Seduta n.33 del 05/11/2005 

XXXIII Seduta

Venerdì 5 Novembre 2004

Presidenza del Vicepresidente Paolo FADDA

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 9 e 45.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 2 novembre 2004 (30), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Cuccu, Gerolamo Licandro, Eugenio Murgioni e Onorio Petrini hanno chiesto congedo per la seduta del 5 novembre 2004.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 10, della proposta di legge numero 24 e della proposta di legge numero 28. Siamo arrivati all'emendamento numero 34.

Metto in votazione l'emendamento numero 34.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente, in questo caso il testo... Presidente, è staccato il microfono.

PRESIDENTE. Prego onorevole Pili, adesso hanno attaccato.

PILI (F.I.). Dicevo che questo emendamento riguarda l'articolo 1 e in particolar modo la definizione che viene proposta...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, ha ragione lei, quindi aspetti venti secondi.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Come dicevo, in questo emendamento al comma 2 viene proposto di cassare la parola "intero territorio regionale" perché è evidente, per sua stessa ammissione, che il testo non riguarda l'intero territorio regionale e sarebbe il più grosso errore che si possa commettere quello di ritenere che in tutta la Sardegna si possano individuare tutte le categorie di beni da sottoporre a vincolo e quindi a pianificazione paesaggistica regionale. Noi riteniamo che per il pia paesaggistico debba essere adottato, l'abbiamo già detto più volte, il principio dell'articolo 142 del decreto legislativo 42 del 2004, partendo proprio dall'assunto della necessità di pianificare esclusivamente le parti relative alle aree da tutelarsi per legge indicate dal Codice Urbani che ha identificato una per una le diverse categorie. E' evidente che non si può in alcun modo ritenere che il piano paesaggistico regionale possa costituire il quadro di riferimento, l'abbiamo detto più volte ed anche ieri, il quadro di riferimento è il piano urbanistico territoriale, non può essere il piano paesaggistico regionale. E dico questo anche in funzione di quanto previsto dalla norma dalla quale sono discese tutta una serie di valutazioni a livello nazionale. Lo stesso CNEL ha sottoposto all'attenzione delle Regioni italiane uno studio sulla ricomposizione del ciclo edilizio - urbanistico col quale sottolinea come il piano territoriale sia fondamentale per poi arrivare ad una pianificazione paesistico regionale di dettaglio.

In questo caso è evidente che non possiamo non tener conto di quelli che sono i principi, le norme, le strategie che in termini di pianificazione sono state adottate dalla stessa Unione europea che hanno dato, come indirizzo chiaro, quello dell'univocità dei criteri e delle categorie da iscrivere all'interno di un piano paesaggistico regionale.

Tutto questo non c'è, non è previsto, è contraddittorio nel testo della legge che stiamo esaminando, ed è anche evidente che non avendo disciplinato in maniera puntuale il contenuto del piano paesaggistico regionale, si crea, così come è previsto nell'articolo 1 al comma 2, questo clamoroso errore concettuale sullo stesso significato del piano paesistico regionale, che non può essere e non può diventare quadro di riferimento ma semmai strumento che viene emanato subito dopo il piano territoriale proprio per attuare tutti i dettagli che il piano territoriale paesistico regionale deve presupporre, cioè i limiti entro i quali disciplinare la tutela ambientale e la valorizzazione paesistica, così come recitano le norme vigenti sì a livello nazionale, ma credo anche, come vedremo nelle prossime ore, quelle europee che appunto tutelano alcune categorie di beni e non l'intero territorio regionale.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito i colleghi a dotarsi della scheda per votare. Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 26 consiglieri.

(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CARODA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA - FLORIS Vincenzo - LA SPISA - LANZI - LICHERI - MANCA - PILI - PINNA - PIRISI - RASSU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta.)

Poiché non sussiste il numero legale, aggiorno la seduta di mezz'ora. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 26.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 54 , viene ripresa alle ore 10 e 27.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole La Spisa mantiene la richiesta della verifica del numero legale?

LA SPISA (F.I.). Si.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, PILI, LOMBARDO, MILIA.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Si procede alla verifica mediante votazione col sistema elettronico.

(Segue la votazione)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti quarantadue consiglieri che sommati ai consiglieri Lombardo e Pili che hano appoggiato la richiesta pur non avendo votato, fanno quarantaquattro.

(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - LA SPISA - LAI - LANZI -LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MILIA - ORRU' - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta.)

Quindi il numero legale è presente. Metto in votazione l'emendamento numero 34.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 34 prevede la soppressione di un'unica parola, la parola "intero" ma già nell'illustrazione abbiamo detto che questo emendamento, contrariamente anche ad alcune interpretazioni che sicuramente su questo punto sono fuori luogo, non è mirato a modificare una virgola, ma è invece indirizzato a modificare, attraverso la soppressione di una parola, il significato stesso di tutto un periodo che evidentemente non è corrispondente alla realtà, perché non si può certamente affermare che lo strumento urbanistico previsto in questo progetto di legge, e cioè il piano paesaggistico regionale, definito nel primo comma, in maniera molto roboante, come principale strumento della pianificazione territoriale regionale ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 numero 42, cioè il codice dei beni culturali del paesaggio, il Codice Urbani, possa essere indicato come quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale.

Ciò è chiaramente contraddittorio con quanto poi indicato inopportunamente nel terzo comma dell'articolo 1 che prevede che, sia pure in sede di prima applicazione della legge, il piano possa essere però proposto, votato ed approvato per ambiti territoriali omogenei, cioè frazionando lo strumento urbanistico e quindi evidentemente dimostrando che, pur essendo astrattamente, teoricamente, quindi solo formalmente indicato come uno strumento teso a disciplinare lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, dal punto di vista urbanistico naturalmente, in realtà si tratta di uno strumento che non riguarda l'intero territorio.

E' evidente che chi ha redatto questo testo non è certamente un incompetente dal punto di vista della materia urbanistica e dal punto di vista del complesso delle materie economiche e finanziarie, caso mai qualche dubbio lo abbiamo sulla sua competenza dal punto di vista della tecnica legislativa, ma dal punto di vista sostanziale aver previsto in maniera formale e teorica che questo strumento si estenda all'intero territorio della Regione Sardegna, è evidentemente in maniera molto lampante contraddittorio col terzo comma in cui si prevede che invece il piano possa essere esteso solo ad ambiti territoriali limitati. Abbiamo già detto che questo non è un aspetto di poco conto, non è assolutamente secondario che il piano possa essere esteso soltanto ad ambiti territoriali omogenei, perché verrebbe fatta una graduatoria tra territori, alcuni verrebbero privilegiati e altri invece declassati a territori su cui evidentemente non è necessario intervenire con prontezza e con rapidità. Noi crediamo che questo sia un limite molto grave, un limite di fondo perché dà a questo strumento un respiro molto corto ed apre la strada a discriminazioni fra territori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Io mi riallaccio e collego all'intervento che ho fatto in sede di discussione dell'articolo, e faccio un'osservazione prettamente tecnica, oltre che politica. Se noi andiamo a vedere qual è lo strumento di pianificazione territoriale delle province e dei comuni, vediamo che da sempre quello della provincia si chiama piano urbanistico provinciale, cioè P.U.P., quello dei comuni si chiama piano urbanistico comunale cioè P.U.C., e che la Regione deve redigere il piano urbanistico di coordinamento territoriale. Ora qui si dice che il P.P.R. costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, ciò vuol dire che non avremo più i Piani urbanistici comunali, non avremo più i Piani urbanistici provinciali, ma avremo i Piani paesaggistici comunali e i Piani paesaggistici provinciali.

Questa è una domanda di carattere tecnico che ho rivolto anche ieri al Presidente della Commissione, cioè se ciò sia compatibile o tecnicamente ammissibile anche dal punto di vista socioeconomico, poiché la logica impone che il Piano generale di coordinamento urbanistico regionale, oltre che delineare lo scenario dell'assetto di tutto il territorio regionale, ne disegni la pianificazione socioeconomica perché è lo strumento di indirizzo, perché così si chiama, perché così è definito da una scienza che si chiama urbanistica, una scienza che viene insegnata nelle università e in tutti i luoghi dove è necessario insegnarla, mentre non si insegna una scienza paesaggistica, semmai il piano paesaggistico viene in sottordine, cioè rappresenta uno degli strumenti che ha la sua valenza e la sua validità all'interno del Piano urbanistico regionale che delinea lo scenario generale di pianificazione e quindi persegue giustamente un suo scopo e una sua linea, comunque sottordinata al Piano urbanistico regionale. Non si può dire che il Piano paesaggistico, poiché stiamo limitando al massimo la terminologia urbanistica, sovrintende per intero a tutta la pianificazione territoriale della Sardegna.

E questa, credetemi, è un'osservazione logica, senza niente togliere all'importanza che ha il paesaggio - anzi, lo chiamerei ambiente, perché parlando di paesaggio pare che si parli di cartoline o di fotografie, io lo chiamerei ambiente e non paesaggio - un'importanza vitale, ma all'interno del piano regionale di coordinamento urbanistico di cui rappresenta verosimilmente uno dei settori o forse il settore più importante, ma non si può in alcun modo dire che il piano paesaggistico rappresenti per intero praticamente la pianificazione territoriale in Sardegna.

Ripeto ancora: non esistono o almeno sino ad oggi non li abbiamo ancora visti, piani paesaggistici comunali, piani paesaggistici provinciali, piani paesaggistici delle comunità montane. Esistono i piani di coordinamento urbanistico, dai quali discendono giustamente nei vari settori, sia la tutela e la salvaguardia e la valorizzazione dell'ambiente da una parte, sia la regolamentazione degli insediamenti a livello urbanistico nei centri abitati con e tutto ciò che ne consegue in base alla norma.

Ecco, sinceramente io noto questa discrasia, ma lo sto dicendo al di là di qualsiasi polemica, anche se giustamente la nostra è un'azione politica ostruzionistica, ma è una mia riflessione, non come urbanista, perché non lo sono, ho fatto semplicemente il geometra, ma qui sono presenti dei tecnici che su questo punto possono anche esprimersi.

Per tutte queste ragioni voterò a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, l'emendamento numero 34 potrebbe sembrare, a una prima lettura, uno di quegli emendamenti di portata limitata, un emendamento ostruzionistico senza contenuto, senza senso. E invece la parola "intero", inserita nel contesto della proposizione, è decisamente importante e fondamentale e modifica l'impianto stesso della norma e l'effetto che ha nel definire lo sviluppo sostenibile del territorio regionale.

C'è una generalizzazione pericolosa senza rispetto delle particolarità dei diversi territori che poi nella nostra Regione sono ancora più evidenti e se andiamo a rivedere quanto previsto sul piano paesistico e i vincoli ex lege, seguiti alla legge Galasso, ritroviamo, e avremo modo comunque di vederlo e di analizzarlo nel dettaglio quando discuteremo gli emendamenti successivi, il concetto stesso che viene dato al piano paesistico come strumento di regolamentazione del territorio regionale.

Ora, io credo che quest'aspetto meriterebbe un maggior approfondimento, purtroppo c'è molta distrazione, perché ovviamente tutti gli emendamenti proposti vengono considerati dalla maggioranza come emendamenti ostruzionistici, mentre alcuni, come questo, hanno una valenza sicuramente determinante per l'impostazione dell'intero testo della legge.

Noi dobbiamo valutare se la Sardegna sia economicamente, geograficamente, culturalmente una Regione omogenea e perciò pensare appunto a un piano di sviluppo sostenibile che va, a nostro avviso, differenziato in ragione del diverso grado di sviluppo, delle caratteristiche geografiche, economiche e culturali di ciascun territorio. Credo che questa volontà espressa dalla legge stessa di uniformare l'intero piano di pianificazione paesaggistica regionale, sia un grave errore. Sarebbe uno di quei temi sui quali varrebbe la pena soffermarsi per ritrovare poi, nel prosieguo nell'analisi dell'articolato, dei punti di incontro che, a mio avviso, possono esserci, tra questi quello che vuole dare alla legge stessa un indirizzo condivisibile, per alcuni aspetti, ma necessariamente da rivedere per come è stato rappresentato.

Anche sulle pagine dei giornali vediamo quotidianamente quanto sia difficile rappresentare il nostro territorio come un'unica entità, con un'unica linea di sviluppo economico, culturale, sociale e come intervenire perché si abbia una programmazione che poi porti a uno sviluppo dell'economia serio, efficace e utile per la società sarda. Credo che su questo sarebbe opportuno e interessante conoscere l'opinione dei colleghi della maggioranza e della Giunta in particolare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, annuncio il mio personale voto a favore dell'emendamento numero 34, di cui condivido l'impostazione e approfitto dell'occasione per provare a ragionare sull'utilizzo del tempo nella giornata odierna. Colleghi del Consiglio, noi sappiamo che alle ore 14, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, i lavori verranno interrotti sino alle 9 e 30 di domenica, quindi sappiamo che nella giornata odierna, se continuiamo con i ritmi che hanno caratterizzato le giornate precedenti, probabilmente riusciremo a discutere e a votare qualche emendamento. Se andremo avanti secondo la prassi consolidata sappiamo che in quest'aula sentiremo ripetere cose più o meno simili da qualche decina di colleghi del centrodestra e che probabilmente non avremo il piacere di sentire considerazioni di merito sul provvedimento da parte dei colleghi del centrosinistra.

Allora, io sarei personalmente disponibile, parlo ovviamente solo per me perché solo per me posso parlare, a rinunciare a qualcuno dei miei interventi per sentire l'opinione di qualcuno dei colleghi del centrosinistra, quindi perequando i cinque minuti che vengono risparmiati con me con cinque minuti riservati all'intervento di qualcuno dei colleghi del centrosinistra.

(Interruzione)

Benissimo, allora diciamo che resteremo sino alle 2 e mezzo e ci sentiremo qualche volta in più tra noi due. Però, ecco, non è che il ragionamento si chiuda qui; vorrei anche proporre dei temi ai consiglieri del centrosinistra e i temi che vorrei proporre ai consiglieri del centrosinistra, perché sono interessato ovviamente a sentire la loro opinione di merito, sono sostanzialmente due: il primo, che è introdotto già nell'articolo 1, è quello relativo ai rapporti tra l'esecutivo e il legislativo, nel senso che vorrei conoscere dai colleghi del centrosinistra - dai colleghi della Rifondazione Comunista, dai colleghi socialisti, dai colleghi della Margherita, cioè da quei colleghi che sempre sono sembrati più attenti al problema del riequilibrio tra esecutivo e legislativo in un sistema presidenziale - se condividono le preoccupazioni che io ho più volte espresso in quest'Aula sull'ipotesi di sperequazione dei poteri, quindi sulla necessità di intervenire in materia già con questa legge, oppure se non le condividono e se non le condividono sarebbe utile conoscere le motivazioni che li rasserenano, perché è possibile che queste motivazioni rasserenino anche me e allora riducano sicuramente i tempi che io dedicherò all'Aula e agli interventi.

Il secondo argomento, sul quale ugualmente vorrei sentire un'opinione, è quello dell'articolo 5 di questo testo di legge, un articolo successivo a quelli che hanno introdotto una serie di norme sulle quali possiamo essere in accordo o disaccordo, ma alla fine della discussione della legge queste norme saranno approvate e saranno norme vincolanti, saranno norme che comunque danno l'idea che si è in uno stato di diritto, che comunque si sceglie le sue leggi, queste leggi forse sono per una parte politica non le migliori, ma sono le leggi a cui comunque tutti quanti dovremo attenerci. Beh, è interessante sapere se i colleghi del centrosinistra ritengono che, dopo aver impostato un sistema di regole che loro condividono, propongono all'Aula e che l'Aula probabilmente alla fine accetterà, abbia senso che ci sia un articolo che dica che, fatto salvo tutto il sistema di norme e di regole stabilito dagli articoli precedenti, c'è però un potere assoluto posto in capo al Presidente della Regione e alla sua Giunta, come in uno stato sudamericano, che in qualsiasi momento può, a prescindere dalle regole, prendere un sito e dichiararlo di elevato interesse paesaggistico, bloccandone completamente ogni tipo di sviluppo.

Anche questo è un problema, signori, di certezza del diritto, di regole e di norme e sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i più sensibili all'argomento nell'ambito del centrosinistra, perché è possibile che anche su questo si possano liquefare alcune mie perplessità una volta sentito il ragionamento dei colleghi del centrosinistra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Questo emendamento che abbiamo presentato e che stiamo discutendo propone di cassare la parola "intero" perché non si capisce la ratio della previsione che definisce il piano paesaggistico come quadro di riferimento dell' "intero territorio regionale", proprio non riusciamo a capirla anche perché non è previsto da nessuna parte che debba essere così e quindi non si può dire che i nostri emendamenti sono strumentali senza che uno dei colleghi della maggioranza ci dica: "No, è giusto che sia l'intero territorio regionale", facendoci capire le motivazioni che portano a questo. E questo ci preoccupa molto, non stiamo trascurando il merito, qua stiamo entrando del merito, non capiamo come si possa considerare tutto il territorio regionale, l'intero territorio senza alcuna motivazione, almeno senza alcuna motivazione che ci porti a condividere il vostro ragionamento e non un ragionamento diverso.

Inoltre che vale enunciare principi di questo genere e poi disattenderli nel comma 3, così come è già stato ricordato, e quindi da un lato parlare dell'intero territorio e successivamente, anche se in sede di prima applicazione, ma sappiamo che la prima applicazione di questa legge avrà una durata che non sarà di qualche giorno, ma sarà di qualche anno, prevedere una pianificazione per ambiti territoriali omogenei?

Su questa materia veramente è possibile che non ci sia un intervento, non dico del Presidente della Commissione, che è piuttosto ortodosso, in questo momento, e quindi non ha assolutamente né l'autorevolezza né i poteri per poter intervenire a difesa di questo articolo, però qualcun altro io credo che dovrebbe intervenire; questo disegno di legge è stato scritto qualcuno dice a due mani, qualcuno a tre, non sappiamo più a quante mani è stato scritto ma è fin troppo evidente - e abbiamo detto anche questo - che c'è la necessità di conciliare esigenze diverse; quelle di una parte che certamente è importante, che è il mondo ambientalista, il più intransigente, il più fondamentalista, però ci sono anche le esigenze dell'economia di questo territorio e poi ci sono le esigenze degli enti locali, ci sono le esigenze e le istanze che arrivano dai cittadini. Allora come si possono contemperare tutte queste esigenze, quando è certamente prevalente l'aspetto della tutela e della salvaguardia in termini estremamente limitativi, perché la legge è basata sul divieto, e quando una legge nasce come divieto e fonda la sua impostazione sul divieto, non può assolutamente rispondere a tutte le istanze che provengono dal nostro territorio.

Quindi è questo che ci preoccupa e ci preoccupano anche le associazioni ambientaliste, che certamente fanno il loro dovere, lo hanno fatto anche oggi, per un territorio di un comune, guarda caso, amministrato da un sindaco del centrosinistra, un sindaco diessino, quello di San Teodoro, senza fare nomi, che Legambiente accusa di aver autorizzato la costruzione di villette vicino al mare, "A fine 2003" - dice il Presidente di Legambiente - "è stata data una concessione edilizia a centocinquanta metri dalla battigia". E il sindaco Costaggiu viene a dire a noi che è giusto il decreto Soru! Vogliamo capire come fa a sostenere questa tesi!.

CUGINI (D.S.). Dice di bloccare.

DIANA (A.N.). No, no, dice che è giustissimo, lo dice...

CUGINI (D.S.). Dice di bloccare quello scempio.

DIANA (A.N.). E costruisce a centocinquanta metri o concede autorizzazioni e concessioni edilizie all'interno di centocinquanta metri, non dei trecento!

CORRIAS (D.S.). Non è il sindaco che firma.

DIANA (AN). So benissimo chi è che firma, sindaco di Baunei!

(Interruzione)

DIANA (AN). Non mi ha capito evidentemente, o non mi sono spiegato bene.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana, invito i colleghi a non interrompere. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Il Presidente Diana leggeva un articolo del 2003, era solo per chiarezza, qualcuno forse non l'ha capito.

Signor Presidente esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 34, emendamento soppressivo del termine "intero" all'interno dell'articolo 1, comma 2, però colgo l'occasione anche per fare qualche riflessione. La ricchezza della Sardegna è rappresentata dalla varietà del suo ambiente. Il nostro territorio si presenta in molteplici aspetti spesso molto diversi gli uni dagli altri, con caratteristiche geografiche, morfologiche e climatiche che formano un quadro d'insieme variegato e di inestimabile interesse naturalistico. La diversità geografica che spazia dalle peculiarità delle zone costiere all'entroterra dell'Isola non solo ha contribuito a creare differenziazioni nei diversi territori, ma ha fatto nascere e sviluppare culture e tradizioni diverse, la varietà geografica ha contribuito a creare una varietà di tradizioni che rappresentano la forza della Sardegna. L'uomo ha operato nell'ambiente, l'ha rispettato, si è adeguato ad esso dando vita ad attività lavorative consone al territorio di appartenenza. Così come l'uomo ha assecondato la natura e l'ambiente adeguandosi ad essi, il legislatore che pianifica deve, nell'indicare le linee guida del governo del territorio, assecondare quelle che sono le peculiarità del territorio senza forzature e senza snaturare la sua vocazione. Questo è il compito del legislatore e di un piano urbanistico: armonizzare e nello stesso tempo valorizzare le peculiarità del territorio, non proponendo limiti illogici.

Con questa norma s'intende distendere una coltre legislativa asettica sul territorio della Regione, ignorando il patrimonio ambientale sardo e le esigenze di ciascun territorio, però non è la conseguenza di una visione alta della politica e dell'azione di governo che trascende il particolare, non nasce dall'intento di considerare i cittadini tutti uguali nel rispetto delle particolarità territoriali, è figlia di una supponenza che, nell'intento di ignorare e annullare le differenze, in realtà crea contrasti e divisioni tra i territori della Sardegna.

Scorrendo l'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 22 gennaio 2004, il codice dei beni culturali e del paesaggio richiamato nell'articolo 1 della legge in discussione, leggo testualmente: "Il piano paesaggistico, anche in relazione alle diverse tipologie di opere ed interventi di trasformazione del territorio, individua indistintamente le aree nelle quali la loro realizzazione è consentita sulla base della verifica del rispetto delle prescrizioni, delle misure e dei criteri di gestione stabiliti nel pano paesaggistico… e quelle per le quali il piano paesaggistico definisce anche - sottolineo anche - parametri vincolanti per le specifiche previsioni". Non ho trovato traccia di quella politica, di quella pianificazione alla Soru che invece oggi con forza intendete portare avanti.

E' per questo motivo che proponiamo di sopprimere la parola "intero" dal comma 2 dell'articolo 1 ed è per questo motivo, Presidente, che voterò a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Assessore, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, dispiace dissociarsi dal proprio Gruppo e dai colleghi, e credo che non me ne vogliano, su un emendamento come questo, però io sono del parere...

(Interruzione)

Come? Sì, sì, per carità, io non l'ho concordato questo emendamento e quindi mi dissocio dall'opposizione e nel dichiarare il mio voto contrario a questo emendamento cercherò di spiegarne la ragione.

Per me il concetto di paesaggio non è un concetto che può essere sottoposto alla misura metrica di chilometri due dal bagnasciuga, onde per cui se è vero che il paesaggio è qualcosa che si è formato nel tempo e che non è un qualcosa, come si può pensare, di immodificabile, ma è frutto dell'azione dell'uomo, dell'azione della natura, dell'azione del vento, degli animali, dell'acqua, della pioggia, delle mareggiate, be' è giusto che non ci sia una soluzione di continuità; così come sono diverse le caratteristiche che influiscono sul paesaggio, a seconda delle zone, è diversa la situazione nei due chilometri che si vogliono vincolare se appartengono ad un territorio che ha dietro la spiaggia o uno stagno, come può succedere a Molentargius, o ad un'altra zona che ha dietro due chilometri di pianura, mentre in altre zone entro i due chilometri in linea d'area si possono avvicendare anche più montagne, non dico colline, quindi è chiaro che l'impatto del blocco sarà diverso e l'importanza del blocco sarà diversa da zona a zona a seconda del diverso tipo di paesaggio.

Però credo che se veramente noi vogliamo tutelare l'ambiente, dobbiamo capire che cosa vogliamo salvare in Sardegna e non è pensabile che ci si limiti soltanto alla tutela di una fascia di due chilometri dalla costa; secondo me, invece, noi dovremmo intervenire su tutta la Sardegna. Per cui se abbiamo un concetto, se abbiamo un'idea precisa sulla quale concordiamo, dobbiamo agire secondo quest'idea ed ecco perché dico che questo decreto cosiddetto salva coste sarà assolutamente dannoso per la Sardegna, perché prolungare dei vincoli così estesi per tanto tempo comporta la creazione di un parco di cinquecento mila ettari in Sardegna, cosa che è impossibile pensare di fare per cinque anni, credo sia veramente qui tutto il nocciolo della questione. Non è pensabile che, nell'arco di pochi anni, noi riusciamo a risolvere un problema come questo e a dare una risposta alla Sardegna, una risposta che sia condivisibile non possiamo trovarla nell'arco della discussione di questa legge.

Ecco perché noi dobbiamo rivedere le nostre posizioni, bisogna che maggioranza ed opposizione dialoghino, trovino un accordo, perché altrimenti non si va da nessuna parte, rischiamo davvero di fare le riforme, anche quella del paesaggio, a pezzi, è un po' quello che è successo in sanità con la riforma dei servizi ospedalieri, che dopo qualche anno siamo stati costretti a rivedere, non c'è un piano unitario, non c'è un piano sanitario concordato, non c'è un'idea condivisa su cosa si vuole fare, su dove si vuole andare, così continuiamo a fare le riforme come quelle della scuola che si sono succedute in questi cinquant'anni in Italia, ognuno ci mette la sua pezza, però il vestito che cuciremo sarà quello di Arlecchino, non sarà un vestito della nuova moda italiana che ci fa onore nel mondo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Colleghi, colleghe, assessore Sanna, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento in discussione, volevo soffermarmi sul senso dell'emendamento non semplicemente per allungare i tempi, ma perché quello che dirò lo sento veramente. Lo sento come sardo e lo sento come abitante di una zona costiera che con questa legge vede il suo turismo ostacolato. Dico subito che non possiamo permettere che i nostri insediamenti turistici e il nostro sviluppo turistico vengano preclusi. La presenza di insediamenti turistici è imposta dai fatti, dalle forme concrete dello sviluppo economico e soprattutto dal lavoro, quel lavoro dal quale dipende, appunto, il futuro della nostra Sardegna.

Ritengo che l'esame di una legge così importante come questa si sarebbe dovuto fare forse diversamente, coinvolgendo gli enti locali interessati, perché i destini delle nostre coste sono legati soprattutto alla forma concreta che assumeranno alla fine del conflitto che si verrà a creare fra il paesaggio naturale, ancora riconoscibile, ancora intatto, e quella tipologia di insediamenti che noi intendiamo invece creare armonizzandoli con il paesaggio stesso.

Dai dati che abbiamo a disposizione possiamo tranquillamente dire che negli ultimi vent'anni le tendenze insediative verso le nostre coste, hanno conosciuto un costante incremento. Anche tralasciando i fenomeni più propriamente urbani, come quelli delle città di Olbia e di Cagliari, anche piccoli centri che distano quindici - venti chilometri da centri importanti come Cagliari, Olbia ed Alghero, hanno avuto la fortuna di svilupparsi di riflesso grazie appunto allo sviluppo che c'è stato in questi grossi centri e quindi registrano un incremento stabile ed armonico soprattutto grazie a questi centri. Contestualmente si sono moltiplicate le costruzioni, con modalità apparentemente, secondo qualcuno, prive di regole, secondo noi invece prevalentemente regolate, costruzioni inserite nel contesto urbano che ben si sposano con il paesaggio circostante. Tali insediamenti hanno dato vita ad un territorio dinamico che ha assunto caratteri in certa misura originali ed anche da studiare ancora, questo sì. Riteniamo anche che queste singole realtà vadano studiate più attentamente, soprattutto cercando di coinvolgere gli interessati, cercando di coinvolgere i soggetti legittimati a pianificare il proprio territorio.

Noi, come ho avuto modo di asserire in altre occasioni, possiamo tranquillamente dire che la modernità in Sardegna è arrivata grazie al turismo, questo è un fatto innegabile. Il turismo ci ha consentito di aprirci, ci ha consentito di avere degli scambi culturali importantissimi, ha consentito alla Sardegna di migliorarsi non solo economicamente, ma anche culturalmente, anche civilmente, e tutto questo è stato vissuto dai sardi come una scoperta e, contemporaneamente, in qualche caso come una perdita. Io dico che questa legge deve...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi, io non mi associo allo stupore di alcuni colleghi per il blitz di ieri sera, era ampiamente prevedibile e forse condivisibile per chi sta dall'altra parte della barricata. D'altronde un atto illegittimo non poteva non essere prorogato che con un altro atto illegittimo e cercherò di spiegare brevemente perché. L'articolo 14 della legge 45 che proprio si intitola "Provvedimenti cautelari", stabilisce la procedura eccezionale per cui poteri tipicamente attribuiti all'organo elettivo e rappresentativo della Sardegna, quale il Consiglio regionale, vengono attribuiti in via eccezionale alla Giunta. Recita l'articolo 14: "Per comprovati motivi d'urgenza e per un periodo limitato", cioè tre mesi, quindi questo dimostra l'eccezionalità della norma e l'uso eccezionale che il legislatore della legge 45 aveva previsto in casi di estrema ratio. Ed infatti dopo i tre mesi, precisamente al comma 2, si dice che il provvedimento può essere prorogato solo dal Consiglio. Questo perché? Perché il legislatore della legge 45 ha voluto riportare in un'Aula consiliare dove si può svolgere un dibattito e dove le forze politiche si possono confrontate, un provvedimento inibitorio che, proprio per la sua gravità e la sua eccezionalità, può essere prorogato solo dal Consiglio regionale. Ora tutte le proroghe che il Consiglio regionale fa, vedasi per esempio la proroga all'autorizzazione all'esercizio provvisorio, le approva con legge, con gli ordini del giorno si fanno solo gli inviti e gli auspici, sono quelli che non si negano a nessuno in caso di emergenza, per cui il Consiglio ha sempre fatto ordini del giorno per chicchessia e nelle materie più disparate.

Ora, ridurre il Consiglio a prorogare con un ordine del giorno, un atto la cui proroga necessita di una legge, è stata una grave forzatura, come è stata una grande forzatura discutere quest'ordine del giorno, in quanto gli atti aventi forza di legge rientrano nella materia disciplinata dall'articolo 55 del Regolamento e necessitano, per essere inseriti all'ordine del giorno, di un'approvazione con la maggioranza dei quattro quinti. Invece la maggioranza, non potendo assicurare i quattro quinti dei voti a favore, ha deciso di prorogare il provvedimento con un ordine del giorno. Quindi si capisce l'escamotage, probabilmente tutti nei vostri panni avrebbero fatto così per evitare la brutta figura di far decadere la delibera, peraltro illegittima, che scade il 10 novembre, e quindi ad un'illegittimità se n'è aggiunta un'altra. Peccato che ci si sia limitati ad atto come l'ordine del giorno sul quale non si può svolgere una discussione generale. Infatti come il Presidente sa per la lunga esperienza in Consiglio, sull'ordine del giorno sono ammesse solo dichiarazioni di voto, quindi teoricamente abbiamo prorogato un provvedimento che inibisce le costruzioni entro la fascia di due chilometri dal mare per tutta la Sardegna, limitandoci a dichiarare il nostro voto, e quando uno dichiara il voto non può neanche più dibattere perché ha già detto come voterà. Quindi anche se il collega lo convincesse a cambiare idea sul proprio voto, solo in termini di pentimento operoso potrebbe tornare sui suoi passi e votare contro questa ulteriore illegittimità. Però il giudice non c'è qua, quindi noi non possiamo fare altro che rimetterci alla giustizia altrui, però sarebbe stato preferibile, almeno su argomenti così delicati, veramente seguire una procedura più parlamentare, meno da assemblea di condominio, e consentire veramente a quest'Aula di rispettare il Regolamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, colleghe nei giorni scorsi è stata data notizia di alcune nuove iniziative nel campo dello studio archeologico: sembrerebbe che siano state ritrovati a Cala Sisine, dei reperti e delle strutture che fanno pensare che tale sito sia stato utilizzato come porto nel periodo nuragico. Mi viene spontaneo pensare che il mito di Atlantide, riportato negli ultimi anni all'attenzione soprattutto del mondo culturale non solo a livello locale, ma anche nazionale, attraverso tutta una serie di interventi sui media, ed anche sulla stampa locale, in questa nuova rilettura porti a ipotizzare che davvero la Sardegna fosse Atlantide. Quello che mi ha colpito in modo particolare è che in un recente convegno tenutosi a Firenze si ipotizza che l'aver ritrovato nelle tombe etrusche più navicelle nuragiche di quante ne siano state ritrovate in Sardegna, faccia pensare che la civiltà etrusca si sia sviluppata nella Penisola come promanazione della civiltà nuragica. Tutto questo per dire che, molto probabilmente, i sardi forse in passato avevano molta più dimestichezza con il mare di quella maturata nel periodo successivo. Una notizia di oggi che fornisce i dati sulla crescita esponenziale del numero di passeggeri che sono transitati per Alghero trasportati da Ryan Air, ci fa pensare che molto probabilmente il passaggio storico, culturale, archeologico riferito trova oggi nuovi approdi, nuovi sviluppi, nuovi sistemi soprattutto per incrementare l'economia.

Se una volta l'economia sarda era basata sui commerci tra la Sardegna e la Penisola non solo di bronzetti nuragici, ma penso anche di tutto quello che era oggetto di trasporto e di interesse commerciale già dal periodo neolitico, non dimentichiamo che dal Monte Arci l'ossidiana veniva distribuita, commercializzata e venduta, non so se con il baratto o con altri sistemi di commercio, in tutto il bacino del Mediterraneo, ancora oggi riuscire a superare quel limite che è rappresentato dal mare per la nostra Isola, molto probabilmente ci porterebbe molto lontano soprattutto se quella nuova economia su cui si vuole basare la crescita culturale, economica, sociale della nostra Regione, non trovando gli strumenti che non possono essere...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente. Annuncio che voterò a favore di questo emendamento che è stato firmato dai colleghi Pili, La Spisa, Oppi, Diana, Vargiu e Ladu, che chiedono con questo emendamento la soppressione della parola "Intero" dal comma 2 dell'articolo 1. Sono certo, pur non avendo visto per tempo questo emendamento, che tutti questi colleghi quando l'hanno pensato, non possono non avere fatto riferimento all'importante concetto matematico del termine "intero". Intero è un numero definito con una sorta di postulato all'interno dei numeri cosiddetti razionali, numeri razionali che a loro volta si contrappongono ai numeri irrazionali. Perché dico questo? Lo dico perché io sono certo che loro volevano far emergere la irrazionalità di questo articolo 1, di questo specifico comma 2 dell'articolo 1.

Chi ha fatto analisi matematica ricorderà tra l'altro un teorema importante, che è stato un po' la dannazione degli studenti del primo anno di matematica, il cosiddetto teorema di Heine-Pincherle-Borel, un teorema che voleva dimostrare proprio il paradosso che tra due numeri razionali esiste sempre e comunque un numero irrazionale. Ed allora se questo è vero, come è stato dimostrato con questo importante teorema, è chiaro che anche l'intero é scomponibile, è scindibile. A questo sono certo che i miei colleghi volevano far riferimento: dimostrare che questo intero è scomponibile in tanti piccoli interi, in tante unità, in tanti frammenti che tengano conto delle realtà locali e che tengano conto e facciano emergere quelle che sono le indicazioni delle municipalità, e quindi dei singoli sindaci dei singoli territori.

Quindi è giusta la considerazione che faceva il mio collega Vargiu prima, quando chiedeva che si levasse una voce anche da parte dei colleghi del centrosinistra perché su questi temi importanti ci si confronti. Se questo piano paesaggistico regionale è concepito come un piano di alta programmazione, anzi di somma programmazione territoriale, è evidente che si cade in contraddizione nel momento in cui la sua adozione, la sua approvazione sono state attribuite ad un organo che è totalmente incompetente ad approvarlo, che è appunto la Giunta regionale.

Se noi concepiamo l'articolo 1 in questo modo qual è il rischio? Il rischio è quello di inficiare il piano a causa di un vizio che si chiama vizio di nullità per incompetenza dell'organo che sarà chiamato ad emanarlo. Quindi è chiaro che noi gli stiamo dando eccessiva fragilità, e lo stiamo rendendo irrazionale così come Heine, Pincherle e Borel avevano dimostrato.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. Metto in votazione l'emendamento numero 34. Prego onorevole Pili, su che cosa intende intervenire?

PILI (F.I.). Grazie Presidente, chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Dal risultato della votazione sull'emendamento conseguirà la verifica del numero legale. Invito un segretario a prendere posto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 34.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CORDA - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - PIRISI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Voti nulli: ADDIS - DEDONI - PINNA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 33

Votanti 29

Astenuti 4

Maggioranza 15

Favorevoli 4

Contrari 22

Voti nulli 3

Non essendo presente il numero legale dichiaro nulla la votazione e aggiorno la seduta di mezz'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 28, viene ripresa alle ore 12 e 01.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Dobbiamo votare l'emendamento numero 34.

Onorevole Pili, prego.

PILI (F.I.). Reitero la richiesta di verifica del numero legale perché è stata interrotta la seduta per la mancanza del numero legale, quindi alla ripresa, come è prassi, credo che si debba procedere alla verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, siamo in fase di votazione dell'emendamento e il numero legale si verifica automaticamente contestualmente senza sottoporci a due votazioni distinte. Cinque consiglieri debbono appoggiare la sua richiesta.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, BIANCAREDDU, Matteo SANNA, LA SPISA.)

Seconda votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento n. 34.

(segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Contu ha votato contro, la consigliera Cocco a favore. I colleghi che sono arrivati dopo che la votazione è stata chiusa è inutile che alzino la mano per dichiarare il loro voto.

Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CAPELLI - CONTU - CASSANO - DEDONI - LA SPISA - LOMBARDO - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 63

votanti 58

astenuti 5

maggioranza 30

favorevoli 16

contrari 42

(Il Consiglio non approva).

Siamo all'emendamento numero 36. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

Sul Regolamento

MARROCU (D.S.). Volevo far notare una contraddizione che è questa, se in occasione di ogni votazione viene chiesta la verifica del numero legale, viene meno l'altra disposizione del Regolamento che prescrive, che la richiesta di votazione nominale sia avanzata da almeno otto consiglieri. Procedendo in questo modo sono sufficienti cinque consiglieri per la votazione nominale.

L'altra contraddizione riguarda il fatto che quando si verifica il numero legale attraverso il sistema elettronico chi è presente e non vota risulta assente e quindi non può dichiarare il voto, ai sensi del nono comma dell'articolo 58 che recita: "Nelle votazioni con procedimento elettronico agli effetti del computo delle presenze vengono considerati assenti i consiglieri che pur presenti in Aula non abbiano partecipato alla votazione". E' un'altra delle contraddizioni. Quindi credo che in queste occasioni si verifichino le contraddizioni che ho enunciato tra diverse norme regolamentari, cioè che per chiedere la votazione nominale sono necessari otto consiglieri, invece per chiedere la verifica del numero legale ne sono sufficienti cinque, quindi si sta vanificando la norma del Regolamento che prevede che la richiesta di votazione nominale debba essere avanzata da otto consiglieri, perché gli emendamenti possono anche essere votati per alzata di mano e in qual caso non c'è la verifica del numero legale. E l'altra consiste nel fatto che quando si sta procedendo alla verifica del numero legale chi non vota è assente, quindi non può dichiarare il voto.

PRESIDENTE. Va bene onorevole Marrocu, adesso vediamo di ordinare meglio il lavoro, è che la votazione nominale tramite sistema elettronico, come abbiamo detto, sostituisce la votazione per alzata di mano ancorché debba essere richiesta da otto consiglieri, risponde anche ad un'esigenza di questa Presidenza di semplificare il conteggio dei voti tramite la registrazione da parte del sistema elettronico piuttosto che attraverso il conteggio delle mani, tuttavia tre consiglieri possono fare la differenza. Invece il secondo problema da lei posto, che riguarda il fatto che chi non ha votato non può dichiarare successivamente il proprio voto è riferito al fatto che anche chi è presente può non esercitare il diritto di voto, quindi non è obbligatorio votare con il sistema elettronico e ovviamente non può dichiarare tardivamente il proprio voto.

CUGINI (D.S.). Ma è assente o presente?

PRESIDENTE. Se non vota è assente, se è in Aula è assente ugualmente perché come lei sa, onorevole Cugini, quando c'è una votazione e non si partecipa alla votazione è quella che attesta la mancata presenza in Aula e non tanto la firma.

MARROCU (D.S.). Solo in caso di votazione tramite sistema elettronico.

PRESIDENTE. Solo in questo caso, onorevole Marrocu, siamo d'accordo. Emendamento 36, siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo anche per dire che su questa tortuosa procedura richiamata dall'onorevole Marrocu non solo non siamo d'accordo, ma ci sono stati in quest'Aula tra ieri e oggi una serie di precedenti che inducono a sostenere che la contraddizione tra norme regolamentari evidenziata dall'onorevole Marrocu non esista perché già più volte, durante questo dibattito, si è proceduto alla verifica del numero legale immediatamente prima della votazione e separatamente rispetto ad essa, quindi non vi sono norme contraddittorie, su questo argomento il Regolamento è chiaro, in particolare l'articolo 58, comma 2. Quindi credo che non si debba più tornare su questo punto, se non per confermare questa interpretazione.

CUGINI (D.S.). Questa è la sua opinione.

PILI (F.I.). Questa è la mia opinione, così come è mia opinione, onorevole Cugini, che domenica ai consiglieri non debba essere servito più il pranzo a spese del Consiglio perché abbiamo visto delle polemiche davvero fuori luogo e strumentali sui giornali, e credo che un'assemblea parlamentare non possa essere sottoposta a questo tipo di polemiche che sono davvero ridicole, prive di fondamento, quindi inviterei la Presidenza a far sì che ogni consigliere regionale, così come è sempre stato, si paghi il pranzo anche se non reputo opportuno, solo per questo, il richiamo di chicchessia a regole di moralità. La moralità si viola quando non si viene a lavorare in quest'Aula e si prende comunque lo stipendio.

Per quanto riguarda il comma 3 dell'articolo 1, in sede di prima applicazione della presente legge si prevede che il piano paesaggistico regionale possa essere approvato per ambiti territoriali omogenei. Noi siamo contrari, e credo che ogni singolo consigliere che è espressione dei territori non possa in alcun modo consentire che arbitrariamente la Giunta regionale possa individuare delle aree omogenee che abbiano precedenza rispetto a delle altre. Non è solo scorretto sul piano concettuale, ma costituisce una prevaricazione della Giunta che non può assolutamente prevalere. Questa norma è stata introdotta con uno degli emendamenti che la Giunta ha presentato, perché nel testo originario non vi era e si era invece prevista un'approvazione globale. Quindi bisogna capire la ratio di questa approvazione separata per ambiti territoriali omogenei. Ma voglio anche ribadire il concetto che non può esserci in alcun modo un piano paesaggistico regionale diviso per parti, perché in ogni angolo di Sardegna ci sono dei compendi che hanno la stessa valenza, nel piano paesaggistico regionale bisogna individuare le categorie, le funzioni del bene che si intende valutare e tutelare rispetto a quel tipo di pianificazione che si sta individuando. Se voi non assumerete l'impegno, come noi vi suggeriamo in modo assolutamente propositivo, di fare realmente un piano paesaggistico regionale e non un vestito di Arlecchino che consenta ad ognuno di fare quello che vuole, si farà nuovamente l'errore di approvare più piani territoriali paesistici. Uno degli elementi che portarono alla bocciatura prima di sei e poi di sette PTP fu proprio quello di non aver individuato in Sardegna categorie generali che consentissero una valutazione ed una identificazione del patrimonio ambientale e paesaggistico considerato in modo unitario. In un piano gli stagni venivano identificati in un modo, nell'altro in un altro ancora, le aree soggette a desertificazione in uno erano valorizzate con misure massime di tutela, nell'altro si potevano utilizzare a fini agricoli. Questo è l'errore che è insito in questo comma, e per questo motivo ne chiediamo la soppressione e per questo io voterò a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente, anch'io annuncio il voto favorevole a questo emendamento per le ragioni che anche il collega Pili poco fa ha illustrato e riallacciandomi anche all'inadeguatezza sancita dalla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale dei piani paesistici che anni fa furono varati e che, evidentemente, sono stati bocciati perché non rispondenti in modo adeguato alle esigenze di pianificazione urbanistica e di salvaguardia ambientale dei territori della Sardegna. Evidentemente, se il Tribunale Amministrativo Regionale ha ritenuto opportuno bocciare tutti questi piani paesistici con l'eccezione soltanto di quello del Sinis - ma sappiamo che in fin dei conti quest'eccezione è tale soltanto per motivi di carattere procedurale e non di merito, perché se si fosse entrato nel merito e se il ricorso riferito al piano del Sinis fosse stato presentato nei termini corretti come erano stati presentati quelli relativi agli altri, anche il piano del Sinis avrebbe seguito stessa sorte; quindi ci troviamo con un'eccezione che è un'eccezione nei fatti, però sostanzialmente anche il piano del Sinis è da considerarsi legittimo soltanto parzialmente, e la prova sta anche nei fatti perché in effetti tale viene considerato - è perché non rispettavano adeguatamente la legge urbanistica regionale, non tutelavano adeguatamente l'assetto del territorio. La loro bocciatura poi ha aperto una situazione di vacatio legis che si e protratta per lunghi anni le cui conseguenze negative le stiamo ancora oggi affrontando e subendo in termini di incertezza legislativa, in termini di assenza di provvedimenti. Anche questa legge che noi stiamo cercando di emendare è il frutto, naturalmente, di una mancanza di certezza legislativa nel settore della programmazione paesistica e della tutela ambientale.

La bocciatura dei piani paesistici è stata vissuta in un primo momento dal mondo ambientalista e da alcune parti politiche come un successo; molti di quelli che lo consideravano tale non hanno tardato poi a rendersi conto che così effettivamente non è stato, proprio per i problemi provocati dalla carenza di tutela conseguente all'annullamento dei piani per il mancato rispetto della legge urbanistica. Allora credo che la legge che noi stiamo discutendo ed emendando dovrebbe tenere conto anche di questo, tener conto della carenza legislativa che si è creata dopo la bocciatura dei piani, tutti tranne uno, adeguando l'attuale impostazione del nuovo provvedimento legislativo alle esigenze che sono immutabili, cioè quelle riferite ai principi generali di salvaguardia del territorio e di coniugazione di questa salvaguardia con lo sviluppo economico e con le giuste attese dei cittadini, e dovrebbe anche tener conto, e a nostro avviso non ne tiene adeguatamente conto, delle modificazioni che in tutti questi anni sono subentrate nella società sarda, delle esigenze del cittadino, delle istanze giuste e comprensibili che varie associazioni produttive hanno in questi anni avanzato e che sia il Consiglio regionale che la Giunta regionale dovrebbero tenere in debita considerazione, e che a nostro avviso non sono adeguatamente contemplate in questo testo legislativo che stiamo emendando.

La risposta che una legge più giusta e più equa dovrebbe a nostro avviso dare...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, è capitato, in sede di dichiarazione di voto fatta ieri sera su ad un emendamento che si proponeva solo la soppressione del titolo dell'articolo 1, di sollevare la questione dell'attenzione che quest'Aula deve dare il più possibile ai problemi veri di questa Regione, tra i quali anche la gestione del territorio, la più attenta, la più mirata alla valorizzazione delle potenzialità del nostro ambiente naturale, del nostro patrimonio storico, archeologico, artistico, alla valorizzazione del nostro paesaggio, così suggestivo, ricordato spesso in letteratura, ma anche a tutta un'altra serie di problemi di natura sociale. Chi passa vicino a via Roma e vede nelle scalette sotto la sede dell'Enel un gruppo di 30 donne di pulizia a cui l'Enel ha in mente di dimezzare il tempo-lavoro, mantenendo invariato il numero dei locali da pulire, ha chiara la condizione sociale che vivono questo tipo di persone che sono meno attente, forse, anche alla bellezza del nostro paesaggio e alle prospettive di sviluppo del nostro turismo e anche alle prospettive di sviluppo dell'imprenditoria immobiliare della Sardegna.

Tutto questo l'Aula disgraziatamente lo deve mettere ai margini perché esiste un diritto dell'opposizione, che si chiama "ostruzionismo", esercitato attraverso la presentazione e discussione di duemila emendamenti. Per ridurre la capacità di ostruzione dell'opposizione la maggioranza può, altrettanto legittimamente, costringere i consiglieri regionali a lavorare in seduta quasi permanente. Questo ha costi, la democrazia ha costi, la politica che rappresenta interessi e diritti ha costi, e sono costi che la società sostiene, sono costi giusti, costi doverosi! Dov'è che non ci sono costi di questo tipo? Dove non ci sono ostruzionismi, non ci sono maggioranze che si oppongono agli ostruzionismi, non c'è dibattito, non c'è discussione, non ci sono aule parlamentari, cioè dove non ci sono i diritti della democrazia! E la speculazione sui diritti propri della democrazia è una speculazione miserabile, è misera, e a questa speculazione bisogna dire finalmente una volta per tutte "no"! Ma quali scaloppine e quali malloreddus, ma diamoci un minimo di dignità, ma quali pasti! Su queste cose chi ha il dovere di decidere quando decide, lo fa con tanti oculatezza perché utilizza il borsellino dei sardi, non come se fosse il suo, ma come se fosse quello degli altri, quello da rispettare di più! E non è accettabile che si diffonda in modo così insinuante, così sotterraneo, l'idea che c'è una società civile sana e una società politica malata. Non c'è una società politica malata in Sardegna, e non ci sono epurazioni da fare.

(Applausi dai banchi del centrodestra)

PRESIDENTE. Onorevole Uras, colleghi, non siamo né a teatro né assistiamo ad un pubblico spettacolo, io penso però che quando si diffondono notizie e anche quando si parla in Aula dei costi e si affrontano strumentalmente questi temi, si debba avere la consapevolezza che questa è una istituzione democratica, che la democrazia ha i suoi costi e ciò che stiamo facendo è ovviamente necessario e pertanto non è utilizzabile all'esterno nel modo nel quale viene utilizzato. Ieri quest'Aula ha lavorato dalle nove e mezza del mattino fino a mezzanotte e mezzo. Nessuno di noi ha sottratto le proprie competenze a nessun sardo, abbiamo svolto fino in fondo il nostro lavoro, poi se bene o male questo è oggetto di un altro tipo di discussione che è del tutto legittima in un regime democratico, non mi sembra che questo debba ora costituire argomento di discussione, invito i colleghi a utilizzare con attenzione le informazioni, comprese quelle relative ai costi del Palazzo. Il costo del Palazzo è un costo relativo all'esercizio della democrazia. Se la democrazia si esercitasse soltanto con l'attenzione ai costi penso che tutti insieme dovremmo preoccuparci perché qualcuno può sempre dire che sono esagerati, eccessivi e comunque superflui. Ciò detto proseguiamo con le dichiarazioni di voto. Io ho appena letto le notizie riportate dalla stampa e naturalmente sono non solo destituite di qualunque fondamento, ma inutilizzabili a qualunque fine.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, ovviamente dopo l'intervento del collega Uras, totalmente condivisibile, e dopo i suoi chiarimenti altrettanto condivisibili, anzi, da me condivisi, ho qualche difficoltà a riprendere il filo del discorso sulla pianificazione paesaggistica regionale. Riprendere perciò un discorso di lecito utilizzo del tempo messo a disposizione dei consiglieri per manifestare le loro idee, un lecito utilizzo e secondo una corretta interpretazione del Regolamento perché, come spesso si è detto in quest'aula, ognuno di noi può non condividere le idee degli altri, ma ognuno di noi si deve battere perché a tutti sia garantita la libertà di esprimere le loro idee, e anche l'ostruzionismo che tende a far valere delle idee, che riguardano il metodo e la sostanza di una legge, fa parte dei diritti garantiti nei regimi democratici che consentono alle minoranze o a chi non condivide un atto in discussione, di cercare in tutti i modi di esplicitare al meglio il proprio pensiero e di portare a ragionare, secondo il proprio punto di vista, chi la pensa in un modo diverso. E' vero, dobbiamo stare attenti, sempre in qualunque sede, soprattutto nelle sedi istituzionali, quando facciamo alcune affermazioni, e dobbiamo essere sempre consapevoli che le nostre affermazioni possono in qualche modo incidere su un corretto rapporto con la società civile. Molto spesso, per conquistare due righe sul giornale, ci lasciamo andare ad affermazioni demagogiche, affermazioni ad effetto che nulla portano né alla funzione che siamo chiamati a svolgere e per la quale siamo stati eletti dal popolo sardo, né aggiungono nulla, anzi tolgono qualcosa, a quella ricerca e conquista di dignità che nella nostra azione politica dobbiamo sempre tenere presente per l'alto ruolo che siamo stati chiamati ad esercitare. Questo, così come alcuni passaggi di legge, a volte crea distanze sempre più ampie tra la società civile e la politica, come si usa dire con una espressione che non mi piace usare, ma di comune utilizzo oggi, quasi a differenziare dalla politica una società civile che lavora, una società civile onesta, una società civile produttiva.

Questo modo strumentale di valutare il nostro lavoro, mi riferisco anche ad alcune azioni da noi proposte, ad alcune idee da noi portate avanti e anche ai metodi che utilizziamo nel portare avanti le nostre idee, le nostre opinioni, sempre di più allontana due mondi che invece devono essere un mondo unico, un mondo che programma, che agisce nell'interesse generale. Sembra che si voglia dar ragione a chi dice che il Palazzo è lontano dalle esigenze della gente. Perciò io stesso di questo farò tesoro nel momento in cui interverrò sugli emendamenti e sul testo di legge, per dire che rispetto l'impostazione data al disegno di legge, rispetto la posizione della maggioranza, chiedo rispetto per le posizioni di una minoranza che non chiede altro che potersi confrontare e discutere ed è convinta che ci sia la possibilità di condividere alcune proposte, che ci siano punti di vista che possono incontrarsi e modifiche dea noi proposte che possono unicamente migliorare il testo di legge. Può avvenire in quest'aula, può avvenire in Commissione, il testo può tornare in Commissione ed essere discusso entro un tempo brevissimo, affinché si raggiunga una sintesi e l'Aula utilizzi questa sintesi per un confronto costruttivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente, io sono abituato a seguire sempre un filone nei miei interventi. Ho iniziato già da ieri sottolineando il fatto che c'è una forte discrasia tra l'enunciazione, riportata dal primo comma dell'articolo 1, che il Piano paesaggistico regionale è il principale strumento di pianificazione territoriale e il terzo comma in cui si legge testualmente: "In sede di prima applicazione della presente legge il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei". Lascio da parte il fatto che il TAR ha annullato il 90 per cento dei Piani territoriali e quindi questa sarebbe una buona ragione per fare in modo che in futuro non si possa ripetere una cosa simile, ma mi limito soltanto ed esclusivamente a un'osservazione tecnica - fermo lasciando un altro aspetto importantissimo, che ci verrebbe da chiedere poi quali siano le zone omogenee che verranno preferite ad altre, ma questo può dare adito a una discussione che va al di là delle riflessioni di carattere politico e urbanistico e quindi lascio da parte quest'argomento -: come si fa a dire - e siamo nel tema - che il piano paesaggistico regionale è il principale strumento di pianificazione territoriale e poi che lo stesso può essere adottato e realizzato per zone omogenee, cioè frammentato? In parole povere il terzo comma dice esattamente il contrario di quello che afferma il primo comma dell'articolo 1. E questo conferma ancora una volta che, senza niente togliere, ripeto ancora, all'importanza vitale e fondante della tutela dell'ambiente, il piano paesaggistico non può che essere la sottomisura importante, pesante e fondante del piano urbanistico di coordinamento regionale, perché dentro il piano generale ci saranno giustamente tutte le sottomisure, compreso il piano paesaggistico, così come a specificazione del piano urbanistico comunale, come fondante strumento di pianificazione, esistono le lottizzazioni, i piani regolatori e i piani particolareggiati. Quindi, se noi esaminiamo con attenzione il disposto del primo comma e il disposto del comma 3 dell'articolo 1, vediamo che tra i due commi c'è una netta contraddizione, perché da una parte si parla del piano paesaggistico come elemento principale, strumento della pianificazione territoriale, mentre al terzo comma si dice chiaramente che lo stesso piano invece può essere in una prima fase frammentato.

Cosa vuole dire "in fase di prima applicazione"? Qui stiamo parlando di uno strumento di pianificazione territoriale regionale, non esistono né prime né seconde fasi; è uno strumento fondante, lo strumento principale, dal quale poi derivano tutte le sottomisure che regolamentano e indirizzano dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista socioeconomico, dal punto di vista politico e sociale tutta la pianificazione economica regionale. Come si può dire "in fase di prima applicazione della legge"? Non esiste un'urgenza tale da dover dividere e sottodividere questo strumento in piani di zone omogenee, anche perché, ripeto, dobbiamo tener conto delle sentenze già emanate che hanno annullato i vecchi piani territoriali. Quindi, sinceramente, io voglio che venga posta un'attenzione particolare su questo aspetto. Mi spiace che questa discussione avvenga in una fase, come dice giustamente il collega Uras, ostruzionistica, perché di ostruzione si tratta, ma credetemi è indispensabile e necessario, se c'è la volontà politica, affrontare questi problemi in modo serio. I colleghi tecnici, ingegneri e urbanisti che abbiamo qua dentro sanno perfettamente che quanto sto dicendo è pura verità. Per questo voterò a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). E' indubbio che c'è una contraddizione nell'articolo 1, che prevede contemporaneamente l'unicità e la molteplicità, il piano paesistico regionale con le zonizzazioni. Quindi c'è la necessità, effettivamente, di trovare il modo di rendere univoco questo strumento urbanistico.

Ma colgo l'occasione per riprendere il discorso affrontato ieri dall'onorevole Uras, e in parte ripreso anche questa mattina. Non tanto per disquisire ancora sui fatti incresciosi che si sono verificati, sul fatto che si siano offerti alla stampa alcuni argomenti scandalistici fornendo dati non rispondenti alla realtà, anche perché vorrei ricordare che alcuni dei rappresentanti politici delle democrazie anglosassoni hanno individuato, se non sbaglio, nella democrazia il male minore e se non si vuole trasformare questa in un'aula sorda e grigia nella quale si sia costretti ad uniformarsi esclusivamente ad un certo tipo di comportamento, bisogna sempre tener presente che la democrazia ha dei costi che vanno sostenuti.

Però nei ragionamenti dell'onorevole Uras, c'erano anche considerazioni di merito perché ha affermato che noi costringiamo i consiglieri, attraverso la presentazione di più di mille emendamenti, a permanere in aula per tutelare quelli che sono gli interessi dei sardi. Sembrerebbe che questo cozzi con il sostegno ad altri sardi che si trovano in difficoltà. Si è rammaricato per il fatto che non ci si possa occupare dei rappresentanti che questo Consiglio deve eleggere nella Commissione regionale per l'impiego, che ha il compito di affrontare situazioni di grave disagio di lavoratori disoccupati o in mobilità. Ma è grave anche la notizia riportata oggi con evidenza dalla stampa secondo la quale difficilmente ha la possibilità di essere reinserito nel mercato del lavoro chi ne è espulso e ha oltre i 40 anni. Allora è il caso che questo Consiglio certamente affronti anche il tema della difficoltà di inserimento lavorativo di chi è espulso dal mercato del lavoro attraverso una formazione continua, attraverso forme di incentivazione che ostacolino la creazione di nuovi barboni, come veniva detto oggi nei giornali in riferimento a persone che, superati i 40 anni, non trovano altra possibilità di lavoro per garantirsi il proprio futuro, la propria dignità civile, l'inserimento sociale,in questa situazione di grande difficoltà che vive tutta la nostra Sardegna. Ma non è solo questa la difficoltà; ce ne sono migliaia; ricordava, mi pare l'onorevole Pili, ieri, quanti saranno i futuri disoccupati del gruppo Sandalia, quanti non avranno possibilità di trovare occupazione in questa situazione di blocco di investimenti nel sistema costiero isolano, un blocco provocato dall'estensione indiscriminata del vincolo di inedificabilità oltre i 300 metri, quando se lo si fosse esteso con raziocinio garantendo le cose da garantire, vincolando quello che è da vincolare, si sarebbe consentito uno sviluppo articolato e quindi occupazione per una Sardegna che sempre più è in difficoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voterò a favore di questo emendamento, che è un emendamento molto importante. E' un emendamento molto importante perché riguarda una parte specifica dell'articolo 1, che è rivelatrice di quello che effettivamente è il metodo scelto dai proponenti di questo testo di legge, gli Assessori competenti, i tecnici che l'hanno redatto, riguardo alla realtà specifica della Sardegna. Vi è, cioè, una evidentissima contraddizione tra la normativa nazionale, le altre leggi regionali che disciplinano il sistema della pianificazione urbanistica di livello regionale, e invece il metodo scelto in questa "leggina", che sempre di più si rivela una "leggina" dal punto di vista della tecnica legislativa, ma una legge molto molto importante, con una ricaduta sul sistema economico di grande rilievo dal punto di vista sostanziale. Un metodo che si affida all'affermazione retorica contenuta nel primo comma che definisce il Piano paesaggistico regionale quale principale strumento della pianificazione territoriale regionale e, successivamente, come quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, seguendo quella che è l'impostazione del Codice Urbani, che all'articolo 135, richiamato, dice che le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato e a tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, attraverso piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, ma, sottolinea il Codice Urbani, le Regioni devono avere piani concernenti l'intero territorio regionale, in perfetta coerenza con quella che dovrebbe essere anche una linea di cammino parallelo tra la politica urbanistica e la politica della programmazione economica - abbiamo qui, direi molto opportunamente, la presenza dell'Assessore della programmazione -, attraverso la previsione di strumenti di programmazione generali e specifici. La linea che le legislazioni di livello regionale e di livello nazionale uniformemente hanno adottato è quella che ci sia un unico strumento urbanistico regionale, che indichi le modalità d'uso del territorio, con specifico riferimento anche alle norme di carattere paesaggistico. Invece, concretamente, in questa leggina si prevede, tra l'altro in maniera irridente, che in sede di prima applicazione, e non si vede come una legge definita provvisoria e urgente possa avere più di un'applicazione, il piano paesaggistico regionale può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei. Quali sono i criteri che indurranno la Giunta regionale a scegliere un ambito territoriale omogeneo rispetto a un altro? Può essere anche, certamente, un criterio oggettivo, il fatto che possa essere maturo un piano, ma potrebbe essere anche un criterio determinato dalla scelta di privilegiare un territorio rispetto a un altro.

Noi crediamo che si possa verificare con questo comma una sperequazione tra territori, quindi tra amministrazioni e tra imprenditori, e quindi tra investimenti, che sicuramente non giova alla trasparenza di questo atto.

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione dell'emendamento numero 36.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. La richiesta di iscrizione preventiva serve soltanto a evitare che si creino questi vuoti e che io sa costretto ogni volta a indire inutilmente votazioni.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ho atteso a intervenire perché ho pensato che qualche collega del centrosinistra potesse raccogliere l'invito a effettuare l'intervento al posto mio e quindi mi riservavo la possibilità di rinunciare a intervenire su questo emendamento. Però questo non è avvenuto, per cui, siccome si tratta di un emendamento…

CUGINI (D.S.). Cosa non è avvenuto?

VARGIU (Riformatori Sardi). Non ho sentito interventi dei colleghi del centrosinistra che avrebbero potuto sostituire il mio, come io avevo proposto di fare. Forse lei non era ancora in aula perché magari era impegnato altrove. Va bene, nessun problema.

CUGINI (D.S.). Io ascolto sempre.

VARGIU (Riformatori Sardi). E' verissimo collega, lei ascolta sempre ed è un piacere dialogare con lei dentro e fuori dell'Aula.

PRESIDENTE. Magari questo lo potete fare anche dopo, davanti a un caffè, comodamente.

VARGIU (Riformatori Sardi). Il Collega Cugini mi ha interrotto, non ha infastidito la discussione...

PRESIDENTE. Ha ragione lei, onorevole Vargiu. Onorevole Cugini, semmai potrete incontrarvi in seguito.

VARGIU (Riformatori Sardi). Consentitemi di ritornare sul ragionamento fatto perché, effettivamente, nel firmare quest'emendamento, io avevo avuto qualche dubbio e sono dubbi collegati coi ragionamenti fatti nei precedenti interventi, nel senso che il fatto che in fase di prima applicazione potesse essere anche prevedibile un'adozione del piano per ambiti territoriali omogenei e non per l'intero territorio, ha una sua ratio, nel senso che siccome stiamo intervenendo la prima volta e stiamo intervenendo su un settore che è comunque soggetto a continue trasformazioni, quindi presenta differenti situazioni in diverse aree della Sardegna, oltretutto esiste ancora un PTP formalmente vigente, probabilmente quest'idea di poter avere differenti velocità di attuazione ha una sua ratio. Per contro la certezza del diritto richiede normalmente norme omogenee per l'intero territorio, affinché, quanto meno, le norme di riferimento relative all'argomento di specie siano sostanzialmente uguali dappertutto, quindi le due esigenze si scontrano. Ancora di più viene sottolineata l'utilità del confronto all'interno dell'Aula, quindi del ragionamento, della riflessione, dello scambio.

Se ci fossero interventi da parte dei colleghi di minoranza, a chiarimento, su quelli che sono dubbi specifici di sostanza, probabilmente sarebbe facile o comunque sarebbe più facile, per ciascuno di noi, farci un'idea su argomenti specifici e sarebbe utile, ancora di più per il corso generale del dibattito, avere un'idea precisa su che cosa i colleghi del centrosinistra pensano sull'equilibrio e sul riequilibrio dei poteri tra l'esecutivo e il legislativo e su che cosa i consiglieri pensano di quel famoso articolo 5 della legge che, dopo aver stabilito la legge stessa tutta una serie di regole condivisibili o meno su quello che deve essere lo sviluppo urbanistico e lo sviluppo della tutela del paesaggio ambientale in Sardegna, unendo al regime vincolistico un pizzico di Sud America, dice che una volta che il principio di generalità e astrattezza delle regole è comunque soddisfatto da ciò che è scritto in tutta la legge, esiste comunque la possibilità che il dominus - sempre a fin di bene perché i dominus agiscono sempre a fin di bene, però a noi preoccupa il fatto che esistano i dominus, non che agiscano a fin di bene - il dominus ha comunque la possibilità di effettuare dei blocchi su pezzi di territorio che non sono stabiliti e statuiti dalle norme pur vincolistiche, pur rigide, che sono contenute all'interno della legge. Questi due problemi che noi abbiamo prospettato più volte e su cui non si sente da parte del centrosinistra, neanche di quello più attento a tutte le regole, al sistema delle garanzie, una risposta in quest'Aula, cosa che rende difficile andare avanti, sono temi che rimangono ancora sul tappeto - su di essi dico subito, senza spirito polemico, e senza nessuna volontà di dilazione, che quando ci sarà una risposta io rinuncerò ad un mio intervento per ascoltare la risposta - rimangono all'attenzione dell'Aula e sono dei problemi importanti per quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, preannuncio il voto favorevole all'emendamento in discussione per tanti motivi, in primo luogo perché noi riteniamo, così come bene ha fatto chi mi ha preceduto, che la politica regionale urbanistica non possa essere più affrontata tenendo conto delle singole volontà dei campanili e non possa essere quindi frammentata nei mille rivoli localistici, oppure nei mille interessi che, appunto, la stessa politica del campanile spesso sollecita. Vogliamo quindi, qui oggi, presentare sotto diverse sfaccettature, lo stato attuale del nostro ambiente costiero, dare voce sì ad opinioni discordanti anche contrapposte e soprattutto contribuire, per quanto possibile, ad un dibattito che possa servire a migliorare questa legge e soprattutto renderla una legge equa, una legge che tenga in considerazione le esigenze globali di tutti i sardi.

Noi però vorremmo anche capire se oggi veramente quest'Aula vuol restituire alla politica quel primato a cui faceva ferimento anche il collega Uras nel suo intervento, che ho apprezzato perché io sono fiero di quello che abbiamo fatto in questi giorni, di quello che abbiamo fatto ieri in modo particolare, ne sono veramente fiero. Non è vero che qui non si lavora, qui si lavora; poi c'è chi interviene e chi non interviene, ma questo fa parte di una strategia delle diverse componenti politiche in Aula, come è sempre stato e come sempre sarà, Presidente, di questo siamo fieri e andiamo orgogliosi. Quindi, dicevo: noi vorremmo sapere se c'è un nuovo ruolo per la politica in quest'Aula, una politica che media, una politica che decide. Nel mio intervento sulle dichiarazioni programmatiche dichiarai al Presidente Soru che qui dentro c'è chi è stato eletto perché ha dichiarato guerra alla politica, ma sappiamo che questa affermazione non ha mai pagato, dichiarando guerra alla politica qui dentro non si ritorna, qui dentro si media, qui dentro si decide nell'interesse di tutti i sardi. Quindi noi vorremmo determinare i destini delle nostre aree costiere; la Sardegna e questo Consiglio devono svolgere un ruolo di primo piano in questa materia che riteniamo strategica per lo sviluppo della nostra Sardegna. E credo anche che la pianificazione urbanistica meriti forse un maggior coinvolgimento non solo dei tecnici, ma soprattutto della politica, forse quella politica che sta mancando e che manca nella discussione di questa legge. Quella politica che spesso viene invocata a parole ma alla quale poi, quando ci si trova di fronte a problemi reali, a problemi seri come una legge di questo tipo, spesso abdichiamo, rinunciamo, a favore di una politica che non riesce ad incidere. E' infatti palese che in questa legge è assente il primato della politica, quel primato della politica che noi vogliamo come Alleanza Nazionale, come centrodestra, riportare in quest'Aula. Noi vogliamo dar voce alla politica, una politica che decide, che media, una politica che riesce ad incidere non solo sull'urbanistica, ma su tutta la vita sociale e civile, perché noi siamo parte della società civile, non di quella incivile come spesso qualcuno pensa o qualcuno vuole far trapelare all'esterno. Comunque voterò a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 36 proprio perché emerge in maniera netta la contraddizione che si porta dentro quest'articolo 1 e quindi anche il mostro che noi costruiremmo se approvassimo davvero questa legge con questo articolo 1. Io provo ad immaginare per un attimo che cosa accadrebbe se questo Consiglio licenziasse questo provvedimento in questo modo e se questa divenisse legge della Regione sarda. E' chiaro che innanzitutto avremmo reintrodotto il meccanismo dell'articolo 10 della legge 45 ed è chiaro che, a quel punto, proprio la non omogeneità dei vari territori non consentirebbe di costruire uno strumento invece ampio, di coordinamento, rispondente alla vera logica della programmazione territoriale regionale, quale è definito il piano paesaggistico regionale.

Noi ieri abbiamo avuto la fortuna di aver sentito in quest'Aula un contributo importante dell'onorevole Mario Floris. Mi rammarico del fatto che sia durato pochi minuti, però è stato davvero importante, perché nel suo intervento l'onorevole Floris, forse anche ritenendosi un po' il padre della "45", ha difeso ovviamente la struttura di questo articolo 1 richiamando proprio il concetto, che era un punto di grande debolezza della "45", di ipotizzare che davvero il piano paesaggistico regionale potesse essere costituito dalla composizione di tanti piani territoriali paesaggistici. Ecco, sta in questo il vero dramma legislativo che forse noi oggi stiamo vivendo, perché è evidente che la debolezza di questa legge provocherebbe un contenzioso giuridico talmente forte che il piano verrebbe in un niente annullato dagli organi competenti a giudicare la legittimità di questo strumento. Però voglio anche riferirmi a quella opportuna indicazione che l'onorevole Floris ci ha dato quando ha detto: "Vedete, quest'emendamento (e si riferiva a un emendamento proposto proprio da noi Riformatori) è in effetti - lui ha usato termine un po' pesante - una porcheria". Io credo che davvero non possa essere tacciato o etichettato in questo modo un emendamento nostro, proprio perché invece la definizione di questo strumento di coordinamento paesaggistico regionale non può che essere attribuita, per competenza quasi naturale, a questo Consiglio regionale. Noi abbiamo anche rafforzato la nostra tesi nella convinzione che si sia riusciti a portare qualche elemento di discussione utile, dicendo che non solo era naturale ma che questo principio era contenuto nelle norme di attuazione del nostro Statuto e quindi aveva una cogente forza giuridica. Se noi davvero dovessimo disaggregare nuovamente questo piano paesaggistico regionale, sarebbe logico prevedere la possibilità concreta che ad adottarlo e ad approvarlo possano essere non più il Consiglio regionale ma...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Il mio breve intervento ha lo scopo di annunciare il voto favorevole all'emendamento in discussione. Il testo di legge in esame, parrebbe far ripiombare quella che dovrebbe essere una pianificazione del territorio, a 60 anni fa, cioè ad una legge del '42, la numero 1150, inadeguata a governare le trasformazioni del territorio così come oggi avvengono. La riforma del Titolo V e in particolare dell'articolo 117 della Costituzione, ha dato ben altri indirizzi rispetto a questo tentativo di pianificazione del territorio proposto dalla Giunta regionale. La rigidità delle scelte contenute in questo testo di legge e le delibere che hanno di fatto dettato questo cammino, fanno pensare al tentativo di escludere una moderna pianificazione urbanistica e ciò che la pianificazione urbanistica dovrebbe essere nei confronti del territorio e delle amministrazioni locali che, ai sensi del 118 della Costituzione, sono le interpreti principali delle esigenze dei diversi territori.

La gabbia rigida che si vuole creare nella dimensione dei piani, credo che non potrà far altro che portare ad avvalersi in maniera preponderante di quello strumento adottato a seguito della prima pianificazione, quella del 1989 da cui stiamo fortunatamente uscendo, cioè lo strumento della deroga che l'attuale maggioranza, che era maggioranza anche allora, si è pregiata di utilizzare in centinaia di occasioni. Allora, perché siamo contro questo disegno di legge, perché siamo a favore di quest'emendamento? Perché le politiche urbanistiche devono essere concepite in maniera diversa, devono ripensare l'intero sistema delle città, agevolare la qualità del contesto urbanistico e ambientale, avviare i processi di riconversione e di riedificazione delle aree industriali e pubbliche dismesse, o da dismettere, rispondere alle esigenze di infrastrutture specializzate e di edilizia abitativa per particolari categorie, assumere anche come criterio la sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo: ebbene, di tutte queste linee questa legge urbanistica è priva. Quindi, questa legge urbanistica che si vuole spacciare per riforma, fa ripiombare la nostra Isola nella situazione che la legge del 1942, una legge di 62 anni fa, aveva determinato; però, sessant'anni sono lunghi, l'ambiente e il territorio sono in continua evoluzione ed in continua trasformazione, ed è indispensabile realizzare una disciplina unitaria del territorio attraverso un esercizio coordinato di funzioni ed omogeneità di strumenti, cosa che questa legge assolutamente non comprende.

I problemi che stiamo affrontando, lo dico a voce bassa, interessano migliaia e migliaia di lavoratori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente, rileggendo una parte della delibera della Giunta regionale del 10 agosto, tralasciando tutti i preamboli, emerge dunque l'urgenza di adottare misure cautelari che impediscano il venir meno dei connotati primari, da qui nasce la delibera e nasce l'impegno degli Assessori degli enti locali e della pubblica istruzione di predisporre un disegno di legge che la Giunta ha trasmesso a questo Consiglio e che, in maniera non coordinata, ma in maniera scoordinata è arrivata all'attenzione dell'Aula. Ancora una volta ribadisco che non riesco a capire per quale motivo, premesso che le norme di salvaguardia erano già previste sia dalla legislazione regionale ma ancor di più dalla legislazione nazionale - il Codice Urbani sotto questo punto di vista è preciso, all'articolo 142 ci dice quali sono le aree tutelate per legge e quindi già partendo da questo presupposto tutte le fasce dei cinquecento, dei due chilometri, dei 150, i parchi, le riserve, i territori coperti, le aree assegnate, insomma c'era già un vincolo ben chiaro e preciso benché vincolo chiaro e preciso fosse previsto anche nella 45 - ci si sia voluti imbarcare in un disegno di legge di questo genere quando era molto più semplice che la Giunta regionale procedesse immediatamente alla redazione dei piani, perché questa sarebbe dovuta essere la conclusione logica. Affidiamo la predisposizione del piano paesaggistico regionale a chi dobbiamo affidarla, non è compito del Consiglio, ma è compito della Giunta.

Sarebbe stata una soluzione semplicissima, non dico che sia l'uovo di Colombo, però, insomma poco ci manca! Ma ancor di più si sarebbero potuti rivedere i 14 PTP bocciati e riadottarli, ed intanto garantirsi che una salvaguardia efficace, salvo poi la possibile riproposizione di tutti i ricorsi da parte delle associazioni ambientaliste, così come è successo in passato. Ma in quella circostanza si sarebbe potuto anche dire che, transitoriamente, in attesa della predisposizione del piano paesaggistico regionale, valevano tutte le norme contenute nei PTP decaduti.

Dico quelli decaduti, perché uno è rimasto in piedi, per fortuna è rimasto in piedi, con tutti i rilievi formulati dalle associazioni ambientaliste, con tutte le incongruenze che sono previste in quel PTP. Come si può oggi pensare che un disegno di legge sia rispettoso degli equilibri, dell'omogeneità, delle esigenze di tutti i cittadini quando in un territorio, e solo in un territorio, si può costruire nei terreni gravati dagli usi civici perché il PTP lo prevede; questo dice in sostanza il PTP numero 7; da qui nasce tutta la problematica legata alla prima applicazione, nel corso della quale si prevede che il PTR può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei; ho già spiegato ieri che non si può prevedere questa possibilità perché contrasta con la legge Urbani.

Ed allora all'interno di questo articolo 1, non ritorno sui commi 1 e 2 ma parlo del comma 3, c'è un disegno diabolico e perverso che deve essere assolutamente scongiurato, non è possibile prevedere una norma di questo genere, non è costituzionale, non è da noi condivisibile e credo che non sia condivisibile dalla stragrande maggioranza dell'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie signor Presidente, dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 36, volto alla soppressione del comma 3 dell'articolo 1 che prevede, in sede di prima applicazione della presente legge, che il piano paesaggistico regionale può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei.

Credo, e molti colleghi saranno sicuramente d'accordo con me, che questo comma del testo unificato in esame sia un esempio chiaro ed esplicativo di quanto siano contorti ed aggrovigliati i percorsi mentali che hanno portato ad elaborare un testo di legge confuso ed in alcuni punti incongruente. Solo una mente confusa ed arruffona ha potuto partorire un comma che è tutto un enigma; solo una mente con una visione strategica annebbiata ha potuto elaborare una legge barbina destinata ad assestare il colpo definitivo all'economia della Sardegna. Ci sono alcuni passaggi che potremmo definire in un certo senso oscuri; preferisco pensare che siano frutto di un'azione frettolosa, come abbiamo avuto modo di ravvisare più volte, di un pressappochismo e della mancanza di sensibilità amministrativa di chi ha dato alla luce questa proposta e di coloro che quasi supinamente continuano a sostenerla.

Stiamo cercando di porre, con i nostri emendamenti, tutte queste incongruenze all'attenzione dei colleghi di maggioranza che, in quanto persone capaci e competenti, invito ad un'attenta e ragionata riflessione, però, se riusciamo a dialogare, vorrei sentire l'opinione di qualcuno di loro; se non sollecitati dai nostri emendamenti, che definiscono strumentali, siano almeno stimolati dalle forti critiche e dai segnali di preoccupazione che vengono dall'esterno, dalle forze sociali, dalle associazioni di categoria, dagli imprenditori, ma in modo particolare dai sindaci.

Le scelte in materia di salvaguardia e valorizzazione ambientale implicano la necessità di considerare il territorio nella sua interezza e complessità. Bisogna tener conto delle condizioni d'interrelazione tra uomo ed ambiente, per le quali l'uso del suolo è condizionato dall'evolversi dell'economia e della società. Lo svolgimento di attività economiche ha di fatto garantito nel tempo una costante manutenzione e salvaguardia del territorio, senza che queste ultime venissero percepite come attività a sé stanti; quello che in altre realtà si ritiene patrimonio da valorizzare qui si considera unicamente come una risorsa da imbrigliare. Ci deve essere una visione globale, non possono esistere piani paesaggistici frazionati per parti; come fatto notare dal collega Pili, anche durante l'illustrazione dell'emendamento, questo comma introdotto nell'articolo 1 con i termini "può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei" mira a consentire di individuare arbitrariamente degli ambiti che per qualsivoglia motivo abbiano precedenza e priorità sugli altri, in netta contraddizione con la normativa nazionale; inoltre i termini "in sede di prima applicazione" lasciano aperta una porta forse con l'obiettivo o l'intento di bloccare un territorio magari a favore di altri che possono avere un peso strategico e politico differente.

Ribadisco, quindi, signor Presidente, il mio dissenso nei confronti di questa legge e confermo il mio voto favorevole su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ci sono altri interventi? Ha domandato i parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Grazie. Presidente e colleghi, mi dispiace non sia presente il presidente Soru perché ieri la sua presenza ha creato un minimo di dibattito in quanto ai colleghi è ritornata la parola che sembrava avessero perso, tanto che iniziavo a preoccuparmi per la loro salute! E quindi, Presidente, siccome sono tutti sani io gradirei che venissero distribuite delle pastiglie Valda per migliorare il tono della voce dei colleghi!

Però, in mezzo a tutte le considerazioni, anche interessanti, che hanno fatto i colleghi, finalmente ritornati nelle loro facoltà di parola ieri sera, nessuno, compreso l'onorevole Pirisi che è sempre attento, soprattutto su quello che dice il sottoscritto, e mi fa piacere, è stato in grado, volutamente o forse perché non c'è riuscito, di rassicurarmi sul pericolo che ho paventato, cioè quello dello scioglimento dei consigli comunali in caso di mancata adozione degli strumenti urbanistici entro diciotto mesi dalla data del 28 maggio 2004, che è il giorno in cui il decreto legge numero 80 è stato convertito nella legge numero 140.

Allora, stamattina sono andato a rileggermi la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce proprio in termini tassativi che il Consiglio regionale non ha il potere di disciplinare la durata e le cause di scioglimento degli organi elettivi, quindi su questo credo che tutti siamo d'accordo altrimenti dovremmo contestare la Corte Costituzionale; sulla base di questa sentenza noi, per esempio, non possiamo stabilire che in caso di dimissioni del sindaco il Consiglio comunale non venga sciolto, nonostante in base alla legge costituzionale numero 2 del 1993 abbiamo competenza primaria in materia di ordinamento di enti locali. Così come non possiamo stabilire che se muore un sindaco il Consiglio comunale rimanga in piedi o che un Consiglio comunale in "odore di mafia" non possa essere sciolto dal Prefetto o dal Ministero degli Interni. Di conseguenza noi non possiamo neanche influire sulla ulteriore causa di scioglimento introdotta dalla citata legge 140, perché se il legislatore nazionale ha stabilito che tra le cause di scioglimento dei consigli comunali c'è la mancata adozione degli strumenti urbanistici, noi non possiamo fare nulla, quindi noi stiamo esponendo i nostri consigli comunali o a violare la legge che voi approverete, oppure ad osservarla e ad andare incontro ad uno scioglimento per violazione della legge nazionale.

Quindi, su questo punto rimango in attesa che qualcuno mi dia delle risposte o che a tale incongruenza si cerchi di porre un rimedio, perché una volta che i consigli comunali sono sciolti, non è che noi diciamo "ah però si potrebbe fare", no, non si può fare più niente! Tornando, quindi, ai rapporti con i consigli comunali inoltre...

PIRISI (D.S.). Andrea, stai dicendo cose che non stanno né in cielo né in terra!

BIANCAREDDU (U.D.C.). Poi me lo spiegherai con calma, forse non ho capito io!

(Interruzioni del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lasci perdere.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

BIANCAREDDU (U.D.C.). Questi commenti simpatici li so fare anch'io, però non spiegano all'Aula che cosa significa, allora vorrei che qualcuno, potrebbe farlo lei se è così bravo, si alzasse in piedi e spiegasse in termini giuridici perché questa legge non si applica alla Regione Sardegna; forse noi siamo una zona franca rispetto al resto d'Italia dove i consigli vengono sciolti se entro diciotto mesi non adottano gli strumenti urbanistici?.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

BIANCAREDDU (U.D.C.). I diciotto mesi non sono trascorsi, scusi se la legge è del 2004!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

(Interruzione del consigliere Pirisi)

BIANCAREDDU (U.D.C.). Ha ragione l'onorevole Pili, lei ha una concezione del tempo un po' strana, se la legge è del maggio del 2004 i diciotto mesi scadranno...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Io posso farla anche concludere, prego.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Bisognerà aspettare lo spirare dei diciotto mesi dalla data d'entrata in vigore della legge, se la legge è del 2004 non le posso certo fare alcun esempio di consiglio comunale sciolto perché il termine scade diciotto mesi dopo, a partire dal 2004. Questo è un ragionamento talmente banale che credo sia alla portata di tutti. Nessun Consiglio è stato sciolto perché la legge è del 2004.

PRESIDENTE. Possiamo predisporci al voto? Bene. Prego i colleghi di prepararsi alla votazione.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, CONTU, RASSU, LA SPISA, VARGIU, SANCIU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento n. 36.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Sanna Matteo e Artizzu hanno votato a favore e che i consiglieri Gessa, Bruno e Barracciu hanno votato contro.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Io chiedo sempre ai colleghi che non riescono a votare per cattivo funzionamento della postazione elettronica di esprimere il loro voto ma ricordo, così tra di noi stabiliamo un rapporto serio, che chi non è in Aula al momento in cui ho chiuso la votazione ovviamente non può votare. In questo caso, infatti, non c'è alcun problema di cattivo funzionamento del sistema elettronico e quindi i colleghi stiamo più vicini all'Aula anche perché teniamo aperta la votazione per un congruo tempo.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MILIA - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 57

Astenuti 4

Maggioranza 29

Favorevoli 18

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 26.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.).Questo emendamento punta a sostituire il titolo dell'articolo 1 che recita: "Pianificazione paesaggistica regionale". Proponiamo una modifica, anche in questo caso non strumentalmente ma perché riteniamo che sia corretto sottoporre all'attenzione del Consiglio il fatto che la Costituzione prevede una competenza specifica non solo della Regione Sardegna, ma di tutte le regioni italiane, relativamente alla tutela paesaggistica. E' indispensabile, così come avevo detto in ordine al titolo della legge, anche per il primo articolo specificare che la Regione si può occupare della valorizzazione. Facciamo questa precisazione anche se il codice Urbani parla esplicitamente di piano paesaggistico regionale.

Siamo stati costretti a proporre questa modifica perché dall'impalcatura del testo proposto invece si può facilmente dedurre che la Regione sarda vuole entrare nella specifica competenza dello Stato, e quindi in termini conflittuali con la riforma costituzionale con cui il centrosinistra ha sottratto, nel 2001, tale competenza alle regioni attribuendo allo Stato l'esclusiva competenza in materia di tutela dei beni paesaggistici. L'articolo 117 infatti, che abbiamo più volte richiamato in quest'Aula, ha attribuito allo Stato la tutela dei beni paesaggistici, mentre resta senz'altro attribuita alla competenza concorrente la potestà legislativa in materia di valorizzazione del patrimonio culturale, così come, lo abbiamo più volte detto, è altrettanto certo, dagli elementi che si deducono proprio dal Decreto Legislativo 42 del 2004, cioè il Codice Urbani, che le funzioni attribuite alle regioni sono quelle di tutela e di valorizzazione dei beni paesaggistici. Quindi questo è un emendamento che merita il nostro voto favorevole, ma sul quale chiediamo, come segnale di attenzione, anche quello del collega Pirisi che ovviamente è chiamato a guidare la maggioranza su questo argomento. Essendo lui attento, come Presidente ma anche come professionista, a queste questioni costituzionali, credo sia doveroso sollecitare un suo puntuale pronunciamento per dare un segnale di accoglimento che scongiuri il rischio che, nell'impalcatura della legge prevalga una violazione costituzionale e, passatemi il termine, anche un contrasto politico in seno alla stessa coalizione che da una parte a Roma decide di sottrarre alla Regione il potere sulla gestione e sulla tutela dei beni paesaggistici, e dall'altra qui in Sardegna vorrebbe fare l'esatto contrario. Bisogna mettersi d'accordo in famiglia, in casa, perché altrimenti si rischia di vivere separati, e credo che questo non si possa permettere a una Regione che invece deve porsi come obiettivo concreto quello della valorizzazione paesaggistica, dando davvero risalto a quella competenza puntuale che non ci stancheremo di richiamare, e cioè quella del governo del territorio che proprio l'articolo 117 ha ribadito essere, insieme a tutte le competenze costituzionali previste dallo Statuto, in capo alla Regione Sardegna. Per questo motivo noi voteremo a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voterò a favore dell'emendamento numero 26. La motivazione è stata già richiamata nell'illustrazione dell'emendamento, però vorrei ricordarla perché sicuramente, pur non avendo la stessa importanza e la stessa incidenza degli altri su questo articolo 1, è uno di quegli emendamenti che ha lo scopo di rendere più realistico, e da un lato anche più corrispondente alla normativa vigente, questo testo di legge, di migliorarlo dal punto di vista almeno formale, del rispetto della legislazione vigente. In realtà il piano paesaggistico regionale, così come disciplinato da questo testo di legge, non è un piano per la valorizzazione paesaggistica, è uno strumento urbanistico che incide e può incidere in maniera determinante sull'assetto del territorio indicando funzioni, indicando possibilità edificatorie o invece limiti all'edificabilità dei suoli. Ma non può farlo secondo la ripartizione di competenze legislative tra la Regione e lo Stato, stabilita dalla recente modifica del titolo V della Costituzione, che ormai distingue in maniera molto chiara e netta tra i diversi livelli di competenza legislativa. Il titolo V assegna alle regioni la capacità piena in materia di governo del territorio, per quanto riguarda la tutela dei beni culturali e, si intende, nella materia dei beni culturali sono ricompresi anche i beni paesaggistici, la distinzione è proprio relativa alle due parole: tutela e valorizzazione. La competenza statale è relativa proprio alla tutela, mentre alla regione viene riconosciuta soltanto quella in materia di valorizzazione.

Alcune specificazioni tra queste due parole che sono molto importanti, e che indicano concetti di un livello sostanziale particolarmente rilevante, riguardano evidentemente la finalità dell'intervento legislativo e poi, conseguentemente, anche di quello amministrativo. Col concetto di tutela si indica una disciplina sull'uso del territorio che proprio in materia paesaggistica parte dal riconoscimento di limiti e di vincoli che sono finalizzati proprio alla salvaguardia del valore del bene culturale o paesaggistico. La tutela è un concetto che, dal punto di vista normativo e giuridico, ha come finalità quella di conservare, salvaguardare il bene o l'insieme dei beni, mentre la valorizzazione ha un altro significato, che sicuramente è importantissimo, ma che attribuisce alla pubblica amministrazione minori potestà invasive della sfera dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, stiamo arrivando alla fine anche di questa mattinata, ed è necessario dichiarare il proprio voto sull'emendamento numero 26 che è sostitutivo parziale del titolo dell'articolo 1. Personalmente preannuncio il mio voto a favore di questo emendamento, e devo dire che la formulazione del titolo dell'articolo 1 che viene proposta non ha soltanto un valore di carattere semantico, ma ha un valore, come è stato ricordato negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, che rispecchia le competenze regionali in materia, e soprattutto indica quelle che noi riteniamo che debbano essere le finalità della legge che stiamo andando a discutere.

Vorrei anche ricordare che la parola "valorizzazione", riprende anche dei concetti che lo stesso Presidente Soru ha voluto trasmetterci con il suo intervento introduttivo nella Commissione urbanistica in cui ha illustrato le valutazioni che la Giunta andava a fare propedeuticamente alla proposta della legge stessa; lo stesso Presidente Soru ha voluto ribadire in quella circostanza come forse l'attenzione dell'opinione pubblica su questa legge si fosse concentrata su aspetti pure importanti della legge, che però non avevano, secondo lo stesso Presidente, un'importanza fondamentale nella filosofia della legge. In quella circostanza, infatti, il Presidente della Regione ci disse che nonostante il limite di inedificabilità dei duemila metri dal mare fosse senz'altro quello che aveva avuto maggior presa sull'opinione pubblica, al punto che la legge era considerata la legge vincolistica sui duemila metri dal mare, egli stesso non riteneva quel vincolo fondamentale per la vita della legge stessa, ma riteneva che fosse importante far comprendere la filosofia su cui si regge il provvedimento, e sottolineò in quella circostanza come la filosofia su cui si regge il provvedimento è quella dell'utilizzo del territorio in modo virtuoso. Venne sottolineato che l'ambiente è un bene che, comunque, si consuma, e che il suo utilizzo debba quindi tener conto del consumo delle risorse che viene effettuato dal carico antropico che sulle risorse stesse si realizza, sia in termini di manufatti, sia in termini di presenza stessa di popolazione, e che invece si debba tener conto della valorizzazione della risorsa ambientale sia in termini di massima conservazione della risorsa stessa per le generazioni a venire, sia come fonte di ricchezza per tutti coloro che vivono in Sardegna oggi e per le generazioni future che vivranno in Sardegna domani.

E' per questo che noi riteniamo che il termine "valorizzazione" sia un termine adeguato al titolo della legge, anche se poi ribadiamo che su questo termine potremmo anche discutere, quindi potremmo anche accettare una bocciatura di questo emendamento senza farne un dramma, mentre abbiamo più difficoltà ad andare avanti nei nostri ragionamenti senza sapere cosa pensi il centrosinistra su argomenti fondamentali quali quelli del riequilibrio dei poteri tra l'esecutivo e il legislativo o sulla necessità dell'ulteriore sussistenza dell'articolo 5, che sono invece argomenti sostanziali per quanto riguarda la vita della legge e anche la vita del Consiglio. Sarebbe pertanto opportuno, utile, interessante, avere qualche idea di ciò che i colleghi del centrosinistra sull'argomento pensano per cancellare dubbi, paure, preoccupazioni che possono essere presenti in quest'Aula in assenza degli auspicati chiarimenti da parte dei colleghi del centrosinistra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, intervengo per annunciare il mio voto a favore dell'emendamento numero 26, che prevede appunto la sostituzione del titolo dell'articolo 1, ovvero: "Pianificazione paesistica regionale". Io ritengo che l'emendamento sostitutivo proposto: "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale", sia molto più attinente perché se davvero la Giunta regionale deve provvedere ad attuare la pianificazione territoriale regionale, ritengo che nella pianificazione si prenda in considerazione la valorizzazione di quello che è il patrimonio che io chiamo, continuo a chiamare, ambientale, perché poi il termine paesaggio ci dà la sensazione sempre della cartolina, cioè di un qualcosa di statico, mentre invece la pianificazione non può essere un qualcosa di statico, la pianificazione deve tenere presenti, nella sua elaborazione, le dinamiche dell'ambiente, dinamiche che derivano dall'interazione tra l'uomo e lo stesso ambiente. Se noi avessimo la possibilità di imporre il "fermo immagine" sul nostro paesaggio, lo renderemmo immodificabile ma, nello stesso tempo, statico, inanimato, mentre invece il paesaggio è animato, animatissimo. Sul paesaggio incidono i fattori più diversi. La mobilità è una caratteristica non solo dell'uomo, ma di tutti i soggetti viventi; nessuno pensa che i soggetti inanimati possano vivere la vita, non lo pensa nessuno, ma l'ambiente è costituito da soggetti animati: l'uomo, gli animali, le piante. E dunque quando attraverso le riprese televisive, lo studio dei nostri botanici ci fa vedere l'evolversi e la crescita della pianta, il suo sviluppo, la crescita delle foglie, per noi che abbiamo fatto microbiologia lo sviluppo dei microrganismi, dalla successione delle immagini possiamo verificare quanto... All'Assessore Sanna tutte queste cose, visto che molto probabilmente non ha avuto la fortuna di avere queste esperienze, sembreranno strane; lui è un ingegnere, lui si occupa di cose più statiche, inanimate, per cui gli viene facilmente da sorridere, però, Assessore Sanna, credo che anche lei quando si trova nel suo habitat interagisca col suo habitat, non è fermo con la matita in mano a pensare cosa elaborare su un altro mezzo statico che è l'immagine che lei ricava dai suoi studi, ovvero il progettino, il progetto, il grande progetto e così via, che resterebbero inanimati se davvero lei privasse la sua progettazione di quella animazione della struttura che lei ha in mente di creare, vuol creare e riesce a creare. Per cui non sorrida così di frequente su queste cose, perché la vita non è fatta soltanto di studi o di dati riportati col rapidografo sulla carta, la vita è l'ambiente nel suo....

PRESIDENTE. Bene, possiamo votare? Bene colleghi, siamo in fase di votazione.

SANCIU (F.I.). Ho chiesto di parlare.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione onorevole Sanciu. Siamo in tanti a controllare se qualcuno chiede di intervenire, io mi posso anche distrarre.

SANCIU (F.I.). L'ho segnalato prima.

PRESIDENTE. Non so a chi l'abbia segnalato, onorevole Sanciu. Siamo in fase di votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento n. 26.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 51

Astenuti 3

Maggioranza 26

Favorevoli 14

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Chiamo in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 10. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, questo emendamento, a firma dei consiglieri Pisano, Cassano, Dedoni, Vargiu, ha un obiettivo che credo sia centrale, importante, che un po' richiama tutto il dibattito che noi - noi Riformatori - qui in Aula abbiamo portato e che è teso a riequilibrare le competenze a favore di questo Consiglio regionale. Noi per questo voteremo a favore e dichiariamo fin d'ora che è fondamentale, in ossequio a quanto stabiliscono le norme di attuazione dello Statuto sardo che all'articolo 4, lo ripeto ancora volta, prevedono che la competenza relativa all'approvazione di piani e di strumenti di programmazione è unicamente affidata al Consiglio regionale. Si tratta di una norma, devo dire, imperativa, inderogabile; non è possibile, se non introducendo una norma incostituzionale, prevedere diversamente, a rischio, naturalmente, di una impugnazione sia da parte del Governo alla Corte Costituzionale, e sia da parte, ovviamente, di ogni cittadino che si senta leso nei propri diritti soggettivi. Allora, noi che cosa diciamo? Noi diciamo che è opportuno che ci sia una fase di studio, di proposta da parte della Giunta regionale e che ad essa segua una fase che è di approvazione, che è legislativa e che, ovviamente, richiama i due concetti cardine dell'iter di approvazione di uno strumento di programmazione così ampio, cioè l'adozione e l'approvazione vera e propria. Per poter attuare questo obiettivo noi diciamo che queste due fasi debbono essere articolate in modo tale che non si allunghino comunque i tempi che la proposta della Giunta stessa si era prefissata per l'approvazione di questo strumento normativo importante. Cioè il termine di dodici mesi, che venivano individuati come un tempo congruo per l'approvazione del piano paesaggistico regionale, viene rispettato totalmente, ma scisso, appunto, in due fasi che restituiscono la competenza ai due organi regionali, secondo quanto stabilito dalle norme di attuazione dello Statuto.

Noi diciamo anche, ovviamente, che la fase concertativa, la fase di confronto, la fase relativa alla possibilità di interloquire con il territorio ampio, ampissimo che è interessato da questa legge, debba essere realizzata preventivamente e quindi si tratta di avviare delle audizioni, delle interlocuzioni, dei confronti prima ancora che la proposta della Giunta sia concretizzata, in modo che poi si possa procedere alla pubblicazione che giuridicamente ha un'altra funzione. E quindi la Giunta avrà la possibilità di sentire la voce dei settanta sindaci, delle settanta amministrazioni comunali che, naturalmente, sono interessate in maniera prioritaria al regime vincolistico che questa norma introduce e, naturalmente, anche tutti gli altri territori che non sappiamo ancora individuare in maniera certa a quanti comuni possano appartenere...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, intervengo per dichiarazione di voto, per esprimere il mio voto contrario, perché io consiglierei ai colleghi che hanno presentato questto emendamento di andare a rileggere le proposte di legge che loro hanno presentato, poi ci possiamo anche confrontare, però voglio anche dire al collega Vargiu...

PILI (F.I.). In questa legislatura?

PIRISI (D.S.). In questa legislatura ed anche quando lei era Presidente della Giunta.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, non si lasci interrompere.

PIRISI (D.S.). Sono contento che anche l'onorevole Pili mi stia ascoltando. Sono contento, Presidente, che sia ascoltando perché io ascolto loro con attenzione. Però, volevo dire che sarebbe opportuno che andassero a rileggere quello che loro hanno proposto e poi ci confrontiamo.

All'onorevole Vargiu voglio dire che se anche i Democratici di Sinistra non sono stati annoverati - ha elencato tutti quanti e il nostro Gruppo non l'ha citato e nominato - tra quelli che tengono molto alla distinzione dei poteri e alla grande autorevolezza che deve avere il Consiglio regionale della Sardegna, credo che sia opportuno che noi chiariamo preliminarmente, alcune cose. La prima è che un collega poc'anzi ha parlato di paesaggio come concetto animato affermando questo concetto con accenti quasi ispirati. Io credo che sia il caso di chiarire che se si deve fare ostruzionismo forse è meglio parlare di cartoni animati e non di paesaggi animati, perché almeno sappiamo che si sta facendo davvero ostruzionismo!

Non è possibile che qui vengano dette tante sciocchezze! Lo dico, Presidente, con il rispetto massimo per quest'Assemblea e per quest'aula, però le sciocchezze sono sciocchezze. Come si fa a dire - poneva il quesito l'onorevole Biancareddu - che se non verranno approvati i piani urbanistici comunali entro dodici mesi (poi non parliamo dei diciotto), i consigli saranno sciolti sulla base di quanto disposto dal decreto legge numero 80 del 2004, convertito nella legge 28 maggio 2004 numero 140. E lui diceva che siccome questa legge è del 28 di maggio non ha ancora prodotto effetti. Io chiedo all'onorevole avvocato Biancareddu, ex Assessore dell'urbanistica e degli enti locali, di citare un comune, se esiste ancora in Sardegna, che non abbia approvato lo strumento urbanistico generale, cioè che non abbia un PUC, non abbia un piano regolatore generale, non abbia un programma di fabbricazione. Quella è la fattispecie a cui si riferisce la legge 140, caro onorevole Biancareddu e cari colleghi del centrodestra tutti. E smettetela di continuare a dire queste sciocchezze, perché sono cretinate, scusate tanto!

Dedoni (Riformatori Sardi). Ne girano parecchie, per bocca di tutti!

PIRISI (D.S.). Lo so, siamo d'accordo, non c'è dubbio, però, scusate, state facendo ostruzionismo!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

PIRISI (D.S.). State facendo ostruzionismo, guardate i cartoni animati!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la richiamo a un linguaggio più parlamentare.

PIRISI (D.S.). Chiedo scusa Presidente.

PRESIDENTE. Prego.

PIRISI (D.S.). Voglio dire che sono state dette delle inesattezze, oppure che si stanno dicendo bugie sapendo di dirle, come ha detto l'onorevole Diana qualche giorno fa, cioè si mente sapendo di mentire, però, siccome si stanno rivolgendo in maniera enfatica al popolo sardo, io dico rivolgiamoci al popolo dicendo cose giuste, oppure leggiamoci il Corriere dei Piccoli o Paperino.

L'altra cosa è la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela del paesaggio, che è stata invocata ai sensi dell'articolo 117 del nuovo Titolo V. Ma che c'entra? Che c'entra il Governo di centrosinistra, onorevole Pili? C'entra il Codice Urbani, ma ne state facendo veramente strame di questo provvedimento. All'articolo 135 è detto in maniera chiara: "Pianificazione paesaggistica - Le Regioni assicurano che il passaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato e a tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio approvando i piani paesaggistici, ovvero i piani urbanistico-territoriali con la specifica considerazione dei valori paesaggistici concernenti l'intero territorio regionale, entrambi di seguito denominati piani paesaggistici. Il piano paesaggistico definisce..." eccetera. Che c'entra? La Regione ha l'obbligo di fare questo.

Presidente, concludo, le chiedo dieci secondi soltanto: l'adozione del piano paesaggistico è un obbligo di legge, si tratta di stabilire cosa pensiamo di fare noi e voi nella fase di transizione, questo è il problema di cui stiamo discutendo. Questo è il tema, se no stiamo davvero divagando troppo.

Allora, voi avete parlato di ristrutturazioni nei 300 metri e poi ci accusate di fare l'assalto speculativo alle coste, eccetera. Noi diciamo che le ristrutturazioni si possono fare anche in tutti i duemila metri, senza cambio di destinazione d'uso, mantenendo la sagoma degli edifici e quant'altro. Voi prevedete un altro approccio nella fase transitoria, noi pensiamo che debba essercene uno diverso dal vostro.

PRESIDENTE. Dunque, avevamo stabilito, chiedo scusa, colleghi, di concludere i lavori di questa mattina alle ore 14, quindi se c'è una ragionevole probabilità che votiamo questo emendamento, perché ci sono poche dichiarazioni di voto, io sarei favorevole a chiudere la seduta dopo la votazione, per non interrompere la discussione e riprenderla dopodomani. Ho solo l'onorevole Pili iscritto a parlare.

LA SPISA (F.I.). Ci iscriviamo tutti, Presidente, rispettiamo gli orari.

PRESIDENTE. Tutti iscritti a parlare? Va bene, colleghi, interrompiamo a questo punto la seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo presentato una mozione, sottoscritta da tutti i capigruppo, a sostegno dei 22 vincitori sardi del concorso per Ufficiale giudiziario tenutosi nel giugno scorso. Adesso potrei illustrarvela brevemente, ma se c'è fretta non lo faccio, e vorrei capire se possiamo, se tutti sono d'accordo, così come abbiamo concordato con i Capigruppo, esaminarla immediatamente in base all'articolo 114 del Regolamento, ed approvarla senza discussione.

PRESIDENTE. Onorevole, un attimo, dobbiamo distribuire la mozione, vorrei capire...

PISU (R.C.). L'abbiamo già distribuita ai Capigruppo, Presidente.

PRESIDENTE. Vorrei capire, chiedo scusa, onorevole, se c'è un'intesa sulla discussione immediata della mozione ai sensi dell'articolo 114 del regolamento, se c'è un'intesa sulla sua approvazione senza dibattito la discutiamo subito. Mi è stato detto che c'è un'intesa larga.

Discussione ed approvazione della mozione Pisu - Licheri - Pinna - Serra - Biancu - Oppi - Balia - Marrocu - Caligaris - Diana - Atzeri - La Spisa - Ladu - Floris Mario - Vargiu sul concorso per ufficiale giudiziario recentemente vanificato dal blocco delle assunzioni (17)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 17. Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario:

MOZIONE PISU - LICHERI - PINNA - SERRA - BIANCU - OPPI - BALIA - MARROCU - CALIGARIS - DIANA - ATZERI - LA SPISA - LADU - FLORIS Mario - VARGIU sul concorso per ufficiale giudiziario recentemente vanificato dal blocco delle assunzioni.

IL CONSIGLIO REGIONALE

premesso che:

- nel dicembre 2002 il Ministero della Giustizia, al fine di far fronte alle ingenti carenze d'organico degli UNEP, bandiva un concorso per 443 posti di ufficiale giudiziario i cui candidati avrebbero dovuto "presentare domanda di partecipazione per i posti disponibili in un solo distretto o gruppo di distretti di Corte d'appello";

- nel mese di giugno 2004 le prove d'esame si concludevano in tutti i distretti di Corte d'appello;

- in data 15 luglio 2004 il Ministero, piuttosto che procedere a nuove assunzioni, ha firmato una convenzione con le Poste Italiane spa, sulle notificazioni a mezzo del servizio postale, che porterà lo Stato a sostenere una spesa di gran lunga maggiore rispetto a quella che dovrebbe sopportare con l'assunzione dei vincitori e idonei al concorso;

- nell'agosto del 2004 il Consiglio dei Ministri bloccava le assunzioni (per mancanza di fondi) autorizzando l'assunzione per l'anno 2004 di soli 102 ufficiali giudiziari, aumentati solo dopo pochi giorni a 154;

- il 28 settembre 2004, il Ministero comunicava l'incremento delle assunzioni di ulteriori 94 unità, per un totale di 248, numero che, a detta del Ministero, sarebbe stato sufficiente a coprire le carenze nei distretti che hanno maggiore vacanze d'organico, ovvero nei soli distretti del nord d'Italia;

evidenziato che la situazione di grave carenza d'organico si verifica in molti altri distretti, fra i quali occorre ricordare in particolar modo il distretto di Corte d'appello di Cagliari, dove a seguito della conclusione dell'interpello per ufficiale giudiziari C1, le vacanze sono aumentate di quasi 10 unità;

sottolineato che i concorrenti vincitori del concorso per i posti disponibili nei distretti del sud d'Italia e delle isole, di cui ventidue della Sardegna, pur avendo superato due impegnative prove scritte e un colloquio ugualmente difficile, assistono ad una palese violazione del principio di uguaglianza e imparzialità della pubblica amministrazione e alla penalizzazione di tutte le regioni del centro-sud in quanto i 248 ufficiali giudiziari verranno assunti per l'anno 2004 esclusivamente al nord d'Italia,

impegna la Giunta regionale

ad assumere tutte le opportune iniziative nei confronti del Governo centrale:

1) perché si proceda alla assunzione dei restanti 195 vincitori, tutelando in particolare gli interessi dei giovani concorrenti sardi e degli idonei sino alla copertura di tutte le vacanze d'organico relative alla qualifica di ufficiale giudiziario e per il numero residuo disporre la destinazione degli stessi alla copertura delle vacanze nella pianta organica dei cancellieri C1;

2) per fare rispettare l'articolo 1 del bando di concorso che prevedeva la possibilità di condizionare le assunzioni in servizio dei vincitori secondo criteri di "scaglionamento degli ingressi";

3) per l'abolizione della convenzione tra Ministero di Giustizia e Poste Italiane spa. (17)

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Vorrei solo dire che credo questa possa essere la procedura da adottare, cioè una approvazione senza discussione, anche perché altrimenti si rischia di perdere una causa importante già prima di iniziarla e quindi credo che sia meglio che la mettiamo in votazione senza nessuna discussione.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, l'opinione della Giunta?

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 17. Chi l'approva alza la mano.

(E' approvata)

Il Consiglio è riconvocato domenica 7 Novembre alle ore 10. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 14 e 06.



Allegati seduta

XXXIII Seduta

Venerdì 5 Novembre 2004

Presidenza del Vicepresidente Paolo FADDA

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 9 e 45.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 2 novembre 2004 (30), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Cuccu, Gerolamo Licandro, Eugenio Murgioni e Onorio Petrini hanno chiesto congedo per la seduta del 5 novembre 2004.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 10, della proposta di legge numero 24 e della proposta di legge numero 28. Siamo arrivati all'emendamento numero 34.

Metto in votazione l'emendamento numero 34.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Grazie Presidente, in questo caso il testo... Presidente, è staccato il microfono.

PRESIDENTE. Prego onorevole Pili, adesso hanno attaccato.

PILI (F.I.). Dicevo che questo emendamento riguarda l'articolo 1 e in particolar modo la definizione che viene proposta...

PRESIDENTE. Onorevole Pili, ha ragione lei, quindi aspetti venti secondi.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Come dicevo, in questo emendamento al comma 2 viene proposto di cassare la parola "intero territorio regionale" perché è evidente, per sua stessa ammissione, che il testo non riguarda l'intero territorio regionale e sarebbe il più grosso errore che si possa commettere quello di ritenere che in tutta la Sardegna si possano individuare tutte le categorie di beni da sottoporre a vincolo e quindi a pianificazione paesaggistica regionale. Noi riteniamo che per il pia paesaggistico debba essere adottato, l'abbiamo già detto più volte, il principio dell'articolo 142 del decreto legislativo 42 del 2004, partendo proprio dall'assunto della necessità di pianificare esclusivamente le parti relative alle aree da tutelarsi per legge indicate dal Codice Urbani che ha identificato una per una le diverse categorie. E' evidente che non si può in alcun modo ritenere che il piano paesaggistico regionale possa costituire il quadro di riferimento, l'abbiamo detto più volte ed anche ieri, il quadro di riferimento è il piano urbanistico territoriale, non può essere il piano paesaggistico regionale. E dico questo anche in funzione di quanto previsto dalla norma dalla quale sono discese tutta una serie di valutazioni a livello nazionale. Lo stesso CNEL ha sottoposto all'attenzione delle Regioni italiane uno studio sulla ricomposizione del ciclo edilizio - urbanistico col quale sottolinea come il piano territoriale sia fondamentale per poi arrivare ad una pianificazione paesistico regionale di dettaglio.

In questo caso è evidente che non possiamo non tener conto di quelli che sono i principi, le norme, le strategie che in termini di pianificazione sono state adottate dalla stessa Unione europea che hanno dato, come indirizzo chiaro, quello dell'univocità dei criteri e delle categorie da iscrivere all'interno di un piano paesaggistico regionale.

Tutto questo non c'è, non è previsto, è contraddittorio nel testo della legge che stiamo esaminando, ed è anche evidente che non avendo disciplinato in maniera puntuale il contenuto del piano paesaggistico regionale, si crea, così come è previsto nell'articolo 1 al comma 2, questo clamoroso errore concettuale sullo stesso significato del piano paesistico regionale, che non può essere e non può diventare quadro di riferimento ma semmai strumento che viene emanato subito dopo il piano territoriale proprio per attuare tutti i dettagli che il piano territoriale paesistico regionale deve presupporre, cioè i limiti entro i quali disciplinare la tutela ambientale e la valorizzazione paesistica, così come recitano le norme vigenti sì a livello nazionale, ma credo anche, come vedremo nelle prossime ore, quelle europee che appunto tutelano alcune categorie di beni e non l'intero territorio regionale.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito i colleghi a dotarsi della scheda per votare. Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 26 consiglieri.

(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CARODA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA - FLORIS Vincenzo - LA SPISA - LANZI - LICHERI - MANCA - PILI - PINNA - PIRISI - RASSU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta.)

Poiché non sussiste il numero legale, aggiorno la seduta di mezz'ora. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 26.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 54 , viene ripresa alle ore 10 e 27.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole La Spisa mantiene la richiesta della verifica del numero legale?

LA SPISA (F.I.). Si.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANCIU, PILI, LOMBARDO, MILIA.)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Si procede alla verifica mediante votazione col sistema elettronico.

(Segue la votazione)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti quarantadue consiglieri che sommati ai consiglieri Lombardo e Pili che hano appoggiato la richiesta pur non avendo votato, fanno quarantaquattro.

(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - LA SPISA - LAI - LANZI -LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MILIA - ORRU' - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta.)

Quindi il numero legale è presente. Metto in votazione l'emendamento numero 34.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 34 prevede la soppressione di un'unica parola, la parola "intero" ma già nell'illustrazione abbiamo detto che questo emendamento, contrariamente anche ad alcune interpretazioni che sicuramente su questo punto sono fuori luogo, non è mirato a modificare una virgola, ma è invece indirizzato a modificare, attraverso la soppressione di una parola, il significato stesso di tutto un periodo che evidentemente non è corrispondente alla realtà, perché non si può certamente affermare che lo strumento urbanistico previsto in questo progetto di legge, e cioè il piano paesaggistico regionale, definito nel primo comma, in maniera molto roboante, come principale strumento della pianificazione territoriale regionale ai sensi dell'articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 numero 42, cioè il codice dei beni culturali del paesaggio, il Codice Urbani, possa essere indicato come quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale.

Ciò è chiaramente contraddittorio con quanto poi indicato inopportunamente nel terzo comma dell'articolo 1 che prevede che, sia pure in sede di prima applicazione della legge, il piano possa essere però proposto, votato ed approvato per ambiti territoriali omogenei, cioè frazionando lo strumento urbanistico e quindi evidentemente dimostrando che, pur essendo astrattamente, teoricamente, quindi solo formalmente indicato come uno strumento teso a disciplinare lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, dal punto di vista urbanistico naturalmente, in realtà si tratta di uno strumento che non riguarda l'intero territorio.

E' evidente che chi ha redatto questo testo non è certamente un incompetente dal punto di vista della materia urbanistica e dal punto di vista del complesso delle materie economiche e finanziarie, caso mai qualche dubbio lo abbiamo sulla sua competenza dal punto di vista della tecnica legislativa, ma dal punto di vista sostanziale aver previsto in maniera formale e teorica che questo strumento si estenda all'intero territorio della Regione Sardegna, è evidentemente in maniera molto lampante contraddittorio col terzo comma in cui si prevede che invece il piano possa essere esteso solo ad ambiti territoriali limitati. Abbiamo già detto che questo non è un aspetto di poco conto, non è assolutamente secondario che il piano possa essere esteso soltanto ad ambiti territoriali omogenei, perché verrebbe fatta una graduatoria tra territori, alcuni verrebbero privilegiati e altri invece declassati a territori su cui evidentemente non è necessario intervenire con prontezza e con rapidità. Noi crediamo che questo sia un limite molto grave, un limite di fondo perché dà a questo strumento un respiro molto corto ed apre la strada a discriminazioni fra territori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Io mi riallaccio e collego all'intervento che ho fatto in sede di discussione dell'articolo, e faccio un'osservazione prettamente tecnica, oltre che politica. Se noi andiamo a vedere qual è lo strumento di pianificazione territoriale delle province e dei comuni, vediamo che da sempre quello della provincia si chiama piano urbanistico provinciale, cioè P.U.P., quello dei comuni si chiama piano urbanistico comunale cioè P.U.C., e che la Regione deve redigere il piano urbanistico di coordinamento territoriale. Ora qui si dice che il P.P.R. costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, ciò vuol dire che non avremo più i Piani urbanistici comunali, non avremo più i Piani urbanistici provinciali, ma avremo i Piani paesaggistici comunali e i Piani paesaggistici provinciali.

Questa è una domanda di carattere tecnico che ho rivolto anche ieri al Presidente della Commissione, cioè se ciò sia compatibile o tecnicamente ammissibile anche dal punto di vista socioeconomico, poiché la logica impone che il Piano generale di coordinamento urbanistico regionale, oltre che delineare lo scenario dell'assetto di tutto il territorio regionale, ne disegni la pianificazione socioeconomica perché è lo strumento di indirizzo, perché così si chiama, perché così è definito da una scienza che si chiama urbanistica, una scienza che viene insegnata nelle università e in tutti i luoghi dove è necessario insegnarla, mentre non si insegna una scienza paesaggistica, semmai il piano paesaggistico viene in sottordine, cioè rappresenta uno degli strumenti che ha la sua valenza e la sua validità all'interno del Piano urbanistico regionale che delinea lo scenario generale di pianificazione e quindi persegue giustamente un suo scopo e una sua linea, comunque sottordinata al Piano urbanistico regionale. Non si può dire che il Piano paesaggistico, poiché stiamo limitando al massimo la terminologia urbanistica, sovrintende per intero a tutta la pianificazione territoriale della Sardegna.

E questa, credetemi, è un'osservazione logica, senza niente togliere all'importanza che ha il paesaggio - anzi, lo chiamerei ambiente, perché parlando di paesaggio pare che si parli di cartoline o di fotografie, io lo chiamerei ambiente e non paesaggio - un'importanza vitale, ma all'interno del piano regionale di coordinamento urbanistico di cui rappresenta verosimilmente uno dei settori o forse il settore più importante, ma non si può in alcun modo dire che il piano paesaggistico rappresenti per intero praticamente la pianificazione territoriale in Sardegna.

Ripeto ancora: non esistono o almeno sino ad oggi non li abbiamo ancora visti, piani paesaggistici comunali, piani paesaggistici provinciali, piani paesaggistici delle comunità montane. Esistono i piani di coordinamento urbanistico, dai quali discendono giustamente nei vari settori, sia la tutela e la salvaguardia e la valorizzazione dell'ambiente da una parte, sia la regolamentazione degli insediamenti a livello urbanistico nei centri abitati con e tutto ciò che ne consegue in base alla norma.

Ecco, sinceramente io noto questa discrasia, ma lo sto dicendo al di là di qualsiasi polemica, anche se giustamente la nostra è un'azione politica ostruzionistica, ma è una mia riflessione, non come urbanista, perché non lo sono, ho fatto semplicemente il geometra, ma qui sono presenti dei tecnici che su questo punto possono anche esprimersi.

Per tutte queste ragioni voterò a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, l'emendamento numero 34 potrebbe sembrare, a una prima lettura, uno di quegli emendamenti di portata limitata, un emendamento ostruzionistico senza contenuto, senza senso. E invece la parola "intero", inserita nel contesto della proposizione, è decisamente importante e fondamentale e modifica l'impianto stesso della norma e l'effetto che ha nel definire lo sviluppo sostenibile del territorio regionale.

C'è una generalizzazione pericolosa senza rispetto delle particolarità dei diversi territori che poi nella nostra Regione sono ancora più evidenti e se andiamo a rivedere quanto previsto sul piano paesistico e i vincoli ex lege, seguiti alla legge Galasso, ritroviamo, e avremo modo comunque di vederlo e di analizzarlo nel dettaglio quando discuteremo gli emendamenti successivi, il concetto stesso che viene dato al piano paesistico come strumento di regolamentazione del territorio regionale.

Ora, io credo che quest'aspetto meriterebbe un maggior approfondimento, purtroppo c'è molta distrazione, perché ovviamente tutti gli emendamenti proposti vengono considerati dalla maggioranza come emendamenti ostruzionistici, mentre alcuni, come questo, hanno una valenza sicuramente determinante per l'impostazione dell'intero testo della legge.

Noi dobbiamo valutare se la Sardegna sia economicamente, geograficamente, culturalmente una Regione omogenea e perciò pensare appunto a un piano di sviluppo sostenibile che va, a nostro avviso, differenziato in ragione del diverso grado di sviluppo, delle caratteristiche geografiche, economiche e culturali di ciascun territorio. Credo che questa volontà espressa dalla legge stessa di uniformare l'intero piano di pianificazione paesaggistica regionale, sia un grave errore. Sarebbe uno di quei temi sui quali varrebbe la pena soffermarsi per ritrovare poi, nel prosieguo nell'analisi dell'articolato, dei punti di incontro che, a mio avviso, possono esserci, tra questi quello che vuole dare alla legge stessa un indirizzo condivisibile, per alcuni aspetti, ma necessariamente da rivedere per come è stato rappresentato.

Anche sulle pagine dei giornali vediamo quotidianamente quanto sia difficile rappresentare il nostro territorio come un'unica entità, con un'unica linea di sviluppo economico, culturale, sociale e come intervenire perché si abbia una programmazione che poi porti a uno sviluppo dell'economia serio, efficace e utile per la società sarda. Credo che su questo sarebbe opportuno e interessante conoscere l'opinione dei colleghi della maggioranza e della Giunta in particolare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, annuncio il mio personale voto a favore dell'emendamento numero 34, di cui condivido l'impostazione e approfitto dell'occasione per provare a ragionare sull'utilizzo del tempo nella giornata odierna. Colleghi del Consiglio, noi sappiamo che alle ore 14, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, i lavori verranno interrotti sino alle 9 e 30 di domenica, quindi sappiamo che nella giornata odierna, se continuiamo con i ritmi che hanno caratterizzato le giornate precedenti, probabilmente riusciremo a discutere e a votare qualche emendamento. Se andremo avanti secondo la prassi consolidata sappiamo che in quest'aula sentiremo ripetere cose più o meno simili da qualche decina di colleghi del centrodestra e che probabilmente non avremo il piacere di sentire considerazioni di merito sul provvedimento da parte dei colleghi del centrosinistra.

Allora, io sarei personalmente disponibile, parlo ovviamente solo per me perché solo per me posso parlare, a rinunciare a qualcuno dei miei interventi per sentire l'opinione di qualcuno dei colleghi del centrosinistra, quindi perequando i cinque minuti che vengono risparmiati con me con cinque minuti riservati all'intervento di qualcuno dei colleghi del centrosinistra.

(Interruzione)

Benissimo, allora diciamo che resteremo sino alle 2 e mezzo e ci sentiremo qualche volta in più tra noi due. Però, ecco, non è che il ragionamento si chiuda qui; vorrei anche proporre dei temi ai consiglieri del centrosinistra e i temi che vorrei proporre ai consiglieri del centrosinistra, perché sono interessato ovviamente a sentire la loro opinione di merito, sono sostanzialmente due: il primo, che è introdotto già nell'articolo 1, è quello relativo ai rapporti tra l'esecutivo e il legislativo, nel senso che vorrei conoscere dai colleghi del centrosinistra - dai colleghi della Rifondazione Comunista, dai colleghi socialisti, dai colleghi della Margherita, cioè da quei colleghi che sempre sono sembrati più attenti al problema del riequilibrio tra esecutivo e legislativo in un sistema presidenziale - se condividono le preoccupazioni che io ho più volte espresso in quest'Aula sull'ipotesi di sperequazione dei poteri, quindi sulla necessità di intervenire in materia già con questa legge, oppure se non le condividono e se non le condividono sarebbe utile conoscere le motivazioni che li rasserenano, perché è possibile che queste motivazioni rasserenino anche me e allora riducano sicuramente i tempi che io dedicherò all'Aula e agli interventi.

Il secondo argomento, sul quale ugualmente vorrei sentire un'opinione, è quello dell'articolo 5 di questo testo di legge, un articolo successivo a quelli che hanno introdotto una serie di norme sulle quali possiamo essere in accordo o disaccordo, ma alla fine della discussione della legge queste norme saranno approvate e saranno norme vincolanti, saranno norme che comunque danno l'idea che si è in uno stato di diritto, che comunque si sceglie le sue leggi, queste leggi forse sono per una parte politica non le migliori, ma sono le leggi a cui comunque tutti quanti dovremo attenerci. Beh, è interessante sapere se i colleghi del centrosinistra ritengono che, dopo aver impostato un sistema di regole che loro condividono, propongono all'Aula e che l'Aula probabilmente alla fine accetterà, abbia senso che ci sia un articolo che dica che, fatto salvo tutto il sistema di norme e di regole stabilito dagli articoli precedenti, c'è però un potere assoluto posto in capo al Presidente della Regione e alla sua Giunta, come in uno stato sudamericano, che in qualsiasi momento può, a prescindere dalle regole, prendere un sito e dichiararlo di elevato interesse paesaggistico, bloccandone completamente ogni tipo di sviluppo.

Anche questo è un problema, signori, di certezza del diritto, di regole e di norme e sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i più sensibili all'argomento nell'ambito del centrosinistra, perché è possibile che anche su questo si possano liquefare alcune mie perplessità una volta sentito il ragionamento dei colleghi del centrosinistra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Questo emendamento che abbiamo presentato e che stiamo discutendo propone di cassare la parola "intero" perché non si capisce la ratio della previsione che definisce il piano paesaggistico come quadro di riferimento dell' "intero territorio regionale", proprio non riusciamo a capirla anche perché non è previsto da nessuna parte che debba essere così e quindi non si può dire che i nostri emendamenti sono strumentali senza che uno dei colleghi della maggioranza ci dica: "No, è giusto che sia l'intero territorio regionale", facendoci capire le motivazioni che portano a questo. E questo ci preoccupa molto, non stiamo trascurando il merito, qua stiamo entrando del merito, non capiamo come si possa considerare tutto il territorio regionale, l'intero territorio senza alcuna motivazione, almeno senza alcuna motivazione che ci porti a condividere il vostro ragionamento e non un ragionamento diverso.

Inoltre che vale enunciare principi di questo genere e poi disattenderli nel comma 3, così come è già stato ricordato, e quindi da un lato parlare dell'intero territorio e successivamente, anche se in sede di prima applicazione, ma sappiamo che la prima applicazione di questa legge avrà una durata che non sarà di qualche giorno, ma sarà di qualche anno, prevedere una pianificazione per ambiti territoriali omogenei?

Su questa materia veramente è possibile che non ci sia un intervento, non dico del Presidente della Commissione, che è piuttosto ortodosso, in questo momento, e quindi non ha assolutamente né l'autorevolezza né i poteri per poter intervenire a difesa di questo articolo, però qualcun altro io credo che dovrebbe intervenire; questo disegno di legge è stato scritto qualcuno dice a due mani, qualcuno a tre, non sappiamo più a quante mani è stato scritto ma è fin troppo evidente - e abbiamo detto anche questo - che c'è la necessità di conciliare esigenze diverse; quelle di una parte che certamente è importante, che è il mondo ambientalista, il più intransigente, il più fondamentalista, però ci sono anche le esigenze dell'economia di questo territorio e poi ci sono le esigenze degli enti locali, ci sono le esigenze e le istanze che arrivano dai cittadini. Allora come si possono contemperare tutte queste esigenze, quando è certamente prevalente l'aspetto della tutela e della salvaguardia in termini estremamente limitativi, perché la legge è basata sul divieto, e quando una legge nasce come divieto e fonda la sua impostazione sul divieto, non può assolutamente rispondere a tutte le istanze che provengono dal nostro territorio.

Quindi è questo che ci preoccupa e ci preoccupano anche le associazioni ambientaliste, che certamente fanno il loro dovere, lo hanno fatto anche oggi, per un territorio di un comune, guarda caso, amministrato da un sindaco del centrosinistra, un sindaco diessino, quello di San Teodoro, senza fare nomi, che Legambiente accusa di aver autorizzato la costruzione di villette vicino al mare, "A fine 2003" - dice il Presidente di Legambiente - "è stata data una concessione edilizia a centocinquanta metri dalla battigia". E il sindaco Costaggiu viene a dire a noi che è giusto il decreto Soru! Vogliamo capire come fa a sostenere questa tesi!.

CUGINI (D.S.). Dice di bloccare.

DIANA (A.N.). No, no, dice che è giustissimo, lo dice...

CUGINI (D.S.). Dice di bloccare quello scempio.

DIANA (A.N.). E costruisce a centocinquanta metri o concede autorizzazioni e concessioni edilizie all'interno di centocinquanta metri, non dei trecento!

CORRIAS (D.S.). Non è il sindaco che firma.

DIANA (AN). So benissimo chi è che firma, sindaco di Baunei!

(Interruzione)

DIANA (AN). Non mi ha capito evidentemente, o non mi sono spiegato bene.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana, invito i colleghi a non interrompere. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Il Presidente Diana leggeva un articolo del 2003, era solo per chiarezza, qualcuno forse non l'ha capito.

Signor Presidente esprimo il mio voto a favore dell'emendamento numero 34, emendamento soppressivo del termine "intero" all'interno dell'articolo 1, comma 2, però colgo l'occasione anche per fare qualche riflessione. La ricchezza della Sardegna è rappresentata dalla varietà del suo ambiente. Il nostro territorio si presenta in molteplici aspetti spesso molto diversi gli uni dagli altri, con caratteristiche geografiche, morfologiche e climatiche che formano un quadro d'insieme variegato e di inestimabile interesse naturalistico. La diversità geografica che spazia dalle peculiarità delle zone costiere all'entroterra dell'Isola non solo ha contribuito a creare differenziazioni nei diversi territori, ma ha fatto nascere e sviluppare culture e tradizioni diverse, la varietà geografica ha contribuito a creare una varietà di tradizioni che rappresentano la forza della Sardegna. L'uomo ha operato nell'ambiente, l'ha rispettato, si è adeguato ad esso dando vita ad attività lavorative consone al territorio di appartenenza. Così come l'uomo ha assecondato la natura e l'ambiente adeguandosi ad essi, il legislatore che pianifica deve, nell'indicare le linee guida del governo del territorio, assecondare quelle che sono le peculiarità del territorio senza forzature e senza snaturare la sua vocazione. Questo è il compito del legislatore e di un piano urbanistico: armonizzare e nello stesso tempo valorizzare le peculiarità del territorio, non proponendo limiti illogici.

Con questa norma s'intende distendere una coltre legislativa asettica sul territorio della Regione, ignorando il patrimonio ambientale sardo e le esigenze di ciascun territorio, però non è la conseguenza di una visione alta della politica e dell'azione di governo che trascende il particolare, non nasce dall'intento di considerare i cittadini tutti uguali nel rispetto delle particolarità territoriali, è figlia di una supponenza che, nell'intento di ignorare e annullare le differenze, in realtà crea contrasti e divisioni tra i territori della Sardegna.

Scorrendo l'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 22 gennaio 2004, il codice dei beni culturali e del paesaggio richiamato nell'articolo 1 della legge in discussione, leggo testualmente: "Il piano paesaggistico, anche in relazione alle diverse tipologie di opere ed interventi di trasformazione del territorio, individua indistintamente le aree nelle quali la loro realizzazione è consentita sulla base della verifica del rispetto delle prescrizioni, delle misure e dei criteri di gestione stabiliti nel pano paesaggistico… e quelle per le quali il piano paesaggistico definisce anche - sottolineo anche - parametri vincolanti per le specifiche previsioni". Non ho trovato traccia di quella politica, di quella pianificazione alla Soru che invece oggi con forza intendete portare avanti.

E' per questo motivo che proponiamo di sopprimere la parola "intero" dal comma 2 dell'articolo 1 ed è per questo motivo, Presidente, che voterò a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Assessore, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, dispiace dissociarsi dal proprio Gruppo e dai colleghi, e credo che non me ne vogliano, su un emendamento come questo, però io sono del parere...

(Interruzione)

Come? Sì, sì, per carità, io non l'ho concordato questo emendamento e quindi mi dissocio dall'opposizione e nel dichiarare il mio voto contrario a questo emendamento cercherò di spiegarne la ragione.

Per me il concetto di paesaggio non è un concetto che può essere sottoposto alla misura metrica di chilometri due dal bagnasciuga, onde per cui se è vero che il paesaggio è qualcosa che si è formato nel tempo e che non è un qualcosa, come si può pensare, di immodificabile, ma è frutto dell'azione dell'uomo, dell'azione della natura, dell'azione del vento, degli animali, dell'acqua, della pioggia, delle mareggiate, be' è giusto che non ci sia una soluzione di continuità; così come sono diverse le caratteristiche che influiscono sul paesaggio, a seconda delle zone, è diversa la situazione nei due chilometri che si vogliono vincolare se appartengono ad un territorio che ha dietro la spiaggia o uno stagno, come può succedere a Molentargius, o ad un'altra zona che ha dietro due chilometri di pianura, mentre in altre zone entro i due chilometri in linea d'area si possono avvicendare anche più montagne, non dico colline, quindi è chiaro che l'impatto del blocco sarà diverso e l'importanza del blocco sarà diversa da zona a zona a seconda del diverso tipo di paesaggio.

Però credo che se veramente noi vogliamo tutelare l'ambiente, dobbiamo capire che cosa vogliamo salvare in Sardegna e non è pensabile che ci si limiti soltanto alla tutela di una fascia di due chilometri dalla costa; secondo me, invece, noi dovremmo intervenire su tutta la Sardegna. Per cui se abbiamo un concetto, se abbiamo un'idea precisa sulla quale concordiamo, dobbiamo agire secondo quest'idea ed ecco perché dico che questo decreto cosiddetto salva coste sarà assolutamente dannoso per la Sardegna, perché prolungare dei vincoli così estesi per tanto tempo comporta la creazione di un parco di cinquecento mila ettari in Sardegna, cosa che è impossibile pensare di fare per cinque anni, credo sia veramente qui tutto il nocciolo della questione. Non è pensabile che, nell'arco di pochi anni, noi riusciamo a risolvere un problema come questo e a dare una risposta alla Sardegna, una risposta che sia condivisibile non possiamo trovarla nell'arco della discussione di questa legge.

Ecco perché noi dobbiamo rivedere le nostre posizioni, bisogna che maggioranza ed opposizione dialoghino, trovino un accordo, perché altrimenti non si va da nessuna parte, rischiamo davvero di fare le riforme, anche quella del paesaggio, a pezzi, è un po' quello che è successo in sanità con la riforma dei servizi ospedalieri, che dopo qualche anno siamo stati costretti a rivedere, non c'è un piano unitario, non c'è un piano sanitario concordato, non c'è un'idea condivisa su cosa si vuole fare, su dove si vuole andare, così continuiamo a fare le riforme come quelle della scuola che si sono succedute in questi cinquant'anni in Italia, ognuno ci mette la sua pezza, però il vestito che cuciremo sarà quello di Arlecchino, non sarà un vestito della nuova moda italiana che ci fa onore nel mondo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Colleghi, colleghe, assessore Sanna, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento in discussione, volevo soffermarmi sul senso dell'emendamento non semplicemente per allungare i tempi, ma perché quello che dirò lo sento veramente. Lo sento come sardo e lo sento come abitante di una zona costiera che con questa legge vede il suo turismo ostacolato. Dico subito che non possiamo permettere che i nostri insediamenti turistici e il nostro sviluppo turistico vengano preclusi. La presenza di insediamenti turistici è imposta dai fatti, dalle forme concrete dello sviluppo economico e soprattutto dal lavoro, quel lavoro dal quale dipende, appunto, il futuro della nostra Sardegna.

Ritengo che l'esame di una legge così importante come questa si sarebbe dovuto fare forse diversamente, coinvolgendo gli enti locali interessati, perché i destini delle nostre coste sono legati soprattutto alla forma concreta che assumeranno alla fine del conflitto che si verrà a creare fra il paesaggio naturale, ancora riconoscibile, ancora intatto, e quella tipologia di insediamenti che noi intendiamo invece creare armonizzandoli con il paesaggio stesso.

Dai dati che abbiamo a disposizione possiamo tranquillamente dire che negli ultimi vent'anni le tendenze insediative verso le nostre coste, hanno conosciuto un costante incremento. Anche tralasciando i fenomeni più propriamente urbani, come quelli delle città di Olbia e di Cagliari, anche piccoli centri che distano quindici - venti chilometri da centri importanti come Cagliari, Olbia ed Alghero, hanno avuto la fortuna di svilupparsi di riflesso grazie appunto allo sviluppo che c'è stato in questi grossi centri e quindi registrano un incremento stabile ed armonico soprattutto grazie a questi centri. Contestualmente si sono moltiplicate le costruzioni, con modalità apparentemente, secondo qualcuno, prive di regole, secondo noi invece prevalentemente regolate, costruzioni inserite nel contesto urbano che ben si sposano con il paesaggio circostante. Tali insediamenti hanno dato vita ad un territorio dinamico che ha assunto caratteri in certa misura originali ed anche da studiare ancora, questo sì. Riteniamo anche che queste singole realtà vadano studiate più attentamente, soprattutto cercando di coinvolgere gli interessati, cercando di coinvolgere i soggetti legittimati a pianificare il proprio territorio.

Noi, come ho avuto modo di asserire in altre occasioni, possiamo tranquillamente dire che la modernità in Sardegna è arrivata grazie al turismo, questo è un fatto innegabile. Il turismo ci ha consentito di aprirci, ci ha consentito di avere degli scambi culturali importantissimi, ha consentito alla Sardegna di migliorarsi non solo economicamente, ma anche culturalmente, anche civilmente, e tutto questo è stato vissuto dai sardi come una scoperta e, contemporaneamente, in qualche caso come una perdita. Io dico che questa legge deve...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi, io non mi associo allo stupore di alcuni colleghi per il blitz di ieri sera, era ampiamente prevedibile e forse condivisibile per chi sta dall'altra parte della barricata. D'altronde un atto illegittimo non poteva non essere prorogato che con un altro atto illegittimo e cercherò di spiegare brevemente perché. L'articolo 14 della legge 45 che proprio si intitola "Provvedimenti cautelari", stabilisce la procedura eccezionale per cui poteri tipicamente attribuiti all'organo elettivo e rappresentativo della Sardegna, quale il Consiglio regionale, vengono attribuiti in via eccezionale alla Giunta. Recita l'articolo 14: "Per comprovati motivi d'urgenza e per un periodo limitato", cioè tre mesi, quindi questo dimostra l'eccezionalità della norma e l'uso eccezionale che il legislatore della legge 45 aveva previsto in casi di estrema ratio. Ed infatti dopo i tre mesi, precisamente al comma 2, si dice che il provvedimento può essere prorogato solo dal Consiglio. Questo perché? Perché il legislatore della legge 45 ha voluto riportare in un'Aula consiliare dove si può svolgere un dibattito e dove le forze politiche si possono confrontate, un provvedimento inibitorio che, proprio per la sua gravità e la sua eccezionalità, può essere prorogato solo dal Consiglio regionale. Ora tutte le proroghe che il Consiglio regionale fa, vedasi per esempio la proroga all'autorizzazione all'esercizio provvisorio, le approva con legge, con gli ordini del giorno si fanno solo gli inviti e gli auspici, sono quelli che non si negano a nessuno in caso di emergenza, per cui il Consiglio ha sempre fatto ordini del giorno per chicchessia e nelle materie più disparate.

Ora, ridurre il Consiglio a prorogare con un ordine del giorno, un atto la cui proroga necessita di una legge, è stata una grave forzatura, come è stata una grande forzatura discutere quest'ordine del giorno, in quanto gli atti aventi forza di legge rientrano nella materia disciplinata dall'articolo 55 del Regolamento e necessitano, per essere inseriti all'ordine del giorno, di un'approvazione con la maggioranza dei quattro quinti. Invece la maggioranza, non potendo assicurare i quattro quinti dei voti a favore, ha deciso di prorogare il provvedimento con un ordine del giorno. Quindi si capisce l'escamotage, probabilmente tutti nei vostri panni avrebbero fatto così per evitare la brutta figura di far decadere la delibera, peraltro illegittima, che scade il 10 novembre, e quindi ad un'illegittimità se n'è aggiunta un'altra. Peccato che ci si sia limitati ad atto come l'ordine del giorno sul quale non si può svolgere una discussione generale. Infatti come il Presidente sa per la lunga esperienza in Consiglio, sull'ordine del giorno sono ammesse solo dichiarazioni di voto, quindi teoricamente abbiamo prorogato un provvedimento che inibisce le costruzioni entro la fascia di due chilometri dal mare per tutta la Sardegna, limitandoci a dichiarare il nostro voto, e quando uno dichiara il voto non può neanche più dibattere perché ha già detto come voterà. Quindi anche se il collega lo convincesse a cambiare idea sul proprio voto, solo in termini di pentimento operoso potrebbe tornare sui suoi passi e votare contro questa ulteriore illegittimità. Però il giudice non c'è qua, quindi noi non possiamo fare altro che rimetterci alla giustizia altrui, però sarebbe stato preferibile, almeno su argomenti così delicati, veramente seguire una procedura più parlamentare, meno da assemblea di condominio, e consentire veramente a quest'Aula di rispettare il Regolamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, colleghe nei giorni scorsi è stata data notizia di alcune nuove iniziative nel campo dello studio archeologico: sembrerebbe che siano state ritrovati a Cala Sisine, dei reperti e delle strutture che fanno pensare che tale sito sia stato utilizzato come porto nel periodo nuragico. Mi viene spontaneo pensare che il mito di Atlantide, riportato negli ultimi anni all'attenzione soprattutto del mondo culturale non solo a livello locale, ma anche nazionale, attraverso tutta una serie di interventi sui media, ed anche sulla stampa locale, in questa nuova rilettura porti a ipotizzare che davvero la Sardegna fosse Atlantide. Quello che mi ha colpito in modo particolare è che in un recente convegno tenutosi a Firenze si ipotizza che l'aver ritrovato nelle tombe etrusche più navicelle nuragiche di quante ne siano state ritrovate in Sardegna, faccia pensare che la civiltà etrusca si sia sviluppata nella Penisola come promanazione della civiltà nuragica. Tutto questo per dire che, molto probabilmente, i sardi forse in passato avevano molta più dimestichezza con il mare di quella maturata nel periodo successivo. Una notizia di oggi che fornisce i dati sulla crescita esponenziale del numero di passeggeri che sono transitati per Alghero trasportati da Ryan Air, ci fa pensare che molto probabilmente il passaggio storico, culturale, archeologico riferito trova oggi nuovi approdi, nuovi sviluppi, nuovi sistemi soprattutto per incrementare l'economia.

Se una volta l'economia sarda era basata sui commerci tra la Sardegna e la Penisola non solo di bronzetti nuragici, ma penso anche di tutto quello che era oggetto di trasporto e di interesse commerciale già dal periodo neolitico, non dimentichiamo che dal Monte Arci l'ossidiana veniva distribuita, commercializzata e venduta, non so se con il baratto o con altri sistemi di commercio, in tutto il bacino del Mediterraneo, ancora oggi riuscire a superare quel limite che è rappresentato dal mare per la nostra Isola, molto probabilmente ci porterebbe molto lontano soprattutto se quella nuova economia su cui si vuole basare la crescita culturale, economica, sociale della nostra Regione, non trovando gli strumenti che non possono essere...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente. Annuncio che voterò a favore di questo emendamento che è stato firmato dai colleghi Pili, La Spisa, Oppi, Diana, Vargiu e Ladu, che chiedono con questo emendamento la soppressione della parola "Intero" dal comma 2 dell'articolo 1. Sono certo, pur non avendo visto per tempo questo emendamento, che tutti questi colleghi quando l'hanno pensato, non possono non avere fatto riferimento all'importante concetto matematico del termine "intero". Intero è un numero definito con una sorta di postulato all'interno dei numeri cosiddetti razionali, numeri razionali che a loro volta si contrappongono ai numeri irrazionali. Perché dico questo? Lo dico perché io sono certo che loro volevano far emergere la irrazionalità di questo articolo 1, di questo specifico comma 2 dell'articolo 1.

Chi ha fatto analisi matematica ricorderà tra l'altro un teorema importante, che è stato un po' la dannazione degli studenti del primo anno di matematica, il cosiddetto teorema di Heine-Pincherle-Borel, un teorema che voleva dimostrare proprio il paradosso che tra due numeri razionali esiste sempre e comunque un numero irrazionale. Ed allora se questo è vero, come è stato dimostrato con questo importante teorema, è chiaro che anche l'intero é scomponibile, è scindibile. A questo sono certo che i miei colleghi volevano far riferimento: dimostrare che questo intero è scomponibile in tanti piccoli interi, in tante unità, in tanti frammenti che tengano conto delle realtà locali e che tengano conto e facciano emergere quelle che sono le indicazioni delle municipalità, e quindi dei singoli sindaci dei singoli territori.

Quindi è giusta la considerazione che faceva il mio collega Vargiu prima, quando chiedeva che si levasse una voce anche da parte dei colleghi del centrosinistra perché su questi temi importanti ci si confronti. Se questo piano paesaggistico regionale è concepito come un piano di alta programmazione, anzi di somma programmazione territoriale, è evidente che si cade in contraddizione nel momento in cui la sua adozione, la sua approvazione sono state attribuite ad un organo che è totalmente incompetente ad approvarlo, che è appunto la Giunta regionale.

Se noi concepiamo l'articolo 1 in questo modo qual è il rischio? Il rischio è quello di inficiare il piano a causa di un vizio che si chiama vizio di nullità per incompetenza dell'organo che sarà chiamato ad emanarlo. Quindi è chiaro che noi gli stiamo dando eccessiva fragilità, e lo stiamo rendendo irrazionale così come Heine, Pincherle e Borel avevano dimostrato.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano. Metto in votazione l'emendamento numero 34. Prego onorevole Pili, su che cosa intende intervenire?

PILI (F.I.). Grazie Presidente, chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Dal risultato della votazione sull'emendamento conseguirà la verifica del numero legale. Invito un segretario a prendere posto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 34.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CASSANO - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CORDA - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - PIRISI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Voti nulli: ADDIS - DEDONI - PINNA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 33

Votanti 29

Astenuti 4

Maggioranza 15

Favorevoli 4

Contrari 22

Voti nulli 3

Non essendo presente il numero legale dichiaro nulla la votazione e aggiorno la seduta di mezz'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 28, viene ripresa alle ore 12 e 01.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Dobbiamo votare l'emendamento numero 34.

Onorevole Pili, prego.

PILI (F.I.). Reitero la richiesta di verifica del numero legale perché è stata interrotta la seduta per la mancanza del numero legale, quindi alla ripresa, come è prassi, credo che si debba procedere alla verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, siamo in fase di votazione dell'emendamento e il numero legale si verifica automaticamente contestualmente senza sottoporci a due votazioni distinte. Cinque consiglieri debbono appoggiare la sua richiesta.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RANDAZZO, BIANCAREDDU, Matteo SANNA, LA SPISA.)

Seconda votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento n. 34.

(segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Contu ha votato contro, la consigliera Cocco a favore. I colleghi che sono arrivati dopo che la votazione è stata chiusa è inutile che alzino la mano per dichiarare il loro voto.

Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CAPELLI - CONTU - CASSANO - DEDONI - LA SPISA - LOMBARDO - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 63

votanti 58

astenuti 5

maggioranza 30

favorevoli 16

contrari 42

(Il Consiglio non approva).

Siamo all'emendamento numero 36. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

Sul Regolamento

MARROCU (D.S.). Volevo far notare una contraddizione che è questa, se in occasione di ogni votazione viene chiesta la verifica del numero legale, viene meno l'altra disposizione del Regolamento che prescrive, che la richiesta di votazione nominale sia avanzata da almeno otto consiglieri. Procedendo in questo modo sono sufficienti cinque consiglieri per la votazione nominale.

L'altra contraddizione riguarda il fatto che quando si verifica il numero legale attraverso il sistema elettronico chi è presente e non vota risulta assente e quindi non può dichiarare il voto, ai sensi del nono comma dell'articolo 58 che recita: "Nelle votazioni con procedimento elettronico agli effetti del computo delle presenze vengono considerati assenti i consiglieri che pur presenti in Aula non abbiano partecipato alla votazione". E' un'altra delle contraddizioni. Quindi credo che in queste occasioni si verifichino le contraddizioni che ho enunciato tra diverse norme regolamentari, cioè che per chiedere la votazione nominale sono necessari otto consiglieri, invece per chiedere la verifica del numero legale ne sono sufficienti cinque, quindi si sta vanificando la norma del Regolamento che prevede che la richiesta di votazione nominale debba essere avanzata da otto consiglieri, perché gli emendamenti possono anche essere votati per alzata di mano e in qual caso non c'è la verifica del numero legale. E l'altra consiste nel fatto che quando si sta procedendo alla verifica del numero legale chi non vota è assente, quindi non può dichiarare il voto.

PRESIDENTE. Va bene onorevole Marrocu, adesso vediamo di ordinare meglio il lavoro, è che la votazione nominale tramite sistema elettronico, come abbiamo detto, sostituisce la votazione per alzata di mano ancorché debba essere richiesta da otto consiglieri, risponde anche ad un'esigenza di questa Presidenza di semplificare il conteggio dei voti tramite la registrazione da parte del sistema elettronico piuttosto che attraverso il conteggio delle mani, tuttavia tre consiglieri possono fare la differenza. Invece il secondo problema da lei posto, che riguarda il fatto che chi non ha votato non può dichiarare successivamente il proprio voto è riferito al fatto che anche chi è presente può non esercitare il diritto di voto, quindi non è obbligatorio votare con il sistema elettronico e ovviamente non può dichiarare tardivamente il proprio voto.

CUGINI (D.S.). Ma è assente o presente?

PRESIDENTE. Se non vota è assente, se è in Aula è assente ugualmente perché come lei sa, onorevole Cugini, quando c'è una votazione e non si partecipa alla votazione è quella che attesta la mancata presenza in Aula e non tanto la firma.

MARROCU (D.S.). Solo in caso di votazione tramite sistema elettronico.

PRESIDENTE. Solo in questo caso, onorevole Marrocu, siamo d'accordo. Emendamento 36, siamo in fase di votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Intervengo anche per dire che su questa tortuosa procedura richiamata dall'onorevole Marrocu non solo non siamo d'accordo, ma ci sono stati in quest'Aula tra ieri e oggi una serie di precedenti che inducono a sostenere che la contraddizione tra norme regolamentari evidenziata dall'onorevole Marrocu non esista perché già più volte, durante questo dibattito, si è proceduto alla verifica del numero legale immediatamente prima della votazione e separatamente rispetto ad essa, quindi non vi sono norme contraddittorie, su questo argomento il Regolamento è chiaro, in particolare l'articolo 58, comma 2. Quindi credo che non si debba più tornare su questo punto, se non per confermare questa interpretazione.

CUGINI (D.S.). Questa è la sua opinione.

PILI (F.I.). Questa è la mia opinione, così come è mia opinione, onorevole Cugini, che domenica ai consiglieri non debba essere servito più il pranzo a spese del Consiglio perché abbiamo visto delle polemiche davvero fuori luogo e strumentali sui giornali, e credo che un'assemblea parlamentare non possa essere sottoposta a questo tipo di polemiche che sono davvero ridicole, prive di fondamento, quindi inviterei la Presidenza a far sì che ogni consigliere regionale, così come è sempre stato, si paghi il pranzo anche se non reputo opportuno, solo per questo, il richiamo di chicchessia a regole di moralità. La moralità si viola quando non si viene a lavorare in quest'Aula e si prende comunque lo stipendio.

Per quanto riguarda il comma 3 dell'articolo 1, in sede di prima applicazione della presente legge si prevede che il piano paesaggistico regionale possa essere approvato per ambiti territoriali omogenei. Noi siamo contrari, e credo che ogni singolo consigliere che è espressione dei territori non possa in alcun modo consentire che arbitrariamente la Giunta regionale possa individuare delle aree omogenee che abbiano precedenza rispetto a delle altre. Non è solo scorretto sul piano concettuale, ma costituisce una prevaricazione della Giunta che non può assolutamente prevalere. Questa norma è stata introdotta con uno degli emendamenti che la Giunta ha presentato, perché nel testo originario non vi era e si era invece prevista un'approvazione globale. Quindi bisogna capire la ratio di questa approvazione separata per ambiti territoriali omogenei. Ma voglio anche ribadire il concetto che non può esserci in alcun modo un piano paesaggistico regionale diviso per parti, perché in ogni angolo di Sardegna ci sono dei compendi che hanno la stessa valenza, nel piano paesaggistico regionale bisogna individuare le categorie, le funzioni del bene che si intende valutare e tutelare rispetto a quel tipo di pianificazione che si sta individuando. Se voi non assumerete l'impegno, come noi vi suggeriamo in modo assolutamente propositivo, di fare realmente un piano paesaggistico regionale e non un vestito di Arlecchino che consenta ad ognuno di fare quello che vuole, si farà nuovamente l'errore di approvare più piani territoriali paesistici. Uno degli elementi che portarono alla bocciatura prima di sei e poi di sette PTP fu proprio quello di non aver individuato in Sardegna categorie generali che consentissero una valutazione ed una identificazione del patrimonio ambientale e paesaggistico considerato in modo unitario. In un piano gli stagni venivano identificati in un modo, nell'altro in un altro ancora, le aree soggette a desertificazione in uno erano valorizzate con misure massime di tutela, nell'altro si potevano utilizzare a fini agricoli. Questo è l'errore che è insito in questo comma, e per questo motivo ne chiediamo la soppressione e per questo io voterò a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente, anch'io annuncio il voto favorevole a questo emendamento per le ragioni che anche il collega Pili poco fa ha illustrato e riallacciandomi anche all'inadeguatezza sancita dalla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale dei piani paesistici che anni fa furono varati e che, evidentemente, sono stati bocciati perché non rispondenti in modo adeguato alle esigenze di pianificazione urbanistica e di salvaguardia ambientale dei territori della Sardegna. Evidentemente, se il Tribunale Amministrativo Regionale ha ritenuto opportuno bocciare tutti questi piani paesistici con l'eccezione soltanto di quello del Sinis - ma sappiamo che in fin dei conti quest'eccezione è tale soltanto per motivi di carattere procedurale e non di merito, perché se si fosse entrato nel merito e se il ricorso riferito al piano del Sinis fosse stato presentato nei termini corretti come erano stati presentati quelli relativi agli altri, anche il piano del Sinis avrebbe seguito stessa sorte; quindi ci troviamo con un'eccezione che è un'eccezione nei fatti, però sostanzialmente anche il piano del Sinis è da considerarsi legittimo soltanto parzialmente, e la prova sta anche nei fatti perché in effetti tale viene considerato - è perché non rispettavano adeguatamente la legge urbanistica regionale, non tutelavano adeguatamente l'assetto del territorio. La loro bocciatura poi ha aperto una situazione di vacatio legis che si e protratta per lunghi anni le cui conseguenze negative le stiamo ancora oggi affrontando e subendo in termini di incertezza legislativa, in termini di assenza di provvedimenti. Anche questa legge che noi stiamo cercando di emendare è il frutto, naturalmente, di una mancanza di certezza legislativa nel settore della programmazione paesistica e della tutela ambientale.

La bocciatura dei piani paesistici è stata vissuta in un primo momento dal mondo ambientalista e da alcune parti politiche come un successo; molti di quelli che lo consideravano tale non hanno tardato poi a rendersi conto che così effettivamente non è stato, proprio per i problemi provocati dalla carenza di tutela conseguente all'annullamento dei piani per il mancato rispetto della legge urbanistica. Allora credo che la legge che noi stiamo discutendo ed emendando dovrebbe tenere conto anche di questo, tener conto della carenza legislativa che si è creata dopo la bocciatura dei piani, tutti tranne uno, adeguando l'attuale impostazione del nuovo provvedimento legislativo alle esigenze che sono immutabili, cioè quelle riferite ai principi generali di salvaguardia del territorio e di coniugazione di questa salvaguardia con lo sviluppo economico e con le giuste attese dei cittadini, e dovrebbe anche tener conto, e a nostro avviso non ne tiene adeguatamente conto, delle modificazioni che in tutti questi anni sono subentrate nella società sarda, delle esigenze del cittadino, delle istanze giuste e comprensibili che varie associazioni produttive hanno in questi anni avanzato e che sia il Consiglio regionale che la Giunta regionale dovrebbero tenere in debita considerazione, e che a nostro avviso non sono adeguatamente contemplate in questo testo legislativo che stiamo emendando.

La risposta che una legge più giusta e più equa dovrebbe a nostro avviso dare...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, è capitato, in sede di dichiarazione di voto fatta ieri sera su ad un emendamento che si proponeva solo la soppressione del titolo dell'articolo 1, di sollevare la questione dell'attenzione che quest'Aula deve dare il più possibile ai problemi veri di questa Regione, tra i quali anche la gestione del territorio, la più attenta, la più mirata alla valorizzazione delle potenzialità del nostro ambiente naturale, del nostro patrimonio storico, archeologico, artistico, alla valorizzazione del nostro paesaggio, così suggestivo, ricordato spesso in letteratura, ma anche a tutta un'altra serie di problemi di natura sociale. Chi passa vicino a via Roma e vede nelle scalette sotto la sede dell'Enel un gruppo di 30 donne di pulizia a cui l'Enel ha in mente di dimezzare il tempo-lavoro, mantenendo invariato il numero dei locali da pulire, ha chiara la condizione sociale che vivono questo tipo di persone che sono meno attente, forse, anche alla bellezza del nostro paesaggio e alle prospettive di sviluppo del nostro turismo e anche alle prospettive di sviluppo dell'imprenditoria immobiliare della Sardegna.

Tutto questo l'Aula disgraziatamente lo deve mettere ai margini perché esiste un diritto dell'opposizione, che si chiama "ostruzionismo", esercitato attraverso la presentazione e discussione di duemila emendamenti. Per ridurre la capacità di ostruzione dell'opposizione la maggioranza può, altrettanto legittimamente, costringere i consiglieri regionali a lavorare in seduta quasi permanente. Questo ha costi, la democrazia ha costi, la politica che rappresenta interessi e diritti ha costi, e sono costi che la società sostiene, sono costi giusti, costi doverosi! Dov'è che non ci sono costi di questo tipo? Dove non ci sono ostruzionismi, non ci sono maggioranze che si oppongono agli ostruzionismi, non c'è dibattito, non c'è discussione, non ci sono aule parlamentari, cioè dove non ci sono i diritti della democrazia! E la speculazione sui diritti propri della democrazia è una speculazione miserabile, è misera, e a questa speculazione bisogna dire finalmente una volta per tutte "no"! Ma quali scaloppine e quali malloreddus, ma diamoci un minimo di dignità, ma quali pasti! Su queste cose chi ha il dovere di decidere quando decide, lo fa con tanti oculatezza perché utilizza il borsellino dei sardi, non come se fosse il suo, ma come se fosse quello degli altri, quello da rispettare di più! E non è accettabile che si diffonda in modo così insinuante, così sotterraneo, l'idea che c'è una società civile sana e una società politica malata. Non c'è una società politica malata in Sardegna, e non ci sono epurazioni da fare.

(Applausi dai banchi del centrodestra)

PRESIDENTE. Onorevole Uras, colleghi, non siamo né a teatro né assistiamo ad un pubblico spettacolo, io penso però che quando si diffondono notizie e anche quando si parla in Aula dei costi e si affrontano strumentalmente questi temi, si debba avere la consapevolezza che questa è una istituzione democratica, che la democrazia ha i suoi costi e ciò che stiamo facendo è ovviamente necessario e pertanto non è utilizzabile all'esterno nel modo nel quale viene utilizzato. Ieri quest'Aula ha lavorato dalle nove e mezza del mattino fino a mezzanotte e mezzo. Nessuno di noi ha sottratto le proprie competenze a nessun sardo, abbiamo svolto fino in fondo il nostro lavoro, poi se bene o male questo è oggetto di un altro tipo di discussione che è del tutto legittima in un regime democratico, non mi sembra che questo debba ora costituire argomento di discussione, invito i colleghi a utilizzare con attenzione le informazioni, comprese quelle relative ai costi del Palazzo. Il costo del Palazzo è un costo relativo all'esercizio della democrazia. Se la democrazia si esercitasse soltanto con l'attenzione ai costi penso che tutti insieme dovremmo preoccuparci perché qualcuno può sempre dire che sono esagerati, eccessivi e comunque superflui. Ciò detto proseguiamo con le dichiarazioni di voto. Io ho appena letto le notizie riportate dalla stampa e naturalmente sono non solo destituite di qualunque fondamento, ma inutilizzabili a qualunque fine.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, ovviamente dopo l'intervento del collega Uras, totalmente condivisibile, e dopo i suoi chiarimenti altrettanto condivisibili, anzi, da me condivisi, ho qualche difficoltà a riprendere il filo del discorso sulla pianificazione paesaggistica regionale. Riprendere perciò un discorso di lecito utilizzo del tempo messo a disposizione dei consiglieri per manifestare le loro idee, un lecito utilizzo e secondo una corretta interpretazione del Regolamento perché, come spesso si è detto in quest'aula, ognuno di noi può non condividere le idee degli altri, ma ognuno di noi si deve battere perché a tutti sia garantita la libertà di esprimere le loro idee, e anche l'ostruzionismo che tende a far valere delle idee, che riguardano il metodo e la sostanza di una legge, fa parte dei diritti garantiti nei regimi democratici che consentono alle minoranze o a chi non condivide un atto in discussione, di cercare in tutti i modi di esplicitare al meglio il proprio pensiero e di portare a ragionare, secondo il proprio punto di vista, chi la pensa in un modo diverso. E' vero, dobbiamo stare attenti, sempre in qualunque sede, soprattutto nelle sedi istituzionali, quando facciamo alcune affermazioni, e dobbiamo essere sempre consapevoli che le nostre affermazioni possono in qualche modo incidere su un corretto rapporto con la società civile. Molto spesso, per conquistare due righe sul giornale, ci lasciamo andare ad affermazioni demagogiche, affermazioni ad effetto che nulla portano né alla funzione che siamo chiamati a svolgere e per la quale siamo stati eletti dal popolo sardo, né aggiungono nulla, anzi tolgono qualcosa, a quella ricerca e conquista di dignità che nella nostra azione politica dobbiamo sempre tenere presente per l'alto ruolo che siamo stati chiamati ad esercitare. Questo, così come alcuni passaggi di legge, a volte crea distanze sempre più ampie tra la società civile e la politica, come si usa dire con una espressione che non mi piace usare, ma di comune utilizzo oggi, quasi a differenziare dalla politica una società civile che lavora, una società civile onesta, una società civile produttiva.

Questo modo strumentale di valutare il nostro lavoro, mi riferisco anche ad alcune azioni da noi proposte, ad alcune idee da noi portate avanti e anche ai metodi che utilizziamo nel portare avanti le nostre idee, le nostre opinioni, sempre di più allontana due mondi che invece devono essere un mondo unico, un mondo che programma, che agisce nell'interesse generale. Sembra che si voglia dar ragione a chi dice che il Palazzo è lontano dalle esigenze della gente. Perciò io stesso di questo farò tesoro nel momento in cui interverrò sugli emendamenti e sul testo di legge, per dire che rispetto l'impostazione data al disegno di legge, rispetto la posizione della maggioranza, chiedo rispetto per le posizioni di una minoranza che non chiede altro che potersi confrontare e discutere ed è convinta che ci sia la possibilità di condividere alcune proposte, che ci siano punti di vista che possono incontrarsi e modifiche dea noi proposte che possono unicamente migliorare il testo di legge. Può avvenire in quest'aula, può avvenire in Commissione, il testo può tornare in Commissione ed essere discusso entro un tempo brevissimo, affinché si raggiunga una sintesi e l'Aula utilizzi questa sintesi per un confronto costruttivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente, io sono abituato a seguire sempre un filone nei miei interventi. Ho iniziato già da ieri sottolineando il fatto che c'è una forte discrasia tra l'enunciazione, riportata dal primo comma dell'articolo 1, che il Piano paesaggistico regionale è il principale strumento di pianificazione territoriale e il terzo comma in cui si legge testualmente: "In sede di prima applicazione della presente legge il PPR può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei". Lascio da parte il fatto che il TAR ha annullato il 90 per cento dei Piani territoriali e quindi questa sarebbe una buona ragione per fare in modo che in futuro non si possa ripetere una cosa simile, ma mi limito soltanto ed esclusivamente a un'osservazione tecnica - fermo lasciando un altro aspetto importantissimo, che ci verrebbe da chiedere poi quali siano le zone omogenee che verranno preferite ad altre, ma questo può dare adito a una discussione che va al di là delle riflessioni di carattere politico e urbanistico e quindi lascio da parte quest'argomento -: come si fa a dire - e siamo nel tema - che il piano paesaggistico regionale è il principale strumento di pianificazione territoriale e poi che lo stesso può essere adottato e realizzato per zone omogenee, cioè frammentato? In parole povere il terzo comma dice esattamente il contrario di quello che afferma il primo comma dell'articolo 1. E questo conferma ancora una volta che, senza niente togliere, ripeto ancora, all'importanza vitale e fondante della tutela dell'ambiente, il piano paesaggistico non può che essere la sottomisura importante, pesante e fondante del piano urbanistico di coordinamento regionale, perché dentro il piano generale ci saranno giustamente tutte le sottomisure, compreso il piano paesaggistico, così come a specificazione del piano urbanistico comunale, come fondante strumento di pianificazione, esistono le lottizzazioni, i piani regolatori e i piani particolareggiati. Quindi, se noi esaminiamo con attenzione il disposto del primo comma e il disposto del comma 3 dell'articolo 1, vediamo che tra i due commi c'è una netta contraddizione, perché da una parte si parla del piano paesaggistico come elemento principale, strumento della pianificazione territoriale, mentre al terzo comma si dice chiaramente che lo stesso piano invece può essere in una prima fase frammentato.

Cosa vuole dire "in fase di prima applicazione"? Qui stiamo parlando di uno strumento di pianificazione territoriale regionale, non esistono né prime né seconde fasi; è uno strumento fondante, lo strumento principale, dal quale poi derivano tutte le sottomisure che regolamentano e indirizzano dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista socioeconomico, dal punto di vista politico e sociale tutta la pianificazione economica regionale. Come si può dire "in fase di prima applicazione della legge"? Non esiste un'urgenza tale da dover dividere e sottodividere questo strumento in piani di zone omogenee, anche perché, ripeto, dobbiamo tener conto delle sentenze già emanate che hanno annullato i vecchi piani territoriali. Quindi, sinceramente, io voglio che venga posta un'attenzione particolare su questo aspetto. Mi spiace che questa discussione avvenga in una fase, come dice giustamente il collega Uras, ostruzionistica, perché di ostruzione si tratta, ma credetemi è indispensabile e necessario, se c'è la volontà politica, affrontare questi problemi in modo serio. I colleghi tecnici, ingegneri e urbanisti che abbiamo qua dentro sanno perfettamente che quanto sto dicendo è pura verità. Per questo voterò a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). E' indubbio che c'è una contraddizione nell'articolo 1, che prevede contemporaneamente l'unicità e la molteplicità, il piano paesistico regionale con le zonizzazioni. Quindi c'è la necessità, effettivamente, di trovare il modo di rendere univoco questo strumento urbanistico.

Ma colgo l'occasione per riprendere il discorso affrontato ieri dall'onorevole Uras, e in parte ripreso anche questa mattina. Non tanto per disquisire ancora sui fatti incresciosi che si sono verificati, sul fatto che si siano offerti alla stampa alcuni argomenti scandalistici fornendo dati non rispondenti alla realtà, anche perché vorrei ricordare che alcuni dei rappresentanti politici delle democrazie anglosassoni hanno individuato, se non sbaglio, nella democrazia il male minore e se non si vuole trasformare questa in un'aula sorda e grigia nella quale si sia costretti ad uniformarsi esclusivamente ad un certo tipo di comportamento, bisogna sempre tener presente che la democrazia ha dei costi che vanno sostenuti.

Però nei ragionamenti dell'onorevole Uras, c'erano anche considerazioni di merito perché ha affermato che noi costringiamo i consiglieri, attraverso la presentazione di più di mille emendamenti, a permanere in aula per tutelare quelli che sono gli interessi dei sardi. Sembrerebbe che questo cozzi con il sostegno ad altri sardi che si trovano in difficoltà. Si è rammaricato per il fatto che non ci si possa occupare dei rappresentanti che questo Consiglio deve eleggere nella Commissione regionale per l'impiego, che ha il compito di affrontare situazioni di grave disagio di lavoratori disoccupati o in mobilità. Ma è grave anche la notizia riportata oggi con evidenza dalla stampa secondo la quale difficilmente ha la possibilità di essere reinserito nel mercato del lavoro chi ne è espulso e ha oltre i 40 anni. Allora è il caso che questo Consiglio certamente affronti anche il tema della difficoltà di inserimento lavorativo di chi è espulso dal mercato del lavoro attraverso una formazione continua, attraverso forme di incentivazione che ostacolino la creazione di nuovi barboni, come veniva detto oggi nei giornali in riferimento a persone che, superati i 40 anni, non trovano altra possibilità di lavoro per garantirsi il proprio futuro, la propria dignità civile, l'inserimento sociale,in questa situazione di grande difficoltà che vive tutta la nostra Sardegna. Ma non è solo questa la difficoltà; ce ne sono migliaia; ricordava, mi pare l'onorevole Pili, ieri, quanti saranno i futuri disoccupati del gruppo Sandalia, quanti non avranno possibilità di trovare occupazione in questa situazione di blocco di investimenti nel sistema costiero isolano, un blocco provocato dall'estensione indiscriminata del vincolo di inedificabilità oltre i 300 metri, quando se lo si fosse esteso con raziocinio garantendo le cose da garantire, vincolando quello che è da vincolare, si sarebbe consentito uno sviluppo articolato e quindi occupazione per una Sardegna che sempre più è in difficoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voterò a favore di questo emendamento, che è un emendamento molto importante. E' un emendamento molto importante perché riguarda una parte specifica dell'articolo 1, che è rivelatrice di quello che effettivamente è il metodo scelto dai proponenti di questo testo di legge, gli Assessori competenti, i tecnici che l'hanno redatto, riguardo alla realtà specifica della Sardegna. Vi è, cioè, una evidentissima contraddizione tra la normativa nazionale, le altre leggi regionali che disciplinano il sistema della pianificazione urbanistica di livello regionale, e invece il metodo scelto in questa "leggina", che sempre di più si rivela una "leggina" dal punto di vista della tecnica legislativa, ma una legge molto molto importante, con una ricaduta sul sistema economico di grande rilievo dal punto di vista sostanziale. Un metodo che si affida all'affermazione retorica contenuta nel primo comma che definisce il Piano paesaggistico regionale quale principale strumento della pianificazione territoriale regionale e, successivamente, come quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile dell'intero territorio regionale, seguendo quella che è l'impostazione del Codice Urbani, che all'articolo 135, richiamato, dice che le Regioni assicurano che il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato e a tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, attraverso piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, ma, sottolinea il Codice Urbani, le Regioni devono avere piani concernenti l'intero territorio regionale, in perfetta coerenza con quella che dovrebbe essere anche una linea di cammino parallelo tra la politica urbanistica e la politica della programmazione economica - abbiamo qui, direi molto opportunamente, la presenza dell'Assessore della programmazione -, attraverso la previsione di strumenti di programmazione generali e specifici. La linea che le legislazioni di livello regionale e di livello nazionale uniformemente hanno adottato è quella che ci sia un unico strumento urbanistico regionale, che indichi le modalità d'uso del territorio, con specifico riferimento anche alle norme di carattere paesaggistico. Invece, concretamente, in questa leggina si prevede, tra l'altro in maniera irridente, che in sede di prima applicazione, e non si vede come una legge definita provvisoria e urgente possa avere più di un'applicazione, il piano paesaggistico regionale può essere proposto, adottato e approvato per ambiti territoriali omogenei. Quali sono i criteri che indurranno la Giunta regionale a scegliere un ambito territoriale omogeneo rispetto a un altro? Può essere anche, certamente, un criterio oggettivo, il fatto che possa essere maturo un piano, ma potrebbe essere anche un criterio determinato dalla scelta di privilegiare un territorio rispetto a un altro.

Noi crediamo che si possa verificare con questo comma una sperequazione tra territori, quindi tra amministrazioni e tra imprenditori, e quindi tra investimenti, che sicuramente non giova alla trasparenza di questo atto.

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione dell'emendamento numero 36.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. La richiesta di iscrizione preventiva serve soltanto a evitare che si creino questi vuoti e che io sa costretto ogni volta a indire inutilmente votazioni.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ho atteso a intervenire perché ho pensato che qualche collega del centrosinistra potesse raccogliere l'invito a effettuare l'intervento al posto mio e quindi mi riservavo la possibilità di rinunciare a intervenire su questo emendamento. Però questo non è avvenuto, per cui, siccome si tratta di un emendamento…

CUGINI (D.S.). Cosa non è avvenuto?

VARGIU (Riformatori Sardi). Non ho sentito interventi dei colleghi del centrosinistra che avrebbero potuto sostituire il mio, come io avevo proposto di fare. Forse lei non era ancora in aula perché magari era impegnato altrove. Va bene, nessun problema.

CUGINI (D.S.). Io ascolto sempre.

VARGIU (Riformatori Sardi). E' verissimo collega, lei ascolta sempre ed è un piacere dialogare con lei dentro e fuori dell'Aula.

PRESIDENTE. Magari questo lo potete fare anche dopo, davanti a un caffè, comodamente.

VARGIU (Riformatori Sardi). Il Collega Cugini mi ha interrotto, non ha infastidito la discussione...

PRESIDENTE. Ha ragione lei, onorevole Vargiu. Onorevole Cugini, semmai potrete incontrarvi in seguito.

VARGIU (Riformatori Sardi). Consentitemi di ritornare sul ragionamento fatto perché, effettivamente, nel firmare quest'emendamento, io avevo avuto qualche dubbio e sono dubbi collegati coi ragionamenti fatti nei precedenti interventi, nel senso che il fatto che in fase di prima applicazione potesse essere anche prevedibile un'adozione del piano per ambiti territoriali omogenei e non per l'intero territorio, ha una sua ratio, nel senso che siccome stiamo intervenendo la prima volta e stiamo intervenendo su un settore che è comunque soggetto a continue trasformazioni, quindi presenta differenti situazioni in diverse aree della Sardegna, oltretutto esiste ancora un PTP formalmente vigente, probabilmente quest'idea di poter avere differenti velocità di attuazione ha una sua ratio. Per contro la certezza del diritto richiede normalmente norme omogenee per l'intero territorio, affinché, quanto meno, le norme di riferimento relative all'argomento di specie siano sostanzialmente uguali dappertutto, quindi le due esigenze si scontrano. Ancora di più viene sottolineata l'utilità del confronto all'interno dell'Aula, quindi del ragionamento, della riflessione, dello scambio.

Se ci fossero interventi da parte dei colleghi di minoranza, a chiarimento, su quelli che sono dubbi specifici di sostanza, probabilmente sarebbe facile o comunque sarebbe più facile, per ciascuno di noi, farci un'idea su argomenti specifici e sarebbe utile, ancora di più per il corso generale del dibattito, avere un'idea precisa su che cosa i colleghi del centrosinistra pensano sull'equilibrio e sul riequilibrio dei poteri tra l'esecutivo e il legislativo e su che cosa i consiglieri pensano di quel famoso articolo 5 della legge che, dopo aver stabilito la legge stessa tutta una serie di regole condivisibili o meno su quello che deve essere lo sviluppo urbanistico e lo sviluppo della tutela del paesaggio ambientale in Sardegna, unendo al regime vincolistico un pizzico di Sud America, dice che una volta che il principio di generalità e astrattezza delle regole è comunque soddisfatto da ciò che è scritto in tutta la legge, esiste comunque la possibilità che il dominus - sempre a fin di bene perché i dominus agiscono sempre a fin di bene, però a noi preoccupa il fatto che esistano i dominus, non che agiscano a fin di bene - il dominus ha comunque la possibilità di effettuare dei blocchi su pezzi di territorio che non sono stabiliti e statuiti dalle norme pur vincolistiche, pur rigide, che sono contenute all'interno della legge. Questi due problemi che noi abbiamo prospettato più volte e su cui non si sente da parte del centrosinistra, neanche di quello più attento a tutte le regole, al sistema delle garanzie, una risposta in quest'Aula, cosa che rende difficile andare avanti, sono temi che rimangono ancora sul tappeto - su di essi dico subito, senza spirito polemico, e senza nessuna volontà di dilazione, che quando ci sarà una risposta io rinuncerò ad un mio intervento per ascoltare la risposta - rimangono all'attenzione dell'Aula e sono dei problemi importanti per quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, preannuncio il voto favorevole all'emendamento in discussione per tanti motivi, in primo luogo perché noi riteniamo, così come bene ha fatto chi mi ha preceduto, che la politica regionale urbanistica non possa essere più affrontata tenendo conto delle singole volontà dei campanili e non possa essere quindi frammentata nei mille rivoli localistici, oppure nei mille interessi che, appunto, la stessa politica del campanile spesso sollecita. Vogliamo quindi, qui oggi, presentare sotto diverse sfaccettature, lo stato attuale del nostro ambiente costiero, dare voce sì ad opinioni discordanti anche contrapposte e soprattutto contribuire, per quanto possibile, ad un dibattito che possa servire a migliorare questa legge e soprattutto renderla una legge equa, una legge che tenga in considerazione le esigenze globali di tutti i sardi.

Noi però vorremmo anche capire se oggi veramente quest'Aula vuol restituire alla politica quel primato a cui faceva ferimento anche il collega Uras nel suo intervento, che ho apprezzato perché io sono fiero di quello che abbiamo fatto in questi giorni, di quello che abbiamo fatto ieri in modo particolare, ne sono veramente fiero. Non è vero che qui non si lavora, qui si lavora; poi c'è chi interviene e chi non interviene, ma questo fa parte di una strategia delle diverse componenti politiche in Aula, come è sempre stato e come sempre sarà, Presidente, di questo siamo fieri e andiamo orgogliosi. Quindi, dicevo: noi vorremmo sapere se c'è un nuovo ruolo per la politica in quest'Aula, una politica che media, una politica che decide. Nel mio intervento sulle dichiarazioni programmatiche dichiarai al Presidente Soru che qui dentro c'è chi è stato eletto perché ha dichiarato guerra alla politica, ma sappiamo che questa affermazione non ha mai pagato, dichiarando guerra alla politica qui dentro non si ritorna, qui dentro si media, qui dentro si decide nell'interesse di tutti i sardi. Quindi noi vorremmo determinare i destini delle nostre aree costiere; la Sardegna e questo Consiglio devono svolgere un ruolo di primo piano in questa materia che riteniamo strategica per lo sviluppo della nostra Sardegna. E credo anche che la pianificazione urbanistica meriti forse un maggior coinvolgimento non solo dei tecnici, ma soprattutto della politica, forse quella politica che sta mancando e che manca nella discussione di questa legge. Quella politica che spesso viene invocata a parole ma alla quale poi, quando ci si trova di fronte a problemi reali, a problemi seri come una legge di questo tipo, spesso abdichiamo, rinunciamo, a favore di una politica che non riesce ad incidere. E' infatti palese che in questa legge è assente il primato della politica, quel primato della politica che noi vogliamo come Alleanza Nazionale, come centrodestra, riportare in quest'Aula. Noi vogliamo dar voce alla politica, una politica che decide, che media, una politica che riesce ad incidere non solo sull'urbanistica, ma su tutta la vita sociale e civile, perché noi siamo parte della società civile, non di quella incivile come spesso qualcuno pensa o qualcuno vuole far trapelare all'esterno. Comunque voterò a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 36 proprio perché emerge in maniera netta la contraddizione che si porta dentro quest'articolo 1 e quindi anche il mostro che noi costruiremmo se approvassimo davvero questa legge con questo articolo 1. Io provo ad immaginare per un attimo che cosa accadrebbe se questo Consiglio licenziasse questo provvedimento in questo modo e se questa divenisse legge della Regione sarda. E' chiaro che innanzitutto avremmo reintrodotto il meccanismo dell'articolo 10 della legge 45 ed è chiaro che, a quel punto, proprio la non omogeneità dei vari territori non consentirebbe di costruire uno strumento invece ampio, di coordinamento, rispondente alla vera logica della programmazione territoriale regionale, quale è definito il piano paesaggistico regionale.

Noi ieri abbiamo avuto la fortuna di aver sentito in quest'Aula un contributo importante dell'onorevole Mario Floris. Mi rammarico del fatto che sia durato pochi minuti, però è stato davvero importante, perché nel suo intervento l'onorevole Floris, forse anche ritenendosi un po' il padre della "45", ha difeso ovviamente la struttura di questo articolo 1 richiamando proprio il concetto, che era un punto di grande debolezza della "45", di ipotizzare che davvero il piano paesaggistico regionale potesse essere costituito dalla composizione di tanti piani territoriali paesaggistici. Ecco, sta in questo il vero dramma legislativo che forse noi oggi stiamo vivendo, perché è evidente che la debolezza di questa legge provocherebbe un contenzioso giuridico talmente forte che il piano verrebbe in un niente annullato dagli organi competenti a giudicare la legittimità di questo strumento. Però voglio anche riferirmi a quella opportuna indicazione che l'onorevole Floris ci ha dato quando ha detto: "Vedete, quest'emendamento (e si riferiva a un emendamento proposto proprio da noi Riformatori) è in effetti - lui ha usato termine un po' pesante - una porcheria". Io credo che davvero non possa essere tacciato o etichettato in questo modo un emendamento nostro, proprio perché invece la definizione di questo strumento di coordinamento paesaggistico regionale non può che essere attribuita, per competenza quasi naturale, a questo Consiglio regionale. Noi abbiamo anche rafforzato la nostra tesi nella convinzione che si sia riusciti a portare qualche elemento di discussione utile, dicendo che non solo era naturale ma che questo principio era contenuto nelle norme di attuazione del nostro Statuto e quindi aveva una cogente forza giuridica. Se noi davvero dovessimo disaggregare nuovamente questo piano paesaggistico regionale, sarebbe logico prevedere la possibilità concreta che ad adottarlo e ad approvarlo possano essere non più il Consiglio regionale ma...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Il mio breve intervento ha lo scopo di annunciare il voto favorevole all'emendamento in discussione. Il testo di legge in esame, parrebbe far ripiombare quella che dovrebbe essere una pianificazione del territorio, a 60 anni fa, cioè ad una legge del '42, la numero 1150, inadeguata a governare le trasformazioni del territorio così come oggi avvengono. La riforma del Titolo V e in particolare dell'articolo 117 della Costituzione, ha dato ben altri indirizzi rispetto a questo tentativo di pianificazione del territorio proposto dalla Giunta regionale. La rigidità delle scelte contenute in questo testo di legge e le delibere che hanno di fatto dettato questo cammino, fanno pensare al tentativo di escludere una moderna pianificazione urbanistica e ciò che la pianificazione urbanistica dovrebbe essere nei confronti del territorio e delle amministrazioni locali che, ai sensi del 118 della Costituzione, sono le interpreti principali delle esigenze dei diversi territori.

La gabbia rigida che si vuole creare nella dimensione dei piani, credo che non potrà far altro che portare ad avvalersi in maniera preponderante di quello strumento adottato a seguito della prima pianificazione, quella del 1989 da cui stiamo fortunatamente uscendo, cioè lo strumento della deroga che l'attuale maggioranza, che era maggioranza anche allora, si è pregiata di utilizzare in centinaia di occasioni. Allora, perché siamo contro questo disegno di legge, perché siamo a favore di quest'emendamento? Perché le politiche urbanistiche devono essere concepite in maniera diversa, devono ripensare l'intero sistema delle città, agevolare la qualità del contesto urbanistico e ambientale, avviare i processi di riconversione e di riedificazione delle aree industriali e pubbliche dismesse, o da dismettere, rispondere alle esigenze di infrastrutture specializzate e di edilizia abitativa per particolari categorie, assumere anche come criterio la sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo: ebbene, di tutte queste linee questa legge urbanistica è priva. Quindi, questa legge urbanistica che si vuole spacciare per riforma, fa ripiombare la nostra Isola nella situazione che la legge del 1942, una legge di 62 anni fa, aveva determinato; però, sessant'anni sono lunghi, l'ambiente e il territorio sono in continua evoluzione ed in continua trasformazione, ed è indispensabile realizzare una disciplina unitaria del territorio attraverso un esercizio coordinato di funzioni ed omogeneità di strumenti, cosa che questa legge assolutamente non comprende.

I problemi che stiamo affrontando, lo dico a voce bassa, interessano migliaia e migliaia di lavoratori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente, rileggendo una parte della delibera della Giunta regionale del 10 agosto, tralasciando tutti i preamboli, emerge dunque l'urgenza di adottare misure cautelari che impediscano il venir meno dei connotati primari, da qui nasce la delibera e nasce l'impegno degli Assessori degli enti locali e della pubblica istruzione di predisporre un disegno di legge che la Giunta ha trasmesso a questo Consiglio e che, in maniera non coordinata, ma in maniera scoordinata è arrivata all'attenzione dell'Aula. Ancora una volta ribadisco che non riesco a capire per quale motivo, premesso che le norme di salvaguardia erano già previste sia dalla legislazione regionale ma ancor di più dalla legislazione nazionale - il Codice Urbani sotto questo punto di vista è preciso, all'articolo 142 ci dice quali sono le aree tutelate per legge e quindi già partendo da questo presupposto tutte le fasce dei cinquecento, dei due chilometri, dei 150, i parchi, le riserve, i territori coperti, le aree assegnate, insomma c'era già un vincolo ben chiaro e preciso benché vincolo chiaro e preciso fosse previsto anche nella 45 - ci si sia voluti imbarcare in un disegno di legge di questo genere quando era molto più semplice che la Giunta regionale procedesse immediatamente alla redazione dei piani, perché questa sarebbe dovuta essere la conclusione logica. Affidiamo la predisposizione del piano paesaggistico regionale a chi dobbiamo affidarla, non è compito del Consiglio, ma è compito della Giunta.

Sarebbe stata una soluzione semplicissima, non dico che sia l'uovo di Colombo, però, insomma poco ci manca! Ma ancor di più si sarebbero potuti rivedere i 14 PTP bocciati e riadottarli, ed intanto garantirsi che una salvaguardia efficace, salvo poi la possibile riproposizione di tutti i ricorsi da parte delle associazioni ambientaliste, così come è successo in passato. Ma in quella circostanza si sarebbe potuto anche dire che, transitoriamente, in attesa della predisposizione del piano paesaggistico regionale, valevano tutte le norme contenute nei PTP decaduti.

Dico quelli decaduti, perché uno è rimasto in piedi, per fortuna è rimasto in piedi, con tutti i rilievi formulati dalle associazioni ambientaliste, con tutte le incongruenze che sono previste in quel PTP. Come si può oggi pensare che un disegno di legge sia rispettoso degli equilibri, dell'omogeneità, delle esigenze di tutti i cittadini quando in un territorio, e solo in un territorio, si può costruire nei terreni gravati dagli usi civici perché il PTP lo prevede; questo dice in sostanza il PTP numero 7; da qui nasce tutta la problematica legata alla prima applicazione, nel corso della quale si prevede che il PTR può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei; ho già spiegato ieri che non si può prevedere questa possibilità perché contrasta con la legge Urbani.

Ed allora all'interno di questo articolo 1, non ritorno sui commi 1 e 2 ma parlo del comma 3, c'è un disegno diabolico e perverso che deve essere assolutamente scongiurato, non è possibile prevedere una norma di questo genere, non è costituzionale, non è da noi condivisibile e credo che non sia condivisibile dalla stragrande maggioranza dell'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Grazie signor Presidente, dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento numero 36, volto alla soppressione del comma 3 dell'articolo 1 che prevede, in sede di prima applicazione della presente legge, che il piano paesaggistico regionale può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei.

Credo, e molti colleghi saranno sicuramente d'accordo con me, che questo comma del testo unificato in esame sia un esempio chiaro ed esplicativo di quanto siano contorti ed aggrovigliati i percorsi mentali che hanno portato ad elaborare un testo di legge confuso ed in alcuni punti incongruente. Solo una mente confusa ed arruffona ha potuto partorire un comma che è tutto un enigma; solo una mente con una visione strategica annebbiata ha potuto elaborare una legge barbina destinata ad assestare il colpo definitivo all'economia della Sardegna. Ci sono alcuni passaggi che potremmo definire in un certo senso oscuri; preferisco pensare che siano frutto di un'azione frettolosa, come abbiamo avuto modo di ravvisare più volte, di un pressappochismo e della mancanza di sensibilità amministrativa di chi ha dato alla luce questa proposta e di coloro che quasi supinamente continuano a sostenerla.

Stiamo cercando di porre, con i nostri emendamenti, tutte queste incongruenze all'attenzione dei colleghi di maggioranza che, in quanto persone capaci e competenti, invito ad un'attenta e ragionata riflessione, però, se riusciamo a dialogare, vorrei sentire l'opinione di qualcuno di loro; se non sollecitati dai nostri emendamenti, che definiscono strumentali, siano almeno stimolati dalle forti critiche e dai segnali di preoccupazione che vengono dall'esterno, dalle forze sociali, dalle associazioni di categoria, dagli imprenditori, ma in modo particolare dai sindaci.

Le scelte in materia di salvaguardia e valorizzazione ambientale implicano la necessità di considerare il territorio nella sua interezza e complessità. Bisogna tener conto delle condizioni d'interrelazione tra uomo ed ambiente, per le quali l'uso del suolo è condizionato dall'evolversi dell'economia e della società. Lo svolgimento di attività economiche ha di fatto garantito nel tempo una costante manutenzione e salvaguardia del territorio, senza che queste ultime venissero percepite come attività a sé stanti; quello che in altre realtà si ritiene patrimonio da valorizzare qui si considera unicamente come una risorsa da imbrigliare. Ci deve essere una visione globale, non possono esistere piani paesaggistici frazionati per parti; come fatto notare dal collega Pili, anche durante l'illustrazione dell'emendamento, questo comma introdotto nell'articolo 1 con i termini "può essere proposto, adottato ed approvato per ambiti territoriali omogenei" mira a consentire di individuare arbitrariamente degli ambiti che per qualsivoglia motivo abbiano precedenza e priorità sugli altri, in netta contraddizione con la normativa nazionale; inoltre i termini "in sede di prima applicazione" lasciano aperta una porta forse con l'obiettivo o l'intento di bloccare un territorio magari a favore di altri che possono avere un peso strategico e politico differente.

Ribadisco, quindi, signor Presidente, il mio dissenso nei confronti di questa legge e confermo il mio voto favorevole su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ci sono altri interventi? Ha domandato i parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Grazie. Presidente e colleghi, mi dispiace non sia presente il presidente Soru perché ieri la sua presenza ha creato un minimo di dibattito in quanto ai colleghi è ritornata la parola che sembrava avessero perso, tanto che iniziavo a preoccuparmi per la loro salute! E quindi, Presidente, siccome sono tutti sani io gradirei che venissero distribuite delle pastiglie Valda per migliorare il tono della voce dei colleghi!

Però, in mezzo a tutte le considerazioni, anche interessanti, che hanno fatto i colleghi, finalmente ritornati nelle loro facoltà di parola ieri sera, nessuno, compreso l'onorevole Pirisi che è sempre attento, soprattutto su quello che dice il sottoscritto, e mi fa piacere, è stato in grado, volutamente o forse perché non c'è riuscito, di rassicurarmi sul pericolo che ho paventato, cioè quello dello scioglimento dei consigli comunali in caso di mancata adozione degli strumenti urbanistici entro diciotto mesi dalla data del 28 maggio 2004, che è il giorno in cui il decreto legge numero 80 è stato convertito nella legge numero 140.

Allora, stamattina sono andato a rileggermi la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce proprio in termini tassativi che il Consiglio regionale non ha il potere di disciplinare la durata e le cause di scioglimento degli organi elettivi, quindi su questo credo che tutti siamo d'accordo altrimenti dovremmo contestare la Corte Costituzionale; sulla base di questa sentenza noi, per esempio, non possiamo stabilire che in caso di dimissioni del sindaco il Consiglio comunale non venga sciolto, nonostante in base alla legge costituzionale numero 2 del 1993 abbiamo competenza primaria in materia di ordinamento di enti locali. Così come non possiamo stabilire che se muore un sindaco il Consiglio comunale rimanga in piedi o che un Consiglio comunale in "odore di mafia" non possa essere sciolto dal Prefetto o dal Ministero degli Interni. Di conseguenza noi non possiamo neanche influire sulla ulteriore causa di scioglimento introdotta dalla citata legge 140, perché se il legislatore nazionale ha stabilito che tra le cause di scioglimento dei consigli comunali c'è la mancata adozione degli strumenti urbanistici, noi non possiamo fare nulla, quindi noi stiamo esponendo i nostri consigli comunali o a violare la legge che voi approverete, oppure ad osservarla e ad andare incontro ad uno scioglimento per violazione della legge nazionale.

Quindi, su questo punto rimango in attesa che qualcuno mi dia delle risposte o che a tale incongruenza si cerchi di porre un rimedio, perché una volta che i consigli comunali sono sciolti, non è che noi diciamo "ah però si potrebbe fare", no, non si può fare più niente! Tornando, quindi, ai rapporti con i consigli comunali inoltre...

PIRISI (D.S.). Andrea, stai dicendo cose che non stanno né in cielo né in terra!

BIANCAREDDU (U.D.C.). Poi me lo spiegherai con calma, forse non ho capito io!

(Interruzioni del consigliere Pirisi)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lasci perdere.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

BIANCAREDDU (U.D.C.). Questi commenti simpatici li so fare anch'io, però non spiegano all'Aula che cosa significa, allora vorrei che qualcuno, potrebbe farlo lei se è così bravo, si alzasse in piedi e spiegasse in termini giuridici perché questa legge non si applica alla Regione Sardegna; forse noi siamo una zona franca rispetto al resto d'Italia dove i consigli vengono sciolti se entro diciotto mesi non adottano gli strumenti urbanistici?.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

BIANCAREDDU (U.D.C.). I diciotto mesi non sono trascorsi, scusi se la legge è del 2004!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

(Interruzione del consigliere Pirisi)

BIANCAREDDU (U.D.C.). Ha ragione l'onorevole Pili, lei ha una concezione del tempo un po' strana, se la legge è del maggio del 2004 i diciotto mesi scadranno...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Io posso farla anche concludere, prego.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Bisognerà aspettare lo spirare dei diciotto mesi dalla data d'entrata in vigore della legge, se la legge è del 2004 non le posso certo fare alcun esempio di consiglio comunale sciolto perché il termine scade diciotto mesi dopo, a partire dal 2004. Questo è un ragionamento talmente banale che credo sia alla portata di tutti. Nessun Consiglio è stato sciolto perché la legge è del 2004.

PRESIDENTE. Possiamo predisporci al voto? Bene. Prego i colleghi di prepararsi alla votazione.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, CONTU, RASSU, LA SPISA, VARGIU, SANCIU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento n. 36.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Sanna Matteo e Artizzu hanno votato a favore e che i consiglieri Gessa, Bruno e Barracciu hanno votato contro.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Io chiedo sempre ai colleghi che non riescono a votare per cattivo funzionamento della postazione elettronica di esprimere il loro voto ma ricordo, così tra di noi stabiliamo un rapporto serio, che chi non è in Aula al momento in cui ho chiuso la votazione ovviamente non può votare. In questo caso, infatti, non c'è alcun problema di cattivo funzionamento del sistema elettronico e quindi i colleghi stiamo più vicini all'Aula anche perché teniamo aperta la votazione per un congruo tempo.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MILIA - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 57

Astenuti 4

Maggioranza 29

Favorevoli 18

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 26.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.).Questo emendamento punta a sostituire il titolo dell'articolo 1 che recita: "Pianificazione paesaggistica regionale". Proponiamo una modifica, anche in questo caso non strumentalmente ma perché riteniamo che sia corretto sottoporre all'attenzione del Consiglio il fatto che la Costituzione prevede una competenza specifica non solo della Regione Sardegna, ma di tutte le regioni italiane, relativamente alla tutela paesaggistica. E' indispensabile, così come avevo detto in ordine al titolo della legge, anche per il primo articolo specificare che la Regione si può occupare della valorizzazione. Facciamo questa precisazione anche se il codice Urbani parla esplicitamente di piano paesaggistico regionale.

Siamo stati costretti a proporre questa modifica perché dall'impalcatura del testo proposto invece si può facilmente dedurre che la Regione sarda vuole entrare nella specifica competenza dello Stato, e quindi in termini conflittuali con la riforma costituzionale con cui il centrosinistra ha sottratto, nel 2001, tale competenza alle regioni attribuendo allo Stato l'esclusiva competenza in materia di tutela dei beni paesaggistici. L'articolo 117 infatti, che abbiamo più volte richiamato in quest'Aula, ha attribuito allo Stato la tutela dei beni paesaggistici, mentre resta senz'altro attribuita alla competenza concorrente la potestà legislativa in materia di valorizzazione del patrimonio culturale, così come, lo abbiamo più volte detto, è altrettanto certo, dagli elementi che si deducono proprio dal Decreto Legislativo 42 del 2004, cioè il Codice Urbani, che le funzioni attribuite alle regioni sono quelle di tutela e di valorizzazione dei beni paesaggistici. Quindi questo è un emendamento che merita il nostro voto favorevole, ma sul quale chiediamo, come segnale di attenzione, anche quello del collega Pirisi che ovviamente è chiamato a guidare la maggioranza su questo argomento. Essendo lui attento, come Presidente ma anche come professionista, a queste questioni costituzionali, credo sia doveroso sollecitare un suo puntuale pronunciamento per dare un segnale di accoglimento che scongiuri il rischio che, nell'impalcatura della legge prevalga una violazione costituzionale e, passatemi il termine, anche un contrasto politico in seno alla stessa coalizione che da una parte a Roma decide di sottrarre alla Regione il potere sulla gestione e sulla tutela dei beni paesaggistici, e dall'altra qui in Sardegna vorrebbe fare l'esatto contrario. Bisogna mettersi d'accordo in famiglia, in casa, perché altrimenti si rischia di vivere separati, e credo che questo non si possa permettere a una Regione che invece deve porsi come obiettivo concreto quello della valorizzazione paesaggistica, dando davvero risalto a quella competenza puntuale che non ci stancheremo di richiamare, e cioè quella del governo del territorio che proprio l'articolo 117 ha ribadito essere, insieme a tutte le competenze costituzionali previste dallo Statuto, in capo alla Regione Sardegna. Per questo motivo noi voteremo a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Voterò a favore dell'emendamento numero 26. La motivazione è stata già richiamata nell'illustrazione dell'emendamento, però vorrei ricordarla perché sicuramente, pur non avendo la stessa importanza e la stessa incidenza degli altri su questo articolo 1, è uno di quegli emendamenti che ha lo scopo di rendere più realistico, e da un lato anche più corrispondente alla normativa vigente, questo testo di legge, di migliorarlo dal punto di vista almeno formale, del rispetto della legislazione vigente. In realtà il piano paesaggistico regionale, così come disciplinato da questo testo di legge, non è un piano per la valorizzazione paesaggistica, è uno strumento urbanistico che incide e può incidere in maniera determinante sull'assetto del territorio indicando funzioni, indicando possibilità edificatorie o invece limiti all'edificabilità dei suoli. Ma non può farlo secondo la ripartizione di competenze legislative tra la Regione e lo Stato, stabilita dalla recente modifica del titolo V della Costituzione, che ormai distingue in maniera molto chiara e netta tra i diversi livelli di competenza legislativa. Il titolo V assegna alle regioni la capacità piena in materia di governo del territorio, per quanto riguarda la tutela dei beni culturali e, si intende, nella materia dei beni culturali sono ricompresi anche i beni paesaggistici, la distinzione è proprio relativa alle due parole: tutela e valorizzazione. La competenza statale è relativa proprio alla tutela, mentre alla regione viene riconosciuta soltanto quella in materia di valorizzazione.

Alcune specificazioni tra queste due parole che sono molto importanti, e che indicano concetti di un livello sostanziale particolarmente rilevante, riguardano evidentemente la finalità dell'intervento legislativo e poi, conseguentemente, anche di quello amministrativo. Col concetto di tutela si indica una disciplina sull'uso del territorio che proprio in materia paesaggistica parte dal riconoscimento di limiti e di vincoli che sono finalizzati proprio alla salvaguardia del valore del bene culturale o paesaggistico. La tutela è un concetto che, dal punto di vista normativo e giuridico, ha come finalità quella di conservare, salvaguardare il bene o l'insieme dei beni, mentre la valorizzazione ha un altro significato, che sicuramente è importantissimo, ma che attribuisce alla pubblica amministrazione minori potestà invasive della sfera dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, stiamo arrivando alla fine anche di questa mattinata, ed è necessario dichiarare il proprio voto sull'emendamento numero 26 che è sostitutivo parziale del titolo dell'articolo 1. Personalmente preannuncio il mio voto a favore di questo emendamento, e devo dire che la formulazione del titolo dell'articolo 1 che viene proposta non ha soltanto un valore di carattere semantico, ma ha un valore, come è stato ricordato negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, che rispecchia le competenze regionali in materia, e soprattutto indica quelle che noi riteniamo che debbano essere le finalità della legge che stiamo andando a discutere.

Vorrei anche ricordare che la parola "valorizzazione", riprende anche dei concetti che lo stesso Presidente Soru ha voluto trasmetterci con il suo intervento introduttivo nella Commissione urbanistica in cui ha illustrato le valutazioni che la Giunta andava a fare propedeuticamente alla proposta della legge stessa; lo stesso Presidente Soru ha voluto ribadire in quella circostanza come forse l'attenzione dell'opinione pubblica su questa legge si fosse concentrata su aspetti pure importanti della legge, che però non avevano, secondo lo stesso Presidente, un'importanza fondamentale nella filosofia della legge. In quella circostanza, infatti, il Presidente della Regione ci disse che nonostante il limite di inedificabilità dei duemila metri dal mare fosse senz'altro quello che aveva avuto maggior presa sull'opinione pubblica, al punto che la legge era considerata la legge vincolistica sui duemila metri dal mare, egli stesso non riteneva quel vincolo fondamentale per la vita della legge stessa, ma riteneva che fosse importante far comprendere la filosofia su cui si regge il provvedimento, e sottolineò in quella circostanza come la filosofia su cui si regge il provvedimento è quella dell'utilizzo del territorio in modo virtuoso. Venne sottolineato che l'ambiente è un bene che, comunque, si consuma, e che il suo utilizzo debba quindi tener conto del consumo delle risorse che viene effettuato dal carico antropico che sulle risorse stesse si realizza, sia in termini di manufatti, sia in termini di presenza stessa di popolazione, e che invece si debba tener conto della valorizzazione della risorsa ambientale sia in termini di massima conservazione della risorsa stessa per le generazioni a venire, sia come fonte di ricchezza per tutti coloro che vivono in Sardegna oggi e per le generazioni future che vivranno in Sardegna domani.

E' per questo che noi riteniamo che il termine "valorizzazione" sia un termine adeguato al titolo della legge, anche se poi ribadiamo che su questo termine potremmo anche discutere, quindi potremmo anche accettare una bocciatura di questo emendamento senza farne un dramma, mentre abbiamo più difficoltà ad andare avanti nei nostri ragionamenti senza sapere cosa pensi il centrosinistra su argomenti fondamentali quali quelli del riequilibrio dei poteri tra l'esecutivo e il legislativo o sulla necessità dell'ulteriore sussistenza dell'articolo 5, che sono invece argomenti sostanziali per quanto riguarda la vita della legge e anche la vita del Consiglio. Sarebbe pertanto opportuno, utile, interessante, avere qualche idea di ciò che i colleghi del centrosinistra sull'argomento pensano per cancellare dubbi, paure, preoccupazioni che possono essere presenti in quest'Aula in assenza degli auspicati chiarimenti da parte dei colleghi del centrosinistra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, intervengo per annunciare il mio voto a favore dell'emendamento numero 26, che prevede appunto la sostituzione del titolo dell'articolo 1, ovvero: "Pianificazione paesistica regionale". Io ritengo che l'emendamento sostitutivo proposto: "Piano per la valorizzazione paesaggistica regionale", sia molto più attinente perché se davvero la Giunta regionale deve provvedere ad attuare la pianificazione territoriale regionale, ritengo che nella pianificazione si prenda in considerazione la valorizzazione di quello che è il patrimonio che io chiamo, continuo a chiamare, ambientale, perché poi il termine paesaggio ci dà la sensazione sempre della cartolina, cioè di un qualcosa di statico, mentre invece la pianificazione non può essere un qualcosa di statico, la pianificazione deve tenere presenti, nella sua elaborazione, le dinamiche dell'ambiente, dinamiche che derivano dall'interazione tra l'uomo e lo stesso ambiente. Se noi avessimo la possibilità di imporre il "fermo immagine" sul nostro paesaggio, lo renderemmo immodificabile ma, nello stesso tempo, statico, inanimato, mentre invece il paesaggio è animato, animatissimo. Sul paesaggio incidono i fattori più diversi. La mobilità è una caratteristica non solo dell'uomo, ma di tutti i soggetti viventi; nessuno pensa che i soggetti inanimati possano vivere la vita, non lo pensa nessuno, ma l'ambiente è costituito da soggetti animati: l'uomo, gli animali, le piante. E dunque quando attraverso le riprese televisive, lo studio dei nostri botanici ci fa vedere l'evolversi e la crescita della pianta, il suo sviluppo, la crescita delle foglie, per noi che abbiamo fatto microbiologia lo sviluppo dei microrganismi, dalla successione delle immagini possiamo verificare quanto... All'Assessore Sanna tutte queste cose, visto che molto probabilmente non ha avuto la fortuna di avere queste esperienze, sembreranno strane; lui è un ingegnere, lui si occupa di cose più statiche, inanimate, per cui gli viene facilmente da sorridere, però, Assessore Sanna, credo che anche lei quando si trova nel suo habitat interagisca col suo habitat, non è fermo con la matita in mano a pensare cosa elaborare su un altro mezzo statico che è l'immagine che lei ricava dai suoi studi, ovvero il progettino, il progetto, il grande progetto e così via, che resterebbero inanimati se davvero lei privasse la sua progettazione di quella animazione della struttura che lei ha in mente di creare, vuol creare e riesce a creare. Per cui non sorrida così di frequente su queste cose, perché la vita non è fatta soltanto di studi o di dati riportati col rapidografo sulla carta, la vita è l'ambiente nel suo....

PRESIDENTE. Bene, possiamo votare? Bene colleghi, siamo in fase di votazione.

SANCIU (F.I.). Ho chiesto di parlare.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione onorevole Sanciu. Siamo in tanti a controllare se qualcuno chiede di intervenire, io mi posso anche distrarre.

SANCIU (F.I.). L'ho segnalato prima.

PRESIDENTE. Non so a chi l'abbia segnalato, onorevole Sanciu. Siamo in fase di votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento n. 26.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 54

Votanti 51

Astenuti 3

Maggioranza 26

Favorevoli 14

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Chiamo in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 10. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, questo emendamento, a firma dei consiglieri Pisano, Cassano, Dedoni, Vargiu, ha un obiettivo che credo sia centrale, importante, che un po' richiama tutto il dibattito che noi - noi Riformatori - qui in Aula abbiamo portato e che è teso a riequilibrare le competenze a favore di questo Consiglio regionale. Noi per questo voteremo a favore e dichiariamo fin d'ora che è fondamentale, in ossequio a quanto stabiliscono le norme di attuazione dello Statuto sardo che all'articolo 4, lo ripeto ancora volta, prevedono che la competenza relativa all'approvazione di piani e di strumenti di programmazione è unicamente affidata al Consiglio regionale. Si tratta di una norma, devo dire, imperativa, inderogabile; non è possibile, se non introducendo una norma incostituzionale, prevedere diversamente, a rischio, naturalmente, di una impugnazione sia da parte del Governo alla Corte Costituzionale, e sia da parte, ovviamente, di ogni cittadino che si senta leso nei propri diritti soggettivi. Allora, noi che cosa diciamo? Noi diciamo che è opportuno che ci sia una fase di studio, di proposta da parte della Giunta regionale e che ad essa segua una fase che è di approvazione, che è legislativa e che, ovviamente, richiama i due concetti cardine dell'iter di approvazione di uno strumento di programmazione così ampio, cioè l'adozione e l'approvazione vera e propria. Per poter attuare questo obiettivo noi diciamo che queste due fasi debbono essere articolate in modo tale che non si allunghino comunque i tempi che la proposta della Giunta stessa si era prefissata per l'approvazione di questo strumento normativo importante. Cioè il termine di dodici mesi, che venivano individuati come un tempo congruo per l'approvazione del piano paesaggistico regionale, viene rispettato totalmente, ma scisso, appunto, in due fasi che restituiscono la competenza ai due organi regionali, secondo quanto stabilito dalle norme di attuazione dello Statuto.

Noi diciamo anche, ovviamente, che la fase concertativa, la fase di confronto, la fase relativa alla possibilità di interloquire con il territorio ampio, ampissimo che è interessato da questa legge, debba essere realizzata preventivamente e quindi si tratta di avviare delle audizioni, delle interlocuzioni, dei confronti prima ancora che la proposta della Giunta sia concretizzata, in modo che poi si possa procedere alla pubblicazione che giuridicamente ha un'altra funzione. E quindi la Giunta avrà la possibilità di sentire la voce dei settanta sindaci, delle settanta amministrazioni comunali che, naturalmente, sono interessate in maniera prioritaria al regime vincolistico che questa norma introduce e, naturalmente, anche tutti gli altri territori che non sappiamo ancora individuare in maniera certa a quanti comuni possano appartenere...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, intervengo per dichiarazione di voto, per esprimere il mio voto contrario, perché io consiglierei ai colleghi che hanno presentato questto emendamento di andare a rileggere le proposte di legge che loro hanno presentato, poi ci possiamo anche confrontare, però voglio anche dire al collega Vargiu...

PILI (F.I.). In questa legislatura?

PIRISI (D.S.). In questa legislatura ed anche quando lei era Presidente della Giunta.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, non si lasci interrompere.

PIRISI (D.S.). Sono contento che anche l'onorevole Pili mi stia ascoltando. Sono contento, Presidente, che sia ascoltando perché io ascolto loro con attenzione. Però, volevo dire che sarebbe opportuno che andassero a rileggere quello che loro hanno proposto e poi ci confrontiamo.

All'onorevole Vargiu voglio dire che se anche i Democratici di Sinistra non sono stati annoverati - ha elencato tutti quanti e il nostro Gruppo non l'ha citato e nominato - tra quelli che tengono molto alla distinzione dei poteri e alla grande autorevolezza che deve avere il Consiglio regionale della Sardegna, credo che sia opportuno che noi chiariamo preliminarmente, alcune cose. La prima è che un collega poc'anzi ha parlato di paesaggio come concetto animato affermando questo concetto con accenti quasi ispirati. Io credo che sia il caso di chiarire che se si deve fare ostruzionismo forse è meglio parlare di cartoni animati e non di paesaggi animati, perché almeno sappiamo che si sta facendo davvero ostruzionismo!

Non è possibile che qui vengano dette tante sciocchezze! Lo dico, Presidente, con il rispetto massimo per quest'Assemblea e per quest'aula, però le sciocchezze sono sciocchezze. Come si fa a dire - poneva il quesito l'onorevole Biancareddu - che se non verranno approvati i piani urbanistici comunali entro dodici mesi (poi non parliamo dei diciotto), i consigli saranno sciolti sulla base di quanto disposto dal decreto legge numero 80 del 2004, convertito nella legge 28 maggio 2004 numero 140. E lui diceva che siccome questa legge è del 28 di maggio non ha ancora prodotto effetti. Io chiedo all'onorevole avvocato Biancareddu, ex Assessore dell'urbanistica e degli enti locali, di citare un comune, se esiste ancora in Sardegna, che non abbia approvato lo strumento urbanistico generale, cioè che non abbia un PUC, non abbia un piano regolatore generale, non abbia un programma di fabbricazione. Quella è la fattispecie a cui si riferisce la legge 140, caro onorevole Biancareddu e cari colleghi del centrodestra tutti. E smettetela di continuare a dire queste sciocchezze, perché sono cretinate, scusate tanto!

Dedoni (Riformatori Sardi). Ne girano parecchie, per bocca di tutti!

PIRISI (D.S.). Lo so, siamo d'accordo, non c'è dubbio, però, scusate, state facendo ostruzionismo!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

PIRISI (D.S.). State facendo ostruzionismo, guardate i cartoni animati!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la richiamo a un linguaggio più parlamentare.

PIRISI (D.S.). Chiedo scusa Presidente.

PRESIDENTE. Prego.

PIRISI (D.S.). Voglio dire che sono state dette delle inesattezze, oppure che si stanno dicendo bugie sapendo di dirle, come ha detto l'onorevole Diana qualche giorno fa, cioè si mente sapendo di mentire, però, siccome si stanno rivolgendo in maniera enfatica al popolo sardo, io dico rivolgiamoci al popolo dicendo cose giuste, oppure leggiamoci il Corriere dei Piccoli o Paperino.

L'altra cosa è la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela del paesaggio, che è stata invocata ai sensi dell'articolo 117 del nuovo Titolo V. Ma che c'entra? Che c'entra il Governo di centrosinistra, onorevole Pili? C'entra il Codice Urbani, ma ne state facendo veramente strame di questo provvedimento. All'articolo 135 è detto in maniera chiara: "Pianificazione paesaggistica - Le Regioni assicurano che il passaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato e a tal fine sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio approvando i piani paesaggistici, ovvero i piani urbanistico-territoriali con la specifica considerazione dei valori paesaggistici concernenti l'intero territorio regionale, entrambi di seguito denominati piani paesaggistici. Il piano paesaggistico definisce..." eccetera. Che c'entra? La Regione ha l'obbligo di fare questo.

Presidente, concludo, le chiedo dieci secondi soltanto: l'adozione del piano paesaggistico è un obbligo di legge, si tratta di stabilire cosa pensiamo di fare noi e voi nella fase di transizione, questo è il problema di cui stiamo discutendo. Questo è il tema, se no stiamo davvero divagando troppo.

Allora, voi avete parlato di ristrutturazioni nei 300 metri e poi ci accusate di fare l'assalto speculativo alle coste, eccetera. Noi diciamo che le ristrutturazioni si possono fare anche in tutti i duemila metri, senza cambio di destinazione d'uso, mantenendo la sagoma degli edifici e quant'altro. Voi prevedete un altro approccio nella fase transitoria, noi pensiamo che debba essercene uno diverso dal vostro.

PRESIDENTE. Dunque, avevamo stabilito, chiedo scusa, colleghi, di concludere i lavori di questa mattina alle ore 14, quindi se c'è una ragionevole probabilità che votiamo questo emendamento, perché ci sono poche dichiarazioni di voto, io sarei favorevole a chiudere la seduta dopo la votazione, per non interrompere la discussione e riprenderla dopodomani. Ho solo l'onorevole Pili iscritto a parlare.

LA SPISA (F.I.). Ci iscriviamo tutti, Presidente, rispettiamo gli orari.

PRESIDENTE. Tutti iscritti a parlare? Va bene, colleghi, interrompiamo a questo punto la seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo presentato una mozione, sottoscritta da tutti i capigruppo, a sostegno dei 22 vincitori sardi del concorso per Ufficiale giudiziario tenutosi nel giugno scorso. Adesso potrei illustrarvela brevemente, ma se c'è fretta non lo faccio, e vorrei capire se possiamo, se tutti sono d'accordo, così come abbiamo concordato con i Capigruppo, esaminarla immediatamente in base all'articolo 114 del Regolamento, ed approvarla senza discussione.

PRESIDENTE. Onorevole, un attimo, dobbiamo distribuire la mozione, vorrei capire...

PISU (R.C.). L'abbiamo già distribuita ai Capigruppo, Presidente.

PRESIDENTE. Vorrei capire, chiedo scusa, onorevole, se c'è un'intesa sulla discussione immediata della mozione ai sensi dell'articolo 114 del regolamento, se c'è un'intesa sulla sua approvazione senza dibattito la discutiamo subito. Mi è stato detto che c'è un'intesa larga.

Discussione ed approvazione della mozione Pisu - Licheri - Pinna - Serra - Biancu - Oppi - Balia - Marrocu - Caligaris - Diana - Atzeri - La Spisa - Ladu - Floris Mario - Vargiu sul concorso per ufficiale giudiziario recentemente vanificato dal blocco delle assunzioni (17)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 17. Se ne dia lettura.

CORDA, Segretario:

MOZIONE PISU - LICHERI - PINNA - SERRA - BIANCU - OPPI - BALIA - MARROCU - CALIGARIS - DIANA - ATZERI - LA SPISA - LADU - FLORIS Mario - VARGIU sul concorso per ufficiale giudiziario recentemente vanificato dal blocco delle assunzioni.

IL CONSIGLIO REGIONALE

premesso che:

- nel dicembre 2002 il Ministero della Giustizia, al fine di far fronte alle ingenti carenze d'organico degli UNEP, bandiva un concorso per 443 posti di ufficiale giudiziario i cui candidati avrebbero dovuto "presentare domanda di partecipazione per i posti disponibili in un solo distretto o gruppo di distretti di Corte d'appello";

- nel mese di giugno 2004 le prove d'esame si concludevano in tutti i distretti di Corte d'appello;

- in data 15 luglio 2004 il Ministero, piuttosto che procedere a nuove assunzioni, ha firmato una convenzione con le Poste Italiane spa, sulle notificazioni a mezzo del servizio postale, che porterà lo Stato a sostenere una spesa di gran lunga maggiore rispetto a quella che dovrebbe sopportare con l'assunzione dei vincitori e idonei al concorso;

- nell'agosto del 2004 il Consiglio dei Ministri bloccava le assunzioni (per mancanza di fondi) autorizzando l'assunzione per l'anno 2004 di soli 102 ufficiali giudiziari, aumentati solo dopo pochi giorni a 154;

- il 28 settembre 2004, il Ministero comunicava l'incremento delle assunzioni di ulteriori 94 unità, per un totale di 248, numero che, a detta del Ministero, sarebbe stato sufficiente a coprire le carenze nei distretti che hanno maggiore vacanze d'organico, ovvero nei soli distretti del nord d'Italia;

evidenziato che la situazione di grave carenza d'organico si verifica in molti altri distretti, fra i quali occorre ricordare in particolar modo il distretto di Corte d'appello di Cagliari, dove a seguito della conclusione dell'interpello per ufficiale giudiziari C1, le vacanze sono aumentate di quasi 10 unità;

sottolineato che i concorrenti vincitori del concorso per i posti disponibili nei distretti del sud d'Italia e delle isole, di cui ventidue della Sardegna, pur avendo superato due impegnative prove scritte e un colloquio ugualmente difficile, assistono ad una palese violazione del principio di uguaglianza e imparzialità della pubblica amministrazione e alla penalizzazione di tutte le regioni del centro-sud in quanto i 248 ufficiali giudiziari verranno assunti per l'anno 2004 esclusivamente al nord d'Italia,

impegna la Giunta regionale

ad assumere tutte le opportune iniziative nei confronti del Governo centrale:

1) perché si proceda alla assunzione dei restanti 195 vincitori, tutelando in particolare gli interessi dei giovani concorrenti sardi e degli idonei sino alla copertura di tutte le vacanze d'organico relative alla qualifica di ufficiale giudiziario e per il numero residuo disporre la destinazione degli stessi alla copertura delle vacanze nella pianta organica dei cancellieri C1;

2) per fare rispettare l'articolo 1 del bando di concorso che prevedeva la possibilità di condizionare le assunzioni in servizio dei vincitori secondo criteri di "scaglionamento degli ingressi";

3) per l'abolizione della convenzione tra Ministero di Giustizia e Poste Italiane spa. (17)

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Vorrei solo dire che credo questa possa essere la procedura da adottare, cioè una approvazione senza discussione, anche perché altrimenti si rischia di perdere una causa importante già prima di iniziarla e quindi credo che sia meglio che la mettiamo in votazione senza nessuna discussione.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, l'opinione della Giunta?

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 17. Chi l'approva alza la mano.

(E' approvata)

Il Consiglio è riconvocato domenica 7 Novembre alle ore 10. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 14 e 06.