito, i tempi sono maturi perché questo avvenga, ma noi non siamo mai stati, e mai saremo, fino a quando avremo titolo di parlare nelle aule parlamentari, cantori dei cambiamenti delle regole quando già si è in corsa, siamo stati sempre contrari ed abbiamo sempre teso a valorizzare le possibilità che questi strumenti danno. Badate, se l'articolo 28 bis venisse letto correttamente, potrebbe essere interpretato come uno dei tanti strumenti che favoriscono lo sviluppo locale, che rendono possibile che in vaste aree del nostro territorio, comuni, imprese, cittadini, soggetti dello sviluppo realizzino dei progetti che si tutelano da sé, che assicurano l'opportunità che anche nell'attività imprenditoriale la giusta leva speculativa sia modulata ed equilibrata dagli interessi collettivi che nell'accordo gli enti locali sono chiamati a perseguire. Peraltro, credo che Palau non abbia bisogno di avvocati, pensa a se stesso e al suo sviluppo.
Noi dobbiamo invece interessarci del quadro generale che siamo chiamati a salvaguardare in termini di sviluppo e vedere se questa iniziativa può rappresentare uno strumento di rilancio dello sviluppo equilibrato della nostra Regione. E se ci poniamo in questa ottica saltano facilmente i rilievi formali, perché noi siamo chiamati oggi a dare una risposta al merito del problema, cioè dare alle imprese il diritto di applicare correttamente le leggi ed anche il diritto di esercitare conseguentemente le prerogative che le leggi assegnano loro. In fondo, letto in questa ottica, l'articolo 28 bis è - a mio giudizio - uno dei grandi strumenti di marketing territoriale ed è per questo che la Giunta, la maggioranza e l'intero Consiglio devono fare un uso equilibrato, attento e responsabile di questo strumento, un uso che non può essere caratterizzato da accelerazioni e semplificazioni nella fase preparatoria, né si può consentire che i documenti che comprovano il diritto legittimo dell'impresa e dei territori di darsi una possibilità di sviluppo possano essere presentati all'Aula in modo "arraffazzonato".
Io non voglio entrare nel merito della valutazione parametrica dell'intervento. Perché al di là delle argomentazioni, sono convinto che l'impatto urbanistico dell'intervento sia apprezzabile, perché prevedere un metro cubo a metro quadro significa 0,075 metri cubi ad intervento. Ciascuno di noi che ha fatto esperienza nei comuni, sa di che cosa stiamo parlando, ha gli strumenti elementari per giudicare la portata di questo impatto. In sintesi noi siamo favorevoli a che la Regione si riappropri almeno del principio, poi vediamo se dobbiamo perfezionare gli strumenti ed andare avanti, senza stravolgere i principi della legislazione vigente; noi siamo favorevoli a governare lo sviluppo e governare lo sviluppo significa mettere nel conto, in modo non residuale ma prioritario, che è necessario avere la capacità - e a questo proposito si richiama la capacità anche politica e istituzionale dei governi che si avvicendano nella nostra Regione - di conciliare sviluppo e tutela ambientale. Perché chiunque parli di ambiente, di turismo come veicoli di un rilancio strutturale della nostra Regione, se non dimostra di sapere conciliare questi due obiettivi è bene che si dedichi ad altre cose, perché realizza un'inutilità della politica in Sardegna come spesso noi abbiamo registrato che si verifica.
Io credo che la nostra posizione sia stata abbastanza chiara. Vorrei concludere dicendo che in questo mondo, in questa società moderna in cui viviamo, purtroppo gli unici sogni che sono permessi, anche alla politica, sono quelli di comprare il progresso e lo sviluppo. Non me ne voglia il centrodestra, ma questo avete esaltato in molte occasioni! Io credo che invece lo sviluppo non possa e non debba essere un attributo del possesso, ma debba essere un attributo del diritto comprendendo anche il diritto di cittadinanza dei sardi, dei sardi imprenditori, dei sistemi organizzati delle imprese, che vogliono con noi partecipare allo sviluppo. Per realizzarlo noi dovremmo abbandonare negli atteggiamenti, nelle parole ed anche nei sottendimenti dei nostri ragionamenti in quest'Aula questa presunzione di essere tuttologi, di considerarci i possessori delle leve del cambiamento, essendo invece noi storicamente depositari di ritardi epocali nell'apprendimento degli elementi causali, ma anche strutturali dello sviluppo.
Io ritengo che la politica debba fare qualche passo indietro, e vorrei che ciascuno di noi non si sostituisse all'apparato burocratico ma esercitasse la propria funzione di legislatore che è anche quella di rispettare i passaggi preliminari che consentono di consegnare alla valutazione politica del legislatore il merito dei problemi ed anche la critica delle procedure, quando queste si prestano a tale valutazione.
In fondo noi riteniamo che l'articolo 28 bis sia in questo momento uno strumento che potenzia la capacità dell'istituzione regionale di interfacciarsi con il sistema delle imprese in una stagione molto buia di questo rapporto in cui si registra, da ogni angolo della Sardegna, una clamorosa insoddisfazione per l'eliminazione sistematica di questi indispensabili soggetti della programmazione e dello sviluppo. Dovremmo su questo fare una riflessione, assessore Biancareddu, perché non si può da una parte, per un interesse - se mi consente - da parte sua forse anche territoriale, accettare questa logica e dall'altra non impegnare il governo regionale nella sua collegialità a fare in modo che questo sia un parametro permanente del nostro modo di interpretare lo sviluppo. Questo diventerà necessario perché è finito il tempo delle partecipazioni statali, sta finendo il tempo dell'assistenzialismo, e si avvicinano i tempi bui di un federalismo fiscale che non ci assegna un orizzonte molto roseo.
PRESIDENTE. La Giunta vuole intervenire?
DORE (La Margherita-D.L.). Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Dore, perché mi fa ripetere cose che le ho già detto?
DORE (La Margherita-D.L.). Chiedo di parlare sul Regolamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Grazie. Io ho chiesto tempestivamente di intervenire, lei aveva sul tavolo un lista di quattro o cinque nomi, il mio no
me è stato aggiunto, poi improvvisamente ho perso il diritto ad intervenire, essendo per un attimo uscito dall'Aula, per essere stato chiamato mentre ero assente scavalcando almeno tre iscritti a parlare che mi precedevano. Lei richiama sempre il Regolamento, io mi permetto di farle notare che l'articolo 77, comma terzo, dopo aver detto al comma secondo che i consiglieri che intendono parlare devono iscriversi al banco della Presidenza, dice: "Il Presidente dà facoltà di parlare secondo l'ordine di presentazione delle domande", prevedendo poi un'alternanza degli oratori dei due schieramenti, allora io mi domando per quale ragione lei, mentre io ero assente, ha ritenuto di poter anticipare il mio intervento, mentre c'erano tre o quattro persone iscritte prima di me. Con questo ragionamento dovrei ritenere che se un Presidente, non lei certamente, ma se un Presidente vuole impedire un intervento, approfitta del fatto che magari nell'ambito di due o tre ore una persona si allontana per un minuto dall'Aula, lo chiama e così può dichiararlo decaduto.
Questo fatto mi sembra talmente lapalissiano che è quasi umiliante dover richiamare il Regolamento, veramente c'è da restare allibiti. Io spero che si tratti di una svista dovuta alla stanchezza o non so a che altro!
PRESIDENTE. Onorevole Dore, è chiaro che le iscrizioni avvengono secondo un ordine cronologico, è difficile che si iscrivano tutti assieme. E' anche vero però che il Presidente deve organizzare il dibattito in Aula ed alternare gli interventi. Lei mi deve credere, quando l'ho chiamata non mi ero assolutamente reso conto che lei fosse assente, altrimenti non l'avrei chiamata. Ma, poiché ho usato questo sistema con tutti gli altri colleghi, anche nei giorni scorsi chi è stato chiamato e non era presente non ha parlato, una volta che io l'ho chiamata e lei non ha risposto all'appello, ho anche aspettato un po' perché magari poteva essere nelle vicinanze, ho chiamato l'oratore successivo. Adesso, abbia pazienza, non le posso dare la parola. Una volta che uno si iscrive a parlare, deve stare attento e restare in Aula.
DORE (La Margherita-D.L.). Non ci si può muovere dall'Aula? Mi spieghi con quale criterio ha chiamato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda, sul Regolamento. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, io sono convinto che su una materia così importante e così delicata, sia necessario che tutti i colleghi possano esprimere il proprio pensiero. Il collega Dore si è assentato un attimo, lui ha visto in che ordine era stato messo, ed è chiaro che quando lei l'ha chiamato non si aspettava di dover intervenire, e quindi chiedo, così come ho fatto in altre occasioni nei confronti di consiglieri sia della maggioranza sia dell'opposizione, che su questa materia ci sia la possibilità che tutti quanti esprimiamo il nostro pensiero.
Quindi, pur comprendendo le ragioni del Presidente, io credo che sia opportuno che questo dibattito possa essere chiuso con l'ultimo intervento del collega Dore.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda io la ringrazio e soprattutto la ringrazia l'onorevole Dore, però non potete costringere il Presidente a cambiare posizione ogni volta, per cui, abbiate pazienza, io il dibattito l'ho chiuso, l'onorevole Dore avrà occasione di intervenire per dichiarazione di voto.
DORE (La Margherita-D.L.). Si dia atto che abbandono l'Aula.
SPISSU (D.S.). Ci appelliamo alla sua lungimiranza e magnanimità.
PRESIDENTE. Per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, signori consiglieri, io ringrazio i colleghi dell'opposizione per le riflessioni introdotte in questo dibattito, riflessioni credo fatte in modo marcatamente costruttivo. In particolare, ho colto alcune osservazioni di carattere generale, come quelle che sollevano il problema della pianificazione urbanistica in Sardegna, ed è bene, come credo tutti sappiamo, rimarcare che siamo in una situazione di illegittimità giuridica, essendo stati annullati sette dei quattordici PTP e con ciò creando una situazione secondo me di quasi violazione del principio di uguaglianza, perché non è possibile che gli stessi cittadini sardi siano regolati da leggi urbanistiche diverse. Dobbiamo uniformare tutte le leggi alla normativa europea, invece un cittadino di Santa Teresa ha una pianificazione urbanistica diversa da quella di uno di Siniscola, tanto per citare un PTP in piedi e un PTP annullato.
Condivido anche le perplessità sull'articolo 28 bis, e proprio perché è la prima volta che lo stiamo applicando, ci deve servire come prova per vedere se è un articolo obsoleto, se è un articolo che funziona o se è un articolo che va modificato o eliminato. E` chiaro che di fronte ad una materia nuova, nuova come applicazione ma vecchia come data, il Consiglio si trova davanti ad un bivio: o assumere le funzioni della Commissione edilizia di un Comune, e non credo che questo sia lo spirito che ha animato il legislatore nel 1993, oppure rimanere proprio nell'ambito dell'articolo 28 bis e, quindi, limitare le proprie valutazioni al verificare se l'accordo di programma preveda: a) significative iniziative economiche; b) un programma di investimenti produttivi a lungo termine, non solo nel settore edilizio, diretti allo sviluppo e alla valorizzazione del risorse socioeconomiche, con particolare ricaduta economica ed occupativa nell'area programma in cui sono inserite le opere da edificare. Dovrebbe, quindi, effettuare una valutazione ad ampio raggio, lasciando quella di dettaglio agli organismi preposti a queste valutazioni, cioè l'ente locale in primis (noi dobbiamo dare maggior rilievo all'ente locale che deve poter decidere della propria pianificazione territoriale); gli altri organi tecnici, il CTRU, che è l'organo tecnico della Regione, che ha espresso una propria valutazione; la Giunta regionale. Se noi veramente dovessimo sostituirci a questi organismi, allora sì che l'articolo 28 bis sarebbe da abrogare, perché trasferirebbe qualsiasi competenza anche in termini urbanistici e di edilizia al Consiglio regionale. Quando mai noi dobbiamo valutare da dove prenderanno l'acqua e dove allacceranno la fogna? Altro che decentramento verso gli enti locali, addirittura dovremmo arrivare ad essere noi a rilasciare le concessioni edilizie!
Ed allora, sicuramente credo che l'ottica sia di dare al Consiglio regionale il ruolo di legislatore e di pianificatore in termini generali. Ed inoltre è bene ricordare, poiché noi siamo abituati come consiglieri ad approvare leggi che comportano oneri per il bilancio, per far fronte ad emergenze occupazionali o calamità naturali come la siccità, che questa è una legge che costa zero, per cui l'unico sforzo che dobbiamo fare è uno sforzo legislativo, forse anche in termini interpretativi ed in termini di coesione. Facciamolo, perché costa zero e produce tanto, in termini di posti di lavoro ed in termini di programmazione..
PRESIDENTE. Adesso metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
PIANA, Segretario:
Art. 1
1. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 28 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, introdotto dall'articolo 6 della legge regionale 7 maggio 1993, n. 23 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante "Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale"), è approvato lo schema di Accordo di programma e il relativo progetto di fattibilità economica, tra la Regione autonoma della Sardegna, il Comune di Palau, la Palau Golf S.p.A. e la F.lli Filigheddu S.r.l., nei testi allegati alla presente legge.
2. Le parti interessate procedono alla stipula dell'Accordo entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge.
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati nove emendamenti, l'emendamento 1 è stato ritirato e sostituito con l'emendamento 2, da Sanna Gian Valerio ed altri. Se ne dia lettura.
PIANA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Falconi - Giagu - Masia - Biancu - Calledda - Granella
All'articolo 1 sono aggiunti i seguenti commi:
2bis. In caso di volumetrie che variano in diminuzione all'interno del quadro di accordo oggetto della presente legge, le variazioni sono realizzate tramite concertazione tra le parti.
2 ter. In caso di volumetrie diverse per le differenti destinazioni o superiori, tramite ripetizione delle procedure previste per gli accordi di programma di cui agli artt. 28 e 28 bis della L.R. 45/89. (2)
Emendamento soppressivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
L'art. 1 è abrogato. (3)
Emendamento soppressivo parziale Cogodi - Ortu - Vassallo
Nell'articolo 1, comma 1, rigo 7, sono soppresse le parole "lo schema di". (4)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
L'art. 1 è così sostituito:
La classificazione 2 d* di cui alle "Norme di attuazione dei P.T.P." è abrogata.
Le relative aree sono inserite nella più complessiva programmazione territoriale-paesistica del Comune interessato (P.U.C. in adeguamento), previa specifica pianificazione paesistica delle aree medesime. (5)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
L'art. 1 è così sostituito:
La Regione promuove la specifica pianificazione paesistica delle aree attualmente classificate 2 d* anche al fine del più puntuale inserimento di tali ambiti nella più complessiva pianificazione territoriale paesistica da parte dei Comuni interessati (P.U.C. in adeguamento). (6)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
L'art. 1 è così sostituito:
L'art. 28 bis della L.R. 22 dicembre 1989, n. 45, così come introdotto alla L.R. n. 23/93, è abrogato. (7)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
L'art. 1 è così sostituito:
La legge regionale di approvazione degli Accordi di Programma di cui all'art. 28 bis della L.R. 22 dicembre 1989, n. 45, è istruita dalla Commissione Programmazione del Consiglio regionale, previo esame e parere di merito di tutte le commissioni competenti per materia interessata dall'Accordo medesimo. (8)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
L'art. 1 è così sostituito:
Ai fini della istruttoria delle leggi di approvazione degli Accordi di Programma di cui all'art. 28 bis della L.R. 22 dicembre 1989, n. 45, la relativa documentazione deve essere distribuita ai Consiglieri regionali almeno 30 giorni prima dell'inizio della istruttoria nelle Commissioni in forma completa ed in copia conforme. (9)
Emendamento sostitutivo totale Cogodi - Ortu - Vassallo
L'art. 1 è così sostituito:
La Regione, con specifica legge, adotta i criteri generali e direttivi atti a costituire la metodologia e a definire gli obiettivi da garantire su scala territoriale e regionale attraverso gli Accordi di Programma di cui all'art. 28 bis L.R. 45/89. (10)
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 2 ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Brevemente, Presidente, l'emendamento numero 2 cerca di intervenire su un aspetto che riguarda, ovviamente, una previsione dello schema di accordo di programma, contenuta nell'articolo 6 al comma 2, in cui in qualche modo si viene, in linea teorica, a contraddire la struttura stessa dell'accordo di programma, laddove si sancisce che le previsioni urbanistiche normative, che sono oggetto dell'accordo di programma, possano essere variate per il tramite della concertazione fra le parti. A parte il fatto che, consentitemi la battuta, mi sembra un po' paradossale che il centrodestra, dopo la sorte che ha riservato alla concertazione, riparli di concertazione in questo contesto, l'emendamento introduce una specifica in legge che vuole, in qualche modo, distinguere due fattispecie. La prima riguarda il caso in cui le volumetrie variano in diminuzione, ed allora le variazioni riteniamo corretto debbano essere realizzate per il tramite della concertazione fra le parti; mentre invece nel caso in cui le volumetrie varino perché vengono individuate differenti destinazioni o siano superiori a quelle previste, riteniamo debbano essere autorizzate tramite la riproposizione ex novo della procedura prevista per l'accordo di programma ai sensi degli articoli 28 e 28 bis Con questa norma si vuole disciplinare la parte variabile dell'accordo, non in termini di contrasto con il dettato dell'articolo 28 bis, che pone in capo al Consiglio regionale l'approvazione degli accordi di programma, ma sottopone la capacità di trasformazione del territorio, pur in deroga o no, ad un ulteriore tutela rappresentata dal controllo del Consiglio regionale, attraverso la riproposizione del procedimento previsto per l'approvazione dell'accordo di programma. Questo è il senso.
PRESIDENTE. Sono stati presentati inoltre gli emendamenti 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10.
I presentatori sono Cogodi, Ortu, Vassallo. Ai presentatori faccio osservare che gli ultimi due emendamenti, il 9 e il 10, trattano materie che sono di Regolamento piuttosto che di legge, intendo di Regolamento consiliare ed eventualmente questi possono essere trasformati in raccomandazioni da fare al Consiglio magari con un ordine del giorno. Intanto comunque chiedo ai presentatori di illustrare gli emendamenti.
Per illustrare gli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Ortu.
ORTU (R.C.). Il numero 3 è soppressivo dell'articolo 1. Noi abbiamo già detto nella discussione generale che non riteniamo, al di là del giudizio sul 28 bis, che il progetto che viene avanzato, anche per le considerazioni che faceva poc'anzi l'Assessore agli enti locali, possa rientrare nell'ipotesi prevista dal 28 bis, anche perché non ha la valenza indicata nell'articolo 28 bis e ripresa dall'Assessore nella sua lapidaria replica. Forse un maggiore sforzo avrebbe aiutato tutti, compresi noi, a capire meglio e a superare eventualmente anche difetti nell'impostazione dei nostri ragionamenti in un'interlocuzione che ha l'obiettivo di discutere nel merito l'accordo sottoposto al nostro esame. Questo l'Assessore non ha fatto, non ha intenzione, dalle dichiarazioni conclusive della discussione generale, di predisporsi ad un'interlocuzione, ha già deciso; possiamo prenderne atto, ma noi ribadiamo le nostre ragioni.
Io ritengo che si tratti di un intervento di edilizia puro e semplice e ritengo che non doveva essere scomodata l'Amministrazione regionale - mi scusi e mi perdoni l'Assessore - che forse avrebbe fato meglio a dedicare il suo tempo a compiere gli atti che pure mancano per completare la programmazione regionale in materia e quindi ad eliminare anche gli equivoci, perché anche noi siamo dell'idea che la norma, in qualche misura, debba governare l'intero processo e si evitino buchi neri attraverso i quali può passare tutto, così come si vuole fare con questo intervento.
Mi perdoni l'Assessore ma siccome il disegni di legge l'ha formulato lui, pur essendo di un articolo unico, non posso esimermi dal dire che se lui voleva evitare anche di entrare nel dettaglio e nel merito, e voleva riservare la discussione anche in quest'Aula all'impostazione generale prevista dal 28 bis, forse avrebbe dovuto formulare con più attenzione l'articolo di legge e, per esempio, così come io d'altronde ho anche affermato nel mio intervento, poteva solo ed esclusivamente inserire nell'articolo 1 l'approvazione dell'accordo di programma, senza richiamare il relativo progetto di fattibilità economica. Perché se l'Assessore richiama il progetto di fattibilità economica noi siamo costretti a prenderlo in esame, a parte il fatto che per valutare l'accordo di programma bisogna anche vederlo nel merito, Assessore, me lo consenta, pur essendoci gli organi tecnici, delle cui valutazioni tra l'altro noi non abbiamo potuto nemmeno avere copia, sarei stato curioso di conoscere nel dettaglio anche i pareri sugli atti che qui ci sono stati proposti perché noi agli atti che ci sono stati proposti ci vogliamo e ci dobbiamo riferire.
Per questa ragione noi chiediamo che l'articolo 1 venga abrogato e quindi che, in qualche modo, con l'abrogazione dell'articolo 1 cada l'intera impalcatura, perché non riteniamo che l'accordo che viene presentato rientri nella fattispecie prevista dall'articolo 28 bis, pur essendo essa discutibile, perché si tratta di un mero intervento nel settore edilizio, la cui autorizzazione va lasciata alla competenza degli enti locali, che pure hanno gli strumenti per programmare l'uso del loro territorio. Mi chiedo da dove risulti il tentativo, che pure doveva essere compiuto, di valorizzare le risorse socio - economiche della Sardegna, non di quell'area specifica, che legittimano l'accordo di programma di cui al 28 bis. Ha ragione l'Assessore quando dice che in mancanza di tali requisiti diventa un intervento meramente edilizio e quindi non può essere discusso ed approvato da questo Consiglio.
Per queste ragioni noi proponiamo la soppressione dell'articolo 1 e che in questo modo l'intero provvedimento venga cassato e quindi tutta la materia venga riportata in capo a chi ha la competenza, proprio per evitare di incorrere negli errori che qui sono stati paventati. Ripeto, noi riteniamo che nella documentazione che ci è stata proposta, e che fa parte integrante del provvedimento di legge che noi dobbiamo approvare, non ci sia il supporto necessario che ne giustifichi non solo l'approvazione, ma nemmeno la valutazione da parte di questo Consiglio.
Per questo abbiamo proposto, con l'emendamento numero 3, l'abrogazione dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ortu. Io proporrei ai colleghi di incontrarci per decidere come andare avanti, se dobbiamo interrompere la seduta e quando riprendiamo. Ho bisogno di sentire gli onorevoli Capigruppo.
Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO. (Gruppo Misto). Il mio non è un intervento, Presidente, solo vorrei dire che io nel mio intervento, a nome di un Gruppo consiliare, ho proposto il rinvio del disegno di legge in discussione in Commissione e ho sottolineato - lei non c'era, presiedeva il Presidente Biggio - che lo chiedevo formalmente, quindi, prima della votazione sul passaggio all'esame degli articoli, per cui la mia pregiudiziale andava sottoposta al Consiglio che poi avrebbe deliberato con la sua consueta saggezza in un senso o nell'altro.
Io non ho reiterato la richiesta perché mi sembrava ovvio che, per un disguido, non sia stata sottoposta al voto, però desidero che rimanga agli atti che io ho proposto il rinvio in Commissione. Chiudo, senza nessuna polemica, ma pesando le parole che dico: registro che questa richiesta non è stata formalizzata da altri, anche se è stata avanzata nel dibattito. La cosa mi fa sorgere qualche domanda politica: mi chiedo perché quando in Commissione l'opposizione non è presente, abbandona i lavori, viene esclusa, non so bene cosa sia successo, poi non chieda il rinvio in commissione o se lo chiede non formalizzi (sto parlando dell'opposizione, non della maggioranza) la richiesta. Ciascuno dovrebbe fare il suo mestiere!
PRESIDENTE. Onorevole Scano, forse il Presidente di turno in quel momento, ma probabilmente neanche gli uffici che comunque seguono il dibattito, hanno registrato la sua richiesta, tuttavia a me pare che essa possa essere ancora tenuta in considerazione. Naturalmente non è il Presidente del Consiglio che le deve dare una risposta, è l'Aula eventualmente a doversi pronunciare. Io non lo posso fare, lei comprende! Se lei è d'accordo, convocherei prima la Conferenza dei Capigruppo per decidere come procedere, e poi eventualmente teniamo conto di questa richiesta formale che lei, suppongo, stia avanzando a nome del Gruppo Misto. Detto questo, chiedo ai colleghi di seguirmi per la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 02, viene ripresa alle ore 20 e 31.)
PRESIDENTE. In sede di Conferenza si è deciso, vista anche l'ora, di interrompere i lavori a questo punto; per tutta una serie di problemi non possiamo riprendere i lavori prima di martedì 26 novembre alle ore 10 e 30.
Intanto la settimana prossima le commissioni possono essere convocate; se i Presidenti ci sono e mi sentono possono farlo; anche la commissione che ha competenza sul documento che stiamo discutendo avrà la possibilità, eventualmente, di riunirsi per valutarne alcuni aspetti, tenendo conto che noi martedì comunque riprendiamo i lavori esattamente da dove li abbiamo interrotti stasera.
Richiesta di procedura abbreviata
PRESIDENTE. Ha domando di parlare il consigliere Capelli sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). A chiusura della scorsa seduta avevo richiesto, ai sensi dell'articolo 100, l'inserimento nella programmazione bimestrale dei lavori delle proposte di legge 340 e 341; per le stesse chiedo ora l'adozione della procedura abbreviata ai sensi dell'articolo 101. In aggiunta vorrei avanzare la medesima richiesta per la proposta di legge 249, in materia di personale ed agente tecnico ausiliario con rapporto di lavoro a tempo determinato.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, la richiesta si intende accolta.
I lavori riprenderanno martedì 26 novembre, alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 34.
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