Seduta n.274 del 01/09/1993 

CCLXXIV SEDUTA

(POMERIDIANA)

MERCOLEDI' 1 SETTEMBRE 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

della Vicepresidente SERRI

indi

del Presidente FLORIS

indi

del Vicepresidente SERRENTI

indi

della Vicepresidente SERRI

indi

del Presidente FLORIS

INDICE

Dichiarazioni della Giunta regionale sul dramma degli incendi. (Continuazione della discussione, presentazione e approvazione di ordini del giorno):

LADU LEONARDO ..............

AMADU .................................

SCANO ...................................

ONIDA ...................................

CASU ......................................

PUBUSA ................................

USAI EDOARDO ..................

MERELLA .............................

PUSCEDDU ...........................

COGODI ................................

MANNONI ............................

DADEA ..................................

TAMPONI ..............................

ORTU .....................................

SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente

CABRAS,Presidente della Giunta

La seduta è aperta alle ore 17 e 05.

URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 agosto 1993, che è approvato.

Continuazione e fine della discussione delle dichiarazioni della Giunta regionale sul dramma degli incendi

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni della Giunta regionale sul dramma degli incendi.

E' iscritto a parlare l'onorevole Ladu. Ne ha facoltà.

LADU LEONARDO (P.D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, credo che di fronte al dramma che sta vivendo la Sardegna in questi giorni, questo dibattito non possa ridursi ad un normale confronto politico, con la facile individuazione di responsabilità pur esse politiche della Giunta e dell'Assessore di turno. Qualcuno lo ha fatto ed è assolutamente legittimo ma forse inopportuno. Io credo che questo possa costituire un momento di riflessione responsabile di questo Consiglio, in rappresentanza di tutto il popolo sardo, su una delle questioni cruciali per il futuro della nostra terra, della nostra economia, della nostra vita, della nostra civiltà, se è vero quello che molti dicono, e lo dice lo stesso Assessore, che in trent'anni, con questo ritmo di devastazione, rischiamo di perdere tutto il nostro patrimonio boschivo. Dico di più: non è, quello di quest'anno, il dato in assoluto più grave dell'ultimo decennio, se è vero che nell'81 e nell'83 sono stati distrutti oltre centomila ettari. Questa è la dimensione dei problemi e ritengo corretto l'approccio metodologico di domandarci chi appicca gli incendi e quali sono le cause, ma io preferisco pormi il quesito (non perché naturalmente non vi sia necessità di fare chiarezza su questo, il dibattito è in atto ormai da alcuni anni e non è approdato ancora ad una valutazione sufficientemente chiara) preferisco pormi il quesito forse più elementare sul livello di responsabilità dell'intera nostra comunità perché è forse più necessario chiederci qual è l'atteggiamento del nostro popolo rispetto a questo dramma. Mi sembra di poter dire che è un atteggiamento di passività - non l'ho detto solo io - è un atteggiamento sostanzialmente di rassegnazione fatalistica, di osservazioni intellettualistiche da parte del così detto mondo intellettuale e comunque in generale di scarsa coscienza della gravità dello stato delle cose e del pericolo che attraversiamo. Spero naturalmente di sbagliarmi mentre dico questo, ma parto da questa premessa perché di questo sono convinto per fare alcune considerazioni. Io sono convinto che non è possibile affrontare l'emergenza incendio senza coinvolgere le forze legate alla terra nella loro vita, nel loro lavoro e nei loro interessi. E' irrealistico immaginare di farvi fronte con misure puramente organizzative, pure necessarie, soprattutto in un'area del Paese qual è la Sardegna che è quella maggiormente colpita dal fenomeno degli incendi, ma direi che è scontato che dobbiamo studiare e migliorare la strumentazione operativa degli interventi. A proposito del Canadair e senza alcuna polemica, per lo spirito positivo con cui voglio svolgere questi miei ragionamenti, ricordo che qualche anno fa, con la Giunta Melis, si discusse di questo problema e si ritenne inopportuno il ricorso a questi strumenti che oggi riteniamo indispensabili ed essenziali. Non ricordo bene le motivazioni ma a questo si addivenne nel confronto e nelle valutazioni di allora. Direi che è scontato pensare a strumentazioni adeguate, ad una professionalità da esercitare per far fronte a rischi così alti e intensi, ad un coordinamento delle forze impegnate in una battaglia di questa dimensione, come pure ritengo si debba dire in questa sede che in questi anni si sono fatti a questo riguardo dei notevoli passi in avanti. Non ci muoviamo per contrastare gli incendi con gli stessi strumenti e con le stesse forse con cui ci muovevamo alcuni anni fa. La dimensione storica e non quella soltanto, ci permette di fare anche valutazioni più oggettive, ma io sono convinto che il tema centrale non è questo, il tema centrale è il rapporto dei sardi, delle nostre comunità con la propria terra. In Sardegna occorre mobilitare le forze reali che operano in rapporto con il territorio, mobilitarle con un progetto generale che ne rilanci il ruolo e il sistema produttivo cui esse sono legate. Sembrano cose scontate, però se la mobilitazione di queste forze in questa battaglia non c'è o non è adeguata, vi deve pur essere una qualche ragione e questa va scovata, capita ed approfondita, perché una delle cause della nostra sconfitta non solo di quest'anno è proprio l'assenza di alcune forze decisive in questa battaglia difficilissima.

Io voglio fare alcune considerazioni a titolo esemplificativo, credo che sia impossibile parlare di questo problema prescindendo per esempio dal mondo dei pastori. I pastori sono tra le poche categorie produttive più direttamente legate al territorio; il loro ruolo nella società sarda però è in declino, il settore agro-pastorale è in profonda crisi. Questo è lo stato di fatto delle cose. Se la loro funzione si indebolisce, si indebolisce conseguentemente il monitoraggio del territorio, il monitoraggio umano che forse è più importante o almeno importante quanto quello tecnologico. Nella pastorizia sono avvenuti grandi cambiamenti: finita la transumanza, l'azienda stanziale si è consolidata con pratiche di pascolo estensivo che richiedono generalmente la disponibilità della terra come spazio, lo ripeto, la terra come spazio dove mantenere il gregge, dove stagionalmente si ha l'erba e, per il restante periodo, si ricorre all'approvvigionamento esterno. Il pastore non sente più la terra nella sua interezza di patrimonio naturale, non la sente più; sente in questo stato di precarietà economica, in questo stato di difficoltà con la terra, di essere praticamente un avventizio ed un precario. Il pastore - sono d'accordo con quello che diceva Emanuele Sanna - ormai, nella generalità dei casi, non è più responsabile degli incendi, non vi ricorre più neanche per la famosa pratica dell'anticipazione dell'erba fresca, per favorire i pascoli rapidi, ma contro il fuoco, questa categoria, decisiva in questa battaglia, è un soggetto passivo, cioè il fuoco è per il pastore un rischio solo quando mette in pericolo il suo gregge come lo è per ognuno di noi quando il fuoco mette in pericolo la nostra casa e per il turista l'albergo.

Questo è l'atteggiamento di questa importante categoria che vive e opera nel territorio; si stanno disgregando la compattezza e l'omogeneità del gruppo sociale più caratteristico dell'isola e si sta indebolendo il suo tradizionale rapporto con la terra. Discutendo il miniassestamento, io ho detto che questo Consiglio, per il livello di responsabilità che gli compete, deve riconsiderare questa questione come una questione fondamentale e decisiva intorno a cui costruire politiche nuove. Noi abbiamo rinnovato in pochi mesi la gran parte della legislazione che riguarda i settori produttivi ma non abbiamo fatto a questo riguardo alcun passo in avanti per quanto riguarda questo settore produttivo fondamentale della Sardegna, a dimostrazione della nostra incertezza e forse dello stato di precarietà con cui questa categoria vive il rapporto col territorio e con la campagna; il pastore è uno dei grandi assenti in positivo e in negativo in questa battaglia. La vecchia idea che avevamo concepito di una Sardegna da cambiare, mentre si trasformava l'economia, restringendo le aree occupate dalla pastorizia, allargando la forestazione in aree impraticabili per la pastorizia e creando aree per l'approvvigionamento foraggero non avanza più. E' aumentato l'abbandono delle campagne, è aumentato il degrado, si è indebolita la possibilità di controllare tutti i processi che nel territorio avvengono. Non sembrino questi temi non all'ordine nel giorno nel dibattito sul dramma degli incendi.

Un'altra questione importante è quella che riguarda i forestali. Io credo che occorra riconoscere che fino ad oggi questa forza produttiva è stata utilizzata sostanzialmente per politiche di tipo assistenziale. E' inattuata la "26", sopravvivono i cantieri per l'occupazione, non abbiamo strumenti operativi e di coordinamento che ci vengono sollecitati da varie forze; gli operai forestali non hanno grande professionalità se non quella che si sono fatti con la pratica quotidiana; sono una categoria marginale nel nostro territorio, sono pagati con ritardi di sei mesi. Potrei soffermarmi su questo aspetto e dire tante cose. Si stanno facendo notevoli sforzi a questo riguardo ma il concetto di fondo che vorrei esprimerei che non si possono, con politiche assistenziali, utilizzare forze decisive per proporre politiche nuove che riguardano il tema cruciale dell'ambiente e il rapporto fra le comunità e il territorio. Anzi, finora, in molte nostre comunità la politica della Regione, soprattutto quella riguardante il personale ha determinato fratture gravi tra questa categoria e le stesse comunità locali, fino a poter dire con certezza che una delle cause di molti incendi è da ravvisare in questa situazione di disagio e di difficoltà. Occorre definire forse un progetto, ho parlato di strumentazione operativa che permetta un coordinamento delle forze e anche una definizione di progetti unitari efficaci. A questo riguardo la categoria dei forestali può essere la categoria del futuro nel senso che intorno ad essa può ricostruirsi un rapporto positivo fra le comunità locali e il territorio. Bisogna riconoscerle, in queste politiche, un ruolo centrale, professionalizzandola e favorendo programmi di intervento, di valorizzazione e salvaguardia del nostro territorio di cui davvero l'uomo espressione della comunità sia protagonista e non subisca le politiche centralistiche da chiunque immaginate, soprattutto se queste politiche sono di tipo assistenziale e di tipo negativo.

Vorrei ora fare alcune considerazioni sul problema delle aree costiere e della Gallura. Credo che nessuno potesse immaginare che la necessaria politica di vincoli che è andata maturando in questo Consiglio, di vincoli tesi a favorire uno sviluppo di qualità, commista alle trasformazioni economiche che hanno interessato il settore turistico industriale, non avrebbe determinato cambiamenti e sconvolgimenti tali da determinare, a loro volta, conflitti sociali più vasti entro cui potessero maturare anche azioni sconsiderate di rivalsa le più strane come è probabile che sia avvenuto e che avvenga, ma non è tanto questo, perché questo è forse nell'ordine delle logiche del mercato di una società come la nostra, il problema è piuttosto come rispetto a questi processi si è posto il potere pubblico, la Regione e i Comuni, come purtroppo si sono concretizzati veri e propri interventi speculativi, come è stata attuata in maniera irrazionale la pianificazione.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI

(Segue LADU LEONARDO.) Bisogna parlare di Sos Aranzos, collega Satta, ricordando che i belgi avevano il rubinetto per proteggere la casa. A Sos Aranzos ci troviamo in presenza di una vasta area lottizzata con decine di case dove vi è una sola strada di accesso e di uscita, dove, se i turisti o i cittadini presenti avessero pensato di prendere la macchina per sfuggire al fuoco, sarebbero rimasti imbottigliati come topi e ci sarebbe stata una strage dove sarebbero morte non tre, ma trecento persone. A Sos Aranzos, in quella lottizzazione, manca completamente l'acqua come servizio pubblico, mancano la viabilità e i servizi fondamentali, e di questo qualcuno è responsabile.

Questi sono alcuni dei problemi, delle contraddizioni entro cui maturano le difficoltà e l'impossibilità di far fronte a drammi con i quali non vi è dubbio che, per ragioni anche climatiche, naturali e forse culturali, dobbiamo per molti anni ancora fare i conti, attraverso un'azione responsabile e seria prima di tutto di chi ha la responsabilità di governo.

Si è parlato oggi di associazionismo. Io credo che alcune delle considerazioni di Domenico Pili sui cacciatori siano quanto mai opportune. Credo che questi possano rappresentare la base di un associazionismo, di un volontariato, di un esercito che col territorio stabilisce un rapporto positivo perché in questa categoria, badate bene, è cresciuta la coscienza ambientalista. Non si può pensare, come certi movimenti falsamente ambientalisti, attraverso slogan ripetuti nei momenti meno opportuni, anche con indicazioni non sempre nettissime "No ai Canadair", "Chiudiamo la caccia" e così via. La corresponsabilità e il coinvolgimento sono alla base della costruzione di una partecipazione reale alla vita civile e produttiva a cui i cittadini sono interessati e non si può pensare a politiche che portino all'emarginazione di importanti categorie.

La soluzione della questione degli incendi, come pure la questione ambientale, sono legate al ripristino di un corretto rapporto tra cittadini e territorio con nuove regole, anche quelle che noi stiamo faticosamente costruendo, anche quelle dei vincoli, anche le proposte sui parchi che stanno purtroppo determinando a vari livelli atteggiamenti che definirei, questi sì, irresponsabili. Questa è la battaglia politica in atto in questa Sardegna che va cambiando e perché queste considerazioni non sembrino, per così dire, analitiche e riguardanti l'una e l'altra categoria sociale e produttiva, voglio considerare anche un aspetto di ordine generale che non è esaustivo delle problematiche, ma che sicuramente ne ricomprende alcune nei loro aspetti di ordine generale: gran parte del nostro patrimonio boschivo, quello di più alto valore e pregio, si trova nelle zone interne della Sardegna. Badate bene, lo dico forse con una certa forzatura ma questa forzatura voglio introdurla e imprimerla nel mio ragionamento. Purtroppo l'emergenza che ha guidato gli indirizzi della programmazione regionale e non inopportunamente - non disconosco queste scelte - è stata quella delle aree urbane e l'industria, ma forse rispetto a queste emergenze così drammatiche e che non riguardano soltanto un aspetto della nostra vita, quella economica, ma la possibilità stessa, ripeto, della sopravvivenza della nostra comunità, credo che vi sia necessità di una qualche correzione. Ha prevalso la cultura urbana, lo dicevo, si è accentuato il divario fra città e campagna; nelle comunità sarde dell'interno si è alterato il rapporto fra comunità locali e territorio, con cui alcune comunità in parte, talvolta ancora - vi sono esempi, Zucca ne ricordava qualcuno - vivono in simbiosi e positivamente, ma in gran parte delle situazioni si è alterato il rapporto tra comunità e territorio. Il territorio ha valore - e questo è un concetto generale ormai - non in rapporto alle necessità delle comunità o alle funzioni che la comunità svolge, ma soltanto in rapporto al mercato: pensate ai costi in Gallura e nell'interno. Io credo che, per il prosieguo del nostro lavoro rispetto agli impegni di programmazione e di intervento della Regione, occorra ridefinire un progetto unitario di ricomposizione di una frattura storica che deve rilanciare la questione zone interne come un problema nodale per riaffermare questa moderna identità dei sardi, di tutti i sardi, perché se è vero che ormai è acquisito alla nostra cultura che non è possibile creare una Sardegna moderna senza difendere il nostro sistema industriale di base, senza costruire modelli urbani vivibili, tutto questo però è possibile soltanto ad una condizione e la battaglia decisiva, lo stiamo verificando, la si vince soltanto se a questo si accompagna la possibilità di uno sviluppo equilibrato e integrato del nostro territorio.

Dicevo, in occasione della discussione del miniassestamento, che simbolicamente è necessario un ritorno alla terra, una sorta di parola d'ordine, nel senso che un progetto di rinascita non si può costruire dall'alto, ma solo legandolo indissolubilmente alla vita delle comunità che utilizzano e vivono nel territorio. Non è possibile immaginare altri itinerari o escludere da questo progetto parti di questa nostra terra che si sentono escluse da questa possibilità. Paradossalmente l'alternativa a questo progetto, lo ricordava l'Assessore, è forse l'estendersi, intorno a due o tre città e a qualche ciminiera, non soltanto del deserto produttivo, come dicevamo un tempo, ma anche del deserto fisico. Io credo che siamo davvero entrati in una fase nuova della nostra storia e dobbiamo forse entrare con più coraggio in una fase di impegno che deve essere corrispondente a questa analisi. La società sarda è cambiata. Il fuoco è l'arma cui talvolta ricorre, in questi conflitti, la criminalità, nelle situazioni più diverse, favorita anche dal fatto che è uno strumento che determina grandi danni e talvolta garantisce l'impunità. Però, la strumentazione, per far fronte a questo problema è ancora vecchia; fino agli anni 70 era tutto più chiaro rispetto a questo problema e ad altre cose. Gonario Pinna nel 1970 scriveva un bellissimo libro "La criminalità in Sardegna", in cui analizzava anche la questione degli incendi. Credo sia difficile rappresentare la situazione in maniera così chiara ed emblematica, come ha fatto Gonario Pinna, individuando nella matrice agro-pastorale l'origine del fenomeno degli incendi e descrivendo con meticolosità e precisione le modalità con cui l'incendiario appicca il fuoco, dell'accensione diretta all'uso di un telo sulla ferula e così via dicendo.

(Interruzioni)

Era quello un modo per tenersi lontano dall'incendio, ma la casistica è molto lunga. Gonario Pinna presenta pure le ragioni di fondo economiche e sociali, che sono alla base del fenomeno degli incendi in Sardegna e parte dalla lotta epica tra contadini e pastori anche se intuisce, negli anni '70, che ormai questa lotta va scemando perché i contadini si stanno ritraendo sconfitti e grandi parti del territorio sono occupate dalla pastorizia. Ma allora la situazione era a tutti più chiara. Negli anni '80, lo ricordava l'Assessore e sono assolutamente d'accordo, dopo i morti di Curragia, dopo gli incendi che hanno interessato la Gallura, dopo che nell'89 lungo l'asse Olbia-Arzachena si sono dovute evacuare 2 mila persone, dopo che si capito che l'incendio come fenomeno di criminalità interessava zone non soltanto di alto pregio ambientale, come pure lo sono altre aree della Sardegna, ma ad alto insediamento abitativo e non solo di sardi ma anche di turisti mettendo a rischio la vita umana si è avviato un confronto nuovo. Si sono colte le novità, si sta ancora ragionando e discutendo, si sono denunciate l'inadeguatezza dei mezzi e il ritardo degli interventi, però soprattutto si è iniziato a capire che forse dobbiamo mantenere in piedi queste ipotesi, come ipotesi sicuramente, e bene ha fatto l'Assessore a ricordarle senza escluderle preventivamente. Ci possiamo anche trovare di fronte a un vero e proprio piano preordinato per dirottare altrove il turismo e si vogliono forse scoraggiare le politiche nuove di vincolo e di salvaguardia ambientale. Questi temi, badate bene, da alcuni anni sono al centro dell'attenzione e del confronto politico e dopo quegli incendi furono affrontati e discussi in Consiglio regionale, ma non è questo che voglio dire, perché oggi probabilmente è più chiaro a tutti che nessuna causa da sola basta a spiegare il fenomeno. Quello che voglio dire è che non ritengo che la valutazione delle cause nuove o esterne debbano farci dimenticare quelle che io per adesso ritengo fondamentali e rispetto alle quali, se vi è una sottovalutazione da parte nostra, vi è conseguentemente un atteggiamento di deresponsabilizzazione che ci impediva di capire i problemi fondamentali che sono all'origine di un fenomeno di criminalità che potrei definire di massa perché ha origine in tutto il territorio. L'Assessore ha posto anche questi temi che non possono essere rimossi. Li affrontiamo con equilibrio ma non individuiamo in essi l'unica ragione, anzi credo che dobbiamo sviluppare essenzialmente il nostro ragionamento in questa fase di analisi e conseguentemente di proposta su quelle che definirei ragioni interne. Non vorrei, lo dicevo all'Assessore e lo ripeto anche qua, che facessimo l'errore che si fece negli anni 70 quando riesplose il fenomeno dei sequestri di persona con tipologie criminali sostanzialmente nuove e gli intellettuali sardi, praticamente quegli stessi che adesso discutono di incendi, discussero a lungo per valutare se quella tipologia del fenomeno criminale portasse ancora l'impronta inalterata della matrice barbaricina o la causa fosse da ravvisare nella mafia. Si convenne, dopo una lunga discussione, che la mafia non ha in alcun modo la tipologia della criminalità sarda, anche perché la mafia ha un sistema di protezione della delinquenza con una ramificazione sociale amplissima e soprattutto si raccorda strettamente ai livelli alti di direzione politica e da gerarchia sociale. Dico questo perché credo che mentre in questa fase cerchiamo di capire meglio quello che sta avvenendo intorno a noi, lo sforzo principale debba essere rivolto ad affrontare davvero alla radice il sistema certo e diretto d'intervento ma anche a definire un progetto complessivo che ridia speranza e possibilità di rinascita alle nostre comunità. Senza una partecipazione attiva e diretta, cosciente e consapevole - e non è uno slogan - della gente a questa battaglia, noi siamo destinati alla sconfitta e oggi lo stato di partenza rispetto a questa lotta è molto arretrato. Ripeto, e concludo come ho iniziato, che l'atteggiamento di passività è una delle ragioni delle nostre sconfitte di questo e degli altri anni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, è doveroso da parte mia, prima di procedere ad esporre qualche riflessione e a formulare modestamente qualche proposta in relazione all'emergenza incendi, esprimere la più sincera e giusta riconoscenza a quanti operai, vigili del fuoco, agenti, militari, addetti alla Protezione civile, barracelli e volontari hanno lottato contro il fuoco assassino mettendo a rischio le proprie vite. Anche questa estate il fuoco assassino ha ucciso ancora; ormai il bilancio non solo dei danni all'ambiente, alla natura, all'economia, ma soprattutto in termini in vite umane è, onorevoli colleghi, insopportabile. Alla guerra del fuoco occorre rispondere con gli strumenti, con i mezzi previsti in guerra. Basta con la tecnica dello scarica barile in relazione alle competenze e alle responsabilità in ordine alla predisposizione di piani antincendio. I cittadini sono ormai stanchi di questi atteggiamenti; così come ad essi poco interessa il filosofare sulle cause degli incendi o l'analisi retorica, spesso teorica o addirittura fuorviante di certi intellettuali alcuni dei quali prezzolati. A chi giova allora, signori, la guerra del fuoco? Quali molteplici, interessate motivazioni muovono l'azione degli incendiari? Mentre ritengo si in parte da respingere l'ipotesi espressa da esponenti del Governo nazionale secondo cui il fuoco in Sardegna è segno di malessere sociale, sono dell'avviso che sia assolutamente sbagliato attribuire l'operazione incendi ai pastori e ai contadini - motivazione arcaica - o a turisti distratti e a speculatori ansiosi di recuperare aree all'edificabilità, motivazione recente. A questo punto una domanda: quanto costa alla Regione sarda la piantumazione delle zone boscate bruciate dal fuoco? Quanto costano le convenzioni per il noleggio di mezzi aerei, di strumentazioni sofisticate e di sistemi di monitoraggio atti al rilevamento degli incendi, attualmente operanti nei territori della Sardegna? Da dove provengono le bombe incendiarie utilizzate per appiccare scientificamente gli incendi? Onorevole Sanna, nella sua veste di responsabile dell'Assessorato della difesa dell'ambiente, mi permetto di avanzare una richiesta: la invito a fornire agli onorevoli consiglieri i dati dei costi delle suddette convenzioni riferite agli anni 1989, 1990, 1991, 1992 e 1993; la invito altresì, se mi consente a chiedere alla magistratura l'apertura di un'inchiesta per verificare la provenienza delle bombe incendiarie, le ditte che le producono e a quali soggetti esse le hanno vendute, tutto ciò al fine di risalire ai possibili utilizzatori.

Altra questione, onorevole Sanna, la denuncia su carta intestata dell'associazione elicotteristica italiana in parte smentita; lei è dell'avviso che si tratti di una sparata estemporanea, oppure, più propriamente, ritiene che sia opportuno farne una valutazione attenta, non escludendo anche in questo caso il ricorso alla magistratura per l'accertamento di eventuali illegalità? Credo sia importante, onorevoli colleghi, porgere tutte le possibili attenzioni all'azione di repressione degli incendi nella campagna estiva, ma a fronte delle ingenti risorse finanziarie non è possibile, anzi è difficile, nascondere la grande delusione per i risultati conseguiti. L'azione tesa ad arginare il gravissimo fenomeno non ha dato esiti apprezzabili. Non sono più adeguati i mezzi a terra e scarsi i mezzi aerei. Io avanzo una proposta, ritenendo che oggi più che mai occorra costituire al più presto una flotta aerea e di elicotteri di proprietà pubblica prevedendo convenzioni esclusivamente con personale specializzato per la guida e la manutenzione degli stessi mezzi aerei.

Non mi nascondo, ed è pur vero, che questa operazione richiede un intervento finanziario probabilmente superiore alle risorse del bilancio della Regione sarda. Propongo che si proceda alla contrazione di un mutuo a lungo termine, per la cui restituzione si potrà far fronte annualmente tagliando le attuali convenzioni miliardarie da più parti giustamente messe in discussione, un mutuo che consenta di attrezzare una flotta aerea da impegnare permanentemente nel periodo più difficile, da maggio ad ottobre. Ma non basta, è indispensabile procedere a una migliore organizzazione dell'attuale sistema di prevenzione e di lotta agli incendi, conferendo agli addetti adeguate specializzazioni e conoscenze. Questa riorganizzazione deve prevedere, in modo coordinato e in ausilio alle forze tradizionali in campo, opportunamente rinforzate, una permanente presenza dell'esercito, dei volontari e dei cittadini disponibili. A questo riguardo, e mio avvio alla conclusione, onorevoli colleghi, bisogna sollecitare la fattiva collaborazione dei cittadini. Prove di grande sensibilità vengono annunciate e sono già state testimoniate in diversi centri della Sardegna. Mi sia consentito in particolare di riferire in questa sede l'iniziativa autonoma degli abitanti di Aggius, attivo centro della Gallura, dove i cittadini autoconvocati e riuniti in pubblica assemblea stanno predisponendo un progetto di piano antincendio a costo zero. Chiedono e chiederanno alla Regione di mettere a disposizione esclusivamente i mezzi per la su attuazione. Io mi auguro che queste iniziative, che le attese di tanti centri della Sardegna e la disponibilità dei cittadini, non solo di Aggius, ma anche quella dei cittadini di altri centri che analoghe iniziative assumeranno, non vadano ancora una volta deluse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (P.D.S.). Io vengo da una zona della Sardegna in cui i boschi non sono più nemmeno un ricordo, sono tutt'al più un sogno o una speranza, vengo da una zona di stoppie bruciate, non di boschi. E quindi mi accosto al tema degli incendi e dei boschi con il doveroso rispetto per chi ne sa più di me, per chi ha più esperienza di me. Fatta questa premessa, non è certo la prima volta che discutiamo di incendi, ci sono stati in questa legislatura e in quelle precedenti innumerevoli dibattiti, mozioni, ordini del giorno. Non sono mancate sicuramente analisi e proposte; ciò che è mancato sono misure efficaci.

E allora, l'hanno detto altri colleghi e insisto anch'io, dobbiamo cercare di uscire da qui con un indirizzo, con scelte chiare, con una linea, non con il solito ritornello: più soldi, più mezzi. Deve essere, è stato detto e lo dico anch'io, l'ora della svolta; il piano antincendi va predisposto ora, in poche settimane, perciò non è utile una discussione diplomatizzata e anche talvolta con venature di ipocrisia. L'argomento è troppo serio e drammatico e quindi è bene che ciascuno di noi parli con estrema schiettezza e io cercherò di farlo. Col fallimento del modello di sviluppo a noi è rimasta una sola via di sviluppo, una sola possibilità di sviluppo, una Sardegna che fondi la sua prospettiva sulla qualità ambientale, sui parchi, sul mare, sulla forestazione, sull'agro-alimentare di qualità, sul turismo, sulla propria identità, come abbiamo detto in tanti nell'ultimo dibattito prima dell'interruzione di agosto. Allora che cosa brucia il fuoco assieme al patrimonio ambientale? Brucia quest'ultima carta; col fuoco muore la prospettiva della Sardegna, senza alternative, cioè stiamo parlando di una questione esistenziale per noi. Per questo motivo dobbiamo sforzarci di far sì che questa sia l'ora della svolta. "Partire dalle ceneri dei nostri boschi e inventarci un'esistenza se vogliamo avere un ruolo nella storia", ha scritto uno degli intellettuali, che hanno partecipato sulla stampa al dibattito delle scorse settimane, tanto criticati qui, io per la verità non capisco nemmeno le ragioni di tanta critica. Alcune opinioni espresse le condivido, altre non le condivido, ma in generale mi sembra importante che ci sia una partecipazione della intellettualità sarda al dibattito su una grande piaga della nostra isola. Probabilmente, oltre alla disgrazia del fuoco, abbiamo avuto anche la disgrazia di tante dichiarazioni e tanti commenti bislacchi sul fuoco; si sono sentite tante cose, sentite e viste un po' di tutti i colori. Mi hanno colpito due cose, la prima è questa: la Giunta regionale ha posto l'accento, non tanto oggi per la verità, nelle settimane scorse, ha posto l'accento sulla ipotesi dell'attacco organizzato contro la Sardegna, del piano criminale. Si è parlato anche di mafia, di terrorismo, attacco al turismo, all'economia sarda, facendone di fatto, io credo al di là delle intenzioni, non una delle ipotesi, ma l'ipotesi chiave, l'ipotesi prevalente. Oggi questo non è accaduto, ma ecco io voglio dire all'Assessore che si può anche dire "le cause sono molteplici", però se poi insistiamo solo o prevalentemente su una delle cause rischiamo di fornire, anche al di là delle intenzioni, una lettura non equilibrata, non corretta di un fenomeno così complesso. Naturalmente è giusto, e io su questo sono d'accordo con la Giunta, non trascurare nessuna delle possibili ipotesi ed è giusto riflettere anche sui caratteri nuovi che gli incendi, soprattutto in qualche area della Sardegna hanno avuto questa estate, non solo questa estate, in quest'ultima fase. La Gallura, l'attacco agli abitati, le nuove tecniche, tecniche più sofisticate. Tutto questo, lo dico anzitutto a me stesso, ma è una riflessione che dobbiamo fare collettivamente; cerchiamo di farla però senza cercare alibi, senza cercare diversivi. Guardiamo tra di noi, ecco, questo è il succo del mio intervento, lo anticipo da subito "Guardiamo tra noi, per capire cosa possiamo fare noi". Anche questo l'ha scritto uno degli intellettuali intervenuti nel dibattito. Guardare tra noi, guardare ai fenomeni della nostra società, alle trasformazioni, alla rottura anche dei tradizionali equilibri, anzitutto nelle nostre campagne. C'è quindi, sicuramente, a base degli incendi una molteplicità di cause, però essenzialmente, io credo che questo vada detto, il fuoco non viene da fuori, e non parlo solo della manovalanza; non si tratta io credo, ne sono profondamente convinto, di una aggressione esterna, ci può essere anche qualche episodio, ma il fenomeno non è questo, siamo noi sardi gli incendiari. L'attacco alla Sardegna siamo noi a portarlo, stanno tra noi le cause, i soggetti e anche parte rilevante delle responsabilità. Lasciamo stare le spiegazioni anche comode, facciamo i conti con la dimensione endogena dei roghi.

C'è un altro capitolo che riguarda le responsabilità del Governo nazionale però non giochiamo, non giochi il Governo, qualche volta lo fa, lo ha fatto, però anche noi non cadiamo nella tentazione di giocare al rimpallo delle responsabilità. Non esiste Protezione civile, questo è un Paese in cui non c'è Protezione civile. Il fatto è che non siamo di fronte ad un terremoto da cui non ci si può difendere, ad un evento naturale, ciclico ed inevitabile, siamo di fronte ad un fenomeno che si può combattere, anche se è difficile, combatterlo, terribilmente difficile e quindi il punto è che cosa ha fatto e che cosa fa il Governo nazionale. Non c'è bisogno di grandi ragionamenti, basta un raffronto con gli Stati vicini per dare una risposta. Dobbiamo anche chiederci che cosa ha fatto e che cosa fa il Governo della Regione, cosa ha fatto la classe dirigente della Sardegna; io parlo non di un Assessore, non di una Giunta, parlo del Governo della Sardegna, della funzione, di chi ha governato e per la parte che gli spetta anche di chi governa, una parte minima peraltro, si tratta di pochi mesi. Il problema non è criticare una Giunta o un Assessore, questo lo dico con chiarezza perché non venga fraintesa qualcosa che dirò; il problema è aver chiari, tutti noi, i ritardi e le colpe del Governo regionale, della politica sarda. Dopo anni di incendi disastrosi, i roghi non sono di oggi e nemmeno parlo del vecchio testamento, parlo degli ultimi dieci anni, noi non siamo ancora attrezzati. Al di là delle denunce, delle indignazioni, sincere naturalmente, delle parole, delle mozioni, dei buoni propositi, non siamo attrezzati. Degli incendi ci occupiamo, quasi elusivamente a luglio, ad agosto e poi a settembre per fare la rituale messa da requiem, la cerimonia funebre, la commemorazione. A luglio e agosto prevenzione non se ne può fare più ma non si può fare, se non ci si è attrezzati prima, nemmeno spegnimento efficace come è chiaro a tutti noi. Prima di luglio e agosto si fanno tradizionalmente altre cose, si fanno assunzioni clientelari e si fanno campagne propagandistiche. Qui non ne ha parlato quasi nessuno, io ne voglio parlare, ci tornerò anche un attimo più avanti, si fanno campagne propagandistiche inutili e credo enormemente costose e spesso, non parlo di una, faccio una riflessione generale, truffaldine. Insomma il concetto che voglio esprimere è che la Regione è la principale responsabile del disastro, della mancata prevenzione e dell'assenza di efficienza. Altro che terrorismo antituristico e ribellismo separatista! Un ribellismo separatista che metta fuoco mi sembra un'idiozia, francamente, una cosa inesistente, una bubbola. Non è stato detto qui ma nelle settimane scorse è stato detto. E anche dire che tra le Regioni siamo i più bravi, come ho sentito, è un'affermazione francamente insostenibile, è un'affermazione, chiedo scusa, ridicola.

Il Governo nazionale, per la sua parte, parlando di incendi, dovrebbe partire da un onesto mea culpa. Altro che fare la lezione alle Regioni, come fa Riggio un giorno sì e l'altro pure. E il Governo regionale, parimenti, parlando di incendi, dovrebbe partire anch'esso da un onesto mea culpa, dalla umiltà di chi combatte e perde una battaglia, partire dall'umiltà di chi ottiene un risultato catastrofico, non senza colpe con l'atteggiamento di chi si assume le proprie responsabilità. E credo che bisogni anche dire parole chiare, anche più chiare di quanto stiamo facendo, su come si spendono i soldi e su come si utilizzano gli uomini e i mezzi. Credo che dovremo tornarci su questo, con un rapporto completo, che non era umanamente possibile proporre oggi al Consiglio, ma più avanti sarà possibile, un rapporto completo sull'anno in corso e sugli anni precedenti. Per capire il fuoco bisogna guardare bene anche, non solo naturalmente (guardiamoci tutti dagli schematismi, dalle enfatizzazioni, dalla unilateralità), bisogna guardare bene anche nel bilancio della Regione, in quei 50 miliardi e nei miliardi spesi negli anni passati. Un mucchio di miliardi! Per esempio la questione dell'assunzione degli avventizi nei cantieri di rimboschimento e nell'antincendio è un bubbone, lo stiamo dicendo tutti; ma non è un bubbone che crea solo favoritismi, sprechi, non è solo una fabbrica di voti, è una fabbrica di fuoco, genera fuoco, alimenta fuoco. Le assunzioni clientelari, con i conflitti che si determinano, costituiscono una delle cause degli incendi per il malessere che creano, per la rabbia che producono. Insomma non sono più tempi in cui dobbiamo nasconderci dietro un dito. Il caso più clamoroso si è determinato non molto tempo fa, in prossimità delle elezioni politiche, con centinaia e centinaia di assunzioni, la grandissima parte - per le notizie che ho, poi posso essere smentito - nominative. Io penso, lo dico con molta chiarezza, che si configuri per chi è stato protagonista di quell'operazione, da solo se ha proceduto da solo, con altri se ha patteggiato con altri le assunzioni, una precisa e grave responsabilità politica e morale. Io spero che sia anche penale ma questo non spetta a me accertarlo. Chi deve accertare accerti. Naturalmente io non sto parlando di una persona, sto parlando di un sistema e un sistema non è una cosa in astratto, un sistema ha avuto della gente che ha impersonato il sistema, un sistema ha avuto anche dei campioni di quel sistema.

Ancora un'altra cosa a proposito dell'utilizzazione delle risorse: parlavo prima delle campagne propagandistiche che si fanno tradizionalmente, credo che dovremmo rivederla questa questione. La campagna di quest'anno, immagino programmata un sacco di tempo fa, ha come concetto chiave "Il primo passo per spegnere gli incendi: le tue idee contro gli incendi, i tuoi occhi contro gli incendi, le tue parole contro gli incendi", e tra l'altro, sembra una fatalità, andava in onda a luglio e ad agosto, tra un servizio e l'altro che mostravano immagini tragiche. Io credo che il primo passo contro gli incendi sia piantarla con queste campagne che non servono a nulla, non evitano un solo incendio, non contribuiscono a spegnere un solo incendio, contribuiscono ad altro, servono ad altro e ad altri, ma non servono alla battaglia contro il fuoco. Non sto parlando di cose illegittime, non lo so, credo che siano anche delle cose comprensibili, ma sono degli sprechi pazzeschi, può essere che ci sia anche dell'altro. Informazione, educazione e quant'altro, sono altre cose, non c'entrano nulla con queste campagne. Una considerazione sulla questione delle cause: è chiaro che, lo diceva l'Assessore nella su relazione, è stato detto da molti colleghi, siamo di fronte ad una molteplicità di fattori. L'antica pratica del fuoco (e qui ha ragione Emanuele Sanna a dire che questo incide ma è ben lungi dall'esaurire la questione), non ha sicuramente più lo stesso peso nella gerarchia delle cause e dei fattori che aveva nel passato. E poi ancora il vandalismo, l'estorsione, la reazione alle nuove normative ambientali, la gestione dei cantieri forestali, dell'antincendio. Io sono persuaso che si tratti - anche questo è stato scritto in questo dibattito estivo sui giornali sardi - di motivazioni individuali varie, non riconducibili ad un unico schema né ad una concatenazione organizzativa, ad una struttura. Ogni parole ha un significato, ci sono anche delle parole che ne hanno tanti, ma terrorismo significa organizzazione, significa struttura, significa motivazione ideologica, o ideologico-politica. Terrorismo significa questo credo, en passant anche io dico che tra le altre cose di cui dobbiamo sbarazzarci è questo uso della parola "piromane"; il piromane è uno psicopatico. Tra gli incendiari ci sono sicuramente anche degli psicopatici, ma io credo in percentuale modestissima, forse persino irrilevante; il resto non ha nulla a che vedere con i piromani. Nel ragionare sulle cause io mi soffermo un attimo solo su due fattori: il primo, il circuito perverso fuoco-antincendio-rimboschimento. L'incendio come mercato, l'incendio come affare e anche l'incendio come occasione di lavoro per spegnere o per rimboschire. Qui è stata fatta, in questo capitolo di riflessioni, una denuncia eclatante che ho letto sulla stampa: l'associazione elicotteristica italiana - poi ho letto una smentita oggi, comunque a me interessa il fatto non tanto il chi - fa una ipotesi precisa. Leggo non perché io ne sia convinto, ma perché è una cosa molto puntuale, dice testualmente,(si riferisce all'utilizzo degli elicotteri): "con prezzi così remunerativi è interesse delle ditte aggiudicatarie che si creino le condizioni perché si debba volare per il maggior numero di ore possibili". Allora qui chi ha da indagare indaghi, non possiamo farlo noi, né l'Assessore, né la Giunta, né il Consiglio e però sui prezzi, rispetto ai prezzi di mercato, spetta a noi fare chiarezza e bisogna che questi elementi siano del tutto chiari. La questione di fondo a me sembra questa: premiare chi tutela l'ambiente, non chi lo distrugge, in modo che la comunità locale sia coinvolta, abbia interesse a difendere l'ambiente. Bisogna spezzare il meccanismo per cui l'incendio chiama finanziamento e cantiere, e mettere in moto interessi reali di gruppi sociali (lo diceva Leonardo Ladu, e io sono d'accordo), della collettività, a difesa del bosco e dell'ambiente.

L'altro punto - tra le cause - su cui approfondire la riflessione, è il rapporto tra nuove normative di tutela del territorio - o forse gestione di queste norme - e fenomeno degli incendi. Su "La Nuova Sardegna" è stata pubblicata una lettera, a metà agosto, mi pare, nello spazio riservato ai lettori, di cui è utile la lettura. Dice testualmente: "bisogna abrogare le leggi stolte fatte da prepotenti". Io non credo che quelle leggi siano stolte e non credo che siano state fatte da prepotenti, tutt'altro! Però dobbiamo riflettere su questo punto, perché se quella posizione ha un qualche fondamento, i fuochi, molti fuochi di quest'estate sono contro il legislatore, contro le leggi sui parchi, sulle cave, sulle coste; o contro la gestione che talvolta può anche tradire e talvolta sta tradendo (si sa di contravvenzioni ridicole) lo spirito delle leggi. Si creano delle tensioni; in questa materia possono crearsene di più alte per i prossimi anni: dobbiamo saperlo. Non è indolore la tutela dell'ambiente. Naturalmente non bisogna arretrare da una legislazione avanzata; bisogna applicarla bene per ciò che spetta a noi come Regione e farla applicare bene anche, nei vari rami della gestione. E però bisogna fare anche un'altra cosa: bisogna dotarci di un serio progetto ambientale, economico e sociale. In caso contrario, se cioè la legislazione ambientale significasse prevalentemente, o venisse percepita prevalentemente come vincolo e repressione senza reddito, senza lavoro, senza sviluppo, senza risposte, rischierebbe di produrre non tutela dell'ambiente ma fuoco: cioè la distruzione dell'ambiente. Per quanto riguarda la risposta, la terapia, io sono d'accordo con le cose dette dall'Assessore e da altri intervenuti. C'è - e su questo pongo l'accento - una questione di tempi: non possiamo aspettare inerti la prossima stagione di fuoco. Non siamo impotenti, anche se la battaglia è molto difficile; c'è da fare. Bisogna correre ai ripari. Perché, altrimenti, un anno, due anni di questa intensità di fuoco e siamo alla soluzione finale. Noi parliamo di popolo, di statualità, ma il territorio è una delle condizioni primarie perché esista una statualità, una collettività; la statualità è questo: un territorio e un popolo su quel territorio; se non c'è il territorio non c'è il popolo.

Nessuno può pensare che si possano eliminare in un anno o due le motivazioni, le cause di fondo, è il tema della prevenzione . Il fuoco va evitato, certo, però quando c'è va spento subito. La questione che io vedo di più drammatica urgenza è organizzare l'intervento: avvistamento, rilevamento, squadre a terra, aerei, elicotteri; la prevenzione va iniziata ora, ma richiede tempi necessariamente più lunghi. Quindi competenze chiare, autorità unica, sistema permanente, come è stato detto di Protezione civile, qualificazione e mobilitazione permanente del volontariato. Io dico, anche, in presenza dell'esercito in servizio di Protezione civile, non sotto altre vesti, con altri profili, battendo un vecchio, retorico antimilitarismo che non ha niente a che vedere né col pacifismo, né con l'autonomismo, un discorso serio sull'utilizzazione dei mezzi dell'Aeronautica militare - aerei ed elicotteri - che costa meno della flotta sarda. Io non sono contrario all'acquisto dei Canadair (se sarà necessario dovremo farlo), però dobbiamo avere un criterio molto chiaro: spendere bene quando è necessario spendere, cercare soluzioni efficaci, meno costose possibili. E poi ancora ruolo delle comunità locali e anche adeguamento - io credo raddoppio - delle pene; anche se è chiaro a tutti che innanzitutto bisogna che gli incendiari vengano presi, e non vengono presi se non rarissimamente. Io apprezzo l'atto compiuto dall'Assessore all'ambiente quando è andato in quell'aula di tribunale, perché se è vero che quello è un "povero cristo", è vero anche che va dato un messaggio chiaro all'opinione pubblica e anche quello è un messaggio chiaro che naturalmente però deve andare insieme a tante altre cose che dobbiamo fare.

L'ultima considerazione riguarda il rapporto uomo-territorio; più precisamente il rapporto uomo-campagna, altrimenti il tema diventa troppo generico. Qui va ricercata la ragione di fondo del degrado del territorio e anche della potenza distruttrice degli incendi, cioè nello spopolamento, nell'abbandono delle campagne e nel rapporto storico, economico e sociale tra spopolamento della campagna e modi di produzione arcaici dell'allevamento. In questo ambito di discorso c'è anche il pascolo brado. La questione non è che è il pastore che mette fuoco, succede anche questo, e succede credo in una misura che ha una certa rilevanza (ma non dobbiamo indulgere a colpevolizzazioni di figure sociali, sarebbe una cosa ingiusta e non corretta). Il problema è che il pascolo brado è lo snodo economico-sociale decisivo della Sardegna, nel senso che determina l'uso del territorio interno, determina l'assetto della campagna. Questa è la grande scommessa, la scommessa centrale (non sto parlando solo degli incendi), che abbiamo di fronte a noi come classe dirigente sarda per i prossimi anni. Le popolazioni dei nostri paesi - anch'io insisto su questo tasto - debbono tornare da protagoniste attive nei campi e nei boschi. Questa è la chiave di volta del problema ed è anche la chiave di volta del nostro avvenire: il rinnovato rapporto dell'uomo con la terra e col bosco, con l'ambiente. Da un disastro, da una sconfitta si può risalire. Ci si può riprendere, ma, poiché - come ho detto prima - prevalentemente siamo noi gli artefici del disastro, noi comunità sarda, noi sardi dobbiamo essere gli artefici della ricostruzione; dobbiamo essere noi a prendere in mano il problema degli incendi, dei roghi, e risolverlo. Prendere in mano noi il nostro destino, recuperando lo spirito di comunità in generale e delle comunità locali dei paesi e creando una cultura e una economia insieme, della terra, del verde, dell'ambiente.

Il tempo a disposizione è ormai drammaticamente scarso per fare queste cose in tempo utile per ribaltare una tendenza, per rovesciare un meccanismo e per vincere; se ne è perso tantissimo. Però dobbiamo avere la consapevolezza - e non solo per ottimismo della volontà, ma perché è effettivamente così - che è ancora possibile bloccare l'avanzata del deserto nel nostro territorio e nella nostra cultura. E le due cose, territorio e cultura, camminano insieme.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, puntuali, dopo i primi acquazzoni di fine estate, ci ritroviamo a fare i conti sull'ultima stagione di fuochi, di terra bruciata, di morti e feriti, di emergenza Sardegna, di turismo sfrattato, di noi sardi, pastori, disoccupati, colonizzati, delle istituzioni tradite, della autonomia venduta, delle riforme mancate. Dobbiamo ancora celebrare un rito per salvarci l'anima? E poi tutto riprenderà a scorrere dentro un alveo senza confini come magma lento e inesorabile che tutto sommerge? Il nostro pensare, la memoria temporis acti, le nostre sensibilità, la nostra anima, l'anima di questa classe dirigente che oggi qui si ritrova per gridare fuori dalle porte del palazzo che non è morta, che essendo spirito e forza vitale non si lascerà sopraffare dal vischio del magma e dalla morsa del fuoco. Celebreremo un rito, l'ultimo, come ogni anno per esorcizzare la paura delle ombre lunghe, delle morti di Curraggia, della Gallura, dell'Ortobene, dell'intera Sardegna che la sera quando più facile è udire, ricordare e soffrire affidano ai venti di maestrale o di scirocco, o alle brezze più tenui e avvolgenti le nostre intimità nei giorni del riposo, l'urlo straziante che ripete: perché, perché Chie suni sos chi ponent fogu, ite cherene e finas a cando? Non voglio pensare che oggi siamo qui convocati per celebrare l'ennesimo rito o per fingere ancora di esistere e neppure per speculare, a seconda dell'appartenenza, una rendita elettorale scherzando col fuoco. Cogodi, Morittu, Ortu, intransigenti e tempestivi nel produrre oggi mozioni e disegni di legge sono stati anch'essi al governo di questa Regione e i Gruppi di opposizione che essi rappresentano sono consapevoli che il dramma degli incendi in Sardegna non è il risultato dell'ultima schedina, così come sono convinto che le analoghe iniziative di Tamponi, di Dadea e dei Gruppi di maggioranza non debbano ridurre l'efficacia della propria iniziativa politica alla semplice esigenza di mettere le mani avanti per salvarsi l'anima, come ho detto prima, o per salvare l'anima ai gruppi dirigenti, alla coalizione, a questa maggioranza, a questo Governo. Così come credo che debba essere spezzata la spirale perversa, tanto più stupida quanto più antica nella prassi del nostro operare politico del rinvio e del trasferimento, del rimpallo delle responsabilità all'interno dei vari livelli istituzionali, di governo e di amministrazione.

Se non abbiamo la consapevolezza che per sconfiggere la più grave delle calamità nelle sue cause e nei suoi effetti, dalle volontà criminali agli esiti catastrofici degli incendi, è necessario uno scatto di energie e di intelligenze che si sostanzi in un volere comune, in una reale unità di azione noi oggi saremo ancora qui a perdete tempo. La riflessione deve toccare i cittadini, la coscienza collettiva, le comunità, le istituzioni, la politica, i Governi; condivido ed apprezzo il richiamo di Bachisio Zizi in un fondo de "La Nuova Sardegna" di fine agosto quando afferma: ben venga l'esercito, ben vengano i vigili del fuoco e gli altri mezzi promessi, ma non saranno essi a salvarci, dobbiamo prendere noi in mano il nostro destino e radicare nel nostro territorio, insieme e in alternativa ai soldati, attività capaci di diventare centri di produzione e di aggregazione sociale. Abbiamo bisogno di scoprire nuove solidarietà, di coniugare l'intelligenza dell'uomo con le risorse della natura. Non siamo quindi qui per celebrare un rito ma allora una domanda va posta a questo Governo, all'Assessore dell'ambiente: cosa dobbiamo fare che non sia stato fatto? Perché detto, credo, è stato detto tutto nel passato prossimo e in quello remoto sugli incendi. E' stato detto che bisogna potenziare l'azione di prevenzione, che è inadeguata l'azione della Protezione civile, riflettiamo con attenzione oggi sulla proposta di costituzione di una unità di crisi unica a livello nazionale. E' stato detto che per assicurare interventi tempestivi bisogna dotare la Sardegna di una propria flotta aerea, soprattutto di Canadair, è stato detto dei rischi dell'attuale sistema di reclutamento del personale dell'antincendio e dei cantieri di forestazione; si è detto dell'importanza del coordinamento, dei rapporti non sempre idilliaci col Governo nazionale, dell'esigenza di coinvolgere nell'azione di prevenzione e di difesa le associazioni del volontariato. Si è detto da parte di tutti, senza enfasi ma con vigore, quanto sia indispensabile sensibilizzare con l'insegnamento i nostri figli sin dalla scuola materna, passando attraverso quella dell'obbligo, sino all'università sull'importanza dell'ambiente, del territorio, della natura, della sua salvaguardia, della sua sacralità, della sua indispensabilità economica, se è vero che la natura deve restare al centro di ogni progetto di sviluppo e di crescita, come anche le dichiarazioni programmatiche di Floris prima e di Cabras dopo proclamano. Si faccia allora una ricognizione delle analisi, delle cose pensate e dette, delle proposte formulate, degli obiettivi immaginati e si passi dalle parole ai fatti. No est prus tempus de chìrulas ma de fromigas triballadoras.

Molti risultati possono essere raggiunti senza gravi costi finanziari, altri invece con l'impiego di notevoli risorse. Verso i primi la Giunta proceda con determinazione, sia più tempestiva, efficace, risolutiva; verso i secondi, rimeditata la programmazione delle risorse, cammini con la consapevolezza che, con le risorse del proprio bilancio, con quelle dello Stato e della Comunità europea oculatamente gestite, è possibile nel breve periodo attuare quelle misure che il disatteso accordo Stato-Regione dell'89 non poté realizzare. La flotta aerea è indispensabile, io credo, sono d'accordo con tutti i colleghi che oggi qui l'hanno ribadito. La flotta aerea con i Canadair dislocati in via permanente in Sardegna con l'attrezzatura minima per l'istituenda base logistica, l'acquisto di mezzi fuoristrada e di autobotti per la dotazione delle stazioni forestali, l'ottimizzazione della rete ricetrasmittente regionale, il potenziamento dei mezzi del corpo nazionale dei vigili del fuoco, la realizzazione ai fini di prevenzione del sistema di monitoraggio e di telerilevamento. E su questo, Assessore, anch'io sarei curioso di conoscere qual è la risposta alle domande forti che in questi giorni appaiono da parte delle amministrazioni sulla stampa locale. E infine, i corsi di formazione e di addestramento per i volontari.

Io mi avvio a concludere, signor Presidente, non senza riproporre due riflessioni che già nel dibattito di quest'Aula dell'89 costituirono la parte fondamentale di un mio intervento, sono più che mai attuali, dopo cinque anni, mi riferisco alla legge sui parchi, ed alla esigenza di creare una più matura coscienza civile sul problema degli incendi. Appare evidente che la creazione di aree protette, e la loro oculata gestione, può ingenerare nel sistema umano, toccato e coinvolto, sospetti e preoccupazioni in ordine al possibile stravolgimento di valori ritenuti intoccabili come la proprietà, la libertà e la discrezionalità nell'esercizio dell'attività lavorativa tradizionale: il pascolo, la pesca, il taglio della legna. Ebbene, noi riteniamo che tali sospetti e tali preoccupazioni vadano rimossi attraverso quella mediazione pacifica di cui le istituzioni devono farsi carico, affinché i cittadini, i pastori, gli allevatori, i pescatori, i coltivatori diretti, i proprietari possano verificare che i provvedimenti e le decisioni della Regione non sono punitivi nei loro confronti, ma anzi realizzano le condizioni ottimali per la sopravvivenza degli uomini e delle attività. E' opportuno che si realizzi la conservazione delle parti più preziose e rare del patrimonio naturalistico con parchi di terra e marini, sostiene Giovanni Lilliu, per ritornare alla intellettualità che partecipa al dibattito. Ciò si faccia però con l'accorgimento di compensare il sacrificio parco con risorse economiche ed ecologiche alternative, così da stabilire una autentica amicizia tra natura e uomo.

Il diverso atteggiamento sociale nei confronti degli incendi e in genere delle problematiche ambientali passa quindi attraverso un mutato atteggiamento culturale e in definitiva attraverso la creazione di una più matura coscienza civile a partire dal bambino con il coinvolgimento quindi della scuola e della famiglia nella fase dell'educazione, per finire nell'ambiente di lavoro, nella fase più matura della testimonianza e dell'impegno. Bisogna dare corso quindi a quel programma educativo previsto e proposto nella relazione conclusiva della indagine conoscitiva del 1983 come obiettivo forte nella direzione della prevenzione assieme alla riforma agro-pastorale anch'essa grande incompiuta. Programmi scolastici adeguati fin dalle scuole materne; ha ragione Marteddu, però, la programmazione va fatta ora perché è in questo periodo che il mondo della scuola si riunisce per fare la programmazione annuale. Programmi scolastici adeguati fin dalle scuole materne, per tutta la durata delle scuole dell'obbligo, formazione professionale degli insegnanti. Se necessario a questo fine potremmo predisporre anche un'apposita legge utilizzando il disposto dell'articolo 5 dello Statuto sardo. Queste sono cose che dobbiamo e possiamo fare da soli senza aiuti governativi, ma con franchezza dobbiamo dire che su questo terreno tutti siamo fortemente e gravemente in ritardo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

CASU (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare significativo il fatto che il Ministro per l'ambiente proponga un'Authority di coordinamento per la gestione del patrimonio boschivo e forestale, per la prevenzione degli incendi oltre che per gli interventi. E' evidente che a livello nazionale vi è il massimo senso di impotenza rispetto alla gestione dell'evento naturale rappresentato dagli incendi ed è inutile ricorrere al rimpallo che le responsabilità tra Governo e Regioni. A mio avviso il Consiglio regionale della Sardegna deve avere una opinione chiara nei confronti del Governo nazionale e oltre ad offrire il quadro drammatico della nostra Isola percorsa dagli incendi e del territorio devastato nel quale si perde la memoria storica dei luoghi ormai, insieme all'identità di intere generazioni, deve andare invece incontro ad un confronto con il Governo nazionale perché di quella Authority si discuta. La nostra Regione investe risorse forse non cospicue ma certo notevoli per frenare una tragedia di drammatiche proporzioni, che da anni ormai aggredisce cittadini inermi e sta aggredendo soprattutto quei cittadini che vengono in Sardegna per trascorrere ore di svago e quindi utilizzano la nostra isola nel momento in cui si offre agli altri per il tempo libero e a sé stessa come occasione economica.

In una situazione di questo genere non è pensabile non ragionare anche sulla mutazione genetica che è avvenuta tra gli individui che si rendono responsabili dell'accanimento dei fuochi sul territorio, e bene ha fatto l'Assessore all'ambiente a sottolineare come, almeno per una parte del nostro territorio, noi dobbiamo sostenere che si tratta di un attacco di tipo malavitoso che ha obiettivi, alcuni dei quali sono individuabili probabilmente nel tentativo dì frenare l'utilizzo della risorsa economica rappresentata dall'ambiente e che comunque devono essere ulteriormente studiati e verificati. E' per questo che sono decisivi l'intervento e la funzione dello Stato nell'andare a fondo nell'esame della natura del fenomeno sardo per quanto riguarda lo sviluppo degli incendi, soprattutto nel nord della Sardegna. Una breve parentesi voglio fare per la parte del territorio della Regione che più da vicino, per ragioni logistiche perché vi abito, conosco, il Sassarese in particolare. Quest'anno il Comune di Sassari ha attivato il pronto intervento della Protezione civile, in soli diciassette giorni ha effettuato 76 interventi, 60 erano per l'antincendio, sedici per la difesa a mare. Indubbiamente i cittadini che si riversavano sul litorale del comune di Sassari erano migliaia e migliaia, probabilmente in proporzione rappresentavano molto più territorio di quello che poi è stato aggredito dagli incendi. Gli incendi che sono stati domanti nel territorio della città di Sassari erano stati appiccati, ed era evidente, per colpire i centri abitati. Solo il pronto intervento del coordinamento della Protezione civile ha consentito che non si sviluppasse drammaticamente la vicenda con anche la possibilità di incidenti gravi alle persone. Venti famiglie sono state evacuate in due notti intere di terrore e il fuoco è divampato orientandosi sempre verso i centri abitati. Ora può darsi anche che ci sia della casualità nello scoppio di un incendio, però un dato è certo, che regolarmente gli incendi in quell'area del sassarese si sono sviluppati in prossimità dei centri abitati e che tutti tendevano a colpire questi utili. Questo deve ovviamente dare da pensare che ci sia un'azione criminale congegnata, deve far pensare che ci sia stato un salto di qualità, che non si possa più ragionare in termini di casualità, che ci sia stata la volontà effettiva di colpire le popolazioni e le popolazioni erano pressoché inermi. Lo stato di allerta nei confronti del problema del fuoco non c'è in Sardegna, a mio avviso è questo il nodo che deve essere affrontato dalle istituzioni. E' assolutamente necessario che vi sia un apparato capace di intervento immediato, capace cioè di intervenire a tutela delle vite umane e del territorio quando si verificano eventi calamitosi di qualsiasi genere, ma per quanto riguarda il nostro territorio l'evento calamitoso per definizione è l'incendio. Questo richiede, a mio avviso, una vera e propria scienza della prevenzione, il volontariato deve essere inserito in questa scienza della prevenzione. Noi non possiamo fare appelli alla buona volontà dei cittadini e dei comuni, e in questo credo che sbagli anche l'organizzazione sindacale che ha chiamato esplicitamente i comuni in causa, quasi che l'ente comune potesse organizzarsi in una porzione piccola del territorio l'intervento necessario a creare una prevenzione che va sempre al di là del territorio, perché l'incendio si po' sviluppare in un comune ma poi attacca l'altro. E' evidente che bisogna ragionare in termini di rete, e una rete per la prevenzione la si può creare solo se c'è un'organizzazione scientifica. Noi dobbiamo, come Consiglio regionale della Sardegna, rivendicare allo Stato una vera organizzazione della Protezione civile, in modo che questa organizzazione ci sia. E' dimostrato, attraverso il Comune di Sassari, che là dove un minimo di organizzazione si realizza si evitano i danni più gravi, gli incendi si spengono, l'intervento verso i cittadini che chiedono un intervento tempestivo viene fatto; c'è la possibilità di monitorare tutto il territorio e quindi controllare ed essere tempestivi e c'è, soprattutto, la possibilità di muovere i cittadini a difesa della propria vita, di sensibilizzare quindi l'azione dei cittadini perché si renda possibile l'intervento dell'istituzione. La scienza del soccorso va realizzata in questo modo, anche con risorse finanziarie, non solo attraverso il volontariato che va stimolato e sostenuto. Dice la lettera inviata da un pensionato di Sarule, volontario nel suo paese: "Va bene che tutti noi cittadini ci muoviamo in sintonia con le istituzioni per salvaguardare il territorio, il patrimonio boschivo, la nostra storia, la nostra vita, però questo atto di generosità non può essere lasciato a se stesso. Se lo Stato crede di dare una risposta ai problemi degli incendi o ai problemi rappresentati da eventi naturali semplicemente attribuendo alle regione e ai cittadini di quelle regioni gravi responsabilità, io credo che siamo alla follia vera e propria".

Ho letto degli articoli sulla stampa nazionale che veramente fanno rabbrividire: non si può attribuire alle Regioni la responsabilità della disorganizzazione che c'è a livello nazionale; non si può lamentare il fatto che solo la Protezione civile abbia competenza sui grandi mezzi aerei e poi sostenere che l'intervento delle Regioni è carente e che i soldi che lo Stato attribuisce alle Regioni e che le Regioni investono per l'intervento sono soldi mal spesi. Noi dobbiamo assolutamente avere la capacità di denunciare con forza questa situazione, di accogliere la proposta, a mio avviso, che si crei un'autorità nazionale di coordinamento, in modo che i livelli sinora evidentemente scompaginati dei Vigili del fuoco, del Ministero dell'interno, delle Regioni, della Protezione civile, trovino un livello di coordinamento; e allo stesso tempo, però, bisogna fare in modo che questo Stato investa in termini di risorse, che non siano cioè solamente le Regioni dai bilanci magri a realizzare quei servizi che, per istituto, competono all'organizzazione statuale; una organizzazione statuale che a questo compito complesso della prevenzione deve dare gambe, potenziandone le capacità organizzative, ma anche garantendo alti livelli di professionalità dappertutto. Sinora la Regione autonoma della Sardegna, pur con grandi investimenti, ha garantito un intervento che, mi si lasci passare il termine, ha caratteristiche di eccessiva estemporaneità. La gran massa degli stagionali, cittadini e cittadine regolarmente iscritti alle liste di collocamento nella disperata attesa di un'occasione di occupazione, non hanno come obiettivo prioritario quello della prevenzione dell'evento calamitoso e dell'intervento nella campagna; hanno aspettative generiche di occupazione e su un apparato in queste condizioni professionali occorre faticare molto perché possa essere efficiente al momento dell'intervento; non possiamo procedere in questo modo né possiamo credere che la spendita del danaro della Regione verso gli enti locali perché assumano personale dalle liste di collocamento, garantirà l'intervento certo e tempestivo dei comuni nel momento in cui sorge l'evento grave. E perché non dire che, molto spesso, questo sistema di reclutamento anziché agire sulla prevenzione è addirittura stato causa degli incendi? Perché nascondere che molto spesso, frequentemente almeno, è capitato che i disoccupati assunti nelle squadre antincendio sono poi stati trovati anche ad appiccare il fuoco? Quali siano i meccanismi psicologici o sociologici che sottendono a questo tipo di comportamento non credo che sia compito del Consiglio oggi sviscerare, però questo è un dato certo, è un dato che fa pensare alla necessità di smetterla con questa pratica, alla necessità che quelli che sono gli avventizi nell'intervento della prevenzione vengano stabilizzati e che si costruisca davvero un esercito regionale che ha il compito di prevenire e di intervenire, che ha il compito di lavorare concretamente all'interno di un piano scientificamente impostato per l'intervento e il soccorso.

Io credo che l'analisi sociologica possa anche essere fatta, che l'analisi sulle cause remote e su quelle recenti del fenomeno degli incendi in Sardegna debba essere necessariamente fatta, però credo che sia un errore politico grave a questo punto non chiedere con fermezza interventi precisi dallo Stato italiano, dal Governo italiano nei confronti della nostra Regione innanzitutto, ma in sintonia con le altre Regioni colpite dal fenomeno degli incendi, perché si realizzino le condizioni dell'intervento vero a protezione del territorio.

La modifica culturale, la modifica antropologica che è avvenuta nel cittadino sardo e che va assolutamente valutata e analizzata, è oggi tale, e credo che non sia infrequente osservarlo, per cui il contadino delle aree costiere della Sardegna, che ha aspettative per la vendita del proprio terreno come area edificabile, non infrequentemente elimina, per esempio, le siepi che sono di contenimento per il fuoco, per l'acqua, per il vento, procurando esso stesso danni al suo podere e alle strutture che sono di servizio al podere. E dopo gli incendi vengono le alluvioni con quello che ne consegue. Ma è diventato talmente importante sottrarre il mezzo metro di area agricola che potrebbe essere recuperato dal vicino da indurlo anche a distruggere la difesa naturale del territorio. Ci sono, cioè, dei fenomeni di stravolgimento anche della mentalità, dello spirito di conservazione delle nostre popolazioni che devono essere valutati. E' vero, il contesto culturale e produttivo modificato produce anche questi effetti devastanti, ma questo non significa che noi ci troviamo di fronte ad un popolazione complessivamente dedita alla distruzione sistematica del proprio territorio; significa, invece, che è indispensabile recuperare un filo logico da parte delle istituzioni con i cittadini amministrati e che venga data estrema fermezza all'intervento da parte delle istituzioni tutte.

E, arrivati a questo punto, una delle istituzioni da richiamare a grande fermezza è la giustizia. Il fuoco si può fermare fermando i piromani, e smettiamo di chiamarli piromani e chiamiamoli delinquenti o teppisti. Ma per fermare i teppisti bisogna prenderli. E' evidente che una delle esigenze prioritarie è che chi si rende responsabile di atti delinquenziali sia arrestato, giudicato e punito per l'atto che ha compiuto. A fronte di un territorio devastato sono pochissimi gli interventi della giustizia, sono pochissimi i perseguiti, sono moltissimi quelli che vengono trattenuti momentaneamente e restituiti poi al contesto civile senza che vi sia stata una stigmatizzazione visibile del loro comportamento. Ora, in questa situazione di impunità e mentre tutti denunciamo il fatto che nella nostra regione il fenomeno della disoccupazione allenta il controllo sociale e anche quello individuale, noi abbiamo il dovere di sottolineare la drammaticità delle inadempienze dei diversi livelli dello Stato, così come abbiamo il dovere, e l'hanno detto prima i colleghi che mi hanno preceduto, di esaminare in modo corretto, in modo feroce quali sono stati i comportamenti dell'amministrazione regionale nel passato recente nell'organizzazione dei servizi di prevenzione e di intervento sul territorio, in particolare per quanto riguarda l'azione di forestazione. Io sono del parere che l'eccessiva discrezionalità nelle assunzioni abbia provocato uno stato di malessere profondo e uno stato d'animo rancoroso in tantissimi cittadini, giovani sardi in attesa di una qualsiasi occupazione. I sistemi per reclutare il personale in questo settore vitale dell'organizzazione del territorio devono essere limpidi, trasparenti, devono assolutamente fornire garanzie in senso assoluto a tutti quelli che hanno l'aspirazione al lavoro. Noi dobbiamo gestire la povertà e anche la miseria, dobbiamo allora fare in modo che meccanismi non corretti di assunzione vengono eliminati e dobbiamo farlo rapidamente, così come devono essere eliminate tutte le storture legate al sistema di funzionamento dei cantieri di forestazione, così come devono essere abbattuti velocemente i ritardi che si sono accumulati negli anni per non aver fatto le perizie che consentono la restituzione terreni, a suo tempo vincolati alla forestazione, ai legittimi proprietari. Anche questi sono elementi che contribuiscono a creare disaffezione nei confronti del territorio, persino da parte dei proprietari delle aree che dopo trent'anni non si aspettano più di tornarne in possesso.

Ho visto che c'è un disegno di legge dell'Assessore che cerca di risolvere almeno questa questione che si protrae da anni e credo che sia giusto intervenire con immediatezza perché questo è un compito che come Consiglio regionale dobbiamo affrontare in tempi rapidi, ma vi è anche un altro aspetto del problema che non possiamo assolutamente sottacere: l'uso non produttivo del bosco sta provocando nei pastori, e non solo nei pastori, anche in quelli che hanno abbandonato a suo tempo l'attività nella campagna e oggi la vedono in prospettiva come una possibilità di occupazione e di sopravvivenza, un'ulteriore condizione di contestazione nei confronti dell'istituzione regionale. L'uso del bosco deve essere necessariamente produttivo; è ora di smetterla con la boscaglia che invade i territori di forestazione, che non ha nessuna utilità per nessuno, solo per chi intende appiccare incendi.

E vi è un'altra questione che si pone drammaticamente all'attenzione: le zone forestate, soprattutto quelle che originariamente erano desertiche, sono quasi tutte in prossimità di discariche non controllate, dalle quali regolarmente partono incendi; non c'è bisogno del così detto piromane, si sviluppano autonomamente creando disastri su anni e anni di lavoro e di intervento fatto col danaro pubblico. Quindi anche questa è una delle questioni che va assolutamente affrontata e alla quale bisogna dare anche una tempestiva soluzione. Dopo tanti anni il piano regionale per la raccolta dei rifiuti solidi urbani deve decollare e deve consentire di eliminare anche questa occasione di distruzione de patrimonio boschivo.

Io dico quindi che noi dobbiamo rivendicare allo Stato la necessità del coordinamento, in modo che sia possibile un'azione scientifica per la prevenzione e il soccorso, e a noi stessi, a partire dal dibattito di oggi, un grande rigore nel considerare gli interventi pregressi e quelli che ci proponiamo per il futuro. I soldi che si spendono in questo settore non possono essere ritenuti insufficienti; vanno sicuramente utilizzati in modo più razionale.

Concludendo voglio dire questo: voglio dare atto all'Assessore all'ambiente del suo tentativo di portare nel mese di luglio l'argomento in Consiglio, poi vi fu un'opinione diversa. Quell'opinione diversa ha determinato un grave errore, probabilmente oggi saremo già stati in grado di confrontarci con il Governo, con una proposta concreta, scientificamente e tecnicamente impostata, una proposta in grado di impedire al Ministro dell'ambiente e al Sottosegretario alla Protezione civile di dire che questa è una classe di amministratori poco capace ed efficiente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.

PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'antico legame e la permanente amicizia che mi lega all'Assessore dell'ambiente mi consentono di manifestargli in tutta sincerità una qualche delusione per taluni passi della sua peraltro pacata ed aperta relazione introduttiva; delusione parziale perché? Perché mi aspettavo, e credo con me molti cittadini della Sardegna si aspettassero, di avere qualche elemento in più a supporto di un'ipotesi suggestiva che ha campeggiato nel dibattito estivo, sia isolano che nazionale, sui fuochi in Sardegna, tesi suggestiva, in qualche misura alimentata da talune affermazioni forse estrapolate da un discorso più complesso fatto dallo stesso Assessore e pubblicato sulla stampa - mi rendo conto che talvolta i giornalisti colgono gli elementi più eclatanti e trascurano la complessità del discorso - tesi suggestiva, secondo cui dietro i grandi fuochi dell'estate vi sarebbero una strategia e un'organizzazione occulta, una regia astuta, potente ed infida a supporto di grandi e inconfessabili interessi speculativi.

E' una tesi suggestiva, dicevo, perché si fonda su una contrapposizione sempre affascinante, fra il bene e il male, fra il buono e il cattivo, in cui l'Assessore all'ambiente, e più in generale, più che l'Assessore, l'apparato regionale, finisce per essere l'eroe buono verso cui non può che dirigersi la nostra istintiva simpatia, l'istintiva simpatia dei buoni, perché con scarsi mezzi e con difficoltà combatte senza tregua e senza riposo, mentre gli altri magari stanno beatamente al mare, contro poteri potenti ed occulti. L'apparto è buono, però ha scarsi mezzi e quindi, data la potenza dell'avversario, va potenziato; l'apparto è sufficiente, occorrono mezzi e danari perché sia più idoneo a rispondere a queste emergenze. Quanto è suggestiva questa tesi - che, ripeto, conoscendo l'Assessore e l'attenzione con cui bada ai problemi, non credo sia quella dell'Assessore; credo che sia la stampa che ha enucleato alcune frasi da un contesto più complesso - quanto è suggestiva questa tesi, però è pericolosa perché rischia di rendere semplice, direi semplicistico, un fenomeno che invece è vario, è complesso, molto complesso, e proprio per questo finisce per spuntare le armi per combatterlo in modo efficace.

D'altra parte, io penso, o si hanno elementi a supporto di queste tesi oppure le si affacci semplicemente come ipotesi tra le tante possibili, come concause tra le molte cause possibili ed esistenti. Ed è qui che sta a mio avviso una delle chiavi per capire e per colpire il fenomeno nella sua complessità, nella presenza di molte e variegate concause, ciascuna delle quali ha sue proprie ragioni, ciascuna delle quali ha delle sue specificità e peculiarità, ciascuna delle quali non ha legami con le altre concause se non quello del modo di manifestarsi, cioè il fuoco. Ora, a ben vedere io credo che seguendo un insegnamento elementare e sedimentato di grandi pensatori che hanno studiato l'agire degli uomini, la chiave di tutte le azioni umane vada ricercata nell'interesse; interesse che può essere di natura patrimoniale, cioè il tornaconto, oppure interesse anche morale e ideale dietro il quale peraltro anche in modo più mediato si nascondo sempre degli interessi materiali e talvolta l'interesse ideale muove o può muovere allo stesso modo che gli interessi direttamente patrimoniali.

La psicologia io credo che in questa materia non c'entri assolutamente nulla, è l'interesse, o meglio sono i tanti interessi piccoli e grandi a concorrere ad alimentare le migliaia e migliaia di fuochi. D'altra parte io credo che se in Sardegna i fuochi sono stati 3 mila è difficile pensare che dietro questo fenomeno così esteso e così complesso vi possa essere una regia occulta, perché se così fosse io credo che le nostre preoccupazioni dovrebbero essere di ben altra natura. Ora, applicando questo criterio elementare di analisi, cioè quello dell'interesse, io credo che si possano individuare ed isolare una molteplicità di interessi di varia e diversa natura, come dicevo, e in tutto questo l'interesse primario, arcaico, tradizionale, legato all'agricoltura, alla zootecnia, all'allevamento è un interesse che rimane ma sicuramente, come già altri colleghi hanno rilevato, rimane con una parte e con un ruolo forse minimo rispetto alle altre concause.

C'è invece una grande parte, forse oggi la parte più grande, da ricercare negli interessi che l'industria stessa del fuoco alimenta. Dicevano altri colleghi la massa enorme di risorse che viene destinata a questo settore, che non sarebbe più destinata se i fuochi non ci fossero; molti colleghi qui presenti, hanno denunciato in passato, a dire la verità più dietro le quinte che in modo aperto in quest'Aula, le assunzioni clientelari che spiegherebbero anche i successi elettorali travolgenti in un nostro ex collega che sicuramente, come altre volte ho avuto modo di dire in quest'Aula, non deve le sue 50 mila preferenze alla arditezza o alla profondità dei programmi politici che enuncia perché, almeno che a me risulti, programmi e idee politiche non ne ha mai enunciato.

FADDA ANTONIO (P.S.I.). E' vergognoso che si parli in questo modo di una persona assente.

PUBUSA (P.D.S.). Assenti e presenti. Non so che fastidio vi dia, posto che non mi sto riferendo a voi. State difendendo una causa persa.

MANNONI (P.S.I.). Ci cercheremo un migliore avvocato.

PUBUSA (P.D.S.). Infatti, fatevi difendere meglio o difendetevi meglio. Dicevo, le 50 mila preferenze prese da persone che non hanno mai esposto un programma politico o una idea tali da supportare un consenso così vasto.

FADDA ANTONIO (P.S.I.). Invece le tue sono attribuibili alle tue idee e ai tuoi programmi?

PUBUSA (P.D.S.). Le mie preferenze non sono attribuibili né alle mie idee né ai miei programmi, ma sono attribuibili quanto meno alle idee e ai programmi del partito a cui mi onoro di appartenere, dai cui compagni mi onore di aver preso le preferenze, peraltro in larga misura immeritate...

(Interruzioni)

Ammetto di essere un miracolato, anche se il miracolo è parziale perché francamente stare in quest'Aula a fianco di persone che fanno queste interruzioni mi sembra anche un po' disagevole.

Dicevo, che la gran parte delle cause vanno ricercate proprio negli interessi che vengono alimentati dalla stessa spesa, dallo stesso apparato, dalle assunzioni, dalle non assunzioni come molti colleghi hanno enunciato, dalla aspettativa di assunzione. Perché è del tutto evidente che se il fuoco diventa uno degli elementi che consente di risolvere in taluni strati della popolazione il problema del lavoro, vi è anche l'interesse ad estendere i fuochi perché l'estensione dei fuochi è direttamente proporzionale all'estensione dell'occupazione.

Io credo allora, se queste brevi cose che ho detto hanno un qualche fondamento, che la battaglia più seria contro il fuoco è una battaglia che si conduce nell'analizzare e nell'individuare questa molteplicità di interessi che sono favorevoli al fuoco, che cioè traggono alimento e soddisfazione dal fuoco, e nell'attivare una controspinta a favore di interessi che sono contro il fuoco e che sono a difesa dell'ambiente. In tutto questo, caro collega, compagno e amico Sanna, i Canadair c'entrano ma c'entrano fino a un certo punto. E' come quando rispetto a certe questioni, anche nazionali, di prevenzione contro determinati fenomeni, è richiesta un'azione di prevenzione minuziosa, silenziosa, particolareggiata, puntuale, di intelligence ed invece si propongono degli elefantiaci ed inutili apparati repressivi. Qui, l'azione che serve, secondo me è "un'azione di intelligence" cioè è un'azione intelligente volta a individuare, enucleare, isolare questa molteplicità di interessi a favore del fuoco e ad attivare tanti altri interessi con una controspinta del tutto contraria.

La prima chiave di volta quindi - l'hanno detto altri colleghi - è quella di esaminare l'apparato alimentato dalla spesa regionale per combattere il fuoco, il vasto giro clientelare come si diceva, di assunzioni, di delusioni, di aspettative, che annualmente il fuoco alimenta. Si tratta di andare a bonificare come altri colleghi hanno già messo in luce, aspetti di questa battaglia che sono del tutto fuori luogo come una certa pubblicità che tra l'altro si presta anche a battute di dubbio gusto. E' necessario discutere come il personale deve essere impiegato, come deve essere reclutato, se è utile un reclutamento così diffuso e talvolta indiscriminato, o discriminato solo su basi partitiche o politiche, o se invece si deve andare, come io credo, ad estendere quella base professionalizzata che ha o dovrebbe avere il suo nucleo centrate nel corpo di vigilanza ambientale ed attivare delle forme di collaborazione - studiando anche gli aspetti finanziari del problema - con altri corpi che svolgono già in modo professionalizzato quella azione, da un lato l'esercito che potrebbe, come altri colleghi hanno ricordato, essere utilizzato per queste finalità sociali utili, o i vigili del fuoco o altre strutture di questo genere.

Un'altra questione fondamentale credo sia quella di un'azione decisa nella creazione dei parchi. Su questa questione, cari colleghi, va detta una parola chiara; noi ci troviamo in una situazione in cui il parco paradossalmente, per la grande totalità non degli intellettuali che lo amano, come noi possiamo amarlo, ma di chi sta sul campo, si presenta oggi come una forma di espropriazione dei territori. Ciò che oggi prevale è l'elemento del vincolo, è l'elemento della sanzione sproporzionata rispetto ad attività tradizionali ed usuali. Molti colleghi hanno ricordato degli episodi, io ne potrei citare altri sui quali sono anche dovuto interventi per temperare delle sanzioni che erano del tutto sproporzionate, di varie volte superiori al valore del terreno su cui l'allevatore aveva svolto quelle attività che da millenni i suoi padri svolgevano. Il Parco oggi, proprio per questi elementi, viene inteso e vissuto nell'immaginario delle popolazioni che lì stanno come un elemento di espropriazione. Allora noi dobbiamo fare l'operazione che mi rendo conto è difficilissima, è complessa, non è facile, ma dev'essere accelerata e decisa, di far diventare il parco, quale noi vogliamo che sia, un elemento di appropriazione maggiore da parte delle popolazioni. Le popolazioni devono sentire il parco, perché così noi dobbiamo rapidamente fare in modo che sia, come un elemento che restituisce e dà in modo più pieno alla collettività quei territori in cui quindi le attività che già si svolgono si possono svolgere meglio. Diceva il collega Zucca, con quella saggezza che gli deriva da studi profondi e meditati dei grandi saggi del passato, saggezza ovviamente immortale cui noi faremmo bene molto spesso ad attingere, diceva che ci sono degli esempi di attivazione di interessi collettivi sulla tutela dei boschi, che fanno sì che quel patrimonio venga inteso come patrimonio di ciascuno degli abitanti, come patrimonio quindi da difendere perché vi è un interesse diretto ed immediato di ciascun membro della collettività a che esso sia difeso. Il parco deve diventare questo, e nel fare questo noi dobbiamo combattere con decisione taluni integralismi ambientalisti. Io mi onoro di considerarmi ambientalista da moltissimo tempo ma non sono mai stato in questa materia un integralista e ritengo che se esaminiamo con interesse, con quel metro che io ho indicato, il problema, ci accorgeremo che vi è grossa parte se non tutta, perché l'umanità è impossibile, degli stessi cacciatori che in moltissime zone possono diventare, e già oggi in larga misura lo sono, presidio del territorio. Se sfrondiamo integralismi ambientalistici e talune forme di integralismo venatorio, o di quello che definirei un modo sbagliato di intendere questa attività, noi ci accorgeremo che possiamo convogliare delle forze notevoli in difesa dei boschi; vi sono delle zone, come tutti sanno, in cui i cani da caccia superano il numero degli abitanti e quindi cacciatori sono praticamente tutti. Quindi sulla questione parchi, Assessore - io ho apprezzato e seguo con interesse la sua attività - ci vuole decisione. A questo punto non possiamo più stare in mezzo al guado, si sviluppi un'azione capillare anche di spiegazione, si attivino tutte le forze sociali e tutte le forze istituzionali e politiche perché questo obiettivo venga raggiunto e perché le popolazioni inizino immediatamente ad avvertire i parchi come un qualcosa che in modo più pieno dà a loro i territori.

Vi sono poi altri elementi da considerare. A me stupisce e provo anche un certo rammarico, che di una legge come quella sulla Protezione civile si sia scarsamente parlato in questa sede. Io ho avuto la fortuna di occuparmi a fondo di quella legge nella fase preparatoria nella scorsa legislatura ed ebbi modo in quell'occasione di esaminare tutta la legislazione regionale. Posso dire che al momento dell'approvazione quella legge era sicuramente una legge d'avanguardia nel panorama legislativo italiano. Ma qui, come avviene per moltissimi problemi, parliamo di cosa dovremmo fare e di quali dovrebbero essere gli strumenti da adottare, trascurando il fatto che noi abbiamo uno strumento legislativo che, se attivato, pur con le difficoltà che presenta, è in grado di convogliare delle potentissime energie a favore della tutela dell'ambiente perché quella legge attiva non solo gli apparati regionali ma attiva le più piccole comunità, attiva tutto il sistema istituzionale democratico, dà dei mezzi non indifferenti e un ruolo fondamentale anche al volontariato. Le associazioni del volontariato furono sentite in Commissione quando si discusse quella legge e avemmo modo di sviluppare una proficua collaborazione che portò ad un esito giudicato abbastanza soddisfacente dalle stesse associazioni. Oggi noi non possiamo più discutere della psicologia di questo o di quello, non dobbiamo più fare delle cose eclatanti, dobbiamo fare esclusivamente il nostro dovere che è quello di dare seria, concreta, immediata applicazione ad una legge che ci dà degli strumenti formidabili per la tutela dell'ambiente. Possiamo anche modificare quelle parti che nell'impatto con le realtà mostrino un vizio di astrattezza o di intellettualismo e mal si adeguino alle situazioni pratiche. Esistono anche leggi nazionali in questa direzione. Signor Presidente, colleghi consiglieri, signor Assessore, a mio avviso è questa l'azione che dovrebbe essere fatta, un'azione oscura se vogliamo, un'azione che disdegna le battute, gli eccessivi confronti con la stampa che talvolta, ripeto, tende e enucleare, a esaltare taluni elementi piuttosto che altri, allorquando le materie sono complesse. E' un lavoro certosino di individuazione di interessi, di attivazione di controspinte, di applicazione legislativa, di bonifica del clientelismo, di accordi con altre strutture già preposte a questo, l'esercito, i vigili del fuoco, le associazioni del volontariato, i barracelli.

Io credo che in questo possa trovare soluzione anche il problema dei mezzi che, visto in quest'ottica, è un problema serio. A nessuno di noi sfugge che l'azione di prevenzione è un'azione fondamentale, ma certo non ci sfugge che, pur in talune situazioni, dove taluni di questi elementi sono stati attivati, talvolta si sono comunque verificati degli incendi. E' chiaro che vi deve essere anche una più efficiente risposta in termini di mezzi. Creare un'aspettativa di acquisto di Canadair - a parte il fatto che l'Assessore ci ha detto che sono necessari sei o sette anni per acquisirli - penso che fosse solo una battuta, anzi era senz'altro solo una battuta quella dell'Assessore, che diceva che la via più breve sarebbe quella di prenderli dai serbi. Non ho capito bene come, è evidente che si trattava esclusivamente di una battuta...

(Interruzioni)

Quando finirà la guerra, non in modo occulto o superando i blocchi che esistono; credo che tra l'altro un'amministrazione regionale questo non lo possa fare. Questa era una battuta provocatoria dell'Assessore per dire che ci sono delle difficoltà sulla materia, però io dico che se noi alimentiamo l'idea che dobbiamo potenziare i nostri mezzi in questo modo noi rischiamo, come hanno detto molti dei colleghi, di concorrere anche con questo ad alimentare ulteriormente il fuoco. Succede come per i grossi apparati bellici che ad un certo punto una qualche guerra se la devono pure inventare, perché diversamente non ha giustificazione la loro esistenza.

Non è forse più utile, piuttosto che pensare ad un impegno che io vedo con grave preoccupazione, della Regione, pensare a forme di accordo con lo Stato, con l'esercito, in modo che ci sia una dotazione diffusa di questi mezzi? Tra l'altro nella legge sulla Protezione civile la chiave di volta è che il coordinamento sul territorio regionale, al di là della dispersione di tutte le sue funzioni, perché questo problema esiste, è attribuito alla Regione sarda. La forza di quella legge sta proprio nel fatto che tutto l'intervento su scala regionale ruota attorno ad un coordinamento che è regionale. Questo cosa vuol dire? Vuol dire sostanzialmente che possono e devono concorrere varie strutture, perché non è pensabile che come Regione ci dotiamo di taluni strumenti di cui probabilmente non potremmo adeguatamente dotarci, ma l'importante è che nel momento in cui devono essere utilizzati noi abbiamo la possibilità di concorrere alla decisione di utilizzare questi strumenti. Io credo che questo dibattito possa avere una sua utilità se si riesce a concordare sulla complessità di questo fenomeno, e si dà alla Giunta e all'Assessore il mandato che peraltro egli già ha dalle leggi che supportano la sua azione di svolgere con decisione questa attività sfuggendo, tuttavia, ad ogni forma di semplicistica analisi del fenomeno o ad ogni modo propagandistico di rapportarsi a questo drammatico fenomeno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, non nascondo la difficoltà di intervenire diciottesimo o diciannovesimo in un dibattito che ha esaminato in maniera approfondita, io credo anche estremamente seria, un problema che si trascina in Sardegna da decenni; quindi questo mio intervento servirà soltanto a illustrare molto brevemente una serie di considerazioni che il Gruppo del mio partito fece già nel 1989, quando, a seguito dei gravissimi fatti della Gallura, noi presentammo una mozione manifestando quelle che erano le nostre opinioni e fornendo anche una serie di soluzioni al problema. In realtà, però, signor Presidente, colleghi, da quel 1989 non c'è stato nessun cambiamento; c'è stato, è vero, il cambiamento dell'Assessore, ma i cambiamenti che ci sono stati, da quel 1989, sono dei cambiamenti in peggio e i dati che sono stati forniti dall'Assessore fanno rabbrividire perché è aumentata, e di molto rispetto agli anni precedenti, a partire dal 1988, la superficie complessiva di territorio della Sardegna percorso dal fuoco, è aumentata la percentuale dei territori percorsi dal fuoco in Sardegna in relazione agli incendi scoppiati nella Penisola, e c'è da tenere in considerazione il fatto che quest'anno anche la penisola è stata percorsa da numerosi incendi, i dati spaventosi che riguardano i mezzi sempre più sofisticati che gli incendiali utilizzano per appiccare il fuoco. E dopo ognuna di queste manifestazioni delinquenziali c'è il solito frasario di circostanza della stampa, degli Assessori di turno, di coloro che rilasciano interviste ai giornali e alle televisioni, la rabbia delle popolazioni, l'angoscia della gente, la disperazione per coloro che hanno perso i propri beni o i propri familiari. In realtà ad ogni fine estate si continua a tirare a campare sperando soltanto nell'arrivo dell'autunno che porterà le prime piogge e quindi farà diminuire, se non cessare, il pericolo degli incendi; e in autunno non si pensa alla campagna antincendio dell'anno successivo, ma si pensa alla promozione che deve essere fatta dal proprio Assessorato, quasi che, assessore Sanna, gli incendi si combattessero con gli slogan che possono essere intelligenti, che possono sollecitare le capacità intellettuali delle persone con una campagna di sensibilizzazione affidata fondamentalmente ai manifesti affissi in ogni contrada della Sardegna, agli spot pubblicitari, alle inserzioni sui giornali e via discorrendo, senza comprendere, perché questo è il primo problema, a chi sia rivolta questa campagna di sensibilizzazione, con quei messaggi "Anche i tuoi occhi vedono il fuoco, anche il tuo pensiero può fermare il fuoco". Slogan, voglio dire, suggestivi ma che non credo abbiano colpito molto l'unico piromane che, poveretto, è stato fermato, reo confesso, e ha beccato quattro anni di reclusione. Ecco, capire chi è la gente che deve essere sensibilizzata, se coloro i quali, come io ritengo lei e chi le parla, non appiccano il fuoco da nessuna parte e che quindi possiamo trovare intelligente e suggestivo lo slogan che è stato proposto dal suo Assessorato o se la campagna di sensibilizzazione deve avvenire in altre sedi con sistemi più intelligenti e soprattutto di più facile accesso alla gente. Nelle interviste - ne parlavo prima - che sono state concesse, e fondamentalmente questa tesi è stata ribadita anche oggi, si è parlato di mafia, di terrorismo, di speculazione, dei nemici del nuovo che avanza e che quindi appiccherebbero il fuoco per fermare questo nuovo, pastori e quant'altre persone. Tutte queste interviste, bisogna dire la verità, le interviste e le immagini dell'Assessore, sono state forse più numerose delle immagini del fuoco che dilagava. La realtà è che si è cercato di scaricare il discorso degli incendi con una serie di valutazioni e di indagini sociologiche, antropologiche, criminologiche che non devono essere fatte o devono essere fatte in minima parte da chi deve governare, sono stati fatti troppi tentativi di trovare i colpevoli - è un compito che non spetta a chi deve governare - tralasciando però un aspetto, l'aspetto che tutto questo arrabattarsi a cercare le cause dell'insorgenza di questa sorta di follia incendiaria serve a mascherare la totale assenza della Regione nella materia della quale noi oggi parliamo, e non è una responsabilità che ricade esclusivamente sull'attuale Assessore, perché il discorso delle mancate risposte operative è un discorso che si tramanda da parecchio tempo e ne è esempio il fatto che nei dati che noi abbiamo a disposizione vediamo che nell'anno 1988, per esempio, la quantità di terreno percorsa dal fuoco è stata inferiore a questa del 1993 ma altrettanto rilevante. La realtà quindi è che questo tipo di analisi serva a coprire fondamentalmente, lo dicevo prima, una grave carenza della Regione, e si è proceduto in questa occasione, come in precedenza, con grande ritardo, con grande improvvisazione, senza i necessari coordinamenti.

Queste non sono affermazioni che io faccio, isolato in un deserto di consensi a favore dell'Assessore; sono considerazioni che io faccio e che riecheggio dopo averle sentite in Aula, Assessore, dopo aver letto le dichiarazioni dei sindaci, dopo aver sentito le dichiarazioni che sono state fatte da coloro i quali nel campo hanno cercato di combattere il fuoco. Si è cioè proceduto a combattere, si è cerato di combattere questa grande, questa enorme, questa impari battaglia in maniera assolutamente approssimata e pasticciata, certo per la inefficienza del Governo che di tutto pare si curi fuorché dei problemi degli incendi in Sardegna, ma certo per la mancanza di una attenta programmazione da parte della Regione. E allora non si può pensare di combattere il fuoco con questo benedetto Canadair e soltanto con questo Canadair: pensate, con i 35 miliardi che verranno spesi per la lingua sarda, due Canadair saremmo riusciti a comprare se il costo dei Canadair è di 20 miliardi così come si dice. Non si può combattere il fuoco, come dicevo, con il solo Canadair, non si può combattere il fuoco confidando esclusivamente o quasi esclusivamente sulle squadre antincendio dei Comuni che altri colleghi hanno sottolineato essere fonte, oltre che di clientelismo, di dubbia efficienza nello spegnimento degli incendi, confidando ciecamente in questo esercito di quasi diecimila persone il cui ruolo deve essere attentamente valutato sia in termini di professionalità del personale che di capacità di intervento nel territorio.

Ci vuole invece, è stato richiesto da altri colleghi, una grande presenza della gente nel territorio e quando parlo di gente mi riferisco anche, onorevole Assessore, alla presenza dei militari che, come risulta dai dati che cortesemente ci ha fornito, evidentemente nel 1992 una qualche funzione con quella operazione "Forza paris" hanno svolto, se è vero che nel 1992 quarantaseimila ettari di terreno sono stati salvati dal fuoco rispetto al 1993. Certamente non sarà stato l'elemento risolutore, certamente non avranno avuto la bacchetta magica, però la presenza di gente nel territorio riesce in qualche misura a scoraggiare i piromani; anzi, non li chiamiamo piromani; giustamente qualcuno ha detto che non devono essere chiamati piromani, perché può darsi che tra gli incendiari ci sia anche qualcuno che è psicopatico e deve essere affidato, con buona pace della "180", alla cura dei manicomi, ma tutti gli altri non sono psicopatici, sono dei fior di mascalzoni. Dicevo quindi che la presenza dei militari ha nel 1992, in qualche misura attenuato il numero e la rilevanza degli incendi. Ci vuole, da parte dell'Assessorato, una grande cura del territorio, e allora è necessaria, lo sottolineavano altri colleghi, una cura adeguata dei boschi, del sottobosco, della macchia mediterranea, è necessaria un'opera adeguata e diffusa di avvistamento e di monitoraggio degli incendi. Non sono sufficienti - mi pare lo dicesse il collega Morittu stamattina - gli avvistatori - mi si passi il brutto neologismo - umani; è necessario adesso che esistono supporti tecnologici di grande valenza, utilizzare questi supporti. Manca la prevenzione e soprattutto la immediatezza dell'intervento. E' necessario costituire una unicità di comando con il massimo coordinamento con il Ministero della difesa e l'utilizzo per esempio - leggevo qualche giorno fa della possibilità di utilizzarli - degli aerei del 21° stormo, per monitorare e per spegnere anche gli incendi, ma per incomprensibili disguidi burocrati non meglio identificati e non meglio chiariti questi aerei del 21° stormo non possono muoversi. E' necessario realizzare sistemi di monitoraggio, è necessaria la presenza di altri velivoli; che vengano acquistati o ci si metta d'accordo con i corsi o si riesca in qualche modo ad avere la disponibilità in Sardegna, particolarmente per i periodi di grave emergenza, di questi aerei è un problema che deve essere affrontato e risolto.

E allora, ed ho concluso Assessore, io non posso che formulare un augurio e una speranza che a settembre del prossimo anno non ci sia ancora in questo Consiglio un altro dibattito su questo tema, con gli oratori che diranno le stesse cose che abbiamo detto noi, con l'Assessore di turno che ascolterà pazientemente quanto avranno detto gli oratori, senza che nel corso di questa fine del 1993 e sino all'aprile del 1994 sia stato fatto, come è accaduto negli anni precedenti, niente per avviare a soluzione il problema.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Merella. Ne ha facoltà.

MERELLA (Gruppo Laico Federalista). Signor Presidente, colleghi consiglieri, signor Assessore, nell'intervenire ho la consapevolezza di quello che significa essere ventesimo di una lunga teoria di interventi e quindi andare a cercare delle cose eclatanti, delle affermazioni mirabolanti mi sembra illusorio e devo dire fuorviante. E voglio riprendere l'ultima battuta del collega Usai per dire che io al contrario mi auguro, caro Assessore, che nel 1994 ci possiamo ritrovare qui per fare una disamina e verificare che abbiamo cominciato a mettere i paletti giusti in una questione annosa, in una questione dalla quale abbiamo commesso nel passato un serie inenarrabile di errori. Noi abbiamo ascoltato con responsabile attenzione e con doverosa presa di coscienza la relazione della Giunta fatta dall'assessore Sanna. Assessore, noi conveniamo in grandissima parte; umilmente, sommessamente le diciamo che questa affermazione di orgoglio, che siamo stati i più bravi, è qualcosa che ci lascia un pochino sconcertati, confusi. Noi abbiamo combattuto un'onesta, doverosa e obbligatoria battaglia, facendoci carico di tutte le inadempienze che si sono affastellate negli anni. Ma abbiamo scontato e forse abbiamo parzialmente perduto questa battaglia perché non siamo riusciti a superare e a realizzare o a intraprendere una strada diversa che, abbandonando la congiunturalità, cerchi di realizzare un minimo di strutturalità nell'intervento.

Io una volta sono rimasto interdetto da un'osservazione che mio figlio fece alla madre: "Mamma, da oggi non devi più fumare perché il fumo provoca il cancro". La maestra aveva doverosamente istruito il bambino sugli effetti nocivi del fumo. Che cosa abbiamo fatto, come abbiamo fatto, come non abbiamo fatto e come possiamo fare un grande lavoro di educazione e di sensibilizzazione a partire dalla scuola?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS

(Segue MERELLA.) Perché non diciamo a tutta la popolazione scolastica elementare, ai provveditori, ai direttori didattici, ai maestri, ai presidi, agli insegnanti della scuola dell'obbligo, che tutta la popolazione scolastica deve essere impegnata, perché da questo impegno nasca un responsabilizzazione, un confronto, una sollecitazione al dialogo dentro e famiglie: dalla classe alla casa. Io credo che questo possa avere effetti più penetranti del messaggio televisivo oppure del manifesto murale.

Io sono convinto, Assessore, che è dalla scuola che può partire questa inversione di tendenza, questa profonda, continua, martellante sollecitazione perché le nuove classi, i nuovi cittadini della Sardegna del 2000 capiscano. Mi si permetta di richiamare le famose adunate dei balilla di infausta memoria; ebbene oggi sul fuoco forse dobbiamo realizzare questo stesso obiettivo, dobbiamo inculcare soprattutto nei cittadini di domani, che sono gli alunni, i ragazzi, i bambini di oggi, questa grande sollecitazione a combattere questo mortale nemico. Perché questo è sicuramente il nemico peggiore che può esistere per le prospettive di sviluppo del domani.

Quanto qua è stato detto, tutte le sottolineature che sono state fatte mi paiono degne di attenzione e spero, Assessore, degne di accoglimento e di traduzione in atti concreti. Mi ha molto impressionato, caro collega Scano, l'affermazione da lei fatta perché su essa devo dire dolorosamente che sono d'accordo: gli incendiari sono qui, gli incendiari sono il sintomo, l'esternazione di un disagio. Lo chiamo disagio, lo chiamo malessere, è la saldatura di posizioni che trovano nella fabbrica del fuoco gli elementi non di appagamento ma di raggiungimento di un equilibrio assurdo e paradossale. L'equilibrio che si realizza dopo uno squilibrio che esiste tra chi viene assunto e chi non lavora e chi resta disoccupato, l'equilibrio che si realizza tra l'agente forestale che tenta di vessare e l'agricoltura che si sente vessato. E allora, in questa doverosa opera di educazione, chiamo con preghiera e con umiltà anche coloro che hanno indossato la divisa, perché siamo tutori di un ordine che deve essere un ordine concreto e non un ordine astratto. Assessore, se avessimo approvato con le doverose modifiche, con le necessarie integrazioni la legge sulle sugherete che modificava taluni aspetti accentuatamente vessatori, probabilmente avremmo raggiunto l'obiettivo di attenuare, di stemperare certe situazioni di contrasto. Ma è mai possibile che chi si sente agente debba sentirsi anche immediatamente inquisitore? Oggi si chiede che anche i pubblici ministeri abbandonino questo atteggiamento e noi lo vediamo, come ha detto giustamente Zucca questa mattina, in tutte le plaghe della Sardegna, lo vediamo in azioni non capiamo quanto permeate di buon senso e quanto di prevaricazione. Non mi hanno lasciato insensibile le affermazioni del collega Pili che ha detto che bisogna vivere col bosco e il bosco deve essere qualcosa che deve essere vissuto dall'uomo, dal pastore, dall'agente forestale e dal pastore insieme e non in questa dicotomia lacerante che provoca soltanto guasti, che promette solo ulteriori fatti gravi quanto la presenza del fuoco. Queste sono le cose che mi preoccupano e che mi fanno pensare che il primo elemento fondamentale debba essere una grande, forte e sostenuta e continuata iniziativa nella scuola, che gli agenti forestali vadano nelle scuole, che si faccia un'ora settimanale di educazione al rispetto dell'ambiente e alla battaglia contro il fuoco, perché io ritengo che seguendo queste strade possano veramente vedersi le inversioni di tendenza. L'Assessore ha detto che per quattro o cinque anni non avremo la possibilità di avere dei Canadair e questa mattina io leggevo sui giornali che autorevoli esponenti dell'ambientalismo italiano esprimevano riserve sulla utilità del Canadair come strumento per combattere il fuoco. Io, onestamente, per la pochezza delle cose che ho letto sul giornale e per la dovizia delle argomentazioni che qui ha portato l'Assessore, sono più portato a sostenere le sue tesi ma, Assessore, se sono necessari quattro anni per avere la possibilità di utilizzare questi velivoli preziosissimi o almeno ritenuti tali anche nella differenziazione delle opinioni, cosa possiamo fare in questi quattro anni? Io ritengo che ci debba essere un grandissimo sforzo per ampliare quelle misure di prevenzione che così chiaramente sono state illustrate dal collega Pili questa mattina. Il collega Pili ci ha parlato del sottobosco, delle fasce parafuoco, dell'aumento delle distanze. Noi non dobbiamo lasciare inutilizzato nessun tentativo, noi dobbiamo tentare, Assessore, di portare avanti questa politica di contenimento.

Per andare alle analisi più sofisticate, a quelle che ipotizzano la presenza dietro il fenomeno degli incendi di un progetto di grande destabilizzazione, mi sembra che non abbiamo grossi elementi per avere certezze o indizi fortemente attendibili che questa sia la linea, che questa sia la strategia. Io propendo più per l'ipotesi di una saldatura, come dicevo prima, di posizioni individuali, di una convergenza, di situazioni di malessere e di disagio. Al di là delle forzature polemiche che si sono volute fare in quest'Aula e che ritengo assolutamente superflue, io credo che gli incendi siano in coincidenza, Assessore, con la situazione di malessere e di disagio generale esistente in Sardegna e che una miriade di esigenze individuali, una miriade di posizioni e di punti di vista individuali abbiano portato alla raccapricciante cifra di 3164 attacchi alla bontà dell'ambiente.

Assessore ho la sensazione che questo sia stato un utile, proficuo, valido, partecipato e responsabile dibattito. A lei il compito di raccogliere questa grandissima miriade di consigli, di sollecitazioni, di inviti per tradurli in iniziative concrete e chiare.

Una preghiera: che il Consiglio sia coinvolto, Assessore, in questa nuova politica della tutela dell'ambiente, perché non abbia, come talvolta capita, la possibilità di dire che gli altri sono responsabili - la Giunta e le forze operative - e chi sta solo a discutere, solo per il fatto che discute ed è apparentemente privo di potere, dichiara la propria impotenza. Così non deve essere, Assessore, ci corresponsabilizzi, ci renda responsabili come responsabili dovrebbero essere tutti i cittadini della Sardegna. Io sono un cittadino della città, cioè sono uno di quelli che il fuoco lo conoscono quasi per sentito dire perché non ne hanno mai avuto un'esperienza diretta e verifico quanta insensibilità c'è nei cittadini delle città, parlo per Sassari probabilmente, sicuramente parlo per Cagliari, non posso dire altrettanto forse per Olbia che quest'anno è stata molto vicina a questo tipo di problematica, per Nuoro, per Oristano o per altri centri. Ci deve essere questa presa d'atto, del fatto che il problema del fuoco deve appartenere al milione e 650 mila sardi che fanno gli insegnanti, gli agricoltori, gli avvocati, gli ingegneri e via dicendo. Senza questa consapevolezza noi non potremo mai avviare una battaglia vittoriosa. Allora la Giunta a questo si deve collegare, a questa consapevolezza cioè, questo problema deve interessare tutti i sardi, nessuno escluso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, signor Assessore, signori del Consiglio, con puntuale regolarità il Consiglio regionale viene investito della problematica degli incendi, come spesso avviene sempre in corrispondenza delle fasi di più acuta crisi. Quest'anno i dati che sono stati ufficialmente forniti sono impressionanti. Mi riferisco sia i dati forniti dal COAU Nazionale, sia anche ai dati forniti dall'Assessore. E mi rincresce che l'Assessore non abbia fornito dati per il 1993 ma fornisca solo delle stime provvisorie, ciò significa che comunque manca all'interno dell'organizzazione regionale un costante monitoraggio della dinamica degli incendi. Comunque i dati in nostro possesso danno alla nostra Isola il poco invidiabile primato nella graduatoria delle "regioni graticola". La superficie interessata della nostra regione rappresenta un terzo dell'intero territorio nazionale interessato dal fuoco; dobbiamo pertanto, anche quest'anno, annoverare danni ambientali incalcolabili. In poche ore, a causa del fuoco, sono stati distrutti alberi, boschi secolari e anche quest'anno il tributo di vite umane è stato pesante, richiamando alla memoria gli anni più critici: i nove morti del luglio 1983 a Curragia e i 19 morti in Gallura nell'agosto 1989. Con altrettanta puntualità si sono sprecate anche questa volta le analisi, le polemiche e i vari coccodrilli di circostanza. Possiamo dire, in sintesi, un fiume di parole che purtroppo non serve a spegnere gli incendi. Dobbiamo, invece, cogliere questa occasione per un'attenta riflessione dei limiti del nostro operato. Su questo argomento si è soffermato in maniera puntuale il collega Scano. Pertanto dobbiamo riflettere sulle possibilità di mettere in campo iniziative efficaci affinché non abbiano a ripetersi i drammi del passato. Ma per far questo occorre, in primo luogo, uscire da una condizione psicologica di combattere una guerra che potrebbe apparire persa in partenza. Dobbiamo con forza dire no alla rassegnazione, no al fatalismo, e soprattutto no ad un'isola ridotta ad una carbonaia. Occorre, inoltre, superare, come è stato detto anche quest'oggi, la cultura dell'emergenza per affrontare il dramma degli incendi in una dimensione temporale più ampia rispetto al periodo luglio-agosto. Gli incendi colpiscono gli interessi più vitali della nostra economia, i settori in cui la Sardegna tenta di giocarsi le sue residue possibilità di sviluppo, mi riferisco ai settori dell'ambiente, della forestazione, dei parchi, del turismo, del sughero e dello steso settore agro-alimentare. Tutti settori questi che sono stati gravemente danneggiati anche nell'immagine dal dramma degli incendi. Io non mi soffermerò più di tanto sulle cause e sui motivi che conducono a questi episodi che possiamo definire sotto certi aspetti criminali. E' stato sottolineato che le cause sono diverse e che non sono riconducibili ad unità. Dobbiamo però tenere presente che nella quasi totalità le cause, direttamente o indirettamente, sono sempre comunque riconducibili all'azione dell'uomo; solo in rarissimi casi l'incendio è dovuto a cause naturali. La stessa autocombustione è un fenomeno in natura rarissimo. E' stata sottolineata l'importanza che viene assunta in questa fenomenologia anche dai comportamenti incivili di turisti, di villeggianti, le disattenzioni, il così detto fogu fuiu, dal mancato controllo delle discariche, che ancora oggi vengono incendiate per smaltire i rifiuti solidi-urbani. Esistono, poi, e a lungo quest'Aula oggi vi si è soffermata, le cause riconducibili propriamente alla cultura agro-pastorale. Abbiamo sentito parlare delle vendette, dell'azione dei pastori per il miglioramento dei pascoli, talvolta forse aumentando di importanza alcuni fenomeni.

L'altro versante interessa invece i così detti aspetti sociali, legati ad una non oculata politica dei cantieri di forestazione, ad assunzioni non sempre improntate all'insegna della trasparenza e di cui anche quest'oggi sono stati lamentati i limiti, se pur non si è arrivati agli eccessi della Regione Calabria con i suoi 30 mila forestali. Si è parlato anche delle assunzioni temporali, degli effetti distorti del sistema di reclutamento: di rancore, di vendetta, di invidia, che si sono riversati sul fenomeno degli incendi, senza sottovalutare poi il business del fuoco, i forti interessi che, anche attraverso l'azione dell'antincendio, sono stati messi in gioco dall'industria del fuoco. Ma il dibattito sulle cause quest'anno introduce un elemento di novità: si è parlato di bande incendiarie, di mezzi sofisticati, di micce incendiarie di fabbricazione estera, per ricondurre tutti questi aspetti ad una più larga strategia terroristica di chiara matrice criminale. L'Assessore Sanna ha particolarmente insistito, anche nel corso dei vertici al Viminale e col Governo, su questo aspetto. Non ha escluso l'azione della mafia che in Sardegna potrebbe essere interessata ad acquisire terreni per riciclare narcodollari. Ma su queste analisi anche altre autorevoli interviste sono state rilasciate. Lo stesso generale Alberto Facciani, coordinatore nazionale della Protezione civile ha dichiarato testualmente che questa volta la situazione è diversa dagli anni scorsi. Il dolo è mirato, si tratta di un fenomeno completamente nuovo. Vengono colpite delle zone protette e di grane interesse turistico: il Nord Sardegna, l'Isola d'Elba, i giorni scorsi Capri, il Gargano, le zone contigue al Parco degli Abruzzi, le Cinque Terre in Liguria. Il Viminale, però, nel corso del recente vertice ha escluso la matrice eversiva e terroristica. Pur non dovendo enfatizzare determinati fenomeni, ritengo che non possiamo non registrare alcune agghiaccianti coincidenze. Questo non significa avvalorare le dichiarazioni del pentito Anacondia. Però è chiaro che il turismo italiano quest'anno ha subito dei danni incalcolabili. Un turismo che nel nostro Paese si orienta su due versanti: il turismo culturale e il turismo di interesse naturalistico. Con gli attentati alle città e ai tesori d'arte di Firenze e Roma, e contemporaneamente col dramma degli incendi nelle regioni di fronte interesse naturalistico, è indubbio che un colpo mortale sia stato inferto anche all'immagine internazionale del nostro turismo.

Io più che soffermarmi su queste varie cause e sugli aspetti di novità introdotti nelle analisi di quest'anno, vorrei soffermarmi piuttosto su un altro aspetto che è deducibile da tutta una serie di dichiarazioni che sono state rilasciate in questi giorni. Hanno tutte un comune obiettivo e possono essere ricondotte ad un attacco che viene sferrato al sistema dell'autonomia e a un certo rigurgito centralistico cui si assiste a livello nazionale. L'onorevole Vito Riggio, sottosegretario di Stato con delega per la Protezione civile, ha assegnato alla Sardegna la maglia nera nella lotta agli incendi per non essersi dotata, dice, di apposita legislazione. Lo stesso Riggio nel corso dell'audizione, presso la Commissione ambiente del Senato, ha dichiarato: se le Regioni non attuano i piani di loro competenza intervenga lo Stato. Il sottosegretario agli interni Murmura dichiara che il fuoco è espressione del malcontento, che siamo di fronte a un decadimento morale che indica un deprezzamento dei valori all'interno di determinate comunità. Il Ministro dell'ambiente Spini propone un'Authority centralizzata e anche in un'intervista, apparsa oggi in un quotidiano locale, parla di superare lo schema previsto dall'attuale legislazione di riferimento. Mi riferisco in particolare alla legge "47" del 1975 che assegna alle Regioni compiti prioritari per la predisposizione dei piani di difesa contro gli incendi boschivi, e ai D.P.R. delega 616 e 348. Rispetto ad una architettura istituzionale che è messa in atto dalla legislazione nel nostro Paese, oggi, a seguito della drammaticità degli avvenimenti degli ultimi mesi, si tenta di espropriare le Regioni di un ruolo diretto di intervento nell'azione di prevenzione e di repressione degli incendi. Questo deve farci riflettere. Io sono pienamente convinto che i migliori tutori del bene naturalistico sono le comunità interessate che devono avere una sensibilità particolare di difesa dell'ambiente in cui vivono. Allora mi rendo conto che il problema centrale oggi, nell'affrontare la problematica degli incendi, rimane in ultima analisi la mancata definizione, anche nella nostra Isola, di un chiaro e definito asseto territoriale. I contrasti forse sono legati anche a questi fenomeni. Non può essere infatti solo una semplice coincidenza che nell'ultimo quinquennio gli anni più critici sono stati il 1989, pochi mesi dopo l'approvazione della legge "31" che dettava la disciplina in materia di parchi e l'anno 1993, che nella nostra Isola si è caratterizzato per l'approvazione dei piani paesistici. Occorre avere piena consapevolezza che in materie così delicate le comunità non possono essere comunque escluse. Lo ricordavano anche alcuni interventi che mi hanno preceduto, in particolare il collega Pili che richiamava proprio l'esigenza dell'approvazione dei piani dei bacini territoriali in forza della legge 183. Gran parte dei motivi di protesta sono riconducibili all'opposizione verso i vincoli ecologici. E' stata anche definita improvvida l'iniziativa di effettuare conferenze di servizio sull'approvazione dei parchi in Sardegna in un periodo poco felice. Si tratta di arrivare a realizzare i parchi del nostro territorio non contro le popolazioni ma attraverso il loro coinvolgimento. Il parco non può essere vissuto solo come momento limite dei vincoli rispetto alle possibilità di fruizione ed al collegamento costante che deve avere con la vita, con il lavoro delle comunità interessate. Il dibattito ha affrontato anche il problema dei mezzi, delle risorse che sono state mese a disposizione dalla nostra Regione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERRENTI

(Segue PUSCEDDU.) Mezzi e risorse notevoli: un esercito di 10 mila uomini che proprio in questi due ultimi anni si è avvalso anche dell'opera stabile del corpo forestale di vigilanza ambientale con l'immissione di mille nuove unità tra forestali e sottufficiali. Si è detto che una delle cause degli incendi era proprio la mancanza di vigilanza. Però ora che i forestali ci sono, c'è nuovamente una recrudescenza del fenomeno degli incendi. Alcuni hanno sottolineato l'aspetto che forse più che l'opera di prevenzione da parte degli agenti è stata messa in atto un'opera di repressione anche attraverso l'erogazione di sanzioni spropositate. C'è stato anche spazio per una polemica sulle nuove tecnologie. Sul telerilevamento, dobbiamo assistere anche ad uno scetticismo dell'Assessore della difesa dell'ambiente che dice che gli occhi elettronici non vedranno mai meglio dell'occhio umano. "Le nostre 400 vedette sono eccezionali", sostiene Sanna. Secondo me, non si tratta di creare contrapposizioni tra funzioni di vedette e funzioni di telerilevamento. Si tratta solo di stabilire se da parte dell'amministrazione regionale si crede in nuove tecnologie, nell'attività di monitoraggio e sulla possibilità di utilizzazione dei computer non solo per vedere l'incendio ma anche per l'attività di coordinamento delle forze impegnate e per la previsione che può essere fatta a distanza di ore sulla evoluzione del fuoco. In tal modo è possibile un utilizzo ottimale di mezzi, uomini e aerei. A mio avviso occorre andare verso un nuovo orizzonte: quello dello sviluppo e dell'utilizzo via satellite. Non avrebbe senso una Regione che si comporta in modo schizofrenico, da una parte negando nuove tecnologie e dall'altro investendo in corsi professionali e pagando canoni per concessione di frequenze al Ministero delle poste e telecomunicazioni. L'avvistamento precoce ha la massima importanza. Quando l'incendio è allo stato iniziale, bastano poche forze e semplici mezzi per averne ragione. Ma quali allora alle soluzioni?

Passiamo alla parte costruens. Il Gruppo socialdemocratico nella mozione presentata all'attenzione del Consiglio, ipotizza alcune soluzioni riconducibili sia alla nostra azione di amministratori regionali sia di sollecitazione nei confronti del Governo. E' chiaro che dobbiamo riconsiderare urgentemente l'organizzazione del piano antincendi sulla base di un'ottimizzazione dei mezzi a disposizione e di una finalizzazione delle risorse in termini di efficacia e di efficienza. Questo vuol dire eliminazione di sprechi. Vuol dire puntare soprattutto sull'informazione, sulla sensibilizzazione e soprattutto sulla educazione ambientale. Si è notato e si è parlato, io non uso i termini che sono stati usati da un collega che mi ha preceduto e che ritiene la campagna antincendio propagandistica, costosa, inutile e truffaldina. Ritengo però che con lo sguardo e con il pensiero non si spengono i fuochi. Sarebbe opportuno valutare anche qualitativamente le proposte di pubblicità che vengono formulate. Un noto pubblicitario, Gavino Sanna, si è offerto di realizzare gratuitamente per la sua terra una campagna pubblicitaria. Vorrei sapere se ha avuto seguito questa dichiarazione, se sono stati presi contatti. Cosa si è fatto a proposito? E' indubbio che dobbiamo puntare principalmente sulla prevenzione e sulla previsione degli incendi tenendo conto di una attenta analisi della casistica che ha preceduto gli incendi, dei dati informativi disponibili e relativi alla eziologia, alle condizioni climatiche, alla orografia, alle giornate e agli orari maggiormente a rischio, al fine di coordinare un'efficace azione di allertamento e previsione per valutare quindi, per un certo territorio e in determinate condizioni meteorologiche e climatiche, la possibilità dell'insorgenza degli incendi.

Io ritengo che occorra in effetti avere queste mappe, queste cartografie, questi indici di rischio e di pericolosità. Noi nella mozione ci soffermiamo anche su un altro aspetto: la necessità di un'adeguata formazione professionale degli operatori, sia di quelli fissi, sia di quelli stagionali, che dei volontari. In una recente interpellanza a seguito del dramma di Sos Aranzos, il collega Ladu ha evidenziato come questo dramma si sia sviluppato; un dramma, che ha provocato vittime umane, dovuto a una bonifica non fatta correttamente. E' dunque necessario evitare le accuse di ritardi e di approssimazione, ma soprattutto è necessario avere personale qualificato, adeguato e che riesca a fare con grande professionalità il proprio lavoro. Riteniamo che sia necessario arrivare a definire un piano straordinario di formazione professionale nel settore della Protezione civile, che peraltro è previsto anche dalla stessa legge numero 3 dell'89 istitutiva del servizio di Protezione civile in Sardegna e che quest'anno non è stato elaborato in affiancamento al piano annuale di formazione professionale, anche nel soccorso sanitario. Sarebbe opportuno che il nuovo piano sanitario regionale prevedesse l'allocazione anche in Sardegna di un centro specializzato per grandi ustionati, per evitare i continui viaggi della speranza a Palermo, Torino o altre città.

Un altro aspetto che vorrei sottolineare riguarda proprio quello dei vincoli territoriali. Si è parlato delle manovre speculative per mettere le mani sui terreni incendiati. E' vero che esiste una legislazione, la legge "47" del 1975 che sancisce l'inedificabilità sui terreni percorsi dal fuoco e l'impossibilità di variazione di destinazione per i terreni che avevano una vocazione boschiva. Però questa prescrizione di legge rischia di restare una mera intenzione se non viene accompagnata da un aggiornamento costante della cartografia. Nella nostra isola manca un catasto particellare e nominale delle zone percorse dal fuoco. A distanza di due, tre e più anni nessuno sa più quali terreni sono stati percorsi dal fuoco, per cui quello stesso vincolo di inedificabilità potrebbe essere agevolmente aggirato. Sarebbe opportuno che l'Assessore si muovesse in questa direzione, cercando di superare questo ritardo che non è più comprensibile.

Quale azione sviluppare nei confronti del Governo? Il Governo ha dato alcune risposte: ha aumentato di qualche centinaio di ore l'impegno antincendio degli elicotteri militari; ha messo a disposizione qualche altro velivolo; ha assunto l'impegno per un potenziamento della flotta aerea e per ricercare nel mercato internazionale i Canadair che sono i mezzi aerei più efficaci. Seppur datano da oltre vent'anni dimostrano di aver superato anche tutte le perplessità iniziali che erano legate all'uso dell'acqua di mare che poteva creare dei gravi danni nei confronti del terreno. E' stato dimostrato che questo non avviene. Però è necessario arrivare quanto prima a realizzare in Sardegna un piano acque per potenziare un sistema di laghetti collinari e di captazione e di approvvigionamento idrico ad uso antincendio.

E' stato dimostrato che l'operazione "Fortza paris" ha dato esisti positivi sul versante antisequestri ma anche sulla contrazione del fenomeno incendi. Questo non significa invocare una militarizzazione del nostro territorio, ma riconsiderare l'utilizzo delle forze militari che progressivamente dovrebbero essere convertite nel nostro Paese in termini di mezzi, attrezzature e uomini da fini bellici a fini più precipui di Protezione civile. Un'altra occasione, questa, che ritengo che non debba essere trascurata. C'è stato un voto referendario che, abolendo il Ministero dell'agricoltura, ha inteso attribuire proprio un'importanza fondamentale al ruolo svolto dalle Regioni nel nostro Paese. A seguito delle azioni di riordino del soppresso Ministero dell'agricoltura è necessario rivendicare con forza l'allocazione in Sardegna di mezzi, risorse, uomini già appartenenti al Ministero dell'agricoltura e foreste. E' opportuno inoltre arrivare a sollecitare da parte del Governo una revisione della normativa in materia di sanzioni amministrative e penali che dovrebbero essere inasprite per quanto riguarda gli incendiari. Ma se Roma ha le sue colpe non si tratta di protestare per cercare di coprire eventuali inefficienze e ritardi che sono presenti anche da parte nostra.

Mi avvio alla conclusione per dichiarare che siamo d'accordo sulla proposta avanzata dal Gruppo del Partito socialista italiano con la sua mozione che prevede che sia la Commissione permanente in materia di agricoltura, foreste e difesa dell'ambiente a occuparsi in una sessione specifica dell'intera problematica degli incendi, tenendo conto anche delle indicazioni che sono pervenute dal dibattito odierno. Da parte nostra non possiamo dichiarare una resa incondizionata senza che nessuno sia in grado di prevenire gli incendi e di stabilire una strategia per ridurli. Non possiamo dichiarare l'incapacità dello Stato e della Regione a difendere soprattutto i cittadini, i loro beni, il patrimonio boschivo e l'equilibrio ambientale. Questi valori unitamente a quelli della tranquillità e della sicurezza dei cittadini sono diritti inalienabili. Pertanto tutte le istituzioni devono fare il massimo sforzo per riuscire a garantirli in modo degno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Dico subito, signor Presidente, signori consiglieri, che non condivido l'opinione espressa da diversi colleghi - a dire il vero espressa più ai bordi del campo che in campo - secondo cui questa discussione rischia di diventare un fiume di parole inutilmente dette, un fuoco di paglia che si aggiunge ai fuochi veri. Questo rischio è presente, ma è presente in tutte le circostanze. Il Consiglio regionale doveva occuparsi della materia, fa il suo dovere a occuparsene a fondo. Il Consiglio regionale deve decidere cose importanti e risolutive in materia. Non potrà decidere oggi, però deve proporsi di decidere a breve e ogni decisione non può che essere preceduta dalla discussione, dal ragionamento, dal confronto.

Dico invece di essere d'accordo con i tanti, differenziati accenti di preoccupazione e anche di critica aperta che dai diversi settori del Consiglio sono pervenuti nei confronti dell'azione della Giunta regionale, perché se un appunto può essere fatto al Governo della Regione, a chi porta la responsabilità primaria degli interventi possibili in questa come in altre situazioni, è che comunque sia il Governo della Regione si è manifestato totalmente incapace di fronteggiare in modo adeguato non la piaga, i fatti gravi che sono gli incendi. Con questo non voglio rivolgere una critica nei confronti di un Assessore, rivolgo una critica nei confronti di una Giunta, di un Governo. Ritengo che qualsiasi Assessore, animato dalla migliore volontà, armato della migliore intelligenza, non possa essere capace di fronteggiare situazioni come quelle che si sono verificate, se non all'interno di una organizzazione e di una volontà politica d'insieme che in questa Regione manca, e si vede chiarissimo che manca. Siamo però di fronte a un risultato che è un disastro. Si è parlato di disastro immane, di danni incalcolabili, ma nessuno ancora si è cimentato a calcolare i danni, almeno i danni materiali, quelli che sono calcolabili. Quanto è il danno? Quanto vale il bosco distrutto e insieme al bosco la fauna e non solo la flora? Quanto è il danno all'ambiente, quello peraltro in gran parte irreversibile? Saranno mille, saranno migliaia di miliardi! Bisogna avere una rappresentazione del danno vero, che è danno inferto a una regione, a un territorio ma anche al suo popolo, alla sua gente, perché si abbia più chiara la potata degli interventi che sarà necessario predisporre, anche di quelli finanziari, per evitare che altri danni, anche economici, si possano aggiungere. Forse una relazione della Giunta regionale improntata a una maggior riflessione, ad un maggiore senso critico ed autocritico avrebbe giovato di più alla discussione, forse anche all'approntamento dei rimedi.

Non basta dire che siamo più bravi degli altri perché in Campania, per esempio, gli incendi li spengono in tre giorni e noi in tre ore. Bisogna vedere poi il risultato complessivo. Non so se sia così, non pare sia così, in ogni caso non è una consolazione. Non ha funzionato la campagna antincendi ovviamente perché i devastatori sono passati all'azione in modo così massiccio ma anche perché tutto quello che poteva e doveva essere opposto alla furia devastatrice non è stato posto in essere. Viene chiamata in causa quindi la Regione e la Regione è anzitutto rappresentata dal Consiglio regionale e deve porsi il problema del perché non è attrezzata oppure è attrezzata ma il meccanismo non funziona per fronteggiare in modo appena adeguato disastri di questa portata. Bisogna porsi ancora una volta il problema di una Regione ossificata, di una organizzazione bloccata, di poteri interni alla Regione che non sempre coincidono col potere politico o con la buona intenzione, se buona è, del potere politico. Non si può però, signori della Giunta, signor Assessore, non dire una parola sulle responsabilità, non assumere un impegno anche su interventi necessari di bonifica che non dovranno essere solo sul territorio ma dovranno essere anche sulla organizzazione perché questa Regione si doti di funzioni dirigenti davvero capaci di assolvere il compito. Chi è capace sia premiato ma chi non è capace sia chiamato a fare altro e se è responsabile sia pure punito. Non è pensabile che i tanti episodi che la stampa ha riportato e che i consiglieri qui hanno riferito (non si tratta di un ritardo nell'inviare un certificato o nel dare un finanziamento o un contributo, ma di un ritardo che ha prodotto danni incalcolabili e addirittura morti come qui è stato riferito) non è pensabile che episodi del genere non diano luogo a una azione severa del Governo regionale. Così pure mi pare di poter dire che questo tono sia un po' troppo retrospettivo, un po' troppo auto assolutorio, un po' troppo descrittivo, come si trattasse di un danno che però è passato, e siamo nella fase di convalescenza. Non è così, siamo interamente immersi ancora dentro questo dramma, dentro questa vicenda terribile. Bisogna dire qualcosa di più. Sapevamo tutti che la Regione dispone di circa diecimila uomini, a diverso titolo chiamati o chiamabili, impegnabili sul fronte del fuoco. Ma questo apparato funziona come deve funzionare? E dov'è che non funziona? Perché non ha funzionato? E serve polemizzare sull'entità esatta dei miliardi, se sono 49 o 70? E' più probabile che siano 70 i miliardi che si impegnano nella lotta agli incendi, perché nel prospetto che ci è stato distribuito è ovvio che non figura il costo dell'apparato, che figura invece nel bilancio ordinario della Regione cioè migliaia di dipendenti, corpo di vigilanza, stabili, attrezzature. Serve polemizzare con un giornale o non serve più porsi invece il problema (essendo l'entità della spesa, e se serve bisogna che questa sia, di circa 70 miliardi, ma non è questo il punto essenziale) porsi il problema se questi danari sono spesi bene o male.

In tempi non sospetti, qualche mese fa, e qualcuno l'ha presa come una battuta ironica, ho detto che avevo confuso una campagna pubblicitaria, o di sensibilizzazione, come dicono quelli che parlano fine, per l'antincendio, con una campagna pubblicitaria per un collirio. L'avevo detto mesi fa, e la Regione ha ritirato, mi pare o l'ha interrotta perché l'immagine di quei grandi occhi di donna o di uomo con il messaggio "Con lo sguardo combatti il fuoco" era una grande fesseria, ma una fesseria che costava centinaia di milioni dati ai giornali e alle agenzie pubblicitarie per propagandare il nulla e si tratta di danari pubblici. Credo che non siano stati l'Assessore, o la Giunta in riunione formale a scegliere quella pubblicità; l'avranno scelta gli Uffici, gli esperti, certamente però qualcuno è responsabile di questo spreco, di questo insulto all'intelligenza perché quella pubblicità era incomprensibile.

Un altro spreco è quello denunciato dall'associazione degli elicotteristi che afferma che la Regione sostiene per i noli costi che sono tre volte superiori a quelli correnti. Su 11 miliardi di spesa, si tratterebbe di 8 miliardi circa. La Regione replica che la procedura è stata regolare. Ma chi mette in dubbio che sia regolare la procedura? Dica in replica l'Assessore se la notizia è vera e se si sono fatti accertamenti. Perché è l'associazione nazionale degli elicotteristi che ha fatto i conti e pubblicamente ha detto che i noli costano alla Regione tre volte tanto. Quindi, anziché avere cinque elicotteri con la stessa cifra se ne potrebbero avere quindici. Queste cose le apprendiamo dai giornali. Si tratta non di milioni, ma di miliardi, 11 miliardi per il noleggio di elicotteri da imprese private. Si può dribblare attorno ad 8 miliardi in questa circostanza? Non basta dire che la procedura è corretta, bisogna dire se le denunce sono fondate o infondate. Non si può glissare, bisogna andare al merito delle questioni; bisogna approntare rimedi, ma anche bonificare e non solo i terreni. Bisogna bonificare l'amministrazione, l'organizzazione, bonificare i modi di affrontare queste e altre situazioni gravi.

La ricerca delle cause: è inulte elencarne ancora, se ne sono elencate tante e credo se ne possano elencare altre. Sono concause e questo non vuol dire che si debba liquidare la questione. Ognuna di queste cause e concause deve essere analizzata e per ognuna forse bisognerà approntare rimedi, ma attenti alla superficialità dell'analisi, perché dalla superficialità dell'analisi possono derivare giudizi sbrigativi e anche rimedi sbagliati e io di molte delle cose che ho sentito oggi mi preoccupo.

Si è detto del terrorismo. Perché escluderlo? Anche in altre situazioni si è detto "Non è vero", e poi è apparso che era vero. Può essere che ci siano strategie di attacco all'economia o a settori dell'economia, non dico di una Regione ma di una parte del Paese, per esempio all'economia turistica. Può essere. E se solo si avesse, non dico una piccola certezza, ma una percezione è giusto che anche in quella direzione chi deve fare faccia, chi deve indagare indaghi. Perché dire: non è vero? Chi ha elementi li esamini e li porga a chi li deve porgere, ma questa non è certamente la causa determinante o esclusiva del disastro che abbiamo conosciuto e che stiamo conoscendo. Si dice: la speculazione. Ma che la speculazione edilizia sia in agguato e imperversi in questa Regione, che novità è? Che la speculazione edilizia si accompagni ormai da qualche decennio con il riciclaggio del danaro sporco che novità è? Ci sono denunce tutti i giorni, documentate sui giornali. C'è un'aggressione al territorio sotto diverse forme e in talune situazioni può esserci un interesse a provocare gli incendi, ma non sempre, perché spesso gli speculatori hanno interesse a mantenere intatta la bellezza dell'ambiente perché vendono anche la parte dell'ambiente non distrutto dalla cementificazione. Andate a vedere la pubblicità delle imprese turistiche sarde: non si rappresentano mai neanche le facciate degli alberghi a mare; ma sempre le grandi spiagge bianche e la fascia di verde che arriva fino alle spiagge. Se l'industria turistica propaganda questi valori - perché si vergogna di propagandare quello che costruisce che è così brutto che manco lo fa vedere - certamente non ha interesse a distruggere, ha interesse a conservare quello che risparmia dalla cementificazione. In altre situazioni potrebbe essere diverso: si esamini, si approfondisca, si veda, si approntino rimedi differenziati in ragione delle diverse situazioni. Ma non si possono mettere sotto accusa i così detti vincoli, o meglio, mettere sotto processo i programmi regionali di tutela dell'ambiente e del territorio e addirittura dire che di parchi se ne deve parlare solo d'inverno e non d'estate. I parchi invernali non esistono, il parco è parco. Per una cosa di buono che questa Giunta ha fatto si dice che è male. Si dice che si fa male a parlare i parchi d'estate. Dobbiamo fare parchi invernali? Alcuni hanno sempre detto - l'hanno pensato e l'hanno detto, altri l'hanno pensato e non l'hanno detto - che preferiscono mano libera, che le leggi siano libertine, che le regole siano non regole, ma incentivazione alla distruzione dell'ambiente; altri invece hanno sempre detto di essere di diverso avviso e non possono dire oggi che bisogna ripensare anche alla legislazione ambientale che forse in questa regione è troppo rigorosa. Ma chi l'ha detto? Forse è sbagliato invece il modo come si gestiscono le leggi. E le leggi si gestiscono male, io ne sono convinto, arciconvinto, proprio le leggi migliori si gestiscono male per svuotarle di significato, per renderle impopolari. Anche la legge sui parchi viene gestita spesso male perché la gente si opponga all'idea del parco. Cosa vuol dire l'eccesso di sanzione nei casi di infrazione minima? Cosa vuol dire milioni di multa per certe situazioni nelle quali si tocca un alberello, quando poi dobbiamo assistere alla devastazione dei compendi boschivi nel loro insieme? Ma gestire male le leggi è come essere contrari alle finalità delle leggi buone. Infatti chi non vuole una legge prima si oppone, e se non riesce a bloccarla basta che ottenga di gestirla male e ha ottenuto lo stesso risultato perché la legge non raggiunge i suoi obiettivi.

Si parla di assunzioni non sempre trasparenti, non sempre condivise dalle popolazioni, soprattutto nei cantieri forestali. Ma perché mettere un coperchio di pietà su questa pentola che certamente non contiene cibi prelibati? Il Consiglio regionale si è già occupato di questa materia; mi pare di ricordare che una Commissione, addirittura, si era proposta di chiamare la Giunta, di chiedere documenti e fare un'indagine conoscitiva. Si è detto da più parti e pubblicamente che mille, mille cinquecento, duemila persone sono state assunte nei cantieri forestali senza criteri obiettivi, discrezionalmente, per scelta politica non solo di un Assessore. Io non ho memoria corta - ho altri difetti, ma non la memoria corta - e ricordo che questa polemica dura ormai da qualche anno, e mi pare l'Assessore abbia risposto in qualche circostanza che le liste per quelle assunzioni furono fornite da partiti e sindacati e non ho trovato nessun partito e nessun sindacato che abbia smentito. E invece chi non ha presentato liste dovrebbe dirlo. In ogni caso su questa vicenda si deve tornare perché se è vero che gli operai forestali servono in questa regione, però è vero anche che serve eliminare una delle radici del malessere che è data dal fatto che forse non tutti gli assunti sono stati scelti tra quelli che hanno più diritto. In ogni caso la gente non accetta più l'idea di essere discriminata, di doversi rivolgere al compare o all'amico, per avere l'assunzione nel cantiere forestale. Quindi prima di mettere in discussione o sottoporre a critica l'assunzione dei generici dall'ufficio di collocamento, io dico, si chiami tramite l'ufficio di collocamento chi ha una certa qualifica, oppure si qualifichi poi la gente. Chi è capace a qualificarsi opera, chi non è idoneo, non opera, però ci vogliono criteri obiettivi di selezione. Perché dire che il personale assunto tramite l'ufficio di collocamento è generico può essere vero, ma il personale qualificato non può essere assunto nominativamente e discrezionalmente da chi - l'Assessore o un funzionario, non so come funzionino queste cose - può di volta in volta chiamare chi ritiene opportuno. Questo è fonte di malessere e di difficoltà successive. Bisognerà tornare su questo, conoscere tutto quello che è accaduto, porre i rimedi necessari, anziché agitare questa, sempre come una denuncia che però lascia il tempo che trova.

Io credo che insieme a tutte queste concause si sia innescato un meccanismo in questa e forse anche in altre regioni, perché non abbiamo l'esclusiva degli incendi, in questa regione, si è innescato un processo, un meccanismo che è una vera e propria industria del fuoco. Quelli che vendono, quelli che affittano, quelli che operano hanno un interesse e questo interesse va esaminato; gli elicotteri dovranno essere comprati o affitti e il nolo dovrà essere pagato, magari se si trova al prezzo giusto non si deve pagare tre volte tanto; il personale bisognerà pure assumerlo, invece di essere generico venga qualificato, invece di essere assunto discrezionalmente venga assunto con criteri obiettivi ma il personale ci vuole, forse di più di quanto non se ne disponga. Bisognerà sostituire all'industria del fuoco una vera e propria forma di industria dell'ambiente, di industria contro il fuoco, e non solo contro il fuoco ma contro tutte le forme di degrado dell'ambiente e del territorio.

Bisognerà pensare a forme di intervento in economia che siano più selettive: per esempio, come si fa a continuare a dire "turismo", senza dire dove e come? Come si fa ancora a concepire l'edificazione come puro fattore edilizio senza tener conto del contorno? Per essere più chiari, come si fa ad autorizzare una lottizzazione senza preoccuparsi se c'è l'acqua? Eppure nessuna regola, nessuna legge lo prevede, l'acqua è prevista come requisito per l'abitabilità dopo che l'edificio è costruito. Ma come si fa a costruire ancora villaggi turistici, se non si accerta la disponibilità di acqua, non dico solo di acqua potabile, perché spesso manca anche questa, ma di sistemi di depurazione, e di acqua per l'antincendio. Diceva un collega stamattina: "I belgi hanno una specie di doccia sul tetto della casa e se c'è il fuoco fanno la doccia alla casa e la loro casa non brucia". Insomma, saranno intelligenti i belgi ma non saremo fessi noi. Sono le leggi che non sono più puntuali e più rigorose. Ecco perché sono minacciati i villaggi turistici dove sta gente, gente che spesso viene da fuori e non sa neppure cosa ha intorno, i villaggi turistici non solo in Gallura ma anche nel Cagliaritano, perché Is Molas per poco non andava in fumo, e migliaia di persone sono state evacuate. Come si fa ad autorizzare costruzioni senza prevedere queste cose? La Regione in questa materia ha competenza primaria, deve completare le leggi. Questo deve essere argomento di riflessione, di approfondimento, di precisazione, di proposte precise, puntuali, e di intervento legislativo, finanziario, e il Consiglio regionale deve dare indirizzi per questa o per le future Giunte.

Devo dire un'ultima cosa e la dico con molta amarezza: credo di essere fra gli ultimi a intervenire in questo dibattito, non so quanti hanno parlato, so che ha parlato la Giunta, so che molti, prima di noi sono intervenuti su questi problemi, sulla stampa, non riesco a capire perché fra le tante leggi che si invocano, che si richiamano, ce ne sia una e solo una, che è una legge regionale che è desaparecida, sparita, rimossa dalla conoscenza e dall'attenzione del Consiglio regionale. Assessore Pirarba, lei che era segretario di uno dei più grandi sindacati dei lavoratori fino a qualche anno fa, avrà capito che sto parlando dei progetti speciali per l'occupazione, che sto parlando di quel programma approvato da questo Consiglio regionale dove nell'Azione bosco, per tutelare il bosco, custodire il bosco, pulire il bosco anche in funzione antincendio, sono previsti 105 miliardi per 3 mila addetti, insieme all'intervento sulle terre pubbliche che mi pare sia di 75 miliardi. Circa 200 miliardi della Regione stanziati quattro anni fa, trascinati di bilancio in bilancio per occupare 3 o 4 mila persone, e oggi tutti qui a dire che il bosco va reso produttivo, che bisogna che la natura conviva con l'uomo, ma certo che è così! Ma perché le leggi regionali, soprattutto quelle per l'occupazione e per il lavoro, vengono cancellate non solo dall'attuazione ma anche dalla memoria, dall'attenzione di tutto il Consiglio regionale, di tutta la cosiddetta classe politica? Non è possibile! Io protesto ancora una volta per questa insensibilità ed anche per queste inadempienze, perché molte leggi regionali non vengono applicate perché non c'è discrezionalità nell'applicazione perché non si può fare clientela. Se queste 3 mila persone si fossero potute assumere per chiamata nominativa, ogni Assessore le sarebbe assunte non 3 mila ma 9 mila sarebbero diventate! E forse dovranno diventare 9 mila, possibilmente giovani che curino il bosco, lo custodiscano, lo rendano produttivo in attività che non siano solo di custodia passiva ma siano di miglioramento, di vera e propria coltivazione connessa con altre forme economiche anche di turismo leggero o scientifico o culturale di diversa natura.

Io credo, è il concetto conclusivo che voglio esprimere, che qui non basta fare un elenco di cause, non basta neppure fare un elenco di denunce, ma bisogna approntare un elenco di risoluzioni, bisogna approntare dei rimedi che siano dei veri rimedi. Io credo che la causa principale, ne ero convinto, ma ne sono ancora più convito, sia da ricercare in una sorta di sindrome distruttiva che sta prendendo la prevalenza. Saranno tante le cause e le concause però c'è una sfiducia di fondo della gente nei confronti di tutto quello che è istituzione, che è pubblico, di tutto quello che è organizzazione. E' grave l'incendio, è grave il danno che ne deriva, è gravissimo il disastro, ma è anche gravissimo il fatto che la reazione popolare non è stata, almeno per una fase, quella immediata, diretta, preoccupata che in altre situazioni noi stessi abbiamo conosciuto. La gente non è corsa in massa nelle campagne per vigilare; certo, sono andati tanti volontari che vanno encomiati, tante persone che si sono ancora una volta prodigate, ma tutto ciò non è accaduto in termini massivi. C'è una sfiducia di fondo e questo è un fatto politico e la risposta deve essere politica. C'è una sfiducia di fondo nell'istituzione regionale, c'è un rapporto deteriorato tra popolazione e istituzioni, c'è una caduta e un affievolimento dei valori collettivi, c'è un'esasperazione consumistica che fa tutt'uno con la debolezza politica della Regione e principalmente del suo governo. Al disastro economico delle industrie, al disastro ambientale ed anche economico degli incendi si accompagna in questa Regione il disastro di una palude politica dove mancando la dialettica, mancando la tensione, manca anche l'attenzione, manca l'ambizione dei grandi progetti e delle grandi idee e tutto questo produce sfiducia. Prima si interrompe questa catena, prima si prosciuga e si bonifica questa palude politica, ne siamo convinti, meglio si potranno affrontare i grandi problemi economici ed ambientali e anche le grandi emergenze della Regione, della Sardegna che riguardano principalmente la gente e non solo le istituzioni in questa Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.

MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, credo di dover esprimere la preoccupazione che questo dibattito, così complesso e intenso, possa concludersi in maniera rituale con il consueto ordine del giorno che impegna la Giunta da un lato e dall'altro esprime esecrazione e condanna per eventi così drammatici e addirittura luttuosi come quelli che si verificano annualmente per la piaga degli incendi. Credo che invece - perlomeno nell'aspirazione di parecchi di noi che hanno contribuito alla convocazione di questa seduta - si debba indicare la strada di un impegno permanente del Consiglio, nel senso che il Consiglio nelle sue articolazioni si deve attivare, e con esso la Giunta, in questa fase per assumere delle decisioni, per esaminare in termini concreti il complesso delle questioni, che sono state qui esposte per rivedere l'articolazione degli strumenti di controllo, di prevenzione e lotta agli incendi, sia per quanto riguarda l'esercizio delle competenze regionali, sia per quanto concerne invece la concertazione con il Governo centrale e se si ritiene, come è stato detto, con altre Regioni italiane o mediterranee, di un sistema permanente di lotta. Dobbiamo evitare insomma che il dibattito si concluda, come talvolta è avvenuto in questo Consiglio - ma la natura dei fatti che qui richiamiamo impedisce che questo avvenga - con il solito ordine del giorno. Io ne ricordo uno per tutti, che mi sta particolarmente a cuore, approvato all'inizio della legislatura sui problemi dell'informazione in Sardegna, sulla necessità di attivare iniziative e soprattutto di stabilire delle regole in questa sorta di giungla dell'informazione. Questo ordine del giorno è rimasto lettera morta. Per cui credo sia meglio che noi attiviamo, insieme all'impegno della Giunta anche l'impegno delle Commissioni consiliari perché su questo tema si rimanga mobilitati in termini concreti, ed entro un termine ragionevole si possa riferire al Consiglio o portare al Consiglio proposte da approvarsi in Aula.

D'altro canto il manifestarsi del fenomeno, come è stato detto da diversi colleghi intervenuti, indica una sua gravità endemica; e purtroppo il livello raggiunto nella stagione in corso è un livello altissimo. Se guardiamo alla serie storica dei dati, l'anno 1993 rappresenta una delle punte più alte, ma dobbiamo dire purtroppo che questa punta non spicca elevata in un andamento stagionale basso; guardando al decennio passato vediamo una serie di dati spaventosi. Quindi se quest'anno facciamo il punto è perché le cose si sommano nel tempo, non si sovrappongono ma si sommano; ed allora ha detto bene chi ha parlato di disastro e di battaglia perduta, anche perché in questi anni la battaglia è stata perduta sul fronte dell'ambiente, ma è stata perduta sul fronte soprattutto della sicurezza dei cittadini.

Nel passato la morte per fuoco si è verificata sporadicamente, negli ultimi anni invece purtroppo la cadenza è ripetitiva e tragica. Dunque, quest'anno dobbiamo fare il punto, mettere un paletto e attuare una svolta, anche perché dobbiamo considerare l'acuirsi del fenomeno in relazione all'imponenza quantitativa dell'apparato predisposto. Io ho avuto un'esperienza di Assessore all'ambiente nel 1980, mi pare che avessimo 80 guardie forestali, l'apparato era minimo...

(Interruzioni)

Anche quell'anno, onorevole Sanna, c'è stato un picco, l'81 è stato peggiore e l'83 ancora peggio. Però l'apparato predisposto era enormemente inferiore a quello attuale; quindi dobbiamo arguire da questo fatto evidentemente che la virulenza del male è cresciuta in questi anni. E non deve meravigliare l'allarme sociale che è nato intorno a questo problema, né deve suscitare stupore il tentativo di capire che molti hanno compiuto in questo periodo, cittadini comuni, quelli che hanno particolare dovere di capire, gli intellettuali, i giornalisti, spesso analizzando aspetti particolari di questo fenomeno, un fenomeno che ha articolazioni ormai così varie e complesse che non si può esaurire in una analisi o nella individuazione di una causa, ma del complesso delle ragioni, delle motivazioni irrazionali e freddamente e tristemente ciniche che attivano questo fuoco. Una cosa è certa, non si tratta qui di fermarsi di fronte alla fatalità né considerare quelli che abbiamo di fronte come eventi che comunque avverranno ineluttabilmente e dinanzi ai quali, scaricata una propria responsabilità, si possa soggiacere. Abbiamo visto infatti positivamente attivarsi i sindaci di diverse parti della Sardegna. Io non escluderei, nell'esame delle cause aprioristicamente alcunché. L'indagare sull'analisi del perché ha un senso solo in quanto si intenda adeguare non solo gli strumenti di prevenzione e di lotta ma l'atteggiamento complessivo - questo è un concetto che è risuonato in quest'Aula e che anche io per quanto posso voglio sottolineare - l'atteggiamento complessivo del potere pubblico nei confronti del territorio e del corpo di questa società dall'interno della quale nascono e si sviluppano atteggiamenti di malessere e anche di ribellismo e di criminalità.

La tendenza ricorrente a individuare il nostro nemico in forze occulte che vengono dal di fuori è una tendenza pericolosa, che inconsapevolmente ci porta allo scarico di responsabilità. Io non me la sentieri, quest'anno in particolare, di escludere nell'analisi nessuna delle concause chiamate in discussione. Condivido l'insistenza del sindaco di Olbia sugli interessi palesi, perché occulto è solo l'atto delinquenziale. Questa insistenza va tenuta in giusta considerazione anche perché vengono indicati elementi che fanno pensare a un'analisi plausibile delle ragioni per l'innesco del fuoco; ridurre il territorio alla disperazione per ottenere cedimenti su due fronti: da parte dei privati con la dismissione di frazioni di territorio, e da parte delle istituzioni con un cedimento sulla linea del rigore nell'uso del territorio stesso. Questa analisi copre una parte del ventaglio delle possibilità. Al polo opposto c'è il caso del disoccupato di Silanus che è stato richiamato dall'Assessore nella sua relazione, diciamo che è esemplare la condanna che gli è stata inflitta e il giudice ha operato secondo giustizia e secondo legge, però diciamo che è esemplare il caso come rivelatore di un contesto di emarginazione sociale che nella nostra società è molto più ampio di quanto la vita ufficiale non voglia vedere, è un terreno di cultura di comportamenti conflittuali e di rivolte individuali, di atteggiamenti eversivi. Quel caso ha fatto il giro dei giornali italiani per l'esemplarità della condanna ma a me appare come indicatore esemplare di uno stato di profondo malessere che non può non essere al centro della nostra considerazione, non perché dobbiamo cercare una sorta di giustificazionismo sociologico né per assolvere da responsabilità chi le ha e per queste deve essere punito ma per misurare l'adeguatezza di tutto ciò che andiamo compiendo, per correggere la rotta. E di correzioni di rotta c'è tanta necessità, a partire dal cosiddetto modello di sviluppo. Non mi ci soffermerò in questo momento però intervenendo in quest'Aula, nella discussione della legge sulla cultura dicevo che questa non può essere vista come un atto quasi di munificenza del Consiglio che si occupa della promozione culturale. A mio parere, alla base di questa scelta è stata una considerazione più profonda, di orientamento più generale sui destini di questa Isola, sulla strada da imboccare per promuovere la crescita e lo sviluppo e per promuovere anche il lavoro. In questo cosiddetto modello nuovo di sviluppo, in questo nuovo orientamento, le politiche ambientali rappresentano un terreno estremamente delicato per una ragione di fondo: che le politiche ambientali esigono un atteggiamento di conservazione, di tutela delle risorse naturali e quindi di risparmio per le generazioni presenti e future. E' un sacrificio per il presente certo, è un sacrificio del proprio particolare per un interesse più generale. Sono politiche che per la loro natura, per le loro implicanze, esigono il consenso per avere successo. A questo proposito, una parentesi sui parchi, onorevoli colleghi, perché c'è chi ravvisa una concausa del fuoco nell'opposizione ai parchi. Io non mi sentirei neppure di escludere questo, come non escludo le altre ipotesi, non escludo come concausa aprioristicamente questo elemento. Io non penso che ci siano dei parchi invernali e dei parchi estivi però l'avere aperto un fronte generale sull'attuazione dei parchi in questa fase può avere creato delle reazioni non commendevoli certamente, non giustificabili ma che fanno parte della realtà della nostra società in crisi. Scrive il professor Lilliu che si annunciano troppi parchi, comunque bisogna farli e però iniziando gradualmente ad attivare quelli sui quali il consenso delle popolazioni appare più completo, in cui l'accettazione del parco è più condivisa. Un'osservazione: a proposito del parco nazionale del Gennargentu, è stato chiesto al Governo centrale di compensare le popolazioni che subiscono restrizioni con investimenti perequativi. Questo perché non deve valere e deve valere altrettanto per i parchi regionali? In sede di bilancio 1992 avevo proposto l'articolazione di un progetto strategico regionale per investimenti produttivi nei comuni interessati dalle restrizioni indotte dai parchi. Erano stati assunti impegni, ancora non siamo riusciti ad articolare questo fondo però è chiaro che dietro questa idea c'è la necessità di creare delle perequazioni tra restrizioni per l'interesse generale e le necessità di vita, di sopravvivenza delle popolazioni. E' stato detto in quest'Aula che bisogna evitare lo spopolamento delle aree deboli, che bisogna frequentare la campagna ma se non creiamo le condizioni di vita la campagna non può che essere abbandonata. Le aree di parco indicate sono le aree che coincidono con le aree più deboli dell'Isola; a parte alcune ipotesi, come il parco di Villasimius o di San Teodoro o delle Bocche di Bonifacio, che rappresentano aree di grande sviluppo, le aree dei parchi indicate nella legge "31" sono nelle zone più deboli dell'Isola. Esiste anche nel fondo nuovi oneri legislativi una possibilità di intervento, c'è un fondo per le aree svantaggiate. Questa è una questione aperta che riguarda la visione che bisogna avere dei rapporti col territorio e con la società civile. Perché la società civile trovi il senso della comunità e il senso della solidarietà al suo interno, dobbiamo avere una visione unitaria, non settoriale. Non possiamo guardare ai problemi dell'ambiente e degli incendi senza considerare il problema dello sviluppo di queste aree. Occorrerà trovare una sintesi più ampia all'interno del Consiglio regionale e della Giunta perché questi problemi siano visti in questa visione, non dico globale, perché la parola globale mi dà fastidio, ma in una visione coordinata e integrata.

Un'ultima osservazione, onorevole Presidente: Protezione civile e rapporti con il potere centrale. Sono state lamentate giustamente le carenze dell'intervento della Protezione civile; il nostro Paese ha un apparato scassato, non si riesce ad avere interventi solleciti. Io però mi chiedo se dobbiamo sostituirci anche in questo all'abbandono dell'amministrazione centrale. Qualcosa, secondo me, comunque si può fare: si possono fare degli sforzi per l'acquisizione di mezzi moderni e diversi senza gonfiare la spesa del settore, ma rigovernandola. Noi spendiamo 50 miliardi all'anno per l'apparato antincendio, molto di questo denaro se ne va in immobilizzazioni; c'è la possibilità di modificare la spesa, per esempio dedicando all'acquisizione di mezzi in leasing le somme che oggi vengono spese per noleggi. Possiamo sperimentare questo tipo di attività. Costruiamo anche questa ipotesi, usiamo i fondi relativi a noli e convenzioni per il leasing di mezzi antincendio particolarmente adatti. La Commissione approfondisca dunque anche questi aspetti.

L'esperienza dello scorso anno di collaborazione con l'esercito è stata buona; quest'anno l'intervento è stato scarso e tardivo. Bisogna fare in modo che un'esperienza come quella dello scorso anno possa essere rinnovata, con una presenza nel territorio seria, come quella che è stata posta in essere, coraggiosa e discreta.

Ripeto, al centro di tutto, in conclusione, Presidente, sta la questione dei presidi sociali, cioè la questione dell'ampliamento dell'area del consenso interno alle istituzioni. Ne parlava poc'anzi, dal suo punto di vista, e con passione, il collega Cogodi. Bisogna restringere lo spazio in cui crescono i comportamenti eversivi, delinquenziali. Bisogna rendere impraticabile tutto questo attraverso un'accresciuta vigilanza collettiva che non renda possibile l'attentato all'ambiente. Questo pone un problema complessivo, come dicevo poc'anzi, di rapporto con la società e, soprattutto, pone un problema di chiarezza, di trasparenza dell'azione amministrativa soprattutto quando questa deve toccare diritti fondamentali come quello al lavoro. Prima facciamo chiarezza sul passato, lo facciamo in maniera seria, nelle Commissioni ordinarie e in quelle che si volessero eventualmente istituire, meglio è, per evitare di cadere in quell'operazione di piccolo cabotaggio politico e di piccolo sciacallaggio che Pubusa faceva poc'anzi nel suo intervento. Credo che sia interesse...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Mannoni, la prego, continui il suo intervento e non accetti le provocazioni.

MANNONI (P.S.I.). Io continuo il mio intervento e posso anche esprimere una mia valutazione critica. Dicevo che è un problema di dignità non continuare in questo Consiglio a sparare a man salva...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pubusa, la prego nessuno la disturba quando lei fa i suoi interventi. Sia rispettoso degli altri; ogni oratore ha diritto di esprimersi senza interruzioni; è ciò che sto cercando di garantire all'onorevole Mannoni, quindi la prego.

PUBUSA (P.D.S.). E' lui che ha detto che io ho fatto un'operazione di sciacallaggio. E' una provocazione.

PRESIDENTE. Lei avrà occasione per rispondere.

MANNONI (P.S.I.). Io credo che vi sia un problema di chiarezza su questo e su altri temi dalla cui chiarezza abbiamo tutti da guadagnare. Ci sono i mezzi consiliari di indagine, li si adotti, andiamo a togliere un'arma a buon mercato a chi vuol tenere questa situazione di confusione per poterla usare di volta in volta per questo che io chiamo un piccolo cabotaggio politico che - mi si consenta, è una critica puramente politica - credo non giovi alla causa di nessuno, neanche alle proprie fortune personali. Credo che da questo dibattito dobbiamo trarre delle indicazioni di lavoro, ma anche delle indicazioni di comportamento generale. Si dice che nel nostro Paese - e io sono convinto che questo sia in gran parte vero - avanza una stagione diversa e nuova in cui il maggiore controllo deve essere esercitato dalla società civile, dalla gente, da ciascun cittadino sulle pubbliche amministrazioni. Dobbiamo trovare nuove regole di formazione delle classi dirigenti, nuove regole elettorali; io credo che il primo elemento nuovo che deve intervenire riguardi la chiarezza di comportamenti e di rapporto tra il potere e le popolazioni, perché credo che gran parte del malessere di questa Isola, del degrado della società civile, della emarginazione della quale poi nascono molti dei comportamenti criminali di cui stiamo parlando, possa dipendere da questo rapporto. Il primo impegno deve essere quindi quello di adottare una linea permanente di cambiamento, reale, in tutti i settori della nostra attività.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso si possa concordare sul fatto che il dibattito che si è sviluppato nella giornata odierna su una tema così difficile, complesso e anche drammatico, abbia rispettato gli intendimenti che avevano animato la Conferenza dei Capigruppo, nel decidere, d'accordo con la Giunta regionale, di convocare una seduta straordinaria del Consiglio per dibattere appunto di un dramma, di una questione così grave qual è appunto quella degli incendi in Sardegna.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI

(Segue DADEA.) Si è tenuto fede ai proponimenti perché il dibattito è stato ricco di analisi, è stato anche ricco di proposte molto interessanti, proposte che naturalmente necessitano di una meditazione ulteriore, al fine di poterle poi trasformare in iniziative concrete di legge, in indicazioni precise alla Giunta regionale. E questo dibattito ha potuto articolarsi in maniera così ricca anche grazie alla relazione introduttiva dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, relazione che è stata ricca di dati, che ha delineato la drammaticità del quadro che scaturisce da un'estate di incendi. Al suo interno c'erano anche elementi interessanti di autocritica, non da parte di questa Giunta che ha responsabilità molto limitate, ma di autocritica rispetto alle modalità con cui si è sviluppato in tutti questi anni l'intervento della Regione nella lotta agli incendi. E' stata una relazione introduttiva ricca di molti elementi di riflessione e di proposte concrete che hanno consentito di articolare il dibattito in maniera così positiva. Penso, però, che dobbiamo anche esprimere un certo rammarico perché probabilmente questo confronto così ricco e così interessante si sarebbe potuto fare molto prima; avremmo potuto accogliere la disponibilità della stessa Giunta regionale quando a metà luglio, di fronte ad un'interpellanza del gruppo della Democrazia Cristiana, si era dichiarata pronta ad andare in Consiglio per affrontare questa piaga secolare che già allora si manifestava in tutta la sua drammaticità. Penso che se noi avessimo colto quella disponibilità, se ci fossimo resi conto della difficoltà e soprattutto delle dimensioni che avrebbe assunto nei giorni e nelle settimane successive questo fenomeno, e avessimo fatto allora questo dibattito, probabilmente non dico che avremmo fronteggiato meglio il dramma degli incendi, ma certamente avremmo avuto degli elementi ulteriori di riflessione e forse saremmo stati nelle condizioni già domani di presentarci all'incontro con il Governo sui temi della Protezione civile, con delle proposte concrete; proposte che, come abbiamo visto, sono venute anche dal dibattito di oggi. Penso che agli ultimi interventi competa il compito di fare una sintesi, naturalmente una sintesi di parte del dibattito che si è sviluppato. A mio modo di vedere da questo dibattito è emersa con grande chiarezza, ma anche con grande forza la necessità, che è stata sottolineata da tutti gli intervenuti, l'esigenza ineludibile di definire un approccio nuovo alla lotta agli incendi, un approccio nuovo che dica la parola fine rispetto all'intervento così come si è sviluppato in tutti questi anni e fino ad oggi, un approccio che ci consenta, attraverso l'elaborazione di una nuova strategia di lotta agli incendi di fronteggiare questa drammatica piaga. Ma elaborare una nuova strategia io penso che consista innanzitutto nell'individuare una nuova concezione di lotta agli incendi, una nuova concezione che deve scaturire innanzitutto da un salto culturale. Io penso che non si potrà e non si dovrà più incorrere nell'errore gravissimo, che è stato compiuto in tutti questi anni e che è emerso anche in alcuni interventi stasera, di considerare la lotta agli incendi come una emergenza. La lotta agli incendi non è un emergenza estiva con la quale confrontarsi ogni anno; deve essere - lo diceva mi pare con molta acutezza il collega Pili - combattuta attraverso una strategia globale, complessiva, duratura, non legata soltanto alla stagione estiva. Questo significa affrontare la lotta agli incendi con un intervento che deve durare 365 giorni su 365. Mi sembra che sia emersa quindi con forza l'esigenza di delineare i contorni di questa nuova strategia, di questo salto anche culturale nell'affrontare questa drammatica piaga. Ma per definire una nuova strategia, mi pare che si possa concordare su questo, bisogna innanzitutto definire una analisi delle cause e sulla base di questa stabilire gli interventi, stabilire le proposte concrete per un terapia. Io non condivido il fastidio che ha circondato tutto il dibattito che si è sviluppato in queste settimane e in questi mesi attraverso la stampa, un dibattito che ha coinvolto i politici, ha coinvolto gli amministratori, ha coinvolto parte grande dell'intellettualità sarda e non solo sarda. Io credo che discutere, confrontarsi sulle cause che sottendono al fenomeno degli incendi non sia assolutamente tempo sprecato, a me hanno insegnato all'università, alla facoltà di medicina, che per combattere una malattia bisogna individuare prima di tutto l'eziologia, fare diagnosi e poi individuare la terapia adatta. Non si può combattere una malattia senza che ci sia una individuazione precisa dell'eziologia. Ecco perché non condivido il fastidio con cui è stato valutato il dibattito che si è articolato attraverso la stampa e che ha coinvolto gran parte dell'intellettualità sarda e non. Confrontarsi sulle analisi significa innanzitutto tener conto del fatto che è stato più volte rimarcato questa sera, e su cui io concordo, che la piaga degli incendi è sicuramente una costante storica, una sorta di malattia endemica che nei secoli ha colpito e ancora colpisce la nostra regione. E' stato anche detto che questa costante è legata tradizionalmente e storicamente alle contraddizioni che si agitano all'interno del mondo agro-pastorale, alla sua arretratezza indubbiamente, ed è stato anche detto che l'equazione pastore uguale fuoco è una equazione ormai millenaria. Abbiamo potuto apprendere ad esempio che già alla fine dell'800 due viaggiatori, Alberto La Marmora e Padre Vittorio Angius descrissero la Sardegna come un'isola violentata dal fenomeno degli incendi. Così come sappiamo tutti che già nel 1954 Salvatore Cambosu, in un articolo sul settimanale "Il Mondo", descrisse come molta acutezza il fenomeno degli incendi dando anche una interpretazione molto moderna e precisa del fenomeno degli incendi che attribuiva a imprudenza o a negligenza, ma soprattutto dovuti a dolo. Quella degli incendi in Sardegna e quindi una piaga storica, una malattia endemica che noi ci portiamo appresso da svariati secoli. Io però ho qualche dubbio, e lo esprimo con molta umiltà, sul fatto che l'equazione pastore uguale fuoco sia una equazione ancora valida in tutta la sua portata. Io penso che questa sia una analisi ormai riduttiva, una analisi che non serve probabilmente a rendere conto della complessità del fenomeno degli incendi in Sardegna, una causa che sicuramente era presente negli anni passati, e che in qualche modo permane, però non direi che sia una delle cause che hanno la maggiore incidenza. Anche su questo, nel dibattito che si è sviluppato attraverso la stampa e che ha coinvolto diversi intellettuali, ci sono state posizioni completamente diverse, posizioni contraddittore. Ad esempio il professor Lilliu ha affermato che l'argomento pastore oggi è un argomento fortemente in ribasso per non dire che è nella sua parabola finale, invece individua nei produttori forti, legati a un capitalismo selvaggio e violento una delle cause e quando parla di capitalismo selvaggio e violento e di produttori forti intende gli interessi forti che esistono soprattutto sulle coste. In questi indica le cause che probabilmente oggi sono preponderanti rispetto all'equazione millenaria pastore uguale fuoco. Sorge quindi la necessità di affinare le nostre analisi; dobbiamo essere in grado di percepire gli elementi di novità che sono emersi anche durante questa estate di fuoco e di incendi. Io penso che anche nelle dichiarazioni dell'Assessore dell'ambiente siano presenti questi elementi di novità e siano anche sottolineati con una certa forza. Penso che sarebbe profondamente sbagliato se pensassimo che alla base del fenomeno degli incendi esista una unica causa. Se così fosse, sarebbe molto rassicurante perché è più facile combattere una causa unica rispetto a un fenomeno che ha una sua complessità, una pluralità di motivazioni che vanno a sommarsi alle cause tradizionali legate alle contraddizioni del mondo agro-pastorale, ad alcuni elementi culturali che sono presenti all'interno di questo mondo e che fanno della violenza uno degli strumenti per dirimere le controversie. Tra questi strumenti di violenza probabilmente anche il fuoco rappresentava un modo per risolvere determinate controversie al suo interno. Esiste quindi una pluralità di cause che dobbiamo esaminare con molta attenzione e anche con molta umiltà.

Sono emerse, alcune di queste novità, anche dal dibattito, e penso sia importante che in qualche modo le riassumiamo. Si è detto della possibilità dell'esistenza di una matrice terroristica ma bisogna intendersi su che cosa si intende per matrice terroristica. Chi ha evidenziato questa causa probabilmente avrà dato una sua interpretazione che può essere anche diversa ma, quando si parla di matrice terroristica, penso che non si intenda una sorta di organizzazione di carattere terroristico che abbia come strumento quello del fuoco. Può anche esserci una motivazione di questo tipo; così come si sono volute colpire alcune delle nostre risorse più importanti a livello nazionale, ad esempio le risorse culturali, quando sono stati compiuti gli attentati dinamitardi nei confronti dei patrimoni culturali più importanti del nostro Paese, cioè Firenze e Roma, si potrebbe voler colpire anche la risorsa natura. Non so se questa possa essere un'interpretazione giusta; dico però che terrorista significa anche chi semina terrore, terrorista è chi utilizza uno strumento come il fuoco e mette nel conto anche la perdita di vite umane. Terrorista può essere anche chi utilizzando il fuoco lo indirizza in maniera sistematica contro i centri abitati, contro i villaggi turistici; terrorista può essere anche chi utilizzando le condizioni ambientali a maggior rischio, la ventosità, la temperatura molto elevata, mette nel conto di poter fare delle vittime umane, per determinare e scatenare allarme sociale, determinare distruzione. Io non so se questa causa che è sicuramente nuova abbia, nelle due interpretazioni, una sua concretezza. Io non tenderei ad escluderla, d'altronde non spetta a noi andare a verificare se esiste anche una causa di questo tipo. Però io credo che su questo dobbiamo riflettere, penso che gli organi che a questo sono preposti devono utilizzare le loro capacità investigative anche per verificare l'attendibilità di questa causa. E' stato anche detto che il fuoco omicida poteva essere utilizzato e può essere stato utilizzato per colpire interessi economici vitali della nostra Isola, ad iniziare dal turismo. Io non so se ci troviamo di fronte ad un tentativo di questa natura; quello che io penso è che l'inquietante concomitanza dei sequestri di persona e del fuoco omicida in una parte ben determinata della nostra regione, che ha avuto come epicentro in questi ultimi anni la Gallura, ha avuto effetti devastanti sull'immagine turistica e non solo turistica della Sardegna. Io penso che l'immagine della nostra regione, che è stata trasmessa attraverso i mass media, è quella di un'isola all'interno della quale si può incorrere in un sequestro di persona, di un'isola all'interno della quale si può anche morire di fuoco. Penso che questo abbia deturpato profondamente l'immagine turistica della nostra Regione, e che determinerà, non tanto nell'immediato ma nel prossimo futuro, indubbiamente degli effetti disastrosi su uno dei settori più importanti della nostra economia, che è appunto il turismo. E' stata affacciata anche l'ipotesi di una commistione di interessi che sembra prosperare intorno all'industria degli incendi. Io penso che su questo ci sia già un maggior accordo anche all'interno della nostra Assemblea, nel senso che si è avuta la sensazione - più che una sensazione è una constatazione contenuta anche nel rapporto dell'Assessore - che più si affina e si potenzia con nuovi mezzi e con nuove risorse la campagna antincendi, più contestualmente aumentano il numero e la superficie interessata dagli incendi.

Sembra quasi che la lotta agli incendi si autoalimenti e che si autoalimenti proprio per determinare una maggiore ipertrofia dell'apparato che è destinato alla lotta agli incendi. C'è una sorta di incendio di Penelope secondo cui si appiccano gli incendi proprio per legittimare l'intervento dell'antincendio e quindi per accrescere in qualche modo gli interessi che ruotano attorno all'industria degli incendi. Io penso che se questa ipotesi è un'ipotesi attendibile, noi dobbiamo avere la forza di spezzare questo circuito perverso.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS

(Segue DADEA.) Ed allora su questo io penso che noi dobbiamo essere molto attenti, penso che su quest'ipotesi dobbiamo riflettere attentamente, perché credo che elaborare e pensare un nuova strategia della lotta contro gli incendi debba partire proprio dalla riflessione su questo apparato che in qualche modo si autosostiene, si autoalimenta attraverso la causa degli incendi. E' stata prospettata la possibilità che le stesse modalità di reclutamento del personale dell'antincendio, soprattutto di quello stagionale, siano una delle cause che determinano una tensione sociale che poi può innescare anche le tendenze incendiarie. Voglio ricordare che, anche chi viene chiamato attraverso le liste di collocamento, viene sottoposto a delle prove attitudinali, e, non avendo superato le prove attitudinali, viene immediatamente licenziato, può trasformarsi da possibile operaio stagionale in possibile incendiario. Quindi dobbiamo riflettere sulle modalità di reclutamento e ripensarle completamente. Al di là della possibilità che queste modalità possano essere cause di nuovi incendi, dobbiamo ripensarle perché si prestano sicuramente a delle operazioni di carattere clientelare o assistenziale, la cui discrezionalità determina gravissime tensioni sociali nelle nostre comunità.

Un altro elemento di novità che può sottendere il fenomeno degli incendi è quello di una possibile reazione rispetto alle iniziative di carattere legislativo messe in campo da parte della Regione e del Consiglio regionale in materia di tutela delle coste e di istituzione di nuovo parchi. Io penso che fosse prevedibile, nel momento in cui il Consiglio regionale ha adottato delle norme di tutela così rigide nei confronti delle nostre risorse ambientali più importanti, una rabbiosa reazione rispetto a questi vincoli. Questo spiega anche probabilmente il maggior numero di incendi in parti della nostra isola nelle quali sono allocate le risorse ambientali migliori e più importanti. Se questa reazione rabbiosa rispetto alle iniziative di tutela del nostro patrimonio ambientale, è una delle cause, io penso che da questa convinzione noi dobbiamo trarre maggior forza per assumere iniziative di tutela ancora più incisive. Io non concordo con quanti dicono che le conferenze sui parchi a ridosso del periodo estivo possano essere state un elemento scatenante del fenomeno degli incendi. Noi dobbiamo acquisire una energia nuova perché si possa portare in tempi strettissimi a compimento la costituzione dei parchi regionali e del Parco nazionale del Gennargentu. Penso che dobbiamo svolgere contestualmente una precisa azione di sensibilizzazione per far sì che all'interno della coscienza dei cittadini sardi possa finalmente penetrare la consapevolezza che tutelare l'ambiente significa innanzitutto creare anche nuove occasioni di sviluppo e di occupazione e questo può avvenire anche attraverso l'istituzione dei parchi.

Queste sono alcune delle cause e alcuni degli elementi di novità che sono emersi dal dibattito che si è sviluppato, penso che però sarebbe un gravissimo errore se l'analisi delle cause ci portasse a pensare che la responsabilità del fenomeno degli incendi sia tutta esterna alla Regione e noi possiamo utilizzarla come alibi per coprire nostre precise responsabilità. Io penso che nel dibattito ma anche nella relazione dell'Assessore sia emersa un'autocritica in questo senso che non investe questa Giunta o questa maggioranza o questo Consiglio regionale ma l'intero intervento della lotta agli incendi così come si è articolato negli anni. Noi dobbiamo ripensare radicalmente questo intervento. In tutti questi anni è stato un intervento di tipo assistenziale e di tipo clientelare che niente aveva a che vedere con gli obiettivi della lotta agli incendi. Su questo dobbiamo essere estremamente chiari e precisi. L'elemento clientelare e l'elemento assistenziale hanno avuto il sopravvento rispetto all'obiettivo fondamentale che era quello di costruire un'organizzazione che fosse finalizzata veramente a combattere la piaga degli incendi. Noi dobbiamo individuare una strategia globale e duratura che ci consenta di combattere questo fenomeno non solo nei mesi estivi ma con un intervento che duri per tutto l'arco dell'anno.

Il Gruppo del Partito Democratico della Sinistra ha presentato una mozione all'interno della quale erano contenute alcune indicazioni concrete che andavano nel senso di modificare radicalmente il tipo di intervento come si è venuto articolando in tutti questi anni. Noi pensiamo che le proposte che erano contenute nella nostra mozione, sulla quale io adesso ritornerò, integrate con le proposte che sono scaturite dal dibattito possano essere oggetto di una ulteriore riflessione che può avvenire anche all'interno della Commissione consiliare competente, la quale probabilmente con maggiore acutezza potrà interpretare la complessità del dibattito che si è sviluppato e la complessità delle proposte e trasformare queste proposte in indirizzi che devono essere poi sottoposti all'attenzione del Consiglio e all'attenzione della Giunta regionale perché la Giunta regionale trasformi questi indirizzi in azione concreta.

Io voglio limitarmi solo ad alcune proposte concrete che erano contenute già all'interno della nostra mozione. Noi dobbiamo pensare ad un azione di prevenzione che non si limiti ai soli mesi di luglio e agosto. La prevenzione deve avere un carattere permanente, ci sono esempi in alcune regioni, come la Regione Trentino Alto Adige o la Regione Piemonte, in cui l'azione di prevenzione sta alla base dei successi conseguiti nella lotta agli incendi, una prevenzione che deve durare tutto l'anno.

Altra proposta concreta: noi dobbiamo cercare, in questa iniziativa di prevenzione, di promuovere il coinvolgimento delle associazioni di volontariato. Nelle regioni che hanno fatto della prevenzione un impegno duraturo le associazioni di volontariato assolvono un ruolo importantissimo. In Sardegna abbiamo approvato una legge regionale che valorizza le associazioni del volontariato, dobbiamo fare un modo che esse possano svolgere un ruolo fondamentale nella lotta e nella prevenzione agli incendi.

Terza proposta concreta: dobbiamo procedere a una rigorosa verifica e alle necessarie correzioni sul sistema di reclutamento del personale dell'antincendio. Dobbiamo anche riflettere sui rapporti del corpo forestale con le comunità locali, evitare la conflittualità che si è verificata in molte comunità locali, legata a un eccessiva fiscalità il più delle volte, che può avere degli esiti anche abbastanza tragici. Dobbiamo anche ripensare i rapporti del corpo forestale col mondo agro-pastorale. Tensioni sociali acutissime sono legate e si sono evidenziate a seguito delle modalità di reclutamento, dobbiamo anche pensare a reclutare del personale che sia qualificato e che abbia un minimo di professionalità. Non è pensabile che noi reclutiamo dalle liste di collocamento personale che non ha assolutamente nessuna attitudine e nessuna professionalità. Allora, Assessore, perché non pensare a un rapporto con il Corpo dei vigili del fuoco alla possibilità di utilizzare i giovani che assolvono il servizio di leva nel Corpo dei vigili del fuoco e che poi non vengono assunti da questo Corpo. Si tratta di personale qualificato che ha una sua professionalità e che probabilmente possiamo utilizzare in maniera più proficua. Di fronte poi alla inadeguatezza dei mezzi di cui dispone la Protezione civile, io penso che la Giunta regionale debba valutare concretamente la possibilità di utilizzare anche risorse regionali per dotare la nostra regione di una flotta aerea di Canadair e di elicotteri. Penso che questa è una valutazione che deve essere fatta se permane la inadeguatezza dei mezzi della Protezione civile. Ma io non mi fermerei solo alla possibilità di dotare la nostra regione di una flotta aerea; penserei, Assessore, anche a costruire un rapporto nuovo con le forze armate, alla possibilità di una sorta di accordo di programma tra la Regione sarda e le forze armate per un utilizzo dell'esercito come presidio umano delle campagne e anche di mezzi, soprattutto mezzi aerei, dell'esercito. Sarebbe anche importante la predisposizione di un programma di sensibilizzazione culturale. Molti di noi hanno fatto riferimento alla necessità di spegnere prima di tutto il fuoco nelle coscienze dei cittadini sardi; spegnere il fuoco nelle coscienze dei cittadini sardi significa creare quella consapevolezza, quella coscienza nuova sulla tutela del territorio, sulla tutela dell'ambiente che può venire solo attraverso una opera di sensibilizzazione che deve iniziare attraverso la scuola. Ma dobbiamo anche utilizzare al meglio gli strumenti legislativi esistenti. Più volte è stato fatto riferimento ad alcune leggi importanti che sono operanti e che non vengono però attuate in tutta la loro interezza. Il riferimento non può non andare alla legge numero 3 dell'89 e cioè quella che prevede interventi regionali in materia di Protezione civile, che è stata praticamente e quasi nella sua interezza sostanzialmente non applicata, e alla stessa legge "183" dell'89, quella a cui faceva riferimento Domenico Pili, che detta norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo. Dovremmo anche chiedere al Governo non solo la costruzione di un moderno sistema di prevenzione e di lotta agli incendi ma anche il potenziamento delle capacità investigative delle forze dell'ordine atte a prevenire e reprimere un fenomeno che assume sempre più caratteristiche criminali. Dovremo chiedere al Governo anche l'inasprimento delle sanzioni penali nei confronti degli incendiari che sono oggi delle sanzioni risibili. Io penso che la necessità di confrontarsi su queste proposte concrete, così come sulle altre che sono venute da questo dibattito, sia una delle indicazioni scaturite da questo dibattito. La quinta Commissione permanente può trasformare le proposte emerse in indirizzi programmatici normativi per la Giunta regionale che poi dovrà trasformali in atti legislativi.

Colleghi consiglieri, signor Presidente, questa è la sfida che sta di fronte a tutti noi, questa è anche la sfida che una classe dirigente, una classe politica che si sente all'altezza della drammaticità dei problemi che ci stanno di fronte, soprattutto in materia di incendi, non può assolutamente permettersi di perdere. Noi oggi abbiamo compiuto un primo passo nella direzione giusta. Sono sicuro che saremo in grado di portare a termine e di vincere questa sfida così importante e vitale per il destino della nostra regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questa giornata stia dimostrando quale fosse l'esigenza da parte della massima Assemblea del popolo sardo di approfondire e di dibattere questo problema. Io credo che quando alcuni di noi hanno posto, all'inizio di luglio, quindi all'inizio della campagna antincendi, il problema dell'attenzione del Consiglio, non lo facessero prevedendo l'escalation di questo disastro che c'è stato in Sardegna in questi mesi, ma avessero chiaro che quest'anno ci sarebbero state delle caratteristiche differenti nel fenomeno degli incendi, che caratterizza ormai le estati sarde in maniera preoccupante. Avevano intravisto, alcuni di noi, dei segnali che facevano presagire che questo fenomeno si sarebbe presentato in maniera più drammatica rispetto agli anni passati. I segnali erano chiari, è per questo che avevamo chiesto, come Gruppo, di inserire all'ordine del giorno del Consiglio regionale, prima della chiusura del dibattito preferiale, la discussione di un'interpellanza da noi presentata. In quella interpellanza mettevamo l'accento su alcuni punti che noi ritenevamo dovessero essere portati all'attenzione del Consiglio. Io non so se sarebbe servita una discussione generale, come quella che stiamo facendo oggi, fatta due mesi fa; se avremmo forse inciso di più sulla pubblica opinione, sulle coscienze dei sardi, direi anche sull'atteggiamento estremamente remissivo, alcune volte, di coloro che sono preposti alla salvaguardia delle vite umane oltre che del patrimonio naturale, se saremmo riusciti ad incidere nelle coscienze di quegli stolti, di quei disgraziati che forse non sanno neanche il danno che fanno con alcune loro azioni. Forse oggi assisteremmo ad un esame sulla situazione degli incendi in Sardegna meno drammatica, con dei dati preoccupanti. Certo non è proprio di un'Assemblea come questa il dover piangere sul latte versato; ma il dovere di affrontare con metodi diversi, con una coscienza diversa, con una forza collettiva diversa, un dramma che sta entrando ormai nella coscienza dei sardi in una maniera diversa. Sappiamo tutti che c'è nella coscienza dei sardi il problema del fuoco, direi che le appartiene in maniera atavica, sia che consideriamo il fuoco come elemento di assonanza, di fraternità, di fede, quale quello che si celebra la sera del 24 giugno, il fuoco di San Giovanni, i fuochi che tradizionalmente in qualche paese della Sardegna ancora si celebrano per rinsaldare prospettive di amicizia duratura tra i giovani e tra i meno giovani, sia che si pensi al fuoco come mezzo di offesa, per fare danno, per rispondere a delle offese, comunque per incidere sul patrimonio dei vicini di pascolo, di altri cittadini verso i quali si sente un anelito, direi incivile ma umano, di vendetta. Ebbene queste sono le due accezioni storielle con le quali i sardi si sono avvicinati al fuoco. C'è un'altra accezione di carattere economicistico che risale alla considerazione del fuoco quale elemento che serve a produrre nuovi redditi, cioè più pascoli, più sementi nelle campagne, più alimenti per il bestiame.

Ma oggi nella coscienza dei sardi sta facendosi strada un'altra accezione, un'altra considerazione del fuoco alla quale non si sa dare risposta, e forse, proprio per questo si fa coscienza un inconscio che non capisce i motivi, non capisce la natura, non capisce l'origine di un dramma di questa portata. E' un dramma universale che riguarda la Sardegna oggi in maniera più preoccupante ma che stranamente si fa dramma collettivo, che riguarda altre comunità nazionali, sino a quest'estate direi quasi scevre dai fuochi estivi. Parlo delle Marche, dell'Umbria, della Puglia, di altre zone che non erano state caratterizzate in questi decenni dal fenomeno dei fuochi estivi come quest'anno. Quindi, è chiaro che se si parla di attentati, di considerazioni sull'origine terroristica del fuoco, queste considerazioni le dobbiamo svolgere non solo limitatamente al nostro territorio, alla nostra Sardegna, ma in un contesto più ampio che riguarda varie regioni d'Italia. Ma dovremo anche, in questo caso, riflettere sulle ragioni del non fuoco che riguardano altre regioni d'Italia, come il Piemonte, che invece hanno visto in questi anni diminuire notevolmente la fenomenologia dei fuochi, soprattutto dei fuochi invernali rispetto ad altre regioni d'Italia.

Io credo che abbiano fatto bene, signor Assessore, i politologi che lei citava, i pirologi, i sociologi, gli antropologi, gli storici, gli ambientalisti, i notisti, a riempire pagine di giornali. Noi abbiamo fatto come Gruppo una raccolta di pagine di giornali, di articoli, che distribuiremo fra qualche tempo, da cui si vede come tutta la stampa nazionale, gli opinion makers, coloro che fanno opinione per vari aspetti abbiano affrontato il problema degli incendi e soprattutto il problema degli incendi in Sardegna. Quello che certamente ci deve dispiacere è il messaggio sulla Sardegna che i mass media hanno diramato; un messaggio ed una immagine, come si dice in termini di marketing, negativa che certamente si ripercuoterà nel prossimo anno per quanto riguarda le condizioni di sviluppo connesse con il mercato turistico e con quel mercato, direi irrompente anche in Sardegna, della valorizzazione e della fruizione dei così detti beni ambientali.

Qualcuno qui ha citato un aspetto che manca nella relazione dell'Assessore, quello della quantificazione del danno. Certo se l'Assessore si fosse cimentato in questo compito io credo che non sarebbe bastato il tempo che gli abbiamo dato per produrre al Consiglio alcuni dati che sono stati raccolti dall'Assessorato, perché certamente il danno può essere incalcolabile, incommensurabile. Come si fa oggi a valutare il valore di una pianta che ha 400 o 500 anni? Come si fa oggi a valutare il valore di un bene ambientale rappresentato dalla macchia stabile mediterranea che garantisce, direi, la fruizione e la valorizzazione dell'ambiente in termini paesaggistici non solo in termini di sfruttamento turistico? Sarebbe come dare un valore a quella povera tartaruga di pietra di Cala Girgolu che così inopinatamente alcuni nuovi barbari hanno decapitato qualche tempo fa. Questo denota la scarsità dell'attenzione ai valori ambientali, ai valori paesaggistici, ai valori naturali sui quali noi dobbiamo fare nuove considerazioni, e porci, direi, come proponenti di nuovo motivi, di nuove norme che tendano a garantire e a preservare questi beni. Certo il danno è incommensurabile: ci vorranno decine d'anni per ricostituire quel bosco e nessuno si illuda che noi possiamo sostituire ad un bosco autoctono, di essenze naturali tipiche di questa regione, altre essenze che abbiano scopi e fini diversi da quelli delle ricostruzione del bosco. Certo, il problema è anche la fruizione del bosco, il problema è anche di come i sardi debbano fruire del bosco, e questo Consiglio ha affrontato questo aspetto e questo problema in varie circostanze; anche ultimamente volevamo affrontare, prima della sospensione estiva, la modifica della legislazione sulla sughericoltura. Probabilmente sarebbe stato un elemento anche quello, secondo alcuni, che avrebbe quanto meno garantito la non conflittualità tra alcuni settori, io dico più retrivi, dello sfruttamento del bosco e della pastorizia in Sardegna e altri settori, invece, che sono posti a tutela del bosco, a tutela di condizioni di sviluppo. Ma probabilmente, come abbiamo detto in altre circostanze, ciò che preme, ciò che deve essere prioritario è far capire ai sardi che c'è la possibilità di convivere col bosco in termini economicamente soddisfacenti. Ecco perché, quando andremo ad esaminare i problemi nelle Commissioni competenti dovremo porre molta attenzione verso questo aspetto perché sappiamo che l'uomo è anche homo economicus, sappiamo che l'aspetto economico è un aspetto che nella motivazione dei comportamenti ha una incidenza e questa incidenza noi la dobbiamo considerare e la dobbiamo valutare. Certo, dobbiamo fare delle analisi, come diceva poc'anzi il collega Dadea, e se qualcuno di noi qui non è medico e non può cimentarsi nella individuazione della malattia per poi cercare la cura, dobbiamo fare delle considerazioni ma dobbiamo dire che sarebbe troppo semplicistico cercare di contrapporre ad un atteggiamento direi responsabile, attento e qualificato della Regione un atteggiamento irresponsabile, disattento e dequalificato dello Stato.

Io credo che questo atteggiamento non serva e non serva, come diceva qualche collega, cercare degli alibi o voler dare l'impressione che si è fatto quanto si poteva ma non si poteva di più contro l'imponderabile, contro l'incerto.

Ecco perché io non insisterei tanto sulle tesi del terrorismo ambientale come lo definiscono alcuni laici e alcuni cattolici, penso al vescovo di Tempio, della zona più colpita della Sardegna, la Gallura, una zona che purtroppo ha vissuto più volte un disastro ambientale, con la perdita di valori ambientali e purtroppo insieme di vite umane. A queste vite che sono state spezzate dal fuoco, va il nostro pensiero e qui credo che veramente serva quell'umiltà, alla quale faceva riferimento il collega Scano poco fa, quando diceva che bisogna fare un onesto mea culpa e che ci vuole l'umiltà di chi combatte e perde una battaglia non senza colpe. Qui non servono schematismi maggioranza-opposizione, io credo che su un problema come questo, su tutti i disastri, dobbiamo cercare motivi di unità, motivi di intesa nell'analisi della malattia e nella prospettazione della cura. Sto parlando con la Giunta che è rappresentata dall'Assessore competente che è un medico. Prima bisogna fare la diagnosi e dalla diagnosi, signor Assessore, bisogna secondo me togliere questo accenno troppo enfatico al terrorismo, questo accenno troppo enfatico ai fenomeni mafiosi, questo accenno troppo enfatico ai fenomeni di taglieggiamento perché probabilmente noi rischieremo di suggerire a qualcuno che ancora non ci ha pensato di utilizzare questo sistema che invece è utilizzato con altre forme in altre parti d'Italia direi molto più disastrate e sfortunate di noi sotto questo aspetto. Per fortuna in Sardegna questi fenomeni di degenerazione mafiosa e camorristica sono, a dire di molti, solo parziali, anche a dire nostro, e ci siamo preoccupati in altre circostanze, quando abbiamo affrontato per esempio i problemi dell'Asinara, che è connesso anche con questo, di rimarcare più volte l'esigenza che la Sardegna non diventasse ricettacolo di questi super mafiosi perché non potesse essere un posto e un punto di riferimento e di approdo delle così dette truppe di assistenza a terra. Ma certo dovremo chiederci, sempre sul piano dell'analisi, come si possa dire che da una parte la criminalità organizzata acquista dei terreni in Sardegna, soprattutto quelli con prospettive turistiche e d'altra parte appicca gli incendi, distruggendo di fatto un valore che precedentemente ha acquistato. Ebbene qualcuno di noi, che ha tentato di documentarsi, è venuto a sapere che per esempio c'è qualche fenomeno di questo tipo in Gallura, c'è qualche acquisto che puzza di soldi non puliti, di soldi di origine mafiosa e si dice addirittura che a Porto Cervo sia stato acquistato un pezzo di terreno della grandezza smisurata di ben 4 mila metri quadri, cioè neanche mezzo ettaro, per la modica cifra di 7 miliardi, poco tempo fa. Questo è uno di quegli esempi che dimostra la presenza, che è stata anche evidenziata in un'altra parte della Gallura, di infiltrazioni mafiose per l'investimento di soldi sporchi in beni con prospettive di utilizzazione futura, magari con una super valutazione del bene acquistato. Certo abbiamo avuto in Italia in questi mesi anche altri attentati a beni ambientali, a beni architettonici, a beni storici, come è successo a Firenze, e ci sono state delle dichiarazioni dei pentiti in proposito. Ma sappiamo che dobbiamo fare grande attenzione alle rivelazioni di pentiti ed essere cauti, se è vero che questo Anacondia, che aveva paventato per la Sardegna l'espandersi di atti criminosi e di attentati durante l'estate, è stato sconfessato su altre rivelazioni. Sono necessarie risposte concrete da parte dello Stato. Il Ministero degli interni, per bocca del sottosegretario, nella Commissione senatoriale dell'ambiente, convocata per discutere su questo problema posto da alcuni parlamentari e senatori sardi, dice: "Sono in grado di assicurare, sulla base di motivate conclusioni ricavate dagli elementi raccolti che non è emerso alcun indizio utile ad accreditare l'ipotesi delle natura terroristica degli attentati". Dice inoltre che non ci sono fondati motivi per ricollegare questi attentati a logiche di tipo eversivo. Si dilunga il sottosegretario Murmura sull'analisi, come hanno fatto altri, dei motivi degli incendi in Sardegna connessi a varie attività, a varie considerazioni di carattere storico, di carattere sociale, di carattere attuale. Ma in questa analisi non saremmo corretti se non tentassimo di scindere due livelli di interesse e due livelli di analisi, uno sui motivi così detti ignoti sui quali tutti discutiamo, dissertiamo, cerchiamo di fare valutazioni, ed è giusto che le facciamo. Noi non dobbiamo far tacere le nostre coscienze, i nostri pensieri, non possiamo neanche pensare di porre quasi un limite coercitivo alla libera espressine dei così detti opinion makers su giornali nazionali, quasi con una forma di censura, per limitare il dibattito, dobbiamo invece valutare che essi fanno il loro mestiere, scrivono, danno ai cittadini che leggono l'opportunità di fare considerazioni e che noi, come classe politica, come rappresentanti del popolo sardo, abbiamo altri doveri precisi che sono quelli di rispondere ai bisogni dei cittadini, ai vecchi e ai nuovi bisogni. E non c'è dubbio che il bisogno della difesa dal fuoco sia un vecchio, ma soprattutto sia un nuovo bisogno per i cittadini dell'intera Sardegna e non solo della Sardegna, per tutti coloro che in Sardegna si vengono a trovare. Come riusciamo e siamo riusciti a rispondere a questa esigenza del popolo sardo, a questa nuova esigenza in questo periodo? La risposta come è stato detto da molti, quasi tutti quelli che mi hanno preceduto non è stata positiva; dobbiamo prendere atto che c'è stata la buona volontà ma non ci sono stati risultati, che c'è stato un dispendio di mezzi notevolissimo, cioè una utilizzazione di risorse del bilancio regionale di circa 50 miliardi. Ma se il giornalista cui ha fatto riferimento l'Assessore stamani parlava di molti altri miliardi probabilmente si riferiva - dovremmo verificarlo - al costo complessivo, anche all'indotto, cioè a quanto costano per esempio le migliaia di forestali che sono stati assunti in Sardegna per la tutela del patrimonio ambientale, perché sono corpo di guardie forestali e di vigilanza ambientale. Così li abbiamo chiamati e tutti quanti credo, soprattutto coloro che fanno parte di questo Consiglio dall'altra legislatura, sappiamo quanto ci si è impegnati su questo piano, quanto questa Assemblea si è battuta per potenziare questo corpo, per portarlo da centoventi unità a milleduecento unità, ma certo non possiamo nasconderci - e lo dico qui davanti anche ad autorevoli rappresentanti di questa forza di protezione, chiamiamola così, qual è il Corpo delle guardie forestali - che molti cittadini della Sardegna si chiedono perché a un ingresso così massiccio e numeroso di migliaia di unità nel Corpo delle guardie forestali e di vigilanza ambientale, è corrisposto, nell'arco di un anno, di un brevissimo periodo, una escalation degli incendi di questa dimensione. E' una domanda che si fanno i cittadini sardi e che dobbiamo porci anche noi. Io credo che sarebbe troppo semplicistico dire che questi sono impreparati, non è vero e lo abbiamo detto altre volte; probabilmente il problema sta nel coordinamento. Ed è di ieri un documento di un gruppo di forestali, non so quanti fossero, ad Oristano, che hanno segnalato alcune inefficienze con cui secondo loro è stata gestita quest'anno la campagna antincendi. Dobbiamo dirlo proprio per partire da questo; dirci che anche quest'anno la campagna è partita in ritardo - non si può partire all'inizio dell'estate - e dire che questo non ha niente a che fare con i problemi del terrorismo, con i problemi della Protezione civile, con altri problemi dei vigili del fuoco. Si tratta di problemi che riguardano l'organizzazione del settore, del complesso di risorse destinate alla prevenzione degli incendi in Sardegna. E faccio alcuni esempi per essere concreto. Pare che alcuni mezzi in dotazione alle guardie forestali, abbiano delle pompe del tutto inadeguate a pompare l'acqua dai pozzi che abbiano cioè un sistema di aspirazione che non funziona e che questo sia stato segnalato da parecchio tempo all'Assessorato da parte del Corpo di vigilanza. Pare che molti di questi mezzi siano rimasti inutilizzati per mancanza dei pezzi di ricambio, in alcune stazioni c'erano dei mezzi - di questi 600 mezzi di cui ci fa menzione la relazione dell'Assessore - non utilizzati perché mancavano le ruote di ricambio, i copertoni. Anche le tute sembra che in certe condizioni si siano dimostrate del tutto inadatte, addirittura le istruzioni per l'uso di alcune tute dicono: "Attenzione, indossare tutti i capi che compongono la combinazione e verificarne l'integrità, accertarsi che la cerniera sia chiusa perfettamente, evitare operazioni affannose o eccessivamente faticose; appena si avverte il rialzo termico allontanarsi e ventilare l'interno della tuta". Sono delle cose che ci devono far riflettere perché qui non serve la filosofia, serve l'organizzazione, serve la verifica della capacità e della attitudine di alcuni mezzi a soddisfare la bisogna per la quale sono stati acquistati. Così per la manutenzione degli automezzi, sembra che alcuni siano stati consegnati in luglio perché c'era da fare la manutenzione; per la gestione del servizio radio dove le interferenze, che sono state citate qui da alcuni colleghi, erano all'ordine del giorno durante tutta l'estate, interferenze che provenivano dalla Corsica, dai Vigili urbani di Genova, da altre Comunità montane, dai comuni; eppure il canone che paga la Regione per questo servizio è di ben 562 milioni l'anno.

Sui costi di gestione degli elicotteri si è detto, è certo che dovremo pensare, come ha detto qualcuno di noi con estrema attenzione, ad utilizzare forme quali il leasing per spendere meglio i soldi, perché molte volte non è spendendo di più che si risolvono i problemi, ma organizzando meglio la spesa. Per quanto riguarda l'attribuzione dei fondi ai comuni, il programma è partito anche quest'anno in ritardo.

E' chiaro che su queste riflessioni noi dobbiamo fare delle considerazioni per il futuro, dobbiamo valutare qual è il ruolo di competenza dello Stato in materia di Protezione civile e qual è quello di competenza della Regione. Dobbiamo valutare forme di collaborazione con lo Stato perché è impensabile che questa Regione possa assumersi da sola l'onere di provvedere a se stessa, alla tutela di un patrimonio che alla fine non è solo sardo ma è dell'intera nazione ed è goduto, probabilmente, d'estate più dai non sardi che dai sardi. Sarebbe impensabile quindi che dicessimo: ci pensiamo noi e ci autotuteliamo. Noi dobbiamo richiedere allo Stato un impegno preciso se tiene a questo patrimonio ambientale, se vuole garantire la tutela e la permanenza al centro del Mediterraneo di un'isola che ha questa valenza ambientale, paesaggistica e umana che vogliamo difendere. Allora, perché non escogitare forme di collaborazione con l'esercito, per esempio con l'aeronautica militare, che ha ad Alghero un aeroporto militare che, dice qualcuno, serviva solo per fare atterrare di notte i famosi aerei di Gladio? Oggi questo aeroporto è del tutto inutilizzato e potrebbe essere utilizzato diversamente. Chi è che dice che i piloti di aerei militari non possano guidare questi aerei per fare attività di prevenzione o di spegnimento degli incendi? Perché il servizio militare che è un servizio a difesa dei cittadini, soprattutto in tempo di pace, non deve essere utilizzato in Sardegna per tutelare i cittadini ed il patrimonio? Abbiamo in Sardegna, lo sappiamo, il maggior numero di servitù militari, dopo il Friuli, e credo che anche questa sia una condizione che noi dobbiamo mettere sul piatto della bilancia e chiedere anche in questa circostanza allo Stato che metta sull'altro piatto la disponibilità di risorse, di materiale umano per gestire una flotta antincendio di aerei che devono essere acquistati dallo Stato stesso. Sembra che lo Stato voglia acquistare solo cinque Canadair per mandarne uno in Sardegna; che ne acquisti di più, che li acquisti e li gestisca lo Stato facendoli sostare sul territorio sardo ed utilizzando le strutture militari ed il personale militare addestrato a guidare gli aerei, addestrato a riparare gli aerei, cioè a tutti quei servizi che costerebbero altrimenti decine e decine di miliardi l'anno, per gestire un minimo parco di aerei come ben sanno coloro che hanno esperienza in materia

Un'altra questione che ci dà da pensare è quella della gestione dei sistemi evoluti di telerilevamento. A Caprera esiste uno di questi sistemi evoluti di telerilevamento gestito dal corpo delle guardie forestali dello Stato, e abbiamo visto quale è stato quest'anno il risultato: una pineta secolare, che ci richiama alla memoria uno dei padri della nazione, è andata in parte distrutta. Quindi anche il modernismo, il voler fare affidamento soprattutto sui mezzi piuttosto che sugli uomini, spesso si è dimostrato insufficiente. Certo è che la cosa più importante è il rivolgersi ancora una volta all'uomo. L'educazione è un problema fondamentale, e non è un problema di Assessorato all'ambiente o di Giunta, è un problema di scuola e può occuparsene l'Assessorato della pubblica istruzione. A novembre si celebrerà in molte scuole della Sardegna la giornata dell'albero, come ancora viene chiamata; perché non mandare in quell'occasione tutto il personale del corpo forestale e degli ispettorati ripartimentali delle foreste in tutte le scuole della Sardegna a spiegare, ad illustrare la problematica degli incendi, l'esigenza della difesa del bosco e della natura in Sardegna? Questa può essere una riforma senza spesa che l'Assessore e la Giunta possono programmare già a partire dal prossimo ottobre. Certo, ci sono i problemi connessi alla speculazione, al grande business come dice qualcuno, che è dietro gli incendi: la gestione dei mezzi, dei macchinari, del personale. Certo è che i sardi forse sono stati male informati; ma certamente quando domani sapranno che sono circa diecimila persone che quest'anno sono state messe contro il fuoco e quali sono stati i risultati, si chiederanno veramente come mai davanti a tanto dispendio di risorse umane i risultati siano stati così scarsi. E che i risultati siano scarsi lo dobbiamo riconoscere con quell'umiltà cui faceva riferimento il collega Scano; in una giornata come questa che è un mercoledì, e che ci richiama il mercoledì delle ceneri che viene però non dopo un periodo di tristezza ma di spensieratezza; in quel mercoledì tutti coloro che se la sentono fanno ammenda dei loro peccati con grande umiltà. Noi oggi dobbiamo riconoscere che a fronte di un aumento del numero degli incendi di circa l'8 per cento c'è stato quest'anno un aumento della superficie percorsa da incendi del 220 per cento. Questi sono i dati con i quali ci dovremmo confrontare nelle Commissioni competenti per fare delle proposte. Ho qui una lettera che ci è stata invita dal Presidente del Consiglio; una lettera che viene da un signore di Sarule, un certo Michele Cheri, che dice delle cose molto sensate, che sono appunto nella coscienza popolare, dice: "Sono d'accordo con chi ha detto che la carta vincente contro gli incendi e gli incendiari è la prevenzione e io da comune cittadino la migliore prevenzione la vedo nel volontariato, in questo volontariato, etc." Quel volontariato del quale in Sardegna abbiamo tracce storiche che non hanno altre regioni d'Italia; abbiamo il barracellato, puntiamo innanzitutto su questo come opera di prevenzione. Spendiamo per potenziare le attività delle compagnie barracellari e di tutte le altre forme di volontariato, compreso anche il volontariato venatorio perché non credo che i cacciatori abbiano interesse a desertificare la Sardegna. In questo quadro è necessario che si sviluppi una nuova coscienza che parta dall'analisi dei presupposti per i quali il fuoco si sviluppa e che ci porti a delle considerazioni finali che non possono solo essere tecnocratiche ma devono essere politiche. Dobbiamo partire da un messaggio chiaro, che noi sui disastri non vogliamo fare speculazione, che non ci possiamo permettere - questo deve essere il messaggio chiaro che deve emergere da questa riunione straordinaria del Consiglio regionale - che un solo cittadino sardo possa pensare che dalle battaglie contro il fuoco possa scaturire alcuna speculazione di sorta, possano scaturire condizioni di favore, di clientela, presupposti per avanzamenti politici. Oggi la società sarda è stremata da una condizione economica disastrosa e resa ancora più preoccupante dall'incidenza negativa che gli incendi avranno sul settore turistico ambientale che è una risorsa fondamentale per lo sviluppo dell'isola. Oggi quest'Assemblea è impegnata in una stagione di riforme che non devono essere solo esercitazioni accademiche o peggio fumo negli occhi ma risposte concrete alle esigenze di trasparenza e di credibilità dell'intera classe politica sarda. Noi porremo formalmente al Presidente della Giunta già da domani che la richiesta di sciogliere immediatamente il nodo della credibilità di una classe dirigente che deve essere impegnata in azioni di governo esclusivamente votate al servizio del raggiungimento del bene comune e non al raggiungimento di fini particolari ed elettorali. Credo che dalla lezione di questo mercoledì, se non vogliamo che diventi un rituale procedere con la commemorazione di altri mercoledì delle ceneri, dobbiamo dare un messaggio chiaro alla società sarda; da questo disastro dobbiamo proporci con una nuova credibilità, individuando e manifestando con concretezza posizioni precise che chiariscano le scelte della nostra Assemblea.

PRESIDENTE. È iscritto di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (P.S.d'Az.). Onorevole Presidente, colleghi, forse è prematuro oggi, primo giorno di settembre, fare una sintesi compiuta della campagna di lotta agli incendi di un'estate lunga e particolarmente arida. Iniziata anzitempo, con scarse precipitazioni o una siccità assoluta, a mezza primavera le condizioni climatiche sono state contraddistinte da temperature spesso molto elevate e scarsa umidità. Sul finire dell'inverno e la prima parte della primavera, precipitazioni frequenti e temperature miti avevano favorito lo sviluppo della vegetazione spontanea, i pascoli erano ricchi ed i foraggi abbondanti, nei campi e nei boschi al sopraggiungere della lunga estate vi era abbondanza particolare di fieni, erbe e sterpaglie ingiallite, i contadini e gli allevatori avevano provveduto ad abbondanti sfalci e a copiose provviste di foraggio raccogliendoli naturalmente nei campi, ove più facili e meno costose potevano svolgersi le lavorazioni. Quando la stagione concede abbondanza di fieno, molta erba resta ad ingiallire nei campi destinati al pascolo brado. All'inizio dell'arida stagione dell'anno corrente dunque nelle campagne sarde era presente e diffuso in grande quantità materiale di facile e rapida combustione e non solo nelle campagne, spesso ahimè anche all'interno dei paesi e nelle stesse città, in quei quadrati o rettangoli di terra che nonostante sterpaglie varie e altre erbe ingiallite caparbiamente si continua a definire zone verdi anche se sono gialle. Torniamo alle campagne, d'estate più deserte che mai, raccolte messi nelle aree dove ancora la cerealicoltura nonostante tutto è praticata e resiste, dimezzata in questi ultimi anni la coltivazione della vite, nelle campagne incolte e sconfinate, d'estate è difficile non solo incontrare ma anche solo intravedere in lontananza una presenza umana. Abbandonata la campagna in larga parte al pascolo brado, l'opera e la fatica dell'uomo non vi si esercita; conseguentemente ben poco c'è da difendere, dotati di macchine veloci, su fuoristrada o potenti trattori, gli stessi pastori, eseguita di buon mattino prima che il sole scaldi, la mungitura delle bestie fanno rientro a casa, nel paese, per dedicarsi ad altri doveri, quelli domestici, la socializzazione, l'informazione, l'otium ed il negotium, non esclusa qualche puntatina al mare se non è lontano; poi a sera si torna in campagna per ricondurre le bestie al pascolo durante le fresche ore della notte. Non c'è dubbio che il modo di essere e vivere nelle campagne qualche decennio fa era molto differente e la presenza più vigile e intensa. Oggi negli stessi paesi dell'interno le popolazioni sono più scarse, molti centri abitati si vanno estinguendo, siamo ormai alla chiusura di scuole, uffici postali, di vari altri servizi, siamo alla stagione delle liquidazioni, alla desertificazione di tante comunità. Una politica economica che ha portato prima alla emigrazione di massa verso un Nord sempre più industrializzato, ha proceduto poi a concentrazioni demografiche ed insediamenti squilibrati nel territorio, richiamando le popolazioni verso i poli di sviluppo industriale e turistico soprattutto lungo le zone costiere e desertificando le zone più o meno interne.

Ora è qualche giorno che ho dedicato un pomeriggio e la sera tutta ad una lunga marcia percorrendo sentieri e campagne a me ben note senza incontrare persona alcuna, un vuoto di presenza umana che consente e incoraggia i tristi a compiere atti criminosi, vandalismi, sicuri di farla franca, di restare impuniti, eppure, pur avendo le campagne in queste condizioni, noi come Regione abbiamo provveduto a chiudere le casermette dei forestali nelle aziende demaniali delle foreste. E' stata presentata una legge da anni ma il Consiglio regionale ancora continua a ritenere che quella legge non venga approvata e intanto avvengono i disastri che in questa estate abbiamo contato. I 400 mila ettari di terreni di uso civico attendono una legge che possa, secondo nuovi indirizzi ed interessi di fruizione, mettere a profitto tanto patrimonio con la presenza attiva dell'uomo. Una proposta di legge presentata anche questa da anni tarda ancora a giungere in Aula, si contribuisce e ci si rende così responsabili anche noi, quanto meno con le omissioni, del dilagare degli incendi. Assessore, dicevo che oggi è forse prematuro tirare le somme degli scempi che per un motivo o per l'altro con gli incendi si sono compiuti nel corso di questa estate in Sardegna, prematuro perché la stagione a rischio non è finita. La pioggia tarda ad arrivare. L'aridità delle nostre campagne, condizione prima per lo sviluppo degli incendi sarà vinta dalle piogge ristoratrici e abbondanti che speriamo arrivino presto; con maggiore contezza, con una più matura riflessione e informazione potremo poi fare una riflessione più compiuta: individuare carenze e indicare i più adeguati provvedimenti e iniziative. Questo dibattito, oggi forse affrettato, è certamente fuori tempo; troppo presto, perché la stagione non è finita, e senza possibilità alcuna di intervento immediato e adeguato. Troppo tardi perché, a mio parere, la discussione sarebbe dovuta avvenire su un piano antincendio da predisporre o predisposto dall'Assessorato tempo prima dell'inizio dell'estate, a marzo o forse ancor meglio nel mese di febbraio, proprio per dare all'Assessore tempo e modo di recepire riflessioni e proposte per l'impostazione del piano. Dicevo, dell'abbandono estremo e dell'assoluta scarsa presenza dell'uomo nelle campagne sarde; da qui ritengo sia necessario riprendere il discorso con una solida e concreta politica finalizzata alla ripresa delle attività produttive agricole e zootecniche, ad iniziare da un razionale e moderno riordino fondiario e la costituzione di aziende a dimensione ottimale. L'azienda agricola con il lavoro che produce reddito richiamerà e occuperà l'uomo nelle campagne, il contadino e il pastore difenderanno con le unghie e con i denti l'azienda, il frutto prezioso del loro sudore, la garanzia di vita delle loro famiglie, il loro avvenire. Loro troveranno strumenti, metodi, sistemi per difendere la campagna dagli incendi. Non ultimo si ricostituirà l'antica, forte, sentita solidarietà spontanea comunitaria, quel volontariato di cui poc'anzi parlava l'onorevole Tamponi, quello spirito di solidarietà che al suono a martello delle campane del villaggio convinceva tutti a saltare dal letto, a lasciare incompiuti i pasti, per correre preoccupati con roncole, gli uomini e i giovani e gli anziani, ad agitare frasche, a portare frasche laddove il fuoco si era sviluppato, e le donne e anche i bambini appresso con brocche e secchi pieni d'acqua. L'indicazione della località correva di bocca in bocca e nessuno chiedeva a chi appartenessero i campi, le messi, gli uliveti che bruciavano o rischiavano di bruciare, su cui era incombente la minaccia del fuoco. Appartenevano tutti alla comunità; una corsa affannosa e il paese si spopolava. Percorrevo, giorni or sono, la bella piana di Ottana e con piacere osservavo, ancora una volta i campi confortati in questo scorcio di torrida estate dalle irrigazioni a pioggia, i pascoli di un verde tenero e pensavo come la natura, il paesaggio, l'economia, la vita fra gli uomini e gli animali possano profondamente mutare con la tecnica e il lavoro dell'uomo; pensavo a quanto aveva potuto osservare invece un noto geografo francese, Maurice Le Lannou, che negli anni tra il 1932 e il 1937 aveva visitato e studiato nei suoi multiformi aspetti la nostra isola, pur tra tante diffidenze e limiti impostigli da quel particolare e difficile momento politico. Afferma il geografo francese in "Pastori e contadini della Sardegna" un'altra abitudine, quella di incendiare la macchia prima delle piogge autunnali per accelerare il germogliare dell'erba. Oggi, nella piana di Ottana, questa antica pratica non è più necessaria per far germogliare in anticipo le erbe novelle; la pratica attuazione di un piano di sviluppo agro-pastorale ha prodotto un cambiamento radicale e benefico. Ma i piani di riforma agro-pastorale, ahimè, appartengono ormai al passato. Né di questi né di altre alternative si è più neanche parlato; così continuando non possiamo che aspettarci anche di peggio; ad una sana politica rivolta all'investimento produttivo, alla formazione di un tessuto produttivo, gestito da una imprenditoria capace e laboriosa, si è preferito un sistema fondato sull'assistenzialismo di Stato e regionale che assorbe le risorse finanziarie disponibili per legare le collettività e i singoli, con stretti rapporti clientelari, agli uomini della partitocrazia imperante. Troppo spesso gli stessi interventi per la forestazione sono stati piegati e strumentalizzati a questi fini, e non sempre i cantieri di forestazione sono stati e sono la risposta migliore alla nostra giusta aspirazione di verde e di boschi che si rinnovano, che si devono rinnovare sulle nostre colline e montagne. Spesso è sufficiente un severo controllo e rispetto della natura perché la stessa compia spontanea quanto l'uomo intende realizzare con difficoltà, in tempi anche più lunghi, con dispendio non indifferente di risorse finanziarie, e spesso violentando l'ambiente. L'assunzione di operai forestali è piuttosto spesso in qualche comune molto produttiva di voti; non rare volte l'apertura di un cantieri forestale è stata accompagnata immediatamente prima o dopo, dalla costituzione di una sezione di un partito con l'inaugurazione di relativa sede. Quello stesso partito alla successiva consultazione elettorale riscuoterà tanti entusiastici convinti e liberi consensi. Capita così che qualche disoccupato non sia toccato dalla fortuna, diverrà un potenziale piromane per vendicare una supposta ingiustizia subita. Nell'avviamento al lavoro l'ordine che risulta negli elenchi degli iscritti come disoccupati agli uffici di collocamento non sempre è stato rispettato, anzi si è ricorso talvolta a trucchi e a numerose chiamate nominative per formare e rafforzare vaste clientele elettorali comprate con i miliardi del bilancio regionale. Non è questo un motivo ininfluente sulla causa di numerosi incendi; qualche piromane colto con i fiammiferi in mano o reo confesso non a caso è risultato spesso un operaio o bracciante agricolo disoccupato. Periodicamente il fenomeno degli incendi in Sardegna si acutizza e diviene drammatico. E' estremamente interessante individuare da quale momento il fenomeno ha superato una media stabilizzatasi in un lungo periodo e ha cominciato ad assumere dimensioni devastanti e incompatibili con la conservazione dell'equilibrio ambientale. Oggi, purtroppo, la questione incendi ha assunto rilievo tale da suscitare allarmata preoccupazione e costituisce uno dei problemi più scottanti, è il caso di dirlo, della società. Le Lannou restava profondamente impressionato dal fatto che nel 1925, su 7.173 ettari di terreno bruciato in tutta Italia, 1.105 fossero quelli della Sardegna, che pure non arrivava a possedere allora un cinquantesimo dei boschi del Regno. La media annua degli ettari bruciati, fino ai primi anni '50, è rimasta intorno ai 1.000, 1.500 ettari; successivamente la crescita è stata costante e progressiva, attestandosi su 35-40 mila ettari con punte di 60.711 ettari nel 1967, 120.137 ettari di cui oltre 14.000 di bosco nel 1981, e 124.215 di cui ben 37.504 di bosco nel 1983. Quali regioni, quali mutamenti di ordine economico e sociale concorrono, hanno concorso ad aggravare la dimensione del problema incendi? Sono tanti coloro che ogni anno puntualmente si esercitano e si cimentano a dare interpretazioni, spiegazioni diverse; giornalisti non molto informati ma ricchi di fantasia, antropologi e sociologi raccontano e danno loro volta le loro interpretazioni varie e spesso contrastanti; immancabili le accuse e l'attribuzione di responsabilità ai pastori. Io che sono nato e vissuto a lungo in una comunità agro-pastorale, come tanti altri colleghi, conosco le regioni che convincono il pastore e il contadino a ripulire il terreno, immediatamente prima delle piogge autunnali, dalle stoppie e dalle erbe secche. Il contadino che non disponeva di bestiame proprio a luglio affittava ad allevatori le stoppie di frumento ricavando un'integrazione al proprio reddito. Il pastore faceva e fa pascolare le erbe dal suo bestiame; a settembre il contadino bruciava e brucia il resto delle stoppie per avere un terreno ripulito, pronto, più facile alla lavorazione. Il pastore brucia le erbe secche e soprattutto la macchia infestante che limita e riduce il terreno a pascolo attivo. Ma tanto per il contadino che per il pastore sono operazioni che si compiono a settembre e questo nel rispetto del calendario e della natura. La legge giudicale arborense, al capitolo 45, recitava che "Nexuna persona deppiat né pozza ponni fogu infini a passada sa féstas de Santa Maria, che est a dies ottu de Capudanni". La trasgressione comportava una machicia, una multa di 25 lire e il risarcimento del danno provocato e valutato dai giurati. A Santa Croce, 14 di settembre scadono e si rinnovano i contratti di locazione e di vari contratti agrari, a settembre si ricomincia. Siamo al Caput Anni, al Capudanni, un fuoco che quanto meno anche sbagliando si riteneva e si ritiene ancora utile e opportuno, ma debitamente controllato sfuggiva talvolta a questo controllo, ma questo era unu fogu fuiu, fuoco scappato per una imprevista e forte folata di vento, o per imperizia dell'interessato. Altra volta il fuoco poteva essere conseguenza e strumento di odi e di vendette che si consumano nel mondo agro-pastorale, ma non è regola che può essere generalizzata e applicata per spiegarci la piaga degli incendi nella sua globalità. Si sono sviluppati e sono operanti oggi in Sardegna altri interessi forti, che niente hanno che vedere con il mondo dei contadini e dei pastori; lo sviluppo del turismo con gli indubbi benefici, che ha forse suscitato uno scontro nell'isola di interessi finanziari esterni di grande rilevanza. Le difficoltà in una zona possono tornare utili ad altre o abbattere momentaneamente le possibilità di gestione e di reddito e pertanto il valore di mercato dei terreni e strutture turistiche che entrano in crisi; la speculazione in tal caso si insinua e compie il suo corso.

Squadre comunali antincendio: qui voglio subito dire che un piano antincendio deve essere approvato nel corso dell'inverno e deve rispondere ed essere rigorosamente coerente e conseguente ad una legge di difesa ambientale. La legge deve nascere dal confronto e con l'apporto costruttivo di idee e di proposte di quanti, istituzionalmente o meno, sono competenti ed interessati alla difesa dagli incendi e da altri pericoli collettivi portati da fenomeni naturali o meno. Si ha l'impressione che l'attribuzione ai Comuni dei finanziamenti per la formazione delle squadre antincendio non rispondano sempre a criteri obiettivi. Comuni con scarso territorio, privi di terreno boscato o di macchia mediterranea, in pianura, con ampie zone irrigate e coltivate, serviti da molte strade su tutto il territorio non hanno bisogno di una squadra antincendio, pur se finanziati con il modico contributo di 10 milioni di lire. Non so se anche per l'istituzione e l'attribuzione delle squadre comunali si sia proceduto aduna spartizione, ad una lottizzazione tra partiti e fra correnti, sarebbe un amaro frutto del sistema. Ma qui veramente si scherza con il fuoco. E' detto nel piano antincendi, a pagina 22, che gli enti locali possono effettuare programmi antincendi debitamente coordinati e inseriti nel quadro operativo del servizi regionale e continua dicendo: "dovranno svolgersi sotto il coordinamento operativo della stazione forestale competente per territorio". Buone intenzioni ed ottimamente espresse, ma andiamo ai fatti, onorevole Assessore. Chiedo pertanto all'assessore Sanna se gli risulti che i Comuni abbiano, in ottemperanza alla sua circolare del 16 giugno 1993 sulla campagna antincendi, indirizzata ai sindaci, predisposto - così la circolare recita - un programma di prevenzione e di lotta antincendi, studiato e coordinato con l'Ispettorato forestale, in modo da verificare la rispondenza con gli obiettivi del presente piano. Io ho verificato in parte le attività svolte dai diversi Comuni, ho sentito qualche stazione e l'ispettorato forestale, nulla di nulla, anzi qualche agente si è azzardato ad affermare cose non rispondenti alla realtà in merito all'attività svolta dalle squadre che sono impegnate invece costantemente nel ruolo di spazzini nelle vie e piazze degli abitati.

Nessun controllo pertanto, nessun denuncia, nessun intervento, siamo al caos! Eppure in Assessorato qualcuno doveva pur sapere, giacché nella stessa circolare si parla di risultati deludenti per il passato, ma pur si è intervenuti per rafforzare le iniziative meglio riuscite. Che risate di tanti furbastri e impudenti amministratori a leggere quella circolare! Provi, Assessore, a chiamare qualcuno degli assunti e ne sentirà delle belle. Posso fornirle, Assessore, qualche nome con relativo numero di telefono. Siamo al caos e alla beffa. Se agli assunti fosse stato dato il solo compito di vigilare nelle campagne, specie nelle località a maggior rischio, avrebbero svolto un lavoro più utile e meritorio nella lotta contro gli incendi. I risultati, così operando e spendendo non possono che essere e resteranno deludenti. Altro che capillare pattugliamento del territorio, come si afferma nel piano antincendi a pagina 14. Il Corpo di vigilanza compie come può il suo dovere, pur fra tante difficoltà interne ed esterne, qualcuna denunciata questa sera in quest'Aula. Non si può scrivere sugli agenti croci che a loro non competono. Questo Consiglio ha approvato leggi finalizzate alla tutela dell'ambiente, la Regione ha istituto il Corpo di vigilanza per far rispettare quelle leggi e chiede agli agenti di farle rispettare con intelligenza e con equilibrio, a meno che le leggi non siano stolte, come diceva qualcuno, e fatte da prepotenti, ma allora se così sono, sino emendate, siano modificate, sino abrogate. Non si può chiedere il contrario; la lotta contro gli incendi non può essere vinta dal solo impegno dei forestali, nessuno meglio dei locali è in grado di vigilare certo, e controllare le campagne, conoscono i siti, le persone e i loro rispettivi interessi nelle varie parti dell'anno, una compagnia barracellare, se è incaricata e responsabilizzata, fa meglio di chiunque altro. L'antico codice Arborense, la Carta De Logu, della Giudicessa Donna Eleonora, affidava ai giurati locali e al curatore la vigilanza e la responsabilità sugli incendi nei territori di loro competenza, a far data dall'8 settembre in poi, diceva la legge: "Su malfatori hat a pagari machicia de liras deghi e su dannu" e soggiungeva "E si non hat dae chiteu pagari cussu, chi hat a esser cundennadu in liras deghi, istit in pregioni a voluntadi nostra" fin quando cioè noi lo vogliamo. Entro quindici giorni il malfattore andava consegnato alla Corte giudicale, se i giurati e curatori non consegnavano il piromane pagavano loro multa e danno e con loro tutti gli uomini del villaggio, così tutti erano responsabilizzati gli abitanti del paese, e guai maggiori "Si alcuna persona ponnerit fogu studiosamenti a lavori messadu over a messari o a vingia o a ortu, paghit prò machicia liras chimbanta e su dannu e si non pagat issa over atiti prò issa seghitsigli sa manu deretta". Altrimenti taglio della mano. Chi è preposto all'ordine pubblico, coloro che la società paga per difenderla per prevenire gli incendi dev'essere maggiormente responsabilizzato. I cacciatori che hanno in concessione le riserve di caccia possono essere chiamati anche loro alla difesa del territorio che essi venatoriamente gestiscono. I proprietari vanno nuovamente chiamati a prevenire il fuoco nei loro terreni, con le fasce antincendio individualmente o per gruppi di proprietà confinanti, ma ce l'ha insegnato anche questo la famosa donna Eleonora che imponeva seicento anni fa "de fagheri sa doha de su fogu" "Sa villa chi non l'hat a haviri fatta prò Santu Pedru de Lampadas (cioè il 30 giugno) paghit sodda deghi prò homini" e "su curatori - che era responsabile, una sorta di amministratore di zona - lire chimbanta a sa corti". Nel piano si afferma inoltre a pagina 4: "è prioritariamente indirizzata ad ottimizzare la rapidità e la razionalità degli interventi". Ottima l'intenzione ma senza tenere conto che si tratta di un obiettivo necessario ma non perseguibile con le sole parole anche se scritte, e senza l'organizzazione e gli strumenti necessari in dotazione. Attraverso la rete delle vedette e funzionanti strumentazioni moderne, l'insorgere dell'incendio può essere segnalato nel giro di qualche minuto, ma apparecchiature tecnicamente avanzate che sono costate molti miliardi non funzionano o non si mettono in condizione di funzionare nonostante le ripetute segnalazioni dei sindaci come qualche giorno fa denunciava il sindaco di Neoneli. Pare che non si disponga di personale sufficientemente professionalizzato; allora si istituiscano le scuole per i corsi di formazione di coloro che dovranno usare questi strumenti.

Con gli aerei Canadair dislocati a Pisa o altrove sul continente italiano l'intervento giunge con ore di ritardo, quando tanti danni sono stati già provocati ed il fronte del fuoco si è esteso ed è divenuto difficilmente controllabile. Tanti casi di questo genere sono stati segnalati anche attraverso la stampa durante tutta l'estate; i mezzi aerei sono assolutamente insufficienti; basti pensare che la sola Corsica dispone, pur con un territorio abbastanza limitato, di più aerei di quanti ne disponga la Protezione civile per tutto il territorio italiano. E qui bisognerebbe rivolgere un invito all'Assessore perché si attivi con la Corsica per esempio per una convenzione per l'uso degli aerei e in Sardegna e in Corsica; e ciò pensando alla Corsica senza porre in conto il resto dell'apparato antincendio di cui dispone l'isola sorella a difesa dei boschi e parchi con l'installazione anche di reti idriche e idranti sparsi tra la folta vegetazione. Non ci servono inutili trionfalismi, così come traspare a pagina 2 del piano: "L'apparato antincendi attivato nelle decorse campagne ha dimostrato di avere migliorato la propria organizzazione e le capacità operative nel contenimento del fenomeno incendi". E quest'anno abbiamo visto poi cosa è successo, un'incauta affermazione purtroppo bruciata dagli incendi di quest'estate. Purtroppo dobbiamo constatare ancora una volta l'impotenza, l'inefficienza, il fallimento dell'intervento della Regione sarda nel contrastare gli incendi. Il piano si è rilevato ahimè una fiaba, un libro dei sogni, una favola priva di reali contenuti; con quanto si è speso negli anni scorsi, con tutti quei miliardi, con quanto si è speso quest'anno si sarebbe potuto fare molto di più e di meglio. Un sistema scoordinato, dispendioso, privo di efficacia; un esercito anche folto ma mal governato. Al fallimento degli obiettivi proposti si deve dare risposta con una legge che non sia frutto di improvvisazione, con personale professionalmente preparato e con strumenti adeguati per la qualità e il numero, con obiettivi ed azioni mirate alla difesa dell'ambiente e non di feudi elettorali. Il manto verde di una volta dovrà nuovamente ricoprire colline e montagne della Sardegna. Ed il canto doloroso, triste e preoccupato di Tonino Cau e dei suoi compagni del coro a tenores di Neoneli "Los ant falados a fogu sos montes de idda mia, a crabone allutt'e bia ant reduidu su logu"; si spegnerà questo canto e nelle nostre campagne e nei nostri villaggi si leveranno ancora una volta, ciò fatto, nel lavoro i canti di gioia e di speranza di contadini e pastori e di quanti ricercano e scelgono per qualche ora di vivere a contatto con una natura verde ed accogliente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'onorevole Assessore della difesa dell'ambiente.

SANNA, Assessore della difesa dell'ambiente. La Giunta credo che debba doverosamente, signor Presidente, prendere la parola e fare qualche rapida considerazione, nei limiti delle energie e della lucidità che restano a quest'ora dopo una giornata di lavoro particolarmente intensa ed anche particolarmente proficua. Il contenuto del dibattito, le analisi anche critiche e le proposte hanno confermato, signor Presidente, l'utilità di questa seduta straordinaria dell'Assemblea e l'esigenza, avvertita da tutti i Gruppi e innanzitutto dalla Giunta regionale di anticipare la programmata ripresa dell'attività del Consiglio regionale. Quando i problemi sono complessi ed inveterati come quelli che oggi stimo discutendo per l'ennesima volta, e quando tutte le strade tentate per risolverli si sono rivelate purtroppo improduttive è inevitabile che dopo anni e anni di dibattiti e di iniziative promosse dalla nostra Regione, dalle Giunte e dai Consigli che si sono succeduti nel corso delle varie legislature, dopo tanto discutere e tentate di trovare la strada giusta è inevitabile che si affronti questa ennesima discussione in Consiglio regionale con uno stato d'animo carico non solo di preoccupazione ma anche di dubbi e di una buona dose di scetticismo. Tuttavia, onorevoli consiglieri, io penso che all'uso della parola e all'esercizio della dialettica democratica nelle situazioni più difficili, più critiche e di fronte alle sfide più complesse non si può assolutamente rinunciare. Il silenzio e l'inerzia della Giunta o del Consiglio sarebbero stati in questa situazione sicuramente colpevoli. Io ho ascoltato tutti, ho preso come mia abitudine diligentemente appunti e da tutti gli interventi ho tratto indicazioni utili per la mia linea di condotta, sia per quanto attiene l'esercizio delle mie responsabilità istituzionali, sia per quanto riguarda le valutazioni politiche e le decisioni anche di carattere personale che mi competono. Io, stamattina, nel rapporto inevitabilmente sommario e parziale, nell'ambito dei tempi assegnati anche per le dichiarazioni della Giunta dal nostro Regolamento interno, ho detto che quel rapporto era sicuramente parziale e che il dibattito e la discussione del Consiglio avrebbero sicuramente corretto i limiti, la parzialità e in qualche caso anche la unilateralità di quel rapporto. Mi sembra che questo risultato ci sia stato con il contributo critico e propositivo di tutti i Gruppi e di tutti i consiglieri che sono intervenuti.

Vorrei iniziare dicendo, rapidamente e sommariamente a quest'ora, per non abusare della pazienza di tutti i presenti, che mi ha colpito un po' l'affermazione, la critica esplicita che è stata riproposta anche oggi qui in Aula da diversi esponenti del Gruppo della Democrazia Cristiana, una critica che era contenuta anche nell'interpellanza presentata all'inizio dell'estate quando già si profilava per il problema incendi una stagione particolarmente preoccupante. Mi ha colpito il fatto che venga riproposta la critica che vi sarebbe stata da parte della Giunta e da parte dell'Assessore una disattenzione, una sottovalutazione iniziale del problema incendi di questa terribile estate 1993. Io vorrei ricordare ai consiglieri regionali che noi abbiamo iniziato a parlar degli incendi ben prima del mese di giugno; ricordo che già nel mese di marzo la Giunta e il Consiglio regionale si sono tempestivamente mossi quando si è affacciata concretamente la minaccia che quest'anno per contrastare il fuoco e per combattere la nostra guerra estiva contro gli incendi, poteva esserci la mancata collaborazione degli organi centrali dello Stato. A marzo c'è stata la comunicazione formale alla Giunta regionale con una fredda lettera firmata dal servizio nazionale della Protezione civile e dal Presidente del Consiglio dei Ministri con la quale si diceva alla Giunta regionale, alla nostra Regione autonoma che, per difficoltà di bilancio, quest'anno non ci sarebbe stata la collaborazione dei mezzi dell'Aeronautica militare, non ci sarebbero state le squadre supplementari dei vigili del fuoco, non ci sarebbe stata la indispensabile e preziosa collaborazione del Corpo forestale dello Stato. Ebbene voi sapete che noi abbiamo faticato non poco per rintuzzare quella minaccia, che è rientrata - ne devo dare atto - anche per l'intervento unitario e efficace della nostra delegazione parlamentare ed è rientrata anche perché la Giunta regionale, con tutta l'energia e tutta la fermezza istituzionale necessaria, ha evitato che ci fosse anche questo limite grave nelle lotta al fuoco di quest'anno. Io ho chiesto, onorevole Tamponi, alla Commissione ambiente del Consiglio regionale di essere sentito per fare un primo rapporto, quando già alla fine del mese di giugno si profilava una situazione particolarmente preoccupante e io prima di tutti mi sono chiesto perché questa benedetta campagna antincendi, dopo una esperienza ormai pluridecennale, deve iniziare burocraticamente il primo di luglio e si deve concludere burocraticamente il 30 di settembre. Ho detto queste cose in Commissione, ho detto che anche io, nuovo Assessore della difesa dell'ambiente, che ho naturalmente trovato per quest'anno una campagna antincendi impostata sulla base delle esperienze precedenti, continuavo a non comprendere perché, a prescindere dalle temperature e dalle dinamiche stagionali, questa organizzazione scendesse in campo soltanto per tre mesi all'anno con una logica che è da emergenza e da calamità naturale, e non è, secondo me, impostata per affrontare in maniera efficace un male sistemico della nostra isola e della nostra regione.

Si insiste anche nel dire che abbiamo ritardato nel decidere l'erogazione dei fondi ai Comuni, una delle voci più importanti nel bilancio della campagna antincendi. Come ben sapete, perché il bilancio lo approva questo Consiglio regionale, questo capitolo riguarda quegli 11 miliardi che diamo ai comuni della Sardegna per organizzare, con mille uomini che lavorano per tre mesi, la lotta al fuoco in tutti i comuni o in quasi tutti i comuni della nostra isola. Anche qui io non voglio rivendicare meriti di nessun tipo ma io ho documentato al Consiglio e in Commissione che le decisioni della Giunta non sono state quest'anno, da questo punto di vista, assolutamente più tardive rispetto agli anni precedenti. E forse però anche su questo contributo che diamo ai comuni, e sul quale si è discusso fino a primavera inoltrata se doveva essere trasferito completamente alla gestione autonoma e esclusiva degli enti locali e dei comuni o se non dovesse continuare ad essere invece gestito dalla Giunta regionale, forse anche su questo dovremo fare un riflessine più laica perché non è vero che tutto quello che si fa e si propone e si organizza a livello periferico e a livello comunale è puntuale, è efficace, è trasparente e invece tutto quello che si fa e si programma e si decide a livello centrale è arroganza centralistica o prevaricazione del sistema autonomistico di base. Ci sono molti esempi da questo punto di vista, non bisogna mettere tutti i comuni sardi sullo stesso piano, perché ha ragione l'onorevole Ortu quando dice che molti comuni sono solo non rispettano l'ordinanza antincendi, che viene puntualmente emanata dal Presidente della Giunta regionale, ma fanno anche un pessimo uso di questo contributo oneroso che la Regione dispone ed eroga annualmente per combattere il fuoco. Ci sono persino comuni, può darsi che noi siamo stati in ritardo ma non più in ritardo degli anni precedenti, che ancora oggi non hanno organizzato le squadre antincendi e ci sono comuni che tentano persino di utilizzare quelle risorse di poche decine di milioni per altri scopi e per altre finalità che io non considero prioritarie rispetto a quella di prevenire e di combattere il fuoco.

Ci sono peraltro esempi positivi che dovremmo indicare all'intera comunità regionale come quello del sindaco di Villanovaforru, uno dei tanti sindaci che mi ha scritto per darmi consigli, per darmi anche stimoli critici e per incoraggiarmi, che riesce a presidiare il suo territorio col volontariato e facendo anche un uso coretto delle risorse erogate dalla Regione e ci sono tanti altri sindaci invece che, forse anche per la cattiva abitudine che deriva dal fatto che i contributi non sempre sono stati erogati in funzione del territorio da proteggere, non sono da questo punto di vista un esempio positivo da indicare. Credo che dobbiamo partire, nell'esaminare la situazione di quest'anno, dai dati reali; io ho detto questa mattina - e lo ribadisco - che questo è uno degli anni più disastrosi; non ho fatto una relazione per attenuare e i dati che ho distribuito non attenuano assolutamente la portata dei danni e delle conseguenze devastanti che gli incendi di quest'anno hanno determinato per l'ambiente e per la nostra comunità regionale. Detto questo dobbiamo però parlare di dati reali; io credo che non abbiamo interesse a forzare questi dati, a dire ad esempio che la superficie di bosco bruciata quest'anno, come ha detto qualche consigliere regionale che è intervenuto stamattina, supera i 25 mila ettari mentre ciò non è vero. Noi abbiamo un dato di superficie boscata e di macchia mediterranea evoluta che forse si avvicina statisticamente quest'anno ai 20 mila ettari ma per fortuna quando si faranno le stime autunnali forse questo dato sarà dimezzato perché come sappiamo una buona parte dei boschi, in particolare le sugherete percorse dal fuoco, dimostrano capacità di resistere e di rigenerarsi di fronte alla violenza delle fiamme. I danni sono comunque drammatici, signori consiglieri, i danni sono drammatici perché oltre agli alberi bruciati ci sono danni economici e ci sono ecosistemi irripetibili, delicati e preziosissimi che non si potranno assolutamente riprodurre dopo i fuochi di questa estate e i fuochi degli anni precedenti. Questo non è l'anno peggiore nella storia lunga e dolorosa degli incendi in Sardegna ma è sicuramente uno degli anni più negativi e noi ci dobbiamo interrogare impietosamente su tutto, sulle cause, sui nostri comportamenti, sulle nostre responsabilità e su come le abbiamo esercitate. Gli incendi sono tutti o quasi tutti dolosi, non c'è accidentalità, non è una calamità naturale, non è autocombustione, non è la grandine e non è l'alluvione; sono frutto di comportamenti umani e il più delle volte sono frutto di comportamenti irresponsabili e criminali. Allora io credo che la domanda: "Chi sono gli autori dei tremila e passa incendi che sono stati appiccati?" cari colleghi, questa domanda ce la dobbiamo porre abbandonando tutti le certezze e le posizioni manichee e dobbiamo scavare in tutte le possibili direzioni e dobbiamo soprattutto scavare in quelle novità inquietanti, evidenti, documentate, che si sono manifestate nel corso di questa estate del 1993. Andrea Pubusa, da vecchio amico, mi ha riservato sotto questo profilo la critica più esplicita: io avrei alimentato una tesi suggestiva ma pericolosa e fuorviante, la tesi dell'attacco esterno, di un nemico nuovo e invisibile al quale ci opponiamo con generosità ma con mezzi inadeguati, in realtà è una fuga dai veri problemi e dalle nostre responsabilità. Io non so cosa devo dire di più di quello che ho detto stamattina. Avevo un manoscritto, ce l'ho ancora, l'Ufficio resoconti del Consiglio non è stato in condizioni di fornirmelo in giornata perché una parte del personale è in ferie, ci rendiamo conto che la seduta del Consiglio è stata anticipata per questo problema. Mi incaricherò di farlo stampare domani mattina dalla mia segretaria e lo distribuirò a tutti i consiglieri regionali per verificare se io ho sostenuto questa tesi unilaterale. Io ho contrastato le tesi unilaterali e, a parte deformazioni o traduzioni giornalistiche, io ho sostenuto, onorevoli consiglieri, coerentemente e continuativamente le tesi, le analisi e le possibili interpretazioni che ho illustrato questa mattina al Consiglio. E' solo piromania ancestrale, è solo sottosviluppo del mondo agro-pastorale? Io penso che questa sì sia una fuga oggi da una realtà nuova che sta vivendo la nostra Isola e dalle modificazioni profonde anche di ordine sociale, culturale e produttivo che sono intervenute nella nostra comunità regionale. Il fuoco è stato indirizzato per bruciare certo, per distruggere, come in passato l'ambiente naturale ma anche per terrorizzare e uccidere e per condizionare le scelte sul territorio. Io sono profondamente convinto di questa analisi e non è una mia analisi: il fuoco è stato indirizzato per terrorizzare e uccidere e per condizionare le scelte sul territorio. Il fuoco è stato indirizzato in alcune parti della Gallura per stressare il mercato immobiliare, e io devo tener conto di quello che dice il Ministro degli interni, di quello che dicono il Prefetto di Sassari e i responsabili della Magistratura e dell'ordine pubblico con i quali ci sono stati anche colloqui di carattere riservato nel corso di queste difficili settimane. E se qualcuno considera un ricostituente, una propaganda per il turismo sardo, quel fuoco lanciato contro le comunità reiteratamente e con quella sistematicità, io penso che debba anche lui porsi qualche interrogativo, e soprattutto penso che si debba porre l'esigenza di dimostrare che anche interessi organizzati, non solo psicopatici e disadattati, attaccano le coste della nostra isola e le parti più pregiate di essa. Io non ho le granitiche certezze, da questo punto di vista, che aveva il collega Antonio Satta, che è intervenuto stamattina, che vive in quelle aree, che conosce quella realtà, che è compenetrato certamente più dell'Assessore dell'ambiente di turno in quella realtà. Però, ascoltando amministratori di quei comuni, a iniziare dal sindaco di Olbia, io non me la sento di scartare la tesi che lì stiano penetrando interessi e organizzazioni anche di tipo criminale che fanno anche un uso terroristico del fuoco. Io non ho certezze, signori consiglieri, analizzo dati e novità e dico sulla base di dati e riscontri che gli attacchi più distruttivi non erano in Gallura e in altre parti della Sardegna quest'anno frutto di individualismo o di criminali isolati, perché quando il fuoco viene lanciato sistematicamente e reiteratamente alla stessa ora, in più parti della nostra isola, e si accendono contemporaneamente decine di focolai, e vengono tutti indirizzati nelle condizioni ambientali più critiche verso le comunità e verso i villaggi turistici, ma anche verso paesi e città, io credo che non si possa parlare di psicopatici o di piromani che placano con il fuoco il loro disagio psicologico.

Ci sono stati degli episodi emblematici da questo punto di vista. Il 20 di agosto i giornali hanno titolato "L'emergenza è finita: finalmente tregua sul fronte del fuoco". Il giorno dopo, alle 14, puntualmente, come è avvenuto tutti i giorni quest'anno per quasi tre mesi, nelle stesse condizioni di temperatura e di vento, si sono scatenati contemporaneamente decine e decine di focolai, concentrati prevalentemente nella provincia di Oristano, ma indirizzati poi anche in tante altre parti della Sardegna. Le forze dell'ordine stanno indagando, indaghi chi ha la responsabilità di indagare. Io non ho la possibilità dalle centrali operative di individuare tutti i potenziali incendiari, tutti i criminali che attentano alla sicurezza e la patrimonio naturale della nostra isola. Io non ho questa possibilità, ma nelle nostre comunità sicuramente è possibile isolare e colpire i così detti piromani. E allora io penso che, da questo punto di vista, dobbiamo tutti quanti cercare di fare delle riflessioni un pochino meno sommarie e più accurate.

Qualcuno dice anche che probabilmente quest'anno c'è stata una concomitanza di stimoli e di fattori che hanno determinato un incremento degli incendi anche per la politica che abbiamo perseguito in materia ambientale e nell'attuazione corretta della ricca legislazione di settore approvata da questo Consiglio regionale. Fra i diversi fattori ci sarebbe forse la nostra gestione di alcune iniziative non sufficientemente attenta e sufficientemente prudente e lungimirante. Io vorrei dire all'onorevole Pili, Presidente della Commissione, che ha fatto peraltro un intervento propositivo e condivisibile quasi completamente senza rinunciare anche ad alcune valutazioni di carattere molto critico, vorrei dire che la prima preoccupazione nostra è stata quest'anno di verificare fin dal mese di giugno, fin dai primi incendi, se, dopo l'accelerazione che abbiamo tentato di dare all'attuazione della legge "31", rispettando un preciso impegno e una precisa priorità programmatica di questa Giunta e di questa maggioranza, se dopo le Conferenze dei servizi che abbiamo calendarizzato e concordato e che sono servite sicuramente a far cadere quel muro di ostilità, di diffidenza e di rifiuto pregiudiziale nei confronti delle aree protette in una parte consistente della nostra società regionale, se la casistica e l'incidenza del fuoco nelle aree dei futuri parchi era superiore o inferiore rispetto al resto del territorio regionale. Ebbene, i dati sono provvisori, io non mi illudo su questi dati sui quali dobbiamo essere prudenti, perché il bilancio lo faremo a fine settembre o forse anche ad ottobre, non mi faccio illusioni però i dati finora non confermano questa preoccupazione. I dati anzi confermano il contrario e dimostrano che non si è bruciato di più, anzi si è bruciato di meno nelle future aree protette. Però, anche qui bisogna che siamo chiari, onorevoli consiglieri; dobbiamo rinunciare all'idea di avere questo strumento, non per fare le riserve indiane, non per contemplare la natura, non per scacciare contadini, pastori, e cacciatori dai nostri tenitori, dalle nostre montagne, e per riservarli, come qualcuno pretende o come qualcuno dice, a ornitologi e a contemplatori della natura, ma per farne strumento di sviluppo alternativo della nostra isola che nell'ambiente e nella natura hanno la risorsa più preziosa, non solo naturale ma anche economica? Dobbiamo rinunciare a questo strumento? Dobbiamo fare un laico atto di contrizione tutti, e dire che la "31" è stata una fuga in avanti e che quindi non possiamo neanche tentare di attuare questa legge con il sufficiente grado di consenso e di legittimazione sociale come stiamo cercando di avere? Io penso che non dobbiamo assolutamente arretrare rispetto a questi obiettivi e a questi impegni.

La caccia: io non so se qualche cacciatore, se qualche bracconiere fra i 60 mila e passa sardi che praticano correttamente questo sport e questa attività, ha avuto questa estate la tentazione di andare ad appiccare il fuoco. Io penso di no, io non penso che in questa categoria ci siano dei potenziali incendiari e non penso neanche che la mancata apertura della caccia alla tortora sia stata una delle possibili cause della recrudescenza degli incendi durante questa estate. Tra l'altro la caccia alla tortora nel mese di agosto è vietata non dalle decisioni dell'Assessore di turno o del Comitato faunistico regionale, che aveva persino previsto questa possibilità, ma è vietata dalla legge statale, dalla nuova normativa nazionale in materia di prelievo venatorio. La possibilità di consentire questa apertura straordinaria ad una particolare specie di fauna migratoria era fra l'altro nelle mani del Consiglio regionale, perché solo il Consiglio regionale con la legge sarda sulla caccia può tentare di modificare le prescrizioni e i divieti della legge "157". Io ho fatto decine di Assemblee in tutta la Sardegna con i cacciatori; ho incontrato migliaia e migliaia di cacciatori, l'ho fatto perché bisogna confrontarsi anche con questi sardi che praticano, come dicevo prima, correttamente questo sport, prima di elaborare la nuova legge e la nuova disciplina per la protezione della fauna e dell'attività venatoria, e devo dire che ho riscontrato nel mondo venatorio una preoccupazione legittima sul futuro delle risorse ambientali della nostra isola. Il Consiglio, però, onorevole Pili, deve legiferare quanto prima, perché altrimenti anche le tensioni in questo mondo rischiano di accentuarsi e di diventare ingovernabili da parte di chiunque.

I cantieri forestali: ne hanno parlato diversi consiglieri opportunamente. La Regione e l'Assessorato della difesa dell'ambiente siamo uno dei più grossi datori di lavoro della Sardegna e attraverso la forestazione diamo lavoro ad oltre 5.000 persone che hanno ormai un rapporto di lavoro prevalentemente a tempo indeterminato, e in parte a tempo determinato, 5.000 posti di lavoro, ma la distribuzione territoriale di questi posti di lavoro continua ad essere abbastanza squilibrata nel territorio regionale. Insisto nel dire che ci sono alcune parti del territorio regionale dove la densità di operai forestali per ettaro rischia di essere più elevata di quella degli alberi, però a questa situazione siamo arrivati attraverso decisioni delle Giunte e del Consiglio regionale. Ci costano 160 miliardi questi cantieri di forestazione ed è stato sicuramente anche lavoro di tipo assistenziale. La forestazione ambientale viene considerata forestazione non produttiva, io ritengo che non ci sia niente di improduttivo in un'attività che migliora la qualità dell'aria che respiriamo, però anche da questo punto di vista io credo che a fine stagione antincendi del 1993 si dovrà fare, lo dico a Leonardo Ladu e agli altri che sono intervenuti, una riflessione assolutamente rigorosa e, se sarà necessario, assolutamente autocritica da parte di tutti. Io non credo che dobbiamo licenziare questi 5.000 sardi che hanno trovato un posto di lavoro anche precario, io penso anzi che, ricercando risorse, non solo nello stremato bilancio della Regione, e non solo nel bilancio statale che risorse non ne ha più, ma soprattutto nei programmi e nel bilancio comunitario, dobbiamo incentivare una politica di forestazione in tutti i comuni della Sardegna e di ripristino ambientale così come hanno anche proposto formalmente con progetti di legge alcuni Gruppi consiliari. Però, detto questo, credo che a fine stagione dovremo fare un bilancio molto preciso, perché quello che è successo ad esempio ad Aritzo dove non hanno bruciato sicuramente organizzazioni criminali esterne, ci deve far riflettere. Quello è un fuoco probabilmente agro-pastorale, un fuoco locale, e lì si è bruciato, vanificando e incenerendo in due giornate 35 anni di forestazione. Ad Aritzo si sono bruciati 800 ettari di bosco artificiale e di conifere perché ci sono tensioni attorno al cantiere di forestazione e ci sono contrasti nel rapporto del cantiere di forestazione con il mondo agro-pastorale.

Ad Aritzo, in Ogliastra e in tante altre parti della Sardegna questo problema sta diventando molto delicato e se, a fine estate, dovessimo, onorevoli consiglieri, verificare che nei comuni dove è più alta la densità dei forestali e dei cantieri forestali alimentati dal bilancio della Regione, l'incidenza degli incendi è stata superiore, io credo che dovremmo prendere decisioni coraggiose perché io penso che quelle popolazioni, quei lavoratori debbano tutelare quei territori e il loro ambiente e anche quei posti di lavoro. Non si può assolutamente consentire che ci sia un meccanismo per cui anche il cantiere di forestazione rischia di alimentare il fuoco. Io penso che i 5 mila e passa forestali dalla nostra Regione, oltre a essere utilizzati in opere tradizionali della forestazione, debbano essere utilizzati per un'opera di manutenzione del patrimonio forestale della nostra isola perché abbiamo i boschi in una condizione preoccupante dal punto di vista della manutenzione; i boschi stanno soffocando per mancanza di manutenzione e spesso stanno soffocando anche per una interpretazione troppo rigida delle norme della legislazione statale forestale, e delle stesse norme approvate da questo Consiglio regionale. Cito come esempio la legge "31" e i suoi vincoli. Il corpo di vigilanza ambientale applica le leggi dello Stato e di questo Consiglio regionale. Io credo che sia sbagliata la tesi di chi sostiene che tutti i mali derivano dalla eccessiva rigidità del nostro Corpo forestale di vigilanza ambientale; tuttavia va detto e io l'ho detto nella relazione e l'ho ribadito nel corso delle dichiarazioni pubbliche che ho fatto nel corso degli ultimi mesi che anche il nostro Corpo forestale regionale deve assumere nei territori, nel rapporto con le comunità locali, nel rapporto in particolare con il mondo agro-pastorale un atteggiamento differente. C'è bisogno di maggior professionalità, c'è l'esigenza di un coordinamento più efficace a livello regionale perché questo Corpo in questo momento è praticamente acefalo. Io spero che il Consiglio riapprovi la legge che abbiamo approvato e discusso recentemente a questo proposito, ma c'è un problema più generale relativo al Corpo di vigilanza ambientale e territoriale che va affrontato in tempi stretti. Se questo Corpo che abbiamo tutti voluto dovesse strutturarsi sul territorio come un succedaneo o un doppione di un altro Corpo di polizia allora io credo che le tensioni nelle nostre comunità sarebbero destinate ad aumentare e a diventare anche incontrollabili e a mio giudizio questo fenomeno in qualche misura sta già avvenendo. Quando arriva la giovane guardia o il giovane sottufficiale uscito dalla scuola di Sabaudia, magari con un titolo di diploma o anche di laurea e poi cerca di applicare la legislazione forestale dello Stato in termini molto rigidi e acritici, impedendo persino ai nostri contadini e pastori di pulire il bosco, perché ad esempio, il cisto è diventato una pianta da proteggere e intoccabile, allora può anche succedere che qualche fuoco d'estate si accenda anche per queste ragioni. Io penso, e insisto anche con i dirigenti del Corpo forestale di vigilanza ambientale, che i nostri agenti con l'aquila della Regione prima di somministrare multe di milioni e di decine di milioni ai nostri contadini e ai nostri pastori debbano riflettere più attentamente. C'è un problema però per il Corpo, badate bene, anche di contratto di lavoro. Noi non possiamo fare per il Corpo forestale di vigilanza ambientale lo stesso contratto di lavoro che facciamo per i dattilografi della Regione, non è assolutamente possibile! Io devo dare atto alla maggior parte dei dipendenti del Corpo di essere ritornati quest'anno spontaneamente dalle ferie quando gli incendi hanno cominciato a manifestarsi in forme così preoccupanti, e molta di questa gente che rischia la vita sul fronte del fuoco, va a lavorare e a rischiare senza avere la garanzia che questa Regione potrà pagare anche l'orario di lavoro straordinario.

Ho già consumato i miei trenta minuti, è vero. Volevo rapidamente dire due cose: io sarei, signori consiglieri non un presuntuoso, ma un idiota se pensasi che quella che abbiamo è la migliore organizzazione possibile. Io non ho detto né pensato che siamo i più bravi e non ho taciuto sui limiti strutturali della nostra organizzazione antincendi. Perché enucleare però quell'affermazione che era riferita ad un aspetto specifico relativo al tempo di contenimento degli incendi che obiettivamente, come documenta il Corpo forestale dello Stato, sono documenti e fatti, è il più breve tra tutte le Regioni italiane per trascurare tutto il resto? Io non mi posso adesso soffermare sui limiti, lo faremo quando ritorneremo dopo il confronto in Commissione qui in Consiglio, io vorrei dire però che non è un problema di mezzi, di tute e di cerniere che non si aprono. Noi abbiamo bonificato anche qualche cattiva abitudine, c'era qualche fornitore della real casa, come io li chiamo, che era abituato a fornire centinaia di milioni e forse miliardi all'anno di materiali antincendio di dubbia utilità e di dubbia qualità senza sottoporsi ad una severa gara d'appalto; quest'anno invece si sono fatte le gare d'appalto e si sono fate, badate bene, per tutte le esigenze del servizio antincendio. Io fornirò al Consiglio - adesso non posso, purtroppo ho consumato il tempo - tutti i documenti e tutti gli atti in possesso della Giunta per quanto riguarda questi aspetti che sono stati chiesti dall'onorevole Amadu e da altri consiglieri. Per quanto riguarda le gare d'appalto relative ai noleggi dei mezzi aerei, in particolare degli elicotteri, per quest'anno e per gli anni precedenti, sulla base delle notizie apparse su "La Nuova Sardegna" e smentite ufficialmente dall'Associazione elicotteristica italiana, chiederò formalmente alla Magistratura di occuparsi di questo problema. Non aggiungo altro, chiederò alla Magistratura di occuparsi di questo problema.

Badate bene, però, cari consiglieri che se non ci pensa lo Stato a darci i mezzi aerei indispensabili, se non ci pensa la Protezione civile nazionale noi saremo costretti, lo vorrei dire ad Andrea Pubusa, anche a ricorrere non al mercato clandestino, ma al mercato internazionale. Perché non si può rinunciare a questi mezzi se non vogliamo assistere ad altre distruzioni e ad altri lutti. Noi quest'anno abbiamo lasciato incenerire boschi e foreste perché i pochi mezzi disponibili sono dovuti correre a salvare vite umane, perché con i vigili del fuoco non si riusciva a salvare le vite umane. Vorrei dire poi all'onorevole Scano, perché mi sembra assolutamente doveroso che questo problema non venga trascurato, a proposito di un rilievo preciso che ha fatto sulla campagna di prevenzione e di educazione ambientale contro gli incendi e in fase di diffusione in tutti i comuni attraverso i manifesti e attraverso gli spot televisivi, vorrei precisare che questa campagna è costata esattamente la metà di quelle degli anni precedenti, non per decisione dell'Assessore ma per decisione del Consiglio regionale che, in una situazione di drastica riduzione delle risorse, ha giustamente dimezzato anche questo capitolo. La campagna di informazione continuerà, dopo i manifesti e gli spot in televisione, anche nelle scuole, attraverso un programma che pensiamo con il collega Azzena di arricchire ulteriormente incidendo soprattutto sui giovani e sul mondo della scuola. Ora questa campagna può non piacere, può essere considerata inefficace, vi assicuro che non piace neanche all'Assessore, anch'io l'ho definita vedendo i manifesti ed essendo condizionato dalla mia matrice contadina, una campagna che non arriva in profondità né al mondo agro-pastorale né a tutti i potenziali incendiari. Però sulla campagna pubblicitaria antincendi, che è stata anch'essa assegnata attraverso una regolare gara d'appalto, persino in regola con la normativa CEE, e l'unico tecnico che io ho consentito che ne facesse parte è il capo ufficio stampa della Regione più i funzionari del settore competente dell'Assessorato, una cosa è dire che quella campagna è inefficace, anche se io non sono un esperto della comunicazione, e un conto è invece dire, come afferma l'onorevole Scano, che sono campagne propagandistiche e truffaldine. Anche a me non è piaciuto quel messaggio però truffe questa Giunta non ne promuove e non ne consente. Io fornirò al Consiglio tutti gli elementi di conoscenza come per il nolo degli elicotteri e di tutti gli altri mezzi che vengono utilizzati dall'antincendio. Chi ha altri elementi e parla di truffa è pregato di farlo sia nei confronti del Consiglio regionale sia nei confronti degli organi che si devono occupare di questo problema.

Io ho finito, mi rendo conto che ho tralasciato molte altre questioni che meritavano sicuramente una risposta e un approfondimento. Vorrei infine avvertire che se dovesse essere riproposta, dopo il confronto che faremo in Commissione, l'ipotesi di indennizzare territori, proprietari e comuni che hanno subito danni dagli incendi io personalmente dichiarerò la mia assoluta contrarietà. Perché "incendiopoli" che in qualche misura esiste già, essendo anch'io d'accordo con chi sostiene che anche inconsapevolmente si è creata un'organizzazione che in parte ha interesse allo sviluppo degli incendi, "incendiopoli", dicevo, se passasse una proposta di questo tipo a mio giudizio attraverso gli indennizzi diventerebbe assolutamente incontrollabile.

La Giunta ha inteso rendere conto tempestivamente al Consiglio delle sue iniziative, signor Presidente, in coerenza con il programma che ha presentato all'atto della sua costituzione; la Giunta, signori consiglieri, opererà in sintonia con le indicazioni che il Consiglio darà per determinare quella svolta, auspicata e necessaria, in materia di organizzazione e di coordinamento in materia di lotta agli incendi ma non si sottrarrà, neppure alla luce dell'allarmante bilancio degli incendi di quest'anno e delle indicazioni che sono venute anche oggi da questo dibattito, al compito di esercitare il suo ruolo di governo e avanzare le sue proposte.

PRESIDENTE. Sono pervenuti alla Presidenza due ordini del giorno. Se ne dia lettura.

MULA MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Ordine del giorno Cogodi - Morittu - Murgia - Salis - Urraci sulla definizione di un programma generale di interventi in materia di lotta contro gli incendi.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sulle dichiarazioni della Giunta sull'andamento della campagna antincendi,

PRESO ATTO

a) del disastro ambientale, economico e sociale derivato alla Sardegna dagli incendi estivi;

b) della sostanziale incapacità manifestata dalla Giunta regionale a predisporre e gestire interventi efficaci di lotta contro gli incendi,

impegna

tutte le Commissioni consiliari competenti nelle materie variamente connesse alla definizione di un programma generale di interventi a riunirsi con urgenza, in via continuativa, e a produrre proposte concrete da presentare in Consiglio regionale entro la data del prossimo 30 settembre.

Tali proposte, di ordine legislativo, finanziario e di indirizzo, dovranno costituire la base di un programma organico e straordinario degli interventi della Regione in materia di sistema antincendi e di riqualificazione forestale e ambientale di tutto il territorio della Sardegna. (1)

Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Ortu - Cogodi - Pusceddu - Merella - Usai Edoardo sul dramma degli incendi in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

SENTITE le dichiarazioni della Giunta;

VISTE le indicazioni emerse nei numerosi ed approfonditi interventi del dibattito;

AL FINE di tradurre tali indicazioni in organiche proposte di indirizzo programmatico e normative per la Giunta regionale,

dà mandato alla quinta Commissione permanente

di puntualizzare quanto emerso dal dibattito formulando un'organica proposta di indirizzo da sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale entro il prossimo 30 settembre. (2)

PRESIDENTE. Poiché l'ordine del giorno numero 2 è stato firmato anche dai presentatori dell'ordine del giorno numero 1, chiedo se il Gruppo Rinascita e Sardismo intende con questo ritirare l'ordine del giorno numero 1.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Noi condividiamo l'ordine del giorno numero 2 che comunque prende atto delle dichiarazioni della Giunta, non dà nessun mandato alla Giunta perché si è dimostrata così…

(Interruzioni)

La Giunta poi quello che sa fare lo faccia. Dà mandato invece alla Commissione consiliare di approfondire le questioni trattate dal Consiglio perché si torni in tempi brevi, entro il mese di settembre, in Consiglio con proposte concrete. Però vi è stata un'assicurazione verbale, chiedo conferma ai presentatori del secondo ordine del giorno, che ciò la quinta Commissione permanente farà in coordinamento con le altre Commissioni di merito. Perché la questione che il Consiglio ha trattato non è solo la questione della Commissione agricoltura, vi sono questioni e connessioni con le altre Commissioni di merito, con la Commissione ambiente, con la Commissione bilancio, sicuramente con altre Commissioni di merito, le quali tutte dovranno impegnarsi in un approfondimento, in una ricerca, in una proposta di soluzioni che al Consiglio dovranno arrivare in modo organico e coordinato. Quindi può essere che vada bene che ci sia una Commissione che fa un po' da capofila, però anche le altre Commissioni, quelle che hanno competenza di merito se ne occupino e al Consiglio arrivi una proposta organica, articolata che intervenga su tutte le questioni che il Consiglio regionale ha trattato. Su questo punto chiederei conferma almeno al primo presentatore o agli estensori del secondo ordine del giorno, perché se questo viene formalmente confermato il primo ordine del giorno si intende ritirato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Solo per confermare quello che diceva in questo momento il collega Cogodi, con il quale siamo tutti d'accordo.

PRESIDENTE. Si intende ritirato l'ordine del giorno numero 1 e rimane l'ordine del giorno numero 2 integrato da questa dichiarazione resa dai presentatori.

Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno numero 2 ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta lo accoglie con una puntualizzazione che a me pare superfluo fare, ma che dopo l'intervento dell'onorevole Cogodi mi sembra opportuna.

Mi pare che noi abbiamo iniziato una discussione su questo argomento che non si è conclusa; una discussione che si è aperta su una dichiarazione della Giunta che ovviamente ha avanzato anche delle proposte. Purché non si stravolga il ruolo corretto che deve esistere con il Governo, che ha diritto di fare delle proposte che il Consiglio ovviamente può bocciare, noi siamo d'accordo ed accogliamo l'ordine del giorno numero 2.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

I lavori del Consiglio proseguiranno martedì 7 settembre alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 23 e 44.