Seduta n.299 del 21/02/2007
CCXCIX Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 21 febbraio 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 36.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 14 febbraio 2007 (293), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Carmelo Cachia, Pietro Pittalis e Pierpaolo Vargiu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 21 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sull'incarico di dirigente psicologo conferito dalla ASL n. 8, in data 2 febbraio 2007". (759)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori dal punto nel quale li abbiamo interrotti ieri sera, cioè dalla richiesta avanzata dalla Giunta regionale di sospendere gli articoli dal 12 al 17 e di passare direttamente all'esame dell'articolo 18. Possono parlare un consigliere a favore e uno contro, poi si passa alla votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Intendo richiamare alla Presidenza il fatto che, in ordine all'inversione di alcuni articoli per motivi di consequenzialità logica dell'esame del testo di legge, io avevo proposto, all'atto della discussione dell'articolo 10, un problema perfettamente analogo. La Presidenza, dopo attenta valutazione, ha ritenuto che la richiesta non avesse fondamento e che potevamo tranquillamente procedere secondo l'ordine dell'articolato.
Non capisco perché, d'improvviso, la Presidenza, quindi il Consiglio, sulla stessa legge e sulla stessa materia assuma un atteggiamento diverso. Direi che il Consiglio non può essere chiamato a pronunciarsi, dal momento che la Presidenza si è già pronunciata su un caso perfettamente analogo.
Poiché questo problema io l'avevo già posto, ripeto, all'atto dell'esame dell'articolo 10, francamente, signor Presidente, mi sembra che ci troviamo di fronte a un atteggiamento del Consiglio perfettamente incoerente.
PRESIDENTE. La questione che lei aveva sollevato e che aveva rimesso al Presidente ha avuto la risposta da lei richiamata, ma qualora i richiedenti intendano rimettersi all'Aula, il Presidente, come lei sa, non può che affidarsi all'Aula stessa, che conclusivamente e sovranamente decide. Siamo in questa situazione.
Naturalmente quando lei, unitamente all'onorevole Uggias, ha sollevato la questione rimettendola appunto all'attenzione del Presidente ha avuto le risposte che io ho richiamato e che sono riportate nei verbali delle sedute del Consiglio. In questo caso, si sta affidando una decisione all'Aula e il Presidente non può che utilizzare gli strumenti regolamentari previsti.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Ovviamente parlo a favore della proposta che l'Assessore degli affari generali ha avanzato ieri e che è condivisa dalla maggioranza.
Durante la presentazione degli emendamenti all'articolo 12, che poi hanno portato alla soppressione di alcune parole del comma 1 dello stesso articolo, alcuni colleghi, tra cui gli onorevoli Balia e Masia, avevano fatto notare proprio lo stretto legame che c'era tra quel comma e l'articolo 18, che riguardava la stessa materia, e avevano chiesto di valutare la possibilità di posticipare la discussione del comma 1 al momento in cui si sarebbe esaminato l'articolo 18. In effetti, devo essere onesto, siamo stati disattenti nel non accogliere la richiesta di unificare la discussione del comma 1 dell'articolo 12 e dell'articolo 18, e a quell'errore vorremmo rimediare oggi anticipando appunto la discussione dell'articolo 18, che è strettamente collegato alle parti dell'articolo 12 che abbiamo approvato ieri. Quindi la proposta della Giunta, ovviamente, per quanto riguarda la maggioranza è accoglibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ovviamente la sua proposta crea qualche sconcerto, intanto perché non si capisce che cosa dovremmo votare. Lei vorrebbe, cioè, mettere in votazione la richiesta di passare direttamente all'articolo 18.
MARROCU (D.S.). Passare all'articolo 18!
DIANA (A.N.). La mia assenza di ieri non mi limita assolutamente, onorevole Marrocu. Le assicuro che sono tempestivamente informato.
E' già un fatto assurdo che la Giunta avanzi una simile richiesta - e lo ha fatto troppe volte durante la discussione di questa legge -, ma ciò che più mi interessa è capire, una volta che si passa all'articolo 18, che cosa dovremmo votare di questo articolo. Quindi, prima di pronunciarmi in merito, vorrei sapere dal Presidente che cosa si intende votare qualora l'Aula dovesse esprimersi a favore della proposta della Giunta.
PRESIDENTE. Come ho detto ieri, facciamo una cosa per volta, onorevole Diana, nel senso che l'Aula adesso è chiamata a pronunciarsi sulla sospensione della discussione dell'articolo 12 e sul passaggio all'esame dell'articolo 18, che sarà esaminato sulla base del testo scritto e del Regolamento vigente, per quanto ci riguarda. Ho ricordato ieri che il nostro Regolamento prevede che le parti su cui il Consiglio si è pronunciato evidentemente non possono essere rimesse in votazione. E' chiaro? Per cui, quando affronteremo l'articolo 18 diremo quali parti possono essere discusse e votate.
(E' approvata)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5-Stat/A.
Passiamo all'esame dell'articolo 18, a cui sono stati presentati tredici emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 18 e dei relativi emendamenti:
Art. 18 Presidente della Regione1. Il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale diretto contestualmente all'elezione del Consiglio regionale e assume le funzioni all'atto della proclamazione.
EMENDAMENTO sostitutivo totale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente:
1. Il Presidente della Regione, il Vice Presidente, la Giunta regionale e componenti il Consiglio regionale eletti entrano ufficialmente in carica subito dopo il giuramento reso nella prima seduta della legislatura del Consiglio regionale.
2. In caso di dimissioni del Presidente della Regione o dell'approvazione, da parte del Consiglio regionale, di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, per una sola volta nella legislatura, l'Assemblea entro i successivi 20 giorni procede all'elezione di un nuovo Presidente ed entro i successivi 15 giorni esprime la fiducia sul programma di Governo e sulla Giunta proposta.
3. Nel periodo intercorrente tra le dimissioni del Presidente e l'approvazione della mozione di sfiducia, le funzioni del Presidente sono esercitate dal Vice Presidente.
4. Superati i termini di cui al 2° comma senza che sia stato eletto un nuovo Presidente e sia stata votata la fiducia al programma e alla Giunta il Consiglio regionale è sciolto.
5. Il Consiglio regionale può essere sciolto di sua iniziativa o su proposta del Presidente della Regione, con una deliberazione approvata dai ¾ dei suoi componenti.
6. Il Consiglio regionale è comunque sciolto nei casi previsti dall'Art. 50 dello Statuto, quando sia impossibilitato a svolgere la propria funzione istituzionale e quando non approvi entro i termini stabiliti dalla legislazione nazionale e regionale vigente, leggi di attuazione di interventi legislativi nazionali o i documenti contabili.
Sono conseguentemente soppressi i commi 2°, 3° E 4° dell'Art. 22. (43)
EMENDAMENTO sostitutivo totale FARIGU.
Articolo 18
L'articolo 18 è sostituito dal seguente: "Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio Regionale su proposta del Presidente del Consiglio previa consultazione obbligatoria dei Gruppi Consiliari, delle Forze Politiche rappresentate in Consiglio, delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e degli imprenditori, del Consiglio delle Autonomie locali". (254)
EMENDAMENTO sostitutivo totale DAVOLI - URAS - PISU - LICHERI - FADDA - LANZI.
Articolo 18
L'articolo 18 è sostituito dal seguente: "Art. 18
1. Il Consiglio regionale elegge il Presidente della Regione tra i consiglieri eletti a suffragio universale diretto in una delle liste costitutive della coalizione che abbia riportato la maggioranza dei voti validi.". (313)
EMENDAMENTO sostitutivo totale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - AMADU - MILIA - CAPPAI.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente:
1. Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio Regionale e assume le funzioni dopo aver prestato il giuramento di cui all'art. 10. (367)
EMENDAMENTO sostitutivo totale MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS - LAI Vittorio Renato - MARRACINI - SALIS.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente: "Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio regionale.". (321)
EMENDAMENTO sostitutivo totale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente: "Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio regionale.". (348)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.
Articolo 18
All'articolo 18, comma 1, le parole "contestualmente all'elezione del Consiglio regionale" sono soppresse. (161)
EMENDAMENTO soppressivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 18
Nel comma 1 sono soppresse le parole "contestualmente all'elezione del Consiglio regionale".". (363)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 18
Al comma 1 è sostituita l'espressione "della proclamazione" con l'espressione "del giuramento". (228)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 18
Nel comma 1 dell'articolo 18 dopo l'avverbio "contestualmente" sono aggiunte le parole "ma separatamente". (181)
EMENDAMENTO aggiuntivo FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 18
Alle parole "all'elezione del Consiglio regionale" sono aggiunte le seguenti: ", ne fa parte". (695)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 18
Nel comma 1 dell'art. 18 dopo la parola "proclamazione" sono aggiunte le parole "Presta giuramento nella prima seduta del Consiglio regionale insieme ai componenti l'Assemblea". (182)
EMENDAMENTO aggiuntivo BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 18
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: "1 bis. Contestualmente all'elezione del Presidente è eletto anche il Vice presidente, il quale lo sostituisce in casi di assenza, di impedimento e in tutti i casi previsti dalla legge.". (362).)
PRESIDENTE. Il comma 1 dell'emendamento numero 43, relativo al giuramento della Giunta e degli Assessori, è decaduto in seguito all'approvazione dell'articolo 10. Gli emendamenti soppressivi parziali numero 161, 363 e 181 e l'inciso dell'articolo 18 "contestualmente all'elezione del Consiglio regionale" sono decaduti perché relativi a una parte dell'articolo 12 su cui il Consiglio si è già pronunciato.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, qualche collega all'esito della votazione sulla sospensione degli articoli dal 12 al 17, per passare direttamente all'esame dell'articolo 18, non dimenticando che resta ancora sospeso l'articolo 1, ha detto: "Questo è un bizantinismo". Io credo che, per quanto risulti importante il parere contro, la maggioranza, avendo già deciso di passare all'articolo 18, non è stata sicuramente ad ascoltare le opinioni della minoranza, che suggerivano un percorso più lineare nell'esame della legge statutaria, ma comprendiamo che ci sia la necessità di un chiarimento interno.
Con molta onestà intellettuale e con altrettanta serenità, vorrei dire ai colleghi della minoranza e della maggioranza, come ho già avuto modo di sottolineare, che, essendo noi parlamentaristi puri, come dimostrano gli emendamenti che abbiamo presentato, in pieno accordo con i partiti che compongono la coalizione di minoranza abbiamo espresso la nostra opinione rispettando il parere dei partiti della nostra coalizione che la pensano diversamente e accettando di confrontarci in Aula secondo i nostri ideali, valori, progetti e idee. Perciò vorremmo chiedere ai colleghi della maggioranza se lo spirito del confronto sulle idee, sui progetti e sulla forma di governo sarà espresso in quest'aula in modo compiuto e libero da vincoli di coalizione.
Aggiungo che quanto è successo ieri non costituisce sicuramente, a mio modo di vedere, ma credo anche di altri colleghi, una caduta o uno scollamento della maggioranza. Il Consiglio ha il dovere, l'obbligo di esprimersi, in modo particolare sul tema della riforma statutaria, in maniera libera, senza vincoli di coalizione. Non cade una maggioranza, un Governo o un Presidente per il fatto che il Consiglio si esprime liberamente sulla futura forma di governo. Il sistema elettorale maggioritario, con cui si sono svolte le elezioni, ci obbliga a questa fedeltà portata all'estremo, nel senso che molto spesso si intende che qualsiasi cosa succeda si deve restare uniti e compatti. Non è vero! C'è la libertà di critica, c'è la libertà di opinione, che sicuramente non mette in discussione un programma di governo, e perché dovrebbe? O avalliamo il fatto che oggi in Italia, e anche in Sardegna, si deve sempre percorrere la via delle maggioranze numeriche, che sovrastano e appiattiscono le idee, e non delle maggioranze che, quelle sì, vanno composte per visioni socioeconomiche e culturali comuni? Dobbiamo essere davvero solo ed esclusivamente una somma di numeri? Sarebbe alquanto deprimente se questo fosse.
Ecco perché voteremo i nostri emendamenti che vanno contro il principio del presidenzialismo esasperato e portato all'estremo in questo disegno di legge rivisitato dalla Commissione. Non c'è più, infatti, il disegno di legge della Giunta, c'è il testo della Commissione, in cui il presidenzialismo è portato, ripeto, fino all'estremo. Non è un presidenzialismo sul quale si possa discutere; è un presidenzialismo estremo quello che è rappresentato nel testo di legge esitato dalla Commissione.
Noi, ovviamente, non possiamo condividere e sostenere questa linea, per cui abbiamo presentato una serie di emendamenti che, coerentemente, espongono la nostra idea parlamentare e che poniamo all'attenzione dell'Aula e di tutte quelle forze che da sempre portano avanti questa linea che è rappresentata oggi, badate bene, in particolare in Sardegna, per l'interpretazione che qui è stata data del presidenzialismo, da una netta maggioranza di parlamentaristi. Ma questo non ci deve condizionare. Ovviamente è anche possibile che qualcuno non comprenda queste parole, perché non c'è l'esperienza politica per comprendersi, per confrontarsi, non c'è la libertà, ma soltanto la necessità di mostrare muscoli. Io credo che, invece, quest'Aula sia in grado di mostrare volontà, idee e libertà, com'è successo ieri e non c'è da drammatizzare. La drammatizzazione appartiene all'esasperazione e non credo che il clima debba essere esasperato quando si confrontano le idee. E' avvenuto tutto alla luce del sole, così come alla luce del sole, presumo, voteremo l'articolo 18 e i diversi emendamenti a esso presentati, pur supportati dalla necessità di esprimere una valutazione libera, che soltanto il voto segreto può garantire.
Perciò, se c'è un utilizzo democratico degli strumenti a disposizione del Consiglio, per la prima volta in questi due anni e mezzo avanzo alla Presidenza del Consiglio la richiesta, che verrà reiterata in seguito per diversi emendamenti, di votare l'articolo 18 e i relativi emendamenti - perlomeno quelli su cui ho titolo per chiederlo - a scrutinio segreto. Questa non è volontà di nasconderci, ma è volontà di mettere alla prova anche e soprattutto la nostra coalizione, affinché ci sia una libera valutazione all'interno dei Gruppi, più che del solo Gruppo U.D.C., che la pensano diversamente da noi e che, probabilmente, possono essere portati a una maggiore libertà di interpretazione. Non parlerei nemmeno di libertà, perché qui siamo tutti liberi, ma di una valutazione che esponga meno a delle considerazioni esterne poco opportune.
Non è su questo che noi continuiamo a proporre la sfiducia della Giunta e del Presidente; non è questo il campo in cui si pone la sfiducia, è ben altro. La sfiducia è già in essere per la mancata presentazione della legge finanziaria; la sfiducia è già nelle parti sociali; la sfiducia è già nelle componenti mediche che criticano, oggi, sulla stampa, e lo faranno anche il 24, un Piano sanitario sul quale non voglio esprimermi, perché credo di essermi già espresso sufficientemente sulla epurazione a cui sono soggetti i nostri dirigenti e funzionari, sul metodo e sull'interpretazione di un ruolo che è più di pura gestione del potere che di governo amministrativo, organizzativo e politico.
Ecco perché, signor Presidente del Consiglio, nel confermare la mia richiesta, sottolineo che questo è un momento importante, che può decidere il futuro non di questa legislatura, ma sicuramente della prossima.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signori Presidenti, colleghi del Consiglio, cercherò di fare un ragionamento sgombro da posizioni pregiudiziali e politiche, prendendo lo spunto dal confronto che si è svolto in Aula in questi giorni.
Mi pare che le analisi che sono state fatte sulla disfunzione del sistema elettorale esistente siano condivise da tutti. Non c'è stato nessuno della maggioranza o della minoranza che non abbia posto in rilievo le disfunzioni di questo sistema politico. Quindi abbiamo individuato il male, sono diverse le terapie.
Chi ha presentato questi emendamenti sta mettendo in gioco se stesso e la sua posizione politica, sta rischiando, e questo è apprezzabile; meno apprezzabile sarebbe che qualcuno facesse calcoli di tipo politico, personale, di gruppo o per interesse. I comportamenti di questo genere io non li capisco e non li apprezzo: si individua il male, ma non si vogliono apportare le correzioni necessarie per eliminarlo. Quindi il rispetto è per tutte le opinioni, specie per quelle che riflettono la concezione che ciascuno di noi ha della democrazia e del sistema democratico, purché si tratti di democrazia e di sistema democratico. Siamo tutti contrari, lo abbiamo detto, signor Presidente, alle forme degenerative dei ribaltini e dei ribaltoni: cinque Presidenti, cinque Giunte, cinque crisi. Tutto questo è ormai definitivamente alle spalle, nessuno ha nostalgia di quel che avveniva prima, nessuno pensa di tornare indietro, pur tuttavia, colleghi del Consiglio, dobbiamo riconoscere che la legge numero 1 del 1999 è una legge costituzionale nata proprio sull'onda dei ribaltoni e nella illusoria volontà di inseguire, in qualche modo e in qualche misura, il mito americano. Lo hanno scritto i legislatori. Questa legge contiene eccessi e squilibri che comportano conseguenze delicatissime, se è vero com'è vero che gli stessi legislatori che hanno portato avanti questa legge oggi riconoscono che gli interessi in campo, onorevole Cugini, sono troppo forti e delicati per essere accentrati in un'unica persona, per cui bisogna correggere la modalità di elezione diretta dei Presidenti delle Regioni, lasciando intatta quella dei Sindaci e dei Presidenti delle Province. Questo non lo dico io, lo dicono autorevoli esponenti dei D.S. e de La Margherita a livello nazionale! Vogliamo attendere, anche su questo, che una legge nazionale imponga al Consiglio una nuova legge elettorale? Credo di no!
In particolare, dobbiamo dare risposta a una domanda precisa: quale ruolo e quali poteri devono avere le Assemblee legislative? Da qui non si scappa. Come risolvere questa fase di transizione sbilanciata a discapito delle Assemblee legislative? Qui non ci sono atteggiamenti rivendicazionistici, al contrario, il tema è degno delle più attuali e forti riflessioni. Abbiamo l'obbligo di assicurare il miglior funzionamento di tutti gli organi rappresentativi, espressione della volontà popolare. Quindi era ed è necessario uno straordinario sforzo di approfondimento e di ricerca delle risposte più adeguate, tenendo conto delle opinioni di tutti, ma rivendicando alla politica in generale la responsabilità di una decisione sulla quale, peraltro, gli elettori saranno chiamati a esprimersi attraverso il referendum.
Non stiamo, dunque, facendo qualcosa che possa minare le maggioranze politiche. Ieri ho detto che le correzioni, anche per quanto riguarda il sistema presidenziale, andavano comunque fatte, perché non potevamo lasciare nella mente di una persona l'idea che tutto ruoti attorno a lei. E qualora, per ragioni anche non personali, questa persona tentasse di imporre la sua volontà al Consiglio, la politica deve avere il sopravvento sempre e comunque e verso chiunque!
Il sistema vigente è inoltre sempre più sbilanciato dal confronto democratico. Guardate che ormai - e il presidente Soru lo ha dimostrato anche ultimamente - si è sempre più protesi verso la ricerca del contatto diretto con l'opinione pubblica, con il risultato di sterilizzare ancora di più i consigli regionali, perché si crea un rapporto diretto tra l'eletto e i cittadini che lo hanno eletto, tutti gli altri non c'entrano, non contano niente. Talvolta si mettono in campo politiche lontane dai valori che sono alla base della rappresentanza democratica. Noi ci stiamo confrontando e scontrando con una difesa oltranzista da parte dei Presidenti delle Regioni (non solo del presidente Soru, ma di tutti i Presidenti che sono stati eletti direttamente dal popolo) di prerogative che essi ritengono acquisite per sempre e rispetto alle quali non intendono indietreggiare. E invece devono indietreggiare, sia che si tratti di elezione diretta, sia che si tratti di presidenzialismo rafforzato o temperato.
Con questa legge non abbiamo fatto nulla, abbiamo solo rafforzato il presidenzialismo esistente, se di rafforzamento si tratta, perché si parla di legge statutaria, l'ho già detto, che tale non è, in quanto non modifica lo Statuto. Le leggi statutarie sono quelle delle Regioni a statuto ordinario, in quanto modificano i loro statuti. Infatti gli statuti delle Regioni ordinarie non vengono modificati con legge costituzionale, ma vengono approvati direttamente dalle Regioni e se il Parlamento o il Governo hanno rilievi da fare adiscono la Corte Costituzionale.
Allora bisogna sciogliere questo nodo, bisogna conseguire per forza un equilibrio effettivo fra assemblea elettiva e chi è chiamato a governare nel rispetto della volontà popolare. Il rafforzamento, che con questa legge stiamo realizzando, del presidenzialismo e delle prerogative del Presidente non fa altro che acuire i mali di questo sistema, che diventano incurabili se non abbiamo il coraggio, l'ardire, ma anche l'intelligenza di modificare tutte quelle cose che sappiamo non vanno bene, indipendentemente dalle persone. Perché, vedete, le persone poi ci mettono anche del loro: ci sono persone particolarmente misantrope, che ritengono che il mondo giri attorno a loro, ce ne sono altre più portate al dialogo, ma alla fin fine il ragionamento non cambia. Voglio dire che nessuno possiede le verità rivelate, al contrario bisogna avere il coraggio di fare scelte chiare.
C'è, poi, un altro particolare: non vorrei che sfuggisse, come credo non sfugga alle persone che stanno qui e che fanno politica da tanti anni, l'appiattimento totale dei partiti politici nei confronti dell'istituzione Presidente. Badate, non esiste più nulla dentro il Governo e questo non giova a nessuno, così come non giova la debolezza dell'azione politica, che deve trovare, invece, dignità di proposta e nuovo slancio ideale e programmatico per la conferma di un primato della politica che io considero imprescindibile. E anche qui, gli indirizzi dei partiti politici e gli indirizzi del Governo sono due cose che non si sposano tra loro, perché, come ho detto tante volte, il programma che viene presentato agli elettori non tiene conto dei rapidi mutamenti di una società che va governata giorno per giorno, minuto per minuto. Come si può aspettare un programma per cinque anni? E le modifiche? E tutto quello che cambia e deve essere adeguato chi lo tratta? Non c'è nulla di tutto questo nel programma elettorale di governo, immaginiamoci se ci può essere il cambiamento, il mutamento, che deve essere assolutamente un riappropriamento da parte della politica.
Allora, nessuna norma ci impedisce di riequilibrare i poteri, nessuna! Non esiste una norma nazionale che sancisca quali sono i poteri del Presidente e i poteri del Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Chiedo scusa, onorevole Uras.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà
ALBERTO RANDAZZO (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Va bene, procederemo alla verifica al termine dell'intervento dell'onorevole Uras.
URAS (R.C.). C'è il numero legale. Dobbiamo perdere tempo? Prego!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Uras, quando avrà finito faremo la verifica del numero legale.
URAS (R.C.). Abbiamo iniziato la giornata nel modo giusto, secondo me, per una buona sessione del Consiglio regionale in materia di riforme!
Noi - e quando dico noi intendo da Alberto Randazzo fino a Paola Lanzi, così sono ricompresi tutti - avevamo sempre detto che le riforme erano un banco di prova libero nel quale non ci sarebbero state strumentalizzazioni. Parlo per i Riformatori, che sono sempre lì a sventolare la bandiera dei riformatori: riforme di qua, riforme di là, poi non vengono e se vengono votano contrariamente a ciò che pensano, strumentalmente, in funzione di un calcolo, direi anche poco nobile, sulla tenuta della maggioranza di governo. Qua noi non stiamo discutendo se le politiche urbanistiche e paesaggistiche vadano bene, se sia giusta o meno la battaglia istituzionale sulle servitù militari o se le politiche sociali e del lavoro siano all'altezza dei bisogni della comunità sarda; stiamo discutendo su come organizzare al meglio la Regione e abbiamo pensato di discuterne in modo libero, perché pensavamo che liberi sareste stati voi dalla strumentalità dell'attacco esclusivo alla funzione di governo. Invece abbiamo scoperto che non è così, che siete strumentali. Adesso, addirittura, si arriva a prefigurare come una sorta di voto libero da condizionamenti il voto segreto! Noi non partecipiamo a nessun voto segreto. Rifondazione Comunista non fa imboscate, non frequenta i muretti a secco, neanche se sono identitari.
DEDONI (Riformatori Sardi). Si sta precostituendo l'alibi!
URAS (R.C.). Noi non abbiamo bisogno di alibi! Noi la battaglia l'abbiamo fatta in maniera assolutamente chiara e inequivocabile, preannunciandola dall'inizio, fino alle conseguenze che si sono determinate anche ieri sera. Pensavamo che così sarebbe stato per tutti, che questo sarebbe stato un banco nel quale ciascuno, in modo rigoroso rispetto a ciò che pensa, si sarebbe misurato con gli altri per fare il meglio possibile per i sardi, per far sì che la Regione funzioni, che le istituzioni siano all'altezza e che sia rispettata per davvero la volontà popolare. Purtroppo, non è così, perché voi siete diversi da noi e siete peggio di noi, questa è la realtà. Voi siete peggio, siete strumentali, non avete dignità da questo punto di vista, non difendete le vostre posizioni, anzi, al contrario, le mortificate!
(Interruzioni)
E il fatto che vi stiate agitando lo conferma. Come al solito, quando si mette il dito nella piaga c'è chi urla "ahia!", ed è ciò che voi state facendo. Perché? Perché negare sé stessi mette in crisi e noi non lo faremo. Come abbiamo dichiarato in tempi non sospetti, noi siamo favorevoli all'approvazione della legge statutaria e vogliamo che la Regione adempia il dettato costituzionale previsto dall'articolo 15 dello Statuto; siamo, invece, contrari al ritiro della statutaria e a lasciare la legge elettorale attuale priva di ogni controllo e di ogni paletto di confine che questa legge deve definire e che dovranno meglio definire lo Statuto e la nuova legge elettorale, che vogliamo approvare in questa legislatura.
Noi vogliamo fare le riforme e vogliamo anche difendere la nostra posizione, che sappiamo minoritaria in quest'Aula, perché i Riformatori sono presidenzialisti, Alleanza Nazionale è presidenzialista, Forza Italia è presidenzialista, i Democratici di Sinistra sono presidenzialisti, la Margherita e Progetto Sardegna sono presidenzialisti, l'U.D.C. invece, come noi, non è presidenzialista. Quindi i presidenzialisti, che qua sono in maggioranza, votino secondo il loro pensiero, secondo i loro convincimenti, non assumano comportamenti strumentali, tanto non cade questo Governo, non cade sulla statutaria!
MORO (A.N.). Lo sappiamo!
URAS (R.C.). La strumentalità serve solo a danneggiare voi stessi, a far dire che siete incoerenti e che, come al solito, al popolo raccontate una cosa e qua ne fate un'altra. Quindi predicate bene e razzolate male, come hanno già capito gli elettori, i quali, dopo cinque anni di devastazione, vi hanno mandato a casa.
Tutto ciò detto, abbiamo presentato un emendamento all'articolo 18 che conferma esattamente il nostro pensiero e che voteremo a viso aperto. E se verrà chiamato il voto segreto saremo costretti ad andarcene dall'aula, perché noi non voteremo a voto segreto nessuna proposta contenuta nella legge statutaria, in quanto abbiamo il coraggio delle nostre azioni, dei nostri convincimenti e delle nostre posizioni.
Cosa dice il nostro emendamento? Dice che il Consiglio regionale elegge il Presidente della Regione, perché siamo dei parlamentaristi che pensano che il parlamento debba avere centralità nel sistema istituzionale. Diciamo anche che la scelta deve essere fatta nell'ambito della coalizione vincente, perché non si determini, come pure si è determinato in altre circostanze, il fatto che chi perde le elezioni poi governi.
Questa è la nostra convinzione e la esprimeremo anche attraverso il voto. Noi pensiamo che nonostante tutto si possa ancora riservare a questa legge statutaria un percorso veramente degno di questo Consiglio regionale, maggioranza e minoranza, aprendo la discussione e se necessario sospendendola, pur di portare a casa il risultato, affinché la Regione e i sardi abbiano una riforma compiuta e compiuta insieme, ciascuno con le proprie convinzioni. Non è vero che non vi piace quel che è scritto nella statutaria presentata dalla Commissione: voi la condividete all'85 per cento, per cui il vostro comportamento è solo strumentale! Ma le riforme non si faranno mai bene se ciascuno di noi si comporterà in modo strumentale nei confronti degli altri. Se si cambia il giro non nascono forse le stesse contestazioni, gli stessi problemi? Le riforme si fanno insieme, perché sono le regole di tutti e dobbiamo rispettarle nel momento in cui le scriviamo e anche quando le leggiamo. Noi dobbiamo fare questo percorso e da parte vostra è stato un errore, secondo me, abbandonare strumentalmente le vostre convinzioni. Le avete abbandonate, perché avete una storia diversa: voi siete quelli del premierato forte, della mortificazione dei parlamenti, dei voti di fiducia, dei decreti legge e delle deleghe al Governo. Non rinnegate voi stessi, non paga!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, naturalmente io ho condiviso la decisione di discutere l'articolo 18 (articolo breve, costituito da un solo comma molto semplice e per giunta snellito, credo giustamente, dalla decisione assunta in merito all'articolo 12) e di affrontare il punto su cui si registrano le posizioni non solo più distanti, ma anche più difficilmente componibili.
L'articolo 18 si limita a confermare l'elezione diretta del Presidente della Regione, non entra nel merito del tipo di elezione diretta e della modalità di svolgimento della stessa, ma rinvia questo aspetto ad altri strumenti. Diciamo che si tratta di una scelta alternativa a quella di ricondurre l'elezione del Presidente tra i poteri dell'Assemblea parlamentare e quindi del Consiglio regionale. Ora, questa questione, su cui noi abbiamo discusso in questi giorni, ha dato luogo a un dibattito sugli organi di stampa che appassiona i partiti e credo sia presente all'interno di tutte le formazioni politiche, nessuna esclusa. Quindi vi sono analisi diverse sulle ragioni che hanno portato al superamento del parlamentarismo puro e semplice, cioè dell'elezione parlamentare di tutti gli organi esecutivi. Così accadeva per Comuni, Province e Regioni e anche per il Governo nazionale, poi, come sappiamo, vi è stata un'inversione di tendenza, che è partita dal basso, tra l'altro. Ricordo che questa inversione anche di peso, di ruolo, di considerazione degli organi esecutivi è cominciata proprio dall'elezione diretta del sindaco e quindi da una rivisitazione capillare dalla base fino al vertice. Al vertice si è arenata una proposta sciagurata, è cioè la riforma costituzionale, bocciata l'anno scorso dal referendum popolare, che riguardava il premierato forte o, come lo avevamo definito, il premierato assoluto, che attraverso il controllo del 5 per cento del Parlamento poteva durare in eterno. Non c'erano, infatti, limiti di mandato e siccome il premier poteva essere sfiduciato solo dalla maggioranza che lo aveva eletto, era sufficiente controllare il 5 o il 10 per cento dell'Assemblea parlamentare per evitare questa evenienza. Anche per questa ragione abbiamo fatto bene, credo, a bocciare quella proposta.
Io penso che non sia il cosiddetto presidenzialismo o l'elezione diretta del Presidente della Regione che ha prodotto la crisi della politica. Ascolto sempre molto attentamente il collega Floris, e anche a lui dico che non è esattamente così. L'analisi deve essere fatta correttamente, posponendo le due cose: è la crisi della politica, del sistema dei partiti tradizionali, dei loro collegamenti sociali, della loro funzione di rappresentanza che ha prodotto i cambiamenti nel sistema istituzionale, la semplificazione, la necessità di una società moderna di avere risposte in tempo reale, senza rinviare le decisioni e soprattutto affrontando i problemi concreti che interessano le sorti dei cittadini e della società nel suo insieme.
Da quella crisi io penso che si possa risalire, e mi pare che lentamente si stia risalendo, in alcuni punti di più, in altri di meno, ma la risalita non sarà né breve né facile. Penso che riaccreditare il sistema politico, restituirgli funzioni, rinnovarlo, ristrutturarlo non sarà una cosa né semplice né di breve periodo. Le riforme istituzionali sono, a mio avviso, un banco di prova importante, che noi stiamo accuratamente evitando di affrontare e penso che l'opposizione faccia bene a svolgere la sua funzione, che non è quella di correggere la scelta che ha fatto o di riequilibrare l'attuale sistema, ma è quella di creare delle difficoltà all'attuale quadro politico, di incunearsi nelle differenziazioni che sono al suo interno e di produrre una diversificazione tale da consentire non un cambiamento del sistema, ma un cambiamento del quadro politico. Mi sembra che sia coerente, legittimo e naturale che l'opposizione faccia questo.
Ma allora è un discorso tra sordi, perché se si tratta di questo e solo di questo non c'è possibilità di dialogo, perché tutto è funzionale a quello scopo. Non credo, però, che dobbiamo rimproverare l'opposizione per il ruolo che svolge; se noi ci trovassimo al posto dei colleghi della minoranza probabilmente faremmo la stessa cosa. Io no, lo dico onestamente, però non è detto che sarei in linea con la maggioranza, anzi può darsi di no, e l'ho dimostrato qualche anno fa.
Quindi il problema è la maggioranza, non l'opposizione. La maggioranza, su un tema di questo genere, ha posizioni differenti, le aveva all'inizio e le ha tuttora, così come l'attuale opposizione, se fosse maggioranza, sarebbe ugualmente disarticolata, numero più, numero meno. Non c'è una proposta, anzi c'è la tendenza a distruggere qualunque proposta venga portata avanti, che si tratti della legge statutaria o della legge elettorale. Se non si è d'accordo su un sistema minimale di riequilibrio, figuriamoci sul cambiamento del sistema elettorale, che può decidere le sorti dei territori e anche di occupa questi banchi, non dico degli schieramenti. Mi sembra un po' arduo che ci sia unanimità su questo. Se non stabiliamo di comune intesa che cosa è realizzabile, sarà difficile mandare avanti qualsiasi ipotesi di riforma.
Noi abbiamo sul tavolo la legge statutaria, ma cambiare il sistema con questo strumento non è possibile. L'approvazione di un emendamento che dice che il Presidente è eletto dal Consiglio regionale non provoca chissà che cosa, semplicemente indica una volontà politica che è inattuabile con la strumentazione di cui ora disponiamo, perché bisognerebbe cambiare anche altri strumenti. Cosa possibile, intendiamoci, ma, ripeto, con le difficoltà di cui ho parlato poc'anzi. Abbiamo davanti una strada stretta, a mio avviso. E' possibile un percorso, che è quello del riequilibrio dei poteri, su cui probabilmente potevamo fare meglio, su cui poteva esserci un'intesa per l'oggi e per il domani anche con l'attuale opposizione. Si può ulteriormente fare qualcosa, ma questa è la strada stretta che dobbiamo percorrere. Il cambiamento di sistema si realizza con altri strumenti e lavorando sugli altri, altrimenti questo obiettivo diventa impossibile.
Penso che abbiamo a che fare con un'araba fenice, che serve a dare una mano a chi vuole ribaltare il quadro politico, ma non a far fare un passo avanti a qualunque ipotesi di riforma. Questa è la situazione in cui ci troviamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intanto desidero tranquillizzare i colleghi consiglieri: il Presidente del Consiglio ci ha assicurato - per nostra fortuna - che tutto ciò che è stato già votato non sarà rimesso in discussione. Il che toglie apprensione, almeno c'è questa certezza.
Per quanto riguarda, invece, il salto all'articolo 18, credo che siamo di fronte a uno strappo istituzionale gravissimo, che mortifica il lavoro fatto dai consiglieri in Commissione. Inoltre, chi deve stabilire, la consequenzialità, l'affinità tra un articolo e l'altro? Perché non si è esaurita tutta la materia riguardante il perimetro dell'Assemblea legislativa, quindi dei consiglieri, e si è invece passati a gamba tesa all'articolo sul Presidente e quindi sull'Esecutivo? E' un fatto gravissimo, ripeto, che dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, in che misura sia sotto ricatto il Consiglio regionale, che ha dovuto accettare questa entrata a gamba tesa anche per una certa mentalità ascara della Giunta.
Detto questo, in base all'articolo 18, al quale è stato presentato l'emendamento numero 228, il Presidente esercita le sue funzioni appena proclamato eletto, i consiglieri - che sono eletti dal popolo nello stesso modo - subiscono questa norma discriminatoria solo dopo il giuramento. Faccio un esempio tra i più attuali: se non sbaglio, il consigliere Capelli, che aveva chiesto di poter accedere ad atti assunti dal manager Gumirato, ha subito una mortificazione nel vedersi recapitare una risposta di diniego, con la motivazione che al legislatore era impedito l'accesso agli atti ed era dovuta solo la comunicazione. Si è, quindi, dovuti ricorrere al filtro del Presidente del Consiglio, il quale ha tirato le orecchie a questo manager di "importazione", ricordandogli che la legge numero 241 del 1990, alla quale si era richiamato, vale solo per i rapporti con il cittadino e non per i consiglieri regionali.
Ecco, questo emendamento, che vuole la equiordinazione tra il consigliere e il Presidente, perché entrambi eletti dal popolo, ristabilisce - anche se non ha un impatto devastante dal punto di vista mediatico - la centralità, la dignità che con il presidenzialismo il Consiglio regionale perde sempre più. Cioè, rispettando le filosofie politiche di tutti, presidenzialisti o parlamentaristi, come noi, non dobbiamo offenderci o dispiacerci se in una votazione prevale democraticamente il desiderio di individuare in un sistema elettorale parlamentare una nuova via, perché non è stata fatta chiarezza fino in fondo. E questo è rivolto anche a certi costituzionalisti che ultimamente scrivono sui nostri quotidiani come se si stessero subendo delle involuzioni: il presidenzialismo o lo si prende così com'è o nessuno può modificarne neanche una virgola. Non lo si può temperare, addolcire, addomesticare, va preso così com'è! Noi, in questo momento, abbiamo la possibilità di tornare al parlamentarismo non truffaldino, non ricattatorio, perché è qui la trappola: purtroppo il bombardamento mediatico a cui è stato sottoposto l'elettorato fa credere che il presidenzialismo sia la panacea di tutti i mali, ma non è così! Abbiamo di fronte una patologia devastante, la mortificazione dei partiti, dei consiglieri, i traumi che questo sistema crea. Ecco perché, in modo qualche volta appassionato, io dico che possiamo dotarci di un parlamentarismo che preveda norme antiribaltone, una soglia di sbarramento, l'elezione diretta del Presidente, ma non dobbiamo accedere a un presidenzialismo barbaro, che tradisce soprattutto la volontà del popolo che, ingenuamente, vota un programma politico elettorale che può essere vanificato dall'isteria, dai limiti di un uomo solo al comando. Ecco la contraddizione! E questo è frutto di ricerche, di commenti sereni da parte di persone serie, non prezzolate, non al comando di chi desidera avere poteri immensi per mobbizzare le istituzioni, per mortificare i dipendenti e i partiti.
Allora, al di là delle diverse posizioni rispettabilissime, questa è un'occasione storica per andare a fondo, per far capire alla gente che possiamo veramente dotarci di un sistema che allontani le stagioni nefaste delle sei Giunte Palomba della passata legislatura. Cioè, l'equazione presidenzialismo-governabilità-stabilità naufraga miseramente quando scopriamo che su cinque Regioni a statuto speciale ben due, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige, mantengono il sistema parlamentare. Noi potremmo essere la terza, invece l'articolo 18 è costituito da quattro asfittiche, anemiche righe che rispecchiano, purtroppo tristemente, la mentalità di quelle blande - senza offesa - Regioni a statuto ordinario.
Noi siamo una Regione a statuto speciale, ecco perché abbiamo presentato un emendamento che sostituisce le parole "della proclamazione" con "del giuramento", e quindi stabilisce l'equiordinazione tra questa Assemblea e l'Esecutivo. Questo significherebbe accettare democraticamente una sfida alla quale spesso siamo stati chiamati. Invece, qui si tradisce lo spirito costituente, perché in modo capriccioso, come si soleva fare da ragazzini, si porta via il pallone quando non c'è più sintonia o gioia di giocare, di concertare con gli altri. Sta succedendo questo! Ieri è accaduta un fatto democraticamente meraviglioso: è prevalso in molti lo spirito autonomistico, c'è stato il riscatto dei consiglieri che vogliono rapportarsi in modo equilibrato e decidente, perché nessun potere può prevaricare l'altro, guai!
Allora c'è instabilità, c'è disordine, c'è ricatto, ecco perché insisto nel dire: facciamo tesoro di tristi esperienze, allontaniamole e prendiamo il meglio, così facciamo tesoro anche di un certo sistema. Non c'entra niente l'uomo. E' pensabile che quando al posto del presidente Soru ci sarà un'altra persona noi avremo la garanzia che i poteri saranno bilanciati? No, perché è sbagliato il sistema e chiunque interpreta coerentemente questa legge capisce che essa è devastante, che è la morte della specialità, secondo il mio modesto punto di vista.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la Giunta abbia fatto bene a chiedere che la discussione si rivolgesse all'articolo 18, dopo il voto di ieri sull'articolo 12, perché in questo modo ha focalizzato il cuore della legge statutaria.
Nel corso della discussione generale, diversi autorevoli colleghi hanno sostenuto che la legge statutaria è la legge del riequilibrio, del buon equilibrio istituzionale, però quando, giustamente, si invita ad andare al punto, ci si concentra non sul Consiglio, ma sul Presidente, perché è vero che il punto è quello, non ve n'è un altro. E allora, oggi, abbiamo l'occasione di fare una seria discussione su un elemento centrale del sistema dei poteri in Sardegna. Intanto, un chiarimento: tra il sistema vigente, che ci è stato imposto - non l'abbiamo scelto noi, non l'ha scelto la coalizione che ha vinto le elezioni - con la riforma del Titolo V e che prevede come innovazione l'elezione diretta, il potere di scioglimento, la nomina e la revoca degli Assessori, e il sistema che stiamo varando non vi è alcuna differenza. Sono sistemi fortemente presidenzialisti. Personalmente ho sempre dichiarato, anche prima delle elezioni, che era una riforma sbagliata e mi conforta il fatto che molti esponenti del centrosinistra si siano pronunciati in questo senso. Ricordo gli interventi di Violante e di Amato, i quali hanno detto: "Non serve". Ricordo, in particolare, un'intervista in cui Amato diceva: "Attenzione, non abbiamo bisogno di sindaci delle Regioni, come non abbiamo bisogno di un sindaco d'Italia", a proposito del premierato.
Oggi occorre dire perché si è presidenzialisti o parlamentaristi, precisando che affermare di essere parlamentaristi non significa essere per l'instabilità, l'abbiamo già detto ieri, perché, come dimostra l'emendamento proposto da Rifondazione Comunista, si possono scrivere norme antiribaltone, si può far votare la maggioranza degli elettori, rendere stabili i governi, pur essendo contro l'elezione diretta, come viene configurato da questa norma. Allora, il presidenzialismo in Europa è la forma istituzionale più diffusa? Badate, non è così! Il Presidente austriaco e il Presidente irlandese sono eletti direttamente dal popolo, ma esercitano funzioni meramente notarili, non hanno funzioni politiche. Lasciamo per un attimo da parte il caso della Francia, dove il Presidente è, sì, eletto dal popolo, ma il premier deve avere la fiducia del Parlamento. Rimangono solo due nazioni, il Portogallo e la Finlandia, che hanno sperimentato questo sistema e che stanno evolvendo nella direzione della riduzione dei poteri del Presidente. Perché c'è un dato sostanziale che accompagna il presidenzialismo: il presidenzialismo produce sistemi accentrati, produce stati centralizzati, inevitabilmente. Ancora: il presidenzialismo semplifica necessariamente il sistema politico e la semplificazione del sistema politico lo radicalizza e allontana la gente dalla partecipazione. L'esempio americano è sotto gli occhi di tutti.
Quindi io non sono presidenzialista, perché mi sento in sintonia con la cultura a cui appartengo. E non credo che si debba penalizzare chi si mette in sintonia con la cultura che viene giudicata essere la cultura democratica, liberale e solidarista dell'Europa. Poi, ha ragione l'onorevole Orrù, della cui saggezza io sono un estimatore, quando dice che il presidenzialismo registra, comunque, un dato di consenso tra la gente, ma io lo vorrei analizzare. Il presidenzialismo matura in una crisi della cultura democratica, perché soprattutto nella cultura dei maggiori partiti è l'idea stessa di democrazia che è entrata in crisi. E l'innovazione della democrazia, che qualora venga esercitata nelle forme che io auspico viene considerata, invece, una forma di non governo, il rimedio alla democrazia, secondo alcuni, non governante consisterebbe nell'onnipotenza della maggioranza impersonata da un leader, quale rappresentante diretto della sovranità popolare.
Ora io, alla crisi della democrazia che produce questa distorsione non credo, perché non è un'idea nuova, è un'idea vecchissima, è un'idea che sostituisce al governo delle leggi il governo degli uomini; è un'idea che già in Grecia sia Platone che Aristotele contestavano. Il presidenzialismo ha questa natura, ovunque è stato sperimentato, si è registrata anche una crisi della legalità. In che termini? In termini di crisi dei diritti individuali rispetto ai poteri delle istituzioni. Ovunque è successo questo, non solo qui. Io ho ragioni per non essere presidenzialista e non sto ragionando sul Governo della Regione, perché se mi si costringe a ragionare sul Governo attuale ogni mio voto è un voto di fiducia o di sfiducia. Io non vorrei ragionare sulla statutaria avendo in mente il Governo attuale, perché se il Governo attuale mi dicesse: "Bada che su ogni articolo io pongo il voto di fiducia", che senso avrebbe discutere? E' chiaro che se si pone il voto di fiducia, io voto la fiducia, ma non è stato posto. Allora, posso difendere le mie ragioni senza per questo essere considerato un eretico o uno che disturba il normale svolgimento di un percorso politico?
Io penso anche che si debba ragionare su ciò che ci ha proposto oggi l'onorevole Orrù, il quale dice che ci sono posizioni differenti e bisogna evitare le strumentalizzazioni. Ed è, secondo me, corretto e auspicabile che questo avvenga, ma quando ci sono posizioni diverse, i nostri padri costituenti ci insegnano che escono buone leggi se si fanno buoni compromessi, compromessi alti. Io non ho una visione del compromesso sempre bassa. Le istituzioni che hanno retto in Italia sono quelle che hanno trovato un buon punto di equilibrio tra la cultura cattolica, la cultura liberale, la cultura comunista e quella socialista. Ed è un equilibrio che ha retto per sessant'anni! Allora, c'è qualcuno qui che ha un'idea di compromesso? Perché se c'è un'idea di compromesso, allora c'è anche lo spazio della politica; se, invece, non c'è un'idea di compromesso, perché si chiede alla gente di rinunciare alle cose in cui crede? Nessuno può rinunciare ai propri principi, perché tutti hanno nella propria coscienza il fondamento della propria militanza politica, non tutto è strumentalità.
Allora, c'è la volontà di controbilanciare un eccesso di potere? Questo presidenzialismo per me è duro; è un presidenzialismo che comprime l'individuo. C'è un'idea di compromesso? Si fa riferimento a una maggioranza, ma, badate, il significato del voto di ieri, secondo me, al di là del merito, è uno: il Presidente di centrosinistra - non il presidente Soru, ma qualsiasi Presidente - non ha la maggioranza in Parlamento e nel Paese soltanto con il Partito Democratico, perché la cultura democratica non è tutta dentro il Partito Democratico. E allora un Governo di centrosinistra deve avere una cultura più ampia di quella del Partito Democratico, molto più ampia - questo è il voto di ieri - e deve saper fare sintesi di quella cultura. Non siamo tutti dentro uno stretto recinto di idee non comprensibili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, man mano che passano i giorni entriamo sempre più nel vivo della legge statutaria e devo dire che alcuni atteggiamenti della maggioranza fanno un po' riflettere, nel senso che l'inversione dei punti in discussione, benché non si tratti di un'inversione dell'ordine del giorno, che si sarebbe dovuta approvare all'unanimità, significa qualcosa. Non mi pare che ci sia stata, comunque, la dovuta attenzione nei confronti di chi diceva che si sarebbe dovuto procedere all'esame degli articoli della legge statutaria secondo l'ordine previsto. Ecco, ciò che preoccupa è il continuo rinvio degli articoli: avevamo già sospeso diversi articoli, adesso, dopo l'articolo 12 passiamo subito al 18. Quindi non si sa quando arriveremo alla fase definitiva, in cui si scioglieranno tutti i nodi. Anche questa è una domanda che ci poniamo come Consiglio, perché tutte le volte che si presentano dei problemi li rinviamo. Non so se ci sarà un momento in cui avremo la possibilità di affrontare serenamente questa situazione, vero è che, ancora oggi, io vedo molta incertezza sull'approvazione di questa legge statutaria. E, comunque, questo cambiamento di rotta, nel senso che dall'articolo 12 siamo passati all'articolo 18, ha il sapore di un'autentica forzatura della legge che stiamo esaminando. E c'è una forzatura, bisogna dirlo, da parte della Giunta regionale e del suo Presidente, che ha voluto che si andasse immediatamente alla discussione dell'articolo 18. Eppure, prima dell'articolo 18 ci sono articoli importanti, come l'articolo 13 sul Consiglio regionale e l'articolo 14 sulle funzioni del Consiglio regionale. Allora, perché non abbiamo deciso, come Consiglio, di affrontare subito questi nodi importantissimi della legge statutaria anziché passare direttamente all'esame dell'articolo 18? Questo dimostra che la centralità della legge è nell'articolo 18, cioè nella forma di governo, nel presidenzialismo vero e proprio che questa legge vuole imprimere, per cui il ruolo del Consiglio regionale passa sicuramente in sott'ordine. Colleghi, vi invito a riflettere su questo, perché il Consiglio regionale passa, diciamo, in seconda fila rispetto all'elezione del Presidente, e questo è un fatto che ci deve, appunto, far riflettere.
Altra riflessione che deve interessare questo Consiglio regionale riguarda il fatto che, praticamente, la legge che stiamo approvando e che è improntata al presidenzialismo, non cambierà le cose, ma le peggiorerà. Allora mi chiedo: perché questo Consiglio sta impegnando tempo prezioso per fare una legge che, alla fine, sarà la fotocopia della legge attualmente vigente? Queste sono le cose che devono far riflettere questo Consiglio e questo è il motivo per cui credo che, al di là della collocazione politica di ciascuno, tutti noi su questo dovremmo riflettere.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue LADU.) Dovremmo riflettere, signor Presidente, mi rivolgo a lei, perché in questo momento la democrazia è malata. Quando degli Assessori vengono "silurati", come è accaduto nel recente passato, probabilmente senza una giusta motivazione, quando dei funzionari regionali vengono anch'essi "silurati" senza giuste motivazioni o comunque con motivazioni che destano preoccupazione, ciò significa, signor Presidente, che la democrazia è davvero malata e che sta venendo meno il rispetto delle procedure. E questo è un precedente veramente grave e pericoloso, non può esistere in democrazia una cosa del genere.
Noi dobbiamo, prima di tutto, rispettare un principio fondamentale, che è appunto quello del rispetto delle procedure. Questo è il vero problema che dovrebbe far riflettere questo Consiglio regionale e sul quale dovremmo comunque esprimerci. Praticamente dobbiamo fare uno sforzo congiunto, maggioranza e opposizione, per far guarire questa democrazia malata, e quindi dobbiamo trovare un equilibrio diverso tra il ruolo del Presidente della Regione e quello del Consiglio regionale. Lo stiamo facendo? A me pare di no! C'è un tentativo di far quadrare i conti e la stessa legge statutaria ha subito un'accelerazione, prima di altri appuntamenti importanti, come il bilancio e la legge finanziaria, probabilmente perché si vogliono chiudere alcune situazioni interne alla maggioranza. E questo è un altro limite della legge che stiamo discutendo.
Noi siamo contrari al presidenzialismo, ma soprattutto siamo contrari a questo presidenzialismo esasperato, che toglie spazi di democrazia al Consiglio regionale. Può essere che l'elezione diretta del Presidente rappresenti una semplificazione rispetto all'elezione da parte del Consiglio, però, effettivamente, modifica la situazione, perché crea un rapporto diretto tra il cittadino e il Presidente che elimina tutto il resto. Di fatto, in questo modo tutto uno spazio di democrazia viene a mancare. Allora, bisogna vedere come viene interpretato il ruolo del Presidente. Noi riteniamo che l'interpretazione che se ne sta dando sia pericolosa, perché i fatti che si stanno verificando in questi ultimi tempi dimostrano effettivamente che c'è molto di cui preoccuparsi. E l'esperienza che viene dai comuni - ne ho parlato anche durante l'esame dell'articolo 12 - per quanto riguarda i poteri del sindaco ne è una testimonianza. Abbiamo visto cosa sta producendo, oggi, in Italia, l'elezione diretta del sindaco: non c'è più dibattito nei consigli comunali, dove praticamente le minoranze non esistono, è come se non ci fossero. Allora, questo ci deve far riflettere, perché se oggi è mortificante fare il consigliere di minoranza in un comune, domani sarà mortificante anche fare il consigliere regionale, che non conterà assolutamente nulla. Credo che questo problema se lo debba porre non tanto la minoranza, che alla fin fine non conta nulla perché è all'opposizione, quanto la maggioranza che risulterà composta da consiglieri eletti dal popolo che non conteranno assolutamente nulla.
Allora, siccome la ruota gira, oggi siete voi in maggioranza domani ci saremo noi, dovremmo cercare di individuare soluzioni che possano garantire gli spazi di democrazia che verranno a mancare con l'approvazione di questa legge statutaria e, soprattutto, con l'applicazione di alcune leggi che dobbiamo rispettare, devo dirlo, anche per l'incapacità di questo Consiglio regionale di arrivare a una sintesi (come è successo, nel recente passato, per quanto riguarda la legge elettorale) in grado di garantire un equilibrio tra i poteri del Presidente e quelli del Consiglio.
Credo che da parte di tutti noi occorra maggiore coraggio. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, indipendentemente dalla posizione politica che ricopre all'interno del Consiglio, perché la legge che stiamo approvando non è né della maggioranza né della opposizione, ma è di tutto il Consiglio regionale. Se riusciremo a portare a sintesi tutte le istanze di questo Consiglio potremo approvare una buona legge.
Il problema non è il voto segreto o palese; non è questo il punto, però se dovesse esserlo, per quanto ci riguarda noi non chiederemo votazioni segrete. A questo punto, chiedo a chi ha avanzato la richiesta di voto segreto di ritirarla, perché ci dobbiamo esprimere liberamente, perché il Consiglio deve sapersi assumere le proprie responsabilità e perché si deve sapere dove intendiamo andare e che cosa vogliamo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, prima di tutto mi corre l'obbligo di fare una precisazione rispetto ad alcune affermazioni che sono state rese ieri in quest'Aula: la Corte costituzionale, nella sentenza numero 370 del 2006, a proposito di un'impugnativa nei confronti di una Regione a statuto speciale, ha definito la legge statutaria una fonte di autoorganizzazione. La legge statutaria, così definita, è citata espressamente in una sentenza della Corte, a proposito di una Regione a statuto speciale, in cui si ricorda che è stata introdotta con la legge costituzionale numero 2 del 2001. Per cui siamo in presenza non di una legge ordinaria, ma di una legge che si pone come fonte. Chiaramente, nella sentenza della Corte si fa una distinzione tra la fonte statale, che per noi è anche lo Statuto, e la fonte di autoorganizzazione. E che la statutaria sia una fonte sovraordinata lo attestano anche il quarto e il quinto comma dell'articolo 15 del nostro Statuto, che introducono, infatti, l'istituto del referendum confermativo, in analogia, questa volta, con quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 138 della Costituzione. Questo a dimostrazione della natura di fonte, certo non costituzionale, ma para costituzionale, della legge statutaria.
E' chiaro che la statutaria non è una legge ordinaria, è una legge rinforzata, è una fonte di autoorganizzazione che, da questo punto di vista, è sottoposta a procedure particolari, che per analogia sono simili a quelle previste dall'articolo 138 della Costituzione. Non solo, è chiaro che rispetto all'elezione diretta del Presidente, nel combinato disposto dell'articolo 15 dello Statuto e della legge numero 1 del 1999, questa legge non aggiunge nulla di nuovo, ma ridurre la statutaria alla sola elezione diretta del Presidente della Regione sembra assolutamente limitante. Questo è uno degli aspetti della legge che stiamo esaminando.
Mi colpisce un particolare: nel 2001, quando si è trattato di modificare il nostro Statuto, i padri costituenti di questa Regione tacquero e sembra strano e paradossale che si abbia, invece, da ridire nel momento in cui noi esercitiamo un diritto, che è quello della autoorganizzazione, che potenzia e rafforza la nostra autonomia. Come a dire che noi tacciamo nel momento in cui la nostra autonomia è messa in discussione, con la modifica dello Statuto, e parliamo quando abbiamo tra le mani uno strumento di autoorganizzazione che, invece, rafforza, e non diminuisce, la nostra autonomia, se non altro perché non dobbiamo condividere con il Parlamento nazionale la definizione del nostro Statuto di autoorganizzazione.
Vorrei, però, fare un altro passaggio, un po' più nel merito. E' vero, è stato detto che esiste un rapporto tra la crisi della democrazia e la crisi del parlamentarismo, ma perché esiste questo rapporto? La democrazia è in crisi perché i parlamenti sono in crisi, e i parlamenti sono in crisi non tanto perché, in maniera molto salutare, si è distinta la funzione propria dell'organo esecutivo dalla funzione propria del parlamento come organo di rappresentanza. I parlamenti sono in crisi perché è in crisi soprattutto il loro ruolo di rappresentanza, che è anche funzione di controllo, funzione di verifica e di produzione legislativa. Allora, dicono gli studiosi che il nostro parlamentarismo, tutto sommato, era legato al modello di tipo consociativo. D'altra parte non ci vuole molto per capire che tra i parlamenti e gli esecutivi esisteva una forma molto alta di consociazione. Tant'è che Gianfranco Pasquino, in un suo recente libro sulla crisi dei parlamenti democratici, dice che il vero problema è che non è in crisi la centralità dei parlamenti, è in crisi la centralità dei partiti che attraverso i parlamenti controllavano e condizionavano gli esecutivi.
Allora, non dobbiamo abolire i parlamenti, tant'è che noi ci siamo preoccupati, con questa legge, di rafforzare la funzione del Consiglio regionale. Questa, infatti, non è una legge presidenziale, perché sapete perfettamente che il presidenzialismo comporta la distinzione tra l'esecutivo e il legislativo, ma è una legge neoparlamentare. E rispetto anche ai compromessi possibili, scusate, la cosa è molto semplice: sulla base dello Statuto vigente, noi potevamo decidere di confermare l'elezione diretta del Presidente o di ristabilire l'elezione indiretta, cioè attraverso il Consiglio regionale, tertium non datur. E l'azione di compromesso l'abbiamo esercitata su molti temi, per esempio sul tema del referendum e del potere regolamentare. Così come abbiamo discusso a lungo, e sono emerse posizioni diverse, sull'articolo 14, a proposito della funzione delle opposizioni, sull'articolo 26 e sul potere, dato o non dato, al Consiglio delle autonomie locali di proporre direttamente delle leggi, nonché sulla funzione della Consulta. Non è vero che su questa legge non abbiamo mediato; abbiamo lavorato per tanti mesi e abbiamo mediato sui punti su cui era possibile mediare. Sulla possibilità di eleggere direttamente o attraverso il Consiglio il Presidente della Regione non vi era possibilità alcuna, se non quella di riscrivere l'articolo 15 dello Statuto.
Allora, questo mi sembra grave e dico che la nostra legge, che non è riconducibile all'articolo 18, sostiene e rafforza il neoparlamentarismo e su questa logica e su questa base dobbiamo muoverci e continuare, in questi giorni e per tutto il tempo che vorremo, a esercitare un'azione nobile. Il resto diventa probabilmente propaganda, rappresenta una posizione che non risponde alla responsabilità che abbiamo di garantire alla Sardegna un quadro di riforme all'altezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, francamente, dopo aver auspicato, in tanti miei interventi, il superamento delle contrapposizioni per schieramenti, vedere oggi riprendere i lavori con un atto da "marrano", la cosa mi disturba non poco, perché la richiesta, dopo il voto di ieri sera, di saltare tutta una serie di articoli per passare direttamente all'articolo 18, non so neanche se sul piano procedurale sia ammissibile. E' vero che, su proposta del Presidente del Consiglio, l'Assemblea ha espresso attraverso una votazione la sua volontà in merito alla richiesta della Giunta, però tutto questo non è sufficiente per convincermi che siamo perfettamente nel rispetto delle regole parlamentari.
In ogni modo, questo atto da "marrano" non giova, anzi ci ricade addosso peggio che mai. Poco fa il collega Pinna diceva: "C'è un gioco delle parti, la battaglia viene condotta più che altro in difesa di posizioni". Può essere vero, ma è altrettanto vero che in quest'Aula c'è anche tanto conformismo. Sono i due mali che caratterizzano la vita di questo Consiglio. Io dico, un po' per gioco, ma con spirito spiccatamente di parte, senza pensare alla sostanza delle questioni che affrontiamo, che fare politica è certamente un male, ma è ugualmente un male il conformismo. E questa richiesta, che ho definito atto da "marrano", è tesa sicuramente a verificare la tenuta del conformismo, e questo dispiace, non giova. Certamente viviamo un momento di crisi e il collega Orrù diceva che, però, è difficile risanare con una legge questa situazione di crisi e far sì che tutti gli attori della democrazia e della democrazia parlamentare siano all'altezza dei momenti difficili. Certo che è difficile e complesso, ma se non incominciamo siamo senza speranza. Lasciamo che sia senza speranza l'onorevole Uras, che si arrabbia quando gli danno ragione, mentre io pensavo che le battaglie politiche sulle idee fossero tese a conquistare e ad allargare il consenso e che la crescita del consenso su una propria idea fosse motivo di soddisfazione democratica. Invece, vi è stata una reazione opposta. Niente di strano, anche dopo la prima guerra mondiale l'Italia, pur essendo tra i Paesi vincitori, andò incontro a una gravissima crisi che produsse un regime. Infatti, un uomo, che pure proveniva da una cultura socialista, probabilmente pervaso anche lui dal pensiero robinhoodiano, credendo di essere appunto un novello Robin Hood e giudicando il popolo italiano popolo di mandolinai, pensò che il Paese poteva essere salvato soltanto instaurando un regime. Non vorrei che adesso qualcuno tra noi pensasse che il Consiglio regionale sia espressione non di mandolinai, che non appartengono alla nostra tradizione, ma di pifferai o di suonatori di launeddas. Non vorrei che ci fosse questa convinzione, perché di certo la scelta dell'attuale Presidente della Regione è frutto di una crisi politica, ho già avuto modo di dirlo, che ha investito tutti i partiti e in particolare lo schieramento di centrosinistra, il quale, non riuscendo a trovare al proprio interno un leader da poter proporre alla guida della Regione, è ricorso all'esterno, fuori della cittadella politica. Cosa è accaduto, però? E' accaduto - ed ecco perché qui si parla di presidenzialismo duro - che quella persona, individuata fuori della cittadella politica, frutto di quella crisi politica, si è profondamente convinta di essere circondata da inconcludenti - uso un'espressione gentile -, da gente incapace di affrontare i problemi. Io sono certo che il presidente Soru, che veniva dal mondo dell'imprenditoria, dove contano l'azione e la concretezza, fosse straconvinto di questo. Ma non voglio adagiarmi su questa polemica, perché dovrei richiamare delle cose che riguardano anche la sua azienda. Lasciamo perdere questo argomento e andiamo avanti.
Ieri sono trasalito, non perché avesse vinto la mia parte politica, è così piccola e drammaticamente ridotta a un solo accidentale componente di questo Consiglio, che non poteva esserci un moto straordinario di parte, ma perché quel risultato mi è sembrato un sussulto di una democrazia risorta in quest'Aula. Quindi non c'è un problema di rinuncia alle idee di schieramento; lo spirito di partito non deve soffocare i liberi e personali convincimenti quando si tratta di questioni fondamentali, come quella che stiamo qui esaminando.
Signor Presidente, ogni tanto qui torna il discorso per cui il presidenzialismo è frutto di tante crisi di Giunta, che hanno fatto maturare la convinzione che per superare quella situazione occorreva dare stabilità ai governi, appunto, attraverso il presidenzialismo. Se questo, puta caso, fosse vero, perché non abbandoniamo l'esame di questa legge e non affrontiamo la discussione della legge elettorale, per vedere se in quella sede riusciamo a individuare strumenti giuridici che ci consentano di garantire una corretta rappresentanza del popolo e una concreta gestione del potere esecutivo, garantendo anche stabilità al Governo della Regione? Affrontiamo la discussione della legge elettorale, è lì che dobbiamo trovare gli strumenti per garantire la stabilità, non nella legge statutaria. Stiamo prendendo le cose alla rovescia, invece dobbiamo prima affrontare la legge elettorale, perché è quello l'atto attraverso il quale possiamo individuare gli strumenti per garantire la stabilità.
Nella discussione generale avevo detto che questa legge difficilmente poteva essere perfezionata attraverso degli emendamenti, perché, dal mio punto di vista, è errata già nell'impostazione ed è disseminata, in particolare negli articoli che precedono il 18, di trappole. Tant'è che ho detto: qui ci deve essere un regista abile trasseri, che voleva, in qualche modo, intrappolare il Consiglio con decisioni già prese.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, ha un minuto ancora.
FARIGU (Gruppo Misto). Grazie, Presidente.
Signor Presidente, io vorrei che ognuno di noi, che come rappresentante di un partito e di chi lo ha eletto ha una responsabilità anche personale, ricorresse al senso di responsabilità personale rispetto agli elettori ed esercitasse il suo ruolo con libera convinzione. Di questo ha bisogno la nostra regione, di questo ha bisogno la nostra autonomia. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, signor Presidente della Regione, signor Assessore della riforma della Regione, io credo che sia stato opportuno riconcentrare la nostra attenzione su un elemento direi caratterizzante, in qualche modo, la forma di governo che stiamo scegliendo per la nostra Regione, al di là del significato forse tecnicamente non conclusivo del togliere o lasciare un avverbio nell'articolo 12 e nell'articolo 18: è la disfida del "contestualmente", che altri colleghi hanno già avuto modo di spiegare. Io capisco che la politica sia fatta anche di comunicazione e che nella comunicazione possiamo far finta che non esista un sistema di Costituzione rigida o di fonti legislative che gerarchicamente si impongono su altre e condizionano il nostro lavoro. Io potrei scrivere nella legge statutaria che, per esempio, il Consiglio regionale ha la competenza a deliberare in materia di difesa, perché magari mi piacerebbe disporre il dissequestro di importanti porzioni del territorio sardo. Ma non è così, il nostro Consiglio regionale non ha la possibilità di disporre in materia di difesa, così come non può prescindere da una legge che impropriamente, secondo me, è stata resa di rango costituzionale, a opera di autorevoli parlamentari del Gruppo Alleanza Nazionale, che, nel 1999 (la storia della legge numero 1 del 1999 è questa) vollero inserire in maniera rigida il principio simul stabunt simul cadent, prevedendo anche che qualora si scelga il sistema di elezione diretta del Presidente questa debba essere contestuale all'elezione del Consiglio.
Potrei finire qui e potrei dire, semplicemente, che l'articolo 18 è l'articolo in cui noi riaffermiamo, alla luce del voto di ieri, il principio dell'elezione diretta. Dico e aggiungo, invece, visto che il legislatore sembra essersi rifiutato di stare in un sistema giuridico come quello in cui opera e se ne sia inventato uno diverso, che, trattando di problemi istituzionali e di riforme di rango costituzionale, il nostro livello di appropriatezza nel lavoro che facciamo deve essere un pochino più alto, con rispetto parlando e con rispetto, soprattutto, delle posizioni che lanciano messaggi e sfide. Però, io dico che noi abbiamo lanciato un altro messaggio e un'altra sfida, un po' più di due anni e mezzo fa, quando ci siamo messi in testa di fare di questa una legislatura costituente. In quel contesto, molti partiti hanno rinunciato a scrivere un loro programma specifico e hanno voluto scrivere nel programma della coalizione quello che per loro significava legislatura di riforme e legislatura costituente. La Margherita è stata uno di quei partiti, tant'è che non ha presentato un suo programma, ma si è, appunto, concentrata sul programma di Sardegna Insieme. E quando ciascuno di noi ha poi chiesto il voto, lo ha fatto in forza di un impegno programmatico, secondo il quale in questa legislatura avremmo fatto le riforme, riconfermando in una legge sarda la forma di governo che prevede l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Questo impegno intendiamo confermarlo, e non perché ci venga imposto o perché sia un elemento spurio di una nostra tradizione. C'è certamente una tradizione politica, ogni tanto sento, qui, riferimenti alla tradizione socialista. E' vero, i partiti storici, all'inizio del '900, lanciarono il sistema proporzionale come scardinamento del sistema notabilare italiano, però la storia non si ferma al 1920-1922, a prima del fascismo, va avanti. Io ricordo che, nel 1985, ci fu un primo punto fondamentale di rottura del centrosinistra di allora. E questo punto di rottura fu tra chi aveva la pretesa di non dichiarare - parlo del centrosinistra storico, quindi dell'alleanza tra la Democrazia Cristiana e i Socialisti di allora - prima delle elezioni quale sarebbe potuto essere l'esito politico e chi invece aveva capito che il tempo delle deleghe totali era finito. Ricordo una personalità che ho avuto la fortuna di conoscere prima che le Brigate Rosse la ammazzassero, nell'immediatezza del suo ruolo politico più importante, quello di responsabile delle riforme della Democrazia Cristiana. Parlo di Roberto Ruffilli, che nel suo " Il cittadino come arbitro", un saggio importante di metà degli anni '80, scrive proprio che il tempo dei partiti politici che incassano il consenso e poi vogliono una delega totale per gestirlo è finito. Altri movimenti, in quel momento, non erano pronti per questa cosa. Poi c'è stata un'evoluzione, un'esasperazione istituzionale nell'elezione diretta, un eccesso di affidamento, ma io dico che parte da lì un'evoluzione della democrazia che vede affidato ai cittadini il potere di indicare una rappresentanza e un Governo prima del voto e non dopo.
Quello dell'elezione diretta è un sistema che responsabilizza fortemente tutto il sistema politico, perché attiva un circuito, consenso-potere-responsabilità, che in un dato momento si era interrotto. E rilancia, al di là dei personalismi, al di là della crisi dei partiti e dell'interpretazione, giusta o sbagliata, dei ruoli che l'elezione diretta attribuisce, la ripresa del potere di investitura del cittadino e del gioco democratico sulle sorti del potere politico; potere politico che ha il dovere, in sistemi di questo tipo, di fare prima il lavoro che normalmente pretendeva di fare dopo, cioè di indicare la leadership e il programma, di indicare quindi le cose da fare e come farle, perché su quello si gioca la sua capacità di rappresentanza e di governo.
E infatti nella legge elettorale, secondo me, sarà opportuno inserire una clausola che esalti la funzione del programma di governo e la imponga come obbligo al momento della presentazione delle candidature, sia per le liste che si presentano, quelle di coalizione, sia eventualmente per il candidato Presidente.
L'elezione diretta non è o non è ancora il presidenzialismo, e può anche non essere definitivamente il presidenzialismo inteso come separatezza integrale dei poteri. Io credo che la forma di governo che viene fuori da questa nostra legge sia quella in cui la Sardegna vuole un Governo di legislatura, con elezione diretta del leader dell'Esecutivo, più che un presidenzialismo così come viene definito nel caso di scuola. E' il caso, insomma, di dire che - e questa affermazione è stata contestata altre volte - che c'è un principio per cui la stabilità di governo, legittimata democraticamente dal popolo, è un valore in sé, ma è un valore per quello che produce, dato che non produce la palude, ma atti effettivi ed efficaci di governo che verranno giudicati, alla fine della legislatura, dalla gente. E in questo sistema di bilanciamento dei poteri degli inserimenti sono possibili, possibilissimi, molti sono stati fatti, ma ce ne sono alcuni che non possono essere realizzati perché non sono coerenti con le forme di legittimazione. Penso, per esempio, alla mozione di sfiducia costruttiva di cui si è parlato: un organo elettivo rimuove un altro organo elettivo, senza condizione di reciprocità. Non funziona così nemmeno nel modello Westminster.
Per quanto riguarda la decontestualizzazione, abbiamo già detto prima che c'è un problema di tipo costituzionale, ma aggiungo - e questo è il ragionamento di prospettiva - che quando parleremo di Statuto e sarà possibile decontestualizzare le elezioni ci interrogheremo se quel modello separatista, di presidenzialismo estremo, sia il modello che vogliono i sardi, la nostra cultura istituzionale, le nostre forze politiche. Io ho qualche dubbio, perché credo nella forza di questo Consiglio e nella capacità di equilibrare poteri forti con poteri egualmente forti che sapremo esercitare nel modo più alto.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Cherchi, che l'ha chiesta, comunico al Consiglio che l'onorevole Pittalis, che aveva chiesto congedo, è rientrato in Aula.
E' iscritto a parlare il consigliere Cherchi Silvio. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Il voto di ieri rappresenta un test per il Partito Democratico, perché penso che un partito riformista debba accogliere anche le altre culture, di cui forse sarà più difficile fare sintesi, ma anche più vitale. Avremo comunque tempo per questo.
Io credo che solo apparentemente sia paradossale che sull'articolo 12, ieri, e sull'articolo 18, oggi, si sia sviluppato un dibattito così acceso, con divisioni che hanno attraversato tutti gli schieramenti, al di là dell'utilizzo strumentale di qualche risultato. Lo ritengo paradossale perché il dibattito riguarda la legge statutaria - che mi auguro venga approvata in tempi rapidi per poter affrontare altre urgenze -, che, al di là dell'enfasi con cui forse è stata inizialmente pensata e poi confezionata dal lavoro svolto dalla Commissione e dalla Giunta, poche o nessuna possibilità ha di incidere sulle norme scritte nello Statuto e di altro si occupa. E' evidente che il dibattito anticipa argomenti che - e qui sta la preoccupazione - spero ci coinvolgano presto nella scrittura del nuovo Statuto e della legge elettorale. Ma era un dibattito inevitabile, perché c'è un fatto politico incontestabile: è la prima volta che il Consiglio regionale, sua sponte, senza subire costrizioni, mette nero su bianco l'elezione diretta del Presidente della Regione (prevedeva anche la contestuale elezione del Consiglio, contestualità che è stata eliminata). Ed è chiaro che le contraddizioni, i diversi orientamenti, le diverse culture che sono presenti e che non si sono volute affrontare o non si è riusciti ad affrontare né nella passata legislatura né in questa prima parte della legislatura attuale, prima o poi sarebbero venuti al pettine.
Io non considero una tragedia ciò che è successo ieri; probabilmente la maggioranza avrebbe potuto evitare qualche lacerazione, ma ben venga il confronto anche aspro, perché stiamo parlando di questioni che riguardano i prossimi dieci o vent'anni delle nostre istituzioni. E, in qualche maniera, sottotraccia, non c'è norma o legge che sia stata affrontata in quest'Aula in cui questi argomenti non siano stati infilati, con posizioni diverse, perplessità e così via.
Delle diverse forme di governo stiamo discutendo da anni. Il tema del parlamentarismo e del presidenzialismo hard (duro) o soft (morbido) è stato affrontato anche nei congressi di partito, in cui qualcuno ha vinto e qualcun altro ha perso. Non sono mancati gli aspiranti dirigenti politici di ogni genere che ci hanno decantato le virtù del presidenzialismo duro. In qualche occasione, quell'onda presidenzialistica ci ha persino fatto scrivere che il presidenzialismo era capace, di per sé, di innescare un nuovo e virtuoso ciclo economico. L'abbiamo scritto nel primo DPEF. Cambiare idea, riflettere è segno di vitalità e intelligenza e l'esperienza naturalmente è maestra, ma personalmente credo che dobbiamo evitare un errore nei nostri convincimenti, quello di legare le ipotesi di riforma a fatti e vicende contingenti, farle discendere dal giudizio che diamo su chi occupa comunque pro tempore il posto di Presidente e sul suo operato. Questa è una partita sulla quale è legittimo discutere, ma è un'altra storia, altrimenti si agevola la tendenza per cui non si può più esprimere una perplessità o una riserva perché poi, soprattutto da parte della stampa, vengono espressi giudizi devastanti su tutto.
Gli articoli 12 e 18 sono per molti aspetti un atto dovuto ed era difficile pensare di poterli scrivere diversamente, almeno questo è il mio parere. Forse si sarebbe potuta attenuarne la perentorietà, contestualizzandoli, nel senso che finché vige questo Statuto questa è la regola, e forse la stessa scelta di ieri da un punto di vista formale è irrilevante, però è il segnale di una difficoltà a maturare un orientamento che raccolga larghi consensi in quest'Aula e probabilmente anche fuori di qui. E' difficile fare sintesi e, a dire la verità, non vedo neanche moltissima disponibilità in tal senso.
Io parto da un concetto largamente condiviso, mi sembra, e gli stessi sforzi fatti dalla Commissione andavano in quella direzione e ci furono annunciati come un qualcosa di non riuscito: questo presidenzialismo perfettamente sovrapposto al parlamentarismo (è difficile dire se sia o no presidenzialismo, ma è di sicuro un tipo di presidenzialismo che si sovrappone perfettamente al parlamentarismo) non va bene a nessuno o quanto meno non va bene alla gran parte del Consiglio regionale. In nome della stabilità si è introdotto un principio, quello dello stare insieme o cadere rovinosamente, che invece di avviare la politica in una tranquilla, comoda autostrada senza ricatti delle consorterie, senza invadenza da parte dei partiti o delle loro diverse correnti, ha creato anche in Italia (usciamo fuori dalla ristrettezza dei nostri ragionamenti, perché non è un problema soltanto nostro) non solo malessere, ma anche tensione, che ha trasformato la normale dialettica tra Esecutivo e maggioranza, tra Esecutivo e Consiglio o in un continuo confronto di tipo muscolare, oppure - sono stati scritti dei saggi su questo - in una convivenza che pone persino problemi di natura etica. Ci sono Regioni, lo sappiamo tutti, dove sono state create diciotto commissioni permanenti, con diciotto presidenti, diciotto vicepresidenti e così via. Questo non riguarda la nostra Regione e quando parliamo dei costi della politica forse dovremmo essere orgogliosi del fatto che sostanzialmente la nostra è un'attività sana e seria. Pensiamo, cioè, a una riforma che non sia figlia delle suggestioni. Le suggestioni sono spesso il prodotto, in questa interminabile transizione italiana, di riforme fatte a pezzi, senza prevederne le conseguenze, a partire da quella che fu la più semplice: l'abolizione della preferenza plurima, che modificò profondamente il mosaico costituzionale.
Io non condivido le teorie minimaliste che circolano anche al nostro interno e sono convinto che questa Regione possa decidere la riforma che ritiene più opportuna. Sono convinto che non abbiamo di fronte strade così strette, perché altrimenti davvero ci sarebbe da chiedersi, come diceva l'onorevole Mario Floris, che tipo di specialità vogliamo. Ma, insomma, noi possiamo intervenire, anche con successo - penso alle servitù militari -, su questioni che riguardano lo scacchiere militare mondiale e non siamo in grado di determinare la nostra legge elettorale, il nostro Statuto! Spesso si cita, a questo proposito, l'esempio calabrese. A parte il fatto che la Calabria non è una Regione a statuto speciale, se ho letto bene aveva la presunzione di conciliare la legittimazione popolare del Presidente con la possibilità, da parte del Consiglio, di sostituirlo, il che mi sembra un qualcosa, come dire, che non sta in piedi.
La seconda considerazione riguarda il fatto che la riforma deve essere adeguata al rango istituzionale di questa Regione, pertanto il parlamento sardo non può essere a sovranità limitata, per gli stessi motivi per cui abbiamo sonoramente bocciato la cosiddetta riforma Bossi-Berlusconi. Per dirla in breve, credo che il parlamentarismo sia stato ferito togliendo ai parlamenti il loro compito primario, che era quello, come dicevano gli studiosi, di formare il governo; contemporaneamente, però, è cresciuta nell'opinione pubblica la volontà di decidere le scelte e di incidere sulle scelte dei governi. Ecco, credo che sulla strada dell'elezione diretta del Presidente della Regione non possiamo tornare indietro, almeno nel medio periodo. Dobbiamo cercare, anche se è ambizioso e difficile, ma credo sia l'unica soluzione possibile, di conciliare l'autonomia del Consiglio con l'efficacia dell'Esecutivo; dobbiamo cioè pensare a una qualche forma di separazione a partire dal momento dell'elezione dei due organi.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cherchi.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Probabilmente potremmo individuare dei pesi e contrappesi, e avrebbero sicuramente un senso anche le cose che dice l'onorevole Francesco Sanna, come per esempio accentuare il ruolo della Giunta e individuare…
PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, la prego!
CHERCHI SILVIO (D.S.). Sto finendo.
PRESIDENTE. Il tempo è scaduto da quasi un minuto, onorevole Cherchi.
CHERCHI SILVIO (D.S.). La ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei. Lo so che si stava appassionando, era pure interessante ciò che diceva, però le regole vanno rispettate.
E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Poiché non è presente in aula, decade dal diritto alla parola.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signor Assessore, colleghi, leggendo delle note di stampa di questi giorni e in particolare un fondo in cui Giampaolo Mele, insigne studioso, richiama Francesco, un povero cristo che figura ne "Il nome della rosa" e che andava dicendo "Paenitentia agite! Paenitentia agite!", richiamando il fatto che fosse tempo di Quaresima - e oggi, guarda caso, è il mercoledì delle Ceneri -, mi sono fatto l'idea che si siano persi il senso del cammino e la conoscenza del tempo e dei tempi. E' importante che qualche volta noi riflettiamo su dove ci collochiamo e perché ragioniamo di questi argomenti, che per alcuni sembrano l'universo della legislazione, ma sono ben poca cosa in rapporto a quanto accade fuori di qui.
E allora i tempi, caro Presidente, ci avrebbero dovuto richiamare alla necessità, se non di sospendere l'esame di questa statutaria, perlomeno di portare in Aula la legge finanziaria per discutere di cose altrettanto serie e forti e dare risposte alle persone che, guarda caso, i colleghi di Rifondazione Comunista, che non perdono occasione di critica, chiamano i più deboli. Ma siccome, probabilmente, non si vogliono ascoltare le lamentele dei più deboli, non si vuole affrontare la situazione sdrucciolevole della nostra economia, preferendo parlare dei massimi sistemi, noi siamo qui e ne parliamo a fronte alta e con chiarezza. Lo dico perché noi non accettiamo le urla tese a precostituire alibi o dare di sé un'immagine non coerente con il proprio pensiero.
Noi Riformatori eravamo e restiamo presidenzialisti. Su questo non si discute e pretendiamo che attorno al presidenzialismo si apra un dibattito. Siamo altresì convinti che vi sia la possibilità di aprire un dibattito anche culturale in merito al fatto che con un emendamento si voleva eliminare dall'articolo 18 la contestualità delle elezioni del Presidente della Regione e del Consiglio regionale, ma l'approvazione dell'articolo 12 ha caducato questa possibilità. Ora, al di là del fatto che "contestualità" significa che si vota nello stesso giorno, ma non con la stessa scheda elettorale, non esiste l'obbligo di eleggere insieme il Consiglio regionale e il Presidente. Contestualità vuol dire che nello stesso giorno possono esserci due espressioni di voto: una per il Presidente, l'altra per il Consiglio regionale. In questo caso non esiste la simultaneità, il cosiddetto simul stabunt simul cadent, ma vi è l'opportunità di dare pienezza di poteri sia al Presidente, con tutto quello che il presidenzialismo comporta, sia al Consiglio regionale, cioè al parlamento del popolo sardo. E non si abbia paura di dire - giustamente il collega Cherchi faceva questo rilievo - che non bisogna enfatizzare questa legge statutaria, perché, ancorché rinforzata, in quanto attua l'articolo 15 dello Statuto, la statutaria non è lo Statuto. Non capisco, quindi, perché si voglia attribuire aulicità a questa normativa.
Qualcuno parlava di "marrania". Vorrei dire che io mi colloco in partibus infidelium per capire quali sono le espressioni, le necessità, le aspirazioni degli altri, di quelli che non la pensano come me e che hanno forse difficoltà a capire un presidenzialismo che è mal interpretato, perché non pienamente accettato in una condizione in cui la maggioranza non è capace di esprimere democrazia al suo interno e di riflettere insieme al Presidente prima di fare un discorso più armonico e di proporre in Aula una norma lineare e adeguata alle esigenze della Sardegna. Una maggioranza coesa, che si identifica in un progetto veramente serio, di questi tempi avrebbe certamente portato in discussione la finanziaria, non la legge statutaria.
Ora, la crisi della democrazia, caro collega Maninchedda, non si può leggere nel presidenzialismo. La crisi della democrazia è identificabile in uno scollamento totale, probabilmente dovuto all'esperienza degli anni trascorsi. Vi è la necessità, invece, di trovare legami col popolo, identificandolo in quelle che sono le sue precipue istanze. Io non so se la democrazia possa essere disgiunta da chi la rappresenta nell'ambito dell'esercizio del potere esecutivo e soprattutto del potere legislativo, anche perché non si possono creare dualità, non ci possono essere conflittualità perenni fra organi che dovrebbero tenere significativamente al passo l'efficienza e l'efficacia della gestione amministrativa e della produzione normativa. Ma, come più volte abbiamo detto in quest'Aula, non si può legiferare a cottimo! Ecco perché vi è la necessità di misurare i tempi e di approfondire i termini degli argomenti in discussione. Se su queste cose non si riflette attentamente, il carico pesa tutto sulla maggioranza. Non si scaglino, caro Uras, sulla minoranza comportamenti improntati alla differenziazione, se vuoi pari a quelli della maggioranza, ma che non comportano necessariamente uguale responsabilità di fronte al popolo.
Per cui, nel rimarcare che noi siamo profondamente presidenzialisti, vi aspettiamo ancora una volta per affrontare l'esame di una legge che deve essere discussa a pieno titolo in questa sede, e cioè la legge elettorale, che voi rifuggite e avete paura di trattare in termini di vera discussione, in termini cioè di apertura alle possibili interpretazioni e anche di ribellione - se vogliamo - alla consuetudine di calare la testa rispetto alle norme dello Stato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, rinuncio all'intervento, perché, condividendo pienamente ciò che ha appena detto il collega Dedoni, mi pare superfluo essere ripetitivo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, non vogliamo certo nascondere che sull'intera legge statutaria, e in particolare sull'articolo 18, ci sia una diversità di opinioni e di scelte politiche e culturali non solo nel Consiglio, ma anche all'interno del centrosinistra. Non lo abbiamo scoperto ieri, col voto sull'emendamento Balia e più, ma lo sappiamo tutti da tempo, perché conosciamo le posizioni dei nostri rispettivi partiti.
A noi del partito della Rifondazione Comunista è stato ricordato che il programma elettorale di Sardegna Insieme contiene, in maniera esplicita, un riferimento a una visione presidenzialista. Questo è vero e non lo possiamo negare. E', però, altrettanto vero che l'allora segretario del partito non doveva e non poteva, io penso, sottoscrivere quel documento, essendo il partito contrario al presidenzialismo, in qualsiasi forma aggettivato o presentato. E' stato un errore, forse un abuso di potere, che non doveva essere compiuto. Si trattava semplicemente di eliminare quel punto dal programma, come si fa quando nelle coalizioni ci sono punti dirimenti. Per cui, oggi, ci troviamo di fronte a questioni politiche di non semplice soluzione, tenendo anche conto che nel corso delle legislature le posizioni possono evolversi e dunque essere anche aggiornate. Dovremo, pertanto, tener conto di questa sensibilità e rispettarla anche per il futuro.
Detto questo non posso che sottolineare la diversità della nostra posizione, che è contraria al presidenzialismo, ma, sia chiaro, noi non ci prestiamo a strumentalizzazioni più o meno furbesche e raffinate, in alcuni casi, che hanno il solo scopo di spaccare la maggioranza e far cadere la Giunta regionale. Questo non lo vogliamo per una scelta politica complessiva e perché non è utile alla Sardegna e, in particolare, alle sue classi e aree più deboli. Le riforme sono un punto fermo di questa legislatura, sono attese da tutti e da tempo. Dobbiamo riconoscere che nel passato non si è riusciti, non lo hanno fatto i Governi di centrodestra e neppure quelli di centrosinistra, neppure a discuterle, non solo a portarle a compimento. Certo su questo argomento si è sviluppato un dibattito difficile, a volte anche aspro, ma non v'è dubbio che le riforme debbono essere realizzate per avere una Regione, cioè la rappresentanza istituzionale della nazione sarda, in grado di rispondere alle attuali esigenze del popolo.
Questa legge statutaria è una parte di queste riforme, come è stato sottolineato; un'altra parte importante riguarda la riforma della legge elettorale che deve essere approvata al più presto. Ma la nostra attenzione, cari colleghi, e mi rivolgo soprattutto a quelli del centrodestra, dovrebbe essere concentrata sulla madre di tutte le riforme, e cioè il nuovo Statuto speciale della Sardegna.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISU.) Questo deve essere il momento qualificante per il Consiglio regionale, non solo per l'attuale maggioranza. Tutti sappiamo che la riscrittura dello Statuto è veramente importante per noi sardi, indispensabile direi, perché ci consentirà di avere poteri e risorse stabili per programmare sia il nostro sviluppo sia il nostro futuro. Ma a voi del centrodestra interessa questo argomento? Volete procedere in questa direzione? Io penso di no, lo dimostra il fatto che avete deciso di far fallire la Consulta statutaria, che aveva un grande compito da espletare. Questo è stato un fatto particolarmente grave dopo il fallimento della proposta di istituzione dell'Assemblea costituente - alla quale mi onoro di aver contributo -, e accuso il centrodestra, in particolare il Governo Berlusconi, di aver prima promesso e poi negato l'istituzione di questa Assemblea. Ne abbiamo le prove e credo che non possano esserci su questo posizioni ambigue. Questo lo dico per sottolineare che nel vostro comportamento, cari colleghi del centrodestra, anche se non da parte di tutti, c'è sempre una strumentalità politica che disturba il libero confronto e la difesa degli interessi generali, nella fattispecie quello di realizzare le riforme.
Anche per quanto riguarda questa legge si nota un comportamento strumentale ed è evidente l'obiettivo di far saltare la maggioranza con la seducente posizione del presidenzialismo temperato. Io credo che quando si sceglie la strada del presidenzialismo non vi sia scampo, perché il Presidente eletto dal popolo finirà per rispondere al popolo stesso. Il problema è che il popolo non ha gli strumenti e le conoscenze per orientare e controllare il Presidente. Se, poi, l'informazione non è indipendente e obiettiva - e non lo è - siamo alla degenerazione populista della cultura presidenzialista e con essa alla crisi della rappresentanza politica. Per questo tanti di noi siamo parlamentaristi nelle forme che garantiscano efficienza e stabilità alle istituzioni, oltre a batterci per un rinnovamento profondo dei partiti. Per cui la posizione di Rifondazione Comunista è chiara e netta e non può e non vuole essere confusa con le altre.
Pertanto, noi voteremo il nostro emendamento parlamentarista, perché lo riteniamo in coerenza con la nostra linea politica, così come non possiamo, ovviamente, dare un voto favorevole all'articolo 18. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io penso che l'andamento del dibattito anche di stamattina ci abbia confortato sulla decisione presa ieri sera dalla Giunta regionale e dalla maggioranza di proporre al Consiglio di passare dall'articolo 12 direttamente all'articolo 18. Noi pensiamo che questa sia stata una scelta di chiarezza, una scelta limpida, che consente al Consiglio regionale di misurarsi direttamente su quello che è il cuore, il nodo sensibile di questo disegno di legge, cioè la scelta della forma di Governo. Questo nonostante siamo consapevoli che l'emendamento che è stato approvato ieri sera non pregiudica e non modifica la costruzione giuridica e istituzionale del disegno di legge approntato dalla Giunta regionale e istruito dalla Commissione autonomia. Si tratta di un elemento di chiarezza, perché ci consente di misurarci direttamente su questa questione fondamentale e io penso che questa mattina si sia sviluppato un dibattito profondamente libero, privo di qualunque steccato, che ha dato vita a un confronto trasversale in Consiglio regionale, cioè un confronto che ha interessato la maggioranza, la minoranza e i diversi Gruppi. Ne è dimostrazione proprio il voto di ieri sera sull'emendamento numero 345, proposto da una parte della maggioranza.
Quindi il dibattito è stato libero e il confronto assolutamente privo di qualunque condizionamento. Penso che questo sia l'elemento più efficace attraverso il quale valorizzare la centralità del Consiglio regionale, che è oggi chiamato a scegliere tra due possibilità di elezione del Presidente della Regione, entrambe assolutamente rispettabili: da una parte l'elezione a suffragio universale e diretto da parte dei cittadini, e questo, continuo a dirlo, io non lo chiamo presidenzialismo, dall'altra l'elezione da parte del Consiglio regionale. Io ho un profondo rispetto per chi continua a sostenere con dovizia di argomentazioni che la scelta di eleggere il Presidente da parte del parlamento regionale sia non solo rispettabile, ma profondamente democratica; è una scelta nobile, su cui si sono misurate generazioni di politici e moltissimi studiosi.
Quindi, nel sostenere la scelta dell'elezione diretta del Presidente della Regione, eviterò di demonizzare, come invece è stato fatto, la scelta dell'elezione da parte del Consiglio regionale. Questo sarebbe profondamente sbagliato, così come è profondamente sbagliato sostenere la scelta parlamentarista prefigurando scenari antidemocratici e una deriva antidemocratica, a cui si potrebbe pervenire attraverso l'elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Regione. Quali sono, dunque, le motivazioni che hanno portato la Giunta regionale e la Commissione a sostenere l'elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Regione? Io penso che questa scelta derivi sostanzialmente da due considerazioni: la prima è che l'elezione diretta pone al centro il cittadino. Infatti, è il cittadino che determina il principio della consonanza, cioè quel nesso inscindibile che esiste tra il programma di governo, il voto dell'elettorato e la maggioranza che ne deriva e l'elezione diretta del Presidente. Questo principio di consonanza, che è stato sancito persino da alcune sentenze della Corte costituzionale, rende inscindibile questo nesso tra programma elettorale, elezione diretta del Presidente e maggioranza che lo sostiene. E' il cittadino, ripeto, che sta al centro di questa scelta e non potrebbe essere altrimenti.
E allora vedete, il programma di governo non è assolutamente un optional; il programma di governo è l'elemento che unisce le diverse forze che partecipano alla coalizione che si è determinata, è il biglietto da visita attraverso il quale quella coalizione si presenta agli elettori ed è il collante della maggioranza che viene eletta. Io ho un profondo rispetto per il voto dei cittadini, perché da questo deriva la scelta di un programma, di un Presidente, di una maggioranza. E allora non è pensabile che il programma di governo, che a livello nazionale è stato alla base della nascita del Governo Prodi e viene evocato a ogni piè sospinto come l'elemento che deve guidare le scelte di quel Governo, non abbia una valenza cogente anche qua in Sardegna. Quindi il principio della consonanza è un elemento che rafforza e pone al centro della scelta dell'elezione diretta del Presidente della Regione il cittadino.
La seconda considerazione che ci ha fatto propendere per questa scelta è che una società complessa e globalizzata, come è ormai anche la società sarda, ha bisogno di scelte rapide, di governabilità e di stabilità. Governabilità e stabilità sono elementi importanti e decisivi che, se andiamo a vedere, sono assolutamente venuti a mancare nell'esperienza passata. La stabilità e la governabilità possono, però, essere assicurate dall'elezione diretta del Presidente della Regione. Ma ci sono anche altri elementi che ci hanno fatto propendere in questa direzione: se guardiamo al panorama istituzionale e democratico del nostro Paese, notiamo che il nerbo di questo sistema democratico, lo scheletro è determinato da quel sistema istituzionale a rete di cui fanno parte i Comuni, le Province e le Regioni. Ebbene queste istituzioni che rappresentano, dicevo, il nerbo, l'anima del sistema democratico del nostro Paese, passano attraverso il principio dell'elezione diretta del presidente o del sindaco. Questo è un elemento che non può essere assolutamente trascurato, ma c'è un altro: tutte le Regioni a statuto ordinario hanno optato per l'elezione diretta del Presidente della Regione mentre due Regioni a statuto speciale si sono discostate da questa scelta. Chi ha provato, come il Friuli Venezia Giulia, a fare una scelta differente sottoponendola a referendum, si è visto bocciare quella scelta da parte dei cittadini, i quali hanno riproposto il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
Come vedete ci sono sufficienti motivazioni per sostenere questa scelta e nell'esprimere le nostre motivazioni non demonizziamo nessuno, anzi nutriamo un profondo rispetto per chi ritiene che il Presidente della Regione debba essere eletto dal Consiglio regionale. Naturalmente, tutto questo comporta delle conseguenze: ho detto prima che uno dei punti su cui ci siamo misurati, anche in Commissione, è stata l'eliminazione della cosiddetta clausola della dissolvenza, e cioè dell'indissolubilità tra il destino del Presidente, e quindi anche della maggioranza che lo sostiene, e quello del Consiglio regionale. A legislazione vigente, bisogna ripeterlo perché sembra non essere ancora entrato in testa a qualcuno, sulla base di leggi costituzionali e del nostro stesso Statuto di autonomia, non è possibile eliminare la clausola della dissolvenza, non è possibile cioè eliminare l'indissolubilità tra il destino del Presidente e quello del Consiglio regionale. E allora, se vogliamo esaltare la centralità del Consiglio regionale dobbiamo fare in modo che questo Consiglio regionale possa misurarsi immediatamente con la riscrittura dello Statuto, nell'ambito della quale potremo modificare la clausola della dissolvenza, ossia eliminare l'indissolubilità di cui dicevo.
Altra possibilità è quella che deriva da una modifica di carattere costituzionale. Su questo c'è un dibattito aperto a livello nazionale e io penso che possiamo aspettare che questo dibattito evolva in direzione della eliminazione del principio simul stabunt simul cadent, però abbiamo anche la possibilità di esaltare il potere legislativo del Consiglio regionale misurandoci immediatamente sullo Statuto e introducendo tutte quelle modifiche che possono riequilibrare il rapporto tra il Presidente della Regione e il Consiglio regionale.
Penso che il dibattito in quest'Aula abbia dato la possibilità a tutti di misurarsi in maniera aperta, senza condizionamenti. Ecco perché ritengo contraddittoria la proposta che è stata fatta di legare alcuni articoli ed emendamenti al voto segreto. Questo Consiglio ha dato vita a un confronto assolutamente aperto e libero che penso possa concludersi con un voto palese, con cui ciascuno si assumerà interamente le proprie responsabilità. E' questo, a mio avviso, il modo migliore per esaltare la libertà e l'autonomia di questa Assemblea legislativa.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Sugli emendamenti numero 43, 254, 313, 367, 321, 348, 228, 695, 182 e 362 esprimo parere contrario. Gli emendamenti numero 161, 373 e 181 ritengo che siano decaduti.
PRESIDENTE. Sì. L'emendamento numero 43 è spostato fra gli emendamenti aggiuntivi, così come richiesto dal presentatore.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Colleghi, sospendo la seduta per dieci minuti, per approfondire alcuni aspetti sulla modalità di votazione di questi emendamenti.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 08, viene ripresa alle ore 13 e 21.)
PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto e fanno un po' di silenzio possiamo capirci meglio.
Ho avuto bisogno di un approfondimento regolamentare, perché alcuni degli emendamenti sostitutivi totali che affronteremo adesso hanno delle parti in comune, sebbene scritte in maniera diversa e collegate a dispositivi diversi l'uno dall'altro, che riguardano l'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio regionale. Alcuni emendamenti riportano una dizione in base alla quale il Presidente viene eletto dal Consiglio regionale, altri iniziano dicendo: "Il Consiglio regionale elegge il Presidente" e comunque ci sono, in alcuni emendamenti, delle parti comuni che possono costituire uno dei casi previsti dal comma 6 bis dell'articolo 85 del Regolamento, cioè costituiscono il carattere di principio. Per evitare anche che il Consiglio contraddica se stesso, con votazioni diverse sulla stessa cosa, penso che dovremmo mettere in votazione il principio contenuto nel primo emendamento e conseguentemente gli altri emendamenti decadono, perché una volta che si è votato il principio, vale quel principio. Non so se sia chiaro.
Si tratta degli emendamenti numero 254, 313, 367, 321 e 348, i quali, ripeto, hanno una parte sostanziale in comune, che riguarda l'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio regionale. Questo assume un carattere di principio, per cui possiamo mettere in votazione questa parte una volta per tutte, e non per ogni emendamento, e se viene approvata resta definitivamente approvata, se non viene approvata si intende bocciata.
CASSANO (Riformatori Sardi). E l'emendamento numero 43?
PRESIDENTE. E' stato giustamente spostato tra gli emendamenti aggiuntivi, quindi lo esamineremo insieme agli emendamenti aggiuntivi.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, chiedo una sospensione dei lavori, anche in ragione dell'interpretazione che è stata fornita dagli Uffici sulla dinamica di voto.
PRESIDENTE. E' stata avanzata una richiesta di sospensione da parte dell'onorevole Uras.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Di quanto?
PRESIDENTE. Onorevole Uras, se interrompiamo per venti minuti, va bene?
(Interruzioni)
Colleghi, dobbiamo lavorare fino alle ore 14, così come previsto.
URAS (R.C.). Va benissimo, Presidente.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 13 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 26, viene ripresa alle ore 13 e 51.)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, riprendiamo la seduta.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, ovviamente dichiaro il mio voto a favore del principio, come l'ha chiamato lei, dell'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio.
Vorrei fare solo una battuta rispetto alle affermazioni dell'assessore Dadea, verso il quale nutro una grande stima, che ha dichiarato che anche questo dibattito, successivo all'episodio di ieri, è improntato al massimo rispetto della volontà dei singoli e dei Gruppi. Francamente questo mi sembra negato dalla richiesta della Giunta di passare dall'articolo 12 direttamente all'articolo 18.
Signor Presidente, l'emendamento numero 254, di sui sono primo firmatario, tende a ridare dignità e autorevolezza al Consiglio regionale e dice che il Presidente della Regione viene eletto su proposta del Presidente del Consiglio regionale. Posto che, nella nostra istituzione autonomistica, non esiste una figura corrispondente a quella del Presidente della Repubblica, io intendevo proporre l'elezione a suffragio diretto anche del Presidente del Consiglio, ma è un punto rispetto al quale nutro dei dubbi di ordine costituzionale. Se avessimo affrontato prima la discussione sullo Statuto probabilmente avrei avanzato una proposta in tal senso.
Ma perché ho presentato l'emendamento numero 254? Prima di tutto per dare dignità e rilevanza al Consiglio, in quanto è il Presidente del Consiglio che propone il Presidente della Regione, previa consultazione obbligatoria - ecco un altro aspetto importante - delle forze politiche rappresentate in Consiglio, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori e del Consiglio delle autonomie locali. Questo mi sembra un modo non solo per ridare dignità al potere legislativo e per esaltarlo come potere primario nel nostro ordinamento autonomistico, ma anche per riavvicinare alla massima istituzione parlamentare le forze sociali e politiche e rimettere in moto i partiti, che per essere consultati devono darsi da fare. Questo è il modo per iniziare un processo di risanamento della democrazia, che definiamo malata.
Presidente, voto a favore del principio comune, ma far cadere le restanti parti degli emendamenti in discussione probabilmente significa soffocare il dibattito, che su questo punto è estremamente importante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Ritiro la richiesta di voto segreto, anche se faccio notare che c'è già stata una dichiarazione di voto, perché ritengo, accogliendo l'invito del collega Uras, che giustamente debba avvenire tutto alla luce del sole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, non sarei in pace con me stesso se non dicessi cosa penso, in questo momento cruciale, della vita politica sarda. E' proprio il caso di dire: tu "che fosti donna or sei povera ancella". Una volta esisteva il parlamento della Sardegna, carico di dignità e fierezza, rappresentativo del popolo sardo, oggi qui c'è un clima di caccia alle streghe, di conta dei voti: il Presidente conta i voti e va a vedere chi è presente e chi no. Chiedo al parlamento sardo: "E' questo il modo di darci delle regole? E' questo un sistema politico serio? Noi stiamo rinunciando a esercitare le nostre prerogative!
(Interruzione del consigliere Marrocu)
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Parla quando ti spetta, se vuoi parlare. Questa è la verità, una volta si sarebbe parlato di compravendita di voti!
(Interruzioni)
Di compravendita di voti! E' inutile che protestiate, c'è poco da fare!
PRESIDENTE. Onorevole Floris, prego.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Allora raccolgo la provocazione. Si racconta che durante una riunione del Consiglio regionale, il Presidente della Regione e il Presidente del Consiglio si siano incontrati e il primo abbia detto: "Porterò il bilancio della Regione gli ultimi due giorni utili e costringerò la minoranza ad approvarlo". Allora io ho detto: "Ma i "picciotti" saranno stati tutelati dal Presidente del Consiglio!" Nemmeno per idea! Questo è il clima in cui stiamo vivendo in Sardegna.
Noi avevamo un sistema elettorale che non ha mai sancito quali fossero i poteri del Presidente della Regione. Non esiste legge che lo sancisca. Oggi, noi con questa legge stiamo certificando, per volontà della Giunta, una serie di poteri e di responsabilità che il Presidente non aveva. Da questo momento è bene che scenda un silenzio tombale e che tutto quello che fa il presidente Soru sia apprezzato e non sia più criticato da nessuno, perché con questa legge egli diventa non il padrone assoluto, ma il padrone di tutti noi e di tutta la Sardegna!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò a favore dell'elezione del Presidente della Regione attraverso il Consiglio regionale, perché non ritengo che un Presidente scelto come primus inter pares ...
(Interruzione del consigliere Marrocu)
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu! Prego, onorevole Caligaris, svolga il suo intervento.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Dicevo che non credo che un Presidente della Regione scelto come primus inter pares sia meno autorevole che se fosse eletto direttamente dal popolo. Le ragioni che mi inducono a sostenere questo principio sono diverse: la principale riguarda la coerenza con gli ideali che il mio Partito, lo S.D.I., persegue a tutti i livelli. I socialisti sono parlamentaristi nel DNA e si sono battuti contro il maggioritario sin dalla loro nascita. E' evidente, quindi, che la scelta del Presidente da parte del Consiglio è per me, più che legittima, fondamentale. Penso, inoltre, che la proposta in esame non sia in contrasto con l'articolo 15 così come modificato nel 2001, tant'è che prevede in che modo e quando si scioglie il Consiglio se il Presidente è eletto dal Consiglio stesso.
Mi sembra altresì che, forse da precursori, questo possa aiutare e addirittura ridare vigore alla politica del confronto vero. Il processo di disumanizzazione che la politica ha subito sta facendo riflettere, per la prima volta in Italia dopo vent'anni, non solo gli addetti ai lavori, ma soprattutto i cittadini, che, è vero, vogliono risposte però esigono il rispetto dei diritti acquisiti ed esigono di essere ascoltati e di poter contare non solo per eleggere il Presidente, ma costantemente, sempre. La semplificazione del sistema che si porta dietro una serie di conseguenze, quale il partito unico di centrodestra o di centrosinistra, il portavoce unico, eccetera, non aiuta. Se è questa la strada della stabilità e della governabilità, mi spiace, ma non posso condividerla.
Per quanto riguarda, poi, il rapporto cosiddetto indissolubile tra programma di governo, cittadino e Presidente, in questa legislatura il programma noi lo abbiamo cambiato quando abbiamo ritenuto di doverlo fare. Nessuno si è scandalizzato per questo, perciò credo che sia opportuno riflettere bene su questa scelta ed evitare azioni che in qualche misura ledano davvero la scelta libera. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Condivido alcune osservazioni che sono state fatte sulla qualità del momento. Noi avevamo un'occasione, quella cioè di interrompere una spirale che ormai rende impossibile l'agire riformatore, soprattutto per quanto riguarda le istituzioni. Lo rende impossibile perché è intriso di strumentalità. Cioè, se io voglio bocciare o promuovere un Governo dove agisco? Sul terreno delle riforme istituzionali, negando me stesso, organizzando blitz, facendo sommatorie impure e altre operazioni di questa natura, che ovviamente non danno respiro all'iniziativa legislativa.
Devo dire che sono deluso anche della qualità delle relazioni politiche che si intrattengono tra i Gruppi e le formazioni politiche su questi temi, sui quali sarebbe necessario ampliare il discorso senza riserve rispetto alle convinzioni proprie e dei propri aderenti, del proprio elettorato e così via. Noi siamo parlamentaristi, non avremmo voluto questa modalità di voto sul principio di cui si parla, perché c'è parlamentarismo e parlamentarismo: c'è il parlamentarismo che dà dignità al ruolo delle popolazioni che manifestano liberamente il loro consenso e c'è anche un parlamentarismo viziato, tutto di palazzo, anche corrotto, collaterale ai poteri forti che intervengono nell'economia e nella società.
Per evitare che il centrodestra debba strumentalmente votare quello a cui non crede, noi non parteciperemo al voto, non avalleremo i blitz. Noi dai muretti a secco non spariamo contro nessuno, né a voto segreto né a voto palese; noi non stiamo con coloro che non credono in nulla, che sono sempre strumentali nelle loro scelte.
CAPELLI (U.D.C.). Buffone! E' un buffone!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Renato Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ben evidente che traspare una forte emotività in questo mio esordio e vi prego di capire che ha una sua giustificazione.
Intervengo per affermare, con assoluta serenità, anche a nome dei colleghi dell'UDEUR che, probabilmente per il fatto che non è stato conncesso lo spostamento di un'udienza a stasera, sono assenti, che sull'articolo 18 l'UDEUR manterrà una posizione di coerenza, sostenendo lo spirito degli emendamenti sottoscritti e seguendo la linea già espressa, ripeto, in coerenza, durante tutto il precedente percorso di esame del disegno di legge statutaria. Lo fa per affermare i principi che si ispirano al parlamentarismo e che sono stati già ampiamente prospettati nel corso della discussione generale; principi nei quali crede e che sono l'essenza stessa dell'identità e della cultura di questo partito.
Ciò non toglie, e lo ribadiremo, il nostro voto favorevole alla legge nel suo complesso, a conferma del nostro leale sostegno a questa maggioranza e della mia personale sensibilità - chiedo di poter fare questa affermazione, perché gli aspetti personali, legati alla mia vicenda, sono intensi - verso l'esigenza, per me davvero irrinunciabile, di adottare uno strumento statutario che possa far chiarezza su alcuni aspetti sui quali tuttora esistono difficoltà interpretative sotto il profilo normativo. Affermo questo per rispetto, grande rispetto per tutti gli attori coinvolti in questa complessa vicenda. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Intervengo per annunciare il voto favorevole agli emendamenti che si spingono verso il parlamentarismo e per esprimere anche una sensazione, stando a quanto espresso anche da colleghi della maggioranza, che pure voteranno contro questi emendamenti, la sensazione che vi sia, appunto, un convincimento non del tutto pieno.
L'assessore Dadea diceva che, a legislazione vigente, non è possibile eliminare la clausola della dissolvenza. E' vero, Assessore, così come è vero che, a legislazione vigente, non si può spostare il potere regolamentare che lo Statuto prevede in capo al Consiglio regionale, eppure, proprio in relazione a questo si è detto: "Lo spostiamo, poi vedremo in quale momento lo Statuto verrà modificato". In ogni caso, un conto è la clausola della dissolvenza, il principio della consonanza, un conto è il principio della sudditanza, e vorrei ricordare che non stiamo legiferando solo per l'oggi.
Colleghi, non è vero che la statutaria, così come è congegnata, attenui il presidenzialismo, anzi lo potenzia decisamente. L'elezione del Presidente secondo il sistema americano lo avrebbe certamente attenuato. Quella poteva essere un'utile base di compromesso, che però mi pare sia stata rifiutata. Secondo me, il presidenzialismo è figlio non della voglia di stabilità, ma di molte e notevoli suggestioni, che in futuro verranno in ogni caso cancellate. L'ho affermato in altre occasioni e continuo a sostenerlo, così come continuo a ripetere che il dibattito parlamentare è in questo senso indirizzato.
E, comunque, colleghi, c'è una consapevolezza comune: questa è una legge che sarà sicuramente sottoposta a referendum. Io non anticiperei il parere dei cittadini, ma attenderei una verifica sul campo in quella occasione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Mi pare che sia sotto gli occhi di tutti che ci troviamo di fronte a un momento solenne, importante.
Sui principi ci siamo già chiariti e non è il caso di ripetersi, quindi è chiaro che io voterò a favore dell'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio regionale, e ne ho già esposto le ragioni. Siccome, però, quando si fanno le riforme bisogna sapersi ascoltare, vorrei dire due parole su ciò che è stato detto in questo dibattito, se no sembrerà veramente un dibattito tra sordi.
A me non convince, di questa forma di presidenzialismo, proprio il fatto che il Presidente sia non solo il capo della maggioranza, ma anche il capo del parlamento, questo è l'oggetto. L'unione dei due poteri, in questo modo, perché chi ha il potere di sciogliere un parlamento è il dominus di quel parlamento, a me pare non un neoparlamentarismo, ma un presidenzialismo spinto.
La maggioranza ha più volte detto che era disponibile al ragionamento, ma il ragionamento deve svolgersi rispetto a questo potere che deforma la democrazia. Una persona, una singola volontà, può decidere di sciogliere un parlamento, è questo il problema. Come si attenua questo potere? Noi abbiamo presentato un emendamento all'emendamento numero 22, in cui diciamo che il Presidente che si dimette non è immediatamente ricandidabile. La maggioranza ci dica se questa attenuazione del potere di scioglimento del Consiglio è gradita, è approvabile oppure no, altrimenti non capisco in che cosa si concreti questa disponibilità al dialogo, se non su aspetti marginali e non su ciò che ci riguarda come principi.
Ho sentito delle parole, secondo me, persino pericolose. Io non credo che il mandato elettorale significhi, per cinque anni, una cambiale in bianco per chi viene eletto e un fermo biologico della democrazia per chi elegge. Credo che questa sia un'aberrazione, e questa legge può consentire che accada in questa forma. Occorre tenere presente che le cose che diciamo qui dentro hanno un'importanza per il prossimo decennio e io, francamente, la responsabilità di comprimere i diritti individuali rafforzando enormemente i poteri del Governo regionale non me la voglio assumere e voglio che rimanga traccia, almeno in termini di principio, del voto che esprimo. Poi, i risultati saranno quelli che vedremo, ovviamente, ma è importante che un componente del Consiglio regionale sardo sia fedele ai principi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Signor Presidente, l'impressione che ho stasera, sentendo i vari interventi, è che questa legge, che tutti riteniamo estremamente importante, non sia voluta neppure dalla maggioranza, perché quando si iniziano a fare i conteggi aritmetici è evidente che qualcosa sta vacillando, che non c'è coerenza nella coalizione che governa la Sardegna.
MARROCU (D.S.). Perché non pensi alla tua coerenza?
PILERI (F.I.). Io ho apprezzato la correttezza degli onorevoli Balia e Maninchedda, che hanno presentato degli emendamenti e hanno fatto la loro dichiarazione di voto; non apprezzo altrettanto chi si rivolge all'opposizione chiedendo serietà e poi tradisce il mandato elettorale annunciando che non parteciperà al voto, forse perché questo voto può essere determinante per l'approvazione o meno della legge. Si tratta di un fatto piuttosto grave, che ci può portare ad approvare una legge la cui discussione è cominciata male: si è saltato l'articolo 1, che riguardava l'oggetto e la finalità stessa della legge, sono stati soppressi gli articoli 2 e 3 e si è continuato con tutta una serie di dispute sugli altri articoli sino ad arrivare all'articolo 18, che è il nocciolo della questione e che rappresenta lo spartiacque tra la scelta presidenzialista e quella parlamentarista.
Probabilmente e giustamente, ritengo, la maggioranza avrebbe dovuto fare, prima di venire in Aula, una riflessione e verificare se la maggior parte dell'attuale Governo regionale volesse un regime, o meglio un Governo presidenzialista o parlamentarista. Il rischio è quello di votare oggi, o fra qualche giorno, non la statutaria dei sardi, ma la statutaria di una piccola parte dei sardi.
URAS (R.C.). Cosa ha dichiarato di votare?
PIRISI (D.S.). Non ha dichiarato come vota.
PRESIDENTE. Colleghi, chiedo scusa. Non abbiamo capito come intende votare, onorevole Pileri.
DIANA (A.N.). Ha dichiarato che non vota, non resta in aula.
(Interruzione del consigliere Moro)
PRESIDENTE. Onorevole Moro, mi ero rivolto all'onorevole Pileri, poi se lei vuole intervenire per dichiarazione potrà farlo successivamente.
Onorevole Pileri, lei ha chiesto la parola per dichiarazione di voto, dichiari dunque il suo voto, perché questa è la prassi.
PILERI (F.I.). Presidente, forse l'Aula non era attenta, ma anche altri consiglieri intervenuti prima di me non hanno dichiarato il voto.
PRESIDENTE. Lei pensi per sé e dica come intende votare, onorevole Pileri, poi mi occuperò degli altri consiglieri.
PILERI (F.I.). Le regole vanno fatte rispettare dall'inizio.
PRESIDENTE. Onorevole Pileri, io le faccio rispettare, non si preoccupi, intanto sto facendo in modo che le rispetti lei. La prego di dichiarare il voto.
PILERI (F.I.). Considerata questa situazione e soprattutto il fatto che a me è stata chiesta un'esplicita dichiarazione, mentre per colleghi intervenuti precedentemente non si è seguito lo stesso metodo, mi rifiuto di votare. Quindi dichiaro che non voterò.
PRESIDENTE. Bene, questa è una dichiarazione, esattamente come quella di chi ha detto che uscirà dall'aula al momento della votazione.
AMADU (U.D.C.). Non è una dichiarazione, è una protesta!
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, magari lo approfondiremo. Prego i colleghi di dichiarare il voto in apertura del loro intervento.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Non c'è problema, almeno per me, il mio voto è favorevole agli emendamenti e voglio dire, naturalmente se riesco a farmi ascoltare…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Masia. Prego i colleghi di stare seduti al proprio posto.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Il mio voto è favorevole agli emendamenti in discussione, lo dichiaro in apertura, perché non ci deve essere incertezza. E visto che diciamo di dover dimostrare ai sardi di avere la schiena dritta, credo che questo sia proprio il momento di dimostrarlo all'interno di quest'Aula.
Noi dello S.D.I. stiamo portando avanti sicuramente una battaglia importante, nella quale crediamo. Gli emendamenti in discussione prevedono che il Presidente della Regione sia eletto dal Consiglio regionale: è il parlamentarismo, quello in cui noi crediamo e a cui abbiamo fatto riferimento in diverse occasioni. E questa è un'occasione in cui sicuramente noi dello S.D.I. ritenevamo di poter incidere, forti di un'esperienza, per quanto breve, che è maturata in questa fase.
Credo che non si sarebbe dovuti arrivare al voto su questo punto con questo affanno e non è nemmeno giusto quel che sta succedendo. Devo dire che è stato giusto, invece, ritirare la richiesta di voto segreto, perché qui ognuno deve assumersi la propria responsabilità. Non è condivisibile questo fuggi fuggi dall'aula, perché ognuno deve potersi esprimere e allo stesso tempo dare il proprio voto su una legge che va oltre la maggioranza, che va oltre le opposizioni e che si proietta nel futuro. La statutaria non deve poter mettere in discussione la nostra autonomia, la nostra capacità di decidere e di incidere sugli effetti della legge stessa, che, come sappiamo, non sono a breve, ma a lunga scadenza e vanno oltre questa legislatura. Credo che questo ci debba far riflettere attentamente.
Forse ha ragione chi dice che non è giusto strumentalizzare il voto, però è anche vero, colleghi, che questo Consiglio è sovrano nelle sue decisioni. Ognuno di noi si caratterizza e si deve caratterizzare per le affermazioni che fa e per la coerenza che dimostra, e ogni tanto ci dobbiamo tutti ricordare che siamo in un parlamento a cui vogliamo dare un ruolo a cui non si può, in questo momento, con il voto, assolutamente rinunciare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, ho visto che il clima in aula si è surriscaldato su posizioni di principio, ovvero qualcuno confonde il principio con qualcos'altro.
Presidente Soru, io ho votato la sfiducia nei suoi confronti per due volte in quest'Aula, sono stato contrario a quasi tutte le proposte che sono venute dalla Giunta, non mi ritrovo in questo tipo di presidenzialismo, pur tuttavia, noi Riformatori siamo presidenzialisti nella nostra stessa essenza e voteremo contro questi emendamenti che, strumentalmente, forse, i colleghi di Rifondazione Comunista hanno tentato di accreditare in altri modi, e oggi lo dimostrano dichiarando di non partecipare al voto e disattendendo i loro stessi principi.
Caro Presidente, lei non ha una maggioranza che la sostenga, perché la sua maggioranza è frazionata. E' questo il dato politico e a me non interessa quale risultato verrà da questo voto, a me interessa il fatto che c'è una maggioranza che non è affatto coesa, che non lo è stata nel lungo dibattito che si è svolto nella prima Commissione e ancor di meno lo è in Aula, dove dovrebbe porre in essere una politica seria nell'interesse della Sardegna. Allora non ci si può nascondere dietro i voti di principio, perché i principi vanno salvaguardati. Bisogna andare al fondo dei problemi e verificare, in termini politici, se la propria azione risponde ai richiami e alle esigenze della gente che si amministra.
Non mi sta neanche bene, Assessore, che lei dica che non si può parlare di dissolvenza perché esiste un dato costituzionale. Intanto questo va approfondito, ma le domando: perché non accetta la sfida di creare un parlamento democratico e autonomista e non fa un tentativo per vedere se c'è la possibilità di approvare una legge condivisa da tutti, anziché approvare a maggioranza una legge, che come è successo in altre circostanze, sarà impugnata dal Governo, magari perché confligge con la normativa statale?
Non avete la capacità di incidere veramente per creare un parlamento sardo autonomo, che sappia quello che vuole, anche in un sistema presidenziale, che comunque il popolo vuole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, gli effetti tossici della legge statutaria e la componente gastrica creano queste irrequietezze, però si sapeva da diverso tempo che una legge nata male, pensata per una persona e senza una prospettiva di lunga durata avrebbe fatto emergere queste sane differenze genetiche. Quindi il mio plauso sincero va a tutti i colleghi che hanno coerentemente mantenuto in Aula una posizione eretta e hanno difeso, come fanno da sempre, la loro filosofia parlamentarista o presidenzialista.
Noi voteremo a favore del principio contenuto in questi emendamenti, perché ci incarniamo in essi, però, alla fine il vero nodo di questa legge statutaria, che concerne gli argomenti più disparati possibili, come i referendum e il conflitto di interessi, è sotto gli occhi di tutti e riguarda la forma di governo e i poteri del Consiglio. Qui c'è chi desidera ridare al Consiglio regionale centralità, nobiltà, e chi invece crede, in buona fede, che questo potrebbe portare instabilità e ingovernabilità. Io mi sono permesso di citare l'esempio di due regioni, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige. Il Friuli ha subito un bombardamento mediatico, ma non lo dico per sminuire la sensibilità dei friulani, perché quando ci appelliamo alla saggezza del popolo non dobbiamo dimenticare che questo povero popolo subisce la cosiddetta democrazia degli slogan, e il nostro Presidente, da questo punto di vista, ha un supporto tecnologico spaventoso. La legge statutaria presenta questi limiti, proprio perché si vuole favorire una sola persona. Basti penare alle famose ventotto righe dedicate al campo della telematica e dell'informatica, tante quante ne sono state riservate alla questione della trasparenza. Insomma, anche questo ci deve far riflettere: ma che legge statutaria stiamo affrontando?
Tra l'altro avevo avvertito, in periodi non sospetti, che le vere riforme strutturali si sarebbero dovute affrontare in modo sincronico, anche se approvate in tempi diversi: quindi legge elettorale, legge statutaria e Statuto. Invece, pur essendo l'Esecutivo consapevole che in seno alla coalizione ci sono posizioni diverse e tutte rispettabilissime, ha voluto procedere come un carro armato, che però si è infranto contro una fragile resistenza, ma di grande prestigio, che in aula ha ribadito il suo DNA parlamentarista. Mi riferisco a Rifondazione Comunista e allo S.D.I., ma certamente io non starò qui, cinicamente, ad aprire la ferita. Un sano dibattito prevede anche queste divergenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, farò la dichiarazione di voto, comunque. Premesso che noi non accettiamo da parte di chicchessia che il nostro profondo convincimento sul presidenzialismo sia messo in discussione, si tratti di Gruppi di maggioranza o di Gruppi di opposizione, desidero affermare che la coerenza non si misura con i voti, ma si misura con le parole, con gli atteggiamenti, con i pronunciamenti e certamente con la convinzione.
E allora, noi non abbiamo nessun interesse a sostenere una legge che è nata male e che presenta un grandissimo conflitto fin dall'origine, per il fatto che il Presidente della Commissione è il più subalterno al Presidente della Regione, pertanto è condizionato e non riesce a condizionare il Consiglio.
Vedete, colleghi, almeno tre consulenze sono state affidate dalla Regione Sardegna (al professor Pietro Pinna, al professor Fulvio Dettori e al professor Guido Melis), per un importo totale di 50 mila euro, per scrivere la bozza della statutaria. Trentasei giornate in Commissione, onorevole Pinna, sono poca cosa rispetto a quanto è stato dilapidato per la stesura di una legge statutaria che non riesce ad andare ancora oltre il primo articolo, che è stato sospeso. Ecco che emergono tutte le vostre contraddizioni!
Noi ci asterremo sull'articolo 18 e sul principio comune a questi emendamenti, ma certamente non rinneghiamo di essere favorevoli al presidenzialismo. Bene hanno fatto i colleghi dello S.D.I. e del Gruppo Federalista-Autonomista Sardo che si sono pronunciati in merito; meno bene hanno fatto i colleghi di Rifondazione Comunista a dire che usciranno dall'aula al momento della votazione, il che mi dispiace, perché probabilmente un voto di astensione li avrebbe salvaguardati da chissà quali problemi. Forse c'è stata una trattativa fuori dell'aula che non ha raggiunto gli interessi che spesso e volentieri muovono un Gruppo importante come Rifondazione Comunista, che è solito agire in questo modo, vestendo quelli che sono i suoi convincimenti. Sono ben altri i convincimenti vostri, colleghi di Rifondazione Comunista! Vedremo che cosa sarete in grado di fare durante la discussione della finanziaria per carpire ciò che vi interessa a questo Consiglio regionale, come avete fatto negli ultimi sei anni e come continuate a fare. E' tempo di smetterla!
Questi sono i veleni del Consiglio regionale, certamente non il fatto di votare a favore o contro o di astenersi su un principio che non determina il presidenzialismo in Sardegna.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, concluda.
DIANA (A.N.). Concludo, Presidente. Il principio comune a questi emendamenti non determina assolutamente il futuro dell'elezione diretta o indiretta del Presidente della Regione. Non lo determina perché questa legge non andrà da nessuna parte, convinto come sono, e la giurisprudenza ce lo insegna, che una modifica di questo genere non può avvenire attraverso la legge statutaria, ma semmai attraverso lo Statuto. Non lo volete capire, lo capirete più in là.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, schiena dritta, sia pure con qualche ernia e un po' di sovrappeso! Voto con coerenza rispetto al mio forte convincimento sul presidenzialismo e sul sistema maggioritario e rispetto al vincolo che ho assunto con gli elettori a suo tempo, quando fu presentato il programma di Sardegna Insieme.
Non capisco, però, il perché di questo eccesso di nervosismo da parte della opposizione. Dovremmo manifestarlo noi per le difficoltà che abbiamo incontrato ieri e che stiamo incontrando anche oggi. Penso che abbiamo mancato un'occasione e sono convinto che in un dibattito franco, serio, se ognuno difende le proprie posizioni fa sicuramente del bene all'Aula e forse anche al risultato finale della legge in discussione. Ma uscire dall'aula durante le votazioni ed essere disposti a tradire i principi che appartengono alla propria formazione politica, le scelte congressuali, le opzioni fatte a livello nazionale e regionale, e più volte ribadite, pur di raggiungere un immediato risultato strumentale, pur di arrecare un danno al Governo regionale e alla maggioranza che governa legittimamente, perché è stata eletta dai cittadini, penso che non sia un comportamento coerente. E' invece coerente quella forza politica che capisce che si sta trasformando il dibattito su presidenzialismo e parlamentarismo in un dibattito sulla Giunta regionale e su questa maggioranza. E come può una forza di maggioranza non prendere atto del fatto che c'è una strumentalizzazione politica?
Quindi io apprezzo chi con coerenza, come alcuni colleghi dell'opposizione, pur in presenza di uno scontro politico, ritiene che non sia opportuno conseguire un risultato immediato tradendo i propri principi e i principi fondanti del suo partito e decide di votare contro in questa circostanza. Apprezzo anche quei colleghi che, pur essendo parlamentaristi, non accettano di essere strumentalizzati al solo fine di recare danno alla maggioranza di cui fanno parte e al legittimo Governo in carica e si sottraggono al voto per non offrire all'opposizione una sponda strumentale. Questo vuol dire avere la schiena diritta e votare con coerenza rispetto alle decisioni che si sono assunte. Quindi io voterò contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io voterò contro gli emendamenti in discussione che racchiudono un principio contrario all'elezione diretta del Presidente della Regione e al presidenzialismo. Voterò contro perché per noi è imprescindibile il principio per il quale siamo nati politicamente e abbiamo vissuto tutte le nostre grandi battaglie, a partire dai movimenti referendari che ci hanno caratterizzato.
Però credo che una cosa importante vada detta, soprattutto al presidente Soru, che è presente in aula: qui non si pone più una questione di schiene diritte o curve, come diceva l'onorevole Marrocu, ma si pone una questione politica enorme, della quale tutti dobbiamo prendere atto. Come abbiamo già detto, se la legge statutaria che è stata presentata dalla Giunta su proposta del presidente Soru non raggiungerà la maggioranza dei voti richiesta, si porrà il problema di una grande responsabilità politica che va assunta fino in fondo.
Presidente Soru, lei è ancora in tempo per ritirare questa legge, il che qualificherebbe la sua Giunta, in questo momento, e darebbe la certezza di poter proseguire il dibattito su questa materia. Riportiamo la statutaria in Commissione, ragioniamo sui principi che possono essere maggiormente condivisi e riportiamola in Aula dopo aver approvato la manovra finanziaria.
Certo noi non vorremmo che i nostri tre voti che oggi daremo a favore dell'elezione diretta del Presidente della Regione fossero determinanti. Ci dispiacerebbe che fosse così, ma non possiamo nemmeno rinunciare a difendere i principi in cui crediamo, perché in questo caso si manifesterebbe ancora di più la frattura che è totalmente interna alla maggioranza. Credo che la maggioranza non possa, oggi, fare questa figura di fronte ai sardi, perciò ritirate, finché siete in tempo, questa legge statutaria e rifacciamo il percorso tutti insieme. Vediamo quali possono essere i principi condivisibili attorno a questa discussione che può diventare finalmente aperta all'interno della Commissione, dove potremo raggiungere sicuramente delle intese.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, la dichiarazione di voto è l'occasione per evitare che un'espressione di voto possa essere interpretata difformemente rispetto al senso che le viene attribuito. Allora, sento di dover fare questa dichiarazione intanto al fine di sgombrare da possibili strumentalizzazioni il voto stesso e i ragionamenti che lo sostengono.
La discussione consiliare è stata, purtroppo, caratterizzata da un peso eccessivamente negativo, credo diretto soprattutto a ridimensionare l'oggetto del dibattito riportandolo nell'ambito ristretto di una questione contingente interna alla maggioranza e collegata a questo o a quel Presidente. Ciò che è, invece, in discussione in questo momento è l'elezione diretta del Presidente della Regione, che ha una valenza positiva che apporta all'attuale sistema - lo vediamo rispetto al passato - un quantum di legittimazione popolare e stabilità di governo. Questo però comporta, purtroppo, indissolubilmente la clausola cosiddetta della dissolvenza.
Ho detto nell'intervento svolto in occasione della discussione generale che esiste un nodo legislativo nazionale che non possiamo sciogliere in questa sede, e in questo concordo con l'assessore Dadea. Allora, il mio è un voto che riconosce la legittimità dell'elezione diretta del Presidente, ma che lascia tutto intatto il problema della stabilità del Consiglio.
L'articolo 15 dello Statuto dice che la legge statutaria pone il problema della stabilità non solo del Presidente, ma anche degli altri organi. Quindi mi auguro che il dibattito che si è sviluppato in questa occasione possa essere teso, successivamente, a rafforzare anche gli altri due organi, che insieme al Presidente rappresentano la Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, poc'anzi ho rinunciato a intervenire, perché condividevo appieno ciò che aveva appena detto il collega Dedoni. Intervengo adesso, anche se brevemente, per dichiarare il mio voto contrario al principio comune agli emendamenti in discussione. Questo lo dico per coerenza con i principi che mi hanno sempre ispirato e che mi hanno portato a occupare, per due legislature, in Consiglio regionale un banco tra le fila dei Riformatori sardi. Non sarei coerente se non votassi a favore dell'idea presidenzialista che noi Riformatori abbiamo sempre portato avanti, anche se presidenzialismo non significa, presidente Soru, autoritarismo.
Come ebbi modo di dire durante la discussione generale, i sardi avrebbero preferito che noi avessimo affrontato la discussione della finanziaria anziché della statutaria. Lei, invece, Presidente, ha preferito discutere prima la statutaria e noi ne abbiamo preso atto, ma i settori economici dell'Isola sono bloccati, non c'è lavoro, non c'è speranza in questa fase, altro che legge statutaria! Pur tuttavia, esprimerò il mio voto alla luce del sole, caro collega Uras, senza scappare dall'aula, senza mettermi in piedi sulle transenne per vedere cosa avviene. Voto alla luce del sole perché credo nelle mie idee e le porto avanti, mentre lei preferisce uscire dall'aula consiliare al momento della votazione, adducendo come giustificazione il fatto che non condivide, in questo caso, l'operato di questo Presidente e di questa maggioranza. Questa sì è strumentalizzazione, caro collega Uras, caro Gruppo della Rifondazione Comunista!
Noi non ci stiamo alle mezze misure, noi siamo qui per votare coerentemente con ciò che crediamo. Ci dispiace che l'opposizione non la pensi così, ma noi porteremo avanti questa battaglia oggi e nel prosieguo della legislatura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, voterò a favore degli emendamenti.
Vorrei sottolineare, anche se non ho abbastanza tempo, le diverse imprecisioni contenute nella replica dell'Assessore su ciò che dice l'articolo 15 dello Statuto: si può scegliere un'alternativa all'elezione diretta, lo dice appunto l'articolo 15.
Apro decisamente al compromesso sollecitato dal collega Maninchedda. Il compromesso è possibile, è ancora possibile nonostante il voto su questo articolo. Certo continuo a chiedermi cosa capiranno i sardi delle vicende di ieri e di oggi. Gli operai della Legler saranno sicuramente attentissimi a queste vicende, così come i disoccupati, i cittadini che non riescono ad arrivare alla terza settimana, ma avrete modo di spiegarglielo voi che questa è la priorità per lo sviluppo socioeconomico della Sardegna! Credo anche che i padri dell'autonomia si stiano rivoltando nella tomba per il triste epilogo che avrà questa legge; sardi noti nel mondo per la loro fierezza e dignità e sicuramente non ben rappresentati da questo Consiglio regionale.
E' chiaro che ognuno è libero e deve essere libero di esprimere la sua opinione, di difendere la propria idea, che sia presidenzialista o parlamentarista, in piena libertà di espressione e non secondo una strategia d'Aula volta solo ed esclusivamente a salvaguardare le indennità consiliari per i prossimi due anni e mezzo. E' questo che ha tenuto la barra dritta, che ha fatto sì che qualcuno abbandonasse l'aula e qualcun altro rivedesse le proprie posizioni. Questa è la verità, così come probabilmente è vero che qualcuno ha avuto modo di barattare con qualcosa l'articolo 19 della legge numero 37 del 1998.
In conclusione, capisco perché il Presidente è arrivato oggi con sei secchielli e sei spugne, che ha lasciato vicino alla macchina: evidentemente qualcuno gliela deve lavare!
MARROCU (D.S.). Ma ti sembra modo di parlare!
CAPELLI (U.D.C.). Meglio soli che male accompagnati!
LA SPISA (F.I.). Provo a sintetizzare il significato del voto sul principio comune agli emendamenti in discussione, in tutta calma, caro collega Marrocu.
PIRISI (D.S.). Non è possibile!
LA SPISA (F.I.). Presidente, posso ricominciare?
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, onorevole Marrocu, possiamo proseguire?
MARROCU (D.S.). Non si può provocare così!
PIRISI (D.S.). Non può insultare in maniera così volgare!
CAPELLI (U.D.C.). Hai ragione, Peppino, c'è anche il settimo secchiello che ti sei portato tu da Macomer!
PIRISI (D.S.). Buffone! Sei un buffone!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! Prego, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Per favore, Presidente, quella parola non la può usare chiunque in quest'Aula!
CAPELLI (U.D.C.). Si vede che siamo a Carnevale!
PIRISI (D.S.). Né tu né gli altri finti parlamentaristi che ci sono in quest'Aula, che si contraddicono ogni volta che parlano! Lascia perdere, parla d'altro!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, onorevole Sanna, possiamo proseguire? Grazie.
LA SPISA (F.I.). Posso utilizzare i miei tre minuti, onorevole Pirisi?
PRESIDENTE. Prego, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Il copyright di certe parole non ce l'hanno tutti, comunque!
Vorrei spiegare qual è il senso di questo voto, in maniera assolutamente tranquilla, non c'è nervosismo in noi, onorevole Marrocu. Il collega Diana ha parlato in modo accalorato, ma non era assolutamente nervoso, vedo che è tranquillissimo. Però una valutazione politica su questo voto credo che sia utile farla.
Il senso del voto è questo: alcuni votano contro tenendo la schiena dritta. Avete ragione, avete la schiena dritta, ma semplicemente perché state sull'attenti davanti a un potere a cui non riuscite a mettere argine. Altri votano a favore di questo principio, anche alcuni colleghi dell'opposizione, per una sentita coerenza di principi che noi sinceramente rispettiamo ma non condividiamo e non l'avremmo condivisa per il semplice fatto che in certe situazioni le votazioni in un'aula parlamentare hanno il senso di avallare, riconoscere o ignorare che una maggioranza esiste. Sul tema fondamentale delle riforme, una maggioranza di centrosinistra non esiste. E siccome su questione il Governo regionale ha posto, sostanzialmente, il voto di fiducia, perché fa parte del vostro programma di governo (un programma fatto come è solita fare la sinistra nel nostro Paese, oltre che in questa regione, e cioè mettendoci dentro tutto pur di governare), alcuni di voi ora scappano per cercare ancora di nascondere, senza riuscirci, che fanno parte di un partito di lotta e di governo. Ma fino a quando riuscirete a far capire che siete davvero di lotta e non siete soltanto abbarbicati al governo? Perché voi siete abbarbicati al governo!
Noi ci asteniamo, perché non vogliamo assolutamente che i nostri voti, quelli di Forza Italia, siano mischiati a quelli di una maggioranza che sul tema delle riforme non c'è. Forse approverete questa legge, ma le riforme in questa legislatura voi non siete stati in grado di farle, perché non avete una cultura delle riforme, oltre a non avere una cultura di governo.
(Interruzione del consigliere Marrocu)
PRESIDENTE. Vanno bene anche i commenti, ma una volta sola.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io credo che questo Consiglio sia arrivato al momento più cruciale della legge statutaria, ed è in questo momento particolare che emergono le contraddizioni, devo dire in entrambi gli schieramenti. Però, credo che ognuno dovrebbe comportarsi in coerenza con ciò che pensa.
(Interruzioni)
LADU (Fortza Paris). Presidente, chiedo di non essere disturbato.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Evidentemente al Senato è successo qualcosa di diverso rispetto a Cagliari!
(Interruzione del consigliere Marrocu)
LADU (Fortza Paris). Marrocu, io non ti ho disturbato e non voglio che tu disturbi me, va bene?
PRESIDENTE. Posso chiedere ai colleghi di accomodarsi? Non sono un bel vedere questi capannelli. Mi rivolgo anche ai colleghi di Rifondazione, vi prego accomodatevi. Sembriamo in un balcone! Grazie, colleghi, accomodatevi, uscirete dall'aula al momento della votazione.
LADU (Fortza Paris). Presidente, chiaramente chiedo che non vengano conteggiati questi minuti.
PRESIDENTE. Vada tranquillo, ci pensiamo senza che lei ce lo ricordi.
LADU (Fortza Paris). In queste ultime ore molte cose sono cambiate. Mi aspettavo che da questo dibattito emergessero posizioni tranquille da parte di tutti i consiglieri e i Gruppi sulla base delle proprie convinzioni politiche. Devo dire che così non è stato e che ci sono stati, invece, dei condizionamenti, al punto che c'è chi presenta emendamenti e poi non li vota e chi esce dall'aula al momento della votazione.
Credo che non sia serio che un Gruppo politico non difenda fino in fondo le proprie posizioni, perché non partecipare al voto o fare cose che non vanno in direzione delle proposte politiche che vengono fatte significa gettare fumo negli occhi della gente, ed è quello che si sta facendo in quest'Aula.
Noi assumeremo una posizione chiara fino in fondo, sulla base delle cose che pensiamo e abbiamo chiesto che venisse ritirata la richiesta di voto segreto proprio perché deve essere chiara la posizione di tutti all'interno di quest'Aula e ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Voteremo a favore del principio in discussione perché siamo su una posizione parlamentarista, e questo, assessore Dadea, rimanendo nell'ambito del disposto dell'articolo 15 dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna. Noi siamo contrari soprattutto a questo tipo di presidenzialismo, che non porta da nessuna parte e rappresenta un impoverimento della democrazia. Qualcuno ha detto che sembra un voto contro questa maggioranza più che un voto sul presidenzialismo o parlamentarismo. Ebbene, io dico chiaramente che noi abbiamo paura di questo presidenzialismo. Non passa giorno che non contestiamo…
Siccome sono stato interrotto, vorrei completare il discorso.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non ha perduto neanche un secondo, completerà un'altra volta il suo ragionamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole e per scusarmi personalmente con il Presidente per l'applauso che è scaturito in aula alla notizia che il Senato, con pari voti, ha respinto una mozione della maggioranza.
Voto a favore perché, come ho detto in Commissione, ciò che noi predichiamo lo sosteniamo pure. A livello nazionale, il partito di cui mi onoro di far parte ha sempre sostenuto il parlamentarismo. Non mi tiro indietro. Ho fatto delle battaglie su questo insieme al collega Uras, in Commissione, e sosterrò fino alla fine il principio contenuto in questi emendamenti.
Se permette il collega Marrocu, sono stupito, ma non per quello che poteva venire da trame segrete, perché io sosterrò fino alla fine gli emendamenti di cui sono firmatario. Posso non ottenere la maggioranza, ma anche questo è espressione di democrazia, perché se io porto avanti ciò che penso non devo vergognarmi o cercare di confondermi tra gli altri. Sin dall'inizio della discussione in quest'Aula sulla statutaria si è detto che sarebbe emersa una linea bipartisan, perché su certi argomenti non si può stare ai legami di coalizione. Io apprezzo le dichiarazioni che sono state fatte a favore del parlamentarismo, che sosterrò fino alla fine, anche se non rappresenta la posizione maggioritaria in quest'Aula. Rispetto ciò che dicono i colleghi che sostengono il presidenzialismo, pur non condividendolo, ma non per questo abbandono l'aula in cui sono stato delegato a rappresentare le istanze di chi mi sostiene.
I bavagli non vanno bene a nessuno, per cui mi stupisce che i colleghi appartenenti a una grande forza politica, che ha fatto battaglie forti e specifiche su tutti i punti della statutaria, per non confondersi con l'opposizione abbia deciso di uscire dall'aula al momento della votazione. Preferirei che quei colleghi, che sono persone serie, in modo altrettanto serio e coerente rimanessero in aula per sostenere una causa che ci vede uniti. Capito, collega Marrocu? Non intendo fare polemica, dico solo che avrei gradito che dopo le discussioni che si sono fatte in Commissione, i colleghi di una certa parte politica si fossero espressi in modo serio e pacato in quest'Aula.
Ho apprezzato, invece, la coerenza dimostrata dai colleghi dello S.D.I., del Gruppo Federalista-Autonomista Sardo e dell'UDEUR, che si sono dichiarati a favore del parlamentarismo. Non è reato, in Italia, avere un'idea e sostenerla sino in fondo. Siamo in minoranza? Pazienza, accetteremo di essere in minoranza in quest'Aula. Vedremo, se si va a elezioni, se la maggioranza attuale sarà tale anche domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GESSA (Progetto Sardegna). Intervengo per dichiarare il mio voto contrario all'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio e per chiarire la ragione del mio voto favorevole, invece, all'elezione diretta del Presidente. La vera ragione è che, due anni e mezzo fa, quando ho deciso di aderire a Progetto Sardegna e ho accettato il programma di Sardegna Insieme, chiaramente ho accettato anche il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione. Quel programma implicava, infatti, l'elezione da parte di liberi cittadini di un Presidente e di un Consiglio corresponsabili, dotati di armi sufficienti per attuare il programma, non in questa vita terrena, ma entro una legislatura. Pertanto l'appuntamento di oggi non mi sorprende, l'ho aspettato per più di tre anni, indipendentemente da un giudizio di merito o di demerito sul presidenzialismo o sul parlamentarismo.
Credo che entrambi i sistemi consentano di attuare dei programmi condivisi, si tratta di mettere eventualmente dei paletti perché le cose vadano nel binario ortodosso. E mi sembra che la legge statutaria stia producendo proprio questi paletti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, intanto desidero esprimere, ancora prima del voto, che già il collega Diana ha anticipato, che sarà di astensione, l'immensa gioia per la bocciatura del Governo Prodi a opera di senatori di Rifondazione Comunista, che evidentemente la schiena dritta ce l'hanno davvero e non solo a parole, ma anche con i fatti.
(Interruzione)
Ed è stato bocciato il Governo nazionale, il vostro Governo, non per un incidentino di percorso, per un qualcosa, così, che estemporaneamente si è inserito all'ordine del giorno, ma sul rifinanziamento della missione in Afghanistan.
CALLEDDA (D.S.). Ti sbagli di grosso, non sai di che cosa stai parlando!
ARTIZZU (A.N.). Della politica estera del Governo e quindi del rifinanziamento delle missioni. E allora, io prego i colleghi…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi. Onorevole Artizzu, le cose che lei dice sono interessanti, ma stia al tema. Prego.
ARTIZZU (A.N.). Sono subissato dalle urla e lei se la prende con me? Complimenti, Presidente!
PRESIDENTE. Noi togliamo il subisso, lei stia al tema!
(Interruzione del consigliere Cugini)
ARTIZZU (A.N.). Non parliamo di fascismo, che non c'entra niente. Invito piuttosto i colleghi a calmarsi, a ossigenare il cervello, magari con la terza narice guareschiana, in modo da conquistare quella tranquillità e quella pace che è il caso che osservino.
Questo voto del Governo sta a dimostrare che sulle questioni importanti o c'è una maggioranza parlamentare che sostiene il Governo oppure non c'è. E bisogna prenderne atto, ed è esattamente quello che sta succedendo qui: non c'è una maggioranza sufficiente a sostenere una questione fondamentale come la legge statutaria, serve qualche stampella. Presidente, chi cammina con le stampelle non cammina né veloce né sicuro!
CUGINI (D.S.). Intanto cammina!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo, sulla modalità di votazione.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Bene. Colleghi, stiamo per votare il principio, contenuto in alcuni emendamenti, per cui il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del principio comune agli emendamenti numero 254, 313, 367, 321 e 348.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Balia - Caligaris - Capelli - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - Floris Mario - Gallus - Ladu - Lai Renato - Maninchedda - Masia - Milia - Murgioni - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Scarpa.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Dedoni - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisano - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Amadu - Artizzu - Contu - Diana - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 70
votanti 56
astenuti 14
maggioranza 29
favorevoli 19
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Di conseguenza sono decaduti gli emendamenti numero 254, 313, 367, 321 e 348.
Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio alle ore 17 e 30.
La seduta è tolta alle ore 15 e 01.
Allegati seduta
CCXCIX Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 21 febbraio 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 36.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 14 febbraio 2007 (293), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Carmelo Cachia, Pietro Pittalis e Pierpaolo Vargiu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 21 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sull'incarico di dirigente psicologo conferito dalla ASL n. 8, in data 2 febbraio 2007". (759)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori dal punto nel quale li abbiamo interrotti ieri sera, cioè dalla richiesta avanzata dalla Giunta regionale di sospendere gli articoli dal 12 al 17 e di passare direttamente all'esame dell'articolo 18. Possono parlare un consigliere a favore e uno contro, poi si passa alla votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Intendo richiamare alla Presidenza il fatto che, in ordine all'inversione di alcuni articoli per motivi di consequenzialità logica dell'esame del testo di legge, io avevo proposto, all'atto della discussione dell'articolo 10, un problema perfettamente analogo. La Presidenza, dopo attenta valutazione, ha ritenuto che la richiesta non avesse fondamento e che potevamo tranquillamente procedere secondo l'ordine dell'articolato.
Non capisco perché, d'improvviso, la Presidenza, quindi il Consiglio, sulla stessa legge e sulla stessa materia assuma un atteggiamento diverso. Direi che il Consiglio non può essere chiamato a pronunciarsi, dal momento che la Presidenza si è già pronunciata su un caso perfettamente analogo.
Poiché questo problema io l'avevo già posto, ripeto, all'atto dell'esame dell'articolo 10, francamente, signor Presidente, mi sembra che ci troviamo di fronte a un atteggiamento del Consiglio perfettamente incoerente.
PRESIDENTE. La questione che lei aveva sollevato e che aveva rimesso al Presidente ha avuto la risposta da lei richiamata, ma qualora i richiedenti intendano rimettersi all'Aula, il Presidente, come lei sa, non può che affidarsi all'Aula stessa, che conclusivamente e sovranamente decide. Siamo in questa situazione.
Naturalmente quando lei, unitamente all'onorevole Uggias, ha sollevato la questione rimettendola appunto all'attenzione del Presidente ha avuto le risposte che io ho richiamato e che sono riportate nei verbali delle sedute del Consiglio. In questo caso, si sta affidando una decisione all'Aula e il Presidente non può che utilizzare gli strumenti regolamentari previsti.
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Ovviamente parlo a favore della proposta che l'Assessore degli affari generali ha avanzato ieri e che è condivisa dalla maggioranza.
Durante la presentazione degli emendamenti all'articolo 12, che poi hanno portato alla soppressione di alcune parole del comma 1 dello stesso articolo, alcuni colleghi, tra cui gli onorevoli Balia e Masia, avevano fatto notare proprio lo stretto legame che c'era tra quel comma e l'articolo 18, che riguardava la stessa materia, e avevano chiesto di valutare la possibilità di posticipare la discussione del comma 1 al momento in cui si sarebbe esaminato l'articolo 18. In effetti, devo essere onesto, siamo stati disattenti nel non accogliere la richiesta di unificare la discussione del comma 1 dell'articolo 12 e dell'articolo 18, e a quell'errore vorremmo rimediare oggi anticipando appunto la discussione dell'articolo 18, che è strettamente collegato alle parti dell'articolo 12 che abbiamo approvato ieri. Quindi la proposta della Giunta, ovviamente, per quanto riguarda la maggioranza è accoglibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ovviamente la sua proposta crea qualche sconcerto, intanto perché non si capisce che cosa dovremmo votare. Lei vorrebbe, cioè, mettere in votazione la richiesta di passare direttamente all'articolo 18.
MARROCU (D.S.). Passare all'articolo 18!
DIANA (A.N.). La mia assenza di ieri non mi limita assolutamente, onorevole Marrocu. Le assicuro che sono tempestivamente informato.
E' già un fatto assurdo che la Giunta avanzi una simile richiesta - e lo ha fatto troppe volte durante la discussione di questa legge -, ma ciò che più mi interessa è capire, una volta che si passa all'articolo 18, che cosa dovremmo votare di questo articolo. Quindi, prima di pronunciarmi in merito, vorrei sapere dal Presidente che cosa si intende votare qualora l'Aula dovesse esprimersi a favore della proposta della Giunta.
PRESIDENTE. Come ho detto ieri, facciamo una cosa per volta, onorevole Diana, nel senso che l'Aula adesso è chiamata a pronunciarsi sulla sospensione della discussione dell'articolo 12 e sul passaggio all'esame dell'articolo 18, che sarà esaminato sulla base del testo scritto e del Regolamento vigente, per quanto ci riguarda. Ho ricordato ieri che il nostro Regolamento prevede che le parti su cui il Consiglio si è pronunciato evidentemente non possono essere rimesse in votazione. E' chiaro? Per cui, quando affronteremo l'articolo 18 diremo quali parti possono essere discusse e votate.
(E' approvata)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5-Stat/A.
Passiamo all'esame dell'articolo 18, a cui sono stati presentati tredici emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 18 e dei relativi emendamenti:
Art. 18 Presidente della Regione1. Il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale diretto contestualmente all'elezione del Consiglio regionale e assume le funzioni all'atto della proclamazione.
EMENDAMENTO sostitutivo totale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente:
1. Il Presidente della Regione, il Vice Presidente, la Giunta regionale e componenti il Consiglio regionale eletti entrano ufficialmente in carica subito dopo il giuramento reso nella prima seduta della legislatura del Consiglio regionale.
2. In caso di dimissioni del Presidente della Regione o dell'approvazione, da parte del Consiglio regionale, di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, per una sola volta nella legislatura, l'Assemblea entro i successivi 20 giorni procede all'elezione di un nuovo Presidente ed entro i successivi 15 giorni esprime la fiducia sul programma di Governo e sulla Giunta proposta.
3. Nel periodo intercorrente tra le dimissioni del Presidente e l'approvazione della mozione di sfiducia, le funzioni del Presidente sono esercitate dal Vice Presidente.
4. Superati i termini di cui al 2° comma senza che sia stato eletto un nuovo Presidente e sia stata votata la fiducia al programma e alla Giunta il Consiglio regionale è sciolto.
5. Il Consiglio regionale può essere sciolto di sua iniziativa o su proposta del Presidente della Regione, con una deliberazione approvata dai ¾ dei suoi componenti.
6. Il Consiglio regionale è comunque sciolto nei casi previsti dall'Art. 50 dello Statuto, quando sia impossibilitato a svolgere la propria funzione istituzionale e quando non approvi entro i termini stabiliti dalla legislazione nazionale e regionale vigente, leggi di attuazione di interventi legislativi nazionali o i documenti contabili.
Sono conseguentemente soppressi i commi 2°, 3° E 4° dell'Art. 22. (43)
EMENDAMENTO sostitutivo totale FARIGU.
Articolo 18
L'articolo 18 è sostituito dal seguente: "Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio Regionale su proposta del Presidente del Consiglio previa consultazione obbligatoria dei Gruppi Consiliari, delle Forze Politiche rappresentate in Consiglio, delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e degli imprenditori, del Consiglio delle Autonomie locali". (254)
EMENDAMENTO sostitutivo totale DAVOLI - URAS - PISU - LICHERI - FADDA - LANZI.
Articolo 18
L'articolo 18 è sostituito dal seguente: "Art. 18
1. Il Consiglio regionale elegge il Presidente della Regione tra i consiglieri eletti a suffragio universale diretto in una delle liste costitutive della coalizione che abbia riportato la maggioranza dei voti validi.". (313)
EMENDAMENTO sostitutivo totale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - AMADU - MILIA - CAPPAI.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente:
1. Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio Regionale e assume le funzioni dopo aver prestato il giuramento di cui all'art. 10. (367)
EMENDAMENTO sostitutivo totale MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS - LAI Vittorio Renato - MARRACINI - SALIS.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente: "Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio regionale.". (321)
EMENDAMENTO sostitutivo totale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 18
L'art. 18 è sostituito dal seguente: "Il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio regionale.". (348)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.
Articolo 18
All'articolo 18, comma 1, le parole "contestualmente all'elezione del Consiglio regionale" sono soppresse. (161)
EMENDAMENTO soppressivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 18
Nel comma 1 sono soppresse le parole "contestualmente all'elezione del Consiglio regionale".". (363)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 18
Al comma 1 è sostituita l'espressione "della proclamazione" con l'espressione "del giuramento". (228)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 18
Nel comma 1 dell'articolo 18 dopo l'avverbio "contestualmente" sono aggiunte le parole "ma separatamente". (181)
EMENDAMENTO aggiuntivo FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 18
Alle parole "all'elezione del Consiglio regionale" sono aggiunte le seguenti: ", ne fa parte". (695)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 18
Nel comma 1 dell'art. 18 dopo la parola "proclamazione" sono aggiunte le parole "Presta giuramento nella prima seduta del Consiglio regionale insieme ai componenti l'Assemblea". (182)
EMENDAMENTO aggiuntivo BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 18
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: "1 bis. Contestualmente all'elezione del Presidente è eletto anche il Vice presidente, il quale lo sostituisce in casi di assenza, di impedimento e in tutti i casi previsti dalla legge.". (362).)
PRESIDENTE. Il comma 1 dell'emendamento numero 43, relativo al giuramento della Giunta e degli Assessori, è decaduto in seguito all'approvazione dell'articolo 10. Gli emendamenti soppressivi parziali numero 161, 363 e 181 e l'inciso dell'articolo 18 "contestualmente all'elezione del Consiglio regionale" sono decaduti perché relativi a una parte dell'articolo 12 su cui il Consiglio si è già pronunciato.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, qualche collega all'esito della votazione sulla sospensione degli articoli dal 12 al 17, per passare direttamente all'esame dell'articolo 18, non dimenticando che resta ancora sospeso l'articolo 1, ha detto: "Questo è un bizantinismo". Io credo che, per quanto risulti importante il parere contro, la maggioranza, avendo già deciso di passare all'articolo 18, non è stata sicuramente ad ascoltare le opinioni della minoranza, che suggerivano un percorso più lineare nell'esame della legge statutaria, ma comprendiamo che ci sia la necessità di un chiarimento interno.
Con molta onestà intellettuale e con altrettanta serenità, vorrei dire ai colleghi della minoranza e della maggioranza, come ho già avuto modo di sottolineare, che, essendo noi parlamentaristi puri, come dimostrano gli emendamenti che abbiamo presentato, in pieno accordo con i partiti che compongono la coalizione di minoranza abbiamo espresso la nostra opinione rispettando il parere dei partiti della nostra coalizione che la pensano diversamente e accettando di confrontarci in Aula secondo i nostri ideali, valori, progetti e idee. Perciò vorremmo chiedere ai colleghi della maggioranza se lo spirito del confronto sulle idee, sui progetti e sulla forma di governo sarà espresso in quest'aula in modo compiuto e libero da vincoli di coalizione.
Aggiungo che quanto è successo ieri non costituisce sicuramente, a mio modo di vedere, ma credo anche di altri colleghi, una caduta o uno scollamento della maggioranza. Il Consiglio ha il dovere, l'obbligo di esprimersi, in modo particolare sul tema della riforma statutaria, in maniera libera, senza vincoli di coalizione. Non cade una maggioranza, un Governo o un Presidente per il fatto che il Consiglio si esprime liberamente sulla futura forma di governo. Il sistema elettorale maggioritario, con cui si sono svolte le elezioni, ci obbliga a questa fedeltà portata all'estremo, nel senso che molto spesso si intende che qualsiasi cosa succeda si deve restare uniti e compatti. Non è vero! C'è la libertà di critica, c'è la libertà di opinione, che sicuramente non mette in discussione un programma di governo, e perché dovrebbe? O avalliamo il fatto che oggi in Italia, e anche in Sardegna, si deve sempre percorrere la via delle maggioranze numeriche, che sovrastano e appiattiscono le idee, e non delle maggioranze che, quelle sì, vanno composte per visioni socioeconomiche e culturali comuni? Dobbiamo essere davvero solo ed esclusivamente una somma di numeri? Sarebbe alquanto deprimente se questo fosse.
Ecco perché voteremo i nostri emendamenti che vanno contro il principio del presidenzialismo esasperato e portato all'estremo in questo disegno di legge rivisitato dalla Commissione. Non c'è più, infatti, il disegno di legge della Giunta, c'è il testo della Commissione, in cui il presidenzialismo è portato, ripeto, fino all'estremo. Non è un presidenzialismo sul quale si possa discutere; è un presidenzialismo estremo quello che è rappresentato nel testo di legge esitato dalla Commissione.
Noi, ovviamente, non possiamo condividere e sostenere questa linea, per cui abbiamo presentato una serie di emendamenti che, coerentemente, espongono la nostra idea parlamentare e che poniamo all'attenzione dell'Aula e di tutte quelle forze che da sempre portano avanti questa linea che è rappresentata oggi, badate bene, in particolare in Sardegna, per l'interpretazione che qui è stata data del presidenzialismo, da una netta maggioranza di parlamentaristi. Ma questo non ci deve condizionare. Ovviamente è anche possibile che qualcuno non comprenda queste parole, perché non c'è l'esperienza politica per comprendersi, per confrontarsi, non c'è la libertà, ma soltanto la necessità di mostrare muscoli. Io credo che, invece, quest'Aula sia in grado di mostrare volontà, idee e libertà, com'è successo ieri e non c'è da drammatizzare. La drammatizzazione appartiene all'esasperazione e non credo che il clima debba essere esasperato quando si confrontano le idee. E' avvenuto tutto alla luce del sole, così come alla luce del sole, presumo, voteremo l'articolo 18 e i diversi emendamenti a esso presentati, pur supportati dalla necessità di esprimere una valutazione libera, che soltanto il voto segreto può garantire.
Perciò, se c'è un utilizzo democratico degli strumenti a disposizione del Consiglio, per la prima volta in questi due anni e mezzo avanzo alla Presidenza del Consiglio la richiesta, che verrà reiterata in seguito per diversi emendamenti, di votare l'articolo 18 e i relativi emendamenti - perlomeno quelli su cui ho titolo per chiederlo - a scrutinio segreto. Questa non è volontà di nasconderci, ma è volontà di mettere alla prova anche e soprattutto la nostra coalizione, affinché ci sia una libera valutazione all'interno dei Gruppi, più che del solo Gruppo U.D.C., che la pensano diversamente da noi e che, probabilmente, possono essere portati a una maggiore libertà di interpretazione. Non parlerei nemmeno di libertà, perché qui siamo tutti liberi, ma di una valutazione che esponga meno a delle considerazioni esterne poco opportune.
Non è su questo che noi continuiamo a proporre la sfiducia della Giunta e del Presidente; non è questo il campo in cui si pone la sfiducia, è ben altro. La sfiducia è già in essere per la mancata presentazione della legge finanziaria; la sfiducia è già nelle parti sociali; la sfiducia è già nelle componenti mediche che criticano, oggi, sulla stampa, e lo faranno anche il 24, un Piano sanitario sul quale non voglio esprimermi, perché credo di essermi già espresso sufficientemente sulla epurazione a cui sono soggetti i nostri dirigenti e funzionari, sul metodo e sull'interpretazione di un ruolo che è più di pura gestione del potere che di governo amministrativo, organizzativo e politico.
Ecco perché, signor Presidente del Consiglio, nel confermare la mia richiesta, sottolineo che questo è un momento importante, che può decidere il futuro non di questa legislatura, ma sicuramente della prossima.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signori Presidenti, colleghi del Consiglio, cercherò di fare un ragionamento sgombro da posizioni pregiudiziali e politiche, prendendo lo spunto dal confronto che si è svolto in Aula in questi giorni.
Mi pare che le analisi che sono state fatte sulla disfunzione del sistema elettorale esistente siano condivise da tutti. Non c'è stato nessuno della maggioranza o della minoranza che non abbia posto in rilievo le disfunzioni di questo sistema politico. Quindi abbiamo individuato il male, sono diverse le terapie.
Chi ha presentato questi emendamenti sta mettendo in gioco se stesso e la sua posizione politica, sta rischiando, e questo è apprezzabile; meno apprezzabile sarebbe che qualcuno facesse calcoli di tipo politico, personale, di gruppo o per interesse. I comportamenti di questo genere io non li capisco e non li apprezzo: si individua il male, ma non si vogliono apportare le correzioni necessarie per eliminarlo. Quindi il rispetto è per tutte le opinioni, specie per quelle che riflettono la concezione che ciascuno di noi ha della democrazia e del sistema democratico, purché si tratti di democrazia e di sistema democratico. Siamo tutti contrari, lo abbiamo detto, signor Presidente, alle forme degenerative dei ribaltini e dei ribaltoni: cinque Presidenti, cinque Giunte, cinque crisi. Tutto questo è ormai definitivamente alle spalle, nessuno ha nostalgia di quel che avveniva prima, nessuno pensa di tornare indietro, pur tuttavia, colleghi del Consiglio, dobbiamo riconoscere che la legge numero 1 del 1999 è una legge costituzionale nata proprio sull'onda dei ribaltoni e nella illusoria volontà di inseguire, in qualche modo e in qualche misura, il mito americano. Lo hanno scritto i legislatori. Questa legge contiene eccessi e squilibri che comportano conseguenze delicatissime, se è vero com'è vero che gli stessi legislatori che hanno portato avanti questa legge oggi riconoscono che gli interessi in campo, onorevole Cugini, sono troppo forti e delicati per essere accentrati in un'unica persona, per cui bisogna correggere la modalità di elezione diretta dei Presidenti delle Regioni, lasciando intatta quella dei Sindaci e dei Presidenti delle Province. Questo non lo dico io, lo dicono autorevoli esponenti dei D.S. e de La Margherita a livello nazionale! Vogliamo attendere, anche su questo, che una legge nazionale imponga al Consiglio una nuova legge elettorale? Credo di no!
In particolare, dobbiamo dare risposta a una domanda precisa: quale ruolo e quali poteri devono avere le Assemblee legislative? Da qui non si scappa. Come risolvere questa fase di transizione sbilanciata a discapito delle Assemblee legislative? Qui non ci sono atteggiamenti rivendicazionistici, al contrario, il tema è degno delle più attuali e forti riflessioni. Abbiamo l'obbligo di assicurare il miglior funzionamento di tutti gli organi rappresentativi, espressione della volontà popolare. Quindi era ed è necessario uno straordinario sforzo di approfondimento e di ricerca delle risposte più adeguate, tenendo conto delle opinioni di tutti, ma rivendicando alla politica in generale la responsabilità di una decisione sulla quale, peraltro, gli elettori saranno chiamati a esprimersi attraverso il referendum.
Non stiamo, dunque, facendo qualcosa che possa minare le maggioranze politiche. Ieri ho detto che le correzioni, anche per quanto riguarda il sistema presidenziale, andavano comunque fatte, perché non potevamo lasciare nella mente di una persona l'idea che tutto ruoti attorno a lei. E qualora, per ragioni anche non personali, questa persona tentasse di imporre la sua volontà al Consiglio, la politica deve avere il sopravvento sempre e comunque e verso chiunque!
Il sistema vigente è inoltre sempre più sbilanciato dal confronto democratico. Guardate che ormai - e il presidente Soru lo ha dimostrato anche ultimamente - si è sempre più protesi verso la ricerca del contatto diretto con l'opinione pubblica, con il risultato di sterilizzare ancora di più i consigli regionali, perché si crea un rapporto diretto tra l'eletto e i cittadini che lo hanno eletto, tutti gli altri non c'entrano, non contano niente. Talvolta si mettono in campo politiche lontane dai valori che sono alla base della rappresentanza democratica. Noi ci stiamo confrontando e scontrando con una difesa oltranzista da parte dei Presidenti delle Regioni (non solo del presidente Soru, ma di tutti i Presidenti che sono stati eletti direttamente dal popolo) di prerogative che essi ritengono acquisite per sempre e rispetto alle quali non intendono indietreggiare. E invece devono indietreggiare, sia che si tratti di elezione diretta, sia che si tratti di presidenzialismo rafforzato o temperato.
Con questa legge non abbiamo fatto nulla, abbiamo solo rafforzato il presidenzialismo esistente, se di rafforzamento si tratta, perché si parla di legge statutaria, l'ho già detto, che tale non è, in quanto non modifica lo Statuto. Le leggi statutarie sono quelle delle Regioni a statuto ordinario, in quanto modificano i loro statuti. Infatti gli statuti delle Regioni ordinarie non vengono modificati con legge costituzionale, ma vengono approvati direttamente dalle Regioni e se il Parlamento o il Governo hanno rilievi da fare adiscono la Corte Costituzionale.
Allora bisogna sciogliere questo nodo, bisogna conseguire per forza un equilibrio effettivo fra assemblea elettiva e chi è chiamato a governare nel rispetto della volontà popolare. Il rafforzamento, che con questa legge stiamo realizzando, del presidenzialismo e delle prerogative del Presidente non fa altro che acuire i mali di questo sistema, che diventano incurabili se non abbiamo il coraggio, l'ardire, ma anche l'intelligenza di modificare tutte quelle cose che sappiamo non vanno bene, indipendentemente dalle persone. Perché, vedete, le persone poi ci mettono anche del loro: ci sono persone particolarmente misantrope, che ritengono che il mondo giri attorno a loro, ce ne sono altre più portate al dialogo, ma alla fin fine il ragionamento non cambia. Voglio dire che nessuno possiede le verità rivelate, al contrario bisogna avere il coraggio di fare scelte chiare.
C'è, poi, un altro particolare: non vorrei che sfuggisse, come credo non sfugga alle persone che stanno qui e che fanno politica da tanti anni, l'appiattimento totale dei partiti politici nei confronti dell'istituzione Presidente. Badate, non esiste più nulla dentro il Governo e questo non giova a nessuno, così come non giova la debolezza dell'azione politica, che deve trovare, invece, dignità di proposta e nuovo slancio ideale e programmatico per la conferma di un primato della politica che io considero imprescindibile. E anche qui, gli indirizzi dei partiti politici e gli indirizzi del Governo sono due cose che non si sposano tra loro, perché, come ho detto tante volte, il programma che viene presentato agli elettori non tiene conto dei rapidi mutamenti di una società che va governata giorno per giorno, minuto per minuto. Come si può aspettare un programma per cinque anni? E le modifiche? E tutto quello che cambia e deve essere adeguato chi lo tratta? Non c'è nulla di tutto questo nel programma elettorale di governo, immaginiamoci se ci può essere il cambiamento, il mutamento, che deve essere assolutamente un riappropriamento da parte della politica.
Allora, nessuna norma ci impedisce di riequilibrare i poteri, nessuna! Non esiste una norma nazionale che sancisca quali sono i poteri del Presidente e i poteri del Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Chiedo scusa, onorevole Uras.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà
ALBERTO RANDAZZO (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Va bene, procederemo alla verifica al termine dell'intervento dell'onorevole Uras.
URAS (R.C.). C'è il numero legale. Dobbiamo perdere tempo? Prego!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Uras, quando avrà finito faremo la verifica del numero legale.
URAS (R.C.). Abbiamo iniziato la giornata nel modo giusto, secondo me, per una buona sessione del Consiglio regionale in materia di riforme!
Noi - e quando dico noi intendo da Alberto Randazzo fino a Paola Lanzi, così sono ricompresi tutti - avevamo sempre detto che le riforme erano un banco di prova libero nel quale non ci sarebbero state strumentalizzazioni. Parlo per i Riformatori, che sono sempre lì a sventolare la bandiera dei riformatori: riforme di qua, riforme di là, poi non vengono e se vengono votano contrariamente a ciò che pensano, strumentalmente, in funzione di un calcolo, direi anche poco nobile, sulla tenuta della maggioranza di governo. Qua noi non stiamo discutendo se le politiche urbanistiche e paesaggistiche vadano bene, se sia giusta o meno la battaglia istituzionale sulle servitù militari o se le politiche sociali e del lavoro siano all'altezza dei bisogni della comunità sarda; stiamo discutendo su come organizzare al meglio la Regione e abbiamo pensato di discuterne in modo libero, perché pensavamo che liberi sareste stati voi dalla strumentalità dell'attacco esclusivo alla funzione di governo. Invece abbiamo scoperto che non è così, che siete strumentali. Adesso, addirittura, si arriva a prefigurare come una sorta di voto libero da condizionamenti il voto segreto! Noi non partecipiamo a nessun voto segreto. Rifondazione Comunista non fa imboscate, non frequenta i muretti a secco, neanche se sono identitari.
DEDONI (Riformatori Sardi). Si sta precostituendo l'alibi!
URAS (R.C.). Noi non abbiamo bisogno di alibi! Noi la battaglia l'abbiamo fatta in maniera assolutamente chiara e inequivocabile, preannunciandola dall'inizio, fino alle conseguenze che si sono determinate anche ieri sera. Pensavamo che così sarebbe stato per tutti, che questo sarebbe stato un banco nel quale ciascuno, in modo rigoroso rispetto a ciò che pensa, si sarebbe misurato con gli altri per fare il meglio possibile per i sardi, per far sì che la Regione funzioni, che le istituzioni siano all'altezza e che sia rispettata per davvero la volontà popolare. Purtroppo, non è così, perché voi siete diversi da noi e siete peggio di noi, questa è la realtà. Voi siete peggio, siete strumentali, non avete dignità da questo punto di vista, non difendete le vostre posizioni, anzi, al contrario, le mortificate!
(Interruzioni)
E il fatto che vi stiate agitando lo conferma. Come al solito, quando si mette il dito nella piaga c'è chi urla "ahia!", ed è ciò che voi state facendo. Perché? Perché negare sé stessi mette in crisi e noi non lo faremo. Come abbiamo dichiarato in tempi non sospetti, noi siamo favorevoli all'approvazione della legge statutaria e vogliamo che la Regione adempia il dettato costituzionale previsto dall'articolo 15 dello Statuto; siamo, invece, contrari al ritiro della statutaria e a lasciare la legge elettorale attuale priva di ogni controllo e di ogni paletto di confine che questa legge deve definire e che dovranno meglio definire lo Statuto e la nuova legge elettorale, che vogliamo approvare in questa legislatura.
Noi vogliamo fare le riforme e vogliamo anche difendere la nostra posizione, che sappiamo minoritaria in quest'Aula, perché i Riformatori sono presidenzialisti, Alleanza Nazionale è presidenzialista, Forza Italia è presidenzialista, i Democratici di Sinistra sono presidenzialisti, la Margherita e Progetto Sardegna sono presidenzialisti, l'U.D.C. invece, come noi, non è presidenzialista. Quindi i presidenzialisti, che qua sono in maggioranza, votino secondo il loro pensiero, secondo i loro convincimenti, non assumano comportamenti strumentali, tanto non cade questo Governo, non cade sulla statutaria!
MORO (A.N.). Lo sappiamo!
URAS (R.C.). La strumentalità serve solo a danneggiare voi stessi, a far dire che siete incoerenti e che, come al solito, al popolo raccontate una cosa e qua ne fate un'altra. Quindi predicate bene e razzolate male, come hanno già capito gli elettori, i quali, dopo cinque anni di devastazione, vi hanno mandato a casa.
Tutto ciò detto, abbiamo presentato un emendamento all'articolo 18 che conferma esattamente il nostro pensiero e che voteremo a viso aperto. E se verrà chiamato il voto segreto saremo costretti ad andarcene dall'aula, perché noi non voteremo a voto segreto nessuna proposta contenuta nella legge statutaria, in quanto abbiamo il coraggio delle nostre azioni, dei nostri convincimenti e delle nostre posizioni.
Cosa dice il nostro emendamento? Dice che il Consiglio regionale elegge il Presidente della Regione, perché siamo dei parlamentaristi che pensano che il parlamento debba avere centralità nel sistema istituzionale. Diciamo anche che la scelta deve essere fatta nell'ambito della coalizione vincente, perché non si determini, come pure si è determinato in altre circostanze, il fatto che chi perde le elezioni poi governi.
Questa è la nostra convinzione e la esprimeremo anche attraverso il voto. Noi pensiamo che nonostante tutto si possa ancora riservare a questa legge statutaria un percorso veramente degno di questo Consiglio regionale, maggioranza e minoranza, aprendo la discussione e se necessario sospendendola, pur di portare a casa il risultato, affinché la Regione e i sardi abbiano una riforma compiuta e compiuta insieme, ciascuno con le proprie convinzioni. Non è vero che non vi piace quel che è scritto nella statutaria presentata dalla Commissione: voi la condividete all'85 per cento, per cui il vostro comportamento è solo strumentale! Ma le riforme non si faranno mai bene se ciascuno di noi si comporterà in modo strumentale nei confronti degli altri. Se si cambia il giro non nascono forse le stesse contestazioni, gli stessi problemi? Le riforme si fanno insieme, perché sono le regole di tutti e dobbiamo rispettarle nel momento in cui le scriviamo e anche quando le leggiamo. Noi dobbiamo fare questo percorso e da parte vostra è stato un errore, secondo me, abbandonare strumentalmente le vostre convinzioni. Le avete abbandonate, perché avete una storia diversa: voi siete quelli del premierato forte, della mortificazione dei parlamenti, dei voti di fiducia, dei decreti legge e delle deleghe al Governo. Non rinnegate voi stessi, non paga!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, naturalmente io ho condiviso la decisione di discutere l'articolo 18 (articolo breve, costituito da un solo comma molto semplice e per giunta snellito, credo giustamente, dalla decisione assunta in merito all'articolo 12) e di affrontare il punto su cui si registrano le posizioni non solo più distanti, ma anche più difficilmente componibili.
L'articolo 18 si limita a confermare l'elezione diretta del Presidente della Regione, non entra nel merito del tipo di elezione diretta e della modalità di svolgimento della stessa, ma rinvia questo aspetto ad altri strumenti. Diciamo che si tratta di una scelta alternativa a quella di ricondurre l'elezione del Presidente tra i poteri dell'Assemblea parlamentare e quindi del Consiglio regionale. Ora, questa questione, su cui noi abbiamo discusso in questi giorni, ha dato luogo a un dibattito sugli organi di stampa che appassiona i partiti e credo sia presente all'interno di tutte le formazioni politiche, nessuna esclusa. Quindi vi sono analisi diverse sulle ragioni che hanno portato al superamento del parlamentarismo puro e semplice, cioè dell'elezione parlamentare di tutti gli organi esecutivi. Così accadeva per Comuni, Province e Regioni e anche per il Governo nazionale, poi, come sappiamo, vi è stata un'inversione di tendenza, che è partita dal basso, tra l'altro. Ricordo che questa inversione anche di peso, di ruolo, di considerazione degli organi esecutivi è cominciata proprio dall'elezione diretta del sindaco e quindi da una rivisitazione capillare dalla base fino al vertice. Al vertice si è arenata una proposta sciagurata, è cioè la riforma costituzionale, bocciata l'anno scorso dal referendum popolare, che riguardava il premierato forte o, come lo avevamo definito, il premierato assoluto, che attraverso il controllo del 5 per cento del Parlamento poteva durare in eterno. Non c'erano, infatti, limiti di mandato e siccome il premier poteva essere sfiduciato solo dalla maggioranza che lo aveva eletto, era sufficiente controllare il 5 o il 10 per cento dell'Assemblea parlamentare per evitare questa evenienza. Anche per questa ragione abbiamo fatto bene, credo, a bocciare quella proposta.
Io penso che non sia il cosiddetto presidenzialismo o l'elezione diretta del Presidente della Regione che ha prodotto la crisi della politica. Ascolto sempre molto attentamente il collega Floris, e anche a lui dico che non è esattamente così. L'analisi deve essere fatta correttamente, posponendo le due cose: è la crisi della politica, del sistema dei partiti tradizionali, dei loro collegamenti sociali, della loro funzione di rappresentanza che ha prodotto i cambiamenti nel sistema istituzionale, la semplificazione, la necessità di una società moderna di avere risposte in tempo reale, senza rinviare le decisioni e soprattutto affrontando i problemi concreti che interessano le sorti dei cittadini e della società nel suo insieme.
Da quella crisi io penso che si possa risalire, e mi pare che lentamente si stia risalendo, in alcuni punti di più, in altri di meno, ma la risalita non sarà né breve né facile. Penso che riaccreditare il sistema politico, restituirgli funzioni, rinnovarlo, ristrutturarlo non sarà una cosa né semplice né di breve periodo. Le riforme istituzionali sono, a mio avviso, un banco di prova importante, che noi stiamo accuratamente evitando di affrontare e penso che l'opposizione faccia bene a svolgere la sua funzione, che non è quella di correggere la scelta che ha fatto o di riequilibrare l'attuale sistema, ma è quella di creare delle difficoltà all'attuale quadro politico, di incunearsi nelle differenziazioni che sono al suo interno e di produrre una diversificazione tale da consentire non un cambiamento del sistema, ma un cambiamento del quadro politico. Mi sembra che sia coerente, legittimo e naturale che l'opposizione faccia questo.
Ma allora è un discorso tra sordi, perché se si tratta di questo e solo di questo non c'è possibilità di dialogo, perché tutto è funzionale a quello scopo. Non credo, però, che dobbiamo rimproverare l'opposizione per il ruolo che svolge; se noi ci trovassimo al posto dei colleghi della minoranza probabilmente faremmo la stessa cosa. Io no, lo dico onestamente, però non è detto che sarei in linea con la maggioranza, anzi può darsi di no, e l'ho dimostrato qualche anno fa.
Quindi il problema è la maggioranza, non l'opposizione. La maggioranza, su un tema di questo genere, ha posizioni differenti, le aveva all'inizio e le ha tuttora, così come l'attuale opposizione, se fosse maggioranza, sarebbe ugualmente disarticolata, numero più, numero meno. Non c'è una proposta, anzi c'è la tendenza a distruggere qualunque proposta venga portata avanti, che si tratti della legge statutaria o della legge elettorale. Se non si è d'accordo su un sistema minimale di riequilibrio, figuriamoci sul cambiamento del sistema elettorale, che può decidere le sorti dei territori e anche di occupa questi banchi, non dico degli schieramenti. Mi sembra un po' arduo che ci sia unanimità su questo. Se non stabiliamo di comune intesa che cosa è realizzabile, sarà difficile mandare avanti qualsiasi ipotesi di riforma.
Noi abbiamo sul tavolo la legge statutaria, ma cambiare il sistema con questo strumento non è possibile. L'approvazione di un emendamento che dice che il Presidente è eletto dal Consiglio regionale non provoca chissà che cosa, semplicemente indica una volontà politica che è inattuabile con la strumentazione di cui ora disponiamo, perché bisognerebbe cambiare anche altri strumenti. Cosa possibile, intendiamoci, ma, ripeto, con le difficoltà di cui ho parlato poc'anzi. Abbiamo davanti una strada stretta, a mio avviso. E' possibile un percorso, che è quello del riequilibrio dei poteri, su cui probabilmente potevamo fare meglio, su cui poteva esserci un'intesa per l'oggi e per il domani anche con l'attuale opposizione. Si può ulteriormente fare qualcosa, ma questa è la strada stretta che dobbiamo percorrere. Il cambiamento di sistema si realizza con altri strumenti e lavorando sugli altri, altrimenti questo obiettivo diventa impossibile.
Penso che abbiamo a che fare con un'araba fenice, che serve a dare una mano a chi vuole ribaltare il quadro politico, ma non a far fare un passo avanti a qualunque ipotesi di riforma. Questa è la situazione in cui ci troviamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intanto desidero tranquillizzare i colleghi consiglieri: il Presidente del Consiglio ci ha assicurato - per nostra fortuna - che tutto ciò che è stato già votato non sarà rimesso in discussione. Il che toglie apprensione, almeno c'è questa certezza.
Per quanto riguarda, invece, il salto all'articolo 18, credo che siamo di fronte a uno strappo istituzionale gravissimo, che mortifica il lavoro fatto dai consiglieri in Commissione. Inoltre, chi deve stabilire, la consequenzialità, l'affinità tra un articolo e l'altro? Perché non si è esaurita tutta la materia riguardante il perimetro dell'Assemblea legislativa, quindi dei consiglieri, e si è invece passati a gamba tesa all'articolo sul Presidente e quindi sull'Esecutivo? E' un fatto gravissimo, ripeto, che dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, in che misura sia sotto ricatto il Consiglio regionale, che ha dovuto accettare questa entrata a gamba tesa anche per una certa mentalità ascara della Giunta.
Detto questo, in base all'articolo 18, al quale è stato presentato l'emendamento numero 228, il Presidente esercita le sue funzioni appena proclamato eletto, i consiglieri - che sono eletti dal popolo nello stesso modo - subiscono questa norma discriminatoria solo dopo il giuramento. Faccio un esempio tra i più attuali: se non sbaglio, il consigliere Capelli, che aveva chiesto di poter accedere ad atti assunti dal manager Gumirato, ha subito una mortificazione nel vedersi recapitare una risposta di diniego, con la motivazione che al legislatore era impedito l'accesso agli atti ed era dovuta solo la comunicazione. Si è, quindi, dovuti ricorrere al filtro del Presidente del Consiglio, il quale ha tirato le orecchie a questo manager di "importazione", ricordandogli che la legge numero 241 del 1990, alla quale si era richiamato, vale solo per i rapporti con il cittadino e non per i consiglieri regionali.
Ecco, questo emendamento, che vuole la equiordinazione tra il consigliere e il Presidente, perché entrambi eletti dal popolo, ristabilisce - anche se non ha un impatto devastante dal punto di vista mediatico - la centralità, la dignità che con il presidenzialismo il Consiglio regionale perde sempre più. Cioè, rispettando le filosofie politiche di tutti, presidenzialisti o parlamentaristi, come noi, non dobbiamo offenderci o dispiacerci se in una votazione prevale democraticamente il desiderio di individuare in un sistema elettorale parlamentare una nuova via, perché non è stata fatta chiarezza fino in fondo. E questo è rivolto anche a certi costituzionalisti che ultimamente scrivono sui nostri quotidiani come se si stessero subendo delle involuzioni: il presidenzialismo o lo si prende così com'è o nessuno può modificarne neanche una virgola. Non lo si può temperare, addolcire, addomesticare, va preso così com'è! Noi, in questo momento, abbiamo la possibilità di tornare al parlamentarismo non truffaldino, non ricattatorio, perché è qui la trappola: purtroppo il bombardamento mediatico a cui è stato sottoposto l'elettorato fa credere che il presidenzialismo sia la panacea di tutti i mali, ma non è così! Abbiamo di fronte una patologia devastante, la mortificazione dei partiti, dei consiglieri, i traumi che questo sistema crea. Ecco perché, in modo qualche volta appassionato, io dico che possiamo dotarci di un parlamentarismo che preveda norme antiribaltone, una soglia di sbarramento, l'elezione diretta del Presidente, ma non dobbiamo accedere a un presidenzialismo barbaro, che tradisce soprattutto la volontà del popolo che, ingenuamente, vota un programma politico elettorale che può essere vanificato dall'isteria, dai limiti di un uomo solo al comando. Ecco la contraddizione! E questo è frutto di ricerche, di commenti sereni da parte di persone serie, non prezzolate, non al comando di chi desidera avere poteri immensi per mobbizzare le istituzioni, per mortificare i dipendenti e i partiti.
Allora, al di là delle diverse posizioni rispettabilissime, questa è un'occasione storica per andare a fondo, per far capire alla gente che possiamo veramente dotarci di un sistema che allontani le stagioni nefaste delle sei Giunte Palomba della passata legislatura. Cioè, l'equazione presidenzialismo-governabilità-stabilità naufraga miseramente quando scopriamo che su cinque Regioni a statuto speciale ben due, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige, mantengono il sistema parlamentare. Noi potremmo essere la terza, invece l'articolo 18 è costituito da quattro asfittiche, anemiche righe che rispecchiano, purtroppo tristemente, la mentalità di quelle blande - senza offesa - Regioni a statuto ordinario.
Noi siamo una Regione a statuto speciale, ecco perché abbiamo presentato un emendamento che sostituisce le parole "della proclamazione" con "del giuramento", e quindi stabilisce l'equiordinazione tra questa Assemblea e l'Esecutivo. Questo significherebbe accettare democraticamente una sfida alla quale spesso siamo stati chiamati. Invece, qui si tradisce lo spirito costituente, perché in modo capriccioso, come si soleva fare da ragazzini, si porta via il pallone quando non c'è più sintonia o gioia di giocare, di concertare con gli altri. Sta succedendo questo! Ieri è accaduta un fatto democraticamente meraviglioso: è prevalso in molti lo spirito autonomistico, c'è stato il riscatto dei consiglieri che vogliono rapportarsi in modo equilibrato e decidente, perché nessun potere può prevaricare l'altro, guai!
Allora c'è instabilità, c'è disordine, c'è ricatto, ecco perché insisto nel dire: facciamo tesoro di tristi esperienze, allontaniamole e prendiamo il meglio, così facciamo tesoro anche di un certo sistema. Non c'entra niente l'uomo. E' pensabile che quando al posto del presidente Soru ci sarà un'altra persona noi avremo la garanzia che i poteri saranno bilanciati? No, perché è sbagliato il sistema e chiunque interpreta coerentemente questa legge capisce che essa è devastante, che è la morte della specialità, secondo il mio modesto punto di vista.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la Giunta abbia fatto bene a chiedere che la discussione si rivolgesse all'articolo 18, dopo il voto di ieri sull'articolo 12, perché in questo modo ha focalizzato il cuore della legge statutaria.
Nel corso della discussione generale, diversi autorevoli colleghi hanno sostenuto che la legge statutaria è la legge del riequilibrio, del buon equilibrio istituzionale, però quando, giustamente, si invita ad andare al punto, ci si concentra non sul Consiglio, ma sul Presidente, perché è vero che il punto è quello, non ve n'è un altro. E allora, oggi, abbiamo l'occasione di fare una seria discussione su un elemento centrale del sistema dei poteri in Sardegna. Intanto, un chiarimento: tra il sistema vigente, che ci è stato imposto - non l'abbiamo scelto noi, non l'ha scelto la coalizione che ha vinto le elezioni - con la riforma del Titolo V e che prevede come innovazione l'elezione diretta, il potere di scioglimento, la nomina e la revoca degli Assessori, e il sistema che stiamo varando non vi è alcuna differenza. Sono sistemi fortemente presidenzialisti. Personalmente ho sempre dichiarato, anche prima delle elezioni, che era una riforma sbagliata e mi conforta il fatto che molti esponenti del centrosinistra si siano pronunciati in questo senso. Ricordo gli interventi di Violante e di Amato, i quali hanno detto: "Non serve". Ricordo, in particolare, un'intervista in cui Amato diceva: "Attenzione, non abbiamo bisogno di sindaci delle Regioni, come non abbiamo bisogno di un sindaco d'Italia", a proposito del premierato.
Oggi occorre dire perché si è presidenzialisti o parlamentaristi, precisando che affermare di essere parlamentaristi non significa essere per l'instabilità, l'abbiamo già detto ieri, perché, come dimostra l'emendamento proposto da Rifondazione Comunista, si possono scrivere norme antiribaltone, si può far votare la maggioranza degli elettori, rendere stabili i governi, pur essendo contro l'elezione diretta, come viene configurato da questa norma. Allora, il presidenzialismo in Europa è la forma istituzionale più diffusa? Badate, non è così! Il Presidente austriaco e il Presidente irlandese sono eletti direttamente dal popolo, ma esercitano funzioni meramente notarili, non hanno funzioni politiche. Lasciamo per un attimo da parte il caso della Francia, dove il Presidente è, sì, eletto dal popolo, ma il premier deve avere la fiducia del Parlamento. Rimangono solo due nazioni, il Portogallo e la Finlandia, che hanno sperimentato questo sistema e che stanno evolvendo nella direzione della riduzione dei poteri del Presidente. Perché c'è un dato sostanziale che accompagna il presidenzialismo: il presidenzialismo produce sistemi accentrati, produce stati centralizzati, inevitabilmente. Ancora: il presidenzialismo semplifica necessariamente il sistema politico e la semplificazione del sistema politico lo radicalizza e allontana la gente dalla partecipazione. L'esempio americano è sotto gli occhi di tutti.
Quindi io non sono presidenzialista, perché mi sento in sintonia con la cultura a cui appartengo. E non credo che si debba penalizzare chi si mette in sintonia con la cultura che viene giudicata essere la cultura democratica, liberale e solidarista dell'Europa. Poi, ha ragione l'onorevole Orrù, della cui saggezza io sono un estimatore, quando dice che il presidenzialismo registra, comunque, un dato di consenso tra la gente, ma io lo vorrei analizzare. Il presidenzialismo matura in una crisi della cultura democratica, perché soprattutto nella cultura dei maggiori partiti è l'idea stessa di democrazia che è entrata in crisi. E l'innovazione della democrazia, che qualora venga esercitata nelle forme che io auspico viene considerata, invece, una forma di non governo, il rimedio alla democrazia, secondo alcuni, non governante consisterebbe nell'onnipotenza della maggioranza impersonata da un leader, quale rappresentante diretto della sovranità popolare.
Ora io, alla crisi della democrazia che produce questa distorsione non credo, perché non è un'idea nuova, è un'idea vecchissima, è un'idea che sostituisce al governo delle leggi il governo degli uomini; è un'idea che già in Grecia sia Platone che Aristotele contestavano. Il presidenzialismo ha questa natura, ovunque è stato sperimentato, si è registrata anche una crisi della legalità. In che termini? In termini di crisi dei diritti individuali rispetto ai poteri delle istituzioni. Ovunque è successo questo, non solo qui. Io ho ragioni per non essere presidenzialista e non sto ragionando sul Governo della Regione, perché se mi si costringe a ragionare sul Governo attuale ogni mio voto è un voto di fiducia o di sfiducia. Io non vorrei ragionare sulla statutaria avendo in mente il Governo attuale, perché se il Governo attuale mi dicesse: "Bada che su ogni articolo io pongo il voto di fiducia", che senso avrebbe discutere? E' chiaro che se si pone il voto di fiducia, io voto la fiducia, ma non è stato posto. Allora, posso difendere le mie ragioni senza per questo essere considerato un eretico o uno che disturba il normale svolgimento di un percorso politico?
Io penso anche che si debba ragionare su ciò che ci ha proposto oggi l'onorevole Orrù, il quale dice che ci sono posizioni differenti e bisogna evitare le strumentalizzazioni. Ed è, secondo me, corretto e auspicabile che questo avvenga, ma quando ci sono posizioni diverse, i nostri padri costituenti ci insegnano che escono buone leggi se si fanno buoni compromessi, compromessi alti. Io non ho una visione del compromesso sempre bassa. Le istituzioni che hanno retto in Italia sono quelle che hanno trovato un buon punto di equilibrio tra la cultura cattolica, la cultura liberale, la cultura comunista e quella socialista. Ed è un equilibrio che ha retto per sessant'anni! Allora, c'è qualcuno qui che ha un'idea di compromesso? Perché se c'è un'idea di compromesso, allora c'è anche lo spazio della politica; se, invece, non c'è un'idea di compromesso, perché si chiede alla gente di rinunciare alle cose in cui crede? Nessuno può rinunciare ai propri principi, perché tutti hanno nella propria coscienza il fondamento della propria militanza politica, non tutto è strumentalità.
Allora, c'è la volontà di controbilanciare un eccesso di potere? Questo presidenzialismo per me è duro; è un presidenzialismo che comprime l'individuo. C'è un'idea di compromesso? Si fa riferimento a una maggioranza, ma, badate, il significato del voto di ieri, secondo me, al di là del merito, è uno: il Presidente di centrosinistra - non il presidente Soru, ma qualsiasi Presidente - non ha la maggioranza in Parlamento e nel Paese soltanto con il Partito Democratico, perché la cultura democratica non è tutta dentro il Partito Democratico. E allora un Governo di centrosinistra deve avere una cultura più ampia di quella del Partito Democratico, molto più ampia - questo è il voto di ieri - e deve saper fare sintesi di quella cultura. Non siamo tutti dentro uno stretto recinto di idee non comprensibili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, man mano che passano i giorni entriamo sempre più nel vivo della legge statutaria e devo dire che alcuni atteggiamenti della maggioranza fanno un po' riflettere, nel senso che l'inversione dei punti in discussione, benché non si tratti di un'inversione dell'ordine del giorno, che si sarebbe dovuta approvare all'unanimità, significa qualcosa. Non mi pare che ci sia stata, comunque, la dovuta attenzione nei confronti di chi diceva che si sarebbe dovuto procedere all'esame degli articoli della legge statutaria secondo l'ordine previsto. Ecco, ciò che preoccupa è il continuo rinvio degli articoli: avevamo già sospeso diversi articoli, adesso, dopo l'articolo 12 passiamo subito al 18. Quindi non si sa quando arriveremo alla fase definitiva, in cui si scioglieranno tutti i nodi. Anche questa è una domanda che ci poniamo come Consiglio, perché tutte le volte che si presentano dei problemi li rinviamo. Non so se ci sarà un momento in cui avremo la possibilità di affrontare serenamente questa situazione, vero è che, ancora oggi, io vedo molta incertezza sull'approvazione di questa legge statutaria. E, comunque, questo cambiamento di rotta, nel senso che dall'articolo 12 siamo passati all'articolo 18, ha il sapore di un'autentica forzatura della legge che stiamo esaminando. E c'è una forzatura, bisogna dirlo, da parte della Giunta regionale e del suo Presidente, che ha voluto che si andasse immediatamente alla discussione dell'articolo 18. Eppure, prima dell'articolo 18 ci sono articoli importanti, come l'articolo 13 sul Consiglio regionale e l'articolo 14 sulle funzioni del Consiglio regionale. Allora, perché non abbiamo deciso, come Consiglio, di affrontare subito questi nodi importantissimi della legge statutaria anziché passare direttamente all'esame dell'articolo 18? Questo dimostra che la centralità della legge è nell'articolo 18, cioè nella forma di governo, nel presidenzialismo vero e proprio che questa legge vuole imprimere, per cui il ruolo del Consiglio regionale passa sicuramente in sott'ordine. Colleghi, vi invito a riflettere su questo, perché il Consiglio regionale passa, diciamo, in seconda fila rispetto all'elezione del Presidente, e questo è un fatto che ci deve, appunto, far riflettere.
Altra riflessione che deve interessare questo Consiglio regionale riguarda il fatto che, praticamente, la legge che stiamo approvando e che è improntata al presidenzialismo, non cambierà le cose, ma le peggiorerà. Allora mi chiedo: perché questo Consiglio sta impegnando tempo prezioso per fare una legge che, alla fine, sarà la fotocopia della legge attualmente vigente? Queste sono le cose che devono far riflettere questo Consiglio e questo è il motivo per cui credo che, al di là della collocazione politica di ciascuno, tutti noi su questo dovremmo riflettere.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue LADU.) Dovremmo riflettere, signor Presidente, mi rivolgo a lei, perché in questo momento la democrazia è malata. Quando degli Assessori vengono "silurati", come è accaduto nel recente passato, probabilmente senza una giusta motivazione, quando dei funzionari regionali vengono anch'essi "silurati" senza giuste motivazioni o comunque con motivazioni che destano preoccupazione, ciò significa, signor Presidente, che la democrazia è davvero malata e che sta venendo meno il rispetto delle procedure. E questo è un precedente veramente grave e pericoloso, non può esistere in democrazia una cosa del genere.
Noi dobbiamo, prima di tutto, rispettare un principio fondamentale, che è appunto quello del rispetto delle procedure. Questo è il vero problema che dovrebbe far riflettere questo Consiglio regionale e sul quale dovremmo comunque esprimerci. Praticamente dobbiamo fare uno sforzo congiunto, maggioranza e opposizione, per far guarire questa democrazia malata, e quindi dobbiamo trovare un equilibrio diverso tra il ruolo del Presidente della Regione e quello del Consiglio regionale. Lo stiamo facendo? A me pare di no! C'è un tentativo di far quadrare i conti e la stessa legge statutaria ha subito un'accelerazione, prima di altri appuntamenti importanti, come il bilancio e la legge finanziaria, probabilmente perché si vogliono chiudere alcune situazioni interne alla maggioranza. E questo è un altro limite della legge che stiamo discutendo.
Noi siamo contrari al presidenzialismo, ma soprattutto siamo contrari a questo presidenzialismo esasperato, che toglie spazi di democrazia al Consiglio regionale. Può essere che l'elezione diretta del Presidente rappresenti una semplificazione rispetto all'elezione da parte del Consiglio, però, effettivamente, modifica la situazione, perché crea un rapporto diretto tra il cittadino e il Presidente che elimina tutto il resto. Di fatto, in questo modo tutto uno spazio di democrazia viene a mancare. Allora, bisogna vedere come viene interpretato il ruolo del Presidente. Noi riteniamo che l'interpretazione che se ne sta dando sia pericolosa, perché i fatti che si stanno verificando in questi ultimi tempi dimostrano effettivamente che c'è molto di cui preoccuparsi. E l'esperienza che viene dai comuni - ne ho parlato anche durante l'esame dell'articolo 12 - per quanto riguarda i poteri del sindaco ne è una testimonianza. Abbiamo visto cosa sta producendo, oggi, in Italia, l'elezione diretta del sindaco: non c'è più dibattito nei consigli comunali, dove praticamente le minoranze non esistono, è come se non ci fossero. Allora, questo ci deve far riflettere, perché se oggi è mortificante fare il consigliere di minoranza in un comune, domani sarà mortificante anche fare il consigliere regionale, che non conterà assolutamente nulla. Credo che questo problema se lo debba porre non tanto la minoranza, che alla fin fine non conta nulla perché è all'opposizione, quanto la maggioranza che risulterà composta da consiglieri eletti dal popolo che non conteranno assolutamente nulla.
Allora, siccome la ruota gira, oggi siete voi in maggioranza domani ci saremo noi, dovremmo cercare di individuare soluzioni che possano garantire gli spazi di democrazia che verranno a mancare con l'approvazione di questa legge statutaria e, soprattutto, con l'applicazione di alcune leggi che dobbiamo rispettare, devo dirlo, anche per l'incapacità di questo Consiglio regionale di arrivare a una sintesi (come è successo, nel recente passato, per quanto riguarda la legge elettorale) in grado di garantire un equilibrio tra i poteri del Presidente e quelli del Consiglio.
Credo che da parte di tutti noi occorra maggiore coraggio. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, indipendentemente dalla posizione politica che ricopre all'interno del Consiglio, perché la legge che stiamo approvando non è né della maggioranza né della opposizione, ma è di tutto il Consiglio regionale. Se riusciremo a portare a sintesi tutte le istanze di questo Consiglio potremo approvare una buona legge.
Il problema non è il voto segreto o palese; non è questo il punto, però se dovesse esserlo, per quanto ci riguarda noi non chiederemo votazioni segrete. A questo punto, chiedo a chi ha avanzato la richiesta di voto segreto di ritirarla, perché ci dobbiamo esprimere liberamente, perché il Consiglio deve sapersi assumere le proprie responsabilità e perché si deve sapere dove intendiamo andare e che cosa vogliamo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, prima di tutto mi corre l'obbligo di fare una precisazione rispetto ad alcune affermazioni che sono state rese ieri in quest'Aula: la Corte costituzionale, nella sentenza numero 370 del 2006, a proposito di un'impugnativa nei confronti di una Regione a statuto speciale, ha definito la legge statutaria una fonte di autoorganizzazione. La legge statutaria, così definita, è citata espressamente in una sentenza della Corte, a proposito di una Regione a statuto speciale, in cui si ricorda che è stata introdotta con la legge costituzionale numero 2 del 2001. Per cui siamo in presenza non di una legge ordinaria, ma di una legge che si pone come fonte. Chiaramente, nella sentenza della Corte si fa una distinzione tra la fonte statale, che per noi è anche lo Statuto, e la fonte di autoorganizzazione. E che la statutaria sia una fonte sovraordinata lo attestano anche il quarto e il quinto comma dell'articolo 15 del nostro Statuto, che introducono, infatti, l'istituto del referendum confermativo, in analogia, questa volta, con quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 138 della Costituzione. Questo a dimostrazione della natura di fonte, certo non costituzionale, ma para costituzionale, della legge statutaria.
E' chiaro che la statutaria non è una legge ordinaria, è una legge rinforzata, è una fonte di autoorganizzazione che, da questo punto di vista, è sottoposta a procedure particolari, che per analogia sono simili a quelle previste dall'articolo 138 della Costituzione. Non solo, è chiaro che rispetto all'elezione diretta del Presidente, nel combinato disposto dell'articolo 15 dello Statuto e della legge numero 1 del 1999, questa legge non aggiunge nulla di nuovo, ma ridurre la statutaria alla sola elezione diretta del Presidente della Regione sembra assolutamente limitante. Questo è uno degli aspetti della legge che stiamo esaminando.
Mi colpisce un particolare: nel 2001, quando si è trattato di modificare il nostro Statuto, i padri costituenti di questa Regione tacquero e sembra strano e paradossale che si abbia, invece, da ridire nel momento in cui noi esercitiamo un diritto, che è quello della autoorganizzazione, che potenzia e rafforza la nostra autonomia. Come a dire che noi tacciamo nel momento in cui la nostra autonomia è messa in discussione, con la modifica dello Statuto, e parliamo quando abbiamo tra le mani uno strumento di autoorganizzazione che, invece, rafforza, e non diminuisce, la nostra autonomia, se non altro perché non dobbiamo condividere con il Parlamento nazionale la definizione del nostro Statuto di autoorganizzazione.
Vorrei, però, fare un altro passaggio, un po' più nel merito. E' vero, è stato detto che esiste un rapporto tra la crisi della democrazia e la crisi del parlamentarismo, ma perché esiste questo rapporto? La democrazia è in crisi perché i parlamenti sono in crisi, e i parlamenti sono in crisi non tanto perché, in maniera molto salutare, si è distinta la funzione propria dell'organo esecutivo dalla funzione propria del parlamento come organo di rappresentanza. I parlamenti sono in crisi perché è in crisi soprattutto il loro ruolo di rappresentanza, che è anche funzione di controllo, funzione di verifica e di produzione legislativa. Allora, dicono gli studiosi che il nostro parlamentarismo, tutto sommato, era legato al modello di tipo consociativo. D'altra parte non ci vuole molto per capire che tra i parlamenti e gli esecutivi esisteva una forma molto alta di consociazione. Tant'è che Gianfranco Pasquino, in un suo recente libro sulla crisi dei parlamenti democratici, dice che il vero problema è che non è in crisi la centralità dei parlamenti, è in crisi la centralità dei partiti che attraverso i parlamenti controllavano e condizionavano gli esecutivi.
Allora, non dobbiamo abolire i parlamenti, tant'è che noi ci siamo preoccupati, con questa legge, di rafforzare la funzione del Consiglio regionale. Questa, infatti, non è una legge presidenziale, perché sapete perfettamente che il presidenzialismo comporta la distinzione tra l'esecutivo e il legislativo, ma è una legge neoparlamentare. E rispetto anche ai compromessi possibili, scusate, la cosa è molto semplice: sulla base dello Statuto vigente, noi potevamo decidere di confermare l'elezione diretta del Presidente o di ristabilire l'elezione indiretta, cioè attraverso il Consiglio regionale, tertium non datur. E l'azione di compromesso l'abbiamo esercitata su molti temi, per esempio sul tema del referendum e del potere regolamentare. Così come abbiamo discusso a lungo, e sono emerse posizioni diverse, sull'articolo 14, a proposito della funzione delle opposizioni, sull'articolo 26 e sul potere, dato o non dato, al Consiglio delle autonomie locali di proporre direttamente delle leggi, nonché sulla funzione della Consulta. Non è vero che su questa legge non abbiamo mediato; abbiamo lavorato per tanti mesi e abbiamo mediato sui punti su cui era possibile mediare. Sulla possibilità di eleggere direttamente o attraverso il Consiglio il Presidente della Regione non vi era possibilità alcuna, se non quella di riscrivere l'articolo 15 dello Statuto.
Allora, questo mi sembra grave e dico che la nostra legge, che non è riconducibile all'articolo 18, sostiene e rafforza il neoparlamentarismo e su questa logica e su questa base dobbiamo muoverci e continuare, in questi giorni e per tutto il tempo che vorremo, a esercitare un'azione nobile. Il resto diventa probabilmente propaganda, rappresenta una posizione che non risponde alla responsabilità che abbiamo di garantire alla Sardegna un quadro di riforme all'altezza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, francamente, dopo aver auspicato, in tanti miei interventi, il superamento delle contrapposizioni per schieramenti, vedere oggi riprendere i lavori con un atto da "marrano", la cosa mi disturba non poco, perché la richiesta, dopo il voto di ieri sera, di saltare tutta una serie di articoli per passare direttamente all'articolo 18, non so neanche se sul piano procedurale sia ammissibile. E' vero che, su proposta del Presidente del Consiglio, l'Assemblea ha espresso attraverso una votazione la sua volontà in merito alla richiesta della Giunta, però tutto questo non è sufficiente per convincermi che siamo perfettamente nel rispetto delle regole parlamentari.
In ogni modo, questo atto da "marrano" non giova, anzi ci ricade addosso peggio che mai. Poco fa il collega Pinna diceva: "C'è un gioco delle parti, la battaglia viene condotta più che altro in difesa di posizioni". Può essere vero, ma è altrettanto vero che in quest'Aula c'è anche tanto conformismo. Sono i due mali che caratterizzano la vita di questo Consiglio. Io dico, un po' per gioco, ma con spirito spiccatamente di parte, senza pensare alla sostanza delle questioni che affrontiamo, che fare politica è certamente un male, ma è ugualmente un male il conformismo. E questa richiesta, che ho definito atto da "marrano", è tesa sicuramente a verificare la tenuta del conformismo, e questo dispiace, non giova. Certamente viviamo un momento di crisi e il collega Orrù diceva che, però, è difficile risanare con una legge questa situazione di crisi e far sì che tutti gli attori della democrazia e della democrazia parlamentare siano all'altezza dei momenti difficili. Certo che è difficile e complesso, ma se non incominciamo siamo senza speranza. Lasciamo che sia senza speranza l'onorevole Uras, che si arrabbia quando gli danno ragione, mentre io pensavo che le battaglie politiche sulle idee fossero tese a conquistare e ad allargare il consenso e che la crescita del consenso su una propria idea fosse motivo di soddisfazione democratica. Invece, vi è stata una reazione opposta. Niente di strano, anche dopo la prima guerra mondiale l'Italia, pur essendo tra i Paesi vincitori, andò incontro a una gravissima crisi che produsse un regime. Infatti, un uomo, che pure proveniva da una cultura socialista, probabilmente pervaso anche lui dal pensiero robinhoodiano, credendo di essere appunto un novello Robin Hood e giudicando il popolo italiano popolo di mandolinai, pensò che il Paese poteva essere salvato soltanto instaurando un regime. Non vorrei che adesso qualcuno tra noi pensasse che il Consiglio regionale sia espressione non di mandolinai, che non appartengono alla nostra tradizione, ma di pifferai o di suonatori di launeddas. Non vorrei che ci fosse questa convinzione, perché di certo la scelta dell'attuale Presidente della Regione è frutto di una crisi politica, ho già avuto modo di dirlo, che ha investito tutti i partiti e in particolare lo schieramento di centrosinistra, il quale, non riuscendo a trovare al proprio interno un leader da poter proporre alla guida della Regione, è ricorso all'esterno, fuori della cittadella politica. Cosa è accaduto, però? E' accaduto - ed ecco perché qui si parla di presidenzialismo duro - che quella persona, individuata fuori della cittadella politica, frutto di quella crisi politica, si è profondamente convinta di essere circondata da inconcludenti - uso un'espressione gentile -, da gente incapace di affrontare i problemi. Io sono certo che il presidente Soru, che veniva dal mondo dell'imprenditoria, dove contano l'azione e la concretezza, fosse straconvinto di questo. Ma non voglio adagiarmi su questa polemica, perché dovrei richiamare delle cose che riguardano anche la sua azienda. Lasciamo perdere questo argomento e andiamo avanti.
Ieri sono trasalito, non perché avesse vinto la mia parte politica, è così piccola e drammaticamente ridotta a un solo accidentale componente di questo Consiglio, che non poteva esserci un moto straordinario di parte, ma perché quel risultato mi è sembrato un sussulto di una democrazia risorta in quest'Aula. Quindi non c'è un problema di rinuncia alle idee di schieramento; lo spirito di partito non deve soffocare i liberi e personali convincimenti quando si tratta di questioni fondamentali, come quella che stiamo qui esaminando.
Signor Presidente, ogni tanto qui torna il discorso per cui il presidenzialismo è frutto di tante crisi di Giunta, che hanno fatto maturare la convinzione che per superare quella situazione occorreva dare stabilità ai governi, appunto, attraverso il presidenzialismo. Se questo, puta caso, fosse vero, perché non abbandoniamo l'esame di questa legge e non affrontiamo la discussione della legge elettorale, per vedere se in quella sede riusciamo a individuare strumenti giuridici che ci consentano di garantire una corretta rappresentanza del popolo e una concreta gestione del potere esecutivo, garantendo anche stabilità al Governo della Regione? Affrontiamo la discussione della legge elettorale, è lì che dobbiamo trovare gli strumenti per garantire la stabilità, non nella legge statutaria. Stiamo prendendo le cose alla rovescia, invece dobbiamo prima affrontare la legge elettorale, perché è quello l'atto attraverso il quale possiamo individuare gli strumenti per garantire la stabilità.
Nella discussione generale avevo detto che questa legge difficilmente poteva essere perfezionata attraverso degli emendamenti, perché, dal mio punto di vista, è errata già nell'impostazione ed è disseminata, in particolare negli articoli che precedono il 18, di trappole. Tant'è che ho detto: qui ci deve essere un regista abile trasseri, che voleva, in qualche modo, intrappolare il Consiglio con decisioni già prese.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, ha un minuto ancora.
FARIGU (Gruppo Misto). Grazie, Presidente.
Signor Presidente, io vorrei che ognuno di noi, che come rappresentante di un partito e di chi lo ha eletto ha una responsabilità anche personale, ricorresse al senso di responsabilità personale rispetto agli elettori ed esercitasse il suo ruolo con libera convinzione. Di questo ha bisogno la nostra regione, di questo ha bisogno la nostra autonomia. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, signor Presidente della Regione, signor Assessore della riforma della Regione, io credo che sia stato opportuno riconcentrare la nostra attenzione su un elemento direi caratterizzante, in qualche modo, la forma di governo che stiamo scegliendo per la nostra Regione, al di là del significato forse tecnicamente non conclusivo del togliere o lasciare un avverbio nell'articolo 12 e nell'articolo 18: è la disfida del "contestualmente", che altri colleghi hanno già avuto modo di spiegare. Io capisco che la politica sia fatta anche di comunicazione e che nella comunicazione possiamo far finta che non esista un sistema di Costituzione rigida o di fonti legislative che gerarchicamente si impongono su altre e condizionano il nostro lavoro. Io potrei scrivere nella legge statutaria che, per esempio, il Consiglio regionale ha la competenza a deliberare in materia di difesa, perché magari mi piacerebbe disporre il dissequestro di importanti porzioni del territorio sardo. Ma non è così, il nostro Consiglio regionale non ha la possibilità di disporre in materia di difesa, così come non può prescindere da una legge che impropriamente, secondo me, è stata resa di rango costituzionale, a opera di autorevoli parlamentari del Gruppo Alleanza Nazionale, che, nel 1999 (la storia della legge numero 1 del 1999 è questa) vollero inserire in maniera rigida il principio simul stabunt simul cadent, prevedendo anche che qualora si scelga il sistema di elezione diretta del Presidente questa debba essere contestuale all'elezione del Consiglio.
Potrei finire qui e potrei dire, semplicemente, che l'articolo 18 è l'articolo in cui noi riaffermiamo, alla luce del voto di ieri, il principio dell'elezione diretta. Dico e aggiungo, invece, visto che il legislatore sembra essersi rifiutato di stare in un sistema giuridico come quello in cui opera e se ne sia inventato uno diverso, che, trattando di problemi istituzionali e di riforme di rango costituzionale, il nostro livello di appropriatezza nel lavoro che facciamo deve essere un pochino più alto, con rispetto parlando e con rispetto, soprattutto, delle posizioni che lanciano messaggi e sfide. Però, io dico che noi abbiamo lanciato un altro messaggio e un'altra sfida, un po' più di due anni e mezzo fa, quando ci siamo messi in testa di fare di questa una legislatura costituente. In quel contesto, molti partiti hanno rinunciato a scrivere un loro programma specifico e hanno voluto scrivere nel programma della coalizione quello che per loro significava legislatura di riforme e legislatura costituente. La Margherita è stata uno di quei partiti, tant'è che non ha presentato un suo programma, ma si è, appunto, concentrata sul programma di Sardegna Insieme. E quando ciascuno di noi ha poi chiesto il voto, lo ha fatto in forza di un impegno programmatico, secondo il quale in questa legislatura avremmo fatto le riforme, riconfermando in una legge sarda la forma di governo che prevede l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Questo impegno intendiamo confermarlo, e non perché ci venga imposto o perché sia un elemento spurio di una nostra tradizione. C'è certamente una tradizione politica, ogni tanto sento, qui, riferimenti alla tradizione socialista. E' vero, i partiti storici, all'inizio del '900, lanciarono il sistema proporzionale come scardinamento del sistema notabilare italiano, però la storia non si ferma al 1920-1922, a prima del fascismo, va avanti. Io ricordo che, nel 1985, ci fu un primo punto fondamentale di rottura del centrosinistra di allora. E questo punto di rottura fu tra chi aveva la pretesa di non dichiarare - parlo del centrosinistra storico, quindi dell'alleanza tra la Democrazia Cristiana e i Socialisti di allora - prima delle elezioni quale sarebbe potuto essere l'esito politico e chi invece aveva capito che il tempo delle deleghe totali era finito. Ricordo una personalità che ho avuto la fortuna di conoscere prima che le Brigate Rosse la ammazzassero, nell'immediatezza del suo ruolo politico più importante, quello di responsabile delle riforme della Democrazia Cristiana. Parlo di Roberto Ruffilli, che nel suo " Il cittadino come arbitro", un saggio importante di metà degli anni '80, scrive proprio che il tempo dei partiti politici che incassano il consenso e poi vogliono una delega totale per gestirlo è finito. Altri movimenti, in quel momento, non erano pronti per questa cosa. Poi c'è stata un'evoluzione, un'esasperazione istituzionale nell'elezione diretta, un eccesso di affidamento, ma io dico che parte da lì un'evoluzione della democrazia che vede affidato ai cittadini il potere di indicare una rappresentanza e un Governo prima del voto e non dopo.
Quello dell'elezione diretta è un sistema che responsabilizza fortemente tutto il sistema politico, perché attiva un circuito, consenso-potere-responsabilità, che in un dato momento si era interrotto. E rilancia, al di là dei personalismi, al di là della crisi dei partiti e dell'interpretazione, giusta o sbagliata, dei ruoli che l'elezione diretta attribuisce, la ripresa del potere di investitura del cittadino e del gioco democratico sulle sorti del potere politico; potere politico che ha il dovere, in sistemi di questo tipo, di fare prima il lavoro che normalmente pretendeva di fare dopo, cioè di indicare la leadership e il programma, di indicare quindi le cose da fare e come farle, perché su quello si gioca la sua capacità di rappresentanza e di governo.
E infatti nella legge elettorale, secondo me, sarà opportuno inserire una clausola che esalti la funzione del programma di governo e la imponga come obbligo al momento della presentazione delle candidature, sia per le liste che si presentano, quelle di coalizione, sia eventualmente per il candidato Presidente.
L'elezione diretta non è o non è ancora il presidenzialismo, e può anche non essere definitivamente il presidenzialismo inteso come separatezza integrale dei poteri. Io credo che la forma di governo che viene fuori da questa nostra legge sia quella in cui la Sardegna vuole un Governo di legislatura, con elezione diretta del leader dell'Esecutivo, più che un presidenzialismo così come viene definito nel caso di scuola. E' il caso, insomma, di dire che - e questa affermazione è stata contestata altre volte - che c'è un principio per cui la stabilità di governo, legittimata democraticamente dal popolo, è un valore in sé, ma è un valore per quello che produce, dato che non produce la palude, ma atti effettivi ed efficaci di governo che verranno giudicati, alla fine della legislatura, dalla gente. E in questo sistema di bilanciamento dei poteri degli inserimenti sono possibili, possibilissimi, molti sono stati fatti, ma ce ne sono alcuni che non possono essere realizzati perché non sono coerenti con le forme di legittimazione. Penso, per esempio, alla mozione di sfiducia costruttiva di cui si è parlato: un organo elettivo rimuove un altro organo elettivo, senza condizione di reciprocità. Non funziona così nemmeno nel modello Westminster.
Per quanto riguarda la decontestualizzazione, abbiamo già detto prima che c'è un problema di tipo costituzionale, ma aggiungo - e questo è il ragionamento di prospettiva - che quando parleremo di Statuto e sarà possibile decontestualizzare le elezioni ci interrogheremo se quel modello separatista, di presidenzialismo estremo, sia il modello che vogliono i sardi, la nostra cultura istituzionale, le nostre forze politiche. Io ho qualche dubbio, perché credo nella forza di questo Consiglio e nella capacità di equilibrare poteri forti con poteri egualmente forti che sapremo esercitare nel modo più alto.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Cherchi, che l'ha chiesta, comunico al Consiglio che l'onorevole Pittalis, che aveva chiesto congedo, è rientrato in Aula.
E' iscritto a parlare il consigliere Cherchi Silvio. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Il voto di ieri rappresenta un test per il Partito Democratico, perché penso che un partito riformista debba accogliere anche le altre culture, di cui forse sarà più difficile fare sintesi, ma anche più vitale. Avremo comunque tempo per questo.
Io credo che solo apparentemente sia paradossale che sull'articolo 12, ieri, e sull'articolo 18, oggi, si sia sviluppato un dibattito così acceso, con divisioni che hanno attraversato tutti gli schieramenti, al di là dell'utilizzo strumentale di qualche risultato. Lo ritengo paradossale perché il dibattito riguarda la legge statutaria - che mi auguro venga approvata in tempi rapidi per poter affrontare altre urgenze -, che, al di là dell'enfasi con cui forse è stata inizialmente pensata e poi confezionata dal lavoro svolto dalla Commissione e dalla Giunta, poche o nessuna possibilità ha di incidere sulle norme scritte nello Statuto e di altro si occupa. E' evidente che il dibattito anticipa argomenti che - e qui sta la preoccupazione - spero ci coinvolgano presto nella scrittura del nuovo Statuto e della legge elettorale. Ma era un dibattito inevitabile, perché c'è un fatto politico incontestabile: è la prima volta che il Consiglio regionale, sua sponte, senza subire costrizioni, mette nero su bianco l'elezione diretta del Presidente della Regione (prevedeva anche la contestuale elezione del Consiglio, contestualità che è stata eliminata). Ed è chiaro che le contraddizioni, i diversi orientamenti, le diverse culture che sono presenti e che non si sono volute affrontare o non si è riusciti ad affrontare né nella passata legislatura né in questa prima parte della legislatura attuale, prima o poi sarebbero venuti al pettine.
Io non considero una tragedia ciò che è successo ieri; probabilmente la maggioranza avrebbe potuto evitare qualche lacerazione, ma ben venga il confronto anche aspro, perché stiamo parlando di questioni che riguardano i prossimi dieci o vent'anni delle nostre istituzioni. E, in qualche maniera, sottotraccia, non c'è norma o legge che sia stata affrontata in quest'Aula in cui questi argomenti non siano stati infilati, con posizioni diverse, perplessità e così via.
Delle diverse forme di governo stiamo discutendo da anni. Il tema del parlamentarismo e del presidenzialismo hard (duro) o soft (morbido) è stato affrontato anche nei congressi di partito, in cui qualcuno ha vinto e qualcun altro ha perso. Non sono mancati gli aspiranti dirigenti politici di ogni genere che ci hanno decantato le virtù del presidenzialismo duro. In qualche occasione, quell'onda presidenzialistica ci ha persino fatto scrivere che il presidenzialismo era capace, di per sé, di innescare un nuovo e virtuoso ciclo economico. L'abbiamo scritto nel primo DPEF. Cambiare idea, riflettere è segno di vitalità e intelligenza e l'esperienza naturalmente è maestra, ma personalmente credo che dobbiamo evitare un errore nei nostri convincimenti, quello di legare le ipotesi di riforma a fatti e vicende contingenti, farle discendere dal giudizio che diamo su chi occupa comunque pro tempore il posto di Presidente e sul suo operato. Questa è una partita sulla quale è legittimo discutere, ma è un'altra storia, altrimenti si agevola la tendenza per cui non si può più esprimere una perplessità o una riserva perché poi, soprattutto da parte della stampa, vengono espressi giudizi devastanti su tutto.
Gli articoli 12 e 18 sono per molti aspetti un atto dovuto ed era difficile pensare di poterli scrivere diversamente, almeno questo è il mio parere. Forse si sarebbe potuta attenuarne la perentorietà, contestualizzandoli, nel senso che finché vige questo Statuto questa è la regola, e forse la stessa scelta di ieri da un punto di vista formale è irrilevante, però è il segnale di una difficoltà a maturare un orientamento che raccolga larghi consensi in quest'Aula e probabilmente anche fuori di qui. E' difficile fare sintesi e, a dire la verità, non vedo neanche moltissima disponibilità in tal senso.
Io parto da un concetto largamente condiviso, mi sembra, e gli stessi sforzi fatti dalla Commissione andavano in quella direzione e ci furono annunciati come un qualcosa di non riuscito: questo presidenzialismo perfettamente sovrapposto al parlamentarismo (è difficile dire se sia o no presidenzialismo, ma è di sicuro un tipo di presidenzialismo che si sovrappone perfettamente al parlamentarismo) non va bene a nessuno o quanto meno non va bene alla gran parte del Consiglio regionale. In nome della stabilità si è introdotto un principio, quello dello stare insieme o cadere rovinosamente, che invece di avviare la politica in una tranquilla, comoda autostrada senza ricatti delle consorterie, senza invadenza da parte dei partiti o delle loro diverse correnti, ha creato anche in Italia (usciamo fuori dalla ristrettezza dei nostri ragionamenti, perché non è un problema soltanto nostro) non solo malessere, ma anche tensione, che ha trasformato la normale dialettica tra Esecutivo e maggioranza, tra Esecutivo e Consiglio o in un continuo confronto di tipo muscolare, oppure - sono stati scritti dei saggi su questo - in una convivenza che pone persino problemi di natura etica. Ci sono Regioni, lo sappiamo tutti, dove sono state create diciotto commissioni permanenti, con diciotto presidenti, diciotto vicepresidenti e così via. Questo non riguarda la nostra Regione e quando parliamo dei costi della politica forse dovremmo essere orgogliosi del fatto che sostanzialmente la nostra è un'attività sana e seria. Pensiamo, cioè, a una riforma che non sia figlia delle suggestioni. Le suggestioni sono spesso il prodotto, in questa interminabile transizione italiana, di riforme fatte a pezzi, senza prevederne le conseguenze, a partire da quella che fu la più semplice: l'abolizione della preferenza plurima, che modificò profondamente il mosaico costituzionale.
Io non condivido le teorie minimaliste che circolano anche al nostro interno e sono convinto che questa Regione possa decidere la riforma che ritiene più opportuna. Sono convinto che non abbiamo di fronte strade così strette, perché altrimenti davvero ci sarebbe da chiedersi, come diceva l'onorevole Mario Floris, che tipo di specialità vogliamo. Ma, insomma, noi possiamo intervenire, anche con successo - penso alle servitù militari -, su questioni che riguardano lo scacchiere militare mondiale e non siamo in grado di determinare la nostra legge elettorale, il nostro Statuto! Spesso si cita, a questo proposito, l'esempio calabrese. A parte il fatto che la Calabria non è una Regione a statuto speciale, se ho letto bene aveva la presunzione di conciliare la legittimazione popolare del Presidente con la possibilità, da parte del Consiglio, di sostituirlo, il che mi sembra un qualcosa, come dire, che non sta in piedi.
La seconda considerazione riguarda il fatto che la riforma deve essere adeguata al rango istituzionale di questa Regione, pertanto il parlamento sardo non può essere a sovranità limitata, per gli stessi motivi per cui abbiamo sonoramente bocciato la cosiddetta riforma Bossi-Berlusconi. Per dirla in breve, credo che il parlamentarismo sia stato ferito togliendo ai parlamenti il loro compito primario, che era quello, come dicevano gli studiosi, di formare il governo; contemporaneamente, però, è cresciuta nell'opinione pubblica la volontà di decidere le scelte e di incidere sulle scelte dei governi. Ecco, credo che sulla strada dell'elezione diretta del Presidente della Regione non possiamo tornare indietro, almeno nel medio periodo. Dobbiamo cercare, anche se è ambizioso e difficile, ma credo sia l'unica soluzione possibile, di conciliare l'autonomia del Consiglio con l'efficacia dell'Esecutivo; dobbiamo cioè pensare a una qualche forma di separazione a partire dal momento dell'elezione dei due organi.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cherchi.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Probabilmente potremmo individuare dei pesi e contrappesi, e avrebbero sicuramente un senso anche le cose che dice l'onorevole Francesco Sanna, come per esempio accentuare il ruolo della Giunta e individuare…
PRESIDENTE. Onorevole Cherchi, la prego!
CHERCHI SILVIO (D.S.). Sto finendo.
PRESIDENTE. Il tempo è scaduto da quasi un minuto, onorevole Cherchi.
CHERCHI SILVIO (D.S.). La ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei. Lo so che si stava appassionando, era pure interessante ciò che diceva, però le regole vanno rispettate.
E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Poiché non è presente in aula, decade dal diritto alla parola.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signor Assessore, colleghi, leggendo delle note di stampa di questi giorni e in particolare un fondo in cui Giampaolo Mele, insigne studioso, richiama Francesco, un povero cristo che figura ne "Il nome della rosa" e che andava dicendo "Paenitentia agite! Paenitentia agite!", richiamando il fatto che fosse tempo di Quaresima - e oggi, guarda caso, è il mercoledì delle Ceneri -, mi sono fatto l'idea che si siano persi il senso del cammino e la conoscenza del tempo e dei tempi. E' importante che qualche volta noi riflettiamo su dove ci collochiamo e perché ragioniamo di questi argomenti, che per alcuni sembrano l'universo della legislazione, ma sono ben poca cosa in rapporto a quanto accade fuori di qui.
E allora i tempi, caro Presidente, ci avrebbero dovuto richiamare alla necessità, se non di sospendere l'esame di questa statutaria, perlomeno di portare in Aula la legge finanziaria per discutere di cose altrettanto serie e forti e dare risposte alle persone che, guarda caso, i colleghi di Rifondazione Comunista, che non perdono occasione di critica, chiamano i più deboli. Ma siccome, probabilmente, non si vogliono ascoltare le lamentele dei più deboli, non si vuole affrontare la situazione sdrucciolevole della nostra economia, preferendo parlare dei massimi sistemi, noi siamo qui e ne parliamo a fronte alta e con chiarezza. Lo dico perché noi non accettiamo le urla tese a precostituire alibi o dare di sé un'immagine non coerente con il proprio pensiero.
Noi Riformatori eravamo e restiamo presidenzialisti. Su questo non si discute e pretendiamo che attorno al presidenzialismo si apra un dibattito. Siamo altresì convinti che vi sia la possibilità di aprire un dibattito anche culturale in merito al fatto che con un emendamento si voleva eliminare dall'articolo 18 la contestualità delle elezioni del Presidente della Regione e del Consiglio regionale, ma l'approvazione dell'articolo 12 ha caducato questa possibilità. Ora, al di là del fatto che "contestualità" significa che si vota nello stesso giorno, ma non con la stessa scheda elettorale, non esiste l'obbligo di eleggere insieme il Consiglio regionale e il Presidente. Contestualità vuol dire che nello stesso giorno possono esserci due espressioni di voto: una per il Presidente, l'altra per il Consiglio regionale. In questo caso non esiste la simultaneità, il cosiddetto simul stabunt simul cadent, ma vi è l'opportunità di dare pienezza di poteri sia al Presidente, con tutto quello che il presidenzialismo comporta, sia al Consiglio regionale, cioè al parlamento del popolo sardo. E non si abbia paura di dire - giustamente il collega Cherchi faceva questo rilievo - che non bisogna enfatizzare questa legge statutaria, perché, ancorché rinforzata, in quanto attua l'articolo 15 dello Statuto, la statutaria non è lo Statuto. Non capisco, quindi, perché si voglia attribuire aulicità a questa normativa.
Qualcuno parlava di "marrania". Vorrei dire che io mi colloco in partibus infidelium per capire quali sono le espressioni, le necessità, le aspirazioni degli altri, di quelli che non la pensano come me e che hanno forse difficoltà a capire un presidenzialismo che è mal interpretato, perché non pienamente accettato in una condizione in cui la maggioranza non è capace di esprimere democrazia al suo interno e di riflettere insieme al Presidente prima di fare un discorso più armonico e di proporre in Aula una norma lineare e adeguata alle esigenze della Sardegna. Una maggioranza coesa, che si identifica in un progetto veramente serio, di questi tempi avrebbe certamente portato in discussione la finanziaria, non la legge statutaria.
Ora, la crisi della democrazia, caro collega Maninchedda, non si può leggere nel presidenzialismo. La crisi della democrazia è identificabile in uno scollamento totale, probabilmente dovuto all'esperienza degli anni trascorsi. Vi è la necessità, invece, di trovare legami col popolo, identificandolo in quelle che sono le sue precipue istanze. Io non so se la democrazia possa essere disgiunta da chi la rappresenta nell'ambito dell'esercizio del potere esecutivo e soprattutto del potere legislativo, anche perché non si possono creare dualità, non ci possono essere conflittualità perenni fra organi che dovrebbero tenere significativamente al passo l'efficienza e l'efficacia della gestione amministrativa e della produzione normativa. Ma, come più volte abbiamo detto in quest'Aula, non si può legiferare a cottimo! Ecco perché vi è la necessità di misurare i tempi e di approfondire i termini degli argomenti in discussione. Se su queste cose non si riflette attentamente, il carico pesa tutto sulla maggioranza. Non si scaglino, caro Uras, sulla minoranza comportamenti improntati alla differenziazione, se vuoi pari a quelli della maggioranza, ma che non comportano necessariamente uguale responsabilità di fronte al popolo.
Per cui, nel rimarcare che noi siamo profondamente presidenzialisti, vi aspettiamo ancora una volta per affrontare l'esame di una legge che deve essere discussa a pieno titolo in questa sede, e cioè la legge elettorale, che voi rifuggite e avete paura di trattare in termini di vera discussione, in termini cioè di apertura alle possibili interpretazioni e anche di ribellione - se vogliamo - alla consuetudine di calare la testa rispetto alle norme dello Stato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, rinuncio all'intervento, perché, condividendo pienamente ciò che ha appena detto il collega Dedoni, mi pare superfluo essere ripetitivo. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, non vogliamo certo nascondere che sull'intera legge statutaria, e in particolare sull'articolo 18, ci sia una diversità di opinioni e di scelte politiche e culturali non solo nel Consiglio, ma anche all'interno del centrosinistra. Non lo abbiamo scoperto ieri, col voto sull'emendamento Balia e più, ma lo sappiamo tutti da tempo, perché conosciamo le posizioni dei nostri rispettivi partiti.
A noi del partito della Rifondazione Comunista è stato ricordato che il programma elettorale di Sardegna Insieme contiene, in maniera esplicita, un riferimento a una visione presidenzialista. Questo è vero e non lo possiamo negare. E', però, altrettanto vero che l'allora segretario del partito non doveva e non poteva, io penso, sottoscrivere quel documento, essendo il partito contrario al presidenzialismo, in qualsiasi forma aggettivato o presentato. E' stato un errore, forse un abuso di potere, che non doveva essere compiuto. Si trattava semplicemente di eliminare quel punto dal programma, come si fa quando nelle coalizioni ci sono punti dirimenti. Per cui, oggi, ci troviamo di fronte a questioni politiche di non semplice soluzione, tenendo anche conto che nel corso delle legislature le posizioni possono evolversi e dunque essere anche aggiornate. Dovremo, pertanto, tener conto di questa sensibilità e rispettarla anche per il futuro.
Detto questo non posso che sottolineare la diversità della nostra posizione, che è contraria al presidenzialismo, ma, sia chiaro, noi non ci prestiamo a strumentalizzazioni più o meno furbesche e raffinate, in alcuni casi, che hanno il solo scopo di spaccare la maggioranza e far cadere la Giunta regionale. Questo non lo vogliamo per una scelta politica complessiva e perché non è utile alla Sardegna e, in particolare, alle sue classi e aree più deboli. Le riforme sono un punto fermo di questa legislatura, sono attese da tutti e da tempo. Dobbiamo riconoscere che nel passato non si è riusciti, non lo hanno fatto i Governi di centrodestra e neppure quelli di centrosinistra, neppure a discuterle, non solo a portarle a compimento. Certo su questo argomento si è sviluppato un dibattito difficile, a volte anche aspro, ma non v'è dubbio che le riforme debbono essere realizzate per avere una Regione, cioè la rappresentanza istituzionale della nazione sarda, in grado di rispondere alle attuali esigenze del popolo.
Questa legge statutaria è una parte di queste riforme, come è stato sottolineato; un'altra parte importante riguarda la riforma della legge elettorale che deve essere approvata al più presto. Ma la nostra attenzione, cari colleghi, e mi rivolgo soprattutto a quelli del centrodestra, dovrebbe essere concentrata sulla madre di tutte le riforme, e cioè il nuovo Statuto speciale della Sardegna.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISU.) Questo deve essere il momento qualificante per il Consiglio regionale, non solo per l'attuale maggioranza. Tutti sappiamo che la riscrittura dello Statuto è veramente importante per noi sardi, indispensabile direi, perché ci consentirà di avere poteri e risorse stabili per programmare sia il nostro sviluppo sia il nostro futuro. Ma a voi del centrodestra interessa questo argomento? Volete procedere in questa direzione? Io penso di no, lo dimostra il fatto che avete deciso di far fallire la Consulta statutaria, che aveva un grande compito da espletare. Questo è stato un fatto particolarmente grave dopo il fallimento della proposta di istituzione dell'Assemblea costituente - alla quale mi onoro di aver contributo -, e accuso il centrodestra, in particolare il Governo Berlusconi, di aver prima promesso e poi negato l'istituzione di questa Assemblea. Ne abbiamo le prove e credo che non possano esserci su questo posizioni ambigue. Questo lo dico per sottolineare che nel vostro comportamento, cari colleghi del centrodestra, anche se non da parte di tutti, c'è sempre una strumentalità politica che disturba il libero confronto e la difesa degli interessi generali, nella fattispecie quello di realizzare le riforme.
Anche per quanto riguarda questa legge si nota un comportamento strumentale ed è evidente l'obiettivo di far saltare la maggioranza con la seducente posizione del presidenzialismo temperato. Io credo che quando si sceglie la strada del presidenzialismo non vi sia scampo, perché il Presidente eletto dal popolo finirà per rispondere al popolo stesso. Il problema è che il popolo non ha gli strumenti e le conoscenze per orientare e controllare il Presidente. Se, poi, l'informazione non è indipendente e obiettiva - e non lo è - siamo alla degenerazione populista della cultura presidenzialista e con essa alla crisi della rappresentanza politica. Per questo tanti di noi siamo parlamentaristi nelle forme che garantiscano efficienza e stabilità alle istituzioni, oltre a batterci per un rinnovamento profondo dei partiti. Per cui la posizione di Rifondazione Comunista è chiara e netta e non può e non vuole essere confusa con le altre.
Pertanto, noi voteremo il nostro emendamento parlamentarista, perché lo riteniamo in coerenza con la nostra linea politica, così come non possiamo, ovviamente, dare un voto favorevole all'articolo 18. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io penso che l'andamento del dibattito anche di stamattina ci abbia confortato sulla decisione presa ieri sera dalla Giunta regionale e dalla maggioranza di proporre al Consiglio di passare dall'articolo 12 direttamente all'articolo 18. Noi pensiamo che questa sia stata una scelta di chiarezza, una scelta limpida, che consente al Consiglio regionale di misurarsi direttamente su quello che è il cuore, il nodo sensibile di questo disegno di legge, cioè la scelta della forma di Governo. Questo nonostante siamo consapevoli che l'emendamento che è stato approvato ieri sera non pregiudica e non modifica la costruzione giuridica e istituzionale del disegno di legge approntato dalla Giunta regionale e istruito dalla Commissione autonomia. Si tratta di un elemento di chiarezza, perché ci consente di misurarci direttamente su questa questione fondamentale e io penso che questa mattina si sia sviluppato un dibattito profondamente libero, privo di qualunque steccato, che ha dato vita a un confronto trasversale in Consiglio regionale, cioè un confronto che ha interessato la maggioranza, la minoranza e i diversi Gruppi. Ne è dimostrazione proprio il voto di ieri sera sull'emendamento numero 345, proposto da una parte della maggioranza.
Quindi il dibattito è stato libero e il confronto assolutamente privo di qualunque condizionamento. Penso che questo sia l'elemento più efficace attraverso il quale valorizzare la centralità del Consiglio regionale, che è oggi chiamato a scegliere tra due possibilità di elezione del Presidente della Regione, entrambe assolutamente rispettabili: da una parte l'elezione a suffragio universale e diretto da parte dei cittadini, e questo, continuo a dirlo, io non lo chiamo presidenzialismo, dall'altra l'elezione da parte del Consiglio regionale. Io ho un profondo rispetto per chi continua a sostenere con dovizia di argomentazioni che la scelta di eleggere il Presidente da parte del parlamento regionale sia non solo rispettabile, ma profondamente democratica; è una scelta nobile, su cui si sono misurate generazioni di politici e moltissimi studiosi.
Quindi, nel sostenere la scelta dell'elezione diretta del Presidente della Regione, eviterò di demonizzare, come invece è stato fatto, la scelta dell'elezione da parte del Consiglio regionale. Questo sarebbe profondamente sbagliato, così come è profondamente sbagliato sostenere la scelta parlamentarista prefigurando scenari antidemocratici e una deriva antidemocratica, a cui si potrebbe pervenire attraverso l'elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Regione. Quali sono, dunque, le motivazioni che hanno portato la Giunta regionale e la Commissione a sostenere l'elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Regione? Io penso che questa scelta derivi sostanzialmente da due considerazioni: la prima è che l'elezione diretta pone al centro il cittadino. Infatti, è il cittadino che determina il principio della consonanza, cioè quel nesso inscindibile che esiste tra il programma di governo, il voto dell'elettorato e la maggioranza che ne deriva e l'elezione diretta del Presidente. Questo principio di consonanza, che è stato sancito persino da alcune sentenze della Corte costituzionale, rende inscindibile questo nesso tra programma elettorale, elezione diretta del Presidente e maggioranza che lo sostiene. E' il cittadino, ripeto, che sta al centro di questa scelta e non potrebbe essere altrimenti.
E allora vedete, il programma di governo non è assolutamente un optional; il programma di governo è l'elemento che unisce le diverse forze che partecipano alla coalizione che si è determinata, è il biglietto da visita attraverso il quale quella coalizione si presenta agli elettori ed è il collante della maggioranza che viene eletta. Io ho un profondo rispetto per il voto dei cittadini, perché da questo deriva la scelta di un programma, di un Presidente, di una maggioranza. E allora non è pensabile che il programma di governo, che a livello nazionale è stato alla base della nascita del Governo Prodi e viene evocato a ogni piè sospinto come l'elemento che deve guidare le scelte di quel Governo, non abbia una valenza cogente anche qua in Sardegna. Quindi il principio della consonanza è un elemento che rafforza e pone al centro della scelta dell'elezione diretta del Presidente della Regione il cittadino.
La seconda considerazione che ci ha fatto propendere per questa scelta è che una società complessa e globalizzata, come è ormai anche la società sarda, ha bisogno di scelte rapide, di governabilità e di stabilità. Governabilità e stabilità sono elementi importanti e decisivi che, se andiamo a vedere, sono assolutamente venuti a mancare nell'esperienza passata. La stabilità e la governabilità possono, però, essere assicurate dall'elezione diretta del Presidente della Regione. Ma ci sono anche altri elementi che ci hanno fatto propendere in questa direzione: se guardiamo al panorama istituzionale e democratico del nostro Paese, notiamo che il nerbo di questo sistema democratico, lo scheletro è determinato da quel sistema istituzionale a rete di cui fanno parte i Comuni, le Province e le Regioni. Ebbene queste istituzioni che rappresentano, dicevo, il nerbo, l'anima del sistema democratico del nostro Paese, passano attraverso il principio dell'elezione diretta del presidente o del sindaco. Questo è un elemento che non può essere assolutamente trascurato, ma c'è un altro: tutte le Regioni a statuto ordinario hanno optato per l'elezione diretta del Presidente della Regione mentre due Regioni a statuto speciale si sono discostate da questa scelta. Chi ha provato, come il Friuli Venezia Giulia, a fare una scelta differente sottoponendola a referendum, si è visto bocciare quella scelta da parte dei cittadini, i quali hanno riproposto il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione.
Come vedete ci sono sufficienti motivazioni per sostenere questa scelta e nell'esprimere le nostre motivazioni non demonizziamo nessuno, anzi nutriamo un profondo rispetto per chi ritiene che il Presidente della Regione debba essere eletto dal Consiglio regionale. Naturalmente, tutto questo comporta delle conseguenze: ho detto prima che uno dei punti su cui ci siamo misurati, anche in Commissione, è stata l'eliminazione della cosiddetta clausola della dissolvenza, e cioè dell'indissolubilità tra il destino del Presidente, e quindi anche della maggioranza che lo sostiene, e quello del Consiglio regionale. A legislazione vigente, bisogna ripeterlo perché sembra non essere ancora entrato in testa a qualcuno, sulla base di leggi costituzionali e del nostro stesso Statuto di autonomia, non è possibile eliminare la clausola della dissolvenza, non è possibile cioè eliminare l'indissolubilità tra il destino del Presidente e quello del Consiglio regionale. E allora, se vogliamo esaltare la centralità del Consiglio regionale dobbiamo fare in modo che questo Consiglio regionale possa misurarsi immediatamente con la riscrittura dello Statuto, nell'ambito della quale potremo modificare la clausola della dissolvenza, ossia eliminare l'indissolubilità di cui dicevo.
Altra possibilità è quella che deriva da una modifica di carattere costituzionale. Su questo c'è un dibattito aperto a livello nazionale e io penso che possiamo aspettare che questo dibattito evolva in direzione della eliminazione del principio simul stabunt simul cadent, però abbiamo anche la possibilità di esaltare il potere legislativo del Consiglio regionale misurandoci immediatamente sullo Statuto e introducendo tutte quelle modifiche che possono riequilibrare il rapporto tra il Presidente della Regione e il Consiglio regionale.
Penso che il dibattito in quest'Aula abbia dato la possibilità a tutti di misurarsi in maniera aperta, senza condizionamenti. Ecco perché ritengo contraddittoria la proposta che è stata fatta di legare alcuni articoli ed emendamenti al voto segreto. Questo Consiglio ha dato vita a un confronto assolutamente aperto e libero che penso possa concludersi con un voto palese, con cui ciascuno si assumerà interamente le proprie responsabilità. E' questo, a mio avviso, il modo migliore per esaltare la libertà e l'autonomia di questa Assemblea legislativa.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Sugli emendamenti numero 43, 254, 313, 367, 321, 348, 228, 695, 182 e 362 esprimo parere contrario. Gli emendamenti numero 161, 373 e 181 ritengo che siano decaduti.
PRESIDENTE. Sì. L'emendamento numero 43 è spostato fra gli emendamenti aggiuntivi, così come richiesto dal presentatore.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Colleghi, sospendo la seduta per dieci minuti, per approfondire alcuni aspetti sulla modalità di votazione di questi emendamenti.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 08, viene ripresa alle ore 13 e 21.)
PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto e fanno un po' di silenzio possiamo capirci meglio.
Ho avuto bisogno di un approfondimento regolamentare, perché alcuni degli emendamenti sostitutivi totali che affronteremo adesso hanno delle parti in comune, sebbene scritte in maniera diversa e collegate a dispositivi diversi l'uno dall'altro, che riguardano l'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio regionale. Alcuni emendamenti riportano una dizione in base alla quale il Presidente viene eletto dal Consiglio regionale, altri iniziano dicendo: "Il Consiglio regionale elegge il Presidente" e comunque ci sono, in alcuni emendamenti, delle parti comuni che possono costituire uno dei casi previsti dal comma 6 bis dell'articolo 85 del Regolamento, cioè costituiscono il carattere di principio. Per evitare anche che il Consiglio contraddica se stesso, con votazioni diverse sulla stessa cosa, penso che dovremmo mettere in votazione il principio contenuto nel primo emendamento e conseguentemente gli altri emendamenti decadono, perché una volta che si è votato il principio, vale quel principio. Non so se sia chiaro.
Si tratta degli emendamenti numero 254, 313, 367, 321 e 348, i quali, ripeto, hanno una parte sostanziale in comune, che riguarda l'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio regionale. Questo assume un carattere di principio, per cui possiamo mettere in votazione questa parte una volta per tutte, e non per ogni emendamento, e se viene approvata resta definitivamente approvata, se non viene approvata si intende bocciata.
CASSANO (Riformatori Sardi). E l'emendamento numero 43?
PRESIDENTE. E' stato giustamente spostato tra gli emendamenti aggiuntivi, quindi lo esamineremo insieme agli emendamenti aggiuntivi.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, chiedo una sospensione dei lavori, anche in ragione dell'interpretazione che è stata fornita dagli Uffici sulla dinamica di voto.
PRESIDENTE. E' stata avanzata una richiesta di sospensione da parte dell'onorevole Uras.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Di quanto?
PRESIDENTE. Onorevole Uras, se interrompiamo per venti minuti, va bene?
(Interruzioni)
Colleghi, dobbiamo lavorare fino alle ore 14, così come previsto.
URAS (R.C.). Va benissimo, Presidente.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 13 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 26, viene ripresa alle ore 13 e 51.)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, riprendiamo la seduta.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, ovviamente dichiaro il mio voto a favore del principio, come l'ha chiamato lei, dell'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio.
Vorrei fare solo una battuta rispetto alle affermazioni dell'assessore Dadea, verso il quale nutro una grande stima, che ha dichiarato che anche questo dibattito, successivo all'episodio di ieri, è improntato al massimo rispetto della volontà dei singoli e dei Gruppi. Francamente questo mi sembra negato dalla richiesta della Giunta di passare dall'articolo 12 direttamente all'articolo 18.
Signor Presidente, l'emendamento numero 254, di sui sono primo firmatario, tende a ridare dignità e autorevolezza al Consiglio regionale e dice che il Presidente della Regione viene eletto su proposta del Presidente del Consiglio regionale. Posto che, nella nostra istituzione autonomistica, non esiste una figura corrispondente a quella del Presidente della Repubblica, io intendevo proporre l'elezione a suffragio diretto anche del Presidente del Consiglio, ma è un punto rispetto al quale nutro dei dubbi di ordine costituzionale. Se avessimo affrontato prima la discussione sullo Statuto probabilmente avrei avanzato una proposta in tal senso.
Ma perché ho presentato l'emendamento numero 254? Prima di tutto per dare dignità e rilevanza al Consiglio, in quanto è il Presidente del Consiglio che propone il Presidente della Regione, previa consultazione obbligatoria - ecco un altro aspetto importante - delle forze politiche rappresentate in Consiglio, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori e del Consiglio delle autonomie locali. Questo mi sembra un modo non solo per ridare dignità al potere legislativo e per esaltarlo come potere primario nel nostro ordinamento autonomistico, ma anche per riavvicinare alla massima istituzione parlamentare le forze sociali e politiche e rimettere in moto i partiti, che per essere consultati devono darsi da fare. Questo è il modo per iniziare un processo di risanamento della democrazia, che definiamo malata.
Presidente, voto a favore del principio comune, ma far cadere le restanti parti degli emendamenti in discussione probabilmente significa soffocare il dibattito, che su questo punto è estremamente importante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Ritiro la richiesta di voto segreto, anche se faccio notare che c'è già stata una dichiarazione di voto, perché ritengo, accogliendo l'invito del collega Uras, che giustamente debba avvenire tutto alla luce del sole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, non sarei in pace con me stesso se non dicessi cosa penso, in questo momento cruciale, della vita politica sarda. E' proprio il caso di dire: tu "che fosti donna or sei povera ancella". Una volta esisteva il parlamento della Sardegna, carico di dignità e fierezza, rappresentativo del popolo sardo, oggi qui c'è un clima di caccia alle streghe, di conta dei voti: il Presidente conta i voti e va a vedere chi è presente e chi no. Chiedo al parlamento sardo: "E' questo il modo di darci delle regole? E' questo un sistema politico serio? Noi stiamo rinunciando a esercitare le nostre prerogative!
(Interruzione del consigliere Marrocu)
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Parla quando ti spetta, se vuoi parlare. Questa è la verità, una volta si sarebbe parlato di compravendita di voti!
(Interruzioni)
Di compravendita di voti! E' inutile che protestiate, c'è poco da fare!
PRESIDENTE. Onorevole Floris, prego.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Allora raccolgo la provocazione. Si racconta che durante una riunione del Consiglio regionale, il Presidente della Regione e il Presidente del Consiglio si siano incontrati e il primo abbia detto: "Porterò il bilancio della Regione gli ultimi due giorni utili e costringerò la minoranza ad approvarlo". Allora io ho detto: "Ma i "picciotti" saranno stati tutelati dal Presidente del Consiglio!" Nemmeno per idea! Questo è il clima in cui stiamo vivendo in Sardegna.
Noi avevamo un sistema elettorale che non ha mai sancito quali fossero i poteri del Presidente della Regione. Non esiste legge che lo sancisca. Oggi, noi con questa legge stiamo certificando, per volontà della Giunta, una serie di poteri e di responsabilità che il Presidente non aveva. Da questo momento è bene che scenda un silenzio tombale e che tutto quello che fa il presidente Soru sia apprezzato e non sia più criticato da nessuno, perché con questa legge egli diventa non il padrone assoluto, ma il padrone di tutti noi e di tutta la Sardegna!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò a favore dell'elezione del Presidente della Regione attraverso il Consiglio regionale, perché non ritengo che un Presidente scelto come primus inter pares ...
(Interruzione del consigliere Marrocu)
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu! Prego, onorevole Caligaris, svolga il suo intervento.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Dicevo che non credo che un Presidente della Regione scelto come primus inter pares sia meno autorevole che se fosse eletto direttamente dal popolo. Le ragioni che mi inducono a sostenere questo principio sono diverse: la principale riguarda la coerenza con gli ideali che il mio Partito, lo S.D.I., persegue a tutti i livelli. I socialisti sono parlamentaristi nel DNA e si sono battuti contro il maggioritario sin dalla loro nascita. E' evidente, quindi, che la scelta del Presidente da parte del Consiglio è per me, più che legittima, fondamentale. Penso, inoltre, che la proposta in esame non sia in contrasto con l'articolo 15 così come modificato nel 2001, tant'è che prevede in che modo e quando si scioglie il Consiglio se il Presidente è eletto dal Consiglio stesso.
Mi sembra altresì che, forse da precursori, questo possa aiutare e addirittura ridare vigore alla politica del confronto vero. Il processo di disumanizzazione che la politica ha subito sta facendo riflettere, per la prima volta in Italia dopo vent'anni, non solo gli addetti ai lavori, ma soprattutto i cittadini, che, è vero, vogliono risposte però esigono il rispetto dei diritti acquisiti ed esigono di essere ascoltati e di poter contare non solo per eleggere il Presidente, ma costantemente, sempre. La semplificazione del sistema che si porta dietro una serie di conseguenze, quale il partito unico di centrodestra o di centrosinistra, il portavoce unico, eccetera, non aiuta. Se è questa la strada della stabilità e della governabilità, mi spiace, ma non posso condividerla.
Per quanto riguarda, poi, il rapporto cosiddetto indissolubile tra programma di governo, cittadino e Presidente, in questa legislatura il programma noi lo abbiamo cambiato quando abbiamo ritenuto di doverlo fare. Nessuno si è scandalizzato per questo, perciò credo che sia opportuno riflettere bene su questa scelta ed evitare azioni che in qualche misura ledano davvero la scelta libera. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Condivido alcune osservazioni che sono state fatte sulla qualità del momento. Noi avevamo un'occasione, quella cioè di interrompere una spirale che ormai rende impossibile l'agire riformatore, soprattutto per quanto riguarda le istituzioni. Lo rende impossibile perché è intriso di strumentalità. Cioè, se io voglio bocciare o promuovere un Governo dove agisco? Sul terreno delle riforme istituzionali, negando me stesso, organizzando blitz, facendo sommatorie impure e altre operazioni di questa natura, che ovviamente non danno respiro all'iniziativa legislativa.
Devo dire che sono deluso anche della qualità delle relazioni politiche che si intrattengono tra i Gruppi e le formazioni politiche su questi temi, sui quali sarebbe necessario ampliare il discorso senza riserve rispetto alle convinzioni proprie e dei propri aderenti, del proprio elettorato e così via. Noi siamo parlamentaristi, non avremmo voluto questa modalità di voto sul principio di cui si parla, perché c'è parlamentarismo e parlamentarismo: c'è il parlamentarismo che dà dignità al ruolo delle popolazioni che manifestano liberamente il loro consenso e c'è anche un parlamentarismo viziato, tutto di palazzo, anche corrotto, collaterale ai poteri forti che intervengono nell'economia e nella società.
Per evitare che il centrodestra debba strumentalmente votare quello a cui non crede, noi non parteciperemo al voto, non avalleremo i blitz. Noi dai muretti a secco non spariamo contro nessuno, né a voto segreto né a voto palese; noi non stiamo con coloro che non credono in nulla, che sono sempre strumentali nelle loro scelte.
CAPELLI (U.D.C.). Buffone! E' un buffone!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Renato Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è ben evidente che traspare una forte emotività in questo mio esordio e vi prego di capire che ha una sua giustificazione.
Intervengo per affermare, con assoluta serenità, anche a nome dei colleghi dell'UDEUR che, probabilmente per il fatto che non è stato conncesso lo spostamento di un'udienza a stasera, sono assenti, che sull'articolo 18 l'UDEUR manterrà una posizione di coerenza, sostenendo lo spirito degli emendamenti sottoscritti e seguendo la linea già espressa, ripeto, in coerenza, durante tutto il precedente percorso di esame del disegno di legge statutaria. Lo fa per affermare i principi che si ispirano al parlamentarismo e che sono stati già ampiamente prospettati nel corso della discussione generale; principi nei quali crede e che sono l'essenza stessa dell'identità e della cultura di questo partito.
Ciò non toglie, e lo ribadiremo, il nostro voto favorevole alla legge nel suo complesso, a conferma del nostro leale sostegno a questa maggioranza e della mia personale sensibilità - chiedo di poter fare questa affermazione, perché gli aspetti personali, legati alla mia vicenda, sono intensi - verso l'esigenza, per me davvero irrinunciabile, di adottare uno strumento statutario che possa far chiarezza su alcuni aspetti sui quali tuttora esistono difficoltà interpretative sotto il profilo normativo. Affermo questo per rispetto, grande rispetto per tutti gli attori coinvolti in questa complessa vicenda. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Intervengo per annunciare il voto favorevole agli emendamenti che si spingono verso il parlamentarismo e per esprimere anche una sensazione, stando a quanto espresso anche da colleghi della maggioranza, che pure voteranno contro questi emendamenti, la sensazione che vi sia, appunto, un convincimento non del tutto pieno.
L'assessore Dadea diceva che, a legislazione vigente, non è possibile eliminare la clausola della dissolvenza. E' vero, Assessore, così come è vero che, a legislazione vigente, non si può spostare il potere regolamentare che lo Statuto prevede in capo al Consiglio regionale, eppure, proprio in relazione a questo si è detto: "Lo spostiamo, poi vedremo in quale momento lo Statuto verrà modificato". In ogni caso, un conto è la clausola della dissolvenza, il principio della consonanza, un conto è il principio della sudditanza, e vorrei ricordare che non stiamo legiferando solo per l'oggi.
Colleghi, non è vero che la statutaria, così come è congegnata, attenui il presidenzialismo, anzi lo potenzia decisamente. L'elezione del Presidente secondo il sistema americano lo avrebbe certamente attenuato. Quella poteva essere un'utile base di compromesso, che però mi pare sia stata rifiutata. Secondo me, il presidenzialismo è figlio non della voglia di stabilità, ma di molte e notevoli suggestioni, che in futuro verranno in ogni caso cancellate. L'ho affermato in altre occasioni e continuo a sostenerlo, così come continuo a ripetere che il dibattito parlamentare è in questo senso indirizzato.
E, comunque, colleghi, c'è una consapevolezza comune: questa è una legge che sarà sicuramente sottoposta a referendum. Io non anticiperei il parere dei cittadini, ma attenderei una verifica sul campo in quella occasione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Mi pare che sia sotto gli occhi di tutti che ci troviamo di fronte a un momento solenne, importante.
Sui principi ci siamo già chiariti e non è il caso di ripetersi, quindi è chiaro che io voterò a favore dell'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio regionale, e ne ho già esposto le ragioni. Siccome, però, quando si fanno le riforme bisogna sapersi ascoltare, vorrei dire due parole su ciò che è stato detto in questo dibattito, se no sembrerà veramente un dibattito tra sordi.
A me non convince, di questa forma di presidenzialismo, proprio il fatto che il Presidente sia non solo il capo della maggioranza, ma anche il capo del parlamento, questo è l'oggetto. L'unione dei due poteri, in questo modo, perché chi ha il potere di sciogliere un parlamento è il dominus di quel parlamento, a me pare non un neoparlamentarismo, ma un presidenzialismo spinto.
La maggioranza ha più volte detto che era disponibile al ragionamento, ma il ragionamento deve svolgersi rispetto a questo potere che deforma la democrazia. Una persona, una singola volontà, può decidere di sciogliere un parlamento, è questo il problema. Come si attenua questo potere? Noi abbiamo presentato un emendamento all'emendamento numero 22, in cui diciamo che il Presidente che si dimette non è immediatamente ricandidabile. La maggioranza ci dica se questa attenuazione del potere di scioglimento del Consiglio è gradita, è approvabile oppure no, altrimenti non capisco in che cosa si concreti questa disponibilità al dialogo, se non su aspetti marginali e non su ciò che ci riguarda come principi.
Ho sentito delle parole, secondo me, persino pericolose. Io non credo che il mandato elettorale significhi, per cinque anni, una cambiale in bianco per chi viene eletto e un fermo biologico della democrazia per chi elegge. Credo che questa sia un'aberrazione, e questa legge può consentire che accada in questa forma. Occorre tenere presente che le cose che diciamo qui dentro hanno un'importanza per il prossimo decennio e io, francamente, la responsabilità di comprimere i diritti individuali rafforzando enormemente i poteri del Governo regionale non me la voglio assumere e voglio che rimanga traccia, almeno in termini di principio, del voto che esprimo. Poi, i risultati saranno quelli che vedremo, ovviamente, ma è importante che un componente del Consiglio regionale sardo sia fedele ai principi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Signor Presidente, l'impressione che ho stasera, sentendo i vari interventi, è che questa legge, che tutti riteniamo estremamente importante, non sia voluta neppure dalla maggioranza, perché quando si iniziano a fare i conteggi aritmetici è evidente che qualcosa sta vacillando, che non c'è coerenza nella coalizione che governa la Sardegna.
MARROCU (D.S.). Perché non pensi alla tua coerenza?
PILERI (F.I.). Io ho apprezzato la correttezza degli onorevoli Balia e Maninchedda, che hanno presentato degli emendamenti e hanno fatto la loro dichiarazione di voto; non apprezzo altrettanto chi si rivolge all'opposizione chiedendo serietà e poi tradisce il mandato elettorale annunciando che non parteciperà al voto, forse perché questo voto può essere determinante per l'approvazione o meno della legge. Si tratta di un fatto piuttosto grave, che ci può portare ad approvare una legge la cui discussione è cominciata male: si è saltato l'articolo 1, che riguardava l'oggetto e la finalità stessa della legge, sono stati soppressi gli articoli 2 e 3 e si è continuato con tutta una serie di dispute sugli altri articoli sino ad arrivare all'articolo 18, che è il nocciolo della questione e che rappresenta lo spartiacque tra la scelta presidenzialista e quella parlamentarista.
Probabilmente e giustamente, ritengo, la maggioranza avrebbe dovuto fare, prima di venire in Aula, una riflessione e verificare se la maggior parte dell'attuale Governo regionale volesse un regime, o meglio un Governo presidenzialista o parlamentarista. Il rischio è quello di votare oggi, o fra qualche giorno, non la statutaria dei sardi, ma la statutaria di una piccola parte dei sardi.
URAS (R.C.). Cosa ha dichiarato di votare?
PIRISI (D.S.). Non ha dichiarato come vota.
PRESIDENTE. Colleghi, chiedo scusa. Non abbiamo capito come intende votare, onorevole Pileri.
DIANA (A.N.). Ha dichiarato che non vota, non resta in aula.
(Interruzione del consigliere Moro)
PRESIDENTE. Onorevole Moro, mi ero rivolto all'onorevole Pileri, poi se lei vuole intervenire per dichiarazione potrà farlo successivamente.
Onorevole Pileri, lei ha chiesto la parola per dichiarazione di voto, dichiari dunque il suo voto, perché questa è la prassi.
PILERI (F.I.). Presidente, forse l'Aula non era attenta, ma anche altri consiglieri intervenuti prima di me non hanno dichiarato il voto.
PRESIDENTE. Lei pensi per sé e dica come intende votare, onorevole Pileri, poi mi occuperò degli altri consiglieri.
PILERI (F.I.). Le regole vanno fatte rispettare dall'inizio.
PRESIDENTE. Onorevole Pileri, io le faccio rispettare, non si preoccupi, intanto sto facendo in modo che le rispetti lei. La prego di dichiarare il voto.
PILERI (F.I.). Considerata questa situazione e soprattutto il fatto che a me è stata chiesta un'esplicita dichiarazione, mentre per colleghi intervenuti precedentemente non si è seguito lo stesso metodo, mi rifiuto di votare. Quindi dichiaro che non voterò.
PRESIDENTE. Bene, questa è una dichiarazione, esattamente come quella di chi ha detto che uscirà dall'aula al momento della votazione.
AMADU (U.D.C.). Non è una dichiarazione, è una protesta!
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, magari lo approfondiremo. Prego i colleghi di dichiarare il voto in apertura del loro intervento.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Non c'è problema, almeno per me, il mio voto è favorevole agli emendamenti e voglio dire, naturalmente se riesco a farmi ascoltare…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Masia. Prego i colleghi di stare seduti al proprio posto.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Il mio voto è favorevole agli emendamenti in discussione, lo dichiaro in apertura, perché non ci deve essere incertezza. E visto che diciamo di dover dimostrare ai sardi di avere la schiena dritta, credo che questo sia proprio il momento di dimostrarlo all'interno di quest'Aula.
Noi dello S.D.I. stiamo portando avanti sicuramente una battaglia importante, nella quale crediamo. Gli emendamenti in discussione prevedono che il Presidente della Regione sia eletto dal Consiglio regionale: è il parlamentarismo, quello in cui noi crediamo e a cui abbiamo fatto riferimento in diverse occasioni. E questa è un'occasione in cui sicuramente noi dello S.D.I. ritenevamo di poter incidere, forti di un'esperienza, per quanto breve, che è maturata in questa fase.
Credo che non si sarebbe dovuti arrivare al voto su questo punto con questo affanno e non è nemmeno giusto quel che sta succedendo. Devo dire che è stato giusto, invece, ritirare la richiesta di voto segreto, perché qui ognuno deve assumersi la propria responsabilità. Non è condivisibile questo fuggi fuggi dall'aula, perché ognuno deve potersi esprimere e allo stesso tempo dare il proprio voto su una legge che va oltre la maggioranza, che va oltre le opposizioni e che si proietta nel futuro. La statutaria non deve poter mettere in discussione la nostra autonomia, la nostra capacità di decidere e di incidere sugli effetti della legge stessa, che, come sappiamo, non sono a breve, ma a lunga scadenza e vanno oltre questa legislatura. Credo che questo ci debba far riflettere attentamente.
Forse ha ragione chi dice che non è giusto strumentalizzare il voto, però è anche vero, colleghi, che questo Consiglio è sovrano nelle sue decisioni. Ognuno di noi si caratterizza e si deve caratterizzare per le affermazioni che fa e per la coerenza che dimostra, e ogni tanto ci dobbiamo tutti ricordare che siamo in un parlamento a cui vogliamo dare un ruolo a cui non si può, in questo momento, con il voto, assolutamente rinunciare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, ho visto che il clima in aula si è surriscaldato su posizioni di principio, ovvero qualcuno confonde il principio con qualcos'altro.
Presidente Soru, io ho votato la sfiducia nei suoi confronti per due volte in quest'Aula, sono stato contrario a quasi tutte le proposte che sono venute dalla Giunta, non mi ritrovo in questo tipo di presidenzialismo, pur tuttavia, noi Riformatori siamo presidenzialisti nella nostra stessa essenza e voteremo contro questi emendamenti che, strumentalmente, forse, i colleghi di Rifondazione Comunista hanno tentato di accreditare in altri modi, e oggi lo dimostrano dichiarando di non partecipare al voto e disattendendo i loro stessi principi.
Caro Presidente, lei non ha una maggioranza che la sostenga, perché la sua maggioranza è frazionata. E' questo il dato politico e a me non interessa quale risultato verrà da questo voto, a me interessa il fatto che c'è una maggioranza che non è affatto coesa, che non lo è stata nel lungo dibattito che si è svolto nella prima Commissione e ancor di meno lo è in Aula, dove dovrebbe porre in essere una politica seria nell'interesse della Sardegna. Allora non ci si può nascondere dietro i voti di principio, perché i principi vanno salvaguardati. Bisogna andare al fondo dei problemi e verificare, in termini politici, se la propria azione risponde ai richiami e alle esigenze della gente che si amministra.
Non mi sta neanche bene, Assessore, che lei dica che non si può parlare di dissolvenza perché esiste un dato costituzionale. Intanto questo va approfondito, ma le domando: perché non accetta la sfida di creare un parlamento democratico e autonomista e non fa un tentativo per vedere se c'è la possibilità di approvare una legge condivisa da tutti, anziché approvare a maggioranza una legge, che come è successo in altre circostanze, sarà impugnata dal Governo, magari perché confligge con la normativa statale?
Non avete la capacità di incidere veramente per creare un parlamento sardo autonomo, che sappia quello che vuole, anche in un sistema presidenziale, che comunque il popolo vuole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, gli effetti tossici della legge statutaria e la componente gastrica creano queste irrequietezze, però si sapeva da diverso tempo che una legge nata male, pensata per una persona e senza una prospettiva di lunga durata avrebbe fatto emergere queste sane differenze genetiche. Quindi il mio plauso sincero va a tutti i colleghi che hanno coerentemente mantenuto in Aula una posizione eretta e hanno difeso, come fanno da sempre, la loro filosofia parlamentarista o presidenzialista.
Noi voteremo a favore del principio contenuto in questi emendamenti, perché ci incarniamo in essi, però, alla fine il vero nodo di questa legge statutaria, che concerne gli argomenti più disparati possibili, come i referendum e il conflitto di interessi, è sotto gli occhi di tutti e riguarda la forma di governo e i poteri del Consiglio. Qui c'è chi desidera ridare al Consiglio regionale centralità, nobiltà, e chi invece crede, in buona fede, che questo potrebbe portare instabilità e ingovernabilità. Io mi sono permesso di citare l'esempio di due regioni, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige. Il Friuli ha subito un bombardamento mediatico, ma non lo dico per sminuire la sensibilità dei friulani, perché quando ci appelliamo alla saggezza del popolo non dobbiamo dimenticare che questo povero popolo subisce la cosiddetta democrazia degli slogan, e il nostro Presidente, da questo punto di vista, ha un supporto tecnologico spaventoso. La legge statutaria presenta questi limiti, proprio perché si vuole favorire una sola persona. Basti penare alle famose ventotto righe dedicate al campo della telematica e dell'informatica, tante quante ne sono state riservate alla questione della trasparenza. Insomma, anche questo ci deve far riflettere: ma che legge statutaria stiamo affrontando?
Tra l'altro avevo avvertito, in periodi non sospetti, che le vere riforme strutturali si sarebbero dovute affrontare in modo sincronico, anche se approvate in tempi diversi: quindi legge elettorale, legge statutaria e Statuto. Invece, pur essendo l'Esecutivo consapevole che in seno alla coalizione ci sono posizioni diverse e tutte rispettabilissime, ha voluto procedere come un carro armato, che però si è infranto contro una fragile resistenza, ma di grande prestigio, che in aula ha ribadito il suo DNA parlamentarista. Mi riferisco a Rifondazione Comunista e allo S.D.I., ma certamente io non starò qui, cinicamente, ad aprire la ferita. Un sano dibattito prevede anche queste divergenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, farò la dichiarazione di voto, comunque. Premesso che noi non accettiamo da parte di chicchessia che il nostro profondo convincimento sul presidenzialismo sia messo in discussione, si tratti di Gruppi di maggioranza o di Gruppi di opposizione, desidero affermare che la coerenza non si misura con i voti, ma si misura con le parole, con gli atteggiamenti, con i pronunciamenti e certamente con la convinzione.
E allora, noi non abbiamo nessun interesse a sostenere una legge che è nata male e che presenta un grandissimo conflitto fin dall'origine, per il fatto che il Presidente della Commissione è il più subalterno al Presidente della Regione, pertanto è condizionato e non riesce a condizionare il Consiglio.
Vedete, colleghi, almeno tre consulenze sono state affidate dalla Regione Sardegna (al professor Pietro Pinna, al professor Fulvio Dettori e al professor Guido Melis), per un importo totale di 50 mila euro, per scrivere la bozza della statutaria. Trentasei giornate in Commissione, onorevole Pinna, sono poca cosa rispetto a quanto è stato dilapidato per la stesura di una legge statutaria che non riesce ad andare ancora oltre il primo articolo, che è stato sospeso. Ecco che emergono tutte le vostre contraddizioni!
Noi ci asterremo sull'articolo 18 e sul principio comune a questi emendamenti, ma certamente non rinneghiamo di essere favorevoli al presidenzialismo. Bene hanno fatto i colleghi dello S.D.I. e del Gruppo Federalista-Autonomista Sardo che si sono pronunciati in merito; meno bene hanno fatto i colleghi di Rifondazione Comunista a dire che usciranno dall'aula al momento della votazione, il che mi dispiace, perché probabilmente un voto di astensione li avrebbe salvaguardati da chissà quali problemi. Forse c'è stata una trattativa fuori dell'aula che non ha raggiunto gli interessi che spesso e volentieri muovono un Gruppo importante come Rifondazione Comunista, che è solito agire in questo modo, vestendo quelli che sono i suoi convincimenti. Sono ben altri i convincimenti vostri, colleghi di Rifondazione Comunista! Vedremo che cosa sarete in grado di fare durante la discussione della finanziaria per carpire ciò che vi interessa a questo Consiglio regionale, come avete fatto negli ultimi sei anni e come continuate a fare. E' tempo di smetterla!
Questi sono i veleni del Consiglio regionale, certamente non il fatto di votare a favore o contro o di astenersi su un principio che non determina il presidenzialismo in Sardegna.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, concluda.
DIANA (A.N.). Concludo, Presidente. Il principio comune a questi emendamenti non determina assolutamente il futuro dell'elezione diretta o indiretta del Presidente della Regione. Non lo determina perché questa legge non andrà da nessuna parte, convinto come sono, e la giurisprudenza ce lo insegna, che una modifica di questo genere non può avvenire attraverso la legge statutaria, ma semmai attraverso lo Statuto. Non lo volete capire, lo capirete più in là.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, schiena dritta, sia pure con qualche ernia e un po' di sovrappeso! Voto con coerenza rispetto al mio forte convincimento sul presidenzialismo e sul sistema maggioritario e rispetto al vincolo che ho assunto con gli elettori a suo tempo, quando fu presentato il programma di Sardegna Insieme.
Non capisco, però, il perché di questo eccesso di nervosismo da parte della opposizione. Dovremmo manifestarlo noi per le difficoltà che abbiamo incontrato ieri e che stiamo incontrando anche oggi. Penso che abbiamo mancato un'occasione e sono convinto che in un dibattito franco, serio, se ognuno difende le proprie posizioni fa sicuramente del bene all'Aula e forse anche al risultato finale della legge in discussione. Ma uscire dall'aula durante le votazioni ed essere disposti a tradire i principi che appartengono alla propria formazione politica, le scelte congressuali, le opzioni fatte a livello nazionale e regionale, e più volte ribadite, pur di raggiungere un immediato risultato strumentale, pur di arrecare un danno al Governo regionale e alla maggioranza che governa legittimamente, perché è stata eletta dai cittadini, penso che non sia un comportamento coerente. E' invece coerente quella forza politica che capisce che si sta trasformando il dibattito su presidenzialismo e parlamentarismo in un dibattito sulla Giunta regionale e su questa maggioranza. E come può una forza di maggioranza non prendere atto del fatto che c'è una strumentalizzazione politica?
Quindi io apprezzo chi con coerenza, come alcuni colleghi dell'opposizione, pur in presenza di uno scontro politico, ritiene che non sia opportuno conseguire un risultato immediato tradendo i propri principi e i principi fondanti del suo partito e decide di votare contro in questa circostanza. Apprezzo anche quei colleghi che, pur essendo parlamentaristi, non accettano di essere strumentalizzati al solo fine di recare danno alla maggioranza di cui fanno parte e al legittimo Governo in carica e si sottraggono al voto per non offrire all'opposizione una sponda strumentale. Questo vuol dire avere la schiena diritta e votare con coerenza rispetto alle decisioni che si sono assunte. Quindi io voterò contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io voterò contro gli emendamenti in discussione che racchiudono un principio contrario all'elezione diretta del Presidente della Regione e al presidenzialismo. Voterò contro perché per noi è imprescindibile il principio per il quale siamo nati politicamente e abbiamo vissuto tutte le nostre grandi battaglie, a partire dai movimenti referendari che ci hanno caratterizzato.
Però credo che una cosa importante vada detta, soprattutto al presidente Soru, che è presente in aula: qui non si pone più una questione di schiene diritte o curve, come diceva l'onorevole Marrocu, ma si pone una questione politica enorme, della quale tutti dobbiamo prendere atto. Come abbiamo già detto, se la legge statutaria che è stata presentata dalla Giunta su proposta del presidente Soru non raggiungerà la maggioranza dei voti richiesta, si porrà il problema di una grande responsabilità politica che va assunta fino in fondo.
Presidente Soru, lei è ancora in tempo per ritirare questa legge, il che qualificherebbe la sua Giunta, in questo momento, e darebbe la certezza di poter proseguire il dibattito su questa materia. Riportiamo la statutaria in Commissione, ragioniamo sui principi che possono essere maggiormente condivisi e riportiamola in Aula dopo aver approvato la manovra finanziaria.
Certo noi non vorremmo che i nostri tre voti che oggi daremo a favore dell'elezione diretta del Presidente della Regione fossero determinanti. Ci dispiacerebbe che fosse così, ma non possiamo nemmeno rinunciare a difendere i principi in cui crediamo, perché in questo caso si manifesterebbe ancora di più la frattura che è totalmente interna alla maggioranza. Credo che la maggioranza non possa, oggi, fare questa figura di fronte ai sardi, perciò ritirate, finché siete in tempo, questa legge statutaria e rifacciamo il percorso tutti insieme. Vediamo quali possono essere i principi condivisibili attorno a questa discussione che può diventare finalmente aperta all'interno della Commissione, dove potremo raggiungere sicuramente delle intese.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, la dichiarazione di voto è l'occasione per evitare che un'espressione di voto possa essere interpretata difformemente rispetto al senso che le viene attribuito. Allora, sento di dover fare questa dichiarazione intanto al fine di sgombrare da possibili strumentalizzazioni il voto stesso e i ragionamenti che lo sostengono.
La discussione consiliare è stata, purtroppo, caratterizzata da un peso eccessivamente negativo, credo diretto soprattutto a ridimensionare l'oggetto del dibattito riportandolo nell'ambito ristretto di una questione contingente interna alla maggioranza e collegata a questo o a quel Presidente. Ciò che è, invece, in discussione in questo momento è l'elezione diretta del Presidente della Regione, che ha una valenza positiva che apporta all'attuale sistema - lo vediamo rispetto al passato - un quantum di legittimazione popolare e stabilità di governo. Questo però comporta, purtroppo, indissolubilmente la clausola cosiddetta della dissolvenza.
Ho detto nell'intervento svolto in occasione della discussione generale che esiste un nodo legislativo nazionale che non possiamo sciogliere in questa sede, e in questo concordo con l'assessore Dadea. Allora, il mio è un voto che riconosce la legittimità dell'elezione diretta del Presidente, ma che lascia tutto intatto il problema della stabilità del Consiglio.
L'articolo 15 dello Statuto dice che la legge statutaria pone il problema della stabilità non solo del Presidente, ma anche degli altri organi. Quindi mi auguro che il dibattito che si è sviluppato in questa occasione possa essere teso, successivamente, a rafforzare anche gli altri due organi, che insieme al Presidente rappresentano la Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, poc'anzi ho rinunciato a intervenire, perché condividevo appieno ciò che aveva appena detto il collega Dedoni. Intervengo adesso, anche se brevemente, per dichiarare il mio voto contrario al principio comune agli emendamenti in discussione. Questo lo dico per coerenza con i principi che mi hanno sempre ispirato e che mi hanno portato a occupare, per due legislature, in Consiglio regionale un banco tra le fila dei Riformatori sardi. Non sarei coerente se non votassi a favore dell'idea presidenzialista che noi Riformatori abbiamo sempre portato avanti, anche se presidenzialismo non significa, presidente Soru, autoritarismo.
Come ebbi modo di dire durante la discussione generale, i sardi avrebbero preferito che noi avessimo affrontato la discussione della finanziaria anziché della statutaria. Lei, invece, Presidente, ha preferito discutere prima la statutaria e noi ne abbiamo preso atto, ma i settori economici dell'Isola sono bloccati, non c'è lavoro, non c'è speranza in questa fase, altro che legge statutaria! Pur tuttavia, esprimerò il mio voto alla luce del sole, caro collega Uras, senza scappare dall'aula, senza mettermi in piedi sulle transenne per vedere cosa avviene. Voto alla luce del sole perché credo nelle mie idee e le porto avanti, mentre lei preferisce uscire dall'aula consiliare al momento della votazione, adducendo come giustificazione il fatto che non condivide, in questo caso, l'operato di questo Presidente e di questa maggioranza. Questa sì è strumentalizzazione, caro collega Uras, caro Gruppo della Rifondazione Comunista!
Noi non ci stiamo alle mezze misure, noi siamo qui per votare coerentemente con ciò che crediamo. Ci dispiace che l'opposizione non la pensi così, ma noi porteremo avanti questa battaglia oggi e nel prosieguo della legislatura. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, voterò a favore degli emendamenti.
Vorrei sottolineare, anche se non ho abbastanza tempo, le diverse imprecisioni contenute nella replica dell'Assessore su ciò che dice l'articolo 15 dello Statuto: si può scegliere un'alternativa all'elezione diretta, lo dice appunto l'articolo 15.
Apro decisamente al compromesso sollecitato dal collega Maninchedda. Il compromesso è possibile, è ancora possibile nonostante il voto su questo articolo. Certo continuo a chiedermi cosa capiranno i sardi delle vicende di ieri e di oggi. Gli operai della Legler saranno sicuramente attentissimi a queste vicende, così come i disoccupati, i cittadini che non riescono ad arrivare alla terza settimana, ma avrete modo di spiegarglielo voi che questa è la priorità per lo sviluppo socioeconomico della Sardegna! Credo anche che i padri dell'autonomia si stiano rivoltando nella tomba per il triste epilogo che avrà questa legge; sardi noti nel mondo per la loro fierezza e dignità e sicuramente non ben rappresentati da questo Consiglio regionale.
E' chiaro che ognuno è libero e deve essere libero di esprimere la sua opinione, di difendere la propria idea, che sia presidenzialista o parlamentarista, in piena libertà di espressione e non secondo una strategia d'Aula volta solo ed esclusivamente a salvaguardare le indennità consiliari per i prossimi due anni e mezzo. E' questo che ha tenuto la barra dritta, che ha fatto sì che qualcuno abbandonasse l'aula e qualcun altro rivedesse le proprie posizioni. Questa è la verità, così come probabilmente è vero che qualcuno ha avuto modo di barattare con qualcosa l'articolo 19 della legge numero 37 del 1998.
In conclusione, capisco perché il Presidente è arrivato oggi con sei secchielli e sei spugne, che ha lasciato vicino alla macchina: evidentemente qualcuno gliela deve lavare!
MARROCU (D.S.). Ma ti sembra modo di parlare!
CAPELLI (U.D.C.). Meglio soli che male accompagnati!
LA SPISA (F.I.). Provo a sintetizzare il significato del voto sul principio comune agli emendamenti in discussione, in tutta calma, caro collega Marrocu.
PIRISI (D.S.). Non è possibile!
LA SPISA (F.I.). Presidente, posso ricominciare?
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, onorevole Marrocu, possiamo proseguire?
MARROCU (D.S.). Non si può provocare così!
PIRISI (D.S.). Non può insultare in maniera così volgare!
CAPELLI (U.D.C.). Hai ragione, Peppino, c'è anche il settimo secchiello che ti sei portato tu da Macomer!
PIRISI (D.S.). Buffone! Sei un buffone!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! Prego, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Per favore, Presidente, quella parola non la può usare chiunque in quest'Aula!
CAPELLI (U.D.C.). Si vede che siamo a Carnevale!
PIRISI (D.S.). Né tu né gli altri finti parlamentaristi che ci sono in quest'Aula, che si contraddicono ogni volta che parlano! Lascia perdere, parla d'altro!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, onorevole Sanna, possiamo proseguire? Grazie.
LA SPISA (F.I.). Posso utilizzare i miei tre minuti, onorevole Pirisi?
PRESIDENTE. Prego, onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.). Il copyright di certe parole non ce l'hanno tutti, comunque!
Vorrei spiegare qual è il senso di questo voto, in maniera assolutamente tranquilla, non c'è nervosismo in noi, onorevole Marrocu. Il collega Diana ha parlato in modo accalorato, ma non era assolutamente nervoso, vedo che è tranquillissimo. Però una valutazione politica su questo voto credo che sia utile farla.
Il senso del voto è questo: alcuni votano contro tenendo la schiena dritta. Avete ragione, avete la schiena dritta, ma semplicemente perché state sull'attenti davanti a un potere a cui non riuscite a mettere argine. Altri votano a favore di questo principio, anche alcuni colleghi dell'opposizione, per una sentita coerenza di principi che noi sinceramente rispettiamo ma non condividiamo e non l'avremmo condivisa per il semplice fatto che in certe situazioni le votazioni in un'aula parlamentare hanno il senso di avallare, riconoscere o ignorare che una maggioranza esiste. Sul tema fondamentale delle riforme, una maggioranza di centrosinistra non esiste. E siccome su questione il Governo regionale ha posto, sostanzialmente, il voto di fiducia, perché fa parte del vostro programma di governo (un programma fatto come è solita fare la sinistra nel nostro Paese, oltre che in questa regione, e cioè mettendoci dentro tutto pur di governare), alcuni di voi ora scappano per cercare ancora di nascondere, senza riuscirci, che fanno parte di un partito di lotta e di governo. Ma fino a quando riuscirete a far capire che siete davvero di lotta e non siete soltanto abbarbicati al governo? Perché voi siete abbarbicati al governo!
Noi ci asteniamo, perché non vogliamo assolutamente che i nostri voti, quelli di Forza Italia, siano mischiati a quelli di una maggioranza che sul tema delle riforme non c'è. Forse approverete questa legge, ma le riforme in questa legislatura voi non siete stati in grado di farle, perché non avete una cultura delle riforme, oltre a non avere una cultura di governo.
(Interruzione del consigliere Marrocu)
PRESIDENTE. Vanno bene anche i commenti, ma una volta sola.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io credo che questo Consiglio sia arrivato al momento più cruciale della legge statutaria, ed è in questo momento particolare che emergono le contraddizioni, devo dire in entrambi gli schieramenti. Però, credo che ognuno dovrebbe comportarsi in coerenza con ciò che pensa.
(Interruzioni)
LADU (Fortza Paris). Presidente, chiedo di non essere disturbato.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Ladu.
LADU (Fortza Paris). Evidentemente al Senato è successo qualcosa di diverso rispetto a Cagliari!
(Interruzione del consigliere Marrocu)
LADU (Fortza Paris). Marrocu, io non ti ho disturbato e non voglio che tu disturbi me, va bene?
PRESIDENTE. Posso chiedere ai colleghi di accomodarsi? Non sono un bel vedere questi capannelli. Mi rivolgo anche ai colleghi di Rifondazione, vi prego accomodatevi. Sembriamo in un balcone! Grazie, colleghi, accomodatevi, uscirete dall'aula al momento della votazione.
LADU (Fortza Paris). Presidente, chiaramente chiedo che non vengano conteggiati questi minuti.
PRESIDENTE. Vada tranquillo, ci pensiamo senza che lei ce lo ricordi.
LADU (Fortza Paris). In queste ultime ore molte cose sono cambiate. Mi aspettavo che da questo dibattito emergessero posizioni tranquille da parte di tutti i consiglieri e i Gruppi sulla base delle proprie convinzioni politiche. Devo dire che così non è stato e che ci sono stati, invece, dei condizionamenti, al punto che c'è chi presenta emendamenti e poi non li vota e chi esce dall'aula al momento della votazione.
Credo che non sia serio che un Gruppo politico non difenda fino in fondo le proprie posizioni, perché non partecipare al voto o fare cose che non vanno in direzione delle proposte politiche che vengono fatte significa gettare fumo negli occhi della gente, ed è quello che si sta facendo in quest'Aula.
Noi assumeremo una posizione chiara fino in fondo, sulla base delle cose che pensiamo e abbiamo chiesto che venisse ritirata la richiesta di voto segreto proprio perché deve essere chiara la posizione di tutti all'interno di quest'Aula e ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Voteremo a favore del principio in discussione perché siamo su una posizione parlamentarista, e questo, assessore Dadea, rimanendo nell'ambito del disposto dell'articolo 15 dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna. Noi siamo contrari soprattutto a questo tipo di presidenzialismo, che non porta da nessuna parte e rappresenta un impoverimento della democrazia. Qualcuno ha detto che sembra un voto contro questa maggioranza più che un voto sul presidenzialismo o parlamentarismo. Ebbene, io dico chiaramente che noi abbiamo paura di questo presidenzialismo. Non passa giorno che non contestiamo…
Siccome sono stato interrotto, vorrei completare il discorso.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, non ha perduto neanche un secondo, completerà un'altra volta il suo ragionamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto favorevole e per scusarmi personalmente con il Presidente per l'applauso che è scaturito in aula alla notizia che il Senato, con pari voti, ha respinto una mozione della maggioranza.
Voto a favore perché, come ho detto in Commissione, ciò che noi predichiamo lo sosteniamo pure. A livello nazionale, il partito di cui mi onoro di far parte ha sempre sostenuto il parlamentarismo. Non mi tiro indietro. Ho fatto delle battaglie su questo insieme al collega Uras, in Commissione, e sosterrò fino alla fine il principio contenuto in questi emendamenti.
Se permette il collega Marrocu, sono stupito, ma non per quello che poteva venire da trame segrete, perché io sosterrò fino alla fine gli emendamenti di cui sono firmatario. Posso non ottenere la maggioranza, ma anche questo è espressione di democrazia, perché se io porto avanti ciò che penso non devo vergognarmi o cercare di confondermi tra gli altri. Sin dall'inizio della discussione in quest'Aula sulla statutaria si è detto che sarebbe emersa una linea bipartisan, perché su certi argomenti non si può stare ai legami di coalizione. Io apprezzo le dichiarazioni che sono state fatte a favore del parlamentarismo, che sosterrò fino alla fine, anche se non rappresenta la posizione maggioritaria in quest'Aula. Rispetto ciò che dicono i colleghi che sostengono il presidenzialismo, pur non condividendolo, ma non per questo abbandono l'aula in cui sono stato delegato a rappresentare le istanze di chi mi sostiene.
I bavagli non vanno bene a nessuno, per cui mi stupisce che i colleghi appartenenti a una grande forza politica, che ha fatto battaglie forti e specifiche su tutti i punti della statutaria, per non confondersi con l'opposizione abbia deciso di uscire dall'aula al momento della votazione. Preferirei che quei colleghi, che sono persone serie, in modo altrettanto serio e coerente rimanessero in aula per sostenere una causa che ci vede uniti. Capito, collega Marrocu? Non intendo fare polemica, dico solo che avrei gradito che dopo le discussioni che si sono fatte in Commissione, i colleghi di una certa parte politica si fossero espressi in modo serio e pacato in quest'Aula.
Ho apprezzato, invece, la coerenza dimostrata dai colleghi dello S.D.I., del Gruppo Federalista-Autonomista Sardo e dell'UDEUR, che si sono dichiarati a favore del parlamentarismo. Non è reato, in Italia, avere un'idea e sostenerla sino in fondo. Siamo in minoranza? Pazienza, accetteremo di essere in minoranza in quest'Aula. Vedremo, se si va a elezioni, se la maggioranza attuale sarà tale anche domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GESSA (Progetto Sardegna). Intervengo per dichiarare il mio voto contrario all'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio e per chiarire la ragione del mio voto favorevole, invece, all'elezione diretta del Presidente. La vera ragione è che, due anni e mezzo fa, quando ho deciso di aderire a Progetto Sardegna e ho accettato il programma di Sardegna Insieme, chiaramente ho accettato anche il principio dell'elezione diretta del Presidente della Regione. Quel programma implicava, infatti, l'elezione da parte di liberi cittadini di un Presidente e di un Consiglio corresponsabili, dotati di armi sufficienti per attuare il programma, non in questa vita terrena, ma entro una legislatura. Pertanto l'appuntamento di oggi non mi sorprende, l'ho aspettato per più di tre anni, indipendentemente da un giudizio di merito o di demerito sul presidenzialismo o sul parlamentarismo.
Credo che entrambi i sistemi consentano di attuare dei programmi condivisi, si tratta di mettere eventualmente dei paletti perché le cose vadano nel binario ortodosso. E mi sembra che la legge statutaria stia producendo proprio questi paletti. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, intanto desidero esprimere, ancora prima del voto, che già il collega Diana ha anticipato, che sarà di astensione, l'immensa gioia per la bocciatura del Governo Prodi a opera di senatori di Rifondazione Comunista, che evidentemente la schiena dritta ce l'hanno davvero e non solo a parole, ma anche con i fatti.
(Interruzione)
Ed è stato bocciato il Governo nazionale, il vostro Governo, non per un incidentino di percorso, per un qualcosa, così, che estemporaneamente si è inserito all'ordine del giorno, ma sul rifinanziamento della missione in Afghanistan.
CALLEDDA (D.S.). Ti sbagli di grosso, non sai di che cosa stai parlando!
ARTIZZU (A.N.). Della politica estera del Governo e quindi del rifinanziamento delle missioni. E allora, io prego i colleghi…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi. Onorevole Artizzu, le cose che lei dice sono interessanti, ma stia al tema. Prego.
ARTIZZU (A.N.). Sono subissato dalle urla e lei se la prende con me? Complimenti, Presidente!
PRESIDENTE. Noi togliamo il subisso, lei stia al tema!
(Interruzione del consigliere Cugini)
ARTIZZU (A.N.). Non parliamo di fascismo, che non c'entra niente. Invito piuttosto i colleghi a calmarsi, a ossigenare il cervello, magari con la terza narice guareschiana, in modo da conquistare quella tranquillità e quella pace che è il caso che osservino.
Questo voto del Governo sta a dimostrare che sulle questioni importanti o c'è una maggioranza parlamentare che sostiene il Governo oppure non c'è. E bisogna prenderne atto, ed è esattamente quello che sta succedendo qui: non c'è una maggioranza sufficiente a sostenere una questione fondamentale come la legge statutaria, serve qualche stampella. Presidente, chi cammina con le stampelle non cammina né veloce né sicuro!
CUGINI (D.S.). Intanto cammina!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo, sulla modalità di votazione.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Bene. Colleghi, stiamo per votare il principio, contenuto in alcuni emendamenti, per cui il Presidente della Regione è eletto dal Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del principio comune agli emendamenti numero 254, 313, 367, 321 e 348.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Balia - Caligaris - Capelli - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Farigu - Floris Mario - Gallus - Ladu - Lai Renato - Maninchedda - Masia - Milia - Murgioni - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Scarpa.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Dedoni - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Manca - Marrocu - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisano - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Soru - Uggias.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Amadu - Artizzu - Contu - Diana - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Petrini - Pileri - Rassu - Sanjust.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 70
votanti 56
astenuti 14
maggioranza 29
favorevoli 19
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Di conseguenza sono decaduti gli emendamenti numero 254, 313, 367, 321 e 348.
Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio alle ore 17 e 30.
La seduta è tolta alle ore 15 e 01.
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