Seduta n.287 del 24/10/2002
CCLXXXVII Seduta
Giovedì 24 Ottobre 2002
(Pomeridiana)
Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 17 e 09.
cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'8 agosto 2002 (281) che è approvato.
PRESIDENTE. Colleghi, proseguiamo il dibattito sulla mozione numero 88. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, io credo che sia difficile iniziare il dibattito senza il Presidente della Giunta e con interi Gruppi che mancano. Quindi penso che sia il caso di attendere che arrivi il Presidente.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa, riprende alle ore 17 e 20.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 10, viene ripresa alle ore 17 e 20.)
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare sulla mozione numero 88 l'onorevole Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, la presentazione di questa mozione ha costituito un atto dovuto da parte delle opposizioni, per riportare il dibattito su questa grave crisi che coinvolge il Presidente della Regione e la sua Giunta nella sua sede naturale: l'Aula del Consiglio regionale. In altri tempi e con altre sensibilità un episodio così clamoroso di abbandono plateale dei lavori del Consiglio da parte di interi Gruppi politici che costituiscono la maggioranza per forti contrasti tra loro e tra alcuni di essi ed il Presidente della Giunta, avrebbe determinato la formalizzazione della crisi in quest'Aula con le dimissioni del Presidente.
Più volte si è detto, e a ragione, che queste giunte di centrodestra sono nate non con una maggioranza politica, bensì numerica. Una maggioranza politica condivide ideali, valori, modelli di sviluppo e su questi basa i suoi programmi e le azioni di un suo eventuale governo, e viene legittimata da un voto popolare. Per fatti contingenti, legati anche all'esito elettorale, può non esistere una maggioranza politica e può essere costituita legittimamente anche una maggioranza numerica. Questa si deve basare su un programma condiviso che dovrebbe contenere, per quanto è possibile, parti più o meno consistenti dei programmi con cui i singoli partiti o gruppi si sono presentati agli elettori e sui quali hanno chiesto il voto. Il Governo, espressione di una tale maggioranza, deve attuare questo programma.
La coesione di una coalizione siffatta è tanto maggiore quanto più si rispettano e si attuano gli accordi programmatici. Laddove si verifica, come si è verificato e continua a verificarsi con questa maggioranza, che non solo non esiste coesione, bensì si manifestano continue litigiosità, forti contrasti, lotte tra gruppi e tra singoli consiglieri, accuse e contestazioni al Presidente della Giunta ed ai singoli assessori, anche con atti clamorosi quali bocciatura di fondamentali punti del programma, come è avvenuto in occasione della discussione dell'ultima finanziaria approvata, o l'abbandono dell'Aula del Consiglio da parte di interi Gruppi di questa maggioranza, vuol dire che non solo non esiste una maggioranza politica ma neanche una maggioranza numerica basata su un programma condiviso. Esiste piuttosto una convergenza numerica basata su accordi di spartizione di potere in precario equilibrio, che subisce in continuazione le fibrillazioni che derivano dalla sua stessa natura e ragion d'essere.
Non suscita più nessuna meraviglia se del progetto Sardegna, pomposamente presentato da lei, onorevole Pili, in quest'Aula e sul quale ha chiesto ed ottenuto la fiducia, nella maggioranza nessuno parla più. Niente, o quasi, è stato attuato. Non la revisione del Titolo III dello Statuto, che avrebbe dovuto reperire le ulteriori risorse finanziarie recuperando alle casse della Regione introiti dovuti dalle imprese che operano in Sardegna e che hanno altrove la propria sede legale - a questo proposito non è fuori luogo ricordare che incombe sulla Sardegna, come sulle altre regioni del meridione, il federalismo fiscale alla Bossi, che se realizzato sarà per le nostre casse un vero disastro -; la revisione del Titolo III dello Statuto era la prima delle cinque questioni del progetto Sardegna aperte con lo Stato, e c'era l'impegno di affrontarla nei primi sei mesi di governo. Neanche le altre quattro, e cioè la continuità territoriale, l'energia, le risorse idriche, l'Assemblea costituente possono essere citate come esempio di efficienza ed efficacia dell'azione di questo governo regionale. Il modo con cui queste sono state affrontate ha piuttosto creato confusione, alimentato polemiche, causato disagi ai cittadini e determinato immobilismo e ritardi dell'azione amministrativa e del processo riformatore della Regione.
Non hanno avuto sorte migliore le cinque grandi sfide da giocare in casa: la creazione in Sardegna di un modello di eccellenza nell'innovazione; la semplificazione e l'accelerazione delle procedure burocratiche; la pianificazione territoriale contestuale allo sviluppo economico; il project financing; l'accelerazione delle opere pubbliche in corso d'opera. Un fallimento! E che dire delle cinque idee forza per lo sviluppo? Turismo, come volano di sviluppo per la piccola e media impresa, per il terziario, per l'agricoltura e l'artigianato; riqualificazione dell'ambiente; Sardegna quale piattaforma del Mediterraneo; realizzazione della Silicon Valley sarda; crescita armonica delle comunità regionali. Belle idee, grandi annunci, poco o niente di concretizzato. Fallimento, quindi, del progetto e dell'azione di governo nei suoi punti fondamentali e qualificanti, e non solo.
Anche nella conduzione dell'ordinaria amministrazione e nella gestione dei rapporti con le parti e le rappresentanze sociali e imprenditoriali, con gli enti, con le istituzioni, con i partiti e i Gruppi politici non si può dire che il Presidente Pili abbia avuto un grande successo. Le accuse di gestione personalistica di molte faccende, di insofferenza che spesso manifesta nei confronti del metodo della concertazione anche all'interno della sua maggioranza, l'insoddisfazione manifestata dalle parti sociali anche con uno sciopero, le aspre critiche da parte dei vertici delle rappresentanze imprenditoriali e di quelle del volontariato, le contestazioni provenienti dai territori svantaggiati per il mancato avvio di un riequilibrio delle risorse finanziarie, e tanti altri fatti e contestazioni stanno a dimostrare un fallimentare consuntivo di quest'anno della Giunta Pili.
Caro Presidente Pili, non ebbe allora il mio voto di fiducia e avrà oggi quello di sfiducia. Ma mi domando: è solo Pili il responsabile? E la maggioranza?! Dicevo all'inizio che non esisteva e non esiste una maggioranza politica. Abbiamo oggi constatato che non esiste neanche una maggioranza numerica vincolata da un programma condiviso. Probabilmente continuerà a formarsi una convergenza di voti sufficiente a respingere questa mozione, e da domani rincominceranno i soliti scontri fino a raggiungere un equilibrio sulla spartizione del potere, incuranti del fatto che la Sardegna e i cittadini sardi stanno aspettando le riforme e gli atti di governo che possano finalmente far partire lo sviluppo e la soluzione dei problemi che attanagliano i sardi. Ma per questo ci vorrebbe una vera maggioranza, e non c'è! Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, dico subito, e non è altro che una conferma, che non sono per la politica spettacolo e neanche per le inaugurazioni roboanti, che sono la rappresentazione di un nuovo modo di fare; ma, per onestà intellettuale, devo dire anche che non sono favorevole a fare opposizione, così come viene fatta a volte, in modo spettacolare e alla ricerca continua di una esposizione mediatica che non mi è congeniale. Mi è congeniale invece un ragionamento, seppure lungo, che voglio fare, perché in dieci minuti un ragionamento si può fare.
Siamo qui per ragionare e per discutere una mozione di sfiducia alla Giunta di centrodestra e al suo Presidente Mauro Pili con il ragionamento, perché questo dobbiamo fare, perché anche se presumibilmente nessun collega del centrodestra verrà convinto né dal mio né da altri ragionamenti, sicuramente le cose che diciamo e le cose che dicono iniziano a fare breccia presso l'opinione pubblica, proprio su quella opinione pubblica che, in maggioranza a livello nazionale e in minoranza in Sardegna, ha votato per il centrodestra, che ciò nonostante in Sardegna può godere della vergognosa campagna acquisti dei consiglieri eletti con i nostri voti e che stanno garantendo ancora oggi la maggioranza. Noi opereremo affinché questa vergognosa compravendita non avvenga nelle future legislature.
Ma veniamo al ragionamento di oggi, che noi cerchiamo di suffragare con i fatti, partendo anche dalle nostre debolezze, dal Governo nazionale che ha governato l'Italia nella precedente legislatura e che con grande difficoltà, con grande sacrifici, ha saputo creare una situazione che ha portato il meridione d'Italia nel '99-2000, cioè durante il governo del centrosinistra, ad un traguardo storico, quasi inatteso, che non si era mai verificato, cioè ad un indice di crescita del suo PIL, delle sue produzioni, del suo incremento di occupazione superiore rispetto al settentrione e al centro. Questo non era mai accaduto. E` accaduto nel '99, e si è ripetuto nel 2000. Questo è dovuto ad una sinergica azione di diversi strumenti di incentivo, di defiscalizzazione, di differenziazione tra territori a diverso grado di sviluppo, con una gradazione di interventi che ha portato in Italia negli anni dal '95 al 2000, alla creazione di un milione 750 mila posti di lavoro, localizzati soprattutto nel sud del paese Questi non sono dati di Bachisio Falconi ma dei maggiori istituti di ricerca.
Naturalmente vi era in tutti la consapevolezza che questa positiva inversione di tendenza era gracile, era incerta e quindi andava accompagnata ed aiutata a consolidarsi. Le organizzazioni sindacali, ma soprattutto le organizzazioni datoriali hanno riconosciuto allora e riconoscono ancora di più oggi, i meriti e i risultati di quegli sforzi. Purtroppo per la fretta, forse anche - oserei dire - per l'ingordigia, l'aspettativa di avere di più, le grandi organizzazioni datoriali, nonostante questi risultati, si sono schierate nelle ultime elezioni con il centrodestra, consentendo la vittoria del Cavalier Berlusconi, avendo da questo naturalmente precise garanzie economiche. Invece non hanno avuto nulla in questo anno e mezzo di governo, anzi vediamo, nella ipotesi dell'ultima finanziaria, il decadimento di tutta una serie di strumentazioni che garantivano il meridione italiano: il credito di imposta, la legge 488 e tante altre cose, cioè quel sistema che aveva retto il Meridione così gracile e così bisognoso di aiuto.
Badate, non ho sbagliato aula questo pomeriggio, io parlo delle cose nazionali perché in parallelo ciò che avviene a livello nazionale sta avvenendo, forse anche in forma più accentuata, a livello regionale; c'è una omologa politica, modi di fare simili; i danni forse sono maggiori in Sardegna; ciò che differenzia la nostra regione sono alcuni aspetti che io voglio qui sottolineare: la sudditanza che vi è nei confronti di Roma non si manifesta in nessun'altra regione. Quelle organizzazioni datoriali che ho citato poc'anzi (rappresentate da D'Amato, Billè, Cipolletta) si rivoltano contro la maggioranza di centro destra; quelli che vi avevano sostenuto, che vi hanno fatto vincere le elezioni oggi contestano la vostra politica: D'Amato dice che la finanziaria che voi avete presentato è amorale, Billè dice che è un disastro, Cipolletta dice che non avete cultura di governo. Sono quelli che vi hanno votato! Cufaro, vostro collega, Presidente o governatore, o come lo volete chiamare, capeggia la manifestazione siciliana contro il Governo romano. Ecco dove sono le diversità. Ecco dove avete fallito come politica, dove avete fallito nel rappresentare il mondo che vi ha votato, non avete fallito perché il centro sinistra giustamente lo mette in evidenza, avete fallito perché il vostro mondo non vi ascolta più, non vi segue più, non vi dà più il sostegno.
Ma veniamo brevemente alla Sardegna; seguendo questo filone di ragionamento in Sardegna - contrariamente a ciò che sosteneva incredibilmente il collega Capelli, io non uso mai termini forti, ma me lo permetta, collega Capelli, con una faccia tosta che non ha eguali, perché solo lei poteva portare in quest'Aula quelle cifre, ma io le ricordo quelle corrette, e non sono le mie, sono quelle dell'Osservatorio industriale della Sardegna - la base occupativa nel 1997, era di 470 mila unità, via via le abbiamo aumentate, le ha aumentate il Governo di centro sinistra fino a portarle, quando c'eravate voi, e ve lo riconosciamo, a 512 mila nel 2000, fino al 2001, anno in cui si è verificata una stagnazione, mentre nel 2002 c'è addirittura un'inversione di tendenza, ahinoi! ma di questo non ci rallegriamo! Lo riscontriamo dai numeri, dai dati che altri istituti ci danno, che siamo in regressione economica e di occupazione.
Ma la cosa peggiore che dobbiamo aspettarci, è quello che succederà senza credito di imposta, quando le piccole aziende sarde, che noi abbiamo saputo avviare, si troveranno a pagare cifre molto superiori rispetto al passato; un'azienda media che pagava un milione fino a tre mesi fa, dovrà pagare dodici milioni. Ed allora vedremo cosa succederà quando non ci sarà più la 488, quando non ci sarà più quel credito di imposta che ha consentito al meridione di alzare la testa! Mentre tutte le regioni, anche quelle nelle quali governa il centro destra, vanno a Roma a rivendicare, vanno a dire al Governo che sta sbagliando, noi siamo servili. Noi stiamo dicendo a Berlusconi che sta facendo bene. Ma pari pari vi state muovendo qui in Sardegna. Le questioni del riequilibrio le state rimuovendo vergognosamente, e le state rimuovendo con la complicità dei colleghi del centro destra di Oristano, del nuorese. Questa sarà una grande responsabilità che vi state assumendo nei confronti dei vostri territori, nel rimuovere una questione storica e interna al centro...
PRESIDENTE. Le concedo qualche minuto per concludere.
FALCONI (D.S.). Mi avvio a concludere. Ultima beffa per i colleghi consiglieri del centro destra, per il collega che è in Giunta: le ultime direttive della 488 hanno spalmato in forme uguali in tutti i territori della Sardegna anche quel bando. Ma allora cosa vogliamo riequilibrare? Che riforme vogliamo fare?
Presidente Pili, devo chiudere. La richiesta di dimissioni, la richiesta di aprire la crisi regionale non viene solo dal centro sinistra, ma deriva da queste cose, è una richiesta avanzata anche da chi le ha dato il consenso, da chi lo ha votato ed oggi non lo voterebbe più, viene dall'umiliazione di A.N., dall'umiliazione dell'U.D.R., dalla vostra maggioranza, non certamente e non solo dalla nostra. Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
Pinna (Gruppo MisTo). Onorevole Presidente, tanti sono gli argomenti che si potrebbero trattare e i motivi che si potrebbero addurre per giustificare la sfiducia alla Giunta del Presidente Pili. Il fallimento della fantomatica maggioranza ha le sue radici nella logica con la quale è nata: il trasformismo finalizzato alla gestione del potere. Per queste ragioni la stessa maggioranza è sopravvissuta in una crisi perenne scandita da scontri e lotte intestine, tutte generate dalla spartizione del potere. Sono così passati in secondo piano, se non del tutto dimenticati, i gravi problemi della Sardegna, a partire dal dramma delle centinaia di migliaia di giovani ancora iscritti alle liste di collocamento. E` vero che quando vi siete insediati al comando della Regione avete trovato 340 mila iscritti nelle liste di collocamento, ma palese a tutti che nulla avete fatto per arrestare gli effetti devastanti della disoccupazione, anzi, non si può che registrare il fatto che negli ultimi tre anni avete battuto ogni record.
PRESIDENTE. Prego onorevole Pinna.
(I consiglieri del centro destra escono dall'Aula)
Pinna (Gruppo MisTo). Uscite... Questo è il rispetto che porta il centro destra a quest'Aula.
PITTALIS (F.I. Sardegna). Quello che hai portato tu. E vergognati.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis! Per cortesia consenta al collega di svolgere il suo intervento.
Pinna (Gruppo MisTo). Quello che avete portato voi, imbroglioni!
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, per cortesia, mantenga un linguaggio parlamentare. Per cortesia onorevole Pinna, continui il suo intervento.
Pinna (Gruppo MisTo). Presidente, controlli per cortesia il tempo e poi faccia tacere questi consiglieri, se devono uscire che escano!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia consentite che la seduta si svolga in modo ordinato. Prego onorevole Pinna.
OPPI (U.D.C.). Ci vediamo in altre sedi.
Pinna (Gruppo MisTo). Bravo, tu invece sei molto intelligente. Ci vediamo in altri sedi con te!
PRESIDENTE. Onorevole Oppi! I colleghi che hanno lasciato l'Aula, per cortesia si accomodino fuori dall'Aula. Se state in Aula, rimanete al vostro posto!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. La seduta è sospesa!
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 45, viene ripresa alle ore 17 e 59.)
PRESIDENTE. Prego onorevole Pinna, prosegua il suo intervento.
Pinna (Gruppo MisTo). Presidente, chi deve uscire esca, però.
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, per cortesia, sovrintendo io ai lavori dell'Aula, lei svolga il suo intervento. Ha già consumato un minuto e trenta secondi del tempo a lei concesso, quindi la prego di continuare.
Pinna (Gruppo MisTo). Ma il dato più sconcertante e disastroso della vostra gestione, oltre al record di dodici mila giovani emigrati negli ultimi tre anni, è quello di aver portato in un vicolo cieco le nostre istituzioni democratiche e autonomistiche. La pericolosa scelta del Presidente Pili di chiedere al governo amico di commissariare tutto quello che non riesce a fare e a decidere con la sua improbabile maggioranza, sta portando all'emarginazione del Consiglio regionale, la massima Assemblea del popolo sardo. In questo modo la vostra maggioranza sta facendo conoscere alla Sardegna il periodo più buio e mortificante della storia dell'autonomia regionale. Si tratta della dimostrazione più evidente del vostro fallimento e della vostra incapacità di governare la Sardegna
Con questa logica e in questo clima è nato l'atto di dubbia legittimità che ha portato all'istituzione dell'ARPAS. Con questa logica state facendo diventare da provvisorio a definitivo il commissariamento per la gestione dell'emergenza idrica in Sardegna. Le scelte contenute nel piano d'ambito voluto dal Presidente Pili, al di fuori di ogni concertazione e coinvolgimento delle istituzioni democratiche, che tendono a trasformare l'acqua in un prodotto da mercificare e privatizzare, sono la logica conseguenza dell'autoritarismo commissariale con il quale volete gestire la Sardegna e le sue istituzioni. In questa logica si stanno attuando decisioni scellerate ai danni della Sardegna, come quella di pompare l'acqua da una delle più importanti falde sotterranee prima che abbia completato la sua risalita fino al ripristino della sua quota naturale. Non si può arrestare la risalita di quella falda senza un minimo di supporto tecnico - scientifico, sapendo che in questo modo viene arrestato e invertito quel processo positivo che stava portando al netto miglioramento della qualità dell'acqua. Si rischia in tal modo di compromettere con leggerezza e con eccesso di autoritarismo quella che stava diventando una grande risorsa per contribuire a risolvere la crisi idrica della Sardegna. Per questa ragione non posso che esprimere il mio più totale dissenso rispetto a questa scelta e a questo progetto che giudico inopportuno e scellerato.
Con la stessa forza e determinazione voglio ribadire in questa sede le motivazioni che mi hanno spinto, assieme ad altri colleghi, a denunciare pubblicamente le condizioni nelle quali è stata consumata nel clamore mediatico l'inaugurazione dell'opera che dovrebbe portare l'acqua dalle miniere dell'Iglesiente alla città di Cagliari. Per ribadire le ragioni della mia denuncia posso fare appello a quanto sostenuto questa mattina dal collega Capelli, parlando a nome della maggioranza, e cioè che si è trattato dell'inaugurazione di un cantiere ancora aperto, con i lavori in corso, e non di un'opera pubblica completata. Questo è quanto ho certificato con le immagini mostrate ieri mattina in conferenza stampa assieme ad altri colleghi. Questo è quanto abbiamo constatato ieri sera con il sopralluogo effettuato con i colleghi del Gruppo Misto, con l'obiettivo di accertare la realtà dei fatti e non di fare scoop mediatici o opposizione urlata. Serbatoi ancora in fase di completamento e di copertura, pozzetti di ispezione ancora da eseguire, con i lavoratori esposti a gravi rischi se, come si sostiene, le tubazioni sono sottoposte a pressione di esercizio. Allora mi chiedo: come si possono smentire i fatti denunciati quando si confonde un certificato di idoneità di una condotta con il certificato di collaudo dell'intera opera che è stata inaugurata con tanto clamore?
Quanto poi alla notizia secondo cui le acque riversate nel ripartitore di Uta non sarebbero, almeno per buona parte, quelle di miniera, aspettiamo la smentita formale del commissario Pili, che non può essere fatta esibendo un certificato di idoneità della condotta ma con dati certificati sui volumi di acqua erogati finora dalla miniera e con analisi che certifichino la qualità dell'acqua riversata finora nello stesso ripartitore di Uta. Se il commissario Pili ci fornirà questi dati ne prenderemo atto con molto piacere, diversamente non potrò che mantenere i dubbi e le riserve che mi hanno portato ad accertare che si è trattato dell'inaugurazione di un cantiere con i lavori in corso e non di un'opera pubblica finita, come si è voluto far credere all'opinione pubblica.
Di fronte a questa realtà dei fatti non posso che giudicare ingiustificata la reazione scomposta del commissario Pili. Egli ha giudicato gli autori della denuncia personaggi che hanno fallito. Commissario Pili, a proposito di fallimento, voglio solo ricordare a lei e a qualche altro esponente della sua fantomatica maggioranza, che se oggi ha potuto realizzare quella condotta lo deve esclusivamente alla mia decisione, come Presidente dell'EMSA, di fermare l'impianto di induzione della miniera di Monteponi, alla quale lei si è opposto con risibili messe in scena. E` stato proprio grazie a quella mia decisione che ha potuto avere inizio quel positivo processo di risalita e di miglioramento della qualità dell'acqua di falda che lei oggi vuole rovinare, sicuramente in buona fede, ma con un'incredibile e imperdonabile arroganza e leggerezza. Il tempo è sempre maestro e rende giustizia a chi ha fallito e a chi ha avuto successi. Quanto poi ai lavoratori dell'IGEA, che lei ha chiamato in causa in modo strumentale, nessuno più di me, che sono stato loro collega, può conoscere ed apprezzare la loro professionalità e il loro impegno, che hanno confermato anche in questa occasione assieme ai lavoratori del Consorzio di bonifica e delle imprese di appalto, a loro va tutto il mio riconoscimento e il mio affetto per lo sforzo immane che hanno dovuto compiere in quelle difficili condizioni per realizzare un'opera che io giudico sbagliata, ma della quale non portano nessuna responsabilità perché la responsabilità, commissario Pili, è tutta sua.
Questi sono i fatti politici oggetto della mia denuncia, che lei, commissario Pili, vuole cancellare ricorrendo alle querele. Faccia pure. Questo mi consentirà anche di illustrare ai magistrati i fatti reali da me documentati e denunciati. Sappia però che su questo terreno anche lei sarà chiamato a rispondere dei suoi atti come ha dovuto fare in passato, quando da sindaco ha consentito l'erogazione ai cittadini di acque al mercurio, ricevendo una condanna per violazione del decreto del Presidente della Repubblica 236 del 1988.
Se il terreno del confronto lei intende affidarlo alla magistratura, che peraltro fa già egregiamente il suo dovere di perseguire i reati, sappia che questo non mi turba e non mi intimidisce, anzi le preannuncio che anche io presenterò in via cautelativa un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica affinché vengano perseguiti i danni ambientali contro una risorsa pubblica primaria, che lei rischia di rovinare con l'induzione delle acque dalle miniere dell'Iglesiente prima che la falda abbia raggiunto il suo livello naturale. Come ha sostenuto con molta arguzia il giornalista citato questa mattina dal collega Capelli, sono anche io d'accordo che questa partita non può finire in parità, anzi io aggiungo che questa partita non deve finire in parità. L'importante è, onorevole Capelli e colleghi della maggioranza che avete abbandonato il campo, ricordarsi che la partita dura 90 minuti e che l'importante è vincere il campionato. Ne riparleremo tra 5, 6 mesi o forse anche prima. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pinna. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Assentiamo al senso e anche al contenuto dei pochi interventi della maggioranza che abbiamo ascoltato in quest'Aula stamattina, perché questa sera non abbiamo avuto neanche la fortuna di avere un intervento. Le tensioni, le prese di distanza, le minacce di appoggio esterno, i problemi politici da voi posti alla conduzione leaderistica, autoreferenziale del Presidente per arrivare al quasi ostruzionismo di maggioranza, la non partecipazione cioè ai lavori dell'Aula di forze politiche importanti della coalizione di centrodestra che ha dato vita a questo governo, ebbene, tutto ciò in questi interventi è sparito, non esiste, o meglio, se esiste non è cosa di cui debba occuparsi quest'Aula. Onorevole Capelli, io posso capire la difesa d'ufficio, ma la difesa, appunto, non lo scambio delle parti. Le opposizioni, queste opposizioni, non solo non hanno fatto ricorso all'ostruzionismo se non, che io ricordi, in rarissime occasioni e per tempi limitatissimi, ma quei pochi provvedimenti di legge che lei ha citato hanno avuto o no bisogno del contributo importante, determinante delle opposizioni? Se lei torna indietro e si sofferma un attimo sull'attività del Consiglio, vedrà che quei provvedimenti legislativi non sono stati approvati semplicemente dalla maggioranza, ma da un arco molto più ampio di forze politiche rappresentate in quest'Aula, perché si è trattato, in molti casi, purtroppo, di dare una risposta alle tante emergenze naturali, economiche o di altra natura.
Così come d'altra parte non abbiamo atteso, come dire, sulla riva del fiume sapendo che ciò che state cercando di comporre non è componibile; o meglio, la composizione che si può avere è qualcosa di molto aleatorio che non risolve i problemi che stanno alla radice, non abbiamo atteso - dicevo - all'insegna del tanto peggio tanto meglio, ma con la presentazione della mozione di sfiducia abbiamo inteso porre una scadenza entro la quale costringervi a cercare di chiudere una verifica politica infinita che, questa sì, tiene sotto scacco la Giunta, il Consiglio regionale, ne rallenta, o ne blocca, è meglio dire, l'attività ordinaria mentre tutti sappiamo quanto ci sarebbe bisogno, invece, di uno scatto, di dare vita cioè ad una fase politica istituzionale straordinaria, non foss'altro che per cercare di mettere in atto quegli strumenti che rendano più proficua la prossima legislatura. Una fase in cui, pur nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità diverse di maggioranza ed opposizione, si possano affrontare quei ritardi su diversi fronti che ci vengono rammentati e spesso ci vengono rimproverati più o meno impropriamente. Badate che questa lettura delle difficoltà attuali attribuite ad una generica responsabilità del passato, ai dieci, venti, trenta, quarant'anni fa, oltre a non corrispondere al vero ormai ha stancato tutti, perché il discrimine tra chi è figlio del passato non passa esattamente sul confine tra maggioranza ed opposizione, come sappiamo, anche perché tra poco, e in parte è già così oggi, anche voi farete parte del passato, ed io mi auguro che farete parte del passato politico in qualità di forze di governo, perché anche questa maggioranza, il Polo, la Casa delle Libertà, il centrodestra, come lo vogliamo definire, ha avuto ormai tre anni di tempo per dimostrare, non dico di garantire maggiore capacità di governo ma di garantire almeno quella mitica stabilità che tre anni fa ha costituito il centro della vostra campagna elettorale.
Comunque lo si voglia rigirare, il risultato non è positivo ma è negativo, e non perché lo sostenga l'opposizione, si potrebbe dire che questo è un fatto scontato, ma per vostra stessa ammissione: il Gruppo dei Riformatori lamenta le riforme non fatte, il Gruppo di Alleanza Nazionale lamenta un tasso di discontinuità e di innovazione pari allo zero, l'U.D.C. la scarsa cultura di governo, l'U.D.R., nelle parole dell'onorevole Floris ancora stamattina, sottolineava con forza come - un dato oggettivo questo - da una maggioranza numerica non si è riusciti a fare il salto di qualità verso una maggioranza politica, cioè dotata di un disegno, di un programma politico, sulla base dei quali si riesce a comporre i dissidi, i dissensi e le divergenze. Questo non c'era ieri con la presidenza Floris, non c'è oggi con la presidenza di Mauro Pili, anzi da ciò che emerge, oggi c'è ancora di meno, anche per responsabilità diretta del Presidente che, in luogo della faticosa, impegnativa, forse più lenta ricerca della solidarietà di coalizione, della collegialità nelle decisioni, sceglie di percorrere la strada dei commissariamenti ottenuti dal Governo. D'altra parte lo si può capire, ha avuto un'investitura esterna, è nato così, grazie a ciò ha riscosso certamente un indubbio successo elettorale, e oggi, alla prova della capacità politica, invece di essere fattore di unità, che mette insieme culture diverse in una compagine di governo, sceglie la scorciatoia dell'autoreferenzialità, scommettendo unicamente sulla mancanza di alternative e su una nuova investitura dall'alto.
Pongo solo in risalto questo aspetto: se al centro di tutto c'è questa visione personalistica del proprio ruolo e della propria funzione, mi chiedo che autorevolezza si può avere nei confronti degli assessori che presidiano giustamente, dal loro punto di vista, il loro elettorato, o dei molti aspiranti assessori che invece un elettorato non ce l'hanno e che vogliono acquisirlo per potersi difendere meglio in quel tipo di competizione personalistica. In sintesi vorrei dire che questa Presidenza non si comporta in questo modo per effetto delle divergenze e delle difficoltà interne ai gruppi, ma ne è in qualche misura la causa o ne è una causa non secondaria. Questo oggi sta provocando l'impasse, l'impossibilità di andare avanti, l'immobilismo politico e istituzionale.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue ORRU'.) Le conseguenze politiche negative dovrebbero, mi auguro, ricadere, in misura proporzionale alle responsabilità che hanno, su maggioranza ed opposizione, ed anche su singoli gruppi o consiglieri all'interno della stessa maggioranza.
PRESIDENTE. Prego, le concedo ancora qualche secondo.
ORRU` (D.S.). Anche se spesso non è così. Ma intanto le conseguenze gravi, talvolta devastanti ricadono oggi sulla Sardegna e sul suo fragile tessuto produttivo, sui ceti sociali più deboli, entrambi più esposti in una fase congiunturale difficile, in cui la competizione morderà ancora di più e per giunta con un Governo nazionale che anche quando guarda gli amici li seleziona, li mette in ordine da quelli più importanti e quelli meno importanti, ed io ho l'impressione, purtroppo, che noi nella graduatoria non siamo messi bene. Quindi una crisi strisciante, un conflitto perenne, un galleggiare da qui al 2004, con o senza rimpasti, noi non crediamo costituisca la risposta politica istituzionale più adeguata alla situazione, alla congiuntura che stiamo vivendo. Però questa è una vostra responsabilità, non può essere attribuita all'insieme indistinto di quest'Aula e delle forze politiche che qui sono rappresentate.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Presentare una mozione di sfiducia in tempi come questi risulta estremamente pericoloso, soprattutto per chi sa esattamente che cosa è la sfiducia, se non altro quella degli elettori, quella che in tutte le ultime competizioni elettorali vi è mancata rendendovi perdenti. Quindi è quantomeno singolare e meraviglia non poco che politici attempati ed esperti come i colleghi del centrosinistra, abbiano voluto utilizzare un momento di grande riflessione politica per presentare una mozione di sfiducia a chi, a cosa e per che cosa? Forse per evitare il suicidio politico, di cui oggi Cofferati parla?
(Interruzioni)
Onorevole Pinna, anche lei sta intervenendo, anche lei ha detto qualcosa? Ci saremmo aspettati piuttosto...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, fate silenzio. Onorevole Diana, faccia il suo intervento, non accetti le provocazioni.
DIANA (A.N.). Ci saremmo aspettati piuttosto...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Diana, la prego, continui.
DIANA (A.N.). Ci saremmo aspettati piuttosto un'adeguata valutazione dell'attuale situazione politica che, se da un lato pare registrare contrapposizioni di parti, peraltro manifesta sempre più le problematiche connesse con un sistema che difficilmente coincide con i reali bisogni della Giunta. Tutto diventa estremamente complicato: la polverizzazione dei gruppi consiliari, l'egoismo di taluni, la non condivisione delle strategie delle coalizioni, il trasversalismo spesso ingiustificato ma quasi necessario, la scarsa predisposizione a costruire, il continuo atteggiamento demagogico, sono tutti elementi che non sono certamente estranei all'attuale Consiglio nella sua interezza, e non a caso ho citato il Consiglio convinto come sono che solo un atteggiamento diverso e propositivo possa modificare la situazione nell'anno e mezzo che ci separa dalle elezioni. Dobbiamo desistere da questi atteggiamenti per ripartire e predisporre una nuova stagione politica con l'elezione diretta del Presidente e con una garanzia di vera stabilità politica. Su questo, onorevole Cugini, siamo pronti a misurarci, riteniamo infatti, che sia opportuno approvare una legge elettorale adeguata.
Il recente atteggiamento politico di Alleanza Nazionale è la naturale conseguenza di questa situazione, vuole dare segnali ufficiali a tutti i partiti e agli alleati di governo, oltre che al presidente Pili. Alleanza Nazionale, per prima ma non da sola, ha ritenuto di dover aprire una nuova stagione politica per predisporre tutta una serie di norme che rendano più facile il passaggio all'elezione diretta del Presidente della Regione. Questi sono alcuni dei problemi, e non di poco conto, che interessano centrodestra e centrosinistra; il virus di cui parlo interessa tutti i gruppi politici, e guai a chi presuntuosamente ritenesse di esserne immune. Presentare una mozione di sfiducia significa voler eludere problemi che voi per primi avete dimenticato. Il centrodestra ha già deciso il suo futuro e la garanzia è Alleanza Nazionale, forza fondamentale caratterizzante del centrodestra; tutto può succedere nel panorama politico regionale e non solo, ma un fatto è certo, la presenza di Alleanza Nazionale nella coalizione del centrodestra è caratterizzante di una scelta che l'elettorato ha fatto e che non verrà modificata negli anni a venire. Coloro che con grande sagacia politica hanno deciso di privilegiare questo schieramento lo hanno prima deciso, poi lo hanno fatto e successivamente lo hanno confermato in tutte le competizioni elettorali che si sono verificate da allora in poi.
In questo momento, per una serie di circostanze che non vi sono favorevoli, siete all'angolo, non dico groggy, però siete all'angolo. Conosciamo molto bene oggi, certamente meglio di tre anni fa, quali sono le vostre armi ed è da qui che nasce il grande sussulto di Alleanza Nazionale. La presunzione di ottenere risultanti devastanti per il centrodestra con una mozione o con l'occupazione dell'Aula non vi darà nessun frutto. Il centrodestra è vitale, le prime enunciazioni di Alleanza Nazionale sono assolutamente condivise dalla gente, noi siamo, e lo riteniamo, la centralità del centrodestra, siamo elemento indispensabile della coalizione perché rappresentiamo l'unica vera destra moderna in Italia e quindi anche in Sardegna. Il popolo ha deciso e ha deciso per il bipolarismo, non esistono spazi per trasversalismi di sorta, per gruppi di maniera, per possibili poli alternativi, per maggioranze variabili. Nessuno ha il diritto di strumentalizzare il recente atteggiamento politico di Alleanza Nazionale che è la naturale conseguenza delle sollecitazioni che derivano dal nostro elettorato, che interpreta in modo autentico. Non è più consentito a nessuno, se vogliamo condurre in porto un progetto politico sensato, interporre indugi né giustificati né giustificabili; chi ha voluto male interpretare i nostri messaggi, ha ridotto il tutto con disarmante pochezza a questioni, non dico dottrinali ma certo di poco momento.
Noi non siamo alla ricerca affannosa del potere, noi vogliamo essere partecipi di una valida azione di governo, progettata con gli elettori e per gli elettori. Il nostro razionale dissentire tiene conto della necessità di tutelare gli interessi della popolazione sarda nella generalità; per questo motivo privilegiamo, per quanto di nostra competenza, la inderogabile necessità di procedere verso la reale risoluzione delle molteplici problematiche che dovrebbero consentire alla nostra isola quello sviluppo e quella crescita, a motivo dei quali in maniera convinta gli elettori ci hanno concesso la loro fiducia. Alleanza Nazionale chiede la riformulazione di strategie comuni con tutti gli alleati, coinvolgendo tutti a pieno titolo e senza ripensamenti né dei gruppi né dei singoli. Strategie magari temporizzate, da realizzarsi secondo la tempistica occorrente, ma assolutamente entro i tempi e nei modi programmati.
Per questo occorre fondamentalmente trovare soluzioni strategiche che possano cogliere il segno della realizzazione dei bisogni di maggior spessore per gli elettori, occorre una preliminare ricerca di ogni possibile e maggiore consenso attraverso un dialogo allargato che possa, se del caso, migliorare le strategie di base attraverso l'apporto costruttivo di tutti quei soggetti critici che, si sappia bene, interagiscono con il sistema contribuendo talvolta, direi quasi sempre, al migliore raggiungimento dell'obiettivo.
Da ultimo, ma questo è un imprescindibile punto fermo, occorrerà smettere di sbandierare ai quattro venti, ma con intuibilissima infondatezza, la coesione della maggioranza di governo che noi vogliamo invece annunciare come base certa del nostro stare insieme. La naturale conseguenza è che tutte le forze politiche e tutti i singoli soggetti politici che si riconoscono nel centrodestra e nei suoi programmi di governo, riescano con voto unanime e comportamento non equivoco a pensare più in grande e capiscano finalmente alcune cose: che chi vuol governare ai fini del raggiungimento degli elevati obiettivi che dovrebbe prefiggersi, ha necessità di accordarsi con patti da onorarsi senza sfaldamenti né di gruppi né di singoli, pensando al lungo periodo, che rappresenta il solo spazio temporale che possa consentire la realizzazione effettiva della strategia politica concordata, e quindi la soluzione delle difficili problematiche che si devono affrontare ai fini del perseguito sviluppo e delle soddisfazioni dei prevalenti e più pressanti bisogni dei cittadini; che occorre rivedere alcune normative, almeno quelle di ordine prevalentemente procedimentale, le quali, così come ora formulate, creano confusione, rallentano l'azione politica e amministrativa e consentono una opposizione strumentale e di maniera, a danno della efficienza e della efficacia dell'attività della Regione.
Questa maggioranza ha tutti i numeri per diversamente produrre in termini di quantità e di qualità. E' quanto chiede Alleanza Nazionale: la cura delle strategie non interrotte o soffocate da prevaricanti individualismi; il rispetto dei bisogni della collettività, ordinando gli stessi ove possibile secondo razionali scale di opportunità e convenienza; la partecipazione, appunto, dei soggetti critici, le forze sociali, sindacali, imprenditoriali; il totale rispetto di tutti, degli addetti ai lavori e non, attuando quella circolarità che conduce al massimo dei consensi, dell'impegno e della condivisione; la certezza che chi condivide programmi e strategie si senta parte importante di un tutto che appartiene anche a lui e per converso è disposto a onorare in ogni occasione patti e contratti anche di lungo periodo; la ricerca di riforme strutturali e strumentali che riducendo il tempo di realizzazione degli interventi in genere, possano anche mortificare ed eludere i possibili defatiganti comportamenti di coloro che hanno meno radicato il senso della missione e l'importanza della chiamata da parte degli elettori. Partendo da queste basi, dalle quali non si può prescindere, Alleanza Nazionale saprà suggerire spunti di riflessione e strategie operative affinché si possa giungere alla elaborazione di un valido progetto operativo, che dia veramente avvio alla rinascita politica ed economica della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
Fadda (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io avevo deciso di non accettare le provocazioni, ma credo che quello che si è consumato oggi in quest'Aula quando parlava il collega Pinna, meriti un minimo di considerazione. Vedete, cari colleghi della maggioranza, noi non abbiamo abbandonato l'aula nemmeno quando il presidente Pili ha umiliato la Sardegna copiando le dichiarazioni programmatiche del presidente Formigoni.
CORONA (F.I.-Sardegna). Est una cosa scarescia!
FADDA (La Margherita-D.L.). Si è dimenticato, ma ve lo stanno ricordando ancora gli italiani, mi creda, più di quanto lei immagini. Non abbiamo abbandonato l'aula quando dei colleghi, che erano stati eletti nella nostra lista, hanno tradito la fiducia degli elettori e sono passati al centrodestra per alcune poltrone assessoriali e alcuni centri di potere. Ecco perché dico che costituisce un precedente gravissimo quello che voi avete fatto nella giornata odierna. Noi abbiamo responsabilmente riflettuto prima di giungere alla decisione di presentare e discutere questa mozione di sfiducia alla Giunta regionale e al suo commissario. Abbiamo anche considerato il rischio che il dibattito odierno potesse apparentemente ricomporre i cocci di questa presunta maggioranza e rafforzare così il commissario Pili ,assicurandogli qualche mese in più di governo e la possibilità di avere altri poteri commissariali e aggiungere ulteriori umiliazioni a questo Consiglio regionale. Ma in noi è prevalso semplicemente il senso del dovere, la necessità di salvaguardare la nostra dignità e quella di questa Assemblea.
Del resto è difficile chiamare maggioranza un insieme di gruppi che non vanno d'accordo su niente. Una maggioranza che ha sfiduciato il Presidente e la sua giunta per ben cinquantaquattro volte, onorevole Diana. Ma vorrei limitarmi, per il tempo che ho a disposizione, a ricordare solo gli avvenimenti di queste ultime settimane: la paralisi del Consiglio e il contemporaneo tentativo di spartizione delle poltrone. Fatti caratterizzati da accuse, da inspiegabili silenzi e da retromarce vergognose, fino a che i veri padroni hanno diffuso l'ordine di mettere le cose a posto. Un ottobre cominciato con la chiusura del congresso dei Riformatori, con i malumori dell'onorevole Fantola, malumori ben compensati se è vero che alla mancanza assoluta della capacità riformatrice di questa maggioranza continua a far riscontro una larga fetta di potere assessoriale e negli enti che val bene l'acquiescenza silenziosa alle logiche di potere. Un ottobre che è proseguito poi con ben più numerose dimostrazioni di grande malessere da parte di Alleanza Nazionale: la difesa di Meconcelli e della SFIRS, le minacce di ritiro del consenso incondizionato alla giunta, lo schiaffo del commissariamento dell'ARPA, con relativa poltrona negata, le minacce di ritiro sull'Aventino da parte dell'U.D.C., il ritiro, questa volta vero, degli esponenti della destra e del polo nazionalitario che i più ingenui avevano perfino considerato serio e responsabile.
In conclusione Alleanza Nazionale si è impegnata in una sequenza di richiami aspri e risentiti con in palio un unico compenso, lo stesso compenso di sempre, cioè una diversa spartizione del potere. Le accuse a Pili, che abbiamo potuto leggere sulla stampa, ampiamente condite da minacce e ultimatum, e provenienti non solo dal Gruppo consiliare, ma anche dall'onorevole Porcu, coordinatore regionale e notoriamente persona seria ed equilibrata,venivano avanzate mentre i banchi del Consiglio restavano desolatamente vuoti, come se la Sardegna non avesse nessun bisogno dell'attività legislativa del Consiglio. Tutto questo fino a quando un sorridente Berlusconi e un Fini obbediente e timoroso non hanno messo in riga gli scolaretti regionali. Il Consiglio dei Ministri ha degnato della sua attenzione la Sardegna, ha parlato non del suo sviluppo, ma delle povere vicende della maggioranza e ha deciso di affidare, appunto, ai suoi massimi esponenti la soluzione della crisi politica, sono parole, queste, dell'onorevole Berlusconi.
L'occasione per questi ordini di retromarcia è stata una conferenza stampa inventata abilmente da Pili per dare un annuncio bluff su finanziamenti che sono solo nella mente di chi li ha annunciati, tradendo la vera intesa Stato-Regione del 1999. Questa fine della tragicomica rappresentazione, in verità più di qualcuno nel centrosinistra l'aveva prevista e comunicata anche ai sardi, ma tuttavia molti nella maggioranza speravano invece che il gran passo si facesse veramente perché a molti la situazione di questo Consiglio, l'inattività della Giunta, la prepotenza ed arroganza del Commissario dà ancora più fastidio di quanto non ne dia a chi, come noi, attivamente, quotidianamente si batte per far cessare questo periodo nerissimo per la nostra autonomia e per le istituzioni che la rappresentano. Un periodo che è tutt'altro che concluso. Non basta infatti ciò che è già avvenuto mostrando disprezzo istituzionale e umiliando il Consiglio regionale. Non bastano il commissariamento dell'Arpas già valutato come illegittimo dagli stessi uffici del Consiglio regionale; i provvedimenti che riguardano il governo dell'acqua ai quali cercano di opporsi non solo i comuni, ma anche le organizzazioni sindacali; la sfiducia ormai dichiarata da parte delle organizzazioni sociali ed imprenditoriali: Confindustria, volontariato, artigiani, APISARDA, sindacati, cooperazione; il ricorso senza precedenti da parte dell'Unione Europea per gli atti della sfirs adottati con un comportamento ben lontano dalla leale collaborazione che è dovuta tra istituzioni della stessa regione; il commissariamento ormai preannunciato per tutte le opere da realizzarsi in Sardegna qualsiasi ne sia la qualità e l'importanza: questo è quanto è riuscito ad ottenere il commissario Pili nell'ultima intesa Stato-Regione, perché questo è il prezzo degli scambi avviati tra il commissario Pili e il Governo centrale, scambi talmente indecenti da costringere il Presidente della Giunta regionale, unico nel Meridione d'Italia, a plaudire ad una finanziaria dello Stato che sarà per il sud, in particolare per la nostra regione, disastrosa per i tagli ai trasferimenti finanziari ai poteri locali e alla stessa Regione - come ben hanno capito coloro che hanno senso di responsabilità ed attenzione ai veri interessi della Sardegna - i tagli alla spesa per la sanità, l'istruzione e i servizi.
L'approvazione dell'onorevole Pili è smentita dallo stesso Governo che sta cercando in questi giorni, in queste ore, di correre ai ripari per correggere questa disastrosa finanziaria. Noi possiamo anche sforzarci di comprendere che la fedeltà al capo abbia un prezzo, non accettiamo che a pagare il prezzo delle ambizioni di potere dell'onorevole Pili sia la nostra isola, con il consenso di una maggioranza assenteista e, quel che è peggio, con l'acquiescenza incomprensibile e colpevole di uomini e di movimenti che pure comprendono che questa deriva di un potere distorto ad interessi esterni ed estranei al nostro popolo, nulla ha a che fare con la vita ed il progresso della nostra regione. Qual è l'esito finale delle censure che la stampa riferisce con grande evidenza? Qual è l'esito degli interventi aspramente critici su passaggi importanti e condizionanti della vita futura della nostra regione? Cosa dobbiamo pensare degli interventi dell'onorevole Floris in materia di riforme istituzionali, ripetuti stamattina in Aula, fortemente conflittuali con gli interessi dell'attuale commissario Pili? Cosa dobbiamo pensare delle sue critiche alle tendenze autoritarie e alla constatata volontà di isolare i partiti di centro? Cosa dobbiamo pensare delle critiche aspre su questioni come il piano d'ambito, sull'esercizio di una politica senza attenzione ai vari interessi della popolazione, sul percorso di progressivo commissariamento della politica regionale, sulle reiterate preoccupazioni per le sorti della Regione, se essa sarà ancora affidata "ad un piccolo Cesare manovrato dal potere di Roma", come testualmente afferma l'onorevole Floris?
Ci aspettiamo, comunque, dall'onorevole Floris comportamenti conseguenti già nella votazione di questa mozione; essa risponde alle dichiarate esigenze del polo nazionalitario, certamente meglio di un riequilibrio di potere che possa avere come sostanza unica e qualificante quella del conseguimento di un nuovo incarico assessoriale, del resto svuotato di contenuto proprio in conseguenza di quel processo di accentramento di poteri nelle mani del commissario Pili, che costituisce il nucleo può forte e qualificante della denuncia dell'onorevole Floris.
Noi crediamo che questa decisione di proporre la sfiducia al Presidente e alla sua Giunta in questo momento, debba essere considerata con attenzione da tutti quanti hanno vissuto con disagio questi ultimi otto mesi. Non si tratta da parte nostra né di un atto estemporaneo, né di paura e di istintiva reazione ad un fatto singolo, comunque superabile con un chiarimento politico; non mettiamo dunque con questa mozione il Consiglio di fronte ad un atto strumentale, a valutazioni superficiali o contingenti, ma di fronte a considerazioni che chiamano tutti, ma soprattutto chi ha più a cuore la vita di questa istituzione, qualsiasi siano i banchi in cui siede, a riflettere se un Consiglio politicamente umiliato ed improduttivo sia il miglior esempio che possiamo rendere al popolo sardo.
Noi crediamo di no, noi crediamo che non debba essere necessario occupare l'Aula per riportare il massimo organo politico della Regione ad esercitare le sue normali funzioni. Noi crediamo allo stesso modo che su questa disaffezione alla vita reale del Consiglio incida pesantemente e quotidianamente la coscienza dell'inutilità, la certezza che le decisioni che contano, anche quelle di minore importanza, hanno una sede di comando fuori dalle istituzioni. Noi crediamo che incida pesantemente su tutto questo la permanenza di un Presidente che non crede nella discussione e nel dibattito, di un Presidente che non può tollerare, per la sua stessa soggezione al potere centrale, che decisioni già prese in palazzi diversi dal potere locale siano messe in discusse e potenzialmente stravolte rispetto agli ordini di Roma. Noi crediamo nella capacità di riflessione su questi fatti, sulle loro conseguenze e sui pericoli che ne derivano, da parte degli uomini più responsabili di una maggioranza che in larga misura ha rinunciato, speriamo non per sempre e non totalmente, ad esercitare il suo ruolo di stimolo e di controllo oltre che di docile esecutore degli ordini. Noi chiediamo a questi colleghi di condividere anche parzialmente i motivi della nostra riflessione e delle nostre preoccupazioni; del resto i fatti che abbiamo cercato di illustrare sono talmente gravi e gravi i pericoli che ne derivano che anche la presenza di uno solo di questi basterebbe per condividere con noi la necessità di far cessare un'esperienza che può essere disastrosa per gli interessi della Sardegna.
Sono tramontati certamente i tempi delle proposte di governi alternativi, governi di garanzia delle regole, ma se la maggioranza prenderà coscienza della gravità della situazione, se ci sarà uno sforzo concorde per affrancarsi dall'autorità di Roma, se avrà il coraggio di dire al commissario Pili che la sua gestione è stata fallimentare e che quindi ne deve trarre le dovute conseguenze, se questo avverrà, sono convinto che si potrà aprire un nuovo dialogo costruttivo tra il futuro governo e l'opposizione per affrontare assieme, nella distinzioni dei ruoli, alcune riforme e i problemi più gravi che maggiormente assillano la nostra Isola.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, un consigliere della maggioranza intervenuto poco fa ha iniziato il suo intervento dicendo di non comprendere le ragioni della presentazione della mozione di sfiducia da parte del centrosinistra. Questa mozione di sfiducia non nasce come posizione aprioristica nei confronti del centrodestra, ma nasce come giudizio valutativo di un anno di esperienza della Giunta Pili, è una mozione di sfiducia che fa seguito ad alcuni atti forti succedutisi nel recente periodo: mi riferisco ad uno sciopero generale indetto pochi mesi fa dalle organizzazioni sindacali, mi riferisco all'occupazione del Consiglio da parte dell'opposizione come risposta al grave degrado e scadimento della politica in quest'Aula ed in Sardegna, occupazione culminata poi con una mobilitazione popolare. Per cui la mozione di sfiducia nasce come risposta al fallimento del centrodestra che in un anno si è caratterizzato per promesse ed annunci, talvolta conditi da millanteria, per liti perenni e per una permanente campagna mediatica, attraverso la quale si è attuato anche un travisamento dei fatti. Per nascondere i ritardi nella spendita dei fondi europei, col il rischio anche di perdere delle risorse finanziarie, e per cercare di recuperare il treno della premialità, si è istituirete, con decreto del commissariato, l'arpa, che per altro non è ancora operativa. Per cui il nostro è un giudizio critico; critico a causa della mancata produzione legislativa che non era mai caduta così in basso in Sardegna, della paralisi delle Commissioni e soprattutto anche perché quest'anno è stato caratterizzato solo dalla mera gestione.
Ma quali sono le regioni della nostra sfiducia? Noi dobbiamo domandarci quale è la coerenza programmatica a circa un anno di distanza dalla nascita della Giunta Pili e a tre anni dall'inizio dell'esperienza di governo di centro destra in Sardegna, quali risultati effettivi sono stati raggiunti, quali promesse non sono state mantenute. Ma in fondo noi dobbiamo domandarci: la Sardegna sta meglio o sta peggio di prima? I più recenti indicatori della svismez dicono che durante i governi dell'Ulivo il sud cresceva ad un ritmo superiore rispetto al centro nord, riducendo il divario di sviluppo; ora siamo, in termini di sviluppo, al di sotto della media nazionale.
Il Presidente Pili, però, ha dimostrato di avere una scarsissima capacità, o forse volontà, di dialogo e mediazione sia a livello sociale - lo sciopero generale che è stato indetto in Sardegna è prova della fine che ha fatto la concertazione - sia a livello politico e istituzionale - ne è testimonianza la grave difficoltà di rapporto all'interno della maggioranza - e dunque parrebbe che Pili stia svolgendo una partita tutta sua, una partita eccessivamente e smodatamente personalistica, a causa della quale l'Assemblea viene esautorata delle proprie competenze e delle proprie funzioni. Questa partita è caratterizzata dalla ricerca di un nuovo populismo: noi dobbiamo dare atto al Presidente Pili di aver cercato un rapporto diretto, immediato ed emotivo con l'opinione pubblica, e dobbiamo riconoscergli una certa abilità, come hanno dimostrato i fatti di questi giorni, giacché è riuscito a far credere che alcune cose fossero successe ancor prima della loro realizzazione. Ma io ritengo che questo sia riconducibile proprio a quella alluvione informativa di cui parla un libro pubblicato alcuni giorni fa, che dice che l'abbondanza delle informazioni confonde e nasconde, che ogni giorno i cittadini ricevono migliaia di messaggi pubblicitari non riconoscibili per ciò che dicono ma per i loro marchi in un sistema totemico; è uno dei mezzi più usati dai governanti, e in ciò sta l'abilità di Pili.
PRESIDENTE. Mi scusi un attimo; colleghi, prendete posto per cortesia. Prego, Onorevole Pusceddu.
PUSCEDDU (D.S.). E uno dei mezzi più usati è quello della conferenza stampa per informare i sudditi, dove è solo la persona che sta a garanzia delle notizie diramate che peraltro non sono controllabili. E proprio a questo modello si ispira il presidente Pili quando dà i numeri, all'insegna dell'esperienza che è portata avanti da Tremonti, da Berlusconi, i quali non riescono a giustificare le cose che dicono in termini anche di finanza creativa.
Ma io ritengo che l'opposizione sia puntuale, e parta nella mozione di sfiducia soprattutto dalle cose che ha detto Pili quando si è presentato in quest'Aula. Pili ha iniziato le sue dichiarazioni programmatiche con tre parole chiave: motivazione, determinazione, entusiasmo. Parole chiave che stanno venendo meno: c'è sempre meno entusiasmo attorno a Pili, c'è sempre meno motivazione, forse permane la sua determinazione all'insegna della triade durare, durare, durare. Per cui, come lui stesso ha avuto modo di dire, spesso noi parliamo e basta, quello che manca sono i fatti, ciò che manca sono le realizzazioni. Erano stati promessi entro i primi tre mesi piani di dettaglio articolati in obiettivi e tempi, assumendo l'impegno che certe azioni sarebbero state assoggettate al cronometro della verifica, e il dialogo e il confronto, diceva Pili, domineranno i rapporti di fronte al Consiglio. Io ritengo, Presidente, che lei non abbia mantenuto gli impegni che ha assunto un anno fa, e quando parlava di questo magico numero, il numero cinque, le cinque grandi questioni, le cinque grandi sfide, le cinque idee forza, forse questo numero la condizionano anche la valutazione del suo programma. Per essere generosi noi al massimo potremmo darle un cinque per la sua attività, che però equivale ad un giudizio di insufficienza rispetto alle aspettative della nostra Sardegna.
Io ritengo che sia, però, opportuno considerare il fatto che, come è stato detto anche in quest'Aula, siano state rimosse le problematiche relative sia alle riforme, sia agli impegni per il cambiamento e per l'innovazione. Alcune osservazioni che sono state fatte in quest'Aula, riguardano anche gli impegni assunti in materia di Assemblea costituente di cui io non sono un fautore; però ricordo che nelle dichiarazioni programmatiche Pili diceva da un lato che avrebbe chiesto con forza ai Gruppi parlamentari della Casa della Libertà il sostegno leale per la battaglia sulla Costituente, e dall'altro che avrebbe instaurato qui in Sardegna un confronto per dare dei contenuti forti atti a far fronte alle esigenze economiche, sociali e culturali della Sardegna, contenuti che avrebbero dovuto sostanziare questa battaglia per la costituente. Ricordava il collega Scano che questa battaglia voi l'avete persa, ma la responsabilità è soprattutto del centro destra che si è avventurato in una battaglia che non ha portato nessun risultato; per cui di fronte anche al giudizio e al rischio di naufragio che paventava stamane il collega Floris, io voglio ricordare che, forse come elemento premonitore, Pili concludeva le sue dichiaraziioni programmatiche proprio dicendo che avrebbe voluto trovare la forza per resistere al naufragio di tutte le speranze.
Presidente Pili, queste speranze sono naufragate, rimane solo lei come patella aggrappata allo scoglio.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.
GRANELLA (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Ho il dovere di non impiegare tutto il tempo che mi è stato concesso in quanto il Capo Gruppo della Margherita ha sforato leggermente. Sento l'impegno di restituire a Cesare quel che è di Cesare. D'altronde, come diceva Virgilio, sat prata bibere. Si è detto tutto, tantissimo, anzi molto di più di quello che io avevo pensato di dire, di quello che avevo preparato in una specie di scaletta; tutto quello che mi ero appuntato è stato detto, è stato detto anche qualcosa in più e mi complimento con gli oratori del centro sinistra e delle opposizioni tutte che mi hanno preceduto.
Ho sentito parlare di ingenuità e di poco mestiere; finalmente, da parte dei consiglieri della maggioranza, c'è un riconoscimento della loro incapacità, dicono di non aver mestiere, o perlomeno chi li difende dice che questa maggioranza non ha mestiere. E` una cosa che capita, nessuno è nato con la scienza infusa, tutti hanno bisogno di imparare qualcosa, non ultimo io, ma anche altri che mi hanno preceduto ritengo che debbano imparare e l'hanno confessato. Però non si può nascondere con l'ingenuità, con l'ammissione di aver poco mestiere, una grande mancanza di progetti solo annunciati, ma mai realizzati. Non si può far passare per ingenuità o poco mestiere il fatto che in Aula ci si assenti troppo spesso quando si ha il dovere di assicurarne il numero legale. Non si può parlare di ingenuità o poco mestiere quando, con arroganza, si cerca di far valere il numero e non la bontà delle proprie opinioni politiche, pur divergenti da altre. Non è proprio addebitabile ad ingenuità, o poco mestiere il mostrare fastidio verso quella minoranza che non è poi tanto esigua, che cerca di fare il proprio dovere e che non si adegua ai ritmi o i tempi imposti, per il momento, da non si sa chi.
Ma per tornare alla mozione, in effetti essa è provocata proprio della protervia, dall'arroganza, mi pare, di una maggioranza litigiosa che pur di sistemare le proprie cose, chiamiamole così con un termine generico, utilizza tutti i mezzi istituzionali e non, e non si cura assolutamente del fatto che, così facendo, toglie alla minoranza il più elementare dei diritti che è quello di stare in aula, di sentire quello che hanno intenzione di fare, magari anche di criticare, ma talvolta anche di avanzare proposte che possano aiutare a governare, non per far bella la maggioranza o la Giunta, ma per raggiungere lo scopo comune di tutti gli ottanta consiglieri, che è quello di fare qualcosa di buono, di serio, di duraturo per la Sardegna.
Questa mozione, mi rendo conto con l'andar del tempo, che un risultato l'ha raggiunto; forse non è un risultato definitivo, duraturo, che sistema tutto, ma comunque mi pare di aver capito, nella mia scarsissima esperienza d'Aula, che questa mozione ha raggiunto il risultato di ricompattare la maggioranza. Il voto che arriverà non ci dirà niente di nuovo, non sarà per noi nemmeno una delusione, speriamo che sia l'inizio di un periodo di buon governo, di governo serio, di governo equilibrato, è il minimo che chiediamo e che chiedo. Ben sapendo che questo voto sarà positivo, faccio solo una richiesta in subordine, prego il Presidente, l'alto commissario Pili, che in virtù dei suoi ottimi rapporti e del suo filo diretto col Presidente del Consiglio, lo implori affinché graziosamente, preso atto dello stato di gravissima crisi di identità, credibilità e dignità degli organi istituzionali, dichiari per la Sardegna intera lo stato di calamità, naturale ed evidente; almeno questo, presidente Pili, deve ai sardi a parziale ristoro dai danni causati da questa maggioranza.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Granella, ha mantenuto la parola, ci ha fatto risparmiare i cinque minuti che ho concesso all'onorevole Fadda. Penso che Cesare fosse l'onorevole Fadda!
E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Grazie. Presidente, colleghi del Consiglio, i riformatori hanno tenuto, in questi giorni di discussione e di dibattito, sia all'interno dell'aula consiliare, sia al suo esterno, un atteggiamento di grande serenità, di attenzione e propositivo, e non a caso hanno ritenuto di non dover seguire altri Gruppi, anche della stessa maggioranza, in atteggiamenti che esprimono sicuramente una profonda sofferenza dei Gruppi stessi che li hanno praticati, ma che noi riteniamo non siano costruttivi, nell'ottica della soluzione complessiva dei problemi che a questo Consiglio e alla Sardegna si presentano. Io credo che la nostra posizione, che è stata richiamata in aula da qualche intervento soprattutto dei consiglieri del centro sinistra, sia una posizione chiara e solare, oltretutto discussa e approvata nel congresso che il nostro partito ha tenuto negli ultimi giorni di settembre, correttamente riportata, almeno quella, dagli organi stampa, e quindi nota a tutti.
Una posizione che ribadisce con forza quella che è la ragion d'essere dello stesso movimento dei riformatori, che si è presentato alle elezioni nel 1999 all'interno della coalizione del centro destra, e che ribadendo la propria distinzione, le proprie diversità, le proprie peculiarità culturali rispetto al partiti della Casa delle Libertà è però, forse proprio per questo, oggi, un movimento che con la sua rappresentanza consiliare chiede con forza che questa coalizione lavori complessivamente per il rilancio di quelle che sono le ragioni che hanno determinato la nostra unità e la nostra presenza nell'ambito di questa maggioranza. Noi non lavoriamo per il re di Prussia, lavoriamo per la Sardegna, siamo convinti che questa maggioranza abbia ancora delle risposte da dare ai sardi e vogliamo che essa trovi al suo interno la coesione e lo slancio per completare l'ultimo anno e mezzo di legislatura, dando delle risposte sia all'intero Consiglio e sia ai sardi che le aspettano.
Quindi è importante che questa alleanza, e lo si è visto anche nell'ambito del dibattito consiliare di oggi, tenga conto di tutte le peculiarità, di tutte le diversità che oggi sono state espresse, e tenga conto anche dei suggerimenti, almeno di quelli che sono da considerarsi utili, che sono venuti dalle opposizioni. Le opposizioni, svolgendo oggi in aula il compito di illustrare, di sostenere la mozione di sfiducia alla Giunta Pili hanno, probabilmente, esercitato in pieno il loro diritto e il loro dovere di controllo, di critica e di censura nei confronti della maggioranza; lo hanno esercitato in pieno e la maggior parte degli interventi dei colleghi dell'opposizione ha anche posto dei problemi reali, sui quali è giusto che si apra un ragionamento ed una riflessione nell'ambito della maggioranza.
Va anche detto che oggi i consiglieri e i colleghi del centro sinistra hanno giustamente ragionato insieme a noi, dandoci anche dei suggerimenti utili su come la nostra azione di governo dovrebbe modificarsi per essere maggiormente incisiva, per cui non me ne vogliano gli stessi colleghi se anch'io cercherò in qualche misura, di sollecitare e stimolare in loro delle riflessioni che siano comunque utili ai lavori di questo Consiglio, e quindi utili all'intera Sardegna. Io credo che il ruolo delle opposizioni, il ruolo di una minoranza consiliare, sia senz'altro quello di incalzare costantemente la maggioranza, e quando ci sono dei momenti di difficoltà della maggioranza, come ci sono stati nei giorni scorsi in quest'aula, credo che sia un diritto - dovere delle opposizioni sottolinearli, e sottolinearli anche sino alle estreme conseguenze. E` giusto. Però io credo anche che in questo Consiglio ci sia un problema che va al di là degli schieramenti di maggioranza e di opposizione, e credo che sia il problema complessivo della credibilità di questo Consiglio agli occhi dell'intera Sardegna e di tutti i sardi. Io credo che sia importante che i consiglieri della minoranza critichino la maggioranza che, secondo loro, non è all'altezza di approntare leggi e provvedimenti risolutivi per i problemi della Sardegna, però secondo me sarebbe utile e sarebbe giusto se fosse chiara la proposta alternativa che i colleghi della minoranza avanzano, e fosse percepibile dall'opinione pubblica dei sardi quale è la sostanza del progetto alternativo proposto dal centro sinistra.
Ecco, allora io vi voglio chiedere: cari amici e cari colleghi, sulla sanità quale è il vostro progetto complessivo alternativo a quello che stiamo attuando noi ora? Ce lo volete dire? Sull'industria, ce lo volete dire? Sull'urbanistica ci volete dire quali sono le vostre proposte alternative? Non dovete limitarvi a demolire scientificamente le proposte, che voi dite che sono poche, e forse avete ragione, che vengono dalla maggioranza; dovete indicarci qual è il vostro sforzo per migliorare le proposte che vengono dalla maggioranza, come è diritto-dovere di una minoranza consiliare, e qual è il vostro lavoro per arrivare poi alla fine a proposte che siano considerate alternative, che complessivamente siano coerenti tra loro nel formare un progetto che sia alternativo a quello che oggi si discute e che è portato avanti oggi dalla maggioranza. Ecco, queste sono le cose importanti; mi volete dire, colleghi, qual è la proposta di legge che voi avete indicato come vostra bandiera, perché venga percepita dalla gente come la proposta su cui il centrosinistra caratterizza la propria battaglia, come coalizione alternativa a questa maggioranza che governa la Sardegna e che la Sardegna, secondo voi, non governa bene?
Guardate colleghi, lungi dalle mie parole e dalla mia volontà voler fare della polemica. Io credo che una minoranza che funziona bene sia la miglior garanzia perché la maggioranza sia costantemente incalzata a funzionare meglio. Se la vostra proposta alternativa sull'acqua è andare a far vedere un vascone vuoto, io credo che non sia questo il modo di discutere seriamente dei problemi dell'acqua, e non sia questo il modo per indicare delle soluzioni alternative. Quindi, che sui problemi si discuta, ci si divida e che ci sia la possibilità da parte dell'elettorato di comprendere con chiarezza quali sono le due proposte alternative in campo, scegliendo a quale dei due schieramenti affidare il governo della Sardegna. Ecco, io credo che questa sarebbe...
CUGINI (D.S.). Sulla sanità, siamo con Noemi Sanna e sull'urbanistica siamo con Tunis.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Io direi che dovresti spiegarlo ai sardi.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego di non interloquire.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Io direi che dovreste spiegare ai sardi che siete con la maggioranza, cioè con Noemi Sanna e con Tunis, sui problemi della sanità e sui problemi dell'urbanistica. Ma è probabile che se andiamo a discutere seriamente, sui problemi dell'urbanistica e sui problemi della sanità troviamo più punti di consonanza e di accordo che non di divisione, è proprio questo il compito consiliare.
PRESIDENTE. Colleghi, chiedo scusa, devo chiedere all'onorevole Vargiu di non discutere con l'onorevole Cugini, e all'onorevole Cugini di non disturbare gli oratori. Prego.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Comunque, Presidente, io, ovviamente, non mi offendo per le interruzioni, anche perché credo che le interruzioni siano il sale dell'attività consiliare se sono rivolte, come lo erano quelle dell'onorevole Cugini, a cercare di precisare e di migliorare quello che si stava dicendo. Ma il concetto fondamentale che noi stiamo sostenendo in questa circostanza è che è importante che il Consiglio regionale nel suo complesso dia delle risposte ai problemi della Sardegna. Oggi la percezione che di questo Consiglio regionale si ha al di fuori, se i colleghi della minoranza hanno una sensazione diversa saranno gli elettori poi a confermarla o a giudicarla inesatta, l'immagine che questo Consiglio regionale rischia di dare all'esterno, è quella di un consiglio regionale che nel suo complesso non riesce a dare delle risposte. Allora ci sono tutta una serie di questioni, e le abbiamo poste più volte in quest'Aula, le questioni delle regole, la legge elettorale, la riforma del Regolamento interno, le questioni relative allo svolgimento dei lavori consiliari, la cui soluzione non dipende solo dalla maggioranza, ma coinvolgono complessivamente questo Consiglio e richiedono quella operosità feconda che qualche volta è stata richiamata in interventi di entrambi le parti consiliari, ma che purtroppo non sempre, o assai raramente, è stata praticata.
Quindi, l'appello che noi Riformatori facciamo nel concludere questo intervento, è quello di chiedere ai colleghi, ai colleghi della nostra maggioranza, ma anche ai colleghi del centrosinistra, di individuare insieme quali possono essere le strade per dare risposte utili ai problemi della Sardegna. Non è più per noi il momento del dialogo, non è più il momento del litigio, non è più il momento delle chiacchiere a vuoto, è il momento di iniziare ad essere concreti: alla maggioranza spetterà di essere concreta in ciò che le è affidato direttamente in quest'ultimo anno e mezzo di legislatura, all'intero Consiglio spetterà di dare risposta a quelle esigenze che richiedono un impegno non limitato alla sola maggioranza, ma che investono tutti gli ottanta consiglieri presenti in quest'Aula.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Il collega Vargiu nell'ultimo intervento ha confessato di appartenere a questa maggioranza non tanto per convinzione, quanto per mancanza di alternativa, invitando noi a dare suggerimenti e fare proposte alternative, settore per settore; cambiando l'ordine dei fattori, invece di dire quali sono gli elementi che hanno portato il suo partito e la sua formazione politica ad aderire a questa maggioranza e a permanervi, cerca di capire quali sono gli elementi che possono, invece, spingerlo a costruire una maggioranza diversa. E`, comunque, un intervento un po' diverso rispetto ad altri dei colleghi del centrodestra, pochi in verità, che sono intervenuti stamane e stasera. Devo dire che, io personalmente, per qualche intervento, ho provato un po' di fastidio; sembra quasi che la mozione di sfiducia che il centrosinistra ha presentato, sia quasi un fulmine a ciel sereno; ma come, come vi permettete, ma cosa sta avvenendo? C'è un tentativo di far credere che tutto sia tranquillo, che tutto sia normale, che tutto funzioni perfettamente; c'è una maggioranza solida, c'è una attività frenetica di questa maggioranza e di questa Giunta; perché arriva una mozione di sfiducia? Io credo che basterebbe ricordare solo cosa è avvenuto in questo Consiglio nelle ultime settimane, o cosa non è avvenuto, perchè c'è un blocco dell'attività consiliare voluto dalla maggioranza; basterebbe forse citare solo alcune delle affermazioni di esponenti del centrodestra che hanno caratterizzato il dibattito politico di queste settimane, per spiegare e capire che la crisi c'è, c'è di fatto, è palese, la vedono tutti, perché lo si può toccare con mano che la crisi è presente. La vedono i cittadini sardi, forse non la vedono soltanto i colleghi Capelli, Diana e qualche collega del centrodestra che si dice stupito del dibattito oggi in aula.
C'è stato in questi giorni, quando si parlava della possibilità di presentare la mozione di sfiducia da parte del centrosinistra, qualche collega del centrodestra, anche autorevole, che ci diceva: "State attenti, così lo rafforzate!", riferendosi al Presidente Pili. Così come qualche collega del centrodestra ancora oggi ci chiede: "volete arrivare al voto? Attenti, così lo rafforzate!". Io non so se quelle affermazioni manifestassero un auspicio, oppure in realtà una preoccupazione. A me, devo dire la verità, sembra che rappresentassero una preoccupazione; ma dietro quelle affermazioni di qualche collega si nasconde, a mio parere, la chiave di lettura di ciò che sta avvenendo in questo Consiglio regionale, ed anche l'intervento del collega Vargiu rafforza questa tesi. C'è comunque un atteggiamento del presidente Pili di distacco, di fastidio, in qualche caso anche - come qualche collega ha ricordato - di ostilità e di disprezzo nei confronti dell'Assemblea, nei confronti della stessa Giunta, nei confronti della stessa maggioranza; c'è il tentativo di far credere che i partiti, la coalizione, la collegialità, i programmi, i piani sono il vecchio; il nuovo della politica parla soltanto di efficientismo, di quello che l'onorevole Floris ha chiamato "cesarismo". In sostanza, a cosa serve rapportarsi alla coalizione, in questo caso vostra, a cosa serve rapportarsi al Consiglio, alla Giunta, faccio tutto io, e ci riesco perché concentro su di me tutti i poteri, attraverso magari i decreti di commissariamento di tutte le attività. E questo atteggiamento scatena inevitabilmente una reazione.
Si è molto distanti da quanto veniva affermato pochi mesi fa, quando lo stesso presidente Pili diceva qui in aula che occorre ristabilire rapporti più costruttivi tra Consiglio e Giunta, in modo che la necessaria distinzione tra legislativo ed esecutivo non si risolva in una sorta di rottura pregiudiziale tra i due poteri; di fatto poi, così come voi stessi avete denunciato in tante occasioni anche in questi giorni, in questa settimana, questo rapporto tra Giunta e Consiglio non solo è inesistente, ma manca persino tra il Presidente e la sua stessa Giunta, tra il Presidente e la sua stessa maggioranza. Ma allora perché il Presidente mostra questo atteggiamento di fastidio nei confronti di quello che lui comunque reputa un pezzo della vecchia politica, che siete anche voi? Perché questo è evidenziato anche dalla vostra stessa difficoltà, quella affermazione: "lo rafforzate" sembra quasi esprimere realmente la preoccupazione che da questo dibattito ne possa uscire rafforzato il vostro rappresentante, Presidente della Giunta; evidenzia l'elemento che vi preoccupa di più, che c'è la convinzione che così non si può andare avanti; ma ciò che comunque vi induce a sopportare questa situazione è la paura che non ci siano alternative a questo quadro politico. Per cui Alleanza Nazionale che diserta i lavori del Consiglio, che attacca pesantemente, su tutti gli organi di stampa e in occasione di tutte le iniziative che promuove, l'attuale Giunta, che non sa cosa rispondere ai suoi, anche a chi dice "Loro hanno fatto male, ma noi stiamo riuscendo a far peggio di loro" riferendosi a noi, anche Alleanza Nazionale poi alla fine sa che deve pagare un prezzo a chi li ha scongelati e li ha messi nella possibilità di governare e alla fine ritorna comunque tranquillamente sui suoi passi.
Noi non abbiamo paura del voto, e sono convinto, lo dico, che lo stesso Mauro Pili non è preoccupato di quello che sta avvenendo, anzi personalmente mi sembra che voglia lucrare sul dissenso, più "casino" c'è, più opposizione c'è, più lui è tranquillo, perché l'arma che gli rimane è quella di dire "ma insomma, io volevo governare, io volevo fare, io ero decisionista, io ero in grado di intervenire e modificare la situazione e le sorti della Sardegna ma me l'hanno impedito", e chi mai te l'ha impedito? La vecchia politica che è rappresentata non tanto da un'opposizione che qui viene definita strumentale, ma "dai miei stessi alleati che hanno cercato di impedirmi di agire", per cui persino l'attacco che gli viene fatto dal centrodestra viene utilizzato in funzione di un tornaconto personale di immagine!
Ai colleghi del centrodestra dico, lo faccio in conclusione, che credo che questa Giunta si regga sulla paura; sulla paura dello scenario che può nascere dopo la caduta di questa maggioranza, di questa Giunta. Credo che non si regga sul consenso, non si regga sulla condivisione dei programmi che questa Giunta ha e che nessuno conosce; non si regga sulla convinzione che la Giunta stia facendo bene; ma si regge esclusivamente sulla paura; sulla paura che a causa di un'eventuale crisi possa rimanere fuori da un eventuale prossimo governo una parte, o che si possa addirittura arrivare allo scioglimento del Consiglio, e che questo possa anche segnare le sorti individuali di qualche collega. Io mi auguro che invece che in luogo della paura quest'Assemblea faccia prevalere il coraggio, decidendo che per le sorti della Sardegna questa Giunta è un danno e che è giusto superarla, votando a favore della mozione da noi presentata, anche se sono convinto che ciò non avverrà.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Marrocu. E iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, in questi giorni ho riflettuto parecchio su quanto è emerso dalla discussione di questa mozione di sfiducia al Governo della Regione. Molti dei veterani in quest'Aula mi hanno detto che talvolta le mozioni di sfiducia, servono a ricompattare le maggioranze, e nello stesso tempo mi sono chiesto se era giusto o sbagliato presentare o firmare una mozione - sulla base delle considerazioni che facevano i veterani - per ricompattare questa maggioranza. Ho ritenuto che fosse giusto sottoscrivere quella mozione, perché comunque noi siamo all'opposizione e in qualche misura dovevamo sottolineare ciò che è avvenuto e ciò che sta avvenendo. Crisi o non crisi, probabilmente domani, quando andremo al voto, la maggioranza sarà compatta, però credo che la crisi continuerà a permanere.
Questa affermazione la faccio soprattutto perché molti componenti della maggioranza hanno, in qualche misura, affermato che i problemi che sono presenti in quest'Aula e nella maggioranza non possono essere risolti. Badate, noi nei giorni scorsi abbiamo fatto un atto che non rientra nella storia della tradizione del centrosinistra e più in particolare non rientra nella tradizione del partito dal quale io provengo, abbiamo occupato quest'aula, cosa che è molto lontana dalla nostra storia, perché abbiamo avuto sempre il massimo rispetto delle assemblee e del luogo nel quale si svolge il confronto democratico; ci avete portato anche a questa situazione paradossale. Abbiamo fatto questa occupazione perché avete chiuso il Consiglio regionale e non avete voluto accettare un confronto in aula. Era l'unico strumento al quale noi potevamo ricorrere, dopo di che abbiamo letto nei quotidiani l'azione intrapresa dai colleghi di Alleanza Nazionale, che hanno sollevato una serie di problemi che a mio modo di vedere erano e sono ancora attuali; le considerazioni fatte dall'U.D.C.; abbiamo visto che persino alcuni componenti di Forza Italia sono scontenti della situazione nella quale vivono quotidianamente.
Allora, voglio dire, può essere anche che noi chiudiamo questo dibattito con la riconferma della maggioranza, signor Presidente della Giunta, però dopodomani non è che iniziamo nuovamente con lo stesso balletto, con tutti i componenti della maggioranza che vengono a dirci: "Dateci una mano perché dobbiamo far cadere questo o quell'altro". Non è nella nostra intenzione far cadere né questo, né quell'altro, noi abbiamo necessità di capire cosa volete fare da qui alla fine della legislatura. Credo anche che l'azione che abbiamo intrapreso in queste settimane, con una manifestazione alla quale abbiamo chiamato gli amministratori locali, le forze sociali, gli imprenditori, una manifestazione tenuta sotto il Consiglio, abbia in qualche misura dimostrato che tra la realtà e le cose che si affermano sulla stampa e alla televisione c'è un divario ormai incredibilmente difficile da colmare.
A me ha fatto impressione l'intervento di un ragazzo nel corso di questa manifestazione; in sintesi, diceva: "Noi abbiamo vinto le elezioni nei collegi provinciali, nella lista regionale c'è stato questo fatto straordinario che un candidato ha preso 150 mila preferenze e abbiamo capito che forse bisognava dare l'opportunità a questa persona, che ha preso un numero così alto di voti, di tentare di governare questa Regione". Io sono rimasto, conoscendo il ragazzo, un po' perplesso e ho pensato: ma dove vuole arrivare? Evidentemente nei sardi c'è una speranza che il cambiamento avrebbe potuto produrre un qualcosa. Questo ragazzo continua: "A tre anni di attività del Governo di centrodestra, sono contento per la scommessa che ho fatto; oggi sono certo che ciò che dicevo, nel mio territorio, nella mia città, all'università era giusto; questo Governo ha rappresentato la sconfitta dei valori che esso propugnava in campagna elettorale e ha, in qualche misura, dato la possibilità al popolo sardo di capire in che mani siamo andati a finire,."
Io credo che questo sia un ragionamento serio, colleghi; io non sono un estremista, faccio ragionamenti pacati, ma insomma, il Capogruppo dell'U.D.C. stamattina ci ricordava che noi, centrosinistra, abbiamo adottato in questi anni, nelle varie scadenze, un atteggiamento ostruzionistico ma francamente, credo che su alcune leggi importanti, che sono state approvate in quest'aula, il contributo maggiore rispetto a tanti pasticci che la maggioranza ha fatto, l'abbiano dato noi colleghi del centrosinistra.
Faccio alcuni esempi: se non ci fosse stato il centrosinistra, la legge sull'alluvione del 2000 probabilmente saremmo ancora a discuterla e staremmo a parlare del mancato intervento; se non ci fosse stato l'intervento del centrosinistra relativamente alla questione della lingua blu o della blue tongue, probabilmente non saremmo riusciti a risolvere i problemi dei quali hanno sofferto migliaia di persone in Sardegna; se non ci fosse stato il contributo del centrosinistra probabilmente non saremmo riusciti ad avere una legge sulla siccità; se non ci fosse stato il centrosinistra probabilmente non saremmo riusciti a sbloccare la legge sui centri storici. Quindi, voglio dire, l'opposizione noi la facciamo, qualche volta c'è anche un confronto aspro, ma che nessuno venga a dire che da parte nostra c'è stato un atteggiamento ostruzionistico!
Voglio concludere, signor Presidente; a me non convincono la funzione e il ruolo del centrodestra. Badate, non potete respingere le accuse fatte nella conferenza stampa di ieri sulla condotta di Campo Pisano, e la diga di Genna Is Abis Sulla questione delle risorse idriche dobbiamo tornarci, quello è solo un aspetto di quel problema; vogliamo avere un confronto serio, articolato, non solo relativo alla provincia di Cagliari, ma vogliamo avere un ruolo e una funzione, la possibilità di discutere della politica del centrodestra sulle risorse idriche in tutta la Sardegna. Credo che sia questo il problema al quale noi dobbiamo fare riferimento; così come, signor Presidente, credo che questo Consiglio si debba occupare nuovamente del problema sull'industria. Noi abbiamo presentato una mozione che abbiamo discusso in aula...
PRESIDENTE. Prego onorevole Calledda, si avvii alla conclusione.
CALLEDDA (D.S.). Credo che dobbiamo tornare sulla questione dell'industria, l'industria sarda rischia di essere messa in mora. Oggi sento, c'è l'Assessore dell'industria, che relativamente al problema dell'energia facciamo sempre la solita lamentela. Se noi aspettiamo che arrivi il metano in Sardegna, l'industria sarda sarà costretta a chiudere. Molte industrie in Sardegna stanno chiedendo di autoprodurre energia: Portovesme S.r.l., tra qualche mese, tra qualche anno Alcoa, Euroalluminia e quant'altro. Ma vogliamo affrontare il problema, per esempio, di che cosa significa la riserva strategica della miniera di carbone che abbiamo in Sardegna? Ma davvero pensiamo che il problema della gassificazione del carbone sia superato? Ebbene, signori della Giunta, l'altro ieri c'è stato un convegno a Baia Chia nel quale autorevoli esponenti del Governo nazionale ci hanno indicato che la strada per la produzione di energia è quella dell'utilizzo del carbone.
Allora, Presidente Pili, lei si faccia portavoce, si faccia interprete di questa esigenza, sapendo anche che il Ministero delle Attività Produttive ha già stabilito alcuni percorsi grazie ai quali possiamo rilanciare la nostra attività. Se noi saremo in grado di fare queste cose, credo che ci saranno le condizioni per continuare ad avere un rapporto, sì, di opposizione, ma anche costruttivo rispetto alle questioni che di volta in volta porrete. Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ibba che però non è presente in aula. E' successivamente iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, io credo che tra le cose che sono state dette in quest'aula nel corso del dibattito sulla mozione di sfiducia, ci sia un aspetto che sfugge nella sua importanza alla Giunta e alla maggioranza. Noi ci siamo sforzati di spiegare come non siamo oggi, di fronte alla nostra mozione di sfiducia, in una fase ordinaria della politica in Sardegna, siamo in una fase particolare, non solo della congiuntura nazionale ed internazionale, ma siamo in una fase particolare perché siamo a tre anni e mezzo di una legislatura che ha dato una continuità alla stessa maggioranza, che ha visto due soluzioni di guida diverse ma sostanzialmente uniformi in quello che hanno prodotto, nel livello della litigiosità e nella stessa logica che è il collante dell'azione di governo: la spartizione del potere.
Abbiamo anche cercato di fare uno sforzo per capire come le mozioni di sfiducia per noi valgono, non per quello che di scontato danno nel dibattito e nella dialettica tra di noi, che, badate, non interessa più nessuno, ma per la capacità che esse hanno di intercettare il sentimento comune che sta fuori da quest'Aula, sul quale voi evitate di confrontarvi; noi, modestamente, ce ne occupiamo perché siamo investiti ogni giorno - e questo è uno sforzo che non ci potete negare, al di là del confronto politico fra maggioranza ed opposizione - di un mandato che ci impone di raccogliere questo sentimento comune.
Stamattina l'onorevole Floris ha detto che siete ad un bivio. Mi dispiace contraddirlo, siete ad un bivio secondario, cioè ad un bivio di sentiero, perché il bivio vero l'avete già scelto tempo fa quando avevate in mano la possibilità di scegliere la strada del riformismo e dell'ammodernamento di questa regione, che è una strada difficile, complicata, e avete invece scelto la strada più facile, quella che un brillante filosofo contemporaneo tedesco descrive oggi come dittatura del terzo millennio, cioè quella politica monocratica diffusa nelle nuove destre europee che tra TV, poteri mediatici ed economici, liquidano ed eliminano tutti gli strumenti elementari della governance democratica: la democrazia dei parlamenti, la concertazione sociale, la sussidiarietà e la collegialità. Questo avete fatto ed oggi vi trovate di fronte a un bivio di campagna, un bivio secondario, un bivio che interessa solamente voi e i vostri destini personali e di gruppo, ma che non può interessare quell'elettorato al quale avete fatto delle promesse e che aspettava da voi che imboccaste il bivio del riformismo e del cambiamento.
Questo è il punto, il punto vero, trascinato per tre anni e mezzo! Questa maggioranza, con la guida Pili, ha sostituito il consenso democratico con la protezione; l'unico prodotto che deriva dalla cancellazione dei sistemi democratici è la sostituzione del consenso democratico con le protezioni. Allora ecco i commissariamenti, che non devono meravigliare all'interno di questo contesto, commissariamenti non solo dei poteri amministrativi propri ma anche dei poteri mai decentrati, dei poteri sottratti alle autonomie locali ed ora persino i poteri che riguardano lo strettissimo campo legislativo dei parlamenti regionali.
Credo che si sfugga da un problema: questa impostazione che è accettata attraverso questa fiducia acritica che intendente confermare a Pili, conserva in sé un potenziale distruttivo per la nostra autonomia nei prossimi anni, di cui voi non avete nessuna percezione: quello di una confusione fra le funzioni dei poteri legislativo e esecutivo ed il loro equilibrio, e quello di una capacità di raccogliere nella dialettica parlamentare le energie indispensabili per il confronto con lo Stato, che oggi è debole, forse persino inesistente.
In una condizione di indebitamento complessivo - do la mia solidarietà al collega Vargiu - e di smobilitazione degli strumenti per lo sviluppo, la mia percezione, ma mi sembra anche la percezione delle forze sociali ed imprenditoriali, è che modello alternativo non ne sia stato avanzato e che andiate avanti tra l'appiattirvi sugli strumenti del centrosinistra e la loro acritica cancellazione, senza sostituzione, senza avvicendamento. Ma quali programmi volete da noi, se voi stessi vi servite delle strumentazioni che vi abbiamo lasciato noi?
E poi, la mistificazione! Questa è la legislatura della mistificazione perché ciascuno di voi, per le singole responsabilità che porta, incontrandosi con noi, fuori da quest'Aula, ci dice peste e corna dei rapporti in Giunta, dei rapporti col Presidente, del funzionamento, della insoddisfazione e poi qui in aula, tutti zitti. Ma il giudizio sulla politica, il vero nodo che interessa, la credibilità della politica, dov'è?
La legge elettorale. Era il 27 novembre del '99, l'onorevole Pili dichiarava: "L'altro provvedimento fondamentale è la legge elettorale, che è nelle mani del Consiglio regionale ma la cui responsabilità prima è della maggioranza. E` una legge, quella elettorale, che diventa il perno del programma del Governo, rappresentando in pieno l'aspirazione legittima dei sardi alla stabilità e al rispetto delle proprie indicazioni di voto, sia sul programma che sugli uomini, un punto del programma della maggioranza ben definito, con capisaldi inviolabili". E continuava: "Colleghi e colleghe di questo Consiglio, questa classe dirigente non si salverà, non ci salveremo se continueremo a disattendere e perfino a sprezzare la volontà manifestata dai nostri elettori, non solo, ci macchieremmo di una colpa forse storica, trascinando nella condanna popolare anche le nostre istituzioni autonomistiche". Queste ultime parole le faccio mie, le ha dette qualche anno fa l'onorevole Pili in condizioni diverse ed immaginando uno scenario assolutamente realistico.
Oggi l'onorevole Floris, al di là della confusione fra i bivi, conferma la crisi, conferma il permanere di una vostra dialettica interna affatto chiusa e del tutto aperta, e conferma la persistenza dell'infinita questione che è ancora, dopo tre anni e mezzo, se essere coalizione di Governo o continuare a permanere una accozzaglia di convenienza. Floris ha confermato tutto questo, nessuno più autorevolmente nella vostra maggioranza poteva darci la conferma della fondatezza della nostra mozione di sfiducia e Floris supera in avanti A.N. sul terreno dell'autocritica e smentisce l'unità di un disegno di ricomposizione interna. E poi, chiedere a Forza Italia di venire allo scoperto per porre chiarezza in questa condizione della maggioranza è come chiedere al centrodestra di rinnegare l'intera esperienza di questa legislatura, fondata sui rapporti che avete scelto e sulle colpe che vi state accollando.
Corda stamattina poneva il tema, che io giudico quasi sacrale in quest'Aula, della qualità della politica. Io vorrei porre a lui il problema della qualità della fiducia che vi apprestate a dare all'onorevole Pili, una fiducia con una crisi di fatto ancora aperta, una fiducia che date sapendo di essere in ostaggio a causa di un ricatto sulle vostre future candidature, di minacce di elezioni anticipate che da mesi vi tengono prigionieri di voi stessi, una fiducia data sulla base di un unico calcolo: la vostra sopravvivenza, una fiducia che non tiene conto non tanto della nostra sfiducia ma di quella che cresce e monta consolidandosi nei cittadini della Sardegna.
Badate, è proprio la sfiducia del popolo che a noi interessa in quest'aula, non il voto che vi date per compiacervi, quella sfiducia che proviene dal fatto che proprio il popolo avverte che la civiltà di una comunità non si misura più soltanto in base ad opere pubbliche, bei discorsi e numero di spot televisivi o promesse elettorali, ma al livello di dignità di vita che è in grado di offrire ad ogni singolo cittadino. E` questo il senso della nostra mozione di sfiducia!
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo ancora, onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). E se Dante avesse potuto ascoltare oggi questo dibattito, vedervi e riassumere i tre anni e mezzo della vostra esperienza di governo, vi avrebbe certamente messo tra gli ignavi perché ignavo è il vostro modo di comportarvi, ovvero fra coloro che giustamente non sono ritenuti nemmeno degni di essere sottoposti ad un qualunque giudizio divino, immaginatevi se siete compatibili con un giudizio popolare!
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, debbo dire che i problemi che abbiamo posto all'attenzione dell'Aula, sia con il testo della mozione, sia con l'illustrazione, sia con i numerosi interventi che sono stati sviluppati nel corso del dibattito, avrebbero imposto e meritato maggiore attenzione da parte della maggioranza. Tra l'altro penso che la stessa maggioranza ne avrebbe tratto utilità, come d'altronde è stato affermato stamattina dallo stesso onorevole Floris; in sostanza anche lui richiamava l'esigenza, ponendola in modo esplicito, di utilizzare l'occasione offerta dalla discussione sulla maggioranza per riportare nella sede propria, cioè in quest'Aula, la discussione su quello che sta accadendo in Sardegna, che non può essere relegata ad un confronto tra pochi intimi e tanto meno ad una questione esclusivamente delle segreterie dei partiti di questi maggioranza.
Un dibattito reale su quanto è accaduto in queste settimane sarebbe tornato utile un po' a tutti, sarebbe tornato utile alla Sardegna, ma forse sarebbe tornato utile alla stessa maggioranza per capire, in un confronto franco e sincero con le opposizioni, così come sarebbe stato naturale, dove quest'Isola, questo Governo vogliono andare a parare per il resto della legislatura.
(Brusio in Aula)
ORTU (R.C.). Presidente, io sinceramente mi rifiuto di parlare. Va bene che il dibattito è stanco, un po' ripetitivo, ma è anche difficile aggiungere qualcosa rispetto alla sequela di considerazioni che pure sono state svolte, più o meno a ragione.
Dicevo che forse ne avremmo tratto vantaggio tutti e forse ne avrebbe tratto vantaggio l'intera Isola, ma l'assenza, di fatto, dal dibattito della maggioranza, in qualche modo vanifica un'occasione che pure noi avevamo loro offerto, di un chiarimento che era necessario ed è più che mai necessario. Questo non si è verificato perché gli interventi della maggioranza, o perlomeno dei consiglieri regionali che hanno parlato a nome della maggioranza, poi non hanno affrontato i problemi reali che hanno portato ad una situazione di stallo che permane. Io non so se stanotte, negli ulteriori incontri, con le ulteriori presenze che pure sono state annunciate, la maggioranza approderà a qualche risultato. So che la Sardegna sta perdendo occasioni importanti, sta perdendo tempo prezioso e non è affatto vero che sta assumendo le decisioni che sarebbero utili per risolvere i problemi della nostra Isola. Così come dico con grande franchezza che un bicchier d'acqua non avrebbe meritato una tempesta, però siamo comunque ad un bicchier d'acqua, e questo è il problema di fondo! Cioè, non siamo alla soluzione dei problemi che pure rimangono drammatici nella nostra Isola. Siamo ad un bicchier d'acqua e questo è il nodo che va affrontato, in una situazione di totale paralisi!
Allora, a poco vale l'intervento, che non saprei come definire, dell'onorevole Corda; io vorrei capire cosa pensa Alleanza Nazionale, vorrei capire cosa realmente accade all'interno di quel partito, un partito importante per la maggioranza i cui motivi di insoddisfazione, tra l'altro, sono riportati da tutti i quotidiani, quindi non sono nemmeno cose segrete; avrei voluto sentire l'onorevole Carloni, avrei voluto sentire l'onorevole Locci, avrei voluto sentire l'onorevole Liori, avrei voluto sentire l'onorevole Sanna per capire, nell'interesse di tutti, perché i problemi della maggioranza, i problemi di questo Governo non sono solo problemi di proprietà privata di alcuni di voi, sono problemi che poi si scaricano e si ripercuotono su tutti i sardi. Avrei voluto sentire anche l'onorevole Murgia per capire, perché a nessuno deve sfuggire che i lavori di quest'Aula, e quindi l'attività della maggioranza e della Giunta, sono stati bloccati, e ciò si verifica dopo una dichiarazione esplicita di A.N., aprendo di fatto la crisi in un modo un po' strano e un po' stravagante. Alleanza Nazionale ha dichiarato che non avrebbe partecipato ai lavori dell'Aula, ponendo un problema in maniera un po' strana perché, sinceramente, se invece di fare la mossa, qualcuno avesse davvero voluto discutere su problemi reali, che pure sono riportati - ripeto - in tutti i giornali, avrebbe dovuto adottare le decisioni conseguenti; sinceramente mi chiedo cosa significhi per un partito dire: "Mi astengo dalla presenza in Aula e non ritiro la delegazione in Giunta". Magari il ritiro della delegazione in Giunta avrebbe costretto la maggioranza ad un chiarimento reale in tempi accettabili.
Allora, siamo di fronte ad una crisi la cui conseguenza e la cui portata viene pagata dai sardi, ma il Consiglio regionale non viene posto in condizioni di discutere in modo sereno e reale di quanto sta accadendo e quindi di potere, in qualche modo, contribuire al superamento di una difficoltà che ricade, ripeto, su tutti.
Sinceramente non capisco cosa abbia voluto dire l'onorevole Capelli! Perché non va a rileggersi le dichiarazioni fatte da lui come rappresentante del suo partito, comparse nell'Unione dell'altro giorno? I patti si fanno in Aula, diceva l'onorevole Capelli, ma l'onorevole Capelli stamattina ha parlato realmente di quello che è accaduto nel corso di queste settimane e si è posto l'interrogativo di come superare una difficoltà e un problema, di come dare un contributo per compiere un passo in avanti?
Allora, bisogna aprire un confronto reale per capire dove deve andare la Sardegna; noi un'idea chiara l'abbiamo ribadita nel corso di questi mesi, l'abbiamo ribadita stamattina con l'intervento del capogruppo, la ripetiamo oggi. Noi siamo convinti che ormai siamo al capolinea, occorre fare chiarezza nell'interesse dei sardi; diciamo che non c'è alcuna scorciatoia che può essere seguita, però diciamo che con chiarezza si debbono affrontare i problemi che sono aperti nella nostra regione per trovare una soluzione che sblocchi una condizione che, se fosse riproposta nel corso del prossima legislatura, continuerebbe ulteriormente a delegittimare non solo l'istituzione suprema che esprime il Governo della nostra Isola, ma contribuirebbe forse a mettere davvero una pietra tombale su qualsiasi processo di rinnovamento della Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Ortu; io riterrei opportuno, a questo punto, fare una riunione della Conferenza dei Capigruppo per decidere come proseguire, pertanto chiedo ai colleghi di seguirmi nell'auletta qui a fianco.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 53, viene ripresa alle ore 20 e 09.)
PRESIDENTE. Riprendiamo posto, almeno il tempo di ascoltare alcune comunicazioni. Chiedo un po' di attenzione. Colleghi, il programma concordato nella Conferenza è questo: i lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10, in mattinata dovremo concludere la discussione e votare la mozione che stiamo discutendo; la settimana prossima da martedì, ricordando che nella settimana prossima ci sono alcuni giorni festivi, nonché la festa di San Saturnino che non è prevista come festività per i dipendenti del Consiglio regionale, ma è festa per tutti gli altri, nei giorni disponibili lavoreranno le Commissioni.
Il Consiglio sarà riconvocato il 5 novembre con l'ordine del giorno che conosciamo e lavorerà tutta la settimana. Il primo iscritto a parlare per la seduta di domani è l'onorevole Lai.
La seduta è tolta alle ore 20 e 10.
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