Seduta n.80 del 24/03/2005 

LXXX SEDUTA

(POMERIDIANA)

Giovedì 24 Marzo 2005

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente Paolo FADDA

La seduta è aperta alle ore 16 e 42.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 22 marzo 2005, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che il consigliere regionale Pasquale Onida ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 24 marzo 2005. Poiché non ci sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Sardegna (ARPAS)". (125)

(Pervenuto il 23 marzo 2005 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Ulteriore proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2005". (126)

(Pervenuto il 23 marzo 2005 ed assegnato alla quinta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione PORCU - GESSA - CERINA sul progetto Costa Dorada, Capo Malfatano, in Comune di Teulada". (122)

(Risposta scritta in data 23 marzo 2005.)

"Interrogazione LIORI - DIANA - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo sulla rete telematica regionale". (147)

(Risposta scritta in data 23 marzo 2005.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale

della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91. Metto in votazione l'emendamento numero 89. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, poiché si tratta della prima votazione, occorre aspettare dieci minuti per consentire a tutti i colleghi di arrivare in aula. Così prescrive anche il Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, si tratta di una votazione su un emendamento, alla quale, in assenza di richieste di votazioni particolari, si procede per alzata di mano.

PILI (F.I.). Devono trascorrere dieci minuti dall'inizio della seduta, Presidente.

PRESIDENTE. Le ripeto che si tratta di votazione per alzata di mano, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Non è così.

PRESIDENTE. Come non è così? E' così!

PILI (F.I.). L'articolo 91 del Regolamento recita al comma 3: "Non si può procedere ad alcuna votazione se non siano trascorsi almeno dieci minuti dall'inizio di ciascuna seduta". Alcuna votazione, quindi né quelle con procedimento elettronico né quelle per alzata di mano. Se vogliamo tenere conto di questo, se no…

PRESIDENTE. I dieci minuti dall'inizio della seduta sono trascorsi, onorevole Pili. Se poi vuole chiedere l'appello nominale, possiamo anche procedervi, anche se non credo che serva introdurre una esasperata fiscalità nel nostro lavoro. Penso che tre minuti in più o in meno non pregiudichino il lavoro che lei intende fare.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, Matteo SANNA, SANJUST, SANCIU, MORO, ARTIZZU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 89.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - DIANA - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - FLORIS Mario.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 58

Astenuti 3

Maggioranza 30

Favorevoli 17

Contrari 41

(Il Consiglio non approva).

Onorevoli Atzeri e Scarpa, l'emendamento numero 41 da voi presentato è privo di copertura finanziaria, però ha contenuto identico a quello dell'emendamento numero 84. Quindi mettiamo in votazione l'emendamento numero l'84 che assorbe il numero 41, anche se con una diversa copertura finanziaria.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, la mia sarà una dichiarazione di voto brevissima per reiterare la richiesta di una maggiore attenzione alle scuole materne non statali e alle norme sul diritto allo studio. Ricordo che nella finanziaria del 2004, era previsto uno stanziamento di 25 milioni di euro; quest'anno la Giunta aveva proposto 21 milioni di euro in Commissione, poi rivisti a seguito della lunga discussione sull'importanza di questo comparto nella struttura scolastica della Sardegna.

Riteniamo che il segnale inviato in Commissione non sia assolutamente sufficiente, pur tenendo presenti le ristrettezze di bilancio non proponiamo un riequilibrio secondo lo stanziamento 2004, ma consideriamo congruo, opportuno e necessario uno stanziamento di 23 milioni di euro. Credo che un semplice voto senza risposte non possa essere considerato soddisfacente, non solo da questa minoranza, che non intende ovviamente, non avendone le possibilità, misurarsi con le forze numeriche della maggioranza, ma da chiunque ritenga che dietro ogni decisione ci debba essere una motivazione. Finora ho sentito solo un "no" su questo emendamento, ma nessuno ha spiegato le ragioni del suo rigetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, una brevissima dichiarazione di voto per esprimere parere contrario su questo emendamento e per cercare di fare chiarezza su tutta una serie di notizie circolare in Commissione e soprattutto fuori da quest'Aula, che hanno fornito informazioni sbagliate alle categorie interessate.

Non c'è in questa maggioranza, in questa Giunta, in questo Governo regionale nessuna volontà di contenere le risorse destinate alle scuole materne private. E' dimostrato che lo stanziamento di 21 milioni e 500 mila euro è abbondantemente sopra la media delle risorse stanziate negli ultimi sette-otto anni, fatta eccezione per il 2004, quando, ricordo per la memoria di tutti, lo stanziamento in finanziaria dei 20 milioni di euro iniziali venne portato a 25 per ragioni abbastanza comprensibili con l'assestamento di bilancio dell'anno scorso riportato a 22 milioni e 500 mila euro e oggi, modificando in Commissione l'importo proposto dalla Giunta da 21 milioni a 21 milioni e 500 mila euro, abbiamo voluto solo inviare un segnale di attenzione e dimostrare che non c'è nessuna intenzione e nessun interesse a cancellare questa preziosa presenza nel nostro territorio regionale e alla quale teniamo tutti.

Questo è dimostrato; vadano a leggere i resoconti degli interventi in Commissione e in Aula; vadano a guardare, gli amici della minoranza, chi ha difeso negli ultimi dieci anni le risorse destinate alle scuole materne private.

Voglio aggiungere solo una considerazione, anche se non riguarda specificamente questo emendamento. L'oggetto del contendere è la questione relativa alla modifica della indicazione della copertura del 75 per cento. Penso che sia palese a tutti che promuovere il mancato rispetto di un impegno vincolante per l'amministrazione significhi esporsi a eventuali ricorsi che, con certezza quasi matematica ormai, offrirebbero ai ricorrenti la possibilità di vincere la lite in giudizio. E allora solo per queste ragioni, per questo settore e per tutti gli altri settori che godevano di stanziamenti dell'80, 70, 90 per cento, la formulazione che la Giunta regionale ha proposto e che la Commissione ha accettato è quella di parlare sempre di stanziamenti "fino a", in modo da non offrire appigli normativi ad eventuali ricorsi.

Io penso di poter parlare tranquillamente e serenamente a nome di tutta la maggioranza, che sino a quando rimane questa maggioranza e sino a quando rimane questo Governo, l'attenzione verso le scuole materne private sarà esattamente quella del passato. Così speriamo di aver chiarito pubblicamente e definitivamente un oggetto del contendere che non esiste, perché nessuno, men che meno i componenti di questa maggioranza e di questa Giunta, ha pensato di ridurre risorse, di cancellare la presenza significativa, importante e non sostituibile in Sardegna delle scuole materne e del loro lavoro, apprezzato da tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò velocissimo. Bisogna essere chiari: nessuno mette in dubbio che l'intervento che quest'anno viene proposto in finanziaria per le scuole materne private sia inferiore agli anni passati. Se è vero come è vero che si vuole tutelare questa importantissima realtà che rappresenta, tra l'altro, l'80 per cento delle scuole materne in Sardegna, cosa impedisce, dal momento che uno degli obiettivi principali, giustamente e dico giustamente, di questa Giunta è quello di rafforzare a tutti i livelli l'istruzione in Sardegna, cosa impedisce di lasciare le cose come stanno? Si ha paura che un domani - non è mai successo sino ad oggi - una delle scuole materne, non avendo percepito il 100 per cento, faccia causa alla Regione? Basta dargli il 100 per cento.

In parole povere: si toglie da un'altra parte e si destinano i fondi alle scuole materne. La soluzione è abbastanza semplice e non richiede nemmeno di aumentare gli impegni di bilancio. Il fatto che si voglia indicare sino al 75 per cento, così come in altri casi si indica sino al 100 per cento, è chiaro che da una parte libera da una responsabilità la Giunta, dall'altra la tentazione che quel 75 possa diventare un 60 per cento o che quel 100 possa diventare un 80, credo che nella situazione di restrizione finanziaria in cui ci troviamo possa essere fortissima.

Allora, si lasci il 100 per cento e si dia il 100 per cento e si rimpingui, appunto, di 1 milione e mezzo di euro la voce di bilancio, così come riportato nell'emendamento. Questo vuol dire chiarezza; è inutile che diciate che rispetterete quello che è stato fatto negli anni passati. Se ci credete lasciate i fondi e garantite a tutte le scuole materne il 100 per cento di copertura delle loro esigenze. La chiarezza sta qui e non dall'altra parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, noi esprimiamo il nostro voto favorevole, come Gruppo, su questo emendamento, che per noi rappresenta non un semplice emendamento, ma uno di quegli argomenti sui quali aprire una discussione e un ragionamento con la maggioranza, qualora ci siano due interlocutori. Noi ci siamo come interlocutori e vorremmo capire se c'è anche la maggioranza.

Dietro il ragionamento del finanziamento alle scuole materne parificate c'è, infatti, l'accettazione o meno del principio della libertà di istruzione, della libertà di insegnamento, della libertà di cultura e della libertà di scelta da parte delle famiglie e soprattutto delle famiglie dei più deboli. Voi comprendete bene che il consigliere regionale può scegliere dove mandare a studiare il proprio figlio, chi non sceglie è chi non ha gli strumenti economici per poterlo fare. Quindi questa è una battaglia di difesa dei più deboli, di quegli ultimi di cui voi avete parlato.

Allora, per riprendere il ragionamento del collega Secci, noi abbiamo due possibilità per manifestare alle scuole materne paritarie il nostro interesse: mandando un segnale, che è quello di un finanziamento alle scuole materne parificate, analogo a quello che nel 2004 era stato deliberato dalla Giunta regionale, e che poi in assestamento di bilancio è stato ridotto, oppure inviando un segnale ancora più importante, che è quello di soprassedere alla limatura della legge numero 11 del 1988.

Non regge l'obiezione del ricorso avanzata dal collega Secci; non regge perché? Perché la legge è operativa dal 1989, sono passati sedici anni e nessuno ha mai presentato ricorso. E non è un caso che nessuno lo abbia presentato, perché la norma stabilisce che il finanziamento è del 75 per cento nei limiti delle competenze del bilancio regionale. Quindi non esistono neanche gli estremi per presentare un ricorso dal punto di vista amministrativo perché già la legge attualmente vigente consente comunque alla Regione di avere come punto di riferimento fisso quello del 75 per cento, lasciandole però la possibilità, in caso di carenze di bilancio, di andare sotto quella cifra.

Consente di andare sotto quella cifra non dimenticandosi mai però, ripeto, del principio ispiratore della norma: quello della libertà di scelta; della possibilità per ogni famiglia di scegliere liberamente per il proprio bambino il tipo di scuola, di educazione e di insegnamento. E vi ricordo, ve lo ripeto e ve lo sottolineo, che questa libertà di scelta chi ha la fortuna di sedere all'interno di questo Consiglio regionale ce l'ha comunque e ce l'hanno comunque tutti i sardi che godono di un certo reddito, mentre questa stessa libertà di scelta potrebbe essere negata, se noi andassimo a strangolare la scuola materna paritaria, proprio a coloro che sono più deboli e che non hanno le risorse economiche e finanziarie per poter pagare questa scelta. Perché è ovvio che le spese della scuola materna paritaria, se non sono in qualche misura sostenute dall'ente pubblico, che metta la scuola materna davvero in condizioni paritarie rispetto alla scuola pubblica, si scaricheranno nelle rette pagate dalle famiglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole a questo emendamento e soprattutto per cercare di ricordare a noi stessi e all'Aula che alle 250 scuole dell'infanzia aderenti alla Federazione italiana scuole materne (FISM), capillarmente diffuse in tutta l'Isola e che scolarizzano circa 25 mila bambini, vanno aggiunte altre 30 circa, riconosciute dalla legge e inserite nel sistema scolastico nazionale.

Bene, abbiamo detto che la legge numero 31, con tutte le sue modificazioni, garantisce alle scuole materne non statali la copertura del 75 per cento del bilancio di gestione, demandando alle amministrazioni comunali le spese del servizio mensa. La copertura effettiva del 75 per cento delle spese di gestione era stata garantita in bilancio solo fino, se non ricordo male, al 1991 o giù di lì; negli anni successivi la copertura è andata sempre diminuendo, creando non poche difficoltà alle scuole materne che in Sardegna assicurano ben (di questo bisogna tenerne conto) 1600 posti di lavoro tra insegnanti, assistenti, ausiliari e personale amministrativo.

Nel 2004 la finanziaria aveva stanziato in bilancio la somma di 25 milioni di euro, pari al 62 o 63 per cento della spesa di gestione, tale somma ha subito, con la nuova Giunta regionale, un taglio prima del 20 per cento, ridotto poi a più del 10 per cento, assestandosi a circa 21 milioni e 500 mila euro. E ciò mentre aumenta il costo del lavoro, basta confrontare il contratto nazionale siglato dalla FISM insieme alle organizzazioni sindacali con il costo della vita.

Bisogna inoltre ricordare che oltre il 10 per cento dei bambini delle scuole materne è accolto a titolo gratuito sia per la frequenza che per la mensa, quindi diminuire il contributo a queste scuole significa penalizzare le famiglie nelle loro scelte, cosa che non farebbe certo onore al Consiglio regionale, nonostante gli sforzi preannunciati dall'onorevole Secci. Senza contare che se le scuole materne non statali chiudessero, perché nel bilancio non si inseriscono le poste necessarie per la loro gestione, la Regione dovrebbe stanziare in bilancio ben più della somma accantonata oggi, dovendo provvedere alle strutture e a quanto necessario per il funzionamento delle scuole pubbliche.

Quindi si ritiene giusto e doveroso ripristinare almeno in parte lo stanziamento. Noi avremmo voluto che venissero confermati i 25 milioni di euro, ma ci accontentiamo di quanto è stato chiesto con questo emendamento (22 milioni e mezzo di euro) che peraltro è ancora ben al di sotto del 75 per cento consentito dalla legge. Per queste ragioni noi votiamo a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, credo sia un dovere di tutta l'Aula esaminare approfonditamente il tema che stiamo trattando con questi emendamenti, e cioè quello del giusto sostegno da accordare alla scuola privata - che vuol dire nella stragrande maggioranza dei casi scuola cattolica - per tutto quello che ha fatto e fa in Sardegna da decenni, anzi direi da secoli, da quando nell'Isola esistevano solo le scuole dei Gesuiti e degli altri ordini religiosi.

Io nutro molta fiducia nei confronti del collega Secci e credo che sia animato dai migliori propositi - e lo dico senza il minimo intento ironico - però le sue assicurazioni non mi rassicurano, perché lasciare una discrezionalità così forte, così determinante e così decisiva nell'assegnazione di fondi alla scuola paritaria, che vuol dire scuola privata, che vuol dire scuola cattolica in capo, al Presidente della Regione, alla Giunta, mi sembra poco opportuno, poco rassicurante e poco giusto nei confronti di quello che la scuola cattolica rappresenta in Sardegna per aver formato per secoli generazioni e generazioni di sardi. Non mi risulta che il tetto che era stato precedentemente fissato e che Soru ha cancellato, che la vostra finanziaria cancella, abbia creato in passato particolari problemi di tipo giudiziario o amministrativo, ricorsi o grandi contenziosi con le scuole. Quindi non credo che questa norma sia stata cambiata per evitare problemi di questo genere, che appunto non mi risulta ci siano mai stati.

Certamente il Presidente Secci non è contrario alla scuola cattolica, anche perché proviene da un partito che ha radici cattoliche e sarebbe assurdo pensare che sostenga una limitazione della libertà della scuola privata, ma noi sappiamo bene che ci sono ampie fasce della sinistra che non la pensano così come lui, legittimamente, che hanno una posizione nei confronti della scuola paritaria che è diametralmente opposta a quella nostra ma anche a quella dei colleghi del suo partito. Quindi non può l'onorevole Secci parlare a nome della maggioranza garantendo un pieno rispetto e una piena osservanza di quello che è sempre stato fatto in passato. Noi sappiamo già in partenza che sussistono delle legittime motivazioni ideologiche che pongono i colleghi, ad esempio di Rifondazione Comunista, su posizioni assolutamente contrarie ad un discorso di questo genere.

Io penso che il controllo sul finanziamento sia vergognoso, e lo dico senza acredine. Ritengo sia una manifestazione di un cattivo gusto che arriva ad essere vergognosa perché va automaticamente a porre la scuola cattolica, che interloquisce con l'Amministrazione regionale, in una situazione di sudditanza, e questo è esattamente il contrario di quella libertà di espressione e di formazione di cui la scuola cattolica è portatrice. Io quindi invito, senza polemiche inutili, i colleghi della maggioranza a riflettere su questo punto, a riflettere sull'impatto sociale che un provvedimento di questo genere, che porta in capo al Presidente della Regione la decisione su quanto va dato alla scuola dei Salesiani, a quelle dei Gesuiti, a quelle delle suore che assistono, che educano e che formano i nostri ragazzi, i nostri bambini, può avere in Sardegna.

Non volete che la facciamo noi la correzione di questo punto così deleterio e così vergognoso? Fatela voi, l'importante è che la facciate e che soprattutto riflettiate sull'impatto che un provvedimento di questo genere può provocare su una categoria debole, che in questo modo state rendendo ancora più debole e soprattutto state ponendo in una ingiusta situazione di sudditanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole all'emendamento e per confermare che la nostra posizione, naturalmente, è a favore della scuola pubblica, che vogliamo venga rafforzata, ma le ragioni che portano a chiedere questo finanziamento riguardano il ruolo che nella nostra società svolge il sistema delle scuole private.

Volevo chiedere anche alla Presidenza i motivi per i quali l'emendamento numero 41 è stato accorpato all'84 e non viceversa, considerato che il numero 41 è stato depositato prima dell'84. Si tratta di un chiarimento tecnico, Presidente, per capire esattamente come si è operato.

PRESIDENTE. Non l'abbiamo accorpato, semplicemente non era ammissibile perché privo di copertura finanziaria.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che è opportuno noi separare il problema dello stanziamento da quello relativo alla norma. Io credo che per quanto riguarda il problema relativo allo stanziamento valga quanto ha già detto il collega Secci. In presenza di una finanziaria di contenimento delle risorse complessivamente disponibili, la maggioranza in Commissione, attraverso un adeguamento dello stanziamento, ha riaffermato senza ombra di dubbio il suo impegno e quello della Giunta a sostenere la scuola paritaria, tant'è che ci troviamo in presenza di uno stanziamento per il 2005 superiore del 7,5 per cento allo stanziamento del 2003.

Per quanto riguarda, invece, la norma, credo che sia un problema che sicuramente ci troveremo ad affrontare in sede di discussione dell'articolo 9, in particolare del comma 7 dell'articolo 9, che richiederà necessariamente un'ulteriore riflessione da parte di tutti noi. E credo che nel momento in cui andremo a ridefinirla debba essere fatta anche un'operazione di verità, ossia che nel ribadire l'impegno da parte della Regione a finanziare il 75 per cento delle spese ammissibili delle scuole materne non statali, si precisi "nel limite dello stanziamento di bilancio" come del resto è avvenuto finora. Noi abbiamo, in qualche modo, ingannato anche i titolari delle scuole materne non statali, quando abbiamo detto che l'impegno della Regione era per una copertura del 75 per cento delle spese e nonostante di fatto si sia attestato al 60, 50, il 55, 65 per cento.

Quindi, io credo che sia opportuno ribadire l'interessamento da parte della Regione a favore delle scuole materne non statali, mantenendo la previsione dell'impegno del 75 per cento, però facendo questa operazione di verità e quindi precisando: "nei limiti delle disponibilità degli stanziamenti di bilancio".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che, al di là del fatto che in Commissione noi abbiamo verificata l'indisponibilità della maggioranza, soprattutto per quanto riguarda la parte normativa, a venire incontro alle scuole materne private, non abbiamo capito perché la previsione del 75 per cento sia stata modificata; se non c'era un fine recondito bastava lasciare la stessa dizione, considerato che anche l'anno scorso la copertura delle spese è stata inferiore al 75 per cento. Quindi, perché correggerla se non c'è un secondo fine? Vogliamo abolire e chiudere le scuole private? Può anche darsi che si voglia questo.

Siete tutti d'accordo che si lasci quello che c'era, siete tutti d'accordo anche se non lo dite a parole. E probabilmente, se si votasse a scrutinio segreto, avreste qualche piccolo rimorso di coscienza. La verità è che questa è stata una conquista della Democrazia Cristiana in quelle due legislature nelle quali imperversava la sinistra. La Democrazia Cristiana era all'opposizione; ciò nonostante riuscì, riuscimmo, a ottenere questo risultato. Ora, che voi appena arrivati vogliate correggere questo tiro non la comprendiamo. Siamo d'accordo nella sostanza, siamo d'accordo nell'integrazione orale, è già un fatto positivo, ma alla luce di quanto ha detto ieri sera il Presidente della Giunta, vogliamo il confronto. Vi chiedo collaborazione; qui stiamo aprendo un caso che cosa? Per un milione di euro? Stiamo facendo un problema per un milione di euro!

Questa opposizione da voi non ha ottenuto niente; vi ha dato suggerimenti per migliorare questa finanziaria e voi li avete accolti soltanto perché vi siete resi conto di aver commesso una serie di errori, altrimenti non l'avreste fatto. Avete infatti approvato 80 emendamenti da voi stessi presentati, molti dei quali potevano benissimo non essere approvati, scaturiti da esigenze di tipo personale o di settori che interessavano a questo o a quel consigliere. Questo vuol dire che non volete alcuna forma di collaborazione. Noi restiamo nel convincimento che vi è un tentativo maldestro di chiudere le scuole private, che sono un punto di riferimento per tutta l'Isola.

La Costituzione sancisce il diritto del cittadino di scegliere di mandare il figlio nella scuola pubblica o in quella privata; deve trattarsi di una libera scelta. Nelle richieste che noi avanziamo, nelle quali crediamo, ci avete creduto anche voi in tempi non sospetti. Del resto siete stati voi che ci avete consentito nel 1988 e nell'altra Giunta precedente di sinistra di fare quello che abbiamo fatto. Sì, è vero che avete operato in sede di assestamento una riduzione, ma credo che gli assestamenti dobbiamo farli lo stesso.

A parole dite: non dobbiamo toccare i 93 milioni di euro. Sono lì allocati, sono già diventati 90; cercate di essere coerenti! Questa grande battaglia che state conducendo, è aria fritta; state soltanto allocando risorse finanziarie penalizzando tutti, non ultima questa categoria. Noi abbiamo il dovere di difenderla, non chiedeteci di non fare il nostro mestiere, non chiedeteci di non fare opposizione, verificate la vostra intransigenza che ci sembra realmente incomprensibile. Perderemo giornate intere su problemi che sono irrilevanti, sui quali dovrebbe esserci un consenso generalizzato; noi abbiamo il dovere di informare chi opera in questo settore che voi volete effettuare dei tagli. Non bastano i 775 tagli nella formazione professionale, non basta che abbiate toccato, ritoccato, eccetera.

Io vi ho indicato i settori che presentavano risorse finanziarie in esubero ma voi non li avete toccati. Vi facciamo osservare tutti i giorni che ci sono fughe in avanti; anche oggi abbiamo avuto notizia che sono stati sperperati seimila euro il problema dei CUD, sprecati perché poi la Ragioneria li ha fatti in proprio; quindi vi è uno sperpero giornaliero di denaro pubblico. Però alla fine va sempre bene a voi e non va bene a noi. E' un fatto certo e ve lo dimostreremo in questi giorni. Hanno fatto un doppione, ma non è la prima volta, ne fanno tanti doppioni, uno in più, uno in meno non cambia niente. Comunque nel dichiarare il mio voto a favore di questo emendamento prendo atto della vostra posizione certamente non disponibile ad un confronto serio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, io credo che ci sia una strumentalizzazione che viene portata avanti ogni qualvolta si parla di questo argomento. Questo avviene sia a livello nazionale che a livello regionale. Anche oggi alcuni oratori hanno voluto richiamare la posizione di Rifondazione Comunista sulle cosiddette scuole private, e questo per additarci come un partito ideologicamente ateo, ostile al mondo dei credenti. C'è continuamente questo fastidioso modo di intervenire da parte delle destre che tende a caricaturare la posizione dei nuovi comunisti, di Rifondazione Comunista, quasi che fossero dei fossili del passato collegabili all'ideologia del socialismo reale dove si è praticata una politica sicuramente sbagliata, tendente anche ad assumere l'ateismo quasi a livello di religione di Stato. Non è così signori, aggiornatevi.

Onorevole Oppi, abbia la bontà di ascoltare, così quando lei e l'onorevole Artizzu parlate di Rifondazione Comunista potete parlarne con cognizione di causa. Anche se non vuole leggersi i nostri deliberati congressuali perlomeno prenda atto di ciò che noi siamo oggi. I nostri deliberati congressuali non sono certo ostili al mondo dei credenti; noi siamo ostili ai privilegi di coloro che difendono ideologie di parte. Per questo siamo per la scuola pubblica, perché è una scuola a cui possono accedere tutti. Ma non siamo ostili alla scuola privata perché siamo ostili al mondo dei credenti, al mondo dei cattolici.

Le assicuro che le battaglie sociali che noi portiamo avanti, quelle vere, in difese delle classi popolari o, se lei preferisce (nel linguaggio che usano i credenti) degli ultimi, sono in perfetta sincronia con questi settori sociali. E questi settori sociali adesso guardano con attenzione a Rifondazione Comunista perché non ha una posizione ostile e preconcetta nei confronti dei credenti ma difende i loro interessi sociali e i loro interessi materiali. Quindi non si tenda a caricaturare queste posizioni.

Inoltre, non è vero che le scuole non statali sono tutte religiose, perché ci sono anche quelle comunali. Io sono sindaco di un paese dove c'è una scuola comunale che peraltro gode di finanziamenti talmente abbondanti, che non dico che non so dove mettere i soldi, ma che comunque mi stanno portando a farne un gioiello di cui sicuramente posso vantarmi. Per le scuole statali invece ricevo fondi ancora insufficienti. C'è un privilegio anche rispetto alla normativa e ai finanziamenti attuali. Pertanto non si può certo dire che queste scuole non vengono finanziate.

In una situazione di risanamento finanziario credo che una riduzione della dotazione del capitolo, possa trovare facilmente giustificazione comunque restando i finanziamenti indispensabili per garantirne la funzionalità. Respingo al mittente qualsiasi insinuazione tendente a dire che è in atto un processo, di cui Rifondazione Comunista sarebbe parte attiva, tendente a far chiudere le scuole private. Se vi serve per fare propaganda in campagna elettorale utilizzatela pure, però sappia onorevole Oppi, che è una falsità, e io non l'accetto.

OPPI (U.D.C.). Prima non ci credevo, adesso che l'hai detto tu ci credo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, il problema della scuola, quella materna e non, è un problema che è rimasto disatteso, non solo nella finanziaria ma nell'orientamento generale; anche questo Consiglio è molto tiepido. Sappiamo quali sono le difficoltà di tutti; noi riteniamo che il sistema dell'istruzione, quello scolastico in generale, debba essere potenziato. Riteniamo anche che la stessa attenzione che è stata riservata, anche in questa finanziaria, al tema delle scuole private (cattoliche o meno) debba essere riservata anche alla scuola pubblica. Non ci sono settori politici (e quindi, sicuramente, nemmeno Rifondazione Comunista) che osteggiano pregiudizialmente la scuola non statale, ma sicuramente Rifondazione Comunista ha deciso - è un patrimonio della sua cultura - di sostenere anche la scuola pubblica.

In quest'Aula si è votato, non più tardi di qualche mese fa, un ordine del giorno generale, un ordine del giorno che aveva come obiettivo quello di realizzare un sistema integrato di istruzione e di formazione, un sistema integrato che comprendesse anche un'attenzione particolare al fenomeno della dispersione scolastica. Una attenzione particolare che si doveva tradurre in una iniziativa forte della Regione a sostegno di un piano straordinario predisposto per contrastarla. Di questo non se ne parla; quella indicazione del Consiglio regionale è rimasta inascoltata. Eppure la legge regionale numero 37 ricomprendeva anche quell'argomento, perché la "37" era ed è una vera legge di sviluppo complessivo della società e dell'economia sarda. Tuttavia non si è fatto niente e in ciò vi è una responsabilità chiara anche della maggioranza.

Non è più tollerabile che si continui in una lunga discussione attorno al "fino al 70 per cento", "entro il 70 per cento", "quasi il 70 per cento", "compatibilmente alle dotazioni finanziarie" e poi ci si dimentichi del resto. Se il resto è quello che è appartiene a noi (e si dimentica continuamente) ne prenderemo atto, prima o poi, e sarà chiaro come ne prenderemo atto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 84. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione elettronica.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MORO, LIORI, ARTIZZU, BIANCAREDDU, OPPI, Franco Ignazio CUCCU, RASSU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 84.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - OPPI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CACHIA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 63

Votanti 61

Astenuti 2

Maggioranza 31

Favorevoli 22

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento numero 86.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). E' stato appena detto, se non ho capito male, che l'emendamento numero 41 è inammissibile perché privo di copertura finanziaria. Ora, siccome ci sono altri emendamenti con la stessa copertura finanziaria io vorrei chiedere come mai...

PRESIDENTE. Non è il solo, infatti, onorevole Scarpa!

SCARPA (Gruppo Misto). No, mi perdoni, Presidente, io vorrei chiedere come mai poc'anzi, anzi questa mattina, abbiamo approvato l'emendamento numero 43, che aveva la stessa copertura finanziaria, e non è stata sollevata la questione.

PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, noi possiamo sbagliare, il 43 ha avuto una modifica alla copertura finanziaria.

SCARPA (Gruppo Misto). No, mi perdoni, mi faccia ultimare, Presidente. Come mai sono stati posti in votazione gli emendamenti successivi, 39 e 40, con copertura a valere sulla medesima UPB e non è stata sollevata la questione? Sa perché chiedo questo? Lo chiedo perché in quella UPB ci sono 154 milioni di euro, e mi risulta che non siano tutti impegnati. Allora, o viene dichiarato che tutte le risorse di quel fondo sono impegnate e quindi non riutilizzabili oppure non si comprende perché il nostro emendamento venga trattato in questa maniera e dichiarato inammissibile.

Ci sono altri emendamenti importanti che hanno la stessa copertura finanziaria. Del resto, durante i lavori della Terza Commissione in sede tecnica mi è stato chiarito che una parte di quei fondi non sono impegnati e sono utilizzabili; per questo è stata indicata quella copertura. Pertanto chiedo che i futuri emendamenti che presentassero la stessa copertura vengano dichiarati ammissibili e la Giunta, se approvati, provveda ad individuarne un'altra.

PRESIDENTE. La mancanza di copertura finanziaria non è dovuta tanto alla capienza della UPB che lei indica, quanto piuttosto al fatto che quella UPB è alimentata da mutui, e come lei sa i mutui sono utilizzabili soltanto per investimenti, e non è il caso delle spese che vengono indicate in questi emendamenti. Quindi, non c'è un atteggiamento discriminatorio. Non escludo comunque che, considerata la velocità con la quale esaminiamo gli emendamenti, il numero 40 possa esserci sfuggito e sia stato messo ugualmente in votazione.

Gli uffici mi segnalano ora che gli emendamenti numero 39, 40, 41, 42, 43, 44, 50, 117, 343, sono privi di copertura finanziaria, quindi anche gli uffici hanno puntualmente rilevato lo stesso problema. Se nel corso della discussione viene individuata una copertura finanziaria diversa va bene, altrimenti saranno considerati inammissibili.

Passiamo all'emendamento numero 86. Su questo emendamento ricordo che c'era stata, in sede di espressione del parere da parte della Giunta e del relatore, una disponibilità ad accoglierlo limitando lo stanziamento a cinquecento mila euro a valere sulla UPB 03050.

Metto in votazione l'emendamento numero 86 con le modifiche proposte.

Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Passiamo all'emendamento numero 42. Anche questo emendamento dovrebbe essere dichiarato inammissibile per mancanza di copertura finanziaria. Ha domandato di parlare di consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Considerato che tecnicamente ero stato rassicurato sul fatto che i fondi erano disponibili (ma probabilmente ho inteso male io il senso di questa disponibilità) e considerata anche l'importanza di questo emendamento, chiederei la disponibilità dell'Aula e della Giunta e reperire un'altra copertura finanziaria ove l'emendamento venisse approvato. So di porre una questione non strettamente nei limiti del Regolamento, ma chiedo questa cortesia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliare Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Possiamo discutere di questo emendamento?

PRESIDENTE. C'è un fatto tecnico che precede le dichiarazioni di voto, così com'è adesso questo emendamento dovrebbe essere dichiarato inammissibile. L'onorevole Scarpa, se non ho capito male, chiede alla Giunta e alla Commissione se l'emendamento può diventare accoglibile con l'indicazione di una copertura finanziaria.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Può essere messo in votazione indicando a copertura la UPB 03050.

PRESIDENTE. Quindi, c'è la disponibilità della Giunta a individuare una copertura finanziaria e - mi sembra - ad accogliere l'emendamento.

CAPELLI (U.D.C.). No, ad ammetterlo alla discussione.

PRESIDENTE. Ho capito male io, chiedo scusa.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che lo stesso metodo utilizzato per consentire l'esame di questo emendamento si sarebbe potuto seguire anche per il numero 41.

Detto questo, io vorrei approfittare della dichiarazione di voto per fare alcuni chiarimenti che entrano sia nel merito dell'emendamento numero 41 che nel merito dell'emendamento numero 42 che stiamo discutendo, perché in proposito ho sentito pronunciare delle affermazioni molto imprecise.

Prima di tutto, è inutile invocare il passato: se torniamo al 1700 sicuramente non c'erano coperture finanziarie in materia; a volte, infatti, quando fa comodo si prende come riferimento il 2003, altre volte il 2004, altre volte il 2001, a seconda della convenienza. Proviamo a ragionare sui principi. Noi qui ci stiamo esprimendo non sulle scuole private, ma sulle scuole materne non statali, parificate, che sono un'altra cosa.

Secondo: siamo, è vero, in un regime di ristrettezze finanziarie, come è stato ricordato anche dal collega Biancu, ma, onorevole Biancu, onorevole Secci e quanti altri, farete lo stesso discorso quando voterete lo stanziamento di dieci milioni di euro per il Teatro Lirico di Cagliari, quando parlerete delle sponsorizzazioni sportive che sono aumentate? Anche in quelle occasioni parlerete delle ristrettezze di bilancio? Parlerete di segnali che vanno inviati? Perché non prevedete otto milioni di euro, invece di dieci, per il teatro lirito e operate un taglio, rispetto all'anno precedente, per le sponsorizzazioni sportive?

Versiamo in momenti di ristrettezze di bilancio; preleviamo qualche milione di euro da queste voci e diamoli a chi sarà costretto invece a far aumentare le rette per offrire un servizio che lo Stato o la Regione non sono in grado di erogare. Ed allora iniziamo davvero a parlare degli ultimi, dei deboli. Quando si ragiona in termini di ristrettezze di bilancio, bisogna farlo coerentemente per tutti. Se i tagli interessassero tutti, in maniera proporzionale, non avremmo difficoltà ad accettarli. Perché i più forti non vengono interessati dai tagli? Perchè quelli che hanno più disponibilità non vengono tagliati? Questa è la domanda che vi voglio porre.

Come potete permettervi di tagliare 150 mila euro alle scuole civiche di musica e poi di andare fieri issando la bandiera della vittoria per avere distanziato dieci milioni di euro per il Teatro Lirico di Cagliari? È una vergogna! È una vergogna che ci sia voluto un mese e mezzo di discussioni in Commissione per riequilibrare il fondo alle università diffuse che poi avete presentato finalmente in Aula, mentre non avete battuto ciglio quando si è parlato di sponsorizzazioni sportive che non sono in linea con l'articolo 1 della legge numero 17 che le finanzia.

Questo è vergognoso, sarebbe stato un atto di coerenza indiscutibile, incontrovertibile, sul quale noi non avremmo avuto niente da dire. Non portate quindi argomentazioni fittizie per affermare che al fianco di coloro ai quali chiedete i voti. Io non sono stato appoggiato dalla Chiesa sicuramente, ma riconosco il ruolo che hanno svolto quelle scuole, che hanno svolto le scuole civiche di musica; chiunque contribuisca ad affossarle, se ne assumerà la responsabilità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, la questione delle scuole civiche di musica è una bella storia che ha prodotto nel tempo tanta cultura musicale in tutta l'Isola. Grazie ai contributi regionali è stato possibile fare accedere a queste scuole anche tanti giovani e meno giovani che provengono dalle classi popolari. Dunque esse rappresentano, nei territori, momenti significativi di crescita ed aggregazione culturale che sono indispensabili a migliorare lo spirito e la qualità della vita delle persone. Parte di queste scuole, tra l'altro, sono dislocate nelle aree interne, coinvolgendo decine e decine di piccoli comuni e rappresentando rari momenti di vivibilità di queste comunità.

Si pensi, per fare un solo esempio che conosco meglio degli altri, a quelle scuole delle zone interne del Sarcidano Mandrolisai a cui sono iscritti 200 giovani. Quando mai la maggior parte di queste persone avrebbe potuto frequentare una scuola civica di musica senza i contributi pubblici, trovandosi in territori distanti dalle grandi città? In questi territori la scuola civica di musica coinvolge anche le famiglie e le comunità, le istituzioni, ed ogni saggio, ogni piccolo appuntamento diventa un momento di partecipazione e di promozione della cultura musicale in questi paesi.

Devo anche dire che da queste scuole sono emersi tantissimi talenti che hanno proseguito i loro studi al conservatorio, affermandosi successivamente come maestri e musicisti. Per questo ritengo che essendo abbastanza irrisori i finanziamenti di questi anni non sia possibile effettuare nessuna riduzione. Si potrebbero eventualmente recuperare risorse attingendo dall'abbondante stanziamento per l'Ente Lirico di Cagliari che sinceramente mi pare eccessivo. Pertanto il mio voto sarà favorevole all'emendamento presentato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, volevo preliminarmente ringraziare la Giunta e l'Assessore per la disponibilità dimostrataci nel consentirci di affrontare quest'argomento ed esaminare quest'emendamento. Le scuole civiche di musica in Sardegna, negli ultimi anni, sono raddoppiate e rappresentano un modello di politica culturale promossa dalla Regione tramite gli Enti Locali. Si tratta di un modello che sicuramente merita di essere sviluppato ulteriormente, e forse anche importato in altri settori.

I comuni, ottenuto il finanziamento, aprono la scuola; successivamente però non si limitano al dieci per cento previsto dalla legge ma incrementano i loro finanziamenti ed incrementano l'attività della scuola. Questo è accaduto dappertutto; questo modello ha anche offerto la possibilità ai comuni di lavorare insieme. Ci sono realtà nelle quali piccoli comuni, comuni di poche centinaia di persone, faccio l'esempio di Soddì, sono capofila di numerosi comuni, e assumono il ruolo di guida in un processo culturale specifico come questo nel quale vengono seguiti da comuni anche grossi. Quindi, si tratta di una dinamica che ha un'ampia valenza anche nell'aggregazione per territori omogenei di comuni.

E guardate, è vero che probabilmente anche in questo settore bisogna metterci mano, bisogna controllare la qualità della spesa, però, credo che in questa fase, nella quale le scuole sono raddoppiate e mi risulta vi siano numerose richieste di apertura di altre scuole civiche di musica, mantenere invariato lo stanziamento sia quanto meno, da parte dell'istituzione Regione, un segnale doveroso per incoraggiare gli enti locali a continuare a progettare e ad investire in questo settore. Quindi, alla Giunta, all'Assessore, ai colleghi del Consiglio chiedo una particolare sensibilità nei confronti di quest'argomento che va oltre la questione particolare per investire la tematica più generale del ruolo degli Enti locali rispetto alle politiche regionali.

Ricordavo stamattina il caso della scuola dove Ossi è capofila, dove ci sono oltre settecento iscritti e le lezioni si tengono in tutti i comuni; a Nuoro credo siano ottocento, a Cagliari sono mille. Il sindaco di Laconi dice che i suoi iscritti sono oltre duecento; mi risulta che nella scuola del Guilcer che sta aprendo vi siano già oltre duecentocinquanta richieste di iscrizione di giovani e meno giovani. Io credo che questo sia un fenomeno che va oltre le questioni particolari, che sia una questione di rilevanza generale. È per questa ragione che è stato proposto l'emendamento ed è per questa ragione che si chiede all'Aula una sensibilità particolare nei confronti di esso. Chiediamo pertanto l'approvazione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 42. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Comunico che su indicazione della Giunta e del Presidente della Commissione per tutti gli emendamenti privi di copertura finanziaria verrà individuata la copertura finanziaria nell'UPB 03050 in modo da permettere che vengano discussi in Aula e siano oggetto di dichiarazione di voto.

Passiamo all'emendamento numero 88. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Innanzitutto ringrazio il Presidente per la posizione assunta in relazione al problema delle coperture finanziarie, quando in qualche caso si è pronunciato a favore dell'improponibilità dell'emendamento. Spero che la stessa disponibilità voglia dimostrare allorquando tratteremo le norme intruse, perché se si è così zelanti in questi casi lo si deve essere anche in materia di norme intruse, per coerenza.

Questo emendamento si legge da solo; è un tentativo corretto di rendere giustizia e di fare le cose seriamente. Noi abbiamo chiesto di ridurre di 500 mila euro lo stanziamento per l'educazione sanitaria. L'anno scorso, in sede di assestamento di bilancio, l'avete portato da un milione e mezzo a un milione di euro. Io avevo chiesto di ripristinarlo, perché ci sono 300 richieste da parte dei professori universitari e delle A.A.S.S.L.L. per attuare dei progetti mirati, biennali, triennali, quadriennali, e la Commissione aveva assunto l'impegno formale di aggiungere 500 mila euro per garantire che quei progetti potessero avere un inizio e una fine. Questo impegno è stato disatteso nonostante l'assessore avesse riferito puntualmente la risoluzione della Commissione. È la prima volta in 50 anni che ciò si verifica.

Ma questo sarebbe nulla se non fosse stato fatto poi un altro giochino. A parte il fatto che non è corretto assegnare solo 10 - 15 mila euro per un progetto (10 mila euro è una cifra risibile) c'è da aggiungere che questi finanziamenti sono stati erogati per il completamento di progetti che non avranno la fine, che hanno soltanto avuto un inizio, sono soldi buttati al vento, anche se (casualmente) concentrati su due poli, quello del professor Gessa e quello del professor Cao. Basta guardarli, sono "finanziamenti fotografia"; addirittura in modo sciocco e meschino si sono messe le percentuali affianco. Gli allievi del professor Gessa hanno avuto il 100 per cento del finanziamento (vedi Agabio, vedi Pistis e più) e altrettanto buone percentuali hanno avuto quelli del professor Cao.

Siccome però questi soldi non servono più, servivano per completare dei progetti, tanto vale risparmiarli. Quindi abbiamo proposto: "Togliete 500 mila euro, perché se tre mesi fa avete detto che non servivano, non serviranno neanche nel prossimo futuro". È una questione di coerenza e di correttezza.

È una pastetta, è una "marchetta" fatta a discapito della scienza che c'è in Sardegna, di chi è valido e capace e al quale è stato erogato un finanziamento del 7 per cento contro il 100 per cento erogato ad altri; senza un criterio logico. Nè sono sufficienti quattro frasi sconnesse - considerato che normalmente, anche per il piano socioassistenziale gliele scrive qualcuno di Padova, e viene pagato - perché le domande erano state presentate sulla base di un bando che casualmente avevamo già emanato; i criteri non sono cambiati. Ecco, noi vogliamo seguire il vostro suggerimento, ci avete convinto, perché quando vi abbiamo consentito, con discussioni animate su questo punto di rendere giustizia a certi progetti di grande valenza, voi avete risposto sì e avete fatto esattamente il contrario.

A questo punto, vi stiamo offrendo l'opportunità di risparmiare 500 mila euro, perché non servono. I finanziamenti, o si concedono per realizzare un progetto oppure regalare "mentine" non serve a niente. Se voi, come avete fatto in Commissione, boccerete questo emendamento che vi offre la possibilità di recuperare 500 mila euro, contribuite a perpetrare un sistema clientelare che noi non possiamo non condannare, manifestando oltretutto incoerenza con gli atteggiamenti assunti in precedenza. Mi astengo e chiedo il voto a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Allora mi astengo anche io.

PRESIDENTE. È corretto, è il primo; ha fatto una dichiarazione di voto di astensione.

VARGIU (Riformatori Sardi). Benissimo; visto il carattere comunque provocatorio dell'emendamento, anch'io non ho difficoltà a astenermi, però voglio utilizzare i pochi minuti della dichiarazione di voto per provare anche in questo caso a svolgere un ragionamento. Devo dire che fino a questo momento i nostri ragionamenti hanno trovato orecchie di sordo e quindi non hanno ottenuto il risultato che noi speravamo ottenessero, però non è detto che non ci sia qualche coscienza ancora sveglia che voglia raccogliere il senso del ragionamento.

Cari amici, io non ho la più pallida idea di come venissero assegnati, nel quinquennio precedente, i fondi alla ricerca, screening, prevenzione e educazione sanitaria. Non conosco quali siano stati i meccanismi, i metodi di selezione, i criteri, attraverso cui l'assessorato della sanità ha messo mano a questi fondi. È una mia colpa, nel senso che probabilmente da consigliere regionale avrei dovuto approfondire nel dettaglio come funzionava questo meccanismo, ma siccome il consigliere regionale non può essere informato di tutto e su tutto, non l'ho fatto perché non credevo di individuare fumus persecutionis anche in questo. Però la riflessione effettuata dal collega Oppi, mi ha un po' colpito e mi porta ad avvertire una sensazione fastidiosa, cioè una sensazione che se per caso fosse diffusa a qualche altro consigliere regionale, ma soprattutto se fosse diffusa fuori dal Consiglio regionale, creerebbe, io credo, imbarazzo a ciascuno di noi.

La sensazione è che se in passato si è usato un criterio che in qualche maniera il centrosinistra aveva condiviso, oggi si ribaltano in maniera assolutamente speculare le regole e si usano dei criteri che, evidentemente privi di oggettività, non convincono il collega Oppi e probabilmente non convincerebbero, se li conoscessimo nel dettaglio, nessuno di noi. Io non credo che questo avvenga soltanto nella sanità. Voi avete più volte detto che volete fare di questo palazzo del Consiglio regionale, di questa Regione, un palazzo trasparente, cioè un palazzo coi muri di cristallo, dove non soltanto noi consiglieri che abbiamo tempo da dedicarci e anche strumenti per procurarci le informazioni, ma anche il normale cittadino che ci ha delegato a rappresentarlo in questa sede possa immediatamente comprendere quali siano le logiche che regolano qualsiasi legge, qualsiasi procedimento amministrativo, qualsiasi deliberazione del direttore generale.

Allora, io a questo vi richiamerei. Io vi richiamerei alla sfida che il collega Oppi vi ha lanciato. La sfida del collega Oppi è di venire in quest'aula e di far avere a ciascun consigliere regionale il resoconto della distribuzione dei fondi e del loro utilizzo e i criteri oggettivi che hanno portato a questo utilizzo, quindi che hanno portato all'esclusione di numerosi progetto (ha parlato di trecento progetti, immagino che ce ne siano tanti esclusi) e che contemporaneamente ha portato all'inclusione di altri e al loro finanziamento.

Io non dubito che alla fine di questa verifica voi non possiate riuscire a convincermi, me o gli altri cittadini sardi, della bontà di quello che è stato fatto. E' probabile che riusciate anche a convincermi, ma, in omaggio a quel principio della trasparenza e del cambiamento e della innovazione e del "tutto deve cambiare sul serio", in nome di quei principi vi chiedo di farlo, non soltanto su questo argomento specifico introdotto dal collega Oppi, ma su tutti gli argomenti nei quali esiste una discrezionalità della politica, una discrezionalità che noi minoranza vi riconosciamo assolutamente, nel senso che voi avete il diritto di applicare la discrezionalità politica, però avete anche il dovere...

PRESIDENTE. I cinque minuti a sua disposizione sono terminati. La prego di concludere.

VARGIU (Riformatori Sardi). Concludo con l'auspicio che ci sia, da parte dei colleghi del centrosinistra, una disponibilità a essere su questi temi conseguenti a ciò che si è proclamato durante la campagna elettorale, cioè che si cambiava e che si cambiava sul serio.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 88.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 44

Votanti 41

Astenuti 3

Maggioranza 21

Favorevoli 10

Contrari 31

(Il Consiglio non approva).

(Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CALIGARIS - VARGIU.)

Metto in votazione l'emendamento numero 313.

OPPI (U.D.C.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 313.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 42

Votanti 42

Maggioranza 22

Favorevoli 39

Contrari 2

Voti nulli 1

(Il Consiglio approva).

Il numero legale c'è. Metto in votazione l'emendamento numero 312. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'emendamento numero 44, riammesso con la copertura a valere sulla UPB 03050.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per annunciare il voto di astensione sull'emendamento numero 44, presentato dai consiglieri del Partito Sardo d'Azione. Ritengo, infatti, che sulla legge per la valorizzazione della lingua sarda si sarebbe dovuta prestare maggiore attenzione e fare un ulteriore sforzo.

Capisco che una finanziaria di rigore imponga scelte difficili, come quella che è stata operata per le scuole civiche di musica, ma francamente in questo caso, anche perché presenta importanti risvolti nel settore della formazione scolastica, soprattutto di quella pubblica, mi sarebbe piaciuto rilevare una maggiore disponibilità, magari trovando una mediazione sull'entità della somma. Se non altro perché è la legge che si riferisce a quella identità etnica di cui siamo espressione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento. Come detto durante l'illustrazione, si tratta della proposta di riportare al livello originario le risorse del capitolo 11122, che stanzia fondi a favore delle università di Cagliari e Sassari per le cattedre nelle materie indicate dalla legge 26 del '97. Questo fondo ha subito un taglio di oltre il 60 per cento.

Ho detto anche durante l'illustrazione che sicuramente bisogna compiere un approfondimento per quanto riguarda l'utilità di questi finanziamenti sul piano delle politiche linguistiche. E tuttavia con questa riduzione l'intera legge 26 ha subito una decurtazione attorno al 50 per cento. Ma di questo avremo modo di parlare nei prossimi giorni. Ecco, questo taglio ci sembra sicuramente eccessivo e ingiustificato, e per questa ragione abbiamo chiesto che il capitolo venisse rimpinguato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, io credo che tutti noi stiamo profondendo uno sforzo per capire che dobbiamo trovare il giusto punto di equilibrio tra il risanamento finanziario e la coerenza che dobbiamo manifestare rispetto al nostro programma elettorale.

La coalizione di centrosinistra in tutte le piazze della Sardegna ha ribadito che noi dovevamo caratterizzarci per un atteggiamento politico volto a difendere l'identità del nostro popolo. Ogni tanto il centrodestra ce lo ricorda. Noi diciamo che siamo coerenti con le nostre posizioni, però poi è veramente disarmante constatare che per quanto riguarda tutti gli emendamenti che sono riferibili agli aspetti identitari del nostro popolo (e cioè la cultura, la lingua, le tradizioni popolari) vengono operati dei tagli che vanno dal 50 al 60 per cento in media, per arrivare in alcuni casi all'80 per cento. Allora, se si devono effettuare dei tagli io, in un'ottica di risanamento finanziario, li effettuerei in sintonia con tutti gli altri, stabilendo, per esempio, una percentuale di decurtazione del 20 per cento. Perché infatti accanirsi su questi settori con tagli di questa portata?

Recentemente si è tenuta una manifestazione di fronte a questo palazzo - una manifestazione come tante ce ne sono state - che non aveva nessun sapore demagogico. Erano persone che abbiamo anche ricevuto in audizione, che abbiamo ascoltato e che hanno espresso posizioni molto equilibrate affermando che si sarebbero fatti carico della situazione complessiva che attraversa questa Regione. E allora perché non entrare nel merito delle questioni e dire: "Forse non possiamo dare a costoro i soldi che sono stati assegnati negli anni precedenti, perché adesso dobbiamo assolutamente ridurre le spese, però atteniamoci a un 20 per cento. Lo capiscono, sono persone assolutamente in grado di capire le difficoltà che stiamo attraversando.

Io non sono assolutamente d'accordo, invece, che, contraddicendo le posizioni assunte in maniera roboante, in maniera enfatica, in campagna elettorale, si operino dei tagli che sono assolutamente ingiustificabili. E questo non lo dico, lo ripeto per l'ennesima volta, perché sono attaccato al ballo tondo, ai cori polifonici e altro, che comunque costituiscono la cultura e l'identità del nostro popolo, ma perché questo è un modo per presentarci in maniera originale al cospetto di tutti gli altri popoli, con una cultura della multiculturalità, dell'apertura e del confronto, idoneo a qualificarci come popolo nel momento della nuova globalizzazione e a permettere di ricavarci uno spazio all'interno di esso, con una nostra specifica personalità. Pertanto credo che si possa tranquillamente accettare la proposta che è stata avanzata dai rappresentanti del Partito Sardo d'Azione che, come sappiamo, non sono gli unici difensori della nostra nazionalità, e noi della maggioranza, accettando la loro proposta, possiamo dimostrarlo con i fatti. Io pertanto voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, fa piacere sentire almeno qualche voce sulle incongruenze che la maggioranza porta avanti con questa norma finanziaria, rispetto a quanto promesso in campagna elettorale, e fa piacere anche sentire qualcuno della maggioranza che ogni tanto ammette questo.

Vedete, due, tre anni fa, io sono stato il primo firmatario dell'emendamento col quale vennero finanziate sia l'Università di Cagliari sia quella di Sassari, la cattedra di linguistica sarda, la cattedra di filosofia della lingua della Sardegna e altre cattedre che non ricordo. Quello fu un momento di rafforzamento della difesa e della valorizzazione della nostra lingua, quella lingua sarda che assieme all'autonomia, alle etnie, a tutte quelle cose belle che sono state dette, ripeto ancora, qualche mese fa, oggi si sta inopinatamente calpestando. Oggi si stanno tradendo le promesse, le aspettative e disilludendo tutti coloro che avevano creduto in buona fede a quanto veniva loro detto.

Ma non è la prima volta che parlo di questo argomento in quest'Aula. Sono un difensore, un cultore, unu chi faeddada in sardu, nella nostra lingua, una lingua che è stata utilizzata per scrivere la Carta de Logu durante il giudicato di Eleonora d'Arborea, quando la Sardegna, tenete bene a mente, era il primo stato in Europa che si dotava di una Carta, di una Costituzione, una lingua che viene studiata in prestigiose università all'estero. Il sardo, che non è un dialetto, ma una lingua riconosciuta da tutti, principalmente dovrebbe essere riconosciuto come tale da noi. Chissà quante popolazioni dell'Italia pagherebbero qualsiasi cifra o farebbero qualsiasi falso per avere una cultura come la nostra.

Penso ad esempio ai padani, che si autodefiniscono non so che cosa, pur non avendo nel loro bagaglio culturale, storico ed etnico una lingua, perché la lingua è l'identità di un popolo, è la carta d'identità. Non esiste una popolazione, una gens, per dirla alla latina, un'etnia se non esiste una lingua. Noi ce l'abbiamo e non la difendiamo. E' un assurdo! E poi per che cosa? Per risparmiare un miliardo di lire, di vecchie lire, si privano le nostre università della possibilità di avvicinare i nostri giovani alla cultura sarda, alla storia sarda, all'identità di popolo sardo, alla lingua quindi, che è alla base di tutto. Ecco l'incongruenza.

Invece di diminuirla dovreste incrementare la spesa su quelle voci che, effettivamente, sono fondanti per la nostra economia, perché quando si finanzia la cultura e quando si finanzia la nostra cultura, credetemi, si finanzia anche la nostra economia e il nostro sviluppo sociale, economico e culturale principalmente. Ecco perché il mio è un parere favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole all'emendamento e per rincuorare quei consiglieri che hanno mostrato eccessivo pessimismo, perché credo, nel chiedere la votazione nominale, che emergerà la sincera sensibilità su una tematica che è servita anche in campagna elettorale a tutti quanti per capitalizzare e per aggregare un consenso granitico.

Credo che la scarsa partecipazione al dibattito sia solo frutto di stanchezza e distrazione, anche se qualche astensione pilatesca mi ha lasciato perplesso. Vorrei ricordare che non siamo gli unici, ma siamo stati tra i primi, con grande sincerità, ad affermare che un popolo senza lingua non è un popolo, e l'importanza che si attribuisce a questo veicolo non deve essere strumentalizzata, perché, al di là delle ideologie che ci dividono, la lingua è una ricchezza. Evitiamo che si ripeta ciò che è successo per le scuole civiche di musica dove, per banalissimi e volgarissimi 150 mila euro, si sono vanificati questi istituti distribuiti in tutta in tutta la Sardegna anche nei paesi al di sotto dei cinquemila abitanti. Queste scuole costituiscono un ammortizzatore sociale, sono un punto di aggregazione, socializzano, fanno esplodere l'estro e l'arte che è innata nell'essere umano. Però questa insensibilità politica preoccupa e ci fa capire che dobbiamo darci una mossa. C'è tanta strada da percorrere ancora. Ecco perché io credo che col voto elettronico palese, dove tutti ci assumeremo la nostra responsabilità, prevarrà questo tasso identitario, sincero, come è stato detto in campagna elettorale, che ha permesso a tantissimi di entrare in questo Consiglio per ergersi a paladini di un valore indispensabile come la lingua, l'identità e la cultura.

Ne approfitto per ringraziare i patrioti Pisu e Uras, ma sono sicuro che non sarò in solitudine; ci saranno tanti consiglieri che si aggregheranno su questo emendamento votando a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Un brevissimo intervento per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento e per rendere onore a questo dibattito, nella speranza che la stampa offra lo stesso risalto che è stato concesso durante la campagna elettorale ai programmi che le varie coalizioni (ma soprattutto i singoli partiti, movimenti e associazioni) hanno sbandierato durante la campagna elettorale.

Finalmente, infatti, questa finanziaria sta facendo capire all'opinione pubblica sarda quante bugie, quante menzogne sono state pronunciate durante la campagna elettorale. C'è chi ha puntato tutta la sua campagna sull'identità, sulla cultura sarda; oggi vediamo chi effettivamente difende l'identità e la cultura sarda, ma soprattutto sbugiarda in malo modo chi ha fatto del non interesse il punto di forza della campagna elettorale. Oggi, purtroppo, dagli interventi soprattutto dell'onorevole Oppi, ci siamo resi conto che a fronte di questi non interessi purtroppo in Sardegna esistono studenti di serie A e studenti di serie B.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SCARPA, LOMBARDO, RASSU, SANJUST, DIANA, Paolo Terzo SANNA, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 44.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PISU - RASSU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - URAS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CALIGARIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 49

Votanti 47

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 15

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 322. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 98. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 97. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 314. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2)

Art. 2

Chiusura di contabilità speciali e conti correnti ai sensi della legge regionale n. 1 del 1975

1. A decorrere dal 1° gennaio 2005 la contabilità speciale di cui ai titoli I e II della Legge 24 giugno 1974, n. 268, è soppressa.

2. Le disponibilità finanziarie rivenienti da tale chiusura sono destinate:

a) per complessivi euro 166.518.548 al programma d'intervento per gli anni 1994-1999 di cui alla Legge 23 giugno 1994, n. 402 e in particolare per euro:

1) 29.440.768 al titolo di spesa 12.3.01 - incentivi al settore industriale, legge regionale 15 aprile 1994, n. 15 (Nuovi incentivi per le attività industriali);

2) 70.570 al titolo di spesa 12.3.02, lettera b) - imprenditoria giovanile nel settore turistico;

3) 2.582.284 al titolo di spesa 12.3.02, lettera c) - interventi nel settore ittico;

4) 5.164.569 al titolo di spesa 12.5.01 - interventi per la continuità territoriale;

5) 44.260.357 al titolo di spesa 12.5.02 - problema energetico regionale;

6) 85.000.000 al titolo di spesa 12.6.00 - fondo di riserva;

b) alle entrate della Regione (UPB E03.008) le disponibilità residue, valutate in euro 64.496.000, delle quali una quota pari ad euro 15.501.000 è iscritta in un apposito capitolo dell'UPB S03.079 per essere destinata alle finalità di cui al titolo di spesa 11.3.10/I del programma d'intervento per gli anni 1988-1990 di cui alla Legge n. 268 del 1974.

3. È disposta la chiusura dei conti correnti bancari intestati alla Regione ed accesi, ai sensi dell'articolo 4 della legge regionale 7 gennaio 1975, n. 1, a tutto il 31 dicembre 1999; le relative disponibilità, valutate in euro 25.000.000, sono riversate alle entrate della Regione (UPB E01.026).

4. All'assolvimento degli obblighi persistenti in capo all'Amministrazione regionale si provvede mediante attingimento, per quelli discendenti dal comma 1, dal fondo di riserva di cui al titolo di spesa 12.6.00, secondo le procedure previste dall'articolo 31 della legge regionale n. 11 del 1983, e successive modifiche ed integrazioni, e, per quelli discendenti dal comma 3, mediante attingimento dai fondi di cui al medesimo articolo 31.

5. In caso di carenza di disponibilità finanziarie sul titolo di spesa 12.6.00 per l'assolvimento degli obblighi di cui al comma 4 si provvede ad impinguare lo stesso titolo mediante attingimento dal fondo di cui all'UPB S03.015.

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto.

(Si riporta, di seguito, il testo degli emendamenti all'articolo 2)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 1 dell'art. 2 è soppresso. (274)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 2 dell'art. 2 è soppresso. (275)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 3 dell'art. 2 è soppresso. (276)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 4 dell'art. 2 è soppresso. (277)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 5 dell'art. 2 è soppresso. (278)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art. 2, comma 2 al punto 1 della lettera a) le parole: "incentivi al settore industriale legge regionale 15 aprile 1994, n.l5 (nuovi incentivi per le attività industriali)" sono così sostituite: "Interventi a favore delle attività produttive legge regionale 15 aprile 1994, n.15 (interventi a favore delle attività produttive)". (279)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art. 2, comma 1, al punto 2 della lettera a) le parole: "imprenditoria giovanile nel settore turistico" sono così sostituite: "interventi a favore del settore turistico in attuazione delle norme vigenti in materia con particolare riferimento alla legge reg. n. 1/2002". (280)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art. 2, comma 2 al punto 5 della lettera a) le parole "problema energetico regionale" sono così sostituite: "finanziamento delle reti interne per la metanizzazione della Sardegna in attuazione del piano energetico regionale". (281)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art 2, comma 2 al punto 5 della lettera a) le parole "problema energetico regionale" sono così sostituite: "finanziamento delle reti interne per la metanizzazione della Sardegna in attuazione del piano energetico regionale con priorità per le zone industriali e artigianali". (282)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

All'art. 2, comma 2 al punto 5 della lettera a) le parole "problema energetico regionale" sono così sostituite: "realizzazione della centrale elettrica del Sulcis per l'autoproduzione di energia, attraverso l'utilizzo del carbone Sulcis, funzionale alle industrie energivore del Sulcis". (283)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti vengono dati per illustrati dai presentatori.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è negativo per tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio . Il parere è conforme a quello del relatore di maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, chiedo se sia possibile conoscere il calendario dei lavori dell'Aula per i prossimi giorni.

PRESIDENTE. Al termine della seduta verrà convocata la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per stabilire quando riprenderanno i lavori.

Metto in votazione l'emendamento numero 274. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 275. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 276. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 277. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 278. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 279. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 280. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione gli emendamenti numero 281, 282 e 283. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Metto in votazione l'articolo 2.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, io prendo atto della volontà della Giunta di affidare all'assessore Pigliaru tutte le partite relative al Governo della Regione. E' stata bocciata la maggior parte degli emendamenti presentati all'articolo 2, in particolar modo al comma 2, con i quali sono stati proposti alcuni passaggi fondamentali per lo sviluppo economico della Sardegna. Con questa bocciatura la maggioranza ha dimostrato la gratuità, la totale incompetenza di chi qualche mese fa si è prodigato nel vendere bugie, inganni, imbrogli ai lavoratori del Sulcis Iglesiente.

Il Presidente della Regione, impegnandosi a realizzare una centrale elettrica per le industrie energivore del Sulcis, aveva detto: "Metterò i soldi della Regione". Era una balla, era un imbroglio, era un inganno! Mi dispiace che colleghi anche del Sulcis, che siedono sui banchi della maggioranza, abbiano accettato, avallato e coperto le bugie del Presidente della Regione. Avete bocciato l'emendamento che propone il finanziamento della centrale elettrica del Sulcis Iglesiente per l'autoproduzione di energia. E' un fatto politicamente gravissimo, inaudito e che dimostra che sulla politica energetica in Sardegna questa Giunta non solo non ha le idee chiare ma ha in testa, Presidente e Assessore, e credo l'intera maggioranza, una totale confusione.

Con la bocciatura di questo emendamento sarà difficile sottoscrivere il protocollo d'intesa alla base del decreto ministeriale che è stato approvato la settimana scorsa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, relativamente alla concessione di tariffe agevolate per le industrie energivore del Sulcis. Bastava questo emendamento, anche solo in chiave programmatica, per rendere tutto più facile. Voi con la sua bocciatura avete reso più difficile il prosieguo dell'attività industriale in quel territorio. Non si cerchino argomentazioni facili, l'avete bocciato. Questo emendamento sarà distribuito in ogni singola sede così che tutti possono giudicare il vostro comportamento.

Il mio voto è assolutamente contrario a questo articolo 2 perché è dannoso per l'economia della Sardegna quanto l'articolo 1, in quanto capace di determinare un aumento del numero dei disoccupati. E' una responsabilità politica che vi siete voluti assumere; noi vi abbiamo proposto un escamotage tecnico-finanziario che avete rigettato senza nemmeno discutere, probabilmente dietro la spinta di un'accelerazione dei lavori di quest'Aula determinata dall'approssimarsi delle feste pasquali. Ma sulla testa dei lavoratori non si gioca nemmeno durante le feste pasquali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). I dissensi si possono manifestare sull'articolo 1, sull'articolo 2, sull'articolo 3 e su tutti gli altri articoli della proposta di legge finanziaria. Si possono manifestare con un'astensione, si possono manifestare con un voto contrario. Noi abbiamo l'abitudine di riconoscere quando si è partecipi di una vicenda politica di governo, responsabile, seria, e siamo anche capaci di riconoscere quando non siamo partecipi, sia per nostra volontà che per volontà altrui. Quello che non ci piace è che quando le voci di dissenso trovano solidali alleanze, qualche volta anche morbose, ci sia quasi un tacito accordo perché quel dissenso non si manifesti pubblicamente.

L'articolo 2 è un articolo di questa finanziaria come tanti altri. E' una finanziaria, l'abbiamo detto parlando sull'articolo 1, che non ci soddisfa; così come non ci soddisfa l'atteggiamento della maggioranza nel suo complesso, non ci soddisfa l'atteggiamento della Giunta in questa e in altre materie. Abbiamo responsabilità, tanta, che fino ad oggi abbiamo esercitato condividendo con sforzo non compreso l'impegno di governo che ad oggi non ha prodotto frutti significativi, ma c'è un tempo per riflettere se si vuole. E il tempo è giunto; il tempo per riflettere è giunto.

Io invito (per fortuna c'è la pausa pasquale) io invito prima di procedere a verificare se, rispetto a quello che si è detto e rispetto a quello che si fa quotidianamente, in ogni azione di governo, Rifondazione Comunista si possa legittimamente riconoscere con il proprio bagaglio culturale e politico su questa manovra, se si possa riconoscere all'interno di un'alleanza, che ha prospettiva, sui temi del lavoro, sui temi della socialità, sui temi della correttezza amministrativa, del rispetto delle leggi, della moralità nell'azione di governo. Se non si riflette sulle tante e tante richieste di attenzione ad alcune opzioni anche emblematiche, io credo che il cammino diventerà tortuoso nel mese prossimo, dopo questo mese, e anche nell'anno che viene.

Volevamo astenerci sull'articolo 1, ci asterremo sull'articolo 2.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, intervengo per rivendicare il mio diritto di consigliere a conoscere il calendario di questa seduta, cioè di sapere per quando è prevista la conclusione di questi lavori.

PRESIDENTE. Pensavo che il suo Capogruppo gliel'avesse detto. E' prevista per le ore 22 onorevole Scarpa, per il momento.

Metto in votazione l'articolo 2.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, LOMBARDO, RASSU, PETRINI, RANDAZZO, LIORI, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione palese, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Rispondono no i consiglieri: ATZERI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - RANDAZZO - RASSU - SANNA Paolo Terzo - SCARPA.

Si sono astenuti i consiglieri: DAVOLI - PISU - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 45

Astenuti 3

Maggioranza 23

Favorevoli 32

Contrari 13

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti)

Art. 1

Recuperi e soppressione di fondi di rotazione o assimilati

1. È disposta, nell'anno 2005, la soppressione dei seguenti fondi, le cui relative disponibilità sono riversate alle entrate del bilancio regionale (UPB E03.031):

a) fondo istituito presso la Banca CIS, ai sensi della legge 1° febbraio 1965, n. 60;

b) fondi istituiti presso la Banca Nazionale del Lavoro e il Banco di Sardegna, ai sensi della legge regionale 18 novembre 1968, n. 47; sono abrogati gli articoli da 1 a 5, 12 e 13 della succitata legge regionale n. 47 del 1968.

2. È disposta la soppressione del fondo istituito presso la Banca CIS, ai sensi dell'articolo 4 della legge regionale 7 maggio 1953, n. 22 (Provvidenze dirette a promuovere e favorire lo sviluppo delle attività industriali e commerciali in Sardegna), le cui disponibilità, al netto delle competenze dovute a Banca CIS, sono iscritte, previo accertamento in conto entrate, con provvedimento dell'Assessore competente in materia di bilancio, in conto dell'UPB S09.046 per essere destinate alla gestione liquidatoria della Marfili Spa e delle finanziarie regionali SIGMA Invest Spa e INTEX Spa e loro collegate, per il quale intervento è, altresì, autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 6.500.000. (UPB S09.046).

3. Le somme derivanti da rientri, recuperi, disponibilità e interessi sui fondi di rotazione non operativi di cui ai sottoelencati fondi:

a) legge regionale n. 8 del 1997, articolo 16, Interventi a favore delle aziende cooperative agroindustriali c/o Banca CIS;

b) legge regionale n. 8 del 1997, articolo 16, Interventi a favore delle aziende cooperative agroindustriali c/o SFIRS;

c) legge regionale 28 novembre 1950, n. 65, Provvidenze a favore della piccola industria cantieristica e peschereccia c/o il CIS;

d) legge regionale 15 maggio 1951, n. 20, Provvidenze a favore delle imprese di navigazione c/o il CIS;

devono essere semestralmente riversate alle entrate del bilancio regionale (UPB E03.031 - Cap. 36103); le suddette somme devono essere riversate al netto delle spese relative ai costi di tenuta dei fondi medesimi. Nell'eventualità di mancanza di disponibilità sul fondo per la copertura di tali spese si provvede mediante attingimento dal fondo di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 11 del 1983, secondo le procedure previste nello stesso articolo.

4. È disposto, nell'anno 2005, il versamento, in conto entrate del bilancio regionale, della somma complessiva di euro 20.000.000 riveniente dai sottoelencati fondi di rotazione (UPB E03.031 - Cap. 36103):

a) euro 15.000.000 dal fondo relativo alla legge regionale n. 22 del 1953, articolo 6 (Fondo di garanzia), costituito presso la Banca CIS;

b) euro 2.000.000 dal fondo relativo alla legge regionale 10 dicembre 1976, n. 66 (Istituzione di un fondo per la tutela dei livelli produttivi e occupativi nel settore industriale), costituito presso la Banca CIS;

c) euro 2.000.000 dal fondo relativo alla legge regionale n. 66 del 1976, costituito presso la SFIRS;

e) euro 1.000.000 dal fondo relativo all'articolo 32 (Interventi a favore delle attività produttive del comparto agro-industriale) della legge regionale 21 dicembre 1996, n. 37 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 15 febbraio 1996, n. 9 (legge finanziaria 1996)), integrata dalla legge regionale 15 febbraio 1996, n. 11 e abrogazione della legge regionale 29 aprile 1994, n. 20 (Interventi in favore del Consorzio di ricerca CORISA di Alghero), costituito presso la SFIRS.

5. È disposto, con atto amministrativo del direttore di servizio competente in materia di credito, il riversamento alle entrate del bilancio regionale delle eccedenze di disponibilità sussistenti sui fondi di garanzia istituiti ai sensi delle vigenti leggi di settore, presso gli istituti convenzionati (UPB E03.031).

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 2, art. 3 è soppresso. (284)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 3, art. 3 è soppresso. (285)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 4, art. 3 è soppresso. (286)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 5, art. 3 è soppresso. (287)

EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU

Art. 3

Dopo l'articolo è aggiunto il seguente:

Art. 3 bis

Rinunce e transazioni relative alla restituzione di finanziamenti concessi a valere su fondi regionali

1. In deroga al contenuto dell'articolo 8, comma 1, lett. g) della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 è attribuita ai Direttori generali degli Assessorati la competenza a deliberare in merito alle rinunce e transazioni, giudiziali e stragiudiziali, relative alla restituzione di finanziamenti concessi a valere su fondi regionali a condizione che il valore della rinuncia o transazione non sia superiore a 25.000 euro come valore assoluto.

2. I Direttori generali, prima di adottare la relativa determinazione, acquisiscono il parere della Direzione generale dell'Area legale.

3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, individua i criteri di massima cui devono attenersi i Direttori Generali nella determinazione di rinunce e transazioni di propria competenza nonché i criteri cui devono attenersi i Direttori generali nella formulazione di proposte alla Giunta regionale di rinunce e transazioni superiori a 25.000 euro relative alla restituzione di finanziamenti concessi a valere su fondi regionali. (23)).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 284.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Per tranquillizzare l'Aula, uno per uno e tutti, con dieci minuti per ognuno, perché credo che...

(Interruzione del consigliere Secci)

PILI (F.I.). Guardi, non si preoccupi, lei si doveva preoccupare dell'articolo 2 forse.

(Interruzione del consigliere Secci)

PILI (F.I.). Non si preoccupi. Si preoccupi dei suoi, che erano trentadue. Si preoccupi dei suoi, che eravate trentadue anche in questa votazione, eravate trentadue anche in questa votazione, li faccia tornare in Aula se ha questo potere.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, io sospendo la seduta. La invito a non utilizzare questi toni, onorevole Secci!

(Interruzione del consigliere Secci)

PILI (F.I.). Ma lasci perdere! Sono le stesse parole che ha usato lei! Sono le stesse parole!

PRESIDENTE. No! Non posso tollerare! Onorevole Secci. Allora, onorevole Secci, sospendo la seduta! Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 45 , viene ripresa alle ore 18 e 51.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 284.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento tende a sopprimere il comma 2 dell'articolo 3; è una soppressione, quella che viene proposta, di una ulteriore soppressione, quella del fondo istituito presso la banca CIS attraverso la legge numero 22 del 1953, che prevede provvidenze dirette a promuovere e favorire lo sviluppo delle attività industriali e commerciali in Sardegna.

Mi spiace che non sia presente l'Assessore Pigliaru, perché sarebbe stato utile confrontarsi con lui relativamente al fatto che il Consiglio regionale con questo comma viene chiamato a sopprimere un fondo istituito presso la banca CIS senza conoscere l'entità del fondo stesso, e nel contempo la Giunta regionale propone di devolvere o, meglio, di impegnare sei milioni e mezzo di euro del capitale che ci sarebbe all'interno di questo fondo a favore delle società Marfili S.P.A., delle finanziarie regionali Sigma Invest e Intex S.P.A. e di tutte le loro collegate.

C'è da domandarsi come sia possibile cancellare un fondo di cui non si conosce la consistenza, non si dichiara in quest'Aula la consistenza, e allo stesso tempo impegnare somme per sei milioni e mezzo di euro. Cosa si nasconde dietro questo provvedimento? Si nasconde sicuramente la cancellazione di un fondo cospicuo, perché se parliamo di un impegno di sei milioni e mezzo di euro è evidente che in quel fondo ci sono almeno sei milioni e mezzo di euro.

Ora siccome queste risorse possono costituire un fondo di scorrimento sotterraneo di risorse, che bypassa la pianificazione del Consiglio regionale, per essere utilizzato direttamente dalla Giunta tramite i direttori generali, così come prevede una serie di norme che sono state introdotte, noi ci domandiamo come sia possibile non comunicare al Consiglio la verifica di quanto in questo conto corrente sia stato reperito; il mancato reperimento di risorse certe non può infatti comportare un impegno di risorse altrettanto definite.

Crediamo che, così come è successo per il precedente comma 1 dello stesso articolo 3, dove vengono cancellati fondi istituiti con leggi regionali (la numero 60 del '65 e la numero 47 del '68) che presentano tutte giacenze di cassa, anche su questo tema sia indispensabile fare chiarezza. Questo emendamento vuole riportare alla luce del sole la consistenza di tutti i fondi istituiti presso le banche tesoriere, che costituiscono una vena importante di questo fiume sotterraneo di risorse finanziarie.

È evidente che noi questo non lo possiamo accettare; l'emendamento prevede la soppressione del comma 2 dell'articolo 3 perché riteniamo che sia indispensabile porre in essere un controllo diretto da parte del Consiglio regionale su tutte le risorse che costituiscono un'entrata regionale e, conseguentemente, vogliamo essere edotti sul loro impegno, per dare contezza al Consiglio regionale, ma non solo ad esso, di tutti gli utilizzi che ne vengono fatti in ogni sede, con ogni singolo provvedimento che la Giunta regionale può autonomamente adottare.

È evidente che noi non possiamo accettare che questo stanziamento di sei milioni e mezzo di euro sia, per esempio, ripartito tra le società Marfili, Sigma Invest e Intex S.p.A., perché sappiamo che ognuna di esse ha una missione diversa, e non è pensabile che la Giunta regionale in termini autonomi possa definire la ripartizione di dodici miliardi di vecchie lire in tempi di ristrettezze finanziarie. Non riusciamo a capire perché la Giunta regionale si assuma l'onere, o meglio, si arroghi il diritto, di decidere come ripartire tra queste tre società le giacenze certissimamente riscontrate, se è vero che sono state iscritte in uscita da questo comma di cui stiamo discutendo adesso.

È evidente che non lo possiamo accettare, ed è per questa ragione che noi riteniamo sia indispensabile fare chiarezza rispetto a tutta una serie di emendamenti che saranno proposti, e che sono proposti al comma 3 e seguenti, offrendo una risposta compiuta a quest'Aula. Credo che anche la superficialità e forse l'accelerazione che si voleva imprimere all'esame di questa legge finanziaria meritino di essere comunque sottolineate, considerato ciò che è successo con l'articolo 2, un articolo che ha una totale indefinitezza di obiettivi.

Io mi ricollego al fatto che è stato previsto uno stanziamento di 85 milioni di euro per il fondo di riserva. Come è possibile prevedere un accantonamento di 85 milioni per il fondo di riserva, sapendo bene che il Consiglio regionale su questo fondo di riserva non interverrà? Stiamo parlando di 170 miliardi di lire che sfuggono al controllo di chiunque, e ci sono settori completi dell'economia della Sardegna, della cultura, che piangono lo stanziamento di un miliardo di lire: dalle scuole civiche di musica, alla lingua sarda, alle scuole materne. E questa maggioranza si permette di iscrivere 85 milioni di euro nel fondo di riserva?

Noi vogliamo sapere che cosa sono i fondi di riserva, chi li utilizza, con quale criterio, e soprattutto vogliamo sapere come è possibile che venga cancellato un fondo istituito presso la banca CIS senza far sapere a quest'Aula quanto realmente è contenuto in quel fondo. Perché quest'Aula, che è sovrana sino a prova contraria, è chiamata a decidere, voi maggioranza, voi singoli consiglieri di maggioranza siete chiamati a decidere come utilizzare le somme giacenti in quel fondo.

Non è concepibile che qualcuno decida di individuare una somma, a grandi linee di sei milioni e mezzo di euro, e non dica come sarà utilizzata. E' la dimostrazione di come questo articolo 3 sia tutto incentrato nel tentativo di aggirare quelle regole parlamentari che prevedono l'indirizzo di questo Consiglio regionale sulla pianificazione delle risorse finanziarie, dalla prima all'ultima.

Ecco, per questo l'emendamento merita di aprire una riflessione. E' stato giusto, secondo noi, presentarlo, come è giusto, secondo noi, approvarlo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 285.

PILI (F.I.). Signor Presidente, con questo emendamento viene proposto all'attenzione dell'Aula l'emendamento soppressivo del comma 3, che prevede a sua volta, così come dicevo poc'anzi, il riversamento semestrale nel bilancio della Regione delle cifre e delle somme derivanti da rientri, recuperi, disponibilità, interessi sui fondi di rotazione non operativi. Lo stesso comma, nell'individuare specificamente detti fondi e le leggi che andavano a finanziare - cito per tutti la legge regionale numero 8 del 1996, relativa alle aziende cooperative agro-industriali, cito la legge numero 65 del 1950, relativa alle provvidenze a favore della piccola industria cantieristica e peschereccia, e la legge numero 20 del 1951 relativa alle provvidenze a favore delle imprese di navigazione - prevede che tutte queste somme siano riversate alle entrate del bilancio regionale al netto delle spese relative ai costi di tenuta dei fondi medesimi. Nell'eventualità di mancanza di disponibilità sul fondo per la copertura di tali spese si prevede poi che si attinga dal fondo di cui all'articolo 31 della legge regionale numero 11 dell'83.

Un dato anche questo che lascia davvero esterrefatti, perché una verifica puntuale di questo riversamento è assolutamente necessaria, soprattutto se si sta dicendo che possono essere rinvenute perdite o, meglio, spese per le quali si provvede mediante attingimento dal fondo di cui all'articolo 31 della legge regionale numero 11. E cioè si sta dicendo: "Noi preleviamo, riversiamo queste somme direttamente sul bilancio regionale, ma qualora a carico di questi fondi ci fossero delle spese, e l'ammontare dei fondi non fosse sufficiente per pagare le stesse, quelle spese devono essere ripianate utilizzando altri fondi".

Ma non conviene chiuderli questi fondi di rotazione? Perchè in alcuni casi si propone la soppressione del fondo, mentre in questo caso la Regione ipotizzano di poter pagare le spese, qualora negli stessi fondi non ci fossero le risorse finanziarie necessarie per sostentarne l'esistenza? Ecco, colleghi, non è plausibile che anche in questo caso non si conoscano le somme giacenti in questi fondi di rotazione che vengono definiti nella legge non operativi. Io mi domando qual è la sede più idonea per chiudere i fondi che non sono operativi, se la stessa legge finanziaria. E perchè allora non viene fatto?

Ripeto, l'articolo 3 riproduce una costante, e cioè quella di far scorrere le risorse finanziarie senza alcun controllo da parte del Consiglio regionale. È una scelta per permettere ai colleghi più avveduti del Consiglio regionale, della maggioranza, di eludere, non dico il controllo, perchè mi sembra una parola troppo forte in questi tempi, ma anche la semplice conoscenza da parte di colleghi che sono appena giunti in Consiglio, per gestirsi magari queste risorse in una camera caritatis, dove evidentemente soltanto i notabili della politica del centrosinistra possono accedere.

Io so e ho visto che l'onorevole Secci nella finanziaria è riuscito, grazie alla sua esperienza, a confermare tutta una serie di spese rilevanti che sono state già da lui inserite negli anni passati, come quelle per le sponsorizzazioni, utili per l'attività sportiva. L'onorevole Secci, che conosce bene il bilancio, è riuscito a trovare gli spazi per collocare queste spese, così come altri colleghi, anche neofiti. Ci sono altri colleghi che hanno collocato, lo vedremo lungo il percorso, risorse finanziarie ad uso di associazioni di cui sono esponenti importanti e che purtroppo sono passati nel silenzio generale. E quindi è evidente che ci sono alcuni che hanno scelto di delegare una parte del Consiglio regionale (una buona parte, una parte abile) per gestire queste risorse.

Voglio porre questo problema perchè è un problema che riguarda tutto l'articolo 3, un articolo 3 che è caratterizzato da un mancato controllo delle entrate da parte del Consiglio regionale. In tutti i commi di quest'articolo 3 si prevedono entrate che non sono accertate, che non sono dichiarate, che non sono in alcun modo a conoscenza di questo Consiglio regionale e che potranno essere utilizzate in maniera assolutamente autonoma da chi sarà chiamato a gestirle.

E qui c'è un'altra incongruenza sempre più forte, un'incongruenza legata ad un dato emblematico, quello relativo al fatto che le risorse di questo fondo di rotazione non operativo confluiscono nel fondo speciale di cui all'articolo 31 della legge regionale numero 11 dell'83 per essere successivamente utilizzate in altri capitoli di spesa. Quindi non solo si tenta un passaggio "sotterraneo" di queste risorse, ma si cerca anche di dare una parvenza di spesa a una spesa che non esiste e che se esistesse dovrebbe essere cancellata alla fonte con un atto emblematico previsto da una legge regionale, cioè con la soppressione dei fondi di rotazione perchè non più operativi.

Mi domando: perchè è stato scritto fondo di rotazione non operativo e perchè non si prevede di chiuderlo? Sono questioni che meritano un approfondimento. Per questa ragione abbiamo proposto un emendamento al comma 3 che ne preveda la soppressione, perchè è un comma davvero improponibile dal punto di vista sia finanziario sia contabile, oltre che di rispetto del Consiglio regionale che vede cancellate le sue prerogative fondamentali di pianificazione delle risorse finanziarie regionali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 286.

PILI (F.I.). Anche nel comma 4 di quest'articolo 3 si legge che "è disposto nell'anno 2005 il versamento in conto entrate nel bilancio regionale della somma complessiva di euro venti milioni, rinveniente dai sotto elencati fondi di rotazione". Anche in questo caso si propone il versamento di queste risorse senza proporre la chiusura dei fondi stessi; ci domandiamo perchè vengono tenuti in piedi questi fondi di rotazione, se poi c'è un prelevamento di venti milioni di euro? Io credo che sia la dimostrazione di come non ci sia alcuna coerenza tra quello che si persegue e quello che la Giunta regionale vorrebbe perseguire.

I fondi producono un onere finanziario per la Regione; e la Regione da una parte recupera le risorse che erano lì giacenti e dall'altra continua a pagare la gestione di questi fondi, senza pensare minimamente a chiuderli. Perchè non dovrebbe chiuderli? Perchè sono utili? E se sono utili perchè vi preleva venti milioni di euro? E perchè in questo caso sono stati contabilizzati venti milioni di euro e nei commi precedenti no? Perché questo trattamento diversificato tra un fondo di rotazione e un altro? Non sarebbe più facile, colleghi, se il fondo di rotazione non è operativo, chiuderlo? E perchè nel comma 3 si prevede di recuperare le risorse del fondo di rotazione non operativo senza dire quanto c'è dentro e allo stesso tempo si prelevano, col comma 4, venti milioni di euro da un fondo di rotazione ancora attivo? E perchè si conoscono le risorse giacenti nel fondo attivo e non si conoscono quelle del fondo non più operativo?

Evidentemente è una filosofia che qualche esperto di finanza ha suggerito all'assessore Pigliare. Conoscendo, per quel poco che posso conoscere, l'azione dell'assessore Pigliaru, mi sembra di scorgere una regia diversa da quella dell'assessore Pigliaru, vedo la regia di chi sta costruendo con tutti questi commi dell'articolo 3 uno scorrimento di risorse sotterraneo che sfuggirà al controllo dell'Assemblea regionale. Colleghi, noi sappiamo che queste risorse, se anche fossero state iscritte nel bilancio, non le avremmo gestite, perchè è evidente che tutto questo rientra nel quadro della pianificazione, ed è anche vero che se vi avessero proposto di pianificarle in qualche modo, nessuno di voi o pochi di voi si sarebbero opposti a quel tipo di pianificazione, ma è altrettanto vero che oggi, in questo Consiglio regionale, ci sono dei consiglieri regionali che hanno il dovere di far rispettare il ruolo di pianificatore di quest'Assemblea.

Io mi appello al Presidente del Consiglio, l'onorevole Fadda: sarebbe mai passato un emendamento della Giunta, negli anni ruggenti della politica (diciamo ai tempi di Pinuccio Serra, di Nino Giagu) con il quale si proponesse l'istituzione di un fondo senza definirne le potenzialità di spesa? E se quei signori fossero stati qui in Consiglio regionale avrebbero consentito ad un Assessore tecnico di gestirsi le risorse senza che il Consiglio regionale potesse decidere come spenderle? Non credo. Ma loro erano furbi e noi meno furbi? No, era un problema di autorevolezza dell'Assemblea. L'Assemblea non può permettersi di lasciare passare in cavalleria questioni importanti perchè, guardate, oggi sono venti milioni di euro, ma se passa il principio domani possono essere cento milioni di euro, possono essere duecento milioni di euro.

I fondi di rotazione sono sempre stati considerati una mucca da mungere, ma i criteri venivano sempre definiti da quest'Assemblea. Oggi si sta scegliendo una strada diversa; si sta scegliendo di abdicare, di lasciare un bilancio che non bilancia niente, che sbilancia tutto, perchè non si può accettare che ci siano entrate non definite, così come non ci possono essere uscite indefinite, e questo articolo è l'esatto contrario della buona amministrazione. Non ci sono entrate codificate, non ci sono entrate accertate, non ci sono uscite definite, e la Giunta regionale propone questo articolo come un toccasana per il bilancio della Regione.

Mi domando: quali sono le parti di quest'articolo che servono alle finanze della Regione? Quale chiarezza dà in termini di contrazione inferiore di mutui? E perchè non abbiamo guardato bene, in otto mesi, quanto c'era in questi fondi? Forse le risorse contenute in questi fondi non avrebbero potuto alleviare l'indebitamento della Regione e non avrebbero potuto costituire una riserva finanziaria utile per gestire alcune partite importanti: dall'agricoltura, alla piccola e media impresa, agli artigiani, allo stesso piano straordinario del lavoro?

Vedete, mi dispiace che, così come ha fatto l'assessore Pigliaru, molto spesso tutto si sia incentrato sull'indebitamento senza passare in rassegna tutte le poste di bilancio che potevano essere frutto di nuove entrate, che potevano rappresentare sicuramente una boccata d'ossigeno per alcune voci importanti e di questa manovra. Questo non si è voluto fare, ed è davvero riprovevole che la Giunta regionale si presenti con un articolo 3 che è destituito di ogni consistenza finanziaria nelle entrate, ma che prevede tutta una serie di uscite che sfuggono al Consiglio regionale. Per questo motivo abbiamo presentato l'emendamento soppressivo che è all'attenzione dell'Aula.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 287.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questi primi commi costituivano il corollario del passaggio amministrativo che qui viene in maniera forse un po' più palese, proposto all'attenzione dell'Aula. Recita il comma 5, del quale chiediamo ovviamente la soppressione, "è disposto, con atto amministrativo del direttore di servizio competente in materia di credito, il riversamento alle entrate del bilancio regionale delle eccedenze di disponibilità sussistenti sui fondi di garanzia istituiti ai sensi delle leggi vigenti di settore, presso gli istituti convenzionati". Questa è la chiusura del ragionamento che svolgevo poc'anzi, e cioè un direttore di servizi, che come sapete viene nominato dal direttore generale, il quale, a sua volta, in base al principio dello spoil system, è diretta espressione della forza politica o della forza istituzionale che è al governo, con un semplice atto amministrativo, può disporre il riversamento di queste eccedenze.

Hanno quindi voluto dichiarare che queste entrate non possono essere di conoscenza del Consiglio regionale, perchè anche la disponibilità finanziaria dei fondi di garanzia, tutti, poteva essere dichiarata; non c'è un solo fondo di garanzia che non abbia una sua contabilità. Invece qui si prevede il riversamento alle entrate del bilancio regionale delle eccedenze di disponibilità sussistenti. Cosa vuole dire eccedenze? Che significato ha "eccedenze sul fondo di garanzia"? Se ci sono eccedenze bisogna toglierle, punto e basta.

Le eccedenze vanno contabilizzate, vanno dichiarate anch'esse, non si può lasciare stabilire al libero arbitrio di un direttore di servizio o dell'Assessore di turno, quali siano le eccedenze di disponibilità sui fondi di garanzia. E' indispensabile per noi tutti avere contezza di quello che realmente succede nella gestione dei fondi pubblici. In questo comma, anzichè limitarsi a fondi di garanzia circoscritti, con una prosopopea da governo totalizzante della finanza pubblica, si dice che tutti i fondi di garanzia esistenti attraverso le leggi di settore sono soggetti a questo tipo di trattamento, nessuno escluso. Una legge onnicomprensiva, una disposizione che non esclude nessun fondo di garanzia e che sottopone il Consiglio regionale ad un ulteriore commissariamento di risorse finanziarie.

Credo che abbiamo fatto bene a presentare, anche in questo caso, un emendamento soppressivo parziale di questo comma, perchè riteniamo che esso costituisca un ulteriore passaggio che vizi alle fondamenta questo bilancio, questa manovra finanziaria. È una manovra finanziaria che da una parte denuncia l'indebitamento e dall'altra nasconde tutti i fondi di riserva, tutti i fondi di garanzia. È una finanziaria, in alcuni casi, come dimostra l'articolo 3, totalmente occulta. Io non ho difficoltà a definirla tale per le ragioni che ho già spiegato a chi ha avuto l'accortezza, la cortesia e soprattutto la pazienza di starmi a ascoltare. Credo - lo ripeto per l'ennesima volta - che in tutti questi cinque commi ci sia una manovra occulta delegata dal Consiglio regionale alla Giunta e a coloro che saranno chiamati a gestirla, nel quadro previsto da questo comma 5, con atti amministrativi.

È stato ormai consacrato: la pianificazione delle entrate non la fa più il Consiglio, la si fa con atto amministrativo, prelevando dove si vuole, come si vuole e quando si vuole dai fondi di garanzia istituiti da tutte le leggi di settore. Hanno lasciato visibile una finanziaria, quella pubblica, dell'indebitamento coram populo, mentre hanno lasciato sotterranea quella delle entrate, quella delle eccedenze sui fondi.

L'assessore Pigliaru, per evitare di fornirci chiarimenti (che peraltro non sono stati forniti neanche alla Commissione, secondo quanto mi hanno riferito i colleghi) ha preferito lasciare l'Aula e quindi non conosciamo le ragioni per cui la Giunta regionale preveda questo prelevamento delle eccedenze da tutti questi fondi di garanzia così genericamente individuati. Io non so se tecnicamente si possa parlare di "eccedenza di fondo di garanzia"; credo proprio di no, è un artifizio che è stato inventato da questa Giunta regionale per prelevare risorse da questi fondi e utilizzarli per chissà quali altri obiettivi non dichiarati, sicuramente tutti leciti, tutti strettamente corretti ma che certamente corretti non sono più quando sfuggono all'esame, alla valutazione, all'indirizzo di questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per illustrare l'emendamento numero 23.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, dispiace che non sia in Aula l'assessore Pigliaru con il quale è stato affrontato questo argomento il giorno dell'incontro con le banche presso le quali sono stati istituiti i fondi, compresa la SFIRS. Il senso di quest'emendamento e lo scopo dello stesso è quello di risolvere un annoso problema che riguarda centinaia di piccole e medie imprese in Sardegna. Le imprese che hanno usufruito di erogazioni regionali dalle banche convenzionate (in conto interessi o in conto capitale) e che, per vicissitudini di mercato o personali, si trovano in difficoltà economiche e quindi non riescono ad onorare gli impegni con gli istituti di credito, promuovonoo normalmente una trattativa privata con la banca, il cosiddetto saldo-stralcio, e cioè un rientro parziale dei debiti acquisiti. La banca, una volta istruita la pratica, propone o meno il saldo-stralcio.

Si dà il caso che non nella maggior parte, ma in tutti i casi in cui ciò è avvenuto e la banca ha avanzato la proposta alla Regione e agli Assessorati di competenza, non ha avuto mai ricevuto risposta, tanto meno ne hanno ricevuto le imprese. Tutto ciò nasce dalla circostanza che, per legge, la competenza di transigere alle liti o qualsiasi altro tipo di transazione è demandata alla Giunta regionale, la quale interviene su proposta del Direttore generale dell'Assessorato competente.

Nel caso di specie il Direttore generale dell'Assessorato di competenza ha chiesto, come solitamente avviene, il parere al Direttore generale dell'area legale, il quale, con nota del 5 luglio 2001, ha espressole proprie osservazioni e precisazioni affermando testualmente che "dovrà richiedersi esclusivamente il parere dell'area legale per le transazioni relative a liti già pendenti in sede giurisdizionale e non anche per quelle transazioni tese proprio ad evitare l'insorgenza della lite attraverso una composizione bonaria della controversia", precisando successivamente come "inoltre, nei casi di recupero di contributi erogati dagli Assessorati, allorquando non vi sia la certezza sull'an e sul quantum debeatur e non sussistano quindi reciproche concessioni, ma la semplice accettazione dell'adempimento parziale dell'obbligazione, non debba acquisirsi il parere legale da parte della Direzione generale".

Questo, in poche parole, cosa vuole dire? Che sino ad oggi non è stata accettata una transazione bonaria proveniente da tutte le imprese singole, associate, cooperative, consorzi e quant'altro perché la Giunta è rimasta in attesa del parere del Direttore generale di quell'Assessorato. Il Direttore generale, a sua volta, lo richiede al Direttore generale dell'area legale il quale nella sostanza dice: "Prima questo fallisce e poi io ti do il parere"; nella sostanza dice questo.

Ecco quindi l'assurdo, che la banca, che poi è la "controparte vera" dell'impresa, in questo caso accetta la proposta di transazione, mentre la Regione, invece dovrebbe operare in favore dell'impresa, diventa la controparte matrigna, e l'impresa fallisce perché la Regione, che dovrebbe tutelarla, la fa fallire. Questo è il dato di fatto. Ecco, quindi, lo scopo di questo emendamento, che vuole cercare di offrire una soluzione a questo problema che riguarda centinaia di imprese in Sardegna; soluzione che consentirebbe alla Regione un incasso di parecchi milioni di euro. L'aspetto importante è, però, che non si permetterebbe a quelle aziende di fallire.

Io propongo in questo emendamento di attribuire la competenza diretta al Direttore generale dell'Assessorato a deliberare in merito alle rinunce e transazioni fino a 25 mila euro, chiaramente acquisito il parere dell'area legale. Nell'emendamento si prevede anche che la Giunta regionale, con propria deliberazione, individui i criteri di massima cui devono attendersi i Direttori generali. Oggi come oggi i Direttori generali non avanzano proposte perché non hanno le spalle coperte, perché, in parole povere, qualsiasi atto di conseguenza, e quell'atto di conseguenza potrebbe essere il peculato, rischia di ricadere sulle loro spalle, a causa della mancanza di una norma a monte che li tuteli nel formulare il parere. Non intervenendo in tal senso, credetemi (io sono un addetto ai lavori essendo un funzionario della Banca CIS) moltissime imprese continuerebbero a fallire perché non ricevono risposta dalla Regione nonostante l'accettazione, da parte delle banche che gli hanno prestato i soldi, della proposta di transazione.

Ora, io non dico che questo emendamento sia un emendamento preciso, giuridicamente accettabile, questo non sono in grado di affermarlo, ma nel caso in cui, credetemi, ci fosse la volontà di accoglierlo in questa norma, che è una norma non intrusa, e nel caso in cui dovesse essere formulato più compiutamente, allora prego la Giunta magari di accettarlo con riserva e sospenderlo, ma credetemi è un problema che riguarda centinaia e centinaia di imprese, come vi potranno confermare gli assessorati competenti.

A maggior conforto di quanto vi sto dicendo, vi dico che, in data 12 ottobre 2001, l'Assessorato dell'industria su una proposta di transazione, in questo caso avanzata dalla Banca CIS, ha chiesto il parere legale della Direzione generale dell'area legale, la quale ha risposto: "Io intervengo solo per darti un parere su liti pendenti". Cioè, in parole povere, prima bisogna intraprendere un'azione giudiziaria e poi si può chiedere il parere. Per questo motivo, ad oggi, ad oggi, dico, non è stata effettuata mai una transazione, perché manca questa norma a monte. E' una distrazione a cui bisogna porre rimedio.

Io presentai un'interrogazione nell'agosto del 2003, da allora in poi non è successo niente; ho segnalato questo fatto alla Giunta presieduta, non vorrei sbagliarmi, dall'onorevole Pili, però il problema è tecnico, il problema è di competenza e deve essere risolto con una norma. Questo è lo scopo dell'emendamento. Scusatemi se mi sono dilungato, ma credo che sia un argomento meritevole della massima attenzione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.) relatore di maggioranza. Signor Presidente, sugli emendamenti numero 284, 285, 286, 287 il parere è negativo. Con l'emendamento numero 23 l'onorevole Rassu solleva un problema che è stato posto più volte all'attenzione dell'Aula - se lo ricorderà lo stesso collega Rassu - sia nella passata legislatura, sia nella legislatura precedente a quella appena trascorsa; quindi sono dieci anni che lo stiamo affrontando, senza riuscire a risolverlo.

Si tratta di un problema che sicuramente è serio, sentito, ma anche molto complesso. Mi risulta che il sistema bancario stia completando uno studio per capirne esattamente la dimensione e individuare anche le possibili soluzioni. Per cui, sia pure a malincuore, esprimo parere contrario, con l'impegno, però, penso tranquillo e sereno, di affrontare tutta la materia del debito delle imprese di tutte le categorie verso la Regione in modo risolutivo. Non penso che sia facile, non penso che si possa risolvere nel breve termine, però è un impegno al quale assolutamente non ci possiamo sottrarre. Comunque il problema non può essere trattato con un emendamento alla legge finanziaria. Per questa ragione il parere è negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, io intervengo più che altro sull'ordine dei lavori. Io volevo, raccogliendo anche adesso le indicazioni del collega Secci in relazione all'emendamento numero 23, far presente che sullo stesso argomento è stato presentato anche l'emendamento numero 337, a firma di Secci e di tutti i Capigruppo di maggioranza, seppur limitato alla legge numero 16, quindi a un settore un po' specifico. Proporrei di spostare la discussione dell'emendamento numero 23, all'articolo 8, per poter essere discusso e valutato insieme all'emendamento numero 337, che, seppur specifico, riguarda l'argomento delle transazioni. Quindi chiedo di discutere l'emendamento numero 23 insieme all'emendamento numero 337, per valutare anche la possibilità di arrivare ad un emendamento di sentesi che invii un primo segnale in relazione a questo argomento.

Chiederei inoltre al Presidente di valutare, a conclusione dell'articolo 3, l'opportunità di convocare una brevissima Conferenza dei Capigruppo per programmare i lavori per la settimana prossima.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io non ho nessuna difficoltà ad accogliere la proposta del collega Marrocu. Io ho letto l'emendamento numero 337: in effetti verte sullo stesso argomento, pur riguardando le cooperative di servizi. E' chiaro quindi che se si discute, si discute un emendamento di coordinamento complessivo che riguardi tutti i settori, perché sarebbe assurdo che si favorisse un settore trascurando le transazioni riguardanti altri settori. Pregherei pertanto la Giunta nel frattempo, se è possibile, di studiare una formula idonea. L'importante è che si dia, così come ha detto il Presidente, dopo anni, una risposta alle imprese.

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento numero 23 è spostato, per la discussione all'articolo 8.

Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 284.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). A nome del Gruppo di Forza Italia chiedo la verifica del numero legale.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, io mi accodo alla richiesta dell'onorevole Contu, però la modifico chiedendo il voto segreto che indirettamente consente la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. No, onorevole Pili, qui c'è il ritiro da parte dell'onorevole Contu della richiesta di votazione a scrutinio segreto, vorrei ricordarle che sulla richiesta dell'onorevole Contu hanno già alzato la mano in cinque.

PILI (F.I.). No.

PRESIDENTE. Sì, l'ho visto io, onorevole Pili. Glielo garantisco. Adesso lei afferma che la richiesta avanzata dall'onorevole Contu non è più valida e propone la votazione a scrutinio segreto, è così?

Bene, invito i colleghi a prendere posto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 284.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 44

Votanti 44

Maggioranza 23

Favorevoli 4

Contrari 39

Voti nulli 1

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 285. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 286. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 287. Chi lo approva alzi la mano.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 287.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - PINNA - PISANO - RASSU - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 53

Votanti 53

Maggioranza 27

Favorevoli 15

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo. Vorrei ricordare ai colleghi che subito dopo i lavori del Consiglio è convocata la terza Commissione per l'esame del disegno di legge sul quarto mese di esercizio provvisorio.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 45, viene ripresa alle ore 19 e 48.)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno mercoledì 30 maggio alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 49.



Allegati seduta

LXXX SEDUTA

(POMERIDIANA)

Giovedì 24 Marzo 2005

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente Paolo FADDA

La seduta è aperta alle ore 16 e 42.

CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 22 marzo 2005, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che il consigliere regionale Pasquale Onida ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 24 marzo 2005. Poiché non ci sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Sardegna (ARPAS)". (125)

(Pervenuto il 23 marzo 2005 ed assegnato alla quinta Commissione.)

"Ulteriore proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2005". (126)

(Pervenuto il 23 marzo 2005 ed assegnato alla quinta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione PORCU - GESSA - CERINA sul progetto Costa Dorada, Capo Malfatano, in Comune di Teulada". (122)

(Risposta scritta in data 23 marzo 2005.)

"Interrogazione LIORI - DIANA - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo sulla rete telematica regionale". (147)

(Risposta scritta in data 23 marzo 2005.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale

della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91. Metto in votazione l'emendamento numero 89. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, poiché si tratta della prima votazione, occorre aspettare dieci minuti per consentire a tutti i colleghi di arrivare in aula. Così prescrive anche il Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, si tratta di una votazione su un emendamento, alla quale, in assenza di richieste di votazioni particolari, si procede per alzata di mano.

PILI (F.I.). Devono trascorrere dieci minuti dall'inizio della seduta, Presidente.

PRESIDENTE. Le ripeto che si tratta di votazione per alzata di mano, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Non è così.

PRESIDENTE. Come non è così? E' così!

PILI (F.I.). L'articolo 91 del Regolamento recita al comma 3: "Non si può procedere ad alcuna votazione se non siano trascorsi almeno dieci minuti dall'inizio di ciascuna seduta". Alcuna votazione, quindi né quelle con procedimento elettronico né quelle per alzata di mano. Se vogliamo tenere conto di questo, se no…

PRESIDENTE. I dieci minuti dall'inizio della seduta sono trascorsi, onorevole Pili. Se poi vuole chiedere l'appello nominale, possiamo anche procedervi, anche se non credo che serva introdurre una esasperata fiscalità nel nostro lavoro. Penso che tre minuti in più o in meno non pregiudichino il lavoro che lei intende fare.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, RASSU, Matteo SANNA, SANJUST, SANCIU, MORO, ARTIZZU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 89.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - DIANA - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - FLORIS Mario.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 58

Astenuti 3

Maggioranza 30

Favorevoli 17

Contrari 41

(Il Consiglio non approva).

Onorevoli Atzeri e Scarpa, l'emendamento numero 41 da voi presentato è privo di copertura finanziaria, però ha contenuto identico a quello dell'emendamento numero 84. Quindi mettiamo in votazione l'emendamento numero l'84 che assorbe il numero 41, anche se con una diversa copertura finanziaria.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, la mia sarà una dichiarazione di voto brevissima per reiterare la richiesta di una maggiore attenzione alle scuole materne non statali e alle norme sul diritto allo studio. Ricordo che nella finanziaria del 2004, era previsto uno stanziamento di 25 milioni di euro; quest'anno la Giunta aveva proposto 21 milioni di euro in Commissione, poi rivisti a seguito della lunga discussione sull'importanza di questo comparto nella struttura scolastica della Sardegna.

Riteniamo che il segnale inviato in Commissione non sia assolutamente sufficiente, pur tenendo presenti le ristrettezze di bilancio non proponiamo un riequilibrio secondo lo stanziamento 2004, ma consideriamo congruo, opportuno e necessario uno stanziamento di 23 milioni di euro. Credo che un semplice voto senza risposte non possa essere considerato soddisfacente, non solo da questa minoranza, che non intende ovviamente, non avendone le possibilità, misurarsi con le forze numeriche della maggioranza, ma da chiunque ritenga che dietro ogni decisione ci debba essere una motivazione. Finora ho sentito solo un "no" su questo emendamento, ma nessuno ha spiegato le ragioni del suo rigetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, una brevissima dichiarazione di voto per esprimere parere contrario su questo emendamento e per cercare di fare chiarezza su tutta una serie di notizie circolare in Commissione e soprattutto fuori da quest'Aula, che hanno fornito informazioni sbagliate alle categorie interessate.

Non c'è in questa maggioranza, in questa Giunta, in questo Governo regionale nessuna volontà di contenere le risorse destinate alle scuole materne private. E' dimostrato che lo stanziamento di 21 milioni e 500 mila euro è abbondantemente sopra la media delle risorse stanziate negli ultimi sette-otto anni, fatta eccezione per il 2004, quando, ricordo per la memoria di tutti, lo stanziamento in finanziaria dei 20 milioni di euro iniziali venne portato a 25 per ragioni abbastanza comprensibili con l'assestamento di bilancio dell'anno scorso riportato a 22 milioni e 500 mila euro e oggi, modificando in Commissione l'importo proposto dalla Giunta da 21 milioni a 21 milioni e 500 mila euro, abbiamo voluto solo inviare un segnale di attenzione e dimostrare che non c'è nessuna intenzione e nessun interesse a cancellare questa preziosa presenza nel nostro territorio regionale e alla quale teniamo tutti.

Questo è dimostrato; vadano a leggere i resoconti degli interventi in Commissione e in Aula; vadano a guardare, gli amici della minoranza, chi ha difeso negli ultimi dieci anni le risorse destinate alle scuole materne private.

Voglio aggiungere solo una considerazione, anche se non riguarda specificamente questo emendamento. L'oggetto del contendere è la questione relativa alla modifica della indicazione della copertura del 75 per cento. Penso che sia palese a tutti che promuovere il mancato rispetto di un impegno vincolante per l'amministrazione significhi esporsi a eventuali ricorsi che, con certezza quasi matematica ormai, offrirebbero ai ricorrenti la possibilità di vincere la lite in giudizio. E allora solo per queste ragioni, per questo settore e per tutti gli altri settori che godevano di stanziamenti dell'80, 70, 90 per cento, la formulazione che la Giunta regionale ha proposto e che la Commissione ha accettato è quella di parlare sempre di stanziamenti "fino a", in modo da non offrire appigli normativi ad eventuali ricorsi.

Io penso di poter parlare tranquillamente e serenamente a nome di tutta la maggioranza, che sino a quando rimane questa maggioranza e sino a quando rimane questo Governo, l'attenzione verso le scuole materne private sarà esattamente quella del passato. Così speriamo di aver chiarito pubblicamente e definitivamente un oggetto del contendere che non esiste, perché nessuno, men che meno i componenti di questa maggioranza e di questa Giunta, ha pensato di ridurre risorse, di cancellare la presenza significativa, importante e non sostituibile in Sardegna delle scuole materne e del loro lavoro, apprezzato da tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò velocissimo. Bisogna essere chiari: nessuno mette in dubbio che l'intervento che quest'anno viene proposto in finanziaria per le scuole materne private sia inferiore agli anni passati. Se è vero come è vero che si vuole tutelare questa importantissima realtà che rappresenta, tra l'altro, l'80 per cento delle scuole materne in Sardegna, cosa impedisce, dal momento che uno degli obiettivi principali, giustamente e dico giustamente, di questa Giunta è quello di rafforzare a tutti i livelli l'istruzione in Sardegna, cosa impedisce di lasciare le cose come stanno? Si ha paura che un domani - non è mai successo sino ad oggi - una delle scuole materne, non avendo percepito il 100 per cento, faccia causa alla Regione? Basta dargli il 100 per cento.

In parole povere: si toglie da un'altra parte e si destinano i fondi alle scuole materne. La soluzione è abbastanza semplice e non richiede nemmeno di aumentare gli impegni di bilancio. Il fatto che si voglia indicare sino al 75 per cento, così come in altri casi si indica sino al 100 per cento, è chiaro che da una parte libera da una responsabilità la Giunta, dall'altra la tentazione che quel 75 possa diventare un 60 per cento o che quel 100 possa diventare un 80, credo che nella situazione di restrizione finanziaria in cui ci troviamo possa essere fortissima.

Allora, si lasci il 100 per cento e si dia il 100 per cento e si rimpingui, appunto, di 1 milione e mezzo di euro la voce di bilancio, così come riportato nell'emendamento. Questo vuol dire chiarezza; è inutile che diciate che rispetterete quello che è stato fatto negli anni passati. Se ci credete lasciate i fondi e garantite a tutte le scuole materne il 100 per cento di copertura delle loro esigenze. La chiarezza sta qui e non dall'altra parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, noi esprimiamo il nostro voto favorevole, come Gruppo, su questo emendamento, che per noi rappresenta non un semplice emendamento, ma uno di quegli argomenti sui quali aprire una discussione e un ragionamento con la maggioranza, qualora ci siano due interlocutori. Noi ci siamo come interlocutori e vorremmo capire se c'è anche la maggioranza.

Dietro il ragionamento del finanziamento alle scuole materne parificate c'è, infatti, l'accettazione o meno del principio della libertà di istruzione, della libertà di insegnamento, della libertà di cultura e della libertà di scelta da parte delle famiglie e soprattutto delle famiglie dei più deboli. Voi comprendete bene che il consigliere regionale può scegliere dove mandare a studiare il proprio figlio, chi non sceglie è chi non ha gli strumenti economici per poterlo fare. Quindi questa è una battaglia di difesa dei più deboli, di quegli ultimi di cui voi avete parlato.

Allora, per riprendere il ragionamento del collega Secci, noi abbiamo due possibilità per manifestare alle scuole materne paritarie il nostro interesse: mandando un segnale, che è quello di un finanziamento alle scuole materne parificate, analogo a quello che nel 2004 era stato deliberato dalla Giunta regionale, e che poi in assestamento di bilancio è stato ridotto, oppure inviando un segnale ancora più importante, che è quello di soprassedere alla limatura della legge numero 11 del 1988.

Non regge l'obiezione del ricorso avanzata dal collega Secci; non regge perché? Perché la legge è operativa dal 1989, sono passati sedici anni e nessuno ha mai presentato ricorso. E non è un caso che nessuno lo abbia presentato, perché la norma stabilisce che il finanziamento è del 75 per cento nei limiti delle competenze del bilancio regionale. Quindi non esistono neanche gli estremi per presentare un ricorso dal punto di vista amministrativo perché già la legge attualmente vigente consente comunque alla Regione di avere come punto di riferimento fisso quello del 75 per cento, lasciandole però la possibilità, in caso di carenze di bilancio, di andare sotto quella cifra.

Consente di andare sotto quella cifra non dimenticandosi mai però, ripeto, del principio ispiratore della norma: quello della libertà di scelta; della possibilità per ogni famiglia di scegliere liberamente per il proprio bambino il tipo di scuola, di educazione e di insegnamento. E vi ricordo, ve lo ripeto e ve lo sottolineo, che questa libertà di scelta chi ha la fortuna di sedere all'interno di questo Consiglio regionale ce l'ha comunque e ce l'hanno comunque tutti i sardi che godono di un certo reddito, mentre questa stessa libertà di scelta potrebbe essere negata, se noi andassimo a strangolare la scuola materna paritaria, proprio a coloro che sono più deboli e che non hanno le risorse economiche e finanziarie per poter pagare questa scelta. Perché è ovvio che le spese della scuola materna paritaria, se non sono in qualche misura sostenute dall'ente pubblico, che metta la scuola materna davvero in condizioni paritarie rispetto alla scuola pubblica, si scaricheranno nelle rette pagate dalle famiglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole a questo emendamento e soprattutto per cercare di ricordare a noi stessi e all'Aula che alle 250 scuole dell'infanzia aderenti alla Federazione italiana scuole materne (FISM), capillarmente diffuse in tutta l'Isola e che scolarizzano circa 25 mila bambini, vanno aggiunte altre 30 circa, riconosciute dalla legge e inserite nel sistema scolastico nazionale.

Bene, abbiamo detto che la legge numero 31, con tutte le sue modificazioni, garantisce alle scuole materne non statali la copertura del 75 per cento del bilancio di gestione, demandando alle amministrazioni comunali le spese del servizio mensa. La copertura effettiva del 75 per cento delle spese di gestione era stata garantita in bilancio solo fino, se non ricordo male, al 1991 o giù di lì; negli anni successivi la copertura è andata sempre diminuendo, creando non poche difficoltà alle scuole materne che in Sardegna assicurano ben (di questo bisogna tenerne conto) 1600 posti di lavoro tra insegnanti, assistenti, ausiliari e personale amministrativo.

Nel 2004 la finanziaria aveva stanziato in bilancio la somma di 25 milioni di euro, pari al 62 o 63 per cento della spesa di gestione, tale somma ha subito, con la nuova Giunta regionale, un taglio prima del 20 per cento, ridotto poi a più del 10 per cento, assestandosi a circa 21 milioni e 500 mila euro. E ciò mentre aumenta il costo del lavoro, basta confrontare il contratto nazionale siglato dalla FISM insieme alle organizzazioni sindacali con il costo della vita.

Bisogna inoltre ricordare che oltre il 10 per cento dei bambini delle scuole materne è accolto a titolo gratuito sia per la frequenza che per la mensa, quindi diminuire il contributo a queste scuole significa penalizzare le famiglie nelle loro scelte, cosa che non farebbe certo onore al Consiglio regionale, nonostante gli sforzi preannunciati dall'onorevole Secci. Senza contare che se le scuole materne non statali chiudessero, perché nel bilancio non si inseriscono le poste necessarie per la loro gestione, la Regione dovrebbe stanziare in bilancio ben più della somma accantonata oggi, dovendo provvedere alle strutture e a quanto necessario per il funzionamento delle scuole pubbliche.

Quindi si ritiene giusto e doveroso ripristinare almeno in parte lo stanziamento. Noi avremmo voluto che venissero confermati i 25 milioni di euro, ma ci accontentiamo di quanto è stato chiesto con questo emendamento (22 milioni e mezzo di euro) che peraltro è ancora ben al di sotto del 75 per cento consentito dalla legge. Per queste ragioni noi votiamo a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, credo sia un dovere di tutta l'Aula esaminare approfonditamente il tema che stiamo trattando con questi emendamenti, e cioè quello del giusto sostegno da accordare alla scuola privata - che vuol dire nella stragrande maggioranza dei casi scuola cattolica - per tutto quello che ha fatto e fa in Sardegna da decenni, anzi direi da secoli, da quando nell'Isola esistevano solo le scuole dei Gesuiti e degli altri ordini religiosi.

Io nutro molta fiducia nei confronti del collega Secci e credo che sia animato dai migliori propositi - e lo dico senza il minimo intento ironico - però le sue assicurazioni non mi rassicurano, perché lasciare una discrezionalità così forte, così determinante e così decisiva nell'assegnazione di fondi alla scuola paritaria, che vuol dire scuola privata, che vuol dire scuola cattolica in capo, al Presidente della Regione, alla Giunta, mi sembra poco opportuno, poco rassicurante e poco giusto nei confronti di quello che la scuola cattolica rappresenta in Sardegna per aver formato per secoli generazioni e generazioni di sardi. Non mi risulta che il tetto che era stato precedentemente fissato e che Soru ha cancellato, che la vostra finanziaria cancella, abbia creato in passato particolari problemi di tipo giudiziario o amministrativo, ricorsi o grandi contenziosi con le scuole. Quindi non credo che questa norma sia stata cambiata per evitare problemi di questo genere, che appunto non mi risulta ci siano mai stati.

Certamente il Presidente Secci non è contrario alla scuola cattolica, anche perché proviene da un partito che ha radici cattoliche e sarebbe assurdo pensare che sostenga una limitazione della libertà della scuola privata, ma noi sappiamo bene che ci sono ampie fasce della sinistra che non la pensano così come lui, legittimamente, che hanno una posizione nei confronti della scuola paritaria che è diametralmente opposta a quella nostra ma anche a quella dei colleghi del suo partito. Quindi non può l'onorevole Secci parlare a nome della maggioranza garantendo un pieno rispetto e una piena osservanza di quello che è sempre stato fatto in passato. Noi sappiamo già in partenza che sussistono delle legittime motivazioni ideologiche che pongono i colleghi, ad esempio di Rifondazione Comunista, su posizioni assolutamente contrarie ad un discorso di questo genere.

Io penso che il controllo sul finanziamento sia vergognoso, e lo dico senza acredine. Ritengo sia una manifestazione di un cattivo gusto che arriva ad essere vergognosa perché va automaticamente a porre la scuola cattolica, che interloquisce con l'Amministrazione regionale, in una situazione di sudditanza, e questo è esattamente il contrario di quella libertà di espressione e di formazione di cui la scuola cattolica è portatrice. Io quindi invito, senza polemiche inutili, i colleghi della maggioranza a riflettere su questo punto, a riflettere sull'impatto sociale che un provvedimento di questo genere, che porta in capo al Presidente della Regione la decisione su quanto va dato alla scuola dei Salesiani, a quelle dei Gesuiti, a quelle delle suore che assistono, che educano e che formano i nostri ragazzi, i nostri bambini, può avere in Sardegna.

Non volete che la facciamo noi la correzione di questo punto così deleterio e così vergognoso? Fatela voi, l'importante è che la facciate e che soprattutto riflettiate sull'impatto che un provvedimento di questo genere può provocare su una categoria debole, che in questo modo state rendendo ancora più debole e soprattutto state ponendo in una ingiusta situazione di sudditanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole all'emendamento e per confermare che la nostra posizione, naturalmente, è a favore della scuola pubblica, che vogliamo venga rafforzata, ma le ragioni che portano a chiedere questo finanziamento riguardano il ruolo che nella nostra società svolge il sistema delle scuole private.

Volevo chiedere anche alla Presidenza i motivi per i quali l'emendamento numero 41 è stato accorpato all'84 e non viceversa, considerato che il numero 41 è stato depositato prima dell'84. Si tratta di un chiarimento tecnico, Presidente, per capire esattamente come si è operato.

PRESIDENTE. Non l'abbiamo accorpato, semplicemente non era ammissibile perché privo di copertura finanziaria.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che è opportuno noi separare il problema dello stanziamento da quello relativo alla norma. Io credo che per quanto riguarda il problema relativo allo stanziamento valga quanto ha già detto il collega Secci. In presenza di una finanziaria di contenimento delle risorse complessivamente disponibili, la maggioranza in Commissione, attraverso un adeguamento dello stanziamento, ha riaffermato senza ombra di dubbio il suo impegno e quello della Giunta a sostenere la scuola paritaria, tant'è che ci troviamo in presenza di uno stanziamento per il 2005 superiore del 7,5 per cento allo stanziamento del 2003.

Per quanto riguarda, invece, la norma, credo che sia un problema che sicuramente ci troveremo ad affrontare in sede di discussione dell'articolo 9, in particolare del comma 7 dell'articolo 9, che richiederà necessariamente un'ulteriore riflessione da parte di tutti noi. E credo che nel momento in cui andremo a ridefinirla debba essere fatta anche un'operazione di verità, ossia che nel ribadire l'impegno da parte della Regione a finanziare il 75 per cento delle spese ammissibili delle scuole materne non statali, si precisi "nel limite dello stanziamento di bilancio" come del resto è avvenuto finora. Noi abbiamo, in qualche modo, ingannato anche i titolari delle scuole materne non statali, quando abbiamo detto che l'impegno della Regione era per una copertura del 75 per cento delle spese e nonostante di fatto si sia attestato al 60, 50, il 55, 65 per cento.

Quindi, io credo che sia opportuno ribadire l'interessamento da parte della Regione a favore delle scuole materne non statali, mantenendo la previsione dell'impegno del 75 per cento, però facendo questa operazione di verità e quindi precisando: "nei limiti delle disponibilità degli stanziamenti di bilancio".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che, al di là del fatto che in Commissione noi abbiamo verificata l'indisponibilità della maggioranza, soprattutto per quanto riguarda la parte normativa, a venire incontro alle scuole materne private, non abbiamo capito perché la previsione del 75 per cento sia stata modificata; se non c'era un fine recondito bastava lasciare la stessa dizione, considerato che anche l'anno scorso la copertura delle spese è stata inferiore al 75 per cento. Quindi, perché correggerla se non c'è un secondo fine? Vogliamo abolire e chiudere le scuole private? Può anche darsi che si voglia questo.

Siete tutti d'accordo che si lasci quello che c'era, siete tutti d'accordo anche se non lo dite a parole. E probabilmente, se si votasse a scrutinio segreto, avreste qualche piccolo rimorso di coscienza. La verità è che questa è stata una conquista della Democrazia Cristiana in quelle due legislature nelle quali imperversava la sinistra. La Democrazia Cristiana era all'opposizione; ciò nonostante riuscì, riuscimmo, a ottenere questo risultato. Ora, che voi appena arrivati vogliate correggere questo tiro non la comprendiamo. Siamo d'accordo nella sostanza, siamo d'accordo nell'integrazione orale, è già un fatto positivo, ma alla luce di quanto ha detto ieri sera il Presidente della Giunta, vogliamo il confronto. Vi chiedo collaborazione; qui stiamo aprendo un caso che cosa? Per un milione di euro? Stiamo facendo un problema per un milione di euro!

Questa opposizione da voi non ha ottenuto niente; vi ha dato suggerimenti per migliorare questa finanziaria e voi li avete accolti soltanto perché vi siete resi conto di aver commesso una serie di errori, altrimenti non l'avreste fatto. Avete infatti approvato 80 emendamenti da voi stessi presentati, molti dei quali potevano benissimo non essere approvati, scaturiti da esigenze di tipo personale o di settori che interessavano a questo o a quel consigliere. Questo vuol dire che non volete alcuna forma di collaborazione. Noi restiamo nel convincimento che vi è un tentativo maldestro di chiudere le scuole private, che sono un punto di riferimento per tutta l'Isola.

La Costituzione sancisce il diritto del cittadino di scegliere di mandare il figlio nella scuola pubblica o in quella privata; deve trattarsi di una libera scelta. Nelle richieste che noi avanziamo, nelle quali crediamo, ci avete creduto anche voi in tempi non sospetti. Del resto siete stati voi che ci avete consentito nel 1988 e nell'altra Giunta precedente di sinistra di fare quello che abbiamo fatto. Sì, è vero che avete operato in sede di assestamento una riduzione, ma credo che gli assestamenti dobbiamo farli lo stesso.

A parole dite: non dobbiamo toccare i 93 milioni di euro. Sono lì allocati, sono già diventati 90; cercate di essere coerenti! Questa grande battaglia che state conducendo, è aria fritta; state soltanto allocando risorse finanziarie penalizzando tutti, non ultima questa categoria. Noi abbiamo il dovere di difenderla, non chiedeteci di non fare il nostro mestiere, non chiedeteci di non fare opposizione, verificate la vostra intransigenza che ci sembra realmente incomprensibile. Perderemo giornate intere su problemi che sono irrilevanti, sui quali dovrebbe esserci un consenso generalizzato; noi abbiamo il dovere di informare chi opera in questo settore che voi volete effettuare dei tagli. Non bastano i 775 tagli nella formazione professionale, non basta che abbiate toccato, ritoccato, eccetera.

Io vi ho indicato i settori che presentavano risorse finanziarie in esubero ma voi non li avete toccati. Vi facciamo osservare tutti i giorni che ci sono fughe in avanti; anche oggi abbiamo avuto notizia che sono stati sperperati seimila euro il problema dei CUD, sprecati perché poi la Ragioneria li ha fatti in proprio; quindi vi è uno sperpero giornaliero di denaro pubblico. Però alla fine va sempre bene a voi e non va bene a noi. E' un fatto certo e ve lo dimostreremo in questi giorni. Hanno fatto un doppione, ma non è la prima volta, ne fanno tanti doppioni, uno in più, uno in meno non cambia niente. Comunque nel dichiarare il mio voto a favore di questo emendamento prendo atto della vostra posizione certamente non disponibile ad un confronto serio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, io credo che ci sia una strumentalizzazione che viene portata avanti ogni qualvolta si parla di questo argomento. Questo avviene sia a livello nazionale che a livello regionale. Anche oggi alcuni oratori hanno voluto richiamare la posizione di Rifondazione Comunista sulle cosiddette scuole private, e questo per additarci come un partito ideologicamente ateo, ostile al mondo dei credenti. C'è continuamente questo fastidioso modo di intervenire da parte delle destre che tende a caricaturare la posizione dei nuovi comunisti, di Rifondazione Comunista, quasi che fossero dei fossili del passato collegabili all'ideologia del socialismo reale dove si è praticata una politica sicuramente sbagliata, tendente anche ad assumere l'ateismo quasi a livello di religione di Stato. Non è così signori, aggiornatevi.

Onorevole Oppi, abbia la bontà di ascoltare, così quando lei e l'onorevole Artizzu parlate di Rifondazione Comunista potete parlarne con cognizione di causa. Anche se non vuole leggersi i nostri deliberati congressuali perlomeno prenda atto di ciò che noi siamo oggi. I nostri deliberati congressuali non sono certo ostili al mondo dei credenti; noi siamo ostili ai privilegi di coloro che difendono ideologie di parte. Per questo siamo per la scuola pubblica, perché è una scuola a cui possono accedere tutti. Ma non siamo ostili alla scuola privata perché siamo ostili al mondo dei credenti, al mondo dei cattolici.

Le assicuro che le battaglie sociali che noi portiamo avanti, quelle vere, in difese delle classi popolari o, se lei preferisce (nel linguaggio che usano i credenti) degli ultimi, sono in perfetta sincronia con questi settori sociali. E questi settori sociali adesso guardano con attenzione a Rifondazione Comunista perché non ha una posizione ostile e preconcetta nei confronti dei credenti ma difende i loro interessi sociali e i loro interessi materiali. Quindi non si tenda a caricaturare queste posizioni.

Inoltre, non è vero che le scuole non statali sono tutte religiose, perché ci sono anche quelle comunali. Io sono sindaco di un paese dove c'è una scuola comunale che peraltro gode di finanziamenti talmente abbondanti, che non dico che non so dove mettere i soldi, ma che comunque mi stanno portando a farne un gioiello di cui sicuramente posso vantarmi. Per le scuole statali invece ricevo fondi ancora insufficienti. C'è un privilegio anche rispetto alla normativa e ai finanziamenti attuali. Pertanto non si può certo dire che queste scuole non vengono finanziate.

In una situazione di risanamento finanziario credo che una riduzione della dotazione del capitolo, possa trovare facilmente giustificazione comunque restando i finanziamenti indispensabili per garantirne la funzionalità. Respingo al mittente qualsiasi insinuazione tendente a dire che è in atto un processo, di cui Rifondazione Comunista sarebbe parte attiva, tendente a far chiudere le scuole private. Se vi serve per fare propaganda in campagna elettorale utilizzatela pure, però sappia onorevole Oppi, che è una falsità, e io non l'accetto.

OPPI (U.D.C.). Prima non ci credevo, adesso che l'hai detto tu ci credo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, il problema della scuola, quella materna e non, è un problema che è rimasto disatteso, non solo nella finanziaria ma nell'orientamento generale; anche questo Consiglio è molto tiepido. Sappiamo quali sono le difficoltà di tutti; noi riteniamo che il sistema dell'istruzione, quello scolastico in generale, debba essere potenziato. Riteniamo anche che la stessa attenzione che è stata riservata, anche in questa finanziaria, al tema delle scuole private (cattoliche o meno) debba essere riservata anche alla scuola pubblica. Non ci sono settori politici (e quindi, sicuramente, nemmeno Rifondazione Comunista) che osteggiano pregiudizialmente la scuola non statale, ma sicuramente Rifondazione Comunista ha deciso - è un patrimonio della sua cultura - di sostenere anche la scuola pubblica.

In quest'Aula si è votato, non più tardi di qualche mese fa, un ordine del giorno generale, un ordine del giorno che aveva come obiettivo quello di realizzare un sistema integrato di istruzione e di formazione, un sistema integrato che comprendesse anche un'attenzione particolare al fenomeno della dispersione scolastica. Una attenzione particolare che si doveva tradurre in una iniziativa forte della Regione a sostegno di un piano straordinario predisposto per contrastarla. Di questo non se ne parla; quella indicazione del Consiglio regionale è rimasta inascoltata. Eppure la legge regionale numero 37 ricomprendeva anche quell'argomento, perché la "37" era ed è una vera legge di sviluppo complessivo della società e dell'economia sarda. Tuttavia non si è fatto niente e in ciò vi è una responsabilità chiara anche della maggioranza.

Non è più tollerabile che si continui in una lunga discussione attorno al "fino al 70 per cento", "entro il 70 per cento", "quasi il 70 per cento", "compatibilmente alle dotazioni finanziarie" e poi ci si dimentichi del resto. Se il resto è quello che è appartiene a noi (e si dimentica continuamente) ne prenderemo atto, prima o poi, e sarà chiaro come ne prenderemo atto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 84. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione elettronica.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri MORO, LIORI, ARTIZZU, BIANCAREDDU, OPPI, Franco Ignazio CUCCU, RASSU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 84.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - OPPI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CACHIA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 63

Votanti 61

Astenuti 2

Maggioranza 31

Favorevoli 22

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento numero 86.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). E' stato appena detto, se non ho capito male, che l'emendamento numero 41 è inammissibile perché privo di copertura finanziaria. Ora, siccome ci sono altri emendamenti con la stessa copertura finanziaria io vorrei chiedere come mai...

PRESIDENTE. Non è il solo, infatti, onorevole Scarpa!

SCARPA (Gruppo Misto). No, mi perdoni, Presidente, io vorrei chiedere come mai poc'anzi, anzi questa mattina, abbiamo approvato l'emendamento numero 43, che aveva la stessa copertura finanziaria, e non è stata sollevata la questione.

PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, noi possiamo sbagliare, il 43 ha avuto una modifica alla copertura finanziaria.

SCARPA (Gruppo Misto). No, mi perdoni, mi faccia ultimare, Presidente. Come mai sono stati posti in votazione gli emendamenti successivi, 39 e 40, con copertura a valere sulla medesima UPB e non è stata sollevata la questione? Sa perché chiedo questo? Lo chiedo perché in quella UPB ci sono 154 milioni di euro, e mi risulta che non siano tutti impegnati. Allora, o viene dichiarato che tutte le risorse di quel fondo sono impegnate e quindi non riutilizzabili oppure non si comprende perché il nostro emendamento venga trattato in questa maniera e dichiarato inammissibile.

Ci sono altri emendamenti importanti che hanno la stessa copertura finanziaria. Del resto, durante i lavori della Terza Commissione in sede tecnica mi è stato chiarito che una parte di quei fondi non sono impegnati e sono utilizzabili; per questo è stata indicata quella copertura. Pertanto chiedo che i futuri emendamenti che presentassero la stessa copertura vengano dichiarati ammissibili e la Giunta, se approvati, provveda ad individuarne un'altra.

PRESIDENTE. La mancanza di copertura finanziaria non è dovuta tanto alla capienza della UPB che lei indica, quanto piuttosto al fatto che quella UPB è alimentata da mutui, e come lei sa i mutui sono utilizzabili soltanto per investimenti, e non è il caso delle spese che vengono indicate in questi emendamenti. Quindi, non c'è un atteggiamento discriminatorio. Non escludo comunque che, considerata la velocità con la quale esaminiamo gli emendamenti, il numero 40 possa esserci sfuggito e sia stato messo ugualmente in votazione.

Gli uffici mi segnalano ora che gli emendamenti numero 39, 40, 41, 42, 43, 44, 50, 117, 343, sono privi di copertura finanziaria, quindi anche gli uffici hanno puntualmente rilevato lo stesso problema. Se nel corso della discussione viene individuata una copertura finanziaria diversa va bene, altrimenti saranno considerati inammissibili.

Passiamo all'emendamento numero 86. Su questo emendamento ricordo che c'era stata, in sede di espressione del parere da parte della Giunta e del relatore, una disponibilità ad accoglierlo limitando lo stanziamento a cinquecento mila euro a valere sulla UPB 03050.

Metto in votazione l'emendamento numero 86 con le modifiche proposte.

Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Passiamo all'emendamento numero 42. Anche questo emendamento dovrebbe essere dichiarato inammissibile per mancanza di copertura finanziaria. Ha domandato di parlare di consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Considerato che tecnicamente ero stato rassicurato sul fatto che i fondi erano disponibili (ma probabilmente ho inteso male io il senso di questa disponibilità) e considerata anche l'importanza di questo emendamento, chiederei la disponibilità dell'Aula e della Giunta e reperire un'altra copertura finanziaria ove l'emendamento venisse approvato. So di porre una questione non strettamente nei limiti del Regolamento, ma chiedo questa cortesia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliare Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Possiamo discutere di questo emendamento?

PRESIDENTE. C'è un fatto tecnico che precede le dichiarazioni di voto, così com'è adesso questo emendamento dovrebbe essere dichiarato inammissibile. L'onorevole Scarpa, se non ho capito male, chiede alla Giunta e alla Commissione se l'emendamento può diventare accoglibile con l'indicazione di una copertura finanziaria.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Può essere messo in votazione indicando a copertura la UPB 03050.

PRESIDENTE. Quindi, c'è la disponibilità della Giunta a individuare una copertura finanziaria e - mi sembra - ad accogliere l'emendamento.

CAPELLI (U.D.C.). No, ad ammetterlo alla discussione.

PRESIDENTE. Ho capito male io, chiedo scusa.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che lo stesso metodo utilizzato per consentire l'esame di questo emendamento si sarebbe potuto seguire anche per il numero 41.

Detto questo, io vorrei approfittare della dichiarazione di voto per fare alcuni chiarimenti che entrano sia nel merito dell'emendamento numero 41 che nel merito dell'emendamento numero 42 che stiamo discutendo, perché in proposito ho sentito pronunciare delle affermazioni molto imprecise.

Prima di tutto, è inutile invocare il passato: se torniamo al 1700 sicuramente non c'erano coperture finanziarie in materia; a volte, infatti, quando fa comodo si prende come riferimento il 2003, altre volte il 2004, altre volte il 2001, a seconda della convenienza. Proviamo a ragionare sui principi. Noi qui ci stiamo esprimendo non sulle scuole private, ma sulle scuole materne non statali, parificate, che sono un'altra cosa.

Secondo: siamo, è vero, in un regime di ristrettezze finanziarie, come è stato ricordato anche dal collega Biancu, ma, onorevole Biancu, onorevole Secci e quanti altri, farete lo stesso discorso quando voterete lo stanziamento di dieci milioni di euro per il Teatro Lirico di Cagliari, quando parlerete delle sponsorizzazioni sportive che sono aumentate? Anche in quelle occasioni parlerete delle ristrettezze di bilancio? Parlerete di segnali che vanno inviati? Perché non prevedete otto milioni di euro, invece di dieci, per il teatro lirito e operate un taglio, rispetto all'anno precedente, per le sponsorizzazioni sportive?

Versiamo in momenti di ristrettezze di bilancio; preleviamo qualche milione di euro da queste voci e diamoli a chi sarà costretto invece a far aumentare le rette per offrire un servizio che lo Stato o la Regione non sono in grado di erogare. Ed allora iniziamo davvero a parlare degli ultimi, dei deboli. Quando si ragiona in termini di ristrettezze di bilancio, bisogna farlo coerentemente per tutti. Se i tagli interessassero tutti, in maniera proporzionale, non avremmo difficoltà ad accettarli. Perché i più forti non vengono interessati dai tagli? Perchè quelli che hanno più disponibilità non vengono tagliati? Questa è la domanda che vi voglio porre.

Come potete permettervi di tagliare 150 mila euro alle scuole civiche di musica e poi di andare fieri issando la bandiera della vittoria per avere distanziato dieci milioni di euro per il Teatro Lirico di Cagliari? È una vergogna! È una vergogna che ci sia voluto un mese e mezzo di discussioni in Commissione per riequilibrare il fondo alle università diffuse che poi avete presentato finalmente in Aula, mentre non avete battuto ciglio quando si è parlato di sponsorizzazioni sportive che non sono in linea con l'articolo 1 della legge numero 17 che le finanzia.

Questo è vergognoso, sarebbe stato un atto di coerenza indiscutibile, incontrovertibile, sul quale noi non avremmo avuto niente da dire. Non portate quindi argomentazioni fittizie per affermare che al fianco di coloro ai quali chiedete i voti. Io non sono stato appoggiato dalla Chiesa sicuramente, ma riconosco il ruolo che hanno svolto quelle scuole, che hanno svolto le scuole civiche di musica; chiunque contribuisca ad affossarle, se ne assumerà la responsabilità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, la questione delle scuole civiche di musica è una bella storia che ha prodotto nel tempo tanta cultura musicale in tutta l'Isola. Grazie ai contributi regionali è stato possibile fare accedere a queste scuole anche tanti giovani e meno giovani che provengono dalle classi popolari. Dunque esse rappresentano, nei territori, momenti significativi di crescita ed aggregazione culturale che sono indispensabili a migliorare lo spirito e la qualità della vita delle persone. Parte di queste scuole, tra l'altro, sono dislocate nelle aree interne, coinvolgendo decine e decine di piccoli comuni e rappresentando rari momenti di vivibilità di queste comunità.

Si pensi, per fare un solo esempio che conosco meglio degli altri, a quelle scuole delle zone interne del Sarcidano Mandrolisai a cui sono iscritti 200 giovani. Quando mai la maggior parte di queste persone avrebbe potuto frequentare una scuola civica di musica senza i contributi pubblici, trovandosi in territori distanti dalle grandi città? In questi territori la scuola civica di musica coinvolge anche le famiglie e le comunità, le istituzioni, ed ogni saggio, ogni piccolo appuntamento diventa un momento di partecipazione e di promozione della cultura musicale in questi paesi.

Devo anche dire che da queste scuole sono emersi tantissimi talenti che hanno proseguito i loro studi al conservatorio, affermandosi successivamente come maestri e musicisti. Per questo ritengo che essendo abbastanza irrisori i finanziamenti di questi anni non sia possibile effettuare nessuna riduzione. Si potrebbero eventualmente recuperare risorse attingendo dall'abbondante stanziamento per l'Ente Lirico di Cagliari che sinceramente mi pare eccessivo. Pertanto il mio voto sarà favorevole all'emendamento presentato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, volevo preliminarmente ringraziare la Giunta e l'Assessore per la disponibilità dimostrataci nel consentirci di affrontare quest'argomento ed esaminare quest'emendamento. Le scuole civiche di musica in Sardegna, negli ultimi anni, sono raddoppiate e rappresentano un modello di politica culturale promossa dalla Regione tramite gli Enti Locali. Si tratta di un modello che sicuramente merita di essere sviluppato ulteriormente, e forse anche importato in altri settori.

I comuni, ottenuto il finanziamento, aprono la scuola; successivamente però non si limitano al dieci per cento previsto dalla legge ma incrementano i loro finanziamenti ed incrementano l'attività della scuola. Questo è accaduto dappertutto; questo modello ha anche offerto la possibilità ai comuni di lavorare insieme. Ci sono realtà nelle quali piccoli comuni, comuni di poche centinaia di persone, faccio l'esempio di Soddì, sono capofila di numerosi comuni, e assumono il ruolo di guida in un processo culturale specifico come questo nel quale vengono seguiti da comuni anche grossi. Quindi, si tratta di una dinamica che ha un'ampia valenza anche nell'aggregazione per territori omogenei di comuni.

E guardate, è vero che probabilmente anche in questo settore bisogna metterci mano, bisogna controllare la qualità della spesa, però, credo che in questa fase, nella quale le scuole sono raddoppiate e mi risulta vi siano numerose richieste di apertura di altre scuole civiche di musica, mantenere invariato lo stanziamento sia quanto meno, da parte dell'istituzione Regione, un segnale doveroso per incoraggiare gli enti locali a continuare a progettare e ad investire in questo settore. Quindi, alla Giunta, all'Assessore, ai colleghi del Consiglio chiedo una particolare sensibilità nei confronti di quest'argomento che va oltre la questione particolare per investire la tematica più generale del ruolo degli Enti locali rispetto alle politiche regionali.

Ricordavo stamattina il caso della scuola dove Ossi è capofila, dove ci sono oltre settecento iscritti e le lezioni si tengono in tutti i comuni; a Nuoro credo siano ottocento, a Cagliari sono mille. Il sindaco di Laconi dice che i suoi iscritti sono oltre duecento; mi risulta che nella scuola del Guilcer che sta aprendo vi siano già oltre duecentocinquanta richieste di iscrizione di giovani e meno giovani. Io credo che questo sia un fenomeno che va oltre le questioni particolari, che sia una questione di rilevanza generale. È per questa ragione che è stato proposto l'emendamento ed è per questa ragione che si chiede all'Aula una sensibilità particolare nei confronti di esso. Chiediamo pertanto l'approvazione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 42. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Comunico che su indicazione della Giunta e del Presidente della Commissione per tutti gli emendamenti privi di copertura finanziaria verrà individuata la copertura finanziaria nell'UPB 03050 in modo da permettere che vengano discussi in Aula e siano oggetto di dichiarazione di voto.

Passiamo all'emendamento numero 88. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Innanzitutto ringrazio il Presidente per la posizione assunta in relazione al problema delle coperture finanziarie, quando in qualche caso si è pronunciato a favore dell'improponibilità dell'emendamento. Spero che la stessa disponibilità voglia dimostrare allorquando tratteremo le norme intruse, perché se si è così zelanti in questi casi lo si deve essere anche in materia di norme intruse, per coerenza.

Questo emendamento si legge da solo; è un tentativo corretto di rendere giustizia e di fare le cose seriamente. Noi abbiamo chiesto di ridurre di 500 mila euro lo stanziamento per l'educazione sanitaria. L'anno scorso, in sede di assestamento di bilancio, l'avete portato da un milione e mezzo a un milione di euro. Io avevo chiesto di ripristinarlo, perché ci sono 300 richieste da parte dei professori universitari e delle A.A.S.S.L.L. per attuare dei progetti mirati, biennali, triennali, quadriennali, e la Commissione aveva assunto l'impegno formale di aggiungere 500 mila euro per garantire che quei progetti potessero avere un inizio e una fine. Questo impegno è stato disatteso nonostante l'assessore avesse riferito puntualmente la risoluzione della Commissione. È la prima volta in 50 anni che ciò si verifica.

Ma questo sarebbe nulla se non fosse stato fatto poi un altro giochino. A parte il fatto che non è corretto assegnare solo 10 - 15 mila euro per un progetto (10 mila euro è una cifra risibile) c'è da aggiungere che questi finanziamenti sono stati erogati per il completamento di progetti che non avranno la fine, che hanno soltanto avuto un inizio, sono soldi buttati al vento, anche se (casualmente) concentrati su due poli, quello del professor Gessa e quello del professor Cao. Basta guardarli, sono "finanziamenti fotografia"; addirittura in modo sciocco e meschino si sono messe le percentuali affianco. Gli allievi del professor Gessa hanno avuto il 100 per cento del finanziamento (vedi Agabio, vedi Pistis e più) e altrettanto buone percentuali hanno avuto quelli del professor Cao.

Siccome però questi soldi non servono più, servivano per completare dei progetti, tanto vale risparmiarli. Quindi abbiamo proposto: "Togliete 500 mila euro, perché se tre mesi fa avete detto che non servivano, non serviranno neanche nel prossimo futuro". È una questione di coerenza e di correttezza.

È una pastetta, è una "marchetta" fatta a discapito della scienza che c'è in Sardegna, di chi è valido e capace e al quale è stato erogato un finanziamento del 7 per cento contro il 100 per cento erogato ad altri; senza un criterio logico. Nè sono sufficienti quattro frasi sconnesse - considerato che normalmente, anche per il piano socioassistenziale gliele scrive qualcuno di Padova, e viene pagato - perché le domande erano state presentate sulla base di un bando che casualmente avevamo già emanato; i criteri non sono cambiati. Ecco, noi vogliamo seguire il vostro suggerimento, ci avete convinto, perché quando vi abbiamo consentito, con discussioni animate su questo punto di rendere giustizia a certi progetti di grande valenza, voi avete risposto sì e avete fatto esattamente il contrario.

A questo punto, vi stiamo offrendo l'opportunità di risparmiare 500 mila euro, perché non servono. I finanziamenti, o si concedono per realizzare un progetto oppure regalare "mentine" non serve a niente. Se voi, come avete fatto in Commissione, boccerete questo emendamento che vi offre la possibilità di recuperare 500 mila euro, contribuite a perpetrare un sistema clientelare che noi non possiamo non condannare, manifestando oltretutto incoerenza con gli atteggiamenti assunti in precedenza. Mi astengo e chiedo il voto a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Allora mi astengo anche io.

PRESIDENTE. È corretto, è il primo; ha fatto una dichiarazione di voto di astensione.

VARGIU (Riformatori Sardi). Benissimo; visto il carattere comunque provocatorio dell'emendamento, anch'io non ho difficoltà a astenermi, però voglio utilizzare i pochi minuti della dichiarazione di voto per provare anche in questo caso a svolgere un ragionamento. Devo dire che fino a questo momento i nostri ragionamenti hanno trovato orecchie di sordo e quindi non hanno ottenuto il risultato che noi speravamo ottenessero, però non è detto che non ci sia qualche coscienza ancora sveglia che voglia raccogliere il senso del ragionamento.

Cari amici, io non ho la più pallida idea di come venissero assegnati, nel quinquennio precedente, i fondi alla ricerca, screening, prevenzione e educazione sanitaria. Non conosco quali siano stati i meccanismi, i metodi di selezione, i criteri, attraverso cui l'assessorato della sanità ha messo mano a questi fondi. È una mia colpa, nel senso che probabilmente da consigliere regionale avrei dovuto approfondire nel dettaglio come funzionava questo meccanismo, ma siccome il consigliere regionale non può essere informato di tutto e su tutto, non l'ho fatto perché non credevo di individuare fumus persecutionis anche in questo. Però la riflessione effettuata dal collega Oppi, mi ha un po' colpito e mi porta ad avvertire una sensazione fastidiosa, cioè una sensazione che se per caso fosse diffusa a qualche altro consigliere regionale, ma soprattutto se fosse diffusa fuori dal Consiglio regionale, creerebbe, io credo, imbarazzo a ciascuno di noi.

La sensazione è che se in passato si è usato un criterio che in qualche maniera il centrosinistra aveva condiviso, oggi si ribaltano in maniera assolutamente speculare le regole e si usano dei criteri che, evidentemente privi di oggettività, non convincono il collega Oppi e probabilmente non convincerebbero, se li conoscessimo nel dettaglio, nessuno di noi. Io non credo che questo avvenga soltanto nella sanità. Voi avete più volte detto che volete fare di questo palazzo del Consiglio regionale, di questa Regione, un palazzo trasparente, cioè un palazzo coi muri di cristallo, dove non soltanto noi consiglieri che abbiamo tempo da dedicarci e anche strumenti per procurarci le informazioni, ma anche il normale cittadino che ci ha delegato a rappresentarlo in questa sede possa immediatamente comprendere quali siano le logiche che regolano qualsiasi legge, qualsiasi procedimento amministrativo, qualsiasi deliberazione del direttore generale.

Allora, io a questo vi richiamerei. Io vi richiamerei alla sfida che il collega Oppi vi ha lanciato. La sfida del collega Oppi è di venire in quest'aula e di far avere a ciascun consigliere regionale il resoconto della distribuzione dei fondi e del loro utilizzo e i criteri oggettivi che hanno portato a questo utilizzo, quindi che hanno portato all'esclusione di numerosi progetto (ha parlato di trecento progetti, immagino che ce ne siano tanti esclusi) e che contemporaneamente ha portato all'inclusione di altri e al loro finanziamento.

Io non dubito che alla fine di questa verifica voi non possiate riuscire a convincermi, me o gli altri cittadini sardi, della bontà di quello che è stato fatto. E' probabile che riusciate anche a convincermi, ma, in omaggio a quel principio della trasparenza e del cambiamento e della innovazione e del "tutto deve cambiare sul serio", in nome di quei principi vi chiedo di farlo, non soltanto su questo argomento specifico introdotto dal collega Oppi, ma su tutti gli argomenti nei quali esiste una discrezionalità della politica, una discrezionalità che noi minoranza vi riconosciamo assolutamente, nel senso che voi avete il diritto di applicare la discrezionalità politica, però avete anche il dovere...

PRESIDENTE. I cinque minuti a sua disposizione sono terminati. La prego di concludere.

VARGIU (Riformatori Sardi). Concludo con l'auspicio che ci sia, da parte dei colleghi del centrosinistra, una disponibilità a essere su questi temi conseguenti a ciò che si è proclamato durante la campagna elettorale, cioè che si cambiava e che si cambiava sul serio.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 88.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 44

Votanti 41

Astenuti 3

Maggioranza 21

Favorevoli 10

Contrari 31

(Il Consiglio non approva).

(Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CALIGARIS - VARGIU.)

Metto in votazione l'emendamento numero 313.

OPPI (U.D.C.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 313.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 42

Votanti 42

Maggioranza 22

Favorevoli 39

Contrari 2

Voti nulli 1

(Il Consiglio approva).

Il numero legale c'è. Metto in votazione l'emendamento numero 312. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'emendamento numero 44, riammesso con la copertura a valere sulla UPB 03050.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per annunciare il voto di astensione sull'emendamento numero 44, presentato dai consiglieri del Partito Sardo d'Azione. Ritengo, infatti, che sulla legge per la valorizzazione della lingua sarda si sarebbe dovuta prestare maggiore attenzione e fare un ulteriore sforzo.

Capisco che una finanziaria di rigore imponga scelte difficili, come quella che è stata operata per le scuole civiche di musica, ma francamente in questo caso, anche perché presenta importanti risvolti nel settore della formazione scolastica, soprattutto di quella pubblica, mi sarebbe piaciuto rilevare una maggiore disponibilità, magari trovando una mediazione sull'entità della somma. Se non altro perché è la legge che si riferisce a quella identità etnica di cui siamo espressione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento. Come detto durante l'illustrazione, si tratta della proposta di riportare al livello originario le risorse del capitolo 11122, che stanzia fondi a favore delle università di Cagliari e Sassari per le cattedre nelle materie indicate dalla legge 26 del '97. Questo fondo ha subito un taglio di oltre il 60 per cento.

Ho detto anche durante l'illustrazione che sicuramente bisogna compiere un approfondimento per quanto riguarda l'utilità di questi finanziamenti sul piano delle politiche linguistiche. E tuttavia con questa riduzione l'intera legge 26 ha subito una decurtazione attorno al 50 per cento. Ma di questo avremo modo di parlare nei prossimi giorni. Ecco, questo taglio ci sembra sicuramente eccessivo e ingiustificato, e per questa ragione abbiamo chiesto che il capitolo venisse rimpinguato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, io credo che tutti noi stiamo profondendo uno sforzo per capire che dobbiamo trovare il giusto punto di equilibrio tra il risanamento finanziario e la coerenza che dobbiamo manifestare rispetto al nostro programma elettorale.

La coalizione di centrosinistra in tutte le piazze della Sardegna ha ribadito che noi dovevamo caratterizzarci per un atteggiamento politico volto a difendere l'identità del nostro popolo. Ogni tanto il centrodestra ce lo ricorda. Noi diciamo che siamo coerenti con le nostre posizioni, però poi è veramente disarmante constatare che per quanto riguarda tutti gli emendamenti che sono riferibili agli aspetti identitari del nostro popolo (e cioè la cultura, la lingua, le tradizioni popolari) vengono operati dei tagli che vanno dal 50 al 60 per cento in media, per arrivare in alcuni casi all'80 per cento. Allora, se si devono effettuare dei tagli io, in un'ottica di risanamento finanziario, li effettuerei in sintonia con tutti gli altri, stabilendo, per esempio, una percentuale di decurtazione del 20 per cento. Perché infatti accanirsi su questi settori con tagli di questa portata?

Recentemente si è tenuta una manifestazione di fronte a questo palazzo - una manifestazione come tante ce ne sono state - che non aveva nessun sapore demagogico. Erano persone che abbiamo anche ricevuto in audizione, che abbiamo ascoltato e che hanno espresso posizioni molto equilibrate affermando che si sarebbero fatti carico della situazione complessiva che attraversa questa Regione. E allora perché non entrare nel merito delle questioni e dire: "Forse non possiamo dare a costoro i soldi che sono stati assegnati negli anni precedenti, perché adesso dobbiamo assolutamente ridurre le spese, però atteniamoci a un 20 per cento. Lo capiscono, sono persone assolutamente in grado di capire le difficoltà che stiamo attraversando.

Io non sono assolutamente d'accordo, invece, che, contraddicendo le posizioni assunte in maniera roboante, in maniera enfatica, in campagna elettorale, si operino dei tagli che sono assolutamente ingiustificabili. E questo non lo dico, lo ripeto per l'ennesima volta, perché sono attaccato al ballo tondo, ai cori polifonici e altro, che comunque costituiscono la cultura e l'identità del nostro popolo, ma perché questo è un modo per presentarci in maniera originale al cospetto di tutti gli altri popoli, con una cultura della multiculturalità, dell'apertura e del confronto, idoneo a qualificarci come popolo nel momento della nuova globalizzazione e a permettere di ricavarci uno spazio all'interno di esso, con una nostra specifica personalità. Pertanto credo che si possa tranquillamente accettare la proposta che è stata avanzata dai rappresentanti del Partito Sardo d'Azione che, come sappiamo, non sono gli unici difensori della nostra nazionalità, e noi della maggioranza, accettando la loro proposta, possiamo dimostrarlo con i fatti. Io pertanto voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, fa piacere sentire almeno qualche voce sulle incongruenze che la maggioranza porta avanti con questa norma finanziaria, rispetto a quanto promesso in campagna elettorale, e fa piacere anche sentire qualcuno della maggioranza che ogni tanto ammette questo.

Vedete, due, tre anni fa, io sono stato il primo firmatario dell'emendamento col quale vennero finanziate sia l'Università di Cagliari sia quella di Sassari, la cattedra di linguistica sarda, la cattedra di filosofia della lingua della Sardegna e altre cattedre che non ricordo. Quello fu un momento di rafforzamento della difesa e della valorizzazione della nostra lingua, quella lingua sarda che assieme all'autonomia, alle etnie, a tutte quelle cose belle che sono state dette, ripeto ancora, qualche mese fa, oggi si sta inopinatamente calpestando. Oggi si stanno tradendo le promesse, le aspettative e disilludendo tutti coloro che avevano creduto in buona fede a quanto veniva loro detto.

Ma non è la prima volta che parlo di questo argomento in quest'Aula. Sono un difensore, un cultore, unu chi faeddada in sardu, nella nostra lingua, una lingua che è stata utilizzata per scrivere la Carta de Logu durante il giudicato di Eleonora d'Arborea, quando la Sardegna, tenete bene a mente, era il primo stato in Europa che si dotava di una Carta, di una Costituzione, una lingua che viene studiata in prestigiose università all'estero. Il sardo, che non è un dialetto, ma una lingua riconosciuta da tutti, principalmente dovrebbe essere riconosciuto come tale da noi. Chissà quante popolazioni dell'Italia pagherebbero qualsiasi cifra o farebbero qualsiasi falso per avere una cultura come la nostra.

Penso ad esempio ai padani, che si autodefiniscono non so che cosa, pur non avendo nel loro bagaglio culturale, storico ed etnico una lingua, perché la lingua è l'identità di un popolo, è la carta d'identità. Non esiste una popolazione, una gens, per dirla alla latina, un'etnia se non esiste una lingua. Noi ce l'abbiamo e non la difendiamo. E' un assurdo! E poi per che cosa? Per risparmiare un miliardo di lire, di vecchie lire, si privano le nostre università della possibilità di avvicinare i nostri giovani alla cultura sarda, alla storia sarda, all'identità di popolo sardo, alla lingua quindi, che è alla base di tutto. Ecco l'incongruenza.

Invece di diminuirla dovreste incrementare la spesa su quelle voci che, effettivamente, sono fondanti per la nostra economia, perché quando si finanzia la cultura e quando si finanzia la nostra cultura, credetemi, si finanzia anche la nostra economia e il nostro sviluppo sociale, economico e culturale principalmente. Ecco perché il mio è un parere favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole all'emendamento e per rincuorare quei consiglieri che hanno mostrato eccessivo pessimismo, perché credo, nel chiedere la votazione nominale, che emergerà la sincera sensibilità su una tematica che è servita anche in campagna elettorale a tutti quanti per capitalizzare e per aggregare un consenso granitico.

Credo che la scarsa partecipazione al dibattito sia solo frutto di stanchezza e distrazione, anche se qualche astensione pilatesca mi ha lasciato perplesso. Vorrei ricordare che non siamo gli unici, ma siamo stati tra i primi, con grande sincerità, ad affermare che un popolo senza lingua non è un popolo, e l'importanza che si attribuisce a questo veicolo non deve essere strumentalizzata, perché, al di là delle ideologie che ci dividono, la lingua è una ricchezza. Evitiamo che si ripeta ciò che è successo per le scuole civiche di musica dove, per banalissimi e volgarissimi 150 mila euro, si sono vanificati questi istituti distribuiti in tutta in tutta la Sardegna anche nei paesi al di sotto dei cinquemila abitanti. Queste scuole costituiscono un ammortizzatore sociale, sono un punto di aggregazione, socializzano, fanno esplodere l'estro e l'arte che è innata nell'essere umano. Però questa insensibilità politica preoccupa e ci fa capire che dobbiamo darci una mossa. C'è tanta strada da percorrere ancora. Ecco perché io credo che col voto elettronico palese, dove tutti ci assumeremo la nostra responsabilità, prevarrà questo tasso identitario, sincero, come è stato detto in campagna elettorale, che ha permesso a tantissimi di entrare in questo Consiglio per ergersi a paladini di un valore indispensabile come la lingua, l'identità e la cultura.

Ne approfitto per ringraziare i patrioti Pisu e Uras, ma sono sicuro che non sarò in solitudine; ci saranno tanti consiglieri che si aggregheranno su questo emendamento votando a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Un brevissimo intervento per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento e per rendere onore a questo dibattito, nella speranza che la stampa offra lo stesso risalto che è stato concesso durante la campagna elettorale ai programmi che le varie coalizioni (ma soprattutto i singoli partiti, movimenti e associazioni) hanno sbandierato durante la campagna elettorale.

Finalmente, infatti, questa finanziaria sta facendo capire all'opinione pubblica sarda quante bugie, quante menzogne sono state pronunciate durante la campagna elettorale. C'è chi ha puntato tutta la sua campagna sull'identità, sulla cultura sarda; oggi vediamo chi effettivamente difende l'identità e la cultura sarda, ma soprattutto sbugiarda in malo modo chi ha fatto del non interesse il punto di forza della campagna elettorale. Oggi, purtroppo, dagli interventi soprattutto dell'onorevole Oppi, ci siamo resi conto che a fronte di questi non interessi purtroppo in Sardegna esistono studenti di serie A e studenti di serie B.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SCARPA, LOMBARDO, RASSU, SANJUST, DIANA, Paolo Terzo SANNA, PETRINI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 44.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PISU - RASSU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - URAS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CALIGARIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 49

Votanti 47

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 15

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 322. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 98. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 97. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 314. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2)

Art. 2

Chiusura di contabilità speciali e conti correnti ai sensi della legge regionale n. 1 del 1975

1. A decorrere dal 1° gennaio 2005 la contabilità speciale di cui ai titoli I e II della Legge 24 giugno 1974, n. 268, è soppressa.

2. Le disponibilità finanziarie rivenienti da tale chiusura sono destinate:

a) per complessivi euro 166.518.548 al programma d'intervento per gli anni 1994-1999 di cui alla Legge 23 giugno 1994, n. 402 e in particolare per euro:

1) 29.440.768 al titolo di spesa 12.3.01 - incentivi al settore industriale, legge regionale 15 aprile 1994, n. 15 (Nuovi incentivi per le attività industriali);

2) 70.570 al titolo di spesa 12.3.02, lettera b) - imprenditoria giovanile nel settore turistico;

3) 2.582.284 al titolo di spesa 12.3.02, lettera c) - interventi nel settore ittico;

4) 5.164.569 al titolo di spesa 12.5.01 - interventi per la continuità territoriale;

5) 44.260.357 al titolo di spesa 12.5.02 - problema energetico regionale;

6) 85.000.000 al titolo di spesa 12.6.00 - fondo di riserva;

b) alle entrate della Regione (UPB E03.008) le disponibilità residue, valutate in euro 64.496.000, delle quali una quota pari ad euro 15.501.000 è iscritta in un apposito capitolo dell'UPB S03.079 per essere destinata alle finalità di cui al titolo di spesa 11.3.10/I del programma d'intervento per gli anni 1988-1990 di cui alla Legge n. 268 del 1974.

3. È disposta la chiusura dei conti correnti bancari intestati alla Regione ed accesi, ai sensi dell'articolo 4 della legge regionale 7 gennaio 1975, n. 1, a tutto il 31 dicembre 1999; le relative disponibilità, valutate in euro 25.000.000, sono riversate alle entrate della Regione (UPB E01.026).

4. All'assolvimento degli obblighi persistenti in capo all'Amministrazione regionale si provvede mediante attingimento, per quelli discendenti dal comma 1, dal fondo di riserva di cui al titolo di spesa 12.6.00, secondo le procedure previste dall'articolo 31 della legge regionale n. 11 del 1983, e successive modifiche ed integrazioni, e, per quelli discendenti dal comma 3, mediante attingimento dai fondi di cui al medesimo articolo 31.

5. In caso di carenza di disponibilità finanziarie sul titolo di spesa 12.6.00 per l'assolvimento degli obblighi di cui al comma 4 si provvede ad impinguare lo stesso titolo mediante attingimento dal fondo di cui all'UPB S03.015.

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto.

(Si riporta, di seguito, il testo degli emendamenti all'articolo 2)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 1 dell'art. 2 è soppresso. (274)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 2 dell'art. 2 è soppresso. (275)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 3 dell'art. 2 è soppresso. (276)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 4 dell'art. 2 è soppresso. (277)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

Il comma 5 dell'art. 2 è soppresso. (278)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art. 2, comma 2 al punto 1 della lettera a) le parole: "incentivi al settore industriale legge regionale 15 aprile 1994, n.l5 (nuovi incentivi per le attività industriali)" sono così sostituite: "Interventi a favore delle attività produttive legge regionale 15 aprile 1994, n.15 (interventi a favore delle attività produttive)". (279)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art. 2, comma 1, al punto 2 della lettera a) le parole: "imprenditoria giovanile nel settore turistico" sono così sostituite: "interventi a favore del settore turistico in attuazione delle norme vigenti in materia con particolare riferimento alla legge reg. n. 1/2002". (280)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art. 2, comma 2 al punto 5 della lettera a) le parole "problema energetico regionale" sono così sostituite: "finanziamento delle reti interne per la metanizzazione della Sardegna in attuazione del piano energetico regionale". (281)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 2

All'art 2, comma 2 al punto 5 della lettera a) le parole "problema energetico regionale" sono così sostituite: "finanziamento delle reti interne per la metanizzazione della Sardegna in attuazione del piano energetico regionale con priorità per le zone industriali e artigianali". (282)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

All'art. 2, comma 2 al punto 5 della lettera a) le parole "problema energetico regionale" sono così sostituite: "realizzazione della centrale elettrica del Sulcis per l'autoproduzione di energia, attraverso l'utilizzo del carbone Sulcis, funzionale alle industrie energivore del Sulcis". (283)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti vengono dati per illustrati dai presentatori.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è negativo per tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio . Il parere è conforme a quello del relatore di maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, chiedo se sia possibile conoscere il calendario dei lavori dell'Aula per i prossimi giorni.

PRESIDENTE. Al termine della seduta verrà convocata la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per stabilire quando riprenderanno i lavori.

Metto in votazione l'emendamento numero 274. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 275. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 276. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 277. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 278. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 279. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 280. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione gli emendamenti numero 281, 282 e 283. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Metto in votazione l'articolo 2.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, io prendo atto della volontà della Giunta di affidare all'assessore Pigliaru tutte le partite relative al Governo della Regione. E' stata bocciata la maggior parte degli emendamenti presentati all'articolo 2, in particolar modo al comma 2, con i quali sono stati proposti alcuni passaggi fondamentali per lo sviluppo economico della Sardegna. Con questa bocciatura la maggioranza ha dimostrato la gratuità, la totale incompetenza di chi qualche mese fa si è prodigato nel vendere bugie, inganni, imbrogli ai lavoratori del Sulcis Iglesiente.

Il Presidente della Regione, impegnandosi a realizzare una centrale elettrica per le industrie energivore del Sulcis, aveva detto: "Metterò i soldi della Regione". Era una balla, era un imbroglio, era un inganno! Mi dispiace che colleghi anche del Sulcis, che siedono sui banchi della maggioranza, abbiano accettato, avallato e coperto le bugie del Presidente della Regione. Avete bocciato l'emendamento che propone il finanziamento della centrale elettrica del Sulcis Iglesiente per l'autoproduzione di energia. E' un fatto politicamente gravissimo, inaudito e che dimostra che sulla politica energetica in Sardegna questa Giunta non solo non ha le idee chiare ma ha in testa, Presidente e Assessore, e credo l'intera maggioranza, una totale confusione.

Con la bocciatura di questo emendamento sarà difficile sottoscrivere il protocollo d'intesa alla base del decreto ministeriale che è stato approvato la settimana scorsa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, relativamente alla concessione di tariffe agevolate per le industrie energivore del Sulcis. Bastava questo emendamento, anche solo in chiave programmatica, per rendere tutto più facile. Voi con la sua bocciatura avete reso più difficile il prosieguo dell'attività industriale in quel territorio. Non si cerchino argomentazioni facili, l'avete bocciato. Questo emendamento sarà distribuito in ogni singola sede così che tutti possono giudicare il vostro comportamento.

Il mio voto è assolutamente contrario a questo articolo 2 perché è dannoso per l'economia della Sardegna quanto l'articolo 1, in quanto capace di determinare un aumento del numero dei disoccupati. E' una responsabilità politica che vi siete voluti assumere; noi vi abbiamo proposto un escamotage tecnico-finanziario che avete rigettato senza nemmeno discutere, probabilmente dietro la spinta di un'accelerazione dei lavori di quest'Aula determinata dall'approssimarsi delle feste pasquali. Ma sulla testa dei lavoratori non si gioca nemmeno durante le feste pasquali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). I dissensi si possono manifestare sull'articolo 1, sull'articolo 2, sull'articolo 3 e su tutti gli altri articoli della proposta di legge finanziaria. Si possono manifestare con un'astensione, si possono manifestare con un voto contrario. Noi abbiamo l'abitudine di riconoscere quando si è partecipi di una vicenda politica di governo, responsabile, seria, e siamo anche capaci di riconoscere quando non siamo partecipi, sia per nostra volontà che per volontà altrui. Quello che non ci piace è che quando le voci di dissenso trovano solidali alleanze, qualche volta anche morbose, ci sia quasi un tacito accordo perché quel dissenso non si manifesti pubblicamente.

L'articolo 2 è un articolo di questa finanziaria come tanti altri. E' una finanziaria, l'abbiamo detto parlando sull'articolo 1, che non ci soddisfa; così come non ci soddisfa l'atteggiamento della maggioranza nel suo complesso, non ci soddisfa l'atteggiamento della Giunta in questa e in altre materie. Abbiamo responsabilità, tanta, che fino ad oggi abbiamo esercitato condividendo con sforzo non compreso l'impegno di governo che ad oggi non ha prodotto frutti significativi, ma c'è un tempo per riflettere se si vuole. E il tempo è giunto; il tempo per riflettere è giunto.

Io invito (per fortuna c'è la pausa pasquale) io invito prima di procedere a verificare se, rispetto a quello che si è detto e rispetto a quello che si fa quotidianamente, in ogni azione di governo, Rifondazione Comunista si possa legittimamente riconoscere con il proprio bagaglio culturale e politico su questa manovra, se si possa riconoscere all'interno di un'alleanza, che ha prospettiva, sui temi del lavoro, sui temi della socialità, sui temi della correttezza amministrativa, del rispetto delle leggi, della moralità nell'azione di governo. Se non si riflette sulle tante e tante richieste di attenzione ad alcune opzioni anche emblematiche, io credo che il cammino diventerà tortuoso nel mese prossimo, dopo questo mese, e anche nell'anno che viene.

Volevamo astenerci sull'articolo 1, ci asterremo sull'articolo 2.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, intervengo per rivendicare il mio diritto di consigliere a conoscere il calendario di questa seduta, cioè di sapere per quando è prevista la conclusione di questi lavori.

PRESIDENTE. Pensavo che il suo Capogruppo gliel'avesse detto. E' prevista per le ore 22 onorevole Scarpa, per il momento.

Metto in votazione l'articolo 2.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, LOMBARDO, RASSU, PETRINI, RANDAZZO, LIORI, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione palese, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Rispondono no i consiglieri: ATZERI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - RANDAZZO - RASSU - SANNA Paolo Terzo - SCARPA.

Si sono astenuti i consiglieri: DAVOLI - PISU - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 45

Astenuti 3

Maggioranza 23

Favorevoli 32

Contrari 13

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti)

Art. 1

Recuperi e soppressione di fondi di rotazione o assimilati

1. È disposta, nell'anno 2005, la soppressione dei seguenti fondi, le cui relative disponibilità sono riversate alle entrate del bilancio regionale (UPB E03.031):

a) fondo istituito presso la Banca CIS, ai sensi della legge 1° febbraio 1965, n. 60;

b) fondi istituiti presso la Banca Nazionale del Lavoro e il Banco di Sardegna, ai sensi della legge regionale 18 novembre 1968, n. 47; sono abrogati gli articoli da 1 a 5, 12 e 13 della succitata legge regionale n. 47 del 1968.

2. È disposta la soppressione del fondo istituito presso la Banca CIS, ai sensi dell'articolo 4 della legge regionale 7 maggio 1953, n. 22 (Provvidenze dirette a promuovere e favorire lo sviluppo delle attività industriali e commerciali in Sardegna), le cui disponibilità, al netto delle competenze dovute a Banca CIS, sono iscritte, previo accertamento in conto entrate, con provvedimento dell'Assessore competente in materia di bilancio, in conto dell'UPB S09.046 per essere destinate alla gestione liquidatoria della Marfili Spa e delle finanziarie regionali SIGMA Invest Spa e INTEX Spa e loro collegate, per il quale intervento è, altresì, autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 6.500.000. (UPB S09.046).

3. Le somme derivanti da rientri, recuperi, disponibilità e interessi sui fondi di rotazione non operativi di cui ai sottoelencati fondi:

a) legge regionale n. 8 del 1997, articolo 16, Interventi a favore delle aziende cooperative agroindustriali c/o Banca CIS;

b) legge regionale n. 8 del 1997, articolo 16, Interventi a favore delle aziende cooperative agroindustriali c/o SFIRS;

c) legge regionale 28 novembre 1950, n. 65, Provvidenze a favore della piccola industria cantieristica e peschereccia c/o il CIS;

d) legge regionale 15 maggio 1951, n. 20, Provvidenze a favore delle imprese di navigazione c/o il CIS;

devono essere semestralmente riversate alle entrate del bilancio regionale (UPB E03.031 - Cap. 36103); le suddette somme devono essere riversate al netto delle spese relative ai costi di tenuta dei fondi medesimi. Nell'eventualità di mancanza di disponibilità sul fondo per la copertura di tali spese si provvede mediante attingimento dal fondo di cui all'articolo 31 della legge regionale n. 11 del 1983, secondo le procedure previste nello stesso articolo.

4. È disposto, nell'anno 2005, il versamento, in conto entrate del bilancio regionale, della somma complessiva di euro 20.000.000 riveniente dai sottoelencati fondi di rotazione (UPB E03.031 - Cap. 36103):

a) euro 15.000.000 dal fondo relativo alla legge regionale n. 22 del 1953, articolo 6 (Fondo di garanzia), costituito presso la Banca CIS;

b) euro 2.000.000 dal fondo relativo alla legge regionale 10 dicembre 1976, n. 66 (Istituzione di un fondo per la tutela dei livelli produttivi e occupativi nel settore industriale), costituito presso la Banca CIS;

c) euro 2.000.000 dal fondo relativo alla legge regionale n. 66 del 1976, costituito presso la SFIRS;

e) euro 1.000.000 dal fondo relativo all'articolo 32 (Interventi a favore delle attività produttive del comparto agro-industriale) della legge regionale 21 dicembre 1996, n. 37 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 15 febbraio 1996, n. 9 (legge finanziaria 1996)), integrata dalla legge regionale 15 febbraio 1996, n. 11 e abrogazione della legge regionale 29 aprile 1994, n. 20 (Interventi in favore del Consorzio di ricerca CORISA di Alghero), costituito presso la SFIRS.

5. È disposto, con atto amministrativo del direttore di servizio competente in materia di credito, il riversamento alle entrate del bilancio regionale delle eccedenze di disponibilità sussistenti sui fondi di garanzia istituiti ai sensi delle vigenti leggi di settore, presso gli istituti convenzionati (UPB E03.031).

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 2, art. 3 è soppresso. (284)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 3, art. 3 è soppresso. (285)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 4, art. 3 è soppresso. (286)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - ARTIZZU

Art. 3

Il comma 5, art. 3 è soppresso. (287)

EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU

Art. 3

Dopo l'articolo è aggiunto il seguente:

Art. 3 bis

Rinunce e transazioni relative alla restituzione di finanziamenti concessi a valere su fondi regionali

1. In deroga al contenuto dell'articolo 8, comma 1, lett. g) della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 è attribuita ai Direttori generali degli Assessorati la competenza a deliberare in merito alle rinunce e transazioni, giudiziali e stragiudiziali, relative alla restituzione di finanziamenti concessi a valere su fondi regionali a condizione che il valore della rinuncia o transazione non sia superiore a 25.000 euro come valore assoluto.

2. I Direttori generali, prima di adottare la relativa determinazione, acquisiscono il parere della Direzione generale dell'Area legale.

3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, individua i criteri di massima cui devono attenersi i Direttori Generali nella determinazione di rinunce e transazioni di propria competenza nonché i criteri cui devono attenersi i Direttori generali nella formulazione di proposte alla Giunta regionale di rinunce e transazioni superiori a 25.000 euro relative alla restituzione di finanziamenti concessi a valere su fondi regionali. (23)).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 284.

PILI (F.I.). Grazie Presidente. Per tranquillizzare l'Aula, uno per uno e tutti, con dieci minuti per ognuno, perché credo che...

(Interruzione del consigliere Secci)

PILI (F.I.). Guardi, non si preoccupi, lei si doveva preoccupare dell'articolo 2 forse.

(Interruzione del consigliere Secci)

PILI (F.I.). Non si preoccupi. Si preoccupi dei suoi, che erano trentadue. Si preoccupi dei suoi, che eravate trentadue anche in questa votazione, eravate trentadue anche in questa votazione, li faccia tornare in Aula se ha questo potere.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, io sospendo la seduta. La invito a non utilizzare questi toni, onorevole Secci!

(Interruzione del consigliere Secci)

PILI (F.I.). Ma lasci perdere! Sono le stesse parole che ha usato lei! Sono le stesse parole!

PRESIDENTE. No! Non posso tollerare! Onorevole Secci. Allora, onorevole Secci, sospendo la seduta! Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 45 , viene ripresa alle ore 18 e 51.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 284.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento tende a sopprimere il comma 2 dell'articolo 3; è una soppressione, quella che viene proposta, di una ulteriore soppressione, quella del fondo istituito presso la banca CIS attraverso la legge numero 22 del 1953, che prevede provvidenze dirette a promuovere e favorire lo sviluppo delle attività industriali e commerciali in Sardegna.

Mi spiace che non sia presente l'Assessore Pigliaru, perché sarebbe stato utile confrontarsi con lui relativamente al fatto che il Consiglio regionale con questo comma viene chiamato a sopprimere un fondo istituito presso la banca CIS senza conoscere l'entità del fondo stesso, e nel contempo la Giunta regionale propone di devolvere o, meglio, di impegnare sei milioni e mezzo di euro del capitale che ci sarebbe all'interno di questo fondo a favore delle società Marfili S.P.A., delle finanziarie regionali Sigma Invest e Intex S.P.A. e di tutte le loro collegate.

C'è da domandarsi come sia possibile cancellare un fondo di cui non si conosce la consistenza, non si dichiara in quest'Aula la consistenza, e allo stesso tempo impegnare somme per sei milioni e mezzo di euro. Cosa si nasconde dietro questo provvedimento? Si nasconde sicuramente la cancellazione di un fondo cospicuo, perché se parliamo di un impegno di sei milioni e mezzo di euro è evidente che in quel fondo ci sono almeno sei milioni e mezzo di euro.

Ora siccome queste risorse possono costituire un fondo di scorrimento sotterraneo di risorse, che bypassa la pianificazione del Consiglio regionale, per essere utilizzato direttamente dalla Giunta tramite i direttori generali, così come prevede una serie di norme che sono state introdotte, noi ci domandiamo come sia possibile non comunicare al Consiglio la verifica di quanto in questo conto corrente sia stato reperito; il mancato reperimento di risorse certe non può infatti comportare un impegno di risorse altrettanto definite.

Crediamo che, così come è successo per il precedente comma 1 dello stesso articolo 3, dove vengono cancellati fondi istituiti con leggi regionali (la numero 60 del '65 e la numero 47 del '68) che presentano tutte giacenze di cassa, anche su questo tema sia indispensabile fare chiarezza. Questo emendamento vuole riportare alla luce del sole la consistenza di tutti i fondi istituiti presso le banche tesoriere, che costituiscono una vena importante di questo fiume sotterraneo di risorse finanziarie.

È evidente che noi questo non lo possiamo accettare; l'emendamento prevede la soppressione del comma 2 dell'articolo 3 perché riteniamo che sia indispensabile porre in essere un controllo diretto da parte del Consiglio regionale su tutte le risorse che costituiscono un'entrata regionale e, conseguentemente, vogliamo essere edotti sul loro impegno, per dare contezza al Consiglio regionale, ma non solo ad esso, di tutti gli utilizzi che ne vengono fatti in ogni sede, con ogni singolo provvedimento che la Giunta regionale può autonomamente adottare.

È evidente che noi non possiamo accettare che questo stanziamento di sei milioni e mezzo di euro sia, per esempio, ripartito tra le società Marfili, Sigma Invest e Intex S.p.A., perché sappiamo che ognuna di esse ha una missione diversa, e non è pensabile che la Giunta regionale in termini autonomi possa definire la ripartizione di dodici miliardi di vecchie lire in tempi di ristrettezze finanziarie. Non riusciamo a capire perché la Giunta regionale si assuma l'onere, o meglio, si arroghi il diritto, di decidere come ripartire tra queste tre società le giacenze certissimamente riscontrate, se è vero che sono state iscritte in uscita da questo comma di cui stiamo discutendo adesso.

È evidente che non lo possiamo accettare, ed è per questa ragione che noi riteniamo sia indispensabile fare chiarezza rispetto a tutta una serie di emendamenti che saranno proposti, e che sono proposti al comma 3 e seguenti, offrendo una risposta compiuta a quest'Aula. Credo che anche la superficialità e forse l'accelerazione che si voleva imprimere all'esame di questa legge finanziaria meritino di essere comunque sottolineate, considerato ciò che è successo con l'articolo 2, un articolo che ha una totale indefinitezza di obiettivi.

Io mi ricollego al fatto che è stato previsto uno stanziamento di 85 milioni di euro per il fondo di riserva. Come è possibile prevedere un accantonamento di 85 milioni per il fondo di riserva, sapendo bene che il Consiglio regionale su questo fondo di riserva non interverrà? Stiamo parlando di 170 miliardi di lire che sfuggono al controllo di chiunque, e ci sono settori completi dell'economia della Sardegna, della cultura, che piangono lo stanziamento di un miliardo di lire: dalle scuole civiche di musica, alla lingua sarda, alle scuole materne. E questa maggioranza si permette di iscrivere 85 milioni di euro nel fondo di riserva?

Noi vogliamo sapere che cosa sono i fondi di riserva, chi li utilizza, con quale criterio, e soprattutto vogliamo sapere come è possibile che venga cancellato un fondo istituito presso la banca CIS senza far sapere a quest'Aula quanto realmente è contenuto in quel fondo. Perché quest'Aula, che è sovrana sino a prova contraria, è chiamata a decidere, voi maggioranza, voi singoli consiglieri di maggioranza siete chiamati a decidere come utilizzare le somme giacenti in quel fondo.

Non è concepibile che qualcuno decida di individuare una somma, a grandi linee di sei milioni e mezzo di euro, e non dica come sarà utilizzata. E' la dimostrazione di come questo articolo 3 sia tutto incentrato nel tentativo di aggirare quelle regole parlamentari che prevedono l'indirizzo di questo Consiglio regionale sulla pianificazione delle risorse finanziarie, dalla prima all'ultima.

Ecco, per questo l'emendamento merita di aprire una riflessione. E' stato giusto, secondo noi, presentarlo, come è giusto, secondo noi, approvarlo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 285.

PILI (F.I.). Signor Presidente, con questo emendamento viene proposto all'attenzione dell'Aula l'emendamento soppressivo del comma 3, che prevede a sua volta, così come dicevo poc'anzi, il riversamento semestrale nel bilancio della Regione delle cifre e delle somme derivanti da rientri, recuperi, disponibilità, interessi sui fondi di rotazione non operativi. Lo stesso comma, nell'individuare specificamente detti fondi e le leggi che andavano a finanziare - cito per tutti la legge regionale numero 8 del 1996, relativa alle aziende cooperative agro-industriali, cito la legge numero 65 del 1950, relativa alle provvidenze a favore della piccola industria cantieristica e peschereccia, e la legge numero 20 del 1951 relativa alle provvidenze a favore delle imprese di navigazione - prevede che tutte queste somme siano riversate alle entrate del bilancio regionale al netto delle spese relative ai costi di tenuta dei fondi medesimi. Nell'eventualità di mancanza di disponibilità sul fondo per la copertura di tali spese si prevede poi che si attinga dal fondo di cui all'articolo 31 della legge regionale numero 11 dell'83.

Un dato anche questo che lascia davvero esterrefatti, perché una verifica puntuale di questo riversamento è assolutamente necessaria, soprattutto se si sta dicendo che possono essere rinvenute perdite o, meglio, spese per le quali si provvede mediante attingimento dal fondo di cui all'articolo 31 della legge regionale numero 11. E cioè si sta dicendo: "Noi preleviamo, riversiamo queste somme direttamente sul bilancio regionale, ma qualora a carico di questi fondi ci fossero delle spese, e l'ammontare dei fondi non fosse sufficiente per pagare le stesse, quelle spese devono essere ripianate utilizzando altri fondi".

Ma non conviene chiuderli questi fondi di rotazione? Perchè in alcuni casi si propone la soppressione del fondo, mentre in questo caso la Regione ipotizzano di poter pagare le spese, qualora negli stessi fondi non ci fossero le risorse finanziarie necessarie per sostentarne l'esistenza? Ecco, colleghi, non è plausibile che anche in questo caso non si conoscano le somme giacenti in questi fondi di rotazione che vengono definiti nella legge non operativi. Io mi domando qual è la sede più idonea per chiudere i fondi che non sono operativi, se la stessa legge finanziaria. E perchè allora non viene fatto?

Ripeto, l'articolo 3 riproduce una costante, e cioè quella di far scorrere le risorse finanziarie senza alcun controllo da parte del Consiglio regionale. È una scelta per permettere ai colleghi più avveduti del Consiglio regionale, della maggioranza, di eludere, non dico il controllo, perchè mi sembra una parola troppo forte in questi tempi, ma anche la semplice conoscenza da parte di colleghi che sono appena giunti in Consiglio, per gestirsi magari queste risorse in una camera caritatis, dove evidentemente soltanto i notabili della politica del centrosinistra possono accedere.

Io so e ho visto che l'onorevole Secci nella finanziaria è riuscito, grazie alla sua esperienza, a confermare tutta una serie di spese rilevanti che sono state già da lui inserite negli anni passati, come quelle per le sponsorizzazioni, utili per l'attività sportiva. L'onorevole Secci, che conosce bene il bilancio, è riuscito a trovare gli spazi per collocare queste spese, così come altri colleghi, anche neofiti. Ci sono altri colleghi che hanno collocato, lo vedremo lungo il percorso, risorse finanziarie ad uso di associazioni di cui sono esponenti importanti e che purtroppo sono passati nel silenzio generale. E quindi è evidente che ci sono alcuni che hanno scelto di delegare una parte del Consiglio regionale (una buona parte, una parte abile) per gestire queste risorse.

Voglio porre questo problema perchè è un problema che riguarda tutto l'articolo 3, un articolo 3 che è caratterizzato da un mancato controllo delle entrate da parte del Consiglio regionale. In tutti i commi di quest'articolo 3 si prevedono entrate che non sono accertate, che non sono dichiarate, che non sono in alcun modo a conoscenza di questo Consiglio regionale e che potranno essere utilizzate in maniera assolutamente autonoma da chi sarà chiamato a gestirle.

E qui c'è un'altra incongruenza sempre più forte, un'incongruenza legata ad un dato emblematico, quello relativo al fatto che le risorse di questo fondo di rotazione non operativo confluiscono nel fondo speciale di cui all'articolo 31 della legge regionale numero 11 dell'83 per essere successivamente utilizzate in altri capitoli di spesa. Quindi non solo si tenta un passaggio "sotterraneo" di queste risorse, ma si cerca anche di dare una parvenza di spesa a una spesa che non esiste e che se esistesse dovrebbe essere cancellata alla fonte con un atto emblematico previsto da una legge regionale, cioè con la soppressione dei fondi di rotazione perchè non più operativi.

Mi domando: perchè è stato scritto fondo di rotazione non operativo e perchè non si prevede di chiuderlo? Sono questioni che meritano un approfondimento. Per questa ragione abbiamo proposto un emendamento al comma 3 che ne preveda la soppressione, perchè è un comma davvero improponibile dal punto di vista sia finanziario sia contabile, oltre che di rispetto del Consiglio regionale che vede cancellate le sue prerogative fondamentali di pianificazione delle risorse finanziarie regionali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 286.

PILI (F.I.). Anche nel comma 4 di quest'articolo 3 si legge che "è disposto nell'anno 2005 il versamento in conto entrate nel bilancio regionale della somma complessiva di euro venti milioni, rinveniente dai sotto elencati fondi di rotazione". Anche in questo caso si propone il versamento di queste risorse senza proporre la chiusura dei fondi stessi; ci domandiamo perchè vengono tenuti in piedi questi fondi di rotazione, se poi c'è un prelevamento di venti milioni di euro? Io credo che sia la dimostrazione di come non ci sia alcuna coerenza tra quello che si persegue e quello che la Giunta regionale vorrebbe perseguire.

I fondi producono un onere finanziario per la Regione; e la Regione da una parte recupera le risorse che erano lì giacenti e dall'altra continua a pagare la gestione di questi fondi, senza pensare minimamente a chiuderli. Perchè non dovrebbe chiuderli? Perchè sono utili? E se sono utili perchè vi preleva venti milioni di euro? E perchè in questo caso sono stati contabilizzati venti milioni di euro e nei commi precedenti no? Perché questo trattamento diversificato tra un fondo di rotazione e un altro? Non sarebbe più facile, colleghi, se il fondo di rotazione non è operativo, chiuderlo? E perchè nel comma 3 si prevede di recuperare le risorse del fondo di rotazione non operativo senza dire quanto c'è dentro e allo stesso tempo si prelevano, col comma 4, venti milioni di euro da un fondo di rotazione ancora attivo? E perchè si conoscono le risorse giacenti nel fondo attivo e non si conoscono quelle del fondo non più operativo?

Evidentemente è una filosofia che qualche esperto di finanza ha suggerito all'assessore Pigliare. Conoscendo, per quel poco che posso conoscere, l'azione dell'assessore Pigliaru, mi sembra di scorgere una regia diversa da quella dell'assessore Pigliaru, vedo la regia di chi sta costruendo con tutti questi commi dell'articolo 3 uno scorrimento di risorse sotterraneo che sfuggirà al controllo dell'Assemblea regionale. Colleghi, noi sappiamo che queste risorse, se anche fossero state iscritte nel bilancio, non le avremmo gestite, perchè è evidente che tutto questo rientra nel quadro della pianificazione, ed è anche vero che se vi avessero proposto di pianificarle in qualche modo, nessuno di voi o pochi di voi si sarebbero opposti a quel tipo di pianificazione, ma è altrettanto vero che oggi, in questo Consiglio regionale, ci sono dei consiglieri regionali che hanno il dovere di far rispettare il ruolo di pianificatore di quest'Assemblea.

Io mi appello al Presidente del Consiglio, l'onorevole Fadda: sarebbe mai passato un emendamento della Giunta, negli anni ruggenti della politica (diciamo ai tempi di Pinuccio Serra, di Nino Giagu) con il quale si proponesse l'istituzione di un fondo senza definirne le potenzialità di spesa? E se quei signori fossero stati qui in Consiglio regionale avrebbero consentito ad un Assessore tecnico di gestirsi le risorse senza che il Consiglio regionale potesse decidere come spenderle? Non credo. Ma loro erano furbi e noi meno furbi? No, era un problema di autorevolezza dell'Assemblea. L'Assemblea non può permettersi di lasciare passare in cavalleria questioni importanti perchè, guardate, oggi sono venti milioni di euro, ma se passa il principio domani possono essere cento milioni di euro, possono essere duecento milioni di euro.

I fondi di rotazione sono sempre stati considerati una mucca da mungere, ma i criteri venivano sempre definiti da quest'Assemblea. Oggi si sta scegliendo una strada diversa; si sta scegliendo di abdicare, di lasciare un bilancio che non bilancia niente, che sbilancia tutto, perchè non si può accettare che ci siano entrate non definite, così come non ci possono essere uscite indefinite, e questo articolo è l'esatto contrario della buona amministrazione. Non ci sono entrate codificate, non ci sono entrate accertate, non ci sono uscite definite, e la Giunta regionale propone questo articolo come un toccasana per il bilancio della Regione.

Mi domando: quali sono le parti di quest'articolo che servono alle finanze della Regione? Quale chiarezza dà in termini di contrazione inferiore di mutui? E perchè non abbiamo guardato bene, in otto mesi, quanto c'era in questi fondi? Forse le risorse contenute in questi fondi non avrebbero potuto alleviare l'indebitamento della Regione e non avrebbero potuto costituire una riserva finanziaria utile per gestire alcune partite importanti: dall'agricoltura, alla piccola e media impresa, agli artigiani, allo stesso piano straordinario del lavoro?

Vedete, mi dispiace che, così come ha fatto l'assessore Pigliaru, molto spesso tutto si sia incentrato sull'indebitamento senza passare in rassegna tutte le poste di bilancio che potevano essere frutto di nuove entrate, che potevano rappresentare sicuramente una boccata d'ossigeno per alcune voci importanti e di questa manovra. Questo non si è voluto fare, ed è davvero riprovevole che la Giunta regionale si presenti con un articolo 3 che è destituito di ogni consistenza finanziaria nelle entrate, ma che prevede tutta una serie di uscite che sfuggono al Consiglio regionale. Per questo motivo abbiamo presentato l'emendamento soppressivo che è all'attenzione dell'Aula.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 287.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questi primi commi costituivano il corollario del passaggio amministrativo che qui viene in maniera forse un po' più palese, proposto all'attenzione dell'Aula. Recita il comma 5, del quale chiediamo ovviamente la soppressione, "è disposto, con atto amministrativo del direttore di servizio competente in materia di credito, il riversamento alle entrate del bilancio regionale delle eccedenze di disponibilità sussistenti sui fondi di garanzia istituiti ai sensi delle leggi vigenti di settore, presso gli istituti convenzionati". Questa è la chiusura del ragionamento che svolgevo poc'anzi, e cioè un direttore di servizi, che come sapete viene nominato dal direttore generale, il quale, a sua volta, in base al principio dello spoil system, è diretta espressione della forza politica o della forza istituzionale che è al governo, con un semplice atto amministrativo, può disporre il riversamento di queste eccedenze.

Hanno quindi voluto dichiarare che queste entrate non possono essere di conoscenza del Consiglio regionale, perchè anche la disponibilità finanziaria dei fondi di garanzia, tutti, poteva essere dichiarata; non c'è un solo fondo di garanzia che non abbia una sua contabilità. Invece qui si prevede il riversamento alle entrate del bilancio regionale delle eccedenze di disponibilità sussistenti. Cosa vuole dire eccedenze? Che significato ha "eccedenze sul fondo di garanzia"? Se ci sono eccedenze bisogna toglierle, punto e basta.

Le eccedenze vanno contabilizzate, vanno dichiarate anch'esse, non si può lasciare stabilire al libero arbitrio di un direttore di servizio o dell'Assessore di turno, quali siano le eccedenze di disponibilità sui fondi di garanzia. E' indispensabile per noi tutti avere contezza di quello che realmente succede nella gestione dei fondi pubblici. In questo comma, anzichè limitarsi a fondi di garanzia circoscritti, con una prosopopea da governo totalizzante della finanza pubblica, si dice che tutti i fondi di garanzia esistenti attraverso le leggi di settore sono soggetti a questo tipo di trattamento, nessuno escluso. Una legge onnicomprensiva, una disposizione che non esclude nessun fondo di garanzia e che sottopone il Consiglio regionale ad un ulteriore commissariamento di risorse finanziarie.

Credo che abbiamo fatto bene a presentare, anche in questo caso, un emendamento soppressivo parziale di questo comma, perchè riteniamo che esso costituisca un ulteriore passaggio che vizi alle fondamenta questo bilancio, questa manovra finanziaria. È una manovra finanziaria che da una parte denuncia l'indebitamento e dall'altra nasconde tutti i fondi di riserva, tutti i fondi di garanzia. È una finanziaria, in alcuni casi, come dimostra l'articolo 3, totalmente occulta. Io non ho difficoltà a definirla tale per le ragioni che ho già spiegato a chi ha avuto l'accortezza, la cortesia e soprattutto la pazienza di starmi a ascoltare. Credo - lo ripeto per l'ennesima volta - che in tutti questi cinque commi ci sia una manovra occulta delegata dal Consiglio regionale alla Giunta e a coloro che saranno chiamati a gestirla, nel quadro previsto da questo comma 5, con atti amministrativi.

È stato ormai consacrato: la pianificazione delle entrate non la fa più il Consiglio, la si fa con atto amministrativo, prelevando dove si vuole, come si vuole e quando si vuole dai fondi di garanzia istituiti da tutte le leggi di settore. Hanno lasciato visibile una finanziaria, quella pubblica, dell'indebitamento coram populo, mentre hanno lasciato sotterranea quella delle entrate, quella delle eccedenze sui fondi.

L'assessore Pigliaru, per evitare di fornirci chiarimenti (che peraltro non sono stati forniti neanche alla Commissione, secondo quanto mi hanno riferito i colleghi) ha preferito lasciare l'Aula e quindi non conosciamo le ragioni per cui la Giunta regionale preveda questo prelevamento delle eccedenze da tutti questi fondi di garanzia così genericamente individuati. Io non so se tecnicamente si possa parlare di "eccedenza di fondo di garanzia"; credo proprio di no, è un artifizio che è stato inventato da questa Giunta regionale per prelevare risorse da questi fondi e utilizzarli per chissà quali altri obiettivi non dichiarati, sicuramente tutti leciti, tutti strettamente corretti ma che certamente corretti non sono più quando sfuggono all'esame, alla valutazione, all'indirizzo di questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per illustrare l'emendamento numero 23.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, dispiace che non sia in Aula l'assessore Pigliaru con il quale è stato affrontato questo argomento il giorno dell'incontro con le banche presso le quali sono stati istituiti i fondi, compresa la SFIRS. Il senso di quest'emendamento e lo scopo dello stesso è quello di risolvere un annoso problema che riguarda centinaia di piccole e medie imprese in Sardegna. Le imprese che hanno usufruito di erogazioni regionali dalle banche convenzionate (in conto interessi o in conto capitale) e che, per vicissitudini di mercato o personali, si trovano in difficoltà economiche e quindi non riescono ad onorare gli impegni con gli istituti di credito, promuovonoo normalmente una trattativa privata con la banca, il cosiddetto saldo-stralcio, e cioè un rientro parziale dei debiti acquisiti. La banca, una volta istruita la pratica, propone o meno il saldo-stralcio.

Si dà il caso che non nella maggior parte, ma in tutti i casi in cui ciò è avvenuto e la banca ha avanzato la proposta alla Regione e agli Assessorati di competenza, non ha avuto mai ricevuto risposta, tanto meno ne hanno ricevuto le imprese. Tutto ciò nasce dalla circostanza che, per legge, la competenza di transigere alle liti o qualsiasi altro tipo di transazione è demandata alla Giunta regionale, la quale interviene su proposta del Direttore generale dell'Assessorato competente.

Nel caso di specie il Direttore generale dell'Assessorato di competenza ha chiesto, come solitamente avviene, il parere al Direttore generale dell'area legale, il quale, con nota del 5 luglio 2001, ha espressole proprie osservazioni e precisazioni affermando testualmente che "dovrà richiedersi esclusivamente il parere dell'area legale per le transazioni relative a liti già pendenti in sede giurisdizionale e non anche per quelle transazioni tese proprio ad evitare l'insorgenza della lite attraverso una composizione bonaria della controversia", precisando successivamente come "inoltre, nei casi di recupero di contributi erogati dagli Assessorati, allorquando non vi sia la certezza sull'an e sul quantum debeatur e non sussistano quindi reciproche concessioni, ma la semplice accettazione dell'adempimento parziale dell'obbligazione, non debba acquisirsi il parere legale da parte della Direzione generale".

Questo, in poche parole, cosa vuole dire? Che sino ad oggi non è stata accettata una transazione bonaria proveniente da tutte le imprese singole, associate, cooperative, consorzi e quant'altro perché la Giunta è rimasta in attesa del parere del Direttore generale di quell'Assessorato. Il Direttore generale, a sua volta, lo richiede al Direttore generale dell'area legale il quale nella sostanza dice: "Prima questo fallisce e poi io ti do il parere"; nella sostanza dice questo.

Ecco quindi l'assurdo, che la banca, che poi è la "controparte vera" dell'impresa, in questo caso accetta la proposta di transazione, mentre la Regione, invece dovrebbe operare in favore dell'impresa, diventa la controparte matrigna, e l'impresa fallisce perché la Regione, che dovrebbe tutelarla, la fa fallire. Questo è il dato di fatto. Ecco, quindi, lo scopo di questo emendamento, che vuole cercare di offrire una soluzione a questo problema che riguarda centinaia di imprese in Sardegna; soluzione che consentirebbe alla Regione un incasso di parecchi milioni di euro. L'aspetto importante è, però, che non si permetterebbe a quelle aziende di fallire.

Io propongo in questo emendamento di attribuire la competenza diretta al Direttore generale dell'Assessorato a deliberare in merito alle rinunce e transazioni fino a 25 mila euro, chiaramente acquisito il parere dell'area legale. Nell'emendamento si prevede anche che la Giunta regionale, con propria deliberazione, individui i criteri di massima cui devono attendersi i Direttori generali. Oggi come oggi i Direttori generali non avanzano proposte perché non hanno le spalle coperte, perché, in parole povere, qualsiasi atto di conseguenza, e quell'atto di conseguenza potrebbe essere il peculato, rischia di ricadere sulle loro spalle, a causa della mancanza di una norma a monte che li tuteli nel formulare il parere. Non intervenendo in tal senso, credetemi (io sono un addetto ai lavori essendo un funzionario della Banca CIS) moltissime imprese continuerebbero a fallire perché non ricevono risposta dalla Regione nonostante l'accettazione, da parte delle banche che gli hanno prestato i soldi, della proposta di transazione.

Ora, io non dico che questo emendamento sia un emendamento preciso, giuridicamente accettabile, questo non sono in grado di affermarlo, ma nel caso in cui, credetemi, ci fosse la volontà di accoglierlo in questa norma, che è una norma non intrusa, e nel caso in cui dovesse essere formulato più compiutamente, allora prego la Giunta magari di accettarlo con riserva e sospenderlo, ma credetemi è un problema che riguarda centinaia e centinaia di imprese, come vi potranno confermare gli assessorati competenti.

A maggior conforto di quanto vi sto dicendo, vi dico che, in data 12 ottobre 2001, l'Assessorato dell'industria su una proposta di transazione, in questo caso avanzata dalla Banca CIS, ha chiesto il parere legale della Direzione generale dell'area legale, la quale ha risposto: "Io intervengo solo per darti un parere su liti pendenti". Cioè, in parole povere, prima bisogna intraprendere un'azione giudiziaria e poi si può chiedere il parere. Per questo motivo, ad oggi, ad oggi, dico, non è stata effettuata mai una transazione, perché manca questa norma a monte. E' una distrazione a cui bisogna porre rimedio.

Io presentai un'interrogazione nell'agosto del 2003, da allora in poi non è successo niente; ho segnalato questo fatto alla Giunta presieduta, non vorrei sbagliarmi, dall'onorevole Pili, però il problema è tecnico, il problema è di competenza e deve essere risolto con una norma. Questo è lo scopo dell'emendamento. Scusatemi se mi sono dilungato, ma credo che sia un argomento meritevole della massima attenzione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita-D.L.) relatore di maggioranza. Signor Presidente, sugli emendamenti numero 284, 285, 286, 287 il parere è negativo. Con l'emendamento numero 23 l'onorevole Rassu solleva un problema che è stato posto più volte all'attenzione dell'Aula - se lo ricorderà lo stesso collega Rassu - sia nella passata legislatura, sia nella legislatura precedente a quella appena trascorsa; quindi sono dieci anni che lo stiamo affrontando, senza riuscire a risolverlo.

Si tratta di un problema che sicuramente è serio, sentito, ma anche molto complesso. Mi risulta che il sistema bancario stia completando uno studio per capirne esattamente la dimensione e individuare anche le possibili soluzioni. Per cui, sia pure a malincuore, esprimo parere contrario, con l'impegno, però, penso tranquillo e sereno, di affrontare tutta la materia del debito delle imprese di tutte le categorie verso la Regione in modo risolutivo. Non penso che sia facile, non penso che si possa risolvere nel breve termine, però è un impegno al quale assolutamente non ci possiamo sottrarre. Comunque il problema non può essere trattato con un emendamento alla legge finanziaria. Per questa ragione il parere è negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, io intervengo più che altro sull'ordine dei lavori. Io volevo, raccogliendo anche adesso le indicazioni del collega Secci in relazione all'emendamento numero 23, far presente che sullo stesso argomento è stato presentato anche l'emendamento numero 337, a firma di Secci e di tutti i Capigruppo di maggioranza, seppur limitato alla legge numero 16, quindi a un settore un po' specifico. Proporrei di spostare la discussione dell'emendamento numero 23, all'articolo 8, per poter essere discusso e valutato insieme all'emendamento numero 337, che, seppur specifico, riguarda l'argomento delle transazioni. Quindi chiedo di discutere l'emendamento numero 23 insieme all'emendamento numero 337, per valutare anche la possibilità di arrivare ad un emendamento di sentesi che invii un primo segnale in relazione a questo argomento.

Chiederei inoltre al Presidente di valutare, a conclusione dell'articolo 3, l'opportunità di convocare una brevissima Conferenza dei Capigruppo per programmare i lavori per la settimana prossima.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io non ho nessuna difficoltà ad accogliere la proposta del collega Marrocu. Io ho letto l'emendamento numero 337: in effetti verte sullo stesso argomento, pur riguardando le cooperative di servizi. E' chiaro quindi che se si discute, si discute un emendamento di coordinamento complessivo che riguardi tutti i settori, perché sarebbe assurdo che si favorisse un settore trascurando le transazioni riguardanti altri settori. Pregherei pertanto la Giunta nel frattempo, se è possibile, di studiare una formula idonea. L'importante è che si dia, così come ha detto il Presidente, dopo anni, una risposta alle imprese.

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento numero 23 è spostato, per la discussione all'articolo 8.

Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 284.

Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). A nome del Gruppo di Forza Italia chiedo la verifica del numero legale.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, io mi accodo alla richiesta dell'onorevole Contu, però la modifico chiedendo il voto segreto che indirettamente consente la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. No, onorevole Pili, qui c'è il ritiro da parte dell'onorevole Contu della richiesta di votazione a scrutinio segreto, vorrei ricordarle che sulla richiesta dell'onorevole Contu hanno già alzato la mano in cinque.

PILI (F.I.). No.

PRESIDENTE. Sì, l'ho visto io, onorevole Pili. Glielo garantisco. Adesso lei afferma che la richiesta avanzata dall'onorevole Contu non è più valida e propone la votazione a scrutinio segreto, è così?

Bene, invito i colleghi a prendere posto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 284.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 44

Votanti 44

Maggioranza 23

Favorevoli 4

Contrari 39

Voti nulli 1

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 285. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 286. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 287. Chi lo approva alzi la mano.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 287.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PILI - PINNA - PISANO - RASSU - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 53

Votanti 53

Maggioranza 27

Favorevoli 15

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo. Vorrei ricordare ai colleghi che subito dopo i lavori del Consiglio è convocata la terza Commissione per l'esame del disegno di legge sul quarto mese di esercizio provvisorio.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 45, viene ripresa alle ore 19 e 48.)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno mercoledì 30 maggio alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 49.