Seduta n.442 del 01/10/2008 

CDXLII Seduta

Mercoledì 1 ottobre 2008

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 51.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 29 luglio 2008 (433), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Elia Corda e Giuseppe Giorico hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 1° ottobre 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sui tempi di attuazione del programma 'Ritornare a casa'''.(1253/A)

(Risposta pervenuta il 5 agosto 2008)

"Interrogazione Contu - Licandro - Petrini - Rassu, con richiesta di risposta scritta, sulla convenzione tra la ASL n. 8 di Cagliari e lo Studio Vega Sardegna srl". (752/A)

(Risposta pervenuta il 16 settembre 2008)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione delle zone franche in Sardegna e, in particolare, sulla zona franca di Oristano". (392/A)

(Risposta pervenuta il 22 settembre 2008)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul bando per l'affidamento della gestione dei punti vendita ex ISOLA". (1319/A)

(Risposta pervenuta il 22 settembre 2008)

"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione di un monitoraggio sulle assunzioni dei lavoratori nei cantieri comunali di lavoro finalizzati all'occupazione con fondi della Regione autonoma della Sardegna (ex articolo 94 della L.R.. n. 11 del 1988 e successive integrazioni e modificazioni)". (336/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura dell'ufficio del lavoro nei centri del Parteolla, Gerrei e nel Comune di Capoterra". (782/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, in ordine alla mancata erogazione dell'integrazione delle somme da parte della Regione in favore dei lavoratori socialmente utili in Sardegna". (1207/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica della data delle prove relative al concorso pubblico per due posti di dirigente del Corpo forestale". (1256/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di potenziamento del Centro di riferimento per le malattie rare della Sardegna". (1269/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento della Regione al fine di garantire ai cittadini sardi forniture adeguate di farmaci contro la metilmalonico aciduria con omocistinuria2. (1275/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'attivazione della struttura complessa Area comunicazione in staff alla direzione aziendale dell'ASL n. 8 di Cagliari". (1276/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle domande dei comuni in attuazione del bando per la domotica non ammesse perché pervenute in ritardo". (1277/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della radiologia del CTO di Iglesias". (1301/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sulla ripetizione della prova di inglese del concorso per l'assunzione, a tempo indeterminato, di due dirigenti per il Corpo forestale a seguito dell'ordinanza del TAR sollecitata dal ricorso di un concorrente". (1318/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla verifica e sul controllo nell'utilizzo dei finanziamenti ex legge regionale n. 37 del 1998 - Comune di Alghero". (1322/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nella spendita dei fondi POR 2000-2006". (1345/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nelle attività di internalizzazione degli impianti di Abbanoa". (1365)

"Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sul problema del danno arrecato alla Regione Sardegna dall'ingiusto primato assegnato dal Guinness world records 2009 al "casu marzu" definito come il formaggio più pericoloso al mondo per la salute umana". (1366)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sull'attribuzione dell'incarico di Struttura complessa di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari, con richiesta di revoca della delibera n. 1056 del 2008 della ASL n. 8 di Cagliari". (1367)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'assenza dell'Ufficio pesca (ARGEA) nella Città di Alghero". (1368)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'anomala situazione organizzativa dell'Assessorato regionale del turismo, artigianato e commercio". (1369)

"Interrogazione Farigu, con richiesta di risposta scritta, sui lavori finanziati dal PIT nel Comune di Capoterra". (1370)

"Interrogazione Tocco - Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla proroga dei servizi museali al 30 settembre 2008". (1371)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interpellanza Uras - Davoli - Pisu - Serra sulla situazione degli appalti e del personale dei servizi di pulizia, giardinaggio e movimentazione della Regione e del sistema allargato della pubblica amministrazione regionale e locale". (337)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Mozione Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Vittorio Renato sulla modifica delle leggi per le elezioni al Parlamento europeo e al Parlamento nazionale". (193)

"Mozione Biancu - Agus - Barracciu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Espa - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Tocco sulla modifica delle leggi per l'elezione del Parlamento europeo". (194)

"Mozione Balia - Caligaris - Ibba - Masia sulla proposta per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e sull'esigenza di modificare, con la reintroduzione delle preferenze, la legge per l'elezione del Parlamento nazionale". (195)

Discussione unificata delle mozioni Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Vittorio Renato sulla modifica delle leggi per le elezioni al Parlamento europeo e al Parlamento nazionale (193); Biancu - Agus - Barracciu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Espa - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Tocco sulla modifica delle leggi per l'elezione del Parlamento europeo (194); Balia - Caligaris - Ibba - Masia sulla proposta per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e sull'esigenza di modificare, con la reintroduzione delle preferenze, la legge per l'elezione del

Parlamento nazionale. (195)

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che sono all'ordine del giorno la mozione numero 193, e le mozioni numero 194 e 195 presentate successivamente. Poiché trattano la stessa materia procediamo alla discussione unificata delle medesime.

(Si riporta di seguito il testo delle mozioni numero 193, 194 e 195:

Mozione Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Vittorio Renato sulla modifica delle leggi per le elezioni al Parlamento europeo e al Parlamento nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

l'articolo 1, comma 2, della Costituzione italiana recita: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.";

la democrazia rappresentativa è fondata sullo stretto e necessario rapporto fra eletto ed elettore;

l'articolo 49 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale";

fra i principi statutari del nostra Regione vi è quello della promozione alla partecipazione alla vita democratica del Paese e quindi di favorire con ogni utile iniziativa l'espressione democratica dei cittadini;

ATTESO che:

già in occasione delle elezioni politiche i cittadini sono privati della possibilità di scegliere i loro parlamentari e tale scelta è affidata esclusivamente ai leader di partito che hanno il potere di compilare le liste e determinare anche l'elezione dei parlamentari;

nell'ambito di una riflessione sul ruolo dei partiti e la loro forma democratica, l'esclusione del voto di preferenza rischia di alimentare una deriva leaderistica estranea alla tradizione popolare;

è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee che:

a) escluderebbe la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, eliminando del tutto le preferenze;

b) vede, ancora una volta, la Sardegna penalizzata dall'accorpamento, per le elezioni al Parlamento europeo, nel collegio elettorale con la Sicilia,

dà mandato al Presidente del Consiglio regionale

di inviare la presente mozione ai Presidenti della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e delle Commissioni parlamentari competenti, affinché:

nella nuova legge per le elezioni al Parlamento europeo possa essere costituito il collegio Sardegna;

sia data la possibilità agli elettori di esprimere il voto di preferenza ai candidati alle elezioni al Parlamento europeo;

il Parlamento italiano legiferi, nel più breve tempo possibile, affinché sia reintrodotto il voto di preferenza nell'attuale legge elettorale per l'elezione al Parlamento italiano. (193).

Mozione Biancu - Agus - Barracciu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Espa - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Tocco sulla modifica delle leggi per l'elezione del Parlamento europeo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la Comunità europea ha prodotto un'ampia normativa in materia di tutela delle minoranze linguistiche, a partire dalla Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (1975), con le risoluzioni Arfè (1981), Kuijpers (1987) Killilea (1994), fino alla Carta europea delle lingue regionali e minoritarie del 1992 e alla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1° febbraio 1995, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 302;

- l'articolo 15 di tale Convenzione-quadro stabilisce che gli Stati membri dell'Unione favoriscono la tutela delle minoranze nazionali per una effettiva partecipazione alla vita culturale, sociale ed economica dei singoli Stati e dell'Unione;

- per quanto attiene all'Italia si nota che non è adeguatamente tutelata la minoranza di lingua sarda, la quale, pur con una popolazione di 1.600.000 soggetti, è priva di una sua rappresentanza al Parlamento europeo;

- la sostanziale cancellazione della Sardegna e dei sardi dall'Assemblea di Strasburgo è del tutto iniqua e inaccettabile, proprio sulla base dei principi ispiratori della legge e delle risoluzioni citate, delle Carte e Convenzioni-quadro dell'Unione europea in via di ratifica da parte dell'Italia;

RITENUTO che la connotazione derivante dall'essere riconosciuti meritevoli di particolare tutela in quanto minoranza nazionale rende ancora più pressante la necessità che ai sardi venga garantito non solo l'astratto diritto di esercitare uno sterile diritto di voto, ma che, preso atto della perfettibilità dell'attuale legge elettorale, che da quindici anni ormai non consente ai sardi di eleggere un proprio candidato, si prevedano concreti correttivi atti a consentire ai sardi di eleggere i propri rappresentanti in seno al Parlamento europeo;

SOTTOLINEATO che il Consiglio regionale nella XII legislatura ha approvato la proposta di legge nazionale per la "Modifica alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, in materia di elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo", in cui si prevede la suddivisione dell'Italia, per l'elezione dei propri rappresentanti nel Parlamento europeo, in 21 circoscrizioni ciascuna corrispondente ad una regione ed alla Provincia di Trento e Bolzano, e con la garanzia che anche le regioni a bassa consistenza demografica eleggano un parlamentare;

APPRESO inoltre che è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee nella quale si prevede:

- l'utilizzo del sistema a liste bloccate, già utilizzato per l'elezione dei due rami del Parlamento, che priva in sostanza i cittadini della possibilità di scegliere i propri rappresentanti attraverso il voto di preferenza;

- il mantenimento dell'attuale suddivisione del collegio unico nazionale in cinque circoscrizioni macro-regionali, per cui la Sardegna non avrà alcuna garanzia istituzionale al fine di esprimere la propria rappresentanza parlamentare,

si rende necessario ed urgente impegnare il Consiglio regionale e il Presidente della Regione

a porre in essere tutte le iniziative per:

1) dare la possibilità agli elettori di esprimere il proprio voto di preferenza per i candidati alle elezioni del Parlamento europeo;

2) consentire ai cittadini sardi di esprimere una propria rappresentanza nel Parlamento europeo a partire dalle elezioni del 2009. (194)

Mozione Balia - Caligaris - Ibba - Masia sulla proposta per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e sull'esigenza di modificare, con la reintroduzione delle preferenze, la legge per l'elezione del Parlamento nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- lo spirito della Costituzione e la centralità del Parlamento sono sviliti da un sistema elettorale che impedisce agli elettori di scegliere i propri rappresentanti;

- la Costituzione prevede un sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza;

- l'eliminazione del voto di preferenza ha cancellato ogni possibilità di scegliere i propri rappresentanti alla Camera e al Senato e, di fatto, ha allargato il solco tra istituzioni e cittadini ed ha indebolito l'autorevolezza del Parlamento;

- un'assemblea di nominati prima ancora che di eletti tende a manifestare un più alto tasso di obbedienza;

- deputati e senatori sono chiamati sempre più spesso a votare provvedimenti dichiarati urgenti, mentre altri sono i veri problemi che affliggono l'Italia ed attendono una risposta rapida;

- questo è un quadro preoccupante che si aggiunge alla crisi che ha investito le capacità decisionali del Parlamento;

- il sistema è tale per cui qualunque capo di governo si confronta raramente con le assemblee elettive; c'è un forte processo di delegificazione sostituito da atti di regolamentazione governativa; a questo si accompagna una rappresentatività "circoscritta" dei parlamentari in quanto eletti in listoni bloccati decisi al di fuori da ogni relazione con gli elettori;

- il bilanciamento tra potere legislativo e potere esecutivo che il costituente ha fissato nella Carta costituzionale esce stravolto da una consuetudine che sta diventando norma pur in assenza di riforme costituzionali tese a riorganizzare la forma di Stato e la forma di governo;

- per rinnovare il rapporto con gli elettori è necessario tornare al voto di preferenza;

- fra i principi statutari della nostra Regione vi è quello della promozione alla partecipazione alla vita democratica del Paese e quindi di favorire con ogni utile iniziativa l'espressione democratica dei cittadini;

CONSIDERATO che:

- è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee;

- la proposta escluderebbe la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, eliminando del tutto le preferenze;

- la proposta vede ancora una volta, la Sardegna penalizzata dall'accorpamento, per le elezioni al Parlamento europeo, nel collegio elettorale con la Sicilia;

- anche per le elezioni europee è prevista l'introduzione di una soglia di sbarramento che ha come unico scopo quello di eliminare la partecipazione dei piccoli partiti dalla vita istituzionale,

dà mandato al Presidente del Consiglio regionale

di inviare la presente mozione ai Presidenti della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e delle Commissioni parlamentari competenti affinché:

1) venga istituito il collegio Sardegna nella nuova legge per le elezioni al Parlamento europeo;

2) sia introdotto il voto di preferenza per i candidati alle elezioni al Parlamento europeo;

3) venga eliminata dal progetto di legge per l'elezione del Parlamento europeo ogni soglia di accesso;

4) sia ripristinato il voto di preferenza per l'elezione del Parlamento italiano. (195).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 193 ha facoltà di illustrarla.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, la seduta odierna è prevista dallo Statuto e, perciò, credo che non ci sia miglior argomento da trattare in una giornata come questa di quello che vede diverse forze politiche unite nel conseguimento di un unico intento. E' importante sottolineare, proprio in una giornata come questa, l'unità del Consiglio regionale che penso e spero possa esprimersi con un ordine del giorno comune, sottoscritto da tutte le parti politiche e da tutti i consiglieri regionali.

L'intento della mozione è di far sì, intervenendo quanto prima (dando delega al Presidente del Consiglio affinché si faccia interprete della volontà del Consiglio regionale e credo anche di tutta la Sardegna), che si possano ristabilire principi di democrazia e di rappresentanza democratica che negli anni sono stati negati dalle diverse modifiche apportate alle leggi elettorali sia nazionali che europee. E' da decenni, oserei dire, che la Sardegna cerca di sensibilizzare le forze politiche nazionali affinché si facciano interpreti del diritto di rappresentanza della nostra Isola presso il Parlamento europeo. Da tempo, direi da sempre, con varie motivazioni, questo diritto è stato negato, facendo sì che con grande difficoltà e in rarissime occasioni la Sardegna abbia potuto esprimere un proprio rappresentante presso il Parlamento europeo.

In questi giorni, è in corso la discussione in Parlamento (nelle Commissioni parlamentari), su ulteriori modifiche della legge elettorale per le elezioni al Parlamento europeo; modifiche che prevedono una soglia di sbarramento e, per l'ennesima volta, l'accorpamento della Regione Sardegna e della Regione Sicilia in un unico collegio. Si aggiunga che viene cambiato il sistema di scelta dei propri rappresentanti cassando dalla legge precedente il sistema delle preferenze, come è già avvenuto per le elezioni al Parlamento italiano con tutte le conseguenze che i partiti, in varie sedi, le persone impegnate in politica, ma anche i cittadini italiani, hanno evidenziato, e cioè la mancanza di rappresentanza democratica in un sistema che prevede non più eletti ma nominati. Questo è ciò che si dice correntemente. Questo ci ha portato ad avere anche in Parlamento rappresentanti non territoriali, non regionali, non vicini alla nostra terra, eletti da quest'isola..

E' impari poi il confronto tra la Regione Sardegna e la Regione Sicilia per le elezioni al Parlamento europeo. Ora, sulla base di semplice calcolo strumentale, se non ci fosse il collegio Sardegna saremmo tentati di dire: "Ben venga l'eliminazione delle preferenze". E spiego perché. Perché forse nel confronto fra partiti riusciremmo ad avere come Sardegna una rappresentanza nei piani alti della lista, e quindi a giocarci tra partiti la possibilità di esprimere un nostro rappresentante in mezzo agli svariati rappresentanti della Sicilia. Credo che questo aspetto appartenga alla strategia politica, appartenga al "tanto meglio tanto peggio", appartenga al fatto che, visto come stanno le cose, cerchiamo di trarne il massimo risultato. Se ragioniamo invece in termini di principi è assolutamente necessario che in un principio di democrazia e di rappresentanza di eletti dal popolo sia reinserita la preferenza per le elezioni alla Camera dei Deputati, ma anche per quelle al Parlamento europeo.

Questo va collegato necessariamente col diritto di rappresentanza della Sardegna come espresso, in modo più articolato (si citano principi, articoli, norme, che riconoscono la legittimità della richiesta della Regione Sardegna), nelle altre mozioni presentate successivamente alla nostra, alla quale si sono collegate invitando il Consiglio ad esprimersi in merito e a sollecitare il Parlamento nazionale e le Commissioni.

Già nelle passate legislature, in diverse occasioni, oltre ai vari partiti politici, questo Consiglio regionale nel suo complesso si è espresso in merito, ponendo in campo tutte quelle azioni che fanno parte dell'iter parlamentare, dell'iter del rapporto fra Consiglio regionale e Parlamento nazionale. Bene, ripetiamo che, e insistiamo su questa via, forse sarebbe stata necessaria una maggiore sollecitazione dei sardi tutti, forse è necessaria ancor più una maggiore sollecitazione dei nostri rappresentanti, quantomeno di quelli che pur anche non essendo sardi, sono stati eletti da questa Regione al Parlamento nazionale.

Queste sono le sollecitazioni che intendiamo fare attraverso questa mozione da noi presentata, e cogliamo con interesse e con attenzione anche le mozioni presentate dai colleghi della coalizione del centrosinistra e da quelli del partito socialista, lo S.D.I.. Forse bisognerà ragionare un attimino sulla stesura di un ordine del giorno che auspico comune, sottoscritto da tutti, che accentri l'attenzione sui principi condivisi.

Nella mozione presentata dai colleghi della maggioranza di centrosinistra, per esempio, non si fa cenno nel dispositivo, alla richiesta di una sollecitazione al Parlamento nazionale affinché si inizi a sostenere, a proporre e a discutere anche l'introduzione delle preferenze nelle elezioni legislative. Trovo maggiore specificazione nella mozione numero 195 di Balia e più dove nel dispositivo si richiama la necessità di eliminare la soglia di accesso o, se volete, di sbarramento.

In questo momento, io personalmente, ma anche il mio partito siamo decisamente favorevoli a stabilire una soglia di sbarramento, certo, che non tenda all'eliminazione dei piccoli partiti, ma è anche il prezzo che siamo disponibili a pagare purché si arrivi, comunque, a un esercizio di democrazia che consenta la reintroduzione delle preferenze.

Non facciamo una guerra di religione sullo sbarramento pur ritenendo il principio condivisibile, sappiamo però che la maggioranza delle forze politiche non è d'accordo su questo, pertanto vorremmo accentrare la nostra attenzione, la nostra sollecitazione su ciò che è maggiormente condiviso. In questo momento non ci sentiamo di sollecitare l'eliminazione della soglia di sbarramento; c'è una discussione in corso, possiamo esprimere pareri personali, sono totalmente d'accordo su una soglia di sbarramento che arrivi fino a un massimo del 5 per cento, per cui riterrei che questo argomento possa essere in qualche modo stralciato da un ordine del giorno comune e condiviso, per lasciarlo alla discussione e al confronto politico successivi.

Ripeto, è un prezzo che saremmo disponibili a pagare purché si arrivi a una riammissione delle preferenze nella legge elettorale. Ovviamente, non ci fermeremo alla discussione odierna in quest'Aula, ma spero che il dibattito politico possa continuare nel tempo, fino a giusta conclusione, per arrivare davvero nel Parlamento italiano alla stesura di una legge condivisa e che possa dare giustizia alla rappresentanza liberamente eletta e scelta dal popolo.

Noi, tra l'altro, ci siamo fatti promotori, e altri partiti hanno sostenuto la nostra iniziativa pubblicamente, al di là delle appartenenze politiche di schieramento, dell'inserimento anche nella proposta di legge che andrà all'attenzione delle Commissioni parlamentari delle preferenze nell'elezione della Camera dei Deputati. A tal fine abbiamo svolto con la collaborazione di tanti partiti e di tante persone impegnate in politica e nel sociale un'azione di sollecitazione popolare, raccogliendo le firme, e ringrazio quanti hanno partecipato alla nostra iniziativa, l'hanno sposata e ne fanno tutt'oggi parte integrante, per la presentazione di una proposta di legge in materia. Io credo che su questo la politica non possa girare la testa e far finta di niente.

E' presente a livello nazionale, ma soprattutto parte dai consigli comunali e provinciali della nostra Regione la richiesta di una sollecitazione nei confronti del Parlamento italiano, azione di cui auspico una definizione positiva in Consiglio regionale, perché alla Sardegna sia data dignità di rappresentanza in particolare al Parlamento europeo, nonché quella dignità politica e dignità di popolo che da anni viene sottoposta all'attenzione di un Parlamento troppo spesso distratto rispetto alle necessità e al rispetto di un'Isola, "quasi un Continente", che è parte integrante di una Nazione, ma che non sempre ha avuto il giusto rispetto e la giusta attenzione dal Governo centrale.

PRESIDENTE.. Uno dei presentatori della mozione numero 194 ha facoltà di illustrarla. Prego i colleghi di contenere i tempi dei loro interventi sull'esempio dell'onorevole Capelli.

ORRU' (P.D.). Presidente, come ormai accade da tempo, almeno in due occasioni nell'ultimo decennio che io ricordi, in prossimità della scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo si accende o, meglio, si apre il dibattito sulle modifiche da introdurre circa le modalità di elezione della rappresentanza italiana; rappresentanza peraltro ridottasi dai 78 rappresentanti dell'attuale legislatura 2004-2009, che volge al termine, ai 72, forse 73 previsti per la legislatura 2009-2014, qualora il trattato di Lisbona del 2007 venga ratificato perché era previsto una sorta di atto aggiuntivo.

Ora, rispetto al passato vi è da dire che ci sono indubbiamente delle novità importanti che possono portare a modifiche non marginali (modifiche si sono avute anche in passato, in queste occasioni) sia della ripartizione territoriale, con la correzione dell'ormai anacronistico sistema delle cinque macro circoscrizioni regionali, ma, in particolare, dello stesso sistema elettorale, quello, per intenderci, (e questo spinto forse molto di più) sulla falsariga di quanto si è avuto nelle recenti elezioni politiche.

La Commissione affari costituzionali della Camera ha iniziato l'esame di ben sei proposte di legge; alcune di esse hanno certamente un profilo emendativo, di semplice adeguamento della legge numero 18 del '79, lo dichiarano, è questo il loro obiettivo; altre, invece, hanno espressamente l'obiettivo di non limitarsi a emendare singoli aspetti di carattere, se vogliamo, regionale o di altra natura, ma si propongono di modificare sostanzialmente l'impianto della legge sin qui adottata per l'elezione della rappresentanza nel Parlamento europeo.

La mozione che abbiamo sottoposto all'attenzione del Consiglio, come le altre due, peraltro, si propone di accompagnare questo processo di innovazione attivando tutti gli strumenti, sollecitando gli organi istituzionali, le istituzioni autonomistiche nonché la rappresentanza parlamentare, in modo tale da poter incidere, questa volta forse anche con successo, su alcuni punti, o su uno di essi in modo prevalente, rafforzando le proposte che si avvicinano alle posizioni sostenute anche nel passato da questo Consiglio regionale, perché riteniamo giusto non sciupare l'opportunità di garantire alla nostra Isola la sua rappresentanza nell'ambito del Parlamento europeo.

Onorevole Capelli, io penso che sia più giusto questo che non affidarci a una via contrattualistica all'interno delle singole forze politiche, così come mi è parso di capire, dal sistema lista bloccata, una sorta di contrattazione con la preponderante Sicilia all'interno delle forze politiche in cui, di fatto, prefigurare l'ordine di liste e quindi attribuendoci l'altro.

Io credo che debba essere scelta invece la via maestra che è quella di rivendicare istituzionalmente la rappresentanza dovuta alla nostra Isola; anche perché se c'è un punto su cui tutte e sei le proposte di modifica della legge elettorale coincidono o, meglio, convergono, è quello dell'istituzione della circoscrizione Sardegna; tutte e sei le proposte: è quindi un'opportunità.

Tuttavia, pare evidente a tutti noi che qualora non vi sia un consenso sufficientemente ampio su un disegno complessivo che ridefinisca l'intera rappresentanza regionale, di tutte le Regioni, il rischio è quello di mantenere l'attuale ripartizione esattamente come è avvenuto nel 2004, quando anziché utilizzare la riduzione dei seggi spettanti allora, da 87 a 78, quale occasione per ridefinire l'intero sistema dell'attribuzione delle rappresentanze territoriali, puntando appunto sul principio della regionalizzazione, del garantire cioè a tutte le Regioni la loro rappresentanza, si è optato invece per scelte diverse e, alla fine, è rimasta la suddivisione nelle cinque circoscrizioni.

Quindi, a parte, dicevo, la proposta emendativa, vi sono ben tre proposte che affermano questo principio della regionalizzazione della rappresentanza; a mio avviso un principio coerente con il progetto dell'Europa delle Regioni e che certamente garantisce non solo la rappresentanza, ma soprattutto attraverso l'impostazione di politiche di carattere economico e sociale anche il riconoscimento del principio della pluralità di culture, di lingue e così via.

Io penso che sia questa, su questo punto, la posizione che il Consiglio, il Governo regionale e possibilmente l'insieme della rappresentanza parlamentare sarda debbano sostenere. Peraltro, aggiungo rapidamente, se mi è consentito, sostenendo una posizione comune, quindi non campanilistica o regionalistica, alle altre Regioni a statuto speciale, le altre minoranze cosiddette "minoranze linguistiche" in modo particolare (e noi lo siamo in qualche modo minoranza molto numerosa), su un uguale diritto anche delle quattro piccole Regioni a Statuto ordinario, cioè l'Umbria, l'Abruzzo, il Molise e la Basilicata.

Pertanto siamo in buona compagnia sotto il profilo delle ragioni e, credo, anche sotto il profilo del principio cui ispirarci, peraltro senza penalizzare eccessivamente la rappresentanza delle Regioni più grandi ma ancorandola a un principio di ripartizione proporzionale.

Vorrei infine ricordare che questa è anche la scelta fatta dal Consiglio regionale, non in questa legislatura ma nella precedente, con l'approvazione di un ordine del giorno unitario (e non erroneamente, come nella mozione citiamo, nella proposta di legge nazionale), dove si sosteneva questo principio.

Infine, sulla rappresentanza politica. Il principio di proporzionalità mi sembra non venga messo in discussione da alcuno, però se è una proporzionalità limitata, come dire, alle grandi forze politiche, su uno schema bipolare, se non quasi bipartitico, io non credo che sia convincente neppure nelle ragioni di coloro i quali l'hanno proposto e lo sostengono; poi il superamento della cosiddetta lista bloccata, che replicando attraverso l'attuale schema centralistico, conduce ad una rappresentanza più nominata dai vertici dei partiti che eletta direttamente dai cittadini.

Ora, come è noto, vi sono posizioni differenti che attraversano talvolta i due principali schieramenti politici, centrodestra e centrosinistra. Premesso che tutti i sistemi elettorali hanno i loro aspetti positivi e i loro aspetti negativi, non c'è il sistema elettorale perfetto, il discrimine io penso debba essere quello rappresentato dagli obiettivi che si prefiggono e su questi obiettivi poi debbano essere commisurati o rapportati.

Il Parlamento europeo, come è noto, non ha un collegamento diretto con il Governo dell'Europa,. La Commissione è di nomina governativa o intergovernativa, non ha alcun tipo di rapporto con la rappresentanza parlamentare; con le recenti modifiche che sono state introdotte esprime semplicemente una sorta non di voto di fiducia ma di apprezzamento o comunque di valutazione del programma che avviene nel corso della prima seduta. Ha quindi fondamentalmente la funzione di rappresentare nel modo più adeguato possibile l'Europa nelle sue più diverse espressioni (politiche, culturali, sociali e anche territoriali), quindi è il principio della rappresentanza politica che conta non quello della stabilità di governo, che attiene ad altri obiettivi, ad altri ambiti, non a questo, e quindi le conseguenti garanzie delle maggioranze politiche e così via.

E' questo per molti versi il nuovo orientamento, che è emerso recentemente anche nel nostro Paese, verso la semplificazione persino più spinta, più radicale rispetto alle recenti elezioni politiche, questa è la proposta della maggioranza politica che governa il Paese, come tale è una proposta pesante, non è emendativa ma è di sistema, di cambio di sistema e quindi, chiaramente, soglia di sbarramento al 5 per cento (elevando dal 4 al 5 persino rispetto alla legge elettorale prevista per l'elezione del Parlamento nazionale) e, insieme a questo, la lista bloccata. E' l'estensione di quel sistema adottato per l'elezione del Parlamento nazionale alle modalità di elezione della rappresentanza italiana nel Parlamento europeo.

Io penso, noi pensiamo che questo debba essere non sostenuto ma ostacolato, modificato per rifarsi al principio della rappresentanza e non a quello della stabilità di governo; due aspetti che non hanno, ripeto, alcun tipo di collegamento; è necessario pertanto sostenere insieme alle altre forze politiche, non in modo isolato, ma convergendo su posizioni comuni (sia nell'ordine del giorno sia nelle iniziative che dovranno essere assunte e su cui impegnare le rappresentanze consiliari, nonché le rappresentanze parlamentari), la contrarietà ad una modifica, ripeto, che non ha alcun senso. Può essere infatti comprensibile sotto il profilo delle ragioni politiche, tant'è che nella relazione che sostiene la proposta di legge, che ho testé menzionato, della maggioranza politica che governa il Paese, l'obiettivo, è quello di uniformare i due sistemi, ma non quello di incidere poi sul Parlamento e sulla composizione del Parlamento europeo.

Quanto poi al sottolineare l'impegno verso la modifica di questa scelta fatta un anno fa dal Parlamento nazionale verso la lista bloccata e l'eliminazione del voto di preferenza, quindi della libera scelta dei cittadini, anche soggettiva, dei vari candidati, noi non abbiamo alcun tipo di difficoltà nel sostenerla; anche in quella direzione abbiamo ritenuto nella mozione, per coerenza, di sottolineare l'intenzione di incidere nella modifica dell'attuale sistema elettorale per quanto attiene al solo Parlamento europeo. Ciò non toglie che vi è la nostra disponibilità, ritengo, di sottolineare un impegno coerente anche verso la modifica della legge elettorale per l'elezione del Parlamento nazionale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 195 ha facoltà di illustrarla.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, preliminarmente io voglio sottolineare due aspetti. Personalmente, così come è già stato detto da altri, considero, e consideriamo come Gruppo, molto importante che un dibattito su questi argomenti arrivi in Aula; vi arrivi con mozioni presentate da più parti, molto convergenti o sostanzialmente convergenti su alcuni punti e forse con qualche piccolo dissenso, ma è importante che vi arrivi anche in occasione della seduta obbligatoria del Consiglio regionale.

Il secondo punto, signor Presidente, è che noi come partito, ma ritengo anche altri partiti, abbiamo iniziato già da tempo una campagna di sensibilizzazione su questi temi dei cittadini in Sardegna, ma anche nel resto d'Italia, con conferenze, dibattiti, gazebo, raccolta di firme nei territori, sottoponendo anche a consigli comunali e provinciali specifici ordini del giorno relativamente agli stessi aspetti che sono contenuti all'interno di questa mozione.

Amo richiamare perché ritengo utile che le mozioni debbano poi tradursi in un ordine del giorno unitario; per esempio è ciò che è avvenuto nel Comune di Sassari, laddove un ordine del giorno presentato dal Gruppo socialista relativamente a questi aspetti è stato approvato all'unanimità dal Consiglio comunale. Ecco, io credo che sia assolutamente indispensabile, anche nell'ambito di questo Consiglio regionale, ricercare e trovare una sintesi comune attraverso un ordine del giorno condiviso, perché questo è l'unico modo affinchè davvero a livello del Parlamento italiano venga tenuta nella giusta considerazione una legittima esigenza che prende il via dalla Sardegna ma non solo dalla Sardegna, almeno per una parte degli aspetti.

La mozione di cui sono primo firmatario si basa sostanzialmente su tre aspetti differenti. Uno è l'accento che viene posto sul fatto che l'attuale sistema elettorale ha eliminato le preferenze per l'elezione dei deputati e dei senatori. L'altro è relativo alla sussistenza di un unico collegio per le elezioni europee che vede la Sardegna assieme alla Sicilia e che per un fatto meramente numerico, di popolazione che ha diritto a partecipare al voto, naturalmente, vede i candidati della Sardegna in una condizione di subalternità rispetto alle possibilità di elezione nei confronti dei candidati siciliani. Il terzo punto, sul quale la mozione pone l'accento, è relativo al progetto di legge che giace nel Parlamento italiano e che, oltre ad aumentare la soglia di accesso per il Parlamento europeo, limita anche la possibilità per i cittadini di poter scegliere i propri eletti attraverso l'espressione delle preferenze.

Questo costituisce, a nostro avviso, un gravissimo vulnus che riduce drasticamente le possibilità di libera espressione e di libera scelta dei cittadini, aggravato, per quanto riguarda il Parlamento europeo, dal fatto - così come veniva ora richiamato, mi pare, dall'onorevole Orrù - che, per quanto riguarda l'Europa, il Governo è totalmente svincolato dagli eletti e quindi mal si concilia, e meno ancora si capisce, l'introduzione di un criterio che pone una rigidità di questo tipo.

Io credo che non dobbiamo spendere molte parole relativamente ai rischi che l'eliminazione delle preferenze ha introdotto e al fatto che questo si sia automaticamente tradotto in un aumento di potere delle centrali dei partiti e in una riduzione dei diritti dei cittadini. Naturalmente i partiti esprimono un potere legittimo, rappresentano situazioni di assoluta legittimità, ma il rischio è quello di un ulteriore allargamento del solco scavato tra cittadini ed istituzioni da un lato, dall'altro lato il rischio si traduce anche in una ulteriore possibilità di indebolimento della autorevolezza del Parlamento.

Perché si traduce in una diminuzione dell'autorevolezza del Parlamento? Perché è evidente che parlamentari nominati anziché eletti operano in una condizione di subalternità nei confronti o del capo dell'Esecutivo o di chi ne ha in ogni caso determinato la elezione. Tutto questo ci pare contrasti in maniera risibile con norme garantiste che sono previste all'interno della Costituzione, ma non solo, anche all'interno di altre normative.

Quel bilanciamento di poteri che a noi socialisti è tanto caro, ma non credo solo a noi, tra potere esecutivo e potere legislativo, ne esce una volta di più stravolto e delegittimato da una consuetudine che ora, con la ripetizione di questa norma per l'elezione del Parlamento europeo, rischia di diventare una regola assoluta.

Io voglio rammentare che in passato questo Consiglio regionale aveva approvato un progetto di legge (ne ero stato il primo firmatario), trasmesso al Parlamento sull'aspetto, allora all'ordine del giorno, della separazione del collegio Sardegna dal collegio Sicilia per l'elezione del Parlamento europeo.

In quella occasione malauguratamente il progetto di legge approvato dal Consiglio regionale si scontrò con una volontà negativa del Parlamento italiano (altri progetti di legge presentati da altre Regioni avevano ricevuto invece un'altra attenzione) e quindi non si tradusse in norma efficace che desse risposta ad una legittima esigenza che veniva posta, non solo per un diritto di rappresentatività dei cittadini sardi nel Parlamento europeo. Ma voglio richiamare che vi sono altre norme, regolamenti, accordi internazionali che sottolineano anche l'altra esigenza legandola alla rappresentanza delle minoranze linguistiche. Sinora non hanno, queste cose, trovato alcun riscontro.

Io credo che dobbiamo riproporre con forza tutti gli aspetti al Parlamento italiano, ma anch'io sottolineo prioritariamente un'esigenza: quella di arrivare ad un ordine del giorno unico, comune e condiviso sugli aspetti più importanti e sostanziali, che consenta di mettere all'attenzione del Parlamento italiano come prioritarie e centrali alcune delle problematiche alle quali abbiamo fatto riferimento.

Naturalmente per quanto ci riguarda noi ambiamo ad un ordine del giorno attraverso il quale venga sancita l'istituzione del collegio Sardegna separato dal collegio siciliano per quanto riguarda l'elezione del Parlamento europeo, perché nel Parlamento europeo venga mantenuta la possibilità che i cittadini si esprimano attraverso il criterio delle preferenze e siano così essi a scegliere i propri rappresentanti in quel livello istituzionale. Noi vorremmo che venisse anche eliminata la soglia di accesso che invece il progetto di legge nazionale prevede; ci pare aberrante introdurre una soglia di accesso anche per quel livello perchè ci pare antistorico rispetto ai partiti, anche piccoli, che però in Italia hanno svolto un ruolo ed una funzione assolutamente importanti nella salvaguardia dei valori della democrazia, e non soltanto, nelle istanze che hanno portato avanti.

Infine, chiediamo che venga ripristinato il criterio delle preferenze nella elezione del Parlamento italiano, che venga eliminato quel vulnus che invece è previsto dall'attuale normativa. Non mi si paragoni l'eliminazione delle preferenze con il metodo maggioritario perché stiamo parlando di due sistemi elettorali completamente diversi e assolutamente non raffrontabili, e non mi si dica che con l'eliminazione delle preferenze si è perseguito l'obiettivo della riduzione dei costi e, quindi, la possibilità di limitare commistioni fra politica e mondo degli affari.

Queste sono delle sottolineature che non devono essere tenute in conto, perché non credo siano importanti in quanto altri sono i sistemi per porre invece rimedio in quella direzione. E' molto importante invece che il cittadino elettore si riappropri dei propri diritti per altro costituzionalmente garantiti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che chi volesse intervenire deve iscriversi durante l'intervento dell'onorevole Vargiu e che il tempo a disposizione per l'intervento è di dieci minuti. Inoltre, poiché vorremmo concludere tutti gli argomenti all'ordine del giorno in quest'unica seduta, inviterei i colleghi ad una autoregolamentazione del tempo loro concesso dal Regolamento.

VARGIU (Riformatori Sardi). Tenterò questa autoregolamentazione nella consapevolezza dell'opportunità che questo tema sia arrivato in discussione, come è stato peraltro sottolineato anche da altri colleghi, in una sessione particolarmente importante per il Consiglio regionale quale quella statutaria odierna.

Devo dire che come Riformatori condividiamo, così come abbiamo condiviso anche gli atti che hanno preceduto questa discussione (e dirò quali azioni i Riformatori hanno concretamente portato avanti in questi anni), lo spirito di queste mozioni. Devo dire che non abbiamo ritenuto di presentarne una anche noi per evitare una quarta illustrazione di mozione durante la attuale seduta del Consiglio regionale... Presidente...

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, naturalmente starete tutti parlando di questioni importantissime, però questo impedisce all'onorevole Vargiu di svolgere il suo intervento. Vi prego pertanto di fare un po' di silenzio, oppure di andare a parlare fuori dall'Aula.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, la ringrazio e ringrazio anche i colleghi.

Dicevo che abbiamo evitato la presentazione e conseguente illustrazione di una quarta mozione, ma se noi avessimo scritto il testo di una mozione, pur sottolineando tutte le questioni che sono state sottolineate dagli estensori delle diverse mozioni che oggi abbiamo in discussione, probabilmente saremmo partiti da un principio che sta ancora più a monte rispetto alle valutazioni che sono state fatte e cioè il principio della centralità del cittadino nella politica. Le considerazioni che emergono dalle mozioni presentate dai colleghi hanno sostanzialmente una radice in una valutazione che noi Riformatori riteniamo, abbiamo sempre ritenuto e credo riterremo per il futuro, centrale nella nostra attività politica, e cioè che non può esserci politica senza la partecipazione diretta dei cittadini alla politica, quindi senza che i cittadini siano coinvolti nelle scelte della politica, negli atti della politica, si sentano protagonisti della politica.

Quello che spesso succede, quello che poi fa intendere la politica come una casta chiusa che difende i propri privilegi è il fatto che la politica non è più collegata alle esigenze della gente, è il fatto che la politica tenda a parlare un proprio linguaggio, a chiudersi all'interno del proprio Palazzo, a diventare impermeabile rispetto alle esigenze della gente normale, cioè di quella gente che comunque popola la nostra terra, che comunque ci dà la delega per venire a rappresentarla in questi banchi e che comunque rimane la parte centrale del ragionamento politico di ciascuno di noi.

Allora, Presidente, è evidente che quando la Sardegna subisce un danno, come quello di una circoscrizione elettorale per la legge europea che, col meccanismo di organizzazione ci pone insieme a un'altra regione, la Sicilia, che ha più del triplo dei nostri abitanti e di fatto ci priva della possibilità di eleggere nostri rappresentanti al Parlamento europeo, è evidente che questo è un danno diretto a ciascun cittadino sardo, è un danno diretto alla comunità sarda perché la comunità sarda finisce col non essere in nessun modo rappresentata in una sede, quella del Parlamento europeo, dove sappiamo bene che ormai vengono prese scelte importanti per lo sviluppo della nostra Regione e per il futuro della nostra comunità.

Noi siamo stati interpreti di questo disagio, abbiamo raccolto le firme per le proposte di legge di iniziativa popolare che sono arrivate in discussione in Parlamento chiedendo che fosse scorporato il collegio elettorale, che fosse garantita alla Sardegna la possibilità di elezione di un parlamentare europeo. E' giusto che da questo Consiglio regionale, mentre il Parlamento si appresta ad esaminare una rielaborazione della legge elettorale europea, arrivi forte la richiesta di una rappresentanza della Sardegna all'interno del Parlamento europeo. Ne abbiamo bisogno, quindi stiamo chiedendo il rispetto di un'esigenza reale della nostra comunità ai fini dello sviluppo.

Il secondo argomento, è quello delle preferenze; in realtà anche questo è un argomento che parte da ben più lontano. Scrivono i colleghi dell'U.D.C. nella loro mozione che modificare, eliminando la preferenza, il sistema elettorale alimenta una deriva leaderistica; è vero, ma alimenta una cosa ancora peggiore, alimenta una deriva partitocratica, nel senso che i partiti politici hanno la possibilità di scegliere, uso un termine "brutto", i loro "domestici" da eleggere in Parlamento se vogliono, perché comunque la scelta non è sottoposta in nessun modo alla valutazione da parte del corpo elettorale. La maggior parte delle liste che vengono presentate nelle elezioni sono sconosciute agli elettori che vanno a votare, sono sconosciute le persone, non c'è nessun rapporto di collegio.

Ha ragione il collega Balia quando sottolinea la differenza rispetto ai collegi uninominali che sono piccoli e consentono di valutare direttamente da parte degli elettori le persone candidate; in questo caso no, ci sono candidati che sono sconosciuti agli elettori che li votano, che sono estranei alla Regione all'interno della quale vengono votati, che sono stati semplicemente scelti dai partiti politici sulla base della fedeltà, molto spesso, al partito politico, non della loro capacità, non delle loro connessioni col territorio, non della loro volontà di rappresentare i cittadini che vanno ad eleggerli.

E' per questo che noi siamo assolutamente favorevoli al mantenimento della scelta preferenziale, laddove la formazione delle liste non è preceduta da un meccanismo che sarebbe altrettanto garantista: quello delle elezioni primarie, ma elezioni primarie vere, non elezioni primarie taroccate come spesso è avvenuto in diverse fasi della politica italiana.

Questa è secondo noi la sottolineatura più importante da fare, cioè che il "pallino" nelle elezioni non può stare in mano ai partiti politici, non può esserci una deriva partitocratica che tutto blinda e tutto porta lontano rispetto al cittadino. Ieri, Bossi, il leader della Lega Nord, partito con cui non abbiamo grandi affinità, , in una dichiarazione ha detto di prediligere come sistema politico quello della Svizzera, dove su qualsiasi legge i cittadini si possono esprimere con un referendum. Anche il referendum è un istituto di immensa importanza perché consente, se viene utilizzato nella maniera giusta, ai cittadini di potersi esprimere rispetto alle valutazioni espresse nel Parlamento che pure è eletto dagli stessi cittadini.

Noi dobbiamo essere coscienti che il nodo fondamentale del funzionamento delle nostre istituzioni, quindi anche della gestione dei sistemi elettorali, pur nelle differenze che ci separano (alcuni di noi sono per il proporzionale, altri di noi sono per il maggioritario, alcuni vedono bene l'elezione diretta del Presidente, altri sono contrari), è la consapevolezza - questo è l'elemento più importante che ci deve unire sempre - che chi sceglie, chi decide, chi è centrale nella vita della politica, non possono essere i partiti, i partiti sono uno strumento di rappresentanza popolare, ma sono i cittadini, per cui deve essere sempre garantito nel modo migliore possibile che i cittadini abbiano libertà di espressione.

Se il sistema è quello delle liste proporzionali è evidente che dentro le liste ci dev'essere la possibilità di esprimere il voto di preferenza, se il sistema è quello maggioritario è evidente che la scelta dei candidati deve essere preceduta dal momento delle primarie, che consente ai cittadini di partecipare alla scelta, che non può e non deve essere nelle mani dei partiti, a meno che noi non abbiamo già da oggi rinunciato ad avere democrazia compiuta in Italia e in Sardegna, e abbiamo già da oggi deciso la nostra scelta di essere parte di una casta che rende assolutamente impermeabile ai cittadini la gestione di qualsiasi spazio di democrazia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (Gruppo Misto). Presidente, il tema della rappresentanza nel Parlamento europeo si riflette necessariamente sul tema del metodo di scelta dei rappresentanti. Non a caso diversi interventi che mi hanno preceduto hanno focalizzato l'attenzione sul fatto che, oltre alla rappresentanza legittima, doverosa, della nostra Sardegna e dei sardi nel Parlamento europeo, ci sia un problema che riguarda il modo di scegliere i rappresentanti, non solo a livello europeo, ma anche a livello nazionale, ed io aggiungo anche a livello sardo, anche a livello di Consiglio regionale.

Nel mese di giugno dello scorso anno, nel 2007, unitamente ad altri otto colleghi del Gruppo consiliare de La Margherita, formulammo una lettera che iniziava con un: "Caro Walter…"; era una lettera aperta, che mandavamo come consiglieri regionali de La Margherita al candidato in pectore del nuovo Partito Democratico. Si doveva arrivare alle elezioni primarie e, in quel momento, il cosiddetto "comitato dei saggi" aveva deliberato che le elezioni per le primarie si sarebbero svolte attraverso il sistema delle liste bloccate, senza possibilità di esprimere la preferenza di voto.

In quella lettera si preconizzava come la corsa, che si sarebbe sviluppata successivamente, avrebbe visto uno scatenarsi di più persone, di particolari persone, per occupare i primi posti della lista, quelli naturalmente buoni per essere eletti, e che ciò avrebbe fatto dimenticare la missione fondante dei responsabili della nascita del Partito Democratico: ovvero l'allargamento della base col consenso su quel progetto.

L'appello si chiudeva chiedendo l'impegno per il rispetto del principio di libera competizione e di vero pluralismo democratico, anticipando che un Partito Democratico senza democrazia avrebbe fatto scappare via tantissimi amici e compagni, di viaggio naturalmente. L'appello purtroppo cadde nel vuoto, ma probabilmente il silenzio di Veltroni, e la sordina che venne messa nell'occasione da alcuni dirigenti nazionali del partito si accompagnava alla sotterranea intenzione di far nascere un partito ad usum Delphini, per non intaccare gli equilibri esistenti.

Le stesse osservazioni si dimostrano, oggi, attuali per dare un contributo alla discussione sulla legge elettorale per le europee, ma anche ai quesiti referendari che saremo chiamati ad affrontare nella prossima primavera, per effetto del differimento che ci fu lo scorso anno a causa dello scioglimento anticipato del Parlamento; osservazioni che consentono di capire come la scelta incide, pesantemente, sulla struttura dell'intero sistema politico-istituzionale perché apre la porta ad una cultura deleteria, che non è solo quella del "putinismo", ma è una cultura dell'effimero contrapposto al sostanziale, della parvenza contrapposta all'essenza, e replica per l'ennesima volta un copione, che si potrebbe definire gattopardesco, che è quello del cambiare tutto per non cambiare nulla; perché questo è il risultato al quale portano le liste bloccate.

Facendo però ancora un passo indietro, alle scorse elezioni, vediamo come quel modello americano, che viene da tanti invocato come modello di democrazia compiuta e avanzata, modello americano che già dal punto di vista economico ha manifestato tutti i suoi limiti, qua lo si vuole applicare soltanto in parte. Abbiamo avuto un Walter Veltroni che, dopo che il centrodestra nel corso degli anni ha abbondantemente attinto al sistema americano, ha percorso tutte le sue scelte di fondo, molto anglosassoni, che l'hanno portato anche a riprendere lo slogan elettorale di Barack Obama.

È da tempo che assistiamo al tentativo di imitare la politica americana in quasi tutte le sue le caratteristiche, ma io dico quasi tutte le sue caratteristiche perché un vero modello di alternanza di governo dovrebbe applicare quello che viene definito un principio di responsabilità, secondo cui chi risulta sconfitto nella competizione elettorale, o nella prova di governo, lascia il posto ad un nuovo concorrente che prova a vincere la successiva competizione.

Nessuno, dopo le elezioni negli Stati Uniti del 2000, avrebbe pensato che Al Gore, pur avendo toccato quasi con un dito l'elezione sarebbe stato il nuovo leader del Partito Democratico negli Stati Uniti. Il ragionamento è stato semplice: "Non ci sei riuscito, pazienza, quella è la porta, avanti un altro!". Quello che non succede in Italia! Quando viene sconfitto Walter, si alza Antonello che dice: "Walter non si tocca, è bravo", dopo di che si alza Walter e dice: "Angelo e Antonello non si toccano, perché sono stati bravi", e così giù a cascata, fino in fondo, fino alla periferia; sono nomi di fantasia, naturalmente.

In una recente intervista, Umberto Eco ha definito questo fenomeno, che vede ricandidarsi chi ha perso le elezioni, "il malcostume italiano";il fatto che in Italia torni sempre "quello di prima", egli osserva, è il sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere. E questo malcostume della casta nazionale è ancora più grave se si considera che per ottenere questo risultato i vertici di partito utilizzano il vigente sistema di formazione delle liste, la cosiddetta "porcata" di Calderoli, che si vuole riproporre per le elezioni europee. Strumento micidiale, quasi una bomba atomica della democrazia, caratterizzato dalle scelte padronali dei segretari nazionali.

Un sistema elettorale fondato non sull'elezione ma sulla nomina da parte del moderno signore; una signoria politica con i tratti politici del feudalesimo. Viene meno così il diritto dell'elettorato nella sua essenza, e ciò non avviene solo per il tratto attivo, cioè il diritto a eleggere, ma anche nei suoi corollari dello status perché il rappresentante eletto sfugge al controllo. I cosiddetti eletti si sottraggono al dovere di dimostrare di essere degni della cosa pubblica, e si limitano ad ossequiare riconoscenti il padrone.

In tal senso, quindi, i pilastri della democrazia, di tutti i sistemi democratici, diventano la devozione al leader e il versamento di una quota per contribuire alle spese del partito. Ai cittadini non è dovuta nessuna necessità di manifestare comportamenti virtuosi, per essere degni di essere eletti ad amministrare la cosa pubblica. Ed è un meccanismo destinato a diventare sempre più perverso: nessuna riconoscenza verso il territorio, nessun ascolto delle istanze rivolte agli amministratori, e ciò significherà un ulteriore distacco tra politica e cittadini.

Un nuovo sistema feudale in cui il signore nomina i suoi vassalli, i quali tributeranno a loro volta il "signore" al fine di garantirsi una nuova futura nomina. È un cosiddetto perpetuum, quindi la casta continua. Ora, se i segretari di partito, e concludo, e i rispettivi vertici avessero il coraggio e la dignità di applicare a se stessi il principio di responsabilità, così come hanno fatto i segretari di Rifondazione Comunista e dei Verdi in occasione delle scorse elezioni, dimostrerebbero di essere degni di rappresentare questo popolo italiano, anziché di interpretare il ruolo di casta.

Noi abbiamo l'occasione che il Parlamento adesso si dia una legge in cui vengano introdotte per il Parlamento nazionale le preferenze, per il Parlamento Europeo le preferenze, ma allora anche questo Consiglio regionale abolisca il listino, faccia in modo che non ci siano voti gratis, che non ci siano rendite di posizione solo per chi ossequia il segretario o il leader candidato alle elezioni.

Guardate, colleghi, in caso contrario ci sarà una reazione da parte di coloro che, con orgoglio, sapranno riappropriarsi della loro dignità per moderare questa nuova tirannia di casta romana perchè questo sistema lascia un'eredità molto pesante alle nuove generazioni, crea un distacco perché le allontana dalla partecipazione al governo della cosa pubblica mentre solo la partecipazione costante e continua può consentire il controllo dei governanti e, nel contempo, garantire le condizioni di un naturale ricambio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Anch'io auspico, in sintonia con quanto già formulato da altri colleghi, che oggi su questo tema così importante, cioè il deficit di partecipazione della Sardegna alla politica europea con propri rappresentanti, il Consiglio regionale nella seduta statutaria sia in grado di trovare la forza necessaria per far sì che questo deficit di presenza venga prontamente eliminato.

Guardate, io penso che se la politica sarda, tutta la politica sarda… Onorevole Moro, mi scusi, ma dalla sua parte ci deve essere una sorta di amplificatore naturale per cui la voce rimbalza.

DIANA (A.N.). E' la voce degli italiani, onorevole Salis.

SALIS (Gruppo Misto). Sto parlando della voce dei sardi, onorevole Diana, la voce dei sardi nel Parlamento europeo: una questione che mi sembra importante perché se la politica sarda, tutta la politica sarda, le forze politiche e istituzionali della Sardegna dovessero perdere questa battaglia, anche stavolta, per cui nelle prossime elezioni europee del 2009 la Sardegna fosse ancora esclusa dal Parlamento europeo, io penso che la politica sarda dovrebbe fare il mea culpa, e molti di noi dovrebbero andarsene a casa.

L'importanza che assume infatti la politica europea nell'economia e nel contesto complessivo della politica nazionale, regionale e locale, fa sì che questa assenza sia pagata, lo dicevano in maniera molto precisa il collega Vargiu e il collega Uggias, dai cittadini sardi. Ecco perché io sono convinto che oggi da quest'Aula debba venire con forza un richiamo alla mobilitazione dei sardi, ma soprattutto delle forze politiche e istituzionali sarde, perché questo vulnus venga prontamente eliminato.

Io le chiedo, signor Presidente del Consiglio, Italia dei valori lo chiede formalmente, che su questo tema e sulla proposta di revisione delle disposizioni per l'elezione dei parlamentari europei, il Presidente del Consiglio regionale convochi tutte le forze politiche e istituzionali della Sardegna, rappresentanti al Parlamento nazionale, le autonomie locali perché su questa vertenza, su questo moto di giustizia che punti a far rappresentare la Sardegna in Europa ci sia il massimo del coinvolgimento, il massimo della partecipazione, il massimo dell'unità delle forze politiche che rappresentano l'unità del popolo sardo.

Da due legislature ormai non c'è nessun rappresentante sardo in Europa; sappiamo che l'Europa è in crisi, sappiamo che l'Europa è in crisi anche perché viene percepita, sbagliando a mio avviso, come una sorta di riunione di tecnocrati lontani dai bisogni dei cittadini, ma non è così. La legge che istituiva il Parlamento europeo, che ne regolava l'elezione, doveva invece promuovere o quanto meno non ostacolare la realizzazione di alcune funzioni fondamentali; da un lato doveva stabilire un rapporto di connessione tra territori, eletti e la dimensione europea, dall'altro contribuire allo sviluppo di una nuova classe politica europea sull'esempio di quanto è successo in tutti o quasi tutti gli altri Stati membri dell'Unione Europea.

In Italia, signor Presidente e cari colleghi, succede invece che le elezioni europee hanno assunto una dimensione quasi esclusivamente legata alla politica nazionale; il fatto stesso che i maggiori leader politici nazionali si candidino come teste di lista in tutte le circoscrizioni è un segnale del fatto che si sta cercando di nazionalizzare, di politicizzare per fini interni anche le elezioni europee.

Le elezioni europee invece dovrebbero essere l'espressione di quello che noi pensiamo dell'Europa, della nostra concezione dell'Europa, non l'Europa dei tecnocrati e delle banche ma l'Europa dei popoli e l'Europa delle regioni, se questa è la nostra convinzione, la nostra aspirazione, non è possibile che la nostra Regione non vi sia rappresentata. Anche perché, paradossalmente, in Europa non ci siamo (vorrei ricordarlo senza polemica ma con un pizzico di rammarico), per un voto maldestro di un nostro rappresentante nel Parlamento nazionale.

Se potessi farlo pertanto firmerei tutte le mozioni che sono state presentate, perché sono convinto che questo sia un tema importante; e non partiamo da zero. Cari colleghi, vorrei ricordare che non partiamo fortunatamente da zero, esiste infatti in Parlamento un testo unificato delle sei proposte di cui parlava il Presidente della Commissione autonomia, la proposta Zeller, Marras, Palomba, Cassola e Ciccu, oltre quella richiamata dal collega Balia, su cui nel 2007 il governo Prodi aveva già dato un parere favorevole.

A questo punto, siccome non possiamo solamente fare declamazioni di principio ma dobbiamo cercare concretamente di trovare la strada per risolvere positivamente questo problema, cioè far eleggere un nostro parlamentare al Parlamento europeo, bisogna che le forze politiche utilizzino la possibilità di richiamare quel testo e di contrapporlo (mi dispiace per i colleghi del centrodestra ma di questo bisogna parlare), al disegno di legge che il governo Berlusconi, attraverso i ministri Calderoli e Bossi, ha presentato in Parlamento. Un disegno di legge che azzera completamente il dibattito già avvenuto in Parlamento, che azzera la mediazione che questa proposta unificata aveva trovato e che dava risposta alle questioni poste da tutte le mozioni presentate oggi in quest'Aula: la certezza per la Sardegna e per tutte le Regioni italiane di poter esprimere un proprio rappresentante al Parlamento europeo.

Questo è sicuramente un elemento che unifica molte Regioni, anche meridionali; questa è una norma a favore del meridione perché, al di là del sacrificio della Sicilia, altre Regioni del meridione avrebbero una riparazione a fronte di questa ingiustizia. E' il caso appunto della Sardegna che, lo voglio ricordare, pur avendo il 25 per cento della popolazione della circoscrizione Sardegna-Sicilia non riesce con l'attuale sistema, essendo più debole dal punto di vista demografico, ad esprimere un rappresentante.

Signor Presidente la mia proposta è che si richiami nell'ordine del giorno unitario, a cui io apporrò sicuramente la mia firma, il testo unificato (voglio ricordare che inizialmente vi fu una proposta del Gruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, primo firmatario l'onorevole Palomba) -che può essere una base utile per dare una risposta concreta all'esigenza forte, politicamente e storicamente forte, di avere un nostro rappresentante nel Parlamento europeo.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Intervengo per esprimere alcune considerazioni e per sottolineare la pericolosità della scelta che la maggioranza e il governo di Silvio Berlusconi intendono concretizzare. In questi ultimi tre lustri sono state sviluppate strategie per semplificare il quadro politico e per garantire la governabilità; il modello manager aziendale-capo di coalizione si inserisce in questo quadro degenerativo. Il risultato più eclatante è stata la cancellazione, lo dicevano in tanti, dal Parlamento nazionale di tutti i partiti della sinistra, quella storica, e la nascita del Partito delle Libertà. e del Partito Democratico. Il processo di semplificazione quindi non è avvenuto per evoluzione del sistema democratico più accreditato, il sistema proporzionale, ma per una sorta di febbre liberticida.

Oggi, ma il paradosso è solo terminologico, il Partito delle Libertà è quello più seriamente impegnato ad uccidere la libertà dei cittadini tagliando con lo sbarramento al 5 per cento la rappresentatività ideale, e quindi politica, e con le liste bloccate il diritto di esprimere un candidato da parte dell'elettore. Nelle elezioni europee il principio della semplificazione per garantire la governabilità è ancora più infondato proprio per il ruolo del Parlamento. Lo ha detto l'onorevole Orrù, lo ha sottolineato l'onorevole Balia. L'unico realistico obiettivo che il progetto del P.d.L. conseguirà, oltre alla morte del parlamentarismo e del libero confronto tra le idee, sarà quello di dare il colpo definitivo al rapporto tra istituzioni e cittadini.

Lo sconcerto generale che caratterizza la vita del Paese, per la debolezza dei partiti, offrirà soltanto un'ulteriore certezza: la casta esiste davvero e si autotutela con sistemi di scelta per cooptazione che implicano un rapporto fiduciario. Lo ricordava l'onorevole Uggias: stiamo parlando di feudalesimo.

Per noi socialisti è un arretramento che ci riporta indietro di un secolo fino ai primi del Novecento. I sistemi elettorali adottati nei diversi paesi del Vecchio Continente erano a carattere maggioritario; lo Stato liberale era monoclasse ed erano assenti espressioni politiche rappresentative di altre classi sociali; per non parlare delle donne. Solo dopo la Prima guerra mondiale hanno iniziato ad affermarsi sistemi elettorali proporzionali. Il maggioritario non è un sistema democratico, non è rappresentativo della reale situazione del Paese. Vero è che ormai da tempo l'Italia si esprime nei diversi livelli istituzionali, salvo qualche doverosa eccezione, con rappresentanti che provengono dalla stessa classe sociale, quella medio-alta, che si è formata negli stessi licei, ha conseguito la laurea nelle stesse Università e ha frequentato perfino gli stessi master. Non a caso in questa cornice rientrano solo pochissime figure femminili, e saranno sempre meno, a meno che non obbediscano a chi davvero comanda.

Per la Sardegna, inoltre, la legge elettorale per le europee è un'autentica beffa, per fortuna oggi c'è l'onorevole Maddalena Calia, ma è davvero un caso. Del resto nessuno può negare che in Sardegna sia stato sperimentato, in questi anni, un sistema che non corrisponde ai bisogni dei territori e dei cittadini. Presidente, come è noto, sono stata eletta in un listino bloccato, ma non ritengo che sia una formula condivisibile, anche se ha permesso a sette donne del centrosinistra di accedere a questa esperienza parlamentare. I partiti si devono assumere la responsabilità del ricambio della rappresentanza di genere.

Il ripristino delle preferenze nella legge elettorale nazionale è, quindi, la richiesta minima che una proporzionalista possa sollecitare; ma c'è dell'altro da aggiungere. Il maggioritario e l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti di provincia, e dei presidenti di regione non garantisce spazio alle opposizioni e la democrazia dell'alternanza, con questo sistema, non è democrazia. La stabilità dei governi non è garanzia di qualità della politica, né si può negare che governi come quello regionale attuale non abbiano rispetto dei deliberati del Consiglio. Le leggi sono disattese, ovviamente quelle che non piacciono, e non c'è modo di farle rispettare, così come non c'è modo, molto spesso, di vedere risposte alle interrogazioni.

Al di là della cultura democratica del singolo presidente, e della sua personale qualità nel rispettare le norme, è il sistema che favorisce chi è arrogante e ha le amicizie giuste. Chi trova un amico, oggi si può dire, un amico potente, trova un tesoro. Ma assecondandolo, quando sbaglia, trae vantaggi personali e non per la comunità. L'autoritarismo di un sistema non consente di fare riforme, offre solo la garanzia di elargire favori. Questo vuol dire che c'è solo una strada chiara, un'Italia sempre più demotivata, spaventata, preoccupata e senza futuro; insieme a una Sardegna sempre più in difficoltà e un elettorato confuso e irritato. L'ha detto con chiarezza l'onorevole compagno Balia.

Anch'io formulo l'auspicio di un ordine del giorno unitario, quale segnale tangibile della volontà della classe politica regionale per il rispetto reale della volontà dei cittadini, perché non bastano i proclami in occasione delle primarie, né si possono coinvolgere i cittadini solo quando fanno comodo e chiamandoli, il più delle volte, a confermare ciò che chi comanda ha deciso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Presidente, colleghi, Assessori, condivido nella sostanza le mozioni che sono state presentate da più parti per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e per reintrodurre le preferenze per l'elezione del Parlamento nazionale. In particolare mi sembra urgente però insistere, oggi, sulla modifica della legge per l'elezione del Parlamento europeo che lede i diritti dei popoli, come quello sardo, sanciti dai trattati europei e internazionali e sottoscritti dall'Italia.

Infatti da un lato si afferma, in ogni occasione, che quella che si vuole costruire è l'Europa dei popoli, mentre invece nella pratica, nella sostanza della politica reale, si vogliono far contare solo gli Stati e, ahimè, gli Stati più forti, che da sempre sono i primi responsabili nel calpestare i diritti delle proprie minoranze nazionali. Io non mi fido, come sardo, di farmi rappresentare dallo Stato italiano in Europa, perché ho verificato nella pratica, e nel tempo, la sua vocazione centralista, a tutela delle aree forti del Paese ed ostile pregiudizialmente a riconoscere i popoli, le realtà etno-storiche e financo le minoranze nazionali e linguistiche presenti al proprio interno.

C'è da dire, però, che la classe politica sarda, la classe dirigente sarda, la maggioranza cioè di voi presenti anche in quest'Aula per essere chiari, è politicamente e culturalmente subalterna a questo centralismo: non c'è coscienza nazionale! Al massimo dite che siamo una minoranza linguistica, lo dite oggi, era ora dopo che da decenni, o da qualche secolo, ce lo ha insegnato un tedesco, Wagner. Non c'è coscienza nazionale, dicevo, che ci dovrebbe portare ad avere la dignità di popolo, di Nazione, che si batte per ottenere poteri reali per progettare il futuro sul proprio territorio, pur all'interno di uno Stato realmente federale (non il federalismo di Bossi basato sull'egoismo sociale e territoriale che è una caricatura del federalismo), dove si delegano al centro solo alcuni poteri, competenze e funzioni dalle regioni e nazionalità che ne fanno parte.

Noi, tutti noi, però, anche in questa legislatura, abbiamo rinunciato, rimpallandoci le responsabilità, alla principale lotta e madre di tutte le riforme, cioè a quella per ottenere un nuovo Statuto speciale per la nostra Isola. Parallelamente a questa lotta, certo, dobbiamo portare avanti quella per essere rappresentati direttamente in Europa, nel Parlamento europeo, che auspichiamo e ci battiamo perché abbia sempre più poteri, sino a rappresentare Stati, regioni e nazionalità, superando la funzione predominante che oggi ha la Commissione, che rappresenta solo i Governi di ciascuno Stato membro.

Tutti sappiamo che il collegio Sardegna-Sicilia è un'ingiustizia che impedisce l'elezione di un parlamentare europeo sardo; può entrare al massimo il primo o il secondo dei non eletti, come è successo per Maddalena Calia. Nelle elezioni scorse pareva ormai acquisita nelle Commissioni di merito del Parlamento italiano la convinzione di creare due collegi, uno per la Sicilia e uno per la Sardegna, dopo che un comitato sardo di cui facevo parte (eravamo 40 sindaci presenti, oltre a consiglieri regionali e parlamentari sardi) si era incontrato con tutti i Gruppi politici a Roma; purtroppo, quando è trattato di votare, per non fare nomi, l'onorevole Gavino Angius, sardo, dei D.S., con uno spettacolare voltafaccia si è astenuto - e la sua astensione era un voto contrario - facendo mancare in modo determinante la maggioranza, contribuendo a bocciare quel disegno di legge: era chiaro, anche da questo voto, che la lobby siciliana era riuscita a dividere anche i parlamentari sardi e a sconfiggerci, ancora una volta! Dobbiamo parlare con chiarezza quando facciamo politica, non dobbiamo nasconderci dietro il muretto a secco: questi sono i responsabili, sardi, diciamolo!

Entrando più nel merito della antidemocraticità di questa legge, posso citare un esempio che riguarda il mio partito, perché lo conosco meglio: noi abbiamo eletto nel Parlamento europeo attuale cinque parlamentari, uno per ogni circoscrizione. Il PRC ha eletto nel collegio Sardegna-Sicilia il compagno siciliano Giusto Catania, con una percentuale del partito in Sicilia del 3,4 per cento e con 12 mila preferenze; in Sardegna abbiamo avuto una percentuale di più dell'8 per cento, credo l'8,2 o l'8,3 per cento, il sottoscritto ha avuto 8.400 preferenze in entrambi i collegi, risultando il primo dei non eletti - voi direte: "sei arrabbiato perché sei stato costretto a venire qui e non sei andato a Bruxelles", non è così, per rispondere al sorriso dall'onorevole Sanjust che mi ha fatto la battuta , questo risultato è eloquente, a parte la battuta evidente che vi ho favorito, dell'ingiustizia di questa legge che vede la Sicilia con più di 5 milioni di elettori mentre la Sardegna ne ha solo 1 milione e 300 mila, sicché 12 mila preferenze su 5 milioni di elettori e 8400 preferenze su 1 milione e 300 mila elettori, fate un po' i conti voi.

Infine, ritengo sacrosante le preferenze nelle elezioni nazionali, non ripeto ciò che hanno detto i colleghi brillantemente, mentre considero una legge truffa quella attuale che fa scegliere ai capipartito i parlamentari, sottraendoli alla volontà popolare. Sono anche sempre più convinto che bisogna ripristinare il sistema proporzionale contro il presidenzialismo e contro lo sbarramento elettorale, figli di una pseudocultura antidemocratica e di democrazia autoritaria, che umilia e mortifica la partecipazione e il rispetto delle minoranze che dovrebbero essere invece l'anima della democrazia.

Auspico pertanto l'approvazione di un ordine del giorno unitario che dia dignità e credibilità alle massime istituzioni dello Stato italiano ed in particolare all'Europa, perché fino a quando si impedirà al nostro popolo, al popolo sardo, di avere una propria rappresentanza non potrà definirsi, questa Europa, veramente democratica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris).Signor Presidente, Assessori, colleghi, io credo che la seduta di questa mattina in Consiglio regionale sia molto importante, perché stiamo trattando una materia altrettanto importante che riguarda in modo particolare la Sardegna. Infatti, così come si configura oggi il sistema elettorale per le europee in Italia, è chiaro che la Sardegna sarà penalizzata, come lo è stata in queste ultime legislature non essendo riusciti a eleggere mai un parlamentare. In particolare, da quando c'è stata la disgregazione dei grandi partiti, questa frantumazione ha favorito altre realtà, come la Sicilia i cui eletti rappresentano anche la Sardegna.

Allora il dibattito in corso è importante perché l'Europa sta diventando importante, anzi l'Europa è importante, lo abbiamo visto anche nello scenario politico di queste ultime settimane, di questi ultimi mesi, qual è il ruolo che sta svolgendo l'Europa e qual è quello che può svolgere nel prossimo futuro. Io credo che l'Europa unita, con la sua forza soprattutto dal punto di vista economico e culturale, possa davvero svolgere un ruolo importante nello scenario politico mondiale; per questo motivo ritengo indispensabile che tutte le realtà, compresa la Sardegna, abbiano la possibilità di esprimere un proprio rappresentante a livello europeo.

Credo pertanto che vada modificata la legge elettorale per il Parlamento europeo, perché lo scenario politico dal dopoguerra ad oggi si è modificato dove erano presenti le grandi aggregazioni, questa possibilità in Italia non c'è ancora, ed è chiaro comunque che una legge elettorale deve mettere la Sardegna nelle condizioni di poter eleggere un proprio rappresentante.

Noi diciamo che le attuali cinque circoscrizioni elettorali nelle quali è diviso il territorio nazionale sono insufficienti e vanno riviste, perché noi che formiamo un'unica circoscrizione assieme alla Sicilia siamo penalizzati dal fatto che la Sicilia ha quattro volte più abitanti della Sardegna, di conseguenza i candidati della Sicilia prenderanno sempre più voti dei candidati sardi.

Questo è un aspetto, ma bisogna anche fare altre considerazioni sulla stessa legge elettorale per le europee; si tratta infatti di rivedere non soltanto la perimetrazione delle circoscrizioni, ma anche come arrivare alle elezioni europee. Perché io credo che sia giusto che la Sardegna elegga i propri rappresentanti, purché siano eletti dal popolo sardo e non dalle segreterie dei partiti.

L'onorevole Caligaris nel suo intervento parlava della semplificazione della politica come di una sorta di imbroglio; io sono invece per la semplificazione della politica, perché ormai si sta andando in quella direzione, ma non sono sicuramente per le scorciatoie. Io credo che noi dobbiamo adottare un sistema che garantisca la governabilità, perché non è pensabile che oggi una costellazione di formazioni alla fine renda veramente impossibile governare; io credo che sia necessario trovare un sistema che raccolga tutte le realtà e le specificità presenti nel territorio, anche in Sardegna, però all'interno di un quadro di grande semplificazione politica senza la quale noi non saremmo in grado di garantire la governabilità.

Relativamente alla proposta che si sta formulando a livello nazionale per le europee, ma questo può riguardare anche le elezioni nazionali, io dico chiaramente che non prevedere le preferenze è un fatto assolutamente negativo perché significa che non è più il cittadino, che è centrale nella scelta politica, che decide.

Noi dobbiamo dare dignità al popolo che va a votare, però se le scelte le devono fare le segreterie dei partiti, come sta avvenendo adesso, io credo che questa non sia vera democrazia; noi dobbiamo invece elevare il livello di democrazia, della partecipazione democratica dando ai cittadini la possibilità di eleggere i propri rappresentanti sia a livello europeo che a livello nazionale. Non è pensabile il ripetersi di quanto è successo in queste ultime elezioni politiche in cui chi è stato eletto non è certamente espressione del popolo, non è stato certamente eletto chi avrebbe potuto rappresentare veramente gli interessi della comunità.

Questo discorso credo vada fatto oggi perché tra sei o sette mesi avremo probabilmente le elezioni europee, è chiaro che il discorso assume una dimensione diversa ed il concetto di preferenze e di rappresentatività deve essere centrale nella legge elettorale. Io vorrei che non ci fossero più leggi elettorali dove uno venga eletto senza che sia stato scelto dal popolo sovrano.

Ecco perché io credo che vada rivisto il sistema, vadano riviste le circoscrizioni, vadano introdotte le preferenze a livello elettorale perché solo così ha senso una elezione. Mi riferisco anche a quello che è successo in Sardegna, perché noi vediamo gli errori che fanno soprattutto gli altri, però molti errori li facciamo anche noi. Noi alle ultime elezioni regionali abbiamo votato sulla base della legge nazionale, il Consiglio regionale non è stato capace di esitare una legge elettorale, con il risultato che anche in questo Consiglio, con il famoso listino, sono stati eletti rappresentanti senza avere mai preso una preferenza.

Per quanto mi riguarda, io dico che almeno per le prossime elezioni regionali questo listino dev'essere cancellato, perché il listino diventerà la lista dei portoghesi, delle persone che sono appresso alle segreterie dei partiti, che devono alla fine trovare lo spazio per farsi eleggere anche senza avere consensi. Una vera democrazia a mio avviso non può permettere questo, il listino si può anche lasciare ma devono essere introdotte le preferenze, perché non è pensabile che il Consiglio regionale sia formato da persone che devono lavorare per farsi eleggere e da persone invece che non rappresentano nessuno se non la volontà di qualche rappresentante politico, del segretario di partito o di chi praticamente decide la formazione della lista.

Questa in atto deve essere un'occasione importante per affrontare il problema a tutto campo. Adesso mi limito a dire che ritengo opportuno che su alcuni punti, sui quali siamo tutti d'accordo (rivisitazione delle circoscrizioni, preferenze) vada presentato un ordine del giorno unitario, che esprime la volontà dei sardi, da trasmettere al Parlamento. Concordo anche, augurandoci che i parlamentari sardi non si dividano ancora una volta, non succedano cioè altri casi Angius, che si approvi una legge che dia la possibilità alla Sardegna di avere un proprio rappresentante o più rappresentanti al Parlamento europeo, perché in una nuova configurazione dell'Europa quale Europa dei popoli e delle Regioni, io credo che la Sardegna abbia diritto, con il suo un milione e 600 mila abitanti, ad avere un proprio rappresentante perchè abbiamo potuto constatare, avendo da poco ospitato alcuni parlamentari europei, che nell'Unione Europea sono rappresentate realtà molto meno importanti e molto più piccole della Sardegna. Allora io credo che si tratti di un fatto di buon senso...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). ...che il Parlamento, spinto soprattutto dai parlamentari sardi, approvi una legge che dia questa possibilità alla nostra Regione. Per quanto riguarda la proposta...

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (U.D.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, il fatto che la Sardegna non disponga di un collegio elettorale e quindi di una attiva rappresentanza politica nel Parlamento europeo a Strasburgo rappresenta, oltre che un tema di dibattito in quest'Aula, una condizione gravissima, inaccettabile, che i sardi, e dico tutti i sardi, compresi i nostri emigrati, non meritano. Quando negli anni'70 e '80 del '900 si accorpavano nuove nazioni per formare l'Europa, un'Europa che aspirava ad essere il Vecchio Continente non degli Stati nazionali, bensì delle Regioni, delle minoranze linguistiche ed etniche, contemperando al suo interno una nuova concezione di federalismo che superava le divisioni storiche che avevano portato alla Seconda guerra mondiale, ebbene, allora la nostra Isola poteva contare su una solida rappresentanza formata da Michele Columbu e Mario Melis per il P.S.d'Az. dall'onorevole Raggio per il P.C.I., da Giosuè Ligios per la Democrazia Cristiana, e in tempi più recenti da Mario Segni e Felicetto Contu, per fare alcuni nomi. Insomma, la Sardegna aveva suoi rappresentanti, degni rappresentanti, in giusta misura.

Oggi non esiste niente di tutto questo. Ci viene detto che siamo pochi (ma così non sarebbe se dovessero entrare nel computo anche i nostri emigrati), che il quoziente non basta per essere eletti. Sono solo scuse. Nel frattempo gli scenari sono mutati e la Sardegna deve avere rapporti diversi, deve rapportarsi con le sue specificità all'Europa e non soltanto al Governo nazionale. Invece si sta tornando indietro verso i nazionalismi, i leaderismi, che cercano non efficaci rappresentanze ma piuttosto apparati conformi alle direttive dei grandi aggregati che si sono formati a livello nazionale e a livello europeo.

I sardi vogliono comunque essere rappresentati a Bruxelles, dove pure esiste una sede di rappresentanza. Non basta certo avere questa sede per dire che la Sardegna è rappresentata a Bruxelles; è una sede che rappresenta la Regione certamente, ma non un intero scenario politico fatto di specificità e di identità che non possono essere in discussione.

Oggi, con la mozione numero 193, che ha come primo firmatario l'onorevole Capelli, noi vogliamo confermare e riappropriarci di diritti che abbiamo avuto e che devono essere restituiti ai sardi. La Sardegna non ha mai accettato un rapporto di tipo coloniale né può accettarlo adesso; e le tasse che paghiamo, dobbiamo ricordarlo, vanno anche all'Europa. E dato che non può esserci tassazione senza rappresentanza politica chiediamo, questo è il senso delle mozioni, alle due Camere italiane, alle loro Commissioni, che restituiscano attraverso una nuova legge il collegio elettorale europeo alla Sardegna, e con quest'ultimo la possibilità per gli elettori sardi di potere esprimere la preferenza sia alle elezioni europee che a quelle nazionali.

Su questo tema della preferenza, sulle modifiche che si rendono necessarie sotto il profilo delle leggi elettorali, non aggiungo altre considerazioni a quelle intensamente fatte negli interventi che hanno preceduto il mio. Mi limito soltanto a dire che, se è vero che gli elettori non possono sentirsi dei meri ratificatori di decisioni prese in altre sedi, occorre confrontarsi con i cittadini senza deleghe in bianco e combattere per una politica che restituisca alla gente una dimensione partecipativa, democratica e popolare; una nuova concezione che sappia recepire le istanze di una rappresentanza federalista delle Regioni d'Europa, così come l'aveva pensata Altiero Spinelli. Questa richiesta o, meglio, questa esortazione, che impegna la classe politica italiana nella sua massima rappresentanza, non può essere un favore, ma un obbligo morale verso tutti i sardi, verso la loro storia, una storia fiera e dignitosa.

I sardi vogliono scegliere loro i candidati da eleggere. E' ora di dire basta a scelte pensate altrove, occorre avvicinare la classe politica alla gente, e non farlo solo con slogan in prossimità della campagna elettorale. L'azione da noi intrapresa vuole andare oltre per ottenere una rappresentanza democratica che non può e non deve passare per i soli numeri dei quozienti, o quelli dei cittadini votanti.

Ho già fatto la annotazione relativa al numero così rilevante dei nostri emigrati. Ma se queste considerazioni hanno valore, allora il collegio Sardegna dovrebbe essere separato da quello siciliano per essere unito a regioni quanto meno simili per quozienti e cittadini. Invece la questione è stata studiata in modo tale che noi sardi non abbiamo mai più avuto una rappresentanza a Strasburgo se non per grazia di un siciliano che optasse per le dimissioni.

Ma la rappresentanza politica in Europa non è e non può essere una concessione di un eurodeputato di un'altra regione che rinuncia alla sua carica. Certo, siamo contenti per l'onorevole Maddalena Calia (e colgo l'occasione, mi è davvero gradita, per farle i più fervidi auguri anche da quest'Aula), e voglio auspicare che lei per prima faccia proprie queste istanze che sono contenute nelle mozioni che stiamo discutendo.

Confrontarsi con l'Europa odierna implica prima di tutto una trasparenza politica. Il Vecchio Continente, negli ultimi vent'anni, è mutato radicalmente. Sono scomparse grandi ideologie, si sono uniti Paesi che hanno conosciuto condizioni di profonda sofferenza umana. La Sardegna in tutto questo porta, può portare, se stessa, la sua cultura, la sua identità e la sua specificità, tutte ancora vive e capaci di essere una grande ricchezza al pari delle altre regioni e delle genti d'Europa. Se vogliamo, può portare anche la specificità della sua insularità, intesa non solo come valore, ma purtroppo come peso ancestrale da superare con adeguate politiche non solo nazionali ma anche europee. E a tutto questo non si può negare, oggi più che mai, una degna rappresentanza politica.

Sapendo bene quali siano i sentimenti della società civile riguardo al tema della preferenza, e quindi di tutti i cittadini verso la classe politica, ci facciamo promotori anche noi di una proposta non più rinviabile; ed è positivo che altri colleghi di ideologia diversa abbiano fatto propri gli stessi concetti, nella speranza di raggiungere tutti insieme questo importante obiettivo, che è quello di riportare i cittadini al centro della responsabilità politica. In questo senso auspico anch'io la stesura di un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (P.D.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli consiglieri regionali, io credo che sia giusto sottolineare come questa seconda seduta obbligatoria, prevista dall'articolo 20 dello Statuto, sia stata riempita di contenuto con l'ordine del giorno che è stato stilato; e credo sia giusto anche che ci siano stati tanti interventi su questa materia così importante.

Presidente, siccome a volte per amore di patria, come dirò più tardi, siamo costretti a dire che ci piacciono cose che non ci piacciono, io sono un po' rammaricato per il fatto che il Presidente della Regione oggi non sia con noi per affrontare un argomento di così grande importanza per la Sardegna e per la democrazia nel suo complesso.

Le mozioni che sono state presentate oggi dall'U.D.C., la prima, poi dal Partito Democratico e dallo SDI e anche le interpellanze relative ad alcune categorie di personale credo siano di grandissima rilevanza. Presidente, io condivido i contenuti della mozione che è stata illustrata brillantemente dall'onorevole Orrù, e condivido anche le altre, fondamentalmente, per ciò che dicono perchè ritengo sia giusto che noi rivendichiamo una nostra presenza nel Parlamento europeo. L'onorevole Calia è arrivata a Strasburgo incidentalmente, per le dimissioni di un altro rappresentante; per me è giusto che al Parlamento europeo si arrivi con le preferenze, così come oggi avviene, modificando però i collegi che per come sono disegnati oggi non ci consentirebbero di accedere al Parlamento europeo.

Io, però, credo che sia doveroso, come hanno fatto tanti colleghi, rifiutare con sdegno il tentativo di esproprio della sovranità popolare. Credo sia giusto che noi diciamo, con grande forza, che se continuiamo di questo passo la deriva populista che abbiamo imboccato possa condurci veramente su orizzonti e prospettive di cui non conosciamo esattamente l'esito. E credo anche, bisogna dirlo con forza, che la deriva populista non riguardi solo il Governo nazionale; l'attacco al ruolo e alla funzione delle Assemblee elettive e il tentativo di svuotarne le prerogative costituzionali è diffuso, e non soltanto a livello nazionale.

L'esercizio del mandato ottenuto con l'elezione diretta, interpretato quasi fosse un mandato divino, credo sia un'altra delle cose che non funziona bene in Italia. Il giudizio che viene dato nei confronti dei componenti dei diversi esecutivi, che sembrano diventati dei soldatini obbedienti al volere del capo, l'insofferenza per il confronto con le opposizioni, ma non solo, credo siano tutti elementi che ci debbano far riflettere. E oggi, signor Presidente, credo che ci sia un altro elemento che va denunciato in questa sede: l'insofferenza verso i partiti politici che vengono svuotati delle loro funzioni di tipo costituzionale e che si vorrebbero asserviti solo ed esclusivamente al volere e alla volontà del capo. Io credo che questa sia una deriva che non possa piacere; a me non piace, e lo dico a voce molto alta.

La legge "porcata" che è stata introdotta, la legge Calderoli, con la quale si pensava di attenuare la sconfitta del centrodestra, non è stata sufficientemente esaminata neppure da chi quella legge non voleva. Questa legge, diciamolo con estrema chiarezza, espropria i cittadini delle loro prerogative costituzionali. Il Parlamento nazionale viene nominato da quattro o cinque persone, non di più; è un fatto, questo, che credo sia inaccettabile.

Se per esempio dovessimo andare alle primarie, saremmo costretti a candidare le persone che hanno i voti, quasi che la democrazia sia non l'esercizio di tutti quanti i cittadini che debbono, attraverso il voto, dire se gli piace di più il signor Bianchi o il signor Rossi, ma una cosa decisa da qualcuno e basta; bene, lo ripeto, io credo che questo fatto sia assolutamente inaccettabile.

E in un clima di confusione come quello che stiamo vivendo pare stiano venendo meno delle certezze che abbiamo avuto anche alle elementari; per esempio sapevamo che i numeri vanno in progressione, per cui dopo l'uno viene il due, il tre, il quattro fino ad arrivare al cento, mentre oggi mi dicono, cito un numero puramente a caso, il 75 essere più piccolo del 64.

Io, di fronte ad un dato di questo genere, credo ci sia veramente di che allarmarsi, credo ci si debba preoccupare; perché? Perché se ciò che accade all'interno dei partiti venisse trasferito nelle istituzioni, un Segretario, eletto in una maniera un po' strana, potrebbe decidere le sorti di un'Assemblea elettiva, che non sarebbe più elettiva ma nominata, e i componenti delle Assemblee nominate devono fare per forza quello che decide il capo, perché se così non fanno, vengono sostituiti con altri che siano più accondiscendenti, più servizievoli e facciano le cose che il capo ritiene giuste.

Bene, io credo, cari colleghi, che qualche volta, anche da parte nostra, ci sia un atteggiamento di tipo un po' snobistico, per cui non utilizziamo questo luogo nel quale dovremmo confrontarci sulle cose reali ed effettive, ma pensiamo che le questioni debbano essere risolte attraverso dei rapporti clientelari, facendo le commissioni negli Assessorati, telefonando al dirigente Tizio, piuttosto che a Caio, perché diano risposta alle piccole commissioni che dobbiamo fare noi; credo che questo sia uno svilire il ruolo e la funzione del consigliere regionale.

Io credo, e mi avvio a concludere, signor Presidente, che, oggi, la discussione che stiamo facendo e l'ordine del giorno che invieremo per il Parlamento europeo, così come è scritto nelle mozioni dello S.D.I. e dell'U.D.C., debba riguardare anche il Parlamento nazionale; le preferenze devono essere reintrodotte. Se poi in Sardegna riteniamo che, per esempio, la maggioranza possa essere raggiunta anche in altri modi e forme, io, personalmente, lo dico qui, sarei dell'avviso di cancellare il listino come ha detto qualche altro prima di me. Io penso che sia un atto di democrazia, pur salvaguardando l'elezione diretta, avendo una maggioranza qualificata che consenta di poter governare.

Credo però che scorciatoie non ce ne possano essere perché, altrimenti, noi rischiamo davvero che la politica passi attraverso coloro i quali, magari spostandosi, facendo un piccolo saltarello da una parte all'altra, trovano collocazione all'ombra del segretario del partito, all'ombra dell'autorevole persona che esercita la politica in un determinato momento, impedendo così di avere dei Parlamenti qualificati e, soprattutto, scelti dal popolo sovrano.

Io credo, pertanto, come tutti i colleghi, che oggi dobbiamo concludere questo nostro dibattito con un ordine del giorno unitario; ma penso anche che sul problema della democrazia, e dei modi e delle forme con cui le rappresentanze elettive debbano essere, appunto, portate all'interno delle Assemblee, dovremo discutere approfonditamente perchè, per quanto mi riguarda, lo dico con estrema franchezza, non possono esserci discipline di alcun genere quando vengono intaccati i principi fondamentali della democrazia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente e onorevoli consiglieri, dal dibattito di stamattina, così ricco, si possano estrapolare due elementi molto significativi. Il primo, è stato sottolineato da diversi interventi, è il fatto che non è una casualità che la seduta statutaria odierna abbia avuto per oggetto la discussione sulla mancanza di una rappresentanza della Sardegna in seno al Parlamento europeo; l'assenza della Regione sarda dal Parlamento europeo contraddice fortemente non solo alcuni principi di costituzionalità, ma anche alcuni principi presenti all'interno del nostro Statuto di autonomia.

L'altro elemento significativo - anche questo è stato sottolineato più volte -è la sostanziale unità di intenti che è emersa nel corso del dibattito e che io spero possa tradursi in un ordine del giorno unitario. Una unità che è espressione di un'unità più vasta presente sicuramente nelle varie componenti della società sarda che chiede a tutti noi (rappresentanze assembleari, di governo, parlamentari) di ovviare a questo fatto, inaccettabile, della mancata rappresentanza della Regione Sardegna in seno al Parlamento europeo.

Questa assenza, questa mancanza di rappresentanza della Regione sarda, paradossalmente, è resa più acuta dal fatto che la Sardegna svolge un ruolo importante in seno all'Europa che riconosce la posizione strategica che la Regione Sardegna ha nel Mediterraneo . L'Europa per prima riconosce questo protagonismo così rilevante della Regione Sardegna, protagonismo che, invece, non ci viene riconosciuto da una legge elettorale voluta dal Parlamento italiano.

Un altro elemento che stride fortemente in questo contesto è dato dal fatto che, come voi saprete, la Regione Sardegna diventerà protagonista proprio nell'area del Mediterraneo, nel momento in cui si darà vita all'Unione per il Mediterraneo (organismo voluto dalla Presidenza francese della Comunità europea), quale sede privilegiata delle politiche di collaborazione tra l'Europa e i Paesi arabi che si affacciano sulle sponde di questo mare. Politiche di collaborazione per far diventare il Mediterraneo un mare di pace, di tolleranza e di prosperità.

Se il futuro dell'Europa è al sud e quello dell'Africa è al nord, la Sardegna che sta al centro rappresenta un ponte ideale tra la sponda sud del Mediterraneo e i Paesi della Comunità europea. L'Unione Europea pertanto ha individuato nella Regione Sardegna l'autorità di gestione di un programma di grande rilevanza: l'ENPI-Bacino del Mediterraneo. E' un progetto multidisciplinare, molto significativo anche dal punto di vista delle risorse stanziate (circa 200 milioni di euro), che coinvolgerà più di cento regioni dell'Europa e della sponda sud del Mediterraneo appartenenti a diciannove Stati diversi. Quindi l'Europa ci dà questo riconoscimento che ci viene negato paradossalmente da una legge elettorale voluta dal Parlamento italiano.

Si tratta di ridefinire la presenza della Sardegna in Europa, ma a tal fine occorre che la Sardegna possa essere rappresentata con pari dignità all'interno del Parlamento europeo. Penso che lo spirito unitario che è emerso in questa Assemblea elettiva possa consentirci di perseguire e raggiungere, con tutte le nostre forze, l'obiettivo di una modifica della legge elettorale che istituisca la circoscrizione elettorale della Sardegna. In questo modo potremo avere una rappresentanza non "donata"perché saremo noi a eleggere direttamente i nostri rappresentanti in seno al Parlamento europeo.

Oltre al riconoscimento della Sardegna come circoscrizione unica, deve essere anche data la possibilità ai cittadini di esprimere liberamente la propria volontà attraverso la scelta dei rappresentanti. Penso che la questione della preferenza sia un elemento di democrazia. Qualcuno ha detto che l'assenza delle preferenze, cioè la possibilità che viene data anche dalla legge elettorale per il Parlamento di liste bloccate, rappresenti un insulto e un vulnus nei confronti della democrazia. Non si tratta tanto, come ha detto l'onorevole Vargiu, di una deriva partitocratica. Non è soltanto una deriva partitocratica, chi decide non sono i partiti nella loro interezza, ma sono quattro o cinque segretari di partito che, appunto, determinano e decidono le rappresentanze in seno alle assemblee regionali e parlamentari.

Si tratta allora di recuperare la centralità del cittadino, il cittadino depositario della volontà popolare, il cittadino che decide e che sceglie i propri rappresentanti. Penso che da questo punto di vista, per quanto riguarda la Giunta regionale, non ci sia nessuna difficoltà ad accogliere questo invito, che quindi per tutte le elezioni in seno ai parlamenti e alle assemblee regionali la preferenza sia un elemento fondamentale di democrazia che riconosce la centralità e il protagonismo dei cittadini che scelgono liberamente i propri rappresentanti.

Mi pare che questo sia un elemento presente nell'insieme della nostra Assemblea. Dobbiamo fare in modo quindi che anche il Parlamento possa fare propria questa necessità di unità che viene dal dibattito odierno. Per quanto riguarda la Giunta regionale la sosterrà in tutte le sedi nelle quali queste esigenze di democrazia debbono essere sostenute e portate avanti.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

E' stato presentato l'ordine del giorno numero 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine del giornoCapelli - Biancu - Balia - Vargiu - Uras - Ladu - Lanzi - Atzeri - Uggias - Maninchedda - sulla modifica delle leggi per le elezioni del Parlamento europeo e del Parlamento nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONEdella discussione delle mozioni n. 193, 194 e 195 sulla modifica delle leggi per le elezioni del Parlamento europeo e del Parlamento nazionale;

PREMESSO che:

- la comunità europea ha prodotto un'ampia normativa di tutela delle minoranza linguistiche ed in particolare la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1° febbraio 1995, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 302;

- la sostanziale cancellazione della Sardegna e dei sardi dall'Assemblea di Strasburgo è del tutto iniqua ed inaccettabile, proprio sulla base dei principi ispiratori delle risoluzioni, delle carte e delle convenzioni-quadro dell'Unione europea;

- l'articolo 1, comma 2, della Costituzione italiana recita: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.";

- la democrazia rappresentativa è fondata sullo stretto e necessario rapporto fra eletto ed elettore;

- l'articolo 49 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale";

- fra i principi statutari della nostra Regione vi è quello della promozione alla partecipazione alla vita democratica del Paese e quindi di favorire con ogni utile iniziativa l'espressione democratica dei cittadini;

ATTESO che:

- già in occasione delle elezioni politiche i cittadini sono privati della possibilità di scegliere i loro parlamentari e tale scelta è affidata esclusivamente ai leader di partito che hanno il potere di compilare le liste e determinare anche l'elezione dei parlamentari;

- nell'ambito di una riflessione sul ruolo dei partiti e la loro forma democratica, l'esclusione del voto di preferenza rischia di alimentare una deriva leaderistica estranea alla tradizione popolare;

- è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee che:

a) escluderebbe la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, eliminando del tutto le preferenze;

b) vede, ancora una volta, la Sardegna penalizzata dall'accorpamento, per le elezioni al Parlamento europeo, nel collegio elettorale con la Sicilia,

dà mandato al Presidente del Consiglio regionale

di inviare la presente mozione ai Presidenti della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e delle Commissioni parlamentari competenti affinché:

1) venga istituito il collegio Sardegna nella nuova legge per le elezioni del Parlamento europeo;

2) sia previsto il voto di preferenza per i candidati alle elezioni del Parlamento europeo;

3) venga privilegiato il principio di rappresentanza politica rispetto all'introduzione di soglie di sbarramento;

4) sia ripristinato il voto di preferenza per l'elezione del Parlamento italiano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Intervengo sulle modalità di voto, Presidente. Chiedo, a nome del Gruppo, che l'ordine del giorno venga votato per parti; in particolare chiedo che si voti il punto 1) del dispositivo e a seguire i punti 2), 3) e 4).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, non essendo firmatario di mozione, preliminarmente vorrei chiederle (mi scuso per la non conoscenza della materia) se è possibile inserire la mia firma sull'ordine del giorno.

Io sono assolutamente d'accordo sull'ordine del giorno ed esprimo la mia soddisfazione per il fatto che si sia pervenuti ad una stesura unitaria. Come ho chiesto nell'intervento ribadisco, signor Presidente, che ella nell'ambito delle sue potestà e della sua volontà si faccia parte diligente per poter coinvolgere, su questo tema così importante, tutte le rappresentanze istituzionali della Sardegna visto che poi si è concordemente deciso di non inserire questa richiesta nell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Salis, la sua firma viene aggiunta a quelle già presenti, mentre l'onorevole Vargiu mi comunica di voler ritirare la sua non essendo l'ordine del giorno unitario.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, solo per chiarire che chiediamo di votare la parte da "premesso che" fino a "cittadini". Poi il capoverso che inizia con le parole "atteso che", fino al punto a), poi il punto b). Infine, come ho già detto, il punto 1) staccato rispetto ai punti 2), 3) e 4) da votare, questi ultimi, insieme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervengo in primo luogo ovviamente per dichiarare il voto favorevole all'ordine del giorno e poi per fare una brevissima considerazione. Noi oggi richiediamo tre cose principali. Primo, il riconoscimento della Sardegna in chiave di unità europea; secondo, il diritto al pluralismo politico che era un valore, dico un valore, complessivo dell'intera cultura politica italiana, soprattutto del centrosinistra e che opportunisticamente è stato invece rimosso in questi mesi; terzo, l'introduzione del voto di preferenza per il Parlamento.

Mi associo all'onorevole Pirisi - che pure è distratto in questo momento - quando dice che dovrebbero essere invece cancellati dalla legislazione tutti i riferimenti a ipotesi di lista bloccata, ivi compreso il listino per l'elezione del Consiglio regionale. E questo perché? Perché c'è una strategia che bisogna interrompere: la strategia del consolidamento della unificazione, in capo ad un unico soggetto, delle funzioni di governo, quindi esecutive, e delle funzioni legislative. Non si fa questo cancellando e intervenendo nelle normative costituzionali, ma attraverso una prassi che in sè è eversiva! Eversiva!

A livello nazionale succede che sempre più si ricorre alla legge delega e quindi ai decreti legislativi che sono produzione del Governo, si ricorre alla decretazione d'urgenza che è un'altra produzione normativa-legislativa in capo al Governo e attraverso l'elezione a lista bloccata dei componenti del Parlamento si toglie la possibilità al cittadino di dare rappresentanza diretta e quindi libertà all'esplicazione del mandato parlamentare ai singoli parlamentari che sono stati eletti.

E' un'operazione non incostituzionale ma anticostituzionale, cioè è un'operazione che intende rimuovere la Costituzione, i suoi fondamenti di libertà che invece l'hanno caratterizzata all'indomani della Seconda guerra mondiale. Questo, Presidente, intendevo dire a sostegno dell'ordine del giorno e della posizione di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi).Signor Presidente, io vorrei dare soltanto una spiegazione del motivo del ritiro della firma, perché noi Riformatori voteremo comunque a favore di quest'ordine del giorno. Non ci sentiamo di apporre la nostra firma semplicemente perchè l'ordine del giorno, per la parte che riguarda la legge elettorale nazionale, ovviamente ragiona sulla legge vigente.

E' pertanto un ordine del giorno condivisibile ma che non riteniamo esaustivo, nel senso che pensiamo che non ci sia scritto tutto quello che ci sarebbe dovuto essere scritto. Avremmo voluto infatti che quest'ordine del giorno contenesse una presa di posizione ferma e decisa per quanto riguarda la scelta del meccanismo delle elezioni primarie come meccanismo obbligatorio e cogente ogni qualvolta si va a un'elezione, così da individuare i candidati alle varie cariche attraverso il coinvolgimento dei cittadini.

Di conseguenza avremmo voluto una specificazione forte non tanto sulle elezioni europee, per le quali ovviamente concordiamo sul principio della elezione proporzionale, quanto sulle elezioni alla Camera dei deputati e al Senato sul principio maggioritario che è quello per il quale abbiamo raccolto le firme per il referendum che verrà votato nella primavera prossima.

Quindi, tanto era dovuto perché dessimo la spiegazione del motivo per cui noi Riformatori voteremo a favore di quest'ordine del giorno che avremmo preferito che fosse più completo rispetto alla formulazione in essere.

PRESIDENTE. L'onorevole Pittalis propone una votazione per parti dell'ordine del giorno. Una prima parte che include la premessa e gran parte del dispositivo "atteso che" fino al punto a) incluso. Poi il punto b); quindi dalle parole "dà mandato al Presidente" fino al punto 1) e poi un'ulteriore votazione per i punti 2), 3) e 4). in buona sostanza sono quattro votazioni. Metto in votazione la prima parte per alzata di mano.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io ero iscritto a parlare per chiederle questo!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Vargiu, la sua richiesta è pervenuta successivamente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno numero 1, di tutta la prima parte sino alla lettera a) compresa.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FARIGU - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 80

votanti 73

astenuti 7

maggioranza 37

favorevoli 73

(Il Consiglio approva).

Passiamo alla lettera b).

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, la nostra richiesta era che si votasse sino alla parola "cittadini".

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, io ho anche riepilogato, chiedendole di prestare attenzione!

PITTALIS (F.I.). Presidente, se c'è stato un malinteso su questo punto, le chiederei cortesemente di annullare la votazione.

PRESIDENTE. Annulliamo la votazione. Votiamo pertanto prima tutta la premessa fino a "cittadini".

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della parte dell'ordine del giorno numero 1 da "premesso che" fino a "dei cittadini".

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Moro si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - ESPA - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - FARIGU - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 79

votanti 72

astenuti 7

maggioranza 37

favorevoli 72

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1 da " atteso che" fino alla lettera a) inclusa.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere SANNA Matteo si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO Vittorio - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 60

astenuti 6

maggioranza 31

favorevoli 60

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, lettera b).

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI OSCAR - CHERCHI SILVIO - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU FRANCO IGNAZIO - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 75

votanti 69

astenuti 6

maggioranza 35

favorevoli 69

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, da "dà mandato al Presidente" fino al punto 1) incluso.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Artizzu si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - LIORI - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 73

votanti 68

astenuti 5

maggioranza 35

favorevoli 68

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, parte restante del dispositivo.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere SANNA Matteo si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO Vittorio - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DIANA - FLORIS MARIO - LIORI - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 57

astenuti 5

maggioranza 29

favorevoli 57

(Il Consiglio approva).

Discussione della mozione Cherchi Oscar - La Spisa - Capelli - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Sanjust - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Milia - Cassano - Dedoni - Pisano - Gallus - Murgioni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio sulla gestione degli stagni della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (178)

PRESIDENTE. Colleghi, il secondo punto all'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 178.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Cherchi Oscar - La Spisa - Capelli - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Sanjust - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Milia - Cassano - Dedoni - Pisano - Gallus - Murgioni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio sulla gestione degli stagni della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- il complesso degli stagni e lagune costiere della Sardegna assolve ad un ruolo primario e fondamentale nell'economia dei comuni e dell'area geografica interessata sia per quanto attiene ai risvolti economico-sociali della categoria dei pescatori sia per quanto riguarda gli aspetti di conservazione degli ambienti naturali;

- il decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1965, n. 1627, attribuisce alla Regione l'esercizio delle funzioni amministrative relativamente alle concessioni di pesca nel demanio marittimo e nel mare territoriale;

- la legge regionale 2 marzo 1956, n. 39, come modificata ed integrata dalla legge regionale 5 luglio 1963, n. 3, definisce i criteri generali per il rilascio delle suddette concessioni;

- il decreto assessoriale 29 settembre 1995, n. 1795, ha dettato direttive e criteri per il rilascio e rinnovo delle concessioni a fini di pesca nei compendi ittici della Sardegna appartenenti al demanio marittimo e al demanio regionale;

CONSIDERATO che:

- con atto n. 899 del 29 dicembre 1993, l'Amministrazione regionale ha assentito la concessione temporanea di pesca del compendio di Cabras, con annessi canali e specchi acquei e fabbricati per una superficie di 2.200 ettari, a favore del Nuovo consorzio cooperative Pontis, con sede a Cabras;

- detta concessione è stata confermata e rinnovata per dieci anni a decorrere dal 1° luglio 1998 sino al 1° luglio 2008;

CONSTATATO che nel compendio ittico della Provincia di Oristano operano due consorzi di pesca (il Consorzio Pontis e le Cooperative riunite pesca di Marceddì) e 24 cooperative; nel resto dell'Isola sono presenti anche quelle di Santa Gilla e Tortolì;

APPRESO che:

- il Presidente della Regione, Renato Soru, sembrerebbe intenzionato a istituire un gestore unico per gli stagni, senza rinnovare le concessioni in scadenza (Cabras, Marceddì, Santa Giusta, Is Benas, S'Ena Arrubia, ecc.) come lo stesso Presidente ha annunciato nei giorni scorsi a Cabras durante un incontro con alcuni pescatori;

- la legge finanziaria ha previsto le risorse per sistemare gli stagni e sino a 5 milioni di euro per aiutare a capitalizzare una nuova società che valorizzi la laguna;


RILEVATO che:

- la normativa vigente riconosce il consorzio di cooperative come un soggetto giuridico e, pertanto, non esiste allo stato attuale la possibilità che qualcuno per decreto decida di adottare o trasformare una forma societaria in un'altra;

- le associazioni di categoria dei pescatori (1'Unci pesca e la Legapesca) hanno espresso forte preoccupazione per l'incertezza che tale situazione sta causando in termini di programmazione economica del comparto,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a riferire in aula sulle reali iniziative che si intende intraprendere per il futuro gestionale degli stagni della Sardegna e dei concessionari in scadenza;

2) a investire e destinare risorse e mezzi per il risanamento ambientale degli stagni, una preziosa risorsa del territorio che deve essere tutelata e valorizzata. (178).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Non utilizzerò tutto il tempo concesso dal Regolamento anche perché la mozione ha un significato fondamentale: conoscere le idee e le linee che vogliono proporre la Giunta regionale e il Presidente.

Noi abbiamo presentato questa mozione urgente nel mese di maggio, perché erano quasi giunte alla scadenza le concessioni regionali rilasciate oltre 10 anni prima.

Quindi già dal mese di maggio vi era l'urgenza di capire che cosa la Giunta regionale avesse in mente di fare, quale nuovo percorso questa amministrazione regionale avesse intenzione di portare avanti. Poi l'urgenza in realtà, come ho detto prima, considerando il fatto che con decreto dell'Assessore regionale la scadenza è stata prorogata al 31 di dicembre, è venuta meno; però adesso, ai primi di ottobre, effettivamente si ripropone il problema di capire qual è il vero progetto che questa Giunta vuole portare avanti.

Durante la campagna elettorale delle ultime politiche un intervento del Presidente della Regione che annunciava delle novità, di cui nessuno in quel momento sapeva, ha suscitato apprensione da parte di tutte le cooperative, quindi da parte di tutti i gestori delle zone umide, soprattutto degli stagni della Sardegna ma, considerata l'importanza data dalla dimensione stessa delle lagune, di quelli di Cabras e di Santa Giusta in particolare.

A Cabras, infatti, in piena campagna elettorale, il Presidente della Regione sostenne che la politica aveva la necessità di guardare con grande responsabilità alla gestione degli stagni in Sardegna e alla gestione delle stesse cooperative che hanno il controllo, la tutela e l'utilizzo degli stagni stessi, considerando che soprattutto quelli della zona oristanese dagli anni '70 erano i più produttivi. Era necessario un progetto della Regione con chi oggi vive di pesca, legato anche all'agroalimentare, all'ittiturismo, al bed and breakfast e chi più ne ha ne metta.

Ma il Presidente durante quell'assemblea rilasciò una ulteriore dichiarazione, che io oggi ricordo a quest'Aula, suscitando delle perplessità, perchè disse che certamente non avrebbe rinnovato le concessioni. In realtà quella assemblea non fu molto partecipata perché i pescatori presenti saranno stati una quindicina, non di più (considerate che nell'oristanese sono oltre 350 i pescatori che lavorano nelle lagune); sommando tra familiari e qualche amico si arrivava a venticinque persone, in quella circostanza comunque il Presidente disse che si doveva lavorare per una soluzione alla quale arrivare in pace. Queste sono le sue parole. Poi in realtà niente è successo, non abbiamo saputo più nulla, c'è stato solo il decreto dell'assessore Foddis, con il quale si comunicava a tutti i gestori delle lagune che il termine di scadenza era prorogato al 31 dicembre del 2008.

Io credo che i veri problemi della pesca e dei pescatori debbano comunque essere affrontati e risolti. Noi, oggi, abbiamo bisogno di qualche risposta; Assessore, abbiamo necessità di capire realmente che cosa si vuole fare. E' vero che il reddito prodotto è insufficiente e che, se calcoliamo la produttività di questi stagni, ci rendiamo conto che trecento famiglie non possono assolutamente continuare a sopravvivere e avere come sostentamento principale solo la pesca. Necessariamente bisogna trovare delle soluzioni perché altrimenti si soffre, come avviene oggi, la fame.

I problemi sono diversi; c'è quello dei cormorani, Assessore, che dobbiamo risolvere tutti insieme, c'è quello del costo del gasolio. Dobbiamo arrivare ad individuare un progetto principale che metta comunque al primo posto gli stessi pescatori. Abbiamo però necessità, per definire questo progetto importante, che dia delle risposte serie e concrete, di coinvolgere tutti gli enti e i centri di ricerca che hanno la possibilità di dare un contributo a questo mondo.

Noi sappiamo benissimo che a Oristano esiste un centro di ricerca che ha sempre lavorato e continua a lavorare su quel settore, ma anche altri centri di ricerca della Sardegna, anche privati, hanno dato e continuano a dare, per cui devono essere tenuti in considerazione, il loro contributo. Assessore, lei dovrà dare una risposta relativamente alla questione della licenza unica. Non è possibile continuare ad avere licenze sia per lagune che per acque salate. E' giusto che ci sia una suddivisione. O si danno alle marittime, o si danno alle acque interne; mentre credo che, oggi, il 70 per cento dei pescatori abbia questa duplice possibilità. Occorre poi avere all'attenzione, chiaramente, la sostenibilità ambientale dei compendi; se non sbaglio lei, stamattina, aveva una riunione sull'argomento, sulla quale magari ci riferirà. Infine dev'essere attuato un costante monitoraggio, naturalmente cercando di valorizzare le nostre specie autoctone.

Per il momento credo che non ci sia, molto da aggiungere. Ritengo che sia necessario cercare di capire che cosa veramente si vuole fare, qual è il vero progetto di sviluppo per il futuro dei pescatori della Sardegna, soprattutto per quelli che operano nelle acque interne e nelle lagune.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

Ricordo ai consiglieri che intendono prendere la parola che devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.

PISU (R.C.). Presidente, solo pochi minuti per attirare l'attenzione del Consiglio regionale su questa mozione, relativa alla gestione degli stagni, di cui è primo firmatario l'onorevole Cherchi. Io considero questa mozione, a differenza di altre presentate dal centrodestra, abbastanza equilibrata e aperta al contributo di tutto il Consiglio. Non sono d'accordo (ho sentito qualche commento in tal senso) con chi la bolla come propagandistica, né tantomeno con chi propone di non entrare nel merito dei contenuti, che mi paiono invece largamente condivisibili.

Non ho difficoltà ad ammettere che questo Consiglio regionale ha approvato una buona legge sulla pesca. Lo abbiamo dichiarato in altre occasioni, e queste nostre considerazioni sono state anche recepite dalla stampa. E' una legge che, tuttavia, deve essere applicata. Ma, al contempo, devo anche registrare un crescente malessere tra gli operatori della piccola pesca che ritengo giustificato dai ritardi con cui la Regione sarda risponde alle loro esigenze, e nella spendita dei fondi assegnati. Eppure, questo comparto dovrebbe essere tra le priorità dell'agenda politica sarda, essendo noi un'isola che dovrebbe trarre lavoro e sviluppo da una risorsa naturale, se correttamente valorizzata e regolamentata. Lo abbiamo detto sempre: è impensabile che noi, essendo un'isola, non abbiamo una politica alta, importante, seria per valorizzare il comparto della pesca.

Recentemente questo malessere, largamente diffuso all'interno di questa categoria, è esploso anche in una manifestazione regionale tenuta di fronte all'Assessorato regionale dell'agricoltura a cui hanno partecipato tutte le marinerie sarde. Io che ho un rapporto onesto e di stima con l'assessore Foddis, (gli riconosco infatti capacità e serietà nel confrontarsi con gli operatori, anche di questo settore), devo dire che sono rimasto un po' amareggiato da ciò che è accaduto durante quella manifestazione alla quale hanno partecipato circa cinquecento persone; un numero, come mi dicevano i pescatori, a memoria d'uomo, difficile da portare a Cagliari.

Lo scopo della manifestazione era quello di avere notizie, diciamo anche certezze, un po' più adeguate su come la Giunta e l'Assessore intendevano operare, su quale futuro volevano dare a questo importante comparto. Purtroppo questa manifestazione, dicevo, Assessore, probabilmente da lei non è stata gradita, oppure c'è stato, come poi ho avuto modo di capire, anche un'incomprensione con i dirigenti sindacali.

Dirigenti sindacali che volevano avere un incontro, però non avevano parlato di manifestazione che poi lei si è trovato davanti e che non ha gradito; questo fatto ha anche creato non poche difficoltà su quello che, in quella circostanza, si doveva dire. Io sono stato invitato e c'ero, sicché ho assistito in prima persona alla manifestazione e ho anche sentito le decisioni che successivamente sono state assunte. Si è addirittura disquisito sul numero dei componenti della delegazione, cioè se l'Assessore doveva ricevere quindici persone, in rappresentanza di dodici marinerie, più tre sindacalisti, o solo sette, otto come voleva l'Assessore. Questa questione pareva poco importante rispetto invece alla opportunità di stabilire un rapporto, un dialogo con quella categoria.

Ripeto, non ho indagato, perché neanche questo era il mio compito, però in quel momento, probabilmente, Assessore, era opportuno lasciare da parte le incomprensioni e ricevere quella delegazione. Lei è andato via, la cosa non è stata molto simpatica, non è stata gradita, io credo che non fosse neanche necessario compiere quell'atto, e poi dopo alcune ore si è riusciti a convincere il presidente Soru, e forse qualche altro componente della Giunta, perchè è arrivato l'assessore Morittu ad incontrare i pescatori, e credo che ne sia nata una discussione estremamente interessante.

Questa situazione di scontro e di incomprensione, diciamo così, non ci aiuta, non ci fa fare una buona politica, perché si tratta di piccoli operatori che, in realtà, hanno veramente difficoltà ad arrivare, come si suol dire, a metà mese. Si tratta di persone che realmente si trovano in una situazione disperata e non da oggi, ma da troppo tempo. Io credo che sia opportuno sostenere questi piccoli pescatori, innanzitutto operando in maniera seria perché si impedisca la pesca a strascico, richiamando le autorità competenti ad intervenire per bloccare coloro che arrivano fin sotto la costa a distruggere anche la possibilità di particolare lavoro di questi pescatori della piccola pesca.

Così come credo, lo dico in maniera molto chiara, qui, perché lo si dica anche al presidente Soru, che non è opportuno incontrarsi con una piccola parte di pescatori. Lo so che è complicato incontrarsi con tutti, o con delegazioni delle varie marinerie presenti in Sardegna. La democrazia è un esercizio difficile, chi opera da decenni in politica lo sa. Però è la strada obbligata. Bisogna che si superino queste incomprensioni e suggerisco all'Assessore e al Presidente di incontrarsi con le rappresentanze democratiche e sindacali, con i consorzi di queste marinerie, per arrivare innanzitutto a un dialogo, alla trasparenza delle decisioni e anche a soluzioni, io auspico, condivise.

Sono contrarissimo ad atteggiamenti giacobini, abbiamo visto dove vanno a finire, si pensa di essere illuminati e si agisce in maniera autoritaria, questo in Sardegna, badate, è un qualcosa che non paga! Non paga nell'avere rispetto da tutte le categorie, dai territori, dagli enti locali. Non paga per S'Alusia, non paga per il Trenino verde, non paga per la pesca, non paga per niente, non si possono calpestare le rappresentanze dal basso e le istituzioni locali.

Chi tenta di farlo è destinato al fallimento; e non paga neanche elettoralmente perché pone il centrosinistra in una posizione di disagio e di non credibilità rispetto alla gestione democratica del potere regionale. Concludo dicendo che c'è questo problema, lo si affronti quindi nel modo più corretto ed opportuno, perché ci sono di mezzo centinaia di famiglie. Questa non è una questione secondaria, è un diritto avere un futuro come lo deve avere il comparto della pesca in Sardegna. Per cui invito l'Assessore e il Presidente a dialogare con i sindacati e i consorzi per arrivare ad una soluzione condivisa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (P.D.). La mozione che stiamo discutendo ha un pregio: quello di provocare la discussione in Aula su un tema davvero importante; quindi, io prendo in considerazione il primo punto della parte risolutiva della mozione perché è un punto qualificante. La mozione fa poi riferimento al problema delle risorse; le risorse in bilancio ci sono, abbiamo stanziato 30 milioni di euro nel bilancio in corso per il risanamento complessivo, attraverso l'approvazione di un Piano, degli stagni in Sardegna, quindi un quantitativo di risorse notevole stanziato dal Consiglio regionale.

Nella mozione però non si avanza nessuna proposta, anzi, si esprime preoccupazione per un'ipotesi di cambiamento nella gestione degli stagni; come se il problema non fosse reale, e si ritiene che le cose debbano stare come stanno. Io invece dico: "guai a noi se le cose dovessero restare come stanno", perché è un problema grande quanto la Sardegna quello della gestione di questi compendi che sono un patrimonio naturalistico, e anche economico, di inestimabile valore. Sono una miniera d'oro che madre natura ci ha dato che, ahimè, stiamo gestendo in un modo del tutto inadeguato rispetto alle loro potenzialità. Quindi ben venga la discussione, però entriamo nel merito delle questioni per affrontarle e risolverle.

Va detto anche che il Consiglio regionale ha approvato la legge sulla pesca, ormai già da due anni, però questa legge tarda ad essere attuata; c'è un forte ritardo, questo non può essere sottaciuto, per esempio su punti quali i distretti di pesca e il Piano di risanamento. Così come stiamo segnando il passo, e bisogna dire le cose come stanno, rispetto al problema della gestione degli stagni: non si va avanti.

Io ho partecipato, onorevole Cherchi, alla riunione, importante, promossa non da alcuni ma dalla maggior parte dei pescatori dello stagno di Cabras. Io ero presente, lei no (quindi le hanno riferito male); io ero presente assieme all'onorevole Biancu, all'onorevole Pinna e al presidente Renato Soru, a quella assemblea. Una assemblea molto partecipata dai pescatori e dalle loro famiglie che sono alla fame per una gestione dissennata di quel compendio ittico.

Tutti noi, in quella occasione, abbiamo assunto l'impegno al superamento di quella gestione; una gestione che vede 10-12 cooperative unite in un consorzio, poi è presente la società San Vincenzo, che fa riferimento al Comune, che gestisce l'agriturismo e che non si capisce bene quali rapporti abbia con il compendio. E'chiaramente una situazione di poca trasparenza, di inefficienza, che non consente a questo compendio di produrre ricchezza e creare occupazione: in questi ultimi anni si è passati da 300 pescatori a 150.

Nel corso di quella assemblea, come dicevo, davanti a questi pescatori ci siamo impegnati a intervenire per definire una nuova compagine societaria che semplificasse l'attuale gestione e operasse secondo principi di trasparenza; i pescatori non possono essere infatti gli unici gestori di questa risorsa, hanno una serie di conoscenze importanti che vanno utilizzate ma la gestione di questo complesso (non si parla solo di pesca ma di ambiente nei suoi diversi aspetti), richiede competenze scientifiche adeguate, così come l'aspetto della produzione e quello della commercializzazione va gestito da chi ha competenze manageriali moderne e degne di questo nome. Questi compendi, non solo lo stagno di Cabras, che è il più importante in Sardegna, ma tutti gli stagni sardi, hanno assoluto bisogno di una gestione nuova e moderna.

Assessore, io ero indeciso se prendere o meno la parola però non voglio tacere su problemi di questa rilevanza; di questi problemi, oltretutto, gliene ho parlato in tante occasioni, in modo informale e formale, alla fine ai primi di agosto le ho rivolto anche un'interrogazione alla quale lei non ha ancora risposto; interrogazione nella quale ho scritto chiaramente quello che sto esponendo ora in Aula. Tenga conto, fra l'altro, che l'ex Presidente del consorzio, Pontis, è stato licenziato senza giusta causa solo perché ha protestato assieme alla gran parte dei pescatori contro l'attuale gestione, gestione che oltre ad essere inefficiente è anche antidemocratica e poco trasparente.

Io ho chiesto a lei, Assessore, l'ho chiesto anche al presidente Soru, di intervenire per fare riassumere questo pescatore che ha solo la colpa, in un paese che speriamo sia ancora democratico, di aver detto il suo pensiero sulla gestione senza offendere nessuno, ma per questo è stato poi denunciato e cacciato via dallo stagno di Cabras. Un padre di famiglia messo sul lastrico insieme alla sua famiglia. In quell'interrogazione ho chiesto che la Giunta intervenisse, la Giunta in quanto titolare della concessione; neanche su questo è stato fatto niente, Assessore, non è stato fatto niente neanche nella definizione di una nuova gestione, non è stata rinnovata la concessione. Nello stagno di Cabras c'è una situazione che chiamarla di incertezza è un eufemismo.

Nel corso di quella assemblea di cui ho detto, io ho assunto un impegno insieme al presidente Soru e al nostro Capogruppo, ma mi trovo in grande difficoltà a parlare di questi problemi in quell'ambiente perché non siamo credibili. Spero pertanto che questa sia l'occasione grazie alla quale l'Assessore, che ha la competenza in materia, se ne assuma pienamente la responsabilità e, in tempi certi, affronti questi problemi, faccia i necessari passaggi concertativi con il comune di Cabras e con le organizzazioni di categoria.

Di conseguenza, Assessore, vorrei avere una risposta alla interrogazione che su questo problema ho presentato oltre due mesi fa, e vorrei che quel pescatore che è stato cacciato via in modo indegno e indecoroso da chi gestisce in modo inadeguato questo stagno, venisse reintegrato perché ha soltanto avuto il torto di dire quello che pensa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, l'argomento in discussione è di estrema importanza (e mi rivolgo da questa parte perché c'è la maggioranza del Consiglio regionale), perché è stato detto che la Sardegna è tributaria di una presenza di zone umide pari a circa l'80 per cento delle zone umide dell'Europa e, all'interno delle zone umide della Sardegna, la provincia di Oristano ne detiene a sua volta quasi l'80 per cento. Quindi, la condizione degli stagni e delle zone salmastre per quella provincia ha una valenza indubbiamente notevole. In un recente articolo de "La Nuova Sardegna" un Assessore comunale ricordava, citando uno scritto di un volume presentato dalla buonanima di Cenzo Loy, buon conoscitore della materia, che nello stagno di Santa Giusta, si producevano circa ottocento quintali di prodotto per ettaro. Queste cifre oggi non si raggiungono in nessun modo, la produzione è intorno ai cinquanta quintali per ettaro, se va bene, cioè se non ci sono morie e altri tipi di epidemie.

Il problema della gestione certamente si pone, ma si pone in maniera nettamente diversa da come argomentava l'onorevole Sanna. Gli stagni di Cabras, secondo qualcuno, funzionavano e, probabilmente avevano un maggior ritorno economico, quando c'era un unico padrone, ma le lotte democratiche dei pescatori hanno fatto sì che la gestione degli stagni andasse ai pescatori. Poi, guarda caso, quasi per miracolo, si tende a creare nuovamente un padrone che decide sulla testa dei pescatori.

Io credo che la promozione democratica, la promozione di una classe sociale, passi attraverso anche degli errori che nella gestione di un bene quella classe sociale può commettere. E i pescatori non ne sono esenti, anzi forse sono più portatori di errori di altri. Ma bisognava assisterli e aiutarli come enti locali, assisterli e aiutarli come Provincia, assisterli e aiutarli come Regione. Perché non basta dire che oggi nel bilancio sono disponibili 30 milioni e non spenderli, avere i danari fermi, come lo sono stati anni fa quando furono dati dalla Regione e gestiti, forse non bene, dalla Provincia di Oristano, anzi forse non spesi dalla Provincia di Oristano e pensare che sia colpa dei pescatori se tutto va male, quando non si realizzano i drenaggi, non si fanno le opere ad arte per far sì che ci sia un equilibrato passaggio di acque non salmastre verso quelle troppo salmastre per creare la giusta salinità. E' necessario affrontare un dibattito su questa questione e credo che questa mozione sia la prima occasione.

Sarebbe auspicabile, onorevole Sanna, che prima che la Giunta intervenga sulla gestione degli stagni della Regione Sardegna, si affrontasse l'argomento portandolo all'attenzione del Consiglio per ricevere dal Consiglio gli indirizzi più proficui al fine di trovare una soluzione adeguata, ascoltando soprattutto le esigenze e le necessità della gente. Non dobbiamo dimenticare che gli stagni non sono produttivi e non danno reddito ai pescatori ma, anzi, condizionano l'economia della Sardegna se pensiamo che ai turisti serviamo al 70 per cento prodotto ittico non sardo,. Ed è una vergogna! E poi stiamo qui a dibattere se è il caso di dare una patente per poter pescare negli stagni o una patente per poter pescare in mare aperto!

Io credo che occorra fare una verifica seria sul carico di pesca che la nostra marineria riesce a portare, sia in altura sia all'interno delle zone umide. Io credo che sarà necessario fare un'azione forte di verifica e tutela del sistema degli stagni, disinquinando, colpendo chi ancora inquina, verificando le linee di inquinamento, aiutando e assistendo i pescatori in nuove attività produttive di piscicoltura, itticoltura, maricoltura e quant'altro si vuole. Ma bisogna agire intelligentemente per poter dare ai pescatori opportunità di miglioramento culturale, civile ed economico.

E non dimentico che anche mentre è in atto il riposo biologico, c'è un pescatore che continua a pescare: è il cormorano, che non si riesce a debellare in alcuna maniera e con nessun tipo di strumentazione. E' una vergogna che la Regione Sardegna non riesca ad affrontare e risolvere un problema il cui persistere contribuisce a impoverire gli stagni e a indebolire economicamente il nostro territorio.

Non sono intervenuto nel corso della prima discussione per lasciare spazio anche agli altri; ma parlare della rappresentanza in Europa delle regioni e dei popoli significa porre in evidenza le condizioni dello sviluppo sociale ed economico e le difficoltà che vive il sistema produttivo (agricoltura, pesca e così via) isolano, le esigenze del popolo sardo che aspetta una risposta da questa Regione che spesso è matrigna e non è direttamente interessata a trovare soluzioni che diano un ristoro a questa gente che lavora nell'acqua del mare e degli stagni.

Io credo che bisognerà cominciare a riflettere tra di noi, riflettere se sia il caso di seguire il percorso in modo autoritario oppure se, con molta più umiltà, chiedere a chi conosce le tematiche degli stagni, le tematiche dei pescatori quale può essere il tipo di gestione più incisivo e maggiormente adatto alle esigenze di produttività degli stagni di questi tempi. Se questo non si fa, creeremo ancora carrozzoni e, creando carrozzoni, non agevoleremo i pescatori, i lavoratori. Oppure creeremo agenzie che si rispecchieranno chiaramente nel padrone di turno che decide sulle spalle e sulla pelle degli altri, prescindendo dalle esigenze reali.

Spesso e volentieri, inoltre, le Università chiamate a dare un contributo utilizzano la loro scienza per fare altro anziché per rendere produttivi gli stagni e, di conseguenza, rendere competitiva la Sardegna. Incomincio a denunciare il fatto che ci siano degli sperperi fatti ad uso e consumo di alcuni Istituti universitari. E' ora di finirla! E credo che sia il caso…

(Interruzione del consigliere Cugini)

DEDONI (Riformatori sardi). Cugini, a volte credo che tu non senta, perché sei di quella parte di Gallura che probabilmente apprezza più altre attività che non quelle delle zone di mare.

(Interruzione del consigliere Cugini)

DEDONI (Riformatori Sardi). Però, vorrei che capissi che ci sono necessità che vanno al di là del cavare la pietra, il marmo e quant'altro produce la Gallura: c'è anche qualcosa attorno agli stagni.

Io credo pertanto che si debba fare una riflessione seria, unanimemente compiuta, e non far sì che sia ancora una volta l'uomo solo al comando a decidere quale sia la scelta più giusta per dare ai pescatori una opportunità di vita sociale ed economica migliore di quella attuale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, le lagune rappresentano da sempre un ecosistema di straordinaria importanza, però decenni di malgoverno e di incuria hanno gravemente inquinato questo patrimonio che aspetta ancora di essere tutelato e valorizzato. Certamente, poiché l'assessore Foddis è subentrato da circa un anno in Assessorato, e quindi nella gestione di questa ricchezza lagunare, sarebbe ingrato addossare le colpe a lui e a questa Giunta.

Noi però non dobbiamo cercare le colpe, noi abbiamo delle risorse, si parla di 30 milioni, e queste risorse non sono state utilizzate. Ora, nel comparto lagunare - da cagliaritano lo vorrei segnalare, senza guerre di campanile - esiste anche lo stagno di Santa Gilla che interessa quattro comuni (oltre la capitale della Sardegna, Capoterra, Assemini ed Elmas), e io ho depositato una proposta di legge in materia esattamente il 23 agosto del 2005, tre anni fa. Questa proposta cercava di sensibilizzare su questa tematica la quinta Commissione e la Giunta; Giunta che ha posto la sensibilità ambientale tra i perni importanti delle dichiarazioni programmatiche, spesso disattese.

Io vedo delle contraddizioni in tema di ambiente; a valle, nella laguna di Santa Gilla, si consumano misfatti importanti: abbandono, inquinamento, pesca abusiva. Io non avevo mai visitato nella sua ampiezza lo stagno di Santa Gilla (ammetto la mia profonda ignoranza in questo campo), e ho potuto soddisfare questa esigenza grazie ad un traghettatore che mi ha fatto vedere una bellezza violentata da carcasse di auto, di animali, da una baraccopoli che insiste sul perimetro, dalla pesca abusiva, dagli incendi. Io ho filmato questi misfatti e ne ho fatto puntualmente dono a un collaboratore del Presidente, pensando fosse una persona sensibile nei confronti dell'ambiente; questo filmato, girato tre anni fa giace nei polverosi cassetti della Giunta, trascurato come la mia proposta di legge. Io dico che almeno se ne discuta, per dare coerenza a questi slanci programmatici di chi fa il paladino della difesa ambientale.

Quindi, dicevo, che a valle, a Santa Gilla, c'è sciatteria e trascuratezza, invece a monte o a colle che dir si voglia, a 100 metri di distanza, a Tuvixeddu, ci si avvale della tecnologia più sofisticata (leggo infrarossi, 007, eccetera) per cercare, spinti da questo ambientalismo perlomeno di facciata, di capire se vi si nascondano dei tesori. Quindi, questa ipersensibilità ambientale e questa sciatteria stridono miseramente.

Allora, se ci sono risorse pari a 30 milioni perché uno deve essere ossessionato dall'accentramento del potere e spazzare via le cooperative per accentrare le decisioni in un unico soggetto, se questo è il tentativo? Io malignamente, vista la cultura riformista di facciata, del trasformare una miriade di enti in agenzie che rispondono ad un solo uomo, ho detto che non vorrei che anche per Santa Gilla l'unica ossessione fosse quella di individuare un referente che "risponda a…".

Onorevole Sanna, lei attende risposte da tre mesi, io le aspetto da tre anni forse perché sono più paziente. Però, , come testimone cagliaritano, voglio ricordare che intorno allo stadio di Santa Gilla si riversavano quattrocento padri di famiglia che portavano a casa la cosiddetta pagnotta. Al di là delle scelte scellerate fatte in periodi storici in cui questo avveniva con frequenza, oggi non abbiamo più né industria e neanche la possibilità di pescare.

Oggi, signor Assessore, come lei sa - perché mi risulta la sua partecipazione anche a tumultuose riunioni - ci sono istituti di ricerca e figure professionali (i biologi marini) che giustamente devono affiancare il pescatore che è un autodidatta; il comparto lagunare ha bisogno di queste figure professionali per imporsi su mercati sempre più difficili e far sì che il nostro prodotto rioccupi una posizione centrale. Invece c'è un degrado, un abbandono di queste lagune che grida vendetta; anche perché non dimentichiamo che ci sono dei Comuni che scaricano ancora i reflui all'interno dello stagno. Io parlo, ripeto, pur nella mia modesta conoscenza, dello stagno di Santa Gilla, non conosco la realtà di Cabras, mentre so che a Marceddì ci sono altri reflui zootecnici che provengono da una delle più rinomate aziende sarde specializzata nella filiera del latte, e parrebbe che lo sfruttamento di questo bestiame produca reflui zootecnici che aggrediscono pesantemente l'ambiente, creando una difficile convivenza con i pesci.

Abbiamo tanta ricchezza identitaria, culturale, paesaggistica, ambientale, abbiamo le risorse, diamo gambe a questa ricchezza, usiamola, cerchiamo di mediare in questa giungla di interessi che spesso si sono rivelati utili solo per i progettisti vicini ad alcuni partiti politici. Fare un sopralluogo nello stagno Santa Gilla, come può dimostrare il distratto onorevole Sanna Alberto, ci ha permesso di vedere dei monumenti allo spreco: avannotteria (mai utilizzata), stabulari (chiusi), schiuditoi (costruiti da cinque anni, con soldi pubblici, miseramente chiusi), una vergogna! Tutto questo è stato denunciato dal sottoscritto e di ciò ha preso atto il valoroso presidente della quinta Commissione, Alberto Sanna, , oggi vedo che è passato all'opposizione perché meno tenero di me nel denunciare questa triste realtà dello stagno.

Ma io mi chiedo come sia possibile che una Giunta, che ha come fiore all'occhiello ciò che riguarda l'identità ambientale e culturale, di fronte a fabbriche così importanti e preziose, attui la politica della sciatteria, permettendo che all'interno di questo stagno - e immagino anche degli altri - ci sia il fronte del porto dove non esistono regole, dove chiunque può entrare e saccheggiare l'ambiente, dove incendiano guardiania e cose varie, insomma dove avvengono i misfatti più indescrivibili.

E' tre anni che io aspetto una risposta, non è mai arrivata e anche questo è offensivo per il ruolo del consigliere regionale che deve denunciare, proporre, confrontarsi, perché chiaramente questa proposta non ha la presunzione di essere un dogma, è una modesta proposta che però voleva istituire una riserva orientata alla pesca per restituire a Cagliari, e agli altri comuni limitrofi, una bellezza inestimabile, per chi l'ha conosciuta, che creerebbe veramente uno sviluppo ecocompatibile e potrebbe aggredire in parte la disoccupazione.

Al lei, signor Assessore, la risposta. Io ringrazio l'onorevole Cherchi che tramite la sua mozione ha avuto almeno il buon gusto di porre il problema, e attendiamo le risposte per vedere se questi soldini che giacciono nei cassetti devono essere utilizzati, se c'è un progetto, se si ha a cuore l'ambiente e se questi stagni rappresentano veramente un'identità culturale per la Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, il mio intervento sarà molto breve, però sono stato sollecitato da quanto detto in alcuni interventi che mi hanno preceduto. Mi riferisco all'intervento dell'onorevole Atzeri che ha parlato della presentazione di una proposta di legge per la valorizzazione degli stagni che ancora non ha avuto la possibilità di portare in discussione in Consiglio regionale; ma anche a quanto detto dall'onorevole Sanna in merito alla presentazione di una interrogazione sull'argomento per la quale ancora non c'è stata risposta.

Le interpellanze e le interrogazioni sulle quali i consiglieri regionali non hanno risposta sono tante, e credo che questo derivi comunque da una politica regionale che non vuole il confronto, non vuole il confronto con la gente, non vuole il confronto con i consiglieri regionali, non vuole il confronto con le associazioni. E' una politica che, come nel caso specifico, e questa mozione lo evidenzia in modo particolare, vuole omologare, vuole standardizzare; parlare di gestione unica (l'abbiamo verificato in tanti altri casi e in tante altre riforme che sono state fatte da questa Giunta regionale), significa semplicemente assistere a dei fallimenti: sono state distrutte realtà imprenditoriali, soprattutto piccole, soprattutto artigianali, proprio per portare avanti la politica di omologazione e la politica del gestore unico, del grande gestore. Perché è questo l'obiettivo che probabilmente si vuole ottenere, e io spero che su questo l'assessore Foddis ci dia una risposta e anche delle garanzie.

Non vorremmo che queste cooperative, i pescatori che ne fanno parte e che ormai da oltre 15 anni hanno avuto la concessione, e quindi faticano quotidianamente per un lavoro che è difficile da portare avanti, con questa invenzione possano essere messi semplicemente da parte e non riescano più a garantire quelle fonti di reddito, seppure oggi limitate, alle proprie famiglie.

Non vorremmo che anche in questo caso venisse fatto un G8, il G8 degli stagni; perché il G8, che doveva costituire una scommessa molto importante per i sardi, dal punto di vista economico ai sardi, ai piccoli imprenditori non sta portando nulla, in virtù del fatto che solo le grandi aziende hanno possibilità di partecipare agli appalti.

Quindi su questo, Assessore, chiediamo un impegno preciso; chiediamo che, nel rispetto delle normative che non impediscono il rinnovo delle concessioni a chi già opera nel comparto da molto tempo, questo rinnovo possa essere effettuato. Se poi la Regione deve dettare regole, deve fare investimenti, deve dare indirizzi per la salvaguardia dell'ambiente ma anche per la sua valorizzazione, per quanto riguarda gli aspetti produttivi, ben vengano questi interventi, ma si pensi anche alla salvaguardia dei lavoratori.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Presidente, signori consiglieri, il dibattito si sta svolgendo in un momento opportuno dato che si stanno discutendo al momento alcune ipotesi pratiche di lavoro. Il comparto di cui trattasi evidentemente non esprime tutte le potenzialità di cui è dotato e, certamente, non genera le auspicabili opportunità di reddito e di occupazione, nonostante alcuni compendi siano stati negli anni oggetto di rilevanti investimenti pubblici.

Il comparto della pesca lagunare e stagnale, perché a questo la mozione faceva riferimento, ha indubbiamente bisogno di un intervento importante finalizzato alla sua valorizzazione economica nel rispetto della sostenibilità ambientale. Si tratta quindi di definire una politica di valorizzazione e sviluppo della pesca lagunare attraverso l'individuazione di alcuni obiettivi prioritari. Ne cito qualcuno: la valorizzazione delle potenzialità produttive nel rispetto della sostenibilità ambientale, l'individuazione di attività connesse ed integrative dell'attività di pesca, la specializzazione dell'attività produttiva (chi pesca in mare e chi pesca nelle acque interne), la valorizzazione commerciale della produzione, il recupero di quote di valore aggiunto.

Alcuni di questi obiettivi hanno una valenza che interessa tutti i compendi, altri meno e verranno comunque adattati a seconda dei singoli compendi ittici. Ma quanto sto dicendo evidentemente è sancito nella stessa politica comunitaria della pesca laddove si pone il problema di assicurare lo sfruttamento sostenibile delle risorse acquatiche.

Io credo che non solo bisogna mettere in atto una politica di sviluppo del settore, ma anche che devono essere individuate e sperimentate modalità di intervento fortemente coordinate e condivise. Lo stesso Regolamento comunitario numero 1198, quello che disciplina il Fondo europeo della pesca (FEP) nell'ambito della politica comunitaria in materia, indica in modo preciso gli obiettivi economici, ambientali e sociali che si ritiene debbano essere raggiunti dagli interventi nel settore della pesca e anche dell'acquacoltura.

Tra questi obiettivi citiamo il promuovere un equilibrio sostenibile e uno sviluppo sostenibile della pesca anche nelle acque interne non solo nel mare, favorire la competitività delle strutture operative e lo sviluppo di imprese economicamente vitali nel settore della pesca, ripeto imprese vitali, imprese quindi strutturate per stare sul mercato. Si dice ancora: rafforzare la tutela e il miglioramento dell'ambiente e delle risorse naturali là dove esiste una connessione anche con la pesca marittima, incoraggiare lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita nelle zone in cui si svolgono attività nel settore della pesca.

Io credo che i tempi siano maturi quindi per attivare un processo di sviluppo sostenibile, in armonia con la politica ambientale, che porti realmente un miglioramento nella qualità della vita delle popolazioni locali, perché abbiamo visto che fino ad oggi questo non è avvenuto.

La scadenza di molti atti di concessione costituisce un'occasione unica e un'opportunità per definire un intervento di politica orientata a tali finalità. Quindi le concessioni delle lagune e degli stagni, verranno rilasciate agli stessi concessionari, ma nel momento in cui vi sia una previa definizione, anche con accordi istituzionali, se fosse necessario, tra i soggetti pubblici e privati rispetto agli obiettivi che prevede il FEP e che noi condividiamo, e che gli interventi precedenti hanno dimostrato di voler condividere. Queste intese dovrebbero definire obiettivi generali specifici nelle aree territoriali omogenee di riferimento (abbiamo detto che vi sono alcuni compendi che hanno delle specialità, caratteristiche orografico-ambientali rispetto ad altri), gli interventi previsti prima in capo ai soggetti pubblici, cosa deve fare la Regione, cosa devono fare le agenzie LAORE e AGRIS, sia per l'assistenza tecnica che per la ricerca, ma anche quelli in capo ai privati concessionari; monitorare i tempi e la quantificazione delle risorse.

L'Assessorato, intanto, con un apposito applicativo che è sempre all'interno del sistema agricolo regionale, ha iniziato ad operare per la raccolta dei dati, e anche per snellire le procedure di pagamento, e mi dispiace non condividere alcune affermazioni costruttive, evidentemente, che l'onorevole Pisu mi ha fatto, sui ritardi nel pagamento, per esempio, del fermo biologico, che questo Assessorato ha sboccato dopo anni di ruggine nei rapporti anche comunitari. In pochissimi mesi abbiamo proceduto al pagamento, così come abbiamo buon motivo per pensare che il fermo biologico che è in atto in questo periodo possa essere pagato entro l'anno, in virtù di scelte anche di carattere organizzativo.

Comunque gli accordi ai quali facciamo riferimento dovrebbero costituire quello standard operativo capace di garantire il pieno coinvolgimento non solo della componente pubblica ma anche di quella privata. Quindi il rilascio della concessione dovrebbe essere accompagnato dall'adesione a quegli obiettivi, alle modalità su come raggiungere quegli obiettivi che tutti abbiamo condiviso.

Questi accordi peraltro sono coerenti con la stessa finalità che questo Consiglio ha voluto inserire nell'articolo 22 della finanziaria del 2007, laddove prevede la promozione, costituzione, programmazione, valorizzazione, gestione, commercializzazione delle risorse ittiche e delle attività connesse, complementari, attraverso l'accompagnamento e la realizzazione di società ad hoc. Ma questo che stiamo dicendo è tutto nuovo? Ma neanche per idea! Quello che stiamo dicendo è previsto, in maniera puntuale e articolata, nel decreto dell'Assessore dell'ambiente del 1995; decreto che contiene direttive e criteri sino ad oggi utilizzati per il rilascio delle concessioni.

In quel documento si dice che deve essere indicato il programma della gestione del compendio ittico dato in concessione, con indicazione delle problematiche sociali e tecniche, il programma delle iniziative e degli investimenti che in quel compendio si vogliono fare, gli interventi da realizzare prioritariamente, gli effetti della gestione sull'incremento dell'occupazione e del reddito, la struttura tecnica, cioè il biologo, l'organismo di ricerca, di cui il richiedente la concessione si avvale per la gestione tecnico-biologica delle attività di pesca e acquacoltura.

L'articolo 2 di questo decreto dice, ancora, che il rinnovo delle concessioni dovrà avvenire nell'osservanza e nel controllo degli specifici principi riguardanti la gestione del bene demaniale, che deve essere rigorosamente ancorato alla creazione di incrementi di reddito e di occupazione, che deve essere eliminata la conflittualità all'interno delle cooperative del Consorzio. Conflittualità di cui ha parlato poc'anzi l'onorevole Sanna, che persiste ancorché il decreto che prevedeva il rilascio delle concessioni la poneva come condizione da superare.

Si parla anche della presenza di una struttura tecnica per la gestione delle attività di pesca. Noi che cosa diciamo in proposito? Noi diciamo che questi principi, peraltro rimarcati ancora una volta dall'Unione europea, sono condivisi da tutti. Dobbiamo trovare lo strumento tecnico-operativo attraverso il quale questi principi trovino concreta attuazione. Comprendiamo che la competitività delle imprese, del sistema pesca oggi sia tale da esigere tra i concessionari figure tecnico-operative manageriali di qualità, che oggi non ci sono.

Noi vorremmo creare le condizioni, utilizzando le risorse che questo Consiglio ha messo a disposizione, affinché ci sia una fase di accompagnamento contestuale al rilascio delle concessioni, nelle quali il concessionario in maniera formale si impegni a ottenere quegli obiettivi che tutti abbiamo condiviso e che sino ad oggi invece non si sono realizzati. Questo è l'impegno, questo è quello che noi stiamo cercando di fare, accompagnare queste realtà affinché diventino imprese competitive nell'ambito della sostenibilità economica e ambientale, procurando reddito in futuro a chi vi opera.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Oscar Cherchi.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Presidente,io ringrazio per l'opportunità che è stata data a quest'Aula di discutere un argomento così importante; ringrazio anche l'Assessore per la chiarezza con cui ha esposto gli obiettivi che effettivamente si vogliono raggiungere. Come ho detto all'inizio della discussione, la preoccupazione principale riguardava la dichiarazione rilasciata dal Presidente nel corso di quella assemblea alla quale partecipavano, come abbiamo già detto, quindici pescatori. Non è una polemica, non stiamo inventando niente, è soltanto una constatazione che trova conferma se si entra nel sito della Regione; c'è il video e si può ascoltare tutto l'intervento del Presidente della Regione, nel corso del quale oltre a fare anche delle battute in sardo e dialogare direttamente con gli stessi pescatori, dichiara la sua intenzione di non voler rinnovare le concessioni e di voler creare un gestore unico.

Oggi lei, Assessore, è stato chiarissimo: le concessioni saranno rinnovate, e saranno rinnovate anche agli stessi concessionari, l'importante è che questi abbiano capacità di proposta sul futuro della gestione di questi compendi lagunari e stagnali.

Collega Sanna, il motivo del perché io nel dispositivo non ho scritto quali erano le nostre proposte era proprio questo: capire quali obiettivi la Giunta regionale intendeva realmente raggiungere. Ora, qui gli obiettivi sono tanti; l'Assessore, ripeto, è stato chiarissimo, ha detto che è necessario portare avanti una politica del settore che dia sviluppo e che sia legata a questa bellissima parola che oramai percorre tutta l'Europa: sviluppo sostenibile. Siamo tutti perfettamente d'accordo che questa deve essere la linea cardine.

Io ho l'idea di un progetto, noi l'abbiamo sempre avuta. Il progetto che noi abbiamo in mente, condiviso dall'Assessore, mi sembra sia quello di avere sempre e comunque al centro dell'attenzione i pescatori, coinvolgendo il mondo della ricerca, enti pubblici, enti privati, a supporto degli stessi pescatori, tenendo però anche ben presente la sostenibilità ambientale. Sappiamo che esistono risorse messe a disposizione da questo Consiglio regionale nella finanziaria, e ciò che a noi interessa è che siano spese nel più breve tempo possibile per un costante monitoraggio e per la valorizzazione delle nostre specie autoctone, attraverso la creazione di aree di tutela biologica; nonché per individuare, e questo credo che lo possano fare direttamente gli stessi pescatori, un piano di gestione che consenta di entrare nel mercato (individuando imprese realmente vitali, come lei, Assessore, le ha definite), in questo momento difficile, anzi difficilissimo, con prospettive di vita migliori per le stesse attività.

Presidente, in conclusione, chiedo che non venga messa ai voti questa mozione; dal dibattito, infatti, sono emersi dei chiarimenti e, poiché entro dicembre dovremo arrivare ad una soluzione definitiva, eventualmente, ove fosse necessario, potremmo ritrovare un momento per discutere nuovamente di un argomento così importante.

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di alcune interpellanze. Per prima viene svolta l'interpellanza numero 337/A.

(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza:

Interpellanza Uras - Davoli - Pisu - Serra sulla situazione degli appalti e del personale dei servizi di pulizia, giardinaggio e movimentazione della Regione e del sistema allargato della pubblica amministrazione regionale e locale.

I sottoscritti,

premesso che:

- in altre circostanze è stata richiamata all'attenzione del Consiglio e della Giunta regionale dai firmatari della presente interpellanza la situazione di grave difficoltà, di lavoro e di vita, che soffrono le lavoratrici e i lavoratori dei servizi di pulizia, giardinaggio e facchinaggio della Regione e dell'intero sistema degli uffici e delle società pubbliche statali, regionali e locali;

- la grandissima parte di questo personale è costituita da donne, in genere monoreddito e con pesanti carichi familiari, così determinandosi ulteriori discriminazioni di genere sul piano occupazionale e di accesso al lavoro come principale mezzo di inclusione sociale, nonostante quanto stabilito in materia dai documenti nazionali ed europei;

- in relazione alle modalità di gara, recentemente effettuate ed aggiudicate, stabilite dall'Assessorato regionale competente, si è determinata una oggettiva intollerabile condizione lavorativa, nei confronti del predetto personale, con il sostanziale dimezzamento del numero degli operatori per i servizi in appalto (attualmente rimasti in circa 250) e il dimezzamento degli orari di lavoro con conseguente riduzione della già ridottissima retribuzione (oggi tra i 400 e i 500 euro mensili, pari a circa 6 euro l'ora - lordi - per assicurare giornalmente la pulizia per una media, a quanto sembra, di oltre 200 metri quadri di superficie ad unità, ingombri di suppellettili, carteggi e macchinari d'ufficio);

- attualmente il personale posto in cassa integrazione in deroga risulta essere di quasi 300 unità, al quale, peraltro, non viene integralmente e puntualmente pagata, dal competente istituto di previdenza, la relativa indennità, causando un più pesante stato di sofferenza e bisogno;

- in particolare risultano esclusi dai benefici i dipendenti di alcune imprese sulla base di una interpretazione restrittiva delle norme, da parte del Ministero e dell'Istituto di previdenza, che non riconoscono continuità occupazionale ai dipendenti transitati ai sensi di legge da una vecchia a una nuova ditta vincitrice d'appalto;

- negli accordi stipulati con l'Amministrazione regionale e nelle disposizioni approvate con l'ultima finanziaria, articolo 6, sono indicati procedure ed obiettivi per il reinserimento occupazionale del personale o, in alternativa, per l'eventuale accompagnamento al trattamento di quiescenza dei dipendenti con maggiore anzianità;

considerato che:

- tutto ciò è determinato dal ricorrere a forme di gara di appalto sostanzialmente assoggettate al criterio del massimo ribasso, spesso mascherato formalmente con quello dichiarato della miglior offerta, originando di fatto, nella concreta gestione dei servizi, condizioni a rischio di gravi illegittimità in materia retributiva, contributiva e della sicurezza;

- tutto ciò si riverbera inevitabilmente sulla qualità del servizio reso, in ragione della riduzione delle prestazioni lavorative previste, mettendo a rischio di violazione le norme di cui alla legge n. 626 del 1994, rispetto al personale pubblico operante negli uffici, in relazione a pulizia e igienicità degli ambienti di lavoro;

valutando importante ogni iniziativa promossa dalle organizzazioni sindacali di categoria perché sia avviato il necessario confronto con tutti i livelli istituzionali regionali e locali, in essi comprendendo prefetture, amministrazioni regionali, Consiglio delle autonomie e associazioni di enti locali più rappresentative,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per conoscere:

1) come si intenda intervenire per assicurare carichi di lavoro in capo agli operatori rispettosi delle vigenti normative contrattuali, ovvero se vi sia una disponibilità ad attivaree il necessario confronto per rivedere immediatamente le dotazioni finanziarie stabilite in bilancio per l'espletamento delle gare per gli appalti dei servizi di pulizia, manutenzione delle aree verdi e facchinaggio, in modo tale che siano ripristinati i preesistenti livelli occupazionali, gli orari complessivi di attività e i conseguenti trattamenti economici;

2) quali iniziative si intenda intraprendere per definire disposizioni, anche legislative, che vincolino gli appalti di servizio nelle pubbliche amministrazioni all'obbligo di assicurare idonee condizioni di lavoro, evitando ogni rischio di sfruttamento del personale addetto da parte delle ditte vincitrici di appalto e stabilendo parametri per ritmi e carichi di lavoro compatibili con la dignità professionale e delle persone;

3) cosa si intenda fare per salvaguardare occupazione e reddito alle lavoratrici e ai lavoratori, già impegnati nelle attività in argomento nell'ambito dell'Amministrazione regionale e dei suoi enti, oggi disoccupati, in cassa integrazione o sottopagati, trattandosi di persone con carichi familiari particolarmente pesanti, per i quali la perdita del lavoro e del reddito corrisponde a un gravissimo danno sociale per l'intera comunità. (337).)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

Ricordo che il tempo a disposizione per l'illustrazione è di 5 minuti.

URAS (R.C.). Presidente, non è la prima volta che sottoponiamo all'attenzione del Consiglio e della Giunta regionale...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Le chiedo scusa onorevole Uras, e chiedo scusa anche ai colleghi della minoranza. Colleghi, non abbiamo concluso e, poiché le mozioni e le interpellanze costituiscono l'esercizio di una funzione precisa della minoranza e della maggioranza, vi inviterei a restare perché sarebbe antipatico ritrovarsi in pochi a discutere di argomenti così importanti.

URAS (R.C.). Presidente, stavo dicendo che non è la prima volta che richiamiamo l'attenzione dell'intero Consiglio e della Giunta regionale sulla situazione di difficoltà che vive il personale dei servizi di pulizia, giardinaggio e facchinaggio della Regione, ma io direi dell'intero sistema degli uffici e delle società pubbliche statali, regionali e locali, perché si è messa in piedi una modalità, una procedura...

(Interruzioni)

...Lo so che questo argomento è meno interessante del dibattito interno al P.D., però qua si parla di carne, di carne e ossa, e quando si sottovalutano questi fenomeni poi si paga il prezzo, che è un prezzo politico, che riguarderà, forse, anche il più grande partito della maggioranza in Consiglio regionale.

Ne sto parlando perché la deriva che è stata promossa all'insegna del risparmio sui più poveri, è una deriva che deve terminare! Lo sfruttamento che si è incentivato da parte delle imprese, che sono iper pagate con il danaro della collettività, deve finire!

Non è più accettabile che ci siano persone (oggi ho ricevuto alcune segnalazioni in merito), lo dico all'Assessore degli enti locali, donne, madri di famiglia con carichi familiari pesantissimi, che guadagnano 480 euro al mese grazie a un contratto di solidarietà, che per fare le ore necessarie a raggranellare quella retribuzione da fame devono andare da Iglesias, dove lavorano un'ora, a Sant'Antioco, dove ne lavorano un'altra, a Carbonia, dove ne lavorano un'altra ancora, nel giro di alcune ore; e queste persone lavorano per una società, la cooperativa Medigas, che è una delle vincitrici degli appalti all'insegna del più miserabile sfruttamento dell'uomo sull'uomo; questa storia deve essere interrotta!

La Giunta, che non ha rispettato gli accordi siglati, deve riportare le cose allo stato in cui sono state definite. Signor Presidente, io invito tutti a leggere lo stato della spesa al primo di settembre; vi invito a verificare che cosa questa Regione, che risparmia sui più poveri, ha nelle casse dei residui, cioè di quei provvedimenti derivati, si dice così, da obbligazioni giuridicamente perfezionate, dove si hanno tassi di spesa che sono di poco superiori al 10 per cento, su centinaia di milioni di euro, su miliardi di euro. E poi risparmiamo 2 milioni di euro sull'appalto delle pulizie?

Io chiedo una riflessione su questo alla Giunta; chiedo cioè se intende intervenire per assicurare carichi di lavoro, in capo agli operatori, dignitosi e rispettosi, nella sostanza, delle norme contrattuali. Chiedo se sia il caso di definire disposizioni anche legislative che vincolino gli appalti a un rispetto dei parametri, che non siano studiate a tavolino da qualche burocrate, per giunta fannullone, alla Brunetta, ma che siano studiate sul campo. Chiedo alla Giunta regionale se intende salvaguardare questi livelli occupazionali e preoccuparsi di queste donne, 600, che vivono con questa remunerazione e che mantengono in piedi una famiglia con il massimo della dignità.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, io sono molto d'accordo, in linea di principio, con le osservazioni contenute nell'interpellanza, ma con alcune puntualizzazioni. Noi abbiamo cominciato a prendere in esame questo problema e non possiamo non dire che, molto spesso, le istituzioni pubbliche usano strumenti sbagliati per rispondere a problemi giusti e reali.

Gli appalti di servizi, quando diventano di dimensioni incontrollabili, diventa difficile continuare a gestirli in termini di strumenti di ammortizzazione sociale, dovendo sottoporre questi strumenti alla legislazione vigente. La legislazione vigente sugli appalti è molto chiara. Il Codice sugli appalti dice che le Regioni non hanno neppure il potere di legiferare al di fuori dei canoni prestabiliti dal Codice, e il Codice, all'articolo 29, dice esattamente come devono essere quantificati gli oneri degli appalti; questo noi l'abbiamo fatto dopo 12 anni che non si facevano gare di questo genere, bisogna dirlo, proprio per la ragione che ho detto poc'anzi, giustamente si cercava di evitare di affrontare un problema, e dopo che per alcuni anni siamo stati richiamati ripetutamente dalla Corte dei conti sul fatto che la gestione di questi servizi rappresentava un onere per la Regione quattro volte superiore alla media nazionale sui costi di similari servizi; quattro volte di più!

Ora, questo non significa che noi non dobbiamo prendere sul serio i problemi che ci sono dietro, ed io vorrei ricordare che proprio per affrontarli con la giusta sensibilità noi abbiamo adottato tutti gli strumenti possibili. Il primo è stato quello di prorogare di oltre sei mesi l'entrata in vigore del nuovo appalto, con successive proroghe, per avere il tempo, come è scritto nell'accordo che abbiamo siglato il 29 ottobre dell'anno scorso con tutte le organizzazioni dei lavoratori e con tutti gli Assessorati competenti, di istruire un tavolo tecnico in grado di dare una risposta complessiva a tutti i lavoratori.

Abbiamo elaborato un programma che in una parte è stato realizzato; è stato attivato nell'immediato il "Doppio Quinto", abbiamo aumentato le frequenze, perché questo si poteva fare, perché c'era la documentata esigenza, abbiamo portato il numero degli operatori dagli iniziali 250 a 360 in funzione di questo ulteriore provvedimento, abbiamo valutato l'ipotesi di adottare degli scivoli per quella cinquantina di lavoratori che stavano per maturare il diritto alla pensione e abbiamo collocato alcune unità in servizi analoghi della stessa amministrazione, in più abbiamo chiesto alle aziende di attivare i processi di cassa integrazione per alcune unità.

Ora, in alcune parti questo accordo è stato attuato mentre in alcune altre abbiamo avuto delle complicazioni che sono indipendenti dalla nostra volontà, perché gli Istituti previdenziali contestano un principio di continuità aziendale nell'attivazione della cassa integrazione, cosa che noi abbiamo largamente contestato; l'Assessore sta seguendo i problemi anche presso lo Stato perché si tratta di uno strumento in deroga, quindi credo che riusciremo a risolvere anche questo problema.

Stiamo tuttavia studiando e approfondendo la possibilità di utilizzare anche i fondi della legge finanziaria perché nell'ambito del Programma generale sul lavoro possano essere trovate formule che, in qualche modo, vengano incontro all'esigenza di contemperare tempi e modi dell'assorbimento complessivo, cioè un accordo che scrive la volontà della Giunta di tenere conto di questi problemi.

La Giunta però chiede al Consiglio di non dimenticare che risolvere questi problemi, che si sono protratti per così tanti anni, in una condizione di gestione giuridicamente corretta, è una questione che attiene a tutto il sistema istituzionale e che deve essere accompagnata anche da dei tempi e delle comprensioni che sono molto ben al di sotto dell'intendimento della Giunta di provvedere; cosa che noi continueremo a fare utilizzando tutti gli strumenti propri, compreso quello che abbiamo proposto nella legge finanziaria e che prevede di allargare la possibilità di utilizzo della legge numero 20 del '93 anche per fattispecie collegate ai gestori di servizi.

Adesso anche questo strumento, con la nuova dotazione finanziaria, potrà essere utilizzabile; però sostanzialmente noi continuiamo a prestare attenzione a questo, chiediamo i tempi necessari a risolvere problemi che non sono attinenti alla decisione e alla responsabilità della Regione, ma che sono stati bloccati per incongruenze che stiamo cercando di risolvere sul piano nazionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Uras per dichiarare se è soddisfatto.

URAS (R.C.). Chiaramente non sono soddisfatto. Acquisisco peraltro una parte dell'intervento dell'Assessore come una dichiarazione di disponibilità ad affrontare il problema; trasformiamo pertanto questa interpellanza in una mozione, perché secondo me vale la pena di discutere sui parametri e sui richiami che fanno gli organi di contabilità pubblica, su queste materie, cioè parliamo di persone che devono lavorare.

Mi si spieghi, signor Presidente, io non sarei in condizione di farlo, come si può obbligare una persona lavorare quattro ore in un'intera provincia, ma ogni ora in un posto diverso, altrimenti perde il posto di lavoro, se non si presenta perde il posto di lavoro e, contemporaneamente, assumere, violando gli accordi e anche i contratti, personale di agenzie di lavoro interinale. C'è uno sfruttamento tra le pieghe di questa legislazione che è moralmente inaccettabile e noi vigileremo perché credo che gli organi, anche quelli della magistratura, non solo quella contabile, anche l'altra, debbano intervenire, per verificare come è l'organizzazione di questo tipo di lavoro. Si va al risparmio! Si va al risparmio dove non si deve risparmiare, si accumulano soldi che non si spendono.

Gli istituti di previdenza, inoltre, sostengono che un lavoratore che passa da una società ad un'altra in un appalto, così com'è previsto dalla legge, non abbia continuità di servizio, abbia un'interruzione, per questo non gli viene riconosciuto neppure l'ammortizzatore sociale in deroga. Io invito la Giunta a dare un segnale. L'articolo 6 della finanziaria prevede una dotazione di 3 milioni di euro, c'è la possibilità di fare un'anticipazione. Forzi, la Giunta, anticipi quei mesi di cassa integrazione e apra una vertenza con lo Stato perché difendere gli umili, gli ultimi, come diceva il Presidente a inizio legislatura, è un mandato che noi dobbiamo esercitare fino alla fine.

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza numero 321.

(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza:

Interpellanza Mattana - Biancu - Pinna - Corda - Manca - Pirisi - Sabatini - Cherchi Silvio - Espa - Meloni - Pacifico sulla situazione relativa all'interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di Monte Nieddu.

I sottoscritti,

premesso che, per far fronte alla grave emergenza idrica che affligge l'intero territorio regionale, con particolari problemi nell'area meridionale dell'Isola, nell'ambito del Programma operativo regionale (POR) dell'Obiettivo 1, la Regione Sardegna ha attribuito al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale il finanziamento dei lavori di realizzazione della diga sul rio Monte Nieddu;

constatato che l'intervento interessa i Comuni di Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Capoterra, Domus de Maria e Teulada e che lo stesso è finalizzato ad eliminare il deficit idrico, irriguo e potabile della fascia costiera sud-occidentale del golfo di Cagliari;

considerato che l'invaso di Monte Nieddu, per la sua consistenza, riveste una importanza strategica per gli usi idropotabili e irrigui non solo per l'area interessata, ma interviene in maniera funzionale all'ottimizzazione dello stesso sistema del Flumendosa;

premesso che:

- i lavori di cui trattasi sono stati aggiudicati all'associazione temporanea d'imprese Dragados y construcciones PO SA - Fomento de construcciones y contratas SA - Grandi lavori Fincosit Spa, la cui consegna è avvenuta il 21 gennaio 1998 e la loro ultimazione era fissata al 21 gennaio 2002;

- altresì, il Consorzio di bonifica, a causa di sopravvenute complicazioni di carattere tecnico, in particolare di natura geologica, aveva significato al Ministero dei lavori pubblici ed all'Assessorato regionale dei lavori pubblici l'impossibilità di rispettare il termine per il completamento degli stessi e la necessità, per completare l'opera, di integrare urgentemente le somme disponibili fino all'importo originario dell'appalto;

rilevato che, successivamente, il CIPE, nella seduta del 28 settembre 2004, approvava il rifinanziamento per euro 52.033.000 dei lavori per il completamento dell'opera;

constatato che, alla data del 18 dicembre 2001, l'impresa appaltatrice ha eseguito lavori pari al 30 per cento del totale appaltato e finanziato e il 19 dicembre 2001 la stessa ATI appaltatrice dei lavori ha proposto domanda di arbitrato contenente la richiesta di risoluzione del rapporto contrattuale e che, di conseguenza, si è instaurato un contenzioso tra impresa e Consorzio di bonifica che, a sua volta, ha richiesto la risoluzione del rapporto contrattuale de quo per fatto e colpa della ditta appaltatrice;

rilevato che da allora e, quindi, da circa cinque anni, i lavori risultano interrotti con grave danno per il territorio e serio pericolo di perdita dei finanziamenti ottenuti, con la conseguenza che circa 70 persone hanno visto pregiudicato il proprio posto di lavoro con gravi ripercussioni sul tessuto sociale del territorio;

ricordato che, nel mese di giugno 2007, per iniziativa dei sindaci dei comuni interessati, sono stati convocati nel luogo dove sorge il cantiere della erigenda diga i rispettivi consigli comunali, alla presenza del commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e dell'Assessore regionale dei lavori pubblici, che ha ribadito l'impegno della Regione per il completamento dell'opera, ritenuta strategica per lo sviluppo e la crescita del territorio;

rilevato che i mutati fattori climatici stanno determinando il ripresentarsi ciclicamente del fenomeno della siccità nella nostra Regione, come emerge dai dati sulle piogge registrati dal Servizio agro meteorologico (SAR), dal mese di ottobre 2007 al mese di aprile 2008, che evidenziano il verificarsi della terza annata consecutiva di siccità, quasi ai livelli record che si sono avuti tra il 1990 ed il 2001;

sottolineato che, in conseguenza dell'interruzione dei lavori, si è in presenza di una situazione del territorio di grave compromissione dal punto di vista ambientale in un territorio di grande pregio e la mancata ripresa dei lavori determinerebbe una situazione di scempio ambientale irreversibile, per cui si rende necessario ed urgente ultimare le opere e procedere ad una sistemazione del sito;

considerato che, successivamente alla riunione dei consigli comunali, si è attesa la conclusione dell'arbitrato che, purtroppo, ha avuto esito negativo non essendo stato raggiunto alcun accordo in quella sede tra l'ATI ed il Consorzio di bonifica;

sottolineato che, nonostante siano trascorsi altri mesi, non si hanno notizie in ordine all'affidamento dei lavori ad altra impresa o circa le prospettive esistenti per il completamento dell'opera, che si rivela ancora di più strategica per la risposta al fabbisogno idrico e per lo sviluppo del territorio,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere:

quale sia ad oggi il quadro giuridico e amministrativo riguardante l'opera in oggetto;

quali determinazioni intendano adottare il Presidente della Regione e la Giunta regionale affinché si possa addivenire in tempi rapidi ad una ripresa dei lavori per il completamento di un'opera, oggi ancora di più di importanza strategica, per dare risposta al fabbisogno idrico della Sardegna meridionale e per favorire lo sviluppo dei territori della costa sud occidentale. (321).)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

MATTANA (P.D.). Signor Presidente, quasi sette anni fa, nel febbraio del 2002, assistevo, allora quale sindaco del comune di Sarroch, in questa stessa Aula, insieme ad altri sindaci e a molti amministratori del territorio, a un dibattito sulla gravissima emergenza idrica e sulle problematiche aperte dall'interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monte Nieddu. I lavori, infatti, erano stati consegnati nel gennaio del 1998 e si erano interrotti nel dicembre del 2001 con l'inizio di un contenzioso tra l'ATI appaltatrice dei lavori e il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, che era la stazione appaltante.

La discussione, ricordo allora molto partecipata, si concludeva con un ordine del giorno unitario che impegnava la Giunta regionale a reperire le risorse finanziarie necessarie per l'immediata ripresa dei lavori per il completamento della diga, individuando soluzioni per dare continuità occupazionale alle maestranze impegnate nella costruzione della diga.

Credo, nel rileggere il contenuto di quella mozione e dell'ordine del giorno, che molte considerazioni siano ancora attuali e che purtroppo, nonostante gli sforzi fatti, quell'opera resti ancora una grande incompiuta, annoverata tra quelle a livello nazionale; quel territorio reca una ferita ambientale che è l'unico ricordo dopo sette anni di rinvii e di battaglie giudiziarie.

Ma forse è necessario fare un breve passo indietro per dire che la Regione sarda, per far fronte alla grave emergenza idrica che colpiva l'intero territorio regionale, aveva assegnato con il POR 1994-2000 al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale un finanziamento di circa 100 miliardi di vecchie lire per la realizzazione della diga sul rio Monte Nieddu, un'opera che interessa i comuni nella fascia costiera sud occidentale da Capoterra a Teulada, finalizzata ad eliminare il problema dell'emergenza e della carenza idrica, ma che per la sua importanza ha una funzione strategica per l'intero bacino del Flumendosa. La diga, che ha una capacità di 36 milioni di metri cubi deve essere realizzata con una tecnica costruttiva innovativa, che è quella del calcestruzzo rullato che utilizza le ceneri prodotte dalle centrali ENEL della Sardegna.

Proprio la mancanza della qualità e quantità di queste ceneri ha determinato i gravissimi ritardi e anche il contenzioso che si è poi instaurato. Infatti nel dicembre del 2001 l'impresa appaltatrice interrompeva i lavori e domandava la risoluzione del rapporto. Nella stessa data erano stati realizzati lavori per circa il 30 per cento del totale per 34 miliardi di vecchie lire. I ritardi hanno determinato anche la revoca del finanziamento da parte dell'Unione europea; devo però riconoscere che, grazie all'impegno del Presidente della Regione e dell'Assessore ai lavori pubblici, il CIPE, nel settembre del 2004, ha approvato un ulteriore finanziamento di 52 milioni di euro per il completamento dell'opera. Lo stesso Presidente ha, con una lettera al CIPE, evidenziato la priorità dell'opera perché di interesse regionale e strategica nel settore delle risorse idriche.

Il Presidente della Regione si è recato sui luoghi interessati con l'Assessore e ha visto lo scempio ambientale e il gravissimo e quasi irreversibile danno che è stato arrecato a quel territorio che, ricordo, è una delle porte d'accesso del parco del Sulcis, la più grande foresta del Mediterraneo. Il contenzioso giudiziario è andato avanti, da ultimo c'è stato un collegio arbitrale che peraltro si è concluso con un nulla di fatto.

Questa è la storia breve, recente, di un'opera attesa da quarant'anni dalle popolazioni di quel territorio; un'opera che voleva e vuole scongiurare l'emergenza idrica che pareva essersi allontanata e che si è ripresentata invece con allarmante gravità. La scorsa estate decine, centinaia di aziende agricole di quel territorio hanno visto quasi pregiudicato il proprio prodotto, che esportano a livello nazionale e internazionale, per una siccità senza precedenti e l'Assessorato è dovuto intervenire con mezzi di emergenza per risolvere il problema. Io credo quindi che non si possa più temporeggiare, c'è bisogno di dare risposte, risposte concrete a quel territorio che ha un limite forte nel suo sviluppo per la mancata realizzazione di una infrastruttura strategica per il territorio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, signori Assessori, io ho avuto modo di prendere posizione sulla questione "diga sì, diga no" nel corso di una intervista televisiva su Rai Uno del 17 agosto. Come saprete c'è anche una opposizione a questa diga da parte di un certo movimento ambientalista che infatti era rappresentato in trasmissione.

In quella occasione io ho ribadito che la diga si farà, che è volontà della Regione completare quell'intervento già iniziato da tempo, come diceva l'interpellante, e portarlo a termine. L'ho detto in modo esplicito, ma ho anche affermato che tutte le problematiche ambientali, sulle quali mi soffermerò in seguito brevemente, verranno comunque risolte.

Qual è oggi il problema inerente questa diga? Qual è lo stato di attuazione di questa diga? Come ha già detto l'interpellante, è stato fatto un appalto nel 2001, i lavori sono stati sospesi dall'inizio del 2002; il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale decise di rescindere il contratto che non fu rescisso perché la Giunta di allora, nel 2002, mediò per trovare un accordo.

Su questo accordo sono passati anni, anni che hanno visto impegnati anche questa Giunta e il sottoscritto in una lunga e controversa mediazione. Non dimentichiamo che si tratta di un rapporto contrattuale difficile, complesso, un appalto di alto valore finanziario, una controversia che contrapponeva delle imprese agguerrite a un Consorzio di bonifica; inoltre, lo sapete, le regole sugli appalti, le regole sul contenzioso sono regole ferree, non ci sono, come dire, i diritti che possono essere oggetto di transazione libera. In questi anni abbiamo cercato tutti gli strumenti giuridici, anche in accordo col Governo nazionale, per mediare fra le posizioni, arrivando persino a un arbitrato irrituale.

Questa mediazione non ha sortito effetto. L'arbitrato irrituale non ha dato esito positivo per il fatto che le pretese dell'impresa appaltatrice erano altissime, credo, se non ricordo male, che chiedesse 28 milioni di euro di riserve, mentre invece il Consorzio poteva arrivare fino a 6 milioni. Questa contrapposizione netta tra le due parti ha portato alla chiusura del rapporto. La chiusura del rapporto oggi vede anche fisicamente, per fortuna, la società appaltatrice abbandonare il cantiere, lo sta facendo in questo periodo.

Il Consorzio di bonifica, anche dietro nostra pressione, nel frattempo ha aggiornato il progetto, nel senso che ha utilizzato una perizia già approvata nel 2004 aggiornandone i prezzi, e nel mese di settembre lo ha inviato all'Assessorato per la valutazione dell'Ufficio tecnico istruttore - l'UTR - e per la successiva approvazione e l'appalto. Quindi, si può dire che siamo in una fase avanzatissima del procedimento.

Il Ministero dell'ambiente, nel 2007, ha però sollevato, lo dico velocemente, un problema ambientale sostenendo che questo progetto dovesse - per varie motivazioni, non ultima quella di una ormai lontana approvazione del progetto principale -essere soggetto a una valutazione ambientale aggiornata.

Su questo problema si è instaurato una sorta di rapporto epistolare con il Ministero dell'ambiente che oggi ha, in qualche modo, accolto le segnalazioni e le motivazioni del Consorzio, appoggiate anche dalla Regione e ha chiesto alla Comunità europea una risposta veloce.

La richiesta del Ministero dell'ambiente è di agosto, noi contiamo di recarci a Bruxelles, proprio nel corso di questo mese per cercare di trovare una soluzione definitiva. Tra l'altro, una soluzione della questione ambientale di Monte Nieddu (per la sua fattispecie è un progetto vecchio approvato nel 1998, quando ancora la legge dipartimentale non esisteva), ha un'efficacia e una portata più ampia a livello nazionale, perché così come Monte Nieddu esistono tanti altri progetti in questa situazione. Noi contiamo di avere una risposta, speriamo positiva, in modo tale che entro l'anno e anche prima della fine dell'anno si possa arrivare alla pubblicazione del bando e all'appalto dell'opera.

Si è anche tentato, lo dico subito, di affidare i lavori alla seconda impresa aggiudicatrice dell'appalto originario attraverso una serie di interpretazioni normative, ma questa strada ci è stata poi sconsigliata dall'Avvocatura dello Stato.

I lavori, comunque, sono stati realizzati, come diceva l'onorevole Mattana, al 33 per cento, sono lavori già importanti che hanno in parte anticipato il lavoro conclusivo ma hanno compromesso l'ambiente L'importanza di questa diga (riconosciuta negli atti di programmazione ufficiale della Regione) è sottoscritta dalla Regione per tre motivi; servirà per uso irriguo delle aree sottese con un consumo di almeno 10 milioni di metri cubi all'anno ; per uso civile o potabile, con una erogazione di almeno 5-6 milioni di metri cubi e anche per uso industriale con una distribuzione di almeno 3 milioni di metri cubi.

Dico anche però che questa diga ha una notevole importanza dal punto di vista naturalistico, perché una diga che abbia un invaso pieno in quella zona ha un effetto di arricchimento, non di sottrazione, di valore ambientale; inoltre, e continuiamo a parlare dal punto di vista ambientale, quella diga ha anche la funzione di proteggere tutta l'area sottostante dove le, ormai non più infrequenti, piogge torrenziali hanno creato danni notevoli. Vi è quindi un effetto di laminazione che è fondamentale agli effetti della protezione dell'ambiente, della natura, delle popolazioni.

Quindi, la Regione è impegnata - lo è stata in questi anni e lo è ancora oggi -a far sì che entro quest'anno venga approvato il nuovo bando di gara per il completamento della diga di Monte Nieddu.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Mattana per dichiarare se è soddisfatto.

MATTANA (P.D.). Signor Presidente, io ho preso atto delle dichiarazioni dell'Assessore, ma è un po' difficile dichiararsi soddisfatti perché le ragioni che secondo alcuni ostacolano la realizzazione di questa diga sono, invece, quelle che ne richiedono una rapida conclusione.

L'emergenza idrica, come dicevo, non è affatto superata, anzi, è nuovamente di drammatica attualità; infatti gli ultimi dati del Servizio agro-meteorologico regionale (SAR), quelli registrati da ottobre 2007 ad aprile 2008, hanno evidenziato il verificarsi della terza annata consecutiva di siccità (ciclicamente si ripresenta), con livelli pari quasi a quelli record degli anni 1990-2000.

L'estate scorsa il territorio ha provato, drammaticamente che cosa significa la siccità e la Regione è dovuta intervenire con condotte volanti e anche con l'uso delle autobotti per approvvigionare la risorsa idrica, riportando indietro le lancette dell'orologio a molti anni fa e noi di quel periodo non abbiamo nostalgia, Assessore. Questo è il primo motivo.

L'altro motivo è che in quel territorio c'è un danno ambientale. E' una delle porte di accesso del Parco del Sulcis dove, tra l'altro, sono presenti oltre due mila esemplari di cervo sardo che in questo periodo devono scendere a valle per trovare la risorsa idrica e, conseguentemente, gli agricoltori sono costretti a erigere recinzioni. Quindi, è un fatto che ha valenza ambientale.

Io prendo atto dell'impegno e anche della volontà di procedere; credo però che debba essere dato un segnale concreto al territorio interessato entro questa legislatura e che questa maggioranza e questo Governo regionale, quindi, si debbano caratterizzare per la volontà di completare quest'opera. Un'opera, come diceva l'Assessore, importante per limitare la carenza idrica e perché recupera quel territorio offrendo anche nuove opportunità dal punto di vista naturalistico e ambientale.

PRESIDENTE. Il Consiglio è convocato per martedì, 7 ottobre, alle ore 10, per la prosecuzione dell'ordine del giorno che era stato precedentemente comunicato.

La seduta è tolta alle ore 15.



Allegati seduta

CDXLII Seduta

Mercoledì 1 ottobre 2008

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 51.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 29 luglio 2008 (433), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Elia Corda e Giuseppe Giorico hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 1° ottobre 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Liori - Diana, con richiesta di risposta scritta, sui tempi di attuazione del programma 'Ritornare a casa'''.(1253/A)

(Risposta pervenuta il 5 agosto 2008)

"Interrogazione Contu - Licandro - Petrini - Rassu, con richiesta di risposta scritta, sulla convenzione tra la ASL n. 8 di Cagliari e lo Studio Vega Sardegna srl". (752/A)

(Risposta pervenuta il 16 settembre 2008)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione delle zone franche in Sardegna e, in particolare, sulla zona franca di Oristano". (392/A)

(Risposta pervenuta il 22 settembre 2008)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sul bando per l'affidamento della gestione dei punti vendita ex ISOLA". (1319/A)

(Risposta pervenuta il 22 settembre 2008)

"Interrogazione Serra, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione di un monitoraggio sulle assunzioni dei lavoratori nei cantieri comunali di lavoro finalizzati all'occupazione con fondi della Regione autonoma della Sardegna (ex articolo 94 della L.R.. n. 11 del 1988 e successive integrazioni e modificazioni)". (336/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura dell'ufficio del lavoro nei centri del Parteolla, Gerrei e nel Comune di Capoterra". (782/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, in ordine alla mancata erogazione dell'integrazione delle somme da parte della Regione in favore dei lavoratori socialmente utili in Sardegna". (1207/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sulla modifica della data delle prove relative al concorso pubblico per due posti di dirigente del Corpo forestale". (1256/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di potenziamento del Centro di riferimento per le malattie rare della Sardegna". (1269/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento della Regione al fine di garantire ai cittadini sardi forniture adeguate di farmaci contro la metilmalonico aciduria con omocistinuria2. (1275/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sull'attivazione della struttura complessa Area comunicazione in staff alla direzione aziendale dell'ASL n. 8 di Cagliari". (1276/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sulle domande dei comuni in attuazione del bando per la domotica non ammesse perché pervenute in ritardo". (1277/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della radiologia del CTO di Iglesias". (1301/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Sanjust, con richiesta di risposta scritta, sulla ripetizione della prova di inglese del concorso per l'assunzione, a tempo indeterminato, di due dirigenti per il Corpo forestale a seguito dell'ordinanza del TAR sollecitata dal ricorso di un concorrente". (1318/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla verifica e sul controllo nell'utilizzo dei finanziamenti ex legge regionale n. 37 del 1998 - Comune di Alghero". (1322/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nella spendita dei fondi POR 2000-2006". (1345/A)

(Risposta pervenuta il 26 settembre 2008)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nelle attività di internalizzazione degli impianti di Abbanoa". (1365)

"Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sul problema del danno arrecato alla Regione Sardegna dall'ingiusto primato assegnato dal Guinness world records 2009 al "casu marzu" definito come il formaggio più pericoloso al mondo per la salute umana". (1366)

"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sull'attribuzione dell'incarico di Struttura complessa di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari, con richiesta di revoca della delibera n. 1056 del 2008 della ASL n. 8 di Cagliari". (1367)

"Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sull'assenza dell'Ufficio pesca (ARGEA) nella Città di Alghero". (1368)

"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'anomala situazione organizzativa dell'Assessorato regionale del turismo, artigianato e commercio". (1369)

"Interrogazione Farigu, con richiesta di risposta scritta, sui lavori finanziati dal PIT nel Comune di Capoterra". (1370)

"Interrogazione Tocco - Cuccu Giuseppe, con richiesta di risposta scritta, sulla proroga dei servizi museali al 30 settembre 2008". (1371)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Interpellanza Uras - Davoli - Pisu - Serra sulla situazione degli appalti e del personale dei servizi di pulizia, giardinaggio e movimentazione della Regione e del sistema allargato della pubblica amministrazione regionale e locale". (337)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

CAPPAI, Segretario:

"Mozione Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Vittorio Renato sulla modifica delle leggi per le elezioni al Parlamento europeo e al Parlamento nazionale". (193)

"Mozione Biancu - Agus - Barracciu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Espa - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Tocco sulla modifica delle leggi per l'elezione del Parlamento europeo". (194)

"Mozione Balia - Caligaris - Ibba - Masia sulla proposta per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e sull'esigenza di modificare, con la reintroduzione delle preferenze, la legge per l'elezione del Parlamento nazionale". (195)

Discussione unificata delle mozioni Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Vittorio Renato sulla modifica delle leggi per le elezioni al Parlamento europeo e al Parlamento nazionale (193); Biancu - Agus - Barracciu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Espa - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Tocco sulla modifica delle leggi per l'elezione del Parlamento europeo (194); Balia - Caligaris - Ibba - Masia sulla proposta per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e sull'esigenza di modificare, con la reintroduzione delle preferenze, la legge per l'elezione del

Parlamento nazionale. (195)

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che sono all'ordine del giorno la mozione numero 193, e le mozioni numero 194 e 195 presentate successivamente. Poiché trattano la stessa materia procediamo alla discussione unificata delle medesime.

(Si riporta di seguito il testo delle mozioni numero 193, 194 e 195:

Mozione Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Marracini - Lai Vittorio Renato sulla modifica delle leggi per le elezioni al Parlamento europeo e al Parlamento nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

l'articolo 1, comma 2, della Costituzione italiana recita: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.";

la democrazia rappresentativa è fondata sullo stretto e necessario rapporto fra eletto ed elettore;

l'articolo 49 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale";

fra i principi statutari del nostra Regione vi è quello della promozione alla partecipazione alla vita democratica del Paese e quindi di favorire con ogni utile iniziativa l'espressione democratica dei cittadini;

ATTESO che:

già in occasione delle elezioni politiche i cittadini sono privati della possibilità di scegliere i loro parlamentari e tale scelta è affidata esclusivamente ai leader di partito che hanno il potere di compilare le liste e determinare anche l'elezione dei parlamentari;

nell'ambito di una riflessione sul ruolo dei partiti e la loro forma democratica, l'esclusione del voto di preferenza rischia di alimentare una deriva leaderistica estranea alla tradizione popolare;

è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee che:

a) escluderebbe la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, eliminando del tutto le preferenze;

b) vede, ancora una volta, la Sardegna penalizzata dall'accorpamento, per le elezioni al Parlamento europeo, nel collegio elettorale con la Sicilia,

dà mandato al Presidente del Consiglio regionale

di inviare la presente mozione ai Presidenti della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e delle Commissioni parlamentari competenti, affinché:

nella nuova legge per le elezioni al Parlamento europeo possa essere costituito il collegio Sardegna;

sia data la possibilità agli elettori di esprimere il voto di preferenza ai candidati alle elezioni al Parlamento europeo;

il Parlamento italiano legiferi, nel più breve tempo possibile, affinché sia reintrodotto il voto di preferenza nell'attuale legge elettorale per l'elezione al Parlamento italiano. (193).

Mozione Biancu - Agus - Barracciu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Espa - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Tocco sulla modifica delle leggi per l'elezione del Parlamento europeo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la Comunità europea ha prodotto un'ampia normativa in materia di tutela delle minoranze linguistiche, a partire dalla Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (1975), con le risoluzioni Arfè (1981), Kuijpers (1987) Killilea (1994), fino alla Carta europea delle lingue regionali e minoritarie del 1992 e alla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1° febbraio 1995, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 302;

- l'articolo 15 di tale Convenzione-quadro stabilisce che gli Stati membri dell'Unione favoriscono la tutela delle minoranze nazionali per una effettiva partecipazione alla vita culturale, sociale ed economica dei singoli Stati e dell'Unione;

- per quanto attiene all'Italia si nota che non è adeguatamente tutelata la minoranza di lingua sarda, la quale, pur con una popolazione di 1.600.000 soggetti, è priva di una sua rappresentanza al Parlamento europeo;

- la sostanziale cancellazione della Sardegna e dei sardi dall'Assemblea di Strasburgo è del tutto iniqua e inaccettabile, proprio sulla base dei principi ispiratori della legge e delle risoluzioni citate, delle Carte e Convenzioni-quadro dell'Unione europea in via di ratifica da parte dell'Italia;

RITENUTO che la connotazione derivante dall'essere riconosciuti meritevoli di particolare tutela in quanto minoranza nazionale rende ancora più pressante la necessità che ai sardi venga garantito non solo l'astratto diritto di esercitare uno sterile diritto di voto, ma che, preso atto della perfettibilità dell'attuale legge elettorale, che da quindici anni ormai non consente ai sardi di eleggere un proprio candidato, si prevedano concreti correttivi atti a consentire ai sardi di eleggere i propri rappresentanti in seno al Parlamento europeo;

SOTTOLINEATO che il Consiglio regionale nella XII legislatura ha approvato la proposta di legge nazionale per la "Modifica alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, in materia di elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo", in cui si prevede la suddivisione dell'Italia, per l'elezione dei propri rappresentanti nel Parlamento europeo, in 21 circoscrizioni ciascuna corrispondente ad una regione ed alla Provincia di Trento e Bolzano, e con la garanzia che anche le regioni a bassa consistenza demografica eleggano un parlamentare;

APPRESO inoltre che è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee nella quale si prevede:

- l'utilizzo del sistema a liste bloccate, già utilizzato per l'elezione dei due rami del Parlamento, che priva in sostanza i cittadini della possibilità di scegliere i propri rappresentanti attraverso il voto di preferenza;

- il mantenimento dell'attuale suddivisione del collegio unico nazionale in cinque circoscrizioni macro-regionali, per cui la Sardegna non avrà alcuna garanzia istituzionale al fine di esprimere la propria rappresentanza parlamentare,

si rende necessario ed urgente impegnare il Consiglio regionale e il Presidente della Regione

a porre in essere tutte le iniziative per:

1) dare la possibilità agli elettori di esprimere il proprio voto di preferenza per i candidati alle elezioni del Parlamento europeo;

2) consentire ai cittadini sardi di esprimere una propria rappresentanza nel Parlamento europeo a partire dalle elezioni del 2009. (194)

Mozione Balia - Caligaris - Ibba - Masia sulla proposta per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e sull'esigenza di modificare, con la reintroduzione delle preferenze, la legge per l'elezione del Parlamento nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- lo spirito della Costituzione e la centralità del Parlamento sono sviliti da un sistema elettorale che impedisce agli elettori di scegliere i propri rappresentanti;

- la Costituzione prevede un sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza;

- l'eliminazione del voto di preferenza ha cancellato ogni possibilità di scegliere i propri rappresentanti alla Camera e al Senato e, di fatto, ha allargato il solco tra istituzioni e cittadini ed ha indebolito l'autorevolezza del Parlamento;

- un'assemblea di nominati prima ancora che di eletti tende a manifestare un più alto tasso di obbedienza;

- deputati e senatori sono chiamati sempre più spesso a votare provvedimenti dichiarati urgenti, mentre altri sono i veri problemi che affliggono l'Italia ed attendono una risposta rapida;

- questo è un quadro preoccupante che si aggiunge alla crisi che ha investito le capacità decisionali del Parlamento;

- il sistema è tale per cui qualunque capo di governo si confronta raramente con le assemblee elettive; c'è un forte processo di delegificazione sostituito da atti di regolamentazione governativa; a questo si accompagna una rappresentatività "circoscritta" dei parlamentari in quanto eletti in listoni bloccati decisi al di fuori da ogni relazione con gli elettori;

- il bilanciamento tra potere legislativo e potere esecutivo che il costituente ha fissato nella Carta costituzionale esce stravolto da una consuetudine che sta diventando norma pur in assenza di riforme costituzionali tese a riorganizzare la forma di Stato e la forma di governo;

- per rinnovare il rapporto con gli elettori è necessario tornare al voto di preferenza;

- fra i principi statutari della nostra Regione vi è quello della promozione alla partecipazione alla vita democratica del Paese e quindi di favorire con ogni utile iniziativa l'espressione democratica dei cittadini;

CONSIDERATO che:

- è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee;

- la proposta escluderebbe la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, eliminando del tutto le preferenze;

- la proposta vede ancora una volta, la Sardegna penalizzata dall'accorpamento, per le elezioni al Parlamento europeo, nel collegio elettorale con la Sicilia;

- anche per le elezioni europee è prevista l'introduzione di una soglia di sbarramento che ha come unico scopo quello di eliminare la partecipazione dei piccoli partiti dalla vita istituzionale,

dà mandato al Presidente del Consiglio regionale

di inviare la presente mozione ai Presidenti della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e delle Commissioni parlamentari competenti affinché:

1) venga istituito il collegio Sardegna nella nuova legge per le elezioni al Parlamento europeo;

2) sia introdotto il voto di preferenza per i candidati alle elezioni al Parlamento europeo;

3) venga eliminata dal progetto di legge per l'elezione del Parlamento europeo ogni soglia di accesso;

4) sia ripristinato il voto di preferenza per l'elezione del Parlamento italiano. (195).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 193 ha facoltà di illustrarla.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, la seduta odierna è prevista dallo Statuto e, perciò, credo che non ci sia miglior argomento da trattare in una giornata come questa di quello che vede diverse forze politiche unite nel conseguimento di un unico intento. E' importante sottolineare, proprio in una giornata come questa, l'unità del Consiglio regionale che penso e spero possa esprimersi con un ordine del giorno comune, sottoscritto da tutte le parti politiche e da tutti i consiglieri regionali.

L'intento della mozione è di far sì, intervenendo quanto prima (dando delega al Presidente del Consiglio affinché si faccia interprete della volontà del Consiglio regionale e credo anche di tutta la Sardegna), che si possano ristabilire principi di democrazia e di rappresentanza democratica che negli anni sono stati negati dalle diverse modifiche apportate alle leggi elettorali sia nazionali che europee. E' da decenni, oserei dire, che la Sardegna cerca di sensibilizzare le forze politiche nazionali affinché si facciano interpreti del diritto di rappresentanza della nostra Isola presso il Parlamento europeo. Da tempo, direi da sempre, con varie motivazioni, questo diritto è stato negato, facendo sì che con grande difficoltà e in rarissime occasioni la Sardegna abbia potuto esprimere un proprio rappresentante presso il Parlamento europeo.

In questi giorni, è in corso la discussione in Parlamento (nelle Commissioni parlamentari), su ulteriori modifiche della legge elettorale per le elezioni al Parlamento europeo; modifiche che prevedono una soglia di sbarramento e, per l'ennesima volta, l'accorpamento della Regione Sardegna e della Regione Sicilia in un unico collegio. Si aggiunga che viene cambiato il sistema di scelta dei propri rappresentanti cassando dalla legge precedente il sistema delle preferenze, come è già avvenuto per le elezioni al Parlamento italiano con tutte le conseguenze che i partiti, in varie sedi, le persone impegnate in politica, ma anche i cittadini italiani, hanno evidenziato, e cioè la mancanza di rappresentanza democratica in un sistema che prevede non più eletti ma nominati. Questo è ciò che si dice correntemente. Questo ci ha portato ad avere anche in Parlamento rappresentanti non territoriali, non regionali, non vicini alla nostra terra, eletti da quest'isola..

E' impari poi il confronto tra la Regione Sardegna e la Regione Sicilia per le elezioni al Parlamento europeo. Ora, sulla base di semplice calcolo strumentale, se non ci fosse il collegio Sardegna saremmo tentati di dire: "Ben venga l'eliminazione delle preferenze". E spiego perché. Perché forse nel confronto fra partiti riusciremmo ad avere come Sardegna una rappresentanza nei piani alti della lista, e quindi a giocarci tra partiti la possibilità di esprimere un nostro rappresentante in mezzo agli svariati rappresentanti della Sicilia. Credo che questo aspetto appartenga alla strategia politica, appartenga al "tanto meglio tanto peggio", appartenga al fatto che, visto come stanno le cose, cerchiamo di trarne il massimo risultato. Se ragioniamo invece in termini di principi è assolutamente necessario che in un principio di democrazia e di rappresentanza di eletti dal popolo sia reinserita la preferenza per le elezioni alla Camera dei Deputati, ma anche per quelle al Parlamento europeo.

Questo va collegato necessariamente col diritto di rappresentanza della Sardegna come espresso, in modo più articolato (si citano principi, articoli, norme, che riconoscono la legittimità della richiesta della Regione Sardegna), nelle altre mozioni presentate successivamente alla nostra, alla quale si sono collegate invitando il Consiglio ad esprimersi in merito e a sollecitare il Parlamento nazionale e le Commissioni.

Già nelle passate legislature, in diverse occasioni, oltre ai vari partiti politici, questo Consiglio regionale nel suo complesso si è espresso in merito, ponendo in campo tutte quelle azioni che fanno parte dell'iter parlamentare, dell'iter del rapporto fra Consiglio regionale e Parlamento nazionale. Bene, ripetiamo che, e insistiamo su questa via, forse sarebbe stata necessaria una maggiore sollecitazione dei sardi tutti, forse è necessaria ancor più una maggiore sollecitazione dei nostri rappresentanti, quantomeno di quelli che pur anche non essendo sardi, sono stati eletti da questa Regione al Parlamento nazionale.

Queste sono le sollecitazioni che intendiamo fare attraverso questa mozione da noi presentata, e cogliamo con interesse e con attenzione anche le mozioni presentate dai colleghi della coalizione del centrosinistra e da quelli del partito socialista, lo S.D.I.. Forse bisognerà ragionare un attimino sulla stesura di un ordine del giorno che auspico comune, sottoscritto da tutti, che accentri l'attenzione sui principi condivisi.

Nella mozione presentata dai colleghi della maggioranza di centrosinistra, per esempio, non si fa cenno nel dispositivo, alla richiesta di una sollecitazione al Parlamento nazionale affinché si inizi a sostenere, a proporre e a discutere anche l'introduzione delle preferenze nelle elezioni legislative. Trovo maggiore specificazione nella mozione numero 195 di Balia e più dove nel dispositivo si richiama la necessità di eliminare la soglia di accesso o, se volete, di sbarramento.

In questo momento, io personalmente, ma anche il mio partito siamo decisamente favorevoli a stabilire una soglia di sbarramento, certo, che non tenda all'eliminazione dei piccoli partiti, ma è anche il prezzo che siamo disponibili a pagare purché si arrivi, comunque, a un esercizio di democrazia che consenta la reintroduzione delle preferenze.

Non facciamo una guerra di religione sullo sbarramento pur ritenendo il principio condivisibile, sappiamo però che la maggioranza delle forze politiche non è d'accordo su questo, pertanto vorremmo accentrare la nostra attenzione, la nostra sollecitazione su ciò che è maggiormente condiviso. In questo momento non ci sentiamo di sollecitare l'eliminazione della soglia di sbarramento; c'è una discussione in corso, possiamo esprimere pareri personali, sono totalmente d'accordo su una soglia di sbarramento che arrivi fino a un massimo del 5 per cento, per cui riterrei che questo argomento possa essere in qualche modo stralciato da un ordine del giorno comune e condiviso, per lasciarlo alla discussione e al confronto politico successivi.

Ripeto, è un prezzo che saremmo disponibili a pagare purché si arrivi a una riammissione delle preferenze nella legge elettorale. Ovviamente, non ci fermeremo alla discussione odierna in quest'Aula, ma spero che il dibattito politico possa continuare nel tempo, fino a giusta conclusione, per arrivare davvero nel Parlamento italiano alla stesura di una legge condivisa e che possa dare giustizia alla rappresentanza liberamente eletta e scelta dal popolo.

Noi, tra l'altro, ci siamo fatti promotori, e altri partiti hanno sostenuto la nostra iniziativa pubblicamente, al di là delle appartenenze politiche di schieramento, dell'inserimento anche nella proposta di legge che andrà all'attenzione delle Commissioni parlamentari delle preferenze nell'elezione della Camera dei Deputati. A tal fine abbiamo svolto con la collaborazione di tanti partiti e di tante persone impegnate in politica e nel sociale un'azione di sollecitazione popolare, raccogliendo le firme, e ringrazio quanti hanno partecipato alla nostra iniziativa, l'hanno sposata e ne fanno tutt'oggi parte integrante, per la presentazione di una proposta di legge in materia. Io credo che su questo la politica non possa girare la testa e far finta di niente.

E' presente a livello nazionale, ma soprattutto parte dai consigli comunali e provinciali della nostra Regione la richiesta di una sollecitazione nei confronti del Parlamento italiano, azione di cui auspico una definizione positiva in Consiglio regionale, perché alla Sardegna sia data dignità di rappresentanza in particolare al Parlamento europeo, nonché quella dignità politica e dignità di popolo che da anni viene sottoposta all'attenzione di un Parlamento troppo spesso distratto rispetto alle necessità e al rispetto di un'Isola, "quasi un Continente", che è parte integrante di una Nazione, ma che non sempre ha avuto il giusto rispetto e la giusta attenzione dal Governo centrale.

PRESIDENTE.. Uno dei presentatori della mozione numero 194 ha facoltà di illustrarla. Prego i colleghi di contenere i tempi dei loro interventi sull'esempio dell'onorevole Capelli.

ORRU' (P.D.). Presidente, come ormai accade da tempo, almeno in due occasioni nell'ultimo decennio che io ricordi, in prossimità della scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo si accende o, meglio, si apre il dibattito sulle modifiche da introdurre circa le modalità di elezione della rappresentanza italiana; rappresentanza peraltro ridottasi dai 78 rappresentanti dell'attuale legislatura 2004-2009, che volge al termine, ai 72, forse 73 previsti per la legislatura 2009-2014, qualora il trattato di Lisbona del 2007 venga ratificato perché era previsto una sorta di atto aggiuntivo.

Ora, rispetto al passato vi è da dire che ci sono indubbiamente delle novità importanti che possono portare a modifiche non marginali (modifiche si sono avute anche in passato, in queste occasioni) sia della ripartizione territoriale, con la correzione dell'ormai anacronistico sistema delle cinque macro circoscrizioni regionali, ma, in particolare, dello stesso sistema elettorale, quello, per intenderci, (e questo spinto forse molto di più) sulla falsariga di quanto si è avuto nelle recenti elezioni politiche.

La Commissione affari costituzionali della Camera ha iniziato l'esame di ben sei proposte di legge; alcune di esse hanno certamente un profilo emendativo, di semplice adeguamento della legge numero 18 del '79, lo dichiarano, è questo il loro obiettivo; altre, invece, hanno espressamente l'obiettivo di non limitarsi a emendare singoli aspetti di carattere, se vogliamo, regionale o di altra natura, ma si propongono di modificare sostanzialmente l'impianto della legge sin qui adottata per l'elezione della rappresentanza nel Parlamento europeo.

La mozione che abbiamo sottoposto all'attenzione del Consiglio, come le altre due, peraltro, si propone di accompagnare questo processo di innovazione attivando tutti gli strumenti, sollecitando gli organi istituzionali, le istituzioni autonomistiche nonché la rappresentanza parlamentare, in modo tale da poter incidere, questa volta forse anche con successo, su alcuni punti, o su uno di essi in modo prevalente, rafforzando le proposte che si avvicinano alle posizioni sostenute anche nel passato da questo Consiglio regionale, perché riteniamo giusto non sciupare l'opportunità di garantire alla nostra Isola la sua rappresentanza nell'ambito del Parlamento europeo.

Onorevole Capelli, io penso che sia più giusto questo che non affidarci a una via contrattualistica all'interno delle singole forze politiche, così come mi è parso di capire, dal sistema lista bloccata, una sorta di contrattazione con la preponderante Sicilia all'interno delle forze politiche in cui, di fatto, prefigurare l'ordine di liste e quindi attribuendoci l'altro.

Io credo che debba essere scelta invece la via maestra che è quella di rivendicare istituzionalmente la rappresentanza dovuta alla nostra Isola; anche perché se c'è un punto su cui tutte e sei le proposte di modifica della legge elettorale coincidono o, meglio, convergono, è quello dell'istituzione della circoscrizione Sardegna; tutte e sei le proposte: è quindi un'opportunità.

Tuttavia, pare evidente a tutti noi che qualora non vi sia un consenso sufficientemente ampio su un disegno complessivo che ridefinisca l'intera rappresentanza regionale, di tutte le Regioni, il rischio è quello di mantenere l'attuale ripartizione esattamente come è avvenuto nel 2004, quando anziché utilizzare la riduzione dei seggi spettanti allora, da 87 a 78, quale occasione per ridefinire l'intero sistema dell'attribuzione delle rappresentanze territoriali, puntando appunto sul principio della regionalizzazione, del garantire cioè a tutte le Regioni la loro rappresentanza, si è optato invece per scelte diverse e, alla fine, è rimasta la suddivisione nelle cinque circoscrizioni.

Quindi, a parte, dicevo, la proposta emendativa, vi sono ben tre proposte che affermano questo principio della regionalizzazione della rappresentanza; a mio avviso un principio coerente con il progetto dell'Europa delle Regioni e che certamente garantisce non solo la rappresentanza, ma soprattutto attraverso l'impostazione di politiche di carattere economico e sociale anche il riconoscimento del principio della pluralità di culture, di lingue e così via.

Io penso che sia questa, su questo punto, la posizione che il Consiglio, il Governo regionale e possibilmente l'insieme della rappresentanza parlamentare sarda debbano sostenere. Peraltro, aggiungo rapidamente, se mi è consentito, sostenendo una posizione comune, quindi non campanilistica o regionalistica, alle altre Regioni a statuto speciale, le altre minoranze cosiddette "minoranze linguistiche" in modo particolare (e noi lo siamo in qualche modo minoranza molto numerosa), su un uguale diritto anche delle quattro piccole Regioni a Statuto ordinario, cioè l'Umbria, l'Abruzzo, il Molise e la Basilicata.

Pertanto siamo in buona compagnia sotto il profilo delle ragioni e, credo, anche sotto il profilo del principio cui ispirarci, peraltro senza penalizzare eccessivamente la rappresentanza delle Regioni più grandi ma ancorandola a un principio di ripartizione proporzionale.

Vorrei infine ricordare che questa è anche la scelta fatta dal Consiglio regionale, non in questa legislatura ma nella precedente, con l'approvazione di un ordine del giorno unitario (e non erroneamente, come nella mozione citiamo, nella proposta di legge nazionale), dove si sosteneva questo principio.

Infine, sulla rappresentanza politica. Il principio di proporzionalità mi sembra non venga messo in discussione da alcuno, però se è una proporzionalità limitata, come dire, alle grandi forze politiche, su uno schema bipolare, se non quasi bipartitico, io non credo che sia convincente neppure nelle ragioni di coloro i quali l'hanno proposto e lo sostengono; poi il superamento della cosiddetta lista bloccata, che replicando attraverso l'attuale schema centralistico, conduce ad una rappresentanza più nominata dai vertici dei partiti che eletta direttamente dai cittadini.

Ora, come è noto, vi sono posizioni differenti che attraversano talvolta i due principali schieramenti politici, centrodestra e centrosinistra. Premesso che tutti i sistemi elettorali hanno i loro aspetti positivi e i loro aspetti negativi, non c'è il sistema elettorale perfetto, il discrimine io penso debba essere quello rappresentato dagli obiettivi che si prefiggono e su questi obiettivi poi debbano essere commisurati o rapportati.

Il Parlamento europeo, come è noto, non ha un collegamento diretto con il Governo dell'Europa,. La Commissione è di nomina governativa o intergovernativa, non ha alcun tipo di rapporto con la rappresentanza parlamentare; con le recenti modifiche che sono state introdotte esprime semplicemente una sorta non di voto di fiducia ma di apprezzamento o comunque di valutazione del programma che avviene nel corso della prima seduta. Ha quindi fondamentalmente la funzione di rappresentare nel modo più adeguato possibile l'Europa nelle sue più diverse espressioni (politiche, culturali, sociali e anche territoriali), quindi è il principio della rappresentanza politica che conta non quello della stabilità di governo, che attiene ad altri obiettivi, ad altri ambiti, non a questo, e quindi le conseguenti garanzie delle maggioranze politiche e così via.

E' questo per molti versi il nuovo orientamento, che è emerso recentemente anche nel nostro Paese, verso la semplificazione persino più spinta, più radicale rispetto alle recenti elezioni politiche, questa è la proposta della maggioranza politica che governa il Paese, come tale è una proposta pesante, non è emendativa ma è di sistema, di cambio di sistema e quindi, chiaramente, soglia di sbarramento al 5 per cento (elevando dal 4 al 5 persino rispetto alla legge elettorale prevista per l'elezione del Parlamento nazionale) e, insieme a questo, la lista bloccata. E' l'estensione di quel sistema adottato per l'elezione del Parlamento nazionale alle modalità di elezione della rappresentanza italiana nel Parlamento europeo.

Io penso, noi pensiamo che questo debba essere non sostenuto ma ostacolato, modificato per rifarsi al principio della rappresentanza e non a quello della stabilità di governo; due aspetti che non hanno, ripeto, alcun tipo di collegamento; è necessario pertanto sostenere insieme alle altre forze politiche, non in modo isolato, ma convergendo su posizioni comuni (sia nell'ordine del giorno sia nelle iniziative che dovranno essere assunte e su cui impegnare le rappresentanze consiliari, nonché le rappresentanze parlamentari), la contrarietà ad una modifica, ripeto, che non ha alcun senso. Può essere infatti comprensibile sotto il profilo delle ragioni politiche, tant'è che nella relazione che sostiene la proposta di legge, che ho testé menzionato, della maggioranza politica che governa il Paese, l'obiettivo, è quello di uniformare i due sistemi, ma non quello di incidere poi sul Parlamento e sulla composizione del Parlamento europeo.

Quanto poi al sottolineare l'impegno verso la modifica di questa scelta fatta un anno fa dal Parlamento nazionale verso la lista bloccata e l'eliminazione del voto di preferenza, quindi della libera scelta dei cittadini, anche soggettiva, dei vari candidati, noi non abbiamo alcun tipo di difficoltà nel sostenerla; anche in quella direzione abbiamo ritenuto nella mozione, per coerenza, di sottolineare l'intenzione di incidere nella modifica dell'attuale sistema elettorale per quanto attiene al solo Parlamento europeo. Ciò non toglie che vi è la nostra disponibilità, ritengo, di sottolineare un impegno coerente anche verso la modifica della legge elettorale per l'elezione del Parlamento nazionale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 195 ha facoltà di illustrarla.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, preliminarmente io voglio sottolineare due aspetti. Personalmente, così come è già stato detto da altri, considero, e consideriamo come Gruppo, molto importante che un dibattito su questi argomenti arrivi in Aula; vi arrivi con mozioni presentate da più parti, molto convergenti o sostanzialmente convergenti su alcuni punti e forse con qualche piccolo dissenso, ma è importante che vi arrivi anche in occasione della seduta obbligatoria del Consiglio regionale.

Il secondo punto, signor Presidente, è che noi come partito, ma ritengo anche altri partiti, abbiamo iniziato già da tempo una campagna di sensibilizzazione su questi temi dei cittadini in Sardegna, ma anche nel resto d'Italia, con conferenze, dibattiti, gazebo, raccolta di firme nei territori, sottoponendo anche a consigli comunali e provinciali specifici ordini del giorno relativamente agli stessi aspetti che sono contenuti all'interno di questa mozione.

Amo richiamare perché ritengo utile che le mozioni debbano poi tradursi in un ordine del giorno unitario; per esempio è ciò che è avvenuto nel Comune di Sassari, laddove un ordine del giorno presentato dal Gruppo socialista relativamente a questi aspetti è stato approvato all'unanimità dal Consiglio comunale. Ecco, io credo che sia assolutamente indispensabile, anche nell'ambito di questo Consiglio regionale, ricercare e trovare una sintesi comune attraverso un ordine del giorno condiviso, perché questo è l'unico modo affinchè davvero a livello del Parlamento italiano venga tenuta nella giusta considerazione una legittima esigenza che prende il via dalla Sardegna ma non solo dalla Sardegna, almeno per una parte degli aspetti.

La mozione di cui sono primo firmatario si basa sostanzialmente su tre aspetti differenti. Uno è l'accento che viene posto sul fatto che l'attuale sistema elettorale ha eliminato le preferenze per l'elezione dei deputati e dei senatori. L'altro è relativo alla sussistenza di un unico collegio per le elezioni europee che vede la Sardegna assieme alla Sicilia e che per un fatto meramente numerico, di popolazione che ha diritto a partecipare al voto, naturalmente, vede i candidati della Sardegna in una condizione di subalternità rispetto alle possibilità di elezione nei confronti dei candidati siciliani. Il terzo punto, sul quale la mozione pone l'accento, è relativo al progetto di legge che giace nel Parlamento italiano e che, oltre ad aumentare la soglia di accesso per il Parlamento europeo, limita anche la possibilità per i cittadini di poter scegliere i propri eletti attraverso l'espressione delle preferenze.

Questo costituisce, a nostro avviso, un gravissimo vulnus che riduce drasticamente le possibilità di libera espressione e di libera scelta dei cittadini, aggravato, per quanto riguarda il Parlamento europeo, dal fatto - così come veniva ora richiamato, mi pare, dall'onorevole Orrù - che, per quanto riguarda l'Europa, il Governo è totalmente svincolato dagli eletti e quindi mal si concilia, e meno ancora si capisce, l'introduzione di un criterio che pone una rigidità di questo tipo.

Io credo che non dobbiamo spendere molte parole relativamente ai rischi che l'eliminazione delle preferenze ha introdotto e al fatto che questo si sia automaticamente tradotto in un aumento di potere delle centrali dei partiti e in una riduzione dei diritti dei cittadini. Naturalmente i partiti esprimono un potere legittimo, rappresentano situazioni di assoluta legittimità, ma il rischio è quello di un ulteriore allargamento del solco scavato tra cittadini ed istituzioni da un lato, dall'altro lato il rischio si traduce anche in una ulteriore possibilità di indebolimento della autorevolezza del Parlamento.

Perché si traduce in una diminuzione dell'autorevolezza del Parlamento? Perché è evidente che parlamentari nominati anziché eletti operano in una condizione di subalternità nei confronti o del capo dell'Esecutivo o di chi ne ha in ogni caso determinato la elezione. Tutto questo ci pare contrasti in maniera risibile con norme garantiste che sono previste all'interno della Costituzione, ma non solo, anche all'interno di altre normative.

Quel bilanciamento di poteri che a noi socialisti è tanto caro, ma non credo solo a noi, tra potere esecutivo e potere legislativo, ne esce una volta di più stravolto e delegittimato da una consuetudine che ora, con la ripetizione di questa norma per l'elezione del Parlamento europeo, rischia di diventare una regola assoluta.

Io voglio rammentare che in passato questo Consiglio regionale aveva approvato un progetto di legge (ne ero stato il primo firmatario), trasmesso al Parlamento sull'aspetto, allora all'ordine del giorno, della separazione del collegio Sardegna dal collegio Sicilia per l'elezione del Parlamento europeo.

In quella occasione malauguratamente il progetto di legge approvato dal Consiglio regionale si scontrò con una volontà negativa del Parlamento italiano (altri progetti di legge presentati da altre Regioni avevano ricevuto invece un'altra attenzione) e quindi non si tradusse in norma efficace che desse risposta ad una legittima esigenza che veniva posta, non solo per un diritto di rappresentatività dei cittadini sardi nel Parlamento europeo. Ma voglio richiamare che vi sono altre norme, regolamenti, accordi internazionali che sottolineano anche l'altra esigenza legandola alla rappresentanza delle minoranze linguistiche. Sinora non hanno, queste cose, trovato alcun riscontro.

Io credo che dobbiamo riproporre con forza tutti gli aspetti al Parlamento italiano, ma anch'io sottolineo prioritariamente un'esigenza: quella di arrivare ad un ordine del giorno unico, comune e condiviso sugli aspetti più importanti e sostanziali, che consenta di mettere all'attenzione del Parlamento italiano come prioritarie e centrali alcune delle problematiche alle quali abbiamo fatto riferimento.

Naturalmente per quanto ci riguarda noi ambiamo ad un ordine del giorno attraverso il quale venga sancita l'istituzione del collegio Sardegna separato dal collegio siciliano per quanto riguarda l'elezione del Parlamento europeo, perché nel Parlamento europeo venga mantenuta la possibilità che i cittadini si esprimano attraverso il criterio delle preferenze e siano così essi a scegliere i propri rappresentanti in quel livello istituzionale. Noi vorremmo che venisse anche eliminata la soglia di accesso che invece il progetto di legge nazionale prevede; ci pare aberrante introdurre una soglia di accesso anche per quel livello perchè ci pare antistorico rispetto ai partiti, anche piccoli, che però in Italia hanno svolto un ruolo ed una funzione assolutamente importanti nella salvaguardia dei valori della democrazia, e non soltanto, nelle istanze che hanno portato avanti.

Infine, chiediamo che venga ripristinato il criterio delle preferenze nella elezione del Parlamento italiano, che venga eliminato quel vulnus che invece è previsto dall'attuale normativa. Non mi si paragoni l'eliminazione delle preferenze con il metodo maggioritario perché stiamo parlando di due sistemi elettorali completamente diversi e assolutamente non raffrontabili, e non mi si dica che con l'eliminazione delle preferenze si è perseguito l'obiettivo della riduzione dei costi e, quindi, la possibilità di limitare commistioni fra politica e mondo degli affari.

Queste sono delle sottolineature che non devono essere tenute in conto, perché non credo siano importanti in quanto altri sono i sistemi per porre invece rimedio in quella direzione. E' molto importante invece che il cittadino elettore si riappropri dei propri diritti per altro costituzionalmente garantiti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che chi volesse intervenire deve iscriversi durante l'intervento dell'onorevole Vargiu e che il tempo a disposizione per l'intervento è di dieci minuti. Inoltre, poiché vorremmo concludere tutti gli argomenti all'ordine del giorno in quest'unica seduta, inviterei i colleghi ad una autoregolamentazione del tempo loro concesso dal Regolamento.

VARGIU (Riformatori Sardi). Tenterò questa autoregolamentazione nella consapevolezza dell'opportunità che questo tema sia arrivato in discussione, come è stato peraltro sottolineato anche da altri colleghi, in una sessione particolarmente importante per il Consiglio regionale quale quella statutaria odierna.

Devo dire che come Riformatori condividiamo, così come abbiamo condiviso anche gli atti che hanno preceduto questa discussione (e dirò quali azioni i Riformatori hanno concretamente portato avanti in questi anni), lo spirito di queste mozioni. Devo dire che non abbiamo ritenuto di presentarne una anche noi per evitare una quarta illustrazione di mozione durante la attuale seduta del Consiglio regionale... Presidente...

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, naturalmente starete tutti parlando di questioni importantissime, però questo impedisce all'onorevole Vargiu di svolgere il suo intervento. Vi prego pertanto di fare un po' di silenzio, oppure di andare a parlare fuori dall'Aula.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, la ringrazio e ringrazio anche i colleghi.

Dicevo che abbiamo evitato la presentazione e conseguente illustrazione di una quarta mozione, ma se noi avessimo scritto il testo di una mozione, pur sottolineando tutte le questioni che sono state sottolineate dagli estensori delle diverse mozioni che oggi abbiamo in discussione, probabilmente saremmo partiti da un principio che sta ancora più a monte rispetto alle valutazioni che sono state fatte e cioè il principio della centralità del cittadino nella politica. Le considerazioni che emergono dalle mozioni presentate dai colleghi hanno sostanzialmente una radice in una valutazione che noi Riformatori riteniamo, abbiamo sempre ritenuto e credo riterremo per il futuro, centrale nella nostra attività politica, e cioè che non può esserci politica senza la partecipazione diretta dei cittadini alla politica, quindi senza che i cittadini siano coinvolti nelle scelte della politica, negli atti della politica, si sentano protagonisti della politica.

Quello che spesso succede, quello che poi fa intendere la politica come una casta chiusa che difende i propri privilegi è il fatto che la politica non è più collegata alle esigenze della gente, è il fatto che la politica tenda a parlare un proprio linguaggio, a chiudersi all'interno del proprio Palazzo, a diventare impermeabile rispetto alle esigenze della gente normale, cioè di quella gente che comunque popola la nostra terra, che comunque ci dà la delega per venire a rappresentarla in questi banchi e che comunque rimane la parte centrale del ragionamento politico di ciascuno di noi.

Allora, Presidente, è evidente che quando la Sardegna subisce un danno, come quello di una circoscrizione elettorale per la legge europea che, col meccanismo di organizzazione ci pone insieme a un'altra regione, la Sicilia, che ha più del triplo dei nostri abitanti e di fatto ci priva della possibilità di eleggere nostri rappresentanti al Parlamento europeo, è evidente che questo è un danno diretto a ciascun cittadino sardo, è un danno diretto alla comunità sarda perché la comunità sarda finisce col non essere in nessun modo rappresentata in una sede, quella del Parlamento europeo, dove sappiamo bene che ormai vengono prese scelte importanti per lo sviluppo della nostra Regione e per il futuro della nostra comunità.

Noi siamo stati interpreti di questo disagio, abbiamo raccolto le firme per le proposte di legge di iniziativa popolare che sono arrivate in discussione in Parlamento chiedendo che fosse scorporato il collegio elettorale, che fosse garantita alla Sardegna la possibilità di elezione di un parlamentare europeo. E' giusto che da questo Consiglio regionale, mentre il Parlamento si appresta ad esaminare una rielaborazione della legge elettorale europea, arrivi forte la richiesta di una rappresentanza della Sardegna all'interno del Parlamento europeo. Ne abbiamo bisogno, quindi stiamo chiedendo il rispetto di un'esigenza reale della nostra comunità ai fini dello sviluppo.

Il secondo argomento, è quello delle preferenze; in realtà anche questo è un argomento che parte da ben più lontano. Scrivono i colleghi dell'U.D.C. nella loro mozione che modificare, eliminando la preferenza, il sistema elettorale alimenta una deriva leaderistica; è vero, ma alimenta una cosa ancora peggiore, alimenta una deriva partitocratica, nel senso che i partiti politici hanno la possibilità di scegliere, uso un termine "brutto", i loro "domestici" da eleggere in Parlamento se vogliono, perché comunque la scelta non è sottoposta in nessun modo alla valutazione da parte del corpo elettorale. La maggior parte delle liste che vengono presentate nelle elezioni sono sconosciute agli elettori che vanno a votare, sono sconosciute le persone, non c'è nessun rapporto di collegio.

Ha ragione il collega Balia quando sottolinea la differenza rispetto ai collegi uninominali che sono piccoli e consentono di valutare direttamente da parte degli elettori le persone candidate; in questo caso no, ci sono candidati che sono sconosciuti agli elettori che li votano, che sono estranei alla Regione all'interno della quale vengono votati, che sono stati semplicemente scelti dai partiti politici sulla base della fedeltà, molto spesso, al partito politico, non della loro capacità, non delle loro connessioni col territorio, non della loro volontà di rappresentare i cittadini che vanno ad eleggerli.

E' per questo che noi siamo assolutamente favorevoli al mantenimento della scelta preferenziale, laddove la formazione delle liste non è preceduta da un meccanismo che sarebbe altrettanto garantista: quello delle elezioni primarie, ma elezioni primarie vere, non elezioni primarie taroccate come spesso è avvenuto in diverse fasi della politica italiana.

Questa è secondo noi la sottolineatura più importante da fare, cioè che il "pallino" nelle elezioni non può stare in mano ai partiti politici, non può esserci una deriva partitocratica che tutto blinda e tutto porta lontano rispetto al cittadino. Ieri, Bossi, il leader della Lega Nord, partito con cui non abbiamo grandi affinità, , in una dichiarazione ha detto di prediligere come sistema politico quello della Svizzera, dove su qualsiasi legge i cittadini si possono esprimere con un referendum. Anche il referendum è un istituto di immensa importanza perché consente, se viene utilizzato nella maniera giusta, ai cittadini di potersi esprimere rispetto alle valutazioni espresse nel Parlamento che pure è eletto dagli stessi cittadini.

Noi dobbiamo essere coscienti che il nodo fondamentale del funzionamento delle nostre istituzioni, quindi anche della gestione dei sistemi elettorali, pur nelle differenze che ci separano (alcuni di noi sono per il proporzionale, altri di noi sono per il maggioritario, alcuni vedono bene l'elezione diretta del Presidente, altri sono contrari), è la consapevolezza - questo è l'elemento più importante che ci deve unire sempre - che chi sceglie, chi decide, chi è centrale nella vita della politica, non possono essere i partiti, i partiti sono uno strumento di rappresentanza popolare, ma sono i cittadini, per cui deve essere sempre garantito nel modo migliore possibile che i cittadini abbiano libertà di espressione.

Se il sistema è quello delle liste proporzionali è evidente che dentro le liste ci dev'essere la possibilità di esprimere il voto di preferenza, se il sistema è quello maggioritario è evidente che la scelta dei candidati deve essere preceduta dal momento delle primarie, che consente ai cittadini di partecipare alla scelta, che non può e non deve essere nelle mani dei partiti, a meno che noi non abbiamo già da oggi rinunciato ad avere democrazia compiuta in Italia e in Sardegna, e abbiamo già da oggi deciso la nostra scelta di essere parte di una casta che rende assolutamente impermeabile ai cittadini la gestione di qualsiasi spazio di democrazia.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (Gruppo Misto). Presidente, il tema della rappresentanza nel Parlamento europeo si riflette necessariamente sul tema del metodo di scelta dei rappresentanti. Non a caso diversi interventi che mi hanno preceduto hanno focalizzato l'attenzione sul fatto che, oltre alla rappresentanza legittima, doverosa, della nostra Sardegna e dei sardi nel Parlamento europeo, ci sia un problema che riguarda il modo di scegliere i rappresentanti, non solo a livello europeo, ma anche a livello nazionale, ed io aggiungo anche a livello sardo, anche a livello di Consiglio regionale.

Nel mese di giugno dello scorso anno, nel 2007, unitamente ad altri otto colleghi del Gruppo consiliare de La Margherita, formulammo una lettera che iniziava con un: "Caro Walter…"; era una lettera aperta, che mandavamo come consiglieri regionali de La Margherita al candidato in pectore del nuovo Partito Democratico. Si doveva arrivare alle elezioni primarie e, in quel momento, il cosiddetto "comitato dei saggi" aveva deliberato che le elezioni per le primarie si sarebbero svolte attraverso il sistema delle liste bloccate, senza possibilità di esprimere la preferenza di voto.

In quella lettera si preconizzava come la corsa, che si sarebbe sviluppata successivamente, avrebbe visto uno scatenarsi di più persone, di particolari persone, per occupare i primi posti della lista, quelli naturalmente buoni per essere eletti, e che ciò avrebbe fatto dimenticare la missione fondante dei responsabili della nascita del Partito Democratico: ovvero l'allargamento della base col consenso su quel progetto.

L'appello si chiudeva chiedendo l'impegno per il rispetto del principio di libera competizione e di vero pluralismo democratico, anticipando che un Partito Democratico senza democrazia avrebbe fatto scappare via tantissimi amici e compagni, di viaggio naturalmente. L'appello purtroppo cadde nel vuoto, ma probabilmente il silenzio di Veltroni, e la sordina che venne messa nell'occasione da alcuni dirigenti nazionali del partito si accompagnava alla sotterranea intenzione di far nascere un partito ad usum Delphini, per non intaccare gli equilibri esistenti.

Le stesse osservazioni si dimostrano, oggi, attuali per dare un contributo alla discussione sulla legge elettorale per le europee, ma anche ai quesiti referendari che saremo chiamati ad affrontare nella prossima primavera, per effetto del differimento che ci fu lo scorso anno a causa dello scioglimento anticipato del Parlamento; osservazioni che consentono di capire come la scelta incide, pesantemente, sulla struttura dell'intero sistema politico-istituzionale perché apre la porta ad una cultura deleteria, che non è solo quella del "putinismo", ma è una cultura dell'effimero contrapposto al sostanziale, della parvenza contrapposta all'essenza, e replica per l'ennesima volta un copione, che si potrebbe definire gattopardesco, che è quello del cambiare tutto per non cambiare nulla; perché questo è il risultato al quale portano le liste bloccate.

Facendo però ancora un passo indietro, alle scorse elezioni, vediamo come quel modello americano, che viene da tanti invocato come modello di democrazia compiuta e avanzata, modello americano che già dal punto di vista economico ha manifestato tutti i suoi limiti, qua lo si vuole applicare soltanto in parte. Abbiamo avuto un Walter Veltroni che, dopo che il centrodestra nel corso degli anni ha abbondantemente attinto al sistema americano, ha percorso tutte le sue scelte di fondo, molto anglosassoni, che l'hanno portato anche a riprendere lo slogan elettorale di Barack Obama.

È da tempo che assistiamo al tentativo di imitare la politica americana in quasi tutte le sue le caratteristiche, ma io dico quasi tutte le sue caratteristiche perché un vero modello di alternanza di governo dovrebbe applicare quello che viene definito un principio di responsabilità, secondo cui chi risulta sconfitto nella competizione elettorale, o nella prova di governo, lascia il posto ad un nuovo concorrente che prova a vincere la successiva competizione.

Nessuno, dopo le elezioni negli Stati Uniti del 2000, avrebbe pensato che Al Gore, pur avendo toccato quasi con un dito l'elezione sarebbe stato il nuovo leader del Partito Democratico negli Stati Uniti. Il ragionamento è stato semplice: "Non ci sei riuscito, pazienza, quella è la porta, avanti un altro!". Quello che non succede in Italia! Quando viene sconfitto Walter, si alza Antonello che dice: "Walter non si tocca, è bravo", dopo di che si alza Walter e dice: "Angelo e Antonello non si toccano, perché sono stati bravi", e così giù a cascata, fino in fondo, fino alla periferia; sono nomi di fantasia, naturalmente.

In una recente intervista, Umberto Eco ha definito questo fenomeno, che vede ricandidarsi chi ha perso le elezioni, "il malcostume italiano";il fatto che in Italia torni sempre "quello di prima", egli osserva, è il sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere. E questo malcostume della casta nazionale è ancora più grave se si considera che per ottenere questo risultato i vertici di partito utilizzano il vigente sistema di formazione delle liste, la cosiddetta "porcata" di Calderoli, che si vuole riproporre per le elezioni europee. Strumento micidiale, quasi una bomba atomica della democrazia, caratterizzato dalle scelte padronali dei segretari nazionali.

Un sistema elettorale fondato non sull'elezione ma sulla nomina da parte del moderno signore; una signoria politica con i tratti politici del feudalesimo. Viene meno così il diritto dell'elettorato nella sua essenza, e ciò non avviene solo per il tratto attivo, cioè il diritto a eleggere, ma anche nei suoi corollari dello status perché il rappresentante eletto sfugge al controllo. I cosiddetti eletti si sottraggono al dovere di dimostrare di essere degni della cosa pubblica, e si limitano ad ossequiare riconoscenti il padrone.

In tal senso, quindi, i pilastri della democrazia, di tutti i sistemi democratici, diventano la devozione al leader e il versamento di una quota per contribuire alle spese del partito. Ai cittadini non è dovuta nessuna necessità di manifestare comportamenti virtuosi, per essere degni di essere eletti ad amministrare la cosa pubblica. Ed è un meccanismo destinato a diventare sempre più perverso: nessuna riconoscenza verso il territorio, nessun ascolto delle istanze rivolte agli amministratori, e ciò significherà un ulteriore distacco tra politica e cittadini.

Un nuovo sistema feudale in cui il signore nomina i suoi vassalli, i quali tributeranno a loro volta il "signore" al fine di garantirsi una nuova futura nomina. È un cosiddetto perpetuum, quindi la casta continua. Ora, se i segretari di partito, e concludo, e i rispettivi vertici avessero il coraggio e la dignità di applicare a se stessi il principio di responsabilità, così come hanno fatto i segretari di Rifondazione Comunista e dei Verdi in occasione delle scorse elezioni, dimostrerebbero di essere degni di rappresentare questo popolo italiano, anziché di interpretare il ruolo di casta.

Noi abbiamo l'occasione che il Parlamento adesso si dia una legge in cui vengano introdotte per il Parlamento nazionale le preferenze, per il Parlamento Europeo le preferenze, ma allora anche questo Consiglio regionale abolisca il listino, faccia in modo che non ci siano voti gratis, che non ci siano rendite di posizione solo per chi ossequia il segretario o il leader candidato alle elezioni.

Guardate, colleghi, in caso contrario ci sarà una reazione da parte di coloro che, con orgoglio, sapranno riappropriarsi della loro dignità per moderare questa nuova tirannia di casta romana perchè questo sistema lascia un'eredità molto pesante alle nuove generazioni, crea un distacco perché le allontana dalla partecipazione al governo della cosa pubblica mentre solo la partecipazione costante e continua può consentire il controllo dei governanti e, nel contempo, garantire le condizioni di un naturale ricambio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Anch'io auspico, in sintonia con quanto già formulato da altri colleghi, che oggi su questo tema così importante, cioè il deficit di partecipazione della Sardegna alla politica europea con propri rappresentanti, il Consiglio regionale nella seduta statutaria sia in grado di trovare la forza necessaria per far sì che questo deficit di presenza venga prontamente eliminato.

Guardate, io penso che se la politica sarda, tutta la politica sarda… Onorevole Moro, mi scusi, ma dalla sua parte ci deve essere una sorta di amplificatore naturale per cui la voce rimbalza.

DIANA (A.N.). E' la voce degli italiani, onorevole Salis.

SALIS (Gruppo Misto). Sto parlando della voce dei sardi, onorevole Diana, la voce dei sardi nel Parlamento europeo: una questione che mi sembra importante perché se la politica sarda, tutta la politica sarda, le forze politiche e istituzionali della Sardegna dovessero perdere questa battaglia, anche stavolta, per cui nelle prossime elezioni europee del 2009 la Sardegna fosse ancora esclusa dal Parlamento europeo, io penso che la politica sarda dovrebbe fare il mea culpa, e molti di noi dovrebbero andarsene a casa.

L'importanza che assume infatti la politica europea nell'economia e nel contesto complessivo della politica nazionale, regionale e locale, fa sì che questa assenza sia pagata, lo dicevano in maniera molto precisa il collega Vargiu e il collega Uggias, dai cittadini sardi. Ecco perché io sono convinto che oggi da quest'Aula debba venire con forza un richiamo alla mobilitazione dei sardi, ma soprattutto delle forze politiche e istituzionali sarde, perché questo vulnus venga prontamente eliminato.

Io le chiedo, signor Presidente del Consiglio, Italia dei valori lo chiede formalmente, che su questo tema e sulla proposta di revisione delle disposizioni per l'elezione dei parlamentari europei, il Presidente del Consiglio regionale convochi tutte le forze politiche e istituzionali della Sardegna, rappresentanti al Parlamento nazionale, le autonomie locali perché su questa vertenza, su questo moto di giustizia che punti a far rappresentare la Sardegna in Europa ci sia il massimo del coinvolgimento, il massimo della partecipazione, il massimo dell'unità delle forze politiche che rappresentano l'unità del popolo sardo.

Da due legislature ormai non c'è nessun rappresentante sardo in Europa; sappiamo che l'Europa è in crisi, sappiamo che l'Europa è in crisi anche perché viene percepita, sbagliando a mio avviso, come una sorta di riunione di tecnocrati lontani dai bisogni dei cittadini, ma non è così. La legge che istituiva il Parlamento europeo, che ne regolava l'elezione, doveva invece promuovere o quanto meno non ostacolare la realizzazione di alcune funzioni fondamentali; da un lato doveva stabilire un rapporto di connessione tra territori, eletti e la dimensione europea, dall'altro contribuire allo sviluppo di una nuova classe politica europea sull'esempio di quanto è successo in tutti o quasi tutti gli altri Stati membri dell'Unione Europea.

In Italia, signor Presidente e cari colleghi, succede invece che le elezioni europee hanno assunto una dimensione quasi esclusivamente legata alla politica nazionale; il fatto stesso che i maggiori leader politici nazionali si candidino come teste di lista in tutte le circoscrizioni è un segnale del fatto che si sta cercando di nazionalizzare, di politicizzare per fini interni anche le elezioni europee.

Le elezioni europee invece dovrebbero essere l'espressione di quello che noi pensiamo dell'Europa, della nostra concezione dell'Europa, non l'Europa dei tecnocrati e delle banche ma l'Europa dei popoli e l'Europa delle regioni, se questa è la nostra convinzione, la nostra aspirazione, non è possibile che la nostra Regione non vi sia rappresentata. Anche perché, paradossalmente, in Europa non ci siamo (vorrei ricordarlo senza polemica ma con un pizzico di rammarico), per un voto maldestro di un nostro rappresentante nel Parlamento nazionale.

Se potessi farlo pertanto firmerei tutte le mozioni che sono state presentate, perché sono convinto che questo sia un tema importante; e non partiamo da zero. Cari colleghi, vorrei ricordare che non partiamo fortunatamente da zero, esiste infatti in Parlamento un testo unificato delle sei proposte di cui parlava il Presidente della Commissione autonomia, la proposta Zeller, Marras, Palomba, Cassola e Ciccu, oltre quella richiamata dal collega Balia, su cui nel 2007 il governo Prodi aveva già dato un parere favorevole.

A questo punto, siccome non possiamo solamente fare declamazioni di principio ma dobbiamo cercare concretamente di trovare la strada per risolvere positivamente questo problema, cioè far eleggere un nostro parlamentare al Parlamento europeo, bisogna che le forze politiche utilizzino la possibilità di richiamare quel testo e di contrapporlo (mi dispiace per i colleghi del centrodestra ma di questo bisogna parlare), al disegno di legge che il governo Berlusconi, attraverso i ministri Calderoli e Bossi, ha presentato in Parlamento. Un disegno di legge che azzera completamente il dibattito già avvenuto in Parlamento, che azzera la mediazione che questa proposta unificata aveva trovato e che dava risposta alle questioni poste da tutte le mozioni presentate oggi in quest'Aula: la certezza per la Sardegna e per tutte le Regioni italiane di poter esprimere un proprio rappresentante al Parlamento europeo.

Questo è sicuramente un elemento che unifica molte Regioni, anche meridionali; questa è una norma a favore del meridione perché, al di là del sacrificio della Sicilia, altre Regioni del meridione avrebbero una riparazione a fronte di questa ingiustizia. E' il caso appunto della Sardegna che, lo voglio ricordare, pur avendo il 25 per cento della popolazione della circoscrizione Sardegna-Sicilia non riesce con l'attuale sistema, essendo più debole dal punto di vista demografico, ad esprimere un rappresentante.

Signor Presidente la mia proposta è che si richiami nell'ordine del giorno unitario, a cui io apporrò sicuramente la mia firma, il testo unificato (voglio ricordare che inizialmente vi fu una proposta del Gruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, primo firmatario l'onorevole Palomba) -che può essere una base utile per dare una risposta concreta all'esigenza forte, politicamente e storicamente forte, di avere un nostro rappresentante nel Parlamento europeo.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Intervengo per esprimere alcune considerazioni e per sottolineare la pericolosità della scelta che la maggioranza e il governo di Silvio Berlusconi intendono concretizzare. In questi ultimi tre lustri sono state sviluppate strategie per semplificare il quadro politico e per garantire la governabilità; il modello manager aziendale-capo di coalizione si inserisce in questo quadro degenerativo. Il risultato più eclatante è stata la cancellazione, lo dicevano in tanti, dal Parlamento nazionale di tutti i partiti della sinistra, quella storica, e la nascita del Partito delle Libertà. e del Partito Democratico. Il processo di semplificazione quindi non è avvenuto per evoluzione del sistema democratico più accreditato, il sistema proporzionale, ma per una sorta di febbre liberticida.

Oggi, ma il paradosso è solo terminologico, il Partito delle Libertà è quello più seriamente impegnato ad uccidere la libertà dei cittadini tagliando con lo sbarramento al 5 per cento la rappresentatività ideale, e quindi politica, e con le liste bloccate il diritto di esprimere un candidato da parte dell'elettore. Nelle elezioni europee il principio della semplificazione per garantire la governabilità è ancora più infondato proprio per il ruolo del Parlamento. Lo ha detto l'onorevole Orrù, lo ha sottolineato l'onorevole Balia. L'unico realistico obiettivo che il progetto del P.d.L. conseguirà, oltre alla morte del parlamentarismo e del libero confronto tra le idee, sarà quello di dare il colpo definitivo al rapporto tra istituzioni e cittadini.

Lo sconcerto generale che caratterizza la vita del Paese, per la debolezza dei partiti, offrirà soltanto un'ulteriore certezza: la casta esiste davvero e si autotutela con sistemi di scelta per cooptazione che implicano un rapporto fiduciario. Lo ricordava l'onorevole Uggias: stiamo parlando di feudalesimo.

Per noi socialisti è un arretramento che ci riporta indietro di un secolo fino ai primi del Novecento. I sistemi elettorali adottati nei diversi paesi del Vecchio Continente erano a carattere maggioritario; lo Stato liberale era monoclasse ed erano assenti espressioni politiche rappresentative di altre classi sociali; per non parlare delle donne. Solo dopo la Prima guerra mondiale hanno iniziato ad affermarsi sistemi elettorali proporzionali. Il maggioritario non è un sistema democratico, non è rappresentativo della reale situazione del Paese. Vero è che ormai da tempo l'Italia si esprime nei diversi livelli istituzionali, salvo qualche doverosa eccezione, con rappresentanti che provengono dalla stessa classe sociale, quella medio-alta, che si è formata negli stessi licei, ha conseguito la laurea nelle stesse Università e ha frequentato perfino gli stessi master. Non a caso in questa cornice rientrano solo pochissime figure femminili, e saranno sempre meno, a meno che non obbediscano a chi davvero comanda.

Per la Sardegna, inoltre, la legge elettorale per le europee è un'autentica beffa, per fortuna oggi c'è l'onorevole Maddalena Calia, ma è davvero un caso. Del resto nessuno può negare che in Sardegna sia stato sperimentato, in questi anni, un sistema che non corrisponde ai bisogni dei territori e dei cittadini. Presidente, come è noto, sono stata eletta in un listino bloccato, ma non ritengo che sia una formula condivisibile, anche se ha permesso a sette donne del centrosinistra di accedere a questa esperienza parlamentare. I partiti si devono assumere la responsabilità del ricambio della rappresentanza di genere.

Il ripristino delle preferenze nella legge elettorale nazionale è, quindi, la richiesta minima che una proporzionalista possa sollecitare; ma c'è dell'altro da aggiungere. Il maggioritario e l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti di provincia, e dei presidenti di regione non garantisce spazio alle opposizioni e la democrazia dell'alternanza, con questo sistema, non è democrazia. La stabilità dei governi non è garanzia di qualità della politica, né si può negare che governi come quello regionale attuale non abbiano rispetto dei deliberati del Consiglio. Le leggi sono disattese, ovviamente quelle che non piacciono, e non c'è modo di farle rispettare, così come non c'è modo, molto spesso, di vedere risposte alle interrogazioni.

Al di là della cultura democratica del singolo presidente, e della sua personale qualità nel rispettare le norme, è il sistema che favorisce chi è arrogante e ha le amicizie giuste. Chi trova un amico, oggi si può dire, un amico potente, trova un tesoro. Ma assecondandolo, quando sbaglia, trae vantaggi personali e non per la comunità. L'autoritarismo di un sistema non consente di fare riforme, offre solo la garanzia di elargire favori. Questo vuol dire che c'è solo una strada chiara, un'Italia sempre più demotivata, spaventata, preoccupata e senza futuro; insieme a una Sardegna sempre più in difficoltà e un elettorato confuso e irritato. L'ha detto con chiarezza l'onorevole compagno Balia.

Anch'io formulo l'auspicio di un ordine del giorno unitario, quale segnale tangibile della volontà della classe politica regionale per il rispetto reale della volontà dei cittadini, perché non bastano i proclami in occasione delle primarie, né si possono coinvolgere i cittadini solo quando fanno comodo e chiamandoli, il più delle volte, a confermare ciò che chi comanda ha deciso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Presidente, colleghi, Assessori, condivido nella sostanza le mozioni che sono state presentate da più parti per modificare la legge per l'elezione del Parlamento europeo e per reintrodurre le preferenze per l'elezione del Parlamento nazionale. In particolare mi sembra urgente però insistere, oggi, sulla modifica della legge per l'elezione del Parlamento europeo che lede i diritti dei popoli, come quello sardo, sanciti dai trattati europei e internazionali e sottoscritti dall'Italia.

Infatti da un lato si afferma, in ogni occasione, che quella che si vuole costruire è l'Europa dei popoli, mentre invece nella pratica, nella sostanza della politica reale, si vogliono far contare solo gli Stati e, ahimè, gli Stati più forti, che da sempre sono i primi responsabili nel calpestare i diritti delle proprie minoranze nazionali. Io non mi fido, come sardo, di farmi rappresentare dallo Stato italiano in Europa, perché ho verificato nella pratica, e nel tempo, la sua vocazione centralista, a tutela delle aree forti del Paese ed ostile pregiudizialmente a riconoscere i popoli, le realtà etno-storiche e financo le minoranze nazionali e linguistiche presenti al proprio interno.

C'è da dire, però, che la classe politica sarda, la classe dirigente sarda, la maggioranza cioè di voi presenti anche in quest'Aula per essere chiari, è politicamente e culturalmente subalterna a questo centralismo: non c'è coscienza nazionale! Al massimo dite che siamo una minoranza linguistica, lo dite oggi, era ora dopo che da decenni, o da qualche secolo, ce lo ha insegnato un tedesco, Wagner. Non c'è coscienza nazionale, dicevo, che ci dovrebbe portare ad avere la dignità di popolo, di Nazione, che si batte per ottenere poteri reali per progettare il futuro sul proprio territorio, pur all'interno di uno Stato realmente federale (non il federalismo di Bossi basato sull'egoismo sociale e territoriale che è una caricatura del federalismo), dove si delegano al centro solo alcuni poteri, competenze e funzioni dalle regioni e nazionalità che ne fanno parte.

Noi, tutti noi, però, anche in questa legislatura, abbiamo rinunciato, rimpallandoci le responsabilità, alla principale lotta e madre di tutte le riforme, cioè a quella per ottenere un nuovo Statuto speciale per la nostra Isola. Parallelamente a questa lotta, certo, dobbiamo portare avanti quella per essere rappresentati direttamente in Europa, nel Parlamento europeo, che auspichiamo e ci battiamo perché abbia sempre più poteri, sino a rappresentare Stati, regioni e nazionalità, superando la funzione predominante che oggi ha la Commissione, che rappresenta solo i Governi di ciascuno Stato membro.

Tutti sappiamo che il collegio Sardegna-Sicilia è un'ingiustizia che impedisce l'elezione di un parlamentare europeo sardo; può entrare al massimo il primo o il secondo dei non eletti, come è successo per Maddalena Calia. Nelle elezioni scorse pareva ormai acquisita nelle Commissioni di merito del Parlamento italiano la convinzione di creare due collegi, uno per la Sicilia e uno per la Sardegna, dopo che un comitato sardo di cui facevo parte (eravamo 40 sindaci presenti, oltre a consiglieri regionali e parlamentari sardi) si era incontrato con tutti i Gruppi politici a Roma; purtroppo, quando è trattato di votare, per non fare nomi, l'onorevole Gavino Angius, sardo, dei D.S., con uno spettacolare voltafaccia si è astenuto - e la sua astensione era un voto contrario - facendo mancare in modo determinante la maggioranza, contribuendo a bocciare quel disegno di legge: era chiaro, anche da questo voto, che la lobby siciliana era riuscita a dividere anche i parlamentari sardi e a sconfiggerci, ancora una volta! Dobbiamo parlare con chiarezza quando facciamo politica, non dobbiamo nasconderci dietro il muretto a secco: questi sono i responsabili, sardi, diciamolo!

Entrando più nel merito della antidemocraticità di questa legge, posso citare un esempio che riguarda il mio partito, perché lo conosco meglio: noi abbiamo eletto nel Parlamento europeo attuale cinque parlamentari, uno per ogni circoscrizione. Il PRC ha eletto nel collegio Sardegna-Sicilia il compagno siciliano Giusto Catania, con una percentuale del partito in Sicilia del 3,4 per cento e con 12 mila preferenze; in Sardegna abbiamo avuto una percentuale di più dell'8 per cento, credo l'8,2 o l'8,3 per cento, il sottoscritto ha avuto 8.400 preferenze in entrambi i collegi, risultando il primo dei non eletti - voi direte: "sei arrabbiato perché sei stato costretto a venire qui e non sei andato a Bruxelles", non è così, per rispondere al sorriso dall'onorevole Sanjust che mi ha fatto la battuta , questo risultato è eloquente, a parte la battuta evidente che vi ho favorito, dell'ingiustizia di questa legge che vede la Sicilia con più di 5 milioni di elettori mentre la Sardegna ne ha solo 1 milione e 300 mila, sicché 12 mila preferenze su 5 milioni di elettori e 8400 preferenze su 1 milione e 300 mila elettori, fate un po' i conti voi.

Infine, ritengo sacrosante le preferenze nelle elezioni nazionali, non ripeto ciò che hanno detto i colleghi brillantemente, mentre considero una legge truffa quella attuale che fa scegliere ai capipartito i parlamentari, sottraendoli alla volontà popolare. Sono anche sempre più convinto che bisogna ripristinare il sistema proporzionale contro il presidenzialismo e contro lo sbarramento elettorale, figli di una pseudocultura antidemocratica e di democrazia autoritaria, che umilia e mortifica la partecipazione e il rispetto delle minoranze che dovrebbero essere invece l'anima della democrazia.

Auspico pertanto l'approvazione di un ordine del giorno unitario che dia dignità e credibilità alle massime istituzioni dello Stato italiano ed in particolare all'Europa, perché fino a quando si impedirà al nostro popolo, al popolo sardo, di avere una propria rappresentanza non potrà definirsi, questa Europa, veramente democratica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris).Signor Presidente, Assessori, colleghi, io credo che la seduta di questa mattina in Consiglio regionale sia molto importante, perché stiamo trattando una materia altrettanto importante che riguarda in modo particolare la Sardegna. Infatti, così come si configura oggi il sistema elettorale per le europee in Italia, è chiaro che la Sardegna sarà penalizzata, come lo è stata in queste ultime legislature non essendo riusciti a eleggere mai un parlamentare. In particolare, da quando c'è stata la disgregazione dei grandi partiti, questa frantumazione ha favorito altre realtà, come la Sicilia i cui eletti rappresentano anche la Sardegna.

Allora il dibattito in corso è importante perché l'Europa sta diventando importante, anzi l'Europa è importante, lo abbiamo visto anche nello scenario politico di queste ultime settimane, di questi ultimi mesi, qual è il ruolo che sta svolgendo l'Europa e qual è quello che può svolgere nel prossimo futuro. Io credo che l'Europa unita, con la sua forza soprattutto dal punto di vista economico e culturale, possa davvero svolgere un ruolo importante nello scenario politico mondiale; per questo motivo ritengo indispensabile che tutte le realtà, compresa la Sardegna, abbiano la possibilità di esprimere un proprio rappresentante a livello europeo.

Credo pertanto che vada modificata la legge elettorale per il Parlamento europeo, perché lo scenario politico dal dopoguerra ad oggi si è modificato dove erano presenti le grandi aggregazioni, questa possibilità in Italia non c'è ancora, ed è chiaro comunque che una legge elettorale deve mettere la Sardegna nelle condizioni di poter eleggere un proprio rappresentante.

Noi diciamo che le attuali cinque circoscrizioni elettorali nelle quali è diviso il territorio nazionale sono insufficienti e vanno riviste, perché noi che formiamo un'unica circoscrizione assieme alla Sicilia siamo penalizzati dal fatto che la Sicilia ha quattro volte più abitanti della Sardegna, di conseguenza i candidati della Sicilia prenderanno sempre più voti dei candidati sardi.

Questo è un aspetto, ma bisogna anche fare altre considerazioni sulla stessa legge elettorale per le europee; si tratta infatti di rivedere non soltanto la perimetrazione delle circoscrizioni, ma anche come arrivare alle elezioni europee. Perché io credo che sia giusto che la Sardegna elegga i propri rappresentanti, purché siano eletti dal popolo sardo e non dalle segreterie dei partiti.

L'onorevole Caligaris nel suo intervento parlava della semplificazione della politica come di una sorta di imbroglio; io sono invece per la semplificazione della politica, perché ormai si sta andando in quella direzione, ma non sono sicuramente per le scorciatoie. Io credo che noi dobbiamo adottare un sistema che garantisca la governabilità, perché non è pensabile che oggi una costellazione di formazioni alla fine renda veramente impossibile governare; io credo che sia necessario trovare un sistema che raccolga tutte le realtà e le specificità presenti nel territorio, anche in Sardegna, però all'interno di un quadro di grande semplificazione politica senza la quale noi non saremmo in grado di garantire la governabilità.

Relativamente alla proposta che si sta formulando a livello nazionale per le europee, ma questo può riguardare anche le elezioni nazionali, io dico chiaramente che non prevedere le preferenze è un fatto assolutamente negativo perché significa che non è più il cittadino, che è centrale nella scelta politica, che decide.

Noi dobbiamo dare dignità al popolo che va a votare, però se le scelte le devono fare le segreterie dei partiti, come sta avvenendo adesso, io credo che questa non sia vera democrazia; noi dobbiamo invece elevare il livello di democrazia, della partecipazione democratica dando ai cittadini la possibilità di eleggere i propri rappresentanti sia a livello europeo che a livello nazionale. Non è pensabile il ripetersi di quanto è successo in queste ultime elezioni politiche in cui chi è stato eletto non è certamente espressione del popolo, non è stato certamente eletto chi avrebbe potuto rappresentare veramente gli interessi della comunità.

Questo discorso credo vada fatto oggi perché tra sei o sette mesi avremo probabilmente le elezioni europee, è chiaro che il discorso assume una dimensione diversa ed il concetto di preferenze e di rappresentatività deve essere centrale nella legge elettorale. Io vorrei che non ci fossero più leggi elettorali dove uno venga eletto senza che sia stato scelto dal popolo sovrano.

Ecco perché io credo che vada rivisto il sistema, vadano riviste le circoscrizioni, vadano introdotte le preferenze a livello elettorale perché solo così ha senso una elezione. Mi riferisco anche a quello che è successo in Sardegna, perché noi vediamo gli errori che fanno soprattutto gli altri, però molti errori li facciamo anche noi. Noi alle ultime elezioni regionali abbiamo votato sulla base della legge nazionale, il Consiglio regionale non è stato capace di esitare una legge elettorale, con il risultato che anche in questo Consiglio, con il famoso listino, sono stati eletti rappresentanti senza avere mai preso una preferenza.

Per quanto mi riguarda, io dico che almeno per le prossime elezioni regionali questo listino dev'essere cancellato, perché il listino diventerà la lista dei portoghesi, delle persone che sono appresso alle segreterie dei partiti, che devono alla fine trovare lo spazio per farsi eleggere anche senza avere consensi. Una vera democrazia a mio avviso non può permettere questo, il listino si può anche lasciare ma devono essere introdotte le preferenze, perché non è pensabile che il Consiglio regionale sia formato da persone che devono lavorare per farsi eleggere e da persone invece che non rappresentano nessuno se non la volontà di qualche rappresentante politico, del segretario di partito o di chi praticamente decide la formazione della lista.

Questa in atto deve essere un'occasione importante per affrontare il problema a tutto campo. Adesso mi limito a dire che ritengo opportuno che su alcuni punti, sui quali siamo tutti d'accordo (rivisitazione delle circoscrizioni, preferenze) vada presentato un ordine del giorno unitario, che esprime la volontà dei sardi, da trasmettere al Parlamento. Concordo anche, augurandoci che i parlamentari sardi non si dividano ancora una volta, non succedano cioè altri casi Angius, che si approvi una legge che dia la possibilità alla Sardegna di avere un proprio rappresentante o più rappresentanti al Parlamento europeo, perché in una nuova configurazione dell'Europa quale Europa dei popoli e delle Regioni, io credo che la Sardegna abbia diritto, con il suo un milione e 600 mila abitanti, ad avere un proprio rappresentante perchè abbiamo potuto constatare, avendo da poco ospitato alcuni parlamentari europei, che nell'Unione Europea sono rappresentate realtà molto meno importanti e molto più piccole della Sardegna. Allora io credo che si tratti di un fatto di buon senso...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). ...che il Parlamento, spinto soprattutto dai parlamentari sardi, approvi una legge che dia questa possibilità alla nostra Regione. Per quanto riguarda la proposta...

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (U.D.C.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, il fatto che la Sardegna non disponga di un collegio elettorale e quindi di una attiva rappresentanza politica nel Parlamento europeo a Strasburgo rappresenta, oltre che un tema di dibattito in quest'Aula, una condizione gravissima, inaccettabile, che i sardi, e dico tutti i sardi, compresi i nostri emigrati, non meritano. Quando negli anni'70 e '80 del '900 si accorpavano nuove nazioni per formare l'Europa, un'Europa che aspirava ad essere il Vecchio Continente non degli Stati nazionali, bensì delle Regioni, delle minoranze linguistiche ed etniche, contemperando al suo interno una nuova concezione di federalismo che superava le divisioni storiche che avevano portato alla Seconda guerra mondiale, ebbene, allora la nostra Isola poteva contare su una solida rappresentanza formata da Michele Columbu e Mario Melis per il P.S.d'Az. dall'onorevole Raggio per il P.C.I., da Giosuè Ligios per la Democrazia Cristiana, e in tempi più recenti da Mario Segni e Felicetto Contu, per fare alcuni nomi. Insomma, la Sardegna aveva suoi rappresentanti, degni rappresentanti, in giusta misura.

Oggi non esiste niente di tutto questo. Ci viene detto che siamo pochi (ma così non sarebbe se dovessero entrare nel computo anche i nostri emigrati), che il quoziente non basta per essere eletti. Sono solo scuse. Nel frattempo gli scenari sono mutati e la Sardegna deve avere rapporti diversi, deve rapportarsi con le sue specificità all'Europa e non soltanto al Governo nazionale. Invece si sta tornando indietro verso i nazionalismi, i leaderismi, che cercano non efficaci rappresentanze ma piuttosto apparati conformi alle direttive dei grandi aggregati che si sono formati a livello nazionale e a livello europeo.

I sardi vogliono comunque essere rappresentati a Bruxelles, dove pure esiste una sede di rappresentanza. Non basta certo avere questa sede per dire che la Sardegna è rappresentata a Bruxelles; è una sede che rappresenta la Regione certamente, ma non un intero scenario politico fatto di specificità e di identità che non possono essere in discussione.

Oggi, con la mozione numero 193, che ha come primo firmatario l'onorevole Capelli, noi vogliamo confermare e riappropriarci di diritti che abbiamo avuto e che devono essere restituiti ai sardi. La Sardegna non ha mai accettato un rapporto di tipo coloniale né può accettarlo adesso; e le tasse che paghiamo, dobbiamo ricordarlo, vanno anche all'Europa. E dato che non può esserci tassazione senza rappresentanza politica chiediamo, questo è il senso delle mozioni, alle due Camere italiane, alle loro Commissioni, che restituiscano attraverso una nuova legge il collegio elettorale europeo alla Sardegna, e con quest'ultimo la possibilità per gli elettori sardi di potere esprimere la preferenza sia alle elezioni europee che a quelle nazionali.

Su questo tema della preferenza, sulle modifiche che si rendono necessarie sotto il profilo delle leggi elettorali, non aggiungo altre considerazioni a quelle intensamente fatte negli interventi che hanno preceduto il mio. Mi limito soltanto a dire che, se è vero che gli elettori non possono sentirsi dei meri ratificatori di decisioni prese in altre sedi, occorre confrontarsi con i cittadini senza deleghe in bianco e combattere per una politica che restituisca alla gente una dimensione partecipativa, democratica e popolare; una nuova concezione che sappia recepire le istanze di una rappresentanza federalista delle Regioni d'Europa, così come l'aveva pensata Altiero Spinelli. Questa richiesta o, meglio, questa esortazione, che impegna la classe politica italiana nella sua massima rappresentanza, non può essere un favore, ma un obbligo morale verso tutti i sardi, verso la loro storia, una storia fiera e dignitosa.

I sardi vogliono scegliere loro i candidati da eleggere. E' ora di dire basta a scelte pensate altrove, occorre avvicinare la classe politica alla gente, e non farlo solo con slogan in prossimità della campagna elettorale. L'azione da noi intrapresa vuole andare oltre per ottenere una rappresentanza democratica che non può e non deve passare per i soli numeri dei quozienti, o quelli dei cittadini votanti.

Ho già fatto la annotazione relativa al numero così rilevante dei nostri emigrati. Ma se queste considerazioni hanno valore, allora il collegio Sardegna dovrebbe essere separato da quello siciliano per essere unito a regioni quanto meno simili per quozienti e cittadini. Invece la questione è stata studiata in modo tale che noi sardi non abbiamo mai più avuto una rappresentanza a Strasburgo se non per grazia di un siciliano che optasse per le dimissioni.

Ma la rappresentanza politica in Europa non è e non può essere una concessione di un eurodeputato di un'altra regione che rinuncia alla sua carica. Certo, siamo contenti per l'onorevole Maddalena Calia (e colgo l'occasione, mi è davvero gradita, per farle i più fervidi auguri anche da quest'Aula), e voglio auspicare che lei per prima faccia proprie queste istanze che sono contenute nelle mozioni che stiamo discutendo.

Confrontarsi con l'Europa odierna implica prima di tutto una trasparenza politica. Il Vecchio Continente, negli ultimi vent'anni, è mutato radicalmente. Sono scomparse grandi ideologie, si sono uniti Paesi che hanno conosciuto condizioni di profonda sofferenza umana. La Sardegna in tutto questo porta, può portare, se stessa, la sua cultura, la sua identità e la sua specificità, tutte ancora vive e capaci di essere una grande ricchezza al pari delle altre regioni e delle genti d'Europa. Se vogliamo, può portare anche la specificità della sua insularità, intesa non solo come valore, ma purtroppo come peso ancestrale da superare con adeguate politiche non solo nazionali ma anche europee. E a tutto questo non si può negare, oggi più che mai, una degna rappresentanza politica.

Sapendo bene quali siano i sentimenti della società civile riguardo al tema della preferenza, e quindi di tutti i cittadini verso la classe politica, ci facciamo promotori anche noi di una proposta non più rinviabile; ed è positivo che altri colleghi di ideologia diversa abbiano fatto propri gli stessi concetti, nella speranza di raggiungere tutti insieme questo importante obiettivo, che è quello di riportare i cittadini al centro della responsabilità politica. In questo senso auspico anch'io la stesura di un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (P.D.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli consiglieri regionali, io credo che sia giusto sottolineare come questa seconda seduta obbligatoria, prevista dall'articolo 20 dello Statuto, sia stata riempita di contenuto con l'ordine del giorno che è stato stilato; e credo sia giusto anche che ci siano stati tanti interventi su questa materia così importante.

Presidente, siccome a volte per amore di patria, come dirò più tardi, siamo costretti a dire che ci piacciono cose che non ci piacciono, io sono un po' rammaricato per il fatto che il Presidente della Regione oggi non sia con noi per affrontare un argomento di così grande importanza per la Sardegna e per la democrazia nel suo complesso.

Le mozioni che sono state presentate oggi dall'U.D.C., la prima, poi dal Partito Democratico e dallo SDI e anche le interpellanze relative ad alcune categorie di personale credo siano di grandissima rilevanza. Presidente, io condivido i contenuti della mozione che è stata illustrata brillantemente dall'onorevole Orrù, e condivido anche le altre, fondamentalmente, per ciò che dicono perchè ritengo sia giusto che noi rivendichiamo una nostra presenza nel Parlamento europeo. L'onorevole Calia è arrivata a Strasburgo incidentalmente, per le dimissioni di un altro rappresentante; per me è giusto che al Parlamento europeo si arrivi con le preferenze, così come oggi avviene, modificando però i collegi che per come sono disegnati oggi non ci consentirebbero di accedere al Parlamento europeo.

Io, però, credo che sia doveroso, come hanno fatto tanti colleghi, rifiutare con sdegno il tentativo di esproprio della sovranità popolare. Credo sia giusto che noi diciamo, con grande forza, che se continuiamo di questo passo la deriva populista che abbiamo imboccato possa condurci veramente su orizzonti e prospettive di cui non conosciamo esattamente l'esito. E credo anche, bisogna dirlo con forza, che la deriva populista non riguardi solo il Governo nazionale; l'attacco al ruolo e alla funzione delle Assemblee elettive e il tentativo di svuotarne le prerogative costituzionali è diffuso, e non soltanto a livello nazionale.

L'esercizio del mandato ottenuto con l'elezione diretta, interpretato quasi fosse un mandato divino, credo sia un'altra delle cose che non funziona bene in Italia. Il giudizio che viene dato nei confronti dei componenti dei diversi esecutivi, che sembrano diventati dei soldatini obbedienti al volere del capo, l'insofferenza per il confronto con le opposizioni, ma non solo, credo siano tutti elementi che ci debbano far riflettere. E oggi, signor Presidente, credo che ci sia un altro elemento che va denunciato in questa sede: l'insofferenza verso i partiti politici che vengono svuotati delle loro funzioni di tipo costituzionale e che si vorrebbero asserviti solo ed esclusivamente al volere e alla volontà del capo. Io credo che questa sia una deriva che non possa piacere; a me non piace, e lo dico a voce molto alta.

La legge "porcata" che è stata introdotta, la legge Calderoli, con la quale si pensava di attenuare la sconfitta del centrodestra, non è stata sufficientemente esaminata neppure da chi quella legge non voleva. Questa legge, diciamolo con estrema chiarezza, espropria i cittadini delle loro prerogative costituzionali. Il Parlamento nazionale viene nominato da quattro o cinque persone, non di più; è un fatto, questo, che credo sia inaccettabile.

Se per esempio dovessimo andare alle primarie, saremmo costretti a candidare le persone che hanno i voti, quasi che la democrazia sia non l'esercizio di tutti quanti i cittadini che debbono, attraverso il voto, dire se gli piace di più il signor Bianchi o il signor Rossi, ma una cosa decisa da qualcuno e basta; bene, lo ripeto, io credo che questo fatto sia assolutamente inaccettabile.

E in un clima di confusione come quello che stiamo vivendo pare stiano venendo meno delle certezze che abbiamo avuto anche alle elementari; per esempio sapevamo che i numeri vanno in progressione, per cui dopo l'uno viene il due, il tre, il quattro fino ad arrivare al cento, mentre oggi mi dicono, cito un numero puramente a caso, il 75 essere più piccolo del 64.

Io, di fronte ad un dato di questo genere, credo ci sia veramente di che allarmarsi, credo ci si debba preoccupare; perché? Perché se ciò che accade all'interno dei partiti venisse trasferito nelle istituzioni, un Segretario, eletto in una maniera un po' strana, potrebbe decidere le sorti di un'Assemblea elettiva, che non sarebbe più elettiva ma nominata, e i componenti delle Assemblee nominate devono fare per forza quello che decide il capo, perché se così non fanno, vengono sostituiti con altri che siano più accondiscendenti, più servizievoli e facciano le cose che il capo ritiene giuste.

Bene, io credo, cari colleghi, che qualche volta, anche da parte nostra, ci sia un atteggiamento di tipo un po' snobistico, per cui non utilizziamo questo luogo nel quale dovremmo confrontarci sulle cose reali ed effettive, ma pensiamo che le questioni debbano essere risolte attraverso dei rapporti clientelari, facendo le commissioni negli Assessorati, telefonando al dirigente Tizio, piuttosto che a Caio, perché diano risposta alle piccole commissioni che dobbiamo fare noi; credo che questo sia uno svilire il ruolo e la funzione del consigliere regionale.

Io credo, e mi avvio a concludere, signor Presidente, che, oggi, la discussione che stiamo facendo e l'ordine del giorno che invieremo per il Parlamento europeo, così come è scritto nelle mozioni dello S.D.I. e dell'U.D.C., debba riguardare anche il Parlamento nazionale; le preferenze devono essere reintrodotte. Se poi in Sardegna riteniamo che, per esempio, la maggioranza possa essere raggiunta anche in altri modi e forme, io, personalmente, lo dico qui, sarei dell'avviso di cancellare il listino come ha detto qualche altro prima di me. Io penso che sia un atto di democrazia, pur salvaguardando l'elezione diretta, avendo una maggioranza qualificata che consenta di poter governare.

Credo però che scorciatoie non ce ne possano essere perché, altrimenti, noi rischiamo davvero che la politica passi attraverso coloro i quali, magari spostandosi, facendo un piccolo saltarello da una parte all'altra, trovano collocazione all'ombra del segretario del partito, all'ombra dell'autorevole persona che esercita la politica in un determinato momento, impedendo così di avere dei Parlamenti qualificati e, soprattutto, scelti dal popolo sovrano.

Io credo, pertanto, come tutti i colleghi, che oggi dobbiamo concludere questo nostro dibattito con un ordine del giorno unitario; ma penso anche che sul problema della democrazia, e dei modi e delle forme con cui le rappresentanze elettive debbano essere, appunto, portate all'interno delle Assemblee, dovremo discutere approfonditamente perchè, per quanto mi riguarda, lo dico con estrema franchezza, non possono esserci discipline di alcun genere quando vengono intaccati i principi fondamentali della democrazia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente e onorevoli consiglieri, dal dibattito di stamattina, così ricco, si possano estrapolare due elementi molto significativi. Il primo, è stato sottolineato da diversi interventi, è il fatto che non è una casualità che la seduta statutaria odierna abbia avuto per oggetto la discussione sulla mancanza di una rappresentanza della Sardegna in seno al Parlamento europeo; l'assenza della Regione sarda dal Parlamento europeo contraddice fortemente non solo alcuni principi di costituzionalità, ma anche alcuni principi presenti all'interno del nostro Statuto di autonomia.

L'altro elemento significativo - anche questo è stato sottolineato più volte -è la sostanziale unità di intenti che è emersa nel corso del dibattito e che io spero possa tradursi in un ordine del giorno unitario. Una unità che è espressione di un'unità più vasta presente sicuramente nelle varie componenti della società sarda che chiede a tutti noi (rappresentanze assembleari, di governo, parlamentari) di ovviare a questo fatto, inaccettabile, della mancata rappresentanza della Regione Sardegna in seno al Parlamento europeo.

Questa assenza, questa mancanza di rappresentanza della Regione sarda, paradossalmente, è resa più acuta dal fatto che la Sardegna svolge un ruolo importante in seno all'Europa che riconosce la posizione strategica che la Regione Sardegna ha nel Mediterraneo . L'Europa per prima riconosce questo protagonismo così rilevante della Regione Sardegna, protagonismo che, invece, non ci viene riconosciuto da una legge elettorale voluta dal Parlamento italiano.

Un altro elemento che stride fortemente in questo contesto è dato dal fatto che, come voi saprete, la Regione Sardegna diventerà protagonista proprio nell'area del Mediterraneo, nel momento in cui si darà vita all'Unione per il Mediterraneo (organismo voluto dalla Presidenza francese della Comunità europea), quale sede privilegiata delle politiche di collaborazione tra l'Europa e i Paesi arabi che si affacciano sulle sponde di questo mare. Politiche di collaborazione per far diventare il Mediterraneo un mare di pace, di tolleranza e di prosperità.

Se il futuro dell'Europa è al sud e quello dell'Africa è al nord, la Sardegna che sta al centro rappresenta un ponte ideale tra la sponda sud del Mediterraneo e i Paesi della Comunità europea. L'Unione Europea pertanto ha individuato nella Regione Sardegna l'autorità di gestione di un programma di grande rilevanza: l'ENPI-Bacino del Mediterraneo. E' un progetto multidisciplinare, molto significativo anche dal punto di vista delle risorse stanziate (circa 200 milioni di euro), che coinvolgerà più di cento regioni dell'Europa e della sponda sud del Mediterraneo appartenenti a diciannove Stati diversi. Quindi l'Europa ci dà questo riconoscimento che ci viene negato paradossalmente da una legge elettorale voluta dal Parlamento italiano.

Si tratta di ridefinire la presenza della Sardegna in Europa, ma a tal fine occorre che la Sardegna possa essere rappresentata con pari dignità all'interno del Parlamento europeo. Penso che lo spirito unitario che è emerso in questa Assemblea elettiva possa consentirci di perseguire e raggiungere, con tutte le nostre forze, l'obiettivo di una modifica della legge elettorale che istituisca la circoscrizione elettorale della Sardegna. In questo modo potremo avere una rappresentanza non "donata"perché saremo noi a eleggere direttamente i nostri rappresentanti in seno al Parlamento europeo.

Oltre al riconoscimento della Sardegna come circoscrizione unica, deve essere anche data la possibilità ai cittadini di esprimere liberamente la propria volontà attraverso la scelta dei rappresentanti. Penso che la questione della preferenza sia un elemento di democrazia. Qualcuno ha detto che l'assenza delle preferenze, cioè la possibilità che viene data anche dalla legge elettorale per il Parlamento di liste bloccate, rappresenti un insulto e un vulnus nei confronti della democrazia. Non si tratta tanto, come ha detto l'onorevole Vargiu, di una deriva partitocratica. Non è soltanto una deriva partitocratica, chi decide non sono i partiti nella loro interezza, ma sono quattro o cinque segretari di partito che, appunto, determinano e decidono le rappresentanze in seno alle assemblee regionali e parlamentari.

Si tratta allora di recuperare la centralità del cittadino, il cittadino depositario della volontà popolare, il cittadino che decide e che sceglie i propri rappresentanti. Penso che da questo punto di vista, per quanto riguarda la Giunta regionale, non ci sia nessuna difficoltà ad accogliere questo invito, che quindi per tutte le elezioni in seno ai parlamenti e alle assemblee regionali la preferenza sia un elemento fondamentale di democrazia che riconosce la centralità e il protagonismo dei cittadini che scelgono liberamente i propri rappresentanti.

Mi pare che questo sia un elemento presente nell'insieme della nostra Assemblea. Dobbiamo fare in modo quindi che anche il Parlamento possa fare propria questa necessità di unità che viene dal dibattito odierno. Per quanto riguarda la Giunta regionale la sosterrà in tutte le sedi nelle quali queste esigenze di democrazia debbono essere sostenute e portate avanti.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

E' stato presentato l'ordine del giorno numero 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine del giornoCapelli - Biancu - Balia - Vargiu - Uras - Ladu - Lanzi - Atzeri - Uggias - Maninchedda - sulla modifica delle leggi per le elezioni del Parlamento europeo e del Parlamento nazionale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

A CONCLUSIONEdella discussione delle mozioni n. 193, 194 e 195 sulla modifica delle leggi per le elezioni del Parlamento europeo e del Parlamento nazionale;

PREMESSO che:

- la comunità europea ha prodotto un'ampia normativa di tutela delle minoranza linguistiche ed in particolare la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del 1° febbraio 1995, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 302;

- la sostanziale cancellazione della Sardegna e dei sardi dall'Assemblea di Strasburgo è del tutto iniqua ed inaccettabile, proprio sulla base dei principi ispiratori delle risoluzioni, delle carte e delle convenzioni-quadro dell'Unione europea;

- l'articolo 1, comma 2, della Costituzione italiana recita: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.";

- la democrazia rappresentativa è fondata sullo stretto e necessario rapporto fra eletto ed elettore;

- l'articolo 49 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale";

- fra i principi statutari della nostra Regione vi è quello della promozione alla partecipazione alla vita democratica del Paese e quindi di favorire con ogni utile iniziativa l'espressione democratica dei cittadini;

ATTESO che:

- già in occasione delle elezioni politiche i cittadini sono privati della possibilità di scegliere i loro parlamentari e tale scelta è affidata esclusivamente ai leader di partito che hanno il potere di compilare le liste e determinare anche l'elezione dei parlamentari;

- nell'ambito di una riflessione sul ruolo dei partiti e la loro forma democratica, l'esclusione del voto di preferenza rischia di alimentare una deriva leaderistica estranea alla tradizione popolare;

- è all'ordine del giorno dei lavori parlamentari una proposta di revisione della legge elettorale per le elezioni europee che:

a) escluderebbe la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, eliminando del tutto le preferenze;

b) vede, ancora una volta, la Sardegna penalizzata dall'accorpamento, per le elezioni al Parlamento europeo, nel collegio elettorale con la Sicilia,

dà mandato al Presidente del Consiglio regionale

di inviare la presente mozione ai Presidenti della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e delle Commissioni parlamentari competenti affinché:

1) venga istituito il collegio Sardegna nella nuova legge per le elezioni del Parlamento europeo;

2) sia previsto il voto di preferenza per i candidati alle elezioni del Parlamento europeo;

3) venga privilegiato il principio di rappresentanza politica rispetto all'introduzione di soglie di sbarramento;

4) sia ripristinato il voto di preferenza per l'elezione del Parlamento italiano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Intervengo sulle modalità di voto, Presidente. Chiedo, a nome del Gruppo, che l'ordine del giorno venga votato per parti; in particolare chiedo che si voti il punto 1) del dispositivo e a seguire i punti 2), 3) e 4).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, non essendo firmatario di mozione, preliminarmente vorrei chiederle (mi scuso per la non conoscenza della materia) se è possibile inserire la mia firma sull'ordine del giorno.

Io sono assolutamente d'accordo sull'ordine del giorno ed esprimo la mia soddisfazione per il fatto che si sia pervenuti ad una stesura unitaria. Come ho chiesto nell'intervento ribadisco, signor Presidente, che ella nell'ambito delle sue potestà e della sua volontà si faccia parte diligente per poter coinvolgere, su questo tema così importante, tutte le rappresentanze istituzionali della Sardegna visto che poi si è concordemente deciso di non inserire questa richiesta nell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Salis, la sua firma viene aggiunta a quelle già presenti, mentre l'onorevole Vargiu mi comunica di voler ritirare la sua non essendo l'ordine del giorno unitario.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, solo per chiarire che chiediamo di votare la parte da "premesso che" fino a "cittadini". Poi il capoverso che inizia con le parole "atteso che", fino al punto a), poi il punto b). Infine, come ho già detto, il punto 1) staccato rispetto ai punti 2), 3) e 4) da votare, questi ultimi, insieme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervengo in primo luogo ovviamente per dichiarare il voto favorevole all'ordine del giorno e poi per fare una brevissima considerazione. Noi oggi richiediamo tre cose principali. Primo, il riconoscimento della Sardegna in chiave di unità europea; secondo, il diritto al pluralismo politico che era un valore, dico un valore, complessivo dell'intera cultura politica italiana, soprattutto del centrosinistra e che opportunisticamente è stato invece rimosso in questi mesi; terzo, l'introduzione del voto di preferenza per il Parlamento.

Mi associo all'onorevole Pirisi - che pure è distratto in questo momento - quando dice che dovrebbero essere invece cancellati dalla legislazione tutti i riferimenti a ipotesi di lista bloccata, ivi compreso il listino per l'elezione del Consiglio regionale. E questo perché? Perché c'è una strategia che bisogna interrompere: la strategia del consolidamento della unificazione, in capo ad un unico soggetto, delle funzioni di governo, quindi esecutive, e delle funzioni legislative. Non si fa questo cancellando e intervenendo nelle normative costituzionali, ma attraverso una prassi che in sè è eversiva! Eversiva!

A livello nazionale succede che sempre più si ricorre alla legge delega e quindi ai decreti legislativi che sono produzione del Governo, si ricorre alla decretazione d'urgenza che è un'altra produzione normativa-legislativa in capo al Governo e attraverso l'elezione a lista bloccata dei componenti del Parlamento si toglie la possibilità al cittadino di dare rappresentanza diretta e quindi libertà all'esplicazione del mandato parlamentare ai singoli parlamentari che sono stati eletti.

E' un'operazione non incostituzionale ma anticostituzionale, cioè è un'operazione che intende rimuovere la Costituzione, i suoi fondamenti di libertà che invece l'hanno caratterizzata all'indomani della Seconda guerra mondiale. Questo, Presidente, intendevo dire a sostegno dell'ordine del giorno e della posizione di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi).Signor Presidente, io vorrei dare soltanto una spiegazione del motivo del ritiro della firma, perché noi Riformatori voteremo comunque a favore di quest'ordine del giorno. Non ci sentiamo di apporre la nostra firma semplicemente perchè l'ordine del giorno, per la parte che riguarda la legge elettorale nazionale, ovviamente ragiona sulla legge vigente.

E' pertanto un ordine del giorno condivisibile ma che non riteniamo esaustivo, nel senso che pensiamo che non ci sia scritto tutto quello che ci sarebbe dovuto essere scritto. Avremmo voluto infatti che quest'ordine del giorno contenesse una presa di posizione ferma e decisa per quanto riguarda la scelta del meccanismo delle elezioni primarie come meccanismo obbligatorio e cogente ogni qualvolta si va a un'elezione, così da individuare i candidati alle varie cariche attraverso il coinvolgimento dei cittadini.

Di conseguenza avremmo voluto una specificazione forte non tanto sulle elezioni europee, per le quali ovviamente concordiamo sul principio della elezione proporzionale, quanto sulle elezioni alla Camera dei deputati e al Senato sul principio maggioritario che è quello per il quale abbiamo raccolto le firme per il referendum che verrà votato nella primavera prossima.

Quindi, tanto era dovuto perché dessimo la spiegazione del motivo per cui noi Riformatori voteremo a favore di quest'ordine del giorno che avremmo preferito che fosse più completo rispetto alla formulazione in essere.

PRESIDENTE. L'onorevole Pittalis propone una votazione per parti dell'ordine del giorno. Una prima parte che include la premessa e gran parte del dispositivo "atteso che" fino al punto a) incluso. Poi il punto b); quindi dalle parole "dà mandato al Presidente" fino al punto 1) e poi un'ulteriore votazione per i punti 2), 3) e 4). in buona sostanza sono quattro votazioni. Metto in votazione la prima parte per alzata di mano.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io ero iscritto a parlare per chiederle questo!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Vargiu, la sua richiesta è pervenuta successivamente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno numero 1, di tutta la prima parte sino alla lettera a) compresa.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FARIGU - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 80

votanti 73

astenuti 7

maggioranza 37

favorevoli 73

(Il Consiglio approva).

Passiamo alla lettera b).

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, la nostra richiesta era che si votasse sino alla parola "cittadini".

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, io ho anche riepilogato, chiedendole di prestare attenzione!

PITTALIS (F.I.). Presidente, se c'è stato un malinteso su questo punto, le chiederei cortesemente di annullare la votazione.

PRESIDENTE. Annulliamo la votazione. Votiamo pertanto prima tutta la premessa fino a "cittadini".

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della parte dell'ordine del giorno numero 1 da "premesso che" fino a "dei cittadini".

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Moro si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - ESPA - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - FARIGU - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 79

votanti 72

astenuti 7

maggioranza 37

favorevoli 72

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1 da " atteso che" fino alla lettera a) inclusa.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere SANNA Matteo si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO Vittorio - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 60

astenuti 6

maggioranza 31

favorevoli 60

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, lettera b).

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI OSCAR - CHERCHI SILVIO - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU FRANCO IGNAZIO - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 75

votanti 69

astenuti 6

maggioranza 35

favorevoli 69

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, da "dà mandato al Presidente" fino al punto 1) incluso.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Artizzu si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - AMADU - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - LIORI - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 73

votanti 68

astenuti 5

maggioranza 35

favorevoli 68

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1, parte restante del dispositivo.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere SANNA Matteo si è astenuto.

Rispondono sì i consiglieri: AGUS - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - ESPA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO Vittorio - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - TOCCO - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DIANA - FLORIS MARIO - LIORI - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 57

astenuti 5

maggioranza 29

favorevoli 57

(Il Consiglio approva).

Discussione della mozione Cherchi Oscar - La Spisa - Capelli - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Sanjust - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Milia - Cassano - Dedoni - Pisano - Gallus - Murgioni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio sulla gestione degli stagni della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (178)

PRESIDENTE. Colleghi, il secondo punto all'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 178.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Cherchi Oscar - La Spisa - Capelli - Artizzu - Vargiu - Ladu - Amadu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Sanjust - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Milia - Cassano - Dedoni - Pisano - Gallus - Murgioni - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio sulla gestione degli stagni della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- il complesso degli stagni e lagune costiere della Sardegna assolve ad un ruolo primario e fondamentale nell'economia dei comuni e dell'area geografica interessata sia per quanto attiene ai risvolti economico-sociali della categoria dei pescatori sia per quanto riguarda gli aspetti di conservazione degli ambienti naturali;

- il decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1965, n. 1627, attribuisce alla Regione l'esercizio delle funzioni amministrative relativamente alle concessioni di pesca nel demanio marittimo e nel mare territoriale;

- la legge regionale 2 marzo 1956, n. 39, come modificata ed integrata dalla legge regionale 5 luglio 1963, n. 3, definisce i criteri generali per il rilascio delle suddette concessioni;

- il decreto assessoriale 29 settembre 1995, n. 1795, ha dettato direttive e criteri per il rilascio e rinnovo delle concessioni a fini di pesca nei compendi ittici della Sardegna appartenenti al demanio marittimo e al demanio regionale;

CONSIDERATO che:

- con atto n. 899 del 29 dicembre 1993, l'Amministrazione regionale ha assentito la concessione temporanea di pesca del compendio di Cabras, con annessi canali e specchi acquei e fabbricati per una superficie di 2.200 ettari, a favore del Nuovo consorzio cooperative Pontis, con sede a Cabras;

- detta concessione è stata confermata e rinnovata per dieci anni a decorrere dal 1° luglio 1998 sino al 1° luglio 2008;

CONSTATATO che nel compendio ittico della Provincia di Oristano operano due consorzi di pesca (il Consorzio Pontis e le Cooperative riunite pesca di Marceddì) e 24 cooperative; nel resto dell'Isola sono presenti anche quelle di Santa Gilla e Tortolì;

APPRESO che:

- il Presidente della Regione, Renato Soru, sembrerebbe intenzionato a istituire un gestore unico per gli stagni, senza rinnovare le concessioni in scadenza (Cabras, Marceddì, Santa Giusta, Is Benas, S'Ena Arrubia, ecc.) come lo stesso Presidente ha annunciato nei giorni scorsi a Cabras durante un incontro con alcuni pescatori;

- la legge finanziaria ha previsto le risorse per sistemare gli stagni e sino a 5 milioni di euro per aiutare a capitalizzare una nuova società che valorizzi la laguna;


RILEVATO che:

- la normativa vigente riconosce il consorzio di cooperative come un soggetto giuridico e, pertanto, non esiste allo stato attuale la possibilità che qualcuno per decreto decida di adottare o trasformare una forma societaria in un'altra;

- le associazioni di categoria dei pescatori (1'Unci pesca e la Legapesca) hanno espresso forte preoccupazione per l'incertezza che tale situazione sta causando in termini di programmazione economica del comparto,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a riferire in aula sulle reali iniziative che si intende intraprendere per il futuro gestionale degli stagni della Sardegna e dei concessionari in scadenza;

2) a investire e destinare risorse e mezzi per il risanamento ambientale degli stagni, una preziosa risorsa del territorio che deve essere tutelata e valorizzata. (178).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Non utilizzerò tutto il tempo concesso dal Regolamento anche perché la mozione ha un significato fondamentale: conoscere le idee e le linee che vogliono proporre la Giunta regionale e il Presidente.

Noi abbiamo presentato questa mozione urgente nel mese di maggio, perché erano quasi giunte alla scadenza le concessioni regionali rilasciate oltre 10 anni prima.

Quindi già dal mese di maggio vi era l'urgenza di capire che cosa la Giunta regionale avesse in mente di fare, quale nuovo percorso questa amministrazione regionale avesse intenzione di portare avanti. Poi l'urgenza in realtà, come ho detto prima, considerando il fatto che con decreto dell'Assessore regionale la scadenza è stata prorogata al 31 di dicembre, è venuta meno; però adesso, ai primi di ottobre, effettivamente si ripropone il problema di capire qual è il vero progetto che questa Giunta vuole portare avanti.

Durante la campagna elettorale delle ultime politiche un intervento del Presidente della Regione che annunciava delle novità, di cui nessuno in quel momento sapeva, ha suscitato apprensione da parte di tutte le cooperative, quindi da parte di tutti i gestori delle zone umide, soprattutto degli stagni della Sardegna ma, considerata l'importanza data dalla dimensione stessa delle lagune, di quelli di Cabras e di Santa Giusta in particolare.

A Cabras, infatti, in piena campagna elettorale, il Presidente della Regione sostenne che la politica aveva la necessità di guardare con grande responsabilità alla gestione degli stagni in Sardegna e alla gestione delle stesse cooperative che hanno il controllo, la tutela e l'utilizzo degli stagni stessi, considerando che soprattutto quelli della zona oristanese dagli anni '70 erano i più produttivi. Era necessario un progetto della Regione con chi oggi vive di pesca, legato anche all'agroalimentare, all'ittiturismo, al bed and breakfast e chi più ne ha ne metta.

Ma il Presidente durante quell'assemblea rilasciò una ulteriore dichiarazione, che io oggi ricordo a quest'Aula, suscitando delle perplessità, perchè disse che certamente non avrebbe rinnovato le concessioni. In realtà quella assemblea non fu molto partecipata perché i pescatori presenti saranno stati una quindicina, non di più (considerate che nell'oristanese sono oltre 350 i pescatori che lavorano nelle lagune); sommando tra familiari e qualche amico si arrivava a venticinque persone, in quella circostanza comunque il Presidente disse che si doveva lavorare per una soluzione alla quale arrivare in pace. Queste sono le sue parole. Poi in realtà niente è successo, non abbiamo saputo più nulla, c'è stato solo il decreto dell'assessore Foddis, con il quale si comunicava a tutti i gestori delle lagune che il termine di scadenza era prorogato al 31 dicembre del 2008.

Io credo che i veri problemi della pesca e dei pescatori debbano comunque essere affrontati e risolti. Noi, oggi, abbiamo bisogno di qualche risposta; Assessore, abbiamo necessità di capire realmente che cosa si vuole fare. E' vero che il reddito prodotto è insufficiente e che, se calcoliamo la produttività di questi stagni, ci rendiamo conto che trecento famiglie non possono assolutamente continuare a sopravvivere e avere come sostentamento principale solo la pesca. Necessariamente bisogna trovare delle soluzioni perché altrimenti si soffre, come avviene oggi, la fame.

I problemi sono diversi; c'è quello dei cormorani, Assessore, che dobbiamo risolvere tutti insieme, c'è quello del costo del gasolio. Dobbiamo arrivare ad individuare un progetto principale che metta comunque al primo posto gli stessi pescatori. Abbiamo però necessità, per definire questo progetto importante, che dia delle risposte serie e concrete, di coinvolgere tutti gli enti e i centri di ricerca che hanno la possibilità di dare un contributo a questo mondo.

Noi sappiamo benissimo che a Oristano esiste un centro di ricerca che ha sempre lavorato e continua a lavorare su quel settore, ma anche altri centri di ricerca della Sardegna, anche privati, hanno dato e continuano a dare, per cui devono essere tenuti in considerazione, il loro contributo. Assessore, lei dovrà dare una risposta relativamente alla questione della licenza unica. Non è possibile continuare ad avere licenze sia per lagune che per acque salate. E' giusto che ci sia una suddivisione. O si danno alle marittime, o si danno alle acque interne; mentre credo che, oggi, il 70 per cento dei pescatori abbia questa duplice possibilità. Occorre poi avere all'attenzione, chiaramente, la sostenibilità ambientale dei compendi; se non sbaglio lei, stamattina, aveva una riunione sull'argomento, sulla quale magari ci riferirà. Infine dev'essere attuato un costante monitoraggio, naturalmente cercando di valorizzare le nostre specie autoctone.

Per il momento credo che non ci sia, molto da aggiungere. Ritengo che sia necessario cercare di capire che cosa veramente si vuole fare, qual è il vero progetto di sviluppo per il futuro dei pescatori della Sardegna, soprattutto per quelli che operano nelle acque interne e nelle lagune.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

Ricordo ai consiglieri che intendono prendere la parola che devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.

PISU (R.C.). Presidente, solo pochi minuti per attirare l'attenzione del Consiglio regionale su questa mozione, relativa alla gestione degli stagni, di cui è primo firmatario l'onorevole Cherchi. Io considero questa mozione, a differenza di altre presentate dal centrodestra, abbastanza equilibrata e aperta al contributo di tutto il Consiglio. Non sono d'accordo (ho sentito qualche commento in tal senso) con chi la bolla come propagandistica, né tantomeno con chi propone di non entrare nel merito dei contenuti, che mi paiono invece largamente condivisibili.

Non ho difficoltà ad ammettere che questo Consiglio regionale ha approvato una buona legge sulla pesca. Lo abbiamo dichiarato in altre occasioni, e queste nostre considerazioni sono state anche recepite dalla stampa. E' una legge che, tuttavia, deve essere applicata. Ma, al contempo, devo anche registrare un crescente malessere tra gli operatori della piccola pesca che ritengo giustificato dai ritardi con cui la Regione sarda risponde alle loro esigenze, e nella spendita dei fondi assegnati. Eppure, questo comparto dovrebbe essere tra le priorità dell'agenda politica sarda, essendo noi un'isola che dovrebbe trarre lavoro e sviluppo da una risorsa naturale, se correttamente valorizzata e regolamentata. Lo abbiamo detto sempre: è impensabile che noi, essendo un'isola, non abbiamo una politica alta, importante, seria per valorizzare il comparto della pesca.

Recentemente questo malessere, largamente diffuso all'interno di questa categoria, è esploso anche in una manifestazione regionale tenuta di fronte all'Assessorato regionale dell'agricoltura a cui hanno partecipato tutte le marinerie sarde. Io che ho un rapporto onesto e di stima con l'assessore Foddis, (gli riconosco infatti capacità e serietà nel confrontarsi con gli operatori, anche di questo settore), devo dire che sono rimasto un po' amareggiato da ciò che è accaduto durante quella manifestazione alla quale hanno partecipato circa cinquecento persone; un numero, come mi dicevano i pescatori, a memoria d'uomo, difficile da portare a Cagliari.

Lo scopo della manifestazione era quello di avere notizie, diciamo anche certezze, un po' più adeguate su come la Giunta e l'Assessore intendevano operare, su quale futuro volevano dare a questo importante comparto. Purtroppo questa manifestazione, dicevo, Assessore, probabilmente da lei non è stata gradita, oppure c'è stato, come poi ho avuto modo di capire, anche un'incomprensione con i dirigenti sindacali.

Dirigenti sindacali che volevano avere un incontro, però non avevano parlato di manifestazione che poi lei si è trovato davanti e che non ha gradito; questo fatto ha anche creato non poche difficoltà su quello che, in quella circostanza, si doveva dire. Io sono stato invitato e c'ero, sicché ho assistito in prima persona alla manifestazione e ho anche sentito le decisioni che successivamente sono state assunte. Si è addirittura disquisito sul numero dei componenti della delegazione, cioè se l'Assessore doveva ricevere quindici persone, in rappresentanza di dodici marinerie, più tre sindacalisti, o solo sette, otto come voleva l'Assessore. Questa questione pareva poco importante rispetto invece alla opportunità di stabilire un rapporto, un dialogo con quella categoria.

Ripeto, non ho indagato, perché neanche questo era il mio compito, però in quel momento, probabilmente, Assessore, era opportuno lasciare da parte le incomprensioni e ricevere quella delegazione. Lei è andato via, la cosa non è stata molto simpatica, non è stata gradita, io credo che non fosse neanche necessario compiere quell'atto, e poi dopo alcune ore si è riusciti a convincere il presidente Soru, e forse qualche altro componente della Giunta, perchè è arrivato l'assessore Morittu ad incontrare i pescatori, e credo che ne sia nata una discussione estremamente interessante.

Questa situazione di scontro e di incomprensione, diciamo così, non ci aiuta, non ci fa fare una buona politica, perché si tratta di piccoli operatori che, in realtà, hanno veramente difficoltà ad arrivare, come si suol dire, a metà mese. Si tratta di persone che realmente si trovano in una situazione disperata e non da oggi, ma da troppo tempo. Io credo che sia opportuno sostenere questi piccoli pescatori, innanzitutto operando in maniera seria perché si impedisca la pesca a strascico, richiamando le autorità competenti ad intervenire per bloccare coloro che arrivano fin sotto la costa a distruggere anche la possibilità di particolare lavoro di questi pescatori della piccola pesca.

Così come credo, lo dico in maniera molto chiara, qui, perché lo si dica anche al presidente Soru, che non è opportuno incontrarsi con una piccola parte di pescatori. Lo so che è complicato incontrarsi con tutti, o con delegazioni delle varie marinerie presenti in Sardegna. La democrazia è un esercizio difficile, chi opera da decenni in politica lo sa. Però è la strada obbligata. Bisogna che si superino queste incomprensioni e suggerisco all'Assessore e al Presidente di incontrarsi con le rappresentanze democratiche e sindacali, con i consorzi di queste marinerie, per arrivare innanzitutto a un dialogo, alla trasparenza delle decisioni e anche a soluzioni, io auspico, condivise.

Sono contrarissimo ad atteggiamenti giacobini, abbiamo visto dove vanno a finire, si pensa di essere illuminati e si agisce in maniera autoritaria, questo in Sardegna, badate, è un qualcosa che non paga! Non paga nell'avere rispetto da tutte le categorie, dai territori, dagli enti locali. Non paga per S'Alusia, non paga per il Trenino verde, non paga per la pesca, non paga per niente, non si possono calpestare le rappresentanze dal basso e le istituzioni locali.

Chi tenta di farlo è destinato al fallimento; e non paga neanche elettoralmente perché pone il centrosinistra in una posizione di disagio e di non credibilità rispetto alla gestione democratica del potere regionale. Concludo dicendo che c'è questo problema, lo si affronti quindi nel modo più corretto ed opportuno, perché ci sono di mezzo centinaia di famiglie. Questa non è una questione secondaria, è un diritto avere un futuro come lo deve avere il comparto della pesca in Sardegna. Per cui invito l'Assessore e il Presidente a dialogare con i sindacati e i consorzi per arrivare ad una soluzione condivisa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (P.D.). La mozione che stiamo discutendo ha un pregio: quello di provocare la discussione in Aula su un tema davvero importante; quindi, io prendo in considerazione il primo punto della parte risolutiva della mozione perché è un punto qualificante. La mozione fa poi riferimento al problema delle risorse; le risorse in bilancio ci sono, abbiamo stanziato 30 milioni di euro nel bilancio in corso per il risanamento complessivo, attraverso l'approvazione di un Piano, degli stagni in Sardegna, quindi un quantitativo di risorse notevole stanziato dal Consiglio regionale.

Nella mozione però non si avanza nessuna proposta, anzi, si esprime preoccupazione per un'ipotesi di cambiamento nella gestione degli stagni; come se il problema non fosse reale, e si ritiene che le cose debbano stare come stanno. Io invece dico: "guai a noi se le cose dovessero restare come stanno", perché è un problema grande quanto la Sardegna quello della gestione di questi compendi che sono un patrimonio naturalistico, e anche economico, di inestimabile valore. Sono una miniera d'oro che madre natura ci ha dato che, ahimè, stiamo gestendo in un modo del tutto inadeguato rispetto alle loro potenzialità. Quindi ben venga la discussione, però entriamo nel merito delle questioni per affrontarle e risolverle.

Va detto anche che il Consiglio regionale ha approvato la legge sulla pesca, ormai già da due anni, però questa legge tarda ad essere attuata; c'è un forte ritardo, questo non può essere sottaciuto, per esempio su punti quali i distretti di pesca e il Piano di risanamento. Così come stiamo segnando il passo, e bisogna dire le cose come stanno, rispetto al problema della gestione degli stagni: non si va avanti.

Io ho partecipato, onorevole Cherchi, alla riunione, importante, promossa non da alcuni ma dalla maggior parte dei pescatori dello stagno di Cabras. Io ero presente, lei no (quindi le hanno riferito male); io ero presente assieme all'onorevole Biancu, all'onorevole Pinna e al presidente Renato Soru, a quella assemblea. Una assemblea molto partecipata dai pescatori e dalle loro famiglie che sono alla fame per una gestione dissennata di quel compendio ittico.

Tutti noi, in quella occasione, abbiamo assunto l'impegno al superamento di quella gestione; una gestione che vede 10-12 cooperative unite in un consorzio, poi è presente la società San Vincenzo, che fa riferimento al Comune, che gestisce l'agriturismo e che non si capisce bene quali rapporti abbia con il compendio. E'chiaramente una situazione di poca trasparenza, di inefficienza, che non consente a questo compendio di produrre ricchezza e creare occupazione: in questi ultimi anni si è passati da 300 pescatori a 150.

Nel corso di quella assemblea, come dicevo, davanti a questi pescatori ci siamo impegnati a intervenire per definire una nuova compagine societaria che semplificasse l'attuale gestione e operasse secondo principi di trasparenza; i pescatori non possono essere infatti gli unici gestori di questa risorsa, hanno una serie di conoscenze importanti che vanno utilizzate ma la gestione di questo complesso (non si parla solo di pesca ma di ambiente nei suoi diversi aspetti), richiede competenze scientifiche adeguate, così come l'aspetto della produzione e quello della commercializzazione va gestito da chi ha competenze manageriali moderne e degne di questo nome. Questi compendi, non solo lo stagno di Cabras, che è il più importante in Sardegna, ma tutti gli stagni sardi, hanno assoluto bisogno di una gestione nuova e moderna.

Assessore, io ero indeciso se prendere o meno la parola però non voglio tacere su problemi di questa rilevanza; di questi problemi, oltretutto, gliene ho parlato in tante occasioni, in modo informale e formale, alla fine ai primi di agosto le ho rivolto anche un'interrogazione alla quale lei non ha ancora risposto; interrogazione nella quale ho scritto chiaramente quello che sto esponendo ora in Aula. Tenga conto, fra l'altro, che l'ex Presidente del consorzio, Pontis, è stato licenziato senza giusta causa solo perché ha protestato assieme alla gran parte dei pescatori contro l'attuale gestione, gestione che oltre ad essere inefficiente è anche antidemocratica e poco trasparente.

Io ho chiesto a lei, Assessore, l'ho chiesto anche al presidente Soru, di intervenire per fare riassumere questo pescatore che ha solo la colpa, in un paese che speriamo sia ancora democratico, di aver detto il suo pensiero sulla gestione senza offendere nessuno, ma per questo è stato poi denunciato e cacciato via dallo stagno di Cabras. Un padre di famiglia messo sul lastrico insieme alla sua famiglia. In quell'interrogazione ho chiesto che la Giunta intervenisse, la Giunta in quanto titolare della concessione; neanche su questo è stato fatto niente, Assessore, non è stato fatto niente neanche nella definizione di una nuova gestione, non è stata rinnovata la concessione. Nello stagno di Cabras c'è una situazione che chiamarla di incertezza è un eufemismo.

Nel corso di quella assemblea di cui ho detto, io ho assunto un impegno insieme al presidente Soru e al nostro Capogruppo, ma mi trovo in grande difficoltà a parlare di questi problemi in quell'ambiente perché non siamo credibili. Spero pertanto che questa sia l'occasione grazie alla quale l'Assessore, che ha la competenza in materia, se ne assuma pienamente la responsabilità e, in tempi certi, affronti questi problemi, faccia i necessari passaggi concertativi con il comune di Cabras e con le organizzazioni di categoria.

Di conseguenza, Assessore, vorrei avere una risposta alla interrogazione che su questo problema ho presentato oltre due mesi fa, e vorrei che quel pescatore che è stato cacciato via in modo indegno e indecoroso da chi gestisce in modo inadeguato questo stagno, venisse reintegrato perché ha soltanto avuto il torto di dire quello che pensa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, l'argomento in discussione è di estrema importanza (e mi rivolgo da questa parte perché c'è la maggioranza del Consiglio regionale), perché è stato detto che la Sardegna è tributaria di una presenza di zone umide pari a circa l'80 per cento delle zone umide dell'Europa e, all'interno delle zone umide della Sardegna, la provincia di Oristano ne detiene a sua volta quasi l'80 per cento. Quindi, la condizione degli stagni e delle zone salmastre per quella provincia ha una valenza indubbiamente notevole. In un recente articolo de "La Nuova Sardegna" un Assessore comunale ricordava, citando uno scritto di un volume presentato dalla buonanima di Cenzo Loy, buon conoscitore della materia, che nello stagno di Santa Giusta, si producevano circa ottocento quintali di prodotto per ettaro. Queste cifre oggi non si raggiungono in nessun modo, la produzione è intorno ai cinquanta quintali per ettaro, se va bene, cioè se non ci sono morie e altri tipi di epidemie.

Il problema della gestione certamente si pone, ma si pone in maniera nettamente diversa da come argomentava l'onorevole Sanna. Gli stagni di Cabras, secondo qualcuno, funzionavano e, probabilmente avevano un maggior ritorno economico, quando c'era un unico padrone, ma le lotte democratiche dei pescatori hanno fatto sì che la gestione degli stagni andasse ai pescatori. Poi, guarda caso, quasi per miracolo, si tende a creare nuovamente un padrone che decide sulla testa dei pescatori.

Io credo che la promozione democratica, la promozione di una classe sociale, passi attraverso anche degli errori che nella gestione di un bene quella classe sociale può commettere. E i pescatori non ne sono esenti, anzi forse sono più portatori di errori di altri. Ma bisognava assisterli e aiutarli come enti locali, assisterli e aiutarli come Provincia, assisterli e aiutarli come Regione. Perché non basta dire che oggi nel bilancio sono disponibili 30 milioni e non spenderli, avere i danari fermi, come lo sono stati anni fa quando furono dati dalla Regione e gestiti, forse non bene, dalla Provincia di Oristano, anzi forse non spesi dalla Provincia di Oristano e pensare che sia colpa dei pescatori se tutto va male, quando non si realizzano i drenaggi, non si fanno le opere ad arte per far sì che ci sia un equilibrato passaggio di acque non salmastre verso quelle troppo salmastre per creare la giusta salinità. E' necessario affrontare un dibattito su questa questione e credo che questa mozione sia la prima occasione.

Sarebbe auspicabile, onorevole Sanna, che prima che la Giunta intervenga sulla gestione degli stagni della Regione Sardegna, si affrontasse l'argomento portandolo all'attenzione del Consiglio per ricevere dal Consiglio gli indirizzi più proficui al fine di trovare una soluzione adeguata, ascoltando soprattutto le esigenze e le necessità della gente. Non dobbiamo dimenticare che gli stagni non sono produttivi e non danno reddito ai pescatori ma, anzi, condizionano l'economia della Sardegna se pensiamo che ai turisti serviamo al 70 per cento prodotto ittico non sardo,. Ed è una vergogna! E poi stiamo qui a dibattere se è il caso di dare una patente per poter pescare negli stagni o una patente per poter pescare in mare aperto!

Io credo che occorra fare una verifica seria sul carico di pesca che la nostra marineria riesce a portare, sia in altura sia all'interno delle zone umide. Io credo che sarà necessario fare un'azione forte di verifica e tutela del sistema degli stagni, disinquinando, colpendo chi ancora inquina, verificando le linee di inquinamento, aiutando e assistendo i pescatori in nuove attività produttive di piscicoltura, itticoltura, maricoltura e quant'altro si vuole. Ma bisogna agire intelligentemente per poter dare ai pescatori opportunità di miglioramento culturale, civile ed economico.

E non dimentico che anche mentre è in atto il riposo biologico, c'è un pescatore che continua a pescare: è il cormorano, che non si riesce a debellare in alcuna maniera e con nessun tipo di strumentazione. E' una vergogna che la Regione Sardegna non riesca ad affrontare e risolvere un problema il cui persistere contribuisce a impoverire gli stagni e a indebolire economicamente il nostro territorio.

Non sono intervenuto nel corso della prima discussione per lasciare spazio anche agli altri; ma parlare della rappresentanza in Europa delle regioni e dei popoli significa porre in evidenza le condizioni dello sviluppo sociale ed economico e le difficoltà che vive il sistema produttivo (agricoltura, pesca e così via) isolano, le esigenze del popolo sardo che aspetta una risposta da questa Regione che spesso è matrigna e non è direttamente interessata a trovare soluzioni che diano un ristoro a questa gente che lavora nell'acqua del mare e degli stagni.

Io credo che bisognerà cominciare a riflettere tra di noi, riflettere se sia il caso di seguire il percorso in modo autoritario oppure se, con molta più umiltà, chiedere a chi conosce le tematiche degli stagni, le tematiche dei pescatori quale può essere il tipo di gestione più incisivo e maggiormente adatto alle esigenze di produttività degli stagni di questi tempi. Se questo non si fa, creeremo ancora carrozzoni e, creando carrozzoni, non agevoleremo i pescatori, i lavoratori. Oppure creeremo agenzie che si rispecchieranno chiaramente nel padrone di turno che decide sulle spalle e sulla pelle degli altri, prescindendo dalle esigenze reali.

Spesso e volentieri, inoltre, le Università chiamate a dare un contributo utilizzano la loro scienza per fare altro anziché per rendere produttivi gli stagni e, di conseguenza, rendere competitiva la Sardegna. Incomincio a denunciare il fatto che ci siano degli sperperi fatti ad uso e consumo di alcuni Istituti universitari. E' ora di finirla! E credo che sia il caso…

(Interruzione del consigliere Cugini)

DEDONI (Riformatori sardi). Cugini, a volte credo che tu non senta, perché sei di quella parte di Gallura che probabilmente apprezza più altre attività che non quelle delle zone di mare.

(Interruzione del consigliere Cugini)

DEDONI (Riformatori Sardi). Però, vorrei che capissi che ci sono necessità che vanno al di là del cavare la pietra, il marmo e quant'altro produce la Gallura: c'è anche qualcosa attorno agli stagni.

Io credo pertanto che si debba fare una riflessione seria, unanimemente compiuta, e non far sì che sia ancora una volta l'uomo solo al comando a decidere quale sia la scelta più giusta per dare ai pescatori una opportunità di vita sociale ed economica migliore di quella attuale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, le lagune rappresentano da sempre un ecosistema di straordinaria importanza, però decenni di malgoverno e di incuria hanno gravemente inquinato questo patrimonio che aspetta ancora di essere tutelato e valorizzato. Certamente, poiché l'assessore Foddis è subentrato da circa un anno in Assessorato, e quindi nella gestione di questa ricchezza lagunare, sarebbe ingrato addossare le colpe a lui e a questa Giunta.

Noi però non dobbiamo cercare le colpe, noi abbiamo delle risorse, si parla di 30 milioni, e queste risorse non sono state utilizzate. Ora, nel comparto lagunare - da cagliaritano lo vorrei segnalare, senza guerre di campanile - esiste anche lo stagno di Santa Gilla che interessa quattro comuni (oltre la capitale della Sardegna, Capoterra, Assemini ed Elmas), e io ho depositato una proposta di legge in materia esattamente il 23 agosto del 2005, tre anni fa. Questa proposta cercava di sensibilizzare su questa tematica la quinta Commissione e la Giunta; Giunta che ha posto la sensibilità ambientale tra i perni importanti delle dichiarazioni programmatiche, spesso disattese.

Io vedo delle contraddizioni in tema di ambiente; a valle, nella laguna di Santa Gilla, si consumano misfatti importanti: abbandono, inquinamento, pesca abusiva. Io non avevo mai visitato nella sua ampiezza lo stagno di Santa Gilla (ammetto la mia profonda ignoranza in questo campo), e ho potuto soddisfare questa esigenza grazie ad un traghettatore che mi ha fatto vedere una bellezza violentata da carcasse di auto, di animali, da una baraccopoli che insiste sul perimetro, dalla pesca abusiva, dagli incendi. Io ho filmato questi misfatti e ne ho fatto puntualmente dono a un collaboratore del Presidente, pensando fosse una persona sensibile nei confronti dell'ambiente; questo filmato, girato tre anni fa giace nei polverosi cassetti della Giunta, trascurato come la mia proposta di legge. Io dico che almeno se ne discuta, per dare coerenza a questi slanci programmatici di chi fa il paladino della difesa ambientale.

Quindi, dicevo, che a valle, a Santa Gilla, c'è sciatteria e trascuratezza, invece a monte o a colle che dir si voglia, a 100 metri di distanza, a Tuvixeddu, ci si avvale della tecnologia più sofisticata (leggo infrarossi, 007, eccetera) per cercare, spinti da questo ambientalismo perlomeno di facciata, di capire se vi si nascondano dei tesori. Quindi, questa ipersensibilità ambientale e questa sciatteria stridono miseramente.

Allora, se ci sono risorse pari a 30 milioni perché uno deve essere ossessionato dall'accentramento del potere e spazzare via le cooperative per accentrare le decisioni in un unico soggetto, se questo è il tentativo? Io malignamente, vista la cultura riformista di facciata, del trasformare una miriade di enti in agenzie che rispondono ad un solo uomo, ho detto che non vorrei che anche per Santa Gilla l'unica ossessione fosse quella di individuare un referente che "risponda a…".

Onorevole Sanna, lei attende risposte da tre mesi, io le aspetto da tre anni forse perché sono più paziente. Però, , come testimone cagliaritano, voglio ricordare che intorno allo stadio di Santa Gilla si riversavano quattrocento padri di famiglia che portavano a casa la cosiddetta pagnotta. Al di là delle scelte scellerate fatte in periodi storici in cui questo avveniva con frequenza, oggi non abbiamo più né industria e neanche la possibilità di pescare.

Oggi, signor Assessore, come lei sa - perché mi risulta la sua partecipazione anche a tumultuose riunioni - ci sono istituti di ricerca e figure professionali (i biologi marini) che giustamente devono affiancare il pescatore che è un autodidatta; il comparto lagunare ha bisogno di queste figure professionali per imporsi su mercati sempre più difficili e far sì che il nostro prodotto rioccupi una posizione centrale. Invece c'è un degrado, un abbandono di queste lagune che grida vendetta; anche perché non dimentichiamo che ci sono dei Comuni che scaricano ancora i reflui all'interno dello stagno. Io parlo, ripeto, pur nella mia modesta conoscenza, dello stagno di Santa Gilla, non conosco la realtà di Cabras, mentre so che a Marceddì ci sono altri reflui zootecnici che provengono da una delle più rinomate aziende sarde specializzata nella filiera del latte, e parrebbe che lo sfruttamento di questo bestiame produca reflui zootecnici che aggrediscono pesantemente l'ambiente, creando una difficile convivenza con i pesci.

Abbiamo tanta ricchezza identitaria, culturale, paesaggistica, ambientale, abbiamo le risorse, diamo gambe a questa ricchezza, usiamola, cerchiamo di mediare in questa giungla di interessi che spesso si sono rivelati utili solo per i progettisti vicini ad alcuni partiti politici. Fare un sopralluogo nello stagno Santa Gilla, come può dimostrare il distratto onorevole Sanna Alberto, ci ha permesso di vedere dei monumenti allo spreco: avannotteria (mai utilizzata), stabulari (chiusi), schiuditoi (costruiti da cinque anni, con soldi pubblici, miseramente chiusi), una vergogna! Tutto questo è stato denunciato dal sottoscritto e di ciò ha preso atto il valoroso presidente della quinta Commissione, Alberto Sanna, , oggi vedo che è passato all'opposizione perché meno tenero di me nel denunciare questa triste realtà dello stagno.

Ma io mi chiedo come sia possibile che una Giunta, che ha come fiore all'occhiello ciò che riguarda l'identità ambientale e culturale, di fronte a fabbriche così importanti e preziose, attui la politica della sciatteria, permettendo che all'interno di questo stagno - e immagino anche degli altri - ci sia il fronte del porto dove non esistono regole, dove chiunque può entrare e saccheggiare l'ambiente, dove incendiano guardiania e cose varie, insomma dove avvengono i misfatti più indescrivibili.

E' tre anni che io aspetto una risposta, non è mai arrivata e anche questo è offensivo per il ruolo del consigliere regionale che deve denunciare, proporre, confrontarsi, perché chiaramente questa proposta non ha la presunzione di essere un dogma, è una modesta proposta che però voleva istituire una riserva orientata alla pesca per restituire a Cagliari, e agli altri comuni limitrofi, una bellezza inestimabile, per chi l'ha conosciuta, che creerebbe veramente uno sviluppo ecocompatibile e potrebbe aggredire in parte la disoccupazione.

Al lei, signor Assessore, la risposta. Io ringrazio l'onorevole Cherchi che tramite la sua mozione ha avuto almeno il buon gusto di porre il problema, e attendiamo le risposte per vedere se questi soldini che giacciono nei cassetti devono essere utilizzati, se c'è un progetto, se si ha a cuore l'ambiente e se questi stagni rappresentano veramente un'identità culturale per la Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Presidente, il mio intervento sarà molto breve, però sono stato sollecitato da quanto detto in alcuni interventi che mi hanno preceduto. Mi riferisco all'intervento dell'onorevole Atzeri che ha parlato della presentazione di una proposta di legge per la valorizzazione degli stagni che ancora non ha avuto la possibilità di portare in discussione in Consiglio regionale; ma anche a quanto detto dall'onorevole Sanna in merito alla presentazione di una interrogazione sull'argomento per la quale ancora non c'è stata risposta.

Le interpellanze e le interrogazioni sulle quali i consiglieri regionali non hanno risposta sono tante, e credo che questo derivi comunque da una politica regionale che non vuole il confronto, non vuole il confronto con la gente, non vuole il confronto con i consiglieri regionali, non vuole il confronto con le associazioni. E' una politica che, come nel caso specifico, e questa mozione lo evidenzia in modo particolare, vuole omologare, vuole standardizzare; parlare di gestione unica (l'abbiamo verificato in tanti altri casi e in tante altre riforme che sono state fatte da questa Giunta regionale), significa semplicemente assistere a dei fallimenti: sono state distrutte realtà imprenditoriali, soprattutto piccole, soprattutto artigianali, proprio per portare avanti la politica di omologazione e la politica del gestore unico, del grande gestore. Perché è questo l'obiettivo che probabilmente si vuole ottenere, e io spero che su questo l'assessore Foddis ci dia una risposta e anche delle garanzie.

Non vorremmo che queste cooperative, i pescatori che ne fanno parte e che ormai da oltre 15 anni hanno avuto la concessione, e quindi faticano quotidianamente per un lavoro che è difficile da portare avanti, con questa invenzione possano essere messi semplicemente da parte e non riescano più a garantire quelle fonti di reddito, seppure oggi limitate, alle proprie famiglie.

Non vorremmo che anche in questo caso venisse fatto un G8, il G8 degli stagni; perché il G8, che doveva costituire una scommessa molto importante per i sardi, dal punto di vista economico ai sardi, ai piccoli imprenditori non sta portando nulla, in virtù del fatto che solo le grandi aziende hanno possibilità di partecipare agli appalti.

Quindi su questo, Assessore, chiediamo un impegno preciso; chiediamo che, nel rispetto delle normative che non impediscono il rinnovo delle concessioni a chi già opera nel comparto da molto tempo, questo rinnovo possa essere effettuato. Se poi la Regione deve dettare regole, deve fare investimenti, deve dare indirizzi per la salvaguardia dell'ambiente ma anche per la sua valorizzazione, per quanto riguarda gli aspetti produttivi, ben vengano questi interventi, ma si pensi anche alla salvaguardia dei lavoratori.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Presidente, signori consiglieri, il dibattito si sta svolgendo in un momento opportuno dato che si stanno discutendo al momento alcune ipotesi pratiche di lavoro. Il comparto di cui trattasi evidentemente non esprime tutte le potenzialità di cui è dotato e, certamente, non genera le auspicabili opportunità di reddito e di occupazione, nonostante alcuni compendi siano stati negli anni oggetto di rilevanti investimenti pubblici.

Il comparto della pesca lagunare e stagnale, perché a questo la mozione faceva riferimento, ha indubbiamente bisogno di un intervento importante finalizzato alla sua valorizzazione economica nel rispetto della sostenibilità ambientale. Si tratta quindi di definire una politica di valorizzazione e sviluppo della pesca lagunare attraverso l'individuazione di alcuni obiettivi prioritari. Ne cito qualcuno: la valorizzazione delle potenzialità produttive nel rispetto della sostenibilità ambientale, l'individuazione di attività connesse ed integrative dell'attività di pesca, la specializzazione dell'attività produttiva (chi pesca in mare e chi pesca nelle acque interne), la valorizzazione commerciale della produzione, il recupero di quote di valore aggiunto.

Alcuni di questi obiettivi hanno una valenza che interessa tutti i compendi, altri meno e verranno comunque adattati a seconda dei singoli compendi ittici. Ma quanto sto dicendo evidentemente è sancito nella stessa politica comunitaria della pesca laddove si pone il problema di assicurare lo sfruttamento sostenibile delle risorse acquatiche.

Io credo che non solo bisogna mettere in atto una politica di sviluppo del settore, ma anche che devono essere individuate e sperimentate modalità di intervento fortemente coordinate e condivise. Lo stesso Regolamento comunitario numero 1198, quello che disciplina il Fondo europeo della pesca (FEP) nell'ambito della politica comunitaria in materia, indica in modo preciso gli obiettivi economici, ambientali e sociali che si ritiene debbano essere raggiunti dagli interventi nel settore della pesca e anche dell'acquacoltura.

Tra questi obiettivi citiamo il promuovere un equilibrio sostenibile e uno sviluppo sostenibile della pesca anche nelle acque interne non solo nel mare, favorire la competitività delle strutture operative e lo sviluppo di imprese economicamente vitali nel settore della pesca, ripeto imprese vitali, imprese quindi strutturate per stare sul mercato. Si dice ancora: rafforzare la tutela e il miglioramento dell'ambiente e delle risorse naturali là dove esiste una connessione anche con la pesca marittima, incoraggiare lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita nelle zone in cui si svolgono attività nel settore della pesca.

Io credo che i tempi siano maturi quindi per attivare un processo di sviluppo sostenibile, in armonia con la politica ambientale, che porti realmente un miglioramento nella qualità della vita delle popolazioni locali, perché abbiamo visto che fino ad oggi questo non è avvenuto.

La scadenza di molti atti di concessione costituisce un'occasione unica e un'opportunità per definire un intervento di politica orientata a tali finalità. Quindi le concessioni delle lagune e degli stagni, verranno rilasciate agli stessi concessionari, ma nel momento in cui vi sia una previa definizione, anche con accordi istituzionali, se fosse necessario, tra i soggetti pubblici e privati rispetto agli obiettivi che prevede il FEP e che noi condividiamo, e che gli interventi precedenti hanno dimostrato di voler condividere. Queste intese dovrebbero definire obiettivi generali specifici nelle aree territoriali omogenee di riferimento (abbiamo detto che vi sono alcuni compendi che hanno delle specialità, caratteristiche orografico-ambientali rispetto ad altri), gli interventi previsti prima in capo ai soggetti pubblici, cosa deve fare la Regione, cosa devono fare le agenzie LAORE e AGRIS, sia per l'assistenza tecnica che per la ricerca, ma anche quelli in capo ai privati concessionari; monitorare i tempi e la quantificazione delle risorse.

L'Assessorato, intanto, con un apposito applicativo che è sempre all'interno del sistema agricolo regionale, ha iniziato ad operare per la raccolta dei dati, e anche per snellire le procedure di pagamento, e mi dispiace non condividere alcune affermazioni costruttive, evidentemente, che l'onorevole Pisu mi ha fatto, sui ritardi nel pagamento, per esempio, del fermo biologico, che questo Assessorato ha sboccato dopo anni di ruggine nei rapporti anche comunitari. In pochissimi mesi abbiamo proceduto al pagamento, così come abbiamo buon motivo per pensare che il fermo biologico che è in atto in questo periodo possa essere pagato entro l'anno, in virtù di scelte anche di carattere organizzativo.

Comunque gli accordi ai quali facciamo riferimento dovrebbero costituire quello standard operativo capace di garantire il pieno coinvolgimento non solo della componente pubblica ma anche di quella privata. Quindi il rilascio della concessione dovrebbe essere accompagnato dall'adesione a quegli obiettivi, alle modalità su come raggiungere quegli obiettivi che tutti abbiamo condiviso.

Questi accordi peraltro sono coerenti con la stessa finalità che questo Consiglio ha voluto inserire nell'articolo 22 della finanziaria del 2007, laddove prevede la promozione, costituzione, programmazione, valorizzazione, gestione, commercializzazione delle risorse ittiche e delle attività connesse, complementari, attraverso l'accompagnamento e la realizzazione di società ad hoc. Ma questo che stiamo dicendo è tutto nuovo? Ma neanche per idea! Quello che stiamo dicendo è previsto, in maniera puntuale e articolata, nel decreto dell'Assessore dell'ambiente del 1995; decreto che contiene direttive e criteri sino ad oggi utilizzati per il rilascio delle concessioni.

In quel documento si dice che deve essere indicato il programma della gestione del compendio ittico dato in concessione, con indicazione delle problematiche sociali e tecniche, il programma delle iniziative e degli investimenti che in quel compendio si vogliono fare, gli interventi da realizzare prioritariamente, gli effetti della gestione sull'incremento dell'occupazione e del reddito, la struttura tecnica, cioè il biologo, l'organismo di ricerca, di cui il richiedente la concessione si avvale per la gestione tecnico-biologica delle attività di pesca e acquacoltura.

L'articolo 2 di questo decreto dice, ancora, che il rinnovo delle concessioni dovrà avvenire nell'osservanza e nel controllo degli specifici principi riguardanti la gestione del bene demaniale, che deve essere rigorosamente ancorato alla creazione di incrementi di reddito e di occupazione, che deve essere eliminata la conflittualità all'interno delle cooperative del Consorzio. Conflittualità di cui ha parlato poc'anzi l'onorevole Sanna, che persiste ancorché il decreto che prevedeva il rilascio delle concessioni la poneva come condizione da superare.

Si parla anche della presenza di una struttura tecnica per la gestione delle attività di pesca. Noi che cosa diciamo in proposito? Noi diciamo che questi principi, peraltro rimarcati ancora una volta dall'Unione europea, sono condivisi da tutti. Dobbiamo trovare lo strumento tecnico-operativo attraverso il quale questi principi trovino concreta attuazione. Comprendiamo che la competitività delle imprese, del sistema pesca oggi sia tale da esigere tra i concessionari figure tecnico-operative manageriali di qualità, che oggi non ci sono.

Noi vorremmo creare le condizioni, utilizzando le risorse che questo Consiglio ha messo a disposizione, affinché ci sia una fase di accompagnamento contestuale al rilascio delle concessioni, nelle quali il concessionario in maniera formale si impegni a ottenere quegli obiettivi che tutti abbiamo condiviso e che sino ad oggi invece non si sono realizzati. Questo è l'impegno, questo è quello che noi stiamo cercando di fare, accompagnare queste realtà affinché diventino imprese competitive nell'ambito della sostenibilità economica e ambientale, procurando reddito in futuro a chi vi opera.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Oscar Cherchi.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Presidente,io ringrazio per l'opportunità che è stata data a quest'Aula di discutere un argomento così importante; ringrazio anche l'Assessore per la chiarezza con cui ha esposto gli obiettivi che effettivamente si vogliono raggiungere. Come ho detto all'inizio della discussione, la preoccupazione principale riguardava la dichiarazione rilasciata dal Presidente nel corso di quella assemblea alla quale partecipavano, come abbiamo già detto, quindici pescatori. Non è una polemica, non stiamo inventando niente, è soltanto una constatazione che trova conferma se si entra nel sito della Regione; c'è il video e si può ascoltare tutto l'intervento del Presidente della Regione, nel corso del quale oltre a fare anche delle battute in sardo e dialogare direttamente con gli stessi pescatori, dichiara la sua intenzione di non voler rinnovare le concessioni e di voler creare un gestore unico.

Oggi lei, Assessore, è stato chiarissimo: le concessioni saranno rinnovate, e saranno rinnovate anche agli stessi concessionari, l'importante è che questi abbiano capacità di proposta sul futuro della gestione di questi compendi lagunari e stagnali.

Collega Sanna, il motivo del perché io nel dispositivo non ho scritto quali erano le nostre proposte era proprio questo: capire quali obiettivi la Giunta regionale intendeva realmente raggiungere. Ora, qui gli obiettivi sono tanti; l'Assessore, ripeto, è stato chiarissimo, ha detto che è necessario portare avanti una politica del settore che dia sviluppo e che sia legata a questa bellissima parola che oramai percorre tutta l'Europa: sviluppo sostenibile. Siamo tutti perfettamente d'accordo che questa deve essere la linea cardine.

Io ho l'idea di un progetto, noi l'abbiamo sempre avuta. Il progetto che noi abbiamo in mente, condiviso dall'Assessore, mi sembra sia quello di avere sempre e comunque al centro dell'attenzione i pescatori, coinvolgendo il mondo della ricerca, enti pubblici, enti privati, a supporto degli stessi pescatori, tenendo però anche ben presente la sostenibilità ambientale. Sappiamo che esistono risorse messe a disposizione da questo Consiglio regionale nella finanziaria, e ciò che a noi interessa è che siano spese nel più breve tempo possibile per un costante monitoraggio e per la valorizzazione delle nostre specie autoctone, attraverso la creazione di aree di tutela biologica; nonché per individuare, e questo credo che lo possano fare direttamente gli stessi pescatori, un piano di gestione che consenta di entrare nel mercato (individuando imprese realmente vitali, come lei, Assessore, le ha definite), in questo momento difficile, anzi difficilissimo, con prospettive di vita migliori per le stesse attività.

Presidente, in conclusione, chiedo che non venga messa ai voti questa mozione; dal dibattito, infatti, sono emersi dei chiarimenti e, poiché entro dicembre dovremo arrivare ad una soluzione definitiva, eventualmente, ove fosse necessario, potremmo ritrovare un momento per discutere nuovamente di un argomento così importante.

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di alcune interpellanze. Per prima viene svolta l'interpellanza numero 337/A.

(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza:

Interpellanza Uras - Davoli - Pisu - Serra sulla situazione degli appalti e del personale dei servizi di pulizia, giardinaggio e movimentazione della Regione e del sistema allargato della pubblica amministrazione regionale e locale.

I sottoscritti,

premesso che:

- in altre circostanze è stata richiamata all'attenzione del Consiglio e della Giunta regionale dai firmatari della presente interpellanza la situazione di grave difficoltà, di lavoro e di vita, che soffrono le lavoratrici e i lavoratori dei servizi di pulizia, giardinaggio e facchinaggio della Regione e dell'intero sistema degli uffici e delle società pubbliche statali, regionali e locali;

- la grandissima parte di questo personale è costituita da donne, in genere monoreddito e con pesanti carichi familiari, così determinandosi ulteriori discriminazioni di genere sul piano occupazionale e di accesso al lavoro come principale mezzo di inclusione sociale, nonostante quanto stabilito in materia dai documenti nazionali ed europei;

- in relazione alle modalità di gara, recentemente effettuate ed aggiudicate, stabilite dall'Assessorato regionale competente, si è determinata una oggettiva intollerabile condizione lavorativa, nei confronti del predetto personale, con il sostanziale dimezzamento del numero degli operatori per i servizi in appalto (attualmente rimasti in circa 250) e il dimezzamento degli orari di lavoro con conseguente riduzione della già ridottissima retribuzione (oggi tra i 400 e i 500 euro mensili, pari a circa 6 euro l'ora - lordi - per assicurare giornalmente la pulizia per una media, a quanto sembra, di oltre 200 metri quadri di superficie ad unità, ingombri di suppellettili, carteggi e macchinari d'ufficio);

- attualmente il personale posto in cassa integrazione in deroga risulta essere di quasi 300 unità, al quale, peraltro, non viene integralmente e puntualmente pagata, dal competente istituto di previdenza, la relativa indennità, causando un più pesante stato di sofferenza e bisogno;

- in particolare risultano esclusi dai benefici i dipendenti di alcune imprese sulla base di una interpretazione restrittiva delle norme, da parte del Ministero e dell'Istituto di previdenza, che non riconoscono continuità occupazionale ai dipendenti transitati ai sensi di legge da una vecchia a una nuova ditta vincitrice d'appalto;

- negli accordi stipulati con l'Amministrazione regionale e nelle disposizioni approvate con l'ultima finanziaria, articolo 6, sono indicati procedure ed obiettivi per il reinserimento occupazionale del personale o, in alternativa, per l'eventuale accompagnamento al trattamento di quiescenza dei dipendenti con maggiore anzianità;

considerato che:

- tutto ciò è determinato dal ricorrere a forme di gara di appalto sostanzialmente assoggettate al criterio del massimo ribasso, spesso mascherato formalmente con quello dichiarato della miglior offerta, originando di fatto, nella concreta gestione dei servizi, condizioni a rischio di gravi illegittimità in materia retributiva, contributiva e della sicurezza;

- tutto ciò si riverbera inevitabilmente sulla qualità del servizio reso, in ragione della riduzione delle prestazioni lavorative previste, mettendo a rischio di violazione le norme di cui alla legge n. 626 del 1994, rispetto al personale pubblico operante negli uffici, in relazione a pulizia e igienicità degli ambienti di lavoro;

valutando importante ogni iniziativa promossa dalle organizzazioni sindacali di categoria perché sia avviato il necessario confronto con tutti i livelli istituzionali regionali e locali, in essi comprendendo prefetture, amministrazioni regionali, Consiglio delle autonomie e associazioni di enti locali più rappresentative,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per conoscere:

1) come si intenda intervenire per assicurare carichi di lavoro in capo agli operatori rispettosi delle vigenti normative contrattuali, ovvero se vi sia una disponibilità ad attivaree il necessario confronto per rivedere immediatamente le dotazioni finanziarie stabilite in bilancio per l'espletamento delle gare per gli appalti dei servizi di pulizia, manutenzione delle aree verdi e facchinaggio, in modo tale che siano ripristinati i preesistenti livelli occupazionali, gli orari complessivi di attività e i conseguenti trattamenti economici;

2) quali iniziative si intenda intraprendere per definire disposizioni, anche legislative, che vincolino gli appalti di servizio nelle pubbliche amministrazioni all'obbligo di assicurare idonee condizioni di lavoro, evitando ogni rischio di sfruttamento del personale addetto da parte delle ditte vincitrici di appalto e stabilendo parametri per ritmi e carichi di lavoro compatibili con la dignità professionale e delle persone;

3) cosa si intenda fare per salvaguardare occupazione e reddito alle lavoratrici e ai lavoratori, già impegnati nelle attività in argomento nell'ambito dell'Amministrazione regionale e dei suoi enti, oggi disoccupati, in cassa integrazione o sottopagati, trattandosi di persone con carichi familiari particolarmente pesanti, per i quali la perdita del lavoro e del reddito corrisponde a un gravissimo danno sociale per l'intera comunità. (337).)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

Ricordo che il tempo a disposizione per l'illustrazione è di 5 minuti.

URAS (R.C.). Presidente, non è la prima volta che sottoponiamo all'attenzione del Consiglio e della Giunta regionale...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Le chiedo scusa onorevole Uras, e chiedo scusa anche ai colleghi della minoranza. Colleghi, non abbiamo concluso e, poiché le mozioni e le interpellanze costituiscono l'esercizio di una funzione precisa della minoranza e della maggioranza, vi inviterei a restare perché sarebbe antipatico ritrovarsi in pochi a discutere di argomenti così importanti.

URAS (R.C.). Presidente, stavo dicendo che non è la prima volta che richiamiamo l'attenzione dell'intero Consiglio e della Giunta regionale sulla situazione di difficoltà che vive il personale dei servizi di pulizia, giardinaggio e facchinaggio della Regione, ma io direi dell'intero sistema degli uffici e delle società pubbliche statali, regionali e locali, perché si è messa in piedi una modalità, una procedura...

(Interruzioni)

...Lo so che questo argomento è meno interessante del dibattito interno al P.D., però qua si parla di carne, di carne e ossa, e quando si sottovalutano questi fenomeni poi si paga il prezzo, che è un prezzo politico, che riguarderà, forse, anche il più grande partito della maggioranza in Consiglio regionale.

Ne sto parlando perché la deriva che è stata promossa all'insegna del risparmio sui più poveri, è una deriva che deve terminare! Lo sfruttamento che si è incentivato da parte delle imprese, che sono iper pagate con il danaro della collettività, deve finire!

Non è più accettabile che ci siano persone (oggi ho ricevuto alcune segnalazioni in merito), lo dico all'Assessore degli enti locali, donne, madri di famiglia con carichi familiari pesantissimi, che guadagnano 480 euro al mese grazie a un contratto di solidarietà, che per fare le ore necessarie a raggranellare quella retribuzione da fame devono andare da Iglesias, dove lavorano un'ora, a Sant'Antioco, dove ne lavorano un'altra, a Carbonia, dove ne lavorano un'altra ancora, nel giro di alcune ore; e queste persone lavorano per una società, la cooperativa Medigas, che è una delle vincitrici degli appalti all'insegna del più miserabile sfruttamento dell'uomo sull'uomo; questa storia deve essere interrotta!

La Giunta, che non ha rispettato gli accordi siglati, deve riportare le cose allo stato in cui sono state definite. Signor Presidente, io invito tutti a leggere lo stato della spesa al primo di settembre; vi invito a verificare che cosa questa Regione, che risparmia sui più poveri, ha nelle casse dei residui, cioè di quei provvedimenti derivati, si dice così, da obbligazioni giuridicamente perfezionate, dove si hanno tassi di spesa che sono di poco superiori al 10 per cento, su centinaia di milioni di euro, su miliardi di euro. E poi risparmiamo 2 milioni di euro sull'appalto delle pulizie?

Io chiedo una riflessione su questo alla Giunta; chiedo cioè se intende intervenire per assicurare carichi di lavoro, in capo agli operatori, dignitosi e rispettosi, nella sostanza, delle norme contrattuali. Chiedo se sia il caso di definire disposizioni anche legislative che vincolino gli appalti a un rispetto dei parametri, che non siano studiate a tavolino da qualche burocrate, per giunta fannullone, alla Brunetta, ma che siano studiate sul campo. Chiedo alla Giunta regionale se intende salvaguardare questi livelli occupazionali e preoccuparsi di queste donne, 600, che vivono con questa remunerazione e che mantengono in piedi una famiglia con il massimo della dignità.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, io sono molto d'accordo, in linea di principio, con le osservazioni contenute nell'interpellanza, ma con alcune puntualizzazioni. Noi abbiamo cominciato a prendere in esame questo problema e non possiamo non dire che, molto spesso, le istituzioni pubbliche usano strumenti sbagliati per rispondere a problemi giusti e reali.

Gli appalti di servizi, quando diventano di dimensioni incontrollabili, diventa difficile continuare a gestirli in termini di strumenti di ammortizzazione sociale, dovendo sottoporre questi strumenti alla legislazione vigente. La legislazione vigente sugli appalti è molto chiara. Il Codice sugli appalti dice che le Regioni non hanno neppure il potere di legiferare al di fuori dei canoni prestabiliti dal Codice, e il Codice, all'articolo 29, dice esattamente come devono essere quantificati gli oneri degli appalti; questo noi l'abbiamo fatto dopo 12 anni che non si facevano gare di questo genere, bisogna dirlo, proprio per la ragione che ho detto poc'anzi, giustamente si cercava di evitare di affrontare un problema, e dopo che per alcuni anni siamo stati richiamati ripetutamente dalla Corte dei conti sul fatto che la gestione di questi servizi rappresentava un onere per la Regione quattro volte superiore alla media nazionale sui costi di similari servizi; quattro volte di più!

Ora, questo non significa che noi non dobbiamo prendere sul serio i problemi che ci sono dietro, ed io vorrei ricordare che proprio per affrontarli con la giusta sensibilità noi abbiamo adottato tutti gli strumenti possibili. Il primo è stato quello di prorogare di oltre sei mesi l'entrata in vigore del nuovo appalto, con successive proroghe, per avere il tempo, come è scritto nell'accordo che abbiamo siglato il 29 ottobre dell'anno scorso con tutte le organizzazioni dei lavoratori e con tutti gli Assessorati competenti, di istruire un tavolo tecnico in grado di dare una risposta complessiva a tutti i lavoratori.

Abbiamo elaborato un programma che in una parte è stato realizzato; è stato attivato nell'immediato il "Doppio Quinto", abbiamo aumentato le frequenze, perché questo si poteva fare, perché c'era la documentata esigenza, abbiamo portato il numero degli operatori dagli iniziali 250 a 360 in funzione di questo ulteriore provvedimento, abbiamo valutato l'ipotesi di adottare degli scivoli per quella cinquantina di lavoratori che stavano per maturare il diritto alla pensione e abbiamo collocato alcune unità in servizi analoghi della stessa amministrazione, in più abbiamo chiesto alle aziende di attivare i processi di cassa integrazione per alcune unità.

Ora, in alcune parti questo accordo è stato attuato mentre in alcune altre abbiamo avuto delle complicazioni che sono indipendenti dalla nostra volontà, perché gli Istituti previdenziali contestano un principio di continuità aziendale nell'attivazione della cassa integrazione, cosa che noi abbiamo largamente contestato; l'Assessore sta seguendo i problemi anche presso lo Stato perché si tratta di uno strumento in deroga, quindi credo che riusciremo a risolvere anche questo problema.

Stiamo tuttavia studiando e approfondendo la possibilità di utilizzare anche i fondi della legge finanziaria perché nell'ambito del Programma generale sul lavoro possano essere trovate formule che, in qualche modo, vengano incontro all'esigenza di contemperare tempi e modi dell'assorbimento complessivo, cioè un accordo che scrive la volontà della Giunta di tenere conto di questi problemi.

La Giunta però chiede al Consiglio di non dimenticare che risolvere questi problemi, che si sono protratti per così tanti anni, in una condizione di gestione giuridicamente corretta, è una questione che attiene a tutto il sistema istituzionale e che deve essere accompagnata anche da dei tempi e delle comprensioni che sono molto ben al di sotto dell'intendimento della Giunta di provvedere; cosa che noi continueremo a fare utilizzando tutti gli strumenti propri, compreso quello che abbiamo proposto nella legge finanziaria e che prevede di allargare la possibilità di utilizzo della legge numero 20 del '93 anche per fattispecie collegate ai gestori di servizi.

Adesso anche questo strumento, con la nuova dotazione finanziaria, potrà essere utilizzabile; però sostanzialmente noi continuiamo a prestare attenzione a questo, chiediamo i tempi necessari a risolvere problemi che non sono attinenti alla decisione e alla responsabilità della Regione, ma che sono stati bloccati per incongruenze che stiamo cercando di risolvere sul piano nazionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Uras per dichiarare se è soddisfatto.

URAS (R.C.). Chiaramente non sono soddisfatto. Acquisisco peraltro una parte dell'intervento dell'Assessore come una dichiarazione di disponibilità ad affrontare il problema; trasformiamo pertanto questa interpellanza in una mozione, perché secondo me vale la pena di discutere sui parametri e sui richiami che fanno gli organi di contabilità pubblica, su queste materie, cioè parliamo di persone che devono lavorare.

Mi si spieghi, signor Presidente, io non sarei in condizione di farlo, come si può obbligare una persona lavorare quattro ore in un'intera provincia, ma ogni ora in un posto diverso, altrimenti perde il posto di lavoro, se non si presenta perde il posto di lavoro e, contemporaneamente, assumere, violando gli accordi e anche i contratti, personale di agenzie di lavoro interinale. C'è uno sfruttamento tra le pieghe di questa legislazione che è moralmente inaccettabile e noi vigileremo perché credo che gli organi, anche quelli della magistratura, non solo quella contabile, anche l'altra, debbano intervenire, per verificare come è l'organizzazione di questo tipo di lavoro. Si va al risparmio! Si va al risparmio dove non si deve risparmiare, si accumulano soldi che non si spendono.

Gli istituti di previdenza, inoltre, sostengono che un lavoratore che passa da una società ad un'altra in un appalto, così com'è previsto dalla legge, non abbia continuità di servizio, abbia un'interruzione, per questo non gli viene riconosciuto neppure l'ammortizzatore sociale in deroga. Io invito la Giunta a dare un segnale. L'articolo 6 della finanziaria prevede una dotazione di 3 milioni di euro, c'è la possibilità di fare un'anticipazione. Forzi, la Giunta, anticipi quei mesi di cassa integrazione e apra una vertenza con lo Stato perché difendere gli umili, gli ultimi, come diceva il Presidente a inizio legislatura, è un mandato che noi dobbiamo esercitare fino alla fine.

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza numero 321.

(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza:

Interpellanza Mattana - Biancu - Pinna - Corda - Manca - Pirisi - Sabatini - Cherchi Silvio - Espa - Meloni - Pacifico sulla situazione relativa all'interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di Monte Nieddu.

I sottoscritti,

premesso che, per far fronte alla grave emergenza idrica che affligge l'intero territorio regionale, con particolari problemi nell'area meridionale dell'Isola, nell'ambito del Programma operativo regionale (POR) dell'Obiettivo 1, la Regione Sardegna ha attribuito al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale il finanziamento dei lavori di realizzazione della diga sul rio Monte Nieddu;

constatato che l'intervento interessa i Comuni di Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Capoterra, Domus de Maria e Teulada e che lo stesso è finalizzato ad eliminare il deficit idrico, irriguo e potabile della fascia costiera sud-occidentale del golfo di Cagliari;

considerato che l'invaso di Monte Nieddu, per la sua consistenza, riveste una importanza strategica per gli usi idropotabili e irrigui non solo per l'area interessata, ma interviene in maniera funzionale all'ottimizzazione dello stesso sistema del Flumendosa;

premesso che:

- i lavori di cui trattasi sono stati aggiudicati all'associazione temporanea d'imprese Dragados y construcciones PO SA - Fomento de construcciones y contratas SA - Grandi lavori Fincosit Spa, la cui consegna è avvenuta il 21 gennaio 1998 e la loro ultimazione era fissata al 21 gennaio 2002;

- altresì, il Consorzio di bonifica, a causa di sopravvenute complicazioni di carattere tecnico, in particolare di natura geologica, aveva significato al Ministero dei lavori pubblici ed all'Assessorato regionale dei lavori pubblici l'impossibilità di rispettare il termine per il completamento degli stessi e la necessità, per completare l'opera, di integrare urgentemente le somme disponibili fino all'importo originario dell'appalto;

rilevato che, successivamente, il CIPE, nella seduta del 28 settembre 2004, approvava il rifinanziamento per euro 52.033.000 dei lavori per il completamento dell'opera;

constatato che, alla data del 18 dicembre 2001, l'impresa appaltatrice ha eseguito lavori pari al 30 per cento del totale appaltato e finanziato e il 19 dicembre 2001 la stessa ATI appaltatrice dei lavori ha proposto domanda di arbitrato contenente la richiesta di risoluzione del rapporto contrattuale e che, di conseguenza, si è instaurato un contenzioso tra impresa e Consorzio di bonifica che, a sua volta, ha richiesto la risoluzione del rapporto contrattuale de quo per fatto e colpa della ditta appaltatrice;

rilevato che da allora e, quindi, da circa cinque anni, i lavori risultano interrotti con grave danno per il territorio e serio pericolo di perdita dei finanziamenti ottenuti, con la conseguenza che circa 70 persone hanno visto pregiudicato il proprio posto di lavoro con gravi ripercussioni sul tessuto sociale del territorio;

ricordato che, nel mese di giugno 2007, per iniziativa dei sindaci dei comuni interessati, sono stati convocati nel luogo dove sorge il cantiere della erigenda diga i rispettivi consigli comunali, alla presenza del commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e dell'Assessore regionale dei lavori pubblici, che ha ribadito l'impegno della Regione per il completamento dell'opera, ritenuta strategica per lo sviluppo e la crescita del territorio;

rilevato che i mutati fattori climatici stanno determinando il ripresentarsi ciclicamente del fenomeno della siccità nella nostra Regione, come emerge dai dati sulle piogge registrati dal Servizio agro meteorologico (SAR), dal mese di ottobre 2007 al mese di aprile 2008, che evidenziano il verificarsi della terza annata consecutiva di siccità, quasi ai livelli record che si sono avuti tra il 1990 ed il 2001;

sottolineato che, in conseguenza dell'interruzione dei lavori, si è in presenza di una situazione del territorio di grave compromissione dal punto di vista ambientale in un territorio di grande pregio e la mancata ripresa dei lavori determinerebbe una situazione di scempio ambientale irreversibile, per cui si rende necessario ed urgente ultimare le opere e procedere ad una sistemazione del sito;

considerato che, successivamente alla riunione dei consigli comunali, si è attesa la conclusione dell'arbitrato che, purtroppo, ha avuto esito negativo non essendo stato raggiunto alcun accordo in quella sede tra l'ATI ed il Consorzio di bonifica;

sottolineato che, nonostante siano trascorsi altri mesi, non si hanno notizie in ordine all'affidamento dei lavori ad altra impresa o circa le prospettive esistenti per il completamento dell'opera, che si rivela ancora di più strategica per la risposta al fabbisogno idrico e per lo sviluppo del territorio,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere:

quale sia ad oggi il quadro giuridico e amministrativo riguardante l'opera in oggetto;

quali determinazioni intendano adottare il Presidente della Regione e la Giunta regionale affinché si possa addivenire in tempi rapidi ad una ripresa dei lavori per il completamento di un'opera, oggi ancora di più di importanza strategica, per dare risposta al fabbisogno idrico della Sardegna meridionale e per favorire lo sviluppo dei territori della costa sud occidentale. (321).)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

MATTANA (P.D.). Signor Presidente, quasi sette anni fa, nel febbraio del 2002, assistevo, allora quale sindaco del comune di Sarroch, in questa stessa Aula, insieme ad altri sindaci e a molti amministratori del territorio, a un dibattito sulla gravissima emergenza idrica e sulle problematiche aperte dall'interruzione dei lavori per la realizzazione della diga di sbarramento di Monte Nieddu. I lavori, infatti, erano stati consegnati nel gennaio del 1998 e si erano interrotti nel dicembre del 2001 con l'inizio di un contenzioso tra l'ATI appaltatrice dei lavori e il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, che era la stazione appaltante.

La discussione, ricordo allora molto partecipata, si concludeva con un ordine del giorno unitario che impegnava la Giunta regionale a reperire le risorse finanziarie necessarie per l'immediata ripresa dei lavori per il completamento della diga, individuando soluzioni per dare continuità occupazionale alle maestranze impegnate nella costruzione della diga.

Credo, nel rileggere il contenuto di quella mozione e dell'ordine del giorno, che molte considerazioni siano ancora attuali e che purtroppo, nonostante gli sforzi fatti, quell'opera resti ancora una grande incompiuta, annoverata tra quelle a livello nazionale; quel territorio reca una ferita ambientale che è l'unico ricordo dopo sette anni di rinvii e di battaglie giudiziarie.

Ma forse è necessario fare un breve passo indietro per dire che la Regione sarda, per far fronte alla grave emergenza idrica che colpiva l'intero territorio regionale, aveva assegnato con il POR 1994-2000 al Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale un finanziamento di circa 100 miliardi di vecchie lire per la realizzazione della diga sul rio Monte Nieddu, un'opera che interessa i comuni nella fascia costiera sud occidentale da Capoterra a Teulada, finalizzata ad eliminare il problema dell'emergenza e della carenza idrica, ma che per la sua importanza ha una funzione strategica per l'intero bacino del Flumendosa. La diga, che ha una capacità di 36 milioni di metri cubi deve essere realizzata con una tecnica costruttiva innovativa, che è quella del calcestruzzo rullato che utilizza le ceneri prodotte dalle centrali ENEL della Sardegna.

Proprio la mancanza della qualità e quantità di queste ceneri ha determinato i gravissimi ritardi e anche il contenzioso che si è poi instaurato. Infatti nel dicembre del 2001 l'impresa appaltatrice interrompeva i lavori e domandava la risoluzione del rapporto. Nella stessa data erano stati realizzati lavori per circa il 30 per cento del totale per 34 miliardi di vecchie lire. I ritardi hanno determinato anche la revoca del finanziamento da parte dell'Unione europea; devo però riconoscere che, grazie all'impegno del Presidente della Regione e dell'Assessore ai lavori pubblici, il CIPE, nel settembre del 2004, ha approvato un ulteriore finanziamento di 52 milioni di euro per il completamento dell'opera. Lo stesso Presidente ha, con una lettera al CIPE, evidenziato la priorità dell'opera perché di interesse regionale e strategica nel settore delle risorse idriche.

Il Presidente della Regione si è recato sui luoghi interessati con l'Assessore e ha visto lo scempio ambientale e il gravissimo e quasi irreversibile danno che è stato arrecato a quel territorio che, ricordo, è una delle porte d'accesso del parco del Sulcis, la più grande foresta del Mediterraneo. Il contenzioso giudiziario è andato avanti, da ultimo c'è stato un collegio arbitrale che peraltro si è concluso con un nulla di fatto.

Questa è la storia breve, recente, di un'opera attesa da quarant'anni dalle popolazioni di quel territorio; un'opera che voleva e vuole scongiurare l'emergenza idrica che pareva essersi allontanata e che si è ripresentata invece con allarmante gravità. La scorsa estate decine, centinaia di aziende agricole di quel territorio hanno visto quasi pregiudicato il proprio prodotto, che esportano a livello nazionale e internazionale, per una siccità senza precedenti e l'Assessorato è dovuto intervenire con mezzi di emergenza per risolvere il problema. Io credo quindi che non si possa più temporeggiare, c'è bisogno di dare risposte, risposte concrete a quel territorio che ha un limite forte nel suo sviluppo per la mancata realizzazione di una infrastruttura strategica per il territorio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.

MANNONI, Assessore tecnico dei lavori pubblici. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, signori Assessori, io ho avuto modo di prendere posizione sulla questione "diga sì, diga no" nel corso di una intervista televisiva su Rai Uno del 17 agosto. Come saprete c'è anche una opposizione a questa diga da parte di un certo movimento ambientalista che infatti era rappresentato in trasmissione.

In quella occasione io ho ribadito che la diga si farà, che è volontà della Regione completare quell'intervento già iniziato da tempo, come diceva l'interpellante, e portarlo a termine. L'ho detto in modo esplicito, ma ho anche affermato che tutte le problematiche ambientali, sulle quali mi soffermerò in seguito brevemente, verranno comunque risolte.

Qual è oggi il problema inerente questa diga? Qual è lo stato di attuazione di questa diga? Come ha già detto l'interpellante, è stato fatto un appalto nel 2001, i lavori sono stati sospesi dall'inizio del 2002; il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale decise di rescindere il contratto che non fu rescisso perché la Giunta di allora, nel 2002, mediò per trovare un accordo.

Su questo accordo sono passati anni, anni che hanno visto impegnati anche questa Giunta e il sottoscritto in una lunga e controversa mediazione. Non dimentichiamo che si tratta di un rapporto contrattuale difficile, complesso, un appalto di alto valore finanziario, una controversia che contrapponeva delle imprese agguerrite a un Consorzio di bonifica; inoltre, lo sapete, le regole sugli appalti, le regole sul contenzioso sono regole ferree, non ci sono, come dire, i diritti che possono essere oggetto di transazione libera. In questi anni abbiamo cercato tutti gli strumenti giuridici, anche in accordo col Governo nazionale, per mediare fra le posizioni, arrivando persino a un arbitrato irrituale.

Questa mediazione non ha sortito effetto. L'arbitrato irrituale non ha dato esito positivo per il fatto che le pretese dell'impresa appaltatrice erano altissime, credo, se non ricordo male, che chiedesse 28 milioni di euro di riserve, mentre invece il Consorzio poteva arrivare fino a 6 milioni. Questa contrapposizione netta tra le due parti ha portato alla chiusura del rapporto. La chiusura del rapporto oggi vede anche fisicamente, per fortuna, la società appaltatrice abbandonare il cantiere, lo sta facendo in questo periodo.

Il Consorzio di bonifica, anche dietro nostra pressione, nel frattempo ha aggiornato il progetto, nel senso che ha utilizzato una perizia già approvata nel 2004 aggiornandone i prezzi, e nel mese di settembre lo ha inviato all'Assessorato per la valutazione dell'Ufficio tecnico istruttore - l'UTR - e per la successiva approvazione e l'appalto. Quindi, si può dire che siamo in una fase avanzatissima del procedimento.

Il Ministero dell'ambiente, nel 2007, ha però sollevato, lo dico velocemente, un problema ambientale sostenendo che questo progetto dovesse - per varie motivazioni, non ultima quella di una ormai lontana approvazione del progetto principale -essere soggetto a una valutazione ambientale aggiornata.

Su questo problema si è instaurato una sorta di rapporto epistolare con il Ministero dell'ambiente che oggi ha, in qualche modo, accolto le segnalazioni e le motivazioni del Consorzio, appoggiate anche dalla Regione e ha chiesto alla Comunità europea una risposta veloce.

La richiesta del Ministero dell'ambiente è di agosto, noi contiamo di recarci a Bruxelles, proprio nel corso di questo mese per cercare di trovare una soluzione definitiva. Tra l'altro, una soluzione della questione ambientale di Monte Nieddu (per la sua fattispecie è un progetto vecchio approvato nel 1998, quando ancora la legge dipartimentale non esisteva), ha un'efficacia e una portata più ampia a livello nazionale, perché così come Monte Nieddu esistono tanti altri progetti in questa situazione. Noi contiamo di avere una risposta, speriamo positiva, in modo tale che entro l'anno e anche prima della fine dell'anno si possa arrivare alla pubblicazione del bando e all'appalto dell'opera.

Si è anche tentato, lo dico subito, di affidare i lavori alla seconda impresa aggiudicatrice dell'appalto originario attraverso una serie di interpretazioni normative, ma questa strada ci è stata poi sconsigliata dall'Avvocatura dello Stato.

I lavori, comunque, sono stati realizzati, come diceva l'onorevole Mattana, al 33 per cento, sono lavori già importanti che hanno in parte anticipato il lavoro conclusivo ma hanno compromesso l'ambiente L'importanza di questa diga (riconosciuta negli atti di programmazione ufficiale della Regione) è sottoscritta dalla Regione per tre motivi; servirà per uso irriguo delle aree sottese con un consumo di almeno 10 milioni di metri cubi all'anno ; per uso civile o potabile, con una erogazione di almeno 5-6 milioni di metri cubi e anche per uso industriale con una distribuzione di almeno 3 milioni di metri cubi.

Dico anche però che questa diga ha una notevole importanza dal punto di vista naturalistico, perché una diga che abbia un invaso pieno in quella zona ha un effetto di arricchimento, non di sottrazione, di valore ambientale; inoltre, e continuiamo a parlare dal punto di vista ambientale, quella diga ha anche la funzione di proteggere tutta l'area sottostante dove le, ormai non più infrequenti, piogge torrenziali hanno creato danni notevoli. Vi è quindi un effetto di laminazione che è fondamentale agli effetti della protezione dell'ambiente, della natura, delle popolazioni.

Quindi, la Regione è impegnata - lo è stata in questi anni e lo è ancora oggi -a far sì che entro quest'anno venga approvato il nuovo bando di gara per il completamento della diga di Monte Nieddu.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Mattana per dichiarare se è soddisfatto.

MATTANA (P.D.). Signor Presidente, io ho preso atto delle dichiarazioni dell'Assessore, ma è un po' difficile dichiararsi soddisfatti perché le ragioni che secondo alcuni ostacolano la realizzazione di questa diga sono, invece, quelle che ne richiedono una rapida conclusione.

L'emergenza idrica, come dicevo, non è affatto superata, anzi, è nuovamente di drammatica attualità; infatti gli ultimi dati del Servizio agro-meteorologico regionale (SAR), quelli registrati da ottobre 2007 ad aprile 2008, hanno evidenziato il verificarsi della terza annata consecutiva di siccità (ciclicamente si ripresenta), con livelli pari quasi a quelli record degli anni 1990-2000.

L'estate scorsa il territorio ha provato, drammaticamente che cosa significa la siccità e la Regione è dovuta intervenire con condotte volanti e anche con l'uso delle autobotti per approvvigionare la risorsa idrica, riportando indietro le lancette dell'orologio a molti anni fa e noi di quel periodo non abbiamo nostalgia, Assessore. Questo è il primo motivo.

L'altro motivo è che in quel territorio c'è un danno ambientale. E' una delle porte di accesso del Parco del Sulcis dove, tra l'altro, sono presenti oltre due mila esemplari di cervo sardo che in questo periodo devono scendere a valle per trovare la risorsa idrica e, conseguentemente, gli agricoltori sono costretti a erigere recinzioni. Quindi, è un fatto che ha valenza ambientale.

Io prendo atto dell'impegno e anche della volontà di procedere; credo però che debba essere dato un segnale concreto al territorio interessato entro questa legislatura e che questa maggioranza e questo Governo regionale, quindi, si debbano caratterizzare per la volontà di completare quest'opera. Un'opera, come diceva l'Assessore, importante per limitare la carenza idrica e perché recupera quel territorio offrendo anche nuove opportunità dal punto di vista naturalistico e ambientale.

PRESIDENTE. Il Consiglio è convocato per martedì, 7 ottobre, alle ore 10, per la prosecuzione dell'ordine del giorno che era stato precedentemente comunicato.

La seduta è tolta alle ore 15.