Seduta n.376 del 07/07/2003
CCCLXXVI SEDUTA
Lunedì 7 luglio 2003
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta ha inizio alle ore 17 e 13.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 5 giugno 2003 (370), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che, in data 26 giugno 2003, l'onorevole Silvestro Ladu è stato nominato Presidente del Gruppo P.P.S.-Sardistas in sostituzione dell'onorevole Pasquale Onida diventato Assessore.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Norme in materia di inquinamento acustico". (458)
(Pervenuto il 2 luglio 2003 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri AMADU - RANDAZZO: "Assegno integrativo regionale agli ex combattenti e reduci". (456)
(Pervenuta il 1 luglio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)
dai consiglieri DETTORI - DEIANA - DEMURU - LAI - MANCA - FADDA - PACIFICO: "Norme per favorire l'integrazione sociale e professionale delle persone disabili". (457)
(Pervenuta il 2 luglio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interrogazione FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sul disegno di legge in discussione presso la Commissione territorio del Senato che esclude Sant'Antioco dal novero delle isole minori e conseguentemente determina la sua esclusione dai finanziamenti e dai benefici economici che il provvedimento legislativo prevede a favore delle comunità isolane". (652)
"Interrogazione SANNA Gian Valerio - BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulle ragioni che hanno indotto la ASL n. 5 di Oristano a indire un nuovo bando per due posti di dirigente medico in presenza di graduatoria vigente di precedente concorso". (653)
"Interrogazione Vargiu - Fantola - Pisano - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla continuità territoriale per i cittadini sardi ovunque essi siano residenti". (654)
"Interrogazione GIAGU - FADDA - BIANCU - DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi conseguenze che si avrebbero a seguito della decisione del Ministro delle politiche agricole di riconoscere solo per la produzione del pecorino laziale il marchio di qualità DOP previsto dall'Unione Europea". (655)
"Interrogazione GIOVANNELLI, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione dei collegamenti aerei Olbia-Cagliari/Cagliari-Olbia della Meridiana". (656)
"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sull'anomalo utilizzo di uffici regionali in Sassari". (657)
"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'avvio degli interventi di sostegno previsti dalla legge regionale n. 9 del 2002 (legge sul commercio)". (658)
"Interrogazione GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sul fenomeno di inquinamento da polveri che si è verificato nei giorni 27 e 28 giugno u.s. e che ha interessato la città di Porto Torres". (659)
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Colleghi, ricordo che è all'ordine del giorno, essendo questa una riunione di Consiglio straordinaria, la mozione 116, quindi unico punto all'ordine del giorno, presentata dei colleghi Spissu, Fadda, Balia e tanti altri. Pertanto passeremo immediatamente alla discussione della mozione 116, ma ha chiesto la parola l'onorevole Rassu, ricordo che non può parlare sull'ordine del giorno perché è l'unico punto, sul Regolamento se crede.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Effettivamente, trattandosi di una riunione straordinaria, è l'unico punto all'ordine del giorno. Intervengo per chiedere, se ciò è possibile o comunque per verificarne la possibilità, l'inversione stessa dell'ordine del giorno mettendo al primo punto la discussione del disegno di legge sulle funzioni e i compiti conferiti dallo Stato alle Regioni in attuazione del Decreto Legge del 10 aprile 2001, 180, parlo del Decreto Legge 215 che la Giunta ha richiamato in Aula il 18 giugno durante l'iter istruttorio che lo stesso stava perseguendo in Commissione. Ciò perché la mancata attuazione dei termini di questo provvedimento di legge comporterebbe delle gravissime perdite in risorse finanziarie da parte dell'Unione Europea e da parte dello Stato, ecco quindi l'urgenza e l'impellenza per la discussione ed approvazione in Aula di questo disegno di legge. In Commissione, con l'accordo di tutti i componenti delle varie forze politiche, mi risulta anche che c'è stata un'illustrazione del problema ai Capigruppo che, per quanto mi riguarda e per quanto riferito dai colleghi in Commissione, sono d'accordo in questo senso, ripeto, ribadisco la necessità e l'urgenza affinché questo provvedimento venga discusso immediatamente. In base a questo accordo c'è l'impegno della non discussione in Aula, ma del recepimento immediato, del provvedimento che è stato emendato dalla Commissione durante l'iter dei lavori, affinché non si possa andare a perdere queste importanti risorse con l'impegno poi, nel caso, in futuro, di esaminare compiutamente ed analiticamente le eventuali proposte di legge o disegni di legge che in seguito potessero intervenire in Commissione e in Aula.
Questa è la motivazione per cui si chiede l'inversione come primo punto all'ordine del giorno, riportando come ho detto l'esame del D.L. 415.
PRESIDENTE. Senza voler aprire un dibattito sull'argomento, ma è giusto sentire tutte e due le parti, ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per dire rapidamente che se è vero, come parrebbe purtroppo essere vero, che la Regione rischia di perdere 40 miliardi, che di questi tempi non sono bruscolini (a parte la montagna dei soldi che il Cavaliere nazionale ogni fine settimana promette da qualche parte in Sardegna), se è vero che c'è questo rischio noi non siamo contrari a che il Consiglio regionale provveda anche in via eccezionale e d'urgenza, almeno a recepire la normativa nazionale nel punto essenziale, rimanendo aperto tutto il problema del riordino normativo che l'istituzione dell'autonomia da anni avrebbe dovuto già compiere in materia di ufficio del lavoro e di collocamento. Naturalmente posto che anche questa responsabilità grava in via esclusiva sulla Giunta regionale, sul suo Presidente e sulla maggioranza, che avevano tutto il tempo, anni per provvedere a questo come ad altri adempimenti, noi non riteniamo che questo argomento debba avere la precedenza sulla convocazione straordinaria del Consiglio ad altro fine, pertanto concordiamo sul fatto che vi è l'urgenza e l'emergenza e che questo sia, possa essere e debba essere, il primo punto dei lavori del Consiglio, una volta esaurita la discussione e la votazione sulla mozione per la quale il Consiglio è convocato in via straordinaria.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, penso sia chiaro il pensiero dell'onorevole Cogodi, non ha bisogno di interpretazioni. L'onorevole Cogodi dice che loro sono d'accordo, ma che rimanga come primo punto all'ordine del giorno, se non ho inteso male, della prossima riunione. Adesso, quindi immediatamente dopo, anche in chiusura di questo dibattito, adesso naturalmente siamo qua per discutere la mozione 116 e a termini di Regolamento, se non vi é l'assoluta unanimità io non posso ammettere altre discussioni, sarebbe comunque decisamente irrituale, quindi lascerei questo argomento a dopo, se non le dispiace onorevole Rassu. Adesso andiamo con la mozione 116 che verrà illustrata dai colleghi, dall'onorevole Fadda.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione di sfiducia numero 116. Se ne dia lettura:
CAPPAI, Segretario:
MOZIONE SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRÚ - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO del perdurare e dell'aggravarsi quotidiano della paralisi che affligge il Consiglio regionale e che continua ad indebolire e spaccare la stessa maggioranza che sostiene la Giunta presieduta dall'onorevole Pili;
CONSIDERATO che la maggioranza di centrodestra non è più in grado di garantire stabilmente e sufficientemente la normalità democratica nella nostra Regione, a causa dell'immobilismo che le posizioni personali del Presidente Pili scaricano giornalmente sulla vita istituzionale della Regione;
RILEVATO che questa situazione, nel logorare in maniera quasi irreversibile il significato ed i princìpi stessi della nostra autonomia, ricadono in una fase sociale ed economica della nostra terra di straordinaria gravità e che le crisi aperte su importanti settori dello sviluppo e della occupazione solo in parte possono essere ragionevolmente addebitabili alla congiuntura nazionale ed internazionale, ma assai più chiaramente alla manifesta incapacità e litigiosità del quadro di governo rappresentato del Presidente Pili;
VALUTATO con preoccupazione il mantenimento di prassi e comportamenti istituzionali da parte di alcuni Assessori e dello stesso Presidente di palese disprezzo per la vita democratica del parlamento sardo;
DENUNCIATO che il reiterato rifiuto, da parte del Presidente Pili, di rispettare e dare esecuzione ai voti e ai deliberati del Consiglio regionale, si configura ormai come una sistematica violazione dello Statuto e delle fondamentali regole democratiche nella più importante istituzione regionale;
CONSIDERATO che il recente voto espresso per la sostituzione dell'Assessore dei lavori pubblici ha ulteriormente confermato la inesistenza numerica e politica di una maggioranza in grado di garantire una qualsiasi, accettabile governabilità della Sardegna e che diventa, peraltro, insostenibile e paradossale rimanere inerti di fronte agli ordini e alle direttive che il Presidente Pili si garantisce di volta in volta dai diversi leader nazionali dei partiti del centrodestra contro le volontà autonome dei gruppi e dei partiti isolani;
VALUTATO che tale situazione sta producendo un danno incalcolabile alla collettività sarda, mentre si aggravano le già difficili condizioni del sistema industriale e produttivo, crollano i dati relativi all'occupazione e declinano complessivamente le condizioni della comunità sarda, fatti questi denunciati apertamente da tutte le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali della regione nel recente e partecipato sciopero generale tenutosi lo scorso 20 giugno, ma colpevolmente e superficialmente ignorati dal Presidente Pili nel confronto col Governo nazionale dello scorso 25 giugno;
EVIDENZIATO che questa condizione, denunciata e combattuta da mesi dalle opposizioni, richiama alla coscienza di tutti i rappresentanti eletti dal popolo sardo, il senso di responsabilità e di passione civile che è necessario per superare la condizione di crisi e di paralisi non più sostenibile della Regione;
CONSIDERATO che le forze politiche della maggioranza non mostrano più capacità e responsabilità per rimuovere da sole la crisi che le attanaglia e superare i numerosi vincoli e ricatti che la concezione padronale di Berlusconi ha diffuso e radicato anche in Sardegna e che ha come esponente più esemplare il Presidente Pili;
RILEVATO che anche in altre occasioni, altrettanto cruciali e critiche della vita democratica della nostra Sardegna, il senso civile e la responsabilità politica individuale di ogni consigliere regionale si sono rilevate indispensabili per uscire dalla crisi e rilanciare l'autonomia sarda,
impegna la Giunta regionale
a rassegnare le dimissioni, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 37, comma 2, dello Statuto Speciale per la Sardegna. (116)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per illustrare la mozione numero 116. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, colleghi, io non ho difficoltà ad ammettere un certo imbarazzo nell'illustrare una nuova mozione di sfiducia alla Giunta dell'onorevole Pili. Ciò che è avvenuto in questi giorni, dal momento in cui abbiamo deciso di trasformare in mozione di sfiducia l'intero esecutivo, la richiesta di dimissioni dell'assessore Masala è in realtà qualcosa che non ha riscontro nel passato. Non che siano caduti i motivi di censura morale e politica dai quali eravamo partiti, dell'episodio riguardante le dieci assunzioni al centro di programmazione resta tutta la gravità. E` un episodio che da solo poteva giustificare la censura a vasti settori dell'Esecutivo che del clientelismo più becero ha fatto la sua regola di comportamento fino alle sfide più ostentate, non solo al Consiglio regionale ma all'intera Sardegna. Ma questo episodio, pur grave, è poca cosa di fronte alla situazione in cui ci troviamo oggi. Un'intera Assemblea che aspetta con imbarazzo e sconcerto quello che a tutti appare come lo sbocco naturale di una situazione trascinata anche troppo a lungo. Un Presidente della Giunta resiste all'invito che dalla sua stessa maggioranza gli proviene, l'invito a dimettersi per manifesta inadeguatezza politica, una situazione che non sembra governata dalla politica e che la politica non può spiegare; una situazione invece che dimostra tutto il disprezzo per la politica, per chi la rappresenta e la interpreta in questo Consiglio, per i partiti, per gli stessi cittadini sardi. Ho voluto rileggere e lo consiglierei anche al Presidente Pili, riflettendo sui modi con i quali illustrare la mozione, gli interventi pronunciati in sede di discussione del documento di sfiducia presentato un mese fa. In quegli interventi ho trovato tutti i motivi che avrebbero, allora, dovuto determinare quelle stesse dimissioni che oggi noi richiediamo; ma vi ho trovato anche gli stessi inviti che uomini della maggioranza, compresi alcuni Assessori, rivolgono e quindi non da oggi all'onorevole Pili, l'invito di rimettere al Consiglio il mandato per trovare soluzioni ai drammi che la Sardegna sta vivendo e che l'attuale maggioranza sino ad oggi non è stata in grado di affrontare. Così non è più possibile continuare, questa è la constatazione comunicata dagli onorevoli Fantola, Floris, Oppi, Capelli, Murgia, infatti non si va avanti e non si resta neppure fermi, si arretra.
Si arretra precipitosamente senza apparente possibilità di arrestare questo declino, si arretra nello sviluppo economico e sociale, si arretra quando non si riesce a fermare il precipitare inarrestabile del sistema produttivo industriale, come ha confermato anche l'onorevole Floris l'altro giorno in una conferenza stampa; si arretra quando aumenta il numero dei disoccupati, quando la nuova emigrazione dei giovani diventa preoccupante, quando non si riesce a mobilitare le forze contro il degrado sociale, quando si accentua il declino della capacità amministrativa della struttura regionale, quando non si ha la capacità di programmare il nostro sviluppo, quando non si riesce a spendere le risorse disponibili, quando non si lavora a causa dell'assenteismo in Commissione o in Consiglio, quando non si fanno più programmi in nessun settore. Si arretra quando l'unica preoccupazione del Governo è quella di spartire il potere, gli incarichi, i favori, ai soliti gruppi e alle solite persone.
Di questo arretramento c'è ora, mi pare, una coscienza più diffusa, una preoccupazione più sincera, una coscienza ed una preoccupazione che toccano ormai forze politiche, singoli consiglieri regionali e quasi l'intera Assemblea, tutti fuorché il Presidente! La mozione che ci accingiamo a discutere ha rimesso in movimento il quadro politico ed evitato la tentazione di far scivolare la legislatura verso una conclusione che lasci l'onorevole Pili come unico arbitro del presente e del futuro. Ma perché finora abbiamo atteso invano che il Presidente togliesse dall'imbarazzo prima di tutto i partiti della sua maggioranza e quindi l'intero Consiglio? Quali sono i significati della sua resistenza in un ruolo che l'ha visto soccombere per oltre 160 volte. C'è un disegno di umiliazione del Consiglio, di questo Consiglio regionale, un tentativo di farlo apparire l'organo di una politica vecchia, di additare demagogicamente e populisticamente come causa di inefficienza e di incapacità a decidere. Questa asserita incapacità è provocata giorno per giorno dalla mancata partecipazione dei suoi amici di partito, come è avvenuto anche l'altro giorno in Commissione, ai lavori delle Commissioni e dell'Assemblea, dall'incapacità di dar luogo ad una normale produzione normativa, dall'incuria verso l'organizzazione della macchina regionale, dal blocco di tutte le attività. A questa incapacità un solo uomo, un solo protagonista pensa demagogicamente di mettere rimedio, impedirglielo equivale, nella sua errata visione, nei suoi propositi contorti e del suo padrone romano, a trasformarlo in vittima di un sistema vecchio ed anacronistico in quanto solo lui deve essere protagonista del rinnovamento, tutore dell'efficienza e della decisionalità. Noi non vogliamo cadere nel suo gioco, non vuole cadere nel suo gioco l'opposizione di questo Consiglio che lo indica invece come responsabile dell'umiliazione di questa Assemblea e di molte delle forze politiche della sua stessa maggioranza. A chi dare, se non al Presidente Pili, la responsabilità di pesanti interferenze di protagonisti della vita politica nazionale nei confronti delle forze politiche della sua stessa maggioranza, a chi dare la colpa di un itinerario già tracciato senza alternative sul futuro di questa legislatura, con spregio della dignità dell'intera Assemblea regionale; dopo Pili il nulla se non le elezioni anticipate.
Questo l'ordine del Presidente del Consiglio dei Ministri, un ordine sollecitato dalle ambizioni di sopravvivenza politica del presidente Pili, un ordine che ieri a Olbia Berlusconi ha esplicitato ancora meglio invitando i consiglieri di Forza Italia alle dimissioni. A chi dare la colpa, quindi, del disprezzo della dignità dei sardi che hanno eletto questo Consiglio regionale? Allo stesso modo non occorre molto per comprendere a chi far risalire le spaccature nei partiti alleati, la crisi gravissima in cui alcuni di essi sono stati spinti con pesanti interventi romani. Da Alleanza Nazionale che si trova lacerata dall'allontanamento volontario di tre consiglieri che non accettano ordini sollecitati dal presidente Pili, dalla stessa Alleanza Nazionale che vede il suo capogruppo umiliato nelle sue funzioni e quasi liberato da un obbligo di obbedienza asfissiante verso la stessa capacità di proposta politica, ed anche per l'U.D.R. si deve parlare di lacerazioni prodotte dal presidente Pili ed è così, senza dubbio, per quello che riguarda la situazione dell'Assessore della pubblica istruzione adottato e tenuto all'interno della Giunta nonostante la richiesta dell'U.D.R. di effettuare la sua sostituzione; tenuto in Giunta, anzi, proprio per poter contraddire a quella richiesta e far comprendere all'onorevole Floris quale sia il prezzo che si deve pagare al dissenso e alla discussione interna alla maggioranza.
E non diversa è stata la considerazione riservata ai Riformatori, per loro una patente di inutilità. Così come evidentemente era inutile per Pili la presenza al congresso dell'U.D.C.. Il nuovo segretario, Assessore della sanità, ha fatto rilevare lo sgarbo di un rifiuto tanto più grave nel momento in cui si prospettava un esame importante, forse decisivo; forse anche i congressi fanno parte di un rituale che il nostro Presidente considera una semplice perdita di tempo, un'attenzione eccessiva per chi, come lui, ha invece come unico ed utile riferimento il Presidente del Consiglio Berlusconi, le sue convocazioni, le sue visite, i suoi spettacoli, le sue promesse.
Del resto, sul piano della considerazione non va molto meglio alle organizzazioni sindacali. Per esse le uniche occasioni di interloquire con il Presidente sono gli scioperi generali, due in poco tempo con grandissima partecipazione dei lavoratori e di tantissimi sardi e con scarsissima considerazione da parte dell'onorevole Pili. Un comportamento identico lo ha riservato anche al sistema delle autonomie locali; l'unico modo che essi avranno di dialogare con il Presidente dei sardi non sarà costituito da un tavolo di discussione in cui mettere in campo la dignità della loro funzione e la forza di rappresentanza delle comunità locali; l'unica loro possibilità di rapporto con la Regione in materia di acqua, di urbanistica, di strade, di risorse naturali, di sviluppo e di entrate finanziarie sarà invece quelle delle aule dei Tribunali amministrativi. Non un percorso diretto e privilegiato, ma un percorso tortuoso e dispendioso in termini di tempo ma anche di danaro se vorranno difendere diritti costituzionalmente garantiti, negati in nome di un'efficienza decisionale pretestuosa, quell'efficienza di chi ha lasciato decadere i termini di elezione degli organi democratici per poter assumere decisioni autoritarie tutt'altro che trasparenti.
Altri sono i riferimenti del Presidente, non certo i poteri locali della Sardegna. Altri sono stati i suoi modelli quando ha dovuto compilare i programmi politici, utilizzando documenti altrui ed esponendo se stesso e la Sardegna al ridicolo di chi non ci ha ritenuto capaci neppure di compilare una relazione programmatica da presentare al Consiglio regionale. Ma ben altre erano le intenzioni dell'onorevole Pili nel succedere alla Giunta Floris. Altre in materia di coinvolgimento delle organizzazioni sociali e sindacali, altre in materia di rapporto con le autonomie locali, altre in materia di rapporto con il Consiglio che invece il Presidente, sulla scia del suo potente protettore, considera ora un inutile fastidio, una palla al piede di un Presidente anche lui diverso. Questo fastidio vorremmo togliere ora all'onorevole Pili e tutti i fastidi che la carica gli dà. Questo vorremmo realizzare con questa mozione di sfiducia che può rappresentare il modo di concludere diversamente una legislatura caratterizzata, fin dal suo nascere, dall'anomalia dei comportamenti delle più alte cariche istituzionali, dai tradimenti e dall'acquisto dei voti, da un uso spregiudicato del potere come unica arma di coesione della maggioranza e di ricerca del consenso.
Per poter concludere diversamente questa legislatura non avanziamo qui candidature o proposte che non appartengono a questo momento politico ed ai numeri di questo Consiglio. L'impegno di oggi non è quello di prospettare soluzioni, queste le decideremo insieme ai partiti, a tutti i partiti delle opposizioni che si riconoscono in un progetto politico alternativo. Oggi è il momento di sgomberare il campo, come ha detto qualcuno. Già durante la discussione dell'ultima mozione di sfiducia, appena un mese fa, si prospettarono insieme alle parole di delusione che ho già ricordato, insieme alla rabbia per l'impossibilità di arrestare questa deriva autoritaria che ha preso i connotati di emergenza democratica, si manifestarono dunque da parte di esponenti del centrodestra intenzioni e propositi di dar luogo a soluzioni capaci di evitare il trauma di uno scioglimento anticipato del Consiglio regionale per andare a nuove elezioni. Tale ipotesi è stata però smentita dalla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri che, pur di salvare Pili e non tenendo conto della volontà espressa sia dal Gruppo dei consiglieri regionali della sua maggioranza, sia da autorevoli esponenti del centrodestra, suggerisce ai suoi uomini del Consiglio le dimissioni in massa, continuando a considerare quindi la Sardegna una sua dipendenza nella quale ha collocato un docile commissario pronto ad ogni chiamata e privo di iniziativa politica.
Se l'autonomia ha ancora un senso in questa Assemblea sono sicuro che da gran parte del centrodestra ci sarà uno scatto di orgoglio, rimandando al mittente questa inaccettabile interferenza, come del resto è già stato fatto da alcuni partiti. Solo in questo modo potremo contrastare i continui tentativi di asservimento che sono nella natura della politica berlusconiana; impedire questo disegno non può essere soltanto un ruolo delle opposizioni, deve essere lotta di tutti coloro che credono nei valori di quell'autonomia che ha caratterizzato la storia del nostro popolo, autonomia che non è isolamento, ma può essere anche scontro per la difesa dei diritti e le giuste rivendicazioni del popolo sardo.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla mozione numero 116. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente dico "No", da sardo, dico "No" a questa mozione. Signor Presidente, onorevoli colleghi vorrei subito ribadire che voteremo contro la mozione presentata dal centrosinistra per diversi motivi, innanzitutto perchè pensiamo che un voto contro questa mozione sia la base per sostenere e rafforzare la nostra coalizione. Noi abbiamo sempre dato e ripetiamo oggi che diamo un giudizio positivo sull'esperienza del presidente Floris e sull'esperienza del presidente Pili e riaffermiamo che la stabilità è un valore assoluto, la stabilità è una precondizione per poter governare, se vogliamo quel cambiamento che tutti i sardi ci chiedono.
Siamo convinti che occorre, come abbiamo chiesto, un governo per il cambiamento. Siamo anche convinti che per governare occorre avere una maggioranza stabile. Con la Giunta Floris abbiamo ottenuto la prima maggioranza in 50 anni di autonomia, e quella è stata il frutto di un impegno forte e serio di diverse forze che hanno voluto il cambiamento in Sardegna.
Oggi, anche se ci sono evidenti difficoltà di quadro politico, ci sono anche importanti segnali di sviluppo, ci sono segnali di cambiamento, ci sono risultati apprezzabili ed importanti anche recenti come l'accordo di programma quadro sulle infrastrutture, come il rilancio dell'industria a Ottana, Portotorres e Assemini.
PRESIDENTE. Mi perdoni un momento, onorevole Corona, per ricordare ai colleghi che le iscrizioni devono pervenire entro l'intervento dell'onorevole Corona. Chi non è iscritto durante l'intervento dell'onorevole Corona non è iscritto a parlare. Chiaro questo? Mi scusi, prosegua pure.
CORONA (F.I.-Sardegna). Dicevo, come l'accordo di programma quadro e il rilancio dell'industria. Abbiamo creduto nella forza e nei valori del cambiamento e faremo ogni sforzo per arrivare ai nostri obiettivi. Obiettivi come quello dell'energia, dell'acqua, maggiori risorse e maggiori infrastrutture; in particolare quello della soluzione dello svantaggio dell'insularità e poi la soluzione, avviata, del problema dei trasporti interni. Per questo occorre continuare per questa strada, occorre continuare ad esaltare i valori dell'autonomia, amplificare e portare a Roma con forza le nostre istanze politiche sarde. Anche il Consiglio deve fare la sua parte e la legge sulle scorie è un esempio.
Scusate se torno sulla firma del protocollo d'intesa sulla viabilità, è un passo decisivo per risolvere la continuità territoriale interna, ma lo faccio anche per dire che questa maggioranza ha qualità politiche e determinazione per attuare i suoi programmi e deve farlo con maggiore determinazione, come ci impone l'attaccamento alla nostra terra.
Gli interessi generali dei sardi passano sopra gli interessi del Consiglio regionale e di ciascuno di noi consiglieri. Sappiamo che in Sardegna esiste un quadro peculiare sardo che nasce dall'esigenza di rappresentare diverse sensibilità politiche come l'insularità e l'autonomia, ma il muro contro muro non fa gli interessi dei sardi. I sardi hanno dato una forte indicazione, se è vero come è vero che nel 1999 l'elezione del Presidente alla Regione non era diretta, ma è anche vero che esisteva anche allora una forte volontà popolare di scegliere il Presidente della Regione.
Abbiamo dato la disponibilità a soluzioni concordate, siamo stati e siamo per la stabilità ed oggi sosteniamo con coerenza questa maggioranza e questo Presidente. Io da sardo dico "No", noi diciamo "No" e votiamo contro questa mozione per sostenere l'impegno del Governo nazionale, del Governo regionale, dei parlamentari sardi, del Consiglio regionale sui monopoli, sulle scorie, sulla chimica, sulle infrastrutture. Da sardi diciamo "No" e votiamo contro perchè pensiamo che questo impegno non debba essere vanificato, questo impegno deve essere sostenuto e rafforzato..
PRESIDENTE. Ho iscritti a parlare otto consiglieri. E` iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Presidente, ad onor del vero, mentre venivo in Consiglio riflettevo su questa mozione e mi è venuto il dubbio: "Ma che c'è da dire di nuovo rispetto a quanto non sia stato detto tutte le altre volte?" Effettivamente è imbarazzante ritrovarsi in un Consiglio a dire sempre le stesse cose, perchè poca volontà c'è di parlare per ascoltarsi, per entrare davvero nel merito dei problemi senza pregiudizi ideologici o di altra natura.
E nel merito di questa mozione, ma soprattutto nel merito del dibattito che si è sviluppato all'interno della maggioranza, io credo che vadano semplicemente ribadite alcune cose. La prima cosa che voglio dire è che il fervore con il quale il presentatore della mozione, l'onorevole Fadda, si concentra e si arrabatta nella necessità di difendere le ragioni dell'onorevole Floris piuttosto che dell'onorevole Fantola, più che nelle ragioni degli onorevoli vari ed eventuali, peraltro appartenenti ad una coalizione diversa da quella a cui lui fa riferimento, appaiono quanto meno sospetti. Forse è vero che esiste questa grande voglia di Democrazia Cristiana, di ritornare al passato, di ritornare alle cose già conosciute. Guardate, questo non ci appartiene, noi non abbiamo nessuna voglia di tornare alle cose conosciute, noi non abbiamo voglia di riproporre una politica fatta di vecchie cose; il tentativo sul quale effettivamente l'onorevole Pili può aver sbagliato è proprio questo, di fare una politica diversa da quella che purtroppo per molti anni si è fatta in questa Regione. Allora, i suoi errori sono quelli di aver lavorato, pancia a terra e testa bassa, per portare a casa qualche risultato per la Sardegna e, ad onor del vero, va detto che questi risultati sono stati portati a casa. Perchè quelli che voi valutate, colleghi dell'opposizione, come risultati dipendenti dal rapporto col Presidente del Consiglio Berlusconi, per noi sono risultati politici, perchè sono arrivati in Sardegna progetti, sono arrivati in Sardegna soldi per realizzare le opere, sono arrivate in Sardegna possibilità, occasioni di sviluppo. E queste sono le cose che il presidente Pili in prima persona ha portato a casa e sono risultati per l'intera Sardegna.
Di questo vogliamo discutere? Perchè se vogliamo discutere di questo, discutiamo del merito della politica che è stata fatta, possiamo anche discutere di tutto quello che non è stato fatto, perchè è vero c'è tanto, però sempre del merito non delle giustificazioni o delle difese d'ufficio che peraltro in questo caso non sono richieste. Credo che un altro errore che ha fatto il presidente Pili è proprio questo di non aver accettato le logiche della vecchia politica, di non aver accettato le logiche bottegaie per cui le cose si devono discutere sempre dopo le 11 di notte in ristorante, nelle piazze segrete, nelle case di qualcuno.
La politica, il presidente Pili, ha proposto che si porti in quest'Aula, ha proposto che si discuta all'interno dell'Aula, alla luce del sole quello che va bene e quello che va male. Il senso di questa discussione di oggi credo che sia proprio questo, sostanzialmente di far cadere i veli, perchè onestamente non se ne può più. Questo è un Consiglio ingessato, imbalsamato dietro a mozioni di sfiducia, dietro a problemi che avviluppano questo maggioranza, parliamone fuori dai denti, votiamo come riteniamo in coscienza di dover votare, portiamo la discussione ai cittadini della Sardegna perchè valutino onestamente che cosa è stato fatto, che cosa resta da fare e se quello che è stato fatto sia stato fatto bene o male; e ciascuno si assuma la responsabilità politica di quello che ha fatto e di quello che ha detto o di quello che non ha fatto o non ha detto.
Da questo punto di vista credo che i sardi abbiano diritto di sapere, di conoscere fino in fondo quello che realmente è capitato in questa maggioranza, quello che realmente è capitato all'interno di questo Consiglio regionale, quello che è capitato realmente all'interno della politica sarda. Io personalmente sono convinta che il presidente Pili abbia alcune responsabilità, ma le responsabilità che io addebito al presidente Pili sono diverse da quelle che spesso ho sentito in quest'Aula. Il problema è quello di non poter accettare che il tempo della politica sia dedicato alla mediazione in quanto tale, il tempo della politica va dedicato alle cose da fare, "al fare" per il bene della Sardegna.
Questo credo che il presidente Pili l'abbia fatto, che poi lui sia riuscito a farlo all'interno di mediazioni continue o di coinvolgimenti continui, questa è una cosa che può essere discussa, ma gli obiettivi che ci eravamo prefissi, questi obiettivi sono stati raggiunti. Peraltro già in altre occasioni io ho avuto modo di far notare che all'inizio, all'origine della nascita di questa coalizione più volte io stessa avevo chiesto al presidente Floris di individuare alcuni punti fondamentali che avrebbero caratterizzato il Governo di centro destra. Questa maggioranza non lo aveva fatto, non lo aveva voluto fare, non era riuscita a farlo. Perchè oggi dunque accusare il presidente Pili di averlo fatto, di aver individuato come punti nevralgici per lo sviluppo della Sardegna il problema dei trasporti, il problema dell'acqua, il problema del rapporto col Governo, perchè ancora una volta, caro collega Fadda, è banale, assolutamente banale il fatto che venga utilizzata la solita nenia nel rapporto tra la Regione Sarda e il Governo nazionale, tentando di ridicolizzare, di ricondurre tutto quanto ad una subalternità del presidente Pili al Presidente del Consiglio Berlusconi. Guardate, non è così ed io penso che a volte la banalità di alcune affermazioni sia semplicemente legata alla pura e semplice invidia. Credo che, conti alla mano, e i conti si possono fare quotidianamente, e su tutte le cose che sono state fatte, sono arrivate in Sardegna delle risorse preziose che sono state concesse dal Governo nazionale ma solo e soltanto perchè il Governo della Sardegna ha fatto delle precise richieste, sono stati presentati progetti, sono state discusse nel merito le necessità e le esigenze finanziarie che questa Sardegna aveva. Questo è stato fatto, poi nessuno chiede a nessun altro di avere simpatia o antipatia nei confronti di uno o di un altro rappresentante del Governo nazionale, questo non ci interessa assolutamente; io credo che vada riconosciuto al Governo nazionale di aver valorizzato la Sardegna in un confronto che è stato anche conflittuale, nonostante sia stato pacifico e sereno. Il fatto che non ci siano state le masse popolari che assediavano Palazzo Chigi non significa che il nostro non sia stato un atteggiamento rivendicativo nei confronti del Governo nazionale, con l'unica differenza che questa volta le risorse sono arrivate, gli strumenti sono arrivati e le opere possono essere varate. Questo fa una differenza fondamentale, dopodiché ci si chiede perchè mai il presidente Pili deve andare a casa, perchè non ha raggiunto l'obiettivo, perchè non ha lavorato per la Sardegna, perchè non va bene quello che ha fatto? Di questo deve discutere una mozione politica, quale quella che si è presentata oggi, non di altre cose che, diciamocelo francamente, aleggiano in quest'Aula da molti mesi, ma nessun ha il coraggio di chiamarle con nome e cognome.
Il presidente Pili deve andare a casa perchè ha rovinato le botteghe delle lobby sarde, questa è la verità vera, perchè ha stabilito regole con le gare internazionali che hanno escluso le lobby economiche della Sardegna delle pastette che finora sono state fatte.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
BALLETTO (F.I. Sardegna). L'alternanza Presidente? Uno di maggioranza ed uno di opposizione?
PRESIDENTE. Uno di Forza Italia ed uno da A.N.
E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. Sardegna). Non c'è nessuno iscritto dell'opposizione?
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, credo di essere stato chiaro, lei sta provocando, capisco! Però io ho dato la parola all'onorevole Diana che sta alternando le richieste di iscrizioni a parlare con Forza Italia, prego.
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Io parlerò poco, grazie Presidente; colleghi, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, nessuno può ignorare la grossa difficoltà nella quale versa nel momento contingente l'istituzione che rappresentiamo. Nessuno può sottacere che questa difficoltà è patita forse ancora di più dai nostri elettori e dalle nostre popolazioni dei quali e delle quali, non lo dobbiamo dimenticare, ci siamo impegnati ad essere garanti e testimonials. Su di essi si riflettono pesantemente in negativo le nostre debolezze, le nostre indecisioni, il nostro egoismo e le nostre artate divergenze che di fatto si riducono in uno scarso pragmatismo con conseguente ed ingente danno per la comunità. Sostengo qui che proprio questi punti di debolezza ci hanno portato oggi a discutere su una mozione che per le risultanze pratiche, ovvero per l'utilità conseguente che sortiranno dal voto finale, non posso certo definire di spessore. Ciò perchè in ogni caso apporteranno uno scarso indotto alla salute dell'istituzione e soprattutto a quella dell'economia dell'Isola, vessata dalle emergenze e dalle contrarie congiunture che abbisogna invece di una terapia che coinvolgendo davvero il senso civile e la responsabilità individuale di ogni consigliere regionale ci consenta di uscire dalla crisi e rilanciare l'autonomia sarda.
E` davvero questo che Alleanza Nazionale chiede ai consiglieri regionali; l'appello ovviamente è rivolto in particolare ai consiglieri del centro destra perchè ancora uniti non sentano le voci neppure troppo melodiose di sirene ingannevoli che mirano allo sfascio dell'esistente per una restaurazione difficile da realizzare. Muoiano dunque Sansone e tutti i filistei, questi ultimi però, per disavventura, sono rappresentati dallo stesso popolo sardo. Certo le sirene tentano di trarre profitto dalla favorevole congiuntura, dalle altrui disavventure o momentanee divergenze sempre possibili e sempre presenti nei gruppi e nelle coalizioni. Badate, queste divergenze sono riscontrabili in questo momento ed in maniera palese anche tra i ranghi dell'opposizione e persino tra uomini dichiaratamente schierati nello stesso gruppo politico, tanto che ho la sensazione che alcune sirene abbiano tratto in inganno altre sirene. In politica, è vero, si coglie la palla al balzo, ma questo, se la politica è seria, quando la presa è servente all'interesse pubblico. Si dice che la politica sia anche l'arte del trasformismo e degli improvvisi e repentini cambiamenti di rotta, tuttavia l'elettore si chiede come e perchè da un'annunciata richiesta di sfiducia rivolta ad un solo componente dell'Esecutivo si possa passare, neppure esaurito il breve spazio di un mattino, ad un atto politico più corposo quale quello che si discute in Aula. Quali interessi generali e particolari intendono perseguire i colleghi dell'opposizione? Che cosa li ha indotti a modificare improvvisamente il loro agire politico? Ci auguriamo, per un rispetto dell'intelligenza, che tutti i firmatari della mozione abbiano valutato appieno le possibili conseguenze, con proiezione a venire dei relativi scenari. L'atto politico in trattazione, qualsiasi possa essere il pronunciamento del Consiglio, non potrà essere produttivo di positivi risultati nel breve e medio periodo, con la conseguenza, purtroppo, a carico dei cittadini che rappresentiamo, di fermare le macchine della ripresa sociale ed economica e di alimentare ulteriormente, enfatizzandole, tutte le problematiche per le quali il sistema nella sua totalità ed i sardi versano in grossa sofferenza. Questa ripresa è invece possibile senza fermate come questa che si vuole imporre. Innaturale, non fisiologica e non funzionale e come tale negativamente influente sui tempi di percorrenza delle macchine. Dunque il centro destra reietta ogni contraria istanza ed ambizione di persone e di gruppi, deve riprendere con il pragmatismo necessario il lavoro impostato, pesante ma satisfativo per la realizzazione del suo programma di Governo come prospettato all'inizio della legislatura e come modificato per le esigenze emerse durante il corso della stessa.
Per fare questo però occorre una superiore collegialità al fine di decidere con il massimo dei consensi sulle grandi scelte; occorre davvero inventare una cabina di regia o un Consiglio di gabinetto, occorre imporre a se stessi e a tutti i soggetti coinvolti i tempi e i modi dell'agire politico ed amministrativo, occorre affidare ed assumersi responsabilità. Ogni lavorazione, insomma, deve essere condotta rispettando un "pert" precostituito e studiato che indichi i soggetti responsabili dei singoli momenti procedimentali e il suo responsabile finale, assegni ad ognuno di essi tempi di lavorazione, preveda un costante monitoraggio in corso d'opera che sia pronto ad intervenire per positivamente decidere su possibili scostamenti, aggiustamenti e modifiche necessarie.
Ritengo anche che collegialità e fattiva programmazione non bastano. Chi governa e gli apparati collegati abbisognano di un generatore che attraverso cavi appropriati conducano energia sufficiente ai singoli apparecchi illuminanti; le lampadine infatti si possono accendere e spegnere solo se ad esse giunge sufficiente energia, nessuno può pretendere di accenderle o spegnerle se non vi è un generatore a monte ed una conduzione adeguata. Questa immagine mi torna utile per chiarire un altro concetto, e segnatamente il concetto di autonomia della quale studiosi e non discutono, discettano e blaterano sin dall'Unità d'Italia. Il concetto estremizzato sino allo snaturamento del significato da alcune parti politiche ha significazione piena e va difeso ad oltranza, solo se inquadrato nel contesto normativo vigente, certo superabile da modifiche che chi legifera può apportare, ma soprattutto se lo si riferisce, naturalmente applicandolo, al generale contesto di riferimento ricavabile principalmente dal diritto naturale e dalla filosofia del diritto. Quello normativo, ricavabile dalla Costituzione e dalla leggi di attuazione, è di tutta evidenza, né serve ricordarlo in questa sede anche se è opportuno riferirci e rapportarci ai legami che ci uniscono alla nazione, all'Europa e al contesto nazionale. Come detto le leggi sono mutabili e sono mutate da chi è abilitato a legiferare, ma esse non potranno trovare terreno di pratica applicazione ove non ispirati al diritto naturale e alla specificità degli umani, alla costruzione societaria che nasce proprio dalla specificità naturale delle persone, per questo difficilmente sovvertibile. Voglio dire che l'autonomia, intesa nel senso di non dipendenza politico-amministrativa e di capacità di autoregolare i propri comportamenti ed i propri spazi, non potrà mai essere totale. Può certo aumentare o diminuire a seconda che riusciamo o meno a conquistarci una dimensione che molto spesso dipende ad altri; calzante anche se forse troppo scolastico appare l'esempio del bambino che giorno dopo giorno libera, con la crescita capacità ed iniziative per affrontare e diventare adulto in piena responsabilità, le cose della sua esistenza. Talvolta, una volta adulto le affronterà fuori dagli schemi imposti dai genitori e da essi assimilati, in assoluta libertà di scelta ma sempre legato a questi ultimi da un diritto naturale dal quale l'uomo non può prescindere, che privilegia famiglia e comunità, coinvolgendoli in ogni caso almeno emotivamente.
Abbiamo abusato ormai da qualche decennio, ricavando il concetto da un Enciclica del '31 del vocabolo di sussidiarietà. Affermiamo oggi di condividerne, di volerne applicare i più elevati contenuti. A ben vedere sussidiarietà ed autonomia in un sistema equilibrato sono termini correlativi come quelli di libertà e legge, l'uno implica l'altro, l'uno non può stare senza l'altro. Se è così è pure giusto che ogni soggetto, ogni comunità di ogni ordine e grado sia tenuta nella insopprimibile dignità di poter fare, nel rispetto del contesto di riferimento, quanto sa e può. Se è così è giusto che per le cose di maggiore momento, sempre nel rispetto del contesto di riferimento e per le quali i soggetti delle minori comunità non possono intervenire, altri siano deputati ad agire per risolvere e realizzare con la possibile condivisione - passatemi l'espressione - dei soggetti latu sensu, non capaci e non all'altezza. Da tutto questo discende ed è di tutta evidenza che l'autonomia è direttamente collegata alla nostra capacità di rendere autonomi noi stessi; l'autonomia è un qualcosa dalla quale dobbiamo prima appropriarci e poi imporla agli altri. L'impegno è dunque quello di crescere e con riferimento all'esempio scolastico del bambino quello di diventare davvero adulto. Il problema sta nel conquistare la ricercata autonomia attraverso una forte spinta alla nostra crescita globale, da realizzare senza ulteriori fermate e senza crisi al buio, da costruire tassello per tassello, spesso con il coinvolgimento di organi sovraordinati, sottoscrivendo con essi accordi forti e convincendoli a rilasciare ampie deleghe di poteri che per legge non ci appartengono, ma convincendoli anche che siamo interlocutori validi ed affidabili, i quali sanno orientare le loro scelte su obiettivi condivisi e condivisibili, in linea con gli interessi di una comunità allargata che va anche ben oltre la nostra. Queste cose si devono realizzare senza ulteriori fermate, piuttosto con una ripartenza che ponendo alla base quanto detto sui comportamenti in generale dei politici e dell'apparato servente, curi fondamentalmente il routinario e l'organizzazione, le emergenze e lo sviluppo legato principalmente alle riforme. Quanto al routinario è da dirsi che va pur esso riformato. Occorre ricostruire il rapporto Regione-cittadino, Regione-enti locali e, consentitemelo, Regione-struttura...
PRESIDENTE. Concluda la prego.
DIANA (A.N.). Il cittadino abbisogna di un interlocutore che lo aiuti a migliorare il suo modo essere e di esistere, anche attraverso la semplificazione e lo snellimento dei quotidiani ed ordinari rapporti con l'istituzione. La Regione e i suoi apparati devono essere lo sportello a tutto campo, unitamente agli enti locali minori e a quelli strumentali per le necessità dell'utenza. Le lungaggini e la pesantezza dei procedimenti, i tempi lunghi imposti da un'organizzazione che l'utente definisce borbonica, motivi della difficoltà di dialogo e della disponibilità allo stesso, se anche nei nostri interlocutori non li aiutano nella realizzazione delle loro idee progettuali li sacrificano enormemente anche a livello economico, li fanno, alla fine, persino desistere dalle loro imprese. Non è questo il modo di crescere. Alleanza Nazionale ha fatto le sue proposte sulla materia, legandole anche al rapporto con gli enti locali e alla devolution, in sintonia con quanto comandato e concesso dallo Statuto regionale, nel contesto ha anche alta significazione la riforma globale degli enti strumentali della Regione, via le elefantiasi di enti, procedimenti e passaggi burocratici; bisogna essere sempre pronti a farvi fronte con un'organizzazione, costruire di volta in volta o precostituire unità di crisi poco importa, che collegialmente operando porti le diverse problematiche alle soluzioni più appropriate ed in un ogni caso a noi più favorevoli. Il pacchetto dei programmi di A.N. era ed è noto a tutti quanti, molte sono depositate: sostegno alla famiglia tradizionale, alle comunità giovanili, forme di garanzia e fidi nel terzo settore, istruzione di un fondo per il medio credito in Sardegna, politiche giovanili, riforme del regime fiscale, continuità territoriale di merci e passeggeri, piano sanitario regionale, razionalizzazione dei costi, spesa sanitaria, distretti...
PRESIDENTE. Onorevole Diana lei ha terminato perchè il suo tempo è finito in abbondanza. La prego non posso concederle altro tempo, grazie.
E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S. - Sardistas). Presidente, colleghi finalmente siano arrivati alla questione delle questioni, quella questione tanto attesa, sussurrata da mesi, anzi da anni: la questione della legittimità del Governo da parte di Mauro Pili e del centro destra sardo, perchè questo è il vero senso di questa mozione di sfiducia, sbandierata più volte nei corridoi e sui giornali dalle opposizioni e finalmente approdata in Aula grazie anche all'insperata congiuntura della scissione di tre consiglieri di Alleanza Nazionale. Come in un gioco di specchi che si riflettono nel tempo, siamo davanti alla medesima situazione che ci si è presentata all'avvio di questa legislatura nefasta, quando i voti di pochi bastavano per condizionare tutta la politica sarda e la sua massima espressione assembleare: l'istituzione autonomistica del Consiglio regionale. Allora erano in pochi a rendere prima possibile e poi vano ed infine nullo il successo elettorale del centro destra e soprattutto del suo candidato presidente Mauro Pili, forte di un consenso elettorale personale che valeva e vale ancora 151 mila voti, quasi il doppio di quelli riportati dal suo avversario, il davvero onorevole Gian Mario Selis, nel senso della stima profonda che nutro nei suoi confronti. Oggi però quei voti sono sempre lì e sempre lì purtroppo sono anche le terribili condizioni di instabilità che non hanno consentito al centro destra sardo di governare, di governare appieno, ma di farlo sempre con la spada di Damocle sul collo; una spada che ci ha costretto più volte a partorire delle soluzioni di vario tipo, alchimie di governo, incastri che a volte però si sono rivelati felici ed utili sotto il profilo della qualità politica, altre volte invece hanno dimostrato tutta la loro strumentalità ed in ultima analisi hanno certificato qualcosa che assomiglia ad un fallimento. Io caro Mauro, non starò qui ad elencare le cose che la tua Giunta non ha fatto, né quelle, e sono tante, che invece ha fatto.
Gli elettori sardi, tutto sommato, sono informati e saranno consapevoli al momento del voto fino a che punto il centro destra non ha saputo governare e dove invece inizia la strada dell'impossibilità di governare, quando manca quell'energia necessaria, come sottolineava poc'anzi l'onorevole Diana, e perfino l'impossibilità di legiferare con un Consiglio che è inchiodato da settimane, da mesi, da mozioni ed ordini del giorno che, per quanto utili, condivisibili, sottraggono però a noi legislatori il tempo necessario, il tempo sufficiente per studiare i problemi e farli diventare leggi di questa Regione. Caro Mauro, io non elenco i tuoi pregi che so che sono tanti e nemmeno il tuo difetto, probabilmente, quello di non aver capito che, con tanti alleati sulla carta, tutti avevano bisogno - diciamo così - di essere ascoltati, anche oltre le umane tue possibilità. Se questa mozione di sfiducia come molti danno per scontato avrà il "sì" dell'Aula, si faccia dunque, si faccia ora onorevoli colleghi, una Giunta, perché una Giunta serve per arrivare alle elezioni, sbrigando le questioni più urgenti, come quelle dei fondi europei sollevata prima dall'onorevole Rassu. Ci sono molte questioni che attendono una risposta in quest'Aula, poi possiamo andare pure alle elezioni, andremo alle elezioni con la legge elettorale che, qualunque sarà, premierà certamente una coalizione consentendole di governare. Permettetemi la presunzione, ne sono convinto, Mauro Pili vincerà di nuovo e dimenticheremo per fortuna l'angustia di questi anni. Il centrodestra sardo, solo allora, libero da qualunque tipo di laccio, potrà governare davvero e marcare finalmente la differenza con le opposizioni, con quelle stesse opposizioni che male e peggio di noi hanno guidato la Sardegna negli ultimi 15 anni.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Sarò brevissima, Presidente, anche se avrei preferito parlare, visto che non c'è un'alternanza tra centrodestra e centrosinistra, dopo un'alternanza all'interno della coalizione, quindi avrei gradito sentire parlare qualcuno che rappresenta i partiti che si chiamano centristi e invece sono costretta... onorevole Giagu scusi, tanto parlo cinque minuti... sono costretta invece a parlare al buio, salvo le informazioni che sono derivate dai giornali che però non sono la sede istituzionale in cui si discute una mozione di sfiducia. Premetto che Alleanza Nazionale, lo avete già saputo tutti dai giornali, con molta probabilità voterà contro la mozione di sfiducia, quindi riconfermerà la sua fiducia a Mauro Pili, ma non solo per quello che ha fatto o per quello che potenzialmente può fare lui e la sua Giunta e non si tratta, onorevole Fadda che non vedo, di salvare Mauro Pili, ma si tratta a mio giudizio di salvare o di tentare di salvare un progetto politico in cui Mario Pili, Mauro Pili, chiedo scusa perché faccio ogni tanto questo piccolo acronimo Mario Pili, perché questo centrodestra è nato con Mario Floris ed è poi stato ereditato da Mauro Pili, però il centrodestra, l'Aula sta dicendo, non è riuscito a portare avanti questo progetto politico, ma mi permetto di dire che non è il centrodestra o qualcuno che è particolarmente irresponsabile in questo centrodestra, ma tutta l'Aula non è riuscita a proporre un progetto politico qualunque esso sia. Quindi forse, caro Presidente, siamo arrivati ad un punto, quello che si chiama il punto del non ritorno, perché i rapporti sono logorati; voi avete visto, abbiamo dato uno spettacolo che non è stato gradevole, noi di Alleanza Nazionale, perché ci siamo lacerati all'interno per ragioni che sono probabilmente di equilibrio interno del partito, abbiamo però fatto un grandissimo sacrificio politico noi di Alleanza Nazionale, perché abbiamo dovuto con malanimo rinunciare a tre membri del nostro Gruppo, tre persone che hanno sempre contribuito validamente a far crescere il partito. Adesso noi non possiamo più fare conto su di questo, ma non possiamo, noi di Alleanza Nazionale, pagare per tutto il resto della coalizione, noi il nostro prezzo altissimo lo abbiamo già pagato. Allora ci sono alcune cose, caro Mauro, in questa situazione che non vanno tanto bene, c'è per esempio qualcuno che sostiene la maggioranza, che sostiene il Governo di centrodestra, che non ha più nessuno all'interno della coalizione, c'è qualcun altro che sostiene con altrettanta, credo, lealtà il centrodestra, che in qualche maniera ha rappresentato in maniera esuberante. Sembrano sciocchezze, però sono problemi di equilibrio fra gli uomini e le donne, le poche che ci sono qua, che se non si risolvono finiscono per creare delle montagne che sono difficilmente superabili con le normali prassi di dialogo, di convergenza e tutti questi paroloni che qualche volta non servono a niente perché non si affronta, non si aggredisce il problema nella realtà.
Quindi forse questo, caro Mauro, è un momento di chiarezza, è un momento in cui si esce non per colpa del Presidente Pili o della sua Giunta, né della maggioranza che lo sostiene, forse è un momento in cui si esce un po' dalle nebbie, perché l'Aula non è più rappresentata da quelle persone che sostenevano Mauro Pili, che sostenevano prima Mario Floris e che sostengono oggi Mauro Pili. Sono venuti meno alcuni numeri, perché purtroppo le maggioranze si fanno sui numeri, anche se noi volevamo fare un progetto politico e non di numeri perché la presenza, per esempio, di Alleanza Nazionale così strana, due Assessori contro una rappresentanza di consiglieri, di undici come eravamo un tempo, non è un discorso numerico, Alleanza Nazionale non fa un discorso numerico, fa un discorso politico: la presenza di due Assessori di Alleanza Nazionale in una Giunta di centrodestra potrebbe forse essere sempre la stessa numericamente, anche se il Gruppo di Alleanza Nazionale si dimezzasse ulteriormente perché è una presenza politica. Quindi, se la politica è venuta meno in quest'Aula, per una serie di ragioni che non dipendono soltanto da Alleanza Nazionale, bene, si faccia chiarezza, onorevole Pili. Si faccia chiarezza sapendo che Alleanza Nazionale sarà comunque al suo fianco quando vorrà percorrere la prossima autostrada, se vorrà riproporsi credo che noi di Alleanza Nazionale le daremo il nostro sostegno con estrema lealtà; se invece non vorrà riproporsi probabilmente seguiremo il destino che ci lega a lei in un progetto politico molto forte e saremo insieme a lei in un'altra situazione che non sarà forse più di maggioranza. Auspico anche che comunque qualche Giunta, qualunque essa sia, venga fuori prima o poi in questo scorcio di legislatura, perché non sono soltanto le problematiche che sono state esposte dall'onorevole Rassu, ma per esempio c'è tutta una situazione di sanità pubblica che è devastante. Mi permetto di ricordare che in questa Sardegna la Regione dà soldi per la ricerca extra universitaria e trascura in maniera indegna l'università, ma non la Giunta di centrodestra, il Consiglio trascura in maniera indegna l'università. Ricordo a tutto il Consiglio che, se non si mette in atto il Provvedimento 20, che è stato esitato peraltro dalla Commissione, se non passa attraverso l'Aula, le due università non saranno in grado di attivare i corsi di laurea breve; questo significa un danno, onorevole Cogodi, molto più grande di quello che lei stava pronunciando poco fa, perché i nostri giovani dovranno andare a diventare infermieri, radioterapisti, terapisti della riabilitazione a Roma, a Milano, altrove perché le nostre università non sono state supportate sufficientemente dalla Regione che non ha fatto una riforma, ma della Regione come Consiglio, caro onorevole Cogodi, non dalla Regione come Esecutivo, perché l'Esecutivo ha esitato il provvedimento diversi mesi fa.
Quindi, ognuno, credo, in questa sede giustamente si assumerà la responsabilità perché fra un poco ognuno di noi dirà chi sta con l'onorevole Pili e con il progetto di centrodestra che l'onorevole Pili rappresenta in questo momento in Sardegna e chi non ci sta.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà. L'onorevole Vargiu rinuncia.
E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, vorrei fare alcune semplici considerazioni. La mozione, il contenuto della mozione e l'illustrazione che ne è stata fatta se dovesse essere esaminata per ciò che dice ci si rende conto immediatamente che è faziosa, priva di sostanza, che fa niente di più e niente meno di quello che è il gioco che l'opposizione deve fare nello svolgimento della sua attività. Qui in quest'Aula e in questa legislatura vige il principio affermato pubblicamente da un grande esponente nazionale della sinistra più avanzata, secondo la quale l'attività di un'opposizione di sinistra che si rispetta deve essere volta esclusivamente a demolire e ad impedire che la maggioranza che governa faccia alcunché, sia fatto male, sia fatto meno male, sia fatto bene, l'importante è impedire che si faccia, che si consenta agli altri di governare. La dimostrazione che sta facendo il suo lavoro nasce anche dal fatto che in questo dibattito sulla mozione nessuno degli esponenti del centrosinistra prende la parola perché non è tanto il contenuto della mozione che può far pendere il voto in una determinata direzione, quanto far leva sulle lacerazioni che esistono all'interno della maggioranza per affermare un risultato piuttosto che un altro, come dire: "Siete voi della maggioranza, l'avete dimostrato, masochisti, avete esaltato in questo scorcio di legislatura le fratture solo ed esclusivamente per motivi personali, conditevi nel vostro stesso brodo, non abbiamo bisogno di fare nulla per farvi cadere, se non di costituire e formalizzare l'atto, la mozione, attraverso la quale questa discussione ed il dibattito sulla sfiducia si deve svolgere.". Perché se dovessimo parlare, colleghi della opposizione, dei motivi che stanno a sostegno della mozione e parlando al contrario delle ragioni che invece sostengono l'Esecutivo, noi potremmo dire ed affermare moltissime cose che vengono trascurate nell'ambito dell'informazione e quindi all'opinione pubblica, se arrivano, arrivano molto ovattate o nascoste. Perché si dice tanto male di questa maggioranza e della Giunta che rappresenta, però io vorrei sapere come mai in un momento in cui l'economia mondiale frena, trema, regredisce, in Sardegna dal 1999, momento in cui si è affermata la maggioranza di centrodestra, 23 per cento la disoccupazione dati ISTAT, i dati più recenti e più aggiornati parlano del 17,4 per cento. In tutto il mondo si regredisce, aumenta la disoccupazione in America, aumenta la disoccupazione nel Giappone, paesi più avanzati e più progrediti, aumenta nell'Unione Europea, in Germania, in Francia e così via, in Italia diminuisce perché siamo scesi abbondantemente oltre il 10 per cento, oltre il 9 per cento e in Sardegna siamo passati dal 23 al 17,4 per cento. La collega Pilo ha ricordato quali sono i successi della Giunta regionale nei confronti del Governo nazionale e badate che il Governo nazionale non è che abbia occhi di favore solo ed esclusivamente nei confronti della Sardegna perché esprime una maggioranza a sé omologa, non potrebbe farlo in un momento in cui anche la finanza statale è sotto controllo per i noti problemi che esistono...
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, mi perdoni un secondo per richiamare l'attenzione dei colleghi. Non è molto gradevole parlare nella disattenzione totale, quindi vi prego prendete posto, chi invece deve parlare con qualcuno lo faccia fuori dall'Aula. Mi scusi, onorevole Balletto, ma mi sembrava... Prego.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente non è importante, si è ben capito qual è la linea dell'opposizione. L'opposizione non ha interesse a discutere sulla mozione, a confrontarsi sulle ragioni che portano e dovrebbero portare una maggioranza poco poco intelligente, poco poco responsabile a respingerla. E` chiaro, come dicevo all'inizio, noi dovremo condirci nello stesso brodo che siamo stati capaci di portare sul fornello. Quindi si rifugge dalla discussione delle argomentazioni perché la mozione in sé e per sé è priva di contenuti, come dicevo all'inizio, è faziosa, l'opposizione fa il suo gioco, quando c'è necessità di fare ostruzionismo con centinaia e centinaia di interventi a sostegno di una determinata linea lo fa, in questo momento non ha nessun interesse perché è possibile che aprendo bocca e sostenendo ciò che è detto potrebbe verificarsi l'effetto contrario di una maggioranza che poco poco si ricorda di essere maggioranza e si ricompatta rispedendo la mozione nelle mani dei loro firmatari.
Allora che cosa dire ai colleghi della maggioranza che hanno annunciato che voteranno questa mozione? Attenzione, colleghi, perché ricordiamoci che noi siamo qui non per soddisfare esigenze personali, per quanto sostenute da principi corretti, ma siamo qui per rispettare un mandato che è quello degli elettori che ci hanno detto: andate, governate e fate un governo di centrodestra. E` chiaro ed è ovvio che con un'opposizione così agguerrita, con un'opposizione così faziosa, con un'opposizione che ha abusato del Regolamento impedendo al Consiglio di poter svolgere la sua attività, noi non potevamo pensare di lavorare in un terreno spianato, di poter lavorare su tavole imbandite di velluti e di pizzi, ci hanno messo tutti i paletti che erano in grado di mettere e ne hanno messo diversi. Sicuramente sono stati capaci, bisogna dargliene atto per quello che riguarda la loro parte, però noi, colleghi della maggioranza, non dobbiamo intervenire a sostenere l'attività dell'opposizione perché noi dobbiamo avere la capacità di risolvere i nostri problemi all'interno. Il Presidente Pili ha una Giunta nella quale sono presenti otto colleghi che esprimono il centrodestra, mi viene difficile da capire, da comprendere forse anche esagerando da digerire la richiesta e la pressione che arriva da parte dei colleghi al Presidente Pili di dimettersi perché così facendo sta bocciando la propria Giunta; erano in otto in questa Giunta e quindi tutto ciò che è stato fatto sino a adesso è stato fatto collegialmente con il concorso degli otto validi colleghi che provengono dal centro.
Io non voglio pensare che sia solamente un problema di nuovi assetti della Giunta e men che meno voglio pensare che sia solamente un problema di sostituzione del Presidente, perchè quando al Presidente gli si dice "dimettiti e si partirà da un Pili bis", io penso che il Presidente abbia ragione a non dimettersi perchè così come è accaduto in questo ultimo anno di legislatura alla presenza spavalda dei franchi tiratori, il collega presidente Pili sa bene che probabilmente nel conferimento dell'incarico quelle imboscate ci sarebbero ancora e il Pili bis probabilmente non vedrà mai la luce.
Colleghi, chi ha annunciato che voterà la mozione di sfiducia pensi e rifletta perchè non sta facendo il bene del centrodestra, sta aprendo le porte alle elezioni anticipate perchè questa è la linea di Forza Italia, questa è la linea personalmente che io seguirò perchè non accetterò governo che abbia alla presidenza un presidente diverso dal Presidente Pili.
PRESIDENTE. Concluda la prego.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sto concludendo Presidente. Sappiate che stiamo andando verso una strada alla fine della quale c'è un baratro e la responsabilità in questo caso, evidentemente, è di coloro i quali in questa mozione si sono collocati in uno spirito che è critico, e questo lo posso anche comprendere, ma non può spingersi oltre perchè diversamente sarebbe scavare con le mani di pochi la morte di molti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà. E` l'ultimo intervento.
CORDA (Gruppo Misto). Presidente e colleghi, è con molta amarezza, con molta delusione che io mi accingo a fare questo intervento e non dirò parole mie, non ho scritto nulla che possa dare un contributo importante a questo intervento, mi limiterò a leggere una parte del documento politico presentato dal presidente Pili il 13 novembre del 2001: "La missione della politica è duplice, capire, agire, parlare e fare" (dice a pagina 5) "spesso noi parliamo e basta e là fuori c'è chi ci guarda e presto sarà chiamato a giudicarci. Là fuori c'è chi ha riposto le sue speranze in noi tutti e io non voglio tradire questa fiducia" (diceva il presidente Pili) "sono certo che anche per voi sarà così". Poi a pagina 7 continua: "Con eguale attenzione e rispetto vogliamo rivolgerci anche ai colleghi delle altre parti politiche che hanno imboccato con noi il cammino impervio ma suggestivo della Costituente, perciò mentre da un lato chiederemo con forza ai Gruppi parlamentari della Casa delle Libertà di sostenere a livello regionale la nostra battaglia per la Costituente, dall'altro lato lavoreremo intensamente qui in Sardegna per dare contenuti non solo istituzionali ma anche economici, sociali, culturali e politici alla stessa battaglia. Ai sardi interessa la continuità territoriale per i passeggeri e per le merci, interessa un costo energetico al pari delle altre regioni italiane, interessa l'acqua nei campi e nei rubinetti di casa, proprio per fondare la loro autonomia non solo sulle parole vuote di un dogma che non dà né pane né lavoro, ma su un'economia che cammini al passo con i tempi. Il nostro è un popolo che chiede di essere artefice del proprio destino, civile e non soggetto passivo di un mero assistenzialismo, è un popolo insomma che vuole crescere per sua libera determinazione lungo la via della modernità, facendo proprio l'orizzonte dell'unità nazionale e quello ancor più vasto e promettente dell'unità europea. Siamo un popolo di soli un milione e 600 mila abitanti" (continua il Presidente) "ma abbiamo carte peculiari da mettere sul tavolo della competizione globale, dal turismo alle tecnologie avanzate della comunicazione; è questa la svolta dell'autonomismo concreto, dell'autonomia che diventa ideazione e realizzazione e gestione. Nei primi tre mesi di attività la Giunta regionale si impegna a presentare un piano di dettaglio su obiettivi e tempi che andranno poi monitorati per verificare gli effetti di ogni azione di governo che produrrà nel sistema economico e sociale." E poi ancora a pagina 10 continua: "Ci sono innanzitutto cinque grandi questioni da affrontare, la continuità territoriale dei passeggeri e per le merci, l'energia, le risorse idriche, l'Assemblea Costituente, la creazione in Sardegna di un modello di eccellenza nell'innovazione, la semplificazione e l'accelerazione delle procedure burocratiche ed amministrative riqualificando la burocrazia regionale, la pianificazione territoriale contestuale allo sviluppo economico e la programmazione negoziata, il project financing, l'accelerazione delle opere pubbliche in corso d'opera per rendere più efficiente il sistema Sardegna. E infine cinque idee forza per lo sviluppo: il turismo inteso come volano di sviluppo per la piccola e media impresa, per il terziario, per l'agricoltura, per l'artigianato; la riqualificazione dell'ambiente e delle produzioni agricole, la realizzazione di una sorta di Silicon Valley con la predisposizione di un'offerta complessiva di servizi scientifici e tecnologici per l'innovazione da rivolgere a tutti i paesi in via di sviluppo nell'area mediterranea" (anche questo era veramente un progetto ambizioso). "L'obiettivo principale del programma si prefigge quello di far leva sui fattori fondamentali dello sviluppo per dare testa e gambe alla Sardegna. Ciò vuol dire innanzitutto reperire ulteriori risorse finanziarie, aprire con lo Stato un serrato confronto sui trasferimenti recuperando finalmente alle casse regionali tutti gli introiti dovuti dalle imprese che operano in Sardegna e che hanno a Milano, Roma, Bologna, Firenze ed anche in altri posti la propria sede legale. Si tratta di migliaia di miliardi che arricchiscono le casse di altre e più fortunate regioni a danno della nostra dove si forma il reddito imponibile. E` una partita che si dovrà giocare senza nessuna esitazione nei primi sei mesi di governo, ben sapendo che a metà anno dovremo mettere mano al bilancio per interrompere uno squilibrio sostanziale tra entrate ed uscite. A questo si aggiunge il capitolo del trasferimenti su IVA e gettito fiscale complessivo che va rinegoziato portandolo ai livelli delle altre regioni a Statuto speciale come la Sicilia e la Val d'Aosta" (e siamo quasi alla fine). "Il secondo imporre a tutti i livelli della continuità territoriale merci e passeggeri l'onere di servizio pubblico facendo della concorrenza il mezzo migliore per conquistare qualità e prezzo. Non c'è economia senza energia e se l'energia ha costi del 40 per cento superiori alle altre regioni italiane questo diventa un ostacolo insuperabile."
Allora, queste alcune delle dichiarazioni rese dal presidente Pili il 13 novembre del 2001. Io credo che i sardi se hanno sentito queste dichiarazioni che io ho ripetuto adesso sono in grado di valutare se le promesse fatte allora siano state mantenute; io mi domando se i sardi che tentano di partire in aereo per Roma o per Milano e non trovano, posto né per partire né per rientrare, sono convinti che la continuità territoriale è stata veramente attuata; io mi domando se migliaia di turisti che tentano di venire in Sardegna e debbono rinunciare a venire perchè non trovano posto in aereo, ritengono che noi siamo veramente una regione che ha come vocazione di sviluppo il turismo. Io mi domando se è stata fatta qualcosa nella direzione indicata in queste dichiarazioni fatte dal Presidente.
Mi rendo conto che non è tutta colpa della Giunta di centrodestra, mi rendo conto che non è tutta colpa del presidente Pili, però sono state troppe le promesse fatte e troppe quelle non mantenute.
Presidente, solo un accenno al prezzo che l'onorevole Carloni, l'onorevole Locci ed il sottoscritto abbiamo deciso di pagare per una pena che ci era stata promessa, annunciata prima del voto, il voto contrario alla finanziaria ovviamente, non per voglia di poltrone, presidente Pili, ma per non vendere un bene cedibile per altri ma che per noi non è cedibile che è la dignità, Presidente. Per senso di responsabilità, ma soprattutto per senso di lealtà verso chi ci ha dato la fiducia con il voto che ci ha eletto in questo Consiglio.
Lei, Presidente, ricorda che quelli di noi che poi in seguito sarebbero stati battezzati come ribelli di Alleanza Nazionale, annunciammo due anni fa il nostro appoggio esterno, dandole comunque il voto favorevole affinché facesse le cose che aveva promesso. Da allora, ogni qualvolta si è trattato di prendere decisioni importanti, sono arrivate sollecitazioni ed imposizioni e non solo a noi; e per suo intervento, Presidente, per suo intervento telefonico di cui noi abbiamo naturalmente notizia certa.
Allora io, Presidente, non voglio dilungarmi troppo, voglio solamente chiudere dicendo che i tentativi sono continuati in modo veramente, parlo per noi, poco dignitoso, poco rispettoso delle persone. Presidente, sa a volte si può conoscere tutto dell'Amministrazione pubblica, molto delle leggi che regolano l'attività governativa, ma si conoscono così poco gli uomini. E` importante conoscere anche gli uomini, vede, perchè...
PRESIDENTE. Onorevole Corda, la prego di arrivare velocemente alla conclusione.
CORDA (Gruppo Misto). Anche le offerte fatte, anche le ultime, di pochi minuti fa, fatte a qualche persona non rende onore a nessuno, non rende onore a nessuno!
Allora io voglio concludere questo mio intervento così come l'ho iniziato, con una sua frase: là fuori c'è chi ci guarda e presto sarà chiamato a giudicarci, là fuori c'è chi ha riposto le sue speranze in noi tutti. Io non voglio tradire questa fiducia, sono certo che anche voi non la tradirete. Bene, Presidente, noi la fiducia della gente a questo punto non siamo disposti a tradirla per nessuna ragione al mondo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Corda. Come avevo preannunciato quello dell'onorevole Corda era l'ultimo intervento. Ha facoltà di parlare il Presidente Pili.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Presidente, le chiederei la cortesia di una sospensione di un'ora per poter predisporre la replica.
PRESIDENTE. Il Presidente chiede una sospensione, avrà bisogno di riordinare le idee.
FADDA (La Margherita-D.L.). La pausa è prevista solo nelle dichiarazioni programmatiche, non nella mozione.
PRESIDENTE. Colleghi, adesso non apriamo una discussione su questo. Casomai pregherei l'onorevole Pili di fare ciò che deve fare nel più breve tempo possibile. Quindi sospenderei i lavori per circa mezzora. Va bene? I lavori del Consiglio sono sospesi, riprenderemo alle diciannove e venti, grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 44 , viene ripresa alle ore 19 e 39.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIOPRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori. Il Presidente Pili chiede ulteriori cinque, sei, sette minuti per terminare il suo intervento.
FADDA (La Margherita-D.L.). L'Aula gli aveva concesso mezzora.
PRESIDENTE. Io ho cercato di venirgli incontro.
SPISSU (D.S.). Non ho capito la proposta. Può ripetere, Presidente?
PRESIDENTE. Ulteriori cinque minuti.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Da quando abbiamo ripreso?
FADDA (La Margherita-D.L.). Noi rimaniamo in Aula!
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di tenere conto che non è una circostanza di routine. State chiedendo e avete chiesto e posto la rimozione del Governo, volete o no consentire che il Governo rifletta cinque minuti prima di dare le risposte? Il Presidente è in Aula, finalmente, ci ha fatto aspettare.
Ha facoltà di parlare il presidente Pili.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, onorevole Presidente e grazie onorevoli colleghi. Sono trascorsi 20 mesi da quando quest'Aula mi affidò il compito di guidare il Governo della Regione. Giungevo a quel mandato dopo che all'inizio della legislatura per ben due volte mi fu affidato analogo compito. In entrambi i tentativi i numeri allora si rivelarono insufficienti e dovetti rinunciare, seppur con amarezza, a quell'incarico. Consentitemi oggi, colleghi, di ringraziarvi, di ringraziare tutti coloro che nei primi due tentativi, e nel terzo più fortunato, mi hanno consentito sul piano politico e personale di condividere con voi tutti questa difficile, difficilissima scommessa politica. Abbiamo tentato di dare voce al forte e chiaro mandato di cambiamento che i sardi hanno invocato nel giugno del 1999. E mi sia anche consentito in quest'Aula - l'Aula è l'Assemblea del popolo sardo - di ringraziare quei tanti cittadini, donne e uomini, giovani e anziani, che con una parola, con uno scritto, con una stretta di mano sono stati vicini ad una difficile e a momenti impossibile azione di governo. Non so se siamo stati all'altezza delle aspettative, ma in cuor mio so di aver fatto tutto quanto era possibile, cercando di perseguire con forza, con determinazione le speranze di cambiamento della nostra comunità. Il calvario della politica è stato però segnato sin dal primo giorno dai vecchi metodi di un sistema arcaico dove è più importante una poltrona rispetto all'interesse collettivo. In 20 mesi di governo mai, mai un giorno di serenità: imboscate all'ordine del giorno, franchi tiratori su tutto e su tutti, mozioni di sfiducia a catena, trabocchetti, giochi di palazzo e giochi di corridoio. E' per questo motivo, colleghi, che ho scelto di essere qui oggi ad accettare con serenità il voto del Consiglio regionale, il voto palese della nobile Assemblea del popolo sardo.
La politica, colleghi, non è baratto, la politica è costruzione; la politica è condivisione di progetti, di programmi e di azioni concrete, ma è etica, etica del comportamento, di lealtà e di chiarezza. Ed oggi qui, alla luce del sole, davanti ai sardi, ognuno si deve assumere la propria responsabilità; responsabilità politiche colleghi, ma anche responsabilità personali. Si dovrà cioè spiegare la ragione di una eventuale crisi e dovranno essere giustificazioni forti per tutti, capaci di convincere i sardi che tutto questo non avverrà per qualche poltrona in più, ma per il bene della Sardegna. So che non sarà facile, colleghi, e credo che i sardi abbiano già capito tutto; non c'è bisogno che si disturbino gli interpreti della politica. I sardi avranno elementi a sufficienza per giudicare l'operato di ognuno di noi. Questa non sarebbe una crisi sui programmi, non sarebbe una crisi per tutelare gli interessi dei sardi, questa sarebbe una crisi che nasce nello scontro tra la politica del costruire e quella del distruggere, tra quella dei sotterfugi e dei trabocchetti e quella della chiarezza e della trasparenza, della lealtà tra noi. Certo, mi rendo conto che se avessi dato retta a qualcuno sarebbe stato tutto più semplice, se avessi scelto la strada del galleggiamento, del governare galleggiando senza mai decidere, senza mai assumersi la responsabilità di una decisione o di una scelta. Sono stato duramente e fortemente criticato per aver scelto e a volte deciso in solitudine. E` stata per me, colleghi, in alcuni casi una solitudine pesante; quando sono stato chiamato a scelte difficili dovevo mettere a rischio la stabilità politica per non aver avuto il tempo di condividere sino in fondo come avrei voluto la decisione necessaria con tutti. A volte scelta obbligata e purtroppo non rinviabile per i tanti ritardi del passato. Certo, se non avessi, come Commissario governativo, messo in atto provvedimenti come l'approvazione del piano d'ambito, la creazione di un unico soggetto per il governo dell'acqua, avrei evitato molte polemiche, avrei scelto però, colleghi, la strada de su connottu, la Sardegna avrebbe perso magliaia di miliardi e magari qualcuno che mi chiedeva di non decidere avrebbe avuto utili argomentazioni per contestare la mancata decisione. C'è stato, colleghi, da parte di qualcuno, il tentativo di imbrigliarci nelle loro scelte, nell'indecisionismo, nel rinvio a tutti i costi. In certi momenti però - e lo dico a quelli più avveduti, più attempati della politica e lo riferisco a me che da quattro anni appena siedo su questi banchi - in certi momenti è la coscienza di ognuno di noi che deve decidere, ed io ho scelto di decidere per non perdere risorse finanziarie, per onorare per quanto possibile quell'impegno sottoscritto con i sardi. Per questo motivo è stata attuata la riforma del servizio idrico, recuperando dieci anni di colpevoli ritardi, passando da cento gestori ad un unico gestore tutto pubblico e tutto sardo dell'acqua. Per questo motivo ho proposto a 238 sindaci sardi di diventare nei propri comuni commissari per l'emergenza idrica, di condividere col commissario governativo quell'esperienza. E per questo motivo 238 sindaci hanno risposto sì a quell'appello e a quella sfida; sindaci di destra e sindaci di sinistra. Per questo motivo si sono realizzate opere imponenti in cinquanta giorni, lavorando giorno e notte, dimostrando che in Sardegna, come altrove, si poteva fare; per questo motivo abbiamo messo in cantiere la più grande opera di collegamento tra invasi connettendo il Tirso con il Flumendosa; per questo motivo nell'ultimo anno abbiamo messo in cantiere il 53 per cento in più di investimenti infrastrutturali rispetto al 2001, un dato rilevato dalla Banca d'Italia. Per questo motivo abbiamo lavorato per sottoscrivere il primo accordo di programma quadro sull'acqua con oltre 1.600 miliardi di investimenti. Per questo motivo abbiamo smesso di fare chiacchiere sulle strade sarde e in un anno abbiamo predisposto tutti i progetti per la 131 sino ad ottenere dal Governo nei giorni scorsi la firma dell'accordo di programma per complessivi duemila miliardi di nuovi investimenti e oltre mille miliardi già appaltati nell'ultimo anno. Si spiega così, colleghi, l'impegno storico per realizzare il metanodotto Algeria - Sardegna - Europa, sancito da una legge dello Stato e da un'intesa internazionale e poi la continuità territoriale. Anche in questo caso lo dice la Banca d'Italia: i sardi hanno viaggiato rispetto al 2001 nel 2002 il 30 per cento in più. Va migliorata, ma quella conquista storica, colleghi, nasce nel nostro programma politico e l'abbiamo realizzata salvandola dal sicuro fallimento dopo le sabbie mobili dov'era stata infilata.
SPISSU (D.S.). Ma smettila!
PIRISI (D.S.). Non dire balle!
PILI (F.I. Sardegna), Presidente della Regione. Siamo diventati la prima regione italiana nella spesa dei fondi strutturali, abbiamo per primi impegnato e avviato a spesa i fondi CIPE del 2003, garantendoci già dal primo semestre le premialità previste dalle nuove regole. Abbiamo risolto vertenze che sembravano impossibili, dalla cartiera di Arbatax, abbiamo tracciato il percorso per il rilancio della chimica in Sardegna riqualificandola ed impedendo che un solo lavoratore restasse senza stipendio. Il Porto Canale da vent'anni senza futuro è entrato nel circuito e finalmente comincia a dare risposte e le proiezioni danno a fine anno oltre mezzo milione di container. Potrei continuare, colleghi, dall'articolo 14 alla conquista della Manifatture Tabacchi attraverso un contrasto forte con lo Stato. Il mio non vuole essere un testamento politico, ma semmai la conferma che questa crisi non nascerebbe, laddove si facesse, sui programmi, sulle cose non fatte, sulle differenze ideali, ma nascerebbe per calcolo politico di chi ha la pretesa di condizionare pesantemente la coalizione di governo. Io colleghi non lo posso accettare e non lo accetto. In questi giorni con modi più o meno espliciti mi è stato detto che per il mio bene era preferibile dimettermi prima della discussione della mozione in Aula. Qualcuno l'ha fatto con i toni e i modi utili alla riflessione, altri con la malagrazia che gli è propria. Ai primi dico grazie per una sincera, leale e rinnovata fiducia; ai secondi dico grazie lo stesso, augurandogli di poter trovare nel futuro uomini più vissuti di me, che possano comprendere le regole e i metodi della politica.
Oggi so, colleghi, che questa mia scelta di presentarmi qui in Aula, senza aver preventivamente rassegnato le dimissioni alla chetichella, fosse necessario per qualcuno che questo avvenisse. Può aver fatto storcere il naso a più d'uno e le domande che mi sono state rivolte, "ma che fai, ti bruci tutte le carte per il dopo, per un Pili bis, ter, quater", colleghi la politica è dignità, non so se ho fatto tutto quanto era possibile, ma certo l'ho fatto con un rispetto dovuto verso chi mi ha affidato tanta fiducia. La Sardegna oggi ha bisogno, anche a costo del sacrificio, di una umile carriera personale come può essere la mia, di riconquistare quello che in 54 anni di autonomia le ha impedito di costruire strade, acqua, sviluppo economico e benessere sociale. Oggi, colleghi, più che mai alla Sardegna serve stabilità, concretezza, chiarezza e trasparenza; è per questo motivo, colleghi, che attendo davvero con profonda serenità il risultato del voto dell'Aula senza rimpianti, forse con qualche amarezza sul piano personale, ma con la determinazione e il coraggio che oggi la Sardegna tutta ci chiede. Non perderò un attimo, colleghi, a trarne le conseguenze del voto, ma lo farò qui nell'Assemblea del popolo sardo ben sapendo che prima di noi tutti viene l'interesse della Sardegna e dei sardi.
PRESIDENTE. Se non ci sono dichiarazioni di voto, colleghi, onorevole Capelli ha chiesto di intervenire?
SPISSU (D.S.). Ci sarebbe prima la replica ma rinunciamo.
PRESIDENTE. Esatto. Avevamo colto la rinuncia ex ante, era nell'aria. Si procede con appello nominale come da Regolamento.
Ha domandato di parlare il Consigliere Cogodi per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Nel dichiarare il voto favorevole alla mozione che non è di rimozione, di pura sfiducia politica al Presidente e alla Giunta regionale, corre l'obbligo di motivare sinteticamente le ragioni politiche che sono ragioni profonde e serie che sorreggono questa dichiarazione di sfiducia.
Il Presidente ha voluto replicare al dibattito che c'è stato anche oggi in Aula allo stesso modo, concludendo o dando per conclusa la sua vicenda politica, allo stesso modo col quale aveva a suo tempo iniziato, con una recita, cioè una finzione scenica, cioè una rappresentazione calcata nei toni, ma per niente rispondente alla realtà dei fatti. Il punto non è, in questa Assemblea legislativa, quanti siano gli agguati, le trappole, le malevolenze che pure hanno punteggiato per molti versi questa vostra esperienza e questa sua esperienza di Governo e questa vostra esperienza di maggioranza di centro destra. Non è argomento questo. L'argomento vero è la bontà, è la produttività, è la serietà o meno della politica regionale in questi anni; non si può sempre e comunque rappresentare quel che non è, che non è stato, per avvilire la dialettica, la dinamica della politica e anche la dignità dell'istituzione autonomistica. Non è vero e non può essere vero che ancora si affermi con una presunzione senza pari: "Prima di me il deserto, dopo di me il diluvio". Non è vero. Con mille difficoltà e fatiche di chi ha governato e di chi ha fatto l'opposizione in cinquant'anni e più di autonomia, la Sardegna è cresciuta poco ed è cresciuta male, ma è cresciuta per la capacità di tanti uomini e donne, legislatori e non legislatori, lavoratori, operatori nel sociale, nel mondo economico. Perchè pensare ancora e rappresentare una politica dove l'uomo o l'omino della Presidenza sia quello unto o bisunto, risolvano i problemi delle comunità? E` una visione indecente della politica e dell'autonomia, i problemi sono e restano quelli che sono stati posti, per quanto ci riguarda; da Sinistra come li abbiamo posti e altri con le loro visioni ugualmente rispettabili e degne. Noi abbiamo detto tre cose fondamentalmente: uno, democrazia; non si può governare in nessuna parte del mondo senza una maggioranza, almeno una maggioranza, anzi per governare bene in ogni parte del mondo servirebbe qualcosa di più della sola maggioranza numerica, servirebbe anche l'attenzione a chi non è maggioranza, anche l'attenzione a chi nella società addirittura è costretto ad estraniarsi dalla vicenda politica, altro che la sola presunzione della maggioranza numerica il più delle volte acquisita in malo modo, il più delle volte comprata come si comprano le squadre di calcio. Non basta neppure la maggioranza, immaginiamo se in due anni lei non ha mai avuto una vera e reale maggioranza ed in centinaia di occasioni ha avuto voti palesi oltre che segreti di sfiducia e non ne ha voluto trarre conseguenze. Punto secondo l'autonomia, che non è una questione e non è un atto di una recita. L'autonomia è un valore supremo in questa regione; è la capacità di autodeterminazione, di autogoverno e autogoverno vuol dire la capacità propria di pensare e di fare, non di chiedere per telefono e di imporre per telefono come i Gruppi politici, oltre che i singoli, devono adattare la loro coscienza alla contingenza del momento. E ancora l'autonomia è la capacità di crescita economica, un'economia, quella della Sardegna, infeudata così come in questi anni si è infeudata la politica; un'economia che parla tutte le lingue del mondo, che parla americano, arabo, giapponese, spagnolo...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi. Grazie.
COGODI (R.C.). Che parla pure esperanto e meneghino, ma che non parla sardo, non parla italiano correttamente e non parla correttamente europeo. Un'economia che ha espunto dalla sua prospettiva il lavoro come valore fondante della società perchè di tutto si parla in politica e sempre noi da questa parte l'opposizione, le forze della democrazia e dell'autonomia dobbiamo dire che fondamentale, insieme all'autonomia e alla capacità di autogoverno, deve essere la risposta che si deve dare a tutti i sardi di avere un lavoro buono, un lavoro pulito, un lavoro sereno e quindi un posto nella rinascita, un posto nell'autonomia, cioè nella produzione e nella vicenda comune.
Queste sono le ragioni della crisi della Giunta, queste sono le vere ragioni per cui questa Giunta e il suo Presidente meritano la sfiducia, una sfiducia meditata e ugualmente meritata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, mi sia innanzitutto consentito, a nome del Gruppo di Forza Italia, di esprimere la nostra vicinanza leale, come lo è stata in tutti questi anni di legislatura, nei confronti del Presidente Pili oggi e ieri di chi lo ha preceduto. L'opposizione ha introdotto un dibattito e ha fatto, come logico, il suo mestiere presentando una mozione per evidenziare le difficoltà che, nessuno nasconde, esistono all'interno di questa maggioranza. Ma vogliamo nell'assoluta chiarezza, che non è tanto un problema dell'opposizione, è un problema tutto interno alla maggioranza, non è un problema che nasce da negligenze, inadempienze o, come è stato detto, inadeguatezze del Presidente e degli Assessori, è un problema interno alla maggioranza che nasce da cause ben precise e sono non certo le questioni caratteriali del Presidente Pili o degli Assessori, ma sono ragioni che risiedono nelle difficoltà che sono nate all'interno dei Gruppi e dei partiti di questa maggioranza, difficoltà che purtroppo hanno pesato e pesano come macigno sulla strada del Presidente Pili e di questa Giunta e che hanno portato inevitabilmente alla situazione quale oggi è sotto gli occhi di tutti.
Riteniamo che questioni di onestà, quantomeno intellettuale, impongano però di riconoscere che non possono essere scaricate sul Governo regionale e sul Presidente Pili responsabilità che devono essere invece valutate all'interno dei partiti e dei Gruppi, perché anche noi avremmo sicuramente molto da dire. Il senso di responsabilità, come partito di maggioranza relativa, ci induce a valutare la ripresa di un dialogo all'interno della maggioranza, di un confronto e ad evitare di lasciarci prendere da legittime reazioni anche ad atteggiamenti non sempre lineari che abbiamo potuto rilevare tra i partiti di questa alleanza.
Io mi auguro per tutta la coalizione che ciò che abbiamo sentito anche dal Presidente Pili, che ha rappresentato e dovrà rappresentare e rappresenterà ancora, Presidente il suo Gruppo le assicuro è con lei, è convinto di poter seguire nella prospettiva quel messaggio di speranza che lei ha saputo dare ai sardi e mi auguro con senso di responsabilità che i partiti della coalizione possano risolvere i loro problemi al proprio interno e di non farne una questione tutta da scaricare sulle spalle che abbiamo visto essere veramente larghe in questi venti mesi del Presidente Pili e sul prezioso lavoro fatto almeno da una buona parte della sua squadra. Noi la ringraziamo Presidente e le assicuriamo la nostra vicinanza ora e nel futuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, da tempo avevamo indicato una via per uscire dalla crisi che anche un cieco avrebbe visto, altro che crisi al buio. Una via rispettosa del Presidente per dare maggiore forza e incisività alla coalizione in un momento delicato come questo che ci stiamo avviando alla fine della legislatura. Non c'erano pregiudizi nei confronti di nessuno e non era mai stato messo in discussione il quadro politico. Si attendeva un atto di umiltà e di disponibilità, di buona volontà per accogliere l'invito a sospendere il suo mandato per accelerare e favorire una verifica che è iniziata un anno e mezzo fa. La risposta sdegnosa: abbarbicarsi su quelle poltrone che oggi vengono richiamate a giustificazione di questa crisi. Non è possibile! Ecco perché questa è diventata la crisi del Presidente, non della sua maggioranza. Scivolare con tono populistico sulle poltrone, Presidente Pili, noi non crediamo, se all'U.D.R. si riferiva a questo, che noi abbiamo mai fatto questioni di poltrone, ma la profonda inquietudine che c'è nella società sarda, ma la Chiesa, gli imprenditori, il prodotto interno lordo, la fiducia delle imprese, ma tutto questo non dice nulla? Dice semplicemente che questa è una cosa che riguarda questa maggioranza, una poltrona? No, riguarda lo sviluppo nel suo genere, nella sua generalità e non può essere una Sardegna come l'Italia, come si dice, un cantiere di opere pubbliche perché la politica non è questa. Io non credo che questa sia tutta colpa di Pili ovviamente, giustamente come rilevava anche il Capogruppo di Forza Italia ci sono responsabilità dell'intero Consiglio e delle forze della maggioranza, ma io voglio capire qual è la politica che noi vogliamo fare, quella di uno che decide per tutti? E` legittimo che in una coalizione si voglia decidere insieme, si chieda come vengono spese le risorse pubbliche, perché si fanno quelle scelte, a quali interessi rispondono? Per chi? Per che cosa? Questa è la politica: confronto, dialogo permanente, verifica. Questa è la politica, non ce n'è altra. Se qualcuno dice che forse prima si decideva in ristorante, può essere, io non ho mai deciso in ristorante, ma almeno il ristorante è un posto aperto dove tutti sentono e dove ci sono le orecchie per capire quello che si fa. Allora non è possibile, se no questa non è più né coalizione, né maggioranza, né Consiglio, siamo di fronte a chi ritiene di poter governare in solitudine e questo, signor Presidente, non è una cosa che può fare né lei e né nessuno a questo mondo e anzi noi abbiamo detto sempre di più che i problemi relativi all'autonomia, proprio per cercare di favorire una cosa che pesa, pesa a tutti, io credo che pesi anche allo stesso Presidente e alla stessa Forza Italia, noi non siamo presenti nelle vicende autonomistiche e federalistiche, stiamo aspettando che ci arrivi un briciolo di federalismo da Bossi. Ma dove è andata la patria dell'autonomia? Possibile che non possiamo noi, tutti quanti insieme, le forze politiche di questo Consiglio, agire non soltanto per rinnovare lo statuto, ma per rilanciare in un momento così delicato il nostro ruolo in Italia, in Europa e nel Mediterraneo. Io credo che queste siano cose che appartengono a noi, alla nostra cultura ed anche quando io ho parlato di politica bipartisan è una cosa che serve al popolo sardo, serve alla Sardegna; non è togliere la potestà di decisione, ognuno si assume la responsabilità di quello che deve fare, ci mancherebbe altro! Ognuno faccia le cose come intende farle, ma poi deve anche motivarle e dire il perché le ha fatte. Quindi, Presidente, noi votiamo la mozione di sfiducia.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTIPRESIDENTE. Onorevole Floris, lei aveva concluso, io ho sentito ma aveva il microfono spento, se vuole le do...
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Annunciamo il voto favorevole dell'U.D.R alla mozione di sfiducia presentata, la numero 116.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOCCI (Gruppo Misto). Aveva chiesto prima di me il mio ex Capogruppo se vuole lasciare la parola...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, sto arrivando adesso, non ho segnato altri, onorevole Locci, quindi io le devo dare la parola, lei me la chiede e io gliela do.
LOCCI (Gruppo Misto). Sarò brevissimo, Presidente, intanto per ribadire quanto affermato precedentemente molto bene dal collega Corda sul piano programmatico e per dire, Presidente, che secondo la narrazione che lei fa dei fatti in Sardegna andrebbe tutto bene, sarebbe tutto a posto, sarebbe tutto in ordine. Io voglio dirle che esistono dei valori antecedenti alla politica che sono pre-politici, che appartengono all'uomo. E voglio dirle che il livello anche del suo intervento di replica è un livello non degno di un Presidente della Regione Sardegna, è un livello, come lei spesso ha fatto in quest'Aula, un livello offensivo. Lei non può permettersi di rivolgersi al Consiglio regionale della Sardegna insinuando a poltrone e poltroncine che lei ha fortemente voluto e inseguito fino a fare il franco tiratore dentro quest'Aula. Lei non può offendere l'Aula chiamando in causa all'ultimo momento trabocchetti che lei stesso ha posto in essere in quest'Aula. Lei non avrebbe dovuto costringerci a replicare, avrebbe dovuto avere la dignità che i grandi uomini politici hanno nei momenti difficili ed uscire di scena in una maniera diversa. Lei non poteva uscire da quest'Aula offendendo la dignità di noi consiglieri regionali, così come è stata offesa quando sono partite le telefonate romane per tentare di fare giustizia alla spicciola nei nostri confronti; così come è stato offensivo apprendere dal nostro ex Assessore della programmazione nel mese di settembre che era pronta la finanziaria e attenderla invece qui fino al mese di febbraio perché qualcuno aveva pensato che così si sarebbero posti sotto ricatto i poveri disgraziati, i peones consiglieri regionali, senza dignità e a caccia di stipendio, per costringerli al voto favorevole di una finanziaria che non volevano e che avevano addirittura in qualche modo desiderato di discutere.
Quindi, Presidente, attenzione perché qui lei non ha tre transfughi di turno, lei ha prima di tutto tre uomini che si sono messi in discussione, che hanno affrontato una fase difficile, che la stanno vivendo così come l'hanno sempre affrontata nei confronti della Giunta, senza trabocchetti. Qui in Aula con la nostra faccia pagando prezzi altissimi, Presidente. Quindi lei non può permettersi di parlare come ha parlato e questo non fa onore all'autonomia della Sardegna. Naturalmente non possiamo che votare favorevolmente la mozione di sfiducia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, in questa serata dal sorriso compiaciuto e trasversale, mi piace dire che invece - e tu sai Mauro che motivi di critica con te ne abbiamo avuto, ne abbiamo e il dibattito tra noi rimane aperto - la replica è apparsa, ai più, dignitosa, politicamente seria e anche realistica. Che molte cose non vadano bene lo sanno anche i ciechi ai quali si richiamava l'onorevole Floris, al quale vorrei ricordare che molti motivi di critica Alleanza Nazionale li aveva avuti già con lui, con la sua Presidenza quando dicemmo che il suo Governo le riforme non le aveva fatte e che le riforme presentate dal collega, attuale Assessore della programmazione, Italo Masala, quelle riforme giacevano nei cassetti e da lì aprimmo un contenzioso con la Giunta e con quel tipo di maggioranza per arrivare ai giorni nostri e i motivi di critica continuarono anche con Mauro Pili. Ci sono, sono stati motivi di critica anche drammatici, molto duri, sofferti, però io sono convinto che il nostro Gruppo certamente va a voltare pagina. Noi ricostruiremo la dignità e l'autonomia del nostro partito anche aprendo un contenzioso in positivo col partito e chiedendo anche un incontro al Presidente Mauro Pili per cercare di fargli capire quali erano e quali sono le nostre ragioni e cercare di recuperare quel tipo di rapporto che via via è andato perduto. Io mi ricordo, io non voglio dimenticarmi che ai più gli Assessori di Alleanza Nazionale parevano due pivelli e il Presidente della Giunta Mauro Pili sembrava un Dio sceso in terra. Perdonate l'ironia, cari colleghi.
C'è un altro aspetto che il Gruppo di Alleanza Nazionale, gli otto consiglieri di Alleanza Nazionale, vogliono sottolineare. Eticamente e moralmente noi non votiamo una mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra. Sottolineo eticamente e moralmente, noi non la voteremo e con la voteremo mai. La strada, scusami collega e amico Spissu...
SPISSU (D.S.). Politicamente, ma moralmente! La morale è una cosa un po' più complessa.
MURGIA (A.N.). La morale non la spiego a te perché sei un uomo che la morale ce l'ha; potrei spiegarla in generale a mille persone che in quest'Aula parlano dato che credo di avere le carte in regola per parlare di morale. Siamo contrari alla palude, quella palude che probabilmente nell'intervento di apertura, nell'illustrazione della mozione di sfiducia il collega Fadda faceva balenare. Siamo certamente per il bipolarismo e siamo all'anno zero anche della costruzione di questa nostra maggioranza di centrodestra che si ricostruisca da qui a poco tempo o che pure debba confrontarsi immediatamente in una nuova tornata elettorale. Per i motivi che ho esposto, il nostro Gruppo voterà contro la mozione di sfiducia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Io non avrei voluto prendere la parola per dichiarare il voto che già tutti sanno come sarà orientato, ma vedete mi ha colpito la dichiarazione del mio ex Capogruppo, onorevole Murgia, quando ha detto con forza, con veemenza quasi, insinuando che invece c'è gente che voterà con il centrosinistra ed io rispetto le opinioni di tutti, però vorrei ricordare che l'onestà intellettuale che in quell'occasione dimostrò l'onorevole Murgia non gli impedì di dire che votava perché era costretto, perché gli avevano imposto da Roma di votare in un certo modo. Un altro collega di allora disse dopo aver votato: "E' la cosa più umiliante che mi sia accaduto di dover fare.". Ed allora io non sto votando con il centrosinistra, io sto votando in coerenza con quello che ho deciso quando mi sono candidato per essere eletto in questo Consiglio regionale, in coerenza con l'impegno preso davanti al Presidente del Consiglio nel mese di luglio del 1999 quando giurammo che avremmo fatto gli interessi del popolo sardo. Mi interessa poco che il veicolo attraverso il quale si cerca di migliorare le cose proponendo una Giunta che sia una Giunta più adatta a risolvere e ad affrontare in fretta i problemi della Sardegna, noi continuiamo ad essere di centrodestra e ci picchiamo di questo anche se poi cercheranno di emarginarci, ma la cosa ci interessa veramente poco. Però la ragione per la quale noi abbiamo deciso di votare a favore della mozione di sfiducia è una ragione che affonda le radici in due mesi di dichiarazioni, e da due mesi noi chiedevamo le dimissioni della Giunta ed in particolare della nostra delegazione assessoriale. Ho qualche problema per una persona in particolare, io ho stima di tutti, da Pasquale a Pietrino a tutti quanti, ma in particolare io ho senso di rispetto per una persona che è un gentiluomo, che è l'assessore Pani e mi dispiace veramente che con questo mio voto vada a casa anche lui.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C). Signor Presidente, io credo che per quanto mi riguarda questo sia uno dei più difficili interventi che mi appresto a fare in quest'Aula. Credo che ben pochi di noi avessero creduto che questa esperienza potesse concludersi in questo modo. L'esperienza del Presidente, l'esperienza di questa Giunta. Forse è più facile parlare o esprimere giudizi o assumere posizioni in questo momento in cui è chiaro a tutta l'Aula che non c'è la fiducia per il presidente Pili e per questa Giunta. Ci sono già state espressioni di voto che rendono ormai chiara la situazione.
E` difficile, ripeto, esaminare il perché; noi alla fine della finanziaria avevamo indicato al presidente Pili e ai colleghi della maggioranza le difficoltà a cui sarebbe andata incontro questa maggioranza, ma non limitandoci a dire che difficoltà c'erano avevamo anche indicato una via perchè la soluzione ai problemi dobbiamo individuarla con le regole che abbiamo, le regole future le vorremo scrivere insieme a tutti voi e con quelle in futuro ci regoleremo. Oggi abbiamo le regole parlamentari, perciò io non so dove il presidente Pili vorrà collocarci o collocarmi quando, tra i tanti, dicevamo come Gruppo la via delle dimissioni è una via politica che può salvare la legislatura, che può salvare la coalizione, questa coalizione che ha comunque necessità di un atto di dignità e di rilancio, ma non per colpa esclusiva di una Giunta e di un Presidente, ma per colpa di un sistema.
Noi non facciamo assolutamente processi alle persone, riteniamo che le motivazioni date in replica dal presidente Pili, in una replica più che dignitosa, siano motivazioni valide sull'operato di questa Giunta, di questa coalizione, ma direi di questo Consiglio ognuno per la sua parte.
Perciò, dicevo, non so dove ci collocherà il presidente Pili tra quelli che gli suggerivano le dimissione, ma ben prima suggerivamo la via per superare un momento di crisi politica evidentissima a fine finanziaria, nel percorso della finanziaria dicendo anche: "Vorremmo ripartire prima da questa coalizione, poi dal presidente Pili" e su questo ancora oggi siamo convinti.
Però è anche vero, Presidente, mi permetta alcune critiche, annunciando comunque che noi rigetteremo la mozione per alcuni contenuti della mozione stessa; noi non crediamo che non si sia garantita da parte di questa maggioranza la normalità democratica della nostra Regione, non vado oltre, mi basta questo. Noi in piena democrazia abbiamo agito secondo le regole parlamentari, però vede Presidente io credo che di questo percorso bisognerà far tesoro. Noi lealmente e correttamente avevamo indicato una via come altri, avevamo detto che si poteva risolvere, che lei doveva guidare una possibile crisi che era ormai alle porte; però Presidente lei ha dichiarato che a volte in solitudine ha dovuto decidere. Noi le abbiamo sempre offerto la nostra collaborazione leale, la nostra collaborazione che non portava sicuramente a dei posti di prestigio.
I nostri Assessori hanno lavorato, ricordo, tra le altre cose che probabilmente lei non ha avuto il tempo di elencare, debellare una blue tongue, abbiamo combattuto la siccità, stiamo costruendo il piano di rientro sulla legge 44, sulla rateizzazione del debito. Per questi motivi noi non vogliamo la crisi; non vogliamo la crisi perchè l'assessore La Spisa possa condurre e continuare a condurre la sua battaglia per la chimica in Sardegna.
Vorremmo continuare insieme a gestire la situazione delle scorie. Anche su questo, Presidente, il nostro presidente Berlusconi poteva dire da subito quello che ha detto dopo due mesi, noi abbiamo risposto ai nostri ministri nel momento in cui è stato sollevato qualche dubbio. Noi siamo perchè qui si decidano le cose e le vorremmo decidere insieme a questa coalizione e insieme a lei, Presidente.
Non vogliamo che la Sardegna si fermi, vogliamo che il Consiglio regionale concluda questa legislatura per poter approvare una legge elettorale di cui ci assumeremo come Consiglio la responsabilità, vorremmo, insieme a lei, portare a termine quei progetti e quella strada tracciata da tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il P.P.S voterà contro la mozione del centrosinistra e deve rimarcare che ha lealmente sostenuto all'inizio la Giunta Floris e poi, nella seconda fase, la Giunta Pili. E noi votiamo contro la mozione presentata dal centrosinistra perchè non condividiamo le motivazioni della mozione, nel senso che noi non condividiamo il fatto che praticamente si chieda le dimissioni del Presidente della Giunta per inadeguatezza politica e programmatica.
Devo dire che questa Giunta, questa maggioranza da quando è nata ha risolto problemi importanti, nodi importanti infrastrutturali della Sardegna o ha tentato di risolverli ad iniziare della continuità territoriale, dal problema energetico; mi pare che relativamente al metanodotto si siano fatti importanti passi avanti, insomma sono state fatte cose che sicuramente potrebbero dare prospettive importanti per il futuro della Sardegna; relativamente alla viabilità sono state fatte sicuramente cose importanti così come relativamente al problema idrico, una delle più grandi emergenze della Sardegna, questa maggioranza ha dato sicuramente risposte soddisfacenti e convincenti che potrebbero cambiare sicuramente lo sviluppo sociale ed economico della Sardegna.
Però qualcuno diceva che la politica non sono soltanto opere, non sono soltanto infrastrutture e questo è vero. Probabilmente, voglio dire, qualcosa è mancato sotto questo profilo e probabilmente oggi stiamo pagando lo scotto di questo, però noi comunque, nonostante ci siano questi problemi, siamo contro una crisi al buio, siamo contro una crisi al buio in un momento difficilissimo per la Regione sarda ad iniziare da alcuni problemi che sono ancora sul tappeto, quello relativo alla chimica in particolare che riguarda la Sardegna centrale, ma per quanto riguarda anche i problemi dell'industria in genere, il tessile e tutta una serie di problemi ancora oggi sul tappeto e praticamente i sardi attendono risposte concrete da parte di questo Governo regionale.
Alcune intese programmatiche col Governo nazionale che sono in atto e che stanno per essere risolte, altri problemi che sembrano ancora di poca importanza, ma che comunque vanno risolti.
C'è il problema del pecorino romano che investe gran parte dell'economia della Sardegna, anche questo deve avere una risposta e deve avere un Governo regionale in tutto il suo potere per poter dare risposte concrete; così come la legge elettorale. Io, voglio dire, sono molto preoccupato perchè credo che questo Consiglio regionale avrebbe potuto dare, proporre e approvare una legge elettorale che sia più in sintonia con le problematiche della Regione Sardegna.
Ovviamente nessuno si nasconde il fatto che questa maggioranza abbia avuto dei grossi problemi, ma bisogna dire anche che la peculiarità politica della Regione Sarda è diversa, perchè in Sardegna c'è un quadro politico che non coincide con quello nazionale. Ci sono forze politiche di centro moderato, autonomistico che non possono essere confuse col Polo delle Libertà, ma devo dire anche nell'altro schieramento ci sono forze, diciamo, che oggi sono all'opposizione, che hanno una forte autonomia, tipo il Partito Sardo, che caratterizzano una situazione politica particolare oggi in Sardegna.
Noi del P.P.S con l'U.D.R. e con i Riformatori abbiamo portato e stiamo tentando di portare avanti - ultimamente abbiamo accolto molto favorevolmente la posizione che ha assunto l'U.D.C. - una politica caratterizzata da una forte autonomia nei confronti dei partiti romani e quindi noi continueremo ad andare avanti su questa linea e continueremo…
PRESIDENTE. Concluda la prego, onorevole Ladu.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Concludo subito, tentando di mantenere la nostra soggettività perchè noi riteniamo che i problemi della Sardegna e dei sardi vengano sicuramente prima degli altri problemi.
Al presidente Pili io dico che non deve avere paura dell'azzeramento della situazione perchè questo Consiglio regionale è sovrano, ma sarà sovrano anche domani quando probabilmente ci sarà l'elezione diversa che prevede il governatore della Sardegna, però non ci dobbiamo dimenticare che comunque questo Consiglio regionale sarà sempre sovrano.
Pertanto io credo e mi auguro che questo Consiglio regionale abbia la capacità di riorganizzarsi per chiudere in modo dignitoso questa legislatura, però devo dire anche insomma che il P.P.S non è per la governabilità a tutti i costi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che sia difficile in quest'Aula aggiungere qualcosa a quello che si è già detto, però credo che sia dovere dei riformatori dare motivazione al proprio "No" alla mozione di sfiducia presentata oggi. Il nostro "No" ha motivazioni semplici; noi riteniamo che la maggioranza non sia un insieme di numeri, ma sia un progetto politico, quindi sia un progetto di idealità che vengono condivise e che vanno avanti insieme. La maggioranza è anche di uomini che sono al servizio di un progetto politico. Credo che ai Riformatori possa essere dato atto di non aver mai lesinato critiche durante l'attività di questo Consiglio ogni qualvolta abbiamo ritenuto di dover, con la critica, stimolare l'attività del governo della Regione, ma credo che allo stesso modo si possa dire che ai Riformatori non può essere negato di essere stata sempre una forza leale nell'ambito di questa maggioranza.
La sofferenza di oggi è grave, ma noi crediamo che le risposte a questa sofferenza stiano a questa maggioranza, che è una maggioranza sarda, che è una maggioranza di sardi e che deve partire da se stessa per capire le ragioni del suo malessere e per riproporsi ai sardi. Se oggi non ci sarà fiducia è un problema della maggioranza perchè è alla maggioranza che mancano numeri.
Lei, Presidente, è un uomo di maggioranza, anche noi siamo uomini di maggioranza e siamo per la rifondazione di questa maggioranza e consideriamo da questa sera aperto il cantiere dei lavori.
SANNA Emanuele (D.S.). Per adesso è aperto quello di demolizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio e signor Presidente della Giunta io ho trovato la replica del Presidente una replica da condividere. Grandi eventi fareste bene a impararli anche voi perchè se pensate che questo sia un grande evento per la Sardegna non avete capito proprio niente.
Fadda (La Margherita-D.L.). Sei tu l'Assessore ai grandi eventi.
USAI (A.N.). Stai calmo. Dicevo, se fossi stato Assessore ai grandi eventi in questo caso la fesseria che state facendo non l'avreste fatta.
PRESIDENTE. Io prego alcuni colleghi di non disturbare e all'onorevole Usai di non cogliere le provocazioni e di parlare al Presidente del Consiglio. La prego.
USAI (A.N.). Sa, io sono sanguigno, Presidente. Dicevo che io condivido la replica del presidente Pili e quanto è stato realizzato in questi due anni mi pare sia difficile possa essere smentito. Certo, sono d'accordo con Cogodi guardate un poco che non è "prima di me il deserto e dopo di me il diluvio", no! Nel corso di questi due anni ci sono state una serie di realizzazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Certo che il presidente Pili qualche marachella l'ha compiuta però, perchè abbiamo appreso che il presidente Pili è stato un franco tiratore; è stato un franco tiratore e ha guadagnato la poltrona nella quale siede là, adesso, in virtù del fatto che è stato un franco tiratore. E se questo fosse vero, cari colleghi, qua di candidati a fare il Presidente ce ne sono a decine, se non a ottantine o a settantottine, perchè chi è esente da questo tipo di peccatuccio veniale o mortale a seconda delle occasioni scagli la prima pietra e c'è il rischio che qualcuno finisca anche lapidato.
Certo forse, presidente Pili, era necessario un maggiore collegamento con il Consiglio, ne abbiamo parlato tante volte. Certo era necessario un maggiore coordinamento con la maggioranza; certo era necessario un passo più spedito nel campo delle riforme. E` vero anche però che, per accelerare questo tipo di processi, è necessario sempre e comunque non ritirarsi pur facendo parte della maggioranza sull'Aventino, partecipare alle riunioni della maggioranza, partecipare alle riunioni con il Presidente non avendo un atteggiamento di rigetto, di rifiuto come se avesse lo mondo in gran dispitto. Questo non può essere accettato, o questo tipo di critiche non possono essere accettate da coloro o da chi, nel corso di questa esperienza, ha avuto molto spesso questo tipo di atteggiamento.
Ma io dico, tutte cose che potevano essere fatte, ma basta questo e mi rivolgo a quella che è la maggioranza o che era la ex maggioranza, ma basta tutto questo per affossare un'esperienza di governo? Ma basta tutto questo per silurare in questo modo un progetto politico ed un'idea ed un'intuizione ed una maggioranza che si era formata con grande sforzo e con grande sacrificio a partire dal 1999?
Ma basta questo a giustificare una crisi al buio in un momento difficilissimo per la Sardegna, una crisi al buio a 9 mesi dalle elezioni, una crisi al buio della quale non si conosce il percorso, non si conosce la via d'uscita, non si conosce la via di fuga. Ha detto bene, ahimè, il Capogruppo della margherita quando ha detto: "A noi non interessa quello che accadrà dopo, a noi interessa che Pili si dimetta e poi vedremo che cosa faremo", ecco questo mi preoccupa, Presidente, ma mi preoccupa non come iscritto ad Alleanza Nazionale, mi preoccupa come cittadino sardo, mi preoccupa come Consigliere regionale il non capire dove stiamo andando, con quali sistemi atterreremo e che cosa concluderemo per il dopo Pili.
Un'ultima annotazione e ho concluso. Capiamo subito però cari colleghi da domani qual è il quadro politico futuro che ci deve portare alle elezioni regionali del 2004 o alle elezioni del novembre del 2003. Questa è una richiesta essenziale, consentitemelo, che Alleanza Nazionale rivolge a tutti coloro i quali sono o ritengono di essere alternativi e antagonisti al centro sinistra, chiariamo subito quello che sarà il percorso, quelle che saranno le alleanza, quello che sarà il futuro di questo centro destra. Ovviamente il mio voto è contrario alla mozione presentata dalla sinistra.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 116.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E` estratto il numero 77, corrispondente al nome del consigliere Tunis.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Tunis
> CAPPAI, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: TUNIS - VASSALLO - BALIA - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CARLONI - COGODI - CORDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FLORIS - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - LOCCI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.
Rispondono no i consiglieri: USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Colleghi prendiamo posto. Intanto ricordo che il Consiglio non è finito, subito dopo è intenzione del Presidente convocare la Conferenza dei Capigruppo, quindi chiedo ai colleghi di avere pazienza.
Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 80
Votanti 79
Astenuti 1
Maggioranza 40
Favorevoli 41
Contrari 38
(Il Consiglio approva).
A proposito della mozione devo ricordare ai colleghi che l'hanno presentata che l'esito favorevole della mozione, come in questo caso, non impegna la Giunta a rassegnare le dimissioni, ma la Giunta regionale è responsabile di fronte al Consiglio, il voto di sfiducia del Consiglio determina le dimissioni della Giunta, quindi le dimissioni sono automatiche, non c'è bisogno di ulteriori atti e dichiarazioni di volontà.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Io lo devo specificare perchè la mozione chiede che ci siano che dimissioni da parte del Presidente della Giunta. Non è così. Detto questo avevo detto che avremmo convocato la Conferenza dei Capigruppo. Il Consiglio è sospeso e chiedo ai colleghi di seguirmi. Onorevole Cogodi non ho chiuso il Consiglio...
COGODI (R.C.). C'era l'impegno di votare la leggina.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi non ho chiuso il Consiglio, ho pregato i colleghi di fermarsi, adesso facciamo la Conferenza, decidiamo anche questo. Torniamo in Aula e facciamo ciò che dobbiamo fare. Io non ho sentito gli altri colleghi, onorevole Cogodi. Il Consiglio è sospeso, chiedo ai colleghi di seguirmi, grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 50, viene ripresa alle ore 21 e 16.)
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Colleghi ricordo che ancora non abbiamo finito. Invito i colleghi a prendere posto per cortesia. C'eravamo impegnati a fare il disegno di legge 415. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, 30 secondi solo per ricordare perchè c'è l'unanimità e perchè in via del tutto eccezionale, perchè sappiamo che in situazioni di questo genere non è consentito, appunto, e quindi io volevo.. perchè non costituisse un precedente data l'eccezionalità e l'importanza del provvedimento.
PRESIDENTE. L'onorevole Pittalis ha detto una cosa che condivido: non può diventare prassi, non può questo essere un precedente per cui nel futuro si discutono le cose in questo modo. Prendiamo atto del fatto che c'è un accordo di carattere generale, che tutti i Gruppi sono d'accordo, che è stata discussa in Commissione, che ci sono gli accordi anche sulle modifiche che devono essere fatte, pertanto procediamo, se così non è...
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita D.L.). Presidente, noi sappiamo e conosciamo il Regolamento e lo Statuto, quello che ci meraviglia che è una richiesta della maggioranza, noi rispondiamo di sì e poi ci si fa notare che questo non deve essere un precedente. Sappiamo che è soltanto in via del tutto eccezionale, così come è avvenuto in passato, visto che c'è l'unanimità, cioè la nostra disponibilità a venire incontro ad una richiesta della maggioranza, credo che su questo il collega Pittalis che è sempre preciso e puntuale avesse fatto meglio a non stuzzicarci.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda era evidentemente un suggerimento a me e come tale lo prendiamo anche perchè le ricordo che in questo momento maggioranza non ce n'é.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, io apprendo adesso che si dovrebbe discutere del disegno di legge 415, io che ho partecipato ai lavori della Commissione come primo firmatario di un'altra proposta di legge recante lo stesso oggetto, sono meravigliato francamente perchè noi abbiamo concluso i lavori questa mattina in Commissione prendendo atto che non era possibile esaminare né il 415, né il 444, né il 344 che sono le altre due proposte di legge e ci siamo accordati, firmando anche una specifica proposta di legge, come risultato di questa nostra disponibilità della minoranza di fare un'azione unitaria in Commissione ed in Consiglio per ovviare ai ritardi provocati dalla stessa maggioranza con questo balletto di disegni di legge che sono stati presentati sull'argomento e abbiamo sottoscritto tutti quanti, i primi firmatari delle due proposte di legge, una primo firmatario Lai ed altri, la seconda primo firmatario il sottoscritto, per arrivare in Aula con una procedura concordata con la Conferenza dei Capigruppo e con il Presidente, e quindi approvare una proposta di legge che era il frutto della mediazione raggiunta in Commissione unitariamente. Ora se si vuole discutere, se si vuole partire a discutere dal 415 io dico che ci sono anche le altre due proposte di legge che vanno discusse congiuntamente. Diversamente c'è una proposta di legge sottoscritta unitariamente da tutti e si approva quella. E` una cosa rapidissima e non ci sono neanche le procedure da seguire per modificare, per cancellare 24 articoli perchè ce n'è uno che li riassume tutti.
PRESIDENTE. Colleghi evidentemente c'è un problema di informazione tra i membri della Commissione. Pertanto io devo sospendere cinque minuti.
(La seduta. sospesa alle ore 21 e 23, viene ripresa alle ore 21 e 35.)
PRESIDENTE. Vi prego di prestare un po' di attenzione. Credetemi sto facendo uno sforzo per trovare una soluzione a questo problema. Adesso per come si sono poste le cose io ho necessità di sentire la Conferenza perchè bisogna decidere un'altra data per fare un Consiglio visto che stasera non si può procedere, altrimenti devo prendere atto che non c'è l'unanimità e io la questione la devo chiudere, però volendo affrontare il problema in termini seri anche perchè, insomma, la Sardegna verrebbe penalizzata da una perdita notevole di risorse, bisogna che ci troviamo cinque minuti per decidere un'altra data; quindi prego i colleghi di seguirmi. Grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 36, viene ripresa alle ore 21 e 53.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
PRESIDENTE. Colleghi sono in distribuzione le copie della proposta di legge 459 che, come concordato in Conferenza dei Capigruppo, considerata l'urgenza, porremo in discussione ed in votazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 459. Dichiaro aperta la discussione generale. Poiché nessuno è iscritto a parlare la dichiaro chiusa.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.
MASIA, Segretario:
Art. 1
Finalità
1. Con la presente legge la Regione autonoma della Sardegna, al fine di promuovere le condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro, attua, in coerenza con i princìpi generali dell'ordinamento nazionale e dell'Unione Europea, le funzioni amministrative e le competenze conferite dallo Stato con decreto legislativo 10 aprile 2001, n. 180, in materia di lavoro e servizi all'impiego.
2. In sede di prima applicazione le Province provvedono a istituire e organizzare i Centri per l'impiego coincidenti con le attuali sezioni circoscrizionali per l'impiego.
3. É istituito, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo n. 180 del 2001, il ruolo provvisorio del personale per l'esercizio delle funzioni in materia di lavoro e servizi all'impiego delegate alla Regione.
4. La dotazione organica del personale di cui al comma 3 è determinata in misura pari al 75 per cento del contingente di personale definito per le sedi della Regione Sardegna dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 aprile 2001 concernente la "rimodulazione delle dotazioni organiche del personale appartenente alla aree funzionali, alle posizioni economiche e ai profili professionali del Ministero del lavoro e della previdenza sociale".
5. Fino all'entrata in vigore della legge regionale di riforma, al personale del ruolo provvisorio di cui al comma 3 si applica il trattamento giuridico ed economico vigente presso l'amministrazione di provenienza.
6. Il Consiglio regionale, entro il termine di centottanta giorni dall'approvazione della presente legge, emana una legge organica di riordino generale delle politiche del lavoro in attuazione delle disposizioni contenute nei commi precedenti.
7. Nelle more dell'approvazione della legge di riforma in materia di servizi all'impiego, l'Agenzia regionale del lavoro di cui alla legge regionale 28 ottobre 1988, n. 33 (Politica attiva del lavoro) conserva le funzioni e i compiti ad essa attribuiti, ivi compresi quelli di sperimentazione e di orientamento, che esercita anche in accordo con gli enti locali territoriali, le Università e le parti sociali, ai sensi e per gli effetti della legge regionale 22 agosto 1990, n. 40 (Norme sul rapporti tra i cittadini e l'Amministrazione della Regione Sardegna nello svolgimento dell'attività amministrativa).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 2.
MASIA, Segretario:
Art. 2
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge si fa fronte con le risorse annualmente trasferite dallo Stato ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 180 del 2001, nonché con le risorse già destinate agli interventi di cui alla legge regionale n. 33 del 1988 ed iscritte in conto della UPB S10.074.
2. L'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio provvede ad iscrivere nei competenti capitoli di bilancio delle corrispondenti unità previsionali di base istituite o da istituire, le risorse di cui al comma 1, a' termini dell'articolo 9, della legge regionale 29 aprile 2003, n. 4 (Bilancio di previsione per l'anno 2003 e bilancio pluriennale per gli anni 2003-2004-2005).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 459.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ORRU' - ORTU - PETRINI - PIANA - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione
Presenti 52
Votanti 52
Maggioranza 27
Favorevoli 52
(Il Consiglio approva).
Ricordo all'Assemblea che la convocazione dell'Aula è per martedì 22 luglio 2003, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 58.
Allegati seduta
CCCLXXVI SEDUTA
Lunedì 7 luglio 2003
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta ha inizio alle ore 17 e 13.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giovedì 5 giugno 2003 (370), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che, in data 26 giugno 2003, l'onorevole Silvestro Ladu è stato nominato Presidente del Gruppo P.P.S.-Sardistas in sostituzione dell'onorevole Pasquale Onida diventato Assessore.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Norme in materia di inquinamento acustico". (458)
(Pervenuto il 2 luglio 2003 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri AMADU - RANDAZZO: "Assegno integrativo regionale agli ex combattenti e reduci". (456)
(Pervenuta il 1 luglio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)
dai consiglieri DETTORI - DEIANA - DEMURU - LAI - MANCA - FADDA - PACIFICO: "Norme per favorire l'integrazione sociale e professionale delle persone disabili". (457)
(Pervenuta il 2 luglio 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interrogazione FADDA - BIANCU - DORE - GIAGU - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS sul disegno di legge in discussione presso la Commissione territorio del Senato che esclude Sant'Antioco dal novero delle isole minori e conseguentemente determina la sua esclusione dai finanziamenti e dai benefici economici che il provvedimento legislativo prevede a favore delle comunità isolane". (652)
"Interrogazione SANNA Gian Valerio - BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulle ragioni che hanno indotto la ASL n. 5 di Oristano a indire un nuovo bando per due posti di dirigente medico in presenza di graduatoria vigente di precedente concorso". (653)
"Interrogazione Vargiu - Fantola - Pisano - Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla continuità territoriale per i cittadini sardi ovunque essi siano residenti". (654)
"Interrogazione GIAGU - FADDA - BIANCU - DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi conseguenze che si avrebbero a seguito della decisione del Ministro delle politiche agricole di riconoscere solo per la produzione del pecorino laziale il marchio di qualità DOP previsto dall'Unione Europea". (655)
"Interrogazione GIOVANNELLI, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione dei collegamenti aerei Olbia-Cagliari/Cagliari-Olbia della Meridiana". (656)
"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sull'anomalo utilizzo di uffici regionali in Sassari". (657)
"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'avvio degli interventi di sostegno previsti dalla legge regionale n. 9 del 2002 (legge sul commercio)". (658)
"Interrogazione GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sul fenomeno di inquinamento da polveri che si è verificato nei giorni 27 e 28 giugno u.s. e che ha interessato la città di Porto Torres". (659)
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Colleghi, ricordo che è all'ordine del giorno, essendo questa una riunione di Consiglio straordinaria, la mozione 116, quindi unico punto all'ordine del giorno, presentata dei colleghi Spissu, Fadda, Balia e tanti altri. Pertanto passeremo immediatamente alla discussione della mozione 116, ma ha chiesto la parola l'onorevole Rassu, ricordo che non può parlare sull'ordine del giorno perché è l'unico punto, sul Regolamento se crede.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Effettivamente, trattandosi di una riunione straordinaria, è l'unico punto all'ordine del giorno. Intervengo per chiedere, se ciò è possibile o comunque per verificarne la possibilità, l'inversione stessa dell'ordine del giorno mettendo al primo punto la discussione del disegno di legge sulle funzioni e i compiti conferiti dallo Stato alle Regioni in attuazione del Decreto Legge del 10 aprile 2001, 180, parlo del Decreto Legge 215 che la Giunta ha richiamato in Aula il 18 giugno durante l'iter istruttorio che lo stesso stava perseguendo in Commissione. Ciò perché la mancata attuazione dei termini di questo provvedimento di legge comporterebbe delle gravissime perdite in risorse finanziarie da parte dell'Unione Europea e da parte dello Stato, ecco quindi l'urgenza e l'impellenza per la discussione ed approvazione in Aula di questo disegno di legge. In Commissione, con l'accordo di tutti i componenti delle varie forze politiche, mi risulta anche che c'è stata un'illustrazione del problema ai Capigruppo che, per quanto mi riguarda e per quanto riferito dai colleghi in Commissione, sono d'accordo in questo senso, ripeto, ribadisco la necessità e l'urgenza affinché questo provvedimento venga discusso immediatamente. In base a questo accordo c'è l'impegno della non discussione in Aula, ma del recepimento immediato, del provvedimento che è stato emendato dalla Commissione durante l'iter dei lavori, affinché non si possa andare a perdere queste importanti risorse con l'impegno poi, nel caso, in futuro, di esaminare compiutamente ed analiticamente le eventuali proposte di legge o disegni di legge che in seguito potessero intervenire in Commissione e in Aula.
Questa è la motivazione per cui si chiede l'inversione come primo punto all'ordine del giorno, riportando come ho detto l'esame del D.L. 415.
PRESIDENTE. Senza voler aprire un dibattito sull'argomento, ma è giusto sentire tutte e due le parti, ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per dire rapidamente che se è vero, come parrebbe purtroppo essere vero, che la Regione rischia di perdere 40 miliardi, che di questi tempi non sono bruscolini (a parte la montagna dei soldi che il Cavaliere nazionale ogni fine settimana promette da qualche parte in Sardegna), se è vero che c'è questo rischio noi non siamo contrari a che il Consiglio regionale provveda anche in via eccezionale e d'urgenza, almeno a recepire la normativa nazionale nel punto essenziale, rimanendo aperto tutto il problema del riordino normativo che l'istituzione dell'autonomia da anni avrebbe dovuto già compiere in materia di ufficio del lavoro e di collocamento. Naturalmente posto che anche questa responsabilità grava in via esclusiva sulla Giunta regionale, sul suo Presidente e sulla maggioranza, che avevano tutto il tempo, anni per provvedere a questo come ad altri adempimenti, noi non riteniamo che questo argomento debba avere la precedenza sulla convocazione straordinaria del Consiglio ad altro fine, pertanto concordiamo sul fatto che vi è l'urgenza e l'emergenza e che questo sia, possa essere e debba essere, il primo punto dei lavori del Consiglio, una volta esaurita la discussione e la votazione sulla mozione per la quale il Consiglio è convocato in via straordinaria.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, penso sia chiaro il pensiero dell'onorevole Cogodi, non ha bisogno di interpretazioni. L'onorevole Cogodi dice che loro sono d'accordo, ma che rimanga come primo punto all'ordine del giorno, se non ho inteso male, della prossima riunione. Adesso, quindi immediatamente dopo, anche in chiusura di questo dibattito, adesso naturalmente siamo qua per discutere la mozione 116 e a termini di Regolamento, se non vi é l'assoluta unanimità io non posso ammettere altre discussioni, sarebbe comunque decisamente irrituale, quindi lascerei questo argomento a dopo, se non le dispiace onorevole Rassu. Adesso andiamo con la mozione 116 che verrà illustrata dai colleghi, dall'onorevole Fadda.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione di sfiducia numero 116. Se ne dia lettura:
CAPPAI, Segretario:
MOZIONE SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRÚ - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO del perdurare e dell'aggravarsi quotidiano della paralisi che affligge il Consiglio regionale e che continua ad indebolire e spaccare la stessa maggioranza che sostiene la Giunta presieduta dall'onorevole Pili;
CONSIDERATO che la maggioranza di centrodestra non è più in grado di garantire stabilmente e sufficientemente la normalità democratica nella nostra Regione, a causa dell'immobilismo che le posizioni personali del Presidente Pili scaricano giornalmente sulla vita istituzionale della Regione;
RILEVATO che questa situazione, nel logorare in maniera quasi irreversibile il significato ed i princìpi stessi della nostra autonomia, ricadono in una fase sociale ed economica della nostra terra di straordinaria gravità e che le crisi aperte su importanti settori dello sviluppo e della occupazione solo in parte possono essere ragionevolmente addebitabili alla congiuntura nazionale ed internazionale, ma assai più chiaramente alla manifesta incapacità e litigiosità del quadro di governo rappresentato del Presidente Pili;
VALUTATO con preoccupazione il mantenimento di prassi e comportamenti istituzionali da parte di alcuni Assessori e dello stesso Presidente di palese disprezzo per la vita democratica del parlamento sardo;
DENUNCIATO che il reiterato rifiuto, da parte del Presidente Pili, di rispettare e dare esecuzione ai voti e ai deliberati del Consiglio regionale, si configura ormai come una sistematica violazione dello Statuto e delle fondamentali regole democratiche nella più importante istituzione regionale;
CONSIDERATO che il recente voto espresso per la sostituzione dell'Assessore dei lavori pubblici ha ulteriormente confermato la inesistenza numerica e politica di una maggioranza in grado di garantire una qualsiasi, accettabile governabilità della Sardegna e che diventa, peraltro, insostenibile e paradossale rimanere inerti di fronte agli ordini e alle direttive che il Presidente Pili si garantisce di volta in volta dai diversi leader nazionali dei partiti del centrodestra contro le volontà autonome dei gruppi e dei partiti isolani;
VALUTATO che tale situazione sta producendo un danno incalcolabile alla collettività sarda, mentre si aggravano le già difficili condizioni del sistema industriale e produttivo, crollano i dati relativi all'occupazione e declinano complessivamente le condizioni della comunità sarda, fatti questi denunciati apertamente da tutte le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali della regione nel recente e partecipato sciopero generale tenutosi lo scorso 20 giugno, ma colpevolmente e superficialmente ignorati dal Presidente Pili nel confronto col Governo nazionale dello scorso 25 giugno;
EVIDENZIATO che questa condizione, denunciata e combattuta da mesi dalle opposizioni, richiama alla coscienza di tutti i rappresentanti eletti dal popolo sardo, il senso di responsabilità e di passione civile che è necessario per superare la condizione di crisi e di paralisi non più sostenibile della Regione;
CONSIDERATO che le forze politiche della maggioranza non mostrano più capacità e responsabilità per rimuovere da sole la crisi che le attanaglia e superare i numerosi vincoli e ricatti che la concezione padronale di Berlusconi ha diffuso e radicato anche in Sardegna e che ha come esponente più esemplare il Presidente Pili;
RILEVATO che anche in altre occasioni, altrettanto cruciali e critiche della vita democratica della nostra Sardegna, il senso civile e la responsabilità politica individuale di ogni consigliere regionale si sono rilevate indispensabili per uscire dalla crisi e rilanciare l'autonomia sarda,
impegna la Giunta regionale
a rassegnare le dimissioni, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 37, comma 2, dello Statuto Speciale per la Sardegna. (116)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fadda per illustrare la mozione numero 116. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, colleghi, io non ho difficoltà ad ammettere un certo imbarazzo nell'illustrare una nuova mozione di sfiducia alla Giunta dell'onorevole Pili. Ciò che è avvenuto in questi giorni, dal momento in cui abbiamo deciso di trasformare in mozione di sfiducia l'intero esecutivo, la richiesta di dimissioni dell'assessore Masala è in realtà qualcosa che non ha riscontro nel passato. Non che siano caduti i motivi di censura morale e politica dai quali eravamo partiti, dell'episodio riguardante le dieci assunzioni al centro di programmazione resta tutta la gravità. E` un episodio che da solo poteva giustificare la censura a vasti settori dell'Esecutivo che del clientelismo più becero ha fatto la sua regola di comportamento fino alle sfide più ostentate, non solo al Consiglio regionale ma all'intera Sardegna. Ma questo episodio, pur grave, è poca cosa di fronte alla situazione in cui ci troviamo oggi. Un'intera Assemblea che aspetta con imbarazzo e sconcerto quello che a tutti appare come lo sbocco naturale di una situazione trascinata anche troppo a lungo. Un Presidente della Giunta resiste all'invito che dalla sua stessa maggioranza gli proviene, l'invito a dimettersi per manifesta inadeguatezza politica, una situazione che non sembra governata dalla politica e che la politica non può spiegare; una situazione invece che dimostra tutto il disprezzo per la politica, per chi la rappresenta e la interpreta in questo Consiglio, per i partiti, per gli stessi cittadini sardi. Ho voluto rileggere e lo consiglierei anche al Presidente Pili, riflettendo sui modi con i quali illustrare la mozione, gli interventi pronunciati in sede di discussione del documento di sfiducia presentato un mese fa. In quegli interventi ho trovato tutti i motivi che avrebbero, allora, dovuto determinare quelle stesse dimissioni che oggi noi richiediamo; ma vi ho trovato anche gli stessi inviti che uomini della maggioranza, compresi alcuni Assessori, rivolgono e quindi non da oggi all'onorevole Pili, l'invito di rimettere al Consiglio il mandato per trovare soluzioni ai drammi che la Sardegna sta vivendo e che l'attuale maggioranza sino ad oggi non è stata in grado di affrontare. Così non è più possibile continuare, questa è la constatazione comunicata dagli onorevoli Fantola, Floris, Oppi, Capelli, Murgia, infatti non si va avanti e non si resta neppure fermi, si arretra.
Si arretra precipitosamente senza apparente possibilità di arrestare questo declino, si arretra nello sviluppo economico e sociale, si arretra quando non si riesce a fermare il precipitare inarrestabile del sistema produttivo industriale, come ha confermato anche l'onorevole Floris l'altro giorno in una conferenza stampa; si arretra quando aumenta il numero dei disoccupati, quando la nuova emigrazione dei giovani diventa preoccupante, quando non si riesce a mobilitare le forze contro il degrado sociale, quando si accentua il declino della capacità amministrativa della struttura regionale, quando non si ha la capacità di programmare il nostro sviluppo, quando non si riesce a spendere le risorse disponibili, quando non si lavora a causa dell'assenteismo in Commissione o in Consiglio, quando non si fanno più programmi in nessun settore. Si arretra quando l'unica preoccupazione del Governo è quella di spartire il potere, gli incarichi, i favori, ai soliti gruppi e alle solite persone.
Di questo arretramento c'è ora, mi pare, una coscienza più diffusa, una preoccupazione più sincera, una coscienza ed una preoccupazione che toccano ormai forze politiche, singoli consiglieri regionali e quasi l'intera Assemblea, tutti fuorché il Presidente! La mozione che ci accingiamo a discutere ha rimesso in movimento il quadro politico ed evitato la tentazione di far scivolare la legislatura verso una conclusione che lasci l'onorevole Pili come unico arbitro del presente e del futuro. Ma perché finora abbiamo atteso invano che il Presidente togliesse dall'imbarazzo prima di tutto i partiti della sua maggioranza e quindi l'intero Consiglio? Quali sono i significati della sua resistenza in un ruolo che l'ha visto soccombere per oltre 160 volte. C'è un disegno di umiliazione del Consiglio, di questo Consiglio regionale, un tentativo di farlo apparire l'organo di una politica vecchia, di additare demagogicamente e populisticamente come causa di inefficienza e di incapacità a decidere. Questa asserita incapacità è provocata giorno per giorno dalla mancata partecipazione dei suoi amici di partito, come è avvenuto anche l'altro giorno in Commissione, ai lavori delle Commissioni e dell'Assemblea, dall'incapacità di dar luogo ad una normale produzione normativa, dall'incuria verso l'organizzazione della macchina regionale, dal blocco di tutte le attività. A questa incapacità un solo uomo, un solo protagonista pensa demagogicamente di mettere rimedio, impedirglielo equivale, nella sua errata visione, nei suoi propositi contorti e del suo padrone romano, a trasformarlo in vittima di un sistema vecchio ed anacronistico in quanto solo lui deve essere protagonista del rinnovamento, tutore dell'efficienza e della decisionalità. Noi non vogliamo cadere nel suo gioco, non vuole cadere nel suo gioco l'opposizione di questo Consiglio che lo indica invece come responsabile dell'umiliazione di questa Assemblea e di molte delle forze politiche della sua stessa maggioranza. A chi dare, se non al Presidente Pili, la responsabilità di pesanti interferenze di protagonisti della vita politica nazionale nei confronti delle forze politiche della sua stessa maggioranza, a chi dare la colpa di un itinerario già tracciato senza alternative sul futuro di questa legislatura, con spregio della dignità dell'intera Assemblea regionale; dopo Pili il nulla se non le elezioni anticipate.
Questo l'ordine del Presidente del Consiglio dei Ministri, un ordine sollecitato dalle ambizioni di sopravvivenza politica del presidente Pili, un ordine che ieri a Olbia Berlusconi ha esplicitato ancora meglio invitando i consiglieri di Forza Italia alle dimissioni. A chi dare la colpa, quindi, del disprezzo della dignità dei sardi che hanno eletto questo Consiglio regionale? Allo stesso modo non occorre molto per comprendere a chi far risalire le spaccature nei partiti alleati, la crisi gravissima in cui alcuni di essi sono stati spinti con pesanti interventi romani. Da Alleanza Nazionale che si trova lacerata dall'allontanamento volontario di tre consiglieri che non accettano ordini sollecitati dal presidente Pili, dalla stessa Alleanza Nazionale che vede il suo capogruppo umiliato nelle sue funzioni e quasi liberato da un obbligo di obbedienza asfissiante verso la stessa capacità di proposta politica, ed anche per l'U.D.R. si deve parlare di lacerazioni prodotte dal presidente Pili ed è così, senza dubbio, per quello che riguarda la situazione dell'Assessore della pubblica istruzione adottato e tenuto all'interno della Giunta nonostante la richiesta dell'U.D.R. di effettuare la sua sostituzione; tenuto in Giunta, anzi, proprio per poter contraddire a quella richiesta e far comprendere all'onorevole Floris quale sia il prezzo che si deve pagare al dissenso e alla discussione interna alla maggioranza.
E non diversa è stata la considerazione riservata ai Riformatori, per loro una patente di inutilità. Così come evidentemente era inutile per Pili la presenza al congresso dell'U.D.C.. Il nuovo segretario, Assessore della sanità, ha fatto rilevare lo sgarbo di un rifiuto tanto più grave nel momento in cui si prospettava un esame importante, forse decisivo; forse anche i congressi fanno parte di un rituale che il nostro Presidente considera una semplice perdita di tempo, un'attenzione eccessiva per chi, come lui, ha invece come unico ed utile riferimento il Presidente del Consiglio Berlusconi, le sue convocazioni, le sue visite, i suoi spettacoli, le sue promesse.
Del resto, sul piano della considerazione non va molto meglio alle organizzazioni sindacali. Per esse le uniche occasioni di interloquire con il Presidente sono gli scioperi generali, due in poco tempo con grandissima partecipazione dei lavoratori e di tantissimi sardi e con scarsissima considerazione da parte dell'onorevole Pili. Un comportamento identico lo ha riservato anche al sistema delle autonomie locali; l'unico modo che essi avranno di dialogare con il Presidente dei sardi non sarà costituito da un tavolo di discussione in cui mettere in campo la dignità della loro funzione e la forza di rappresentanza delle comunità locali; l'unica loro possibilità di rapporto con la Regione in materia di acqua, di urbanistica, di strade, di risorse naturali, di sviluppo e di entrate finanziarie sarà invece quelle delle aule dei Tribunali amministrativi. Non un percorso diretto e privilegiato, ma un percorso tortuoso e dispendioso in termini di tempo ma anche di danaro se vorranno difendere diritti costituzionalmente garantiti, negati in nome di un'efficienza decisionale pretestuosa, quell'efficienza di chi ha lasciato decadere i termini di elezione degli organi democratici per poter assumere decisioni autoritarie tutt'altro che trasparenti.
Altri sono i riferimenti del Presidente, non certo i poteri locali della Sardegna. Altri sono stati i suoi modelli quando ha dovuto compilare i programmi politici, utilizzando documenti altrui ed esponendo se stesso e la Sardegna al ridicolo di chi non ci ha ritenuto capaci neppure di compilare una relazione programmatica da presentare al Consiglio regionale. Ma ben altre erano le intenzioni dell'onorevole Pili nel succedere alla Giunta Floris. Altre in materia di coinvolgimento delle organizzazioni sociali e sindacali, altre in materia di rapporto con le autonomie locali, altre in materia di rapporto con il Consiglio che invece il Presidente, sulla scia del suo potente protettore, considera ora un inutile fastidio, una palla al piede di un Presidente anche lui diverso. Questo fastidio vorremmo togliere ora all'onorevole Pili e tutti i fastidi che la carica gli dà. Questo vorremmo realizzare con questa mozione di sfiducia che può rappresentare il modo di concludere diversamente una legislatura caratterizzata, fin dal suo nascere, dall'anomalia dei comportamenti delle più alte cariche istituzionali, dai tradimenti e dall'acquisto dei voti, da un uso spregiudicato del potere come unica arma di coesione della maggioranza e di ricerca del consenso.
Per poter concludere diversamente questa legislatura non avanziamo qui candidature o proposte che non appartengono a questo momento politico ed ai numeri di questo Consiglio. L'impegno di oggi non è quello di prospettare soluzioni, queste le decideremo insieme ai partiti, a tutti i partiti delle opposizioni che si riconoscono in un progetto politico alternativo. Oggi è il momento di sgomberare il campo, come ha detto qualcuno. Già durante la discussione dell'ultima mozione di sfiducia, appena un mese fa, si prospettarono insieme alle parole di delusione che ho già ricordato, insieme alla rabbia per l'impossibilità di arrestare questa deriva autoritaria che ha preso i connotati di emergenza democratica, si manifestarono dunque da parte di esponenti del centrodestra intenzioni e propositi di dar luogo a soluzioni capaci di evitare il trauma di uno scioglimento anticipato del Consiglio regionale per andare a nuove elezioni. Tale ipotesi è stata però smentita dalla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri che, pur di salvare Pili e non tenendo conto della volontà espressa sia dal Gruppo dei consiglieri regionali della sua maggioranza, sia da autorevoli esponenti del centrodestra, suggerisce ai suoi uomini del Consiglio le dimissioni in massa, continuando a considerare quindi la Sardegna una sua dipendenza nella quale ha collocato un docile commissario pronto ad ogni chiamata e privo di iniziativa politica.
Se l'autonomia ha ancora un senso in questa Assemblea sono sicuro che da gran parte del centrodestra ci sarà uno scatto di orgoglio, rimandando al mittente questa inaccettabile interferenza, come del resto è già stato fatto da alcuni partiti. Solo in questo modo potremo contrastare i continui tentativi di asservimento che sono nella natura della politica berlusconiana; impedire questo disegno non può essere soltanto un ruolo delle opposizioni, deve essere lotta di tutti coloro che credono nei valori di quell'autonomia che ha caratterizzato la storia del nostro popolo, autonomia che non è isolamento, ma può essere anche scontro per la difesa dei diritti e le giuste rivendicazioni del popolo sardo.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla mozione numero 116. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente dico "No", da sardo, dico "No" a questa mozione. Signor Presidente, onorevoli colleghi vorrei subito ribadire che voteremo contro la mozione presentata dal centrosinistra per diversi motivi, innanzitutto perchè pensiamo che un voto contro questa mozione sia la base per sostenere e rafforzare la nostra coalizione. Noi abbiamo sempre dato e ripetiamo oggi che diamo un giudizio positivo sull'esperienza del presidente Floris e sull'esperienza del presidente Pili e riaffermiamo che la stabilità è un valore assoluto, la stabilità è una precondizione per poter governare, se vogliamo quel cambiamento che tutti i sardi ci chiedono.
Siamo convinti che occorre, come abbiamo chiesto, un governo per il cambiamento. Siamo anche convinti che per governare occorre avere una maggioranza stabile. Con la Giunta Floris abbiamo ottenuto la prima maggioranza in 50 anni di autonomia, e quella è stata il frutto di un impegno forte e serio di diverse forze che hanno voluto il cambiamento in Sardegna.
Oggi, anche se ci sono evidenti difficoltà di quadro politico, ci sono anche importanti segnali di sviluppo, ci sono segnali di cambiamento, ci sono risultati apprezzabili ed importanti anche recenti come l'accordo di programma quadro sulle infrastrutture, come il rilancio dell'industria a Ottana, Portotorres e Assemini.
PRESIDENTE. Mi perdoni un momento, onorevole Corona, per ricordare ai colleghi che le iscrizioni devono pervenire entro l'intervento dell'onorevole Corona. Chi non è iscritto durante l'intervento dell'onorevole Corona non è iscritto a parlare. Chiaro questo? Mi scusi, prosegua pure.
CORONA (F.I.-Sardegna). Dicevo, come l'accordo di programma quadro e il rilancio dell'industria. Abbiamo creduto nella forza e nei valori del cambiamento e faremo ogni sforzo per arrivare ai nostri obiettivi. Obiettivi come quello dell'energia, dell'acqua, maggiori risorse e maggiori infrastrutture; in particolare quello della soluzione dello svantaggio dell'insularità e poi la soluzione, avviata, del problema dei trasporti interni. Per questo occorre continuare per questa strada, occorre continuare ad esaltare i valori dell'autonomia, amplificare e portare a Roma con forza le nostre istanze politiche sarde. Anche il Consiglio deve fare la sua parte e la legge sulle scorie è un esempio.
Scusate se torno sulla firma del protocollo d'intesa sulla viabilità, è un passo decisivo per risolvere la continuità territoriale interna, ma lo faccio anche per dire che questa maggioranza ha qualità politiche e determinazione per attuare i suoi programmi e deve farlo con maggiore determinazione, come ci impone l'attaccamento alla nostra terra.
Gli interessi generali dei sardi passano sopra gli interessi del Consiglio regionale e di ciascuno di noi consiglieri. Sappiamo che in Sardegna esiste un quadro peculiare sardo che nasce dall'esigenza di rappresentare diverse sensibilità politiche come l'insularità e l'autonomia, ma il muro contro muro non fa gli interessi dei sardi. I sardi hanno dato una forte indicazione, se è vero come è vero che nel 1999 l'elezione del Presidente alla Regione non era diretta, ma è anche vero che esisteva anche allora una forte volontà popolare di scegliere il Presidente della Regione.
Abbiamo dato la disponibilità a soluzioni concordate, siamo stati e siamo per la stabilità ed oggi sosteniamo con coerenza questa maggioranza e questo Presidente. Io da sardo dico "No", noi diciamo "No" e votiamo contro questa mozione per sostenere l'impegno del Governo nazionale, del Governo regionale, dei parlamentari sardi, del Consiglio regionale sui monopoli, sulle scorie, sulla chimica, sulle infrastrutture. Da sardi diciamo "No" e votiamo contro perchè pensiamo che questo impegno non debba essere vanificato, questo impegno deve essere sostenuto e rafforzato..
PRESIDENTE. Ho iscritti a parlare otto consiglieri. E` iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Presidente, ad onor del vero, mentre venivo in Consiglio riflettevo su questa mozione e mi è venuto il dubbio: "Ma che c'è da dire di nuovo rispetto a quanto non sia stato detto tutte le altre volte?" Effettivamente è imbarazzante ritrovarsi in un Consiglio a dire sempre le stesse cose, perchè poca volontà c'è di parlare per ascoltarsi, per entrare davvero nel merito dei problemi senza pregiudizi ideologici o di altra natura.
E nel merito di questa mozione, ma soprattutto nel merito del dibattito che si è sviluppato all'interno della maggioranza, io credo che vadano semplicemente ribadite alcune cose. La prima cosa che voglio dire è che il fervore con il quale il presentatore della mozione, l'onorevole Fadda, si concentra e si arrabatta nella necessità di difendere le ragioni dell'onorevole Floris piuttosto che dell'onorevole Fantola, più che nelle ragioni degli onorevoli vari ed eventuali, peraltro appartenenti ad una coalizione diversa da quella a cui lui fa riferimento, appaiono quanto meno sospetti. Forse è vero che esiste questa grande voglia di Democrazia Cristiana, di ritornare al passato, di ritornare alle cose già conosciute. Guardate, questo non ci appartiene, noi non abbiamo nessuna voglia di tornare alle cose conosciute, noi non abbiamo voglia di riproporre una politica fatta di vecchie cose; il tentativo sul quale effettivamente l'onorevole Pili può aver sbagliato è proprio questo, di fare una politica diversa da quella che purtroppo per molti anni si è fatta in questa Regione. Allora, i suoi errori sono quelli di aver lavorato, pancia a terra e testa bassa, per portare a casa qualche risultato per la Sardegna e, ad onor del vero, va detto che questi risultati sono stati portati a casa. Perchè quelli che voi valutate, colleghi dell'opposizione, come risultati dipendenti dal rapporto col Presidente del Consiglio Berlusconi, per noi sono risultati politici, perchè sono arrivati in Sardegna progetti, sono arrivati in Sardegna soldi per realizzare le opere, sono arrivate in Sardegna possibilità, occasioni di sviluppo. E queste sono le cose che il presidente Pili in prima persona ha portato a casa e sono risultati per l'intera Sardegna.
Di questo vogliamo discutere? Perchè se vogliamo discutere di questo, discutiamo del merito della politica che è stata fatta, possiamo anche discutere di tutto quello che non è stato fatto, perchè è vero c'è tanto, però sempre del merito non delle giustificazioni o delle difese d'ufficio che peraltro in questo caso non sono richieste. Credo che un altro errore che ha fatto il presidente Pili è proprio questo di non aver accettato le logiche della vecchia politica, di non aver accettato le logiche bottegaie per cui le cose si devono discutere sempre dopo le 11 di notte in ristorante, nelle piazze segrete, nelle case di qualcuno.
La politica, il presidente Pili, ha proposto che si porti in quest'Aula, ha proposto che si discuta all'interno dell'Aula, alla luce del sole quello che va bene e quello che va male. Il senso di questa discussione di oggi credo che sia proprio questo, sostanzialmente di far cadere i veli, perchè onestamente non se ne può più. Questo è un Consiglio ingessato, imbalsamato dietro a mozioni di sfiducia, dietro a problemi che avviluppano questo maggioranza, parliamone fuori dai denti, votiamo come riteniamo in coscienza di dover votare, portiamo la discussione ai cittadini della Sardegna perchè valutino onestamente che cosa è stato fatto, che cosa resta da fare e se quello che è stato fatto sia stato fatto bene o male; e ciascuno si assuma la responsabilità politica di quello che ha fatto e di quello che ha detto o di quello che non ha fatto o non ha detto.
Da questo punto di vista credo che i sardi abbiano diritto di sapere, di conoscere fino in fondo quello che realmente è capitato in questa maggioranza, quello che realmente è capitato all'interno di questo Consiglio regionale, quello che è capitato realmente all'interno della politica sarda. Io personalmente sono convinta che il presidente Pili abbia alcune responsabilità, ma le responsabilità che io addebito al presidente Pili sono diverse da quelle che spesso ho sentito in quest'Aula. Il problema è quello di non poter accettare che il tempo della politica sia dedicato alla mediazione in quanto tale, il tempo della politica va dedicato alle cose da fare, "al fare" per il bene della Sardegna.
Questo credo che il presidente Pili l'abbia fatto, che poi lui sia riuscito a farlo all'interno di mediazioni continue o di coinvolgimenti continui, questa è una cosa che può essere discussa, ma gli obiettivi che ci eravamo prefissi, questi obiettivi sono stati raggiunti. Peraltro già in altre occasioni io ho avuto modo di far notare che all'inizio, all'origine della nascita di questa coalizione più volte io stessa avevo chiesto al presidente Floris di individuare alcuni punti fondamentali che avrebbero caratterizzato il Governo di centro destra. Questa maggioranza non lo aveva fatto, non lo aveva voluto fare, non era riuscita a farlo. Perchè oggi dunque accusare il presidente Pili di averlo fatto, di aver individuato come punti nevralgici per lo sviluppo della Sardegna il problema dei trasporti, il problema dell'acqua, il problema del rapporto col Governo, perchè ancora una volta, caro collega Fadda, è banale, assolutamente banale il fatto che venga utilizzata la solita nenia nel rapporto tra la Regione Sarda e il Governo nazionale, tentando di ridicolizzare, di ricondurre tutto quanto ad una subalternità del presidente Pili al Presidente del Consiglio Berlusconi. Guardate, non è così ed io penso che a volte la banalità di alcune affermazioni sia semplicemente legata alla pura e semplice invidia. Credo che, conti alla mano, e i conti si possono fare quotidianamente, e su tutte le cose che sono state fatte, sono arrivate in Sardegna delle risorse preziose che sono state concesse dal Governo nazionale ma solo e soltanto perchè il Governo della Sardegna ha fatto delle precise richieste, sono stati presentati progetti, sono state discusse nel merito le necessità e le esigenze finanziarie che questa Sardegna aveva. Questo è stato fatto, poi nessuno chiede a nessun altro di avere simpatia o antipatia nei confronti di uno o di un altro rappresentante del Governo nazionale, questo non ci interessa assolutamente; io credo che vada riconosciuto al Governo nazionale di aver valorizzato la Sardegna in un confronto che è stato anche conflittuale, nonostante sia stato pacifico e sereno. Il fatto che non ci siano state le masse popolari che assediavano Palazzo Chigi non significa che il nostro non sia stato un atteggiamento rivendicativo nei confronti del Governo nazionale, con l'unica differenza che questa volta le risorse sono arrivate, gli strumenti sono arrivati e le opere possono essere varate. Questo fa una differenza fondamentale, dopodiché ci si chiede perchè mai il presidente Pili deve andare a casa, perchè non ha raggiunto l'obiettivo, perchè non ha lavorato per la Sardegna, perchè non va bene quello che ha fatto? Di questo deve discutere una mozione politica, quale quella che si è presentata oggi, non di altre cose che, diciamocelo francamente, aleggiano in quest'Aula da molti mesi, ma nessun ha il coraggio di chiamarle con nome e cognome.
Il presidente Pili deve andare a casa perchè ha rovinato le botteghe delle lobby sarde, questa è la verità vera, perchè ha stabilito regole con le gare internazionali che hanno escluso le lobby economiche della Sardegna delle pastette che finora sono state fatte.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
(Interruzioni)
BALLETTO (F.I. Sardegna). L'alternanza Presidente? Uno di maggioranza ed uno di opposizione?
PRESIDENTE. Uno di Forza Italia ed uno da A.N.
E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. Sardegna). Non c'è nessuno iscritto dell'opposizione?
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, credo di essere stato chiaro, lei sta provocando, capisco! Però io ho dato la parola all'onorevole Diana che sta alternando le richieste di iscrizioni a parlare con Forza Italia, prego.
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Io parlerò poco, grazie Presidente; colleghi, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, nessuno può ignorare la grossa difficoltà nella quale versa nel momento contingente l'istituzione che rappresentiamo. Nessuno può sottacere che questa difficoltà è patita forse ancora di più dai nostri elettori e dalle nostre popolazioni dei quali e delle quali, non lo dobbiamo dimenticare, ci siamo impegnati ad essere garanti e testimonials. Su di essi si riflettono pesantemente in negativo le nostre debolezze, le nostre indecisioni, il nostro egoismo e le nostre artate divergenze che di fatto si riducono in uno scarso pragmatismo con conseguente ed ingente danno per la comunità. Sostengo qui che proprio questi punti di debolezza ci hanno portato oggi a discutere su una mozione che per le risultanze pratiche, ovvero per l'utilità conseguente che sortiranno dal voto finale, non posso certo definire di spessore. Ciò perchè in ogni caso apporteranno uno scarso indotto alla salute dell'istituzione e soprattutto a quella dell'economia dell'Isola, vessata dalle emergenze e dalle contrarie congiunture che abbisogna invece di una terapia che coinvolgendo davvero il senso civile e la responsabilità individuale di ogni consigliere regionale ci consenta di uscire dalla crisi e rilanciare l'autonomia sarda.
E` davvero questo che Alleanza Nazionale chiede ai consiglieri regionali; l'appello ovviamente è rivolto in particolare ai consiglieri del centro destra perchè ancora uniti non sentano le voci neppure troppo melodiose di sirene ingannevoli che mirano allo sfascio dell'esistente per una restaurazione difficile da realizzare. Muoiano dunque Sansone e tutti i filistei, questi ultimi però, per disavventura, sono rappresentati dallo stesso popolo sardo. Certo le sirene tentano di trarre profitto dalla favorevole congiuntura, dalle altrui disavventure o momentanee divergenze sempre possibili e sempre presenti nei gruppi e nelle coalizioni. Badate, queste divergenze sono riscontrabili in questo momento ed in maniera palese anche tra i ranghi dell'opposizione e persino tra uomini dichiaratamente schierati nello stesso gruppo politico, tanto che ho la sensazione che alcune sirene abbiano tratto in inganno altre sirene. In politica, è vero, si coglie la palla al balzo, ma questo, se la politica è seria, quando la presa è servente all'interesse pubblico. Si dice che la politica sia anche l'arte del trasformismo e degli improvvisi e repentini cambiamenti di rotta, tuttavia l'elettore si chiede come e perchè da un'annunciata richiesta di sfiducia rivolta ad un solo componente dell'Esecutivo si possa passare, neppure esaurito il breve spazio di un mattino, ad un atto politico più corposo quale quello che si discute in Aula. Quali interessi generali e particolari intendono perseguire i colleghi dell'opposizione? Che cosa li ha indotti a modificare improvvisamente il loro agire politico? Ci auguriamo, per un rispetto dell'intelligenza, che tutti i firmatari della mozione abbiano valutato appieno le possibili conseguenze, con proiezione a venire dei relativi scenari. L'atto politico in trattazione, qualsiasi possa essere il pronunciamento del Consiglio, non potrà essere produttivo di positivi risultati nel breve e medio periodo, con la conseguenza, purtroppo, a carico dei cittadini che rappresentiamo, di fermare le macchine della ripresa sociale ed economica e di alimentare ulteriormente, enfatizzandole, tutte le problematiche per le quali il sistema nella sua totalità ed i sardi versano in grossa sofferenza. Questa ripresa è invece possibile senza fermate come questa che si vuole imporre. Innaturale, non fisiologica e non funzionale e come tale negativamente influente sui tempi di percorrenza delle macchine. Dunque il centro destra reietta ogni contraria istanza ed ambizione di persone e di gruppi, deve riprendere con il pragmatismo necessario il lavoro impostato, pesante ma satisfativo per la realizzazione del suo programma di Governo come prospettato all'inizio della legislatura e come modificato per le esigenze emerse durante il corso della stessa.
Per fare questo però occorre una superiore collegialità al fine di decidere con il massimo dei consensi sulle grandi scelte; occorre davvero inventare una cabina di regia o un Consiglio di gabinetto, occorre imporre a se stessi e a tutti i soggetti coinvolti i tempi e i modi dell'agire politico ed amministrativo, occorre affidare ed assumersi responsabilità. Ogni lavorazione, insomma, deve essere condotta rispettando un "pert" precostituito e studiato che indichi i soggetti responsabili dei singoli momenti procedimentali e il suo responsabile finale, assegni ad ognuno di essi tempi di lavorazione, preveda un costante monitoraggio in corso d'opera che sia pronto ad intervenire per positivamente decidere su possibili scostamenti, aggiustamenti e modifiche necessarie.
Ritengo anche che collegialità e fattiva programmazione non bastano. Chi governa e gli apparati collegati abbisognano di un generatore che attraverso cavi appropriati conducano energia sufficiente ai singoli apparecchi illuminanti; le lampadine infatti si possono accendere e spegnere solo se ad esse giunge sufficiente energia, nessuno può pretendere di accenderle o spegnerle se non vi è un generatore a monte ed una conduzione adeguata. Questa immagine mi torna utile per chiarire un altro concetto, e segnatamente il concetto di autonomia della quale studiosi e non discutono, discettano e blaterano sin dall'Unità d'Italia. Il concetto estremizzato sino allo snaturamento del significato da alcune parti politiche ha significazione piena e va difeso ad oltranza, solo se inquadrato nel contesto normativo vigente, certo superabile da modifiche che chi legifera può apportare, ma soprattutto se lo si riferisce, naturalmente applicandolo, al generale contesto di riferimento ricavabile principalmente dal diritto naturale e dalla filosofia del diritto. Quello normativo, ricavabile dalla Costituzione e dalla leggi di attuazione, è di tutta evidenza, né serve ricordarlo in questa sede anche se è opportuno riferirci e rapportarci ai legami che ci uniscono alla nazione, all'Europa e al contesto nazionale. Come detto le leggi sono mutabili e sono mutate da chi è abilitato a legiferare, ma esse non potranno trovare terreno di pratica applicazione ove non ispirati al diritto naturale e alla specificità degli umani, alla costruzione societaria che nasce proprio dalla specificità naturale delle persone, per questo difficilmente sovvertibile. Voglio dire che l'autonomia, intesa nel senso di non dipendenza politico-amministrativa e di capacità di autoregolare i propri comportamenti ed i propri spazi, non potrà mai essere totale. Può certo aumentare o diminuire a seconda che riusciamo o meno a conquistarci una dimensione che molto spesso dipende ad altri; calzante anche se forse troppo scolastico appare l'esempio del bambino che giorno dopo giorno libera, con la crescita capacità ed iniziative per affrontare e diventare adulto in piena responsabilità, le cose della sua esistenza. Talvolta, una volta adulto le affronterà fuori dagli schemi imposti dai genitori e da essi assimilati, in assoluta libertà di scelta ma sempre legato a questi ultimi da un diritto naturale dal quale l'uomo non può prescindere, che privilegia famiglia e comunità, coinvolgendoli in ogni caso almeno emotivamente.
Abbiamo abusato ormai da qualche decennio, ricavando il concetto da un Enciclica del '31 del vocabolo di sussidiarietà. Affermiamo oggi di condividerne, di volerne applicare i più elevati contenuti. A ben vedere sussidiarietà ed autonomia in un sistema equilibrato sono termini correlativi come quelli di libertà e legge, l'uno implica l'altro, l'uno non può stare senza l'altro. Se è così è pure giusto che ogni soggetto, ogni comunità di ogni ordine e grado sia tenuta nella insopprimibile dignità di poter fare, nel rispetto del contesto di riferimento, quanto sa e può. Se è così è giusto che per le cose di maggiore momento, sempre nel rispetto del contesto di riferimento e per le quali i soggetti delle minori comunità non possono intervenire, altri siano deputati ad agire per risolvere e realizzare con la possibile condivisione - passatemi l'espressione - dei soggetti latu sensu, non capaci e non all'altezza. Da tutto questo discende ed è di tutta evidenza che l'autonomia è direttamente collegata alla nostra capacità di rendere autonomi noi stessi; l'autonomia è un qualcosa dalla quale dobbiamo prima appropriarci e poi imporla agli altri. L'impegno è dunque quello di crescere e con riferimento all'esempio scolastico del bambino quello di diventare davvero adulto. Il problema sta nel conquistare la ricercata autonomia attraverso una forte spinta alla nostra crescita globale, da realizzare senza ulteriori fermate e senza crisi al buio, da costruire tassello per tassello, spesso con il coinvolgimento di organi sovraordinati, sottoscrivendo con essi accordi forti e convincendoli a rilasciare ampie deleghe di poteri che per legge non ci appartengono, ma convincendoli anche che siamo interlocutori validi ed affidabili, i quali sanno orientare le loro scelte su obiettivi condivisi e condivisibili, in linea con gli interessi di una comunità allargata che va anche ben oltre la nostra. Queste cose si devono realizzare senza ulteriori fermate, piuttosto con una ripartenza che ponendo alla base quanto detto sui comportamenti in generale dei politici e dell'apparato servente, curi fondamentalmente il routinario e l'organizzazione, le emergenze e lo sviluppo legato principalmente alle riforme. Quanto al routinario è da dirsi che va pur esso riformato. Occorre ricostruire il rapporto Regione-cittadino, Regione-enti locali e, consentitemelo, Regione-struttura...
PRESIDENTE. Concluda la prego.
DIANA (A.N.). Il cittadino abbisogna di un interlocutore che lo aiuti a migliorare il suo modo essere e di esistere, anche attraverso la semplificazione e lo snellimento dei quotidiani ed ordinari rapporti con l'istituzione. La Regione e i suoi apparati devono essere lo sportello a tutto campo, unitamente agli enti locali minori e a quelli strumentali per le necessità dell'utenza. Le lungaggini e la pesantezza dei procedimenti, i tempi lunghi imposti da un'organizzazione che l'utente definisce borbonica, motivi della difficoltà di dialogo e della disponibilità allo stesso, se anche nei nostri interlocutori non li aiutano nella realizzazione delle loro idee progettuali li sacrificano enormemente anche a livello economico, li fanno, alla fine, persino desistere dalle loro imprese. Non è questo il modo di crescere. Alleanza Nazionale ha fatto le sue proposte sulla materia, legandole anche al rapporto con gli enti locali e alla devolution, in sintonia con quanto comandato e concesso dallo Statuto regionale, nel contesto ha anche alta significazione la riforma globale degli enti strumentali della Regione, via le elefantiasi di enti, procedimenti e passaggi burocratici; bisogna essere sempre pronti a farvi fronte con un'organizzazione, costruire di volta in volta o precostituire unità di crisi poco importa, che collegialmente operando porti le diverse problematiche alle soluzioni più appropriate ed in un ogni caso a noi più favorevoli. Il pacchetto dei programmi di A.N. era ed è noto a tutti quanti, molte sono depositate: sostegno alla famiglia tradizionale, alle comunità giovanili, forme di garanzia e fidi nel terzo settore, istruzione di un fondo per il medio credito in Sardegna, politiche giovanili, riforme del regime fiscale, continuità territoriale di merci e passeggeri, piano sanitario regionale, razionalizzazione dei costi, spesa sanitaria, distretti...
PRESIDENTE. Onorevole Diana lei ha terminato perchè il suo tempo è finito in abbondanza. La prego non posso concederle altro tempo, grazie.
E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S. - Sardistas). Presidente, colleghi finalmente siano arrivati alla questione delle questioni, quella questione tanto attesa, sussurrata da mesi, anzi da anni: la questione della legittimità del Governo da parte di Mauro Pili e del centro destra sardo, perchè questo è il vero senso di questa mozione di sfiducia, sbandierata più volte nei corridoi e sui giornali dalle opposizioni e finalmente approdata in Aula grazie anche all'insperata congiuntura della scissione di tre consiglieri di Alleanza Nazionale. Come in un gioco di specchi che si riflettono nel tempo, siamo davanti alla medesima situazione che ci si è presentata all'avvio di questa legislatura nefasta, quando i voti di pochi bastavano per condizionare tutta la politica sarda e la sua massima espressione assembleare: l'istituzione autonomistica del Consiglio regionale. Allora erano in pochi a rendere prima possibile e poi vano ed infine nullo il successo elettorale del centro destra e soprattutto del suo candidato presidente Mauro Pili, forte di un consenso elettorale personale che valeva e vale ancora 151 mila voti, quasi il doppio di quelli riportati dal suo avversario, il davvero onorevole Gian Mario Selis, nel senso della stima profonda che nutro nei suoi confronti. Oggi però quei voti sono sempre lì e sempre lì purtroppo sono anche le terribili condizioni di instabilità che non hanno consentito al centro destra sardo di governare, di governare appieno, ma di farlo sempre con la spada di Damocle sul collo; una spada che ci ha costretto più volte a partorire delle soluzioni di vario tipo, alchimie di governo, incastri che a volte però si sono rivelati felici ed utili sotto il profilo della qualità politica, altre volte invece hanno dimostrato tutta la loro strumentalità ed in ultima analisi hanno certificato qualcosa che assomiglia ad un fallimento. Io caro Mauro, non starò qui ad elencare le cose che la tua Giunta non ha fatto, né quelle, e sono tante, che invece ha fatto.
Gli elettori sardi, tutto sommato, sono informati e saranno consapevoli al momento del voto fino a che punto il centro destra non ha saputo governare e dove invece inizia la strada dell'impossibilità di governare, quando manca quell'energia necessaria, come sottolineava poc'anzi l'onorevole Diana, e perfino l'impossibilità di legiferare con un Consiglio che è inchiodato da settimane, da mesi, da mozioni ed ordini del giorno che, per quanto utili, condivisibili, sottraggono però a noi legislatori il tempo necessario, il tempo sufficiente per studiare i problemi e farli diventare leggi di questa Regione. Caro Mauro, io non elenco i tuoi pregi che so che sono tanti e nemmeno il tuo difetto, probabilmente, quello di non aver capito che, con tanti alleati sulla carta, tutti avevano bisogno - diciamo così - di essere ascoltati, anche oltre le umane tue possibilità. Se questa mozione di sfiducia come molti danno per scontato avrà il "sì" dell'Aula, si faccia dunque, si faccia ora onorevoli colleghi, una Giunta, perché una Giunta serve per arrivare alle elezioni, sbrigando le questioni più urgenti, come quelle dei fondi europei sollevata prima dall'onorevole Rassu. Ci sono molte questioni che attendono una risposta in quest'Aula, poi possiamo andare pure alle elezioni, andremo alle elezioni con la legge elettorale che, qualunque sarà, premierà certamente una coalizione consentendole di governare. Permettetemi la presunzione, ne sono convinto, Mauro Pili vincerà di nuovo e dimenticheremo per fortuna l'angustia di questi anni. Il centrodestra sardo, solo allora, libero da qualunque tipo di laccio, potrà governare davvero e marcare finalmente la differenza con le opposizioni, con quelle stesse opposizioni che male e peggio di noi hanno guidato la Sardegna negli ultimi 15 anni.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Sarò brevissima, Presidente, anche se avrei preferito parlare, visto che non c'è un'alternanza tra centrodestra e centrosinistra, dopo un'alternanza all'interno della coalizione, quindi avrei gradito sentire parlare qualcuno che rappresenta i partiti che si chiamano centristi e invece sono costretta... onorevole Giagu scusi, tanto parlo cinque minuti... sono costretta invece a parlare al buio, salvo le informazioni che sono derivate dai giornali che però non sono la sede istituzionale in cui si discute una mozione di sfiducia. Premetto che Alleanza Nazionale, lo avete già saputo tutti dai giornali, con molta probabilità voterà contro la mozione di sfiducia, quindi riconfermerà la sua fiducia a Mauro Pili, ma non solo per quello che ha fatto o per quello che potenzialmente può fare lui e la sua Giunta e non si tratta, onorevole Fadda che non vedo, di salvare Mauro Pili, ma si tratta a mio giudizio di salvare o di tentare di salvare un progetto politico in cui Mario Pili, Mauro Pili, chiedo scusa perché faccio ogni tanto questo piccolo acronimo Mario Pili, perché questo centrodestra è nato con Mario Floris ed è poi stato ereditato da Mauro Pili, però il centrodestra, l'Aula sta dicendo, non è riuscito a portare avanti questo progetto politico, ma mi permetto di dire che non è il centrodestra o qualcuno che è particolarmente irresponsabile in questo centrodestra, ma tutta l'Aula non è riuscita a proporre un progetto politico qualunque esso sia. Quindi forse, caro Presidente, siamo arrivati ad un punto, quello che si chiama il punto del non ritorno, perché i rapporti sono logorati; voi avete visto, abbiamo dato uno spettacolo che non è stato gradevole, noi di Alleanza Nazionale, perché ci siamo lacerati all'interno per ragioni che sono probabilmente di equilibrio interno del partito, abbiamo però fatto un grandissimo sacrificio politico noi di Alleanza Nazionale, perché abbiamo dovuto con malanimo rinunciare a tre membri del nostro Gruppo, tre persone che hanno sempre contribuito validamente a far crescere il partito. Adesso noi non possiamo più fare conto su di questo, ma non possiamo, noi di Alleanza Nazionale, pagare per tutto il resto della coalizione, noi il nostro prezzo altissimo lo abbiamo già pagato. Allora ci sono alcune cose, caro Mauro, in questa situazione che non vanno tanto bene, c'è per esempio qualcuno che sostiene la maggioranza, che sostiene il Governo di centrodestra, che non ha più nessuno all'interno della coalizione, c'è qualcun altro che sostiene con altrettanta, credo, lealtà il centrodestra, che in qualche maniera ha rappresentato in maniera esuberante. Sembrano sciocchezze, però sono problemi di equilibrio fra gli uomini e le donne, le poche che ci sono qua, che se non si risolvono finiscono per creare delle montagne che sono difficilmente superabili con le normali prassi di dialogo, di convergenza e tutti questi paroloni che qualche volta non servono a niente perché non si affronta, non si aggredisce il problema nella realtà.
Quindi forse questo, caro Mauro, è un momento di chiarezza, è un momento in cui si esce non per colpa del Presidente Pili o della sua Giunta, né della maggioranza che lo sostiene, forse è un momento in cui si esce un po' dalle nebbie, perché l'Aula non è più rappresentata da quelle persone che sostenevano Mauro Pili, che sostenevano prima Mario Floris e che sostengono oggi Mauro Pili. Sono venuti meno alcuni numeri, perché purtroppo le maggioranze si fanno sui numeri, anche se noi volevamo fare un progetto politico e non di numeri perché la presenza, per esempio, di Alleanza Nazionale così strana, due Assessori contro una rappresentanza di consiglieri, di undici come eravamo un tempo, non è un discorso numerico, Alleanza Nazionale non fa un discorso numerico, fa un discorso politico: la presenza di due Assessori di Alleanza Nazionale in una Giunta di centrodestra potrebbe forse essere sempre la stessa numericamente, anche se il Gruppo di Alleanza Nazionale si dimezzasse ulteriormente perché è una presenza politica. Quindi, se la politica è venuta meno in quest'Aula, per una serie di ragioni che non dipendono soltanto da Alleanza Nazionale, bene, si faccia chiarezza, onorevole Pili. Si faccia chiarezza sapendo che Alleanza Nazionale sarà comunque al suo fianco quando vorrà percorrere la prossima autostrada, se vorrà riproporsi credo che noi di Alleanza Nazionale le daremo il nostro sostegno con estrema lealtà; se invece non vorrà riproporsi probabilmente seguiremo il destino che ci lega a lei in un progetto politico molto forte e saremo insieme a lei in un'altra situazione che non sarà forse più di maggioranza. Auspico anche che comunque qualche Giunta, qualunque essa sia, venga fuori prima o poi in questo scorcio di legislatura, perché non sono soltanto le problematiche che sono state esposte dall'onorevole Rassu, ma per esempio c'è tutta una situazione di sanità pubblica che è devastante. Mi permetto di ricordare che in questa Sardegna la Regione dà soldi per la ricerca extra universitaria e trascura in maniera indegna l'università, ma non la Giunta di centrodestra, il Consiglio trascura in maniera indegna l'università. Ricordo a tutto il Consiglio che, se non si mette in atto il Provvedimento 20, che è stato esitato peraltro dalla Commissione, se non passa attraverso l'Aula, le due università non saranno in grado di attivare i corsi di laurea breve; questo significa un danno, onorevole Cogodi, molto più grande di quello che lei stava pronunciando poco fa, perché i nostri giovani dovranno andare a diventare infermieri, radioterapisti, terapisti della riabilitazione a Roma, a Milano, altrove perché le nostre università non sono state supportate sufficientemente dalla Regione che non ha fatto una riforma, ma della Regione come Consiglio, caro onorevole Cogodi, non dalla Regione come Esecutivo, perché l'Esecutivo ha esitato il provvedimento diversi mesi fa.
Quindi, ognuno, credo, in questa sede giustamente si assumerà la responsabilità perché fra un poco ognuno di noi dirà chi sta con l'onorevole Pili e con il progetto di centrodestra che l'onorevole Pili rappresenta in questo momento in Sardegna e chi non ci sta.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà. L'onorevole Vargiu rinuncia.
E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, vorrei fare alcune semplici considerazioni. La mozione, il contenuto della mozione e l'illustrazione che ne è stata fatta se dovesse essere esaminata per ciò che dice ci si rende conto immediatamente che è faziosa, priva di sostanza, che fa niente di più e niente meno di quello che è il gioco che l'opposizione deve fare nello svolgimento della sua attività. Qui in quest'Aula e in questa legislatura vige il principio affermato pubblicamente da un grande esponente nazionale della sinistra più avanzata, secondo la quale l'attività di un'opposizione di sinistra che si rispetta deve essere volta esclusivamente a demolire e ad impedire che la maggioranza che governa faccia alcunché, sia fatto male, sia fatto meno male, sia fatto bene, l'importante è impedire che si faccia, che si consenta agli altri di governare. La dimostrazione che sta facendo il suo lavoro nasce anche dal fatto che in questo dibattito sulla mozione nessuno degli esponenti del centrosinistra prende la parola perché non è tanto il contenuto della mozione che può far pendere il voto in una determinata direzione, quanto far leva sulle lacerazioni che esistono all'interno della maggioranza per affermare un risultato piuttosto che un altro, come dire: "Siete voi della maggioranza, l'avete dimostrato, masochisti, avete esaltato in questo scorcio di legislatura le fratture solo ed esclusivamente per motivi personali, conditevi nel vostro stesso brodo, non abbiamo bisogno di fare nulla per farvi cadere, se non di costituire e formalizzare l'atto, la mozione, attraverso la quale questa discussione ed il dibattito sulla sfiducia si deve svolgere.". Perché se dovessimo parlare, colleghi della opposizione, dei motivi che stanno a sostegno della mozione e parlando al contrario delle ragioni che invece sostengono l'Esecutivo, noi potremmo dire ed affermare moltissime cose che vengono trascurate nell'ambito dell'informazione e quindi all'opinione pubblica, se arrivano, arrivano molto ovattate o nascoste. Perché si dice tanto male di questa maggioranza e della Giunta che rappresenta, però io vorrei sapere come mai in un momento in cui l'economia mondiale frena, trema, regredisce, in Sardegna dal 1999, momento in cui si è affermata la maggioranza di centrodestra, 23 per cento la disoccupazione dati ISTAT, i dati più recenti e più aggiornati parlano del 17,4 per cento. In tutto il mondo si regredisce, aumenta la disoccupazione in America, aumenta la disoccupazione nel Giappone, paesi più avanzati e più progrediti, aumenta nell'Unione Europea, in Germania, in Francia e così via, in Italia diminuisce perché siamo scesi abbondantemente oltre il 10 per cento, oltre il 9 per cento e in Sardegna siamo passati dal 23 al 17,4 per cento. La collega Pilo ha ricordato quali sono i successi della Giunta regionale nei confronti del Governo nazionale e badate che il Governo nazionale non è che abbia occhi di favore solo ed esclusivamente nei confronti della Sardegna perché esprime una maggioranza a sé omologa, non potrebbe farlo in un momento in cui anche la finanza statale è sotto controllo per i noti problemi che esistono...
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, mi perdoni un secondo per richiamare l'attenzione dei colleghi. Non è molto gradevole parlare nella disattenzione totale, quindi vi prego prendete posto, chi invece deve parlare con qualcuno lo faccia fuori dall'Aula. Mi scusi, onorevole Balletto, ma mi sembrava... Prego.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente non è importante, si è ben capito qual è la linea dell'opposizione. L'opposizione non ha interesse a discutere sulla mozione, a confrontarsi sulle ragioni che portano e dovrebbero portare una maggioranza poco poco intelligente, poco poco responsabile a respingerla. E` chiaro, come dicevo all'inizio, noi dovremo condirci nello stesso brodo che siamo stati capaci di portare sul fornello. Quindi si rifugge dalla discussione delle argomentazioni perché la mozione in sé e per sé è priva di contenuti, come dicevo all'inizio, è faziosa, l'opposizione fa il suo gioco, quando c'è necessità di fare ostruzionismo con centinaia e centinaia di interventi a sostegno di una determinata linea lo fa, in questo momento non ha nessun interesse perché è possibile che aprendo bocca e sostenendo ciò che è detto potrebbe verificarsi l'effetto contrario di una maggioranza che poco poco si ricorda di essere maggioranza e si ricompatta rispedendo la mozione nelle mani dei loro firmatari.
Allora che cosa dire ai colleghi della maggioranza che hanno annunciato che voteranno questa mozione? Attenzione, colleghi, perché ricordiamoci che noi siamo qui non per soddisfare esigenze personali, per quanto sostenute da principi corretti, ma siamo qui per rispettare un mandato che è quello degli elettori che ci hanno detto: andate, governate e fate un governo di centrodestra. E` chiaro ed è ovvio che con un'opposizione così agguerrita, con un'opposizione così faziosa, con un'opposizione che ha abusato del Regolamento impedendo al Consiglio di poter svolgere la sua attività, noi non potevamo pensare di lavorare in un terreno spianato, di poter lavorare su tavole imbandite di velluti e di pizzi, ci hanno messo tutti i paletti che erano in grado di mettere e ne hanno messo diversi. Sicuramente sono stati capaci, bisogna dargliene atto per quello che riguarda la loro parte, però noi, colleghi della maggioranza, non dobbiamo intervenire a sostenere l'attività dell'opposizione perché noi dobbiamo avere la capacità di risolvere i nostri problemi all'interno. Il Presidente Pili ha una Giunta nella quale sono presenti otto colleghi che esprimono il centrodestra, mi viene difficile da capire, da comprendere forse anche esagerando da digerire la richiesta e la pressione che arriva da parte dei colleghi al Presidente Pili di dimettersi perché così facendo sta bocciando la propria Giunta; erano in otto in questa Giunta e quindi tutto ciò che è stato fatto sino a adesso è stato fatto collegialmente con il concorso degli otto validi colleghi che provengono dal centro.
Io non voglio pensare che sia solamente un problema di nuovi assetti della Giunta e men che meno voglio pensare che sia solamente un problema di sostituzione del Presidente, perchè quando al Presidente gli si dice "dimettiti e si partirà da un Pili bis", io penso che il Presidente abbia ragione a non dimettersi perchè così come è accaduto in questo ultimo anno di legislatura alla presenza spavalda dei franchi tiratori, il collega presidente Pili sa bene che probabilmente nel conferimento dell'incarico quelle imboscate ci sarebbero ancora e il Pili bis probabilmente non vedrà mai la luce.
Colleghi, chi ha annunciato che voterà la mozione di sfiducia pensi e rifletta perchè non sta facendo il bene del centrodestra, sta aprendo le porte alle elezioni anticipate perchè questa è la linea di Forza Italia, questa è la linea personalmente che io seguirò perchè non accetterò governo che abbia alla presidenza un presidente diverso dal Presidente Pili.
PRESIDENTE. Concluda la prego.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sto concludendo Presidente. Sappiate che stiamo andando verso una strada alla fine della quale c'è un baratro e la responsabilità in questo caso, evidentemente, è di coloro i quali in questa mozione si sono collocati in uno spirito che è critico, e questo lo posso anche comprendere, ma non può spingersi oltre perchè diversamente sarebbe scavare con le mani di pochi la morte di molti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà. E` l'ultimo intervento.
CORDA (Gruppo Misto). Presidente e colleghi, è con molta amarezza, con molta delusione che io mi accingo a fare questo intervento e non dirò parole mie, non ho scritto nulla che possa dare un contributo importante a questo intervento, mi limiterò a leggere una parte del documento politico presentato dal presidente Pili il 13 novembre del 2001: "La missione della politica è duplice, capire, agire, parlare e fare" (dice a pagina 5) "spesso noi parliamo e basta e là fuori c'è chi ci guarda e presto sarà chiamato a giudicarci. Là fuori c'è chi ha riposto le sue speranze in noi tutti e io non voglio tradire questa fiducia" (diceva il presidente Pili) "sono certo che anche per voi sarà così". Poi a pagina 7 continua: "Con eguale attenzione e rispetto vogliamo rivolgerci anche ai colleghi delle altre parti politiche che hanno imboccato con noi il cammino impervio ma suggestivo della Costituente, perciò mentre da un lato chiederemo con forza ai Gruppi parlamentari della Casa delle Libertà di sostenere a livello regionale la nostra battaglia per la Costituente, dall'altro lato lavoreremo intensamente qui in Sardegna per dare contenuti non solo istituzionali ma anche economici, sociali, culturali e politici alla stessa battaglia. Ai sardi interessa la continuità territoriale per i passeggeri e per le merci, interessa un costo energetico al pari delle altre regioni italiane, interessa l'acqua nei campi e nei rubinetti di casa, proprio per fondare la loro autonomia non solo sulle parole vuote di un dogma che non dà né pane né lavoro, ma su un'economia che cammini al passo con i tempi. Il nostro è un popolo che chiede di essere artefice del proprio destino, civile e non soggetto passivo di un mero assistenzialismo, è un popolo insomma che vuole crescere per sua libera determinazione lungo la via della modernità, facendo proprio l'orizzonte dell'unità nazionale e quello ancor più vasto e promettente dell'unità europea. Siamo un popolo di soli un milione e 600 mila abitanti" (continua il Presidente) "ma abbiamo carte peculiari da mettere sul tavolo della competizione globale, dal turismo alle tecnologie avanzate della comunicazione; è questa la svolta dell'autonomismo concreto, dell'autonomia che diventa ideazione e realizzazione e gestione. Nei primi tre mesi di attività la Giunta regionale si impegna a presentare un piano di dettaglio su obiettivi e tempi che andranno poi monitorati per verificare gli effetti di ogni azione di governo che produrrà nel sistema economico e sociale." E poi ancora a pagina 10 continua: "Ci sono innanzitutto cinque grandi questioni da affrontare, la continuità territoriale dei passeggeri e per le merci, l'energia, le risorse idriche, l'Assemblea Costituente, la creazione in Sardegna di un modello di eccellenza nell'innovazione, la semplificazione e l'accelerazione delle procedure burocratiche ed amministrative riqualificando la burocrazia regionale, la pianificazione territoriale contestuale allo sviluppo economico e la programmazione negoziata, il project financing, l'accelerazione delle opere pubbliche in corso d'opera per rendere più efficiente il sistema Sardegna. E infine cinque idee forza per lo sviluppo: il turismo inteso come volano di sviluppo per la piccola e media impresa, per il terziario, per l'agricoltura, per l'artigianato; la riqualificazione dell'ambiente e delle produzioni agricole, la realizzazione di una sorta di Silicon Valley con la predisposizione di un'offerta complessiva di servizi scientifici e tecnologici per l'innovazione da rivolgere a tutti i paesi in via di sviluppo nell'area mediterranea" (anche questo era veramente un progetto ambizioso). "L'obiettivo principale del programma si prefigge quello di far leva sui fattori fondamentali dello sviluppo per dare testa e gambe alla Sardegna. Ciò vuol dire innanzitutto reperire ulteriori risorse finanziarie, aprire con lo Stato un serrato confronto sui trasferimenti recuperando finalmente alle casse regionali tutti gli introiti dovuti dalle imprese che operano in Sardegna e che hanno a Milano, Roma, Bologna, Firenze ed anche in altri posti la propria sede legale. Si tratta di migliaia di miliardi che arricchiscono le casse di altre e più fortunate regioni a danno della nostra dove si forma il reddito imponibile. E` una partita che si dovrà giocare senza nessuna esitazione nei primi sei mesi di governo, ben sapendo che a metà anno dovremo mettere mano al bilancio per interrompere uno squilibrio sostanziale tra entrate ed uscite. A questo si aggiunge il capitolo del trasferimenti su IVA e gettito fiscale complessivo che va rinegoziato portandolo ai livelli delle altre regioni a Statuto speciale come la Sicilia e la Val d'Aosta" (e siamo quasi alla fine). "Il secondo imporre a tutti i livelli della continuità territoriale merci e passeggeri l'onere di servizio pubblico facendo della concorrenza il mezzo migliore per conquistare qualità e prezzo. Non c'è economia senza energia e se l'energia ha costi del 40 per cento superiori alle altre regioni italiane questo diventa un ostacolo insuperabile."
Allora, queste alcune delle dichiarazioni rese dal presidente Pili il 13 novembre del 2001. Io credo che i sardi se hanno sentito queste dichiarazioni che io ho ripetuto adesso sono in grado di valutare se le promesse fatte allora siano state mantenute; io mi domando se i sardi che tentano di partire in aereo per Roma o per Milano e non trovano, posto né per partire né per rientrare, sono convinti che la continuità territoriale è stata veramente attuata; io mi domando se migliaia di turisti che tentano di venire in Sardegna e debbono rinunciare a venire perchè non trovano posto in aereo, ritengono che noi siamo veramente una regione che ha come vocazione di sviluppo il turismo. Io mi domando se è stata fatta qualcosa nella direzione indicata in queste dichiarazioni fatte dal Presidente.
Mi rendo conto che non è tutta colpa della Giunta di centrodestra, mi rendo conto che non è tutta colpa del presidente Pili, però sono state troppe le promesse fatte e troppe quelle non mantenute.
Presidente, solo un accenno al prezzo che l'onorevole Carloni, l'onorevole Locci ed il sottoscritto abbiamo deciso di pagare per una pena che ci era stata promessa, annunciata prima del voto, il voto contrario alla finanziaria ovviamente, non per voglia di poltrone, presidente Pili, ma per non vendere un bene cedibile per altri ma che per noi non è cedibile che è la dignità, Presidente. Per senso di responsabilità, ma soprattutto per senso di lealtà verso chi ci ha dato la fiducia con il voto che ci ha eletto in questo Consiglio.
Lei, Presidente, ricorda che quelli di noi che poi in seguito sarebbero stati battezzati come ribelli di Alleanza Nazionale, annunciammo due anni fa il nostro appoggio esterno, dandole comunque il voto favorevole affinché facesse le cose che aveva promesso. Da allora, ogni qualvolta si è trattato di prendere decisioni importanti, sono arrivate sollecitazioni ed imposizioni e non solo a noi; e per suo intervento, Presidente, per suo intervento telefonico di cui noi abbiamo naturalmente notizia certa.
Allora io, Presidente, non voglio dilungarmi troppo, voglio solamente chiudere dicendo che i tentativi sono continuati in modo veramente, parlo per noi, poco dignitoso, poco rispettoso delle persone. Presidente, sa a volte si può conoscere tutto dell'Amministrazione pubblica, molto delle leggi che regolano l'attività governativa, ma si conoscono così poco gli uomini. E` importante conoscere anche gli uomini, vede, perchè...
PRESIDENTE. Onorevole Corda, la prego di arrivare velocemente alla conclusione.
CORDA (Gruppo Misto). Anche le offerte fatte, anche le ultime, di pochi minuti fa, fatte a qualche persona non rende onore a nessuno, non rende onore a nessuno!
Allora io voglio concludere questo mio intervento così come l'ho iniziato, con una sua frase: là fuori c'è chi ci guarda e presto sarà chiamato a giudicarci, là fuori c'è chi ha riposto le sue speranze in noi tutti. Io non voglio tradire questa fiducia, sono certo che anche voi non la tradirete. Bene, Presidente, noi la fiducia della gente a questo punto non siamo disposti a tradirla per nessuna ragione al mondo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Corda. Come avevo preannunciato quello dell'onorevole Corda era l'ultimo intervento. Ha facoltà di parlare il Presidente Pili.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Presidente, le chiederei la cortesia di una sospensione di un'ora per poter predisporre la replica.
PRESIDENTE. Il Presidente chiede una sospensione, avrà bisogno di riordinare le idee.
FADDA (La Margherita-D.L.). La pausa è prevista solo nelle dichiarazioni programmatiche, non nella mozione.
PRESIDENTE. Colleghi, adesso non apriamo una discussione su questo. Casomai pregherei l'onorevole Pili di fare ciò che deve fare nel più breve tempo possibile. Quindi sospenderei i lavori per circa mezzora. Va bene? I lavori del Consiglio sono sospesi, riprenderemo alle diciannove e venti, grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 44 , viene ripresa alle ore 19 e 39.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIOPRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori. Il Presidente Pili chiede ulteriori cinque, sei, sette minuti per terminare il suo intervento.
FADDA (La Margherita-D.L.). L'Aula gli aveva concesso mezzora.
PRESIDENTE. Io ho cercato di venirgli incontro.
SPISSU (D.S.). Non ho capito la proposta. Può ripetere, Presidente?
PRESIDENTE. Ulteriori cinque minuti.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Da quando abbiamo ripreso?
FADDA (La Margherita-D.L.). Noi rimaniamo in Aula!
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di tenere conto che non è una circostanza di routine. State chiedendo e avete chiesto e posto la rimozione del Governo, volete o no consentire che il Governo rifletta cinque minuti prima di dare le risposte? Il Presidente è in Aula, finalmente, ci ha fatto aspettare.
Ha facoltà di parlare il presidente Pili.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, onorevole Presidente e grazie onorevoli colleghi. Sono trascorsi 20 mesi da quando quest'Aula mi affidò il compito di guidare il Governo della Regione. Giungevo a quel mandato dopo che all'inizio della legislatura per ben due volte mi fu affidato analogo compito. In entrambi i tentativi i numeri allora si rivelarono insufficienti e dovetti rinunciare, seppur con amarezza, a quell'incarico. Consentitemi oggi, colleghi, di ringraziarvi, di ringraziare tutti coloro che nei primi due tentativi, e nel terzo più fortunato, mi hanno consentito sul piano politico e personale di condividere con voi tutti questa difficile, difficilissima scommessa politica. Abbiamo tentato di dare voce al forte e chiaro mandato di cambiamento che i sardi hanno invocato nel giugno del 1999. E mi sia anche consentito in quest'Aula - l'Aula è l'Assemblea del popolo sardo - di ringraziare quei tanti cittadini, donne e uomini, giovani e anziani, che con una parola, con uno scritto, con una stretta di mano sono stati vicini ad una difficile e a momenti impossibile azione di governo. Non so se siamo stati all'altezza delle aspettative, ma in cuor mio so di aver fatto tutto quanto era possibile, cercando di perseguire con forza, con determinazione le speranze di cambiamento della nostra comunità. Il calvario della politica è stato però segnato sin dal primo giorno dai vecchi metodi di un sistema arcaico dove è più importante una poltrona rispetto all'interesse collettivo. In 20 mesi di governo mai, mai un giorno di serenità: imboscate all'ordine del giorno, franchi tiratori su tutto e su tutti, mozioni di sfiducia a catena, trabocchetti, giochi di palazzo e giochi di corridoio. E' per questo motivo, colleghi, che ho scelto di essere qui oggi ad accettare con serenità il voto del Consiglio regionale, il voto palese della nobile Assemblea del popolo sardo.
La politica, colleghi, non è baratto, la politica è costruzione; la politica è condivisione di progetti, di programmi e di azioni concrete, ma è etica, etica del comportamento, di lealtà e di chiarezza. Ed oggi qui, alla luce del sole, davanti ai sardi, ognuno si deve assumere la propria responsabilità; responsabilità politiche colleghi, ma anche responsabilità personali. Si dovrà cioè spiegare la ragione di una eventuale crisi e dovranno essere giustificazioni forti per tutti, capaci di convincere i sardi che tutto questo non avverrà per qualche poltrona in più, ma per il bene della Sardegna. So che non sarà facile, colleghi, e credo che i sardi abbiano già capito tutto; non c'è bisogno che si disturbino gli interpreti della politica. I sardi avranno elementi a sufficienza per giudicare l'operato di ognuno di noi. Questa non sarebbe una crisi sui programmi, non sarebbe una crisi per tutelare gli interessi dei sardi, questa sarebbe una crisi che nasce nello scontro tra la politica del costruire e quella del distruggere, tra quella dei sotterfugi e dei trabocchetti e quella della chiarezza e della trasparenza, della lealtà tra noi. Certo, mi rendo conto che se avessi dato retta a qualcuno sarebbe stato tutto più semplice, se avessi scelto la strada del galleggiamento, del governare galleggiando senza mai decidere, senza mai assumersi la responsabilità di una decisione o di una scelta. Sono stato duramente e fortemente criticato per aver scelto e a volte deciso in solitudine. E` stata per me, colleghi, in alcuni casi una solitudine pesante; quando sono stato chiamato a scelte difficili dovevo mettere a rischio la stabilità politica per non aver avuto il tempo di condividere sino in fondo come avrei voluto la decisione necessaria con tutti. A volte scelta obbligata e purtroppo non rinviabile per i tanti ritardi del passato. Certo, se non avessi, come Commissario governativo, messo in atto provvedimenti come l'approvazione del piano d'ambito, la creazione di un unico soggetto per il governo dell'acqua, avrei evitato molte polemiche, avrei scelto però, colleghi, la strada de su connottu, la Sardegna avrebbe perso magliaia di miliardi e magari qualcuno che mi chiedeva di non decidere avrebbe avuto utili argomentazioni per contestare la mancata decisione. C'è stato, colleghi, da parte di qualcuno, il tentativo di imbrigliarci nelle loro scelte, nell'indecisionismo, nel rinvio a tutti i costi. In certi momenti però - e lo dico a quelli più avveduti, più attempati della politica e lo riferisco a me che da quattro anni appena siedo su questi banchi - in certi momenti è la coscienza di ognuno di noi che deve decidere, ed io ho scelto di decidere per non perdere risorse finanziarie, per onorare per quanto possibile quell'impegno sottoscritto con i sardi. Per questo motivo è stata attuata la riforma del servizio idrico, recuperando dieci anni di colpevoli ritardi, passando da cento gestori ad un unico gestore tutto pubblico e tutto sardo dell'acqua. Per questo motivo ho proposto a 238 sindaci sardi di diventare nei propri comuni commissari per l'emergenza idrica, di condividere col commissario governativo quell'esperienza. E per questo motivo 238 sindaci hanno risposto sì a quell'appello e a quella sfida; sindaci di destra e sindaci di sinistra. Per questo motivo si sono realizzate opere imponenti in cinquanta giorni, lavorando giorno e notte, dimostrando che in Sardegna, come altrove, si poteva fare; per questo motivo abbiamo messo in cantiere la più grande opera di collegamento tra invasi connettendo il Tirso con il Flumendosa; per questo motivo nell'ultimo anno abbiamo messo in cantiere il 53 per cento in più di investimenti infrastrutturali rispetto al 2001, un dato rilevato dalla Banca d'Italia. Per questo motivo abbiamo lavorato per sottoscrivere il primo accordo di programma quadro sull'acqua con oltre 1.600 miliardi di investimenti. Per questo motivo abbiamo smesso di fare chiacchiere sulle strade sarde e in un anno abbiamo predisposto tutti i progetti per la 131 sino ad ottenere dal Governo nei giorni scorsi la firma dell'accordo di programma per complessivi duemila miliardi di nuovi investimenti e oltre mille miliardi già appaltati nell'ultimo anno. Si spiega così, colleghi, l'impegno storico per realizzare il metanodotto Algeria - Sardegna - Europa, sancito da una legge dello Stato e da un'intesa internazionale e poi la continuità territoriale. Anche in questo caso lo dice la Banca d'Italia: i sardi hanno viaggiato rispetto al 2001 nel 2002 il 30 per cento in più. Va migliorata, ma quella conquista storica, colleghi, nasce nel nostro programma politico e l'abbiamo realizzata salvandola dal sicuro fallimento dopo le sabbie mobili dov'era stata infilata.
SPISSU (D.S.). Ma smettila!
PIRISI (D.S.). Non dire balle!
PILI (F.I. Sardegna), Presidente della Regione. Siamo diventati la prima regione italiana nella spesa dei fondi strutturali, abbiamo per primi impegnato e avviato a spesa i fondi CIPE del 2003, garantendoci già dal primo semestre le premialità previste dalle nuove regole. Abbiamo risolto vertenze che sembravano impossibili, dalla cartiera di Arbatax, abbiamo tracciato il percorso per il rilancio della chimica in Sardegna riqualificandola ed impedendo che un solo lavoratore restasse senza stipendio. Il Porto Canale da vent'anni senza futuro è entrato nel circuito e finalmente comincia a dare risposte e le proiezioni danno a fine anno oltre mezzo milione di container. Potrei continuare, colleghi, dall'articolo 14 alla conquista della Manifatture Tabacchi attraverso un contrasto forte con lo Stato. Il mio non vuole essere un testamento politico, ma semmai la conferma che questa crisi non nascerebbe, laddove si facesse, sui programmi, sulle cose non fatte, sulle differenze ideali, ma nascerebbe per calcolo politico di chi ha la pretesa di condizionare pesantemente la coalizione di governo. Io colleghi non lo posso accettare e non lo accetto. In questi giorni con modi più o meno espliciti mi è stato detto che per il mio bene era preferibile dimettermi prima della discussione della mozione in Aula. Qualcuno l'ha fatto con i toni e i modi utili alla riflessione, altri con la malagrazia che gli è propria. Ai primi dico grazie per una sincera, leale e rinnovata fiducia; ai secondi dico grazie lo stesso, augurandogli di poter trovare nel futuro uomini più vissuti di me, che possano comprendere le regole e i metodi della politica.
Oggi so, colleghi, che questa mia scelta di presentarmi qui in Aula, senza aver preventivamente rassegnato le dimissioni alla chetichella, fosse necessario per qualcuno che questo avvenisse. Può aver fatto storcere il naso a più d'uno e le domande che mi sono state rivolte, "ma che fai, ti bruci tutte le carte per il dopo, per un Pili bis, ter, quater", colleghi la politica è dignità, non so se ho fatto tutto quanto era possibile, ma certo l'ho fatto con un rispetto dovuto verso chi mi ha affidato tanta fiducia. La Sardegna oggi ha bisogno, anche a costo del sacrificio, di una umile carriera personale come può essere la mia, di riconquistare quello che in 54 anni di autonomia le ha impedito di costruire strade, acqua, sviluppo economico e benessere sociale. Oggi, colleghi, più che mai alla Sardegna serve stabilità, concretezza, chiarezza e trasparenza; è per questo motivo, colleghi, che attendo davvero con profonda serenità il risultato del voto dell'Aula senza rimpianti, forse con qualche amarezza sul piano personale, ma con la determinazione e il coraggio che oggi la Sardegna tutta ci chiede. Non perderò un attimo, colleghi, a trarne le conseguenze del voto, ma lo farò qui nell'Assemblea del popolo sardo ben sapendo che prima di noi tutti viene l'interesse della Sardegna e dei sardi.
PRESIDENTE. Se non ci sono dichiarazioni di voto, colleghi, onorevole Capelli ha chiesto di intervenire?
SPISSU (D.S.). Ci sarebbe prima la replica ma rinunciamo.
PRESIDENTE. Esatto. Avevamo colto la rinuncia ex ante, era nell'aria. Si procede con appello nominale come da Regolamento.
Ha domandato di parlare il Consigliere Cogodi per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Nel dichiarare il voto favorevole alla mozione che non è di rimozione, di pura sfiducia politica al Presidente e alla Giunta regionale, corre l'obbligo di motivare sinteticamente le ragioni politiche che sono ragioni profonde e serie che sorreggono questa dichiarazione di sfiducia.
Il Presidente ha voluto replicare al dibattito che c'è stato anche oggi in Aula allo stesso modo, concludendo o dando per conclusa la sua vicenda politica, allo stesso modo col quale aveva a suo tempo iniziato, con una recita, cioè una finzione scenica, cioè una rappresentazione calcata nei toni, ma per niente rispondente alla realtà dei fatti. Il punto non è, in questa Assemblea legislativa, quanti siano gli agguati, le trappole, le malevolenze che pure hanno punteggiato per molti versi questa vostra esperienza e questa sua esperienza di Governo e questa vostra esperienza di maggioranza di centro destra. Non è argomento questo. L'argomento vero è la bontà, è la produttività, è la serietà o meno della politica regionale in questi anni; non si può sempre e comunque rappresentare quel che non è, che non è stato, per avvilire la dialettica, la dinamica della politica e anche la dignità dell'istituzione autonomistica. Non è vero e non può essere vero che ancora si affermi con una presunzione senza pari: "Prima di me il deserto, dopo di me il diluvio". Non è vero. Con mille difficoltà e fatiche di chi ha governato e di chi ha fatto l'opposizione in cinquant'anni e più di autonomia, la Sardegna è cresciuta poco ed è cresciuta male, ma è cresciuta per la capacità di tanti uomini e donne, legislatori e non legislatori, lavoratori, operatori nel sociale, nel mondo economico. Perchè pensare ancora e rappresentare una politica dove l'uomo o l'omino della Presidenza sia quello unto o bisunto, risolvano i problemi delle comunità? E` una visione indecente della politica e dell'autonomia, i problemi sono e restano quelli che sono stati posti, per quanto ci riguarda; da Sinistra come li abbiamo posti e altri con le loro visioni ugualmente rispettabili e degne. Noi abbiamo detto tre cose fondamentalmente: uno, democrazia; non si può governare in nessuna parte del mondo senza una maggioranza, almeno una maggioranza, anzi per governare bene in ogni parte del mondo servirebbe qualcosa di più della sola maggioranza numerica, servirebbe anche l'attenzione a chi non è maggioranza, anche l'attenzione a chi nella società addirittura è costretto ad estraniarsi dalla vicenda politica, altro che la sola presunzione della maggioranza numerica il più delle volte acquisita in malo modo, il più delle volte comprata come si comprano le squadre di calcio. Non basta neppure la maggioranza, immaginiamo se in due anni lei non ha mai avuto una vera e reale maggioranza ed in centinaia di occasioni ha avuto voti palesi oltre che segreti di sfiducia e non ne ha voluto trarre conseguenze. Punto secondo l'autonomia, che non è una questione e non è un atto di una recita. L'autonomia è un valore supremo in questa regione; è la capacità di autodeterminazione, di autogoverno e autogoverno vuol dire la capacità propria di pensare e di fare, non di chiedere per telefono e di imporre per telefono come i Gruppi politici, oltre che i singoli, devono adattare la loro coscienza alla contingenza del momento. E ancora l'autonomia è la capacità di crescita economica, un'economia, quella della Sardegna, infeudata così come in questi anni si è infeudata la politica; un'economia che parla tutte le lingue del mondo, che parla americano, arabo, giapponese, spagnolo...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Cogodi. Grazie.
COGODI (R.C.). Che parla pure esperanto e meneghino, ma che non parla sardo, non parla italiano correttamente e non parla correttamente europeo. Un'economia che ha espunto dalla sua prospettiva il lavoro come valore fondante della società perchè di tutto si parla in politica e sempre noi da questa parte l'opposizione, le forze della democrazia e dell'autonomia dobbiamo dire che fondamentale, insieme all'autonomia e alla capacità di autogoverno, deve essere la risposta che si deve dare a tutti i sardi di avere un lavoro buono, un lavoro pulito, un lavoro sereno e quindi un posto nella rinascita, un posto nell'autonomia, cioè nella produzione e nella vicenda comune.
Queste sono le ragioni della crisi della Giunta, queste sono le vere ragioni per cui questa Giunta e il suo Presidente meritano la sfiducia, una sfiducia meditata e ugualmente meritata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, mi sia innanzitutto consentito, a nome del Gruppo di Forza Italia, di esprimere la nostra vicinanza leale, come lo è stata in tutti questi anni di legislatura, nei confronti del Presidente Pili oggi e ieri di chi lo ha preceduto. L'opposizione ha introdotto un dibattito e ha fatto, come logico, il suo mestiere presentando una mozione per evidenziare le difficoltà che, nessuno nasconde, esistono all'interno di questa maggioranza. Ma vogliamo nell'assoluta chiarezza, che non è tanto un problema dell'opposizione, è un problema tutto interno alla maggioranza, non è un problema che nasce da negligenze, inadempienze o, come è stato detto, inadeguatezze del Presidente e degli Assessori, è un problema interno alla maggioranza che nasce da cause ben precise e sono non certo le questioni caratteriali del Presidente Pili o degli Assessori, ma sono ragioni che risiedono nelle difficoltà che sono nate all'interno dei Gruppi e dei partiti di questa maggioranza, difficoltà che purtroppo hanno pesato e pesano come macigno sulla strada del Presidente Pili e di questa Giunta e che hanno portato inevitabilmente alla situazione quale oggi è sotto gli occhi di tutti.
Riteniamo che questioni di onestà, quantomeno intellettuale, impongano però di riconoscere che non possono essere scaricate sul Governo regionale e sul Presidente Pili responsabilità che devono essere invece valutate all'interno dei partiti e dei Gruppi, perché anche noi avremmo sicuramente molto da dire. Il senso di responsabilità, come partito di maggioranza relativa, ci induce a valutare la ripresa di un dialogo all'interno della maggioranza, di un confronto e ad evitare di lasciarci prendere da legittime reazioni anche ad atteggiamenti non sempre lineari che abbiamo potuto rilevare tra i partiti di questa alleanza.
Io mi auguro per tutta la coalizione che ciò che abbiamo sentito anche dal Presidente Pili, che ha rappresentato e dovrà rappresentare e rappresenterà ancora, Presidente il suo Gruppo le assicuro è con lei, è convinto di poter seguire nella prospettiva quel messaggio di speranza che lei ha saputo dare ai sardi e mi auguro con senso di responsabilità che i partiti della coalizione possano risolvere i loro problemi al proprio interno e di non farne una questione tutta da scaricare sulle spalle che abbiamo visto essere veramente larghe in questi venti mesi del Presidente Pili e sul prezioso lavoro fatto almeno da una buona parte della sua squadra. Noi la ringraziamo Presidente e le assicuriamo la nostra vicinanza ora e nel futuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, da tempo avevamo indicato una via per uscire dalla crisi che anche un cieco avrebbe visto, altro che crisi al buio. Una via rispettosa del Presidente per dare maggiore forza e incisività alla coalizione in un momento delicato come questo che ci stiamo avviando alla fine della legislatura. Non c'erano pregiudizi nei confronti di nessuno e non era mai stato messo in discussione il quadro politico. Si attendeva un atto di umiltà e di disponibilità, di buona volontà per accogliere l'invito a sospendere il suo mandato per accelerare e favorire una verifica che è iniziata un anno e mezzo fa. La risposta sdegnosa: abbarbicarsi su quelle poltrone che oggi vengono richiamate a giustificazione di questa crisi. Non è possibile! Ecco perché questa è diventata la crisi del Presidente, non della sua maggioranza. Scivolare con tono populistico sulle poltrone, Presidente Pili, noi non crediamo, se all'U.D.R. si riferiva a questo, che noi abbiamo mai fatto questioni di poltrone, ma la profonda inquietudine che c'è nella società sarda, ma la Chiesa, gli imprenditori, il prodotto interno lordo, la fiducia delle imprese, ma tutto questo non dice nulla? Dice semplicemente che questa è una cosa che riguarda questa maggioranza, una poltrona? No, riguarda lo sviluppo nel suo genere, nella sua generalità e non può essere una Sardegna come l'Italia, come si dice, un cantiere di opere pubbliche perché la politica non è questa. Io non credo che questa sia tutta colpa di Pili ovviamente, giustamente come rilevava anche il Capogruppo di Forza Italia ci sono responsabilità dell'intero Consiglio e delle forze della maggioranza, ma io voglio capire qual è la politica che noi vogliamo fare, quella di uno che decide per tutti? E` legittimo che in una coalizione si voglia decidere insieme, si chieda come vengono spese le risorse pubbliche, perché si fanno quelle scelte, a quali interessi rispondono? Per chi? Per che cosa? Questa è la politica: confronto, dialogo permanente, verifica. Questa è la politica, non ce n'è altra. Se qualcuno dice che forse prima si decideva in ristorante, può essere, io non ho mai deciso in ristorante, ma almeno il ristorante è un posto aperto dove tutti sentono e dove ci sono le orecchie per capire quello che si fa. Allora non è possibile, se no questa non è più né coalizione, né maggioranza, né Consiglio, siamo di fronte a chi ritiene di poter governare in solitudine e questo, signor Presidente, non è una cosa che può fare né lei e né nessuno a questo mondo e anzi noi abbiamo detto sempre di più che i problemi relativi all'autonomia, proprio per cercare di favorire una cosa che pesa, pesa a tutti, io credo che pesi anche allo stesso Presidente e alla stessa Forza Italia, noi non siamo presenti nelle vicende autonomistiche e federalistiche, stiamo aspettando che ci arrivi un briciolo di federalismo da Bossi. Ma dove è andata la patria dell'autonomia? Possibile che non possiamo noi, tutti quanti insieme, le forze politiche di questo Consiglio, agire non soltanto per rinnovare lo statuto, ma per rilanciare in un momento così delicato il nostro ruolo in Italia, in Europa e nel Mediterraneo. Io credo che queste siano cose che appartengono a noi, alla nostra cultura ed anche quando io ho parlato di politica bipartisan è una cosa che serve al popolo sardo, serve alla Sardegna; non è togliere la potestà di decisione, ognuno si assume la responsabilità di quello che deve fare, ci mancherebbe altro! Ognuno faccia le cose come intende farle, ma poi deve anche motivarle e dire il perché le ha fatte. Quindi, Presidente, noi votiamo la mozione di sfiducia.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTIPRESIDENTE. Onorevole Floris, lei aveva concluso, io ho sentito ma aveva il microfono spento, se vuole le do...
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Annunciamo il voto favorevole dell'U.D.R alla mozione di sfiducia presentata, la numero 116.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOCCI (Gruppo Misto). Aveva chiesto prima di me il mio ex Capogruppo se vuole lasciare la parola...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, sto arrivando adesso, non ho segnato altri, onorevole Locci, quindi io le devo dare la parola, lei me la chiede e io gliela do.
LOCCI (Gruppo Misto). Sarò brevissimo, Presidente, intanto per ribadire quanto affermato precedentemente molto bene dal collega Corda sul piano programmatico e per dire, Presidente, che secondo la narrazione che lei fa dei fatti in Sardegna andrebbe tutto bene, sarebbe tutto a posto, sarebbe tutto in ordine. Io voglio dirle che esistono dei valori antecedenti alla politica che sono pre-politici, che appartengono all'uomo. E voglio dirle che il livello anche del suo intervento di replica è un livello non degno di un Presidente della Regione Sardegna, è un livello, come lei spesso ha fatto in quest'Aula, un livello offensivo. Lei non può permettersi di rivolgersi al Consiglio regionale della Sardegna insinuando a poltrone e poltroncine che lei ha fortemente voluto e inseguito fino a fare il franco tiratore dentro quest'Aula. Lei non può offendere l'Aula chiamando in causa all'ultimo momento trabocchetti che lei stesso ha posto in essere in quest'Aula. Lei non avrebbe dovuto costringerci a replicare, avrebbe dovuto avere la dignità che i grandi uomini politici hanno nei momenti difficili ed uscire di scena in una maniera diversa. Lei non poteva uscire da quest'Aula offendendo la dignità di noi consiglieri regionali, così come è stata offesa quando sono partite le telefonate romane per tentare di fare giustizia alla spicciola nei nostri confronti; così come è stato offensivo apprendere dal nostro ex Assessore della programmazione nel mese di settembre che era pronta la finanziaria e attenderla invece qui fino al mese di febbraio perché qualcuno aveva pensato che così si sarebbero posti sotto ricatto i poveri disgraziati, i peones consiglieri regionali, senza dignità e a caccia di stipendio, per costringerli al voto favorevole di una finanziaria che non volevano e che avevano addirittura in qualche modo desiderato di discutere.
Quindi, Presidente, attenzione perché qui lei non ha tre transfughi di turno, lei ha prima di tutto tre uomini che si sono messi in discussione, che hanno affrontato una fase difficile, che la stanno vivendo così come l'hanno sempre affrontata nei confronti della Giunta, senza trabocchetti. Qui in Aula con la nostra faccia pagando prezzi altissimi, Presidente. Quindi lei non può permettersi di parlare come ha parlato e questo non fa onore all'autonomia della Sardegna. Naturalmente non possiamo che votare favorevolmente la mozione di sfiducia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, in questa serata dal sorriso compiaciuto e trasversale, mi piace dire che invece - e tu sai Mauro che motivi di critica con te ne abbiamo avuto, ne abbiamo e il dibattito tra noi rimane aperto - la replica è apparsa, ai più, dignitosa, politicamente seria e anche realistica. Che molte cose non vadano bene lo sanno anche i ciechi ai quali si richiamava l'onorevole Floris, al quale vorrei ricordare che molti motivi di critica Alleanza Nazionale li aveva avuti già con lui, con la sua Presidenza quando dicemmo che il suo Governo le riforme non le aveva fatte e che le riforme presentate dal collega, attuale Assessore della programmazione, Italo Masala, quelle riforme giacevano nei cassetti e da lì aprimmo un contenzioso con la Giunta e con quel tipo di maggioranza per arrivare ai giorni nostri e i motivi di critica continuarono anche con Mauro Pili. Ci sono, sono stati motivi di critica anche drammatici, molto duri, sofferti, però io sono convinto che il nostro Gruppo certamente va a voltare pagina. Noi ricostruiremo la dignità e l'autonomia del nostro partito anche aprendo un contenzioso in positivo col partito e chiedendo anche un incontro al Presidente Mauro Pili per cercare di fargli capire quali erano e quali sono le nostre ragioni e cercare di recuperare quel tipo di rapporto che via via è andato perduto. Io mi ricordo, io non voglio dimenticarmi che ai più gli Assessori di Alleanza Nazionale parevano due pivelli e il Presidente della Giunta Mauro Pili sembrava un Dio sceso in terra. Perdonate l'ironia, cari colleghi.
C'è un altro aspetto che il Gruppo di Alleanza Nazionale, gli otto consiglieri di Alleanza Nazionale, vogliono sottolineare. Eticamente e moralmente noi non votiamo una mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra. Sottolineo eticamente e moralmente, noi non la voteremo e con la voteremo mai. La strada, scusami collega e amico Spissu...
SPISSU (D.S.). Politicamente, ma moralmente! La morale è una cosa un po' più complessa.
MURGIA (A.N.). La morale non la spiego a te perché sei un uomo che la morale ce l'ha; potrei spiegarla in generale a mille persone che in quest'Aula parlano dato che credo di avere le carte in regola per parlare di morale. Siamo contrari alla palude, quella palude che probabilmente nell'intervento di apertura, nell'illustrazione della mozione di sfiducia il collega Fadda faceva balenare. Siamo certamente per il bipolarismo e siamo all'anno zero anche della costruzione di questa nostra maggioranza di centrodestra che si ricostruisca da qui a poco tempo o che pure debba confrontarsi immediatamente in una nuova tornata elettorale. Per i motivi che ho esposto, il nostro Gruppo voterà contro la mozione di sfiducia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Io non avrei voluto prendere la parola per dichiarare il voto che già tutti sanno come sarà orientato, ma vedete mi ha colpito la dichiarazione del mio ex Capogruppo, onorevole Murgia, quando ha detto con forza, con veemenza quasi, insinuando che invece c'è gente che voterà con il centrosinistra ed io rispetto le opinioni di tutti, però vorrei ricordare che l'onestà intellettuale che in quell'occasione dimostrò l'onorevole Murgia non gli impedì di dire che votava perché era costretto, perché gli avevano imposto da Roma di votare in un certo modo. Un altro collega di allora disse dopo aver votato: "E' la cosa più umiliante che mi sia accaduto di dover fare.". Ed allora io non sto votando con il centrosinistra, io sto votando in coerenza con quello che ho deciso quando mi sono candidato per essere eletto in questo Consiglio regionale, in coerenza con l'impegno preso davanti al Presidente del Consiglio nel mese di luglio del 1999 quando giurammo che avremmo fatto gli interessi del popolo sardo. Mi interessa poco che il veicolo attraverso il quale si cerca di migliorare le cose proponendo una Giunta che sia una Giunta più adatta a risolvere e ad affrontare in fretta i problemi della Sardegna, noi continuiamo ad essere di centrodestra e ci picchiamo di questo anche se poi cercheranno di emarginarci, ma la cosa ci interessa veramente poco. Però la ragione per la quale noi abbiamo deciso di votare a favore della mozione di sfiducia è una ragione che affonda le radici in due mesi di dichiarazioni, e da due mesi noi chiedevamo le dimissioni della Giunta ed in particolare della nostra delegazione assessoriale. Ho qualche problema per una persona in particolare, io ho stima di tutti, da Pasquale a Pietrino a tutti quanti, ma in particolare io ho senso di rispetto per una persona che è un gentiluomo, che è l'assessore Pani e mi dispiace veramente che con questo mio voto vada a casa anche lui.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C). Signor Presidente, io credo che per quanto mi riguarda questo sia uno dei più difficili interventi che mi appresto a fare in quest'Aula. Credo che ben pochi di noi avessero creduto che questa esperienza potesse concludersi in questo modo. L'esperienza del Presidente, l'esperienza di questa Giunta. Forse è più facile parlare o esprimere giudizi o assumere posizioni in questo momento in cui è chiaro a tutta l'Aula che non c'è la fiducia per il presidente Pili e per questa Giunta. Ci sono già state espressioni di voto che rendono ormai chiara la situazione.
E` difficile, ripeto, esaminare il perché; noi alla fine della finanziaria avevamo indicato al presidente Pili e ai colleghi della maggioranza le difficoltà a cui sarebbe andata incontro questa maggioranza, ma non limitandoci a dire che difficoltà c'erano avevamo anche indicato una via perchè la soluzione ai problemi dobbiamo individuarla con le regole che abbiamo, le regole future le vorremo scrivere insieme a tutti voi e con quelle in futuro ci regoleremo. Oggi abbiamo le regole parlamentari, perciò io non so dove il presidente Pili vorrà collocarci o collocarmi quando, tra i tanti, dicevamo come Gruppo la via delle dimissioni è una via politica che può salvare la legislatura, che può salvare la coalizione, questa coalizione che ha comunque necessità di un atto di dignità e di rilancio, ma non per colpa esclusiva di una Giunta e di un Presidente, ma per colpa di un sistema.
Noi non facciamo assolutamente processi alle persone, riteniamo che le motivazioni date in replica dal presidente Pili, in una replica più che dignitosa, siano motivazioni valide sull'operato di questa Giunta, di questa coalizione, ma direi di questo Consiglio ognuno per la sua parte.
Perciò, dicevo, non so dove ci collocherà il presidente Pili tra quelli che gli suggerivano le dimissione, ma ben prima suggerivamo la via per superare un momento di crisi politica evidentissima a fine finanziaria, nel percorso della finanziaria dicendo anche: "Vorremmo ripartire prima da questa coalizione, poi dal presidente Pili" e su questo ancora oggi siamo convinti.
Però è anche vero, Presidente, mi permetta alcune critiche, annunciando comunque che noi rigetteremo la mozione per alcuni contenuti della mozione stessa; noi non crediamo che non si sia garantita da parte di questa maggioranza la normalità democratica della nostra Regione, non vado oltre, mi basta questo. Noi in piena democrazia abbiamo agito secondo le regole parlamentari, però vede Presidente io credo che di questo percorso bisognerà far tesoro. Noi lealmente e correttamente avevamo indicato una via come altri, avevamo detto che si poteva risolvere, che lei doveva guidare una possibile crisi che era ormai alle porte; però Presidente lei ha dichiarato che a volte in solitudine ha dovuto decidere. Noi le abbiamo sempre offerto la nostra collaborazione leale, la nostra collaborazione che non portava sicuramente a dei posti di prestigio.
I nostri Assessori hanno lavorato, ricordo, tra le altre cose che probabilmente lei non ha avuto il tempo di elencare, debellare una blue tongue, abbiamo combattuto la siccità, stiamo costruendo il piano di rientro sulla legge 44, sulla rateizzazione del debito. Per questi motivi noi non vogliamo la crisi; non vogliamo la crisi perchè l'assessore La Spisa possa condurre e continuare a condurre la sua battaglia per la chimica in Sardegna.
Vorremmo continuare insieme a gestire la situazione delle scorie. Anche su questo, Presidente, il nostro presidente Berlusconi poteva dire da subito quello che ha detto dopo due mesi, noi abbiamo risposto ai nostri ministri nel momento in cui è stato sollevato qualche dubbio. Noi siamo perchè qui si decidano le cose e le vorremmo decidere insieme a questa coalizione e insieme a lei, Presidente.
Non vogliamo che la Sardegna si fermi, vogliamo che il Consiglio regionale concluda questa legislatura per poter approvare una legge elettorale di cui ci assumeremo come Consiglio la responsabilità, vorremmo, insieme a lei, portare a termine quei progetti e quella strada tracciata da tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il P.P.S voterà contro la mozione del centrosinistra e deve rimarcare che ha lealmente sostenuto all'inizio la Giunta Floris e poi, nella seconda fase, la Giunta Pili. E noi votiamo contro la mozione presentata dal centrosinistra perchè non condividiamo le motivazioni della mozione, nel senso che noi non condividiamo il fatto che praticamente si chieda le dimissioni del Presidente della Giunta per inadeguatezza politica e programmatica.
Devo dire che questa Giunta, questa maggioranza da quando è nata ha risolto problemi importanti, nodi importanti infrastrutturali della Sardegna o ha tentato di risolverli ad iniziare della continuità territoriale, dal problema energetico; mi pare che relativamente al metanodotto si siano fatti importanti passi avanti, insomma sono state fatte cose che sicuramente potrebbero dare prospettive importanti per il futuro della Sardegna; relativamente alla viabilità sono state fatte sicuramente cose importanti così come relativamente al problema idrico, una delle più grandi emergenze della Sardegna, questa maggioranza ha dato sicuramente risposte soddisfacenti e convincenti che potrebbero cambiare sicuramente lo sviluppo sociale ed economico della Sardegna.
Però qualcuno diceva che la politica non sono soltanto opere, non sono soltanto infrastrutture e questo è vero. Probabilmente, voglio dire, qualcosa è mancato sotto questo profilo e probabilmente oggi stiamo pagando lo scotto di questo, però noi comunque, nonostante ci siano questi problemi, siamo contro una crisi al buio, siamo contro una crisi al buio in un momento difficilissimo per la Regione sarda ad iniziare da alcuni problemi che sono ancora sul tappeto, quello relativo alla chimica in particolare che riguarda la Sardegna centrale, ma per quanto riguarda anche i problemi dell'industria in genere, il tessile e tutta una serie di problemi ancora oggi sul tappeto e praticamente i sardi attendono risposte concrete da parte di questo Governo regionale.
Alcune intese programmatiche col Governo nazionale che sono in atto e che stanno per essere risolte, altri problemi che sembrano ancora di poca importanza, ma che comunque vanno risolti.
C'è il problema del pecorino romano che investe gran parte dell'economia della Sardegna, anche questo deve avere una risposta e deve avere un Governo regionale in tutto il suo potere per poter dare risposte concrete; così come la legge elettorale. Io, voglio dire, sono molto preoccupato perchè credo che questo Consiglio regionale avrebbe potuto dare, proporre e approvare una legge elettorale che sia più in sintonia con le problematiche della Regione Sardegna.
Ovviamente nessuno si nasconde il fatto che questa maggioranza abbia avuto dei grossi problemi, ma bisogna dire anche che la peculiarità politica della Regione Sarda è diversa, perchè in Sardegna c'è un quadro politico che non coincide con quello nazionale. Ci sono forze politiche di centro moderato, autonomistico che non possono essere confuse col Polo delle Libertà, ma devo dire anche nell'altro schieramento ci sono forze, diciamo, che oggi sono all'opposizione, che hanno una forte autonomia, tipo il Partito Sardo, che caratterizzano una situazione politica particolare oggi in Sardegna.
Noi del P.P.S con l'U.D.R. e con i Riformatori abbiamo portato e stiamo tentando di portare avanti - ultimamente abbiamo accolto molto favorevolmente la posizione che ha assunto l'U.D.C. - una politica caratterizzata da una forte autonomia nei confronti dei partiti romani e quindi noi continueremo ad andare avanti su questa linea e continueremo…
PRESIDENTE. Concluda la prego, onorevole Ladu.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Concludo subito, tentando di mantenere la nostra soggettività perchè noi riteniamo che i problemi della Sardegna e dei sardi vengano sicuramente prima degli altri problemi.
Al presidente Pili io dico che non deve avere paura dell'azzeramento della situazione perchè questo Consiglio regionale è sovrano, ma sarà sovrano anche domani quando probabilmente ci sarà l'elezione diversa che prevede il governatore della Sardegna, però non ci dobbiamo dimenticare che comunque questo Consiglio regionale sarà sempre sovrano.
Pertanto io credo e mi auguro che questo Consiglio regionale abbia la capacità di riorganizzarsi per chiudere in modo dignitoso questa legislatura, però devo dire anche insomma che il P.P.S non è per la governabilità a tutti i costi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che sia difficile in quest'Aula aggiungere qualcosa a quello che si è già detto, però credo che sia dovere dei riformatori dare motivazione al proprio "No" alla mozione di sfiducia presentata oggi. Il nostro "No" ha motivazioni semplici; noi riteniamo che la maggioranza non sia un insieme di numeri, ma sia un progetto politico, quindi sia un progetto di idealità che vengono condivise e che vanno avanti insieme. La maggioranza è anche di uomini che sono al servizio di un progetto politico. Credo che ai Riformatori possa essere dato atto di non aver mai lesinato critiche durante l'attività di questo Consiglio ogni qualvolta abbiamo ritenuto di dover, con la critica, stimolare l'attività del governo della Regione, ma credo che allo stesso modo si possa dire che ai Riformatori non può essere negato di essere stata sempre una forza leale nell'ambito di questa maggioranza.
La sofferenza di oggi è grave, ma noi crediamo che le risposte a questa sofferenza stiano a questa maggioranza, che è una maggioranza sarda, che è una maggioranza di sardi e che deve partire da se stessa per capire le ragioni del suo malessere e per riproporsi ai sardi. Se oggi non ci sarà fiducia è un problema della maggioranza perchè è alla maggioranza che mancano numeri.
Lei, Presidente, è un uomo di maggioranza, anche noi siamo uomini di maggioranza e siamo per la rifondazione di questa maggioranza e consideriamo da questa sera aperto il cantiere dei lavori.
SANNA Emanuele (D.S.). Per adesso è aperto quello di demolizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio e signor Presidente della Giunta io ho trovato la replica del Presidente una replica da condividere. Grandi eventi fareste bene a impararli anche voi perchè se pensate che questo sia un grande evento per la Sardegna non avete capito proprio niente.
Fadda (La Margherita-D.L.). Sei tu l'Assessore ai grandi eventi.
USAI (A.N.). Stai calmo. Dicevo, se fossi stato Assessore ai grandi eventi in questo caso la fesseria che state facendo non l'avreste fatta.
PRESIDENTE. Io prego alcuni colleghi di non disturbare e all'onorevole Usai di non cogliere le provocazioni e di parlare al Presidente del Consiglio. La prego.
USAI (A.N.). Sa, io sono sanguigno, Presidente. Dicevo che io condivido la replica del presidente Pili e quanto è stato realizzato in questi due anni mi pare sia difficile possa essere smentito. Certo, sono d'accordo con Cogodi guardate un poco che non è "prima di me il deserto e dopo di me il diluvio", no! Nel corso di questi due anni ci sono state una serie di realizzazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Certo che il presidente Pili qualche marachella l'ha compiuta però, perchè abbiamo appreso che il presidente Pili è stato un franco tiratore; è stato un franco tiratore e ha guadagnato la poltrona nella quale siede là, adesso, in virtù del fatto che è stato un franco tiratore. E se questo fosse vero, cari colleghi, qua di candidati a fare il Presidente ce ne sono a decine, se non a ottantine o a settantottine, perchè chi è esente da questo tipo di peccatuccio veniale o mortale a seconda delle occasioni scagli la prima pietra e c'è il rischio che qualcuno finisca anche lapidato.
Certo forse, presidente Pili, era necessario un maggiore collegamento con il Consiglio, ne abbiamo parlato tante volte. Certo era necessario un maggiore coordinamento con la maggioranza; certo era necessario un passo più spedito nel campo delle riforme. E` vero anche però che, per accelerare questo tipo di processi, è necessario sempre e comunque non ritirarsi pur facendo parte della maggioranza sull'Aventino, partecipare alle riunioni della maggioranza, partecipare alle riunioni con il Presidente non avendo un atteggiamento di rigetto, di rifiuto come se avesse lo mondo in gran dispitto. Questo non può essere accettato, o questo tipo di critiche non possono essere accettate da coloro o da chi, nel corso di questa esperienza, ha avuto molto spesso questo tipo di atteggiamento.
Ma io dico, tutte cose che potevano essere fatte, ma basta questo e mi rivolgo a quella che è la maggioranza o che era la ex maggioranza, ma basta tutto questo per affossare un'esperienza di governo? Ma basta tutto questo per silurare in questo modo un progetto politico ed un'idea ed un'intuizione ed una maggioranza che si era formata con grande sforzo e con grande sacrificio a partire dal 1999?
Ma basta questo a giustificare una crisi al buio in un momento difficilissimo per la Sardegna, una crisi al buio a 9 mesi dalle elezioni, una crisi al buio della quale non si conosce il percorso, non si conosce la via d'uscita, non si conosce la via di fuga. Ha detto bene, ahimè, il Capogruppo della margherita quando ha detto: "A noi non interessa quello che accadrà dopo, a noi interessa che Pili si dimetta e poi vedremo che cosa faremo", ecco questo mi preoccupa, Presidente, ma mi preoccupa non come iscritto ad Alleanza Nazionale, mi preoccupa come cittadino sardo, mi preoccupa come Consigliere regionale il non capire dove stiamo andando, con quali sistemi atterreremo e che cosa concluderemo per il dopo Pili.
Un'ultima annotazione e ho concluso. Capiamo subito però cari colleghi da domani qual è il quadro politico futuro che ci deve portare alle elezioni regionali del 2004 o alle elezioni del novembre del 2003. Questa è una richiesta essenziale, consentitemelo, che Alleanza Nazionale rivolge a tutti coloro i quali sono o ritengono di essere alternativi e antagonisti al centro sinistra, chiariamo subito quello che sarà il percorso, quelle che saranno le alleanza, quello che sarà il futuro di questo centro destra. Ovviamente il mio voto è contrario alla mozione presentata dalla sinistra.
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 116.
Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E` estratto il numero 77, corrispondente al nome del consigliere Tunis.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Tunis
> CAPPAI, Segretario, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: TUNIS - VASSALLO - BALIA - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CARLONI - COGODI - CORDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FLORIS - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - LOCCI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.
Rispondono no i consiglieri: USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PETRINI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Colleghi prendiamo posto. Intanto ricordo che il Consiglio non è finito, subito dopo è intenzione del Presidente convocare la Conferenza dei Capigruppo, quindi chiedo ai colleghi di avere pazienza.
Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 80
Votanti 79
Astenuti 1
Maggioranza 40
Favorevoli 41
Contrari 38
(Il Consiglio approva).
A proposito della mozione devo ricordare ai colleghi che l'hanno presentata che l'esito favorevole della mozione, come in questo caso, non impegna la Giunta a rassegnare le dimissioni, ma la Giunta regionale è responsabile di fronte al Consiglio, il voto di sfiducia del Consiglio determina le dimissioni della Giunta, quindi le dimissioni sono automatiche, non c'è bisogno di ulteriori atti e dichiarazioni di volontà.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Io lo devo specificare perchè la mozione chiede che ci siano che dimissioni da parte del Presidente della Giunta. Non è così. Detto questo avevo detto che avremmo convocato la Conferenza dei Capigruppo. Il Consiglio è sospeso e chiedo ai colleghi di seguirmi. Onorevole Cogodi non ho chiuso il Consiglio...
COGODI (R.C.). C'era l'impegno di votare la leggina.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi non ho chiuso il Consiglio, ho pregato i colleghi di fermarsi, adesso facciamo la Conferenza, decidiamo anche questo. Torniamo in Aula e facciamo ciò che dobbiamo fare. Io non ho sentito gli altri colleghi, onorevole Cogodi. Il Consiglio è sospeso, chiedo ai colleghi di seguirmi, grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 50, viene ripresa alle ore 21 e 16.)
Sull'ordine del giornoPRESIDENTE. Colleghi ricordo che ancora non abbiamo finito. Invito i colleghi a prendere posto per cortesia. C'eravamo impegnati a fare il disegno di legge 415. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, 30 secondi solo per ricordare perchè c'è l'unanimità e perchè in via del tutto eccezionale, perchè sappiamo che in situazioni di questo genere non è consentito, appunto, e quindi io volevo.. perchè non costituisse un precedente data l'eccezionalità e l'importanza del provvedimento.
PRESIDENTE. L'onorevole Pittalis ha detto una cosa che condivido: non può diventare prassi, non può questo essere un precedente per cui nel futuro si discutono le cose in questo modo. Prendiamo atto del fatto che c'è un accordo di carattere generale, che tutti i Gruppi sono d'accordo, che è stata discussa in Commissione, che ci sono gli accordi anche sulle modifiche che devono essere fatte, pertanto procediamo, se così non è...
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita D.L.). Presidente, noi sappiamo e conosciamo il Regolamento e lo Statuto, quello che ci meraviglia che è una richiesta della maggioranza, noi rispondiamo di sì e poi ci si fa notare che questo non deve essere un precedente. Sappiamo che è soltanto in via del tutto eccezionale, così come è avvenuto in passato, visto che c'è l'unanimità, cioè la nostra disponibilità a venire incontro ad una richiesta della maggioranza, credo che su questo il collega Pittalis che è sempre preciso e puntuale avesse fatto meglio a non stuzzicarci.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda era evidentemente un suggerimento a me e come tale lo prendiamo anche perchè le ricordo che in questo momento maggioranza non ce n'é.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, io apprendo adesso che si dovrebbe discutere del disegno di legge 415, io che ho partecipato ai lavori della Commissione come primo firmatario di un'altra proposta di legge recante lo stesso oggetto, sono meravigliato francamente perchè noi abbiamo concluso i lavori questa mattina in Commissione prendendo atto che non era possibile esaminare né il 415, né il 444, né il 344 che sono le altre due proposte di legge e ci siamo accordati, firmando anche una specifica proposta di legge, come risultato di questa nostra disponibilità della minoranza di fare un'azione unitaria in Commissione ed in Consiglio per ovviare ai ritardi provocati dalla stessa maggioranza con questo balletto di disegni di legge che sono stati presentati sull'argomento e abbiamo sottoscritto tutti quanti, i primi firmatari delle due proposte di legge, una primo firmatario Lai ed altri, la seconda primo firmatario il sottoscritto, per arrivare in Aula con una procedura concordata con la Conferenza dei Capigruppo e con il Presidente, e quindi approvare una proposta di legge che era il frutto della mediazione raggiunta in Commissione unitariamente. Ora se si vuole discutere, se si vuole partire a discutere dal 415 io dico che ci sono anche le altre due proposte di legge che vanno discusse congiuntamente. Diversamente c'è una proposta di legge sottoscritta unitariamente da tutti e si approva quella. E` una cosa rapidissima e non ci sono neanche le procedure da seguire per modificare, per cancellare 24 articoli perchè ce n'è uno che li riassume tutti.
PRESIDENTE. Colleghi evidentemente c'è un problema di informazione tra i membri della Commissione. Pertanto io devo sospendere cinque minuti.
(La seduta. sospesa alle ore 21 e 23, viene ripresa alle ore 21 e 35.)
PRESIDENTE. Vi prego di prestare un po' di attenzione. Credetemi sto facendo uno sforzo per trovare una soluzione a questo problema. Adesso per come si sono poste le cose io ho necessità di sentire la Conferenza perchè bisogna decidere un'altra data per fare un Consiglio visto che stasera non si può procedere, altrimenti devo prendere atto che non c'è l'unanimità e io la questione la devo chiudere, però volendo affrontare il problema in termini seri anche perchè, insomma, la Sardegna verrebbe penalizzata da una perdita notevole di risorse, bisogna che ci troviamo cinque minuti per decidere un'altra data; quindi prego i colleghi di seguirmi. Grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 36, viene ripresa alle ore 21 e 53.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
PRESIDENTE. Colleghi sono in distribuzione le copie della proposta di legge 459 che, come concordato in Conferenza dei Capigruppo, considerata l'urgenza, porremo in discussione ed in votazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 459. Dichiaro aperta la discussione generale. Poiché nessuno è iscritto a parlare la dichiaro chiusa.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 1.
MASIA, Segretario:
Art. 1
Finalità
1. Con la presente legge la Regione autonoma della Sardegna, al fine di promuovere le condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro, attua, in coerenza con i princìpi generali dell'ordinamento nazionale e dell'Unione Europea, le funzioni amministrative e le competenze conferite dallo Stato con decreto legislativo 10 aprile 2001, n. 180, in materia di lavoro e servizi all'impiego.
2. In sede di prima applicazione le Province provvedono a istituire e organizzare i Centri per l'impiego coincidenti con le attuali sezioni circoscrizionali per l'impiego.
3. É istituito, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo n. 180 del 2001, il ruolo provvisorio del personale per l'esercizio delle funzioni in materia di lavoro e servizi all'impiego delegate alla Regione.
4. La dotazione organica del personale di cui al comma 3 è determinata in misura pari al 75 per cento del contingente di personale definito per le sedi della Regione Sardegna dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 aprile 2001 concernente la "rimodulazione delle dotazioni organiche del personale appartenente alla aree funzionali, alle posizioni economiche e ai profili professionali del Ministero del lavoro e della previdenza sociale".
5. Fino all'entrata in vigore della legge regionale di riforma, al personale del ruolo provvisorio di cui al comma 3 si applica il trattamento giuridico ed economico vigente presso l'amministrazione di provenienza.
6. Il Consiglio regionale, entro il termine di centottanta giorni dall'approvazione della presente legge, emana una legge organica di riordino generale delle politiche del lavoro in attuazione delle disposizioni contenute nei commi precedenti.
7. Nelle more dell'approvazione della legge di riforma in materia di servizi all'impiego, l'Agenzia regionale del lavoro di cui alla legge regionale 28 ottobre 1988, n. 33 (Politica attiva del lavoro) conserva le funzioni e i compiti ad essa attribuiti, ivi compresi quelli di sperimentazione e di orientamento, che esercita anche in accordo con gli enti locali territoriali, le Università e le parti sociali, ai sensi e per gli effetti della legge regionale 22 agosto 1990, n. 40 (Norme sul rapporti tra i cittadini e l'Amministrazione della Regione Sardegna nello svolgimento dell'attività amministrativa).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 2.
MASIA, Segretario:
Art. 2
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge si fa fronte con le risorse annualmente trasferite dallo Stato ai sensi dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 180 del 2001, nonché con le risorse già destinate agli interventi di cui alla legge regionale n. 33 del 1988 ed iscritte in conto della UPB S10.074.
2. L'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio provvede ad iscrivere nei competenti capitoli di bilancio delle corrispondenti unità previsionali di base istituite o da istituire, le risorse di cui al comma 1, a' termini dell'articolo 9, della legge regionale 29 aprile 2003, n. 4 (Bilancio di previsione per l'anno 2003 e bilancio pluriennale per gli anni 2003-2004-2005).
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 459.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FRAU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ORRU' - ORTU - PETRINI - PIANA - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione
Presenti 52
Votanti 52
Maggioranza 27
Favorevoli 52
(Il Consiglio approva).
Ricordo all'Assemblea che la convocazione dell'Aula è per martedì 22 luglio 2003, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 58.
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