Seduta n.277 del 08/09/1993 

CCLXXVII SEDUTA

(POMERIDIANA)

MERCOLEDI' 8 SETTEMBRE 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

del Vicepresidente SERRENTI

indi

del Presidente FLORIS

INDICE

Interrogazioni (Annunzio).....

Programma: "Quadro comunitario di sostegno per l'Italia (1994-1999) dell'Obiettivo 1 - Proposta di piano regionale" (Progr. n. 48/A). (Continuazione della discussione):

CADONI..................................

MULAS MARIA GIOVANNA……………..

USAI EDOARDO ..................

MANNONI .............................

DADEA ..................................

BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio……….

COGODI .................................

La seduta è aperta alle ore 17 e 07.

URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1 settembre 1993, che è approvato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

URRACI, Segretaria:

"Interrogazione Dadea - Casu - Cocco sull'esonero dell'allenatore del Cagliari Calcio". (601)

"Interrogazione Pusceddu - Mannoni - Mereu Orazio - Mulas Maria Giovanna, con richiesta di risposta scritta, sulla decapitazione della 'Tartaruga' di Cala Girgolu e sulla tutela dei monumenti naturali della Sardegna". (602)

"Interrogazione Tamponi - Lorettu - Carusillo - Serra - Amadu - Deiana - Dettori - Giagu - Satta Antonio - Atzeni - Atzori - Baghino - Corda - Fadda Paolo - Manunza - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Piras - Sanna - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sul ventilato smantellamento, da parte dell'Alitalia, della Scuola di volo e del Centro di manutenzione di Alghero e il conseguente trasferimento in altra sede". (603)

"Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione delle quote di pubblicità regionale alle emittenti televisive e radiofoniche". (604)

"Interrogazione Ortu - Serrenti - Demontis - Puligheddu - Planetta, con richiesta di risposta scritta, sui gravi problemi igienici sulla costa di Santa Maria Navarrese". (605)

"Interrogazione Morittu - Cogodi - Murgia - Salis - Urraci, con richiesta di risposta scritta, sull'inaugurazione del teatro comunale di Cagliari". (606)

Continuazione della discussione del programma: "Quadro comunitario di sostegno per l'Italia (1994-1999) dell'Obiettivo 1 - Proposta di piano regionale" (Progr. n. 48/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del programma numero 48.

E' iscritto a parlare l'onorevole Cadoni. Ne ha facoltà.

CADONI (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, posso condividere che le critiche rivolte a questo programma possano derivare dal fatto che ciascun consigliere avrebbe fatto un programma diverso, basato su realtà diverse, più vicine al suo territorio di appartenenza, trovando mille giustificazioni per convincere tutti della necessità e della priorità di certe scelte, ma noi consiglieri regionali, considerato che rappresentiamo prioritariamente tutto il territorio regionale, dovremmo cercare di essere obiettivi e soprattutto di intervenire sulle necessità che vanno nell'interesse collettivo.

Priorità in Sardegna: attualmente tutto è priorità, bisogna saper scegliere e per scegliere non bisogna essere in pochi e soprattutto non è compito solo della Giunta o di una Commissione, anche se competente per materia, ma di tutto il Consiglio regionale, perché questo è competente, per delega superiore, ad indicare le scelte che poi l'Esecutivo deve portare avanti. Un argomento importante come quello dei fondi strutturali non può essere portato in Consiglio il giorno della sua scadenza, togliendo al Consiglio qualsiasi possibilità di intervento migliorativo. Non si discutono le scelte fatte; oggi tutto è priorità, tutto è necessario, però ci sono delle cose che sono priorità nella priorità. Chi non vorrebbe una superstrada, un parco, una diga o quant'altro sotto casa? Penso tutti, ma questo non è possibile quando manca una giustificazione logica di costi e ricavi. Si è parlato della "125", indubbiamente essenziale, sia per il collegamento Cagliari-Ogliastra, sia per il collegamento del porto di Cagliari con il porto di Tortolì e soprattutto con la realtà industriale di Arbatax. Soprattutto per quest'ultima considerazione non si capisce il perché questa strada debba iniziare da Cagliari e non da Tortolì, ma soprattutto non si capisce perché debba passare per Villasimius e non seguendo l'attuale tracciato San Gregorio, Muravera, eccetera. Si vuole la Cagliari-Villasimius? Benissimo, la si faccia, ma non diciamo che si sta finanziando la "125" perché, se è vero che si vuole rendere un collegamento tra due porti più veloce e più economico, non si può giustificarlo allungando il percorso, solo per passare per un centro di villeggiatura. E' una soluzione comoda per i pochi residenti, non certo apprezzabile per il turista che vuol fare una passeggiata lungo le coste sarde. Vi immaginate la Bosa-Alghero attraverso dei tunnel solo per risparmiare dieci minuti di macchina? Così io non mi immagino la Cagliari-Villasimius attraverso gallerie e viadotti, senza la possibilità di godere delle bellezze naturali. In una Sardegna di incompiute credo che anche questa opera rimarrebbe tale, in una Sardegna soprattutto priva di autostrade, con la "131" invasa ancora da incroci a raso priva di circonvallazioni, che ancora passa attraverso i centri abitati, una scelta logica avrebbe portato a privilegiare un intervento in tal senso, per non parlare della "128" che troppe volte è stata oggetto di promesse a seguito di manifestazioni e proteste cavalcate da tutti i partiti politici. Si parla spesso a dismisura delle zone interne, dei loro problemi, delle realtà industriali che non decollano. Vedi Isili: inaugurazione della zona industriale, il sindaco con la fascia, il vescovo, e forse anche l'Assessore, ma i collegamenti con Cagliari e con Oristano non esistono. Chi è, secondo voi, quell'incosciente che dovrebbe investire in questa zona che, a causa della mancanza delle strutture viarie, renderebbe antieconomica ogni iniziativa? Ecco perché ho parlato dei costi e ricavi in termini economici; in questo caso il costo verrebbe giustificato dallo sviluppo industriale e dalla relativa occupazione. Concordo pertanto con chi sostiene che non sono state tenute in considerazione le indicazioni della Giunta precedente, concordo soprattutto con chi, come l'onorevole Pili, sostiene che il per piano acque, piano sostenuto dalle precedenti Giunte per l'emergenza idrica, si stanzia appena un quinto delle risorse. Ci siamo dimenticati del 1989, l'anno della siccità, ma soprattutto ci siamo dimenticati che l'acqua è essenziale non solo per gli usi civili, ma soprattutto per usi industriali e usi agronomici e, perché no, anche per combattere il fuoco. Io non credo servano nuove dighe, forse basterebbe invasare quelle esistenti come vengono invasate quelle Enel che, stranamente arrivano all'80 per cento della loro capacità. Ciò che manca, evidentemente, è un'adeguata rete di adduzione e di collegamento tra bacino e bacino. Mi sembra grave l'affermazione dell'onorevole Pili secondo cui fra un anno sarà pronta la diga del Tirso con 700 milioni di metri cubi d'acqua, ma non è previsto nessun intervento per l'adduzione. Non dimentichiamo che, con una politica assistenzialistica, negli ultimi quindici anni si sono spesi mille miliardi per la siccità e, forse, con quei mille miliardi avremmo risolto non solo il problema idrico ma anche altri problemi.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Maria Giovanna Mulas. Ne ha facoltà.

MULAS MARIA GIOVANNA (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, pochi, come talvolta accade; molto pochi, come spesso accade all'inizio della seduta, evidentemente, tutti coloro che hanno particolare attenzione per un problema come quello oggi in discussione. La difficoltà ad intervenire puntualmente sulla complessiva proposta di piano regionale presentata dalla Giunta, in riferimento al Quadro comunitario di sostegno per l'Italia, per gli anni 1994-1999, dell'Obiettivo 1, e l'impossibilità di ragionarvi in modo compiuto, deriva in gran parte, come molti colleghi hanno sottolineato, dalla limitata disponibilità di tempo che noi, consiglieri che non facciamo parte della Commissione competente, abbiamo avuto per esaminarlo. E' evidente perciò che l'attenzione di ciascuno si concentra maggiormente sugli aspetti di cui ciascuno di noi ha maggiore conoscenza e su quelli per i quali ha maggiore interesse, avendo seguito specifici problemi nella fase di programmazione degli stessi, avendo seguito nell'esercizio delle proprie funzioni percorsi amministrativi e avendo presenti sollecitazioni ed emergenze attinenti alle singole realtà territoriali e ai diversi comparti. Anche il mio intervento, pertanto, vuole essere un contributo, certamente parziale, su alcuni aspetti precisi, su alcune problematiche che evidentemente hanno attirato la mia attenzione nella lettura dello stesso.

Il Presidente della Commissione ci ha ricordato nella relazione introduttiva, tempi di lavoro e scadenze per l'approvazione del programma numero 48; ha sottolineato la recente approvazione dei Regolamenti da parte del Consiglio della Comunità Europea nel luglio scorso. Tuttavia è innegabile che, per chi ha il dovere di esprimere un voto motivato e convinto, rimane la difficoltà di un approccio in tempi brevi all'insieme delle politiche comunitarie con le quali la Regione sarda ha avuto nel tempo scarsa dimestichezza e verso le quali, come la Commissione consiliare stessa ha rilevato, scontiamo la scarsa conoscenza del raccordo normativo e finanziario complessivo, ritardi, inefficienze e anche un non compiuto utilizzo delle molteplici possibilità che, raccordate appunto fra loro, le politiche comunitarie offrono da tempo.

E' innegabile un principio di coerenza tra la programmazione dei fondi strutturali e il piano regionale di sviluppo, intendo dire che le scelte di questo programma sono tutte presenti nel piano di sviluppo regionale. Ciò che può essere contestabile è, invece, l'attenzione all'equilibrio territoriale e forse una scarsa sensibilità per le aree più deboli e più emarginate della Sardegna, là dove la mancanza di sostegno all'occupazione e allo sviluppo porta ad un progressivo spopolamento, là dove le infrastrutture di servizi non consentono un buon livello di soddisfacimento dei bisogni primari dei cittadini della Sardegna, là dove l'istruzione, la formazione, le opportunità di vita e di lavoro sono ancora più ridotte che nel resto del territorio regionale. C'è una maggiore attenzione indubbiamente verso le aree urbane, per cui energia, rete idrica, trasporti, parco tecnologico, incentivi industriali sono nell'impostazione generale orientati verso questa realtà, a parte alcune lodevoli eccezioni.

La seconda osservazione - ed è rispetto a questo problema che entro un po' più nel merito - riguarda indubbiamente la mancanza di coordinamento e di raccordo nell'utilizzo dei fondi comunitari tra i fondi strutturali, il Fondo sociale europeo e il FEOGA. Questo sarebbe stato indispensabile per vincere la sfida di uno sviluppo reale e per correggere gli squilibri in atto che tutti diciamo di voler correggere, tanto è vero che, se una Commissione ha potuto lavorare sulla proposta della Giunta rispetto ai fondi strutturali e pervenire ad alcune scelte, alcune più o meno condivisibili, ma comunque scelte, altrettanto non ha potuto fare per gli interventi a valere sul sostegno finanziario del Fondo sociale europeo.

C'è una prima proposta informale dell'Assessore del lavoro, non mi risulta che sia stata approvata dalla Giunta o che la Giunta ne abbia discusso, non mi risulta che rispetto ad un importo complessivo di oltre mille miliardi, di cui 721 miliardi a valere sui fondi comunitari, ci sia un reale collegamento di queste risorse con quelle dei fondi strutturali, non mi risulta, quindi, che una svolta reale si sia potuta operare con il concorso fattivo di tutti coloro che avevano la responsabilità di portare alla nostra attenzione un programma compiuto. Se, finalmente, la nostra Regione sembra aver compreso l'importanza dei fondi comunitari, se la sfida che davvero vogliamo vincere è quella di un ingresso della Sardegna in Europa, se vogliamo superare l'ambiguità del rapporto che ci lega alla Comunità Europea, quell'ambiguità che ci ha impedito di fare dei passi che altre regioni, come la Spagna e la Grecia, arrivate dopo di noi, hanno già compiuto o sono pronte a compiere, non si comprende perché i due programmi non siano entrati insieme nel complesso della programmazione regionale e non si sia svolta, quindi, un'attività coordinata per raggiungere gli obiettivi prioritari che in questo programma sono previsti.

La debolezza sta, dunque, nel non aver saputo cogliere l'obiettivo che è presente nella riforma dei fondi strutturali e nel non comprendere ancora oggi che il Fondo sociale europeo, con l'attuale modifica dei regolamenti, deve essere il volano per conseguire gli obiettivi di riequilibrio economico e per superare quelle situazioni emarginanti di sottosviluppo strutturale che noi abbiamo più volte denunciato e che i colleghi hanno ricordato anche in quest'Aula durante il dibattito odierno. In questo senso il Fondo sociale europeo non va utilizzato per finanziare solo la formazione, ma per consentire anche progetti di sviluppo e di imprenditorialità. Questo salto di qualità noi non l'abbiamo ancora fatto; nonostante le risorse ingenti che si spendono per la formazione in Sardegna, noi non abbiamo ancora chiaro quali obiettivi attraverso la formazione vogliamo raggiungere, quali raccordi questa formazione ci consente con le attività produttive e con il mercato del lavoro. Un nuovo corretto sviluppo economico parte dalla ricerca e parte dalla formazione; parte dalla formazione come elemento strategico per promuovere e attivare un'economia al passo con i tempi, per evitare il ricorso all'assistenzialismo, alla polverizzazione degli interventi, per comprendere e gestire le nuove tendenze, le nuove professioni e collegarle con l'evoluzione del mercato del lavoro.

Il Fondo sociale europeo diventa volano dello sviluppo, dunque, se lo si utilizza per rispondere a precisi obiettivi, se si pone in essere una formazione finalizzata, se si collegano fra loro tre momenti importanti: la formazione finalizzata, appunto, che viene finanziata attraverso il Fondo sociale europeo, la destinazione delle risorse per gli investimenti strutturali che occorrono per attivare un progetto in un preciso comparto - turismo, agricoltura, acquicoltura, impresa artigiana -, l'attivazione di ulteriori risorse previste quindi per quel comparto, FEOGA se si tratta di agricoltura o altro per i diversi comparti, che completano e non possono che completare, e dovrebbero completare, l'investimento culturale di formazione attivata col Fondo sociale europeo. Solo in questo modo si mettono in moto, con una programmazione coordinata, non solo risorse e soggetti, ma si fa sì che questi soggetti non perdano per strada, nei tempi lunghi della burocrazia e dell'inefficienza, la motivazione che li ha spinti a tentare un'intrapresa economica e a formarsi per gestirla al meglio. Più di una volta invece, tra il momento della formazione e il momento dell'attivazione dell'impresa passano cinque o sei anni. E' chiaro che non c'è, con questi tempi, possibilità di sviluppo reale e di collegamento al mercato del lavoro e alle nuove tendenze. Si deve, invece, rendere possibile ogni attività di sostegno con un'azione coordinata, che impedisca all'impresa di nascere fuori dal mercato e di morire anticipatamente, stando attenti a prevedere in tempo ristrutturazioni e adeguamenti che consentano di restare all'interno del mercato del lavoro. La sfida vera è dunque il raccordo degli interventi per perseguire obiettivi qualificati e a questo raccordo noi oggi non siamo ancora arrivati. A questo raccordo io credo che dovremo arrivare se vogliamo effettivamente rendere produttivo il lavoro di tutti coloro che hanno contributo anche a stendere questo programma.

Il nodo problematico dunque che intendo sottolineare è che i progetti devono camminare insieme e che sarebbe inutile fare formazione qualificata, supposto che la Sardegna faccia veramente formazione qualificata. Apro una parentesi e dico che questo è un argomento che ci porterebbe lontano; abbiamo giovani che non si iscrivono a corsi inutili promossi dalla Regione, abbiamo strutture inutilizzate o addirittura richieste di iscrizioni ad enti che non hanno corsi da gestire, non abbiamo evidentemente ancora una politica della formazione e dell'orientamento che è l'altro aspetto importante perché si possa vincere la sfida della disoccupazione. Dicevo che non è possibile o non è facile o è inutile fare formazione qualificata se poi i giovani devono trovare da soli le strade per mettere a frutto, senza il sostegno di un'adeguata programmazione, che è compito primario dell'ente pubblico, le loro capacità. A questo proposito noi abbiamo un insieme robusto di regole che possono attivare le politiche del lavoro, però abbiamo registrato in questi anni una grande difficoltà ad utilizzare le misure normative che la Sardegna si è data. L'Agenzia del lavoro, non ha ancora attivato un finanziamento, gli stessi contratti di formazione lavoro hanno bisogno di due anni di tempo per essere operanti, la legge "28" riformata è nella fase del regolamento attuativo, e la nuova normativa deve ancora decollare; non parliamo poi di quell'aspetto che ha penalizzato ulteriormente l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro, per cui, mentre prima non c'era limite d'età per le donne, nella riforma è invece previsto. Penso che sia sfuggito almeno alle poche donne presenti in Consiglio questo particolare, ma certamente non sono stati sensibili gli 85 colleghi che, invece, se ne sono resi conto e non hanno voluto operare un correttivo. Certo è che i dati ci dicono che l'imprenditorialità si attiva proprio dopo i 25 anni, che prima dei 25 anni è difficilissimo che nascano vere attività di impresa e quindi, in questo senso, anche il limite d'età posto per le donne non è che un ulteriore penalizzazione. Ma potrei continuare rispetto alle prerogative di legge scarsamente da noi utilizzate dicendo che la legge "44" in Sardegna non ha finanziato quasi nulla. Gli strumenti della legge De Vito sono inutilizzati per mancanza di formazione, di informazione, di consulenza e di supporti adeguati che consentano di mettere in piedi iniziative valide. Quando abbiamo fatto corsi seri per l'avvio all'imprenditorialità, che non si inventa ma che richiede processi attenti e percorsi mirati? Non ce ne sono stati certamente molti rispetto all'entità delle risorse che la Regione ha speso in questo settore.

Il terzo punto che vorrei affrontare riguarda l'azione programmatica della Giunta nel sostegno all'occupazione femminile. Se sono vere le prime due osservazioni, se è condivisa la strategia dell'accordo tra i diversi fondi, se è vero che una migliore infrastrutturazione del territorio, la metanizzazione, la gassificazione, l'approvvigionamento idrico sono opere infrastrutturali di valenza generale, che creano le condizioni per migliorare la qualità della vita degli uomini e delle donne, non si può dire che un'azione donna può essere prevista solo all'interno del Fondo sociale europeo, perché al sostegno per la formazione viene a mancare il secondo tassello degli interventi strutturali finalizzati che possono valorizzare anche in questo caso l'investimento attivato per il processo formativo. E' invece necessario far sì che l'insieme dei fondi strutturali contribuisca a creare condizioni di parità, è necessario che si introducano percentuali anche minime di risorse destinate all'occupazione femminile. Sappiamo che vi è una grande richiesta di ingresso nel mercato del lavoro da parte delle donne, ma sappiamo anche che le possibilità di occupazione diminuiscono sempre più. Abbiamo anche in Sardegna un grande bisogno di azioni di carattere più ampio che possano favorire l'ingresso delle donne, nel mercato del lavoro. Un'azione mirata, un'azione anche simbolica, consentirebbe un ingresso delle donne nelle nuove professioni, potrebbe consentire la riconversione di quante sono state espulse dalle attività produttive oggi in crisi e può consentire uno sviluppo complessivo nelle zone rurali e in quelle realtà territoriali della Sardegna dove è diffusa l'attività delle donne in piccole e piccolissime imprese artigiane. Credo che dobbiamo guardare tutti con preoccupazione alla cancellazione progressiva delle piccole imprese, in questo momento di grande difficoltà, che non riescono ad andare aventi, non riescono a gestire il processo produttivo. Se guardo dunque alle priorità previste nel programma (la gassificazione, le infrastrutture, i parchi tecnologici, la ricerca e i trasporti) non vedo un'azione donna, non vedo molte possibilità concrete per le donne. La Commissione regionale per le pari opportunità ha chiesto alla Giunta di rendere visibile, all'interno di questo programma, anche un'azione simbolica; non lo si è fatto, non c'è nemmeno un'azione indirizzata a promuovere, formare e sostenere l'imprenditorialità femminile, nemmeno dicevo per valorizzare quelle capacità tradizionali, quei saperi femminili attraverso i quali molto spesso le donne contribuiscono in modo non secondario a superare momenti di gravissima crisi come quello attuale. Credo che si sia in tempo per operare qualche correttivo in questa direzione. Se si è in tempo lo si faccia, questo vorrei chiedere alla Giunta. Un livello di attenzione maggiore in questa direzione sarebbe stato opportuno anche da parte della Commissione competente; non basta istituire una commissione di parità, non è sufficiente riceverne i rappresentanti in audizione, se non si adotta come criterio fondamentale quello delle pari opportunità, anche in direzione dei progetti di sviluppo, semmai utilizzando la specificità di saperi, di competenze, di preparazione delle donne per creare una società più matura e più giusta. Io credo che si possa comunque studiare almeno un'azione che sia esemplare - questa definizione è della Comunità Europea - caratterizzante di una svolta politica e programmatica, anzi direi di una svolta culturale in senso pieno, di una politica di attenzione che tenga conto della concezione culturale delle pari opportunità, dei passi aventi fatti in questo senso. Si tenga soprattutto conto della proposta che la Commissione regionale per le pari opportunità ha formulato alla Giunta. Questo credo che noi dobbiamo fare insieme ad alcuni altri correttivi positivi proposti negli interventi di altri colleghi. Soprattutto io credo che dobbiamo, una volta approvato questo programma, cercare di guardare con attenzione al programma di formazione, alle risorse del Fondo sociale europeo per far sì che vengano collegate a queste che noi oggi attraverso questo programma andiamo a destinare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, in questo dibattito, assistiamo al rito che si è ripetuto in maniera puntuale, pedissequa, tante volte in questo Consiglio, cioè la presentazione di provvedimenti col ricatto davanti agli occhi della opinione pubblica, dei tempi stretti, del rischio di perdere i finanziamenti, della responsabilità di gruppi o singoli consiglieri nella ipotesi di ostruzionismo o di opposizione alla presentazione affrettata di provvedimenti in Aula. In realtà, lo sottolineavano ieri alcuni colleghi, e anche oggi mi pare di avere sentito qualcosa del genere, questo programma 48/A è stato presentato all'attenzione dei Gruppi, mi riferisco al mio Gruppo in particolare, soltanto in una copia nella tarda mattinata del 7 settembre, cioè ieri mattina. Io ho pensato di essere stato particolarmente negligente nel non aver seguito con attenzione la cosa, mi sono però reso conto che nella stessa condizione nella quale mi trovavo io si trovavano molti altri colleghi del Consiglio. Io mi appello alla sensibilità del Presidente della Commissione competente, ma anche dei Presidenti delle Commissioni in generale, per ricordare che è necessario pensare tra tutte le altre cose anche a quei Gruppi che non sono rappresentanti nelle Commissioni e che, volendo svolgere il loro ruolo di consiglieri regionali nella maniera migliore, hanno la necessità, di esaminare con attenzione i problemi per poter dare, ammesso che questo sia possibile, un contributo in Aula. Non è un problema né personale, né di Gruppo del Movimento Sociale Italiano, è un problema che investe il ruolo che ciascun consigliere deve avere all'interno del Consiglio regionale, il ruolo che ciascuno di noi può e deve esercitare, la possibilità che ciascuno di noi deve avere di influire su quelle che sono le scelte che vengono fatte dalla Regione non tanto, ripeto, come Gruppi politici quanto come singoli consiglieri. La fretta non mi dimentico mai di sottolinearlo, è sempre, signor Presidente, colleghi del Consiglio, una pessima consigliera che porta spesso a fare pessime leggi pasticciate, di difficile comprensione, di difficilissima applicazione, che sempre più frequentemente vengono rinviate, proprio per la loro incompletezza, da parte del Governo. Ma la cosa più grave, io ritengo, è che si impedisce al Consiglio e ai consiglieri, al di là di quella che è la ritualità di questa passerella, che anch'io sto facendo in questo momento, di intervenire in quelle che sono le scelte importanti e fondamentali per la Sardegna e i sardi.

Per andare a parlare del provvedimento che oggi è in discussione, mi pare che la filosofia di questo provvedimento sia contenuta tutta quanta nella relazione acclusa alla proposta di piano regionale e che il relatore ha ieri diligentemente chiosato nel suo intervento. Si parte cioè da premesse bellicose e guerresche quando si parla di battaglia che inizia soltanto adesso. Ci dovrebbe spiegare, e spero ce lo spiegherà l'assessore, perché la battaglia comincia solo adesso non è cominciata, se poteva essere cominciata, quattro o cinque o sette o dieci anni fa, e se esisteva quattro, cinque o sette o dieci anni fa, la possibilità di ottenere sostegni da parte della Comunità così come sostiene adesso. Subito dopo si attenua lo spirito marziale che domina l'introduzione, si modera l'ardimento, quando si afferma che vi è stato disinteresse da parte della classe politica quando si parla dell'inefficienza di una burocrazia che non si vuole allineare, e compare un minimo di autocritica, che diventa una dichiarazione di impotenza politica e di resa o di autoflagellazione, quando nella relazione si ammette, si è costretti a riconoscere che oggi siamo gli unici a non sapere avviare i meccanismi, complessi ma non impossibili, per realizzare in tempi normali, le opere pubbliche.

(Interruzioni)

Nel Meridione. Penso che il relatore parlasse anche della Sardegna. Le colpe sono di molti ma le Regioni sono forse più colpevoli in quanto hanno la gestione delle iniziative e sono lentissime nell'organizzare i progetti.

Signor Presidente, colleghi del Consiglio, c'è da sperare e da augurarsi che, dopo aver omesso di spendere o aver dissipato i soldi della comunità nazionale alla ricerca di un modello di sviluppo che ha creato soltanto illusioni di occupazione, che ha fatto fuggire la gente dalle campagne, che non ha consentito il decollo economico e lo sviluppo della Sardegna, c'è da augurarsi e da sperare che la Regione non si appresti a sperperare e dilapidare i fondi della Comunità Europea, sui quali in ogni caso è necessario essere più precisi, sulle circostanze relative all'esistenza di questi danari e alla immediata spendibilità degli stessi; si parla nella relazione di sei mesi. Non vorremmo che questo intervento fosse una nuova fucina di studi, di piani, di programmi che non trovano realizzazione alcuna, che non rivestono alcuna utilità per la comunità e che sono, invece, particolarmente utili ai progettisti e ai loro conti in banca.

Nel merito del provvedimento, il dato più significativo, è stato sottolineato anche da altri, è rappresentato dai criteri di distribuzione dei finanziamenti che rispondono a esigenze geopolitiche, con una serie di interventi formalmente tutti utili ma nella sostanza scoordinati e privi di organicità. Non si è pensato, per esempio, a un intervento di viabilità nel senso dell'asse Nord-Sud, privilegiando invece quegli interventi in qualche misura settoriali che accontentano alcune realtà e alcune zone della Sardegna, prescindendo da quella che è la realtà complessiva dell'Isola. Vi è il fumus, signor Presidente, colleghi, che tutta quanta l'operazione sia finalizzata all'acquisizione del consenso, effettuata con mezzi più sofisticati e meno rozzi che nei tempi passati; vi è il sospetto che si tratti di spese clientelari finalizzate alla salvezza di partiti, di uomini e strutture di potere che si vogliono auto perpetuare.

Un'altra osservazione mi pare debba essere riservata, nell'ottica del provvedimento, ottica che peraltro, come ho avuto occasione di dire in precedenza, noi contestiamo e della quale non condividiamo i sistemi e gli obiettivi, al trattamento che viene riservato alla città di Cagliari, che è poco rappresentata in questo Consiglio e che viene completamente dimenticata dai relatori della proposta. Per la verità, Cagliari non viene, sotto il profilo formale, completamente dimenticata, perché si fa riferimento a questo benedetto parco tecnologico, che si è caratterizzato, signor Presidente, onorevole Assessore, finora per essere un luogo ideale, non reale, un luogo della fantasia, ideale in questo senso, non ideale nel senso di luogo al quale tutti quanti sognano di approdare; ideale quindi e non reale nel quale vanno a confluire periodicamente alcune decine di miliardi, io credo - un giorno faremo i conti e ne conosceremo l'esatta entità -, decine di miliardi di danaro pubblico senza risultati, almeno per il momento, di una qualche importanza o rilevanza, al di là di quelle che sono le note stampa che i public relations men di quell'entità, che ruotano attorno al parco tecnologico o che dello stesso fanno parte integrante hanno la compiacenza di inviare alle agenzie.

Un'altra ultima annotazione, signor Presidente, merita quella che pomposamente viene chiamata la metropolitana leggera di Cagliari, che, in realtà, anche a leggere con grande attenzione il contenuto della misura 1.3.2, che ha come asse prioritario di sviluppo il potenziamento delle infrastrutture, niente altro è se non la riedizione del vecchio, glorioso tram su rotaie che i cagliaritani che hanno pressappoco la mia età ricordano sferragliare per tutta la città: via Garibaldi, via Manno, viale Regina Elena. I cagliaritani ricordano sferragliare per tutta la città il tram che, in virtù di un incomprensibile cretinismo modernista, fu sostituito con gli autobus fonte di inquinamento e di ulteriore confusione nel traffico già caotico della città di Cagliari.

In realtà questa metropolitana leggera di Cagliari, della quale si parla nel progetto e il cui costo è di 54 miliardi, e che darebbe occupazione non si sa bene se a 60 o a 120 persone, per un periodo anche breve, è una linea tranviaria che collega il centro di Monserrato con la periferia di Monserrato perché il policlinico sorgerà alla periferia di Monserrato, e l'estrema periferia di Cagliari, la via S. Paolo, luogo da tempo noto a tutti i cagliaritani perché sede di un accampamento di zingari e, solo da alcuni mesi, balzato alla ribalta delle cronache cittadine perché è un luogo dove si è allocata la sede di un grande centro commerciale. Perché allora, signor Presidente, colleghi, Presidente della Commissione, nella scelta delle priorità per la città di Cagliari, non per la città di Monserrato, non pensare al riordino del centro storico di Cagliari, che sta crollando in testa ai poveri cittadini e che potrebbe rappresentare, nel quadro di uno sfruttamento della città di Cagliari sotto il profilo turistico, un polo formidabile di attrazione per i flussi turistici che peraltro, in forza dell'abbandono nel quale si trova ormai la città di Cagliari, evitano il più possibile di fermarsi nella città capoluogo? Perché non pensare, signor Presidente, signor Presidente della Commissione, per ottenere la riduzione dei tempi di percorrenza e la diminuzione dei costi di trasporto e la riduzione dell'inquinamento ambientale, ad un sistema di parcheggi sotterranei che consentano a Cagliari di tollerare l'assalto delle centinaia di migliaia di macchine che stanno stritolando la città e la stanno rendendo invivibile? Perché non pensare ad una grande riorganizzazione del fronte mare di Cagliari, coordinato con il lungomare del Poetto, per sottrarlo al pauroso degrado al quale è stato sottoposto in questi ultimi anni e restituirlo ai cagliaritani e agli abitanti dell'hinterland che a migliaia lo occupino in tutte le stagioni, solo che il tempo sia un poco clemente? E questo soltanto, signor Presidente, signor Assessore, per esemplificare e per fare alcune considerazioni. Questo avevo da dire. Ci riserviamo come Gruppo, anche dopo aver sentito la replica dell'Assessore, di valutare con attenzione l'atteggiamento da assumere in sede di votazione finale; un atteggiamento che però non poter prescindere dai rilievi e dalle osservazioni che mi sono permesso di fare nel corso del mio intervento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.

MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia stato opportuno portare questo programma alla discussione del Consiglio; questo dico non solo in ossequio ad una prescrizione di legge che ho avuto occasione di richiamare in Commissione, l'articolo 10 della legge "33", quella che regola le procedure della programmazione, prescrive infatti che le proposte con le quali la Regione partecipa alla programmazione nazionale devono essere formulate con l'apporto del Consiglio. Uso questa parola perché tutta l'impalcatura della programmazione stabilita dalla "33" è assai più complessa. Però credo che, al di là della prescrizione formale, ci fosse un'opportunità che è stata messa in evidenza dal dibattito stesso. L'assessore Barranu ha richiamato precedenti positivi e negativi, nel senso che nel marzo dell'89 il Consiglio regionale approvò la prima proposta della Regione di partecipazione al programma nazionale in attuazione del regolamento comunitario; e poi diciamo pure che questo programma ha un ruolo importante come atto di programmazione perché attiva e destina una massa finanziaria in gran parte libera da vincoli, che nel complesso delle risorse regionali non ha altri riscontri in termini di quantità. Quindi ritengo che la discussione consiliare serva a rendere il Consiglio stesso e ciascuno di noi consapevoli di indirizzi e di scelte che si vanno compiendo e che avranno un forte impatto sul sistema economico e sul sistema sociale della nostra Isola.

Del programma si è già parlato abbondantemente, e io credo che non si debba indugiare di più sulla discussione degli obiettivi che vengono enunciati nella premessa, che sono quelli che il Consiglio ha già approvato nella determinazione del piano generale di sviluppo e nel formulazione del programma pluriennale, dei quali atti il presente è in fin dei conti una articolazione e una specificazione.

Fra questi indirizzi uno ne voglio richiamare, fra i capisaldi, che è quello di attivare uno sviluppo organizzato ed equilibrato fra i diversi settori e fra le diverse aree della Regione e il richiamo a questo principio mi servirà per verificare nel corso di questo intervento alcune opzioni. Sul modello di sviluppo è stata recentemente aperta anche una sorta di discussione, è stata innescata una polemica direi molto autorevolmente, e lo stesso Ministro dell'industria in maniera informale, cioè al di fuori di un confronto fra poteri ma intervenendo sulla stampa, ha creduto di dover dettare un indirizzo nuovo, suggerendo il modello di sviluppo fondato sulla piccola e media impresa, sul turismo, sui servizi. Su questa allocuzione del Ministro dell'industria si è aperto un breve e intenso dibattito sugli organi di stampa che mi pare di dover definire un dibattito inutile, nel senso che le opzioni che in quel dibattito sono stata presentate hanno già una forte affermazione nei documenti di programmazione della Regione. Chi oggi può pensare di dettare un indirizzo di sviluppo fondandolo sull'industria di base o sull'industria pesante e su chissà cos'altro? La Regione sarda da tempo ha effettuato delle opzioni nel senso detto senza trovare su questa strada dissensi e difficoltà, ma la cosa che certamente non può essere acquisita come nuova filosofia né dello sviluppo né delle relazioni di governo, è quella della esaltazione del mercato, della sua forza, della sua capacità di regolare le cose. Direi che oggi, proprio nel momento in cui rivolgiamo la nostra attenzione, come organi di governo verso il territorio, verso la risorsa ambientale, la cultura stessa, la civiltà della Sardegna come possibile molla e motore dello sviluppo, occorre intervenire per evitare che il mercato con le sue inerzie e con la sua forza e anche con le sue crudeltà possa schiacciare questa possibilità di indirizzo. Proprio in questo momento occorre che la guida dello sviluppo si supportata da una forte volontà politica, capace di imporsi e quindi di attuare una politica di interventi che addirittura cerchino di correggere tendenze spontanee in atto che molti ascrivono al mercato. Voglio fare un esempio: la tendenza di questi decenni allo spopolamento delle aree deboli, delle aree interne, delle aree collinari e montane, la tendenza all'accentrarsi della popolazione sull'area cagliaritana e su quella sassarese, ma in particolare su quella cagliaritana, e sulla linea di costa, è una tendenza che da questo Consiglio non può essere accolta, perché è una tendenza che va contro le acquisizioni centrali del dibattito che fra di noi è intervenuto. La legge sulla cultura che noi abbiamo approvato qualche settimana fa non è un passaggio qualsiasi ma è una presa di coscienza da parte del Consiglio della necessità di opporsi alla obliterazione delle radici e delle specificità e della ricerca di uno sviluppo che invece esalti e si fondi su queste diversità e su queste specificità. Allora, se è vero che queste opzioni sono state già enunciate e affermate a partire dal lavoro, all'incoraggiamento della piccola e media impresa, al sostegno dell'artigianato, alla tutela dell'ambiente, alla promozione di un turismo diverso legato all'ambiente, qui siamo di fronte ad un atto di programmazione che deve marciare in quella direzione, deve essere uno sviluppo coerente dell'impostazione, che a livello cartolare, meglio a livello di solenni statuizioni del Consiglio, ci siamo dati. Questa è una occasione importante di attuazione rispetto alla quale, mi sia concesso, onorevoli colleghi, signor Presidente, io spero di vedere fugate alcune perplessità dal prosieguo del dibattito e mi attendo soprattutto che la replica dell'assessore Barranu porti dei chiarimenti che le cancellino.

Anche noi, come ha detto Murgia stamattina, per completare il giudizio che è complessivamente positivo, attendiamo che alcune precisazioni vengano fatte dalla Giunta in sede di replica. La prima perplessità che vorrei proporre all'attenzione del collega Barranu, è quella che riguarda il coordinamento tra i diversi fondi strutturali perché le indicazioni programmatiche che noi abbiamo all'esame riguardano le risorse del FERS, sono escluse da questa programmazione le risorse che fanno capo al FEOGA e al Fondo sociale. La proposta di piano indica per il FEOGA e per il Fondo sociale due assi prioritari, sviluppo rurale, potenziamento delle strutture agrarie e della pesca, formazione professionale, però sono indicazioni di massima senza individuazione di singole misure di intervento e soprattutto senza una articolazione di queste misure. E' stata fatta una scelta per le opere infrastrutturali, e io dico che questa è una delle scelte possibili, comunque diciamo che questa scelta appare in qualche modo non solo motivata ma anche necessitata, ferma restando, ripeto, la necessità di una visione più completa di coordinamento con i due fondi di cui parlavo precedentemente. La scelta per la dotazione infrastrutturale mi sembra che sia soprattutto necessitata, non solo motivata. Direi che è anche abbastanza opportuno puntare su alcune evidenti e qualificanti scelte. Certo è che la gassificazione del carbone è una necessità, è una scelta, una opzione su cui ci siamo impegnati da tempo e, realisticamente, oggi, ci rendiamo conto che il finanziamento di questa importante operazione energetica, per lunghi anni rivendicata a carico delle risorse statali, è in larga parte, in questa circostanza, scaricata sulle spalle della Regione, sia in termini di partecipazione diretta, sia in termini di riserva per questa operazione sulle risorse comunitarie. E' un passo indietro. Lo è in relazione alle speranze, non lo è più in relazione al quadro generale del nostro Paese.

Altra scelta che io ritengo importante, e qui non concordo evidentemente con le valutazioni che poc'anzi faceva il collega Usai, salvo alcuni particolari che si possono aggiustare, è quella a favore del Parco scientifico e tecnologico. Mi pare una scelta giusta, che guarda in avanti, naturalmente la scelta per l'infrastruttura - credo che lo ribadirà il collega Barranu successivamente - va coordinata con altre filiere di intervento che la Regione va attivando per quanto riguarda il finanziamento dei programmi di ricerca con il Ministero della ricerca, quindi con il Governo centrale. Però la necessità di infrastrutturazione mi pare che sia da convalidare, anche se mi sembra eccessiva la preoccupazione che appare nella scheda quando si pensa di acquisire terreni circostanti. Io su questo farei una riflessione; anche se mi rendo conto che può essere manifesta la necessità di disporre di maggiore superficie territoriale, io ricordo che la scelta della localizzazione che ha dato luogo a discussioni, come capita sempre in queste circostanze, è stata motivata anche in relazione al fatto che la proprietà del terreno era pubblica, e quindi abbiamo sottratto la scelta a fenomeni speculativi che in queste vicende si innescano con facilità. Quindi su questo chiederei alla Giunta di fare una riflessione.

Mi pare che anche sulla grande viabilità la Giunta regionale abbia deciso di fare di necessità virtù, cioè di prendere atto che la partecipazione dell'ANAS alla realizzazione di questi programmi è una partecipazione limitata, è insufficiente e che quindi siamo costretti a destinare a questo programma risorse proprie della Regione, come avviene per il settore dell'approvvigionamento idrico. Devo ricordare che grande viabilità, piano acque, ricerca scientifica e tecnologica ed energia, facevano parte tradizionalmente di un pacchetto di rivendicazioni sulle quali non credo che si debba mettere una pietra sopra; sulle quali occorre che teniamo accesa la fiammella della rivendicazione, anche in vista, speriamo, di una finale approvazione della legge di attuazione dell'articolo 13, sulla quale c'è così grande ritardo.

Sulla questione delle acque io credo che la proposta della Giunta, che certamente ha motivazioni tecniche, abbia un limite che è derogatorio rispetto al piano delle acque. Mi si potrà rispondere che nella gerarchia delle decisioni il piano acque ha solo una sanzione di approvazione in Giunta e che pertanto può essere derogato. Ma io mi chiedo se sia opportuno e concepibile che un programma, che un piano, che è il frutto di un lavoro scientifico e tecnico lungo, elaborato e costoso venga, alla prima occasione, derogato e venga superato da valutazioni tecniche che tutte come tali possono essere oggetto di discussione. Io credo che si debba ritornare, rimanendo fermo l'obiettivo che la Giunta propone, quello dell'approvvigionamento idrico delle aree più bisognose, alle scelte tecniche e politiche del piano delle acque. Per quanto riguarda questo argomento io credo di dover ribadire e condividere le osservazioni che in proposito ha svolto il collega Pili.

Un'ulteriore considerazione è quella che riguarda la ripartizione dei fondi per aree programma. Qui si pone un problema abbastanza delicato, fuori da un discorso di rivendicazioni per cui l'area di riferimento di ciascuno di noi, come area elettorale, debba trovare puntuale difesa in ciascuna circostanza e in ciascuno di noi. Il problema reale è ancora una volta quello del riferimento al modello di sviluppo. Se è vero che la linea è quella di andare verso uno sviluppo diffuso ed equilibrato, o riequilibrato direi meglio, allora dobbiamo vedere se ciò che appare da questo programma è coerente. A me sembra, al di là della volontà e della determinazione dei proponenti, che avanzi l'immagine di uno sviluppo duro, che tende ad incoraggiare, al di là delle intenzioni, l'attrazione delle aree cittadine. Mi credano i colleghi: da questo punto di vista, e lo spiegherò successivamente, non c'è nessuna spinta campanilistica. Mi sembra cioè che si tenda ad incoraggiare l'attrazione delle aree cittadine, in particolare di quella di Cagliari, incoraggiando quel modello di sviluppo che noi affermiamo di voler contrastare. Questo diventa un problema fondamentale nelle nostre scelte. Io credo che questo non sia un discorso vecchio; rischia di essere mal interpretato, ma non è un discorso vecchio, perché oggi diciamo di aver scelto uno sviluppo fondato sulla necessità di guidare anche gli insediamenti umani nel territorio; la legge urbanistica e diverse altre leggi che abbiamo approvato in questo periodo, a questo mirano. Oggi bisogna parlare di questa cosa senza equivoci, senza contrapposizioni. La reale contrapposizione che si può creare è data proprio dallo sviluppo distorto, nel senso che l'area di Cagliari ha una fortissima polarità, però il differenziale di questa polarità è creato non da un forte e razionale sviluppo di Cagliari come città e come area, ma è creata dalla bassissima potenzialità del territorio interno, cioè è dovuta soprattutto alla scarsa vivibilità delle altre aree. Questo per me diventa un problema centrale di tutta la discussione e mi pare contraddittorio con gli indirizzi generali della programmazione. Il perseguimento della possibilità di uno sviluppo graduale, dolce, fondato sulla difesa delle caratteristiche ambientali, sulle produzioni leggere, a forte contenuto innovativo esige un assetto territoriale equilibrato e multipolare, con diverse polarità urbane nel nostro territorio, in una Sardegna, in cui, oltre ai capoluoghi e alle altre tre polarità note, ci siano altri centri dispensatori di servizi e attenti, in modo che si conservi il tessuto articolato dell'insediamento sul territorio. Ozieri, Tempio, Alghero, Senorbì, Guspini, Macomer - faccio una esemplificazione tralasciando molto - devono poter essere centri urbani con quelle qualità di cui al vita moderna ha bisogno, alla quale aspirano le popolazioni. Invece - e qui vorrei se possibile essere smentito, anche con riferimento eventualmente da altri programmi - l'assetto che sembra prefigurato da questo programma appare incentrato su Cagliari e Sassari e, al massimo, su questa fascia occidentale; tutta l'area collinare che va da Armungia a Benetutti è un'area che mi sembra esclusa dalla direttrice di sviluppo. Ecco perché assume valore la ripartizione degli interventi per aree di programma, proprio al fine di evitare uno sviluppo che appare squilibrato. Quindi, io attendo e spero di avere, nella replica dell'Assessore, precisazioni in merito.

A proposito della disparità di situazioni tra diverse aree programma, faccio un esempio anche per quanto riguarda gli schemi idrici. E' vero, la maggior necessità di acqua potabile è nell'area più densamente popolata del cagliaritano, però vi sono altre aree deficitarie. Faccio l'esempio dell'area nuorese della Baronia, dove vi è una forte potenzialità di sviluppo del turismo costiero, con una carenza idrica spaventosa. Non capisco come uno sviluppo equilibrato non debba tener conto anche di programmi di approvvigionamento idrico su quel territorio che oggi dalle schede del primo triennio è escluso. Altri interventi che sono presenti nella proposta non mi convincono moltissimo. Mi chiedo, per esempio, che senso ha parlare di metropolitana, per quanto leggera, in un'area come quella sassarese. Nella programmazione nazionale del settore dei trasporti urbani su un'area di così piccola dimensione non è ipotizzabile sperimentare una metropolitana leggera. Mi pare che questo risponda a un'aspirazione di tipo provinciale più che a una vera necessità. Ma si tratta, come vi dicevo poc'anzi, di osservazioni nell'ambito di un piano che, complessivamente, soprattutto per quanto riguarda l'infrastrutturazione, mi pare possa, con alcune correzioni, essere accettato.

Un'ultima considerazione, signor Assessore, che riguarda il partenariato. Il partenariato è un indirizzo che è affermato di programmi comunitari in diversi settori, è presente anche nel programma presentato dalla Giunta a proposito della gassificazione un cofinanziamento pubblico con presenza del partner privato, che poi è privato fino a un certo punto, l'ENEL o chi altri sarà. Io mi chiedo perché questa previsione del partenariato non sia stata tenuta presente, per esempio, nella costruzione e nell'esercizio degli acquedotti. Quella della costruzione e gestione in compartecipazione coi privati è una misura che, in diversi Paesi europei e mi pare anche nel nostro Paese, si sta affermando e consente una maggiore possibilità di utilizzazione delle risorse finanziarie pubbliche a fronte di un intervento dei privati che trovano il tornaconto all'investimento nella gestione delle strutture attraverso un sistema tariffario che sia adeguato al valore economico del bene.

Queste osservazioni intendevo fare, signor Presidente, sul programma che è stato presentato e che deve essere approvato e che riteniamo di dover approvare, tenendo conto della proposta della Giunta, della ricchezza del dibattito che in Consiglio si è sviluppato e delle osservazioni che speriamo di vedere accolte onde motivare con maggiore convinzione il voto finale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, penso che il confronto che si è sviluppato sulla proposta di piano regionale predisposto dalla Giunta regionale per l'utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale, rappresenti un momento particolarmente importante, perché è una delle poche occasioni che questa Assemblea ha di misurarsi con i temi delle politiche comunitarie, con i temi della CEE, con i temi dell'Europa. Per la prima volta penso, almeno per quanto riguarda le ultime legislature, all'interno del Consiglio regionale irrompono le tematiche comunitarie, tematiche che per troppo tempo sono rimaste estranee a questo Consiglio, per troppo tempo sono rimaste estranee al dibattito e al confronto tra le forze politiche, tra le forze consiliari. Io penso che il misurarci con queste tematiche rappresenti per noi una sfida molto importante perché ci costringe a misurarci con questioni che hanno una dimensione non solo nazionale ma europea e che, soprattutto, rappresenti una sfida per questa classe dirigente perché attraverso l'elaborazione di questo importantissimo atto di programmazione, noi esprimiamo tutta la nostra capacità, ma anche la modernità che è necessaria per vincere la sfida con le tematiche appunto comunitarie ed europee.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI

(Segue DADEA.) Io penso quindi che questo nostro dibattito, questo nostro confronto, ma anche la stessa proposta di piano predisposta dalla Giunta, con il concorso quanto mai puntuale e utile della Commissione competente, possa rappresentare un atto di programmazione di primaria importanza, che va bene al di là della stessa entità delle risorse che sono impegnate. Però non può sfuggire a tutti noi che comunque questo dibattito cade in un momento particolarmente difficile e delicato non solo della vita delle istituzioni comunitarie, ma anche, io penso, delle politiche regionaliste nel nostro Paese, in particolar modo della politica meridionalista nel nostro Paese, che ha avuto un offuscamento negli ultimi anni, e soprattutto che questo dibattito e la predisposizione di questo importante atto di programmazione cadano nel mezzo di una crisi economica e occupazionale della nostra Isola che ha assunto caratteri strutturali e che, soprattutto oggi, proprio alla luce dei processi di deindustrializzazione che sono in atto nella nostra Regione ha messo fortemente in crisi l'attuale modello di sviluppo, costringendoci a misurarci con la necessità di individuare nuove possibilità di sviluppo. Io penso che i fondi strutturali comunitari possano rappresentare appunto un utile strumento per delineare e far avanzare un nuovo modello di sviluppo che sia incentrato soprattutto sulle capacità auto propulsive del nostro sviluppo.

Dicevo prima però che questo dibattito e questo confronto cadono in un momento particolarmente delicato e difficile della vita delle istituzioni comunitarie. A tutti noi non sfugge che già lo stesso referendum danese, il modo contrastato attraverso cui è stata data via libera al trattato di Maastricht, le difficoltà che incontra l'approvazione del trattato di Maastricht da parte del Parlamento inglese, evidenziano la difficoltà che non solo il trattato di Maastricht, ma lo stesso ideale europeista incontrano in questo momento in molti Paesi dell'Europa occidentale, nei Paesi della Comunità economica europea. Io penso che in questi ultimi anni, in questi ultimi mesi, sia aumentato lo scetticismo nei confronti dell'Europa, sia aumentato lo scetticismo nei confronti del trattato di Maastricht. Questo scetticismo non interessa soltanto i Paesi che tradizionalmente lo hanno espresso, dalla Francia, alla Germania, agli inglesi, ai danesi, questo sotto la spinta di una crisi economica e occupazionale che ha investito profondamente i Paesi più forti della Comunità europea, dalla Germania alla Francia, dall'Italia alla Spagna, che sono alle prese con processi di disoccupazione e di svalutazione delle monete nazionali che hanno dei grossissimi riflessi all'interno di questi Paesi e che determinano un offuscamento degli orizzonti comunitari. Ma sicuramente non è ininfluente, rispetto a questo processo di offuscamento dell'ideale comunitario, anche la gravissima crisi di credibilità che ha investito la Comunità economica europea come conseguenza della grave crisi nell'ex Iugoslavia. La crisi nell'ex Iugoslavia evidenzia appunto l'impotenza, l'incapacità da parte dell'Europa unita di presentarsi come un organismo non solo economico ma anche politico, capace di affrontare una crisi così drammatica. Questo mette in discussione uno dei pilastri del trattato, cioè quello dell'unione politica europea. Ma questo nostro dibattito cade anche in un momento importante della vita dei fondi strutturali comunitari; ci troviamo cioè in un momento di passaggio, dopo la prima esperienza del triennio 1989-1993, oggi si apre un nuovo triennio che deve rappresentare un salto di qualità nella utilizzazione dei fondi strutturali. Le regioni sono anche impegnate in questo momento in un processo di riprogrammazione delle risorse comunitarie che non sono state impegnate. Da questo punto di vista penso che la Regione sarda abbia già messo in atto una prima riflessione sulla riprogrammazione delle risorse comunitarie non ancor impegnate. Soprattutto si tratta di predisporre un programma dei fondi strutturali che rappresenti qualcosa di veramente nuovo, di innovativo soprattutto rispetto al passato.

Dicevo prima che oggi sono anche fortemente messe in discussione le stesse politiche regionaliste e in particolare la politica meridionalista del nostro Paese, non solo sotto i colpi del federalismo egoista della Lega, che fa leva appunto su nuove divisioni e su nuove diseguaglianze nel nostro Paese, ma soprattutto perché oggi ci si trova di fronte a un'offensiva neocentralista anche da parte dello stesso Governo nazionale; una visione neocentralista dei problemi che si ripercuote pesantemente nelle regioni meridionali, una politica neocentralista che noi pensiamo, anzi auspichiamo che possa essere fortemente attenuata da questo nuovo Governo. Tutti quanti noi ricordiamo, penso, la famosa intervista di Andreatta del marzo di quest'anno su "Il Sole 24 ore" quando enunciò alcune concezioni assolutamente inaccettabili che facevano del Governo centrale il vero fulcro dell'intervento in materia di fondi strutturali comunitari e mettevano in discussione lo stesso criterio di aggiuntività delle risorse comunitarie rispetto agli interventi ordinari e straordinari del Paese membro. Io penso che sia necessario battere questo processo di neocentralismo, riproporre con forza una politica meridionalista naturalmente fondata su basi nuove, ma soprattutto dobbiamo fare in modo di battere il ragionamento che in tutti questi mesi è stato portato avanti dal vecchio Governo, ma in parte anche da questo stesso Governo. Mi riferisco al principio secondo cui, siccome non abbiamo i soldi per gli investimenti, bisogna utilizzare soldi comunitari, siccome non possiamo intervenire solo nel Mezzogiorno, dobbiamo individuare un intervento nell'insieme del Paese, nell'insieme delle aree depresse, che le risorse della legge "64" per l'intervento straordinario nel Mezzogiorno devono diventare un intervento ordinario e che questo intervento non può essere localizzato solo nel Mezzogiorno, ma nell'intero territorio nazionale. Questa concezione non solo ha delle ripercussioni fortemente negative sulle Regioni meridionali, ma anche sullo stesso atteggiamento della Comunità Economica Europea perché rischia di diventare un alibi. Infatti, perché la Comunità Economica Europea dovrebbe dare i soldi per il Mezzogiorno d'Italia quando lo stesso Governo non reputa utile investire prioritariamente in queste regioni? Questa concezione può tradursi in un ulteriore danno nei confronti delle regioni meridionali e soprattutto in un danno molto marcato per le regioni come la Sardegna che si trovano in questo momento alle prese con una crisi strutturale di dimensioni quanto mai drammatiche. Questo non significa addossare tutte le responsabilità ai Governi nazionali, che hanno portato avanti politiche di natura neocentralista e che hanno combattuto gli interventi nel Meridione d'Italia, non significa evitare di mettere in evidenza le responsabilità che sono anche delle Regioni e che sono anche della nostra Regione. Perché non ricordare che le risorse disponibili, soprattutto nel passato triennio, sono state utilizzate male e solo in piccola parte da parte delle Regioni interessate dall'Obiettivo 1? Per quanto riguarda le Regioni italiane, dell'Obiettivo 1 solo il 49,5 per cento delle risorse sono state impegnate, sino a qualche settimana fa, e appena il 20 per cento di quelle risorse sono state spese. La Regione Sardegna ha delle percentuali superiori, in Sardegna il 67 per cento era stato impegnato e il 38,5 per cento speso, ma soprattutto negli ultimi mesi, da parte dell'attuale Giunta regionale, penso che ci sia stata un accelerazione della spesa che ha contribuito a sollevare queste percentuali. Quindi individuare responsabilità del Governo nazionale non significa tacere sulle responsabilità delle stesse Regioni e sulla necessità di un utilizzo quanto mai rapido e mirato delle risorse comunitarie. Ma dicevo prima che naturalmente questo intervento, questo atto di programmazione così importante e così ricco di risorse, che può avere dei riflessi molto positivi per la nostra Isola, cade in un momento in cui questa crisi ha assunto dimensioni strutturali nella nostra Regione, una crisi strutturale che non si evidenzia solo attraverso i dati sulle percentuali di disoccupazione, siamo ormai oltre il 19,3 per cento. Soprattutto ci troviamo di fronte allo spettro della perdita, nelle prossime settimane, di circa 18 mila posti di lavoro a rischio nella nostra Regione. Non ci troviamo solo di fronte all'attacco al nostro apparato industriale, ci troviamo di fronte ad un processo di deindustrializzazione che rischia di avere delle ripercussioni gravissime sulla nostra economia e sui nostri livelli occupazionali, ma ci troviamo di fronte anche a un accentuarsi di quei fenomeni che hanno caratterizzato tradizionalmente, storicamente la questione sarda, cui faceva riferimento anche il collega Mannoni. Ci troviamo di fronte a un'accentuazione del processo di spopolamento e del conseguente processo di inurbamento che porta a una polarizzazione non solo nelle aree urbane, ma porta a una polarizzazione nei confronti anche delle aree forti che non sono soltanto, collega Mannoni, l'area urbana di Cagliari, ma sono le aree urbane in generale, sono le aree costiere, sono le aree che sono più dinamiche dal punto di vista economico (ad esempio la Gallura), che hanno un forte potere di attrazione, che è evidenziato anche, in maniera molto evidente dalle stesse dinamiche demografiche che evidenziano questo processo di spopolamento delle aree interne marginali a tutto vantaggio delle aree urbane e delle aree costiere. Dunque, se la crisi che attraversa la nostra Regione è una crisi strutturale, questo rende quanto mai necessario l'utilizzo dei fondi comunitari che devono essere indirizzati a superare le cause strutturali del nostro divario, ad individuare quei fattori di sviluppo che possono consentirci di superare le cause di questo divario. Dobbiamo fare riferimento alla ricerca e allo sviluppo tecnologico, dobbiamo fare riferimento alla qualificazione professionale, all'energia, ai trasporti, alle infrastrutture in genere; dobbiamo fare riferimento all'approvvigionamento idrico, dobbiamo fare riferimento soprattutto alle politiche dell'ambiente e dei beni culturali. Questi che io ho ricordato non sono solo i settori di intervento, sono i settori che vengono indicati dal regolamento della CEE per quanto riguarda gli obiettivi dell'Obiettivo 1. Penso quindi che sia quanto mai giusta e condivisibile la proposta predisposta dalla Giunta, col concorso quanto mai fattivo e produttivo della Commissione competente. E' una scelta che tende a privilegiare quattro assi prioritari, quattro assi che sono contenuti anche nelle indicazioni della Comunità Economica Europea, una scelta che evita la polverizzazione degli interventi, che tende a fare interventi di tipo strutturale, che tende a privilegiare il settore delle infrastrutture, della ricerca e dell'innovazione, dell'ambiente e del turismo e il rafforzamento delle strutture produttive. Io penso che questi quattro assi prioritari siano condivisibili perché in questo momento sono i quattro settori che ci possono consentire, in qualche modo, di contrastare il processo di deterioramento della nostra economia e, soprattutto, di innescare un processo di sviluppo che ci può portare a colmare il tradizionale divario nello sviluppo rispetto alle altre regioni non solo d'Italia, ma anche del nostro Meridione. Per quanto riguarda gli interventi di carattere infrastrutturale, penso che siano interventi non solo dovuti ma che siano gli interventi che, nei momenti di maggiore crisi, rappresentino un volano per lo sviluppo e per la nuova occupazione. E un intervento di politica prettamente keynesiana, ma che in questi momenti è quanto mai importante proprio perché può costituire quel volano per lo sviluppo e l'occupazione che può re-innescare delle possibilità di sviluppo.

Per quanto riguarda la ricerca e l'innovazione voglio solo ricordare due dati. Il primo è che il 75 per cento di tutte le spese comunitarie, in materia di ricerca e di sviluppo tecnologico, è concentrato in Paesi come la Germania, la Francia, il Regno Unito. In Italia le regioni del Nord assorbono il 72 per cento delle spese in materia di sviluppo tecnologico e le regioni del Meridione appena il 5 per cento. Questo evidenzia qual è il divario che oggi esiste su un terreno così importante per lo sviluppo di qualsiasi Paese e di qualsiasi regione, come è appunto quello della ricerca e dello sviluppo tecnologico. Penso che oramai le possibilità di sviluppo per una nazione non siano più concentrate nelle materie prime di cui un Paese dispone, ma che oggi le capacità, le conoscenze, soprattutto in campo tecnologico, rappresentino la possibilità che un paese o una regione ha di poter costruire uno sviluppo duraturo e nuove possibilità di occupazione. Ecco perché noi siamo profondamente d'accordo sulla scelta di sostenere la ricerca e l'innovazione attraverso il finanziamento del parco tecnologico, sia per Cagliari e Sassari nel primo triennio, sia per Oristano e Nuoro nel secondo triennio. C'è poi tutta la questione, che è stata oggetto di numerosi interventi nella mattinata, dell'intervento in materia di reti idriche. Io penso che la scelta che noi dobbiamo fare, e che d'altronde è contenuta anche nella proposta della Giunta, sia una scelta che deve essere chiaramente in coerenza con gli strumenti della programmazione vigente, non soltanto con il piano generale di sviluppo, ma anche con lo strumento di programmazione e comunque con gli studi che sono presenti in materia di piano delle acque; anche se il piano delle acque non è uno strumento approvato dal Consiglio regionale rappresenta comunque un punto di riferimento a cui dobbiamo ancorare le nostre scelte. Penso che, anche sulla base del dibattito che si è sviluppato stamattina, sulla base delle proposte che sono venute da diversi colleghi nel corso della mattinata, si possano introdurre alcune modifiche nello schema dell'assetto idrico che possono in qualche modo recuperare la coerenza delle proposte rispetto alle priorità che sono contenute nel piano delle acque. Penso che questo recupero di coerenza possa essere fatto; sono sicuro che l'Assessore nella replica potrà recepire le indicazioni che sono venute dal dibattito.

Dobbiamo inoltre, a mio modo di vedere, sfruttare alcune innovazioni che sono contenute nel regolamento comunitario approvato nel luglio di quest'anno, dove si amplia lo spettro dell'intervento ai settori dell'istruzione e della sanità. Penso sia opportuno accogliere soprattutto per quanto riguarda la sanità, alcune indicazioni venute dal dibattito di stamane, sulla necessità di dare risposte ad una delle realtà più degradate per quanto riguarda l'organizzazione sanitaria, cioè alla parte nord occidentale della Sardegna, così dinamica dal punto di vista economico, ma carente per quanto riguarda i servizi sanitari e sociali in genere. Probabilmente negli interventi del secondo triennio si potranno dare risposte a queste realtà.

Rimane un'ultima questione, che è stata più volte sollevata dagli oratori che mi hanno preceduto, cioè la necessità di dare completezza alla manovra che è stata avviata, con la predisposizione dei programmi che riguardano il Fondo sociale europeo ed il FEOGA orientamento. D'altra parte c'è da fare una distinzione - e penso che su questo sarà molto più preciso l'Assessore - perché sia il FEOGA orientamento sa il Fondo sociale europeo sono dei fondi regionali e quindi, per quanto riguarda questi fondi così importanti, e gli interventi che in essi sono contenuti, non c'è la scadenza rappresentata dal 7 settembre per la Sardegna e dal 15 settembre per quanto riguarda lo Stato membro. Quindi la responsabilità della predisposizione di questi programmi ricade interamente sulla Regione sarda e quindi si può quanto prima provvedere alla predisposizione dei programmi regionali che riguardano questi due importanti settori.

L'ultima considerazione è di carattere generale e riguarda la necessità per la Regione sarda di acquisire una organizzazione e una struttura di dimensione europea. Cosa significa questo? Significa che noi dobbiamo attrezzare la nostra Regione in modo tale che sia all'altezza della sfida che pone il processo di integrazione europea. Questo deve comportare una profonda revisione della legislazione regionale; una legislazione regionale che oggi è in qualche modo estranea alla legislazione europea; una legislazione regionale profondamente intrisa di una concezione sostanzialmente assistenzialistica che confligge con gli indirizzi della Comunità Economica Europea. Non solo dobbiamo modificare la nostra legislazione regionale nel senso che ci viene indicato dalla Comunità Economica Europea, ma dobbiamo anche costruire una nuova organizzazione interna che eviti l'accentramento delle politiche comunitarie in seno ad un unico servizio in modo tale che le competenze siano diffuse tra i singoli Assessorati, perché questo ormai chiede la Comunità Economica Europea. Ogni singolo Assessorato deve poter interloquire produttivamente con la Comunità senza l'imbuto rappresentato da un unico servizio che, il più delle volte, rappresenta un ostacolo alla predisposizione dei programmi e degli interventi in materia comunitaria.

Sono sicuro che l'Assessore nella sua replica raccoglierà molte delle indicazioni, molto interessanti, venute dal dibattito stesso; così come sono sicuro che la Commissione competente, che ha svolto un ruolo molto importante nella predisposizione di questo programma, raccoglierà quanto di meglio è venuto dal dibattito e dal confronto, al fine di introdurre quelle necessarie modificazioni che il dibattito ha evidenziato e che possono migliorare ulteriormente un programma che rappresenta una profonda innovazione dell'intervento della Regione sarda in materia di politiche comunitarie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare per la Giunta l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio credito e assetto del territorio. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo di dover ringraziare il Consiglio per la discussione molto impegnata e approfondita su questo atto di grande rilievo, che impegna ed impegnerà la Regione sarda su obiettivi significativi di carattere programmatico e su scelte non di poco conto sul piano finanziario. Voglio dire subito che chiederò a nome della Giunta, a conclusione del mio intervento, che vi sia una sospensione dei lavori, prima di passare alla votazione delle varie parti del documento stesso, in modo tale che, seguendo una prassi che normalmente si segue quando si affrontano dibattiti di questo rilievo, in particolare in occasione dei dibattiti sugli atti di programmazione e sul bilancio, si possa coinvolgere seppure informalmente la Commissione consiliare competente e i Gruppi che vi volessero partecipare non facendone parte, in modo che si possa fare anche una sintesi delle proposte migliorative espresse nel dibattito, per raccordarle e quindi facilitare l'iter procedurale che anche tecnicamente, voi capite, è delicato, laddove si dovessero introdurre delle modifiche da parte del Consiglio regionale. La Giunta è disponibile, e voglio dichiararlo subito, a recepire quanto di migliorativo può essere apportato. Del resto le discussioni in Consiglio regionale, come quelle in Commissione, non si fanno certo per ratificare documenti, ma per avere un confronto e per migliorare per quanto possibile i documenti che vengono presentati. Io credo di non aver mai confuso la tenacia con cui si possono difendere delle posizioni con il non ascoltare le posizioni altrui. Il dialogo comporta che ci si ascolti fra le parti, non che ci sia chi parla e chi invece deve accettare. Ho sempre contrastato un simile atteggiamento quando non ero nei banchi della Giunta e continuo a farlo. Dico anche che, pur non condividendo alcune osservazioni pur rilevanti, ritengo comunque che anche queste rientrino nell'ambito della logica e della dialettica. Anche laddove si ritiene che vengano fatte delle scelte di grande rilevanza strategica, questo non vuol dire che non ci siano altre scelte, perché le opzioni e le priorità sono tante. Dunque si devono fare delle scelte, ed è del tutto comprensibile che possano esserci anche accentuazioni differenti, senza per questo disconoscere la qualità e il rilievo delle opinioni divergenti. Su un punto però, non mi sento di condividere dei rilievi: è quello relativo al rapporto col Consiglio. Sono stato per tre legislature consigliere regionale, per parecchi anni anche responsabile del Gruppo e credo di aver sempre dedicato molta attenzione al fatto che il Consiglio regionale fosse messo nelle condizioni di esaminare i documenti e di poter dare un contributo approfondito in merito alle cose che si discutono. Quindi sono particolarmente sensibile a questo tipo di rilievo che ritengo francamente ingiusto e che non condivido nel modo più assoluto. Su questo programma, la Giunta regionale si è mossa per tempo, ha presentato delle proposte illustrandole in due Commissioni consiliari e approvandole in Giunta non il 31 agosto. Il 31 di agosto, infatti la Giunta ha deliberato su un programma definitivo, o meglio sulla proposta di programma definitivo, ma la prima proposta formulata dalla Giunta regionale è stata presentata dalla Giunta stessa in due Commissioni, rispettivamente il 16 e il 17 di giugno. Il 16 giugno è stata illustrata in Commissione bilancio, contestualmente alla manovra aggiuntiva del bilancio e ai documenti di riprogrammazione delle risorse, che la Giunta era tenuta a presentare ai sensi dell'articolo 9 della legge finanziaria, e il giorno successivo ha presentato il documento in Commissione seconda. Certo, poi, quando la Commissione seconda ha avuto in carico, dalla Presidenza del Consiglio regionale, il documento per l'istruttoria formale, è evidente che la Giunta ha dovuto seguire l'istruttoria nella Commissione consiliare competente, perché la seconda Commissione è quella che è stata investita del problema. Questa proposta ha comportato e comporta a tutt'oggi un rapporto costante tra Regione e Ministero del bilancio perché si tratta di proposte per un programma che deve essere presentato dallo Stato, non dalla Regione. Noi non stiamo approvando il programma che va alla Comunità europea, stiamo discutendo le proposte che la Regione sarda presenterà allo Stato italiano, al Governo, il quale poi presenterà un programma unitario di tutte le Regioni dell'Obiettivo 1 alla Comunità europea. La differenza di fondo che vi è tra il FERS, Fondo regionale di sviluppo di cui stiamo parlando oggi, e il FEOGA e il Fondo sociale è esattamente questa, perché le proposte per il FEOGA, che riguardano poco più del 10 per cento delle risorse dei fondi strutturali, sono proposte che vengono definite dalla Regione sarda - il Governo è un passacarte - e che comporta un cofinanziamento della Regione no dello Stato. Qui noi, invece, stiamo facendo proposte che, per i due terzi, sono relative a cofinanziamenti statali non regionali, perché tutta la parte relativa agli incentivi industriali e ai programmi multi regionali che rappresenta due terzi del fondo regionale di sviluppo è cofinanziata dallo Stato. Quindi il programma è dello Stato, non è della Regione e per questo abbiamo dovuto attivare un rapporto dialettico costante, talvolta uno scontro che su alcune questioni non è ancora cessato, come voi sapete. In quella fase si è attivato il confronto con la Commissione consiliare, che ha espresso un parere sulla prima proposta che noi abbiamo presentato il 15 luglio e solo su un punto della proposta vi è stato un parere negativo del Governo espresso il 4 agosto, con una lettera del Ministero dell'industria con la quale, mentre si accettavano le proposte relative all'energia per la parte gassificazione, si esprimeva il parere contrario sulla metanizzazione.

E' evidente che, questa presa di posizione, che noi non abbiamo accettato nel merito - infatti il ministro Savona nell'incontro del giorno successivo con la Giunta ha accettato un arbitrato, con tre rappresentanti nominati uno dalla Regione, uno dal Governo e uno di comune accordo, ma questa decisione lascia aperto il problema sulla questione del metano perché vi è dissenso di fondo tra noi e il Governo - ci ha comunque costretto a ritirare o a modificare la proposta originaria discussa in Commissione fin dal mese di giugno per la parte relativa al metano e sono state introdotte delle modifiche in relazione al reimpiego delle risorse che originariamente erano previste per il metano. Ci sono state anche alcune modifiche non rilevantissime, derivanti dai contatti informali, impegnativi peraltro perché ci sono documenti scritti da parte della Commissione per le politiche regionali della Comunità europea, che per esempio per la parte energetica ha fatto alcuni rilievi sui meccanismi che noi avevamo previsto di utilizzare.

Concludendo il mio intervento, torno a dare delle risposte ad alcuni quesiti specifici che sono stati posti dai colleghi. Si è attivato in questi tre mesi un confronto che ha impegnato la Commissione consiliare competente. Il Presidente e i colleghi della Commissione, e li ringrazio, sia quelli che hanno votato a favore, ma anche quelli che hanno votato contro, hanno dato atto del rapporto costante che vi è stato tanto è vero che, già prima della conclusione della pausa estiva del Consiglio, si è previsto di tenere la seduta del Consiglio regionale della prima Commissione consiliare nella prima settimana di settembre, proprio in vista dell'adempimento che doveva essere compiuto dal Consiglio regionale su questi atti. Prima ancora prima che sapessimo la risposta negativa del Ministero dell'industria sulla questione del metano, eravamo già a conoscenza del fatto che noi entro il 7 di settembre avremmo dovuto presentare formalmente le proposte della Regione sarda al Ministero del bilancio. Certo c'è un problema di tempi; i tempi sono stati determinati in parte dai ritardi della CEE. Perché non dirlo? I regolamenti sono stati approvati i primi giorni di agosto, ma noi non potevamo aspettare il 2 o il 3 agosto per definire le proposte né potevamo aspettare il parere negativo sul metano del Ministero dell'industria. Noi ci siamo mossi, anche da un punto di vista tecnico, oltre che, ovviamente, dal punto di vista programmatico, ben prima, attivando come giusto gli incontri con il Governo e con le Commissioni regionali per predisporre un programma che abbia possibilità di essere accolto per lo meno nella grande maggioranza.

In secondo luogo ci sono stati tempi determinati dal Governo perché i tempi del Fondo di sviluppo regionale sono, ripeto, tempi decisi a livello nazionale, non a livello regionale. Il FEOGA può essere presentato anche alla fine dell'anno perché a Bruxelles va quello che definisce la Regione, lo Stato non vi mette mano, soprattutto ora che il Ministero dell'agricoltura è stato abolito. Certo rimane un problema di coordinamento generale, questa è un'esigenza giusta, e infatti nella relazione al programma questo viene affrontato perché vengono definite le quote attribuite ai vari fondi, si dà la giustificazione della diversa ripartizione di quote, si indicano anche gli assi prioritari per tutti e tre i fondi, anche per il FEOGA e per il Fondo sociale, e io ritengo che non vi sino problemi ad accogliere la richiesta che è stata fatta dai colleghi del Consiglio circa il fatto che anche questi due programmi ulteriori del Fondo per l'agricoltura e orientamento e del Fondo sociale europeo debbano avere un esame in sede consiliare e di Commissione competente. Per questo provvedimento, però, ripeto, vi erano dei tempi prefissati dal Governo, e cioè il 7 di settembre per la presentazione della proposta definitiva e il 15 di settembre per la presentazione del programma dello Stato membro alla Comunità Economica Europea. E' evidente che il modo in cui abbiamo dovuto lavorare ha portato anche a delle difficoltà di punto di vista tecnico, per esempio ci sono, mi è stato fatto rilevare, alcune discordanze nelle cifre: nella scheda mi pare per lo schema idrico del Tirso ci sono 80 miliardi mentre nella Tabella ce ne sono 70. Nella scheda per il parco tecnologico è saltata la frase relativa al BIC, che è una misura che la Comunità Europea riconferma. Per quanto riguarda le schede del Nord Sardegna, sono pronte adesso, non si è fatto in tempo a definirle tutte, ma abbiamo lavorato nelle condizioni che voi conoscete perfettamente.

Tuttavia, voglio dare anche un chiarimento ulteriore su alcune questioni relative alla determinazione delle quote. Noi, per esempio, siamo partiti con una proposta di programma che ricalcava, in assenza di una decisione del Governo, la ripartizione che era avvenuta nell'89 per i programmi precedenti: 60 per cento alla Regione, 40 per cento per i programmi statali. Questa linea non è passata, èe è passata, invece, una ripartizione diversa a livello nazionale, comunicata a metà luglio, che prevedeva di avocare allo Stato i due terzi delle risorse e un terzo attribuirlo alla Regione e, infatti, in questo programma non vi è una ripartizione 60-40 per cento, ma vi è una ripartizione 33 per cento per i programmi multi regionali definiti dallo Stato, 33 per cento per incentivi industriali dello Stato, cioè a valere sulla legge sulle aree depresse, la "488", quella che per intenderci, ha sostituito la legge "64", e un altro 33 per cento definito dalla Regione. Questo ci ha costretto a modificare ulteriormente in sede informale, e la Commissione ha seguito tutto questo iter, almeno la collocazione delle proposte, anche se abbiamo cercato di non modificare le scelte strategiche, di questo credo che si possa dare atto documentale. Noi abbiamo cercato di collocare diversamente le proposte, ma rispettando gli obiettivi strategici.

Voglio anche dire che alla fine, e cito pochissime cifre - mi si accusa sempre di citare delle cifre, ma questi dati vanno anche citati -, non si può dire che il settore delle attività produttive sia emarginato. Questo programma prevede la mobilitazione, nei sei anni, di 5.620 miliardi di investimenti, di questi 2.803 sono per i settori produttivi, cioè incentivi, 2.817 per tutti gli altri settori, cioè energia, trasporti, parco tecnologico, ambiente, che è difficile considerare non produttivi. La metà degli investimenti nel programma sono dedicati ai settori produttivi ed è la scelta che è stata fatta nel programma. Se vogliamo fare una ripartizione ancora più precisa, considerando soltanto le risorse comunitarie, abbiamo 182 miliardi destinati all'energia, cioè alla gassificazione, 334 alle risorse idriche, 470 ai trasporti, 180 al parco tecnologico, 134 all'ambiente, parchi naturali, 981 agli incentivi per la produzione, ai settori produttivi. Cito i dati comunitari perché la ripartizione delle quote comunitarie è diversa da settore a settore e così posso cominciare a dare delle risposte alle questioni di merito che sono state poste. Ora la Giunta regionale ha voluto fare - e mi pare che nel Consiglio su questo non vi siano state da parte di nessuno obiezioni - una scelta di alcuni obiettivi di grande valenza strategica che ovviamente, proprio per la loro natura, non sono facilmente territorializzabili, né per il loro impatto e neppure per la collocazione, per la ricaduta degli investimenti. Quando si parla di dorsale ferroviaria e si ipotizzano 190 miliardi di investimento è difficile dire che quell'investimento ha una ricaduta su Cagliari, su Oristano o su Sassari. E' un investimento di grande valenza strategica, perlomeno su tutto l'asse occidentale della Regione. Quando si parla di gassificazione, 780 miliardi di investimenti, quindi una cosa rilevantissima, certo si colloca in un'area ben precisa, ma sappiamo che quell'area, insieme a Fiume Santo, è il serbatoio di energia di tutta la Sardegna. Quando si parla della 125, è difficile dire che è un intervento localizzato prevalentemente nella provincia di Cagliari; è vero che i due terzi sono nella provincia di Cagliari e un terzo nella zona dell'Ogliastra, ma è indubbiamente un intervento che risolve un problema di collegamento di vitale importanza per l'asse orientale della Sardegna. Quindi è evidente che, quando si parla di problemi di questa portata, è difficile fare un discorso di territorializzazione e, comunque, io credo di dover dire che è possibile valutare ulteriormente un recupero di diffusione territoriale degli interventi, anche nel senso indicato dai consiglieri che sono intervenuti, negli schemi idrici, ma anche in altri tipi di interventi. Però, credo anche che sia giusto aggiungere che questo programma è parte integrante della programmazione regionale, perché come chiede la Comunità Europea e come veniva rilevato dalla relazione del Presidente della Commissione, e anche da numerosi altri interventi che vi sono stati, è un programma che attua una parte delle scelte del piano di sviluppo regionale. La Comunità ha posto questa come una delle condizioni di fondo, cioè non fare dei programmi di utilizzo dei fondi strutturali separati, ma predisporre dei programmi che siano una proiezione di alcune scelte programmatiche del piano di sviluppo regionale e non v'è dubbio che le scelte che si fanno nel programma rientrano in quest'ordine di priorità. Quando si parla di gassificazione, di problema energetico, è una proiezione di un deliberato del piano di sviluppo regionale e del Programma di sviluppo regionale. Così per quanto riguarda le reti dei trasporti, gli schemi idrici, il parco tecnologico e così via. Ma non solo vi è questo elemento, vi è anche un altro dato che, poiché una parte di questo programma va cofinanziato dalla Regione, sarà parte integrante del bilancio pluriennale, perché quando si dovranno mettere le risorse della Regione per cofinanziare negli anni 1994-1995 e 1996 e nel triennio successivo le risorse del programma dei fondi strutturali si deve allegare la tabella che verrà approvata oggi, nel programma stesso, quindi in quella sede sarà possibile fare quella discussione e quella valutazione anche tenendo conto delle aree programma, come è giusto che sia, utilizzando in modo equilibrato le risorse. Questa è solo una parte delle risorse che noi pensiamo di utilizzare.

Nel merito mi si è chiesto: dove sono i miliardi, nella gassificazione, portati dai privati? Questa è una delle richieste della Comunità Europea, cioè tutti gli interventi che comportano una ricaduta di carattere tariffario - è il caso del settore energetico - possono avere un contributo della Comunità Europea a fondo perduto che non deve superare il 35 per cento. Il rimanente deve essere a carico dei privati - può essere anche l'ENEL, può essere anche una società dello Stato - che però possono accedere, per il finanziamento della rimanente quota, alla Banca europea degli investimenti. I mutui della Banca europea degli investimenti, cioè, vengono autorizzati se sono garantiti da interventi a rientro tariffario. E' un ragionamento che può essere fatto anche per gli schemi idrici; per la gassificazione abbiamo già ipotesi di intervento degli americani o dell'ENEL o di altri, su cui si sta lavorando, ma anche la questione degli schemi idrici andrebbe affrontata in quest'ottica, perché anche in questo settore si può avere, volendo, una contribuzione ridotta a fronte di un finanziamento della Banca europea degli investimenti, se vi è però la garanzia di un rientro tariffario. Nel caso della gassificazione ci hanno imposto di ridurre la quota pubblica e di incrementare quella prevista per il privato. Per quanto riguarda gli schemi idrici, la discussione ha interessato principalmente il problema dello schema idrico della Sardegna sud-orientale. Ora, io ritengo che si possa trovare una soluzione per rispondere a quella che a me pare l'obiezione più delicata sul piano politico e programmatico, alla quale la Giunta non vuole sfuggire. Originariamente, come il collega Pili e gli altri colleghi sanno, la proposta della Giunta era stata quella di inserire il primo lotto del Rio Picocca, e questa è la proposta portata in Commissione. La seconda proposta, che è stata inserita successivamente, non rientra nel piano delle acque e questa è l'obiezione politicamente più delicata. Ora si può individuare nella stessa area un'altra priorità, due erano le priorità nel meridione della Sardegna, una era lo schema idrico della Sardegna sud-orientale, con un investimento di 900 miliardi per la diga del Rio Picocca, l'altra era la diga del Monte Nieddu. Rispondendo a questa che mi sembra l'obiezione di carattere politico programmatico, credo che si possa risolvere il problema facendo una scelta che rimanga nell'ambito del piano delle acque. Questo non per dire che il piano delle acque sia immodificabile, ma per evitare che si apra una maglia, e che, senza modificare il piano stesso, si possano introdurre delle modifiche pur valide ma senza che rientrino in un quadro programmatico. Detto questo però, per dichiarare la disponibilità a cercare una diversa soluzione - l'Assessore ai lavori pubblici aveva indicato già in una sua lettera la possibilità di questo tipo di intervento - voglio chiarire il perché si è arrivati a questa modifica. Noi abbiamo formulato la prima proposta a metà giugno prevedendo la diga sul Rio Picocca, perché questa era la prima priorità indicata di piano delle acque, ma abbiamo avuto un parere, sottoscritto dai dirigenti del servizio dighe dell'Assessorato e dal direttore dell'EAF, i quali invece contestavano i dati tecnici della prima ipotesi di soluzione e in più venivano evidenziati...

PILI (P.S.I.). E' assurdo quello che stai dicendo.

BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Scusa, Domenico, io voglio semplicemente precisare le cose che sono intervenute. C'è stato anche un rilievo di carattere ambientale relativo ai vincoli possibili del parco dei Sette fratelli. Io credo che non sia questa la sede per dirimere un problema che comporta delle valutazioni di carattere tecnico piuttosto delicato. Io penso che si possa superare il problema facendo una scelta che rimanga nell'ambito del piano delle acque e seguendo una priorità indicata peraltro dallo stesso Assessorato ai lavori pubblici ed emersa, mi sembra, anche in alcuni interventi in Consiglio da parte dello stesso Pili, del collega Usai e da parte anche del collega Dadea. Si può anche recuperare un discorso di maggiore equilibrio territoriale sempre nell'ambito degli schemi idrici, tenendo presenti anche le osservazioni che venivano fatte da alcuni colleghi per quanto riguarda la Sardegna centrale e per quanto riguarda il Nord Sardegna, così come, per quanto riguarda i trasporti, si possono accogliere dei suggerimenti relativi non alla quantificazione delle risorse, ma alla più puntuale specificazione di alcune schede. Mi riferisco, ad esempio, ad alcune scelte relative alla metropolitana leggera dell'area di Sassari. Sono cose che possono essere viste, sono questioni che la Giunta aveva già chiarito in Commissione dichiarando la piena disponibilità a discutere di questi aspetti. Per quanto riguarda la 125, da quando sono consigliere regionale, in Giunta e fuori, ho sempre letto e votato documenti nei quali si indicava questa all'ANAS come priorità fondamentale per una corretta articolazione del traffico tra occidente e oriente. Il problema è il seguente: noi abbiamo impegnato i 100 miliardi che avevamo accantonato nel programma della 268 come cofinanziamento dell'intervento dell'ANAS che poi non vi è stato. Sappiamo qual è la situazione dell'ANAS, abbiamo ritenuto che fosse giusto inserire nel programma multi regionale, tanto per cominciare, prevedendo comunque anche un intervento della Regione, il finanziamento organico di questa rete stradale. Esiste la progettazione integrale, solo uno degli interventi è stato finanziato dall'ANAS ed è in esecuzione, i quattro interventi sono stati tutti definiti nel confronto anche con le amministrazioni locali. Abbiamo previsto anche, lo vorrei dire ai colleghi ai quali fosse sfuggito, che l'inizio dei lavori sia contestuale da una parte e dall'altra. Si è sempre detto: non si cominci soltanto da Cagliari, con la tratta Cagliari-Terra Mala, ma si cominci anche con la tratta dell'Ogliastra, che è una, quella di Genna 'e Cresia, perché l'altra tratta, quella più rilevante, riguarda sempre la provincia di Cagliari. Io non credo però, che si possa dire che questo intervento, che pure per due terzi è in provincia di Cagliari, valga soltanto per la provincia di Cagliari perché è una questione di grande rilievo per tutto l'asse orientale. La collega Vannina Mulas ha sollevato una questione che ritengo importante e alla quale può essere data una risposta. La Giunta regionale ha sentito la Commissione per le pari opportunità su questo punto. Non vi è una proposta azione-donna rilevante da inserire perché in realtà le richieste che venivano formulate non erano tali da essere inserite in un programma comunitario, ma ritengo che sia possibile recuperare le osservazioni che faceva la collega Mulas, inserendole nella scheda relativa agli incentivi per le imprese, perché credo che tutte le osservazioni che sono state fatte in relazione a favorire l'occupazione e l'imprenditorialità femminile, possano essere recuperate come criterio programmatico. Del resto mi sembra che nel confronto con la Commissione pari opportunità questi elementi siano stati condivisi.

Infine, voglio dare un chiarimento, che è stato chiesto anche stamane in incontri con amministrazioni pubbliche, e che riguarda il cosiddetto moltiplicatore delle risorse. Si è detto: se si inseriscono, per esempio, 4 miliardi per finanziare l'edilizia scolastica, si mobilitano 60 miliardi della CEE. Questo è vero, ma dobbiamo sapere che per mobilitare quei 60 miliardi non dobbiamo soltanto trovare i 4 miliardi della Regione, dobbiamo anche trovare i 60 miliardi della Comunità europea togliendoli da un altro intervento. Questo perché le quote per i fondi strutturali sono determinate e sono per l'esattezza 1.200 ogni tre anni, queste sono e queste vanno utilizzate.

PRESIDENTE. Assessore Barranu, la prego di attenersi al tempo.

BARRANU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Sto chiudendo. Molte delle osservazioni che sono state fatte dai colleghi sono osservazioni corrette, che consentono un maggiore equilibrio del programma, che consentono anche di migliorare alcune opzioni che sono state fatte. Quello che voglio sottolineare è che deve rimanere ferma, evidentemente, l'impalcatura di fondo, cioè gli obiettivi strategici, gli assi prioritari che sono quattro, i sottoassi che sono sei, le misure che devono essere quelle scelte, altrimenti il programma perderebbe i suoi connotati. Deve rimanere cioè un programma che ha la sua valenza nelle grandi scelte strategiche che si fanno. Per questo, quindi, credo di poter dire che si potrebbe andare ad una sospensione dei lavori, per recepire in questo quadro alcuni suggerimenti rilevanti che sono intervenuti nel dibattito consiliare, in modo tale che li si possa opportunamente, raccordare per ritornare in Aula con un istruttoria che, come è giusto nel caso di documenti complessi, seppure informalmente, sia fatta con il coinvolgimento della Commissione e dei Gruppi consiliari.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi per un quattro d'ora ed è convocata la Conferenza dei Capigruppo.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Si possono sospendere i lavori del Consiglio e anche convocare la Conferenza dei Capigruppo, però è contestualmente pervenuta ai consiglieri regionali componenti della seconda Commissione consiliare la convocazione, per adesso, della Commissione stessa, con all'ordine del giorno l'esame delle proposte di variazione presentate dalla Giunta regionale. Io pongo al Presidente del Consiglio e all'intero Consiglio il problema di come si stravolgono le regole del funzionamento dell'Assemblea. L'argomento è in discussione in Consiglio regionale, l'Assessore della programmazione ha, in questo istante, finito di parlare replicando agli interventi che ci sono stati in Aula, nella discussione generale. Se esistono delle proposte di modifica del programma da parte della Giunta regionale non possono che essere presentate al Consiglio, in base al Regolamento, sotto forma di emendamenti. Noi abbiamo ricevuto due emendamenti da parte di consiglieri regionali, di Gruppi consiliari, nessun emendamento della Giunta e riceviamo una convocazione, invece, da parte del Presidente della Commissione con all'ordine del giorno l'esame delle variazioni proposte dalla Giunta. E il Consiglio cosa fa? Perché discute? Perché ha discusso tutto il giorno? Che senso hanno le osservazioni di merito dei colleghi, il dibattito generale, la dialettica politica, lo sforzo apprezzabile, ammirevole di Barranu di tentare di interloquire seppure in conclusione, con il Consiglio regionale?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS

(Segue COGODI.) Che senso ha tutto questo se a lato o sotterraneamente c'è un altro livello di confronto che passa non si capisce più dove? Io conosco un regolamento nel quale è detto che quando è riunito il Consiglio non si possono convocare le Commissioni, che il Presidente dà la deroga per convocare eventualmente riunioni di Commissione se c'è l'assenso di tutti i Gruppi. Non si chiede neppure il parere ai gruppi, o almeno ad alcuni si chiede, forse a quelli di maggioranza e non lo si chiede a quelli di opposizione. Certamente non è stato chiesto il parere del Gruppo Rinascita e Sardismo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non mi risulta sia stata convocata alcuna Commissione, perché il Presidente non ha autorizzato la convocazione di nessuna Commissione.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, allora è una convocazione abusiva. Io prendo atto che ci sono anche convocazioni abusive, ma non vorrei che fosse anche abusiva la proposta di modifica presentata dalla Giunta che evidentemente il Presidente della Commissione ha, perché le Commissioni sono presiedute dalla maggioranza e dirette dalla maggioranza, e che il Consiglio non ha e che di sicuro l'opposizione non ha. Ho posto il problema, non la faccio lunga più di tanto. Ovviamente il Presidente è garante e sarà garante, nel modo più scrupoloso, della corretta funzionalità del Consiglio e del rispetto delle regole, però andando oltre le forme, nella sostanza, sul piano politico, anche la Giunta regionale dovrebbe tentare almeno - se non ci riesce almeno tentare - di essere corretta e, se deve presentare proposte di variazione, presentarle al Consiglio, quando gli argomenti sono in discussione in Consiglio. Altrettanto dicasi per i Presidenti della Commissioni che non sono un altro potere rispetto al Consiglio, ma sono una articolazione del Consiglio.

PRESIDENTE. Sospendiamo i lavori del Consiglio per quindici minuti.

E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 19, viene ripresa alle ore 19 e 39.)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 40.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

Interrogazione Dadea - Casu - Cocco sull'esonero dell'allenatore del Cagliari Calcio.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la Regione sarda interviene finanziariamente a sostegno della squadra del Cagliari Calcio attraverso un contratto di sponsorizzazione che per il campionato di calcio 1993/1994 ammonta a lire 3.750.000.000 (tremiliardisettecentocinquanta milioni);

- il sostegno finanziario a favore dello sport professionistico sardo, attraverso i contratti di sponsorizzazione, dovrebbe essere finalizzato a migliorare l'immagine della Sardegna e a far conoscere la qualità dei prodotti sardi;

- il Cagliari Calcio può svolgere un ruolo importante nell'opera di ricostruzione dell'immagine della nostra Isola, profondamente deturpata dai drammatici avvenimenti di queste ultime settimane (sequestri di persona, fuoco omicida);

- pur non mettendo in discussione l'impegno della Regione sarda a favore del Cagliari Calcio, l'episodio in questione pone, però, allo sponsor ufficiale (la Regione) l'esigenza di una attenta valutazione della modalità attraverso cui vengono utilizzati i finanziamenti stanziati,

tutto ciò premesso, chiedono di poter interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura per conoscere se il rilevante sforzo finanziario della Regione sarda a favore dello sport professionistico sardo corrisponda alle finalità della legge che consente i contratti di sponsorizzazione e soprattutto se corrisponda alla inderogabile necessità di valorizzare l'immagine della nostra Isola oggi fortemente intaccata dai drammatici avvenimenti di questi ultimi mesi. (601)

Interrogazione Pusceddu - Mannoni - Mereu Orazio - Mulas Maria Giovanna, con richiesta di risposta scritta, sulla decapitazione della "Tartaruga" di Cala Girgolu e sulla tutela dei monumenti naturali della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che vasta eco ha avuto nella sensibilità ambientale dell'opinione pubblica l'inqualificabile atto vandalico perpetrato da alcuni turisti che hanno proditoriamente danneggiato a martellate la suggestiva roccia di Cala Girgolu, denominata la "Tartaruga";

PRESO ATTO che la legge regionale 7 giugno 1989, n. 31, definisce monumenti naturali singoli elementi o piccole superfici di particolare pregio naturalistico o scientifico, che debbono essere conservati nella loro integrità;

RITENUTO di dover attuare ogni utile iniziativa al fine di valorizzare e difendere il patrimonio naturalistico della Sardegna,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

a) se non ritenga opportuno istituire, con le procedure di cui all'articolo 23 della legge regionale n. 31 del 7 giugno 1981, la roccia di Cala Girgolu denominata la "Tartaruga" quale monumento naturale stabilendo l'esatta delimitazione dell'area, l'eventuale zona di rispetto, il regime di tutela e l'organismo che deve provvedere alla sua conservazione e valorizzazione;

b) se non ritenga che nel caso sopra richiamato possa invocarsi la fattispecie di danno ambientale con possibilità di ripristino prevista dalla legislazione vigente;

c) se non ritenga infine opportuno che l'Amministrazione regionale si costituisca parte civile nel procedimento giudiziario intrapreso. (602)

Interrogazione Tamponi - Lorettu - Carusillo - Serra - Amadu - Deiana - Dettori - Giagu - Satta Antonio - Atzeni - Atzori - Baghino - Corda - Fadda Paolo - Manunza - Marteddu - Mulas Franco Mariano - Onida - Oppi - Piras - Sanna - Sechi - Selis - Serra Pintus - Soro - Tidu - Usai Sandro sul ventilato smantellamento, da parte dell'Alitalia, della Scuola di volo e del Centro di manutenzione di Alghero e il conseguente trasferimento in altra sede.

I sottoscritti,

RILEVATE le condizioni di precarietà in cui versa l'attività della Scuola di volo di Alghero;

PRESO ATTO che la Compagnia Alitalia da diverso tempo nega il confronto con il sindacato sulle prospettive della struttura; la mancanza di qualsiasi piano di programmazione induce a pensare ad un probabile trasferimento in altra sede delle attività svolte ad Alghero;

RILEVATO che la struttura della Scuola di volo ha un bilancio nettamente attivo per quanto concerne le manutenzioni per conto terzi, infatti negli ultimi anni oltre gli investimenti sugli aeromobili sono state acquisite commesse di manutenzione sugli ATR 42 e sui Canadair utilizzati nella lotta agli incendi;

ACCERTATO che con la Scuola possono essere venduti importanti pacchetti di formazione piloti in quanto sono numerose e documentabili le richieste provenienti da terzi;

CONSIDERATO che bisogna respingere qualsiasi tentativo che riduca i livelli occupativi di una struttura caratterizzata da alti parametri produttivi, tecnologicamente avanzata e con prospettive di sviluppo innegabili,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere le iniziative che intende adottare per respingere con fermezza i tentativi di disimpegno dell'Alitalia e per rimuovere le cause di questo stato di incertezze produttive che minacciano seriamente i livelli occupazionali acquisiti. (603)

Interrogazione Planetta, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione delle quote di pubblicità regionale alle emittenti televisive e radiofoniche.

Il sottoscritto,

PREMESSO che anche quest'anno è stata messa in essere una vera e propria discriminazione nei confronti di alcune emittenti televisive e radiofoniche, soprattutto del Sassarese, da parte della Regione;

RILEVATO che tale discriminazione è stata messa in opera con la mancata ripartizione delle quote di pubblicità regionale alle suddette emittenti;

RICORDATO che questo tipo di pubblicità per legge deve essere ripartita fra tutte le emittenti, sulla base proporzionale degli indici di ascolto;

CONSIDERATO che a tutt'oggi, invece, le quote di pubblicità regionale sono diffuse soltanto da delle emittenti scelte con criteri parziali, e non rispondenti ai criteri di equità previsti dalla legge;

CONSIDERATO, ancora, che il mancato affidamento delle quote di pubblicità a favore delle emittenti del Sassarese e di altre zone della Sardegna rappresenta una penalizzazione per l'economia del territorio, laddove la presenza di dette emittenti è ben radicata e rappresenta una sicura fonte di lavoro,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

- quali criteri, e sulla base di quali presupposti, siano stati adottati per l'affidamento delle quote di pubblicità regionale alle emittenti beneficiarie;

- se non si ritenga di intervenire con la dovuta urgenza per porre rimedio ad una incresciosa situazione che penalizzando fortemente alcune emittenti dell'Isola, di fatto ne favorisce altre. (604)

Interrogazione Ortu - Serrenti - Demontis - Puligheddu - Planetta, con richiesta di risposta scritta, sui gravi problemi igienici sulla costa di Santa Maria Navarrese.

I sottoscritti,

PREMESSO che al fine di risolvere i numerosi problemi della località turistica di Santa Maria Navarrese fu destinato dalla Regione un finanziamento di 10 miliardi sulla legge 183/89 per realizzare il collettore costiero del tratto Santa Maria - Arbatax;

CONSIDERATO che il Comune di Baunei chiese che l'esecuzione e la gestione dell'opera fossero affidate al Consorzio industriale di Tortolì ed all'ESAF in quanto enti abilitati per i loro relativi statuti a realizzare e gestire opere fognarie e titolari, a loro volta, di progetti cantierabili in tempi brevi;

APPRESO che i fondi già deliberati sono stati assegnati al Consorzio di bonifica di Tortolì che ha proceduto per la stessa opera a nuovo incarico per un nuovo progetto,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori regionali dei lavori pubblici e dell'ambiente al fine di conoscere:

- quali siano state le motivazioni che hanno indotto all'archiviazione dei progetti già presentati;

- quali criteri abbiano guidato e determinato la scelta come soggetto attuatore dell'opera il Consorzio di bonifica di Tortolì e se lo stesso ne sia abilitato dal proprio statuto;

- se non ravvisino, con la decisione assunta, un dispendio di pubbliche risorse finanziarie che comporta la elaborazione di un nuovo progetto. (605)

Interrogazione Morittu - Cogodi - Murgia - Salis - Urraci, con richiesta di risposta scritta, sull'inaugurazione del teatro comunale di Cagliari.

I sottoscritti,

PREMESSO:

- che oggi 2 settembre viene finalmente inaugurato il nuovo teatro di Cagliari;

- che tale accadimento di compie dopo quasi trent'anni dall'inizio dei lavori di costruzione del nuovo teatro nella città capoluogo della Regione;

- che ai colpevoli ritardi e agli sprechi di risorse pubbliche nell'opera di approntamento delle strutture, si aggiungono oggi le modalità offensive per la dignità dei cittadini, attraverso la arbitraria selezione degli inviti personali per la prima apertura del teatro pubblico;

- che la Regione stessa risulta totalmente assente nella funzione propria di garanzia dei cittadini per la corretta fruizione dei servizi culturali;

- che si impone una dichiarazione ufficiale, precisa e decisa, da parte di chi ha gestito l'operazione inviti, per non lasciare nel vago modalità e responsabilità di una iniziativa che sa tanto di vecchio ed anche un po' di ridicolo,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della cultura per sapere quali iniziative intendano promuovere per chiarire all'opinione pubblica tutta l'operazione "inaugurazione-teatro" e, soprattutto, perché questo brutto inizio non possa avere seguito nei modi ordinari di utilizzazione della rilevante struttura culturale da parte dei cittadini. (606)