Seduta n.280 del 23/01/2007 

CCLXXX Seduta

(Pomeridiana)

Martedì 23 gennaio 2007

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Secci

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore le 17 e 31.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 17 gennaio 2007 (274), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Salis ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana di martedì 23 gennaio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Discussione della mozione: "La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione" (105)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 105.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che la precedente mozione di censura, presentata e discussa in data 28 novembre 2006, esprimeva una sostanziale sfiducia nei confronti del Presidente della Regione;

PRESO ATTO della volgare sfida rivolta al Consiglio regionale della Sardegna dal Presidente della Regione, il quale ha affermato che i Consiglieri regionali temono la presentazione di una mozione di sfiducia che, qualora approvata, li priverebbe dello status e delle gratificazioni economiche connesse al loro ruolo istituzionale,

dichiara

ai sensi e per gli effetti degli articoli 35 e 37 dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna la sfiducia al Presidente della Regione e alla Giunta regionale. (105).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

Il Presidente sta arrivando, possiamo iniziare nel senso che…

Iniziamo, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Io non ho problemi a iniziare. Credo che per la serietà e la dignità di questo confronto sia più giusto che ci sia il Presidente, anche per rispetto per l'istituzione.

PRESIDENTE. Il Presidente era qui ed è qui, sta arrivando in aula…

LA SPISA (F.I.). Non sto polemizzando…

CAPELLI (U.D.C.). Aspettiamo un attimo.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sta arrivando, onorevole La Spisa.

(Silenzio in attesa che arrivi il Presidente della Regione)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole La Spisa, prego.

LA SPISA (F.I.). Questa legislatura è, come tutti sappiamo, la prima plasmata dalla forma di governo presidenziale ed è iniziata con un programma di governo che si è definito fin dall'inizio particolarmente innovatore, talmente innovatore da raggiungere, sia nei contenuti sia nel metodo proposto e poi attuato, i connotati di un governo rivoluzionario. E' stata lanciata fin da subito da questo governo una sfida formidabile innanzitutto nei confronti dell'instabilità, della debolezza, della inaffidabilità del sistema politico sardo che ha governato negli ultimi 10-15 anni, non solo negli ultimi cinque. La sfida quindi è stata rivolta all'esperienza sia della prima sia della seconda Repubblica. L'obiettivo era eliminare lo spreco di risorse, l'assenza di programmazione e di pianificazione territoriale, l'asservimento alla speculazione immobiliare, la carenza di tutela dell'ambiente e del paesaggio, la subalternità di questa Regione rispetto alla politica finanziaria (vedi la vertenza sulle entrate poi) sia alla politica militare dello Stato; sono stati questi dei punti negativi su cui si è concentrata la critica della coalizione vincente. E l'azione di governo di questi primi anni della legislatura è stata proprio contraddistinta dalla ripetizione quasi ossessiva in Aula, fuori dall'Aula, di questi giudizi sul passato e il governo regionale ha affrontato sin da subito alcune questioni, ha modellato le leggi finanziarie a partire dall'obiettivo del risanamento e quindi all'obiettivo dell'abbattimento del disavanzo e del debito e per sostenere il peso della impopolarità di questi tagli si è enfatizzata -ripeto, ossessivamente - la irresponsabilità della spesa negli anni precedenti. E questo è stato fatto dimenticando due cose fondamentali. La prima è che il disavanzo è partito già da metà degli anni '90 e che questo trend, che nell'ultima parte dei primi anni 2000 ha raggiunto il suo apice, corrispondeva però al contenimento dei trasferimenti statali per far fronte al deficit finanziario dello Stato e ha costretto la Regione Sardegna a far fronte a questa carenza con degli artifici contabili, o meglio con una politica finanziaria e di bilancio che, pur formalmente corretta, tendeva a espandere il livello delle entrate artificiosamente con delle prenotazioni di debito, così come si diceva dovessero essere definite le autorizzazioni all'indebitamento. E la polemica contro il malgoverno passato è stata quindi utilizzata per nascondere alcune scelte - ed è questa la prima critica - fatte lucidamente, scelte orientate a realizzare vere e proprie espropriazioni, vere e proprie punizioni di massa; così è accaduto per il sistema della formazione, così è accaduto per il sistema dello sport e della cultura, così è accaduto per il sistema della libertà scolastica e a coronamento di tutto questo si è detto, proprio in questi ultimi mesi, in queste ultime settimane, il risanamento è compiuto. Ma come è possibile che il disavanzo sia crollato dalla cifra che viene continuamente ripetuta ai livelli così bassi come quelli che abbiamo registrato a seguito dell'approvazione della legge sull'esercizio provvisorio? La risposta è semplicissima ed è proprio nella premessa che ho fatto. Questo è un governo che si è voluto definire in qualche modo rivoluzionario, un governo un po' di salute pubblica, e si è presentato, come tutti i governi rivoluzionari, con tutti i pregi, pochissimi, e i molti difetti. Il principale difetto della cultura rivoluzionaria è quello che per il buon fine della rivoluzione tutto è lecito, sono lecite le epurazioni di cittadini e di imprese, è lecita la propaganda a qualunque costo, a qualunque costo, anche per le casse pubbliche ed è lecita la menzogna. E così abbiamo assistito a ciò che si è registrato in quest'Aula proprio il 28 di dicembre scorso, quando per non dover riconoscere che l'obiettivo del ripianamento del disavanzo non era stato raggiunto nel 2006, non volendo fare una variazione di bilancio per riportare il livello del disavanzo alla cifra corretta, si è inventato con un colpo di teatro un modello, un modello di finanza creativa, che è consistito nell'accertamento di una somma in entrata nell'esercizio del 2006, pur trattandosi di trasferimenti dello Stato che sono di competenza del 2013, 2014 e 2015. La scelta è stata veramente fantasiosa ed è grave, ed è grave ancora più di tante altre cose pur gravi che abbiamo registrato in quest'Aula. E' grave perché introduce un elemento di instabilità, introduce una disinvoltura nella materia contabile finanziaria che potrebbe essere, se questa norma non venisse dichiarata illegittima, potremo assistere ad altre anticipazioni di entrate future, probabilmente da destinare non solo al risanamento, che potrebbe essere anche un obiettivo apparentemente innocuo, ma indirizzate invece alla copertura di flussi di spesa che verrebbero immessi nel sistema economico sardo e che autorizzerebbero - se queste passasse sotto silenzio e passasse inosservato - autorizzerebbero anche altre amministrazioni pubbliche a fare altrettanto, a rivendicare la legittimità di un metodo analogo. Abbiamo assistito cioè a un modello che noi riteniamo davvero inaccettabile, un Governo innanzitutto "contro", è stato così anche per la politica, non solo per la politica finanziaria, ma anche per la politica urbanistica e del paesaggio. Il Governo di centrosinistra, fin dal suo avvio, ha scelto contenuti e metodi propri dell'integralismo ambientalista ottenendo, di fatto, sia attraverso la legge sia attraverso il Piano paesaggistico regionale di ingabbiare la politica di sviluppo e la politica del territorio della Regione attraverso una rete di regole che impediscono qualunque nuova iniziativa, non solo nelle zone costiere ma in tutto il territorio, e d'altra parte una gabbia che, però, non lascia liberi tutti tranne chi è al vertice del potere decisionale, cioè la Giunta regionale e ciò a danno sia del Consiglio, sia delle autonomie locali. L'effetto evidente è quello di una profonda modifica sia del valore immobiliare delle aree, sia una modifica delle leggi esistenti in questa materia che costituisce, di fatto, il cuore pulsante dell'autonomia locale. Ora noi dobbiamo, credo, anche in questa sede pensare a quello che è l'obiettivo di tutti, cioè, noi dobbiamo avere un percorso per lo sviluppo della Sardegna. L'obiettivo, anche dell'opposizione, è quello di disegnare politiche di sviluppo e non solo come retorica ma con un percorso, con un progetto che indichi degli obiettivi e che indichi una speranza, una speranza della meta. Noi abbiamo bisogno, sì, di un progetto, ma abbiamo bisogno soprattutto della crescita di un soggetto forte e un soggetto non è fatto solo da una maggioranza di Governo. Ed è per questo che noi abbiamo detto, lo stiamo dicendolo, lo diremo ancora nei prossimi mesi che il cuore della politica regionale è la politica economica, ma è anche la politica culturale ed educativa, sono questi i veri pilastri di un vero e forte progetto di sviluppo. Quello attuale... nel confronto politico è importante il confronto tra i progetti, ma è importante il confronto tra i soggetti. Qual è il soggetto politico che oggi governa? Il soggetto politico che governa è, di fatto, un modello centralista, un modello dirigista, che deriva esattamente dall'incontro tra la personalità di un imprenditore ostinato - non lo dico io, lo ha detto il suo pubblicitario in campagna elettorale e non è, quindi, un'offesa - tra la personalità di un imprenditore dirigista quasi per definizione di se stesso e la cultura egemonica della sinistra. Questo è ciò che sta governando la Sardegna in questo periodo e noi abbiamo veramente bisogno di altro, noi abbiamo bisogno di fiducia. Il problema è che si sta determinando in questa Regione un distacco tra la Regione stessa e la realtà della Sardegna. C'è un distacco forte tra l'apparato, tra l'amministrazione, tra il Governo e, di fatto, quindi anche tra Consiglio regionale e le associazioni, le scuole, i territori, gli enti locali. E' la prima volta che vediamo una Regione "contro", innanzitutto contro! E' fortissima la pars destruens, debolissima la pars costruens, ancora non abbiamo visto nulla! E' come se si volesse superare ancora una anomalia, l'anomalia di un sistema imprenditoriale che vuole essere libero dal potere politico e forse le intenzioni del Presidente erano quelle di ridare libertà al potere, alla realtà imprenditoriale, ma la sua intenzione, forse buona, dell'origine si è tramutata in un'azione di Governo che dai primi passi, dalle prime decisioni si è orientata a voler colpire realtà imprenditoriali, a voler colpire realtà autonome, gli enti locali, così come in questi ultimi giorni sta accadendo, così come è accaduto nella redazione del Piano paesaggistico regionale, attraverso cioè lo svuotamento di una legge che dava la politica del territorio agli enti locali. Quel che sta accadendo per i Comuni è che oggi non sanno quel che possono autorizzare, quello che possono concedere, tutto deve passare attraverso i meccanismi dell'intesa, attraverso la riedizione, la riformulazione dei Piani urbanistici comunali che dovrà essere fatto, di fatto, sotto l'egemonia della Regione. Così come progetti imprenditoriali che sono stati esaminati, autorizzati, sottoposti a procedimenti complessi - gli accordi di programma - l'ultimo caso, quello che tutti conosciamo che riguarda una realtà, un progetto imprenditoriale nel comune di Cagliari, che sei anni fa è partito con un accordo di programma in cui tutti evidentemente non dormivano, Presidente, credo che non dormisse la Regione, come non dormissero i sovrintendenti che hanno dato le autorizzazioni e che oggi vengono messe in discussione, togliendo al sistema la certezza del diritto. Così come nella politica sanitaria in questi giorni abbiamo visto posizioni, decisioni verticistiche per cui un Piano sanitario regionale viene concepito come un grande orpello, un grande contenuto vuoto di buone proposizioni di principio, ma che di fatto si materializzano in una delega assoluta nei confronti della Giunta regionale su tutte le decisioni, anche quella tanto discussa in quest'Aula sulla realizzazione dell'ospedale di Cagliari si è conclusa in questo modo, con l'accettazione da parte della sinistra di una imposizione di un metodo e cioè che la Giunta regionale sarà quella che deciderà, tutt'al più sentita la Commissione consiliare competente e le autonomie locali. Si sta accettando tutto ed è questa la cosa che più inquieta, che tutti siano in silenzio ad accettare, ad accettare decisioni che non nascono da uno sguardo sereno, positivo sulla realtà della Sardegna. Io personalmente sono rimasto colpito da alcune dichiarazioni, alcuni contenuti delle dichiarazioni programmatiche nella prima seduta in cui si parlava di programma di Governo di questa legislatura. Quando il Presidente fece quell'esempio del costruttore che va nel cantiere e non si preoccupa di come vengono avviatati i cacciaviti, se si fa un muretto o se se ne fa uno più grande, ma chiede a un certo punto al direttore dei lavori qual è il senso di questa costruzione. Qual è il senso? E abbiamo sperato che questa parentesi nel confronto politico di questi anni, una parentesi lunga purtroppo, cioè una parentesi determinata da un governo che viene preso in mano quasi prendendo il potere per strada da un imprenditore considerato da chi l'ha votato un imprenditore illuminato e abbiamo pensato in quel momento e sperato che forse pur sconfitti potevamo avere un interlocutore che avesse chiaro innanzi tutto nel confronto qui in Consiglio regionale con le forze politiche ma soprattutto con la società sarda avesse in mente di cercare, non da solo, ma insieme a questa società, insieme alla politica che la rappresenta, il senso, il senso della costruzione, dello sviluppo economico della Sardegna. Ci siamo sbagliati purtroppo, ci siamo sbagliati perché non c'è stata una occasione in cui questo Presidente ha chiesto di cercare insieme il senso dello sviluppo della Sardegna, il senso della costruzione che deve partire da questa istituzione. Abbiamo visto in questi mesi un Presidente preoccupato di un orizzonte sempre nero, sempre scuro, di nemici, di nemici della democrazia, di nemici della libertà, di nemici della giustizia, della solidarietà, un Presidente preoccupato di individuare speculatori più che imprenditori, un Presidente preoccupato e che guarda alle associazioni dei lavoratori, degli imprenditori, alle associazioni più varie della società civile come dei potenziali nemici dell'istituzione regionale, i Comuni come dei soggetti da tutelare perché assoggettabili facilmente a quella speculazione che può dare da anni alla Sardegna. Il vero problema non è neanche, o meglio, passa attraverso la politica urbanistica, il Piano paesaggistico, passa attraverso le scelte del Piano sanitario regionale, passa attraverso le scelte della politica finanziaria, delle tasse che ha messo non dicendoci neanche quanto ha incassato fino ad ora, passa attraverso una politica dell'entrata, delle entrate fatta in un senso e con un tono contro un governo di centrodestra e con un senso e con un tono diverso con un governo di centrosinistra, passa attraverso tutte queste cose. Ma il vero problema, il motivo vero per cui noi oggi chiediamo che il Consiglio dia la sfiducia a questo Presidente è che questo Presidente potrebbe anche incassare la fiducia ma il problema è che non dà fiducia alla Sardegna, il problema della fiducia, il problema di questo governo è che la Sardegna oggi è instabile, è incerta, lo hanno detto gli imprenditori poco tempo fa, e sono stati catalogati come gli imprenditori, come palazzinari, la Confindustria come l'associazione dei costruttori poi ci si lamenta e si definisce insulto quello che può dire un consigliere di opposizione usando comunque parole che sono contenute nel vocabolario italiano, ma è forse un insulto minore quello di definire la situazione degli industriali sardi come l'associazione dei costruttori? Questo è ciò che pensa il Presidente del sistema imprenditoriale sardo? Allora, il problema vero è che noi siamo convinti, noi siamo convinti che la Sardegna così come qualunque nave che voglia navigare e che voglia andare avanti e raggiungere una meta deve avere certamente un capitano che si faccia rispettare, certamente la nave per viaggiare ha bisogno di un capitano, ma ha bisogno anche di buoni marinai, ha bisogno di un buon equipaggio e la nave non ha soltanto il bisogno di un buon capitano e di un buon equipaggio ma ha bisogno anche di un capitano che capisca e stimi il suo equipaggio, nell'equipaggio non ci sono solo i suoi amici "politici", non esiste soltanto la sua maggioranza, esiste anche un sistema politico di opposizione che non è stato mai sentito. Io ho non chiedo scusa, Presidente, per quello che ho detto qualche giorno fa, non posso chiedere scusa né chiedo tantomeno clemenza, non mi interessa assolutamente, quello che ho detto è ciò che pensano e purtroppo non possono dire pubblicamente migliaia e migliaia di sardi, potrei ritrattare io ma loro non ritratterebbero. Voi forse potrete ancora ottenere, lei Presidente otterrà ancora da quest'aula acquiescente, la fiducia di questa maggioranza ma certamente ha perso molto della fiducia di tantissimi sardi, non sappiamo quanti ma molti sì e poi ha perso anche...

PRESIDENTE. Concluda onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Ha perso, Presidente, ha perso la stima politica, non c'è niente di personale, ha perso la stima politica di chi l'ha ascoltata il primo giorno di questa legislatura avendo fiducia che si potesse avere un confronto serio, alto, con una persona che volesse guardare al positivo che c'è in questa Regione e non solo al negativo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente e colleghi del Consiglio. Io pur non avendo firmato la mozione di sfiducia, partecipo volentieri a questo dibattito perché ritengo che il confronto e il dialogo sia sempre un grande arricchimento, sia una grande risorsa e non un fastidio anzi ritengo che chi si ostina nella sua solitudine, chi si rinchiude nel suo alveo senza dialogare con spirito costruttivo isolandosi dal contesto in cui opera, alla fine crea un'arma contro se stesso più che contro gli altri. Siamo in presenza di un progetto politico che non esiste per il venir meno di un cambiamento di promesse alle quali molti sardi avevano ancorato la fiducia che avevano accordato nella primavera del 2004. Oggi devono purtroppo registrare con profonda preoccupazione lo sfaldamento del tessuto economico socio-culturale complessivo della Sardegna, la ripresa di un tasso galoppante di disoccupazione in tutti i settori produttivi e un incremento esponenziale del livello di povertà nell'Isola che colpisce ormai il 20 percento delle famiglie sarde. Non si può rinunciare all'industria perché senza la produzione di materiali non si può avere occupazione stabile, il precariato come dice tante volte Rifondazione Comunista è sotto gli occhi di tutti, è a livelli inaccettabili, lo afferma il segretario generale della CGIL, "la priorità e la questione sociale, il Piano per il lavoro", incalza il segretario della CISL, "è necessario umanizzare la politica, serve una nuova strategia generale, lo sviluppo deve essere strettamente legato all'occupazione" aggiunge il segretario generale della UIL. Non parlo della Confindustria perché mi porterebbe via molto tempo. Insomma, "dopo i proclami vogliamo fatti concreti" titola "la Nuova Sardegna" di venerdì 5 gennaio dando voce ai sindacati che lanciano un monito al presidente Soru, non si governa senza dialogo, dialogo non c'è e che non c'è stato in questi anni, questa è in sintesi la ragione del malcontento per una politica lontana dai bisogni della Sardegna, estemporanea e conseguenza di un disegno che nessuno conosce. La mozione, per la sua rilevanza politica, mi rivolgo al Presidente del Consiglio, e giuridica, nella classificazione delle norme regolamentari, della prassi parlamentare e della gerarchia delle fonti è lo strumento più alto e più rappresentativo della dialettica tra potere legislativo e potere esecutivo e in quest'aula a mia memoria ha avuto una dignità sempre attenta all'importanza e alle dimensioni delle questioni poste non solo al rispetto delle funzioni e delle prerogative degli organi propri della Regione. Quando poi si trattava di mozione di sfiducia e in particolare di mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione come nel caso in discussione si era e si è in presenza non solo e non tanto di un fatto a forte impatto emotivo e mediatico, cosa normale e direi quasi scontata, specie nei tempi in cui viviamo, ma di un momento politico di rilevanza vitale nella storia della democrazia e delle istituzioni autonomistiche che avrebbe meritato un'attenzione diversa direi una maggiore dignità con un angolo di riflessione autonomo tutto suo, straordinario, libero da ogni qualsivoglia condizionamento di altri argomenti specifici. Anche perché, cari colleghi, questa è la prima volta nella storia della nostra Autonomia, che si discute di una mozione di sfiducia alla figura singola, personale, del Presidente della Regione, eletto direttamente dal popolo. C'è tutta una concatenazione di episodi, fatti, decisioni, atteggiamenti, scelte personalistiche estranee alla prassi parlamentare e procedimentale, forse anche al di fuori delle regole delle responsabilità collegiali e amministrative, che lasciano perplessi e, per certi versi, interdetti. Si sono schivate le responsabilità, rifugiandosi nel programma di governo e nel giudizio futuro degli elettori, volutamente e caparbiamente sottraendosi al confronto, al dialogo e alla concertazione con le parti sociali, con le rappresentanze legittime degli interessi generali e diffusi della nostra comunità, così come ha reso vano il potere di indirizzo e di controllo del Consiglio regionale, ormai ridotto ad un organo di ratifica di decisioni assunte altrove. In questi due anni e mezzo, abbiamo assistito ad una fantasmagorica escalation di iniziative pirotecniche, di sconvolgimento dell'assetto istituzionale a livello locale e regionale, senza un quadro definito e certo di approdo sotto il profilo giuridico, organizzativo, amministrativo e senza un programma di indirizzo e di scelte sull'economia e nello sviluppo socio-culturale, che tenesse conto dei processi di crescita economica che sono presenti nel Paese, in Europa e nel Mondo. Il programma, poi al quale ci si riferisce, è ai più sconosciuto, non c'è un disegno chiaro di riforma, si vive alla giornata nei rapporti con lo Stato, è totalmente assente e in posizione di debolezza nel contesto europeo, dopo le fatiche che questo Consiglio regionale aveva portato ad Amsterdam, a Nizza e in tutte le sedi parlamentari europee. Il terzo anno consecutivo che andiamo all'esercizio provvisorio. I fondi POR 2000-2006 sono ancora per la maggior parte non spesi, molti interventi sono puramente propagandistici e realizzati con procedure che fanno discutere: Sardegna fatti bella, il piano della promozione istituzionale, il calendario dei POR, il libretto delle favole che verrà inviato alle famiglie sarde - che anch'io ho fatto quando ho governato per due anni e mezzo, ma a uso interno col ciclostile, non mandandolo alle famiglie sarde -, le risorse pregresse dello Stato di cui non si ha ancora certezza, l'uscita, Presidente, dall'Obiettivo 1, contrabbandata con ipotetiche risorse aggiuntive, frutto di alchimie contabili finora sconosciute, sono alcuni dei segnali più preoccupanti del fallimento di questa legislatura, nata sotto una stella estranea alla galassia nostra, ovvero di una legge elettorale che non appartiene e non apparteneva alla nostra storia autonomistica. Abbiamo nell'agenda dei lavori dell'Assemblea la legge statutaria, il Presidente del Consiglio ha richiamato, nella conferenza di fine anno, la stagione delle riforme e in maniera specifica lo Statuto di Autonomia; non sono queste, mi consenta Presidente, le madri della riforma, ma è la legge elettorale, che sembra essere stata rimossa dei programmi dei partiti e dagli obiettivi dell'Assemblea. Lo stesso Presidente della Repubblica Napoletano, i vertici del Parlamento italiano hanno più volte ricordato, proprio in questi giorni, che il Paese per imboccare la strada della modernità e del progresso, prima di ogni altra cosa deve essere dotato di una legge elettorale chiara, comprensibile, adeguata agli obiettivi di riforma, senza una legge elettorale condivisa, non si va da nessuna parte; questo è l'ammonimento di tutti partiti e di tutti gli organi più rappresentativi dello Stato nazionale. La Sardegna quindi ha bisogno subito della sua legge elettorale, uno degli obblighi di questa Assemblea. La legge statutaria, che vuole introdurre alcune regole elettorali, in particolare per gli enti locali, è una scorciatoia intollerabile, bocciata da tutti i comuni della Sardegna. Il nostro Statuto di Autonomia, che ha sessant'anni, ma ancora di estrema lucida attualità, conferisce a quest'Assemblea la potestà esclusiva sulle regole elettorali, un obbligo al quale non ci possiamo sottrarre. L'iniziativa e l'ignavia della scorsa legislatura ha dato adito ad un corpo estraneo, di entrare nel corpo vivo dell'Autonomia regionale e di produrre gli effetti devastanti che sono sotto i nostri occhi. Ottantacinque consiglieri regionali, dodici assessori esterni, un Presidente con poteri assoluti, con il potere addirittura di sciogliere questo Consiglio regionale con le sue dimissioni. Un Presidente, una coalizione succube di tale potere, apparentemente libera e autonoma, di fatto bloccata e priva di concorrere al governo della Regione. E' una realtà conclamata e peraltro ci troviamo non in presenza di un Presidente forte in quanto leader, perché il leader sono leader di maggioranza, sono leader di governo, ma sono anche leader di opposizione. Vorrei vedere lo stesso Presidente leader di opposizione. Ma quando un Presidente è forte, o si sente forte, dialoga con la propria maggioranza e pone il suo potere al servizio della Sardegna, dialogando con la minoranza e con l'opposizione. Quando si usa questo potere, invece, per cercare di dividere la maggioranza dalle minoranze, vuol dire che non si è un Presidente forte, ma si è un Presidente debole, ma molto debole, sul piano politico…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Grazie Presidente, colleghi. L'opposizione in Consiglio ha presentato la mozione di sfiducia alla Giunta e di questo noi oggi stiamo discutendo. Io lo dico subito, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, noi non crediamo che voi vi sentiate sfiduciati e, naturalmente, tantomeno crediamo che la maggioranza voterà a favore della nostra mozione. Non ci facciamo certamente illusioni sulla vostra capacità di autocritica. Però, al di là del risultato della Aula, di questa mozione, l'occasione è utile per ribadire il perché di questa mozione, per ribadire perché noi riteniamo che siano venute meno le ragioni che vi consentivano di guidare la Regione, per spiegare ai sardi, seppur nel breve spazio che ci è consentito con i nostri interventi, dove, come e quando avete sbagliato intraprendendo l'azione di governo. Naturalmente non saremo onesti se non lo dicessimo: "Non avete lasciato disastri e prodotto macerie dappertutto, quasi dappertutto, però, questo sì". Voi avete iniziato l'avventura di governo con la promessa del risanamento delle casse della Regione e della Regione nel suo complesso, e quello che avevate promesso ancora, certamente, non l'avete fatto. A noi basta per il momento rimarcare questo ritardo clamoroso che avete accumulato, ci basta analizzarlo per comprendere perché la fiducia, non tanto la fiducia nostra, quanto la fiducia dei sardi e ,soprattutto, quella dei vostri elettori, sia indubbiamente in calo. Mentre prendiamo atto che non c'è traccia di una legge elettorale nuova, una purchessia, perché mi sembra che procedano lenti, come certe tracas alle feste paesane, i lavori per consegnare alla Sardegna un nuovo Statuto d'Autonomia, di una regola generale che costruisca il nuovo rapporto con lo Stato. Sulla partita delle entrate dallo Stato, non io che sono semplicemente un medico di periferia, ma altri studiosi e titolati hanno espresso più di una perplessità circa la possibilità di incassare davvero quei denari, che però figurerebbero già a bilancio. State cioè dicendo ai sardi che quei soldi ci sono, prima ancora di averli incamerati. Ecco perché sono d'accordo con il collega La Spisa sul fatto che voi stiate introducendo un elemento di instabilità su quelle che sono le capacità di spesa della Regione. In compenso siete stati velocissimi a smantellare il sistema della formazione professionale, lasciando a terra morti e feriti, chi ha ingiustamente giovato di quel sistema e ha pure speculato, e chi ha soltanto invece la colpa di aver scelto, pure anche e più semplicemente, soltanto trovato questo lavoro e in tutto fanno 2800 lavoratori, 2800 famiglie sarde nei guai. Non parliamo di sanità, ne abbiamo parlato tanto nelle ultime settimane e del resto è ancora troppo fresco il voto finale sul piano sanitario e non staremo certo qui a ribadire che non avete, non abbiamo, i soldi per realizzare quello che avete approvato. Non ribadiremo nemmeno che intravediamo una volontà politica poco chiara su quello che sarà il futuro degli ospedali cagliaritani. Sulle servitù militari avete, da parte mia, un mezzo complimento che diventerà intero quando le aree torneranno davvero nella titolarità della Regione e quando ci direte, con chiarezza, organicamente come intendete, e con quali risorse, affrontare il problema di un'economia sostitutiva a quella militare nelle città, in quei comuni dove i militari andranno via. Avrete un grazie convinto anche quando ci direte quando intendete bonificare le aree e quando dimostrerete la volontà di dialogare sul futuro di quelle aree con tutti i comuni interessati, e non soltanto con i sindaci che voi considerate amici.

Potrei toccare molti altri temi: continuità territoriale e non solo quella. Ma, su uno voglio fermarmi un attimo: quello del lavoro e dello sviluppo. Perché è assolutamente inutile che andiate in giro a sbandierare dei dati che non esistono, perché oggi come oggi in tutta la Sardegna manca il lavoro, mancano le opportunità per gli imprenditori e nel frattempo i paesi delle zone interne, e talvolta nemmeno tanto interne, si spopolano, conoscono nuova emigrazione e sfruttamento delle persone.

Per queste ragioni e per molte altre ancora vi chiediamo di prendere atto del vostro fallimento, anche se non lo farete noi continueremo ad esercitare quello che rappresenta il nostro ruolo, che non è soltanto di contestazione e di opposizione, ma anche di rappresentazione di un altro governo per la Sardegna: il nostro, certamente migliore del vostro.

Infine, due parole per lei presidente Soru, lei è stato eletto per rappresentare e difendere tutti i cittadini sardi, quelli che lo hanno votato e anche quelli che avevano fatto delle scelte diverse, e fra i cittadini sardi ci sono anche i consiglieri regionali che lei dovrebbe tutelare anche più degli altri, non perché noi siamo migliori, ma perché noi rappresentiamo la massima istituzione della Sardegna, lei dovrebbe comportarsi, non dico come un buon padre di famiglia, ma come un presidente dovrebbe sempre comportarsi con i suoi consiglieri e cioè con il massimo rispetto possibile. Perché vede Presidente, se i politici in genere, e soprattutto i consiglieri regionali, attualmente godono di un indice di popolarità piuttosto basso è anche grazie a lei, è lei il primo che dice che noi siamo assenteisti, che non lavoriamo abbastanza, che guadagnano troppo per quello che facciamo, che la gran parte di noi mai si sognerebbe tali gratificazioni economiche e tali privilegi e che siamo troppo attaccati alla poltrona. Poi, noi ci lamentiamo se qualche manager esprime apprezzamenti poco lusinghieri nei nostri confronti, quando non passa direttamente agli insulti. Ognuno pensa: lo fa il Presidente, siamo tutti autorizzati. Bisogna però riconoscere che quando parla male di noi, spesso non fa distinzione tra centrodestra e centrosinistra, tra amici e tra "nemici". Io voglio sperare, Presidente, visto che per qualche notte lei c'ha fatto compagnia in aula durante l'esame del piano sanitario regionale, spero che si sia accorto che quando c'è da sacrificare il lavoro, gli affetti familiari, il sonno, qualche volta anche un pasto decente, tutti quanti noi, maggioranza e opposizione, non ci siamo mai tirati indietro. Questo credo di poter dire, al di là degli schieramenti, al di là delle convinzioni politiche, degli attacchi strumentali, delle battaglie spesso non sempre corrette e di quello che rappresenta il gioco delle parti, ci pensi Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro.

E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS (Fortza Paris). Grazie, Presidente, signor Presidente della Giunta, Assessori, colleghe e colleghi del Consiglio. Cercherò di svolgere il mio intervento con la pacatezza e la moderazione che mi contraddistinguono, senza che però questo costituisca un pregiudizio al sentimento di amarezza che mi ha colto nel momento in cui il Presidente della Giunta regionale ha espresso in quest'assemblea parole pesanti nei nostri confronti. Lei, signor Presidente della Giunta, ha assunto nell'occasione un atteggiamento caratterizzato da un crescente nervosismo, che non dovrebbe mai trovare albergo nel Parlamento dei sardi, un luogo dove ci si confronta, è vero talvolta con toni accesi e polemici, ma sempre con grande rispetto reciproco e per l'istituzione, in cui momentaneamente siamo chiamati a svolgere il ruolo di rappresentanti del popolo sardo. Io penso che molto del suo nervosismo e del suo atteggiamento intemperante che ella ha mostrato nell'occasione, sia attribuibile alle crescenti difficoltà nel rispondere ad una mozione che poneva a nudo le traversie in cui si trova l'Esecutivo da lei diretto, oltre all'evidente calo di consensi che ogni giorno di più denuncia lo scollamento della disaffezione, che si sono creati tra questa maggioranza all'opinione pubblica sarda. Per quanto ciò non costituisca una giustificazione, è chiaro che le difficoltà nelle quali si dibatte l'Esecutivo regionale siano motivo di forte preoccupazione per lei. Lei che pensava di rivoltare la Sardegna attraverso una rivoluzione riformatrice, come un vento tempestoso che spazza via tutto, ma che nella realtà si è manifestato come una brezza leggera. Una preoccupazione dunque, che forse ha trovato sfogo e si è tradotta in quelle sue parole di sfida che sinceramente mi sono apparse fuori luogo. Signor Presidente, io ho cercato comunque di capire il motivo per il quale ella ha pronunciato quelle frasi, privo di pregiudizi nei suoi confronti e di animosa rivalsa, mi creda non è facile esercitare il ruolo di oppositori con queste regole che tendono a sminuire il ruolo della Consiglio regionale e quello dei consiglieri. Perciò, lei non può impedire l'esercizio di una sana attività di critica, che è nella logica di chi, esercitando un ruolo di opposizione, confuta analizza l'operato dell'Esecutivo. Una sana attività di sindacato che non è volta a contrastare, ma anche a creare le migliori opportunità per la crescita economica e sociale del nostro popolo. Per questo, non ci stancheremo di denunciare le incongruenze e le insufficienze che, a nostro parere, caratterizzano la sua gestione politica. Infatti, nessuna delle vittorie che ella ha propagandato sia in materia di entrate fiscali, sia di servitù militari, sia di continuità territoriale, che di tutela identitaria, hanno trovato soluzione concreta rimanendo sì nell'alveo di buoni propositi, e bisogna dargliene atto, ma che non si sono mai sviluppati trovando opportune e definitive risposte. Ricordiamo tutti come ella esordì in quest'aula affermando che il bilancio della Regione non sarebbe mai stato caratterizzato dai ritardi del passato, né offuscato da mancanza di chiarezza nella spesa e certezza delle entrate. Ebbene, proprio in questi giorni, in queste ore, mi verrebbe da dire, risulta lampante a tutti che la presentazione del bilancio è in grave ritardo e che in tema di chiarezza e certezza delle entrate vi sia una fantasia accesa, basata su mere ipotesi di entrate statali, che se tutto va bene vedremo dopo il 2013. Non a caso, le viene contestata aspramente il modo azzardato attraverso il quale ella vorrebbe giustificare una manovra finanziaria che denuncia macroscopici limiti di legittimità contabile, sarebbe interessante capire quale logica ha mosso la contabilizzazione di entrate statali che, se tutto andrà al meglio, arriveranno solo dopo il 2013, e quindi non esiste alcuna certezza su tali entrate; e c'è anche da considerare che in questo lungo lasso di tempo gli scenari potrebbero cambiare deludendo quindi le aspettative. Per contro, ella ha fatto sì che la Regione Sardegna si accollasse per intero la spesa sanitaria regionale, questa volta con la certezza che pagheremo un onere rilevantissimo per assicurare, perlomeno, lo standard sanitario attuale, mentre Regioni ben più ricche e prospere della nostra richiedono allo Stato ulteriori interventi finanziari a sostegno della spesa sanitaria.

Potrei proseguire in una lunga e tediosa elencazione di incompiute e incertezze che attraversano tutti i settori produttivi: la scuola, la formazione professionale e via discorrendo, non lo faccio perché questa non è ancora l'occasione per effettuare consuntivi ma è un momento nel quale a tutti i componenti di questa Assemblea deve essere restituita quella dignità e il prestigio che ella ha offuscato pronunciando frasi lesive nei riguardi di chi, in questo momento, è chiamato a rappresentare il popolo sardo.

Io porto grandissimo rispetto per il ruolo che ella attualmente è chiamato a svolgere pur non rinunciando ad esercitare il mio ruolo di oppositore, perché qui si tratta proprio di avere coscienza dei ruoli e dei diversi gradi di responsabilità che ciascuno di noi ricopre nelle istituzioni. Avrei gradito altrettanto rispetto per il mio ruolo che non è teso a conseguire benefici personali ma bensì a rappresentare le esigenze dei cittadini e difendere l'interesse collettivo. Comunque si risolva, io voglio che ella, signor Presidente della Giunta regionale, abbia ben chiaro che non accetto, né come uomo né come rappresentante del popolo sardo, lezioni di moralità da nessuno, meno che mai da un consigliere regionale che riveste un ruolo di rappresentanza istituzionale, il quale ruolo consiglia una maggiore umiltà e prudenza per essere svolto al meglio.

In conclusione, signor Presidente, credo che almeno le scuse verso quest'Aula dovrebbe porgerle, ma non scuse di circostanza, però, perché la materia non si presta ad un conformismo di facciata.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole.

E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Sì, grazie Presidente. Signor Presidente della Giunta, Assessori, colleghe e colleghi, la mozione 105 in discussione non è - come potrebbe apparire alla prima superficiale valutazione - una semplice risposta al gesto di sfida, per quanto decisamente di cattivo gusto, lanciato dal presidente Soru in quest'Aula, essa si colloca ben al di sopra di quella che ha primo acchito si potrebbe considerare come una provocazione, in quanto non solo tocca tutti noi personalmente e come consiglieri regionali, ma di più offende il ruolo e il prestigio della nostra Istituzione. Nessuno di noi siede in questi banchi per rappresentare meschini interessi personali, ma in forza di un mandato delegatoci espressamente attraverso il voto di tutto il popolo sardo. Credo sia chiaro a tutti, quindi, che non rispondere a queste basse insinuazioni avrebbe lasciato aperto un vulnus destinato a determinare strascichi polemici, insostenibili sospetti e a gettare ombre sul nostro Parlamento, nel quale, lo voglio ribadire, non siedono arrivisti o sfaccendati ma i rappresentanti scegli ed eletti democraticamente dal popolo sardo. Tutti, perciò - e non solo per questo motivo - abbiamo diritto a difendere la nostra dignità, dignità che non può essere calpestata da chi, arrogandosi decaduti diritti di censo per via della ricchezza che può vantare, ritiene di essere l'unico depositario abilitato a fare attività politica in quanto scevro da qualsiasi interesse recondito, tanto meno se questi è il Presidente del Governo regionale che dovrebbe mostrare maggiore rispetto per le istituzioni cui appartiene e in questo caso rappresenta.

Per fortuna la nostra consolidata democrazia ci pone al riparo da questa qualunquistica visione della politica, conferendo al disoccupato, come all'operaio, come all'impiegato, come al medico, come all'ingegnere, all'agricoltore, all'artigiano, al commerciante o qualsiasi altro cittadino le stesse identiche possibilità di essere eletti e di esercitare in libertà e coscienza il proprio mandato istituzionale.

Proferendo quelle parole lei, signor Presidente della Giunta, ha offeso quanti oggi siedono o si sono succeduti in questi banchi e che oggi, come nel passato, hanno comunque dato un contributo formidabile e insostituibile alla crescita sociale, culturale ed economica della nostra terra. Essi hanno lasciato e lasceranno una testimonianza importante della storia autonomistica, le sue parole, signor Presidente, temo troveranno ben altra collocazione.

Qui non si tratta semplicemente di chiedere o porgere delle scuse ma di difendere il ruolo e il prestigio della massima Istituzione regionale che non può essere svilita a parcheggio di pochi fortunati o terreno di privilegi.

E comunque sappia, signor Presidente della Giunta regionale, che il sottoscritto - se non credo di parlare solo a titolo personale - è disposto a rinunciare sin da subito a quello che ella ha definito lo status e le gratificazioni economiche connesse al suo ruolo istituzionale, per tornare al proprio ma dignitoso posto di lavoro attraverso il quale ha sempre mantenuto con onore, orgoglio e, mi consenta, dignità la propria famiglia, presidente Soru. Mi chiedo se ella, dall'alto dello scranno sul quale siede attualmente, è disposto ad altrettanta rinunzia. Se davvero crede in quello che ha affermato in quell'occasione, lo faccia, ne ha tutta la possibilità, mandi a casa quanti ritiene siedano in questi banchi solo per usufruire di privilegi. Lo faccia, presidente Soru, altrimenti si scusi per il suo comportamento inquietante è irrispettoso nei confronti di questa Assemblea tutta, composta, è vero, dall'opposizione ma anche dalla sua maggioranza. Forse allora si accorgerà che i consiglieri regionali di quest'Aula hanno molta più dignità e capacità di quanto ella solo lontanamente reputi.

Ciò detto, la mozione ci offre anche l'occasione per fare il punto (essendo ormai giunti al giro di boa) e per tracciare un primo bilancio sull'attività di questa Giunta regionale; un bilancio che questa volta vede ella, Presidente, inchiodato alla sua propria responsabilità, e non credo che le sarà facile districarsi esibendo copiose dosi di perbenismo e di sprezzante prosopopea.

Oggi la Sardegna è attraversata da una crisi spaventosa che investe tutti i settori produttivi e l'intera società, la peggiore senza ombra di dubbio degli ultimi decenni. Mai come in questi ultimi due anni si è toccato il fondo, presidente Soru, e a denunciarlo non sono le sole forze di opposizione ma i sindacati, le organizzazioni professionali e produttive, il mondo della cultura e la Chiesa. Il drammatico emergere di nuove povertà, unite alle tensioni sociali di chi non ha occupazione, di chi, da eterno precario, non ha certezza del proprio futuro e di chi da un momento all'altro potrebbe perdere il posto di lavoro; lo stop imposto al turismo e all'edilizia da norme capestro (come ha evidenziato già chi mi ha preceduto) che hanno determinato il collasso di quei settori; la perdita di storiche conquiste sociali in nome di una indiscriminata e scellerata politica di tagli e risparmi inopinati; una sanità a pezzi; l'industria allo sfascio; il settore agricolo e quello della pesca in ginocchio; la scuola allo sbando; la formazione cancellata; collegamenti interni ed esterni da terzo mondo; aumento delle imposte; carenza di fonti energetiche, e la lista potrebbe allungarsi di parecchio: non c'è settore dove abbia posto mano questa Giunta che navighi in buone acque. E, come se non bastasse, le grandi battaglie sulla continuità territoriale, sulle servitù militari e sulle entrate fiscali si sono arenate nelle sabbie di una ricorrente quanto sterile demagogia, vuota e mirata soltanto a pubblicizzare risultati presunti positivi ma che tali non sono. Ma di questo avremo modo di parlarne all'occasione.

In tutto questo si stenta a capire a quale modello di nuova Regione, a quale rivoluzione copernicana, a quale nuovo vento si riferisce la sua summa della filosofia politica; una filosofia che potremmo racchiudere nel motto " poche idee ma confuse". Lei, signor Presidente, ha esercitato i sui poteri non come responsabile di un Governo regionale ma come un amministratore unico di azienda, e ciò non per costruire ma solo per distruggere il modello di Regione esistente. Ha fatto piazza pulita delle conquiste del passato, soprattutto recente, per sostituirle con il suo vuoto pneumatico; ha esercitato la leva delle grandi riforme per perpetuare in capo alla sua Presidenza un potere già immenso, sino al punto di innalzarla ad unico organo esecutivo di tutta la Regione: gli Assessorati sono stati declassati e direzioni generali e gli Assessori a meri funzionari con compiti operativi limitati e privi di potestà autonome. E' vero che una scellerata legge elettorale le ha conferito questi grandi grandi poteri, ma lei anzi che usarli con parsimonia e saggezza, come avrebbe voluto il buon senso, presidente Soru, per promuovere la Sardegna li ha utilizzati per punire i sardi, ha esercitato un potere politico, per quanto legittimo dalla legge approvata ad elezioni avvenute, e quindi a risultato acquisito, per commissariare il Comune del quale ero stato rieletto sindaco, vanificando di fatto la volontà popolare e una chiara espressione di voto, in nome di una rigidità che non ha trovato riscontri in altri casi similari. Oggi la gestione commissariale sta scontentando tutti, e determinando un serio danno ai cittadini e all'economia del posto. Eppure quel Comune oggi commissariato era spesso citato anche dal lei, presidente Soru, come esempio di avere saputo coniugare un'economia povera pre-esistente con un'economia turistica vincente, sempre, presidente Soru, nel pieno rispetto delle risorse ambientali e paesaggistiche; sì utilizzate, ma mai sfruttate o distrutte. I bilanci regionali sono stati sconquassati da una babele di norme intruse che ne hanno mutato funzioni e finalità, gli esercizi provvisori si sono tramutati in mascherate manovre di assestamento e così via. Si è inventato una Consulta regionale modellandola come un esclusivo club di raffinate intelligenze, tutte però sottomesse al volere del Presidente, senza nessuna possibilità di porre mano alla redazione di un nuovo Statuto sardo. Per fortuna l'opposizione ha saputo reagire con la necessaria determinazione e autorità per sventare questa inutile spesa per le casse regionali, preferendo arrivare alla scrittura di un nuovo Statuto sardo attraverso l'aperto confronto in seno al popolo sardo, senza intermediazioni, e inutili organismi di facciata. Per non parlare della legge statutaria esitata dalla Commissione, che funge più da riduzione delle funzioni assessoriali accessorie della Presidenza e anticipa temi delegati ad altri provvedimenti legislativi, espandendone poteri della Presidenza stessa. La sua Giunta, presidente Soru, ha perso per strada pezzi, anche fondamentali, con rotture e denunce, anche clamorose, e lei non ha trovato di meglio…

PRESIDENTE. Stiamo applicando in maniera inflessibile il Regolamento, perché ci sono 34 iscritti a parlare, e quindi, insomma. Le chiedo scusa.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, cercherò di parlare in fretta perché non so se riuscirò a stare per completare il mio ragionamento all'interno dei tempi. Presidente Soru, il giorno dopo le elezioni, non solo per chi l'ha votata, ma anche per chi non l'ha votata e contrastata in fase di campagna elettorale, come me, lei, comunque, ha rappresentato una speranza, dal giorno dopo in cui lei è stato eletto, nonostante alcune affermazioni pericolose in campagna elettorale, che poi si sono tramutate in fatti concreti durante l'esercizio del suo mandato. Ricordo ancora la sua dichiarazione sulla chiusura dei piccoli ospedali, al quale cercai di rispondere in quel frangente, e che poi sistematicamente ha realizzato. Era una speranza dopo di che, un anno dopo il suo insediamento, o poco più, sono stato convinto, primo firmatario della prima mozione di sfiducia, che è stata presentata in questa Aula nei suoi confronti; molto tempo prima che venisse passato il termine del giro di boa della legislatura, una mozione che non ha avuto fortuna e che non è, che non ha avuto accesso alla discussione dell'Aula. Io ritengo che, Presidente, cercando di essere corretto, sincero e sereno, ma ho l'obbligo di dire quello che penso, lei abbia sinceramente sbagliato tutto, sbagliato anche nel fatto di scendere in politica, lei che per alcuni era un'icona, un riferimento, per la sua attività privata e personale, che non discuto e che non mi sono mai permesso di criticare in questa Aula, ma che rappresentava un riferimento certo per molti giovani nell'esercizio delle sue funzioni imprenditoriali, e che dava una speranza a molti di essi. Entrando in politica, ma soprattutto interpretando il suo ruolo in politica, credo che abbia vanificato il suo sforzo e l'opinione di molti. Io parlo per me, ovviamente, ma mi sento legittimato da qualche migliaia di sardi che hanno voluto che io fossi qui a rappresentare le mie e le loro ragioni. Vede qui, molto spesso, è entrato in discussione il sistema presidenziale, ma che io in questa fase, invece, non metto in discussione, ma metto in discussione l'interpretazione del ruolo che è stato dato dal sistema presidenziale nell'esercizio delle sue funzioni, interpretazione del ruolo che ha portato alla delegittimazione del ruolo alla ricerca della delegittimazione del ruolo del Consiglio, nel quale tutti vengono omologati come politica uguale qualcosa di sporco, qualcosa di lontano, qualcosa di inopportuno, qualcosa di inefficace ed inefficiente. Complice di questa delegittimazione del Consiglio anche altre interpretazioni di ruolo di istituzioni, che dovrebbero essere arbitri, e invece sempre più spesso si manifestano attori e non interpreti delle regole del gioco, ma attori diretti, così come avete avuto modo, e se questo fosse successo in passato, che altri avessero interpretato in questa Aula il ruolo non di arbitro, ma di attore, due cose non fanno una cosa giusta e non giustificano l'atteggiamento attuale. Ecco perché io, nell'espressione del mio intervento, cercherò di sintetizzare i contro, perché sono contro questo metodo e questa gestione di governo, perché sono contro la demagogia e il populismo, contro la mancata presentazione di un progetto di sviluppo. Contro l'arroganza del potere, che prevarica il confronto fra ragioni diverse. Contro il nuovo illuminismo, che mortifica la concertazione, le regole democratiche del libero confronto. Contro il nuovo colonialismo, che sta invadendo le istituzioni sarde in nome di una dubbia maggiore professionalità, che mortifica le intelligenze sarde, sempre più ridotte a sfogarsi sui panini continentali. Contro il piano paesaggistico regionale, falsamente rappresentato per la tutela delle nostro grande patrimonio ambientale, ma realmente strumento di legittimazione per l'avallo di speculazioni mascherate e mirate, che favoriscono l'interesse particolare all'interesse generale. Contro la mortificazione degli enti locali e la centralizzazione, oltre modo, del potere decisionale di deroga nelle mani di una sola persona, mascherato da una Giunta di basso spessore, servile e accondiscendente. Contro la negazione dello Stato di diritto, le vostre delibere, le vostre leggi, i vostri regolamenti, le vostre circolari sono, nella stragrande maggioranza dei casi, macchiate da palesi illegittimità. Contro Sardegna fatti bella. Contro Saatchi & Saatchi. Contro la nomina dei direttori generali, anche esse palesemente illegittime. Contro gli atteggiamenti assunti da questa maggioranza per la formazione professionale. Contro le super tasse. Contro le finanziarie virtuali e manipolate. Contro la mancanza, carenza degli organi di controllo e delle istituzioni deputate al controllo. Contro il nuovo, vecchio, clientelismo governativo e bancaria. Contro la legge statutaria fortemente deficitaria in termini costituzionali e normativi. Contro il piano sanitario regionale, che poco programma ma consuma becere vendette. Contro l'abuso delle modifiche statutarie decretato ai danni del Consorzio 21. Contro la costante mortificazione della classe dirigenziale e dei funzionari pubblici, populisticamente omologati "nella classe dei nulla facenti". Contro la politica della meritocrazia partitica, le convenzioni, le consulenze per far arrotondare la giornata a partiti, amici e dipendenti. Contro la mancanza di risposte dovute, vedi interpellanze, interrogazioni e mozioni, senza risposta. Ma siccome non mi piace lavorare contro, ma mi piace anche lavorare "per". Il mio voto a questa mozione di sfiducia e a sostegno di questa mozione di sfiducia, è per una nuova legge elettorale, da tempo presentata, noi abbiamo già presentato una proposta, ma che non volete discutere. Per una rivalutazione del ruolo della politica, per la rivitalizzazione di un sistema democratico in crisi nelle istituzioni e nei partiti, sì anche i partiti responsabili, e lei ha amplificato tutto questo, giustamente, in questo caso, responsabili i partiti ingessati, verticali, personalizzati, che non amano il confronto, oligarchici, fucina di servi sciocchi, più che di classe dirigente. Ma ci sono altri "per" che vorrei indicare: per un percorso regolato da norme precise e non modificabili dalla maggioranza di turno; perché non possa esserci più un Presidente che non abbia scuola di seria politica, della politica con la "p" maiuscola, non della becera politica, o sia mai entrato in un'Aula consiliare o parlamentare, dalle circoscrizioni al Parlamento; per una stampa che sia veramente e totalmente libera e non condizionata dal potere di turno; per dare dignità anche a chi non ha il coraggio di andare contro il potere o non si sente sufficientemente tutelato dalla obiettività che dovrebbe essere nelle istituzioni; perché ci sia una speranza che non può passare se non attraverso una sua bocciatura, bocciatura di metodo, di merito e di stile. E' una bocciatura, aggiungo, di tipo culturale, in quanto non è riferito sicuramente alla persona, ma al nuovo metodo inserito in quest'Aula, nuovo vecchio metodo inserito in quest'Aula, da lei, signor Presidente, che in quanto personaggio pubblico e persona pubblica ho il dovere di esaminare e criticare.

PRESIDENTE. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Sarebbe fin troppo facile utilizzare il tempo concessomi da questa mozione per riprendere le considerazioni fatte su questo argomento nei miei interventi passati. Sarebbe facile e sicuramente ripetitivo, soprattutto per il fatto che sono oramai quasi tre anni che andiamo a ribadire le stesse cose. Intervenire è diventato quasi patetico e non vi nascondo, cari colleghi, che molto dell'entusiasmo che mi aveva fin qui contraddistinto sia venuto meno, e che lo sia principalmente in considerazione di ciò che è accaduto in Aula nell'ultima seduta, della quale, anche se a microfoni spenti, sono stato, mio malgrado, protagonista. Ho sempre accettato lo scontro aspro, contornato anche da toni accesi, però sempre improntati alla massima correttezza personale, e laddove, pur ammettendo l'errore, mi è capitato di trascendere in giudizi che potevano anche lambire l'onorabilità dell'interlocutore, l'ho fatto spinto dall'istinto che ognuno di noi ha di difendersi da attacchi ingiusti, a volte meschini, e che poco hanno a che fare con la politica eticamente intesa. Ciò che è accaduto la scorsa settimana mi ha turbato non poco e ha prodotto in me l'effetto di pormi, d'ora in avanti, in modo molto diverso rispetto al passato, cominciando proprio dal dibattito odierno. Basta, vociare contro i comportamenti del presidente Soru, basta, sbottare contro le azioni a volte politiche e a volte no della sua Giunta, ma soprattutto, basta, con le risse verbali e quasi fisiche con voi, cari colleghi. A cosa ha portato, infatti, questo modo di intendere l'Aula? Forse ad una gratuita visibilità, come alcuni l'hanno definita? O forse ad avere maggiore considerazione tra i banchi della maggioranza o tra quelli dell'opposizione? Penso proprio di no. Oppure, ha sicuramente prodotto un'immagine diversa rispetto a quella che la quotidianità, fuori da queste mura, ha tanto faticosamente cementato, e che non merita di essere intaccata, in virtù di prese di posizione molto spesso fine a se stesse. Vorrei tanto, di converso, cari colleghi e cari Presidente del Consiglio e Presidente della Giunta, che muti anche quella che fino ad oggi è stata la vostra visione dei rapporti con la minoranza. Anche qui, basta, con la prevaricazione dei numeri, basta, con l'arroganza e la supponenza, ma soprattutto, basta, col rivangare un passato remoto o prossimo che sia, alimentato dalla cultura del sospetto e dell'occulto. Non sono tra quelli che pensano che il popolo ci guardi con grande attenzione. La gente dalla politica si è allontanata da tempo, non crede più che vi siano delle ideologie tali da spingerci a compiere battaglie di principio e, sinceramente, non mi pare che si sia fatto molto, in questi due anni e mezzo, per convincerli del contrario. Ma prima che per la gente, onorevoli colleghi, lo dobbiamo fare per noi stessi, per quello che questa Assemblea dovrebbe rappresentare e che, ultimamente, abbiamo un po' tutti perso di vista. E' vero, la politica è cambiata, i modi e toni della stessa si sono evoluti, la stampa enfatizza non più il che cosa si è prodotto, ma il contesto e il come si sia arrivati al prodotto finale, e in questi anni, forse per la smania di voler competere con quanto fatto o meno dalla passata legislatura, si è dato molto più peso e risalto a quanto si è riuscito a produrre in materia legislativa e di numero di sedute, quasi che si volesse essere giudicati per quanto e non per come si è lavorato. Non voglio utilizzare i soliti proverbi che ogni volta vengono ripetuti, quando si pensa sia stato utilizzato male il tempo a disposizione, ma certo è che alcune leggi importanti per la nostra Regione e di cui, voglio sottolinearlo, c'era effettivamente bisogno, avrebbero meritato un dialogo diverso con chi non la pensa propriamente come voi e che, spinto dal dovere di dare il proprio contributo, auspicava un maggiore confronto.

E' innegabile, nessuno alla fine di questa legislatura potrà mai dire che la tredicesima non sia stata un'Assemblea prolifera. Ma siete veramente convinti che gli effetti che verranno prodotti saranno all'altezza? Io, se devo essere sincero, ne dubito, e insieme a me hanno iniziato, già da qualche tempo, a dubitare parecchi sardi, quegli stessi che avevano creduto nel cambiamento tanto sbandierato e che, inconsciamente, avevano consegnato, durante la campagna elettorale, una cambiale in bianco, non pensando che sarebbero state ignorate le regole elementari della convivenza civile e dell'etica politica. Se quelle stesse le regole fossero state rispettate, avremmo assistito, in questi anni, ad una concertazione continua, non solo con chi oggi è opposizione, ma soprattutto con chi, fuori da questo palazzo, vive sulla propria pelle le decisioni che spesso, frettolosamente, sono state prese. Questi anni sono stati la mortificazione delle autonomie locali, delle associazioni di categoria e delle parti sociali. Sono stati e verranno ricordati come gli anni in cui chi ha voluto restare in linea col progetto presentato durante la vostra campagna elettorale e che ha contribuito a scriverlo è stato epurato, disconoscendone addirittura pubblicamente la professionalità. Del resto, non c'è più bisogno di urlare e di stracciarsi le vesti, perché la prova del malessere l'avete prodotta voi e più di una volta. Molte teste pensanti che hanno avuto il coraggio di non tradire lo spirito del programma elettorale sono state brutalmente defenestrate. Non è inoltre mistero che dalla vostra parte siano piovute pesantissime allusioni a profili di possibili illegittimità. Non è infine un segreto ricordare che la lamentela comune risiede nella incapacità di coinvolgere e concertare anche e soprattutto al vostro interno. In teoria, queste considerazioni, sicuramente, ad alcuni di voi verrebbe da dire: "Sono affari interni alla maggioranza". In realtà, si tratta dello spaccato di intendere la politica e i rapporti personali che sta letteralmente esautorando le regole minime di convivenza. Pertanto, ritengo di non forzare il giudizio e di interpretare la volontà della maggior parte dei sardi, se mi unisco convintamente all'azione di tutti coloro che oggi le chiedono, presidente Soru, di consentire al popolo sardo di tornare alle urne.

PRESIDENTE. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Forse il Presidente della Giunta pensava, con il suo attacco rozzo ed incivile, rivolto non solo all'opposizione ma a tutto il Consiglio, di essere arrivato alla soluzione finale, così, ad un punto di non ritorno e di assoluta e definitiva rottura che gli avrebbe consentito di sistemare, una volta per tutte, un'Assemblea, che ostinandosi a fare il proprio lavoro nel rispetto della legge, si mette di traverso ed ostacola la realizzazione dei magnifici programmi e delle iniziative illuminate del Presidente. La soluzione finale, in ossequio ad una certa sottocultura che continua a produrre innumerevoli esempi di rivoltante malcostume politico, istituzionale e morale, doveva scaturire dagli effetti devastanti del colpo proibito. Toccati volgarmente nella tasca, i consiglieri regionali, avrebbero finalmente capito che, di fronte a loro, c'era qualcuno che non scherzava e che era disposto a fare sul serio fino all'ultimo e si sarebbero così adeguati. Come vede, signor

Presidente, siamo qui, con la schiena dritta, a testa alta, guardando dritto negli occhi il nostro interlocutore. Non mormoriamo nei corridoi, non lasciamo filtrare veleni, non raccogliamo spazzatura dagli angoli del palazzo, non facciamo politica per soldi perché crediamo nella politica come servizio civico e non pensiamo, per niente, che il semplice fatto di avere un reddito, irraggiungibile per i più, come il suo, sia indice di indipendenza o garanzia di buon governo. Stiamo al nostro posto, al posto che gli elettori sardi ci hanno assegnato per svolgere il ruolo che hanno liberamente deciso che svolgessimo. Se ne faccia una ragione, i suoi colpi bassi non sono andati a segno, ed anzi, pensiamo che abbiano fatto più male a chi, come lei, ha voluto mirare al bersaglio molle, o ritenuto tale, per trarne il maggior vantaggio possibile e, nello stesso tempo, il maggior danno per il nemico. Dico per il nemico, non per l'avversario, che sempre di più è una figura a lei sconosciuta.

Lei pensa di avere praticamente dappertutto nemici da annientare e non avversari con cui confrontarsi lealmente, magari per superarli, se e quando ci riesce, ma nel rispetto delle regole. Continui a pensarlo, se vuole, e se, in questo Consiglio, continuerà a prevalere, nei fatti, quella concezione distorta e deviata della democrazia formale e sostanziale che finora è riuscito ad imporre, si prepari ad accettarne le conseguenze. Noi, come vede, non ci siamo lasciati intimidire, e non ci faremo intimidire, anzi, siccome crediamo profondamente in quello che diciamo e in quello che facciamo, siamo convinti che per il bene dei sardi lei debba rassegnare le dimissioni. Se per raggiungere questo obiettivo fosse necessario lo scioglimento del Consiglio regionale, riteniamo che sarebbe un prezzo giusto da pagare e siamo disposti a pagarlo.

Il nostro è un discorso politico, fortemente ancorato ad un'attenta valutazione dei fatti e dei risultati di una attività di governo che, a circa metà della legislatura, non possono essere ancora coniugati al futuro, continuando a promettere che domani qualcosa accadrà. O peggio, incasellati, a seconda delle convenienze, tra le responsabilità dei governi nazionali o regionali precedenti per le cose che non vanno. Questa continua manipolazione dell'evidenza e quindi della verità, non potrà reggere ancora e non potrà più trovare alcuno spazio nelle coscienze dei sardi, nemmeno se, il Presidente della Giunta, parlasse ogni giorno alla televisione, alla radio, a reti unificate, per descrivere, con dovizia di particolari, una Sardegna che non c'è.

Già in altre occasioni abbiamo avuto modo di confrontare, punto per punto, il programma elettorale con questo concretamente realizzato finora, e di dimostrare, dati alla mano, che nessuna delle tante promesse è stata mantenuta. Riteniamo sia utile sottolineare, ancora una volta, tuttavia, che il principale fallimento del Governo regionale consiste nel non aver indicato, alla Sardegna, una via di sviluppo, un progetto stabile, coerente e credibile di crescita. Infatti, la crescita non c'è, come confermano i dati sull'economia reale dell'ISTAT relativi al terzo trimestre del 2006 e le relative proiezioni su base annua. La disoccupazione continua a crescere, toccando la percentuale del 10,5 per cento ed interrompendo la tendenza in discesa, registrata in modo robusto nel 2004, meno 1,4 per cento, e di misura più lieve anche nel 2005, meno 02 per cento.

Ma, il segnale più preoccupante, signor Presidente, arriva dal dato congiunturale del periodo estivo in cui la disoccupazione scende, ancora e per la prima volta senza beneficiare del traino del lavoro stagionale che, in una regione turistica, dovrebbe rappresentare un elemento di grande solidità. Nell'industria, la diminuzione degli addetti rispetto al 2005 è di 15 mila unità, e altrettanti sono i posti di lavoro perduti in un solo anno nel settore delle costruzioni. Rispetto a questa situazione allarmante, sulla quale l'opposizione, ma anche le forze sociali e le categorie produttive, hanno richiamato più volte l'attenzione del Governo regionale, non c'è stato alcun intervento.

Sullo sviluppo, ha dichiarato recentemente un esponente del sindacato, il Segretario regionale della CGL Giampaolo Diana, dice che si è fatto più nulla che poco. Ma allora, su quali basi il Presidente della Regione può affermare, come ha fatto nella conferenza stampa di fine anno, che nell'Isola sta marciando un nuovo modello di sviluppo? Le cifre dell'economia reale della Sardegna lo smentiscono clamorosamente nel modo più netto. Forse, economia a parte, nell'Isola c'è davvero qualcosa che sta marciando, grazie alla spinta propulsiva del Governo regionale e del suo Presidente; di sicuro il lavoro dei tribunali, cui sono stati costretti a rivolgersi tutti coloro, naturalmente nemici, che sono finiti nel lungo elenco di vittime delle guerre sante del Presidente: amministrazioni locali, imprese, categorie produttive e semplici cittadini per i divieti assoluti del Piano paesistico, medie e grandi aziende per il blocco dell'energia eolica, pescatori colpiti dal fondamentalismo ambientale, professionisti della comunicazione sorpassati in curva e perfino il governo Prodi, costretto al ricorso alla Corte Costituzionale per la stangata sul turismo, per poter far valere la forza della legge sulla politica degli umori instabili.

A proposito dei tribunali, signor Presidente, il TAR del Lazio ha recentemente accolto la richiesta di sospensiva presentata dalla Syndial contro i provvedimenti della Regione e del ministro dell'ambiente, che imponevano la costruzione di un muro anti inquinamento da 500 milioni di euro nell'androne industriale di porto Torres. Questo significa, in termini politici, che aveva ragione l'assessore Dessì che è stato cacciato via a torto, e lei, invece, in questa situazione, è stato smentito, signor Presidente, e, comunque, lo ha sbattuto fuori. Adesso, come la mettiamo? Come si valutano, in questa Regione, i pesi delle responsabilità? Forse nel senso che chi sbaglia non paga e chi fa le cose giuste viene messo alla porta senza tante scuse? Lei, su quella vicenda ci ha messo la faccia, e ha lanciato un sasso grande quanto una casa: ora che fa, si ritira? Vuole mettere sul conto dei sardi anche questa sua ennesima intemerata? Ecco cosa sta davvero marciando, sta marciando indubbiamente anche il dissenso di tutti gli operatori della sanità sarda, nessuno escluso, nei confronti di un Piano senza risorse che, la maggioranza, ha voluto approvare alle luci dell'alba, salvo poi presentare decine di emendamenti in Aula. Vedo che il tempo è tiranno, salto, e vorrei concludere dicendo che, per tutte queste cose che abbiamo detto, riteniamo che approvare questa mozione significhi operare concretamente per l'interesse generale della Sardegna e, in altre occasioni, anche recenti, abbiamo affermato che, dopo i continui strappi fra Presidente, Giunta e Consiglio, fra maggioranze e Presidente, fra Consiglio e Presidente, niente sarebbe stato più come prima, al di là del politichese di facciata. Lo ribadiamo soprattutto perché, in futuro, non vorremmo trovarci a dover registrare che tutto è diventato infinitamente peggio di prima. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro.

E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, devo confessarle che, da un paio d'ore, sono in un terribile marasma. Data l'età che avanza, pensavo che il mio fosse un marasma senile, comunque, essendo affiancato da grandi luminari mi sono rivolto al professor Gessa e gli ho manifestato le mie preoccupazioni e lei, dall'alto della sua scienza, mi ha detto: "No, non è un marasma senile, arriverà dopo. Il tuo è solo un marasma intellettuale, mentale". Lei si chiederà: perché? Io sino a stamattina, sino a prima di venire in quest'aula pensavo che… mi ero preparato anche un intervento e pensavo di leggerlo ed ero convinto che questa mozione di sfiducia non sarebbe stata accolta da me. Ora, invece, dopo tutte le lamentele, le recriminazioni, le argomentazioni che sono state portate dalla minoranza sono caduto in questo marasma e quindi se la maggioranza successivamente non mi correggerà, non mi renderà edotto su quello che questa Giunta e questa maggioranza hanno fatto io, signor presidente Soru, mi dispiace per lei, ma voterò per il suo allontanamento, appoggerò questa mozione di sfiducia, lo dichiaro apertamente. Perché vede lei… io ricordo che un certo San Giovanni apostolo scrisse l'Apocalisse e l'Apocalisse erano i quattro cavalli: guerra, fame, distruzione e morte. Il collega Murgioni, che senza dubbio deve essere l'allievo prediletto del profeta di Patmos, che era San Giovanni Battista, l'ha dipinto esattamente così: lei non è più i quattro cavalieri, lei è il cavaliere, lei incarna guerra, fame, distruzione e morte. Quindi a questo punto io mi trovo in un grande imbarazzo e l'imbarazzo principale, capisco che perderò i miei privilegi, però sono talmente convinto delle cose che hanno detto che io voterò questa mozione. Perché qualcuno ha parlato di parte destruens e di parte costruens; lei ha distrutto tutto, non ha costruito niente; lei ha emanato una legge, la legge salvacoste, che ha ridotto tutti i sardi alla fame. Tutti alla fame! Una legge che gli europei, gli americani, tutti i popoli del mondo apprezzano perché non capiscono niente, signor Presidente, perché se capissero qualche cosa mica apprezzerebbero la legge numero 8, la legge salvacoste, non apprezzano! E infatti noi stiamo morendo di fame perché la legge salvacoste ha ridotto tutti alla fame. C'era da 23 anni, o da 21 o da 22…

ARTIZZU (A.N.). Chiedilo ai disoccupati!

CACHIA (La Margherita-D.L.). Stai zitto. Stai zitto!

ARTIZZU (A.N.). Stai zitto lo dici a casa tua!

CACHIA (La Margherita-D.L.). E' da 22-23 anni che ci manca un Piano sanitario…

PRESIDENTE. Si può dire "faccia silenzio", onorevole Artizzu…

ARTIZZU (A.N.). Lo dice a casa sua, Presidente.

CACHIA (La Margherita-D.L.). …il Piano sanitario regionale, cioè la sanità andava vista in Sardegna. C'erano gli amici degli Assessori pro tempore che indubbiamente con scienza e coscienza proponevano determinate cose e determinate cose venivano fatte. Non c'erano regole. Si è cercato di dare delle regole; si è cercato di vedere la sanità in Sardegna con gli occhi della civiltà medica che oggi governa il mondo. Ma il Piano sanitario non va bene. Non va bene perché? Perché si sta pensando di riequilibrare squilibri che erano noti a tutti. Io per esempio - e qua entro in un argomento che mi interessa - vivo in una parte della Sardegna in cui chiaramente avevamo tre posti letto ogni mille abitanti mentre altre realtà isolane ne avevano 5,8. Questo riequilibrio indubbiamente fa male, non va bene! Lei e tutta la maggioranza avete sbagliato anche in quello! I privilegi bisogna che continuano! Le perequazioni non ci devono essere. Si sono fatte delle leggi ad personam che sono leggi di sinistra, ma alla destra non stanno bene. E allora se si fanno leggi in cui si cerca chiaramente di risanare il bilancio, che sono chiaramente delle leggi giuste, allora si grida allo scandalo e si parla addirittura di finanza creativa che certamente finanza creativa di tremontiana memoria non appartiene né a questa Giunta, né a questa maggioranza.

Io termino, signor Presidente. Io dico semplicemente che questa maggioranza in due anni e mezzo ha lavorato bene, sta lavorando bene, può piacere o non piacere, però alla fine tireremo i calcoli; sta lavorando bene, continuerà - io mi auguro - a lavorare e se continueremo a lavorare in questa maniera anche il popolo sardo capirà e i frutti alla fine li raccoglieremo e anche le messi. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cachia.

E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghe e colleghi, signor Presidente della Giunta. Nonostante il collega Cachia faccia riferimento all'Apocalisse di San Giovanni credo che quello che sto per dire faccia invece riferimento al disastro, al disastro che avete in qualche modo creato e nonostante l'evidenza e l'inconfutabilità dei fatti con incomprensibile ed ostinata tenacia lei, signor Presidente della Giunta, insieme ai partiti della coalizione che hanno sostenuto la sua candidatura e la sua elezione a Presidente della Giunta, continua a dichiarare che le cose vanno bene e andranno sempre meglio. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, collega Cachia, dovete convenire con noi che questa legislatura è nata sotto una cattiva stella e questa maggioranza ha mostrato limiti di fondo che strutturalmente la contraddistinguono e la contraddistingueranno ancora. Lei, signor Presidente, è stato costretto a revocare un Assessore e ha subito le dimissioni di altri tre, e ad oggi continua a ribadire che le cose vanno bene e che non esistono problemi. E' recente l'intervento dell'ex Assessore all'ambiente Dessì, che ha messo in evidenza dei retroscena che non fanno altro che confermare le nostre perplessità; quei dubbi che noi abbiamo sempre evidenziato oggi vengono alla luce; quel processo di accaparramento e di spartizione della Sardegna è proseguito in questi mesi senza sosta e con arroganza, cosicché il risultato del tutto evidente è che siamo arrivati non di fronte all'uso, ma all'abuso dell'istituzione. Scelte le sue, Presidente, che si sono configurate come un vero e proprio nuovo sistema di fare amministrazione, un sistema che determina l'inutilizzazione di pur valide strutture amministrative di cui la Regione dispone, un sistema che contribuisce ad aggravare i costi di gestione, a mortificare le professionalità dei dipendenti regionali e a far sorgere non il sospetto ma la certezza di ciò che ha detto l'assessore Dessì. Siamo giunti a metà legislatura ed in tutto questo tempo l'unico collante, l'unico cemento che vi ha tenuto insieme - e ben lo sanno i sardi - è la volontà di occupare tutti i posti di potere possibili per accontentare quella famelica pletora di clientes quasi sempre priva di specifica qualità in relazione alla carica da ricoprire o alla mansione da espletare. Così che sono falliti miseramente tutti i propositi, devo dire buoni propositi all'inizio, di riforma che con enfasi e quotidianamente avete cercato di propagandare perché da un lato lei ha avuto l'interesse a nominare commissari e consulenti vicini a voi dappertutto e dall'altro i partiti hanno cercato di rincorrerla sullo stesso terreno, abbandonando ogni proposito di puntare a vere riforme. Che il processo di riforma non è mai partito non è solo dichiarato da me, che naturalmente in questo caso sono fazioso, e dalle opposizioni, la qual cosa sarebbe scontata, ma è ammesso da autorevoli esponenti politici e istituzionali del centrosinistra, riconoscendo in più occasioni che il processo finora non è stato avviato e non certamente per colpa nostra. Lo stesso Presidente del Consiglio nel tradizionale appuntamento di fine anno lancia un invito - apprezzato devo dire - al dialogo sulle riforme alla stessa opposizione. Presidente della Giunta, ma con quale coraggio però dite queste cose visto che in ogni occasione avete mortificato il ruolo del Consiglio regionale? Lei che ha in ogni occasione caricato di significato politico le sue proposte di riforma, dichiarando che su questo terreno si giocava e si gioca il rapporto di fiducia con i sardi. Ma veramente pensa o ha potuto pensare che il centrodestra possa accettare tutto questo? Presidente, sa qual è il dramma? E' che voi non avete neanche piena coscienza della gravità della situazione, la situazione non è quella che rappresentate e vi rappresentate, è addirittura peggiore di quella che lei stesso, Presidente, possa pensare. Perché questa maggioranza, quando ha tentato la via di qualche riforma, come una sorta di re Mida al rovescio è riuscito addirittura a peggiorare le leggi e le situazioni preesistenti, tutte le proposte di riforma degli enti presentate dalla Giunta, al posto di puntare ad enti snelli ed efficienti, prevedono addirittura l'aumento del loro numero e l'implementazione del numero degli amministratori, è il caso dell'unione dei Comuni. Non avete riformato realmente nessun ente, vedi i consorzi, vedi le comunità montane e così via per non continuare la lista delle inadempienze. Ma davvero pensate che il processo riformatore di cui ha bisogno la Sardegna possa limitarsi alle riforme di qualche ente, ammesso che vogliate e siate nelle condizioni di farlo? No, signor Presidente, abbiamo bisogno di ben altro! Mi meraviglio non poco che lei quando parla delle riforme si limita a constatare che se ne discute da mesi, ma Presidente finora non abbiamo nessuna indicazione precisa. Lei sa bene che quella Commissione, che come è noto si chiama autonomia, di autonomia in questi anni - tranne una piccola parentesi - ne ha avuta ben poca. Lei sa altrettanto bene che la riscrittura dello Statuto poteva e doveva essere l'occasione per chiamare tutti i sardi a confrontarsi sui temi che rappresentano la possibilità stessa di esistere ancora, non solo come entità politica e amministrativa autonoma ma come popolo che progetta il proprio futuro in questo territorio. Poteva e doveva essere l'occasione nel pieno rispetto del principio costituzionale per chiamare tutti i protagonisti istituzionali ad essere coprotagonisti di un processo di radicale riorganizzazione che individua nella Regione il livello istituzionale e territoriale di effettiva esponenzialità e sintesi, capace di riassumere e rappresentare le diverse realtà locali. Sinora, invece, avete mortificato le autonomie locali, avete volutamente tenuto basso il livello della elaborazione e della discussione perché non avete alcuna intenzione - sono tuoni per sordi - di rimettere in discussione i meccanismi di gestione clientelare che vi appartengono, la situazione economica della Sardegna è drammatica, nonostante lei insieme alla sua Giunta e insieme ai consiglieri di maggioranza si affanni a parlare dei risultati, di ripresa dello sviluppo, dell'aumento dell'occupazione. Ebbene, signor Presidente, lei ha detto in quest'Aula, con le dichiarazioni programmatiche, che la Sardegna si preparava ad un grande cambiamento, ma dopo due anni e mezzo questa Regione continua ad essere anche fisicamente precaria e transitoria. Ma dove vivete, colleghi, per non accorgervi che siamo in presenza di un vero e proprio declino di questa nostra Sardegna? Gli ultimi dati pubblicati sulla produzione industriale dicono che siamo in presenza di una notevole diminuzione rispetto al 2005 e al 2006. Il cambiamento intervenuto nella geografia economica internazionale, con l'entrata in scena dei nuovi competitors insieme ad altri avvenimenti di ordine economico e politico, quale l'allargamento della stessa Unione Europea, si configura ormai più di quanto sia stato, almeno in un primo momento, percepito come l'apertura di una vera e propria fase storica, una nuova fase storica dunque, in quanta parte della classe dirigente, però, della Sardegna c'è la consapevolezza della necessità di un decisivo cambio di rotta. In voi questo non si intravede, l'economia della Sardegna non sembra, insomma, essere in grado di rispondere alle sfide di una geografia economica profondamente mutata alla luce dell'acuirsi della competizione. Il rischio per la Sardegna è evidente, un progressivo e costante ridimensionamento dell'economia che va sotto il nome di recessione, ma voi ormai asserragliati in una sorta di fortino vi autoincensate e forse cercate di convincervi che siete bravi. Ma non vi accorgete che gli stessi imprenditori, i sindacati, compresa la CGIL da cui molti di voi provengono, gli amministratori locali, tutti gli operatori economici, la società sarda tutta, compresa quella che vi ha sostenuto e votato nel giugno del 2004, vi considerano non solo inadeguati ad affrontare questa situazione, ma addirittura pericolosi e responsabili dello sfascio della Sardegna e vi chiedono, quindi, di sgombrare il campo. E mentre il processo di costruzione del futuro della Sardegna avrebbe bisogno del protagonismo degli imprenditori, degli uomini di cultura, del sindacato per far recuperare competitività alla Regione e di quel patto tra produttori e lavoratori che ha contraddistinto, anche in alcuni errori, alcune passate stagioni, lei Presidente ha fatto di meglio, ha cancellato ogni positivo e proficuo confronto con questi protagonisti. Smettetela poi di essere patetici e di parlare della pesante eredità che vi ha lasciato la precedente amministrazione. Ma cosa dire poi del conflitto di interessi che riguarda tanti componenti della Giunta e non solo il Presidente? E' stato un grande macigno che ha condizionato e condiziona in maniera determinante le scelte, non solo della Giunta, ma dell'intera maggioranza. Forse non è un caso che con un tempismo davvero incredibile, l'assessore Dessì denunci pubblicamente alcuni fatti che meriterebbero di essere approfonditi in sede diversa. Presidente, lei ha più volte dichiarato che ora abbiamo buone possibilità di rilanciare l'economia di questa terra. Non c'è alcuna possibilità di farlo con questa Giunta e con questa maggioranza, a prescindere dall'esito del voto di questa mozione da noi presentata, dovete prendere atto che i sardi vi hanno sfiduciato. Presidente, la Sardegna ha bisogno non di un Governo qualsiasi, ma di un Governo e di una maggioranza che abbiano un progetto ed un programma condiviso, di un Governo che abbia obiettivi chiari e che sia consapevole...

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Ieri sono stato... ho tentato di scrivermi qualche appunto, poi ho rinunciato perché vale la pena rispondere in modo, diciamo, spontaneo e genuino come siamo capaci di fare. Ieri sono stato alla premiazione, ricorreva il decimo del premio letterario Gramsci, sono stato ad Ales, una saletta molto affollata in cui si premiavano tre linee di elaborati: una di saggistica, un altro di poesia in lingua e un altro di narrativa. Tra i premi è stata premiata una giovanissima ragazza, si è laureata in Inghilterra presentando una tesi sulle relazioni internazionali fatta attraverso una elaborazione di una corrente di pensiero che si riferisce - una corrente di pensiero che ha tantissimi sostenitori a livello internazionale - che si riferisce al concetto di egemonia che è stato sviluppato nelle opere di Gramsci, da Gramsci nelle sue opere. Questa cosa mi ha particolarmente colpito, mi ha colpito per due ragioni: uno perché si è laureata in Inghilterra e ha predisposto questo elaborato in inglese; secondo perché lo ha fatto su una corrente di pensiero che esiste nella materia delle relazioni internazionali e si rifà a Gramsci, o meglio al concetto di egemonia sviluppato da Gramsci. E molti di quelli che svolgono funzioni di relazione internazionale, ministri, gabinetti di ministri degli esteri dal mondo, si riferiscono a questa teoria di pensiero per governare le relazioni internazionali, per leggere le relazioni internazionali così come si sviluppano. Noi abbiamo una terra capace di questo, cioè capace di avere Gramsci, capace di avere ragazze che vanno a studiare in Inghilterra e si laureano e sviluppano elaborati di questa portata in queste materie ma anche capaci voglio dire di non riconoscere a sè stessi la grande forza, la grande qualità che siamo in grado di esprimere, che i sardi sono in grado di esprimere. E' un po' il senso di questa mozione di sfiducia, qua tutti quanti hanno sviluppato alcuni ragionamenti che poco c'entrano con la mozione che è stata presentata, mozione dice, avevamo presentato una censura rispetto alla censura che abbiamo presentato, c'è stata gettata una sfida anche volgare, allora vi diciamo dimettetevi! Questo è il senso della mozione presentata. Che cosa c'entra l'economia, la recessione, cose, con questo... non c'entra niente, ma cosa c'entra la fiducia dei sardi nei confronti del governo della Giunta regionale, con raccolgo stizzosamente la sfida, tu mi hai detto, tu stai qua, stai qua per prendere lo stipendio, per carpire la pensione e io ti dico, beh, se tu mi sfidi su questo terreno dimettiti, dimostrami come io ti dimostro che non sono qua per lo stipendio. Questa è la mozione che avete presentato, cosa c'entra l'economia, la recessione... cosa c'entra! E' una delle cose più inutili, più insignificanti, più modeste, più mediocri che si siano mai presentate in questo Consiglio regionale all'attenzione dei consiglieri, ma noi abbiamo tutto questo tempo da perdere? Ma dobbiamo raccogliere sfide stizzose, ma dobbiamo giocare a "marrano"? Non credo, non credo! Credo invece che dobbiamo prendere lezione da quella ragazza che si è laureata in Inghilterra, che ha sviluppato concetti, che si è messa a lavorare per far crescere questa nostra terra e tutti quelli giovani che insieme a lei hanno presentato poesie elaborate e hanno ottenuto menzioni, qualcuno anche, qualche altro premi, venivano e dicevano: "Lavorate per farci rimanere qua perché c'era un ragazzo del meridione, mi pare calabrese, ha preso anche lui un premio, vi chiedo, c'era il Vicepresidente del Senato, vi chiedo, impegnatevi, perché i cervelli che si producono qua che sono di grande qualità, sarà il gene professor Gessa... ma i sardi non sono scemi sono capaci, sono intelligenti, sono bravi e così anche i meridionali. I figli di questa terra italiana hanno chiesto lavorate, impegnatevi per farci rimanere qua. S'è detto lavoro, io non ho lesinato critiche da questi banchi nei confronti della Giunta quando si è trattato di affrontare questo argomento perché secondo me non l'ha affrontato in maniera sufficiente ma se penso a come l'avete affrontato voi negli anni precedenti e come l'avete affrontato nel governo nazionale con la "30", con la precarizzazione, con lo sfacelo, con la decomposizione e così via di ogni istituto di tutela dei lavoratori, se penso a quello io dico qua siamo addirittura davanti ad un'opera colossale, grandissima perché ha un merito, vi ha cancellato, vi ha spostato, vi ha rimosso dal governo, ha questo merito e ci consente oggi di ragionare meglio anche quando siamo tra noi e voglio dire un po' competitivi, un po'conflittuali, ci consente di ragionare meglio e di ottenere anche risultati più qualificanti e noi dobbiamo applicarci, io dico vorrei applicarmi tutti quanti insieme come abbiamo fatto per il Piano sanitario quando si è parlato di precariato, quando si è parlato di precariato tutti noi da questi banchi e da quei banchi siamo intervenuti per migliorare il testo, originariamente era un emendamento di Rifondazione Comunista, è diventato un emendamento della Giunta migliorato rispetto al testo che era presente nel Piano, poi ne abbiamo discusso c'era il Presidente, si è interloquito, tutti quanti l'abbiamo votato, un testo migliore che dà una risposta all'esigenza sociale che tutti quanti noi abbiamo detto essere giusta, così dobbiamo fare, quindi non dobbiamo raccogliere sfide, non dobbiamo essere stizzosi se non le sfide giuste, quelle buone, quelle che ci hanno fatto migliorare proprio quel testo sul precariato, quello che ci fa dare una risposta più alta ai bisogni della società, quella che ci fa crescere tutti quanti insieme.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI

(Segue URAS.) Io credo che la mozione sarà respinta, credo anche che questa Giunta, questa maggioranza, questo Consiglio, anche quella minoranza dovranno lavorare i prossimi due anni e mezzo al meglio delle loro possibilità perché c'è tanto da fare, c'è tanto che dobbiamo fare anche insieme e ci sono tante attese che nessuno di noi ha il diritto di rendere vane, le dobbiamo invece considerare e valutare per tutto ciò che rappresentano.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras.

E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Il collega Uras lo debbo semmai ringraziare, non rimproverare perché mi ha risollevato lo spirito perché ero un po' depresso a dire la verità, da qualche giorno ero piuttosto depresso perché mi è sembrato, ho vissuto, sto vivendo una stagione della nostra autonomia, credo che sia uno dei più bassi profili della sua storia. E quindi io ero veramente negli ultimi tempi dopo alcuni sussulti di speranza che mi avevano dato alcuni colleghi del centrosinistra e più propriamente della sinistra socialista e della sinistra dei DS, che mi avevano dato un sussulto di speranza per poter portar fuori la nostra Regione da quella crisi profonda che aveva determinato questa Presidenza della Giunta e questo conseguente Consiglio regionale. Stamattina e tra ieri e oggi mi sono ritrovato nella mia casella al Gruppo una serie di sollecitazioni, perché io sono piuttosto vecchio della politica e in qualche modo vecchio anche di questo Consiglio regionale e in nome di questa mia lunga militanza politica attiva mi venivano delle sollecitazioni e mi hanno fatto trovare nella mia casella un bilancio di Tiscali fino al 2004, mi hanno fatto trovare nella casella un numero di "Sassari Sera", mi hanno fatto trovare in casella una opinione dell'Assessore, ex assessore Pigliaru su quella che è stata la legge approvata di recente il 28 mi pare di dicembre in ordine all'esercizio provvisorio e all'assestamento di bilancio compreso. Mi hanno fatto trovare tutte le interviste rilasciate dall'ex assessore Soru e tante altre sollecitazioni degli invalidi iscritti nelle liste dei disoccupati senza sbocco, dei sordomuti nell'età scolare senza sostegno, dei ciechi in età scolare senza sostegno, senza formazione professionale. Mi hanno telefonato tanti amici e compagni delle tre organizzazioni sindacali, eh sì perché speravano che questo vecchio socialista ritornato in Consiglio chissà quale potere, come dire, di intervento, di incidenza, di persuasione, di scossa potesse avere. Ma io non debbo illustrare nulla a questo Consiglio, perché questo Consiglio sa tutto, non c'è nulla che non sappia in ordine alla crisi industriale dei nostri poli, da Portovesme a Macchiareddu, a Ottana, a Portotorres, sa tutto sulla crisi della formazione professionale, se n'è parlato, sa tutto intorno ai problemi del piano paesaggistico, sa tutto intorno alla sanità, che abbiamo affidato ad un Assessore che, dopo due anni e mezzo, ha detto: "Basta con la tragedia della sanità, adesso vi faccio vedere chi sono"; e presenta una questione che è stata formalmente definita Piano sanitario, com'è stato definito il piano paesaggistico, come finalmente l'eroe, il Robin Hood sardo, che lotta contro gli speculatori, contro l'arroganza dei ricchi e, quindi giù, e chi non l'ascolta? Certo questo è un nostro eroe, il nostro Robin Hood. Ma chi non sa che il nostro Robin Hood, anziché nella baracca di Robin Hood, vive nelle sue lussuose ville? Chi non sa che vi è una clausoletta nel Piano paesaggistico, attraverso la quale si può approdare alle deroghe? E in vista di tutta questa possibilità, cosa c'è? L'elicottero negato dall'assessore Dessì, ma messo a disposizione del Presidente della Giunta dai carabinieri, non so con quale legittimità, per andare a visitare i siti minerari, da poter risanare con i Tronchetti Provera e dintorni, Ligresti, altri, qualche sardo anche in mezzo, no? Perché il presidente Soru ha quest'atteggiamento di disprezzo verso la classe politica, verso la classe sindacale, verso la classe imprenditoriale sarda, salvo che non ci sia qualcuno che in qualche modo gli serve, gli possa essere funzionale a. E quando era partito dal panino dell'aeroporto, con i prodotti sardi, che sembrava la riscossa della sardità, della cultura sarda, eh, io vorrei che il Presidente della Giunta rinviasse anche la replica di oggi e portasse, qui, tutte le delibere di Giunta, tutte le determinazioni degli Assessori, con quante consulenze sono state affidate a personaggi estranei alla Sardegna, quindi non solo l'Assessore alla sanità, portato dal Piemonte, perché noi sardi siamo incapaci di esprimere livelli di professionalità degni di ricoprire quel ruolo, così il dirigente regionale della sanità dell'ASL numero 8 e della numero 1, e così via. Ma se voi vedete in quelle delibere, determinazioni, vi sono una serie notevole di consulenze affidate a personalità fuori della Sardegna. Ecco il vassallaggio! Io non vorrei che il nostro Presidente fosse non solo il figlio della crisi del sistema politico, le giunte Palomba, le giunte della passata legislatura, la crisi… perché il risultato, dobbiamo dirlo con estrema chiarezza, è il risultato della crisi politica dei partiti della sinistra, ma sono anche il risultato della crisi politica dei partiti che subito dopo sono succeduti, che non hanno saputo superare quella crisi e ridare dignità e ruolo alle istituzioni e al sistema politico dei partiti. Altrimenti, lo ripeto, il presidente Soru mai ci sarebbe stato. E qualcuno mi chiedeva, ma perché non chiedi ai tuoi colleghi del centro sinistra, che hanno individuato nell'imprenditore Soru il salvatore della patria, da candidare a governatore della Regione, chiedi loro come hanno fatto a scegliere quel imprenditore, che si presentava nel 2004 con 2.846.377 euro di deficit? E allora, dove erano i numeri perché gli fosse indicato come il candidato governatore, salvatore della patria? O è piuttosto il frutto di un sistema di poteri forti dell'economia e della finanza nazionale e non solo, che hanno voluto attraverso il signorotto locale sottoporre a, non voglio dire alla canonizzazione, non la vorrei dire questa parola, perché faccio fatica, perché se lui è il signorotto sardo sotto la guida dei colonizzatori, dovrei concludere che tutti quelli della maggioranza che lo sostengono sono degli ascari, e non lo voglio dire! Non lo voglio dire che questi siano ascari del processo di colonizzazione della Sardegna. Non lo voglio dire! Però, una risposta a tutte queste domande ci vuole. Una risposta politica per riavvicinare i sardi alle istituzioni e alla politica con la "P" maiuscola, perché altrimenti non ne usciamo. Perché noi abbiamo due scelte: che si dimetta o che noi lo sfiduciamo; e che segniamo, a metà legislatura, una svolta. Tutti a casa, ripresentiamoci…

PRESIDENTE. Onorevole Farigu, ha mezzo minuto per concludere il suo intervento.

FARIGU (Gruppo Misto). Allora, io sto concludendo perché credo di avere detto, più o meno, tutto. E allora, vogliamo dare delle risposte ai disoccupati dell'industria, dell'agricoltura? Vogliamo dare risposte al mondo della formazione professionale, vogliamo dare risposte serie alla sanità, vogliamo dare risposte…

PRESIDENTE. Concluda collega Farigu!

FARIGU (Gruppo Misto). … è questo il dovere della Giunta, ma il dovere di tutto il Consiglio e il dovere particolare della maggioranza che regge questa Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente. Non c'è il collega Sanna, il sindaco di Telti? E' fuori sì. Ma, sono convinto che ci penserà il collega Moro a riferirgli la mia proposta. Se dovesse aver ragione il collega Sanna, che è aumentato il numero dei consiglieri di amministrazione degli enti, il collega Sanna è mio ospite per i prossimi due anni e mezzo, per tutte le colazioni che vorrà fare al bar di Angelo. Se, invece, non dovesse essere così, pretendo che mi offra almeno un caffè, domani mattina, al bar di Angelo. Spetta a lui fare la verifica, io sono convinto che il collega Sanna ha detto una cosa totalmente inesatta. E la cosa che preoccupa non è quello che ha detto e che l'ha detta anche in buona fede. Magari è convinto di avere ragione e se l'impianto del suo intervento è avere ragione su quel dato, lascio immaginare a voi quanto è credibile tutto quello che ha detto dopo. Dico questo, per dire che noi dovremo mandare a casa il Consiglio regionale per la mozione che è stata presentata. Io invito i colleghi a rileggerla quella mozione, per verificare se ci sono i contenuti politici, i contenuti programmatici, la prospettiva, il progetto alternativo, perché si sciolga il Consiglio regionale e i sardi vengano chiamati a votare, se le condizioni sono queste che sono state scritte in questa mozione. E invito i colleghi del centrodestra, molto pacatamente, ad argomentare sulla mozione che è stata presentata, non sugli interventi che sono stati fatti l'anno scorso, la settimana passata, le ragioni del perché noi dovremo tornare a votare. Lo dico questo, perché l'opposizione è prima di tutto progetto, è progetto economico, sociale, è progetto culturale e, poi, è progetto di governo. E poi, assieme, dovrebbe essere, lo dico sempre per i colleghi che devono intervenire, è anche progetto alternativo. Noi dovremo sciogliere il Consiglio regionale, perché il centrodestra avanza un progetto alternativo a quello del centrosinistra. Io, al momento, poi può essere che più avanti, quando intervengono i bravi del centrodestra, chiariranno meglio la posizione, quando interviene Ladu, ma io penso che l'indicazione alternativa non c'è, il progetto alternativo non c'è, La Spisa…

LADU (Fortza Paris). Stai parlando a te stesso.

CUGINI (D.S.). Sono convinto che tu non lo capisci, questo è vero.

LADU (Fortza Paris). Io capisco perfettamente.

CUGINI (D.S.). Anzi, sono convinto che tu capisci solo una parte di quello che io dico. Secondo me tu sei ancora all'asilo nido.

(Interruzioni del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego…

CUGINI (D.S.). Presidente, sto parlando con lei, secondo me a Ladu gli conviene stare zitto.

PRESIDENTE. Oggi, per questa Presidenza, è un giorno nuovo non mi faccia cominciare male, la prego di rivolgersi alla Presidenza e di non raccogliere e di non fare provocazioni.

(Interruzioni del consigliere Ladu)

CUGINI (D.S.). Presidente, guardi che sta disturbando. Ed è l'unica cosa…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, la prego, sappiamo tutti da dove proveniamo.

CUGINI (D.S.). Ladu, l'unica cosa che sa fare, è quella di disturbare. Allora, basta adesso dai, vai a raccogliere asparagi.

(Interruzioni del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, onorevole Cugini la prego.

CUGINI (D.S.). Presidente, io sto parlando con lei e sento una voce che disturba lì dall'estrema destra, lo faccia stare zitto se ci riesce, se no chiami i questori nuovi e lo faccia uscire dal Consiglio regionale, Presidente. Dicevo, dovrebbe essere un progetto alternativo, alcuni colleghi hanno detto che occorre riaprire il confronto sul tema delle riforme, noi siamo qui per dire benissimo nei prossimi giorni, nelle prossime ore, c'è una riforma importante che si è già discussa in Commissione autonomia. Si dice che non c'è stato confronto, può essere che sia stato un confronto insufficiente, vogliamo riprenderlo in aula? Noi siamo disponibili. Se su un progetto di quel tipo, compresa la legge elettorale, ci dovessimo trovare di fronte a delle grandi divaricazioni all'interno del centrosinistra, allora ci sarebbero gli argomenti per presentare una mozione di sfiducia, ma non tutti gli altri argomenti che sono stati presentati. Perché voi parlate di Assessori che si sono dimessi o altri ai quali è stato richiesto di dimettersi, io vi voglio dire che ben nove Assessori che hanno governato negli ultimi cinque anni, con il centrodestra, si sono candidati e non sono stati eletti. Nove Assessori. Sarà colpa degli elettori che hanno sbagliato nel dare il giudizio, sarà che non sono stati apprezzati, ma il dato è che nove Assessori della giunta Floris, della giunta Pili e della giunta Masala, sono stati sottoposti a giudizio degli elettori dopo l'esperienza di governo e sono stati bocciati. Allora, io credo che prima di parlare degli altri è bene fare un esame al proprio interno, perché a me è capitato negli ultimi cinque anni dalla passata legislatura di votare tantissime volte assieme a voi, di votare le proposte vostre e di votare sempre contro. Ossia, io ero all'opposizione votavo le vostre proposte e le votavo sempre contro, cose che non capitano in questo mandato, a voi non è mai capitato di votare con noi votando noi contro la Giunta. Di votare contro la Giunta, non è mai capitato. Sto proponendo al confronto due alternative: quella precedente e quella di oggi. Per dire come noi abbiamo operato, voi avete operato, quello che si è determinato e i motivi dello scontro e quando noi vi abbiamo proposto lo scioglimento del Consiglio, Masala, buonanima, Presidente del Consiglio, voi avete votato per rimanere attaccati alla poltrona. Eppure, nove Assessori non sono stati rieletti, centinaia di volte avete votato contro i tre Presidenti, ed è questa la cultura che proponente per superare il centrosinistra: quella che abbiamo visto negli ultimi cinque anni o quella di oggi. Fate una mozione di sfiducia e poi non venite neanche per discutere, parlate e ve ne andate, invece se volete il confronto è bene parlare e ascoltare quello che devono dire gli altri colleghi. Io vi ho ascoltati tutti, a me oltre la metà di quelli che hanno parlato non mi stanno ascoltando, quale confronto volete con noi? Quale confronto? Se la metà di quelli che hanno parlato sono andati via e la metà di voi non c'e al confronto per sentire le opinioni degli altri, ma di che confronto parlate? Ma di quale sfiducia parlate? Ma quale fiducia noi potremmo avere in voi che proponete il superamento di questo Consiglio, se non siete qui neanche per sostenere la firma che avete messo in questo foglio di carta, che sfiducia non è. Allora, io credo che se volete confrontarvi, collega Moro se volete confrontarvi, lei di positivo ha il cognome, tutto l'altro mi dispiace per lei ma non è commestibile. Allora, se voi vi volete confrontare, insomma, diciamo che c'è questo appuntamento di questa settimana e della prossima settimana sulla statutaria, ci sono le intese che si stanno sottoscrivendo nel territorio con i sindacati, Moro lei viene da Sassari, dieci giorni fa, quindici giorni fa con gli imprenditori, i sindacati, le associazioni di categoria, è stata sottoscritta un'importante intesa, per quanto riguarda lo sviluppo. Voi invece qui state a dire: Soru ha distrutto. Soru ha distrutto con il nostro consenso tutti gli enti inutili che io personalmente consideravo dei ferri vecchi, per i quali nessuno si è lamentato in Sardegna: le aziende di soggiorno, le comunità montane, gli ESIT e tanti di questi inutili enti che erano dannosi per la Regione. Ed era giusto superarli, ed è stato giusto superarli. Voi siete ancora attaccati a sostenere l'esigenza di riproporre dei ferri vecchi per il governo della Regione, non ci sono più in nessuna parte dell'Italia. Allora, se vogliamo ragionare sulla prospettiva, bisogna avere chiaro che siamo di fronte ad un passaggio estremamente importante, siamo usciti dall'obiettivo 1, ci apprestiamo ad entrare nell'obiettivo 2, dobbiamo discutere la finanziaria, dobbiamo discutere del piano regionale dello sviluppo, sono questi i temi del confronto. Noi la mozione vostra la bocceremo e so e sappiamo, so personalmente, di farvi un favore sapete perché? Concludo con un'ultima considerazione. Mi sembrate, quando parlate sulla mozione, come quegli oratori di paese, subito dopo la liberazione, lei allora era un giovane democristiano Moro, non era ancora estrema destra, che parlavano nei comizi non perché sostenevano la causa del Partito per il quale parlavano, ma perché erano pagati per fare quegli interventi.

MORO (A.N.). Quelli erano del PC.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie Presidente, colleghi, colleghe, signori della Giunta. Il mio intervento sulla mozione numero 105, dopo averla sottoscritta… Presidente se…

PRESIDENTE. Ha ragione onorevole Contu, colleghi abbiamo sino adesso funzionato perfettamente continuiamo così.

CONTU (F.I.). La motivazione che ha spinto, giusto per entrare subito nel tema del discorso che il collega Cugini voleva favorire, è una discussione dove ci fosse il confronto sui temi, sulle idee, sui progetti, cercando collega Cugini, collega Uras, nel rispetto per le vostre intelligenze, io devo dire per le vostre idealità, ma non nella condivisione della negazione, da parte vostra, del nostro diritto al confronto. Il diritto al confronto parte, per la meno da una serie di considerazioni, che sono legate all'offesa per il prestigio dell'istituzione, che in quest'aula è stato celebrato, alla violata dignità dei consiglieri e quindi dei rappresentanti di questa istituzione, compreso il ruolo stesso della Presidenza della Giunta. Perché, quando il Presidente della Giunta si permette di scagliare, come è successo anche l'altro giorno, accuse immotivate, mettendo in discussione anche le capacità intellettuali dei componenti di questo Consiglio molto probabilmente qui la dignità di tutti viene messa in discussione, soprattutto quando si pretende di cancellare il confronto democratico, perché il confronto democraticamente svolto all'interno di questo Consiglio nel corso dell'ultimo mese ha inteso uno degli interessi primi della nostra popolazione e della nostra Sardegna: il diritto alla salute.

Purtroppo il fastidio di non essere abituati a questo confronto, il fastidio derivato dalla lettura e dalla interpretazione prettamente individuale di quello che è il modello da dare a questa Regione, l'interpretazione della politica e la personalizzazione - soprattutto - che della politica si vuol fare, e la deriva che caratterizza l'azione politica del Presidente in primis, quella della politica "contro", contro qualcosa, contro qualcuno, sinceramente non trova e non può trovare la nostra condivisione. Siamo portatori di una politica che è di proposizione, siamo portatori di un modo di interpretare i ruoli della politica che è quello di salvaguardare, comunque sia, il senso delle rappresentanze democratiche, siamo, comunque sia, coscienti del distacco, del solco sempre più ampio che si sta aprendo tra le istituzioni e tra le stesse istituzioni e i cittadini.

Noi siamo convinti che il favorire questo clima dello scontro non faccia bene né all'Istituzione, né tanto meno fa bene ai nostri cittadini che si aspettano ben altro: si aspettano grande senso di responsabilità, il farsi carico dei problemi, il prospettare soluzioni ai problemi e non aggravare i problemi e i nodi che già avevamo da sciogliere.

Io credo che quanto successo in quest'Aula (non solo nell'Aula ma anche in Commissione), quanto ai contenuti - e questo è riferito a diversi passaggi che il Presidente ha utilizzato - mi dispiace, Presidente, io credo che non possa trovare da parte nostra la condivisione. Bisogna che lei dia una chiave di lettura diversa rispetto al ruolo che deve interpretare perché i cittadini glielo hanno dato questo ruolo; come lo stesso ruolo è stato assegnato a noi consiglieri, il ruolo di rappresentarli, in un ruolo di maggioranza e in un ruolo di opposizione, ognuno con la sua dignità e ognuno nel rispetto, non solo della propria dignità, ma nel rispetto del ruolo.

Questo vuole dare un senso alla mozione: molto spesso l'accentuare i toni, il tirare anche i discorsi su temi che non sono ritenuti un progetto primario, molto probabilmente, porta a sfiorarsi ma anche a farsi del male, e questo farsi del male ha le sue ripercussioni, da una parte di tipo personale, e non ci sono giustificazioni politiche di nessun tipo che portano a doversi rivolgere fuori dall'Aula per sanare chissà quale offesa (e questo è riferito alle querele). Ma sembra che tra rappresentanti delle istituzioni i rapporti si governino a livello di querele, credo di no, non ci salva neanche il rapporto personale.

E allora, andiamo sui temi... Certo, Presidente, la potrà anche far sorridere la cosa però credo che non è a quei livelli che si risolvono né i problemi personali né tanto meno i problemi della Sardegna. Credo che i problemi della Sardegna siano il risanamento economico, ma il risanamento economico reale, non quello che lei sta propugnando l'impegno - come già avvenuto di recente - sull'utilizzazione di risorse disponibili dal 2010 al 2015 per l'assestamento del bilancio del 2006 ma il proposito di utilizzare quelle risorse per finanziare il bilancio del 2007. Ma crede che queste siano le risposte che noi dobbiamo dare alla nostra Isola? Ma crede davvero che questo tipo di finanza che noi, a dire suo, non sappiamo capire nei numeri, siano la risposta è la certezza delle risposte ai nostri cittadini? Cioè utilizzare risorse nel bilancio che non sono disponibili nell'immediato ma che saranno disponibili soltanto dopo il 2010? Io non credo che questo sia il modo di interpretare né l'economia, neanche quella molto creativa, Presidente. Io dichiaro qui pubblicamente di non essere né un economista, né di capire granché di economia, però a me sembra che anche nelle gestioni...

PIRISI (D.S.). E si vede!

CONTU (F.I.). Guardi, ingegnere, architetto, o come la devo chiamare, eviti, eviti! Grazie.

Grazie, Presidente.

Le dicevo, certo questa può essere anche definita finanza creativa ma la finanza creativa la facciamo con le risorse disponibili, la facciamo con le risorse certe, ma la facciamo, soprattutto, con la disponibilità delle risorse; e non credo che lei possa, anche per quest'anno, visto che le difficoltà ce le ha perché altrimenti non chiederebbe altri quindici giorni, come riportano le notizie, per presentare la finanziaria del 2007 e il bilancio del 2007...

Questi sono i problemi, caro Cugini, che a noi preoccupano: quello di andare verso il terzo mese di esercizio provvisorio, quello di negare la disponibilità delle risorse sui progetti e sui piani che eventualmente verranno presentati, quelli, comunque sia, di dare risposte che il caro collega Uras chiedeva sul mondo del lavoro, sul mondo dell'occupazione, sul mondo dell'impresa, sul mondo economico che, comunque sia, anche lei rappresenta, Presidente, visto che nella sua vita lei esercita il ruolo di imprenditore.

Ma, una cosa, un dubbio che mi avanza, Presidente: si parla molto spesso, in questo periodo, di un grande progetto legato alla liberazione della Sardegna dalle servitù militari, è un progetto definito ...max di cui un'azienda chiamata Tiscali Italia sta facendo sperimentazione in Sardegna: l'utilizzo di reti Internet senza fili. Presidente, io vorrei sapere: davvero lei ha risolto tutti i conflitti di interessi e la sua volontà di liberare la Sardegna dalle servitù militari non la vede interessato all'utilizzo di questo progetto? Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Contu.

E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, questa mozione di sfiducia al Presidente della Regione onorevole Soru, è, secondo me, palesemente pretestuosa e demagogica.

Si dice che il Presidente abbia affermato che i consiglieri regionali temono la presentazione di una mozione di sfiducia che, qualora approvata, li priverebbe dello status e delle gratificazioni economiche connesse al loro ruolo istituzionale. Io non so se il Presidente pensa veramente questo, perché la frase è stata estrapolata da un suo ragionamento più ampio e complesso, dico che, comunque, di queste affermazioni se ne sentono in giro in modo sempre più frequente, pronunciate anche da autorevoli rappresentanti del mondo politico, culturale e della società civile. Per cui se vogliamo parlare dello stato del consigliere regionale, facciamolo in modo serio e chiaro, come ho cercato di fare più volte intervenendo in quest'aula, anzi fin dal mio primo intervento nel luglio del 2004; ma mi chiedo, non credo sia utile legare questo delicato tema ad una richiesta di sfiducia al Presidente, ben sapendo che nessuna maggioranza interromperebbe nel bel mezzo della legislatura la sua azione di governo. Dove, dopo un periodo di duro risanamento finanziario, di approvazione di qualificanti leggi di riforma, di conquista di nuovi importanti entrate da parte dello Stato, ma non solo, si appresta a varare una finanziaria, che dovrebbe dare quelle risposte, che i sardi, soprattutto dei ceti delle aree più deboli si attendono. Dunque una seconda parte della legislatura, che si preannuncia interessante per il lavoro che dovrà svolgere questa maggioranza, il Consiglio regionale nell'interesse del popolo sardo. Allora che senso ha questa mozione, quando si sa già come andrà a finire, e cioè che verrà respinta con convinzione da parte della maggioranza. L'intervento delle onorevole La Spisa e degli altri esponenti del centrodestra, hanno chiarito bene qual è lo scopo di essa, è una sequela di insulti al Presidente e di accuse ingenerose al lavoro svolto dalla Giunta e da questa maggioranza di governo. E mi sia consentito dire, che vi è in tutto questo bailamme, anche una sorta di invidia politica per i risultati ottenuti in questi anni, che erano attesi da decenni. Il resoconto presentato né è la dimostrazione più evidente e documentata. Questo vuol dire che siamo soddisfatti e che guardiamo alle indietro? No, crediamo che possiamo e dobbiamo fare ancora di più, soprattutto sul lavoro, il contrasto alla precarietà e povertà, politiche più incisive per le aree interne svantaggiate ed altri, tanti importanti problemi, che abbiamo in Sardegna, e che abbiamo ereditato in buona parte dalla Giunta precedente. Ci si accusa di non avere una bussola, che orienti l'azione politica di questa maggioranza, dimenticando che c'è stato un vasto consenso dei sardi ad un preciso programma elettorale, che è stato spiegato e discusso in centinaia e centinaia di assemblee. Questo programma si sta portando avanti con fermezza e determinazione, mal grado l'ostruzionismo di un'opposizione che difende il vecchio, greti interessi consolidati di ceti, classi e privilegi, che sembravano indistruttibili e inossidabili nel tempo. Non è più così, cari colleghi del centrodestra, la vecchia mamma Regione, che veniva usata in modo clientelare e diseguale, è destinata al tramonto. Noi stiamo cercando di fissare regole, di avere comportamenti che trasmettano fiducia e voglia di fare, che siano utili a tutti i sardi, non come avveniva in passato, erano utili soltanto a pochi, a rieleggere anche pochi. Per ritornare allo stato dei consiglieri regionali, voglio dirvi che voi non avete le carte in regola neanche per trattare questo argomento. Perché non avete compiuto nessun atto per affrontare e sollecitare seriamente una discussione sul tema. Se lo si vuole fare, si proponga un gruppo di lavoro di volenterosi, che studino e ci propongano un nuovo status per noi. Io sicuramente penso che questo status debba essere rivisto all'interno di un ragionamento più generale, che riguarda i costi della democrazia e della politica, come ha brillantemente scritto in un suo libro il senatore Villone dei democratici di sinistra. Non sono argomenti che devono essere bollati come qualunquistici e strumentali, perché ci sono movimenti, e un'opinione pubblica, di sinistra, anche di sinistra, che ne sta parlando e ne vuole parlare, non ci aiuta in questo la mancanza della trasparenza, che c'è sull'argomento, perché solo la Sardegna non ha nel suo sito le indennità, gli emolumenti, i benefit di cui godiamo. Ci dobbiamo vergognare di qualcosa? Così facendo si alimenta il qualunquismo e la strumentalizzazione, che viene fatta dai giornali, che scrivono quello che vogliono, sostenendo che le nostre indennità sono di 20-30-40-50 mila euro al mese, tutti veniamo accomunati in un unico assioma, dove si fa credere, che far politica è un'attività redditizia e per pochi privilegiati. Si mostrano dati dove i fondi per il funzionamento dei gruppi entrano nei conti correnti dei consiglieri, ed è falso! Dove quelli per i collaboratori, che io spendo a quello scopo, come credo facciano gli altri, entrano ed escono dalle nostre tasche, si nasconde che nel nostro gruppo politico il 55 percento delle indennità viene versato al partito, oltre a quelli che diamo a federazioni e circoli, così come tanti di noi non usano biglietti aerei, né per sé, né per i propri familiari, prestiti a tassi bassi, e non sono qui per avere vitalizi o prebende. Davvero tutti voi potete dimostrare di essere qui per lavorare sodo e nel più totale disinteresse? Io penso di no, allora, per concludere, separiamo la fiducia da queste questioni, creiamo quel gruppo di lavoro o di volenterosi, che si ponga come obiettivo un nuovo stato del consigliere regionale, se questo è il problema siete in grado di raccogliere questa sfida? Sono curioso di conoscere la risposta e di partecipare ad una seria discussione, infine sarà l'opportunità offertaci dalla discussione sulla legge statutaria, uno dei momenti in cui verificheremo le varie culture centraliste, verticistiche, ruolo del legislativo, dell'esecutivo e del Presidente. Certo non si può dire è che noi siamo per il presidenzialismo, altri che invece lo hanno descritto come la forma migliore di governo, oggi si lamentano degli effetti pratici di questa scelta. Non penseranno, costoro, di convincerci che il presidenzialismo era giusto, ma che non aveva previsto un Presidente, come l'onorevole Soru, che ha un carattere forte ed è molto determinato nella sua azione politica. Volete convincerci di questo? Io non ci credo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisu.

E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Io cercherò di centrare magari l'obiettivo di questa mozione di sfiducia, anziché fare interventi e discorsi populistici, delle nostre prebende e di quello che sono le prerogative dei consiglieri regionali. All'esterno, alla gente poco interessano questi tipi di discorso, forse interessano un pochettino di più a noi, e non si raccolgono così i consensi della gente, andando all'esterno e raccontando quelli che sono, questi benedetti, e questi così tanti declarati e decantati emolumenti dei consiglieri regionali. Io sono convinto, signor Presidente, che questa più che una mozione di sfiducia, oggi si dovrebbe parlare del vero fallimento della Giunta Soru, questo è l'argomento più importante, il fallimento suo e di tutta la sua squadra di governo, compresi quei tre, che oggi stanno a casa, magari un pochettino più rilassati e un pochettino più tranquilli, senza dover sopportare i nostri fiumi di parole, senza dover sopportare questo Consiglio regionale, queste interminabili discussioni, che poi si accendono generalmente qua in Aula. Io sono del parere che la disfatta è scritta nei fatti, quello che si sa all'esterno, quello che sente la gente, quella è la disfatta; e non mi riferisco soltanto alla gravissima crisi che attanaglia la nostra Isola. Anche perché su questo argomento ci tornerò dopo. Ma sicuramente ai vostri atteggiamenti, ai suoi atteggiamenti signor Presidente. Io ripenso alla seduta del 28 novembre scorso, quella sfida lanciata platealmente all'opposizione, per la presentazione di una mozione di sfiducia e a quelle pesanti offensive insinuazioni verso i suoi colleghi. Questo non credo che sia un qualcosa da poco, che può essere abbandonato, tralasciato da chi è il rappresentante del popolo della Sardegna. Qualcuno parlò in quel momento di una sua caduta di stile, signor Presidente, ora non sta certo a me dare dei giudizi, anzi, certo è, però che, in quell'occasione, lei ha perso il suo abituale aplomb. Lei che ha sempre parlato di dignità, ha sempre parlato di rispetto di responsabilità, si è comportato in quel momento in maniera diametralmente opposta, e cioè in quel modo prevaricatore che, finora, si è rispecchiato fedelmente nelle sue scelte politiche e amministrative, ma tant'è, quel giorno, dietro quelle parole di sfida, si leggeva un leggero disagio. Io, perlomeno, questo ho colto. Forse, magari inizia a rendersi cconto che è in seria difficoltà e, come spesso accade, lei pensa che la miglior difesa possa essere, in certi momenti, l'attacco. Per camuffare le problematiche politiche che tormentano il centrosinistra e i dissapori che da sempre vi trascinate dietro, non ha trovato di meglio da fare che attaccare in modo volgare i consiglieri che siedono tra questi banchi, tra l'altro, allo stesso titolo suo e di tutta la maggioranza, perché hanno avuto la fiducia dei sardi, come ho spiegato prima, democraticamente eletti dal popolo sardo, da tutta la Sardegna. Ci ha accusato di aver paura di presentare una mozione di sfiducia per il rischio di rinunciare ai nostri famosi privilegi. Io credo che bisogna mettere fine a questa vergogna dei privilegi dei consiglieri regionali. Basta, parlare di questo problema. Non sono dei privilegi. Se sono dei privilegi veniamo qua in Aula, risolviamo questo problema, però, basta, alla gente non interessano questi, non interessa questo, interessano i problemi della Sardegna. Già un mese fa, la mozione, presentate subito le dimissioni dell'assessore Pilia, rigirava il coltello nella piaga di una coalizione che naviga a vista, di una Giunta che, periodicamente, perde pezzi importanti, e di un programma politico che, di fatto, è rimasto soltanto sulla carta. Forse, la verità, in quel momento, era troppo dura da digerire, ed ecco che ha sferrato quel colpo basso, citando l'attaccamento alle poltrone. Non è così! E' davvero triste e umiliante per la sede istituzionale più alta della Sardegna cadere così in basso, soprattutto con simili discorsi. La nostra sfiducia, signor Presidente, era già evidente a novembre, era chiarissima. Ma cosa ancora più grave, questa sfiducia le viene anche da parte della sua maggioranza: sottobanco, sapesse che cosa si sente di lei! E lei, che è persona intelligente e abile, lo sa bene, lo sa benissimo, e quindi ha provato a giocare con le parole: sfiducia, censura. Ma a che pro, a cosa serve tutto questo? Noi non abbiamo paura di andare a casa, di rinunciare a questi fantomatici privilegi, come lei li ha definiti. Noi siamo pronti a togliere il disturbo perché ci sta davvero a cuore il bene dell'isola e dei sardi, ed è per questo che abbiamo raccolto il suo guanto di sfida. Non ci spaventa, noi siamo disposti, se necessario, a fare addirittura un passo indietro, a tornare a casa. Ma lei, signor Presidente, è disposto? Lo dichiari in Aula questo. Perché non si assume le sue responsabilità, non fa un mea culpa e cerca di porre rimedio alle conseguenze della sua azione di governo? Vede, signor Presidente, io sono sicuro e convinto che a lei, forse, in questo momento, sta sfuggendo un aspetto fondamentale. Non siamo soltanto noi della minoranza che diciamo che questo è il fallimento della Sardegna. Ve lo hanno spiegato anche i miei consiglieri di opposizione che sono intervenuti prima, la sfiducia, quella più grave, quella vera, non è quella che viene discussa qua in quest'Aula a suon di mozioni, è quella che sta arrivando dai sardi e dalla Sardegna. Sono la disoccupazione alle stelle, con continue e costanti perdite di posti di lavoro, le nuove povertà a fare lampeggiare pericolosamente i segnali d'allarme. Le vostre scelte vi si ritorcono contro, decretano la vostra sconfitta e, di conseguenza, sono i sardi stessi a sfiduciarvi. La vera sfiducia, quella che dovrebbe farvi realmente riflettere, è questa.

Signor Presidente, io ho sentito vari interventi, ma credo che la mia sensazione è che lei abbia, mi passi il termine, perso un po' il senso della realtà, tutto preso com'è, chiaramente, dalla sua personalissima politica. Ormai, ha perso il contatto con la gente, con la quotidianità, che per tantissimi sardi è diventa drammatica. Lei va avanti per la sua strada, ha i suoi obiettivi da raggiungere ad ogni costo, anche a quello di tirar diritti davanti a un momento così difficile, in cui passa, in cui vive oggi la nostra terra. Si ricorda, Presidente, lo faccio pubblicamente, ma si ricorda quando lei era un sardo come tanti, come tutti gli altri, e doveva fare i conti con i più disparati problemi e soprattutto con la burocrazia? Ha scordato quando faceva quelle file all'ufficio tecnico del Comune di Oristano e i burocrati di quella città le creavano tanti e tanti problemi al suo lavoro di imprenditore? Io me lo ricordo, me lo ricordo bene, me lo ricordo benissimo, anche perché ero Assessore, in quel momento, del Comune di Oristano. Lei, invece, sembra che, in questo momento, da Presidente, si sia dimenticato completamente che cosa c'era prima e che cosa ha passato precedentemente, negli anni precedenti.

Ora, se lei mi permette, io platealmente le voglio fare un regalo, un libro, è "Il pensiero di uno spaventapasseri". Questo libro l'ha scritto Carlo Marongiu, non è pubblicato con nessun contributo da parte di enti regionali, è soltanto pubblicato con soldi propri, quindi non voglio neanche fare pubblicità più di tanto. Però, in questo libro, e spero che lei lo legga in modo attento, ci sono delle considerazioni di vita - perlomeno a me hanno colpito - molto, molto importanti. Questo Carlo Marongiu è uno di quei ventilati, è affetto da sclerosi laterale amiotrofica. Quei famosi 50 mila euro, se lo ricorda, Presidente, quando io qua in Aula le chiesi: " Perché non da 50 mila euro alla ASL di Oristano per risolvere il problema dell'assistenza domiciliare integrata?" E le chiesi, addirittura, di prenderli e di stornarli, meglio, da quel suo capitolo della pubblicità istituzionale. Oggi, abbiamo capito a che cosa è servito e a che cosa le servivano tutti quei soldi. Erano soltanto 50 mila. Era un messaggio, un piccolo messaggio, quei piccoli messaggi che danno le grandi persone, che danno i grandi. Sono quelle piccolissime cose che dimostrano quanto uno può essere a cuore ad un problema che è uno, uno soltanto, ma a volte un segnale credo che sia importante. Questo è un uomo che, nonostante sia prigioniero del suo stesso corpo, non ha mai perso il senso della realtà. E' una persona unica, io la conosco personalmente, ho avuto modo di conoscerlo, che è in grado di insegnare tantissimo. Ora, la invito a leggere, come ho detto prima, quest'opera, e a provare a guardare il mondo anche da un'altra prospettiva, quel mondo reale che molto spesso a lei sfugge, occupato com'è a navigare su lidi e mondi del tutto avulsi ai bisogni economici e umani della gente di Sardegna. Chiedo ad uno degli assistenti se è possibile consegnare al Presidente questo libro.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi.

E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.) Grazie, signor Presidente. Voterò contro la mozione del centrodestra, che pone la sfiducia al presidente Soru, perché rientra all'interno di uno stanco rituale politico che, sicuramente, avremmo fatto a meno, come hanno detto alcuni dei relatori che mi hanno preceduto, di esaminare e discutere. Questo lo dico con tutto il rispetto che io ho per il centrodestra e per i suoi uomini. Ho sempre pensato che la politica deve saper interpretare le esigenze ed i bisogni che sono presenti nella nostra Isola. Deve farlo con rigore, avendo sempre come stella polare il bene comune. Quando si è convinti che un provvedimento è giusto, al di là delle ricadute elettorali, uno dovrebbe garantire un'azione di equilibrio, rispondente a questo tipo di impostazione. Ma a quale principio, mi chiedo, risponde questa mozione? Forse, risponde a pieno ad un puro esercizio dialettico e propagandistico, che può avere, alla fine, la conquista di qualche spazio mediatico fine a se stesso. Ma niente di più. Non vi è traccia, all'interno di quella mozione, di un progetto politico alternativo. Questo sarebbe obbligatorio per discutere seriamente nel merito dell'impostazione di quella mozione, in grado di rappresentare una nuova fase autonomistica per la nostra isola. Il confronto vero, quindi, oggi, fra maggioranza e opposizione deve avvenire sui programmi e non sulle cose virtuali, deve avvenire sulle riforme, sull'azione quotidiana, sulle idee che politicamente dovrebbero contraddistinguere l'azione quotidiana di questo Consiglio. Io credo che il presidente Soru non abbia bisogno di difensori di ufficio, perché quello che porta avanti è scritto nel programma di governo votato dagli elettori sardi. Sinceramente, quindi, dopo il chiarimento che vi è stato, insistere su una mozione di censura, come quella che avete presentato, non ha sicuramente, secondo me, nessun senso. Mi chiedo quale sia, alla fine, l'obiettivo reale di questa mozione. Forse quello di dimostrare, al popolo sardo, che si sta lavorando per contrastare l'azione di governo di questa maggioranza. Il confronto, io credo, fra maggioranza ed opposizione dopo due anni e mezzo di governo dovrebbe caratterizzarsi, invece, sulla validità delle politiche di sviluppo che si stanno portando avanti. Abbiamo avuto un'eredità pesante nel settore produttivo, dipesa da tanti fattori, ma, soprattutto, da una congiuntura internazionale negativa che ha messo in ginocchio gran parte del nostro apparato produttivo. Ad aggravare questa situazione ha contribuito la fuga delle aziende pubbliche e di una feroce concorrenza dei paesi emergenti che hanno messo in ginocchio gran parte delle imprese. Quindi mettere in sicurezza i lavoratori e ridisegnare un nuovo modello di sviluppo senza scorciatoie, sapendo bene che non si camminerà su un tappetino di rose, è il compito, come si sa, di una classe politica che ha i piedi per terra.

Io credo, onorevole La Spisa, che noi dovremo garantire i diritti dei più deboli e coniugare la crisi con l'apertura di un nuovo piano di sviluppo per rappresentare insieme un terreno di confronto e di sfida. Ed è all'interno di questo scenario che è necessario ridisegnare nuovi e più esaltanti modelli di sviluppo, partendo dall'ambiente, dalle politiche agricole, industriali fino a quelle culturali, per far fare, alla nostra Isola, un balzo in avanti in termini di modernità e di sviluppo.

Essere in Europa significa avere un ruolo preciso, un'identità per definire, in senso autonomistico, le scelte da portare avanti nei prossimi anni. In questi due anni sono state fatte cose importanti; si è dissodato il terreno e fatta una buona semina, oggi, questo Consiglio, cui va riconosciuto il merito di aver lavorato bene, può raccogliere i frutti di questo importante lavoro. Se il Consiglio continuerà ad operare bene, si produrranno, io credo, buone leggi, ed il merito non potrà essere solo della maggioranza, ma andrà ascritto a tutto l'intero Consiglio. Una qualificata opposizione dovrebbe servire a migliorare qualitativamente l'attività complessiva di quest'Aula, per questo è forse venuto il momento di cambiare impostazione, partendo dai contenuti della mozione che avete presentato, perché tutti noi abbiamo interesse a difendere l'onorabilità di questa Assemblea e rispondere a tutti quelli che tentano di banalizzare e depotenziare l'azione politica-legislativa di questa Aula.

Riprendendo il ragionamento dell'onorevole La Spisa, anche io raffiguro il Consiglio come uno di quei velieri dell'800, quei velieri commerciali della fine dell'800, che riuscivano a solcare i mari più tempestosi, arrivando integri alla meta con il loro prezioso carico. Questo perché, ognuno dei marinai, riusciva a fare all'interno di quei velieri il proprio dovere. Quando uno di questi si ammutinava, il veliero correva il rischio di naufragare e di non arrivare al porto di destinazione. Per questo ritengo, onorevole La Spisa, che l'interesse comune sia quello, non di far naufragare il veliero con il suo carico di uomini e di merci, ma tentare, dove è possibile, di contribuire a dispiegare le vele in direzione dei venti più favorevoli, in modo che, la nostra Isola, riesca ad avere, alla fine, delle ricadute positive.

A partire da quest'anno dovremo impegnarci a fondo per utilizzare, dentro precisi indirizzi programmatori, le nuove risorse comunitarie e nazionali, definite, queste ultime, all'interno della finanziaria di Governo. Sono risorse importanti che possono cambiare positivamente il volto della nostra Isola. Se in questo percorso, al di là degli schieramenti e delle bandiere, sapremo ritrovare una forte spinta politica, sono sicuro che si potrà dare dignità vera a questo Consiglio, e dimostrare che la politica, in Sardegna, ha una sua dignità e nobiltà, perché è in grado di rispondere, appieno, alle esigenze del nostro popolo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Floris.

E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente. Mi fa piacere che sia in Aula il presidente Soru perché, probabilmente, il tema lo riguarda direttamente ed era preoccupato e, allora, ha preferito restare in Aula, pur sapendo che tanto questa mozione non passerà. Vede presidente Soru, avevo 18 anni, quando ho iniziato a fare politica, e a 23 anni il mio partito mi ha candidato - la Democrazia cristiana - e, allora, la politica si faceva per servizio, al servizio della gente, gratis, non c'erano gettoni e non c'erano prebende e, questo lavoro, fatto per la gente, mi ha portato in quest'Aula, ma mai mi sarei sognato di sentire, in quest'Aula, che il mio lavoro è eccessivamente pagato. Questo è quello che ha detto lei, ma non voglio parlare di questo, perché per me, l'abbia detto lei, lo abbiano detto altri, non ha senso. Io, invece, voglio intervenire sul suo operato, sull'operato della sua Giunta, Presidente. Lei iniziò in quest'Aula ormai nel lontano 2004 con questo titolo: "Un programma per cambiare la Sardegna". In quell'occasione disse che si trattava di dichiarazioni programmatiche diverse da quelle del passato o, per meglio dire, e lo cito testualmente, non di dichiarazioni programmatiche ma di importanti comunicazioni all'Aula per conoscerci meglio e per avviare una proficua stagione di lavoro. Allora, io cerco di fare un excursus del suo lavoro, del lavoro suo, della sua Giunta.

La prima operazione che lei ha fatto è l'epurazione di tutti i dirigenti regionali, perché li definì "del sistema", di quale sistema poi non l'ho capito, ma ci fu una vera e propria epurazione... perché devo essere sempre disturbato Presidente!... ci fu una vera e propria epurazione. Subito dopo, il presidente Soru, disse che, in Sardegna, non si doveva fare l'eolico e, quindi, bloccò tutte le pratiche che giacevano presso la Regione e si schierò contro l'eolico, salvo poi ricredersi e trattare direttamente lui con società che sono interessate all'eolico in Sardegna; mi denunci anche per questo. Poi lei ha detto basta alla formazione in Sardegna e ha mandato a spasso giovani desiderosi di formarsi, ma, soprattutto, ha creato disoccupazione nel mondo della formazione. Miei coetanei, che avevano trent'anni di servizio, all'età di 56 anni sono stati buttati in strada e non potranno certo trovare un nuovo lavoro. Questo l'ha fatto per la formazione. Poi ha detto: in Sardegna si specula troppo nelle coste e ha approvato una legge, la numero 8, che diceva che si poteva costruire oltre i 2 chilometri e quindi creando nella gente aspettative, facendo preparare piani di lottizzazione oltre i 2 chilometri salvo poi, con l'approvazione del PPR, stabilire che zone costiere arrivano anche a 7 chilometri di distanza. A Su Planu de Codoleddu, cioè nell'agro tra Quartu, Mara e Sinnai, le coste vanno nella montagna, per chi conosce Su Planu de Codoleddu o per chi conosce Monte Pauli. Quindi un Piano paesaggistico regionale fatto senza criterio, ad uso e consumo del presidente Soru. Poi ha fatto la famosa tassa sul lusso o la tassa sulle imbarcazioni, non mi ricordo neanche come si chiama, tant'è che lo stesso Governo Prodi ha ricorso contro questa… ma poi ne ha fatto un'altra! Ha approvato l'ultimo esercizio provvisorio con due articoli, autorizzandosi col secondo articolo a fare di tutto e di più, autorizzandosi! Sottolineo "autorizzandosi" perché è anche l'Assessore ad interim al bilancio e alla programmazione e quindi con quel secondo articolo dell'esercizio provvisorio, che mi auguro trovi la giusta opposizione del Governo nazionale, lui si è preparato a spendere e a spandere come meglio crede! Voi siete tutti zitti. I difensori dei precari, i difensori dei lavoratori; vi ha eliminato la legge numero 37, che dava respiro a migliaia di lavoratori, che lavoravano negli enti locali per un anno almeno e invece ve la siete fatta cancellare! Caro compagno Uras… Salvo poi investire 66 milioni di euro per pubblicizzare la Sardegna, le coste della Sardegna, quelle che sono ancora pulite oppure quelle che sono già state oggetto di costruzioni in riva al mare? Non capisco cosa debba pubblicizzare il presidente Soru, ma mi auguro che anche su quello qualcuno si muova.

Poi, cosa avete fatto per l'agricoltura? Cosa avete fatto per l'agricoltura?! Rispondete ai sardi! Neanche le cinque lire del prezzo del latte che aveva promesso l'anno scorso ha dato! E allora venite a dire che voi avete fatto, avete dissodato il terreno e avete fatto una buona semina, così ha detto il collega Floris. Ma dove? Voi avete creato il malcontento.

E tornando alle epurazioni vi dico cosa avete fatto. Con l'articolo 20 della finanziaria dell'anno scorso, al punto 23, dite che "le somme riscosse dall'Amministrazione a titolo ed onorari a seguito di sentenze passate in giudicato o provvisoriamente esecutive sono dovute, nella misura indicata dalla Giunta regionale e secondo i criteri da essa stabiliti, agli avvocati dell'area legale della Regione". Intanto in bilancio avete messo solo 50 mila euro, ma io qui ho un po' di delibere, un po' di determinazioni, Presidente. Mi pare che in questa Regione sia scomparso l'Ufficio legislativo della Regione perché troppo spesso andate all'esterno e non solo nominate avvocati sardi, ma anche avvocati continentali e non vi rivolgete più all'Ufficio legale della Regione! State sperperando denaro pubblico! E vi invito a leggere la delibera numero 2828 dell'1-07-2005, tale avvocato Giuseppe Macciotta; la delibera numero 5523 del 29-11-2005, tale avvocato Filippo Satta, continentale, e avvocato Giuseppe Macciotta; poi fate la delibera numero 519 dell'8-2-2006, "Agglomerato commerciale Città della moda-Corte del sole", avvocato Giuseppe Macciotta; poi anche nei ricorsi che vi fanno i sindacati andate a nominare Giuseppe Macciotta, cioè Giuseppe Macciotta per voi è diventato un luminare della legge, è diventato troppo bravo! Però nel frattempo non vi rivolgete all'Ufficio legale della Regione. Ma come se non bastasse per l'avvocato Macciotta mi dovete dire quali appalti fa l'Assessorato alla sanità! Che gli avete rinnovato nel 2006 una convenzione per 42 mila euro per occuparsi di appalti all'Assessorato alla sanità! Non ce ne sono appalti all'Assessorato alla sanità e quindi è un falso! E però ne aveva una prima, che durava un anno, sempre per 42 mila euro, deliberata il 31-12-2005, Presidente, con incarico dall'1-7-2005 e pubblicata nel BURAS a ottobre 2006. Controllate!

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cappai.

CAPPAI (U.D.C.). In un anno perché l'avvocato Macciotta faccia da consulente all'Assessorato alla sanità, anzi alla Direzione generale dell'Assessorato, gli date 85 mila euro! E' una vergogna! Si deve dimettere per queste cose!

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, non le ha fatto nessun fastidio il microfono…

E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie, Presidente. La mozione che la destra ha presentato - a me pare così naturalmente - ha una motivazione davvero singolare e secondo me superficiale. Sembra più che altro una reazione istintiva ed emotiva semplicemente in seguito ad una dichiarazione che ha fatto il Presidente la scorsa settimana. Una mozione di sfiducia si presenta, invece, con argomentazioni sostanziali, magari mettendo in discussione il progetto o il percorso politico programmatico di questa maggioranza. Non c'è niente di questo.

CAPPAI (U.D.C.). La legge numero 37, dovete ripristinarla!

DAVOLI (R.C.). Io non sono Luciano Uras e non ti rispondo, Cappai. Dagli interventi però che ho sentito questo pomeriggio una Regione contro tutti, contro le associazioni, contro le scuole, contro i cittadini, contro gli enti locali, addirittura si è parlato di integralismo ambientalista - poi voglio dire due cose su questo argomento - mi sono sembrati degli interventi fatti così, semplicemente perché si deve intervenire perché quando si discute una mozione di sfiducia si deve intervenire e credo che questo sia la dimostrazione della vera debolezza del centrodestra.

Vedete, Rifondazione Comunista fa parte di questa maggioranza, con le sue idee, con il suo progetto, con le sue indicazioni, con le sue proposte, ma non ha la prosopopea e l'arroganza di pensare che tutte queste proposte possano essere accettate da questa maggioranza plurale. No, non abbiamo questa arroganza. Però abbiamo quanto meno il coraggio e la dignità di essere presenti, di dirle, di dire anche quando non condividiamo alcune cose; io alcune cose non le ho condivise, che so, visto che qualcuno parlava di integralismo ambientalista io non ho condiviso alcune scelte che questa maggioranza ha fatto proprio in materia ambientale. Abbiamo condiviso totalmente il Piano paesaggistico per la filosofia che c'è dietro, perché dietro c'è una filosofia che noi condividiamo e cioè la riduzione del consumo del territorio, poi qualcuno può non condividere, forse gli speculatori non condividono questa ipotesi, noi la condividiamo. Certo, è difficile, ci sono ostacoli, ma gli ostacoli si superano confrontandosi, dialogando, facendo delle battaglie. Noi siamo qui dentro per questo. Sappiamo benissimo che c'è stata una azione politica molto precisa e molto determinata che riguarda, appunto, la salvaguardia delle coste, le servitù militari, l'azione sulle entrate, un'azione politica innovativa che ha soddisfatto l'opinione pubblica sarda. Dobbiamo consapevolizzarlo questo, è così, non possiamo negarlo, tutto bene allora? No, noi diciamo non tutto va bene, perché è evidente che è facile - almeno per quanto riguarda Rifondazione comunista e per quanto riguarda il sottoscritto - individuare delle incomprensioni, delle contraddizioni nella tematica ambientale quando c'è la salvaguardia del territorio dall'altra parte però c'è, ad esempio, la decisione di costruire gli inceneritori. Noi non siamo d'accordo su questo, ma non per questo noi non facciamo politica e stiamo zitti, no, andiamo avanti. Perché andiamo avanti? Perché questa, guardate, questa maggioranza è una sperimentazione, è una sperimentazione politica che ha necessità di essere inseguita, di essere costruita, perché è una sperimentazione sicuramente diversa da quella che finora ha vissuto quest'Isola e questa Regione. Luciano Uras quando interviene, interviene con molto calore e con molta passione, a volte esagera anche, però vi debbo dire che le cose che Luciano dice le dice perché segue un progetto politico, segue un itinerario costruito attraverso lo studio, attraverso l'elaborazione che noi vogliamo mettere a disposizione di questa amministrazione e di quest'esperienza nuova. Quindi, se qualcuno pensa o ha pensato, e l'ha pensato, mettendo sul tappeto della discussione sciocche provocazioni verso Rifondazione comunista, siamo corazzati guardate, adesso l'onorevole Cappai ha urlato contro di noi perché non siamo stati capaci di difendere la legge 37, noi abbiamo cercato di difenderla e ci crediamo ancora, perché l'abbiamo costruita, sostenuta e sappiamo anche quali risultati ha dato. Ma non servono queste sceneggiate, scusate, per mettere in difficoltà Rifondazione comunista, no, noi siamo un partito politico, un'organizzazione politica, che lealmente fa parte di questa amministrazione, di questa Giunta, ha le sue proposte, le porta avanti e le mette in discussione, dialoga, si confronta, si confronta anche aspramente ma poi arriviamo alla sintesi, poi arriviamo alla conclusione, e qualche volta ci riusciamo anche! E questo è il metodo della sperimentazione, dell'innovazione politica che in quest'esperienza di due anni e mezzo siamo riusciti a fare propria, ad acquisire. Ma non staremo silenziosi, non risponderemo però alle stupide provocazione del centrodestra che con insistenza e con noia ci portano in quest'Aula. Vedete, quando si discute appunto - adesso non trova il termine esatto - ma della verifica, la verifica si fa in base al progetto ipotizzato e al passato, è evidente, ma è una cosa abbastanza ovvia e banale che c'è una sostanziale diversità tra la Giunta precedente e questa qua, mi sembra anche, diciamo così, sciocco ripeterlo e quindi voi vi stancherete, cari della destra, vi stancherete e vi stancherete! Anche perché non siete capaci di portare proposte operative, di portare un progetto alternativo a quest'esperienza politica. Quindi mi sembra proprio inutile e non serve neanche al dialogo questa mozione di sfiducia che avete presentato, d'altronde, avete letto la motivazione, mi è sembrata così banale che forse non merita neanche una discussione approfondita. Qui sta nascendo un nuovo paradigma, sta nascendo un nuovo modo di discussione e noi ci vogliamo stare dentro, vogliamo dire la nostra aprendo qualche problema ad esempio sulla statutaria, lo diremo! Faremo la nostra battaglia, perchè non condividiamo la deriva presidenzialista che c'è oggi in Sardegna e in Italia, però faremo una discussione, vedremo di trovare un incontro, di arrivare a una sintesi. In questo modo si fa politica e si discute. Noi chiaramente voteremo contro questa mozione di sfiducia, però mi preme prima di finire e prima di concludere l'intervento forse perchè inutile andare avanti, fare una piccola considerazione che mi ha davvero sorpreso, ma mi ha davvero sorpreso. Mi riferisco all'intervento che ha fatto l'onorevole Giorgio La Spisa. E' un'amara considerazione la mia, però è anche una spiacevole constatazione. Quando l'onorevole La Spisa ha fatto richiamo, secondo me un richiamo voluto, un richiamo ricercato in quest'Aula, un richiamo che si riferiva al non voler chiedere scusa - l'ha detto due volte - al non voler chiedere scusa al Presidente per quello che è accaduto durante la discussione del Piano sanitario, mi ha davvero sorpreso, perché? Perché in questa mia esperienza di due anni e mezzo qui in Consiglio regionale, ho imparato ad apprezzare in tutti i suoi interventi il suo comportamento mai fuori dagli schemi del dialogo e del confronto politico, anche quando è stato aspro e duro, è sempre stato all'interno dell'atteggiamento del dialogo, educato, mai fuori dalle righe. Ecco, questa precisazione perché potevo farne anche a meno...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Davoli.

DAVOLI (R.C.). Mi ha davvero sorpreso, forse questo è dovuto o dipende dal clima sconfortante - uso questo termine - che attanaglia il centrodestra, perché non riesce a trovare un canale, non riesce a trovare una strada per mettere in contraddizione e per creare difficoltà e ostacoli a queste Giunta, a questa innovazione della politica. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie lei, onorevole Davoli.

E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Noi Riformatori sardi non abbiamo firmato la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente. Non l'abbiamo firmata perché, a nostro avviso, non poteva in maniera così riduttiva, il dibattito in quest'Aula apparire una semplice reazione a un modo e a una espressione forse non felice fatta in quest'Aula del Presidente. La mozione di sfiducia nasce in funzione di un dettato costituzionale che eleva il dibattito in quest'occasione ad un dibattito il più alto possibile rispetto al confronto che quest'Aula dovrebbero oggi affrontare, e il rischio quindi è davvero che possa essere equivocato oggi questo dibattito, che possa davvero apparire in maniera - a mio giudizio - anche ipocrita, una condizione relativa a elementi che davvero non fanno parte del nostro programma politico, del nostro progetto come Consiglio regionale. Allora, bene hanno fatto, a mio giudizio, tutti i colleghi anche della maggioranza, ma soprattutto dell'opposizione, a spostare il dibattito verso elementi diversi, verso elementi che dessero dignità a questo strumento costituzionale di cui oggi ci si avvale. Uno dei motivi per i quali davvero assume sostanza oggi questo intervento, quasi fortuitamente ci viene dato proprio dalle parole di introduzione che il presidente Soru ha usato in quest'opuscolo - che forse non è neanche ancora stampato ma è rinvenibile in internet - che si chiama "Verifica dei due anni e mezzo della attività elettorale, dell'attività programmatica della Giunta regionale Soru". E questo accade in un momento in cui, in tutte le regioni, il profilo del dibattito sulle mozioni di sfiducia assume una connotazione totalmente diversa perché siamo di fronte a una ricerca grandissima, ossessiva del riequilibrio di quelli che sono i poteri tra Giunta e Consiglio e finché noi avremo uno Statuto così concepito dove l'unico motivo vero di scioglimento del Consiglio può essere determinato in funzione della sfiducia al Presidente credo che davvero ci troviamo di fronte ad un percorso democratico ancora non compiuto e noi siamo testimoni, tutti quelli che lo hanno già vissuto nella dodicesima legislatura di Giunte regionali che duravano il tempo di una gravidanza, poco più e questi sono tempi grazie al cielo che non ci sono, sono situazioni che non potranno riprodursi perché per la prima volta noi usiamo questo strumento di fronte a una novità assoluta, di fronte a un Presidente che è stato eletto dall'intero popolo sardo in maniera diretta. E quindi la mozione di sfiducia assume la connotazione di dirgli: "Hai fallito il progetto politico per il quale sei stato eletto dai sardi, in questo caso, e quindi ce ne andiamo tutti insieme a casa". Questo è il limite per il quale noi abbiamo ritenuto pur condividendo l'analisi che fino a questo momento è stata fatta di non firmare appunto la mozione di sfiducia perché non dobbiamo nasconderci in maniera ipocrita, lo ha detto anche qualche collega, ha detto: "Tanto si sa già come andrà a finire" ma se si sa già come andrà a finire allora davvero non abbiamo uno strumento leale di confronto politico che ci consenta di farlo e allora non è vero che noi stiamo dimostrando di accogliere o di cogliere meglio la sfida che ci è stata lanciata perché non è quello il motivo del nostro contendere. Dicevo, nell'introduzione di questo documento ci sono invece le ragioni vere, dice il presidente Soru: "E' obbligo di ognuno di noi a metà legislatura sottoporsi ad una verifica". E' chiaro che se davvero è obbligo di ognuno di noi, è obbligo anche di ciascuno dei consiglieri che stanno qui dentro e poiché una verifica politica, presidente Soru, non può che essere fatta in modo tale da poter produrre effetti nell'ipotesi che questa verifica desse un certo risultato, l'unica effettiva verifica possibile oggi che concretamente può essere attuata è questa della mozione di sfiducia, nel senso che tutto dobbiamo mettere dentro questa bilancia di verifica, allora facciamola un'analisi di verifica, non certo noi intendiamo fare un tagliando come hanno scritto i giornali qualche giorno fa relativamente alla compattezza della maggioranza, noi vogliamo fare molto di più di un tagliando, vogliamo dimostrare che oggi il popolo della Sardegna vive un grande momento di delusione rispetto alle cose che il progetto per cambiare la Sardegna indicava. Lo indicava in maniera esplicita e diceva esattamente quali sarebbero stati i punti salienti di questo programma indicandoli quasi come fosse un progetto anche misurato nel tempo. Si diceva che alcune grandi riforme sarebbero state fatte nei primissimi anni dell'attività legislativa di questa tredicesima legislatura e si diceva che altre avrebbero avuto conoscenza e approvazione in quest'aula e avrebbero determinato finalmente il cambiamento radicale della vita del popolo sardo. Ma oggi i parametri che invece ci portano a misurare l'effettiva e concreta realizzazione di questo programma che avrebbe dovuto cambiare la Sardegna mi sembra che siano molto distanti da quella che era l'intenzione. Una interessante intervista di qualche settimana fa che il presidente Soru ha fatto all'"Economy" mi pare metà dicembre, il giornalista gli ha chiesto al Presidente: "Ma lei presidente Soru ha rimpianto del Soru imprenditore? E il presidente Soru gli ha detto: "No, non lo rimpiango anzi io solo per caso ho fatto politica, sono entrato a far politica non volendolo, purtroppo a lei è capitata questa cosa e quindi la casualità per la quale lei è entrato a far politica naturalmente la viviamo tutti noi. E se questo è stato un caso e lei introduce il suo programma dicendo: "Vogliamo cambiare la Sardegna" e a distanza di due anni e mezzo ribadisce: "La Sardegna è stata rivoltata come un calzino", è evidente che nel suo bilancio di metà legislatura ha ottenuto dei risultati che sicuramente lei ritiene essere confortanti rispettato al suo progetto iniziale. Ecco, ciò che noi denunciamo e che diciamo che è meglio che questo Consiglio se ne vada a casa è invece esattamente l'opposto. Oggi c'è un grande senso di delusione di tutta la Sardegna, ma non c'è bisogno forse di fare un'elencazione delle cose, basta girare per le strade, è sufficiente spostarsi di cento metri lungo la Via Roma per sentire cosa dice il giornalaio, cosa dice esattamente il barista, cosa dicono gli operai che ogni tanto si trovano qui a fare e a tentare di dimostrare le loro ragioni per capire che questa delusione è misurata in maniera davvero diversa rispetto a come il quadro invece vuole essere dipinto. E allora...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pisano...

PISANO (Riformatori Sardi). Se dobbiamo misurare quindi questa situazione a distanza di due anni e mezzo misuriamola fino in fondo, noi diciamo che è un totale fallimento, se la maggioranza avrà il coraggio davvero di usare questo strumento come la Costituzione ci ha consentito, che la usi, ma che davvero non sia un'ipocrisia questo voto.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano.

E' iscritto a parlare il consigliere Giovanni Battista Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Grazie Presidente. Sì, è stato richiamato mi pare da diversi e dal relatore inizialmente, in questa legislatura è la prima esperienza in cui della nostra autonomia in cui c'è l'elezione diretta del Presidente, questo porta con sè anche, come dire, la prima volta in cui si esercita il massimo del potere di controllo del Consiglio nei confronti del Presidente e cioè attraverso appunto la mozione di sfiducia. Come tutte le prime volte, come spesso accade, non sempre viene bene come si vorrebbe e mi pare che per un primo rilievo non è condivisa da tutte le opposizioni, nel senso che non è sottoscritta, non ha poi a mio avviso dei contenuti convincenti non tanto qua dentro ma fuori di qua, io credo che il contenuto di questa mozione fuori da quest'aula è difficile che convinca della necessità di ricorrere a nuove elezioni fra due mesi. Per cui io penso che intervenendo rapidamente sulle considerazioni fatte invece dai colleghi che sono intervenuti, non credo, ecco, non so se fosse nella testa di qualcuno l'ipotesi o l'obiettivo di fare la rivoluzione sarda dopo le rivoluzioni che si sono avute nei secoli scorsi in altri paesi e in altri Stati insomma.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue ORRU'.) Certamente, nel programma elettorale di governo del centrosinistra, di cui il Presidente è espressione, vi erano e vi sono obiettivi molto più, come dire, pragmatici ed incisivi di riforma e di innovazione nel nostro sistema autonomistico. Io penso, soprattutto, vi è da constatare innovazioni e riforme che erano tese, soprattutto, a recuperare quel distacco che ci separava dal resto del paese, perché per un decennio e passa noi siamo rimasti al palo. Riforme che non avevano nulla di autoritario, sono state definite, discusse ed approvate dal Parlamento nazionale, approvate democraticamente, con provvedimenti costituzionali e legislativi, ai quali tutti noi riconosciamo validità. Per citarne solo due, le Bassanini o il titolo V. Ecco, per farla breve, io penso che tutta una serie di riforme, che in questi trenta mesi sono state attuate, sono riconducibili a quel disegno. Cosa c'è di autoritario in questo? Io penso di no. Poi, certamente, è il Consiglio regionale, le forze politiche, il dialogo e il confronto ne ha dato anche una lettura, come dire, originale, ma non credo adottando, insomma, delle alterazioni di quel profilo democratico di cui erano pervase. Io penso che il tanto deprecato sistema presidenziale abbia consentito, ad esempio, di portare, di realizzare quel programma di riforme e di innovazioni, istituzionali e non solo, che riguardano i molti settori della nostra Sardegna. Io penso che sia altrettanto prevedibile che nei trenta mesi che ci separano dalla conclusione della legislatura, tanti altri provvedimenti dovremo adottare. E' inevitabile e, quindi, questo va ascritto certamente alla capacità delle forze politiche, della coalizione di governo, del Consiglio regionale, ma va ascritto anche al sistema, non è che possiamo dire che questo non debba e non possa essere riconosciuto. Tuttavia, va detto che a questa opera ordinaria, almeno secondo me, si è affiancata, certamente, un originale e soggettivo esercizio del mandato presidenziale. Come d'altra parte e accaduto anche in molte regioni del Paese, non è una prerogativa della Sardegna o del Presidente della Regione sarda. Come sappiamo è una prerogativa, è una possibilità che si è verificata anche in molte altre parti del nostro Paese. Un'originalità che, secondo me, denota, e gli va riconosciuto, innanzitutto anche il coraggio politico, più che volontà di prevaricazione. Io credo che le norme di salvaguardia ambientale, chiamiamole così, ancora limitate, per cui poi devono essere estese e completate, così come gli interventi di contenimento e di razionalizzazione della spesa, non sono mai state popolari. Non lo erano prima e non lo sono adesso. E adottarle, badate, e comunque perseguirle, è sinonimo di coraggio politico. Io credo, ad esempio, che ci sia stata anche una originalità, un profilo originale, che non è passato inosservato, ad esempio anche nell'affrontare, con grande fermezza, le rivendicazioni pluridecennali sul contenimento delle servitù militari. Io mi ricordo da bambino, nel senso politico del termine. Beh, io penso che quella tenacia, anche quella impopolarità, per certi versi e in alcuni ambiti territoriali, sia un tratto originale. Ora, io penso quindi che nell'affrontare, ecco, anche la partita delle entrate, e quindi di quanto dovuto alla nostra Regione, ci sia anche lì un tratto di originalità. Ora, per concludere, poi avremo modo di discuterne, penso insomma, anche in altri momenti, l'esperimento presidenziale presenta a, mio avviso, un bilancio positivo, perché è così, e lo dimostra anche la mozione; perché non contiene l'elenco delle cose negative, né le argomenta, poi certamente si hanno opinioni differenti, ci mancherebbe altro. Si tratta di un test che è stato fatto utilizzando, come dire, un modello nazionale verso il quale noi ostentiamo diffidenza, come minimo, però caratterizzato, nel senso autonomistico, da un Presidente, invece, che lo interpreta proprio nel senso autonomistico; o cerca di interpretarlo in questo modo. Ecco, forse oltre ad utilizzare, legittimamente intendo, lo strumento della mozione di sfiducia, solo come risposta polemica, io penso sia più utile, nei mesi che abbiamo davanti, a partire dalla discussione sulla legge statutaria, cercare, come dire, di mettere in armonia questi due elementi, non solo il Presidente espressione più riconducibile, ecco, al nostro essere sardi, ma anche un sistema istituzionale, nel suo complesso, che sia riconducibile ad una nostra elaborazione. Questo va fatto per la legge statutaria, migliorandola con il contributo di tutti, e credo debba essere fatto con un impegno non ordinario e non soltanto annunciato e declamato, anche sulla legge elettorale, quindi sul modo con cui eleggere gli organismi, sul rapporto tra i vari organi e anche nel mettere di fronte al Parlamento una proposta di revisione della nostra Carta costituzionale, in modo tale che anche sotto questo profilo si abbia uno spazio temporale non limitato a quest'esperienza, a questo test, ma che guardi molto, ma molto, più avanti. Io penso che questo sia il valore dell'impegno per tutti noi, in quanto Consiglio regionale e quindi maggioranza e opposizione.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Orrù. Quello dell'onorevole Orrù era l'ultimo intervento della serata, la seduta è tolta. Il Consiglio è convocato, domani, alle 10 e 15, per concludere in mattinata. Quindi, presumibilmente alle 14, 14 e qualche minuto. Il primo intervento è quello dell'onorevole Dedoni. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 21 e 09.



Allegati seduta

CCLXXX Seduta

(Pomeridiana)

Martedì 23 gennaio 2007

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Secci

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore le 17 e 31.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 17 gennaio 2007 (274), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Salis ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana di martedì 23 gennaio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Discussione della mozione: "La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione" (105)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 105.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che la precedente mozione di censura, presentata e discussa in data 28 novembre 2006, esprimeva una sostanziale sfiducia nei confronti del Presidente della Regione;

PRESO ATTO della volgare sfida rivolta al Consiglio regionale della Sardegna dal Presidente della Regione, il quale ha affermato che i Consiglieri regionali temono la presentazione di una mozione di sfiducia che, qualora approvata, li priverebbe dello status e delle gratificazioni economiche connesse al loro ruolo istituzionale,

dichiara

ai sensi e per gli effetti degli articoli 35 e 37 dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna la sfiducia al Presidente della Regione e alla Giunta regionale. (105).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

Il Presidente sta arrivando, possiamo iniziare nel senso che…

Iniziamo, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Io non ho problemi a iniziare. Credo che per la serietà e la dignità di questo confronto sia più giusto che ci sia il Presidente, anche per rispetto per l'istituzione.

PRESIDENTE. Il Presidente era qui ed è qui, sta arrivando in aula…

LA SPISA (F.I.). Non sto polemizzando…

CAPELLI (U.D.C.). Aspettiamo un attimo.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sta arrivando, onorevole La Spisa.

(Silenzio in attesa che arrivi il Presidente della Regione)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole La Spisa, prego.

LA SPISA (F.I.). Questa legislatura è, come tutti sappiamo, la prima plasmata dalla forma di governo presidenziale ed è iniziata con un programma di governo che si è definito fin dall'inizio particolarmente innovatore, talmente innovatore da raggiungere, sia nei contenuti sia nel metodo proposto e poi attuato, i connotati di un governo rivoluzionario. E' stata lanciata fin da subito da questo governo una sfida formidabile innanzitutto nei confronti dell'instabilità, della debolezza, della inaffidabilità del sistema politico sardo che ha governato negli ultimi 10-15 anni, non solo negli ultimi cinque. La sfida quindi è stata rivolta all'esperienza sia della prima sia della seconda Repubblica. L'obiettivo era eliminare lo spreco di risorse, l'assenza di programmazione e di pianificazione territoriale, l'asservimento alla speculazione immobiliare, la carenza di tutela dell'ambiente e del paesaggio, la subalternità di questa Regione rispetto alla politica finanziaria (vedi la vertenza sulle entrate poi) sia alla politica militare dello Stato; sono stati questi dei punti negativi su cui si è concentrata la critica della coalizione vincente. E l'azione di governo di questi primi anni della legislatura è stata proprio contraddistinta dalla ripetizione quasi ossessiva in Aula, fuori dall'Aula, di questi giudizi sul passato e il governo regionale ha affrontato sin da subito alcune questioni, ha modellato le leggi finanziarie a partire dall'obiettivo del risanamento e quindi all'obiettivo dell'abbattimento del disavanzo e del debito e per sostenere il peso della impopolarità di questi tagli si è enfatizzata -ripeto, ossessivamente - la irresponsabilità della spesa negli anni precedenti. E questo è stato fatto dimenticando due cose fondamentali. La prima è che il disavanzo è partito già da metà degli anni '90 e che questo trend, che nell'ultima parte dei primi anni 2000 ha raggiunto il suo apice, corrispondeva però al contenimento dei trasferimenti statali per far fronte al deficit finanziario dello Stato e ha costretto la Regione Sardegna a far fronte a questa carenza con degli artifici contabili, o meglio con una politica finanziaria e di bilancio che, pur formalmente corretta, tendeva a espandere il livello delle entrate artificiosamente con delle prenotazioni di debito, così come si diceva dovessero essere definite le autorizzazioni all'indebitamento. E la polemica contro il malgoverno passato è stata quindi utilizzata per nascondere alcune scelte - ed è questa la prima critica - fatte lucidamente, scelte orientate a realizzare vere e proprie espropriazioni, vere e proprie punizioni di massa; così è accaduto per il sistema della formazione, così è accaduto per il sistema dello sport e della cultura, così è accaduto per il sistema della libertà scolastica e a coronamento di tutto questo si è detto, proprio in questi ultimi mesi, in queste ultime settimane, il risanamento è compiuto. Ma come è possibile che il disavanzo sia crollato dalla cifra che viene continuamente ripetuta ai livelli così bassi come quelli che abbiamo registrato a seguito dell'approvazione della legge sull'esercizio provvisorio? La risposta è semplicissima ed è proprio nella premessa che ho fatto. Questo è un governo che si è voluto definire in qualche modo rivoluzionario, un governo un po' di salute pubblica, e si è presentato, come tutti i governi rivoluzionari, con tutti i pregi, pochissimi, e i molti difetti. Il principale difetto della cultura rivoluzionaria è quello che per il buon fine della rivoluzione tutto è lecito, sono lecite le epurazioni di cittadini e di imprese, è lecita la propaganda a qualunque costo, a qualunque costo, anche per le casse pubbliche ed è lecita la menzogna. E così abbiamo assistito a ciò che si è registrato in quest'Aula proprio il 28 di dicembre scorso, quando per non dover riconoscere che l'obiettivo del ripianamento del disavanzo non era stato raggiunto nel 2006, non volendo fare una variazione di bilancio per riportare il livello del disavanzo alla cifra corretta, si è inventato con un colpo di teatro un modello, un modello di finanza creativa, che è consistito nell'accertamento di una somma in entrata nell'esercizio del 2006, pur trattandosi di trasferimenti dello Stato che sono di competenza del 2013, 2014 e 2015. La scelta è stata veramente fantasiosa ed è grave, ed è grave ancora più di tante altre cose pur gravi che abbiamo registrato in quest'Aula. E' grave perché introduce un elemento di instabilità, introduce una disinvoltura nella materia contabile finanziaria che potrebbe essere, se questa norma non venisse dichiarata illegittima, potremo assistere ad altre anticipazioni di entrate future, probabilmente da destinare non solo al risanamento, che potrebbe essere anche un obiettivo apparentemente innocuo, ma indirizzate invece alla copertura di flussi di spesa che verrebbero immessi nel sistema economico sardo e che autorizzerebbero - se queste passasse sotto silenzio e passasse inosservato - autorizzerebbero anche altre amministrazioni pubbliche a fare altrettanto, a rivendicare la legittimità di un metodo analogo. Abbiamo assistito cioè a un modello che noi riteniamo davvero inaccettabile, un Governo innanzitutto "contro", è stato così anche per la politica, non solo per la politica finanziaria, ma anche per la politica urbanistica e del paesaggio. Il Governo di centrosinistra, fin dal suo avvio, ha scelto contenuti e metodi propri dell'integralismo ambientalista ottenendo, di fatto, sia attraverso la legge sia attraverso il Piano paesaggistico regionale di ingabbiare la politica di sviluppo e la politica del territorio della Regione attraverso una rete di regole che impediscono qualunque nuova iniziativa, non solo nelle zone costiere ma in tutto il territorio, e d'altra parte una gabbia che, però, non lascia liberi tutti tranne chi è al vertice del potere decisionale, cioè la Giunta regionale e ciò a danno sia del Consiglio, sia delle autonomie locali. L'effetto evidente è quello di una profonda modifica sia del valore immobiliare delle aree, sia una modifica delle leggi esistenti in questa materia che costituisce, di fatto, il cuore pulsante dell'autonomia locale. Ora noi dobbiamo, credo, anche in questa sede pensare a quello che è l'obiettivo di tutti, cioè, noi dobbiamo avere un percorso per lo sviluppo della Sardegna. L'obiettivo, anche dell'opposizione, è quello di disegnare politiche di sviluppo e non solo come retorica ma con un percorso, con un progetto che indichi degli obiettivi e che indichi una speranza, una speranza della meta. Noi abbiamo bisogno, sì, di un progetto, ma abbiamo bisogno soprattutto della crescita di un soggetto forte e un soggetto non è fatto solo da una maggioranza di Governo. Ed è per questo che noi abbiamo detto, lo stiamo dicendolo, lo diremo ancora nei prossimi mesi che il cuore della politica regionale è la politica economica, ma è anche la politica culturale ed educativa, sono questi i veri pilastri di un vero e forte progetto di sviluppo. Quello attuale... nel confronto politico è importante il confronto tra i progetti, ma è importante il confronto tra i soggetti. Qual è il soggetto politico che oggi governa? Il soggetto politico che governa è, di fatto, un modello centralista, un modello dirigista, che deriva esattamente dall'incontro tra la personalità di un imprenditore ostinato - non lo dico io, lo ha detto il suo pubblicitario in campagna elettorale e non è, quindi, un'offesa - tra la personalità di un imprenditore dirigista quasi per definizione di se stesso e la cultura egemonica della sinistra. Questo è ciò che sta governando la Sardegna in questo periodo e noi abbiamo veramente bisogno di altro, noi abbiamo bisogno di fiducia. Il problema è che si sta determinando in questa Regione un distacco tra la Regione stessa e la realtà della Sardegna. C'è un distacco forte tra l'apparato, tra l'amministrazione, tra il Governo e, di fatto, quindi anche tra Consiglio regionale e le associazioni, le scuole, i territori, gli enti locali. E' la prima volta che vediamo una Regione "contro", innanzitutto contro! E' fortissima la pars destruens, debolissima la pars costruens, ancora non abbiamo visto nulla! E' come se si volesse superare ancora una anomalia, l'anomalia di un sistema imprenditoriale che vuole essere libero dal potere politico e forse le intenzioni del Presidente erano quelle di ridare libertà al potere, alla realtà imprenditoriale, ma la sua intenzione, forse buona, dell'origine si è tramutata in un'azione di Governo che dai primi passi, dalle prime decisioni si è orientata a voler colpire realtà imprenditoriali, a voler colpire realtà autonome, gli enti locali, così come in questi ultimi giorni sta accadendo, così come è accaduto nella redazione del Piano paesaggistico regionale, attraverso cioè lo svuotamento di una legge che dava la politica del territorio agli enti locali. Quel che sta accadendo per i Comuni è che oggi non sanno quel che possono autorizzare, quello che possono concedere, tutto deve passare attraverso i meccanismi dell'intesa, attraverso la riedizione, la riformulazione dei Piani urbanistici comunali che dovrà essere fatto, di fatto, sotto l'egemonia della Regione. Così come progetti imprenditoriali che sono stati esaminati, autorizzati, sottoposti a procedimenti complessi - gli accordi di programma - l'ultimo caso, quello che tutti conosciamo che riguarda una realtà, un progetto imprenditoriale nel comune di Cagliari, che sei anni fa è partito con un accordo di programma in cui tutti evidentemente non dormivano, Presidente, credo che non dormisse la Regione, come non dormissero i sovrintendenti che hanno dato le autorizzazioni e che oggi vengono messe in discussione, togliendo al sistema la certezza del diritto. Così come nella politica sanitaria in questi giorni abbiamo visto posizioni, decisioni verticistiche per cui un Piano sanitario regionale viene concepito come un grande orpello, un grande contenuto vuoto di buone proposizioni di principio, ma che di fatto si materializzano in una delega assoluta nei confronti della Giunta regionale su tutte le decisioni, anche quella tanto discussa in quest'Aula sulla realizzazione dell'ospedale di Cagliari si è conclusa in questo modo, con l'accettazione da parte della sinistra di una imposizione di un metodo e cioè che la Giunta regionale sarà quella che deciderà, tutt'al più sentita la Commissione consiliare competente e le autonomie locali. Si sta accettando tutto ed è questa la cosa che più inquieta, che tutti siano in silenzio ad accettare, ad accettare decisioni che non nascono da uno sguardo sereno, positivo sulla realtà della Sardegna. Io personalmente sono rimasto colpito da alcune dichiarazioni, alcuni contenuti delle dichiarazioni programmatiche nella prima seduta in cui si parlava di programma di Governo di questa legislatura. Quando il Presidente fece quell'esempio del costruttore che va nel cantiere e non si preoccupa di come vengono avviatati i cacciaviti, se si fa un muretto o se se ne fa uno più grande, ma chiede a un certo punto al direttore dei lavori qual è il senso di questa costruzione. Qual è il senso? E abbiamo sperato che questa parentesi nel confronto politico di questi anni, una parentesi lunga purtroppo, cioè una parentesi determinata da un governo che viene preso in mano quasi prendendo il potere per strada da un imprenditore considerato da chi l'ha votato un imprenditore illuminato e abbiamo pensato in quel momento e sperato che forse pur sconfitti potevamo avere un interlocutore che avesse chiaro innanzi tutto nel confronto qui in Consiglio regionale con le forze politiche ma soprattutto con la società sarda avesse in mente di cercare, non da solo, ma insieme a questa società, insieme alla politica che la rappresenta, il senso, il senso della costruzione, dello sviluppo economico della Sardegna. Ci siamo sbagliati purtroppo, ci siamo sbagliati perché non c'è stata una occasione in cui questo Presidente ha chiesto di cercare insieme il senso dello sviluppo della Sardegna, il senso della costruzione che deve partire da questa istituzione. Abbiamo visto in questi mesi un Presidente preoccupato di un orizzonte sempre nero, sempre scuro, di nemici, di nemici della democrazia, di nemici della libertà, di nemici della giustizia, della solidarietà, un Presidente preoccupato di individuare speculatori più che imprenditori, un Presidente preoccupato e che guarda alle associazioni dei lavoratori, degli imprenditori, alle associazioni più varie della società civile come dei potenziali nemici dell'istituzione regionale, i Comuni come dei soggetti da tutelare perché assoggettabili facilmente a quella speculazione che può dare da anni alla Sardegna. Il vero problema non è neanche, o meglio, passa attraverso la politica urbanistica, il Piano paesaggistico, passa attraverso le scelte del Piano sanitario regionale, passa attraverso le scelte della politica finanziaria, delle tasse che ha messo non dicendoci neanche quanto ha incassato fino ad ora, passa attraverso una politica dell'entrata, delle entrate fatta in un senso e con un tono contro un governo di centrodestra e con un senso e con un tono diverso con un governo di centrosinistra, passa attraverso tutte queste cose. Ma il vero problema, il motivo vero per cui noi oggi chiediamo che il Consiglio dia la sfiducia a questo Presidente è che questo Presidente potrebbe anche incassare la fiducia ma il problema è che non dà fiducia alla Sardegna, il problema della fiducia, il problema di questo governo è che la Sardegna oggi è instabile, è incerta, lo hanno detto gli imprenditori poco tempo fa, e sono stati catalogati come gli imprenditori, come palazzinari, la Confindustria come l'associazione dei costruttori poi ci si lamenta e si definisce insulto quello che può dire un consigliere di opposizione usando comunque parole che sono contenute nel vocabolario italiano, ma è forse un insulto minore quello di definire la situazione degli industriali sardi come l'associazione dei costruttori? Questo è ciò che pensa il Presidente del sistema imprenditoriale sardo? Allora, il problema vero è che noi siamo convinti, noi siamo convinti che la Sardegna così come qualunque nave che voglia navigare e che voglia andare avanti e raggiungere una meta deve avere certamente un capitano che si faccia rispettare, certamente la nave per viaggiare ha bisogno di un capitano, ma ha bisogno anche di buoni marinai, ha bisogno di un buon equipaggio e la nave non ha soltanto il bisogno di un buon capitano e di un buon equipaggio ma ha bisogno anche di un capitano che capisca e stimi il suo equipaggio, nell'equipaggio non ci sono solo i suoi amici "politici", non esiste soltanto la sua maggioranza, esiste anche un sistema politico di opposizione che non è stato mai sentito. Io ho non chiedo scusa, Presidente, per quello che ho detto qualche giorno fa, non posso chiedere scusa né chiedo tantomeno clemenza, non mi interessa assolutamente, quello che ho detto è ciò che pensano e purtroppo non possono dire pubblicamente migliaia e migliaia di sardi, potrei ritrattare io ma loro non ritratterebbero. Voi forse potrete ancora ottenere, lei Presidente otterrà ancora da quest'aula acquiescente, la fiducia di questa maggioranza ma certamente ha perso molto della fiducia di tantissimi sardi, non sappiamo quanti ma molti sì e poi ha perso anche...

PRESIDENTE. Concluda onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Ha perso, Presidente, ha perso la stima politica, non c'è niente di personale, ha perso la stima politica di chi l'ha ascoltata il primo giorno di questa legislatura avendo fiducia che si potesse avere un confronto serio, alto, con una persona che volesse guardare al positivo che c'è in questa Regione e non solo al negativo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente e colleghi del Consiglio. Io pur non avendo firmato la mozione di sfiducia, partecipo volentieri a questo dibattito perché ritengo che il confronto e il dialogo sia sempre un grande arricchimento, sia una grande risorsa e non un fastidio anzi ritengo che chi si ostina nella sua solitudine, chi si rinchiude nel suo alveo senza dialogare con spirito costruttivo isolandosi dal contesto in cui opera, alla fine crea un'arma contro se stesso più che contro gli altri. Siamo in presenza di un progetto politico che non esiste per il venir meno di un cambiamento di promesse alle quali molti sardi avevano ancorato la fiducia che avevano accordato nella primavera del 2004. Oggi devono purtroppo registrare con profonda preoccupazione lo sfaldamento del tessuto economico socio-culturale complessivo della Sardegna, la ripresa di un tasso galoppante di disoccupazione in tutti i settori produttivi e un incremento esponenziale del livello di povertà nell'Isola che colpisce ormai il 20 percento delle famiglie sarde. Non si può rinunciare all'industria perché senza la produzione di materiali non si può avere occupazione stabile, il precariato come dice tante volte Rifondazione Comunista è sotto gli occhi di tutti, è a livelli inaccettabili, lo afferma il segretario generale della CGIL, "la priorità e la questione sociale, il Piano per il lavoro", incalza il segretario della CISL, "è necessario umanizzare la politica, serve una nuova strategia generale, lo sviluppo deve essere strettamente legato all'occupazione" aggiunge il segretario generale della UIL. Non parlo della Confindustria perché mi porterebbe via molto tempo. Insomma, "dopo i proclami vogliamo fatti concreti" titola "la Nuova Sardegna" di venerdì 5 gennaio dando voce ai sindacati che lanciano un monito al presidente Soru, non si governa senza dialogo, dialogo non c'è e che non c'è stato in questi anni, questa è in sintesi la ragione del malcontento per una politica lontana dai bisogni della Sardegna, estemporanea e conseguenza di un disegno che nessuno conosce. La mozione, per la sua rilevanza politica, mi rivolgo al Presidente del Consiglio, e giuridica, nella classificazione delle norme regolamentari, della prassi parlamentare e della gerarchia delle fonti è lo strumento più alto e più rappresentativo della dialettica tra potere legislativo e potere esecutivo e in quest'aula a mia memoria ha avuto una dignità sempre attenta all'importanza e alle dimensioni delle questioni poste non solo al rispetto delle funzioni e delle prerogative degli organi propri della Regione. Quando poi si trattava di mozione di sfiducia e in particolare di mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione come nel caso in discussione si era e si è in presenza non solo e non tanto di un fatto a forte impatto emotivo e mediatico, cosa normale e direi quasi scontata, specie nei tempi in cui viviamo, ma di un momento politico di rilevanza vitale nella storia della democrazia e delle istituzioni autonomistiche che avrebbe meritato un'attenzione diversa direi una maggiore dignità con un angolo di riflessione autonomo tutto suo, straordinario, libero da ogni qualsivoglia condizionamento di altri argomenti specifici. Anche perché, cari colleghi, questa è la prima volta nella storia della nostra Autonomia, che si discute di una mozione di sfiducia alla figura singola, personale, del Presidente della Regione, eletto direttamente dal popolo. C'è tutta una concatenazione di episodi, fatti, decisioni, atteggiamenti, scelte personalistiche estranee alla prassi parlamentare e procedimentale, forse anche al di fuori delle regole delle responsabilità collegiali e amministrative, che lasciano perplessi e, per certi versi, interdetti. Si sono schivate le responsabilità, rifugiandosi nel programma di governo e nel giudizio futuro degli elettori, volutamente e caparbiamente sottraendosi al confronto, al dialogo e alla concertazione con le parti sociali, con le rappresentanze legittime degli interessi generali e diffusi della nostra comunità, così come ha reso vano il potere di indirizzo e di controllo del Consiglio regionale, ormai ridotto ad un organo di ratifica di decisioni assunte altrove. In questi due anni e mezzo, abbiamo assistito ad una fantasmagorica escalation di iniziative pirotecniche, di sconvolgimento dell'assetto istituzionale a livello locale e regionale, senza un quadro definito e certo di approdo sotto il profilo giuridico, organizzativo, amministrativo e senza un programma di indirizzo e di scelte sull'economia e nello sviluppo socio-culturale, che tenesse conto dei processi di crescita economica che sono presenti nel Paese, in Europa e nel Mondo. Il programma, poi al quale ci si riferisce, è ai più sconosciuto, non c'è un disegno chiaro di riforma, si vive alla giornata nei rapporti con lo Stato, è totalmente assente e in posizione di debolezza nel contesto europeo, dopo le fatiche che questo Consiglio regionale aveva portato ad Amsterdam, a Nizza e in tutte le sedi parlamentari europee. Il terzo anno consecutivo che andiamo all'esercizio provvisorio. I fondi POR 2000-2006 sono ancora per la maggior parte non spesi, molti interventi sono puramente propagandistici e realizzati con procedure che fanno discutere: Sardegna fatti bella, il piano della promozione istituzionale, il calendario dei POR, il libretto delle favole che verrà inviato alle famiglie sarde - che anch'io ho fatto quando ho governato per due anni e mezzo, ma a uso interno col ciclostile, non mandandolo alle famiglie sarde -, le risorse pregresse dello Stato di cui non si ha ancora certezza, l'uscita, Presidente, dall'Obiettivo 1, contrabbandata con ipotetiche risorse aggiuntive, frutto di alchimie contabili finora sconosciute, sono alcuni dei segnali più preoccupanti del fallimento di questa legislatura, nata sotto una stella estranea alla galassia nostra, ovvero di una legge elettorale che non appartiene e non apparteneva alla nostra storia autonomistica. Abbiamo nell'agenda dei lavori dell'Assemblea la legge statutaria, il Presidente del Consiglio ha richiamato, nella conferenza di fine anno, la stagione delle riforme e in maniera specifica lo Statuto di Autonomia; non sono queste, mi consenta Presidente, le madri della riforma, ma è la legge elettorale, che sembra essere stata rimossa dei programmi dei partiti e dagli obiettivi dell'Assemblea. Lo stesso Presidente della Repubblica Napoletano, i vertici del Parlamento italiano hanno più volte ricordato, proprio in questi giorni, che il Paese per imboccare la strada della modernità e del progresso, prima di ogni altra cosa deve essere dotato di una legge elettorale chiara, comprensibile, adeguata agli obiettivi di riforma, senza una legge elettorale condivisa, non si va da nessuna parte; questo è l'ammonimento di tutti partiti e di tutti gli organi più rappresentativi dello Stato nazionale. La Sardegna quindi ha bisogno subito della sua legge elettorale, uno degli obblighi di questa Assemblea. La legge statutaria, che vuole introdurre alcune regole elettorali, in particolare per gli enti locali, è una scorciatoia intollerabile, bocciata da tutti i comuni della Sardegna. Il nostro Statuto di Autonomia, che ha sessant'anni, ma ancora di estrema lucida attualità, conferisce a quest'Assemblea la potestà esclusiva sulle regole elettorali, un obbligo al quale non ci possiamo sottrarre. L'iniziativa e l'ignavia della scorsa legislatura ha dato adito ad un corpo estraneo, di entrare nel corpo vivo dell'Autonomia regionale e di produrre gli effetti devastanti che sono sotto i nostri occhi. Ottantacinque consiglieri regionali, dodici assessori esterni, un Presidente con poteri assoluti, con il potere addirittura di sciogliere questo Consiglio regionale con le sue dimissioni. Un Presidente, una coalizione succube di tale potere, apparentemente libera e autonoma, di fatto bloccata e priva di concorrere al governo della Regione. E' una realtà conclamata e peraltro ci troviamo non in presenza di un Presidente forte in quanto leader, perché il leader sono leader di maggioranza, sono leader di governo, ma sono anche leader di opposizione. Vorrei vedere lo stesso Presidente leader di opposizione. Ma quando un Presidente è forte, o si sente forte, dialoga con la propria maggioranza e pone il suo potere al servizio della Sardegna, dialogando con la minoranza e con l'opposizione. Quando si usa questo potere, invece, per cercare di dividere la maggioranza dalle minoranze, vuol dire che non si è un Presidente forte, ma si è un Presidente debole, ma molto debole, sul piano politico…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Grazie Presidente, colleghi. L'opposizione in Consiglio ha presentato la mozione di sfiducia alla Giunta e di questo noi oggi stiamo discutendo. Io lo dico subito, tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, noi non crediamo che voi vi sentiate sfiduciati e, naturalmente, tantomeno crediamo che la maggioranza voterà a favore della nostra mozione. Non ci facciamo certamente illusioni sulla vostra capacità di autocritica. Però, al di là del risultato della Aula, di questa mozione, l'occasione è utile per ribadire il perché di questa mozione, per ribadire perché noi riteniamo che siano venute meno le ragioni che vi consentivano di guidare la Regione, per spiegare ai sardi, seppur nel breve spazio che ci è consentito con i nostri interventi, dove, come e quando avete sbagliato intraprendendo l'azione di governo. Naturalmente non saremo onesti se non lo dicessimo: "Non avete lasciato disastri e prodotto macerie dappertutto, quasi dappertutto, però, questo sì". Voi avete iniziato l'avventura di governo con la promessa del risanamento delle casse della Regione e della Regione nel suo complesso, e quello che avevate promesso ancora, certamente, non l'avete fatto. A noi basta per il momento rimarcare questo ritardo clamoroso che avete accumulato, ci basta analizzarlo per comprendere perché la fiducia, non tanto la fiducia nostra, quanto la fiducia dei sardi e ,soprattutto, quella dei vostri elettori, sia indubbiamente in calo. Mentre prendiamo atto che non c'è traccia di una legge elettorale nuova, una purchessia, perché mi sembra che procedano lenti, come certe tracas alle feste paesane, i lavori per consegnare alla Sardegna un nuovo Statuto d'Autonomia, di una regola generale che costruisca il nuovo rapporto con lo Stato. Sulla partita delle entrate dallo Stato, non io che sono semplicemente un medico di periferia, ma altri studiosi e titolati hanno espresso più di una perplessità circa la possibilità di incassare davvero quei denari, che però figurerebbero già a bilancio. State cioè dicendo ai sardi che quei soldi ci sono, prima ancora di averli incamerati. Ecco perché sono d'accordo con il collega La Spisa sul fatto che voi stiate introducendo un elemento di instabilità su quelle che sono le capacità di spesa della Regione. In compenso siete stati velocissimi a smantellare il sistema della formazione professionale, lasciando a terra morti e feriti, chi ha ingiustamente giovato di quel sistema e ha pure speculato, e chi ha soltanto invece la colpa di aver scelto, pure anche e più semplicemente, soltanto trovato questo lavoro e in tutto fanno 2800 lavoratori, 2800 famiglie sarde nei guai. Non parliamo di sanità, ne abbiamo parlato tanto nelle ultime settimane e del resto è ancora troppo fresco il voto finale sul piano sanitario e non staremo certo qui a ribadire che non avete, non abbiamo, i soldi per realizzare quello che avete approvato. Non ribadiremo nemmeno che intravediamo una volontà politica poco chiara su quello che sarà il futuro degli ospedali cagliaritani. Sulle servitù militari avete, da parte mia, un mezzo complimento che diventerà intero quando le aree torneranno davvero nella titolarità della Regione e quando ci direte, con chiarezza, organicamente come intendete, e con quali risorse, affrontare il problema di un'economia sostitutiva a quella militare nelle città, in quei comuni dove i militari andranno via. Avrete un grazie convinto anche quando ci direte quando intendete bonificare le aree e quando dimostrerete la volontà di dialogare sul futuro di quelle aree con tutti i comuni interessati, e non soltanto con i sindaci che voi considerate amici.

Potrei toccare molti altri temi: continuità territoriale e non solo quella. Ma, su uno voglio fermarmi un attimo: quello del lavoro e dello sviluppo. Perché è assolutamente inutile che andiate in giro a sbandierare dei dati che non esistono, perché oggi come oggi in tutta la Sardegna manca il lavoro, mancano le opportunità per gli imprenditori e nel frattempo i paesi delle zone interne, e talvolta nemmeno tanto interne, si spopolano, conoscono nuova emigrazione e sfruttamento delle persone.

Per queste ragioni e per molte altre ancora vi chiediamo di prendere atto del vostro fallimento, anche se non lo farete noi continueremo ad esercitare quello che rappresenta il nostro ruolo, che non è soltanto di contestazione e di opposizione, ma anche di rappresentazione di un altro governo per la Sardegna: il nostro, certamente migliore del vostro.

Infine, due parole per lei presidente Soru, lei è stato eletto per rappresentare e difendere tutti i cittadini sardi, quelli che lo hanno votato e anche quelli che avevano fatto delle scelte diverse, e fra i cittadini sardi ci sono anche i consiglieri regionali che lei dovrebbe tutelare anche più degli altri, non perché noi siamo migliori, ma perché noi rappresentiamo la massima istituzione della Sardegna, lei dovrebbe comportarsi, non dico come un buon padre di famiglia, ma come un presidente dovrebbe sempre comportarsi con i suoi consiglieri e cioè con il massimo rispetto possibile. Perché vede Presidente, se i politici in genere, e soprattutto i consiglieri regionali, attualmente godono di un indice di popolarità piuttosto basso è anche grazie a lei, è lei il primo che dice che noi siamo assenteisti, che non lavoriamo abbastanza, che guadagnano troppo per quello che facciamo, che la gran parte di noi mai si sognerebbe tali gratificazioni economiche e tali privilegi e che siamo troppo attaccati alla poltrona. Poi, noi ci lamentiamo se qualche manager esprime apprezzamenti poco lusinghieri nei nostri confronti, quando non passa direttamente agli insulti. Ognuno pensa: lo fa il Presidente, siamo tutti autorizzati. Bisogna però riconoscere che quando parla male di noi, spesso non fa distinzione tra centrodestra e centrosinistra, tra amici e tra "nemici". Io voglio sperare, Presidente, visto che per qualche notte lei c'ha fatto compagnia in aula durante l'esame del piano sanitario regionale, spero che si sia accorto che quando c'è da sacrificare il lavoro, gli affetti familiari, il sonno, qualche volta anche un pasto decente, tutti quanti noi, maggioranza e opposizione, non ci siamo mai tirati indietro. Questo credo di poter dire, al di là degli schieramenti, al di là delle convinzioni politiche, degli attacchi strumentali, delle battaglie spesso non sempre corrette e di quello che rappresenta il gioco delle parti, ci pensi Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro.

E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS (Fortza Paris). Grazie, Presidente, signor Presidente della Giunta, Assessori, colleghe e colleghi del Consiglio. Cercherò di svolgere il mio intervento con la pacatezza e la moderazione che mi contraddistinguono, senza che però questo costituisca un pregiudizio al sentimento di amarezza che mi ha colto nel momento in cui il Presidente della Giunta regionale ha espresso in quest'assemblea parole pesanti nei nostri confronti. Lei, signor Presidente della Giunta, ha assunto nell'occasione un atteggiamento caratterizzato da un crescente nervosismo, che non dovrebbe mai trovare albergo nel Parlamento dei sardi, un luogo dove ci si confronta, è vero talvolta con toni accesi e polemici, ma sempre con grande rispetto reciproco e per l'istituzione, in cui momentaneamente siamo chiamati a svolgere il ruolo di rappresentanti del popolo sardo. Io penso che molto del suo nervosismo e del suo atteggiamento intemperante che ella ha mostrato nell'occasione, sia attribuibile alle crescenti difficoltà nel rispondere ad una mozione che poneva a nudo le traversie in cui si trova l'Esecutivo da lei diretto, oltre all'evidente calo di consensi che ogni giorno di più denuncia lo scollamento della disaffezione, che si sono creati tra questa maggioranza all'opinione pubblica sarda. Per quanto ciò non costituisca una giustificazione, è chiaro che le difficoltà nelle quali si dibatte l'Esecutivo regionale siano motivo di forte preoccupazione per lei. Lei che pensava di rivoltare la Sardegna attraverso una rivoluzione riformatrice, come un vento tempestoso che spazza via tutto, ma che nella realtà si è manifestato come una brezza leggera. Una preoccupazione dunque, che forse ha trovato sfogo e si è tradotta in quelle sue parole di sfida che sinceramente mi sono apparse fuori luogo. Signor Presidente, io ho cercato comunque di capire il motivo per il quale ella ha pronunciato quelle frasi, privo di pregiudizi nei suoi confronti e di animosa rivalsa, mi creda non è facile esercitare il ruolo di oppositori con queste regole che tendono a sminuire il ruolo della Consiglio regionale e quello dei consiglieri. Perciò, lei non può impedire l'esercizio di una sana attività di critica, che è nella logica di chi, esercitando un ruolo di opposizione, confuta analizza l'operato dell'Esecutivo. Una sana attività di sindacato che non è volta a contrastare, ma anche a creare le migliori opportunità per la crescita economica e sociale del nostro popolo. Per questo, non ci stancheremo di denunciare le incongruenze e le insufficienze che, a nostro parere, caratterizzano la sua gestione politica. Infatti, nessuna delle vittorie che ella ha propagandato sia in materia di entrate fiscali, sia di servitù militari, sia di continuità territoriale, che di tutela identitaria, hanno trovato soluzione concreta rimanendo sì nell'alveo di buoni propositi, e bisogna dargliene atto, ma che non si sono mai sviluppati trovando opportune e definitive risposte. Ricordiamo tutti come ella esordì in quest'aula affermando che il bilancio della Regione non sarebbe mai stato caratterizzato dai ritardi del passato, né offuscato da mancanza di chiarezza nella spesa e certezza delle entrate. Ebbene, proprio in questi giorni, in queste ore, mi verrebbe da dire, risulta lampante a tutti che la presentazione del bilancio è in grave ritardo e che in tema di chiarezza e certezza delle entrate vi sia una fantasia accesa, basata su mere ipotesi di entrate statali, che se tutto va bene vedremo dopo il 2013. Non a caso, le viene contestata aspramente il modo azzardato attraverso il quale ella vorrebbe giustificare una manovra finanziaria che denuncia macroscopici limiti di legittimità contabile, sarebbe interessante capire quale logica ha mosso la contabilizzazione di entrate statali che, se tutto andrà al meglio, arriveranno solo dopo il 2013, e quindi non esiste alcuna certezza su tali entrate; e c'è anche da considerare che in questo lungo lasso di tempo gli scenari potrebbero cambiare deludendo quindi le aspettative. Per contro, ella ha fatto sì che la Regione Sardegna si accollasse per intero la spesa sanitaria regionale, questa volta con la certezza che pagheremo un onere rilevantissimo per assicurare, perlomeno, lo standard sanitario attuale, mentre Regioni ben più ricche e prospere della nostra richiedono allo Stato ulteriori interventi finanziari a sostegno della spesa sanitaria.

Potrei proseguire in una lunga e tediosa elencazione di incompiute e incertezze che attraversano tutti i settori produttivi: la scuola, la formazione professionale e via discorrendo, non lo faccio perché questa non è ancora l'occasione per effettuare consuntivi ma è un momento nel quale a tutti i componenti di questa Assemblea deve essere restituita quella dignità e il prestigio che ella ha offuscato pronunciando frasi lesive nei riguardi di chi, in questo momento, è chiamato a rappresentare il popolo sardo.

Io porto grandissimo rispetto per il ruolo che ella attualmente è chiamato a svolgere pur non rinunciando ad esercitare il mio ruolo di oppositore, perché qui si tratta proprio di avere coscienza dei ruoli e dei diversi gradi di responsabilità che ciascuno di noi ricopre nelle istituzioni. Avrei gradito altrettanto rispetto per il mio ruolo che non è teso a conseguire benefici personali ma bensì a rappresentare le esigenze dei cittadini e difendere l'interesse collettivo. Comunque si risolva, io voglio che ella, signor Presidente della Giunta regionale, abbia ben chiaro che non accetto, né come uomo né come rappresentante del popolo sardo, lezioni di moralità da nessuno, meno che mai da un consigliere regionale che riveste un ruolo di rappresentanza istituzionale, il quale ruolo consiglia una maggiore umiltà e prudenza per essere svolto al meglio.

In conclusione, signor Presidente, credo che almeno le scuse verso quest'Aula dovrebbe porgerle, ma non scuse di circostanza, però, perché la materia non si presta ad un conformismo di facciata.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole.

E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Sì, grazie Presidente. Signor Presidente della Giunta, Assessori, colleghe e colleghi, la mozione 105 in discussione non è - come potrebbe apparire alla prima superficiale valutazione - una semplice risposta al gesto di sfida, per quanto decisamente di cattivo gusto, lanciato dal presidente Soru in quest'Aula, essa si colloca ben al di sopra di quella che ha primo acchito si potrebbe considerare come una provocazione, in quanto non solo tocca tutti noi personalmente e come consiglieri regionali, ma di più offende il ruolo e il prestigio della nostra Istituzione. Nessuno di noi siede in questi banchi per rappresentare meschini interessi personali, ma in forza di un mandato delegatoci espressamente attraverso il voto di tutto il popolo sardo. Credo sia chiaro a tutti, quindi, che non rispondere a queste basse insinuazioni avrebbe lasciato aperto un vulnus destinato a determinare strascichi polemici, insostenibili sospetti e a gettare ombre sul nostro Parlamento, nel quale, lo voglio ribadire, non siedono arrivisti o sfaccendati ma i rappresentanti scegli ed eletti democraticamente dal popolo sardo. Tutti, perciò - e non solo per questo motivo - abbiamo diritto a difendere la nostra dignità, dignità che non può essere calpestata da chi, arrogandosi decaduti diritti di censo per via della ricchezza che può vantare, ritiene di essere l'unico depositario abilitato a fare attività politica in quanto scevro da qualsiasi interesse recondito, tanto meno se questi è il Presidente del Governo regionale che dovrebbe mostrare maggiore rispetto per le istituzioni cui appartiene e in questo caso rappresenta.

Per fortuna la nostra consolidata democrazia ci pone al riparo da questa qualunquistica visione della politica, conferendo al disoccupato, come all'operaio, come all'impiegato, come al medico, come all'ingegnere, all'agricoltore, all'artigiano, al commerciante o qualsiasi altro cittadino le stesse identiche possibilità di essere eletti e di esercitare in libertà e coscienza il proprio mandato istituzionale.

Proferendo quelle parole lei, signor Presidente della Giunta, ha offeso quanti oggi siedono o si sono succeduti in questi banchi e che oggi, come nel passato, hanno comunque dato un contributo formidabile e insostituibile alla crescita sociale, culturale ed economica della nostra terra. Essi hanno lasciato e lasceranno una testimonianza importante della storia autonomistica, le sue parole, signor Presidente, temo troveranno ben altra collocazione.

Qui non si tratta semplicemente di chiedere o porgere delle scuse ma di difendere il ruolo e il prestigio della massima Istituzione regionale che non può essere svilita a parcheggio di pochi fortunati o terreno di privilegi.

E comunque sappia, signor Presidente della Giunta regionale, che il sottoscritto - se non credo di parlare solo a titolo personale - è disposto a rinunciare sin da subito a quello che ella ha definito lo status e le gratificazioni economiche connesse al suo ruolo istituzionale, per tornare al proprio ma dignitoso posto di lavoro attraverso il quale ha sempre mantenuto con onore, orgoglio e, mi consenta, dignità la propria famiglia, presidente Soru. Mi chiedo se ella, dall'alto dello scranno sul quale siede attualmente, è disposto ad altrettanta rinunzia. Se davvero crede in quello che ha affermato in quell'occasione, lo faccia, ne ha tutta la possibilità, mandi a casa quanti ritiene siedano in questi banchi solo per usufruire di privilegi. Lo faccia, presidente Soru, altrimenti si scusi per il suo comportamento inquietante è irrispettoso nei confronti di questa Assemblea tutta, composta, è vero, dall'opposizione ma anche dalla sua maggioranza. Forse allora si accorgerà che i consiglieri regionali di quest'Aula hanno molta più dignità e capacità di quanto ella solo lontanamente reputi.

Ciò detto, la mozione ci offre anche l'occasione per fare il punto (essendo ormai giunti al giro di boa) e per tracciare un primo bilancio sull'attività di questa Giunta regionale; un bilancio che questa volta vede ella, Presidente, inchiodato alla sua propria responsabilità, e non credo che le sarà facile districarsi esibendo copiose dosi di perbenismo e di sprezzante prosopopea.

Oggi la Sardegna è attraversata da una crisi spaventosa che investe tutti i settori produttivi e l'intera società, la peggiore senza ombra di dubbio degli ultimi decenni. Mai come in questi ultimi due anni si è toccato il fondo, presidente Soru, e a denunciarlo non sono le sole forze di opposizione ma i sindacati, le organizzazioni professionali e produttive, il mondo della cultura e la Chiesa. Il drammatico emergere di nuove povertà, unite alle tensioni sociali di chi non ha occupazione, di chi, da eterno precario, non ha certezza del proprio futuro e di chi da un momento all'altro potrebbe perdere il posto di lavoro; lo stop imposto al turismo e all'edilizia da norme capestro (come ha evidenziato già chi mi ha preceduto) che hanno determinato il collasso di quei settori; la perdita di storiche conquiste sociali in nome di una indiscriminata e scellerata politica di tagli e risparmi inopinati; una sanità a pezzi; l'industria allo sfascio; il settore agricolo e quello della pesca in ginocchio; la scuola allo sbando; la formazione cancellata; collegamenti interni ed esterni da terzo mondo; aumento delle imposte; carenza di fonti energetiche, e la lista potrebbe allungarsi di parecchio: non c'è settore dove abbia posto mano questa Giunta che navighi in buone acque. E, come se non bastasse, le grandi battaglie sulla continuità territoriale, sulle servitù militari e sulle entrate fiscali si sono arenate nelle sabbie di una ricorrente quanto sterile demagogia, vuota e mirata soltanto a pubblicizzare risultati presunti positivi ma che tali non sono. Ma di questo avremo modo di parlarne all'occasione.

In tutto questo si stenta a capire a quale modello di nuova Regione, a quale rivoluzione copernicana, a quale nuovo vento si riferisce la sua summa della filosofia politica; una filosofia che potremmo racchiudere nel motto " poche idee ma confuse". Lei, signor Presidente, ha esercitato i sui poteri non come responsabile di un Governo regionale ma come un amministratore unico di azienda, e ciò non per costruire ma solo per distruggere il modello di Regione esistente. Ha fatto piazza pulita delle conquiste del passato, soprattutto recente, per sostituirle con il suo vuoto pneumatico; ha esercitato la leva delle grandi riforme per perpetuare in capo alla sua Presidenza un potere già immenso, sino al punto di innalzarla ad unico organo esecutivo di tutta la Regione: gli Assessorati sono stati declassati e direzioni generali e gli Assessori a meri funzionari con compiti operativi limitati e privi di potestà autonome. E' vero che una scellerata legge elettorale le ha conferito questi grandi grandi poteri, ma lei anzi che usarli con parsimonia e saggezza, come avrebbe voluto il buon senso, presidente Soru, per promuovere la Sardegna li ha utilizzati per punire i sardi, ha esercitato un potere politico, per quanto legittimo dalla legge approvata ad elezioni avvenute, e quindi a risultato acquisito, per commissariare il Comune del quale ero stato rieletto sindaco, vanificando di fatto la volontà popolare e una chiara espressione di voto, in nome di una rigidità che non ha trovato riscontri in altri casi similari. Oggi la gestione commissariale sta scontentando tutti, e determinando un serio danno ai cittadini e all'economia del posto. Eppure quel Comune oggi commissariato era spesso citato anche dal lei, presidente Soru, come esempio di avere saputo coniugare un'economia povera pre-esistente con un'economia turistica vincente, sempre, presidente Soru, nel pieno rispetto delle risorse ambientali e paesaggistiche; sì utilizzate, ma mai sfruttate o distrutte. I bilanci regionali sono stati sconquassati da una babele di norme intruse che ne hanno mutato funzioni e finalità, gli esercizi provvisori si sono tramutati in mascherate manovre di assestamento e così via. Si è inventato una Consulta regionale modellandola come un esclusivo club di raffinate intelligenze, tutte però sottomesse al volere del Presidente, senza nessuna possibilità di porre mano alla redazione di un nuovo Statuto sardo. Per fortuna l'opposizione ha saputo reagire con la necessaria determinazione e autorità per sventare questa inutile spesa per le casse regionali, preferendo arrivare alla scrittura di un nuovo Statuto sardo attraverso l'aperto confronto in seno al popolo sardo, senza intermediazioni, e inutili organismi di facciata. Per non parlare della legge statutaria esitata dalla Commissione, che funge più da riduzione delle funzioni assessoriali accessorie della Presidenza e anticipa temi delegati ad altri provvedimenti legislativi, espandendone poteri della Presidenza stessa. La sua Giunta, presidente Soru, ha perso per strada pezzi, anche fondamentali, con rotture e denunce, anche clamorose, e lei non ha trovato di meglio…

PRESIDENTE. Stiamo applicando in maniera inflessibile il Regolamento, perché ci sono 34 iscritti a parlare, e quindi, insomma. Le chiedo scusa.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, cercherò di parlare in fretta perché non so se riuscirò a stare per completare il mio ragionamento all'interno dei tempi. Presidente Soru, il giorno dopo le elezioni, non solo per chi l'ha votata, ma anche per chi non l'ha votata e contrastata in fase di campagna elettorale, come me, lei, comunque, ha rappresentato una speranza, dal giorno dopo in cui lei è stato eletto, nonostante alcune affermazioni pericolose in campagna elettorale, che poi si sono tramutate in fatti concreti durante l'esercizio del suo mandato. Ricordo ancora la sua dichiarazione sulla chiusura dei piccoli ospedali, al quale cercai di rispondere in quel frangente, e che poi sistematicamente ha realizzato. Era una speranza dopo di che, un anno dopo il suo insediamento, o poco più, sono stato convinto, primo firmatario della prima mozione di sfiducia, che è stata presentata in questa Aula nei suoi confronti; molto tempo prima che venisse passato il termine del giro di boa della legislatura, una mozione che non ha avuto fortuna e che non è, che non ha avuto accesso alla discussione dell'Aula. Io ritengo che, Presidente, cercando di essere corretto, sincero e sereno, ma ho l'obbligo di dire quello che penso, lei abbia sinceramente sbagliato tutto, sbagliato anche nel fatto di scendere in politica, lei che per alcuni era un'icona, un riferimento, per la sua attività privata e personale, che non discuto e che non mi sono mai permesso di criticare in questa Aula, ma che rappresentava un riferimento certo per molti giovani nell'esercizio delle sue funzioni imprenditoriali, e che dava una speranza a molti di essi. Entrando in politica, ma soprattutto interpretando il suo ruolo in politica, credo che abbia vanificato il suo sforzo e l'opinione di molti. Io parlo per me, ovviamente, ma mi sento legittimato da qualche migliaia di sardi che hanno voluto che io fossi qui a rappresentare le mie e le loro ragioni. Vede qui, molto spesso, è entrato in discussione il sistema presidenziale, ma che io in questa fase, invece, non metto in discussione, ma metto in discussione l'interpretazione del ruolo che è stato dato dal sistema presidenziale nell'esercizio delle sue funzioni, interpretazione del ruolo che ha portato alla delegittimazione del ruolo alla ricerca della delegittimazione del ruolo del Consiglio, nel quale tutti vengono omologati come politica uguale qualcosa di sporco, qualcosa di lontano, qualcosa di inopportuno, qualcosa di inefficace ed inefficiente. Complice di questa delegittimazione del Consiglio anche altre interpretazioni di ruolo di istituzioni, che dovrebbero essere arbitri, e invece sempre più spesso si manifestano attori e non interpreti delle regole del gioco, ma attori diretti, così come avete avuto modo, e se questo fosse successo in passato, che altri avessero interpretato in questa Aula il ruolo non di arbitro, ma di attore, due cose non fanno una cosa giusta e non giustificano l'atteggiamento attuale. Ecco perché io, nell'espressione del mio intervento, cercherò di sintetizzare i contro, perché sono contro questo metodo e questa gestione di governo, perché sono contro la demagogia e il populismo, contro la mancata presentazione di un progetto di sviluppo. Contro l'arroganza del potere, che prevarica il confronto fra ragioni diverse. Contro il nuovo illuminismo, che mortifica la concertazione, le regole democratiche del libero confronto. Contro il nuovo colonialismo, che sta invadendo le istituzioni sarde in nome di una dubbia maggiore professionalità, che mortifica le intelligenze sarde, sempre più ridotte a sfogarsi sui panini continentali. Contro il piano paesaggistico regionale, falsamente rappresentato per la tutela delle nostro grande patrimonio ambientale, ma realmente strumento di legittimazione per l'avallo di speculazioni mascherate e mirate, che favoriscono l'interesse particolare all'interesse generale. Contro la mortificazione degli enti locali e la centralizzazione, oltre modo, del potere decisionale di deroga nelle mani di una sola persona, mascherato da una Giunta di basso spessore, servile e accondiscendente. Contro la negazione dello Stato di diritto, le vostre delibere, le vostre leggi, i vostri regolamenti, le vostre circolari sono, nella stragrande maggioranza dei casi, macchiate da palesi illegittimità. Contro Sardegna fatti bella. Contro Saatchi & Saatchi. Contro la nomina dei direttori generali, anche esse palesemente illegittime. Contro gli atteggiamenti assunti da questa maggioranza per la formazione professionale. Contro le super tasse. Contro le finanziarie virtuali e manipolate. Contro la mancanza, carenza degli organi di controllo e delle istituzioni deputate al controllo. Contro il nuovo, vecchio, clientelismo governativo e bancaria. Contro la legge statutaria fortemente deficitaria in termini costituzionali e normativi. Contro il piano sanitario regionale, che poco programma ma consuma becere vendette. Contro l'abuso delle modifiche statutarie decretato ai danni del Consorzio 21. Contro la costante mortificazione della classe dirigenziale e dei funzionari pubblici, populisticamente omologati "nella classe dei nulla facenti". Contro la politica della meritocrazia partitica, le convenzioni, le consulenze per far arrotondare la giornata a partiti, amici e dipendenti. Contro la mancanza di risposte dovute, vedi interpellanze, interrogazioni e mozioni, senza risposta. Ma siccome non mi piace lavorare contro, ma mi piace anche lavorare "per". Il mio voto a questa mozione di sfiducia e a sostegno di questa mozione di sfiducia, è per una nuova legge elettorale, da tempo presentata, noi abbiamo già presentato una proposta, ma che non volete discutere. Per una rivalutazione del ruolo della politica, per la rivitalizzazione di un sistema democratico in crisi nelle istituzioni e nei partiti, sì anche i partiti responsabili, e lei ha amplificato tutto questo, giustamente, in questo caso, responsabili i partiti ingessati, verticali, personalizzati, che non amano il confronto, oligarchici, fucina di servi sciocchi, più che di classe dirigente. Ma ci sono altri "per" che vorrei indicare: per un percorso regolato da norme precise e non modificabili dalla maggioranza di turno; perché non possa esserci più un Presidente che non abbia scuola di seria politica, della politica con la "p" maiuscola, non della becera politica, o sia mai entrato in un'Aula consiliare o parlamentare, dalle circoscrizioni al Parlamento; per una stampa che sia veramente e totalmente libera e non condizionata dal potere di turno; per dare dignità anche a chi non ha il coraggio di andare contro il potere o non si sente sufficientemente tutelato dalla obiettività che dovrebbe essere nelle istituzioni; perché ci sia una speranza che non può passare se non attraverso una sua bocciatura, bocciatura di metodo, di merito e di stile. E' una bocciatura, aggiungo, di tipo culturale, in quanto non è riferito sicuramente alla persona, ma al nuovo metodo inserito in quest'Aula, nuovo vecchio metodo inserito in quest'Aula, da lei, signor Presidente, che in quanto personaggio pubblico e persona pubblica ho il dovere di esaminare e criticare.

PRESIDENTE. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Sarebbe fin troppo facile utilizzare il tempo concessomi da questa mozione per riprendere le considerazioni fatte su questo argomento nei miei interventi passati. Sarebbe facile e sicuramente ripetitivo, soprattutto per il fatto che sono oramai quasi tre anni che andiamo a ribadire le stesse cose. Intervenire è diventato quasi patetico e non vi nascondo, cari colleghi, che molto dell'entusiasmo che mi aveva fin qui contraddistinto sia venuto meno, e che lo sia principalmente in considerazione di ciò che è accaduto in Aula nell'ultima seduta, della quale, anche se a microfoni spenti, sono stato, mio malgrado, protagonista. Ho sempre accettato lo scontro aspro, contornato anche da toni accesi, però sempre improntati alla massima correttezza personale, e laddove, pur ammettendo l'errore, mi è capitato di trascendere in giudizi che potevano anche lambire l'onorabilità dell'interlocutore, l'ho fatto spinto dall'istinto che ognuno di noi ha di difendersi da attacchi ingiusti, a volte meschini, e che poco hanno a che fare con la politica eticamente intesa. Ciò che è accaduto la scorsa settimana mi ha turbato non poco e ha prodotto in me l'effetto di pormi, d'ora in avanti, in modo molto diverso rispetto al passato, cominciando proprio dal dibattito odierno. Basta, vociare contro i comportamenti del presidente Soru, basta, sbottare contro le azioni a volte politiche e a volte no della sua Giunta, ma soprattutto, basta, con le risse verbali e quasi fisiche con voi, cari colleghi. A cosa ha portato, infatti, questo modo di intendere l'Aula? Forse ad una gratuita visibilità, come alcuni l'hanno definita? O forse ad avere maggiore considerazione tra i banchi della maggioranza o tra quelli dell'opposizione? Penso proprio di no. Oppure, ha sicuramente prodotto un'immagine diversa rispetto a quella che la quotidianità, fuori da queste mura, ha tanto faticosamente cementato, e che non merita di essere intaccata, in virtù di prese di posizione molto spesso fine a se stesse. Vorrei tanto, di converso, cari colleghi e cari Presidente del Consiglio e Presidente della Giunta, che muti anche quella che fino ad oggi è stata la vostra visione dei rapporti con la minoranza. Anche qui, basta, con la prevaricazione dei numeri, basta, con l'arroganza e la supponenza, ma soprattutto, basta, col rivangare un passato remoto o prossimo che sia, alimentato dalla cultura del sospetto e dell'occulto. Non sono tra quelli che pensano che il popolo ci guardi con grande attenzione. La gente dalla politica si è allontanata da tempo, non crede più che vi siano delle ideologie tali da spingerci a compiere battaglie di principio e, sinceramente, non mi pare che si sia fatto molto, in questi due anni e mezzo, per convincerli del contrario. Ma prima che per la gente, onorevoli colleghi, lo dobbiamo fare per noi stessi, per quello che questa Assemblea dovrebbe rappresentare e che, ultimamente, abbiamo un po' tutti perso di vista. E' vero, la politica è cambiata, i modi e toni della stessa si sono evoluti, la stampa enfatizza non più il che cosa si è prodotto, ma il contesto e il come si sia arrivati al prodotto finale, e in questi anni, forse per la smania di voler competere con quanto fatto o meno dalla passata legislatura, si è dato molto più peso e risalto a quanto si è riuscito a produrre in materia legislativa e di numero di sedute, quasi che si volesse essere giudicati per quanto e non per come si è lavorato. Non voglio utilizzare i soliti proverbi che ogni volta vengono ripetuti, quando si pensa sia stato utilizzato male il tempo a disposizione, ma certo è che alcune leggi importanti per la nostra Regione e di cui, voglio sottolinearlo, c'era effettivamente bisogno, avrebbero meritato un dialogo diverso con chi non la pensa propriamente come voi e che, spinto dal dovere di dare il proprio contributo, auspicava un maggiore confronto.

E' innegabile, nessuno alla fine di questa legislatura potrà mai dire che la tredicesima non sia stata un'Assemblea prolifera. Ma siete veramente convinti che gli effetti che verranno prodotti saranno all'altezza? Io, se devo essere sincero, ne dubito, e insieme a me hanno iniziato, già da qualche tempo, a dubitare parecchi sardi, quegli stessi che avevano creduto nel cambiamento tanto sbandierato e che, inconsciamente, avevano consegnato, durante la campagna elettorale, una cambiale in bianco, non pensando che sarebbero state ignorate le regole elementari della convivenza civile e dell'etica politica. Se quelle stesse le regole fossero state rispettate, avremmo assistito, in questi anni, ad una concertazione continua, non solo con chi oggi è opposizione, ma soprattutto con chi, fuori da questo palazzo, vive sulla propria pelle le decisioni che spesso, frettolosamente, sono state prese. Questi anni sono stati la mortificazione delle autonomie locali, delle associazioni di categoria e delle parti sociali. Sono stati e verranno ricordati come gli anni in cui chi ha voluto restare in linea col progetto presentato durante la vostra campagna elettorale e che ha contribuito a scriverlo è stato epurato, disconoscendone addirittura pubblicamente la professionalità. Del resto, non c'è più bisogno di urlare e di stracciarsi le vesti, perché la prova del malessere l'avete prodotta voi e più di una volta. Molte teste pensanti che hanno avuto il coraggio di non tradire lo spirito del programma elettorale sono state brutalmente defenestrate. Non è inoltre mistero che dalla vostra parte siano piovute pesantissime allusioni a profili di possibili illegittimità. Non è infine un segreto ricordare che la lamentela comune risiede nella incapacità di coinvolgere e concertare anche e soprattutto al vostro interno. In teoria, queste considerazioni, sicuramente, ad alcuni di voi verrebbe da dire: "Sono affari interni alla maggioranza". In realtà, si tratta dello spaccato di intendere la politica e i rapporti personali che sta letteralmente esautorando le regole minime di convivenza. Pertanto, ritengo di non forzare il giudizio e di interpretare la volontà della maggior parte dei sardi, se mi unisco convintamente all'azione di tutti coloro che oggi le chiedono, presidente Soru, di consentire al popolo sardo di tornare alle urne.

PRESIDENTE. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Forse il Presidente della Giunta pensava, con il suo attacco rozzo ed incivile, rivolto non solo all'opposizione ma a tutto il Consiglio, di essere arrivato alla soluzione finale, così, ad un punto di non ritorno e di assoluta e definitiva rottura che gli avrebbe consentito di sistemare, una volta per tutte, un'Assemblea, che ostinandosi a fare il proprio lavoro nel rispetto della legge, si mette di traverso ed ostacola la realizzazione dei magnifici programmi e delle iniziative illuminate del Presidente. La soluzione finale, in ossequio ad una certa sottocultura che continua a produrre innumerevoli esempi di rivoltante malcostume politico, istituzionale e morale, doveva scaturire dagli effetti devastanti del colpo proibito. Toccati volgarmente nella tasca, i consiglieri regionali, avrebbero finalmente capito che, di fronte a loro, c'era qualcuno che non scherzava e che era disposto a fare sul serio fino all'ultimo e si sarebbero così adeguati. Come vede, signor

Presidente, siamo qui, con la schiena dritta, a testa alta, guardando dritto negli occhi il nostro interlocutore. Non mormoriamo nei corridoi, non lasciamo filtrare veleni, non raccogliamo spazzatura dagli angoli del palazzo, non facciamo politica per soldi perché crediamo nella politica come servizio civico e non pensiamo, per niente, che il semplice fatto di avere un reddito, irraggiungibile per i più, come il suo, sia indice di indipendenza o garanzia di buon governo. Stiamo al nostro posto, al posto che gli elettori sardi ci hanno assegnato per svolgere il ruolo che hanno liberamente deciso che svolgessimo. Se ne faccia una ragione, i suoi colpi bassi non sono andati a segno, ed anzi, pensiamo che abbiano fatto più male a chi, come lei, ha voluto mirare al bersaglio molle, o ritenuto tale, per trarne il maggior vantaggio possibile e, nello stesso tempo, il maggior danno per il nemico. Dico per il nemico, non per l'avversario, che sempre di più è una figura a lei sconosciuta.

Lei pensa di avere praticamente dappertutto nemici da annientare e non avversari con cui confrontarsi lealmente, magari per superarli, se e quando ci riesce, ma nel rispetto delle regole. Continui a pensarlo, se vuole, e se, in questo Consiglio, continuerà a prevalere, nei fatti, quella concezione distorta e deviata della democrazia formale e sostanziale che finora è riuscito ad imporre, si prepari ad accettarne le conseguenze. Noi, come vede, non ci siamo lasciati intimidire, e non ci faremo intimidire, anzi, siccome crediamo profondamente in quello che diciamo e in quello che facciamo, siamo convinti che per il bene dei sardi lei debba rassegnare le dimissioni. Se per raggiungere questo obiettivo fosse necessario lo scioglimento del Consiglio regionale, riteniamo che sarebbe un prezzo giusto da pagare e siamo disposti a pagarlo.

Il nostro è un discorso politico, fortemente ancorato ad un'attenta valutazione dei fatti e dei risultati di una attività di governo che, a circa metà della legislatura, non possono essere ancora coniugati al futuro, continuando a promettere che domani qualcosa accadrà. O peggio, incasellati, a seconda delle convenienze, tra le responsabilità dei governi nazionali o regionali precedenti per le cose che non vanno. Questa continua manipolazione dell'evidenza e quindi della verità, non potrà reggere ancora e non potrà più trovare alcuno spazio nelle coscienze dei sardi, nemmeno se, il Presidente della Giunta, parlasse ogni giorno alla televisione, alla radio, a reti unificate, per descrivere, con dovizia di particolari, una Sardegna che non c'è.

Già in altre occasioni abbiamo avuto modo di confrontare, punto per punto, il programma elettorale con questo concretamente realizzato finora, e di dimostrare, dati alla mano, che nessuna delle tante promesse è stata mantenuta. Riteniamo sia utile sottolineare, ancora una volta, tuttavia, che il principale fallimento del Governo regionale consiste nel non aver indicato, alla Sardegna, una via di sviluppo, un progetto stabile, coerente e credibile di crescita. Infatti, la crescita non c'è, come confermano i dati sull'economia reale dell'ISTAT relativi al terzo trimestre del 2006 e le relative proiezioni su base annua. La disoccupazione continua a crescere, toccando la percentuale del 10,5 per cento ed interrompendo la tendenza in discesa, registrata in modo robusto nel 2004, meno 1,4 per cento, e di misura più lieve anche nel 2005, meno 02 per cento.

Ma, il segnale più preoccupante, signor Presidente, arriva dal dato congiunturale del periodo estivo in cui la disoccupazione scende, ancora e per la prima volta senza beneficiare del traino del lavoro stagionale che, in una regione turistica, dovrebbe rappresentare un elemento di grande solidità. Nell'industria, la diminuzione degli addetti rispetto al 2005 è di 15 mila unità, e altrettanti sono i posti di lavoro perduti in un solo anno nel settore delle costruzioni. Rispetto a questa situazione allarmante, sulla quale l'opposizione, ma anche le forze sociali e le categorie produttive, hanno richiamato più volte l'attenzione del Governo regionale, non c'è stato alcun intervento.

Sullo sviluppo, ha dichiarato recentemente un esponente del sindacato, il Segretario regionale della CGL Giampaolo Diana, dice che si è fatto più nulla che poco. Ma allora, su quali basi il Presidente della Regione può affermare, come ha fatto nella conferenza stampa di fine anno, che nell'Isola sta marciando un nuovo modello di sviluppo? Le cifre dell'economia reale della Sardegna lo smentiscono clamorosamente nel modo più netto. Forse, economia a parte, nell'Isola c'è davvero qualcosa che sta marciando, grazie alla spinta propulsiva del Governo regionale e del suo Presidente; di sicuro il lavoro dei tribunali, cui sono stati costretti a rivolgersi tutti coloro, naturalmente nemici, che sono finiti nel lungo elenco di vittime delle guerre sante del Presidente: amministrazioni locali, imprese, categorie produttive e semplici cittadini per i divieti assoluti del Piano paesistico, medie e grandi aziende per il blocco dell'energia eolica, pescatori colpiti dal fondamentalismo ambientale, professionisti della comunicazione sorpassati in curva e perfino il governo Prodi, costretto al ricorso alla Corte Costituzionale per la stangata sul turismo, per poter far valere la forza della legge sulla politica degli umori instabili.

A proposito dei tribunali, signor Presidente, il TAR del Lazio ha recentemente accolto la richiesta di sospensiva presentata dalla Syndial contro i provvedimenti della Regione e del ministro dell'ambiente, che imponevano la costruzione di un muro anti inquinamento da 500 milioni di euro nell'androne industriale di porto Torres. Questo significa, in termini politici, che aveva ragione l'assessore Dessì che è stato cacciato via a torto, e lei, invece, in questa situazione, è stato smentito, signor Presidente, e, comunque, lo ha sbattuto fuori. Adesso, come la mettiamo? Come si valutano, in questa Regione, i pesi delle responsabilità? Forse nel senso che chi sbaglia non paga e chi fa le cose giuste viene messo alla porta senza tante scuse? Lei, su quella vicenda ci ha messo la faccia, e ha lanciato un sasso grande quanto una casa: ora che fa, si ritira? Vuole mettere sul conto dei sardi anche questa sua ennesima intemerata? Ecco cosa sta davvero marciando, sta marciando indubbiamente anche il dissenso di tutti gli operatori della sanità sarda, nessuno escluso, nei confronti di un Piano senza risorse che, la maggioranza, ha voluto approvare alle luci dell'alba, salvo poi presentare decine di emendamenti in Aula. Vedo che il tempo è tiranno, salto, e vorrei concludere dicendo che, per tutte queste cose che abbiamo detto, riteniamo che approvare questa mozione significhi operare concretamente per l'interesse generale della Sardegna e, in altre occasioni, anche recenti, abbiamo affermato che, dopo i continui strappi fra Presidente, Giunta e Consiglio, fra maggioranze e Presidente, fra Consiglio e Presidente, niente sarebbe stato più come prima, al di là del politichese di facciata. Lo ribadiamo soprattutto perché, in futuro, non vorremmo trovarci a dover registrare che tutto è diventato infinitamente peggio di prima. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro.

E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, devo confessarle che, da un paio d'ore, sono in un terribile marasma. Data l'età che avanza, pensavo che il mio fosse un marasma senile, comunque, essendo affiancato da grandi luminari mi sono rivolto al professor Gessa e gli ho manifestato le mie preoccupazioni e lei, dall'alto della sua scienza, mi ha detto: "No, non è un marasma senile, arriverà dopo. Il tuo è solo un marasma intellettuale, mentale". Lei si chiederà: perché? Io sino a stamattina, sino a prima di venire in quest'aula pensavo che… mi ero preparato anche un intervento e pensavo di leggerlo ed ero convinto che questa mozione di sfiducia non sarebbe stata accolta da me. Ora, invece, dopo tutte le lamentele, le recriminazioni, le argomentazioni che sono state portate dalla minoranza sono caduto in questo marasma e quindi se la maggioranza successivamente non mi correggerà, non mi renderà edotto su quello che questa Giunta e questa maggioranza hanno fatto io, signor presidente Soru, mi dispiace per lei, ma voterò per il suo allontanamento, appoggerò questa mozione di sfiducia, lo dichiaro apertamente. Perché vede lei… io ricordo che un certo San Giovanni apostolo scrisse l'Apocalisse e l'Apocalisse erano i quattro cavalli: guerra, fame, distruzione e morte. Il collega Murgioni, che senza dubbio deve essere l'allievo prediletto del profeta di Patmos, che era San Giovanni Battista, l'ha dipinto esattamente così: lei non è più i quattro cavalieri, lei è il cavaliere, lei incarna guerra, fame, distruzione e morte. Quindi a questo punto io mi trovo in un grande imbarazzo e l'imbarazzo principale, capisco che perderò i miei privilegi, però sono talmente convinto delle cose che hanno detto che io voterò questa mozione. Perché qualcuno ha parlato di parte destruens e di parte costruens; lei ha distrutto tutto, non ha costruito niente; lei ha emanato una legge, la legge salvacoste, che ha ridotto tutti i sardi alla fame. Tutti alla fame! Una legge che gli europei, gli americani, tutti i popoli del mondo apprezzano perché non capiscono niente, signor Presidente, perché se capissero qualche cosa mica apprezzerebbero la legge numero 8, la legge salvacoste, non apprezzano! E infatti noi stiamo morendo di fame perché la legge salvacoste ha ridotto tutti alla fame. C'era da 23 anni, o da 21 o da 22…

ARTIZZU (A.N.). Chiedilo ai disoccupati!

CACHIA (La Margherita-D.L.). Stai zitto. Stai zitto!

ARTIZZU (A.N.). Stai zitto lo dici a casa tua!

CACHIA (La Margherita-D.L.). E' da 22-23 anni che ci manca un Piano sanitario…

PRESIDENTE. Si può dire "faccia silenzio", onorevole Artizzu…

ARTIZZU (A.N.). Lo dice a casa sua, Presidente.

CACHIA (La Margherita-D.L.). …il Piano sanitario regionale, cioè la sanità andava vista in Sardegna. C'erano gli amici degli Assessori pro tempore che indubbiamente con scienza e coscienza proponevano determinate cose e determinate cose venivano fatte. Non c'erano regole. Si è cercato di dare delle regole; si è cercato di vedere la sanità in Sardegna con gli occhi della civiltà medica che oggi governa il mondo. Ma il Piano sanitario non va bene. Non va bene perché? Perché si sta pensando di riequilibrare squilibri che erano noti a tutti. Io per esempio - e qua entro in un argomento che mi interessa - vivo in una parte della Sardegna in cui chiaramente avevamo tre posti letto ogni mille abitanti mentre altre realtà isolane ne avevano 5,8. Questo riequilibrio indubbiamente fa male, non va bene! Lei e tutta la maggioranza avete sbagliato anche in quello! I privilegi bisogna che continuano! Le perequazioni non ci devono essere. Si sono fatte delle leggi ad personam che sono leggi di sinistra, ma alla destra non stanno bene. E allora se si fanno leggi in cui si cerca chiaramente di risanare il bilancio, che sono chiaramente delle leggi giuste, allora si grida allo scandalo e si parla addirittura di finanza creativa che certamente finanza creativa di tremontiana memoria non appartiene né a questa Giunta, né a questa maggioranza.

Io termino, signor Presidente. Io dico semplicemente che questa maggioranza in due anni e mezzo ha lavorato bene, sta lavorando bene, può piacere o non piacere, però alla fine tireremo i calcoli; sta lavorando bene, continuerà - io mi auguro - a lavorare e se continueremo a lavorare in questa maniera anche il popolo sardo capirà e i frutti alla fine li raccoglieremo e anche le messi. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cachia.

E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie Presidente, colleghe e colleghi, signor Presidente della Giunta. Nonostante il collega Cachia faccia riferimento all'Apocalisse di San Giovanni credo che quello che sto per dire faccia invece riferimento al disastro, al disastro che avete in qualche modo creato e nonostante l'evidenza e l'inconfutabilità dei fatti con incomprensibile ed ostinata tenacia lei, signor Presidente della Giunta, insieme ai partiti della coalizione che hanno sostenuto la sua candidatura e la sua elezione a Presidente della Giunta, continua a dichiarare che le cose vanno bene e andranno sempre meglio. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, collega Cachia, dovete convenire con noi che questa legislatura è nata sotto una cattiva stella e questa maggioranza ha mostrato limiti di fondo che strutturalmente la contraddistinguono e la contraddistingueranno ancora. Lei, signor Presidente, è stato costretto a revocare un Assessore e ha subito le dimissioni di altri tre, e ad oggi continua a ribadire che le cose vanno bene e che non esistono problemi. E' recente l'intervento dell'ex Assessore all'ambiente Dessì, che ha messo in evidenza dei retroscena che non fanno altro che confermare le nostre perplessità; quei dubbi che noi abbiamo sempre evidenziato oggi vengono alla luce; quel processo di accaparramento e di spartizione della Sardegna è proseguito in questi mesi senza sosta e con arroganza, cosicché il risultato del tutto evidente è che siamo arrivati non di fronte all'uso, ma all'abuso dell'istituzione. Scelte le sue, Presidente, che si sono configurate come un vero e proprio nuovo sistema di fare amministrazione, un sistema che determina l'inutilizzazione di pur valide strutture amministrative di cui la Regione dispone, un sistema che contribuisce ad aggravare i costi di gestione, a mortificare le professionalità dei dipendenti regionali e a far sorgere non il sospetto ma la certezza di ciò che ha detto l'assessore Dessì. Siamo giunti a metà legislatura ed in tutto questo tempo l'unico collante, l'unico cemento che vi ha tenuto insieme - e ben lo sanno i sardi - è la volontà di occupare tutti i posti di potere possibili per accontentare quella famelica pletora di clientes quasi sempre priva di specifica qualità in relazione alla carica da ricoprire o alla mansione da espletare. Così che sono falliti miseramente tutti i propositi, devo dire buoni propositi all'inizio, di riforma che con enfasi e quotidianamente avete cercato di propagandare perché da un lato lei ha avuto l'interesse a nominare commissari e consulenti vicini a voi dappertutto e dall'altro i partiti hanno cercato di rincorrerla sullo stesso terreno, abbandonando ogni proposito di puntare a vere riforme. Che il processo di riforma non è mai partito non è solo dichiarato da me, che naturalmente in questo caso sono fazioso, e dalle opposizioni, la qual cosa sarebbe scontata, ma è ammesso da autorevoli esponenti politici e istituzionali del centrosinistra, riconoscendo in più occasioni che il processo finora non è stato avviato e non certamente per colpa nostra. Lo stesso Presidente del Consiglio nel tradizionale appuntamento di fine anno lancia un invito - apprezzato devo dire - al dialogo sulle riforme alla stessa opposizione. Presidente della Giunta, ma con quale coraggio però dite queste cose visto che in ogni occasione avete mortificato il ruolo del Consiglio regionale? Lei che ha in ogni occasione caricato di significato politico le sue proposte di riforma, dichiarando che su questo terreno si giocava e si gioca il rapporto di fiducia con i sardi. Ma veramente pensa o ha potuto pensare che il centrodestra possa accettare tutto questo? Presidente, sa qual è il dramma? E' che voi non avete neanche piena coscienza della gravità della situazione, la situazione non è quella che rappresentate e vi rappresentate, è addirittura peggiore di quella che lei stesso, Presidente, possa pensare. Perché questa maggioranza, quando ha tentato la via di qualche riforma, come una sorta di re Mida al rovescio è riuscito addirittura a peggiorare le leggi e le situazioni preesistenti, tutte le proposte di riforma degli enti presentate dalla Giunta, al posto di puntare ad enti snelli ed efficienti, prevedono addirittura l'aumento del loro numero e l'implementazione del numero degli amministratori, è il caso dell'unione dei Comuni. Non avete riformato realmente nessun ente, vedi i consorzi, vedi le comunità montane e così via per non continuare la lista delle inadempienze. Ma davvero pensate che il processo riformatore di cui ha bisogno la Sardegna possa limitarsi alle riforme di qualche ente, ammesso che vogliate e siate nelle condizioni di farlo? No, signor Presidente, abbiamo bisogno di ben altro! Mi meraviglio non poco che lei quando parla delle riforme si limita a constatare che se ne discute da mesi, ma Presidente finora non abbiamo nessuna indicazione precisa. Lei sa bene che quella Commissione, che come è noto si chiama autonomia, di autonomia in questi anni - tranne una piccola parentesi - ne ha avuta ben poca. Lei sa altrettanto bene che la riscrittura dello Statuto poteva e doveva essere l'occasione per chiamare tutti i sardi a confrontarsi sui temi che rappresentano la possibilità stessa di esistere ancora, non solo come entità politica e amministrativa autonoma ma come popolo che progetta il proprio futuro in questo territorio. Poteva e doveva essere l'occasione nel pieno rispetto del principio costituzionale per chiamare tutti i protagonisti istituzionali ad essere coprotagonisti di un processo di radicale riorganizzazione che individua nella Regione il livello istituzionale e territoriale di effettiva esponenzialità e sintesi, capace di riassumere e rappresentare le diverse realtà locali. Sinora, invece, avete mortificato le autonomie locali, avete volutamente tenuto basso il livello della elaborazione e della discussione perché non avete alcuna intenzione - sono tuoni per sordi - di rimettere in discussione i meccanismi di gestione clientelare che vi appartengono, la situazione economica della Sardegna è drammatica, nonostante lei insieme alla sua Giunta e insieme ai consiglieri di maggioranza si affanni a parlare dei risultati, di ripresa dello sviluppo, dell'aumento dell'occupazione. Ebbene, signor Presidente, lei ha detto in quest'Aula, con le dichiarazioni programmatiche, che la Sardegna si preparava ad un grande cambiamento, ma dopo due anni e mezzo questa Regione continua ad essere anche fisicamente precaria e transitoria. Ma dove vivete, colleghi, per non accorgervi che siamo in presenza di un vero e proprio declino di questa nostra Sardegna? Gli ultimi dati pubblicati sulla produzione industriale dicono che siamo in presenza di una notevole diminuzione rispetto al 2005 e al 2006. Il cambiamento intervenuto nella geografia economica internazionale, con l'entrata in scena dei nuovi competitors insieme ad altri avvenimenti di ordine economico e politico, quale l'allargamento della stessa Unione Europea, si configura ormai più di quanto sia stato, almeno in un primo momento, percepito come l'apertura di una vera e propria fase storica, una nuova fase storica dunque, in quanta parte della classe dirigente, però, della Sardegna c'è la consapevolezza della necessità di un decisivo cambio di rotta. In voi questo non si intravede, l'economia della Sardegna non sembra, insomma, essere in grado di rispondere alle sfide di una geografia economica profondamente mutata alla luce dell'acuirsi della competizione. Il rischio per la Sardegna è evidente, un progressivo e costante ridimensionamento dell'economia che va sotto il nome di recessione, ma voi ormai asserragliati in una sorta di fortino vi autoincensate e forse cercate di convincervi che siete bravi. Ma non vi accorgete che gli stessi imprenditori, i sindacati, compresa la CGIL da cui molti di voi provengono, gli amministratori locali, tutti gli operatori economici, la società sarda tutta, compresa quella che vi ha sostenuto e votato nel giugno del 2004, vi considerano non solo inadeguati ad affrontare questa situazione, ma addirittura pericolosi e responsabili dello sfascio della Sardegna e vi chiedono, quindi, di sgombrare il campo. E mentre il processo di costruzione del futuro della Sardegna avrebbe bisogno del protagonismo degli imprenditori, degli uomini di cultura, del sindacato per far recuperare competitività alla Regione e di quel patto tra produttori e lavoratori che ha contraddistinto, anche in alcuni errori, alcune passate stagioni, lei Presidente ha fatto di meglio, ha cancellato ogni positivo e proficuo confronto con questi protagonisti. Smettetela poi di essere patetici e di parlare della pesante eredità che vi ha lasciato la precedente amministrazione. Ma cosa dire poi del conflitto di interessi che riguarda tanti componenti della Giunta e non solo il Presidente? E' stato un grande macigno che ha condizionato e condiziona in maniera determinante le scelte, non solo della Giunta, ma dell'intera maggioranza. Forse non è un caso che con un tempismo davvero incredibile, l'assessore Dessì denunci pubblicamente alcuni fatti che meriterebbero di essere approfonditi in sede diversa. Presidente, lei ha più volte dichiarato che ora abbiamo buone possibilità di rilanciare l'economia di questa terra. Non c'è alcuna possibilità di farlo con questa Giunta e con questa maggioranza, a prescindere dall'esito del voto di questa mozione da noi presentata, dovete prendere atto che i sardi vi hanno sfiduciato. Presidente, la Sardegna ha bisogno non di un Governo qualsiasi, ma di un Governo e di una maggioranza che abbiano un progetto ed un programma condiviso, di un Governo che abbia obiettivi chiari e che sia consapevole...

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Ieri sono stato... ho tentato di scrivermi qualche appunto, poi ho rinunciato perché vale la pena rispondere in modo, diciamo, spontaneo e genuino come siamo capaci di fare. Ieri sono stato alla premiazione, ricorreva il decimo del premio letterario Gramsci, sono stato ad Ales, una saletta molto affollata in cui si premiavano tre linee di elaborati: una di saggistica, un altro di poesia in lingua e un altro di narrativa. Tra i premi è stata premiata una giovanissima ragazza, si è laureata in Inghilterra presentando una tesi sulle relazioni internazionali fatta attraverso una elaborazione di una corrente di pensiero che si riferisce - una corrente di pensiero che ha tantissimi sostenitori a livello internazionale - che si riferisce al concetto di egemonia che è stato sviluppato nelle opere di Gramsci, da Gramsci nelle sue opere. Questa cosa mi ha particolarmente colpito, mi ha colpito per due ragioni: uno perché si è laureata in Inghilterra e ha predisposto questo elaborato in inglese; secondo perché lo ha fatto su una corrente di pensiero che esiste nella materia delle relazioni internazionali e si rifà a Gramsci, o meglio al concetto di egemonia sviluppato da Gramsci. E molti di quelli che svolgono funzioni di relazione internazionale, ministri, gabinetti di ministri degli esteri dal mondo, si riferiscono a questa teoria di pensiero per governare le relazioni internazionali, per leggere le relazioni internazionali così come si sviluppano. Noi abbiamo una terra capace di questo, cioè capace di avere Gramsci, capace di avere ragazze che vanno a studiare in Inghilterra e si laureano e sviluppano elaborati di questa portata in queste materie ma anche capaci voglio dire di non riconoscere a sè stessi la grande forza, la grande qualità che siamo in grado di esprimere, che i sardi sono in grado di esprimere. E' un po' il senso di questa mozione di sfiducia, qua tutti quanti hanno sviluppato alcuni ragionamenti che poco c'entrano con la mozione che è stata presentata, mozione dice, avevamo presentato una censura rispetto alla censura che abbiamo presentato, c'è stata gettata una sfida anche volgare, allora vi diciamo dimettetevi! Questo è il senso della mozione presentata. Che cosa c'entra l'economia, la recessione, cose, con questo... non c'entra niente, ma cosa c'entra la fiducia dei sardi nei confronti del governo della Giunta regionale, con raccolgo stizzosamente la sfida, tu mi hai detto, tu stai qua, stai qua per prendere lo stipendio, per carpire la pensione e io ti dico, beh, se tu mi sfidi su questo terreno dimettiti, dimostrami come io ti dimostro che non sono qua per lo stipendio. Questa è la mozione che avete presentato, cosa c'entra l'economia, la recessione... cosa c'entra! E' una delle cose più inutili, più insignificanti, più modeste, più mediocri che si siano mai presentate in questo Consiglio regionale all'attenzione dei consiglieri, ma noi abbiamo tutto questo tempo da perdere? Ma dobbiamo raccogliere sfide stizzose, ma dobbiamo giocare a "marrano"? Non credo, non credo! Credo invece che dobbiamo prendere lezione da quella ragazza che si è laureata in Inghilterra, che ha sviluppato concetti, che si è messa a lavorare per far crescere questa nostra terra e tutti quelli giovani che insieme a lei hanno presentato poesie elaborate e hanno ottenuto menzioni, qualcuno anche, qualche altro premi, venivano e dicevano: "Lavorate per farci rimanere qua perché c'era un ragazzo del meridione, mi pare calabrese, ha preso anche lui un premio, vi chiedo, c'era il Vicepresidente del Senato, vi chiedo, impegnatevi, perché i cervelli che si producono qua che sono di grande qualità, sarà il gene professor Gessa... ma i sardi non sono scemi sono capaci, sono intelligenti, sono bravi e così anche i meridionali. I figli di questa terra italiana hanno chiesto lavorate, impegnatevi per farci rimanere qua. S'è detto lavoro, io non ho lesinato critiche da questi banchi nei confronti della Giunta quando si è trattato di affrontare questo argomento perché secondo me non l'ha affrontato in maniera sufficiente ma se penso a come l'avete affrontato voi negli anni precedenti e come l'avete affrontato nel governo nazionale con la "30", con la precarizzazione, con lo sfacelo, con la decomposizione e così via di ogni istituto di tutela dei lavoratori, se penso a quello io dico qua siamo addirittura davanti ad un'opera colossale, grandissima perché ha un merito, vi ha cancellato, vi ha spostato, vi ha rimosso dal governo, ha questo merito e ci consente oggi di ragionare meglio anche quando siamo tra noi e voglio dire un po' competitivi, un po'conflittuali, ci consente di ragionare meglio e di ottenere anche risultati più qualificanti e noi dobbiamo applicarci, io dico vorrei applicarmi tutti quanti insieme come abbiamo fatto per il Piano sanitario quando si è parlato di precariato, quando si è parlato di precariato tutti noi da questi banchi e da quei banchi siamo intervenuti per migliorare il testo, originariamente era un emendamento di Rifondazione Comunista, è diventato un emendamento della Giunta migliorato rispetto al testo che era presente nel Piano, poi ne abbiamo discusso c'era il Presidente, si è interloquito, tutti quanti l'abbiamo votato, un testo migliore che dà una risposta all'esigenza sociale che tutti quanti noi abbiamo detto essere giusta, così dobbiamo fare, quindi non dobbiamo raccogliere sfide, non dobbiamo essere stizzosi se non le sfide giuste, quelle buone, quelle che ci hanno fatto migliorare proprio quel testo sul precariato, quello che ci fa dare una risposta più alta ai bisogni della società, quella che ci fa crescere tutti quanti insieme.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI

(Segue URAS.) Io credo che la mozione sarà respinta, credo anche che questa Giunta, questa maggioranza, questo Consiglio, anche quella minoranza dovranno lavorare i prossimi due anni e mezzo al meglio delle loro possibilità perché c'è tanto da fare, c'è tanto che dobbiamo fare anche insieme e ci sono tante attese che nessuno di noi ha il diritto di rendere vane, le dobbiamo invece considerare e valutare per tutto ciò che rappresentano.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras.

E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Il collega Uras lo debbo semmai ringraziare, non rimproverare perché mi ha risollevato lo spirito perché ero un po' depresso a dire la verità, da qualche giorno ero piuttosto depresso perché mi è sembrato, ho vissuto, sto vivendo una stagione della nostra autonomia, credo che sia uno dei più bassi profili della sua storia. E quindi io ero veramente negli ultimi tempi dopo alcuni sussulti di speranza che mi avevano dato alcuni colleghi del centrosinistra e più propriamente della sinistra socialista e della sinistra dei DS, che mi avevano dato un sussulto di speranza per poter portar fuori la nostra Regione da quella crisi profonda che aveva determinato questa Presidenza della Giunta e questo conseguente Consiglio regionale. Stamattina e tra ieri e oggi mi sono ritrovato nella mia casella al Gruppo una serie di sollecitazioni, perché io sono piuttosto vecchio della politica e in qualche modo vecchio anche di questo Consiglio regionale e in nome di questa mia lunga militanza politica attiva mi venivano delle sollecitazioni e mi hanno fatto trovare nella mia casella un bilancio di Tiscali fino al 2004, mi hanno fatto trovare nella casella un numero di "Sassari Sera", mi hanno fatto trovare in casella una opinione dell'Assessore, ex assessore Pigliaru su quella che è stata la legge approvata di recente il 28 mi pare di dicembre in ordine all'esercizio provvisorio e all'assestamento di bilancio compreso. Mi hanno fatto trovare tutte le interviste rilasciate dall'ex assessore Soru e tante altre sollecitazioni degli invalidi iscritti nelle liste dei disoccupati senza sbocco, dei sordomuti nell'età scolare senza sostegno, dei ciechi in età scolare senza sostegno, senza formazione professionale. Mi hanno telefonato tanti amici e compagni delle tre organizzazioni sindacali, eh sì perché speravano che questo vecchio socialista ritornato in Consiglio chissà quale potere, come dire, di intervento, di incidenza, di persuasione, di scossa potesse avere. Ma io non debbo illustrare nulla a questo Consiglio, perché questo Consiglio sa tutto, non c'è nulla che non sappia in ordine alla crisi industriale dei nostri poli, da Portovesme a Macchiareddu, a Ottana, a Portotorres, sa tutto sulla crisi della formazione professionale, se n'è parlato, sa tutto intorno ai problemi del piano paesaggistico, sa tutto intorno alla sanità, che abbiamo affidato ad un Assessore che, dopo due anni e mezzo, ha detto: "Basta con la tragedia della sanità, adesso vi faccio vedere chi sono"; e presenta una questione che è stata formalmente definita Piano sanitario, com'è stato definito il piano paesaggistico, come finalmente l'eroe, il Robin Hood sardo, che lotta contro gli speculatori, contro l'arroganza dei ricchi e, quindi giù, e chi non l'ascolta? Certo questo è un nostro eroe, il nostro Robin Hood. Ma chi non sa che il nostro Robin Hood, anziché nella baracca di Robin Hood, vive nelle sue lussuose ville? Chi non sa che vi è una clausoletta nel Piano paesaggistico, attraverso la quale si può approdare alle deroghe? E in vista di tutta questa possibilità, cosa c'è? L'elicottero negato dall'assessore Dessì, ma messo a disposizione del Presidente della Giunta dai carabinieri, non so con quale legittimità, per andare a visitare i siti minerari, da poter risanare con i Tronchetti Provera e dintorni, Ligresti, altri, qualche sardo anche in mezzo, no? Perché il presidente Soru ha quest'atteggiamento di disprezzo verso la classe politica, verso la classe sindacale, verso la classe imprenditoriale sarda, salvo che non ci sia qualcuno che in qualche modo gli serve, gli possa essere funzionale a. E quando era partito dal panino dell'aeroporto, con i prodotti sardi, che sembrava la riscossa della sardità, della cultura sarda, eh, io vorrei che il Presidente della Giunta rinviasse anche la replica di oggi e portasse, qui, tutte le delibere di Giunta, tutte le determinazioni degli Assessori, con quante consulenze sono state affidate a personaggi estranei alla Sardegna, quindi non solo l'Assessore alla sanità, portato dal Piemonte, perché noi sardi siamo incapaci di esprimere livelli di professionalità degni di ricoprire quel ruolo, così il dirigente regionale della sanità dell'ASL numero 8 e della numero 1, e così via. Ma se voi vedete in quelle delibere, determinazioni, vi sono una serie notevole di consulenze affidate a personalità fuori della Sardegna. Ecco il vassallaggio! Io non vorrei che il nostro Presidente fosse non solo il figlio della crisi del sistema politico, le giunte Palomba, le giunte della passata legislatura, la crisi… perché il risultato, dobbiamo dirlo con estrema chiarezza, è il risultato della crisi politica dei partiti della sinistra, ma sono anche il risultato della crisi politica dei partiti che subito dopo sono succeduti, che non hanno saputo superare quella crisi e ridare dignità e ruolo alle istituzioni e al sistema politico dei partiti. Altrimenti, lo ripeto, il presidente Soru mai ci sarebbe stato. E qualcuno mi chiedeva, ma perché non chiedi ai tuoi colleghi del centro sinistra, che hanno individuato nell'imprenditore Soru il salvatore della patria, da candidare a governatore della Regione, chiedi loro come hanno fatto a scegliere quel imprenditore, che si presentava nel 2004 con 2.846.377 euro di deficit? E allora, dove erano i numeri perché gli fosse indicato come il candidato governatore, salvatore della patria? O è piuttosto il frutto di un sistema di poteri forti dell'economia e della finanza nazionale e non solo, che hanno voluto attraverso il signorotto locale sottoporre a, non voglio dire alla canonizzazione, non la vorrei dire questa parola, perché faccio fatica, perché se lui è il signorotto sardo sotto la guida dei colonizzatori, dovrei concludere che tutti quelli della maggioranza che lo sostengono sono degli ascari, e non lo voglio dire! Non lo voglio dire che questi siano ascari del processo di colonizzazione della Sardegna. Non lo voglio dire! Però, una risposta a tutte queste domande ci vuole. Una risposta politica per riavvicinare i sardi alle istituzioni e alla politica con la "P" maiuscola, perché altrimenti non ne usciamo. Perché noi abbiamo due scelte: che si dimetta o che noi lo sfiduciamo; e che segniamo, a metà legislatura, una svolta. Tutti a casa, ripresentiamoci…

PRESIDENTE. Onorevole Farigu, ha mezzo minuto per concludere il suo intervento.

FARIGU (Gruppo Misto). Allora, io sto concludendo perché credo di avere detto, più o meno, tutto. E allora, vogliamo dare delle risposte ai disoccupati dell'industria, dell'agricoltura? Vogliamo dare risposte al mondo della formazione professionale, vogliamo dare risposte serie alla sanità, vogliamo dare risposte…

PRESIDENTE. Concluda collega Farigu!

FARIGU (Gruppo Misto). … è questo il dovere della Giunta, ma il dovere di tutto il Consiglio e il dovere particolare della maggioranza che regge questa Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). La ringrazio Presidente. Non c'è il collega Sanna, il sindaco di Telti? E' fuori sì. Ma, sono convinto che ci penserà il collega Moro a riferirgli la mia proposta. Se dovesse aver ragione il collega Sanna, che è aumentato il numero dei consiglieri di amministrazione degli enti, il collega Sanna è mio ospite per i prossimi due anni e mezzo, per tutte le colazioni che vorrà fare al bar di Angelo. Se, invece, non dovesse essere così, pretendo che mi offra almeno un caffè, domani mattina, al bar di Angelo. Spetta a lui fare la verifica, io sono convinto che il collega Sanna ha detto una cosa totalmente inesatta. E la cosa che preoccupa non è quello che ha detto e che l'ha detta anche in buona fede. Magari è convinto di avere ragione e se l'impianto del suo intervento è avere ragione su quel dato, lascio immaginare a voi quanto è credibile tutto quello che ha detto dopo. Dico questo, per dire che noi dovremo mandare a casa il Consiglio regionale per la mozione che è stata presentata. Io invito i colleghi a rileggerla quella mozione, per verificare se ci sono i contenuti politici, i contenuti programmatici, la prospettiva, il progetto alternativo, perché si sciolga il Consiglio regionale e i sardi vengano chiamati a votare, se le condizioni sono queste che sono state scritte in questa mozione. E invito i colleghi del centrodestra, molto pacatamente, ad argomentare sulla mozione che è stata presentata, non sugli interventi che sono stati fatti l'anno scorso, la settimana passata, le ragioni del perché noi dovremo tornare a votare. Lo dico questo, perché l'opposizione è prima di tutto progetto, è progetto economico, sociale, è progetto culturale e, poi, è progetto di governo. E poi, assieme, dovrebbe essere, lo dico sempre per i colleghi che devono intervenire, è anche progetto alternativo. Noi dovremo sciogliere il Consiglio regionale, perché il centrodestra avanza un progetto alternativo a quello del centrosinistra. Io, al momento, poi può essere che più avanti, quando intervengono i bravi del centrodestra, chiariranno meglio la posizione, quando interviene Ladu, ma io penso che l'indicazione alternativa non c'è, il progetto alternativo non c'è, La Spisa…

LADU (Fortza Paris). Stai parlando a te stesso.

CUGINI (D.S.). Sono convinto che tu non lo capisci, questo è vero.

LADU (Fortza Paris). Io capisco perfettamente.

CUGINI (D.S.). Anzi, sono convinto che tu capisci solo una parte di quello che io dico. Secondo me tu sei ancora all'asilo nido.

(Interruzioni del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego…

CUGINI (D.S.). Presidente, sto parlando con lei, secondo me a Ladu gli conviene stare zitto.

PRESIDENTE. Oggi, per questa Presidenza, è un giorno nuovo non mi faccia cominciare male, la prego di rivolgersi alla Presidenza e di non raccogliere e di non fare provocazioni.

(Interruzioni del consigliere Ladu)

CUGINI (D.S.). Presidente, guardi che sta disturbando. Ed è l'unica cosa…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, la prego, sappiamo tutti da dove proveniamo.

CUGINI (D.S.). Ladu, l'unica cosa che sa fare, è quella di disturbare. Allora, basta adesso dai, vai a raccogliere asparagi.

(Interruzioni del consigliere Ladu)

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, onorevole Cugini la prego.

CUGINI (D.S.). Presidente, io sto parlando con lei e sento una voce che disturba lì dall'estrema destra, lo faccia stare zitto se ci riesce, se no chiami i questori nuovi e lo faccia uscire dal Consiglio regionale, Presidente. Dicevo, dovrebbe essere un progetto alternativo, alcuni colleghi hanno detto che occorre riaprire il confronto sul tema delle riforme, noi siamo qui per dire benissimo nei prossimi giorni, nelle prossime ore, c'è una riforma importante che si è già discussa in Commissione autonomia. Si dice che non c'è stato confronto, può essere che sia stato un confronto insufficiente, vogliamo riprenderlo in aula? Noi siamo disponibili. Se su un progetto di quel tipo, compresa la legge elettorale, ci dovessimo trovare di fronte a delle grandi divaricazioni all'interno del centrosinistra, allora ci sarebbero gli argomenti per presentare una mozione di sfiducia, ma non tutti gli altri argomenti che sono stati presentati. Perché voi parlate di Assessori che si sono dimessi o altri ai quali è stato richiesto di dimettersi, io vi voglio dire che ben nove Assessori che hanno governato negli ultimi cinque anni, con il centrodestra, si sono candidati e non sono stati eletti. Nove Assessori. Sarà colpa degli elettori che hanno sbagliato nel dare il giudizio, sarà che non sono stati apprezzati, ma il dato è che nove Assessori della giunta Floris, della giunta Pili e della giunta Masala, sono stati sottoposti a giudizio degli elettori dopo l'esperienza di governo e sono stati bocciati. Allora, io credo che prima di parlare degli altri è bene fare un esame al proprio interno, perché a me è capitato negli ultimi cinque anni dalla passata legislatura di votare tantissime volte assieme a voi, di votare le proposte vostre e di votare sempre contro. Ossia, io ero all'opposizione votavo le vostre proposte e le votavo sempre contro, cose che non capitano in questo mandato, a voi non è mai capitato di votare con noi votando noi contro la Giunta. Di votare contro la Giunta, non è mai capitato. Sto proponendo al confronto due alternative: quella precedente e quella di oggi. Per dire come noi abbiamo operato, voi avete operato, quello che si è determinato e i motivi dello scontro e quando noi vi abbiamo proposto lo scioglimento del Consiglio, Masala, buonanima, Presidente del Consiglio, voi avete votato per rimanere attaccati alla poltrona. Eppure, nove Assessori non sono stati rieletti, centinaia di volte avete votato contro i tre Presidenti, ed è questa la cultura che proponente per superare il centrosinistra: quella che abbiamo visto negli ultimi cinque anni o quella di oggi. Fate una mozione di sfiducia e poi non venite neanche per discutere, parlate e ve ne andate, invece se volete il confronto è bene parlare e ascoltare quello che devono dire gli altri colleghi. Io vi ho ascoltati tutti, a me oltre la metà di quelli che hanno parlato non mi stanno ascoltando, quale confronto volete con noi? Quale confronto? Se la metà di quelli che hanno parlato sono andati via e la metà di voi non c'e al confronto per sentire le opinioni degli altri, ma di che confronto parlate? Ma di quale sfiducia parlate? Ma quale fiducia noi potremmo avere in voi che proponete il superamento di questo Consiglio, se non siete qui neanche per sostenere la firma che avete messo in questo foglio di carta, che sfiducia non è. Allora, io credo che se volete confrontarvi, collega Moro se volete confrontarvi, lei di positivo ha il cognome, tutto l'altro mi dispiace per lei ma non è commestibile. Allora, se voi vi volete confrontare, insomma, diciamo che c'è questo appuntamento di questa settimana e della prossima settimana sulla statutaria, ci sono le intese che si stanno sottoscrivendo nel territorio con i sindacati, Moro lei viene da Sassari, dieci giorni fa, quindici giorni fa con gli imprenditori, i sindacati, le associazioni di categoria, è stata sottoscritta un'importante intesa, per quanto riguarda lo sviluppo. Voi invece qui state a dire: Soru ha distrutto. Soru ha distrutto con il nostro consenso tutti gli enti inutili che io personalmente consideravo dei ferri vecchi, per i quali nessuno si è lamentato in Sardegna: le aziende di soggiorno, le comunità montane, gli ESIT e tanti di questi inutili enti che erano dannosi per la Regione. Ed era giusto superarli, ed è stato giusto superarli. Voi siete ancora attaccati a sostenere l'esigenza di riproporre dei ferri vecchi per il governo della Regione, non ci sono più in nessuna parte dell'Italia. Allora, se vogliamo ragionare sulla prospettiva, bisogna avere chiaro che siamo di fronte ad un passaggio estremamente importante, siamo usciti dall'obiettivo 1, ci apprestiamo ad entrare nell'obiettivo 2, dobbiamo discutere la finanziaria, dobbiamo discutere del piano regionale dello sviluppo, sono questi i temi del confronto. Noi la mozione vostra la bocceremo e so e sappiamo, so personalmente, di farvi un favore sapete perché? Concludo con un'ultima considerazione. Mi sembrate, quando parlate sulla mozione, come quegli oratori di paese, subito dopo la liberazione, lei allora era un giovane democristiano Moro, non era ancora estrema destra, che parlavano nei comizi non perché sostenevano la causa del Partito per il quale parlavano, ma perché erano pagati per fare quegli interventi.

MORO (A.N.). Quelli erano del PC.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini.

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Grazie Presidente, colleghi, colleghe, signori della Giunta. Il mio intervento sulla mozione numero 105, dopo averla sottoscritta… Presidente se…

PRESIDENTE. Ha ragione onorevole Contu, colleghi abbiamo sino adesso funzionato perfettamente continuiamo così.

CONTU (F.I.). La motivazione che ha spinto, giusto per entrare subito nel tema del discorso che il collega Cugini voleva favorire, è una discussione dove ci fosse il confronto sui temi, sulle idee, sui progetti, cercando collega Cugini, collega Uras, nel rispetto per le vostre intelligenze, io devo dire per le vostre idealità, ma non nella condivisione della negazione, da parte vostra, del nostro diritto al confronto. Il diritto al confronto parte, per la meno da una serie di considerazioni, che sono legate all'offesa per il prestigio dell'istituzione, che in quest'aula è stato celebrato, alla violata dignità dei consiglieri e quindi dei rappresentanti di questa istituzione, compreso il ruolo stesso della Presidenza della Giunta. Perché, quando il Presidente della Giunta si permette di scagliare, come è successo anche l'altro giorno, accuse immotivate, mettendo in discussione anche le capacità intellettuali dei componenti di questo Consiglio molto probabilmente qui la dignità di tutti viene messa in discussione, soprattutto quando si pretende di cancellare il confronto democratico, perché il confronto democraticamente svolto all'interno di questo Consiglio nel corso dell'ultimo mese ha inteso uno degli interessi primi della nostra popolazione e della nostra Sardegna: il diritto alla salute.

Purtroppo il fastidio di non essere abituati a questo confronto, il fastidio derivato dalla lettura e dalla interpretazione prettamente individuale di quello che è il modello da dare a questa Regione, l'interpretazione della politica e la personalizzazione - soprattutto - che della politica si vuol fare, e la deriva che caratterizza l'azione politica del Presidente in primis, quella della politica "contro", contro qualcosa, contro qualcuno, sinceramente non trova e non può trovare la nostra condivisione. Siamo portatori di una politica che è di proposizione, siamo portatori di un modo di interpretare i ruoli della politica che è quello di salvaguardare, comunque sia, il senso delle rappresentanze democratiche, siamo, comunque sia, coscienti del distacco, del solco sempre più ampio che si sta aprendo tra le istituzioni e tra le stesse istituzioni e i cittadini.

Noi siamo convinti che il favorire questo clima dello scontro non faccia bene né all'Istituzione, né tanto meno fa bene ai nostri cittadini che si aspettano ben altro: si aspettano grande senso di responsabilità, il farsi carico dei problemi, il prospettare soluzioni ai problemi e non aggravare i problemi e i nodi che già avevamo da sciogliere.

Io credo che quanto successo in quest'Aula (non solo nell'Aula ma anche in Commissione), quanto ai contenuti - e questo è riferito a diversi passaggi che il Presidente ha utilizzato - mi dispiace, Presidente, io credo che non possa trovare da parte nostra la condivisione. Bisogna che lei dia una chiave di lettura diversa rispetto al ruolo che deve interpretare perché i cittadini glielo hanno dato questo ruolo; come lo stesso ruolo è stato assegnato a noi consiglieri, il ruolo di rappresentarli, in un ruolo di maggioranza e in un ruolo di opposizione, ognuno con la sua dignità e ognuno nel rispetto, non solo della propria dignità, ma nel rispetto del ruolo.

Questo vuole dare un senso alla mozione: molto spesso l'accentuare i toni, il tirare anche i discorsi su temi che non sono ritenuti un progetto primario, molto probabilmente, porta a sfiorarsi ma anche a farsi del male, e questo farsi del male ha le sue ripercussioni, da una parte di tipo personale, e non ci sono giustificazioni politiche di nessun tipo che portano a doversi rivolgere fuori dall'Aula per sanare chissà quale offesa (e questo è riferito alle querele). Ma sembra che tra rappresentanti delle istituzioni i rapporti si governino a livello di querele, credo di no, non ci salva neanche il rapporto personale.

E allora, andiamo sui temi... Certo, Presidente, la potrà anche far sorridere la cosa però credo che non è a quei livelli che si risolvono né i problemi personali né tanto meno i problemi della Sardegna. Credo che i problemi della Sardegna siano il risanamento economico, ma il risanamento economico reale, non quello che lei sta propugnando l'impegno - come già avvenuto di recente - sull'utilizzazione di risorse disponibili dal 2010 al 2015 per l'assestamento del bilancio del 2006 ma il proposito di utilizzare quelle risorse per finanziare il bilancio del 2007. Ma crede che queste siano le risposte che noi dobbiamo dare alla nostra Isola? Ma crede davvero che questo tipo di finanza che noi, a dire suo, non sappiamo capire nei numeri, siano la risposta è la certezza delle risposte ai nostri cittadini? Cioè utilizzare risorse nel bilancio che non sono disponibili nell'immediato ma che saranno disponibili soltanto dopo il 2010? Io non credo che questo sia il modo di interpretare né l'economia, neanche quella molto creativa, Presidente. Io dichiaro qui pubblicamente di non essere né un economista, né di capire granché di economia, però a me sembra che anche nelle gestioni...

PIRISI (D.S.). E si vede!

CONTU (F.I.). Guardi, ingegnere, architetto, o come la devo chiamare, eviti, eviti! Grazie.

Grazie, Presidente.

Le dicevo, certo questa può essere anche definita finanza creativa ma la finanza creativa la facciamo con le risorse disponibili, la facciamo con le risorse certe, ma la facciamo, soprattutto, con la disponibilità delle risorse; e non credo che lei possa, anche per quest'anno, visto che le difficoltà ce le ha perché altrimenti non chiederebbe altri quindici giorni, come riportano le notizie, per presentare la finanziaria del 2007 e il bilancio del 2007...

Questi sono i problemi, caro Cugini, che a noi preoccupano: quello di andare verso il terzo mese di esercizio provvisorio, quello di negare la disponibilità delle risorse sui progetti e sui piani che eventualmente verranno presentati, quelli, comunque sia, di dare risposte che il caro collega Uras chiedeva sul mondo del lavoro, sul mondo dell'occupazione, sul mondo dell'impresa, sul mondo economico che, comunque sia, anche lei rappresenta, Presidente, visto che nella sua vita lei esercita il ruolo di imprenditore.

Ma, una cosa, un dubbio che mi avanza, Presidente: si parla molto spesso, in questo periodo, di un grande progetto legato alla liberazione della Sardegna dalle servitù militari, è un progetto definito ...max di cui un'azienda chiamata Tiscali Italia sta facendo sperimentazione in Sardegna: l'utilizzo di reti Internet senza fili. Presidente, io vorrei sapere: davvero lei ha risolto tutti i conflitti di interessi e la sua volontà di liberare la Sardegna dalle servitù militari non la vede interessato all'utilizzo di questo progetto? Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Contu.

E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, questa mozione di sfiducia al Presidente della Regione onorevole Soru, è, secondo me, palesemente pretestuosa e demagogica.

Si dice che il Presidente abbia affermato che i consiglieri regionali temono la presentazione di una mozione di sfiducia che, qualora approvata, li priverebbe dello status e delle gratificazioni economiche connesse al loro ruolo istituzionale. Io non so se il Presidente pensa veramente questo, perché la frase è stata estrapolata da un suo ragionamento più ampio e complesso, dico che, comunque, di queste affermazioni se ne sentono in giro in modo sempre più frequente, pronunciate anche da autorevoli rappresentanti del mondo politico, culturale e della società civile. Per cui se vogliamo parlare dello stato del consigliere regionale, facciamolo in modo serio e chiaro, come ho cercato di fare più volte intervenendo in quest'aula, anzi fin dal mio primo intervento nel luglio del 2004; ma mi chiedo, non credo sia utile legare questo delicato tema ad una richiesta di sfiducia al Presidente, ben sapendo che nessuna maggioranza interromperebbe nel bel mezzo della legislatura la sua azione di governo. Dove, dopo un periodo di duro risanamento finanziario, di approvazione di qualificanti leggi di riforma, di conquista di nuovi importanti entrate da parte dello Stato, ma non solo, si appresta a varare una finanziaria, che dovrebbe dare quelle risposte, che i sardi, soprattutto dei ceti delle aree più deboli si attendono. Dunque una seconda parte della legislatura, che si preannuncia interessante per il lavoro che dovrà svolgere questa maggioranza, il Consiglio regionale nell'interesse del popolo sardo. Allora che senso ha questa mozione, quando si sa già come andrà a finire, e cioè che verrà respinta con convinzione da parte della maggioranza. L'intervento delle onorevole La Spisa e degli altri esponenti del centrodestra, hanno chiarito bene qual è lo scopo di essa, è una sequela di insulti al Presidente e di accuse ingenerose al lavoro svolto dalla Giunta e da questa maggioranza di governo. E mi sia consentito dire, che vi è in tutto questo bailamme, anche una sorta di invidia politica per i risultati ottenuti in questi anni, che erano attesi da decenni. Il resoconto presentato né è la dimostrazione più evidente e documentata. Questo vuol dire che siamo soddisfatti e che guardiamo alle indietro? No, crediamo che possiamo e dobbiamo fare ancora di più, soprattutto sul lavoro, il contrasto alla precarietà e povertà, politiche più incisive per le aree interne svantaggiate ed altri, tanti importanti problemi, che abbiamo in Sardegna, e che abbiamo ereditato in buona parte dalla Giunta precedente. Ci si accusa di non avere una bussola, che orienti l'azione politica di questa maggioranza, dimenticando che c'è stato un vasto consenso dei sardi ad un preciso programma elettorale, che è stato spiegato e discusso in centinaia e centinaia di assemblee. Questo programma si sta portando avanti con fermezza e determinazione, mal grado l'ostruzionismo di un'opposizione che difende il vecchio, greti interessi consolidati di ceti, classi e privilegi, che sembravano indistruttibili e inossidabili nel tempo. Non è più così, cari colleghi del centrodestra, la vecchia mamma Regione, che veniva usata in modo clientelare e diseguale, è destinata al tramonto. Noi stiamo cercando di fissare regole, di avere comportamenti che trasmettano fiducia e voglia di fare, che siano utili a tutti i sardi, non come avveniva in passato, erano utili soltanto a pochi, a rieleggere anche pochi. Per ritornare allo stato dei consiglieri regionali, voglio dirvi che voi non avete le carte in regola neanche per trattare questo argomento. Perché non avete compiuto nessun atto per affrontare e sollecitare seriamente una discussione sul tema. Se lo si vuole fare, si proponga un gruppo di lavoro di volenterosi, che studino e ci propongano un nuovo status per noi. Io sicuramente penso che questo status debba essere rivisto all'interno di un ragionamento più generale, che riguarda i costi della democrazia e della politica, come ha brillantemente scritto in un suo libro il senatore Villone dei democratici di sinistra. Non sono argomenti che devono essere bollati come qualunquistici e strumentali, perché ci sono movimenti, e un'opinione pubblica, di sinistra, anche di sinistra, che ne sta parlando e ne vuole parlare, non ci aiuta in questo la mancanza della trasparenza, che c'è sull'argomento, perché solo la Sardegna non ha nel suo sito le indennità, gli emolumenti, i benefit di cui godiamo. Ci dobbiamo vergognare di qualcosa? Così facendo si alimenta il qualunquismo e la strumentalizzazione, che viene fatta dai giornali, che scrivono quello che vogliono, sostenendo che le nostre indennità sono di 20-30-40-50 mila euro al mese, tutti veniamo accomunati in un unico assioma, dove si fa credere, che far politica è un'attività redditizia e per pochi privilegiati. Si mostrano dati dove i fondi per il funzionamento dei gruppi entrano nei conti correnti dei consiglieri, ed è falso! Dove quelli per i collaboratori, che io spendo a quello scopo, come credo facciano gli altri, entrano ed escono dalle nostre tasche, si nasconde che nel nostro gruppo politico il 55 percento delle indennità viene versato al partito, oltre a quelli che diamo a federazioni e circoli, così come tanti di noi non usano biglietti aerei, né per sé, né per i propri familiari, prestiti a tassi bassi, e non sono qui per avere vitalizi o prebende. Davvero tutti voi potete dimostrare di essere qui per lavorare sodo e nel più totale disinteresse? Io penso di no, allora, per concludere, separiamo la fiducia da queste questioni, creiamo quel gruppo di lavoro o di volenterosi, che si ponga come obiettivo un nuovo stato del consigliere regionale, se questo è il problema siete in grado di raccogliere questa sfida? Sono curioso di conoscere la risposta e di partecipare ad una seria discussione, infine sarà l'opportunità offertaci dalla discussione sulla legge statutaria, uno dei momenti in cui verificheremo le varie culture centraliste, verticistiche, ruolo del legislativo, dell'esecutivo e del Presidente. Certo non si può dire è che noi siamo per il presidenzialismo, altri che invece lo hanno descritto come la forma migliore di governo, oggi si lamentano degli effetti pratici di questa scelta. Non penseranno, costoro, di convincerci che il presidenzialismo era giusto, ma che non aveva previsto un Presidente, come l'onorevole Soru, che ha un carattere forte ed è molto determinato nella sua azione politica. Volete convincerci di questo? Io non ci credo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisu.

E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Io cercherò di centrare magari l'obiettivo di questa mozione di sfiducia, anziché fare interventi e discorsi populistici, delle nostre prebende e di quello che sono le prerogative dei consiglieri regionali. All'esterno, alla gente poco interessano questi tipi di discorso, forse interessano un pochettino di più a noi, e non si raccolgono così i consensi della gente, andando all'esterno e raccontando quelli che sono, questi benedetti, e questi così tanti declarati e decantati emolumenti dei consiglieri regionali. Io sono convinto, signor Presidente, che questa più che una mozione di sfiducia, oggi si dovrebbe parlare del vero fallimento della Giunta Soru, questo è l'argomento più importante, il fallimento suo e di tutta la sua squadra di governo, compresi quei tre, che oggi stanno a casa, magari un pochettino più rilassati e un pochettino più tranquilli, senza dover sopportare i nostri fiumi di parole, senza dover sopportare questo Consiglio regionale, queste interminabili discussioni, che poi si accendono generalmente qua in Aula. Io sono del parere che la disfatta è scritta nei fatti, quello che si sa all'esterno, quello che sente la gente, quella è la disfatta; e non mi riferisco soltanto alla gravissima crisi che attanaglia la nostra Isola. Anche perché su questo argomento ci tornerò dopo. Ma sicuramente ai vostri atteggiamenti, ai suoi atteggiamenti signor Presidente. Io ripenso alla seduta del 28 novembre scorso, quella sfida lanciata platealmente all'opposizione, per la presentazione di una mozione di sfiducia e a quelle pesanti offensive insinuazioni verso i suoi colleghi. Questo non credo che sia un qualcosa da poco, che può essere abbandonato, tralasciato da chi è il rappresentante del popolo della Sardegna. Qualcuno parlò in quel momento di una sua caduta di stile, signor Presidente, ora non sta certo a me dare dei giudizi, anzi, certo è, però che, in quell'occasione, lei ha perso il suo abituale aplomb. Lei che ha sempre parlato di dignità, ha sempre parlato di rispetto di responsabilità, si è comportato in quel momento in maniera diametralmente opposta, e cioè in quel modo prevaricatore che, finora, si è rispecchiato fedelmente nelle sue scelte politiche e amministrative, ma tant'è, quel giorno, dietro quelle parole di sfida, si leggeva un leggero disagio. Io, perlomeno, questo ho colto. Forse, magari inizia a rendersi cconto che è in seria difficoltà e, come spesso accade, lei pensa che la miglior difesa possa essere, in certi momenti, l'attacco. Per camuffare le problematiche politiche che tormentano il centrosinistra e i dissapori che da sempre vi trascinate dietro, non ha trovato di meglio da fare che attaccare in modo volgare i consiglieri che siedono tra questi banchi, tra l'altro, allo stesso titolo suo e di tutta la maggioranza, perché hanno avuto la fiducia dei sardi, come ho spiegato prima, democraticamente eletti dal popolo sardo, da tutta la Sardegna. Ci ha accusato di aver paura di presentare una mozione di sfiducia per il rischio di rinunciare ai nostri famosi privilegi. Io credo che bisogna mettere fine a questa vergogna dei privilegi dei consiglieri regionali. Basta, parlare di questo problema. Non sono dei privilegi. Se sono dei privilegi veniamo qua in Aula, risolviamo questo problema, però, basta, alla gente non interessano questi, non interessa questo, interessano i problemi della Sardegna. Già un mese fa, la mozione, presentate subito le dimissioni dell'assessore Pilia, rigirava il coltello nella piaga di una coalizione che naviga a vista, di una Giunta che, periodicamente, perde pezzi importanti, e di un programma politico che, di fatto, è rimasto soltanto sulla carta. Forse, la verità, in quel momento, era troppo dura da digerire, ed ecco che ha sferrato quel colpo basso, citando l'attaccamento alle poltrone. Non è così! E' davvero triste e umiliante per la sede istituzionale più alta della Sardegna cadere così in basso, soprattutto con simili discorsi. La nostra sfiducia, signor Presidente, era già evidente a novembre, era chiarissima. Ma cosa ancora più grave, questa sfiducia le viene anche da parte della sua maggioranza: sottobanco, sapesse che cosa si sente di lei! E lei, che è persona intelligente e abile, lo sa bene, lo sa benissimo, e quindi ha provato a giocare con le parole: sfiducia, censura. Ma a che pro, a cosa serve tutto questo? Noi non abbiamo paura di andare a casa, di rinunciare a questi fantomatici privilegi, come lei li ha definiti. Noi siamo pronti a togliere il disturbo perché ci sta davvero a cuore il bene dell'isola e dei sardi, ed è per questo che abbiamo raccolto il suo guanto di sfida. Non ci spaventa, noi siamo disposti, se necessario, a fare addirittura un passo indietro, a tornare a casa. Ma lei, signor Presidente, è disposto? Lo dichiari in Aula questo. Perché non si assume le sue responsabilità, non fa un mea culpa e cerca di porre rimedio alle conseguenze della sua azione di governo? Vede, signor Presidente, io sono sicuro e convinto che a lei, forse, in questo momento, sta sfuggendo un aspetto fondamentale. Non siamo soltanto noi della minoranza che diciamo che questo è il fallimento della Sardegna. Ve lo hanno spiegato anche i miei consiglieri di opposizione che sono intervenuti prima, la sfiducia, quella più grave, quella vera, non è quella che viene discussa qua in quest'Aula a suon di mozioni, è quella che sta arrivando dai sardi e dalla Sardegna. Sono la disoccupazione alle stelle, con continue e costanti perdite di posti di lavoro, le nuove povertà a fare lampeggiare pericolosamente i segnali d'allarme. Le vostre scelte vi si ritorcono contro, decretano la vostra sconfitta e, di conseguenza, sono i sardi stessi a sfiduciarvi. La vera sfiducia, quella che dovrebbe farvi realmente riflettere, è questa.

Signor Presidente, io ho sentito vari interventi, ma credo che la mia sensazione è che lei abbia, mi passi il termine, perso un po' il senso della realtà, tutto preso com'è, chiaramente, dalla sua personalissima politica. Ormai, ha perso il contatto con la gente, con la quotidianità, che per tantissimi sardi è diventa drammatica. Lei va avanti per la sua strada, ha i suoi obiettivi da raggiungere ad ogni costo, anche a quello di tirar diritti davanti a un momento così difficile, in cui passa, in cui vive oggi la nostra terra. Si ricorda, Presidente, lo faccio pubblicamente, ma si ricorda quando lei era un sardo come tanti, come tutti gli altri, e doveva fare i conti con i più disparati problemi e soprattutto con la burocrazia? Ha scordato quando faceva quelle file all'ufficio tecnico del Comune di Oristano e i burocrati di quella città le creavano tanti e tanti problemi al suo lavoro di imprenditore? Io me lo ricordo, me lo ricordo bene, me lo ricordo benissimo, anche perché ero Assessore, in quel momento, del Comune di Oristano. Lei, invece, sembra che, in questo momento, da Presidente, si sia dimenticato completamente che cosa c'era prima e che cosa ha passato precedentemente, negli anni precedenti.

Ora, se lei mi permette, io platealmente le voglio fare un regalo, un libro, è "Il pensiero di uno spaventapasseri". Questo libro l'ha scritto Carlo Marongiu, non è pubblicato con nessun contributo da parte di enti regionali, è soltanto pubblicato con soldi propri, quindi non voglio neanche fare pubblicità più di tanto. Però, in questo libro, e spero che lei lo legga in modo attento, ci sono delle considerazioni di vita - perlomeno a me hanno colpito - molto, molto importanti. Questo Carlo Marongiu è uno di quei ventilati, è affetto da sclerosi laterale amiotrofica. Quei famosi 50 mila euro, se lo ricorda, Presidente, quando io qua in Aula le chiesi: " Perché non da 50 mila euro alla ASL di Oristano per risolvere il problema dell'assistenza domiciliare integrata?" E le chiesi, addirittura, di prenderli e di stornarli, meglio, da quel suo capitolo della pubblicità istituzionale. Oggi, abbiamo capito a che cosa è servito e a che cosa le servivano tutti quei soldi. Erano soltanto 50 mila. Era un messaggio, un piccolo messaggio, quei piccoli messaggi che danno le grandi persone, che danno i grandi. Sono quelle piccolissime cose che dimostrano quanto uno può essere a cuore ad un problema che è uno, uno soltanto, ma a volte un segnale credo che sia importante. Questo è un uomo che, nonostante sia prigioniero del suo stesso corpo, non ha mai perso il senso della realtà. E' una persona unica, io la conosco personalmente, ho avuto modo di conoscerlo, che è in grado di insegnare tantissimo. Ora, la invito a leggere, come ho detto prima, quest'opera, e a provare a guardare il mondo anche da un'altra prospettiva, quel mondo reale che molto spesso a lei sfugge, occupato com'è a navigare su lidi e mondi del tutto avulsi ai bisogni economici e umani della gente di Sardegna. Chiedo ad uno degli assistenti se è possibile consegnare al Presidente questo libro.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi.

E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.) Grazie, signor Presidente. Voterò contro la mozione del centrodestra, che pone la sfiducia al presidente Soru, perché rientra all'interno di uno stanco rituale politico che, sicuramente, avremmo fatto a meno, come hanno detto alcuni dei relatori che mi hanno preceduto, di esaminare e discutere. Questo lo dico con tutto il rispetto che io ho per il centrodestra e per i suoi uomini. Ho sempre pensato che la politica deve saper interpretare le esigenze ed i bisogni che sono presenti nella nostra Isola. Deve farlo con rigore, avendo sempre come stella polare il bene comune. Quando si è convinti che un provvedimento è giusto, al di là delle ricadute elettorali, uno dovrebbe garantire un'azione di equilibrio, rispondente a questo tipo di impostazione. Ma a quale principio, mi chiedo, risponde questa mozione? Forse, risponde a pieno ad un puro esercizio dialettico e propagandistico, che può avere, alla fine, la conquista di qualche spazio mediatico fine a se stesso. Ma niente di più. Non vi è traccia, all'interno di quella mozione, di un progetto politico alternativo. Questo sarebbe obbligatorio per discutere seriamente nel merito dell'impostazione di quella mozione, in grado di rappresentare una nuova fase autonomistica per la nostra isola. Il confronto vero, quindi, oggi, fra maggioranza e opposizione deve avvenire sui programmi e non sulle cose virtuali, deve avvenire sulle riforme, sull'azione quotidiana, sulle idee che politicamente dovrebbero contraddistinguere l'azione quotidiana di questo Consiglio. Io credo che il presidente Soru non abbia bisogno di difensori di ufficio, perché quello che porta avanti è scritto nel programma di governo votato dagli elettori sardi. Sinceramente, quindi, dopo il chiarimento che vi è stato, insistere su una mozione di censura, come quella che avete presentato, non ha sicuramente, secondo me, nessun senso. Mi chiedo quale sia, alla fine, l'obiettivo reale di questa mozione. Forse quello di dimostrare, al popolo sardo, che si sta lavorando per contrastare l'azione di governo di questa maggioranza. Il confronto, io credo, fra maggioranza ed opposizione dopo due anni e mezzo di governo dovrebbe caratterizzarsi, invece, sulla validità delle politiche di sviluppo che si stanno portando avanti. Abbiamo avuto un'eredità pesante nel settore produttivo, dipesa da tanti fattori, ma, soprattutto, da una congiuntura internazionale negativa che ha messo in ginocchio gran parte del nostro apparato produttivo. Ad aggravare questa situazione ha contribuito la fuga delle aziende pubbliche e di una feroce concorrenza dei paesi emergenti che hanno messo in ginocchio gran parte delle imprese. Quindi mettere in sicurezza i lavoratori e ridisegnare un nuovo modello di sviluppo senza scorciatoie, sapendo bene che non si camminerà su un tappetino di rose, è il compito, come si sa, di una classe politica che ha i piedi per terra.

Io credo, onorevole La Spisa, che noi dovremo garantire i diritti dei più deboli e coniugare la crisi con l'apertura di un nuovo piano di sviluppo per rappresentare insieme un terreno di confronto e di sfida. Ed è all'interno di questo scenario che è necessario ridisegnare nuovi e più esaltanti modelli di sviluppo, partendo dall'ambiente, dalle politiche agricole, industriali fino a quelle culturali, per far fare, alla nostra Isola, un balzo in avanti in termini di modernità e di sviluppo.

Essere in Europa significa avere un ruolo preciso, un'identità per definire, in senso autonomistico, le scelte da portare avanti nei prossimi anni. In questi due anni sono state fatte cose importanti; si è dissodato il terreno e fatta una buona semina, oggi, questo Consiglio, cui va riconosciuto il merito di aver lavorato bene, può raccogliere i frutti di questo importante lavoro. Se il Consiglio continuerà ad operare bene, si produrranno, io credo, buone leggi, ed il merito non potrà essere solo della maggioranza, ma andrà ascritto a tutto l'intero Consiglio. Una qualificata opposizione dovrebbe servire a migliorare qualitativamente l'attività complessiva di quest'Aula, per questo è forse venuto il momento di cambiare impostazione, partendo dai contenuti della mozione che avete presentato, perché tutti noi abbiamo interesse a difendere l'onorabilità di questa Assemblea e rispondere a tutti quelli che tentano di banalizzare e depotenziare l'azione politica-legislativa di questa Aula.

Riprendendo il ragionamento dell'onorevole La Spisa, anche io raffiguro il Consiglio come uno di quei velieri dell'800, quei velieri commerciali della fine dell'800, che riuscivano a solcare i mari più tempestosi, arrivando integri alla meta con il loro prezioso carico. Questo perché, ognuno dei marinai, riusciva a fare all'interno di quei velieri il proprio dovere. Quando uno di questi si ammutinava, il veliero correva il rischio di naufragare e di non arrivare al porto di destinazione. Per questo ritengo, onorevole La Spisa, che l'interesse comune sia quello, non di far naufragare il veliero con il suo carico di uomini e di merci, ma tentare, dove è possibile, di contribuire a dispiegare le vele in direzione dei venti più favorevoli, in modo che, la nostra Isola, riesca ad avere, alla fine, delle ricadute positive.

A partire da quest'anno dovremo impegnarci a fondo per utilizzare, dentro precisi indirizzi programmatori, le nuove risorse comunitarie e nazionali, definite, queste ultime, all'interno della finanziaria di Governo. Sono risorse importanti che possono cambiare positivamente il volto della nostra Isola. Se in questo percorso, al di là degli schieramenti e delle bandiere, sapremo ritrovare una forte spinta politica, sono sicuro che si potrà dare dignità vera a questo Consiglio, e dimostrare che la politica, in Sardegna, ha una sua dignità e nobiltà, perché è in grado di rispondere, appieno, alle esigenze del nostro popolo. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Floris.

E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente. Mi fa piacere che sia in Aula il presidente Soru perché, probabilmente, il tema lo riguarda direttamente ed era preoccupato e, allora, ha preferito restare in Aula, pur sapendo che tanto questa mozione non passerà. Vede presidente Soru, avevo 18 anni, quando ho iniziato a fare politica, e a 23 anni il mio partito mi ha candidato - la Democrazia cristiana - e, allora, la politica si faceva per servizio, al servizio della gente, gratis, non c'erano gettoni e non c'erano prebende e, questo lavoro, fatto per la gente, mi ha portato in quest'Aula, ma mai mi sarei sognato di sentire, in quest'Aula, che il mio lavoro è eccessivamente pagato. Questo è quello che ha detto lei, ma non voglio parlare di questo, perché per me, l'abbia detto lei, lo abbiano detto altri, non ha senso. Io, invece, voglio intervenire sul suo operato, sull'operato della sua Giunta, Presidente. Lei iniziò in quest'Aula ormai nel lontano 2004 con questo titolo: "Un programma per cambiare la Sardegna". In quell'occasione disse che si trattava di dichiarazioni programmatiche diverse da quelle del passato o, per meglio dire, e lo cito testualmente, non di dichiarazioni programmatiche ma di importanti comunicazioni all'Aula per conoscerci meglio e per avviare una proficua stagione di lavoro. Allora, io cerco di fare un excursus del suo lavoro, del lavoro suo, della sua Giunta.

La prima operazione che lei ha fatto è l'epurazione di tutti i dirigenti regionali, perché li definì "del sistema", di quale sistema poi non l'ho capito, ma ci fu una vera e propria epurazione... perché devo essere sempre disturbato Presidente!... ci fu una vera e propria epurazione. Subito dopo, il presidente Soru, disse che, in Sardegna, non si doveva fare l'eolico e, quindi, bloccò tutte le pratiche che giacevano presso la Regione e si schierò contro l'eolico, salvo poi ricredersi e trattare direttamente lui con società che sono interessate all'eolico in Sardegna; mi denunci anche per questo. Poi lei ha detto basta alla formazione in Sardegna e ha mandato a spasso giovani desiderosi di formarsi, ma, soprattutto, ha creato disoccupazione nel mondo della formazione. Miei coetanei, che avevano trent'anni di servizio, all'età di 56 anni sono stati buttati in strada e non potranno certo trovare un nuovo lavoro. Questo l'ha fatto per la formazione. Poi ha detto: in Sardegna si specula troppo nelle coste e ha approvato una legge, la numero 8, che diceva che si poteva costruire oltre i 2 chilometri e quindi creando nella gente aspettative, facendo preparare piani di lottizzazione oltre i 2 chilometri salvo poi, con l'approvazione del PPR, stabilire che zone costiere arrivano anche a 7 chilometri di distanza. A Su Planu de Codoleddu, cioè nell'agro tra Quartu, Mara e Sinnai, le coste vanno nella montagna, per chi conosce Su Planu de Codoleddu o per chi conosce Monte Pauli. Quindi un Piano paesaggistico regionale fatto senza criterio, ad uso e consumo del presidente Soru. Poi ha fatto la famosa tassa sul lusso o la tassa sulle imbarcazioni, non mi ricordo neanche come si chiama, tant'è che lo stesso Governo Prodi ha ricorso contro questa… ma poi ne ha fatto un'altra! Ha approvato l'ultimo esercizio provvisorio con due articoli, autorizzandosi col secondo articolo a fare di tutto e di più, autorizzandosi! Sottolineo "autorizzandosi" perché è anche l'Assessore ad interim al bilancio e alla programmazione e quindi con quel secondo articolo dell'esercizio provvisorio, che mi auguro trovi la giusta opposizione del Governo nazionale, lui si è preparato a spendere e a spandere come meglio crede! Voi siete tutti zitti. I difensori dei precari, i difensori dei lavoratori; vi ha eliminato la legge numero 37, che dava respiro a migliaia di lavoratori, che lavoravano negli enti locali per un anno almeno e invece ve la siete fatta cancellare! Caro compagno Uras… Salvo poi investire 66 milioni di euro per pubblicizzare la Sardegna, le coste della Sardegna, quelle che sono ancora pulite oppure quelle che sono già state oggetto di costruzioni in riva al mare? Non capisco cosa debba pubblicizzare il presidente Soru, ma mi auguro che anche su quello qualcuno si muova.

Poi, cosa avete fatto per l'agricoltura? Cosa avete fatto per l'agricoltura?! Rispondete ai sardi! Neanche le cinque lire del prezzo del latte che aveva promesso l'anno scorso ha dato! E allora venite a dire che voi avete fatto, avete dissodato il terreno e avete fatto una buona semina, così ha detto il collega Floris. Ma dove? Voi avete creato il malcontento.

E tornando alle epurazioni vi dico cosa avete fatto. Con l'articolo 20 della finanziaria dell'anno scorso, al punto 23, dite che "le somme riscosse dall'Amministrazione a titolo ed onorari a seguito di sentenze passate in giudicato o provvisoriamente esecutive sono dovute, nella misura indicata dalla Giunta regionale e secondo i criteri da essa stabiliti, agli avvocati dell'area legale della Regione". Intanto in bilancio avete messo solo 50 mila euro, ma io qui ho un po' di delibere, un po' di determinazioni, Presidente. Mi pare che in questa Regione sia scomparso l'Ufficio legislativo della Regione perché troppo spesso andate all'esterno e non solo nominate avvocati sardi, ma anche avvocati continentali e non vi rivolgete più all'Ufficio legale della Regione! State sperperando denaro pubblico! E vi invito a leggere la delibera numero 2828 dell'1-07-2005, tale avvocato Giuseppe Macciotta; la delibera numero 5523 del 29-11-2005, tale avvocato Filippo Satta, continentale, e avvocato Giuseppe Macciotta; poi fate la delibera numero 519 dell'8-2-2006, "Agglomerato commerciale Città della moda-Corte del sole", avvocato Giuseppe Macciotta; poi anche nei ricorsi che vi fanno i sindacati andate a nominare Giuseppe Macciotta, cioè Giuseppe Macciotta per voi è diventato un luminare della legge, è diventato troppo bravo! Però nel frattempo non vi rivolgete all'Ufficio legale della Regione. Ma come se non bastasse per l'avvocato Macciotta mi dovete dire quali appalti fa l'Assessorato alla sanità! Che gli avete rinnovato nel 2006 una convenzione per 42 mila euro per occuparsi di appalti all'Assessorato alla sanità! Non ce ne sono appalti all'Assessorato alla sanità e quindi è un falso! E però ne aveva una prima, che durava un anno, sempre per 42 mila euro, deliberata il 31-12-2005, Presidente, con incarico dall'1-7-2005 e pubblicata nel BURAS a ottobre 2006. Controllate!

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cappai.

CAPPAI (U.D.C.). In un anno perché l'avvocato Macciotta faccia da consulente all'Assessorato alla sanità, anzi alla Direzione generale dell'Assessorato, gli date 85 mila euro! E' una vergogna! Si deve dimettere per queste cose!

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, non le ha fatto nessun fastidio il microfono…

E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie, Presidente. La mozione che la destra ha presentato - a me pare così naturalmente - ha una motivazione davvero singolare e secondo me superficiale. Sembra più che altro una reazione istintiva ed emotiva semplicemente in seguito ad una dichiarazione che ha fatto il Presidente la scorsa settimana. Una mozione di sfiducia si presenta, invece, con argomentazioni sostanziali, magari mettendo in discussione il progetto o il percorso politico programmatico di questa maggioranza. Non c'è niente di questo.

CAPPAI (U.D.C.). La legge numero 37, dovete ripristinarla!

DAVOLI (R.C.). Io non sono Luciano Uras e non ti rispondo, Cappai. Dagli interventi però che ho sentito questo pomeriggio una Regione contro tutti, contro le associazioni, contro le scuole, contro i cittadini, contro gli enti locali, addirittura si è parlato di integralismo ambientalista - poi voglio dire due cose su questo argomento - mi sono sembrati degli interventi fatti così, semplicemente perché si deve intervenire perché quando si discute una mozione di sfiducia si deve intervenire e credo che questo sia la dimostrazione della vera debolezza del centrodestra.

Vedete, Rifondazione Comunista fa parte di questa maggioranza, con le sue idee, con il suo progetto, con le sue indicazioni, con le sue proposte, ma non ha la prosopopea e l'arroganza di pensare che tutte queste proposte possano essere accettate da questa maggioranza plurale. No, non abbiamo questa arroganza. Però abbiamo quanto meno il coraggio e la dignità di essere presenti, di dirle, di dire anche quando non condividiamo alcune cose; io alcune cose non le ho condivise, che so, visto che qualcuno parlava di integralismo ambientalista io non ho condiviso alcune scelte che questa maggioranza ha fatto proprio in materia ambientale. Abbiamo condiviso totalmente il Piano paesaggistico per la filosofia che c'è dietro, perché dietro c'è una filosofia che noi condividiamo e cioè la riduzione del consumo del territorio, poi qualcuno può non condividere, forse gli speculatori non condividono questa ipotesi, noi la condividiamo. Certo, è difficile, ci sono ostacoli, ma gli ostacoli si superano confrontandosi, dialogando, facendo delle battaglie. Noi siamo qui dentro per questo. Sappiamo benissimo che c'è stata una azione politica molto precisa e molto determinata che riguarda, appunto, la salvaguardia delle coste, le servitù militari, l'azione sulle entrate, un'azione politica innovativa che ha soddisfatto l'opinione pubblica sarda. Dobbiamo consapevolizzarlo questo, è così, non possiamo negarlo, tutto bene allora? No, noi diciamo non tutto va bene, perché è evidente che è facile - almeno per quanto riguarda Rifondazione comunista e per quanto riguarda il sottoscritto - individuare delle incomprensioni, delle contraddizioni nella tematica ambientale quando c'è la salvaguardia del territorio dall'altra parte però c'è, ad esempio, la decisione di costruire gli inceneritori. Noi non siamo d'accordo su questo, ma non per questo noi non facciamo politica e stiamo zitti, no, andiamo avanti. Perché andiamo avanti? Perché questa, guardate, questa maggioranza è una sperimentazione, è una sperimentazione politica che ha necessità di essere inseguita, di essere costruita, perché è una sperimentazione sicuramente diversa da quella che finora ha vissuto quest'Isola e questa Regione. Luciano Uras quando interviene, interviene con molto calore e con molta passione, a volte esagera anche, però vi debbo dire che le cose che Luciano dice le dice perché segue un progetto politico, segue un itinerario costruito attraverso lo studio, attraverso l'elaborazione che noi vogliamo mettere a disposizione di questa amministrazione e di quest'esperienza nuova. Quindi, se qualcuno pensa o ha pensato, e l'ha pensato, mettendo sul tappeto della discussione sciocche provocazioni verso Rifondazione comunista, siamo corazzati guardate, adesso l'onorevole Cappai ha urlato contro di noi perché non siamo stati capaci di difendere la legge 37, noi abbiamo cercato di difenderla e ci crediamo ancora, perché l'abbiamo costruita, sostenuta e sappiamo anche quali risultati ha dato. Ma non servono queste sceneggiate, scusate, per mettere in difficoltà Rifondazione comunista, no, noi siamo un partito politico, un'organizzazione politica, che lealmente fa parte di questa amministrazione, di questa Giunta, ha le sue proposte, le porta avanti e le mette in discussione, dialoga, si confronta, si confronta anche aspramente ma poi arriviamo alla sintesi, poi arriviamo alla conclusione, e qualche volta ci riusciamo anche! E questo è il metodo della sperimentazione, dell'innovazione politica che in quest'esperienza di due anni e mezzo siamo riusciti a fare propria, ad acquisire. Ma non staremo silenziosi, non risponderemo però alle stupide provocazione del centrodestra che con insistenza e con noia ci portano in quest'Aula. Vedete, quando si discute appunto - adesso non trova il termine esatto - ma della verifica, la verifica si fa in base al progetto ipotizzato e al passato, è evidente, ma è una cosa abbastanza ovvia e banale che c'è una sostanziale diversità tra la Giunta precedente e questa qua, mi sembra anche, diciamo così, sciocco ripeterlo e quindi voi vi stancherete, cari della destra, vi stancherete e vi stancherete! Anche perché non siete capaci di portare proposte operative, di portare un progetto alternativo a quest'esperienza politica. Quindi mi sembra proprio inutile e non serve neanche al dialogo questa mozione di sfiducia che avete presentato, d'altronde, avete letto la motivazione, mi è sembrata così banale che forse non merita neanche una discussione approfondita. Qui sta nascendo un nuovo paradigma, sta nascendo un nuovo modo di discussione e noi ci vogliamo stare dentro, vogliamo dire la nostra aprendo qualche problema ad esempio sulla statutaria, lo diremo! Faremo la nostra battaglia, perchè non condividiamo la deriva presidenzialista che c'è oggi in Sardegna e in Italia, però faremo una discussione, vedremo di trovare un incontro, di arrivare a una sintesi. In questo modo si fa politica e si discute. Noi chiaramente voteremo contro questa mozione di sfiducia, però mi preme prima di finire e prima di concludere l'intervento forse perchè inutile andare avanti, fare una piccola considerazione che mi ha davvero sorpreso, ma mi ha davvero sorpreso. Mi riferisco all'intervento che ha fatto l'onorevole Giorgio La Spisa. E' un'amara considerazione la mia, però è anche una spiacevole constatazione. Quando l'onorevole La Spisa ha fatto richiamo, secondo me un richiamo voluto, un richiamo ricercato in quest'Aula, un richiamo che si riferiva al non voler chiedere scusa - l'ha detto due volte - al non voler chiedere scusa al Presidente per quello che è accaduto durante la discussione del Piano sanitario, mi ha davvero sorpreso, perché? Perché in questa mia esperienza di due anni e mezzo qui in Consiglio regionale, ho imparato ad apprezzare in tutti i suoi interventi il suo comportamento mai fuori dagli schemi del dialogo e del confronto politico, anche quando è stato aspro e duro, è sempre stato all'interno dell'atteggiamento del dialogo, educato, mai fuori dalle righe. Ecco, questa precisazione perché potevo farne anche a meno...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Davoli.

DAVOLI (R.C.). Mi ha davvero sorpreso, forse questo è dovuto o dipende dal clima sconfortante - uso questo termine - che attanaglia il centrodestra, perché non riesce a trovare un canale, non riesce a trovare una strada per mettere in contraddizione e per creare difficoltà e ostacoli a queste Giunta, a questa innovazione della politica. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie lei, onorevole Davoli.

E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Noi Riformatori sardi non abbiamo firmato la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente. Non l'abbiamo firmata perché, a nostro avviso, non poteva in maniera così riduttiva, il dibattito in quest'Aula apparire una semplice reazione a un modo e a una espressione forse non felice fatta in quest'Aula del Presidente. La mozione di sfiducia nasce in funzione di un dettato costituzionale che eleva il dibattito in quest'occasione ad un dibattito il più alto possibile rispetto al confronto che quest'Aula dovrebbero oggi affrontare, e il rischio quindi è davvero che possa essere equivocato oggi questo dibattito, che possa davvero apparire in maniera - a mio giudizio - anche ipocrita, una condizione relativa a elementi che davvero non fanno parte del nostro programma politico, del nostro progetto come Consiglio regionale. Allora, bene hanno fatto, a mio giudizio, tutti i colleghi anche della maggioranza, ma soprattutto dell'opposizione, a spostare il dibattito verso elementi diversi, verso elementi che dessero dignità a questo strumento costituzionale di cui oggi ci si avvale. Uno dei motivi per i quali davvero assume sostanza oggi questo intervento, quasi fortuitamente ci viene dato proprio dalle parole di introduzione che il presidente Soru ha usato in quest'opuscolo - che forse non è neanche ancora stampato ma è rinvenibile in internet - che si chiama "Verifica dei due anni e mezzo della attività elettorale, dell'attività programmatica della Giunta regionale Soru". E questo accade in un momento in cui, in tutte le regioni, il profilo del dibattito sulle mozioni di sfiducia assume una connotazione totalmente diversa perché siamo di fronte a una ricerca grandissima, ossessiva del riequilibrio di quelli che sono i poteri tra Giunta e Consiglio e finché noi avremo uno Statuto così concepito dove l'unico motivo vero di scioglimento del Consiglio può essere determinato in funzione della sfiducia al Presidente credo che davvero ci troviamo di fronte ad un percorso democratico ancora non compiuto e noi siamo testimoni, tutti quelli che lo hanno già vissuto nella dodicesima legislatura di Giunte regionali che duravano il tempo di una gravidanza, poco più e questi sono tempi grazie al cielo che non ci sono, sono situazioni che non potranno riprodursi perché per la prima volta noi usiamo questo strumento di fronte a una novità assoluta, di fronte a un Presidente che è stato eletto dall'intero popolo sardo in maniera diretta. E quindi la mozione di sfiducia assume la connotazione di dirgli: "Hai fallito il progetto politico per il quale sei stato eletto dai sardi, in questo caso, e quindi ce ne andiamo tutti insieme a casa". Questo è il limite per il quale noi abbiamo ritenuto pur condividendo l'analisi che fino a questo momento è stata fatta di non firmare appunto la mozione di sfiducia perché non dobbiamo nasconderci in maniera ipocrita, lo ha detto anche qualche collega, ha detto: "Tanto si sa già come andrà a finire" ma se si sa già come andrà a finire allora davvero non abbiamo uno strumento leale di confronto politico che ci consenta di farlo e allora non è vero che noi stiamo dimostrando di accogliere o di cogliere meglio la sfida che ci è stata lanciata perché non è quello il motivo del nostro contendere. Dicevo, nell'introduzione di questo documento ci sono invece le ragioni vere, dice il presidente Soru: "E' obbligo di ognuno di noi a metà legislatura sottoporsi ad una verifica". E' chiaro che se davvero è obbligo di ognuno di noi, è obbligo anche di ciascuno dei consiglieri che stanno qui dentro e poiché una verifica politica, presidente Soru, non può che essere fatta in modo tale da poter produrre effetti nell'ipotesi che questa verifica desse un certo risultato, l'unica effettiva verifica possibile oggi che concretamente può essere attuata è questa della mozione di sfiducia, nel senso che tutto dobbiamo mettere dentro questa bilancia di verifica, allora facciamola un'analisi di verifica, non certo noi intendiamo fare un tagliando come hanno scritto i giornali qualche giorno fa relativamente alla compattezza della maggioranza, noi vogliamo fare molto di più di un tagliando, vogliamo dimostrare che oggi il popolo della Sardegna vive un grande momento di delusione rispetto alle cose che il progetto per cambiare la Sardegna indicava. Lo indicava in maniera esplicita e diceva esattamente quali sarebbero stati i punti salienti di questo programma indicandoli quasi come fosse un progetto anche misurato nel tempo. Si diceva che alcune grandi riforme sarebbero state fatte nei primissimi anni dell'attività legislativa di questa tredicesima legislatura e si diceva che altre avrebbero avuto conoscenza e approvazione in quest'aula e avrebbero determinato finalmente il cambiamento radicale della vita del popolo sardo. Ma oggi i parametri che invece ci portano a misurare l'effettiva e concreta realizzazione di questo programma che avrebbe dovuto cambiare la Sardegna mi sembra che siano molto distanti da quella che era l'intenzione. Una interessante intervista di qualche settimana fa che il presidente Soru ha fatto all'"Economy" mi pare metà dicembre, il giornalista gli ha chiesto al Presidente: "Ma lei presidente Soru ha rimpianto del Soru imprenditore? E il presidente Soru gli ha detto: "No, non lo rimpiango anzi io solo per caso ho fatto politica, sono entrato a far politica non volendolo, purtroppo a lei è capitata questa cosa e quindi la casualità per la quale lei è entrato a far politica naturalmente la viviamo tutti noi. E se questo è stato un caso e lei introduce il suo programma dicendo: "Vogliamo cambiare la Sardegna" e a distanza di due anni e mezzo ribadisce: "La Sardegna è stata rivoltata come un calzino", è evidente che nel suo bilancio di metà legislatura ha ottenuto dei risultati che sicuramente lei ritiene essere confortanti rispettato al suo progetto iniziale. Ecco, ciò che noi denunciamo e che diciamo che è meglio che questo Consiglio se ne vada a casa è invece esattamente l'opposto. Oggi c'è un grande senso di delusione di tutta la Sardegna, ma non c'è bisogno forse di fare un'elencazione delle cose, basta girare per le strade, è sufficiente spostarsi di cento metri lungo la Via Roma per sentire cosa dice il giornalaio, cosa dice esattamente il barista, cosa dicono gli operai che ogni tanto si trovano qui a fare e a tentare di dimostrare le loro ragioni per capire che questa delusione è misurata in maniera davvero diversa rispetto a come il quadro invece vuole essere dipinto. E allora...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Pisano...

PISANO (Riformatori Sardi). Se dobbiamo misurare quindi questa situazione a distanza di due anni e mezzo misuriamola fino in fondo, noi diciamo che è un totale fallimento, se la maggioranza avrà il coraggio davvero di usare questo strumento come la Costituzione ci ha consentito, che la usi, ma che davvero non sia un'ipocrisia questo voto.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano.

E' iscritto a parlare il consigliere Giovanni Battista Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Grazie Presidente. Sì, è stato richiamato mi pare da diversi e dal relatore inizialmente, in questa legislatura è la prima esperienza in cui della nostra autonomia in cui c'è l'elezione diretta del Presidente, questo porta con sè anche, come dire, la prima volta in cui si esercita il massimo del potere di controllo del Consiglio nei confronti del Presidente e cioè attraverso appunto la mozione di sfiducia. Come tutte le prime volte, come spesso accade, non sempre viene bene come si vorrebbe e mi pare che per un primo rilievo non è condivisa da tutte le opposizioni, nel senso che non è sottoscritta, non ha poi a mio avviso dei contenuti convincenti non tanto qua dentro ma fuori di qua, io credo che il contenuto di questa mozione fuori da quest'aula è difficile che convinca della necessità di ricorrere a nuove elezioni fra due mesi. Per cui io penso che intervenendo rapidamente sulle considerazioni fatte invece dai colleghi che sono intervenuti, non credo, ecco, non so se fosse nella testa di qualcuno l'ipotesi o l'obiettivo di fare la rivoluzione sarda dopo le rivoluzioni che si sono avute nei secoli scorsi in altri paesi e in altri Stati insomma.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue ORRU'.) Certamente, nel programma elettorale di governo del centrosinistra, di cui il Presidente è espressione, vi erano e vi sono obiettivi molto più, come dire, pragmatici ed incisivi di riforma e di innovazione nel nostro sistema autonomistico. Io penso, soprattutto, vi è da constatare innovazioni e riforme che erano tese, soprattutto, a recuperare quel distacco che ci separava dal resto del paese, perché per un decennio e passa noi siamo rimasti al palo. Riforme che non avevano nulla di autoritario, sono state definite, discusse ed approvate dal Parlamento nazionale, approvate democraticamente, con provvedimenti costituzionali e legislativi, ai quali tutti noi riconosciamo validità. Per citarne solo due, le Bassanini o il titolo V. Ecco, per farla breve, io penso che tutta una serie di riforme, che in questi trenta mesi sono state attuate, sono riconducibili a quel disegno. Cosa c'è di autoritario in questo? Io penso di no. Poi, certamente, è il Consiglio regionale, le forze politiche, il dialogo e il confronto ne ha dato anche una lettura, come dire, originale, ma non credo adottando, insomma, delle alterazioni di quel profilo democratico di cui erano pervase. Io penso che il tanto deprecato sistema presidenziale abbia consentito, ad esempio, di portare, di realizzare quel programma di riforme e di innovazioni, istituzionali e non solo, che riguardano i molti settori della nostra Sardegna. Io penso che sia altrettanto prevedibile che nei trenta mesi che ci separano dalla conclusione della legislatura, tanti altri provvedimenti dovremo adottare. E' inevitabile e, quindi, questo va ascritto certamente alla capacità delle forze politiche, della coalizione di governo, del Consiglio regionale, ma va ascritto anche al sistema, non è che possiamo dire che questo non debba e non possa essere riconosciuto. Tuttavia, va detto che a questa opera ordinaria, almeno secondo me, si è affiancata, certamente, un originale e soggettivo esercizio del mandato presidenziale. Come d'altra parte e accaduto anche in molte regioni del Paese, non è una prerogativa della Sardegna o del Presidente della Regione sarda. Come sappiamo è una prerogativa, è una possibilità che si è verificata anche in molte altre parti del nostro Paese. Un'originalità che, secondo me, denota, e gli va riconosciuto, innanzitutto anche il coraggio politico, più che volontà di prevaricazione. Io credo che le norme di salvaguardia ambientale, chiamiamole così, ancora limitate, per cui poi devono essere estese e completate, così come gli interventi di contenimento e di razionalizzazione della spesa, non sono mai state popolari. Non lo erano prima e non lo sono adesso. E adottarle, badate, e comunque perseguirle, è sinonimo di coraggio politico. Io credo, ad esempio, che ci sia stata anche una originalità, un profilo originale, che non è passato inosservato, ad esempio anche nell'affrontare, con grande fermezza, le rivendicazioni pluridecennali sul contenimento delle servitù militari. Io mi ricordo da bambino, nel senso politico del termine. Beh, io penso che quella tenacia, anche quella impopolarità, per certi versi e in alcuni ambiti territoriali, sia un tratto originale. Ora, io penso quindi che nell'affrontare, ecco, anche la partita delle entrate, e quindi di quanto dovuto alla nostra Regione, ci sia anche lì un tratto di originalità. Ora, per concludere, poi avremo modo di discuterne, penso insomma, anche in altri momenti, l'esperimento presidenziale presenta a, mio avviso, un bilancio positivo, perché è così, e lo dimostra anche la mozione; perché non contiene l'elenco delle cose negative, né le argomenta, poi certamente si hanno opinioni differenti, ci mancherebbe altro. Si tratta di un test che è stato fatto utilizzando, come dire, un modello nazionale verso il quale noi ostentiamo diffidenza, come minimo, però caratterizzato, nel senso autonomistico, da un Presidente, invece, che lo interpreta proprio nel senso autonomistico; o cerca di interpretarlo in questo modo. Ecco, forse oltre ad utilizzare, legittimamente intendo, lo strumento della mozione di sfiducia, solo come risposta polemica, io penso sia più utile, nei mesi che abbiamo davanti, a partire dalla discussione sulla legge statutaria, cercare, come dire, di mettere in armonia questi due elementi, non solo il Presidente espressione più riconducibile, ecco, al nostro essere sardi, ma anche un sistema istituzionale, nel suo complesso, che sia riconducibile ad una nostra elaborazione. Questo va fatto per la legge statutaria, migliorandola con il contributo di tutti, e credo debba essere fatto con un impegno non ordinario e non soltanto annunciato e declamato, anche sulla legge elettorale, quindi sul modo con cui eleggere gli organismi, sul rapporto tra i vari organi e anche nel mettere di fronte al Parlamento una proposta di revisione della nostra Carta costituzionale, in modo tale che anche sotto questo profilo si abbia uno spazio temporale non limitato a quest'esperienza, a questo test, ma che guardi molto, ma molto, più avanti. Io penso che questo sia il valore dell'impegno per tutti noi, in quanto Consiglio regionale e quindi maggioranza e opposizione.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Orrù. Quello dell'onorevole Orrù era l'ultimo intervento della serata, la seduta è tolta. Il Consiglio è convocato, domani, alle 10 e 15, per concludere in mattinata. Quindi, presumibilmente alle 14, 14 e qualche minuto. Il primo intervento è quello dell'onorevole Dedoni. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 21 e 09.