Seduta n.31 del 01/02/2000 

sweXXXI SEDUTA

MARTEDI' 1 FEBBRAIO 2000

(POMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente CARLONI

La seduta è aperta alle ore 16 e 51.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Raimondo Ibba ha dichiarato di aderire al Gruppo di Federazione dei Socialisti e dei Democratici.

Continuazione della discussione della proposta di legge TUNIS Marco: "Modifiche alla legge regionale 17 dicembre 1999, n. 26 concernente: 'Interventi urgenti conseguenti all'alluvione del novembre 1999' " (29/A)

PRESIDENTE. Avevamo interrotto la seduta, stamattina, per consentire alla Commissione di rivedere gli emendamenti e per ridiscutere su quanto proposto dal Presidente dell'Esecutivo. Invito, quindi, il Presidente della Commissione a riferire su quanto determinato all'interno della Commissione stessa.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, colleghi consiglieri, la Commissione si scusa perché non ha potuto terminare i lavori entro le ore 16. Purtroppo i lavori erano piuttosto lunghi e molti commissari hanno voluto intervenire.

Le conclusioni sono queste: gli emendamenti presentati dai commissari, dall'1 al 7, e poi il 9 e il 10 sono stati riaccolti.

L'emendamento numero 8 ha fatto discutere e comunque poi si è trovata un'intesa che prego il Presidente di portare all'attenzione nel momento in cui verrà discusso appunto l'emendamento numero 8.

Abbiamo ricevuto comunicazione che il primo firmatario, Emilio Floris, ritirava la firma dall'emendamento. Abbiamo avuto la conferma che il consigliere Gianfranco Tunis faceva proprio l'emendamento in questione, e che intendeva portarlo all'attenzione dell'Assemblea. All'interno della Commissione si è trovato un orientamento grazie al Presidente della Giunta, che ha proposto una mediazione. Non abbiamo avuto la possibilità di esaminare gli emendamenti che adesso ho ritrovato qui in aula, 11, 12 e 13, perché non sono pervenuti in Commissione tempestivamente, per cui invito il Presidente, per questi emendamenti, a comportarsi secondo prassi, cioè discuterli direttamente in aula, in quanto la Commissione non ha la possibilità di esaminarli. Noi siamo pronti a iniziare l'esame della legge, e stamattina, signor Presidente, poiché non presiedeva lei, volevo dirle che doveva iniziare la discussione generale.

PRESIDENTE. Eravamo rimasti al punto delle osservazioni proposte dal Presidente dell'Esecutivo, per cui devo ricordare ai colleghi che eravamo ancora nella fase della discussione generale.

E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, noi abbiamo posto fin da stamani, era evidente, una esigenza che solo in parte è stata per ora presa in considerazione, quella di un migliore approfondimento, di una migliore proposta e di una migliore soluzione da dare a questo tema estremamente rilevante, cioè del modo in cui la Regione è capace di intervenire tempestivamente e utilmente quando si verificano eventi straordinari e nella straordinarietà c'è la sofferenza umana, e c'è il danno rilevante ai beni delle persone, spesso i beni essenziali delle persone, per la vita e per la produzione.

Noi avevamo avvertito - uso l'espressione "noi" per dire non necessariamente tutti quelli che siedono in quest'aula, io parlo a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, quindi dico noi del Gruppo della Rifondazione Comunista - un rischio di sottovalutazione, per un verso, e per altro verso di una sorta di superficialità nel trattare questioni che sono rilevanti per entità e per qualità.

Apparentemente arriva in Consiglio una legge piccola piccola, la legge battezzata Tunis Marco Fabrizio, poi integrata da una serie di emendamenti adottati, parrebbe, all'unanimità in Commissione, ma in una Commissione nella quale non vi è l'unanimità della copresenza del Consiglio. Io colgo l'occasione per suggerire a tutte le Commissioni consiliari di non presumere mai di rappresentare più di quello che sono, quando per l'articolazione attuale, avendo questo Consiglio regionale molte, troppe Commissioni, e avendo peraltro un Regolamento che falsa anche le rappresentanze, per cui i Gruppi più grandi hanno più commissari nelle Commissioni, perché nelle Commissioni non vi è una rappresentanza proporzionale, in base a quelle stranezze di questi regolamenti che vogliono essere sempre assunti come "tavole della legge" e spesso sono solo le tavole dell'inganno, perché non ho mai compreso in tanti anni, ho sempre avuto modo di dirlo e mai ho avuto occasione di conoscere una disponibilità alla modifica del Regolamento su questo punto, perché mai i Gruppi grandi nelle Commissioni debbano avere più commissari di quelli che derivano dalla loro consistenza e i Gruppi piccoli devono averne in proporzione di meno. Dovrebbe essere il contrario, che proprio i Gruppi più piccoli, in base a un principio di democrazia dovrebbero avere la possibilità di essere presenti nelle Commissioni, per essere più utili, mentre i Gruppi grandi dovrebbero avere una rappresentanza ugualmente proporzionale. Per cui anche il lavoro che viene spesso presentato in questa come in altre circostanze in Consiglio, come un elaborato unitario, si tenga conto oggi e quante altre volte succederà, che si intende unitario per chi c'è, non per chi non c'è, in quell'articolazione del Consiglio.

Però le proposte che emergono dalla Commissione sono proposte non - come dire - di adattamento della legge che il Consiglio regionale aveva già approvato, di migliore funzionalità alla luce dell'esperienza compiuta nel frattempo; no, sono una serie di interventi che sostanzialmente prefigurano un'utilizzazione possibile della legge in altro modo. Cioè sono un'altra legge, e il Consiglio regionale è qui per fare le leggi. Quindi può anche fare totalmente un'altra legge, però non si dica, o non si voglia far credere ad alcuno, che si tratti di una leggina. Questa è una legge che vale molto, ripeto, per qualità ed entità. Impegna 265 miliardi della Regione, impegna parrebbe, seppure nel triennio, altri 200 miliardi dello Stato, rispetto ai quali 200 miliardi poi la Regione parrebbe debba pure anticipare le annualità, quindi è una legge che viaggia verso il valore dei 500 miliardi, quasi un Piano di Rinascita, l'ultimo Piano di Rinascita era di 600 miliardi, non si dica che è un leggina solo perché il Consiglio manifesta una qualche disattenzione o superficialità, o perché il Presidente del Consiglio sbaglia nell'uso del pallottoliere. Questa è una legge che come entità di risorse finanziarie vale quasi quanto un Piano di Rinascita; questa è una legge che quanto a risorse finanziarie vale quasi il doppio di quella annualità del Piano per il Lavoro che voi volete cancellare dalla legislazione regionale, perché sbancherebbe la Regione.

Avremo modo di tornare su questo e su altri temi. E non vale solo dire che un impiego di risorse così elevato, che viaggia verso i 500 miliardi, è dettato dall'urgenza, dall'umana sofferenza, dalla distruzione che è conseguita in modo immediato e violento ad una calamità naturale, perché quella calamità naturale data già da alcuni mesi, e il Consiglio regionale è ancora qui a stabilire regole, criteri, determinazioni di massima, per cui poi l'Esecutivo, la Giunta, il Governo dovranno stabilire criteri precisi, puntuali, applicativi, direttive una volta che la legge sarà rientrata.

Sarebbe stato molto più utile, invece, provvedere immediatamente a sollevare le popolazioni, colpite dalle calamità naturali, dalle loro sofferenze e dai danni, quelli immediatamente valutabili. Di riordinare la vita produttiva e civile di quelle popolazioni subito, con una dotazione adeguata di risorse che rispondesse a quei bisogni, e si desse il tempo di pensare, la Regione, di scrivere, di approvare una legge più incidente, più incisiva sulle cause che producono gli effetti disastrosi e quindi una legge che riservasse a sè la gran parte delle risorse di cui si parla per interventi strutturali, che consentissero non solo il riavvio della vita ordinaria delle popolazioni e delle attività produttive, ma insieme al riavvio anche il miglioramento, quindi rinnovare mentre si rifà.

Quindi, ispirarsi ad una filosofia dell'intervento innovativo, dell'eliminazione delle cause dei disastri, via via, anche traendo lezione - seppure lezione amara e dolorosa - proprio dalle condizioni di sofferenza che nascono quando si verificano le calamità naturali. E invece la filosofia che è stata adottata è solo ed esclusivamente quella del ripristino. Leggete, come avete letto, i vari articoli. Tutto a ripristinare, si vuole ripristinare la casa, si vuole ripristinare l'arredo, si vuole ripristinare il campo arato, si vuole ripristinare l'unità produttiva, si vuole ripristinare la strada, cioè rifare possibilmente tutto come era prima, e a rifare tutto come era prima, mai capiti, ma può capitare un'altra alluvione, un'altra pioggia forte, accadrà lo stesso disastro. E questa volta sarebbe - mai capiti - per colpa di chi potendo impegnare ingenti risorse non si è posto il problema del come intervenire in modificazioni strutturali, per cui la casa sia una casa più solida di quella di prima, l'azienda agricola sia un'azienda più strutturata e più difesa dalle calamità naturali rispetto a quella di prima, e se per fare questo c'è bisogno di impegnare anche un altro soldo, si impegni anche un altro soldo, per avere però un risultato, una garanzia, poi vedremo articolo per articolo come questa filosofia del tappabuchi, in sardo dicono "acconcia cossussu"(?), come questa filosofia del tamponare, dell'intervenire a pioggia, non bastava l'alluvione, anche questa pioggerella, come la filosofia dell'arrangiarsi, dell'ispirare e del suggerire alla gente come arrangiarsi, ispira questo provvedimento, che vale all'incirca 500 miliardi. E` chiaro ed evidente che questo ragionamento può avere una sua portata generale, così come è chiaro ed evidente che risente di una presa di posizione che è anche un punto di vista, che è anche un modo di pensare e di agire della politica che appartiene a chi lo fa, a noi, alla sinistra, a Rifondazione Comunista. E noi non pretendiamo che tutti pensino uguale, noi pretendiamo che nella politica si determinino invece i più ampi schieramenti unitari, e però che nella politica, nei fatti della politica, si vedano le differenze, perché le differenze ci sono. Ed ancora una volta ben si vede che anche questa legge, che non è una leggina, ma è una legge importante della Regione, riflette il modo di pensare e quindi il modo di governare di questa maggioranza.

Questa maggioranza che fa una legge sull'alluvione perché è una maggioranza alluvionata, è una maggioranza che deriva da quel disordinato ammucchiarsi, affastellarsi di elementi, di pezzi travolti da un evento disastroso, calamitoso.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. L'alluvione è avvenuta prima di questa Giunta.

COGODI (R.C.). Ho detto che questa maggioranza è frutto di una alluvione, che è una maggioranza alluvionata ed alluvionante, se vuole, perché così come l'alluvione produce nei luoghi, nei territori, disastri, così nella politica si è prodotto questo disastro.

Insomma, una maggioranza che ha un Presidente del Consiglio che sbaglia le divisioni per due, che dà in congedo persone e consiglieri che sono qui perché tornasse un numero, non tornava, stendiamo un velo pietoso!

Una maggioranza che riconosce all'amico, e posso chiamarlo anche compagno Giacomo Sanna, valente consigliere regionale, l'onore estemporaneo di annoverare nel suo Gruppo il Presidente del Consiglio e il Presidente della Giunta regionale da stamattina, caro Giacomo sei Capogruppo del Presidente del Consiglio e del Presidente della Giunta. Per la prima volta nella storia le prime due cariche istituzionali della Regione sono nel Gruppo Misto ad indicare quella formidabile configurazione politica, identità, visibilità, caratterizzazione, povera Casa Comune dei Sardi, finita nel caseggiato diroccato. Dove le prime due cariche istituzionali della Regione non hanno neppure un Gruppo politico, che abbia fisionomia e riconoscibilità. Una maggioranza nella quale tre consiglieri eletti da una parte vanno dall'altra, senza dare sufficienti spiegazioni, una maggioranza nella quale un consigliere regionale si prenota i minuti per essere presente una volta al mese in questo Consiglio, e gli vengono pure concessi. Si prenota i minuti per enunciare il suo verbo a cadenza mensile, e pare normale. Una maggioranza nella quale un altro consigliere regionale, del quale riconosciamo tutti personalmente e politicamente la serietà, parlo del consigliere Scarpa, viene così apostrofato da un parlamentare dello Stato italiano. "Ah sì (dice un parlamentare dello Stato italiano) la seconda garanzia che io ho (la prima era un'altra) è il mio sostituto in Consiglio regionale, Beniamino Scarpa, mi rappresenta benissimo, anche perché deve obbedire a me, se io dico che il bianco è nero, lui dice che il bianco è nero".

Sarà juventino, sarà dell'udinese, però vedete noi facciamo male, voi fate male, a passare sotto silenzio questi fatti, a ritenere che tutto può essere ridotto a storiella e a barzelletta, perché se un parlamentare dello Stato italiano, del Parlamento della Repubblica, virgolettando e citando nome, cognome ed indirizzo dice che un componente di questa Assemblea obbedisce e deve obbedire ai suoi ordini, fino al punto da dover dire che il nero è bianco e il bianco è nero, delle due una, o quel signore che pure è stato eletto in questa regione due volte, una volta parlamentare ed una volta consigliere regionale, con voti di parte del popolo sardo, è davvero una persona così indesiderata per indegnità in questa regione, ed allora dovremmo almeno compiere un'indagine del perché mai si vanta pure di avere la residenza in Sardegna, in un comune nel quale vi sarebbe stato sei mesi fa, sapendo tutti noi, lo sa anche un vigile urbano, soprattutto un vigile urbano, che la residenza si può avere nello Stato italiano solo laddove si ha il centro principale dei propri interessi e non mi risulta che questo signore abbia il centro principale dei propri interessi a Gesico, dove si allevano molte lumache. E come uno possa prendere la residenza dove non ha diritto di averla, e comunque dovrebbe essere dichiarato indesiderato nel territorio della Regione sarda, in nome di quella autonomia, e dell'idea della Casa Comune, quando insulta un componente di questa Assemblea, perché io non credo che vi sia insulto più sanguinoso che possa farsi ad un componente di una Assemblea parlamentare, se non quello di dire che è un burattino; che deve fare quello che gli viene ordinato dall'esterno, che deve dire che il bianco è nero e il nero è bianco, ed io credo che noi dobbiamo spendere una parola in difesa del Consiglio e dei suoi componenti, e se il collega consigliere onorevole Beniamino Scarpa ha una sua idea...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi è decorso il tempo, la prego di concludere.

COGODI (R.C.). Concludo, lo può dire anche in modo più tranquillo.

PRESIDENTE. Invito i colleghi consiglieri a non interrompere l'onorevole Cogodi che sta concludendo il suo intervento. Prego, onorevole Cogodi, concluda.

COGODI (R.C.).Credo che questo Consiglio, a prescindere dall'opinione che ognuno dei suoi componenti manifesta, debba spendere una parola di difesa dei suoi componenti, io pensavo che lo facesse, che so il Presidente della Regione, se proprio non ci pensa il Presidente del Consiglio, perché non possono passare attentati di questa natura alla dignità di una Assemblea e dei suoi componenti.

Concludo perché mi si fa osservare che il tempo è decorso, in relazione a questa fase del dibattito, avrò possibilità di completare il mio e il nostro pensiero in relazione al disposto della legge e all'articolato della legge che esaminiamo, nell'esame delle singole sue parti e degli articoli che la compongono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I. Sardegna). Presidente, io inviterei la Presidenza, per quanto è possibile e nella misura che ciascun collega è disposto a sottoporsi alle regole democratiche che disciplinano i lavori di attenersi all'argomento che è in discussione, perché l'intervento che mi ha preceduto del collega Cogodi, solo marginalmente ha trattato l'argomento in discussione e si è dilungato in altre questioni che con i nostri lavori non hanno niente a che fare, e che il più delle volte hanno valenza propagandistica e demagogica.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Balletto, dell'osservazione, ma la discussione generale, soprattutto quando l'intervento è fatto da un legale, ha sfumature tali per cui ogni osservazione può indurre anche al buono o cattivo operare dell'Esecutivo. Per cui i tempi sono quelli, ci atterremo piuttosto alla contingentazione del tempo e non oltre.

E` iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Chiedo scusa, probabilmente c'è un fraintendimento, io intendo intervenire sull'emendamento numero otto.

PRESIDENTE. E` iscritto a palare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, anch'io volevo esprimere alcune considerazioni in relazione a questo emendamento che proposto, bocciato, reiterato eccetera, ci ha fatto perdere un sacco di tempo. Quindi mi riservo eventualmente di intervenire al momento opportuno.

Con l'occasione, voglio dire anch'io che in un certo senso queste lungaggini hanno stravolto quello che era l'obiettivo principale della legge, vale a dire quello di intervenire con urgenza, perché bene o male, tra una discussione e l'altra, sono passati diversi mesi, e quindi il discorso urgente è andato un tantino a farsi benedire. Peraltro, detto questo, auspicando che l'iter della legge venga finalmente concluso senza ulteriori stiracchiamenti o tentativi di stravolgimento, vorrei dire qualcosa anch'io con riferimento a ciò che si è detto poco fa da parte di un consigliere dell'opposizione, e dalla replica di un consigliere della maggioranza, che evidentemente ha ritenuto che qualcuno l'avesse nominato difensore d'ufficio di Vittorio Sgarbi.

Ritengo, e credo di non essere il solo, di condividere in pieno ciò che è stato detto dal collega Cogodi, non perché abbia bisogno di consenso ma perché è evidente.

Il Consiglio regionale e tutti i suoi componenti hanno il sacrosanto diritto di essere rispettati e, in particolare, di essere rispettati da rappresentanti, per quanto indegni, delle istituzioni dello Stato, quindi credo che qualcuno stamani forse avrebbe dovuto prendere l'iniziativa, soprattutto chi svolge un ruolo istituzionale di vertice, per sottolineare l'inammissibilità e l'offensività dei giudizi che sono stati espressi sulla stampa con riferimento ad un componente del Consiglio regionale.

Non voglio dilungarmi; è vero che il personaggio è fin troppo conosciuto, per cui queste uscite, queste sparate non meravigliano più nessuno, però credo che ci sia un limite a tutto, e di conseguenza credo che non sarebbe male che questo tipo di accuse, di offese, di insulti e di mancanza di rispetto venissero opportunamente restituiti al mittente.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Molto brevemente, devo dire che per quanto concerne gli argomenti che ciascuno di noi espone in quest'Aula, dire se si parla o meno del punto all'ordine del giorno mi sembra difficile che venga stabilito, quindi Presidente, l'onorevole Serrenti in altre occasioni ha permesso a quest'Aula cose ben più gravi senza che sentisse il dovere di intervenire.

Quindi credo che da parte nostra, e ha fatto bene il collega Cogodi a sollevare un problema che mi auguro la Presidenza del Consiglio sollevi anche formalmente nei confronti della Camera, tra l'altro occupa provvisoriamente questo incarico un sardista, un ex sardista, non ho capito bene, un già sardista, mi suggerisce l'onorevole Cugini, quindi difendere le prerogative del Consiglio regionale credo che non spetti, e lo farà nelle sedi dovute e nelle forme che riterrà più idonee al collega Scarpa, ma che spetti, credo, a tutto il Consiglio regionale.

Detto questo, ricordo con precisione, onorevole Presidente della Giunta, le dichiarazioni che lei rese in Aula al momento della discussione, ...so che può non interessare, ma stiamo discutendo davvero di una legge che impegna comunque 265 miliardi del bilancio della Regione, ed altri 200 dovrebbe impegnarne da parte del bilancio dello Stato.

Io ricordo con chiarezza l'intervento del Presidente della Giunta quando nel dibattito…

(Interruzioni)

Dicevo, ricordo con precisione le dichiarazioni che il Presidente della Giunta fece durante il dibattito sulla discussione della legge che il Consiglio approvò per fare in modo che delle popolazioni che erano state colpite venissero...

(Interruzioni)

Signor Presidente, rinuncio!

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.

LODDO, Segretario:

Art. 1

Modifiche

1. Il titolo della legge regionale 17 dicembre 1999, n. 26, è così modificato: "Interventi urgenti conseguenti alle alluvioni del 1999".

2. All'articolo 1 della legge regionale n. 26 del 1999, sono soppresse le parole: "mese di novembre".

PRESIDENTE. All'articolo 1 è stato presentato un emendamento aggiuntivo, il numero 11. Se ne dia lettura.

LODDO, Segretario:

(inserire emendamentonumero 11)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Gianfranco Tunis per illustrare l'emendamento.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Anche se il contenuto dell'emendamento è abbastanza esplicito, tuttavia mi preme sottolineare alcuni aspetti in relazione al valore dell'emendamento e alla discussione generale, per sottolineare che noi abbiamo dichiarato con chiarezza che non si tratta di un provvedimento ordinario, si tratta di un provvedimento importante che dovrebbe coordinare risorse rilevanti.

Il collega Cogodi ha sottolineato che si tratta di un provvedimento che è pari agli stanziamenti di una annualità del piano di rinascita, per cui comporta una discussione che meriterebbe più attenzione da parte di questo Consiglio. Questo Consiglio farebbe meglio, alcuni consiglieri farebbero meglio anche ad evitare manifestazioni di zelo, perchè ritengo che provvedimenti di questo tipo uno debba argomentarli in modo adeguato e con le considerazioni che ritiene proprie, e che non debbono e non possono essere sindacate da altri. Altri farebbero meglio e bene a confrontarsi nel merito delle questioni che vengono poste. D'altronde noi abbiamo di fronte un provvedimento che sinceramente pone anche perplessità per il modo con cui è stato articolato: siamo partiti da un articolo unico, poi in Commissione si è elaborato un altro articolato che ha quasi nulla a che fare con l'articolo unico, poi gli emendamenti che sono stati presentati sostituiscono totalmente, o tendono a stravolgere, a cambiare totalmente l'impostazione originaria della Commissione, affidando di fatto all'Aula la definizione del testo.

Ma non solo: nel corso dell'illustrazione generale stamattina abbiamo assistito ad una comunicazione importante e utile del Presidente della Giunta, che però sinceramente si è limitato solo e esclusivamente a presentare un quadro della base conoscitiva che avrebbe acquisito l'Esecutivo senza dire nulla nel merito invece dell'attuazione di un provvedimento che è stato approvato con procedura d'urgenza, a dicembre, e che tra l'altro il 21 dicembre, proprio sulla base della procedura d'urgenza, è divenuto esecutivo.

Sarebbe stato utile a questo Consiglio, ai sindaci, alle popolazioni colpite dall'alluvione conoscere lo stato di attuazione in merito al provvedimento adottato dal Consiglio regionale, che già consentiva la realizzazione di alcuni interventi.

Oggi siamo agli inizi del mese di febbraio e, per esempio, ancora non siamo in grado di capire quali sono le direttive che l'Esecutivo assumerà in relazione all'attuazione per consentire la realizzazione degli interventi.

Sinceramente noi esprimiamo una forte preoccupazione, che abbiamo avuto modo di sottolineare quando si è discusso del primo provvedimento e che qui vogliamo ribadire: noi riteniamo che l'intervento deve avere la finalità per la quale è stato emanato, e riteniamo che l'Esecutivo, da questo punto di vista, deve adottare tutti i provvedimenti e la vigilanza necessaria perché queste finalità vengano rispettate.

Siamo consapevoli che i danni hanno colpito quelle popolazioni e siamo anche convinti, e saremo determinati in questo, che i provvedimenti della legge devono essere finalizzati a ristorare i danni di quelle famiglie e di quei soggetti che li hanno subiti realmente.

Dalla informazione che è venuta anche stamattina da parte del Presidente della Giunta sinceramente non abbiamo colto un indirizzo preciso in questa direzione, l'indirizzo che vuole essere perseguito. Vi è quindi una preoccupazione, che in realtà saremo costretti nel corso delle prossime settimane ad accumulare ulteriori ritardi, e quindi le popolazioni colpite dall'alluvione avranno le conseguenze dell'atteggiamento disastroso seguito dalla Giunta regionale, che nonostante l'intervento e la tempestività dell'intervento seguito dal Consiglio regionale non riesce a essere conseguente nell'adottare provvedimenti che avrebbero dovuto avere la stessa procedura con cui sono stati definiti in Consiglio. Si corre il rischio che lo stesso provvedimento possa essere utilizzato in funzione di dilatare ulteriormente i tempi di attuazione e quindi possa essere uno strumento dilatorio rispetto all'esigenza, invece, di concretizzare i provvedimenti.

La finalità dell'emendamento che noi proponiamo risponde anche a questa preoccupazione, cioè che le risorse debbano essere destinate realmente a ristorare i danni delle famiglie di quelle popolazioni che hanno subito conseguenze disastrose e gravi dell'alluvione del novembre scorso.

Per questo motivo riteniamo che si debba, con chiarezza, imboccare la strada attraverso direttive certe che diano un'indicazione precisa di comportamento e che siano leggibili da parte di tutti, e quindi che siano anche in grado di garantire la trasparenza nell'attuazione dei provvedimenti in modo che tutti possano constatare che la finalità dell'intervento deve essere quella di risarcire i danni a chi li ha effettivamente subiti. Per questo noi riteniamo anche che debba essere colta , in modo particolare, l'attenzione in relazione anche a quei danni che eventualmente siano coperti da provvidenze assicurative e quindi che deve essere garantito che non vi sia un tentativo di speculare su quanto è accaduto, e quindi sul disastro che si è scaricato sui territori e sulle popolazioni della nostra Isola.

Questo è il senso dell'emendamento. Riteniamo che vada nella direzione di portare un elemento di chiarezza, per questo invitiamo il Consiglio ad approvarlo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Tunis, relatore.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna), relatore. I colleghi Ortu, Cogodi e Vassallo probabilmente non si sono accorti che esiste già sulla materia l'emendamento numero 3, a firma dei componenti della Commissione, che disciplina in maniera più completa e con termini più precisi le finalità che i colleghi volevano raggiungere. Si esprime un parere negativo soltanto perché era già stato trattato più precisamente e con termini più pertinenti che quando tratteremo l'emendamento si potranno illustrare. Il problema è che probabilmente si sono riferiti, anziché all'articolato che è in discussione, alle finalità della legge, per cui è venuto in discussione prima dell'altro.

La verità è che l'emendamento numero 3, presentato dai componenti della commissione si riferisce alla esplicazione del termine "contributi" contenuto nell'articolo 5, quindi eventualmente l'emendamento doveva essere portato all'articolo 5 e non ad articoli precedenti della legge che si intendeva modificare. Per cui si esprime parere negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. La Giunta accoglie ovviamente l'emendamento numero 11, che è identico al numero 3. Il numero 11 viene collocato dopo l'articolo 1, il numero 3 viene collocato dopo l'articolo 2. Credo che in sede di coordinamento i funzionari vedranno qual è la collocazione migliore, ma i due emendamenti sono uguali, quindi la Giunta li accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi ovviamente prendiamo atto con soddisfazione della disponibilità…

CUGINI (D.S.-F.D.). Luigi, c'è un contrasto tra il parere espresso dal Presidente della Commissione e il parere della Giunta.

COGODI (R.C.). Mi vuoi suggerire quello che devo dire? Grazie del suggerimento. Dicevo che noi prendiamo atto ovviamente con una qualche soddisfazione della manifestata dal Presidente della Giunta all'accoglimento dell'emendamento numero 11.

E io ritengo che il Presidente della Giunta abbia colto esattamente il senso dell'emendamento 11, che comprende anche l'emendamento numero 3.

L'onorevole Marco Fabrizio fa male a ritenere che noi siamo distratti e leggiamo solo il testo e non leggiamo gli emendamenti; l'abbiamo letto, e tanto abbiamo letto l'emendamento numero 3 che proprio questo emendamento numero 3 necessita di un correttivo, del correttivo che noi abbiamo proposto. Perchè? Perchè l'emendamento numero 3 a firma Marco Fabrizio e più si riferisce, ponendo una questione giusta, al solo articolo 2 della legge in discussione oggi, la quale legge all'articolo 2 riprende una sola categoria, non tutte, dei contributi e dei benefici che la legge prevede, cioè riprende la categoria di cui all'articolo 2 della legge madre, della legge primaria, legge numero 26 lettera b), i benefici dell'articolo 2 punto b) sono i 40 miliardi, sui 260, di finanziamenti ai comuni e alle province per la riparazione dei danni alle infrastrutture pubbliche ed ai beni privati. Qualora questi beni privati, dice l'emendamento 3, siano coperti da assicurazione, e quindi deve pagare l'assicurazione, non opera il contributo regionale. La qual cosa è giusta per evitare un cumulo di previdenza, se no uno da un danno ne avrebbe un vantaggio, perchè avrebbe ripagato il danno dall'assicurazione e nello stesso tempo ripagato il danno dalla Regione.

Però l'emendamento numero 3 contiene due cose sbagliate: primo punto di errore è che questi beni dovrebbero essere totalmente coperti da assicurazione. Perchè totalmente? E se fossero parzialmente? Per la parte che non è totale, cioè per la parzialità dovrebbe comunque intervenire il beneficio della Regione, perchè non è detto che uno abbia coperto da assicurazione tutti i beni che sono stati danneggiati. Perchè dire totalmente? E se un bene fosse coperto parzialmente, cioè non deve operare il cumulo. Quindi, per quanto quel bene è assicurato, e fra l'altro l'assicurazione paghi, perchè potrebbe essere assicurato e l'assicurazione non paga, può nel frattempo fallire, può essere un imbroglione, cioè quando effettivamente l'assicurazione paghi per quella parte che è assicurata, quindi il totale è un di più, non dovrebbe esservi un cumulo.

Ma questo noi riteniamo deve valere per tutte le categorie di intervento, non solo per i beni mobili, anche per gli immobili, per le aziende agricole, le aziende industriali, per tutto! Anzi, c'è da ritenere che la realtà è quella che uno assicura di più i beni produttivi, non le pentole di cucina! Chi assicura le pentole di cucina? Le assicurazioni di più saggiamente si fanno in ragione delle strutture, difficilmente poi le assicurazioni accettano assicurazioni sui prodotti, per esempio, perchè la calamità naturale è così ricorrente che il rischio è troppo alto, e il premio dell'assicurazione sarebbe altissimo.

Quindi le esigenze sono due: uno, evitare il cumulo; due estendere la previsione di non cumulo a tutta la gamma degli interventi, per cui conclusivamente l'emendamento numero 11 comprende l'emendamento numero 3, non è esattamente la stessa cosa, però lo comprende, e quindi rappresenta una previsione normativa a portata generale più equa, più giusta, più congrua rispetto all'emendamento numero 3.

Dove collocarlo? All'articolo 1 bis? Forse in sede di coordinamento (anche in questo diamo ragione al Presidente della Giunta) si può vedere dove meglio collocarlo, magari non è un emendamento da 1 bis, è di portata generale e magari può essere in coda alla legge anzichè in testa, l'importante è che comprenda però tutte le categorie.

Nel dire che il beneficiario, quando è ripagato del danno, non deve avere un cumulo di benefici, con l'emendamento numero 11 vogliamo anche dire che il cittadino o l'imprenditore che abbia assicurato i suoi beni non deve essere neppure punito rispetto a chi non li ha assicurati, perchè dire solo che il beneficio regionale non spetta vuol dire che quello viene anche punito, perché? Perchè l'assicurazione ha un costo. Quindi, in ogni caso, dovrebbe essere depurato dal non cumulo quel quid che è la differenza tra il costo dell'assicurazione e l'assicurazione medesima, se no il cittadino distratto o quello che non si pone il problema, meno saggio, o che dispone di meno, che non ha proceduto a stipulare una polizza di assicurazione si troverebbe avvantaggiato rispetto a chi ha stipulato la polizza; siccome la polizza non è un atto di volontà, è un contratto oneroso, e la polizza costa, è chiaro che dal divieto di cumulo, che non è un cumulo, cioè bisogna - come dire - espungere a beneficio del danneggiato il costo della polizza, perchè in alcune situazioni può essere anche un costo alto, perchè molte polizze per assicurare certi beni, soprattutto aziende, sono abbastanza onerose.

L'emendamento numero 11 consente anche questa operazione, cioè di rimettere tutti alla pari; il risultato deve essere che assicurato o non assicurato alla fine abbiano un beneficio in ragione del danno, da una parte o dall'altra, senza che l'una o l'altra categoria abbiano a lucrare sulla diversità di condizione giuridica. Questo è il senso dell'emendamento numero 11. Semmai, se si potesse dare un premio, ma non in danaro, almeno un plauso, questo plauso andrebbe riservato a quei cittadini e a quegli operatori economici che si premurano di assicurare i propri beni, perchè assicurando, laddove è possibile, i propri beni si evitano poi conseguenze molto dannose anche per la finanza pubblica, e forse la Regione dovrebbe riprendere quella idea, che più volte è circolata, di dare contributi alle aziende ed agli operatori economici per aiutarli, per sollevarli in tutto o in parte dal costo delle polizze, perchè se la Regione spendesse alcuni miliardi per aiutare gli imprenditori, soprattutto agricoli ma non solo agricoli, ma della piccola e media impresa ad avere i loro beni assicurati, e le assicurazioni costano, spenderebbe alcuni miliardi in via permanente ma eviterebbe con le calamità naturali purtroppo ricorrenti (siccità, alluvione, grandinate e quant'altro) questi colpi che non sono mortali per la Regione, però sicuramente incidono abbastanza nel suo equilibrio finanziario, dei 300, 400, anche 600 miliardi, come in altre circostanze è avvenuto, per esempio, in ragione della siccità. Quindi un intervento regionale più oculato, mirato, in concorso con l'interesse, con la saggezza dell'imprenditore, dell'operatore economico potrebbe portare ad evitare che si debba scaricare sulla collettività sempre il rischio della calamità naturale per quanto invece è possibile che in base alla regolamentazione attuale possa essere coperta da assicurazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Come consigliere regionale, Presidente, per dire che lungi da me creare polemiche con i colleghi, ma la verità è che intendevamo raggiungere lo stesso obiettivo; da un lato ci si è espressi in una maniera, dall'altro lato ci si è espressi in un'altra, uno riferendosi a un articolo della legge precedente e l'altro dell'articolato, per cui obiettivamente si voleva raggiungere lo stesso risultato. Però c'è un fatto che la Commissione in discussione poneva, e vorrei che il collega potesse capirlo, che la garanzia assicurativa prima di tutto doveva essere idonea e poi doveva riguardare danni a beni totalmente coperti, per cui potevano esserci garanzie assicurative per il 10 e 20 per cento, allora quel tizio non aveva diritto al rimborso. Allora, in sede, come ha detto giustamente il Presidente, occorre mettere insieme le cose salvaguardando quel fine, cioè che quando il danno è totalmente coperto da idonea garanzia assicurativa chiaramente non deve essere rimborsato, se lo è parzialmente deve raggiungere il 100 per cento, è chiaro, è cumulabile. Questa è la volontà. Così la commissione si è espressa.

COGODI (R.C.). Se è coperto parzialmente sarà al cinquanta per cento. Sarebbe anche illegittimo diversamente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa all'Aula. Mi sembra che gli emendamenti 11 e 3 siano nella sostanza la stessa cosa, anche se formalmente l'emendamento 11 incide sull'articolo della legge principale, la numero 29, ma in realtà, dopo, l'emendamento numero 8(?) incide sull'articolo 2 della legge che sostituisce l'articolo 5, il quale si riferisce sempre all'articolo 2 della legge principale. Quindi in sede finale stiamo discutendo sempre della stessa limitazione del danno. Quindi penso che si possa sospendere la votazione su questo emendamento e votarlo insieme all'altro poichè parlano della stessa cosa, sebbene formalmente incidano uno sull'articolo della legge 29 e l'altro sull'articolo 2 della legge 26, sostanzialmente pongono entrambi la medesima limitazione al risarcimento del danno. Quindi, se dovessimo votare questo, e qualcuno ritiene che uno sia diverso dall'altro dovremmo rivotarli tutti e due e in sede finale si dovrebbe fare un coordinamento. Questo è il mio parere. Se poi i presentatori sono di opinione diversa si vota sull'articolo e sull'emendamento e poi se ne discuterà nel momento in cui si voterà il secondo emendamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Emlio Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I. Sardegna). Mi pare che una volta espresso lo spirito e la volontà dei presentatori dell'emendamento, sia dell'11 che del 3, ci si affida al coordinamento che in via tecnica provvederà ad estendere l'emendamento. Per me si può votare ed andare avanti.

PRESIDENTE. Allora mi sembra che sia più corretto. La tesi a cui aderiva anche l'onorevole Cogodi è di sospendere questo e discuterlo insieme all'aggiuntivo numero 3.

Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS Mario (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Noi non vediamo contrasto tra l'emendamento numero 11 e l'emendamento numero 3. Quando si dice che: "Contributi previsti dal comma precedente non sono cumulabili con i benefici derivanti da garanzia assicurativa". E' chiaro che i benefici possono essere in tutto o in parte. Quando dall'altra parte si dice che non sono dovuti per danni e beni totalmente coperti, vuol dire che sono parzialmente coperti, ci sarà la differenza di copertura. Mi pare che questo sia il senso. Quindi possiamo votarli tutti e due, noi li accettiamo tutti e due e in sede di coordinamento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 11.

Chi lo approva alzi la mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

LODDO, Segretario:

Art. 2

Integrazioni

1. L'articolo 5 della legge regionale n. 26 del 1999, è sostituito dal seguente:

"Art. 5 -

1. Lo stanziamento di cui all'articolo 2, comma 1, lett. b) è utilizzato, in analogia con quanto previsto dall'articolo 4 del decreto legge n. 560 del 1995, convertito dalla Legge n. 74 del 1996, secondo quanto indicato ai commi successivi.

2. Ai soggetti proprietari di unità immobiliari ad uso abitativo, anche collettivo, ubicate nei territori dei comuni danneggiati e individuati ai sensi dell'articolo 1, purché legalmente edificate, ovvero legalizzate o condonabili e sanabili ai sensi delle leggi vigenti, che risultano distrutte o gravemente danneggiate e per le quali il sindaco ha emesso, entro quarantacinque giorni dal verificarsi dell'evento, apposite ordinanze di sgombero per inagibilità, è assegnato:

a) un contributo, a fondo perduto, fino al massimo del settanta per cento della spesa per il ripristino dell'immobile;

b) un contributo, a fondo perduto, fino al massimo del cinquanta per cento del danno subito e comunque non superiore a lire 7.000.000 per i beni mobili di primaria necessità che siano stati danneggiati.

3. Ai soggetti proprietari di unità immobiliari ad uso abitativo anche collettivo, ubicate nei territori dei comuni danneggiati ed individuati ai sensi dell'articolo 1, purché legalmente edificate, ovvero legalizzate o condonabili e sanabili ai sensi delle leggi vigenti, le cui abitazioni e beni mobili di primaria necessità siano stati danneggiati, e ai locatari di beni immobili ad uso abitativo per i danni subiti esclusivamente dai beni mobili di primaria necessità, è assegnato, nei limiti dello stanziamento di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), un contributo, a fondo perduto, fino al massimo del 50 per cento e non superiore a lire 7.000.000, per il ripristino.

4. Per la riparazione delle unità immobiliari diverse da quelle abitative, ubicate nei territori dei comuni danneggiati ed individuati ai sensi dell'articolo 1, purché legalmente edificate, ovvero legalizzate o condonabili e sanabili ai sensi delle leggi vigenti, non comprese nelle provvidenze di cui all'articolo 3, che risultano distrutte o gravemente danneggiate e per le quali il sindaco ha emesso, entro quarantacinque giorni dal verificarsi dell'evento, apposite ordinanze di sgombero per inagibilità, è assegnato un contributo a fondo perduto fino al massimo del cinquanta per cento della spesa per il ripristino.

5. Per la riparazione delle unità immobiliari diverse da quelle abitative, ubicate nei territori dei comuni danneggiati ed individuati ai sensi dell'articolo 1, purché legalmente edificate, ovvero legalizzate o condonabili e sanabili ai sensi delle leggi vigenti, non comprese nelle provvidenze di cui all'articolo 3, che risultano danneggiate e per il ripristino delle attrezzature ivi esistenti, è assegnato un contributo a fondo perduto fino al massimo del 50 per cento per il ripristino.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati degli emendamenti. Se ne dia lettura.

LODDO, Segretario:

(inserire emendamenti numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marco Tunis per illustrare gli emendamenti.

TUNIS MARCO (F.I. Sardegna), relatore. Signor Presidente, cercherò di essere breve perchè il dibattito è stato ampio ed approfondito in Commissione, anche alla presenza di un rappresentante della Giunta regionale, e quindi abbiamo trovato un'intesa che completava il precedente testo.

L'emendamento numero 1 si tratta di una specifica per evitare che non rientrassero i comuni e le province nelle provvidenze stesse;

Nell'emendamento numero 2 abbiamo invertito il 70 per cento e 50 per cento, così come avevo detto in relazione, cioè i danni agli immobili intendiamo fare fino ad un massimo del 50 per cento, così come ci è stato suggerito dalla stragrande maggioranza dei cittadini, invece i danni ai beni immobili il 70 per cento.

Abbiamo abolito il contributo massimo di lire 7 milioni perché aveva dato adito a critiche aspre da parte dei cittadini ed era preferibile invece che fossero i comuni ad assumersi la responsabilità, secondo i criteri che saranno stabiliti dalla Giunta stessa, perché poi c'è un emendamento che attribuisce alla Giunta di determinare i criteri, le modalità e gli ammontari.

L'emendamento numero 3 l'abbiamo discusso, prima per quanto riguarda il cumulo delle polizze assicurative, dei danni già coperti da polizze assicurative.

Nell'emendamento numero 4 si dà mandato alla Giunta di stabilire i valori massimi dei contributi da erogarsi per i beni immobili e per attrezzature.

Circa l'emendamento numero 5, questa è la novità, diciamo la verità, non avevamo pensato alle vittime delle alluvioni, abbiamo pensato ai danni ai fabbricati, abbiamo pensato ai danni dei beni immobili ma non abbiamo pensato alle vittime umane; ne abbiamo avuto due. Poiché anche per analoghi eventi calamitosi (mi ricordo Sarno) quella regione aveva provveduto all'erogazione di un contributo complessivo di 80 milioni agli eredi, in commissione, previa ampia discussione, abbiamo ritenuto di portare questo contributo per le due vittime a cento milioni complessivi cadauno.

Circa l'emendamento numero 6, anticipazioni, questa è stata un'esigenza sollecitata da tutti, dai comuni e dagli stessi cittadini; per favorire una sistemazione rapida delle pratiche occorre quantomeno dare delle anticipazioni, perché c'è gente che ha perso tutto quello che aveva, dalle attrezzature agricole alle strutture, per cui occorre agire tempestivamente con questa anticipazione.

Circa l'emendamento numero 7, le disposizioni si applicano anche ai comuni, vuol dire che lasciato come era originariamente come titolo, gli eventi calamitosi del Comune di Olbia avvenuti a cavallo tra il dicembre '98 e gennaio '99 non potevano prevedersi, e poiché, invece, già c'erano state delle istruzioni delle pratiche stesse e la Giunta aveva già deliberato, mancava solo una legge specifica, si è fatto in modo con questo articolato di comprenderlo, perché nel titolo non era compreso, perché parlavamo di 1999.

L'emendamento numero 8 lo lascio per ultimo.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 9, è una esigenza tecnica dei rendiconti da parte dei comuni, mi sembra un po' troppo celere dare il tempo di 90 giorni per portare i rendiconti, mentre 180 giorni è un termine più congruo.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 10, gli impegni, riguarda proprio la concessione dei contributi ai cittadini danneggiati, superando anche quel limite dei due decimi che fissa il bilancio, perché altrimenti, concedendo questi contributi abbiamo esaurito il capitolo e chi si è visto si è visto. Così non deve essere. Deve essere dato a tutti, senza disconoscimento di cittadini di serie A) e di serie B).

PRESIDENTE. Onorevole Tunis, gli emendamenti presentati da lei sono esauriti. L'emendamento numero 8, stante il ritiro da parte dell'onorevole Emilio Floris, può essere illustrato dal consigliere Gianfranco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, come ho già avuto modo di dire in commissione, con l'emendamento intendo riproporre un problema che riguarda, in particolare, l'urgenza e la necessità di dover intervenire con delle risorse per il ripristino dei danni causati dall'evento calamitoso ad alcune infrastrutture nelle aree industriali dei comuni già individuati dall'articolo 1 della presente legge.

Intendo anche evidenziare che si tratta di danni non dovuti a incuria o a mancanza di ordinaria manutenzione, ma si tratta di danni subiti in particolare da alcune strutture viarie che sono state cancellate proprio per larga parte dall'evento calamitoso.

Permane quindi il fatto che alcune strade già siano chiuse al traffico, per cui costringono molti lavoratori a dover affrontare un giro molto lungo per recarsi nel luogo di lavoro.

Altre strade però potrebbero essere chiuse nei prossimi giorni, e quindi questa situazione, questo stato di cose, in qualche modo vanifica anche l'intervento del legislatore, che si ripropone appunto di intervenire per favorire la ripresa dell'attività produttiva in medie e piccole industrie.

Ho anche individuato un capitolo di spesa che vuole sollevare da preoccupazioni i sindaci dei territori interessati; per cui l'intervento viene proposto ed allocato al punto E) in modo da non gravare il punto B) in quanto i 40 miliardi li stiamo destinando ai comuni e alle provincie. Ma siccome vi è anche ragione di ritenere che i 50 miliardi a disposizione al punto E) in qualche modo siano esuberanti rispetto alle richieste di intervento, propongo che prioritariamente si intervenga per la ripresa dell'attività produttiva, e qualora le necessità, i fondi i disposizione dovessero in qualche modo consentire interventi anche alle strutture delle aree consortili, questo chiedo che debba essere fatto. Io lo pongo con forza all'attenzione del Consiglio; probabilmente in commissione si è in qualche modo frainteso il senso dell'intervento.

Ritengo che effettivamente qui si tratti di danni seri, gravi, causati dall'alluvione per i quali chiedo anche un intervento dell'ufficio di vigilanza della Regione che attesti che in effetti vi è correlazione tra il danno e l'evento calamitoso.

Con questo emendamento chiedo che il Consiglio lo esamini con particolare attenzione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Ortu per illustrare gli emendamenti 12 e 13.

ORTU (R.C.). L'emendamento numero 12 si inserisce dopo il punto 2 della integrazione prevista dal testo della legge in discussione e riguarda alcuni aspetti della legge di cui nella precedente tornata, dove è stata approvata la legge 26, si è anche discusso a lungo, e dove noi, tra l'altro, in relazione a quella discussione, chiedemmo nel testo anche alcune precisazioni, e che fosse, in relazione all'intervento, reso chiaro ed esplicito. Mi riferisco, per esempio, al problema che allora ponemmo, di consentire i contributi per il risanamento dei fabbricati che fossero in regola con le leggi vigenti, oppure che fossero, così come è detto, condonabili o sanabili sempre ai sensi delle leggi vigenti. Ci fu una discussione, che tra l'altro accolse quell'orientamento.

In quella occasione chiedemmo che il testo fosse reso chiaro, in modo tale da evitare anche equivoci negli interventi, soprattutto in relazione ad una situazione degli immobili che sorgono nelle aree che sono state danneggiate dall'alluvione. Nell'emendamento che proponiamo noi non vogliamo contraddire quell'orientamento, così come in qualche misura potrebbe superficialmente apparire, se l'emendamento fosse letto con una certa superficialità, nel senso che l'indirizzo fondamentale permane nell'impostazione che fu data nella discussione della legge 26. Tuttavia noi ci siamo imposti (?), in relazione anche all'attuazione di quella legge e di quell'articolato, di vedere se eventualmente non vi fossero dei limiti. E allora dei limiti vi sono, ecco la ragione dell'emendamento.

Vi è una categoria di persone che per varie ragioni trovano i loro alloggi ubicati nelle zone colpite dall'alluvione, quindi sono anch'esse colpite nei loro beni e nei loro averi, anche se spesso beni e averi modesti, colpiti dalla calamità naturale. E ci riferiamo a quei beni, ripeto, seppur modesti, che non sono né legali né sanabili sulla base della normativa vigente e che magari alcuni soggetti, soprattutto i soggetti più deboli in qualche misura sono stati costretti a utilizzare più che occupare.

Si tratta di casi che riguardano spesso situazioni limite e anche casi sporadici, per fortuna non si tratta di situazioni diffuse o generalizzate, però si tratta di situazioni che colpiscono spesso soggetti indigenti, cioè la parte più povera delle nostre popolazioni, o anche soggetti che per varie ragioni, o perché hanno subito sfratti e non sono riusciti poi a ricollocarsi in un alloggio regolare, sono stati costretti ad andare ad abitare anche in alloggi marginali, non regolari.

Quindi si tratta di situazioni particolari per le quali riconosciamo, nell'ambito dell'impostazione che a suo tempo demmo, che non può essere indicata una procedura che consenta un intervento legale, soprattutto un intervento che consenta di risarcire eventualmente quei danni.

Con l'emendamento noi vorremmo porre un problema, quello di trovare il modo per consentire a questi soggetti, che, ripeto, spesso sono i soggetti più deboli, più marginalizzati dalla società, di trovare la modalità per costruire un percorso, un'ipotesi che possa reinserirli.

Ecco perché noi nell'emendamento sosteniamo che a questi soggetti va almeno riconosciuta la priorità, visto che sono stati privati dall'alluvione anche di quei pochi averi o anche di quella struttura che hanno utilizzato come sede della propria abitazione, quindi che non possono più utilizzare, la priorità per essere ricollocati in un alloggio di edilizia economica e popolare, qualora nei comuni interessati vi fossero alloggi disponibili in questo senso, quindi essere riconosciuti dal provvedimento come soggetti prioritari, oppure essere anch'essi inclusi nei benefici che sono stati riservati, e di cui ha parlato il Presidente per il resto dei cittadini che sono stati allontanati dalle proprie abitazioni in seguito all'ordinanza di sgombero che, così come ha detto il Presidente della Giunta stamattina, usufruiscono di un contributo per l'abbattimento dei canoni di locazione pari a 600.000 lire.

Si tratterebbe di questi casi, che ripeto, sono eccezionali, di consentire e di agevolare un processo di reinserimento o in un alloggio di edilizia economica popolare, o, qualora non fosse disponibile, comunque in un alloggio che consenta di dare a questi soggetti e alle loro famiglie una casa di abitazione e non essere costretti a soggiornare in una panchina come potrebbe pure accadere.

Ecco lo spirito del nostro emendamento, che pensiamo possa essere accolto perché ha appunto la finalità di tutelare anche quelle categorie che spesso vengono dimenticate da tutti e che spesso anche dal legislatore, anche da noi quando compiamo atti pure importanti, quale il provvedimenti che stiamo per approvare.

Quindi rivolgo un invito particolare alla Giunta e al Consiglio ad accogliere la nostra proposta.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 13 ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi.

COGODI (R.C.). L'emendamento numero 13 riguarda un altro aspetto di quella dimensione di equità e di giustizia che noi riteniamo debba essere preso in considerazione dal legislatore e da chi ha potere di comando sulle cose e sul danaro pubblico; riguarda, appunto, la possibilità di dare risposte puntuali e giuste in ragione non solo della quantità dei danni che in occasione di una calamità naturale, che è pur sempre una disgrazia per tutti, possono verificarsi, ma anche in relazione alla condizione soggettiva dei danneggiati.

Se noi avessimo tante risorse da ripagare tutti i danni di tutti i tipi e dovunque il problema non si porrebbe. Siccome, però, le risorse sono limitate, ancorché il Presidente della Giunta abbia detto che questa legge prevede risorse ingenti, e noi stessi abbiamo riconosciuto che qui stiamo parlando di un'entità considerevole di risorse, noi riteniamo che le leggi debbano compiere ancora uno sforzo perché non essendo possibile pagare tutto a tutti, e quindi posto che si debbono prevedere, come la legge prevede, delle percentualizzazioni, la percentualizzazione non debba essere solo per categorie di beni, ma debba essere anche per qualità soggettiva, per condizione reale dei cittadini danneggiati.

Un danno uguale di 50 milioni per due persone può non incidere ugualmente nella condizione economica e anche psicologica, morale, di quelle due persone, perché se a perdere 50 milioni è quello che ha solo quello (di casa, di azienda o di beni) quella persona ha perso tutto. Se quel danno di 50 milioni lo subisce un altro che ha 5 miliardi, quei 50 milioni di danno ci sono ma è chiaro che influiscono in modo differenziato.

E` doveroso che gli interventi in qualche modo, per quanto possibile, perché è difficile andare a trovare criteri, modalità, che rispondano esattamente alla realtà delle condizioni soggettive economiche, ci vorrebbe una tale indagine che poi si allungherebbero i tempi e quindi anche le utilità dell'intervento pubblico, però almeno per grandi categorie noi riteniamo che si possa procedere, cioè per fasce e per evitare di allungare anche le modalità e i tempi di discussione della legge oggi, noi riteniamo che questa modalità, questo aspetto possa essere contenuto in quel principio, in quella norma di delega alla Giunta, al Governo che dispone di strumenti anche conoscitivi, di indagine, di elaborazione, per cui insieme al mandato che riceve la Giunta regionale dalla legge di prevedere il massimale, cioè qual è l'entità massima risarcibile (prima avevate previsto nella vostra elaborazione di Commissione sette milioni come massimale) e anche quello poteva non essere giusto, perché sette milioni di massimale in certe situazioni può andar bene, in altre può non andare bene, non può essere uguale per tutti. E giustamente mi è parso di capire che i comitati dei cittadini, gli stessi amministratori locali hanno detto "Non è possibile una cosa così rigida".

Naturalmente, siccome i massimali, invece di prevederli a monte, in astratto, deriveranno, io ritengo più opportunamente, dalla cognizione della situazione concreta che deriverà dagli accertamenti e dalla rappresentazione che dai territori emergeranno, quindi dal programma degli interventi, è giusto anche, o comunque può essere che questo aspetto della legge venga demandato alla Giunta, all'Esecutivo, al Governo che valuti entro quali limiti può essere risarcito un danno, però insieme noi diciamo che nell'elaborare questa procedura di ristoro del danno debba essere adottato anche un criterio di differenziazione, cioè che chi ha perso di più nel senso che quello che ha perso per lui è tutto deve essere risarcito non in percentuale in modo uguale a chi invece ha perso la stessa entità ma per quella condizione non è tutto, è una parte, spesso può essere anche una parte minima rispetto ai propri averi.

Quindi si trovi il modo, entro una banda di oscillazione, che può essere fra il 40 e il 70 per cento, che abbia più, che poi è un più relativo, possibilità di ristoro chi ha più condizione di disagio rispetto a chi ha una condizione meno disagiata. Possono essere adottati tanti criteri, anche criteri in via analogica, criteri di riferimento, esistono già individuazioni per fasce di reddito, per condizione economica, per carico familiare, insomma, si possono adottare dei criteri che certamente non stabiliranno alla perfezione le differenze, che però un pochino di più si avvicinano alle differenze reali che esistono e alle condizioni soggettive che sono diverse da caso a caso.

Mi sono limitato all'illustrazione dell'emendamento numero 13, il senso che ha questo emendamento aggiuntivo, riservandoci qualche ulteriore considerazione in ragione degli altri emendamenti nel corso della discussione generale che seguirà alla illustrazione degli emendamenti.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 14, ha facoltà di parlare il consigliere Pinna.

PINNA (D.S.-F.D.). Signor Presidente, per illustrare l'emendamento numero 14 che parte un po' da questa considerazione, che il Consiglio regionale ha fatto uno straordinario sforzo per far fronte a questo evento eccezionale con un provvedimento votato con un'ampia base consiliare, e dunque c'è stata una solidarietà generale di questo Consiglio per un provvedimento urgente che doveva dare risposte rapide alle esigenze delle popolazioni alluvionate; c'è da sperare appunto che con l'approvazione di questa nuova legge possano diventare operative tutte le misure.

Tuttavia credo che alcune operazioni, alcune azioni che sono promosse da questa legge, abbiano necessità di un preciso riscontro in fase attuativa, e mi riferisco in particolare a quanto previsto dall'articolo 6 della legge numero 26, che prevedeva l'individuazione degli interventi da parte degli Uffici tecnici della Regione per tutti quegli interventi che dovevano essere sottoposti ad un piano relativi al punto c) dell'articolo 2 della stessa legge numero 26, e cioè per la realizzazione di opere di consolidamento dei dissesti idrogeologici e di riassetto idraulico della rete idrogeologica.

Credo che su questo, per lo sforzo che ha fatto il Consiglio regionale, questo piano debba essere frutto di un severo accertamento e che il piano debba essere sottoposto (questo è il primo motivo dell'emendamento) al parere della Commissione consiliare prima che la Giunta ne dia attuazione.

Altro aspetto importante è che una volta avviati, e speriamo rapidamente, gli interventi di assetto del territorio, di difesa idrogeologica e di tutto quello che occorre per prevenire ulteriori danni in caso di eventi meteorologici eccezionali, a distanza di un anno dall'approvazione di questa legge venga presentato al Consiglio regionale un rapporto sullo stato di attuazione.

Infine, un aspetto di cui non si discusse approfonditamente in questa legge, o comunque non sono stati presi in considerazione tutti i risvolti necessari, pur avendone discusso, diversi colleghi ne avevano parlato ampiamente nel dibattito generale sulla legge numero 26, è relativo al problema della tutela del territorio, della difesa del suolo, dell'assetto idrogeologico.

Allora, siccome anche nella Regione sarda, come in tutto il territorio nazionale, è vigente ed operante, con tutti gli interventi che sono stati attivati, di cui però non si conosce lo stato di attuazione, mi riferisco alla legge numero 183 del 1989, ritengo sia indispensabile che, su questa legge e sullo stato di attuazione, essendo comunque lo stato di attuazione un processo dinamico che appartiene proprio alla dinamica di evoluzione del territorio legata sia agli interventi antropici che agli eventi naturali, sia indispensabile che su questa legge e su tutti gli interventi in difesa del suolo e di assetto idrogeologico, la Giunta regionale presenti un rapporto annuale entro il mese di settembre, indicato, ma potrebbe essere indicato anche un altro mese, al Consiglio regionale.

Questo perché il problema della prevenzione è un problema estremamente importante, sappiamo che non riguarda soltanto i bacini colpiti, il basso Campidano, il Sarrabus e così via, ma questa modifica alla legge ha evidenziato che situazioni di grave dissesto e di danni si sono verificati, come è il caso di Gonnesa e di Olbia, anche recentemente.

Per cui si pone l'esigenza che il Consiglio regionale possa effettuare una verifica puntuale relativa all'attuazione della legge numero 183.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Tunis Marco, relatore.

TUNIS MARCO (F.I. Sardegna), relatore di maggioranza. Signor Presidente, chiedo di prendere nota che il relatore esprime a nome della Commissione stessa, è chiaro, parere positivo sugli emendamenti 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 9 e 10 in quanto presentati dalla Commissione stessa.

L'emendamento numero 8, il collega consigliere Gianfranco Tunis si è espresso in un certo modo, però ha parlato in maniera divergente rispetto alle parole che sono contenute nell'emendamento stesso. Rispetto alla discussione che c'è stata in Commissione e che preferisco adesso non citare perché debbo dire che il consigliere Tunis ha superato delle difficoltà che sono state espresse in commissione stessa, ha lasciato capire di porsi in posizione vicina alle parole che aveva espresso il Presidente della Giunta regionale. Però, se noi lasciamo l'articolato così com'è, obbliga la legge stessa a prevedere i 50 miliardi a favore delle imprese ed anche ai consorzi, e invece non era quella l'intenzione del collega Tunis.

Allora occorre che il suo emendamento indichi che il punto E) sia corretto in questo modo: "Lire 50 miliardi per favorire "prioritariamente" la ripresa delle attività produttive delle piccole e medie non agricole, inoltre..." e continuiamo con la dizione che l'ha portato qui all'attenzione del Consiglio.

Allora penso che le posizioni che ha espresso il consigliere Tunis si avvicinino di molto a quelle espresse dal Presidente della Giunta e dalla commissione stessa.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 12, sono rimasto sorpreso; ora chiedo attenzione ai presentatori, perché prima hanno detto che l'Aula era disattenta, adesso la relazione del collega Ortu è stata ampia, però ha trattato un argomento diverso da quella che è la dizione esatta, cioè dal susseguirsi delle parole contenute in questo emendamento, perché dice "Ai soggetti proprietari di unità immobiliari ad uso abitativo anche collettivo ubicate nei territori..." eccetera eccetera, è l'esatta dizione contenuta nel comma terzo dell'articolo 2 del testo che stiamo esaminando e che probabilmente voi non avete avvertito che è contenuto quell'aspetto, cioè dove è previsto, se ci sono danni agli immobili, un rimborso del 50 per cento. C'è, è contenuto nelle parole stesse.

Mentre esprimo delle perplessità che in un emendamento di questa legge si possa prevedere di, qualora non si rientri nei benefici di cui ai commi precedenti, così, all'ingrosso, siccome la legge aveva previsto tutto, però nel caso non preveda per tutti la stessa cosa, perché lei ha parlato di gente in affitto e non di proprietari. I proprietari sono disciplinati, cioè i danni agli immobili ed ai beni mobili vengono rimborsati al 50 per cento, c'è scritto. Poi dite, all'ingrosso "E se non rientrano nei benefici del comma precedente è riconosciuto in via prioritaria il diritto a essere ricollocati in alloggi di edilizia economica e popolare".

Nell'edilizia economica e popolare ci sono i beni dell'Istituto Autonomo Case Popolari e i beni dei comuni; per quanto riguarda i comuni, è chiaro che si può prevedere, ma se gli immobili sono dello IACP come può una legge in questo caso obbligare anche un ente, che pure ha natura regionale, a fare in modo di poterli collocare?

Riconosco che ci possono essere delle perplessità di natura giuridica, cioè dei motivi di rinvio, ed addirittura si prevede da un lato anche il concorso nell'abbattimento del canone di affitto. Queste sono materie già oggetto di disciplina nei comuni stessi, perché quando ci sono questi eventi calamitosi il comune provvede collocando, e qualcuno mi smentisca, gli individui che si trovano in questa situazione, in beni di fortuna che sono solitamente scuole non abilitate, beni appartenenti al comune stesso, e poi provvede a dare anche dei contributi alle persone interessate per far fronte ai canoni qualora dovessero provvedervi. Ma non penso che in una legge possano essere disciplinate queste cose; ho dei dubbi dal punto di vista di legittimità, e corriamo il rischio che possa essere rinviata proprio per questi aspetti. Comunque lascio una valutazione più precisa alla Assemblea e alla Presidenza, però esprimo delle forti perplessità al riguardo che si dovrebbero identificare in un parere negativo del relatore, non accoglibile.

L'emendamento numero 13 tratta un argomento molto delicato. Collega Cogodi, i sindaci dovrebbero assegnare i contributi in maniera certa e trasparente, questo è un obbligo che incombe su tutti gli amministratori, e i sindaci, poiché hanno questa responsabilità, la devono adottare. Ci mancherebbe che adesso loro devono, con legge, dire: "Attenzione, ti devi riferire alle differenti condizioni economiche dei destinatari".

Anche qui, mi consenta, per uno che ha 800 milioni di reddito rispetto ad uno che ne ha 50, pur comprendendo le ragioni di tipo sociale che lei dice per la priorità, penso che provvedendo in maniera difforme e stabilendo che debba essere quello che si trova in quelle condizioni economiche stiamo andando contro legge, perché in nessuna parte è sancito che si debba operare in questo modo, sono soltanto dei principi, degli indirizzi. I sindaci che sono buoni amministratori tengono conto di queste situazioni, ma in una legge non si può, secondo me, disciplinare questo aspetto, perché si pone anche questo in termini di costituzionalità, ed anche qui ritengo possano esserci motivi di rinvio.

Il relatore esprime parere negativo, non accoglibile, però, eventualmente si rimette alle decisioni dell'Assemblea e della Giunta.

Per il parere sull'emendamento numero 14, il relatore si rimette alla decisione della Giunta regionale in quanto disciplina aspetti di attività dell'esecutivo, ed è meglio che tali impegni debbano essere disciplinati non in Consiglio regionale. Mi rimetto alle decisioni della Giunta regionale stessa, non ritengo di dover disciplinare aspetti tipicamente esecutivi, cioè, stiamo imbavagliandolo, però, probabilmente, se il Presidente lo ha ribadito già in Commissione e confermerà gli orientamenti verbali, vanno bene, messi in legge, se il Presidente ritiene che possano essere portati, io mi rimetto alle decisioni del Presidente stesso.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

FLORIS MARIO (U.D.R.). Presidente della Giunta. La Giunta accoglie gli emendamenti numero 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 8, ribadisce al Consiglio che la Giunta non è ancora in condizione di avere i dati relativi ai danni dei beni mobili e immobili, nonché ai danni alle infrastrutture e alle attività produttive delle piccole e medie imprese.

Mi è parso di capire anche dall'intervento dell'onorevole Tunis Gianfranco che comunque l'idea è sempre quella di andare prima a quelle che sono le esigenze dei comuni e delle provincie, e poi, se ci fossero dei soldi che avanzano, procedere invece alle aree industriali che hanno avuto la rete viaria distrutta o danneggiata, anche se sappiamo tutti che in queste aree di sviluppo industriale occorre un intervento massiccio perché tutte le strade sono in condizioni abbastanza...

Quindi proporrei di aggiungere alla lettera E) articolo 2 lire 50 milioni per favorire prioritariamente la ripresa delle attività produttive delle piccole e medie imprese non agricole, e successivamente riprendere l'emendamento presentato.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). E inoltre la riparazione….Posso proporre un emendamento orale nel senso…

FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Ma è semplice, non è che ci sia….E' preso l'emendamento, aggiunto…

Per quanto riguarda l'emendamento numero 9, la Giunta lo accoglie. Il numero 10 lo accoglie.

Il numero 12 non lo accoglie perché la Giunta ritiene che noi stiamo tutelando diritti soggettivi e non possiamo imporre ai comuni i problemi legati ai problemi abitativi, così come non accoglie il numero 13, pur condividendo nell'uno e nell'altro lo spirito, ma noi stiamo risarcendo dei danni subiti, quindi non possiamo entrare e legiferare in merito ad un problema che pure esiste.

Per quanto riguarda l'emendamento numero 14, la Giunta chiede di votarlo per parti, perché non accoglie il primo comma in quanto, sentito il parere della commissione competente consiliare, riporta a tempi biblici, mentre qui abbiamo l'urgenza di andare immediatamente all'attuazione dei provvedimenti, anche perché nell'articolo 7 della legge è chiarito che all'individuazione degli interventi di cui all'articolo 2, nonché alla determinazione dei criteri, modalità di erogazione dei contributi, si provvede con delibera di Giunta, sentita la commissione consiliare competente. Quindi, una volta che è sentita sui criteri...

Mentre è d'accordo sul comma 2 e non è d'accordo sul comma 3 perché non è materia afferente alla discussione sulle alluvioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Presidente, onorevoli colleghi; francamente sull'emendamento numero 2, che so essere frutto del lavoro della commissione, e che peraltro è stato accettato dalla Giunta e che quindi voterò se non altro per disciplina, vorrei esprimere qualche leggera perplessità. Francamente non mi pare del tutto equo che si siano invertiti i parametri che erano stati stabiliti a suo tempo, e cioè che per le riparazioni delle case il contributo era del 70 per cento, che ora invece scende al 50 per cento, se non ho capito male. Mentre invece, per quei beni di primaria necessità, dal 50 per cento si passa al 70 per cento.

Credo che per una famiglia sia più necessario e prioritario la riparazione della propria casa colpita dalle alluvioni che non il ristoro per i danni che si sono avuti per i cosiddetti beni di primaria necessità.

Tra l'altro vorrei che qualcuno mi spiegasse, perché io ritengo di essere molto ignorante sull'argomento, cosa si intende per beni mobili di primaria necessità. Nell'accezione del Codice Civile italiano per beni mobili si intendono tutti i beni che immobili non sono, quindi anche un libro, anche il prosciutto appeso nella mia cantina è un bene mobile per il Codice Civile italiano, e nessuno potrà obiettarmi che il prosciutto appeso nella mia cantina non sia di primaria necessità, in quanto idoneo a sfamare la mia famiglia.

Dunque, sulla dizione "beni mobili di primaria necessità" secondo me occorrerebbe fare un po' più di luce, perché diversamente rischiamo di dare un contributo che prima era pari al 50 per cento, ora diventa del 70 per cento, non soltanto a quelle attrezzature che io ritengo veramente di primaria necessità, come può essere il letto, la cucina elettrica, la lavatrice e così via. Non saprei la televisione, certo, per molte famiglie probabilmente anche la televisione può darsi che venga considerata bene di primaria necessità, io ne dubito, ma qui siamo per fare un po' di larghezze e quindi può anche essere che anche il televisore possa essere consentito nell'elencazione dei beni mobili di primaria necessità.

Ma stiamo attenti a non allargare molto il concetto. Io avrei parlato più facilmente di attrezzature e arredamenti che non di beni mobili, perché i beni mobili sono anche le derrate, i libri, anche la mia sciarpa che posso aver perduto durante l'alluvione.

Il concetto di bene mobile di primaria necessità è un concetto che, secondo me, non esiste da un punto di vista strettamente giuridico e che secondo me metterà in difficoltà coloro i quali dovranno applicare questa norma.

Mi limito a fare questa osservazione; ripeto, voterò disciplinatamente l'emendamento, perché è stato proposto dalla commissione nella sua interezza ed è stato fatto proprio anche dalla Giunta, ma questo non significa che io non debba qui, proprio per liberarmi la coscienza, dall'esprimere un'opinione piuttosto problematica. Che poi ho notato che è stato tolto anche il limite dei sette milioni, che può essere anche giusto, perché in effetti ci possono essere casi che superano i sette milioni, ma non è che abbiamo risolto del tutto il problema, perché poi diciamo che sarà la Giunta a stabilire i criteri. Domani al limite potrebbero essere anche più restrittivi.

Voterò invece l'emendamento numero 8 perché nella dizione che è stata testé enunciata dal Presidente della Regione, cioè che appaia chiaro agli atti del Consiglio che prioritariamente vengono sovvenzionati prima i danni ai privati, ai comuni, provincie e così via e successivamente i danni alle strutture del consorzio, mi pare che questa sia una dizione accettabile; escludere anche quelle che sono le reti viarie o comunque le infrastrutture di un consorzio industriale non mi parrebbe neppure giusto, perché se io lo accetto per un comune lo devo accettare necessariamente per il consorzio che è ente locale quanto il comune, tra l'altro le piccole industrie e le industrie che lavorano in quella zona secondo me hanno bisogno proprio della rete viaria. E' inutile che io aiuti una piccola industria se poi il piccolo industriale non riesce neanche a farci arrivare un camion. Quindi mi trova del tutto favorevole.

Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 13, proposto da Cogodi, Ortu e Vassallo, e sul quale il Presidente della Giunta non si è dichiarato favorevole, non nascondo una certa mia propensione favorevole, perché il fatto che si stabiliscano criteri di gradazione in ragione delle differenti condizioni economiche mi trova veramente concorde. E' chiaro che anche il notaio Contu può avere case o mobili distrutti o comunque danneggiati nella zona alluvionata, ma certamente il caso del notaio Contu è diverso dal caso dell'operaio Melis, il quale ha certamente meno risorse del notaio. Quindi non nascondo che l'emendamento numero 13 presentato dagli onorevoli Cogodi, Ortu e Vassallo personalmente mi trova favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi e soprattutto onorevole Presidente della Commissione, io penso che rispetto agli emendamenti da noi presentati, e precisamente il numero 12 e il numero 13, sia necessario che da parte vostra ci sia un maggior approfondimento, anche perché dalle risposte che abbiamo avuto poc'anzi si evince chiaramente che le risposte non sono congrue allo scopo degli emendamenti stessi, nel senso che non si è capito lo scopo di questi emendamenti, in quanto, se parliamo dell'emendamento numero 13, noi non chiediamo altro che all'emendamento numero 4, per cui all'emendamento aggiuntivo all'emendamento numero 4 della Commissione, che la Giunta regionale, nel momento in cui stabilisce i criteri, tenga conto, anche della gradazione dei benefici in ragione delle differenti condizioni economiche. Questo perché? Vedete, se noi sapessimo e fossimo nella fattispecie in cui i soldi sono più che congrui, sono tanti, però abbiamo detto e tutti sappiamo che non potranno essere sufficienti a coprire tutto, per cui è chiaro che noi presupponiamo che sia necessario fare una scelta, perché se ci fossero fondi che coprono tutto e tutti non ci saremmo posti nemmeno il problema. Però, dato che sappiamo che non è così, per cui il legislatore che deve legiferare deve tener conto anche delle proprie possibilità e di quello che mette in campo, noi riteniamo che bisogna fare delle scelte. Per cui mettiamo in capo alla Giunta la responsabilità, sulla base di una indicazione politica molto precisa, di dare direttive ai comuni, dove oltre indicare i valori massimi dei contributi da assegnare indica anche la griglia in cui questi contributi devono essere erogati.

Mi sembra una cosa molto semplice e lineare. Peraltro criteri di questo tipo li adoperiamo per tutte le leggi regionali, compresa quella che stavamo discutendo stamattina sul canone di locazione, ma si potrebbero fare altri esempi. Per cui non si capisce dove sia questo problema di illegittimità e di rilievi che potrebbero venire da parte di chissà chi, da parte del Governo.

L'altra questione riguarda invece l'emendamento numero 12. Scusate, l'emendamento numero 12 non è vero che non si concilia col testo, o che sia già ricompreso nella fattispecie del comma terzo o del comma secondo, in quanto noi vogliamo normare e vogliamo dare una soluzione ai soggetti proprietari di unità immobiliari ad uso abitativo, anche collettivo, ubicate nei territori che risultano danneggiate e che non sono individuate come risarcibili. Chi sono questi che non sono risarcibili, e facciamo riferimento all'articolo 1? Sono coloro che hanno edificato abitazioni che non sono sanate o sanabili. Noi siamo quelli che la volta scorsa hanno chiesto di introdurre l'espressione "sanati o sanabili", però ci rendiamo conto che questa formulazione, che è esatta e che peraltro non potrebbe che essere così, però in effetti crea un vuoto, perché ci sono persone che per stato di necessità o per altri motivi, hanno costruito abitazioni che non sono sanabili e che rimangono completamente fuori dal provvedimento.

Ecco perché noi, per queste persone, dato che siamo per tutelare tutte le persone nel limite del possibile, noi riteniamo che possiamo tutelare anche questa fattispecie di cittadini, abbiamo introdotto il concetto che queste persone non si possono lasciare in mezzo alla strada o non si possono lasciare nel ricovero pubblico che in stato di emergenza abbiamo procurato. Allora noi diciamo che a queste persone, dato che non sono ricomprese in nessuna fattispecie della legge in discussione, la legge che abbiamo approvato la volta scorsa, vada comunque garantito un livello di tutela. Come avviene il livello di tutela? Attraverso due modi: o attraverso la possibilità di accedere agli alloggi di edilizia economica popolare, chiaramente se aventi i requisiti di legge, perché questo è il presupposto, o attraverso il contributo del sussidio per l'affitto dell'abitazione che dovranno cercare.

A noi sembra che questo emendamento abbia un senso e corrisponda ad una logica: dare una risposta a tutti cercando di fare in modo di non lasciare per strada nessuno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Io vorrei fare solo alcune considerazioni nel merito della impostazione complessiva degli emendamenti.

Noi abbiamo presentato gli emendamenti numero 11, 12 e 13, che avevano una loro logica ed una loro finalità. La logica era quella di introdurre, o perlomeno di cercare di dare un contributo per introdurre alcuni criteri di equità, sanare anche alcune ingiustizie e fare in modo che questo provvedimento venga attuato con trasparenza.

Abbiamo tutta l'impressione che questo sforzo, che noi riteniamo utile per tutti, non venga colto nel suo significato profondo, perché non lo si vuole cogliere nel suo significato, e invece si vogliono perseguire altre strade: la strada della logica del provvedimento che è stato presentato, la strada che è prevista anche dalla logica degli emendamenti, che non aiuteranno assolutamente a migliorare l'intervento per risarcire i danni dell'alluvione, di questo dobbiamo essere chiari e consapevoli, non c'è questa volontà…Io mi rifiuto di parlare, Presidente, o uno riesce a fare in modo che quest'Aula lavori…

PRESIDENTE. Prego i colleghi che devono fare delle discussioni, di farle fuori dall'aula.e non in aula. Per favore. Prego onorevole.

ORTU (R.C.). Quindi dicevo che la logica che invece si vuole perseguire, che non aiuta a migliorare l'intervento e che aggroviglierà ulteriormente la situazione, ritardando poi le provvidenze che dovranno essere erogate e quindi aumentando il malessere che già esiste nei territori e nei comuni e nelle popolazioni che sono state colpite dall'alluvione, perché il criterio è quello del pasticcio. Questa è la realtà! Tant'è che non può essere letto diversamente il contenuto dell'emendamento numero 2. Questo emendamento, in contrasto con quanto previsto invece dal testo di legge della Commissione, ribalta i criteri che lì erano contenuti e sceglie la strada, per esempio, che noi riteniamo assurda, di risarcire i fabbricati, cioè quella parte più certa, o perlomeno che può essere con più facilità anche certificata dei danni subiti dalle popolazioni e dai soggetti colpiti dall'alluvione, ecco, quelli vengono puniti con questo provvedimento perché il risarcimento viene ridotto dal 70 al 50 per cento, anche qui introducendo, tra l'altro, delle ingiustizie, perché per esempio noi ci chiediamo anche qui se non fosse stato il caso, in situazioni particolari, anche drammatiche che pure vi sono, di soggetti indigenti, che sono proprietari di un unico alloggio che attraverso questo strumento trovano la possibilità di essere risarciti, di avere un contributo del 50 per cento, come faranno ad intervenire per riparare i danni per il resto del 50 per cento, e se per esempio non fosse stato necessario introdurre una modulazione differente che avesse consentito anche di accedere a dei contributi per ripristinare l'alloggio, quell'unico alloggio di cui magari dispongono quelle famiglie, per poterci tornare quanto prima a risiedere e quindi gravare anche meno sul resto della comunità. Invece si sceglie una strada, che è la strada del pasticcio; si parte dal 70 per cento, si riduce al 50 cento, non si valutano situazioni limite che pure esistono e quindi non si agevola nemmeno l'intervento di recupero e si creano situazioni che si protrarranno nel tempo. Invece si sceglie poi la strada, così come in sostanza indicava anche l'onorevole Contu, di premiare non si sa bene che cosa e chi. Anche se noi diciamo che vanno anche qui risarciti i danni dei beni immobili. Però anche qui con equità e con trasparenza e con direttive e criteri che stabiliscono un modo certo di intervenire leggibile per tutti. Qui corriamo il rischio, tra l'altro, di mettere nei guai, come succederà, gli amministratori comunali che si pentiranno amaramente di essersi caricati di un provvedimento che corriamo il rischio che aumenti i danni invece di diminuirli.

Quindi, non si vuole seguire la strada che abbiamo indicato di dare equità, di sanare le ingiustizie, di introdurre trasparenza, ma invece si vuole perseguire la strada del pasticcio. In relazione ai nostri emendamenti, sinceramente anche qui noi apprezziamo che gli emendamenti vengano accolti nello spirito, Presidente, ma sinceramente ci preoccupiamo anche del corpo e vorremmo che fosse ristorato lo spirito e che in qualche misura fossero create le condizioni perché anche il corpo per lo meno possa stare sotto un tetto, perché questo è il problema che abbiamo posto. Tra l'altro si dice che i provvedimenti, l'indicazione che abbiamo detto non sarebbe accoglibile perché non potrebbe essere contenuta in un provvedimento di legge. Ma insomma, i comuni hanno già oggi le competenze per quanto riguarda l'elaborazione delle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi di proprietà dei comuni o dello IACP, sulla base di una disposizione di legge regionale, quindi non capisco perché una legge regionale non possa indicare la priorità per l'assegnazione nei casi che sono richiamati da noi nell'articolo 12, che non è, come ha sottolineato giustamente Vassallo, la stessa cosa di quanto contenuto nel punto 2 dell'articolo 2 del testo di legge della Commissione.

E` cosa ben diversa, e si tratta di intervenire in situazioni limite che pure esistono, e dove un minimo di solidarietà, di cui tutti ci riempiamo la bocca, dovrebbe essere poi trasfusa anche negli atti che vengono compiuti da parte del legislatore, anche perché - e ripeto - è possibile e sarebbe da questo punto di vista un segnale. Anzi, io dico che già oggi esistono le normative. Noi l'abbiamo voluto richiamare per richiamare un problema, perché è chiaro che un Sindaco di fronte ad una graduatoria ha la possibilità di utilizzare già oggi gli attuali strumenti che consentano di dare priorità a chi ha, in sostanza, subito lo sfratto, oppure chi è nella condizione di non poter godere di un qualsiasi tipo di alloggio.

Queste erano le cose che noi volevamo sottolineare, che volevamo porre all'attenzione del Consiglio, per tentare di compiere una correzione di una legge, o di una proposta di legge, che per noi rimane pasticciata, che invece di agevolare l'intervento lo ritarderà, e ne riparleremo molto probabilmente tra alcune settimane o tra alcuni mesi, quando saremo costretti ancora una volta ad adottare un provvedimento di modifica, proprio in assenza del fatto che oggi se si fosse intervenuto in modo celere.. sinceramente non capisco a che cosa stia pensando la Giunta, se alla legge che vuole approvare in consiglio, o…

PRESIDENTE. Prego i colleghi di non fare brusio.

ORTU (R.C.). Allora dicevo, noi siamo preoccupati perché la strada che si vuole imboccare non porterà ad una accelerazione dell'intervento, saremo costretti a tornare con altri provvedimenti, con altre correzioni che aumenteranno i pasticci. Sarebbe stato invece utile, ed ho concluso, se noi avessimo oggi potuto discutere delle direttive di attuazione del provvedimento, perché sono l'unico strumento che poi concretamente possa consentire di dare pratica attuazione al disposto di legge e che possono davvero accelerare l'intervento, perché senza le direttive non sarà possibile realizzare, o perlomeno accogliere, la richiesta che viene dalle popolazioni e dai Sindaci in relazione all'esigenza di dare risposte immediate.

Questo non lo si vuol fare, noi speriamo che il Consiglio e che il Presidente della Giunta, rispetto anche alle cose dette nelle sue dichiarazioni, abbia un ripensamento ed in qualche misura aiuti a correggere il provvedimento e a fare in modo che si esca da una situazione di confusione e si imbocchi invece la strada di un indirizzo che deve essere chiaro, equo, giusto e trasparente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, noi ci rendiamo conto che un confronto in Consiglio regionale che riguarda un provvedimento importante, sicuramente non è un confronto che si dispiega in modo pieno ed interamente improduttivo, quando mi pare che si riduca alla sola volontà di intervento di un Gruppo consiliare, quello della Rifondazione Comunista, tra l'altro un Gruppo molto limitato nella sua consistenza.

Siamo tre, possiamo parlare dieci minuti, parliamo dieci minuti.

Preferiamo utilizzare bene i dieci minuti in questa circostanza, piuttosto che dover domani, o non so quando sarà, considerare che molte delle cose che oggi parrebbe pochi vogliano prendere in considerazione, in realtà poi si dimostrerà che avevano un fondamento e forse sarebbe stato meglio che fossero state prese in considerazione. Noi abbiamo posto alcune questioni di ordine pratico, alcune questioni molto concrete, che a noi paiono anche molto giuste, e abbiamo avanzato obiezioni rispetto a correzioni che consideriamo peggiorative della legge che il Consiglio regionale aveva a suo tempo già approvato.

Parto dalle nostre due proposte principali, per le quali ha detto bene il collega compagno Velio Ortu, e prima ancora Vassallo, noi non vogliamo che sia tenuto in conto lo spirito di una proposta separandolo dal corpo della proposta, cioè dal suo valore, dal suo significato, dal suo effetto. Come si fa a dire che abbiamo accolto lo spirito di una proposta se non daremo, signor Presidente della Giunta e caro collega, no, non più collega, ma il titolo rimane, onorevole Manunza, come si fa a dire che abbiamo accolto lo spirito di una proposta quando si vuole decidere di non dare nessuna risposta a quel cittadino, a quella famiglia sulla cui testa è ugualmente caduta la disgrazia dell'alluvione e che ha avuto distrutta la casa, quando questo cittadino e questa famiglia si trova nella condizione di avere un tempo costruito una casa senza i crismi della legalità e tuttavia abita una casa. E il suo Comune, il potere, l'autorità pubblica, ha acconsentito nel frattempo per anni, forse per decenni che quello continuasse ad abitare quella casa che lui si è costruito. Ugualmente rispetto a tanti altri cittadini che si sono comportati nello stesso modo. Però è accaduto che non quei cittadini, altri, ma che Governi dello Stato, ad un certo punto hanno detto: "Creiamo condizioni per rendere legali certe abitazioni che sono illegali", e quando gli stessi provvedimenti dei Comuni, agevolati correttamente ed utilmente dalle leggi della Regione, hanno consentito attraverso i piani di recupero di restituire alla legalità, di dotare di servizi quartieri inizialmente abusivi, dove principalmente la povera gente, soprattutto nei nostri paesi o alle periferie delle città, si era costruita una casa.

Quindi, cittadini che hanno usato lo stesso strumento, lo stesso metro di giudizio, la stessa morale, però ci sono quelli che sono incappati, senza saperlo, in una condizione di non sanabilità. Esiste una zona vicino ad Elmas, ma credo che riguardi non soltanto Elmas, dove ci sono degli insediamenti abitativi che ricadono nel cono di atterraggio degli aerei, che è un'area vasta di sicurezza entro cui non si può edificare, questo cono può anche ampliarsi perché l'aeroporto, il traffico aereo cresce e quindi quelle case non sono sanabili, a differenza di quelle costruite nello stesso modo poco poco più in là che sono sanabili. Se quelle case, quelle famiglie, quelle persone fossero state colpite allo stesso modo perché volete dire, insistere, arroccarvi nel dire che a quella persona e a quella famiglia che ha avuto la casa distrutta non gli tocca nulla, zero. E` evidente che non gli può essere dato il contributo per fare la casa lì perché è illegittimo. E` illegale rifare quella casa che era illegale e non è sanabile. Ma sotto il profilo sociale dell'aiuto alla persona e alla famiglia, del danno subito perché non gli si può dare un'altra alternativa, come noi diciamo? Un intervento che ne agevoli l'accesso all'edilizia economica e popolare? Oppure in sostituzione quel contributo in danaro che ne agevoli l'accesso ad una casa in affitto anche privata, come si fa anche con altri cittadini. Quello ha perso la casa, era casa sua e voi dite: "Non mi riguarda". Si vuol fare un provvedimento che vuole ricomprendere tutto, anche i ponti, le strade, qualcuna costruita pensando ad una grande area industriale che poi è rimasta piccola area industriale, anche strade e ponti su cui non passa nessuno, e no, quelle case no, quelle famiglie no, quelle persone no. Noi chiediamo di sapere, oggi, come volete rispondere a questo bisogno e a questo diritto. Che è un fatto di umanità, non è che perché sono una minoranza rispetto ed una maggioranza non valgono. I diritti sociali valgono uguali, anche quando sono di una minoranza.

Seconda questione. Abbiamo detto: "Vogliamo porci il problema in termini cauti, non estremistici, di graduare l'intervento in ragione delle condizioni economiche dei beneficiari?", posto che qui non c'è un rubinetto aperto dove tutti potranno avere tutto perché parliamo di un fondo di 40 miliardi rispetto al quale dovranno essere finanziate anche le opere pubbliche comunali ed ai privati rimarrà una parte di quei 40 miliardi; ed allora dovete dire che non c'è il danaro per tutti e se non c'è per tutti bisogna distinguere, e non si può risarcire uguale per tutti. Abbiamo detto, con una proposta molto cauta, stabiliamo fasce anche ampie di differenziazione, così come già fatta la Regione. Che c'entra, Tunis Fabrizio Marco, con la storia dell'incostituzionalità. Questo è incostituzionale! Perché tutto l'accesso alle provvidenze pubbliche sempre è regolato in base alla capacità economica, perché la Regione quando da i mutui per le case, anche il tasso di interesse sui mutui lo fa pagare in modo diverso per fasce di reddito. Anche quando dà i mutui sulle case, perché c'è una fascia A che paga un interesse ed una fascia B che paga un interesse maggiore in base al reddito, a fasce di reddito, non andando a vedere di ognuno la lira di differenza. E quando c'è l'accesso alle altre provvidenze pubbliche, agli alloggi di edilizia economica e popolare perché non ci sono le graduatorie e non sono le fasce di reddito che determinano le priorità? Di che cosa parliamo? Di cose astratte, astruse, stiamo dicendo anche in via analogica per fare in fretta. Si prenda una delle categorie...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le ricordo che il tempo è scaduto.

COGODI (R.C.). Io sto finendo, perché sto parlando di molti emendamenti e non si può dire una parola su 12 emendamenti parlando cinque minuti, perché si dovrebbe parlare 30 minuti ad emendamento e non sarebbe un Parlamento questo, comunque sto finendo.

BIGGIO (A.N.). Le regole sono le regole.

COGODI (R.C.). La prima regola è quella che tu ascolti intanto, e forse qualche volta impari qualcosa. La seconda regola è che c'è il diritto di ognuno di dire una parola.

(Interruzione del consigliere Biggio)

COGODI (R.C.). Tu fai quello vuoi, fai che ti pare. Non ho chiesto il permesso prima, non lo chiedo adesso, non lo chiederò dopo a te il permesso di dire quello che penso e di affermare, di proporre e di illustrare quello che pensiamo. Se mai, sommessamente, chiedo al Presidente se riesce a far stare zitto chi non ha chiesto la parola. Capita poi, non è che mi innervosisca, allora questo mi rende più difficoltoso l'intervento, trovare la conclusione, la parola. Se i colleghi, di quella parte soprattutto, quelli che non vogliono ascoltare, quelli di destra, quelli che dicono che non vale quello che noi diciamo solo perché non vale, non ascoltano. Io ho apprezzato l'intervento... Perché non stai zitto? E ti rinvii a qualche altro posto. Lascia che uno esprima la sua opinione, sto concludendo, sto parlando su molti emendamenti, volevo dire una parola che servisse a trovare una soluzione anche migliore di tutta questa vicenda, perché la tua impazienza sul minuto e sul secondo non agevola poi i lavori, come ben si vede, alla fine si può parlare più volte distribuendo gli interventi, perdiamo il filo e perdiamo anche tempo.

Conclusivamente, noi abbiamo riproposto queste due questioni, abbiamo invitato e vorremmo invitare il Consiglio regionale, prendendo spunto anche da una parola, mi è parso, di equilibro e di saggezza che ha pronunciato il collega onorevole Contu, a voler tenere in giusta considerazione queste due questioni che, secondo noi, migliorano il testo e il contesto della legge che discutiamo. Perché diversamente è difficile che voi possiate giudicare migliorativa questa legge solo perché proponete un ultimo emendamento dove, Presidente concludo con questa segnalazione che riguarda anche la accettabilità o meno di un emendamento, c'è un emendamento che dopo che il Consiglio ha votato che l'ambito degli interventi si estende alle calamità naturali similari rispetto a quelle dell'ultima alluvione, badate siamo partiti con l'alluvione ultima, poi adesso voi state estendendo a quello che è accaduto nell'ultimo anno, sempre con gli stessi danari. Se voi aumentate con l'ultimo emendamento anche ad una calamità che si è verificata ad Olbia o in Gallura nel '98, intanto questo contrasta con l'articolo già approvato, perché il titolo del legge l'avete modificato dicendo: "Interventi di tutto il 99" e poi fate un emendamento perché il mese di dicembre del '98 faccia parte del calendario del '99. Quindi, segnalo anche questa incongruenza, che non è soltanto di calendario e di termini, per cui quell'emendamento sarebbe anche irricevibile, ma per dire che qui a tutto si vuole essere attenti, eccezion fatta che ad una congruità, ad un equilibrio, ad una giustezza di una legge.

Io intravedo già qualcuno di quei colori di quell'arcobaleno che da altre parti, partendo missioni e iniziative con tanto spirito di bontà, alla fine possono manifestare decadenza, corrompimento, difficoltà, con tutto quello che ne può conseguire. Questa legge, secondo noi, può essere ancora migliorata, assestata, aggiustata e può essere una legge utile del Consiglio regionale. Diversamente rimarrà una legge che voi avete pensato di fare pensando non tanto ai danni, alla sofferenza delle popolazioni, quanto piuttosto al bisogno disperato che voi avete di legittimare, voi maggioranza, una persistenza ed una permanenza nel governo della Regione che si manifesta in questo modo e con questo segno.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.D.). Io prendo atto favorevolmente del fatto che il Presidente della Giunta ha colto l'esigenza che questa legge, ad un anno di distanza dalla sua applicazione, venga un po' verificata in tutti i suoi aspetti, proprio per accertare che effettivamente sia stata applicata secondo la volontà del Consiglio.

Relativamente agli altri due commi, per il primo il Presidente ha ritenuto sufficiente l'articolo 7 della legge 26 in relazione ai pareri da esprimere da parte da parte della Commissione consiliare. Voglio soltanto segnalarle, Presidente, che il parere della Commissione consiliare programmazione e bilancio è relativa agli interventi dell'articolo 2, comma 1 lettera E). Per cui, se lei ritiene che effettivamente la Commissione, per questi interventi che non rivestono carattere di emergenza per le persone, debbano essere sottoposti alla Commissione, sarebbe opportuno recepire il comma 1 del nostro emendamento.

Per quanto riguarda invece l'articolo 3, io credo che il Presidente della Giunta l'ha giudicato non pertinente, fuori tema. Voglio ricordare al Presidente della Giunta ed ai colleghi che con la legge 183 l'obiettivo era quello di superare la frammentazione e la disomogeneità delle norme fino allora vigenti in materia di difesa del suolo e di assetto idrogeologico e di difesa delle acque. Lo strumento principale che si voleva conseguire, l'obiettivo principale, era quello di realizzare piani di bacino. In Sardegna ne sono stati individuati 7, dicevo prima, e un piano di coordinamento regionale. L'obiettivo principale dei piani di bacino è quello di realizzare e di adottare interventi ed un piano per l'assetto idrogeologico, la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico e l'adozione delle misure di salvaguardia. Allora io credo, Presidente, che questa legge, che non so in che misura sia stata attuata a livello regionale, è strettamente pertinente ed è quella che a noi può far prendere coscienza rispetto alla maturità che ci deve essere da parte di tutti, e quindi anche di presa di coscienza di questo Consiglio regionale, che è indispensabile non dico neanche spendere, perché probabilmente si è già speso tanto in prevenzione, c'è bisogno soltanto di sapere come la Regione ha attuato questa legge, quali sono stati gli interventi già definiti ed eventualmente quelli che risulta indispensabile programmare man mano che vanno avanti le situazioni di dinamica nella gestione del territorio, per effetto dell'intervento dell'uomo e degli eventi naturali.

Per cui chiedo, per queste ragioni, al Presidente ed ai colleghi del Consiglio, di riconsiderare in quest'ottica i commi 1 e 2 del nostro emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, qualche volta è vero che repetita iuvant, ed allora il batti e ribatti dei colleghi di Rifondazione mi hanno personalmente convinto che i due emendamenti 12 e 13 meritino una particolare attenzione, soprattutto per i motivi di ordine sociale che sono stati individuati.

E` vero che l'emendamento numero 13 è troppo generico, per cui potrebbe anche determinare, se fosse accolto, il rinvio della legge, visto che non sono indicati i criteri che dovrebbero essere utilizzati per determinare le differenti condizioni sociali, però si tratta di un argomento che non può essere scartato così, con tanta leggerezza, perché il problema esiste, il problema è serio, il problema non può essere sottovalutato. Certamente non c'è il rischio di una incostituzionalità per violazione dell'articolo 3 della Costituzione, perché come è ben noto il rispetto del principio di uguaglianza prevede che si sia su posizioni identiche e non su posizioni diverse, quali sono quelle derivanti dalla diversa situazione economica.

Quindi, io credo che su questo punto dovrebbe usarsi una diversa attenzione.

Altrettanto vale per quanto riguarda l'emendamento numero 12, perché è vero che non si devono tutelare in modo particolare situazioni di irregolarità o di violazione di legge, però dal momento che queste in qualche modo sono state prese in considerazione facendo riferimento a costruzioni sanabili, non vedo per quale ragione debbano essere condannati a priori coloro che sono rimasti privi comunque di un tetto solo per il fatto che la legge prevede che si trovino in situazione di insanabilità. Sono irregolari le une e le altre e non vedo perché gli uni debbano essere privilegiati ai danni degli altri, specialmente quando viene suggerito un criterio come quello indicato di ricollocazione in appartamenti di edilizia economica popolare evidentemente disponibili. Credo che qui si sta pensando di intervenire con urgenza anche e soprattutto di fronte a persone che siano rimaste prive di una abitazione.

Quindi, io sono favorevole all'accoglimento, sia pure previa precisazione dei criteri di cui all'emendamento numero 13.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Ha domandato da parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il Gruppo della Rifondazione Comunista esprime voto contrario a questo emendamento.

(Interruzione)

COGODI (R.C.). Io non sono tra quelli che pretendono di essere ascoltato, però sono tra quelli che non accettano di essere commentati. Per cui, Usai, andrà benissimo, andrà malissimo, commenta con chi vuoi, in modo tale che io non possa percepire il tuo commento.

Sto parlando per dichiarazione di voto all'emendamento numero 2.

USAI (A.N.). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

COGODI (R.C.). E non chiedi la parola sull'ordine dei lavori quando sto parlando io, la chiedi dopo che ho finito io. Sì, in base al Regolamento, che vale per me, per te e per chiunque.

USAI (A.N.). Va bene, non lo farò mai più, se no mi fai totò.

COGODI (R.C.). Fai quello che ti pare fuori di qui. Qui non fai quello che ti pare.

PRESIDENTE. E' stato posto in votazione l'emendamento numero 1 che è stato approvato. L'onorevole Cogodi ha chiesto la parola, suppongo per dichiarazione di voto, sull'emendamento numero 2.

COGODI (R.C.). Non deve supporre, Presidente, le chiedo scusa umilmente. Ho già detto che ho chiesto la parola per dichiarazione di voto. Quindi prende atto, non suppone, che ho chiesto la parola e sto intervenendo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 2.

PRESIDENTE. Abbiamo chiarito.

COGODI (R.C.). Era già chiaro. Dicevo che il Gruppo di Rifondazione Comunista vota contro questo emendamento perché lo ritiene peggiorativo, nella sostanza, della legge che è già stata approvata dal Consiglio regionale della Sardegna.

Non ingannino le apparenze: spostare verso il 70 per cento il risarcimento possibile per i danni ai beni mobili può essere in sé e per sé anche, l'abbiamo già detto, una cosa utile, in quelle situazioni nelle quali quei beni mobili di prima necessità fossero per una persona o per una famiglia tutto, o quasi tutto, cioè determinassero le condizioni della sua degna esistenza. Per cui si potrebbe spostare per noi il risarcimento in certe situazioni che vanno però certificate, che devono essere verificate sul campo, nella realtà, anche al 100 per cento. Chi ha bisogno di tutto può e deve anche avere tutto, però non riteniamo ammissibile che si abbatta la quota dell'intervento pubblico al 50 per cento per l'intervento sui beni immobili, quando l'immobile è la casa d'abitazione.

Stamattina discutevamo di una legge di edilizia residenziale, perché l'edilizia residenziale pubblica consente a una parte dei cittadini di avere, con canoni agevolati e anche agevolatissimi, una casa. E la casa non è solo un bene economico, quando è l'unica casa; è innanzitutto un servizio, se c'è gente che non ha avuto la possibilità di avere la casa pubblica e che ha lavorato una vita per farsi una casa. Perché noi vorremmo oggi decidere, vorreste voi decidere, che chi ha lavorato una vita per farsi una casa, se l'ha avuta distrutta per una disgrazia, deve lavorare altra mezza vita, sì, perché il 50 per cento vuol dire mezza, perché interverrebbe il contributo abbattendolo voi dal 70 al 50 quando uno è nella condizione, e ce n'è gente che lavora una vita per pagarsi una casa, e l'autocostruzione soprattutto nei paesi della Sardegna è del Campidano è la regola prevalente, è la condizione prevalente. Se una casa ha un danno rilevante può essere che anche quel 50 per cento di contribuzione pubblica non sia sufficiente, perché quello non ha l'altro 50 per cento, quindi magari possibilmente quel 70 o 50 trasferito in un abbattimento di mutuo anche a tasso zero, in parte, potrebbe consentire a chi ha perso la casa o la deve migliorare, o ce l'ha lesionata talmente da vivere in condizione di pericolo, di disagio, potrebbe benissimo anche trasferendolo in un mutuo a tasso zero avere tutto quanto gli è indispensabile e utile per avere una casa decente, abitabile, sicura.

Non lo volete ascoltare questo ragionamento e quindi questa è la ragione per la quale noi, valutando questo emendamento come peggiorativo della legge già esistente, negativo, incidente negativamente sul piano sociale, votiamo contro questa proposta di emendamento della legge.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il testo dell'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 4.

COGODI (R.C.). Non si doveva coordinare il 3 con l'11?

PRESIDENTE. Sono stati approvati entrambi.

(Interruzione del consigliere Cogodi)

PRESIDENTE. Questo ovviamente non lo si può dire… Abbiamo votato l'emendamento numero 3, che dice che i contributi previsti dal presente articolo non sono dovuti per danni a beni totalmente coperti da idonea garanzia assicurativa.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Come è coordinato l'emendamento numero 3 con l'emendamento numero 11? L'emendamento 3 era coordinato con l'emendamento 11 e li abbiamo approvati tutti e due, ma adesso che stiamo votando il testo dovrebbe essere un testo coordinato, che cosa abbiamo votato dei due testi coordinati?

In altri termini, la dizione definitiva qual è?

PRESIDENTE. Ci stanno tutti e due gli emendamenti: avremo la stessa dizione inserita due volte nel testo della legge, è una superfetazione, come si dice, e ce la teniamo, l'avevamo già detto e previsto dall'inizio, erano danni coperti dall'assicurazione che non vanno risarciti. Allora siamo alla discussione dell'emendamento numero 13, il quale preliminarmente integra l'emendamento numero 4 che a sua volta è aggiuntivo, è l'emendamento numero 13 proposto da Ortu, Cogodi e Vassallo. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 7. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto.

COGODI (R.C.). Sull'emendamento numero 7, io mi sono permesso di rappresentare al Consiglio, e anche alla Presidenza del Consiglio, lo rappresento anche alla Giunta, che sussiste una condizione di contrasto perché il Consiglio ha già approvato il titolo della legge che recita: "Interventi urgenti conseguenti alle alluvioni del 1999", laddove questo emendamento vorrebbe estendere l'utilizzo di queste somme e di queste provvidenze non solo ai fatti calamitosi che hanno preceduto quello di novembre e quello devastante del quale inizialmente il Consiglio si era occupato e per cui si era detto a quelle popolazioni e a quelle amministrazioni che questo era l'intervento della Regione e che in altro modo si sarebbe provveduto ad altre situazioni, si era detto anche col bilancio, con la finanziaria, invece niente, tutte le calamità del '99 voi avete già fatto in modo che siano caricate sulla calamità ultima che ha colpito principalmente il Campidano di Cagliari.

Siccome non basta estendere a tutto il '99 e a tutto quello che può essere accaduto, poi non lo dite che cosa, si dice che riguarda tutte le calamità del '99, non c'è un articolo della legge e non c'è un emendamento nel quale si dica: "Oltre a quello del 13 e 14 novembre, si intende anche quello del 13 marzo in quella località e del 25 aprile in quell'altro territorio della Sardegna" no, tutti quelli del '99, è aperta la gara. Chiunque ritenga che c'è stata una calamità naturale in Sardegna nel corso del '99 può inserirsi in questo bando, però l'emendamento ultimo, questo che si sta mettendo in votazione è in palese contrasto, perché è in contrasto con un articolo già approvato dal Consiglio che non può essere revocato, perché voi l'avete approvato appena qualche ora fa, avete detto: "1999" e poi è un emendamento che recupera una calamità anche del '98.

Noi siamo per recuperare tutte le calamità da quando esiste la Sardegna, tutte le calamità di tutti i tipi da quando esiste la Sardegna, però proponendo leggi distinte, non proponendo emendamenti che sono colpi mortali al testo di legge che è in discussione, perché è chiaro ed evidente, voi lo stavate approvando, se l'aveste approvato aveste approvato un articolo in palese contrasto, non c'è coordinamento tecnico che possa coordinare il calendario quando si dice un anno e poi si recupera un fatto che appartiene ad un altro anno; per cui è chiaramente improponibile.

PRESIDENTE. Questa, onorevole Cogodi, è la sua opinione.

COGODI (R.C.). Per carità! Fate valere le vostre opinioni.

PRESIDENTE. C'è qualcun altro che deve fare dichiarazione di voto? Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). No, solo per comprendere dalla Presidenza se è ammissibile o non è ammissibile questo emendamento prima di metterlo in votazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis Marco. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna), relatore. Onorevole Fadda, probabilmente non si è accorto che prendevo la parola come relatore.

FADDA (Popolari-P.S.). Guardi che è l'onorevole Presidente che ha dato la parola all'onorevole Fadda.

PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione, ognuno esprime il suo parere facendo una dichiarazione di voto, l'ha espressa l'onorevole Cogodi dicendo sulla inammissibilità di questo emendamento che stiamo per votare, se qualcun altro vuole fare dichiarazione di voto nel senso dell'approvazione o meno di questo emendamento intervenga affinchè è possibile.

Ha facoltà di parlare il consigliere Tunis Marco per dichiarazione di voto.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna), relatore. Per dichiarazione di voto, quale presentatore dell'emendamento debbo dire la verità, noi abbiamo, insieme alla Commissione, avvertito l'esigenza di evitare ingiustizie, però qualche volta capita, sulla scorta di argomentazioni, e in questo caso il collega Cogodi è stato chiaro, non che adesso mi abbia lavato il cervello, però qualche volta riesce a dare qualche idea brillante. In questo caso riconosco che effettivamente andare fino al dicembre 1998 potrebbe creare perturbamento alla legge e anche probabili rinvii perché ci sono motivi di perplessità.

Per quanto riguarda questa, si presenterà eventualmente un'altra norma ad hoc, onde evitare dei problemi io ritengo di doverlo ritirare, se ancora sia possibile.

PRESIDENTE. Si prende atto del ritiro dell'emendamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Volevo dichiarare che faccio mio l'emendamento.

PRESIDENTE. E` consentito anche questo, allora il consigliere Biancareddu fa proprio l'emendamento presentato a suo tempo dall'onorevole Tunis.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Ma è possibile che in questo Consiglio se un consigliere pone una domanda alla Presidenza che poi abbia una risposta? Io l'ho già posta. E` ammissibile o non è ammissibile questo emendamento? E` la Presidenza che mi deve dire se è ammissibile.

PRESIDENTE. La Presidenza ritiene che sia ammissibile l'emendamento presentato, in quanto si riferisce a criteri di attuazione, cioè si esprime che anche per provvedimenti precedenti si applichino le disposizioni di cui alla presente legge, quindi stiamo parlando di una norma dispositiva, di una norma regolamentare che non innova e non stabilisce niente in relazione a quelle calamità.

FADDA (Popolari-P.S.). Non ho capito, quindi è ammissibile.

PRESIDENTE. Per la Presidenza sì. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Non vorrei ricordare male,

(ES/19) però se ai colleghi, e in particolare il collega Biancareddu ascolta un attimo, questo emendamento mi pare che sia stato presentato per rispondere ad una esigenza, che era sorta con l'alluvione del '98, riferita ad una parte del territorio della Sardegna che è la Gallura.

In quell'occasione il Consiglio regionale era intervenuto e con una norma precisa avevamo stabilito delle risorse a favore di quel territorio. La settimana passata i sindaci che sono venuti per ragionare della provincia hanno lamentato il fatto che quell'intervento di allora non era stato materialmente erogato nelle cifre che allora erano, e i Comuni si erano allora impegnati e avevano in proprio anticipato.

Chiedo, siccome è bene evitare che ci siano emendamenti in qualche modo in contrasto, anche se il Presidente ha detto che è ammissibile, se non sia il caso di riprendere quell'argomento che è stato presentato l'altro giorno, trattandosi, Presidente Floris, di risorse che erano state messe a disposizione per rispondere positivamente alla riproposizione dell'emendamento da parte del collega Biancareddu che richiama un'esigenza riferita in quell'occasione dai sindaci del territorio.

Se il Presidente della Giunta si impegna oralmente, poi lo farà materialmente insieme agli Assessori competenti, a riprendere quelle disposizioni, ad attuarle, mi pare che il problema possa dal mio punto di vista essere risolto positivamente, quindi chiedo al collega Biancareddu di non riproporre l'emendamento che i colleghi hanno dichiarato essere superabile in qualche modo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS Mario (Gruppo Misto), Presidente della Giunta.. Io non ho nulla in contrario ad affermare che la Giunta regionale prenderà visione di questi eventi calamitosi del 3 e del 4 dicembre, e riferirà anche in ordine alle risorse che non sono pervenute direttamente ai Comuni.

Ma noi fin dal primo momento abbiamo inteso legare il provvedimento fatto dal Consiglio col provvedimento fatto dal Governo; e siccome non è possibile a distanza di un anno andare a chiedere risorse finanziarie per calamità che si manifestate un anno fa, perché ci sono termini perentori, noi abbiamo veramente la preoccupazione che questo disegno di legge possa essere respinto dal Governo.

Quindi io invito l'onorevole Biancareddu a ritirare l'emendamento presentato, dandogli assicurazioni che quanto prima farò pervenire al Consiglio una nota in ordine a questo problema.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu.

BIANCAREDDU (F.I. Sardegna). Prendo atto delle parole del Presidente della Giunta e ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE. Abbiamo preso atto che ha ritirato l'emendamento, adesso dobbiamo passare alla votazione dell'emendamento aggiuntivo numero 8, ricordandosi che si inserisce nell'articolo 2, sull'accordo del Consiglio si era detto che per la prima parte della lettera E) andava riferita prioritariamente e che l'emendamento numero 8 si inseriva in quell'articolo dicendo che successivamente, cioè ove residuassero i fondi, quindi va integrato facendo precedere quella modifica dall'avverbio "successivamente", la prima parte "prioritariamente" e la seconda "successivamente".

Ha facoltà di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto.

CORDA (A.N.). Signor Presidente, questo emendamento numero 8, più noto come CASIC, è un emendamento che presentato in questo momento ci sembra un atto di grande ingiustizia nei confronti di persone, di piccole aziende, di popolazioni che vivono un'emergenza reale e vera.

Il tentativo di sottrarre venti miliardi e trecento milioni risorse di risorse alla legge votata in novembre da questo Consiglio, venti miliardi levati da un capitolo piuttosto che da un altro non cambiano la sostanza, perché il lenzuolo è sempre lungo nello stesso modo, 265 miliardi. Siccome ci sono danni dichiarati dai Comuni, presunti danni ancora non dichiarati per forse non meno di mille miliardi, voi comprenderete che venti miliardi sottratti in questa fase per sistemare le strade dell'area industriale, che pur avranno bisogno di essere sistemate, e per la verità che io ricordi quelle strade sono sempre state più o meno disastrate, perché credo che chi le ha percorse anche negli anni scorsi ricorderà che sono piene di voragini, non di buche, allora ci saranno altri momenti per fare questo, ma sottrarre risorse vitali a chi ha bisogno di sistemare la sua piccola azienda con la quale non riesce più a lavorare, chi non ha più la cucina a gas per cucinare, perché badate che stiamo parlando di decine, per non dire centinaia di persone, io ho parlato con i sindaci dei paesi, uno è ancora qua, l'onorevole Secci, ho parlato col sindaco di Assemini, con quello di Capoterra, col commissario straordinario di Uta, ebbene, vi sono ancora realtà di centinaia di persone che vivono ancora l'emergenza vera, quella che non consente di avere i beni primari.

Allora mi sembra veramente che sia assurdo, e poi se i sindaci... questo emendamento è stato presentato in commissione tre settimane fa, è stato esaminato, è stato esaminato con grande attenzione, con grande serietà, abbiamo sentito i sindaci delle zone maggiormente colpite, i sindaci hanno espresso il timore e continuano con la loro presenza, con la loro vigilanza ad avere il timore, il terrore che venga approvato questo emendamento, i sindaci che rappresentano le popolazioni, non rappresentano sé stessi, quindi stiamo parlando di sindaci dei maggiori centri, quindi parliamo di centinaia di migliaia di persone che ci chiedono di non far passare questo emendamento.

Allora lo spirito con cui è stata fatta questa legge è quello di intervenire nell'emergenza e per l'emergenza, non mi risulta che le aziende che operano nell'area industriale abbiano interrotto l'attività produttiva perché sono in emergenza, non hanno dichiarato nessun tipo di emergenza, le strade sono dissestate, saranno sistemate, però diamo priorità a questo.

Questa mattina ci è stato chiesto per la terza volta di esaminare questo emendamento in commissione, il Consiglio ci ha chiesto di esaminarlo, è stato esaminato, c'era presente anche il Presidente Floris, è stato esaminato, discusso e approfondito, la commissione, anche se non ha votato formalmente, ha espresso alla quasi unanimità parere contrario; allora per queste ragioni che ho appena esposto dirò che voto contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS Mario (Gruppo Misto), Presidente della Giunta.. Io volevo dire al Consiglio e all'onorevole Corda che esistono due differenti valutazioni: tra chi sostiene che le risorse dei 50 miliardi siano sufficienti ed abbondanti, e che quindi rimangano delle risorse disponibili per intervenire nella viabilità dei consorzi dell'area di sviluppo industriale e quanti, anche come la Giunta, dicono: "Noi oggi non siamo in condizioni di stabilire qual è l'entità delle risorse occorrenti".

Allora l'emendamento che è stato inserito dice che la priorità viene data ai Comuni e alle province sia per quanto riguarda le risorse finanziarie della legge regionale, sia per quanto riguarda le risorse finanziarie della legge nazionale, se ci dovessero essere delle risorse aggiuntive queste noi le mettiamo a disposizione delle aree di sviluppo industriale dove si dice: "Ci sono delle strade che sono completamente interrotte e non consentono a coloro che hanno le attività produttive in quella zona di entrare nelle loro aziende".

Il fatto che il Consorzio di Bonifica o il CASIC abbiano chiesto 20 - 30 - 40 (PM/20) miliardi a noi non interessa, perché noi andremmo a fare accertamenti rigorosi o puntuali per verificare se i danni sono danni derivati dall'alluvione oppure sono altri danni, se i danni sono derivanti dall'alluvione è chiaro che possono rientrare in questi provvedimenti e andremmo a quantificare, ma io non credo che ci vogliano 20 miliardi, sappiamo benissimo come avvengono le richieste, tutti sparano le cifre e poi bisogna vedere che cosa fanno gli uffici e qual è l'entità del danno che si è manifestato e rivelato.

Quindi non stiamo togliendo niente ai sindaci, non stiamo togliendo niente ai Comuni, stiamo dicendo che soddisfiamo prima queste esigenze e nel caso in cui le risorse siano superiori a quelle che riguardano i comuni e le province interverremo anche in questi altri settori.

CORDA (A.N.). Ma nell'emendamento non c'è scritto questo.

FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. C'è scritto; c'è scritto. L'emendamento non è quello, probabilmente lei era assente quando abbiamo deciso di prendere il testo, l'articolo 2 della legge e dopo aver scritto "prioritariamente" nell'articolo 2, successivamente l'abbiamo ribadito, prendere l'emendamento che è stato presentato dall'onorevole Tunis.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Dopo le precisazioni del Presidente va bene.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intanto chiedo che per aiutarci nella nostra espressione di volontà, e conseguentemente di voto, siccome stiamo facendo leggi e leggi importanti, che la dizione che la Giunta regionale ha ritenuto essere comprensiva della finalità contenuta nel testo della legge ed anche dell'esigenza prospettata attraverso un emendamento dal consigliere Tunis, che venga rapidamente redatta, scritta, in modo che sappiamo esattamente cosa stiamo approvando, perché anche a me parrebbe che quella lettura e quella combinazione, più che lettura, non possiamo leggere perché non è scritto, che quella combinazione che la Giunta regionale prospetta possa essere conciliabile con le finalità dell'articolo 2 lettera E, perché è alla lettera E che si propone di inserire l'eventuale finanziamento di opere di riparazione, di ripristino, di miglioramento dell'area industriale di Cagliari, in ragione della finalità dell'articolo 2 che è quello di favorire la ripresa delle attività produttive. Poi si era specificato, si era discusso quando si è approvato questo articolo, piccole e medie imprese (non agricole, perché le agricole erano considerate prive), ma la finalità del comma del punto E dell'articolo 2 era quello di un programma complessivo, immagino, non di aprire rubinetto, un concorso per contributi a piccole e medie imprese, ma di un programma complessivo di interventi, per consentire, anzi favorire, cioè agevolare, aiutare la ripresa delle attività produttive delle piccole e medie imprese.

Mi pare d'intendere che questo programma di sostegno alla ripresa dell'attività produttiva possa essere favorito in diversi in diversi modi, con un'erogazione in danaro dove, c'è da fare un investimento, dove c'è da ricomprare le macchine, da sistemare gli stabili. Può essere anche favorito, all'interno di un programma che si concorderà, immagino, anche con un sistema delle piccole e medie imprese, anche attraverso servizi reali e strutture di servizio quale può essere anche una strada, non strade qualsiasi ma quelle che sono direttamente connesse e funzionali al programma di sostegno della ripresa in quei territori, in quelle zone.

Per cui, si se si verifica quell'evenienza, rientra, se non si verifica... insomma non è un programma - come avevo capito - d'interventi finanziari in favore del Casic. E` una precisazione che vorrebbe significare che qualora una struttura di servizio, compresa nell'area industriale, che può non essere intesa come un contributo alla singola impresa, se è di servizio per il programma di ripresa complessivo, potrebbe rientrare nel finanziamento, nell'intervento finanziario dell'articolo 2 comma E.

Io avevo inteso che il Presidente della Giunta, già nel primo intervento - come dire - aveva rappresentato quest'esigenza di armonizzazione e l'avevo anche condivisa; la condivido ancora, però pregherei di poter avere un testo anche, come dire, vicino a quello che sarà il testo conclusivo, perché altrimenti c'è il rischio anche di diverse e contrapposte interpretazioni.

PRESIDENTE. Rispondo all'onorevole Cogodi e al Consiglio, perché allo stato degli atti si era detto che questo emendamento era accettabile soltanto per il caso che fosse chiaro che questi 50 miliardi andassero a favorire, e si era messi d'accordo che si inserisse a questo punto l'avverbio "prioritariamente" la ripresa delle attività produttive delle piccole e medie imprese non agricole, e invece di mettere pedissequamente, così com'era stato presentato l'emendamento, farlo precedere dopo il "prioritariamente" riferito alle piccole e medie imprese, l'avverbio "successivamente" per la riparazione dei danni e così via.

Cioè, una disposizione sussidiaria per le risorse che rimanessero una volta esaurite le esigenze delle piccole e medie imprese. Era questo. Se non c'è un accordo unanime in questo senso per intendere l'accettazione della modificativa numero 7, lo si deve votare così puramente e semplicemente come è stato presentato. Non vi è altra alternativa.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). L'emendamento orale che era stato fatto…

PRESIDENTE. Non sono previsti emendamenti orali; se vi è un accordo unanime per dire che tutti siamo d'accordo...

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Se occorre un emendamento lo facciamo.

PRESIDENTE. Ormai siamo in sede di dichiarazioni di voto. Cioè stiamo discutendo sull'emendamento numero 8.

Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Sull'emendamento numero 8, mi dichiaro contrario a questo emendamento perché già da subito dopo l'alluvione, quando abbiamo preso in considerazione l'ipotesi di varare questa legge che venisse incontro alle popolazioni danneggiate, abbiamo assistito ad un balletto non inusuale in Italia, degli sciacallaggi, che questa volta per primi sono venuti dal Governo che ha allungato a dismisura il numero dei comuni colpiti da calamità; non si erano mai viste in Sardegna calamità fatte per decreto e poi non si sa se realmente avvenute. Adesso si vuole aggiungere un'altra calamità - a mio parere inesistente - nell'elenco di coloro che aspirano a mangiarsi questa torta grande o piccola, corta o lunga, a seconda di come la si rappresenti come lenzuoli o come ammontare di danari. Ho avuto l'opportunità di passare più volte in tutta quella rete viaria di quel territorio, quella realmente danneggiata, cioè la Pedemontana della strada che congiunge alla "130" e che riporta verso il castello di Siliqua, il raccordo verso il Comune di Uta, anche subito dopo l'alluvione, appena andata via l'acqua, e vi posso assicurare che a parte la presenza di fango, danneggiamenti seri verso quella rete viaria, non se ne sono visti.

(Interruzione)

Ma cosa stai dicendo? Io l'ho percorsa, l'ho percorsa più volte, anche l'altro giorno, l'ho fatta tutta dalla "130" fino al castello di Siliqua.

Mi sono trovato a cena in un Comune del Sulcis vicino al suo, con suo fratello e ho percorso quella strada, glielo posso giurare che l'ho percorsa, davanti a tutti. E le altre strade della zona del Casic, come sosteneva il mio collega, danneggiate erano prima e danneggiate sono adesso, ma non certamente per l'alluvione perché, altrimenti qui bisogna prendere in considerazione anche i pescatori dello stagno di Santa Gilla, perché anche a loro, è arrivata l'alluvione anche lì.

PS/21 Arriveremo, a ragione o a torto, che tutti quanti avranno diritto alla loro torta, e non è giusto che sia così solo perché magari insistono, per le loro attività o per altri motivi, ad avere interessi in quella zona. Le provvidenze di questa legge devono essere destinate a chi veramente ha avuto danni materiali provabili.

Credo che l'attenzione meriti un'interruzione dell'intervento, comunque, dichiaro di essere contrario a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Tunis Gianfranco. Ne ha facoltà.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per dichiarazione di voto dopo aver sentito le dichiarazioni fatte dai colleghi, però mi rassicura moltissimo quanto è stato dichiarato dal Presidente della Giunta Regionale e mi rassicurano moltissimo i testi più volte letti e citati sulla bontà dell'emendamento.

Quindi, a mio avviso non ci sono dubbi. Chi ha ancora dubbi probabilmente si riferisce a situazioni o problemi preconcetti che non hanno nulla a che vedere in quest'aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (C.C.D.). Avevo interpretato male ciò che prevede il Regolamento. Era mia intenzione chiedere il voto segreto, ma, purtroppo, non sono Presidente di Gruppo e non lo posso chiedere. Comunque, chiedo che su questo emendamento si procede a votazione segreta.

FADDA (Popolari-P.S.). Non è possibile, siamo già in fase di votazione.

PRESIDENTE. Non è possibile perché siamo già in sede di dichiarazioni di voto.

CAPPAI (C.C.D.). No, mi consenta, Presidente: l'articolo 96 comma 3, recita: "Il voto su articoli ed emendamenti si dà per alzata di mano, salvo che un quarto dei componenti l'Assemblea o un Gruppo consiliare, tramite il suo Presidente chiedano la votazione a scrutinio segreto".

Poi prosegue al comma 9: "La domanda anche verbale che si proceda a votazione a scrutinio segreto o alla votazione per appello nominale, deve essere presentata dopo chiusa la discussione e prima che il Presidente inviti il Consiglio a votare".

Per cui, lei non ha ancora invitato il Consiglio a votare.

PRESIDENTE. Abbiamo votato sette emendamenti fino ad ora. Mi sembra che c'è l'altra disposizione regolamentare. Siamo in una situazione tale, a questo punto, che non è più ammissibile la votazione per scrutinio segreto, perché il terzo comma dell'articolo 95 dice che nei casi di votazione a scrutinio segreto sono ammesse soltanto dichiarazioni per indicare i motivi dell'astensione.

Qui siamo nella fase nella quale già si sono pronunciati per votare a favore o contro il provvedimento di cui stiamo chiedendo la votazione segreta.

Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS (U.D.R.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, quindi la votazione deve avvenire lasciando inalterato l'articolo 2 e modificando nell'emendamento aggiuntivo, a firma Tunis Gianfranco, le parole: "E successivamente per la riparazione dei danni e dei dissesti idrogeologici subiti dalle infrastrutture viarie", eccetera.

Quindi credo che così sia chiaro.

PRESIDENTE. Una modificazione del genere è accoglibile se tutto il Consiglio è d'accordo sull'interpretazione dell'emendamento da interpretare con la prefazione dell'avverbio "successivamente".

Cioè, stiamo dichiarando che tutti all'unanimità vogliamo questa interpretazione, cioè che questi fondi vengano soltanto se residui, quindi, facendo precedere dai due avverbi la prima parte per le imprese medie e piccole e, se avanzano fondi, per le altre.

Se c'è un'interpretazione in questo senso unanime, bene, altrimenti si passa a votare l'emendamento così come è stato presentato, senza avverbi che precedono o seguono.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Essendo un emendamento molto discutibile circa la finalità, pur avendo chiarito il Presidente che è solo successivamente, cioè che non si tolgono risorse a chi ne ha diritto, comunque essendo controverso nell'accettazione da parte del Gruppo, dichiaro che il Gruppo di Forza Italia può votare secondo coscienza su questo emendamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Cappelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (Gruppo Misto). Un chiarimento per cortesia: è sulla lettera e) dell'articolo 2, o sulla lettera b) dell'articolo 2?

PRESIDENTE. E' sulla lettera e).

CAPELLI (Gruppo Misto). Siccome c'è stata una discussione in Commissione in cui si chiedeva se era possibile riportarlo sulla lettera b), sto chiedendo al presentatore e a chi lo sostiene se è lettera e) o lettera b).

PRESIDENTE. No, dice: "Alla fine della lettera e) del primo comma dell'articolo 2 della legge regionale sono aggiunte le parole...".

CAPELLI (Gruppo Misto). Allora mi limito a dire il mio sarà un voto contrario per i motivi già esposti in Commissione. Grazie.

PRESIDENTE. Siamo in fase di dichiarazione di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Presidente, la mia dichiarazione di voto deve avvenire successivamente alla dichiarazione che sta per fare il Presidente della Giunta Regionale. Me lo consenta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.-F.D.). Presidente, io invece dichiaro il mio voto favorevole e mi dispiace perché i contrari sembrano diffidare della Giunta, perché si vuole supporre che la Giunta interverrà per il Casic(?), indipendentemente dal fatto che in quel territorio ci siano o no danni(?). Si dice che danni non ce ne sono e gli volete dare i soldi.

Io penso che i soldi non vanno dati né al Casic, né alle provincie né a nessuno se danni non ce ne sono. Se saranno accertati danni al Casic andranno soldi per riparare quelle strade, (?) saranno percorse da imprenditori, da operai, da gente che tutti i giorni va al lavoro. La Giunta valuterà se danni ce ne sono. Mi pare un atteggiamento di sfiducia totale. Per cui, per quanto mi riguarda voterò a favore dell'emendamento. Se ci sono i danni, si paghino anche i danni per le infrastrutture industriali; se danni non ce ne sono, non se ne paghi né ai Comuni né alle zone industriali né a chiunque altro danni non abbia avuto.

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, lei ha già fatto la dichiarazione di voto? Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Sì, l'ha già fatta.

PRESIDENTE. No, aveva chiesto di parlare solo sulla modalità di votazione.

CAPPAI (C.C.D.). Ringrazio l'onorevole Dettori perché è molto attenta ai miei interventi e al mio comportamento in aula.

Non è per spirito polemico, consigliere Marrocu, noi non abbiamo paura di difendere nessuno e di accusare nessuno. Io sono sindaco di un piccolo comune alluvionato che non risulta tra i comuni alluvionati. Eppure, sono stato chiamato dal sottosegretario Barberi, dal Presidente della Giunta Regionale e dal Prefetto; ho dovuto vivere nel mio comune una settimana di intenso lavoro con la collaborazione dei miei concittadini, per ripulire il paese dal fango e da quant'altro l'acqua ha portato dentro la comunità, e il mio comune non figura tra quelli alluvionati.

Il Casic (tanto per dargli nome e cognome, perché l'emendamento poteva essere definito tranquillamente Casic),

FT/22 da voci sentite non oggi ma già da 20 giorni, avrebbe quantificato danni in circa 22 miliardi.

Allora, mi domando e dico se questa Assemblea è seria, anche se scriviamo "e successivamente", stiamo lasciando 18 miliardi per le attività e 22 miliardi per il Casic. Concordo con qualcuno che durante il dibattito ha detto "Quelle voragini c'erano prima dell'alluvione". Per cui Presidente, io dichiaro il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Forse non è stato spiegato a sufficienza che o si trova un accordo generale in Aula per poter sommare i due emendamenti, quello orale e quello scritto, oppure non si può né mettere in votazione né andare avanti; si dovrebbe votare l'emendamento numero 8. Allora è inutile che noi continuiamo a discutere, io pregherei l'onorevole Tunis di ritirare l'emendamento con l'impegno della Giunta che comunque, in quel territorio e per quelle ragioni, noi possiamo comunque intervenire con la legge che abbiamo a disposizione e, una volta fatti gli altri interventi, la Giunta assicura che non di 22 miliardi, quelli che saranno (perchè qui continuiamo a dire 22 miliardi, meno i 50, gli 8 eccetera) ma interverremo per attuare quel programma di cui parlava l'onorevole Cogodi, per cercare di intervenire anche in quei territori e in quella rete viaria che, come ha sostenuto l'onorevole Tunis, impedisce l'attività ordinaria delle aziende che sono presenti in quella zona.

E` un impegno che la Giunta regionale assume per evitare di andare avanti. Noi riconfermiamo questa volontà, non ho capito neanche perchè sia successo tutta questa roba qui, adesso mi sono sentito dire 21 miliardi da una parte, 30 miliardi dall'altra, non abbiamo ancora accertato nulla. Era semplicemente per cercare di intervenire anche in un settore che evidentemente aveva qualcosa da richiedere. Punto e basta.

Quindi, onorevole Tunis, la prego di prendere atto della volontà della Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis Gianfranco. Ne ha facoltà.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Ascolti, Presidente, io sinceramente sono molto amareggiato, prendo atto della buona volontà della Giunta però debbo anche riconoscere che in quest'Aula c'è molta malafede. Ci sono delle situazioni di persone che probabilmente hanno altre rogne per altre cose, e non è giusto che davanti ad un provvedimento legittimo, un provvedimento necessitato, che qualcuno dica che la strada è aperta soltanto quando si reca per andare a cena da qualche parte!

Questo signore la strada la deve percorrere non soltanto quando va a cena, ma la deve percorrere anche di giorno quando ci sono i lavoratori che devono recarsi al posto di lavoro. E così a tanti altri colleghi che, evidentemente, hanno altri problemi. Io, per una questione di giustizia, comunque ringraziando la Giunta, per aver preso a cuore il problema, non mi sento di ritirarlo, sinceramente, se lo volete bocciare, bocciatelo. Però sarà solo una responsabilità vostra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.

Usai (A.N.). Presidente, nella mia grande innocenza pensavo che la proposta, così come formulata dal Presidente Floris, fosse una proposta che mi pare accontentasse un po' tutti. Evidentemente l'onorevole Tunis non è della mia stessa opinione perchè forse è meno innocente di me insomma, non lo so.

In ogni caso, io, il Gruppo di Alleanza Nazionale ha sostanzialmente gli stessi problemi che sono stati formulati dal collega Emilio Floris. Per cui, il Gruppo ha difficoltà a stabilire su questo argomento, nell'ipotesi si dovesse votare l'emendamento numero 8, a stabilire una linea univoca. Talché i consiglieri, i colleghi sono liberi di votare secondo coscienza e secondo le opinioni che hanno maturato nel corso del dibattito e nel corso dei giorni precedenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

Oppi (c.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io parlo come consigliere regionale. Credo che le esplicitazioni del Presidente avrebbero dovuto far capire a chiunque, anche ai sordi, qual è l'orientamento. Io ho una competenza specifica per quanto riguarda le strutture consortili, e forse a voi è sfuggito che in questi 5 anni avete fatto provvedimenti e, nonostante con la "317" fossero enti pubblici economici, si sono praticamente adeguati a dei regolamenti approvati dalla Regione.

I consorzi di fatto ricevono cifre irrisorie, chi 100, 150, chi altri di zeri un po' di più dalla Regione, ma ormai sono strutture, enti strumentali della Regione. E' evidentemente che non si riesce a comprendere (mi dispiace per alcuni colleghi) che ci sia l'esigenza o addirittura si possa intervenire per le strade della provincia e non si possa intervenire per le strade delle strutture consortili che sono enti strumentali della Regione.

Questo non si riesce a capirlo perchè quando si parla di strutture industriali, può essere una strada, può un impianto per esempio di depurazione, che per altro viene finanziato, da un po' di tempo a questa parte, con fondi della Regione. E siccome certe strutture sono fondamentali, non soltanto nell'ambito industriale, ma per i Comuni che vi gravitano, perchè alcuni impianti per esempio fanno il trattamento dei reflui civili eccetera, io non voglio entrare nel merito, se viene detto dal Presidente della Giunta con la sua autorevolezza, e viene data un'interpretazione la più ampia possibile, che sostiene testualmente "Non si sa quali sono le risorse finanziarie necessarie e prioritarie nell'ambito delle strutture comunali e infrastrutture viarie", eventuali residui, sempre che ce ne siano, sempre che non si verifichi quello che ha detto poc'anzi Marrocu, che può darsi che ne rimangano molte da una parte e dall'altra, io credo che non possiamo dire che le voragini sono non in funzione di questo. Ci sono anche responsabilità che, praticamente, toccano il Codice Penale; perchè di fatto i tecnici sapranno valutare se una struttura ha avuto dei danni in epoca anteriore all'ultima alluvione o meno.

Quindi, si tratta di valutare con attenzione queste cose. Nell'eventualità che rimanga 1 miliardo e questo miliardo può essere utilizzato, si utilizzerà 1 miliardo. Se ne rimangono 5 saranno 5, se non rimane niente, non si utilizza niente.

Questo mi è parso di capire dagli interventi che sono stati fatti in quest'Aula. Allora, per quanto ci concerne, noi abbiamo sempre dato ai colleghi, che siamo un Gruppo libero, che vota in libertà, di votare come si ritiene opportuno.

Per quanto mi concerne personalmente voto a favore perchè ho dato un'interpretazione esatta, ho esplicitato in modo puntuale, preciso, che doveva essere praticamente patrimonio di tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Brevissimamente, io ho sottoscritto l'emendamento numero 8 - nella copia che è circolata in Aula non c'è la mia firma ma mi avevano preceduto - perchè mi era stato spiegato dai colleghi che hanno predisposto l'emendamento che si trattava di un provvedimento che effettivamente risponde ad un'esigenza di quel territorio e con una ricaduta che è diffusa, non solo nei confronti degli abitanti di quel territorio ma dei cittadini che quel territorio sono chiamati a frequentarlo per svolgere la propria attività.

Ho anche chiesto al Presidente Floris di dare un'interpretazione, perchè l'emendamento effettivamente si poteva prestare ad una lettura diversa, che corrispondesse a questa prima esigenza, e mi pare che l'interpretazione del Presidente Floris risponda all'esigenza vera che c'è scritta nel testo, tenendo presente che io ho sottoscritto l'emendamento dopo che ho letto la firma di Floris Emilio e degli altri (ES/23) colleghi, quindi, mi sembrava una risposta da dare a quel problema, superando le diverse collocazioni sul tema e per rispondere ad un'esigenza di tipo civile.

Confermo questa firma, e quindi confermo anche il voto a favore, e penso che la lettura che ha dato Floris possa far superare a qualche collega che l'ha valutato in modo primario, nei termini che era scritto, possa anche portare a cambiare opinione.

Questo è l'interesse, non sono interessi altri che sono stati richiamati legittimamente nel dibattito. Quindi, mi pare che anche l'intervento del collega Oppi in qualità di consigliere, di competente della materia perchè ha amministrato o amministra parte di un consorzio o un consorzio, ci sollevi dai dubbi e dalle preoccupazioni che sono state espresse.

In questi termini penso che possa.... Edoardo lasciamo perdere la libertà di coscienza, mica stiamo parlando di fatti di libertà di coscienza! Io sinceramente, quando ho firmato e quando ho partecipato ad una discussione l'ho fatto nel senso che sto dichiarando, quindi, non è una questione di buona o cattiva coscienza, o come facevo prima la battuta io, e chi non ce l'ha (e sappiamo che ce ne sono alcuni che l'hanno venduta al diavolo) come votano insomma?

Quindi, penso che ci convenga rimanere ai termini che sono stati utilizzati nella discussione sull'argomento principale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

Pittalis (F.I.-Sardegna). Intervengo molto brevemente anch'io nelle mie prerogative di consigliere regionale, perchè ritengo che su questo aspetto, sul tema trattato, bisogna fare un po' di chiarezza.

Intanto, mi pare che la mediazione proposta dal Presidente della Giunta regionale condivisa, per altro, dai presentatori dell'emendamento, almeno dall'onorevole Gianfranco Tunis che, anzi, ha apprezzato l'intervento del Presidente della Giunta perchè tenta di coniugare due esigenze fondamentali. La prima che l'intervento previsto dell'articolo 2 della legge approvata il 21 dicembre 1999, alla lettera E), vada integralmente per favorire la ripresa delle attività produttive delle piccole e medie imprese non agricole.

Quindi, non vi è alcuna preoccupazione che le risorse vengano distratte per altre finalità. Solo e nella misura in cui dovessero residuare risorse.

Onorevole Corda, se lei avesse sentito l'emendamento fatto, proposto dal Presidente...l'ora è tarda, siamo forse un po' tutti stanchi, ma io penso che riprendere la discussione su quanto il Presidente della Giunta regionale ha proposto, penso che possa fugare ogni dubbio sulle finalità che quell'emendamento si propone, perchè solo in quanto residui, risorse dopo che sono stati esauriti, definiti gli interventi di cui alla lettera E), allora in quel caso per le risorse residue, si potranno fare gli interventi per le finalità di cui all'emendamento numero 8.

Mi pare quindi che noi tuteliamo l'intervento prioritario così come già proposto, e in più prevediamo alla luce del sole, senza alcun problema e senza togliere niente a nessuno, questo ulteriore intervento. Ma è chiaro che l'emendamento numero 8 se per "sciagura" dovesse passare così come è allora sì che si fa un danno. La mediazione trovata dal Presidente Floris con i proponenti, in particolare con l'onorevole Gianfranco Tunis, risponde alle esigenze e fuga ogni perplessità in ordine ai problemi e ai dubbi che sono stati proposti. Ecco perché riteniamo che su quella mediazione anche i settori della maggioranza dovrebbero fare una riflessione, e mi pare che su questo si possa comporre ogni dubbio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per dichiarazione di voto.

balletto (F.I. Sardegna). Noi ci ritroviamo al momento di fronte all'emendamento numero 8 formulato nella forma scritta che è in possesso di tutti e noi, e nel corso del dibattimento è emersa un'esigenza che il Presidente Floris ha ben rappresentato e ha svolto un'attività di mediazione, ritengo molto equilibrata, che prevede una composizione dando soddisfazione alle esigenze che sono emerse nell'Aula.

L'intervento del collega Pittalis, per quanto ulteriormente potesse servire, ha chiarito e ha dato dimostrazione che non c'è lesione da parte degli interessi e delle aspettative dei comuni, dei privati e delle imprese che sono state colpite, e l'ha detto e dimostrato in maniera chiara; però, sono ancora presenti divergenze perché vi sono colleghi che in dichiarazione di voto hanno espresso la loro contrarietà.

Io proporrei due soluzioni; la prima che potrebbe essere una breve sospensione che possa vedere le parti che ancora si contrappongono in maniera tale da verificare se vi sono punti di convergenza e di conclusione, oppure la seconda proposta, se questa non dovesse essere accettata e se accettata non si trovasse la convergenza, che è quella di ricorrere al Regolamento che prevede, laddove l'emendamento orale non posso e non sia comunemente accettato, che l'emendamento numero 8 venga posto in discussione, così come il Regolamento prevede, nel testo formulato.

PRESIDENTE. Onorevole colleghi, forse non mi esprimo in modo chiaro, è la terza volta che intervengo e gli altri colleghi per ribadire il contrario.

La possibilità dell'eccezione vi è soltanto se vi è un accordo tra tutte le parti. Non mi è sembrato fino a questo momento che ci sia un accordo unanime tra tutte le parti per fare una cosa del genere, dagli interventi dei colleghi questo è emerso, addirittura qualcuno ha fatto dichiarazioni di voto contrario. O sospendiamo per cinque minuti per vedere di ricucire la possibilità, o altrimenti stiamo discutendo, siamo in sede di votazione dell'emendamento numero 8 così come è, senza avverbi, senza qualità e senza modifiche, chi lo accetta lo accetta, e viene approvato o respinto.

O c'è una volontà unanime di accedere a queste due soluzioni altrimenti si va al voto. Già in questo modo stiamo facendo uno strappo al Regolamento, perché stiamo facendo fare non solo dichiarazioni di voto, ma stiamo interpretando tutti quanti, ci vuole buona volontà per definire la vicenda.

Ha facoltà di parlare il consigliere Contu per dichiarazioni di voto.

contu (C.C.D.). Voglio fare una dichiarazione di voto per esprimere il mio parere favorevole, ma la mia dichiarazione di voto è anche un richiamo, se vogliamo, al Regolamento.

E` vero che il Regolamento del Consiglio non prevede il cosiddetto emendamento orale, è anche vero però che è prassi costante nelle Assemblee nazionali, l'ho visto fare anche in questo Consiglio quando ero Presidente, che si possa esplicitare un emendamento orale che può essere formalizzato anche in via successiva.

Presidente, voglio ricordare che qui un emendamento orale c'è stato, tanto è vero che lo stesso Presidente della Giunta ha accettato

(PM/24) la dizione subito dopo la parola "per favorire" aggiungere la parola "prioritariamente", e poi ha anche detto: alla fine dell'articolo, prima ancora dell'emendamento Tunis, inserire la parola "successivamente". Tanto è vero che io sono convinto, nella mia ingenuità, di dover votare un emendamento Tunis con il sub emendamento orale che è stato esplicitato in quest'Aula. Se così non fosse stato, Presidente, se subito si fosse detto: "non è assolutamente possibile a meno che non presentiate un emendamento formale", credo che sia l'onorevole Tunis o altri, compreso me, avremmo fatto molto in fretta a formulare un emendamento, tra l'altro io l'avevo già formulato, non l'ho neanche presentato perché mi è sembrato che ci fosse l'accordo su un emendamento orale presentato che, ovviamente, andava formalizzato, perché gli emendamenti orali ci si riserva di formalizzarli sul contesto. Una volta che vengono in qualche maniera esplicitati e c'è il consenso della Giunta, mi pare che lo stesso emendamento possa in qualche maniera poi essere formalizzato, tanto è vero che le dichiarazioni di voto sono state fatte non sull'emendamento originario Tunis, ma sull'emendamento originario Tunis sub emendato dalle due parole che il Presidente della Giunta ha voluto far aggiungere. Io così le ho interpretate. Forse è mancato, da parte della Giunta, ma è normale, è prassi, posso dirvi che alla Camera questo avviene, è mancata probabilmente la formulazione scritta, ma poteva anche dire: "mi riservo di presentarla sul momento".

Posso aggiungere, sempre per sdrammatizzare, perché io voto a favore. Voto a favore perché non mi pare giusto che se noi accettiamo di riparare le strade della provincia, non ho ben capito perché nella zona tra Assemini, Uta...

PRESIDENTE. Onorevole Contu, stiamo riaprendo la discussione sul merito dell'articolo, qui stiamo discutendo se è opportuno arrivare al voto oppure no, stiamo facendo uno strappo al regolamento facendo reintervenire tutti per dichiarazioni di voto.

CONTU (C.C.D.). Non faccio mai strappi, i cinque minuti non sono ancora passati, sto illustrando i motivi che mi spingono a votare a favore, per vedere se la mia dichiarazione a votare a favore, con le argomentazioni che sto dicendo, possono convincere qualcuno dei miei colleghi; questo è consentito, non è uno strappo al Regolamento.

Io continuo la mia dichiarazione di voto. Voto a favore perché ritengo opportuno che se vengono riparate le strade provinciali che sono nel perimetro della zona danneggiata dal maltempo, anche quelle strade che ancora non sono passate alla provincia ma che sono rimaste del casiC, io oso dire anche le strade di Bonifica, tutta per esempio la Pedemontana non è strada provinciale, è una strada di bonifica, eppure è colpita dal mal tempo. Non mi sento di fare differenza tra strade provinciali o strade industriali o di bonifica se servono allo stesso scopo. Ecco i motivi per cui voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, faccio una proposta che mi auguro risolva il problema.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, sembra che il Presidente abbia chiesto una sospensione di cinque minuti, vuole intervenire comunque?

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, le dichiarazioni che ha reso il Presidente della Giunta regionale sulle priorità da dare per questi 50 miliardi credo che siano chiare. Signor Presidente, sia che la Presidenza del Consiglio dichiari ammissibile o non ammissibile l'emendamento orale, credo che per lei sia sufficiente che se anche dovesse passare l'emendamento che è stato presentato, vale comunque l'impegno che il Presidente della Giunta, perché non c'è un ordine prioritario, che prioritariamente si danno risposte a tutte quelle imprese che devono fare le domande, quindi lo può inserire anche nel regolamento, visto che non è stato ancora predisposto.

Quindi, da parte nostra c'è la massima disponibilità per venire incontro a quelle che sono le esigenze di un territorio, poi se qualcuno passa nella Pedemontana e non nelle strade della zona industriale io non ne ho colpa, però invito davvero tutti ad andare e verificare i danni che sono stati causati. Quindi c'è l'impegno del Presidente della Giunta di verificare i danni che sono stati causati dalla calamità naturale, io eviterei qualsiasi discussione, signor Presidente della Giunta, e l'impegno è che prima la Giunta regionale dà risposte al comma A) della lettera E), e poi al comma B). Credo che più di questo non si possa fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, io mi richiamo a quelle che sono le norme intese come ratio della norma regolamentare, in particolare mi riferisco al comma 11 dell'articolo 84, laddove è scritto che il Presidente ha qualche facoltà in ordine agli emendamenti, per esempio ha quella di consentire che l'emendamento possa essere esplicitato meglio, cioè che si possa tradurre in linguaggio più comprensibile; non voglio leggere il testo del comma 11 dell'articolo 84, ma mi pare che ci possa essere la seconda parte dello stesso comma dove è scritto che sono possibili emendamenti che si rendano necessari ai fini di una migliore comprensione del testo. Allora io mi chiedo: ma perché tutta questa reticenza ad accettare un emendamento orale oppure a sospendere per un secondo, prendere un pezzo di carta e penna e scrivere materialmente, seduta stante, è previsto dal Regolamento. Qualche volta si tratta di uscire dalla lettera ed andare a cogliere il senso del Regolamento stesso, perché non è possibile che un Regolamento impedisca ad un'Aula come questa che deve legiferare, di correggere eventuali errori che ha fatto votando un articolo precedente. Sarebbe assurdo che noi non potessimo presentare un emendamento per correggere il tiro su una cosa che è stata votata per evitare proprio la contraddizione.

Per cui, Presidente, la pregherei di concedere la richiesta di sospensione dei cinque minuti che è stata fatta per stendere materialmente il testo, la rettifica, l'integrazione dello stesso emendamento che consenta l'attuazione, che sia in linea e in perfetta sintonia con la seconda parte dell'undicesimo comma dell'articolo 84.

PRESIDENTE. Visto che già in tempi precedenti si è abusato della Conferenza dei Capigruppo, visto che si verte in materia di interpretazione del Regolamento, accolgo la sospensione e contemporaneamente convoco la Conferenza dei Capigruppo.

PS/25

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 50, viene ripresa alle ore 21 e 38.)

PRESIDENTE. Comunico ai colleghi che la Conferenza dei Capigruppo formula una proposta per uscire dall'impasse che si era creata sulla base di un equivoco sostanziale. Sembra accettato di fatto unanimemente dall'Aula, e cioè che la sostanza del nuovo emendamento si integrasse col testo precedente dell'articolo 2, che viene emendato, nel senso che, qualora ci fossero disponibilità con il finanziamento di 50 miliardi, dopo aver esaurito la disponibilità in favore delle piccole e medie imprese, soltanto in caso sussidiario si sarebbe proceduto all'ingresso anche di quei fondi di cui si parla in favore dei comuni e per le aree industriali, di cui parla nella modifica dell'emendamento numero 8.

Se questa effettivamente era la volontà dell'Aula e se è vero che il comma 11 dell'articolo 84 consente un'interpretazione nel senso che aveva dato poco prima l'onorevole Masala, e visto che l'unanimità non vi è stata sul fatto che il Presidente possa disporre, sua sponte, di una modifica che così come è presentata non potrebbe essere accettata, allora il Presidente ripropone all'Aula la soluzione che è sembrata accettabile alla Conferenza dei Capigruppo, cioè formalizzare la proposta che l'articolo 2 integrato con l'approvazione della modifica aggiuntiva all'emendamento numero 8 e va letto la lettera e) dell'articolo 2 nel senso di: "Lire 50 miliardi per favorire prioritariamente la ripresa delle attività produttive delle piccole e medie imprese non agricole, e, qualora lo consentano le disponibilità finanziarie, a sopperire la riparazione dei danni e dei dissesti idrogeologici subiti dalle infrastrutture viarie, idriche, idrauliche e fognarie delle aree industriali ricadenti nei comuni individuati con la deliberazione della Giunta regionale di cui all'articolo 1".

Questa è la proposta che il Presidente e la Conferenza dei Capigruppo chiedono che l'Aula voglia ratificare nel senso sostanzialmente di presentare una integrazione, un trait d'union tra l'articolo così come era stato presentato e questa modifica che consente in via sussidiaria a questi enti e comuni di cui parla la modifica all'emendamento 8, e che quindi sostanzialmente se l'aula approva e lo porta al voto dell'aula, di intendere la modifica aggiuntiva 8 nel senso che venga subordinata all'esaurimento dei fondi di cui all'articolo e), dopo l'esaurimento a favore delle piccole e medie imprese. Chiedo che l'Aula voglia approvare una modifica, nel senso che quell'emendamento 8 è subordinato con queste parole che ho letto testé e cioè: "Qualora lo consentano le disponibilità finanziarie a sopperire alla riparazione, etc.. "

Chiedo che l'Aula si pronunci su questa interpretazione di una modifica integrativa all'emendamento numero 8.

Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.-F.D.). Io sul merito non ho una posizione aprioristica, sono disponibile a ragionare, però, forse anche perché sono un po' raffreddato e quindi non sono al meglio delle mie condizioni, non ho compreso perfettamente, nonostante lo sforzo encomiabile fatto dal Presidente. Siccome, non avendo una posizione precostituita, voglio però sapere su che cosa sto votando, io pregherei il Presidente, ma non con un discorso lungo, di spiegare qual è il quesito rivolto all'Aula.

PRESIDENTE. Il Presidente chiede il consenso dell'Aula perché il comma 11 dell'articolo 84 del Regolamento ci consente di integrare in modo aggiuntivo l'emendamento numero 8, così come era stato proposto, visto che l'Aula prima si era espressa praticamente all'unanimità. Siccome però le espressioni unanimi e verbali a niente apportano, in realtà come diceva prima l'onorevole Contu, se l'avessimo saputo prima non ci costava niente aggiungere queste due parole di cui stiamo parlando adesso, e sembrava che l'Aula avesse piena contezza di quello che si stava facendo, allora siccome me lo consente e siccome è una forzatura, chiedo se su questa interpretazione dell'articolo 11 che consente a questo emendamento di integrarlo con quelle parole che ho letto, l'Aula si esprime in senso favorevole o contrario.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Chiedo scusa, ne abbiamo visto diverse nel corso della giornata di cose, quindi vediamo anche questa. Abbiamo visto Assessori che hanno nostalgia dei banchi del Consiglio, e abbiamo visto anche un confronto ravvicinato e abbastanza sinergico

FT/26 tra un'area politica che fu, ne abbiamo visto diversi e tutti sono segni e manifestazioni di una ricerca di soluzioni politiche che aiutino però il Consiglio regionale a produrre atti legislativi che abbiano un senso, un valore e rispondono se non interamente almeno in modo utile, seppure parziale, ai bisogni della gente.

Il punto nel quale siamo ora non è - mi pareva che nel corso nella riunione che si è fatta dietro la tenda di Serrenti ci fossimo intesi - il ricorso al comma 11 dell'articolo 84, perché allo stato delle cose, per quello che ha già votato il Consiglio, non c'è nulla che non si capisca, non c'è nulla che debba integrare il testo che il Consiglio ha già votato, l'articolo 2 si capisce benissimo. Nasce però un problema per il Consiglio, che noi abbiamo in atti anche un emendamento tempestivamente presentato, non presentato dopo la conclusione, dopo il passaggio agli articoli, presentato prima, che è l'emendamento numero 8, il quale ha diritto di essere votato, l'emendamento, non chi l'ha presentato.

Quell'emendamento, essendo stato presentato in termini, deve essere dal consiglio preso in considerazione, cioè votato, accettato o respinto. Se quell'emendamento viene approvato, perché potrebbe anche essere approvato posto che il Consiglio è sovrano e tutte le proposte, i testi e gli emendamenti li può prendere in considerazione, allora nascerebbe un problema di coordinamento tra il testo così come è e che è già stato votato dell'articolo 2, e l'emendamento numero 8 che carica sull'articolo 2 un'altra eventuale finalità. A quel punto nascerebbe il problema del raccordo, e mi pare che c'è un'altra risorsa regolamentare che non è però quella del comma 11 dell'articolo 84, è un'altra che consente, qualora il Consiglio abbia votato norme che vive tutte e due un po' cozzano fra loro, debbano essere raccordate; c'è un altro articolo, quello del coordinamento conclusivo non quello… Allora noi non possiamo essere chiamati come Consiglio a votare una procedura per cui prima creo lo scoordinamento e poi mi avvalgo del potere di coordinare, questo non si può fare.

Tutta questa cosa è nata, può capitare, può succedere, non è la fine del mondo, e alla quale è utile che il Consiglio ponga rimedio. In realtà l'emendamento numero 8 avrebbe dovuto essere messo in votazione prima dell'articolo 2 perché è aggiuntivo nel testo, però di fatto è modificativo dell'articolo 2, perché carica sull'articolo 2 e sulla capienza finanziaria una finalità ulteriore, quindi modifica. I consiglieri che hanno votato l'articolo 2, hanno votato per dire: "Con queste 10 lire io voglio fare queste 10 cose". Con l'emendamento numero 8 sto dicendo: "Con queste 10 lire eventualmente ritengo che si possa fare anche una undicesima cosa". Quindi, in realtà, è modificativo, sarebbe dovuto essere messo in votazione prima dell'articolo 2, non dopo. Però, il fatto che abbiamo già votato e ognuno di noi sarebbe dovuto essere più attento, perché non è solo questione del Presidente; io mi rendo conto che dirigere un Consiglio in questa situazione, con poca istruttoria, possono sfuggire delle cose tanto è vero che è sfuggita anche a tutti noi, che pure siamo tutti sempre ben attenti a queste cose. E` sfuggita al Presidente ed è sfuggita anche a noi. Quindi, si può porre rimedio, si deve porre rimedio perché quell'emendamento ha il diritto di essere votato, viene votato successivamente, se viene approvato nascerebbe una questione di coordinamento ed allora, in sede di coordinamento si intende per esempio che l'idea che preliminarmente, ma ha un valore politico, per esempio il Presidente della Giunta avanzava è un'idea che può essere ripresa perchè può dare trade union, liaison, continuità, raccordo, rapporto, usate il termine che volete alle due norme che il Consiglio eventualmente avesse approvato, questo secondo me è il punto. Quindi, mettere in votazione l'articolo 8, e qualora l'articolo 8 venga approvato doverlo necessariamente raccordare. Allora la Conferenza dei Capigruppo ha ipotizzato quale potrebbe essere il raccordo, però è una cosa che viene un attimo dopo, quando la contraddizione si sarà creata se si creerà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana. Ne ha facoltà.

DEIANA (I DEMOCRATICI). Presidente, io mi scuso, avevo chiesto la parola per fare una domanda prima che lei sospendesse i lavori del Consiglio per fare la riunione dei Capigruppo. Il riferimento che lei fa all'articolo 84, esattamente al comma 11, dove lei ha la facoltà di ammettere la presentazione di nuovi emendamenti, esisteva anche prima di sospendere il Consiglio un quarto d'ora fa. Allora, io prima della sospensione volevo chiedere, sempre a livello di Regolamento, essendo prefigurabile nel comma 11 dell'articolo 84, un nuovo emendamento, quindi sul nuovo emendamento si può chiedere il voto segreto.

Io ho ascoltato attentamente tutta la discussione che si è svolta stasera in Aula, una discussione che veniva svolta su tre o quattro parole, tra sostantivi, aggettivi ed avverbi, e mi sembra che tutta l'Aula abbia avuto la possibilità di seguirne i contenuti stessi. Ora non vorrei, visto che la discussione l'abbiamo seguita tutti attentamente, che si ripetesse sulla nuova proposta, sul nuovo emendamento che lei ci propone, ed è corretta l'interpretazione, la stessa discussione e per evitare questo fosse, penso che lei debba dirci se prima di pronunciarci o fare delle dichiarazioni di voto sul nuovo emendamento, accetta ancora la richiesta di voto segreto sull'emendamento nuovo che lei ha proposto. E poi, se viene accettata la richiesta di votazione segreta, faremo la richiesta di voto segreto.

Come non è possibile? E` un nuovo emendamento lo dice il comma 11.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO, Presidente della Giunta regionale. Se non ho capito male, il Presidente del Consiglio ha proposto all'Aula di accettare l'ipotesi di presentare un emendamento all'emendamento, così come recita l'articolo 84 del Regolamento stesso. Quindi, il Consiglio si dovrebbe esprimere e votare la proposta del Presidente del Consiglio.

PRESIDENTE. Questo è il punto, io forse dilungandomi ho creato confusione invece di chiarezza, ma la sostanza è questa insomma, se il Consiglio accetta questo emendamento all'emendamento, nel senso che era stato proposto prima. Chiedo che l'Aula si pronunci su questa possibilità di inserire questo...

DEIANA (I DEMOCRATICI). Presidente, io ho chiesto se è possibile il voto segreto.

PRESIDENTE. No, adesso si sta votando sulla mia proposta che l'Aula accetti questa interpretazione di un emendamento all'emendamento. Chi l'approva alzi la mano.

(E` approvata).

Il punto della situazione è questo: chiedo a questo punto che l'Aula voti l'emendamento numero 8 così emendamento, nel senso del raccordo, che ho proposto prima, di far premettere all'emendamento numero 8 le parole, in continuazione dell'ultima parte del comma 2: "...e qualora lo consentano le disponibilità finanziarie a sopperire alla riparazione… eccetera eccetera" e la continuazione dell'articolo.

DEIANA (I DEMOCRATICI). La mia richiesta è sempre valida, mi dica sì o no.

(ES/27) PRESIDENTE.No, eravamo già in fase di votazione su questo.

DEIANA (I DEMOCRATICI). Io ho sempre avuto la mano alzata, se poi lei decide diversamente!

PRESIDENTE. Chi è favorevole a questo emendamento di raccordo? Stiamo votando l'emendamento numero 8, con l'emendamento di cui si è detto prima per raccordarlo all'articolo 2 della legge numero 26, chi è favorevole?

DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Scusi voglio fare una richiesta.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, nessuna richiesta.

(Interruzioni)

DETTORI IVANA (D.S.-S.F.D.) Allora chiedo che l'emendamento venga scritto, perchè non si può votare in questo modo. Lo si scrive perché non lo si capisce nel modo in cui lei lo ha esposto, dopodichè si procede al voto. Non si può votare ciò che non si capisce.

PRESIDENTE. Mi sembra di essere stato chiaro, possiamo rileggere i verbali. Comunque io ho chiesto all'Aula, consentendomi sulla facoltà concessa dal comma 11 dell'articolo 86, di fare un emendamento all'emendamento numero 8, perché raccogliesse la volontà dell'Aula già espressa in precedenza. L'Aula si è espressa nel senso che era fattibile, dopo la fattibilità ho chiesto che si esprimesse anche la volontà sull'emendamento numero 8, così come modificato. Ho chiesto il voto, e in questa fase siamo, chi è favorevole?

COGODI (R.C.). O si fa una discussione seria o non si fa.

PRESIDENTE. La discussione seria è avvenuta, ho chiesto che l'Aula si pronunciasse su questa possibilità e si è espressa.

COGODI (R.C.) Vogliamo il testo.

PRESIDENTE. Ho ridetto che l'Aula consentisse la modifica dell'emendamento numero 8 per raccordarla all'articolo 2 di cui si era in votazione. Ho ottenuto il consenso dell'Aula per questa.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. In sintesi, tenendo fermo che siamo in fase di votazione, avevo detto che chiedevo l'autorizzazione all'Aula, mi scusate...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ripeto ancora una volta per chiarezza, parlo italiano e sono abituato anche io da trent'anni a parlare italiano. Ho chiesto all'Aula la facoltà che si esprimesse l'Aula sulla facoltà di emendare prima della votazione dell'emendamento numero 8, il quale emendamento numero 8 interferisce sull'articolo 2 della legge numero 26, e chiedevo che l'aula consentisse che questo emendamento venisse a sua volta integrato. L'Aula ha consentito l'integrazione nel senso che l'emendamento numero 8 al fine di quel raccordo che l'Aula aveva già espresso in modo informale prima, le seguenti parole: "e qualora lo consentono le disponibilità finanziarie, a sopperire la riparazione dei danni e dei dissesti idrogeologici, subiti dalle infrastrutture viabili, idriche, idrauliche, fognarie delle aree industriali". Questo era il senso dell'emendamento, cioè che quei 50 miliardi, esaurite le necessità delle piccole - medie imprese non agricole, andasse destinato a quelle finalità a cui tendeva la modifica numero 8. L'Aula ha dato l'autorizzazione con voto palese, e subito dopo il voto è stato messo in votazione l'emendamento numero 8 che è stato votato, ed è stato approvato.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io non ci capisco più niente!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi si è già votato.

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). Se noi ci intendiamo, si possono produrre leggi. Se non ci intendiamo nel senso che si presenta un emendamento verbalmente espresso che diversi colleghi non hanno colto nel loro significato, e poi si dice: "Abbiamo votato", sono precedenti talmente pericolosi che al di là del caso specifico non può essere che il Consiglio regionale accetti. Perché vorrei capire come può essere fondato in questo caso il ricorso al comma 11 dell'articolo 84 del Regolamento. Laddove si dice che anche dopo la votazione del passaggio agli articoli la presentazione di nuovi emendamenti (quindi ci deve essere il nuovo emendamento) che non è quello di Tunis, l'emendamento 8, stiamo parlando di quello che si è aggiunto, quello è nuovo, il testo dell'8 c'era già. Il nuovo emendamento è la modificazione di quell'emendamento numero 8, nuovi emendamenti che qualcuno deve presentare però, non li può presentare d'ufficio il Presidente. Il Presidente ha la facoltà eventualmente di ammettere nuovi emendamenti che qualcuno comunque deve presentare.

Che debbono avere una caratteristica questi nuovi emendamenti che comunque qualcuno deve presentare, che si trovino in correlazione con modifiche precedentemente approvate o che si rendono necessarie, al fine di una migliore comprensione del testo. Non ricorre qui né l'uno né l'altro caso, non è in correlazione con modifiche precedentemente approvate, perché noi abbiamo solo approvato prima un articolo, così come era, non una modifica. Non si rendono necessarie per la migliore comprensione del testo, perché il testo è chiarissimo, voglio capire come si fa a dire: "Abbiamo votato" e il Consiglio ha ritenuto con un voto di approvare un emendamento non presentato e qui si confonde la facoltà del Presidente con, come dire, l'articolo e con l'emendamento. Tutto questo perché si vuole insistere in una strada sbagliata, e a me dispiace perché io stesso avevo convenuto su un percorso che non era questo però. Che era quello del coordinamento di norme in contrasto, qualora ci sia il contrasto, allo stato delle cose non ce n'è contrasto. Tutta questa cosa nasce da un errore di conduzione, di operatività, chiamiamola così del Consiglio, perché dovevamo votare l'emendamento 8 prima dell'articolo 2, e siamo costretti a votarlo dopo, e siccome è nella facoltà, ed è nel diritto del Consiglio, eventualmente di approvarlo quell'emendamento 8, allora nascerà un contrasto, e quando nascerà il Consiglio dovrà sanarlo. Non adesso e preventivamente sanare un contrasto che ancora non c'è. Questi sono precedenti pericolosissimi anche perché l'ipotesi di coordinamento prevede un "prioritariamente", non si dimentichi, perché altrimenti si cambia tutto, per favorire la ripresa delle attività produttive, e il testo ce l'ha l'onorevole Contu dell'ipotesi che si concordava, che è da inserire non nell'emendamento 8, ma è da inserire nell'ultima riga dell'articolo 2 che abbiamo già approvato, quindi noi dobbiamo tornare in sede di coordinamento a inserire un avverbio che ha un significato "prioritariamente ", anche nel testo già approvato, e ciò è possibile solo quando si evincerà un contrasto, e per evincere un contrasto bisogna...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la modifica dell'articolo 8 riguardava non l'articolo 2 della legge di cui oggi è in discussione, è riferita all'articolo 2 della legge numero 26 del 1999.

COGODI (R.C.). Il "prioritariamente" dove lo inserisce lei? Non ci sta nell'emendamento numero 8, lo deve inserirlo nell'articolo 2 già approvato. Il "prioritariamente" dove lo inserisce?

(Voci)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

(PM/28) FLORIS MARIO, Presidente della Giunta regionale. Onorevole Contu, il Presidente del Consiglio non si è voluto assumere la responsabilità di applicare il comma 11 dell'articolo 84, che recita testualmente: "tuttavia è facoltà del Presidente ammettere, anche dopo la votazione sul passaggio ed esame degli articoli, la presentazione di nuovi emendamenti che si trovano in correlazione eccetera, eccetera" e ha messo in votazione quello che la Conferenza, o comunque la riunione ha deciso, se il Consiglio all'unanimità approvava la presentazione di un emendamento. L'abbiamo votato all'unanimità. Adesso, una volta approvato questo, e posto che il Consiglio ha deliberato che è possibile presentare un emendamento all'emendamento, il Presidente del Consiglio ha posto in votazione l'emendamento Tunis, con questa aggiunta: al fine del primo comma dell'articolo 2 della legge regionale 17 numero 26 sono aggiunte le parole (così dice l'articolo): "e qualora lo consentano le disponibilità finanziarie per la riparazione dei danni eccetera, eccetera". Quindi, che cosa è aggiunto? Non c'è più il "prioritariameente" che modificava l'articolo due della legge 26, rimane in vita l'emendamento aggiuntivo presentato da Tunis, con questa aggiunta soltanto, prima di dire: "e per la riparazione dei danni", "qualora lo consentano le disponibilità finanziarie per la riparazione dei danni e dei dissesti idrogeologici ". Noi siamo in sede di questa votazione, di queste parole aggiunte all'emendamento di Tunis.

(Interruzione)

Come no, è così!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.R.). Io credo che la lettura data poco fa dal Presidente della Giunta sia quella corretta. E` anche vero però che ritengo corretta la richiesta dell'onorevole Deiana che interpreta correttamente il Regolamento, in quanto essendo un emendamento all'emendamento si può prefigurare un nuovo emendamento. Per cui prima della sessione di voto, l'onorevole Deiana ha chiesto di poter esercitare un suo diritto che è quello della richiesta del voto segreto. In secondo luogo mi sembra che nei termini del Presidente della Giunta sia stato chiaro che l'emendamento non è stato votato, per cui ritengo opportuno prendere in considerazione la richiesta dell'onorevole Deiana e, in ogni caso, mi riservo di chiedere la controprova in sede di votazione, in quanto lei prima non mi ha ascoltato quando io l'ho richiesta.

TUNIS GIANFRANCO (Popolari-P.S.). Può essere chiesta solo sull'emendamento aggiuntivo; al limite…

CAPELLI (U.D.R.). Io credo che si debba una risposta all'onorevole Deiana che non deve dare lei.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.-F.D.). Io intervengo per richiamo al Regolamento con un certo sforzo per il motivo che ho detto prima, ma sto cercando di capire la situazione e di ambientarmi.

Mi colloco senza sforzo dal mero punto di vista regolamentare proprio perché sul merito ho, come ho detto prima, un atteggiamento di attenzione, di riflessione, ma un atteggiamento molto distaccato. La prima cosa che voglio dire, in tono assolutamente non polemico nei confronti di chicchessia, è che la prima regola del Regolamento è che gli 80 consiglieri sono uguali.

Venendo invece al secondo punto, io credo che dobbiamo stare attenti. Uguali non vuole dire identici, uguali per diritti e per doveri, perché per alcuni di noi questa è una fortuna , per altri una disgrazia, dipende dai punti di vista. Ciò che è avvenuto, a mio giudizio, merita una riflessione perché rischia di costituire un precedente pericoloso. Perché Presidente, e perché colleghi? Perché l'articolo 84 comma 11, a mio giudizio, e il mio giudizio è un punto di vista molto relativo, non è applicabile, è stato detto anche da altri, perché non ricorre né la prima né la seconda fattispecie, cioè non ricorre il fatto che si trovino in correlazione con modifiche precedentemente approvate né che si rendano necessarie ai fini di una migliore comprensione del testo, perché si può essere d'accordo o non d'accordo ma è chiarissimo. Forse non avrei scritto che le infrastrutture possono subire dei dissesti idrogeologici, ma questa è una questione di proprietà di linguaggio. Detto questo non mi pare che ricorra né la prima né la seconda. Però una cosa è certa: che qualora sia applicabile e qualora l'abbiamo applicato, questo non l'ho compreso bene, se è stato applicato o no il comma 11 dell'articolo 84, allora si tratta di "nuovo emendamento" definito nel Regolamento "nuovo emendamento" e se è un nuovo emendamento non c'è alcun dubbio che può essere richiesto lo scrutinio segreto. Senza tifare, lo dico soltanto dal punto di vista di lettura del Regolamento. Mi si può dire: "Ma ci sono state le dichiarazioni di voto"; io posso avere preso la parola per dichiararmi favorevole o contrario all'emendamento numero 8. Sì, però io posso dichiararmi a favore dell'emendamento 8 nella sua primigenia espressione eppure volere votare contro o viceversa, certo, di fronte alla nuova formulazione che è un nuovo emendamento. Oppure posso avere fatto dichiarazione di voto contraria e ciononostante, vista la nuova formulazione che ai sensi del comma 11 è un nuovo emendamento, poter avere riflettuto e volere esprimere un voto di segno contrario. Delle due l'una: o non lo stiamo applicando o lo stiamo applicando. E se lo stiamo applicando si può chiedere tuttora il voto a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Mi sembra che la tesi dell'onorevole Scano sia accettabile, in realtà, perché ci si era espressi prima su un qualcosa di diverso rispetto a quello che stiamo portando in questo momento. Mi sembra che sia corretto procedere fino a questo momento e dal momento che stiamo votando un qualcosa di nuovo accedere alla richiesta di votazione a scrutinio segreto su questo emendamento all'emendamento sul quale non ci siamo ancora pronunciati. Quindi siamo nella fase preliminare di richiesta di un voto segreto su quello che l'Aula ha acconsentito a prendere in considerazione come un emendamento all'emendamento. Quindi, dobbiamo pronunciarci a scrutinio segreto su quello che era ritenuto un emendamento che raccordava l'altro, e qualora lo consentano le disponibilità finanziarie a sopperire là, cioè stiamo votando un emendamento che integrava l'altro emendamento numero 8. Ci fermiamo a questo emendamento e ci si esprime a scrutinio segreto sull'emendamento all'emendamento.

PS/29 Questa è l'interpretazione che mi sembra abbia voluto dare l'onorevole Scano.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Paolo. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Noi possiamo a quest'ora complicarci ancora di più...

CUGINI (D.S.-F.D.). Ha chiesto di parlare prima il consigliere Contu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Ma lei mi fa sempre sedere, Presidente!

CONTU (C.C.D.). Onorevoli colleghi, cerchiamo, se ci riusciamo...

DEIANA (I Democratici). Onorevole Contu, posso?

CONTU (C.C.D.). Prego.

DEIANA (I Democratici). Signor Presidente, voglio rinnovare la mia richiesta di voto segreto prima che si esprima a favore o contro l'emendamento.

PRESIDENTE. Ne avevamo preso atto, certo.

CONTU (C.C.D.). La richiesta del collega è corretta, tanto è vero che io prendo la parola così come l'ha presa l'onorevole Scano, cioè con un richiamo al Regolamento, perché qui siamo in una materia purtroppo di difficile interpretazione. Tutti i nostri guai sono venuti fuori dal fatto che quest'Aula, inopinatamente, non accetta il principio che in corso di discussione - l'ho visto fare tante volte - ci possono essere anche emendamenti orali, specialmente da parte del Governo, che subito dopo vengono tramutati in emendamenti scritti. Questo si è fatto altre volte e posso garantirvi che sia alla Camera dei deputati sia al Senato questo si fa.

Da dove è nato il problema? Il problema è nato dal fatto che quando è stato presentato questo emendamento, il presidente Floris, che rappresenta il Governo, ha espresso un'opinione, dicendo: "Il Governo è disposto ad accettare questo emendamento purché inseriate le parole 'prioritariamente' e 'successivamente'". Volendo cioè dire, nella sostanza, che prima bisognava sopperire alle urgenze e alle necessità delle piccole e medie imprese non agricole, e successivamente, se rimane qualche cosa, alla rete viaria o infrastrutture del Consorzio industriale.

Devo dire di più: l'onorevole Tunis, presentatore dell'emendamento, interpellato ha detto: "Mi va bene, accetto". Allora la questione è formale. Qualcuno mi dirà: "Ma l'onorevole Floris quell'emendamento in quel momento poteva ancora presentarlo perché ancora non avevamo votato l'articolo 2". Ma devo dire che probabilmente l'onorevole Floris non ha fatto in fretta a formalizzare l'emendamento. Però, signori, cerchiamo di essere un po' sereni. E' anche vero che il Presidente del Consiglio quando ha messo in votazione l'emendamento numero 8 l'ha letto usando le due espressioni usate dal Presidente cioè "prioritariamente" e "successivamente". Arrivati a questo punto, certo, possiamo formalizzarci, possiamo dire cioè che in effetti un vero e proprio emendamento non è stato presentato dall'onorevole Floris. Io su questo potrei concordare, anche se altre volte, ripeto, emendamenti orali sono stati accettati in corso d'opera. Tuttavia, dico questo: se venisse anche interpretato l'emendamento Tunis come un emendamento non aggiuntivo, ma modificativo, e su questo do ragione a Cogodi, in fondo in fondo questo emendamento trasforma totalmente, quindi per me era aggiuntivo per modo di dire, se vogliamo dirlo in senso letterale perché si aggiunge dopo, ma in realtà è modificativo sostanziale perché modifica totalmente l'articolo in questione.

Allora, la norma regolamentare dice che se c'è un emendamento modificativo (e in questo senso va interpretato, a mio giudizio, l'emendamento Tunis) andava prima discusso e votato l'emendamento Tunis e dopo l'articolo 2. Su questo c'è stato un errore di procedura; io sono d'accordo per affermare questo.

Però, signori, qui errori ne abbiamo fatto un po' tutti, ne ha fatto l'Aula che non è stata attenta, ne ha fatto il Presidente, ne abbiamo fatto un po' tutti, come vogliamo uscirne?

Ecco perché c'è stata l'esigenza di una Conferenza dei Capigruppo, che ha voluto in qualche maniera trovare una soluzione, che per certi aspetti si è basata sull'interpretazione dell'articolo del comma 11 dell'articolo 84, per altri aspetti si è basata anche sul coordinamento richiesto dall'onorevole Cogodi. Tant'è vero che se vogliamo procedere in maniera formalmente esatta, io sostengo la tesi che la parola "prioritariamente" non può essere votata da quest'Aula perché colpisce la parte che abbiamo già votato, però è anche vero che in sede di coordinamento la parola "prioritariamente" potrebbe essere inserita. Quindi, io chiedo che sia inserita in sede di coordinamento, perché è possibile farlo se la l'Assemblea approva la seconda parte, cioè se esistono risorse finanziarie sarà fatto anche tutto l'altro, mentre la seconda parte, che non riguarda quella parte che noi abbiamo già votato, ma riguarda solo l'emendamento Tunis, che secondo me, seppure oralmente è stato emendato dal Presidente della Giunta.

Quindi, cerchiamo di trovare una formula che faccia in modo che si possa in qualche maniera uscire da questa impasse in cui ci stiamo trovando.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Mi pare che ciò che ha detto l'onorevole Contu sia stato esplicativo di tutto, nel senso che l'accordo che si è trovato in Conferenza dei Capigruppo è poi stato ratificato dall'Aula nell'accettare l'emendamento all'emendamento.

Adesso a me pare che non resti altro che discutere se accettare quanto ha proposto l'onorevole Deiana sull'ammissione del voto segreto o meno, perché l'Aula si è già espressa sull'accettazione dell'emendamento all'emendamento. Abbiamo votato all'unanimità, perché non essendo stata richiesta la controprova è una votazione che risulta all'unanimità. Detto questo, essendo l'unanimità dell'Aula favorevole per l'accettazione dell'emendamento, l'emendamento è stato esplicitato nuovamente anche dal Presidente della Giunta, adesso a lei Presidente rimane solo da decidere se accetta la votazione a scrutinio segreto oppure no. Questa è una sua interpretazione. Noi siamo qui ad aspettare la sua interpretazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente Carloni, in effetti nella Conferenza dei Capigruppo avevamo stabilito che occorreva votare l'emendamento numero 8, che è l'emendamento Tunis. Io adesso non dico se l'abbiamo votato o meno, ma è la procedura che abbiamo stabilito. Votato l'emendamento Tunis ed approvato l'emendamento Tunis, emerge il contrasto con l'articolo 2. In applicazione dell'articolo 84 comma 11, si propone un emendamento di coordinamento, l'emendamento Contu, che l'ha anche scritto. A questo punto per me abbiamo votato l'emendamento numero 8, ed è stato approvato. Ora occorre votare l'emendamento che fa superare il contrasto tra l'articolo e l'emendamento votato.

Quindi, dobbiamo ancora votare un emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, io credo che l'alluvione abbia alluvionato anche noi, quindi rinuncio all'intervento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

FT/30

LIORI (A.N.). Non so se ho capito male, sarà che qui c'è un'epidemia di influenza, però mi sembra che l'emendamento numero 8 non è stato assolutamente votato dell'Aula. Possibile che io sia stato così distratto? Chiedo scusa a tutta l'Aula.

FADDA (Popolari). E' stato votato, l'ha messo in votazione il Presidente.

PRESIDENTE. Mi sembra di poter sintetizzare quanto è emerso fino adesso, e cioè quanto con la Conferenza dei Capigruppo abbiamo voluto ovviare ad una situazione sulla quale concordavano tutti, ma che con i sistemi procedurali non riusciamo a portare fino in fondo. Come diceva un collega, il Presidente ha demandato all'Aula la possibilità di verificare questo percorso. L'Aula ha consentito la verifica di questo percorso, ovvero chiedendo che, prima dell'emendamento numero 8, venisse votato l'emendamento all'emendamento, che è quello di cui stavamo discutendo e, l'Aula ha acconsentito a che si votasse l'emendamento all'emendamento numero 8.

Quindi, nelle more, il collega Deiana aveva chiesto la votazione a scrutinio segreto su questo punto, quindi decido e dichiaro che si voti a scrutinio segreto sull'emendamento all'emendamento che è costituito dalle seguenti parole, precedenti all'emendamento numero 8 presentato da Tunis e più: "E qualora lo consentano le disponibilità finanziarie a sopperire alla..." e poi continua l'emendamento numero 8.

A questo punto si vota a scrutinio segreto ed invito i colleghi a prendere posto.

Stiamo votando l'emendamento all'emendamento sul quale dopo si farà votazione non a scrutinio segreto.

MARROCU (D.S.-F.D.). L'8 è votato o no?

PRESIDENTE. No, lo si vota dopo.

MARROCU (D.S.-F.D.). come si fa a votare questo se non c'è il numero 8?

PRESIDENTE. E` un emendamento all'emendamento.

FADDA (Popolari). Prima si vota l'8:

PRESIDENTE. Chiedo scusa. La richiesta del consigliere Deiana è fatta a nome del suo Gruppo?

DEIANA (I DEMOCRATICI). Sì.

PRESIDENTE. Allora è autorizzata ed ammessa.

FADDA (Popolari). Presidente, non si può.

PRESIDENTE. Adesso si vota a scrutinio segreto sull'emendamento ammesso dall'Aula. Siamo in fase di votazione, prego i colleghi di prendere posto.

FADDA (Popolari). Presidente, ho rinunciato cinque volte a parlare, adesso chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, onorevole Fadda.

FADDA (Popolari). Presidente.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Fadda, ricordandole che siamo in fase di votazione.

FADDA (Popolari). Presidente, allora, prima lei ha dichiarato…

(Interruzioni)

Presidente, prima lei ha dichiarato che l'emendamento numero 8 era stato approvato. L'ha dichiarato lei!

PRESIDENTE. No.

FADDA (Popolari). Scusate, prima lei ha dichiarato che l'emendamento numero 8 era stato approvato…

PRESIDENTE. No.

(Interruzioni)

Era stata votata l'ammissibilità.

FADDA (Popolari). Scusate, prima il Presidente del Consiglio ha dichiarato, poi lasciamo perdere se dobbiamo rivotare, perché oggi può succedere di tutto, ha dichiarato che l'emendamento numero 8 era approvato.

(Interruzioni)

Scusate perché non lasciate parlare, qualcuno non ha sentito, ma non può dire di no! Allora gli accordi che sono stati raggiunti nella Conferenza dei Capigruppo devono permettere di raggiungere un certo obiettivo. Allora, Presidente, lei mette, perché eravamo in fase di votazione, in votazione l'emendamento numero 8 a voto palese. Poi, si verifica il contrasto con l'articolo 2 e si pone in votazione, se richiesto, l'emendamento all'emendamento, quanto richiesto dal collega Deiana; però prima, noi eravamo già in fase di votazione, l'emendamento numero 8 lei deve metterlo in votazione. Poi, mette in votazione l'emendamento all'emendamento.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Si mette in votazione prima l'emendamento all'emendamento.

Presidente. No, no, l'emendamento all'emendamento deve essere votato prima dell'emendamento. Per cui siamo, e torno a dire, il comma 5 dell'articolo 85 - richiamo ai colleghi - prevede la votazione dell'emendamento prima dell'emendamento.

Siamo in fase di votazione segreta dell'emendamento all'emendamento. Prego i colleghi di prendere posto e dichiaro aperta la votazione.

FADDA (Popolari). Adesso voglio vedere che cosa succede. Se non passa questo, si vota l'emendamento numero 8 a scrutinio palese.

(Interruzioni)

Votazione a scrutinio segreto

Presidente. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento all'emendamento.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 64

Astenuti 2

Maggioranza 33

Favorevoli 31

Contrari 31

Nulli 2

(Il Consiglio non approva)

(ES/31) PRESIDENTE. A questo punto si deve votare, siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 8 così come presentato dai consiglieri Tunis e più.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo emendamento, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 12. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 14 di cui è stata chiesta l'approvazione per parti. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Chiediamo che l'emendamento numero 14 venga votato per parti. La Giunta non accoglie il secondo e il quarto punto, mentre accoglie il terzo punto.

PRESIDENTE. Per essere chiaro, questo emendamento prevedeva tre commi chiamati 2, 3 e 4.

FLORIS MARIO, (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Non accoglie il due, accoglie il tre e non accoglie il quattro.

PRESIDENTE. Non accoglie il due, accoglie il tre e non accoglie il quattro.

Mi si diceva che i presentatori avessero ritirato la parte riguardante il quattro. Onorevole Pinna è vero o no?

Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.S.D.). No. L'emendamento è stato ritirato nei punti 1 e 3. Resta valido, perché in questo mi pare che ci sia stata la disponibilità del Presidente della Giunta, il punto numero 2.

PRESIDENTE. Si vota soltanto il secondo comma detto numero 3, che nell'emendamento porta il numero 3, gli altri due si intendono ritirati.

Si pone in votazione soltanto il secondo comma che porta il numero 3 nell'emendamento così come è presentato dall'onorevole Pinna e più, perché gli altri due si intendono ritirati.

Metto in votazione il secondo comma che porta il numero 3 nell'emendamento così come è presentato dall'onorevole Pinna e più. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

LODDO, Segretario:

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

E` stato presentato un ordine del giorno a firma Pinna, Emilio Floris e più. Se ne dia lettura.

LODDO, Segretario:

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Si accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno presentato da Pinna, Emilio Floris e più. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

TITOLO

Siamo in fase di votazione della legge nel suo complesso. Per dichiarazione di voto, ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Mi rendo conto signor Presidente e colleghi del Consiglio dell'ora tarda, mi rendo conto della stanchezza che pesa un po' su tutti, tuttavia siccome i lavori procedono in questo modo, si può andare ininterrottamente anche fino ad ora tarda nei lavori del Consiglio, senza che sia neppure previsto di andare ad oltranza; ciò non può essere tuttavia a danno del diritto - dovere di adempiere alle proprie funzioni e, quindi, anche di esplicitare qual è l'opinione conclusiva che i singoli consiglieri o un gruppo consiliare abbiano. Noi su questa legge esprimiamo un voto conclusivo di astensione.

Ed intendiamo motivare rapidamente le ragioni per le quali, purtroppo, trattandosi di materia a forte impatto ed incidenza sociale, tuttavia non riteniamo di poter dare, come avremmo voluto, un voto favorevole. E` una legge pasticciata quella che conclusivamente il Consiglio si appresta a votare; è una legge di difficile interpretazione e di difficile applicazione, da un'idea e da una misura di emergenza, quella dell'alluvione, dell'emozione, della necessità assoluta di intervenire subito, si è voluti passare via via all'implementazione, all'articolazione prima eccessiva e poi, alla disarticolazione, di una serie di interventi possibili e sono tali e tanti gli interventi possibili e le procedure non date, le deleghe attribuite in bianco, pensiamo solo a quel limite di spesa ammissibile o di contributo

(PM/32) ammissibile demandato alla Giunta Regionale. Si era detto in Commissione "avete fatto un emendamento di 7 milioni" c'è chi l'ha contestato, si poteva dire un criterio oggettivo in base al reddito, in base ad una graduazione di bisogni: niente. Una delega, la Giunta regionale che dovrà in base a questa legge decidere qual è il limite ammissibile.

Si sono concordati elementi di questa legge e articoli poi sono diventati, e istituti molto rilevanti negli abboccamenti, nell'interscambio personale delle idee, nei corridoi. Non si lavora così, a produrre leggi importanti della Regione. Si sono introdotti in questa legge tratti di ingiustizia sostanziale e forte, prevedendo quel risarcimento di danni in modo uguale per tutti, anche quando il danno ha colpito in modo più pesante chi ha poco e ha perso tutto e chi ha molto e ha perso un po' del molto che aveva. Per tutti. La storia non vale, l'esperienza non conta, quell'antecedente e disastroso di altri tempi. Anche allora solitariamente da qualcuno contrastato, ricordate la siccità; 500 - 600 miliardi anche allora, dato a tutti, a chiunque avesse terreno, terreno coltivato o terreno non coltivato, terreno abbandonato, terreno arido, terreno fertile, ricco e povero - si diceva - bisogna intervenire nel settore agricolo, con interventi strutturali, sarà un'iniezione di capitali che ammodernerà l'agricoltura. Più di 600 miliardi allora distribuiti a chiunque aveva terreno e chi anche aveva terreni tancati ed abbandonati, prese tanti soldi dalla Regione per che cosa? Per ammodernare l'agricoltura. In che cosa si è ammodernata?!

C'è il rischio, ancora una volta, ed anche questa volta, di interventi dispersivi; c'è il rischio che chi ha perso poco abbia molto e chi ha perso molto o tutto abbia poco o niente. Così per il modo come si continuano a fare le leggi.

Noi queste cose le abbiamo rappresentate; vi abbiamo chiesto di tenerne conto, anche con alcuni emendamenti che potevano essere migliorativi o specificativi almeno in parte di questa esigenza, avete ritenuto di non accoglierli.

Avremmo voluto votare a favore non di questa, ma di un'altra legge che avesse diversi istituti con queste finalità, ma con più garanzie. Ciò non è stato consentito e quello su cui noi non possiamo transigere, è che quando le leggi sono di tal fatta, di questa natura, che hanno obiettivi anche ambiziosi, ma hanno strumentazione che poi di fatto porteranno alla mala gestione, alla mala applicazione e al cattivo risultato, abbiamo il dovere, per quanto ci è consentito, di dissentire; dissentiamo profondamente e tuttavia ci limitiamo ad un voto di astensione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 29 A.

Risultato della votazione

Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 60

Votanti 55

Astenuti 5

Maggioranza 28

Favorevoli 54

Nulli 1

(Il Consiglio approva)

PRESIDENTE. Il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore22 e 52.