Seduta n.36 del 09/11/2004
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
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del Presidente SPISSU
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della Vicepresidente LOMBARDO
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del Presidente SPISSU
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della Vicepresidente LOMBARDO
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del Presidente SPISSU
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del Vicepresidente PAOLO FADDA
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del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 9 e 37.
ORRU', Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 5 novembre 2004, che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione pubblica per l'affidamento a tempo determinato di incarichi di collaborazione a laureati presso l'Assessorato dei trasporti". (65)
"Interrogazione LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di caos presso l'Azienda USL n. 1 di Sassari". (66)
"Interrogazione CUCCA - BIANCU - ADDIS - CUCCU Giuseppe - COCCO - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI, con richiesta di risposta scritta, sulla urgente necessità di completamento dei lavori di ristrutturazione dell'edificio del Palazzo di Giustizia di Nuoro". (67)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 8. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente, intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento presentato dai colleghi Pisano, Cassano, Dedoni e Vargiu. Ancora una volta, forse l'ultima, anzi sicuramente l'ultima, viene riproposta la necessità che il Consiglio regionale non venga trasformato in un ufficio chiamato a ratificare le decisioni altrui. La volontà degli emendatori è quella di eliminare, prima delle parole "trasmissione al Consiglio regionale del Piano paesaggistico regionale", le parole "adozione da parte della Giunta regionale".
E' evidente ciò che i presentatori di questo emendamento hanno voluto sottolineare ancora una volta, e cioè il fatto che il potere legislativo del Consiglio regionale non può essere messo in discussione e per questo motivo tutte le istanze che sono pervenute sui termini della pubblicazione hanno necessità di essere trasmesse al Consiglio regionale. Crediamo che questo sia un passaggio importante della norma che stiamo esaminando, perché è evidente, ed è stato più volte richiamato in quest'aula, che il Consiglio regionale nella materia della pianificazione territoriale regionale e nella subordinata pianificazione paesaggistica regionale ha un compito primario che gli è riconosciuto dallo Statuto e da una prassi istituzionale consolidata, secondo la quale l'Assemblea parlamentare è chiamata al principio e alla potestà di indirizzo su tutte le partite della pianificazione.
Ed è altresì evidente che questo emendamento ripropone con forza l'esigenza che il Consiglio regionale, per quanto riguarda la procedura che è stata più volte richiamata durante l'esame della norma, possa avere quel potere di indirizzo che purtroppo in tutto il testo di legge è stato disatteso e dimenticato, riducendo lo stesso Consiglio regionale, nei passaggi che vedremo anche dopo, a un mero ufficio "passacarte" e cancellando, in tutto o in parte, forse più in tutto che in parte, i poteri che gli derivano dall'essere un'assemblea parlamentare.
Noi voteremo quindi a favore di questo emendamento, perché riteniamo che si debba in tutti i modi riaffermare il ruolo del Consiglio regionale. Se questo non dovesse essere, così come abbiamo colto nelle dichiarazioni rese più volte dai colleghi della maggioranza, è evidente che saremo di fronte a una sottrazione dei poteri del Consiglio regionale e la pianificazione paesaggistica e territoriale assumerà la veste di un piano aziendale approvato da un consiglio di amministrazione, che non solo non esercita le azioni di tutela ambientale, ma può fare, senza nessun tipo di controllo da parte dell'Assemblea regionale, tutto ciò che meglio ritiene. Tutte le pressioni, non soltanto da interessi privati, possono essere raccolte in quell'indirizzo.
Io vorrei ricordare qui che il Piano paesaggistico regionale non individua le aree a seconda delle esigenze territoriali, ma è un indice di categorie e come tale è indispensabile creare le condizioni perché esso possa davvero trasformarsi in uno strumento di partecipazione anziché essere solamente il risultato di una mera decisione di un consiglio di amministrazione.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole La Spisa, chiederei ai colleghi di aiutare la Presidenza a fare in modo che sia data la facoltà di parlare a tutti coloro che intendono intervenire. Invito pertanto i colleghi a iscriversi per le dichiarazioni di voto prima che l'ultimo oratore concluda il suo intervento, perché una volta che la Presidenza avrà indetto la votazione si procederà in tal senso e non saranno accettate altre iscrizioni.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà. Chiedo ai colleghi che sono in aula e volessero intervenire di iscriversi a parlare prima che l'onorevole La Spisa termini il suo intervento.
LA SPISA (F.I.). Credo che sia giusto e opportuno fare una verifica della presenza dei colleghi in aula, perché non mi sembra che ci sia il numero legale, quindi chiedo che venga verificato.
PRESIDENTE. Quindi sta chiedendo una verifica del numero legale?
LA SPISA (F.I.). Sì.
PRESIDENTE. Chi appoggia la sua richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, OPPI, CAPPAI, PILI.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BIANCU - CAPPAI - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - LA SPISA - LAI - LICHERI - MARROCU - OPPI - ORRU' - PILI - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Franco - VARGIU.)
PRESIDENTE. Sono presenti 22 consiglieri, compresi i consiglieri Pili e Oppi che hanno chiesto la verifica. Non essendoci il numero legale sospendo per trenta minuti la seduta, che riprenderà alle ore 10 e 17.
(La seduta, sospesa alle ore 9 e 47, viene ripresa alle ore 10 e 20.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Onorevole Pili, su che cosa intende parlare?
PILI (F.I.). Presidente, intendo reiterare la richiesta di verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, OPPI, CAPPAI, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CAPPAI - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIORICO - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - OPPI - ORRU' - PILI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - VARGIU.)
PRESIDENTE. Sono presenti 37 consiglieri, compresi i consiglieri Cappai, Pili, La Spisa e Oppi, che hanno chiesto la verifica. Non essendo presente il numero legale, sospendo per mezz'ora la seduta, che riprenderà alle ore 10 e 52.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 22, viene ripresa alle ore 10 e 52.)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 48. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Non importa, Presidente, anche se avete accelerato questa votazione evitando di verificare se qualche consigliere intendeva avanzare qualche richiesta, abbiamo comunque recuperato più di un'ora e mezzo rispetto alla tabella di marcia, perché evidentemente i colleghi della maggioranza hanno ritenuto di riposare un po' di più stamane per prepararsi la nottata.
L'emendamento numero 48 introduce anche in questo caso la possibilità di stabilire un tempo più congruo, più rispettoso della procedura di partecipazione dei cittadini al ruolo fondamentale della pianificazione territoriale regionale e, in particolar modo, di quella paesaggistica. Un termine, quello introdotto da questo comma, che riguarda la pubblicazione all'albo pretorio per circa quindici giorni. Termine di quindici giorni assolutamente mai utilizzato nemmeno per il più piccolo e marginale piano attuativo comunale. Quindi è assolutamente impensabile che il termine di pubblicazione di quindici giorni all'albo pretorio sia accettabile.
Questo emendamento, che sottoponiamo all'attenzione e al voto dell'Aula, con il mio personale voto favorevole, ha l'intento di raddoppiare il termine portandolo a trenta giorni, nel quadro dell'azione che abbiamo riproposto, e cioè sottrarre tempi inutili alla burocrazia regionale, tempi assolutamente eccessivi rispetto al termine di predisposizione delle linee di indirizzo, inizialmente indicato in sei mesi, ma la Giunta ha dichiarato di voler accogliere un emendamento che riduce tale termine a tre mesi.
La dimostrazione che se c'è disponibilità, riconoscendo che sei mesi rappresentano il 50 per cento del tempo utile per predisporre gli stessi piani territoriali paesaggistici, il termine di un anno può assolutamente essere ridotto. Diciamo questo perché la volontà di presentare all'Aula le linee di indirizzo sei mesi dopo l'approvazione di questa legge ha un significato ben preciso: se è corretta l'interpretazione temporale vuol dire che la Giunta avrebbe già prodotto il 50 per cento del lavoro e che evidentemente la presentazione delle linee di indirizzo sarebbe non soltanto inutile, ma priva di qualunque concreto contributo del Consiglio regionale alla elaborazione definitiva del Piano paesaggistico regionale.
Quindi la proposta di portare da quindici a trenta giorni il termine di pubblicazione non può non trovare un accoglimento ragionevole da parte del Consiglio regionale, come abbiamo chiesto più volte.
In questo stesso comma si registra un aspetto assolutamente preoccupante per quanto riguarda il potere legislativo, perché si prevede che la Giunta trasmetta il PPR al Consiglio regionale nonché ai Comuni, due poteri di pari grado costituzionale ma con funzioni diverse rispetto al Piano paesaggistico. La prima, quella del Consiglio regionale, dovrebbe essere di indirizzo e quindi legislativa e l'altra, quella dei Comuni, è una funzione esecutiva e quindi attinente all'applicazione del Piano. Noi votiamo a favore, quindi, perché anche in questa occasione non si è tenuto conto del ruolo del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signori della Giunta, colleghi, riprendo il pensiero che ho espresso ieri sera per cercare di dare il mio modesto contributo, ritengo positivo, a questo disegno di legge, spiacente solo che malgrado la buona volontà e malgrado la buona fede mia e anche degli altri colleghi, questa azione politica sia inserita, in questo momento contingente, in un contesto che vede l'opposizione arroccata su un'azione ostruzionistica, chiamiamola così, ma io non la considero tale, perché ritengo che l'opposizione stia facendo la sua parte.
Detto questo, già ieri abbiamo detto, in relazione a un altro comma, che giustamente i comuni, ma principalmente i cittadini, hanno la necessità di avere il tempo di visionare, di esprimersi e quindi poter presentare i ricorsi e le istanze al Comune e alla Regione una volta esaminato il P.U.C. o il Piano paesaggistico regionale che deve essere nei vari comuni affisso agli albi pretori.
Oltre a me altri consiglieri qui presenti, che sono stati o sono ancora amministratori comunali, sanno perfettamente che questo è un termine molto ma molto riduttivo, e non è che si voglia da una parte accorciare, come è stato detto ieri, e dall'altra allungare i tempi di approvazione della legge. No, ci sono tempi che sono necessari ai cittadini, che sono i primi attori attivi e passivi delle scelte urbanistiche, per poter esprimere il loro diniego o il loro assenso sul Piano paesaggistico e, credetemi, quindici giorni di pubblicazione all'albo pretorio non sono niente, l'esperienza lo insegna, specialmente nei piccoli comuni, ma credo dappertutto. E data anche, come ho detto ieri, la mancanza quasi totale di approccio a questo tipo di elaborato importantissimo per lo sviluppo socioeconomico di ogni centro urbano, poiché la gente, anche nei centri grossi, dà uno sguardo all'albo pretorio quando va a chiedere un certificato o altre cose personali, ecco allora che i quindici giorni di pubblicazione diventano un tempo abbastanza ristretto. Il termine di trenta giorni senz'altro darà la possibilità ai Comuni e alla Regione di affermare che, comunque sia, i tempi di esposizione sono stati sufficienti; se poi in un mese, chiaramente previa sufficiente informazione, il cittadino non si premura di visionare o farsi spiegare se le norme riguardano un suo bene o un suo diritto, allora chiaramente non si potrà dire che i tempi per prenderne visione sono stati ristretti. Questa è una cosa logica e credo che l'emendamento numero 48, al di là di tutto quello che si può dire, debba essere senz'altro accolto dalla maggioranza, perché di fatto non è teso ad allungare il brodo, questa è la sacrosanta verità, ma a dare ai cittadini il tempo necessario per potersi esprimere. Ecco perché esprimo su di esso parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io credo che l'emendamento numero 48, sul quale annuncio il mio voto favorevole, sia uno di quegli emendamenti che avrebbero potuto riavvicinare le parti in contrasto in quest'Aula. E' un emendamento, per motivazioni già illustrate da chi mi ha preceduto, che dà la possibilità reale ai cittadini di intervenire nel merito del Piano. E' vero, quindici giorni di esposizione all'albo pretorio sono una garanzia, ma realisticamente non è possibile che un cittadino possa così poco tempo esaminare un atto di tale complessità e importanza. E d'altronde l'emendamento proposto per portare a trenta giorni il tempo di esposizione non credo che modifichi sostanzialmente l'intento del legislatore e della Giunta, di approvare in tempi celeri e certi il disegno di legge. Non modifica sostanzialmente, allora se è vero che si vuole discutere in Aula, nel luogo deputato alla soluzione di un problema che da giorni abbiamo, cioè la mancanza di dialogo, discutiamo nel merito degli emendamenti e dell'articolato. Nel merito, io mi chiedo che cosa sostanzialmente modifichi, nell'impalcatura della legge, consentire ai cittadini di esprimere il proprio parere. Mi sembra un atto di correttezza e di democrazia. Certo, non credo che ci sia molta disponibilità nei confronti di questi emendamenti da parte dei colleghi di maggioranza, la cui disponibilità a discutere seriamente nel merito dell'articolato e degli emendamenti viene annunciata a parole, però essi rifuggono e sfuggono al confronto di merito. Poi, magari, stasera ci ritroveremo a discutere del fatto che molti colleghi sono intervenuti fuori tema, che non si è parlato seriamente della legge, e non mi sembra questo il caso, perlomeno per quanto riguarda i primi emendamenti illustrati. Poi ci sarà sempre chi avrà modo di giudicare l'operato degli altri in maniera del tutto superficiale, magari arrivando a lavori iniziati, dopo averci fatto perdere un'ora e mezzo e dicendo che noi vogliamo continuare con l'ostruzionismo. Io invito realmente il Presidente della Commissione, i componenti della Commissione, la Giunta e i colleghi tutti, a dire quali sono le motivazioni per cui sostanzialmente la legge viene modificata se si prevedono trenta giorni di esposizione all'albo pretorio, già previsti tra l'altro dall'articolo 11 della legge 45, che voi state modificando, e negli emendamenti numero 42 e 1. Noi siamo disponibili ovviamente, riteniamo opportuno abbattere i tempi di discussione, perciò non si tratta di una conquista di tempi a favore o a sfavore di qualcuno, è semplicemente la volontà di consentire ai cittadini l'esercizio democratico delle loro osservazioni. Noi tutti sappiamo che quindici giorni non sono sufficienti, nello stesso articolo 11 della legge 45 è previsto, ripeto, che il termine sia di trenta giorni, quindi perché modificare proprio questa previsione che sostanzialmente dà una possibilità democratica maggiore al cittadino?
Invece sui termini inerenti alla burocrazia della stessa amministrazione regionale interveniamo, tant'è che proponiamo di ridurli da sei a tre mesi, ma non scarichiamo le responsabilità delle nostre lungaggini sui cittadini, che hanno tutto il diritto di fare le proprie osservazioni a ragion veduta e dopo un'analisi attenta degli atti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevoli colleghi, vorrei iniziare con una storiellina realmente successa, mi dispiace che non sia presente l'onorevole Randazzo, perché è un fatto che è capitato ad Aritzo. Un disturbatore della rivendita di vino locale Su Tzilleri, dopo insistenti richieste di andar via da parte degli avventori che si sentivano disturbati alquanto dalla sua attività già fuori della normalità, a un certo punto è stato letteralmente scaraventato fuori dagli avventori e dal barista, proprio mentre sopraggiungevano i carabinieri, i quali nel chiedere spiegazioni hanno capito cos'era successo e hanno cercato di arrestare l'uomo per fargli passare ventiquattr'ore in caserma a smaltire la sbornia. Nel frattempo il solito avventore ritardatario, che della scena non aveva capito granché, rivolgendosi ai carabinieri disse: "Ma ita seis ponindoddu in motu a strappu?", cioè "lo state mettendo in moto a strappo?" Io credo che più o meno sia quello che sta succedendo qui, cioè che questo Consiglio abbia cercato, ieri notte, di darsi una mossa, ossia di rimettersi in moto con una proposta che però mi sembra non abbia avuto grande esito. Se il richiamo alla necessità di produrre, quindi di rimettere in moto la macchina consiliare, e la richiesta di iniziare a lavorare fino a tarda notte, riprendendo i lavori stamattina, hanno sortito questo effetto, credo che l'autista non stia guidando molto bene o che perlomeno ci sia un guasto in tutto il meccanismo. Alla politica trovare la soluzione, però noi dobbiamo ritornare all'argomento in discussione, cioè alla necessità di aumentare il termine di pubblicazione degli atti, ora previsto in quindici giorni, al fine di consentire ulteriori osservazioni, ricorsi e quant'altro. Effettivamente quindici giorni sono molto pochi ed è difficile ripetersi perché l'argomento è lo stesso del mio ultimo intervento di ieri notte, quindi stiamo dialogando tra sordi, non ci si ascolta forse, però è logico, è troppo poco il tempo previsto, ci sono troppe lungaggini per coloro che attendono di vedere riconosciuto un proprio diritto con questa legge. Si impongono dei vincoli inaccettabili che allungano notevolmente i tempi e ciò nonostante abbiamo ragione noi quando diciamo che non è credibile che tutto si possa limitare ai soli due anni previsti da questo testo di legge, perché è un termine realmente troppo ristretto per poter espletare tutto l'iter di approvazione del Piano paesaggistico. E se i tempi sono ristretti, credo che la maggioranza il problema se lo sia anche posto se ha cercato di accorciare intanto i termini della esposizione dei bandi, vuol dire che ha capito la gravità di quello che stava facendo e che le conseguenze potevano essere nefaste.
Riconoscete che avete fatto qualcosa che non va bene, perché se voi stessi avete cercato di ridurre al minimo i tempi, sapete bene che i tempi della politica non sono certi, che non c'è certezza, che esistono i ricorsi al TAR, e su tutta questa vicenda io sono convinto che tra breve il Tribunale amministrativo ci riserverà delle sorprese. Certo, può riservare delle sorprese anche a noi, nel senso che può dare ragione alla maggioranza, ma può anche dare ragione all'opposizione, togliendo alla maggioranza un argomento molto forte di sostegno alle proprie tesi, argomento che , in un prossimo intervento, per non abusare del tempo a disposizione, avremo modo di approfondire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io intervengo molto brevemente per annunciare il voto favorevole all'emendamento in discussione. Come già altri colleghi hanno avuto modo di sottolineare, il tema trattato in questo emendamento non è di poco conto, può apparire insignificante, ma secondo una certa filosofia vi è da parte della pubblica amministrazione in genere sfiducia nei confronti dei cittadini, da cui il termine strettissimo loro concesso per prendere visione di un atto per di più molto complesso. Voglio vedere quale cittadino che non sia un tecnico, un esperto della materia, può rivolgersi agli uffici della Regione per esporre le proprie ragioni, per manifestare i propri intendimenti legittimi in relazione a parti importanti del Piano paesaggistico. Io mi domando se, nel rapporto cittadino-pubblica amministrazione, quindi cittadino-Regione, i termini che stiamo prevedendo siano congrui oppure no. E' vero, sembra assurdo porre l'accento su un aspetto apparentemente marginale di una legge che sotto altri aspetti è disastrosa per l'economia della nostra Isola. Ieri mi ha telefonato un cittadino che possiede una casetta nell'agro di Alghero; dalla chiacchierata telefonica è risultato che questa casa è situata a circa 1800 metri dal mare e che lui si rivolto all'ufficio tecnico del Comune di Alghero per chiedere l'autorizzazione all'ampliamento di una stanza. gli è stato risposto: "No, non si può fare". "Come non si può fare?" Qualcuno gli ha detto: "Legga i giornali, è in corso l'esame di una normativa che prolungherà questa inibizione per almeno diciotto mesi". Questo cittadino, davanti a un funzionario del comune di Alghero, ha detto che in questo modo la Regione induceva il cittadino a ricorrere ad altri strumenti, come l'abusivismo o altro, perché ampliare una stanza di una casa di campagna, nell'agro di Alghero, peraltro una casa preesistente, non causa nessun impatto ambientale particolare. E a quel cittadino stupefatto ho riferito che noi stavamo valutando ogni utile iniziativa per indurre in qualche modo ad approvare una normativa che non incidesse così pesantemente.
Per tornare all'emendamento in esame, si propone di prolungare i termini di quindici giorni; oltre tutto si tratta di termini non ben precisati, può succedere magari che qualcuno spedisca la propria lettera contenente le sue osservazioni per posta anziché portarla a mano, ma se un cittadino del Nord Sardegna che deve presentare un'istanza a Cagliari e non riesce ad arrivare in tempo, cosa fa? Il giorno dopo magari trova l'ufficio chiuso o gli viene detto: "Torni la prossima settimana". I trenta giorni diventano un'inezia rispetto a situazioni di questo genere, figuriamoci quindici giorni!
Quindi ci troviamo di fronte a una legge che in tutti i suoi aspetti presenta delle incongruenze incomprensibili, e allora ogni occasione può essere utile perché noi, come legislatori, assumiamo una decisione più propositiva al di là di quello che può essere il muro contro muro, la contrapposizione maggioranza-opposizione. Io credo, però, che ponendoci nell'ottica delle esigenze preminenti dei cittadini e della comunità, sia possibile raggiungere un accordo su alcuni punti qualificanti, fermo restando che c'è un programma di governo che la maggioranza ha sottoposto agli elettori e a cui si sente vincolata, per carità. E' noto il mio pensiero anche sotto altri aspetti, ma non è questo il momento per parlarne, credo però che, valutate le conseguenze, il legislatore abbia il dovere, al di là degli schieramenti politici, di trovare soluzioni che abbiano un impatto il meno negativo possibile sulla pubblica opinione, soprattutto sugli operatori dei settori economici interessati. E davanti a questo cittadino di Alghero che doveva ampliare una stanza si trova costretto probabilmente a commettere un abuso. Io mi pongo una domanda, ma ce la dovremmo porre tutti quanti: perché non pensare a una norma diversa per le città che vivono sul mare?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Anche questo emendamento, sul quale annuncio fin d'ora il mio voto favorevole, dovrebbe far riflettere un po' di più, perché non è il solito emendamento volto a far perdere tempo, che voi definite ostruzionistico, ma è un emendamento che abbiamo proposto e dettato noi perché capiamo le esigenze degli enti locali. E mi meraviglia che i tanti sindaci presenti nel centrosinistra non riconoscano che questo è un emendamento a cui sicuramente va dato un voto favorevole.
Gli amici Cuccu, Biancu, Pisu, Orrù, Pinna e Corrias sanno benissimo che quindici giorni di pubblicazione di un atto non sono niente. Il comma 3 dell'articolo 2 recita: "…ai Comuni interessati ai fini della pubblicazione all'albo pretorio per la durata di quindici giorni". Il fine della pubblicazione presso il comune qual è? Rendere edotti tutti i cittadini, anche di quel comune, di ciò che la Regione ha fatto a seguito della concertazione e di tutti gli atti antecedenti la delibera di adozione del piano. E allora dico: quando arriva il Piano io sono costretto, come minimo, a convocare un'assemblea pubblica. Generalmente nel mio comune ne convoco molte (per l'eolico ne ho convocate tre o quattro e tutta la cittadinanza ha aderito) e non posso che prevedere sei, sette o dieci giorni per la convocazione dell'assemblea dei cittadini per esaminare a fondo il Piano che è stato loro proposto. Se sono già trascorsi sette giorni, pensate veramente che nei restanti sette giorni chi ne ha diritto possa venire in possesso di tutti gli atti necessari per la presentazione di un eventuale ricorso? Siete convinti che quindici giorni siano veramente sufficienti? Magari si poteva accelerare da un'altra parte o ritardare da un'altra parte e accelerare qui.
Ecco perché io mi rivolgo ai colleghi sindaci, che toccano con mano tutti i giorni questi problemi: riflettiamo, perché quindici giorni sono effettivamente pochi. Almeno su questo cerchiamo di trovare una convergenza, approviamo l'emendamento 48 che prevede trenta giorni per la pubblicazione, non creiamo danno a nessuno, non facciamo un torto a nessuno, però facciamo l'interesse dei cittadini sardi e anche quelli di noi amministratori locali. A meno che il disegno non sia un altro: evitare che i cittadini, cioè coloro i quali sono interessati a porzioni di quel PPR, abbiano il tempo di presentare ricorsi, ma non voglio credere che sia questo lo spirito che ha animato la maggioranza quando ha predisposto questo comma. Non ci voglio credere, perché sarebbe una cosa assurda.
Io so che il collega Pisu, che è un ottimo sindaco, chiede alla popolazione di partecipare. Quindi mi rivolgo principalmente a te, Paolo, tu conosci i tempi e ti invito a un'approfondita riflessione su questo tema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Io penso che tutte le riflessioni che si fanno in quest'Aula, anche se in riferimento a emendamenti che in alcuni casi possono apparire tendenti a far perdere tempo, siano delle possibilità, per chi ha proposto questa legge, di avere ulteriori suggerimenti. Per quanto riguarda lo specifico, sinceramente vorrei che la maggioranza riflettesse perché stiamo parlando di un problema reale, quello di concedere solamente quindici giorni per prendere visione e riflettere su una norma così importante, che, come dicevo anche ieri, mette parecchio in gioco la Sardegna. Quindici giorni non sono certamente una preoccupazione per i grandi gruppi, che sono organizzati e nel giro di pochi giorni riescono a leggere, a capire ed eventualmente a rispondere quando le cose non vanno, perché si avvalgono di professionisti di altissimo livello e il gioco per loro è semplice. Io invece mi preoccupo delle famiglie sarde, cioè delle famiglie che non hanno questo tipo di organizzazione e in alcuni casi sono tanto ignoranti da aver bisogno non solo di farsi leggere tutte le comunicazioni che arrivano a casa, ma anche - il sardo si sa è diffidente - di rivolgersi a persone di fiducia, che non sempre riescono a trovare in breve tempo. Tra l'altro, non bisogna dimenticare che alcune famiglie si trovano in grave stato di bisogno economico, forse i figli sono emigrati all'estero alla ricerca del posto di lavoro e venendo a sapere dal genitore, magari anziano, che c'è questa pubblicazione hanno bisogno di capirne bene i contenuti. Voi direte, come si può pensare che in quindici giorni una persona che sta fuori riesca a chiedere il permesso, organizzare il viaggio di rientro e rivolgersi a un professionista del posto con cui andare nel proprio Comune per vedere ciò che è stato fatto? Io penso, cari onorevoli colleghi, che non si possa non tener conto di queste cose. Quindi quando si dice che c'è bisogno di un po' di tempo in più è perché il problema è reale. Ripeto, forse è meglio diminuire il tempo previsto per l'adozione del Piano da diciotto a diciassette mesi, ma prevedere qualche giorno in più di pubblicazione perché la gente possa prendere atto di quello che sta succedendo, anche nei suoi interessi.
Io ho presenti alcuni casi che si sono verificati nel mio comune, alla fine le proteste non arrivano in Consiglio regionale o all'Assessore, che tra l'altro è insensibile, so che è stato anche amministratore per cui queste cose le conosce, ma arrivano ai sindaci, arrivano ai comuni, perché la pubblicazione viene vista come qualcosa di collegato ai lavori dell'amministrazione comunale, che talvolta non c'entra nulla. Per cui, quando i tempi non sono sufficienti si arriva a battere i pugni sul tavolo del sindaco generalmente, a lamentarsi di quello che è stato fatto e degli eventuali danni che sono stati causati.
Quindi, proprio per evitare queste situazioni spiacevoli o causare danni eventualmente ai cittadini e problemi agli amministratori locali che non c'entrano nulla, ritengo che occorra dare risposte nell'interesse di tutti, del cittadino, del consiglio comunale, quindi della rappresentanza locale, e della stessa Regione Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 48 che noi stiamo discutendo oggi - per non andare fuori tema, accusa che ieri ci è stata fatta da qualche componente della maggioranza -prevede di portare da quindici giorni a trenta giorni il termine per la pubblicazione del PPR all'albo pretorio. Ieri il collega Pili ha sostenuto che noi vogliamo ridurre solo i tempi della politica e i colleghi che mi hanno preceduto hanno illustrato molto bene quali sono i pericoli di una pubblicazione di soli quindici giorni, anziché trenta giorni. Dopodiché da qualche parte della maggioranza ho percepito diverse volte lo spirito di collaborazione, a patto che l'impalcatura della legge non si tocchi.
Io penso che portare da quindici a trenta giorni il termine di pubblicazione, perché non tutti sono architetti o ingegneri in grado di capire esattamente la portata del provvedimento che gli è caduto sulla testa, sia una modifica così marginale rispetto all'impalcatura della legge che se ci pensiamo bene la maggioranza non dovrebbe fare nessuno sforzo per assecondare le richieste della opposizione, che vede in questo un punto di miglioramento della legge. Noi vogliamo migliorare la legge se è possibile e penso che bisognerà discutere anche della sua impalcatura. E' una legge che giustamente dobbiamo scrivere tutti. Abbiamo sostenuto a più riprese, in diversi modi, che la devono scrivere sia la maggioranza che l'opposizione, perché la maggioranza di oggi non ha vinto un bando di concorso per restare quarant'anni in maggioranza e domani si troverà senz'altro all'opposizione.
Vorrei fare un esempio, Assessore: quando abbiamo messo in piedi il progetto preliminare del piano urbanistico comunale di Sassari, che fra poco mi auguro di poter sottoporre alla sua attenzione, abbiamo convocato l'ordine degli ingegneri, degli architetti, degli agronomi, il collegio dei geometri, dei periti, per capire quale poteva essere la filosofia di un piano urbanistico comunale che non ha la portata di un piano regionale, si riferisce solo ed esclusivamente ad una parte, ad una porzione di territorio, seppure vasto cinquantaseimila ettari. Se questo tipo di lavoro fosse stato fatto da voi, con tutti questi accorgimenti, nel preparare questo disegno di legge sono convinto che questi errori non li avreste commessi, perché gli amministratori locali vi avrebbero senz'altro suggerito, come tenta di fare qualcuno oggi in quest'Aula, che quindici giorni sono troppo pochi, perché ci sono le persone comuni, quelle che effettivamente sono lontane dalle amministrazioni pubbliche, che non hanno l'opportunità di avere una finestra aperta sulle amministrazioni locali, all'interno del palazzo. Lo stiamo dicendo per il bene dei sardi, di chi subirà senz'altro qualche danno, che non quantifico, a causa di una legge. Dico io, ma c'è bisogno di installarsi in un castello e non affacciarsi alle finestre per non vedere che cosa capita fuori al popolo minuto?
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue MORO.) Se avessimo avuto il benché minimo senso di responsabilità e anche l'esperienza necessaria, come dico sempre e lo ripeto, perché tra l'altro questa legge mi sembra frutto del lavoro di persone che non hanno mai amministrato un ente locale, sono convinto che queste discrasie non ci sarebbero. E dico che quando si coinvolgono tutte quelle figure professionali di cui parlavo prima, non si fanno trattative private, come succedeva ieri, si fanno trattative pubbliche, cioè si coinvolge tutto il mondo del settore, quello che effettivamente ne capisce di urbanistica, che è materia piuttosto difficile, ostica per la gente comune. Zia Maria Antonia di Campanedda cosa ne sa del Piano paesaggistico regionale? Non ne saprà nulla e se non ci sarà la possibilità di fare un passaparola fra tutti i cittadini della città, io dico che quella signora subirà qualsiasi tipo di provvedimento verrà fuori da questa legge, senza che lei lo sappia. Dico, vogliamo andare incontro ai cittadini? E' soltanto una richiesta, non stiamo smontando l'impalcatura della legge, per migliorare i rapporti fra pubblica amministrazione e i cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Non è in Aula, decade. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Signor Presidente, stiamo parlando un po' tutti di questo emendamento che riguarda una cosa abbastanza semplice, non si chiede altro che dare quindici giorni in più ai cittadini sardi. Mi sembra che sia una richiesta che anche la maggioranza di questo Consiglio può benissimo accettare, perché non si sta chiedendo il mondo, è una richiesta dei cittadini sardi. Si è già detto che molte persone non riescono a raggiungere i propri comuni, che altre non sono in grado di capire la legge e se la devono far spiegare. Ci sono cittadini che purtroppo non sanno neanche perché questa legge sta passando, non sanno neanche perché la Regione sarda ha voluto questa legge. E allora, questo emendamento è così lineare, sono due parole, chiediamo solo ed esclusivamente di aiutare queste persone che non hanno la capacità di recarsi nel proprio comune, oppure devono ricorrere agli amici per poter farsi spiegare il senso della legge. E comunque non la capiscono, è questo il punto, Assessore, non la capiscono questa legge, quasi quasi non la capisco nemmeno io, eppure sono qui da un sacco di tempo! Voi sì la capite, la state presentando!
E allora, questo è uno di quegli emendamenti tesi a favorire i cittadini. Portare da quindici a trenta i giorni di pubblicazione vi cambia la vita, cari colleghi? Io penso che non vi cambi niente, d'altronde abbiamo già esaminato una quarantina di emendamenti e li abbiamo tutti bocciati. Se questo lo passiamo è un segnale per noi e per voi, e soprattutto per i nostri cittadini.
Io conosco una signora che ha una casetta vicino al mare, purtroppo aveva un negozio che è fallito, le hanno sequestrato la casa e adesso vive vicino al mare. Chiaramente è una casetta piccola, aveva già presentato un progetto al comune per poter realizzare un'altra stanza, ma le è stato detto che non può farlo. Lei ora è disperata e si è rivolta a me. Io ho sorriso quando si è rivolta a me, e tanto per iniziare le ho detto che si doveva rivolgere al comune di appartenenza, cioè Villasimius. Anche lì, però, le hanno risposto che non sapevano niente, che tutto era in alto mare e bisognava aspettare. Situazioni si stanno ripetendo oggi nei comuni costieri. Quella signora si è rivolta a me credendo che dopo il Comune ci sia il Consiglio regionale, che può fare, e invece secondo me si sbagliava, infatti le ho anche detto: "Noi consiglieri regionali possiamo fare poco e niente", specialmente io che sono nella minoranza. Per cui le ho suggerito di ripresentare il progetto al comune e di aspettare, perché conviene sempre aspettare.
Io ora ripropongo a voi questo emendamento di due righe chiedendovi di approvarlo. Sarebbe un grosso segnale per voi, per noi e per i cittadini, è una cosa giusta che si può votare. Chiaramente sono favorevole a questo emendamento, mi auguro che anche qualcuno di voi lo sia perché, ripeto, è un segnale per tutti i sardi, secondo me.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io esprimo il voto favorevole mio personale e del Gruppo dei Riformatori all'emendamento numero 48, che forse potrebbe essere considerato minore perché in fin dei conti propone semplicemente di prolungare la durata della pubblicazione del PPR all'albo pretorio, da quindici a trenta giorni. In realtà quello che potrebbe sembrare semplicemente un prolungamento di quindici giorni dei tempi di affissione all'albo pretorio è, sostanzialmente, un problema che reintroduce una serie di discussioni già fatte in quest'Aula sulla garanzia del cittadino di fronte alla norma, sulla certezza del diritto, sulla possibilità che siano riconosciuti, garantiti e in ogni maniera tutelati i diritti dei singoli cittadini. Nel senso che noi sappiamo che molto spesso il meccanismo di funzionamento degli albi pretori nei comuni non è da orologio svizzero e sappiamo anche che qualche volta le comunicazioni vengono affisse all'albo in momenti in cui non è particolarmente consultato.
In altri tempi c'era l'usanza di pubblicare i concorsi, che lasciavano quindici giorni di tempo per la presentazione delle domande, a cavallo di Ferragosto o delle festività natalizie, contando sul fatto che chi non fosse direttamente avvertito delle specifiche esigenze connesse alla presentazione della documentazione non verificasse sul bando e non potesse quindi partecipare al concorso, mentre, ovviamente, chi veniva puntualmente avvertito, anche se si era sotto Ferragosto o le festività natalizie, era in grado di cogliere l'opportunità e di avere maggiori possibilità di vincere il concorso.
E' evidente che senza che, in questo caso specifico, si sia messo a concorso alcunché, la pubblicazione all'albo pretorio dei comuni, soprattutto di quelli che hanno dimensioni maggiori, richiede anche una pubblicità adeguata. Quindi un metodo potrebbe essere quello di prevedere che i Comuni, almeno quelli più grossi, diano pubblicità a mezzo stampa dell'avvenuta pubblicazione all'albo pretorio. Un altro metodo potrebbe essere quello di omogeneizzare le pubblicazioni all'albo pretorio, affinché avvengano tutte nello stesso identico periodo, e magari la Regione stessa potrebbe informare che si è provveduto alla pubblicazione all'albo pretorio dei comuni del P.P.R. adottato, per cui i cittadini possono prenderne visione e fare tutte le osservazioni che ritengono, il che rientra nella tutela del diritto.
La motivazione dell'emendamento che tende a estendere da quindici a trenta giorni la durata della pubblicazione all'albo pretorio è proprio questa, cioè avere la certezza che i destinatari finali dell'informazione, che in questo caso sono i cittadini, in un modo o nell'altro riescano ad avere contezza di ciò che li riguarda e che è pubblicato all'albo pretorio e abbiano anche il tempo di poter formulare delle osservazioni. Non sempre i cittadini sono in grado di fare questo direttamente, spesso hanno bisogno del consulto di un legale, dell'aiuto di un esperto di urbanistica, che gli consenta di esercitare nel modo migliore il suo diritto.
Quindi è importantissimo che il lasso di tempo sia aumentato, noi proponiamo il raddoppio da quindici a trenta giorni, perché il cittadino abbia effettivamente la possibilità di sapere che è avvenuta la pubblicazione all'albo pretorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, nell'annunciare il voto favorevole a questo emendamento rilevo con piacere come, nonostante da alcuni giorni si proceda a ritmi forzati, la minoranza abbia ancora motivazioni di dibattito e voglia di confrontarsi. La maggioranza, invece, ha voglia di andare avanti con metodi che non si possono condividere, a colpi di maggioranza appunto. Le regole democratiche sono queste, lo permettono quindi proseguiamo. Volete andare avanti a oltranza? Benissimo, personalmente non è un problema, do la piena disponibilità a lavorare. Sono cresciuto in una famiglia di allevatori, per la quale la mattina presto, al sorgere del sole, tutto il lavoro doveva essere già fatto, dalla mungitura alla prima trasformazione del prodotto, quindi non c'è nessun problema, sono pronto ad andare avanti fino alle 4, alle 5, alle 6 del mattino, a ciclo continuo.
Inoltre vorrei dire a lei, onorevole Biancu, che ieri notte, nelle sue dichiarazioni a favore della proposta del collega Marrocu, ci accusava di non lavorare seriamente e che il voler rispettare gli accordi presi sul termine dei lavori fosse un atteggiamento non rispettoso del voto dei sardi, che forse dimentica che fra i sardi aventi diritto al voto ci sono anche i funzionari, i dirigenti, gli assistenti d'Aula, i commessi, cioè tutto il personale che ruota intorno a questa pubblica amministrazione, che ha diritto di potersi riposare e dormire un numero adeguato di ore per svolgere con tranquillità e lucidità il proprio lavoro domani.
A noi non spaventa certo stare qui a discutere su un tema così importante per il futuro dell'economia isolana e in generale di tutti i sardi. Abbiamo avuto modo di dimostrarlo in questi giorni, ve lo abbiamo dimostrato con gli interventi fatti, non ci piace di sicuro restare qui a giocare con i cruciverba, come fanno alcuni di voi.
Per entrare nello specifico, l'emendamento 48 al comma 3 dell'articolo 2 è teso a prolungare i tempi di pubblicazione del Piano paesaggistico regionale all'albo pretorio da quindici a trenta giorni. Anche questo emendamento, Assessore, nella intelaiatura del provvedimento di legge non apporta modifiche che ne stravolgano il senso, introduce semplicemente una modifica direi indispensabile, volta a consentire a tutti i cittadini di poter esprimere il loro parere avendo a disposizione tempi più appropriati per prendere corretta visione del Piano.
Ritengo che questo emendamento, proprio perché non stravolge né il senso dell'articolo né quello generale della legge, dovrebbe trovare in quest'Aula il più ampio accoglimento. Invito quindi anche i colleghi della maggioranza a votare a favore di un emendamento che tende a dare la massima pubblicità a un atto destinato a interessare una diversità di soggetti e di territori. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, la mattinata inizia con comodo per alcuni colleghi, perché davvero in tanti se la sono presa comoda stamattina. Certo si preannuncia una seduta fino all'alba di domani e debbo dire che molto probabilmente qui non si pensa e non si è pensato sin da ieri che se la notte porta Consiglio, la produttività della mattina è di sicuro superiore a quella della notte. Ma molto probabilmente qualcuno pensa che siccome dorme tutto il giorno, poi la notte potrebbe anche svegliarsi e avere riflessi più pronti. Credo che con questo modo di intendere i lavori dell'Aula di sicuro non si vada molto lontano, però staremo a vedere, appunto, se lo stato di attenzione durante la giornata avrà una resa ottimale. Visto che i colleghi della maggioranza preferiscono stare in silenzio o fare cruciverba, come diceva poc'anzi il collega Sanciu, probabilmente non serve molta lucidità o lo stato di veglia durante il giorno.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 48 mi dichiaro favorevole al prolungamento dei termini di esposizione all'albo pretorio del Piano paesaggistico regionale, ora previsti in quindici giorni. Sinceramente, volendo soffermarci solo su questo aspetto dell'articolato, non si capisce il significato di una esposizione così breve, appunto quindici giorni, di un atto come il Piano paesaggistico, perché davvero per darne informazione soprattutto ai cittadini è evidentemente necessario un tempo maggiore. A me sembra che qualcuno consideri poco conveniente un prolungamento dei termini, ma a quel punto le opportunità per successive informazioni sarebbero scarse, l'effetto sarebbe quello di scoraggiare l'informazione e soprattutto si ridurrebbero le possibilità per tutti i cittadini di essere realmente informati.
Devo dire che l'impegno che qui abbiamo preso di essere puntuali nella presentazione, ma anche e soprattutto nel sostenere le tesi che sottendono gli emendamenti sono alti e motivati da tutte le dichiarazioni di voto che man mano la minoranza sta svolgendo, ma devo dire che la volontà dei colleghi della maggioranza di verificare quali modifiche possono essere apportate a questa proposta di legge è nulla, è assente, è quasi dato per scontato che…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 48. Non tutti i cittadini sardi hanno grande dimestichezza con le questioni urbanistiche e neanche con quelle legali, quindi mi pare che un adeguamento dei termini temporali che noi proponiamo con questo emendamento sia opportuno e venga incontro agli interessi della gente comune, dei non addetti ai lavori, di quelli che non leggono troppe Gazzette Ufficiali o Bollettini della Regione sarda, insomma venga incontro alle famiglie, alla gente normale, alla povera gente che già, a nostro avviso, da un provvedimento simile è gravemente danneggiata.
Tra l'altro io non posso non notare che ieri sera abbiamo educatamente e anche umilmente ascoltato gli inviti alla serietà che ci venivano da alcuni colleghi. Erano le 2 del mattino e ci è stata fatta qualche lezioncina di serietà. Si è detto che nel parlamento dei sardi non bisogna far finta di lavorare, ma bisogna impegnarsi seriamente. Guarda caso anche oggi i soloni mancano dall'Aula e aspetteremo che tornino quando gli farà più comodo per avere il secondo round delle lezioni di serietà e di rispetto istituzionale del parlamento dei sardi.
Credo che sarebbe invece opportuna una partecipazione maggiore da parte di tutti alla discussione su un provvedimento legislativo che è grave, e questo non ci stancheremo di ripeterlo; un provvedimento legislativo che mette in gioco e in discussione importanti interessi, e non mi riferisco soltanto agli interessi giusti e legittimi di categorie importanti per il sistema economico isolano, quali gli imprenditori edili, gli imprenditori turistici, ma anche gli imprenditori agricoli, i piccoli imprenditori che vedono allontanarsi, ad esempio, la possibilità di realizzare un miglioramento della propria azienda. Naturalmente è chiaro che tutto questo ha delle ricadute, perché se l'unica ricaduta fosse quella di avere meno costruzioni e meno cemento sulle coste sarde più o meno tutti saremmo soddisfatti, tranne quelli che avevano già dei progetti approvati.
Il problema è che fermare l'edilizia, fermare settori strategici dell'economia significa, alla prova dei fatti, eliminare posti di lavoro e impedire che nuovi posti di lavoro vengano creati. E' per questo che la legge andrebbe ritirata, a nostro avviso, è per questo che ci impegniamo a emendarla, ed è per questo che proponiamo e rilanciamo verso il Presidente, verso la Giunta regionale e verso i colleghi della maggioranza l'idea di un progetto forse più ambizioso, forse più impegnativo che passa per un momento di riflessione più lungo e che potrebbe portare all'elaborazione di una carta urbanistica regionale, dove regole certe siano fissate, dove soprattutto si diano certezze ai cittadini, che in questo momento non ne hanno, e a chi desidera investire in Sardegna. E non mi riferisco certamente soltanto agli imprenditori provenienti dal continente o dall'estero che volessero investire qui; mi riferisco agli imprenditori sardi che vogliono creare sviluppo e occupazione in Sardegna e che devono, giustamente, sapere con quale istituzione devono interloquire e se la prospettiva del loro investimento è certa oppure è lasciata al caso o agli umori e pulsioni di estremismo ambientalista della maggioranza di turno, del Presidente di turno. E questo francamente non mi pare giusto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 48, un emendamento che ritengo indispensabile soprattutto per favorire quella partecipazione popolare tanto conclamata e invocata da tutti, ma poi di fatto, con questa legge, calpestata e addirittura vilipesa.
Io in questi giorni di dibattito, nei miei interventi, ho sempre cercato di sensibilizzare quest'Aula sul ruolo che le popolazioni e le autonomie locali devono avere in questa fase molto delicata di elaborazione di una legge così importante e strategica per il nostro territorio. Noi riteniamo che con questo emendamento migliorativo, portando da quindici a trenta i giorni per poter presentare delle osservazioni, si dia una maggiore democraticità all'atto stesso e si favorisca quella partecipazione popolare di cui tutti a parole ci proclamiamo difensori, ma che di fatto con questa legge si vuole emarginare, relegare in un cantuccio.
In questi giorni, signor Presidente, mi è capitato di leggere il giuramento che i nobili sardi facevano al re in tempi lontani. E' una formuletta molto semplice, ma chiara: "Noi, ciascuno dei quali vale meno di voi, ma noi che tutti assieme valiamo più di voi, vi consegniamo la nostra fedeltà, le nostre obbedienze perché voi siate capace di garantire la nostra autonomia e libertà". E questa frase chiudeva così: "E se no no". Allora mi domando quella libertà e quella autonomia se siano garantite ai cittadini, agli stessi consiglieri che comunque qui rappresentano entità locali, istanze, malumori, preoccupazioni di tanta gente. Sono garantite quella autonomia e quella libertà in questa legge? Sono garantite quella autonomia e quella libertà in una legge che noi riteniamo iniqua e che soprattutto mira a colpire le amministrazioni non allineate, quelle che non fanno i desiderata dell'amministratore di turno?
Allora, Presidente, credo che sia necessario, oggi, in quest'Aula, ribadire un quesito molto chiaro: c'è spazio o no per la partecipazione? Noi questo lo vogliamo sapere! C'è spazio per la politica, c'è spazio per la democrazia o c'è spazio solamente per le imposizioni e per quella forma di autoritarismo che, come sappiamo, nel tempo non ha mai portato al bene della comunità e al raggiungimento di quei fini comuni che tutti, appunto a parole, dicono di voler perseguire, dimostrando il contrario nei fatti?
Quindi, nel ribadire il mio voto favorevole all'emendamento 48, che è un emendamento democratico teso a coinvolgere le popolazioni e le autonomie locali, chiudo il mio intervento. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Grazie, Presidente, parlo solo per trenta secondi. Io inviterei il collega Matteo Sanna a prendere in mano il comma 3 dell'articolo 2. Segua, per cortesia, un attimo solo: "Trascorso tale termine la Giunta regionale esamina le osservazioni e, sentito il CTRU, di cui al successivo articolo 31, delibera l'adozione dei piani territoriali paesistici e li trasmette al Consiglio regionale, nonché ai Comuni interessati ai fini della pubblicazione all'Albo pretorio per la durata di quindici giorni". Quello che ho letto adesso è il comma 5 dell'articolo 11 della legge 45/89. Allora, anziché usare questi toni enfatici caricandoli di significati, si farebbe bene qualche volta a verificare come stanno le cose, lo dico perché l'onorevole Sanna è una persona simpatica e gradevole. Invece di utilizzare termini come quelli che ho sentito, fare appelli accorati ai sindaci, eccetera, si sarebbe dovuto prima verificare che si tratta di una norma che vige dal 1989, cioè da quindici anni e quante amministrazioni si sono succedute? Quindi parlare di golpismo, dell'intento di colpire la democrazia, di autoritarismo, è assolutamente fuori luogo.
Io inviterei i colleghi a sorvolare su questo emendamento e a verificarlo esattamente nei termini in cui è stato proposto, che è esattamente la riedizione, parola per parola, virgola per virgola, di quanto era già previsto nel 1989 dalla legge numero 45. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pirisi. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). Grazie, Presidente, intervengo sull'emendamento in discussione, anche in ordine a quanto ha molto autorevolmente e sinteticamente illustrato l'onorevole Pirisi. Nessun tono enfatico nel dire che forse, a distanza di quindici anni, quei termini di quindici giorni, non perché sono passati quindici anni, ma perché effettivamente quindici giorni per le amministrazioni locali e per tutti gli amministrati sono veramente un termine esiguo, potrebbero essere rivisti. Questo è l'oggetto del nostro emendamento e dico che quei termini potrebbero essere rivisti perché sono troppo ristretti per chi non ha dimestichezza né con le procedure né con la burocrazia. Quanto sia difficile accedere alle notizie lo sappiamo tutti, proporre, secondo le forme previste, eventuali osservazioni è ugualmente difficile, così come è difficile rivolgersi ai tecnici per preparare e stilare le osservazioni. Credo che questi quindici giorni non siano il punto di non ritorno di questo disegno di legge. Il punto di non ritorno, non ci stancheremo mai di dirlo, è la filosofia di questo provvedimento che ci vede su campi nettamente opposti e separati; il punto di non ritorno è quello che vede questo Consiglio regionale espropriato del suo ruolo, è la preoccupazione di questa parte politica, che oggi è in minoranza, nei confronti di chi ha dato il voto al sottoscritto e agli altri amici della coalizione per essere eletti nel Consiglio regionale. La nostra preoccupazione è che i sardi abbiano delle brutte sorprese e soprattutto una stagione difficilissima, non basta quella che stiamo attraversando con l'approvazione di questo disegno di legge!
Punto di non ritorno non sono i quindici giorni, ma sono i tempi che si dilatano sempre di più in quest'Aula e che inevitabilmente, per chi conosce i lavori parlamentari, stanno diventando come quelle lunghe attese negli aeroporti, quando lo slot accumula ritardo e di ritardo in ritardo, dall'inizio alla fine della giornata, soprattutto nei voli per la Sardegna si accumulano ore di ritardo.
Qua non si tratta di aerei, ma si tratta di provvedimenti finanziari, a iniziare dall'assestamento di bilancio per continuare col bilancio ordinario, che inevitabilmente già vediamo allontanarsi all'orizzonte, e le previsioni più rosee, secondo l'osservatore che in altri posti potrebbe essere il direttore di scalo o il capo scalo, danno l'approvazione dei documenti finanziari per marzo-aprile 2005. Questa è la nostra preoccupazione, non solo in riferimento a questo emendamento, che è una goccia nel mare degli emendamenti, ma è già un emendamento significativo della nostra sensibilità nei confronti degli utenti, degli amministratori locali e dei sardi in generale. Non sono i quindici giorni che dividono quest'Aula su questo argomento. Annuncio il voto favorevole.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia. Onorevole Pirisi, mi scusi, gli Uffici mi hanno giustamente fatto rilevare che lei non ha dichiarato il voto.
PIRISI (D.S.), relatore. Mi astengo sul punto.
PRESIDENTE. Allora la sua era una dichiarazione di astensione non una dichiarazione di voto. Grazie, onorevole Pirisi. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 48, che propone che la durata di pubblicazione all'albo pretorio dei comuni del P.P.R. adottato dalla Giunta regionale sia portata dai quindici giorni previsti nell'articolo 2 ai più congrui trenta giorni. Questo emendamento, non sfuggirà a nessuno dei colleghi, è coerente con quelli che abbiamo portato alla discussione ieri. E devo dire anche che sull'emendamento quasi omologo, che proponeva un periodo di quarantacinque giorni in luogo di trenta giorni per quanto attiene, appunto, alla pubblicazione del PPR presso i comuni per eventuali osservazioni da far pervenire al Presidente della Giunta, ci aspettavamo, in seguito alle aperture che erano state annunciate, una disponibilità probabilmente superiore a quella poi effettivamente manifestata. A noi era parso di percepire, in maniera forse informale, dallo stesso Presidente della Commissione, che si potesse addivenire a un accordo sul periodo di maggiore congruità proposto nell'emendamento precedente.
Penso che questo emendamento, appunto omologo, possa dare l'occasione per dimostrare se c'è questa disponibilità. Però noi stiamo affrontando il dibattito sugli emendamenti in maniera quasi scontata, stiamo forse perdendo la speranza che possa davvero manifestarsi qualche novità importante, che possa stabilirsi qualche dialogo importante. Questo muro contro muro, come è stato definito, davvero sembra che non si riesca a farlo crollare. Eppure oggi è un'occasione importante, oggi, 9 novembre, è l'anniversario del crollo del muro di Berlino. Credo che quest'Aula potrebbe trovare una grossa occasione e festeggiare quindi bene questo importante anniversario a distanza di quindici anni, facendo crollare il muro che contrappone, in questo confronto sterile, le due parti politiche: una maggioranza, che ha il diritto naturalmente di costruire una norma rispondente alle esigenze dei sardi, e una minoranza che vuole adoperarsi perché quella norma sia modulata dal suo contributo.
D'altro canto lo stesso emendamento va nella direzione giusta, che richiamavamo ieri, quella di una maggiore trasparenza, di una maggiore partecipazione, perché estendere a trenta giorni la pubblicazione, come è corretto che sia, nelle bacheche dei 377 comuni della Sardegna, significa davvero consentire ai cittadini sardi di venire a conoscenza di questo importante strumento che la Giunta ha approvato. Non dimentichiamo che da questo momento in poi questi sono i termini formali non più quelli informali, e quindi non più le osservazioni, ma ciò che consente al cittadino eventualmente di adire le vie giudiziarie per far valere i propri diritti. E quindi davvero trenta giorni, al di là del fatto che la stessa legge regionale 45 prevedesse lo stesso termine di tempo, è chiaro che non sono assolutamente da ritenere congrui. Un cittadino che oggi debba acquisire copia degli atti...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, come ricordava il collega Pisano poc'anzi, il tempo necessario per poter prendere visione di atti estremamente importanti, lo facevo presente ieri sera, è opportuno concederlo anche perché il sardo emigrato, che ha difficoltà a raccordarsi con gli atti amministrativi che si adottano nella nostra Isola, possa avere tempo, contezza e certamente l'opportunità, se del caso, di presentare osservazioni, ricorsi e quant'altro.
Ieri sera avevo preannunciato che mi sarei servito di Esopo per rappresentare la condizione in cui noi viviamo di questi tempi e, mi consenta, non è lontano da quelle che sono le necessità del popolo sardo che noi ci attardiamo a non considerare in quest'Aula, come diceva giustappunto il collega che mi ha preceduto: muro contro muro. E lo faccio riprendendo Dante che, nella Divina Commedia, allude a una favola di Esopo, quella in cui narra che mentre il ranocchio cercava di ingannare e sommergere il topo, che portava sul dorso, furono tutti e due predati dal nibbio: "Vòlt' era in su la favola d'Isopo lo mio pensier per la presente rissa, dov' el parlò de la rana e del topo". Allora se non comprendiamo, cari colleghi, che il muro contro muro porterà veramente ad affogare, ad essere predati, non solo i rappresentanti di quest'Aula, di maggioranza e di opposizione, ma soprattutto quelli che noi dovremmo rappresentare degnamente. Probabilmente non riusciremo a combinare qualcosa di buono e di fruttuoso per il fatto che vediamo più le cose della nostra parte senza guardare con maggiore attenzione a quello che si verifica attorno a noi. Si tratta, ancora una volta, di ricercare con buona volontà e disponibilità quelle che sono le ragioni di tutti e creare opportunamente una legislazione adeguata, che sia all'altezza di un popolo che vuole progredire, e non sia invece l'affermazione dei propri principi e basta.
Ma, vedete, se la nostra condizione è il muro contro muro e non abbiamo contezza di quello che viviamo, mi viene in mente un'altra favola, questa volta della Bibbia, che narra la vicenda degli alberi che eleggono loro sovrano il rovo, e questo, avido di potere, si serve del fuoco per distruggere gli alberi stessi, presunti insidiatori del suo potere. L'allusione mi pare evidente: il rovo è assunto a simbolo dell'infido strapotere dello Stato assolutista e qualunque maggioranza, non usata nei termini dovuti, lo fa riecheggiare. Quindi bisogna che ci sia dall'una e dall'altra parte contezza, attenzione a quelli che sono veramente i destini del popolo sardo., che aspetta non solo da questa norma...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, come diceva un mio collega del passato, famoso per le battute argute: "Oggi è un nuovo giorno". E' un nuovo giorno e ci avviamo lentamente verso le festività natalizie, quando forse la metà degli emendamenti sarà stata votata!
Volevo, per un momento, rimarcare quello che è successo ieri notte, per dire che nella prassi parlamentare e secondo la deontologia degna di un parlamento bisogna seguire il Regolamento ed evitare i blitz di mezzanotte e mezzo. E infatti l'articolo 23 del nostro Regolamento ancora vigente recita: "I lavori del Consiglio e quelli delle Commissioni sono organizzati secondo il metodo della programmazione. Il programma dei lavori del Consiglio e delle Commissioni è deliberato dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo per un periodo di almeno due mesi."
CUGINI (D.S.). Emendamento 48!
BIANCAREDDU (U.D.C.). "Stabilito il programma, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo definisce le modalità e i tempi di applicazione dello tesso mediante l'adozione di un calendario per tre settimane". Ora, per rispetto non solo verso noi stessi, ma anche verso i dipendenti del Consiglio, credo sia opportuno, se vogliamo lavorare 24 ore su 24, programmarlo prima e non aspettare mezzora dopo la mezzanotte per comunicarlo.
Tornando alla dichiarazione di voto, dichiaro invece il mio voto di astensione su questo emendamento, perché è inutile stabilire se i termini per presentare osservazioni siano di 30 o 45 giorni o due mesi, perché i consigli comunali saranno sciolti a quella data in quanto, ricollegandomi a quello che dicevo ieri, in base alla legge 28 maggio 2004, numero 140, i consigli comunali che non si saranno dotati di strumenti urbanistici generali entro diciotto mesi verranno sciolti ope legis.
Ieri entravo nel merito di una sentenza della Corte Costituzionale, che dice testualmente: "Il Governo ricorrente, pur riconoscendo che la Regione gode di competenza legislativa primaria - da esplicare però nei limiti derivanti dall'armonia con la Costituzione e con i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica - nella materia dell'ordinamento degli enti locali …e che rientra nelle competenze della stessa l'istituzione di nuove Province, come statuito da questa Corte… attribuisce alla legislazione esclusiva dello Stato la materia della legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; e in quanto la disciplina della materia elettorale degli enti locali sarebbe organicamente contenuta nella normativa statale vigente, che conferisce al Ministero dell'interno il potere di fissare la data per svolgimento delle elezioni dei consigli comunali e provinciali e disciplina, in modo analitico e uniforme per tutto il territorio nazionale, lo scioglimento dei consigli ad opera di organi statali…". Quindi siamo in questa fattispecie.
Inoltre, tra i principi che si ricavano dalla stessa Costituzione, vi è certamente quello per cui la durata in carica degli organi elettivi locali, fissata dalla legge, non è liberamente disponibile da parte della Regione; vi è un diritto degli enti elettivi e dei loro rappresentanti eletti al compimento del mandato conferito alle elezioni. Tornando alla fattispecie concreta, vuol dire che la materia dello scioglimento o della prosecuzione della durata oltre il limite fissato dalle leggi dello Stato non è competenza della Regione. Per cui, anche se noi legiferassimo dicendo che i consigli comunali non ottemperanti la disposizione che li obbliga ad adottare entro diciotto mesi gli strumenti urbanistici non saranno sciolti, sarebbe un atto anticostituzionale, perché la Regione violerebbe la Costituzione appunto per eccesso di potere, attribuendosi delle facoltà e delle prerogative che non le sono proprie.
Quindi vi chiedo di fare attenzione alla norma per cui tutte le attività dei comuni svolte nei diciotto mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge 28 maggio 2004, numero 140, sono nulle, perché la maggior parte dei consigli comunali verrebbe sciolta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 48. La finalità di questo emendamento è stata ampiamente illustrata, ma, continuando il ragionamento fatto dal collega Pirisi, che ci faceva osservare che il termine di quindici giorni era già previsto nella legge 45, vorrei dire che è evidente che questo termine, per chi conosce la legge, non è un'invenzione, non faceva parte della modifica introdotta in questa proposta di novella. La ragione dell'emendamento era quella di recuperare un tempo che non creasse lungaggini nella procedura di approvazione, perché dopo che il Piano sarà adottato dalla Giunta regionale quindici giorni in più certamente non costituiranno un appesantimento procedurale visto che, d'altra parte, in un altro emendamento da me proposto si prevedeva la riduzione da sei a tre mesi della presentazione al Consiglio regionale delle linee guida del Piano stesso.
E' chiaro che noi non ci attestiamo su una posizione che ritenga questo punto di particolare rilievo o importanza; è una segnalazione che noi facciamo a questo punto, prevedendo che l'emendamento non sarà approvato, ma insistiamo nel porre seriamente e oggettivamente, per quanto è possibile, il problema di una modifica delle procedure, che renda il più possibile aperta la procedura di approvazione del Piano paesaggistico al confronto con le parti interessate, pubbliche o private che siano, attraverso degli accorgimenti che, con la buona volontà, si possono trovare.
Non si tratta, giusto per essere molto chiari, non vorrei essere frainteso, di qualcosa che può costituire oggetto di trattativa o di accordo politico; la maggioranza stessa può rendersi conto se ci sono o no possibilità di miglioramento di questa procedura, lo ha già detto per bocca dell'Assessore annunciando la disponibilità ad accogliere l'emendamento numero 42, se non ricordo male, o 41, che riguarda la riduzione da sei a tre mesi dei termini di cui al comma 6. Se si condivide l'esigenza di mettere mano alla tempistica nel procedimento di elaborazione, adozione e approvazione del Piano paesaggistico e pubblicazione dello stesso all'albo pretorio di ogni Comune perché possa essere adeguatamente conosciuto, anche questo potrebbe essere un problema ragionevolmente risolvibile.
Evidentemente, essendo un problema certamente del tutto secondario rispetto alla legge, non costituisce oggetto di un confronto o addirittura di uno scontro, può essere benissimo un miglioramento, un perfezionamento del procedimento, che la stessa maggioranza di sua iniziativa può accogliere.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 48. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEDONI, ARTIZZU, SANNA Matteo, RANDAZZO, SANCIU, LA SPISA, CONTU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 48.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che, non essendo riusciti a votare, i consiglieri Dedoni e Contu dichiarano il loro voto a favore e i consiglieri Masia e Salis dichiarano il loro voto contrario.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CAPPAI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 67
Astenuti 4
Maggioranza 34
Favorevoli 22
Contrari 45
(Il Consigli non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 47. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, questo emendamento, su cui dichiaro il voto favorevole, è motivato dal fatto che nella novella dell'articolo 11 della legge 45 del 1989, presentata dalla Giunta, a mio parere c'è un qui pro quo: dal comma 2 al comma 4 c'è un po' di confusione, in quanto non si capisce se l'elaborato deve tornare in Giunta oppure in Consiglio. L'emendamento numero 47 se non altro fa chiarezza in merito.
Leggo testualmente i commi 2 e 3 del novellato articolo 11 della legge 45/89: "Entro trenta giorni, decorrenti dall'ultimo di deposito, chiunque può presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Regione. Trascorso tale termine la Giunta regionale esamina le osservazioni e, sentito il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, delibera l'adozione del PPR e lo trasmette al Consiglio regionale nonché ai comuni interessati ai fini della pubblicazione all'albo pretorio per la durata di quindici giorni." Al Consiglio regionale, nonché ai comuni. Poi c'è il comma 4: "La Commissione consiliare competente in materia di urbanistica esprime, entro due mesi, sul piano stesso il proprio parere che viene trasmesso alla Giunta regionale." Qui bisogna chiarire: innanzitutto non è detto se la Commissione consiliare si esprime prima o dopo che gli atti vengono trasmessi e comunque si dice che, una volta esaminato, entro due mesi la Commissione consiliare ritrasmette gli atti alla Giunta. Quindi parrebbe che la Commissione consiliare debba esaminare gli elaborati ancora prima che la Giunta regionale abbia sentito il Comitato tecnico regionale e quindi trasmetta gli elaborati al Consiglio e ai Comuni, perché se no non si spiega.
L'emendamento recita: "Il Consiglio regionale, una volta che la Commissione competente esamina gli elaborati, esprime il parere…". In questo modo si ridà al Consiglio chiaramente la prerogativa di legiferare, e questo è giusto, è il giusto merito, perché anche se, in base all'ultimo comma, se non erro, la Giunta trasmette gli atti al Consiglio, in questo caso appare ancora più rafforzato ed evidenziato il ruolo del Consiglio. A mio parere, è una conseguenza del comma 3 dell'articolo 11 della legge 45 così come modificato, perché tra i commi 3 e 4 c'è molta confusione, in quanto di fatto prima si dice che la Giunta regionale trasmette gli atti al Consiglio e ai Comuni, poi si dice che la Commissione consiliare competente in materia entro due mesi trasmette gli atti alla Giunta regionale.
Ma ogni progetto di legge, compresi quindi i disegni di legge rivenienti dalla Giunta regionale, una volta esaminati dalla Commissione, che è un organo del Consiglio regionale, che rappresenta in toto, arrivano in Assemblea non in Giunta. In questo caso la Giunta ha già istruito, dato le direttive, addirittura ha trasmesso il Piano ai consigli comunali, poi la Commissione deve trasmettere alla Giunta il suo parere. Si fa confusione, in quanto le Commissioni permanenti, che istruiscono i progetti di legge, chiaramente per competenza trasmettono gli atti al Consiglio. Credo che occorra fare un po' attenzione perché, ripeto, tra i commi 3 e 4 c'è molta confusione. Questo emendamento, a mio parere, dipana la nebbia, in quanto giustamente dice che il Consiglio regionale, sentito il parere della Commissione competente, esprime, quindi legifera sugli atti sui quali la Giunta ha già dato degli indirizzi e che ha trasmesso ai Comuni e al Consiglio.
Credo che su questo sia necessario porre un po' di attenzione, perché sinceramente, pur volendo apportare alla legge una modifica..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 47 che emenda il comma 4 della buona novella, direi che è uno di quegli emendamenti che può decisamente riportare su una linea di correttezza i rapporti tra Esecutivo e Consiglio. Certo, è già stata evidenziata una sorta di tempistica non proprio chiara tra i commi 3 e 4. E' vero che il Consiglio riceve, così come i Comuni, il Piano dopo l'approvazione della Giunta, e lo stesso Piano deve essere affisso all'albo pretorio. Non si capisce se i quindici giorni siano ricompresi all'interno dei due mesi entro i quali la Commissione consiliare esprime il proprio parere sul Piano.
Ora, anche qui, sempre se si accetta un confronto di merito, l'emendamento ridà competenza al Consiglio regionale: "sentita la Commissione consiliare competente in materia urbanistica" non modifica i termini dei due mesi. In questo caso, nel novellato comma 4, è temporizzato l'intervento del Consiglio e della Commissione, perciò non è possibile una dilatazione dei tempi. Sono previsti tempi precisi e ben identificati, si torna al ruolo del Consiglio regionale, cioè dell'Assemblea, perché mentre nel comma 3 il Consiglio regionale è inteso come istituzione che riceve il Piano paesaggistico regionale, nell'emendamento al comma 4 noi intendiamo il Consiglio regionale come Assemblea, titolata quanto la Commissione, sicuramente, senza togliere il ruolo alla Commissione, ma maggiormente tutelata per la presenza di tutti i Gruppi politici.
Nella Commissione, come già detto da alcuni colleghi, per esempio di Alleanza Nazionale, non sono presenti tutti i Gruppi che possono, in questo modo, direttamente e non per interposte rappresentanze, esprimere il proprio parere. Non modificando i tempi, quindi tenendo fissi i due mesi per esprimere il parere, si pone in capo al Consiglio con questo emendamento il parere sul Piano paesaggistico regionale. Ci atteniamo al fatto che debba essere un parere, senza scavalcare la Commissione, in quanto si sottolinea che la Commissione deve comunque essere sentita. Allora, anche questo è uno stravolgimento di merito? Modifica in qualche modo l'impostazione che la maggioranza e la Giunta vogliono dare alla legge? Noi interveniamo, ma le forze di maggioranza non ci prestano sicuramente orecchio. In questo caso stiamo modificando sostanzialmente l'indirizzo politico e tecnico dato al disegno di legge? Non mi sembra proprio. E' semplicemente un riconoscimento dell'autorità e del ruolo del Consiglio regionale, non si dilatano i tempi né si sminuisce il ruolo riconosciuto alla Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Nel dichiarare il voto favorevole a questo emendamento, non posso non rivolgermi, come ho già fatto precedentemente, alla sensibilità che apparentemente alcuni colleghi mostrano, soprattutto in via informale, laddove su alcuni emendamenti si riesce a fare ragionamenti che io ritengo assolutamente costruttivi. Mi rifaccio anche a quello che mi sono permesso di suggerire ieri relativamente al comma 4, quando in merito alla richiesta del parere della Commissione avevo cercato di far capire ai colleghi del centrosinistra che proprio per non delegittimare il nostro lavoro all'interno delle Commissioni sarebbe assolutamente necessario che questo parere fosse vincolante. Riprendendo il discorso fatto dal collega Rassu, penso che il suo ragionamento abbia un reale fondamento, soprattutto in un'ottica di non delegittimazione dell'Aula. Condivido proprio per questo motivo il suo ragionamento, cioè la filosofia di questi commi dell'articolo 2, a mio parere - e non lo dico per formulare delle critiche -, mi sembra, forse per la fretta con la quale si è steso questo documento, un po' confusionaria. Sono assolutamente d'accordo col collega Rassu quando dice (ed è questo il significato di questo emendamento che dovrebbe essere assolutamente condiviso da tutti) che la discussione sul Piano deve essere assolutamente riportata in Consiglio, dopo aver sentito il parere della Commissione. Questo proprio per dare la possibilità, come diceva anche l'onorevole Capelli, a chi appartiene a una forza politica che non fa parte della Commissione urbanistica di poter quanto meno esprimere un giudizio finale su ciò che si va ad esitare. Penso che sia un discorso attinente alla dignità politica che si dovrebbe quanto meno riconoscere non solo ed esclusivamente ai singoli consiglieri che in quest'Aula lavorano e cercano di portare il proprio contributo, e che, non dimentichiamocelo, sono i portavoce di tantissime persone, ma anche a tutti quei Gruppi politici che sono presenti in Consiglio e che per ragioni di mero calcolo numerico non possono essere presenti in tutte le Commissioni. Invito quindi tutti a ragionare su queste posizioni e possibilmente a dare delle risposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 47 che di fatto sposta, ancora una volta, il dibattito in quest'Aula consiliare che sarebbe chiamata, in questo modo, a esprimere un parere in luogo del parere che il testo unificato esitato dalla Commissione urbanistica prevede debba essere espresso dalla stessa Commissione urbanistica. In effetti si tratta di far rientrare dalla finestra ciò che non si è riusciti a far entrare dalla porta principale, da quella porta che ieri, con molto garbo, l'Assessore degli enti locali ha detto essere l'unica dalla quale possono aver accesso le proposte utili ad arricchire questa norma. Veda, Assessore, proprio in funzione di questo noi diciamo che è un'ulteriore opportunità quella, bontà sua, di riuscire a riportare il dibattito e la centralità dell'intera costruzione normativa in Consiglio regionale.
Noi questo lo diciamo e non possiamo che ripeterlo, in ossequio soprattutto alla forza di una norma che io continuo a ritenere costituzionale. Cioè bisognerebbe, e su questo punto davvero nessuno ancora si è espresso, dimostrare che in base al D.P.R. numero 250 del 1949, norma attuativa dello Statuto sardo e quindi di rango costituzionale, che all'articolo 4 detta le competenze assegnate a quest'Aula, noi stiamo sbagliando. E' possibile oggi derogare a una norma di rango costituzionale oppure siamo coscienti del fatto che se il Consiglio regionale non dovesse essere investito delle sue giuste prerogative, e quindi non potesse esercitare i compiti assegnatigli, questo non costituirebbe un elemento di debolezza di questa norma che stiamo costruendo, e quindi faremmo contenti proprio coloro che oggi la avversano?
Voi direte: "E' una preoccupazione che forse l'opposizione non ha". Noi Riformatori questa preoccupazione l'abbiamo; noi Riformatori vogliamo costruire una norma a prova di bomba, che né il Governo né nessun cittadino possa impugnare, e che sia in grado di sostenere questa grande prova di legittimità, in questo caso di legittimità costituzionale. Allora ditecelo questo.
Qui vi sono - lo ripeto ancora una volta - colleghi con una solida preparazione giuridica, che di sicuro potranno darci conforto in questa direzione e che di sicuro potranno dirci se stiamo sbagliando o no, se questo Statuto che noi vogliamo ancora una volta migliorare ha validità o no, perché se non ha più validità e se i riferimenti statutari possono essere disattesi in maniera così semplice non avete che da dimostrarcelo e noi, almeno da questo punto di vista, non faremo inutili battaglie a difesa di un istituto giuridico che probabilmente non esiste.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Si potrebbe continuare con le favole, con gli esempi che la letteratura ci offre, per dimostrare in quale stallo, in quale situazione ci troviamo, in quale difficoltà oggettiva ciascuno di noi vive questi momenti. Certo, non è bello, non è esaltante per nessuno, credo, offrire uno spettacolo quale quello che noi, come istituzione, stiamo offrendo, pur tuttavia nessuno riesce a individuare un approccio serio, un momento significativamente alto di condivisione, di ricerca del bene comune. Si è partiti con l'idea che bisognava attivare un certo processo, giustissimo e legittimo, ma anche con il convincimento assoluto che la maggioranza come tale, con tracotanza, potesse decidere di presentare questo prodotto normativo e farlo approvare senza nessun tentennamento e senza nessuna disponibilità da parte sua a trovare soluzioni condivise. Probabilmente, dall'altra parte, altrimenti tradirei le favole che sino adesso ho menzionato, l'opposizione non ha colto appieno qualche significativa disponibilità che è emersa tra i rappresentanti della maggioranza. Ma questo ancora di più sconforta chi vuole creare occasioni e opportunità di confronto serio e ci allontana sempre di più dalle posizioni ragionate, dai momenti di confronto serio, ponendoci invece su posizioni radicali e contrapposte. Credo che a nessuno giovi, in fin dei conti, stare qui in quest'Aula senza fare le cose che dobbiamo fare, eppure, come abbiamo ribadito in più di un'occasione, ci sono norme di bilancio che aspettano di essere esaminate, ci sono disoccupati che attendono risposte, ci sono persone espulse dal mercato del lavoro che non riescono a reinserirsi, insomma c'è un mondo che va avanti mentre noi ci attardiamo con caparbietà, l'una e l'altra parte, in quest'aula senza impegnarci nella ricerca di soluzioni che possano consentire di superare questa fase di stallo.
E' stata fatta una proposta che non credo umili la maggioranza: sospendere per qualche giorno la discussione di questa normativa per parlare di cose più urgenti, quali quelle riguardanti l'assestamento di bilancio, il DPEF e la finanziaria 2005. Credo che ciò contribuirebbe a svelenire una situazione che si è incancrenita, a trovare una soluzione ai problemi che abbiamo di fronte, ma anche a far sperare ancora in una riduzione dei tempi, lunghi ormai, che si paventano anche per quel che riguarda l'adozione delle norme finanziarie. E' una riflessione che bisogna fare con attenzione al di là delle casacche che si indossano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Vorrei chiedere gentilmente ai colleghi se si può anticipare la chiusura dei lavori antimeridiani alle ore 13, per consentire una riunione del Gruppo D.S. e poi della maggioranza.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, i lavori antimeridiani sono conclusi. Riprenderanno alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 59, viene ripresa alle ore 16 e 16.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, ci siamo lasciati intorno alle ore 13 perché il collega Marrocu aveva chiesto una sospensione della seduta per valutare una ipotesi di prosieguo dei lavori. Almeno, questo abbiamo potuto comprendere. Prima di procedere vorremmo sapere se ci sono nuove determinazioni o se i risultati della Conferenza dei Presidenti di Gruppo di ieri notte sono confermati, in modo da poterci organizzare rispetto all'ordine dei lavori stessi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Personalmente avevo chiesto un'anticipazione della conclusione dei lavori di stamani per consentire una riunione del nostro Gruppo e anche per favorire un incontro tra i Capigruppo e la maggioranza. Noi confermiamo l'organizzazione dei lavori concordata ieri nella Conferenza dei Capigruppo, confermiamo anche la nostra disponibilità ad approfondire, qui in Aula, le questioni di merito che possono portare a un miglioramento della legge, favorendo quindi una discussione ampia su tutte le questioni che la legge pone, e invitiamo la minoranza ad agevolare il dibattito ritirando possibilmente la stragrande maggioranza degli emendamenti che ha presentato e lasciando all'esame del Consiglio solo gli emendamenti che intervengono sul merito della legge per i quali noi diamo disponibilità. Non diamo disponibilità invece sulla sospensione o sul ritiro del provvedimento e non intendiamo farci condizionare sui tempi di discussione da livelli sociali diversi da quest'Aula, come il Tribunale amministrativo regionale.
Con questo auspichiamo che ci possa essere anche da parte della minoranza disponibilità a un confronto vero sul merito del testo di legge in discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, su che cosa intende parlare?
PILI (F.I.). Sull'ordine dei lavori e sulla necessità dei Gruppi della opposizione di chiedere una sospensione di un quarto d'ora per poter valutare le determinazioni e le notevoli aperture che poc'anzi l'onorevole Marrocu ha offerto ai Gruppi della opposizione.
PRESIDENTE. Va bene, se non ci sono obiezioni accordiamo un quarto d'ora di sospensione. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 35. Avverto i colleghi che riaprirò i lavori alle 16 e 35 in punto. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 20, viene ripresa alle ore 16 e 35.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Stiamo discutendo l'articolo 2, in particolare il comma 4 della novella e l'emendamento numero 47. Credo che questo emendamento rappresenti l'ultimo spiraglio possibile per introdurre nella procedura della legge il Consiglio regionale.
CAPELLI (U.D.C.). A chi stai parlando se non c'è la Giunta?
PILI (F.I.). Sono abituato all'assenza della Giunta!
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Dicevo che quest'ultima opportunità coincide con le dichiarazioni poc'anzi rese dal collega Marrocu che, come ho detto, rappresentano un notevole segnale di disponibilità al dialogo, un'importante apertura sul metodo del lavoro, e l'aver confermato la volontà di tenere fermi gli orari stabiliti ieri rappresenta una concreta volontà di accelerare i tempi dell'esame di questo provvedimento di legge.
Noi, ovviamente, disponibili come voi alla rapida conclusione della discussione di questo provvedimento di legge, accettiamo di buon grado i ritmi che la maggioranza vorrà imporre, perché sappiamo che il ruolo che si vuole affidare al Consiglio regionale è alto ed elevato, è un ruolo importante, primario, da protagonista. In questa direzione crediamo che un proficuo e impegnativo lavoro sia davvero il primo parametro importante perché tutti noi comprendiamo come il Consiglio regionale possa puntualmente occuparsi di una materia così rilevante come la pianificazione territoriale e in questo caso la pianificazione paesaggistica.
Vi è quindi una controtendenza rispetto al dibattito dei giorni scorsi, c'è una presa d'atto del ruolo del Consiglio regionale sino al punto di consentirci di lavorare anche a tarda ora. E questo non può che farci felici, perché crediamo che anche durante la notte ci sarà occasione di illustrare, punto per punto, emendamento per emendamento, virgola per virgola, le incongruenze di questa proposta che è stata avanzata dalla Giunta.
Vorrei ancora una volta qui ribadire, richiamandomi anche all'emendamento 47, che nessun disegno di legge e nessuna proposta sono stati unificati in Commissione. Quindi è un arbitrio aver scritto nel documento distribuito al Consiglio "testo unificato". Non c'è alcun testo unificato, perché non c'è una sola virgola della proposta di legge presentata dal collega Masia, che risulta essere il primo firmatario, insieme al collega Balia. Cioè della proposta di legge numero 24/A non è stata accolta una sola virgola, così come non è stato accolto nessun punto della proposta di legge numero 28/A, quindi è un arbitrio aver scritto testo unificato. E' solo ed esclusivamente il disegno di legge della Giunta, che per di più negli stessi emendamenti sostitutivi totali ha cancellato l'indicazione dell'onorevole Pirisi come primo firmatario, cioè ha cancellato totalmente anche una riga che era stata consentita, quella riguardante i SIC. La Giunta col suo emendamento l'ha cancellata totalmente. Il mio voto è ovviamente favorevole all'emendamento numero 47.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, onorevole La Spisa. Si era detto stamattina che in assenza di iscrizioni a parlare si sarebbe proceduto alla votazione.
LA SPISA (F.I.). Io sono iscritto da prima.
PRESIDENTE. A me non risulta. Ho qui l'elenco che mi ha lasciato la collega che presiedeva prima. Andiamo avanti.
(Interruzione del consigliere La Spisa)
PRESIDENTE. Sì, non c'è problema. Io non lo faccio con senso polemico, ma voglio che si capisca che funziona così.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 47.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che, non essendo riusciti a votare, i consiglieri Contu e Pinna dichiarano di votare rispettivamente a favore e contro.Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FRAU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - FLORIS Mario - SCARPA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 55
Astenuti 4
Maggioranza 28
Favorevoli 20
Contrari 35
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 49. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Anch'io mi associo al suo invito, signor Presidente, e inviterei tutti i colleghi a iscriversi da subito, in modo che non si possano più verificare questi "inconvenienti", perché credo che ci fossero colleghi pronti a chiedere di intervenire, ma evidentemente l'accelerazione imposta ai lavori, con le parole dell'onorevole Marrocu, incide anche nella più rapida iscrizione a parlare anche per dichiarazione di voto.
L'emendamento numero 49, che è all'esame dell'Aula, è significativo per due ordini di motivi. Il primo: gli enti intermedi hanno o non hanno un riconoscimento da parte di questo Consiglio regionale? Se lo hanno, tutto il lavoro che è stato sino ad oggi fatto non si può non utilizzare, perché è costato miliardi alla Regione, che puntualmente ha verificato la tempistica del progetto preliminare, del progetto definitivo e del progetto esecutivo di piano urbanistico provinciale. E chiunque abbia la pazienza di andarsi a vedere le tavole, le analisi necessarie per il piano urbanistico provinciale si renderà conto che coincidono per i due terzi con quelle necessarie per predisporre un piano paesaggistico regionale. Quindi nel termine "possono" utilizzato dalla Giunta vi è davvero da un lato la volontà di non tenere in debito conto istituzionale gli enti intermedi che hanno operato per realizzare una pianificazione di dettaglio e hanno individuato le categorie di beni da sottoporre a tutela del paesaggio, e dall'altra la necessità di intervenire finanziariamente nella realizzazione di quei due terzi di lavoro che invece può essere risparmiato. Cioè c'è qualcuno che auspica la creazione di un'altra lobby di professionisti che possa fare quello che già è stato fatto dalle amministrazioni provinciali di destra e di sinistra, anzi tutte di sinistra, perché gli incarichi relativi alla progettazione dei piani urbanistici provinciali risalgono tutti ai tempi in cui le province della Sardegna erano governate dal centrosinistra. Quindi è evidente che vi è un richiamo importante.
Ma ciò che mi induce a esprimere un voto favorevole a questo emendamento è il dato sui tempi: se gli strumenti della pianificazione urbanistica provinciale dovessero essere utilizzati per due terzi, a due terzi deve essere limitato il tempo previsto per realizzare il Piano paesaggistico regionale, cioè una limitazione dei tempi necessari per fare non azione di ordinamento, ma azione di coordinamento. Qui si decide se la Regione è un soggetto di ordinamento, che impone le proprie strategie, o se invece, molto più intelligentemente, anche rispetto alle norme costituzionali, è soggetto di coordinamento, che mette insieme il lavoro già compiuto, risparmiando denaro, mettendo a frutto l'attività degli enti intermedi, quindi la loro potestà di indirizzo e individuazione dei beni da sottoporre a tutela assoluta del paesaggio e dei beni naturali e culturali che devono essere richiamati appunto nel Piano paesaggistico regionale. Oppure si sceglie, come dicevo, di ignorare la logica del coinvolgimento delle autonomie locali, ma vorrei ricordare che le amministrazioni provinciali hanno invece realizzato i propri piani urbanistici provinciali tenendo conto di quello che avevano fatto le amministrazioni comunali attraverso i PUC. Per questo motivo voto a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 49 pone un problema non, come i precedenti emendamenti, sui tempi di esame, di elaborazione, di adozione e di approvazione del Piano paesaggistico regionale, ma su uno degli aspetti che riguardano il rapporto tra questo livello di pianificazione urbanistica e i livelli inferiori a quello regionale. La proposta è quella di rendere l'utilizzo degli elaborati dei piani urbanistici provinciali previsti dalla legge urbanistica non facoltativo ma obbligatorio. E' evidente che sia nel caso del "possono", cioè della facoltatività, sia nel caso del "devono", e quindi della obbligatorietà della utilizzazione dei contenuti dei piani urbanistici provinciali, anche qualora siano soltanto in fase di elaborazione, il risultato è comunque quello di tenere in considerazione il prodotto di un'analisi sull'utilizzo del territorio, sulla situazione socioeconomica, sulle impostazioni di fondo nella politica del governo del territorio, che in questi anni le Province hanno accumulato sulla base di incarichi professionali, sicuramente comportanti il dispendio di una grande quantità di risorse pubbliche, e che hanno in qualche modo dato, a livello delle amministrazioni provinciali, la capacità di raccogliere dati e fare osservazioni e valutazioni economiche e urbanistiche molto preziose per l'attività di programmazione economica e di pianificazione territoriale.
Chiedendo di sostituire "possono" con "devono", noi vogliamo semplicemente sottolineare l'esigenza di tener conto di questo livello di elaborazione pianificatoria. E' pur vero, come dice l'Assessore, che la pianificazione regionale è sovraordinata a quella provinciale e che quindi l'obbligatorietà di tener conto dei contenuti e di seguirli dipende, casomai, da un rapporto di subordinazione del livello provinciale rispetto a quello regionale. Nella linea di un ragionamento logico è sicuramente vero che sono i piani urbanistici provinciali a dover adeguare i propri contenuti a quelli della pianificazione sovraordinata, che è di livello regionale, ma è anche vero che in questo momento straordinario di riavvio del processo di pianificazione paesaggistica (tanto più in considerazione della scelta contenuta in questa legge, per cui la pianificazione paesaggistica di fatto assume il livello della pianificazione urbanistica generale), pur non essendovi l'obbligo per la pianificazione regionale di adeguarsi a un livello subordinato, la sottolineatura della necessità di rispettare i contenuti dei piani urbanistici provinciali sarebbe un grande segnale di apertura rispetto allo sforzo che le amministrazioni provinciali hanno fatto in questi anni, in gran parte dei casi con il coinvolgimento di tutti i livelli delle autonomie locali infraprovinciali. Il mio voto quindi è favorevole all'emendamento numero 49.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io userò questi cinque minuti, in cui la mia voce sarà involontaria colonna sonora dell'esistenza delle persone che sono come me presenti in quest'aula, per focalizzare l'attenzione fondamentalmente su due argomenti, uno di metodo e uno di merito. Entrambi introducono il voto favorevole sull'emendamento numero 49.
Il ragionamento di merito si riallaccia alle dichiarazioni che il collega Marrocu ha rilasciato nella parte iniziale della seduta pomeridiana, indicando finalmente una strada che può consentire di sbloccare l'impasse, e cioè la strada del confronto in Aula, quindi la strada della discussione, del dialogo, della verifica delle diverse opinioni e del ragionamento che consente di superare tale diversità e quindi di arrivare a delle posizioni che siano condivise.
Immagino che il collega Marrocu intenda il confronto nello stesso modo in cui li intendiamo noi, cioè un rapporto in cui le due parti espongono le proprie ragioni. Ipotizzo, conseguentemente all'interessante proposta del collega Marrocu, che ci sarà un congruo numero di interventi da parte del centrosinistra che consenta di praticare la strada che il Capogruppo dei D.S., in maniera lungimirante e sagace, ha indicato a tutti noi, cioè quella della costruzione...come?
MARROCU (D.S.). Del ritiro degli emendamenti.
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo scusa, non ne aveva parlato, collega, quindi io non lo avevo capito questo. Io avevo ipotizzato che lei intendesse che sugli emendamenti si potesse innovativamente cercare il confronto in Aula. E il confronto in Aula ovviamente avviene se le due parti dialogano tra loro, altrimenti non c'è confronto.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue VARGIU.) Io ribadisco l'auspicio che ci siano numerosi interventi di colleghi del centrosinistra che ci consentano di approfondire tutti gli emendamenti.
La seconda valutazione, che è quella di merito, attiene direttamente al testo dell'articolo e dell'emendamento, e mi fa realizzare quanto sia importante l'emendamento numero 49, un emendamento davvero di sostanza destinato, qualora fosse accolto, a incidere in maniera radicale sull'impatto che questa legge avrà in Sardegna, perché la sostituzione della parola "possono" con la parola "devono" non è semplicemente un esercizio lessicale o sintattico che modifica qualche aspetto marginale di questo testo di legge. E' invece una vera rivoluzione copernicana, nel senso che secondo il deliberato attuale della legge i piani urbanistici provinciali avrebbero un ruolo che francamente appare riduttivo rispetto alla fatica programmatoria che l'ente intermedio provincia ha sicuramente posto nella elaborazione di quei piani, che rappresentano decisamente un modo di innovativo di concepire il rapporto tra l'amministrazione centrale e l'amministrazione periferica, sfuggendo a quel rischio di neocentralismo regionale che tante volte in quest'Aula è stato sottolineato. A meno che qualcuno non ci venga a dire che, tutto sommato, le province hanno un ruolo di programmazione marginale in cui questo Consiglio non crede. Ma se così fosse sarebbe interessante che il presidente Soru e la sua Giunta, che in questo momento sono impegnati in logiche di risparmio, ci spiegassero come mai questo Consiglio regionale nella scorsa legislatura ha ritenuto addirittura di raddoppiare il numero delle province, portandolo da quattro a otto, e ci dicessero magari se in questa legislatura la maggioranza intende mantenere la ripartizione del territorio in otto province.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che, anche su questo, se i colleghi leggessero quello che hanno scritto nella loro proposta forse potrebbero affermare: "Abbiamo sbagliato, cerchiamo di correggere". con l'emendamento numero 49, loro dicono di voler sostituire la parola "possono" con "devono", invece hanno scritto, leggo testualmente: "In sede di prima applicazione" - questo è il comma 2 dell'articolo 1 della proposta di legge numero 28, presentata dai colleghi del centrodestra, firma da tutti, nessuno escluso - "per la redazione del Piano urbanistico di coordinamento territoriale" - quello che poi loro dicono assume valenza di Piano paesaggistico - "potranno essere utilizzati le risultanze e gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali adottati o in corso di adozione alla data di entrata in vigore della presente legge". L'avete scritto voi! Chi sta dicendo che non devono essere utilizzati? Chi sta declassando le Province? Chi non tiene conto di tutto ciò che è stato elaborato?
Noi abbiamo detto una cosa diversa: venga utilizzato tutto ciò che serve, vengano valorizzati gli studi che sono stati fatti dalle province e vengano inseriti all'interno del Piano paesaggistico regionale. Semplicemente quanto anche voi avete scritto.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Abbiamo cambiato idea!
PIRISI (D.S.), relatore. Allora ditelo: "Quando abbiamo avanzato la proposta di legge numero 28 stavamo scherzando!" E' una cosa poco credibile, cioè il collega Biancareddu conferma adesso: "Noi, nella nostra veste di legislatori che avanzano delle proposte, stavamo scherzando, abbiamo cambiato idea".
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.), relatore. Non è solo su quello! Poi parleremo anche di quello, non si preoccupi. C'è un atteggiamento un po' schizofrenico: veniamo accusati di essere quelli che bloccano tutto e contemporaneamente di essere quelli che promuovono il saccheggio! Fa parte certamente di una visione un po' scissa da parte di chi muove certe critiche. Per invito i colleghi, prima di lanciarsi in queste iperboliche accuse, a leggere prima ciò che loro stessi propongono. Dopodiché credo che, molto sommessamente e pacatamente, potranno essere pure rivolte delle critiche, però, se dobbiamo continuare a fare gazzosa, apriamo una fabbrichetta di imbottigliamento, perché tra l'altro si fa gazzosa a profusione in quest'Aula!
OPPI (U.D.C.). Una delle migliori era a Macomer!
PIRISI (D.S.), relatore. Onorevole Oppi, la ascolto sempre col massimo rispetto che le è dovuto, però in questo caso ad alcuni "imbottigliatori" che hanno parlato prima dico: per cortesia leggetevi le vostre cose, dopodiché forse vi concilierete con voi stessi ed eviterete anche di buttarvi addosso tutte queste contumelie, perché sembra quasi che parliate di fronte a uno specchio e non stiate affatto rivolgendo le critiche al centrosinistra. Presidente, sono contrario all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io non credo che ci siano sostanziali differenze, in effetti con l'emendamento numero 49 noi abbiamo soltanto ritenuto di aggiungere il termine "devono". Se di fatto c'è la volontà di utilizzare tutti gli studi che le Province hanno già fatto, penso che non possiate che essere d'accordo. Siccome, però, si è parlato di schizofrenia, il mio intervento ha l'obiettivo di ripristinare un minimo di dignità all'interno del Consiglio, nessuno me ne voglia, perché ci sono posizioni variegate, lo comprendiamo, ma il Consiglio sta dando i numeri, se è vero come è vero che la posizione assunta dall'onorevole Caligaris è stata respinta al mittente prima ancora che fosse esaminata. Poi c'è stato un atteggiamento di disponibilità da parte del Gruppo di Progetto Sardegna. Stamattina io sono stato chiamato più volte al telefono dal Capogruppo della Margherita, il quale mi ha fornito dei dati dicendo: "Giochiamo a carte scoperte, sarebbe possibile questa soluzione". Noi abbiamo risposto che in linea di principio non avevamo alcuna difficoltà, l'avremmo esaminata e in funzione di questo è stata chiesta un'ora di sospensione, dalle 13 alle 14, al fine di fare di consentire alla maggioranza di fare una valutazione al suo interno e poi di confrontarsi con l'opposizione. Questo mi hanno detto anche altri autorevoli esponenti del centrosinistra.
Noi siamo arrivati in aula certi che in qualsiasi caso, in modo formale, ci avreste dato una risposta. Questa risposta non solo non è venuta ma si è detto: "Abbiamo perso tempo, quando vogliamo noi possiamo sospendere con estrema facilità", mentre questo a noi non è stato consentito. Mettetevi d'accordo, le date entro cui terminare la discussione dei diversi argomenti, compreso l'assestamento di bilancio, le avete individuate voi. Stamattina mi avete convocato personalmente per vedere se esisteva questa possibilità. Quindi evitate di rivolgere accuse agli altri. Evidentemente al vostro interno vi sono grossi problemi, divisioni, valutazioni diverse. Noi ne prendiamo atto e continuiamo sulla nostra strada, fermo restando che di quella tempistica non si potrà non tener conto ed evidentemente la conclusione sarà che la responsabilità dei ritardi non potrete addebitarla a noi.
Io, ovviamente, voto a favore di questo emendamento, che ritengo persino superfluo. Diciamo che, così come un ordine del giorno non si nega a nessuno, la disponibilità ad accogliere un emendamento del genere sarebbe stata il minimo per poter proseguire più speditamente nei lavori. Avete scelto la strada della guerriglia, del muro contro muro, non meravigliatevi se anche noi talvolta sosterremo posizioni magari anche contraddittorie, come ha fatto osservare il collega Pirisi, ma questa è dialettica politica. Ci sarà consentito anche di assumere certi atteggiamenti in funzione di atteggiamenti uguali e contrari. Non c'è il Capogruppo della Margherita, evidentemente ha bisogno di rifarsi un po' il look, perché un po' di rossore ce l'avrà per non aver fatto oggi una bella figura, ma ho visto che andate a fasi alterne, quindi oggi tocca a lui, domani toccherà a un altro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Richiamando quanto da lui detto all'apertura dei lavori serali, vorrei chiedere all'onorevole Marrocu se sa di cosa stiamo parlando, perché noi siamo qui per lavorare seriamente, mentre lui dopo aver annunciato che non riuscite a trovare un accordo ha scaricato su di noi il fatto che si sta perdendo tempo. E voi avete rinviato i lavori di un'ora e mezzo, stamattina, e di un'ora stasera! Volete andare a oltranza e noi ci andremo, penso per tutta la notte, e continuate a perdere del tempo! Ci dite che non facciamo proposte serie in Aula, che è il luogo in cui vanno fatte, noi le stiamo facendo e voi non sapete di che cosa stiamo parlando. Allora vorrei capire dov'è la serietà nell'affrontare le cose!
Onorevole Pirisi, vorrei dei chiarimenti, e la mia richiesta non vuole essere né provocatoria né offensiva, perché prima di usare parole al vento sarebbe opportuno che ognuno si guardasse allo specchio.
Per quanto riguarda la sua affermazione sulla proposta di legge numero 28, credo che sarebbe stato opportuno discuterne in Commissione, perché ciò che lei ha detto parrebbe una contraddizione.
PIRISI (D.S.), relatore. Ne abbiamo discusso, onorevole Capelli, chieda ai colleghi del centrodestra.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, credo che questo non sia avvenuto, mi sono permesso di partecipare a qualche incontro, diversamente si sarebbe corretto anche quanto dice la proposta di legge numero 24. Se fosse avvenuto lei avrebbe sicuramente rilevato che il comma 1 dell'articolo 3 della proposta di legge numero 24 - che come lei sa è dei colleghi Masia e Balia -, sempre in riferimento ai nuovi Piani territoriali paesistici: "…utilizzando a tal fine oltre che l'elaborazione di cui ai PTP resi esecutivi… anche degli elaborati progettuali dei piani urbanistici provinciali". Cioè già se ne prevedeva l'utilizzo.
In merito alla serietà di questo e degli altri emendamenti, credo che l'attuale Assessore dell'urbanistica ci avrebbe insegnato come formulare l'emendamento in questo caso, perché da grande maestro in materia finanziaria avrebbe interpretato questo passaggio con diversi emendamenti, prevedendo in uno la soppressione della parola "possono", in un altro la sostituzione della parola "possono" con "devono", in un altro ancora la soppressione della parola "anche" e infine la sostituzione della parola "anche", insomma ne avrebbe ricavato ben quattro emendamenti da discutere in quest'Aula al solo fine di far perdere tempo. Tutto quel tempo che con grande maestria ci avete fatto perdere durante la discussione della legge finanziaria, del DPEF e quant'altro nella passata legislatura.
Noi qui stiamo proponendo delle cose serie. In un secondo, se ci fosse un'interlocuzione in Aula, sul merito dell'emendamento si potrebbe dire: "Va bene" oppure "Non è accolto", in maniera molto seria e facendo seguire una discussione. Non che non sia seria l'impostazione. Ecco perché vorrei richiamare soprattutto la maggioranza alle parole, che a me sono rimaste impresse, pronunciate ieri dall'onorevole Giuseppe Fadda, del Gruppo di Rifondazione, il quale ha invitato tutti a una maggiore attenzione, a un maggior spirito di collaborazione, ma soprattutto ha sottolineato che la maggioranza deve avere la capacità di coinvolgere - credo di ricordare bene, è stata usata questa frase - perché è compito di chi guida saper coinvolgere, è compito di chi guida saper cogliere le istanze di tutti. E se è vero che qui c'è - e non ne dubito - un Presidente di tutti, credo che tutti abbiate l'obbligo di ascoltarlo. Probabilmente in questa fase, con mio grande stupore, è meno ascoltato di quanto voi tutti volete far intendere nell'addossargli le responsabilità. La Giunta c'è, ma è come se non ci fosse, lo sappiamo, basta mettere un palanchino lì ed è lo stesso.
(Interruzioni)
Ho detto che la Giunta c'è, stavo rispondendo a un mio collega, do atto che la Giunta c'è, parrebbe che ci fosse, ma dovrebbe essere qui in giro. Ecco perché la maggioranza è responsabile totalmente di quello che sta accadendo e di quello che accadrà. Sappiate almeno parlarvi, coordinarvi e decidere una volta per tutte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Attento con i verbi!
LADU (Fortza Paris). I verbi noi li sappiamo coniugare bene perché abbiamo frequentato le scuole pubbliche e non abbiamo ricevuto delle infarinature, come si è visto in certe situazioni. E di infarinature in questo Consiglio se ne sono viste molte, messe sul campo così, giusto perché si dovevano fare determinate cose.
Io credo che l'emendamento che noi abbiamo sottoscritto abbia una sua logica, nel senso che praticamente in questo modo vogliamo far sì che gli strumenti urbanistici provinciali vengano utilizzati a tutti gli effetti. Vogliamo avere la certezza che vengano utilizzati. Naturalmente ci sarà prima di tutto un grande risparmio, nel senso che la Regione, invece di spendere, così come ha fatto in certe occasioni, somme ingenti per la programmazione urbanistica, si ritrova degli studi già fatti. C'è un'altra ragione non secondaria, e cioè il fatto che i Piani urbanistici provinciali sono più vicini alla realtà e agli strumenti urbanistici dei comuni. Quindi c'è sicuramente una certa attinenza con quanto abbiamo detto noi, e cioè che non può essere sottovalutato il ruolo degli enti locali in questo tipo di studi, una tesi che abbiamo sostenuto sin dall'inizio di questo confronto. Non si può tralasciare e non si può sminuire il ruolo degli enti locali in materia urbanistica.
C'è poi un altro aspetto importante che riguarda il ruolo delle province. Per intenderci, quale ruolo devono avere le province? Da una parte questo Consiglio regionale approva l'istituzione di nuove province, perché ritiene che esse abbiano una funzione importante, dall'altra tenta di togliere loro competenze che già appartengono alle province. Quindi non ci si capisce più niente, è veramente una contraddizione, nel senso che da una parte si vogliono istituire degli enti importanti per la programmazione e lo sviluppo della Sardegna, dall'altra non si vogliono prendere in considerazione gli strumenti di programmazione urbanistica che hanno approntato e già ampiamente utilizzato in questi anni.
A parte queste brevi considerazioni, voglio dire che l'intervento svolto questa sera dal collega Marrocu dimostra che evidentemente quei passi che sono stati fatti da parte della maggioranza in questi giorni non hanno portato a nulla, nel senso che quel tentativo di apertura che c'è stato in alcuni settori della maggioranza evidentemente non è arrivato a una sintesi da parte della maggioranza stessa. Infatti abbiamo visto che stasera l'intervento dell'onorevole Marrocu ha cancellato tutto quello che è stato detto in questi giorni e praticamente siamo punto e a capo.
Quindi siamo di fronte a una situazione kafkiana, non si capisce dove si debba arrivare: da una parte si sostengono determinate posizioni anche apprezzabili, dall'altra non si è conseguenti con le cose che si dicono. E' chiaro che qui ci sono consiglieri che contano poco, che mi pare non abbiano voce in capitolo, perché la maggioranza sta dimostrando di voler cancellare le posizioni più aperte, più intelligenti, se vogliamo, più lungimiranti all'interno della coalizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo sempre nel merito dell'emendamento numero 49, sul quale dichiaro il mio voto contrario, perché nella confusione che si origina dal numero e dalla ripetitività di alcune proposte, sfuggono poi alcune questioni sostanziali. Se fosse vero, come dice l'onorevole Oppi (di cui tengo in considerazione l'esperienza e l'impegno politico sicuramente di lunga militanza), che un emendamento così non lo si nega a nessuno, come non si nega a nessuno un ordine del giorno, allora è inutile approvarlo e discuterlo, è solo una perdita di tempo che non fa bene a quest'Aula rispetto alla considerazione generale che raccoglie da parte dell'opinione pubblica e del popolo elettore, che è anche quello che esprime il mandato che noi esercitiamo.
Ma se invece è una questione di merito, devo dire che noi non siamo d'accordo proprio sul merito, perché non mi pare di ricordare che i piani urbanistici siano anche piani paesistici. I piani urbanistici hanno una funzione abbastanza precisa, quella di coordinare meglio, nell'ambito territoriale, quella che è l'elaborazione assegnata per legge agli enti locali territoriali, ai comuni, che sono sì protagonisti della pianificazione urbanistica locale, ma non sono protagonisti della pianificazione paesistica. L'ordinamento, quello sì, detta le regole.
C'è una competenza più alta dello Stato sul piano dei principi attorno a questa materia, da cui discende una competenza legislativa specifica nell'ambito del proprio territorio per le Regioni, che quindi hanno il dovere di dare indirizzi chiari e precisi su come si deve sviluppare la pianificazione paesistica in ambito regionale. Non c'è nessun coordinamento da fare, c'è invece da elaborare un ordinamento che sia il più possibile attento alle esigenze e ai bisogni degli enti locali e alle capacità di sviluppo di questa nostra regione.
Quindi non sono d'accordo sul merito e richiamo la strumentalità e purtroppo anche qualche disagio che vedo affiorare tra i colleghi della opposizione, chiamati a difendere cose che, sul piano tecnico, sono scarsamente difendibili, perché purtroppo essi sono ostaggio della dinamica della contrapposizione l'uno contro l'altro, che nasce dal dover rispondere... Questo sì, voi che avete accusato questa maggioranza di essere vincolata alle linee direttrici emanate dal suo Presidente, anche se non è vero. Seppure questa maggioranza fosse legata a direttive di chi ne assume e ne sintetizza l'immagine, cioè del Presidente della Regione, eletto direttamente dal popolo, avrebbe qualche giustificazione, perché c'è un mandato pienamente riuscito, ma questa fatica, questo disagio diventano meno comprensibili in chi rischia di diventare ostaggio di un Presidente mancato, cioè di un Presidente non riuscito.
Se il ragionamento è sul merito, poiché il merito è sempre oggetto di esame, in quest'Aula, fuori da quest'Aula e tra i consiglieri che hanno condotto la battaglia nella predisposizione di questo provvedimento, che si capisca il merito, dato che qui il merito non si capisce. L'unica cosa che si capisce è lo scontro in questa opposizione, purtroppo sconfitta, sconfitta dalle elezioni....
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Gentile e onorevole Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, una di queste sere, la sinistra ci ha lanciato un'accusa, quella di essere partiti all'assalto della Bastiglia e di essere stati scornati. In effetti, quest'Aula si è insediata il 14 luglio, l'assalto alla Bastiglia c'è stato, le buone intenzioni, quelle che animano i rivoluzionari, sono le migliori, però credo che, come spesso succede, qualcuno voglia arrivare alla ghigliottina, e in questo caso da ghigliottinare sembrerebbe essere la libertà di espressione della opposizione, che viene accusata di tutto e alla quale non si vuole permettere di esprimere liberamente il proprio pensiero. E questo non va bene.
Ci si può contrapporre in tanti modi, però alla fine, come spesso accade, la rivoluzione mangia i suoi figli. Chi vuol fare la rivoluzione in questo caso non siamo noi, ma siete voi e rischiate di rimanere paralizzati, colleghi della maggioranza, dalla vostra stessa iniziativa, dalla quale non riuscite più ad uscire. Quindi è chiaro che vi aggrappate a tutto quello che si muove, però mi sembra che in questi giorni non ne stiate azzeccando una, anzi non fate altro che rinvigorire gli argomenti della opposizione, che è decisa ad andare avanti, perché non è pensabile e non si può dire in legge che per la redazione della proposta di Piano paesaggistico gli elaborati già pronti, che sono costati danaro pubblico (e la Corte dei Conti in questo secondo me dovrebbe metterci becco), possono essere utilizzati anziché debbono essere utilizzati.
Non si può dire che nella proposta della opposizione è scritto "possono", così come nella proposta della maggioranza, perché c'è chi quella proposta non l'ha firmata, chi non l'ha letta e chi ha cambiato idea. Un autorevole Assessore di una passata legislatura, persona peraltro simpaticissima, su una sua stessa proposta, unico in tutta l'Aula, votò contro perché aveva cambiato idea durante la discussione. Altrimenti che ci stiamo a fare qui? Solo i paracarri non cambiano opinione e io credo che la maggioranza debba cambiare opinione, almeno su qualche punto debba essere disponibile, onestamente, così come dobbiamo essere disponibili anche noi a dare un contributo per migliorare quello che proponiamo noi e quello che proponete voi, altrimenti non c'è dialogo. Se è un dialogo tra sordi, se è un dibattito destinato a non essere ascoltato da nessuno, in cui ognuno si parla addosso, io sono disponibile a parlarmi addosso fino alle 4 del mattino!
Tornando all'argomento principale, ribadisco che gli elaborati in questione debbono essere presi in considerazione, non è possibile che si sia lavorato per niente in tutti questi anni e che tanto lavoro, che avrà pure prodotto qualcosa di qualità, non venga neanche visionato. "Possono essere presi in considerazione" che cosa vuol dire? A me sembra che qui cambia il padrone e tutto sia da rifare! Non si è visto in nessun governo del mondo! Le iniziative prese dai governi precedenti su tutto ciò che è istituzionale impegnano, coinvolgono e danno mandato a chi viene dopo di continuare sulla strada intrapresa. Certo, se si vedono delle storture si ha il dovere di correggerle, però ciò che è stato prodotto non sarà tutto da buttare. Oltretutto le province sono state amministrate sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, ci saranno stati tecnici incaricati da tutti, quindi ci sarà stato un controllo reciproco, anche politico, e l'affidabilità io credo sia massima. Non è pensabile che noi amministriamo la cosa pubblica con il criterio: "Arriviamo noi, un colpo di spugna, cancelliamo tutto, chi si è visto si è visto, é un'altra partita e si rincomincia da capo". Non è così, in politica non può essere così!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Solo per chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, RASSU, SANJUST, VARGIU.)
III verifica del numero legale
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legate tramite procedimento elettronico.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Bisogna stare in aula, anche precedentemente abbiamo concesso molto tempo per la votazione.
PRESIDENTE. Sono presenti 24 consiglieri, compresi i consiglieri Cappai, Sanjust, Pili e Vargiu, che hanno richiesto la verifica.
(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BIANCU - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - ORRU' - PILI - PISU - RASSU - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SECCI - SERRA - VARGIU.)
Poiché non c'è il numero legale, la seduta è sospesa per trenta minuti.
(La seduta sospesa alle ore 17 e 29, viene ripresa alle ore 18.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 49, che mira a sostituire la parola "possono" con la parola "devono", ai fini della redazione della proposta di Piano paesaggistico regionale, noi diciamo che devono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali. Perché diciamo questo? Diciamo questo perché vogliamo dare un ruolo alle province, vogliamo dare un ruolo a quegli enti locali dotati di strumenti urbanistici validi, e il collega Sabatini lo sa, essendo assessore provinciale in carica. Io lo sono stato e quindi so tutto il travaglio che è costata l'elaborazione di questi importantissimi piani.
Noi vogliamo veramente dare un ruolo a questi enti e quindi domando: qual è il ruolo che voi pensate di dare alle province e ai comuni con questa legge urbanistica? Volete calare questa legge dall'alto senza utilizzare neanche i validi supporti ci cui alcune amministrazioni sono già dotate, come i Piani urbanistici provinciali?
Io credo, Presidente, che ci debbano essere chiarezza e soprattutto correttezza e lealtà di rapporti in quest'Aula, sapendo che voi siete maggioranza, e questo nessuno lo mette in dubbio, e noi siamo opposizione, però non siamo opposizione rispetto ai problemi e agli interessi delle nostre comunità. Per questo vogliamo essere ascoltati su un tema così importante, su un emendamento così importante, fatto sì di una parola, ma di una parola importante perché cambia sostanzialmente le cose. Noi diciamo "devono", perché vogliamo coerentemente rimarcare e ribadire che su una legge così importante si deve dare voce e si deve far riferimento a quegli strumenti di cui, come ho asserito poc'anzi, le province sono dotate.
La verità è che dicendo "possono" qui si vuole invece dare la possibilità al legislatore di turno e all'amministrazione di turno di optare a seconda del colore politico dell'amministrazione provinciale di turno: se l'amministrazione provinciale di turno è allineata con i desiderata dell'amministrazione regionale si opterà sicuramente per gli strumenti urbanistici e le cartografie elaborate dalle province in carica; se quell'amministrazione non sarà allineata con i desiderata dell'amministrazione regionale è chiaro che non si opterà per quel piano e per quelle linee.
Questo è il sunto di questo articolo, invece noi diciamo "devono", a prescindere dal colore politico dell'amministrazione in carica, perché riteniamo che le amministrazioni provinciali debbano innanzitutto avere un ruolo, anche attraverso questo strumento urbanistico, e soprattutto riteniamo che le amministrazioni provinciali, insieme alle amministrazioni comunali, sono quelle che hanno veramente la conoscenza diretta del territorio. Quindi, Presidente, per questo noi, e io in modo particolare, voteremo favorevolmente a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 49 che si propone di sostituire la parola "possono" con la parola "devono" e che quindi ha come obiettivo quello di esaltare la partecipazione delle autonomie locali, in particolare di utilizzare, in questo caso specificatamente, un patrimonio di studio, di elaborazione e di programmazione che un ente intermedio come la provincia ha già redatto.
D'altro canto in qualche intervento precedente è stato pure detto che l'accostamento della parola "anche", nello stesso comma, attenua l'efficacia dell'inserimento del termine "possono", quindi è evidente che chiunque sarà incaricato domani di redigere il Piano paesaggistico regionale non potrà prescindere da qualsiasi strumento di programmazione territoriale, sia esso un PUP provinciale sia esso uno strumento più territoriale ancora come il PUC comunale.
Corre l'obbligo di fare un'altra considerazione: noi ci siamo lasciati stamattina con un grosso e importante auspicio, quello che questa giornata del 9 novembre davvero potesse essere un buon anniversario dell'abbattimento, come dicevamo, del muro di Berlino e che quindi ci fosse il presupposto per cui il muro contro muro qui venisse abbattuto. Devo dire, tra l'altro, che questo pareva quasi realizzarsi nel momento in cui il Capogruppo dei D.S., l'onorevole Marrocu, ha chiesto di sospendere i lavori alle ore 13. Io ho immaginato, forse per l'ottimismo che in genere mi accompagna nell'attività parlamentare, che il tutto preludesse a questo. Ho immaginato che da una parte e dall'altra una schiera di colleghi picconatori avrebbe presto demolito questo muro contro muro, e invece, subito dopo la ripresa dei lavori, si è come dato avvio al lavoro dei colleghi muratori - di ambo le parti naturalmente, perché le responsabilità vanno sempre distribuite in ugual misura -, quelli che non solo non hanno picconato e abbattuto i muri, ma parrebbe anzi, e speriamo veramente di sbagliarci, che abbiano innalzato ulteriormente questi muri e quindi reso ancora più difficile il dialogo.
L'invito a concentrare la nostra attenzione sugli emendamenti di sostanza e quindi importanti davvero trova difficoltà ad essere accolto, perché se non si raggiunge un'intesa sul metodo tutto diventa più difficile. Ha ragione l'onorevole Uras quando dice: "Io vi riconosco quasi dalla faccia, so che le vostre perplessità possono essere lette in viso". Lui ha davvero questa capacità di lettura introspettiva e quindi riesce a capire che probabilmente qualche perplessità l'abbiamo. Io che sono sindaco di un piccolo comune ricordo le battaglie, ma tutti i sindaci le ricordano, fatte proprio per migliorare il concetto di piano urbanistico provinciale quanto meno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, sappiamo tutti che la lingua italiana dal punto di vista grammaticale probabilmente è la più completa, la più bella. Purtroppo è anche poco diffusa nel mondo, perché il nostro non è stato un paese colonizzatore, almeno nel Cinquecento e nel Seicento, tanto è vero che le lingue più diffuse sono il francese, l'inglese e lo spagnolo. Tuttavia la lingua italiana è talmente completa, i padri della nostra lingua, da Dante a Manzoni a D'Annunzio, hanno scritto tanto e bene per cui giustamente la politica usa la perfezione della nostra lingua per piazzare, nei punti in cui bisogna dire e non dire, quelle due o tre parole che consentono, al momento opportuno, di avere libertà di azione restando sempre nell'ambito del lecito e del legittimo. Questo è uno di quei casi, però bisogna anche dire che ciò va a danno della trasparenza e della correttezza. Quando si dice che "per la redazione della proposta di Piano possono essere usati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali" chiaramente si presuppone l'uso di qualsiasi strumento e, rivolgendosi ad altre strutture (basta dire questo per non dire altro), anche dei Piani urbanistici provinciali.
Ha ragione il collega Uras quando dice che il Piano urbanistico provinciale non è un piano paesaggistico, è vero, ma il Piano urbanistico provinciale, che è redatto per settori di intervento, nel rispetto della pianificazione regionale, individua al suo interno una specifica normativa di coordinamento per ambiti territoriali omogenei per la salvaguardia delle zone agricole, per la salvaguardia delle coste, per la salvaguardia dei beni ambientali e culturali. Questa è la struttura del Piano urbanistico provinciale. E allora perché si dice: "Possono anche"? E' giusto scrivere "debbono essere consultati", intanto perché sono degli elaborati completi, redatti in base al decreto Urbani, e quindi consentono di risparmiare tempo, in secondo luogo perché consentono di risparmiare anche consistenti risorse finanziarie, quelle che sarebbero destinate alla attribuzione di nuovi incarichi, sempre ai fini della redazione del Piano, per centinaia e centinaia di milioni.
In base all'articolo 16 della legge 45, che si rifà al decreto Urbani, come poc'anzi ho detto, i Piani urbanistici provinciali sono degli strumenti urbanistici, che debbono essere assolutamente tenuti in considerazione. Allora, si tratta di sostituire una sola parola, "possono", che darebbe all'amministratore un ampio raggio d'azione discrezionale, senz'altro a discapito dell'economia di tempo e di risorse, in questo caso regionali. Dal momento che le province si sono dotate di propri Piani urbanistici, che, ripeto, sono redatti con riferimento ad ambiti territoriali omogenei e prevedono gli strumenti per la salvaguardia dei beni ambientali e culturali delle coste su cui insistono zone agricole, ritengo che tali Piani debbano essere consultati e utilizzati e debbano far parte integrante del Piano paesaggistico regionale.
Ecco perché il mio voto sull'emendamento numero 49 è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Grazie, Presidente. Prima di motivare il mio voto favorevole all'emendamento numero 49, mi permetto di fare una piccolissima riflessione, pur non essendo un cosiddetto "anziano" dell'Aula. Per carità, io sono il primo a prestare grandissima attenzione quando i consiglieri anziani prendono la parola, perché sicuramente, anche se qualche volta posso non essere d'accordo con loro, hanno tanto da insegnare, però mi permetto di fare una piccolissima riflessione partendo da ciò che ho avvertito dentro di me in questi giorni.
Io avevo la serissima intenzione, fino a ieri, di contingentare al massimo quelli che sarebbero potuti essere i miei interventi, però dopo ciò che è successo ieri a mezzanotte e mezzo, dopo una giornata estenuante di lavori, ho dovuto cambiare idea. Cari colleghi, io vorrei far presente una cosa: non piace a nessuno, a me per primo, fare un'opposizione intransigente, come sono chiamato a fare in questo momento, e sono anche convinto che non gratifichi più di tanto, però questo è il nostro compito, questo è il compito della opposizione, soprattutto nel momento in cui non si vedono dall'altra parte degli spiragli, non dico di trattativa, che è una parola veramente brutta, ma di comprensione, chiamiamola così.
Ripeto, il suggerimento che mi permetto, con grande modestia, di dare è quello di proseguire, in questi spero pochi giorni, con assoluta pacatezza nel rispetto dei ruoli di maggioranza e opposizione. Sono sicuro che tanti come me che erano propensi a tenere un atteggiamento di assoluta non belligeranza, con molta probabilità…
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, posso sommessamente richiamarla al tema in discussione? Grazie.
SANJUST (F.I.). Sì, la ringrazio. Guardi, non è per perdere tempo.
PRESIDENTE. No, non è per perdere tempo, è per fare una dichiarazione di voto sull'emendamento numero 49.
SANJUST (F.I.). Volevo farlo, però, insomma, penso che un po' tutti stiano facendo ragionamenti del genere, in ogni caso ricordo il discorso dell'anzianità in quest'Aula, che mi auguro di non dover ripetere più.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 49, potrebbe anche essere giusto il ragionamento che si legge nel comma, se non fosse che nel 1989 si è avviata la pianificazione territoriale dei comuni e delle province in adeguamento ai PTP. Se questo non fosse avvenuto, quindi se si dovesse partire così, magari impropriamente dall'alto, allora potrei approvare il testo del comma in questione, così come è stato formulato, ma dal momento che si sono avviati, ormai da quasi quindici anni, dei lavori che, come altri colleghi hanno detto, sono costati tempo e soprattutto danaro, sono e resto assolutamente convinto del fatto che al verbo potere si debba assolutamente sostituire il verbo dovere. Semmai si impone un'altra riflessione, che mi auguro di avere il tempo di fare, se no la farò dopo: forse è necessario che la Regione si adoperi fin da adesso per non disperdere il lavoro che nelle quattro province è stato fatto, visto che ci ritroveremo sicuramente a vedere questo lavoro scorporato non più in quattro…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanjust. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Annuncio il voto favorevole all'emendamento, anche perché mi pare doveroso riconoscere il contenuto di questo emendamento che assegna, a mio avviso, un ruolo più incisivo e più importante alle autonomie locali. Quindi il parere di queste autonomie locali, se questo emendamento fosse recepito, diventerebbe una realtà davanti alla quale il legislatore regionale dovrebbe fermarsi a riflettere e tener conto di queste indicazioni che sono frutto, come diceva il collega che mi ha preceduto, di un ragionamento, sono frutto di uno studio, sono frutto di un confronto e talvolta sono anche costate parecchi quattrini dei contribuenti.
Credo che su questo emendamento probabilmente ci potrebbe essere anche un atteggiamento di intesa, un atteggiamento diverso anche da parte della maggioranza, perché credo che siano principi facilmente condivisibili, anche se temo che questo non ci sarà. E' comunque un emendamento finalizzato a percorrere una strada, che è quella del decentramento dei poteri, e a evitare che il legislatore di turno e la maggioranza di turno (problema che quindi oggi si pone nei termini di una maggioranza di centrosinistra e un'opposizione di centrodestra, un domani potrebbe anche esserci una situazione diversa) ignorino i suggerimenti che dalle autonomie locali vengono, anche perché è chiaro che un potere di veto non può provenire soltanto dal potere politico, ma anche dagli organi dirigenziali, il che francamente potrebbe essere ancora più difficile da digerire che se venisse esclusivamente dall'organo politico, quindi con la legittimazione del voto popolare.
Mi pare quindi che questo emendamento sia pienamente condivisibile e dovrebbe essere accolto da tutti, anche perché, ripeto, va nella direzione di una maggiore valorizzazione di quelle che sono le indicazioni che vengono dai poteri più decentrati del territorio.
A proposito di questo, mi sembra significativo quello che, in occasione della stesura di alcune memorie scritte, ha presentato la Lega delle autonomie locali a proposito proprio della legge in discussione. C'è un passaggio che mi sembra interessante e condivisibile da tutti, in cui si dice: "E' avvertita fortemente la necessità di dare attuazione ai precetti costituzionali che assegnano alla Regione competenza primaria in sede di pianificazione urbanistica, la cui attuazione però compete alle singole amministrazioni locali, che hanno bisogno di poter contare su certezza e tempi di diritto. Ciò non significa assenza di momenti di confronto e di dialogo, ma eliminazione di ogni possibile arbitrio da parte dei vari organismi coinvolti nell'iter pianificatorio. Riteniamo utile evidenziare che una nuova fase di concertazione si renderà necessaria per approfondire gli aspetti di dettaglio, al di là della ristrettezza dei tempi imposti dall'Aula." E dai lavori della Commissione, in questo caso, perché questi elaborati sono pervenuti in Commissione prima ancora che in Aula.
Quindi credo che sia doveroso votare a favore di questo emendamento, anche perché un autentico decentramento dei poteri e un'autentica valorizzazione delle autonomie locali deve passare attraverso l'obbligatorietà del loro parere su argomenti così importanti e coinvolgenti per i territori da essi amministrati. Sarebbe un'occasione mancata non tenerne conto, sarebbe un'occasione mancata non ascoltare le indicazioni che ci vengono dai territori, perché, ricordiamoci che il legislatore, soprattutto quando tratta queste materie, deve assolutamente essere certo che il provvedimento legislativo che emana sia il più rispondente possibile alle esigenze dei singoli territori, dei singoli cittadini e delle varie categorie. La ringrazio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, intervengo anch'io per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento adesso oggetto di discussione, di rilievi e di approfondimenti. Riprendo un po' il filo delle considerazioni che ho avuto modo di svolgere relativamente ad altri emendamenti, con particolare riferimento a quello che è il grado di fiducia che evidentemente il legislatore con questo progetto di legge ha voluto esprimere nei confronti dei cittadini prima e che ora, con questo emendamento, noi evidenziamo nei rapporti istituzionali, in particolare nei rapporti con le amministrazioni provinciali. Perché parlo di rapporto fiduciario? Intanto ringrazio il collega Cappai che ha procurato lo Zingarelli e riferirà a tutti il significato letterale dei termini potere e dovere, ma credo che ci sia al fondo di tutto proprio una questione di fiducia. Cioè, abbiamo o no fiducia nei cittadini? Abbiamo o no fiducia nelle istituzioni? In particolare abbiamo fatto delle battaglie in quest'Aula, per altro non ancora concluse, per consentire a molti territori, attraverso il decentramento, di organizzarsi autonomamente e quindi, nelle forme stabilite dalla legge, di far valere la propria voce.
Avremo tra breve un maggior numero di amministrazioni provinciali, riteniamo che queste amministrazioni siano mature per poter esprimere una valutazione di cui non si può non tener conto, oppure lasciamo una formula che, come già qualcuno che mi ha preceduto ha detto, consente in qualche caso di ascoltare la voce dell'amministrazione provinciale amica - sul piano politico ovviamente - oppure di non ascoltarla se tale non è? Io non so se anche questo punto debba essere visto da noi, come legislatori; è un punto di notevole importanza, perché ne va di mezzo la fiducia verso l'ente Provincia e soprattutto riguarda il messaggio e lo sforzo che le Province compiono nel momento in cui, in base alla conoscenza del proprio territorio e alle esigenze delle popolazioni che vi abitano, propongono studi e piani.
Ora se la Regione ne tiene conto nel dovuto modo ha un significato, altrimenti rischiamo di invogliare le Province a non occuparsene o comunque a occuparsene in termini sbagliati, quindi con un coinvolgimento ulteriore, ancora più a valle, dei comuni in modo non significativo e quindi poco incisivo rispetto alla volontà dei cittadini, delle forze sociali, delle forze imprenditoriali, insomma di tutte le organizzazioni politiche, sociali e culturali che in qualche modo vengono coinvolte dall'amministrazione provinciale.
Questo emendamento non può essere preso sottogamba come se servisse a chissà a chi o fosse teso a far perdere tempo. E' un punto essenziale invece che riguarda, insisto su questo, la necessità che vi sia un rapporto di fiducia tra l'amministrazione regionale, gli enti intermedi e i cittadini.
E' vero che l'impostazione del testo di legge parte da una considerazione opposta a quelle che sto adesso facendo io, parte da una volontà diversa, quella di dire: "Palla al centro, tutti fermi, la palla si muoverà quando decidiamo noi". Questa è un'altra impostazione, è chiaro che ognuno si assumerà poi le responsabilità delle ricadute, positive o negative che siano, sotto questo profilo, ma non c'è dubbio che scoraggiando e depotenziando le province, per le quali ci siamo impegnati anche a costo delle difficoltà e dei contrasti che sono emersi negli anni passati, compiamo un atto che non va nella direzione giusta.
Per cui invito la maggioranza a riflettere sotto questo profilo e a darsi una regola che la porti ad accogliere le proposte della opposizione quando sono giuste.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Con l'emendamento numero 49, che è riferito al secondo comma dell'articolo 2, che recita: "Per la redazione della proposta di Piano possono essere utilizzati", noi proponiamo la sostituzione della parola "possono" con "debbono". Sinceramente anch'io trovavo qualche difficoltà e allora sono stato costretto a chiedere il dizionario Zingarelli per verificare la differenza tra le parole "possono" e "devono". Lo Zingarelli definisce il termine "potere" come la possibilità concreta di fare, mentre "dovere" significa che si è tenuti a fare una determinata cosa secondo la legge, le norme, la morale, in ogni modo vuol dire sentirsi obbligati. Quindi c'è una sostanziale differenza tra i due termini ed è per questo che noi abbiamo portato all'attenzione della maggioranza anche questo emendamento, che vuole essere migliorativo.
Ho avuto modo di dire che l'articolo 2 riguarda principalmente il coinvolgimento degli enti locali in questa legge. Allora mi rivolgo ancora una volta ai sindaci e - perché no? - anche a coloro i quali hanno ricoperto la carica di presidente di provincia: quante volte i presidenti delle province hanno sollecitato le amministrazioni locali a inviare loro le copie dei Piani urbanistici comunali? Le hanno ricevute e a qualcosa saranno pure servite! Quanto hanno speso le Province per preparare i propri Piani urbanistici provinciali? Ingenti somme! Quindi da una parte si dice che dobbiamo avere rispetto per le autonomie locali e chiediamo loro di predisporre i propri piani, dall'altra vogliamo che non entrino più nella faccenda. Ma se in quest'Aula vogliamo veramente esaltare la partecipazione delle autonomie locali, quindi dei nostri comuni e delle nostre Province, alla predisposizione del Piano paesaggistico regionale, perché poi neghiamo loro questa possibilità?
E allora, ancora una volta invito i sindaci a riflettere e a votare favorevolmente sull'emendamento numero 49, che è solo teso a migliorare il testo della legge. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti in possesso delle autonomie locali e impedire che si ripeta quello che è successo con i SIC, i cosiddetti siti di interesse comunitario, che ci sono piovuti dall'alto. Noi sindaci non vogliamo che anche con il Piano paesaggistico regionale ci vengano calate imposizioni dall'alto.
Veda, onorevole Uras, lei ha detto: "Bisogna badare alle questioni di sostanza". Queste sono questioni di sostanza, onorevole Uras. E' vero che l'amico Oppi ha detto che un emendamento così non lo si nega a nessuno. Certo, perché è scontato, questo è un emendamento che con un minimo di libertà, consentitemi questo termine, potreste votare tutti, il problema è che non ve lo fanno votare, perché votare questo emendamento significa togliere potere al Presidente, a quel Presidente che è stato eletto con una nuova legge elettorale…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signori Assessori, intervengo sull'emendamento numero 49 per preannunciare il mio voto a favore della sostituzione al comma 2 dell'articolo 2, del termine "possono" con il termine "devono".
In occasione della discussione del comma 2 dell'articolo 1 ebbi a dire che molto probabilmente c'era da riflettere su un passaggio del comma che recitava in questo modo: "…degli atti di programmazione e pianificazione regionale provinciale e locale ed assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 2004". Il comma 2 dell'articolo 2 recita: "Per la redazione della proposta di Piano possono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali di cui all'articolo 16 della legge numero 45 del 1989". Devo dire che in seguito all'emanazione della legge 45/89 furono finanziati con notevoli risorse gli Uffici del Piano. Stiamo parlando di qualche decina di miliardi complessivamente. Gli Uffici del Piano furono arricchiti e ancora oggi sono attivi e continuano ad elaborare il Piano urbanistico provinciale, perché non è un qualcosa di statico, è un qualcosa di dinamico, che ha bisogno di aggiornamenti costanti e continui, perché tutti i giorni c'è la necessità di programmazione e soprattutto di prevedere degli interventi. Tutti i giorni, infatti, qualche comune esercita il diritto di elaborazione del Piano urbanistico comunale, per cui necessariamente questo ufficio nelle quattro Province è ancora attivo. La Provincia di Cagliari, amministrazione di cui facevo parte fino a qualche tempo fa, ha approvato il proprio Piano urbanistico nel corso del 2003, e devo dire che il lavoro di redazione ha portato anche a un'elaborazione sui finanziamenti, l'ultimo finanziamento dei quali riguarda l'e-government, in quanto la Provincia di Cagliari ha partecipato al bando per la gestione del servizio a livello informatico, processo che sta avvenendo appunto in questi mesi. Devo dire che anche l'Ufficio cartografico sta provvedendo alla elaborazione del Piano. Ma davvero l'amministrazione regionale intende, con questa legge, che questi elaborati costati, dicevo poc'anzi, decine di miliardi, debbano essere relegati in qualche scantinato o magazzino ad hoc, magari preso in affitto? E' come dire: "Mah, possiamo fare a meno di quanto è stato fatto, riprendiamo la tiritera delle consulenze, delle progettazioni e quant'altro si riconosce quando la legge non è chiara, precisa e soprattutto non indica linee ben precise rispetto all'esercizio di una funzione". Per cui, dopo aver speso tanto in termini di tempo, ma soprattutto di impegno personale, nell'esercizio di un ruolo amministrativo, a me sembra che questo emendamento meriti davvero tanta attenzione e l'approvazione anche da parte dei colleghi della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, leggevo testualmente - e mi fa meraviglia che il collega Pirisi non l'abbia scoperto, perché lui studia tutte le mie azioni e omissioni - nella relazione introduttiva al disegno di legge da me presentato nel 2002, quando lo stato di attuazione dei Piani urbanistici provinciali, è chiaro, non era quello attuale: "Al riguardo si prevede, per accelerare i tempi di predisposizione della nuova disciplina di pianificazione paesistica, di utilizzare anche le elaborazioni recentemente compiute e in via di compimento da parte delle amministrazioni provinciali, che stanno provvedendo alla predisposizione dei Piani urbanistici provinciali, in attuazione della legge regionale numero 45 del 1989. Il lavoro sin qui compiuto dalle Province, sotto il costante monitoraggio da parte dell'Assessorato regionale dell'urbanistica, si è esteso all'esame delle valenze ambientali, paesistiche e culturali dei territori interessati, per cui le analisi e le elaborazioni compiute possono considerarsi prodromiche anche ai fini della pianificazione paesistica. Per conseguire l'obiettivo di dotare con immediatezza il territorio regionale di una pianificazione territoriale paesistica valida ed efficace pare quindi non solo opportuno, ma doveroso utilizzare il lavoro sin qui svolto con molta competenza e impegno da parte delle amministrazioni provinciali". Questo si diceva nel 2002.
PILI (F.I.). Doveroso, dovere.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Doveroso, dovere. Quindi già due anni fa per noi era doveroso che i Piani urbanistici provinciali venissero utilizzati, ed erano ancora in fase di stesura. Onorevole Pirisi, questo è scritto, se vuole le do la relazione. Che poi in questa legge inizialmente si sia prevista la facoltà e ora si pensi sia meglio l'obbligo di tener conto dei Piani paesistici provinciali non è una cosa così fuori dal normale. Evidentemente quando abbiamo scritto la legge ad agosto ci è sfuggito che era più opportuno istituzionalizzare l'obbligo piuttosto che lasciare la facoltà. E continua: "In tal modo altresì potrà ben dirsi che la pianificazione territoriale risulterà come il frutto di quella collaborazione tanto auspicata tra Regione, Provincia ed enti locali. Tengasi conto, inoltre, del fatto che gli studi e i progetti dei Piani provinciali sono stati, nel corso del loro iter relazionali, portati all'attenzione e all'esame dei comuni e delle forze locali mediante apposite conferenze di pianificazione". Quindi vede che anche noi, nonostante tutto, tenevamo conto della volontà degli enti locali e delle forze sociali. Almeno una piccola percentuale di questo ce la dovete riconoscere! "Ciò consentirà, quindi, di limitare i tempi necessari per l'elaborazione dei Piani e di conseguenza i tempi di vigenza delle pur necessarie misure di salvaguardia." Perché se si prende atto di ciò che esiste già mezzo lavoro è già fatto, quindi può darsi che anche i vostri diciotto mesi possano diventare dodici. "Questo al fine di dare il giusto riconoscimento all'apporto del lavoro svolto dalle amministrazioni provinciali. Viene previsto che il progetto di Piano paesistico venga redatto su base provinciale e che venga sottoposto prima del parere consiliare all'esame del competente consiglio provinciale". Questo significa tener conto delle volontà degli enti territoriali, non partire in quarta con la delibera di Giunta del 10 agosto e poi dire: "Adesso cosa ne pensate? Tanto non la cambiamo lo stesso, però". Questo avete fatto voi.
E adesso riprendiamo l'argomento di cui parlavo prima, perché voi con questo sistema state perpetrando violazioni al principio di legalità che dovrebbe sovrintendere alla pubblica amministrazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo intanto per annunciare il mio voto a favore di questo emendamento, che pare di scarsa rilevanza certamente per i colleghi della maggioranza e che invece è un emendamento di grandissima rilevanza. Perché, vedete, colleghi, passi che non si sia tenuto conto del comma 1 dell'articolo 11, ove addirittura si dice che eccezionalmente, è vero, gli enti locali e altri soggetti possono addirittura sostituirsi, col consenso della Regione, alla Regione stessa, ma nell'esaminare il comma 2, ove si dice che possono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali (impropriamente così definiti, visto che sono dei piani territoriali di coordinamento, che è una dizione molto più vasta e molto più pregnante per quello che è il compito che è stato demandato dalla legge 45 alle Province), non ho la presunzione di essere ascoltato, però, non posso non far rilevare che per arrivare alla definizione di un Piano territoriale di coordinamento - l'assessore Sanna ovviamente non ha fatto in tempo a occuparsi di questa materia quando era Presidente della Provincia, quindi probabilmente gli sfugge qualche passaggio - è necessario un grande consenso. Allora quando ci troviamo davanti a un lavoro redatto, così come è stato, da professionisti di altissimo valore in campo urbanistico, una parte del nostro lavoro è già fatta. E allora come si può pensare di ignorare tutto questo e di scrivere in questa norma "possono"? Io penso che debba essere quasi obbligatorio il confronto con le amministrazioni provinciali e il recepimento delle istanze che derivano dai Piani territoriali di coordinamento. Come si può pensare di fare a meno di una marea di carte che sono state prodotte e degli studi già fatti? Eh, sì, capisco che per qualche collega questo non abbia rilevanza, però, qualcuno di voi dovrebbe recarsi a Venezia, dove tra qualche giorno ci sarà il più grande convegno di urbanistica che si svolge in Italia, organizzato dall'INU, per verificare che cosa hanno prodotto le Province sarde, ma in particolare la Provincia di Oristano - la cito perché, ahimè, la conosco meglio delle altre -, e dove sarà portato come esempio il lavoro fatto da una provincia nello studio del proprio territorio. Viene portato come esempio, onorevole Pirisi, e non l'ho fatto io, quindi non ne posso menar vanto, l'hanno fatto certamente autorevoli professionisti che hanno capito, forse meglio di noi, come deve essere la pianificazione territoriale e come deve essere concepito un piano paesaggistico, provinciale in quel caso, ma il concetto può essere esteso a quello regionale.
Allora se non si riconoscono queste peculiarità ad uno strumento così importante, che non compromette niente, anzi sostiene e aiuta, in una fase come questa, e come il collega Biancareddu ha detto, si possono accorciare sensibilmente i tempi per l'adozione del Piano paesaggistico regionale. Perché, vedete, colleghi, con un piano paesaggistico, ma ancora di più e peggio con una delibera come quella del 10 agosto, siamo andati a porre dei vincoli su beni che non sono sempre di proprietà pubblica, ma spesso sono di proprietà privata. E per la legislazione italiana, ma anche internazionale, il vincolo ambientale non costituisce un ulteriore gravame per il normale uso del bene, ma si limita semplicemente a riconoscere al bene stesso quelle qualità da lui già possedute. Quindi è il bene che viene valorizzato, ma non può, in questo caso, essere sottoposto a vincoli così ristretti come quelli che voi volete imporre.
Quindi questo è il concetto del "possono" e del "devono". Noi riteniamo che un lavoro già fatto, frutto del dialogo con i cittadini e con le amministrazioni locali, quindi di una concertazione vera che è già stata fatta, non può essere vanificato perché in questa norma una contrapposizione tra il centrosinistra e il centrodestra vorrebbe non comprendere che debbono essere sentite...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente, onorevole Assessore, ovviamente intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 49 e per ricollegarmi alle dichiarazioni che abbiamo precedentemente fatto sull'uso dei termini "devono" e "possono". Sono due termini importanti e l'uso di un termine piuttosto che dell'altro ha una valenza sia politica sia democratica. A mio avviso è giusto scrivere in legge: "debbono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali", sennò si lascia un margine di discrezionalità che consentirebbe di dire: "Prendiamo per buono il Piano della Provincia X, non ci sta bene quello della Provincia Y".
Io, al contrario di qualche collega, sono tutt'ora fiducioso nel dialogo, perché come ho detto sempre, un dialogo è sempre aperto finché non finisce tutto, soprattutto su questa legge. Il collega Uras diceva: "Solleviamo problemi seri in quest'Aula". Mi sembra che siano stati sollevati. Ho apprezzato molto anche l'apertura dell'Assessore, quando ha detto che le riforme vanno meglio se nel definirle vengono coinvolte anche le opposizioni, però i tavoli si aprono e si chiudono in tempo reale. A me non ha insospettito l'affermazione che ha fatto il leader della Margherita: "Apriamo un dialogo sulla giustizia, perché qualcosa si può migliorare e vogliamo partecipare anche noi al dialogo democratico che sta avvenendo sulla giustizia". Mi auguro che quei partiti e il partito che io rappresento prendano in considerazione le richieste di apertura, perché le aperture e le discussioni non fanno mai male.
Ricollegandomi a ciò che hanno detto i colleghi di maggioranza sui problemi seri, volete sapere cosa abbiamo chiesto? Abbiamo chiesto che le leggi non cadano come travi sulla testa degli amministratori dei comuni e delle province. Penso che questa sia democrazia. Noi chiediamo che vi sia una concertazione, una parola importante che anche voi avete citato parecchie volte quando eravate nei banchi della opposizione, e concertare significa dialogare. Se più parti sono interessate a un provvedimento, prima di scrivere qualcosa occorre ascoltarle e non metterle a conoscenza dei fatti a posteriori dicendo: "Affiggi questo Piano ed entro sessanta giorni fammi avere le tue osservazioni", che però non possono comportare una modifica di ciò che è scritto.
Prima di discutere provvedimenti che riguardano i territori dei comuni e delle province dobbiamo audire gli amministratori locali, su questo non possiamo tornare indietro. Ci dite di rinunciare e rinunciamo tranquillamente, però gli interessi che stiamo rappresentando sono questi. Chiediamo che a coloro che hanno ricevuto il mandato dal popolo, come tutte le persone presenti in quest'Aula, sia riconosciuta la dignità di potersi sedere a un tavolo per portare avanti le istanze del loro territorio. Le Province sono enti intermedi importanti e, come diceva qualche collega che mi ha preceduto, noi ne abbiamo addirittura raddoppiato il numero, portandolo da quattro a otto. Della pianificazione che essi fanno possiamo tenerne conto oppure no. Io ricordo le battaglie che sono state fatte in quest'Aula quando si discuteva la legge sulla istituzione di nuove province. Noi eravamo contrari all'istituzione di nuove province, però oggi ci sono, cerchiamo di renderle partecipi dei nostri lavori, soprattutto quando discutiamo provvedimenti importanti come questo, che prevedono norme in materia urbanistica destinate a durare nel tempo, perché si parla di diciotto mesi, speriamo che la Giunta approvi il Piano paesaggistico prima, però se non dovessero essere rispettati i tempi previsti, questa legge sarà prorogata. Il danno per la Sardegna sarà sempre maggiore e lo pagheranno soprattutto i cittadini, coloro che hanno fatto investimenti e soprattutto i disoccupati. Quando non sapremo più cosa dire loro, non basteranno frasi come: "Rivolgetevi alla Regione che ha fatto la legge con i vincoli". Queste motivazioni non saranno accettate.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo. Naturalmente vota a favore, vero?
RANDAZZO (U.D.C.). L'ho detto all'inizio, voto a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori consiglieri, la Batracomiomachia pare abbia a continuare in quest'Aula.
(Interruzione del consigliere Cugini)
DEDONI (Riformatori Sardi). No, onorevole Cugini. Effettivamente è necessario che il termine "possono" sia modificato in "devono", perché se esistono degli strumenti credo che sia legittimo, doveroso, oltreché opportuno per l'erario pubblico, non disperdere una possibilità che un bene pubblico già acquisito dia i propri frutti. Quindi credo che quanto richiesto con l'emendamento numero 49 a comma 2 dell'articolo 2 sia più che opportuno che venga accolto. Ma colgo anche che in quest'Aula le contrapposizioni continuano ad essere il motivo di interesse, perlomeno delle parti che si affrontano. E' bene che si avvicini l'onorevole Uras, così coglierà quali sono gli aspetti più che positivi della situazione che stiamo vivendo in Sardegna grazie a un confronto sterile! Sarebbe un confronto necessario e utile alla maggioranza e alla opposizione nel tentativo di costruzione di una legge ben fatta, opportuna, necessitata per la Regione Sardegna e la sua popolazione, ma è sterile in quanto una legge di questo genere è poco opportuna per il momento e la circostanza. Mi pareva di vedere attorno l'attuale Assessore del lavoro, che rispetto perché è una gentile signora, la signora Salerno, se non sbaglio.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Poi magari vi vedete e ne parlate con calma. Prosegua, onorevole Dedoni.
DEDONI (Riformatori Sardi). Proseguo con piacere, anche perché ho colto che il giovane boy scout d'altri tempi si è identificato non solo come difensore, ma anche come Sherlock Holmes delle circostanze, e se andasse a vedere effettivamente probabilmente c'erano meno danni di quelli che registriamo oggi.
Vorrei preannunciare, anche se esula dalla coltivazione dell'orto che abbiamo in questo mentre, che sarà presentato un ordine del giorno urgente, spero condiviso anche dalla maggioranza, che impegna il Consiglio regionale a nominare la Commissione regionale per l'impiego, perché è drammatica la situazione di molti operai che sono in mobilità e non possono essere confortati dai pareri di questa Commissione. Dico che è anche importante e opportuno tenere a mente che ci sono diverse amministrazioni comunali che non possono iniziare i lavori di forestazione perché non esiste un'attività capace di sostenere il mondo del lavoro. E noi stiamo aiutando quella situazione di difficoltà mantenendoci in stallo in quest'Aula, senza produrre niente di positivo, neanche in termini normativi, in un dibattito che dovrebbe essere serio, concreto e anche risolutivo dei problemi attinenti alla materia urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Intervengo per esprimere il voto contrario all'emendamento numero 49 presentato dall'onorevole Pili e da altri consiglieri. Nel merito nessuno ha affermato in quest'Aula che sia un emendamento di sostanza, serio. Tra i termini "possono" e "devono" c'è una differenza di fondo e quindi non è necessario, onorevole Cappai, tirar fuori lo Zingarelli. Il problema è che non si capisce se si voleva emendare il testo di legge della maggioranza o la proposta di legge numero 28 presentata dalla opposizione, in particolar modo al comma 2 dell'articolo 1, così come ha richiamato nel suo intervento l'onorevole Pirisi.
Non c'è quindi un ripensamento, come afferma il collega Biancareddu, ma la testimonianza che si tratta di emendamenti nati per fare ostruzionismo e che non tengono conto neanche della vostra stessa proposta di legge. Avete scritto gli emendamenti pensando di fare ostruzionismo e non avete tenuto conto di ciò che avete prodotto in questi mesi. Io non so se, come ha affermato l'onorevole Oppi poc'anzi, ci siano stati degli incontri tra singoli consiglieri per vie traverse e non nelle aule istituzionali. L'unica cosa che mi sento di dire è che le interlocuzioni avvengono alla luce del sole.
Noi abbiamo proposto un testo di legge frutto del lavoro attivo della maggioranza e della quarta Commissione consiliare. Lo voglio ricordare ancora una volta perché non ci sono ostaggi in quest'Aula, tanto meno i consiglieri regionali del Gruppo di Rifondazione Comunista, che io rappresento, sono ostaggi di qualcuno.
Per quanto ci riguarda non c'è nessuno spazio di mediazione, di nessun genere, perché la mediazione del partito della Rifondazione Comunista è già avvenuta all'interno della maggioranza e durante i lavori della Commissione, e se è venuto fuori un testo che a voi può sembrare restrittivo, per certi aspetti noi lo riteniamo invece abbastanza permissivo. Io credo che gli unici ostaggi in quest'Aula siano i colleghi della opposizione, che sono ostaggi dell'ex presidente Pili, il quale detta i tempi, i ritmi anche degli interventi. Nella giornata di ieri l'onorevole Pili ha sollecitato i suoi colleghi a intervenire anche se non ne avevano voglia. E allora la discussione, onorevole Pili, avviene sul testo della legge nella sua complessità, attraverso il confronto di due modi diversi di intendere un'idea nuova di pianificazione dell'ambiente, di pianificazione paesistica e del territorio, sennò c'è il rischio di creare grandi contraddizioni anche nel presentare i singoli emendamenti, come è avvenuto con l'emendamento numero 49, che voi avete formulato senza rendervi per niente conto che il testo di legge presentato da voi dice la stessa identica cosa che è contenuta nel testo della maggioranza.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione. Pongo in votazione l'emendamento numero 49.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, ARTIZZU, SANCIU, CONTU, PETRINI, DIANA, BIANCAREDDU.)
PRESIDENTE. Io invito i Segretari, dandosi dei turni, a stare sempre nei banchi della Presidenza. Il turno generale va bene quando il lavoro dell'Aula non è così intenso, quindi organizzatevi, come dicono a Sassari, e garantite la presenza. Un Segretario della opposizione, prego, onorevole Sanna, ci dia una mano.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 49.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - MILIA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA - Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 59
Astenuti 4
Maggioranza 30
Favorevoli 19
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Siamo all'emendamento numero 52. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, l'emendamento che sottoponiamo all'Aula è un emendamento...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Presidente, ci sono almeno tre o quattro riunioni in corso nell'Aula.
PRESIDENTE. C'è un'esigenza di stendere le gambe, mentre molti suoi colleghi tra una dichiarazione di voto e l'altra vanno a rifocillarsi. Comunque ci penso io a riportare l'ordine, lei si concentri sull'emendamento.
PILI (F.I.). Io mi sono astenuto dal fare qualsiasi commento, lasciando a lei il compito di presiedere l'Aula così autorevolmente, come ha fatto fino adesso.
Credo che questo emendamento segnali la differenza politica tra quello che è stato fatto nella precedente legislatura e quello che si vuole fare adesso, per un semplice motivo: al Governo della Sardegna nella precedente legislatura si poteva fare un'operazione molto semplice, quella di lasciare nel potere discrezionale del Comitato regionale di controllo l'entrare nel merito di ogni singolo Piano urbanistico comunale. La realtà è che noi abbiamo voluto, in quella occasione tentare un approccio nuovo, un approccio che consentisse di dare alla Regione un ruolo diverso e ai comuni quella autorevolezza e quel riscontro che la riforma costituzionale aveva dato col riconoscimento del pari livello istituzionale. E noi abbiamo voluto, nella precedente legislatura, fermare il potere della Regione nell'ambito della verifica di coerenza del Piano urbanistico comunale con tutti gli strumenti regionali di pianificazione e comunque con tutti gli indirizzi legislativi che in Sardegna erano vigenti.
Oggi noi riteniamo che quella scelta di non consentire alla Regione di entrare nel merito dei piani urbanistici comunali se non per un controllo di legittimità, quindi per verificarne la corrispondenza con le norme vigenti, fosse giusta, perché storicamente i nostri comuni sono stati vessati da una Regione impicciona, che metteva le mani nei piani regolatori, che voleva controllare le zone C, che voleva entrare nel merito delle zone G e delle zone F. Una Regione che non aveva posto alla base del proprio atteggiamento quel ruolo di governo del territorio lasciato, per quanto riguarda il dettaglio comunale, alla potestà delle amministrazioni locali.
Noi qui vogliamo ribadire un concetto: la Giunta regionale non è strumento di vessazione, di controllo arbitrario della pianificazione comunale, e vogliamo sostanzialmente ribadire, in questo caso, che la Giunta, che svolge un ruolo tecnico, non può essere il soggetto fondamentale, ma occorre - e con questo emendamento lo riproponiamo - che la partita prevista al comma 3 sia lasciata proprio allo strumento tecnico di cui la Giunta dispone, e cioè il Comitato Tecnico Regionale dell'Urbanistica.
In questo caso non è in discussione l'intromissione della Regione nei poteri dei comuni, ma è in discussione la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano paesaggistico stesso, cioè si tratta davvero di una sovrapposizione, passatemi il termine, quasi cartografica, che ha bisogno di una valutazione tecnica che la Giunta certamente non può fare, ma che dev'essere in capo a un organismo tecnico che semmai sottopone alla Giunta l'approvazione della stessa proposta. E' per questo che noi votiamo a favore di questo emendamento che prevede la sostituzione delle parole "provvede al" con "delega al CTRU".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Esprimo il voto favorevole sull'emendamento numero 52 e vorrei ulteriormente argomentare la validità della nostra proposta considerando che il terzo comma dell'articolo 2 riguarda una fase importante che segue l'approvazione del Piano paesaggistico regionale e cioè quella in cui si provvede al coordinamento e alla verifica di coerenza degli atti della pianificazione urbanistica, in questo caso di tipo paesaggistico, e della programmazione con il Piano stesso.
Il terzo comma prevede queste due funzioni insieme e le attribuisce entrambe alla Giunta regionale. Io credo che la nostra proposta abbia senso proprio per il fatto che, mentre da un lato il coordinamento tra gli atti della programmazione e quelli della pianificazione urbanistica può anche avere una valenza relativa alla funzione dell'indirizzo politico del Governo, e quindi dell'azione della Giunta regionale, attraverso questa funzione cioè si esplica un'attività che ha una buona componente di discrezionalità amministrativa, sul livello della verifica di coerenza è invece evidente che viene descritta attraverso queste parole una funzione che propriamente è attribuita dalla legge urbanistica al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica. La verifica di coerenza è un'azione collegata a un'analisi di tipo tecnico, un'analisi che attiene, nella scissione delle diverse competenze, al versante della legittimità. La verifica di coerenza dovrebbe essere più propriamente una funzione di competenza del Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica. Noi crediamo che in questo modo da un lato si valorizzerebbe di più la funzione di questo organismo, dall'altro si semplificherebbero le funzioni della Giunta, cui è vero compete la funzione di indirizzo politico e in certi casi anche quella di alta amministrazione, ma per quanto riguarda la verifica di coerenza descritta nel terzo comma noi crediamo che davvero la Giunta andrebbe oltre le proprie funzioni.
Nel dire questo vorrei anche rispondere, nel merito del dibattito politico su questo disegno di legge, alle affermazioni fatte poco fa dal collega Licheri, il quale ha voluto ribadire, in maniera molto enfatica, molto forte, l'assoluta contrarietà del suo Gruppo al dialogo e alla trattativa. In modo altrettanto forte io ribadisco che non c'è alcuna trattativa in atto. Noi non abbiamo né chiesto né attivato alcuna trattativa. Lo ribadisco per ora e per dopo; non ci interessa assolutamente su questo punto una trattativa su aspetti specifici della legge. Il testo di legge lo si può modificare e migliorare secondo la responsabilità politica che ciascuno con suoi numeri potrà dimostrare in quest'Aula. Non ci interessa una trattativa, tanto meno ci interesserebbe una trattativa su questioni di piccola dimensione. Ci interessa un confronto politico su un livello molto più alto e anche molto più forte. Quello che oggi apparentemente è uno scontro politico è giusto che appaia così com'è, esattamente un confronto molto duro, molto spigoloso se volete, ma basato su due concezioni diverse di politica urbanistica.
Voi avete detto addirittura che questo testo è fin poco vincolistico, secondo le parole dell'onorevole Licheri. Bene, prendiamo atto di questa vostra dichiarazione politica. Le nostre ragioni sono ancora più confermate sulla base delle vostre motivazioni e dichiarazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Nell'esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 52 continuo, con grande piacere, a dare piccoli suggerimenti a quella che è una discussione che ormai si sta protraendo da tantissimi giorni. Ed esattamente, entrando nel particolare dell'emendamento, e soprattutto dopo aver letto il testo della legge, spero con grande attenzione ma continuerò a farlo nei prossimi giorni ancora più approfonditamente, non mi è parso di vedere citato in nessun articolo della legge il Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, cioè il CTRU. A questo punto, visto che c'era una linea politica ben precisa, perché noi potevamo ovviamente non sapere e non conoscere quella che poi sarebbe diventata la legge, ma senza alcun dubbio invece voi ne eravate a conoscenza, mi domando quale sia il motivo per cui, considerato il repulisti che si sta facendo negli enti e un po' in tutti gli organismi della Regione, circa due mesi fa, in quest'Aula, abbiamo fatto delle nomine che potevano benissimo non essere fatte, facendo magari risparmiare un po' di soldini a questa Regione. Perché non essendo mai citato il CTRU, nonostante il testo di legge in discussione tratti una materia che entra nello specifico delle competenze del CTRU, non si riesce a capire se venga svilito il lavoro che questi professionisti, di ambo le parti, dovranno svolgere oppure quello che potrebbe essere il loro compito in un momento così importante e delicato, come quello della presentazione di un testo di legge del genere.
Riprendo un discorso che facevo prima, non avendolo potuto portare a compimento, quello della istituzione di quattro nuove province, che sicuramente dovranno avere all'interno della loro struttura dei comparti tecnici che appunto di urbanistica dovranno occuparsi e che si ritroveranno i piani urbanistici realizzati non da neostrutture, ma da strutture preesistenti che si sono occupate, come era giusto che fosse, anche di analizzare quello che è un territorio ormai non più di loro competenza. Quindi a maggior ragione inserire l'emendamento che noi abbiamo previsto, che non riguarda solo ed esclusivamente una semplice delega, ma si pone l'obiettivo anche in questo caso di non sminuire l'immane lavoro che questi comitati tecnici regolarmente compiono, in un momento molto delicato, che è quello di una transizione tra ciò che è stato fatto nelle quattro province e quello che verrà fatto invece nelle ulteriori quattro. Vedo nel Comitato Tecnico Regionale l'elemento che invece poteva e potrebbe consentire...
CUGINI (D.S.). In modo esclusivo?
SANJUST (F.I.). No, assolutamente, però potrebbe essere importante.
CUGINI (D.S.). Quello che avete scritto è diverso da quello che avete detto adesso.
SANJUST (F.I.). Sì, ma ritornando al concetto di ciò che è stato presentato, tutto ciò che noi...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 52 ripropone quello che è l'argomento guida di tutto l'articolo 2, e cioè l'equilibrio che ci deve essere fra i vari poteri, i vari controlli e i gradi di controllo. Io credo che anche questo sia un esercizio difficile in democrazia, perché, generalmente, quando si agisce in una situazione non democratica tutti questi gradi di controllo che possono sembrare superflui non sono più tali se si tratta del governo della cosa d'altri e del perseguimento dell'interesse generale.
Proprio ieri leggevo, sulle pagine di un quotidiano, che c'è stato un importante incontro nella città di Cagliari con un personaggio che è stato un riferimento per molti protagonisti della politica degli ultimi cinquant'anni, e cioè con l'onorevole De Mita, che sottolineava quanto siano diversi l'esercizio democratico e la gestione della cosa pubblica rispetto alla gestione aziendale: la gestione aziendale non è democratica, non può esserlo, mentre la gestione della cosa pubblica - quello che noi stiamo facendo - avviene nell'interesse generale, e credo che tutti in quest'Aula propendano per questa interpretazione. Ecco perché occorre prevedere la delega al CTRU. Cioè l'emendamento numero 52, che, continuo a dire, fa parte di quegli emendamenti che non possono modificare nel merito il testo di legge che stiamo discutendo, introduce un elemento di controllo di un'altra emanazione della pubblica amministrazione, che tra l'altro abbiamo rinnovato recentemente e che prevede la rappresentanza di maggioranza e le rappresentanze di minoranza. Diverso è invece quanto previsto nel comma 3, dove c'è chi controlla se stesso, o meglio chi provvede al coordinamento e alla verifica del suo stesso lavoro, certo, dopo aver sentito, come precedentemente enunciato nella novella e nei commi precedenti, i vari organi istituzionali che governano il territorio, secondo noi, come già manifestato negli emendamenti precedenti, senza seguire una prassi democratica di coinvolgimento. Abbiamo parlato della Commissione, del Consiglio, abbiamo parlato del ruolo delle province e dei comuni, abbiamo argomentato i nostri dubbi e a nostro avviso le carenze insite nell'articolo 2, che stiamo discutendo. Questa è un'altra di quelle. L'emendamento non modifica i tempi, ma coinvolge altri elementi istituzionali che possono essere di supporto tecnico, come il CTRU, alla Giunta regionale.
Non credo che ci possano essere, in questo caso, degli stravolgimenti dell'indirizzo politico, per i motivi che ho poc'anzi detto, per la composizione stessa del CTRU, così come credo che invece sia molto democratico, corretto e tecnicamente utile che diverse componenti presenti nel CTRU, pure tecniche, coordinino e verifichino la coerenza degli atti di programmazione della pianificazione regionale con il Piano stesso.
Mi sto sforzando decisamente nei miei interventi di fare osservazioni che ai più possono sembrare poco intelligenti, ma, ahimè, queste io so fare, e cerco di entrare nel merito dell'articolo, dei commi e degli emendamenti. E' difficile tenere una linea di coerenza, soprattutto rispetto al tema che stiamo trattando, in una totale assenza di attenzione, o meglio, forse non da parte di tutti, ma soprattutto da parte della Giunta e della maggioranza. Tentiamo di farci ascoltare.
Questo è uno quegli emendamenti che non modifica l'impostazione politica che la Giunta e la maggioranza vogliono dare alla legge. E' uno di quegli emendamenti che propende per un confronto sereno, se si vuole recuperare un confronto sereno, per il quale la minoranza è sempre disponibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, a questo emendamento, che riguarda il comma 3 dell'articolo 2 e che riporta le stesse motivazioni per le quali la minoranza ha emendato il comma 4, di fatto io esprimo parere favorevole. E' una questione di principio, perché si vuole concentrare sulla Giunta una verifica che di fatto è tecnica, né più né meno, come di fatto è una competenza tecnica il monitoraggio delle trasformazioni territoriali, di cui al comma 4.
Esiste da sempre una legge quadro, la legge urbanistica, che ha istituito, a livello regionale e provinciale, i Comitati tecnici urbanistici, che da poco in questa sede sono stati rinnovati. I Comitati tecnici devono sovrintendere ai lavori pubblici, ma hanno anche compiti di consulenza su tutto quello che di fatto la Giunta regionale propone o esamina anche a livello urbanistico. Il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica ha sempre una funzione consultiva, cioè esprime un parere su richiesta dell'Esecutivo, chiaramente, non è che possa dire l'ultima parola. E' chiaro che il Governo, sentito il Comitato, manda avanti quella che sarà la sua decisione politica, però da questo a escluderlo completamente da una fase delicata e importante, che è poi la fase culminante dell'approvazione del Piano paesaggistico per dare competenza unica alla Giunta regionale sinceramente non ci pare una procedura chiara. Infatti si impone la valutazione puramente politica, senza tener conto in alcun modo della valutazione tecnica sull'impatto che il Piano ha sul territorio, valutazione di competenza del Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica.
Quindi, seppure io ritenga un po' troppo estremistico dare la delega al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, poiché qualsiasi comitato tecnico è uno strumento consultivo che non ha…
CUGINI (D.S.). Quindi lei è contrario.
RASSU (F.I.). No, ho spiegato che il mio parere è favorevole per il solo fatto che sia in questo che nel comma 4 si dà ampio potere alla Giunta e di fatto si elimina completamente il CTRU. Ecco perché do parere favorevole, pur ritenendo che la delega in toto sia eccessiva. Però non c'è mediazione alcuna, potrei astenermi, ma ripeto ancora che sono contrario a che l'Esecutivo accolli su di sé una decisione importante che da tecnica diventa solo ed esclusivamente politica e quindi soggettiva. Il mio parere è dunque favorevole perché di fatto sulla Giunta si accentra e concentra qualsiasi decisione, anche una decisione tecnica che viene trasformata in decisione politica, quindi soggetta di volta in volta agli umori politici, ai rapporti che la Giunta ha, questo posso pensarlo, con le espressioni politiche dei diversi territori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Credo che l'emendamento numero 52 alla fine non riguardi i punti cosiddetti irrinunciabili di questa legge urbanistica e quindi, praticamente, potrebbe anche ricevere una giusta considerazione. C'è tutta una serie di punti fermi, così come li chiama la maggioranza, che noi mettiamo in discussione, soprattutto relativamente ai vincoli che a nostro avviso sono eccessivi e che la Sardegna non può reggere, perché bloccare per quattro anni lo sviluppo urbanistico nel territorio è qualcosa che questa regione non può sopportare, perché non dobbiamo prendere in considerazione soltanto i comuni che hanno già provveduto all'approvazione del PUC, ma dobbiamo considerare invece che l'80 per cento dei comuni costieri della Sardegna non si è dotato di questo strumento. Può anche darsi che su questo ci siano carenze da parte dei comuni, non lo nego, però se oggi la situazione è questa il legislatore, quindi il Consiglio regionale, deve fare in modo che questa legge faccia meno danni possibili, tenti di recuperare alcune situazioni che possono essere recuperate se inseriamo in legge alcune norme che possono essere già individuate in questa fase.
Allo stesso modo è indispensabile il coinvolgimento degli enti locali, un coinvolgimento diverso degli enti locali potrebbe rendere questa legge più adatta alla situazione regionale. Pertanto noi condividiamo l'idea di affidare al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica una competenza più specifica, perché riteniamo che la Giunta regionale, che è un organo squisitamente politico e di programmazione, non possa e non debba entrare nel merito di questioni che sono squisitamente tecniche. Quindi a nostro avviso il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica può svolgere un ruolo diciamo più neutrale e quindi può essere in grado di dare quelle risposte che in questo momento non sono garantite sulla base del disposto proposto dalla coalizione di governo. Credo dunque che questo emendamento che prevede un maggiore coinvolgimento di un organo tecnico possa essere facilmente accettato.
Pertanto crediamo che questo emendamento possa essere rivisto, perché non modifica l'impianto generale della legge, che si è detto non deve essere modificato. E infatti l'emendamento non entra nel merito di tutto questo. Noi riteniamo che ci sia ancora la possibilità di introdurre delle modifiche migliorative al testo di legge, certo è che arrivati a questo punto effettivamente ci sono pochi margini per fare questo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io esprimo la mia dichiarazione di voto a favore dell'emendamento numero 52, che considero un buon emendamento, e mi attengo alle disposizioni regolamentari nel dare una spiegazione del voto a favore assolutamente attinente al merito dell'argomento in discussione, anche se al termine di alcune brevi considerazioni a sostegno del voto a favore dell'emendamento mi sarà consentito brevissimamente di aggiungere qualche annotazione sui lavori dell'Aula.
Per quanto riguarda l'emendamento io sarei più oltranzista rispetto a quanto gli stessi colleghi del centrosinistra hanno scritto, perché ritengo che il Piano paesaggistico regionale debba essere in coerenza con la programmazione e la pianificazione regionale senza che ci sia su questo nessun dubbio, in quanto sia la programmazione sia la pianificazione sono atti di carattere politico e la redazione del Piano è un atto di carattere politico. Pertanto se il coordinamento e la verifica di coerenza non servono assolutamente a niente non c'è bisogno che li faccia la Giunta, che è già pienamente intervenuta sia nella fase di pianificazione sia in quella di programmazione; se invece deve coordinare e verificare se quello che ha fatto durante l'elaborazione del Piano è differente da quello che intendeva nel momento in cui faceva la pianificazione e proponeva le linee guida della programmazione, insomma, mi sembra una cosa ridicola, un passaggio aggiuntivo che serve soltanto a creare un impaccio, di cui francamente non si sente il bisogno, all'azione di governo.
Se questa verifica, ripeto, è meramente formale, cioè è una di quelle verifiche che rimangono negli articoli delle leggi, ma che poi non hanno nessuna concreta valenza, è inutile prevederla; se, invece, la verifica è una cosa seria, nel senso che c'è davvero qualcuno che deve verificare, è fondamentale che il verificatore sia in una posizione di terzietà rispetto alla politica, nel senso che se non c'è terzietà non c'è serietà della verifica. Per cui, qualora la si ritenesse - e io non lo ritengo con assoluta convinzione - indispensabile, l'eventuale verifica non può che essere affidata a un organismo comunque estraneo alla politica e che abbia la capacità di entrare nel merito tecnico delle questioni.
Fatta questa premessa vorrei dedicare l'ultimo breve spunto di questo intervento a una riflessione sull'ulteriore corso dei lavori di quest'Aula, riflessione indotta da qualche sporadico intervento, proveniente dai banchi del centrosinistra, che ha dato nuovamente spazio al fondamentalismo. Signori, mi sembra che si sia dimostrato dove porta il fondamentalismo in quest'Aula, nel senso la scelta dello strumento dell'ostruzionismo da parte della minoranza è comunque un atto politico ed è necessario che la maggioranza si sforzi di dare delle risposte politiche, che al momento non si intravedono.
Io ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Oppi, che non è stato delegato da nessuno a effettuare abboccamenti e trattative, ma ha l'autorevolezza, come chiunque in quest'Aula, anzi lui più di altri, vista la sua esperienza, per effettuare delle interlocuzioni. Se ciò che fa il collega Oppi o ciò che quelli come il collega Oppi tentano di fare viene spezzato, viene respinto con porte blindate sbattute in faccia, è evidente che voi vi arroccate su posizioni fondamentaliste e che il collega Oppi è spinto ad arroccarsi a sua volta su posizioni fondamentaliste. Sappiamo tutti che il collega Oppi rappresenta il centro elastico, quindi difficilmente sarebbe un fondamentalista, però nel momento in cui le porte sono blindate e c'è l'ulteriore conferma, reiterazione che sono blindate...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Come tutti noi sappiamo sull'emendamento numero 52 sia il Presidente della Commissione sia l'Assessore dell'urbanistica hanno espresso un secco no. Hanno espresso un secco no, probabilmente sottovalutando molti aspetti.
Cito testualmente una frase pronunciata dall'amico e collega Cugini durante la discussione di questo emendamento: "Dovete partecipare a questa discussione anche quando, come avete fatto, sbagliando, in Commissione, dovesse passare tra di voi l'idea che è meglio non misurarsi con le questioni complesse". Probabilmente questa è una questione complessa e noi ci vogliamo misurare lo stesso.
Ho letto la proposta di legge presentata dal Gruppo dei Socialisti Uniti e devo dire che ho potuto notare la coerenza, o meglio l'incoerenza, perché si propone la nomina di una commissione in aggiunta a quello che proponete voi. Voi dite: "Dopo l'approvazione del Piano paesistico regionale la Giunta provvede al coordinamento" e da qualche parte ho sentito: "Certo, ci vuole la responsabilità del politico". A parte il fatto che la Giunta attuale non è un organo politico, ma secondo me è un organo tecnico, infatti nessun politico siede in Giunta, neanche l'ex segretario regionale della Margherita, perché è stato scelto come tecnico, siccome non c'è nessun politico in Giunta e noi vogliamo ridare alla politica il suo valore, proponiamo, o meglio proponete la nomina di un'ulteriore commissione. Ecco perché noi siamo favorevoli a una delega al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, perché è un organo tecnico che esiste già, di cui non ci si serve da oggi, ma da parecchio tempo; è un organo che voi avete provveduto, con i primi atti di questo Consiglio, a rinnovare e quindi è un organo di cui vi dovete servire. Che senso ha lasciare in mano a una Giunta tecnica e non politica il coordinamento e la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano paesaggistico?
Ecco perché noi ragioniamo su queste cose e se vi chiediamo che venga in qualche modo coinvolto quello che è l'organismo tecnico di cui la Giunta si serve è perché crediamo che sicuramente meglio di chiunque altro esso possa verificare ciò che noi chiediamo con questo emendamento. E ci fa piacere che anche una parte del centrosinistra abbia pensato di istituire un'altra commissione e di non lasciare alla Giunta questo compito.
Noi, a questo punto, auspichiamo che i Socialisti siano conseguenti e votino a favore di questo emendamento, perché qualche volta la coerenza paga, altrimenti saremo costretti a ripetere che Soru imbavaglia anche loro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io voterò contro l'emendamento numero 52, lo dico perché è giusto esprimere un pronunciamento sul voto e perché abbiamo chiesto, sin da ieri, che i diversi oratori si attengano agli argomenti che sono in discussione. Quindi dichiarando il voto mi richiamo a questo principio, ma ho chiesto la parola anche per riprendere un concetto espresso dal collega Rassu, il quale, non essendo firmatario dell'emendamento, credo che non abbia possibilità di incidere sullo scritto, però, come tutti noi, ha la possibilità di invitare i sottoscrittori dell'emendamento ad accettare una correzione. Mi pare che se i presentatori fossero disponibili ad accogliere la proposta del collega Rassu ci potrebbe essere un forte avvicinamento sull'argomento. Dico questo al collega Vargiu, in particolare, avendo chiaro quello che ha detto ieri l'assessore Gian Valerio Sanna, il quale ha fatto delle grandi aperture, a nome di tutta la coalizione, parlando del merito sino a quel punto discusso, ma non abbiamo registrato da parte vostra nessun segnale di accoglimento. Io mi richiamo, senza aggiungere una parola, a quello che ha detto l'assessore Sanna, perché, badate, quella è una strada che può produrre una convergenza. Perché dico questo? Perché sono convinto che occorra misurarsi sulle questioni complesse e se c'è un avvicinamento su questa parte a cascata si possono determinare ulteriori convergenze.
Una importante emittente televisiva locale ha detto: "Nell'Aula si misurano due scuole di pensiero: una che si richiama alla Margherita e ai D.S.", che sarebbero i falchi, "e un'altra che invece si richiama alle colombe". Io non sono perché il confronto avvenga in questi termini. Noi siamo, lo dico per i colleghi della minoranza, tutti falchi se c'è da essere falchi e tutti colombe se c'è da essere colombe. Siamo unitari sui principi richiamati ieri dall'assessore Sanna. Siete disponibili a produrre una sintesi? Mi pare che il collega Rassu abbia indicato una strada, se siete disponibili a seguirla, possiamo adottare dei comportamenti di tipo tecnico-politico che ci permettono di dire: "Dobbiamo ragionare sulla proposta del collega Rassu, chiediamo che sia sospesa la discussione dell'emendamento 52, vi faremo sapere se siamo d'accordo su quello che ha detto Rassu, passiamo all'emendamento successivo". Siete voi che ci dovete dare una risposta avendo noi accolto la proposta del collega Rassu e il pensiero espresso dal collega Vargiu richiamando l'intervento svolto ieri dall'assessore Sanna.
PRESIDENTE. Su che cosa intende intervenire consigliere Pili? Le ricordo che siamo in fase di dichiarazioni di voto e lei è già intervenuto per dichiarare il suo voto.
CUGINI (D.S.). Ieri a me la collega Lombardo non ha dato la parola proprio perché eravamo in fase di votazione.
PILI (F.I.). Chiedo di intervenire sul Regolamento e sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Non si può scegliere un tema qualunque. Mi dica esattamente su che cosa intende parlare, perché i lavori sono ordinati, siamo in fase di dichiarazioni di voto.
PILI (F.I.). La sostanza è che mi pare che sono così poche le aperture che volevamo cogliere quella prospettata dall'onorevole Cugini.
PRESIDENTE. La coglierà chi interviene dopo di lei. Lei è già intervenuto in questa fase.
PILI (F.I.). Era per dire che siamo disponibili e quindi potremmo anche in questo momento arrivare a un emendamento di sintesi.
PRESIDENTE. Noi proseguiamo secondo l'ordine dei lavori. Lei può parlare con l'onorevole Cugini quando lo ritiene.
Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente. Intanto voglio precisare che noi siamo disponibili ad accettare anche una sospensione. Comunque io mi limito a manifestare il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, per tutti i motivi che chi mi ha preceduto ha brillantemente esposto. In particolare, noi riteniamo che non debba essere la Giunta, ma il Comitato Tecnico Regionale, per tutti quei motivi, ripeto, che prima di me qualcuno ha ben esposto, a coordinare e verificare la coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano, senza nulla togliere alla Giunta e alle sue competenze, e in particolar modo alla competenza dell'assessore Sanna. Noi riteniamo, quindi, che questo emendamento debba essere approvato.
Io ho seguito con attenzione sia l'intervento dell'onorevole Cugini sia gli interventi di chi lo ha preceduto. Ebbene, noi non vogliamo assolutamente perdere tempo oggi e tantomeno vogliamo guadagnarlo; noi vogliamo esprimere liberamente le nostre perplessità e credo che non sia impossibile né tanto meno faticoso per voi accogliere il nostro emendamento o comunque trovare una sintesi. Pertanto noi non ci sforzeremo, con gli emendamenti e con l'ostruzionismo, di dimostrare che il fine unico della opposizione è quello di non far approvare questa legge, perché il nostro fine è bensì quello di migliorarla, di renderla più forte, più solida nell'interesse dei sardi e della Sardegna.
Stasera abbiamo parlato in tanti e continueremo a parlare in tanti, anche perché il Regolamento ce lo consente, e quindi arriveremo sino alle ore 3 o alle 4 del mattino, come sarà stabilito. Volevo dire all'onorevole Licheri che noi non siamo noi ostaggi di niente e di nessuno. Noi qui parliamo perché sentiamo l'importanza dell'argomento in discussione, non giochiamo, siamo impegnati seriamente e soprattutto qui dentro nessuno di noi grida, e in questi giorni lo abbiamo dimostrato. Non ripetiamo le cose tanto per ripeterle e per provocare rumore assordante per la stampa o per chiunque assista quotidianamente ai lavori, ma perché veramente noi crediamo in questi emendamenti. Non sono emendamenti ostruzionistici, ma sono emendamenti che in qualche modo contribuiscono a migliorare questa legge che non è una legge solo del centrosinistra, ma deve essere di tutto il parlamento sardo. Noi vogliamo che questa legge possa dare degli ottimi risultati per la pianificazione territoriale futura e per lo sviluppo economico della Sardegna e il miglioramento delle condizioni economiche dei sardi che vi abitano.
Quindi, onorevole Cugini, noi siamo disponibili a un confronto anche su questo emendamento, e non solo su questo emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Anch'io, in attesa che gli inaspettati quanto auspicabili sviluppi della diplomazia possano portare a un'intesa, anche se più la si pronuncia ormai questa parola più si capisce che è una chimera e che, come la creatura mitologica, è piuttosto aggressiva e pericolosa. Comunque, in attesa di sviluppi che potrebbero cambiare la sorte di questa maratona parlamentare, auspicandoli anche, seppure li ritenga abbastanza improbabili, mi limito per ora ad annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, sostitutivo parziale del comma 3 dell'articolo 2, perché ritengo che sia innegabilmente giusto e coerente con i principi che ormai da alcuni giorni andiamo affermando, e che anche le forze di maggioranza vanno affermando, che il Comitato tecnico-scientifico della Regione sia deputato a esaminare il Piano paesaggistico nei suoi aspetti tecnici, nei suoi aspetti di legittimità, nei suoi aspetti di coerenza con la legge e anche con gli esiti di quella concertazione che appare assolutamente auspicabile si possa verificare e che più volte nei nostri interventi abbiamo sollecitato. E proprio la mancanza di concertazione è all'origine dei problemi e dei gravi deficit di questa legge che stiamo discutendo.
Naturalmente a me parrebbe che questo possa essere considerato un emendamento dal valore e dalla validità scontata, perfino troppo evidente, quindi mi sembra un po' mortificante che da parte della maggioranza, invece che discutere l'emendamento nel merito, l'unica proposta che alla fine viene fuori sia sempre quella di ritirarlo, ma se ragioniamo in questi termini l'unica proposta nostra dovrebbe essere sempre e solo quella che prevede che la Giunta e il Presidente ritirino questa legge.
Stiamo cercando, invece, di porre dei rimedi, con questi numerosi emendamenti, a una legge che non va bene, a una legge che va rivista, a una legge che è stata scritta in modo troppo frettoloso, a una legge che siamo convinti non piaccia neanche a voi come non piace a noi e come non piace ai sardi, perché mi pare che stiano giungendo segnali in tal senso dalla cosiddetta società civile, cioè dalla società nel suo complesso e non soltanto dal palazzo, da chi fa politica e dai sindaci del centrodestra, che qualcuno può pensare strumentalizzati per l'occasione e mobilitati in nome di una lotta che è politica, ma non è soltanto politica. E' una lotta, a nostro avviso, di giustizia, è una lotta sui principi, è una lotta che ci onoriamo di condurre con tutti i mezzi che il Regolamento del Consiglio regionale ci consente, per spingere - vorremmo noi - il Presidente al ritiro di questo provvedimento legislativo per riproporlo dopo una maggiore analisi e una maggiore riflessione. Ma siccome, pur credendo ai miracoli, temo che almeno questo miracolo non avverrà, continuiamo col nostro compito di forze di opposizione libere, non ostaggio di nessuno e del tutto libere anche da alcune sindromi che all'interno di quest'Aula si stanno manifestando. E siccome il tempo è finito, perché vedo lampeggiare la freccia sul tabellone, di queste sindromi parlerò nel mio prossimo intervento. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, chiaramente esprimo parere favorevole sull'emendamento sostitutivo parziale numero 52, che prevede, al comma 3, dopo il termine "la Giunta", la sostituzione delle parole "provvede al" con "delega il CTRU". Sinceramente, continuo a riflettere sulla scarsa predisposizione della minoranza all'omologazione, per cui noi riteniamo, nella nostra autonomia di pensiero, che il coordinamento politico debba essere un compito del Consiglio e che l'approvazione del Piano paesaggistico da parte della Giunta debba necessariamente essere condivisa dal Consiglio. Noi prevediamo che la Giunta regionale esamini le osservazioni sentito il Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, deliberi l'adozione del Piano paesaggistico regionale e lo trasmetta al Consiglio per le osservazioni e la pubblicazione all'Albo pretorio. Dal momento che la Giunta invece non ritiene di avvalersi del CTRU e di sentire il suo parere in merito ai provvedimenti da adottare, a me sembra che davvero la volontà contenuta nell'articolato della legge sia quella di delegare al Consiglio un ruolo secondario in merito agli atti della programmazione e della pianificazione regionale, e questo noi non possiamo condividerlo.
Era necessario che noi, a più voci, ribadissimo questi concetti e lo stiamo facendo con impegno. Non riteniamo assolutamente di doverci sottrarre a questo impegno e gli inviti anche portati ultimamente dal consigliere che mi ha preceduto, a nome della maggioranza, devo dire che non trovano sostanza, non trovano soprattutto gli agganci necessari perché possa essere espressa da parte nostra la volontà di rinunciare agli emendamenti e tanto meno di iniziare un percorso nuovo, se non con la certezza che l'impegno fin qui manifestato soltanto a parole sia portato con convinzione dai rappresentanti della maggioranza e rappresentato con la volontà certa di trovare soluzioni, affinché il dialogo possa riprendere e soprattutto possa esserci un confronto tra maggioranza e opposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Grazie, Presidente, signori Assessori, colleghi, annuncio anche questa volta il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, volto a ridefinire i ruoli dei diversi soggetti che partecipano in generale alla pianificazione territoriale. In particolare questo emendamento cerca di riportare l'equilibrio in una situazione gravemente scompensata, dove la Giunta regionale ricopre funzioni che sopravanzano anche troppo i compiti propri di un Esecutivo. Purtroppo sembra questo l'aspetto predominante, il marchio di fabbrica di questa proposta di legge, condizionata sin dalla sua nascita da una forte volontà di escludere dalla programmazione del territorio quei soggetti che avrebbero potuto contribuire ad arricchire e rendere esaustiva una normativa come quella che porta alla predisposizione del Piano paesaggistico regionale.
Noi consiglieri di minoranza siamo impegnati in una battaglia che entra nel merito della normativa in esame perché è nostra intenzione emendarla e migliorarla, dando ad essa una visione ad ampio respiro, che superi l'angusto e limitante ruolo di normativa essenzialmente vincolistica. Nel contempo siamo impegnati in una battaglia di principi, che ha come obiettivo quello di riequilibrare i ruoli e i poteri, le competenze e le funzioni.
Io credo che l'autore di questa proposta abbia un po' troppo calcato la mano sulle possibilità di intervento riconosciute alla Giunta. Tutto il testo ruota intorno all'Esecutivo, delegando ad esso compiti di indirizzo, elaborazione e verifica delle iniziative, funzioni per assolvere le quali esistono apposite strutture tecniche. Non si capisce perché al comma 3 dell'articolo 2 la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano stesso debba essere svolta dalla Giunta, che è invece un organo di indirizzo politico. La verifica di coerenza è una competenza tecnica, non politica. Perché la Giunta deve avere il compito di verificare se il Piano è coerente con altri provvedimenti normativi della Regione, preoccupandosi della legittimità della norma? Per quali motivi deve verificare che il provvedimento, da un punto di vista tecnico, sia in linea con altri provvedimenti in materia o con altri provvedimenti connessi ad esso? La verifica di coerenza deve essere affidata al Comitato Tecnico Regionale dell'Urbanistica, perché è collegata ad analisi di tipo prettamente tecnico, colleghi.
Non vorrei che questo pastrocchio normativo nascondesse una forte volontà di attribuire alla Giunta un potere decisionale che superi la legittima discrezionalità politica propria di un Esecutivo. Mi rivolgo anche all'onorevole Licheri, che ha parlato di emendamenti strumentali volti unicamente a fare ostruzionismo. Lo si sente dire spesso questo da parte vostra. Io ribadisco, entrando nel merito delle nostre proposte, che è evidente che non si tratta di emendamenti strumentali e che da parte nostra non vi è la volontà di fare ostruzionismo, bensì quella di partecipare legittimamente, con gli unici strumenti che allo stato attuale abbiamo a disposizione, alla predisposizione di una norma che deve interessare tutti i cittadini sardi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevole colleghi, anch'io voglio iniziare questo intervento prendendo lo spunto dalla definizione che di noi è stata data dall'onorevole Licheri, quella di ostaggi. Di che cosa, mi domando. Poi sa, onorevole Licheri, io per provenienza proprio nella veste di ostaggio non mi ci vedo per niente, sotto tutti i punti di vista, quindi non riesco a ritrovarmi, non riesco a riconoscermi in questo ruolo. A me invece sembra di rivedere un film, come quando ero bambino: c'era sempre il vecchietto che accompagnava il bambino al saloon e diceva: "A me un whisky o una birra e a lui una salsa pariglia". Si ricorda della salsa pariglia, onorevole Licheri? E' una bevanda medicinale, per chi non lo sapesse, però è quel qualcosa che nessuno sa che cosa sia, e quindi quando si vuol mettere in imbarazzo qualcuno si dice: "Dagli una salsa pariglia!"
Insomma, qui quello che volete voi non lo si è ancora capito, perché abbiamo assistito alla fiera di tutte le dichiarazioni, di tutti gli inviti, si butta l'amo però non si capisce se l'esca sia per il tonno, per lo squalo, per il pescecane o per chissà che cosa. A questi giochi non abbocchiamo più, siamo vaccinati, poi, sa, ci sono medici tra noi, quindi i vaccini li distribuiamo facilmente.
CUGINI (D.S.). Anche veterinari!
LIORI (A.N.). Per entrare nel merito, è sempre lo stesso filo logico che anima il mio intervento, cioè noi vogliamo la garanzia, come minoranza, di essere presenti nella sede decisionale. Quindi è logico che, non avendo in Giunta nessuno che ci tuteli da un punto di vista politico, e avendo invece espresso qualche persona nel Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, affidiamo a questa subordinata minore la nostra tutela, visto che voi vi opponete con la forza dei numeri a che noi partecipiamo alla fase decisionale come Consiglio e come Commissione, quindi con la presenza anche della opposizione. Non è un emendamento fine a se stesso, strumentale, volto soltanto a perdere tempo. La logica di questo emendamento trae fondamento proprio dal nostro intendimento di tutelare, e quando si tutelano dei diritti non si ha nemmeno vergogna di guadagnare quel tempo che ci avete fatto perdere per esempio facendo mancare il numero legale.
Quindi abbiamo necessità di parlare, facciamolo, utilizziamo i sistemi che il Regolamento ci mette a disposizione per la tutela dei nostri diritti, onorevole Licheri, non se ne abbia a male. Del resto, l'ho imparato a mie spese, nei cinque anni precedenti i consiglieri della sinistra non accettavano che noi dicessimo loro come dovevano fare l'opposizione. E avevano ragione! Però questa stessa ragione, oggi, abbia la compiacenza di riconoscerla a noi. Siete persone troppo intelligenti perché noi possiamo credere che pensate davvero quello che ci dite. E' il gioco della politica e purtroppo dobbiamo assolutamente giocare con queste regole. Queste sono le regole di oggi, la partita è iniziata, ce la giochiamo e via.
Comunque l'argomento è molto più serio delle mie battute, anche poco efficaci perché non suscitano l'ilarità di nessuno, però sufficienti a far capire quanto sia importante la tutela della minoranza, che vuole partecipare, vuole dire la sua opinione ma non vuole assolutamente imporre la sua volontà. Negarci quindi il diritto di esprimere un giudizio su una decisione così importante mi sembra che sia una negazione della nostra libertà e del nostro diritto-dovere. Grazie.
PRESIDENTE. E sull'emendamento 52 come vota?
LIORI (A.N.). A favore.
PRESIDENTE. Ricordo, ogni tanto, sommessamente, che stiamo parlando di un emendamento preciso e che il tema in discussione è questo. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Grazie, Presidente. In apertura dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 52, che ha per oggetto il ruolo del CTRU e le sue funzioni, disgiunte o meno dall'operato della Giunta regionale. Dico che il voto è favorevole, a meno che l'affinità elettiva scoppiata improvvisamente fra il collega Rassu e l'onorevole Cugini riesca a produrre una sintesi in merito all'oggetto dell'emendamento. Il collega Cugini non mi ascolta, parla al telefono, quindi non voglio stuzzicarlo.
Penso che la Giunta debba assolutamente riconoscere il ruolo del CTRU, al di là di qualsiasi terminologia usata nel nostro emendamento. Non credo che la Giunte sia tanto suicida da arrogarsi, seppure fra i suoi componenti vi sia qualche valido esperto della materia, il diritto di verificare la conformità e legittimità di queste partite di attuazione, che sono certamente materia tecnica e non politica. Questo è un parere, credo, unanime in quest'Aula. Tra la terminologia e le virgole degli emendamenti vi è la sostanza, che credo possa essere condivisa. Ripeto, quella parvenza di affinità elettiva fra i colleghi Rassu e Cugini sembrava voler andare in questa direzione.
Noi non siamo ostaggi del collega Pili, non vorremmo che lui chiedesse un riscatto alle nostre famiglie, poi il collega PILI sarebbe anche pericoloso se dovesse chiedere un riscatto! Noi siamo ostaggi di un'idea, che è quella di migliorare questo impianto normativo; siamo ostaggi di un'idea che vuole dare a Cesare quel che è di Cesare; e Cesare è il Consiglio regionale, espropriato delle sue funzioni, e, nel caso di questo emendamento, è anche il CTRU, che è nato esclusivamente per svolgere le funzioni ad esso deputate come massimo organo tecnico regionale in materia urbanistica, e deve, come ha fatto finora, secondo la legge 45, esprimere pareri di legittimità e di conformità dei progetti presentati agli strumenti paesaggistici e urbanistici.
Crediamo che se da parte della maggioranza ci fosse stato un sì deciso a questo nostro emendamento, questa ora abbondante che abbiamo dedicato alle dichiarazioni di voto poteva essere tranquillamente evitata. Non si tratta di un emendamento che cambia la sostanza del testo di legge, però insisto sul voto favorevole e quindi ringrazio il Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, io annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 52, sostitutivo parziale del comma 3 dell'articolo 2, che ha come obiettivo quello di restituire una competenza tecnica a un organo tecnico. In effetti l'emendamento numero 52 ha quasi un minimo comun denominatore con alcuni altri emendamenti che hanno tutti la finalità di un riequilibrio dei poteri assegnati da questa norma ai vari soggetti interessati.
Questo allargamento di competenze, che davvero caratterizza questa proposta, è tutto a favore della Giunta regionale. Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti relativi alle competenze che andrebbero restituite al Consiglio e, per quel che attiene alla materia tecnica, al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, che dimostrano che c'è un collante e che quindi ha senso parlare di apporto costruttivo e di sostanziale crescita di questa proposta attraverso il contributo della minoranza.
Devo dire che, ancora una volta, rimango sorpreso, in senso positivo ovviamente, e bisogna dare atto all'onorevole Cugini di questa ulteriore apertura che non può non essere favorevolmente valutata e accolta. Un'apertura che, tra l'altro, dimostra la sua sensibilità verso i territori, perché di questo si tratta. Esprimere un parere di coerenza di tanti strumenti urbanistici e di tanti elementi che comporranno il Piano paesaggistico regionale con il Piano stesso significa, ovviamente, interpretare bene le esigenze di tutti i territori. Un onorevole Cugini, quindi, con una matrice non certo cittadina, non certo urbana; non un Cugini di città, ma un Cugini di campagna, mi verrebbe da dire, e questo ovviamente per rendergli onore per il fatto che lui questa apertura l'ha veramente fatta. E la sua frase "o tutti falchi o tutti colombe", a mio giudizio, va interpretata pure in senso positivo, perché denota uno spirito di unitarietà fra due scuole di pensiero - le abbiamo definite tali - che si confrontano e vogliono lavorare insieme. E tutto sommato, attraverso questa unitarietà, queste due scuole di pensiero dimostrano anche la loro graniticità.
Quindi uniformità e non più qualcuno che è bianco, qualcuno che è nero, qualcuno che è su colorazioni intermedie, ma questo davvero ci aiuta a costruire tutti insieme serenamente uno strumento rispondente alle esigenze dei sardi. Noi Riformatori sardi, per quel che riguarda il nostro contributo, siamo vicini a questo invito e quindi ci sforzeremo di accoglierlo in senso positivo, lavorando in questa direzione. Onorevole Cugini, da parte nostra le sarà davvero data espressione di gratitudine per questa apertura e i sardi tutti le saranno riconoscenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Sull'emendamento numero 52, a mio avviso, bisogna votare a favore, perché, come è stato richiamato da più parti, è necessario che non sia la Giunta a cucire e scucire, a rimettere insieme e a togliere ogni palinsesto di questo benedetto Piano paesaggistico regionale. Credo che invece debba essere affidato a un organo terzo, in questo caso il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, il compito di fare una verifica e garantire una certa posizione di terzietà che non sia quella per cui chi sforna il pane se lo mangia pure.
(Interruzione)
In questo caso chi sforna il pane se lo mangia per intero. Allora è opportuno che ci sia anche questo momento di controllo e di verifica e che sia data questa garanzia, che non è data invece se è la stessa Giunta, come dicevamo prima, che fa e disfa attorno a questo procedimento.
Ma noi continuiamo a marcare posizionamenti che non servono a niente, anche perché mi pare che l'onorevole Cugini abbia voluto significativamente aprire un momento di dibattito, anzi mi pare che gli riconoscesse anche una certa importanza quando ha detto che se la minoranza, che per bocca dell'onorevole Rassu, aveva ipotizzato una modifica a questo emendamento, avesse accondisceso vi poteva essere una trattazione nel merito e si sarebbe valutato positivamente questo atteggiamento della minoranza. All'accenno a una interruzione fatto dal collega Manca per poter fare una valutazione, c'è stato subito un ritrarsi e un riposizionarsi in batteria all'interno della linea Maginot che la maggioranza pare abbia voluto assolutamente costruire intorno a se stessa, non comprendendo che quella famosa linea Maginot fu sconvolta dalla blitzkrieg, con cui le armate tedesche riuscirono ad aggirarla attraverso l'Olanda e il Belgio. Per cui attenti, ha anche questa, come la favoletta di Esopo, una riflessione più profonda. Non vorrei che la stessa maggioranza, che si proponeva di fare opera meritoria, a furia di chiudersi nella linea Maginot, non capisse quello che il mondo esterno vuole e chiede, e certamente non chiede di stare fermi in un posizionamento di guerra non guerreggiata, ma chiede di essere aperti al dibattito e soprattutto di vedere quello che si manifesta intorno, perché così perlomeno si riesce a capire se c'è qualche carro armato che gira da qualche altra parte!
Oggi c'è una maggioranza e un governatore, domani non so se sarà così.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Nonostante gli inviti dell'onorevole Pirisi non rinunzio né a fare il consigliere regionale né a fare il Presidente della Provincia, e tanto meno a rappresentare la provincia nell'Autorità d'ambito. Non intendo assolutamente rinunciare a un diritto acquisito non per nomina o per delega, ma solo per elezione.
Il comma 3 potrebbe trovare discussione anche nell'ambito dell'esame del comma successivo. Sì, è vero che la Giunta ha poteri pressoché illimitati, ma è possibile che dopo l'approvazione del Piano essa non senta la necessità di delegare al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica il coordinamento e la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale al Piano stesso? Per altro nell'articolo 11 della legge 45/89 si fa riferimento al CTRU: "…la Giunta esamina le osservazioni e, sentito il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica…", di cui al successivo articolo 31. Cioè nella legge 45 questo Comitato ha un'importanza strategica. Possibile che in questa fase, invece, la Giunta e la maggioranza non sentano la necessità di non lasciare sola la Giunta? Non perché sia pericoloso lasciare sola la Giunta, oddio magari sotto Ferragosto può essere anche pericoloso, ma, voglio dire, lontano dalle feste comandate probabilmente problemi non ce ne saranno. Peraltro io credo che noi abbiamo abbondantemente aperto gli occhi ai nostri colleghi della maggioranza che d'ora in avanti, ne siamo sicuri, saranno vigili come probabilmente non sono stati nei mesi passati, però una delega al Comitato tecnico regionale credo che sia indispensabile, perché altrimenti questa Giunta, dopo l'approvazione del Piano, provvederà al coordinamento e all'adeguamento, ma è chiaro che tutti siamo adulti e sappiamo che la Giunta non può farlo materialmente come organo e si rivolgerà comunque a una struttura, a degli uffici. Noi diciamo: prima di rivolgersi ad altri, si rivolga al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, credo che sia molto più semplice, visto che è un organismo che esiste e che ha una sua funzione. Dove sta il problema? La Giunta comunque non sarebbe in grado di provvedere da sola, se non col supporto degli uffici degli Assessorati e di tutto un collage di personale che deve lavorare in questa direzione, al coordinamento e alla verifica di cui al comma 3. Bene, c'è il Comitato tecnico regionale, per quale motivo si ritiene di non dover comunque indicare nella norma che questo adeguamento, questa approvazione, questo coordinamento la Giunta li fa, certamente, ma col supporto del Comitato tecnico regionale per l'urbanistica?
Ecco, questo è quello che noi chiediamo, non stiamo chiedendo niente di più, non vogliamo stravolgere le regole. Riteniamo che codificare il rapporto che ci deve essere col Comitato tecnico sia certamente produttivo per la Giunta e per il Consiglio e soddisfi anche una minima esigenza della minoranza, che mi pare non stia facendo ostruzionismo, ma stia portando ragionamenti seri che probabilmente sono utili anche ai colleghi della maggioranza, alla Giunta e soprattutto a noi che stiamo facendo un corso accelerato di urbanistica e di pianificazione territoriale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Ho sentito qualche mio collega parlare di ostaggi in quest'Aula. Personalmente non mi sento assolutamente in questa situazione, tant'è vero che prima, su alcuni emendamenti su cui non ero d'accordo non sono intervenuto e non ho neanche votato.
Prendo la parola, invece, sull'emendamento numero 52 per annunciare il mio voto favorevole, perché veramente mi sembra che ci sia una posizione reale, che è quella che riguarda il comma 3 dell'articolo 2, che pone in capo alla Giunta l'obbligo di coordinare e di provvedere alla verifica di coerenza degli atti della programmazione. Ho sentito anche altri colleghi che mi hanno preceduto dire, giustamente, che il tutto è un fatto puramente tecnico. E proprio perché il mio non sia un intervento tendente a perdere qualche minuto di più, dico subito che condivido l'intervento fatto dall'onorevole Diana. Sono d'accordo con l'onorevole Diana in particolare quando dice che la Giunta può avere anche questo ruolo a condizione che si avvalga della collaborazione del CTRU, che tra l'altro è costituito, come tutti quanti noi sappiamo, da funzionari che rappresentano tutti gli Assessorati regionali, da professionisti esterni che rappresentano gli organi professionali, e vi sono anche i rappresentanti della Soprintendenza. Voglio dire che fanno parte di questo Comitato tutte quelle figure professionali che attualmente operano nella Regione Sardegna. Per cui penso che prendere in considerazione questo emendamento come un consiglio opportuno non sia errato. Tra l'altro il problema è talmente importante, parliamo di pianificazione e di coordinazione, che significa mettere assieme interventi che riguardano più zone, il che non è facile. Non è facile e c'è bisogno di persone qualificate.
Io ho sostenuto in passato, e lo sostengo ancora oggi, che il potere decisionale che alcuni uffici oggi hanno, e per essi i loro rappresentanti, che sono i funzionari, è eccessivo. Ritengo giusto e corretto che alcuni di questi poteri tornino al politico, perché è il politico che alla fine risponde al cittadino delle cose che vengono portate avanti. Ed è giusto, considerato che ne risponde, che abbia la possibilità di decidere. Però, onestamente, in questo caso, torno a dire, il lavoro è solo ed esclusivamente tecnico, per cui mi sembra doveroso fare una riflessione e integrare il testo dell'emendamento prevedendo la collaborazione del CTRU.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi e colleghe, io annuncio subito il mio voto favorevole all'emendamento numero 52 all'articolo 2, non solo perché ne approvo il contenuto, ma anche perché ritengo che con questo emendamento si possa iniziare, per una certa parte, a conferire legittimità a questo provvedimento di legge, che peraltro non condivido nella quasi totalità.
Perché sostengo questa modesta opinione? Perché ritengo che sia chiaro e pacifico, così come altri colleghi che mi hanno preceduto hanno messo in rilievo, che il CTRU è un organismo, previsto dalla legge 45 con compiti ben precisi ed evidenziati sul piano normativo, che non può essere assolutamente bypassato o superato. Allora credo che sia giusto e indispensabile, proprio per evitare che la Giunta si carichi di responsabilità e possa addirittura trovarsi nella condizione di non poter assolvere altri compiti di coordinamento di carattere politico-istituzionale, restituire al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica il suo ruolo, la sua funzione, la sua competenza, peraltro, ripeto, stabilita dalla legge.
Un piccolo riferimento vorrei anch'io riservarlo alla dichiarazione del collega Licheri, che rompendo un po' il silenzio generale della maggioranza, è voluto intervenire con un messaggio che io onestamente non credo fosse rivolto all'opposizione. Io credo che il messaggio dell'onorevole Licheri fosse rivolto prima al suo Gruppo e poi alla maggioranza. Mi è sembrato preoccupato, l'onorevole Licheri, per il fatto che potesse nascere una qualche ipotesi non dico di intesa, ma di accordo su alcuni punti di modifica, e quindi il messaggio è stato rivolto alla maggioranza, non a noi colleghi della opposizione. Il collega Licheri ha detto: qui non si tocca nulla, perché all'interno della maggioranza c'è stato un travaglio forte per raggiungere un equilibrio, e se voi volete ora squilibrare questo equilibrio ne dovete rispondere.
Se così non è - e il collega Cugini fa cenno di no - allora dicano i colleghi della maggioranza, i responsabili dei Gruppi e anche i colleghi che appartengono agli altri Gruppi della maggioranza, se questa è giusta interpretazione o se si tratta di una tesi peregrina. Altrimenti il collega Licheri chiarisca che cosa intendeva dire, perché noi non siamo legati da nessun vincolo, quindi non siamo ostaggi di niente. Siamo ostaggi semmai del nostro impegno, della nostra responsabilità di modificare, coinvolgere, cercare intese su cose che il mondo dice devono essere in qualche modo emendate, o comunque condotte all'interno di un ragionamento più conforme alle esigenze degli enti locali e dei cittadini che operano nei comuni soprattutto rivieraschi.
A mio avviso è positivo che ci siano queste seppur timide aperture, poi giustamente il collega Licheri richiama la maggioranza al rispetto di accordi su cui in modo travagliato è riuscita a trovare degli equilibri, benissimo, ne prendiamo atto, ma allora non si dica, come ha fatto un autorevole esponente della maggioranza su una qualche emittente televisiva, che domani mattina forse nascerà un'intesa, un accordo.
Io credo, a giudicare dall'intervento del collega Licheri, che questo tipo di impostazione faccia bene, se la maggioranza è convinta di andare avanti sulle proprie idee, perché è giusto anche da parte nostra rilevare quelli che sono i limiti, i gravi limiti e le conseguenze negative che alcuni provvedimenti legislativi possono avere sull'economia della nostra Isola. E questo lo diciamo perché siamo convinti che una parte notevole dell'occupazione, e quindi anche delle fortune dello sviluppo economico e sociale, sia legata a importanti interventi che da questa impalcatura normativa possono subire un danno rilevante. Sono d'accordo sul fatto che si debba andare ad una più forte...E' scaduto il tempo, mi riservo di completare alla prossima occasione.
PRESIDENTE. Magari parlando nel merito dell'emendamento, onorevole Amadu, e non dichiararsi inizialmente favorevole per poi parlare di altro. Il merito!
AMADU (U.D.C.). Il merito lo decido io.
PRESIDENTE. No, non lo decide solo lei.
AMADU (U.D.C.). Allora mi prepari il prossimo intervento lei.
PRESIDENTE. Va bene, se vuole glielo preparo, onorevole Amadu, se vuole fare polemiche. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (U.D.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, oggi il Presidente della Regione ha ottenuto un bel risultato con l'approvazione dell'emendamento dell'onorevole Attili, oggi si è data copertura alla continuità territoriale. Ho sentito il deputato dire in tivù che per il 2005 ci sono 46 milioni di euro; finalmente, pianificato per il 2006/2007, l'emendamento è passato col voto unanime del Parlamento, tranne la Lega che non è presente in Sardegna. Tutti gli altri partiti hanno dialogato e hanno approvato in comune una cosa che riguardava l'interesse della regione tutta.
Quindi quando si parla di dialogo, e io ammiro il Presidente perché forse è l'unico che ha dato disponibilità oggi al dialogo, attraverso le dichiarazioni dell'Assessore sull'articolo 2, e ovviamente le aperture sono arrivate, come ho detto altre volte, da molti colleghi, tranne che dal collega Pirisi, che deve fare la controparte come relatore della Commissione.
PIRISI (D.S.), relatore. Non ho aperto bocca.
RANDAZZO (U.D.C.). Infatti ho detto che lei non ha fatto dichiarazioni di apertura, però tutti gli altri continuano a rilasciarne nei telegiornali e questo mi sembra un po' ridicolo.
(Interruzioni)
Chiudiamo, che è quello che volete, colleghi, ma sono sempre un paciere, quindi il collega Pirisi non riuscirà giustamente a...
(Interruzioni)
No, ma intendevo ringraziarla. Io la ringrazio sempre, perché rispetto il suo ruolo di Presidente di Commissione. Onorevole Licheri, le posso garantire, per quel che riguarda me, che non sono ostaggio di nessuno. Abbiamo detto che facciamo delle battaglie per i principi, che non possiamo cambiare solo perché discutiamo con lei in una sala a fianco all'aula. Saremo qua sino all'ultimo per farvi presenti quei principi, poi accoglierli o no giustamente sta a voi che avete il ruolo di maggioranza, voi siete stati eletti per fare la maggioranza e noi per fare l'opposizione. Affermate di condividere la maggior parte dei progetti che vi abbiamo presentato, ma solo nelle cose piccole, non in quelle grandi. Noi parliamo della tutela degli amministratori locali, che devono essere sentiti prima di scrivere qualsiasi legge, anziché mandare la notifica per acquisirne il parere. Lo sapete già, l'abbiamo detto e siamo stanchi anche di ripetervelo: siccome da una parte e dall'altra ci sono amministratori, perché gli amministratori eletti hanno un colore politico però rappresentano l'interesse totale della comunità...
LICHERI (R.C.). Non sempre.
RANDAZZO (U.D.C.). A meno che non vi siano comuni dove si sono state presentate liste di opposizione…
PRESIDENTE. Onorevole Randazzo, non faccia un dialogo. Le ricordo che l'emendamento numero 52 non è un tema libero.
RANDAZZO (U.D.C.). Ho dichiarato già il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Non basta dichiarare il voto, bisogna parlare dell'emendamento.
RANDAZZO (U.D.C.). Mi faccia arrivare al succo del discorso! Non sono io che mi interrompo, mi stanno provocando degli amici che stimo, quindi accetto la discussione.
Coinvolgere di nuovo nel dare un po' di potere, non stiamo dicendo che il CTRU detterà legge, esiterà quei provvedimenti e poi riferirà alla Giunta. E' un organo tecnico della Giunta, come ha detto l'Assessore, che ovviamente deve istruire e coordinare e poi la parola ultima la metterà sempre la Giunta. Stiamo chiedendo di non saltare il passaggio che prevede che un organo tecnico della Giunta possa svolgere, nell'ambito dell'attività di programmazione e pianificazione regionale, le funzioni di verifica e coordinamento a cui è chiamato.
Ribadisco il mio voto favorevole, stimolato ovviamente dagli amici della maggioranza che ci danno lezioni di democrazia. Il dialogo deve essere sempre aperto e sino all'ultimo noi chiederemo di dialogare. Potete bocciarci tutto, va bene così, sarà approvata la vostra legge, però consentite almeno il dialogo, non dateci dei diktat, qua siamo tutti liberi pensatori che hanno ricevuto il mandato dai cittadini...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, è l'ultimo intervento?
PRESIDENTE. E' l'ultimo, onorevole Biancareddu.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Allora sarò clemente. Signor Presidente, colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, voglio ricordare che stamattina ho citato un collega che una volta esordì dicendo: "Oggi è un nuovo giorno". Lo ripeto, oggi è un nuovo giorno, ma la musica è la stessa, la musica non è cambiata, perché ogni giorno registriamo la volontà della Giunta e della maggioranza di appropriarsi competenze non loro.
L'altro giorno il collega Dedoni citava Montesquieu, e devo dire che voi veramente fate tutto il contrario di quello che predicava Montesquieu, infatti volete che la Giunta si sostituisca all'organo legislativo in materia di pianificazione paesaggistica, volete che la Giunta si sostituisca al C.T.R.U. attribuendosi competenze tecniche che non ha. E con la delibera del 10 agosto 2004, la Giunta regionale ha mostrato di volersi sostituire persino al Parlamento, perché l'imposizione di vincoli nella fascia costiera dei due chilometri concorre nella elaborazione di una fattispecie penale, in quanto chi viola i limiti imposti in quella porzione di territorio compie un reato penale. Quindi avete influito anche su quello che è reato per la legislazione nazionale.
Questo può essere, a seconda dei punti di vista, un bene o un male, però l'assolutismo molte volte non guasta. Invece una buona amministrazione si dovrebbe conformare a quelli che sono i principali dettati del diritto amministrativo, della buona amministrazione, in primis il principio di legalità, che voi avete violato più volte forzando l'articolo 14 della legge 45/89 e usandolo per una pianificazione generale anziché per termini particolari. Avete violato anche il principio del buon andamento e della imparzialità. L'articolo 97, infatti, pone espressamente due principi relativi all'amministrazione: il buon andamento e l'imparzialità. Creando turbative di mercato sicuramente il principio di imparzialità viene violato, perché quando voi causate da un lato la lievitazione dei prezzi degli immobili già costruiti e dall'altro la svalutazione dei terreni violate il principio di imparzialità, in quanto l'amministrazione si deve porre come soggetto equidistante dagli interessi contrapposti. Se invece vi insinuate nel diritto privato, creando ad hoc turbative di mercato che magari vengono sfruttate da società fantasma che acquistano terreni sapendo che tanto i vincoli nei due chilometri non potranno rimanere vita natural durante, violate quella norma sana che impone alla pubblica amministrazione di astenersi dall'adottare comportamenti lesivi dei diritti acquisiti e soprattutto portatori di interessi che sono solo di alcuni e non di altri.
Per fortuna, nell'articolo 28 della Costituzione si parla anche di responsabilità della pubblica amministrazione, ed è per questo che io tempo fa proposi di aumentare i massimali della polizza di assicurazione degli Assessori per garantire gli eventuali risarcimenti. L'articolo 28 dice espressamente: "I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili secondo le leggi penali, civili e amministrative degli atti compiuti in violazione dei diritti". Poiché qua di diritti se ne sta violando più d'uno, in particolare diritti acquisiti, e non parlo di diritti acquisiti in termini amministrativi, qua non c'entra niente il TAR, sono diritti acquisiti da chi aveva superato le forche caudine del CTRU (tutela del paesaggio, concessione edilizia e quant'altro), con pellegrinaggi a Cagliari, a Sassari e a Roma. Voi con un colpo di mano avete annullato queste...
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, SANCIU, LA SPISA, SANJUST, AMADU, CAPPAI, RANDAZZO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 52.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS -Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA Salvatore - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 67
Astenuti 4
Maggioranza 34
Favorevoli 22
Contrari 45
(Il Consiglio non approva).
I lavori del Consiglio, come d'intesa, sono sospesi, riprenderanno alle ore 22 per proseguire fino alle ore 3.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 59, viene ripresa alle ore 22 e 01.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Dobbiamo procedere alla votazione degli emendamenti numero 53 e 57, che sono abbinati.
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
Emendamento numero 42. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
Vorrei ricordare all'Aula che sull'emendamento numero 42 la Giunta ha espresso parere favorevole. Onorevole Pili, lei sa benissimo, essendo stato Presidente della Regione, che non si ritorna indietro, quindi siamo all'emendamento numero 42.
PILI (F.I.). Volevo sapere quali sono stati messi in voto.
PRESIDENTE. Siamo all'emendamento numero 42, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Siccome sono state fatte delle sottrazioni precedentemente, volevo sapere quali sono, per mia conoscenza.
PRESIDENTE. Glielo ricordo in via del tutto eccezionale, onorevole Pili: gli emendamenti numero 53 e 57 e l'emendamento numero 1. E' in votazione il 42.
PILI (F.I.). Il 53? Sto utilizzando il mio tempo a disposizione.
PRESIDENTE. Non è così, onorevole Pili, dovrebbe parlare. Prego.
PILI (F.I.). Presidente, quello che è successo è un atto assolutamente privo di qualsiasi logica, ovviamente è nelle cose, perché...
BIANCU (La Margherita-D.L.). Parla dell'emendamento!
PILI (F.I.). Parlo di quello che voglio, onorevole Biancu, perché lei continua a rappresentare il partito degli asinelli in maniera perfetta, quindi…
PRESIDENTE. Onorevole Pili, la invito a rivolgersi alla Presidenza.
PILI (F.I.). Inviti l'onorevole Biancu a non disturbare.
PRESIDENTE. Lei ha rivestito in quest'Aula un ruolo molto importante. Le ricordo che è stato Presidente della Regione.
PILI (F.I.). L'onorevole Biancu è il Capogruppo di un partito di maggioranza e farebbe bene a non interrompere, perché è stato artefice di questo blitz assolutamente privo di qualsiasi regola democratica.
PRESIDENTE. Le rinnovo l'invito, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Presidente, quello che è successo poc'anzi è un fatto gravissimo. Io sono entrato in aula alle 22 e 01 e già gli emendamenti erano stati messi in votazione. Questo non era mai successo prima, è un fatto gravissimo!
PRESIDENTE. Onorevole Pili, erano presenti gli onorevoli Liori e Lombardo, che avrebbero potuto fare delle dichiarazioni di voto. Quindi per gentilezza vada avanti nel suo intervento, perché non serve sollevare questioni su questo.
CUGINI (D.S.). E non offendere la Presidenza!
PILI (F.I.). Avete assunto una decisione di cui vi assumete la responsabilità, del resto abbiamo ancora 1900 emendamenti da discutere da qui alle 3 del mattino, per cui ne avrete ben donde di ascoltare le nostre valutazioni su questo modo di intendere i lavori del Consiglio regionale, soprattutto rispetto all'approvazione degli ultimi tre emendamenti messi in votazione.
L'emendamento numero 42 prevede di sottrarre, rispetto ai tempi che sono stati indicati nella legge, tre mesi alla Giunta regionale, o meglio al Presidente della Regione, che nella grande concessione fatta ai suoi compagni di viaggio prevedeva che loro venissero qui fra sei mesi per esporre le linee di indirizzo, sapendo bene che in sei mesi si sarebbe compiuto il 50 per cento del lavoro. Ed è per questo che evidentemente è stato ritenuto congruo accettare la riduzione, a dimostrazione di quanto gratuitamente era stato indicato il termine di sei mesi. Se si arriva ad accogliere l'emendamento che prevede che quel termine sia dimezzato si dimostra con quanta superficialità la Giunta, la Commissione e la maggioranza operino rispetto a questa legge. Superficialità e inconsapevolezza dei termini che consentono ovviamente di tenere puntualmente conto di un emendamento, il cui accoglimento, credo che questo sia assolutamente chiaro, è legato al riconoscimento del modo gratuito in cui è stato individuato il termine dei sei mesi. Un termine che avrebbe consentito all'Aula di ascoltare l'esposizione da parte del Presidente delle linee di indirizzo e, aggiungo io, delle decisioni già assunte in merito al Piano paesaggistico regionale, senza che la maggioranza e i consiglieri regionali di maggioranza potessero dire alcunché. E' una sottrazione, come ho già avuto modo di dire più volte, non alla minoranza che, stante l'atteggiamento reiterato in quest'Aula, non potrà incidere...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pili. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Purtroppo il ritardo con cui sono arrivato in Aula, di cui mi scuso con i colleghi, mi ha impedito di capire se l'emendamento numero 1 sia stato votato nel frattempo. Intervengo sull'emendamento numero 42, per esprimere il mio personale parere favorevole. Devo dire che ritenevo che questo emendamento potesse essere in qualche maniera raccordato con l'emendamento numero 1, in quanto insistono su argomenti simili, come è stato rilevato anche durante la discussione generale. L'elemento 42 sostanzialmente prende in esame soltanto il termine temporale e si riferisce quindi soltanto al tempo attribuito alla Giunta per riferire in Consiglio regionale. Mentre l'emendamento 1 introduce anche un meccanismo di controllo da parte del Consiglio, anzi un meccanismo di espressione del Consiglio, sul quale si era avuta l'impressione, evidentemente fallace, come spesso capita, che alcuni autorevoli colleghi della maggioranza potessero essere d'accordo, condividendo alcune delle perplessità che noi avevamo manifestato in Aula. Evidentemente così non è, ne prendo atto e si va avanti, perché purtroppo non è sulle buone intenzioni che si costruiscono le case, bensì sui mattoni, quindi se il primo mattone non viene mai messo è probabile che continueremo a pranzare all'aperto, riempiendoci reciprocamente la bocca di buone intenzioni.
Però la valutazione che io vorrei in questo intervento lasciare ancora una volta all'Aula si riallaccia a quello che il collega Pirisi avrebbe desiderato sentire compiutamente durante l'intervento precedente. Se vi sono autorevoli colleghi (io ho citato il collega Oppi perché probabilmente tra tutti quelli della minoranza ha la peculiarità di essere contemporaneamente tra i più autorevoli e anche tra i più disponibili ad ascoltare le ragioni altrui, per cultura politica, per DNA di lunga militanza e di esperienza) che portano ramoscelli d'ulivo, sono cioè disposti a cercare nelle ragioni della politica il superamento dell'impasse, di questa prova muscolare che stiamo reciprocamente attuando in questi giorni, ma si vedono respinte in tutti i modi, dal punto di vista sia metodologico che della concretezza, le richieste che loro avanzano e che hanno ragion d'essere in quanto migliorative del testo di legge, credo che sia veramente difficile ipotizzare il superamento del momento muscolare. Il rischio è che il momento muscolare perduri e ovviamente tutti coloro che sono portatori di ramoscelli d'ulivo, se vengono spinti violentemente contro coloro che non sanno neanche cosa sia l'ulivo, vedono prevalere il ring rispetto al dialogo e al confronto.
Viene allora spontaneo chiedersi che cosa intendiate voi per confronto, perché se dobbiamo ritenere che il confronto sia quello che ha proposto il collega Marrocu all'inizio della serata odierna, dobbiamo dire che questo confronto sta avvenendo, nel senso che anche l'approvazione dell'emendamento numero 1 alle ore 22 e 52, in un'aula con i banchi della minoranza deserti, probabilmente fa parte di questa logica. Francamente è una logica nella quale io non mi ritrovo, quindi devo dire che faccio malvolentieri il mestiere a cui sono stato costretto inizialmente per scelta, ma da questo momento in poi anche spinto da voi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, intervengo in merito all'emendamento numero 42 che dimezza, in linea anche con quello che ho sempre sostenuto, il tempo previsto per l'espletamento dell'iter di questa legge, portandolo addirittura da sei a tre mesi. Questo conferma quello che noi dicevamo, che non era una critica strumentale, ossia il fatto che i tempi di questa legge fossero eccessivamente lunghi e che da tutto l'insieme sarebbe derivato un danno importante alle persone che attendono di vedere il compimento di un sogno, come la realizzazione della propria casa o della propria intrapresa economica.
Non posso inoltre non evidenziare il fatto che si prevede che il Presidente della Regione esponga al Consiglio regionale le linee guida, però non si parla della possibilità che noi diamo un contributo, della necessità di intervenire per espletare quello che è il nostro mandato popolare. Non essendo presenti nella Commissione competente per materia, noi ci siamo lamentati di non avere nessuna possibilità di incidere su questo argomento, visto anche l'atteggiamento della maggioranza che non consente l'accoglimento di nessun emendamento in quanto la legge è blindata.
(Interruzioni)
Di questo emendamento e di qualche altro, onorevole Pirisi, però, in realtà, nella sostanza non abbiamo potuto incidere. So bene che questo è un emendamento sul quale avete espresso un parere favorevole, la verità però è che noi non abbiamo potuto contribuire in alcun modo alla stesura di questa legge.
Per rimanere in tema politico e non tecnico, noi che abbiamo un mandato popolare che ci ha relegato al ruolo di oppositori non possiamo esercitare la funzione di controllo, perché il provvedimento di legge che abbiamo in esame non lo consente, e non ci è dato nemmeno di fare proposte. Qualcuno ha detto: "Noi siamo un partito di governo e di proposta", però noi non siamo né di proposta, né di protesta, né di controllo. Che ruolo viene assegnato a noi consiglieri regionali per tutelare anche la nostra dignità? Io nella vita sono uno abituato a guadagnarsi la pagnotta e quando si viene retribuiti con gli emolumenti che abbiamo noi non si può dire: "Io non c'ero, dormivo". Il nostro elettorato, quando vedrà che non abbiamo tutelato i suoi interessi legittimi, dirà: "Ma tu che ci stavi a fare in Aula? Dormivi, onorevole Liori?". A ognuno di noi della opposizione può essere fatto questo rimprovero. Quindi siccome ognuno ha la sua dignità da salvaguardare, bisogna che il Consiglio entri nell'ottica del rispetto della dignità dei consiglieri di opposizione. Non è pensabile che noi siamo qui soltanto per fare la presenza, per fare le belle statuine. Ecco perché a un certo punto ci si deve anche risolvere ad assumere un atteggiamento che può essere definito ostruzionistico, o come si vuole, ma che altro non è che un atteggiamento di difesa di una libertà, di un diritto, di un dovere, a tutela però della nostra dignità di uomini, perché dietro il consigliere regionale c'è sempre un uomo con una sua storia che va rispettata e che quindi ha necessità di esprimersi politicamente in quest'Aula, il luogo deputato a discutere della politica che interessa ai sardi. Questo è il parlamento dei sardi ed è il luogo dove noi vogliamo incidere, sia in Commissione sia in Aula, però è chiaro che un partito importante, che riscuote tanto consenso, seppure non tanto da essere in maggioranza, almeno nello svolgere il ruolo di opposizione, ha il diritto, alla pari del più piccolo dei partiti, di dire la sua su una legge dell'importanza di questa per il futuro del popolo sardo. Quindi il mio voto sull'emendamento 42 è favorevole. Grazie, colleghi presenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Vorrei ricordare che la Giunta su questo emendamento aveva espresso parere favorevole.
CUGINI (D.S.). Se siamo d'accordo, votiamo.
PILI (F.I.). No, non siamo d'accordo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, il tempo scorre!
DEDONI (Riformatori Sardi). Sì, cerco di recuperarlo. Stavo pensando, ma siccome probabilmente c'è qualcuno che non sa pensare o non vuole pensare, gli ricordiamo come possono andare le cose. Vedete, la guerra delle rane e dei topi continua, con qualche spruzzatina di veleno in più.
(Interruzione)
L'ho già ricordata prima. Se a una condizione se ne pongono altre è naturale che si creino ancora di più delle barriere e che tutta la disponibilità che è stata offerta venga necessariamente a mancare. Comunque nel merito esprimo parere favorevole alla modifica del comma 6 dell'articolo 2 che recita: "Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del PPR". Sarebbe auspicabile che tutti insieme approvassimo che il testo sia così definito: "Entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti i lavori di predisposizione del PPR". Ancorché sarebbe stato più utile che fosse stata approvata la formulazione di cui all'emendamento numero 1, che pare sia stato votato a velocità supersonica, al di là dei topi e delle rane: "La Giunta regionale entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge presenta al Consiglio regionale…". E', ancora una volta, un richiamo esplicito al Consiglio regionale, alla centralità di quest'Aula, nell'approvazione di un documento contenente gli indirizzi, i criteri e le linee guida da seguire nella elaborazione del Piano paesaggistico regionale.
Presidente Pirisi, quindi lei è d'accordo sull'emendamento 1?
PIRISI (D.S.), relatore. Sono d'accordo…
DEDONI (Riformatori Sardi). Allora perché l'avete bocciato? Sarebbe stato auspicabile che avessimo trovato la convergenza su questo.
PORCU (Progetto Sardegna). Qualcosa è!
DEDONI (Riformatori Sardi). No, non è qualcosa, ha un significato molto diverso, caro Chicco! Ha il significato del porre al centro il problema istituzionale del Consiglio. E' una cosa su cui noi abbiamo posto condizione dall'inizio, su tutti gli emendamenti che abbiamo presentato noi. Bastava non cercare di fare i furbetti, perché tanto i furbetti poi non trovano grande spazio!
PRESIDENTE. Lei non faccia il grande furbo e parli.
DEDONI (Riformatori Sardi). Non ho capito, Presidente.
PRESIDENTE. Lei non faccia il grande furbo e vada avanti, nessuno ha fatto il furbetto qui, va bene?
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili!
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, le chiedo scusa, non ho capito.
PRESIDENTE. Usi un linguaggio parlamentare.
DEDONI (Riformatori Sardi). Cercherò di adeguarmi ai comportamenti parlamentari.
(Interruzioni)
DEDONI (Riformatori Sardi). Comunque quello che è importante è la maggioranza voglia recuperare quello che è stato bocciato con l'emendamento numero 1, se ho inteso bene. Se poi la maggioranza ha necessità di confrontarsi...
(Interruzione del consigliere Cugini)
Sto prendendo atto anche delle difficoltà interne che voi avete naturalmente.
PIRISI (D.S.), relatore. L'abbiamo già dichiarato!
DEDONI (Riformatori Sardi). Prendo atto positivamente e io sono favorevole all'emendamento numero 42.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Voto a favore dell'emendamento numero 42, uno dei pochissimi, forse l'unico emendamento, per ora, che abbia avuto il parere favorevole della Giunta, anche se questo e la stessa prevedibile approvazione dell'emendamento non toglie peso all'insieme delle osservazioni e delle critiche che sono state fatte su questo procedimento, così come è stato ridisegnato nell'articolo 2 del testo di legge. L'emendamento prevede la riduzione da sei a tre mesi del termine entro cui il Presidente della Regione si presenta al Consiglio regionale per esporre le linee guida che caratterizzeranno il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico o dei Piani paesaggistici. Sappiamo, infatti, che sulla base del comma 3 dell'articolo 1, già approvato, si potranno avere più Piani paesaggistici suddivisi per ambiti territoriali omogenei; inoltre, il contenuto dell'ultima parte dell'articolo 1, sostanzialmente, per il peso e l'incidenza negativa sul sistema disegnato attraverso questo progetto di legge fa davvero il paio con l'ultimo comma dell'articolo 2. Alla fine di entrambi gli articoli, in sostanza, vengono inserite norme che rivelano sicuramente un limite grandissimo di questo progetto di legge, che è fondato sul potere di gran lunga preponderante affidato alla Giunta regionale nella predisposizione, adozione e successiva approvazione del Piano paesaggistico, oppure dei Piani paesaggistici, così come dice il terzo comma dell'articolo 1.
Noi non possiamo non sottolineare che, in ogni caso, l'esposizione al Consiglio regionale delle linee guida, come dice la lettera del comma 6, caratterizzanti il lavoro di predisposizione del PPR arriva in ritardo, il termine è fin troppo lungo, sia pure corretto attraverso questo emendamento. In realtà il processo di elaborazione del Piano paesaggistico parte con la novella dell'articolo 11 della legge 45, che è come una partenza improvvisa: "La proposta di PPR è pubblicata, per un periodo di sessanta giorni, all'albo di tutti i comuni interessati". Quindi il Piano paesaggistico parte con una certa lentezza, perché aspetta l'esposizione, sia pure in termini ridotti, da parte del Presidente della Regione delle linee guida che caratterizzeranno il lavoro e allora il periodo di predisposizione della proposta di Piano paesaggistico comunque inizierà il suo percorso molto tardi, oppure, come è presumibile, partirà una proposta di Piano paesaggistico regionale che potrà essere pubblicata all'albo di tutti i comuni e nel frattempo il Presidente della Regione si presenterà in Consiglio regionale per esporre le linee guida di un Piano paesaggistico già pronto, già confezionato.
Questo è il timore credo più che fondato che emerge dalla discussione su questo emendamento e comunque dal tenore complessivo di questo articolo, anche a seguito della prevedibile approvazione di questo emendamento dopo la dichiarazione dell'Assessore dell'urbanistica, che ha dato parere favorevole a nome della Giunta. In ogni caso è un procedimento centrato sul potere preponderante della Giunta regionale. Il Piano paesaggistico in questo modo sarà il frutto delle scelte centralistiche della Regione, secondo il disegno che voi in questo modo avete...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori della Giunta, io pensavo che almeno uno di quei tre emendamenti la maggioranza, proprio per dare uno schiaffo all'opposizione, l'avrebbe fatto proprio e approvato, parlo dell'emendamento numero 1. Avrebbe così annientato l'azione politica che l'opposizione sino ad oggi sta portando avanti. E' vero o non è vero? Io l'avrei fatto. Da ragazzo ho militato in un partito che mi ha insegnato a fare queste cose, spiazzare l'avversario e man mano demolirlo.
Credo che con questo emendamento, su cui la Giunta ha espresso parere favorevole, giocando d'anticipo, abbia la sua fondatezza. Perché? Perché anche la Giunta in questo caso ha dato ragione alle tesi della opposizione, che ha prolungato i termini per la verifica da parte dei cittadini degli elaborati del Piano paesaggistico, ma ha portato avanti giustamente una tesi volta a ridurre i tempi morti della burocrazia. Questo è evidente, perché la Giunta ha previsto un anno di tempo per la predisposizione del Piano paesaggistico e sei mesi - dico sei mesi! - per esporre al Consiglio regionale le linee guida relative al Piano stesso. E' chiaro che essendoci una forte differenza tra la preparazione, e quindi l'elaborazione del Piano, e la sua semplice esposizione, la Giunta è tornata sui suoi passi. Questo dimostra ancora una volta che probabilmente è necessario che questo provvedimento di legge sia valutato con calma, che ognuno possa dare il proprio apporto, se ritiene, positivo, costruttivo per migliorare in alcune parti questo testo normativo, che a nostro parere può e deve essere migliorato nell'interesse di tutti.
Anche nel comma 6, come praticamente in tutti gli altri commi dell'articolo 2, il Consiglio regionale viene privato delle sue prerogative. Infatti il comma dice che la Giunta "espone al Consiglio", non dice "presenta al Consiglio" oppure "espone al Consiglio che poi", per cui se al Consiglio piace è così, se no è la stessa cosa! E qui ritorniamo alla centralità del ruolo del Consiglio regionale.
Io continuo a domandarmi, ma in tutta buonafede, credetemi, con sincerità, perché sono completamente estromesse da questo provvedimento di legge le prerogative del Consiglio? E' qui che legiferiamo, è qui che esaminiamo gli emendamenti, è qui che discutiamo questa legge. Perché, una volta approvata, questa legge mette da parte definitivamente il Consiglio regionale? Perché? Di che cosa si ha paura? C'è una maggioranza bulgara, che io mi auguro possa lavorare per i cinque anni nell'interesse della Sardegna; c'è una maggioranza talmente forte e qualificata che è impossibile che noi cambiamo qualcosa seppure il Piano fosse sottoposto all'approvazione del Consiglio.
E' una domanda che dobbiamo porci, perché credo che su questo principio non ci debbano essere difficoltà o differenze di sorta. D'altronde il disegno di legge della Giunta viene approvato da questo Consiglio a maggioranza, senza niente toccare e senza niente variare. Perché si ha paura di portare qui il Piano paesaggistico regionale, affinché il Consiglio, con le sue prerogative, lo trasformi in legge della Regione Autonoma della Sardegna? La Giunta dà gli indirizzi, ma l'approvazione spetta al Consiglio. Si ha invece questa paura e io, credetemi, non riesco a spiegarmene il perché.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Pur essendo ostaggio di quest'Aula, non dovevo intervenire su questo emendamento, però mi vedo costretto a farlo anche perché in due minuti è successo il non plus ultra qua dentro.
Io avevo pregato l'amico Cugini, che stava venendo in aula, di parlare anche per me, perché avevo bisogno di ancora un po' di tempo, e lui mi ha assicurato che l'avrebbe fatto. Se fossi stato qui un minuto prima certamente non sarebbe stato possibile fare il blitz, perché avrei chiesto la verifica del numero legale, che non c'era. Ma non è un problema, voglio invece entrare nel merito dell'emendamento.
Io dichiaro di astenermi sull'emendamento numero 42, nonostante sia un emendamento della maggioranza. Perché mi astengo? Perché avete compiuto anche stasera un atto che dimostra quanto siate incoerenti e poco credibili.
Vorrei leggere il parere dato dal Presidente della Commissione e dall'Assessore ieri sera su questi emendamenti. Sull'emendamento 42 inizialmente il Presidente della Commissione si è rimesso all'Aula, mentre l'Assessore ha espresso parere favorevole; successivamente anche il Presidente della Commissione si è adeguato a questo parere. Lo dico per amore di chiarezza, perché ci diciamo tutte le cose.
PIRISI (D.S.), relatore. No, per amore di balle! Io ho detto che era accettabile.
CAPPAI (U.D.C.). No, stia tranquillo, guardi io quando svolgo il mio lavoro segno ciò che più mi interessa. L'Assessore ha espresso parere favorevole e a quel punto l'Assessore… Mi faccia parlare, onorevole Pirisi, la invito anche a stare più attento in aula! A quel punto l'Assessore ha dichiarato anche che si potevano esaminare assieme gli emendamenti numero 1 e 42, che sono diversi anche nella sostanza. Evidentemente voi, per troppa fretta, l'emendamento 1 non lo avete esaminato e avete voluto dare il colpo di grazia a quell'apertura che era stata dichiarata. Non l'avete letto bene, altrimenti non avreste fatto quel blitz.
Presidente, la invito a leggere con attenzione l'emendamento numero 1 e anche il 42, che in parte dicono la stessa cosa. Certamente andava più incontro ai vostri interessi l'emendamento numero 1 che, per mancanza del numero legale, è stato bocciato. Adesso si dice: "Siamo favorevoli al 42, perché intervenite?" Perché non ci soddisfa, come Gruppo non ci soddisfa. Noi avevamo il nostro emendamento che prevedeva altro. Allora, siamo seri, ma dobbiamo essere molto seri e coerenti quando esaminiamo i disegni di legge e le proposte di legge.
A tal proposito, siccome anch'io non mi sento ostaggio di quest'Aula, onorevole Licheri, le voglio leggere il significato della parola ostaggio: "Persona presa o consegnata al nemico come pegno dell'adempimento di determinati obblighi o allo scopo di evitare atti ostili". Questa è la prima parte. Io non voglio essere dato in pegno a nessun nemico, io vengo qui per lavorare seriamente e non le consento d'ora in avanti di usare questi termini nei miei confronti, glielo consentirò solo dopo che avrò usato gli stessi termini nei suoi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, se non ho capito male, su questo emendamento è stato espresso parere favorevole sia dalla Commissione sia dalla Giunta?
PRESIDENTE. Sì, è così.
MURGIONI (Fortza Paris). Per me era scontato per la verità, ma ho sentito che l'ha evidenziato poc'anzi l'onorevole Cappai. Dico questo per quale motivo? Perché questo emendamento, secondo me, è una cortesia che si fa al Presidente Soru, del resto era scontato. Mi spiego: in questi giorni di discussione sono emerse posizioni diverse sugli articoli di questa legge, mentre durante la discussione generale io ho trovato tutti concordi su quello che si sarebbe dovuto fare per il bene della Sardegna, stabilire cioè che una delle risorse principali della Sardegna è il bene ambiente e che questo andava tutelato. Poi c'è la forma e sulla forma ci sono delle divergenze, io dico in alcuni casi anche poco chiare.
Presidente, nel suo intervento in occasione della discussione delle dichiarazioni programmatiche, rimasi colpito dal suo discorso incentrato su quattro punti, ricordo. Il primo era l'introduzione, e lei fece un intervento in riferimento all'Aula da buon padre di famiglia, che sta qui per il suo ruolo di Presidente, per quello che rappresenta, perché lei è stato votato dai sardi per rappresentarci e io riconosco questa sua posizione. Poi, continuando il suo discorso, lei parlò di sviluppo e si soffermò su questo argomento e anche sulla pianificazione, ritenendo quindi che tra i due temi ci fosse un nesso logico. Continuando ancora evidenziò l'importanza della scuola, della cultura e della formazione, perché sono, secondo me, necessarie se si vuole dare un risultato concreto a quello che si sta pianificando complessivamente. Possiamo parlare di sviluppo se siamo in grado di governarlo, perché lo sviluppo non si governa con le chiacchiere, bensì con la capacità e la voglia di lavorare. Trattò anche altri argomenti, ma in particolare mi colpì la sua analisi finale. Dopo due giorni di dibattito, riferendosi a tutti, dichiarò di essere rimasto, al di là di alcuni interventi più o meno positivi, impressionato dal contenuto complessivo del dibattito e aggiunse: "Perlomeno ci siamo potuti conoscere". Disse anche che secondo lei si sarebbe potuto fare un buon lavoro nei successivi cinque anni e rivolse un augurio in tal senso a tutti i consiglieri di maggioranza e di minoranza. Io rimasi colpito da questo suo comportamento, così come rimasi colpito da un passaggio del suo discorso, che secondo me rappresenta un'esigenza che si può ricondurre a questo emendamento: lei parlò - e forse era la prima volta che un Presidente della Regione affrontava questo argomento, perché da altri Presidenti non l'ho mai sentito - del bisogno della Sardegna di avere un progetto di sviluppo generale, che è quello che secondo me può essere richiamato in questo emendamento. Che lei, di fronte all'esigenza di una legge più ampia, più importante, presenti il suo programma e i punti di forza di questa pianificazione successiva è necessario. Tra l'altro, se vogliamo, lei lo ha già fatto in altre occasioni, dando secondo me degli indirizzi puntuali. Ad Alghero, per esempio, di fronte ai sindaci, che erano stati convocati, lo ribadisco, al di là della posizione sui due chilometri, dopo che la delibera "salvacoste" era già stata approvata. Adesso parlo da sindaco, nessuno ha avuto da ridire sul contenuto, cioè …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Murgioni. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 42 che porta il termine sostitutivo dei mesi sei con tre mesi ed è il termine entro il quale, appunto, il Presidente della Regione espone in Consiglio le linee guida caratterizzanti il Piano paesaggistico regionale. Debbo anche chiedere scusa a lei, Presidente, per essere arrivato con novanta secondi di ritardo. Sono entrato in aula quando il tabellone luminoso indicava ancora le 22 e 01, e mi scuso perché il mio camminare lento e incerto ha fatto registrare questo piccolo ritardo. Camminare incerto che, tra l'altro, mi dicono penda sulla sinistra, e questo mi rammarica ancora di più.
Voglio dire questo, in questi novanta secondi sono stati votati gli emendamenti numero 53, 57 e 1, con una velocizzazione che sicuramente dà merito a questo Consiglio per la sua qualificata produttività! E agli amanti della cabala - io non sono tra questi - suggerirei di giocare sulla ruota di Cagliari questi tre numeri: 53, 57 e 1, perché, a mio giudizio, è davvero singolare che siano stati votati così rapidamente. Se poi uno vuole tentare la quaterna può giocarsi anche il 90!
Torno sull'argomento per dire che, così come nella filosofia di tutti gli emendamenti che noi abbiamo presentato, immagino che l'Aula si sia appassionata al dibattito sull'emendamento 1, che avrebbe dovuto invece consentire davvero quell'apertura auspicata da tutti, quella che l'Assessore dell'urbanistica - che non vedo in aula in questo momento, ma che è sempre presente - diceva essere la porta d'ingresso da cui far affacciare proposte utili. Credo che si sia verificato ciò che noi temevamo, e cioè i muratori continuano a lavorare non solo per innalzare muri contrapposti, ma addirittura per chiudere l'accesso sia dalla porta principale sia dalla finestra, proprio perché noi auspicavamo che almeno dalla finestra si potesse far rientrare qualcosa.
Come poter dire che quest'Aula vuole rispondere e reagire a uno stato di cose che io mi immagino nessuno condivida in questo momento? Bisogna fare un po' di mea culpa, riconoscere che determinati atteggiamenti non giovano a nessuno e davvero farsi proponenti di una soluzione che è quella auspicata da tutti: la restituzione dell'equilibrio nelle competenze che vanno ritrasferite al Consiglio. Ecco, bisogna che almeno si lavori in questa direzione, ma subito! Non è pensabile che possano accadere queste cose, che non qualificano questo Consiglio e che resterebbero come una pagina forse non scritta nella memoria di tutti noi, come un segnale non più di apertura, che dimostra, sì, la compattezza della maggioranza, che dimostra, sì, la tesi suggestiva avanzata dall'onorevole Cugini, o tutti falchi o tutti colombe, in questo caso tutti falchi, però davvero siamo distanti…
(Interruzione)
Falqui lo conosciamo, è amico anche nostro. E comunque ci pongono su posizioni sicuramente più distanti rispetto a quelle su cui eravamo qualche ora fa in quest'Aula. Chiedo che ci sia questo atto di buona volontà, capiamo che i giochi e i rapporti tra maggioranza e opposizione probabilmente consentono di accettare anche queste…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Sull'emendamento numero 42, prima di dire quale sarà il mio voto voglio premettere, per qualche componente della Giunta, che questo sarà un intervento fatto più con il cuore che con la ragione. Chi ha avuto modo di sentire questa premessa avrà anche avuto modo di capire. Perché dico questo? Perché, riallacciandomi all'emendamento 42, ma ritornando su ciò che è successo e sull'emendamento 1, che non cito nel merito perché non mi è consentito, vorrei ricordare che il Presidente della prima Commissione sull'emendamento 1 aveva espresso parere contrario non accorgendosi in quel momento che era collegato al 42 e spiegando in seguito che aveva commesso questo errore, perciò comprensibile. L'Assessore, tra le altre cose, aveva detto che per quanto riguardava l'emendamento 1 c'era la disponibilità della Giunta.
Allora, quando si è in una situazione di questo genere e si parla oltre che tra politici anche tra uomini, questo concetto a mio avviso non va mai dimenticato e, badi bene, Presidente, che io non ho niente da dire, ritengo che l'emendamento sia stato legittimamente messo in votazione nei tempi che noi tutti conoscevamo, ma alcuni aspetti appartengono al buonsenso in qualsiasi situazione ci si trovi. Io riscontro, con mio grande stupore, perché non era questo il concetto che avevo su di lui, la totale inaffidabilità politica, anche dal punto di vista del rapporto personale, dell'Assessore dell'urbanistica, perché quando si parla si dà un peso alle parole - ho premesso che sto parlando con il cuore e non con la ragione - e quando si fa politica, che è la scienza e l'arte del governare lo Stato, non ci si deve dimenticare di essere uomini, persone! L'emendamento 1 aveva un fine, che era anche quello di aprire quel dialogo che ancora non si è riusciti ad aprire per carenza di buonsenso in quest'Aula tra le forze politiche e anche tra gli uomini che la compongono. E il grosso handicap degli ultimi dieci anni di governo della Regione, il problema del sistema politico sardo e dei sardi è proprio quello di non riuscire a dialogare e di cercare prima l'affossamento degli altri e poi la prevalenza personale.
Ecco perché l'emendamento 42, e quindi l'emendamento 1 che in qualche modo è ad esso collegato, anche se ha un significato diverso, ha il fine di regolare i tempi di questa becera politica. Su questo concordavamo tutti, sono quei tempi che bisogna regolare, è lì che bisogna cambiare, e si è presentato l'emendamento 42 proprio per dire: si lavori di più, in tempi più brevi, faccia sintesi la politica istituzionale, mentre per l'intervento dei cittadini, del CTRU e quant'altro stabiliamo dei tempi certi entro i quali esprimere un parere, ma ancor di più definiamo i nostri tempi. Perciò non sei mesi, ma tre.
Concludo, ma avrò modo di intervenire durante la nottata e di continuare questo argomento di cuore più che di ragione. Per quanto mi riguarda voterò contro l'emendamento 42, perché questa maggioranza non merita nessun tipo di collaborazione se non cambierà atteggiamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Grazie, signor Presidente. Credo che ci sia stato qualche malinteso e quindi debba essere riportato in quest'Aula un minimo di serenità. Noi avevamo detto, a suo tempo, che esprimevamo un parere favorevole sull'emendamento 42, il che significa che vengono accorciati i tempi e comunque che nel comma 6 è già implicito il fatto che debba esserci un pronunciamento dell'Assemblea.
Per cui chiedo se in sede di coordinamento questo concetto possa essere esplicitato meglio. Lo chiedo al Presidente e lo chiedo agli Uffici, chiedo cioè che il comma 6 sia formulato in questo modo: "Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale, per l'approvazione, le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico regionale". Con questa precisazione, che credo che possa risolvere le questioni, invito i colleghi a rivedere le loro posizioni nonostante siano state fatte delle dichiarazioni di voto.
Presidente, preannuncio il voto favorevole mio e della maggioranza sull'emendamento numero 42, così formulato.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, mi riservo naturalmente di verificare se quanto da lei richiesto in sede di coordinamento sia possibile. Ho grosse perplessità, ma insieme agli uffici verificheremo se questo sia possibile.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, chiedo scusa, posso?
PRESIDENTE. No. Prego, onorevole Diana.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, solo per un'esplicitazione, perché forse non sono stato chiaro.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, credo che ci sia una dichiarazione di buona volontà, diciamo così, per rivedere una votazione già svolta, il che è difficile in sede di coordinamento. Stiamo verificando se questo è possibile. Andiamo avanti.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ho dato la parola all'onorevole Diana. Onorevole Liori, diamo un po' di ordine.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Se noi avessimo adottato la stessa metodologia che la maggioranza purtroppo ha adottato questa sera, avremmo reso la vita estremamente difficile all'assessore Pigliaru in Commissione bilancio, perché almeno in cinque o in sei occasioni importanti avremmo potuto stravolgere l'assestamento di bilancio. Probabilmente ai colleghi della maggioranza sfugge questo atteggiamento, che non voglio definire signorile, evidentemente ci sono qualità che non si acquisiscono con il voto popolare.
Io sono molto dispiaciuto per questo atteggiamento che la maggioranza ha voluto assumere stasera, perché, ripeto, se fossimo fatti della stessa pasta, il disegno di legge di assestamento del bilancio, che avremmo voluto discutere e che probabilmente avremmo già licenziato, lo avremmo potuto stravolgere in Commissione. Certo poi, in Aula, voi potete fare tutto quel che volete, i numeri li avete, però è il principio che non va bene.
Utilizzare lo stratagemma di una sospensione, in una giornata nella quale si è lavorato dalle 9 e 30 e presumibilmente si finirà alle 3 del mattino, per carpire alla minoranza il pronunciamento su tre emendamenti è sintomatico e per altro non reca alcun beneficio alla maggioranza e rende ancora più compatta l'opposizione, che definisco tale perché più andiamo avanti più diventa opposizione e meno minoranza.
Non si possono tenere questi atteggiamenti, sono scorretti e non appartengono alla politica. Bisognerebbe che qualcuno di voi leggesse un documento che un mio carissimo amico ha mandato in pubblicazione stamani, ma non è stato pubblicato interamente. Un mio amico e amico di qualcuno che è qui dentro, Filippo Martinez, quando parla di politica. Ecco com'è che si svilisce il ruolo della politica, con questi comportamenti, cari colleghi! E per che cosa? Avete portato via quaranta, cinquanta minuti di conversazione amichevole. Amichevole, onorevole Biancu, e lei lo sa che si può essere amici e nemici. E allora, per un emendamento, per due emendamenti, per tre emendamenti? Mah, veramente non capisco questo vostro atteggiamento! Noi abbiamo il riconoscimento di un vostro autorevole Assessore per il comportamento che abbiamo tenuto in Commissione; avevamo i numeri per stravolgere il vostro assestamento di bilancio e non lo abbiamo fatto, ci siamo rifiutati di votare. Voi avete fatto un blitz che non cambia né i sei mesi di cui al comma 6 né i tre mesi previsti nell'emendamento.
Noi diciamo che bisogna accorciare i termini, che sono sufficienti tre mesi; voi insistete nel dire che sono necessari sei mesi, ho sentito adesso un pronunciamento in tal senso. Stia calmo, onorevole Cugini, perché probabilmente…Continuo dopo.
CUGINI (D.S.). Lei è entrato alle 22 e 20, ho controllato l'orologio!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, in linea con quanto abbiamo detto in questi giorni, e cioè che la manovra che si sta proponendo allunga eccessivamente i tempi di risoluzione dei problemi legati all'urbanistica in Sardegna, con questo emendamento noi vogliamo dare un contributo per ridurre i tempi di cui al comma 6, anche se, naturalmente, il problema centrale non è questo, perché questo è poca cosa rispetto a quello che noi sosteniamo, considerato che i diciotto mesi previsti non saranno sufficienti, perché per giungere all'effettiva applicazione della legge urbanistica occorreranno, a nostro avviso, tre anni e mezzo o quattro.
E' chiaro che è un peso che questa Regione non può assolutamente reggere, che i tempi sono troppo lunghi perché ci sia uno strumento agile e capace di dare risposte ai sardi. Io però, anche se sono piccoli segnali, ho accolto favorevolmente il segnale di apertura o comunque la volontà, da parte del presidente Pirisi, quindi della maggioranza, di prendere in considerazione anche questo nostro tentativo. Mi rendo conto che effettivamente si tratta di una cosa da poco, che non è certo questo che risolverà i problemi, però è un primo segnale, dopo intere giornate in cui la discussione è stata caratterizzata dal muro contro muro e sono emerse solo le incompatibilità. Mi auguro che questo sia di buon auspicio anche per gli argomenti che dovremo affrontare nei prossimi giorni, e spero che la discussione non si protragga troppo, perché il Consiglio dovrà rispettare altre scadenze importanti. Ho sempre lo sguardo rivolto all'assestamento di bilancio che, a parer mio, è veramente di grande importanza, non soltanto perché ci permette di recuperare assegnazioni statali che ci spettano, ma perché mette a disposizione dei sardi risorse finanziarie importanti in un momento di gravissima crisi come quella che in questo momento sta attraversando la Sardegna.
Pertanto credo che noi dovremo guardare soprattutto a queste scadenze importanti, una delle quali, importantissima, è la legge urbanistica, però, siccome sappiamo di avere tempi stretti per quanto riguarda l'assestamento di bilancio, è chiaro che il Consiglio deve anche far quadrare i conti in ordine ai tempi di approvazione del relativo disegno di legge.
Pertanto, accogliendo l'atteggiamento positivo finalmente assunto dal presidente Pirisi per conto della maggioranza, votiamo a favore e speriamo che questo voto, che mi auguro favorevole da parte di tutto il Consiglio, sia di buon auspicio anche per le cose che dovremo fare nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Spesso può succedere che a un'azione sbagliata si risponda con una reazione anche questa sbagliata, l'importante è che poi si riesca a riportare, come diceva il collega Pirisi, la serenità nella discussione, per quanto difficile possa essere in una fase come questa.
Per evitare magari imbarazzo anche agli uffici, ritengo che la proposta del collega Pirisi possa essere trasformata in un emendamento orale e, per evitare il sospetto che si stia recuperando un emendamento già bocciato, chiedo che al comma 6 dell'articolo 2, dopo le parole "Consiglio regionale" siano inserite le parole: "che si pronuncia in merito", prevedendo quindi che il Consiglio regionale esprima il suo parere.
Se l'emendamento orale viene accolto, secondo una volontà che il Presidente della Regione e la Giunta avevano già manifestato, credo che questo incidente possa essere superato e si possa riprendere a lavorare in un clima diverso.
PRESIDENTE. Prima di chiedere il parere della Giunta, chiedo ai colleghi che sono presenti in aula se sono d'accordo sull'emendamento orale. Non vi sono opposizioni. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta lo accoglie.
CAPPAI (U.D.C.). Sarebbe opportuno che rileggesse il testo perché questa mezza frase non la capiamo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie, signor Presidente. In attesa che l'emendamento presentato dal collega Marrocu abbia i pareri di competenza, non entro ancora nel merito della sua proposta. Devo dire, però, colleghi, che l'accoglimento dell'emendamento numero 42 da parte della maggioranza lascia intendere che molto probabilmente si sta cominciando a valutare meglio o a valutare appieno gli aspetti che noi abbiamo criticato e cercato di migliorare con opportune modifiche.
Effettivamente, ridurre di tre mesi il percorso di approvazione ed entrata in vigore della legge è stato giudicato opportuno anche dai colleghi della maggioranza per evitare un ulteriore prolungamento dei tempi. Se non ho capito male, l'emendamento del collega Marrocu prevede un parere del Consiglio regionale sulle linee guida che dovranno caratterizzare la predisposizione del Piano paesaggistico. Ben venga! Ben venga perché l'auspicio che ha caratterizzato tanti nostri interventi ed emendamenti era proprio il coinvolgimento del Consiglio non solo nella fase di approvazione di questo provvedimento, ma anche nelle fasi successive relative alla pianificazione urbanistica regionale e all'approvazione dei piani paesistici o del Piano paesaggistico regionale.
Sono rimasto persino sconcertato, signor Presidente, dalla voglia di partecipazione dell'Aula alla discussione, soprattutto da parte della maggioranza, che da una strategia zip è passata a una strategia acceso-spento, nel senso che ci sono momenti in cui i colleghi della maggioranza hanno un rigurgito di capacità di lavorare e altri momenti in cui l'appannamento è completo. Appannamento completo che significa anche una presenza in aula così scarsa da consentire la votazione di tre emendamenti, come diceva il collega Pisano, nel giro di un minuto e mezzo. Questo ci induce a pensare che purtroppo i nostri colleghi abbiano una volontà di impegnarsi nel lavoro abbastanza ridotta. Ce ne dispiace, perché davvero ci sarebbe bisogno di una partecipazione più attiva da parte dei colleghi della maggioranza. Speriamo che nel prosieguo della discussione questa interpretazione venga accolta e soprattutto sia dato modo a tutti, anche a noi, di ripensare a tante fasi che la discussione ha fin qui attraversato un po' bruscamente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io ringrazio molti colleghi e l'Assessore, e certamente debbo ritenere che si sia trattato in assoluta buonafede di un errore. Non devo accusare nessuno di aver fatto un blitz perché, in effetti, è stato fatto quello che anche noi facevamo in circostanze similari. Personalmente non m'interessa l'emendamento 1, ve l'ho detto, ci sono partite di giro che sono grosse. Io avevo dato la mia disponibilità però in un minuto e mezzo non avete fatto in tempo a fare niente e avete bocciato quell'emendamento.
Voglio pertanto ripristinare un minimo di verità. Ringrazio il collega Pirisi, che si era dichiarato favorevole all'emendamento numero 1, mentre l'Assessore inizialmente si era dichiarato contrario, poi ha detto che con una modifica poteva essere accolto. Io stesso avrei chiesto di accorpare questo emendamento al 42 se fossi stato presente, perché, in effetti, non c'era la presunzione di dire che doveva essere approvato. La Giunta espone, dice il comma 6, e in funzione di questo è chiaro che non c'è il vincolo dei tre mesi, ma probabilmente un'accelerazione era utile nell'interesse generale.
Presidente, siccome in matematica credo di essere bravino, ho fatto dei calcoli: per svolgere sei interventi per dichiarazione di voto per ciascuno dei 600 emendamenti occorrerebbero quarantacinque giorni. Per quanto mi concerne farò la parte che devo fare, senza remissione di peccato, perché in questo inizio di legislatura, nelle Commissioni, non mi sono mai soffermato a chiedere il saldo impegni. Lo farò in questi giorni, dimostrando anche la vostra incompetenza e incapacità di dare risposte in questo e in altri settori. Noi abbiamo dato suggerimenti in Commissione bilancio, abbiamo dato suggerimenti in Commissione sanità sulle stupidità, siamo stati disponibili in Commissione urbanistica a sbloccare un provvedimento in venti minuti, l'abbiamo fatto anche in questi giorni. Evidentemente non serve, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte di fronte al nostro elettorato. Abbiamo persino consentito alla professoressa Dirindin di andare in casa altrui a fare qualche sceneggiata napoletana. Vedi, per esempio, la Casa Serena, che è casa altrui essendo una struttura gestita dal Comune di Iglesias, dove peraltro io non sono andato. Ma l'Assessore non ha titolo per fare ciò che ha fatto.
Allora l'atteggiamento della maggioranza in questa circostanza lo ritengo un'offesa personale e nei confronti del mio partito, perché l'emendamento portava le firme dei componenti del nostro Gruppo. Ne prendiamo atto, non abbiamo risentimenti nei confronti di nessuno, ringraziamo tutti per la disponibilità. Io voterò l'emendamento 42, voterò in qualsiasi caso, perché mi interessa in termini generali che venga approvato. Avrei proposto che non fosse neanche sottoposto ad approvazione, avrei fatto un collage che avrebbe consentito il tutto, così come voi avevate chiesto.
Certamente ritengo che abbiate agito in buona fede e prendo atto anche della dichiarazione dell'Assessore. Voterò questo emendamento e anche il successivo non avendo nessun interesse ormai per l'emendamento numero 1, che avevo presentato soltanto per velocizzare le procedure e sarei stato disposto a correggerlo nei termini che l'Assessore avesse proposto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, dopo l'intervento dell'onorevole Oppi è difficile riprendere il filo del discorso che, debbo darne atto, gli onorevoli Pirisi, Marrocu e Cugini hanno tentato in qualche maniera di intavolare.
Oggi mi pare sia la ricorrenza della caduta del muro di Berlino, ebbene, non perché ci siano dei nostalgici - anche se magari qualcuno si annida da qualche parte anche qui - direi che in questa Assemblea si sta erigendo un muro anacronistico, soprattutto perché chi governa si è presentato contro un certo tipo di politica. Un muro anacronistico che evidentemente qua dentro può essere superato, perché basta uscire da una porta o dall'altra, ma per chi da troppo tempo aspetta fatti e provvedimenti legislativi e finanziari questo muro è di difficile comprensione.
E io lo dico con la massima tranquillità, perché so per certo che così come noi non riuscimmo a far capire che evidentemente le colpe non erano anche o solo nostre nella scorsa legislatura, così sarà difficile per voi far capire le ragioni di questo muro che si sta costruendo agli agricoltori, per esempio, che aspettano gli interventi sulla legge 51. Ma è inutile elencarli, tutti perché i colleghi sono molto ferrati in quest'Aula e sanno di che cosa si parla. Chi aspetta quei provvedimenti sa chi governa in questo momento e ha la responsabilità anche di far sì che questo muro, che sta diventando sempre più alto in quest'Aula, venga se non abbattuto completamente, certamente indebolito con qualche barbacane, di quelli che servono a far defluire l'acqua, e comunque qualche falla in questo muro bisogna iniziare a crearla.
Diversamente è chiaro che l'onorevole Oppi parla per il suo Gruppo, ma io penso che, con molta serietà, a parte qualche intervento, è inutile negarlo, noi abbiamo tentato di fare delle proposte, di dare delle indicazioni. Abbiamo suggerito anche una strada alternativa, cioè affrontare altri argomenti in questo momento o perlomeno ipotizzare la discussione di provvedimenti meno contrastati, sui quali noi avremmo dato la massima disponibilità. Questo non è stato accettato, ma non c'è neanche la volontà di creare delle aperture sul provvedimento in esame. La prima apertura è proprio questa sull'emendamento 42, per la quale infatti ho ringraziato i colleghi in apertura. E' una fessura più che un'apertura, e aspettiamo da lei, Presidente, e dalla Giunta che questo muro diventi un muretto, quello che in Sardegna si chiama giaga, realizzato in rete metallica o magari con i rami di modo che ci si possa vedere attraverso e si possa far passare qualcosa da una parte all'altra. Annuncio il voto favorevole all'emendamento 42 mio e del mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, stimatissimo Presidente, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi, credo che quello che è successo mentre il centrodestra si apprestava a entrare in Aula, o meglio una parte del centrodestra, visto che qualche suo componente era già qui, non possa passare inosservato.
CUGINI (D.S.). Scusi, lei a che ora è entrato?
SANNA MATTEO (A.N.). Con due minuti di ritardo, onorevole Cugini. Ho appreso che lei raccoglie le presenze, lo faremo anche noi da oggi.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini.
SANNA MATTEO (A.N.). Io chiedo di poter continuare il mio intervento pacifico e propositivo, credo.
PIRISI (D.S.), relatore. Voi avete offeso!
SANNA MATTEO (A.N.). Noi non abbiamo offeso nessuno.
PIRISI (D.S.), relatore. L'avete già fatto!
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, poi le faccio recuperare il tempo. Ripeto che quando ho posto in votazione gli emendamenti erano presenti due colleghi della opposizione, che avrebbero potuto chiedere di sospendere per alcuni minuti. Non c'è stata nessuna richiesta in tal senso. Questo per precisare che nessuno ha operato dei blitz. Prego.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente, sempre stimatissimo, comunque. Volevo dire che le colombe che si levano in quest'aula, come è successo prima della interruzione e anche ieri (ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Maninchedda), vengono puntualmente impallinate con le azioni dell'Aula, messe in essere non da noi, ma spesso dalla stessa maggioranza.
Noi, signor Presidente, riteniamo che su una legge importante come questa, che i sardi attendono da tanto tempo, e perciò guardano a noi con grande attenzione in questi giorni, ci potesse essere una convergenza di opinioni in ordine alle idee che emergono dai nostri emendamenti, compreso l'emendamento numero 42, che ci apprestiamo a votare oggi, e compresi anche gli emendamenti che avete votato senza la nostra partecipazione. Noi riteniamo, visto che si parla sempre di morale e di primato della politica in quest'Aula, che la morale logica della democrazia stia anche nel confronto delle opinioni contrapposte e soprattutto nel dare all'opposizione la possibilità di partecipare attivamente alla discussione e alla votazione di questa legge.
Presidente, a differenza del collega Capelli, che voterà contro, io voterò a favore di questo emendamento, perché quello che è successo oggi mi dà uno stimolo in più per portare avanti le mie idee, le mie battaglie contro una legge che ritengo iniqua e in qualche modo dannosa per la nostra comunità. La nostra è un'azione politica e non solo ed esclusivamente ostruzionismo, come qualcuno invece la vuole far passare, qui dentro, e comportamenti simili a quello che avete adottato prima del nostro ingresso in aula dopo la sospensione, lo ribadisco, ci negano la possibilità di partecipare alla vita democratica e politica di questa Assemblea, che è l'unica abilitata a intervenire su questa legge. Quindi, Presidente, ribadisco il mio voto favorevole all'emendamento numero 42.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Vorrei citare una frase molto significativa, dopo averla letta citerò anche la fonte: "La tutela dell'ambiente non deve essere disgiunta da una prospettiva di lunga durata, per far sì che conservando l'identità della Sardegna si renda un servizio alle future generazioni e resti allo stesso tempo una delle mete più ambite per milioni di persone. Questo non si potrà attuare senza una forte iniziativa del Governo regionale che con leggi pienamente condivise dalle comunità locali sottragga ai potenti di turno la possibilità di porsi al di sopra della legge, lasciando nell'anarchia il bene più prezioso che sono le risorse naturali". Frase bellissima, scritta dal professor Camarda, docente di botanica dell'Università di Sassari.
CUGINI (D.S.). E' un nostro compagno, il compagno Camarda.
ARTIZZU (A.N.). Il compagno Camarda.
(Interruzione del consigliere Cugini)
ARTIZZU (A.N.). Di lotta o di governo o solo di lotta?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la ringraziamo per queste informazioni, però non disturbi.
ARTIZZU (A.N.). Infatti l'ho tratta dal sito di Progetto Sardegna, il sito del partito del Presidente. Però, signor Presidente, mentre annuncio il voto favorevole all'emendamento 42, mi pare che lo spirito di questa legge non sia pienamente rispondente ai principi a cui lei ha dichiarato di ispirarsi in campagna elettorale, o gli intellettuali d'area, quelli che l'appoggiano, che la sostengono e la consigliano. Non mi pare sia pienamente rispondente a quei principi, mi pare anzi che tutta questa concertazione con le comunità locali non ci sia mai stata nella predisposizione di questa legge; mi pare piuttosto che questa legge sia il frutto di un movimento un po' impulsivo e affrettato.
Come già più volte, prendendo esempio da un detto antico, si è ripetuto in quest'Aula, la gatta che ha troppa fretta alla fine partorisce dei gattini con gravi deficit e gravi handicap; così come gravi deficit ci pare abbia questa legge proprio in termini di mancanza di concertazione con le comunità locali, di mancanza di concertazione con le categorie sociali della Sardegna, di mancanza di concertazione con i consumatori, con i cittadini, quelli che rischiano, a nostro avviso, signor Presidente, di vedere lesi alcuni loro diritti e di vedere leso, sostanzialmente, anche il diritto di edificare un'abitazione. Perché non tutti quelli che adesso sono in attesa di poter costruire una casa o non tutte le aziende agricole che ora sono in attesa di fare un miglioramento o di costruire un capannone per custodire le pecore o le vacche sono degli abusivi. Non sono dei cementificatori selvaggi, sono persone che hanno seguito le regole, che si sono affidate alle amministrazioni dei comuni in cui risiedono e che - questo nessuno credo lo possa negare - vedono comunque allontanarsi di tre, di quattro o forse di cinque anni la possibilità di realizzare quell'immobile che hanno sognato e desiderato e per il quale magari hanno chiesto il mutuo o il prestito in banca, o magari i soldi al vicino di casa, e che gli serve per migliorare la propria condizione di lavoro e di vita personale, per migliorare la qualità della propria vita.
Ci pare che questa, signor Presidente, sia una manchevolezza, una lacuna di questo provvedimento legislativo che speriamo si possa colmare. Non entro nel merito del presunto blitz, comunque utilizzerei questo termine con il sorriso sulle labbra e senza alcun tipo di polemica, perché anche questi piccoli episodi rientrano nel "gioco". Piccole scaramucce che uno può fare, in questo caso le avete potute fare voi, va bene così, continuiamo tranquillamente senza che questo ci crei problemi. Quelle che magari un po' insospettiscono sono queste aperture, che ci sembrano francamente degli escamotage e alle quali non si riesce a credere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Annuncio il mio voto favorevole all'emendamento 42 che riduce da sei a tre mesi il termine entro il quale, dall'approvazione del presente testo di legge, il Presidente della Regione deve esporre al Consiglio regionale le linee guida che caratterizzano il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico regionale. Io non posso che essere soddisfatto che la Giunta abbia accolto questo emendamento, seppure uno dei pochi recepiti da questo Esecutivo.
Come è stato detto in questi giorni l'arco temporale di sei mesi sarebbe stato un termine eccessivo, in questo intervallo di tempo così lungo non soltanto si individuano le linee guida che caratterizzano il Piano paesaggistico regionale, ma paradossalmente sarebbe possibile redigere un piano pressoché completo. Ancora una volta la Giunta assumerebbe un ruolo preponderante nella pianificazione territoriale della Sardegna. Il comma 6, così come enunciato nella proposta di legge, è però ancora insufficiente a chiarire quale ruolo debba ricoprire il Consiglio regionale. Accogliamo con soddisfazione l'intervento del collega Marrocu, che con la proposta di un emendamento orale vuole attribuire al Consiglio la possibilità di esprimersi in merito. Il comma 6 prevede, infatti, unicamente una semplice esposizione da parte del Presidente della Regione, non dice che il Presidente sottopone all'esame del Consiglio le linee guida che caratterizzano la stesura del Piano paesaggistico regionale. E, come è facile intuire, c'è una differenza sostanziale tra esporre e sottoporre all'esame, la stessa differenza che intercorre tra il voler governare senza tenere conto degli organi istituzionali preposti alle funzioni legislative e il voler, viceversa, coinvolgere democraticamente un'istituzione che è la rappresentanza delle diversità espressive della Sardegna.
Il Consiglio regionale, signor Presidente, sta attraversando una fase che tutti noi non dovremmo dimenticare, perché è un esempio negativo, secondo il mio punto di vista, naturalmente, che dovremmo sempre tenere a mente per ricordarci come può essere avvilita la massima istituzione del popolo sardo, quest'Aula, l'ho detto anche altre volte, rappresentativa degli interessi di tutti i sardi. Meritano quindi di essere ascoltati tutti, da tutte le posizioni. Immaginiamoci gli scenari che si potrebbero aprire e il proficuo e lucido contributo che tutti noi potremmo portare al Piano paesaggistico regionale se il parere sullo stesso Piano potesse essere espressione di tutta l'Aula. E così come occorre investire per la tutela del paesaggio, con uno strumento attraverso il quale conservare e rafforzare le identità locali, occorre d'altra parte conservare e rafforzare le identità e le differenze che contraddistinguono quest'Aula consiliare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io vorrei invitare i colleghi della opposizione a non dolersi più di tanto del fatto che non si sia riusciti a discutere tre emendamenti, anche perché, questo sì, un po' dispiace, si è persa la possibilità più che altro di confrontarsi su tre pensieri che, all'interno degli altri 1.800 che invece racchiudono un ragionamento più complessivo, avrebbero potuto portare il Consiglio ad un confronto maggiore, però sicuramente avremo tempo di riprendere, anche in maniera diversa, alcuni ragionamenti. Devo dare atto al Presidente e alla Giunta di aver accolto, da quello che ho potuto capire, l'emendamento numero 42; anzi, mi pare di aver capito, dall'intervento del collega Marrocu, che addirittura ci sia la possibilità di emendarlo e arricchirlo ulteriormente. Penso che questo sia un dato molto importante, che conferma il fatto che questa discussione che stiamo protraendo ormai da tanti giorni porterà alla fine a qualche risultato, magari piccolo, che però probabilmente non si sarebbe nemmeno ottenuto se ancora oggi, a quest'ora, non fossimo qui a cercare il dialogo, a cercare il confronto.
Mi sarebbe senza alcun dubbio piaciuto di più che fossero stati accolti anche altri emendamenti dello stesso tenore, come quello al comma 4, su cui ieri ho preso la parola per chiedere alla Commissione un parere che, a mio avviso, sarebbe dovuto essere vincolante. Probabilmente anche quell'emendamento avrebbe meritato, come poi il collega Pirisi informalmente ha sostenuto, miglior sorte. Così pure altri emendamenti, secondo me, se non fosse per l'atteggiamento di entrambe le parti, forse interessato più a ciò che si profila in questa nottata che alla discussione, avrebbero meritato miglior sorte.
Probabilmente potrei argomentare in maniera diversa e spiegare perché noi abbiamo chiesto, con l'emendamento 42, la riduzione da sei a tre mesi del termine entro cui il Presidente della Regione espone al Consiglio le linee guida. Non lo faccio in rispetto del parere favorevole espresso su questo emendamento dall'Assessore dell'urbanistica e dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, stamattina ho esordito dicendo che oggi era un nuovo giorno, non posso esordire di nuovo con la stessa frase. In questo trattato di diritto sono trattate le varie forme di governo, che vanno dalla democrazia, la forma più tipica, cioè governo del popolo, alla tecnocrazia, governo dei tecnici, alla oligarchia, governo di pochi. C'è però un altro tipo di governo, che ho coniato io: l' "ipnocrazia", cioè il governo del sonno, quello che noi stiamo andando a stabilire, nel senso che prolungando le sedute del Consiglio fino alle 4 del mattino chi ha meno sonno vince e quindi governa.
A questo proposito, mi sia consentito ricordare brevemente un episodio che mi successe, nel 1990, quando ero appena stato eletto al comune di Tempio nelle liste della Democrazia Cristiana. Forse il collega Addis lo ricorda. C'erano 30 consiglieri, di cui 17 democristiani, quindi il problema non era il rapporto con gli altri partiti, ma il rapporto tra le diverse correnti della D.C.. Io ero basista, come pure i colleghi Giagu e Oppi. Eravamo quattro su diciassette e ci dissero, con una frase tipica: "A voi toccano un assessore e il capogruppo". Noi allora facemmo una riunione per stabilire chi dei quattro dovesse ricoprire quelle cariche. Eravamo tutti amici, ma uno di loro mi era più amico degli altri; gli altri due erano molto più grandi di noi e molto più pratici. Io avevo 23 anni e quindi confidavo nell'esperienza del mio collega per cercare di accaparrarci almeno una delle due cariche. Mentre uno dei colleghi più grandi cominciava a parlare, mi girai per cercare conforto, almeno con lo sguardo, verso il mio amico e vidi che aveva un rosario in mano. Pensai: "Starà pregando, forse cerca l'ispirazione", tanto eravamo della Democrazia Cristiana! Gli altri due colleghi continuarono a parlare e ci dipinsero il quadro, e il quadro era che uno di loro due diventava capogruppo, l'altro assessore, a noi due non spettava niente. Io mi girai verso il collega col rosario per dirgli: "Parla tu che sei più grande di me", ma vidi che era profondamente addormentato! Potete immaginarvi il risultato della seduta: due a zero!
Voglio dire che le sedute notturne molte volte non sono foriere di delibere lungimiranti, per cui chiedo che in questa fase a chi interviene sia concesso un tempo maggiore dei cinque minuti previsti dal Regolamento, perché ognuno possa dare il suo contributo. Non vorrei, infatti, che su una legge così importante, per la fretta o per il sonno, si commettessero degli errori. Se il Presidente e l'Aula sono d'accordo, naturalmente annunciando il voto favorevole all'emendamento 42, faccio questa proposta. Per carità, è una proposta che può essere rigettata, però credetemi, dopo l'esperienza fatta a 23 anni, credo che il sonno non sia portatore di buone idee.
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, io la ringrazio per il racconto che ci ha fatto, la invito tuttavia a leggere il comma 5 dell'articolo 78 del Regolamento, e poi mi dica se si è attenuto al tema in discussione.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Colleghe e colleghi, vedo che l'ora tarda favorisce il dialogo e questo fa piacere, vista la fatica di una giornata passata in quest'aula, in cui peraltro vi sono stati momenti piacevoli. Tra l'altro i piccoli pezzi di storia raccontati dal collega ci ricordano episodi molto interessanti per ognuno di noi.
Per rimanere al tema in discussione, perché altrimenti lei, Presidente, giustamente mi richiama, il fatto che - e questo lo apprendo con piacere - l'Assemblea sia orientata ad approvare l'emendamento 42 (poi c'è anche una volontà integrativa su cui mi permetterò di fare alcune considerazioni) mi pare che sia il segnale che non tutti gli emendamenti compresi in questa selva di emendamenti, così come da qualche parte è stata definita, siano peregrini, anzi, direi che questo emendamento, proprio perché sta per ricevere il plauso dell'intera Assemblea, va in una direzione costruttiva, tesa cioè a ridurre gli effetti negativi di cui questo provvedimento di legge, secondo il nostro punto di vista, è particolarmente portatore. Non è cosa da poco ridurre da sei a tre mesi i termini di un passaggio importante come l'esposizione al Consiglio, da parte del Presidente della Regione, delle linee guida che devono caratterizzare la predisposizione del Piano paesaggistico.
Io non riesco, in questo momento, a valutare la portata dell'emendamento orale proposto dal collega Marrocu. Infatti se è vero che esso tende a rendere fondamentale il ruolo del Consiglio regionale, perché nel momento in cui quest'Aula si dovesse pronunciare è chiaro che darebbe una direttiva, mi chiedo cosa accadrebbe qualora le linee guida venissero respinte. Poi magari sarà lo stesso collega Marrocu a spiegarci meglio l'effetto di questa correzione, che tende a coinvolgere in modo più congruo il Consiglio, chiamandolo a pronunciarsi e probabilmente anche a dibattere, e allora occorrerà stabilire anche i tempi di discussione. Ma entro quanto tempo il Consiglio si deve pronunciare e che cosa avviene se respinge le linee guida? Cioè bisogna stabilire tempi certi, altrimenti il tutto rischia di rimanere una dichiarazione importante sul coinvolgimento e pronunciamento del Consiglio regionale circa l'esposizione delle linee guide da parte del Presidente della Regione, però manca la sanzione, cioè non si sa che cosa avviene se le linee guida vengono respinte. Siamo in una situazione che sta evolvendo apparentemente in temi favorevoli rispetto al coinvolgimento del Consiglio, però non si riesce a stabilire la meta principale che si vuole raggiungere. Quindi occorre in qualche modo, pur recependo lo sforzo in questa...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Amadu. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Presidente, l' emendamento 42 in pratica chiede poco o niente, la riduzione da tre a sei mesi, il contrario cioè, scusate, non vedo bene. E' un emendamento semplice, Presidente, come al solito.
Io sono arrivato da due giorni qui a Cagliari, perché ero fuori, e vedo che non si sta andando da nessuna parte. Presidente, continuando così, visto che facciamo le ore piccole, brinderemo qui la notte di Natale e anche quella di Capodanno! Mi fa anche piacere, onestamente, stare qui con lei, però, Presidente, non è giusto per le nostre famiglie, non è giusto per i sardi soprattutto che noi qui oggi, a quindici anni dalla caduta del muro di Berlino, mettiamo su, mattone per mattone, un altro muro. Onestamente, secondo me, non è il caso perché ci sono tante cose da fare per i sardi, e lei lo sa più di me, lei ha un sacco di progetti che bollono in pentola e invece siamo qui per discutere questo provvedimento di legge, che può essere sbagliato o giusto, noi giudichiamo che sia sbagliato, voi lo ritenete giusto. Continuando così non andiamo da nessuna parte, facciamo solo del male alle persone che aspettano provvedimenti più importanti.
La legge sulle coste è importante, è molto importante, però, Presidente, un vincolo di due chilometri, accidenti, è pazzesco! Da due chilometri non si vede neanche il mare, io ho gli occhialini eppure non lo vedo neanche io! Perciò si può veramente fare qualcosa in più in quest'Aula, che stare qui fino alle 3 di notte a discutere di questi emendamenti.
Noi vogliamo, perlomeno io vorrei un'apertura da parte sua, Presidente. Lei quando viene qui ascolta tutti, io la osservo sempre, adesso sta sorridendo e a me fa piacere che sorrida, Presidente, perché significa che è vivo come sono vivo io. Dunque, secondo il mio molto modesto punto di vista, lei vuole brindare con noi a Capodanno! Questo mi fa piacere, sa perché? Non ho mai passato un Capodanno con un Presidente della Regione!
Dunque, Presidente, ci rifletta e vediamo di metterci d'accordo nell'interesse non nostro, ma dei sardi, perché lei tiene troppo ai sardi, ci tiene quanto ci tengo io e quanto ci tengono i miei colleghi della minoranza. Io sono stato sempre in maggioranza, purtroppo oggi mi trovo in minoranza, però sa cosa le dico, Presidente? Mi fa piacere essere in minoranza, perché posso dire tutto quello che penso, mentre prima non potevo mai dire niente. Mai! Ora dico sempre quello che penso.
PRESIDENTE. Onorevole Petrini, suggerisco anche a lei di leggersi l'articolo 78 del Regolamento qualche volta! Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione palese con procedimento elettronico.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, SANJUST, VARGIU, PISANO, LIORI.)
PRESIDENTE. Prima di procedere alla votazione, siccome non ci sono state osservazioni in merito, vorrei leggere l'emendamento orale: "Dopo le parole 'Consiglio regionale', sono inserite le parole 'che si pronuncia in merito'. Quindi stiamo votando l'emendamento così modificato.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 42.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 63
Astenuti 2
Maggioranza 32
Favorevoli 63
(Il Consiglio approva).
Passiamo ora all'approvazione dell'emendamento numero 58. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente, per avere annunciato che passiamo all'approvazione dell'emendamento numero 58, segno che evidentemente interpretando...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Diana, dobbiamo procedere alla votazione dell'articolo perché l'emendamento 58 è aggiuntivo.
Metto in votazione l'articolo 2. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ero convinto che avesse annunciato il voto favorevole dell'emendamento 58, invece siamo in fase di dichiarazioni di voto sull'articolo 2, sul quale è stato detto quasi tutto. Queste procedure le abbiamo criticate e fortemente osteggiate e non perché volessimo essere qua per fare ostruzionismo, lungi da noi assumere un atteggiamento ostruzionistico. Abbiamo sottoposto all'attenzione dell'Aula una serie di emendamenti che avrebbero dovuto trovare accoglienza da parte della maggioranza, purtroppo ci siamo trovati praticamente davanti a un muro. Queste procedure, dicevo, pur citate come emanazione della legge 45, non hanno, secondo noi, quelle caratteristiche che invece dovrebbero avere e sono intanto irrispettose del ruolo del Consiglio regionale, ma ciò che è più grave sono irrispettose anche della volontà dei comuni, dei cittadini, delle associazioni, di tutta una serie di soggetti che avrebbero dovuto interagire con l'amministrazione regionale e invece si trovano praticamente esclusi.
Quindi, avevamo detto che trenta giorni decorrenti dall'ultimo di deposito erano pochi, ne abbiamo chiesto quarantacinque ma non abbiamo avuto risposta; abbiamo chiesto l'inserimento a pieno titolo dei Piani territoriali di coordinamento, che sono espressione diretta delle amministrazioni provinciali, e anche su questo non abbiamo avuto risposta. Abbiamo chiesto, per quanto riguarda il comma 3, che dopo l'approvazione del Piano paesaggistico regionale la Giunta si rivolgesse al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica e abbiamo evidenziato l'inopportunità per la Giunta di assumere direttamente un ruolo che secondo noi non può essere rispettato in quanto comunque deve avvalersi di una struttura tecnica. E abbiamo individuato la struttura tecnica di riferimento, è una struttura di grandissimo valore e di grandissima capacità...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto contrario all'articolo 2. Nel mio intervento sul primo emendamento all'articolo 2 e sui diversi emendamenti modificativi presentati, ad eccezione dell'ultimo emendamento orale proposto dal collega Pirisi, che ritengo fondante perché ridà, se non altro, dignità al ruolo del Consiglio regionale, ho detto che l'articolo 2 nasce, secondo quando scritto nel testo, come modifica all'articolo 11 della legge 45/89, che, di fatto, detta norme sui Piani paesistici territoriali e sancisce che la Giunta dà le direttive e approva il Piano paesaggistico regionale e, in casi eccezionali, ecco qui, i Piani paesaggistici possono essere demandati alle Province, alle Comunità montane o ad altri enti e Comuni singoli o associati, quindi anche i consorzi di comuni. Questo è l'elemento fondante dell'articolo 11 poiché grazie a questa norma le Province e le Comunità montane, laddove è stato possibile, si sono dotate di Piani paesistici. Dopodiché, di fatto, l'articolo 2 stravolge completamente l'indirizzo dell'articolo 11, tanto è vero che da nessuna parte, come ho fatto rilevare e ho evidenziato nei miei precedenti interventi viene citato il Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, organo al quale invece l'articolo 11 della 45 dava ampia facoltà, attribuendogli un ruolo consultivo centrale nella fase di redazione del Piano.
Altri colleghi ed io abbiamo elencato, man mano, le motivazioni per le quali si volevano modificare alcuni emendamenti: usare una certa terminologia piuttosto che un'altra e soprattutto riportare l'attenzione della Giunta e dell'Aula su alcuni commi novellati per dare nuovamente il giusto spazio al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica da una parte e al Consiglio regionale dall'altra, non foss'altro perché si risparmia tempo e danaro e si ridanno dignità e prerogative al Consiglio.
Ero del parere che il titolo dell'articolo 2 dovesse essere diverso, poiché resto della convinzione, rifacendomi anche all'articolo 135 del Codice Urbani, che il Piano paesaggistico sia uno degli strumenti che rientrano nella cornice più ampia della pianificazione territoriale, rappresentata dal Piano urbanistico territoriale regionale. Credo che la motivazione del titolo dell'articolo 2 "Piano paesaggistico regionale - Procedure" derivi, ed è questa la svolta storica, come ho detto nel mio precedente intervento, dalla volontà di dare massima importanza alla tutela del paesaggio e dell'ambiente, sulla quale il sottoscritto concorda perfettamente, però lo strumento, così come è stato formulato, mi pare poco idoneo a sopperire alle incombenze. Ecco perché il mio parere sull'articolo 2 è contrario. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi voteremo contro l'articolo 2 del testo di legge attualmente in discussione, però è indispensabile accompagnare la dichiarazione di voto contrario con qualche ragionamento sul merito di ciò che è avvenuto nelle ultime ore in quest'aula. Nel senso che non può passare sotto silenzio il fatto che da parte della maggioranza ci sia stata un'apertura importante, avvenuta in maniera strana, quasi come un pentimento su un passo già fatto, dopo che la minoranza aveva espresso profondo rammarico per come si era proceduto. Forse si trattava di un'apertura dettata anche dalla stanchezza di trascorrere quindici ore al giorno in quest'aula, che fa venir meno la lucidità probabilmente sia nei nostri interventi, sia nelle vostre azioni che a volte non sono guidate, come vi abbiamo fatto osservare, dal buonsenso, però anche la resipiscenza sulle azioni precedentemente svolte è apprezzabile.
Io credo che quello che è stato fatto con il sostanziale recepimento dell'emendamento numero 1 sia importante, e tutto sommato, almeno per quanto riguarda noi Riformatori, riassume la sostanza di dodici, quindici, venti ore di dibattito in cui noi Riformatori per quota parte abbiamo impegnato l'agibilità dell'Aula.
Colleghi, è veramente difficile comprendere il metodo con cui l'Aula sta organizzando i suoi lavori, nel senso che per un paio di giorni si svolge un dialogo tra sordi, poi improvvisamente o preceduto da ragionamenti specifici sul tema si scopre che su una cosa siamo non dico totalmente d'accordo, ma abbiamo del sentire comune che si traduce in un emendamento che poi viene sostanzialmente approvato all'unanimità e non è un emendamento che modifica semplicemente dei termini, tre mesi o sei mesi, quindici giorni o quarantacinque giorni, è un emendamento che dice che il Consiglio non è un convitato di pietra durante la formazione del Piano paesaggistico, ma entra nel merito delle scelte che la Giunta propone all'Aula esprimendo un proprio parere. E' una cosa importante, è una cosa sostanziale, visto tutto quello che abbiamo detto nei giorni scorsi. E non ho nessuna pretesa di avanzare proposte di metodo, perché si è visto che purtroppo le proposte di metodo vengono sempre impallinate, quindi se uno ne ha è meglio che se le tenga nell'anticamera del cervello e non le esprima. Però, chi in questo momento detiene la maggioranza in quest'Aula forse ha in carico un compito ancora più gravoso rispetto a quello della minoranza, che è il compito di far approvare la legge. E chi sta facendo la minoranza si è espresso più volte nel non negare - e ci mancherebbe altro! - il diritto della maggioranza di approvarsi la legge, ma ha sottolineato il ruolo di controllo e di modifica, per quanto riguarda la legge, che spetta alla minoranza.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue VARGIU.) Allora, se siamo d'accordo su questo e considerato che su un elemento fondamentale, qual è il ruolo del Consiglio, abbiamo trovato una dicitura che, pur non accontentando pienamente nessuna delle due parti, ha espresso il sentire di entrambe e ha consentito al Consiglio di fare un passo avanti, colleghi della maggioranza, la stessa fantasia che avete avuto per fare una piccola marcia indietro e una grande marcia avanti sull'emendamento numero 1 utilizzatela per darci un metodo che, anziché inchiodarci in una discussione di cinque giorni anche sul prossimo argomento condiviso, ci aiuti a trovare delle strade che, senza essere uno schiaffo per nessuno, né per voi che fate la maggioranza né per noi che siamo la minoranza, consenta ai lavori dell'Aula di essere più regolari, più normali, con un'interlocuzione e un dialogo che siano all'insegna della civiltà e della reciproca comprensione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Prima di svolgere il mio intervento vorrei che si procedesse alla verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole Pili?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, CONTU, PISANO, VARGIU.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Sono presenti 29 consiglieri, compresi i consiglieri Pili, Lombardo, Contu e Pisano, che hanno richiesto la verifica. Poiché non c'è il numero legale, la seduta è sospesa per trenta minuti, riprenderà alle ore 0 e 43.
(La seduta, sospesa alle ore 0 e 14 , viene ripresa alle ore 0 e 43.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, proseguiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Voterò contro l'articolo 2, perché con questo articolo si sancisce la retrocessione del potere legislativo al ruolo di passacarte, si introduce nella legislazione regionale la pubblicazione clandestina di atti pubblici, si introduce un termine per la partecipazione dei cittadini tra i più irrisori della storia autonomistica sarda e si stabilisce che il termine per l'esame del Piano paesaggistico regionale da parte del Consiglio regionale è di tre mesi.
E' una concessione, si potrà dire, aver spostato da sei mesi a tre mesi il termine entro il quale il Presidente della Regione, con magnanimità verso l'Aula, esporrà le linee di indirizzo. Se una maggioranza arriva a dover affermare con emendamento orale il ruolo del Consiglio regionale, questo testimonia, se ce ne fosse ancora bisogno, quanta scarsa sia la considerazione che si ha per quest'Aula. La riduzione da sei a tre mesi del tempo necessario per presentare in Consiglio le linee di indirizzo dimostra la scarsa attenzione e l'incompetenza di chi ha stabilito il termine di sei mesi. Non è una concessione quella che è stata fatta, è l'ammissione palese di un errore sostanziale commesso da chi pensava di utilizzare il 50 per cento dei dodici mesi per portare le linee d'indirizzo in quest'Aula. Chi ha deciso quel termine è un incompetente, uno che non conosce…
(Interruzioni)
Ha sentito cosa ha detto quell'illustre consigliere regionale che siede nel lato destro della seconda bancata? Ha usato le parole imbroglione e asino!
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pili. Onorevole Sanna, posso richiamarla all'uso di una terminologia appropriata, il che vale anche per i legislatori naturalmente? Prego.
SECCI (La Margherita-D.L.). Anche l'oratore non esageri!
PRESIDENTE. Ho detto che l'attenzione alla terminologia vale anche per i legislatori. Prego.
PILI (F.I.). Quindi non vale più per quest'Aula, perché non c'è più niente da legiferare!
PRESIDENTE. Vada avanti, onorevole Pili. Esiste sempre l'istituto delle dimissioni se proprio non riusciamo a fare niente. Prego.
PILI (F.I.). Presidente, non ho mai visto un Presidente del Consiglio dimettersi e quindi credo che lei non sarà il primo a dimettersi.
Credo davvero che aver scambiato il termine di sei mesi come quello utile per presentare le linee di indirizzo sia uno degli errori più clamorosi di questa legge, che certamente fa segnare un grande passo indietro all'autonomia regionale. Il Consiglio regionale non ha ruolo, non viene dato un ruolo alle autonomie locali e viene calpestato il lavoro compiuto in questi ultimi decenni dalle amministrazioni provinciali, che hanno avuto, con il supporto finanziario, tecnico e ricognitivo della Regione, la possibilità di mettere nero su bianco tutta l'analisi del territorio regionale, l'individuazione di tutte le categorie necessarie per predisporre il Piano paesaggistico regionale e di tutti i piani che potranno forse a discrezione della Giunta essere utilizzati. Sono motivi sufficienti mi pare per votare contro questo articolo, che davvero segna un grande passo indietro per l'autonomia regionale.
PRESIDENTE. L'onorevole Dedoni non è in aula, decade naturalmente.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Votiamo contro questo articolo, sia pure con il pericolo abbastanza concreto di essere noiosi nel ripetere le nostre ragioni. Corriamo questo rischio perché vogliamo insistere ancora, al di là delle polemiche faziose, sul fatto che oggettivamente le norme che disciplinano il procedimento di approvazione del Piano paesaggistico regionale potevano essere diverse da quelle che voi adesso state per approvare. Potevano essere diverse già nella proposta, perché nella novella dell'articolo 11 della legge 45 si poteva evitare di sopprimere sostanzialmente, anzi di abrogare i primi due commi dell'articolo stesso che prevedevano un passaggio o una possibilità, teorica forse, ma almeno significativa per quello che mettevano in un testo di legge. E ciò che è scritto in un testo di legge ha anche un valore programmatico, un valore di sottolineatura di una possibilità importante, cioè che su richiesta di qualche ente locale potesse essere fatta una proposta di Piano paesaggistico che nasceva dalla base.
L'impostazione di fondo di questo articolo, checché ne dica il collega Pirisi, è quella di un piano che parte dalla proposta della Giunta regionale e per il quale viene avviato da subito il procedimento di pubblicazione. Poi vi è tutta la fase di concertazione istituzionale, certamente, ma comunque il Piano parte da una proposta che non ha all'origine una approvazione significativa di linee guida da parte del Consiglio regionale e non ha all'origine un'analisi diffusa della situazione del territorio.
Noi abbiamo presentato un emendamento in cui abbiamo proposto di far precedere l'elaborazione della proposta di Piano paesaggistico da un'indagine sul territorio, chiedendo ai comuni di trasmettere alla Regione un documento che tracci le linee di evoluzione nel governo del territorio dal punto di vista di chi ha la responsabilità diretta dell'uso del territorio, cioè le autonomie locali. Non c'è traccia di questo nel procedimento che voi avete previsto nella elaborazione, adozione e approvazione del Piano paesaggistico, che, così come per tutto il resto della legge, è disseminato di passaggi, a partire dall'origine, che vedono protagonista la Giunta regionale, l'organo esecutivo, e non anche il Consiglio regionale.
E' la sottolineatura di un centralismo della Regione nei confronti dei sistemi locali e di un centralismo dell'Esecutivo rispetto al sistema regionale, due errori di fondo che sono contenuti in questa procedura. Poi si può, a qualunque ora del giorno e della notte, sorridere e scherzare, ma resta pesantissima questa impostazione, questo taglio, questo impianto nel procedimento di approvazione del Piano paesaggistico. Un Piano che non è certamente aperto nel suo iter procedurale all'apporto e alle conoscenze che possono venire sia dalla base sia dall'interno dell'istituzione regionale, dall'organismo che rappresenta elettivamente tutti gli interessi della Sardegna.
Soltanto all'ultimo avete in parte corretto l'impostazione con la riduzione da sei a tre mesi del termine per l'esposizione delle linee guida e con l'aggiunta dell'obbligo quantomeno da parte del Consiglio regionale di esprimersi su di esse, che avete previsto sarebbero state esposte dal Presidente della Regione sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente legge. E' una correzione che migliora ma certamente non corregge l'errore dell'impianto della legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Io avrei voluto esprimere un voto diverso sull'articolo 2, però, poi, valutando l'articolo nel suo complesso effettivamente risono reso conto che la concessione data con l'approvazione dell'emendamento 42 è effettivamente una cosa minima, troppo poco rispetto all'importanza dell'articolo 2.
Pertanto, devo dire a malincuore che non esprimerò un voto favorevole, anche perché ho in mente alcune proposte contenute negli emendamenti presentati all'articolo 2. Mi riferisco in modo particolare al ruolo del CTRU, ma principalmente al ruolo del Consiglio regionale. Credo che avrei preferito davvero che ci fosse un segnale importante nei confronti del Consiglio.
Qualcuno ha parlato di arretramento dell'autonomia, altri hanno usato termini diversi, però la sostanza, Presidente, effettivamente è che la massima Assemblea della Sardegna non risulta arricchita dall'approvazione dell'articolo 2, anzi ne risulta impoverita. Credo che siamo sempre in tempo per fare in modo che il Consiglio regionale, anche a partire da questa legge, abbia un ruolo da protagonista e purtroppo mi rendo conto che… Pirisi, stai calmo, non agitarti, perché siamo tutti calmi, tutti tranquilli e vorrei che lo fossi anche tu. Ascolta qualche volta, io per fortuna sento bene da tutte e due le orecchie e vedo anche bene, gli organi di senso mi funzionano benissimo.
(Interruzioni)
Per fortuna, altrimenti mi sarei preoccupato, per fortuna siamo molto diversi, non solo diversi. Quindi per dire…
(Interruzioni)
Beh, insomma, le notizie che conosci tu sappiamo quali sono, anche perché se te le danno in un modo tu le interpreti in un altro modo, non è colpa mia se capisci sempre le cose in modo diverso! D'altronde le tue origini le conosciamo, non pretendiamo che tu capisca subito, quindi questo non mi preoccupa minimamente, non mi crea alcun problema, se tu hai capito male è semmai un problema tuo.
Quello che voglio dire è che mi dispiace che il Presidente ancora non riesca a prendere veramente in mano la situazione e magari rischia di farsi travolgere da un clima che non è proprio salubre in quest'Aula. Noi abbiamo avuto altre esperienze negli anni scorsi: c'è stato il presidente Palomba, che era un valido uomo politico e uno stimato magistrato prima di venire qui, e poi abbiamo visto come è andata a finire: dopo cinque anni era logorato al punto che, purtroppo, non so se oggi, dal punto di vista politico, abbia la credibilità che aveva prima.
Io vorrei che l'attuale Presidente della Regione, a cui oggi la legge elettorale attribuisce ruolo e poteri diversi rispetto al passato, prendesse in mano la situazione e non si facesse travolgere, come è successo in passato con altri Presidenti, e poi abbiamo visto come è andata a finire. Credo che siamo sempre in tempo, anche a partire da questa legge, per dare un ruolo diverso a questo Consiglio regionale, ma soprattutto risposte diverse al popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signor Assessore…
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu! Prego, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Ho diritto di recuperare un minuto almeno, Presidente, se qui continua la querelle tra l'onorevole Ladu e l'onorevole Cugini.
PRESIDENTE. Onorevoli Ladu e Cugini, perché non vi allontanate due minuti dall'Aula e continuate come volete la discussione? Prego, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Presidente, le chiedevo di poter recuperare il tempo che i colleghi Cugini e Ladu hanno impegnato nella loro querelle quotidiana su fatti nuoresi e altro.
(Interruzioni)
CONTU (F.I.). E altro. E' di Calangianus Cugini? E fatti calangianesi, allora. Intervengo intanto per dichiarare il voto contrario all'articolo 2. Nell'approcciarci all'articolo 2, noi avevamo inteso che il Piano paesaggistico regionale, non essendo fatto di cartoline, avesse bisogno di integrazioni già nella definizione del titolo, tanto è vero che avevamo proposto due emendamenti che parlavano di valorizzazione paesaggistica regionale. Il Piano paesaggistico regionale può essere definito in norma ma non è un qualcosa di statico, non è la fotografia di una situazione e, come ho detto in altri passaggi, deve contenere tutti gli elementi che caratterizzano il territorio e soprattutto il paesaggio, perché l'ambiente essendo dinamico può essere soggetto nel tempo a modificazioni, ed effettivamente l'intervento dell'uomo dovrà essere teso non allo sfruttamento puro e semplice del territorio, ma a una sua utilizzazione che nel tempo determini un arricchimento. Un utilizzo del territorio quindi rispondente alle esigenze dell'uomo, alle esigenze delle popolazioni, ma soprattutto avesse una caratterizzazione davvero…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Non lasci vuoti, onorevole Contu, prosegua. C'è qualche collega che ha un problema alla mano, deve averla incastrata. Dategli una mano eventualmente, è all'ala sinistra. Prego, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Vorrei farle una proposta, Presidente, chiederei la chiusura del bar a una certa ora, come si fa in qualche locale notturno, perché sinceramente a me sembra che stiano prevalendo i discorsi del postprandiale, i discorsi spiritosi, i discorsi carichi appunto di quel valore aggiunto.
PRESIDENTE. Recuperi per qualche secondo, se vuole, onorevole Contu; prego.
CONTU (F.I.). Mi viene spontaneo fare queste osservazioni perché molto probabilmente si sta esagerando. Vanno bene le dita che si incastrano dove si inserisce la scheda magnetica di votazione, vanno bene anche i commenti salaci, ma sinceramente a me sembra di ricordare situazioni del genere vissute però in altri ambienti, dedicati al ristoro fisico e mentale, ma non di sicuro in un'Aula consiliare, sia essa regionale, come in questo caso, provinciale, comunale e quant'altro. Questo non solo a questa latitudine, ma un po' in tutto il territorio non solo regionale. Sinceramente devo dire…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Contu, per cortesia.
CONTU (F.I.). Posso concludere, Presidente?
PRESIDENTE. Insomma, adesso direi che ha recuperato i secondi persi.
CONTU (F.I.). Diciamo che anch'io userò le intemperanze, Presidente, così vediamo un attimino se infastidisce o non infastidisce il brusio di fondo e sarò salace a sufficienza da farmi qualche risata anch'io mentre intervengono i colleghi della maggioranza.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Colleghi, siamo tutti un po' stanchi, ma mi invito a levare le mani dagli sportellini della votazione. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io voterò a favore dell'articolo 2 e mi permetto di fare qualche semplice considerazione, in particolare sull'intervento del collega Pili. I tempi che abbiamo stabilito nell'articolo 2 dopo la votazione diventeranno norma e saranno un riferimento per chi dovrà amministrare, per chi avrà interesse al Piano, per chi sarà chiamato a concorrere alla sua redazione. Questo deve essere apprezzato dall'Aula, perché ora siamo in presenza di una norma, mentre quando abbiamo iniziato questo mandato non c'erano norme, non c'erano certezze e non c'era alcuna possibilità né per le amministrazioni comunali né per i singoli cittadini di poter dare il loro contributo.
I sindaci che si sono espressi in questi giorni hanno richiamato questa esigenza, noi la stiamo confermando con l'articolo 2 di questo testo di legge, quindi abbiamo scelto un percorso che era abbastanza conosciuto in Sardegna, perché il testo è stato pubblicato da diversi giornali, quindi siamo in perfetta sintonia con gli impegni che abbiamo assunto.
Devo dire che questo pomeriggio c'è stato qualche ritardo nell'approvazione degli emendamenti, ritardo che i colleghi della opposizione hanno cercato di attribuire alla maggioranza. Impegno solo trenta secondi per dire che il collega Rassu stasera ha fatto una proposta che noi abbiamo accolto e ci siamo dichiarati disponibili a sospendere la discussione di un emendamento, per poterlo migliorare raccogliendo proprio le indicazioni del collega Rassu, ma la minoranza non ha colto questa disponibilità che pure avrebbe facilitato la discussione anche sugli altri emendamenti. Confermiamo questa nostra disponibilità in presenza di indicazioni precise sulle modifiche che si vogliono introdurre nel testo.
L'assessore Sanna ieri ha precisato quale può essere il percorso della convergenza, se c'è disponibilità, però io devo dire che stasera per poter trovare delle convergenze occorre che ci sia disponibilità e sintesi anche da parte vostra, una sintesi che ci permetta di migliorare il testo di legge laddove lo si ritenga necessario. Per quanto ci riguarda il testo è quello licenziato dalla Commissione, siete voi che avete presentato tutti quegli emendamenti che talvolta sono anche in contraddizione l'uno con l'altro! Lavoriamo e lavorate in particolare voi per ridurre il numero degli emendamenti e per rispondere alle indicazioni date dall'Assessore.
C'è l'esigenza di affermare il ruolo del Consiglio? Stasera abbiamo definito un percorso che dice che cosa si deve fare, che noi consideriamo positivo. Ora occorre produrre un'ulteriore convergenza, lo dico agli amici Riformatori, che forse più degli altri hanno lavorato per avvicinare le posizioni non tanto attraverso gli emendamenti, quanto con un ulteriore forzo sul piano politico. Noi lo confermiamo, siamo qui pronti a entrare nel merito di eventuali indicazioni.
So che ci sono posizioni diverse nel centrodestra, il collega Pili stasera ha cercato di introdurre nel confronto dialettico un metodo che non va in direzione della convergenza ma della separazione. Caro Pili, può essere che noi abbiamo sbagliato a scrivere sei mesi invece di tre, ma è un errore che non abbiamo fatto copiando. Se l'errore c'è stato è derivato dalle scelte che noi stessi abbiamo fatto. Noi non abbiamo copiato, non vogliamo copiare, vogliamo concorrere a fare le cose così come sostenuto sin qui.
PILI (F.I.). Ti rispondo al prossimo giro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Annuncio il voto contrario all'articolo 2 e rifacendomi a quello che è stato il percorso di questo articolo, in queste giornate, vorrei dire che noi abbiamo proposto 1.860 motivi di dissenso nei confronti della legge e chi ne ha voglia e ne ha facoltà può valutare quali tra questi 1.860 motivi possono essere condivisi.
Abbiamo perso del tempo e non so per quale parte della maggioranza l'onorevole Cugini si sia poc'anzi espresso, posto che i fatti dell'Aula hanno dimostrato che nel centrodestra non ci sono quelle divisioni che lui ha cercato di riferire. Abbiamo avuto invece riprova delle divisioni, delle diversità legittime di veduta presenti nel centrosinistra.
Io vorrei che ci dessimo un po' di fiducia. Noi abbiamo proposto un percorso, che rimane aperto al dialogo e al confronto con i colleghi della maggioranza; è un percorso fatto di tempi chiari e definiti per l'oggi e per il domani, un percorso che ci porta a chiudere la discussione di questo provvedimento di legge con la nostra disapprovazione sul testo.
CUGINI (D.S.). Collega, può riassumere questo percorso?
CAPELLI (U.D.C.). Non ho il tempo per riassumerlo, ma lo riassumo dopo perché ho cose, a mio avviso, più importanti da dire, e devo stare in argomento se no il Presidente mi richiama.
Tra gli emendamenti già votati ce n'erano alcuni di sostanza che ritenevamo opportuno discutere in Aula e che voi, aprioristicamente, senza nessun motivo e senza concedere nessuna possibilità di dialogo, avete bocciato. Erano emendamenti che tentavano di ridare quella legittimità e quella dignità (pur correggendo i tempi della politica che sono disastrosi e che condizionano la vita della gente, oltre che la nostra, ma noi siamo pagati per questo) che questo Consiglio ha perso fin dall'inizio del suo insediamento. Perché non dobbiamo mai dimenticare che siamo, a mio avviso, come più volte detto, in una situazione di illegittimità perdurante di questo Consiglio. Abbiamo detto che alla rivoluzione silenziosa e armata preferiamo la rivoluzione democratica. Siamo qui per collaborare alla realizzazione di riforme reali, che a volte sono antipopolari, ma che intendiamo comunque sostenere se riteniamo che nel medio e lungo periodo possono dare risultati concreti. Non condividendo lo spirito di questa legge, i tempi in essa previsti, avevamo proposto alcuni correttivi che nel merito non stravolgevano il testo e che sono stati accantonati per il vostro voto contrario.
A mio avviso è stato un errore, dovuto a carenza di buonsenso, alla voglia di prevalere l'uno sull'altro, una parte sull'altra. Non c'è questa rincorsa da parte nostra, sappiamo che questa legge sarà approvata, perché sta nei numeri la sua approvazione. Riteniamo soltanto che il percorso di approvazione potrebbe non lasciare il segno in questo Consiglio e potrebbe essere più celere, nel pieno rispetto degli obiettivi che ogni parte si pone, voi di fare la legge con i contenuti che avete ritenuto opportuno portare all'attenzione dell'Aula e nei tempi che avete ritenuto opportuni, noi di verificare la metodologia e la legittimità degli atti.
Se su questo si può discutere noi siamo disponibili, non abbiamo mai chiuso la porta, quella porta della democrazia della quale probabilmente qualcuno ha perso la chiave.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevoli Presidenti del Consiglio e della Regione, signor Assessore, pazientissimo oltre che bravo, onorevoli colleghi, in merito all'articolo 2 di questa legge io debbo per forza risalire ai discorsi precedenti in base ai quali debbo esprimere un voto contrario.
Intanto c'è da rilevare la lungaggine degli adempimenti, anche se è stato accolto l'emendamento della opposizione tendente a dimezzare, portandoli da sei mesi a tre mesi, i tempi per l'esposizione al Consiglio delle linee guida da parte del Presidente della Regione. Esistono però tante altre motivazioni, oltre al danno che può derivare ai cittadini da tutte queste lungaggini, secondo me, in tutta onestà, posso anche sbagliare, però alla fine a pensare il peggio molte volte ci si azzecca, soprattutto in politica, che ci costringono a giudicare negativamente questo testo.
Oltre alla lungaggine delle procedure, vi è il fatto relativo all'utilizzo dei Piani urbanistici provinciali, i quali, a nostro avviso, devono essere presi assolutamente in considerazione, e dispiace che la Giunta non abbia accolto l'emendamento che su questo l'opposizione aveva presentato, che è stato ritenuto non idoneo ad essere approvato dalla maggioranza, il cui atteggiamento secondo me è comunque incomprensibile. Un altro motivo riguarda il coinvolgimento diretto del Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, che ha appunto competenza tecnica. Noi l'avevamo proposto e la nostra proposta era assolutamente giustificata anche dal fatto di non avere, come opposizione, o almeno alcuni partiti, Alleanza Nazionale per prima, nessun rappresentante nel Comitato. Poi è stato accolto l'emendamento che riporta in Giunta il giudizio, ma noi avevamo questo dubbio e questo forte vincolo che ci imponeva di partecipare a tutti i costi alla discussione e alle decisioni, rimane tuttavia l'opportunità, secondo me, di consultare questo organo tecnico, perché può dare delle indicazioni importanti.
Noi ci poniamo come ente di coordinamento del territorio, come ente di programmazione, ma non teniamo in seria considerazione tutta una serie di altri enti che alla programmazione del territorio sono preposti. I comuni non hanno uno spazio sufficiente e i consorzi di bonifica, che sono enti programmatori al pari delle province, importanti per la gestione del territorio regionale, non vengono sentiti, ma chi meglio di loro conosce il territorio e può dare suggerimenti? Penso che pochi enti meritassero di essere sentiti come i consorzi di bonifica!
C'è tutta una serie di prerogative che voi non avete voluto riconoscere e che comunque avreste fatto bene a giudicare con un atteggiamento, secondo me, molto diverso. Poi, il fatto che i comuni abbiano un termine assolutamente non credibile per dotarsi dei PUC, cioè dodici mesi, non può passare inosservato e noi non possiamo sottacerlo.
Vedo che il tempo a mia disposizione si è esaurito e non mi piace mai abusare, come invece è successo in altri casi, quindi debbo per forza chiudere, però diciamo che argomenti per giustificare il voto negativo sull'articolo 2 non ne mancano. Bisogna comunque, se il Presidente mi perdona questo passaggio, assolutamente ravvivare l'attività dell'Aula. Ho già avuto modo di dire che sembra quasi che si stia tentando di mettere in moto un'auto a strappo: o la macchina non funziona e allora vediamo i meccanismi, oppure non funziona il guidatore. Che le batterie siano scariche a me sembra quanto mai improbabile, posto che in politica le batterie si ricaricano alle elezioni, e alle scorse elezioni il risultato c'è stato, forse negativo per noi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Chiedo la verifica del numero legale innanzitutto.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, Matteo SANNA, PILI, RASSU.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
Ricordo che si conteggiano i cinque colleghi che l'hanno richiesta, più tutti coloro che sono intervenuti per dichiarazione di voto, i quali avendo dichiarato il voto ovviamente si considerano presenti.
(Sono presenti: il Presidente SPISSU - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - IBBA - LADU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS - VARGIU.)
PRESIDENTE. Sono presenti 49 consigglieri, compresi i consiglieri Artizzu,Liori, Matteo Sanna, Pili e Rassu, che hanno chiesto la verifica. Il Consiglio ha il numero legale. Onorevole Artizzu, lei ha parlato, adesso cosa intende fare?
ARTIZZU (A.N.). Se lei me lo consente vorrei fare la mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Lei ha chiesto la verifica del numero legale, quindi cosa facciamo?
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. No, onorevole Pili, lasci fare, siamo tutti bravi a interpretare il Regolamento e io studio quasi tutto il giorno.
PILI (F.I.). Si immagini noi!
PRESIDENTE. Appunto, quindi siamo tutti professori! Prego, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Avendo sentito gli interventi di alcuni colleghi della maggioranza, che rispetto profondamente, ho pensato a quell'antico detto latino che recita si vis pacem para bellum, ci sono tanti inviti…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Andiamo avanti, prego.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Possiamo procedere, colleghi? Poi se ho bisogno di una mano ve la chiedo volentieri.
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili! Onorevole Artizzu, prosegua, non interrompa il suo intervento. Onorevole Pili, possiamo proseguire?
PILI (F.I.). Lo dica ai compagni!
PRESIDENTE. Lo dico a lei adesso, poi mi rivolgerò anche ai compagni per chiedere loro di smetterla. Onorevole Cugini, mi dà una mano? Grazie, lei è sempre disponibile.
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili, insomma, vediamo di stabilire quando smette il gioco!
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili, cosa facciamo? Abbiamo detto di smetterla, lei prosegue!
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Intanto provi a fare del suo meglio, poi richiamerò chi, come lei, disturba. Prego, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Dicevo che si è sentito auspicare più volte il raggiungimento di un'intesa, però mi pare francamente, anche dai toni che si continuano a usare nell'aula, che l'intesa sia molto lontana.
Io annuncio il mio voto contrario. Mi pare che ogni ipotesi di accordo sia svanito, credo che il centrodestra abbia comunque fatto delle aperture. Vi ricordate, colleghi della maggioranza, quella frase del Vangelo che dice: "Vi abbiamo suonato una musica allegra e non avete ballato, ve ne abbiamo suonato una triste e non avete pianto e alla fine fate quello che volete". Quindi resistiamo, come diceva Borrelli. Voi vi fregavate le mani quando lo diceva Borrelli, ve le fregate un po' meno adesso che lo diciamo noi, resistiamo e stiamo qui al nostro posto.
Io ribadisco, signor presidente Soru, che sarebbe auspicabile e sarebbe un gesto nobile da parte sua quello di manifestare una disponibilità a cercare una soluzione diversa per questa legge. Non sarebbe certamente una dimostrazione di debolezza, sarebbe una dimostrazione di forza e di capacità di ascolto dei cittadini sardi. Glielo dico io che sono chiaramente un suo avversario, ma non un suo nemico, glielo dico nell'interesse dell'Aula e nell'interesse della Sardegna. Faccia un passo indietro, se lo ritiene opportuno, valuti, lei con il suo staff e con la sua Giunta, la possibilità di ragionare un po' di più su questo provvedimento legislativo.
Veda, signor Presidente, nel dibattito di questi giorni sono emerse e sono state evocate diverse sindromi. Prima volevo dirlo, non ho fatto in tempo e spero che il Presidente, anche facendomi recuperare un po' di secondi, mi consenta di esprimere questo…
PRESIDENTE. Prego, onorevole Artizzu, qualche secondo.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. E' stata evocata la sindrome di Stoccolma, era ovvio che la prima ad essere citata dovesse essere quella ed è ovvio che se questa sindrome si manifesta le vittime sarebbero in questo caso i colleghi della maggioranza. Qualcuno è arrivato addirittura a evocarne una ancora più cruenta, la sindrome di Pietro Abelardo, che era ricorso a una tecnica decisamente esagerata. Io non vorrei…
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Non era lui, dopo te lo spiego.
ARTIZZU (A.N.). Pietro Abelardo. No, guardi, Presidente, le assicuro che Abelardo praticò una tecnica esagerata. Io invito il presidente Soru a non cadere nella sindrome di Nabucodonosor invece.
PRESIDENTE. Concludiamo, onorevole.
ARTIZZU (A.N.). Posso concludere?
PRESIDENTE. Sì, se conclude sì. Lei vada avanti.
ARTIZZU (A.N.). Nabucodonosor un giorno disse: "Non son più re, son Dio!" In quel momento gli arrivò un fulmine dal Cielo che lo stese a terra. Lei non cada in questa tentazione, non ascolti i falchi e cerchi di essere semplicemente, non re, ma presidente e governatore, e sicuramente renderà un servizio alla sua immagine e a tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente. Il mio voto all'articolo in esame è contrario per i motivi che quasi tutti i colleghi che mi hanno preceduto hanno esposto, e in modo particolare perché ritengo, coerentemente, che sin dal primo giorno in cui è iniziata questa discussione non ci sia stato il coinvolgimento che tutti auspicavamo.
Noi riteniamo e io personalmente ritengo che qualsiasi iniziativa nella disciplina del settore paesaggistico, e quindi del Piano paesaggistico in questo caso, debba partire da una vasta ricognizione del territorio; una ricognizione che va fatta con il coinvolgimento di tutti gli enti locali, non solo quindi di quelli della parte di territorio già sottoposta a vincoli da parte dello Stato, perché le azioni di tutela da effettuare possano integrarsi in maniera efficace e soddisfacente con gli interessi di tutta la comunità.
Sappiamo tutti, inoltre, che l'attività di individuazione delle aree sensibili è cosa difficile, perciò meglio sarebbe, proprio per la complessità di tale operazione e per la sua stretta incidenza sulla pianificazione generale del territorio della Sardegna, che tale attività avvenisse in forma concertata. Quella concertazione, ripeto, che è mancata nella fase preliminare dei lavori nella quarta Commissione, presidente Pirisi. Io non faccio parte di questa Commissione così come non ne a parte nessun componente di Alleanza Nazionale, ma quella concertazione che tutti a parole diciamo di volere, poi di fatto da parte vostra è mancata.
Siamo certi, Presidente, che questa maggioranza vorrà riflettere sulle questioni importanti che noi stiamo portando all'attenzione dell'Assemblea, perché credo che ancora esista un margine di confronto, nonostante alcuni interventi non lo abbiano dimostrato. Credo che possa emergere anche in queste ore da parte di tutti quel buonsenso che può portare al miglioramento di questo testo di legge, che ha avuto la fortuna di approdare in Aula solamente perché comunque voi avete i numeri. Noi riteniamo che ce ne sia uno migliore, che giace nei cassetti di qualche ufficio di questo palazzo, ed è il disegno di legge presentato dall'onorevole Biancareddu quando ricopriva la carica di Assessore dell'urbanistica, che non ha avuto modo neanche di essere discusso.
PIRISI (D.S.), relatore. Non esiste!
SANNA MATTEO (A.N). Nei cassetti, ho detto, onorevole Pirisi, nei cassetti! Quel disegno di legge non ha avuto modo di approdare in Commissione perché mancavano i numeri. Oggi voi avete i numeri…
(Interruzione)
Il disegno di legge Biancareddu io l'ho letto, onorevole Pirisi, l'ho letto quando l'hanno fatto.
(Interruzione)
Lo so che quel disegno di legge non è stato discusso, non c'erano i numeri, oggi voi avete i numeri e noi vogliamo apportare delle modifiche migliorative a questa legge che riteniamo strategica per lo sviluppo della Sardegna. Alcuni punti non ci piacciono, anzi molti punti non ci piacciono, per cui vogliamo che ci venga data la possibilità di migliorare questo testo e di concorrere nell'interesse dei sardi all'approvazione di una legge che contenga le nostre indicazioni e le nostre migliorie. Il mio voto sull'articolo 2 è contrario, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, non per pura testimonianza, ma per dovere, data l'importanza di questo articolo, intervengo intanto per preannunciare il mio voto contrario. Intanto questo articolo, già per il titolo "Procedure", non appare di scarsa importanza nel contesto strutturale del provvedimento di legge. E' un articolo che prevede le procedure, ma che nella sostanza individua anche i soggetti pubblici che concorrono alla predisposizione del complesso Piano paesaggistico regionale, che devono quindi lavorare insieme.
Dall'analisi degli emendamenti che noi abbiamo proposto si evince che vi è una sovrapposizione per quanto riguarda il ruolo della Giunta regionale, e credo che con questa sovrapposizione, rispetto alle previsioni della legge 45 dell'89, che queste norme vanno a modificare, si vada verso una palese mortificazione del ruolo degli altri soggetti che in qualche modo dovrebbero concorrere alla redazione del Piano paesaggistico regionale. Io condissero negativo il fatto stesso che le province e i comuni abbiano un ruolo marginale. Quindi la sovrapposizione del ruolo della Giunta regionale diventa, a questo punto, eccessivamente portatrice di interessi, che alla fine non possono tener conto dei reali interessi dei territori. Non solo, proprio perché stiamo parlando di un Piano paesaggistico regionale che, oltre a contenere prescrizioni di carattere generale, deve uniformarsi a dettami di carattere tecnico, ci rendiamo conto che il soggetto che avrebbe dovuto essere il perno nella valutazione tecnica, cioè il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, assume anch'esso un ruolo marginale rispetto al passato e alle previsioni normative del passato. Perché avviene questo? E' una domanda che mi pongo perché non riesco a trovare una risposta esauriente. Il contenuto dell'articolo 2 è molto chiaro, cioè vi è un esproprio di funzioni di questo organo da parte della Giunta regionale. Se questo dovesse portare a una prevalenza del ruolo politico rispetto ad altri ruoli, in termini generali, cioè come capacità di centrare l'interesse generale dei territori e quindi della nostra regione, potrebbe essere positivo, però sul piano politico la maggioranza si limita a prevedere delle norme in termini astratti, senza dare una spiegazione, che è quella che poi rimane agli atti come attestazione della volontà, del ragionamento che sta alla base di queste norme. Io credo che anche sotto questo aspetto rimangano dei punti interrogativi, poi può darsi che il prosieguo della discussione possa chiarire i dubbi e sollevarci da queste perplessità.
Ecco perché rivolgo in questa sede, ripeto, preannunciando il mio voto contrario, l'invito a una maggiore partecipazione della maggioranza alla discussione, proprio per convincerci che probabilmente il nostro punto di vista non è così come noi lo vogliamo interpretare, ma invece ci sono delle argomentazioni a favore della tesi della previsione normativa. Ma non c'è dubbio che i tempi si allunghino, si allunga il periodo dell'abolizione dei vincoli e io mi chiedo cosa succederebbe se dopo quel lasso di tempo che…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Amadu. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Nel dichiarare il mio voto contrario all'articolo 2, come sempre voglio fare una piccola considerazione, anche alla luce degli elementi che sono emersi dagli interventi. E' l'1 e 38 dell'ottavo giorno di dibattito, dopo aver discusso e votato i tre emendamenti al titolo, i dodici emendamenti all'articolo 1 e i quindici emendamenti all'articolo 2, se non ricordo male è così, e siamo ancora qui in aula, in un alternarsi di possibilità di dialogo e improvvise chiusure, a discutere su una legge chiave per la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio della Sardegna. Non vorrei che per una presa di posizione preconcetta la maggioranza, pur condividendoli, non avallasse alcuni correttivi necessari a questa legge.
Entrando nello specifico, l'articolo 2, recante per titolo "Piano paesaggistico regionale - Procedure", ripropone in chiave, se vogliamo rivisitata, potremmo dire anche molto rivisitata, l'articolo 11 della legge regionale la numero 45 del 22 dicembre 1989. L'intento che, con gli emendamenti presentati a questo articolo, si voleva portare avanti, ma soprattutto si voleva portare all'attenzione del Consiglio e della Giunta, si può esplicare attraverso una pluralità di osservazioni che sono però tra loro collegate da un filo comune. Con questi emendamenti si voleva restituire al Consiglio regionale la prerogativa di legiferare, di potersi esprimere in merito al Piano paesaggistico regionale. L'apporto che deriverebbe dal confronto in Aula, frutto delle diverse istanze della maggioranza e della opposizione, comprese quelle forze politiche che, come hanno fatto notare oggi alcuni colleghi, non hanno trovato pari rappresentanza in Commissione, potrebbe essere sicuramente più proficuo e più adeguato. Questo articolo non ripone in capo al Consiglio regionale la facoltà di esprimersi in merito a uno strumento normativo che, come già evidenziato, riveste un ruolo fondamentale affinché il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato e non ristabilisce un rapporto tra le competenze e le prerogative che sono in capo all'Esecutivo e quelle che devono essere in capo al Consiglio regionale. Questo articolo, oltre a non rimarcare la necessità di riequilibrare i rapporti e le funzioni dei soggetti demandati alla pianificazione del territorio, non riconosce un ruolo fondamentale a un organo tecnico competente in materia, il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica.
Non solo: sono tagliate fuori le autonomie locali dalla possibilità di contribuire alla pianificazione del territorio regionale, le norme che disciplinano le procedure di predisposizione del Piano non tengono conto in nessun caso del contributo dei comuni, è stata bocciata la rivalutazione del Consiglio regionale, non sono state accolte le proposte sulla tempistica prevista al comma 2 della novella, finalizzate a consentire a chiunque di presentare osservazioni al Piano.
Per quanto riguarda l'articolo 2, come opposizione siamo particolarmente insoddisfatti. A livello personale apprezzo però i segnali giunti dalla maggioranza, come la riduzione dei tempi, da sei a tre mesi, per l'esposizione al Consiglio delle linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico regionale.
La mia speranza è che ci sia una reale e seria apertura a un dialogo costruttivo in quest'Aula, per dotare la nostra Isola e le sue comunità di uno strumento urbanistico di riferimento che consenta lo sviluppo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io intervengo in base all'articolo 86 del Regolamento del Consiglio, a nome dei consiglieri Sanciu, Sanna, Artizzu e Amadu, per porre una questione sospensiva che ora cercherò di motivare. Noi riconosciamo perfettamente alla maggioranza il suo ruolo, non siamo come l'onorevole Selis, che pur avendo preso un terzo dei voti del suo concorrente per cinque anni ha continuato a dire che aveva vinto lui! Noi riconosciamo di aver perso, però quando volete fare le sfide, voi che avete la Ferrari - mentre noi abbiamo la 112 Abart - scegliete di percorrere l'Autostrada del sole non la Tempio-Oschiri! Venire in Consiglio per sfidare noi con un Regolamento che tutela solo le minoranze credo che sia un'impresa ardua e quasi impossibile. Quindi se noi continuiamo così, e adesso cerco di non scherzare più, arriviamo a Ferragosto e non abbiamo nessuna paura di arrivarci, sia ben chiaro.
Chiedo pertanto che il provvedimento, onde evitare di perdere tempo e stare qua…
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, ponga la questione.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Chiedo che il testo unificato in discussione sia rinviato in Commissione e che ogni Gruppo si pronunci e poi l'Aula decida.
PRESIDENTE. Bene, la questione sospensiva non è proponibile adesso, perché siamo in fase di votazione e non di discussione, semmai la riproporrà più tardi.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Legga bene il Regolamento.
PRESIDENTE. Sì, io l'ho letto.
(Interruzione del consigliere Biancareddu)
PRESIDENTE. Infatti la discussione è tanto entrata nel merito che siamo nella fase di votazione. Quando ci sarà una discussione, lei sa come il Regolamento…
(Interruzione del consigliere Biancareddu)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Biancareddu. Lei sa benissimo che cosa il Regolamento intende per discussione, quindi potrà riproporre la questione sospensiva quando saremo nella fase prevista dal Regolamento, cioè della discussione.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Bene, allora parlo per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Bene, ci ha fatto perdere un minuto e mezzo, però non fa niente. Prego, onorevole Biancareddu.
(Interruzioni)
BIANCAREDDU (U.D.C.). Io mi rimetto sportivamente alle interpretazioni che dà la Presidenza, non le contesto come fanno altri. Quindi adesso ritorniamo alle dichiarazioni di voto.
Io voterò contro l'articolo 2, perché palesemente in contrasto con il principio di legalità che deve sovrintendere ai lavori di quest'Aula, soprattutto nella predisposizione dei disegni di legge. Il principio di legalità esprime l'esigenza che l'amministrazione sia assoggettata alla legge, anche se esso nella sua accezione più lata è applicabile non soltanto all'amministrazione bensì a qualsivoglia potere pubblico. Contrarie ai principi di legalità storicamente erano le monarchie assolute, cioè quelle che si facevano le leggi e se le applicavano da sole. Io credo che ormai, vista anche l'ora tarda…
(Interruzioni
No, la confusione non è grande, onorevole Pirisi, ognuno ha il suo ruolo.
(Interruzioni dei consiglieri Pirisi e Secci)
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, questo è un modo per prolungare i lavori? Se pensiamo al fatto che è l'1 e 47 e che l'onorevole Biancareddu ha bisogno di tempo per sviluppare il suo ragionamento lo lasciamo intervenire per i cinque minuti consentiti. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Il principio di legalità è uno dei principi cardine del diritto amministrativo, insieme a quello di imparzialità, di buon andamento e di efficienza. Credo che questa legge, per come è stata frettolosamente approvata dalla Commissione, non corrisponda a questi canoni. Va beh, Presidente, ho finito. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io esprimo un voto contrario all'articolo 2 e motivo questa contrarietà con il fatto che i numerosi contributi (e non le perdite di tempo) che abbiamo cercato di dare a questo articolo sono stati tutti o quasi tutti sonoramente cassati. Per quanto riguarda il comma 4 della novella, per esempio, laddove noi chiedevamo la soppressione totale del comma, ci è stato detto no senza alcuna discussione; sul comma 2 della novella, laddove chiedevamo uno slittamento di soli quindici giorni e non di due mesi, ci è stato detto no senza alcuna discussione; sul comma 3 della novella chiedevamo, senza stravolgerne assolutamente il testo, di modificare con alcune semplici parole ma ci è stato detto no senza discussione; con l'emendamento numero 48, sempre al comma 3 della novella, chiedevamo un prolungamento dei termini di quindici giorni e ci è stato detto no senza discussione; l'emendamento numero 47 al comma 4 della novella, con cui chiedevamo che fosse il Consiglio regionale, sentita la Commissione consiliare competente in materia urbanistica, a esprimersi sul PPR, quindi chiedevamo di lavorare ancora di più, è stato sonoramente bocciato senza discussione. E così via anche per gli emendamenti numero 49, 52, 53, 57, fino all'emendamento numero 1.
Avrei votato l'articolo 2 sicuramente in maniera diversa laddove l'atteggiamento assunto dalla maggioranza sull'emendamento numero 42, che poi ha scatenato anche altre considerazioni che sono state accolte dalla Giunta e dalla maggioranza, avesse interessato anche gli altri emendamenti. Forse ci sarebbe convenuto iniziare dall'ultimo emendamento piuttosto che dai primi, probabilmente i ragionamenti sarebbero stati diversi. E vista l'apertura che mi pare di avere intuito da parte dell'onorevole Cugini, iniziata appunto con l'emendamento 42 e che potrebbe motivarsi forse in maniera più esplicita nella discussione degli articoli seguenti, auspico che si prosegua così come abbiamo forse finalmente introdotto con l'ultimo emendamento in discussione, piuttosto che con i primi dieci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). Signor Presidente, colleghi, l'articolo 2, sul quale preannuncio il voto contrario, è quello che governa le procedure del Piano paesaggistico regionale e in materia di procedure (non lo dico per il collega Biancareddu) l'articolo 64 del Codice di procedura penale prevede quello che normalmente il giudice fa nei confronti dell'indagato, quando, nel dargli la facoltà di rispondere o di non rispondere, lo avverte che nel caso risponda le cose che dice potranno essere usate contro di lui. Dico questo per fare un richiamo ai colleghi e a me stesso, al fine di rendere questo dibattito possibilmente fruttuoso. Perché? Perché occorrerebbe magari nella riforma prossima del Regolamento consiliare introdurre questo articolo, e il Presidente dell'Assemblea dovrebbe ricordare a qualsiasi consigliere che deve rimanere nel tema del discorso. Lo dico perché penso che nonostante siano le due del mattino forse questo sforzo oratorio prolungato riuscirà a trovare uno sbocco nella direzione che in molti in quest'Aula si augurano, ma che purtroppo forse in pochi tentano di attuare, cioè uno sbocco di collaborazione, che non si riesce a raggiungere nemmeno sull'articolo 2, che riguarda le procedure. Quando le procedure sono dettate da tempi e ritmi legislativi che di fatto escludono il processo di partecipazione alla pianificazione paesaggistica, cioè gli interessi diffusi, gli interessi delle categorie, gli interessi dei singoli, il coinvolgimento delle categorie economiche e sociali è ridotto alle forme di pubblicità previste per legge.
Abbiamo denunciato, nella discussione generale e in sede di votazione dei precedenti commi, che per tempismo, metodo e impostazione manca la partecipazione generale a uno strumento così importante, che è lo strumento cardine non solo del governo del territorio, ma anche del governo economico della Sardegna per i prossimi anni. E quando manca la volontà di voler far partecipare tutti, in primo luogo il Consiglio regionale, vuol dire che l'impostazione, a modesto avviso di chi vi parla, è sbagliata.
Le aperture che sembra arrivino da qualche parte non bastano, perché quando una parte politica, che rappresenta, anche numericamente, una cospicua fetta degli interessi diffusi e legittimi dei sardi, viene esclusa totalmente e concretamente dal processo di pianificazione futura, vuol dire che la Sardegna sta perdendo il treno della concertazione e della partecipazione di tutti i sardi a quello che è uno strumento fondamentale. Noi rappresentiamo mi pare il 40 o 45 per cento dei sardi e crediamo che il 40 o il 45 per cento dei sardi dovrebbe essere tenuto in maggiore considerazione per le istanze che portiamo avanti, per le cose serie che abbiamo detto fino adesso e anche perché il provvedimento di legge e le procedure che governano lo stesso all'articolo…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Annuncio il nostro voto contrario all'articolo 2, questa importante normativa che non costituisce di certo il cuore del provvedimento e che rischia di divenire un insieme di occasioni perdute. Restano fuori della porta alcuni grandi temi e alcune grandi richieste che noi avevamo avanzato: una maggiore partecipazione delle autonomie locali, il coinvolgimento della Conferenza Regione-enti locali, una maggiore trasparenza in ordine alle procedure di pubblicazione e di pubblicità del provvedimento e tempi più congrui anche per quanto riguarda la tutela dei diritti dei soggetti che vengono coinvolti.
Al di là di questo avevamo pure mosso una critica un po' più ampia all'articolo 2, proprio perché ha un limite abbastanza grosso, quello di diventare uno strumento normativo che di fatto è il presupposto di una riforma più ampia, che riguarda quel modello turistico verso il quale vogliamo andare e che però è ancora incognito, non definito, di cui non si conoscono gli elementi compositivi. Tutto questo però, noi pure l'avevamo riferito, è dentro un campo di legittimità, nel rispetto del ruolo di una maggioranza che ha la responsabilità di governare e di una opposizione che ha la pretesa di contribuire a migliorare nella maniera massima possibile questo strumento che oggi si sta creando.
Quindi quando ci si rivolge l'invito ad avere un po' di buona volontà mi sovviene una delle pagine più belle del Vangelo: "Beati davvero gli uomini di buona volontà". In questo caso noi dobbiamo costruire e forse esiste davvero la possibilità di convergere su alcune cose chiare. Onorevole Cugini, noi le cose chiare le abbiamo dette anche in maniera sintetica. Una di queste è la centralità dentro un equilibrio diverso rispetto a quello che si sta costruendo oggi con l'articolo 2, ma bisogna riconoscere che può essere molto utile percepire anche la politica dei piccoli passi. Il ruolo del Consiglio regionale, oltre alla conoscenza dei fatti, perché così era prima, oggi contempla anche la capacità di espressione e credo che questo non possa non incoraggiarci verso un percorso che in pochi giorni, e non a Capodanno o a Ferragosto, come qualcuno ha detto, potrebbe sortire un risultato utile.
Quali altre condizioni e quali altre cose noi stiamo chiedendo? Innanzitutto si è detto che mancava, propedeutico a questo provvedimento, uno studio sull'impatto occupazionale, lo hanno detto anche i sindacati. Abbiamo pure detto che bisogna rendersi realisticamente conto di che cosa significhi soprapporre i vincoli edificatori per un periodo sicuramente molto ampio, di alcuni anni, in una parte rilevante del nostro territorio. E questo…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). L'articolo 2, per amore della verità, è l'articolo fondante per quanto riguarda le procedure. Io ho notato che, in effetti, ci sarebbe potuta essere da parte della maggioranza una maggiore elasticità. Non voglio citare in dettaglio, come ha fatto qualche collega, ogni emendamento che non è stato approvato, ma devo dire che non è mai successo che di centinaia di emendamenti, anche se noi ne abbiamo al momento esaminato soltanto trenta, non ce ne sia stato uno che andasse bene. Perlomeno si cerca sempre, con un minimo di confronto e apportando qualche modifica, di giungere all'approvazione, come è stato fatto nel caso di un emendamento discusso stasera.
Credo che la discussione sia tutta incentrata sulla tempistica e soprattutto sul ruolo marginale - è stato già detto e non intendo ripeterlo, sarò anzi molto rapido e non utilizzerò i cinque minuti per intero - riservato, per esempio, al CTRU, che è un organo tecnico, in parte eletto dal Consiglio, e che peraltro, essendo proprio l'organo tecnico della Giunta, poteva per questo esercitare un ruolo magari più importante. Noi però che cosa abbiamo fatto stasera? Vedete, se avessimo fatto quello che noi avevamo suggerito, e cioè esaminare prima l'assestamento di bilancio, avremmo potuto approvare il relativo disegno di legge tre giorni fa e forse abbiamo fatto male a non seguire questa strada perché probabilmente oggi non ci troveremmo in questa situazione. E qual è la situazione odierna? C'è un numero, il 24, relativo a un giorno al quale ognuno annette un'importanza forse superiore a quella che realmente ha. Voi sostenete che noi non possiamo dipendere da un organo giudiziario, a questo punto noi ci troviamo in una situazione tale per cui diciamo: "Aspettiamo anche questo giudizio", fermo restando che in qualsiasi caso esso non determinerà niente e si andrà avanti per cercare di risolvere la situazione in modo dinamico, e non come stiamo facendo visto che il Regolamento attuale frena e smorza qualsiasi nostra iniziativa.
Vedete, ve l'ho detto prima, per noi è una situazione defatigante, sotto certi aspetti divaricante, che crea una serie di disagi al personale e un po' a tutti, in cui alla fine basta che uno si distragga e magari si chiede il voto, ci si fa dispettucci a vicenda. Io credo che sia legittimo tutto, ma di fatto in quattro ore e dieci minuti abbiamo approvato un solo emendamento (tranne i tre votati alla ripresa dei lavori, che pure sono stati approvati in modo regolare). Nei limiti che sono previsti esamineremo un altro emendamento, quindi queste cinque ore di discussione avranno prodotto l'esame di due emendamenti! Continuando così è evidente che facciamo del male a noi stessi.
Qualche segnale c'è stato, io credo che la notte porti consiglio, e certamente superando qualsiasi tipo di difficoltà, se voi voleste aderire con impegni ovviamente improntati alla correttezza e soprattutto alla lealtà reciproca, l'unico sbocco che abbiamo, se non vogliamo perdere tempo, è quello che noi abbiamo proposto all'inizio, cioè l'inversione dell'ordine del giorno, che non è una sconfitta per nessuno, ma certamente contribuirebbe a far sì che entro la fine del mese i due provvedimenti siano esitati. Chiaramente voterò contro l'articolo 2.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Oppi. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Non ho niente di particolarmente importante da dire se non che condivido molte delle cose che sono state dette in questa serata. Voterò a favore dell'articolo 2 perché è un articolo di una buona legge; una buona legge che poteva e può ancora essere migliorata in quest'Aula, ma in maniera diversa.
E' una legge a cui questa Giunta tiene molto, con convinzione; non è una legge sulla quale non abbiamo ragionato, è una legge sulla quale invece abbiamo ragionato tanto, sulla quale abbiamo inventato molto poco, nella cui costruzione abbiamo cercato di riferirci quanto più possibile a situazioni analoghe del passato. Questo vale per il limite dei duemila metri, vale per l'articolo 11 della legge 45 e per molte altre cose che sono contenute in questa legge, soprattutto per quanto riguarda le procedure. Abbiamo inventato pochissimo, forse niente. Abbiamo mantenuto una promessa fatta in campagna elettorale, non solo perché era appunto una promessa, e molte volte capita di fare promesse che poi non vengono mantenute, ma perché pensiamo che questa legge sia fondamentale per il futuro della Sardegna e sia importante questo atteggiamento verso il nostro patrimonio ambientale.
Fino a tre anni fa abitavo nel centro storico del mio paese, un centro storico che non esiste più e che stiamo cercando di ricostruire. Tanti di noi vengono dai paesi e hanno in mente che cosa erano i centri storici dei nostri paesi. Tutti noi sappiamo con quanta facilità essi sono stati distrutti nel segno del nuovo, del progresso, della libertà di fare, della volontà di costruire, della potenza del cemento, dei geometri, degli ingegneri, sulla base di poche garanzie. Però i centri storici non esistono più: uno può andare a Desulo o a Fonni, per esempio, e rendersi conto di cosa sono diventati; può andare a Orgosolo, a Nuoro, nei centri storici di tutti i nostri paesi e vedere lo scempio che siamo stati capaci di creare negli ultimi trent'anni! Forse, se ci pensiamo un po', comprendiamo anche quanto importante sarebbe per questa Sardegna, per l'economia che conosciamo oggi, per le possibilità che abbiamo in questo mercato sempre più difficile per noi, che quei paesi avessero mantenuto il carattere, l'anima, l'urbanistica e l'architettura originali. I centri storici, appunto, potessimo riaverli! Sarebbero più o meno importanti di cento, duecento, trecento o cinquecento milioni di euro? Io credo che sarebbero più importanti, sarebbe un patrimonio importantissimo sul quale oggi la Sardegna potrebbe contare.
Quello che potrebbe accadere nei prossimi vent'anni, se non ci mettiamo mano subito, sì con regole rigide, con vincoli forti, alle coste che sono una parte certo fondamentale e preziosissima del nostro ambiente è ancora peggio. Per questo non sono nulla dodici mesi, non sono nulla diciotto mesi, non sono nulla ventiquattro mesi. Noi peraltro abbiamo modificato l'articolo 11 della legge 45 per stare nei diciotto mesi, anziché nei ventiquattro o ventisette mesi come precedentemente previsto, perché non è per i prossimi cinque anni che stiamo lavorando. Vorrei dire che è per i prossimi cinquecento anni, perché se le salviamo oggi le nostre coste magari le conosceranno anche tra cinquecento anni; se non le salviamo oggi non le conosceranno nemmeno fra cinquant'anni. E se non è per cinquecento anni che stiamo lavorando è almeno per cento anni, per duecento! E' questa la prospettiva: fermarci oggi prima che sia troppo tardi.
Ecco perché non cambieremo questa legge, non la cambieremo per questo motivo,, perché non è di una cosa da poco che stiamo parlando; stiamo parlando di cosa sarà la Sardegna fra qualche centinaio di anni. Mi piacerebbe che tra dieci generazioni ci fosse ancora la possibilità di conoscere il mare, le spiagge, l'ambiente.
PRESIDENTE. Presidente, prego concluda.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Per questo non cambieremo questa legge.
Se mi date un altro secondo, visto che sono stato spesso chiamato in causa, vorrei dire che ho stentato a parlare per cercare prima di capire questo Consiglio, per cercare di capire che cos'è che ci sta portando a negare così totalmente il Consiglio, il parlamento dei sardi come qualcuno ogni tanto lo chiama. Questo Consiglio che diciamo di voler difendere lo stiamo totalmente negando, annullando; stiamo negando il Consiglio, stiamo negando le regole della democrazia, io credo, con un Regolamento vecchio, che presto cambieremo. Non dimentichiamoci che in un altro Parlamento, in Italia, nelle scorse settimane, in tempi più brevi di quelli che forse utilizzeremo noi per questa legge, è stata cambiata quasi la metà della Carta costituzionale italiana, a maggioranza!
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ARTIZZU, SANCIU, SANJUST, LOMBARDO, LIORI, BIANCAREDDU, LA SPISA)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
Rispondono sì: il Presidente SPISSU - ADDIS - AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - IBBA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CONTU - LADU - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 48
Contrari 14
(Il Consiglio approva).
Colleghi, chiedo scusa per i secondi perduti. Per l'utilità dei nostri lavori e per evitare che si prosegua in modo faticoso, penso sia utile che ci fermiamo a questo punto e che riprendiamo la seduta domani mattina. Abbiamo bisogno anche di consentire al personale di ripristinare le energie necessarie per affrontare la giornata di domani. La seduta è tolta ed è aggiornata a domani alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 2 e 17 di mercoledì 10 novembre.
Allegati seduta
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 9 e 37.
ORRU', Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 5 novembre 2004, che è approvato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORRU', Segretario:
"Interrogazione CHERCHI Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione pubblica per l'affidamento a tempo determinato di incarichi di collaborazione a laureati presso l'Assessorato dei trasporti". (65)
"Interrogazione LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di caos presso l'Azienda USL n. 1 di Sassari". (66)
"Interrogazione CUCCA - BIANCU - ADDIS - CUCCU Giuseppe - COCCO - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI, con richiesta di risposta scritta, sulla urgente necessità di completamento dei lavori di ristrutturazione dell'edificio del Palazzo di Giustizia di Nuoro". (67)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 8. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente, intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento presentato dai colleghi Pisano, Cassano, Dedoni e Vargiu. Ancora una volta, forse l'ultima, anzi sicuramente l'ultima, viene riproposta la necessità che il Consiglio regionale non venga trasformato in un ufficio chiamato a ratificare le decisioni altrui. La volontà degli emendatori è quella di eliminare, prima delle parole "trasmissione al Consiglio regionale del Piano paesaggistico regionale", le parole "adozione da parte della Giunta regionale".
E' evidente ciò che i presentatori di questo emendamento hanno voluto sottolineare ancora una volta, e cioè il fatto che il potere legislativo del Consiglio regionale non può essere messo in discussione e per questo motivo tutte le istanze che sono pervenute sui termini della pubblicazione hanno necessità di essere trasmesse al Consiglio regionale. Crediamo che questo sia un passaggio importante della norma che stiamo esaminando, perché è evidente, ed è stato più volte richiamato in quest'aula, che il Consiglio regionale nella materia della pianificazione territoriale regionale e nella subordinata pianificazione paesaggistica regionale ha un compito primario che gli è riconosciuto dallo Statuto e da una prassi istituzionale consolidata, secondo la quale l'Assemblea parlamentare è chiamata al principio e alla potestà di indirizzo su tutte le partite della pianificazione.
Ed è altresì evidente che questo emendamento ripropone con forza l'esigenza che il Consiglio regionale, per quanto riguarda la procedura che è stata più volte richiamata durante l'esame della norma, possa avere quel potere di indirizzo che purtroppo in tutto il testo di legge è stato disatteso e dimenticato, riducendo lo stesso Consiglio regionale, nei passaggi che vedremo anche dopo, a un mero ufficio "passacarte" e cancellando, in tutto o in parte, forse più in tutto che in parte, i poteri che gli derivano dall'essere un'assemblea parlamentare.
Noi voteremo quindi a favore di questo emendamento, perché riteniamo che si debba in tutti i modi riaffermare il ruolo del Consiglio regionale. Se questo non dovesse essere, così come abbiamo colto nelle dichiarazioni rese più volte dai colleghi della maggioranza, è evidente che saremo di fronte a una sottrazione dei poteri del Consiglio regionale e la pianificazione paesaggistica e territoriale assumerà la veste di un piano aziendale approvato da un consiglio di amministrazione, che non solo non esercita le azioni di tutela ambientale, ma può fare, senza nessun tipo di controllo da parte dell'Assemblea regionale, tutto ciò che meglio ritiene. Tutte le pressioni, non soltanto da interessi privati, possono essere raccolte in quell'indirizzo.
Io vorrei ricordare qui che il Piano paesaggistico regionale non individua le aree a seconda delle esigenze territoriali, ma è un indice di categorie e come tale è indispensabile creare le condizioni perché esso possa davvero trasformarsi in uno strumento di partecipazione anziché essere solamente il risultato di una mera decisione di un consiglio di amministrazione.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole La Spisa, chiederei ai colleghi di aiutare la Presidenza a fare in modo che sia data la facoltà di parlare a tutti coloro che intendono intervenire. Invito pertanto i colleghi a iscriversi per le dichiarazioni di voto prima che l'ultimo oratore concluda il suo intervento, perché una volta che la Presidenza avrà indetto la votazione si procederà in tal senso e non saranno accettate altre iscrizioni.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà. Chiedo ai colleghi che sono in aula e volessero intervenire di iscriversi a parlare prima che l'onorevole La Spisa termini il suo intervento.
LA SPISA (F.I.). Credo che sia giusto e opportuno fare una verifica della presenza dei colleghi in aula, perché non mi sembra che ci sia il numero legale, quindi chiedo che venga verificato.
PRESIDENTE. Quindi sta chiedendo una verifica del numero legale?
LA SPISA (F.I.). Sì.
PRESIDENTE. Chi appoggia la sua richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, OPPI, CAPPAI, PILI.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BIANCU - CAPPAI - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GIAGU - LA SPISA - LAI - LICHERI - MARROCU - OPPI - ORRU' - PILI - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Franco - VARGIU.)
PRESIDENTE. Sono presenti 22 consiglieri, compresi i consiglieri Pili e Oppi che hanno chiesto la verifica. Non essendoci il numero legale sospendo per trenta minuti la seduta, che riprenderà alle ore 10 e 17.
(La seduta, sospesa alle ore 9 e 47, viene ripresa alle ore 10 e 20.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Onorevole Pili, su che cosa intende parlare?
PILI (F.I.). Presidente, intendo reiterare la richiesta di verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, OPPI, CAPPAI, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CAPPAI - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIORICO - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - OPPI - ORRU' - PILI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - VARGIU.)
PRESIDENTE. Sono presenti 37 consiglieri, compresi i consiglieri Cappai, Pili, La Spisa e Oppi, che hanno chiesto la verifica. Non essendo presente il numero legale, sospendo per mezz'ora la seduta, che riprenderà alle ore 10 e 52.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 22, viene ripresa alle ore 10 e 52.)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 48. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Non importa, Presidente, anche se avete accelerato questa votazione evitando di verificare se qualche consigliere intendeva avanzare qualche richiesta, abbiamo comunque recuperato più di un'ora e mezzo rispetto alla tabella di marcia, perché evidentemente i colleghi della maggioranza hanno ritenuto di riposare un po' di più stamane per prepararsi la nottata.
L'emendamento numero 48 introduce anche in questo caso la possibilità di stabilire un tempo più congruo, più rispettoso della procedura di partecipazione dei cittadini al ruolo fondamentale della pianificazione territoriale regionale e, in particolar modo, di quella paesaggistica. Un termine, quello introdotto da questo comma, che riguarda la pubblicazione all'albo pretorio per circa quindici giorni. Termine di quindici giorni assolutamente mai utilizzato nemmeno per il più piccolo e marginale piano attuativo comunale. Quindi è assolutamente impensabile che il termine di pubblicazione di quindici giorni all'albo pretorio sia accettabile.
Questo emendamento, che sottoponiamo all'attenzione e al voto dell'Aula, con il mio personale voto favorevole, ha l'intento di raddoppiare il termine portandolo a trenta giorni, nel quadro dell'azione che abbiamo riproposto, e cioè sottrarre tempi inutili alla burocrazia regionale, tempi assolutamente eccessivi rispetto al termine di predisposizione delle linee di indirizzo, inizialmente indicato in sei mesi, ma la Giunta ha dichiarato di voler accogliere un emendamento che riduce tale termine a tre mesi.
La dimostrazione che se c'è disponibilità, riconoscendo che sei mesi rappresentano il 50 per cento del tempo utile per predisporre gli stessi piani territoriali paesaggistici, il termine di un anno può assolutamente essere ridotto. Diciamo questo perché la volontà di presentare all'Aula le linee di indirizzo sei mesi dopo l'approvazione di questa legge ha un significato ben preciso: se è corretta l'interpretazione temporale vuol dire che la Giunta avrebbe già prodotto il 50 per cento del lavoro e che evidentemente la presentazione delle linee di indirizzo sarebbe non soltanto inutile, ma priva di qualunque concreto contributo del Consiglio regionale alla elaborazione definitiva del Piano paesaggistico regionale.
Quindi la proposta di portare da quindici a trenta giorni il termine di pubblicazione non può non trovare un accoglimento ragionevole da parte del Consiglio regionale, come abbiamo chiesto più volte.
In questo stesso comma si registra un aspetto assolutamente preoccupante per quanto riguarda il potere legislativo, perché si prevede che la Giunta trasmetta il PPR al Consiglio regionale nonché ai Comuni, due poteri di pari grado costituzionale ma con funzioni diverse rispetto al Piano paesaggistico. La prima, quella del Consiglio regionale, dovrebbe essere di indirizzo e quindi legislativa e l'altra, quella dei Comuni, è una funzione esecutiva e quindi attinente all'applicazione del Piano. Noi votiamo a favore, quindi, perché anche in questa occasione non si è tenuto conto del ruolo del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signori della Giunta, colleghi, riprendo il pensiero che ho espresso ieri sera per cercare di dare il mio modesto contributo, ritengo positivo, a questo disegno di legge, spiacente solo che malgrado la buona volontà e malgrado la buona fede mia e anche degli altri colleghi, questa azione politica sia inserita, in questo momento contingente, in un contesto che vede l'opposizione arroccata su un'azione ostruzionistica, chiamiamola così, ma io non la considero tale, perché ritengo che l'opposizione stia facendo la sua parte.
Detto questo, già ieri abbiamo detto, in relazione a un altro comma, che giustamente i comuni, ma principalmente i cittadini, hanno la necessità di avere il tempo di visionare, di esprimersi e quindi poter presentare i ricorsi e le istanze al Comune e alla Regione una volta esaminato il P.U.C. o il Piano paesaggistico regionale che deve essere nei vari comuni affisso agli albi pretori.
Oltre a me altri consiglieri qui presenti, che sono stati o sono ancora amministratori comunali, sanno perfettamente che questo è un termine molto ma molto riduttivo, e non è che si voglia da una parte accorciare, come è stato detto ieri, e dall'altra allungare i tempi di approvazione della legge. No, ci sono tempi che sono necessari ai cittadini, che sono i primi attori attivi e passivi delle scelte urbanistiche, per poter esprimere il loro diniego o il loro assenso sul Piano paesaggistico e, credetemi, quindici giorni di pubblicazione all'albo pretorio non sono niente, l'esperienza lo insegna, specialmente nei piccoli comuni, ma credo dappertutto. E data anche, come ho detto ieri, la mancanza quasi totale di approccio a questo tipo di elaborato importantissimo per lo sviluppo socioeconomico di ogni centro urbano, poiché la gente, anche nei centri grossi, dà uno sguardo all'albo pretorio quando va a chiedere un certificato o altre cose personali, ecco allora che i quindici giorni di pubblicazione diventano un tempo abbastanza ristretto. Il termine di trenta giorni senz'altro darà la possibilità ai Comuni e alla Regione di affermare che, comunque sia, i tempi di esposizione sono stati sufficienti; se poi in un mese, chiaramente previa sufficiente informazione, il cittadino non si premura di visionare o farsi spiegare se le norme riguardano un suo bene o un suo diritto, allora chiaramente non si potrà dire che i tempi per prenderne visione sono stati ristretti. Questa è una cosa logica e credo che l'emendamento numero 48, al di là di tutto quello che si può dire, debba essere senz'altro accolto dalla maggioranza, perché di fatto non è teso ad allungare il brodo, questa è la sacrosanta verità, ma a dare ai cittadini il tempo necessario per potersi esprimere. Ecco perché esprimo su di esso parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io credo che l'emendamento numero 48, sul quale annuncio il mio voto favorevole, sia uno di quegli emendamenti che avrebbero potuto riavvicinare le parti in contrasto in quest'Aula. E' un emendamento, per motivazioni già illustrate da chi mi ha preceduto, che dà la possibilità reale ai cittadini di intervenire nel merito del Piano. E' vero, quindici giorni di esposizione all'albo pretorio sono una garanzia, ma realisticamente non è possibile che un cittadino possa così poco tempo esaminare un atto di tale complessità e importanza. E d'altronde l'emendamento proposto per portare a trenta giorni il tempo di esposizione non credo che modifichi sostanzialmente l'intento del legislatore e della Giunta, di approvare in tempi celeri e certi il disegno di legge. Non modifica sostanzialmente, allora se è vero che si vuole discutere in Aula, nel luogo deputato alla soluzione di un problema che da giorni abbiamo, cioè la mancanza di dialogo, discutiamo nel merito degli emendamenti e dell'articolato. Nel merito, io mi chiedo che cosa sostanzialmente modifichi, nell'impalcatura della legge, consentire ai cittadini di esprimere il proprio parere. Mi sembra un atto di correttezza e di democrazia. Certo, non credo che ci sia molta disponibilità nei confronti di questi emendamenti da parte dei colleghi di maggioranza, la cui disponibilità a discutere seriamente nel merito dell'articolato e degli emendamenti viene annunciata a parole, però essi rifuggono e sfuggono al confronto di merito. Poi, magari, stasera ci ritroveremo a discutere del fatto che molti colleghi sono intervenuti fuori tema, che non si è parlato seriamente della legge, e non mi sembra questo il caso, perlomeno per quanto riguarda i primi emendamenti illustrati. Poi ci sarà sempre chi avrà modo di giudicare l'operato degli altri in maniera del tutto superficiale, magari arrivando a lavori iniziati, dopo averci fatto perdere un'ora e mezzo e dicendo che noi vogliamo continuare con l'ostruzionismo. Io invito realmente il Presidente della Commissione, i componenti della Commissione, la Giunta e i colleghi tutti, a dire quali sono le motivazioni per cui sostanzialmente la legge viene modificata se si prevedono trenta giorni di esposizione all'albo pretorio, già previsti tra l'altro dall'articolo 11 della legge 45, che voi state modificando, e negli emendamenti numero 42 e 1. Noi siamo disponibili ovviamente, riteniamo opportuno abbattere i tempi di discussione, perciò non si tratta di una conquista di tempi a favore o a sfavore di qualcuno, è semplicemente la volontà di consentire ai cittadini l'esercizio democratico delle loro osservazioni. Noi tutti sappiamo che quindici giorni non sono sufficienti, nello stesso articolo 11 della legge 45 è previsto, ripeto, che il termine sia di trenta giorni, quindi perché modificare proprio questa previsione che sostanzialmente dà una possibilità democratica maggiore al cittadino?
Invece sui termini inerenti alla burocrazia della stessa amministrazione regionale interveniamo, tant'è che proponiamo di ridurli da sei a tre mesi, ma non scarichiamo le responsabilità delle nostre lungaggini sui cittadini, che hanno tutto il diritto di fare le proprie osservazioni a ragion veduta e dopo un'analisi attenta degli atti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevoli colleghi, vorrei iniziare con una storiellina realmente successa, mi dispiace che non sia presente l'onorevole Randazzo, perché è un fatto che è capitato ad Aritzo. Un disturbatore della rivendita di vino locale Su Tzilleri, dopo insistenti richieste di andar via da parte degli avventori che si sentivano disturbati alquanto dalla sua attività già fuori della normalità, a un certo punto è stato letteralmente scaraventato fuori dagli avventori e dal barista, proprio mentre sopraggiungevano i carabinieri, i quali nel chiedere spiegazioni hanno capito cos'era successo e hanno cercato di arrestare l'uomo per fargli passare ventiquattr'ore in caserma a smaltire la sbornia. Nel frattempo il solito avventore ritardatario, che della scena non aveva capito granché, rivolgendosi ai carabinieri disse: "Ma ita seis ponindoddu in motu a strappu?", cioè "lo state mettendo in moto a strappo?" Io credo che più o meno sia quello che sta succedendo qui, cioè che questo Consiglio abbia cercato, ieri notte, di darsi una mossa, ossia di rimettersi in moto con una proposta che però mi sembra non abbia avuto grande esito. Se il richiamo alla necessità di produrre, quindi di rimettere in moto la macchina consiliare, e la richiesta di iniziare a lavorare fino a tarda notte, riprendendo i lavori stamattina, hanno sortito questo effetto, credo che l'autista non stia guidando molto bene o che perlomeno ci sia un guasto in tutto il meccanismo. Alla politica trovare la soluzione, però noi dobbiamo ritornare all'argomento in discussione, cioè alla necessità di aumentare il termine di pubblicazione degli atti, ora previsto in quindici giorni, al fine di consentire ulteriori osservazioni, ricorsi e quant'altro. Effettivamente quindici giorni sono molto pochi ed è difficile ripetersi perché l'argomento è lo stesso del mio ultimo intervento di ieri notte, quindi stiamo dialogando tra sordi, non ci si ascolta forse, però è logico, è troppo poco il tempo previsto, ci sono troppe lungaggini per coloro che attendono di vedere riconosciuto un proprio diritto con questa legge. Si impongono dei vincoli inaccettabili che allungano notevolmente i tempi e ciò nonostante abbiamo ragione noi quando diciamo che non è credibile che tutto si possa limitare ai soli due anni previsti da questo testo di legge, perché è un termine realmente troppo ristretto per poter espletare tutto l'iter di approvazione del Piano paesaggistico. E se i tempi sono ristretti, credo che la maggioranza il problema se lo sia anche posto se ha cercato di accorciare intanto i termini della esposizione dei bandi, vuol dire che ha capito la gravità di quello che stava facendo e che le conseguenze potevano essere nefaste.
Riconoscete che avete fatto qualcosa che non va bene, perché se voi stessi avete cercato di ridurre al minimo i tempi, sapete bene che i tempi della politica non sono certi, che non c'è certezza, che esistono i ricorsi al TAR, e su tutta questa vicenda io sono convinto che tra breve il Tribunale amministrativo ci riserverà delle sorprese. Certo, può riservare delle sorprese anche a noi, nel senso che può dare ragione alla maggioranza, ma può anche dare ragione all'opposizione, togliendo alla maggioranza un argomento molto forte di sostegno alle proprie tesi, argomento che , in un prossimo intervento, per non abusare del tempo a disposizione, avremo modo di approfondire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io intervengo molto brevemente per annunciare il voto favorevole all'emendamento in discussione. Come già altri colleghi hanno avuto modo di sottolineare, il tema trattato in questo emendamento non è di poco conto, può apparire insignificante, ma secondo una certa filosofia vi è da parte della pubblica amministrazione in genere sfiducia nei confronti dei cittadini, da cui il termine strettissimo loro concesso per prendere visione di un atto per di più molto complesso. Voglio vedere quale cittadino che non sia un tecnico, un esperto della materia, può rivolgersi agli uffici della Regione per esporre le proprie ragioni, per manifestare i propri intendimenti legittimi in relazione a parti importanti del Piano paesaggistico. Io mi domando se, nel rapporto cittadino-pubblica amministrazione, quindi cittadino-Regione, i termini che stiamo prevedendo siano congrui oppure no. E' vero, sembra assurdo porre l'accento su un aspetto apparentemente marginale di una legge che sotto altri aspetti è disastrosa per l'economia della nostra Isola. Ieri mi ha telefonato un cittadino che possiede una casetta nell'agro di Alghero; dalla chiacchierata telefonica è risultato che questa casa è situata a circa 1800 metri dal mare e che lui si rivolto all'ufficio tecnico del Comune di Alghero per chiedere l'autorizzazione all'ampliamento di una stanza. gli è stato risposto: "No, non si può fare". "Come non si può fare?" Qualcuno gli ha detto: "Legga i giornali, è in corso l'esame di una normativa che prolungherà questa inibizione per almeno diciotto mesi". Questo cittadino, davanti a un funzionario del comune di Alghero, ha detto che in questo modo la Regione induceva il cittadino a ricorrere ad altri strumenti, come l'abusivismo o altro, perché ampliare una stanza di una casa di campagna, nell'agro di Alghero, peraltro una casa preesistente, non causa nessun impatto ambientale particolare. E a quel cittadino stupefatto ho riferito che noi stavamo valutando ogni utile iniziativa per indurre in qualche modo ad approvare una normativa che non incidesse così pesantemente.
Per tornare all'emendamento in esame, si propone di prolungare i termini di quindici giorni; oltre tutto si tratta di termini non ben precisati, può succedere magari che qualcuno spedisca la propria lettera contenente le sue osservazioni per posta anziché portarla a mano, ma se un cittadino del Nord Sardegna che deve presentare un'istanza a Cagliari e non riesce ad arrivare in tempo, cosa fa? Il giorno dopo magari trova l'ufficio chiuso o gli viene detto: "Torni la prossima settimana". I trenta giorni diventano un'inezia rispetto a situazioni di questo genere, figuriamoci quindici giorni!
Quindi ci troviamo di fronte a una legge che in tutti i suoi aspetti presenta delle incongruenze incomprensibili, e allora ogni occasione può essere utile perché noi, come legislatori, assumiamo una decisione più propositiva al di là di quello che può essere il muro contro muro, la contrapposizione maggioranza-opposizione. Io credo, però, che ponendoci nell'ottica delle esigenze preminenti dei cittadini e della comunità, sia possibile raggiungere un accordo su alcuni punti qualificanti, fermo restando che c'è un programma di governo che la maggioranza ha sottoposto agli elettori e a cui si sente vincolata, per carità. E' noto il mio pensiero anche sotto altri aspetti, ma non è questo il momento per parlarne, credo però che, valutate le conseguenze, il legislatore abbia il dovere, al di là degli schieramenti politici, di trovare soluzioni che abbiano un impatto il meno negativo possibile sulla pubblica opinione, soprattutto sugli operatori dei settori economici interessati. E davanti a questo cittadino di Alghero che doveva ampliare una stanza si trova costretto probabilmente a commettere un abuso. Io mi pongo una domanda, ma ce la dovremmo porre tutti quanti: perché non pensare a una norma diversa per le città che vivono sul mare?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Anche questo emendamento, sul quale annuncio fin d'ora il mio voto favorevole, dovrebbe far riflettere un po' di più, perché non è il solito emendamento volto a far perdere tempo, che voi definite ostruzionistico, ma è un emendamento che abbiamo proposto e dettato noi perché capiamo le esigenze degli enti locali. E mi meraviglia che i tanti sindaci presenti nel centrosinistra non riconoscano che questo è un emendamento a cui sicuramente va dato un voto favorevole.
Gli amici Cuccu, Biancu, Pisu, Orrù, Pinna e Corrias sanno benissimo che quindici giorni di pubblicazione di un atto non sono niente. Il comma 3 dell'articolo 2 recita: "…ai Comuni interessati ai fini della pubblicazione all'albo pretorio per la durata di quindici giorni". Il fine della pubblicazione presso il comune qual è? Rendere edotti tutti i cittadini, anche di quel comune, di ciò che la Regione ha fatto a seguito della concertazione e di tutti gli atti antecedenti la delibera di adozione del piano. E allora dico: quando arriva il Piano io sono costretto, come minimo, a convocare un'assemblea pubblica. Generalmente nel mio comune ne convoco molte (per l'eolico ne ho convocate tre o quattro e tutta la cittadinanza ha aderito) e non posso che prevedere sei, sette o dieci giorni per la convocazione dell'assemblea dei cittadini per esaminare a fondo il Piano che è stato loro proposto. Se sono già trascorsi sette giorni, pensate veramente che nei restanti sette giorni chi ne ha diritto possa venire in possesso di tutti gli atti necessari per la presentazione di un eventuale ricorso? Siete convinti che quindici giorni siano veramente sufficienti? Magari si poteva accelerare da un'altra parte o ritardare da un'altra parte e accelerare qui.
Ecco perché io mi rivolgo ai colleghi sindaci, che toccano con mano tutti i giorni questi problemi: riflettiamo, perché quindici giorni sono effettivamente pochi. Almeno su questo cerchiamo di trovare una convergenza, approviamo l'emendamento 48 che prevede trenta giorni per la pubblicazione, non creiamo danno a nessuno, non facciamo un torto a nessuno, però facciamo l'interesse dei cittadini sardi e anche quelli di noi amministratori locali. A meno che il disegno non sia un altro: evitare che i cittadini, cioè coloro i quali sono interessati a porzioni di quel PPR, abbiano il tempo di presentare ricorsi, ma non voglio credere che sia questo lo spirito che ha animato la maggioranza quando ha predisposto questo comma. Non ci voglio credere, perché sarebbe una cosa assurda.
Io so che il collega Pisu, che è un ottimo sindaco, chiede alla popolazione di partecipare. Quindi mi rivolgo principalmente a te, Paolo, tu conosci i tempi e ti invito a un'approfondita riflessione su questo tema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Io penso che tutte le riflessioni che si fanno in quest'Aula, anche se in riferimento a emendamenti che in alcuni casi possono apparire tendenti a far perdere tempo, siano delle possibilità, per chi ha proposto questa legge, di avere ulteriori suggerimenti. Per quanto riguarda lo specifico, sinceramente vorrei che la maggioranza riflettesse perché stiamo parlando di un problema reale, quello di concedere solamente quindici giorni per prendere visione e riflettere su una norma così importante, che, come dicevo anche ieri, mette parecchio in gioco la Sardegna. Quindici giorni non sono certamente una preoccupazione per i grandi gruppi, che sono organizzati e nel giro di pochi giorni riescono a leggere, a capire ed eventualmente a rispondere quando le cose non vanno, perché si avvalgono di professionisti di altissimo livello e il gioco per loro è semplice. Io invece mi preoccupo delle famiglie sarde, cioè delle famiglie che non hanno questo tipo di organizzazione e in alcuni casi sono tanto ignoranti da aver bisogno non solo di farsi leggere tutte le comunicazioni che arrivano a casa, ma anche - il sardo si sa è diffidente - di rivolgersi a persone di fiducia, che non sempre riescono a trovare in breve tempo. Tra l'altro, non bisogna dimenticare che alcune famiglie si trovano in grave stato di bisogno economico, forse i figli sono emigrati all'estero alla ricerca del posto di lavoro e venendo a sapere dal genitore, magari anziano, che c'è questa pubblicazione hanno bisogno di capirne bene i contenuti. Voi direte, come si può pensare che in quindici giorni una persona che sta fuori riesca a chiedere il permesso, organizzare il viaggio di rientro e rivolgersi a un professionista del posto con cui andare nel proprio Comune per vedere ciò che è stato fatto? Io penso, cari onorevoli colleghi, che non si possa non tener conto di queste cose. Quindi quando si dice che c'è bisogno di un po' di tempo in più è perché il problema è reale. Ripeto, forse è meglio diminuire il tempo previsto per l'adozione del Piano da diciotto a diciassette mesi, ma prevedere qualche giorno in più di pubblicazione perché la gente possa prendere atto di quello che sta succedendo, anche nei suoi interessi.
Io ho presenti alcuni casi che si sono verificati nel mio comune, alla fine le proteste non arrivano in Consiglio regionale o all'Assessore, che tra l'altro è insensibile, so che è stato anche amministratore per cui queste cose le conosce, ma arrivano ai sindaci, arrivano ai comuni, perché la pubblicazione viene vista come qualcosa di collegato ai lavori dell'amministrazione comunale, che talvolta non c'entra nulla. Per cui, quando i tempi non sono sufficienti si arriva a battere i pugni sul tavolo del sindaco generalmente, a lamentarsi di quello che è stato fatto e degli eventuali danni che sono stati causati.
Quindi, proprio per evitare queste situazioni spiacevoli o causare danni eventualmente ai cittadini e problemi agli amministratori locali che non c'entrano nulla, ritengo che occorra dare risposte nell'interesse di tutti, del cittadino, del consiglio comunale, quindi della rappresentanza locale, e della stessa Regione Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi del Consiglio, l'emendamento numero 48 che noi stiamo discutendo oggi - per non andare fuori tema, accusa che ieri ci è stata fatta da qualche componente della maggioranza -prevede di portare da quindici giorni a trenta giorni il termine per la pubblicazione del PPR all'albo pretorio. Ieri il collega Pili ha sostenuto che noi vogliamo ridurre solo i tempi della politica e i colleghi che mi hanno preceduto hanno illustrato molto bene quali sono i pericoli di una pubblicazione di soli quindici giorni, anziché trenta giorni. Dopodiché da qualche parte della maggioranza ho percepito diverse volte lo spirito di collaborazione, a patto che l'impalcatura della legge non si tocchi.
Io penso che portare da quindici a trenta giorni il termine di pubblicazione, perché non tutti sono architetti o ingegneri in grado di capire esattamente la portata del provvedimento che gli è caduto sulla testa, sia una modifica così marginale rispetto all'impalcatura della legge che se ci pensiamo bene la maggioranza non dovrebbe fare nessuno sforzo per assecondare le richieste della opposizione, che vede in questo un punto di miglioramento della legge. Noi vogliamo migliorare la legge se è possibile e penso che bisognerà discutere anche della sua impalcatura. E' una legge che giustamente dobbiamo scrivere tutti. Abbiamo sostenuto a più riprese, in diversi modi, che la devono scrivere sia la maggioranza che l'opposizione, perché la maggioranza di oggi non ha vinto un bando di concorso per restare quarant'anni in maggioranza e domani si troverà senz'altro all'opposizione.
Vorrei fare un esempio, Assessore: quando abbiamo messo in piedi il progetto preliminare del piano urbanistico comunale di Sassari, che fra poco mi auguro di poter sottoporre alla sua attenzione, abbiamo convocato l'ordine degli ingegneri, degli architetti, degli agronomi, il collegio dei geometri, dei periti, per capire quale poteva essere la filosofia di un piano urbanistico comunale che non ha la portata di un piano regionale, si riferisce solo ed esclusivamente ad una parte, ad una porzione di territorio, seppure vasto cinquantaseimila ettari. Se questo tipo di lavoro fosse stato fatto da voi, con tutti questi accorgimenti, nel preparare questo disegno di legge sono convinto che questi errori non li avreste commessi, perché gli amministratori locali vi avrebbero senz'altro suggerito, come tenta di fare qualcuno oggi in quest'Aula, che quindici giorni sono troppo pochi, perché ci sono le persone comuni, quelle che effettivamente sono lontane dalle amministrazioni pubbliche, che non hanno l'opportunità di avere una finestra aperta sulle amministrazioni locali, all'interno del palazzo. Lo stiamo dicendo per il bene dei sardi, di chi subirà senz'altro qualche danno, che non quantifico, a causa di una legge. Dico io, ma c'è bisogno di installarsi in un castello e non affacciarsi alle finestre per non vedere che cosa capita fuori al popolo minuto?
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue MORO.) Se avessimo avuto il benché minimo senso di responsabilità e anche l'esperienza necessaria, come dico sempre e lo ripeto, perché tra l'altro questa legge mi sembra frutto del lavoro di persone che non hanno mai amministrato un ente locale, sono convinto che queste discrasie non ci sarebbero. E dico che quando si coinvolgono tutte quelle figure professionali di cui parlavo prima, non si fanno trattative private, come succedeva ieri, si fanno trattative pubbliche, cioè si coinvolge tutto il mondo del settore, quello che effettivamente ne capisce di urbanistica, che è materia piuttosto difficile, ostica per la gente comune. Zia Maria Antonia di Campanedda cosa ne sa del Piano paesaggistico regionale? Non ne saprà nulla e se non ci sarà la possibilità di fare un passaparola fra tutti i cittadini della città, io dico che quella signora subirà qualsiasi tipo di provvedimento verrà fuori da questa legge, senza che lei lo sappia. Dico, vogliamo andare incontro ai cittadini? E' soltanto una richiesta, non stiamo smontando l'impalcatura della legge, per migliorare i rapporti fra pubblica amministrazione e i cittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Non è in Aula, decade. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Signor Presidente, stiamo parlando un po' tutti di questo emendamento che riguarda una cosa abbastanza semplice, non si chiede altro che dare quindici giorni in più ai cittadini sardi. Mi sembra che sia una richiesta che anche la maggioranza di questo Consiglio può benissimo accettare, perché non si sta chiedendo il mondo, è una richiesta dei cittadini sardi. Si è già detto che molte persone non riescono a raggiungere i propri comuni, che altre non sono in grado di capire la legge e se la devono far spiegare. Ci sono cittadini che purtroppo non sanno neanche perché questa legge sta passando, non sanno neanche perché la Regione sarda ha voluto questa legge. E allora, questo emendamento è così lineare, sono due parole, chiediamo solo ed esclusivamente di aiutare queste persone che non hanno la capacità di recarsi nel proprio comune, oppure devono ricorrere agli amici per poter farsi spiegare il senso della legge. E comunque non la capiscono, è questo il punto, Assessore, non la capiscono questa legge, quasi quasi non la capisco nemmeno io, eppure sono qui da un sacco di tempo! Voi sì la capite, la state presentando!
E allora, questo è uno di quegli emendamenti tesi a favorire i cittadini. Portare da quindici a trenta i giorni di pubblicazione vi cambia la vita, cari colleghi? Io penso che non vi cambi niente, d'altronde abbiamo già esaminato una quarantina di emendamenti e li abbiamo tutti bocciati. Se questo lo passiamo è un segnale per noi e per voi, e soprattutto per i nostri cittadini.
Io conosco una signora che ha una casetta vicino al mare, purtroppo aveva un negozio che è fallito, le hanno sequestrato la casa e adesso vive vicino al mare. Chiaramente è una casetta piccola, aveva già presentato un progetto al comune per poter realizzare un'altra stanza, ma le è stato detto che non può farlo. Lei ora è disperata e si è rivolta a me. Io ho sorriso quando si è rivolta a me, e tanto per iniziare le ho detto che si doveva rivolgere al comune di appartenenza, cioè Villasimius. Anche lì, però, le hanno risposto che non sapevano niente, che tutto era in alto mare e bisognava aspettare. Situazioni si stanno ripetendo oggi nei comuni costieri. Quella signora si è rivolta a me credendo che dopo il Comune ci sia il Consiglio regionale, che può fare, e invece secondo me si sbagliava, infatti le ho anche detto: "Noi consiglieri regionali possiamo fare poco e niente", specialmente io che sono nella minoranza. Per cui le ho suggerito di ripresentare il progetto al comune e di aspettare, perché conviene sempre aspettare.
Io ora ripropongo a voi questo emendamento di due righe chiedendovi di approvarlo. Sarebbe un grosso segnale per voi, per noi e per i cittadini, è una cosa giusta che si può votare. Chiaramente sono favorevole a questo emendamento, mi auguro che anche qualcuno di voi lo sia perché, ripeto, è un segnale per tutti i sardi, secondo me.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io esprimo il voto favorevole mio personale e del Gruppo dei Riformatori all'emendamento numero 48, che forse potrebbe essere considerato minore perché in fin dei conti propone semplicemente di prolungare la durata della pubblicazione del PPR all'albo pretorio, da quindici a trenta giorni. In realtà quello che potrebbe sembrare semplicemente un prolungamento di quindici giorni dei tempi di affissione all'albo pretorio è, sostanzialmente, un problema che reintroduce una serie di discussioni già fatte in quest'Aula sulla garanzia del cittadino di fronte alla norma, sulla certezza del diritto, sulla possibilità che siano riconosciuti, garantiti e in ogni maniera tutelati i diritti dei singoli cittadini. Nel senso che noi sappiamo che molto spesso il meccanismo di funzionamento degli albi pretori nei comuni non è da orologio svizzero e sappiamo anche che qualche volta le comunicazioni vengono affisse all'albo in momenti in cui non è particolarmente consultato.
In altri tempi c'era l'usanza di pubblicare i concorsi, che lasciavano quindici giorni di tempo per la presentazione delle domande, a cavallo di Ferragosto o delle festività natalizie, contando sul fatto che chi non fosse direttamente avvertito delle specifiche esigenze connesse alla presentazione della documentazione non verificasse sul bando e non potesse quindi partecipare al concorso, mentre, ovviamente, chi veniva puntualmente avvertito, anche se si era sotto Ferragosto o le festività natalizie, era in grado di cogliere l'opportunità e di avere maggiori possibilità di vincere il concorso.
E' evidente che senza che, in questo caso specifico, si sia messo a concorso alcunché, la pubblicazione all'albo pretorio dei comuni, soprattutto di quelli che hanno dimensioni maggiori, richiede anche una pubblicità adeguata. Quindi un metodo potrebbe essere quello di prevedere che i Comuni, almeno quelli più grossi, diano pubblicità a mezzo stampa dell'avvenuta pubblicazione all'albo pretorio. Un altro metodo potrebbe essere quello di omogeneizzare le pubblicazioni all'albo pretorio, affinché avvengano tutte nello stesso identico periodo, e magari la Regione stessa potrebbe informare che si è provveduto alla pubblicazione all'albo pretorio dei comuni del P.P.R. adottato, per cui i cittadini possono prenderne visione e fare tutte le osservazioni che ritengono, il che rientra nella tutela del diritto.
La motivazione dell'emendamento che tende a estendere da quindici a trenta giorni la durata della pubblicazione all'albo pretorio è proprio questa, cioè avere la certezza che i destinatari finali dell'informazione, che in questo caso sono i cittadini, in un modo o nell'altro riescano ad avere contezza di ciò che li riguarda e che è pubblicato all'albo pretorio e abbiano anche il tempo di poter formulare delle osservazioni. Non sempre i cittadini sono in grado di fare questo direttamente, spesso hanno bisogno del consulto di un legale, dell'aiuto di un esperto di urbanistica, che gli consenta di esercitare nel modo migliore il suo diritto.
Quindi è importantissimo che il lasso di tempo sia aumentato, noi proponiamo il raddoppio da quindici a trenta giorni, perché il cittadino abbia effettivamente la possibilità di sapere che è avvenuta la pubblicazione all'albo pretorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghi, nell'annunciare il voto favorevole a questo emendamento rilevo con piacere come, nonostante da alcuni giorni si proceda a ritmi forzati, la minoranza abbia ancora motivazioni di dibattito e voglia di confrontarsi. La maggioranza, invece, ha voglia di andare avanti con metodi che non si possono condividere, a colpi di maggioranza appunto. Le regole democratiche sono queste, lo permettono quindi proseguiamo. Volete andare avanti a oltranza? Benissimo, personalmente non è un problema, do la piena disponibilità a lavorare. Sono cresciuto in una famiglia di allevatori, per la quale la mattina presto, al sorgere del sole, tutto il lavoro doveva essere già fatto, dalla mungitura alla prima trasformazione del prodotto, quindi non c'è nessun problema, sono pronto ad andare avanti fino alle 4, alle 5, alle 6 del mattino, a ciclo continuo.
Inoltre vorrei dire a lei, onorevole Biancu, che ieri notte, nelle sue dichiarazioni a favore della proposta del collega Marrocu, ci accusava di non lavorare seriamente e che il voler rispettare gli accordi presi sul termine dei lavori fosse un atteggiamento non rispettoso del voto dei sardi, che forse dimentica che fra i sardi aventi diritto al voto ci sono anche i funzionari, i dirigenti, gli assistenti d'Aula, i commessi, cioè tutto il personale che ruota intorno a questa pubblica amministrazione, che ha diritto di potersi riposare e dormire un numero adeguato di ore per svolgere con tranquillità e lucidità il proprio lavoro domani.
A noi non spaventa certo stare qui a discutere su un tema così importante per il futuro dell'economia isolana e in generale di tutti i sardi. Abbiamo avuto modo di dimostrarlo in questi giorni, ve lo abbiamo dimostrato con gli interventi fatti, non ci piace di sicuro restare qui a giocare con i cruciverba, come fanno alcuni di voi.
Per entrare nello specifico, l'emendamento 48 al comma 3 dell'articolo 2 è teso a prolungare i tempi di pubblicazione del Piano paesaggistico regionale all'albo pretorio da quindici a trenta giorni. Anche questo emendamento, Assessore, nella intelaiatura del provvedimento di legge non apporta modifiche che ne stravolgano il senso, introduce semplicemente una modifica direi indispensabile, volta a consentire a tutti i cittadini di poter esprimere il loro parere avendo a disposizione tempi più appropriati per prendere corretta visione del Piano.
Ritengo che questo emendamento, proprio perché non stravolge né il senso dell'articolo né quello generale della legge, dovrebbe trovare in quest'Aula il più ampio accoglimento. Invito quindi anche i colleghi della maggioranza a votare a favore di un emendamento che tende a dare la massima pubblicità a un atto destinato a interessare una diversità di soggetti e di territori. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, la mattinata inizia con comodo per alcuni colleghi, perché davvero in tanti se la sono presa comoda stamattina. Certo si preannuncia una seduta fino all'alba di domani e debbo dire che molto probabilmente qui non si pensa e non si è pensato sin da ieri che se la notte porta Consiglio, la produttività della mattina è di sicuro superiore a quella della notte. Ma molto probabilmente qualcuno pensa che siccome dorme tutto il giorno, poi la notte potrebbe anche svegliarsi e avere riflessi più pronti. Credo che con questo modo di intendere i lavori dell'Aula di sicuro non si vada molto lontano, però staremo a vedere, appunto, se lo stato di attenzione durante la giornata avrà una resa ottimale. Visto che i colleghi della maggioranza preferiscono stare in silenzio o fare cruciverba, come diceva poc'anzi il collega Sanciu, probabilmente non serve molta lucidità o lo stato di veglia durante il giorno.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 48 mi dichiaro favorevole al prolungamento dei termini di esposizione all'albo pretorio del Piano paesaggistico regionale, ora previsti in quindici giorni. Sinceramente, volendo soffermarci solo su questo aspetto dell'articolato, non si capisce il significato di una esposizione così breve, appunto quindici giorni, di un atto come il Piano paesaggistico, perché davvero per darne informazione soprattutto ai cittadini è evidentemente necessario un tempo maggiore. A me sembra che qualcuno consideri poco conveniente un prolungamento dei termini, ma a quel punto le opportunità per successive informazioni sarebbero scarse, l'effetto sarebbe quello di scoraggiare l'informazione e soprattutto si ridurrebbero le possibilità per tutti i cittadini di essere realmente informati.
Devo dire che l'impegno che qui abbiamo preso di essere puntuali nella presentazione, ma anche e soprattutto nel sostenere le tesi che sottendono gli emendamenti sono alti e motivati da tutte le dichiarazioni di voto che man mano la minoranza sta svolgendo, ma devo dire che la volontà dei colleghi della maggioranza di verificare quali modifiche possono essere apportate a questa proposta di legge è nulla, è assente, è quasi dato per scontato che…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 48. Non tutti i cittadini sardi hanno grande dimestichezza con le questioni urbanistiche e neanche con quelle legali, quindi mi pare che un adeguamento dei termini temporali che noi proponiamo con questo emendamento sia opportuno e venga incontro agli interessi della gente comune, dei non addetti ai lavori, di quelli che non leggono troppe Gazzette Ufficiali o Bollettini della Regione sarda, insomma venga incontro alle famiglie, alla gente normale, alla povera gente che già, a nostro avviso, da un provvedimento simile è gravemente danneggiata.
Tra l'altro io non posso non notare che ieri sera abbiamo educatamente e anche umilmente ascoltato gli inviti alla serietà che ci venivano da alcuni colleghi. Erano le 2 del mattino e ci è stata fatta qualche lezioncina di serietà. Si è detto che nel parlamento dei sardi non bisogna far finta di lavorare, ma bisogna impegnarsi seriamente. Guarda caso anche oggi i soloni mancano dall'Aula e aspetteremo che tornino quando gli farà più comodo per avere il secondo round delle lezioni di serietà e di rispetto istituzionale del parlamento dei sardi.
Credo che sarebbe invece opportuna una partecipazione maggiore da parte di tutti alla discussione su un provvedimento legislativo che è grave, e questo non ci stancheremo di ripeterlo; un provvedimento legislativo che mette in gioco e in discussione importanti interessi, e non mi riferisco soltanto agli interessi giusti e legittimi di categorie importanti per il sistema economico isolano, quali gli imprenditori edili, gli imprenditori turistici, ma anche gli imprenditori agricoli, i piccoli imprenditori che vedono allontanarsi, ad esempio, la possibilità di realizzare un miglioramento della propria azienda. Naturalmente è chiaro che tutto questo ha delle ricadute, perché se l'unica ricaduta fosse quella di avere meno costruzioni e meno cemento sulle coste sarde più o meno tutti saremmo soddisfatti, tranne quelli che avevano già dei progetti approvati.
Il problema è che fermare l'edilizia, fermare settori strategici dell'economia significa, alla prova dei fatti, eliminare posti di lavoro e impedire che nuovi posti di lavoro vengano creati. E' per questo che la legge andrebbe ritirata, a nostro avviso, è per questo che ci impegniamo a emendarla, ed è per questo che proponiamo e rilanciamo verso il Presidente, verso la Giunta regionale e verso i colleghi della maggioranza l'idea di un progetto forse più ambizioso, forse più impegnativo che passa per un momento di riflessione più lungo e che potrebbe portare all'elaborazione di una carta urbanistica regionale, dove regole certe siano fissate, dove soprattutto si diano certezze ai cittadini, che in questo momento non ne hanno, e a chi desidera investire in Sardegna. E non mi riferisco certamente soltanto agli imprenditori provenienti dal continente o dall'estero che volessero investire qui; mi riferisco agli imprenditori sardi che vogliono creare sviluppo e occupazione in Sardegna e che devono, giustamente, sapere con quale istituzione devono interloquire e se la prospettiva del loro investimento è certa oppure è lasciata al caso o agli umori e pulsioni di estremismo ambientalista della maggioranza di turno, del Presidente di turno. E questo francamente non mi pare giusto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N). Signor Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 48, un emendamento che ritengo indispensabile soprattutto per favorire quella partecipazione popolare tanto conclamata e invocata da tutti, ma poi di fatto, con questa legge, calpestata e addirittura vilipesa.
Io in questi giorni di dibattito, nei miei interventi, ho sempre cercato di sensibilizzare quest'Aula sul ruolo che le popolazioni e le autonomie locali devono avere in questa fase molto delicata di elaborazione di una legge così importante e strategica per il nostro territorio. Noi riteniamo che con questo emendamento migliorativo, portando da quindici a trenta i giorni per poter presentare delle osservazioni, si dia una maggiore democraticità all'atto stesso e si favorisca quella partecipazione popolare di cui tutti a parole ci proclamiamo difensori, ma che di fatto con questa legge si vuole emarginare, relegare in un cantuccio.
In questi giorni, signor Presidente, mi è capitato di leggere il giuramento che i nobili sardi facevano al re in tempi lontani. E' una formuletta molto semplice, ma chiara: "Noi, ciascuno dei quali vale meno di voi, ma noi che tutti assieme valiamo più di voi, vi consegniamo la nostra fedeltà, le nostre obbedienze perché voi siate capace di garantire la nostra autonomia e libertà". E questa frase chiudeva così: "E se no no". Allora mi domando quella libertà e quella autonomia se siano garantite ai cittadini, agli stessi consiglieri che comunque qui rappresentano entità locali, istanze, malumori, preoccupazioni di tanta gente. Sono garantite quella autonomia e quella libertà in questa legge? Sono garantite quella autonomia e quella libertà in una legge che noi riteniamo iniqua e che soprattutto mira a colpire le amministrazioni non allineate, quelle che non fanno i desiderata dell'amministratore di turno?
Allora, Presidente, credo che sia necessario, oggi, in quest'Aula, ribadire un quesito molto chiaro: c'è spazio o no per la partecipazione? Noi questo lo vogliamo sapere! C'è spazio per la politica, c'è spazio per la democrazia o c'è spazio solamente per le imposizioni e per quella forma di autoritarismo che, come sappiamo, nel tempo non ha mai portato al bene della comunità e al raggiungimento di quei fini comuni che tutti, appunto a parole, dicono di voler perseguire, dimostrando il contrario nei fatti?
Quindi, nel ribadire il mio voto favorevole all'emendamento 48, che è un emendamento democratico teso a coinvolgere le popolazioni e le autonomie locali, chiudo il mio intervento. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Grazie, Presidente, parlo solo per trenta secondi. Io inviterei il collega Matteo Sanna a prendere in mano il comma 3 dell'articolo 2. Segua, per cortesia, un attimo solo: "Trascorso tale termine la Giunta regionale esamina le osservazioni e, sentito il CTRU, di cui al successivo articolo 31, delibera l'adozione dei piani territoriali paesistici e li trasmette al Consiglio regionale, nonché ai Comuni interessati ai fini della pubblicazione all'Albo pretorio per la durata di quindici giorni". Quello che ho letto adesso è il comma 5 dell'articolo 11 della legge 45/89. Allora, anziché usare questi toni enfatici caricandoli di significati, si farebbe bene qualche volta a verificare come stanno le cose, lo dico perché l'onorevole Sanna è una persona simpatica e gradevole. Invece di utilizzare termini come quelli che ho sentito, fare appelli accorati ai sindaci, eccetera, si sarebbe dovuto prima verificare che si tratta di una norma che vige dal 1989, cioè da quindici anni e quante amministrazioni si sono succedute? Quindi parlare di golpismo, dell'intento di colpire la democrazia, di autoritarismo, è assolutamente fuori luogo.
Io inviterei i colleghi a sorvolare su questo emendamento e a verificarlo esattamente nei termini in cui è stato proposto, che è esattamente la riedizione, parola per parola, virgola per virgola, di quanto era già previsto nel 1989 dalla legge numero 45. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pirisi. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). Grazie, Presidente, intervengo sull'emendamento in discussione, anche in ordine a quanto ha molto autorevolmente e sinteticamente illustrato l'onorevole Pirisi. Nessun tono enfatico nel dire che forse, a distanza di quindici anni, quei termini di quindici giorni, non perché sono passati quindici anni, ma perché effettivamente quindici giorni per le amministrazioni locali e per tutti gli amministrati sono veramente un termine esiguo, potrebbero essere rivisti. Questo è l'oggetto del nostro emendamento e dico che quei termini potrebbero essere rivisti perché sono troppo ristretti per chi non ha dimestichezza né con le procedure né con la burocrazia. Quanto sia difficile accedere alle notizie lo sappiamo tutti, proporre, secondo le forme previste, eventuali osservazioni è ugualmente difficile, così come è difficile rivolgersi ai tecnici per preparare e stilare le osservazioni. Credo che questi quindici giorni non siano il punto di non ritorno di questo disegno di legge. Il punto di non ritorno, non ci stancheremo mai di dirlo, è la filosofia di questo provvedimento che ci vede su campi nettamente opposti e separati; il punto di non ritorno è quello che vede questo Consiglio regionale espropriato del suo ruolo, è la preoccupazione di questa parte politica, che oggi è in minoranza, nei confronti di chi ha dato il voto al sottoscritto e agli altri amici della coalizione per essere eletti nel Consiglio regionale. La nostra preoccupazione è che i sardi abbiano delle brutte sorprese e soprattutto una stagione difficilissima, non basta quella che stiamo attraversando con l'approvazione di questo disegno di legge!
Punto di non ritorno non sono i quindici giorni, ma sono i tempi che si dilatano sempre di più in quest'Aula e che inevitabilmente, per chi conosce i lavori parlamentari, stanno diventando come quelle lunghe attese negli aeroporti, quando lo slot accumula ritardo e di ritardo in ritardo, dall'inizio alla fine della giornata, soprattutto nei voli per la Sardegna si accumulano ore di ritardo.
Qua non si tratta di aerei, ma si tratta di provvedimenti finanziari, a iniziare dall'assestamento di bilancio per continuare col bilancio ordinario, che inevitabilmente già vediamo allontanarsi all'orizzonte, e le previsioni più rosee, secondo l'osservatore che in altri posti potrebbe essere il direttore di scalo o il capo scalo, danno l'approvazione dei documenti finanziari per marzo-aprile 2005. Questa è la nostra preoccupazione, non solo in riferimento a questo emendamento, che è una goccia nel mare degli emendamenti, ma è già un emendamento significativo della nostra sensibilità nei confronti degli utenti, degli amministratori locali e dei sardi in generale. Non sono i quindici giorni che dividono quest'Aula su questo argomento. Annuncio il voto favorevole.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia. Onorevole Pirisi, mi scusi, gli Uffici mi hanno giustamente fatto rilevare che lei non ha dichiarato il voto.
PIRISI (D.S.), relatore. Mi astengo sul punto.
PRESIDENTE. Allora la sua era una dichiarazione di astensione non una dichiarazione di voto. Grazie, onorevole Pirisi. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io intervengo per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 48, che propone che la durata di pubblicazione all'albo pretorio dei comuni del P.P.R. adottato dalla Giunta regionale sia portata dai quindici giorni previsti nell'articolo 2 ai più congrui trenta giorni. Questo emendamento, non sfuggirà a nessuno dei colleghi, è coerente con quelli che abbiamo portato alla discussione ieri. E devo dire anche che sull'emendamento quasi omologo, che proponeva un periodo di quarantacinque giorni in luogo di trenta giorni per quanto attiene, appunto, alla pubblicazione del PPR presso i comuni per eventuali osservazioni da far pervenire al Presidente della Giunta, ci aspettavamo, in seguito alle aperture che erano state annunciate, una disponibilità probabilmente superiore a quella poi effettivamente manifestata. A noi era parso di percepire, in maniera forse informale, dallo stesso Presidente della Commissione, che si potesse addivenire a un accordo sul periodo di maggiore congruità proposto nell'emendamento precedente.
Penso che questo emendamento, appunto omologo, possa dare l'occasione per dimostrare se c'è questa disponibilità. Però noi stiamo affrontando il dibattito sugli emendamenti in maniera quasi scontata, stiamo forse perdendo la speranza che possa davvero manifestarsi qualche novità importante, che possa stabilirsi qualche dialogo importante. Questo muro contro muro, come è stato definito, davvero sembra che non si riesca a farlo crollare. Eppure oggi è un'occasione importante, oggi, 9 novembre, è l'anniversario del crollo del muro di Berlino. Credo che quest'Aula potrebbe trovare una grossa occasione e festeggiare quindi bene questo importante anniversario a distanza di quindici anni, facendo crollare il muro che contrappone, in questo confronto sterile, le due parti politiche: una maggioranza, che ha il diritto naturalmente di costruire una norma rispondente alle esigenze dei sardi, e una minoranza che vuole adoperarsi perché quella norma sia modulata dal suo contributo.
D'altro canto lo stesso emendamento va nella direzione giusta, che richiamavamo ieri, quella di una maggiore trasparenza, di una maggiore partecipazione, perché estendere a trenta giorni la pubblicazione, come è corretto che sia, nelle bacheche dei 377 comuni della Sardegna, significa davvero consentire ai cittadini sardi di venire a conoscenza di questo importante strumento che la Giunta ha approvato. Non dimentichiamo che da questo momento in poi questi sono i termini formali non più quelli informali, e quindi non più le osservazioni, ma ciò che consente al cittadino eventualmente di adire le vie giudiziarie per far valere i propri diritti. E quindi davvero trenta giorni, al di là del fatto che la stessa legge regionale 45 prevedesse lo stesso termine di tempo, è chiaro che non sono assolutamente da ritenere congrui. Un cittadino che oggi debba acquisire copia degli atti...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi, come ricordava il collega Pisano poc'anzi, il tempo necessario per poter prendere visione di atti estremamente importanti, lo facevo presente ieri sera, è opportuno concederlo anche perché il sardo emigrato, che ha difficoltà a raccordarsi con gli atti amministrativi che si adottano nella nostra Isola, possa avere tempo, contezza e certamente l'opportunità, se del caso, di presentare osservazioni, ricorsi e quant'altro.
Ieri sera avevo preannunciato che mi sarei servito di Esopo per rappresentare la condizione in cui noi viviamo di questi tempi e, mi consenta, non è lontano da quelle che sono le necessità del popolo sardo che noi ci attardiamo a non considerare in quest'Aula, come diceva giustappunto il collega che mi ha preceduto: muro contro muro. E lo faccio riprendendo Dante che, nella Divina Commedia, allude a una favola di Esopo, quella in cui narra che mentre il ranocchio cercava di ingannare e sommergere il topo, che portava sul dorso, furono tutti e due predati dal nibbio: "Vòlt' era in su la favola d'Isopo lo mio pensier per la presente rissa, dov' el parlò de la rana e del topo". Allora se non comprendiamo, cari colleghi, che il muro contro muro porterà veramente ad affogare, ad essere predati, non solo i rappresentanti di quest'Aula, di maggioranza e di opposizione, ma soprattutto quelli che noi dovremmo rappresentare degnamente. Probabilmente non riusciremo a combinare qualcosa di buono e di fruttuoso per il fatto che vediamo più le cose della nostra parte senza guardare con maggiore attenzione a quello che si verifica attorno a noi. Si tratta, ancora una volta, di ricercare con buona volontà e disponibilità quelle che sono le ragioni di tutti e creare opportunamente una legislazione adeguata, che sia all'altezza di un popolo che vuole progredire, e non sia invece l'affermazione dei propri principi e basta.
Ma, vedete, se la nostra condizione è il muro contro muro e non abbiamo contezza di quello che viviamo, mi viene in mente un'altra favola, questa volta della Bibbia, che narra la vicenda degli alberi che eleggono loro sovrano il rovo, e questo, avido di potere, si serve del fuoco per distruggere gli alberi stessi, presunti insidiatori del suo potere. L'allusione mi pare evidente: il rovo è assunto a simbolo dell'infido strapotere dello Stato assolutista e qualunque maggioranza, non usata nei termini dovuti, lo fa riecheggiare. Quindi bisogna che ci sia dall'una e dall'altra parte contezza, attenzione a quelli che sono veramente i destini del popolo sardo., che aspetta non solo da questa norma...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, come diceva un mio collega del passato, famoso per le battute argute: "Oggi è un nuovo giorno". E' un nuovo giorno e ci avviamo lentamente verso le festività natalizie, quando forse la metà degli emendamenti sarà stata votata!
Volevo, per un momento, rimarcare quello che è successo ieri notte, per dire che nella prassi parlamentare e secondo la deontologia degna di un parlamento bisogna seguire il Regolamento ed evitare i blitz di mezzanotte e mezzo. E infatti l'articolo 23 del nostro Regolamento ancora vigente recita: "I lavori del Consiglio e quelli delle Commissioni sono organizzati secondo il metodo della programmazione. Il programma dei lavori del Consiglio e delle Commissioni è deliberato dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo per un periodo di almeno due mesi."
CUGINI (D.S.). Emendamento 48!
BIANCAREDDU (U.D.C.). "Stabilito il programma, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo definisce le modalità e i tempi di applicazione dello tesso mediante l'adozione di un calendario per tre settimane". Ora, per rispetto non solo verso noi stessi, ma anche verso i dipendenti del Consiglio, credo sia opportuno, se vogliamo lavorare 24 ore su 24, programmarlo prima e non aspettare mezzora dopo la mezzanotte per comunicarlo.
Tornando alla dichiarazione di voto, dichiaro invece il mio voto di astensione su questo emendamento, perché è inutile stabilire se i termini per presentare osservazioni siano di 30 o 45 giorni o due mesi, perché i consigli comunali saranno sciolti a quella data in quanto, ricollegandomi a quello che dicevo ieri, in base alla legge 28 maggio 2004, numero 140, i consigli comunali che non si saranno dotati di strumenti urbanistici generali entro diciotto mesi verranno sciolti ope legis.
Ieri entravo nel merito di una sentenza della Corte Costituzionale, che dice testualmente: "Il Governo ricorrente, pur riconoscendo che la Regione gode di competenza legislativa primaria - da esplicare però nei limiti derivanti dall'armonia con la Costituzione e con i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica - nella materia dell'ordinamento degli enti locali …e che rientra nelle competenze della stessa l'istituzione di nuove Province, come statuito da questa Corte… attribuisce alla legislazione esclusiva dello Stato la materia della legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; e in quanto la disciplina della materia elettorale degli enti locali sarebbe organicamente contenuta nella normativa statale vigente, che conferisce al Ministero dell'interno il potere di fissare la data per svolgimento delle elezioni dei consigli comunali e provinciali e disciplina, in modo analitico e uniforme per tutto il territorio nazionale, lo scioglimento dei consigli ad opera di organi statali…". Quindi siamo in questa fattispecie.
Inoltre, tra i principi che si ricavano dalla stessa Costituzione, vi è certamente quello per cui la durata in carica degli organi elettivi locali, fissata dalla legge, non è liberamente disponibile da parte della Regione; vi è un diritto degli enti elettivi e dei loro rappresentanti eletti al compimento del mandato conferito alle elezioni. Tornando alla fattispecie concreta, vuol dire che la materia dello scioglimento o della prosecuzione della durata oltre il limite fissato dalle leggi dello Stato non è competenza della Regione. Per cui, anche se noi legiferassimo dicendo che i consigli comunali non ottemperanti la disposizione che li obbliga ad adottare entro diciotto mesi gli strumenti urbanistici non saranno sciolti, sarebbe un atto anticostituzionale, perché la Regione violerebbe la Costituzione appunto per eccesso di potere, attribuendosi delle facoltà e delle prerogative che non le sono proprie.
Quindi vi chiedo di fare attenzione alla norma per cui tutte le attività dei comuni svolte nei diciotto mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge 28 maggio 2004, numero 140, sono nulle, perché la maggior parte dei consigli comunali verrebbe sciolta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 48. La finalità di questo emendamento è stata ampiamente illustrata, ma, continuando il ragionamento fatto dal collega Pirisi, che ci faceva osservare che il termine di quindici giorni era già previsto nella legge 45, vorrei dire che è evidente che questo termine, per chi conosce la legge, non è un'invenzione, non faceva parte della modifica introdotta in questa proposta di novella. La ragione dell'emendamento era quella di recuperare un tempo che non creasse lungaggini nella procedura di approvazione, perché dopo che il Piano sarà adottato dalla Giunta regionale quindici giorni in più certamente non costituiranno un appesantimento procedurale visto che, d'altra parte, in un altro emendamento da me proposto si prevedeva la riduzione da sei a tre mesi della presentazione al Consiglio regionale delle linee guida del Piano stesso.
E' chiaro che noi non ci attestiamo su una posizione che ritenga questo punto di particolare rilievo o importanza; è una segnalazione che noi facciamo a questo punto, prevedendo che l'emendamento non sarà approvato, ma insistiamo nel porre seriamente e oggettivamente, per quanto è possibile, il problema di una modifica delle procedure, che renda il più possibile aperta la procedura di approvazione del Piano paesaggistico al confronto con le parti interessate, pubbliche o private che siano, attraverso degli accorgimenti che, con la buona volontà, si possono trovare.
Non si tratta, giusto per essere molto chiari, non vorrei essere frainteso, di qualcosa che può costituire oggetto di trattativa o di accordo politico; la maggioranza stessa può rendersi conto se ci sono o no possibilità di miglioramento di questa procedura, lo ha già detto per bocca dell'Assessore annunciando la disponibilità ad accogliere l'emendamento numero 42, se non ricordo male, o 41, che riguarda la riduzione da sei a tre mesi dei termini di cui al comma 6. Se si condivide l'esigenza di mettere mano alla tempistica nel procedimento di elaborazione, adozione e approvazione del Piano paesaggistico e pubblicazione dello stesso all'albo pretorio di ogni Comune perché possa essere adeguatamente conosciuto, anche questo potrebbe essere un problema ragionevolmente risolvibile.
Evidentemente, essendo un problema certamente del tutto secondario rispetto alla legge, non costituisce oggetto di un confronto o addirittura di uno scontro, può essere benissimo un miglioramento, un perfezionamento del procedimento, che la stessa maggioranza di sua iniziativa può accogliere.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 48. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEDONI, ARTIZZU, SANNA Matteo, RANDAZZO, SANCIU, LA SPISA, CONTU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 48.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che, non essendo riusciti a votare, i consiglieri Dedoni e Contu dichiarano il loro voto a favore e i consiglieri Masia e Salis dichiarano il loro voto contrario.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CAPPAI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 67
Astenuti 4
Maggioranza 34
Favorevoli 22
Contrari 45
(Il Consigli non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 47. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, questo emendamento, su cui dichiaro il voto favorevole, è motivato dal fatto che nella novella dell'articolo 11 della legge 45 del 1989, presentata dalla Giunta, a mio parere c'è un qui pro quo: dal comma 2 al comma 4 c'è un po' di confusione, in quanto non si capisce se l'elaborato deve tornare in Giunta oppure in Consiglio. L'emendamento numero 47 se non altro fa chiarezza in merito.
Leggo testualmente i commi 2 e 3 del novellato articolo 11 della legge 45/89: "Entro trenta giorni, decorrenti dall'ultimo di deposito, chiunque può presentare osservazioni indirizzate al Presidente della Regione. Trascorso tale termine la Giunta regionale esamina le osservazioni e, sentito il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, delibera l'adozione del PPR e lo trasmette al Consiglio regionale nonché ai comuni interessati ai fini della pubblicazione all'albo pretorio per la durata di quindici giorni." Al Consiglio regionale, nonché ai comuni. Poi c'è il comma 4: "La Commissione consiliare competente in materia di urbanistica esprime, entro due mesi, sul piano stesso il proprio parere che viene trasmesso alla Giunta regionale." Qui bisogna chiarire: innanzitutto non è detto se la Commissione consiliare si esprime prima o dopo che gli atti vengono trasmessi e comunque si dice che, una volta esaminato, entro due mesi la Commissione consiliare ritrasmette gli atti alla Giunta. Quindi parrebbe che la Commissione consiliare debba esaminare gli elaborati ancora prima che la Giunta regionale abbia sentito il Comitato tecnico regionale e quindi trasmetta gli elaborati al Consiglio e ai Comuni, perché se no non si spiega.
L'emendamento recita: "Il Consiglio regionale, una volta che la Commissione competente esamina gli elaborati, esprime il parere…". In questo modo si ridà al Consiglio chiaramente la prerogativa di legiferare, e questo è giusto, è il giusto merito, perché anche se, in base all'ultimo comma, se non erro, la Giunta trasmette gli atti al Consiglio, in questo caso appare ancora più rafforzato ed evidenziato il ruolo del Consiglio. A mio parere, è una conseguenza del comma 3 dell'articolo 11 della legge 45 così come modificato, perché tra i commi 3 e 4 c'è molta confusione, in quanto di fatto prima si dice che la Giunta regionale trasmette gli atti al Consiglio e ai Comuni, poi si dice che la Commissione consiliare competente in materia entro due mesi trasmette gli atti alla Giunta regionale.
Ma ogni progetto di legge, compresi quindi i disegni di legge rivenienti dalla Giunta regionale, una volta esaminati dalla Commissione, che è un organo del Consiglio regionale, che rappresenta in toto, arrivano in Assemblea non in Giunta. In questo caso la Giunta ha già istruito, dato le direttive, addirittura ha trasmesso il Piano ai consigli comunali, poi la Commissione deve trasmettere alla Giunta il suo parere. Si fa confusione, in quanto le Commissioni permanenti, che istruiscono i progetti di legge, chiaramente per competenza trasmettono gli atti al Consiglio. Credo che occorra fare un po' attenzione perché, ripeto, tra i commi 3 e 4 c'è molta confusione. Questo emendamento, a mio parere, dipana la nebbia, in quanto giustamente dice che il Consiglio regionale, sentito il parere della Commissione competente, esprime, quindi legifera sugli atti sui quali la Giunta ha già dato degli indirizzi e che ha trasmesso ai Comuni e al Consiglio.
Credo che su questo sia necessario porre un po' di attenzione, perché sinceramente, pur volendo apportare alla legge una modifica..
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 47 che emenda il comma 4 della buona novella, direi che è uno di quegli emendamenti che può decisamente riportare su una linea di correttezza i rapporti tra Esecutivo e Consiglio. Certo, è già stata evidenziata una sorta di tempistica non proprio chiara tra i commi 3 e 4. E' vero che il Consiglio riceve, così come i Comuni, il Piano dopo l'approvazione della Giunta, e lo stesso Piano deve essere affisso all'albo pretorio. Non si capisce se i quindici giorni siano ricompresi all'interno dei due mesi entro i quali la Commissione consiliare esprime il proprio parere sul Piano.
Ora, anche qui, sempre se si accetta un confronto di merito, l'emendamento ridà competenza al Consiglio regionale: "sentita la Commissione consiliare competente in materia urbanistica" non modifica i termini dei due mesi. In questo caso, nel novellato comma 4, è temporizzato l'intervento del Consiglio e della Commissione, perciò non è possibile una dilatazione dei tempi. Sono previsti tempi precisi e ben identificati, si torna al ruolo del Consiglio regionale, cioè dell'Assemblea, perché mentre nel comma 3 il Consiglio regionale è inteso come istituzione che riceve il Piano paesaggistico regionale, nell'emendamento al comma 4 noi intendiamo il Consiglio regionale come Assemblea, titolata quanto la Commissione, sicuramente, senza togliere il ruolo alla Commissione, ma maggiormente tutelata per la presenza di tutti i Gruppi politici.
Nella Commissione, come già detto da alcuni colleghi, per esempio di Alleanza Nazionale, non sono presenti tutti i Gruppi che possono, in questo modo, direttamente e non per interposte rappresentanze, esprimere il proprio parere. Non modificando i tempi, quindi tenendo fissi i due mesi per esprimere il parere, si pone in capo al Consiglio con questo emendamento il parere sul Piano paesaggistico regionale. Ci atteniamo al fatto che debba essere un parere, senza scavalcare la Commissione, in quanto si sottolinea che la Commissione deve comunque essere sentita. Allora, anche questo è uno stravolgimento di merito? Modifica in qualche modo l'impostazione che la maggioranza e la Giunta vogliono dare alla legge? Noi interveniamo, ma le forze di maggioranza non ci prestano sicuramente orecchio. In questo caso stiamo modificando sostanzialmente l'indirizzo politico e tecnico dato al disegno di legge? Non mi sembra proprio. E' semplicemente un riconoscimento dell'autorità e del ruolo del Consiglio regionale, non si dilatano i tempi né si sminuisce il ruolo riconosciuto alla Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Nel dichiarare il voto favorevole a questo emendamento, non posso non rivolgermi, come ho già fatto precedentemente, alla sensibilità che apparentemente alcuni colleghi mostrano, soprattutto in via informale, laddove su alcuni emendamenti si riesce a fare ragionamenti che io ritengo assolutamente costruttivi. Mi rifaccio anche a quello che mi sono permesso di suggerire ieri relativamente al comma 4, quando in merito alla richiesta del parere della Commissione avevo cercato di far capire ai colleghi del centrosinistra che proprio per non delegittimare il nostro lavoro all'interno delle Commissioni sarebbe assolutamente necessario che questo parere fosse vincolante. Riprendendo il discorso fatto dal collega Rassu, penso che il suo ragionamento abbia un reale fondamento, soprattutto in un'ottica di non delegittimazione dell'Aula. Condivido proprio per questo motivo il suo ragionamento, cioè la filosofia di questi commi dell'articolo 2, a mio parere - e non lo dico per formulare delle critiche -, mi sembra, forse per la fretta con la quale si è steso questo documento, un po' confusionaria. Sono assolutamente d'accordo col collega Rassu quando dice (ed è questo il significato di questo emendamento che dovrebbe essere assolutamente condiviso da tutti) che la discussione sul Piano deve essere assolutamente riportata in Consiglio, dopo aver sentito il parere della Commissione. Questo proprio per dare la possibilità, come diceva anche l'onorevole Capelli, a chi appartiene a una forza politica che non fa parte della Commissione urbanistica di poter quanto meno esprimere un giudizio finale su ciò che si va ad esitare. Penso che sia un discorso attinente alla dignità politica che si dovrebbe quanto meno riconoscere non solo ed esclusivamente ai singoli consiglieri che in quest'Aula lavorano e cercano di portare il proprio contributo, e che, non dimentichiamocelo, sono i portavoce di tantissime persone, ma anche a tutti quei Gruppi politici che sono presenti in Consiglio e che per ragioni di mero calcolo numerico non possono essere presenti in tutte le Commissioni. Invito quindi tutti a ragionare su queste posizioni e possibilmente a dare delle risposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io annuncio il mio voto favorevole all'emendamento numero 47 che di fatto sposta, ancora una volta, il dibattito in quest'Aula consiliare che sarebbe chiamata, in questo modo, a esprimere un parere in luogo del parere che il testo unificato esitato dalla Commissione urbanistica prevede debba essere espresso dalla stessa Commissione urbanistica. In effetti si tratta di far rientrare dalla finestra ciò che non si è riusciti a far entrare dalla porta principale, da quella porta che ieri, con molto garbo, l'Assessore degli enti locali ha detto essere l'unica dalla quale possono aver accesso le proposte utili ad arricchire questa norma. Veda, Assessore, proprio in funzione di questo noi diciamo che è un'ulteriore opportunità quella, bontà sua, di riuscire a riportare il dibattito e la centralità dell'intera costruzione normativa in Consiglio regionale.
Noi questo lo diciamo e non possiamo che ripeterlo, in ossequio soprattutto alla forza di una norma che io continuo a ritenere costituzionale. Cioè bisognerebbe, e su questo punto davvero nessuno ancora si è espresso, dimostrare che in base al D.P.R. numero 250 del 1949, norma attuativa dello Statuto sardo e quindi di rango costituzionale, che all'articolo 4 detta le competenze assegnate a quest'Aula, noi stiamo sbagliando. E' possibile oggi derogare a una norma di rango costituzionale oppure siamo coscienti del fatto che se il Consiglio regionale non dovesse essere investito delle sue giuste prerogative, e quindi non potesse esercitare i compiti assegnatigli, questo non costituirebbe un elemento di debolezza di questa norma che stiamo costruendo, e quindi faremmo contenti proprio coloro che oggi la avversano?
Voi direte: "E' una preoccupazione che forse l'opposizione non ha". Noi Riformatori questa preoccupazione l'abbiamo; noi Riformatori vogliamo costruire una norma a prova di bomba, che né il Governo né nessun cittadino possa impugnare, e che sia in grado di sostenere questa grande prova di legittimità, in questo caso di legittimità costituzionale. Allora ditecelo questo.
Qui vi sono - lo ripeto ancora una volta - colleghi con una solida preparazione giuridica, che di sicuro potranno darci conforto in questa direzione e che di sicuro potranno dirci se stiamo sbagliando o no, se questo Statuto che noi vogliamo ancora una volta migliorare ha validità o no, perché se non ha più validità e se i riferimenti statutari possono essere disattesi in maniera così semplice non avete che da dimostrarcelo e noi, almeno da questo punto di vista, non faremo inutili battaglie a difesa di un istituto giuridico che probabilmente non esiste.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Si potrebbe continuare con le favole, con gli esempi che la letteratura ci offre, per dimostrare in quale stallo, in quale situazione ci troviamo, in quale difficoltà oggettiva ciascuno di noi vive questi momenti. Certo, non è bello, non è esaltante per nessuno, credo, offrire uno spettacolo quale quello che noi, come istituzione, stiamo offrendo, pur tuttavia nessuno riesce a individuare un approccio serio, un momento significativamente alto di condivisione, di ricerca del bene comune. Si è partiti con l'idea che bisognava attivare un certo processo, giustissimo e legittimo, ma anche con il convincimento assoluto che la maggioranza come tale, con tracotanza, potesse decidere di presentare questo prodotto normativo e farlo approvare senza nessun tentennamento e senza nessuna disponibilità da parte sua a trovare soluzioni condivise. Probabilmente, dall'altra parte, altrimenti tradirei le favole che sino adesso ho menzionato, l'opposizione non ha colto appieno qualche significativa disponibilità che è emersa tra i rappresentanti della maggioranza. Ma questo ancora di più sconforta chi vuole creare occasioni e opportunità di confronto serio e ci allontana sempre di più dalle posizioni ragionate, dai momenti di confronto serio, ponendoci invece su posizioni radicali e contrapposte. Credo che a nessuno giovi, in fin dei conti, stare qui in quest'Aula senza fare le cose che dobbiamo fare, eppure, come abbiamo ribadito in più di un'occasione, ci sono norme di bilancio che aspettano di essere esaminate, ci sono disoccupati che attendono risposte, ci sono persone espulse dal mercato del lavoro che non riescono a reinserirsi, insomma c'è un mondo che va avanti mentre noi ci attardiamo con caparbietà, l'una e l'altra parte, in quest'aula senza impegnarci nella ricerca di soluzioni che possano consentire di superare questa fase di stallo.
E' stata fatta una proposta che non credo umili la maggioranza: sospendere per qualche giorno la discussione di questa normativa per parlare di cose più urgenti, quali quelle riguardanti l'assestamento di bilancio, il DPEF e la finanziaria 2005. Credo che ciò contribuirebbe a svelenire una situazione che si è incancrenita, a trovare una soluzione ai problemi che abbiamo di fronte, ma anche a far sperare ancora in una riduzione dei tempi, lunghi ormai, che si paventano anche per quel che riguarda l'adozione delle norme finanziarie. E' una riflessione che bisogna fare con attenzione al di là delle casacche che si indossano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Vorrei chiedere gentilmente ai colleghi se si può anticipare la chiusura dei lavori antimeridiani alle ore 13, per consentire una riunione del Gruppo D.S. e poi della maggioranza.
PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, i lavori antimeridiani sono conclusi. Riprenderanno alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 59, viene ripresa alle ore 16 e 16.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, ci siamo lasciati intorno alle ore 13 perché il collega Marrocu aveva chiesto una sospensione della seduta per valutare una ipotesi di prosieguo dei lavori. Almeno, questo abbiamo potuto comprendere. Prima di procedere vorremmo sapere se ci sono nuove determinazioni o se i risultati della Conferenza dei Presidenti di Gruppo di ieri notte sono confermati, in modo da poterci organizzare rispetto all'ordine dei lavori stessi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Personalmente avevo chiesto un'anticipazione della conclusione dei lavori di stamani per consentire una riunione del nostro Gruppo e anche per favorire un incontro tra i Capigruppo e la maggioranza. Noi confermiamo l'organizzazione dei lavori concordata ieri nella Conferenza dei Capigruppo, confermiamo anche la nostra disponibilità ad approfondire, qui in Aula, le questioni di merito che possono portare a un miglioramento della legge, favorendo quindi una discussione ampia su tutte le questioni che la legge pone, e invitiamo la minoranza ad agevolare il dibattito ritirando possibilmente la stragrande maggioranza degli emendamenti che ha presentato e lasciando all'esame del Consiglio solo gli emendamenti che intervengono sul merito della legge per i quali noi diamo disponibilità. Non diamo disponibilità invece sulla sospensione o sul ritiro del provvedimento e non intendiamo farci condizionare sui tempi di discussione da livelli sociali diversi da quest'Aula, come il Tribunale amministrativo regionale.
Con questo auspichiamo che ci possa essere anche da parte della minoranza disponibilità a un confronto vero sul merito del testo di legge in discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, su che cosa intende parlare?
PILI (F.I.). Sull'ordine dei lavori e sulla necessità dei Gruppi della opposizione di chiedere una sospensione di un quarto d'ora per poter valutare le determinazioni e le notevoli aperture che poc'anzi l'onorevole Marrocu ha offerto ai Gruppi della opposizione.
PRESIDENTE. Va bene, se non ci sono obiezioni accordiamo un quarto d'ora di sospensione. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 35. Avverto i colleghi che riaprirò i lavori alle 16 e 35 in punto. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 20, viene ripresa alle ore 16 e 35.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Stiamo discutendo l'articolo 2, in particolare il comma 4 della novella e l'emendamento numero 47. Credo che questo emendamento rappresenti l'ultimo spiraglio possibile per introdurre nella procedura della legge il Consiglio regionale.
CAPELLI (U.D.C.). A chi stai parlando se non c'è la Giunta?
PILI (F.I.). Sono abituato all'assenza della Giunta!
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Dicevo che quest'ultima opportunità coincide con le dichiarazioni poc'anzi rese dal collega Marrocu che, come ho detto, rappresentano un notevole segnale di disponibilità al dialogo, un'importante apertura sul metodo del lavoro, e l'aver confermato la volontà di tenere fermi gli orari stabiliti ieri rappresenta una concreta volontà di accelerare i tempi dell'esame di questo provvedimento di legge.
Noi, ovviamente, disponibili come voi alla rapida conclusione della discussione di questo provvedimento di legge, accettiamo di buon grado i ritmi che la maggioranza vorrà imporre, perché sappiamo che il ruolo che si vuole affidare al Consiglio regionale è alto ed elevato, è un ruolo importante, primario, da protagonista. In questa direzione crediamo che un proficuo e impegnativo lavoro sia davvero il primo parametro importante perché tutti noi comprendiamo come il Consiglio regionale possa puntualmente occuparsi di una materia così rilevante come la pianificazione territoriale e in questo caso la pianificazione paesaggistica.
Vi è quindi una controtendenza rispetto al dibattito dei giorni scorsi, c'è una presa d'atto del ruolo del Consiglio regionale sino al punto di consentirci di lavorare anche a tarda ora. E questo non può che farci felici, perché crediamo che anche durante la notte ci sarà occasione di illustrare, punto per punto, emendamento per emendamento, virgola per virgola, le incongruenze di questa proposta che è stata avanzata dalla Giunta.
Vorrei ancora una volta qui ribadire, richiamandomi anche all'emendamento 47, che nessun disegno di legge e nessuna proposta sono stati unificati in Commissione. Quindi è un arbitrio aver scritto nel documento distribuito al Consiglio "testo unificato". Non c'è alcun testo unificato, perché non c'è una sola virgola della proposta di legge presentata dal collega Masia, che risulta essere il primo firmatario, insieme al collega Balia. Cioè della proposta di legge numero 24/A non è stata accolta una sola virgola, così come non è stato accolto nessun punto della proposta di legge numero 28/A, quindi è un arbitrio aver scritto testo unificato. E' solo ed esclusivamente il disegno di legge della Giunta, che per di più negli stessi emendamenti sostitutivi totali ha cancellato l'indicazione dell'onorevole Pirisi come primo firmatario, cioè ha cancellato totalmente anche una riga che era stata consentita, quella riguardante i SIC. La Giunta col suo emendamento l'ha cancellata totalmente. Il mio voto è ovviamente favorevole all'emendamento numero 47.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, onorevole La Spisa. Si era detto stamattina che in assenza di iscrizioni a parlare si sarebbe proceduto alla votazione.
LA SPISA (F.I.). Io sono iscritto da prima.
PRESIDENTE. A me non risulta. Ho qui l'elenco che mi ha lasciato la collega che presiedeva prima. Andiamo avanti.
(Interruzione del consigliere La Spisa)
PRESIDENTE. Sì, non c'è problema. Io non lo faccio con senso polemico, ma voglio che si capisca che funziona così.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 47.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Prendo atto che, non essendo riusciti a votare, i consiglieri Contu e Pinna dichiarano di votare rispettivamente a favore e contro.Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FRAU - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - FLORIS Mario - SCARPA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 55
Astenuti 4
Maggioranza 28
Favorevoli 20
Contrari 35
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 49. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Anch'io mi associo al suo invito, signor Presidente, e inviterei tutti i colleghi a iscriversi da subito, in modo che non si possano più verificare questi "inconvenienti", perché credo che ci fossero colleghi pronti a chiedere di intervenire, ma evidentemente l'accelerazione imposta ai lavori, con le parole dell'onorevole Marrocu, incide anche nella più rapida iscrizione a parlare anche per dichiarazione di voto.
L'emendamento numero 49, che è all'esame dell'Aula, è significativo per due ordini di motivi. Il primo: gli enti intermedi hanno o non hanno un riconoscimento da parte di questo Consiglio regionale? Se lo hanno, tutto il lavoro che è stato sino ad oggi fatto non si può non utilizzare, perché è costato miliardi alla Regione, che puntualmente ha verificato la tempistica del progetto preliminare, del progetto definitivo e del progetto esecutivo di piano urbanistico provinciale. E chiunque abbia la pazienza di andarsi a vedere le tavole, le analisi necessarie per il piano urbanistico provinciale si renderà conto che coincidono per i due terzi con quelle necessarie per predisporre un piano paesaggistico regionale. Quindi nel termine "possono" utilizzato dalla Giunta vi è davvero da un lato la volontà di non tenere in debito conto istituzionale gli enti intermedi che hanno operato per realizzare una pianificazione di dettaglio e hanno individuato le categorie di beni da sottoporre a tutela del paesaggio, e dall'altra la necessità di intervenire finanziariamente nella realizzazione di quei due terzi di lavoro che invece può essere risparmiato. Cioè c'è qualcuno che auspica la creazione di un'altra lobby di professionisti che possa fare quello che già è stato fatto dalle amministrazioni provinciali di destra e di sinistra, anzi tutte di sinistra, perché gli incarichi relativi alla progettazione dei piani urbanistici provinciali risalgono tutti ai tempi in cui le province della Sardegna erano governate dal centrosinistra. Quindi è evidente che vi è un richiamo importante.
Ma ciò che mi induce a esprimere un voto favorevole a questo emendamento è il dato sui tempi: se gli strumenti della pianificazione urbanistica provinciale dovessero essere utilizzati per due terzi, a due terzi deve essere limitato il tempo previsto per realizzare il Piano paesaggistico regionale, cioè una limitazione dei tempi necessari per fare non azione di ordinamento, ma azione di coordinamento. Qui si decide se la Regione è un soggetto di ordinamento, che impone le proprie strategie, o se invece, molto più intelligentemente, anche rispetto alle norme costituzionali, è soggetto di coordinamento, che mette insieme il lavoro già compiuto, risparmiando denaro, mettendo a frutto l'attività degli enti intermedi, quindi la loro potestà di indirizzo e individuazione dei beni da sottoporre a tutela assoluta del paesaggio e dei beni naturali e culturali che devono essere richiamati appunto nel Piano paesaggistico regionale. Oppure si sceglie, come dicevo, di ignorare la logica del coinvolgimento delle autonomie locali, ma vorrei ricordare che le amministrazioni provinciali hanno invece realizzato i propri piani urbanistici provinciali tenendo conto di quello che avevano fatto le amministrazioni comunali attraverso i PUC. Per questo motivo voto a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 49 pone un problema non, come i precedenti emendamenti, sui tempi di esame, di elaborazione, di adozione e di approvazione del Piano paesaggistico regionale, ma su uno degli aspetti che riguardano il rapporto tra questo livello di pianificazione urbanistica e i livelli inferiori a quello regionale. La proposta è quella di rendere l'utilizzo degli elaborati dei piani urbanistici provinciali previsti dalla legge urbanistica non facoltativo ma obbligatorio. E' evidente che sia nel caso del "possono", cioè della facoltatività, sia nel caso del "devono", e quindi della obbligatorietà della utilizzazione dei contenuti dei piani urbanistici provinciali, anche qualora siano soltanto in fase di elaborazione, il risultato è comunque quello di tenere in considerazione il prodotto di un'analisi sull'utilizzo del territorio, sulla situazione socioeconomica, sulle impostazioni di fondo nella politica del governo del territorio, che in questi anni le Province hanno accumulato sulla base di incarichi professionali, sicuramente comportanti il dispendio di una grande quantità di risorse pubbliche, e che hanno in qualche modo dato, a livello delle amministrazioni provinciali, la capacità di raccogliere dati e fare osservazioni e valutazioni economiche e urbanistiche molto preziose per l'attività di programmazione economica e di pianificazione territoriale.
Chiedendo di sostituire "possono" con "devono", noi vogliamo semplicemente sottolineare l'esigenza di tener conto di questo livello di elaborazione pianificatoria. E' pur vero, come dice l'Assessore, che la pianificazione regionale è sovraordinata a quella provinciale e che quindi l'obbligatorietà di tener conto dei contenuti e di seguirli dipende, casomai, da un rapporto di subordinazione del livello provinciale rispetto a quello regionale. Nella linea di un ragionamento logico è sicuramente vero che sono i piani urbanistici provinciali a dover adeguare i propri contenuti a quelli della pianificazione sovraordinata, che è di livello regionale, ma è anche vero che in questo momento straordinario di riavvio del processo di pianificazione paesaggistica (tanto più in considerazione della scelta contenuta in questa legge, per cui la pianificazione paesaggistica di fatto assume il livello della pianificazione urbanistica generale), pur non essendovi l'obbligo per la pianificazione regionale di adeguarsi a un livello subordinato, la sottolineatura della necessità di rispettare i contenuti dei piani urbanistici provinciali sarebbe un grande segnale di apertura rispetto allo sforzo che le amministrazioni provinciali hanno fatto in questi anni, in gran parte dei casi con il coinvolgimento di tutti i livelli delle autonomie locali infraprovinciali. Il mio voto quindi è favorevole all'emendamento numero 49.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io userò questi cinque minuti, in cui la mia voce sarà involontaria colonna sonora dell'esistenza delle persone che sono come me presenti in quest'aula, per focalizzare l'attenzione fondamentalmente su due argomenti, uno di metodo e uno di merito. Entrambi introducono il voto favorevole sull'emendamento numero 49.
Il ragionamento di merito si riallaccia alle dichiarazioni che il collega Marrocu ha rilasciato nella parte iniziale della seduta pomeridiana, indicando finalmente una strada che può consentire di sbloccare l'impasse, e cioè la strada del confronto in Aula, quindi la strada della discussione, del dialogo, della verifica delle diverse opinioni e del ragionamento che consente di superare tale diversità e quindi di arrivare a delle posizioni che siano condivise.
Immagino che il collega Marrocu intenda il confronto nello stesso modo in cui li intendiamo noi, cioè un rapporto in cui le due parti espongono le proprie ragioni. Ipotizzo, conseguentemente all'interessante proposta del collega Marrocu, che ci sarà un congruo numero di interventi da parte del centrosinistra che consenta di praticare la strada che il Capogruppo dei D.S., in maniera lungimirante e sagace, ha indicato a tutti noi, cioè quella della costruzione...come?
MARROCU (D.S.). Del ritiro degli emendamenti.
VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo scusa, non ne aveva parlato, collega, quindi io non lo avevo capito questo. Io avevo ipotizzato che lei intendesse che sugli emendamenti si potesse innovativamente cercare il confronto in Aula. E il confronto in Aula ovviamente avviene se le due parti dialogano tra loro, altrimenti non c'è confronto.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue VARGIU.) Io ribadisco l'auspicio che ci siano numerosi interventi di colleghi del centrosinistra che ci consentano di approfondire tutti gli emendamenti.
La seconda valutazione, che è quella di merito, attiene direttamente al testo dell'articolo e dell'emendamento, e mi fa realizzare quanto sia importante l'emendamento numero 49, un emendamento davvero di sostanza destinato, qualora fosse accolto, a incidere in maniera radicale sull'impatto che questa legge avrà in Sardegna, perché la sostituzione della parola "possono" con la parola "devono" non è semplicemente un esercizio lessicale o sintattico che modifica qualche aspetto marginale di questo testo di legge. E' invece una vera rivoluzione copernicana, nel senso che secondo il deliberato attuale della legge i piani urbanistici provinciali avrebbero un ruolo che francamente appare riduttivo rispetto alla fatica programmatoria che l'ente intermedio provincia ha sicuramente posto nella elaborazione di quei piani, che rappresentano decisamente un modo di innovativo di concepire il rapporto tra l'amministrazione centrale e l'amministrazione periferica, sfuggendo a quel rischio di neocentralismo regionale che tante volte in quest'Aula è stato sottolineato. A meno che qualcuno non ci venga a dire che, tutto sommato, le province hanno un ruolo di programmazione marginale in cui questo Consiglio non crede. Ma se così fosse sarebbe interessante che il presidente Soru e la sua Giunta, che in questo momento sono impegnati in logiche di risparmio, ci spiegassero come mai questo Consiglio regionale nella scorsa legislatura ha ritenuto addirittura di raddoppiare il numero delle province, portandolo da quattro a otto, e ci dicessero magari se in questa legislatura la maggioranza intende mantenere la ripartizione del territorio in otto province.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che, anche su questo, se i colleghi leggessero quello che hanno scritto nella loro proposta forse potrebbero affermare: "Abbiamo sbagliato, cerchiamo di correggere". con l'emendamento numero 49, loro dicono di voler sostituire la parola "possono" con "devono", invece hanno scritto, leggo testualmente: "In sede di prima applicazione" - questo è il comma 2 dell'articolo 1 della proposta di legge numero 28, presentata dai colleghi del centrodestra, firma da tutti, nessuno escluso - "per la redazione del Piano urbanistico di coordinamento territoriale" - quello che poi loro dicono assume valenza di Piano paesaggistico - "potranno essere utilizzati le risultanze e gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali adottati o in corso di adozione alla data di entrata in vigore della presente legge". L'avete scritto voi! Chi sta dicendo che non devono essere utilizzati? Chi sta declassando le Province? Chi non tiene conto di tutto ciò che è stato elaborato?
Noi abbiamo detto una cosa diversa: venga utilizzato tutto ciò che serve, vengano valorizzati gli studi che sono stati fatti dalle province e vengano inseriti all'interno del Piano paesaggistico regionale. Semplicemente quanto anche voi avete scritto.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Abbiamo cambiato idea!
PIRISI (D.S.), relatore. Allora ditelo: "Quando abbiamo avanzato la proposta di legge numero 28 stavamo scherzando!" E' una cosa poco credibile, cioè il collega Biancareddu conferma adesso: "Noi, nella nostra veste di legislatori che avanzano delle proposte, stavamo scherzando, abbiamo cambiato idea".
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.), relatore. Non è solo su quello! Poi parleremo anche di quello, non si preoccupi. C'è un atteggiamento un po' schizofrenico: veniamo accusati di essere quelli che bloccano tutto e contemporaneamente di essere quelli che promuovono il saccheggio! Fa parte certamente di una visione un po' scissa da parte di chi muove certe critiche. Per invito i colleghi, prima di lanciarsi in queste iperboliche accuse, a leggere prima ciò che loro stessi propongono. Dopodiché credo che, molto sommessamente e pacatamente, potranno essere pure rivolte delle critiche, però, se dobbiamo continuare a fare gazzosa, apriamo una fabbrichetta di imbottigliamento, perché tra l'altro si fa gazzosa a profusione in quest'Aula!
OPPI (U.D.C.). Una delle migliori era a Macomer!
PIRISI (D.S.), relatore. Onorevole Oppi, la ascolto sempre col massimo rispetto che le è dovuto, però in questo caso ad alcuni "imbottigliatori" che hanno parlato prima dico: per cortesia leggetevi le vostre cose, dopodiché forse vi concilierete con voi stessi ed eviterete anche di buttarvi addosso tutte queste contumelie, perché sembra quasi che parliate di fronte a uno specchio e non stiate affatto rivolgendo le critiche al centrosinistra. Presidente, sono contrario all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io non credo che ci siano sostanziali differenze, in effetti con l'emendamento numero 49 noi abbiamo soltanto ritenuto di aggiungere il termine "devono". Se di fatto c'è la volontà di utilizzare tutti gli studi che le Province hanno già fatto, penso che non possiate che essere d'accordo. Siccome, però, si è parlato di schizofrenia, il mio intervento ha l'obiettivo di ripristinare un minimo di dignità all'interno del Consiglio, nessuno me ne voglia, perché ci sono posizioni variegate, lo comprendiamo, ma il Consiglio sta dando i numeri, se è vero come è vero che la posizione assunta dall'onorevole Caligaris è stata respinta al mittente prima ancora che fosse esaminata. Poi c'è stato un atteggiamento di disponibilità da parte del Gruppo di Progetto Sardegna. Stamattina io sono stato chiamato più volte al telefono dal Capogruppo della Margherita, il quale mi ha fornito dei dati dicendo: "Giochiamo a carte scoperte, sarebbe possibile questa soluzione". Noi abbiamo risposto che in linea di principio non avevamo alcuna difficoltà, l'avremmo esaminata e in funzione di questo è stata chiesta un'ora di sospensione, dalle 13 alle 14, al fine di fare di consentire alla maggioranza di fare una valutazione al suo interno e poi di confrontarsi con l'opposizione. Questo mi hanno detto anche altri autorevoli esponenti del centrosinistra.
Noi siamo arrivati in aula certi che in qualsiasi caso, in modo formale, ci avreste dato una risposta. Questa risposta non solo non è venuta ma si è detto: "Abbiamo perso tempo, quando vogliamo noi possiamo sospendere con estrema facilità", mentre questo a noi non è stato consentito. Mettetevi d'accordo, le date entro cui terminare la discussione dei diversi argomenti, compreso l'assestamento di bilancio, le avete individuate voi. Stamattina mi avete convocato personalmente per vedere se esisteva questa possibilità. Quindi evitate di rivolgere accuse agli altri. Evidentemente al vostro interno vi sono grossi problemi, divisioni, valutazioni diverse. Noi ne prendiamo atto e continuiamo sulla nostra strada, fermo restando che di quella tempistica non si potrà non tener conto ed evidentemente la conclusione sarà che la responsabilità dei ritardi non potrete addebitarla a noi.
Io, ovviamente, voto a favore di questo emendamento, che ritengo persino superfluo. Diciamo che, così come un ordine del giorno non si nega a nessuno, la disponibilità ad accogliere un emendamento del genere sarebbe stata il minimo per poter proseguire più speditamente nei lavori. Avete scelto la strada della guerriglia, del muro contro muro, non meravigliatevi se anche noi talvolta sosterremo posizioni magari anche contraddittorie, come ha fatto osservare il collega Pirisi, ma questa è dialettica politica. Ci sarà consentito anche di assumere certi atteggiamenti in funzione di atteggiamenti uguali e contrari. Non c'è il Capogruppo della Margherita, evidentemente ha bisogno di rifarsi un po' il look, perché un po' di rossore ce l'avrà per non aver fatto oggi una bella figura, ma ho visto che andate a fasi alterne, quindi oggi tocca a lui, domani toccherà a un altro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Richiamando quanto da lui detto all'apertura dei lavori serali, vorrei chiedere all'onorevole Marrocu se sa di cosa stiamo parlando, perché noi siamo qui per lavorare seriamente, mentre lui dopo aver annunciato che non riuscite a trovare un accordo ha scaricato su di noi il fatto che si sta perdendo tempo. E voi avete rinviato i lavori di un'ora e mezzo, stamattina, e di un'ora stasera! Volete andare a oltranza e noi ci andremo, penso per tutta la notte, e continuate a perdere del tempo! Ci dite che non facciamo proposte serie in Aula, che è il luogo in cui vanno fatte, noi le stiamo facendo e voi non sapete di che cosa stiamo parlando. Allora vorrei capire dov'è la serietà nell'affrontare le cose!
Onorevole Pirisi, vorrei dei chiarimenti, e la mia richiesta non vuole essere né provocatoria né offensiva, perché prima di usare parole al vento sarebbe opportuno che ognuno si guardasse allo specchio.
Per quanto riguarda la sua affermazione sulla proposta di legge numero 28, credo che sarebbe stato opportuno discuterne in Commissione, perché ciò che lei ha detto parrebbe una contraddizione.
PIRISI (D.S.), relatore. Ne abbiamo discusso, onorevole Capelli, chieda ai colleghi del centrodestra.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, credo che questo non sia avvenuto, mi sono permesso di partecipare a qualche incontro, diversamente si sarebbe corretto anche quanto dice la proposta di legge numero 24. Se fosse avvenuto lei avrebbe sicuramente rilevato che il comma 1 dell'articolo 3 della proposta di legge numero 24 - che come lei sa è dei colleghi Masia e Balia -, sempre in riferimento ai nuovi Piani territoriali paesistici: "…utilizzando a tal fine oltre che l'elaborazione di cui ai PTP resi esecutivi… anche degli elaborati progettuali dei piani urbanistici provinciali". Cioè già se ne prevedeva l'utilizzo.
In merito alla serietà di questo e degli altri emendamenti, credo che l'attuale Assessore dell'urbanistica ci avrebbe insegnato come formulare l'emendamento in questo caso, perché da grande maestro in materia finanziaria avrebbe interpretato questo passaggio con diversi emendamenti, prevedendo in uno la soppressione della parola "possono", in un altro la sostituzione della parola "possono" con "devono", in un altro ancora la soppressione della parola "anche" e infine la sostituzione della parola "anche", insomma ne avrebbe ricavato ben quattro emendamenti da discutere in quest'Aula al solo fine di far perdere tempo. Tutto quel tempo che con grande maestria ci avete fatto perdere durante la discussione della legge finanziaria, del DPEF e quant'altro nella passata legislatura.
Noi qui stiamo proponendo delle cose serie. In un secondo, se ci fosse un'interlocuzione in Aula, sul merito dell'emendamento si potrebbe dire: "Va bene" oppure "Non è accolto", in maniera molto seria e facendo seguire una discussione. Non che non sia seria l'impostazione. Ecco perché vorrei richiamare soprattutto la maggioranza alle parole, che a me sono rimaste impresse, pronunciate ieri dall'onorevole Giuseppe Fadda, del Gruppo di Rifondazione, il quale ha invitato tutti a una maggiore attenzione, a un maggior spirito di collaborazione, ma soprattutto ha sottolineato che la maggioranza deve avere la capacità di coinvolgere - credo di ricordare bene, è stata usata questa frase - perché è compito di chi guida saper coinvolgere, è compito di chi guida saper cogliere le istanze di tutti. E se è vero che qui c'è - e non ne dubito - un Presidente di tutti, credo che tutti abbiate l'obbligo di ascoltarlo. Probabilmente in questa fase, con mio grande stupore, è meno ascoltato di quanto voi tutti volete far intendere nell'addossargli le responsabilità. La Giunta c'è, ma è come se non ci fosse, lo sappiamo, basta mettere un palanchino lì ed è lo stesso.
(Interruzioni)
Ho detto che la Giunta c'è, stavo rispondendo a un mio collega, do atto che la Giunta c'è, parrebbe che ci fosse, ma dovrebbe essere qui in giro. Ecco perché la maggioranza è responsabile totalmente di quello che sta accadendo e di quello che accadrà. Sappiate almeno parlarvi, coordinarvi e decidere una volta per tutte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Attento con i verbi!
LADU (Fortza Paris). I verbi noi li sappiamo coniugare bene perché abbiamo frequentato le scuole pubbliche e non abbiamo ricevuto delle infarinature, come si è visto in certe situazioni. E di infarinature in questo Consiglio se ne sono viste molte, messe sul campo così, giusto perché si dovevano fare determinate cose.
Io credo che l'emendamento che noi abbiamo sottoscritto abbia una sua logica, nel senso che praticamente in questo modo vogliamo far sì che gli strumenti urbanistici provinciali vengano utilizzati a tutti gli effetti. Vogliamo avere la certezza che vengano utilizzati. Naturalmente ci sarà prima di tutto un grande risparmio, nel senso che la Regione, invece di spendere, così come ha fatto in certe occasioni, somme ingenti per la programmazione urbanistica, si ritrova degli studi già fatti. C'è un'altra ragione non secondaria, e cioè il fatto che i Piani urbanistici provinciali sono più vicini alla realtà e agli strumenti urbanistici dei comuni. Quindi c'è sicuramente una certa attinenza con quanto abbiamo detto noi, e cioè che non può essere sottovalutato il ruolo degli enti locali in questo tipo di studi, una tesi che abbiamo sostenuto sin dall'inizio di questo confronto. Non si può tralasciare e non si può sminuire il ruolo degli enti locali in materia urbanistica.
C'è poi un altro aspetto importante che riguarda il ruolo delle province. Per intenderci, quale ruolo devono avere le province? Da una parte questo Consiglio regionale approva l'istituzione di nuove province, perché ritiene che esse abbiano una funzione importante, dall'altra tenta di togliere loro competenze che già appartengono alle province. Quindi non ci si capisce più niente, è veramente una contraddizione, nel senso che da una parte si vogliono istituire degli enti importanti per la programmazione e lo sviluppo della Sardegna, dall'altra non si vogliono prendere in considerazione gli strumenti di programmazione urbanistica che hanno approntato e già ampiamente utilizzato in questi anni.
A parte queste brevi considerazioni, voglio dire che l'intervento svolto questa sera dal collega Marrocu dimostra che evidentemente quei passi che sono stati fatti da parte della maggioranza in questi giorni non hanno portato a nulla, nel senso che quel tentativo di apertura che c'è stato in alcuni settori della maggioranza evidentemente non è arrivato a una sintesi da parte della maggioranza stessa. Infatti abbiamo visto che stasera l'intervento dell'onorevole Marrocu ha cancellato tutto quello che è stato detto in questi giorni e praticamente siamo punto e a capo.
Quindi siamo di fronte a una situazione kafkiana, non si capisce dove si debba arrivare: da una parte si sostengono determinate posizioni anche apprezzabili, dall'altra non si è conseguenti con le cose che si dicono. E' chiaro che qui ci sono consiglieri che contano poco, che mi pare non abbiano voce in capitolo, perché la maggioranza sta dimostrando di voler cancellare le posizioni più aperte, più intelligenti, se vogliamo, più lungimiranti all'interno della coalizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo sempre nel merito dell'emendamento numero 49, sul quale dichiaro il mio voto contrario, perché nella confusione che si origina dal numero e dalla ripetitività di alcune proposte, sfuggono poi alcune questioni sostanziali. Se fosse vero, come dice l'onorevole Oppi (di cui tengo in considerazione l'esperienza e l'impegno politico sicuramente di lunga militanza), che un emendamento così non lo si nega a nessuno, come non si nega a nessuno un ordine del giorno, allora è inutile approvarlo e discuterlo, è solo una perdita di tempo che non fa bene a quest'Aula rispetto alla considerazione generale che raccoglie da parte dell'opinione pubblica e del popolo elettore, che è anche quello che esprime il mandato che noi esercitiamo.
Ma se invece è una questione di merito, devo dire che noi non siamo d'accordo proprio sul merito, perché non mi pare di ricordare che i piani urbanistici siano anche piani paesistici. I piani urbanistici hanno una funzione abbastanza precisa, quella di coordinare meglio, nell'ambito territoriale, quella che è l'elaborazione assegnata per legge agli enti locali territoriali, ai comuni, che sono sì protagonisti della pianificazione urbanistica locale, ma non sono protagonisti della pianificazione paesistica. L'ordinamento, quello sì, detta le regole.
C'è una competenza più alta dello Stato sul piano dei principi attorno a questa materia, da cui discende una competenza legislativa specifica nell'ambito del proprio territorio per le Regioni, che quindi hanno il dovere di dare indirizzi chiari e precisi su come si deve sviluppare la pianificazione paesistica in ambito regionale. Non c'è nessun coordinamento da fare, c'è invece da elaborare un ordinamento che sia il più possibile attento alle esigenze e ai bisogni degli enti locali e alle capacità di sviluppo di questa nostra regione.
Quindi non sono d'accordo sul merito e richiamo la strumentalità e purtroppo anche qualche disagio che vedo affiorare tra i colleghi della opposizione, chiamati a difendere cose che, sul piano tecnico, sono scarsamente difendibili, perché purtroppo essi sono ostaggio della dinamica della contrapposizione l'uno contro l'altro, che nasce dal dover rispondere... Questo sì, voi che avete accusato questa maggioranza di essere vincolata alle linee direttrici emanate dal suo Presidente, anche se non è vero. Seppure questa maggioranza fosse legata a direttive di chi ne assume e ne sintetizza l'immagine, cioè del Presidente della Regione, eletto direttamente dal popolo, avrebbe qualche giustificazione, perché c'è un mandato pienamente riuscito, ma questa fatica, questo disagio diventano meno comprensibili in chi rischia di diventare ostaggio di un Presidente mancato, cioè di un Presidente non riuscito.
Se il ragionamento è sul merito, poiché il merito è sempre oggetto di esame, in quest'Aula, fuori da quest'Aula e tra i consiglieri che hanno condotto la battaglia nella predisposizione di questo provvedimento, che si capisca il merito, dato che qui il merito non si capisce. L'unica cosa che si capisce è lo scontro in questa opposizione, purtroppo sconfitta, sconfitta dalle elezioni....
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Gentile e onorevole Presidente, signor Assessore, onorevoli colleghi, una di queste sere, la sinistra ci ha lanciato un'accusa, quella di essere partiti all'assalto della Bastiglia e di essere stati scornati. In effetti, quest'Aula si è insediata il 14 luglio, l'assalto alla Bastiglia c'è stato, le buone intenzioni, quelle che animano i rivoluzionari, sono le migliori, però credo che, come spesso succede, qualcuno voglia arrivare alla ghigliottina, e in questo caso da ghigliottinare sembrerebbe essere la libertà di espressione della opposizione, che viene accusata di tutto e alla quale non si vuole permettere di esprimere liberamente il proprio pensiero. E questo non va bene.
Ci si può contrapporre in tanti modi, però alla fine, come spesso accade, la rivoluzione mangia i suoi figli. Chi vuol fare la rivoluzione in questo caso non siamo noi, ma siete voi e rischiate di rimanere paralizzati, colleghi della maggioranza, dalla vostra stessa iniziativa, dalla quale non riuscite più ad uscire. Quindi è chiaro che vi aggrappate a tutto quello che si muove, però mi sembra che in questi giorni non ne stiate azzeccando una, anzi non fate altro che rinvigorire gli argomenti della opposizione, che è decisa ad andare avanti, perché non è pensabile e non si può dire in legge che per la redazione della proposta di Piano paesaggistico gli elaborati già pronti, che sono costati danaro pubblico (e la Corte dei Conti in questo secondo me dovrebbe metterci becco), possono essere utilizzati anziché debbono essere utilizzati.
Non si può dire che nella proposta della opposizione è scritto "possono", così come nella proposta della maggioranza, perché c'è chi quella proposta non l'ha firmata, chi non l'ha letta e chi ha cambiato idea. Un autorevole Assessore di una passata legislatura, persona peraltro simpaticissima, su una sua stessa proposta, unico in tutta l'Aula, votò contro perché aveva cambiato idea durante la discussione. Altrimenti che ci stiamo a fare qui? Solo i paracarri non cambiano opinione e io credo che la maggioranza debba cambiare opinione, almeno su qualche punto debba essere disponibile, onestamente, così come dobbiamo essere disponibili anche noi a dare un contributo per migliorare quello che proponiamo noi e quello che proponete voi, altrimenti non c'è dialogo. Se è un dialogo tra sordi, se è un dibattito destinato a non essere ascoltato da nessuno, in cui ognuno si parla addosso, io sono disponibile a parlarmi addosso fino alle 4 del mattino!
Tornando all'argomento principale, ribadisco che gli elaborati in questione debbono essere presi in considerazione, non è possibile che si sia lavorato per niente in tutti questi anni e che tanto lavoro, che avrà pure prodotto qualcosa di qualità, non venga neanche visionato. "Possono essere presi in considerazione" che cosa vuol dire? A me sembra che qui cambia il padrone e tutto sia da rifare! Non si è visto in nessun governo del mondo! Le iniziative prese dai governi precedenti su tutto ciò che è istituzionale impegnano, coinvolgono e danno mandato a chi viene dopo di continuare sulla strada intrapresa. Certo, se si vedono delle storture si ha il dovere di correggerle, però ciò che è stato prodotto non sarà tutto da buttare. Oltretutto le province sono state amministrate sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, ci saranno stati tecnici incaricati da tutti, quindi ci sarà stato un controllo reciproco, anche politico, e l'affidabilità io credo sia massima. Non è pensabile che noi amministriamo la cosa pubblica con il criterio: "Arriviamo noi, un colpo di spugna, cancelliamo tutto, chi si è visto si è visto, é un'altra partita e si rincomincia da capo". Non è così, in politica non può essere così!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Solo per chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, RASSU, SANJUST, VARGIU.)
III verifica del numero legale
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legate tramite procedimento elettronico.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Bisogna stare in aula, anche precedentemente abbiamo concesso molto tempo per la votazione.
PRESIDENTE. Sono presenti 24 consiglieri, compresi i consiglieri Cappai, Sanjust, Pili e Vargiu, che hanno richiesto la verifica.
(Sono presenti i consiglieri: ADDIS - BIANCU - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - ORRU' - PILI - PISU - RASSU - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SECCI - SERRA - VARGIU.)
Poiché non c'è il numero legale, la seduta è sospesa per trenta minuti.
(La seduta sospesa alle ore 17 e 29, viene ripresa alle ore 18.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 49, che mira a sostituire la parola "possono" con la parola "devono", ai fini della redazione della proposta di Piano paesaggistico regionale, noi diciamo che devono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali. Perché diciamo questo? Diciamo questo perché vogliamo dare un ruolo alle province, vogliamo dare un ruolo a quegli enti locali dotati di strumenti urbanistici validi, e il collega Sabatini lo sa, essendo assessore provinciale in carica. Io lo sono stato e quindi so tutto il travaglio che è costata l'elaborazione di questi importantissimi piani.
Noi vogliamo veramente dare un ruolo a questi enti e quindi domando: qual è il ruolo che voi pensate di dare alle province e ai comuni con questa legge urbanistica? Volete calare questa legge dall'alto senza utilizzare neanche i validi supporti ci cui alcune amministrazioni sono già dotate, come i Piani urbanistici provinciali?
Io credo, Presidente, che ci debbano essere chiarezza e soprattutto correttezza e lealtà di rapporti in quest'Aula, sapendo che voi siete maggioranza, e questo nessuno lo mette in dubbio, e noi siamo opposizione, però non siamo opposizione rispetto ai problemi e agli interessi delle nostre comunità. Per questo vogliamo essere ascoltati su un tema così importante, su un emendamento così importante, fatto sì di una parola, ma di una parola importante perché cambia sostanzialmente le cose. Noi diciamo "devono", perché vogliamo coerentemente rimarcare e ribadire che su una legge così importante si deve dare voce e si deve far riferimento a quegli strumenti di cui, come ho asserito poc'anzi, le province sono dotate.
La verità è che dicendo "possono" qui si vuole invece dare la possibilità al legislatore di turno e all'amministrazione di turno di optare a seconda del colore politico dell'amministrazione provinciale di turno: se l'amministrazione provinciale di turno è allineata con i desiderata dell'amministrazione regionale si opterà sicuramente per gli strumenti urbanistici e le cartografie elaborate dalle province in carica; se quell'amministrazione non sarà allineata con i desiderata dell'amministrazione regionale è chiaro che non si opterà per quel piano e per quelle linee.
Questo è il sunto di questo articolo, invece noi diciamo "devono", a prescindere dal colore politico dell'amministrazione in carica, perché riteniamo che le amministrazioni provinciali debbano innanzitutto avere un ruolo, anche attraverso questo strumento urbanistico, e soprattutto riteniamo che le amministrazioni provinciali, insieme alle amministrazioni comunali, sono quelle che hanno veramente la conoscenza diretta del territorio. Quindi, Presidente, per questo noi, e io in modo particolare, voteremo favorevolmente a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 49 che si propone di sostituire la parola "possono" con la parola "devono" e che quindi ha come obiettivo quello di esaltare la partecipazione delle autonomie locali, in particolare di utilizzare, in questo caso specificatamente, un patrimonio di studio, di elaborazione e di programmazione che un ente intermedio come la provincia ha già redatto.
D'altro canto in qualche intervento precedente è stato pure detto che l'accostamento della parola "anche", nello stesso comma, attenua l'efficacia dell'inserimento del termine "possono", quindi è evidente che chiunque sarà incaricato domani di redigere il Piano paesaggistico regionale non potrà prescindere da qualsiasi strumento di programmazione territoriale, sia esso un PUP provinciale sia esso uno strumento più territoriale ancora come il PUC comunale.
Corre l'obbligo di fare un'altra considerazione: noi ci siamo lasciati stamattina con un grosso e importante auspicio, quello che questa giornata del 9 novembre davvero potesse essere un buon anniversario dell'abbattimento, come dicevamo, del muro di Berlino e che quindi ci fosse il presupposto per cui il muro contro muro qui venisse abbattuto. Devo dire, tra l'altro, che questo pareva quasi realizzarsi nel momento in cui il Capogruppo dei D.S., l'onorevole Marrocu, ha chiesto di sospendere i lavori alle ore 13. Io ho immaginato, forse per l'ottimismo che in genere mi accompagna nell'attività parlamentare, che il tutto preludesse a questo. Ho immaginato che da una parte e dall'altra una schiera di colleghi picconatori avrebbe presto demolito questo muro contro muro, e invece, subito dopo la ripresa dei lavori, si è come dato avvio al lavoro dei colleghi muratori - di ambo le parti naturalmente, perché le responsabilità vanno sempre distribuite in ugual misura -, quelli che non solo non hanno picconato e abbattuto i muri, ma parrebbe anzi, e speriamo veramente di sbagliarci, che abbiano innalzato ulteriormente questi muri e quindi reso ancora più difficile il dialogo.
L'invito a concentrare la nostra attenzione sugli emendamenti di sostanza e quindi importanti davvero trova difficoltà ad essere accolto, perché se non si raggiunge un'intesa sul metodo tutto diventa più difficile. Ha ragione l'onorevole Uras quando dice: "Io vi riconosco quasi dalla faccia, so che le vostre perplessità possono essere lette in viso". Lui ha davvero questa capacità di lettura introspettiva e quindi riesce a capire che probabilmente qualche perplessità l'abbiamo. Io che sono sindaco di un piccolo comune ricordo le battaglie, ma tutti i sindaci le ricordano, fatte proprio per migliorare il concetto di piano urbanistico provinciale quanto meno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, sappiamo tutti che la lingua italiana dal punto di vista grammaticale probabilmente è la più completa, la più bella. Purtroppo è anche poco diffusa nel mondo, perché il nostro non è stato un paese colonizzatore, almeno nel Cinquecento e nel Seicento, tanto è vero che le lingue più diffuse sono il francese, l'inglese e lo spagnolo. Tuttavia la lingua italiana è talmente completa, i padri della nostra lingua, da Dante a Manzoni a D'Annunzio, hanno scritto tanto e bene per cui giustamente la politica usa la perfezione della nostra lingua per piazzare, nei punti in cui bisogna dire e non dire, quelle due o tre parole che consentono, al momento opportuno, di avere libertà di azione restando sempre nell'ambito del lecito e del legittimo. Questo è uno di quei casi, però bisogna anche dire che ciò va a danno della trasparenza e della correttezza. Quando si dice che "per la redazione della proposta di Piano possono essere usati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali" chiaramente si presuppone l'uso di qualsiasi strumento e, rivolgendosi ad altre strutture (basta dire questo per non dire altro), anche dei Piani urbanistici provinciali.
Ha ragione il collega Uras quando dice che il Piano urbanistico provinciale non è un piano paesaggistico, è vero, ma il Piano urbanistico provinciale, che è redatto per settori di intervento, nel rispetto della pianificazione regionale, individua al suo interno una specifica normativa di coordinamento per ambiti territoriali omogenei per la salvaguardia delle zone agricole, per la salvaguardia delle coste, per la salvaguardia dei beni ambientali e culturali. Questa è la struttura del Piano urbanistico provinciale. E allora perché si dice: "Possono anche"? E' giusto scrivere "debbono essere consultati", intanto perché sono degli elaborati completi, redatti in base al decreto Urbani, e quindi consentono di risparmiare tempo, in secondo luogo perché consentono di risparmiare anche consistenti risorse finanziarie, quelle che sarebbero destinate alla attribuzione di nuovi incarichi, sempre ai fini della redazione del Piano, per centinaia e centinaia di milioni.
In base all'articolo 16 della legge 45, che si rifà al decreto Urbani, come poc'anzi ho detto, i Piani urbanistici provinciali sono degli strumenti urbanistici, che debbono essere assolutamente tenuti in considerazione. Allora, si tratta di sostituire una sola parola, "possono", che darebbe all'amministratore un ampio raggio d'azione discrezionale, senz'altro a discapito dell'economia di tempo e di risorse, in questo caso regionali. Dal momento che le province si sono dotate di propri Piani urbanistici, che, ripeto, sono redatti con riferimento ad ambiti territoriali omogenei e prevedono gli strumenti per la salvaguardia dei beni ambientali e culturali delle coste su cui insistono zone agricole, ritengo che tali Piani debbano essere consultati e utilizzati e debbano far parte integrante del Piano paesaggistico regionale.
Ecco perché il mio voto sull'emendamento numero 49 è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Grazie, Presidente. Prima di motivare il mio voto favorevole all'emendamento numero 49, mi permetto di fare una piccolissima riflessione, pur non essendo un cosiddetto "anziano" dell'Aula. Per carità, io sono il primo a prestare grandissima attenzione quando i consiglieri anziani prendono la parola, perché sicuramente, anche se qualche volta posso non essere d'accordo con loro, hanno tanto da insegnare, però mi permetto di fare una piccolissima riflessione partendo da ciò che ho avvertito dentro di me in questi giorni.
Io avevo la serissima intenzione, fino a ieri, di contingentare al massimo quelli che sarebbero potuti essere i miei interventi, però dopo ciò che è successo ieri a mezzanotte e mezzo, dopo una giornata estenuante di lavori, ho dovuto cambiare idea. Cari colleghi, io vorrei far presente una cosa: non piace a nessuno, a me per primo, fare un'opposizione intransigente, come sono chiamato a fare in questo momento, e sono anche convinto che non gratifichi più di tanto, però questo è il nostro compito, questo è il compito della opposizione, soprattutto nel momento in cui non si vedono dall'altra parte degli spiragli, non dico di trattativa, che è una parola veramente brutta, ma di comprensione, chiamiamola così.
Ripeto, il suggerimento che mi permetto, con grande modestia, di dare è quello di proseguire, in questi spero pochi giorni, con assoluta pacatezza nel rispetto dei ruoli di maggioranza e opposizione. Sono sicuro che tanti come me che erano propensi a tenere un atteggiamento di assoluta non belligeranza, con molta probabilità…
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, posso sommessamente richiamarla al tema in discussione? Grazie.
SANJUST (F.I.). Sì, la ringrazio. Guardi, non è per perdere tempo.
PRESIDENTE. No, non è per perdere tempo, è per fare una dichiarazione di voto sull'emendamento numero 49.
SANJUST (F.I.). Volevo farlo, però, insomma, penso che un po' tutti stiano facendo ragionamenti del genere, in ogni caso ricordo il discorso dell'anzianità in quest'Aula, che mi auguro di non dover ripetere più.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 49, potrebbe anche essere giusto il ragionamento che si legge nel comma, se non fosse che nel 1989 si è avviata la pianificazione territoriale dei comuni e delle province in adeguamento ai PTP. Se questo non fosse avvenuto, quindi se si dovesse partire così, magari impropriamente dall'alto, allora potrei approvare il testo del comma in questione, così come è stato formulato, ma dal momento che si sono avviati, ormai da quasi quindici anni, dei lavori che, come altri colleghi hanno detto, sono costati tempo e soprattutto danaro, sono e resto assolutamente convinto del fatto che al verbo potere si debba assolutamente sostituire il verbo dovere. Semmai si impone un'altra riflessione, che mi auguro di avere il tempo di fare, se no la farò dopo: forse è necessario che la Regione si adoperi fin da adesso per non disperdere il lavoro che nelle quattro province è stato fatto, visto che ci ritroveremo sicuramente a vedere questo lavoro scorporato non più in quattro…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanjust. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Annuncio il voto favorevole all'emendamento, anche perché mi pare doveroso riconoscere il contenuto di questo emendamento che assegna, a mio avviso, un ruolo più incisivo e più importante alle autonomie locali. Quindi il parere di queste autonomie locali, se questo emendamento fosse recepito, diventerebbe una realtà davanti alla quale il legislatore regionale dovrebbe fermarsi a riflettere e tener conto di queste indicazioni che sono frutto, come diceva il collega che mi ha preceduto, di un ragionamento, sono frutto di uno studio, sono frutto di un confronto e talvolta sono anche costate parecchi quattrini dei contribuenti.
Credo che su questo emendamento probabilmente ci potrebbe essere anche un atteggiamento di intesa, un atteggiamento diverso anche da parte della maggioranza, perché credo che siano principi facilmente condivisibili, anche se temo che questo non ci sarà. E' comunque un emendamento finalizzato a percorrere una strada, che è quella del decentramento dei poteri, e a evitare che il legislatore di turno e la maggioranza di turno (problema che quindi oggi si pone nei termini di una maggioranza di centrosinistra e un'opposizione di centrodestra, un domani potrebbe anche esserci una situazione diversa) ignorino i suggerimenti che dalle autonomie locali vengono, anche perché è chiaro che un potere di veto non può provenire soltanto dal potere politico, ma anche dagli organi dirigenziali, il che francamente potrebbe essere ancora più difficile da digerire che se venisse esclusivamente dall'organo politico, quindi con la legittimazione del voto popolare.
Mi pare quindi che questo emendamento sia pienamente condivisibile e dovrebbe essere accolto da tutti, anche perché, ripeto, va nella direzione di una maggiore valorizzazione di quelle che sono le indicazioni che vengono dai poteri più decentrati del territorio.
A proposito di questo, mi sembra significativo quello che, in occasione della stesura di alcune memorie scritte, ha presentato la Lega delle autonomie locali a proposito proprio della legge in discussione. C'è un passaggio che mi sembra interessante e condivisibile da tutti, in cui si dice: "E' avvertita fortemente la necessità di dare attuazione ai precetti costituzionali che assegnano alla Regione competenza primaria in sede di pianificazione urbanistica, la cui attuazione però compete alle singole amministrazioni locali, che hanno bisogno di poter contare su certezza e tempi di diritto. Ciò non significa assenza di momenti di confronto e di dialogo, ma eliminazione di ogni possibile arbitrio da parte dei vari organismi coinvolti nell'iter pianificatorio. Riteniamo utile evidenziare che una nuova fase di concertazione si renderà necessaria per approfondire gli aspetti di dettaglio, al di là della ristrettezza dei tempi imposti dall'Aula." E dai lavori della Commissione, in questo caso, perché questi elaborati sono pervenuti in Commissione prima ancora che in Aula.
Quindi credo che sia doveroso votare a favore di questo emendamento, anche perché un autentico decentramento dei poteri e un'autentica valorizzazione delle autonomie locali deve passare attraverso l'obbligatorietà del loro parere su argomenti così importanti e coinvolgenti per i territori da essi amministrati. Sarebbe un'occasione mancata non tenerne conto, sarebbe un'occasione mancata non ascoltare le indicazioni che ci vengono dai territori, perché, ricordiamoci che il legislatore, soprattutto quando tratta queste materie, deve assolutamente essere certo che il provvedimento legislativo che emana sia il più rispondente possibile alle esigenze dei singoli territori, dei singoli cittadini e delle varie categorie. La ringrazio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, intervengo anch'io per annunciare il mio voto favorevole all'emendamento adesso oggetto di discussione, di rilievi e di approfondimenti. Riprendo un po' il filo delle considerazioni che ho avuto modo di svolgere relativamente ad altri emendamenti, con particolare riferimento a quello che è il grado di fiducia che evidentemente il legislatore con questo progetto di legge ha voluto esprimere nei confronti dei cittadini prima e che ora, con questo emendamento, noi evidenziamo nei rapporti istituzionali, in particolare nei rapporti con le amministrazioni provinciali. Perché parlo di rapporto fiduciario? Intanto ringrazio il collega Cappai che ha procurato lo Zingarelli e riferirà a tutti il significato letterale dei termini potere e dovere, ma credo che ci sia al fondo di tutto proprio una questione di fiducia. Cioè, abbiamo o no fiducia nei cittadini? Abbiamo o no fiducia nelle istituzioni? In particolare abbiamo fatto delle battaglie in quest'Aula, per altro non ancora concluse, per consentire a molti territori, attraverso il decentramento, di organizzarsi autonomamente e quindi, nelle forme stabilite dalla legge, di far valere la propria voce.
Avremo tra breve un maggior numero di amministrazioni provinciali, riteniamo che queste amministrazioni siano mature per poter esprimere una valutazione di cui non si può non tener conto, oppure lasciamo una formula che, come già qualcuno che mi ha preceduto ha detto, consente in qualche caso di ascoltare la voce dell'amministrazione provinciale amica - sul piano politico ovviamente - oppure di non ascoltarla se tale non è? Io non so se anche questo punto debba essere visto da noi, come legislatori; è un punto di notevole importanza, perché ne va di mezzo la fiducia verso l'ente Provincia e soprattutto riguarda il messaggio e lo sforzo che le Province compiono nel momento in cui, in base alla conoscenza del proprio territorio e alle esigenze delle popolazioni che vi abitano, propongono studi e piani.
Ora se la Regione ne tiene conto nel dovuto modo ha un significato, altrimenti rischiamo di invogliare le Province a non occuparsene o comunque a occuparsene in termini sbagliati, quindi con un coinvolgimento ulteriore, ancora più a valle, dei comuni in modo non significativo e quindi poco incisivo rispetto alla volontà dei cittadini, delle forze sociali, delle forze imprenditoriali, insomma di tutte le organizzazioni politiche, sociali e culturali che in qualche modo vengono coinvolte dall'amministrazione provinciale.
Questo emendamento non può essere preso sottogamba come se servisse a chissà a chi o fosse teso a far perdere tempo. E' un punto essenziale invece che riguarda, insisto su questo, la necessità che vi sia un rapporto di fiducia tra l'amministrazione regionale, gli enti intermedi e i cittadini.
E' vero che l'impostazione del testo di legge parte da una considerazione opposta a quelle che sto adesso facendo io, parte da una volontà diversa, quella di dire: "Palla al centro, tutti fermi, la palla si muoverà quando decidiamo noi". Questa è un'altra impostazione, è chiaro che ognuno si assumerà poi le responsabilità delle ricadute, positive o negative che siano, sotto questo profilo, ma non c'è dubbio che scoraggiando e depotenziando le province, per le quali ci siamo impegnati anche a costo delle difficoltà e dei contrasti che sono emersi negli anni passati, compiamo un atto che non va nella direzione giusta.
Per cui invito la maggioranza a riflettere sotto questo profilo e a darsi una regola che la porti ad accogliere le proposte della opposizione quando sono giuste.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Con l'emendamento numero 49, che è riferito al secondo comma dell'articolo 2, che recita: "Per la redazione della proposta di Piano possono essere utilizzati", noi proponiamo la sostituzione della parola "possono" con "debbono". Sinceramente anch'io trovavo qualche difficoltà e allora sono stato costretto a chiedere il dizionario Zingarelli per verificare la differenza tra le parole "possono" e "devono". Lo Zingarelli definisce il termine "potere" come la possibilità concreta di fare, mentre "dovere" significa che si è tenuti a fare una determinata cosa secondo la legge, le norme, la morale, in ogni modo vuol dire sentirsi obbligati. Quindi c'è una sostanziale differenza tra i due termini ed è per questo che noi abbiamo portato all'attenzione della maggioranza anche questo emendamento, che vuole essere migliorativo.
Ho avuto modo di dire che l'articolo 2 riguarda principalmente il coinvolgimento degli enti locali in questa legge. Allora mi rivolgo ancora una volta ai sindaci e - perché no? - anche a coloro i quali hanno ricoperto la carica di presidente di provincia: quante volte i presidenti delle province hanno sollecitato le amministrazioni locali a inviare loro le copie dei Piani urbanistici comunali? Le hanno ricevute e a qualcosa saranno pure servite! Quanto hanno speso le Province per preparare i propri Piani urbanistici provinciali? Ingenti somme! Quindi da una parte si dice che dobbiamo avere rispetto per le autonomie locali e chiediamo loro di predisporre i propri piani, dall'altra vogliamo che non entrino più nella faccenda. Ma se in quest'Aula vogliamo veramente esaltare la partecipazione delle autonomie locali, quindi dei nostri comuni e delle nostre Province, alla predisposizione del Piano paesaggistico regionale, perché poi neghiamo loro questa possibilità?
E allora, ancora una volta invito i sindaci a riflettere e a votare favorevolmente sull'emendamento numero 49, che è solo teso a migliorare il testo della legge. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti in possesso delle autonomie locali e impedire che si ripeta quello che è successo con i SIC, i cosiddetti siti di interesse comunitario, che ci sono piovuti dall'alto. Noi sindaci non vogliamo che anche con il Piano paesaggistico regionale ci vengano calate imposizioni dall'alto.
Veda, onorevole Uras, lei ha detto: "Bisogna badare alle questioni di sostanza". Queste sono questioni di sostanza, onorevole Uras. E' vero che l'amico Oppi ha detto che un emendamento così non lo si nega a nessuno. Certo, perché è scontato, questo è un emendamento che con un minimo di libertà, consentitemi questo termine, potreste votare tutti, il problema è che non ve lo fanno votare, perché votare questo emendamento significa togliere potere al Presidente, a quel Presidente che è stato eletto con una nuova legge elettorale…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signori Assessori, intervengo sull'emendamento numero 49 per preannunciare il mio voto a favore della sostituzione al comma 2 dell'articolo 2, del termine "possono" con il termine "devono".
In occasione della discussione del comma 2 dell'articolo 1 ebbi a dire che molto probabilmente c'era da riflettere su un passaggio del comma che recitava in questo modo: "…degli atti di programmazione e pianificazione regionale provinciale e locale ed assume i contenuti di cui all'articolo 143 del decreto legislativo numero 42 del 2004". Il comma 2 dell'articolo 2 recita: "Per la redazione della proposta di Piano possono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali di cui all'articolo 16 della legge numero 45 del 1989". Devo dire che in seguito all'emanazione della legge 45/89 furono finanziati con notevoli risorse gli Uffici del Piano. Stiamo parlando di qualche decina di miliardi complessivamente. Gli Uffici del Piano furono arricchiti e ancora oggi sono attivi e continuano ad elaborare il Piano urbanistico provinciale, perché non è un qualcosa di statico, è un qualcosa di dinamico, che ha bisogno di aggiornamenti costanti e continui, perché tutti i giorni c'è la necessità di programmazione e soprattutto di prevedere degli interventi. Tutti i giorni, infatti, qualche comune esercita il diritto di elaborazione del Piano urbanistico comunale, per cui necessariamente questo ufficio nelle quattro Province è ancora attivo. La Provincia di Cagliari, amministrazione di cui facevo parte fino a qualche tempo fa, ha approvato il proprio Piano urbanistico nel corso del 2003, e devo dire che il lavoro di redazione ha portato anche a un'elaborazione sui finanziamenti, l'ultimo finanziamento dei quali riguarda l'e-government, in quanto la Provincia di Cagliari ha partecipato al bando per la gestione del servizio a livello informatico, processo che sta avvenendo appunto in questi mesi. Devo dire che anche l'Ufficio cartografico sta provvedendo alla elaborazione del Piano. Ma davvero l'amministrazione regionale intende, con questa legge, che questi elaborati costati, dicevo poc'anzi, decine di miliardi, debbano essere relegati in qualche scantinato o magazzino ad hoc, magari preso in affitto? E' come dire: "Mah, possiamo fare a meno di quanto è stato fatto, riprendiamo la tiritera delle consulenze, delle progettazioni e quant'altro si riconosce quando la legge non è chiara, precisa e soprattutto non indica linee ben precise rispetto all'esercizio di una funzione". Per cui, dopo aver speso tanto in termini di tempo, ma soprattutto di impegno personale, nell'esercizio di un ruolo amministrativo, a me sembra che questo emendamento meriti davvero tanta attenzione e l'approvazione anche da parte dei colleghi della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, leggevo testualmente - e mi fa meraviglia che il collega Pirisi non l'abbia scoperto, perché lui studia tutte le mie azioni e omissioni - nella relazione introduttiva al disegno di legge da me presentato nel 2002, quando lo stato di attuazione dei Piani urbanistici provinciali, è chiaro, non era quello attuale: "Al riguardo si prevede, per accelerare i tempi di predisposizione della nuova disciplina di pianificazione paesistica, di utilizzare anche le elaborazioni recentemente compiute e in via di compimento da parte delle amministrazioni provinciali, che stanno provvedendo alla predisposizione dei Piani urbanistici provinciali, in attuazione della legge regionale numero 45 del 1989. Il lavoro sin qui compiuto dalle Province, sotto il costante monitoraggio da parte dell'Assessorato regionale dell'urbanistica, si è esteso all'esame delle valenze ambientali, paesistiche e culturali dei territori interessati, per cui le analisi e le elaborazioni compiute possono considerarsi prodromiche anche ai fini della pianificazione paesistica. Per conseguire l'obiettivo di dotare con immediatezza il territorio regionale di una pianificazione territoriale paesistica valida ed efficace pare quindi non solo opportuno, ma doveroso utilizzare il lavoro sin qui svolto con molta competenza e impegno da parte delle amministrazioni provinciali". Questo si diceva nel 2002.
PILI (F.I.). Doveroso, dovere.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Doveroso, dovere. Quindi già due anni fa per noi era doveroso che i Piani urbanistici provinciali venissero utilizzati, ed erano ancora in fase di stesura. Onorevole Pirisi, questo è scritto, se vuole le do la relazione. Che poi in questa legge inizialmente si sia prevista la facoltà e ora si pensi sia meglio l'obbligo di tener conto dei Piani paesistici provinciali non è una cosa così fuori dal normale. Evidentemente quando abbiamo scritto la legge ad agosto ci è sfuggito che era più opportuno istituzionalizzare l'obbligo piuttosto che lasciare la facoltà. E continua: "In tal modo altresì potrà ben dirsi che la pianificazione territoriale risulterà come il frutto di quella collaborazione tanto auspicata tra Regione, Provincia ed enti locali. Tengasi conto, inoltre, del fatto che gli studi e i progetti dei Piani provinciali sono stati, nel corso del loro iter relazionali, portati all'attenzione e all'esame dei comuni e delle forze locali mediante apposite conferenze di pianificazione". Quindi vede che anche noi, nonostante tutto, tenevamo conto della volontà degli enti locali e delle forze sociali. Almeno una piccola percentuale di questo ce la dovete riconoscere! "Ciò consentirà, quindi, di limitare i tempi necessari per l'elaborazione dei Piani e di conseguenza i tempi di vigenza delle pur necessarie misure di salvaguardia." Perché se si prende atto di ciò che esiste già mezzo lavoro è già fatto, quindi può darsi che anche i vostri diciotto mesi possano diventare dodici. "Questo al fine di dare il giusto riconoscimento all'apporto del lavoro svolto dalle amministrazioni provinciali. Viene previsto che il progetto di Piano paesistico venga redatto su base provinciale e che venga sottoposto prima del parere consiliare all'esame del competente consiglio provinciale". Questo significa tener conto delle volontà degli enti territoriali, non partire in quarta con la delibera di Giunta del 10 agosto e poi dire: "Adesso cosa ne pensate? Tanto non la cambiamo lo stesso, però". Questo avete fatto voi.
E adesso riprendiamo l'argomento di cui parlavo prima, perché voi con questo sistema state perpetrando violazioni al principio di legalità che dovrebbe sovrintendere alla pubblica amministrazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo intanto per annunciare il mio voto a favore di questo emendamento, che pare di scarsa rilevanza certamente per i colleghi della maggioranza e che invece è un emendamento di grandissima rilevanza. Perché, vedete, colleghi, passi che non si sia tenuto conto del comma 1 dell'articolo 11, ove addirittura si dice che eccezionalmente, è vero, gli enti locali e altri soggetti possono addirittura sostituirsi, col consenso della Regione, alla Regione stessa, ma nell'esaminare il comma 2, ove si dice che possono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali (impropriamente così definiti, visto che sono dei piani territoriali di coordinamento, che è una dizione molto più vasta e molto più pregnante per quello che è il compito che è stato demandato dalla legge 45 alle Province), non ho la presunzione di essere ascoltato, però, non posso non far rilevare che per arrivare alla definizione di un Piano territoriale di coordinamento - l'assessore Sanna ovviamente non ha fatto in tempo a occuparsi di questa materia quando era Presidente della Provincia, quindi probabilmente gli sfugge qualche passaggio - è necessario un grande consenso. Allora quando ci troviamo davanti a un lavoro redatto, così come è stato, da professionisti di altissimo valore in campo urbanistico, una parte del nostro lavoro è già fatta. E allora come si può pensare di ignorare tutto questo e di scrivere in questa norma "possono"? Io penso che debba essere quasi obbligatorio il confronto con le amministrazioni provinciali e il recepimento delle istanze che derivano dai Piani territoriali di coordinamento. Come si può pensare di fare a meno di una marea di carte che sono state prodotte e degli studi già fatti? Eh, sì, capisco che per qualche collega questo non abbia rilevanza, però, qualcuno di voi dovrebbe recarsi a Venezia, dove tra qualche giorno ci sarà il più grande convegno di urbanistica che si svolge in Italia, organizzato dall'INU, per verificare che cosa hanno prodotto le Province sarde, ma in particolare la Provincia di Oristano - la cito perché, ahimè, la conosco meglio delle altre -, e dove sarà portato come esempio il lavoro fatto da una provincia nello studio del proprio territorio. Viene portato come esempio, onorevole Pirisi, e non l'ho fatto io, quindi non ne posso menar vanto, l'hanno fatto certamente autorevoli professionisti che hanno capito, forse meglio di noi, come deve essere la pianificazione territoriale e come deve essere concepito un piano paesaggistico, provinciale in quel caso, ma il concetto può essere esteso a quello regionale.
Allora se non si riconoscono queste peculiarità ad uno strumento così importante, che non compromette niente, anzi sostiene e aiuta, in una fase come questa, e come il collega Biancareddu ha detto, si possono accorciare sensibilmente i tempi per l'adozione del Piano paesaggistico regionale. Perché, vedete, colleghi, con un piano paesaggistico, ma ancora di più e peggio con una delibera come quella del 10 agosto, siamo andati a porre dei vincoli su beni che non sono sempre di proprietà pubblica, ma spesso sono di proprietà privata. E per la legislazione italiana, ma anche internazionale, il vincolo ambientale non costituisce un ulteriore gravame per il normale uso del bene, ma si limita semplicemente a riconoscere al bene stesso quelle qualità da lui già possedute. Quindi è il bene che viene valorizzato, ma non può, in questo caso, essere sottoposto a vincoli così ristretti come quelli che voi volete imporre.
Quindi questo è il concetto del "possono" e del "devono". Noi riteniamo che un lavoro già fatto, frutto del dialogo con i cittadini e con le amministrazioni locali, quindi di una concertazione vera che è già stata fatta, non può essere vanificato perché in questa norma una contrapposizione tra il centrosinistra e il centrodestra vorrebbe non comprendere che debbono essere sentite...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente, onorevole Assessore, ovviamente intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento numero 49 e per ricollegarmi alle dichiarazioni che abbiamo precedentemente fatto sull'uso dei termini "devono" e "possono". Sono due termini importanti e l'uso di un termine piuttosto che dell'altro ha una valenza sia politica sia democratica. A mio avviso è giusto scrivere in legge: "debbono essere utilizzati anche gli elaborati dei Piani urbanistici provinciali", sennò si lascia un margine di discrezionalità che consentirebbe di dire: "Prendiamo per buono il Piano della Provincia X, non ci sta bene quello della Provincia Y".
Io, al contrario di qualche collega, sono tutt'ora fiducioso nel dialogo, perché come ho detto sempre, un dialogo è sempre aperto finché non finisce tutto, soprattutto su questa legge. Il collega Uras diceva: "Solleviamo problemi seri in quest'Aula". Mi sembra che siano stati sollevati. Ho apprezzato molto anche l'apertura dell'Assessore, quando ha detto che le riforme vanno meglio se nel definirle vengono coinvolte anche le opposizioni, però i tavoli si aprono e si chiudono in tempo reale. A me non ha insospettito l'affermazione che ha fatto il leader della Margherita: "Apriamo un dialogo sulla giustizia, perché qualcosa si può migliorare e vogliamo partecipare anche noi al dialogo democratico che sta avvenendo sulla giustizia". Mi auguro che quei partiti e il partito che io rappresento prendano in considerazione le richieste di apertura, perché le aperture e le discussioni non fanno mai male.
Ricollegandomi a ciò che hanno detto i colleghi di maggioranza sui problemi seri, volete sapere cosa abbiamo chiesto? Abbiamo chiesto che le leggi non cadano come travi sulla testa degli amministratori dei comuni e delle province. Penso che questa sia democrazia. Noi chiediamo che vi sia una concertazione, una parola importante che anche voi avete citato parecchie volte quando eravate nei banchi della opposizione, e concertare significa dialogare. Se più parti sono interessate a un provvedimento, prima di scrivere qualcosa occorre ascoltarle e non metterle a conoscenza dei fatti a posteriori dicendo: "Affiggi questo Piano ed entro sessanta giorni fammi avere le tue osservazioni", che però non possono comportare una modifica di ciò che è scritto.
Prima di discutere provvedimenti che riguardano i territori dei comuni e delle province dobbiamo audire gli amministratori locali, su questo non possiamo tornare indietro. Ci dite di rinunciare e rinunciamo tranquillamente, però gli interessi che stiamo rappresentando sono questi. Chiediamo che a coloro che hanno ricevuto il mandato dal popolo, come tutte le persone presenti in quest'Aula, sia riconosciuta la dignità di potersi sedere a un tavolo per portare avanti le istanze del loro territorio. Le Province sono enti intermedi importanti e, come diceva qualche collega che mi ha preceduto, noi ne abbiamo addirittura raddoppiato il numero, portandolo da quattro a otto. Della pianificazione che essi fanno possiamo tenerne conto oppure no. Io ricordo le battaglie che sono state fatte in quest'Aula quando si discuteva la legge sulla istituzione di nuove province. Noi eravamo contrari all'istituzione di nuove province, però oggi ci sono, cerchiamo di renderle partecipi dei nostri lavori, soprattutto quando discutiamo provvedimenti importanti come questo, che prevedono norme in materia urbanistica destinate a durare nel tempo, perché si parla di diciotto mesi, speriamo che la Giunta approvi il Piano paesaggistico prima, però se non dovessero essere rispettati i tempi previsti, questa legge sarà prorogata. Il danno per la Sardegna sarà sempre maggiore e lo pagheranno soprattutto i cittadini, coloro che hanno fatto investimenti e soprattutto i disoccupati. Quando non sapremo più cosa dire loro, non basteranno frasi come: "Rivolgetevi alla Regione che ha fatto la legge con i vincoli". Queste motivazioni non saranno accettate.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo. Naturalmente vota a favore, vero?
RANDAZZO (U.D.C.). L'ho detto all'inizio, voto a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori consiglieri, la Batracomiomachia pare abbia a continuare in quest'Aula.
(Interruzione del consigliere Cugini)
DEDONI (Riformatori Sardi). No, onorevole Cugini. Effettivamente è necessario che il termine "possono" sia modificato in "devono", perché se esistono degli strumenti credo che sia legittimo, doveroso, oltreché opportuno per l'erario pubblico, non disperdere una possibilità che un bene pubblico già acquisito dia i propri frutti. Quindi credo che quanto richiesto con l'emendamento numero 49 a comma 2 dell'articolo 2 sia più che opportuno che venga accolto. Ma colgo anche che in quest'Aula le contrapposizioni continuano ad essere il motivo di interesse, perlomeno delle parti che si affrontano. E' bene che si avvicini l'onorevole Uras, così coglierà quali sono gli aspetti più che positivi della situazione che stiamo vivendo in Sardegna grazie a un confronto sterile! Sarebbe un confronto necessario e utile alla maggioranza e alla opposizione nel tentativo di costruzione di una legge ben fatta, opportuna, necessitata per la Regione Sardegna e la sua popolazione, ma è sterile in quanto una legge di questo genere è poco opportuna per il momento e la circostanza. Mi pareva di vedere attorno l'attuale Assessore del lavoro, che rispetto perché è una gentile signora, la signora Salerno, se non sbaglio.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Poi magari vi vedete e ne parlate con calma. Prosegua, onorevole Dedoni.
DEDONI (Riformatori Sardi). Proseguo con piacere, anche perché ho colto che il giovane boy scout d'altri tempi si è identificato non solo come difensore, ma anche come Sherlock Holmes delle circostanze, e se andasse a vedere effettivamente probabilmente c'erano meno danni di quelli che registriamo oggi.
Vorrei preannunciare, anche se esula dalla coltivazione dell'orto che abbiamo in questo mentre, che sarà presentato un ordine del giorno urgente, spero condiviso anche dalla maggioranza, che impegna il Consiglio regionale a nominare la Commissione regionale per l'impiego, perché è drammatica la situazione di molti operai che sono in mobilità e non possono essere confortati dai pareri di questa Commissione. Dico che è anche importante e opportuno tenere a mente che ci sono diverse amministrazioni comunali che non possono iniziare i lavori di forestazione perché non esiste un'attività capace di sostenere il mondo del lavoro. E noi stiamo aiutando quella situazione di difficoltà mantenendoci in stallo in quest'Aula, senza produrre niente di positivo, neanche in termini normativi, in un dibattito che dovrebbe essere serio, concreto e anche risolutivo dei problemi attinenti alla materia urbanistica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Intervengo per esprimere il voto contrario all'emendamento numero 49 presentato dall'onorevole Pili e da altri consiglieri. Nel merito nessuno ha affermato in quest'Aula che sia un emendamento di sostanza, serio. Tra i termini "possono" e "devono" c'è una differenza di fondo e quindi non è necessario, onorevole Cappai, tirar fuori lo Zingarelli. Il problema è che non si capisce se si voleva emendare il testo di legge della maggioranza o la proposta di legge numero 28 presentata dalla opposizione, in particolar modo al comma 2 dell'articolo 1, così come ha richiamato nel suo intervento l'onorevole Pirisi.
Non c'è quindi un ripensamento, come afferma il collega Biancareddu, ma la testimonianza che si tratta di emendamenti nati per fare ostruzionismo e che non tengono conto neanche della vostra stessa proposta di legge. Avete scritto gli emendamenti pensando di fare ostruzionismo e non avete tenuto conto di ciò che avete prodotto in questi mesi. Io non so se, come ha affermato l'onorevole Oppi poc'anzi, ci siano stati degli incontri tra singoli consiglieri per vie traverse e non nelle aule istituzionali. L'unica cosa che mi sento di dire è che le interlocuzioni avvengono alla luce del sole.
Noi abbiamo proposto un testo di legge frutto del lavoro attivo della maggioranza e della quarta Commissione consiliare. Lo voglio ricordare ancora una volta perché non ci sono ostaggi in quest'Aula, tanto meno i consiglieri regionali del Gruppo di Rifondazione Comunista, che io rappresento, sono ostaggi di qualcuno.
Per quanto ci riguarda non c'è nessuno spazio di mediazione, di nessun genere, perché la mediazione del partito della Rifondazione Comunista è già avvenuta all'interno della maggioranza e durante i lavori della Commissione, e se è venuto fuori un testo che a voi può sembrare restrittivo, per certi aspetti noi lo riteniamo invece abbastanza permissivo. Io credo che gli unici ostaggi in quest'Aula siano i colleghi della opposizione, che sono ostaggi dell'ex presidente Pili, il quale detta i tempi, i ritmi anche degli interventi. Nella giornata di ieri l'onorevole Pili ha sollecitato i suoi colleghi a intervenire anche se non ne avevano voglia. E allora la discussione, onorevole Pili, avviene sul testo della legge nella sua complessità, attraverso il confronto di due modi diversi di intendere un'idea nuova di pianificazione dell'ambiente, di pianificazione paesistica e del territorio, sennò c'è il rischio di creare grandi contraddizioni anche nel presentare i singoli emendamenti, come è avvenuto con l'emendamento numero 49, che voi avete formulato senza rendervi per niente conto che il testo di legge presentato da voi dice la stessa identica cosa che è contenuta nel testo della maggioranza.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione. Pongo in votazione l'emendamento numero 49.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, ARTIZZU, SANCIU, CONTU, PETRINI, DIANA, BIANCAREDDU.)
PRESIDENTE. Io invito i Segretari, dandosi dei turni, a stare sempre nei banchi della Presidenza. Il turno generale va bene quando il lavoro dell'Aula non è così intenso, quindi organizzatevi, come dicono a Sassari, e garantite la presenza. Un Segretario della opposizione, prego, onorevole Sanna, ci dia una mano.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 49.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - MILIA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA - Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 63
Votanti 59
Astenuti 4
Maggioranza 30
Favorevoli 19
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Siamo all'emendamento numero 52. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, l'emendamento che sottoponiamo all'Aula è un emendamento...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Presidente, ci sono almeno tre o quattro riunioni in corso nell'Aula.
PRESIDENTE. C'è un'esigenza di stendere le gambe, mentre molti suoi colleghi tra una dichiarazione di voto e l'altra vanno a rifocillarsi. Comunque ci penso io a riportare l'ordine, lei si concentri sull'emendamento.
PILI (F.I.). Io mi sono astenuto dal fare qualsiasi commento, lasciando a lei il compito di presiedere l'Aula così autorevolmente, come ha fatto fino adesso.
Credo che questo emendamento segnali la differenza politica tra quello che è stato fatto nella precedente legislatura e quello che si vuole fare adesso, per un semplice motivo: al Governo della Sardegna nella precedente legislatura si poteva fare un'operazione molto semplice, quella di lasciare nel potere discrezionale del Comitato regionale di controllo l'entrare nel merito di ogni singolo Piano urbanistico comunale. La realtà è che noi abbiamo voluto, in quella occasione tentare un approccio nuovo, un approccio che consentisse di dare alla Regione un ruolo diverso e ai comuni quella autorevolezza e quel riscontro che la riforma costituzionale aveva dato col riconoscimento del pari livello istituzionale. E noi abbiamo voluto, nella precedente legislatura, fermare il potere della Regione nell'ambito della verifica di coerenza del Piano urbanistico comunale con tutti gli strumenti regionali di pianificazione e comunque con tutti gli indirizzi legislativi che in Sardegna erano vigenti.
Oggi noi riteniamo che quella scelta di non consentire alla Regione di entrare nel merito dei piani urbanistici comunali se non per un controllo di legittimità, quindi per verificarne la corrispondenza con le norme vigenti, fosse giusta, perché storicamente i nostri comuni sono stati vessati da una Regione impicciona, che metteva le mani nei piani regolatori, che voleva controllare le zone C, che voleva entrare nel merito delle zone G e delle zone F. Una Regione che non aveva posto alla base del proprio atteggiamento quel ruolo di governo del territorio lasciato, per quanto riguarda il dettaglio comunale, alla potestà delle amministrazioni locali.
Noi qui vogliamo ribadire un concetto: la Giunta regionale non è strumento di vessazione, di controllo arbitrario della pianificazione comunale, e vogliamo sostanzialmente ribadire, in questo caso, che la Giunta, che svolge un ruolo tecnico, non può essere il soggetto fondamentale, ma occorre - e con questo emendamento lo riproponiamo - che la partita prevista al comma 3 sia lasciata proprio allo strumento tecnico di cui la Giunta dispone, e cioè il Comitato Tecnico Regionale dell'Urbanistica.
In questo caso non è in discussione l'intromissione della Regione nei poteri dei comuni, ma è in discussione la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano paesaggistico stesso, cioè si tratta davvero di una sovrapposizione, passatemi il termine, quasi cartografica, che ha bisogno di una valutazione tecnica che la Giunta certamente non può fare, ma che dev'essere in capo a un organismo tecnico che semmai sottopone alla Giunta l'approvazione della stessa proposta. E' per questo che noi votiamo a favore di questo emendamento che prevede la sostituzione delle parole "provvede al" con "delega al CTRU".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Esprimo il voto favorevole sull'emendamento numero 52 e vorrei ulteriormente argomentare la validità della nostra proposta considerando che il terzo comma dell'articolo 2 riguarda una fase importante che segue l'approvazione del Piano paesaggistico regionale e cioè quella in cui si provvede al coordinamento e alla verifica di coerenza degli atti della pianificazione urbanistica, in questo caso di tipo paesaggistico, e della programmazione con il Piano stesso.
Il terzo comma prevede queste due funzioni insieme e le attribuisce entrambe alla Giunta regionale. Io credo che la nostra proposta abbia senso proprio per il fatto che, mentre da un lato il coordinamento tra gli atti della programmazione e quelli della pianificazione urbanistica può anche avere una valenza relativa alla funzione dell'indirizzo politico del Governo, e quindi dell'azione della Giunta regionale, attraverso questa funzione cioè si esplica un'attività che ha una buona componente di discrezionalità amministrativa, sul livello della verifica di coerenza è invece evidente che viene descritta attraverso queste parole una funzione che propriamente è attribuita dalla legge urbanistica al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica. La verifica di coerenza è un'azione collegata a un'analisi di tipo tecnico, un'analisi che attiene, nella scissione delle diverse competenze, al versante della legittimità. La verifica di coerenza dovrebbe essere più propriamente una funzione di competenza del Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica. Noi crediamo che in questo modo da un lato si valorizzerebbe di più la funzione di questo organismo, dall'altro si semplificherebbero le funzioni della Giunta, cui è vero compete la funzione di indirizzo politico e in certi casi anche quella di alta amministrazione, ma per quanto riguarda la verifica di coerenza descritta nel terzo comma noi crediamo che davvero la Giunta andrebbe oltre le proprie funzioni.
Nel dire questo vorrei anche rispondere, nel merito del dibattito politico su questo disegno di legge, alle affermazioni fatte poco fa dal collega Licheri, il quale ha voluto ribadire, in maniera molto enfatica, molto forte, l'assoluta contrarietà del suo Gruppo al dialogo e alla trattativa. In modo altrettanto forte io ribadisco che non c'è alcuna trattativa in atto. Noi non abbiamo né chiesto né attivato alcuna trattativa. Lo ribadisco per ora e per dopo; non ci interessa assolutamente su questo punto una trattativa su aspetti specifici della legge. Il testo di legge lo si può modificare e migliorare secondo la responsabilità politica che ciascuno con suoi numeri potrà dimostrare in quest'Aula. Non ci interessa una trattativa, tanto meno ci interesserebbe una trattativa su questioni di piccola dimensione. Ci interessa un confronto politico su un livello molto più alto e anche molto più forte. Quello che oggi apparentemente è uno scontro politico è giusto che appaia così com'è, esattamente un confronto molto duro, molto spigoloso se volete, ma basato su due concezioni diverse di politica urbanistica.
Voi avete detto addirittura che questo testo è fin poco vincolistico, secondo le parole dell'onorevole Licheri. Bene, prendiamo atto di questa vostra dichiarazione politica. Le nostre ragioni sono ancora più confermate sulla base delle vostre motivazioni e dichiarazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Nell'esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 52 continuo, con grande piacere, a dare piccoli suggerimenti a quella che è una discussione che ormai si sta protraendo da tantissimi giorni. Ed esattamente, entrando nel particolare dell'emendamento, e soprattutto dopo aver letto il testo della legge, spero con grande attenzione ma continuerò a farlo nei prossimi giorni ancora più approfonditamente, non mi è parso di vedere citato in nessun articolo della legge il Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, cioè il CTRU. A questo punto, visto che c'era una linea politica ben precisa, perché noi potevamo ovviamente non sapere e non conoscere quella che poi sarebbe diventata la legge, ma senza alcun dubbio invece voi ne eravate a conoscenza, mi domando quale sia il motivo per cui, considerato il repulisti che si sta facendo negli enti e un po' in tutti gli organismi della Regione, circa due mesi fa, in quest'Aula, abbiamo fatto delle nomine che potevano benissimo non essere fatte, facendo magari risparmiare un po' di soldini a questa Regione. Perché non essendo mai citato il CTRU, nonostante il testo di legge in discussione tratti una materia che entra nello specifico delle competenze del CTRU, non si riesce a capire se venga svilito il lavoro che questi professionisti, di ambo le parti, dovranno svolgere oppure quello che potrebbe essere il loro compito in un momento così importante e delicato, come quello della presentazione di un testo di legge del genere.
Riprendo un discorso che facevo prima, non avendolo potuto portare a compimento, quello della istituzione di quattro nuove province, che sicuramente dovranno avere all'interno della loro struttura dei comparti tecnici che appunto di urbanistica dovranno occuparsi e che si ritroveranno i piani urbanistici realizzati non da neostrutture, ma da strutture preesistenti che si sono occupate, come era giusto che fosse, anche di analizzare quello che è un territorio ormai non più di loro competenza. Quindi a maggior ragione inserire l'emendamento che noi abbiamo previsto, che non riguarda solo ed esclusivamente una semplice delega, ma si pone l'obiettivo anche in questo caso di non sminuire l'immane lavoro che questi comitati tecnici regolarmente compiono, in un momento molto delicato, che è quello di una transizione tra ciò che è stato fatto nelle quattro province e quello che verrà fatto invece nelle ulteriori quattro. Vedo nel Comitato Tecnico Regionale l'elemento che invece poteva e potrebbe consentire...
CUGINI (D.S.). In modo esclusivo?
SANJUST (F.I.). No, assolutamente, però potrebbe essere importante.
CUGINI (D.S.). Quello che avete scritto è diverso da quello che avete detto adesso.
SANJUST (F.I.). Sì, ma ritornando al concetto di ciò che è stato presentato, tutto ciò che noi...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 52 ripropone quello che è l'argomento guida di tutto l'articolo 2, e cioè l'equilibrio che ci deve essere fra i vari poteri, i vari controlli e i gradi di controllo. Io credo che anche questo sia un esercizio difficile in democrazia, perché, generalmente, quando si agisce in una situazione non democratica tutti questi gradi di controllo che possono sembrare superflui non sono più tali se si tratta del governo della cosa d'altri e del perseguimento dell'interesse generale.
Proprio ieri leggevo, sulle pagine di un quotidiano, che c'è stato un importante incontro nella città di Cagliari con un personaggio che è stato un riferimento per molti protagonisti della politica degli ultimi cinquant'anni, e cioè con l'onorevole De Mita, che sottolineava quanto siano diversi l'esercizio democratico e la gestione della cosa pubblica rispetto alla gestione aziendale: la gestione aziendale non è democratica, non può esserlo, mentre la gestione della cosa pubblica - quello che noi stiamo facendo - avviene nell'interesse generale, e credo che tutti in quest'Aula propendano per questa interpretazione. Ecco perché occorre prevedere la delega al CTRU. Cioè l'emendamento numero 52, che, continuo a dire, fa parte di quegli emendamenti che non possono modificare nel merito il testo di legge che stiamo discutendo, introduce un elemento di controllo di un'altra emanazione della pubblica amministrazione, che tra l'altro abbiamo rinnovato recentemente e che prevede la rappresentanza di maggioranza e le rappresentanze di minoranza. Diverso è invece quanto previsto nel comma 3, dove c'è chi controlla se stesso, o meglio chi provvede al coordinamento e alla verifica del suo stesso lavoro, certo, dopo aver sentito, come precedentemente enunciato nella novella e nei commi precedenti, i vari organi istituzionali che governano il territorio, secondo noi, come già manifestato negli emendamenti precedenti, senza seguire una prassi democratica di coinvolgimento. Abbiamo parlato della Commissione, del Consiglio, abbiamo parlato del ruolo delle province e dei comuni, abbiamo argomentato i nostri dubbi e a nostro avviso le carenze insite nell'articolo 2, che stiamo discutendo. Questa è un'altra di quelle. L'emendamento non modifica i tempi, ma coinvolge altri elementi istituzionali che possono essere di supporto tecnico, come il CTRU, alla Giunta regionale.
Non credo che ci possano essere, in questo caso, degli stravolgimenti dell'indirizzo politico, per i motivi che ho poc'anzi detto, per la composizione stessa del CTRU, così come credo che invece sia molto democratico, corretto e tecnicamente utile che diverse componenti presenti nel CTRU, pure tecniche, coordinino e verifichino la coerenza degli atti di programmazione della pianificazione regionale con il Piano stesso.
Mi sto sforzando decisamente nei miei interventi di fare osservazioni che ai più possono sembrare poco intelligenti, ma, ahimè, queste io so fare, e cerco di entrare nel merito dell'articolo, dei commi e degli emendamenti. E' difficile tenere una linea di coerenza, soprattutto rispetto al tema che stiamo trattando, in una totale assenza di attenzione, o meglio, forse non da parte di tutti, ma soprattutto da parte della Giunta e della maggioranza. Tentiamo di farci ascoltare.
Questo è uno quegli emendamenti che non modifica l'impostazione politica che la Giunta e la maggioranza vogliono dare alla legge. E' uno di quegli emendamenti che propende per un confronto sereno, se si vuole recuperare un confronto sereno, per il quale la minoranza è sempre disponibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, a questo emendamento, che riguarda il comma 3 dell'articolo 2 e che riporta le stesse motivazioni per le quali la minoranza ha emendato il comma 4, di fatto io esprimo parere favorevole. E' una questione di principio, perché si vuole concentrare sulla Giunta una verifica che di fatto è tecnica, né più né meno, come di fatto è una competenza tecnica il monitoraggio delle trasformazioni territoriali, di cui al comma 4.
Esiste da sempre una legge quadro, la legge urbanistica, che ha istituito, a livello regionale e provinciale, i Comitati tecnici urbanistici, che da poco in questa sede sono stati rinnovati. I Comitati tecnici devono sovrintendere ai lavori pubblici, ma hanno anche compiti di consulenza su tutto quello che di fatto la Giunta regionale propone o esamina anche a livello urbanistico. Il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica ha sempre una funzione consultiva, cioè esprime un parere su richiesta dell'Esecutivo, chiaramente, non è che possa dire l'ultima parola. E' chiaro che il Governo, sentito il Comitato, manda avanti quella che sarà la sua decisione politica, però da questo a escluderlo completamente da una fase delicata e importante, che è poi la fase culminante dell'approvazione del Piano paesaggistico per dare competenza unica alla Giunta regionale sinceramente non ci pare una procedura chiara. Infatti si impone la valutazione puramente politica, senza tener conto in alcun modo della valutazione tecnica sull'impatto che il Piano ha sul territorio, valutazione di competenza del Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica.
Quindi, seppure io ritenga un po' troppo estremistico dare la delega al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, poiché qualsiasi comitato tecnico è uno strumento consultivo che non ha…
CUGINI (D.S.). Quindi lei è contrario.
RASSU (F.I.). No, ho spiegato che il mio parere è favorevole per il solo fatto che sia in questo che nel comma 4 si dà ampio potere alla Giunta e di fatto si elimina completamente il CTRU. Ecco perché do parere favorevole, pur ritenendo che la delega in toto sia eccessiva. Però non c'è mediazione alcuna, potrei astenermi, ma ripeto ancora che sono contrario a che l'Esecutivo accolli su di sé una decisione importante che da tecnica diventa solo ed esclusivamente politica e quindi soggettiva. Il mio parere è dunque favorevole perché di fatto sulla Giunta si accentra e concentra qualsiasi decisione, anche una decisione tecnica che viene trasformata in decisione politica, quindi soggetta di volta in volta agli umori politici, ai rapporti che la Giunta ha, questo posso pensarlo, con le espressioni politiche dei diversi territori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Credo che l'emendamento numero 52 alla fine non riguardi i punti cosiddetti irrinunciabili di questa legge urbanistica e quindi, praticamente, potrebbe anche ricevere una giusta considerazione. C'è tutta una serie di punti fermi, così come li chiama la maggioranza, che noi mettiamo in discussione, soprattutto relativamente ai vincoli che a nostro avviso sono eccessivi e che la Sardegna non può reggere, perché bloccare per quattro anni lo sviluppo urbanistico nel territorio è qualcosa che questa regione non può sopportare, perché non dobbiamo prendere in considerazione soltanto i comuni che hanno già provveduto all'approvazione del PUC, ma dobbiamo considerare invece che l'80 per cento dei comuni costieri della Sardegna non si è dotato di questo strumento. Può anche darsi che su questo ci siano carenze da parte dei comuni, non lo nego, però se oggi la situazione è questa il legislatore, quindi il Consiglio regionale, deve fare in modo che questa legge faccia meno danni possibili, tenti di recuperare alcune situazioni che possono essere recuperate se inseriamo in legge alcune norme che possono essere già individuate in questa fase.
Allo stesso modo è indispensabile il coinvolgimento degli enti locali, un coinvolgimento diverso degli enti locali potrebbe rendere questa legge più adatta alla situazione regionale. Pertanto noi condividiamo l'idea di affidare al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica una competenza più specifica, perché riteniamo che la Giunta regionale, che è un organo squisitamente politico e di programmazione, non possa e non debba entrare nel merito di questioni che sono squisitamente tecniche. Quindi a nostro avviso il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica può svolgere un ruolo diciamo più neutrale e quindi può essere in grado di dare quelle risposte che in questo momento non sono garantite sulla base del disposto proposto dalla coalizione di governo. Credo dunque che questo emendamento che prevede un maggiore coinvolgimento di un organo tecnico possa essere facilmente accettato.
Pertanto crediamo che questo emendamento possa essere rivisto, perché non modifica l'impianto generale della legge, che si è detto non deve essere modificato. E infatti l'emendamento non entra nel merito di tutto questo. Noi riteniamo che ci sia ancora la possibilità di introdurre delle modifiche migliorative al testo di legge, certo è che arrivati a questo punto effettivamente ci sono pochi margini per fare questo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io esprimo la mia dichiarazione di voto a favore dell'emendamento numero 52, che considero un buon emendamento, e mi attengo alle disposizioni regolamentari nel dare una spiegazione del voto a favore assolutamente attinente al merito dell'argomento in discussione, anche se al termine di alcune brevi considerazioni a sostegno del voto a favore dell'emendamento mi sarà consentito brevissimamente di aggiungere qualche annotazione sui lavori dell'Aula.
Per quanto riguarda l'emendamento io sarei più oltranzista rispetto a quanto gli stessi colleghi del centrosinistra hanno scritto, perché ritengo che il Piano paesaggistico regionale debba essere in coerenza con la programmazione e la pianificazione regionale senza che ci sia su questo nessun dubbio, in quanto sia la programmazione sia la pianificazione sono atti di carattere politico e la redazione del Piano è un atto di carattere politico. Pertanto se il coordinamento e la verifica di coerenza non servono assolutamente a niente non c'è bisogno che li faccia la Giunta, che è già pienamente intervenuta sia nella fase di pianificazione sia in quella di programmazione; se invece deve coordinare e verificare se quello che ha fatto durante l'elaborazione del Piano è differente da quello che intendeva nel momento in cui faceva la pianificazione e proponeva le linee guida della programmazione, insomma, mi sembra una cosa ridicola, un passaggio aggiuntivo che serve soltanto a creare un impaccio, di cui francamente non si sente il bisogno, all'azione di governo.
Se questa verifica, ripeto, è meramente formale, cioè è una di quelle verifiche che rimangono negli articoli delle leggi, ma che poi non hanno nessuna concreta valenza, è inutile prevederla; se, invece, la verifica è una cosa seria, nel senso che c'è davvero qualcuno che deve verificare, è fondamentale che il verificatore sia in una posizione di terzietà rispetto alla politica, nel senso che se non c'è terzietà non c'è serietà della verifica. Per cui, qualora la si ritenesse - e io non lo ritengo con assoluta convinzione - indispensabile, l'eventuale verifica non può che essere affidata a un organismo comunque estraneo alla politica e che abbia la capacità di entrare nel merito tecnico delle questioni.
Fatta questa premessa vorrei dedicare l'ultimo breve spunto di questo intervento a una riflessione sull'ulteriore corso dei lavori di quest'Aula, riflessione indotta da qualche sporadico intervento, proveniente dai banchi del centrosinistra, che ha dato nuovamente spazio al fondamentalismo. Signori, mi sembra che si sia dimostrato dove porta il fondamentalismo in quest'Aula, nel senso la scelta dello strumento dell'ostruzionismo da parte della minoranza è comunque un atto politico ed è necessario che la maggioranza si sforzi di dare delle risposte politiche, che al momento non si intravedono.
Io ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Oppi, che non è stato delegato da nessuno a effettuare abboccamenti e trattative, ma ha l'autorevolezza, come chiunque in quest'Aula, anzi lui più di altri, vista la sua esperienza, per effettuare delle interlocuzioni. Se ciò che fa il collega Oppi o ciò che quelli come il collega Oppi tentano di fare viene spezzato, viene respinto con porte blindate sbattute in faccia, è evidente che voi vi arroccate su posizioni fondamentaliste e che il collega Oppi è spinto ad arroccarsi a sua volta su posizioni fondamentaliste. Sappiamo tutti che il collega Oppi rappresenta il centro elastico, quindi difficilmente sarebbe un fondamentalista, però nel momento in cui le porte sono blindate e c'è l'ulteriore conferma, reiterazione che sono blindate...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Come tutti noi sappiamo sull'emendamento numero 52 sia il Presidente della Commissione sia l'Assessore dell'urbanistica hanno espresso un secco no. Hanno espresso un secco no, probabilmente sottovalutando molti aspetti.
Cito testualmente una frase pronunciata dall'amico e collega Cugini durante la discussione di questo emendamento: "Dovete partecipare a questa discussione anche quando, come avete fatto, sbagliando, in Commissione, dovesse passare tra di voi l'idea che è meglio non misurarsi con le questioni complesse". Probabilmente questa è una questione complessa e noi ci vogliamo misurare lo stesso.
Ho letto la proposta di legge presentata dal Gruppo dei Socialisti Uniti e devo dire che ho potuto notare la coerenza, o meglio l'incoerenza, perché si propone la nomina di una commissione in aggiunta a quello che proponete voi. Voi dite: "Dopo l'approvazione del Piano paesistico regionale la Giunta provvede al coordinamento" e da qualche parte ho sentito: "Certo, ci vuole la responsabilità del politico". A parte il fatto che la Giunta attuale non è un organo politico, ma secondo me è un organo tecnico, infatti nessun politico siede in Giunta, neanche l'ex segretario regionale della Margherita, perché è stato scelto come tecnico, siccome non c'è nessun politico in Giunta e noi vogliamo ridare alla politica il suo valore, proponiamo, o meglio proponete la nomina di un'ulteriore commissione. Ecco perché noi siamo favorevoli a una delega al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, perché è un organo tecnico che esiste già, di cui non ci si serve da oggi, ma da parecchio tempo; è un organo che voi avete provveduto, con i primi atti di questo Consiglio, a rinnovare e quindi è un organo di cui vi dovete servire. Che senso ha lasciare in mano a una Giunta tecnica e non politica il coordinamento e la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano paesaggistico?
Ecco perché noi ragioniamo su queste cose e se vi chiediamo che venga in qualche modo coinvolto quello che è l'organismo tecnico di cui la Giunta si serve è perché crediamo che sicuramente meglio di chiunque altro esso possa verificare ciò che noi chiediamo con questo emendamento. E ci fa piacere che anche una parte del centrosinistra abbia pensato di istituire un'altra commissione e di non lasciare alla Giunta questo compito.
Noi, a questo punto, auspichiamo che i Socialisti siano conseguenti e votino a favore di questo emendamento, perché qualche volta la coerenza paga, altrimenti saremo costretti a ripetere che Soru imbavaglia anche loro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io voterò contro l'emendamento numero 52, lo dico perché è giusto esprimere un pronunciamento sul voto e perché abbiamo chiesto, sin da ieri, che i diversi oratori si attengano agli argomenti che sono in discussione. Quindi dichiarando il voto mi richiamo a questo principio, ma ho chiesto la parola anche per riprendere un concetto espresso dal collega Rassu, il quale, non essendo firmatario dell'emendamento, credo che non abbia possibilità di incidere sullo scritto, però, come tutti noi, ha la possibilità di invitare i sottoscrittori dell'emendamento ad accettare una correzione. Mi pare che se i presentatori fossero disponibili ad accogliere la proposta del collega Rassu ci potrebbe essere un forte avvicinamento sull'argomento. Dico questo al collega Vargiu, in particolare, avendo chiaro quello che ha detto ieri l'assessore Gian Valerio Sanna, il quale ha fatto delle grandi aperture, a nome di tutta la coalizione, parlando del merito sino a quel punto discusso, ma non abbiamo registrato da parte vostra nessun segnale di accoglimento. Io mi richiamo, senza aggiungere una parola, a quello che ha detto l'assessore Sanna, perché, badate, quella è una strada che può produrre una convergenza. Perché dico questo? Perché sono convinto che occorra misurarsi sulle questioni complesse e se c'è un avvicinamento su questa parte a cascata si possono determinare ulteriori convergenze.
Una importante emittente televisiva locale ha detto: "Nell'Aula si misurano due scuole di pensiero: una che si richiama alla Margherita e ai D.S.", che sarebbero i falchi, "e un'altra che invece si richiama alle colombe". Io non sono perché il confronto avvenga in questi termini. Noi siamo, lo dico per i colleghi della minoranza, tutti falchi se c'è da essere falchi e tutti colombe se c'è da essere colombe. Siamo unitari sui principi richiamati ieri dall'assessore Sanna. Siete disponibili a produrre una sintesi? Mi pare che il collega Rassu abbia indicato una strada, se siete disponibili a seguirla, possiamo adottare dei comportamenti di tipo tecnico-politico che ci permettono di dire: "Dobbiamo ragionare sulla proposta del collega Rassu, chiediamo che sia sospesa la discussione dell'emendamento 52, vi faremo sapere se siamo d'accordo su quello che ha detto Rassu, passiamo all'emendamento successivo". Siete voi che ci dovete dare una risposta avendo noi accolto la proposta del collega Rassu e il pensiero espresso dal collega Vargiu richiamando l'intervento svolto ieri dall'assessore Sanna.
PRESIDENTE. Su che cosa intende intervenire consigliere Pili? Le ricordo che siamo in fase di dichiarazioni di voto e lei è già intervenuto per dichiarare il suo voto.
CUGINI (D.S.). Ieri a me la collega Lombardo non ha dato la parola proprio perché eravamo in fase di votazione.
PILI (F.I.). Chiedo di intervenire sul Regolamento e sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Non si può scegliere un tema qualunque. Mi dica esattamente su che cosa intende parlare, perché i lavori sono ordinati, siamo in fase di dichiarazioni di voto.
PILI (F.I.). La sostanza è che mi pare che sono così poche le aperture che volevamo cogliere quella prospettata dall'onorevole Cugini.
PRESIDENTE. La coglierà chi interviene dopo di lei. Lei è già intervenuto in questa fase.
PILI (F.I.). Era per dire che siamo disponibili e quindi potremmo anche in questo momento arrivare a un emendamento di sintesi.
PRESIDENTE. Noi proseguiamo secondo l'ordine dei lavori. Lei può parlare con l'onorevole Cugini quando lo ritiene.
Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente. Intanto voglio precisare che noi siamo disponibili ad accettare anche una sospensione. Comunque io mi limito a manifestare il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, per tutti i motivi che chi mi ha preceduto ha brillantemente esposto. In particolare, noi riteniamo che non debba essere la Giunta, ma il Comitato Tecnico Regionale, per tutti quei motivi, ripeto, che prima di me qualcuno ha ben esposto, a coordinare e verificare la coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano, senza nulla togliere alla Giunta e alle sue competenze, e in particolar modo alla competenza dell'assessore Sanna. Noi riteniamo, quindi, che questo emendamento debba essere approvato.
Io ho seguito con attenzione sia l'intervento dell'onorevole Cugini sia gli interventi di chi lo ha preceduto. Ebbene, noi non vogliamo assolutamente perdere tempo oggi e tantomeno vogliamo guadagnarlo; noi vogliamo esprimere liberamente le nostre perplessità e credo che non sia impossibile né tanto meno faticoso per voi accogliere il nostro emendamento o comunque trovare una sintesi. Pertanto noi non ci sforzeremo, con gli emendamenti e con l'ostruzionismo, di dimostrare che il fine unico della opposizione è quello di non far approvare questa legge, perché il nostro fine è bensì quello di migliorarla, di renderla più forte, più solida nell'interesse dei sardi e della Sardegna.
Stasera abbiamo parlato in tanti e continueremo a parlare in tanti, anche perché il Regolamento ce lo consente, e quindi arriveremo sino alle ore 3 o alle 4 del mattino, come sarà stabilito. Volevo dire all'onorevole Licheri che noi non siamo noi ostaggi di niente e di nessuno. Noi qui parliamo perché sentiamo l'importanza dell'argomento in discussione, non giochiamo, siamo impegnati seriamente e soprattutto qui dentro nessuno di noi grida, e in questi giorni lo abbiamo dimostrato. Non ripetiamo le cose tanto per ripeterle e per provocare rumore assordante per la stampa o per chiunque assista quotidianamente ai lavori, ma perché veramente noi crediamo in questi emendamenti. Non sono emendamenti ostruzionistici, ma sono emendamenti che in qualche modo contribuiscono a migliorare questa legge che non è una legge solo del centrosinistra, ma deve essere di tutto il parlamento sardo. Noi vogliamo che questa legge possa dare degli ottimi risultati per la pianificazione territoriale futura e per lo sviluppo economico della Sardegna e il miglioramento delle condizioni economiche dei sardi che vi abitano.
Quindi, onorevole Cugini, noi siamo disponibili a un confronto anche su questo emendamento, e non solo su questo emendamento. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Anch'io, in attesa che gli inaspettati quanto auspicabili sviluppi della diplomazia possano portare a un'intesa, anche se più la si pronuncia ormai questa parola più si capisce che è una chimera e che, come la creatura mitologica, è piuttosto aggressiva e pericolosa. Comunque, in attesa di sviluppi che potrebbero cambiare la sorte di questa maratona parlamentare, auspicandoli anche, seppure li ritenga abbastanza improbabili, mi limito per ora ad annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, sostitutivo parziale del comma 3 dell'articolo 2, perché ritengo che sia innegabilmente giusto e coerente con i principi che ormai da alcuni giorni andiamo affermando, e che anche le forze di maggioranza vanno affermando, che il Comitato tecnico-scientifico della Regione sia deputato a esaminare il Piano paesaggistico nei suoi aspetti tecnici, nei suoi aspetti di legittimità, nei suoi aspetti di coerenza con la legge e anche con gli esiti di quella concertazione che appare assolutamente auspicabile si possa verificare e che più volte nei nostri interventi abbiamo sollecitato. E proprio la mancanza di concertazione è all'origine dei problemi e dei gravi deficit di questa legge che stiamo discutendo.
Naturalmente a me parrebbe che questo possa essere considerato un emendamento dal valore e dalla validità scontata, perfino troppo evidente, quindi mi sembra un po' mortificante che da parte della maggioranza, invece che discutere l'emendamento nel merito, l'unica proposta che alla fine viene fuori sia sempre quella di ritirarlo, ma se ragioniamo in questi termini l'unica proposta nostra dovrebbe essere sempre e solo quella che prevede che la Giunta e il Presidente ritirino questa legge.
Stiamo cercando, invece, di porre dei rimedi, con questi numerosi emendamenti, a una legge che non va bene, a una legge che va rivista, a una legge che è stata scritta in modo troppo frettoloso, a una legge che siamo convinti non piaccia neanche a voi come non piace a noi e come non piace ai sardi, perché mi pare che stiano giungendo segnali in tal senso dalla cosiddetta società civile, cioè dalla società nel suo complesso e non soltanto dal palazzo, da chi fa politica e dai sindaci del centrodestra, che qualcuno può pensare strumentalizzati per l'occasione e mobilitati in nome di una lotta che è politica, ma non è soltanto politica. E' una lotta, a nostro avviso, di giustizia, è una lotta sui principi, è una lotta che ci onoriamo di condurre con tutti i mezzi che il Regolamento del Consiglio regionale ci consente, per spingere - vorremmo noi - il Presidente al ritiro di questo provvedimento legislativo per riproporlo dopo una maggiore analisi e una maggiore riflessione. Ma siccome, pur credendo ai miracoli, temo che almeno questo miracolo non avverrà, continuiamo col nostro compito di forze di opposizione libere, non ostaggio di nessuno e del tutto libere anche da alcune sindromi che all'interno di quest'Aula si stanno manifestando. E siccome il tempo è finito, perché vedo lampeggiare la freccia sul tabellone, di queste sindromi parlerò nel mio prossimo intervento. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, chiaramente esprimo parere favorevole sull'emendamento sostitutivo parziale numero 52, che prevede, al comma 3, dopo il termine "la Giunta", la sostituzione delle parole "provvede al" con "delega il CTRU". Sinceramente, continuo a riflettere sulla scarsa predisposizione della minoranza all'omologazione, per cui noi riteniamo, nella nostra autonomia di pensiero, che il coordinamento politico debba essere un compito del Consiglio e che l'approvazione del Piano paesaggistico da parte della Giunta debba necessariamente essere condivisa dal Consiglio. Noi prevediamo che la Giunta regionale esamini le osservazioni sentito il Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, deliberi l'adozione del Piano paesaggistico regionale e lo trasmetta al Consiglio per le osservazioni e la pubblicazione all'Albo pretorio. Dal momento che la Giunta invece non ritiene di avvalersi del CTRU e di sentire il suo parere in merito ai provvedimenti da adottare, a me sembra che davvero la volontà contenuta nell'articolato della legge sia quella di delegare al Consiglio un ruolo secondario in merito agli atti della programmazione e della pianificazione regionale, e questo noi non possiamo condividerlo.
Era necessario che noi, a più voci, ribadissimo questi concetti e lo stiamo facendo con impegno. Non riteniamo assolutamente di doverci sottrarre a questo impegno e gli inviti anche portati ultimamente dal consigliere che mi ha preceduto, a nome della maggioranza, devo dire che non trovano sostanza, non trovano soprattutto gli agganci necessari perché possa essere espressa da parte nostra la volontà di rinunciare agli emendamenti e tanto meno di iniziare un percorso nuovo, se non con la certezza che l'impegno fin qui manifestato soltanto a parole sia portato con convinzione dai rappresentanti della maggioranza e rappresentato con la volontà certa di trovare soluzioni, affinché il dialogo possa riprendere e soprattutto possa esserci un confronto tra maggioranza e opposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Grazie, Presidente, signori Assessori, colleghi, annuncio anche questa volta il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, volto a ridefinire i ruoli dei diversi soggetti che partecipano in generale alla pianificazione territoriale. In particolare questo emendamento cerca di riportare l'equilibrio in una situazione gravemente scompensata, dove la Giunta regionale ricopre funzioni che sopravanzano anche troppo i compiti propri di un Esecutivo. Purtroppo sembra questo l'aspetto predominante, il marchio di fabbrica di questa proposta di legge, condizionata sin dalla sua nascita da una forte volontà di escludere dalla programmazione del territorio quei soggetti che avrebbero potuto contribuire ad arricchire e rendere esaustiva una normativa come quella che porta alla predisposizione del Piano paesaggistico regionale.
Noi consiglieri di minoranza siamo impegnati in una battaglia che entra nel merito della normativa in esame perché è nostra intenzione emendarla e migliorarla, dando ad essa una visione ad ampio respiro, che superi l'angusto e limitante ruolo di normativa essenzialmente vincolistica. Nel contempo siamo impegnati in una battaglia di principi, che ha come obiettivo quello di riequilibrare i ruoli e i poteri, le competenze e le funzioni.
Io credo che l'autore di questa proposta abbia un po' troppo calcato la mano sulle possibilità di intervento riconosciute alla Giunta. Tutto il testo ruota intorno all'Esecutivo, delegando ad esso compiti di indirizzo, elaborazione e verifica delle iniziative, funzioni per assolvere le quali esistono apposite strutture tecniche. Non si capisce perché al comma 3 dell'articolo 2 la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale con il Piano stesso debba essere svolta dalla Giunta, che è invece un organo di indirizzo politico. La verifica di coerenza è una competenza tecnica, non politica. Perché la Giunta deve avere il compito di verificare se il Piano è coerente con altri provvedimenti normativi della Regione, preoccupandosi della legittimità della norma? Per quali motivi deve verificare che il provvedimento, da un punto di vista tecnico, sia in linea con altri provvedimenti in materia o con altri provvedimenti connessi ad esso? La verifica di coerenza deve essere affidata al Comitato Tecnico Regionale dell'Urbanistica, perché è collegata ad analisi di tipo prettamente tecnico, colleghi.
Non vorrei che questo pastrocchio normativo nascondesse una forte volontà di attribuire alla Giunta un potere decisionale che superi la legittima discrezionalità politica propria di un Esecutivo. Mi rivolgo anche all'onorevole Licheri, che ha parlato di emendamenti strumentali volti unicamente a fare ostruzionismo. Lo si sente dire spesso questo da parte vostra. Io ribadisco, entrando nel merito delle nostre proposte, che è evidente che non si tratta di emendamenti strumentali e che da parte nostra non vi è la volontà di fare ostruzionismo, bensì quella di partecipare legittimamente, con gli unici strumenti che allo stato attuale abbiamo a disposizione, alla predisposizione di una norma che deve interessare tutti i cittadini sardi. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signor Assessore, onorevole colleghi, anch'io voglio iniziare questo intervento prendendo lo spunto dalla definizione che di noi è stata data dall'onorevole Licheri, quella di ostaggi. Di che cosa, mi domando. Poi sa, onorevole Licheri, io per provenienza proprio nella veste di ostaggio non mi ci vedo per niente, sotto tutti i punti di vista, quindi non riesco a ritrovarmi, non riesco a riconoscermi in questo ruolo. A me invece sembra di rivedere un film, come quando ero bambino: c'era sempre il vecchietto che accompagnava il bambino al saloon e diceva: "A me un whisky o una birra e a lui una salsa pariglia". Si ricorda della salsa pariglia, onorevole Licheri? E' una bevanda medicinale, per chi non lo sapesse, però è quel qualcosa che nessuno sa che cosa sia, e quindi quando si vuol mettere in imbarazzo qualcuno si dice: "Dagli una salsa pariglia!"
Insomma, qui quello che volete voi non lo si è ancora capito, perché abbiamo assistito alla fiera di tutte le dichiarazioni, di tutti gli inviti, si butta l'amo però non si capisce se l'esca sia per il tonno, per lo squalo, per il pescecane o per chissà che cosa. A questi giochi non abbocchiamo più, siamo vaccinati, poi, sa, ci sono medici tra noi, quindi i vaccini li distribuiamo facilmente.
CUGINI (D.S.). Anche veterinari!
LIORI (A.N.). Per entrare nel merito, è sempre lo stesso filo logico che anima il mio intervento, cioè noi vogliamo la garanzia, come minoranza, di essere presenti nella sede decisionale. Quindi è logico che, non avendo in Giunta nessuno che ci tuteli da un punto di vista politico, e avendo invece espresso qualche persona nel Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, affidiamo a questa subordinata minore la nostra tutela, visto che voi vi opponete con la forza dei numeri a che noi partecipiamo alla fase decisionale come Consiglio e come Commissione, quindi con la presenza anche della opposizione. Non è un emendamento fine a se stesso, strumentale, volto soltanto a perdere tempo. La logica di questo emendamento trae fondamento proprio dal nostro intendimento di tutelare, e quando si tutelano dei diritti non si ha nemmeno vergogna di guadagnare quel tempo che ci avete fatto perdere per esempio facendo mancare il numero legale.
Quindi abbiamo necessità di parlare, facciamolo, utilizziamo i sistemi che il Regolamento ci mette a disposizione per la tutela dei nostri diritti, onorevole Licheri, non se ne abbia a male. Del resto, l'ho imparato a mie spese, nei cinque anni precedenti i consiglieri della sinistra non accettavano che noi dicessimo loro come dovevano fare l'opposizione. E avevano ragione! Però questa stessa ragione, oggi, abbia la compiacenza di riconoscerla a noi. Siete persone troppo intelligenti perché noi possiamo credere che pensate davvero quello che ci dite. E' il gioco della politica e purtroppo dobbiamo assolutamente giocare con queste regole. Queste sono le regole di oggi, la partita è iniziata, ce la giochiamo e via.
Comunque l'argomento è molto più serio delle mie battute, anche poco efficaci perché non suscitano l'ilarità di nessuno, però sufficienti a far capire quanto sia importante la tutela della minoranza, che vuole partecipare, vuole dire la sua opinione ma non vuole assolutamente imporre la sua volontà. Negarci quindi il diritto di esprimere un giudizio su una decisione così importante mi sembra che sia una negazione della nostra libertà e del nostro diritto-dovere. Grazie.
PRESIDENTE. E sull'emendamento 52 come vota?
LIORI (A.N.). A favore.
PRESIDENTE. Ricordo, ogni tanto, sommessamente, che stiamo parlando di un emendamento preciso e che il tema in discussione è questo. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.
Milia (F.I.). Grazie, Presidente. In apertura dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 52, che ha per oggetto il ruolo del CTRU e le sue funzioni, disgiunte o meno dall'operato della Giunta regionale. Dico che il voto è favorevole, a meno che l'affinità elettiva scoppiata improvvisamente fra il collega Rassu e l'onorevole Cugini riesca a produrre una sintesi in merito all'oggetto dell'emendamento. Il collega Cugini non mi ascolta, parla al telefono, quindi non voglio stuzzicarlo.
Penso che la Giunta debba assolutamente riconoscere il ruolo del CTRU, al di là di qualsiasi terminologia usata nel nostro emendamento. Non credo che la Giunte sia tanto suicida da arrogarsi, seppure fra i suoi componenti vi sia qualche valido esperto della materia, il diritto di verificare la conformità e legittimità di queste partite di attuazione, che sono certamente materia tecnica e non politica. Questo è un parere, credo, unanime in quest'Aula. Tra la terminologia e le virgole degli emendamenti vi è la sostanza, che credo possa essere condivisa. Ripeto, quella parvenza di affinità elettiva fra i colleghi Rassu e Cugini sembrava voler andare in questa direzione.
Noi non siamo ostaggi del collega Pili, non vorremmo che lui chiedesse un riscatto alle nostre famiglie, poi il collega PILI sarebbe anche pericoloso se dovesse chiedere un riscatto! Noi siamo ostaggi di un'idea, che è quella di migliorare questo impianto normativo; siamo ostaggi di un'idea che vuole dare a Cesare quel che è di Cesare; e Cesare è il Consiglio regionale, espropriato delle sue funzioni, e, nel caso di questo emendamento, è anche il CTRU, che è nato esclusivamente per svolgere le funzioni ad esso deputate come massimo organo tecnico regionale in materia urbanistica, e deve, come ha fatto finora, secondo la legge 45, esprimere pareri di legittimità e di conformità dei progetti presentati agli strumenti paesaggistici e urbanistici.
Crediamo che se da parte della maggioranza ci fosse stato un sì deciso a questo nostro emendamento, questa ora abbondante che abbiamo dedicato alle dichiarazioni di voto poteva essere tranquillamente evitata. Non si tratta di un emendamento che cambia la sostanza del testo di legge, però insisto sul voto favorevole e quindi ringrazio il Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, io annuncio il voto a favore dell'emendamento numero 52, sostitutivo parziale del comma 3 dell'articolo 2, che ha come obiettivo quello di restituire una competenza tecnica a un organo tecnico. In effetti l'emendamento numero 52 ha quasi un minimo comun denominatore con alcuni altri emendamenti che hanno tutti la finalità di un riequilibrio dei poteri assegnati da questa norma ai vari soggetti interessati.
Questo allargamento di competenze, che davvero caratterizza questa proposta, è tutto a favore della Giunta regionale. Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti relativi alle competenze che andrebbero restituite al Consiglio e, per quel che attiene alla materia tecnica, al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, che dimostrano che c'è un collante e che quindi ha senso parlare di apporto costruttivo e di sostanziale crescita di questa proposta attraverso il contributo della minoranza.
Devo dire che, ancora una volta, rimango sorpreso, in senso positivo ovviamente, e bisogna dare atto all'onorevole Cugini di questa ulteriore apertura che non può non essere favorevolmente valutata e accolta. Un'apertura che, tra l'altro, dimostra la sua sensibilità verso i territori, perché di questo si tratta. Esprimere un parere di coerenza di tanti strumenti urbanistici e di tanti elementi che comporranno il Piano paesaggistico regionale con il Piano stesso significa, ovviamente, interpretare bene le esigenze di tutti i territori. Un onorevole Cugini, quindi, con una matrice non certo cittadina, non certo urbana; non un Cugini di città, ma un Cugini di campagna, mi verrebbe da dire, e questo ovviamente per rendergli onore per il fatto che lui questa apertura l'ha veramente fatta. E la sua frase "o tutti falchi o tutti colombe", a mio giudizio, va interpretata pure in senso positivo, perché denota uno spirito di unitarietà fra due scuole di pensiero - le abbiamo definite tali - che si confrontano e vogliono lavorare insieme. E tutto sommato, attraverso questa unitarietà, queste due scuole di pensiero dimostrano anche la loro graniticità.
Quindi uniformità e non più qualcuno che è bianco, qualcuno che è nero, qualcuno che è su colorazioni intermedie, ma questo davvero ci aiuta a costruire tutti insieme serenamente uno strumento rispondente alle esigenze dei sardi. Noi Riformatori sardi, per quel che riguarda il nostro contributo, siamo vicini a questo invito e quindi ci sforzeremo di accoglierlo in senso positivo, lavorando in questa direzione. Onorevole Cugini, da parte nostra le sarà davvero data espressione di gratitudine per questa apertura e i sardi tutti le saranno riconoscenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Sull'emendamento numero 52, a mio avviso, bisogna votare a favore, perché, come è stato richiamato da più parti, è necessario che non sia la Giunta a cucire e scucire, a rimettere insieme e a togliere ogni palinsesto di questo benedetto Piano paesaggistico regionale. Credo che invece debba essere affidato a un organo terzo, in questo caso il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, il compito di fare una verifica e garantire una certa posizione di terzietà che non sia quella per cui chi sforna il pane se lo mangia pure.
(Interruzione)
In questo caso chi sforna il pane se lo mangia per intero. Allora è opportuno che ci sia anche questo momento di controllo e di verifica e che sia data questa garanzia, che non è data invece se è la stessa Giunta, come dicevamo prima, che fa e disfa attorno a questo procedimento.
Ma noi continuiamo a marcare posizionamenti che non servono a niente, anche perché mi pare che l'onorevole Cugini abbia voluto significativamente aprire un momento di dibattito, anzi mi pare che gli riconoscesse anche una certa importanza quando ha detto che se la minoranza, che per bocca dell'onorevole Rassu, aveva ipotizzato una modifica a questo emendamento, avesse accondisceso vi poteva essere una trattazione nel merito e si sarebbe valutato positivamente questo atteggiamento della minoranza. All'accenno a una interruzione fatto dal collega Manca per poter fare una valutazione, c'è stato subito un ritrarsi e un riposizionarsi in batteria all'interno della linea Maginot che la maggioranza pare abbia voluto assolutamente costruire intorno a se stessa, non comprendendo che quella famosa linea Maginot fu sconvolta dalla blitzkrieg, con cui le armate tedesche riuscirono ad aggirarla attraverso l'Olanda e il Belgio. Per cui attenti, ha anche questa, come la favoletta di Esopo, una riflessione più profonda. Non vorrei che la stessa maggioranza, che si proponeva di fare opera meritoria, a furia di chiudersi nella linea Maginot, non capisse quello che il mondo esterno vuole e chiede, e certamente non chiede di stare fermi in un posizionamento di guerra non guerreggiata, ma chiede di essere aperti al dibattito e soprattutto di vedere quello che si manifesta intorno, perché così perlomeno si riesce a capire se c'è qualche carro armato che gira da qualche altra parte!
Oggi c'è una maggioranza e un governatore, domani non so se sarà così.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Nonostante gli inviti dell'onorevole Pirisi non rinunzio né a fare il consigliere regionale né a fare il Presidente della Provincia, e tanto meno a rappresentare la provincia nell'Autorità d'ambito. Non intendo assolutamente rinunciare a un diritto acquisito non per nomina o per delega, ma solo per elezione.
Il comma 3 potrebbe trovare discussione anche nell'ambito dell'esame del comma successivo. Sì, è vero che la Giunta ha poteri pressoché illimitati, ma è possibile che dopo l'approvazione del Piano essa non senta la necessità di delegare al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica il coordinamento e la verifica di coerenza degli atti della programmazione e della pianificazione regionale al Piano stesso? Per altro nell'articolo 11 della legge 45/89 si fa riferimento al CTRU: "…la Giunta esamina le osservazioni e, sentito il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica…", di cui al successivo articolo 31. Cioè nella legge 45 questo Comitato ha un'importanza strategica. Possibile che in questa fase, invece, la Giunta e la maggioranza non sentano la necessità di non lasciare sola la Giunta? Non perché sia pericoloso lasciare sola la Giunta, oddio magari sotto Ferragosto può essere anche pericoloso, ma, voglio dire, lontano dalle feste comandate probabilmente problemi non ce ne saranno. Peraltro io credo che noi abbiamo abbondantemente aperto gli occhi ai nostri colleghi della maggioranza che d'ora in avanti, ne siamo sicuri, saranno vigili come probabilmente non sono stati nei mesi passati, però una delega al Comitato tecnico regionale credo che sia indispensabile, perché altrimenti questa Giunta, dopo l'approvazione del Piano, provvederà al coordinamento e all'adeguamento, ma è chiaro che tutti siamo adulti e sappiamo che la Giunta non può farlo materialmente come organo e si rivolgerà comunque a una struttura, a degli uffici. Noi diciamo: prima di rivolgersi ad altri, si rivolga al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, credo che sia molto più semplice, visto che è un organismo che esiste e che ha una sua funzione. Dove sta il problema? La Giunta comunque non sarebbe in grado di provvedere da sola, se non col supporto degli uffici degli Assessorati e di tutto un collage di personale che deve lavorare in questa direzione, al coordinamento e alla verifica di cui al comma 3. Bene, c'è il Comitato tecnico regionale, per quale motivo si ritiene di non dover comunque indicare nella norma che questo adeguamento, questa approvazione, questo coordinamento la Giunta li fa, certamente, ma col supporto del Comitato tecnico regionale per l'urbanistica?
Ecco, questo è quello che noi chiediamo, non stiamo chiedendo niente di più, non vogliamo stravolgere le regole. Riteniamo che codificare il rapporto che ci deve essere col Comitato tecnico sia certamente produttivo per la Giunta e per il Consiglio e soddisfi anche una minima esigenza della minoranza, che mi pare non stia facendo ostruzionismo, ma stia portando ragionamenti seri che probabilmente sono utili anche ai colleghi della maggioranza, alla Giunta e soprattutto a noi che stiamo facendo un corso accelerato di urbanistica e di pianificazione territoriale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Ho sentito qualche mio collega parlare di ostaggi in quest'Aula. Personalmente non mi sento assolutamente in questa situazione, tant'è vero che prima, su alcuni emendamenti su cui non ero d'accordo non sono intervenuto e non ho neanche votato.
Prendo la parola, invece, sull'emendamento numero 52 per annunciare il mio voto favorevole, perché veramente mi sembra che ci sia una posizione reale, che è quella che riguarda il comma 3 dell'articolo 2, che pone in capo alla Giunta l'obbligo di coordinare e di provvedere alla verifica di coerenza degli atti della programmazione. Ho sentito anche altri colleghi che mi hanno preceduto dire, giustamente, che il tutto è un fatto puramente tecnico. E proprio perché il mio non sia un intervento tendente a perdere qualche minuto di più, dico subito che condivido l'intervento fatto dall'onorevole Diana. Sono d'accordo con l'onorevole Diana in particolare quando dice che la Giunta può avere anche questo ruolo a condizione che si avvalga della collaborazione del CTRU, che tra l'altro è costituito, come tutti quanti noi sappiamo, da funzionari che rappresentano tutti gli Assessorati regionali, da professionisti esterni che rappresentano gli organi professionali, e vi sono anche i rappresentanti della Soprintendenza. Voglio dire che fanno parte di questo Comitato tutte quelle figure professionali che attualmente operano nella Regione Sardegna. Per cui penso che prendere in considerazione questo emendamento come un consiglio opportuno non sia errato. Tra l'altro il problema è talmente importante, parliamo di pianificazione e di coordinazione, che significa mettere assieme interventi che riguardano più zone, il che non è facile. Non è facile e c'è bisogno di persone qualificate.
Io ho sostenuto in passato, e lo sostengo ancora oggi, che il potere decisionale che alcuni uffici oggi hanno, e per essi i loro rappresentanti, che sono i funzionari, è eccessivo. Ritengo giusto e corretto che alcuni di questi poteri tornino al politico, perché è il politico che alla fine risponde al cittadino delle cose che vengono portate avanti. Ed è giusto, considerato che ne risponde, che abbia la possibilità di decidere. Però, onestamente, in questo caso, torno a dire, il lavoro è solo ed esclusivamente tecnico, per cui mi sembra doveroso fare una riflessione e integrare il testo dell'emendamento prevedendo la collaborazione del CTRU.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi e colleghe, io annuncio subito il mio voto favorevole all'emendamento numero 52 all'articolo 2, non solo perché ne approvo il contenuto, ma anche perché ritengo che con questo emendamento si possa iniziare, per una certa parte, a conferire legittimità a questo provvedimento di legge, che peraltro non condivido nella quasi totalità.
Perché sostengo questa modesta opinione? Perché ritengo che sia chiaro e pacifico, così come altri colleghi che mi hanno preceduto hanno messo in rilievo, che il CTRU è un organismo, previsto dalla legge 45 con compiti ben precisi ed evidenziati sul piano normativo, che non può essere assolutamente bypassato o superato. Allora credo che sia giusto e indispensabile, proprio per evitare che la Giunta si carichi di responsabilità e possa addirittura trovarsi nella condizione di non poter assolvere altri compiti di coordinamento di carattere politico-istituzionale, restituire al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica il suo ruolo, la sua funzione, la sua competenza, peraltro, ripeto, stabilita dalla legge.
Un piccolo riferimento vorrei anch'io riservarlo alla dichiarazione del collega Licheri, che rompendo un po' il silenzio generale della maggioranza, è voluto intervenire con un messaggio che io onestamente non credo fosse rivolto all'opposizione. Io credo che il messaggio dell'onorevole Licheri fosse rivolto prima al suo Gruppo e poi alla maggioranza. Mi è sembrato preoccupato, l'onorevole Licheri, per il fatto che potesse nascere una qualche ipotesi non dico di intesa, ma di accordo su alcuni punti di modifica, e quindi il messaggio è stato rivolto alla maggioranza, non a noi colleghi della opposizione. Il collega Licheri ha detto: qui non si tocca nulla, perché all'interno della maggioranza c'è stato un travaglio forte per raggiungere un equilibrio, e se voi volete ora squilibrare questo equilibrio ne dovete rispondere.
Se così non è - e il collega Cugini fa cenno di no - allora dicano i colleghi della maggioranza, i responsabili dei Gruppi e anche i colleghi che appartengono agli altri Gruppi della maggioranza, se questa è giusta interpretazione o se si tratta di una tesi peregrina. Altrimenti il collega Licheri chiarisca che cosa intendeva dire, perché noi non siamo legati da nessun vincolo, quindi non siamo ostaggi di niente. Siamo ostaggi semmai del nostro impegno, della nostra responsabilità di modificare, coinvolgere, cercare intese su cose che il mondo dice devono essere in qualche modo emendate, o comunque condotte all'interno di un ragionamento più conforme alle esigenze degli enti locali e dei cittadini che operano nei comuni soprattutto rivieraschi.
A mio avviso è positivo che ci siano queste seppur timide aperture, poi giustamente il collega Licheri richiama la maggioranza al rispetto di accordi su cui in modo travagliato è riuscita a trovare degli equilibri, benissimo, ne prendiamo atto, ma allora non si dica, come ha fatto un autorevole esponente della maggioranza su una qualche emittente televisiva, che domani mattina forse nascerà un'intesa, un accordo.
Io credo, a giudicare dall'intervento del collega Licheri, che questo tipo di impostazione faccia bene, se la maggioranza è convinta di andare avanti sulle proprie idee, perché è giusto anche da parte nostra rilevare quelli che sono i limiti, i gravi limiti e le conseguenze negative che alcuni provvedimenti legislativi possono avere sull'economia della nostra Isola. E questo lo diciamo perché siamo convinti che una parte notevole dell'occupazione, e quindi anche delle fortune dello sviluppo economico e sociale, sia legata a importanti interventi che da questa impalcatura normativa possono subire un danno rilevante. Sono d'accordo sul fatto che si debba andare ad una più forte...E' scaduto il tempo, mi riservo di completare alla prossima occasione.
PRESIDENTE. Magari parlando nel merito dell'emendamento, onorevole Amadu, e non dichiararsi inizialmente favorevole per poi parlare di altro. Il merito!
AMADU (U.D.C.). Il merito lo decido io.
PRESIDENTE. No, non lo decide solo lei.
AMADU (U.D.C.). Allora mi prepari il prossimo intervento lei.
PRESIDENTE. Va bene, se vuole glielo preparo, onorevole Amadu, se vuole fare polemiche. Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO (U.D.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, oggi il Presidente della Regione ha ottenuto un bel risultato con l'approvazione dell'emendamento dell'onorevole Attili, oggi si è data copertura alla continuità territoriale. Ho sentito il deputato dire in tivù che per il 2005 ci sono 46 milioni di euro; finalmente, pianificato per il 2006/2007, l'emendamento è passato col voto unanime del Parlamento, tranne la Lega che non è presente in Sardegna. Tutti gli altri partiti hanno dialogato e hanno approvato in comune una cosa che riguardava l'interesse della regione tutta.
Quindi quando si parla di dialogo, e io ammiro il Presidente perché forse è l'unico che ha dato disponibilità oggi al dialogo, attraverso le dichiarazioni dell'Assessore sull'articolo 2, e ovviamente le aperture sono arrivate, come ho detto altre volte, da molti colleghi, tranne che dal collega Pirisi, che deve fare la controparte come relatore della Commissione.
PIRISI (D.S.), relatore. Non ho aperto bocca.
RANDAZZO (U.D.C.). Infatti ho detto che lei non ha fatto dichiarazioni di apertura, però tutti gli altri continuano a rilasciarne nei telegiornali e questo mi sembra un po' ridicolo.
(Interruzioni)
Chiudiamo, che è quello che volete, colleghi, ma sono sempre un paciere, quindi il collega Pirisi non riuscirà giustamente a...
(Interruzioni)
No, ma intendevo ringraziarla. Io la ringrazio sempre, perché rispetto il suo ruolo di Presidente di Commissione. Onorevole Licheri, le posso garantire, per quel che riguarda me, che non sono ostaggio di nessuno. Abbiamo detto che facciamo delle battaglie per i principi, che non possiamo cambiare solo perché discutiamo con lei in una sala a fianco all'aula. Saremo qua sino all'ultimo per farvi presenti quei principi, poi accoglierli o no giustamente sta a voi che avete il ruolo di maggioranza, voi siete stati eletti per fare la maggioranza e noi per fare l'opposizione. Affermate di condividere la maggior parte dei progetti che vi abbiamo presentato, ma solo nelle cose piccole, non in quelle grandi. Noi parliamo della tutela degli amministratori locali, che devono essere sentiti prima di scrivere qualsiasi legge, anziché mandare la notifica per acquisirne il parere. Lo sapete già, l'abbiamo detto e siamo stanchi anche di ripetervelo: siccome da una parte e dall'altra ci sono amministratori, perché gli amministratori eletti hanno un colore politico però rappresentano l'interesse totale della comunità...
LICHERI (R.C.). Non sempre.
RANDAZZO (U.D.C.). A meno che non vi siano comuni dove si sono state presentate liste di opposizione…
PRESIDENTE. Onorevole Randazzo, non faccia un dialogo. Le ricordo che l'emendamento numero 52 non è un tema libero.
RANDAZZO (U.D.C.). Ho dichiarato già il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Non basta dichiarare il voto, bisogna parlare dell'emendamento.
RANDAZZO (U.D.C.). Mi faccia arrivare al succo del discorso! Non sono io che mi interrompo, mi stanno provocando degli amici che stimo, quindi accetto la discussione.
Coinvolgere di nuovo nel dare un po' di potere, non stiamo dicendo che il CTRU detterà legge, esiterà quei provvedimenti e poi riferirà alla Giunta. E' un organo tecnico della Giunta, come ha detto l'Assessore, che ovviamente deve istruire e coordinare e poi la parola ultima la metterà sempre la Giunta. Stiamo chiedendo di non saltare il passaggio che prevede che un organo tecnico della Giunta possa svolgere, nell'ambito dell'attività di programmazione e pianificazione regionale, le funzioni di verifica e coordinamento a cui è chiamato.
Ribadisco il mio voto favorevole, stimolato ovviamente dagli amici della maggioranza che ci danno lezioni di democrazia. Il dialogo deve essere sempre aperto e sino all'ultimo noi chiederemo di dialogare. Potete bocciarci tutto, va bene così, sarà approvata la vostra legge, però consentite almeno il dialogo, non dateci dei diktat, qua siamo tutti liberi pensatori che hanno ricevuto il mandato dai cittadini...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, è l'ultimo intervento?
PRESIDENTE. E' l'ultimo, onorevole Biancareddu.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Allora sarò clemente. Signor Presidente, colleghi, nell'annunciare il mio voto favorevole all'emendamento numero 52, voglio ricordare che stamattina ho citato un collega che una volta esordì dicendo: "Oggi è un nuovo giorno". Lo ripeto, oggi è un nuovo giorno, ma la musica è la stessa, la musica non è cambiata, perché ogni giorno registriamo la volontà della Giunta e della maggioranza di appropriarsi competenze non loro.
L'altro giorno il collega Dedoni citava Montesquieu, e devo dire che voi veramente fate tutto il contrario di quello che predicava Montesquieu, infatti volete che la Giunta si sostituisca all'organo legislativo in materia di pianificazione paesaggistica, volete che la Giunta si sostituisca al C.T.R.U. attribuendosi competenze tecniche che non ha. E con la delibera del 10 agosto 2004, la Giunta regionale ha mostrato di volersi sostituire persino al Parlamento, perché l'imposizione di vincoli nella fascia costiera dei due chilometri concorre nella elaborazione di una fattispecie penale, in quanto chi viola i limiti imposti in quella porzione di territorio compie un reato penale. Quindi avete influito anche su quello che è reato per la legislazione nazionale.
Questo può essere, a seconda dei punti di vista, un bene o un male, però l'assolutismo molte volte non guasta. Invece una buona amministrazione si dovrebbe conformare a quelli che sono i principali dettati del diritto amministrativo, della buona amministrazione, in primis il principio di legalità, che voi avete violato più volte forzando l'articolo 14 della legge 45/89 e usandolo per una pianificazione generale anziché per termini particolari. Avete violato anche il principio del buon andamento e della imparzialità. L'articolo 97, infatti, pone espressamente due principi relativi all'amministrazione: il buon andamento e l'imparzialità. Creando turbative di mercato sicuramente il principio di imparzialità viene violato, perché quando voi causate da un lato la lievitazione dei prezzi degli immobili già costruiti e dall'altro la svalutazione dei terreni violate il principio di imparzialità, in quanto l'amministrazione si deve porre come soggetto equidistante dagli interessi contrapposti. Se invece vi insinuate nel diritto privato, creando ad hoc turbative di mercato che magari vengono sfruttate da società fantasma che acquistano terreni sapendo che tanto i vincoli nei due chilometri non potranno rimanere vita natural durante, violate quella norma sana che impone alla pubblica amministrazione di astenersi dall'adottare comportamenti lesivi dei diritti acquisiti e soprattutto portatori di interessi che sono solo di alcuni e non di altri.
Per fortuna, nell'articolo 28 della Costituzione si parla anche di responsabilità della pubblica amministrazione, ed è per questo che io tempo fa proposi di aumentare i massimali della polizza di assicurazione degli Assessori per garantire gli eventuali risarcimenti. L'articolo 28 dice espressamente: "I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili secondo le leggi penali, civili e amministrative degli atti compiuti in violazione dei diritti". Poiché qua di diritti se ne sta violando più d'uno, in particolare diritti acquisiti, e non parlo di diritti acquisiti in termini amministrativi, qua non c'entra niente il TAR, sono diritti acquisiti da chi aveva superato le forche caudine del CTRU (tutela del paesaggio, concessione edilizia e quant'altro), con pellegrinaggi a Cagliari, a Sassari e a Roma. Voi con un colpo di mano avete annullato queste...
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, SANCIU, LA SPISA, SANJUST, AMADU, CAPPAI, RANDAZZO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 52.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS -Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA Salvatore - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 67
Astenuti 4
Maggioranza 34
Favorevoli 22
Contrari 45
(Il Consiglio non approva).
I lavori del Consiglio, come d'intesa, sono sospesi, riprenderanno alle ore 22 per proseguire fino alle ore 3.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 59, viene ripresa alle ore 22 e 01.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Dobbiamo procedere alla votazione degli emendamenti numero 53 e 57, che sono abbinati.
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
Emendamento numero 42. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
Vorrei ricordare all'Aula che sull'emendamento numero 42 la Giunta ha espresso parere favorevole. Onorevole Pili, lei sa benissimo, essendo stato Presidente della Regione, che non si ritorna indietro, quindi siamo all'emendamento numero 42.
PILI (F.I.). Volevo sapere quali sono stati messi in voto.
PRESIDENTE. Siamo all'emendamento numero 42, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Siccome sono state fatte delle sottrazioni precedentemente, volevo sapere quali sono, per mia conoscenza.
PRESIDENTE. Glielo ricordo in via del tutto eccezionale, onorevole Pili: gli emendamenti numero 53 e 57 e l'emendamento numero 1. E' in votazione il 42.
PILI (F.I.). Il 53? Sto utilizzando il mio tempo a disposizione.
PRESIDENTE. Non è così, onorevole Pili, dovrebbe parlare. Prego.
PILI (F.I.). Presidente, quello che è successo è un atto assolutamente privo di qualsiasi logica, ovviamente è nelle cose, perché...
BIANCU (La Margherita-D.L.). Parla dell'emendamento!
PILI (F.I.). Parlo di quello che voglio, onorevole Biancu, perché lei continua a rappresentare il partito degli asinelli in maniera perfetta, quindi…
PRESIDENTE. Onorevole Pili, la invito a rivolgersi alla Presidenza.
PILI (F.I.). Inviti l'onorevole Biancu a non disturbare.
PRESIDENTE. Lei ha rivestito in quest'Aula un ruolo molto importante. Le ricordo che è stato Presidente della Regione.
PILI (F.I.). L'onorevole Biancu è il Capogruppo di un partito di maggioranza e farebbe bene a non interrompere, perché è stato artefice di questo blitz assolutamente privo di qualsiasi regola democratica.
PRESIDENTE. Le rinnovo l'invito, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Presidente, quello che è successo poc'anzi è un fatto gravissimo. Io sono entrato in aula alle 22 e 01 e già gli emendamenti erano stati messi in votazione. Questo non era mai successo prima, è un fatto gravissimo!
PRESIDENTE. Onorevole Pili, erano presenti gli onorevoli Liori e Lombardo, che avrebbero potuto fare delle dichiarazioni di voto. Quindi per gentilezza vada avanti nel suo intervento, perché non serve sollevare questioni su questo.
CUGINI (D.S.). E non offendere la Presidenza!
PILI (F.I.). Avete assunto una decisione di cui vi assumete la responsabilità, del resto abbiamo ancora 1900 emendamenti da discutere da qui alle 3 del mattino, per cui ne avrete ben donde di ascoltare le nostre valutazioni su questo modo di intendere i lavori del Consiglio regionale, soprattutto rispetto all'approvazione degli ultimi tre emendamenti messi in votazione.
L'emendamento numero 42 prevede di sottrarre, rispetto ai tempi che sono stati indicati nella legge, tre mesi alla Giunta regionale, o meglio al Presidente della Regione, che nella grande concessione fatta ai suoi compagni di viaggio prevedeva che loro venissero qui fra sei mesi per esporre le linee di indirizzo, sapendo bene che in sei mesi si sarebbe compiuto il 50 per cento del lavoro. Ed è per questo che evidentemente è stato ritenuto congruo accettare la riduzione, a dimostrazione di quanto gratuitamente era stato indicato il termine di sei mesi. Se si arriva ad accogliere l'emendamento che prevede che quel termine sia dimezzato si dimostra con quanta superficialità la Giunta, la Commissione e la maggioranza operino rispetto a questa legge. Superficialità e inconsapevolezza dei termini che consentono ovviamente di tenere puntualmente conto di un emendamento, il cui accoglimento, credo che questo sia assolutamente chiaro, è legato al riconoscimento del modo gratuito in cui è stato individuato il termine dei sei mesi. Un termine che avrebbe consentito all'Aula di ascoltare l'esposizione da parte del Presidente delle linee di indirizzo e, aggiungo io, delle decisioni già assunte in merito al Piano paesaggistico regionale, senza che la maggioranza e i consiglieri regionali di maggioranza potessero dire alcunché. E' una sottrazione, come ho già avuto modo di dire più volte, non alla minoranza che, stante l'atteggiamento reiterato in quest'Aula, non potrà incidere...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pili. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Purtroppo il ritardo con cui sono arrivato in Aula, di cui mi scuso con i colleghi, mi ha impedito di capire se l'emendamento numero 1 sia stato votato nel frattempo. Intervengo sull'emendamento numero 42, per esprimere il mio personale parere favorevole. Devo dire che ritenevo che questo emendamento potesse essere in qualche maniera raccordato con l'emendamento numero 1, in quanto insistono su argomenti simili, come è stato rilevato anche durante la discussione generale. L'elemento 42 sostanzialmente prende in esame soltanto il termine temporale e si riferisce quindi soltanto al tempo attribuito alla Giunta per riferire in Consiglio regionale. Mentre l'emendamento 1 introduce anche un meccanismo di controllo da parte del Consiglio, anzi un meccanismo di espressione del Consiglio, sul quale si era avuta l'impressione, evidentemente fallace, come spesso capita, che alcuni autorevoli colleghi della maggioranza potessero essere d'accordo, condividendo alcune delle perplessità che noi avevamo manifestato in Aula. Evidentemente così non è, ne prendo atto e si va avanti, perché purtroppo non è sulle buone intenzioni che si costruiscono le case, bensì sui mattoni, quindi se il primo mattone non viene mai messo è probabile che continueremo a pranzare all'aperto, riempiendoci reciprocamente la bocca di buone intenzioni.
Però la valutazione che io vorrei in questo intervento lasciare ancora una volta all'Aula si riallaccia a quello che il collega Pirisi avrebbe desiderato sentire compiutamente durante l'intervento precedente. Se vi sono autorevoli colleghi (io ho citato il collega Oppi perché probabilmente tra tutti quelli della minoranza ha la peculiarità di essere contemporaneamente tra i più autorevoli e anche tra i più disponibili ad ascoltare le ragioni altrui, per cultura politica, per DNA di lunga militanza e di esperienza) che portano ramoscelli d'ulivo, sono cioè disposti a cercare nelle ragioni della politica il superamento dell'impasse, di questa prova muscolare che stiamo reciprocamente attuando in questi giorni, ma si vedono respinte in tutti i modi, dal punto di vista sia metodologico che della concretezza, le richieste che loro avanzano e che hanno ragion d'essere in quanto migliorative del testo di legge, credo che sia veramente difficile ipotizzare il superamento del momento muscolare. Il rischio è che il momento muscolare perduri e ovviamente tutti coloro che sono portatori di ramoscelli d'ulivo, se vengono spinti violentemente contro coloro che non sanno neanche cosa sia l'ulivo, vedono prevalere il ring rispetto al dialogo e al confronto.
Viene allora spontaneo chiedersi che cosa intendiate voi per confronto, perché se dobbiamo ritenere che il confronto sia quello che ha proposto il collega Marrocu all'inizio della serata odierna, dobbiamo dire che questo confronto sta avvenendo, nel senso che anche l'approvazione dell'emendamento numero 1 alle ore 22 e 52, in un'aula con i banchi della minoranza deserti, probabilmente fa parte di questa logica. Francamente è una logica nella quale io non mi ritrovo, quindi devo dire che faccio malvolentieri il mestiere a cui sono stato costretto inizialmente per scelta, ma da questo momento in poi anche spinto da voi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, intervengo in merito all'emendamento numero 42 che dimezza, in linea anche con quello che ho sempre sostenuto, il tempo previsto per l'espletamento dell'iter di questa legge, portandolo addirittura da sei a tre mesi. Questo conferma quello che noi dicevamo, che non era una critica strumentale, ossia il fatto che i tempi di questa legge fossero eccessivamente lunghi e che da tutto l'insieme sarebbe derivato un danno importante alle persone che attendono di vedere il compimento di un sogno, come la realizzazione della propria casa o della propria intrapresa economica.
Non posso inoltre non evidenziare il fatto che si prevede che il Presidente della Regione esponga al Consiglio regionale le linee guida, però non si parla della possibilità che noi diamo un contributo, della necessità di intervenire per espletare quello che è il nostro mandato popolare. Non essendo presenti nella Commissione competente per materia, noi ci siamo lamentati di non avere nessuna possibilità di incidere su questo argomento, visto anche l'atteggiamento della maggioranza che non consente l'accoglimento di nessun emendamento in quanto la legge è blindata.
(Interruzioni)
Di questo emendamento e di qualche altro, onorevole Pirisi, però, in realtà, nella sostanza non abbiamo potuto incidere. So bene che questo è un emendamento sul quale avete espresso un parere favorevole, la verità però è che noi non abbiamo potuto contribuire in alcun modo alla stesura di questa legge.
Per rimanere in tema politico e non tecnico, noi che abbiamo un mandato popolare che ci ha relegato al ruolo di oppositori non possiamo esercitare la funzione di controllo, perché il provvedimento di legge che abbiamo in esame non lo consente, e non ci è dato nemmeno di fare proposte. Qualcuno ha detto: "Noi siamo un partito di governo e di proposta", però noi non siamo né di proposta, né di protesta, né di controllo. Che ruolo viene assegnato a noi consiglieri regionali per tutelare anche la nostra dignità? Io nella vita sono uno abituato a guadagnarsi la pagnotta e quando si viene retribuiti con gli emolumenti che abbiamo noi non si può dire: "Io non c'ero, dormivo". Il nostro elettorato, quando vedrà che non abbiamo tutelato i suoi interessi legittimi, dirà: "Ma tu che ci stavi a fare in Aula? Dormivi, onorevole Liori?". A ognuno di noi della opposizione può essere fatto questo rimprovero. Quindi siccome ognuno ha la sua dignità da salvaguardare, bisogna che il Consiglio entri nell'ottica del rispetto della dignità dei consiglieri di opposizione. Non è pensabile che noi siamo qui soltanto per fare la presenza, per fare le belle statuine. Ecco perché a un certo punto ci si deve anche risolvere ad assumere un atteggiamento che può essere definito ostruzionistico, o come si vuole, ma che altro non è che un atteggiamento di difesa di una libertà, di un diritto, di un dovere, a tutela però della nostra dignità di uomini, perché dietro il consigliere regionale c'è sempre un uomo con una sua storia che va rispettata e che quindi ha necessità di esprimersi politicamente in quest'Aula, il luogo deputato a discutere della politica che interessa ai sardi. Questo è il parlamento dei sardi ed è il luogo dove noi vogliamo incidere, sia in Commissione sia in Aula, però è chiaro che un partito importante, che riscuote tanto consenso, seppure non tanto da essere in maggioranza, almeno nello svolgere il ruolo di opposizione, ha il diritto, alla pari del più piccolo dei partiti, di dire la sua su una legge dell'importanza di questa per il futuro del popolo sardo. Quindi il mio voto sull'emendamento 42 è favorevole. Grazie, colleghi presenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Vorrei ricordare che la Giunta su questo emendamento aveva espresso parere favorevole.
CUGINI (D.S.). Se siamo d'accordo, votiamo.
PILI (F.I.). No, non siamo d'accordo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, il tempo scorre!
DEDONI (Riformatori Sardi). Sì, cerco di recuperarlo. Stavo pensando, ma siccome probabilmente c'è qualcuno che non sa pensare o non vuole pensare, gli ricordiamo come possono andare le cose. Vedete, la guerra delle rane e dei topi continua, con qualche spruzzatina di veleno in più.
(Interruzione)
L'ho già ricordata prima. Se a una condizione se ne pongono altre è naturale che si creino ancora di più delle barriere e che tutta la disponibilità che è stata offerta venga necessariamente a mancare. Comunque nel merito esprimo parere favorevole alla modifica del comma 6 dell'articolo 2 che recita: "Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del PPR". Sarebbe auspicabile che tutti insieme approvassimo che il testo sia così definito: "Entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale le linee guida caratterizzanti i lavori di predisposizione del PPR". Ancorché sarebbe stato più utile che fosse stata approvata la formulazione di cui all'emendamento numero 1, che pare sia stato votato a velocità supersonica, al di là dei topi e delle rane: "La Giunta regionale entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge presenta al Consiglio regionale…". E', ancora una volta, un richiamo esplicito al Consiglio regionale, alla centralità di quest'Aula, nell'approvazione di un documento contenente gli indirizzi, i criteri e le linee guida da seguire nella elaborazione del Piano paesaggistico regionale.
Presidente Pirisi, quindi lei è d'accordo sull'emendamento 1?
PIRISI (D.S.), relatore. Sono d'accordo…
DEDONI (Riformatori Sardi). Allora perché l'avete bocciato? Sarebbe stato auspicabile che avessimo trovato la convergenza su questo.
PORCU (Progetto Sardegna). Qualcosa è!
DEDONI (Riformatori Sardi). No, non è qualcosa, ha un significato molto diverso, caro Chicco! Ha il significato del porre al centro il problema istituzionale del Consiglio. E' una cosa su cui noi abbiamo posto condizione dall'inizio, su tutti gli emendamenti che abbiamo presentato noi. Bastava non cercare di fare i furbetti, perché tanto i furbetti poi non trovano grande spazio!
PRESIDENTE. Lei non faccia il grande furbo e parli.
DEDONI (Riformatori Sardi). Non ho capito, Presidente.
PRESIDENTE. Lei non faccia il grande furbo e vada avanti, nessuno ha fatto il furbetto qui, va bene?
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili!
DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, le chiedo scusa, non ho capito.
PRESIDENTE. Usi un linguaggio parlamentare.
DEDONI (Riformatori Sardi). Cercherò di adeguarmi ai comportamenti parlamentari.
(Interruzioni)
DEDONI (Riformatori Sardi). Comunque quello che è importante è la maggioranza voglia recuperare quello che è stato bocciato con l'emendamento numero 1, se ho inteso bene. Se poi la maggioranza ha necessità di confrontarsi...
(Interruzione del consigliere Cugini)
Sto prendendo atto anche delle difficoltà interne che voi avete naturalmente.
PIRISI (D.S.), relatore. L'abbiamo già dichiarato!
DEDONI (Riformatori Sardi). Prendo atto positivamente e io sono favorevole all'emendamento numero 42.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Voto a favore dell'emendamento numero 42, uno dei pochissimi, forse l'unico emendamento, per ora, che abbia avuto il parere favorevole della Giunta, anche se questo e la stessa prevedibile approvazione dell'emendamento non toglie peso all'insieme delle osservazioni e delle critiche che sono state fatte su questo procedimento, così come è stato ridisegnato nell'articolo 2 del testo di legge. L'emendamento prevede la riduzione da sei a tre mesi del termine entro cui il Presidente della Regione si presenta al Consiglio regionale per esporre le linee guida che caratterizzeranno il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico o dei Piani paesaggistici. Sappiamo, infatti, che sulla base del comma 3 dell'articolo 1, già approvato, si potranno avere più Piani paesaggistici suddivisi per ambiti territoriali omogenei; inoltre, il contenuto dell'ultima parte dell'articolo 1, sostanzialmente, per il peso e l'incidenza negativa sul sistema disegnato attraverso questo progetto di legge fa davvero il paio con l'ultimo comma dell'articolo 2. Alla fine di entrambi gli articoli, in sostanza, vengono inserite norme che rivelano sicuramente un limite grandissimo di questo progetto di legge, che è fondato sul potere di gran lunga preponderante affidato alla Giunta regionale nella predisposizione, adozione e successiva approvazione del Piano paesaggistico, oppure dei Piani paesaggistici, così come dice il terzo comma dell'articolo 1.
Noi non possiamo non sottolineare che, in ogni caso, l'esposizione al Consiglio regionale delle linee guida, come dice la lettera del comma 6, caratterizzanti il lavoro di predisposizione del PPR arriva in ritardo, il termine è fin troppo lungo, sia pure corretto attraverso questo emendamento. In realtà il processo di elaborazione del Piano paesaggistico parte con la novella dell'articolo 11 della legge 45, che è come una partenza improvvisa: "La proposta di PPR è pubblicata, per un periodo di sessanta giorni, all'albo di tutti i comuni interessati". Quindi il Piano paesaggistico parte con una certa lentezza, perché aspetta l'esposizione, sia pure in termini ridotti, da parte del Presidente della Regione delle linee guida che caratterizzeranno il lavoro e allora il periodo di predisposizione della proposta di Piano paesaggistico comunque inizierà il suo percorso molto tardi, oppure, come è presumibile, partirà una proposta di Piano paesaggistico regionale che potrà essere pubblicata all'albo di tutti i comuni e nel frattempo il Presidente della Regione si presenterà in Consiglio regionale per esporre le linee guida di un Piano paesaggistico già pronto, già confezionato.
Questo è il timore credo più che fondato che emerge dalla discussione su questo emendamento e comunque dal tenore complessivo di questo articolo, anche a seguito della prevedibile approvazione di questo emendamento dopo la dichiarazione dell'Assessore dell'urbanistica, che ha dato parere favorevole a nome della Giunta. In ogni caso è un procedimento centrato sul potere preponderante della Giunta regionale. Il Piano paesaggistico in questo modo sarà il frutto delle scelte centralistiche della Regione, secondo il disegno che voi in questo modo avete...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori della Giunta, io pensavo che almeno uno di quei tre emendamenti la maggioranza, proprio per dare uno schiaffo all'opposizione, l'avrebbe fatto proprio e approvato, parlo dell'emendamento numero 1. Avrebbe così annientato l'azione politica che l'opposizione sino ad oggi sta portando avanti. E' vero o non è vero? Io l'avrei fatto. Da ragazzo ho militato in un partito che mi ha insegnato a fare queste cose, spiazzare l'avversario e man mano demolirlo.
Credo che con questo emendamento, su cui la Giunta ha espresso parere favorevole, giocando d'anticipo, abbia la sua fondatezza. Perché? Perché anche la Giunta in questo caso ha dato ragione alle tesi della opposizione, che ha prolungato i termini per la verifica da parte dei cittadini degli elaborati del Piano paesaggistico, ma ha portato avanti giustamente una tesi volta a ridurre i tempi morti della burocrazia. Questo è evidente, perché la Giunta ha previsto un anno di tempo per la predisposizione del Piano paesaggistico e sei mesi - dico sei mesi! - per esporre al Consiglio regionale le linee guida relative al Piano stesso. E' chiaro che essendoci una forte differenza tra la preparazione, e quindi l'elaborazione del Piano, e la sua semplice esposizione, la Giunta è tornata sui suoi passi. Questo dimostra ancora una volta che probabilmente è necessario che questo provvedimento di legge sia valutato con calma, che ognuno possa dare il proprio apporto, se ritiene, positivo, costruttivo per migliorare in alcune parti questo testo normativo, che a nostro parere può e deve essere migliorato nell'interesse di tutti.
Anche nel comma 6, come praticamente in tutti gli altri commi dell'articolo 2, il Consiglio regionale viene privato delle sue prerogative. Infatti il comma dice che la Giunta "espone al Consiglio", non dice "presenta al Consiglio" oppure "espone al Consiglio che poi", per cui se al Consiglio piace è così, se no è la stessa cosa! E qui ritorniamo alla centralità del ruolo del Consiglio regionale.
Io continuo a domandarmi, ma in tutta buonafede, credetemi, con sincerità, perché sono completamente estromesse da questo provvedimento di legge le prerogative del Consiglio? E' qui che legiferiamo, è qui che esaminiamo gli emendamenti, è qui che discutiamo questa legge. Perché, una volta approvata, questa legge mette da parte definitivamente il Consiglio regionale? Perché? Di che cosa si ha paura? C'è una maggioranza bulgara, che io mi auguro possa lavorare per i cinque anni nell'interesse della Sardegna; c'è una maggioranza talmente forte e qualificata che è impossibile che noi cambiamo qualcosa seppure il Piano fosse sottoposto all'approvazione del Consiglio.
E' una domanda che dobbiamo porci, perché credo che su questo principio non ci debbano essere difficoltà o differenze di sorta. D'altronde il disegno di legge della Giunta viene approvato da questo Consiglio a maggioranza, senza niente toccare e senza niente variare. Perché si ha paura di portare qui il Piano paesaggistico regionale, affinché il Consiglio, con le sue prerogative, lo trasformi in legge della Regione Autonoma della Sardegna? La Giunta dà gli indirizzi, ma l'approvazione spetta al Consiglio. Si ha invece questa paura e io, credetemi, non riesco a spiegarmene il perché.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Pur essendo ostaggio di quest'Aula, non dovevo intervenire su questo emendamento, però mi vedo costretto a farlo anche perché in due minuti è successo il non plus ultra qua dentro.
Io avevo pregato l'amico Cugini, che stava venendo in aula, di parlare anche per me, perché avevo bisogno di ancora un po' di tempo, e lui mi ha assicurato che l'avrebbe fatto. Se fossi stato qui un minuto prima certamente non sarebbe stato possibile fare il blitz, perché avrei chiesto la verifica del numero legale, che non c'era. Ma non è un problema, voglio invece entrare nel merito dell'emendamento.
Io dichiaro di astenermi sull'emendamento numero 42, nonostante sia un emendamento della maggioranza. Perché mi astengo? Perché avete compiuto anche stasera un atto che dimostra quanto siate incoerenti e poco credibili.
Vorrei leggere il parere dato dal Presidente della Commissione e dall'Assessore ieri sera su questi emendamenti. Sull'emendamento 42 inizialmente il Presidente della Commissione si è rimesso all'Aula, mentre l'Assessore ha espresso parere favorevole; successivamente anche il Presidente della Commissione si è adeguato a questo parere. Lo dico per amore di chiarezza, perché ci diciamo tutte le cose.
PIRISI (D.S.), relatore. No, per amore di balle! Io ho detto che era accettabile.
CAPPAI (U.D.C.). No, stia tranquillo, guardi io quando svolgo il mio lavoro segno ciò che più mi interessa. L'Assessore ha espresso parere favorevole e a quel punto l'Assessore… Mi faccia parlare, onorevole Pirisi, la invito anche a stare più attento in aula! A quel punto l'Assessore ha dichiarato anche che si potevano esaminare assieme gli emendamenti numero 1 e 42, che sono diversi anche nella sostanza. Evidentemente voi, per troppa fretta, l'emendamento 1 non lo avete esaminato e avete voluto dare il colpo di grazia a quell'apertura che era stata dichiarata. Non l'avete letto bene, altrimenti non avreste fatto quel blitz.
Presidente, la invito a leggere con attenzione l'emendamento numero 1 e anche il 42, che in parte dicono la stessa cosa. Certamente andava più incontro ai vostri interessi l'emendamento numero 1 che, per mancanza del numero legale, è stato bocciato. Adesso si dice: "Siamo favorevoli al 42, perché intervenite?" Perché non ci soddisfa, come Gruppo non ci soddisfa. Noi avevamo il nostro emendamento che prevedeva altro. Allora, siamo seri, ma dobbiamo essere molto seri e coerenti quando esaminiamo i disegni di legge e le proposte di legge.
A tal proposito, siccome anch'io non mi sento ostaggio di quest'Aula, onorevole Licheri, le voglio leggere il significato della parola ostaggio: "Persona presa o consegnata al nemico come pegno dell'adempimento di determinati obblighi o allo scopo di evitare atti ostili". Questa è la prima parte. Io non voglio essere dato in pegno a nessun nemico, io vengo qui per lavorare seriamente e non le consento d'ora in avanti di usare questi termini nei miei confronti, glielo consentirò solo dopo che avrò usato gli stessi termini nei suoi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, se non ho capito male, su questo emendamento è stato espresso parere favorevole sia dalla Commissione sia dalla Giunta?
PRESIDENTE. Sì, è così.
MURGIONI (Fortza Paris). Per me era scontato per la verità, ma ho sentito che l'ha evidenziato poc'anzi l'onorevole Cappai. Dico questo per quale motivo? Perché questo emendamento, secondo me, è una cortesia che si fa al Presidente Soru, del resto era scontato. Mi spiego: in questi giorni di discussione sono emerse posizioni diverse sugli articoli di questa legge, mentre durante la discussione generale io ho trovato tutti concordi su quello che si sarebbe dovuto fare per il bene della Sardegna, stabilire cioè che una delle risorse principali della Sardegna è il bene ambiente e che questo andava tutelato. Poi c'è la forma e sulla forma ci sono delle divergenze, io dico in alcuni casi anche poco chiare.
Presidente, nel suo intervento in occasione della discussione delle dichiarazioni programmatiche, rimasi colpito dal suo discorso incentrato su quattro punti, ricordo. Il primo era l'introduzione, e lei fece un intervento in riferimento all'Aula da buon padre di famiglia, che sta qui per il suo ruolo di Presidente, per quello che rappresenta, perché lei è stato votato dai sardi per rappresentarci e io riconosco questa sua posizione. Poi, continuando il suo discorso, lei parlò di sviluppo e si soffermò su questo argomento e anche sulla pianificazione, ritenendo quindi che tra i due temi ci fosse un nesso logico. Continuando ancora evidenziò l'importanza della scuola, della cultura e della formazione, perché sono, secondo me, necessarie se si vuole dare un risultato concreto a quello che si sta pianificando complessivamente. Possiamo parlare di sviluppo se siamo in grado di governarlo, perché lo sviluppo non si governa con le chiacchiere, bensì con la capacità e la voglia di lavorare. Trattò anche altri argomenti, ma in particolare mi colpì la sua analisi finale. Dopo due giorni di dibattito, riferendosi a tutti, dichiarò di essere rimasto, al di là di alcuni interventi più o meno positivi, impressionato dal contenuto complessivo del dibattito e aggiunse: "Perlomeno ci siamo potuti conoscere". Disse anche che secondo lei si sarebbe potuto fare un buon lavoro nei successivi cinque anni e rivolse un augurio in tal senso a tutti i consiglieri di maggioranza e di minoranza. Io rimasi colpito da questo suo comportamento, così come rimasi colpito da un passaggio del suo discorso, che secondo me rappresenta un'esigenza che si può ricondurre a questo emendamento: lei parlò - e forse era la prima volta che un Presidente della Regione affrontava questo argomento, perché da altri Presidenti non l'ho mai sentito - del bisogno della Sardegna di avere un progetto di sviluppo generale, che è quello che secondo me può essere richiamato in questo emendamento. Che lei, di fronte all'esigenza di una legge più ampia, più importante, presenti il suo programma e i punti di forza di questa pianificazione successiva è necessario. Tra l'altro, se vogliamo, lei lo ha già fatto in altre occasioni, dando secondo me degli indirizzi puntuali. Ad Alghero, per esempio, di fronte ai sindaci, che erano stati convocati, lo ribadisco, al di là della posizione sui due chilometri, dopo che la delibera "salvacoste" era già stata approvata. Adesso parlo da sindaco, nessuno ha avuto da ridire sul contenuto, cioè …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Murgioni. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 42 che porta il termine sostitutivo dei mesi sei con tre mesi ed è il termine entro il quale, appunto, il Presidente della Regione espone in Consiglio le linee guida caratterizzanti il Piano paesaggistico regionale. Debbo anche chiedere scusa a lei, Presidente, per essere arrivato con novanta secondi di ritardo. Sono entrato in aula quando il tabellone luminoso indicava ancora le 22 e 01, e mi scuso perché il mio camminare lento e incerto ha fatto registrare questo piccolo ritardo. Camminare incerto che, tra l'altro, mi dicono penda sulla sinistra, e questo mi rammarica ancora di più.
Voglio dire questo, in questi novanta secondi sono stati votati gli emendamenti numero 53, 57 e 1, con una velocizzazione che sicuramente dà merito a questo Consiglio per la sua qualificata produttività! E agli amanti della cabala - io non sono tra questi - suggerirei di giocare sulla ruota di Cagliari questi tre numeri: 53, 57 e 1, perché, a mio giudizio, è davvero singolare che siano stati votati così rapidamente. Se poi uno vuole tentare la quaterna può giocarsi anche il 90!
Torno sull'argomento per dire che, così come nella filosofia di tutti gli emendamenti che noi abbiamo presentato, immagino che l'Aula si sia appassionata al dibattito sull'emendamento 1, che avrebbe dovuto invece consentire davvero quell'apertura auspicata da tutti, quella che l'Assessore dell'urbanistica - che non vedo in aula in questo momento, ma che è sempre presente - diceva essere la porta d'ingresso da cui far affacciare proposte utili. Credo che si sia verificato ciò che noi temevamo, e cioè i muratori continuano a lavorare non solo per innalzare muri contrapposti, ma addirittura per chiudere l'accesso sia dalla porta principale sia dalla finestra, proprio perché noi auspicavamo che almeno dalla finestra si potesse far rientrare qualcosa.
Come poter dire che quest'Aula vuole rispondere e reagire a uno stato di cose che io mi immagino nessuno condivida in questo momento? Bisogna fare un po' di mea culpa, riconoscere che determinati atteggiamenti non giovano a nessuno e davvero farsi proponenti di una soluzione che è quella auspicata da tutti: la restituzione dell'equilibrio nelle competenze che vanno ritrasferite al Consiglio. Ecco, bisogna che almeno si lavori in questa direzione, ma subito! Non è pensabile che possano accadere queste cose, che non qualificano questo Consiglio e che resterebbero come una pagina forse non scritta nella memoria di tutti noi, come un segnale non più di apertura, che dimostra, sì, la compattezza della maggioranza, che dimostra, sì, la tesi suggestiva avanzata dall'onorevole Cugini, o tutti falchi o tutti colombe, in questo caso tutti falchi, però davvero siamo distanti…
(Interruzione)
Falqui lo conosciamo, è amico anche nostro. E comunque ci pongono su posizioni sicuramente più distanti rispetto a quelle su cui eravamo qualche ora fa in quest'Aula. Chiedo che ci sia questo atto di buona volontà, capiamo che i giochi e i rapporti tra maggioranza e opposizione probabilmente consentono di accettare anche queste…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Sull'emendamento numero 42, prima di dire quale sarà il mio voto voglio premettere, per qualche componente della Giunta, che questo sarà un intervento fatto più con il cuore che con la ragione. Chi ha avuto modo di sentire questa premessa avrà anche avuto modo di capire. Perché dico questo? Perché, riallacciandomi all'emendamento 42, ma ritornando su ciò che è successo e sull'emendamento 1, che non cito nel merito perché non mi è consentito, vorrei ricordare che il Presidente della prima Commissione sull'emendamento 1 aveva espresso parere contrario non accorgendosi in quel momento che era collegato al 42 e spiegando in seguito che aveva commesso questo errore, perciò comprensibile. L'Assessore, tra le altre cose, aveva detto che per quanto riguardava l'emendamento 1 c'era la disponibilità della Giunta.
Allora, quando si è in una situazione di questo genere e si parla oltre che tra politici anche tra uomini, questo concetto a mio avviso non va mai dimenticato e, badi bene, Presidente, che io non ho niente da dire, ritengo che l'emendamento sia stato legittimamente messo in votazione nei tempi che noi tutti conoscevamo, ma alcuni aspetti appartengono al buonsenso in qualsiasi situazione ci si trovi. Io riscontro, con mio grande stupore, perché non era questo il concetto che avevo su di lui, la totale inaffidabilità politica, anche dal punto di vista del rapporto personale, dell'Assessore dell'urbanistica, perché quando si parla si dà un peso alle parole - ho premesso che sto parlando con il cuore e non con la ragione - e quando si fa politica, che è la scienza e l'arte del governare lo Stato, non ci si deve dimenticare di essere uomini, persone! L'emendamento 1 aveva un fine, che era anche quello di aprire quel dialogo che ancora non si è riusciti ad aprire per carenza di buonsenso in quest'Aula tra le forze politiche e anche tra gli uomini che la compongono. E il grosso handicap degli ultimi dieci anni di governo della Regione, il problema del sistema politico sardo e dei sardi è proprio quello di non riuscire a dialogare e di cercare prima l'affossamento degli altri e poi la prevalenza personale.
Ecco perché l'emendamento 42, e quindi l'emendamento 1 che in qualche modo è ad esso collegato, anche se ha un significato diverso, ha il fine di regolare i tempi di questa becera politica. Su questo concordavamo tutti, sono quei tempi che bisogna regolare, è lì che bisogna cambiare, e si è presentato l'emendamento 42 proprio per dire: si lavori di più, in tempi più brevi, faccia sintesi la politica istituzionale, mentre per l'intervento dei cittadini, del CTRU e quant'altro stabiliamo dei tempi certi entro i quali esprimere un parere, ma ancor di più definiamo i nostri tempi. Perciò non sei mesi, ma tre.
Concludo, ma avrò modo di intervenire durante la nottata e di continuare questo argomento di cuore più che di ragione. Per quanto mi riguarda voterò contro l'emendamento 42, perché questa maggioranza non merita nessun tipo di collaborazione se non cambierà atteggiamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Grazie, signor Presidente. Credo che ci sia stato qualche malinteso e quindi debba essere riportato in quest'Aula un minimo di serenità. Noi avevamo detto, a suo tempo, che esprimevamo un parere favorevole sull'emendamento 42, il che significa che vengono accorciati i tempi e comunque che nel comma 6 è già implicito il fatto che debba esserci un pronunciamento dell'Assemblea.
Per cui chiedo se in sede di coordinamento questo concetto possa essere esplicitato meglio. Lo chiedo al Presidente e lo chiedo agli Uffici, chiedo cioè che il comma 6 sia formulato in questo modo: "Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione espone al Consiglio regionale, per l'approvazione, le linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico regionale". Con questa precisazione, che credo che possa risolvere le questioni, invito i colleghi a rivedere le loro posizioni nonostante siano state fatte delle dichiarazioni di voto.
Presidente, preannuncio il voto favorevole mio e della maggioranza sull'emendamento numero 42, così formulato.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, mi riservo naturalmente di verificare se quanto da lei richiesto in sede di coordinamento sia possibile. Ho grosse perplessità, ma insieme agli uffici verificheremo se questo sia possibile.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, chiedo scusa, posso?
PRESIDENTE. No. Prego, onorevole Diana.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, solo per un'esplicitazione, perché forse non sono stato chiaro.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, credo che ci sia una dichiarazione di buona volontà, diciamo così, per rivedere una votazione già svolta, il che è difficile in sede di coordinamento. Stiamo verificando se questo è possibile. Andiamo avanti.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ho dato la parola all'onorevole Diana. Onorevole Liori, diamo un po' di ordine.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Se noi avessimo adottato la stessa metodologia che la maggioranza purtroppo ha adottato questa sera, avremmo reso la vita estremamente difficile all'assessore Pigliaru in Commissione bilancio, perché almeno in cinque o in sei occasioni importanti avremmo potuto stravolgere l'assestamento di bilancio. Probabilmente ai colleghi della maggioranza sfugge questo atteggiamento, che non voglio definire signorile, evidentemente ci sono qualità che non si acquisiscono con il voto popolare.
Io sono molto dispiaciuto per questo atteggiamento che la maggioranza ha voluto assumere stasera, perché, ripeto, se fossimo fatti della stessa pasta, il disegno di legge di assestamento del bilancio, che avremmo voluto discutere e che probabilmente avremmo già licenziato, lo avremmo potuto stravolgere in Commissione. Certo poi, in Aula, voi potete fare tutto quel che volete, i numeri li avete, però è il principio che non va bene.
Utilizzare lo stratagemma di una sospensione, in una giornata nella quale si è lavorato dalle 9 e 30 e presumibilmente si finirà alle 3 del mattino, per carpire alla minoranza il pronunciamento su tre emendamenti è sintomatico e per altro non reca alcun beneficio alla maggioranza e rende ancora più compatta l'opposizione, che definisco tale perché più andiamo avanti più diventa opposizione e meno minoranza.
Non si possono tenere questi atteggiamenti, sono scorretti e non appartengono alla politica. Bisognerebbe che qualcuno di voi leggesse un documento che un mio carissimo amico ha mandato in pubblicazione stamani, ma non è stato pubblicato interamente. Un mio amico e amico di qualcuno che è qui dentro, Filippo Martinez, quando parla di politica. Ecco com'è che si svilisce il ruolo della politica, con questi comportamenti, cari colleghi! E per che cosa? Avete portato via quaranta, cinquanta minuti di conversazione amichevole. Amichevole, onorevole Biancu, e lei lo sa che si può essere amici e nemici. E allora, per un emendamento, per due emendamenti, per tre emendamenti? Mah, veramente non capisco questo vostro atteggiamento! Noi abbiamo il riconoscimento di un vostro autorevole Assessore per il comportamento che abbiamo tenuto in Commissione; avevamo i numeri per stravolgere il vostro assestamento di bilancio e non lo abbiamo fatto, ci siamo rifiutati di votare. Voi avete fatto un blitz che non cambia né i sei mesi di cui al comma 6 né i tre mesi previsti nell'emendamento.
Noi diciamo che bisogna accorciare i termini, che sono sufficienti tre mesi; voi insistete nel dire che sono necessari sei mesi, ho sentito adesso un pronunciamento in tal senso. Stia calmo, onorevole Cugini, perché probabilmente…Continuo dopo.
CUGINI (D.S.). Lei è entrato alle 22 e 20, ho controllato l'orologio!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, in linea con quanto abbiamo detto in questi giorni, e cioè che la manovra che si sta proponendo allunga eccessivamente i tempi di risoluzione dei problemi legati all'urbanistica in Sardegna, con questo emendamento noi vogliamo dare un contributo per ridurre i tempi di cui al comma 6, anche se, naturalmente, il problema centrale non è questo, perché questo è poca cosa rispetto a quello che noi sosteniamo, considerato che i diciotto mesi previsti non saranno sufficienti, perché per giungere all'effettiva applicazione della legge urbanistica occorreranno, a nostro avviso, tre anni e mezzo o quattro.
E' chiaro che è un peso che questa Regione non può assolutamente reggere, che i tempi sono troppo lunghi perché ci sia uno strumento agile e capace di dare risposte ai sardi. Io però, anche se sono piccoli segnali, ho accolto favorevolmente il segnale di apertura o comunque la volontà, da parte del presidente Pirisi, quindi della maggioranza, di prendere in considerazione anche questo nostro tentativo. Mi rendo conto che effettivamente si tratta di una cosa da poco, che non è certo questo che risolverà i problemi, però è un primo segnale, dopo intere giornate in cui la discussione è stata caratterizzata dal muro contro muro e sono emerse solo le incompatibilità. Mi auguro che questo sia di buon auspicio anche per gli argomenti che dovremo affrontare nei prossimi giorni, e spero che la discussione non si protragga troppo, perché il Consiglio dovrà rispettare altre scadenze importanti. Ho sempre lo sguardo rivolto all'assestamento di bilancio che, a parer mio, è veramente di grande importanza, non soltanto perché ci permette di recuperare assegnazioni statali che ci spettano, ma perché mette a disposizione dei sardi risorse finanziarie importanti in un momento di gravissima crisi come quella che in questo momento sta attraversando la Sardegna.
Pertanto credo che noi dovremo guardare soprattutto a queste scadenze importanti, una delle quali, importantissima, è la legge urbanistica, però, siccome sappiamo di avere tempi stretti per quanto riguarda l'assestamento di bilancio, è chiaro che il Consiglio deve anche far quadrare i conti in ordine ai tempi di approvazione del relativo disegno di legge.
Pertanto, accogliendo l'atteggiamento positivo finalmente assunto dal presidente Pirisi per conto della maggioranza, votiamo a favore e speriamo che questo voto, che mi auguro favorevole da parte di tutto il Consiglio, sia di buon auspicio anche per le cose che dovremo fare nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Spesso può succedere che a un'azione sbagliata si risponda con una reazione anche questa sbagliata, l'importante è che poi si riesca a riportare, come diceva il collega Pirisi, la serenità nella discussione, per quanto difficile possa essere in una fase come questa.
Per evitare magari imbarazzo anche agli uffici, ritengo che la proposta del collega Pirisi possa essere trasformata in un emendamento orale e, per evitare il sospetto che si stia recuperando un emendamento già bocciato, chiedo che al comma 6 dell'articolo 2, dopo le parole "Consiglio regionale" siano inserite le parole: "che si pronuncia in merito", prevedendo quindi che il Consiglio regionale esprima il suo parere.
Se l'emendamento orale viene accolto, secondo una volontà che il Presidente della Regione e la Giunta avevano già manifestato, credo che questo incidente possa essere superato e si possa riprendere a lavorare in un clima diverso.
PRESIDENTE. Prima di chiedere il parere della Giunta, chiedo ai colleghi che sono presenti in aula se sono d'accordo sull'emendamento orale. Non vi sono opposizioni. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta lo accoglie.
CAPPAI (U.D.C.). Sarebbe opportuno che rileggesse il testo perché questa mezza frase non la capiamo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie, signor Presidente. In attesa che l'emendamento presentato dal collega Marrocu abbia i pareri di competenza, non entro ancora nel merito della sua proposta. Devo dire, però, colleghi, che l'accoglimento dell'emendamento numero 42 da parte della maggioranza lascia intendere che molto probabilmente si sta cominciando a valutare meglio o a valutare appieno gli aspetti che noi abbiamo criticato e cercato di migliorare con opportune modifiche.
Effettivamente, ridurre di tre mesi il percorso di approvazione ed entrata in vigore della legge è stato giudicato opportuno anche dai colleghi della maggioranza per evitare un ulteriore prolungamento dei tempi. Se non ho capito male, l'emendamento del collega Marrocu prevede un parere del Consiglio regionale sulle linee guida che dovranno caratterizzare la predisposizione del Piano paesaggistico. Ben venga! Ben venga perché l'auspicio che ha caratterizzato tanti nostri interventi ed emendamenti era proprio il coinvolgimento del Consiglio non solo nella fase di approvazione di questo provvedimento, ma anche nelle fasi successive relative alla pianificazione urbanistica regionale e all'approvazione dei piani paesistici o del Piano paesaggistico regionale.
Sono rimasto persino sconcertato, signor Presidente, dalla voglia di partecipazione dell'Aula alla discussione, soprattutto da parte della maggioranza, che da una strategia zip è passata a una strategia acceso-spento, nel senso che ci sono momenti in cui i colleghi della maggioranza hanno un rigurgito di capacità di lavorare e altri momenti in cui l'appannamento è completo. Appannamento completo che significa anche una presenza in aula così scarsa da consentire la votazione di tre emendamenti, come diceva il collega Pisano, nel giro di un minuto e mezzo. Questo ci induce a pensare che purtroppo i nostri colleghi abbiano una volontà di impegnarsi nel lavoro abbastanza ridotta. Ce ne dispiace, perché davvero ci sarebbe bisogno di una partecipazione più attiva da parte dei colleghi della maggioranza. Speriamo che nel prosieguo della discussione questa interpretazione venga accolta e soprattutto sia dato modo a tutti, anche a noi, di ripensare a tante fasi che la discussione ha fin qui attraversato un po' bruscamente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io ringrazio molti colleghi e l'Assessore, e certamente debbo ritenere che si sia trattato in assoluta buonafede di un errore. Non devo accusare nessuno di aver fatto un blitz perché, in effetti, è stato fatto quello che anche noi facevamo in circostanze similari. Personalmente non m'interessa l'emendamento 1, ve l'ho detto, ci sono partite di giro che sono grosse. Io avevo dato la mia disponibilità però in un minuto e mezzo non avete fatto in tempo a fare niente e avete bocciato quell'emendamento.
Voglio pertanto ripristinare un minimo di verità. Ringrazio il collega Pirisi, che si era dichiarato favorevole all'emendamento numero 1, mentre l'Assessore inizialmente si era dichiarato contrario, poi ha detto che con una modifica poteva essere accolto. Io stesso avrei chiesto di accorpare questo emendamento al 42 se fossi stato presente, perché, in effetti, non c'era la presunzione di dire che doveva essere approvato. La Giunta espone, dice il comma 6, e in funzione di questo è chiaro che non c'è il vincolo dei tre mesi, ma probabilmente un'accelerazione era utile nell'interesse generale.
Presidente, siccome in matematica credo di essere bravino, ho fatto dei calcoli: per svolgere sei interventi per dichiarazione di voto per ciascuno dei 600 emendamenti occorrerebbero quarantacinque giorni. Per quanto mi concerne farò la parte che devo fare, senza remissione di peccato, perché in questo inizio di legislatura, nelle Commissioni, non mi sono mai soffermato a chiedere il saldo impegni. Lo farò in questi giorni, dimostrando anche la vostra incompetenza e incapacità di dare risposte in questo e in altri settori. Noi abbiamo dato suggerimenti in Commissione bilancio, abbiamo dato suggerimenti in Commissione sanità sulle stupidità, siamo stati disponibili in Commissione urbanistica a sbloccare un provvedimento in venti minuti, l'abbiamo fatto anche in questi giorni. Evidentemente non serve, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte di fronte al nostro elettorato. Abbiamo persino consentito alla professoressa Dirindin di andare in casa altrui a fare qualche sceneggiata napoletana. Vedi, per esempio, la Casa Serena, che è casa altrui essendo una struttura gestita dal Comune di Iglesias, dove peraltro io non sono andato. Ma l'Assessore non ha titolo per fare ciò che ha fatto.
Allora l'atteggiamento della maggioranza in questa circostanza lo ritengo un'offesa personale e nei confronti del mio partito, perché l'emendamento portava le firme dei componenti del nostro Gruppo. Ne prendiamo atto, non abbiamo risentimenti nei confronti di nessuno, ringraziamo tutti per la disponibilità. Io voterò l'emendamento 42, voterò in qualsiasi caso, perché mi interessa in termini generali che venga approvato. Avrei proposto che non fosse neanche sottoposto ad approvazione, avrei fatto un collage che avrebbe consentito il tutto, così come voi avevate chiesto.
Certamente ritengo che abbiate agito in buona fede e prendo atto anche della dichiarazione dell'Assessore. Voterò questo emendamento e anche il successivo non avendo nessun interesse ormai per l'emendamento numero 1, che avevo presentato soltanto per velocizzare le procedure e sarei stato disposto a correggerlo nei termini che l'Assessore avesse proposto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, dopo l'intervento dell'onorevole Oppi è difficile riprendere il filo del discorso che, debbo darne atto, gli onorevoli Pirisi, Marrocu e Cugini hanno tentato in qualche maniera di intavolare.
Oggi mi pare sia la ricorrenza della caduta del muro di Berlino, ebbene, non perché ci siano dei nostalgici - anche se magari qualcuno si annida da qualche parte anche qui - direi che in questa Assemblea si sta erigendo un muro anacronistico, soprattutto perché chi governa si è presentato contro un certo tipo di politica. Un muro anacronistico che evidentemente qua dentro può essere superato, perché basta uscire da una porta o dall'altra, ma per chi da troppo tempo aspetta fatti e provvedimenti legislativi e finanziari questo muro è di difficile comprensione.
E io lo dico con la massima tranquillità, perché so per certo che così come noi non riuscimmo a far capire che evidentemente le colpe non erano anche o solo nostre nella scorsa legislatura, così sarà difficile per voi far capire le ragioni di questo muro che si sta costruendo agli agricoltori, per esempio, che aspettano gli interventi sulla legge 51. Ma è inutile elencarli, tutti perché i colleghi sono molto ferrati in quest'Aula e sanno di che cosa si parla. Chi aspetta quei provvedimenti sa chi governa in questo momento e ha la responsabilità anche di far sì che questo muro, che sta diventando sempre più alto in quest'Aula, venga se non abbattuto completamente, certamente indebolito con qualche barbacane, di quelli che servono a far defluire l'acqua, e comunque qualche falla in questo muro bisogna iniziare a crearla.
Diversamente è chiaro che l'onorevole Oppi parla per il suo Gruppo, ma io penso che, con molta serietà, a parte qualche intervento, è inutile negarlo, noi abbiamo tentato di fare delle proposte, di dare delle indicazioni. Abbiamo suggerito anche una strada alternativa, cioè affrontare altri argomenti in questo momento o perlomeno ipotizzare la discussione di provvedimenti meno contrastati, sui quali noi avremmo dato la massima disponibilità. Questo non è stato accettato, ma non c'è neanche la volontà di creare delle aperture sul provvedimento in esame. La prima apertura è proprio questa sull'emendamento 42, per la quale infatti ho ringraziato i colleghi in apertura. E' una fessura più che un'apertura, e aspettiamo da lei, Presidente, e dalla Giunta che questo muro diventi un muretto, quello che in Sardegna si chiama giaga, realizzato in rete metallica o magari con i rami di modo che ci si possa vedere attraverso e si possa far passare qualcosa da una parte all'altra. Annuncio il voto favorevole all'emendamento 42 mio e del mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, stimatissimo Presidente, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi, credo che quello che è successo mentre il centrodestra si apprestava a entrare in Aula, o meglio una parte del centrodestra, visto che qualche suo componente era già qui, non possa passare inosservato.
CUGINI (D.S.). Scusi, lei a che ora è entrato?
SANNA MATTEO (A.N.). Con due minuti di ritardo, onorevole Cugini. Ho appreso che lei raccoglie le presenze, lo faremo anche noi da oggi.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini.
SANNA MATTEO (A.N.). Io chiedo di poter continuare il mio intervento pacifico e propositivo, credo.
PIRISI (D.S.), relatore. Voi avete offeso!
SANNA MATTEO (A.N.). Noi non abbiamo offeso nessuno.
PIRISI (D.S.), relatore. L'avete già fatto!
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, poi le faccio recuperare il tempo. Ripeto che quando ho posto in votazione gli emendamenti erano presenti due colleghi della opposizione, che avrebbero potuto chiedere di sospendere per alcuni minuti. Non c'è stata nessuna richiesta in tal senso. Questo per precisare che nessuno ha operato dei blitz. Prego.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente, sempre stimatissimo, comunque. Volevo dire che le colombe che si levano in quest'aula, come è successo prima della interruzione e anche ieri (ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Maninchedda), vengono puntualmente impallinate con le azioni dell'Aula, messe in essere non da noi, ma spesso dalla stessa maggioranza.
Noi, signor Presidente, riteniamo che su una legge importante come questa, che i sardi attendono da tanto tempo, e perciò guardano a noi con grande attenzione in questi giorni, ci potesse essere una convergenza di opinioni in ordine alle idee che emergono dai nostri emendamenti, compreso l'emendamento numero 42, che ci apprestiamo a votare oggi, e compresi anche gli emendamenti che avete votato senza la nostra partecipazione. Noi riteniamo, visto che si parla sempre di morale e di primato della politica in quest'Aula, che la morale logica della democrazia stia anche nel confronto delle opinioni contrapposte e soprattutto nel dare all'opposizione la possibilità di partecipare attivamente alla discussione e alla votazione di questa legge.
Presidente, a differenza del collega Capelli, che voterà contro, io voterò a favore di questo emendamento, perché quello che è successo oggi mi dà uno stimolo in più per portare avanti le mie idee, le mie battaglie contro una legge che ritengo iniqua e in qualche modo dannosa per la nostra comunità. La nostra è un'azione politica e non solo ed esclusivamente ostruzionismo, come qualcuno invece la vuole far passare, qui dentro, e comportamenti simili a quello che avete adottato prima del nostro ingresso in aula dopo la sospensione, lo ribadisco, ci negano la possibilità di partecipare alla vita democratica e politica di questa Assemblea, che è l'unica abilitata a intervenire su questa legge. Quindi, Presidente, ribadisco il mio voto favorevole all'emendamento numero 42.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Vorrei citare una frase molto significativa, dopo averla letta citerò anche la fonte: "La tutela dell'ambiente non deve essere disgiunta da una prospettiva di lunga durata, per far sì che conservando l'identità della Sardegna si renda un servizio alle future generazioni e resti allo stesso tempo una delle mete più ambite per milioni di persone. Questo non si potrà attuare senza una forte iniziativa del Governo regionale che con leggi pienamente condivise dalle comunità locali sottragga ai potenti di turno la possibilità di porsi al di sopra della legge, lasciando nell'anarchia il bene più prezioso che sono le risorse naturali". Frase bellissima, scritta dal professor Camarda, docente di botanica dell'Università di Sassari.
CUGINI (D.S.). E' un nostro compagno, il compagno Camarda.
ARTIZZU (A.N.). Il compagno Camarda.
(Interruzione del consigliere Cugini)
ARTIZZU (A.N.). Di lotta o di governo o solo di lotta?
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la ringraziamo per queste informazioni, però non disturbi.
ARTIZZU (A.N.). Infatti l'ho tratta dal sito di Progetto Sardegna, il sito del partito del Presidente. Però, signor Presidente, mentre annuncio il voto favorevole all'emendamento 42, mi pare che lo spirito di questa legge non sia pienamente rispondente ai principi a cui lei ha dichiarato di ispirarsi in campagna elettorale, o gli intellettuali d'area, quelli che l'appoggiano, che la sostengono e la consigliano. Non mi pare sia pienamente rispondente a quei principi, mi pare anzi che tutta questa concertazione con le comunità locali non ci sia mai stata nella predisposizione di questa legge; mi pare piuttosto che questa legge sia il frutto di un movimento un po' impulsivo e affrettato.
Come già più volte, prendendo esempio da un detto antico, si è ripetuto in quest'Aula, la gatta che ha troppa fretta alla fine partorisce dei gattini con gravi deficit e gravi handicap; così come gravi deficit ci pare abbia questa legge proprio in termini di mancanza di concertazione con le comunità locali, di mancanza di concertazione con le categorie sociali della Sardegna, di mancanza di concertazione con i consumatori, con i cittadini, quelli che rischiano, a nostro avviso, signor Presidente, di vedere lesi alcuni loro diritti e di vedere leso, sostanzialmente, anche il diritto di edificare un'abitazione. Perché non tutti quelli che adesso sono in attesa di poter costruire una casa o non tutte le aziende agricole che ora sono in attesa di fare un miglioramento o di costruire un capannone per custodire le pecore o le vacche sono degli abusivi. Non sono dei cementificatori selvaggi, sono persone che hanno seguito le regole, che si sono affidate alle amministrazioni dei comuni in cui risiedono e che - questo nessuno credo lo possa negare - vedono comunque allontanarsi di tre, di quattro o forse di cinque anni la possibilità di realizzare quell'immobile che hanno sognato e desiderato e per il quale magari hanno chiesto il mutuo o il prestito in banca, o magari i soldi al vicino di casa, e che gli serve per migliorare la propria condizione di lavoro e di vita personale, per migliorare la qualità della propria vita.
Ci pare che questa, signor Presidente, sia una manchevolezza, una lacuna di questo provvedimento legislativo che speriamo si possa colmare. Non entro nel merito del presunto blitz, comunque utilizzerei questo termine con il sorriso sulle labbra e senza alcun tipo di polemica, perché anche questi piccoli episodi rientrano nel "gioco". Piccole scaramucce che uno può fare, in questo caso le avete potute fare voi, va bene così, continuiamo tranquillamente senza che questo ci crei problemi. Quelle che magari un po' insospettiscono sono queste aperture, che ci sembrano francamente degli escamotage e alle quali non si riesce a credere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Annuncio il mio voto favorevole all'emendamento 42 che riduce da sei a tre mesi il termine entro il quale, dall'approvazione del presente testo di legge, il Presidente della Regione deve esporre al Consiglio regionale le linee guida che caratterizzano il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico regionale. Io non posso che essere soddisfatto che la Giunta abbia accolto questo emendamento, seppure uno dei pochi recepiti da questo Esecutivo.
Come è stato detto in questi giorni l'arco temporale di sei mesi sarebbe stato un termine eccessivo, in questo intervallo di tempo così lungo non soltanto si individuano le linee guida che caratterizzano il Piano paesaggistico regionale, ma paradossalmente sarebbe possibile redigere un piano pressoché completo. Ancora una volta la Giunta assumerebbe un ruolo preponderante nella pianificazione territoriale della Sardegna. Il comma 6, così come enunciato nella proposta di legge, è però ancora insufficiente a chiarire quale ruolo debba ricoprire il Consiglio regionale. Accogliamo con soddisfazione l'intervento del collega Marrocu, che con la proposta di un emendamento orale vuole attribuire al Consiglio la possibilità di esprimersi in merito. Il comma 6 prevede, infatti, unicamente una semplice esposizione da parte del Presidente della Regione, non dice che il Presidente sottopone all'esame del Consiglio le linee guida che caratterizzano la stesura del Piano paesaggistico regionale. E, come è facile intuire, c'è una differenza sostanziale tra esporre e sottoporre all'esame, la stessa differenza che intercorre tra il voler governare senza tenere conto degli organi istituzionali preposti alle funzioni legislative e il voler, viceversa, coinvolgere democraticamente un'istituzione che è la rappresentanza delle diversità espressive della Sardegna.
Il Consiglio regionale, signor Presidente, sta attraversando una fase che tutti noi non dovremmo dimenticare, perché è un esempio negativo, secondo il mio punto di vista, naturalmente, che dovremmo sempre tenere a mente per ricordarci come può essere avvilita la massima istituzione del popolo sardo, quest'Aula, l'ho detto anche altre volte, rappresentativa degli interessi di tutti i sardi. Meritano quindi di essere ascoltati tutti, da tutte le posizioni. Immaginiamoci gli scenari che si potrebbero aprire e il proficuo e lucido contributo che tutti noi potremmo portare al Piano paesaggistico regionale se il parere sullo stesso Piano potesse essere espressione di tutta l'Aula. E così come occorre investire per la tutela del paesaggio, con uno strumento attraverso il quale conservare e rafforzare le identità locali, occorre d'altra parte conservare e rafforzare le identità e le differenze che contraddistinguono quest'Aula consiliare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io vorrei invitare i colleghi della opposizione a non dolersi più di tanto del fatto che non si sia riusciti a discutere tre emendamenti, anche perché, questo sì, un po' dispiace, si è persa la possibilità più che altro di confrontarsi su tre pensieri che, all'interno degli altri 1.800 che invece racchiudono un ragionamento più complessivo, avrebbero potuto portare il Consiglio ad un confronto maggiore, però sicuramente avremo tempo di riprendere, anche in maniera diversa, alcuni ragionamenti. Devo dare atto al Presidente e alla Giunta di aver accolto, da quello che ho potuto capire, l'emendamento numero 42; anzi, mi pare di aver capito, dall'intervento del collega Marrocu, che addirittura ci sia la possibilità di emendarlo e arricchirlo ulteriormente. Penso che questo sia un dato molto importante, che conferma il fatto che questa discussione che stiamo protraendo ormai da tanti giorni porterà alla fine a qualche risultato, magari piccolo, che però probabilmente non si sarebbe nemmeno ottenuto se ancora oggi, a quest'ora, non fossimo qui a cercare il dialogo, a cercare il confronto.
Mi sarebbe senza alcun dubbio piaciuto di più che fossero stati accolti anche altri emendamenti dello stesso tenore, come quello al comma 4, su cui ieri ho preso la parola per chiedere alla Commissione un parere che, a mio avviso, sarebbe dovuto essere vincolante. Probabilmente anche quell'emendamento avrebbe meritato, come poi il collega Pirisi informalmente ha sostenuto, miglior sorte. Così pure altri emendamenti, secondo me, se non fosse per l'atteggiamento di entrambe le parti, forse interessato più a ciò che si profila in questa nottata che alla discussione, avrebbero meritato miglior sorte.
Probabilmente potrei argomentare in maniera diversa e spiegare perché noi abbiamo chiesto, con l'emendamento 42, la riduzione da sei a tre mesi del termine entro cui il Presidente della Regione espone al Consiglio le linee guida. Non lo faccio in rispetto del parere favorevole espresso su questo emendamento dall'Assessore dell'urbanistica e dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, stamattina ho esordito dicendo che oggi era un nuovo giorno, non posso esordire di nuovo con la stessa frase. In questo trattato di diritto sono trattate le varie forme di governo, che vanno dalla democrazia, la forma più tipica, cioè governo del popolo, alla tecnocrazia, governo dei tecnici, alla oligarchia, governo di pochi. C'è però un altro tipo di governo, che ho coniato io: l' "ipnocrazia", cioè il governo del sonno, quello che noi stiamo andando a stabilire, nel senso che prolungando le sedute del Consiglio fino alle 4 del mattino chi ha meno sonno vince e quindi governa.
A questo proposito, mi sia consentito ricordare brevemente un episodio che mi successe, nel 1990, quando ero appena stato eletto al comune di Tempio nelle liste della Democrazia Cristiana. Forse il collega Addis lo ricorda. C'erano 30 consiglieri, di cui 17 democristiani, quindi il problema non era il rapporto con gli altri partiti, ma il rapporto tra le diverse correnti della D.C.. Io ero basista, come pure i colleghi Giagu e Oppi. Eravamo quattro su diciassette e ci dissero, con una frase tipica: "A voi toccano un assessore e il capogruppo". Noi allora facemmo una riunione per stabilire chi dei quattro dovesse ricoprire quelle cariche. Eravamo tutti amici, ma uno di loro mi era più amico degli altri; gli altri due erano molto più grandi di noi e molto più pratici. Io avevo 23 anni e quindi confidavo nell'esperienza del mio collega per cercare di accaparrarci almeno una delle due cariche. Mentre uno dei colleghi più grandi cominciava a parlare, mi girai per cercare conforto, almeno con lo sguardo, verso il mio amico e vidi che aveva un rosario in mano. Pensai: "Starà pregando, forse cerca l'ispirazione", tanto eravamo della Democrazia Cristiana! Gli altri due colleghi continuarono a parlare e ci dipinsero il quadro, e il quadro era che uno di loro due diventava capogruppo, l'altro assessore, a noi due non spettava niente. Io mi girai verso il collega col rosario per dirgli: "Parla tu che sei più grande di me", ma vidi che era profondamente addormentato! Potete immaginarvi il risultato della seduta: due a zero!
Voglio dire che le sedute notturne molte volte non sono foriere di delibere lungimiranti, per cui chiedo che in questa fase a chi interviene sia concesso un tempo maggiore dei cinque minuti previsti dal Regolamento, perché ognuno possa dare il suo contributo. Non vorrei, infatti, che su una legge così importante, per la fretta o per il sonno, si commettessero degli errori. Se il Presidente e l'Aula sono d'accordo, naturalmente annunciando il voto favorevole all'emendamento 42, faccio questa proposta. Per carità, è una proposta che può essere rigettata, però credetemi, dopo l'esperienza fatta a 23 anni, credo che il sonno non sia portatore di buone idee.
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, io la ringrazio per il racconto che ci ha fatto, la invito tuttavia a leggere il comma 5 dell'articolo 78 del Regolamento, e poi mi dica se si è attenuto al tema in discussione.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Colleghe e colleghi, vedo che l'ora tarda favorisce il dialogo e questo fa piacere, vista la fatica di una giornata passata in quest'aula, in cui peraltro vi sono stati momenti piacevoli. Tra l'altro i piccoli pezzi di storia raccontati dal collega ci ricordano episodi molto interessanti per ognuno di noi.
Per rimanere al tema in discussione, perché altrimenti lei, Presidente, giustamente mi richiama, il fatto che - e questo lo apprendo con piacere - l'Assemblea sia orientata ad approvare l'emendamento 42 (poi c'è anche una volontà integrativa su cui mi permetterò di fare alcune considerazioni) mi pare che sia il segnale che non tutti gli emendamenti compresi in questa selva di emendamenti, così come da qualche parte è stata definita, siano peregrini, anzi, direi che questo emendamento, proprio perché sta per ricevere il plauso dell'intera Assemblea, va in una direzione costruttiva, tesa cioè a ridurre gli effetti negativi di cui questo provvedimento di legge, secondo il nostro punto di vista, è particolarmente portatore. Non è cosa da poco ridurre da sei a tre mesi i termini di un passaggio importante come l'esposizione al Consiglio, da parte del Presidente della Regione, delle linee guida che devono caratterizzare la predisposizione del Piano paesaggistico.
Io non riesco, in questo momento, a valutare la portata dell'emendamento orale proposto dal collega Marrocu. Infatti se è vero che esso tende a rendere fondamentale il ruolo del Consiglio regionale, perché nel momento in cui quest'Aula si dovesse pronunciare è chiaro che darebbe una direttiva, mi chiedo cosa accadrebbe qualora le linee guida venissero respinte. Poi magari sarà lo stesso collega Marrocu a spiegarci meglio l'effetto di questa correzione, che tende a coinvolgere in modo più congruo il Consiglio, chiamandolo a pronunciarsi e probabilmente anche a dibattere, e allora occorrerà stabilire anche i tempi di discussione. Ma entro quanto tempo il Consiglio si deve pronunciare e che cosa avviene se respinge le linee guida? Cioè bisogna stabilire tempi certi, altrimenti il tutto rischia di rimanere una dichiarazione importante sul coinvolgimento e pronunciamento del Consiglio regionale circa l'esposizione delle linee guide da parte del Presidente della Regione, però manca la sanzione, cioè non si sa che cosa avviene se le linee guida vengono respinte. Siamo in una situazione che sta evolvendo apparentemente in temi favorevoli rispetto al coinvolgimento del Consiglio, però non si riesce a stabilire la meta principale che si vuole raggiungere. Quindi occorre in qualche modo, pur recependo lo sforzo in questa...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Amadu. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Presidente, l' emendamento 42 in pratica chiede poco o niente, la riduzione da tre a sei mesi, il contrario cioè, scusate, non vedo bene. E' un emendamento semplice, Presidente, come al solito.
Io sono arrivato da due giorni qui a Cagliari, perché ero fuori, e vedo che non si sta andando da nessuna parte. Presidente, continuando così, visto che facciamo le ore piccole, brinderemo qui la notte di Natale e anche quella di Capodanno! Mi fa anche piacere, onestamente, stare qui con lei, però, Presidente, non è giusto per le nostre famiglie, non è giusto per i sardi soprattutto che noi qui oggi, a quindici anni dalla caduta del muro di Berlino, mettiamo su, mattone per mattone, un altro muro. Onestamente, secondo me, non è il caso perché ci sono tante cose da fare per i sardi, e lei lo sa più di me, lei ha un sacco di progetti che bollono in pentola e invece siamo qui per discutere questo provvedimento di legge, che può essere sbagliato o giusto, noi giudichiamo che sia sbagliato, voi lo ritenete giusto. Continuando così non andiamo da nessuna parte, facciamo solo del male alle persone che aspettano provvedimenti più importanti.
La legge sulle coste è importante, è molto importante, però, Presidente, un vincolo di due chilometri, accidenti, è pazzesco! Da due chilometri non si vede neanche il mare, io ho gli occhialini eppure non lo vedo neanche io! Perciò si può veramente fare qualcosa in più in quest'Aula, che stare qui fino alle 3 di notte a discutere di questi emendamenti.
Noi vogliamo, perlomeno io vorrei un'apertura da parte sua, Presidente. Lei quando viene qui ascolta tutti, io la osservo sempre, adesso sta sorridendo e a me fa piacere che sorrida, Presidente, perché significa che è vivo come sono vivo io. Dunque, secondo il mio molto modesto punto di vista, lei vuole brindare con noi a Capodanno! Questo mi fa piacere, sa perché? Non ho mai passato un Capodanno con un Presidente della Regione!
Dunque, Presidente, ci rifletta e vediamo di metterci d'accordo nell'interesse non nostro, ma dei sardi, perché lei tiene troppo ai sardi, ci tiene quanto ci tengo io e quanto ci tengono i miei colleghi della minoranza. Io sono stato sempre in maggioranza, purtroppo oggi mi trovo in minoranza, però sa cosa le dico, Presidente? Mi fa piacere essere in minoranza, perché posso dire tutto quello che penso, mentre prima non potevo mai dire niente. Mai! Ora dico sempre quello che penso.
PRESIDENTE. Onorevole Petrini, suggerisco anche a lei di leggersi l'articolo 78 del Regolamento qualche volta! Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione palese con procedimento elettronico.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, PETRINI, SANJUST, VARGIU, PISANO, LIORI.)
PRESIDENTE. Prima di procedere alla votazione, siccome non ci sono state osservazioni in merito, vorrei leggere l'emendamento orale: "Dopo le parole 'Consiglio regionale', sono inserite le parole 'che si pronuncia in merito'. Quindi stiamo votando l'emendamento così modificato.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 42.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 63
Astenuti 2
Maggioranza 32
Favorevoli 63
(Il Consiglio approva).
Passiamo ora all'approvazione dell'emendamento numero 58. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente, per avere annunciato che passiamo all'approvazione dell'emendamento numero 58, segno che evidentemente interpretando...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Diana, dobbiamo procedere alla votazione dell'articolo perché l'emendamento 58 è aggiuntivo.
Metto in votazione l'articolo 2. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Ero convinto che avesse annunciato il voto favorevole dell'emendamento 58, invece siamo in fase di dichiarazioni di voto sull'articolo 2, sul quale è stato detto quasi tutto. Queste procedure le abbiamo criticate e fortemente osteggiate e non perché volessimo essere qua per fare ostruzionismo, lungi da noi assumere un atteggiamento ostruzionistico. Abbiamo sottoposto all'attenzione dell'Aula una serie di emendamenti che avrebbero dovuto trovare accoglienza da parte della maggioranza, purtroppo ci siamo trovati praticamente davanti a un muro. Queste procedure, dicevo, pur citate come emanazione della legge 45, non hanno, secondo noi, quelle caratteristiche che invece dovrebbero avere e sono intanto irrispettose del ruolo del Consiglio regionale, ma ciò che è più grave sono irrispettose anche della volontà dei comuni, dei cittadini, delle associazioni, di tutta una serie di soggetti che avrebbero dovuto interagire con l'amministrazione regionale e invece si trovano praticamente esclusi.
Quindi, avevamo detto che trenta giorni decorrenti dall'ultimo di deposito erano pochi, ne abbiamo chiesto quarantacinque ma non abbiamo avuto risposta; abbiamo chiesto l'inserimento a pieno titolo dei Piani territoriali di coordinamento, che sono espressione diretta delle amministrazioni provinciali, e anche su questo non abbiamo avuto risposta. Abbiamo chiesto, per quanto riguarda il comma 3, che dopo l'approvazione del Piano paesaggistico regionale la Giunta si rivolgesse al Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica e abbiamo evidenziato l'inopportunità per la Giunta di assumere direttamente un ruolo che secondo noi non può essere rispettato in quanto comunque deve avvalersi di una struttura tecnica. E abbiamo individuato la struttura tecnica di riferimento, è una struttura di grandissimo valore e di grandissima capacità...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto contrario all'articolo 2. Nel mio intervento sul primo emendamento all'articolo 2 e sui diversi emendamenti modificativi presentati, ad eccezione dell'ultimo emendamento orale proposto dal collega Pirisi, che ritengo fondante perché ridà, se non altro, dignità al ruolo del Consiglio regionale, ho detto che l'articolo 2 nasce, secondo quando scritto nel testo, come modifica all'articolo 11 della legge 45/89, che, di fatto, detta norme sui Piani paesistici territoriali e sancisce che la Giunta dà le direttive e approva il Piano paesaggistico regionale e, in casi eccezionali, ecco qui, i Piani paesaggistici possono essere demandati alle Province, alle Comunità montane o ad altri enti e Comuni singoli o associati, quindi anche i consorzi di comuni. Questo è l'elemento fondante dell'articolo 11 poiché grazie a questa norma le Province e le Comunità montane, laddove è stato possibile, si sono dotate di Piani paesistici. Dopodiché, di fatto, l'articolo 2 stravolge completamente l'indirizzo dell'articolo 11, tanto è vero che da nessuna parte, come ho fatto rilevare e ho evidenziato nei miei precedenti interventi viene citato il Comitato Tecnico Regionale per l'Urbanistica, organo al quale invece l'articolo 11 della 45 dava ampia facoltà, attribuendogli un ruolo consultivo centrale nella fase di redazione del Piano.
Altri colleghi ed io abbiamo elencato, man mano, le motivazioni per le quali si volevano modificare alcuni emendamenti: usare una certa terminologia piuttosto che un'altra e soprattutto riportare l'attenzione della Giunta e dell'Aula su alcuni commi novellati per dare nuovamente il giusto spazio al Comitato tecnico regionale per l'urbanistica da una parte e al Consiglio regionale dall'altra, non foss'altro perché si risparmia tempo e danaro e si ridanno dignità e prerogative al Consiglio.
Ero del parere che il titolo dell'articolo 2 dovesse essere diverso, poiché resto della convinzione, rifacendomi anche all'articolo 135 del Codice Urbani, che il Piano paesaggistico sia uno degli strumenti che rientrano nella cornice più ampia della pianificazione territoriale, rappresentata dal Piano urbanistico territoriale regionale. Credo che la motivazione del titolo dell'articolo 2 "Piano paesaggistico regionale - Procedure" derivi, ed è questa la svolta storica, come ho detto nel mio precedente intervento, dalla volontà di dare massima importanza alla tutela del paesaggio e dell'ambiente, sulla quale il sottoscritto concorda perfettamente, però lo strumento, così come è stato formulato, mi pare poco idoneo a sopperire alle incombenze. Ecco perché il mio parere sull'articolo 2 è contrario. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi voteremo contro l'articolo 2 del testo di legge attualmente in discussione, però è indispensabile accompagnare la dichiarazione di voto contrario con qualche ragionamento sul merito di ciò che è avvenuto nelle ultime ore in quest'aula. Nel senso che non può passare sotto silenzio il fatto che da parte della maggioranza ci sia stata un'apertura importante, avvenuta in maniera strana, quasi come un pentimento su un passo già fatto, dopo che la minoranza aveva espresso profondo rammarico per come si era proceduto. Forse si trattava di un'apertura dettata anche dalla stanchezza di trascorrere quindici ore al giorno in quest'aula, che fa venir meno la lucidità probabilmente sia nei nostri interventi, sia nelle vostre azioni che a volte non sono guidate, come vi abbiamo fatto osservare, dal buonsenso, però anche la resipiscenza sulle azioni precedentemente svolte è apprezzabile.
Io credo che quello che è stato fatto con il sostanziale recepimento dell'emendamento numero 1 sia importante, e tutto sommato, almeno per quanto riguarda noi Riformatori, riassume la sostanza di dodici, quindici, venti ore di dibattito in cui noi Riformatori per quota parte abbiamo impegnato l'agibilità dell'Aula.
Colleghi, è veramente difficile comprendere il metodo con cui l'Aula sta organizzando i suoi lavori, nel senso che per un paio di giorni si svolge un dialogo tra sordi, poi improvvisamente o preceduto da ragionamenti specifici sul tema si scopre che su una cosa siamo non dico totalmente d'accordo, ma abbiamo del sentire comune che si traduce in un emendamento che poi viene sostanzialmente approvato all'unanimità e non è un emendamento che modifica semplicemente dei termini, tre mesi o sei mesi, quindici giorni o quarantacinque giorni, è un emendamento che dice che il Consiglio non è un convitato di pietra durante la formazione del Piano paesaggistico, ma entra nel merito delle scelte che la Giunta propone all'Aula esprimendo un proprio parere. E' una cosa importante, è una cosa sostanziale, visto tutto quello che abbiamo detto nei giorni scorsi. E non ho nessuna pretesa di avanzare proposte di metodo, perché si è visto che purtroppo le proposte di metodo vengono sempre impallinate, quindi se uno ne ha è meglio che se le tenga nell'anticamera del cervello e non le esprima. Però, chi in questo momento detiene la maggioranza in quest'Aula forse ha in carico un compito ancora più gravoso rispetto a quello della minoranza, che è il compito di far approvare la legge. E chi sta facendo la minoranza si è espresso più volte nel non negare - e ci mancherebbe altro! - il diritto della maggioranza di approvarsi la legge, ma ha sottolineato il ruolo di controllo e di modifica, per quanto riguarda la legge, che spetta alla minoranza.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue VARGIU.) Allora, se siamo d'accordo su questo e considerato che su un elemento fondamentale, qual è il ruolo del Consiglio, abbiamo trovato una dicitura che, pur non accontentando pienamente nessuna delle due parti, ha espresso il sentire di entrambe e ha consentito al Consiglio di fare un passo avanti, colleghi della maggioranza, la stessa fantasia che avete avuto per fare una piccola marcia indietro e una grande marcia avanti sull'emendamento numero 1 utilizzatela per darci un metodo che, anziché inchiodarci in una discussione di cinque giorni anche sul prossimo argomento condiviso, ci aiuti a trovare delle strade che, senza essere uno schiaffo per nessuno, né per voi che fate la maggioranza né per noi che siamo la minoranza, consenta ai lavori dell'Aula di essere più regolari, più normali, con un'interlocuzione e un dialogo che siano all'insegna della civiltà e della reciproca comprensione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Prima di svolgere il mio intervento vorrei che si procedesse alla verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta dell'onorevole Pili?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, CONTU, PISANO, VARGIU.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Sono presenti 29 consiglieri, compresi i consiglieri Pili, Lombardo, Contu e Pisano, che hanno richiesto la verifica. Poiché non c'è il numero legale, la seduta è sospesa per trenta minuti, riprenderà alle ore 0 e 43.
(La seduta, sospesa alle ore 0 e 14 , viene ripresa alle ore 0 e 43.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, proseguiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Voterò contro l'articolo 2, perché con questo articolo si sancisce la retrocessione del potere legislativo al ruolo di passacarte, si introduce nella legislazione regionale la pubblicazione clandestina di atti pubblici, si introduce un termine per la partecipazione dei cittadini tra i più irrisori della storia autonomistica sarda e si stabilisce che il termine per l'esame del Piano paesaggistico regionale da parte del Consiglio regionale è di tre mesi.
E' una concessione, si potrà dire, aver spostato da sei mesi a tre mesi il termine entro il quale il Presidente della Regione, con magnanimità verso l'Aula, esporrà le linee di indirizzo. Se una maggioranza arriva a dover affermare con emendamento orale il ruolo del Consiglio regionale, questo testimonia, se ce ne fosse ancora bisogno, quanta scarsa sia la considerazione che si ha per quest'Aula. La riduzione da sei a tre mesi del tempo necessario per presentare in Consiglio le linee di indirizzo dimostra la scarsa attenzione e l'incompetenza di chi ha stabilito il termine di sei mesi. Non è una concessione quella che è stata fatta, è l'ammissione palese di un errore sostanziale commesso da chi pensava di utilizzare il 50 per cento dei dodici mesi per portare le linee d'indirizzo in quest'Aula. Chi ha deciso quel termine è un incompetente, uno che non conosce…
(Interruzioni)
Ha sentito cosa ha detto quell'illustre consigliere regionale che siede nel lato destro della seconda bancata? Ha usato le parole imbroglione e asino!
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pili. Onorevole Sanna, posso richiamarla all'uso di una terminologia appropriata, il che vale anche per i legislatori naturalmente? Prego.
SECCI (La Margherita-D.L.). Anche l'oratore non esageri!
PRESIDENTE. Ho detto che l'attenzione alla terminologia vale anche per i legislatori. Prego.
PILI (F.I.). Quindi non vale più per quest'Aula, perché non c'è più niente da legiferare!
PRESIDENTE. Vada avanti, onorevole Pili. Esiste sempre l'istituto delle dimissioni se proprio non riusciamo a fare niente. Prego.
PILI (F.I.). Presidente, non ho mai visto un Presidente del Consiglio dimettersi e quindi credo che lei non sarà il primo a dimettersi.
Credo davvero che aver scambiato il termine di sei mesi come quello utile per presentare le linee di indirizzo sia uno degli errori più clamorosi di questa legge, che certamente fa segnare un grande passo indietro all'autonomia regionale. Il Consiglio regionale non ha ruolo, non viene dato un ruolo alle autonomie locali e viene calpestato il lavoro compiuto in questi ultimi decenni dalle amministrazioni provinciali, che hanno avuto, con il supporto finanziario, tecnico e ricognitivo della Regione, la possibilità di mettere nero su bianco tutta l'analisi del territorio regionale, l'individuazione di tutte le categorie necessarie per predisporre il Piano paesaggistico regionale e di tutti i piani che potranno forse a discrezione della Giunta essere utilizzati. Sono motivi sufficienti mi pare per votare contro questo articolo, che davvero segna un grande passo indietro per l'autonomia regionale.
PRESIDENTE. L'onorevole Dedoni non è in aula, decade naturalmente.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Votiamo contro questo articolo, sia pure con il pericolo abbastanza concreto di essere noiosi nel ripetere le nostre ragioni. Corriamo questo rischio perché vogliamo insistere ancora, al di là delle polemiche faziose, sul fatto che oggettivamente le norme che disciplinano il procedimento di approvazione del Piano paesaggistico regionale potevano essere diverse da quelle che voi adesso state per approvare. Potevano essere diverse già nella proposta, perché nella novella dell'articolo 11 della legge 45 si poteva evitare di sopprimere sostanzialmente, anzi di abrogare i primi due commi dell'articolo stesso che prevedevano un passaggio o una possibilità, teorica forse, ma almeno significativa per quello che mettevano in un testo di legge. E ciò che è scritto in un testo di legge ha anche un valore programmatico, un valore di sottolineatura di una possibilità importante, cioè che su richiesta di qualche ente locale potesse essere fatta una proposta di Piano paesaggistico che nasceva dalla base.
L'impostazione di fondo di questo articolo, checché ne dica il collega Pirisi, è quella di un piano che parte dalla proposta della Giunta regionale e per il quale viene avviato da subito il procedimento di pubblicazione. Poi vi è tutta la fase di concertazione istituzionale, certamente, ma comunque il Piano parte da una proposta che non ha all'origine una approvazione significativa di linee guida da parte del Consiglio regionale e non ha all'origine un'analisi diffusa della situazione del territorio.
Noi abbiamo presentato un emendamento in cui abbiamo proposto di far precedere l'elaborazione della proposta di Piano paesaggistico da un'indagine sul territorio, chiedendo ai comuni di trasmettere alla Regione un documento che tracci le linee di evoluzione nel governo del territorio dal punto di vista di chi ha la responsabilità diretta dell'uso del territorio, cioè le autonomie locali. Non c'è traccia di questo nel procedimento che voi avete previsto nella elaborazione, adozione e approvazione del Piano paesaggistico, che, così come per tutto il resto della legge, è disseminato di passaggi, a partire dall'origine, che vedono protagonista la Giunta regionale, l'organo esecutivo, e non anche il Consiglio regionale.
E' la sottolineatura di un centralismo della Regione nei confronti dei sistemi locali e di un centralismo dell'Esecutivo rispetto al sistema regionale, due errori di fondo che sono contenuti in questa procedura. Poi si può, a qualunque ora del giorno e della notte, sorridere e scherzare, ma resta pesantissima questa impostazione, questo taglio, questo impianto nel procedimento di approvazione del Piano paesaggistico. Un Piano che non è certamente aperto nel suo iter procedurale all'apporto e alle conoscenze che possono venire sia dalla base sia dall'interno dell'istituzione regionale, dall'organismo che rappresenta elettivamente tutti gli interessi della Sardegna.
Soltanto all'ultimo avete in parte corretto l'impostazione con la riduzione da sei a tre mesi del termine per l'esposizione delle linee guida e con l'aggiunta dell'obbligo quantomeno da parte del Consiglio regionale di esprimersi su di esse, che avete previsto sarebbero state esposte dal Presidente della Regione sei mesi dopo l'entrata in vigore della presente legge. E' una correzione che migliora ma certamente non corregge l'errore dell'impianto della legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Grazie, Presidente. Io avrei voluto esprimere un voto diverso sull'articolo 2, però, poi, valutando l'articolo nel suo complesso effettivamente risono reso conto che la concessione data con l'approvazione dell'emendamento 42 è effettivamente una cosa minima, troppo poco rispetto all'importanza dell'articolo 2.
Pertanto, devo dire a malincuore che non esprimerò un voto favorevole, anche perché ho in mente alcune proposte contenute negli emendamenti presentati all'articolo 2. Mi riferisco in modo particolare al ruolo del CTRU, ma principalmente al ruolo del Consiglio regionale. Credo che avrei preferito davvero che ci fosse un segnale importante nei confronti del Consiglio.
Qualcuno ha parlato di arretramento dell'autonomia, altri hanno usato termini diversi, però la sostanza, Presidente, effettivamente è che la massima Assemblea della Sardegna non risulta arricchita dall'approvazione dell'articolo 2, anzi ne risulta impoverita. Credo che siamo sempre in tempo per fare in modo che il Consiglio regionale, anche a partire da questa legge, abbia un ruolo da protagonista e purtroppo mi rendo conto che… Pirisi, stai calmo, non agitarti, perché siamo tutti calmi, tutti tranquilli e vorrei che lo fossi anche tu. Ascolta qualche volta, io per fortuna sento bene da tutte e due le orecchie e vedo anche bene, gli organi di senso mi funzionano benissimo.
(Interruzioni)
Per fortuna, altrimenti mi sarei preoccupato, per fortuna siamo molto diversi, non solo diversi. Quindi per dire…
(Interruzioni)
Beh, insomma, le notizie che conosci tu sappiamo quali sono, anche perché se te le danno in un modo tu le interpreti in un altro modo, non è colpa mia se capisci sempre le cose in modo diverso! D'altronde le tue origini le conosciamo, non pretendiamo che tu capisca subito, quindi questo non mi preoccupa minimamente, non mi crea alcun problema, se tu hai capito male è semmai un problema tuo.
Quello che voglio dire è che mi dispiace che il Presidente ancora non riesca a prendere veramente in mano la situazione e magari rischia di farsi travolgere da un clima che non è proprio salubre in quest'Aula. Noi abbiamo avuto altre esperienze negli anni scorsi: c'è stato il presidente Palomba, che era un valido uomo politico e uno stimato magistrato prima di venire qui, e poi abbiamo visto come è andata a finire: dopo cinque anni era logorato al punto che, purtroppo, non so se oggi, dal punto di vista politico, abbia la credibilità che aveva prima.
Io vorrei che l'attuale Presidente della Regione, a cui oggi la legge elettorale attribuisce ruolo e poteri diversi rispetto al passato, prendesse in mano la situazione e non si facesse travolgere, come è successo in passato con altri Presidenti, e poi abbiamo visto come è andata a finire. Credo che siamo sempre in tempo, anche a partire da questa legge, per dare un ruolo diverso a questo Consiglio regionale, ma soprattutto risposte diverse al popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signor Assessore…
(Interruzione del consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu! Prego, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Ho diritto di recuperare un minuto almeno, Presidente, se qui continua la querelle tra l'onorevole Ladu e l'onorevole Cugini.
PRESIDENTE. Onorevoli Ladu e Cugini, perché non vi allontanate due minuti dall'Aula e continuate come volete la discussione? Prego, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Presidente, le chiedevo di poter recuperare il tempo che i colleghi Cugini e Ladu hanno impegnato nella loro querelle quotidiana su fatti nuoresi e altro.
(Interruzioni)
CONTU (F.I.). E altro. E' di Calangianus Cugini? E fatti calangianesi, allora. Intervengo intanto per dichiarare il voto contrario all'articolo 2. Nell'approcciarci all'articolo 2, noi avevamo inteso che il Piano paesaggistico regionale, non essendo fatto di cartoline, avesse bisogno di integrazioni già nella definizione del titolo, tanto è vero che avevamo proposto due emendamenti che parlavano di valorizzazione paesaggistica regionale. Il Piano paesaggistico regionale può essere definito in norma ma non è un qualcosa di statico, non è la fotografia di una situazione e, come ho detto in altri passaggi, deve contenere tutti gli elementi che caratterizzano il territorio e soprattutto il paesaggio, perché l'ambiente essendo dinamico può essere soggetto nel tempo a modificazioni, ed effettivamente l'intervento dell'uomo dovrà essere teso non allo sfruttamento puro e semplice del territorio, ma a una sua utilizzazione che nel tempo determini un arricchimento. Un utilizzo del territorio quindi rispondente alle esigenze dell'uomo, alle esigenze delle popolazioni, ma soprattutto avesse una caratterizzazione davvero…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Non lasci vuoti, onorevole Contu, prosegua. C'è qualche collega che ha un problema alla mano, deve averla incastrata. Dategli una mano eventualmente, è all'ala sinistra. Prego, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Vorrei farle una proposta, Presidente, chiederei la chiusura del bar a una certa ora, come si fa in qualche locale notturno, perché sinceramente a me sembra che stiano prevalendo i discorsi del postprandiale, i discorsi spiritosi, i discorsi carichi appunto di quel valore aggiunto.
PRESIDENTE. Recuperi per qualche secondo, se vuole, onorevole Contu; prego.
CONTU (F.I.). Mi viene spontaneo fare queste osservazioni perché molto probabilmente si sta esagerando. Vanno bene le dita che si incastrano dove si inserisce la scheda magnetica di votazione, vanno bene anche i commenti salaci, ma sinceramente a me sembra di ricordare situazioni del genere vissute però in altri ambienti, dedicati al ristoro fisico e mentale, ma non di sicuro in un'Aula consiliare, sia essa regionale, come in questo caso, provinciale, comunale e quant'altro. Questo non solo a questa latitudine, ma un po' in tutto il territorio non solo regionale. Sinceramente devo dire…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Contu, per cortesia.
CONTU (F.I.). Posso concludere, Presidente?
PRESIDENTE. Insomma, adesso direi che ha recuperato i secondi persi.
CONTU (F.I.). Diciamo che anch'io userò le intemperanze, Presidente, così vediamo un attimino se infastidisce o non infastidisce il brusio di fondo e sarò salace a sufficienza da farmi qualche risata anch'io mentre intervengono i colleghi della maggioranza.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Colleghi, siamo tutti un po' stanchi, ma mi invito a levare le mani dagli sportellini della votazione. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Io voterò a favore dell'articolo 2 e mi permetto di fare qualche semplice considerazione, in particolare sull'intervento del collega Pili. I tempi che abbiamo stabilito nell'articolo 2 dopo la votazione diventeranno norma e saranno un riferimento per chi dovrà amministrare, per chi avrà interesse al Piano, per chi sarà chiamato a concorrere alla sua redazione. Questo deve essere apprezzato dall'Aula, perché ora siamo in presenza di una norma, mentre quando abbiamo iniziato questo mandato non c'erano norme, non c'erano certezze e non c'era alcuna possibilità né per le amministrazioni comunali né per i singoli cittadini di poter dare il loro contributo.
I sindaci che si sono espressi in questi giorni hanno richiamato questa esigenza, noi la stiamo confermando con l'articolo 2 di questo testo di legge, quindi abbiamo scelto un percorso che era abbastanza conosciuto in Sardegna, perché il testo è stato pubblicato da diversi giornali, quindi siamo in perfetta sintonia con gli impegni che abbiamo assunto.
Devo dire che questo pomeriggio c'è stato qualche ritardo nell'approvazione degli emendamenti, ritardo che i colleghi della opposizione hanno cercato di attribuire alla maggioranza. Impegno solo trenta secondi per dire che il collega Rassu stasera ha fatto una proposta che noi abbiamo accolto e ci siamo dichiarati disponibili a sospendere la discussione di un emendamento, per poterlo migliorare raccogliendo proprio le indicazioni del collega Rassu, ma la minoranza non ha colto questa disponibilità che pure avrebbe facilitato la discussione anche sugli altri emendamenti. Confermiamo questa nostra disponibilità in presenza di indicazioni precise sulle modifiche che si vogliono introdurre nel testo.
L'assessore Sanna ieri ha precisato quale può essere il percorso della convergenza, se c'è disponibilità, però io devo dire che stasera per poter trovare delle convergenze occorre che ci sia disponibilità e sintesi anche da parte vostra, una sintesi che ci permetta di migliorare il testo di legge laddove lo si ritenga necessario. Per quanto ci riguarda il testo è quello licenziato dalla Commissione, siete voi che avete presentato tutti quegli emendamenti che talvolta sono anche in contraddizione l'uno con l'altro! Lavoriamo e lavorate in particolare voi per ridurre il numero degli emendamenti e per rispondere alle indicazioni date dall'Assessore.
C'è l'esigenza di affermare il ruolo del Consiglio? Stasera abbiamo definito un percorso che dice che cosa si deve fare, che noi consideriamo positivo. Ora occorre produrre un'ulteriore convergenza, lo dico agli amici Riformatori, che forse più degli altri hanno lavorato per avvicinare le posizioni non tanto attraverso gli emendamenti, quanto con un ulteriore forzo sul piano politico. Noi lo confermiamo, siamo qui pronti a entrare nel merito di eventuali indicazioni.
So che ci sono posizioni diverse nel centrodestra, il collega Pili stasera ha cercato di introdurre nel confronto dialettico un metodo che non va in direzione della convergenza ma della separazione. Caro Pili, può essere che noi abbiamo sbagliato a scrivere sei mesi invece di tre, ma è un errore che non abbiamo fatto copiando. Se l'errore c'è stato è derivato dalle scelte che noi stessi abbiamo fatto. Noi non abbiamo copiato, non vogliamo copiare, vogliamo concorrere a fare le cose così come sostenuto sin qui.
PILI (F.I.). Ti rispondo al prossimo giro!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Annuncio il voto contrario all'articolo 2 e rifacendomi a quello che è stato il percorso di questo articolo, in queste giornate, vorrei dire che noi abbiamo proposto 1.860 motivi di dissenso nei confronti della legge e chi ne ha voglia e ne ha facoltà può valutare quali tra questi 1.860 motivi possono essere condivisi.
Abbiamo perso del tempo e non so per quale parte della maggioranza l'onorevole Cugini si sia poc'anzi espresso, posto che i fatti dell'Aula hanno dimostrato che nel centrodestra non ci sono quelle divisioni che lui ha cercato di riferire. Abbiamo avuto invece riprova delle divisioni, delle diversità legittime di veduta presenti nel centrosinistra.
Io vorrei che ci dessimo un po' di fiducia. Noi abbiamo proposto un percorso, che rimane aperto al dialogo e al confronto con i colleghi della maggioranza; è un percorso fatto di tempi chiari e definiti per l'oggi e per il domani, un percorso che ci porta a chiudere la discussione di questo provvedimento di legge con la nostra disapprovazione sul testo.
CUGINI (D.S.). Collega, può riassumere questo percorso?
CAPELLI (U.D.C.). Non ho il tempo per riassumerlo, ma lo riassumo dopo perché ho cose, a mio avviso, più importanti da dire, e devo stare in argomento se no il Presidente mi richiama.
Tra gli emendamenti già votati ce n'erano alcuni di sostanza che ritenevamo opportuno discutere in Aula e che voi, aprioristicamente, senza nessun motivo e senza concedere nessuna possibilità di dialogo, avete bocciato. Erano emendamenti che tentavano di ridare quella legittimità e quella dignità (pur correggendo i tempi della politica che sono disastrosi e che condizionano la vita della gente, oltre che la nostra, ma noi siamo pagati per questo) che questo Consiglio ha perso fin dall'inizio del suo insediamento. Perché non dobbiamo mai dimenticare che siamo, a mio avviso, come più volte detto, in una situazione di illegittimità perdurante di questo Consiglio. Abbiamo detto che alla rivoluzione silenziosa e armata preferiamo la rivoluzione democratica. Siamo qui per collaborare alla realizzazione di riforme reali, che a volte sono antipopolari, ma che intendiamo comunque sostenere se riteniamo che nel medio e lungo periodo possono dare risultati concreti. Non condividendo lo spirito di questa legge, i tempi in essa previsti, avevamo proposto alcuni correttivi che nel merito non stravolgevano il testo e che sono stati accantonati per il vostro voto contrario.
A mio avviso è stato un errore, dovuto a carenza di buonsenso, alla voglia di prevalere l'uno sull'altro, una parte sull'altra. Non c'è questa rincorsa da parte nostra, sappiamo che questa legge sarà approvata, perché sta nei numeri la sua approvazione. Riteniamo soltanto che il percorso di approvazione potrebbe non lasciare il segno in questo Consiglio e potrebbe essere più celere, nel pieno rispetto degli obiettivi che ogni parte si pone, voi di fare la legge con i contenuti che avete ritenuto opportuno portare all'attenzione dell'Aula e nei tempi che avete ritenuto opportuni, noi di verificare la metodologia e la legittimità degli atti.
Se su questo si può discutere noi siamo disponibili, non abbiamo mai chiuso la porta, quella porta della democrazia della quale probabilmente qualcuno ha perso la chiave.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevoli Presidenti del Consiglio e della Regione, signor Assessore, pazientissimo oltre che bravo, onorevoli colleghi, in merito all'articolo 2 di questa legge io debbo per forza risalire ai discorsi precedenti in base ai quali debbo esprimere un voto contrario.
Intanto c'è da rilevare la lungaggine degli adempimenti, anche se è stato accolto l'emendamento della opposizione tendente a dimezzare, portandoli da sei mesi a tre mesi, i tempi per l'esposizione al Consiglio delle linee guida da parte del Presidente della Regione. Esistono però tante altre motivazioni, oltre al danno che può derivare ai cittadini da tutte queste lungaggini, secondo me, in tutta onestà, posso anche sbagliare, però alla fine a pensare il peggio molte volte ci si azzecca, soprattutto in politica, che ci costringono a giudicare negativamente questo testo.
Oltre alla lungaggine delle procedure, vi è il fatto relativo all'utilizzo dei Piani urbanistici provinciali, i quali, a nostro avviso, devono essere presi assolutamente in considerazione, e dispiace che la Giunta non abbia accolto l'emendamento che su questo l'opposizione aveva presentato, che è stato ritenuto non idoneo ad essere approvato dalla maggioranza, il cui atteggiamento secondo me è comunque incomprensibile. Un altro motivo riguarda il coinvolgimento diretto del Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, che ha appunto competenza tecnica. Noi l'avevamo proposto e la nostra proposta era assolutamente giustificata anche dal fatto di non avere, come opposizione, o almeno alcuni partiti, Alleanza Nazionale per prima, nessun rappresentante nel Comitato. Poi è stato accolto l'emendamento che riporta in Giunta il giudizio, ma noi avevamo questo dubbio e questo forte vincolo che ci imponeva di partecipare a tutti i costi alla discussione e alle decisioni, rimane tuttavia l'opportunità, secondo me, di consultare questo organo tecnico, perché può dare delle indicazioni importanti.
Noi ci poniamo come ente di coordinamento del territorio, come ente di programmazione, ma non teniamo in seria considerazione tutta una serie di altri enti che alla programmazione del territorio sono preposti. I comuni non hanno uno spazio sufficiente e i consorzi di bonifica, che sono enti programmatori al pari delle province, importanti per la gestione del territorio regionale, non vengono sentiti, ma chi meglio di loro conosce il territorio e può dare suggerimenti? Penso che pochi enti meritassero di essere sentiti come i consorzi di bonifica!
C'è tutta una serie di prerogative che voi non avete voluto riconoscere e che comunque avreste fatto bene a giudicare con un atteggiamento, secondo me, molto diverso. Poi, il fatto che i comuni abbiano un termine assolutamente non credibile per dotarsi dei PUC, cioè dodici mesi, non può passare inosservato e noi non possiamo sottacerlo.
Vedo che il tempo a mia disposizione si è esaurito e non mi piace mai abusare, come invece è successo in altri casi, quindi debbo per forza chiudere, però diciamo che argomenti per giustificare il voto negativo sull'articolo 2 non ne mancano. Bisogna comunque, se il Presidente mi perdona questo passaggio, assolutamente ravvivare l'attività dell'Aula. Ho già avuto modo di dire che sembra quasi che si stia tentando di mettere in moto un'auto a strappo: o la macchina non funziona e allora vediamo i meccanismi, oppure non funziona il guidatore. Che le batterie siano scariche a me sembra quanto mai improbabile, posto che in politica le batterie si ricaricano alle elezioni, e alle scorse elezioni il risultato c'è stato, forse negativo per noi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Chiedo la verifica del numero legale innanzitutto.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, Matteo SANNA, PILI, RASSU.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di predisporsi per la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
Ricordo che si conteggiano i cinque colleghi che l'hanno richiesta, più tutti coloro che sono intervenuti per dichiarazione di voto, i quali avendo dichiarato il voto ovviamente si considerano presenti.
(Sono presenti: il Presidente SPISSU - ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - IBBA - LADU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS - VARGIU.)
PRESIDENTE. Sono presenti 49 consigglieri, compresi i consiglieri Artizzu,Liori, Matteo Sanna, Pili e Rassu, che hanno chiesto la verifica. Il Consiglio ha il numero legale. Onorevole Artizzu, lei ha parlato, adesso cosa intende fare?
ARTIZZU (A.N.). Se lei me lo consente vorrei fare la mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Lei ha chiesto la verifica del numero legale, quindi cosa facciamo?
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. No, onorevole Pili, lasci fare, siamo tutti bravi a interpretare il Regolamento e io studio quasi tutto il giorno.
PILI (F.I.). Si immagini noi!
PRESIDENTE. Appunto, quindi siamo tutti professori! Prego, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Avendo sentito gli interventi di alcuni colleghi della maggioranza, che rispetto profondamente, ho pensato a quell'antico detto latino che recita si vis pacem para bellum, ci sono tanti inviti…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Andiamo avanti, prego.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Possiamo procedere, colleghi? Poi se ho bisogno di una mano ve la chiedo volentieri.
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili! Onorevole Artizzu, prosegua, non interrompa il suo intervento. Onorevole Pili, possiamo proseguire?
PILI (F.I.). Lo dica ai compagni!
PRESIDENTE. Lo dico a lei adesso, poi mi rivolgerò anche ai compagni per chiedere loro di smetterla. Onorevole Cugini, mi dà una mano? Grazie, lei è sempre disponibile.
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili, insomma, vediamo di stabilire quando smette il gioco!
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili, cosa facciamo? Abbiamo detto di smetterla, lei prosegue!
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Intanto provi a fare del suo meglio, poi richiamerò chi, come lei, disturba. Prego, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Dicevo che si è sentito auspicare più volte il raggiungimento di un'intesa, però mi pare francamente, anche dai toni che si continuano a usare nell'aula, che l'intesa sia molto lontana.
Io annuncio il mio voto contrario. Mi pare che ogni ipotesi di accordo sia svanito, credo che il centrodestra abbia comunque fatto delle aperture. Vi ricordate, colleghi della maggioranza, quella frase del Vangelo che dice: "Vi abbiamo suonato una musica allegra e non avete ballato, ve ne abbiamo suonato una triste e non avete pianto e alla fine fate quello che volete". Quindi resistiamo, come diceva Borrelli. Voi vi fregavate le mani quando lo diceva Borrelli, ve le fregate un po' meno adesso che lo diciamo noi, resistiamo e stiamo qui al nostro posto.
Io ribadisco, signor presidente Soru, che sarebbe auspicabile e sarebbe un gesto nobile da parte sua quello di manifestare una disponibilità a cercare una soluzione diversa per questa legge. Non sarebbe certamente una dimostrazione di debolezza, sarebbe una dimostrazione di forza e di capacità di ascolto dei cittadini sardi. Glielo dico io che sono chiaramente un suo avversario, ma non un suo nemico, glielo dico nell'interesse dell'Aula e nell'interesse della Sardegna. Faccia un passo indietro, se lo ritiene opportuno, valuti, lei con il suo staff e con la sua Giunta, la possibilità di ragionare un po' di più su questo provvedimento legislativo.
Veda, signor Presidente, nel dibattito di questi giorni sono emerse e sono state evocate diverse sindromi. Prima volevo dirlo, non ho fatto in tempo e spero che il Presidente, anche facendomi recuperare un po' di secondi, mi consenta di esprimere questo…
PRESIDENTE. Prego, onorevole Artizzu, qualche secondo.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. E' stata evocata la sindrome di Stoccolma, era ovvio che la prima ad essere citata dovesse essere quella ed è ovvio che se questa sindrome si manifesta le vittime sarebbero in questo caso i colleghi della maggioranza. Qualcuno è arrivato addirittura a evocarne una ancora più cruenta, la sindrome di Pietro Abelardo, che era ricorso a una tecnica decisamente esagerata. Io non vorrei…
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Non era lui, dopo te lo spiego.
ARTIZZU (A.N.). Pietro Abelardo. No, guardi, Presidente, le assicuro che Abelardo praticò una tecnica esagerata. Io invito il presidente Soru a non cadere nella sindrome di Nabucodonosor invece.
PRESIDENTE. Concludiamo, onorevole.
ARTIZZU (A.N.). Posso concludere?
PRESIDENTE. Sì, se conclude sì. Lei vada avanti.
ARTIZZU (A.N.). Nabucodonosor un giorno disse: "Non son più re, son Dio!" In quel momento gli arrivò un fulmine dal Cielo che lo stese a terra. Lei non cada in questa tentazione, non ascolti i falchi e cerchi di essere semplicemente, non re, ma presidente e governatore, e sicuramente renderà un servizio alla sua immagine e a tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente. Il mio voto all'articolo in esame è contrario per i motivi che quasi tutti i colleghi che mi hanno preceduto hanno esposto, e in modo particolare perché ritengo, coerentemente, che sin dal primo giorno in cui è iniziata questa discussione non ci sia stato il coinvolgimento che tutti auspicavamo.
Noi riteniamo e io personalmente ritengo che qualsiasi iniziativa nella disciplina del settore paesaggistico, e quindi del Piano paesaggistico in questo caso, debba partire da una vasta ricognizione del territorio; una ricognizione che va fatta con il coinvolgimento di tutti gli enti locali, non solo quindi di quelli della parte di territorio già sottoposta a vincoli da parte dello Stato, perché le azioni di tutela da effettuare possano integrarsi in maniera efficace e soddisfacente con gli interessi di tutta la comunità.
Sappiamo tutti, inoltre, che l'attività di individuazione delle aree sensibili è cosa difficile, perciò meglio sarebbe, proprio per la complessità di tale operazione e per la sua stretta incidenza sulla pianificazione generale del territorio della Sardegna, che tale attività avvenisse in forma concertata. Quella concertazione, ripeto, che è mancata nella fase preliminare dei lavori nella quarta Commissione, presidente Pirisi. Io non faccio parte di questa Commissione così come non ne a parte nessun componente di Alleanza Nazionale, ma quella concertazione che tutti a parole diciamo di volere, poi di fatto da parte vostra è mancata.
Siamo certi, Presidente, che questa maggioranza vorrà riflettere sulle questioni importanti che noi stiamo portando all'attenzione dell'Assemblea, perché credo che ancora esista un margine di confronto, nonostante alcuni interventi non lo abbiano dimostrato. Credo che possa emergere anche in queste ore da parte di tutti quel buonsenso che può portare al miglioramento di questo testo di legge, che ha avuto la fortuna di approdare in Aula solamente perché comunque voi avete i numeri. Noi riteniamo che ce ne sia uno migliore, che giace nei cassetti di qualche ufficio di questo palazzo, ed è il disegno di legge presentato dall'onorevole Biancareddu quando ricopriva la carica di Assessore dell'urbanistica, che non ha avuto modo neanche di essere discusso.
PIRISI (D.S.), relatore. Non esiste!
SANNA MATTEO (A.N). Nei cassetti, ho detto, onorevole Pirisi, nei cassetti! Quel disegno di legge non ha avuto modo di approdare in Commissione perché mancavano i numeri. Oggi voi avete i numeri…
(Interruzione)
Il disegno di legge Biancareddu io l'ho letto, onorevole Pirisi, l'ho letto quando l'hanno fatto.
(Interruzione)
Lo so che quel disegno di legge non è stato discusso, non c'erano i numeri, oggi voi avete i numeri e noi vogliamo apportare delle modifiche migliorative a questa legge che riteniamo strategica per lo sviluppo della Sardegna. Alcuni punti non ci piacciono, anzi molti punti non ci piacciono, per cui vogliamo che ci venga data la possibilità di migliorare questo testo e di concorrere nell'interesse dei sardi all'approvazione di una legge che contenga le nostre indicazioni e le nostre migliorie. Il mio voto sull'articolo 2 è contrario, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, non per pura testimonianza, ma per dovere, data l'importanza di questo articolo, intervengo intanto per preannunciare il mio voto contrario. Intanto questo articolo, già per il titolo "Procedure", non appare di scarsa importanza nel contesto strutturale del provvedimento di legge. E' un articolo che prevede le procedure, ma che nella sostanza individua anche i soggetti pubblici che concorrono alla predisposizione del complesso Piano paesaggistico regionale, che devono quindi lavorare insieme.
Dall'analisi degli emendamenti che noi abbiamo proposto si evince che vi è una sovrapposizione per quanto riguarda il ruolo della Giunta regionale, e credo che con questa sovrapposizione, rispetto alle previsioni della legge 45 dell'89, che queste norme vanno a modificare, si vada verso una palese mortificazione del ruolo degli altri soggetti che in qualche modo dovrebbero concorrere alla redazione del Piano paesaggistico regionale. Io condissero negativo il fatto stesso che le province e i comuni abbiano un ruolo marginale. Quindi la sovrapposizione del ruolo della Giunta regionale diventa, a questo punto, eccessivamente portatrice di interessi, che alla fine non possono tener conto dei reali interessi dei territori. Non solo, proprio perché stiamo parlando di un Piano paesaggistico regionale che, oltre a contenere prescrizioni di carattere generale, deve uniformarsi a dettami di carattere tecnico, ci rendiamo conto che il soggetto che avrebbe dovuto essere il perno nella valutazione tecnica, cioè il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, assume anch'esso un ruolo marginale rispetto al passato e alle previsioni normative del passato. Perché avviene questo? E' una domanda che mi pongo perché non riesco a trovare una risposta esauriente. Il contenuto dell'articolo 2 è molto chiaro, cioè vi è un esproprio di funzioni di questo organo da parte della Giunta regionale. Se questo dovesse portare a una prevalenza del ruolo politico rispetto ad altri ruoli, in termini generali, cioè come capacità di centrare l'interesse generale dei territori e quindi della nostra regione, potrebbe essere positivo, però sul piano politico la maggioranza si limita a prevedere delle norme in termini astratti, senza dare una spiegazione, che è quella che poi rimane agli atti come attestazione della volontà, del ragionamento che sta alla base di queste norme. Io credo che anche sotto questo aspetto rimangano dei punti interrogativi, poi può darsi che il prosieguo della discussione possa chiarire i dubbi e sollevarci da queste perplessità.
Ecco perché rivolgo in questa sede, ripeto, preannunciando il mio voto contrario, l'invito a una maggiore partecipazione della maggioranza alla discussione, proprio per convincerci che probabilmente il nostro punto di vista non è così come noi lo vogliamo interpretare, ma invece ci sono delle argomentazioni a favore della tesi della previsione normativa. Ma non c'è dubbio che i tempi si allunghino, si allunga il periodo dell'abolizione dei vincoli e io mi chiedo cosa succederebbe se dopo quel lasso di tempo che…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Amadu. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Nel dichiarare il mio voto contrario all'articolo 2, come sempre voglio fare una piccola considerazione, anche alla luce degli elementi che sono emersi dagli interventi. E' l'1 e 38 dell'ottavo giorno di dibattito, dopo aver discusso e votato i tre emendamenti al titolo, i dodici emendamenti all'articolo 1 e i quindici emendamenti all'articolo 2, se non ricordo male è così, e siamo ancora qui in aula, in un alternarsi di possibilità di dialogo e improvvise chiusure, a discutere su una legge chiave per la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio della Sardegna. Non vorrei che per una presa di posizione preconcetta la maggioranza, pur condividendoli, non avallasse alcuni correttivi necessari a questa legge.
Entrando nello specifico, l'articolo 2, recante per titolo "Piano paesaggistico regionale - Procedure", ripropone in chiave, se vogliamo rivisitata, potremmo dire anche molto rivisitata, l'articolo 11 della legge regionale la numero 45 del 22 dicembre 1989. L'intento che, con gli emendamenti presentati a questo articolo, si voleva portare avanti, ma soprattutto si voleva portare all'attenzione del Consiglio e della Giunta, si può esplicare attraverso una pluralità di osservazioni che sono però tra loro collegate da un filo comune. Con questi emendamenti si voleva restituire al Consiglio regionale la prerogativa di legiferare, di potersi esprimere in merito al Piano paesaggistico regionale. L'apporto che deriverebbe dal confronto in Aula, frutto delle diverse istanze della maggioranza e della opposizione, comprese quelle forze politiche che, come hanno fatto notare oggi alcuni colleghi, non hanno trovato pari rappresentanza in Commissione, potrebbe essere sicuramente più proficuo e più adeguato. Questo articolo non ripone in capo al Consiglio regionale la facoltà di esprimersi in merito a uno strumento normativo che, come già evidenziato, riveste un ruolo fondamentale affinché il paesaggio sia adeguatamente tutelato e valorizzato e non ristabilisce un rapporto tra le competenze e le prerogative che sono in capo all'Esecutivo e quelle che devono essere in capo al Consiglio regionale. Questo articolo, oltre a non rimarcare la necessità di riequilibrare i rapporti e le funzioni dei soggetti demandati alla pianificazione del territorio, non riconosce un ruolo fondamentale a un organo tecnico competente in materia, il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica.
Non solo: sono tagliate fuori le autonomie locali dalla possibilità di contribuire alla pianificazione del territorio regionale, le norme che disciplinano le procedure di predisposizione del Piano non tengono conto in nessun caso del contributo dei comuni, è stata bocciata la rivalutazione del Consiglio regionale, non sono state accolte le proposte sulla tempistica prevista al comma 2 della novella, finalizzate a consentire a chiunque di presentare osservazioni al Piano.
Per quanto riguarda l'articolo 2, come opposizione siamo particolarmente insoddisfatti. A livello personale apprezzo però i segnali giunti dalla maggioranza, come la riduzione dei tempi, da sei a tre mesi, per l'esposizione al Consiglio delle linee guida caratterizzanti il lavoro di predisposizione del Piano paesaggistico regionale.
La mia speranza è che ci sia una reale e seria apertura a un dialogo costruttivo in quest'Aula, per dotare la nostra Isola e le sue comunità di uno strumento urbanistico di riferimento che consenta lo sviluppo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sanciu. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io intervengo in base all'articolo 86 del Regolamento del Consiglio, a nome dei consiglieri Sanciu, Sanna, Artizzu e Amadu, per porre una questione sospensiva che ora cercherò di motivare. Noi riconosciamo perfettamente alla maggioranza il suo ruolo, non siamo come l'onorevole Selis, che pur avendo preso un terzo dei voti del suo concorrente per cinque anni ha continuato a dire che aveva vinto lui! Noi riconosciamo di aver perso, però quando volete fare le sfide, voi che avete la Ferrari - mentre noi abbiamo la 112 Abart - scegliete di percorrere l'Autostrada del sole non la Tempio-Oschiri! Venire in Consiglio per sfidare noi con un Regolamento che tutela solo le minoranze credo che sia un'impresa ardua e quasi impossibile. Quindi se noi continuiamo così, e adesso cerco di non scherzare più, arriviamo a Ferragosto e non abbiamo nessuna paura di arrivarci, sia ben chiaro.
Chiedo pertanto che il provvedimento, onde evitare di perdere tempo e stare qua…
PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, ponga la questione.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Chiedo che il testo unificato in discussione sia rinviato in Commissione e che ogni Gruppo si pronunci e poi l'Aula decida.
PRESIDENTE. Bene, la questione sospensiva non è proponibile adesso, perché siamo in fase di votazione e non di discussione, semmai la riproporrà più tardi.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Legga bene il Regolamento.
PRESIDENTE. Sì, io l'ho letto.
(Interruzione del consigliere Biancareddu)
PRESIDENTE. Infatti la discussione è tanto entrata nel merito che siamo nella fase di votazione. Quando ci sarà una discussione, lei sa come il Regolamento…
(Interruzione del consigliere Biancareddu)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Biancareddu. Lei sa benissimo che cosa il Regolamento intende per discussione, quindi potrà riproporre la questione sospensiva quando saremo nella fase prevista dal Regolamento, cioè della discussione.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Bene, allora parlo per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Bene, ci ha fatto perdere un minuto e mezzo, però non fa niente. Prego, onorevole Biancareddu.
(Interruzioni)
BIANCAREDDU (U.D.C.). Io mi rimetto sportivamente alle interpretazioni che dà la Presidenza, non le contesto come fanno altri. Quindi adesso ritorniamo alle dichiarazioni di voto.
Io voterò contro l'articolo 2, perché palesemente in contrasto con il principio di legalità che deve sovrintendere ai lavori di quest'Aula, soprattutto nella predisposizione dei disegni di legge. Il principio di legalità esprime l'esigenza che l'amministrazione sia assoggettata alla legge, anche se esso nella sua accezione più lata è applicabile non soltanto all'amministrazione bensì a qualsivoglia potere pubblico. Contrarie ai principi di legalità storicamente erano le monarchie assolute, cioè quelle che si facevano le leggi e se le applicavano da sole. Io credo che ormai, vista anche l'ora tarda…
(Interruzioni
No, la confusione non è grande, onorevole Pirisi, ognuno ha il suo ruolo.
(Interruzioni dei consiglieri Pirisi e Secci)
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, questo è un modo per prolungare i lavori? Se pensiamo al fatto che è l'1 e 47 e che l'onorevole Biancareddu ha bisogno di tempo per sviluppare il suo ragionamento lo lasciamo intervenire per i cinque minuti consentiti. Prego.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Il principio di legalità è uno dei principi cardine del diritto amministrativo, insieme a quello di imparzialità, di buon andamento e di efficienza. Credo che questa legge, per come è stata frettolosamente approvata dalla Commissione, non corrisponda a questi canoni. Va beh, Presidente, ho finito. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Io esprimo un voto contrario all'articolo 2 e motivo questa contrarietà con il fatto che i numerosi contributi (e non le perdite di tempo) che abbiamo cercato di dare a questo articolo sono stati tutti o quasi tutti sonoramente cassati. Per quanto riguarda il comma 4 della novella, per esempio, laddove noi chiedevamo la soppressione totale del comma, ci è stato detto no senza alcuna discussione; sul comma 2 della novella, laddove chiedevamo uno slittamento di soli quindici giorni e non di due mesi, ci è stato detto no senza alcuna discussione; sul comma 3 della novella chiedevamo, senza stravolgerne assolutamente il testo, di modificare con alcune semplici parole ma ci è stato detto no senza discussione; con l'emendamento numero 48, sempre al comma 3 della novella, chiedevamo un prolungamento dei termini di quindici giorni e ci è stato detto no senza discussione; l'emendamento numero 47 al comma 4 della novella, con cui chiedevamo che fosse il Consiglio regionale, sentita la Commissione consiliare competente in materia urbanistica, a esprimersi sul PPR, quindi chiedevamo di lavorare ancora di più, è stato sonoramente bocciato senza discussione. E così via anche per gli emendamenti numero 49, 52, 53, 57, fino all'emendamento numero 1.
Avrei votato l'articolo 2 sicuramente in maniera diversa laddove l'atteggiamento assunto dalla maggioranza sull'emendamento numero 42, che poi ha scatenato anche altre considerazioni che sono state accolte dalla Giunta e dalla maggioranza, avesse interessato anche gli altri emendamenti. Forse ci sarebbe convenuto iniziare dall'ultimo emendamento piuttosto che dai primi, probabilmente i ragionamenti sarebbero stati diversi. E vista l'apertura che mi pare di avere intuito da parte dell'onorevole Cugini, iniziata appunto con l'emendamento 42 e che potrebbe motivarsi forse in maniera più esplicita nella discussione degli articoli seguenti, auspico che si prosegua così come abbiamo forse finalmente introdotto con l'ultimo emendamento in discussione, piuttosto che con i primi dieci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MILIA (F.I.). Signor Presidente, colleghi, l'articolo 2, sul quale preannuncio il voto contrario, è quello che governa le procedure del Piano paesaggistico regionale e in materia di procedure (non lo dico per il collega Biancareddu) l'articolo 64 del Codice di procedura penale prevede quello che normalmente il giudice fa nei confronti dell'indagato, quando, nel dargli la facoltà di rispondere o di non rispondere, lo avverte che nel caso risponda le cose che dice potranno essere usate contro di lui. Dico questo per fare un richiamo ai colleghi e a me stesso, al fine di rendere questo dibattito possibilmente fruttuoso. Perché? Perché occorrerebbe magari nella riforma prossima del Regolamento consiliare introdurre questo articolo, e il Presidente dell'Assemblea dovrebbe ricordare a qualsiasi consigliere che deve rimanere nel tema del discorso. Lo dico perché penso che nonostante siano le due del mattino forse questo sforzo oratorio prolungato riuscirà a trovare uno sbocco nella direzione che in molti in quest'Aula si augurano, ma che purtroppo forse in pochi tentano di attuare, cioè uno sbocco di collaborazione, che non si riesce a raggiungere nemmeno sull'articolo 2, che riguarda le procedure. Quando le procedure sono dettate da tempi e ritmi legislativi che di fatto escludono il processo di partecipazione alla pianificazione paesaggistica, cioè gli interessi diffusi, gli interessi delle categorie, gli interessi dei singoli, il coinvolgimento delle categorie economiche e sociali è ridotto alle forme di pubblicità previste per legge.
Abbiamo denunciato, nella discussione generale e in sede di votazione dei precedenti commi, che per tempismo, metodo e impostazione manca la partecipazione generale a uno strumento così importante, che è lo strumento cardine non solo del governo del territorio, ma anche del governo economico della Sardegna per i prossimi anni. E quando manca la volontà di voler far partecipare tutti, in primo luogo il Consiglio regionale, vuol dire che l'impostazione, a modesto avviso di chi vi parla, è sbagliata.
Le aperture che sembra arrivino da qualche parte non bastano, perché quando una parte politica, che rappresenta, anche numericamente, una cospicua fetta degli interessi diffusi e legittimi dei sardi, viene esclusa totalmente e concretamente dal processo di pianificazione futura, vuol dire che la Sardegna sta perdendo il treno della concertazione e della partecipazione di tutti i sardi a quello che è uno strumento fondamentale. Noi rappresentiamo mi pare il 40 o 45 per cento dei sardi e crediamo che il 40 o il 45 per cento dei sardi dovrebbe essere tenuto in maggiore considerazione per le istanze che portiamo avanti, per le cose serie che abbiamo detto fino adesso e anche perché il provvedimento di legge e le procedure che governano lo stesso all'articolo…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Annuncio il nostro voto contrario all'articolo 2, questa importante normativa che non costituisce di certo il cuore del provvedimento e che rischia di divenire un insieme di occasioni perdute. Restano fuori della porta alcuni grandi temi e alcune grandi richieste che noi avevamo avanzato: una maggiore partecipazione delle autonomie locali, il coinvolgimento della Conferenza Regione-enti locali, una maggiore trasparenza in ordine alle procedure di pubblicazione e di pubblicità del provvedimento e tempi più congrui anche per quanto riguarda la tutela dei diritti dei soggetti che vengono coinvolti.
Al di là di questo avevamo pure mosso una critica un po' più ampia all'articolo 2, proprio perché ha un limite abbastanza grosso, quello di diventare uno strumento normativo che di fatto è il presupposto di una riforma più ampia, che riguarda quel modello turistico verso il quale vogliamo andare e che però è ancora incognito, non definito, di cui non si conoscono gli elementi compositivi. Tutto questo però, noi pure l'avevamo riferito, è dentro un campo di legittimità, nel rispetto del ruolo di una maggioranza che ha la responsabilità di governare e di una opposizione che ha la pretesa di contribuire a migliorare nella maniera massima possibile questo strumento che oggi si sta creando.
Quindi quando ci si rivolge l'invito ad avere un po' di buona volontà mi sovviene una delle pagine più belle del Vangelo: "Beati davvero gli uomini di buona volontà". In questo caso noi dobbiamo costruire e forse esiste davvero la possibilità di convergere su alcune cose chiare. Onorevole Cugini, noi le cose chiare le abbiamo dette anche in maniera sintetica. Una di queste è la centralità dentro un equilibrio diverso rispetto a quello che si sta costruendo oggi con l'articolo 2, ma bisogna riconoscere che può essere molto utile percepire anche la politica dei piccoli passi. Il ruolo del Consiglio regionale, oltre alla conoscenza dei fatti, perché così era prima, oggi contempla anche la capacità di espressione e credo che questo non possa non incoraggiarci verso un percorso che in pochi giorni, e non a Capodanno o a Ferragosto, come qualcuno ha detto, potrebbe sortire un risultato utile.
Quali altre condizioni e quali altre cose noi stiamo chiedendo? Innanzitutto si è detto che mancava, propedeutico a questo provvedimento, uno studio sull'impatto occupazionale, lo hanno detto anche i sindacati. Abbiamo pure detto che bisogna rendersi realisticamente conto di che cosa significhi soprapporre i vincoli edificatori per un periodo sicuramente molto ampio, di alcuni anni, in una parte rilevante del nostro territorio. E questo…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). L'articolo 2, per amore della verità, è l'articolo fondante per quanto riguarda le procedure. Io ho notato che, in effetti, ci sarebbe potuta essere da parte della maggioranza una maggiore elasticità. Non voglio citare in dettaglio, come ha fatto qualche collega, ogni emendamento che non è stato approvato, ma devo dire che non è mai successo che di centinaia di emendamenti, anche se noi ne abbiamo al momento esaminato soltanto trenta, non ce ne sia stato uno che andasse bene. Perlomeno si cerca sempre, con un minimo di confronto e apportando qualche modifica, di giungere all'approvazione, come è stato fatto nel caso di un emendamento discusso stasera.
Credo che la discussione sia tutta incentrata sulla tempistica e soprattutto sul ruolo marginale - è stato già detto e non intendo ripeterlo, sarò anzi molto rapido e non utilizzerò i cinque minuti per intero - riservato, per esempio, al CTRU, che è un organo tecnico, in parte eletto dal Consiglio, e che peraltro, essendo proprio l'organo tecnico della Giunta, poteva per questo esercitare un ruolo magari più importante. Noi però che cosa abbiamo fatto stasera? Vedete, se avessimo fatto quello che noi avevamo suggerito, e cioè esaminare prima l'assestamento di bilancio, avremmo potuto approvare il relativo disegno di legge tre giorni fa e forse abbiamo fatto male a non seguire questa strada perché probabilmente oggi non ci troveremmo in questa situazione. E qual è la situazione odierna? C'è un numero, il 24, relativo a un giorno al quale ognuno annette un'importanza forse superiore a quella che realmente ha. Voi sostenete che noi non possiamo dipendere da un organo giudiziario, a questo punto noi ci troviamo in una situazione tale per cui diciamo: "Aspettiamo anche questo giudizio", fermo restando che in qualsiasi caso esso non determinerà niente e si andrà avanti per cercare di risolvere la situazione in modo dinamico, e non come stiamo facendo visto che il Regolamento attuale frena e smorza qualsiasi nostra iniziativa.
Vedete, ve l'ho detto prima, per noi è una situazione defatigante, sotto certi aspetti divaricante, che crea una serie di disagi al personale e un po' a tutti, in cui alla fine basta che uno si distragga e magari si chiede il voto, ci si fa dispettucci a vicenda. Io credo che sia legittimo tutto, ma di fatto in quattro ore e dieci minuti abbiamo approvato un solo emendamento (tranne i tre votati alla ripresa dei lavori, che pure sono stati approvati in modo regolare). Nei limiti che sono previsti esamineremo un altro emendamento, quindi queste cinque ore di discussione avranno prodotto l'esame di due emendamenti! Continuando così è evidente che facciamo del male a noi stessi.
Qualche segnale c'è stato, io credo che la notte porti consiglio, e certamente superando qualsiasi tipo di difficoltà, se voi voleste aderire con impegni ovviamente improntati alla correttezza e soprattutto alla lealtà reciproca, l'unico sbocco che abbiamo, se non vogliamo perdere tempo, è quello che noi abbiamo proposto all'inizio, cioè l'inversione dell'ordine del giorno, che non è una sconfitta per nessuno, ma certamente contribuirebbe a far sì che entro la fine del mese i due provvedimenti siano esitati. Chiaramente voterò contro l'articolo 2.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Oppi. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Non ho niente di particolarmente importante da dire se non che condivido molte delle cose che sono state dette in questa serata. Voterò a favore dell'articolo 2 perché è un articolo di una buona legge; una buona legge che poteva e può ancora essere migliorata in quest'Aula, ma in maniera diversa.
E' una legge a cui questa Giunta tiene molto, con convinzione; non è una legge sulla quale non abbiamo ragionato, è una legge sulla quale invece abbiamo ragionato tanto, sulla quale abbiamo inventato molto poco, nella cui costruzione abbiamo cercato di riferirci quanto più possibile a situazioni analoghe del passato. Questo vale per il limite dei duemila metri, vale per l'articolo 11 della legge 45 e per molte altre cose che sono contenute in questa legge, soprattutto per quanto riguarda le procedure. Abbiamo inventato pochissimo, forse niente. Abbiamo mantenuto una promessa fatta in campagna elettorale, non solo perché era appunto una promessa, e molte volte capita di fare promesse che poi non vengono mantenute, ma perché pensiamo che questa legge sia fondamentale per il futuro della Sardegna e sia importante questo atteggiamento verso il nostro patrimonio ambientale.
Fino a tre anni fa abitavo nel centro storico del mio paese, un centro storico che non esiste più e che stiamo cercando di ricostruire. Tanti di noi vengono dai paesi e hanno in mente che cosa erano i centri storici dei nostri paesi. Tutti noi sappiamo con quanta facilità essi sono stati distrutti nel segno del nuovo, del progresso, della libertà di fare, della volontà di costruire, della potenza del cemento, dei geometri, degli ingegneri, sulla base di poche garanzie. Però i centri storici non esistono più: uno può andare a Desulo o a Fonni, per esempio, e rendersi conto di cosa sono diventati; può andare a Orgosolo, a Nuoro, nei centri storici di tutti i nostri paesi e vedere lo scempio che siamo stati capaci di creare negli ultimi trent'anni! Forse, se ci pensiamo un po', comprendiamo anche quanto importante sarebbe per questa Sardegna, per l'economia che conosciamo oggi, per le possibilità che abbiamo in questo mercato sempre più difficile per noi, che quei paesi avessero mantenuto il carattere, l'anima, l'urbanistica e l'architettura originali. I centri storici, appunto, potessimo riaverli! Sarebbero più o meno importanti di cento, duecento, trecento o cinquecento milioni di euro? Io credo che sarebbero più importanti, sarebbe un patrimonio importantissimo sul quale oggi la Sardegna potrebbe contare.
Quello che potrebbe accadere nei prossimi vent'anni, se non ci mettiamo mano subito, sì con regole rigide, con vincoli forti, alle coste che sono una parte certo fondamentale e preziosissima del nostro ambiente è ancora peggio. Per questo non sono nulla dodici mesi, non sono nulla diciotto mesi, non sono nulla ventiquattro mesi. Noi peraltro abbiamo modificato l'articolo 11 della legge 45 per stare nei diciotto mesi, anziché nei ventiquattro o ventisette mesi come precedentemente previsto, perché non è per i prossimi cinque anni che stiamo lavorando. Vorrei dire che è per i prossimi cinquecento anni, perché se le salviamo oggi le nostre coste magari le conosceranno anche tra cinquecento anni; se non le salviamo oggi non le conosceranno nemmeno fra cinquant'anni. E se non è per cinquecento anni che stiamo lavorando è almeno per cento anni, per duecento! E' questa la prospettiva: fermarci oggi prima che sia troppo tardi.
Ecco perché non cambieremo questa legge, non la cambieremo per questo motivo,, perché non è di una cosa da poco che stiamo parlando; stiamo parlando di cosa sarà la Sardegna fra qualche centinaio di anni. Mi piacerebbe che tra dieci generazioni ci fosse ancora la possibilità di conoscere il mare, le spiagge, l'ambiente.
PRESIDENTE. Presidente, prego concluda.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Per questo non cambieremo questa legge.
Se mi date un altro secondo, visto che sono stato spesso chiamato in causa, vorrei dire che ho stentato a parlare per cercare prima di capire questo Consiglio, per cercare di capire che cos'è che ci sta portando a negare così totalmente il Consiglio, il parlamento dei sardi come qualcuno ogni tanto lo chiama. Questo Consiglio che diciamo di voler difendere lo stiamo totalmente negando, annullando; stiamo negando il Consiglio, stiamo negando le regole della democrazia, io credo, con un Regolamento vecchio, che presto cambieremo. Non dimentichiamoci che in un altro Parlamento, in Italia, nelle scorse settimane, in tempi più brevi di quelli che forse utilizzeremo noi per questa legge, è stata cambiata quasi la metà della Carta costituzionale italiana, a maggioranza!
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ARTIZZU, SANCIU, SANJUST, LOMBARDO, LIORI, BIANCAREDDU, LA SPISA)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.
Rispondono sì: il Presidente SPISSU - ADDIS - AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - IBBA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CONTU - LADU - LOMBARDO - MILIA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 48
Contrari 14
(Il Consiglio approva).
Colleghi, chiedo scusa per i secondi perduti. Per l'utilità dei nostri lavori e per evitare che si prosegua in modo faticoso, penso sia utile che ci fermiamo a questo punto e che riprendiamo la seduta domani mattina. Abbiamo bisogno anche di consentire al personale di ripristinare le energie necessarie per affrontare la giornata di domani. La seduta è tolta ed è aggiornata a domani alle ore 10 e 30.
La seduta è tolta alle ore 2 e 17 di mercoledì 10 novembre.
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