Seduta n.208 del 27/02/2002 

Seduta CCVIII

(Pomeridiana)

Mercoledì 27 Febbraio 2002

Presidenza del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 16 e 37.

Cappai, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del venerdì 1° febbraio 2002, che è approvato.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti per permettere ai consiglieri di giungere in Aula.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 38, viene ripresa alle ore 16 e 58).

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Massimo Fantola e Gianni Locci hanno chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana del 27 febbraio. Se non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, credo che il numero dei consiglieri presenti in Aula non sia tale da consentirci di iniziare la discussione. Propongo una breve sospensione della seduta per consentire ai colleghi di arrivare in Aula, in modo che il collega Sanna non parli ai banchi vuoti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, abbiamo già rimandato l'inizio dei lavori. Nonostante ci siano poche persone, tutti i Gruppi hanno almeno un proprio rappresentante presente in Aula e anche la Giunta è presente, quindi ritengo che si possa iniziare la discussione, anche perché ci sono molti colleghi che vogliono parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Corona, l'osservazione dell'onorevole Spissu è pertinente, adesso stanno arrivando alcuni rappresentanti dei Gruppi, ma è innegabile che l'Aula sia pressoché vuota. Quindi sospendo ancora la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17, viene ripresa alle ore 17 e 10).

Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A) e "Bilancio di previsione per l'anno 2002 e bilancio pluriennale per gli anni 2002-2003-2004" (296/A) e della proposta: "Note di programma 2002" (Progr. n. 31/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la prosecuzione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numeri 295/A e 296/A e del Programma numero 31/A. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Alberto Sanna.

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io voglio fare alcune considerazioni sulla parte del bilancio che riguarda il settore dell'agricoltura che mi pare abbia, in questa manovra di bilancio, sofferto più di altri comparti. Parto dall'analisi di alcuni numeri. Intanto le disponibilità del 2002, 560 miliardi, sono notevolmente ridotte rispetto a quelle del 2001, 806 miliardi. Abbiamo 246 miliardi in meno, cioè il 30 per cento in meno delle risorse disponibili per il settore agricolo.

La diminuzione riguarda soprattutto le risorse destinate agli investimenti, perché la parte corrente resta sostanzialmente inalterata. Sono gli investimenti che vengono ridotte in modo sostanziale. Abbiamo 368 miliardi di investimenti, nel 2001 ne avevamo 609, abbiamo insomma 241 miliardi in meno di investimenti per il settore agricolo. Queste sono cifre, a mio parere, estremamente preoccupanti. Ma la cosa ancora più preoccupante è il carattere relativo di questi numeri, cioè l'anno scorso gli 806 miliardi disponibili per l'agricoltura erano dentro una manovra di 13 mila miliardi, e rappresentavano il 6 per cento della manovra complessiva. Quest'anno abbiamo una manovra finanziaria di 19 mila miliardi, quindi i 560 miliardi stanziati per l'agricoltura rappresentano soltanto il 3 per cento dell'intera manovra.

L'altro elemento che viene fuori da questa rapida disamina dei numeri è che questi investimenti, essendo prevalentemente costituiti dai fondi del POR, mettono in evidenza un altro dato, anch'esso molto negativo, e cioè che gli investimenti del POR per il settore agricolo, sono sostituivi dei fondi che l'agricoltura ha sempre avuto in via ordinaria.

Presidente, mi consenta, già quest'Aula non è affollatissima, ma se i pochi colleghi presenti fanno salotto, davvero non ci sono le condizioni per dare alcun contributo a questa discussione, alla quale mi pare che la Giunta sia pochissimo interessata, visto che è presente soltanto l'Assessore del bilancio, e la maggioranza mi sembra altrettanto scarsamente interessata.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, si sta svolgendo un intervento.

COGODI (R.C.). Per una volta che mi avvicino a destra mi rimprovera pure! Me ne vado subito. Erano anni che non mi avvicinavo a quella parte!

SANNA ALBERTO (D.S.). Dicevo, emerge un altro dato fortemente negativo da questi numeri, che il POR diventa di fatto sostitutivo dei fondi ordinari che l'agricoltura avrebbe dovuto avere. Quindi, anziché essere uno strumento in più diventa l'unico strumento.

Il dato relativo al '99, quando lo stanziamento iniziale di 700 miliardi a favore dell'agricoltura, fu portato alla fine dell'anno a oltre 1000 miliardi, mette in evidenza, con maggiore forza, quello che sto dicendo, che cioè nel '99 non c'erano i fondi del POR ma all'agricoltura furono destinate risorse più cospicue di quelle che le vengono assegnate oggi.

Insomma, il primo dato politico che emerge - mi dispiace che non ci sia l'Assessore Contu - è che questa Giunta ha tolto all'agricoltura le sue risorse ordinarie, quelle che ordinariamente erano a disposizione di questo settore. Questo è un dato politico fortemente negativo, io non so dov'era l'assessore Contu quando in Giunta sono state prese queste decisioni.

A questi dati si aggiunga il fatto che questo è un settore che ha 1197 miliardi di residui, che sono più del doppio della competenza, e questo significa che questa Giunta non è neanche in grado di spendere le risorse.

Io mi sarei aspettato che dalla manovra di bilancio questo comparto avesse le risorse che merita, perché senza risorse importanti un settore come questo non può essere rilanciato, e mi sarei aspettato anche, nella manovra di bilancio, una attenzione complessiva, sia agli aspetti relativi alla situazione di emergenza del settore agricolo, sia agli aspetti strutturali, perché se questi non vengono affrontati non c'è prospettiva per questo comparto.

Sull'emergenza voglio osservare che, dell'indebitamento gravissimo delle imprese agricole neanche si parla, eppure questo problema, se non viene in qualche modo affrontato, rischia di essere un ostacolo insormontabile, e la stessa fruibilità dei fondi del POR è a rischio se, appunto, permane questo livello di indebitamento, e assieme a questo una nuova politica del credito per l'agricoltura; non si parla né dell'uno né dell'altro. La stessa vicenda della legge 44 sembra caduta nel dimenticatoio. Siamo stati a Bruxelles, ci è stato detto quali possono essere le vie percorribili, ci è stato detto che era necessario un provvedimento legislativo che, affrontando i problemi legati alla siccità, desse anche una risposta ai problemi relativi ai debiti della 44; né dell'uno e né dell'altro si fa menzione nella manovra di bilancio e, al di là delle affermazioni ad effetto che vengono regolarmente fatte alla stampa, oggi dal Presidente e domani dall'Assessore, la sostanza è che non si muove niente. Anzi, la situazione è fortemente peggiorata. Le stesse direttive della legge regionale 21, che il Consiglio ha approvato ormai da oltre un anno e che la stessa Unione europea ha approvato, non sono state ancora definite, e quindi questo strumento importantissimo non è operativo.

Lo stesso piano di sviluppo rurale, che è stato anch'esso approvato dall'Unione europea, non è ancora operativo, con gravissimi danni per il mondo agricolo. Mi riferisco in particolare al bando sulla zootecnia biologica, che è ancora fermo, e a quello sulla forestazione.

Insomma, mi pare, che emerga dai numeri e dai fatti, che questa Giunta non ha la consapevolezza della necessità di una politica nuova che aggredisca i ritardi e i nodi storici della nostra agricoltura. Siamo lontanissimi da questa consapevolezza.

La Giunta ha preparato un elenco di interventi indistinto nel quale non sono indicate le priorità. Non c'è la consapevolezza che il comparto agricolo, se non riesce a diventare competitivo, se non riesce a superare questa sorta di limbo tra l'assistenzialismo e il mercato, se non riesce a trovare la strada della competizione in Italia e in Europa, non ha futuro e i margini sono sempre più stretti.

Io credo che una manovra seria in questo comparto debba incentrarsi su alcuni punti fondamentali, per esempio sull'esigenza di avviare un'opera duratura di ricomposizione fondiaria delle nostre aziende agricole, estremamente polverizzate parcellizzate, perché se non si avvia questo processo manca una delle condizioni fondamentali perché si possa produrre a costi accettabili, e perché le nostre aziende agricole possano essere definite aziende moderne. Non c'è uno strumento legislativo che metta ordine in questo settore, non ci sono risorse, non c'è soprattutto la volontà politica perché questo avvenga, non ci sono gli strumenti, non c'è la consapevolezza. L'altro punto fondamentale, anch'esso fortemente carente, è il problema delle infrastrutture, dell'energia elettrica e del metano.

Io voglio ricordare alla Giunta che la maggior parte delle aziende agricole sarde non hanno ancora l'energia elettrica, che tutto il comparto serricolo quest'anno ha sofferto moltissimo per l'assenza del metano, con costi aggiuntivi notevolissimi. Inoltre la maggior parte delle nostre aziende è senz'acqua, e con la siccità la situazione tende a diventare ancora più grave. Collegato a questo c'è il problema del risparmio delle risorse idriche, non si affronta né l'uno e né l'altro problema.

Anche il problema della viabilità agricola sembra non avere l'importanza che invece esso ha. Insomma l'insieme dei problemi legati ad una infrastrutturazione moderna del settore agricolo è sottovalutato. .

Lo stesso problema dei trasporti, in particolare mi riferisco al problema della continuità territoriale per le merci, è trascurato. Questo problema era stato affrontato con la legge finanziaria di due anni fa dal centrosinistra, che aveva stanziato 30 miliardi per l'attuazione della continuità territoriale per il trasporto delle merci dalla Sardegna al Continente, Questa norma è rimasta inapplicata, né mi pare ci siano nelle dichiarazioni programmatiche e in tutti i documenti di bilancio segnali diversi per quanto riguarda questo tema. Naturalmente le conseguenze le paga anche il comparto agricolo, sia per quanto riguarda l'importazione di prodotti e di tutto quello che serve per l'agricoltura, sia per l'esportazione dei nostri prodotti.

L'altra questione ampiamente sottovalutata è quella della qualità dei prodotti e della sicurezza alimentare degli stessi. Oggi c'è molta sensibilità da parte dei consumatori, c'è molta attenzione a questi aspetti, anche alla luce di vicende tipo la BSE e altre vicende che hanno caratterizzato in negativo questo comparto.

In particolare il settore biologico è fortemente trascurato da questa Giunta. Voglio ricordare che il piano di sviluppo rurale prevede obbligatoriamente la certificazione delle aziende biologiche. Io non so che cosa sta facendo la Giunta regionale per attrezzarsi in questo senso, altrimenti rischiamo di non poter spendere queste risorse.

Non c'è una politica sulla tracciabilità e sulla rintracciabilità dei prodotti della nostra Isola. Questo è un altro aspetto su cui ci giochiamo la competitività delle nostre aziende, noi possiamo davvero competere sulla qualità, ma non c'è neanche la consapevolezza di questa necessità nei documenti di bilancio. Quindi siamo ben lontani dall'avvertire la necessità di mettere in campo una politica adeguata alla necessità.

L'altro capitolo fortemente carente è quello della commercializzazione. Per le nostre aziende, se non riescono a mettere su una rete di rapporti che faciliti l'associazionismo, io credo che sarà difficile competere in un mercato sempre più globalizzato, che è condizionato da chi ha più forza. Anche questo aspetto, che riguarda l'associazionismo dei produttori, che darebbe notevole valore aggiunto al comparto in termini di risorse e di occupazione è completamente assente. Per non parlare poi dell'innovazione tecnologica, alla quale non si è data nel bilancio nessuna attenzione.

L'altro aspetto, e chiudo con l'agricoltura, è quello che riguarda l'agriturismo; le risorse sono insufficienti e si sottovaluta la rilevanza di questo comparto come strumento per aumentare il reddito, per diversificare le aziende, e per dare una prospettiva di sviluppo a questo comparto. Noi, come centrosinistra, ci stiamo occupando, nel corso di questa legislatura - parlo di questa legislatura perché sto facendo questa esperienza -, di questi problemi ormai da tre anni e stiamo portando avanti proposte, e lo faremo anche in sede di bilancio, con una serie di emendamenti molto puntuali, che propongono di integrare la manovra di bilancio creando le condizioni per lo sviluppo di questo comparto.

Sul settore dell'ambiente debbo fare alcune rapidissime osservazioni. Anche questo è stato un settore fortemente colpito dalla manovra di bilancio. Si passa dai 574 miliardi del 2001 ai 471 di quest'anno, quindi 103 miliardi in meno, cioè il 20 per cento delle risorse disponibili in meno. Non c'è un cenno ai problemi legati alla desertificazione della nostra Isola, eppure c'è un piano nazionale comunitario destinato alle regioni esposte a questo fenomeno preoccupantissimo del quale stiamo pagando le conseguenze tutti i giorni. Non ci sono risorse e non c'è una politica, non c'è neanche la parola, è completamente assente. A mio parere questa, dal punto di vista della tutela dell'ambiente, dal punto di vista della tutela complessiva e anche del rilancio dell'economia della nostra Isola, è una questione strategica; i parchi sono cancellati dalla cultura politica di questa Giunta, è tutto fermo; le poche risorse che ci sono sono per i parchi che aveva approvato il centrosinistra; la legge 23 sulla caccia è inattuata, gli ambiti non esistono, e non esiste l'Istituto regionale della fauna selvatica; sulla pesca la riduzione delle risorse è forte ed evidente, riguarda il riposo biologico, riguarda l'ammodernamento della flotta, riguarda anche lo stagno di Cabras, che aveva avuto, con la legge 14, 9 miliardi per il risanamento. Questi 9 miliardi si sono ridotti a 4 miliardi e mezzo, e gli indennizzi previsti, oltre 7 miliardi, sono stati anch'essi fortemente decurtati.

Un altro grande settore sul quale non si legifera è quello dello smaltimento dei rifiuti: non sono stati recepiti i decreti Ronchi, non esiste conseguentemente un piano regionale, e quindi anche in questo settore delicatissimo siamo praticamente in una situazione di totale emergenza.

Il piano antincendi è quello solito, nel quale sono previste risorse per lo spegnimento ma non per la prevenzione degli incendi.

Questo è il quadro molto schematico relativo ai comparti dell'agricoltura e dell'ambiente da cui emerge una situazione di grandissima inadeguatezza che certamente non può dare risposte positive a questi settori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, cercherò, nel mio intervento, di evitare polemiche e ulteriori contrapposizioni, soprattutto relative agli interventi di questa mattinata. Mi dispiace che non sia presente l'onorevole Cugini, al quale avrei voluto ricordare che l'amministrazione comunale di Oristano era un'amministrazione di centrosinistra, non certo di centrodestra. La destra era all'opposizione, pertanto non ho capito le sue affermazioni. Spero che non fosse un modo per mascherare dissidi che permangono in altri Gruppi politici e che comunque non riguardano certo direttamente questa Assemblea. Peraltro, nella precedente legislatura abbiamo visto cose ben peggiori.

Mi riferisco, per un attimo, all'onorevole Gian Valerio Sanna. Il suo continuo rancore, onorevole Sanna, il suo perpetuo livore, la portano a dare di sé un'immagine non coerente con quelli che sono i principi della parte politica che rappresenta, fino al punto di criticare il potere giudiziario.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, l'onorevole Diana sta parlando della finanziaria, o di me?

DIANA (A.N.). Vorrei capire il perché di questo accanimento. Fino a quando vorrà abusare della mia pazienza? Il consenso elettorale legalmente e legittimamente ottenuto non può essere messo in discussione da chicchessia e men che meno da chi ha usato il potere per ottenere ulteriore potere. Metta fine a questa querelle, le saremo tutti grati!

PRESIDENTE. Si rivolga a me, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Cerchi di rappacificarsi con sé stesso, dia un contributo più alto a questo Consiglio, ne ha tutti i mezzi e le potenzialità.

Questa proposta di legge finanziaria mi induce ad alcune considerazioni. La prima attiene al principio, che spero tutti i colleghi vogliano condividere, ma questa volta nei fatti, che non è più tempo di orpelli e di inutili esercitazioni senza scopo e senza mezzi. Le risorse finanziarie pubbliche, devono essere impegnate e spese tempestivamente. L'esercizio provvisorio, lungamente protratto, potrà arrecare ulteriori e irrimediabili danni alla collettività per l'ormai inveterata moda di fare dopo quello che si deve fare nei tempi fissati dalla legge, al fine di operare nella pienezza dei poteri durante tutto l'esercizio finanziario.

Per questo motivo occorre uscire dal caos e assumerci le nostre responsabilità, rendendoci conto che la libertà che ci concede la democrazia e la pazienza dei cittadini non sono senza limiti. Così come non è senza limiti la libertà di discutere e discettare anche su questioni importantissime, qual è, ad esempio, il voto segreto, il cercare difficili equilibri in seno alle Commissioni e agli altri organismi, l'insistere su questioni marginali, di gruppi, di intergruppi e persino d'ordine personale, che mal si conciliano con la necessità di un sano pragmatismo e di una ponderata concretezza operativa.

La libertà senza limiti che ci stiamo concedendo è licenza non giustificata, è distorsione delle norme, è far violenza ai cittadini che rappresentiamo, è attribuirci potestà che non ci sono dovute e che quindi ci pongono fuorilegge. Se così è, non è più tempo di concederci indebite e ingiustificate licenze; è tempo invece di dare gambe alla legge di bilancio per attuare la programmazione in essa contenuta, in linea con le emergenze del momento, capace in qualche modo di realizzare, senza ulteriori perdite di tempo, alcune iniziative di buona valenza e quindi di raggiungere alcuni positivi effetti sui territori e le popolazioni interessate agli interventi.

Bene hanno fatto la Giunta e l'Assessore del bilancio e della programmazione ad impegnarsi a predisporre entro il 30 giugno il disegno di legge di assestamento del bilancio, preannunciando che si provvederà al reperimento di nuove entrate di varia natura al fine di allargare il ventaglio degli investimenti e degli interventi. Per quanto detto, tutto questo è lodevole! Ma a monte, preliminarmente, occorre cercare di capire che cosa si sta facendo e che cosa si deve fare; occorre tracciare, con il concorso del Consiglio e delle Commissioni, ma prima di tutto, con la definizione di tutte le questioni base all'interno del centrodestra, un lineare percorso politico programmatico, a valere nel breve, medio e lungo termine, sostenuto da comuni idee base e dalla volontà di costruire un supporto ideologico guida in nessun modo eludibile, con il quale giungere infine all'ottenimento di risultati temporizzati, unicamente orientati verso lo sviluppo e la risoluzione di almeno alcuni dei problemi cardine che attanagliano l'isola.

Di qui al 30 giugno, insomma, il centrodestra e il Consiglio dovranno provvedere ad un assestamento del bilancio annuale e triennale le cui scelte potranno certo variare in dipendenza delle eventuali e possibili nuove entrate che bisogna, in ogni caso, reperire e istituzionalizzare e ciò magari anche - lasciatemelo dire - attraverso un'azione diretta sul Governo centrale, il cui atteggiamento, per certi versi, appare contraddittorio con la tanta sbandierata volontà di operare in regime di federalismo e devolution.

Ma devo dire che, almeno per quanto riguarda la maggioranza di governo, essa deve iniziare immediatamente ad interrogarsi nel profondo: quali sono le nostre linee guida, quali i nostri programmi, quale l'impegno comune manifestato a suo tempo agli elettori che ci hanno premiato, quale il nostro fine ultimo, quali le azioni e i comportamenti unidirezionalmente diretti a dare ai cittadini della Sardegna, ai nostri elettori quanto in qualche modo si attendono. Non più fiori mischiati alla gramigna o ad altre erbe infestanti, ma opere, fattività, chiarezza, lealtà e trasparenza.

Occorrerà specchiarsi in acque che dovremo rendere limpide per vedere riflessa, proprio nella trasparenza, la nostra immagine migliore, non certo quella attualmente in visione di chi ci guarda, quasi incredulo poiché costretto ad assistere ad un impoverimento o forse ad un vero e proprio imbarbarimento della politica, a pagare le nostre negatività, incapace, per di più, di reagire e ciò in forza di un quadro istituzionale che fino alla fine del nostro mandato ha dato a noi i poteri, assegnando agli elettori un ruolo assolutamente subalterno e persino passivo.

La distinzione dei ruoli vede i cittadini sardi obbligati a sopportare persino le male erbe e a godere di poche cose positive di elevata significazione. Esiste ormai una barriera tra noi, l'istituzione che rappresentiamo nel suo complesso, e i cittadini; non solo, ma da essi accettiamo solo quei contributi critici che riusciamo o vogliamo comprendere, perché congeniali ad interessi che sentiamo, ma il complesso dei bisogni, degli interessi e talvolta delle necessità dei nostri rappresentati è certamente diverso e variegato. Occorre penetrare nei bisogni della gente, capirne le aspirazioni, indirizzandole al meglio, dunque conoscere l'amplissimo quadro di riferimento, per attuare la pianificazione strategica, la programmazione e la pianificazione degli obiettivi, delle risorse, del personale, il controllo direzionale ed il controllo operativo e da ultimo il controllo di gestione.

I concetti esposti sono noti a tutti, né vale la pena di approfondirli. Certo il processo di pianificazione strategica comporta la ricerca preliminare di quella stabilità politica cui dobbiamo giungere se vogliamo ottenere - e così deve essere - che si possa operare razionalmente attraverso una programmazione di medio e lungo periodo, condizione indispensabile per un ordinato e progressivo sviluppo.

L'inizio del processo - ed è questo un caldo invito che rivolgo all'Assemblea, ma in modo particolare alla maggioranza di Governo - è dunque l'indispensabile ricerca delle più appropriate metodologie che ci portino alla stabilità politica. Il passo successivo è pur esso metodologico, ma di supporto alla programmazione, della quale al momento - e lo dico con molta franchezza - non appaiono chiare le finalità per il persistere di resistenze culturali, per l'inconsistenza di alcune leve organizzative, per l'assenza o quasi degli strumenti di controllo ed ancora per l'inadeguatezza degli strumenti di programmazione e forse per la scarsezza dei necessari e indispensabili strumenti informativi, per il nostro modo di concepire la politica, quasi distaccata dai cittadini e volta in prevalenza, anche attraverso macchinosi trasversalismi, all'ottenimento di risultati di scarsa rilevanza e non sempre orientati verso il generale interesse.

Dice qualcuno che la pubblica amministrazione è investita da un processo irreversibile che è trainato da almeno quattro forze principali, l'avvio del federalismo ancora incerto ma orientato chiaramente a trasferire poteri e risorse dal centro al territorio, modificando i compiti del centro stesso; la riforma dell'amministrazione - dai controlli alla dirigenza, dalla semplificazione alla trasparenza e così via, siamo di fronte ad una vera riscrittura delle regole che la presidiano - l'adozione delle nuove tecnologie che modificano l'organizzazione amministrativa e creano nuove possibilità di servizio all'utenza, ma anche nuove figure professionali, la modifica dei compiti della politica che deve lavorare molto più attentamente all'architettura delle riforme perché dal loro esito dipende la competitività del paese.

E` il modello economico stesso che si sta modificando, da un modello di gestione redistributiva della ricchezza ad un modello che, per dare risultati di maggiore capacità produttiva, deve confrontarsi con gli altri, individuare un progetto di sviluppo solido e duraturo, trovarsi un ruolo almeno in ambito europeo, costruire le competenze e le strutture di un'economia del futuro.

Noi partiamo da una realtà peculiare, quella di una rete produttiva fatta di piccole imprese, a volte prime per capacità e qualità, ma comunque di dimensione ridotta, una realtà mediata per decenni da corpi intermedi forti, ma ora sempre più parcellizzati, una realtà che ha avuto come riferimento spesso le autonomie locali. Questi attori, piccola impresa, corpi intermedi, autonomie locali devono oggi riposizionarsi in un modello economico cui ognuno deve contribuire con un valore aggiunto per creare le ragioni di una competitività di sistemi. In questo quadro assume lo spessore di una scelta il discorso della sussidiarietà, sia verticale che orizzontale, la scelta cioè di coinvolgere nel ridisegno della mappa dei poteri sul territorio sempre più soggetti, pubblici e privati, per accrescere la capacità di risposta del territorio alle esigenze della crescita e dello sviluppo. Lo sviluppo locale ruota intorno alla costruzione di questa rete di relazioni, capace di sostenere la creazione di imprese, la crescita ed il consolidamento di quelle esistenti, ridurre le diseconomie esterne, fornire i servizi più avanzati, offrire infrastrutture valide e poco costose, sia materiali che immateriali. Cambia la catena del valore ed in questa nuova catena entra l'amministrazione che deve imparare un nuovo mestiere, fissando e misurando i propri obiettivi e i loro raggiungimenti.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, in quest'Aula sono state discusse diverse dichiarazioni programmatiche, sono state spese solenni dichiarazioni di intenti, oggi siamo chiamati a verificare la coerenza tra quelle dichiarazioni e gli impegni concreti che la Giunta di centrodestra ci propone con questa manovra finanziaria.

E` bene sottolineare da subito che c'è un enorme divario tra promesse, dichiarazioni programmatiche, proclami da una parte e fatti reali dall'altra, nonostante da stamani vediamo tanti arrampicatori di specchi. Con i primi si diceva: "sviluppo, lotta all'indebitamento, agli sprechi, al clientelismo, velocità della spesa, efficienza". I fatti di questa prima metà di legislatura dicono invece: "massimo di indebitamento, rallentamento della spesa, caos nella programmazione territoriale, ricorso sistematico al clientelismo e agli sprechi".

La politica finanziaria costituisce la più chiara dimostrazione del fallimento del Governo di centrodestra. Due anni fa avete detto con grande enfasi, con grandi proclami, con grandi titoli sui giornali: "E` il momento del cambiamento". E` vero, avevate ragione, è il momento del cambiamento in peggio! Si tratta invece, oltre che di questo, di un momento lungo due anni di cattiva amministrazione; basterebbero, per dimostrare questo, i pareri che ci sono pervenuti dalle autonomie locali e dalle parti sociali. Volete o no registrare che non c'è una categoria che sostenga la vostra manovra finanziaria. E' una manovra in progress. Durante la discussione in Commissione abbiamo sostanzialmente approvato una manovra diversa da quella che ci avevate presentato; siamo in attesa di esaminare i vostri emendamenti per verificare se alla fine saremo davanti ad una terza manovra finanziaria.

Si tratta invece di una scarsa, o meglio inesistente, cultura politica di programmazione economico-finanziaria, di una incapacità ad esprimere coerenze fra i diversi strumenti di programmazione regionale. Sembrerebbe che ancora ci siano difficoltà da parte della Giunta e di questa maggioranza a comprendere appieno la funzione del documento di programmazione economico-finanziaria, che è uno strumento, o meglio dovrebbe essere, uno strumento molto flessibile, molto agile e tendenzialmente molto concreto.

Non è perdita di tempo ricordare che il primo documento di programmazione economico-finanziaria aveva dichiaratamente un carattere sperimentale perché né gli organi politici, né l'apparato amministrativo erano naturalmente in condizioni di entrare subito nella nuova logica; che il secondo DPEF costituiva un ulteriore avvicinamento al nuovo sistema di programmazione ed era imperniato sostanzialmente su due assi, il ciclo unico di programmazione, che state purtroppo progressivamente abbandonando, ossia la realizzazione di un sistema complessivo sulle scelte e sulle risorse; il monitoraggio, in altre parole, l'effettiva e continua verifica sullo stato di attuazione fisico, amministrativo e finanziario dei programmi. Parrebbe che tutto questo per voi sia preistoria, da demonizzare, da rimuovere!

Il collega Cogodi scrive nella sua relazione: "Ridotto alla programmazione del nulla", del nulla in quanto si scrive e si fa altro, sistematicamente!

Come è stato già sottolineato da colleghi che sono intervenuti, è evidente una profonda divaricazione fra la manovra di bilancio e il vostro primo vero DPEF. Si fanno proprie analisi e conseguenti soluzioni dei problemi analizzati e poi si disconosce tutto, come dire: "Abbiamo scherzato, ora invece ci dichiariamo per quello che in realtà vogliamo fare, per quello che in realtà siamo, per quello che in realtà siamo capaci di fare nella programmazione economica per quest'isola".

Per concludere su questo punto, è opportuno ricordare che la filosofia che ha ispirato i primi due DPEF, quelli proposti ed approvati nella passata legislatura dal centrosinistra, era quella dell'integrazione fra i diversi pezzi del vasto mondo del sapere: i territori, la scuola, la formazione, l'università, la formazione continua, i talenti, le competenze, tutto da voi vanificato.

Prendiamo la programmazione territoriale; si conviene ormai che il lungo inseguimento che i territori più emarginati, quelli che sono ormai identificati come le zone interne, perseguono per raggiungere i territori economicamente più sviluppati, necessita di pratiche di discontinuità, di approccio alla programmazione economica e di intervento politico, quello che noi avevamo iniziato a fare e che voi state cancellando.

La coalizione di centrosinistra ha inteso operare una profonda svolta nelle politiche di programmazione fino ad allora perseguite in tema di riequilibrio economico, demografico e territoriale, incentrando tutta l'attenzione di governo su una moderna gestione del capitale umano ed ambientale. L'uomo, la persona, con la sua cultura, la sua profonda conoscenza del territorio e l'ambiente costituiscono risorse irrinunciabili e decisive per la crescita del territorio regionale.

Basterebbe richiamare sommessamente la vostra posizione sui parchi e su tutto quello che da ciò deriva, anche in ordine alle questioni di ordine pubblico in zone spesso già gravemente provate.

Ad essi deve rapportarsi qualunque programma di respiro territoriale, qualunque politica attiva ed attenta di intervento nelle comunità provinciali, con la consapevolezza che tali risorse, costituendo il capitale più importante, devono essere positivamente investite nell'intrapresa dello sviluppo omogeneo e della rinascita dei territori della Sardegna centrale, comunque delle zone marginali, nell'interesse primario di quelle popolazioni ma anche di tutta la comunità regionale nel suo insieme. La valorizzazione delle potenzialità di sviluppo dei territori provinciali, di tutti i territori provinciali, può essere pienamente raggiunta soltanto tramite il potenziamento delle funzioni pregiate ed innovative, l'integrazione fra settori ed aree territoriali, i sistemi di sviluppo integrato e le politiche strutturali orientate al riequilibro territoriale demografico. In particolare, il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica e tecnologica al sistema formativo ed all'intrapresa è universalmente riconosciuto come fattore indispensabile per affrontare la concorrenza dei territori e mercati sempre più competitivi e globalizzati. Ma le funzioni pregiate non possono più concentrarsi esclusivamente nelle città, a Cagliari, innanzitutto, e a Sassari.

La questione urbana e la sua interrelazione con le questioni dello sviluppo delle periferie debbono essere assunte come punti centrali delle politiche regionali. Riprendete la nostra elaborazione, una volta tanto, provate a copiare con senso! Con gli strumenti della programmazione negoziata, a livello di grandi aree provinciali, vanno realizzati veri e propri sistemi integrati di sviluppo da intrecciare con le fondamentali politiche strutturali: trasporti, sviluppo tecnologico, grandi infrastrutture, credito, cultura, ricerca e formazione. La cultura, in particolare, e la formazione rappresentano l'elemento fondamentale per uscire definitivamente dalle aree di sofferenza e di sottosviluppo e valorizzare al massimo la risorsa persona, esattamente il contrario della vostra capacità di programmazione territoriale. Provate a riflettere seriamente sulla gestione dei PIT, sullo svuotamento dei PIA, sui mancati trasferimenti al sistema delle autonomie locali delle risorse e degli strumenti.

Con enorme sorpresa, stamani ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Floris, un intervento che va al di là della sua cultura di appartenenza e che, come con qualche collega scherzosamente abbiamo detto, ci scavalca a sinistra. A parte la frase sulla globalizzazione e sui movimenti che la contrastano che non ha definito "eversivi" ma insomma, quasi! E` vero, l'onorevole Floris dice che oggi di fronte a noi si aprono - sono già aperte - sfide che ci vengono dallo scenario internazionale, per le quali la politica - diciamo noi - le istituzioni, le regioni, devono attrezzarsi ripensandosi in termini nuovi, abbandonando vecchi schemi, rappresentando con forza la società che viene avanti. La globalizzazione è una realtà con la quale dobbiamo fare i conti perché essa investe non solo l'economia, ma la dimensione sociale, le identità culturali, gli assetti politici ed istituzionali e pone al centro delle riflessioni di tutti quella che ancora oggi mi piace chiamare "giustizia sociale".

Proprio per questo essa ha bisogno di regole e istituzioni. Questa è la nuova sfida posta alla politica che deve essere capace di individuare i rischi e le insidie dell'aspra competizione nell'economia globale; rischi e contraddizioni, regole e istituzioni per prevenirli e governarli, certo, ma occorre avere forte la consapevolezza che se la globalizzazione dell'economia e dei mercati è un enorme potenziale di innovazioni e di sviluppo, la nuova frontiera dello sviluppo passa attraverso l'eguaglianza delle opportunità, che può essere garantita solo da un'alta quantità e qualità di sapere, indispensabile a padroneggiare trasformazioni sempre più rapide e un mondo senza confini.

Istruzione e formazione, quella che voi cercate di cancellare regolarmente, quindi non possono che essere l'asse fondante del programma di innovazione che un Governo consapevole deve sempre più mettere in campo. Perché è chiaro a tutti - e deve esserlo sempre di più - che c'è chi resta indietro, chi non riesce a reggere da solo la competizione tra individui; esiste forte il rischio che la forbice tra inclusi ed esclusi si allarghi, pertanto è necessario definire nuove strategie inclusive, di radicale riforma dei saperi, del welfare, di promozione di uno sviluppo equilibrato che consenta a chi è a rischio di esclusione, di reggere la sfida.

Pertanto, qui hanno un ruolo e avranno sempre più un ruolo i nostri territori e le provincie, che dovranno assumere un ruolo efficace nelle politiche formative e di sviluppo locale, creando strumenti di coordinamento delle politiche culturali territoriali e dei vari soggetti, con la finalità di esaltare tutte le potenzialità nella fondamentale battaglia per la riappropriazione delle radici identitarie, della consapevolezza di sé, della valorizzazione della cultura, della lingua e della storia dei diversi territori della nostra Isola.

Dev'essere inoltre promossa una seria riflessione per la costituzione di una grande rete regionale, unitaria, di integrazione che, superando definitivamente dannosi ed anacronistici campanilismi (vorrei richiamare i provvedimenti sulla cultura che non siamo riusciti ad approvare in Aula), risponda meglio sia alla qualità dell'uso delle risorse infrastrutturali, tecnologiche e intellettuali, sia all'esigenza di una perequazione territoriale che concorra al superamento degli attuali forti squilibri, come ho già detto, tra aree metropolitane e zone interne.

Ebbene, tutto ciò nella manovra finanziaria del centro destra è vanificato; si è avviata in questi ultimi due anni una politica finanziaria finalizzata a garantire un giusto equilibrio fra azioni rivolte allo sviluppo ed azioni che tengono conto anche dell'impegno per il risanamento finanziario. Questo avete detto, questo non avete fatto!

Quello che serve oggi all'economia della nostra Regione, qualità, globalizzazione, sensibilità per le compatibilità ambientali eccetera, si può ottenere solo con una forza lavoro creativa, in grado di formarsi di continuo per assorbire le innovazioni che i tempi richiedono in ogni campo, a cominciare da quello delle professionalità. L'investimento sulle risorse umane quindi rappresenta la strategia di intervento, capace di ridurre il peso della disoccupazione.

E` necessario quindi spostare l'iniziativa politica sui cosiddetti investimenti immateriali, quali la formazione, la ricerca e l'assistenza tecnica. Da sempre gran parte delle piccole e medie imprese preferisce lavoratori senza qualità ad un piano programmato e concertato di qualificazione e di crescita, perché no, culturale. Non abbiamo abbastanza occupazione qualificata - è stato detto anche questo oggi - che induce a sua volta anche altra occupazione, e abbiamo una pericolosa tendenza a difendere quella che c'è, arroccandoci senza capire che la vera difesa viene dall'immissione massiccia di altra occupazione, e quindi dalla creazione delle condizioni perché essa venga prodotta.

Tutti sanno che i giovani europei, compresi quelli sardi, preferiscono consumare le risorse familiari disponibili piuttosto che accettare un lavoro che comporti una drammatica dequalificazione sociale. Ci piaccia o no, il problema è quindi quello di rendere operante una seria programmazione che garantisca, o almeno renda possibile, una formazione adeguata.

Per tutta risposta, la manovra finanziaria taglia drasticamente le risorse per la ricerca, l'istruzione, il diritto allo studio, l'edilizia scolastica (questo negli intenti, poi, per fortuna, siamo riusciti a modificarla), i trasferimenti agli enti locali, l'innovazione tecnologica. Per questo abbiamo proposto - ed alcuni sono già stati approvati in Commissione - una serie di emendamenti finalizzati a ripristinare le risorse, spostando risorse da unità previsionali di base in cui sono troppe o difficilmente spendibili, così come ha dimostrato la totale incapacità della spesa o comunque la percentuale bassissima di spesa che quest'anno la Regione ha prodotto. In questi anni ci sono state più risorse, eppure c'è stato il boom del debito e si è ulteriormente ridotta la capacità di spesa. Tutto ciò accade mentre le politiche nazionali e regionali degli ultimi anni del centro sinistra avevano creato le condizioni di risorse e di strumenti per dare una spallata alla disoccupazione e al ritardo del processo di crescita. Si sta perdendo una grande e irripetibile occasione, quella costituita dall'ultima fase, per la Sardegna, dei fondi dell'Obiettivo 1.

Tutto sarà più difficile a partire dal 2006; senza fondi strutturali e con pochissime possibilità di ricorrere ad ulteriori indebitamenti; il rischio è quello di un arretramento rispetto alla priorità strategica della modernizzazione, verso cui, con grande fatica, ci si stava avviando in quest'ultimo periodo, quella che va ad ogni costo perseguita, anche scontando i prezzi gravosi del necessario risanamento dal debito che altrimenti strangola le nostre possibilità di rilancio, riguardo alla qualità del lavoro degli individui, delle imprese e delle infrastrutture fondamentali, dunque la qualità della formazione, la sua traduzione in scelte, decisioni e realizzazioni scientificamente competenti.

Le scelte del centro destra sempre più chiaramente si stanno evidenziando e si stanno muovendo verso la sostanziale cancellazione di una programmazione per uno sviluppo equilibrato ed equo.

Noi ci opporremo in quest'Aula finché sarà possibile, ma soprattutto ci opporremo nella società, perché la Sardegna ha bisogno di un Governo capace di portarla in Europa e nel mondo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Grazie Presidente, colleghi; il disegno di legge 295 (legge finanziaria 2002) si presenta in perfetta continuità e coerenza con la legge finanziaria del 2001, si ripetono infatti i gravi ritardi nella presentazione in Commissione e conseguentemente nell'inizio della discussione in Aula dell'anno scorso.

Allora ci furono molti interventi, sia da parte delle opposizione ma anche di alcuni esponenti della maggioranza, che fecero rilevare il grave danno che questi ritardi determinano su qualsiasi programma di sviluppo. Oggi, come allora, purtroppo, dobbiamo denunciare questo enorme ritardo, imputabile totalmente alla Giunta e alla maggioranza. Questo disegno di legge finanziaria è simile alla legge finanziaria di bilancio del 2001 per l'assenza di un disegno organico di sviluppo, presupposto essenziale per poter raggiungere l'obiettivo di ridurre il grave ritardo che ci separa dalle realtà più progredite dell'Italia e dell'Europa.

Dicevamo allora che, in coerenza con i documenti di programmazione e con le leggi di bilancio, la manovra avrebbe dovuto essere inserita nel più ampio quadro del ciclo unico di programmazione, per dare maggior razionalità e potenzialità di successo ad un progetto di sviluppo organico.

Oggi come allora, ci troviamo a denunciare l'abbandono di questo importante strumento; oggi come allora, tra i temi di politica generale, sia in Italia che in Europa, il decentramento e il concetto di sussidiarietà sono al centro della discussione, con la novità che quest'anno è legge la riforma del Titolo V della Costituzione. Reclamavamo allora che, nella legge finanziaria e di bilancio, venissero tradotti in pratica questi concetti: niente fu fatto. Oggi ci troviamo a constatare la totale assenza di elementi e programmi che vadano in questa direzione.

Denunciavamo l'emergere di un neo centralismo regionale a scapito delle autonomie locali, neanche in questa legge vi è un accenno a un cambio di traiettoria; non si intravede una volontà politica di attuare il decentramento; si sta rafforzando il centralismo regionale.

Tra le novità di rilievo della Finanziaria 2001 ci fu il notevole incremento della dotazione delle risorse finanziarie provenienti dal Quadro comunitario di sostegno. Queste risorse aggiuntive sarebbero dovute essere utilizzate per realizzare uno straordinario progetto di viluppo, finalizzato al recupero del divario esistente tra la Sardegna e le Regioni più progredite, nonché al riequilibro in ambito regionale. Le risorse del Quadro comunitario di sostegno nella finanziaria 2001 furono inserite in modo piatto nella programmazione ordinaria; non fu previsto alcun piano straordinario di sviluppo. Anche oggi dobbiamo constatare la coerenza di questa legge con la precedente e la continuità dell'impostazione politica.

Per quanto concerne il riequilibro interno, ci fu un timido tentativo con l'approvazione in aula dell'emendamento che divenne il comma 48 dell'articolo numero 1 della finanziaria 2001, che riservava alle aree deboli il 60 per cento delle risorse destinate ai PIT. La travagliata elaborazione e la sempre più confusa conclusione del primo bando di questo strumento testimoniano il mancato rispetto da parte dell'Esecutivo della volontà del Consiglio, che con quella norma dettava un preciso indirizzo di orientamento della spesa per un minimo di riequilibro territoriale.

L'obiettivo di un equilibrato sviluppo di tutto il territorio regionale non risponde solo a un criterio di equità, cioè di uguali diritti di tutti i cittadini e di tutti i territori, ma è la premessa per una reale e duratura crescita della Sardegna; è l'unico modo per utilizzare a pieno tutte le risorse e le potenzialità della nostra Isola. Non basta elencare e richiamare nelle dichiarazioni programmatiche le bellezze naturali, le ricchezze ambientali, culturali, paesaggistiche, archeologiche e delle tradizioni, le produzioni di qualità, le potenzialità che queste ricchezze rivestono per il turismo. Non basta indicare il turismo come il pilastro dello sviluppo della Sardegna, individuando nella diversificazione dell'offerta - non solo mare quindi, ma anche bellezze e ricchezze delle zone interne - lo strumento per dilatare, fino a comprendere quasi tutto l'arco dell'anno, il periodo turistico. Occorre essere conseguenti e tradurre questo in progetto realizzabile, dedicando risorse finanziarie adeguate per concretizzare questo obiettivo.

Come si vede, l'attenzione particolare che si deve avere per le zone interne e per le realtà in ritardo di sviluppo, non risponde solo a un criterio di giustizia per il fatto che questi territori hanno consentito alla Sardegna di rimanere nell'Obiettivo 1, ma è funzionale ai programmi e ai progetti di sviluppo che il Presidente della Giunta ha enunciato nelle sue dichiarazioni programmatiche. Non si trovano in questa finanziaria elementi che possano orientare e concretizzare un riequilibro di sviluppo e una coerenza con i propositi più volte espressi in questo argomento.

Un'ultima annotazione: negli esercizi finanziari degli ultimi anni della precedente legislatura, e ancor più nella discussione della legge di bilancio del 2000 si era posta l'attenzione sulla necessità di una graduale riduzione dell'indebitamento, e quindi di un risanamento accorto della finanza regionale. Ricordo all'Aula che furono soprattutto alcuni autorevoli esponenti della maggioranza che batterono su questo tasto. Nessun segnale, neanche minimo, era pervenuto in questa direzione. Si era allora paventato il rischio di un ulteriore indebitamento che puntualmente si è concretizzato. La finanziaria in discussione oggi ripropone gli stessi problemi, e si correranno gli stessi rischi. Per queste considerazioni non si può che dare un giudizio negativo su questa proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 12, viene ripresa alle ore 18 e 58.)

PRESIDENTE.Riprendiamo i lavori. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

Pisano (Rif. Sardi-U.D.R.). Onorevole Presidente, colleghi, io farò un intervento sicuramente poco meditato, perché pensavo di intervenire in un momento diverso da questo, e d'altro canto non sapevo nemmeno di essere iscritto a parlare.

Comunque voglio fare innanzitutto una riflessione che spero possa essere colta. Qualche giorno fa ho avuto occasione di visitare i Musei Vaticani, e nella sala immensa denominata "Sala delle carte geografiche", ho potuto apprezzarela più antica e significativa delle carte geografiche della Sardegna.

Non lo dico soltanto con l'orgoglio di aver scoperto che in questa carta geografica della Sardegna è riportato il nome di Seleges, che era il nome del mio comune, unico comune della Trexenta ad essere riportato in questa importante carta geografica. Non c'erano né il comune di Guamaggiore, né il comune di San Basilio per dirla tutta. Però non è questo il concetto che voglio esprimere. Il concetto che voglio esprimere è che questa carta geografica riporta la Sardegna capovolta, quindi è interessantissimo osservare che al posto di Torres troviamo Cagliari e al posto di Cagliari troviamo Torres; l'isola de La Maddalena è scambiata con l'isola di Carloforte; Seleges è vicino all'attuale posizione di Alghero.

Ecco, io dico che se davvero potessimo oggi usare in maniera appropriata i fondi del POR sarebbe significativo fare un bando per assoldare un cartografo così importante quale quello che ha rappresentato la Sardegna in questo modo capovolgendola, perché probabilmente riusciremo a risolvere gran parte dei problemi che la Sardegna vive quotidianamente. Capovolgerla e rivoltarla come un calzino, riuscire davvero a scrollare di dosso dalla Sardegna tutta la zavorra che essa contiene e rimettere in piedi per il verso giusto gran parte di quelli che sono oggi i concetti del far cultura politica qui in Sardegna, che a mio giudizio sono veramente capovolti e bisogna rimettere in piedi in modo esatto. Dico questo perché è notizia di ogni giorno, è quotidianità. D'altro canto non scopro niente di particolare, l'ha riportato anche la stampa qualche giorno fa, noi tutti consiglieri regionali siamo affetti dalla sindrome della rielezione e quindi siamo tutti spinti verso una forma di azione politica che certo non è quella consona a noi consiglieri regionali. Un esempio immediato riportato dalla stampa di qualche giorno fa è la posizione assunta da molti consiglieri regionali, ed anche parlamentari sardi, in relazione al problema dell'inquinamento radioattivo del Salto di Quirra.

Si è detto di tutto, si è fatto allarmismo e lo si è alimentato in modo tale che le popolazioni di questo territorio sicuramente non ne hanno tratto un vantaggio. Io chiedo: ma davvero vogliamo credere che l'inquinamento radioattivo ambientale del Salto di Quirra sia quello che tutti noi abbiamo denunciato con l'enfasi ripresa dalla stampa? No di sicuro. Se noi oggi dovessimo fare una misurazione, anche all'interno di quest'aula, ci renderemmo conto che l'inquinamento radioattivoi, in quest'aula, è di gran lunga superiore, perché qui ci saranno non meno di due, tre chili di uranio, che continuamente emettono radioattività. Questo dimostra che questo non è un problema che può essere denunciato in una maniera così poco attenta, a danno appunto delle popolazioni. Bisogna davvero riscoprire il far politica, ma riscoprire il far politica in maniera seria, tentando di eliminare gli allarmismi.

Credo che, nel parlare di questo disegno di legge finanziaria regionale 2002 bisogna avere il coraggio di evidenziare alcuni elementi fortemente positivi, perché costituiscono una novità e forse anche una svolta che il centrodestra, noi come Gruppo dei Riformatori, dobbiamo in quest'aula dire che davvero sono presenti. Mi soffermo in particolare sul fatto che per la prima volta si acceleri la spesa coinvolgendo gli enti locali e gli enti regionali per un monitoraggio dei residui attivi, e quindi dei fondi non utilizzati.

A mio giudizio ha fatto bene anche l'ANCI a dire che si trova perfettamente d'accordo su questa filosofia, ovviamente con alcune precisazioni che non possono non essere fatte. L'individuare esattamente l'entità delle spese e dei finanziamenti che sono stati assegnati ai comuni e che non sono ancora oggi utilizzati, introducendo il concetto di premialità, perché queste somme potrebbero essere utilizzate dai comuni o per gli stessi obiettivi o per obiettivi anche diversi finalizzati alla realizzazione di progetti innovativi, a mio giudizio è fortemente positivo. Non può non trovare il consenso dei comuni, così come i comuni della Sardegna, soprattutto i piccoli comuni, non possono non trovarsi d'accordo sull'attesa novità, che è relativa al finanziamento della progettualità finalizzata alla programmazione negoziata. E` una novità assoluta, bisogna dirlo a chiare lettere. Oggi i piccoli comuni non hanno capacità progettuale perché non possono avere una dotazione finanziaria che gli consenta di avere questa capacità progettuale.

L'aver destinato circa il dieci per cento delle risorse interne a questa finalità, sicuramente arricchisce la capacità progettuale dei comuni, e quindi consentirà davvero di avviarci verso progetti di sviluppo locale che incentivino il percorso dell'associazionismo e della costituzione dei consorzi locali. Forse si può ragionare sul limite della popolazione media di 2 mila abitanti, forse può essere posto un correttivo, perché in alcune realtà noi capiamo che non aggregare il comune capocordata, che generalmente è un comune un po' più grosso, potrebbe inficiare il percorso di ottimizzazione del processo consortile; però, la filosofia è quella giusta, e quindi va nella giusta direzione.

Noi queste cose dobbiamo dircele, e dobbiamo ritenere che questi primi passi incoraggiano e dimostrano che c'è qualche nota di novità. Oggi per poter constatare il degrado al quale si è pervenuti, proprio per effetto dell'assenza di questa capacità progettuale, abbiamo un meccanismo che è immediato. Basterebbe sovrapporre la mappa degli interventi dei PIT, alla mappa dell'intero territorio regionale, e potremmo constatare che le zone non presenti, quelle che restano fuori da questa sovrapposizione mappale, sono proprio le zone più povere, le zone dove veramente c'è ritardo di sviluppo economico. Per limitarci alla sola provincia di Cagliari, cari colleghi, è evidente che noteremmo le zone della Marmilla, della Trexenta, del Sarrabus e del Gerrei, tutte escluse sistematicamente per un solo e grave motivo, cioè la loro incapacità di progettare, perché non avevano una dotazione finanziaria che gli consentisse di fare questo.

Quindi va apprezzato lo sforzo che la Giunta fa in questa direzione; così come mi piace sottolineare alcuni aspetti ed elementi che, a mio avviso, concorrono al giudizio finale positivo su questo disegno di legge. Parlo per esempio dell'aver ripristinato per intero il capitolo relativo ai cantieri straordinari sull'occupazione a favore dei comuni che nel primo disegno di legge aveva un'entità di soli 20 miliardi e che adesso è stato riportato a 90 miliardi.

Sicuramente i piccoli comuni sono grati di questo al Consiglio regionale per aver saputo davvero interpretare bene le loro esigenze.

Relativamente alle politiche del lavoro non possiamo non riconoscere che vi è una serie di interventi che compongono una rete completa, a mio giudizio, di tutto ciò che davvero può avere ricadute positive sull'occupazione nel nostro territorio.

Il rifinanziamento del piano del lavoro, con l'annualità 2002, quindi la quarta annualità, sicuramente è molto atteso da parte dei comuni della Sardegna.

E` chiaro che noi tutti diciamo che occorre vigilare sui risultati conseguiti fino ad oggi dai comuni nell'utilizzo di queste risorse, che occorre davvero introdurre il concetto di premialità, che è già presente nella nuova filosofia della spesa all'interno di questo disegno di legge finanziaria, e che comunque consentirà di creare nuova occupazione così come già la prima annualità ha dimostrato di poter fare.

I primi computi evidenziano, su una spesa esattamente del cinquanta per cento per i piccoli comuni, la creazione di una occupazione stabile dell'ordine di 700 unità lavorative.

Questo, a mio giudizio, se sarà confortato anche nei risultati finali del monitoraggio della prima annualità, può davvero cominciare a diventare un tratto positivo che dimostra l'efficacia della normativa. L'aver anche confermato i finanziamenti relativi alle sofferenze debitorie da parte dei comuni, e quindi la possibilità di intervenire seriamente per ricoprire quei debiti che in genere non sono dovuti ad inerzia dei comuni, è pure un riconoscimento dell'esigenza di funzionalità dei comuni.

Gran parte di questi debiti, non dimentichiamolo, sono derivati da una inottemperanza normativa. Negli anni dal 1980 fino al 1992, per ben dodici anni, tutte le amministrazioni comunali, e ne hanno fatto le spese oltre il sessanta per cento dei comuni sardi, si ritrovavano senza alcuna normativa che consentisse di avere certezze nel completamento delle cosiddette "pratiche espropriative". Quindi, laddove si creavano dei contenziosi, il risultato era inequivocabilmente uguale per tutti i comuni, cioè si arrivava da un lato a non poter pagare perché gli uffici tecnici erariali stabilivano dei valori estimativi molto bassi e che i giudici non riconoscevano; dall'altro si andava a configurare sistematicamente un debito fuori bilancio che molti comuni non riuscivano ovviamente a sopportare rispetto alle loro magre risorse finanziarie.

Quindi mi pare che sia molto positivo l'aver ripristinato il finanziamento previsto nel bilancio del 2001.

Voglio concludere dicendo che bisogna finalmente avere la forza di dire che le politiche relative ai lavoratori socialmente utili erano quelle giuste.

L'aver messo in bilancio le risorse per portare alla stabilizzazione i 2.200 lavoratori che ancora sono rimasti nelle liste dei lavoratori socialmente utili è, a mio giudizio, un atto di giustizia, che consentirà davvero di completare questa fase di stabilizzazione. Lo si è dimostrato, nel senso che si è ampiamente superata la barriera del trenta per cento, che era il limite necessario perché potessero proseguire le forme di stabilizzazione. Lo si è ottenuto e siamo certi che, anche con la prossima annualità, si riuscirà ad arrivare almeno alla riduzione dell'ulteriore cinquanta per cento dei lavoratori oggi iscritti in queste liste.

Finisco con una nota sulla formazione professionale. Io credo che si sia fatto davvero tanto, e che all'interno di questo disegno di legge finanziaria si sia data attuazione ad alcune novità grosse e importanti nella formazione professionale; mi riferisco in particolare alle risorse che sono state destinate all'assolvimento dell'obbligo formativo, individuando nelle politiche dell'obbligo formativo delle politiche che hanno restituito finalmente qualche diritto ai nostri ragazzi.

La Regione Sardegna ha fatto meglio di tutte le altre regioni in Italia. E' un apprezzamento che ci hanno fatto le stesse regioni, ed oggi abbiamo oltre dodicimila ragazzi, quindicenni, sedicenni e qualche diciottenne, che si trovano a frequentare dei corsi di formazione professionale, e che, alla fine della loro esperienza formativa, potranno presentarsi nel mercato del lavoro in possesso finalmente di una qualifica, di un attestato che potranno spendere e che potrà essere davvero utilizzato, una opportunità che prima non esisteva.

Insieme naturalmente alle risorse che all'obbligo formativo abbiamo dovuto destinare, noi ci rendiamo conto che va fatta una riflessione, e questo è un monito che va indirizzato alla Giunta.

La Giunta deve sapersi confrontare, a nostro giudizio, con il Governo italiano, perché probabilmente non è legittimo che debbano essere utilizzate le risorse della Regione Sardegna. Queste risorse dovrebbero esserci date dallo Stato, perché l'obbligo formativo è stabilito da una legge nazionale, e quindi se costa 120 miliardi, lo Stato ci deve riconoscere non 12 miliardi, non 20 miliardi, ma 120 miliardi; questo perché destinare risorse all'ottimizzazione della formazione, è maggiormente produttivo e quindi è auspicabile che si arrivi a questo.

Concludo dicendo che noi voteremo a favore di questo disegno di legge finanziaria, sottolineandone gli aspetti che a nostro giudizio appaiono positivi, ma anche incoraggiando la Giunta a procedere in maniera più rapida verso le svolte che, a nostro giudizio, già possono essere evidenti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.

Granella (I DEMOCRATICI). SSignor Presidente del Consiglio, signori Assessori, stimate colleghe e colleghi, dico subito che sarò breve, perché anzitutto non voglio abusare della vostra cortesissima attenzione; ma anche perché in questa esercitazione di tiro al bersaglio evanescente e di basso profilo, sento la necessità e il dovere di risparmiare munizioni, e quindi energie che potrebbero servire in seguito, se, come immagino ed auspico, questa manovra finanziaria un po' ritardata, un po' inadeguata, incoerente, contraddittoria - sono tutti termini che ho già sentito e che ripeto - ed in molti suoi punti sfacciatamente particolaristica dovesse avviarsi ad una trionfale approvazione. Risparmio le energie che potrebbero servirmi per cercare di contribuire ad apportare quei rattoppi di emergenza che permettano ai sardi almeno di sopravvivere, in attesa di tempi ed eventualmente governanti migliori.

Con estrema puntualità e dovizia di particolari i colleghi dell'opposizione e della maggioranza che mi hanno preceduto hanno messo a nudo le magagne della proposta in esame, ed è per questo che, utilizzando lo stesso sistema usato dalla stessa maggioranza nelle Commissioni, cioè l'espressione di un parere positivo soltanto nella forma ma fortemente critico nella sostanza, quindi negativo, limito il mio intervento al settore agricoltura ed ambiente che, tutti ne convengono, è in questo momento il settore maggiormente penalizzato dalle calamità naturali, ed in egual misura dalla inconsistenza di programmi operativi e scoordinamento degli interventi.

Artigianato e commercio non godono certo di un trattamento migliore, ma vorrei focalizzare alcune cose sui settori di cui sopra. E parlando dell'ambiente mi riferisco allo stato attuale della difesa dell'ambiente isolano, e in particolar modo alle previste riduzioni, nella presente manovra, dei fondi destinati alla forestazione, alla tutela del patrimonio boschivo, anche per il tramite di una campagna antincendio efficace e razionale, nonché alla mancata estensione temporale della stessa stagione antincendio, fondamentale per prevenire ed evitare quei fenomeni di desertificazione a cui, purtroppo, in forma sempre più grave, ampie aree della Sardegna sono esposte.

L'attività di prevenzione, indispensabile per ridurre drasticamente il fenomeno degli incendi dolosi, andrebbe praticata per un periodo più esteso, almeno per sei mesi, da aprile a settembre, in modo da sostituire agli interventi di emergenza una manutenzione ordinaria, razionalizzata, di quelle poche aree boscate rimasteci.

La prevenzione è inoltre di fondamentale importanza nell'espletamento delle attività di controllo mirate a ridurre le cause degli incendi, nella periodica azione di pulizia dei boschi e dei suoli, nella manutenzione delle strade e nel monitoraggio dello stato della flora e della fauna.

Speriamo vivamente di non doverci pentire in breve tempo per non aver destinato le risorse necessarie alla salvaguardia di quel bene ambientale preziosissimo, che, di anno in anno, vediamo sempre più assottigliarsi, anche per il fatto che tali risorse sono assai inferiori rispetto a quelle destinate a settori sicuramente meno importanti per lo sviluppo della nostra terra, e soprattutto tenuto conto del fatto che la tutela dell'ambiente negli ultimi anni ha anche contribuito a migliorare l'occupazione e l'educazione nelle zone interne, tartassate vorrei aggiungere, ma lo sapete tutti.

Lasciamo il tema dell'ambiente, perché non ho la presunzione di dire tutto né di insegnare a nessuno che cosa bisogna fare. Faccio alcuni brevi accenni sull'agricoltura; in fondo lo stesso discorso vale anche per la situazione del comparto agricolo che, sappiamo benissimo, ne parliamo da tempo, è devastato da innumerevoli emergenze.

Dobbiamo lamentare la mancanza di un piano razionale di interventi e i provvedimenti scoordinati assunti volta per volta in stato di grave emergenza. Tutto questo ha portato sì un piccolo sollievo agli operatori agricoli, ma è stato - secondo noi - uno sperpero di risorse che, utilizzate ed orientate in maniera diversa, avrebbero potuto portare al miglioramento complessivo di un comparto, che è quello dell'agricoltura, per un suo futuro sviluppo in linea con i dettami europei, quelli per una moderna, con la "M" maiuscola, agricoltura. Un'agricoltura che faccia finalmente vivere chi sta in campagna.

In particolare vorrei ricordare al Presidente e alla Giunta, con una velocissima elencazione, una piccola serie di interventi che mi paiono improcrastinabili: affrontare i problemi derivanti dall'emergenza siccità e gelate, a cui gli agricoltori hanno dovuto far fronte durante i mesi passati e che hanno prodotto effetti disastrosi per l'economia sarda,gelate nei mesi passati, siccità ancora oggi; avviare a soluzione, ma veramente e con decisione, il problema relativo alla restituzione del debito in agricoltura, contestato dalle decisioni dell'Unione europea.

Particolare attenzione - e questo lo ritengo molto importante, qua mi è maestro l'amico e collega Manca - va data a quelle problematiche non ancora risolte, legate alla blue tongue, alla BSE e alle altre malattie, mediante una prevenzione sanitaria e soprattutto o contemporaneamente, la disinfestazione seria, organizzata del territorio.

In più non guasterebbe, anzi, è necessaria, un'erogazione rapida dei contributi per i danni sofferti a causa della mancata movimentazione dei bovini.

Dulcis in fundo, sarebbe necessaria la certezza di disponibilità delle risorse idriche necessarie per tutto, ma soprattutto a garantire l'approvvigionamento di derrate alimentari di cui la Sardegna è deficitaria per oltre il cinquanta per cento.

In tutta umiltà, ma con assoluta fermezza, data la mia condizione di consigliere regionale, di rappresentante dei cittadini sardi, ripropongo al Presidente Pili e agli assessori competenti, queste istanze di cui mi faccio interprete a nome degli operatori ambientali e degli agricoltori sardi, che non mi pare siano state sviluppate in modo accettabile in questa manovra finanziaria. E spero che la discussione di questi giorni possa servire ad apportare le modifiche necessarie al miglioramento e alla razionalizzazione degli interventi nel comparto agricoltura - ambiente, come in tutti gli altri comparti, parimenti importanti, per l'equilibrio eco-socio-economico della nostra Isola.

Se sono l'ultimo vi invito a chiudere con una preghiera. Invito tutti coloro che credono in un'entità superiore, se attualmente non è diventata Vicepresidente, ad unirsi a me per implorarla di salvare la Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

Ibba (F.S.D.). Io ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono svolti in quest'Aula e ho cercato di coniugare quanto è stato detto dagli altri colleghi che sono intervenuti con i contenuti del documento, e credo che se dovessi tentare di raccogliere in una sintesi breve le idee che ho ricavato sommando il contenuto della lettura a quello dell'ascolto, credo che potremmo dire che si tratta di un documento dalle poche idee ma fragili, cioè l'esatto contrario di quello che diceva il maestro Bellini di un suo allievo, che - diceva - aveva delle buone idee e delle idee nuove. Peccato che quelle nuove - diceva Bellini - non fossero buone, e che quelle buone non fossero nuove.

Noi qui siamo in una situazione forse anche paradossale, perché le idee sono poche e sono per di più fragili, perché tutto il documento mostra un'assenza di coraggio, mostra la totale incapacità di innovare e di programmare, contrariamente a quanto esiste e a quanto è già stato documentato in altri documenti, per esempio quelli della Regione Sicilia, e della Regione Calabria.

E di questa povertà propositiva citerò soltanto alcuni esempi, a scopo dimostrativo, che riguardano per esempio il settore dell'industria dove si parla di sostegno alle aziende con adeguate professionalità, affinché possano avvalersi di studi e ricerche utili alla loro attività aziendale, senza però che l'iniziativa abbia alcuna capacità di inserirsi nella struttura dell'azienda, di mettere radici e perpetuarsi all'interno stessasi essa, ai fini di un suo progressivo rafforzamento strutturale, riducendosi, pertantoalla messa a disposizione di risorse per consulenze.

Lo stesso Polo tecnologico, di cui si parla diffusamente, e talvolta in maniera disordinata e sparsa nel documento, non è finanziato nel triennio di riferimento a causa della complessità delle modalità di erogazione del finanziamento stesso, per la pluralità dei soggetti coinvolti e perché si devono attendere gli accordi di programma. Allora, dov'è la linea strategica per lo sviluppo industriale del documento? Proprio non si comprende! Così come non si comprende perché le applicazioni del sistema gis alle analisi e alla gestione del territorio rientrino in un progetto di innovazione assegnato all'Osservatorio industriale.

In pratica si sta trasferendo all'interno di un organismo pubblico, perché l'Osservatorio industriale è organo della SFIRS, e questa a sua volta è organo della Regione, una funzione che meglio verrebbe svolta, e già viene svolta da organizzazioni private, sia per quanto attiene alla complessità dell'intervento, sia per quanto attiene al suo costo economico, oltre al fatto che già esiste un sistema di riferimento che applica il gis nell'ambito della nostra realtà cittadina e metropolitana.

Viene da chiedersi perché accade questo, facendo nascere il legittimo sospetto che sia stata privilegiata una soluzione di stampo clientelare, perché non si comprende perché dove già esiste il privato non lo si sostenga, perché non lo si potenzi, perché non lo si utilizzi, perché si dichiari a parole di volerlo sostenere e si tenti di depotenziarlo nei fatti.

Per quanto riguarda il settore del turismo, sulle minime cose che sono state riportate non si può dire molto, però, almeno tre cose possono essere indicate come mancanti: per esempio, un'idea precisa dello sviluppo del turismo rurale, che è una buona occasione perduta per recuperare una peculiarità importante, che è quella della valorizzazione dei prodotti artigianali e dei prodotti agroalimentari, che sono elemento caratteristico e tipico della zona alla quale il turismo rurale fa riferimento.

Si è perduta una buona occasione per utilizzare questa opportunità per frenare l'emorragia delle popolazioni residenti nelle parti più interne della regione, che con lo sviluppo e con l'investimento in questo capitolo avrebbero avuto la possibilità di rinunciare all'abbandono del proprio territorio. Questo avrebbe potuto permettere inoltre di ridurre la concentrazione di un quantitativo ormai non più sostenibile di presenze in una fascia costiera che rischia di andare incontro al collasso e di rovinare la risorsa ambientale a causa dell'eccessivo carico antropico che puntualmente ogni anno si verifica. Si rinuncia e si perde l'occasione favorevole per mostrare ed esporre il grande quantitativo di beni culturali e ambientali che possono essere oggetto di svago turistico, di interesse collettivo, di flussi migratori turistici, seppure di natura diversa da quella marina, facendo sì che venga contemporaneamente anche perduta la possibilità di avere un periodo di permanenza turistica molto più ampio e molto più diffuso di quello oggi presente, allungando contemporaneamente la durata dei flussi finanziari.

E' assente qualsiasi riferimento alla formazione del personale addetto, perché a tutt'oggi le figure di livello dirigenziale ed impiegatizio esistenti all'interno delle strutture ricettive provengono dall'esterno della nostra regione, e al personale proveniente dalla nostra regione è riservata prevalentemente l'attività di manovalanza. È stata persa l'opportunità di invertire questo atteggiamento, e anche la filiera formativa necessaria e già esistente nell'Università di Sassari, nel Deis, che pure opera a livelli di eccellenza, è insufficiente da sola a perseguire questo scopo. Questo documento, che pure avrebbe potuto valorizzarla, ampliarla e potenziarla non si propone nessuna di queste tre iniziative.

Le previsioni relative all'assetto del territorio rappresentano, forse, la delusione più cocente, perché neanche questo capitolo esalta la capacità innovativa che il Presidente della Regione aveva dichiarato di possedere, e che la maggioranza gli aveva certificato con il suo voto segreto, nonostante i franchi tiratori.

Pur tuttavia, nella modestia del documento, si può rilevare che si parla solo di cose già in essere, di entità e organismi già pronti, come per esempio il Parco scientifico e tecnologico e il Distretto dell'Alta tecnologia, che però, guarda caso, nel capitolo dell'industria viene escluso dai finanziamenti per almeno un triennio. Le cose che sono vive e vitali sono quelle che lo sono già da molto, sulle quali per fortuna la Giunta non ha messo mano e che oggi sopravvivono, nonostante la Giunta e la maggioranza tentino di soffocarle nel sonno.

Le università della nostra regione sono agli ultimi posti nella graduatoria italiana, e a sua volta l'Italia è in uno degli ultimi posti nella graduatoria europea. E' certo che le Università di Cagliari e di Sassari ormai non sono in grado di gestire l'alta formazione, quella postlaurea, non solo quella dei master, ma anche quella del PHD, ed anche i pochi master che comunque si riesce a istituire sono sicuramente inadeguati e non spendibili. Le Università sarde sono incapaci di evitare la fuga di cervelli, perché manca in questo progetto il coraggio di realizzare un investimento in cultura e in ricerca, manca il coraggio di pensare alla cultura e alla ricerca come motore di sviluppo e punto di riferimento e di immagine di questa regione.

C'è poi il paradosso dei beni culturali, che sono finanziati con fondi POR nelle misure 2.1, 2.2 e 6.3, in particolare quest'ultima attiene alle società dell'informazione, che limita i finanziamenti esclusivamente alle iniziative connesse alle opere murarie; questo grazie ai contenuti di un Complemento di programmazione che è profondamente scoordinato rispetto al POR, che invece dovrebbe essere attuare. E' una condizione un po' schizofrenica che, come tutte le cose schizofreniche, è fine a se stessa e non porta benefici e soluzioni. L'ultima cosa che mi sembra importante rilevare nella lunga elencazione degli argomenti riguarda i lavori socialmente utili e il persistente ricorso ad essi, senza che venga offerta nessuna prospettiva formativa e di trasformazione ai lavoratori stessi, assunti per sei mesi e occupati in attività che non li qualificano perché sono attività di modesto livello, e lasciano pertanto invariata la loro capacità lavorativa ma soprattutto rendono inutile e non produttivo il grande impegno economico che è necessario per il loro impiego.

Ho citato soltanto sei esempi molto semplici del perché questo documento non può essere approvato, perché manca di respiro, manca di un obiettivo, manca della volontà e della capacità di essere uno strumento utile alla Sardegna.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 42.