Seduta n.287 del 29/04/1998
CCLXXXVII SEDUTA
(Pomeridiana)
Mercoledì 29 aprile 1998
Presidenza del Vicepresidente Milia
La seduta è aperta alle ore 17 e 23.
CONCAS, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 8 aprile 1998, che è approvato.
Continuazione della discussione della mozione Pittalis - Balletto - Granara - Lombardo - Biancareddu - Pirastu - Milia - Casu sul decreto di istituzione del Parco del Gennargentu. (146)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 146.
E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Il collega Zucca, signor Presidente, è meravigliato perché dopo tanto riprendo la parola, e la riprenderò anche dopo perché abbiamo anche il rendiconto del 1996, Salvatore, quindi lì è un po' d'obbligo...
MARROCU (Progr. Fed.). Era già in crisi d'astinenza.
CASU (F.I.). Io volevo, signor Presidente, colleghi, signori della Giunta e anche signore, perché c'è solo l'onorevole Onida, fare qualche semplice riflessione su questo problema del parco.. ho detto signori plurale, e siccome ce n'è uno solo allora è signore... non ho fatto a dir la verità uno studio approfondito sul parco del Gennargentu, ma ritengo che ogni consigliere debba in qualche modo seguire il dibattito che si è aperto, che si è aperto soprattutto a livello di stampa e che si è aperto anche in questo Consiglio, non lo possiamo ignorare. Il fatto della manifestazione del 26 aprile a Pratobello alla quale hanno partecipato, ho letto, diverse migliaia di persone, certamente è un fatto che non può essere assolutamente ignorato. Io ricordo quando facevo parte della Commissione agricoltura e ambiente che il problema venne affrontato anche in Commissione, il dibattito era acceso non c'era un fronte comune per il parco sì o il parco no. Le posizioni erano differenziate e ciascuno riteneva di esprimere chiaramente la posizione che in coscienza riteneva la più coerente. Il dibattito che si è acceso questa mattina in Aula sembra veder schierati su due fronti maggioranza e opposizione, a ben guardare se si esamina poi con attenzione gli interventi che si sono succeduti questa mattina in Aula, non mi pare che ci sia questa divisione netta. Chiaramente si esprimono delle posizioni diverse, però alla conclusione mi pare che questa differenziazione tra opposizione e maggioranza non ci sia. Io ricordo l'intervento del collega Berria, intervento come al solito molto pacato e sereno, il quale sosteneva che crescono le querce, crescono gli ulivi, e non so se fosse un'affermazione che aveva un significato anche sottinteso, l'onorevole Berria non mi sta ascoltando quindi non mi potrà dare una risposta. Io dico che sono d'accordo con lui che è positiva la crescita delle querce e degli ulivi, anzi le dirò, onorevole collega, che io in casa mia ho un piccolo pezzetto di terra dietro la casa, la pianta più bella che c'è lì dietro è un leccio, quindi famiglia delle querce mi pare, salvo qualche errore in materia biologica. E' una bella pianta, alta non meno di dieci metri, piantata da me quando era alta non più di 40 centimetri. Ho anche l'ulivo, quindi vedo crescere molto positivamente la quercia e l'ulivo. Però, ecco, io sostengo che le piante devono essere curate dall'uomo, e il leccio che ho, non lontano più di cinque o sei metri dai muri perimetrali della casa, è alto dieci metri. È una bella pianta, ma se un domani questa pianta desse fastidio all'abitazione sarei costretto a tagliarla. Cioè oggi è molto bella, fa ombra, produce ossigeno, ma se un domani, ripeto, desse un qualche fastidio alla costruzione, sarei costretto a tagliarla. Che cosa vuol dire questo? Che di fronte agli ulivi che crescono bene nei parchi e alle querce, io ritengo che ci sia l'uomo, caro Berria, l'uomo che deve occupare pur sempre il posto d'onore. Io credo che il dibattito che si è sviluppato in quest'Aula abbia di mira prima di tutto l'uomo. Cosa succede? Io ho sentito da più parti, c'è un progetto di sviluppo, cioè al parco si accompagna un progetto di sviluppo, io ci credo però vorrei verificare che tipo di progetto di sviluppo esiste, è veramente un progetto suscettibile di sfruttamento sotto il profilo economico? O è un progetto che è ancora nella fantasia e quindi lontano dalla realtà? Che cosa si intende fare nel parco perché si produca lavoro e perché si produca economicamente ricchezza. Chiaramente noi non ci possiamo più permettere il lusso di perdere tempo sotto il profilo dell'occupazione. Io questo non sono riuscito a vederlo, perché concretamente nessuno ha indicato quale sia il progetto che si intende realizzare nei parchi. Ecco da un altro lato, io ho letto un'affermazione recentemente su L'Unione, credo che sia su l'Unione di qualche giorno fa era riferita, molto probabilmente, non era vera nel senso assoluto dell'affermazione, ecco ci si riferiva ad una persona, un allevatore, piccolo allevatore, piccolissimo allevatore che diceva di essere andato a tagliare un fascio d'erba per alimentare la mucca che teneva a casa. C'è questo taglio non gli è stato consentito. Non gli è stato consentito perché evidentemente i parchi, le zone protette creano tanti di quei vincoli che molte volte vengono fatti rispettare con il buon senso, altre volte vengono fatti rispettare a prescindere anche dal buonsenso. Io ricordo che qualcuno mi ha detto "che cosa vuole il mio terreno rientra nell'area protetta, non posso spostare nemmeno una pietra. Se una pietra mi dà fastidio per la coltivazione del terreno io non la posso toccare". Quindi credo che i vincoli spesse volte siano eccessivi, ma che cosa succede oggi che gira e rigira tanta gente in questi territori, seppure in modo modesto e frugale, ricava i mezzi necessari per il sostentamento. Che cosa succederà domani se viene istituito il parco? Evidentemente gravano su questo fatto molte, molte incertezze; le popolazioni ritengono di vedersi private dell'uso del territorio, come ha messo bene in evidenza questa mattina in quest'aula il collega Liori, ritengono di vedersi private dell'uso del territorio che costituisce per loro una fonte di ricchezza, una fonte di reddito. Quindi credo che il problema lo dobbiamo impostare tenendo presente sempre dell'esistenza dell'uomo, l'uomo che deve andare al di sopra anche dell'ambiente. Il che non vuol dire che noi non dobbiamo curare, mantenere, valorizzare l'ambiente; no, il discorso è un altro. Vuole semplicemente indicare che l'uomo viene prima anche dell'ambiente. A me fa piacere che un domani il ministro Ronchi, venendo in Sardegna, possa visitare il parco del Gennargentu e trovarsi a suo agio, sempre che questo non sia in contrasto con le esigenze delle popolazioni. Il fatto che cinque o seimila persone siano andate alla manifestazione di Pratobello mi dice che non è l'eccezione che ha delle riserve nei confronti del parco, mi dice che si tratta di popolazioni diffuse per cui in quest'aula il problema non può passare inosservato. Lo dobbiamo tenere presente. D'altra parte mi pare che anche gli oratori di maggioranza, in conclusione del loro intervento, abbiano sostenuto che l'intesa è da rinegoziare, è da rivedere. Ci sono stati errori sotto il profilo tecnico, o sotto il profilo politico. Sono state comprese delle aree dentro il perimetro del parco che non dovevano essere comprese in quanto i cittadini di quei comuni non erano consenzienti. Io credo che non costi molto a che questo si faccia. D'altra parte mi chiedo, qualcuno ha sostenuto questa mattina qui che le leggi le fa il Parlamento. Io credo che il Ministro se vuole riparare al danno lo possa fare senza molta fatica. Amico Falconi, perché lo può fare senza fatica? Se voi andate a leggere, e vi parlo di un giornale non certamente della opposizione, non certamente un giornale di tipo scandalistico, il "Sole 24", è più per il governo che contro il governo, è più per il governo perché fa parte di coloro che governano. Governare il paese oggi in Italia ci piaccia o no, se andiamo ad esaminare concretamente la scena politica, a governare il paese è la CONFINDUSTRIA, i sindacati e una parte molto ristretta di politici. Questi governano il paese oggi e il "Sole 24" è un giornale certamente molto vicino alla CONFINDUSTRIA, molto vicino alla grande industria. "Governo pigliatutto" questa è l'intestazione che potete leggere perché si vede da lontano, a caratteri cubitali, che cosa vuol dire governo pigliatutto? Che il governo attraverso le leggi delegate, attraverso i decreti legge ha usurpato il potere del Parlamento. È il governo che sta facendo le leggi, non è il Parlamento. E precisa, badate, fareste bene a dare uno sguardo, che sta trasformando la materia amministrativa, la materia fiscale, senza che il Parlamento possa minimamente dibattere questi problemi. Abbiamo un governo che ha tolto al Parlamento il potere di legiferare su queste materie talmente importanti e non è in grado di farlo per modificare il perimetro nel quale sono da comprendere o non da comprendere alcuni territori. Io ritengo che lo possa fare con la massima facilità. Quindi io sono convinto che la Giunta farebbe bene a battersi in questa direzione, far sì che l'intesa che è stata siglata venga rinegoziata, ma venga rinegoziata non perché il governo centrale e il Ministro Ronchi ci fanno il favore di farlo, ma perché noi lo vogliamo, perché questo Consiglio lo vuole, lo vuole e ne ha tutti i diritti non perché lo vuole il Consiglio per sé, lo vuole il Consiglio per il popolo sardo. E io credo che male farebbe la Giunta a non farsi portatrice di questa esigenza e altrettanto male farebbe il Ministro Ronchi a non accogliere la richiesta che è stata fatta da queste popolazioni della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, quando iniziò di nuovo questa ennesima vicenda di discussione in merito alla intesa, a tutti noi era chiarissimo che avremmo ripreso la discussione intorno al parco così come la lasciammo, dieci, venti, sessant'anni fa. Cioè come quando nelle prime cronache si poteva andare a leggere argomentazioni, alcune delle quali sono state riportate anche qua oggi, pro e contro il parco. A noi pareva che la discussione di questo tipo fosse in qualche modo superata e che stessimo in realtà discutendo su un progetto di sviluppo compatibile per i nostri territori, per i quali era possibile ragionare di sviluppo a tutto campo, compresa quindi la possibilità di istituire il parco come occasione di crescita culturale e anche economica. E naturalmente avevamo anche pensato in questi anni, e detto, che dovevamo ragionare intorno ad un concetto di parco che dovesse essere quello possibile da sviluppare nei nostri territori e nella nostra isola. E io credo che da lì bisogna e sia necessario ripartire; perché le istituzioni e il Consiglio regionale hanno un compito importantissimo che non è quello di cavalcare le proteste, sempre e comunque legittime quando sostenute democraticamente e senza alcuna demagogia, e anche senza alcun sottile tiranneggiamento per far sì che alcune teorie prevalgano sulle altre. Il Consiglio regionale non solo non deve cavalcare la protesta, ma ha il compito di programmare e anche di educare rispetto ad uno sviluppo possibile. Allora io credo che questo Consiglio, che qualcuno stamane ha detto disattento rispetto alla questione dei parchi e in specie del parco del Gennargentu, mi pare a vedere gli atti dalle commissioni di questo Consiglio emanati che questo possa non essere vero. Tanto è vero che noi abbiamo le risoluzioni che sono state adottate dalla quinta Commissione il 15 novembre del 1995e il 13 dicembre del 1995, le quali risoluzioni nel rispetto, e su questo ritornerò tra un attimo, nel rispetto di quanto concordato e di quanto pensato e di quanto possibile, sia delle forze di maggioranza che da quelle di minoranza, richiamassero la Giunta regionale ad un impegno preciso. E questo è quanto è accaduto in questa legislatura. La questione del parco di Gennargentu e del Golfo di Orosei è questione che ha attraversato diverse legislature, e io ricordo diverse mozioni, diversi ordini del giorno di questa Assemblea, per andare avanti sulla possibilità di istituzione di un parco nella zona della Sardegna centrale e in altre zone dell'Isola. Abbiamo ragionato intorno a questo pensando e ripensando la tipologia di sviluppo che fino ad ora era stata pensata per queste terre. Se noi andiamo anche a rivedere le discussioni avvenute in questi decenni, ci rendiamo conto che anche attorno al parco le possibilità di sviluppo e le attività possibili sono nel frattempo modificate rispetto a quello che poi è lo sviluppo normale delle idee, dell'economia. Quindi dicevamo sviluppo ecocompatibile, sviluppo sostenibile, un programma di sviluppo sociale ed economico, dei territori e delle popolazioni interessate ai parchi, che fosse incentrato e che sia incentrato sulla corretta valorizzazione delle risorse ambientali e umane, quindi pensando anche alla antropizzazione di questi territori. E allora io credo che rispetto a questo non si possa tornare indietro, e qua io non voglio dividerci tra coloro che sono favorevoli al parco e coloro che sono contrari al parco, ma in modo quasi ideologico. Qui si tratta, non di portare, io non voglio farlo, argomentazioni a favore o contro, ma si tratta di vedere in che modo si può continuare un percorso e vedere in che modo si può porre rimedio agli errori, che anche già diversi colleghi hanno richiamato, avvenuti ultimamente. E su questo certo nessuno di noi tace, sul fatto che l'intesa, di fatto, non abbia rispecchiato ciò che in questi anni avevamo al fine concordato. E voglio ricordare a tutti noi che la libera adesione dei comuni al parco è stato un punto di mediazione che è avvenuto in questi ultimi decenni tra coloro, per sintesi, che erano favorevoli al parco e coloro che erano contrari. E allora, in discussioni dei nostri partiti, delle nostre organizzazioni, delle nostre comunità, si pervenne giustamente, democraticamente all'ipotesi che l'adesione al parco fosse una libera adesione. Ed è questo quello che ci ha fatto tornare indietro nei nostri ragionamenti. E allora da lì bisogna ripartire per dire che questo concetto va ribadito e va rispettato, ma che questo non comporta e non deve comportare, così come a me pare stia avvenendo, invece, un riaprire discussioni mai taciute oppure che per convenienza in qualche modo potevano essere sopite, richiamarle e in qualche modo, fatemelo dire così come io lo sento e lo vivo, anche ponendo una questione a quei comuni che invece al parco vogliono aderire. Cioè non possiamo, dopo aver lavorato tanto ed essere pervenuti all'ipotesi che i comuni che volevano far parte del parco, potevano far parte del parco, e quei comuni che non aderivano erano liberi di non aderire, arrivare all'esatto contrario e porre in essere tutta una serie di meccanismi per cui diventa impossibile, anche a coloro che vogliono istituire il parco, poterlo fare. Libero confronto e la democrazia vuole che gli enti locali siano realmente liberi di scegliere rispetto alle loro scelte. La manifestazione di Pratobello, cui io credo che non sia necessario odiare(?) e caricare di significati così come ha fatto la stampa, maggiori di quelli che ha, anche perché, ad esempio, a Pratobello vi erano molti miei amici che sono sempre stati favorevoli al parco e che pure, andando lì, sono stati catalogati contro il parco. Questo, ad esempio, è un limite di questa manifestazione, perché quello non era un incontro dove ci si potesse confrontare, ma la stampa ha dato una rappresentazione e tutti coloro che erano lì sono stati automaticamente catalogati come manifestanti contro il parco. Anche questo non è democratico, e anche questo lede i diritti di altri che non la pensano in questo modo. E allora io credo che noi dobbiamo impegnarci e la Giunta si debba impegnare per riportare correttezza al percorso che fin qua avevamo tracciato. E quindi, così come è stato detto da tutti e dai miei colleghi in particolare, l'intesa va rivista e va modificata, laddove sono stati, nella perimetrazione, inclusi territori di comuni che non avevano aderito al parco. Va riaffermata l'autodeterminazione degli enti locali, perché gli enti locali hanno potestà a governare il proprio territorio, e vanno poste in essere tutte le vie, vanno sperimetate tutte le possibili vie con le quali si può arrivare a una modifica della 394. D'altronde, se si va a vedere un po' di letteratura, in questi ultimi mesi soprattutto, si può vedere che, anche in quei territori dove il parco è una realtà, ed è una realtà culturale e importante, perché "Il Sole-24 ore" va letto comparato con tutta un'altra serie di dati, e che non erano solo quell'ultimo riportato, chiedono una maggiore partecipazione degli enti locali al governo del proprio territorio ed è, dicevo, una richiesta, pertanto, che deriva da una consuetudine a governare un parco. E territori che non hanno nessuna intenzione di tornare indietro rispetto alle scelte fatte. Quindi è una questione posta, ed è una questione posta non solo dalla Regione Sardegna, ma è una questione posta da quelle altre questioni in cui i parchi sono presenti da diverso tempo. E d'altronde il modo in cui la 394 prevede il governo dei parchi, è in totale antitesi con quanto con le leggi Bassanini andiamo adesso dicendo. Quindi la delega deve essere una delega piena al controllo e anche al governo del territorio. Voglio concludere dicendo che quando scoppiò tutta questa questione riportata dalla stampa in modo enfatizzato, così come abbiamo potuto vedere, avevo detto che operazione migliore non si poteva fare per far tornare indietro il discorso sul parco, se non con il modo in cui si è andati a firmare quell'intesa. Io credo che noi abbiamo il dovere di correggere, di correggere immediatamente e di far sì che la Regione stanzi quei denari perché vi sia una corretta informazione, una corretta informazione su cosa significhi conferire territori al parco, perchè solo in quel caso e solo in quel modo la libera adesione al parco sarà una adesione consapevole, democratica e credo anche ragionata e pensata. E forse bisogna cominciare a mettere nelle condizioni vere le popolazioni di scegliere, senza naturalmente ricatti di alcun genere, né positivamente né negativamente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, io credo che la mozione presentata e in discussione qui in Consiglio, sia un fatto politico, e gli stessi presentatori di questo si sono ben resi conto, chiedendo che si facesse carico della consapevolezza del fatto politico lo stesso Presidente della Giunta. Certo, noi come tale lo assumiamo e come tale lo assumiamo cercando di assumerci con molta chiarezza le nostre responsabilità. Per la verità non è la prima volta che il Consiglio regionale discute del sistema parchi in Sardegna, e non è la prima volta che il Consiglio regionale discute del parco del Gennargentu. Io vorrei ricordare la mozione del 1992, quando il Consiglio regionale, con un voto espresso, pubblico, ha autorizzato la Giunta regionale alla stipula dell'intesa. Vorrei ricordare la mozione del 1994 quando questo Consiglio regionale, esattamente questo Consiglio regionale chiedeva alla Giunta, nel dispositivo, di procedere all'espletamento di tutti gli atti necessari per la stipula dell'intesa. Quindi se ne è parlato molto, si è ripercorsa sempre la storia del parco del Gennargentu, per la verità una storia molto lunga e molto intensa, che data ormai da circa 60 anni, una storia del parco che, fra l'altro, come protagonisti iniziali ha avuto proprio uomini e rappresentanti istituzionali che erano espressione diretta delle comunità locali del parco del Gennargentu. Quindi siamo a una fase in cui al di là delle discussioni, oserei dire anche di una sorta di sagra delle chiacchiere, che può investire anche noi oltre che l'esterno, noi che dovremmo rifuggire dalla sagra delle chiacchiere, per il parco del Gennargentu è arrivato il momento di assumersi tutti, ciascuno, le proprie responsabilità e di dire con esattezza quello che intendiamo fare. E siccome la mozione non a caso richiede l'assunzione di responsabilità politica, e noi non stiamo chiedendo in questo momento alla Giunta cosa ha fatto in questi mesi e in queste settimane, perché evidentemente già lo sappiamo, ma stiamo chiedendo al Consiglio una nuova assunzione di responsabilità, un nuovo atto politico attraverso il quale la Giunta regionale può sentirsi responsabilizzata e legittimata a procedere e ad andare avanti sulla strada intrapresa.
Per quanto mi riguarda e ci riguarda credo che le procedure che sono già avanzate devono essere portate avanti, deve essere posto in essere un sistema di decisioni così come prevede non solo la legge, ma soprattutto il protocollo d'intesa, e l'assunzione di decisioni fatta dal comitato istituzionale di coordinamento, queste procedure devono essere portate avanti, devono essere portate a compimento. Il parco non è solo, come si vuole far intendere, una storia di vincoli minacciati o una storia di deportazioni minacciate di popolazioni da un posto all'altro, o una storia di rinnovate chiudende. Il parco, per quanto noi siamo riusciti in qualche modo ad imporre, non solo, ma siamo riusciti a far capire alle popolazioni dell'interno, è un processo di civiltà, è un processo che avvia e apre l'interno della Sardegna e non solo l'interno della Sardegna, apre anche l'Asinara, il parco di Orosei, il parco marino di San Teodoro, apre i parchi regionali che per una strana coincidenza di legislazione regionale sono in altre parti dell'isola, ma comunque aprono la Sardegna ad un processo di civiltà che si sta aprendo negli anni 2000 rispetto al mondo. Per noi le decisioni che abbiamo assunto e abbiamo concorso ad assumere hanno oggi questo preciso significato, quindi ritengo che la disponibilità, la decisione, la riaffermazione di un nostro convincimento che oggi deve avvenire attraverso la votazione sulla mozione deve essere di questo tenore. Io sono già convinto, perfettamente convinto, che i presentatori della mozione non solo non ritireranno la mozione e non solo saranno assolutamente indisponibili a modificarla nelle parti essenziali, per cui noi saremo chiamati a distinguerci e a dividerci stasera su un voto sulla mozione. Io dico subito che noi voteremo contro questa mozione, perché non rappresenta la realtà effettuale del processo di formazione del parco, ma insegue alcune che sono state rappresentate come falsità assolute nel processo di riferimento del parco. E' chiaro che quando mi si dice che oggi si va ad intaccare le aziende pastorali che insistono nel parco, quando mi si dice che si va ad intaccare una civiltà che si sta consumando e che si sta rafforzando sulla base di criteri dei decenni scorsi, dei secoli scorsi, io credo e dico, perché ne sono perfettamente convinto, non solo perché faccio l'analisi di questa società, l'analisi antropologica, ma perché vivo questa realtà, io dico che è una falsità assoluta. Quindi questa mozione, dal mio punto di vista, va respinta; vanno respinti gli attacchi infondati che vengono portati anche da certa stampa che si muove attraverso criteri che sono più di terrorismo ideologico rispetto a questo problema che non a una capacità di interpretare la realtà che si sta muovendo all'interno della Sardegna. Io non sono andato a Pratobello, ho preso le distanze chiare ed esplicite da Pratobello, ma credo che se l'analisi politica ci porta a considerare che 3000 persone la pensano in un certo modo, supposto che la pensino in un certo modo, 100000 persone che sono rimaste nelle loro case a fare altro, comunque a pensare anche a questi processi di sviluppo hanno almeno lo stesso merito di considerazione. Quindi ritengo che la Giunta, l'Assessore, il Presidente della Giunta devono procedere con i criteri di interpretazione dei fenomeni che ci sono, ma devono procedere con grande rigore sulla base degli indirizzi politici che il Consiglio regionale ha già determinato e ha già deciso negli anni scorsi, e con il corredo della consapevolezza e del consenso che su questa base è arrivata dai comuni che sono interessati al parco del Gennargentu, ma col consenso della pubblica opinione che in Sardegna, forse in Italia, forse nel mondo c'è su un tema di grande sviluppo civile che i parchi nazionali possono portare. E' chiaro che se poi il terreno della nostra discussione è sull'autonomia, sulla partecipazione delle comunità locali alla vita, non alla gestione burocratica del parco, ma alla vita, è un terreno che sicuramente non ci vede né retrocedere, né tanto meno insensibili. Tant'è che io credo che la Giunta regionale, insieme al Ministro dell'ambiente, debbano in qualche modo ridiscutere l'intesa sulla base degli accordi raggiunti, devono ritrovare un terreno, ma mi pare che da questo punto di vista le dichiarazioni del sottosegretario Calzolaio, che solo per il cognome mi pare che sia uno che sa tessere, che si occupa di filo, credo quindi che possano riprendere un filo interrotto di discussione e di procedure che hanno a che fare con la partecipazione degli enti locali rappresentati nel comitato istituzionale per il parco e con la Regione.
Da questo punto di vista potrei dire che la mozione è già superata, però siccome i temi sono all'ordine del giorno, ritengo che noi dobbiamo riconfermare questo punto di vista, e cioè che la Giunta deve riprendere da subito la trattativa col Governo, deve riprendere da subito attraverso gli organi costituzionali la trattativa con gli enti locali devono essere sottolineati ed evidenziati gli errori procedurali e gli errori sui tempi procedurali che non sono indifferenti per la produzione di un consenso che deve maturare e ci deve essere da parte delle comunità locali. Correzioni sì, disponibilità assoluta istituzionale, coinvolgimento delle comunità locali, coinvolgimento dei sindaci, ma si va avanti e si va avanti sapendo che su questo crinale si gioca lo sviluppo delle comunità locali dell'interno, sapendo che su questo crinale non ci possono essere furberie da qualunque parte possano venire, non ci possono essere furberie, non ci possono essere furbizie sapendo che gli schieramenti su questo terreno devono essere nitidi e chiari, d'altro canto siamo chiamati a questo, noi siamo chiamati a questo, io credo che i sindaci del centro Sardegna si preoccupano soprattutto del fatto che il Consiglio regionale non è chiaro, che i consiglieri regionali che hanno la titolarità giuridica e politica di decidere non è chiaro sugli indirizzi che intende assumere penso che si preoccupano di questo più che degli attentati che avvengono nei loro paesi. Allora noi dobbiamo dare un messaggio di estrema chiarezza dicendo che siamo perché con il parco si va avanti correggendo quello che c'è da correggere, rimettendo in campo quello che c'è da rimettere in campo ma senza tentennamenti, chi ha tentennamenti, chi si schiera da un'altra parte lo deve dire con molta chiarezza senza utilizzare furberie o furbizie di tipo normativo, d'altro canto sappiamo anche e su questo punto probabilmente la Giunta deve mettere in campo un atteggiamento più forte e più determinato, non c'è l'assessore Loddo perché ci fosse l'assessore Loddo, come titolare dell'Assessorato degli affari generali e delle riforme, noi abbiamo la possibilità ed è stato in qualche modo questo diritto riconosciuto nel protocollo firmato tra Regione e Ministro, di modificare attraverso le norme di attuazione della 394, di modificarlo nel senso di dare la potestà esclusiva alla Regione Sardegna di modificare alcuni articoli della 394 allorchè questa legge introduce gli elementi e i criteri per la gestione del parco. E' un atto anche questo di coraggio che tutti sappiamo come funzionano i meccanismi delle norme di attuazione, è sufficiente che la Giunta regionale in tempi rapidissimi predisponga una modifica alla 394 e dia questo indirizzo deciso, assessore Onida, la prego di riferire questo ai suoi colleghi e al Presidente della Giunta, è sufficiente che la Giunta predisponga una variazione alla 394 e dia un indirizzo preciso ai componenti del comitato Stato-Regione perché in quella sede decidano sulla modifica della 394, il Consiglio regionale penso che sia sufficientemente consapevole per approvare le norme di attuazione con rapidità e anche questo è un segnale che dobbiamo dare ai Comuni, ma soprattutto anche questo è un atto di estrema chiarezza. Perché è vero che la sovranità non va intaccata, ci mancherebbe pure che intaccassimo la sovranità regionale, la sovranità delle comunità locali, e sono anche d'accordo perché si svolgano i referendum, però badate io voglio votare sul referendum, io credo che...
(Interruzione del consigliere Liori)
Onorevole Liori, non suggerisca, io voglio che se di referendum si deve parlare che voti la comunità regionale, guardi, onorevole Liori, io sono nato poverissimo, non ho neanche un metro quadro di terreno da nessuna parte della Sardegna, penso però di essere titolare come tutti sardi di un bene ambientale che è comune a tutti, quindi io su un bene che non espropria nessuno, nessuno viene espropriato, nessuno viene espropriato di un bene ambientale, i beni ambientali appartengono ai sardi e io credo che tutti i sardi, lei, che forse vive da tempo lontano da Desulo, credo che sia titolare dei beni ambientali del centro Sardegna, io che vivo a Nuoro ma credo di essere titolare come tutti i sardi di beni ambientali, ormai credo nella globalizzazione della cultura dei beni ambientali, credo che tutti abbiano qualche diritto morale e culturale di poter usufruire di beni che sono di tutti. Questo non significa che una procedura siffatta può andare contro le comunità locali, anzi credo che debba essere l'orgoglio, da una parte, il riconoscimento dall'altra, delle popolazioni che hanno salvaguardato per secoli i beni ambientali e una potenziale capacità di sviluppo economico per le stesse popolazioni locali, il punto è che scegliendo una strada, possiamo aspirare a uscire dall'arretratezza dalle condizioni di chiusura e di sottosviluppo, che possiamo aprirci all'Europa, che possiamo aprirci al mondo, che noi abbiamo il dovere di contribuire perché larghe fasce della Sardegna possono aprirsi al mondo e all'Europa, la scelta che non è solo la nostra, badate, è stata un'intuizione di cui noi ci dobbiamo anche in qualche modo spogliare, è stata un'intuizione che guarda caso proprio un parlamentare di Orgosolo ha avuto, un senatore di Orgosolo, per la prima volta, sarà quarant'anni fa, cinquant'anni fa, ha avuto l'intuizione di parlare di parco del Gennargentu, un senatore di Orgosolo per dire che forse quello era un appiglio, un orizzonte verso il quale andare per potere uscire dalle condizioni di chiusura e di arretratezza. La scelta è...
AMADU (Gruppo Misto). Era un altro parco, un'altra concezione, tanto è vero che il parco è rimasto.
MARTEDDU (Popolari). Sarà la sua, onorevole Amadu, sarà la sua, io non lo so, io sto parlando di come la penso, la sua concezione sarà, anzi è diversa sicuramente, io sto parlando di ciò di cui io condivido, siamo su un crinale, onorevole Assessore dal quale non si può uscire, siamo in una fase in cui occorre dire con chiarezza ciò che il Consiglio regionale deve fare assumendosi ciascuno, e ciascuna forza politica naturalmente la propria responsabilità, noi lo diciamo con estrema chiarezza, con estrema franchezza si va avanti, si correggono le cose che devono essere corrette, si rimette in moto un tavolo di trattazione, un tavolo di coinvolgimento istituzionale tra comunità locali, Regione, e Governo ma si va avanti perché su questo io credo che si ridisegni l'orizzonte del cambiamento, l'orizzonte di una Sardegna nuova, l'orizzonte di una Sardegna aperta all'Europa e al mondo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, signor Assessore dell'ambiente, Assessori, gentili colleghe e colleghi, è con piacere che constato che le mie raccomandazioni di all'incirca quattro anni fa su questo argomento, oggi sono patrimonio anche della maggioranza e a che cosa mi riferisco? Mi riferisco alla raccomandazione inascoltata per quasi quattro anni di richiedere la modifica della 394, allora è, nelle successive occasioni, dentro e fuori in quest'Aula e in ogni consesso che raccomandavo la modifica della 394 in modo unico e specifico sulla parte vincolistica che espropriava e tuttora espropria la nostra Regione in materia ambientale della sua autonomia. Tutto il resto è gazzosa o quanto meno, a mio parere, e non solo a mio parere erano manovre e sono manovre di stampo fazioso per sistemare figli di papà politici di una ben definita posizione politica anche nell'istituendo ente, ripeto tre volte ente, ente parco. Allora nulla ha a che vedere a favore della promozione ambientale; questo, e solamente questo deve essere dalle diverse sensibilità politiche il principio che ispira la gestione del nostro immenso, imparagonabile patrimonio ambientale sardo. Allora tutti coloro che continuano a viaggiare dentro e fuori da quest'aula con le volpi sotto il braccio, devono aver capito la lezione se oggi dai banchi della maggioranza, compreso l'ultimo intervenuto, finalmente si ammettono gli errori, errori, errori. Termine riportato nell'intervento di tutti i colleghi della maggioranza. Allora il sottoscritto quattro anni fa aveva la sfera di cristallo, aveva poteri divinatori per prevedere questo quadro, o c'era solo un minimo di buonsenso, un minimo di conoscenza delle cose, e cioè che la parte vincolistica della legge numero 394 avrebbe prodotto quella sollevazione popolare che per bizantinismi politici per quattro anni si è voluta pervicacemente negare. Alleanza nazionale, il sottoscritto, non siamo contro la concezione importante della promozione del nostro ambiente, che tale è grazie unicamente alle capacità delle popolazioni sarde nei secoli di tenerlo sano, integro, senza aspettare nessun WWF e altre simili sigle e organizzazioni dell'ultima ora a insegnarci a conoscere casa nostra. Leggiamo da questi banchi che cosa ci ha portato e ci porta a questa situazione. È con onestà intellettuale e politica che si deve arrivare alle debite conclusioni. Onorevole Marteddu, nel suo discorso lei ha fatto il processo alle intenzioni degli estensori della mozione, i nostri colleghi, stimati colleghi del Polo e di Forza Italia; mozione che condividiamo non per dovere di schieramento ma per convinzione di contenuti e quando lei fa il processo alle intenzioni dicendo che non ci sarà nessuna disponibilità comunque, a priori, per trovare una qualunque forma di accordo, lei sta facendo manovra politica di una certa maggioranza, di un certo servilismo e una totale chiusura al ragionamento. Cosa che non mi costa quanto meno a livello personale, ma presumo anche a livello ufficiale che venga dallo stesso Assessore ambiente del suo partito, perché il problema lo soffre, lo vive e lo desidera come una buona soluzione anch'egli, se i nostri dialoghi sereni, tranquilli, amichevoli, al di là della barricata degli schieramenti non erano mero esercizio di parole ma un sincero confronto di persone che amano il proprio ambiente e la propria Sardegna. Per cui attento quando si porge in questo modo, addirittura con una ortodossia che neanche gli stessi componenti del PDS nei loro interventi, riconoscendo tutta una serie di errori procedurali, errori, errori, lo riconoscono loro nelle loro parole, hanno capito che probabilmente di questo passo non si produce niente e si arriva ad uno scontro che non ha colore politico; è inutile, caro onorevole Marteddu, che lei cerchi una chiarezza di schieramenti politici, questo è un problema che riguarda tutti i sardi. È vero che abbiamo tutti diritto di avere una prelazione soggettiva sul nostro patrimonio ambientale, e per questo diritto che lei richiama non può chiedere di racchiuderci negli schieramenti politici, punto e basta, su questa grandissima problematica. Quando si parlò le prime volte, anche a seguito di una mia precisa interpellanza, sul problema parco Gennargentu e sul problema parchi e sulla vincolistica della legge numero 394, io chiedevo e chiedo ancora oggi quanti posti di lavoro realisticamente, su quali realistici finanziamenti in tempi immediati, brevi, certi si vengono ad acquistare, quali posti di lavoro, che tipologia e per quali nostri cittadini sardi arriveranno questi posti di lavoro o quanti posti di lavoro piuttosto rimanendo la parte vincolistica della legge numero 394, immediatamente si vanno a perdere. Allora anche un conto economico e non certo poetico va fatto come responsabili rappresentanti eletti per nome e per conto di tutto il popolo sardo al di là dello schieramento che ci ha eletti. È questa filosofia che deve ispirare noi tutti, non il continuo confronto in chiave preelettorale, visto che manca ormai un anno e pochi mesi alla fine di questa legislatura. Perché ho la sensazione che certe parole, che certi interventi abbiano più questo taglio anziché l'aspirazione a risolvere una problematica importantissima, e per risolverla bisogna dare queste risposte reali, concrete e serie, veramente focalizzate per poter parlare alle persone direttamente interessate di quelle zone e dire cifre alla mano, programmi alla mano, veri se esistono, quanti e quali posti di lavoro si ottengono e quanti se ne perdono. Allora visto che dai vostri interventi pare che abbiate preso finalmente atto che bisogna voltare pagina perché il calzolaio ha messo sotto le scarpe la nostra indipendenza e il suo Ministro con una arroganza che non ha precedenti ed è stato quell'atto che ha fatto scoppiare il bubbone, il bubbone che avete coccolato per quattro anni di legislatura con false promesse, evitando il confronto diretto con le popolazioni, nascondendovi dietro il consenso di alcuni enti locali, tra l'altro fuori la perimetrazione dell'area parco, con ben individuati e individuabili interessi tutt'altro che ambientali, proprio quando i comuni che rappresentano il cuore, quelli che possono dare sì o no il nome al parco del Gennargentu, hanno detto comuni non certo amministrati da Alleanza nazionale o da Forza Italia , comuni amministrati da persone di casa propria, che conoscono casa propria hanno detto no a questo tipo di parco, hanno detto no a questo tipo di prevaricazione, no a questo oscurantismo da amministrazione di tipo borbonico e coloniale. Queste sono parole vere e sostanziali; se dovesse nascere un parco ancora sotto l'ombrello catastrofico della 394. Caro collega Diana, che mi segnali il cuore, ti ringrazio, però queste cose le dico con il cuore, perché non faccio politica per fare politica; ho il piacere, come molti colleghi di qualunque schieramento, di fare politica per sentimento, per sentimento e amore della nostra Sardegna; e ce n'è in tutti gli schieramenti. E allora preferisco parlare come mangio, come sento, come penso; mangio bene se qualcheduno dice e mi dispiace per chi mangia male, però mangio onestamente. Cari colleghi, e allora caro collega Falconi, nel tuo intervento, caro collega, quando parli di violenza, di violenza che certe parti politiche o certe manifestazioni vorrebbero innescare, o addirittura hanno innescato, la vera, unica, certa violenza è quando si fa violenza alle nostre tradizioni, quando gente che sta proprio in quel parco, per non so quali processi politico-economico-ambientali, si porge contro la gente e le tradizioni di casa propria il processo che innesca la violenza, è quello l'unico, è certo, è matematico. Quelle tradizioni io le conosco come sardo, ma i sardi che vivono in quelle zone, che sono ricche di profonde, insormontabili, meravigliose tradizioni, dovrebbero suggerirvi ben altro atteggiamento. Non si possono fare certe affermazioni dicendo che si è violenti al collega Pittalis di Forza Italia e, implicitamente, ma ci vuole poco a capire cosa si è detto se oltre 6 mila persone, sfidando ogni problematica del loro quotidiano, hanno la volontà e il coraggio di andare a manifestare, non le altre 100 mila che stanno a casa quando in un modo certo bizantino il collega Marteddu dice: ma quelle non sono comunque le seimila. Questo è un altro modo molto strano di rappresentare la volontà popolare. Certo è che a una qualsiasi manifestazione popolare, in una qualunque zona, non si può avere una partecipazione del 100 per cento. Se su 100 mila persone, 6 mila manifestano, abbandonano il posto di lavoro, utilizzano il loro tempo, è una percentuale meravigliosa e incredibile che manifesta una vera e reale volontà popolare contro quel tipo di parco, dico contro quel tipo di parco.
E allora ritorniamo un attimo al discorso della 394. Nel momento stesso che la proposta di chi vi parla, fatta 4 anni fa, oggi diventa anche patrimonio vostro, per vostra stessa ammissione, trova, cosa che ne dubito, sperando di sbagliarmi, reale concretezza e attuazione presso il Governo omologo a questo Governo regionale dell'Ulivo nazionale e si levano quegli articoli che pesantemente interagiscono sulla nostra potestà di gestire il nostro ambiente, basta semplicemente la modifica articolo 1, "la parte vincolistica delle 394 non ha efficacia sulle regioni a Statuto speciale". Cioè a dire anche la Sardegna, restituire a noi la capacità totale di disegnare perimetri, forme di gestione, chi gestisce, come gestisce e quali eventuali vincoli.
Quindi in potestà e incapacità di rispettare noi stessi e le nostre tradizioni, torno a sottolineare, al di là degli schieramenti contingenti e partitici. Perché se deve partire un tale strumento di gestione ambientale, deve partire col favore di tutta la popolazione, e guai se dovesse partire andando contro anche a un decimo della popolazione. Io so, e non soltanto io, che va contro certamente l'80 per cento della popolazione, e non certo contro questo o quello schieramento partitico. Ecco, questo è il concetto che deve ispirare noi tutti consiglieri regionali su questa problematica. Dobbiamo avere la capacità, su questo tipo di problematiche, di spogliarci dagli inquadramenti di schieramento contrapposto, non dire, come diceva prima l'onorevole Marteddu, tanto non si fa niente quindi io voto contro. Bene, continuate certamente a colpi di maggioranza, e ai vari Calzolai sarà sempre più facile mettere sotto le scarpe la nostra Sardegna, i nostri patrimoni ambientali. Perché l'ambiente va promosso, non messo sotto una campana di vetro. L'ambiente deve essere un qualcosa di fruibile direttamente dall'uomo, e non deve essere in una concezione di mera e unica contemplazione, col vantaggio solo dei pochi che hanno delle strutture già esistenti e gli altri che dovrebbero farle, la parte vincolistica non gliele fanno creare. E allora sì che si farebbero figli e figliastri anche in questo senso, indipendentemente dalla volontà dei fortunati o meno.
Signori colleghi, colleghe, questa come tante altre è una battaglia di civiltà, una vera battaglia di civiltà. Conseguentemente, se c'è il tanto di trovare un accordo, soprattutto sul fatto di rinviare il tutto quando il Governo e il Parlamento trova il modo di variare la 394, ecco, allora lì c'è il ragionamento. Tutte le altre sono parole, sono gassosa, continuano a nascondere le immancabili volpi sotto il braccio e non si procede anche per una pacificazione degli animi, che certamente oggi, soprattutto in quelle zone, non sono certo sereni per questo vostro modo censurabile di procedere nella materia. E questo, state attenti, è il banco di prova anche per chi pensa di voler far nascere i parchi regionali che, come è stato ricordato qui, e continua a ricordarlo, da vari colleghi della maggioranza, hanno la stessa cappa della 394, la stessa materia vincolistica.
Se veramente si crede nella politica dei parchi, si arrivi a questo atto di coraggio o si lasci il tutto fino a quando, una diversa sensibilità politica regionale e nazionale arriverà a variare la 394. Non c'è da dire altro, cari colleghi. Disponibili, presumo, a contrattare in tal senso qualunque cosa o andare al voto, andando al voto certamente esprimendo da parte mia, come penso, da parte di tutta Alleanza Nazionale a favore della mozione dei colleghi di Forza Italia , non come fatto politico di schieramento, ma come fatto di responsabilità. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.). In questo mio breve intervento cercherò di essere sobrio, quindi di lasciare cadere qualche strumentalizzazione che nel dibattito, secondo me, c'è stata. L'argomento del resto non si presta a fughe strumentali, occorrono serietà ed equilibrio nell'affrontare un tema così serio ed importante. Io sono tra coloro che sono convinti della necessità che si proceda e si vada avanti con l'istituzione del parco del Gennargentu, sono tra quelli convinti della necessità che si proceda e si vada avanti nella diffusione in Sardegna, nel territorio regionale, di una presenza di parchi regionali, sono tra quelli convinti che sia necessario per la Sardegna e per le sue popolazioni un processo di valorizzazione di questo straordinario patrimonio ambientale, una delle poche cose che la Sardegna può realmente sfruttare in termini di sviluppo occupativo, in termini di sviluppo economico della nostra Isola. E proprio perché sono convinto che occorre puntare realmente alla valorizzazione del nostro straordinario patrimonio ambientale e proprio perché sono convinto che occorre andare a costruire il parco del Gennargentu e i parchi regionali nel territorio regionale, sono altresì convinto che tutta la vicenda intorno al parco del Gennargentu è stata gestita male, anzi malissimo. Sono convinto che le strumentalizzazioni, sia quelle che vengono da chi tende a etichettare i cosiddetti promotori dell'idea del parco come coloro che vogliono recintare col filo spinato le nostre bellezze, le nostre montagne e trasformarle in riserve, strumentalizzazioni sciocche che vanno respinte, così come sono convinto, non me ne voglia qualche collega, che siano ugualmente da respingere quelle altre strumentalizzazioni sciocche di chi pensa ed etichetta la manifestazione di Pratobello come una manifestazione negativa e non comprende che dietro quella manifestazione c'era malessere reale, malessere vero, aggiungo anche malessere giustificato, e tende a commettere l'errore di unificare il giudizio su quelle popolazioni che hanno espresso questo malessere partecipando a una manifestazione come quella di Pratobello con quelle che sono le strumentalizzazioni che poche persone, pochi gruppi hanno fatto di quel malessere. Il malessere però era vero, era reale e io dico di più, che il malessere è anche giustificato.
E allora, intorno a questo tema dei parchi occorre avere l'equilibrio e io credo che la quinta commissione nell'esame sia dei due progetti di legge istitutivi dei parchi regionali, sia anche di quella famosa risoluzione della quale dirò dopo, che portò alla unanimità del voto della Commissione intorno al parco del Gennargentu, un equilibrio che va nella direzione di non, ripeto, rigettare o non etichettare aprioristicamente le posizioni degli altri in modo sciocco, ma quello di aprirsi realmente a comprendere anche le motivazioni di chi esprime il malessere e va a Pratobello e le motivazioni di chi invece ritiene valida l'idea stessa del parco. Equilibrio, dicevo, e serietà che possono portare anche oggi a non utilizzare questo argomento per dividere ancora una volta il Consiglio regionale, che possono portare questo argomento a forzature che servono, quelle sì, esclusivamente per averne un tornaconto elettorale fra pochi mesi o forse in questi stessi giorni, ma possono portare realmente a fare gli interessi della Sardegna.
E allora, quella risoluzione della quinta Commissione, che a qualche collega ha consentito di insultare anche un funzionario che, invece, ha da parte della quinta Commissione la stima unanime e l'apprezzamento per la straordinaria professionalità e serietà che ha dimostrato in questi anni, quella mozione fu votata all'unanimità perché la Commissione seppe correggere la divisione che si concretizzò nella Commissione il mese prima, quando fu votata l'altra risoluzione e trovare un punto d'accordo. Allora quel collega avrebbe fatto bene a ricordare quella mozione, perché quella mozione ci consente forse, se ripartiamo da essa, di trovare oggi un'intesa unitaria anche per un ulteriore documento, perché quella mozione indicava una strada che è stata disattesa, ed è forse proprio perché quella strada è stata disattesa che oggi si manifesta quel malessere che è stato manifestato concretamente (e io dico anche giustificatamente) a Pratobello. Perché quella mozione indicava una strada che era quella che nessun centimetro quadrato del territorio di un comune sarebbe entrato nel parco senza che ci fosse l'adesione formale e manifestata da quell'amministrazione comunale; una strada e un'indicazione che è oggi una delle rivendicazioni di tutte le popolazioni che sono scese a Pratobello. La seconda indicazione che aveva quella mozione era che le norme di salvaguardia non potevano scattare sulla base della perimetrazione provvisoria, ma dovevano scattare attraverso atti formali di adesione delle popolazioni a quell'idea di parco e a quel parco. Altra indicazione che aveva quella mozione. La terza indicazione che aveva quella mozione raccoglieva le indicazioni dei comuni che chiedevano di poter avere un ruolo determinante nella gestione del proprio territorio, che prevedeva la richiesta di una modifica della legge 394 e dell'articolo 9 della 394, richiesta sacrosanta che la Commissione raccolse e che portò a una risoluzione unanime della Commissione, perché indicava questo percorso.
Io infatti sono convinto che proprio perché mi sento legato a quella risoluzione, ritengo quella risoluzione equilibrata, seria e concreta, proprio perché sono convinto che occorre ritrovare una strada che porti con equilibrio ad affrontare temi così importante, proprio perché sono convinto che il malessere di quelle popolazioni sia vero e anche giustificato, credo che noi dovremo tentare di trovare una soluzione unitaria del Consiglio che inviti la Giunta a rinegoziare col Governo nazionale l'intesa perché comunque sono state disattese quelle indicazioni che erano in quella risoluzione e che, fra l'altro, la stessa Giunta aveva posto alla base dell'intesa col Governo, cioè l'adesione volontaria dei comuni interessati all'area parco e la questione della perimetrazione e delle norme di salvaguardia. Credo anche che nella stessa risoluzione ci possa essere un'indicazione che vada nella direzione di raccogliere un suggerimento che veniva anche oggi nel dibattito, della necessità di porre mano alla modifica della 394, attraverso un'azione che può essere anche parlamentare, perché anch'io sono convinto che i limiti posti dalla 394 sono limiti reali ...(?) accogliere da queste popolazioni l'idea del parco che è invece l'idea vincente per quelle popolazioni, per quel territorio. Perché se non si passa attraverso la valorizzazione dell'immenso patrimonio ambientale quelle popolazioni non hanno certamente alternative se non l'assistenza così come viene erogata oggi dall'amministrazione regionale attraverso i cantieri forestali o attraverso altre forme assistenziali, …(?) eccetera. Quindi proprio perché sono convinto che occorra far marciare l'idea del parco, farla diffondere fra le popolazioni, far crescere la cultura della valenza del parco stesso, credo che noi potremmo ancora oggi, lo dico anche ai miei colleghi, fare uno sforzo per trovare un momento unitario che parta dal presupposto che sia giusta e corretta la rivendicazione dei comuni di autodeterminarsi le scelte sul proprio territorio, e quindi sia sbagliato il tentativo di forzare la volontà delle amministrazioni locali, e quindi ribadire ancora una volta che al parco si accede solo per atto formale di adesione, manifestato dalle popolazioni di quel territorio, che questo impone una rinegoziazione dell'intesa col Governo e che questo impone una modificazione della 394. Io, tra l'altro, lo dico qui ma l'ho detto più volte anche in altre occasioni, anche quando abbiamo discusso di altre leggi importanti in questo settore, anch'io sono convinto che né l'attività agropastorale, né l'attività venatoria siano di ostacolo alla difesa e alla tutela del patrimonio ambientale. Ho detto più volte che se il Monte Linas, sto parlando del mio comune, ma questo vale per il Gennargentu, oggi può essere assunto a parco nazionale o regionale per le sue straordinarie bellezze, queste bellezze si sono tramandate a noi dai nostri genitori, dai nostri nonni grazie al fatto che su quella montagna hanno fatto attività agropastorale e attività venatoria, cioè siano state vissute dalle popolazioni di quel comune. Questo significa che anche su quel punto molto probabilmente occorrerà complessivamente riaprire un dibattito non solo in Regione, ma anche a livello nazionale e consentire una variazione di quelle norme che effettivamente si prestano a una opposizione delle popolazioni e che bloccano quindi quel processo che è necessario, sacrosanto anche per quelle popolazioni, che è il processo della costruzione del parco. Lo sto dicendo da più occasioni. Ci vuole su questo punto equilibrio, ci vuole su questo punto serietà e ci vuole possibilmente uno sforzo da parte nostra per trovare una sintesi unitaria. Io credo che se noi anche in queste ore che ci rimangono non solo nella giornata di oggi, ma anche domani, intorno a questo tema si possa un tantino riflettere, io spero, partendo da quella risoluzione che aveva anche il consenso del collega, aveva il consenso del collega Casu...
BOERO (A.N.). Io non ho dato il consenso perché era stato inserito nell'articolo 11, non ho dato il consenso, non c'entra niente il funzionario della Commissione, anche io ho stima del funzionario.
MARROCU (Progr. Fed.) Che fu approvata all'unanimità dalla Commissione e che rappresentava...
PRESIDENTE. Onorevole Boero, per favore.
MARROCU (Progr. Fed.). ...che rappresentava un momento unitario, quella risoluzione poteva essere invece... Scusa Achille, ma ti scittisi, quella risoluzione poteva essere accolta da voi e fatta propria, caso mai, per attaccare la Giunta che non si era attenuta a quella risoluzione, e non invece di negare quella risoluzione dando anche del falso a un funzionario che certamente questo non se lo merita sicuramente.
BOERO (A.N.). C'è anche scritto nel documento.
PRESIDENTE. Onorevole Boero potrà parlare per dichiarazione di voto. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la firma del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu, da parte del Presidente della Repubblica Scalfaro, sta creando problemi alle popolazioni dei comuni interessati all'area parco. Ciò anche ha animato un dibattito approfondito sulle tematiche del parco, ma la cosa che c'è da sottolineare, è che non si sta discutendo tanto sulla validità economica e sociale del parco, non si sta affrontando, diciamo, meglio il problema di quelli che possono essere i benefici e l'importanza che può avere oggi l'istituzione di un parco nazionale in una zona, diciamo, quale quella del Gennargentu, ma si sta affrontando il problema parco soprattutto sotto e su angolature diverse. Del parco nazionale del Gennargentu se ne sta parlando da moltissimo, se ne sta parlando da cinquant'anni, da quando il senatore Antonio Monni, orgolese puro sangue, aveva fatto una proposta di parco, era stato lui per la prima volta che ha presentato anche un progetto per far sì che la zona del Gennargentu diventasse un parco. Certo, le condizioni erano diverse: non esisteva allora la legge numero 394 del 1991. Magari lui pensava a un parco diverso però intanto il primo germe per poter pensare a un utilizzo e una valorizzazione diversa di quelle zone, si è manifestato proprio in quegli anni; sto parlando di cinquant'anni fa. Per cui il discorso non è nuovo per quanto riguarda questo tipo di utilizzazione di quel territorio, ma se ne è parlato anche nel recente passato, nel 1992, questo Consiglio regionale aveva sollecitato un'intesa, aveva sollecitato la Giunta regionale e l'Assessore competente affinché si attivassero per portare avanti il discorso del parco nazionale del Gennargentu. Purtroppo oggi questo Consiglio regionale deve discutere, deve parlare del parco del Gennargentu, non tanto per quanto riguarda il suo aspetto principale che è quello dell'utilizzazione e della difesa del territorio e la necessità e forse anche della convenienza che ci può essere per uno sviluppo e una valorizzazione diversa di questo territorio. Ma si sta parlando del parco soprattutto e a causa del clamore creato a causa di un errore tecnico in quanto a causa di questo errore, diciamo, tecnico, sono stati inseriti i territori di comuni che non hanno aderito all'area parco. Mi riferisco soprattutto ai territori del comune di Orgosolo e del comune di Baunei, ma ci sono anche alcune parti del territorio di Villagrande che sono stati inseriti benché questi comuni non abbiano mai dato l'adesione al parco. Ovviamente si tratta di una svista clamorosa che lede l'autonomia e mortifica la volontà dei comuni stessi interessati all'area parco e con questo condivido chi ha detto che la gestione di tutto il tema parco è stato gestito male, è stato gestito malissimo, proprio perché diciamo su un argomento che era di grandissima importanza e di grandissima attualità, se vogliamo, oggi invece noi andiamo a discutere e a fare un'analisi su questioni marginali che riguardano più che altro aspetti comportamentali e di metodo piuttosto che, diciamo, sulla sostanza stessa del parco. Quindi per dire che è un problema che ha animato un dibattito intenso, un dibattito per certi aspetti anche molto duro, proprio perché sicuramente la gestione, devo dirlo, non è stata adeguata all'importanza stessa del problema. Io in merito ho presentato un'interrogazione in data 31 marzo 1998 al Presidente della Giunta regionale, al presidente Palomba, chiedendo spiegazioni su quanto è successo per quanto riguarda la perimetrazione del parco del Gennargentu. Devo dire che a oggi io non ho ancora ricevuto una risposta, però devo dire che in questi giorni si è, come dicevo, sviluppato un dibattito molto approfondito e la partecipazione stessa alla manifestazione di domenica scorsa a Pratobello, credo che debba far riflettere molto questo Consiglio regionale. E' inutile che ce lo nascondiamo, il fatto insomma che ad una manifestazione partecipino 6 o 7 mila persone, quelle che sono, insomma, per discutere, per sentire, per affrontare un problema, possono essere anche 2 mila, 3 mila, possono essere anche mille persone, però il fatto che mille persone si riuniscano per discutere se non per manifestare contro il parco, per discutere, dico, perché anche io sono convinto che non tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione di Pratobello erano contro il parco, però il fatto che un paio di migliaia di persone si siano riunite a Pratobello per questo problema, vuol dire che il problema esiste e questo Consiglio regionale volente o nolente lo deve prendere in considerazione. E' inutile che facciamo finta che il problema non esiste. Devo dire anche che effettivamente questa gente che ha partecipato a Pratobello non è tutta gente contro il parco, semmai era gente che era indignata più che altro per un tipo di scelta che sembrava più che altro calata dall'alto, piuttosto che una scelta che fosse voluta dalle popolazioni direttamente interessate. Io credo che l'indignazione vera della gente che ha partecipato a Pratobello non sia stata soprattutto determinata dal fatto che si era contrari all'idea del parco, perché su questo ci sarebbe ancora molto da discutere. Invece io credo che veramente questa gente sia stata spinta alla manifestazione di Pratobello proprio perché era indignata da questo comportamento e da un atteggiamento da parte del Governo stesso che andava a inserire all'interno del perimetro dell'area parco territori di comuni che comunque non avevano dato l'adesione al parco. Io questo lo devo dire. Anche questa è una carenza diciamo della Giunta regionale, è mancata un'informazione vera sul fatto che su un problema di così grande importanza, io credo che comunque l'idea parco è un progetto di grande respiro, politico e sociale, però il fatto che ci sia oggi questo contrasto, questa diversità di valutazioni e di vedute, probabilmente è mancata l'informazione vera, o l'informazione seria che invece in questi anni avrebbe dovuto essere fatta, sarebbe dovuta essere esercitata da parte della Regione, probabilmente abbiamo sbagliato tutti, ha sbagliato la Giunta regionale, avremmo sbagliato anche noi come Consiglio, però questo dimostra che c'è un livello di informazione che è carente e che invece avrebbe dovuto essere molto più adeguato. Io credo che arrivati a questo punto bisogna un po' ripartire da capo, perché non si può fare una scelta, non si può impegnare il territorio di questi comuni contro la volontà della popolazione stessa. Io credo che il parco possa nascere e possa esistere solamente se c'è la ferma volontà delle popolazioni stesse che vivono nel territorio del parco. Perché non possiamo assolutamente pensare che si possa fare un parco, che possa esistere un parco se non c'è la volontà di queste popolazioni che nel parco vivono. Ma io debbo dire anche che ci sono alcuni problemi che vanno sviscerati, che vanno chiariti se vogliamo andare avanti e sono problemi che riguardano anche i terreni oggi occupati dalla azienda foreste demaniali all'interno dell'area parco. Anche su questo, Assessore, bisogna fare chiarezza perché i terreni della azienda foreste demaniali non sono terreni della azienda della Regione, ma sono terreni comunali che i comuni hanno dato in concessione trentennale alla azienda foreste demaniali e che poi dopo la fine della concessione questi terreni devono tornare ai comuni. Questo significa anche che l'accordo che allora è stato fatto dai comuni con l'azienda foreste demaniali era per una destinazione diversa di quei territori, perché si intendeva fare allora della forestazione produttiva che era cosa diversa comunque dalla destinazione a parco di questi territori. Può darsi che i comuni accettino questa scelta, però i comuni devono esprimere una volontà anche su questo; perché voglio dire quei terreni che sono stati dati allora alla azienda foreste demaniali per un utilizzo diverso, oggi non possono essere utilizzati in modo diverso da quella che è la convenzione che i comuni hanno firmato. E anche il fatto che da parte del governo oggi questi terreni comunque vengano inseriti senza una precisa e specifica volontà da parte dei comuni direttamente interessati, io non credo che sia una cosa giusta perché anche su questi terreni che comunque rimangono terreni comunali, io credo che ci debba essere una precisa volontà da parte delle popolazioni direttamente interessate. Io non credo che ci siano molti problemi a che i comuni accettino questo tipo di soluzione, perché tutto sommato i comuni hanno accettato a suo tempo un utilizzo diverso, una valorizzazione diversa di questo territorio, decidendo di fare forestazione produttiva su quei terreni che se vogliamo hanno creato anche benessere in quelle zone, perché hanno creato occupazione, hanno creato un miglioramento dei livelli ambientali di quel territorio, però io credo che anche su questo si debba fare molta chiarezza. E io devo dire, e di questo mi rammarico molto, Assessore, che la volontà del Consiglio in tutta questa fase, in tutto questo momento di definizione per quanto riguarda l'intesa Stato-Regione, la volontà del Consiglio non è stata assolutamente rispettata, e questo mi dispiace molto. Perché io credo che, ha detto bene Marrocu poc'anzi, probabilmente se si fosse rispettata la volontà del Consiglio certi errori non si sarebbero fatti. Io ricordo all'Assessore che la Commissione agricoltura, allora presieduta dal sottoscritto, in pratica ha fatto una risoluzione che è la numero 25 del mese di novembre 1995, dove al quinto punto della risoluzione sollecitava l'accoglimento preliminare sulla proposta di intesa atti formali della amministrazione locale di adesione al parco. Questo significava comunque che c'era una volontà precisa della Commissione che diceva che in pratica prima della adesione al parco bisognava che i comuni si esprimessero. E questa mi pare che sia una precisa volontà della Commissione. Ma per fugare ogni dubbio, la Commissione si era riunita successivamente, si era riunita in data 13 dicembre 1995, emanando la risoluzione numero 32, una risoluzione molto più chiara anche della precedente, dove era inequivocabile la volontà del Consiglio, dove si diceva che la volontà delle amministrazioni comunali doveva essere rispettata e soprattutto al punto uno diceva che tutte le misure di salvaguardia devono diventare operanti solo gli atti formali di adesione al parco delle amministrazioni locali. Quindi le misure di salvaguardia non potevano essere attivate senza una esplicita volontà delle amministrazioni direttamente interessate. In più al punto due si diceva che solo in data posteriore a tale scadenza veniva emanato un decreto del Presidente della Repubblica che istituisce e delimita il parco nazionale. Quindi solo dopo questa espressa e specifica volontà delle amministrazioni comunali si poteva arrivare al decreto del Presidente della Repubblica. Infine al punto tre si diceva ancora che nel parco devono essere compresi solo ed esclusivamente i territori di quei comuni che manifestano esplicita volontà di aderirvi. Assessore, di questi tre punti che io ho elencato e che erano stati chiaramente specificati a suo tempo dalla Commissione agricoltura, nessun punto è stato rispettato. Ma noi pensiamo veramente che possa andare avanti, che possa essere accolta una situazione come questa quando non c'è assolutamente la volontà di rispettare la volontà del Consiglio. Quindi c'è una divaricazione, un contrasto netto tra non dico quella che è la volontà della Giunta, ma sicuramente della intesa Stato-Regione e la volontà del Consiglio. Quindi sono mancati quegli elementi fondamentali che sono stati appunto delineati da questo Consiglio regionale, e credo che siano stati chiariti molto bene e io sono convinto in pratica che se si fosse seguita la linea e l'indirizzo che il Consiglio regionale, attraverso la Commissione agricoltura allora aveva delineato, io credo che questi problemi non si sarebbero verificati. Debbo dire anche che sollecitava allora la Commissione agricoltura una revisione della legge numero 394 del 1991 soprattutto per quanto riguarda alcuni aspetti relativamente alla gestione e alle norme di salvaguardia. Detto tutto questo, Assessore, io non voglio continuare molto la discussione, questa è una posizione mia personale, su questo non voglio essere legato a nessuno. Però io dico questa intesa Stato-Regione deve essere rinegoziata, rivista e rifatta, perché i conti quando sono malfatti bisogna rifarli, io non credo che si possa andare avanti di questo passo; credo che bisogna cancellare questa situazione che si è verificata, e bisogna ripartire partendo proprio da quello che è il deliberato di questo Consiglio regionale che ha stabilito delle norme chiare e precise, che sicuramente sono accettate anche dalle popolazioni direttamente interessate. Pertanto io credo che in pratica, rinegoziando l'intesa Stato-Regione deve essere chiaro una volta per tutte che devono essere inserite nell'area parco soltanto quelle popolazioni che ne fanno esplicita richiesta, e oggi anche se qualcuno ha parlato di referendum e di altri tipi di scelta, io credo che le amministrazioni comunali oggi siano quelle più legittimate a fare scelte, sono le amministrazioni comunali oggi che devono fare una scelta e debbono dire se vogliono o non vogliono aderire al parco. E credo anche che sia inutile che ci giriamo intorno, l'abbiamo detto in Commissione ed è emerso anche nel dibattito di questi giorni, la modifica della legge numero 394, se vogliamo fare il parco del Gennargentu, deve essere attivata soprattutto per quanto riguarda la gestione del territorio adibito a parco e soprattutto per quanto riguarda le norme di salvaguardia. Credo che il dibattito che è emerso stasera e questa mattina qui in Consiglio, ma il dibattito che si sta sviluppando anche nelle popolazioni direttamente interessate sia molto chiaro, pertanto io credo che la Giunta e l'Assessore per la Giunta ne dovrà prendere atto, perché credo che nessuno di noi oggi si stia sognando di far nascere un parco se la popolazione direttamente interessata non è pienamente convinta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il dibattito, a parte gli accenti più o meno polemici sull'operato della Giunta, riporti in Consiglio un problema che esiste, cioè il problema del governo del territorio. Governo del territorio su cui vi sono tre interessi forti, portati da altrettante istituzioni: lo Stato, la Regione e il comune. E credo che nell'attuale sistema giuridico vi è un conflitto di interpretazione dei ruoli di Stato e Regione, su cui ritornerò, ma vi sia un grosso sacrificio del ruolo del comune. Cioè alle aspirazioni dei comuni non corrisponde un'effettiva normativa che garantisca il governo del territorio da parte del comune e da parte di ingerenze sia statali sia regionali.
Per cui si crea un problema tanto più forte in quelle aree, come può essere quella dell'ipotizzato parco del Gennargentu, in cui il comune non è solo autorità istituzionale, ma è anche proprietario, per meglio dire amministratore, di territori che sono di proprietà della collettività, di questi ampi demani di usi civici che caratterizzano queste zone. Effettivamente la legge 394 dà grandi poteri allo Stato, cerca di mettere in un angolino la Regione e dà quasi nessun potere ai comuni. Per cui quando noi andiamo a sostenere che non si può fare il parco senza il consenso dei comuni, andiamo a dire una cosa che nella legge non c'è, e credo che gran parte dei problemi nascano proprio da questa situazione. Se a questo aggiungiamo che la posizione della Regione non mi è sembrata adeguatamente tutelata, chiaramente si scatena una conflittualità che, in una situazione in cui ho visto il problema del parco, io ero domenica a Pratobello e sono anche intervenuto, checché ne dicano i giornali, e mi sembra che effettivamente vi è un discorso che portato a livello di popolazioni è un discorso molto schematico, che non tiene conto dei vari interessi. La tutela dell'ambiente è un interesse sicuramente primario, è sicuramente un interesse che va perseguito con gli strumenti che chiaramente ci troviamo. Però effettivamente la tutela dell'ambiente deve essere anche vista in un contesto che non porti ad una svalorizzazione economica di un'area che ha già grossi problemi economici. E il problema la gente lo sente più o meno inconsciamente. Ma non evolve il ragionamento fino a trovare soluzioni in positivo. Cioè mi sembra che tutto il dibattito sul parco del Gennargentu sia più una ricerca di fattori negativi che di fattori per uno sviluppo positivo. E credo che su ciò influisca prepotentemente il comportamento del Ministero dell'ambiente.
Onorevole Onida, qualche mese fa era presente anche lei, il direttore generale del Ministero dell'ambiente ha detto che la legge 394 non si cambiava perché era una vittoria dei verdi, una vittoria politica del Movimento verde. Bene, io credo che, prima di tutto il Movimento verde non mi risulta che sia vincitore in politica in Sardegna, seconda questione non mi sembra che i valori del Movimento verde siano comunemente accettati in Sardegna, e in particolare in Barbagia, per cui il potere che il Ministero dell'ambiente sta esercitando, è un potere che chiaramente è esterno, non solo come fonte normativa e come organizzazione, ma è soprattutto esterno a ciò che la gente pensa e a ciò che la gente vuole. E questo chiaramente crea una situazione di conflittualità, per cui anziché una collaborazione per risolvere i problemi si viene creando una situazione di conflitto. Questa è la situazione paradossale in cui si trovano, per esempio, molti sindaci dell'area interessata, che prima danno l'adesione in ossequio al Ministro, al Prefetto e all'Assessore, poi subiscono una pressione delle popolazioni e cambiano l'atteggiamento creando una confusione istituzionale che è estrema. Anche perché chiaramente gli atteggiamenti magari non sono così netti, ma restano ambigui dicendo: io sarei d'accordo se... e così via, creando chiaramente problemi a chi deve prendere le decisioni a livello regionale o anche a livello statale. Credo che quindi vada approfondita la questione dei poteri. Non è una questione nuova, perché anche la 394 deve uniformarsi a quei principi che sono propri della Costituzione e in particolare dello Statuto regionale, su cui la Corte Costituzionale è tornata per ben tre volte, e io ricordo la sentenza numero 830 del 21 luglio 1988, sul parco marino di Orosei, la sentenza numero 337, del 15 giugno 89... no, questa era la precedente, quella sulla riserva di Monte Arcosu, questa è su Orosei, e siccome il Ministro aveva insistito, l'ulteriore sentenza numero 346 del 20 luglio 90, sempre sul Monte Arcosu. Tutte tre decisioni contrarie al Governo e favorevoli alla Regione.
Che cosa ha detto la Corte Costituzionale? Ha affermato un principio importantissimo, di cui mi pare si stia tenendo poco conto nelle intese. Cioè ha affermato che la norma di attuazione dello Statuto, ovvero sia l'articolo 58 del DPR numero 348 del 79, che recita "sono trasferite alla Regione le funzioni amministrative concernenti gli interventi per la protezione della natura, le riserve e i parchi naturali" non impedisce allo Stato, ove vi sia un obbligo internazionale o un preminente interesse nazionale, di andare ad istituire, anche nel territorio della Sardegna, dei parchi naturali. Ora però, dice la Corte Costituzionale, prima di tutto va dimostrato che esiste l'obbligo internazionale o il preminente interesse nazionale, ma io credo che forse, sotto questo profilo, il Gennargentu possiamo dare per ammesso che esista in effetti questo interesse nazionale. Però dice: il potere dello Stato non è assoluto; anzi, per quanto riguarda la Sardegna è un potere fortemente vincolato dal fatto che le materie che riguardano i parchi sono materie di competenza primaria regionale. E chiaramente ciò ha portato la Corte Costituzionale a dichiarare che questi provvedimenti, non essendo concordati con la Regione sarda, andavano annullati. Da qui è sorta la necessità dell'intesa. Ma perché li ha annullati? Perché ha rilevato che i poteri, cioè l'agricoltura, la pesca, l'industria alberghiera, eccetera, erano di competenza primaria della Regione, e quindi non potevano essere compressi da una volontà dello Stato. Per cui l'intesa dovrebbe comunque salvaguardare il potere regionale in questa materia, invece mi sembra che, con queste intese, e soprattutto con un recepimento della 394 anche per quanto riguarda gli organi di gestione, i poteri regionali siano stati fortemente compressi. Perché nell'ambito del parco i poteri vengono esercitati dalle autorità di parco, non dalle autorità regionali e tanto meno dalle autorità comunali. E a proposito di autorità comunali ricordo che sono stati trasferiti ai comuni, sempre con il 348, in base all'articolo 6 dello Statuto, i poteri di tutela dell'ambiente sottoordinati al Governo regionale della materia.
Quindi anche i comuni hanno un potere di tutela dell'ambiente che, nelle aree parco, viene completamente distrutto. Ora, mi sembra che le intese stipulate non abbiamo salvaguardato il potere regionale nelle materie di competenza primaria regionale e io faccio un esempio: in materia di riserve marine basta vedere il decreto della riserva Sinis-Mal di Ventre, in cui è stato incluso nell'ambito della riserva non solo lo spazio di mare, ma anche le aree demaniali terrestri, il che significa che la Regione, firmando quella intesa, ha rinunciato ai propri poteri di affidare la concessione per fini di turismo e di pesca su quelle aree demaniali. Chiaramente questa è una serie di rinunce che incidono economicamente sulle popolazioni, perché se la Regione limita i suoi poteri, che sono poteri che esercita a vantaggio delle attività economiche delle popolazioni, la popolazione poi ne risente. Credo, Assessore, che il discorso vada profondamente rivisto, credo che ci si lasci prendere troppo dalla concezione assolutista del parco, che il ministro Ronchi per sua derivazione ideologica ha, ma che credo non coincida per niente con un corretto esercizio dei poteri diciamo così residuali in materia di parchi che ha lo Stato (?), perché appunto il potere statuale può esercitarsi soltanto per questioni di carattere internazionale o di preminente interesse nazionale. E invece occorre riportare al fatto che la competenza primaria, come dice la Corte costituzionale, in materia di parchi e riserve vada riportata alla Regione, cioè a questo punto deve essere la Regione a farsi promotrice di una effettiva politica di tutela dell'ambiente. Credo che la Regione abbia talvolta, come nel caso delle tre sentenze che citavo, impugnato gli atti governativi, ma abbia per esempio lasciato in piedi quell'oltraggio al diritto e allo Statuto che è la riserva naturale di Caprera. A Caprera abbiamo avuto l'assurdo che lo Stato ha indicato una riserva naturale e ha mandato a custodirla il Corpo forestale dello Stato. Credo che questo sia stato un grave vulnus allo Statuto regionale e alle sue norme di attuazione, ed è passato sotto silenzio da parte della Regione. Credo che aver puntato i piedi anche su Caprera probabilmente avrebbe portato a consigli più miti. Ma il Governo si attacca alla 394. La 394 sui principi emanati dalla Corte costituzionale è una legge che così come è ha bisogno per la Sardegna di norme di attuazione, perché la 394 manifesta anche nella composizione degli organi dei parchi, con una prevalenza assoluta di organi centrali, un potere che per la Sardegna non può esercitato. C'è anche un precedente, cioè le norme di attuazione per il parco dello Stelvio, norme di attuazione dello Statuto della Regione Trentino Alto Adige, forse non sono norme pienamente soddisfacenti e adatte alla nostra realtà, ma costituiscono comunque un elemento da far valere, cioè la 394 ha bisogno per la Sardegna di norme di attuazione dello Statuto, che diano alla Regione, considerato che le attività del parco incidono profondamente su competenze primarie della Regione, come ha affermato la Corte costituzionale, un effettivo potere di governo dei parchi.
Io credo che capovolgendo i criteri di potere e dando come primario quello della Regione e puramente integrativo e di coordinamento con le politiche nazionali e internazionali quello dello Stato, anche gran parte delle preoccupazioni che agitano le popolazioni su cui cadono parchi e riserve possano venir meno. Credo che la Regione, probabilmente al di là delle critiche che si fanno alla giunta, al consiglio, ecc., sia comunque una istituzione rappresentativa dei sardi e abbia sicuramente un rapporto con i comuni molto più stretto di quello che possono avere i burocrati del ministero dell'ambiente che non nascondono le loro simpatie politiche verdi (?), perché se è lecito al ministro Ronchi fare propaganda per le proprie idee politiche, credo che non sia consentito, come è avvenuto, ai direttori generali dello stesso ministero. Per cui credo che tutti i discorsi sentiti in quest'aula possano portarsi a unità se c'è la volontà, e la volontà deve essere di rafforzare l'autorità della Regione, di trovare un rapporto con i comuni, di portare i comuni ad essere lo specchio della volontà delle popolazioni, ma in un quadro di chiarezza, in un quadro di chiarezza dei diritti e dei doveri, degli interventi, ma soprattutto dell'imprescindibile diritto di quelle popolazioni allo sviluppo e non a esser calpestate da qualcuno che a Roma non capisce. E in questo quadro ritengo deplorevole che il Ministro pensi di risolvere i problemi convocando il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Un buon governo non ha bisogno di strumento di polizia, un cattivo governo sì.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Signor Presidente,, io non aggiungerò molto a quello che hanno detto i miei colleghi sul tema che è stato introdotto dalla mozione, però ritengo giusto fare qualche considerazione per tentare di costruire una risposta, lo dico per i colleghi della opposizione, unitaria. Mi pare che, al di là delle differenti e naturali valutazioni che sul tema parco sono state introdotte, ci sia però una larga convergenza, se ho capito bene, per esprimere in questo dibattito e in questo Consiglio regionale un forte sostegno all'attività dei sindaci che operano nell'area del parco del Gennargentu. Un sostegno e una solidarietà che si deve a mio giudizio concretizzare con una espressione chiara nella mozione che io propongo sia votata unitariamente dall'Aula. Perché dobbiamo fare questo? Non perché ci sia bisogno di una solidarietà perché c'è stata, ci saranno e ci sono state manifestazioni, c'è bisogno di una solidarietà e di un sostegno perché noi non ci stiamo riferendo alle manifestazioni che si sono fatte e si continueranno a fare sull'argomento. C'è bisogno di sostegno e di solidarietà perché assieme a una posizione contraria alla istituzione del parco si esprime un rifiuto per la democrazia e per la funzione positiva della politica e delle forze politiche. E' certamente una esigua minoranza quella che esprime posizioni di rottura, o di volontà di rottura, del tessuto democratico, ma è una minoranza violenta che non può trovare nessun ascolto da parte delle istituzioni democratiche, e perché sono stati già prodotti documenti e intimidazioni che, sono convinto, in quest'aula non trovano nessun sostegno, perché a volte più delle azioni violente sono violente le parole e sono violenti gli scritti, soprattutto quando sono firmati da direttori di giornali. E questo consiglio regionale non deve accettare l'idea che la difesa del proprio particolare e in qualche caso del proprio interesse diretto possa portare a una attività di istigazione a delinquere. Allora, se è chiara questa valutazione di base noi dobbiamo sostenere l'esigenza che il dibattito e il confronto, le assemblee, le iniziative, le manifestazioni si devono fare per determinare consenso, per aprire una dialettica nuova, capace di riprendere il tema parco e di sostenere le giuste istanze che i sindaci di quel territorio stanno avanzando. Lo dobbiamo fare con una convinzione nuova per quanto riguarda la valenza economica della scelta parco che si fa in quel territorio. Valenza economica, valenza di civiltà e aggiungo valenza di democrazia. Le nostre aree a suo tempo individuate come aree di sviluppo sono state nel passato anche recente oggetto di interventi per creare occupazione; quelle aree, quei territori, buona parte dei nostri territori, hanno vissuto un fallimento delle scelte economiche che sono state proposte loro. Io non vedo oggi alternative diverse ad un intervento forte, massiccio, anche per quanto riguarda finanziamenti in quelle aree e in particolare nell'area del parco. Io comprendo perfettamente, e noi non dobbiamo illudere nessuno, non stiamo parlando della realizzazione di migliaia di posti di lavoro per il tramite del parco, nessuno di noi ha detto questo, però la demagogia non deve arrivare al punto di dire che il parco creerà disoccupazione, perché la visione che abbiamo noi del parco è una visione che è collegata ad altre attività produttive, oggi presenti in quei territori che possono sviluppare nuova e diffusa occupazione. Dobbiamo rivendicare a quei territori investimenti della Regione sarda, investimenti dello Stato italiano e investimenti dell'Unione Europea, questa è la funzione dell'attività della Giunta regionale, è una rivendicazione che noi dobbiamo anche in questa occasione riprendere. Ci sono quindi possibilità, così come altri colleghi hanno richiamato nei loro interventi per produrre, come ha fatto la Commissione competente, un'indicazione unitaria che abbia però alla base di tutto il rispetto della democrazia, la convivenza civile di quelle popolazioni. Se facciamo questa premessa, non c'è nessuna difficoltà per sostenere che occorre riaprire un confronto con il Governo nazionale, rinegoziare l'intesa con lo Stato, rinegoziarla alla luce dei fatti, anche dei fatti di questi giorni, per evitare che si commettano degli errori perché trattiamo di una materia in una realtà e in una situazione sociale estremamente difficile, allora penso che la prudenza, il rapporto diretto con le amministrazioni e con quelle popolazioni ci possano far recuperare gli errori che sono stati fatti. Però se siamo tutti consapevoli che si tratta di errore, l'errore non può portare alla negazione dell'esigenza che occorre effettivamente realizzare il parco recuperando il tempo perduto di questi anni e realizzando una soluzione positiva, così come sono convinto la stragrande maggioranza della gente che vive in quei luoghi chiede e vuole. Dobbiamo evitare di parlare di parco senza avere una proposta completa per quanto riguarda il parco. La Giunta regionale deve rinegoziare la nuova intesa, non la deve sottoscrivere definitivamente, si fa un protocollo di accordo, questo protocollo di accordo si porta alla verifica dei sindaci, delle amministrazioni e si porta alla verifica dei cittadini, in presenza dell'accordo da parte dei cittadini si sottoscrive definitivamente. Cioè c'è una questione di democrazia che noi dobbiamo rivendicare e proporre che in questa occasione deve guidare la nostra iniziativa, non si firmano intese senza il consenso preventivo delle popolazioni. Altre soluzioni sono soluzioni che possono determinare conflitto e invece noi vogliamo costruire consenso e intesa. Perché io mi soffermo su questa parte? Lo faccio perché responsabilmente ritengo che sia facile in una situazione come quella delle popolazioni interne andare e fare demagogia, andare e scambiare una soluzione di civiltà o proporre contro una soluzione di civiltà una prospettiva del nulla. Non è vero che l'ambiente, così come è in quei territori, è l'ambiente che noi vogliamo, non è vero che l'economia di quei territori con quell'ambiente è un'economia che noi possiamo prospettare per le nuove generazioni, non è vero che lasciando le cose come stanno noi portiamo quella parte della Sardegna in Europa, sono tutte cose non vere queste. E' difficile dire che anche con il parco recupereremo le differenze anche di natura economica che vi sono in quel territorio, però è una risposta che ci apre e ci dà la possibilità di costruire soluzioni positive. Il mio Gruppo e il Partito al quale appartengo ha da tempo espresso una volontà chiara, ha dato delle indicazioni precise al Governo nazionale, e ha suggerito soluzioni al governo regionale, noi non trattiamo questo argomento oggi in quest'occasione e in questi giorni, l'abbiamo trattato nel tempo, l'abbiamo trattato negli anni e abbiamo assunto degli impegni che sono impegni che hanno portato quelle popolazioni ad esprimere liberamente con il voto il consenso alle scelte che elettoralmente se pure per le amministrazioni amministrative sono state sottoposte alla loro valutazione. Boero può dire che non c'è rispetto delle popolazioni, che non si accolgono le istanze delle popolazioni, ma Boero dimentica, perché pur essendo un cacciatore non frequenta quelle zone, che quei comuni sono amministrati prevalentemente dalle forze che si richiamano all'Ulivo e siccome la gente è attenta, comprende quello che fa, siccome sono cittadini ed elettori che hanno votato un programma, sono cittadini ed elettori ai quali occorre ridare la parola su questo tema, e democraticamente qualunque risultato dovesse scaturire noi dobbiamo attenerci a quelle volontà. Se ci sono queste convergenze, credo che sarà facile per tutti riprendere il dialogo, aprire il confronto, far avanzare la democrazia, far avanzare soprattutto una prospettiva di sviluppo. Ecco perché noi nei prossimi giorni, ma l'abbiamo fatto anche in questi giorni difficili, apriremo un confronto diretto in quelle comunità. Un confronto che vogliamo avvenga a più voci, che avvenga e che sia presieduto da tutte le forze che democraticamente stanno in questo Consiglio regionale, perché c'è bisogno di aprire lì, in quelle sedi, un ragionamento di partecipazione e di democrazia. Perché è interesse nostro e di tutti, della politica, dei partiti, delle istituzioni, isolare la violenza e far passare l'idea della partecipazione, le idee che si confrontano anche quando sono idee diverse. Lo dobbiamo fare perché se dovesse fallire la prospettiva del parco, occorrerà costruire altre soluzioni e le soluzioni in realtà difficili come quella si costruiscono con risposte alte e unitarie. Ecco perché io mi sono permesso di invitare i colleghi Capigruppo presenti in quest'Aula, mi sono permesso di proporre per verificare se è possibile costruire una risposta convergente su questi temi. Ma, lo dobbiamo fare senza rinunciare alle indicazioni che diamo per il parco. Lo dobbiamo fare senza rinunciare agli impegni che nella Commissione sono stati precedentemente assunti, anche se qualche collega dice: ma io su quel punto non ero totalmente d'accordo. Non è su un punto che qui si sta ragionando, si sta ragionando su un'idea, su una ipotesi, su una soluzione, su una indicazione e su una prospettiva. Se ci sono queste possibilità allora io penso e invito anche l'Assessore e collega, onorevole Onida, a dare una disponibilità in questa direzione, quindi ad accogliere se questo dovesse essere confermato questo sforzo unitario del Consiglio regionale, perché di questo mi pare che noi abbiamo bisogno, ma soprattutto di questo hanno bisogno le popolazioni e ancora assieme alle popolazioni di questo ha bisogno l'idea parco che noi abbiamo proposto. Non ci dobbiamo spaventare, questo lo dico per chi ha trattato l'argomento, del fatto che Ronchi l'altro giorno ha proposto un sistema di confronto che noi tutti dobbiamo considerare sbagliato e negativo. Non si va a discutere con i carabinieri e i prefetti quando si tratta di questi argomenti, si va a discutere nelle sedi della democrazia, e non c'è bisogno di avere l'arma a fianco. A me è capitato alla fine degli anni 60 di essere convocato dal comandante dei carabinieri di Sassari in prefettura per trattare di una vertenza che era aperta al petrolchimico di Porto Torres, gli abbiamo risposto che non ci saremmo presentati. Che noi non eravamo allora nella Spagna di Franco, che noi eravamo nella democrazia italiana, oggi siamo nella democrazia italiana però bisogna anche dire che nei confronti di un Ministro, di un Ministro della Repubblica non si può accettare l'idea che si punta la pistola sulla fronte per costringerlo a parlare. Ci sono quindi livelli di democrazia che noi dobbiamo rispettare perché non è da noi un confronto di quel tipo, anche quando il confronto è duro e come duro potrà essere su questo argomento. Il sottosegretario Calzolaio nell'intervista di oggi, non quella dell'altro giorno, quella dell'altro giorno era una intervista sbagliata dal mio punto di vista, ma nell'intervista che appare oggi su "La nuova Sardegna" c'è un ritorno indietro sull'argomento, c'è un riconoscimento delle posizioni che noi abbiamo liberamente assunto in questa occasione quindi ci sono le condizioni per rinegoziare l'intesa, spetta a noi non sbracarci(?).
TUNIS Marco (F.I.). Ti sta facendo le scarpe.
CUGINI (Progr. Fed.). Può darsi, può darsi che stia facendo le scarpe, speriamo che le stia facendo a te per esempio in modo tale che si possano mettere almeno due piedi in una scarpa. Dicevo, ci sono quindi le condizioni per aprire il confronto, però Assessore dobbiamo procedere con un rapporto diverso da quello di questi giorni, dobbiamo evitare che ci siano incomprensioni, dobbiamo fare in modo davvero che ci sia la soluzione per far partecipare i sindaci alla gestione del territorio. Far partecipare direttamente i sindaci alla gestione del territorio; vengono prospettate delle soluzioni, viene richiamata la legge numero 394, anche tecnicamente anche in questa fase si possono trovare soluzioni che mettano avanti i sindaci nella gestione del territorio. Verifichiamo se c'è davvero questa disponibilità che è stata dichiarata, diamo da subito delle risposte in quella direzione, costruiamo il consenso ma evitiamo di rimandare nel tempo la soluzione parco, perché tutto questo entrerebbe in contraddizione con lo sforzo unitario che la Commissione competente ha fatto, con lo sforzo unitario che è stato proposto in questo dibattito e si potrebbe lasciare lo spazio a quelle minoranze antidemocratiche che rischiano di prendere piede in una situazione di confronto difficile. La stragrande maggioranza dei cittadini sardi che operano in quel territorio sono convinto che vogliono aprire questo confronto, ripeto, al di là delle soluzioni. Agevoliamolo, dirigiamolo, portiamolo alla possibilità di esprimere il proprio parere su un testo definitivo non sottoscriviamolo prima della consultazione definitiva dei cittadini, dimostriamo noi davvero per primi di credere nelle regole della democrazia. Concludo dicendo e chiedendo all'Assessore Onida di dichiararsi disponibile, dopo il suo intervento, a sospendere momentaneamente i lavori dell'aula per dare la possibilità ai capigruppo di verificare se si può proporre una mozione unitaria al Consiglio, proporla dopo che l'abbiamo ragionata, pensata e scritta e andare magari a domani al voto dell'aula per verificare se quello che abbiamo detto riusciamo a trasformarlo in impegno scritto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Chiedo ai termini di Regolamento che mi sia concessa la facoltà di replica. Non ricordo esattamente quale sia la norma.
PRESIDENTE. Pensavo volesse replicare dopo l'intervento dell'Assessore. Prego, onorevole Onida.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Sull'ordine dei lavori, signor Presidente. Vorrei sapere se ritenete che le valutazioni e le riflessioni che devo fare io le debbo fare oggi o, alla luce anche della richiesta avanzata dall'onorevole Cugini, domani mattina. Non ho difficoltà a farle oggi, può essere più opportuno che le faccia domani, questo dipende dall'aula. Oggi e sempre l'aula è sovrana, ma in ordine a questa materia anche l'ordine dei lavori può avere un significato. Quindi in via preliminare debbo parlare stasera o debbo parlare domani dopo che i Capigruppo hanno elaborato un documento comune?.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Onida. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, alla luce della premessa dell'Assessore e anche della intenzione manifestata dall'onorevole Pittalis, il quale essendo presentatore della mozione, che è uno strumento regolamentare che vincola il Consiglio regionale, che impegna la Giunta sicuramente, ma che soprattutto vincola le volontà del Consiglio, io proporrei che traesse le prime conclusioni del dibattito che c'è stato sulla mozione sua e del suo Gruppo l'onorevole Pittalis, per capire anche se rispetto al dibattito sono emerse novità e la possibilità di comporre una posizione comune del Consiglio regionale che potrebbe vincolare a quel punto la Giunta, mentre se la Giunta interviene adesso non può che o ripercorrere le strade già percorse, oppure esprimersi sulla mozione ma non su una posizione politica che è andata maturando nel dibattito di questo pomeriggio. Quindi io riterrei se il collega Pittalis è d'accordo che può trarre conclusioni e comunque esprimersi sulle proposte che sono emerse dal dibattito, lasciando poi alla Giunta l'onere di dichiararsi in qualche modo favorevole alle posizioni del Consiglio oppure esprimere una posizione diversa. Mi pare che sarebbe più corretto, trattandosi di una mozione e non di una interpellanza, io suggerirei questo anche tenendo conto sia della disponibilità dell'onorevole Pittalis a intervenire a conclusione del dibattito e anche della posizione della Giunta in questo momento.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis intende replicare ora o dopo l'intervento della Giunta?
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, proprio perché sono emerse delle novità nel corso del dibattito, vorrei capire se sulla linea espressa da esponenti della maggioranza, da qualificati esponenti, vi sia la stessa posizione anche da parte della Giunta. Questo agevolerebbe anche il nostro compito quali presentatori della mozione per formulare in sede di replica, un'organica proposta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Non ho difficoltà ad accettare qualunque sia la soluzione che avete voi ipotizzato; mi pare anche comunque corretta, questa, di avere l'idea, che poi è un'idea conosciuta, nel senso che questi giorni sono stati i vari modi di esprimere le valutazioni sui temi che oggi sono stati trattati. Un auspicio, una mia valutazione personale, e presumo di rappresentare anche il pensiero della Giunta, e che se su un tema come questo ci fosse un recupero di unità e di tensione comune, attraverso un'elaborazione, anche la democrazia è fatica, questo lo sappiamo tutti, ma sull'ambiente e su temi anche coinvolgenti, come quelli di un parco e di un'area, comunque di una pianificazione su problemi che trattano e che riguardano un'area difficile della nostra Sardegna, questo non può che avere un senso positivo. Io penso che l'intervento dell'onorevole Marteddu, quando riteneva le posizioni divaricate a tale punto, fossero più riferite alla strategia della maggioranza e dell'opposizione e alla lettura che veniva fatta degli ultimi comportamenti e delle forze politiche e della stampa e anche, soprattutto, dei fatti di Pratobello, ma presumo, ritengo di intuire che se sostanzialmente un avvicinamento, una sintesi, un modo di trovare qualche elemento forte di comunanza ci possa essere, credo che sia cosa gradita anche al Capogruppo del Partito popolare, che certamente su questo argomento ha idee chiare, ma anche una sensibilità espressa con dovizia di argomentazioni in questa sede.
Bene, io però voglio intervenire su una materia come questa, intervengo con una certa difficoltà, che non è legata ai fatti di Pratobello, non è legata al fatto che mi sia scoppiato in mano un ordigno, senza che io sia riuscito a governarne gli esiti della deflagrazione. Io sono preoccupato, perché parlo da Assessore dell'ambiente, in una fase nella quale c'è attorno alla mia funzione di governo, lo debbo dire e chiedo pazienza a chi probabilmente questo non vuole sentire, c'è attorno alla mia figura di Assessore una viva, presente, rimessa in circolo continuamente, insinuazione: un'insinuazione gravissima che tratta la questione morale, che io avrei messo come questione preliminare, di merito, per cui stamattina avevo anche deciso di non intervenire in questo dibattito. Il Presidente mi ha convinto di intervenire sul piano personale ridandomi la fiducia. La questione della quale tratto è che io non sono uno che acquista il consenso della stampa attraverso dazioni a giornalisti; non ho giornalisti stipendiati da me. E' una cosa grave questa, ed è legata ad un fatto di amministrazione, sulla quale chiedo al Presidente che qui non c'è, gliel'ho chiesto già da un mese a questa parte, glielo chiedo oggi in Aula, lo chiedo alle forze di maggioranza, ma la questione morale non è un problema di governo, è un problema di Aula, è un problema di dignità, di trasparenza, è un problema che ci riguarda tutte le forze che siamo qui dentro. Sulla questione di San Vito voglio che si faccia chiarezza, voglio che si faccia chiarezza pubblica, che si faccia chiarezza in Aula. Io non mi nascondo, sono stato a Pratobello la notte precedente alla riunione per parlare con i pastori di Orgosolo, di Arzana, di Villagrande, di Talana, dei paesi del parco. Mi piace la luce ma non temo l'ombra, non temo la notte. Vado senza guardie dovunque; voglio chiarezza su queste questioni, voglio il rispetto personale, ma del partito in modo particolare, che rappresento. Su questa questione voglio, e questo mi basta per recuperare il rapporto di fiducia col Presidente, con la Giunta, con l'Aula, con la stampa e con l'opinione pubblica.
Però è una cosa importante; su questa questione io voglio assolutamente che qui si faccia pubblicamente chiarezza. Chiedo scusa di questa premessa, ma la ritenevo importante per recuperare un pochino di serietà e di serenità nell'intervento che intendo fare. Un intervento che, se debbo farlo con la dovizia dei particolari che vorrei rappresentare all'Aula, probabilmente ci porterà via moltissimo tempo, però io credo che, tutto sommato, sia importante che così sia. Premetto che comunque manderò a tutti i consiglieri regionali, a tutti i sindaci del parco, alla stampa, alle biblioteche della Sardegna, quello che è avvenuto a partire dal 1° di gennaio 1997 ad oggi, in ordine alla questione del parco del Gennargentu. Cioè la trasparenza che deve abituarci a governare la nostra vita verrà recuperata in un dossier, in una documentazione che verrà portata a conoscenza vostra e di tutto il sistema istituzionale della cultura... e questo è già un primo modo di informazione. E così evito di entrare nelle questioni di dettaglio di tutti questi passaggi. Primo, questo vi volevo dire perché credo sia importante per tutti quanti voi, è stato detto: tutta questa partita è stata gestita male. C'è stata un'incoerenza tra i comportamenti della Giunta e dell'Assessore, non è stato detto dell'Assessore, e qui non vorrei avere la benevolenza di nessuno, ma i comportamenti attuativi, i comportamenti amministrativi, i comportamenti di governo non sono stati coerenti con le indicazioni del Consiglio, dei suoi ordini del giorno, dei contenuti di questi atti sovrani, importanti. Dico subito che può essere, che questo può essere stato. Trovo difficoltà a capire dove, interrogandomi. Dico subito, parto da una confessione di responsabilità: l'accelerazione di febbraio sulla firma dell'intesa è stata un'accelerazione sul piano strategico, sul piano della fortuna del progetto, sbagliata. Non dico altro. E' stata errata, è stato un errore, è stato un grave errore. Quel momento doveva passare da preliminare, prima dell'intesa, prima della firma doveva esserci un passaggio nel CIC. Forse abbiamo tutti responsabilità, compreso io. La buona volontà, l'entusiasmo, la generosità, anche l'onestà intellettuale. Forse questa voglia di vedere concluso un processo, il parco, il Gennargentu, la Sardegna, la sua forma all'esterno importante, immaginata conclusa, ha forse portato ad una corsa che non era opportuna. Se in quella fase fossimo tornati al Comitato istituzionale di coordinamento, probabilmente oggi non saremmo qui a discutere, in questi termini, con queste difficoltà, non avremmo avuto alle spalle Pratobello, non avremmo avuto alle spalle tensioni, preoccupazioni, e tutta questa storia sulla quale ci stiamo picchiando addosso di responsabilità.
Veramente non credo che ci siano atti dolosi, che ci siano strumentalizzazioni cattive, che ci siano percorsi che tendevano a turbare i rapporti o a raggiungere risultati di tipo clientelare. Non ci voglio credere e non ci credo. Io so che il giorno di quest'intesa sono arrivato a Roma all'ultimo momento per togliere dall'articolato dell'intesa che le norme di salvaguardia sarebbero partite in quel momento. Io non ero né invitato, non ero d'accordo, comunque sono arrivato, comunque questo è stato tolto; vi chiedo veramente la pazienza, la tolleranza, la comprensione, anche per le cose dure che sto dicendo e che devo dire. Non sto accusando nessuno, è stato un momento quasi certamente di, forse interiore, di certezza psicologica. di un processo maturo, che però non aveva la forza di reggere a una verifica successiva, a un confronto immediatamente successivo. Io ho le mie responsabilità, io sono disponibile a lasciare il coordinamento del Comitato, sono disponibile su questa materia anche a lasciare il mio ruolo di governo all'interno della Giunta, ma certamente va ammesso da noi che questo è stato un momento che non abbiamo governato con la saggezza, con la moderazione, con la maturità che decisioni di questo livello debbono avere. Non sto, sul piano personale, accusando nessuno; è un discorso generale di un processo lungo, ampio, che ha coinvolto tutti: la Regione, il Governo, la provincia, i comuni. Sembrava un grande risultato ottenuto, maturo, contro il quale non ci sarebbero state reazioni.
Un errore, lo confesso, è stato un grave errore, però poi nel merito della questione io riprendo tutta la forza che mi rimane, la capacità delle argomentazioni per dire che tutto il processo non è stato gestito male e non è stato antidemocratico. E' stato un processo estremamente democratico, estremamente confrontato, estremamente coinvolgente le istituzioni locali. Dal gennaio, dal 5 gennaio 1997, dalla venuta del ministro Ronchi, dal momento in cui è stato costituito il Comitato istituzionale di coordinamento e fino a oggi le riunioni sono state tante, i confronti sono stati tanti e credo sostanzialmente corretti e decisivi.
Io a questo punto vorrei non lasciarmi andare più alla improvvisazione, ma recuperare puntualmente le questioni che ci riguardano. Il 5 gennaio 1997 viene costituito il Comitato a Nuoro, alla presenza del ministro Ronchi, con il compito di definire la perimetrazione e le norme di salvaguardia; si costituisce la segreteria tecnica che elabora tre documenti: il PIA (?) regionale per il Gennargentu, il programma di valorizzazione della economia rurale, il progetto di informazione e sensibilizzazione. Le proposte sono state illustrate e discusse in due incontri separati agli amministratori del parco e alle forze economiche e sociali del nuorese. Settembre del 1997: la giunta regionale, in un incontro interassessoriale decide di attuare gli interventi di valorizzazione economica mediante un accordo di programma. Il 10 ottobre 1997 il Comitato istituzionale approva la relazione dell'Assessore concernente i criteri della perimetrazione e gli indirizzi dell'accordo di programma. Abbiate pazienza, questo è un documento che credo voi dobbiate sorbirvi per essere conosciuto dal Consiglio regionale. Anche se avrete, ripeto, più tardi tutta la serie degli atti che si sono conseguiti. La riunione del Comitato istituzionale di coordinamento è convocata per discutere una proposta di programma di sviluppo integrato, finalizzato alla promozione e alla valorizzazione dell'area del Gennargentu. Negli ultimi mesi il confronto fra Regione, enti locali, provincia di Nuoro, e le forze economiche e sociali del territorio è andato avanti positivamente. Si sono svolti diversi incontri in sede tecnica, finalizzati alla costruzione di un programma di sviluppo nel quadro degli indirizzi formulati dal CIC al momento della sua costituzione. Un contributo importante è venuto dalle forze economiche e sociali, che hanno manifestato in modo esplicito la volontà di partecipare attivamente al processo istitutivo del parco. In questo senso pare opportuno definire una sede di confronto unitaria e permanente anche per le forze sociali, al fine di garantire organicità e coerenza alle diverse proposte, soprattutto alle decisioni finali che dovranno essere adottate. Siamo in possesso di un quadro programmatico di riferimento che consente di delineare un percorso con scelte conclusive e impegnative. La segreteria tecnica del Comitato istituzionale di coordinamento ha elaborato i documenti sulla proposta di programma di rilevanza regionale per l'area del parco, il progetto di informazione e sensibilizzazione, con la realizzazione degli sportelli sul territorio, le linee guida per la valorizzazione dell'economia rurale con priorità per le attività agrosilvopastorali, la qualificazione e l'integrazione delle stesse con il turismo naturalistico e ambientale. La Giunta regionale ha operato una prima riflessione riconfermando la funzione e il ruolo primario del Gennargentu nella costruzione del sistema regionale delle aree protette ed esprimendo un preliminare giudizio positivo sulle proposte che sono alla attenzione del CIC. Nella riunione odierna i documenti saranno illustrati, discussi e possibilmente, cioè il giorno in cui abbiamo fatto il CIC, definendo le modalità e i tempi di conclusione del processo. La discussione e il confronto svolti consentono a tutti gli attori a diverso titolo coinvolti di operare scelte consapevoli e meditate, senza inutili e dannose forzature, ma anche evitando ritardi e passività ed atteggiamenti dilatori. Abbiamo più volte ribadito che la creazione del parco non può essere considerata come uno strumento per risolvere tutti i problemi economici e sociali che investono quest'area. Il parco, se correttamente realizzato, senza l'adozione acritica di modelli esterni, può rappresentare uno strumento importante per avviare in quest'area uno sviluppo di qualità, uno sviluppo che sappia coniugare benessere economico e sociale, protezione e fruizione delle risorse ambientali e rafforzare i valori e le radici della nostra identità. Questa impostazione non vuole essere una mera affermazione di principio; se condivisa impone scelte, azioni, rapporti istituzionali conseguenti e impegnativi. Bisogna evitare due posizioni opposte che in passato si sono confrontate e scontrate: da una parte c'è una corrente di pensiero che ritiene di realizzare il parco con atti dirigistico-burocratici, guardando a modelli esterni, con un processo di omologazione che vorrebbe unificare tutti e tutto. E' questa una posizione elitaria (?) che non entra in contatto diretto e attivo con le comunità locali, gli usi, i costumi e le tradizioni, e che rispetto ad essi si pone in una posizione di vertice e di dominio. Esiste un'altra corrente che ritiene che lo sviluppo del territorio e la protezione delle sue risorse sia compito esclusivo di processi spontanei di sviluppo locale. Entrambe le posizioni se forzate ed estremizzate sono solo funzionali al mantenimento dell'esistente. La storia lunga e infinita della istituzione del parco del Gennargentu è stata fortemente condizionata da queste posizioni, che forse in modo necessariamente schematico e semplificato abbiamo evidenziato. Quando si affrontano questioni complesse e profonde, come quelle legate all'uso del territorio e delle risorse in esso presenti, alle consuetudini, agli usi, ai costumi, alle forme di organizzazione produttiva, il confronto, il dialogo e la reciproca capacità di ascolto senza pregiudizio non possono essere elusi da nessuno. Il tema degli strumenti e degli organi di governo del parco deve essere ricondotto all'interno di questo quadro di riferimento, non può assumere i caratteri della contrapposizione, della divisione dei ruoli istituzionali tra chi detta le regole, chi le esegue e chi le subisce. La nostra riflessione e la nostra azione in questi mesi di assunzione della responsabilità di governo regionale è stata indirizzata al rafforzamento della cooperazione e della integrazione del sistema istituzionale fra le istituzioni e le forze sociali a tutti i livelli, ispirato a un metodo democratico nel quale la ragione non si pone in una posizione di vertice rispetto al sistema delle autonomie locali, ma si confronta con esso in un'ottica di dialettica costruttiva. Le proposte di modifica della legge quadro nazionale sulle aree protette formulate in sede di costituzione del CIC, alla presenza di Ronchi, e ribadite alla recente conferenza nazionale sulle aree protette, nascono da questa precisa consapevolezza. Il lavoro di questi mesi, gli incontri, assemblee e riunioni che si sono tenuti hanno rafforzato i nostri convincimenti. Il Parlamento nazionale ha adottato un primo atto che giudichiamo positivo: la distinzione del parco del Gennargentu dall'Asinara con la creazione di due parchi nazionali distinti pone fine a una coabitazione forzosa e artificiale. Questo per dire anche che è possibile e anche in tempi brevi che ci sia una ripresa di valutazione sulla questione della 394, richiesta che è stata posta dal sistema complessivo delle regioni italiane, comprese quelle a statuto ordinario, in un documento unitario al Governo e al ministro Ronchi, alla prima conferenza nazionale sull'ambiente. Noi su questo abbiamo fatto la nostra parte con forza, alla sua presenza con argomentazioni estremamente decorose serie di coerenza statutaria che recuperano tutti i ragionamenti che oggi su questo argomento sono stati fatti; certamente noi oggi riprendiamo il discorso di riaprire noi, riprendere noi il cammino dell'autonomia in ordine a queste materie attraverso una proposta di legge nazionale che vada a cambiare la 394 con attraverso l'utilizzo della nostra capacità di Regione a statuto speciale con valenza costituzionale, cosa possibile, cosa che chiediamo, cosa che renderà molto più facile il cammino in generale su questa materia, sulla materia ambientale. Abbiamo detto che si tratta di un primo passo che non chiude e risolve i problemi ma anzi può aprire una nuova fase, altre questioni rilevanti che incidono sulla potestà istituzionale dei comuni e della Regione su un sistema dei parchi e più in generale il tema della protezione delle risorse ambientali che in Sardegna investe quasi il 20 per cento del territorio regionale non può essere affidato ad una legislazione speciale che si discosta e in taluni casi confligge con una normativa che disciplina la potestà e l'organizzazione del sistema delle autonomie territoriali e incide su materie nelle quali la Regione ha competenza primaria. Sto leggendo questo, è un documento formale approvato dal CIPE, cioè da tutti i sindaci del parco, il tema del governo delle aree protette si intreccia con il tema della pianificazione territoriale, urbanistica, paesistica, agricola, forestale, un insieme di regole di uso del territorio, ordinato gerarchicamente da normative distinte che stabiliscono da un lato il grado di prevalenza di ciascuna regola e dall'altro il soggetto abilitato ad esercitarlo, si pone dunque l'esigenza di armonizzare la normativa territoriale in questa fase all'interno della normativa esistente, il piano territoriale di coordinamento della provincia che non può incidere su norme che nascono da leggi che attribuiscono a soggetti diversi della provincia le competenze sovraordinate rispetto a quelle della provincia, può fornire un quadro ordinato e integrato di tali norme. Le azioni per la promozione dello sviluppo, la perimetrazione e gli strumenti finanziari, il quadro di riferimento per la definizione delle azioni per la promozione dello sviluppo è costituito dai documenti elaborati dai gruppi di lavoro della Regione, della provincia, dagli indirizzi dell'intesa Stato-Regione del 1995, dall'elaborazione della (?) del CIPE, dalle proposte progettuali degli enti locali territoriali, dalle proposte progettuali degli enti locali territoriali, dal contributo delle forze economiche e sociali, caro collega e amico Silvestro, dobbiamo in sostanza operare un censimento ragionato delle iniziative più significative in corso di realizzazione o programmatiche che possano interessare l'area di intervento secondo una metodologia oggi ricompresa sotto la dizione di programmazione negoziale, l'area interessata dal programma dovrebbe ricomprendere i comuni che esprimono formale adesione alla realizzazione del progetto del parco, la puntuale definizione del programma, delle azioni, la definizione degli strumenti finanziari è quindi subordinata al verificarsi delle condizioni favorevoli ed esplicite da parte degli enti locali, esplicite, la definizione della perimetrazione interagisce con il programma di sviluppo, le soluzioni che si daranno a questo aspetto condizioneranno la qualità del programma, la sua organicità, la possibilità concreta di promuovere nuovo sviluppo, esistono due ipotesi di riferimento che devono essere considerate complementari e non contrapposte, le aree territoriali di riferimento sono quelle individuate dalla legge numero 31 del 1989 quando il Gennargentu era considerato un parco regionale e l'ipotesi di studio elaborata della provincia di Nuoro che deve essere assunta come area di riferimento per il parco nazionale, le due ipotesi sono tra loro complementari ed integrate, all'interno del perimetro della 31 si possono operare le integrazioni delle aree territoriali dei comuni che, esclusi dalla 31, hanno chiesto di fare parte del parco nazionale del Gennargentu, si tratta come è noto delle aree ricadenti nella Barbagia di Seulo e del Mandrolisai, ho quasi concluso. Questo metodo da una parte assicura l'inclusione all'interno del parco delle aree di maggior rilevanza ambientalistica e dall'altra rende disponibili i territori nei quali è possibile operare i necessari interventi per la promozione delle attività agricole, pastorali e turistiche, all'interno del perimetro così delineato verrebbero ricomprese le aree attualmente gestite dell'azienda foreste demaniali, è stato detto molto oggi su questo argomento, si tratta di circa 30 mila ettari in parte in proprietà del demanio regionale e in parte a gestione trentennale, su questa questione, vi prego chi deve andare via di fare un attimo di attenzione è stato posto da me a Ronchi a Roma nell'ultimo incontro, dopo i confronti aspri è stato posto ai sindaci del parco, ai sindaci del no a Villa Devoto una domanda chiara e precisa, un problema chiaro e preciso, l'azienda foreste demaniali ha terreni in proprietà, la Regione quindi ha terreni in proprietà, su quelli decide con la sovranità che le compete, anche se la Regione deve sempre rappresentando interessi generali stare attenta alla disponibilità della gente, su queste questioni, sui terreni concessi dai comuni all'azienda foreste demaniali in concessione trentennale per i lavori di forestazione, su questo argomento c'è stata, credo, un'onesta comprensione e disponibilità dei comuni del parco a mettere questi terreni all'interno del parco, quando è nato il problema della perimetrazione del cosiddetto errore dell'intesa è caduta anche questa disponibilità, ora per essere chiari, il cammino lo riprenderemo, l'intesa va ripensata, però va ripensata in questi termini, deve essere chiaro a tutti, compreso il Consiglio regionale, la Giunta regionale, che sulla questione dei terreni di proprietà comunale dati in concessione all'azienda, i comuni con atto deliberativo, con decisione pubblica formale dovranno dire se sono disponibili a mantenere quei terreni all'interno del parco oppure no, il Ministro Ronchi che per un sacco di motivi può avere torti, il motivo è uno solo, il rigore, il rigidismo sulla sua indisponibilità di toccare la 394, ma sulla volontà a superarla di fatto dando alle amministrazioni locali il ruolo all'interno del comitato anche provvisorio poi definitivo, nominando i sindaci di quell'area ad amministrare rinunciando a farsi rappresentare da uomini da lui indicati, questo è stato a me detto, probabilmente se dopo quell'incontro non avessero parlato i due che non c'erano, il Presidente della Giunta, Federico Palomba , e il sottosegretario Calzolaio, quando si dice sutor ne ultra crepidam non è un'offesa al cognome, è che non andare oltre i limiti che ti sono dati dal fatto che non c'eri, che non sai, un minimo di prudenza a tutti viene raccomandato in cose come queste, in cose serie, in cose complesse, dure e difficili, in quella circostanza Ronchi ha detto nomino i sindaci del parco a governare il parco, primo; secondo, sulla materia di cui stiamo parlando per i terreni concessi all'azienda in concessione trentennale, il giorno in cui qualunque comune vuole recedere da questa decisione, receda, lo mettiamo nell'intesa, si rideterminano i confini, il Governo non farà opposizioni, io ho il dovere morale di dire queste cose non perché voglio difendere il Ministro perché queste oltre tutto sono cose di buon senso e lo ringrazio, non va difeso per la rigidità con cui lui difende lo strumento della sua legge nazionale, io lo comprendo anche perché lo difende, qualcuno l'ha detto, attraverso quella legge un movimento importante serio,culturalmente importante, i verdi, da movimento, da cultura, da sensibilità, diventano partito, io questo lo comprendo è una cosa che può essere dal punto di vista della politica compresa però noi non possiamo pagare un prezzo così elevato sulle nostre questioni, sul nostro territorio, sul nostro ambiente e anche sulle nostre volontà. Non possiamo pagare un prezzo così grave per un bisogno che può anche avere un ministro illuminato sotto il versante del suo intuito e delle sue sensibilità. Perché noi siamo sensibili credo al nostro patrimonio e al nostro ambiente quanto lui certamente. Per realizzare il programma che abbiamo ipotizzato, che è stato approvato, che è stato votato, che è stato ritenuto idoneo, si possono attivare diversi strumenti finanziari, per alcuni dei quali è possibile definire da subito una quantificazione di massima, mentre per altri dove è richiesto il cofinanziamento, la misura finanziaria è legata all'intervento privato. L'intervento privato che per esempio è consistente sulle questioni che riguardano soprattutto gli interventi in economia sul parco del Gennargentu. Sono strumenti che possono essere utilizzati per il risanamento dei centri storici, delle infrastrutture, del risanamento delle discariche e dei rifiuti delle energie alternative e che sono resi disponibili se il parco è perimetrato e se esiste l'organismo provvisorio di gestione. La Regione in aggiunta agli interventi ordinari ha attivato diversi strumenti finanziari, il POP ambiente per il primo e il secondo triennio destinato in origine alla nascita dei parchi regionali è stato programmato anche per il Gennargentu. Il programma di sviluppo rurale contiene una misura specifica, io ringrazio l'Assessore Ferrari che adesso non vedo ma che ha compreso l'importanza di questa sensibilità e ha mantenuto nel suo ingresso in Giunta, la capacità di incidere di questa misura nel portare benefici a un territorio che non ne ha mai avuto, il parco può darsi che non porti nuova occupazione, ma certamente mantiene l'occupazione esistente, certamente è una misura contro lo spopolamento, certamente qualche altra iniziativa di impresa può essere assunta, certamente la qualità della vita dei pastori che rimarranno perché quel parco senza i pastori non si fa, non esiste, non esiste perché non è possibile immaginare il Gennargentu senza i pastori. È stato detto dal primo giorno, dal primo gennaio del 1997 che qualunque azione rivolta a realizzare un parco con gli enti locali, con le loro decisioni doveva essere con la gente fondamentalmente e così sarà; se così non sarà il parco non si farà, non c'è ombra di dubbio. La misura rurale era in questa direzione, l'incontro con i pastori della notte di Pratobello era verso questo; la preoccupazione dei pastori di quei paesi anche di quelli contrari al parco. Io oggi spendo una parola, la spendo di fronte a tutti i partiti, a tutte le forze politiche, a tutti i Gruppi che sono qui presenti oggi. Io non so che fine farà il parco, io mi auguro che il processo pur rallentato che ci riporta a maggiore consapevolezza, giustamente a una ulteriore riflessione, giustamente ad una rivendicazione di ruolo per gli enti locali trasparente, nuova, diversa, puntuale, certamente dovrà essere tutto questo commisurato al mantenimento delle risorse anche se il parco non si farà. Questa è una mia idea. Le risorse dello sviluppo rimangano a testimonianza che la Regione non obbliga nessuno, non condiziona e non ricatta, e chi lo ha detto ha detto menzogne. Non ho mai detto, e mai la Giunta ha detto, che i comuni che hanno concessioni e hanno forestazione e non entrano nel parco subiranno una decisione della Regione che toglierà gli operai, che taglierà i finanziamenti, che cambierà il modo dell'approccio nei confronti di questi comuni. Questo anche se si farà il parco; rimarranno gli operai, ci sarà una razionalizzazione mi auguro con la legge di riforma che è in Giunta da cinque mesi e che non è strumento secondario in ordine al bisogno di accompagnare ai parchi strumenti di democrazia, strumenti di trasparenza, strumenti nuovi. Gli operai rimarranno non per lucidare le foglie, rimarranno in una razionalizzazione, in una capacità di mobilitazione all'interno di perimetri dove servono, non dove non servono. Queste sono le cose per le quali debbono essere sicuri i comuni, però decideranno, decideranno con deliberazione se vogliono o non vogliono mantenere quei territori all'interno. Perché va detto da oggi, da subito che il parco del Gennargentu senza i terreni concessi dai comuni in concessione trentennale all'azienda non è possibile realizzarlo. Si farà un'altra cosa, si farà un altro parco, si farà il parco di Seulo e del Mandrolisai, si faranno altre cose ma non si farà il parco del Gennargentu. Senza i trentamila ettari relativi a questo impegno di territorio non è possibile non nascondiamoci più dietro ad un dito. Ai sindaci ho chiesto per l'affetto che porto loro, per quanto credo nella funzione che devono essi esercitare, ad essi dobbiamo ricondurre il consenso, dobbiamo fare sì che siano considerati, ma debbono esserlo e dimostrarlo, i leader delle comunità e debbono essi essere in grado di governare le tensioni, di pilotarle, di portarle a conclusione, di portare i processi a conclusione. Perché il rischio che noi corriamo, cari amici, è che si creino scontri istituzionali tra comuni e province, tra province e Regione, tra Regione e Stato, ma peggio ancora tra aree della Sardegna e aree della Sardegna, tra gruppi di sindaci e gruppi di sindaci come sta avvenendo nel settore della gestione dei rifiuti già in questa fase. Problema del quale parleremo perché conta quanto questo nella delicatezza delle questioni delle politiche ambientali. Altre cose che adesso io non vorrei dire, non c'è il tempo probabilmente per approfondire queste questioni. In conclusione, io ritengo che si debba ripartire da una rivisitazione dell'intesa. Il Ministro Ronchi è disponibile, rivisitazione della intesa vuol dire rimettere ognuno al proprio posto, far deliberare su ogni questione; vuole dire probabilmente recuperare un processo, una attenzione, una volontà di costruire meglio un piano di sviluppo complessivo prima della intesa che riguardi l'area del Gennargentu. Quando il cittadino, quando la donna a gunnedda longa di Orgosolo, va al microfono e dice es comente chi mi siant bocchinde unu fizu a trobea, io non lo capisco. Oppure vuole dire niente, non voglio discutere. Allora invece bisogna portarla con serenità alla discussione. Ogni cittadino, compreso chi è attaccato a su connottu in maniera irrazionale, deve capire che cosa deriva dal parco ad essi. Allora recuperiamo dall'accordo di programma subito, lo dico ai colleghi di Giunta che sono qui presenti e scorporiamolo dal resto la parte che riguarda la sensibilizzazione e l'educazione ambientale. Il piano di sviluppo deve essere costruito prima e complessivo, non dico che al piano di sviluppo devono essere accompagnate le risorse ma quello che sarà il territorio, la sua gestione, quando il parco sarà istituito, prima lo devono sapere le popolazioni, compresa la donna a gunnedda longa che teme che la sottrazione del territorio sia come la morte di un figlio.(?).. queste sono cose assolutamente importanti, noi non possiamo neppure fare finta che non comprendiamo il bisogno di conoscenza e di maturazione che hanno i personaggi del nostro territorio che non hanno avuto la fortuna della scuola, del confronto, della civiltà del coinvolgimento. Allora si riveda l'intesa, si ridia ai comuni il ruolo che essi meritano, siano essi decisivi del piano e della perimetrazione; immediatamente si faccia chiarezza sul fatto che Baunei e Orgosolo in ordine ai terreni comunali, non esiste che possano farne parte, si faccia la verifica sul futuro dei terreni concessi alla azienda foreste demaniali. Credo che con queste cose e anche con la disponibilità del Ministro che ci lascia gli amministratori che vogliamo, che li prende all'interno del parco, dai sindaci del parco, che consente, credo che questo non lo consenta lui, probabilmente lo consente il diritto civile, probabilmente lo consente il diritto civile, probabilmente lo consente l'amministrazione e le leggi del nostro Stato, che possono recedere, in ogni momento, dal contratto quelli che hanno dato le terre in concessione trentennale, io credo che con queste cose, noi possiamo mantenere il dialogo, avere la calma e la pazienza, mantenendo l'obiettivo, un dato certo per i tempi che saranno necessari, senza correre, un'altra volta, a raggiungere risultati quando non c'è la maturazione, la certezza, la volontà nei soggetti che questo debbono decidere; queste sono le condizioni per riprendere il discorso sul parco.
L'auspicio mio è che ci sia un documento unitario che recuperando, credo, come è emerso, tutte le cose che sono emerse dai Gruppi, qui in Aula non c'è una contrapposizione ideologica: sì o no al parco. Ci sono altri problemi, sono emersi nel confronto, si recuperino ad un documento unitario; questo io credo che ci consentirà di rimettere pace in quelle popolazioni, certezze del ruolo ai sindaci e forse un cammino più sereno anche delle istituzioni regionali verso il raggiungimento dell'obiettivo.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 20 e 24.
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