Seduta n.304 del 01/07/1998 

CCCIV SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 1 Luglio 1998

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Milia

La seduta è aperta alle ore 16 e 38.

CONCAS, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 28 maggio 1998 (300), che è approvato.

Titolo


PRESIDENTE. Comunico di aver ricevuto, in data 1° luglio 1998, la seguente comunicazione:

"I sottoscritti consiglieri regionali Petrini M. Teresa, Loddo Antonio, Fois Pietro, Randaccio Walter di Rinnovamento Italiano e La Rosa Giuseppe (Indipendente) comunicano di voler costituire, a partire dalla data odierna, un Gruppo consiliare con la seguente denominazione "Gruppo Democratico di Rinnovamento Italiano e Indipendenti" nominando come Presidente l'onorevole Walter Randaccio.

Fanno, inoltre, istanza affinché alla costituzione del Gruppo si possa procedere alla elezione di un proprio rappresentante nell'Ufficio di Presidenza.

Firmato Maria Teresa Petrini, Antonio Loddo, Pietro Fois, Walter Randaccio, Giuseppe La Rosa".

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, vorrei chiedere la fissazione dei termini per la discussione in Commissione della proposta di legge 413 a firma Fantola, Cugini e Pittalis. Considerato che si tratta di una materia, perlomeno sul piano formale, semplice in materia referendaria e, considerato l'oggetto della proposta di legge io chiederei che si potesse discutere, qualora la Commissione non avesse dapprima esaminato il testo, entro l'ultima tornata (prima delle ferie) qui in aula, quindi, chiederei 30 giorni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Ne approfitto per ribadire un dato di fatto, conosciuto da tutto il Consiglio; il carico dei lavori che ha la prima Commissione è veramente pesante. In questo caso, si tratta di un provvedimento, che, se non ricordo male, è composto da un unico articolo, comunque la materia è abbastanza complessa.

Allora, chiederei che quanto meno i termini venissero fissati davvero agli ultimissimi giorni disponibili prima della chiusura estiva dei lavori dell'Aula, utilizzando anche l'ultimo giorno possibile.

PRESIDENTE. 30 giorni dal 1° luglio andremo al 1° agosto, il Consiglio dovrebbe essere fissato per il 25 - 26 luglio.

FANTOLA (Gruppo Misto). Presidente, chiederei anche 20 giorni.

PRESIDENTE. Poichè non vi sono opposizioni la richiesta del consigliere Fantola è accolta.

titolo

L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale della proposta di legge numero 22.

E` iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Tralascio le considerazioni che mi vengono suggerite dal collega Bertolotti, di introdurre le considerazioni generali sull'importanza della legge e sulla partecipazione che la stessa vede presente, oggi in aula.

Il dibattito generale in corso sulla legge, mi pare che debba essere l'occasione per riflettere sul tema delle riforme. Riflessione che ritengo fondamentale per far comprendere l'imbarazzo di un membro della prima Commissione nel dover esporre una legge, alla cui stesura ha partecipato attivamente e nella quale peraltro oggi non ci si riconosce più! Mi è obbligo quindi percorrere le varie tappe affrontate in Commissione e in aula prima di esprimere la mia delusione e i miei disagi.

All'atto della presentazione del programma politico della prima Giunta Palomba, chiesi, in qualità di Capogruppo di Forza Italia, al Presidente stesso, una calendarzzazione sugli impegni presi in materia di riforma. Nella seduta del 16 luglio 1994, quasi quattro anni fa, il presidente Palomba riportò i termini e l'ordine di attuazione di questi importanti cambiamenti della macchina burocratica regionale, al fine di ottimizzare il funzionamento della stessa, e senza timore di smentita, come d'altronde tutti ricordano, il Presidente Palomba si impegnò a dare attuazione, entro 3 mesi,
(PS/2/304) alla legge numero 142 del 1990 riguardante il primo trasferimento di competenze e risorse agli enti locali con la previsione dei nuovi territori delle province, delle comunità montane e dell'area metropolitana.

Sempre entro lo stesso termine di 90 giorni promise la revisione della legge numero 1 sulle competenze degli Assessorati rideterminando le stesse, le competenze dei dicasteri e il loro numero. Entro 6 mesi, lo stesso Presidente si impegnò a far approvare la legge di attuazione dei principi della legge numero 421 del 1992, sulla riforma dell'amministrazione regionale, commentando "è la madre di tutte le riforme".

Oggi entra in aula la madre di tutte le riforme, vedo assente il padre, il Presidente Palomba.

Tralascio pro bono pacis gli altri impegni assunti dal nostro Presidente in tema di lavoro entro 3 mesi, di sanità e di credito entro 6 mesi, entro 6 mesi ugualmente di punti franchi e di riforma statutaria, tutti in gran parte oggi ancora disattesi da molti componenti di quest'aula.

Il presidente Palomba aveva individuato, pertanto, al momento della presentazione del suo programma l'ordine logico e cronologico in cui le riforme sarebbero dovute essere presentate ed approvate da quest'Aula. Ovvero, dapprima la riforma della legge quadro regionale numero 1, contestualmente l'applicazione per intero della 142 e solo in seguito all'approvazione di queste due riforme, l'attuazione della riforma del personale della Regione, oggi conosciuto come progetto 101, allora era, mi pare, nel dicembre 1994, conosciuto quale progetto legge numero 22. Dico dicembre 1994 perché in quel periodo erano già trascorsi i sei mesi di tempo entro i quali il Presidente avrebbe dovuto dare attuazione alle riforme, non solo pertanto presentare i testi della riforma, i disegni di legge della riforma, come questa mattina ha ricordato l'onorevole Masala, ma prese l'impegno di dare attuazione alle riforme. E questa è una denuncia grave circa la tempistica di attuazione che la Giunta ha promesso su queste riforme.

Solo nel mese di maggio del 1995 la Giunta presentò il decreto legge numero 101 oggi in discussione, trascurando completamente e irresponsabilmente le priorità elencate nel programma del presidente Palomba.

Ci troviamo oggi, a fronte di un programma razionale, e a distanza di quattro anni a dover risolvere i problemi dalla coda, ovvero a far precedere la riforma dell'amministrazione regionale alla riforma della Regione nel suo complesso.

Di più: all'inizio dei lavori in sede di Commissione, allora era presidente Ballero, mi preoccupai di sottolineare ai colleghi l'importanza della legge che si andava a esaminare e i riflessi che la stessa avrebbe dovuto avere tra i dipendenti dell'amministrazione regionale. Una legge quadro, così come io considero la 421, non avrebbe dovuto raccogliere gli interessi e le aspirazioni seppur legittimi dei dipendenti stessi, ma avrebbe dovuto costituire una legge di riferimento valida dal momento della sua approvazione in aula e costituire un punto di riferimento per il futuro della regione.

Pertanto ravvisai la necessità di far precedere alla legge stessa una norma di sanatoria, che tenesse conto delle aspirazioni delle singole categorie dei dipendenti dell'amministrazione regionale e degli enti regionali. Una sanatoria, quindi, che azzerasse le rivendicazioni per poter procedere in seguito a una legge svincolata dagli interessi contingenti. Solo stamane abbiamo appreso della presentazione di un collegato alla 101 che probabilmente (e dico probabilmente non avendolo ancora esaminata) contiene quanto da me richiesto al momento della presentazione in Commissione della 101.

Chiedo pertanto di poter avere il tempo necessario almeno a leggere il collegato prima di procedere al passaggio degli articoli della legge; si eviterebbe così facendo probabilmente un numero enorme di emendamenti alla 101, che potrebbero portare a snaturare contenuti, ad eludere obiettivi e ad eludere le aspettative dei lavoratori regionali. Permangono purtroppo le perplessità circa la tempistica di approvazione di questa legge prima dell'attuazione della riforma della Regione e della 142.

Ulteriori considerazioni su questa legge saranno da me fatte nel corso dell'analisi della stessa, e successivamente per dichiarazione di voto. Spero francamente che, trattandosi di una grande legge, di una legge quadro così come l'ho definita io precedentemente, ma anche questa mattina l'onorevole Masala, nel corso della discussione in aula di questa legge si abbiano a presentare emendamenti che rendano questa legge una legge valida per il futuro e non una legge di sanatoria delle aspettative dei dipendenti regionali.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Schirru. Ne ha facoltà.

SCHIRRU (Progr. Fed.). Ho avuto modo come consigliere regionale di partecipare ai lavori della Commissione dopo che il lavoro per la gran parte era stato già compiuto. Ho avuto modo anche di lavorare nell'ambito della sottocommissione che ha pensato soprattutto, così come riferiva l'onorevole Masala, ad un adeguamento delle modifiche apportate col decreto legislativo 80.

Per me, quindi, è stato un lavoro difficile di comprensione che ha portato i miei interventi con tante domande, punti interrogativi, ad aprire o riaprire problemi che in parte la Commissione aveva già analizzato in un tempo abbastanza lungo, così come si riferiva. Tuttavia penso che abbia portato, anche se si sono allungati i tempi, a reperire alcune novità importanti che oggi si presentano sotto forma di emendamenti. In quella occasione ho avuto anche modo di conoscere e cogliere le diverse anomalie di cui parlava sempre l'onorevole Masala, probabilmente alcune possono anche permanere, per esempio sia per quanto attiene le qualifiche e i livelli professionali, sia per quanto attiene la dirigenza, che probabilmente porteranno ancora qualche sacrificio di molti lavoratori dell'amministrazione. Però, l'introduzione del concorso pubblico con quote riservate al personale interno, ma dando la possibilità di attivare nuove energie dall'esterno, ci aiuterà a sanare queste difficoltà che tanti lavoratori intravedono in questo provvedimento. Soprattutto la decisione di rimandare alla contrattazione sindacale mi fa sperare in una possibilità di riequilibro ed anche di ripristino di elementi di giustizia tesi a riconoscere capacità e professionalità che probabilmente in molti anni sono state anche mortificate.

Detto questo, però, mi preme sottolineare la positività di questo strumento per la riorganizzazione dall'amministrazione regionale e la necessità di approvarlo in tempi stretti. Il netto principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo politico programmatico e quelle gestionali affidate alla dirigenza e al personale, secondo principi di efficienza, efficacia, economicità, legalità e trasparenza, io penso che aiuterà tutta l'amministrazione nel suo complesso a rispondere meglio alle esigenze ed ai bisogni non solo dei cittadini, ma anche a quelli degli stessi lavoratori e delle lavoratrici.

Nello stesso tempo io penso che ci aiuterà a esaltare meglio i diversi ruoli politici, sia del Consiglio che della Giunta, perché ci spingerà a fornire e a fare leggi, norme e
(FT/03) regolamenti sempre più chiari, più certi e più precisi; soprattutto ci aiuterà, io penso, a lavorare per piani, programmi, progetti secondo obiettivi e nell'interesse generale collettivo dei cittadini.

Un altro elemento che io intravvedo molto forte è quello di costruire una cultura di responsabilità politica che è distinta certamente da quella gestionale e amministrativa. Infatti l'attenzione particolare che viene riservata alla dirigenza spinge in questa direzione, perché obbliga la dirigenza, per esempio, a lavorare in raccordo stretto con l'organo di governo, a interagire, mediare, controllare, verificare l'azione dei servizi e degli uffici, ma nello stesso tempo a valorizzare tutte le professionalità a volte quelle più basse, a volte mortificate perché disimpegnate.

Questa norma obbliga al sistema della verifica e del controllo utilizzando sistemi che aiutano a recepire non solo la volontà, soprattutto, ma anche i desideri dei cittadini. Il potenziamento, per esempio, dell'ufficio per le relazioni col pubblico che si raccorda con un sistema centralizzato di informatizzazione, penso che assicurerà maggior informazione, conoscenza, comunicazione, non solo tra gli uffici ma soprattutto per i cittadini. Gli stessi strumenti di flessibilità, part-time, mobilità, se ben governati e se rispondenti a cogliere l'esigenze della vita quotidiana dei cittadini, degli utenti di questa amministrazione può aiutare a superare le difficoltà anche di tanti lavoratori e in particolare delle lavoratrici che, oltre al lavoro, spesso si devono caricare del lavoro di cura di figli o di genitori anziani, e semplicemente, perché no, dedicarsi anche alla formazione e allo studio. Questi strumenti ci permettono di migliorare anche la vita dei lavoratori e delle lavoratrici.

In conclusione mi preme sottolineare che probabilmente anche se non perfetta questa legge ci permetterà di intraprendere un nuovo cammino di miglioramento, ci spingerà a cambiare la nostra mentalità e prassi consolidata, a ripensare al modo di essere nel fare politica e nel fare amministrazione, e a gestire al meglio le risorse pubbliche e soprattutto quelle umane, ad accelerare, penso, anche i processi di decentramento e di trasferimento di funzioni e di competenze agli altri livelli istituzionali come province e comuni, mettendo quindi tutti nelle condizioni giuste di poter governare al meglio le risorse e di partecipare entrambi agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica.

Presidente. E` iscritto a parlare il consigliere Marras che non è presente. E' iscritta a parlare la consigliera Busonera. Ne ha facoltà.

BUSONERA (Progr. Fed.). Presidente e colleghi, approda in Consiglio dopo molti rinvii questa legge che, recependo la "421", riforma l'organizzazione dell'amministrazione regionale e contestualmente prevede una nuova disciplina del pubblico impiego. E` superfluo dire che l'importanza della legge di riforma travalica gli interessi dei dipendenti regionali per investire invece ciò che tutti condividiamo, e cioè che questo è il presupposto per un'amministrazione efficiente che è fondamentale per realizzare quello sviluppo sociale e economico della nostra isola che tutti andiamo ribadendo. Il buon funzionamento di qualsiasi amministrazione pubblica o privata dipende infatti, almeno in gran parte, dalle regole sui rapporti di lavoro e sulla gestione delle risorse umane. Per questo motivo all'interno delle riforme amministrative di questi ultimi decenni mi sembra particolarmente importante questa legge, che recependo la "421" del 1992 e la "29" del 1993 prevede la privatizzazione del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti.

Questo, e lo voglio sottolineare, significa superare il vecchio statuto giuridico dei pubblici dipendenti che risaliva agli anni '20 fondato su regole ed atti di natura pubblica, e privilegiare invece col Codice Civile i contratti come avverrà d'ora in poi. Parificare il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici a quello dei privati consente di razionalizzare meglio il costo del personale che rappresenta una delle voci più pesanti del bilancio regionale e delle pubbliche amministrazioni in genere. Rendere più flessibile la gestione del personale, valorizzare e responsabilizzare i dirigenti nei confronti dei vertici politici, incentivare la produttività del personale.

L'approvazione di questa legge dà anche delle risposte non più rinviabili al problema dei rinnovi contrattuali dei dipendenti regionali, noi sappiamo che sono scaduti da 2 anni, e quindi si potrà finalmente provvedere al rinnovo del contratto come pure sappiamo che l'approvazione di questa legge darà risposte e soluzioni ai problemi attinenti alla posizione, alle aspettative di molti dipendenti, compresa l'annosa questione dell'accesso alla dirigenza che, anche alla luce della vicenda giurisdizionale che ha condotto all'annullamento definitivo delle graduatorie adottate, potrà trovare soluzione con l'indizione dei concorsi aperti ai dipendenti che sono previsti in questa legge.

Oltre alla novità rappresentata da questo nuovo inquadramento della dirigenza, mi pare che vi siano alcuni altri punti che meritano di essere sottolineati. Il criterio della organizzazione degli uffici e delle relative dotazioni organiche è il quadro organizzativo; per esempio, che rappresenta una innovazione assoluta rispetto al sistema vigente. Prevede infatti la costituzione di dirigenti di staff, cui è demandata una attività di studio, ricerche e collaborazione nelle attività di carattere generale e nell'elaborazione delle linee e dell'intervento della struttura a supporto decisionale. Ancora, un altro punto di grande valenza al titolo 3 è la demarcazione in modo netto della linea di confine tra politica ed amministrazione, tra programmazione e gestione delle risorse; da un lato vi sarà, quindi, l'individuazione degli obiettivi e dall'altro il ruolo dei dirigenti che coordinano e indirizzano l'attività degli uffici con autonomia e rilevanti poteri di gestione delle risorse umane e strumentali.

Una riflessione particolare, mi pare, meriti il nuovo criterio di partecipazione sindacale che non è più limitato alla contrattazione collettiva in relazione alla quale parte negoziale ma prevede nei casi tassativi, previsti dalla legge, un diritto del sindacato alla informazione e alla conseguente possibilità di esaminare l'oggetto dell'informazione in appositi incontri che devono avvenire in tempi definiti, onde evitare che l'azione amministrativa subisca rallentamenti nel suo svolgersi.

Non vi è dubbio che il complesso delle riforme, che sono contenute in questo disegno di legge necessitano, per il loro reale dispiegarsi, anche di una contestuale modifica della mentalità attualmente imperante e il superamento di una certa prassi consolidata, come pure è necessario, e lo hanno ribadito molti oggi in quest'Aula, una contestuale vera riforma della Regione. Abbiamo già incominciato l'esame del disegno di legge di riforma regionale, io credo che sia senz'altro urgente che si passi al suo licenziamento, al suo completamento dal punto di vista dell'esame e al suo licenziamento in Commissione, perché a questa legge è affidato un completo ripensamento delle attribuzioni e dei compiti affidati agli organi politici per passare poi alla definizione degli uffici e delle rispettive competenze e a giungere infine alla nuova determinazione degli organici e delle figure professionali che devono attuare gli obiettivi politico programmatici.

E` auspicabile che questa legislatura porti a compimento anche questo provvedimento, perché si realizzerebbe così veramente una riforma globale dell'istituto regionale, io credo che questa riforma globale non sia più


(ES/04) dilazionabile, dobbiamo metterci nelle condizioni di raccogliere, con una adeguata riforma dell'Istituto regionale, dobbiamo essere nelle condizioni di rispondere alle prossime sfide future e a tutti quei condizionamenti, io dico in positivo, che l'Europa ci impone.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, mi è doveroso fare alcune precisazioni sul provvedimento che abbiamo in esame, non fosse peraltro perché durante la mia attività di servizio ero dipendente del Consiglio regionale, e quindi conoscitore della Regione e delle sue strutture, e poi, perché nei primi 18 mesi di questa legislatura facevo parte della prima Commissione ed ero anche Vice Presidente di essa, ed avevo contribuito ad una prima stesura, ad una prima bozza, ad un primo elemento di confronto tra i colleghi in modo da trovare eventualmente delle soluzioni in comune, quello è stato il "la" perché si andasse avanti nei lavori e debbo - con punta di orgoglio - precisare che le opposizioni hanno dato il loro contribuito con passione, con impegno perché questo provvedimento arrivasse in Aula.

E` da tutti sentita questa esigenza. Racconto un episodio che mi è capitato. Ho partecipato ad una trasmissione televisiva locale di una TV privata, in cui il tema principale era la riforma della Regione, ed eravamo io e l'Assessore qui presente a doverci confrontare su questo tema. Naturalmente ognuno di noi la pensava in un determinato modo, c'è chi parlava di Bassanini uno o Bassanini due, eccetera, eccetera; c'è chi parlava invece, come il sottoscritto quando gli hanno fatto la domanda, di che cosa pensava della riforma della Regione e ho precisato che la riforma della Regione era trovare strumenti per avvicinare la Regione alla gente, cioè fare in modo che questa istituzione potesse essere conosciuta ed apprezzata, potesse essere uno strumento e un veicolo di soddisfacimento dei propri desideri, perché tutti i provvedimenti di carattere artigianale, commerciale, della agricoltura e della industria passano attraverso la Regione. E questa Regione ingrata ad ogni domanda di un povero disgraziato risponde con un provvedimento che dopo sei anni gli viene soddisfatto con 54 passaggi, 54 personaggi che esaminano quella pratica, la vedono, la sviscerano e la controllano e danno i consigli, fanno in modo di doverlo indirizzare e quel povero si trova in una situazione di emergenza per non dire che ad un certo punto trova anche dei concetti negativi nei confronti della Regione perché le sue aspirazioni trovano lentezza, trovano mancato accoglimento e trovano anche a volte derisione, e a volte anche dei dipendenti che non sentendosi dipendenti della Regione vanno a dare risposte evasive alle persone che vanno a chiedere delle informazioni e che chiedono qualche cosa che a loro interessa. Questo chiede la gente! Chiede la riforma perché questo apparato elefantiaco non sia più il Palazzo, sia uno strumento di aiuto alla gente che non chiede altro che l'esaudimento delle proprie istanze, dei propri diritti. Non sono certamente dei desideri, ma sono diritti riconosciuti da una legge. Orbene, questa Regione ha sbagliato, ha fatto in modo di vedere degli assessori che, oltre che fare gli assessori, erano anche dei funzionari; addirittura si sostituivano ai funzionari e quando andavano a fare un sopralluogo, era anche l'assessore che qualche volta si recava a fare il sopralluogo insieme al funzionario, in modo da poter far risultare a quel povero Cristo che quella pratica era dovuta, in quanto c'era un assessore, in quanto c'era una persona, in quanto c'era un esponente di un partito politico che si dava da fare per realizzare quelle sue indicazioni, quei suoi desideri.

D'altra parte, si verificavano degli altri aspetti aberranti, qualche funzionario pensava di essere l'assessore e, quindi, con tracotanza e supponenza la pratica veniva gonfiata, veniva trattata con lentezza, non veniva soddisfatta nei tempi dovuti.

Da tutti vi era l'aspirazione di una netta separazione dei poteri, tra il potere amministrativo e potere politico. Era questo il desiderio della gente, questo era il desiderio della gente comune: avvicinare la Regione alla gente e possibilmente non vedere più questa commistione.

L'assessore doveva per forza mettere la sua firma in un documento perchè altrimenti non poteva scrivere alla persona interessata: "Caro amico, la sua pratica è giunta alla determinazione finale; grazie al mio impegno lei riceverà X milioni. Le sarò grato se vorrà ricordarsi di me nei momenti opportuni".

Questo era un modo implicito per dire, non era scritto, però era un risultato che poi, eventualmente, si otteneva in caso di elezioni. Cioè, una forma di timore riverenziale nei confronti di chi gli ha firmato un provvedimento che era dovuto, ma che in effetti gli ha fatto apparire come un atto discrezionale, come un atto di un amico.

In questo provvedimento che noi stiamo trattando, vi è proprio contenuta questa netta distinzione e separazione: il funzionario fa il funzionario, il politico diventa politico. Cioè, l'assessore dà le indicazioni programmatiche, dice al funzionario: "Io intendo realizzare questo obiettivo, perchè la Regione mi ha dato, come dotazione finanziaria, X. Io voglio raggiungere questo risultato. Caro funzionario, tu responsabile del mio dicastero, devi raggiungere questo risultato".

Orbene, lui si darà da fare, si impegnerà perchè quel progetto, quel risultato venga raggiunto. Il funzionario perseguirà quegli indirizzi, il politico controllerà, vigilerà e darà gli indirizzi perchè vengano realizzati. Se rimane tale e quale ancora l'assessore nel proseguo della legislatura,(?) questi indirizzi li sottoporrà all'attenzione e all'esame l'andamento del suo assessorato. E, se quegli obiettivi che uno voleva raggiungere, non li ha raggiunti, chiaramente, porrà come corresponsabile di questa situazione il funzionario stesso.

Altro risultato, in questo provvedimento che noi stiamo presentando al Consiglio, non vi sono funzionari sempiterni, non vi sono direttori generali perpetui, ma vi sono direttori generali che durano obiettivamente per il tempo di una legislatura.

Vi sono dei direttori che durano nel tempo, ma, naturalmente è possibile anche una loro riconferma. Non è come il sistema americano in cui, quando avviene il cambio di un governatore, il governatore arriva a dover cambiare tutto lo staff, cambia anche lo sceriffo, lo nomina. Qui, no. Non siamo a questo livello. Abbiamo, però, la possibilità che se dovesse verificarsi un cambio della legislatura, è possibile fare un confronto con le strutture, perchè si possa affidare
(PM/304/05) a questi funzionari che sono nominati, questo programma, questo nuovo programma. E, se intendono realizzarlo, nulla impedisce che siano gli stessi a doverlo mandare avanti.

Ma, fra l'assessore, la presidenza e il funzionario, se emerge una divisione sul come si deve raggiungere il risultato finale, è chiaro che occorre procedere a trovare degli altri elementi inseriti in quei ruoli, naturalmente, non è che si debba prendere la paura, magari, di qualche funzionario dai ruoli di altri ausiliari o altri esecutivi e promuovere immediatamente direttore generale o direttore dei servizi quel tale. Si tratta di dover, eventualmente, trovare delle persone all'interno di quel ruolo che possano consapevolmente mandare avanti quel programma, perchè è un procedimento a catena.

Il Consiglio regionale è l'organo che dà gli indirizzi di tipo generale; il Presidente ne deve rispondere collegialmente insieme agli assessori, e gli assessori devono mandare avanti quelle che sono le loro competenze secondo il loro budget.

Purtroppo, è un sistema diverso rispetto al passato. E` un sistema in cui il pubblico dipendente può definirsi sempre "pubblico dipendente", ma ha un trattamento privato, ha una visione privatistica delle cose, cioè del massimo rendimento.

Noi abbiamo visto questa mattina, e penso che anche questa sera ci siano dei dipendenti regionali, che probabilmente, pensano che quando c'è una contrattazione, c'è una legge regionale che ad essi riguarda, sia sempre quella in cui si fissano i trattamenti economici, si fissano i miglioramenti retributivi. E` finita!

Oggi non è così. Oggi noi non stiamo dando un aumento di stipendio ai dipendenti (anche se a titolo provvisorio poi, c'è anche questo qui, ma è soltanto una forma occasionale, è una cosa non importante), noi, come riforma, stiamo portando avanti un altro progetto, cioè: l'organizzazione, la struttura dei funzionari avviene per legge, l'organizzazione e la struttura degli altri dipendenti avviene con contrattazione separata, perchè questi sono i principi della 421.

Noi non stiamo facendo altro che applicare una legge che è già vecchia. Una legge che è già stata applicata da altri. Noi dobbiamo tradurre questi principi in una legge regionale. Non abbiano paura i dipendenti della Regione, non abbiano paura quelli che non sono nella carriera dei dirigenti, perchè la critica che si dice è che questa sia una proposta di legge tesa a favorire soltanto i dirigenti. No. Perchè lo si deve fare mediante legge. Tutto il resto lo si deve fare mediante contrattazione, quindi con una trattazione dove vedono soddisfatte le loro esigenze, con un provvedimento che non ha sapore di legge.

Purtroppo non sono altro che traduzioni di una legge, per altro approvata ad altro livello.

Quindi, con questo voglio dire che noi abbiamo avuto un atto di coraggio; abbiamo cercato di tradurre quelli che sono i principi e, naturalmente, porterà una ventata di nuovo nella Regione. Non è che con questo provvedimento noi ci aspettiamo immediatamente dei risultati positivi; li avremo se avremo anche, consapevolmente, una rispondenza di atti da parte dei dirigenti e da parte degli altri dipendenti della Regione.

Certamente, noi avremo voluto trattare il provvedimento della riforma della Regione in una visuale più omogenea, più completa, in cui parallelamente a questo provvedimento fosse stato portato anche quello della riforma della presidenza e degli assessorati, la riforma degli enti. Giace all'interno del Consiglio regionale la riforma degli enti turistici. Giace qui in Consiglio regionale la riforma degli enti professionali, la riforma dell'istruzione professionale, che sono tutti provvedimenti (guarda caso) presentati anche, non dalla Giunta regionale, ma da esponenti dell'opposizione e, modestamente, anche dal sottoscritto.

Ma questi rimangono nel cassetto, sono rimasti da parte. Abbiamo soltanto, quindi, una riforma che è parziale; ma questo non vuole dire che non possiamo contribuire a fare in modo di cambiare la regione, di cambiare la mentalità. Noi vorremmo che i dipendenti della Regione non guardassero questo provvedimento come ad un provvedimento per soddisfare esclusivamente i loro interessi di tipo economico; noi vogliamo portare uno strumento agile nei confronti degli utenti che sono quelli, gli ultimi, ma sono quelli che hanno diritto a vedere questo risultato. E sono i cittadini.

Noi ci auguriamo che i dipendenti della Regione ritornino a essere quelli... Certo, ci sono ancora degli esempi eclatanti di dipendenti che danno il massimo, ancora oggi in questa situazione di sfacelo, perchè si raggiunga il risultato massimo, però noi vorremmo che i dipendenti fossero coinvolti in questa riforma, si sentissero parte integrante, potessero dare il meglio di loro stessi, perchè la gente aspetta questi risultati. Noi non vorremmo che si aspettino soltanto dei miglioramenti dal punto di vista economico, come un tempo avveniva ad ogni contrattazione.

Qui i dipendenti venivano per proporre degli emendamenti per migliorare le loro qualifiche, per migliorare i loro ruoli.

Noi, a questi amici dipendenti, vorremo proporre una soluzione: se loro si impegnano a che questa riforma venga applicata nel migliore dei modi, allora hanno contribuito anche loro alla riforma. Se loro, invece, continuano a perseguire l'idea di dover difendere i loro vantaggi personali e si rifanno, singolarmente e collegialmente, ad un consigliere o ad un gruppo di consiglieri, o ad un assessore o ad un Presidente di Giunta, che presenta qui degli emendamenti che sconvolgono quelle che sono le finalità di questa legge, allora, noi dell'opposizione, che tanto abbiamo fatto perchè si potesse varare questo provvedimento e arrivare in aula, non vorremo dire che è nostro, il provvedimento è di tutti, è anche nostro. Però, se ci trovassimo ancora con degli emendamenti di tipo clientelare, che sconvolgono la ratio, quella che è la finalità ultima che noi vogliamo con questo provvedimento, allora noi - le posso assicurare signor Presidente, colleghi consiglieri ed assessori che mi stanno seguendo - non ci troverà d'accordo. Noi saremo contrari a questo tipo di provvedimento, perchè porterà una modifica che, a sua volta, sconvolgerà tutta l'intelaiatura, perchè portando un provvedimento di favore ad una categoria, ne porterà delle altre ad altre categorie, e ci sarà una rivendicazione a catena.

Allora, io consiglio ai dipendenti, agli amici dei dipendenti, agli eventuali consiglieri, agli assessori di turno e ai presidenti, che qualsiasi provvedimento vogliano portare qui in aula, lo portino non in questa sede (perchè noi dobbiamo avere il coraggio di portare questa riforma) lo portino nelle leggi che sono affiancate e che verranno trattate da qui a giorni, che sono qui giacenti e, probabilmente, quelle soluzioni particolari potranno trovare soluzioni soddisfacenti.

Questo è un invito che io faccio ai colleghi, perchè se eventualmente noi ci prestassimo a questa situazione, non ne usciremmo.
(PS/304/6) Quella che è la volontà di portare un contributo, perchè in questa legislatura tanto avara di successi per questa Giunta regionale potesse esserci almeno questo, di avere un provvedimento che è a favore della gente e che è stato invocato da tutti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed). Presidente, prendo lo spunto dall'intervento dei colleghi Tunis e Floris per sottolineare - se ve ne fosse bisogno - che davvero il lavoro svolto dalla prima Commissione è stato un lavoro svolto da tutta la Commissione. Non un lavoro licenziato a colpi di maggioranza, fatto passare davvero in dispregio delle posizioni della minoranza. E` importante ribadire questo aspetto.

Io non voglio enfatizzare la portata di questa riforma che verrà approvata dall'Aula. E` un pezzo importante della riforma complessiva; non è l'unico, non è l'ultimo, speriamo. Ma, un'altra riforma importante per quanto inapplicata, la legge regionale per l'individuazione dei nuovi ambiti territoriali provinciali, fu anch'essa una legge varata dalla prima Commissione, in un clima di partecipazione unitaria ai lavori della Commissione e dell'Aula. E allora, secondo me è importante rimarcare, sottolineare questi aspetti.

Il lavoro che è stato fatto nella nostra Commissione appunto - lo dicevo prima - ha visto la partecipazione di tutti i componenti della Commissione, di tutti i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Commissione, senza distinzione, quando, per esempio, vi sono stati avvicendamenti di persone nelle Commissioni. Il collega Tunis non fa più parte della prima Commissione, ma, il collega Lippi che l'ha sostituito ha continuato a lavorare con quello stesso spirito. Anche il fatto che il relatore del provvedimento sia il presidente di un gruppo che in Consiglio sta all'opposizione, è la dimostrazione che all'interno della Commissione abbiamo cercato di lavorare, pur nella distinzione delle posizioni, per raggiungere una sintesi la più unitaria possibile, su un provvedimento che noi riteniamo di grande importanza.

Abbiamo lavorato tra mille difficoltà perchè il carico di lavoro della prima Commissione è notevole (lo sanno tutti), perchè la struttura funzionariale della prima Commissione - ma io direi dell'intero Consiglio - è ai livelli di guardia. Lo sappiamo tutti, ma tutti mettiamo la testa sotto la sabbia, e facciamo finta di niente. Occorrerebbe dedicare una riunione del Consiglio alla discussione di questo problema.

Abbiamo lavorato in Commissione tra queste difficoltà e altre difficoltà, che sono state anch'esse ricordate qui stamattina dal relatore e da chi mi ha preceduto.

L'apporto iniziale dato dalla stessa Giunta con la presentazione del disegno di legge 151 - io lo dico senza problemi perchè ho avuto modo di dirlo più volte - è stato un apporto non all'altezza della situazione, tant'è vero che abbiamo sentito l'esigenza di procedere all'esame congiunto di questo disegno di legge, con la proposta di legge 22, ma, diciamo che pochissimo del disegno di legge 101 è rimasto nell'impianto che oggi stiamo portando in discussione.

Questo non l'abbiamo fatto perchè le proposte presentate dalla Giunta non ci siano simpatiche, ma perchè attraverso una discussione franca e profonda, abbiamo riconosciuto la necessità di varare un provvedimento più articolato e meglio rispondente alle esigenze della Regione, dei dipendenti della Regione ed anche più rispondente a quelle che erano le indicazioni della legislazione nazionale.

Ci hanno accusato di aver blindato un testo. Ma, badate - lo ricordava anche il collega Masala - io credo che se un addebito può essere fatto alla Commissione, caso mai è l'addebito contrario, cioè quello di aver consultato troppe persone, e non soltanto sigle sindacali, organizzazioni sindacali, confederali o altro, ma di aver sentito, ogni qualvolta vi è stata una richiesta in questo senso, gruppi ed anche singoli dipendenti regionali che sentivano la necessità di esporre alla Commissione le situazioni veramente a volte gravi, nelle quali si trovavano.

Quindi, davvero, io non capisco questa accusa che sedicenti esperti, sedicenti magistrati del TAR, di altre regioni, avvocati amministrativisti, esperti europei hanno fatto nei confronti di questo provvedimento. Io ho avuto spesso la sensazione che questi signori non avessero letto il testo e avessero incentrato la loro attenzione soltanto su alcuni aspetti rilevanti e, in particolare, su quelli che, probabilmente, a provvedimento approvato, nella loro testa li porterà ad acquisire molte cause. Io spero che non sia così.

Abbiamo lavorato in silenzio, senza comunicati stampa, senza conferenze stampa, senza, cioè, sentire l'esigenza di apparire, perchè tutti indistintamente all'interno della prima Commissione siamo convinti che sia più importante lavorare e produrre. Poi, il giudizio da dare su questa nostra produzione è argomento che sarà trattato successivamente e sicuramente in altre sedi. Non mi interessa in questo momento entrare nel merito della proposta, perchè questo lo hanno fatto molto bene questa mattina sia il relatore che il collega Macciotta e tutti gli altri colleghi che sono intervenuti anche nel pomeriggio e che fanno parte della Commissione.

Quindi, non è vero che noi abbiamo voluto blindare un testo. Noi abbiamo voluto semplicemente approvare un testo che,
(FT/07) comunque, fosse prevalentemente, direi esclusivamente, un testo di princìpi. Eravamo tenuti a questo. Io sfido chiunque all'interno di quest'Aula e fuori di quest'Aula a dimostrare correttamente che un solo principio della "421" non sia contenuto nel testo che noi abbiamo presentato all'Aula. A questo noi eravamo tenuti. Ma, non ci siamo limitati ad un recepimento passivo di questi princìpi, abbiamo cercato anche di calarli all'interno della realtà della nostra regione. E` sicuro che avremmo potuto fare di più, che avremmo potuto fare meglio; così come potremmo ancora attardarci sulla discussione infinita, sarebbe stato più opportuno approvare la riforma della regione. Che cosa si intende quando diciamo "riforma della regione"? Perchè anche dal dibattito che c'è stato qui questa mattina e questa sera, la mia impressione è che non tutti la pensiamo allo stesso modo quando diciamo "riforma della regione". Si parla della "142", si parla e si straparla spesso negli ultimi tempi di Bassanini 1, 2 adesso c'è il 3, forse ci sarà il 4, non lo so. Ma non è vero che la Commissione non avesse in testa il modello di riforma della regione. Ce l'avevamo, ce l'abbiamo. Se si vanno ad esaminare i contenuti di questa proposta di legge, ritroviamo all'interno di questa proposta, un modello di regione ben preciso. Ed è un modello di regione che prefigura una regione diversa da quella che abbiamo oggi in attività; una regione, cioè, che si occupi della legislazione, della programmazione, della grande programmazione, dell'indirizzo e del coordinamento, e cessi di occuparsi della gestione. Tant'è vero che, proprio per andare in direzione di questo obiettivo, l'aspetto più importante contenuto in questo provvedimento, è quello che sostanzialmente incardina nella dirigenza, la svolta che dovrebbe poi imprimere veramente reali potenzialità di cambiamento.

Questo è un fatto importante, così come lo è tutto quello che c'è al contorno di questo punto, che, cioè, sostanzialmente, prefigura - come dicevo - una regione che davvero con personale dirigente e con personale altamente qualificato, sia sempre di più, una regione non configurabile come un qualsiasi ente locale, come un super comune, ma che davvero assolva alle funzioni fondamentali che danno significato all'essere Regione e, in particolare, ad essere Regione a Statuto speciale. Quindi, questo problema della dirigenza non è un problema che aveva e ha una sua importanza soltanto per garantire una capacità gestionale più efficiente e più efficace.

Ma è centrale, anche davvero per assolvere a quelle funzioni di regione diversa, a quel modello di regione diversa, verso il quale noi tutti - mi pare - stiamo tendendo. Certo, se a questo pezzo di riforma, poi non seguiranno gli altri pezzi, in particolare la riforma della Legge numero 1 (meglio conosciuta per gli addetti ai lavori come "Proposta di Legge numero 43"), sarà una riforma monca. Così come se noi non approveremo il provvedimento relativo alle Comunità Montane e alle federazioni dei comuni, la legge importante che abbiamo approvato in relazione all'istituzione delle nuove province, sarà una legge sterile, incapace cioè di produrre tutti gli effetti che potrebbe produrre se accompagnata con l'approvazione degli altri provvedimenti di legge.

Quindi, è chiaro: l'approvazione della P.L. 22/101 è importante, è fondamentale, getta le basi per una reale riforma della Regione, per attivare, cioè, le potenzialità che vadano verso il decentramento delle funzioni di gestione, verso i livelli istituzionali diversi, le province e i comuni. Ma, qualcuno mi dovrebbe spiegare come noi avremmo potuto attivare forme di decentramento di funzioni, se questo tipo di decentramento non lo accompagniamo anche con un reale decentramento e trasferimento di risorse e, soprattutto, di personale. Ed allora qualcuno mi dovrebbe spiegare come possa essere attivato questo processo se davvero noi prima non gettiamo le basi, non approviamo una legge di principio come quella che stiamo esaminando, che di fatto consenta davvero l'avvio di questo grande processo riformatore.

Quindi io non voglio enfatizzare il lavoro che abbiamo fatto in relazione a questo provvedimento, ma credo che ne vada sottolineata l'importanza e il fatto che se il Consiglio regionale, anche in questa parte finale di legislatura, non approverà gli altri provvedimenti di riforma, in particolare la riforma della legge numero 1, queste potenzialità saranno limitate.

Quindi, l'invito che rivolgo al Consiglio, e che rivolgo anche a tutti i colleghi della Commissione, nessuno escluso, è quello di continuare in questo lavoro che si colloca all'interno di un disegno compiuto; la Commissione ha individuato la cornice, il quadro di riferimento all'interno del quale muoversi e lo stiamo dimostrando e facendo.

Sono assolutamente convinto che questa sia una legge importante, non voglio assolutamente usare altri aggettivi per definirla. Ripeto, potevamo fare qualcosa di più, potevamo fare qualcosa di meglio, è probabile, ma questa è la proposta che noi siamo riusciti a produrre, nella consapevolezza che non avevamo in mano gli strumenti per risolvere tutti i problemi che sono in campo in relazione alle esigenze, ai bisogni, ai problemi del personale dei dipendenti regionali e degli enti regionali. Né per altro era nostra intenzione farci carico della risoluzione di tutti questi problemi, appunto perché eravamo consapevoli della impossibilità di cancellare quarant'anni di gestione di problematiche di personale condotte in una certa maniera, non voglio anche qui usare aggettivi perché non è mio compito dare giudizi di questo tipo. Ci sono all'interno dei dipendenti regionali situazioni davvero drammatiche,
(ES/08) interi gruppi o categorie di dipendenti che da anni soffrono di gravi disagi per colpe relative alla gestione, sono certo che questi problemi non potevano essere risolti con la legge che stiamo trattando oggi, ma molti di quei problemi possono essere sicuramente eliminati in fase di contrattazione, come per altro prescrivono le recenti norme nazionali, e così come alcuni problemi, non risolvibili a livello di contrattazione, sicuramente potranno essere risolti con il disegno di legge collegato a questa legge che è stato presentato ufficialmente dalla Giunta e che quindi dovrà, in questi prossimi giorni, essere esaminato dalla Commissione e, quindi, portato in discussione in Aula quasi contestualmente alla proposta di legge 22/101. Ma, anche questo strumento del collegato non è una bacchetta magica che potrà risolvere anche qui tutti i problemi. Ne potrà risolvere alcuni, i più importanti, perché molti altri dovranno essere affrontati e risolti in sede di contrattazione.

Quindi, l'invito che rivolgo ai colleghi del Consiglio è quello di recepire lo spirito che ha animato i lavori della prima Commissione, quello cioè di varare un provvedimento che non presenti fotografie di singole persone o di gruppi di persone. L'hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, è una legge di principi, facciamo in modo che venga varata così, non alteriamola, non scardiniamola, perché se davvero noi dovessimo trasformare questa legge in una sorta di autobus sul quale far salire tutti i problemi che sono presenti, è evidente a tutti che questa non sarebbe più una buona legge di riforma ma sarebbe un'altra cosa.

L'ultima considerazione, e ho concluso, è in relazione alla preoccupazione che questo nuovo strumento della contrattazione sia davvero in grado di risolvere i problemi. Qui, davvero, con l'approvazione di questa legge si sta capovolgendo il sistema di contrattazione che sinora è stato utilizzato non solo in Sardegna ma dappertutto. Ma anche in questo caso è fondamentale che la contrattazione avvenga anche per i contratti pregressi, e sottolineo questo ultimo passaggio, con le nuove procedure che noi stiamo approvando e che sono contenute in questa legge. Su questo punto - questa è una mia opinione personale - non sono ammissibili deroghe di nessuna natura. Le procedure che abbiamo previsto sono celeri. Promulgata la legge si varino immediatamente le procedure per l'istituzione del Comitato e i tempi saranno rapidi e brevi, questo è un aspetto importante, importantissimo. Ed anche sulla rappresentanza, a mio avviso, è necessario che si modifichino gli atteggiamenti dei dipendenti e delle stesse organizzazioni sindacali, perché alla contrattazione viene ammesso chi rappresenta davvero i dipendenti, c'è specificato, basta leggersi l'articolo 60 del provvedimento, non si delega più nessuno, o uno rappresenta qualcuno ed è ammesso o non rappresenta nessuno e non viene ammesso; e non esistono deleghe di rappresentanza se non esplicitamente espresse. Questo è un altro punto centrale, fondamentale, che costringerà anche le attuali rappresentanze sindacali a misurarsi con il nuovo, così come è indispensabile che vi sia un livello di terzietà che garantisca l'oggettività della contrattazione, così come abbiamo previsto.

Noi non possiamo prevedere principi così importanti da un lato, ed essere assertori convinti di questi principi, e dall'altro farci portatori di interessi che, seppur legittimi, scaricati su questo provvedimento finirebbero con il travolgerlo o meglio con lo stravolgerlo. Credo che questo Consiglio regionale, qualsiasi cosa se ne dica al di fuori, abbia le capacità e la saggezza necessaria per approvare un provvedimento che se non il più importante è comunque molto atteso.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d.'Az.). Dispiace, signor Presidente, che un dibattito che rappresenta comunque un fatto importante nella vita della nostra Regione desti così poco l'interesse dei colleghi; perché questa proposta di legge se approvata rappresenta, sicuramente, dal 1949 la più grande riforma in materia di organizzazione della Regione.

L'amministrazione regionale è nata come derivazione praticamente dell'amministrazione ministeriale e ne ha ereditato i molti vizi e le poche virtù. Chiaramente è stata una amministrazione improntata ad un formalismo, scon un non grande culto dell'efficienza, ma è stata anche una amministrazione che ha garantito in teoria una corretta amministrazione, salvo le deviazioni clientelari che poi il mondo politico ha finito per imporre all'amministrazione regionale. E` una amministrazione che però si è dimostrata scarsamente recettiva di quanto poi maturava anche a livello di amministrazione statale, per esempio il decentramento del '54 non è stato introdotto nell'amministrazione regionale anzi, ad un certo punto, l'amministrazione ha voluto seguire un proprio modello esclusivo che era quello dell'eliminazione della gerarchia fissa e l'affidamento dei compiti direttivi ai coordinatori nominati a tempo.

Credo che questa sia stata la Caporetto dell'amministrazione regionale perché, fra pressioni corporative e patteggiamenti politici, pochi coordinatori generali sono stati nominati, pochissimi coordinatori di servizio e nessun coordinatore di settore. Per cui, una struttura che almeno astrattamente aveva dei pregi di funzionamento non è stata attivata, anzi, non tutte le strutture regionali sono state ricondotte a coordinamenti generali, servizi o settori. Per cui, la riforma non è stata attuata né come organizzazione di uffici e tanto meno come preposizione di personale. Chiaramente, una situazione del genere ha portato all'attuale spappolamento, perché questo è il termine che va usato, dell'amministrazione regionale; perché a questa situazione si è aggiunto un fenomeno chiaramente influenzato dalle pressioni sindacali che è stato nefasto, la cosiddetta mobilità verticale, cioè il dare stipendi superiori a quelli precedenti
(PM/09/304) fingendo che si vada a fare funzioni superiori. Sta di fatto che qualunque indagine sull'amministrazione regionale ha portato ad accertare che, tra funzioni effettivamente svolte e il livello di quelle funzioni e qualifiche attribuite, non c'è nessuna corrispondenza, il che crea nel personale regionale grandissima e diffusa insoddisfazione che poi cerca ogni via per soddisfarsi. Anche il 101 è stato visto come il tram che poteva portare a sanare le numerose ingiustizie e incongruenze che sono nell'amministrazione regionale. Per cui se effettivamente vi è l'urgenza di riparare a questa situazione di causa, restituendo ai tanti dipendenti in posizioni anomale, non eque rispetto agli altri dipendenti, la loro posizione, e se si decide di abbandonare finalmente il criterio che per dare più denaro ai dipendenti occorre anche fingere che faccia un lavoro più pregiato, io credo che questi problemi vanno risolti, ma vanno risolti con provvedimenti a latere, e soprattutto sulla base di un principio che è contenuto in questa proposta di legge, e cioè che le questioni attinenti alle qualifiche e alle retribuzioni sono materie esclusivamente contrattuali, e che quindi in sede di contratto vanno risolti. Chiaramente però, per fare questo, occorre che il contratto sia regolato con i principi che ormai dominano nella pubblica amministrazione italiana, che non sia direttamente l'amministrazione a fare il contratto, e che anche le sigle sindacali ammesse abbiamo una effettiva rappresentatività, rappresentino interessi collettivi e non interessi individuali di qualcuno che, tentando di fare il furbo, cerca di accodarsi a situazioni, a gruppi di dipendenti che effettivamente hanno da rivendicare un equo trattamento.

La commissione ha lavorato a lungo su questa proposta, con un lavoro che è stato anche un pò una tela di Penelope perché, contemporaneamente, la situazione della pubblica amministrazione italiana si modificava sotto i nostri occhi, e non sempre in modo coerente. Perché se noi siamo partiti da un decreto legislativo numero 29 del 1993 che diceva di attuare la 421, ma diceva una grande bugia, tanto che il Consiglio di Stato su quella proposta di decreto ebbe ad esprimere parere fortemente negativo. Per cui, rifarci interamente alla 29 avrebbe voluto dire riproporre dei difetti che nella 29 erano molto evidenti, e in taluni casi evidenti violazioni della legge 421 che ci vincola, non il decreto 29, ma la 421 con i suoi principi di razionalizzazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione ci vincola. Ma questo 29 ha subito, in questi anni, infinite modifiche, con percorsi molto spesso a zig - zag, con marce all'indietro, con una impressione che abbiamo ricavato, credo tutti i membri della Commissione, che le varie norme Bassanini siano tutto sommato non ispirate da principi fra loro coerenti, tanto che vanno continuamente modificate. Comunque il risultato è globalmente (globalmente perché vi sono marce all'indietro) un'accentuazione dei principi della 421, e credo che anche noi ci siamo attenuti a una interpretazione più rigorosa possibile della 421. Per cui è stata netta, nell'impostazione che abbiamo dato, la divisione tra l'attività amministrativa e l'attività di indirizzo politico. Anche in una amministrazione come quella regionale che nella sua evoluzione con il decentramento necessario ed urgente di funzioni verso gli enti locali, deve caratterizzarsi come un amministrazione in cui l'indirizzo politico è la funzione prevalente. Però, fin quando la Regione manterrà delle funzioni amministrative a diretto contatto con i cittadini, queste funzioni devono essere nettamente distaccate da quello che è l'indirizzo politico dell'amministrazione. C'è mancato però, in questo quadro, l'approvazione di un provvedimento che doveva procedere in modo parallelo, ed è l'approvazione della proposta di legge 43, che è stata bloccata in commissione dopo l'approvazione di 18 articoli, è un testo sospeso. Qualche giorno fa il Presidente Palomba lamentò che il consiglio non avesse animo di procedere alla riforma della Regione. Bene, l'interruzione dei lavori, la plurima interruzione dei lavori della proposta di legge 43 è sempre derivata da pressioni della Giunta regionale. E` stato un ostruzionismo compiuto con tutti i mezzi palesi e non palesi da parte della Giunta regionale verso una proposta di riforma da tutti sentita come necessaria ma che, evidentemente, intacca un assetto di potere che non si vuole mettere in discussione né per l'oggi, né per il domani. Se non si approva la modifica della legge 1/77 con la proposta di legge del 43, chiaramente la proposta resta monca, resta di difficile attuazione, per esempio il ruolo dei direttori generali resta sospeso e senza quelle caratteristiche di cerniera tra il potere politico e l'amministrazione che è nella visione di chi ha predisposto questo testo che arriva in Consiglio. Per cui, effettivamente, occorre lamentare che questa che doveva essere una legislatura, non dico costituente ma comunque riformatrice della macchina regionale, corre il rischio, per resistenze che vi sono, di non conseguire neppure quella mini riforma che però sarebbe essenziale per procedere ad altre. Chiaramente non vi faccio l'elenco di tutte le riforme, da quelle del decentramento a quella dei piccoli comuni e delle Comunità Montane, a quelle degli enti regionali, solo l'Emsa muove i primi passi, ma sono tutte riforme essenziali per avere un Regione che sia uno strumento di governo ed uno strumento di progresso della Sardegna. E` inutile quindi fare come si è fatto nel documento di programmazione economica - finanziaria, auspicare l'approvazione di provvedimenti che poi si lavora per bloccare. Credo che, ritornando alle parole del Presidente Palomba, occorre anche rilevare che quando il Consiglio ha svolto il suo ruolo dalle Province al governo delle Acque, quanto meno sotto il profilo della distribuzione, la Giunta colpevolmente e negligentemente non rispetta i termini delle leggi e impedisce l'attuazione di quelle leggi di riforma.

Per cui, è inutile lamentare che il consiglio non approva leggi, questo non è vero, con il grande lavoro fatto e proseguendo com il lavoro, credo si possa arrivare a risultati anche più concreti, ma è la Giunta che anche quelle poche leggi approvate, cerca di sabotarle in tutti in modi, tenendo un regione statica in una situazione di disastro. Disastro che è percepito dai cittadini, che è percepito dai dipendenti regionali, ma non è percepito dagli amministratori, dal Presidente e da parte auspico dei suoi assessori, che vedono ancora la Giunta con la configurazione che aveva negli anni 60 - 70, come feudo dell'assessore, come strumento per procacciarsi clientele e non, certamente, come strumento di governo, come strumento di progresso della società sarda.

Io credo che il Consiglio debba, con i necessari approfondimenti, approvare rapidamente questa legge e completare l'opera approvando le leggi che devono essere di contorno ( il così detto collegato ), la legge sulla Giunta e il decentramento verso gli enti locali che chiaramente deve costituire un elemento basilare dell'opera del Consiglio in questa legislatura. Ma devo notare che su questi problemi, a livello di Consiglio problemi non sono sorti, non vi sono state contrapposizioni, si è creato un clima di collaborazione per cui, i lavori fin quando sono stati tenuti nell'ambito delle commissioni, fin quando non vi sono state interferenze esterne,
(PS/10/304) hanno sempre proceduto con il massimo di collaborazione possibile e con il massimo di produttività. Devo quindi ritenere che se su queste leggi di riforma si vogliono creare polemiche e per di più da parte del Presidente della Giunta regionale, credo che stia colpendo ancora una volta fuori bersaglio, dimostrando di voler nascondere proprie negligenze e proprie incapacità, di fronte ad un Consiglio che bene o male, anche con una organizzazione carente, ha comunque lavorato su temi difficili, scarsamente aiutato dalla Giunta, e quando è avvenuto, solo per opera personale, molto spesso dell'assessore incaricato che è venuto a presentare quasi sempre proposte a titolo personale e sicuramente non approvate dalla Giunta regionale.

Per cui creare polemiche politiche non può che ritorcersi su chi le solleva, che in questo settore dimostra, come negli altri della vita politica amministrativa della nostra regione, di non avere né la visione né le capacità.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

LODDO (D.R.I. e Indip.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Prendo la parola al termine di un dibattito e di una discussione generale che pur non essendo stata ricca di partecipazione dal punto di vista degli interventi, constatato anche il modesto interesse che evidentemente questa discussione ha avuto presso i colleghi, non ricca di partecipazione numerica, tuttavia fino ad ora è stata molto ricca dal punto di vista dei contenuti e degli stimoli che ha offerto.

Io intendo fare alcune riflessioni generali, innanzitutto per quanto concerne l'itinerario globale di stesura e di approntamento di questa legge e poi, in secondo luogo, circa il metodo e il contenuto stesso del legge.

E` una legge che giunge in Aula, l'hanno già detto tutti coloro che mi hanno preceduto, dopo una lunga riflessione, dopo un ampio dibattito, un dibattito che si è sviluppo innanzitutto in commissione, praticamente questa legge è rimasta in commissione quasi quattro anni, a dimostrazione appunto nell'interesse ed anche della complessità e della difficoltà che la sua predisposizione ha richiesto e, a questo proposito, mi corre il dovere di precisare in merito ad alcune dichiarazioni che mi sono state attribuite dalla stampa odierna che non mi sono mai sognato di dire che all'interno di questa Commissione non esistesse maggioranza, ma per la semplice ragione che all'interno di questa commissione e soprattutto nell'iter di predisposizione di questa legge non si è mai sentito il bisogno di ricercare una maggioranza, perché la scelta metodologica della Commissione è sempre stata quella di lavorare in modo unanime, in modo da ricercare il testo migliore, per poterlo poi portare in Aula in modo migliore.

Fatta questa precisazione, ripeto che questa legge è stata oggetto di un lungo dibattito, di un'ampia riflessione sia in Commissione, sia a livello di opinione pubblica. Basterebbe pensare a quanto i giornali hanno scritto negli ultimi tempi (e non solo negli ultimi tempi) intorno all'approvazione di questa legge, che è stata oggetto di dibattiti in convegni che sono tati convocati esplicitamente su temi concernenti l'approvazione di questo legge. Una legge che ha radici lontane, ed anche qui mi corre il dovere di ricordare che la prima proposta di legge che è stata presentata in questo Consiglio a firma di Masala ed altri suoi colleghi di Alleanza Nazionale, la P.L. 22, risale al 9 novembre 1994 quindi, garbatamente, rispondendo al collega Masala, dico che la Giunta non ha nessuna intenzione di attribuirsi alcuna medaglietta per la semplice ragione che non può non riconoscere, come riconosce, che se un primato c'è nell'aver predisposto un progetto di legge da mettere all'attenzione di questo Consiglio, questo primato l'ha sicuramente il collega Masala con i suoi colleghi e non la Giunta. La Giunta infatti arrivò su questo argomento sufficentemente in ritardo con il disegno di legge 101 che risale all'8 giugno 1995. Peraltro la legge regionale del 19 ottobre 1993 all'articolo 4 stabiliva che la Giunta regionale dovesse presentare un disegno di legge su questo argomento al Consiglio regionale entro il 31 dicembre 1993. Naturalmente quella data, come tutti sappiamo, è stata ampiamente saltata, probabilmente perché al 31 dicembre 1993 la scorsa legislatura a tutt'altro stava pensando fuorché a predisporre disegni di legge concernenti l'applicazione della 421. Probabilmente per questa e per chi sa quali altre ragioni, la Giunta regionale è arrivata su questo argomento sicuramente in ritardo. Tuttavia non possiamo non rilevare che la 421 è comunque del 1992, e che quindi stiamo arrivando a dare attuazione ad un legge nazionale che risale a ben sei anni fa.

Detto questo e fatte queste precisazioni, è perfino troppo facile oggi (come fanno e come hanno fatto organi di stampa, privati cittadini e quant'altro) gettare discredito sia sulla Giunta regionale che sul Consiglio regionale per tutto questo ritardo che si è accumulato in tutto questo periodo.

Ma, io credo che se noi faremo - come tenteremo di fare - un'analisi dei vari passaggi legislativi nazionali che dalla 421 hanno accompagnato tutta l'evoluzione della gestione della pubblica amministrazione fino ad oggi, ci accorgeremo che tutti questi passaggi legislativi e nazionali, possono essere considerati una causa, e sicuramente la più grossa causa di questo ritardo.

Però, questo ritardo, paradossalmente, ci consente anche di affermare che questa legge che oggi andiamo a discutere - e spero che in breve tempo possa essere approvata - costituisce, grazie proprio a questi ritardi, forse la migliore delle leggi regionali sul personale, proprio perchè ci consente, giunti a questo punto, di applicare tutta una serie di normative che altre Regioni, per ovvie ragioni, non hanno potuto applicare.

Naturalmente dico queste cose, non per scusare o difendere nessuno, né per scusare o difendere la Giunta o il Consiglio (che non ha sicuramente bisogno di essere scusato e difeso da me), ma,tutto il pubblico impiego e tutte le leggi di riforma del pubblico impiego, delle quali abbiamo parlato e alle quali faremo ancora riferimento, hanno avuto un iter molto travagliato di riforma. Infatti la 421 ha soltanto avviato il processo di riforma del pubblico impiego del quale abbiamo parlato, un processo che è stato poi aggiustato dal decreto legislativo numero 29 del 1993, dell'articolo 11 della Legge 59 del '97, dal 396 del 1997, dal decreto legislativo numero 80 dell'ultimo marzo scorso e dalla legge numero 191 che risale ad appena 10 giorni fa, al 16 giugno 1998.

Tutto questo succedersi di norme su una materia sufficientemente omogenea, ha creato la necessità di correzioni d'impostazione, quindi, di variazioni sia dal punto di vista metodologico che dal punto di vista del contenuto. Tutte queste cose che abbiamo detto ci consentono anche di dire che la stessa legislazione nazionale di riferimento non ha seguito fino ad oggi un percorso lineare, ma ha seguito approcci diversi. Basterebbe pensare che le prime due leggi che si occupano di personale, la legge numero 421 e il decreto legislativo numero 29 non concepiscono la riforma della pubblica amministrazione come fine a sé stessa, cioè, come momento importante della riforma complessiva della nazione, ma concepiscono la riforma della pubblica amministrazione e del pubblico impiego solo come strumento per contenere la spesa pubblica; quindi, come conseguenza di un processo più vasto che era il contenimento della spesa pubblica.

Lo stesso principio della contrattazione decentrata, che viene introdotto dal decreto legislativo numero 29, si muove nella stessa ottica del contenimento della spesa pubblica. Quindi, ci troviamo di fronte ad una riforma che non è stata fatta in quanto tale, ma che è stata fatta e portata avanti, almeno all'inizio, all'interno di un quadro estremamente differenziato.

Anche nella legge numero 59 del '97, per arrivare ai riferimenti legislativi più recenti, ci accorgiamo che il taglio che viene dato non è un taglio diretto ma, la riforma della pubblica amministrazione e del pubblico impiego, sono concepiti all'interno del federalismo amministrativo e all'interno della semplificazione delle procedure. Poi, successivamente, sono arrivate tutte le correzioni (delle quali abbiamo parlato fino a 10 - 20 giorni fa). Le conseguenze di questo quadro sono che la legislazione nazionale si presenta come una legislazione in progress che ha bisogno di successive limature, di essere rivisitata e continuamente aggiornata, di qui le incertezze e di qui anche le difficoltà interpretative e applicative.

Però, mi pare che, nonostante tutte queste incertezze e tutti questi problemi, siano presenti all'interno di
(FT/11) questa legislazione anche grandi ed innovative conquiste, sulle quali mi voglio fermare un attimo, per comprendere appunto come limitarsi oggi al recepimento "simpliciter" della "421", potrebbe significare fare una legge che non è altezza dei tempi e che non risponde, sicuramente, alle esigenze del nostro tempo, e che sia quindi necessario non fermarsi alla "421", ma provvedere ad ulteriori aggiustamenti.

Questi ulteriori aggiustamenti ai quali la legislazione nazionale ci ha portato, riguardano innanzitutto il superamento del pubblico impiego come ambito separato dal restante mondo del lavoro. Il pubblico impiego era considerato precedentemente come un impiego privilegiato, un rapporto di lavoro privilegiato che derivava la sua primazia dal concetto della centralità dello Stato, forse da una derivazione borbonica del concetto dello Stato. Il secondo concetto importante, che la legislazione attuale ha portato, riguarda la differenziazione della pubblica amministrazione a seconda dei fini di ciascuno; il fatto, cioè, di trovarci non di fronte ad una sola pubblica amministrazione, ma di fronte a tante pubbliche amministrazioni, ciascuna delle quali correlate e finalizzate tra esse, di cui emerge la necessità di una contrattazione differenziata per ciascuna amministrazione, in modo tale da poter adattare le risorse umane ai fini che ciascuna di queste pubbliche amministrazioni, si propone. Ma, poichè questo modello possa funzionare, occorre mettere in atto alcuni correttivi, alcuni aggiustamenti, alcune innovazioni.

La prima: occorre delegificare il rapporto di lavoro. Cioè, occorre cominciare a pensare che il rapporto di lavoro non è più organizzato - come già hanno detto prima di me alcuni degli intervenuti - non è più organizzato da leggi ordinative ma dalla contrattazione. La pubblica amministrazione diventa, non l'autorità imperativa, ma una parte della contrattazione.

Ciò comporta un più ampio coinvolgimento del rapporto con i lavoratori nel processo di regolamentazione del rapporto del lavoro. La vera novità di questi tempi è proprio questo fatto, cioè il passaggio dalla legge al contratto, pur rimanendo e continuando ad esistere naturalmente materie che sono esplicitamente riservate alla legge.

Ed infine, un altro tema importante recentemente introdotto, è quello dell'istituzione della dirigenza come area autonoma del pubblico impiego. In questi anni, dalla "421" fino all'ultimo decreto legislativo - del quale ho appena parlato, e Dio solo sa se questo tormentone è finito, se ci saranno ancora delle Bassanini quater, quinques, eccetera - molto è cambiato, e sono nati nuovi modelli relazionali tra le organizzazioni sindacali, quindi, tra le rappresentanze dei lavoratori e la pubblica amministrazione. Tra questi, ricordo l'istituto dell'informazione preventiva, l'istituto dell'esame congiunto, l'istituto dell'obbligo di consultazione per le procedure disciplinari, del raffreddamento dei conflitti eccetera. Si tratta di novità sostanziali intorno alle quali si poneva per la Regione Sarda un primo problema di approccio. E` vero che l'articolo 3 dello Statuto - come diceva questa mattina in introduzione di dibattito, il collega Masala - ci dà autonomia per quanto concerne l'organizzazione del personale regionale, però, la "421" ci imponeva anche l'obbligo del recepimento dei suoi principali riferimenti.

Bene, ma non bastava, dette le cose che abbiamo detto, recepire solo la "421". Lo statuto di autonomia, infatti, non deve costituire per noi un limite, ma deve costituire lo stimolo per poter andare avanti e per poter creare nuove situazioni migliorative, perciò - come è già stato detto precedentemente - i tempi lunghi che ci sono stati nella predisposizione di questo disegno di legge.

Naturalmente non hanno contribuito a semplificare l'iter formativo di questa legge, neppure le situazioni obiettive della nostra regione. Siamo, credo, l'unica regione in Italia senza una dirigenza, e con una dirigenza che ha grosse conflittualità nei confronti dell'amministrazione. La graduatoria della dirigenza del 1986 è stata annullata dal TAR e recentemente è stata definitivamente annullata dal Consiglio di Stato. La graduatoria formulata su basi 88 è essa stessa "sub iudice" ma, presentando gli stessi vizi della graduatoria precedente, si immagina che seguirà la stessa sorte, e che, quindi, verrà annullata. La Commissione, che è stata nominata per redigere nuovamente la graduatoria del 1986, si trova in gravi difficoltà.

Di fronte a tutte queste difficoltà interne alla Regione, difficoltà che provenivano dal recepimento di tutta la materia della quale abbiamo parlato, c'è come conseguenza questo lungo iter, ampio, tormentato che oggi, comunque, giunge alla sua fase conclusiva.

Il testo che viene presentato all'Aula (per definizione, consapevolmente) è incompleto, ed è sicuramente da rivedere. La Commissione ha già avanzato, attraverso una sottocommissione a ciò appositamente delegata, ha già avanzato tutta una serie di proposte per rivederne il testo. In modo particolare da rivedere rimane soprattutto, il Titolo I, laddove si parla di principio e norme generali, soprattutto per quanto riguarda l'articolo 2, le fonti, laddove è necessario introdurre il principio che l'amministrazione regionale e gli enti definiscono, secondo i principi generali fissati dalla legge e mediante atti organizzativi, le linee fondamentali di organizzazione degli uffici. L'articolo 3 è anch'esso da sostituire, da migliorare e da cambiare, perchè in esso è necessario introdurre il principio che la contrattazione, introdotto dal decreto legislativo 80, si svolge su tutte le materie relative ai rapporti di lavoro e alle relazioni sindacali, e che gli atti interni di organizzazione che hanno riflesso sul rapporto di lavoro, formano oggetto d'informazione e di esame congiunto tra le parti, fermo restando il fatto che questo esame non può durare in eterno ma che va, comunque, limitato nel tempo.

Altri emendamenti importanti sono da fare anche all'articolo 4 e all'articolo 6, laddove si parla soprattutto di rapporti sindacali e degli istituti della partecipazione, è necessario introdurre concetti come componenti essenziali nella gestione delle risorse umane e dell'amministrazione degli enti, non basta solo affermare che ci sia la mobilità del personale, ma è necessario introdurre il concetto della formazione e dell'aggiornamento, come componenti essenziali nella gestione delle risorse umane.

Il problema dei rinnovi contrattuali: ci sono quindi, tutta una serie di aggiustamenti e di aggiunte che possono essere utilmente apportate al testo che è attualmente in discussione e che la Commissione si sta apprestando ad apportare. Ma vi sono altre cinque o sei questioni sulle quali io intendo ancora soffermarmi, perchè ritengo che costituiscano un punto fondamentale o dei riferimenti fondamentali, per poter mettere in piedi un'amministrazione regionale davvero nuova, che parta sulla base di principi nuovi.

Il primo riguarda la mobilità verticale: negli anni scorsi si è fatto un uso largo, ed anche indiscriminato, della mobilità verticale, le promozioni "ope legis", slegate dal possesso dei titoli e slegate, soprattutto, dalle verifiche delle capacità professionali e dai risultati, sono state largamente utilizzate. Tutto questo ha determinato un ampio contenzioso attuale all'interno dell'amministrazione, e ha determinato anche la presenza all'interno dell'Amministrazione di casi anomali e vicini all'assurdo - alcuni dei quali citava precedentemente il collega Bonesu - i casi di personale assunto sulla base di un medesimo concorso, ma chiamato in ruolo a distanza di pochi giorni o pochi mesi, alcuni sistemati in una qualifica, altri sistemati in altre qualifiche, com'è il caso, per esempio, del personale del COCICO, dei vincitori del concorso del 1988.

Io credo che quello della mobilità verticale, se vogliamo creare un'amministrazione regionale seria, che fondi se stessa su principi che rispettano la serietà del diritto, il principio della mobilità verticale, debba essere cancellato e debba scomparire per sempre dalla nostra amministrazione regionale.

Sul secondo istituto mi voglio fermare riguardo ai concorsi interni: oggi c'è un gran richiedere a gran voce di concorsi interni.


(ES/12) Io ritengo che i concorsi interni siano un sistema di fatto subdolo di promozioni generalizzate. Il Consiglio di Stato, d'altro canto, anche recentemente l'ha dichiarata "una prassi scorretta".

Io ritengo che, escluse le qualifiche che vanno fino alla V qualifica funzionale, il cui accesso è stabilito per legge dagli uffici di collocamento, escluse le qualifiche minori della V, l'unico modo di accesso all'interno della pubblica amministrazione sia quello dei concorsi esterni per titoli ed esami eventualmente con riserva di posti.

Tutti gli altri modi, dalla mobilità verticale ai concorsi interni, costituiscono modi subdoli che non solo non risolvono il problema, ma anzi lo peggiorano, ed avviano dei contenziosi che è difficile risolvere e che hanno gettato l'amministrazione regionale nello stato di grande conflittualità e confusione nel quale attualmente si trova.

Rimane in piedi ancora qualche altra questione alla quale voglio accennare. La proposta di legge numero 22 e disegno di legge numero 101, affermano giustamente, con affermazione assolutamente condivisibile, che il contratto da oggi in poi, debba essere portato avanti dall'Agenzia Regionale dell'ARA. Non vi è dubbio che questo costituisca sia per i lavoratori che per l'Amministrazione, un punto di sicurezza e di certezza.

Io ritengo, tuttavia, che il lavoro che è già stato portato avanti dall'amministrazione e dalle organizzazioni sindacali sul nuovo ordinamento professionale potrebbe essere utilmente utilizzato, consentendo una delega alla Giunta regionale con norma transitoria per trattare il primo contratto e il primo ordinamento professionale direttamente e senza il ricorso all'agenzia.

Il lavoro sull'ordinamento professionale è già a buon punto. Sono state sostanzialmente individuate le aree e le specificazioni operative. Si tratterebbe di dare continuità al lavoro che è già stato fatto.

Ancora, io ritengo che sia necessario delegificare le norme che concernono l'ordinamento professionale.

Questo lo affermo per esigenza di equità e per esigenza di giustizia e, soprattutto, per il rispetto verso la contrattazione. Ecco perchè io ritengo - e qui mi riferisco a quanto diceva l'Onorevole Masala e qualcun altro degli intervenuti - ritengo sostanzialmente inutile che a quest'Aula venga portato, contestualmente al disegno di legge numero 101, un collegato. Perchè io ritengo che le necessità che avevano fatto nascere l'esigenza del collegato a suo tempo, siano necessità superabili dal fatto che tutte quelle norme che si riteneva potessero piovere in aula, possano essere utilmente indirizzate verso il nuovo ordinamento professionale, e risolte in sede contrattuale e non in sede legislativa.

Io ritengo che sia invece necessario fare, come per altro la Commissione e la sottocommissione hanno già proposto di fare, sia necessario prevedere un norma generica di rimando per evitare sia di essere seppelliti da una valanga di emendamenti incontrollati, e sia di andare contro il sano principio generale del riferire alla contrattazione tutta la materia che è della contrattazione.

Voglio sottolineare un ultimo problema, e poi concludo, e riguarda la questione della dirigenza.

Io ho grande rispetto - e non potrebbe che essere così - per la formulazione dell'articolo 77, così come è stato presentato nella proposta di legge unificata che è all'attenzione di quest'Aula. Ritengo che abbia rappresentato (avendo seguito almeno nell'ultima parte i lavori della Commissione) e che rappresenti il massimo punto di equilibro possibile all'interno della Commissione. Però, non posso, non sottolineare due incongruenze.

In questo articolo rientrano all'interno della qualifica più importante, che è quella dirigenziale, rientrano due princìpi che mi sono appena augurato che scompaiano definitivamente dalle abitudini della Regione Autonoma della Sardegna, e sono i princìpi dei concorsi interni e il principio della mobilità verticale "ope legis", cioè, delle promozioni generalizzate fatte senza alcuna verifica dei risultati.

Proprio per il rispetto che ho dei dirigenti e proprio per il rispetto che anche i dirigenti hanno il diritto di pretendere dai propri subordinati, e per il rispetto che dovrebbero avere di se stessi, io ritengo che anzichè sollecitare l'approvazione di questo articolo 77, anche con forme isteriche di lotta, come la proclamazione dello sciopero ad oltranza avvenuta questa mattina l'ha dimostrato, anzichè sollecitarne la promozione, dovrebbero chiedere di essere sottoposti a concorso, che verifichi le loro capacità di governo della macchina complessiva regionale.

Fatta questa premessa, ritengo comunque che per rispettare la sentenza del Consiglio di Stato, sia necessario anche che la Commissione verifichi attentamente l'opportunità della distinzione tra area tecnica ed area dei servizi amministrativi per quanto riguarda la dirigenza, onde evitare di fare una legge inutile che rischia di essere inapplicabile prima ancora di essere pubblicata.

Della questione del collegato ho già parlato, della sua inopportunità, perchè le materie che vi andrebbero eventualmente collocate riguarderebbero materia contrattuale, quindi, non regolamentabili per legge, ma materie concernenti l'ordinamento professionale.

Tutto ciò premesso, io dichiaro che la Giunta regionale ha la massima disponibilità nel concordare gli emendamenti, nel revisionare il testo e nell'accelerare i tempi di approvazione di questa legge.

L'auspicio complessivo è, naturalmente, che questa legge possa assegnare attraverso il nuovo contratto ed attraverso il nuovo ordinamento professionale, finalmente l'anno zero di una amministrazione che è stata per troppo tempo eccessivamente conflittuale, e che merita di essere per le sue doti, le sue capacità, le sue potenzialità e le sue possibilità, meglio valutata, e soprattutto più rispettata da parte dei cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato parlare il consigliere Biancareddu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.). Presidente e colleghi, sentite le dichiarazioni del Presidente della Commissione e dell'Assessore, mi sono convinto che ancora una volta questa Giunta e questa maggioranza sono sorde rispetto alle esigenze e alle giuste istanze presentate dai dipendenti regionali.

Una sana produzione legislativa dovrebbe avere come punto di riferimento l'esigenza di coloro ai quali è destinata la legge. Una legge siffatta, invece, pare che sia destinata più che altro a chi la fa ed ai loro compari.

Quindi, dichiaro fin da ora che Forza Italia domani sarà a fianco di coloro che manifesteranno contro questa legge e contro questa amministrazione.

PRESIDENTE. Non passiamo alla votazione per il passaggio agli articoli per dare modo ai presentatori di numerosi emendamenti, di proseguire prima del passaggio agli articoli.

Quindi, sospendiamo la proposta di legge numero 22 e il disegno di legge numero 101 e, secondo l'ordine dei lavori, passiamo alla proposta di legge numero 251, Bertolotti Floris, Randaccio, Piras, Bonesu, Loddo concernente "Norme atte a a favorire la ricomposizione fondiaria".

Era già stata fatta La discussione generale della proposta di legge numero 251, e siamo praticamente in fase di votazione del passaggio agli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, la proposta di legge Bertolotti a me sembra un utile strumento di lavoro. Purtroppo, come già ebbi modo di dire in un'altra occasione, non ha avuto il conforto
(PM/13/304) di un passaggio in Commissione. Essendo il riordino fondiario in Sardegna, evidentemente, un'esigenza molto sentita, sono dell'avviso che, anche se in via informale - se l'onorevole Bertolotti e il Presidente della commissione, a cui mi rivolgo, è d'accordo anche lui - si debba avere con urgenza almeno un passaggio che consenta eventualmente di predisporre, di vedere, di esaminare degli emendamenti che siano sotto questo profilo, migliorativi, avvalendosi anche - ritengo che sia anche questo indispensabile - dell'utile opera della Giunta per poter completare e migliorare questo testo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI ( F.I.). Io da tempo lo sto facendo. Sto sostenendo che questo - così come ha ricordato l'Onorevole Lorenzoni - è uno dei punti nodali fondamentali legati al rilancio e alle possibilità di rilancio e di competizione reale dell'agricoltura sarda con il resto dell'Europa.

L'ho detto nella fase dell'illustrazione della legge, ormai datata due anni fa, ed è già passata in aula la bellezza di ormai 14 mesi fa, quindi, lamento anche questa volontà di dilazione dei tempi nell'esaminare un problema che - ripeto- è sentitissimo, è riconosciuto dallo stesso Governo regionale, se è vero come è vero che tutti i documenti che parlano di agricoltura, ad un certo livello contengono la constatazione della frammentazione dei fondi agrari e, conseguentemente, la necessità di procedere a un riordino.

I passaggi in Commissione vanno bene se sono legati a tempi precisi ed a impegni precisi alla discussione in aula, e quindi, alla volontà di affrontare concretamente il problema. Se il richiamo al passaggio in Commissione, che tra l'altro, sarebbe, in questo caso, una richiesta eccezionale, perchè non è previsto dal regolamento, e quindi, si tratterebbe di farlo in forma puramente informale, quindi, se il passaggio in Commissione serve per chiarirsi le idee definitivamente su questo provvedimento, per affrontare concretamente il problema e per portarlo alla prossima tornata di Consiglio, quindi, in tempi certi, reali e sicuri, e prendiamo l'impegno di portarlo a compimento, ben venga.

Se il passaggio in commissione, invece, è un'ulteriore pratica di dilazione per evitare di affrontare il problema per aggirarlo ed eventualmente attendere tempi di altre proposte di legge, di altri disegni di legge perchè non si è ancora preparati ad affrontare il confronto, allora questo ovviamente non può essere.

Per cui, se esiste un impegno a metterlo al primo punto all'Ordine del giorno della Commissione, se pur in modo informale, e riportarlo immediatamente dopo alla prossima seduta del Consiglio come primo punto all'ordine del giorno, allora è una condizione che posso anche accettare. Però, devo sentire se, ovviamente questo impegno esiste.

Ripeto: avrei preferito che ci fosse presente anche l'assessore, perchè questo è un impegno che deve prendere anche la Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marroccu. Ne ha facoltà.

MARROCCU (Progr. Fed.). Non c'è la volontà di aggirare, di evitare il confronto su un tema particolarmente sentito e importante, che è sentito anche dalla Commissione, ma c'è l'esigenza di affrontarlo con l'adeguata istruttoria, un tema proprio perchè è importante, ed è fortemente sentito non solo dai colleghi che hanno presentato il progetto di legge, ma anche dall'intera Commissione.

Quindi, io non credo che si possa assumere l'impegno di portarla al prossimo Consiglio. La Commissione quinta ha un notevolissimo carico di progetti di legge. Vero è che negli ultimi mesi ha esitato importanti provvedimenti e che è stato, quindi, liberato il carico della Commissione da provvedimenti importanti (ricordo il progetto di legge del parco di Porto Conte, di Molentargius, che sono stati esitati in via definitiva ed arriveranno in aula).

Abbiamo concluso anche l'esame della legge quadro sulla pesca, che ha impegnato per un lungo periodo la Commissione. Quindi, c'è la possibilità di esaminarla in tempi rapidi, ma non saprei indicare quali sono questi tempi. Aggiungo che la Giunta e l'assessore hanno particolarmente a cuore questo tema se, come i colleghi della Commissione ricorderanno, una delle modifiche sostanziali al piano di divulgazione agricola, che è stata apportata dalla Giunta, dall'Assessore Ferrari, riguarda proprio il riordino fondiario, dove si è previsto proprio di utilizzare a fondo i divulgatori agricoli in funzione del riordino fondiario.

L'Assessore, in quell'occasione, oltre ad avere chiesto la modifica del piano di divulgazione agricola in funzione del riordino fondiario, ha annunciato anche un suo progetto di legge, per quanto riguarda il riordino fondiario.

Io credo che si possa caso mai concordare con l'assessore, sentendo l'assessore, che invece di far fare al progetto di legge della Giunta dall'Assessore, l'iter normale, cioè Giunta etc. si possa magari portarlo in Commissione e discuterlo come emendamenti al progetto di legge presentato, magari per accelerare.

Quindi, sono d'accordo perchè si porti la discussione in Commissione, consenta la Commissione di istruirlo perchè il tema con può essere affrontato con leggerezza e senza un'istruttoria fatta dalla Commissione, nei tempi che la Commissione si darà e si concorderà all'interno della Commissione, facendo propri, magari, anche alcuni emendamenti che la Giunta regionale, ripeto, ha già predisposto per quanto riguarda L'Assessore Ferrari, e che l'assessore si è impegnato a presentarci. Quindi, l'impegno c'è, certo non può essere assunto come impegno per la prossima riunione, perchè non sarebbe corretto da parte del sottoscritto nè della Commissione assumerlo, perchè non sappiamo i tempi necessari per poter istruire un progetto di legge che proprio per l'importanza che anche il collega gli dà, ha bisogno di essere istruito correttamente, e non invece in pochi giorni.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne la facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, io constato che nonostante il Presidente della Commissione Marrocu avesse esordito dicendo di concordare con la proposta Lorenzoni, in effetti per le cose che afferma demolisce la proposta Lorenzoni, perché i presupposti per poter non continuare nella discussione stasera sarebbero che il Consiglio deliberasse il rinvio, perché questa come proposta di legge arrivata in aula, a seguito dell'articolo 100, non può dall'aula essere rimessa alla Commissione. Per cui l'unica via sarebbe l'aggiornamento da parte del Consiglio, chiaramente però l'aggiornamento ha un senso e non diventa ostruzionistico se c'è l'impegno di portarla in prima posizione nella sessione del 22 luglio. Nel frattempo niente impedisce alla Commissione Agricoltura di esprimere quel parere che doveva esprimere da ormai due anni.

Per cui, se manca questo impegno del Presidente della Commissione Agricoltura, non so che senso abbia il rinvio. Se si vuole dare una ultima chance alla Commissione Agricoltura chiedo che comunque il rinvio da parte di quest'aula sia subordinato alla decisione dei Capigruppo di portarla alla sessione del 22.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Devo dare una risposta dopo le precisazioni, mi pare che la volontà dilatoria sia ancora ben presente, in particolare nel Presidente della Commissione Agricoltura, il quale già un anno e mezzo fa aveva chiesto 6 mesi di tempo per esaminarla in Commissione. Quel termine è abbondantemente scaduto, non bastano mai i tempi.

Faccio presente che quando si tratta di parlare di scadenze importanti altre Commissioni, come la numero 3, si riuniscono anche il giorno di Natale; evidentemente il Presidente della Commissione Agricoltura non ha molto a cuore questo problema. Ne prendiamo atto per cui chiedo che si vada avanti.

PRESIDENTE. Metto in votazione per il passaggio all'esame degli articoli della proposta di legge 251. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

SECCI (Popolari). Non è stata chiesta la controprova.

PRESIDENTE. Quando il Presidente ha messo in votazione il passaggio degli articoli, ha chiesto chi è favorevole, nessuno ha chiesto la controprova. La richiesta è arrivata dopo.
(PS/14/304) Questa è l'interpretazione che dà il Presidente.

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. Poiché nessuno domdanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. Ha domdanto di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Non so se siano stati già distribuiti, ma è stato presentato un emendamento su questo articolo, che al comma 2° prevede l'inserimento, oltre ai soggetti qua elencati, comuni interessati e consorzi di bonifica, anche delle organizzazioni di categorie interessate. Cioè tra i soggetti interessati per poter mettere in atto iniziative attive di riordino fondiario sono anche previste le organizzazioni di categoria interessate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, non posso non mettere in evidenza il fatto che questo provvedimento di legge, o questa proposta di legge, da parte della maggioranza non voglia essere messo in discussione. Si tratta di un provvedimento di legge della massima importanza; spesse volte qui ci si riempie la bocca di mercato globalizzato, di concorrenza, quando c'è da adottare un provvedimento che può aiutare l'impresa agricola a contenere i costi di produzione per poter competere con le imprese similari della penisola e quelle dell'estero ci si blocca.

Sto facendo la dichiarazione di voto, per me questo provvedimento di legge deve essere discusso ed approvato con la massima urgenza.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

E' decaduto l'emendamento numero 1 aggiuntivo all'articolo 2.

Si dia lettura dell'articolo 3.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. All'articolo 3 è pervenuto l'emendamento numero 4 aggiuntivo. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti.

BERTOLOTTI (F.I.). Si dà per illustrato. Si tratta semplicemente di ampliare i soggetti interessati a farsi parte attiva dei piani di riordino.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastolare.

FERRARI (F.D.S.-Progr.Sard.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La Giunta non lo accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Chiedo il voto segreto sull'articolo 3.

Votazione segreta

L'emendamento aggiuntivo numero 4 pertanto decade.


(FT/15) Articolo 4, se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Chiedo il voto segreto anche sull'articolo 4.

TITOLO

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'articolo 4.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 58

Maggioranza 30

Favorevoli 24

Contrari 34

(Il Consiglio non approva).

Essendo stato bocciato l'articolo 4, quindi anche l'articolo 5, il 6, onorevole Bertolotti, ed anche il 7.

Si passa al Titolo II. Articolo 8, se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. All'articolo 8 è pervenuto un emendamento, se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE L'emendamento numero 3 può essere illustrato. Ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti.

BERTOLOTTI (F.I.) Si trattava semplicemente di estendere i termini dei regolamenti comunitari che vengono aggiornati progressivamente a quelli che eventualmente dovessero essere stati emanati dopo il 2079 del 1992. In effetti, come vedremo anche più avanti, nell'articolo 9, quello per i giovani, è stato emanato uno recente il 905 del '97. Quindi, si sarebbe altrimenti trattato di dover modificare la legge ogni qualvolta un regolamento comunitario fosse stato emanato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FERRARI (F.D.S.- Progr.Sar.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Poiche nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo numero 8. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Decade anche l'emendamento numero 3. Articolo 9, se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. All'articolo 9 è pervenuto un emendamento. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Come per il precedente articolo 8, semplicemente per evitare successivi passaggi in Aula, ma non ce ne sarà bisogno perché visto il clima sarà sicuramente bocciato, tengo comunque a precisare che è stato appena bocciato un Titolo della legge che poteva, tra l'altro, essere anche assunto dal Consiglio Regionale indipendentemente dalla ricomposizione fondiaria che regola i prepensionamenti per l'agricoltura, che gli agricoltori stanno aspettando da molti anni e che l'inattività e l'incongruente opera della Giunta sta facendo ormai scadere. In altre Regioni d'Italia, nel Veneto, nel Piemonte, la Comunità Europea è riuscita a fare arrivare agli agricoltori decine di miliardi su queste cose. Soldi che in Sardegna non vedremo ormai più. Così come non vedremo, perché presumo che sarà bocciato anche l'articolo 9, neanche gli aiuti per i giovani in agricoltura. Questo per venire incontro alle esigenze della popolazione sarda!

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FERRARI (F.D.S.- Progr.Sar.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano. (Viene chiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

A questo punto decade anche la norma finanziaria contenuta nell'articolo 10. E` stato approvato esclusivamente l'articolo 1, che da solo mi pare che non possa certamente reggere; fa riferimento a delle disposizioni che sono state già bocciate.

Passiamo alla votazione finale del disegno di legge numero 251. A meno che l'onorevole Bertolotti non intenda ritirarlo.

Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Chiedo scusa, se in conseguenza della bocciatura degli articoli dal 2 e seguenti sono decaduti tutti gli altri, la legge rimane in piedi per l'unico articolo che è stato approvato. Per cui, a mio giudizio, non occorre passare alla votazione finale, perché si corre il rischio di avere un voto contrastante.

Quindi è una legge in vigore limitatamente all'articolo 1 e questa legge afferma un principio in forza del quale


(ES/16) allo scopo di razionalizzare, allo scopo di facilitare, allo scopo di incoraggiare vorrà dire che si applicheranno, se esistono, soltanto le norme comunitarie e quelle statali e non quelle della presente legge che non esiste. Cioè se esistono norme comunitarie, norme statali volte alla razionalizzazione e al miglioramento delle strutture agricole eccetera, alla facilitazione e cessazione delle attività agricole, ad incoraggiare e favorire l'inserimento eccetera, questa è una legge esistente.

PRESIDENTE. L'interpretazione che dà l'onorevole Masala a giudizio della Presidenza sarebbe corretta nel caso ci si trovasse con un provvedimento con un unico articolo. Ma anche chi ha votato l'articolo 1, in conseguenza del contenuto della presente legge, cioè degli articoli successivi che sono stati bocciati, potrebbe ora aver cambiato idea ed avere diritto di votare in materia diversa.

Quindi, procediamo alla votazione finale della proposta di legge numero 251.

Ha domdandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà

FLORIS (F.I.). Prendo la parola con estremo disagio, perché apprezzo quella che è la schizofrenia presente in quest'Aula. Nel senso che tutti dicono che questa è una buona legge, una legge necessaria per l'agricoltura e poi dai banchi della maggioranza piovono voti contrari rispetto a questa legge.

Di più, se fossero solamente i banchi della maggioranza mi farebbe anche poca specie, sappiamo quella che è la considerazione nella quale essi tengono le forze di opposizione; mi fa molta specie quando vedo alcune persone, presentatori della legge, che votano contro la legge che essi stessi hanno presentato.

Allora, evidentemente, devo dire che il principio che ispira i consiglieri regionali è variabile a seconda della posizione che essi occupano; se sono assessori o se passano assessori possono votare contro una legge che ritenevano interessante tanto da averla firmata quando gli stessi erano semplici consiglieri regionali.

Detto questo ritengo che le affermazioni del collega Masala siano valide. Mi spiace dover contraddire il Presidente di turno, mi dispiace soprattutto laddove oltre ad essere il Presidente di turno è un mio collega di partito.

A mio avviso se la parte di quest'Aula che ha motivatamente votato a favore del primo articolo, non vedo come, oggi, a distanza di 5 minuti si possa votare contro. Viceversa ritengo che l'interpretazione che guida talvolta la Presidenza è quella che cambiando le maggioranze, essendo presenti o essendo stati chiamati consiglieri della maggioranza adesso si possa ribaltare quello che il Consiglio fino a 10 minuti fa ha ritenuto un articolo valido.

Di questo me ne dolgo e mi dolgo soprattutto del fatto che si perda un'occasione per portare avanti una legge che, al pari della riforma regionale o della legge di riforma regionale numero 101, che abbiamo visto adesso, ha dei riflessi positivi per la Sardegna. Probabilmente è un legge - e non sto esagerando sulla portata - che ha una portata ben superiore alla legge precedente sulla quale ci siamo attardati e che rientra nella riforma del personale della Regione e della burocrazia regionale.

Mi dolgo di questo, so che non posso fare altro, so che sarò una voce nel deserto, però avrei gradito da parte della maggioranza una maggiore attenzione, soprattutto allorquando da parte dell'opposizione c'era la volontà, c'era la possibilità di farla rientrare in Commissione per opportuni aggiustamenti, e non so quali, volontà che a parole è stata accettata dalla maggioranza, però sappiamo già che quando uno non dice entro quali termini può essere discussa una legge in Commissione significa affossarla, essendo che la stessa è presente al carico delle Commissioni dal 18 giugno 1996.

Essendo passati oltre due anni, probabilmente fra ulteriori due anni ci sarà qualcuno che la ripresenterà perché la stessa sia approvata.

In merito alla legge è così semplice, così snella, così ben presentata dai relatori proponenti che mi pare sia inutile soffermarmi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Più che una dichiarazione di voto la mia è una dichiarazione di non voto perché al termine della dichiarazione abbandonerò l'Aula.

Il problema è questo, che effettivamente questo Consiglio si sa "castrando" come organo legislativo, perché si tratta di un problema sentito da tutti e sentito da quelli che conoscono la Sardegna reale, cioè il problema della ricomposizione fondiaria viene affrontato da questo Consiglio con una superficialità estrema.

C'è una proposta che pende da due anni, si era fatta 14 mesi fa la discussione generale, c'erano buoni propositi di riportarla in Commissione, non la si è riportata. Il motivo per cui non si approva questa legge è che tra i firmatari mancano i rappresentanti del P.D.S., e vedo che però questo fatto viene subìto da altri partiti, come il Partito Popolare, che pur con il suo esponente più qualificato in materia, occupandosi di questo settore, aveva firmato la proposta di legge.

A questo punto se l'iniziativa e la volontà legislativa è legata al dominio di un Gruppo su questa Assemblea mi rifiuto di continuare a partecipare a discussioni inutili in cui emerge una chiara volontà di non favorire il progresso della Sardegna, di bloccare ogni proposta che possa portare ad una evoluzione e pertanto abbandono l'Aula in segno di protesta verso un Consiglio che non ha la dignità di comportarsi da Assemblea legislativa ed è caduto vittima dei giochetti di partito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.

LORENZONI (Popolari). L'intervento dell'onorevole Floris e l'intervento del collega Bonesu credo che riportino un po' l'attenzione, evidentemente, ad uno stato di frettolosità e di grande superficialità, con cui si affronta un argomento che è, evidentemente, molto importante.

Ho detto nel mio precedente intervento che la proposta Bertolotti è un'utile traccia di lavoro, che è una proposta fatta anche con una certa serietà intellettuale e con una certa preparazione sulla materia. Ho chiesto al collega Bertolotti, sia separatamente, sia pubblicamente, di poter accedere ad un momento di riflessione, perché su un argomento così importante potessero collaborare l'interezza di questo Consiglio e, in particolare, la Giunta.

Questo fatto, secondo me, portava all'arricchimento della proposta e al miglioramento della qualità della proposta stessa. Non vi è stata, da parte del Presidente della Commissione, nessuna pregiudiziale chiusura, se non la richiesta di un termine un pochino più congruo.

Non comprendo per quale ragione - anzi, la comprendo, ma non la voglio dire - oggi si usi strumentalmente questo atto per dire che non si vuole collaborare alla stesura di un proposta qualificata.

Questa è la verità, caro collega Bonesu, al di là della mia rappresentanza nel mondo dell'agricoltura, che ha un'importanza relativa.

Il problema vero è che noi non vogliamo affrontare l'argomento con una preparazione qualificata e con il contributo di tutti, ci stiamo privando della discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marroccu. Ne ha facoltà.

MARROCCU (Progr. Fed.). Signor Presidente, solo per dire che il voto contrario agli articoli non ha certamente la lettura che ne ha dato il collega Bonesu. Tra l'altro, come ho annunciato prima, l'Assessore ha annunciato in Commissione sia una modifica al piano di divulgazione agricola, che ha dato grande importanza alla rifondazione fondiaria, sia di un proprio progetto di legge sul riordino fondiario.

Abbiamo chiesto esclusivamente di consentire di acquisire queste proposte della Giunta e dell'Assessore. Addirittura nel mio intervento ho detto che avrei chiesto all'Assessore di farlo come emendamento a questo progetto di legge, per evitare il ritardo del passaggio in Giunta e poi, successivamente, alla Commissione.

Questo non è stato accettato perché, ancora una volta, si privilegia lo scontro per poter dire che c'è un'ala dura di opposizione, all'obiettivo di dare invece una buona legge alla Sardegna. L'obiettivo è quello di avere magari un buon risultato domani sulla stampa e poter dipingere una maggioranza sorda a un'esigenza
(PM/17/304) reale della Sardegna, e non quello invece di affrontare con correttezza un problema come questo.

Personalmente inoltre, ma esprimo soltanto il mio parere in questo senso, ho dei dubbi che, in un momento in cui va riformato l'ERSAT, tutto questo problema vada risolto esclusivamente all'interno dell'ERSAT, un ente che invece, secondo me, andrebbe riformato, che in questi momenti sta facendo solo una cosa: organizzando convegni, perché ogni settimana mi arrivano tre, quattro inviti a convegni, dove vedo appunto l'organizzazione da parte dell'ERSAT.

Quindi, personalmente, avrei anche dei dubbi sul fatto che l'ERSAT sia in grado di rispondere come strumento a questa esigenza, così come invece c'era sul progetto di legge.

Ma può darsi che nella discussione in Commissione avremo trovato anche soluzioni a questo aspetto.

Per cui non c'era chiusura a discutere, ma disponibilità massima ad affrontare subito il problema con la Giunta regionale; sul merito personalmente avevo anche molte riserve, ma le avrei manifestate in Commissione cercando di emendare il progetto di legge. Si è cercato lo scontro, il risultato è questo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Faccio l'ultimo intervento, perché dopo abbandonerò l'aula anch'io, in segno di protesta.

Se si voleva dimostrare di avere a cuore l'interesse della Sardegna c'erano ben oltre due anni di tempo per mettere all'ordine del giorno della Commissione il provvedimento, se si riteneva, così come - ripeto - schizofrenicamente annunciato in tutti i documenti ufficiali, usciti da questo Governo regionale da alcuni anni a questa parte, che parlano di agricoltura, e pagati anche fior di milioni. Così ci diciamo anche le cose come stanno, perché evidentemente i problemi vengono studiati soltanto a livello di altra natura, e non per arrivare alla definizione dei problemi! Probabilmente per più tempo resiste ed esiste il problema e più ci si fanno certe cose, studi ed altro.

Per cui si aveva tempo due anni per metterlo all'ordine del giorno della Commissione, ben 14 mesi per riportarlo in Commissione dopo che io avevo richiesto i termini, avevo richiesto poi la sospensione della discussione, sotto la minaccia della bocciatura per il passaggio agli articoli, per cui questi futili motivi di ulteriori dilazioni non hanno natura di esistere.

Ci confronteremo con le categorie, durante tutto questo periodo, con le categorie che stanno soffrendo all'ombra di questi giochi, fatti da questa maggioranza. Constatiamo, come ha detto l'onorevole Bonesu, che questa maggioranza è ostaggio del Partito Democratico della Sinistra; constatiamo che il Partito Democratico della Sinistra si permette di attaccare in prima persona esponenti del Partito Popolare che guidano, in questo caso, enti strumentali come l'ERSAT e che qui si ha la buona creanza di stare zitti.

Queste cose le andiamo a dire agli elettori, anche agli elettori popolari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'assessore dell'agricoltura e riforma agro-pasrorale. Ne ha facoltà.

FERRARI (F.D.S.- Progr.Sar.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. A me dispiace che parte dell'opposizione, della minoranza, abbia abbandonato l'aula, e mi dispiace in particolare che abbia abbandonato l'aula il proponente di questa legge, il primo firmatario quanto meno. Mi dispiace perché questo è un argomento di grande importanza, ma anche di grande delicatezza, ed indubbiamente un passaggio in Commissione era indispensabile, sarebbe stato indispensabile.

Ma c'è un altro aspetto del problema, che il sottoscritto sta predisponendo un proprio progetto di legge, ed è un progetto di legge non facile, perché le competenze regionali in questa materia non ci permettono di risolvere appieno la materia, tant'è che è depositato in Parlamento un disegno di legge (forse ce ne sarà anche più di uno) che permette proprio di risolvere quei punti che sono i più difficili, quelli di più difficile soluzione, e che comunque non possono essere risolti a livello regionale.

Voglio però informare l'Aula, quanto meno informare quelli che non fossero informati, che non solo la Giunta ha previsto nel piano di divulgazione agricola un'attività di riordino fondiario, ma l'attività di riordino fondiario, in base alle leggi in vigore, si sta facendo in quei Consorzi di bonifica che sono attivi e che veramente si preoccupano di questo aspetto. Tant'è che ci sono sette miliardi e mezzo, in una misura del programma operativo plurifondo, che finanziano un intervento nel Consorzio di Marrubiu - Terralba - Arborea, dove sono molto avanti in questa materia.

Io avrei, se fosse rimasto in aula, pregato il collega Bertolotti di ripensarci, di ritirare, seppure in extremis, il proprio progetto per arrivare a una definizione comune. Quindi mi dispiace che siamo arrivati a questa conclusione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (Progr. Fed.). Chiedo che si proceda alla votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico della proposta di legge numero251

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 36

Votanti

Astenuti

Maggioranza

Favorevoli

Poiché nella votazione non è stato raggiunto il numero legale, vista anche l'ora, sono le ore 19.21, aggiorniamo il Consiglio a domani mattina alle ore 10.

La Seduta è tolta alle ore 19 e 21.