Seduta n.14 del 04/11/1999 

XIV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

GIOVEDI' 4 NOVEMBRE 1999

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 11 e 11.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 3 novembre 1999, che è approvato.

Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta regionale.

E' iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'onorevole Selis ha pronunciato ieri un discorso depressivo, figlio della sconfitta che la coalizione da lui guidata ha subito il 27 giugno. Un discorso stanco, il suo, Presidente, senza slancio e senza entusiasmo.

Ho cercato, tra le righe del discorso programmatico, qualcosa che avesse a che fare con l'innovazione, il cambiamento, la discontinuità. Presidente, ho letto quelle frasi senza alcun pregiudizio, l'ho fatto con gli occhi di un giovane che ha la speranza di trovare qualcosa che veramente sia novità per questa nostra Isola. Malgrado ciò ritrovo tutte le enunciazioni, le promesse ai sardi, sentite ripetutamente nella precedente legislatura, quella, per intenderci, che vedeva protagonisti uomini che oggi rimangono o sono diventati Assessori.

Il punto centrale, onorevoli colleghi, è proprio questo: la Giunta Selis nasce come continuazione assoluta del passato centrosinistra. Non c'è alcuna idea di rottura, non c'è nessuno scarto emotivo, è una pura operazione politica, certamente abile, ma che nasce fuori dall'Aula e che ignora ciò che i sardi hanno detto chiaramente il 27 giugno.

Nel suo discorso, signor Presidente, non trovo alcuna integrazione a ciò che lei ci ha detto in Aula, nessun percorso, nessuna scadenza. Lei elenca una quantità di problemi e vuole rassicurare tutte le parti politiche che a tutt'oggi minacciano solamente di appoggiarla. Come possiamo pensare che lei potrà risolvere tutte le annose questioni che da sempre non avete saputo avviare a soluzione?

Ed ancora, nelle sue dichiarazioni programmatiche, lei parla "di limiti politici e forse anche temporali di questa Giunta"; è evidente che non si fida completamente del suo equipaggio, un equipaggio che ha al suo interno tante, enormi, indiscutibili differenze. Sono questi, signor Presidente, i limiti politici di cui parla? Vi sono, al vostro interno, differenze fondamentali sulla legge elettorale, che noi del Polo intendiamo in senso presidenzialista e perfettamente bipolare, convinti come siamo che anche i referendum del 21 novembre rivestano importanza fondamentale.

L'ho sentita parlare di giovani, signor Presidente, e la cosa mi ha fatto piacere e l'ho ascoltata con attenzione, ma sono persuaso che quei giovani ai quali lei si rivolge abbiano bisogno di ben altri esempi di coerenza e di linearità. Come spiegare, infatti, che nel suo governo, onorevole Selis, sta seduto un assessore buono per ogni coalizione, un assessore che indifferentemente può stare sia con Alleanza Nazionale che con Rifondazione Comunista?

E` vero, è più importante la governabilità, ma in nome della governabilità l'etica politica viene calpestata e nessuno di voi osa dire niente. Questa è, secondo lei, signor Presidente, l'etica dei comportamenti, dei gesti simbolo alla quale spesso lei si richiama? E come spiegare che esiste da sempre un sistema che voi avete alimentato, di lavoro bloccato, di apparati, di clientele, che ha tentato di narcotizzare tutto e tutti, specialmente la società giovanile alla quale lei si richiama? Sono persuaso che i giovani abbiano scelto in massa il cambiamento, non la continuità morale e politica con governi che sempre li hanno tagliati fuori dalla società. I giovani non sono uno slogan buono da usare in condizioni di emergenza, ma una cosa enormemente più seria.

Giovane è Mauro Pili, che voi, anche in virtù della sua giovane età, avete attaccato senza il minimo ritegno, ma oggi lei, signor Presidente, ci viene a dire che i giovani sono una risorsa, non un fastidio da trattare con sufficienza. Lei ci dice che compito della politica è quello di creare condizioni per la crescita e per liberare energie attive. Lei critica, è questo il punto nodale secondo noi, un sistema che comunque l'ha vista protagonista per lunghi anni. Lei ha criticato Palomba ma oggi continua senza pudore la sua politica. In poche parole, lei non ha - a nostro modo di vedere - titolo morale per governare.

Questo è il dramma che oggi vive la nostra democrazia in Sardegna. E non voglio credere che i suoi nuovi compagni di viaggio - mi riferisco per esempio ai sardisti - non si pongano questi chiari ed elementari problemi. Possono accontentarsi i sardisti di poche indicazioni, come quelle contenute nel capitolo dedicato all'autonomia? Noi crediamo di no, pensiamo che voi dobbiate approfondire la vostra riflessione, e mi persuado sempre di più che la sinistra sia autorevole rappresentante di un passato che non vuole finire.

Una volta, onorevoli colleghi della sinistra, avevate più coraggio e c'era molta tensione, grande rispetto per le vostre posizioni. Oggi parlate di donne ma non siete in grado di nominarne alcuna come assessore. Oggi, senza più ideologie, siete particolarmente bravi ed interessati nell'arte di mantenere e di gestire il potere.

Signor Presidente, Alleanza Nazionale sarà seria, come suo costume, nell'opporsi al suo tentativo, ma non smetterà di inseguire il cambiamento, quello che lei oggi ostinatamente vuol bloccare; quel cambiamento che nasce dalle elezioni del 13 e del 27 giugno.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.) Presidente, io avevo chiesto di intervenire nel pomeriggio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.) Presidente, io non sapevo e non mi risulta sia previsto nel Regolamento che si intervenga per appuntamento. Mi pare una cosa che non va bene. Ci si iscrive a parlare e si interviene quando è il momento di intervenire.

PRESIDENTE. Consigliere Biggio, lei ha ragione, il problema è che si sono iscritti a parlare solo i rappresentanti del centrodestra.

È buona norma, in genere, far alternare gli oratori dei due schieramenti. Non sono iscritti a parlare oratori dell'altro schieramento. L'onorevole Marrocu si offre volontario. Ha facoltà di parlare.

MASALA (A.N.). Non è volontario, è iscritto a parlare. Sono iscritti a parlare tutti i consiglieri del Gruppo D.S.-F.D.

PRESIDENTE. Sì, ma devono essere precisati i nomi dei singoli consiglieri che intendono intervenire.

USAI (A.N.). Si iscrivono i consiglieri, non i Gruppi!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, cari colleghi, mi ha sorpreso sentir dire dal collega che mi ha preceduto: "Non c'è dignità morale per poter governare". Mi sorprende sentir parlare di usurpazione, di tradimento della volontà popolare, per la nascita di questa Giunta.

Mi chiedo come sia possibile usare questi toni a distanza di cinque mesi dalle elezioni, con un Consiglio bloccato nella sua attività istituzionale e legislativa, in presenza di una grave emergenza sociale ed economica, di fronte alla forte richiesta dei sardi di dare un governo alla Sardegna. Ci sono provvedimenti legislativi, che quest'Aula ha approvato nella parte finale della passata legislatura che riguardano settori importantissimi, che attendono di essere riesaminati. Penso alla legge sulla pesca, alla legge sul personale, che sono state rinviate dal Governo e che l'Aula deve riaffrontare. Ci sono provvedimenti legislativi approvati che devono essere attuati e disegni di legge che il Consiglio, nella fase finale della precedente legislatura, si è impegnato a discutere, anche con ordini del giorno approvati all'unanimità, il cui iter, dopo l'approvazione della Giunta e della Commissione, non si è concluso perché l'Assemblea non ha avuto il tempo di esaminarli prima della fine della legislatura. Penso tra gli altri al disegno di legge che riguarda gli interventi per l'agricoltura in caso di calamità naturali.

A distanza di nove mesi dal blocco dell'attività consiliare e a cinque mesi dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, ancora oggi non si avverte la necessità di dare un governo alla Regione.

Perché ci si sorprende e si parla di usurpazione? Non è avvenuto nulla in questi cinque mesi? Potrei capire se fossimo ad un mese dalle elezioni, ma in questi cinque mesi qualcosa è avvenuto. I colleghi del centrodestra dimenticano che questo Consiglio, per ben due volte, ha eletto Presidente della Giunta regionale il collega che aveva avuto il maggior numero di voti come candidato indicato a divenire Presidente. Ci si dimentica che la prima elezione del collega Mauro Pili è stata possibile per il senso di alta responsabilità del centrosinistra che si è astenuto.. Nonostante i franchi tiratori, quella volta del centrodestra, il collega Mauro Pili è stato eletto Presidente della Giunta regionale e ha avuto il mandato di dare alla Sardegna un governo.

E' stato un atteggiamento di grande responsabilità da parte del centrosinistra, che ha riconosciuto al collega che aveva avuto il maggior numero di voti, il diritto di tentare di dare alla Sardegna un governo. Ma trentacinque consiglieri su ottanta non garantiscono la maggioranza in un parlamento, e in questo tentativo per ben due volte il centrodestra ha fallito.

Questo oggi consente al centrosinistra e alla coalizione autonomistica di candidarsi autorevolmente a governare, perché per due volte, eletto Presidente della Giunta regionale un rappresentante del centrodestra, dopo mesi di discussioni, trattative, consultazioni ha fallito. E non ha fallito per l'errore o l'orrore della copiatura delle dichiarazioni programmatiche, benché anche su questo abbiate dimostrato leggerezza e pressappochismo, difendendo in Aula quell'orrore con l'affermazione che si trattava di una volontà di imitazione di esperienze più avanzate rispetto alla Sardegna, mentre nelle conferenze stampa avete parlato di un errore di file.

Il centrodestra non ha saputo cogliere l'opportunità che gli veniva offerta, con l'elezione per due volte di un suo rappresentate alla Presidenza della Giunta regionale, perché non ha saputo aggregare intorno a quei trentacinque consiglieri, che non erano maggioranza, le forze intermedie. Si è tentato esclusivamente di far scomporre il centrosinistra; questa operazione non è riuscita, né si sono sapute aggregare le forze intermedie che si sono presentate alle elezioni con un proprio programma e con propri uomini di governo. Questa incapacità di aggregare le forze intermedie è la causa principale per cui il centrodestra ha fallito.

Mi pare ovvio e doveroso che dopo il fallimento, per ben due volte, di questo tentativo, spetti all'altra coalizione, che comunque ha ottenuto più seggi nelle elezioni dell'11 giugno in quest'Aula rispetto al centrodestra - 37 consiglieri - tentare doverosamente di dare un governo alla Sardegna dopo cinque mesi dalle elezioni.

La causa del fallimento del centrodestra è la mancanza di un progetto politico, e chi è causa del proprio mal pianga sé stesso, e non pensi, invece, che questo tentativo di dare alla Sardegna un governo, che io ritengo andrà in porto, sia un tentativo di usurpatori di un legittimo diritto che sarebbe stato attribuito al centrodestra dal voto di giugno. Proprio la mancanza di un progetto politico non ha consentito di aggregare intorno alle forze del centrodestra le forze intermedie, con le quali abbiamo aperto un dialogo che si è concluso positivamente.

Così come ritengo ingeneroso, lo dico al collega Murgia, l'attacco verso il collega Amadu. Non credo che sia giusto e corretto parlare di mancanza di etica per un collega come Amadu, il quale nella precedente legislatura, quando si aprì nel Partito popolare uno scontro che portò a una scissione dello stesso, uscì dal Partito Popolare, uscì da solo dal centrosinistra, rinunciando a tutte le importanti cariche istituzionali che ricopriva. Il giorno dopo si dimise da tutte le cariche istituzionali con coerenza rispetto alla scelta che aveva fatto, e con coerenza per quattro anni ha svolto in modo dignitoso e corretto - e credo che tutti, maggioranza e minoranza, destra e sinistra, possiamo dargliene atto - il ruolo di consigliere regionale nell'interesse della Sardegna. Quindi, non penso che l'accusa di mancanza di etica sia corretta. Il collega Adamo non è stato eletto dal Polo, rappresenta una forza di centro che tra l'altro governa a livello nazionale con il centrosinistra e, coerentemente ha scelto la governabilità, per consentire di dare avvio a questa legislatura, a cinque mesi dalle elezioni regionali.

Io penso e mi auguro che il centrosinistra abbia le carte in regola per poter governare. Il Presidente ha presentato dichiarazioni programmatiche che io condivido. Si parla di Giunta di transizione, l'augurio che faccio al Presidente e agli autorevoli colleghi che sono stati proposti per questa Giunta, è che così non sia. Nella precedente legislatura, ogni volta che si votava una Giunta, si diceva: "E' una Giunta di legislatura" e poi dopo un paio di mesi si apriva una crisi. Chissà che questa Giunta, che si dice sia una Giunta che dovrà vivere per pochi mesi, non sia invece una vera Giunta di legislatura che possa dare alla Sardegna un governo stabile e duraturo.

Io mi auguro che il centrodestra dimostri lo stesso senso di responsabilità dimostrato dal centrosinistra con l'astensione nella prima votazione per l'elezione del Presidente della Giunta Pili.

Per quanto riguarda i temi proposti, ho apprezzato molto le dichiarazioni programmatiche del Presidente. Voglio affrontare solo due temi che mi sono cari, il primo è quello dell'agricoltura. Molti di noi hanno vissuto nella precedente legislatura l'esperienza drammatica di vedere l'Aula consiliare occupata dai rappresentanti del mondo dell'agricoltura e della pastorizia sarda. In quell'occasione, pur avendo parole dure per quell'occupazione, avevamo, però, preso atto della drammatica situazione del mondo agro-pastorale.

Occorre riaffrontare subito il problema. Ricordo che quest'Aula aveva stanziato ingenti somme per il riordino fondiario e che abbiamo una legge, che riguarda il risanamento delle aziende agricole che ancora oggi si trova bloccata a livello di Unione Europea. Il Consiglio ha anche approvato l'ordine del giorno che ha portato alla predisposizione di un provvedimento legislativo per gli interventi per l'agricoltura in caso di calamità naturali, che consentirebbe alla Regione Sardegna, in sintonia con le norme nazionali e comunitarie, di poter intervenire di fronte a una calamità come quella della siccità che ancora oggi attanaglia la nostra agricoltura. Occorre quindi mettere mano ai provvedimenti che unitariamente, nella precedente legislatura, abbiamo predisposto e approvato in quest'Aula, per dare avvio alla spesa per questi importanti interventi, perché l'agricoltura vive veramente un momento drammatico.

Ho anche apprezzato l'ampio spazio dato nelle dichiarazioni programmatiche ai temi ambientali, all'enorme patrimonio di risorse ambientali di cui la Sardegna dispone. L'ho apprezzato soprattutto perché lo spazio dato ai temi ambientali non è una concessione a un certo ambientalismo radical-chic cittadino che è un po' lontano dalle nostre tradizioni e dalla nostra cultura, ma è una presa d'atto che l'ambiente è una delle risorse straordinarie di cui la Sardegna dispone, è un'occasione di sviluppo e ricchezza e quindi anche di lavoro per la Sardegna. Quindi, qualsiasi politica di sviluppo non può prescindere dalla tutela e della salvaguardia ed anche dalla valorizzazione però di quelle risorse, sempre nel rispetto comunque della cultura e delle tradizioni sarde.

Ho detto anche nella precedente legislatura che se oggi la Sardegna è bella, se oggi i nostri territori, il Gennargentu, il Linas e il Limbara possono essere individuati come aree da tutelare con l'istituzione di parchi nazionali o regionali, lo sono perché a noi sono stati tramandati con queste bellezze dai nostri genitori, dai nostri nonni, che in quelle realtà, però, hanno esercitato attività economiche come quella pastorale o sportive come la caccia. Ho riscontrato nelle dichiarazioni programmatiche la volontà di andare avanti nelle politiche che abbiamo avviato alla fine della scorsa legislatura, anche con l'approvazione delle leggi istitutive dei Parchi di Molentargius, di Porto Conte e così via, caratterizzando comunque tale volontà con una forte rivendicazione di autonomia, con la richiesta quindi a livello nazionale di una modifica della legge numero 394. Quest'Aula ha infatti rivendicato in modo forte la propria autonomia non solo sul parco del Gennargentu affermando che comunque nessun centimetro quadrato di territorio può entrare a far parte di un parco senza il consenso delle popolazioni e degli enti locali e che comunque il potere va affidato agli enti locali e alle popolazioni di quel territorio, e la stessa forte autonomia nella gestione dell'ambiente è stata rivendicata da quest'Aula con la legge sulla caccia, difendendo il diritto dei sardi ad andare a caccia.

C'è l'esigenza di valorizzare questo enorme patrimonio di risorse ambientali di cui la Sardegna dispone, ma nel rispetto delle nostre tradizioni, nel rispetto della nostra cultura, del rapporto vero, concreto tra l'uomo e il territorio, affidandone la gestione alle popolazioni e agli enti locali. Sono convinto che anche in questa direzione si potranno fare, con questa Giunta, numerosissimi passi in avanti.

Concludendo, ritengo che la Giunta proposta sia una Giunta qualificata. Conosco tutti i colleghi proposti e so quale contributo, anche nella precedente legislatura, hanno dato al Consiglio, nei diversi ruoli da essi ricoperti.

Rimane il problema della questione femminile, che si pone oggi, che si è posta ieri e che rimane aperta e che penso dovrà comunque essere affrontata. Ma, sinceramente, mi pare ingeneroso che questa critica ci venga dal centrodestra, che per due volte non ha previsto la presenza di una donna nella Giunta proposta. Non potete darci lezioni neanche in questa direzione.

Concludo augurandomi che questa Giunta ottenga la fiducia, che si riesca a dare ai sardi il governo che essi attendono. Ho un'estrema fiducia nel Presidente che abbiamo eletto e poiché nel passato le Giunte che si diceva che sarebbero durate per tutta la legislatura poi spesso cadevano dopo un anno, mi auguro che questa, che si dice debba durare solo per un anno, possa durare invece per l'intera legislatura.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, onorevole Selis, l'abbiamo ascoltata con grande attenzione nell'esposizione delle sue dichiarazioni programmatiche. Abbiamo pensato che il Presidente, forte della sua arte oratoria, della grossa esperienza acquisita ricoprendo le cariche politiche più prestigiose del Consiglio regionale nonché come direttore del Centro di programmazione della Regione, avrebbe esposto a noi, miseri consiglieri, dichiarazioni programmatiche di grande portata, le migliori possibili di questo cinquantennio di autonomia.

Invece debbo ammettere che siamo rimasti delusi, le sue dichiarazioni sono state un trattato delle cose ovvie, una mera elencazione dei drammatici problemi che affliggono la nostra Isola, i quali, né nel cinquantennio precedente, né viste le premesse oggi e domani, hanno trovato e troveranno soluzione.

Caro Presidente, non sembra di respirare l'aria del rinnovamento tanto auspicata da questa Coalizione autonomista, di centrosinistra, ulivista o come vogliamo chiamare questo governo regionale, annacquato di correnti, di pseudoribelli, girovaghi e saltimbanchi, in salsa sardista, specificatamente centro nordista, con in tasca lo sfratto dalla costruenda e già crollata Casa comune.

Mi scusi, Presidente, se mi sono dilungato nella descrizione della coalizione che sostiene la sua Giunta, ma purtroppo la realtà è che non risolverà i problemi della Sardegna, caro Presidente. Forse è riuscito a mettere d'accordo quarantun persone, si ricordi però che i sardi sono più di un milione e mezzo e le poltrone che vi accingete a spartire, tra governo, sottogoverno, enti, asili, consorzi fasulli e quant'altro, sono poco più di un migliaio. Rimangono tutti gli altri sardi che non gravitano nelle stanze del potere. La nostra gente ha bisogno di programmi seri, supportati da idee imprenditoriali che possano concorrere effettivamente alla creazione di nuovi posti di lavoro. Abbiamo già visto come i lavori socialmente utili abbiano prodotto quel consenso clientelare che vi ha dato i numeri, seppure risicatissimi, per poter proporre un governo regionale.

Il fallimento di Palomba ha creato solo nuovi disoccupati, e la prova di ciò è che la Quercia con i suoi accoliti, satelliti, asteroidi e oggetti non meglio identificati, non lo ha riproposto alle elezioni del 13 giugno del 1999 proprio per evitare la vergogna e l'insurrezione popolare.

Non basta mettere insieme la Quercia con il gonfalone per risolvere i problemi della Sardegna; può servire soltanto a voi per continuare a sedere sugli scanni dorati di questo Consiglio.

FADDA (P.S.d'Az.). Scranni, onorevole Tunis.

TUNIS MARCO (F.I.-Sardegna). La ringrazio, onorevole Fadda, per la precisazione; avrebbe potuto portarmi un bigliettino come era aduso a fare per tanti anni nella precedente legislatura. Ringrazio per la precisazione.Dicevo che può servire a voi per continuare a sedere sugli scranni dorati di questo Consiglio, ma i deboli continueranno a pagare il prezzo della vostra arroganza, della vostra indifferenza, della vostra insensibilità.

Signor Presidente, le sue dichiarazioni programmatiche non contengono nessun rimedio ai mali che affliggono la nostra economia, né indicano una via di uscita definitiva; è come prescrivere a un tossicodipendente il metadone, con la convinzione che così facendo si stia dando corso a una terapia vincente. Così non è, senza una disintossicazione radicale la situazione resterà così come è adesso: allarmante e sconfortante.

Signor Presidente, la sua terapia per la nostra economia è fallimentare perché già prevede di continuare nell'erogazione dei contributi a pioggia, nella creazione di posti di lavoro non definitivi, a scadenza, posti di lavoro di facciata tali da far diminuire la percentuale dei disoccupati solo al fine di una tronfia quanto inutile pubblicazione nel bollettino regionale (così ci aveva insegnato il buon Palomba precedentemente, scontrandosi con noi sui dati ufficiali), manca di una politica ancorata ai principi liberaldemocratici.

In sintesi possiamo definire, signor Presidente, il suo programma e la sua Giunta il metadone politico regionale, cioè in termini politici formula di terapia di mantenimento, ma non riabilitativa.

La volontà popolare è stata tradita in modo palese, i nobili intenti che animano le sue dichiarazioni programmatiche sono gli stessi che nel 1994 hanno consentito al tanto ammirato "uomo della società civile", Federico Palomba, di diventare Presidente della Regione.

Questi cinque anni non hanno portato nulla di buono; le Giunte Palomba, sempre da lei sostenute, onorevole Selis, anche se chiacchierate, infatti non hanno voluto riformare la formazione professionale, non hanno voluto riformare il governo delle risorse idriche (chieda, per conferma, all'ex assessore Paolo Fadda), non hanno voluto riformare gli enti turistici regionali, hanno cacciato via l'Aga Khan dalla Costa Smeralda con gravi perdite economiche, occupazionali e di investimento, hanno subito passivamente le decisioni del Governo sulla scuola, con il taglio di centinaia di classi, e le decisioni dell'ENEL, sul Sulcis e su Fiumesanto. Non hanno sbloccato le leggi sull'agricoltura e quella sugli sgravi fiscali alle imprese, che sono ancora ferme a Bruxelles, nonostante la loro approvazione sin dal 1998 con l'unanimità del Consiglio. Hanno favorito, invece, la crescita dei disoccupati sardi, passati nel quinquennio 1994-1998 da 230 mila a 340 mila unità.

Questa è la situazione devastante per la Sardegna voluta da lei, unito nel patto scellerato dell' "ulivastro sardo". Non è giusto ora che chiediate altri cinque anni di proroga. Per fare cosa? Per rovinare definitivamente i sardi? Il risultato negativo è sotto gli occhi di tutti. Il Polo dei sardi, invece, insieme agli alleati aveva avviato una fase innovativa col presidente Pili. Soltanto i giochini, la cosiddetta governabilità a tutti i costi di Amadu, gli inganni, i tentativi ridicoli degli pseudoribelli, i trucchi, la scoperta da parte di Grauso della famosa copiatura di parti del programma , i personaggi che con l'interesse generale non hanno nulla da spartire, hanno impedito l'inizio di una nuova stagione politica che era improntata ad una politica di sviluppo seria, con la programmazione di interventi innovativi circa la continuità territoriale, la istituzione della zona franca, il ridimensionamento dei colossi a finanziamento regionale, la valorizzazione delle migliori energie lavorative, la riforma della Regione.

Questa Giunta che lei ha presentato, signor Presidente, è nata da passeggiate sotto i portici di via Roma, immortalate dall'ex editore amico-nemico con i denti ancora intatti; mi riferisco al flirt Cossiga-Selis, che, ripeto, è stato immortalato più volte dal fotografo e riportato sul giornale e ha contribuito a far nascere questo puzzle ballerino, con timer programmato. I sardi sappiano che la deflagrazione avverrà presumibilmente in primavera. Se è così, caro Presidente, si dimetta. I sardi meritano rispetto, non vogliono essere presi in giro e soprattutto non vogliono più tornare alla vergogna di avere una Giunta all'anno, o qualcosa di più. Si parla già di staffette, salti ad ostacoli, salti in lungo, in alto o chissà dove.

I giudici di gara alzeranno sempre più il prezzo: oggi hanno chiesto un assessorato -Amadu l'ha ottenuto, Grauso probabilmente avrà la sua contropartita- domani chiederanno la Presidenza della Giunta, dopo domani vorranno tutti i collegi della Sardegna, e poi ogni ribelle sarà beatificato con un assessorato a testa, mentre ora sono due su quattro.

Caro Presidente, questa maratona politica la attende, non dia lo start ad un simile sfacelo, provveda a varare i provvedimenti più urgenti e indifferibili come l'utilizzazione dei fondi comunitari, materia in cui l'onorevole Palomba, ex Presidente, si è distinto come ultimo della classe, alla predisposizione della legge finanziaria e del bilancio 2000, allo sblocco delle leggi regionali giacenti dal 1998 a Bruxelles in materia di salvataggio delle aziende agricole soffocate dai debiti, e di quella riguardante gli sgravi fiscali alle imprese per favorire l'occupazione, provveda a varare una nuova legge elettorale che dia stabilità al prossimo governo e poi, signor Presidente, lei e la sua Giunta provvedano a ritirarsi in buon ordine. Farà la felicità degli elettori che finalmente potranno esprimere un voto chiaro e inequivocabile, senza che i camaleonti, i girovaghi, gli pseudoribelli, is carrettoneris, o saltimbanchi politici possano ribaltare il risultato elettorale e tradire il voto che hanno avuto, e con esso le direttive della gente che ha dato loro fiducia.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Presidente, la piena e totale legittimità ad essere qui oggi, con il leader della coalizione autonomista che abbiamo candidato alle elezioni, a iniziare la discussione sulle sue dichiarazioni programmatiche, credo che sia il risultato innanzitutto dei numeri, cioè dei seggi che abbiamo conquistato alle elezioni, ma sia anche il risultato di una ricerca lineare, alla luce del sole, di un possibile allargamento della base parlamentare ai sardisti, al centro moderato, della costante e ferma riproposizione, non barattabile o interscambiabile pur di governare a tutti i costi, di Gian Mario Selis, leader. della coalizione elettorale, alla Presidenza della Giunta.

Ma siamo qui, e lo diciamo senza arroganza, senza baldanza, anche per i grossolani e ripetuti errori del centrodestra, e in particolare del suo leader, errori e sottovalutazioni, o se preferite sopravvalutazioni, dovuti, io credo, ad una concezione della politica, del governo, dell'attività parlamentare tutta giocata sull'immagine, sul colpo di teatro, sul decisionismo di facciata, sulla spettacolarizzazione e sugli effetti speciali.

Il risultato di tutto ciò è che oggi stiamo discutendo delle dichiarazioni programmatiche di Selis e non di Pili, stiamo discutendo delle dichiarazioni programmatiche del leader della coalizione autonomista e contiamo di centrare l'obiettivo di dare alla Sardegna un governo di centrosinistra.

Quindi nessuna usurpazione del trono del principe, che peraltro invoca l'investitura popolare, salvo farsi da parte di fronte alla sconfitta e non a favore del leader dello schieramento contrapposto, come imporrebbero le regole del tanto invocato bipolarismo, ma a favore del leader di un'altra forza politica, non appartenente al suo stesso schieramento, con l'obiettivo di costituire un governo a tutti i costi, cioè in piena prassi proporzionale.

Quindi non si può parlare di usurpazione, né di attentato ad una volontà popolare, troppe volte evocata a parole e troppe volte accantonata di fronte ad interessi, seppur legittimi, di parte; così come è opportuno, a mio avviso, smettere di evocare il fantasma di una legge elettorale che oggi non c'è e che forse ci sarà presto, e oggi non c'è non solo e non tanto perché il destino non l'ha permesso, ma per il fatto che nella passata legislatura non siamo riusciti a trovare le necessarie intese, i necessari compromessi per apportare quelle poche modifiche possibili nella situazione data che probabilmente avrebbero consentito una diversa distribuzione dei seggi tra gli schieramenti politici.

La verità è che è prevalsa la convinzione, forse per effetto dei troppi sondaggi, di poter stravincere a mani basse. Così non è stato e oggi si grida allo scandalo di una legge elettorale da tutti ripudiata, anche dai padri che, con sicura nobiltà d'animo e di intenti ma con scadenti risultati, l'avevano generata. Il risultato è che, a quattro mesi di distanza dalle elezioni, ancora non si è riusciti a dare un governo alla Regione, ma il fatto ancora più grave è che non si è potuto dare avvio alla legislatura, a tutta l'attività parlamentare. Il fatto grave, colleghi, è questo, lo scandalo è questo, non che Mauro Pili non sia il Presidente della Regione. La verità è che oggi non esistono in questo Consiglio maggioranze autosufficienti, solide, compatte che possano prescindere dal resto. Quindi è da questa constatazione, a mio avviso, che occorre partire, nella consapevolezza che ci troviamo di fronte alla necessità di superare questo stallo, dando un governo alla Regione, un governo che possa dare avvio alla legislatura.

E` necessario quindi, partendo dal fatto che,ad oggi, non esistono maggioranze certe, totalmente autosufficienti, uscire, nell'azione di governo e nell'azione parlamentare, dalla propaganda e dagli slogan elettorali, per misurarci e confrontarci nella quotidiana, dura, anche grigia, azione legislativa e di governo, passo dopo passo, sulle cose concrete, poche ma chiare e condivise, sui bisogni e sulle aspettative della gente.

Ho apprezzato molto, presidente Selis, l'affermazione che lei fa nelle sue dichiarazioni programmatiche, che occorre dire con chiarezza che tutto questo sarà possibile perché non partiamo da zero, non partiamo dalle macerie. Affermare che tutto è maceria, affermare che non c'è niente significa soltanto, colleghi del centrodestra, alimentare quel qualunquismo che non ci porterà da nessuna parte, ma non porterà da nessuna parte noi consiglieri, noi politici, non porterà da nessuna parte i destini della nostra Isola.

Noi siamo convinti, e il Presidente l'ha ribadito nelle sue dichiarazioni programmatiche, che abbiamo a disposizione risorse materiali e immateriali, finanziarie, umane e ambientali per organizzare la ripresa. Occorre un progetto, ma io dico, presidente Selis, occorre una regia complessiva, occorrono idee chiare da poter discutere e condividere sulle cose da fare, e mi pare che nelle sue dichiarazioni programmatiche tutto questo prenda corpo.

Colleghi, noi dobbiamo avere la consapevolezza che non tutto il peggio, come spesso ci diciamo, è qua dentro, mentre fuori tutto è buono, tutto è pulito, tutto è positivo. Io avverto la consapevolezza che la crisi dei valori della politica, delle istituzioni, della società e delle sue articolazioni sono facce di una stessa medaglia, ed è per questo però che a noi politici, a noi Consiglio regionale, spetta una parte rilevante per guidare un processo che deve coinvolgere tutta la società.

E` alla politica che spetta il compito di ricostituire le condizioni minime perché si possa avviare questo processo, ma occorre fare in fretta: dalle dichiarazioni di principio, dalle parole vuote e incomprensibili, dai riti e dalle liturgie occorre passare a sentirci tutti, nessuno escluso, coinvolti nell'azione quotidiana dell'avviamento di questo processo che è davvero urgente, ognuno nel proprio ruolo, ognuno con le proprie proposte, con il lavoro, con le proprie diversità e con l'impegno, per passare dalle enunciazioni alle soluzioni concrete.

Dobbiamo lavorare con la consapevolezza che l'intesa si trova quando ciascuno è disposto a rinunciare a un poco del suo, a confrontarsi e anche a scontrarsi, ma con l'obiettivo di arrivare a un risultato. Su questo abbiamo degli esempi non lontani da noi, degli esempi della passata legislatura che sono sotto gli occhi di tutti, perché anche nella passata legislatura, contrariamente a quello che si dice, sono state fatte cose importanti, e io aggiungo anche molto importanti, cose che attendevano da decenni di essere fatte. E sanno bene i colleghi del centrodestra che questo è stato possibile solo quando, partendo dal lavoro quotidiano fatto nelle Commissioni, dall'impegno di tutti, dal confronto e anche dallo scontro, si è deciso di andare avanti e arrivare ad un risultato.

Oggi il problema caso mai è quello di dare una continuità a quel lavoro e di dare contestualmente attuazione a quelle leggi importanti che sono state approvate con il contributo di tutti. Mi riferisco, appunto, ai colleghi del centrodestra, perché molte di queste leggi, anzi, direi quasi tutte, le abbiamo approvate in quest'Aula all'unanimità. Il processo avviato va portato avanti, va sviluppato, va incrementato, perché è solo in questo modo che noi assolviamo al compito fondamentale che abbiamo come legislatori regionali, che è quello di creare le condizioni minime perché la gente possa di nuovo riprendere ad avere fiducia nelle istituzioni e nella politica. Dobbiamo cioè riprendere a costruire, non solo a distruggere, nei ruoli diversi che ciascuno di noi avrà o che ciascuna forza politica avrà, siano essi di maggioranza o di opposizione, nell'azione di governo o nell'azione legislativa, badando, come tutti diciamo a parole di voler fare, all'interesse generale e non solo a quello personale o del singolo gruppo o partito politico o schieramento.

Credo che la cosa più importante, quello che la gente aspetta da tempo, quello che tutti diciamo qua dentro e fuori di qui di voler fare, sia trovare risposte concrete, possibilmente rapide, in relazione alle questioni dello sviluppo e del lavoro, perché è necessario, rapidissimamente, riaccendere la speranza soprattutto nei giovani. Ritengo che, con le cose dette e con le proposte contenute anche nelle dichiarazioni programmatiche, oggi non manchino né le idee, né i progetti, né le risorse finanziarie. Altre volte abbiamo avuto idee, qualche volta mancavano i progetti, spesso, quasi sempre, mancavano le risorse finanziare. Oggi abbiamo anche queste e non sono piovute dal cielo: sono arrivate grazie all'impegno costante, al lavoro svolto dalla precedente Giunta e da tutti noi nella passata legislatura.

Adesso il problema che si pone, e si pone con tutta la sua urgente drammaticità, è quello di trovare modi e forme per utilizzare queste risorse, per superare davvero i nodi strutturali, e non mi soffermo su questi perché li conosciamo tutti, che strangolano la nostra Isola e la nostra economia.

L'altro punto importante è quello che riguarda le riforme. Badate, colleghi, io credo che noi dovremmo fare tutti uno sforzo, a partire da me, per affermare una volta per tutte che dobbiamo fare le riforme. Non possiamo limitarci a parlarne, occorre farle. Non è sufficiente dire che sono necessarie le riforme"; bisogna farle. Per ottenere questo risultato, occorre che vi siano proposte che si confrontano, però occorre che si trovi una sintesi che sia condivisa dal massimo numero possibile dei colleghi presenti in quest'Aula. Io non mi sento soddisfatto solo perché ogni tanto qualcuno parla delle riforme che occorrerebbero; cerchiamo di farle come abbiamo fatto negli anni scorsi. Alcune riforme importanti le abbiamo fatte seguendo una strada, che è la strada maestra; non le abbiamo fatte a colpi di referendum, non le abbiamo fatte imponendo la volontà di maggioranze risicate; le abbiamo fatte solo ed esclusivamente quando siamo riusciti a trovare larghe intese su un obiettivo che era davvero condivisibile.

Queste riforme non le cito perché le conoscete tutti, quindi è inutile elencarle. Peraltro il presidente Selis le ha enunciate con chiarezza nelle sue dichiarazioni programmatiche, ma voglio aggiungere un'altra cosa che ritengo fondamentale ed importante: badate, riformare per riformare è un esercizio che personalmente ritengo abbastanza inutile. Credo che le riforme vadano fatte e vadano utilizzate come strumento per centrare obiettivi che nascano da progetti chiari.

La mia impressione è che invece molte volte le riforme siano state un alibi per mascherare l'incapacità di elevare la qualità del governo, o per mascherare l'incapacità di trovare soluzioni a problemi che scaturivano dalla crisi della politica, dei partiti politici, della società. Credo che queste riflessioni dobbiamo farle e non possiamo lasciarle soltanto a un partito o a uno schieramento politico, ma è da qui che dobbiamo ripartire, dal confronto in Aula e fuori dall'Aula, sulle cose concrete, sulle cose da fare, sulle quali non è che ci dobbiamo inventare nulla. Non è che dobbiamo dire se siamo a favore o no della spendita dei soldi del quadro comunitario di sostegno, dobbiamo fare in fretta a discutere e confrontarci e anche a scontrarci, per poi raggiungere comunque una decisione su come dobbiamo utilizzare al meglio quelle risorse che sono sicuramente le ultime che proverranno da quel versante. Abbiamo risorse, siamo in grado di definire gli strumenti per utilizzarle al meglio, abbiamo la necessità, Presidente Selis e Presidente Serrenti, di un'azione davvero interattiva tra Governo e Consiglio. In questi ultimi anni si va ponendo sempre di più, anche nei nostri dibattiti, l'accento sulla prevalenza dell'azione di governo rispetto all'azione legislativa, io non credo che noi dovremmo andare avanti in questa strada, credo che occorra trovare un giusto equilibrio e giusti spazi e per l'azione di governo che deve essere stabile e sicura, e per l'azione legislativa, e credo che questo risultato noi lo potremo ottenere se Governo e Consiglio regionale sapranno trovare le opportune intese e i modi di lavorare più idonei per poter davvero far fronte a questo compito arduo. Occorre cioè, a mio avviso, uscire dalla concezione statica e schematica dei rapporti gerarchici tra i livelli istituzionali per andare rapidamente ad applicare quelli che sono i principi e i concetti della cultura......

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, le ricordo che il suo tempo è arrivato a conclusione.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). Grazie. Sto concludendo, Presidente. Occorre davvero rapidamente introdurre non solo nella nostra legislazione, ma anche nella nostra prassi quotidiana, concetti come quello di sussidiarietà, concetti come quello della leale cooperazione e collaborazione istituzionale, dicendo con chiarezza, cari colleghi, che non è vero che tutto il male sta nella Regione e tutto il bene sta nelle province e nei comuni. Io credo che anche su questo punto noi dobbiamo fare chiarezza e prestare molto attenzione, non utilizziamo anche questo tema di discussione come slogan elettorale.

Credo che, se davvero noi sapremo portare avanti nel territorio, nel rapporto con i comuni, con le province e con lo Stato questo concetto di leale collaborazione e cooperazione istituzionale, riusciremo a creare le condizioni per poter dare una svolta alla crisi che attanaglia la nostra Isola e poter riaccendere la speranza nella nostra comunità.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

Corda(A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, Presidente Selis, tutti conoscono, e naturalmente lei più di noi, il significato della parola democrazia, cioè "forma di governo - cito dalla Treccani - il cui potere risiede nel popolo che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi". La sovranità popolare è intesa come dottrina, come ideale etico, come concezione che si fonda sul principio della volontà popolare. Quando il popolo viene chiamato alle urne, l'indicazione che viene dal suo voto non può e non deve essere mai nemmeno messa in discussione.

Lei, Presidente Selis, è stato democristiano, ora si ispira al vecchio Partito popolare ed è esponente di spicco del Partito popolare in Sardegna; chissà quante volte questo principio esaltante della democrazia l'ha spiegato ai giovani del suo Partito.

Vede, Presidente, lei ha chiesto a circa un milione di elettori sardi, forse qualcosa di più: "Volete che sia io il Presidente della Giunta regionale?" 68 mila le hanno detto sì, ma tutti gli altri, più di 900 mila, hanno ignorato la sua domanda dando indicazioni diverse, il che equivale ad un fragoroso e gigantesco "No, non vogliamo che lei sia il Presidente della Giunta regionale". Ma se l'onorevole Selis ha perso, si domanda tanta gente che ha poca dimestichezza con il macchinoso e truffaldino sistema politico sardo, perché è seduto in quella sedia? Una delle risposte possibili è che il Consiglio regionale se n'è "strafregato" di quello che avevano deciso i sardi e ha eletto lui, grazie all'onorevole Amadu che, stregato ed ammaliato dalla dea Poltrona, se n'è "strafregato" delle promesse fatte agli elettori che l'hanno votato e ha tradito la coalizione del centrodestra della quale faceva parte. Onorevole Amadu, non dica che l'ha fatto per dare un governo alla Sardegna, abbia rispetto per la gente, confessi, tanto l'hanno capito tutti, che lei ha tradito per uno sfrenato desiderio di poltrona!

Presidenza del Vicepresidente Spissu

(Segue CORDA.) In questi tre mesi e mezzo, in questo palazzo, abbiamo assistito a manovre sotterranee. Si sono fatti accordi, promettendo fedeltà contemporaneamente su più tavoli; abbiamo visto capovolgimenti di fronte, tradimenti dell'ultimo minuto, trappole come quella organizzata ai danni dell'onorevole Mauro Pili. Un vostro amico, anzi un vostro servo, ha inserito un "file" originale al posto di quello già corretto, l'ha fatto di nascosto dopodiché vi ha avvisato. Ma vergognosa è stata la strumentalizzazione che ne ha fatto la stampa anche nazionale, gridando allo scandalo per una cosa che chi si accinge a governare una regione o una nazione non solo ha il diritto ma ha il dovere di fare, cioè copiare da esperienze positive già verificate in altre parti del mondo. Questo avviene in tutti i campi compreso quello scientifico, sennò non ci sarebbe progresso.

Giornali e televisioni hanno suonato la grancassa del regime, per alcuni giorni, gettando fango sul Presidente Pili ed anche sulla Sardegna. Gli stessi giornali e televisioni non hanno tenuto conto di una denuncia ben più grave e di sostanza, e cioè che in una regione dove il 30 per cento della popolazione cerca lavoro, dove molte attività produttive sono paralizzate per la mancanza di danaro, dove gli agricoltori, i commercianti e gli artigiani sono strozzati dalle banche che chiedono interessi passivi più alti che in Lombardia, nelle casse della Regione ci sono circa 14 mila miliardi non spesi, e non perché non ci fosse bisogno di spenderli, ma per l'incapacità di governare, per l'incapacità di affrontare e risolvere i grandi problemi che ci trasciniamo da cinquant'anni, tutto questo mentre migliaia di persone non hanno nemmeno i soldi per mangiare, amici della sinistra, tutto questo mentre ci sono migliaia di padri di famiglia che non hanno i soldi per comprare le scarpe ai figli. Ebbene, le televisioni tutto questo l'hanno taciuto preferendo parlare di sei pagine copiate. Questo è veramente vergognoso ed umiliante.

Dopo tre mesi e mezzo forse verrà alla luce un governo che si presenta come una nuova presa in giro per i sardi, viene contrabbandato come nuovo di zecca, ma è sufficiente sentire i nomi per capire che così non è. I signori del centrosinistra, non contenti dei disastri che hanno già fatto, si preparano a fare il bis con una orchestra ancora più stonata di quella diretta del Presidente Palomba che però almeno, presidente Selis, poteva vantarsi di essere stato indicato dal popolo sardo.

Presidente, lei siede in quei banchi da più di 10 anni, è stato direttore del Centro di programmazione regionale, ha contribuito a programmare il disastro nel quale si trovano la nostra economia, il nostro apparato produttivo, l'agricoltura, l'artigianato, l'industria e il commercio. Ma, se poteva fare qualcosa di buono per questa terra, perché non lo ha fatto prima, quando ne aveva l'opportunità? E l'ha avuta per tanti anni.

Io mi domando cosa abbia di nuovo il presidente Selis da raccontare ai sardi. Ho sentito e ho letto la bozza di programma che ha fatto distribuire, è piena di ovvietà, di cose già dette da trent'anni a questa parte dai suoi predecessori. Chi non ha parlato di giovani, chi non ha parlato di turismo, chi non ha parlato di patti sociali? Se ne parla da trent'anni, ma sono sempre parole dette a vuoto. Il suo programma è un programma non certamente importante; forse avrebbe fatto bene a copiare, Presidente, magari a copiare dal programma di Mauro Pili, che era ben più corposo, copiato magari per una parte, ma certamente più importante di quello che ha presentato lei. Purtroppo, quelle che lei ha fatto erano e sono ancora vane promesse, mi riferisco per esempio a quelle che ha fatto ai giovani, e i giovani di cui lei parla sono i fratelli minori di quelli a cui sono state fatte le stesse promesse anni fa e sono invecchiati aspettando che queste promesse fossero mantenute, sono invecchiati aspettando di trovare un posto di lavoro. Molti di questi sono emigrati, hanno lasciato la Sardegna perché per cercare lavoro hanno dovuto lasciare la loro terra, così come altri avevano fatto vent'anni prima, trent'anni prima e quarant'anni prima.

Lei ha anche detto che occorre dare più spazio alle donne, ma anche queste sono parole al vento. Delle quattro donne presenti in Consiglio tre sono del centrodestra, una del centrosinistra. Perché l'unica donna presente nella sua coalizione, l'onorevole Ivana Dettori, dalla quale politicamente sono lontano, ma che è donna gradevole, intelligente e capace, rappresentante ideale delle donne di sinistra, se lei ha tanta stima, come ha detto, delle donne, perché le ha impedito di far parte della sua Giunta? Perché non ha indicato nessuna donna nella sua Giunta?

Tornando alla questione della legittimazione, lei dirà che anche noi abbiamo proposto come Presidente una persona diversa da Mauro Pili. Certo, questo è vero, però, vede Presidente, noi eravamo legittimati a farlo, perché è vero che Mauro Pili ha vinto le elezioni, ma è anche altrettanto vero che il popolo ha dato al Polo per la Sardegna il 48 per cento dei voti a fronte del 31 per cento dato a voi al primo turno, 17 punti percentuali in più , e quasi il 54 per cento al secondo turno. Quindi il popolo sardo ha espresso la volontà di essere guidato da un governo di centrodestra, per questo eravamo e siamo legittimati a fare ogni tentativo possibile per dare alla Sardegna il governo che i sardi hanno chiesto, cioè un governo di centrodestra.

Lei, Presidente, in questi giorni ha già iniziato a subire e subirà chissà quanti altri attacchi da gente che, ovviamente, facendo il proprio dovere, cerca di contrastarla, ma provi a immaginare cosa le direbbero i 900 mila sardi che non l'hanno votata, se la incontrassero per strada. Provi, la sera, prima di addormentarsi, a riflettere un attimo su questo punto.

Presidente, io sono convinto che lei sia una persona per bene, ed è per questo che le chiedo di fare appello a quella qualità nobile che lei certamente possiede, che si chiama dignità. Faccia un atto di coraggio, anche in ossequio a quella parola magica che è "democrazia"; rinunci ad una poltrona che il popolo non le ha dato e si dimetta.

(Interruzioni)

Io non sono Presidente, né mi candido a farlo, onorevole Cugini.

CUGINI (D.S.-F.D.). Ha chiesto i voti!

CORDA (A.N.). Io ho chiesto i voti, me ne hanno dato 2500 in più di quelli necessari per essere eletto consigliere. Caro onorevole Cugini, io ho avuto 2500 voti in più di quelli necessari per essere eletto consigliere, quindi sono qua a pieno titolo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, ho chiesto di parlare perché, dopo quattro mesi, anche un breve intervento può essere utile per dare un proficuo contributo al dibattito, e può essere certamente utile anche per superare quegli scontri che credo abbiano stancato chi ci ascolta e chi ci ha dato il voto.

Credo che noi non siamo più credibili e che nessuno più sia disponibile a venirci dietro. Intervengo anche per cercare, con questo contributo, di dare una svolta, e sollecitare i colleghi a cimentarsi su quelli che sono i problemi reali che stiamo vivendo.

Ritengo che vada sottolineata prima di tutto la soddisfazione, almeno la mia, e non credo di essere il solo, perché ci avviamo, mi auguro, alla conclusione di questa fase di avvio che è stata lunga e che comunque ha evidenziato nella nostra parte politica, tutta una serie di coerenze che occorre sicuramente sottolineare.

Iniziare a lavorare, per rispondere alla gente, per rispondere agli enti che non possono operare, alle imprese, a chi opera con difficoltà nella nostra regione e a tutti coloro che aspettano da noi delle risposte, credo che sia il nostro primo compito, e mi pare che, nell'intervento del Presidente, anche con umiltà, questo aspetto sia sottolineato e che sia uno dei principali argomenti.

Nelle dichiarazioni programmatiche ho trovato risposta all'esigenza di avvio immediato dell'attività della Giunta, all'esigenza di formare in fretta le Commissioni per consentire a questo Consiglio di lavorare, perché questo tutti si aspettano. Ho sentito un intervento articolato, puntuale, che riconosce i problemi e che cerca di proporre soluzioni. Ho apprezzato anche il coraggio nell'ammettere le difficoltà di questa maggioranza, che noi ci auguriamo possa contare su un numero sempre maggiore di consiglieri, e una disponibilità notevole a sollecitare questo Consiglio per fare proposte sulle riforme che tutti aspettiamo, a partire dalla legge elettorale. Noi ci troviamo infatti in questa situazione proprio perché la legge vigente, che è stata votata da questo Consiglio, ci mette in questa situazione di stallo da cui stiamo cercando di uscire.

Credo che tutto dipenda dalla riforma costituzionale che sta per essere approvata e che rende sicuramente inutile il referendum indetto per il 21 novembre, e per quanto attiene la proposta del Presidente noi riteniamo che sia giusto evitare le eccessive frammentazioni con l'istituzione di collegi elettorali più ampi. Credo che vada sottolineata la risposta che possiamo trovare a questo proposito attraverso il riordino territoriale delle Province. Proprio per questo credo che il primo sollecito da fare sia quello di procedere velocemente alla costituzione delle nuove province; una di queste è la provincia della Gallura, che credo possa partire da subito, ancora prima delle elezioni. Su questo dobbiamo fare in modo di dare una risposta immediata, dando una risposta anche a quelle esigenze di decentramento che tutti siamo pronti ad accogliere a parole, , ma poi quando si tratta di tradurle in misure concrete qualche volta non siamo conseguenti.

Anche l'istituzione delle altre province, naturalmente, deve essere portata avanti, dando, se è possibile, anche per queste una risposta immediata. Non dimentichiamo che abbiamo le amministrative nella prossima primavera e credo che questo debba essere un momento di partenza, un appuntamento che non possiamo perdere, anche perché sicuramente con le nuove province possiamo valorizzare meglio le risorse del territorio.

Ho trovato nelle dichiarazioni programmatiche anche delle proposte relative a un'altra esigenza, quella della riforma degli enti; se ne parla tanto, credo che anche su questo sia necessario cimentarsi. È un argomento difficile di cui si parla da troppo tempo e che da troppo tempo è stato rinviato. Credo che la riforma degli enti che ci consentirà di migliorare l'utilizzo delle risorse, ci potrà mettere nella situazione di essere più adeguati ai tempi che stiamo vivendo.

Credo che questa legislatura si debba caratterizzare in particolare per alcuni aspetti, che sono presenti a noi tutti. Da tempo ne stiamo parlando fra noi, nei partiti e nelle diverse realtà nelle quali operiamo. Uno di questi aspetti è sicuramente la gestione del territorio dal punto di vista urbanistico; abbiamo diversi piani territoriali paesistici che sono stati annullati, e gli altri che sono in una situazione di stallo. Su questo, coscienti che non possiamo buttare a mare il lavoro fatto, dobbiamo riprendere a parlare, dobbiamo fare in modo di trovare filosofie diverse, probabilmente dobbiamo anche verificare se esista la possibilità di elaborare un unico piano territoriale paesistico, adottando quindi criteri omogenei nella gestione del territorio, la cui assenza è stata evidenziata in quelli precedenti, e che sicuramente ci può dare la possibilità di arrivare in tempi brevi ad uno strumento che sia veramente in grado di rispondere alle nostre esigenze.

Questa legislatura si deve anche caratterizzare dal punto di vista della salvaguardia ambientale del nostro territorio, noi siamo favorevoli alle iniziative che consentano uno sviluppo compatibile, alle iniziative che salvaguardino le risorse ambientali ma che consentano anche il recupero di queste risorse, finalizzato al nostro sviluppo economico e a dare risposta al problema della disoccupazione che qui tante volte è stato sottolineato. Credo che uno dei primi argomenti che dobbiamo prendere in considerazione sia quello del recupero del patrimonio immobiliare abitativo, sia delle zone interne che delle coste, al turismo; credo che possano essere trovati incentivi perché questo recupero possa essere portato avanti. Mi riferisco sia a incentivi di tipo economico, sia a interventi di altro tipo,quali per esempio modificazioni degli indici volumetrici per adeguarci agli standard che sono necessari per questa trasformazione.

Credo che in questa legislatura noi dobbiamo trovare risposte all'esigenza di riequilibrio del territorio per non attuare la politica del "chi ha avuto ha avuto" con tutto quello che consegue, senza naturalmente dimenticare, e lei l'ha sottolineato, l'esigenza di rivendicare al Governo nazionale interventi che consentano il riequilibrio della Sardegna nei confronti delle altre regioni del nostro Paese.

Sono necessarie infrastrutture che servano a colmare i ritardi nello sviluppo di alcune parti della Sardegna, non solo delle zone interne ma anche di alcune zone costiere. E' importante superare i ritardi nella realizzazione di alcune grandi strutture, per esempio della 131. È davanti agli occhi di tutti che, mentre nella parte meridionale sono in corso grandi lavori, nella parte settentrionale della 131 siamo ancora nella situazione degli anni '70. E' necessario completare le infrastrutture per l'irrigazione e per l'elettrificazione del territorio perché, attraverso queste opere, si possano colmare le differenze e gli handicap attualmente presenti.

Voglio sottolineare anche, sempre parlando di ambiente il problema fortemente sentito, che vorrei che diventasse patrimonio di tutti, dell'erosione delle coste, in particolare nel nord della Sardegna. E` un grave problema, lo si sta incominciando a sentire in maniera forte perché la scomparsa di spiagge importanti sicuramente creerà problemi anche dal punto di vista economico. Si tratta di risorse che noi riteniamo che vadano salvaguardate; occorrono interventi radicali, immediati e puntuali.

Sempre per entrare nel merito dei problemi, perché questo mio intervento vuole dare un contributo all'individuazione di soluzioni adeguate, credo che vada sottolineato il grave problema dell'utilizzo delle cave; noi continuiamo a occuparci dell'estrazione e non riusciamo invece a fare qualcosa nel settore della trasformazione. Sappiamo che stiamo perdendo grandi risorse sia per quanto riguarda il valore aggiunto dei prodotti sia per quanto riguarda l'occupazione, sappiamo che così consumiamo velocemente il nostro territorio, e naturalmente non ce lo possiamo permettere e non ci possiamo permettere neppure che, nell'utilizzo di queste risorse, non esista il controllo necessario sul ripristino dal punto di vista ambientale delle zone interessate.

Voglio fare alcuni esempi, perché sono vicini al mio territorio. Ci sono cave che stanno per nascere intorno a Muros, si tratta di cave di sabbia, sopravento, il che sta a significare che renderanno quel paese invivibile. Ci sono cave da cui si estraggono materiali che vengono poi lavorati altrove, mi riferisco a Ossi e a Florinas; Ossi si trova costantemente sotto la minaccia delle mine per la presenza di cave troppo prossime al centro abitato, e se andassimo a verificare il ritorno dal punto di vista economico e occupazionale ci renderemmo conto che il saldo è del tutto negativo.

Signor Presidente, il problema idrico oggi è fortemente sentito; alle soglie del terzo millennio, ci ritroviamo ancora senza un collegamento fra i bacini. Se n'è parlato tanto, io non ero in questo Consiglio ma ho seguito attentamente il dibattito e le proposte su questa materia e credo che la soluzione di questi problemi debba caratterizzare questa legislatura. Occorre far sì che non vadano disperse a mare grandi risorse idriche, che venga incrementato il numero dei bacini, che venga recuperato l'uso delle acque reflue di città come Cagliari, Sassari ed altre.

Ho detto che questa legislatura deve caratterizzarsi per le attenzioni nei confronti del cittadino, e lei nel suo intervento programmatorio lo sottolinea parlando di sicurezza e di sanità. Io credo che ci siano alcune cose che possono essere fatte subito. Mi riferisco per esempio al problema dell'attivazione degli uffici periferici del Difensore civico. Credo che tali strutture debbano essere presenti in ogni provincia per facilitare l'accesso ad esse del cittadino. Una proposta in tal senso era già stata fatta e probabilmente anche approvata. Dobbiamo attuare volontà che sono state già espresse e che sono rimaste sulla carta.

Sono stato sollecitato a intervenire su un altro aspetto e voglio farlo in questo mio primo intervento. Mi riferisco alla questione della salute nello sport. Oltre il 70 per cento dei giovani che praticano lo sport a livello dilettantistico oggi sono privi di regolari certificati medici, perché costano, perché, se in una famiglia tre figli praticano un'attività sportiva, questo comporta una spesa di mezzo milione che molti non si possono permettere.

Questo mio intervento non può che essere breve perché non è possibile entrare nel merito di tutte le proposte contenute nel suo programma. Prima di concludere, voglio però mettere in evidenza anche un aspetto che tutti hanno sottaciuto e che invece va fortemente sottolineato, cioè il rinnovamento che pure in questo Consiglio vi è stato. Questo ci deve far sperare, perché circa la metà di questo Consiglio, se non di più, è composta da nuovi consiglieri; alcuni di essi sono giovanissimi, quelli ai quali rivolge tanta attenzione nel suo programma e che hanno sicuramente all'interno di questo Consiglio degli sponsor importanti, che sono sicuramente portatori di istanze che in questo mandato legislativo devono trovare risposta.

Ho apprezzato il passaggio nel quale lei sottolinea che la formazione, l'informazione e l'informatizzazione devono essere alla base di tutte le attenzioni che questo Consiglio vuole dare alla nostra Regione.

Noi siamo in Sardegna e abbiamo in questi giorni esportato nel mondo una grande iniziativa: Tiscali; a significare che, con gli strumenti attualmente disponibili non esiste più, se lo vogliamo, quell'isolamento che è stato il nostro handicap e la causa dei nostri ritardi. Credo che su questo ci dobbiamo muovere, su questo dobbiamo puntare per non vedere più molti giovani emigrare, ma piuttosto per importare risorse e capacità imprenditoriali che, sicuramente, nella nostra terra possono trovare spazio e possono trovare quell'ospitalità che siamo fieri di possedere, ma in particolare il clima e le bellezze naturali che sono il valore aggiunto rispetto a ciò che possono offrire le altre regioni del nostro Paese e, perché no, anche le regioni d'Europa.

Chiudo qui il mio intervento facendo naturalmente gli auguri al Presidente e a tutta la Giunta alla quale riconosco capacità e voglia di fare. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io condivido alcune delle difficoltà che in aula sono state illustrate da alcuni colleghi della mia coalizione, così come da alcuni colleghi dell'altra coalizione. La Sardegna è in una condizione difficile e i cittadini, gli elettori, gli imprenditori e tutti sardi chiedono una situazione di governabilità. Credo, però, che la situazione di governabilità non possa prescindere né da alcune responsabilità precise su quanto fino ad oggi è accaduto, né tanto meno da una legge elettorale assolutamente mostruosa, che ha determinato la situazione di sostanziale ingovernabilità che tocca una coalizione e l'altra.

Ma su questa legge regionale io, che non ero presente nei banchi del Consiglio nella precedente legislatura, non posso che dire che è una responsabilità dalla quale chi ha governato non si può sottrarre, perché il bisogno di chiarezza su questa legge elettorale non è di oggi e ha determinato molte delle difficoltà delle sei Giunte Palomba.

La verità vera è che ci sono molte cose in Sardegna che si vuole che rimangano immutate, nella speranza che, non toccando niente, qualcuno di volta in volta ci guadagni. Non è mai chiaro chi ci deve guadagnare, ma certamente non ci guadagnano i sardi. Io credo che questo porti ad uno stato di confusione, manca la chiarezza rispetto all'impegno che questo Consiglio deve assumere per le modifiche della legge elettorale che sono poi, sebbene i sardi non mangino leggi elettorali, determinanti ai fini del controllo del governo della Sardegna. Io sono convinta che questo bisogno di governabilità non possa essere disgiunto dalle soluzioni dei problemi.

Onorevole Selis, debbo dirle con rammarico che, conoscendola da vent'anni come una persona concreta, nel leggere le dichiarazioni programmatiche non trovo proposte di soluzione ai problemi. Io le ho lette nel tentativo di capire quali sono le soluzioni che condivido e quali quelle che non condivido. Presidente, mi è stato veramente difficile perché non c'è una proposta che sia una! È triste pensare che l'elenco della spesa che lei ci ha presentato e che tutti conosciamo sia privo di qualsiasi proposta di soluzione. Viene vanificato totalmente quello che lei dice sul fatto di essersi sacrificato al bisogno di governabilità che esprime la Sardegna. Ad essere un po' maligni ho anche pensato che nel fatto che nelle sue dichiarazioni non sia contenuta nessuna proposta, nessuna priorità, nessuna indicazione dei tempi di realizzazione, forse sta il segreto dell'essere riusciti a raccogliere 41 possibili voti; perché se non si entra nel merito delle questioni non si deve litigare su niente e gli assetti sono anche più facili da raggiungere. Se, invece, si entra nel merito delle questioni e si esplicitano le proposte sulle soluzioni che si vogliono dare ai problemi, forse aumenta il livello di conflittualità ed è più difficile raggiungere i 41 voti che servono per la maggioranza.

Per la verità ha ragione il collega che dice che la coalizione di centrodestra qualche errore l'ha compiuto. L'ha compiuto certamente, perché noi spesso ci siamo fermati a discutere nel merito delle soluzioni che volevamo dare ai problemi, non trovandoci, quindi, sempre tutti d'accordo e tralasciando forse un aspetto che poteva essere prioritario, quello di cercare comunque un accordo, non importa sulla base di quali soluzioni. Però, se questo può essere definito un errore, ben vengano errori di questo genere. Noi ci siamo presentati agli elettori dicendo che avevamo un programma preciso, abbiamo individuato i problemi della Sardegna, però abbiamo anche indicato i modi e i tempi in cui intendevamo risolvere questi problemi, assumendoci così una grande responsabilità. Si può essere d'accordo o no sulle soluzioni che noi proponevamo, però questo sforzo l'abbiamo fatto, convinti come siamo che la Sardegna abbia bisogno di questo e che la tuttologia serva a poco.

Debbo anche dire, presidente Selis che quando sono andata ad analizzare, al di là delle affermazioni generali, la situazione dei vari settori, mi sono trovata fortemente imbarazzata nel leggere che il settore commercio va potenziato. Esiste una legge sui piani commerciali che attribuisce alla Regione la quasi totale competenza in materia, fissando gli ambiti entro i quali devono muoversi poi le province con i piani provinciali e, a cascata, i comuni; questa legge ha privilegiato totalmente la grande distribuzione penalizzando fortemente il piccolo commercio, e forse è questo uno dei punti dai quali partire.

Certo, presidente Selis, è difficile dover dire che quello che lei ha sostenuto fino ad avant'ieri oggi diventa non vero, diventa qualcosa da superare. Anche questo però forse sarebbe il segno di un po' di coraggio nei confronti degli elettori da persona leale, quale io la giudico, ed anche capace di assumersi le proprie responsabilità e di riconoscere gli errori che sono stati commessi. Ebbene, queste cose non si dicono e diventa un'affermazione general-generica, che ormai ripetono tutti, -anche mio figlio che è in seconda media- che le imprese sono un elemento fondamentale per lo sviluppo della Sardegna. La legislazione vigente non prevede alcun sostegno reale alle imprese, soprattutto a quelle piccole e medie. E nessuno di noi può dimenticare o far finta di dimenticare che il problema dell'occupazione si risolve esclusivamente attraverso l'esistenza di piccole e medie imprese stabili e consolidate. Il problema dei paesi e delle regioni come la nostra è che le imprese nascono e muoiono in un arco di tempo molto breve e non hanno nessuna possibilità di dare occupazione stabile alla gente.

I piani straordinari per l'occupazione sono un modo come un altro di accontentare alcune famiglie lasciandone altre sul lastrico. E non vorrei, come in alcune situazioni è successo, che poi queste famiglie da accontentare venissero scelte sulla base di un criterio che non è obiettivo, ma è un criterio di convenienza partitica ideologica o elettorale, perché questa è la vera ingiustizia.

Lei parla, nelle sue dichiarazioni programmatiche, di sardi che riconoscono comunque alla Regione un ruolo positivo e da protagonista perché continuano a rivolgersi a questa Regione. Presidente, abbiamo il coraggio di dire che i sardi si rivolgono a questa Regione perché non hanno alternative, perché questa grande piovra che è stata messa in campo in questi vent'anni di centrosinistra in Sardegna fa l'asso pigliatutto. E tutto passa per i canali e le maglie della Regione. Non è una scelta dei sardi, è un obbligo! E' un capestro che i sardi purtroppo non hanno scelto, ma al quale devono sottostare.

Presidenza del Presidente Serrenti

(Segue PILO.) Credo che nel dare 152 mila voti a Mauro Pili, i sardi in realtà intendessero sottrarsi proprio a questa logica, intendessero sottrarsi ad una logica che li obbliga a chinare la testa perché le scelte devono comunque essere fatte a palazzo, nei corridoi, troppo spesso all'interno delle sedi dei partiti e non invece attraverso un criterio trasparente di diritti e di doveri che siano prestabiliti e che possano valere per tutti. Presidente, le debbo dire che questa , che qualcuno può anche dire che io cito perché la mia è una posizione alternativa alla sua, è la posizione che decine di persone mi hanno espresso in campagna elettorale quando mi dicevano: "Non ti posso aiutare nella campagna elettorale perché mio figlio perderebbe il posto nei lavori socialmente utili, perché mio marito verrebbe mandato a casa e non gli verrebbe rinnovato il contratto.".

Presidente, queste sono cose gravissime per la nostra Isola!

PIRISI (D.S.-F.D.). Voi avete fatto queste cose!

(Interruzioni dai consiglieri di Alleanza Nazionale e Forza Italia)

PRESIDENTE. Prego, colleghi, moderiamo le intemperanze verbali. Continui, onorevole Pilo.

PILO (F.I.-Sardegna). Sono cose di fronte alle quali non è più possibile tacere, ed io mi aspettavo, Presidente, per come la conosco, che le sue proposte contenessero la soluzione anche a questi problemi, per riportare la Sardegna in uno stato di diritto che attualmente viene negato e, purtroppo, viene negato proprio a quelle fasce deboli alle quali la Sinistra dice di voler dare protezione. Queste non sono protezioni. Le fasce deboli non hanno bisogno di queste protezioni. Hanno bisogno di proposte che possano consentire a chiunque, per esempio, di scegliere la scuola che ritiene più opportuna per la formazione e l'educazione dei propri figli, senza che questo sia un privilegio consentito soltanto alle famiglie benestanti che possono sostenere, in aggiunta al prelievo fiscale per pagare la scuola pubblica, il costo della retta della scuola privata, laddove la famiglia ritenga che il messaggio che viene trasmesso al proprio figlio sia più consono alla propria formazione e ai propri ideali.

Queste sono le cose fondamentali. Mi pare anche di poter dire che alcune delle affermazioni contenute nelle sue dichiarazioni programmatiche, sembrano fungere da tappabuchi, giusto perché non si poteva non dirle e qualcuno doveva essere accontentato. Mi riferisco in particolare alle affermazioni riguardanti le donne, e a quelle relative alla specificità sarda, all'autonomia, all'autogoverno e all'autodeterminazione. Sono cose che ritrovo, senza alcuna indicazione dei necessari strumenti di attuazione, ripetute qua e là.

Da questo punto di vista, Presidente, le debbo dire onestamente che mi sento un po' offesa; mi sento offesa come appartenente alla specie protetta delle donne in politica, perché dobbiamo essere protette, visto e considerato che siamo una razza in estinzione; non abbiamo mai brillato per la presenza delle donne nelle istituzioni in Sardegna, ma debbo dire che probabilmente questa volta abbiamo toccato il fondo. Ma, Presidente, lei non può dire che questa tutela deve avvenire attraverso la garanzia di maggiore democrazia e rappresentatività nei partiti e nei movimenti politici. Questa è un'affermazione assolutamente condivisibile, ma che non può rientrare nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, perché non è di sua competenza. Può essere un appello che io sottoscriverei domani mattina, ma non rientra negli impegni che lei può assumere nei confronti di questo Consiglio e nei confronti dell'esterno, perché questo è un fatto che riguarda esclusivamente la vita interna dei partiti e dei movimenti politici. Ma è un'affermazione che io sottoscriverei domani mattina. Io sono una persona onesta e dico che è vero che in questa Giunta non ci sono donne, ma nemmeno nella Giunta presentata da Mauro Pili c'era una rappresentanza femminile, perché gli uomini continuano a non essere convinti che le donne rappresentino una risorsa. Forse rappresentano invece per loro il pericolo di una possibilità di modificare realmente, e in senso trasparente e concreto, la politica in Sardegna, perché, siccome noi facciamo normalmente i conti e facciamo la spesa, siamo un po' più pratiche, e questo forse non va bene.

Ma mi sento anche offesa Presidente, come imprenditrice, perché non mi piace questa affermazione banale diventata ormai un luogo comune, sulle le piccole e medie imprese. Lei dice una cosa che io condivido, quando dice che le piccole e medie imprese si devono adattare all'attuale situazione di mercato. In Sardegna, le piccole e medie imprese, le stiamo ammazzando. In particolare le sta ammazzando la classe politica perché in realtà quando poi, per i cinque anni della passata legislatura e anche nei cinque anni precedenti alle Giunte Palomba, non si è fatto niente per le politiche del credito, così come lei, nelle sue dichiarazioni, niente ha inserito di veramente concreto su questo tema. lei sa bene che le piccole e medie imprese rischiano di morire o continueranno a morire. Non mi piace essere citata come donna e come imprenditrice su cose che poi non vanno a parare da nessuna parte. Mi sento presa in giro, e vorrei osare di più, non consento a nessuno di essere citata senza che ci sia la proposta di una strada da percorrere sulla quale io possa dire "la condivido, non la condivido, ne propongo un'altra".

Mi sento offesa anche come madre, perché anch'io ho una famiglia, una di quelle famiglie che lei definisce: "Cellula essenziale e tessuto connettivo della società". Presidente, non ho trovato niente nelle sue dichiarazioni programmatiche che mi consenta davvero di dire: "Sono d'accordo sulla proposta o non lo sono". Questo è un modo per aiutare le famiglie che tendenzialmente sempre più vengono espropriate del loro ruolo?

L'ultima cosa che voglio dirle è che, in sintesi, mi sento offesa come sarda. Mi sento offesa perché, nonostante la diversità di impostazione fra la coalizione della quale io faccio parte e la coalizione della quale lei fa parte, credevo davvero che ci potesse essere la volontà di proporre ai sardi un percorso nuovo. Non vorrei che lei invece si fosse trovato imbrigliato dalla necessità di garantire la continuità col passato. Avendo lei presieduto il Consiglio della precedente legislatura, oggi forse le viene in salita dire quali sono le cose che condivide e quelle che non condivide. Non vorrei che questo richiamo alla governabilità alla fine nascondesse un bisogno, che è quello della governabilità degli enti e degli apparati, delle circa 90 nomine delle quali si parla, perché questa sarebbe veramente una condizione miserabile per la nostra Sardegna. Spero anche che queste nomine non siano condizionate dalla necessità di fare del sottogoverno uno strumento che accontenti i partiti ma da quella di avere uno strumento che consenta lo sviluppo della Sardegna, con l'assunzione di misure concrete, al fine di snellire le strutture che devono essere snellite, di valorizzarle o di restituirle ai privati, laddove essi ne siano stati espropriati.

Presidente, io credo che dobbiamo avviare una fase nuova, nella quale si badi all'interesse generale e non all'interesse particolare, come diceva il collega Salvatore Sanna, di cui ho apprezzato l'invito ad aprire un confronto in nome dei bisogni della Sardegna. Presidente, voglio capire: il confronto su che cosa? Non ci si può confrontare sull'elenco della spesa, perché l'elenco della spesa lo conosciamo tutti. Abbiamo bisogno di sapere su ogni singolo aspetto che cosa proponete che venga fatto e in quali tempi, in modo tale che tutti noi ci possiamo esprimere dicendo le cose sulle quali siamo d'accordo. Ma soprattutto credo che sia giusto e doveroso che i sardi che hanno votato o la vostra coalizione o la nostra, siano messi nelle condizioni di capire la differenza tra le vostre proposte e quelle che abbiamo fatto e che continueremo a fare noi. E, soprattutto, se riuscirete a fare questa Giunta, credo sia giusto che l'opposizione, esprimendo il suo parere, possa anche proporre delle integrazioni o delle modifiche. Ma se le proposte non ci sono o non sono comprensibili, questo è assolutamente impossibile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Onorevoli colleghi, onorevole Presidente, sono passati quindici giorni da quando il presidente incaricato Selis ha ricevuto l'investitura da parte di questo Consiglio per presentare il programma di governo e la giunta che dovrà attuarlo.

Ritengo che, proprio perché sono passati quindici giorni, un primo obiettivo sia stato raggiunto. Un primo impegno è stato rispettato con la presentazione in tempi ragionevoli ed accettabili di una proposta risolutiva della crisi istituzionale che stava ormai degenerando in una farsa a più atti e, a mio avviso, con contenuti e aspetti anche tragicomici. Oltre 3 mesi sono stati persi inutilmente dal centrodestra, che ha tentato di dare vita a una maggioranza, basando tutte le proprie azioni sui presupposti della corruttela politica, per ottenere il consenso non all'interno dello schieramento che si era presentato alle elezioni, bensì da persone che avevano mietuto consensi all'interno delle file del centrosinistra; questo alla faccia del sistema bipolare e della trasparenza. Era un progetto basato sull'arroganza, un progetto scellerato, senza costrutto e privo di qualsiasi dignità politica che, non a caso, è fallito.

Ma questa è storia del passato, utile da ricordare, soprattutto, a mio avviso, da parte di coloro che nel centrodestra sono stati gli artefici di tale scellerata politica. Vi sono perciò grossi elementi su cui riflettere, proprio perché chi fa errori dovrebbe acquisire una buona dose di umiltà e dovrebbe avere il coraggio di confrontarsi con il progetto che oggi è stato presentato dal presidente Selis per la coalizione di centrosinistra.

Io ho seguito questo dibattito e lo sto seguendo con passione, ma devo dire che, finora, nel merito delle questioni concrete che attanagliano la nostra Isola, si è sorvolato molto, nel senso che da parte della coalizione del centrodestra si è preferito rimanere all'interno di un discorso general-generico, con segni di isterismo inconcludente, che rispecchia la vecchia politica che in questo Consiglio abbiamo già conosciuto fin troppo nel passato, cioè la politica dell'inconcludenza.

Oggi, intorno a questo Presidente, se non sbaglio, vi sono ben nove forze politiche che hanno permesso, attraverso precise indicazioni, di dare vita alla formazione di un governo ed alla elaborazione di un programma. Il Presidente sollecitava da parte di tutta l'Aula ulteriori osservazioni, dichiarandosi disponibile ad accoglierle e penso che esse verranno avanzate nel corso del dibattito, proprio per la costruzione di un percorso condiviso e condivisibile.

Le forze politiche che compongono questa maggioranza, seppure molto diverse tra loro per storia, cultura e politica, chiaramente ciascuna con la propria dignità, hanno saputo in un momento così particolare di difficoltà convergere sull'unica via maestra; prima, durante il periodo preelettorale, dando vita alla nascita della grande coalizione autonomista; in seguito avendo la capacità di aprire un dialogo, un confronto con le forze politiche che si sono presentate alle elezioni in una posizione di autonomia rispetto alle due grandi aggregazioni, quelle forze cioè che hanno mantenuto per tutta la campagna elettorale una posizione di legittima equidistanza dai due poli. Non c'è quindi nessun ribaltone, nessun tradimento dell'indicazione degli elettori, ma solo una capacità diversa da quella del centrodestra di aprire un dialogo con forze che hanno deciso di partecipare a un progetto di governo per elaborare un programma comune chiaro e trasparente.

Vedete, le forze politiche riescono ad acquisire una dignità e ad avere una valenza politica nel momento in cui sanno dialogare anche con altri, nel momento in cui, pur nella loro diversità, riescono a mettersi insieme per raggiungere un obiettivo comune. Penso che in questi ultimi giorni sia avvenuto proprio questo: abbiamo manifestato la volontà di batterci per un ideale, la volontà di batterci per un progetto comune, che significa non soltanto elaborazione di linee guida di governo, ma significa anche determinare discriminanti rispetto ai progetti di altri. Dalla lettura dei programmi del Presidente Selis e del Presidente Pili, mi sembra che vi sia una sostanziale differenza nelle linee di governo. E' questo che bisogna cogliere, è questa la diversità, è questa la scelta di campo che alcune forze politiche hanno fatto oggi rispetto a ieri, col confronto sulle cose da fare e su come si vuole governare questa nostra regione.

Il Presidente, nella sua introduzione, ha dichiarato che è necessario avviare la legislatura, con un Governo a termine, che consenta comunque l'insediamento delle Commissioni e il funzionamento del Consiglio regionale, un governo che consenta nel concreto a questo Consiglio regionale di iniziare a lavorare. Noi consideriamo questo Governo non un governo di mera transizione. E' chiaro a tutti che vi è una limitatezza nei numeri, che vi è una limitatezza nella rappresentanza all'interno di questo Consiglio, per cui si possono ingenerare elementi di difficoltà, però non si può pensare che un Governo, anche con la limitatezza dei numeri di cui oggi dispone, possa essere considerato un Governo a termine. La verifiche sono necessarie, ma sono necessarie per verificare lo stato di attuazione dei programmi e l'azione politica che nel frattempo si è attivata, per verificare anche se vi sia la necessità di modificare o di adeguare la squadra, o la stessa azione politica decisa al momento della sua formazione. E' un governo dei cui limiti numerici siamo consci, ma siamo convinti che abbia la determinazione e le capacità per incominciare ad affrontare i grandi problemi che attanagliano questa nostra Isola.

Le dichiarazioni del Presidente per altro hanno spaziato, a mio avviso, sugli aspetti fondamentali della nostra situazione economica, politica e sociale; non hanno nascosto i limiti dell'azione politica, non hanno nascosto i ritardi che comunque esistono, non hanno nascosto gli stessi limiti dimostrati dal Governo nazionale rispetto ad alcune questioni fondamentali per l'economia della Sardegna. Io ho letto tutto il programma del Presidente Selis, e ho rilevato che esso ribadisce alcuni concetti che devono essere non soltanto per il centrosinistra, ma io penso per tutto questo Consiglio regionale, elemento fondante, se vogliamo veramente una nuova stagione dell'autonomia della Sardegna. Mettere in evidenza i ritardi non vuol dire fare il piagnisteo, è rivendicare il ruolo che la nostra Isola deve avere all'interno del Mezzogiorno e che quest'ultimo deve rivendicare a sua volta in questa nostra nazione. Denunciando i problemi che noi abbiamo con lo stesso Governo nazionale, il Presidente ha messo in risalto anche i risultati raggiunti, perché sul piatto della bilancia ci sono le cose buone e le cose cattive. Le forze politiche mettono in risalto di volta in volta le cose buone o le cose cattive, non si fa mai un ragionamento sereno che tenga conto di una situazione che è molto più complessa ed articolata, perché in questa nostra società ci sono aspetti buoni e cattivi; è indubbio che questa nostra Regione, nell'ultima fase della legislatura, ha raggiunto obiettivi considerevoli, anche nel confronto col Governo nazionale. Per molti versi quelle intese devono essere tradotte in atti concreti, per cui bisogna avere la capacità di dare loro continuità; non possiamo fermarci alla mera soddisfazione perché si sono elaborati documenti che contengono i presupposti per il miglioramento delle condizioni della nostra società. Dobbiamo avere la capacità di parlare con chiarezza, riconoscendo i nostri limiti, però con la volontà di andare avanti.

Molti parlano qui di discontinuità, quasi che la discontinuità sia l'elemento determinante per fare in modo che le cose cambino e cambino in meglio. Onorevoli colleghi, io come molti di voi ero presente anche nello scorso Consiglio regionale, ed insieme abbiamo fatto una serie di cose, e abbiamo anche approvato una serie di leggi, non ultima quella sul piano per il lavoro e lo sviluppo, su cui nel programma del Presidente Pili non era scritta una sola parola, e nei vari interventi non si è sottolineata la necessità di completare quel progetto, attuando i provvedimenti che abbiamo approvato all'unanimità e per i quali anche voi vi siete battuti,. Forse che la legge numero 28 non era anche cosa vostra, che avete chiesto nella conferenza del lavoro e dello sviluppo? Forse che l'articolo 3 che riguarda l'artigianato e la possibilità di spendere i 200 miliardi fermi nelle casse della regione non è un'esigenza di tutti noi ed anche vostra? Questo è l'elemento che manca, la volontà di capire che non tutto è da buttare a mare, perché così facendo si rischia di buttare via anche il bambino assieme all'acqua sporca.

Ed allora cerchiamo di ragionare sulle cose concrete, cerchiamo di capire se in quest'Aula vi è la volontà di confrontarsi tra le diverse forze politiche e di comprendere le reali necessità del popolo sardo. Vogliamo capire se si vuole continuare nel gioco delle parti, per cui quello che diciamo noi è sbagliato e quello che dite voi è giusto, o se invece vi è la volontà, partendo da questa situazione, di riconoscere che si possono fare passi in avanti comprendendo quali sono non le esigenze nostre, ma di quelli che sono fuori di quest'Aula, di quelli che aspettano risposte, di quelli che sono stufi della nostra litigiosità. E' giusto che vi sia un confronto anche aspro, ma è necessario soprattutto che alla fine si "quagli" su un obiettivo concreto, e si abbia la capacità di concretizzare le cose che si dicono. Non è più ammissibile la paralisi amministrativa dovuta a interferenze politiche che ostacolano la realizzazione concreta delle cose che qui si decidono.

Nel programma presentato dal presidente Selis, si affrontano alcune questioni delicate che non interessano soltanto il centrosinistra o la coalizione autonomista, ma che riguardano l'intera Assemblea legislativa, anche perché non è pensabile che le grandi riforme, così come diceva per altro il collega Sanna, vengano fatte dalla maggioranza; è chiaro che devono essere fatte da una maggioranza perché deve esserci una maggioranza che le vota, ma devono essere fatte possibilmente dalla maggioranza più ampia possibile dell'assemblea, perché sulle questioni fondamentali non vi può essere la sopraffazione degli uni nei confronti degli altri. Mi sto riferendo in modo particolare alla questione della legge elettorale. Io ho letto il programma presentato dall'onorevole Pili - lo dico perché si è detto che noi siamo poco chiari - e in quel programma non c'era assolutamente niente in proposito. Noi abbiamo cominciato a parlarne, abbiamo cominciato a dare una serie di indicazioni che, a mio avviso, hanno un grande valore, perché dimostrano che forze politiche pur profondamente diverse, sono riuscite in qualche modo a darsi una linea di condotta che punta ad avere un risultato, e non a parole, ma nei fatti. Vi pare cosa da poco che la Giunta, che i è formata da forze politiche diverse, senza togliere nulla alle prerogative del Consiglio, si assuma il ruolo di iniziativa per risolvere questa situazione e dare avvio alla modifica di questa parte importante della legislazione per poter garantire maggiore governabilità e dare più forza al governo regionale? Può essere anche poco, ma il poco è meglio di niente, perché voi su questa materia non avete detto assolutamente niente, e sono convinto che ci sarà la necessità di discutere, ma noi intendiamo la democrazia come partecipazione. Non intendiamo la democrazia come la possibilità per una esigua maggioranza o una grande minoranza di cancellare le sensibilità altrui, perché, vedete, la Sardegna è fatta di tante sensibilità e vi sono forze politiche che, seppure non grandissime, hanno storia e cultura. Si può pensare che queste forze politiche che hanno una grande cultura possano essere cancellate da un sistema che premia soltanto i grossi poli? O non è forse necessario che, invece di chiedere una generica indicazione, questo Consiglio si cimenti sulla necessità di darsi una norma che, oltre a garantire la governabilità, garantisca anche la degna rappresentanza delle forze politiche attuali, e anche di quelle che potrebbero formarsi? E' forse un delitto? Io penso di no. Noi abbiamo iniziato a parlarne.

Avrei voluto parlare del merito delle dichiarazioni ma vedo che il tempo a mia disposizione sta per finire. Mi limito a dire due parole perché queste dichiarazioni molto ampie e articolate danno risposte a tanti quesiti ancora aperti. Mi permetta, Presidente, di citare una questione che ritengo non sia degnamente approfondita, cioè la questione energetica. Lei ha indicato una serie di priorità, però, Presidente, mi permetta, ha dimenticato la questione delle privatizzazioni, quello che significa la privatizzazione in Sardegna di interi siti produttivi nel settore dell'energia, perché passeremo da un monopolio pubblico a un monopolio privato. Penso che questa sia una questione importante che questo Consiglio dovrà per forza di cose affrontare, e sia quindi degna della attenzione sua e dell'intera Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

Floris Mario (U.D.R.). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, signor Presidente della Giunta, vorrei innanzitutto sottolineare una profonda convinzione politica e morale: governare la Sardegna è un'impresa complessa e difficile a causa della drammatica situazione che viviamo per l'altrettanto drammatica crisi economica; una crisi ormai al limite della ribellione, aggravata anche dall'ingiuria di Dio che ci ha regalato due anni di spaventosa siccità. Pertanto, signor Presidente, abbia tutta la mia comprensione ed attenzione; noi non remeremo contro la Giunta se questa opererà nell'interesse della Sardegna.

Una fase dell'autonomia volge al termine, la fase della pura rivendicazione, della contestazione ed accettazione, iniziata dal cattolico democratico Paolo Dettori. Il rapporto di dipendenza Regione-Stato si è frantumato con la morte delle partecipazioni statali, che ha decretato la fine della grande industria, una tragedia subita dai sardi con il più complice silenzio della Regione. La fine dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, la cessazione del sistema delle partecipazioni statali, l'avvio del processo di privatizzazione dell'area pubblica, l'incalzante crisi finanziaria dei maggiori gruppi industriali, la ricerca di una più equilibrata ridefinizione del rapporto costi-benefici delle politiche di incentivazione alla produzione, le dismissioni dei grandi gruppi industriali, sono elementi che condizionano lo sviluppo dell'Isola, determinano i livelli occupativi e riducono gli ammortizzatori sociali.

In questa situazione, mentre occorre arginare gli effetti negativi di questo processo di cambiamento con un confronto duro con il Governo, appare essenziale costruire una nuova strategia di sviluppo.

La Sardegna si trova ad affrontare, con inadeguati e insufficienti ammortizzatori sociali ed economici, gli effetti di una imponente politica di ristrutturazione e dismissioni dell'industria pubblica, quale il settore chimico e quello estrattivo. Purtroppo le politiche di restrizione dei bilanci e il contenimento dei trasferimenti di risorse statali alla Regione, oltre alla distruzione del tessuto sardo di piccole e medie imprese, determinano l'aumento delle debolezze strutturali dell'economia della società sarda. Il reddito sardo, infatti, è purtroppo determinato in gran parte dalla spesa pubblica, con una percentuale che varia dal 45 al 55 per cento. La sola pubblica amministrazione determina una quota di circa il 20 per cento del reddito dei sardi. La struttura produttiva isolana è contraddistinta da un'incidenza in termini di valore aggiunto del 5,8 per cento in agricoltura, del 28,9 per cento nell'industria e del 65,7 per cento in altre attività. In termini occupazionali le quote di incidenza sono del 14,3 per cento in agricoltura, del 23,6 per cento nell'industria e del 68 per cento in altre attività; praticamente non esiste in Sardegna imprenditoria, il quadro è drammatico!

E' la ridottissima capacità produttiva del sistema, il prodotto interno lordo, il dato più eclatante della nostra crisi; pensiamo che, senza il fatturato di due aziende chimiche - petrolifere, saremmo tra gli ultimi in Europa, e non avremmo certamente bisogno di batterci per restare dentro l'Obiettivo 1, ci spetterebbe di diritto. Il tessuto produttivo autenticamente sardo non produce niente. Il DPEF approvato dal Consiglio regionale prevede un ritmo di sviluppo produttivo contenuto, e poiché esiste una stretta correlazione tra prodotto interno lordo ed occupazione solo tra quarant'anni potremo ridurre la massa di disoccupati di oggi.

Questa fase dell'autonomia è stata messa in crisi, come sappiamo, dalla caduta del muro di Berlino, dalla morte del comunismo, dalla fine dello stalinismo, dall'ingresso dell'Italia in Europa, dalla globalizzazione dell'economia. La Sardegna ha vissuto passivamente tutti questi sommovimenti epocali che sono politici, sociali, economici ed istituzionali, continuando a mantenere inalterate strutture e politiche ormai superate.

Si apre oggi una nuova fase dell'autonomia, all'alba del terzo millennio, sulla spinta di profondi cambiamenti istituzionali, l'autonomia in uno stato federalista, la ricerca di nuovi poteri nella direzione di una sovranità seppure minore, la necessità di ottenere un ruolo diretto nella Comunità europea.

Le sue dichiarazioni, signor Presidente, non hanno colto questo senso storico, non danno risposte politiche, non danno quello che i sardi oggi si aspettano, una regione forte, moderna, orgogliosa, organizzata, capace di far sentire la sua voce. Più che dichiarazioni programmatiche definirei il suo discorso una bella relazione sociologica, da convegno di studi, dove la politica è assente; la politica, nel senso più alto, cerchi di recuperarla nella sua replica. La sua analisi è generica, onnicomprensiva, sono indicati i fini, i grandi obiettivi ma non come raggiungerli, non sono indicati gli strumenti concreti, gli strumenti politici, la linea è quella vecchia, già sperimentata senza successo nel passato.

Il filo conduttore che sembra orientare le sue scelte, l'investire in qualità, appare come un'affermazione che non trova concretezza nelle scelte politiche; la nuova autonomia impone scelte radicali perché tutto nel mondo e nella stessa società è cambiato; occorre avere questa consapevolezza. Infatti le istituzioni sono inadeguate rispetto ad una società dinamica e profondamente mutata anche a causa dell'internazionalizzazione dell'economia e della cultura. Il sistema sardo oggi è fallimentare, abbiamo davanti a noi un'Isola che da anni ha un sistema a sviluppo bloccato, incapace di generare nuovo reddito e nuova occupazione. Dobbiamo prendere atto che è la fine di un ciclo della nostra economia. La Sardegna è da tempo al palo nella corsa per lo sviluppo. Mentre il mondo occidentale galoppa, ci troviamo in mezzo al guado che separa il passato dal futuro, ma siamo fermi, incapaci di trovare il punto che ci consenta di entrare nella modernità senza distruggere le nostre radici. Spesso mi chiedo come mai il governo di centrosinistra non abbia avvertito questo nuovo scenario. Spesso mi domando come mai la Sardegna, nonostante le grandi risorse finanziarie di cui ha avuto disponibilità, 50 mila miliardi negli ultimi 5 anni, non faccia parte di questo rinascimento tecnologico che sta sconvolgendo tutti i sistemi di produzione. Il dottor Grauso aveva tentato una di queste strade, ma è stato ostacolato duramente, stanco di combattere oggi è colpito dalla sindrome di Stoccolma, lo comprendiamo, il coraggio non è una virtù che si può inventare.

Questo sistema, nelle sue articolazioni bancarie, burocratiche, regionali e statuali non è capace di affrontare la sfida della competizione. Il nostro sistema dei trasporti, delle telecomunicazioni, della pubblica amministrazione, dell'energia, dei settori governati dagli enti regionali, e in particolare il farraginoso e costoso sistema bancario, porta la Sardegna ai margini dello sviluppo. E` un sistema, signor Presidente, che ha creato 350 mila disoccupati, che determina una capacità produttiva insignificante: la nostra è una delle ultime regioni d'Europa. Le sue risposte sono oggettivamente deboli, noi aspettavamo uno shock, proposte forti così come chiedono il mondo sindacale e quello imprenditoriale. Sono risposte eccessivamente continuistiche mentre oggi gli imprenditori, i pastori, i contadini e i giovani chiedono una discontinuità per dare speranze. E deboli sono anche gli elementi di sardizzazione per rendere i sardi protagonisti dello sviluppo e dell'autonomia; ad esempio occorre una politica diversa nei confronti dei grandi gruppi industriali e commerciali che drenano le risorse in Sardegna e che poi vengono costretti dallo Stato a pagare le tasse fuori dall'Isola. E` mai possibile tollerare, come è stato fatto sinora, la cacciata di dirigenti e subappaltatori sardi delle grandi aziende nazionali che operano in Sardegna? Le recenti cronache dell'Intermare sono davanti agli occhi di tutti, ma abbiamo visto anche di peggio alla SARAS come all'ENI. Ormai la fanno ovunque da padrone le imprese siciliane e pugliesi. I Quattro mori -il Partito dell'onorevole Sanna- anche con le bende vedono queste assurdità, la loro sofferenza è la nostra. Noi abbiamo posto ripetutamente l'esigenza di un cambio radicale del sistema sardo, indicando un modello come quello catalano, più vicino alla nostra sensibilità e cultura, un modello che produce sviluppo ed occupazione coniugandoli con l'orgoglio dell'appartenenza.

Abbiamo indicato la necessità di intraprendere con coraggio e modernità una via sarda allo sviluppo, una linea totalmente diversa, originale, né di destra, né di sinistra, ma nostra, con i sardi protagonisti. Avrei gradito nelle sue dichiarazioni, signor Presidente, almeno per un omaggio ad una linea richiamata da noi e dal Partito sardo, almeno un richiamo. Prendo atto della sua linea, uno schema nazionale trasferito in Sardegna che ha ben poca sintonia con la nostra peculiarità autonomistica. Non so cosa risponderà il futuro assessore sardista, forse che "Parigi val bene una messa", a meno che non gli basti il contentino nella replica, come ha fatto qualche altro consigliere regionale quando lei, fuori sacco, non nelle dichiarazioni scritte, ha fatto riferimento ad un comune della Sardegna.

Il suo accenno al costo del denaro in Sardegna non mi pare indichi una linea chiara e concreta. Noi riteniamo che ci sia bisogno di una forte e coraggiosa iniziativa. Sinora -e su questo mi voglio soffermare per qualche minuto perché mi sembra abbastanza importante per la Sardegna- la politica agricola regionale è stata caratterizzata da una sostanziale confusione, dominata da uno scontro impari tra la politica comunitaria e un sistema agroindustriale legato a schemi antichi, ormai superati. Si tentò in Sardegna di competere per quantità e non per qualità con i più attrezzati produttori europei in una guerra di prezzi che ci ha visto sempre soccombenti. La Regione non ha mai compreso pienamente la portata innovativa e vincente della nuova filosofia agroambientale dell'Unione Europea che, se bene applicata, potrà risolvere tutti i problemi del comparto. Due sono le linee guida: l'agricoltore non è soltanto colui che produce beni, prodotti agricoli o zootecnici, ma è anche soprattutto colui il quale produce risorse ambientali, o ancor meglio produce beni agricoli nel rispetto delle regole ambientali, ecologiche e biodinamiche, per cui il sistema dei contributi non esiste più, esiste un articolato sistema di aiuti al reddito, grazie al quale il reddito derivante dal prodotto agricolo è costituito da due fattori, il rapporto equilibrato tra costo e prezzo di mercato e l'aiuto comunitario per la realizzazione di una produzione rispettosa dell'ambiente e soprattutto della salute del cittadino. Da qui discende la seconda linea guida dell'Unione europea. Un discorso ecoambientale non è più concepibile da solo, ma soltanto ed esclusivamente all'interno di un discorso integrato di sviluppo rurale, un concetto rivoluzionario che è svincolato dalla semplice produzione dei beni alimentari, e che concepisce la produzione agricola come un tutto organico inserito in un contesto ecoambientale, architettonico, paesaggistico ed antropologico. Il valore da rispettare e tutelare, a costo di importanti incentivazioni, è proprio il valore ecoantropologico del territorio concepito nel suo complesso umano, biologico e naturalistico. All'interno di questo valore sono comprese tutte quelle attività agricole, artigianali e di cultura materiale che erano alla base della nostra storia contadina e che possono diventare la base profonda di una nuova situazione rurale.

La Regione sino ad ora non ha compreso appieno l'importanza rivoluzionaria di questa recente impostazione programmatica e quest'anno sta correndo il rischio, se non corriamo al più presto ai ripari, di bruciare la possibilità di utilizzo di quest'ultimo regolamento dell'Unione Europea che consente quasi di triplicare gli incentivi agli agricoltori sardi. Noi non solo dobbiamo recepire questo regolamento, ma potenziarne gli effetti in una dimensione complessiva che consenta il recupero saggio e intelligente del nostro territorio, attraverso un recupero dell'architettura, del paesaggio ed attraverso la realizzazione di migliaia di piccole realtà non solo produttive di beni ecologici, ma anche di risorse agrituristiche, artigianali ed ambientali, il tutto inserito in un contesto organico e armonioso da poter vendere all'interno di quelle nicchie di mercato che vedono nell'ambiente della Sardegna la nostra risorsa maggiore.

Bisogna riorganizzare tutti gli enti strumentali a questo scopo, ricostruire l'intera realtà agroambientale della Sardegna in un disegno complessivo, armonico e non confuso, in modo che la burocrazia serva da impulso e consulenza vitale agli imprenditori agroambientali e non da freno o controllore come invece oggi avviene. La macchina burocratica non deve più avere compiti di polizia giudiziaria, come di fatto si è sinora verificato, ma di fattivo supporto, rapido ed efficiente a un sistema che dovrà essere velocizzato e umanizzato.

Signor Presidente, la Giunta ha forse una maggioranza per esistere, ma non per governare, per affrontare i drammatici problemi della Sardegna e per realizzare le riforme necessarie.

L'U.D.S., una forza nascente a forte connotazione popolare di ispirazione cristiana, sardista, riformista e solidale, intende operare nell'interesse esclusivo della Sardegna. Pertanto, sulla questione sarda, sui grandi nodi storici, come nei migliori momenti autonomistici, essa intende dare il suo contributo se la Giunta sarà capace di presentare proposte serie.

L'iniziativa della Giunta Selis-Grauso (mi perdoni l'espressione), finalizzata all'approvazione del bilancio, per evitare vuoti pericolosi di potere, per evitare il degrado ulteriore della pesante situazione economica, troverà responsabile contributo nell'U.D.S..

Al di là della coerenza e del giudizio politico e morale, in ordine al repentino mutamento di giudizio di Grauso, non ci sentiamo defraudati. Non comprendiamo, invece, quali nobili ragioni politiche abbiano spinto il mio amico, onorevole Amadu, a sacrificare i suoi ideali di cambiamento, quando la maggioranza veniva già assicurata dall'onorevole Grauso, ormai diventato un cherubino.

Tuttavia, la lunga ed estenuante crisi è la conseguenza di una situazione anomala, determinata da un sistema elettorale anacronistico, per la presenza di tre forze politiche: il Polo che, piaccia o no, ha ottenuto sul voto cosiddetto politico la maggioranza assoluta (e, in qualunque sistema democratico, un Presidente con quella maggioranza avrebbe formato la Giunta); le forze di centrosinistra che hanno invece ottenuto un maggiore successo nelle elezione primarie; il centro, costituito dai partiti non romani, che ha ottenuto un significativo successo.

Tre quasi vincitori sono tre sconfitti. Sono l'anomalia del sistema. Ci auguriamo che il referendum del 21 novembre possa rappresentare un momento di chiarezza e semplificazione.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la nostra linea, la linea dell'U.D.S., in questa fase di transizione, vuole riportare nel dibattito la politica nel suo più alto significato. Il nostro vuole essere un contributo per riportare fiducia e speranza tra i sardi. Intendiamo recuperare, come nei momenti più alti della politica, il ruolo centrale del Consiglio, come massima espressione della volontà popolare e del potere autonomistico; un Consiglio, un Presidente del Consiglio, nel quadro della nostra concezione che attribuisce alla regione a sovranità seppure minore, che devono avere un ruolo e una presenza non formale, ma politicamente alta, in Europa, nel Mediterraneo e presso il Parlamento italiano.

Se questo avverrà può essere la premessa e la condizione perché la Sardegna cresca e cambi e il Consiglio possa rendersi interprete dell'antica e sofferta aspirazione dei sardi ad essere protagonisti del proprio destino.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 45.