Seduta n.305 del 05/12/2002
SEDUTA CCCV
Giovedì 5 dicembre 2002
Presidenza del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 08.
ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 27 novembre 2002 (299), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Murgia e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta del 5 dicembre 2002. Se non vi sono opposizioni, i congedi si intendono approvati.
COGODI (R.C.). Possiamo sapere le ragioni?
PRESIDENTE. Un attimo, vediamo il Regolamento, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Quale regolamento?
PRESIDENTE. Un attimo, in merito ai congedi. Certo vediamo se il Regolamento lo prevede, altrimenti non le comunico la motivazione. "Nessun consigliere" - articolo 59 - "può astenersi dall'intervenire alle sedute se non abbia ottenuto il congedo. Nell'Aula è affisso l'elenco dei consiglieri in congedo. I congedi s'intendono accordati se non sorge opposizione al loro annunzio che di giorno in giorno il Presidente dà al Consiglio all'inizio della seduta. Nel caso di opposizione il Consiglio delibera, per alzata di mano, senza discussione. I nomi dei consiglieri che non partecipano per oltre cinque giornate di sedute consecutive alle sedute del Consiglio, senza avere ottenuto regolare congedo, sono annunziati dal Presidente del Consiglio in Assemblea. Il Presidente, nei casi più gravi, può proporre all'Assemblea che i nomi dagli assenti vengano pubblicati nel Bollettino Ufficiale.". Non è prevista dall'articolo 59 che regola i congedi, la comunicazione delle motivazioni, che peraltro attengono alla sfera del privato e, quando lei vorrà, se vorrà, potrà controllare presso il banco della presidenza, come suo diritto, la documentazione. Non è previsto che le motivazioni addotte nelle richieste di congedo vengano comunicate all'Aula pubblicamente. Se ci sono motivi per opporsi, lei può farlo dopodiché provvediamo a norma di Regolamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Non sarò io a fare perdere tempo prezioso al Consiglio Regionale. Ho detto, tante volte, lo ripeto, e rimarrà agli atti, che questo è un atteggiamento veramente inammissibile. Quando il Regolamento del Consiglio, o un qualsiasi regolamento, prevede che deve essere espresso un dissenso, l'assenso o il dissenso si possono esprimere solo in ragione di una motivazione, perché sennò il Regolamento non potrebbe prevedere che il Consiglio assenta o dissenta, su che cosa può assentire o dissentire? Ho detto sempre che la motivazione non deve specificare le ragioni personali, ma deve essere generica, si deve comunicare se si chiede congedo per fatto personale, per fatto politico in quanto la presenza è assolutamente necessaria da altre parti, per motivi istituzionali non derogabili. Questo prevede il Regolamento. Fate come volete, lei presiede come le pare, ma non può dire, né lei, né gli uffici, né nessuno che quando è consentito un assenso e un dissenso non si debbano comunicare motivazioni. Fine delle trasmissioni, fate come vi pare!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io vengo richiamato spesso all'osservanza del Regolamento, il Regolamento in questo caso è carente tant'è che qualcuno ha chiesto e invocato più volte la riunione della Giunta per la modifica dello stesso. Certamente. Non può far dire al Regolamento ciò che non dice che non deve essere o deve essere fatto. Grazie onorevole Cogodi. La documentazione è a sua disposizione, non è assolutamente...
(Interruzione del consigliere Cogodi)
No, onorevole Cogodi, non può dirlo e la prego di non usare questi termini perché non sono consoni a questa Assemblea. Le ripeto, perché risulti chiaramente a verbale, che la documentazione è qui, se vuole verificare è a sua disposizione. Non sono tenuto a comunicare le motivazioni per cui un collega consigliere chiede un giorno di congedo.
Continuazione e fine della discussione congiunta delle mozioni Cogodi - Ortu - Vassallo sul contributo della Sardegna alla lotta per la pace, contro le azioni di guerra, per la smilitarizzazione dell'Isola e il recupero alla comunità sarda dei territori occupati per esercitazioni militari (87); Sanna Emanuele - Calledda - Cugini - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Salvatore - Scano - Spissu sul nuovo disciplinare d'uso del Poligono militare di Teulada e sulle conseguenze sanitarie e ambientali delle attività nelle basi militari presenti in Sardegna (36); Sanna Giacomo - Manca sulla dismissione delle basi militari nel territorio della Sardegna (92); Cogodi - Sanna Giacomo - Spissu - Fadda - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Morittu - Orrù - Pacifico - Pinna - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo sulla dichiarazione solenne della "Sardegna, terra di pace e di amicizia" fra i popoli e sulla adesione alla prima marcia sarda per la pace Gesturi-Laconi (86) e svolgimento delle interpellanze abbinate Pinna - Dettori - Pacifico - Sanna Giacomo - Scano sulla possibilità di trasferimento dei marines americani dalla base di Vieques, in Portorico, alla base militare di Capo Teulada e sull'esigenza improcrastinabile di giungere ad una sostanziale riduzione delle servitù militari gravanti sul territorio regionale (276); Pinna - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis sulla mancata erogazione ai pescatori degli indennizzi previsti dal protocollo con il Ministero della difesa e sulla interdizione alla pesca nel mare prospiciente il poligono di Capo Teulada (292); Cogodi - Ortu - Vassallo sui gravi danni subiti dai pescatori e dalle popolazioni del Sulcis-Iglesiente per l'estensione dei vincoli militari nel poligono di Teulada (293) e Cogodi- Ortu - Vassallo sul pericolo di massiccio insediamento di basi per sommergibili nucleari nell'Isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena (294)
PRESIDENTE. Colleghi, eravamo arrivati alle repliche, eravamo alla replica dei presentatori della mozione numero 86, primo firmatario Cogodi. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per replicare.
COGODI (R.C.). Confermiamo integralmente quanto abbiamo sostenuto in sede di illustrazione della mozione.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Interpellanza 276, Pinna e più. Onorevole Pinna vuole intervenire? Non intende replicare. Grazie. Lo stesso vale anche per la 292, immagino.
Interpellanza numero 293 sui danni subiti dai pescatori e dalle popolazioni del Sulcis, presentata dall'onorevole Cogodi e più. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi.
COGODI (R.C.). Ci riteniamo totalmente insoddisfatti dell'intervento della Giunta sia in ragione di questa interpellanza sia della successiva.
PRESIDENTE. Onorevole Pinna, dovrebbe almeno comunicare se è soddisfatto o insoddisfatto. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Totalmente insoddisfatto delle risposte.
PRESIDENTE. Colleghi, passiamo alla votazione delle mozioni e poi delle interpellanze. Onorevole Corona, le dispiace!
Metto in votazione la mozione numero 87. Chi la approva alzi la mano.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, chiedo che il dispositivo venga messo in votazione per parti separate. O, per semplificare le cose, che il punto b) del dispositivo venga messo in votazione separatamente.
PRESIDENTE. Allora, mozione numero 87, si vota tutta la prima parte, compreso il punto a) del dispositivo.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). La mozione contiene sicuramente degli spunti interessanti e perfino, direi, ovvii perché quando si afferma che la pace è e rimane il bene più prezioso del mondo, che senza di essa non c'è libertà, progresso e giustizia, mi pare che si dica una cosa sulla quale non possiamo che trovarci tutti d'accordo. Dobbiamo però fare attenzione a non confondere i temi alti e nobili della pace con questioni che invece nulla hanno a che vedere con la pace ma rappresentano, semmai, azioni davvero inquietanti che rischiano di turbare il complessivo equilibrio del pianeta, azioni del terrorismo internazionale, del terrorismo criminale, del terrorismo protetto e anzi sostenuto anche da alcuni Stati del Medio Oriente che, sicuramente, ritengono di poter creare il disordine mondiale attraverso azioni come quella che ha avuto l'11 settembre a New York il suo maggior apice e richiamo da parte di tutta la comunità internazionale.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue PITTALIS.) Quindi, l'aggravarsi della situazione internazionale, come recita la mozione, che rischia di precipitare in terribili azioni di guerra, non deve essere individuata come causa prima di un'azione contro la pace che viene dai paesi occidentali o dal nostro paese, ma bisogna interrogarsi su chi è il vero responsabile di questa situazione, perché se si scarica tale responsabilità sulla globalizzazione capitalistica, sulla dottrina Bush, se si approfitta della situazione per fare una sorta di campagna strumentale, addirittura andando a scomodare la vendita all'asta dei beni pubblici demaniali e patrimoniali anche ex militari ad opera del Governo Berlusconi, allora si capisce che questa mozione è dettata non da intenti veramente pacifisti, ma da intenti assolutamente strumentali, direi anzi militaristici, che vanno contro quella prima proposizione in essa contenuta. Perché, se la pace è e rimane il bene più prezioso del mondo, non riusciamo a capire cosa c'entri il danno e la beffa riferito al Governo Berlusconi.
Ecco perché, noi siamo d'accordo sulla necessità di sostenere ogni sforzo della comunità nazionale e internazionale perché si eviti il rischio di una guerra, ma siamo del parere che non si possano confondere aspetti...
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, le concedo ancora qualche secondo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Quali quelli che prima richiamavo - concludo, Presidente - con la necessità di forzare i termini di un dibattito, necessariamente dovendo dare una colorazione politica, o fare strumentale speculazione su temi che mi pare debbano invece essere affrontati andando oltre gli schemi di appartenenza. Ecco perché, per quanto ci riguarda, nel confermare la nostra posizione su questi temi all'insegna della pace come bene comune, riteniamo che la mozione rispecchi una visione partigiana del problema e come tale non può essere da noi accolta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto.
COGODI (R.C.). Le dico una cosa: vengo rimproverato di iscrivermi a parlare ogni volta che ne ho diritto. Io le assicuro che proprio questa volta non mi sono iscritto, si iscriva lei e parli lei se vuole occupare il tempo!
PRESIDENTE. Forse il collega, convinto che lei sarebbe intervenuto comunque, l'ha iscritto. Ha preferito non correre il rischio di sbagliare; io qualche volta sbaglio.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, parlo così raramente in quest'Aula che mi sembra anche pretestuoso da parte di chi pretende di essere ascoltato intervenendo in continuazione, anche usando e abusando del Regolamento... Ortu, per favore, lasciami parlare, una volta che parlo!
ORTU (R.C.). Ma parla almeno!
BALLETTO (F.I-Sardegna.). Se non mi vuoi ascoltare vattene via! Vattene via, se non mi vuoi ascoltare!
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, la prego!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, l'intolleranza dei post-comunisti, che si definiscono tali, si manifesta in ogni circostanza.
PRESIDENTE. Loro si definiscono comunisti, perchè post-comunisti? Loro appartengono al partito della Rifondazione Comunista!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io mi sbagliavo perchè mi riferivo al collega Ortu che credevo fosse un post-comunista perchè fuori da quest'Aula è una persona amabile, gentile, disponibile e gradevole. Arriva in quest'Aula e si trasforma e quindi mi rifacevo alla vita privata nella quale sembra obiettivamente una persona democratica.
(Interruzione dell'onorevole Ortu)
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, le posso chiedere la cortesia di lasciar parlare? Grazie.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Purtroppo abbocca alle provocazioni, direbbe qualcuno.
PRESIDENTE. Non ci caschi!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io non abbocco alle provocazioni, quindi parlo solo con lei mentre invece il collega Ortu si riferisce all'oratore di turno che quando parla da questi banchi deve evidentemente essere tacitato, non consapevole del fatto che lui e i suoi colleghi parlano molto spesso anche, dal mio punto di vista - e sotto questo aspetto chiedo scusa se abuso della pazienza altrui - a sproposito.
Ritornando alla mozione numero 87, non si possono non condividere alcuni passaggi che sono inseriti nel testo, nella parte propositiva del testo, perché non vi è chi non possa accettare l'assunto secondo il quale la pace è e rimane il bene più prezioso del mondo, senza il quale non c'è libertà e via dicendo. Nessuno mette in discussione i principi che regolano la vita democratica di una società evoluta quale è quella nella quale noi viviamo, nessuno può negare i diritti che spettano e che devono essere riconosciuti, non soltanto come dichiarazione di principio, ma anche come fruibilità e utilizzo reale, a tutti gli uomini e quindi anche senz'altro a quelle popolazioni che, nell'evolversi della storia del mondo, hanno avuto difficoltà maggiori ad arrivare a godere di quel benessere economico di cui sarebbe auspicabile potessero usufruire tutti quanti.
Però è anche vero che se sulle dichiarazioni di principio non si può che convenire, talvolta vi sono situazioni in cui questi diritti cercano di essere fatti valere attraverso l'utilizzo di metodi che con la democrazia nulla hanno a che fare e nulla hanno a che vedere. E` anche vero che il bisogno, la disperazione, spinge ad utilizzare mezzi che con la democrazia hanno poco e nulla da fare. E' compito quindi delle società più evolute rimuovere le cause che portano i soggetti, le popolazioni disperate, e soprattutto coloro che utilizzano strumentalmente la disperazione, il bisogno e la povertà per portare avanti azioni di lotta che nulla hanno a che fare con l'evoluzione e la crescita sociale anche di quelle popolazioni.
Ecco che di fronte a queste circostanze sorge la necessità di provvedere alla difesa delle nazioni attraverso, non la guerra che tutti aborrono, ma la predisposizione di apparati di tutela e di difesa che, se smantellati, potrebbero portare ad una degenerazione di queste attività più o meno eversive. Allora è necessario, così come ha ben definito e ha ben indicato il Presidente della Giunta ieri, nell'intervento in replica a chiusura della discussione della mozione, mettere in atto tutti quegli accorgimenti, che sono stati bene illustrati dal Presidente, perché si possano adottare, nel rispetto di tutti, e tutti tutelando, pur ritenendo la guerra e le offese a terzi l'ultimo mezzo da utilizzare per la difesa e la tutela della democrazia e della libertà dei popoli, quei provvedimenti che sono stati indicati dal Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, le mozioni e le interpellanze che oggi stiamo dibattendo riguardano un tema, quello delle servitù militari, che non è certamente nuovo, sul quale anche personalmente ci siamo impegnati, ad esempio sul problema del radar di Capo Spartivento e su problematiche relative al poligono di Capo Teulada. Un tema, dicevo, che non è nuovo, ma che oggi indubbiamente assume una valenza diversa, è passato del tempo; non è infatti in discussione la nostra partecipazione alle esigenze di difesa nazionale e addestramento delle nostre forze armate. Da questo punto di vista credo che la Sardegna non sia certamente una regione che non ha dato o non continui a dare esempi concreti di cosa significhi partecipare ai doveri, che competono a tutti i cittadini del nostro Paese, in termini di sacrifici, materiali e morali, per garantire una reale partecipazione dell'Italia ai processi di vigilanza e sicurezza internazionale e, soprattutto, alle missioni di pacificazione e ricostruzione nelle tante aree del mondo teatro di conflitti. I nostri soldati, a cominciare, ma non solo, da quelli che hanno l'onore di indossare la gloriosa casacca della Brigata Sassari, sono la testimonianza tangibile della grande assunzione di responsabilità che ha sempre contraddistinto i giovani sardi, pronti a gettarsi nella mischia sia quando si è trattato, come nel lontano passato, di difendere nelle gelide trincee degli altopiani veneti l'onore dell'esercito italiano sia, come è avvenuto di recente e si protrae tuttora, quando è necessario non solo sfidare le pallottole nemiche, ma soprattutto aiutare popolazioni inermi, e in particolare anziani, donne e bambini, a ricostruirsi una casa, un ospedale, una strada, da percorrere verso un futuro meno incerto.
Detto ciò non si può che essere al fianco, per altro aspetto, dei pescatori sardi che chiedono soltanto di vedere concretamente riconosciuto un loro diritto fondamentale, quello di poter innanzitutto lavorare e poterlo fare nelle condizioni, nel tempo e nei luoghi dove il frutto di questo lavoro può ottenere la giusta ricompensa. Questa è la nostra opinione, che per altro si traduce in un giusto, nuovo protagonismo attivo sulla scena nazionale ed internazionale, e per farlo la strada non può essere quella di una Sardegna che non rivendica solo le risorse che le sono dovute, ma che assume la guida reale dei processi di crescita e sviluppo dell'Isola.
Detto questo in materia di servitù militari, chiediamo la votazione per parti delle mozioni, perché ce ne sono alcune che noi non approviamo. Le mozioni sono tante e variegate che non consentono di poter dare dei giudizi affrettati, per cui chiediamo la votazione per parti, perchè in alcune sono da apprezzare le parti iniziali e in altre i dispositivi, su altre ancora, come per esempio la numero 36, possiamo anticipare che siamo favorevoli alla parte dispositiva, mentre siamo contrari alla premessa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Presidente, colleghi, il dibattito che si è sviluppato in quest'Aula sulle servitù militari è stato avviato dalle mozioni presentate dai Gruppi dell'opposizione, e questo è un merito che va riconosciuto anche da noi che siamo maggioranza.
Ma quella delle servitù militari è una delle questioni che attengono alla sovranità dei sardi in Sardegna, come ha sottolineato il Presidente Pili nella sua replica. Dunque, essendo una questione di sovranità, non può che essere oggetto di discussione e di confronto nel Consiglio regionale della Sardegna. D'altro canto non possiamo permettere che un tema così vasto e complesso, per le implicazioni sociali e economiche che esso comporta, possa essere ridotto a poche ore di discussione in quest'Aula. L'opposizione, alcuni consiglieri dell'opposizione a dir la verità, ha avuto parole dure contro i silenzi della maggioranza di ieri; questi silenzi però non nascondono, ne siamo certi, una mancanza di interesse per la questione che attiene alle servitù militari, quanto la preoccupazione che si confonda una parte con il tutto, che il discorso si limiti alle servitù militari quando invece la partita è assai più vasta.
E` dunque questa l'occasione per ribadire alcuni concetti. Il primo è che Forza Italia è favorevole ad aprire un grande confronto con lo Stato teso all'eliminazione delle servitù militari nell'Isola, quelle terrestri, quelle marine ed anche quelle aeree che non sono meno importanti per lo sviluppo solo perché il loro peso non è immediatamente percepibile. Forza Italia dunque intende chiedere alla maggioranza, al Governo e al Presidente Pili di agire in questo senso da subito, l'eliminazione totale delle servitù va intesa come l'obbiettivo utopico al quale tendere, ma il ridimensionamento concreto, con la trasmissione al demanio regionale dei beni immobili non più utilizzati, è un passo necessario e immediatamente realizzabile. E l'acquisizione al demanio deve riguardare sia i beni iscritti al demanio prima del '48, materia che è disciplinata nello Statuto della Regione all'articolo 14, sia i beni che sono stati acquisiti successivamente per fini militari e che oggi vengono dismessi. Ci sono proprietà, non soltanto servitù, che insistono sulla Sardegna e devono tornare nelle mani del popolo sardo.
La partita può cominciare, a nostro avviso, ma prima è necessario che la Regione acquisisca tutti quegli elementi che sono necessari per una proficua trattativa, che vuol dire avere una mappa di questi beni, averne contezza, disporre di tutte quelle informazioni giuridiche e tecniche che sono necessarie per non parlare a vuoto. Nessuno vuole negare le esigenze di difesa alla base degli interessi militari, nessuno dimentica - colleghi della Rifondazione Comunista - la vocazione autentica alla pace dell'Italia e della Sardegna; nessuno però può neanche ignorare gli interessi economici che in alcuni centri della Sardegna si muovono intorno alle installazioni di basi militari, che consentono una vita dignitosa a migliaia di famiglie che altrimenti non avrebbero altro, se non soltanto parole. Ma se il sogno dell'eliminazione delle servitù e, più in generale, delle basi militari è condiviso da tutti noi, bisogna pensare presto e bene ad un modello di sviluppo locale per quelle zone che oggi vivono della presenza militare; agire in senso contrario sarebbe un errore, com'è in parallelo un errore pensare di smantellare quel che resta della grande industria sarda senza coltivare prima una solida alternativa di sviluppo economico.
La sinistra dice che in questi anni si è fermato quel meccanismo virtuoso di rivendicazione nei confronti dello Stato che aveva portato ad uno stop degli insediamenti militari, la sinistra afferma che in buona sostanza questa maggioranza non avrebbe altrettanta determinazione. Non è vero, noi siamo qui per ridimensionare le servitù, per monitorarle e per monitorarne anche gli effetti proprio sull'ambiente e sulle persone, siano civili o militari. Non risulta che la sinistra negli anni in cui ha governato abbia fatto un solo passo in questo senso. Non risulta che abbia ottenuto alcunché su singole allarmanti questioni come la condizione di discarica di ordigni inesplosi in cui sono ridotte le coste teuladine.
Dicevo dell'osservatorio sugli effetti ambientali che i militari devono accettare con spirito di collaborazione, anche su questo la maggioranza - l'ha detto il Presidente Pili e noi lo ripetiamo - non ha dubbi e non ha diversità di vedute rispetto alle proposte in tal senso avanzate dai firmatari delle relative mozioni. Facciamo chiarezza, non mistifichiamo se vogliamo ottenere risultati per i sardi, facciamo chiarezza e riusciremo in un cammino lungo che impone lealtà da ambo le parti; solo così otterremmo quello che è giusto: una Sardegna libera e padrona di sé, del suo territorio e del suo destino.
Vorrei specificare eventualmente che noi siamo d'accordo, per esempio, sul dispositivo della mozione Sanna, quindi condividiamo parte anche delle altre mozioni, non condividiamo assolutamente la mozione con prima firma del collega Cogodi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Brevemente noi vorremmo esprimere una valutazione positiva sul dibattito che si è svolto in Consiglio e che ha riguardato sia esigenze universali, che sono quelle collegate al bene della pace, sia le ricadute che queste hanno direttamente sul nostro territorio. Il nostro è un territorio in gran parte sequestrato perché gravato da numerose servitù militari e noi riteniamo che debba essere in ogni modo sostenuta la politica di reimmissione nella piena proprietà da parte delle amministrazioni, di quelle parti del territorio che non sono assolutamente indispensabili per esigenze di difesa nazionale. Non riteniamo che le valutazioni di carattere economico, che eventualmente fossero collegate con il mantenimento delle zone militarizzate, siano delle valutazioni che possono avere un'importanza fondamentale nelle scelte, perché siamo comunque convinti che la parte di territorio che verrebbe reimmessa nel pieno possesso della Regione sarda e delle sue amministrazioni potrebbe essere comunque sfruttata per fini di carattere turistico o di carattere diverso da quello militare, che sarebbero sicuramente, dal punto di vista della rendimento economico, in grado di sanare ampiamente le perdite che sarebbero subite dalle popolazioni per effetto dell'abbandono delle servitù militari da parte dell'esercito o da parte comunque delle presenze militari.
L'ultima valutazione che vorremmo fare in conclusione, senza alcun spirito di polemica, è che probabilmente i valori della pace sarebbero più universalmente condivisi se le aggettivazioni che intorno a questi valori si pongono fossero quanto più limitate possibili. Nel senso che i valori della pace che ciascuno di noi porta nel profondo del cuore e che ciascuno di noi augura non soltanto alla sua terra, non soltanto all'Italia, ma al mondo intero, sono dei valori la cui difesa non passa attraverso il disarmo unilaterale, non passa attraverso la volontà di non ricordare quali sono gli scenari complessivi che comunque il nostro mondo moderno ci presenta, e quindi non passa attraverso una politica dello struzzo che determini l'adozione di una unilaterale risoluzione velleitaria da parte dell'Italia, o da parte della Sardegna ancora più velleitaria, di abbandonare ogni esigenza di difesa nazionale. Anzi, la storia ci insegna che, normalmente, quando un popolo che ha raggiunto un benessere economico e civile rinuncia in ogni modo alla propria difesa, anche militare, pensando che la difesa dei propri valori, del proprio territorio e della propria cultura possa avvenire semplicemente con la forza delle idee di libertà, siamo all'anticamera del disfacimento di una civiltà e del disfacimento di una cultura.
I latini dicevano "Si vis pacem para bellum", è un monito che deve rimanere in qualche maniera, a duemila anni di distanza, anche nella testa dei nostri governanti. La difesa di una cultura, di una civiltà, del progresso di una nazione, del progresso di un intero continente, il continente europeo, avviene comunque attraverso una serie di meccanismi che non possono dimenticare completamente la necessità di rimanere attenti e vigili nei confronti di eventuali attacchi alla democrazia e alla libertà e ai valori della civiltà occidentale, di cui noi ci sentiamo portatori, che avvenissero da parte di altre culture diverse dalla nostra. Soltanto in questo modo probabilmente riusciremo a garantire in maniera profonda quel valore universale della pace in cui tutti crediamo. Per questo motivo noi esprimiamo un voto contrario sulla mozione numero 87.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Pirastu, per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, anch'io condivido alcuni punti delle mozioni presentate, però credo che sia importante, proprio per evitare strumentalizzazioni di parte, fare alcune considerazioni. Siamo in guerra, siamo in guerra dall'11 settembre del 2001. L'America e il mondo civile, in quell'occasione sono stati messi in ginocchio da una nuova forma perversa di guerra terroristica; l'Italia è stata ed è sempre a fianco degli Stati Uniti d'America e dei suoi alleati occidentali. Io mi sarei aspettato da parte dei colleghi dell'opposizione un atto di riconoscimento nei confronti del Presidente Berlusconi come Ministro degli Esteri, per aver fatto riacquistare all'Italia una centralità nel governo del mondo. Berlusconi dovrebbe essere ringraziato dal collega Cogodi, dal collega Ortu, da tutti i colleghi dell'opposizione, perché è riuscito a fare quello che fino a qualche anno fa nessuno avrebbe mai pensato: l'incontro tra l'ex Unione Sovietica, quell'Unione Sovietica che invece fino a dieci, quindici anni fa sicuramente non era protagonista nel processo di pace, ma in un processo - in quel caso sì - di imperialismo bieco, e gli Stati Uniti; ha messo intorno ad un tavolo Bush e Putin, lui, il Presidente del Consiglio di un'Italia che prima era una comparsa e che oggi è a tutto titolo uno dei protagonisti del sistema internazionale. Quindi io inviterei i colleghi del centro sinistra a ringraziare Berlusconi come Presidente del Consiglio e come Ministro degli Esteri. Nessuna equidistanza: noi siamo con Bush, siamo con gli alleati occidentali, così come lo è stata la Democrazia Cristiana per decenni, a partire da De Gasperi, e penso che anche in questo i colleghi Popolari possano vedere una continuità con un processo occidentale. I nostri territori devono sicuramente essere rispettati, ma tenendo conto che quando si è in guerra nessuno può tirarsi indietro, tanto meno in questi momenti.
Siamo per la pace, ma non siamo disponibili a strumentalizzazioni di parte. L'ambiente, sicuramente va tutelato, anche se vorrei dire che paradossalmente, a parte alcune deformazioni, la presenza di servitù militari in Sardegna ha evitato probabilmente che venissero effettuati degli scempi in molti territori. Abbiamo molti esempi anche qua intorno, quindi bisogna essere un po' più obiettivi. Io credo quindi che, ferma restando la contingenza internazionale, si debba lavorare per la pace, ma assolutamente in questo momento, il problema oggi è vincere il terrorismo, non è diminuire le servitù militari in Sardegna.
PRESIDENTE. Non ho altri iscritti per dichiarazioni di voto, quindi siamo al voto. Onorevole Tunis, richiamo la sua attenzione perché lei ha chiesto il voto per parti, vorrei sapere quali sono le parti.
TUNIS (Rif.Sardi - U.D.R.). Presidente, io intendevo riferirmi alle due mozioni di tutti e due i Sanna, Sanna Emanuele e Sanna Giacomo.
PRESIDENTE. Allora lo vedremo dopo, perché adesso stiamo votando questa.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Io ho chiesto di mettere in votazione separatamente la lettera b) del dispositivo della mozione 87.
PRESIDENTE. Ricapitolando, la mozione 87 si voterà in due parti: la prima parte comprende tutta la mozione, esclusa la lettera b) del dispositivo. E' chiaro? Poi voteremo a parte la lettera b) del dispositivo.
Metto in votazione la prima parte della mozione numero 87; chi l'approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
La lettera b) pertanto decade.
Passiamo adesso alla mozione numero 36. Sulla mozione 36 è stata chiesta la votazione per parti?
TUNIS (Rif.Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, chiedo la votazione per parti delle mozioni numero 36 e 92.
PRESIDENTE. Adesso stiamo votando la 36.
TUNIS (Rif.Sardi - U.D.R.). Sulla 36 chiedo che il dispositivo venga votato separatamente.
PRESIDENTE. Stiamo parlando della numero 36. La Giunta mi pare che volesse dire qualche cosa. Condivide questa richiesta di votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi voteremo a favore di questa mozione, pur considerando la sua portata riduttiva rispetto all'insieme delle questioni che con diverse mozioni sono state poste all'attenzione dell'Aula, perché pone questioni di riordino, pone questioni di miglioramento di una situazione, è comunque meglio di niente. Per noi il tema dei temi rimane quello di avviare una procedura seria, rigorosa, sicura perché la nostra Regione sia alleggerita fino ad essere liberata dal peso delle servitù e delle installazioni militari, e possano i nostri figli conoscere una Sardegna smilitarizzata, terra di pace ed amicizia tra i popoli, tutta intenta al progresso suo e di tutti pacificamente nel mondo. Si dice che questo è massimalismo, per noi non è massimalismo, per noi è sano e saggio realismo, perché tutto quello che accade oggi nel mondo suggerisce, anzi impone, che si vada in questa direzione, e noi dovremo andare nella direzione giusta essendo qui con la nostra responsabilità.
Noi discutiamo di queste cose in un Consiglio regionale strano, stranissimo; ieri tutta la maggioranza ha disertato il dibattito, ha disertato il Consiglio regionale, tutti i consiglieri di maggioranza si sono astenuti, assentati, ho usato questa espressione, la ripeto: si sono sotterrati per non vedere la realtà. Oggi invece sono intervenuti in molti per dichiarazione di voto, ma non perché hanno a cuore la pace, sono intervenuti perché non c'erano i loro colleghi, e sono intervenuti fino a quando, contandosi, non hanno raggiunto il numero che gli era favorevole.
Ma questa è un'Assemblea? ma questo è un Parlamento? Dite voi. Se noi avessimo votato stamattina quando il presidente stava per porre in votazione la mozione, essa anziché essere respinta sarebbe stata approvata, avete ricominciato da capo con dichiarazioni di voto del tutto strumentali, a iniziare da quella di Pittalis, fino a quando i suoi sodali non sono arrivati. Sono arrivati e il risultato è stato un altro, però la dignità di questa Assemblea richiederebbe ben altra attenzione e ben altre garanzie. Però, seppure strumentalmente, la destra ha iniziato a dire quello che pensa, noi non avevamo dubbi, siamo onorati in qualche modo che loro siano stati anche costretti a dire di nuovo quelle parole turpi.
BALLETTO (F.I.- Sardegna). Non ce ne vergogniamo.
COGODI (R.C.). No, non ti devi vergognare, ti devi sotterrare! Secondo me, esprimo un'opinione.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, onorevole Balletto, poco fa lei si è lamentato giustamente perché è stato interrotto. La prego.
COGODI (R.C.). In democrazia c'è libertà, ivi compresa la libertà di sotterrarsi e ivi compresa la libertà di esprimere un giudizio così netto e severo su quanti non hanno voluto interloquire nel merito delle questioni ed hanno invece solo interloquito ai fini strumentali di ritardare, o meglio, di ripetere, di mettere nel nulla una votazione che comunque c'era già stata. Abbiamo sentito di nuovo stamani echeggiare parole politicamente turpi, massime che pensavamo eliminate dalla coscienza civile: "Si vis pacem para bellum", dice di nuovo un liberale come il collega Vargiu. Ma chi prepara la guerra non vuole la pace, chi prepara la guerra, da che mondo è mondo, prepara la guerra per fare la guerra, non per fare la pace! Lo dicevano i romani, che infatti non facevano la pace, facevano l'impero, e l'impero lo facevano con le legioni. Quello era l'impero e quello era l'imperialismo - siete ancora a quel punto - e non per portare la civiltà, ma per imporre la loro civiltà, distruggendo le altre civiltà. Siete ancora nel buio della notte, altro che liberali! E Tacito, un altro romano, un altro grande romano, storico e filosofo, lo scriveva già allora, quando, incaricato di riscrivere la storia in termini apologetici della conquista e dell'affermazione dell'impero...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di concludere.
COGODI (R.C.). Ve lo diceva un grande romano, ve lo diceva Tacito, già allora: "Avete fatto un deserto e lo avete chiamato pace". Questo per stare alla storia, perché l'imposizione di una civiltà con la distruzione delle altre civiltà e delle altre culture non parla il linguaggio della pace, ma solo il linguaggio della guerra, il linguaggio della oppressione, il linguaggio della violenza.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, poche parole per dichiarare il voto a favore sulla mozione, come per altro è stato su quella precedente e come sarà su quella successiva. Sono atti diversi, quelli che il Consiglio sta esaminando, ma hanno un'affinità, naturalmente, in quanto da una parte afferiscono al tema della pace, al tema generale della pace e della guerra, e dall'altra al tema del ruolo di pace e di cooperazione della Sardegna.
Io ho preso la parola non solo per esprimere con convinzione il voto a favore, ma anche per dire che per quanto riguarda la questione dei gravami militari sulla Sardegna, la questione dei poli e dei presidi vari, Teulada e gli altri, naturalmente, la Giunta, se vuole, ha uno strumento da utilizzare subito per avviare un processo di riduzione delle servitù militari e un processo di smilitarizzazione della Sardegna, che davvero soffre molto della eccessiva presenza di aree sottoposte a servitù militari. Lo strumento da utilizzare subito è l'intesa istituzionale di programma, credo che il Presidente della Giunta e la Giunta lo sappiano, quindi li sollecitiamo ad avere la volontà di utilizzare uno strumento che è stato predisposto nella legislatura precedente. Infatti l'articolo 7, tra i temi per i quali veniva prefigurato un accordo di programma quadro da perfezionare con l'iter e il percorso previsto nell'intesa istituzione di programma, porta proprio al punto 9 dell'accordo di programma quadro, servitù militari, a pagina 10 dell'intesa istituzionale di programma: "Avviare il processo di riduzione del carico di servitù gravanti sull'Isola e individuare le modalità per procedere alla delocalizzazione", eccetera, eccetera, "di impianti". E' una formulazione realistica, è una formulazione, diciamo, prudente proprio perché è un atto ufficiale che impegna la Regione e impegna il Governo del Paese, non solo il Governo D'Alema che lo ha firmato, ma anche il Governo Berlusconi, che è il Governo dell'Italia in questo momento. E questo, che non è un foglio di carta qualsiasi, ma è appunto un'intesa istituzionale di programma che ha valenza giuridica, costituisce lo strumento che, se volete, potete utilizzare, presidente Pili e Giunta, per avviare da subito, con un confronto col Governo, un processo di riduzione delle basi e delle servitù militari in Sardegna. Ho già dichiarato il voto a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, noi abbiamo chiesto la votazione per parti della mozione Sanna Emanuele e più perché ci sembra che la seconda parte rappresenti con efficacia anche istanze comuni, che sono diventate ormai un patrimonio comune di tutte le forze politiche di quest'Aula e anche fuori di quest'Aula. Non possiamo votare la prima parte perché mi pare che la prima parte stigmatizzi i comportamenti dei Presidenti o delle Giunte che su questa materia hanno avuto sempre grandi difficoltà. E d'altra parte in politica io ritengo che il "tutto o niente" non esista, e chi chiede "tutto o niente" generalmente chiede il niente per lasciare le cose come stanno.
Noi vogliamo affermare qui in quest'aula che la Sardegna è base logistica per la sicurezza mondiale: da Teulada a La Maddalena, da Cala Fighera a Capo Frasca, da Capo Marargiu (con Gladio) a Santo Stefano, come avamposto anti-Saddam, la nostra Isola è stata ed è...
COGODI (R.C.). Poita non andas tui!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei si lamenta sempre quando la interrompono e ha ragione; io cerco di impedire che questo accada, ma non interrompa. Lei interrompe sempre, abbia pazienza.
COGODI (R.C.). Che vada lui a fare la guerra a Saddam!
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). ... presidio; per la nostra Isola è passata la sicurezza del Paese, la sicurezza dell'Europa, la sicurezza del mondo! Allora noi rispettiamo gli accordi internazionali e non entriamo neanche nel circuito di conoscenze, a tutti i costi, delle cose riservate che attengono alla sicurezza dello Stato, dell'Europa e del mondo, ma vogliamo che, come è avvenuto e come continua ad avvenire per l'isola di Malta, la comunità internazionale si faccia carico, attraverso il Governo dello Stato, di tutte quelle risorse economiche che alla Sardegna necessitano per creare e governare il proprio sviluppo, che non può governare proprio per il gravame delle servitù militari.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, ricordo che è stata chiesta la votazione per parti, tutta la premessa prima e poi il dispositivo.
Metto in votazione la premessa. Chi l'approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Metto in votazione il dispositivo. Chi l'approva alzi la mano. Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sulla mozione 92, ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, la Giunta chiede la votazione separata del primo e secondo punto del dispositivo.
PRESIDENTE. Mi scusi, non sono riuscito a prendere nota.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiediamo la votazione separata delle parti del dispositivo che iniziano con le parole "a manifestare il Governo" e "ad intraprendere". PRESIDENTE. Chiede di escludere dalla prima votazione, riguardante tutto il resto, questo punto: "A manifestare al Governo italiano la ferma contrarietà e l'indisponibilità della Regione sarda ad accettare qualunque forma di potenziamento delle basi militari presenti in Sardegna, ad iniziare da quelle di Maddalena e Santo Stefano; ad intraprendere le opportune iniziative perché sia costituito un osservatorio ambientale in ogni poligono militare che ospiti militari dei Paesi dell'Alleanza Atlantica, al fine di assicurare un corretto e continuo monitoraggio della qualità dell'aria, delle acque e dell'ambiente circostante."
Sulla prima parte ci sono dichiarazioni di voto? Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Noi votiamo favorevolmente l'intera mozione Sanna Giacomo e Manca, perché fra l'altro abbiamo riconosciuto fin dalla discussione generale sulle mozioni che questa mozione raccoglie e contiene nell'insieme i valori principali sui quali il Consiglio regionale si dovrebbe esprimere, che ancora una volta non intende affrontare compiutamente in questa circostanza, ma che troverà modo di poter esaminare in circostanze prossime. Noi però vogliamo ribadire un concetto; nel dare il voto favorevole a questa mozione perché contiene questi valori generali e di convenienza, e non solo di convenienza economica, ma di convenienza politica e culturale per la Sardegna, noi vogliamo ribadire che non siamo mai stati per il "tutto o niente", e che di fronte ai diritti fondamentali, non solo dei singoli, ma anche delle comunità, e principalmente delle comunità di popolo, noi siamo per il "tutto o tutto": quello che è diritto, quello che è da riconoscere, quello che deve essere garantito deve essere tutto. In alternativa al tutto il tutto, non il niente! Al tutto si può arrivare, ovviamente, in modo graduale, questo è un altro discorso. Ecco perché abbiamo votato anche la mozione precedente. Siete voi che siete per il "poco o niente". Siete voi che affermate cose che sono fuori dal mondo, almeno da questo mondo.
Cosa vuol dire che la Sardegna è diventata avamposto della sicurezza mondiale? In base a quale trattato internazionale? In base a quale decisione del popolo sardo? In base a quale orientamento politico espresso dal Parlamento del popolo sardo la Sardegna sarebbe diventata l'avamposto mondiale anti-Saddam? Dov'è scritto? In quale patto? In quale determinazione politica? Forse nella perorazione nazionalitaria del collega Floris? Ma allora, se avevamo capito qualche cosa avevamo capito bene: la sua ipotesi nazionalitaria è quella di un nazionalismo che non fa bene alla Sardegna, è quella di un nazionalismo interventista, ma non interventista per la cooperazione pacifica, è un nazionalismo codino, gregario, subalterno, servile per questa comunità e per questa Isola! Quello è il nazionalismo di cui voi qualche volta tentate di parlare. Dov'è scritto, in quale dichiarazione programmatica di quale Giunta, in quale atto fondamentale di questa Regione autonoma, in quale Costituzione della Repubblica di cui facciamo parte, che la Sardegna è stata istituita come avamposto militare per l'azione anti-Saddam? Che poi l'azione anti-Saddam vuol dire anti-Iraq, vuol dire anti-Afghanistan, vuol dire anti-Sudan, vuol dire anti ogni parte del mondo che deciderà l'impero americano. Ma chi vi autorizza a sedere in un parlamento di una regione autonoma, a parlare in nome di un'autonomia e di un popolo per dire queste cose che non possono risultare da nessuna parte? Meglio, cento volte, mille volte meglio quel senso... Mi dica, signora, lei è sempre gentile, mi dica...
SANNA NIVOLI (A.N.). Lo sai che sei un "pacifondaio", anziché un pacifista?
spissu (d.s.). "Pacefondaio"!
COGODI (R.C.). Vorrei essere "pacefondaio", dice lei, se può dare un senso a una cosa. Io sto dicendo che è meglio, una volta e mille volte anche quel sano realismo, meglio anche quel pizzico di cinismo che porta a dire qualche volta: "Alleggeriamo almeno il peso delle servitù militari, almeno riconduciamolo alle sue finalità originarie, che non erano le nostre, e che ci hanno imposto, quelle della difesa nazionale, purché sia vera difesa nazionale". Altri dicono: "Conteniamolo nel patto di cui l'Italia è parte, nella Nato". Ma la Nato, ci avevano insegnato a scuola che era un patto difensivo, e chi è che ti sta aggredendo? Chi è che ti sta occupando? Chi è che sta invadendo l'Italia o sta invadendo la Sardegna? Che c'entra l'avamposto anti-Saddam? Altro che portaerei inaffondabile! Qui siamo veramente allo stravolgimento non solo della storia, ma della cultura e della dignità di una istituzione, per quanto ci riguarda, e più in generale di un popolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (GRUPPO MISTO). Grazie Presidente. Finalmente la maggioranza questa mattina ha battuto un colpo…
COGODI (R.C.). Di cannone!
PINNA (Gruppo Misto). … ed è stato in parte un colpo di cannone, non per affrontare il problema come seriamente è stato fatto ieri in quest'Aula, ma per contrastare la volontà del Consiglio, almeno di quelli che erano presenti questa mattina quando già si stava per procedere alla votazione della prima mozione che sarebbe già stata approvata. Ora questa tornata del Consiglio aveva quattro mozioni all'ordine del giorno e alcune interpellanze, e su tutti i temi c'è stata.... Presidente, se ci fosse almeno un po' di silenzio, poi chi vuole ascoltare ascolta, però perlomeno che non disturbino gli altri.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, vi prego, un po' di attenzione o perlomeno non disturbate. Prego, onorevole Pinna.
PINNA (Gruppo Misto). E tutte quante, dicevo, tendevano a porre un problema a questo Consiglio regionale, quello di avviare una vertenza con lo Stato per concertare una progressiva riduzione delle servitù militari. Sono state poste altre preoccupazioni sulla base di Santo Stefano, sulle stesse esercitazioni nel poligono di Capo Teulada, e anche in questo caso la mia insoddisfazione per la risposta del presidente Pili è relativa al fatto che io avevo chiesto una smentita, non già del trasferimento di installazioni nel poligono di Capo Teulada dalla base di Portorico, ma del trasferimento di esercitazioni, che è ugualmente un fatto grave nel momento in cui nell'intesa Stato-Regione si è posto il problema di andare a una progressiva riduzione delle servitù militari. E su questo non è arrivata nessuna smentita da parte del Presidente della Regione.
Avevamo posto il problema di aprire una grande vertenza con lo Stato, dicevo, per arrivare a una progressiva riduzione del carico militare, per fare in modo che la Sardegna, con la sua autonomia, riuscisse a recuperare le porzioni di sovranità che le sono dovute in ragione del suo Statuto autonomo, ma soprattutto in ragione del diritto di questo popolo a poter governare il proprio territorio, a poterlo utilizzare a non vederselo sottratto in misura quantitativamente sproporzionata rispetto alle altre regioni italiane, a fare in modo che le nostre coste servano per sviluppare il turismo, per sviluppare la pesca, per sviluppare le attività agropastorali.
Avevamo posto un altro problema sul quale non è arrivata risposta, quello di, di eliminare comunque tutte le installazioni belliche pericolose che procurano danni per l'ambiente e per la salute dell'uomo. C'è da chiedersi davvero quale nazionalitarismo e quale autonomia volete affermare se non quella di una subalternità alle volontà che ci vengono imposte volta per volta dallo Stato. E anche su altre questioni c'è stata una mancanza di risposte da parte del Presidente della Giunta. Il dramma dei pescatori, e mi meraviglia che qualcuno in quest'Aula abbia detto che bisogna stare attenti ai pescatori, anche da questi banchi del centrosinistra. Sarà un problema, questo, da affrontare e non capisco come si possano trattare in questo modo 800 lavoratori che si guadagnano da vivere con il proprio lavoro autonomo, rischiando tutti i giorni in mezzo al mare con tutti i limiti che vengono posti proprio dalle interdizioni legate alle basi militari che non solo non sono state sono ridotte, ma sono state raddoppiate nell'ultima tornata di esercitazioni nel Poligono di Capo Teulada.
Il Presidente dice che lo Stato è disponibile ad arrivare ad un nuovo protocollo. Ma cosa ce ne facciamo di un nuovo protocollo se non siamo capaci di fare rispettare il protocollo esistente? Non è la strada degli indennizzi quella che noi vogliamo e quella che può risolvere il problema che stiamo ponendo di limitazione della nostra sovranità.
PRESIDENTE. Le concedo un minuto per concludere, prego.
PINNA (Gruppo Misto). Sto concludendo Presidente. Ma certamente gli impegni contenuti in quel protocollo vanno rispettati e quello che hanno ottenuto i pescatori a Roma, e di cui si accontenta il Presidente Pili, è la speranza di un nuovo protocollo, ma intanto non viene rispettato quello esistente, intanto non vengono dati ai pescatori i rimborsi relativi a due anni fa. Il nostro è un modo diverso di intendere l'autonomia, caro Presidente, non condividiamo l'atteggiamento subalterno che voi avete dimostrato di avere, noi rivendichiamo l'applicazione dell'intesa Stato - Regione, e ciò non si fa andando a festeggiare l'incremento dei bombardamenti, come ha fatto il Presidente della Regione, ma difendendo i diritti delle popolazioni che vivono in quei territori. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Pinna. Vi sono altre dichiarazioni di voto? Mi pare di no, quindi possiamo votare. Ricordo ai colleghi che è stato chiesto il voto in due parti. Tutta la mozione, escluse le prime sei righe della terza pagina.
Metto in votazione la prima parte escluse le prime sei righe. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Metto in votazione le sei righe che erano rimaste fuori. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). In quest'Aula mi sono reso conto che può accadere di tutto, tranne che lo stare zitti . Può accadere di tutto! E se il silenzio fosse d'obbligo, almeno per il rispetto e l'educazione, ognuno ne trarrebbe beneficio, ma mancano valori fondamentali tali che non riesco neanche a capire come oggi voi vi stiate comportando di quest'Aula. Avete bocciato, adesso, in questo momento, la premessa di questa mozione della quale siete partecipi e avete negato la realtà che voi stessi avete voluto creare, oggi dico strumentalmente, in quest'Aula. Perché nella premessa, l'ultimo punto, e ve lo leggo così almeno a qualcuno ritorna alla memoria, dice: "Ricordato altresì che il Consiglio regionale della Sardegna ha liberamente, democraticamente, formalmente, solennemente dichiarato la sovranità del popolo sardo sul suo territorio". La famosa mozione con la quale avete affermato tale sovranità, vedo che ve la siete rimangiata nel silenzio e, con altrettanta facilità, l'avete negata, svelando quel modo strumentale che vi ha portato a votarla in quella circostanza, pensando di accreditarvi chissà quale diritto. Avete negato voi stessi! Avete negato voi stessi. E non c'è voluto poi molto tempo! Leggere la premessa e negare quello che c'è scritto non approvandolo, credo che sia quanto di peggio uno si possa augurare di vedere, perché dicendo che il territorio dell'Isola di Santo Stefano è stato sottratto…
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi perdoni, io le deve fare osservare...
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io preannuncio il voto favorevole sulle sei righe, Presidente. E aggiungo una mia considerazione, come fanno tutti....
PRESIDENTE. Mi perdoni, glielo dico guardi senza alcuna volontà polemica, il Regolamento fa espressamente divieto di commentare i voti già espressi.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Il Regolamento non è l'elastico, mi scusi la forma, e il contenuto delle mutande di nessuno. Il Regolamento è uguale per tutti.
PRESIDENTE. E` uguale per tutti.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Certo.
PRESIDENTE. Io la sto lasciando parlare, lei argomenti.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Allora non può essere solo restrittivo per il sottoscritto, Presidente.
PRESIDENTE. Non può commentare voti che sono già stati espressi. Faccia il suo ragionamento e chiuda. Prego, onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io non sto commentando voti, sto commentando un contenuto, e sto spiegando perché voto a favore delle sei righe, cercando di utilizzare il tempo a mia disposizione. Allora se il territorio dell'Isola di Santo Stefano è stato sottratto surrettiziamente alla Regione Sardegna senza che neppure il Parlamento Italiano potesse pronunciarsi ed essere informato, forse non stiamo dicendo la verità. Ma leggetevele almeno le cose che bocciate! Leggete almeno le cose che ritenete di non condividere e poi esprimere un voto contrario. Siete tutto e il contrario di tutto, siete la negazione assoluta ed è questa la realtà della quale ci siamo circondati tutti quanti. Questa discussione è diventata una prova di forza muscolare e basta, non riuscite a fare ragionamenti, non riuscite più a fare neanche un'analisi puntuale, precisa, di una situazione difficile che quest'isola sta vivendo su una tematica di così vitale importanza. Ieri siete stati zitti, ma dovevate stare zitti anche oggi, perché è più dannoso parlare e votare nel modo in cui avete fatto stamattina, del silenzio tombale che avete utilizzato nella giornata di ieri.
Io credo che il fatto stesso che quest'Aula debba essere occupata negli spazi a noi destinati sia l'unico vostro obiettivo. Stare qui sino alla fine, poi succeda quello che succede. L'importante non è stare qui sino alla fine, è il danno che state provocando giorno per giorno; adesso approvatevi queste sei righe, accontentativi delle sei righe che prevedono gli interventi che vi stiamo ripetendo da un anno e mezzo e finalmente si vada a fare il controllo, tutto ciò che lo stesso Presidente ieri ha voluto portare a conoscenza come iniziativa della Giunta regionale. Ma che la popolazione soffra, muoia, sia a rischio nel territorio in cui è nata e in cui ritiene giustamente di dover vivere, questo fa parte della premessa e a voi poco importa, a voi poco importa! La salute dei sardi passa in secondo piano, pur di bocciare una premessa che negli anni voi stessi avete condiviso, approvato e fatto votare in diverse circostanze. Oggi si fa tutto e il contrario di tutto. I sardi, questo riusciranno ancora una volta a capirlo: cambiate lo stemma, in modo tale che Fiat diventi Ferrari e cioè il brocco passi per cavallo di razza e tutti lo compreranno. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Sanna.
Metto in votazione le prime sei righe del dispositivo della mozione numero 92. Chi le approva alzi la mano.
(Sono approvate)
Passiamo ora alla votazione la mozione numero 86, Cogodi, Sanna, Spissu e tanti altri. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intanto precisiamo ancora che della mozione numero 86 è superato il punto d), che richiamava l'adesione alla Marcia della pace Gesturi-Laconi che è già avvenuta il 20 di ottobre scorso, quindi non può essere ripercorsa a ritroso. Permangono invece gli altri tre punti che sono dei punti, diciamo così, di principio. Non è che siano dei meri auspici, sono dei punti di valore politico e morale. Cioè si dice che il Consiglio regionale dichiara che la Sardegna, l'intero territorio della Sardegna, è considerato da noi "terra di pace e di amicizia fra i popoli" e che l'intero territorio della Sardegna perciò è sottratto, comunque sia salvaguardato da avventure di guerra, qualunque sia l'avventura. E` vero, qualcuno ha detto che questa è una mozione di principi, noi diciamo che i principi hanno un valore e che in politica i principi sono la guida dell'azione successiva. Starà alla sincerità e alla capacità di chi ha il potere di intervento, anche a livello istituzionale, ispirarsi saggiamente a questi principi piuttosto che ad altri. D'altronde in questo mondo meglio i princìpi, quando sono sani, che la mancanza di essi.
E in materia di prìncipi destinati a diventare tali, forse varrebbe la pena di fare una considerazione, almeno un accenno rapido. Le guerre si fanno in questi tempi moderni e le fa il capo dell'impero, poi tutti i satelliti e i subalterni e i gregari seguono, le fa il capo dell'impero, lui decide a chi deve fare guerra di volta in volta, e non le fa per la democrazia, le fa per la monarchia. Intanto la sua impropria monarchia, cioè un unico centro di imputazione di poteere e di pensiero, la dottrina Bush: "sono il più forte quindi comando io, se non segui ti bastono" - c'è gente che per non farsi bastonare segue, c'è gente che non segue e non si fa ugualmente bastonare, se ci riesce - così in nome della democrazia avete massacrato, visto che vi ponete da quella parte, le popolazioni dell'Afghanistan, non per proporre una forma di democrazia, ma per richiamare un re in esilio, un re che si era persino dimenticato di essere stato re; lo avete preso e portato in Afghanistan a fare il capo del governo, il garante delle tribù, perché voi delle civiltà altre avete l'idea che siano sempre costituite da tribù di incivili. Ecco perché hanno bisogno di re, perché i cittadini afghani non devono essere cittadini, devono essere sudditi, e gli avete pure riportato il re. Leggiamo negli organi di informazione che anche per il dopo Saddam state cercando un re, che pare sia stato già rintracciato, un ex re dell'Iraq che viene tenuto in caldo per coltivare la democrazia prossima ventura in quel paese, un altro re. Perché voi siete per la democrazia monarchica, e non solo a parole ma con i fatti. Ed attraverso la guerra, che sarebbe di liberazione non si sa di chi, solamente dei pozzi di petrolio di cui vi volete appropriare a vil prezzo, per affermare l'impero economico affermate anche, meglio travolgete, tutti gli altri principi.
Questa mozione in questo senso è una mozione di valori. E` una mozione di principi e di sani principi, che noi riteniamo possa essere comunque una buona guida per coloro che sono chiamati alla responsabilità di governo, per coloro che sono chiamati all'esercizio delle funzioni istituzionali...
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo, concluda, la prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Concludo in un secondo. E` vero, lo ricordava il collega Giacomo Sanna poc'anzi, nella furia distruttiva contro i sani principi avete anche abrogato il principio di sovranità del popolo sardo. L'avete abrogato con la votazione precedente. La sovranità però si può benissimo esercitare; noi riteniamo che questa mozione possa anche, volendo, recuperare in concreto elementi di buon governo e di buona azione politica attraverso cui la sovranità possa concretamente anche affermarsi.
PRESIDENTE. Bene, non si è abrogato assolutamente nulla perché una legge non viene abrogata da un ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, noi che siano anche firmatari, naturalmente voteremo a favore della mozione, però con motivazioni che sono diverse da quelle che ha illustrato il collega Cogodi.
PRESIDENTE. Bene, grazie. Se non vi sono altre dichiarazioni di voto, ricordo che la lettera d) di questa mozione è superata, quindi stiamo votando tutto il resto.
Metto in votazione la mozione numero 86. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Colleghi, abbiamo due possibilità, o andare avanti e discutere la mozione sul Poetto, oppure chiudere i lavori; mi pare che questa seconda ipotesi sia la più opportuna, anche perché credo che sulla mozione del Poetto ci sarà bisogno, forse, di qualche riflessione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io non so...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cogodi, colleghi, io non ho ancora chiuso i lavori, non sappiamo quello che faremo, quindi vi prego, state al vostro posto e in silenzio. Grazie.
COGODI (R.C.). Noi esprimiamo la nostra contrarietà all'ipotesi di sospensione dei lavori del Consiglio. Si era ipotizzato che il Consiglio lavorasse questa settimana, siamo a giovedì mattina, l'ordine del giorno è ricco e impegnativo e noi chiediamo che si proceda regolarmente nei lavori del Consiglio. Segue adesso una mozione che riguarda fatti di grande rilevanza ed anche urgenza, quella relativa alla vicenda ambientale del litorale di Cagliari, del Poetto, e seguono altre cose estremamente impegnative, a partire dalla legge sull'ARPAS. Voglio ricordare, che se il Consiglio ancora insiste nel non approvare tale legge rimane il commissariamento. Siccome si è tanto detto di un commissariamento fatto da Berlusconi perché il Consiglio non approva una legge, se la maggioranza diserta il Consiglio, non si approva la legge, quindi si sta commissariando volutamente la Regione; e voglio ricordare che nel caso dell'ARPAS è commissariato il Consiglio anche, perché è competenza del Consiglio approvare la legge. Ora, poiché gli organi di informazione hanno informato molto di più i sardi della vicenda ludica, la chiamo così, di questo pomeriggio, per cui vogliamo difendere stasera la dignità della nostra autonomia e il senso di solidarietà che dovremmo esprimere alle popolazioni colpite e doloranti del Molise dando quattro calci ad un pallone, si può fare un breve intervallo per dare quattro calci ad un pallone, a parte il fatto che i quattro calci al pallone per solidarietà si potevano dare anche di sabato e di domenica, perché non è che la solidarietà per il Molise si esprime in luogo del lavoro che si deve compiere nelle istituzioni. La solidarietà, in genere, si esprime pagando qualcosa di persona, è bello esprimere solidarietà facendo pagare gli altri! E quindi, se vi è la possibilità, propongo anche che i quattro calci al pallone, allora scendo anch'io in campo, aderisco all'iniziativa, si diano di sabato o di domenica, non in luogo dei lavori del Consiglio regionale, e magari del Consiglio provinciale, e magari del Consiglio comunale, posto che si tratta di una triangolare. Oppure, che si sostituisca la partitella di pallone con un'altra gara, è sport anche quello, una gara di immersione sott'acqua in apnea, in assetto variabile possibilmente, tanto qui si varia molto, e vince chi rimane più giorni sott'acqua in apnea. E` un'altra gara che può essere fatta da qualcuno, però noi siamo contrari e contrarissimi a sospendere i lavori, vogliamo, invece, che proseguano con la mozione successiva e con la legge importante in mancanza della cui approvazione la Regione sarà commissariata, che è la legge istitutiva della Agenzia dell'ambiente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Presidente, sono contraria alla sospensione dei lavori, credo che, così come si era detto, si debba lavorare per stamane fino alle ore 13.00, credo che si possa almeno illustrare la mozione in oggetto e poi rinviarne eventualmente la discussione. Non voglio entrare nel merito del fatto che si sia deciso di fare una partita oggi piuttosto che un altro giorno, evidentemente chi ha deciso ha ritenuto opportuno che così fosse, non voglio esprimere giudizi, ma sicuramente voglio esprimere un giudizio negativo sui lavori che sta svolgendo quest'Aula.
Signor Presidente, il Consiglio regionale, non la Regione, è commissariato per non avere esitato la legge regionale sull'ARPAS che è all'ordine del giorno di questo Consiglio da ormai troppi mesi, e credo che noi non possiamo più essere disponibili ad un rinvio della discussione di questa legge, perché altrimenti anche noi siamo complici di ciò che la Giunta sta facendo per mettere in essere l'ARPAS, in totale dispregio dei lavori del Consiglio regionale. Pertanto chiedo che i lavori continuino e che si proceda alla discussione della mozione sul Poetto.
PRESIDENTE. Faccio notare anche all'onorevole Dettori che adesso all'ordine del giorno non c'è la legge istitutiva dell'ARPAS, ma c'è la mozione 95, la mozione sul Poetto che, come lei comprenderà, avrà bisogno dei suoi tempi. Io stesso ho proposto inizialmente di fare almeno l'illustrazione. Tuttavia, poiché c'erano degli impegni presi in sede di Conferenza di Capigruppo, io mi rimetto all'Aula che deciderà.
Allora mi è stato chiesto di chiudere i lavori a mezzogiorno e quindi discutere la mozione 95 alla ripresa dei lavori, vorrei sapere che cosa pensa l'Aula. E` chiaro che se questa proposta non passa noi lavoriamo fino alle ore 13.00, se invece passa concludiamo i lavori adesso.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Intanto io chiedo che venga rispettato l'impegno assunto, anche comunicato all'Aula dal Presidente ieri, di lavorare questa mattina fino alle 13.00, e quindi di avviare la discussione o perlomeno l'illustrazione di questa mozione, poi, anche per quegli approfondimenti che lei riteneva importanti da parte di tutti, penso che alla ripresa dei lavori, che dovremo decidere quando sarà, dopo la partita, domani mattina, o martedì, si può proseguire con la discussione.
PRESIDENTE. Allora, colleghi, ripeto, mi è stato chiesto di chiudere i lavori a mezzogiorno.
COGODI (R.C.). Chi ha fatto la richiesta?
(interruzioni)
PRESIDENTE. L'onorevole Biggio. Non è mia la proposta, è stata fatta dall'onorevole Biggio. E` stato chiesto il voto nominale, vi ricordo che su questioni procedurali non è ammessa la votazione nominale, pertanto votiamo per alzata di mano.
Metto in votazione la proposta di sospensione dei lavori, chi è d'accordo alzi la mano.
(E` approvata)
I lavori finiscono qui. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 11 e 51.
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